Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G2

“GEARY Dick”,”Karl Kautsky.”,”GEARY è capo del dipartimento e Senior Lecturer in German Studies alla Univ di Lancaster.”,”KAUS-006″
“GEARY Richard J.”,”Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky.”,” Uso forza non implica per Kautsky l’uso della violenza. (pag 92-93) “”In astratto Kautsky aveva sempre sostenuto che per rovesciare la dittatura e la tirannide fosse necessaria la forza (62), ma ciò non toglie che aggiungesse che forza non implica necessariamente violenza: forza potrebbe essere la pressione della maggioranza, la superiorità organizzativa o la necessità economica (63). In più d’un’occasione egli ebbe ad affermare che la violenza della reazione va contrastata con la violenza, ma poi sosteneva che la reazione borghese non ha necessariamente bisogno di assumere forma violenta”” (64). Ed anche in questo caso, del resto, Kautsky riusciva a scovare una serie di argomentazioni per giustificare l’inazione continua. Egli affermava che di fronte all’unità delle forze di classe che potevano contare sulla “”necessità economica””, una politica di repressione era destinata inevitabilmente a fallire (65); di conseguenza la distruzione totale delle organizzazioni operaie era del tutto improbabile (66), in quanto una tale politica di repressione da parte delle autorità del Reich avrebbe ben presto portato alla bancarotta dello stato e al caos economico della Germania (67). Ecco quindi che l’inevitabilità della vittoria proletaria predicata da Kautsky in polemica con lo scetticismo di Bernstein diveniva una giustificazione controrivoluzionaria dell’inazione, un fattore di rigido determinismo invocato arbitrariamente per scusare la passività della SPD di fronte allo stato autoritario. Né quindi v’è da sorprendersi che Trockij dovesse in seguito così descrivere Kautsky: “”egli è la copia spiccicata di un povero maestrucolo che per anni e anni ha ripetuto ai suoi scolaretti la descrizione della primavera tra le quattro mura della sua aula e quando finalmente, al crepuscolo ormai della carriera, esce all’aperto, non riconosce la primavera, s’infuria (nei limiti in cui può avvenire che s’infuri questo maestrucolo) e cerca di dimostrare che la primavera non è primavera ma soltanto uno sconvolgimento della natura, perché avviene contro le leggi della storia naturale”” (68)”” (pag 92-93) [Richard J. Geary, Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky, Estratto da ‘Annali’ Feltrinelli, Milano, 1974, ‘Storia del marxismo contemporaneo’, ‘Dalla fondazione della Seconda Internazionale alla rivoluzione in Russia’; ‘Annali’, anno Quindicesimo, 1973] [(62) ‘Die Neue Zeit’, (1910), a. 28, n. 2, p. 68; ‘Demokratie oder Diktatur’, cit, p. 3; (63) ‘Der Kampf’ (Wien), 1931, n. 24, p. 295; (64) Karl Kautsky, ‘Die materialistische Geschichtsauffassung, Berlin, 1927, vol. 2, p: 474; ‘Die Neue Zeit’ (1913) a. 31, n. 2, p. 561; (65) ‘Die Neue Zeit’, a. 25, n. 1, p. 461; (66) ‘Die Neue Zeit’ (1912), a. 30, n. 2, p. 691; (67) ‘Die Neue Zeit’, (1903), a. 21, n. 2, p. 390; ivi, (1904), a 22, n. 1, p. 567; (68) Lev Trockij, ‘Permanent Revolution’, London, 1962, p. 167]”,”KAUS-023″
“GEARY Dick a cura, saggi di PHILLIPS Gordon MAGRAW Roger READ Christopher DAVIS John A. HEYWOOD Paul”,”Labour and Socialist Movements in Europe Before 1914.”,”Dick Geary is Head of German Studies at the University of Lancaster, and a Research Associate at the Institute for the Study of European Labour History at the Ruhr University, Bochum. His research interests have been in the history of German Social Democracy and he is currently working on unemployment in Germany between the wars. Publications include: European Labour Protest, 1848-1939, Karl Kautsky, and, as editor with J. Evans, The German Unemployéd. John Davis is Chairman at the Centre for Social History at the University of Warwick. His research interestes are in Italian social and economic history 1750-1914 and he is currently working on social change in Southern Italy during the Napoleonic period. Publications include: Gramsci and Italy’s Passive Revolution, Merchants, Monopolists and Contractors, Economy and Society in Bourbon Naples 1815-60, and, most recently, Conflict and Control, Law and Order in 19th century Italy, a general survey of Italian social and political history from the ancien regime to the First World War. Paul Heywood is Lecturer in Politics and Assistant Director of the Centre for Contemporary Spanish Studies at Queen Mary College, University of London. His research interests have been in Marxism and the Spanish Socialist Movement between 1879 and 1936. He has published various articles on the left in Spain, and is currently working on a study of the Socialist Party and Defence Policy. Roger Magraw is Lecturer in History at the University of Warwick. He is currently preparing a work on the social history of the French working class from c.1815-c.1940. Publications include: The Conflict in the Villages: Popular Anticlericalism in the Isère 1852-1870, Conflicts in French Society, Pierre Joigneaux and Socialist Propaganda in the French countryside 1849-51′, French Historical Studies, vol.X, no.4, France 1815-1914, The Bourgeois Century, and Popular anticlericalism in nineteenth-century rural France in J. Obelkevich, L. Roper and R. Samuel, Disciplines of Faith. Gordon A. Phillips is Senior Lecturer at the University of Lancaster. His research interests have included the National Transport Workers’ Federation and he is currently working on a social history of the blind in Britain. Publications include: The General Strike, and Casual Labour, The Unemployment Question in the Port Transport Industry 1880-1970. Christopher Read is Lecturer in History at the University of Warwick and has been Visiting Scholar at the universities of Harvard and Columbia and at the Soviet Academy of Sciences in Moscow. His research interests lie in the Russian Revolution. Publications include Religion, Revolution and the Russian Intelligentsia and various contributions to journals on Russian social history. His study of Bolshevik cultural policy, 1917-25, Politics and Culture in Revolutionary Russia, is due to be published shortly. List of Tables, Introduction, notes on contributors, Bibliography, Table, index,”,”MEOx-002-FL”
“GEDDES Patrick”,”Città in evoluzione.”,”””Qui vediamo dunque in azione un esempio completo di urbanistica tedesca: il tentativo di affrontare, non più a pezzi e bocconi, e da un giorno all’altro, ma con intelligente preveggenza, le complesse necessità di una grande città in costante sviluppo economico e demografico, soddisfacendo le esigenze dell’industria moderna senza dimenticare quelle di una moderna popolazione. Luogo, lavoro e gente – ambiente, fun zione e organismo – non sono quindi più considerati separatamente ma quali elementi di un unico processo: quello di una vita sana per la comunità e l’individuo. Non intendiamo dire, naturalmente, che i nostri cugini tedeschi siano riusciti completamente nel loro intento: diverse cose sono anche da criticare. Ma è già molto che abbiano potuto mostrarci questo esempio”” (pag 197)”,”DEMx-065″
“GEES BLACK Frank METIVIER BLACK Renee a cura”,”The Harney Papers.”,”L’ arrivo e l’ imbarco di Engels a Genova. “”Friedrich Engels a G. Julian Harney (1849). “”Ti mando poche righe attraverso il Colonnello Willich. Questo per informarti, e attraverso te Marx, che sono arrivato questa mattina qui a Genova, e che, vento e tempo favorevole, mi imbarcherò per Londra domattina a bordo della goletta ‘Cornish Diamond’ del Capitano Stevens. Il mio viaggio durerà quattro o cinque settimane, cosicché per la metà di Novembre sarò a Londra. Sono molto felice di aver trovato subito l’ opportunità di lasciare questa dannata atmosfera di polizia – che effettivamente non ho mai visto così organizzata come qui in Piemonte. Tuo F. Engels””. Genova, 5 Ottobre 1849.”””,”MAED-248″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. I.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot. ‘L”Enfermé’, il prigioniero, così si indicava Auguste Blanqui negli anni considerati in questo primo volume – gli ultimi anni del Secondo Impero e i primi anni della Terza Repubblica. Le cifre lo giustificavano: trentatré anni e sette mesi di carcere, sei anni di esilio o di sorveglianza della polizia, due anni otto mesi ventiquattro giorni di residenza forzata – e dopo il suo rifiuto dell’amnistia – dieci mesi e ventisette giorni di prigione volontaria. In totale quarantatré anni otto mesi, ossia molto più della metà dei settantacinque anni di vita di Blanqui (1805-1881), e la quasi totalità della sua vita attiva (1830-1880). Meno di sette anni di esistenza libera su cinquant’anni (pag 7). Secondo Blanqui occorreva rifiutare i sistemi socialisti fondati sull’utopia, uscenti da «cervelli fantasiosi» come quelli di Fourier e di Cabet; i discepoli di Saint-Simon erano divenuti servitori del Capitale; e quanto a Proudhon, che Blanqui incontrò nel 1848, ne riconosceva la virtù della sua denuncia della proprietà ma contestava la sua filosofia, ai suoi occhi piccolo-borghese. Il nome di Blanqui era rimasto nella memoria dei sopravvissuti del 1848 che l’avevano trasmesso alla nuova generazione. Quando fu liberato con l’amnistia del 1859, ritrovò i suoi amici e discepoli. Ma come poteva esercitare un’azione posto sotto la sorveglianza della polizia e in una semi-clandestinità? Il carcere che ritrovò ben presto era, si può dire, più favorevole. A Sainte-Pélagie il prestigio era grande presso un gruppo di giovani repubblicani tra cui figuravano Arthur Ranc e il Giovane Georges Clemenceau. Paul Lafargue, che sposerà la figlia di Karl Marx, dichiarerà: «E’ lui ad averci trasformato. Per noi è stato corruttivo». E quanto a Marx, nel giugno del 1861 scriveva che aveva «sempre considerato Blanqui come la testa e il cuore del partito proletario in Francia»’ (pag 19) [dalla prefazione di Julien Cain] [Gustave Geffroy, ‘L’enfermé. I’, Éditions Rencontre, Paris, 1975 ca.]”,”SOCU-227″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. II.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot.”,”SOCU-228″
“GEIFMAN Anna a cura; saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion, 1894-1917.”,”Saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS. Anna GEIFMAN (Leningrado, 1962) è emigrata nel 1976 con la famiglia negli USA nei dintorni di Boston. Ha ricevuto il suo BA e MA in Storia dalla Boston University e il suo PhD in Storia ad Harvard. A scritto altri libri tra cui ‘Thou Shalt Kill: Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917’ (1993).”,”RIRx-092″
“GEIFMAN Anna”,”La mort sera votre Dieu. Du nihilisme russe au terrorisme islamiste.”,”””””Plus de 90% des expropriations sont des actes de banditisme””, devait se lamenter un chef socialiste-révolutionnaire, alors que ceux qui le commettaien hésitaient parfoix eux-même à definir leurs actes, ne sachant plus très bien la différence entre un exploit révolutionnaire et un crime ordinaire. Les bolcheviques qui attaquèrent le train postal en gare de Miass et qui s’emparèrent de 68.000 roubles ainsi que de 24 kilos d’or se considéraient, selon propres termes, comme des bandits. Le vol, désacralisé dans le lexique radical, était désormais assimilé à une profession, un métier lucratif, même si risqué, et en fait à une sorte d'””entreprenariat””.”” (pag 104-105)”,”TEMx-028″
“GEIFMAN Anna, Contributors LIEBICH André WILLIAMS Robert C. LOKSHIN Aleksandr MELANCON Michael WEEKS Theodore R. MORISON John STOCKDALE Melissa PAVLOV Dmitrii B. BOKHANOV Aleksandr DALY Jonathan KORROS Alexandra S. FREEZE Gregory”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. Aleksandr Bokhanov is Senior Researchet at the Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Moscow. Jonathan Daly is Assistant Professor in the History Department, University of Illinois. Gregory L. Freeze is Professor of History at Brandeis University, Massachusetts. Alexandra S. Korros is Professor of History at Xavier University, Ohio. André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Aleksandr Lokshin is Senior Researcher at the Israel and Jewish Diaspora Department of the Institute of Oriental Studies, Russian Academy of Sciences, Moscow. Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University, Alabama. john Morison is Senior Lecturer in the Department of History, University of Leeds. Dmitri B. Pavlov is Senior Researcher at the Russian Independent Institute of Social and National Problems, Moscow. Melissa Stockdale is Associate Professor of History at the University of Oklahoma. Theodore R. Weeks is Associate Professor of Russian and East European History at Southern Illinois University. Robert C. Williams is Professor of History at Davidson College, North Carolina.”,”RIRx-054-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Thou Shalt Kill. Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-090-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Entangled in Terror. The Azef Affair and the Russian Revolution.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. About the Author, Note on Names and Dates, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Abbreviations Used in Notes, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-167-FL”
“GEL Frantisek”,”Internationale und Marseillaise. Lieder, die Geschichte Machten. Zwei Reportagen aus eineinhalb Jahrhunderten, die Einleitung nicht zu vergessen.”,”Frontespizio della pubblicazione, curata dai compagni di Eugene Pottier, del volume: ‘Eugène Pottier, Chants révolutionnaires’, prefazione di Henri Rochefort, Paris, Dentu et C. Editeurs, 1887 (pag 168)”,”INTx-069″
“GELB Barbara”,”So Short a Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”La GELB è sposata ad Arthur GELB, Metropolitan Editor del ‘New York Times’. I GELBs sono autori della biografia bestsellers ‘O’Neill’ (1962 e ristampata successivamente). Hanno due figli, Michael e Peter. Barbara, nativa di New York, ha tenuto conferenze estensivamente su Eugene O’NEILL. Ha frequentato lo Swarthmore College. E ha cominciato la sua attività come free-lance. L’A in una nota a fine libro riconosce di aver pesantemente attinto alla biografia scritta da Granville HICKS, ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (MACMILLAN. 1936). Lo stesso HICKS gli ha dato ulteriore materiale basato sulla sua corrispondenza e sulla sua ricostruzione dell’era REED.”,”MUSx-003″
“GELB Barbara”,”So short a time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”L’autrice, Barbara Geld, afferma di essere debitrice a Granville Hicks per aver attinto ampiamente, come fonte di materiale, al suo libro ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (McMillan, 1936).”,”REEx-028″
“GELB Barbara”,”So Short A Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”Illustrations, Index,”,”REEx-018-FL”
“GELBER H.G. GITTINGS J. JOFFE E. JURGEN D. LIN PIAO R. POWELL; edizione italiana a cura di Franco CELLETTI”,”Fra l’ Orso e la Tigre. Dottrina, strategia e politica militare cinese.”,”CELLETTI è responsabile degli studi sui problemi strategici e del controllo degli armamenti presso l’ IAI di Roma. E’ autore di vari articoli e pubblicazioni.”,”CINx-090″
“GELLATELY Robert KIERNAN Ben a cura, saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER”,”Il secolo del genocidio.”,”Saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER Robert GELLATELY è professore di storia alla Florida State Unviersity. Ha studiato il nazismo e l’ Olocausto. Con Longanesi ha pubblicato nel 2002 ‘Il popolo di Hitler’. Ben KIERNAN è docente di storia e direttore del Genocidio Studies Program alla Yale University. Ha indagato in particolare la società cambogiana, pubblicando due volumi sul regime di POL POT. Le pratiche che portarono all’ eccidio di massa. “”Diversi studiosi hanno sottolineato che soldati frustrati e sofferenti sono più inclini a compiere rappresaglie feroci.”” (pag 194) “”I rifornimenti (detto altrimenti, la logistica) erano la cenerentola dell’ esercito tedesco. Nessun ufficiale ambizioso sceglieva di specializzarsi in questo campo, perché la cultura militare nazionale insisteva sulla fase del combattimento a scapito di qualsiasi attività ausiliaria. Perfino la minuziosa coreografia del Piano Schlieffen lasciava al caso aspetti essenziali degli approvvigionamenti: cibo e foraggio sarebbero spuntati fuori in qualche modo nelle vicinanze del campo di battaglia””. (pag 195) (ndr: anche Napoleone voleva che l’ esercito fosse mantenuto in vettovaglie dal paese occupato in cui potevano scorazzare i suoi uomini per fare provviste) Africa orientale tedesca. Il massacro degli Herero. “”I fallimenti nel campo logistico e della preparazione generale determinati da manchevolezze istituzionali profondamente radicate, erano tanto più sconvolgenti quanto più tradivano aspettative così intense. La generale ‘hybris’ razziale degli europei in Africa (e altrove) si combinò con la specifica ‘hybris’ militare dell’ esercito prussiano inducendo nei soldati l’ attesa di una vittoria rapida e facile. Si ha l’ impressione che quando la vittoria sfuggì di mano ai tedeschi, i militari si sentissero quasi offesi. E un’ ‘hybris’ frustrata è indubbiamente pericolosa””. (pag 196) “”Il massacro della battaglia di Waterberg fu quindi pianificato, sebbene non sia stato forse, del tutto intenzionale. Anche l’ uccisione indiscriminata di feriti, prigionieri maschi, donne e bambini è stata oggetto di controversia, ma resoconti di testimoni oculari di entrambi gli schieramenti confermano le atrocità che si verificarono a Waterberg e, probabilmente, anche durante l’ “”inseguimento””. Lo stesso von Trotha impartì subito dopo la battaglia l’ ordine di fucilare “”tutti gli uomini armati catturati”” eccetto donne e bambini (…). Il generale superò così i confini di ciò che era considerato lecito, imponendo allo stesso tempo dei limiti al massacro. E’ probabile che questo esercizio di equilibrio sia fallito””. (pag 198-199) Morte nei campi di concentramento. “”All’ epoca i campi d’ internamento, specialmente se accoglievano civili, erano denominati “”campi di concentramento””. Erano stati ideati durante l’ imperialismo in risposta alla guerriglia: catturando e imprigionando i civili, si indebolivano le file nemiche e la lotta contro i nemici risultava più agovole. Sia la Gran Bretagna sia la Spagna avevano creato campi di concentramento prima che i tedeschi affrontassero il problema nel 1905.”” (pag 202)”,”TEMx-042″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’ URSS dal 1917 a Eltsin.”,”Mihail GELLER è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. E’ morto nel 1997. Alekandr NEKRIC è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-005 RIRO-026″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’URSS dal 1917 a Eltsin.”,”‘L’uomo del futuro sarà quello dotato della memoria più lunga’ Nietzsche. Mihail Geller è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. É morto nel 1997. Aleksandr Nekric è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-008-FL”
“GELLNER Ernest”,”L’aratro, la spada, il libro. La struttura della storia umana.”,”Di origine polacca, Ernest Gellner, già professore di Filosofia alla London School of Economica, insegna Antropologia sociale all’Università di Cambridge.”,”TEOS-119-FL”
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GELVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato presso Einaudi: ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007).”,”VIOx-166″
“GELVIN James L.”,”Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra.”,”GELVIN James L. (1951) insegna storia all’Università di Los Angeles. E’ autore di ‘Divided Loyalties: Nationalism and Mass Politics in Syria at the Close of Empire’ (1998) e di ‘The Modern Middle East: A History’ (2007) La grande rivolta del 1936-1937 (pag 142-143) “”La Grande rivolta scoppiò nell’aprile 1936 sulla scia dell’uccisione di due ebrei a Nablus. Le uccisioni scatenarono rappresaglie, le rappresaglie ulteriori rappresaglie. La spirale della violenza suscitò una duplice risposta nella comunità palestinese: quella dei notabili e dei loro alleati tra i vari partiti nazionalisti che dominavano; quella della fasce popolari. I notabili più influenti decisero di seppellire l’ascia di guerra e di unire le loro forze. Costituirono l’Alto comitato arabo con a capo Ami’n al-Husaini. Ami’n era nato a Gerusalemme nel 1893, in una delle famiglie più potenti del notabilato gerosolimitano. Gli agiografi nazionalisti l’hanno dipinto quale nemico implacabile del sionismo e dei britannici; il che corrisponde solo in parte a verità. E’ vero, infatti che gli Husaini godono tutt’oggi della reputazione, presso i palestinesi, di essere una delle poche famiglie del notabilato a non aver venduto neppure un metro di terra ai sionisti, ma è anche vero che, nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, godettero del favore britannico. Ami’n fu addirittura presidente del Consiglio supremo musulmano, istituito per amministrare i tribunali islamici e i lasciti religiosi, e gran muftí (autorità clericale che emette pareri legali in base al diritto islamico) di Gerusalemme. Va ricordato che sia il Consiglio supremo musulmano, sia la carica di gran muftí di Gerusalemme furono un’invenzione dei britannici. Britannici che, però, non vollero concedere il loro appoggio unicamente agli Husaini. Dopo un sanguinoso tumulto antisionista a Gerusalemme nel 1920, i britannici licenziariono il sindaco, Musa Kazim al-Husaini, e lo sostituirono (Dio non voglia!) con una appartenente al clan rivale dei Nashashibi. La mossa fu certamente un affronto alla famiglia Husaini; ma fu, in primo luogo, la posizione di questa famiglia nella società palestinese e la logica della concorrenza tra famiglie a costringere, in pratica, i suoi componenti ad assumere un atteggiamento di forte contrapposizione nei confronti della potenza mandataria. I britannici non vollero appoggiare le pretese di predominio degli Husaini, e poiché il prestigio delle famiglie di notabilato dipendeva direttamente dall’ampiezza del loro seguito, si può immaginare che gli Husaini abbiano pensato, per dirla con le parole di un anonimo uomo politico francese, «Debbo capire dove la mia gente stia andando in modo da poterla guidare», indipendentemente da quelli che potevano essere i sentimenti nei confronti di britannici e sionisti. Era pertanto quasi inevitabile che un focoso appartenente alla famiglia più influente di Gerusalemme diventasse capo dell’Alto Comitato arabo. Nelle fasi iniziali della ribellione, l’Alto comitato arabo tentò di esercitare una direzione di carattere generale, tuttavia, il vero comando fu esercitato da comitati locali, denominati, poco chiaramente, «comitati nazionali», e sorti simultaneamente a Gerusalemme, Nablus, Giaffa, Tulkarm e in altre località. Questi comitati di stampo popolare organizzarono uno sciopero generale e misero in atto il boicottaggio delle attività commerciali degli ebrei; tattiche avallate dall’Alto comitato arabo. Per ridurre al minimo il danno arrecato ai palestinesi da queste strategie di lotta, i comitati nazionali crearono «comitati alimentari e di approvvigionamento» nei quartieri delle città. Finanziati da donazioni volontarie e forzate, da prelievi sui salari di coloro che continuavano a lavorare, da contributi di simpatizzanti provenienti dall’interno del mondo arabo, questi comitati rifornivano i quartieri cittadini del necessario alla sopravvivenza e versavano sussidi in denaro alle famiglie dei lavoratori in sciopero. (…) Le misure antisommossa adottate dai britannici pur suscitando reazioni, si mostrarono efficaci nella repressione della rivolta nelle città. Si adottarono, perciò, le tattiche dello sciopero generale e del boicottaggio da parte dei capi della resistenza. Le autorità mandatarie e gli impiegati ebrei erano ben felici di sostituire i dipendenti arabi che aderivano allo sciopero con lavoratori ebrei, e il boicottaggio servì solamente ad approfondire la divisione tra le due comunità: obiettivo comunque perseguito dalla dirigenza dello Yishuv. Sciopero e boicottaggio dissanguarono la popolazione palestinese delle città, mentre il prelievo forzato di danaro e preziosi dalle famiglie palestinesi abbienti divise il movimento secondo linee di classe. Nel luglio 1936, la rivolta nelle città si era di fatto esaurita, benché lo sciopero generale si trascinasse stancamente per altri tre mesi. Ami’n al-Husaini e la sua famiglia si trovarono sconfitti e l’Alto comitato arabo aveva smesso di funzionare come istituzione. Con la pacificazione delle città, la ribellione si trasferì nelle campagne”” (pag 142-145)”,”VIOx-199″
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”James L. Gevin è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato (Einaudi) ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007). Nel corso della rivoluzione gli uomini utilizzano ‘gli spiriti del passato’ e ne adottano le grida di battaglia “”La repubblica islamica ricorse addirittura a consulenti del Fondo monetario internazionale per essere consigliata sul cambiamento del corso economico. Anwar al-Sadat si sarebbe sentito come a casa sua. La purezza della società è messa al primo posto dalla dottrina ufficiale, ma c’è chi sostiene che la rivoluzione non abbia avuto molte ripercussioni su gran parte della vita quotidiana. È vero che il vestiario delle donne è stato regolato con maggior rigidità, ma è anche vero che le ragazze continuano ad andare a scuola e le donne ad avere il diritto di voto. In sostanza, la richiesta della rivoluzione relativa alla purezza della società può essere posta sullo stesso piano della richiesta dei rivoluzionari francesi di una società basata sulle «virtù repubblicane», e persino della richiesta di equità sociale avanzata dai terzomondisti. Certo, la rivoluzione islamica si è richiamata al modello della prima comunità islamica, ma quale rivoluzione non s’è voltata indietro a guardare un passato più o meno remoto? Come ha scritto Karl Marx più di cent’anni prima della Rivoluzione iraniana: «Proprio nel momento in cui gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare le cose e se stessi (…) utilizzano al proprio servizio gli spiriti del passato, ne assumono il nome, ne adottano le grida di battaglia e i costumi per realizzare una nuova scena storica con i costumi e la lingua di quel passato venerato. Così Lutero si mascherò da apostolo Paolo e la rivoluzione del 1789-1814 vestì, alternativamente, i panni della repubblica romana e dell’Impero romano””. Va inoltre ricordato, per la precisione, che rifiuto dell’occidentalizzazione e adozione dell’«autenticità culturale» sono parte integrante della tradizione culturale occidentale e, in particolare, del romanticismo ottocentesco. La Rivoluzione iraniana può avere attinto al modello rivoluzionario occidentale anche per altro verso. Dopo il regno del Terrore della Rivoluzione francese, i moderati presero il sopravvento e posero fine agli eccessi rivoluzionari degli estremisti. Poiché ciò avvenne nel mese di Termidoro, gli storici hanno preso l’abitudine di chiamare «Termidoro» il periodo di relativa calma e ricostruzione che normalmente segue all’iniziale vampata rivoluzionaria”” (pag 366-367) [James L. Galvin, Storia del Medio Oriente moderno, Einaudi, Torino, 2009]”,”TURx-002-FGB”
“GEMELLI Giuliana”,”Le elites della competenza. Scienziati sociali, istituzioni e cultura della democrazia industriale in Francia, 1880-1945.”,”Giuliana GEMELLI insegna storia dell’Europa all’Univ di Bologna. Tra i suoi studi: ‘Fernand Braudel e l’Europa universale’, MARSILIO. 1990.”,”FRAV-006″
“GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”Frederick Engels. A Biography.”,”GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”MAES-014″
“GEMKOW Heinrich”,”Friedrich Engels’ Hilfe beim Sieg der deutschen Sozialdemokratie über das Sozialistengesetz. (Il contributo di Friedrich Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste)”,”””Il contributo di Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste”””,”MAED-355″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di Oskar HOFFMANN Heinz HÜMMLER Erich KUNDEL Karl OBERMANN Horst ULLRICH Gerhard WINKLER”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Im Herbst 1851 begann Marx’ Mitarbeit an der Zeitung. Engels hal ihm dabei. Er übersetzte in den ersten Jahren die Marxschen Manuskripte ins Englische – Marx fühlte sich in der englischen Sprache zunächst noch unsicher – und schrieb selbst zahlreiche Aufsätze und Artikelserien, die unter Marx’ Namen nach New York geschickt wurden. Über zehn Jahre arbeitete Marx an der Zeitung mit. Es gab kaum ein bedeutendes politisches oder soziales Ereignis in dieser Zeit, das Marx und Engels in ihren insgesamt über 500 Aufsätzen in der “”New-York Daily Tribune”” nicht behandelten. Ob es sich um das zähe Ringen der englischen Arbeiterklasse, um die wechselvollen Schicksale des bonapartistischen Regimes in Frankreich, die Hintergründe des Krimkrieges, ob um die offenen und geheimen Absichten der englischen Außenpolitik oder um das mühsame Wiederaufleben der demokratischen Bewegung in Deutschland handelte – stets verstanden sie, die Gebrechen der kapitalistichen Ordnung bloßzulegen, die reaktionären Verhältnisse in den europäischen Staaten zu enthüllen und den Leser zu der Schlußfolgerung zu führen, daß nur das Proletariat die unmenschlichen Zustände der alten Gesellschaft beseitigen kann. Manche der Marxschen Artikel wurden auch in englischen Zeitungen nachgedruct oder als Flugblätter in England verbreitet.”” (pag 220) [Heinrich Gemkov, e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1967] (pag 220)”,”MADS-564″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di HOFFMANN Oskar HÜMMLER Heinz KUNDEL Erich OBERMANN Karl ULLRICH Horst WINKLER Gerhard”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Niemand ersehnte leidenschaftlicher als Marx ein baldiges Wiederaufleben der revolutionären Bewegung in Europa und vor allem in Deutschland. “”Die Revolutionen sind die Lokomotiven der Geschichte”” (K. Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850’, MEW Bd 7 S. 85), hatte er in den ‘Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″” geschrieben und voll ungebrochener Siegeszuversicht erklärt: “”Die Revolution ist tot! – Es lebe die Revolution!”” (ibid). Die Erwartung, daß die Revolution in nächster Zukunft wiede ausbrechen werde, hatte ihm auch bei der Abfassung der beiden “”Ansprachen an den Bund”” die Feder geführt. (…) So geschah es auch 1850, als Marx und Engels im Laufe des Sommers auf Grund ihrer ökonomischen und politischen Studien zu der Überzeugung kamen, “”daß die Welthandelskrise von 1847 die eigentliche Mutter der Februar – und Märzrevolutionen”” (F. Engels, Einleitung zu ‘Die Klassenkämpfe’, Ausgabe 1895, MEW Bd 7 S. 512) und die Mitte 1848 wieder einsetzende Konjunkturperiode die ökonomische Grundlage für die wiedererstarkte europäische Reaktion war.”” [Heinrich Gemkow e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1968]”,”MADx-771″
“GEMMA Scipione”,”Storia dei trattati e degli atti diplomatici europei dal Congresso di Vienna (1815) ai giorni nostri.”,”GEMMA Scipione era professore emerito dell’ Università di Bologna.”,”RAIx-095″
“GENDARME Rene”,”L’ analyse economique regionale. Realisme ou illusionnisme des methodes.”,”L’A è professore all’ Università di Nancy.”,”FRAE-012″
“GÉNÉREUX Jacques”,”Les Vraies Lois de L’Économie.”,”Jacques Généreux, professeur à Sciences Po., est l’auteur de dix.huit ouvragrs, parmi lesquels des manuels best-sellers d’économie et des essais remarqués (notamment Manuel critique du parfait Européen, Seuil, 2005).”,”ECOT-198-FL”
“GENEVOIX Maurice”,”Ceux de 14.”,”GENEVOIX Maurice: (Decize [Francia], 29/11/1890 – Jávea [nei pressi di Alicante, Spagna], 8/9/1980). Scrittore francese. Ammesso alla Scuola Normale superiore fu richiamato alle armi come ufficiale della riserva allo scoppio della Prima guerra mondiale. Mobilitato nel 106° reggimento di fanteria nell’agosto 1914, partecipò ai combattimenti che misero fine all’avanzata tedesca a nord di Bar-le-Duc all’inizio di settembre 1914 (estremità orientale della battaglia della Marna e poi ai violenti scontri nel settore della Mosa, con il grado di luogotenente). Particolarmente traumatici furono i combattimenti presso il villaggio di Les Éparges, nei pressi di Verdun, al punto da segnarne i futuri tratti autoriali. Il 25 aprile del 1915 fu ferito gravemente al braccio sinistro rendendone necessario il ricovero in ospedale per sette mesi. Perduto l’uso della mano sinistra venne riformato. L’anno seguente iniziò a pubblicare una serie di racconti centrati sulla sua esperienza sul fronte occidentale e raccolti in quattro volumi nel 1949 con il titolo “”Ceux de 14″” (qui propone l’approccio dello scrittore che teme che i combattenti partiti nell’estate del 1914 sarebbero gradualmente caduti nell’oblio). Ammalatosi di febbre spagnola nel 1919, si trasferì nel suo paese natale, continuò il suo lavoro di scrittore, insignito di premi e riconoscimenti. Morì nel 1980. In occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, il Presidente francese E. Macron annunciò la traslazione delle spoglie di Genevoix presso il Pantheon di Parigi. La cerimonia si svolse poi nel 2020. «Questa giornata termina in modo triste e tragico. L’avvicinarsi della notte pesa sui miei reni. Nell’oscurità invadente, il fetore dei cadaveri peggiora e si diffonde. Sono seduto in fondo alla trincea, con le mani incrociate sulle ginocchia piegate; e sento davanti a me, dietro di me, per tutta la pianura, il chiaro clangore dei picconi contro le pietre, il fruscio delle pale che sollevano la terra e il mormorio di voci soffocate. A volte qualcuno che non puoi vedere tossisce e sputa. La notte ci avvolge, il nemico non ci vede così possiamo sepellire i nostri morti.» (pg 40, traduz. d. r.)”,”QMIP-053-FSL”
“GENNARI Mario”,”Trattato di pedagogia generale.”,”Il pensiero pedagogico ha l’obbligo di sviluppare ‘teorie’ sulle ‘prassi’ umane (pag 24) Mario Gennari è professore ordinario di Pedagogia Generale e Filosofia della formazione umana nell’Università degli Studi di Genova. Crasi. Nella grammatica greca, contrazione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva. In linguistica, fusione di una vocale con la successiva; nella medicina ippocratica, mescolanza degli umori; contemperamento, fusione, composizione… La crasi, di base, è una mescolanza. La riconosciamo anche in parole come discrasia, idiosincrasia, come pure nel cratere. E non ci stupisce scoprire che si è riaffacciata in italiano anche come termine della medicina di Ippocrate – indicando la mescolanza degli umori fondamentali (ma il riferimento può anche essere a medicine). Eidos. eidos Traslitterazione del gr. «aspetto, forma». Termine filosofico con cui Platone designa l’idea, Aristotele la forma. Ripreso da Husserl per designare l’essenza oggetto d’intuizione. (trec)”,”GIOx-124″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”Città e campagna nell’ età dorata. Gli Stati Uniti tra utopia e riforma.”,”Atti del Seminiario annuale di specializzazione promosso dal Comitato Italiano per la Storia Nordamericana (CISNA), Centro di Studi Americani, 13-17 maggio 1985. Direttore del seminario: Valeria GENNARO LERDA. Saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”MUSx-090″
“GENNARO Giovanni”,”L’ operaio immaginario. La figura dell’ operaio in una società non industrializzata.”,”L’A ringrazia per l’ aiuto i professori Francesco ALBERONI Paolo AMMASSARI e Franco LEONARDI. Comitato scientifico ISVI (1976-78): Franco LEONARDI (presidente) Francesco ALBERONI Guido BAGLIONI Franco CAZZOLA Gino GERMANI Paolo LEON Alberto MARADI Salvatore MAZZAMUTO Emilio REYNERI Elio ROSSITTO Alberto SPREAFICO Paolo SYLOS LABINI Luigi VAJOLA. La collana degli ISVI Papers è diretta da Mario CACIAGLI e Franco CAZZOLA. “”Da un altro aspetto, benché i dati non possano legittimare la formulazione di inferenze ad ampio raggio, si può con tranquillità asserire che una raffinata educazione intellettuale non sia stata proprio contemplata nel modello culturale delle donne dei ceti alti. Se si incrocia il titolo di studio della madre con la professione del padre degli intervistati, si nota come il monopolio dei titoli di studio più elevati non spetti alle mogli della upper class. Queste possiedono difatti circa il 30% dei diplomi e il 17% delle licenze medie. Nessuna di esse, inoltre, per quel che concerne la III e IV classe d’ età, risulta in possesso di una laurea. Per inciso, sembra che le più “”colte”” siano le madri sposate ad impiegati: a loro appartiene il 30% dei diplomi e il 37% delle licenze medie.”” (pag 69)”,”ITAS-099″
“GENNARO LERDA Valeria”,”La frontiera del grano (1896-1918). L’Ovest nella storia canadese.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca.”,”CANx-010″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Il Sud degli Stati Uniti nell’età delle riforme. Volume I. “”Il suono delle nostre voci””: il riformismo sociale delle donne nel Sud degli Stati Uniti (1877-1920).”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Chiese evangeliche. “”Il nero era comunque considerato inferiore e bisognoso dell’aiuto paternalistico dei bianchi, animati verso la popolazione di colore dallo stesso spirito che li aveva spinti nelle missioni all’estero. Perciò questione razziale e “”liquor question”” si intrecciavano nella storia del riformismo sudista e nella storia delle chiese evangeliche”” (pag 71)”,”DONx-086″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Massimo RUBBOLI Gerard F. RUTAN Ronald D. TALLMAN David J. BERCUSON Paul-André LINTEAU Jack L. GRANATSTEIN Richard J. DIUBALDO Angelo PRINCIPE Daniel DRACHE Valeria GENNARO-LERDA”,”Canada e Stati Uniti.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Notizie sulla rivolta operaia nell’Ovest Crollo della One Big Union canadese”,”CANx-011″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Dall’arcadia alle riforme. Studi sul Sud degli Stati Uniti.”,”La raccolta prende in esame l’evoluzione della filosofia agraria nel Sud degli Stati Uniti. Il pensiero di Joh Taylor ai movimenti riformistici del populismo e della Progressive Era. Conclude il volume una rassegna delle più recenti correnti storiografiche statunitensi sui grandi temi della campagna e della città nel Nuovo Sud, tra ottocento e novecento inglese. Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Contiene il capitolo 6: ‘Alexander McKelway, Edgar G. Murphy ed il movimento per l’abolizione della manodopera infantile nell’industria tessile del Sud (1890-1920) (pag 143-178)”,”USAG-085″
“GENNARO-LERDA Valeria MACCARINI Roberto, a cura; saggi di Pat ROOME Nadia FERRARA Valeria GENNARO LERDA Chiara VANGELISTA Gabriela DALLA-CORTE CABALLERO Stephen T. WHITMAN Elizabeth TURNER Alessandra LORINI Constance SCHULZ”,”Oltre l’Atlantico. Ruoli di donne nelle società del Canada e delle Americhe. Beyond the Atlantic. Women’s Roles in Canadian and American Societies.”,”Testi in lingua italiana e inglese”,”CANx-014″
“GENNART Paul E.”,”La matematica moderna.”,”Paul E. Gennart è docente di matematica generale, di ricerca operativa, di analisi numerica e di programmazione, direttore del Centro di Calcolo Numerico della Reale Scuola Militare di Bruxelles, membro dell’Associazione francese per la Cibernetica Economica e Tecnica.”,”SCIx-127-FL”
“GENOVESE Eugene D.”,”The Political Economy of Slavery. Studies in the Economy and Society of the Slave South.”,”GENOVESE Eugene D. professore di storia, Sir George Williams University, Montreal. “”Le critiche di Lennard, Bennett, e Usher in modo soddisfacente dispongono delle tesi di un assoluto e continuo deterioramento del suolo, ma noi dobbiamo tener conto del ruolo dell’ impoverimento del suolo nei cambiamenti che si ebbero nelle campagne inglesi dopo il 1200. La priduzione minima di otto o nove bushels per acro poteva fare poco più che consentire ai contadini di sopravvivere. I cambiamenti economici del sedicesimo secolo richiesero di più del mantenimento della produzione minima; essi richiesero un incremento marcato di produttività per sostenere uno sviluppo della popolazione urbana e la domanda di una mercato mondiale in via di sviluppo. Così se fu consentito che una agricoltura a bassa produttivita per aree locali, si doveva però adeguare la produzione agricola alla competizione nazionale e ai mercati internazionali, le vie dovevano essere trovate nell’ incremento del rendimento. Lo sfruttamento commerciale richiesto dal capitalismo fece aumentare la domanda di suolo.”” (pag 87)”,”USAE-050″
“GENOVESE Eugene D.”,”From Rebellion to Revolution. Afro-American Slave Revolts in the Making of the Modern World.”,”TOUSSAINT L’ OUVERTURE, brillante leader della vittoriosa rivolta di schiavi a San Domingo costituisce per GENOVESE un punto di svolta nella storia delle rivolte degli schiavi e nella storia dello spirito umano. E.D. GENOVESE professore di storia all’ Università di Rochester, è direttore di ‘Marxist Perspectives’, un membro dell’ Academy of Arts & Science, e ha un passato di presidente dell’ organizzazione degli storici americani. E’ autore di varie opere (v. 4° copertina). “”Questo motivo per l’ insurrezione (l’ abolizione decretata dall’ alto del governo ma di fatto soppressa dalle classi proprietarie e dalla burocrazia, ndr) apparve negli Stati Uniti ma non così spesso durante il XIX secolo rispetto al XVIII. Perfino quando la crisi della secessione si accese al calor bianco, specialmente dopo l’ elezione di Lincoln, si ebbero effetti di crescita di aspettative di emancipazione radicalmente diversi piuttosto che la proclamazione di una emancipazione stabilita e poi soppressa. Lewis Clark, un ex-schiavo che scappò per dedicarsi alla narrazione delle proprie vicende, sostenne persino che quando gli schiavi in Kentucky udirono dell’ emancipazione nelle Indie Occidentali britanniche, essi divennero meno militanti perché considerarono la loro emancipazione una questione di tempo.”” (pag 25)”,”CONx-129″
“GENOVESE Eugene D.”,”Neri d’america.”,”Contiene tra l’altro: – Materialismo e idealismo nella storia della schiavitù dei negri nel continente americano – Classe e nazionalità nell’America nera – Interpretazioni marxiste del sud schiavistico “”Anche i marxisti più zelanti devono riconoscere che la produzione storica marxista negli Stati Uniti non ha dato di che rallegrarsi, non essendosi neppure avvicinata al livello dei marxisti inglesi quali Christopher Hill, Eric J. Hobsbawm e E.P. Thompson. La letteratura marxista sul sud schiavistico e sulle origini della crisi secessionista lascia ancora più a desiderare, particolarmente se confrontata con gli studi sulla società schiavistica brasiliana fatti da studiosi marxisti quali Caio Prado Junior, Octavio Ianni e Fernando Henrique Cardoso. I risultati sono così miseri che sarebbe giustificato ignorarli del tutto, se non fossero diventati stranamente importanti nell’ambito dei circoli intellettuali tradizionali e se il marxismo non avesse tanto da fornire all’interpretazione della storia americana”” (pag 296-297)”,”CONx-009-FF”
“GENSINI Gastone GRUPPI Luciano”,”Lenin e lo Stato.”,” Stato e rivoluzione: la sua collocazione storica. Sviluppando questa impostazione Lenin, tra l’ agosto e il settembre 1917, scrive ‘Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione”” (1). Ciò fa comprendere che “”Stato e rivoluzione”” obbedisce a un compito preciso, viene scritto nel vivo della rivoluzione russa , poco prima della vittoria dell’ Ottobre, quando si tratta di preparare l’ insurrezione armata e quando già il partito bolscevico si pone questo compito””. (pag 17) Opera incompiuta. Manca l’ ultimo capitolo progettato. (1) Una parte di questo lavoro era stata affrontata in precedenza: la parte documentaria. Lenin non riuscirà a scrivere l’ ultimo capitolo: “”l’ esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917″” per essere stato “”impedito”” dalla crisi politica, vigilia della Rivoluzione d’ottobre”,”PCIx-231″
“GENTELLE Pierre”,”La Chine.”,”GENTELLE è Chargé de recherches al CNRS. La collana ‘Magellan, la geographie et ses problems’ è diretta da Pierre GEORGE.”,”CINx-055″
“GENTELLE Pierre a cura”,”L’ Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX; redazione di”,”CINx-083″
“GENTELLE Pierre a cura; saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS”,”Chine. Peuples et civilisation.”,”Saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS GENTELLE geografo e archeologo, è directeur de recherche al CNRS. Ha diretto ‘L’Etat de la Chine’ (1989). Il quadrato e il rettangolo nella geometria agricola cinese. “”La civiltà cinese sembra così sottoposta al ritorno periodico di riforme possenti, che hanno tutte come visione il rimodellamento egualitario delle terre coltivate e la loro organizzazione secondo regole geometriche, mentre le generazioni successive di contadini sembrano prendere un maligno piacere a imporre il loro “”disordine”” eterno dei campi. Questa tendenza sui tempi lunghi si è ancora recentemente rivelata con il conflitto tra collettivizzazione – che ha portato raggruppamento e geometrizzazione dei campi – e decollettivizzazione – che si è tradotta a partire dal 1982 nella parcelizzazione delle grandi superfici e nella sparizione progressiva delle grandi superfici quadrate dei campi.”” (pag 115)”,”CINE-008″
“GENTELLE Pierre a cura; direzione di Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”L’Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”STAT-356″
“GENTILE Giovanni”,”Giordano Bruno nella storia della cultura.”,”””Il filosofo medievale diceva: credo ut intelligam; Bruno vi dice chiaro e netto: non credo ut intelligam. E altrettanto, a modo suo, ripeterà Galileo nella celebre Lettera alla Granduchessa Madre (1615) (…). Questa è la nuova coscienza scientifica, che si accinge a guardare il reale con occhio non sorpreso da nebbie. Questo è l’ inizio dell’ età moderna dello spirito umano”” (pag 88).”,”ITAG-061″
“GENTILE Giovanni”,”Studi sul Rinascimento.”,”””Egli sa bene (Voss, ndr), con Democrito, che ‘veritas alto saepe puteo pressa latet’ (la verità somma si nasconde spesso nel profondo, ndr); ma, salvo qualche buon precetto e il ricordo dell’ esempio insigne d’un Polibio e di un Tucidide che non risparmiarono viaggi e fatiche per venire in possesso della verità, non sa che dire agli storici che volessero cavarla dal pozzo. Avverte che non bisognerà prendere per moneta corrente tutto ciò che è detto dalle fonti, né rifiutare ogni fede a chi sia stato colto una volta in fallo. Ma tutto finisce lì. Soltanto in un punto accenna ai tentativi fatti da scrittori precedenti per fornire regole utili alla critica delle fonti, a fin di distinguere quelle che meritano considerazione da quelle che non ne meritano””. (pag 242)”,”ITAG-121″
“GENTILE Emilio”,”Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio.”,”Emilio GENTILE insegna storia contemporanea all’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’ Italia giolittiana. La storia e la critica’ (1977), ‘Fascismo, storia e interpretazione’ (2003). “”Nello stesso periodo, ancora studente, mentre svolgeva attività politica, De Felice iniziò a pubblicare recensioni e schede di libri storici, specialmente sulla rivista marxista “”Società””. (pag 23) “”Nei primissimi scritti di De Felice, pubblicati a partire dal 1953, l’ adesione al marxismo come canone storiografico e i riflessi della militanza politica nel Partito comunista sono evidenti. Per qualche tempo, nella sua formazione culturale, fu presente anche l’ influenza del pensiero di Antonio Gramsci””. (pag 23) “”Revisione, non revisionismo. Il richiamo al carattere antifascista della sua storiografia, da parte di De Felice, non era retorico. Più volte, infatti, De Felice dichiarò la sua avversione nei confronti di qualsiasi tentativo di riabilitazione del fascismo attraverso quello che potremo definire un “”revisionismo programmato””””. (pag 70)”,”STOx-086″
“GENTILE Giovanni”,”Politica e cultura.”,”GENTILE sulla violenza squadristica: “”Giovani risoluti, armati, indossanti la camicia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge, per instaurare una nuova legge; forza armata contro lo Stato per fondare il nuovo Stato. Lo squadrismo agì contro le forze disgregatrici antinazionali, la cui attività culminò nello sciopero generale del luglio 1922 e finalmente osò l’ insurrezione del 28 ottobre 1922, quando colonne armate di fascisti dopo aver occupato gli edifici pubblici delle provincie, marciarono su Roma La marcia su Roma, nei giorni in cui fu compiuta e prima, ebbe i suoi morti soprattutto nella Valle Padana. Essa, come in tutti i fatti audaci di alto contenuto morale, si compì da prima tra la meraviglia e poi l’ ammirazione, e in fine il plauso universale””. (pag 13)”,”ITAF-163″
“GENTILE Giovanni, a cura di E. GARIN”,”Opere filosofiche. La teoria dello spirito come atto puro, Marx, Hegel, gli interventi e le polemiche. Un confronto senza pregiudizi con i testi fondamentali.”,”GENTILE G. (1875-1944) fu protagonista insieme con CROCE del rinnovamento filosofico e culturale italiano negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Come ministro dell’ istruzione (1922-1924) attuò la riforma della scuola (Gentile). Polemica Croce Gentile. “”Il libro (di Gentile, la Riforma della dialettica hegeliana, ndr) andò presto esaurito, e nell’ ottobre del 1917 Gentile licenziava la nuova edizione, la seconda, che vide la luce nel ’18 presso Enrico Spoerri, che nel 1899 aveva pubblicato La filosofia di Marx (Teoria generale dello spirito come atto puro. Seconda edizione riveduta e accresciuta). Nella prefazione Gentile sottolineava le novità della edizione: “”(…) e aggiungendo da ultimo due capitoli (…), in cui la dottrina è riassunta, ne è definito l’ indirizzo e il carattere, e si risponde a un’ accusa, che tra origine da una inerpretazione speciosa ma inesatta del mio pensiero””. L’ accusa, già si è detto, è quella di Croce, esplicitamente chiamato in causa (“”il mio amico B. Croce””) in nota, all’ inizio dell’ ultimo capitolo, il XVIII, intitolato Idealismo o misticismo?.”” (pag 448-449)”,”FILx-327″
“GENTILE Sara”,”La Francia della V Repubblica. Istituzioni politiche e sistema partitico.”,”GENTILE Sara insegna Scienza Politica e Analisi del Linguaggio Politico alla Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Catania. Ha studiato i partiti politici ed il pensiero politico conservatore di fine ‘800. Ha scritto tra l’ altro ‘PCI e ordine pubblico: la sfida comunista degli anni ’70’ e ‘Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle’ (1998). “”Secondo il parere pressoché concorde di giuristi, politologi ed esperti, commentatori della Costituzione del 1958, sono due i pilastri costituzionali su cui poggia la forte configurazione del potere presidenziale: l’ articolo 19 che attribuisce al Presidente alcuni poteri esenti dalla controfirma del Primo ministro; l’ articolo 5, di natura, per così dire, meno giuridica, che conferisce al Presidente la funzione di “”arbitrage”” col compito di garantire da una parte il rispetto della Costituzione e la continuità dello Stato e dall’ altra l’ indipendenza nazionale, l’ integrità del territorio ed il rispetto dei trattati (cosa questa che ne permette l’ identificazione con la Nazione nella sua interezza e sovranità).”” (pag 50) L’ arrivo di De-Gaulle e la riforma istituzionale con la 5° Repubblica. “”E’ significativo che il Presidente della Repubblica René Coty dichiari a Strasburgo nel 1957 che la Francia ha un potere esecutivo troppo debole rispetto al Parlamento e che ad essa, più che ad altre Nazioni, è necessario un Governo dotato di autorità e stabilità. Da quel momento la IV Repubblica è di fatto finita””. (pag 169)”,”FRAV-105″
“GENTILE Giovanni”,”Origini e dottrina del fascismo.”,”Dono famiglia suocero Zucch. Squadrismo. (pag 32)”,”ITAF-250″
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio GENTILE è stato ordinario di storia contemporanea all’Univ. di Camerino dal 1981 al 1987. Ora insegna alla Sapienza di Roma. Fondo Cas”,”ITAF-269″
“GENTILE Emilio a cura; saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE”,”L’Italia giolittiana. La storia e la critica.”,”Saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE Emilio GENTILE è nato nel 1946, insegna presso l’Istituto di storia moderna dell’Università di Roma, è incaricato di storia moderna all’Università di Camerino.”,”ITAA-135″
“GENTILE Emilio”,”Il mito dello Stato nuovo. Dal radicalismo nazionale al fascismo.”,”Il mito dello ‘Stato nuovo’, lo stato nazionale di massa aveva le sue basi nell’antigiolittismo e trovò nel fascismo un tentativo concreto di attuazione GENTILE Emilio insegna storia contemporanea alla Sapienza di Roma.”,”ITAF-275″
“GENTILE Panfilo”,”Polemica contro il mio tempo.”,”Pag 158: gustoso ritratto dei preti politicanti fatto da Anatole FRANCE in ‘Histoire de la France contemporaine’ L’Autore. (wikip) Panfilo Gentile (L’Aquila, 1889 – Roma, 1971) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano. « Non esistono ‘venti della Storia’. Nessuno sa mai dove ci porta la Storia » ( Panfilo Gentile, Democrazie mafiose) Personalità di stampo laico-liberale, Gentile per tutto il Novecento si eresse a voce libera e critica soprattutto contro i regimi di massa, in particolar modo fu un attento lettore, per certi versi anche anticipatore, della partitocrazia, già da allora paventata. Emblematico al riguardo il suo saggio Democrazie mafiose, del 1969, esame più che profetico sulla decomposizione dei partiti a nicchie di potere. Cercò in quel trattato di dimostrare che tutte le democrazie sono necessariamente mafiose perché tutte, vengono governate da elites demagogiche che ammaliano le masse soltanto per conservare tenacemente il potere a loro profitto. Dove il termine mafiose verso organismi ed istituzioni era da intendere come la vittoria degli interessi di parte e corporativi sull’interesse generale. Collaborò proficuamente con La Stampa, con il Corriere della sera e diresse La Nazione nel 1950 per alcuni mesi. Tentò, con scarsa fortuna, anche la via della politica convergendo nel Movimento Liberale Indipendente, costola sinistra del PLI. L’avventura durò circa tre anni, quando i due schieramenti si ricomposero sotto le insegne originarie del Partito liberale italiano. Alcune opere Democrazie mafiose L’idea liberale Opinioni sgradevoli Crisi e valori dell’italianità Polemica contro il mio tempo L’ideale d’Israele 1931 Edizioni Laterza”,”ITAP-151″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume primo: Dal 1896 al 1900.”,”GENTILE Giovanni “”Mi sorprende, per dirvi la verità, il vostro improvviso proposito di non occuparvi più del materialismo storico, ma non so non approvarvi, essendo parse sempre anche a me che si possa cavarne poco costrutto; e ormai le esagerazioni e le pretese del Labriola sono pressoché sfatate. Questi ultimi scritti di Sorel mi sembra che faccian sfumare il materialismo storico. – Ma non sarebbe opportuno che prima scriveste quel vostro libro sul Marx, di cui mi parlaste nello scorso luglio? Ciò che mi ha scritto il Labriola sul conto vostro coincide con quanto ha scritto anche a voi. Io ancora non gli ho risposto; ma gli dirò in proposito quello stesso che gli avete risposto voi (1). Curioso davvero quel lagnarsi con voi della stoltezza degli altri, che non s’accorgono che Croce sia una cosa diversa da Labriola, e che gli scritti di Croce se si allontanano dagli scritti di Labriola, non importano contraddizioni o pentimenti in questo, ma critiche alla sua dottrina! – (…) Nella lettera del Labriola si parla anche della ‘crisi del marxismo’; e si afferma che il solo fatto serio che vi sia, è la discordia tra il Bernstein e il Kautsky circa i limiti dell’applicazione pratica del marxismo politico (2). Ma io credo anche che siavi un altro fatto importante per lui, Labriola, teorico del marxismo, rispetto alla filosofia. Mi dice che forse scriverà prossimamente un volumetto col titolo ‘Polemica di mat. storico’ per entrare in disputa con me e con altri, vincendo certa sua ripugnanza al ‘dibattito tassativo e letterale’. Staremo a vedere. Nella edizione francese del ‘Discorrendo ecc.’ sarà (già lo saprete) un lungo post-scriptum contro di voi”” [G. Gentile a B. Croce, 24 novembre 1898] [(in) Giovanni Gentile, ‘Lettere a Benedetto Croce’. Vol I, 1972] [note: “”(1) Il Croce, nella lett. cit. diceva aver respinto l’accusa “”di aver contribuito a confondere le menti dei socialisti italiani e non italiani””, ché anzi egli si era proposto di rischiararle. Mentre riteneva meno infondata la possibilità che si fosse generata una confusione tra le sue opinioni e quelle del Labriola per la “”cortesia della forma”” che aveva adoperato nei propri scritti nel desiderio d’intendersi con lui. Ad ogni modo aveva promesso al Labriola di dissipare ogni dubbio aggiungendo ai suoi scritti opportune avvertenze; (2) v. A. Labriola, À propos du Livre de Bernstein, in “”Le mouvement socialiste’, a. I., 1899, 1° maggio, e ‘A proposito della crisi del marxismo’, in “”Rivista di socio.””, a. III, 1899, fasc. III, pp. 317-31 (in Saggi, cit., pp. 294-319)”””,”CROx-019″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume secondo: dal 1901 al 1906.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-035″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume terzo: dal 1907 al 1909.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-036″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume quarto: dal 1910 al 1914.”,”GENTILE Giovanni “”La mia conferenza sulla guerra fatta a Palermo per dare una lezione a quei soci della Biblioteca filosofica, che non parlavan d’altro, e volevano fare a ogni costo qualche cosa in pro’ della pace (!), è una cosa assai modesta e ragionevole (2); e non vedo perché abbia tanto dato nei nervi a quel matto del Cecconi, di cui vedo oggi la sfuriata dell’Acerba’, dove mi fa dire tutto il contrario di quel che dissi (3). La ripetei a Firenze perché pregato istantemente dal Ferrando (4), che la vide qui in bozze. Giacché a Palermo la vollero per una pubblicazione a scopo di beneficienza. E a quest’ora avrebbe già dovuto essere uscita. Ma verrà fuori in questi giorni; e vedrai che nella sostanza ho detto cose analoghe a quelle che tu hai scritte nell’Italia nostra (5), quantunque intonate a quell’ambiente.”” (pag 353) (2) G. Gentile, La filosofia della guerra, Palermo, … 1914 (3) ‘L’idealismo e la sua guerra intestina , fto Neal (Angelo Cecconi), in “”Lacerba””, 1914 (4) Guido Ferrando, direttore del Bollettino Filosofico (Fi) (5) B. Croce, Motivazione di voto, in ‘Italia nostra’ …”,”CROx-037″
“GENTILE Emilio a cura”,”Mussolini e La Voce.”,”La formazione ideologica del giovane Mussolini “”(…) qual era la posizione di Mussolini nel partito socialista. Egli era stato sempre contrario alla direzione riformista che aveva accantonato i fini rivoluzionari per cercare una graduale trasformazione democratica e pacifica del paese verso un socialismo economico molto temperato. Nei primi anni di attività politica, i motivi ideologici della sua critica affiorano ancora immaturi, fra l’intensità delle polemiche locali , intrisi di sorelismo. Negli anni 1910-1913 (gli anni dell’incontro con “”La Voce””!) tali motivi si sviluppano, si precisano, si organizzano in un certo modo omogeneo come vera e propria ideologia. In questa nuova fase di impegno ideologico opera l’influenza della cultura vociana, de “”La Voce”” come mediatrice di correnti culturali nazionali e straniere attraverso un principio unitario, quale era l’idealismo. Idealismo inteso sia come particolare concezione filosofica sia come ‘mentalità’ che non era nata soltanto dalla filosofia di Croce, ma da questa era stata alimentata con il contributo di altre filosofie (pragmatismo, volontarismo, bergsonismo ecc.). Anche il sorelismo, per alcuni aspetti, era un’espressione ideologica-politica di questo ‘idealismo’. Non a caso fu la prima “”filosofia”” politica adottata da Mussolini (…)”” (pag 13)”,”ITAF-282″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La Grande Guerra per l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile, storico, insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il premio hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al ‘Sole 24 Ore””. Molte delle sue opere sono state tradotte nelle principali lingue. Ha pubblicato tra l’altro ‘De Felice. Lo storico e il personaggio’ (2003), ‘L’età giolittiana’ (2003), ‘Fascismo. Storia e interpretazione’ (2008), ‘La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista’ (2008). “”La guerra era stata iniziata dai boeri l’anno precedente l’inaugurazione dell’esposizione parigina, per reagire alle imposizioni inglesi. (…) Per diciotto mesi i boeri erano riusciti a tener testa alla più grande potenza industriale del mondo, umiliandola. Poi, due mesi prima della chiusura dell’esposizione parigina, gli inglesi, forti di quasi 400.000 soldati contro 60.000 combattenti boeri, riuscirono a sconfiggerli, annettendo le due repubbliche ai loro domini coloniali. I boeri non riconobbero l’annessione e impegnarono per altri diciotto mesi, in una dura guerriglia, le truppe britanniche, che reagirono con spietata brutalità: decine di villaggi e migliaia di fattorie furono incendiati per dare la caccia ai guerriglieri e a chi li aiutava; ci furono rappresaglie con esecuzioni sommarie di civili accusati di sostenere la guerriglia e la popolazione civile fu raccolta in campi di concentramento, circondati da filo spinato e controllati da torrette con guardie armate. Circa 120.000 boeri, fra donne, vecchi e bambini, furono ammassati in questi campi, dove quasi 30.000 si ammalarono e morirono. Di questi, 20.000 non avevano più di quindici anni. Il capo dell’opposizione liberale in parlamento, Sir Henry Campbell-Bannerman, definì “”barbari”” i metodi adoperati dall’esercito inglese nei confronti della popolazione civile. La guerra ebbe termine nel maggio 1902: il bilancio di vite umane fu di 100.000 vittime fra i 365.000 soldati imperiali e gli 82.000 coloniali impegnati nel conflitto e nella repressione della guerriglia; più di 7000 furono i morti fra gli 87.000 combattenti boeri, cui vanno aggiunte le vittime dei campi di concentramento (3)”” (pag 47) (3) Cfr. E.J. Feuchtwanger, Democrazia e Impero. L’Inghilterra fra il 1865 e il 1914′, trad. it. di D. Panzieri, Bologna, 1989, p. 288 “”Già ai nostri tempi osservava Bloch, “”la guerra è diventata più terribile grazie al perfezionamento dei fucili, dei cannoni e degli esplosivi, al migliore addestramento delle truppe e ai numerosi congegni ausiliari, finora del tutto sconosciuti, di cui sono provviste. Ma, cosa ancora più importante, l’enormità del numero degli eserciti, composti da milioni di soldati, e il modo in cui hanno appreso a fortificarsi renderanno estremamente difficile approvvigionarli e proteggerli contro le intemperie”” (68). Quest’ultimo fattore, il morale e la salute degli eserciti, avrebbe assunto un’importanza cruciale nella guerra futura, perché i milioni di combattenti non sarebbero stati soldati mercenari, ma l’intera massa dei semplici cittadini impreparati ad affrontare le condizioni assolutamente nuove e terrificanti della guerra moderna nell’epoca della civiltà industriale. “”Sarà possibile indurre tutte queste masse d’uomini a sopportare gli effetti che produrranno le armi e i terribili esplosivi moderni?”” (69). La guerra futura, spiegava ancora Bloch, sarebbe stata combattuta da grandi eserciti di massa, con enormi quantità di armamenti in aumento continuo, con un’artiglieria tecnologicamente sempre più potente e micidiale, e con la massiccia mobilitazione di tutte le immense risorse demografiche, economiche, finanziarie, tecnologiche, naturali e umane, rese disponibili dalla moderna civiltà industriale: “”L’intera nazione si riunirà sotto le bandiere e il fiore della popolazione, cioè l’insieme delle forze più adatte alla produzione, sarà mandato a combattere. Il complesso meccanismo della vita di una nazione modern ne risentirà, nella guerra futura, molto più di quanto sia mai accaduto nelle guerre del passato”” (70). Inoltre, sarebbe stata una guerra lunga, combattuta sulla terra, nel cielo e nella profondità degli oceani, con terribili nuove macchine belliche, artiglieria e mitragliatrici, e con il massacro di milioni di soldati, infossati in trincee fortificate e immobilizzati da una guerra difensiva di p osizione, senza offensive risolutive e battaglie conclusive. Di conseguenza, avrebbe logorato tutti i paesi coinvolti. Ma neppure il successo finale di una delle due parti sarebbe stato veramente definitivo, perché in ogni caso l’esito di una guerra combattuta da milioni d uomini, resa orribilmente sanguinosa dagli armamenti forniti dal progresso tecnico, avrebbe inflitto ai vincitori, come ai vinti, terribili perdite umane e una rovina generale (71). “”Le conseguenze della guerra saranno più gravi nei paesi dove la civiltà è più avanzata che non nei paesi più arretrati, rovesciando l’intero sistema economico”” (72). Il sistema sociale di ogni paese belligerante ne sarebbe stato sconvolto e lo sconvolgimento sarebbe proseguito, aggravandosi, con il ritorno dal fronte di milioni di reduci duramente provati dall’esperienza della trincea”” (pag 126-127) (68) (69) (70) (71) (72) J. de Bloch, La guerre future aux points de vue technologique, économique et politique’, (in) ‘La guerre future’, Paris, 1898″,”QMIP-114″
“GENTILE Pierangelo”,”Vittorio Emanuele III.”,”GENTILE Pierangelo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino. Esperto di tematiche legate alla monarchia, ha pubblicato ‘L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte’ (Carocci, 2011), ‘Nelle stanze di Re Vittorio. Un inventario dagli archivi del Quirinale’ (Centro Studi Piemontesi). E’ membro del Comitato scientifico della rivista ‘Studi Piemontesi’. “”Vittorio Emanuele riuscì a far da paciere tra Cadorna e Salandra, tra Cadorna e Sonnino, tra Cadorna e Bissolati; interventi chiarificatori e mediazioni per la conciliazione dei non facili caratteri al comando degli eserciti e del Paese, opera svolta indefessamente tra il Friuli e Roma che aveva lo scopo di evitare i disastri del 1866 – quelli della terza Guerra di Indipendenza passati alla storia con il nome di due fatali località, Custoza e Lissa, e per le insanabili incomprensioni (e gelosie) tra generali e ministri – e del 1896, quando l’esercito era stato massacrato ad Adua per le velleità colonialiste crispine”” (pag 17-18)”,”QMIP-152″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La grande guerra e l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile è considerato uno dei principali storici del fascismo. Fra le sue opere più importanti: ‘Il culto dfel littorio, Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello stato nuovo dall’antigiolittismo al fascismo, tutte edite da Mondadori “”Nell’ideologia militarista germanica, sintesi di storicismo hegeliano, di millenarismo luterano e di darwinismo sociale, erano raccolte ed esasperate tute le motivazioni esaltanti la necessità storica e biologica della guerra per lo sviluppo dell’umanità (33). La guerra era funzione essenziale dello Stato, ne era anzi il fondamento, affermava lo storico Heinrich von Treitschke, uno dei massimi teorici della politica tedesca: “”Senza la guerra non esiste lo Stato. Tutti gli Stati da noi conosciuti sono sorti dalla guerra: il primo ed essenziale compito dello Stato rimane sempre la difesa armata dei propri cittadini. Perciò la guerra perdurerà fino alla fine della storia, fino a quando esisterà una molteplicità di Stati””. “”Inoltre – affermava Treitschke “”la guerra è l’unico rimedio pei popoli ammorbati”” dall’egoismo sociale: “”il particolare deve dimenticare il proprio io e sentirsi membro del tutto; deve riconoscere quanto sia nulla la sua vita rispetto al bene del tutto. In questo, appunto, risiede l’altezza della guerra, che l’uomo scompare interamente davanti alla grande idea dello Stato; e mai così magnificamente come nella guerra si manifesta il fervore di reciproco sacrificio tra i connazionali”” (34). I periodi di pace prolungata potevano infiacchire il carattere dei popoli, facendo prevalere gli interessi individuali e gli appetiti materiali rispetto al bene collettivo coltivato dai grandi ideali nazionali; lo storico prevedeva che “”le guerre col progresso della civiltà diverranno più rare e più brevi””, ma riteneva ache che “”il Dio vivente curerà che la guerra ritorni sempre come un’efficace medicina pel genere umano”” (35)”” (pag 153-154) (33) Cfr. K.F. Werner, L’attitude devant la guerre dans l’Allemagne de 1900, in AA.VV., 1914. Les psychoses de guerre?, Rouen, 1985, pp. 25-26; ‘Bereit zum Krieg. Kriegsmentalität im Wilhelminischen Deutschland 1890-1914, a cura di J. Dülffer e K. Holl, Göttingen, 1986; (34) H. von Treitschke, La politica, trad. it. di E. Ruta, Bari, 1915, I, pp. 69-71; (35) Ivi, p. 73″,”QMIP-196″
“GENTILE Emilio DI-SCALA Spencer M. a cura, saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE”,”Mussolini socialista.”,”Saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE “”Dodici anni di militanza e di esperienze politiche non mutarono l’idea mussoliniana della rivoluzione, considerata come atto finale ed estremo della lotta di classe, compiuto dopo una lunga preparazione. L’8 febbraio 1914, parlando a Firenze sul valore storico del socialismo, Mussolini dichiarò: “”Il dire oggi che la rivoluzione è vicina è un assurdo; però è altrettanto assurdo dire che la rivoluzione è lontana poiché la storia è piena dell’imprevisto””; in ogni caso, egli ribadiva che la rivoluzione non sarebbe avvenuta con colpi di mano, come credevano i rivoluzionari del 1848: “”non c’è più nessuno che creda al colpo di mano (…) in Europa nessuno pensa più al colpo di mano (…) Compito dei socialisti era di elaborare “”le nuove forze della società, demolire costruendo””, perché “”il socialismo non verrà come un ladro, di notte; secondo la frase oweniana, ma sarà invece il risultato dei nostri sforzi consapevoli””; e continuava affermando che per preparare la rivoluzione socialista era necessario “”creare in seno al proletariato una minoranza abbastanza numerosa, abbastanza cosciente, abbastanza audace che al momento opportuno possa sostituirsi alla minoranza borghese”” (pag 217-218)”,”MITS-434″
“GENTILE Panfilo”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Teodosio.”,”Panfilo Gentile nacque all’Aquila nel 1889. Giornalista e scrittore, diresse per un anno il quotidiano La Nazione di Firenze. Tra le sue opere: Sulla dottrina del contratto sociale, L’ideale di Israele, Cinquant’anni di socialismo in Italia. Morì a Roma nel 1971.”,”RELC-019-FL”
“GENTILE Emilio”,”Mussolini contro Lenin.”,”Emilio Gentile è professore emerito all’Università di Roma La Sapienza e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. “” (…) il 15 agosto 1915 Mussolini recensì il libro ‘La Russie et la guerre’, di Grégoire Alexinsky, un ex bolscevico, presentandolo come un deputato socialista della Duma che “”appartiene alla schiera numerossima dei sovversivi russi che hanno accettato ed esaltato la guerra necessaria contro la Germania”” (pag 41) (pag 41)”,”LENS-302″
“GENTILE Giovanni”,”L’eredità di Vittorio Alfieri.”,”‘L’Italia insomma del Risorgimento fu alfieriana’ (pag 202)”,”ITAB-347″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito A. BELLEZZA rivisto da Hervé A. CAVALLERA”,”Bertrando Spaventa.”,”””La sete insomma rinasce sempre e non si estingue veramente se non si porta allelabbra il calice dell’assoluto: ma tutto ciò non è possibile in linea di pura teoria, senza l’attività pratica. Togliete, dice lo Spaventa, l’intelletto pratico; fate come fa Kant, il quale dal semplice intelletto (teoretico) si eleva alla ragione: e voi arriverete al concetto dell’Incondizionale, ma non all’oggetto (alla oggettività) come l’Incondizionale. Questo concetto, dallo Spaventa lucidamente esposto, è, a nostro avviso, la chiave d’oro della nuova gnoseologia dopo Kant; ed è gran merito del nostro filosofo averlo rilevato nella ‘Fenomenologia’ hegeliana e messo in luce. Esso fu pure una delle idee più profonde di uno degli epigoni tedeschi più celebrati del filosofo di Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto, allo Spaventa: Carlo Marx (1)”” (pag 126-127) (1) Vedi il 2° de’ suoi Frammenti su Feuerbach, in appendice allo scritto di F. Engels, ‘L. Feuerbach und der Ausgang der klass. deutschen Philos.; Stuttgart, 1895; e la mia ‘Filosofia di Marx’, Pisa, 1899, pp. 59 sgg. (ora in ‘Opere’, XXVIII, 1959, pp. 68 sgg.)”,”FILx-562″
“GENTILE Emilio”,”La grande Italia. Ascesa e declino del mito della nazione nel ventesimo secolo.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAS-034-FL”
“GENTILE Emilio”,”Fascismo. Storia e interpretazione.”,”””Alla fine del XX secolo – scriveva nel 1995 Stanley G. Payne, uno dei maggiori studiosi del fenomeno fascista, ‘fascismo’ rimane probabilmente il più vago tra i termini politici più importanti”” (1) (pag V) (1) S.G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945′, Madison, 1995, trad. it. Il fascismo, Roma, 1999, p. 9″,”ITAF-377″
“GENTILE Giulio”,”Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse.”,”Giulio Gentile (Napoli, 1949) si è laureato in Filosofia discutendo una tesi sul problema del rapporto Hegel-Marx nella prospettiva di ‘Storia e coscienza di classe’. Oltre ad alcuni interventi e saggi sulla figura e l’opera di G. Lukàcs, ha pubblicato (“”Pensiero Politico”” ecc.) una serie di ricerche sul pensiero politico di Rousseau. Contiene il paragrafo: Rousseau e Hegel. (pag 76-84) “”Nelle ‘Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie’ Hegel avanza l’ipotesi di una possibile lettura della filosofia francese illuminista sulla base dei contenuti di pensiero espressi dalla fisiocrazia. «I Francesi, per così dire senza coscienza, hanno portato tutto a termine attenendosi sistematicamente a un pensiero determinato, al sistema fisiocratico» (Lezioni, 244-5). Questa indicazione è ripresa da Marx nelle ‘Theorien’. «Con tutte le loro ingannevoli apparenze feudali i fisiocratici lavorano in stretto legame con gli Enciclopedisti!» (‘Teorie’, I, 155). In rapporto a Rousseau, tuttavia, questa ipotesi va verificata attraverso un rapido confronto con Cantillon e Quesney. I fisiocratici, come del resto il ginevrino, colgono alla ‘radice’ la crisi della comunità ‘self-sustaining’: il modello di ‘democratie agraire’ ostacola lo sviluppo produttivo, il processo di crescita/formazione del capitalismo agrario. Nell”Essai sur la Nature du commerce en Géneral’ e nel ‘Tableau’, a ridosso dello scarto tra ‘valore venale’ e ‘valore’ di ‘mercato’ c’è tutta la possibilità del commercio estero (70). Su questo terreno, anche attraverso il trasferimento della ricerca sull’origine del ‘plusvalore dentro’ la produzione ‘immediata’, la critica dei padri dell’economia borghese si concentra sul rapporto valore-lavoro e sulla funzione dello scambio. Tutta l’analisi della società passa attraverso la critica dell’economia politica (il che pure è fondamentale) e si arresta di fronte al ‘lasciar’ ‘fare’. Nasce qui, al contrario, l’attacco roussoiano contro la ‘modernità’. «L’uomo è la più vile delle mercanzie, e, fra i nostri più importanti diritti di proprietà, quello sulla persona è sempre il più piccolo di tutti» (‘Emilio’, IV, 524). Su questo terreno matura la critica ‘negativa’ del ‘denaro’ come forma di dominio ‘politico’. Rousseau distingue la funzione della ‘moneta’, in quanto mezzo di scambio, dalla funzione del ‘danaro’ in quanto mezzo di accumulazione. Il ‘superfluo’ si genera da ‘questa’ accumulazione”” [Giulio Giolitti, Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse, Guida editori, Napoli, 1980] (pag 76-77) [(70) Quesnay, cit., pp. 48 e 57; R. Cantillon, ‘Essai sur la Nature commerce en Géneral’, trad. it., a cura di S. Cotta e A. Giolitti, ‘Saggio sulla natura del commercio in generale’, con una intr. di L. Einaudi, Torino, 1955, pag 32. Per un approfondimento della teoria economica di Quesnay e dei fisiocratici – che esula evidentemente dagli spunti qui forniti – cfr. soprattutto la bella introduzione di M. Ridolfi al ‘Tableau’ (IX-LXXVI), ed inoltre i lavori dI C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx. Considerazioni sulla teoria del pensiero economico’, Torino, 1970, in particolare le pp. 31-48; ‘Il valore’, Torino, 1976, le pp. 8-18; di A. Macchioro, ‘Studi di storia del pensiero economico’, Milano, 1970, soprattutto le pp. 34-102. Sul pensiero politico dei fisiocratici resta sempre valida la monografia di D. Fiorot, ‘La filosofia politica dei fisiocratici’, Padova, 1954]”,”TEOP-133-FF”
“GENTILE Giovanni, a cura di Eugenio GARIN”,”Opere filosofiche.”,”‘I testi qui riuniti, furono, nella loro maggioranza, “”parlati””: lezioni, prolusioni universitarie, conferenze. E’ un’origine che si sente, ma che, comunque, va tenuta presente’ (E. Garin, presentazione) (p.12)”,”FILx-395-FF”
“GENTILE Emilio”,”Le origini dell’ideologia fascista, 1918-1925.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-032-FL”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”””L’immagine del fascismo come di un baluardo contro il bolscevismo e il salvatore dell’Italia dalla rovina incontrò largo credito negli Stati democratici europei. «Da questo punto di vista – osservava l’ambasciatore americano a Londra il 31 ottobre – il trionfo del fascismo in Italia appare come un colpo mortale al Bolscevismo, se il nuovo governo riuscirà a durare”” (pag 229)”,”ITAF-387″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito BELLEZZA”,”La filosofia di Marx.”,”‘Uno dei momenti fondamentali della fortuna di Marx in Italia è senza alcun dubbio questa opera giovanile di Giovanni Gentile pubblicata per la prima volta nel 1899 e apprezzata anche, come lo stesso Gentile si compiacque di notare, da Lenin’ “”RIstampando, nel 1937, in appendice ai suoi ‘Fondamenti della filosofia del diritto’ (1), i due saggi che quasi quarant’anni prima, aveva dedicato al pensiero di Karl Marx, Giovanni Gentile forniva nella prefazione, con un velato compiacimento per l’illustre apprezzamento di Lenin (2), delle indicazioni piuttosto chiare su come interpretare quegli scritti. (…) Quasi in contemporanea alla ripubblicazione ed alla prefazione gentiliana, Benedetto Croce, dal canto suo, tornava a parlare di quel marxismo che lo aveva tanto occupato nell’ultimo lustro del XIX secolo, in una celebre ‘memoria’ intitolata ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (5). finire …. (pag 5-7) Marx ed Engels chiariscono il proprio pensiero (pag 108-109) (L’ideologia tedesca)”,”MADS-791″
“GENTILE Emilio, a cura di Simonetta FIORI”,”Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento.”,”Emilio Gentile insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Simonetta Fiori è inviata del quotidiano La Repubblica, per il quale lavora nella redazione culturale. Fiori: “”Nel suo libro ‘Italia nazione difficile’ (1994), Galasso contesta come inaccettabile una ricostruzione di un quarto di secolo di storia italiana, tra il 1968 e il 1993, come un solo periodo di crisi e di involuzione. «Ill paese del 1993 – scrive – è indubbiamente più avanzato di quello del 1968 sia in termini di civiltà industriale che in termini di sensibilità etico-politica”” (pag 83) Gentile: “”Certamente sarebbe inaccettabile qualunque ricostruzione storica dell’Italia contemporanea unicamente concentrata sugli aspetti negativi. (…) Persino Croce, quando pensò a una possible storia del fascismo, se avesse avuto l’animo e la mente per mettersi a quella storia, disse che avrebbe certato di lumeggiare anche il buono che in quel periodo era stato fatto dagli italiani. Credo questo spirito crociano sia vivo in Galasso, che di Croce è uno dei maggiori studiosi, oltre che storico animato da senso civico. (…)”” (pag 83)”,”STOx-329″
“GENTILE Emilio”,”Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della Grande Guerra.”,”Emilio Gentile, storico, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tradotte in varie lingue. Ammutinamenti al fronte (divisioni francesi nelle retrovie si rifiutarono di andare al fronte…) ribellione spontanea di soldati stanchi di dover subire una disciplina brutale, di vivere in condizioni bestiali, di essere mandati al macello per la vanità e la gloria dei generali. La repressione fu severa ma non spietata (pag 133-135)”,”QMIP-002-FER”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”Emilio Gentile ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. È autore di molte opere tra cui ‘Né Stato né Nazione. Italiani senza meta’. Piano di marcia. Piano di massima per l’insurrezione) “”Mussolini esordì dicendo che il governo e le correnti antifasciste tendevano “”a soffocare il nostro movimento””, e che Giolitti “”crede di poterci offrire due portafogli: ma ce ne vogliono sei per noi o nulla””: “”Ed allora bisogna mettere in azione le masse, per creare la crisi extraparlamentare e andare al governo. Bisogna impedire a Giolitti di andare al governo. Come ha fatto sparare su D’Annunzio farebbe sparare sui fascisti. Questo è il momento. (…)”” (pag 144) (riunione dei vertici del PNF convocata da Mussolini il 16 ottobre a Milano)”,”ITAF-001-FSD”
“GENTILE Emilio”,”Storia del Partito fascista, 1919-1922. Movimento e milizia.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-040-FL”
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-041-FL”
“GENTILE Francesco D’AGOSTINO Francesco ANDREATTA Alberto VENTURA Pierfranco ROMANO Bruno CARCATERRA Gaetano TODESCAN Franco PASQUALUCCI Paolo ZACCARIA Giuseppe CAVALLA Francesco”,”La società criticata. Revisioni tra due culture.”,”Da Saint-Simon a Marx. Dal sansimonismo alla concezione marxista della natura. “”E se l’indirizzo cartesiano può dirsi proseguito e quasi completato da Kant, quello baconiano torva ora, nel secolo XIX, i suoi più autentici continuatori nel pensiero di Saint-Simon e, sotto certi aspetti, in quello di Marx. Nei testi sansimoniani riprende l’invito alla conquista della natura da parte degli uomini associati. Il nuovo progetto di organizzazione del ‘sistème industrial’ intende trasferire le tensioni politiche in campo economico, attraverso uno spostamento della relazione di sovranità: è la natura che deve ora essere sottomessa al potere degli uomini associati. La società viene concepita come un’immensa officina, il cui scopo esclusivo è la produzione, cioè la coalizione delle forze individuali per conquistare la natura mediante la tecnica: in questo senso Saint-Simon propone di sostituire «l’exploitation de la nature par l’homme associé à l’homme», affermando categoricamente che «il n’y a d’action utile exercée par l’homme que celle de l’homme sur les choses» (13). Ora, proprio su questo piano è stata rilevata (14) una non indifferente analogia fra pensiero sansimoniano e pensiero marxiano, nel senso che Saint-Simon anticipa singolarmetne il principio di cui Marx doveva servirsi quale strumento-chiave per la sua interpretazione della storia: la prassi lavorativa come spiegazione del fenomeno sociale. Il «fare» dell’uomo, l’attività febbrile e tecnica, non sono pensati come realtà a sé stanti, ma come agenti primari di trasformazione non solo della natura, ma anche dei rapporti sociali. «Il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio orgainco fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura» (15): in questa celebre definizione, la natura appare dunque come il momento passivo del rapporto, di cui l’uomo solamente costituisce il momento attivo, che incide sulla realtà naturale sino al punto da ridurla a misura dell’uomo. L’alienazione stessa – idea su cui tanto il filosofo tedesco insiste nel corso della sua opera – è destinata a durare fintantoché l’uomo si trova dinanzi la natura come realtà esteriore: fino a quel momento, infatti, l’uomo è costretto a rimanere estraneo a sé, trovandosi condizionato da una natura estrinseca, che gli impone di conservare se stesso attraverso ciò che oggettivamente gli è esteriore. La possibilità di superamento di un tale ‘status’ si fonda dunque sulle accresciute capacità dell’uomo di trasmutare, con il lavoro, la natura. Solo allora, secondo Marx, quando l’uomo sarà riuscito a dominarla integralmente, la storia della natura potrà diventare, nel «regno della libertà», veramente storia umana. La concezione strumentale della natura, propria del sansimonismo, è dunque penetrata profondamente nel pensiero marxiano”” (pag 244-245) [Ettore Todescan, ‘Natura. Riflessioni sulla genesi dell’ideologia tecnocratica’ (in) AaVv, La società criticata. Revisioni tra due culture’, Morano editore, Napoli, 1974] [(13) ‘L’organisateur’, Lettre XIe (in ‘Oeuvres de Saint-Simon et d’Enfantin’, Paris, 1869, vol. XX, p. 192. Sull’ideologia sansimoniana, v. F. Gentile, ‘Dalla concezione illuministica alla concezione storicistica della vita sociale. Saggio sul concetto di società nel pensiero di C.H. de Saint-Simon’, Padova, 1960; Cattabiani, ‘Il sansimonismo, sistema culturale della civiltà tecnologica’, saggio introduttivo a Rosmini,, ‘Frammenti di una storia della empietà’, Torino, 1968; pp. 9-45; (14) Ansart, ‘Marx e l’anarchismo’, trad. it., Bologna, 1972, p. 29 ss; (15) ‘Il Capitale’, I, I, cap. 5 (nella trad. it., a cura di Cantimori, Roma, 1964, vol. I, p. 211). Sulla concezione marxista della natura si vedano gli studi di Prestipino, ‘Uomo e natura nel marxismo’, in ‘AaVv, Uomo, natura, società. Ecologia e rapporti sociali’, Roma, 1972, pp. 35-67, e soprattutto ‘Natura e società’, Roma, 1973; nonché l’utile antologia, curata da Tranquilli e Morley-Fletcher, ‘Il rapporto tra lavoro umano e la natura in alcuni testi significativi della nostra tradizione di pensiero’, in ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’, n. 37-38, 1973, pp. 225-236]”,”TEOS-026-FMB”
“GENTILI Anna Maria BONO Salvatore”,”Problemi di politica interna ed estera dell’ Africa indipendente.”,”Si citano brani di libri di D.G. LAVROFF P.C. LLOYD S. AMIN C. LEYS A. CABRAL C. COQUERY-VIDROVITCH J.K. NYERERE SIYAD BARRE D. MARTIN e T. YANNOPOULOS J. WORONOFF G. ROSSI Y. PERSON D. MAZZEO G. VEDOVATO GENTILI Anna Maria è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Collaboratrice de Il Mulino, Rivista italiana di scienza politica, Politica Internazionale. Ha pubblicato: ‘Elites e regimi politici nell’ Africa occidentale’ (Mulino, 1974). BONO Salvatore è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Perugia, collaboratore di ‘Africa’, ‘Oriente Moderno’, Storia contemporanea. Ha pubblicato ‘I corsari barbareschi’ (Eri, 1964), ‘Le frontiere in Africa’ (Giuffrè 1972), ‘Dal colonialismo all’ indipendenza’ (D’Anna, 1974) “”Raggiunta l’ indipendenza, si continua ad affermare da parte di tutti l’ ideale dell’ unità dell’ Africa. Il significato del termine e l’ accento dei discorsi variano tuttavia dall’ uno all’altr leader africano: per Kwame Nkrumah, per esempio, strenuo fautore del panafricanismo, l’ unità, che dovrebbe tradursi in concrete forme politiche, è necessaria soprattutto per sottrarre i Paesi africani alla persistente dipendenza economica, che può tradursi in soggezione politica, nei confronti dei Paesi industrializzati, mentre per Leopold Sedar Senghor, che è anche un poeta e letterato, l’ unità, fondata su valori comuni della tradizione africana, è piuttosto una realtà spirituale che non una precisa meta politica.”” (pag 74)”,”AFRx-056″
“GENTILI Valerio”,”Roma combattente. Dal “”biennio rosso”” agli Arditi del Popolo, la storia mai raccontata degli uomini e delle organizzazioni che inventarono la lotta armata.”,”GENTILI Valerio, Roma, 1978, si occupa di storia della resistenza e di storia del movimento operaio. Ha scritto pure: ‘La legione romana degli Arditi del Popolo’ (2009) Contiene il capitolo: ‘La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr’ (pag 113-123) “”E’ proprio nell’ambito dei colloqui che anticipano la stipula del trattato che hanno corso due incontri segreti – come in un caso testimoniato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza nel suo libro ‘L’Italia dal 1914 al 1944’ – tra Mussolini ed esponenti del governo Giolitti, nei quali, probabilmente in cambio del suo sostegno all’azione del governo, il futuro Duce ottiene quella contropartita politica che garantirà ai Fasci l’entrata in Parlamento attraverso l’inserimento nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiani in occasione delle elezioni politiche del maggio 1921″”. (pag 90)”,”ITAD-123″
“GENTILI Dario”,”Il tempo della storia. La tesi “”sul concetto di storia”” di Walter Benjamin.”,”Dario Gentili è dottorando di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Questo è il suo primo libro (2002) Tesi XI (pag 155-166) XI.1. Il rapporto “”umano”” tra lavoro e natura: Kritik des Gothaer Programms e Okonomisch-philopophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 di Marx XI.2. Il regresso alla preistoria della tecnica: Fourier”,”TEOC-800″
“GENTILI Valerio”,”Dal nulla sorgemmo. La Legione romana degli Arditi del popolo. La storia mai raccontata delle prime formazioni armate che strenuamente si opposero al fascismo.”,”Valerio Gentili, nato a Roma nel 1978, si occupa di storia della resistenza e del movimento operaio. Tra le sue pubblicazioni: ‘Roma combattente’ (Castelvecchi, 2010) e ‘Bastardi senza storia, 2011). Capiltolo 7. I rapporti (degli Arditi del popolo, ndr) con il Partito comunista d’Italia: storia e documenti (pag 131-162); Capitolo 8. Il dissenso tra Internazionale e Pcd’I sugli Arditi (pag 163-168) “”Il Partito ha commesso un serio errore sulla questione degli Arditi del Popolo. Era la migliore situazione per unire sotto la nostra direzione vaste masse”” (Comitato esecutivo dell’Internazionale) (in quarta di copertina) “”Il 31 dicembre interviene nella querelle anche Umberto Terracini, con un articolo su “”La Correspondance Internationale””, in cui si sostiene che gli Arditi siano da considerarsi, in realtà, come una manovra di certa borghesia tendente a strumentalizzare la reazione proletaria alle violenze fasciste per far mutare gli equilibri politici di governo. Gli Arditi sarebbero guidati, secondo Terracini, da un agente nittiano, Secondari, con lo scopo poco nobile non di combattere il fascismo, ma di influenzare l’opinione pubblica in senso antigiolittiano. Curioso da notare come, sistematicamente, a seconda della convenienza propagandistica dell’ora, l’esecutivo italiano imputi ad Argo Secondari di essere talvolta un agente nittiano, in altri casi un elemento giolittiano. La questione Arditi continua anche nei mesi successivi a essere oggetto di accesa discussione tra i bordighisti italiani e l’esecutivo terzinternazionalista. Nel gennaio 1922 replicando a Misiano, Bucharin afferma che il partito ha commesso un errore imperdonabile sugli Arditi ma, come abbiamo già avuto modo di vedere, l’esecutivo italiano di fronte a queste reiterate proteste non cederà di un centimetro, nemmeno in ambito di analisi e rielaborazione storica. E così, sprezzante, resta il giudizio di Bordiga, confermato ancora nella primavera del 1922: «Vogliamo osservare che i nostri distaccamenti comunisti di combattimento non hanno nulla in comune con i cosiddetti Arditi del Popolo, la cui comparsa improvvisa, così come tutta la loro ulteriore sorte, è avvolta in una nebbia sospetta»”” (pag 167)”,”ITAR-363″
“GENTILONI SILVERI Umberto”,”Conservatori senza partito. Un tentativo fallito nell’ Italia giolittiana.”,”GENTILONI SILVERI Umberto (Losanna , 1968) borsista di storia contemporanea presso l’ Università di Berkeley California, ha conseguito nel 1998 il Dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma “”La Sapienza””. E’ autore di saggi di storia politica e sociale e si è occupato di storiografia dell’ età contemporanea . Ha pubblicato il volume: ‘L’ Italia e la Nuova Frontiera: Stati Uniti e Centro Sinistra 1958-1965′, Il Mulino, 1998. “”Tornano i due riferimenti storici dei conservatori nazionali: la religione e la patria, come aspetti di un’ identità nazionale da costruire e rafforzare. In questo quadro la bocciatura della mozione Bissolati viene salutata con soddisfazione, come una “”seria risposta”” agli anticlericali. La Santa Sede non prende parte direttamente al dibattito; Giolitti garantisce il Vaticano e probabilmente lo tutela da rischi e imprevisti. Ma anche dopo il responso dell’ aula parlamentare l’opinione pubblica cattolica non è soddisfatta, temendo che il nuovo regolamento possa dar luogo a un’applicazione sfavorevole. In questo contesto l’ Unione Elettorale scrive un appello dal titolo: ‘La difesa dell’ insegnamento religioso’ (…). In questa fase il movimento cattolico è attraversato da nuove tensioni: si lega sempre più – nel bene e nel male – alla politica vincente di Giolitti (soprattutto a livello di vertice) e ridisegna la sua presenza nella società, a partire dalle scelte del 1906 (la ridislocazione nelle tre Unioni). La spinta all’ abbraccio clerico-moderato nasce dalla reciproca convenienza, ma anche dalle paure che derivano dalla minacciosa affermazione dei blocchi popolari, soprattutto nelle elezioni amministrative del 1907.”” (pag 158-159)”,”ITAA-118″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 1.”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-137″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 2,”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-138″
“GENZARDI N.E.”,”L’Italiano e il Tedesco. Metodo teorico-pratico ad uso degli Italiani per imparare il Tedesco.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-529″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”Faith and Credit. The World Bank’s Secular Empire.”,”In quasi 50 anni di esistenza, la Banca Mondiale ha influenzato profondamente la vita del Terzo Mondo più di ogni altra istituzione. Eppure WB rimane per larga parte sconosciuta ed enigmatica. Sebbene rivendichi di essere una istituzione puramente economica, essa detiene ed esercita un grande potere politico. In questo saggio gli AA analizzano le politiche della Banca, la sua cultura interna e gli interessi che serve. Ritengono che sia una istituzione sovra-nazionale, non democratica e potente che funziona come una Chiesa medievale o un partito politico monolitico, poggiandosi su una rigida dottrina, gerarchia e rigetto delle idee dei dissenzienti per perpetuare la propria influenza. La sua fede nell’ortodossia economica e nella”,”ECOI-003″
“GEORGE Pierre SEVRIN Robert”,”Il Benelux.”,”GEORGE è professore alla Sorbona. E’ il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana nata in Francia negli anni 1960. SEVRIN (1920) belga, è dottore in scienze geografiche.”,”OLAx-001″
“GEORGE Pierre”,”Les migrations internationales.”,”GEORGE Pierre è professore all’ Università di Parigi I.”,”CONx-080″
“GEORGE Pierre”,”Il mondo attuale.”,”Pierre GEORGE, professore alla Sorbona, è il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana che ha preso vigore in Francia dagli anni 1960. E’ il fondatore di una nuova scuola di geografia alla cui base pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropogeografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”ASGx-017″
“GEORGE Pierre”,”L’ économie de l’ Europe centrale slave et danubienne.”,” “”Un vasto movimento di ridislocamento della popolazione si persegue dal 1945, il cui episodio più importante, ma niente affatto unico, è la ricolonizzazione dei territori recuperati. La nuova Polonia, che riceve i membri delle minoranze polacche in territorio bielorusso ed ucraino riassegnato, ha fatto appello a tutti i suoi figli che il regime sociale del regime anteriore aveva costretto ad emigrare, e ha ottenuto il ritorno massiccio (in particolare i minatori e gli operai polacchi del Nord della Francia). Essa apprezza particolarmente il ritorno di operai qualificati e tecnici. La Germania ha sistematicamente distrutto l’ “”intellighenzia”” polacca. Nel 1945, rimanevano cinquemila ingegneri polacchi su vendiduemila.”” (pag 105)”,”EURC-088″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”La Svizzera in vendita. Obiezioni al pensiero unico.”,”GEORGE Susan è direttrice associata del Transnational Institute di Amsterdam. Fabrizio SABELLI insegna antropologia economica all’ Università di Neuchatel. “”Persino la rivista Fortune, la bibbia quindicinale degli ambienti finanziari, è turbata da questi divari crescenti. Il fossato si allarga non soltanto tra ricchi e “”poveri””, ma anche tra ricchi e “”tutti gli altri”” Americani. Stando a Fortune, questo scarto rappresenta il “”problema più preoccupante della politica economica della nostra epoca””. La rivista, inoltre, conferma che il problema si è aggravato nel corso degli anni ’90: il reddito della famiglia americana media è oggi di 32.264 dollari all’anno, che in termini reali rappresentano una diminuzione del 7 per cento rispetto al 1989. Fortune esamina a fondo il mercato del lavoro in una città media del dinamico sudovest. I nuovi posti di lavoro creati garantiscono un reddito che si aggira sui 10-15.000 dollari annui (quindi notevolmente al di sotto della media) e poi ci sono alcune centinaia di posti remunerati tra i 50.000 e gli 80.000 dollari l’anno. Tra questi due estremi c’è il deserto, il vuoto. E’ quello che gli analisti americani chiamano ‘the vanishing middle’, il “”ceto medio in via d’estinzione””.”” (pag 45-46)”,”EURE-062″
“GEORGE Henry”,”Progresso e povertà. Indagine sulle cause delle crisi industriali, dell’aumento della povertà in mezzo all’ aumento della ricchezza. Il rimedio di Henry George.”,”Citazione in apertura: “”Fatti una definizione ed una descrizione della cosa che ti è presentata, in modo che tu possa vedere che cosa essa sia nella sua sostanza, nella sua nudità, nella sua interezza; fa di dire a te stesso il suo vero nome e i nomi delle cose che la compongono e nelle quali essa si risolve. Imperocchè, nulla dà una maggiore elevazione di spirito che essere capace di esaminare metodicamente e sinceramente ogni oggetto che si presenta nella vita; di considerare sempre le cose in modo da vedere nello stesso tempo che cosa sia questo universo, a qual uso ogni cosa sia destinata , qual valore abbia in relazione al tutto e in relazione all’uomo, che è il cittadino della più nobile città, quella per la quale tutte le altre città sono come famiglie; quale di ogni cosa sia la natura, di che sia composta e quanto per sua natura essa sia per durare”” (Marco Aurelio Antonino) in Progresso e povertà, di H. George”,”SOCU-156″
“GEORGE Susan”,”Un altro mondo è possibile se…”,”Susan George, economista, è considerata una delle più autorevoli studiose sulla questione della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Smsterdam, è anche vicepresidente di Attac France.”,”PVSx-026-FL”
“GEORGE Alan”,”Syria. Neither Bread nor Freedom.”,”Alan George si è laureato nel 1970 all’Università di Oxford. Si è occupato di Medio Oriente e ha lavorato come giornalista freelance per molti anni pubblicando i suoi articoli su molte testate tra cui Observr, Panorama ecc.”,”VIOx-001-FP”
“GEORGE Bernard”,”L’ondata rossa sulla Germania dell’Est, 1945-1951.”,”La più grande migrazione dei tempi moderni Bernard George si è fatto conoscere come romanziere con “”Le mechant petit habit bleu du bal”” (Laffont). Ha scritto pure ‘La Jugoslavia durante la guerra’ “”A differenza di quanto era accaduto nei territori della Germania orientale amministrati dalla Polonia, fino all’estate del 1947 nella parte della Prussia Orientale amministrata dai sovietici non vi erano state ancora espulsioni. In opposto ai Polacchi, i Russi non avevano alcun interesse ad espellere i Tedeschi dalla Prussia Orientale per motivi nazionalistici. Istitutendo una rigorosa sorveglianza, essi anzi avevano cercato di impedire ogni fuga di Tedeschi di là della linea di demarcazione che divideva in due parti la Prussia Orientale, e ciò per conservarsi la mano d’opera tedesca, che essi non avevano alcun modo di rimpiazzare. Ma la prostrazione fisica della popolazione tedesca, impiegata il più spesso nei ‘kolkhoz’ sovietici – prostrazione dovuta alle norme di superproduzione sovietiche e alle già accennate condizioni catastrofiche di vita regnanti nell’insieme del «territorio amministrativo di Kalingrad» – fece sì che quella popolazione nulla si augurasse così ardentemente come di lasciare il paese che in breve tempo si era trasformato fino al’irriconoscibilità e che aveva raggiunto un grado inimmaginabile di impoverimanento; quel paese dove essa non possedeva più nulla e dove affluivano in numero crescente i civili russi”” (pag 207)”,”QMIS-270″
“GEORGE Pierre”,”La Francia.”,”Pierre George, professore alla Sorbona, è da considerare il fondatore di una nuova scuola di geografia, la geografia umana, alla cui base egli pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropo-geografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”FRAS-003-FGB”
“GEORGE Pierre”,”Geografia dell’Urss.”,”Dono P.M. Davoli”,”RUSU-279″
“GEORGE Pierre”,”L’économie de l’URSS.”,”Dono Davoli Il curatore della collana: Paul-Joseph Angoulvent, born April 21, 1899, at Le Mans, died July 27, 1976, near Auxerre,[1][2] was a French museum curator and publisher trained at the HEC Paris. He transformed and directed the Presses Universitaires de France (PUF) beginning in 1934. Biography Paul-Joseph Angoulvent was curator of the Chalcographie du Louvre in the 1920s and 1930s. With Albert Morancé, an art editor and head of the Réunion des Musées Nationaux, he published numerous catalogs and monographs from Louvre museum funds. In 1934, after the bankruptcy of the main publishing shareholder, he founded the Quadriga, a merger of Presses Universitaires de France, and the three publishers Félix Alcan (associated with the nephew of the latter, René Lisboa), Leroux (history editor) and Rieder (general literature). The merger met the needs of the expanding student population. By 1941, during the German Occupation, Angoulvent was launching a number of fast-moving book series, including most notably the Que sais-je? collection. He focused on many innovations that brought immediate and sustainable success to the PUF. A key element of Angoulvent’s strategy was the bottom-up, low-profit support of quality books for a wide audience.”,”RUSU-281″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di R. MAINARDI F. MAMBRETTI G. SILVERA”,”Popolazioni attive.”,”Pierre George, nato nel 1909, è stato geografo di fama internazionale (soprattutto geografia economica e del lavoro). Professore alla Sorbona e all’Institut d’Etudes politiques di Parigi, ha svolto missioni geografiche in Europa, Africa del Nord, America latina e Canada.”,”CONx-285″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di Teresa ISENBURG”,”L’organizzazione sociale ed economica degli spazi terrestri.”,”Dono di Mario Caprini Pierre George, già conosciuto in Italia attraverso diverse sue opere tradotte a partire dal 1960, e riguardanti i principali problemi della geografia economica, urbana, agricola e demografica, affronta oggi la questione dell’intervento dell’uomo sullo spazio.”,”ASGx-071″
“GEORGE Susan”,”Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale.”,”Susan George è nata negli Stati Uniti e ha studiato allo Smith College e alla Sorbona dove si è laureata in filosofia. Si è impegnata attivamente nel movimento contro la guerra in Vietnam e dal 1973 è stata ‘Fellow’ del Transnational Institute (Washington). È attivista della ‘Nuova Sinistra’. Si è occupata della fame nel mondo.”,”PVSx-001-FFS”
“GEORGEN Marie-Louise a cura, collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD; partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”Cheminots et militants. Un siècle de syndicalisme ferroviaire.”,”Opera pubblicata con il concorso del Comité central d’ entreprise de la SNFC Collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD Partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”MFRx-221″
“GEORGEON François”,”Aux origines du nationalisme turc. Yusuf Arkçura (1876-1935).”,”””En outre, Yusuf Akçura a eu l’occasion de connaître en profondeur la société russe, en particulier au moment de la révolution de 1905. N’oublions pas qu’il a été au Comité Central du Parti Cadet. En septembre 1905, il analyse la révolution russe dans un article du ‘Sura-yi ümmet’. Il l’interprète comme le résultat d’une lutte entre les classes sociales. L’équilibre traditionnel des classes sociales en Russie, dit-il, a été rompu par l’émergence d’un important prolétariat ouvrier, lié au développement rapide du capitalisme à la fin du XIXe siècle. Il remarque que chez les ouvriers, il n’y a guère de fanatisme religieux, guère d’attachement aux traditions; accablés par leur situation de prolétaires, “”ils prêtent l’oreille à toute sorte d’idées nouvelles dont ils croient qu’elles pourront changer leur situation””. La révolution russe fait ainsi découvrir à Akçura la nature revolutionnaire du prolétariat ouvrier. Elle lui fait aussi découvrir sa force politique. Il se trouvait en effet à Moscou lors de la grève générale d’octobre 1905, qui, paralysant la ville, obligea le tsar à céder, et a proclamer le Manifeste d’Octobre qui promettait la libéralisation du régime. Instructive leçon pour un homme qui est obsédé par le problème de la force; il a vu des ouvriers sans fusils ni canons contraindre le tsar tout-puissant à s’incliner devant leur volonté: “”Le peuple a acquis une force beaucoup plus redoutable que celle des armes, la force du travail; aujourd’hui, dans les pays civilisés; l’armée des travailleurs est plus forte que celle des militaires””.”” (pag 56) “”In Turchia, il socialismo non rappresenta una forza politica importante prima del 1919. Il proletariato è poco numeroso (al massimo 200.000 operai intorno al 1908), disperso, privo di coscienza di classe (117). Il Partito Socialista Ottomano fondato nel 1910 da Hüseyn Hilmî, primo partito politico turco a difendere il principio della lotta delle classi, rimane molto limitato. Lungi da costituire in questo periodo una minaccia per la causa nazionale, il socialismo potrà al contrario servirla nella misura in cui omlti dei capi d’impresa soo dei Greci, degli Armeni o Levantini “”sfruttando”” un proletariato turco (118). Invece di combatterlo, Akçura preferisce “”utilizzarlo””; è così che su ‘Türk Yurdu’, fa appello ai servizi dell’economista socialdemocratico Parvus, “”quantunque la rivista, come è indicato, non condivide certi punti della (sua) dottrina economica e sociale”” (119). L’anno in cui Parvus comincia a pubblicare su ‘Türk Yurdu’ i suoi studi sull’economia politica dell’imperialismo, nel 1912, Akçura contribuisce a fondare il Partito Costituzionale-Nazionale che era, si è visto, molto vicino ai socialisti. Infine, invece di preoccuparsi dei progressi del marxismo nel mondo, si mostra al contrario favorevole alla futura rivoluzione socialista che rischa di scatenarsi in Occidente, e deplora che Marx sia così poco conosciuto dall’elite ottomana (120). Egli stesso coglie dal marxismo l’importanza dell’economia nell’evoluzione delle società, ed il ruolo della lotta di classe, ma che deforma facendone l’argomento teorico dell’ascesa di una borghesia turca che prevede”” (pag 57) (117) Su questa questione si può vedere il resoconto di Paul Dumont, “”A propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune turque””, Turcica, IX/1, 1977, p. 229-251 (118) Cf. M. Robinson, Islam et capitalisme, Paris, 1966: nel 1913, il capitale delle imprese industriali esistente nell’Impero (circa 250) si ripartisce come segue: 10% appartiene agli stranieri, 50% a greci, 20% ad armeni, 5% ad ebrei, 15% a turchi musumani (119) T.Y. I/9 p. 262 (120) “”Portekiz ihtilâli münasebetiyle””, cit, cf. allegati, p. 117 Dumont: Titre : A Propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune-turque / Paul Dumont Auteur(s) : Dumont, Paul. Auteur Date(s) : 1977 Langue(s) : français Pays : France Editeur(s) : Paris-Strasbourg : ADET, 1977 Description : [12] p. ; 8vo Notes : Extrait de: “”Turcica””, t. IX/I, 1977 http://www.sudoc.abes.fr/DB=2.1//SRCH?IKT=12&TRM=023745797&COOKIE=U10178,Klecteurweb,D2.1,Eae9d9104-174,I250,B341720009+,SY,A%5C9008+1,,J,H2-26,,29,,34,,39,,44,,49-50,,53-78,,80-87,NLECTEUR+PSI,R95.243.79.60,FN”,”TURx-038″
“GEORGES Bernard TINTANT Denise, collaborazione di Marie-Anne RENAULD”,”Léon Jouhaux. Cinquante ans de syndicalisme. Tome I. Des origines 1921.”,”””La mozione di Kienthal sarà più violenta. Ma Lenin nuovamente si troverà in minoranza e la ripercussione di Kienthal sarà molto meno importante di quella di Zimmerwald. Aggiungiamo infine che una terza conferenza di Zimmerwald si terrà il 12 settembre 1917, ma questa volta senza la partecipazione francese: questa conferenza avrà relativamente poco eco, l’attenzione di coloro che si erano interessati ai due primi incontri essendo in qual momento assorbita dall’evoluzione degli avvenimenti in Russia”” (pag 297-298)”,”MFRx-391″
“GEORGESCU-ROEGEN Nicholas”,”Analisi economica e processo economico.”,”””I ‘Dialoghi’ di Platone non lasciano dubbi sulla sua perfetta consapevolezza del fatto che la nostra conoscenza dei concetti è dovuta a definizione o a intuizione. Egli comprese che, poiché la definizione costituisce una pubblica descrizione, ognuno può imparare a conoscere un concetto per mezzo di una definizione. E comprese anche che possiamo diventar consapevoli di alcuni concetti solo attraverso l’apprendimento diretto integrato dall’analisi socratica. La difficoltà di Platone proviene dalla sua fiducia che ‘indipendentemente dalla loro formazione tutti i concetti sono artimomorfici, che “”ogni cosa è similie a un numero””, come avrebbe insegnato più tardi il suo buon amico Senocrate””. (pag 31)”,”ECOT-213″
“GEORGES-ROUX”,”Monsieur de Buonaparte.”,”Georges-Roux ha una formazione giuridica. E’ stato per lungo tempo avvocato a Reims e poi a Parigi. Si è interessato alla storia e ha scritto una biografia di Nerone, poi di Mussolini. Ha scritto pure ‘La guerre civile d’Espagne’. Si presume che sia Georges ROUX”,”FRAN-062″
“GERACI Robert P. KHODARKOVSKY Michael a cura; saggi di CLAY J. Eugene KAN Sergei KEFELI Agnès KELLER Shoshana KLIER John D. MICHELS Georg MOSTASHARI Firouzeh SCHORKOWITZ Dittmar WEEKS Theodore R. WERTH Paul W. Contributors”,”Of Religion and Empire. Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia.”,”Robert P. Geraci is an assistant professor of history at the University of Virginia and the author of Window on the East, National and Imperial Identities in Late Tsarist Russia. He is currently researching the relationship between nationality and capitalist entrepreneurship in imperial Russia. Michael Khodarkovsky is an associate professor of history at Loyola University Chicago. He is the author of Where Two Worlds Medt, The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771, and From Steppe Frontier to Russian Empire, Colonial Encounters in the Southern Borderlands, 1500-1800. Eugene J. Clay is an associate professor in the Department of Religious Studies at Arizona State University. He has published several articles on the history of Christian dissent in Russia from the seventeenth century to the present. He is currently writing a historical survey of Russian sectarianism. Sergei Kan is a professor of anthropology and Native American studies at Dartmouth College. He has been conducting ethnographic and archival research in southeastern Alaska since 1979, and is the author of Symbolic Immortality, The Tlingit Potlatch of the Nineteenth Century, and Memory Eternal, Tlingit Culture and Russian Orthodox Christianity through Two Centuries. He has edited a forthcoming collection of essays, Strangers to Relatives, the Adoption and Noming of Anthropologists in Native North America, and is writing a biography of the Russian anthropologist Lev Shternberg. Agnès Kefeli is an instructor of Tatar language at the Critical Languages Institute of Arizona State University and a Ph.D. candidate in the Department of History at the same university. She is completing her dissertation, Kriashen Apostasy: Popular Religion, Education, and the Contest over Tatar Identity 1854-1917, She also holds graduate degrees from the University of Paris and the Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Shoshana Keller is an assistant professor of Russian and Eurasian history at Hamilton College. Her book To Moscow, Not Mecca, The Soviet Campaign Against Islam in Central Asia, 1917-1943 is forthcoming with Praeger Publishers. John D. Klier is Corob Professor of Modern Jewish History and head of the Department of Hebrew and jewish Studies at University College London. He has published widely on Russian-Jewish relations. most recently Imperial Russia’s Jewish Question, 1855-1881, and Russiia sobiraet svoikh evreev. Georg Michels in an associate professor of history at the University of California, Riverside. He is the author of At War With the Church, Religious Dissent in Seventeently-Century Russia. Firouzeh Mostashari is an assistant professor of history at Regis College in Weston, Massachusetts. She has published articles on Russo-Azerbaijani relations and is currently preparing a book on Russian colonialism. Dittmar Schorkowitz is an anthropologist and historian of Russia’s non-Slavic nationalities. He is the author of Die soziale und politische Organisation bei den Kalmücken (Oiraten) und Prozesse der Akkulturation vom 17.Jahrhundert bis zur Mitte des 19. Jahrhunderts; Ethnohistorische Untersuchungen über die mongolischen Völkerschaften and most recently of Staat und Nationalitäten in Russland; Der Integrationsprozess von Burjaten und Kalmücken, 1822-1925. He is also interested in problems of violence in the Caucasus and the Balkans. He is a lecturer at the East European Institute, Free University of Berlin, and editor in chief of the series Gesellschaften und Staaten im Epochenwandel. Theodore R. Weeks is an associate professor of history at Southern Illinois University in Carbomdale. He is the author of Nation and State in Late Imperial Russia; Nationalism and Russification on the Western Frontier, 1863-1917 and articles on nationality in the Russian empire’s western borderlands. He is presently working on a book-length study of Polish-Jewish relations and the beginnings of modern Polish antisemitism during 1855-1914. Paul W. Werth is an assistant professor in the History Department at the Universty of Nevada, Las Vegas. He is currently completing a study entitled At the Margins of Orthodoxy. Mission, Governance, and Confessional Politics in Russia’s Volga-Kama Region, 1827-1905. He is also working on a study of religious toleration in the Russian Empire from the late eighteenth to the early twentieth century.”,”RUSx-013-FL”
“GERAETS Théodore F., a cura di Riccardo POZZO”,”La logica di Hegel tra religione e storia.”,”Théodore F. Geraets (L’Aia, 1926) ha studiato filosofia e teologia a Nimega, Maastricht, Roma e Parigi. Allievo di Paul Ricoeur, ha ottenuto il doctorat d’état con una ricostruzione del pensiero di Merleau-Ponty dal titolo Vers une nouvelle philosophie transcendantale. Dal 1966 insegna all’Università di Ottawa.”,”HEGx-026-FL”
“GERARD Emmanuel WYNANTS Paul direzione scientifica; autori dei capitoli Lode WILS Paul GERIN Emmanuel GERARD Patrick PASTURE Jan DE-MAEYER Jozef MAMPUYS Godfried KWANTEN Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON Walter NAUWELAERTS Guy ZELIS”,”Histoire du mouvement ouvrier chretien en Belgique.”,”Gli autori dei vari capitoli sono: Lode WILS, Paul GERIN, Emmanuel GERARD, Patrick PASTURE, Jan DE-MAEYER, Jozef MAMPUYS, Godfried KWANTEN, Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN, Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON, Walter NAUWELAERTS, Guy ZELIS”,”MHLx-011″
“GÉRARD Alice”,”La rivoluzione francese. Miti e interpretazioni (1789-1970).”,”Alice Gérard, nata nel 1932, è docente di storia contemporanea alla Sorbona di Parigi. Ha in preparazione uno studio sull’insegnamento della storia in Francia dal 1870 al 1914 (1972). “”Il pensiero della Germania contemporanea si è veramente forgiato attraverso «dispute di facoltà», di cui la rivoluzione francese era l’argomento principale. La coscienza nazionale ne uscì sorprendentemente rafforzata, come l’«io» di Fichte che si rivela al contatto del «non-io». Se si può dire, con Marx, che «è stato Kant a scrivere la teoria tedesca della rivoluzione francese», non bisogna per questo sottovalutare l’interpretazione nazionalista di molti suoi discepoli. Anche il messaggio di Burke, com’era nella sua logica, è stato germanizzato in gran parte, da Rehberg a Novalis. Da ultimo, la sintesi hegeliana, pure elaborata a partire dalla grande crisi, ha lo stesso fondo di ambiguità. Nei suoi ultimi corsi all’università di Berlino, il vecchio Hegel, senza rinnegare l’entusiasmo della giovinezza, dimostrava che il fallimento della rivoluzione per colpa dei francesi (‘Hitzköpfe’: teste calde) aveva fatto sì che «lo Spirito passasse in un’altra terra»: la Germania. Così le diverse correnti nate da questa riflessione tendevano a confluire in un messianismo germanico ancora diffuso”” (pag 22)”,”FRAR-416″
“GERARD John”,”Autobiografia di un gesuita dei tempi di Elisabetta.”,”L’autobiografia di padre John Gerard è una vita di gesuita del primo secolo della Compagnia di Gesù “”Li accusarono di aver organizzato la congiura fallita per grazia di Dio. Padre Garnet fu impiccato, padre Oldcorne impiccato e poi squarciato, altri sacerdoti cattolici, gesuiti o no, furono mandati anch’essi a morte. Ma padre Gerard non fu preso. Rotto al tremendo gioco della clandestinità, riuscì a scampare alla furia della reazione. Fui l suo capolavoro di agente segreto, di «spia del papa»”” (pag VIII, prefazione)”,”RELC-401″
“GÉRARD Alain”,”La Vendée, 1789-1793.”,”Alain Gérard, nato nel 1951, vive e insegna Storia della Vandea. Ha pubblicato pure ‘Pourquoi la Vandée?’ (A. Colin).”,”FRAR-009-FSD”
“GERBALDO Paolo”,”Tra Arcadia e Riforme. Storia dell’Accademia di Fossano nel Settecento.”,”Paolo Gerbaldo nato a Torino nel 1966, laureato in Lettere moderne e in Scienze politiche, insegnante, giornalista, pubblicista. ‘L’Accademia di Fossano, conosciuta anche come la “”Colonia Arcadica””, è stata fondata nel 1787 come sede distaccata della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Questo istituto ha giocato un ruolo significativo nella promozione della cultura e della scienza nella regione.Fossano, una città con una ricca storia che risale all’epoca pre-romana, ha visto numerosi eventi storici importanti. Nel 1797, ad esempio, la città fu assediata dalle truppe napoleoniche. La presenza dell’Accademia ha contribuito a consolidare Fossano come un centro di sapere e cultura’ (copil.)”,”ITAG-002-FMB”
“GERBET Pierre”,”La construction de l’Europe.”,”GERBET Pierre, agrégé d’histoire, docteur in lettere e scienze umane, professore universitario di scienze politiche, si è specializzato nel dominio delle relazioni internazionali (specie riguardo alle organizzazioni internazionali, Società delle Nazioni, ONU ecc). Il volume si ferma al 1981, non viene citato nell’indice: Delors”,”EURx-287″
“GERBI Antonello”,”La disputa del Nuovo Mondo. Storia di una polemica (1750-1900). Nuova edizione a cura di Sandro Gerbi con un saggio di Antonio Melis.”,”Filosofo del diritto, giornalista, studioso anti-accademico per eccellenza, Antonello GERBI (Firenze 1904- Civella 1976) associò per tutta la vita il lavoro scientifico a quello di economista della Banca Commerciale. Il decennio trascorso in Perù per sfuggire alle leggi razziali lo indusse ad abbandonare il primitivo campo di indagine, le idee politiche del Settecento, e a dedicarsi alla situazione economica del Perù e poi a vari aspetti della vita peruviana e americana in genere. Ha scritto varie opere (v. prima pagina).”,”AMLx-026″
“GERBI Sandro”,”Raffaele Mattioli e il filosofo domato.”,”Sandro GERBI (Lima, Perù, 1943) giornalista, ha pubblicato nel 1999 presso Einaudi ‘Tempi di malafede’ (premio Comisso 2000). Ha curato quattro volumi di Antonello GERBI. Utilizzando gli inediti carteggi familiari, Sandro GERBI figlio di Antonello, racconta il quarantennale sodalizio del padre, capo dell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano e Raffaele MATTIOLI, il ‘banchiere-letterato’ la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento. Si racconta della loro fronda durante il fascismo, il salvataggio di GERBI in Perù al tempo delle leggi razziali, la missione economica di Mattioli in USA, la rinnovata collaborazione sia in banca che con la casa editrice Ricciardi, l’ estromissione di Mattioli da parte della DC di ANDREOTTI e COLOMBO nel 1972. “”L’ ingresso effettivo di Raffaele Mattioli nella Ricciardi era avvenuto nel 1938. Lo conferma una significativa testimonianza dello scrittore napoletano Gino Doria, la sua prefazione al libro-catalogo I primi quarantacinque anni della casa editrice Ricciardi, apparso nel 1952. (…) Dopodiché Doria elenca alcune delle principali opere pubblicate fra il ’38 e il ’52, da cui traspare l’ impulso di Mattioli: i tre volumi degli Aneddoti di varia letteratura di Croce, i tre delle Pagine sparse e i due delle Nuove pagine sparse dello stesso, la Storia della storiografia del Fueter (tradotta da Altiero Spinelli durante il confino), la Bibliografia vichiana aggiornata da Fausto Nicolini, altri scritti di Doria, Domenico Comparetti, Carlo Antoni, Gabriele Pepe, Francesco Gabrieli, Carlo del Grande, Giovanni Amendola, e infine la collezione di storia e testi de La letteratura italiana; “”di cui sono già apparsi otto volumi degli ottanta previsti””, Croce in testa come si è visto. Ma l’ attività editoriale di Riccardo Ricciardi (1879-1973), gentiluomo napoletano, era cominciata molti anni prima, e fin dall’ inizio sotto l’ ala protettiva di Benedetto Croce.”” (pag 124-125)”,”ITAE-106″
“GERBI Alexandre”,”Histoire occultée de la décolonisation franco-africaine. Imposture, refoulements et névroses.”,”Laureato in storia, e storia dell’arte, titolare di un DEA di estetica, Gerbi è stato professore di liceo a Casablanca dal 1995 al 1999. Ora è giornalista e critico d’arte. “”Pendant plus d’un siècle, en France, au sujet de cete grande question que fut toujours l’Empire, deux forces contradictoires coexistèrent, parfois s’affrontèrent. D’un côté, les idées antiracistes et universalistes héritées de la Révolution de 1789, promues par des personnalités humanistes et visionnaires comme Victor Schoelcher ou le général Faidherbe, qui demeurènt, pour ansi dire, enracinées dans le peuple; de l’autre, le racisme théorisé par Arthur de Gobineau, et le nationalisme de race exaltés par Maurice Barrès et Charles Maurras au cours du XIXéme et au début du XXéme siècle, qui séduisirent davantage dans les sphères bourgeoises.”” (pag 29)”,”FRQM-051″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”‘I milioni della Banca Romana’ GERBORE Pietro, Commendatori e Deputati. LONGANESI & C. MILANO. 1954 pag 445 16° Collana La Fronda; [‘Intorno alla Banca Romana si era fatta la congiura del silenzio. In verità i successivi governi si sentivano impotenti a cauterizzare la piaga e speravano che a guarirla bastasse la ‘vis medicatrix naturae’, vale a dire la pressione che Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, andava esercitando su Tanlongo, per mezzo di Costanzo Chauvet, al fine di ottenere la fusione delle due banche. Grillo giocava con Tanlongo come il gatto col topo: conosceva le condizioni reali della Banca Romana, voleva assorbirla o disfarsene, reputandola un ostacolo per la realizzazione della banca unica, ch’egli auspicava; stringeva d’assedio la vittima designata, ma voleva ingoiarla intera o quasi. Epperò quando Biagini ebbe scoperto l’ammanco di nove milioni, prontamente Grillo prestò i biglietti necessari a simulare la ricostituzione della cassa, e Biagini «non volle mostrare troppo zelo là dove tutto lasciava capire che da lui se ne esigeva poco». La tegola cadde, nel dicembre 1892, sul capo di Giovanni Giolitti, il quale muoveva i primi passi come capo del governo. Gaetano Natale ha pubblicato le lettere, con le quali Urbano Rattazzi, ministro della Real Casa e autore delle prime fortune di Giolitti, sollecitava il suo amico a metter riparo all’anarchia regnante tra le banche d’emissione. Quelle infatti che esercitavano il privilegio in base a un regime transitorio erano cinque: la Banca Nazionale del regno, la Banca Romana, la Banca Nazionale toscana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Tutte residui dell’antico regime anteriore al 1860, tutte versanti in condizioni più o meno deplorevoli. Era convinzione generale che ognuna avesse subito ingenti perdite in seguito alle crisi economiche, e che ancor più gravi delle perdite fossero le ‘immobilizzazioni’ di capitali, causate da crediti aperti per mero favoritismo politico. Il gabinetto Giolitti presentò alla camera un disegno di legge nei primi giorni di dicembre: esso prorogava e legalizzava il regime provvisorio per altri tre mesi, arrecandovi opportuni temperamenti al fine di preparare il risanamento e procedere, trascorso il termine, a un vero e solido riordinamento degli istituti d’emissione e della circolazione. Questo atto del governo provocò, in un determinato ambiente, la reazione destinata a scatenare la procella parlamentare’ (pag 153-154-155)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Wikip: Pietro Gerbore Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Pietro Gerbore (Roma, 1899 – Firenze, 1984) è stato un diplomatico e storico italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere principali 3 Note 4 Bibliografia 5 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Di antica famiglia valdostana fu combattente nella prima guerra mondiale e poi membro della Commissione alleata di controllo per l’Austria e l’Ungheria dal 1920 al 1923. Nel 1924 entrò in diplomazia con missioni in Canada, negli Stati Uniti d’America, a Vienna, Lisbona e Bucarest quale Incaricato d’Affari. Durante la missione in Romania nel tragico periodo della Seconda guerra mondiale quando questo Stato conobbe la transizione fra la defenestrazione del dittatore Antonescu e l’invasione sovietica, entrò in contatto con la regina madre di Romania, Elena, e con il giovane re Michele, con i quali intrattenne una lunga devota amicizia, prolungatasi anche nell’esilio di costoro. Elena di Romania visse infatti, dopo la caduta della Monarchia, per molti anni in Italia a Villa Sparta sulle colline di Firenze.[1] Volendo rimanere fedele al giuramento al Re, con l’avvento della Repubblica Italiana Gerbore si dimise dal servizio diplomatico e si ritirò a Firenze dove si dedicò agli studi storici. Fra le maggiori pubblicazioni del Gerbore si ricordano Dame e Cavalieri del Re, Longanesi, Milano, 1952; Commendatori e Deputati, Longanesi, Milano, 1954; Il vero Diplomatico, Longanesi, Milano, 1956; Formen und Stile der Diplomatie (per la “”Rowohet Deutsche Enzyclopaedie””); La Monarchia (con prefazione di Giuseppe Tarò e Giulio Vignoli), Volpe editore, Roma, 1976; Una storia dell’arte di vivere, Fògola editore, Torino, 1985 (postumo). Ha collaborato con centinaia di articoli a Il Borghese, al Roma di Napoli, al Globo, al Giornale d’Italia ed a La Torre di Giovanni Volpe.[2] Pietro Gerbore svolse anche nel dopoguerra una vivace attività politica nel Partito monarchico, ma da posizioni critiche nei confronti della politica propugnata da Umberto II dall’esilio e dal suo rappresentante in Italia, Falcone Lucifero. Alla morte di Gerbore, il suo vasto archivio passò per donazione al Gabinetto Vieusseux, come da sua disposizione testamentaria. Opere principali Dame e cavalieri del re, Milano, Longanesi, 1952. Commendatori e deputati, Milano, Longanesi, 1954. l vero diplomatico, Milano, Longanesi, 1956. La monarchia, Roma, G. Volpe, 1976. I responsabili, Roma, G. Volpe, 1980. L’ America di fronte all’Europa, Roma, G. Volpe, 1981. Il cavallo e l’uomo, Roma, G. Volpe, 1983. I responsabili. L’America di fronte all’Europa, Lavis, La Finestra Editrice, 2012″,”ITAE-369″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”””Negli ultimi ani prima del ’70 si cominciò a dire che il regno d’Italia era quello dei ‘carrozzoni’. E la nuova parola, di origini oscure, rivelava tutta la trasformazione dell’austero parlamento subalpino in meno di un decennio. Infatti Massimo d’Azeglio, vicino a morire, scriveva alla moglie: «Se tu sapessi che congiura d’imbroglioni e di intriganti si distende sull’Italia ne tremeresti anche tu». Il ‘carrozzone’ era appunto una di quelle congiure, ordita ai danni dell’erario. Le memorie del deputato radicale Angelo Mazzoleni conservano un elenco di operazioni sospette, nelle quali l’opinione pubblica fiutò la presenza di un ‘carrozzone’; ma nessuno eguagliò, in gravità e risonanza, quello venuto alla luce nel giugno 1869. Cavour, grande diplomatico ma pessimo finanziere, era morto probabilmente ignorando quanto fosse costata l’unità d’Italia. L’ingrato compito di annunciare al parlamento che dal 1859 al 1861 si era speso esattamente il doppio delle entrate ricadde sopra Urbano Rattazzi, presidente del consiglio nel 1862, e su Quintino Sella, suo ministro delle finanze. Ma i deputati, uomini ignari e illusi sulla ricchezza del paese, s’indignarono per tanta sincerità. Non si doveva turbare la gioia per la resurrezione della patria e nuocere al credito con cifre forse vere, ma sgradevoli, e in ogni caso provvisorie. L’Italia era ricca; la libertà e le istituzioni parlamentari la avrebbero resa ancor più ricca. Nuove imposte? Neppure per sogno! Bisognava continuare a ricorrere al credito. Pertanto lo stato seguitò a vivere allegramente di debiti”” (pag 9-10)”,”ITAP-003-FB”
“GERDTS William H. a cura”,”Impressionismo americano. Capolavori da collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti d’America.”,”Foto in apertura dei ‘The American Painters’ del 1908 417136 SBN CLOUD”,”ARTx-005-FDR”
“GERE’ François”,”La nouvelle géopolitique. Guerres et paix aujourd’hui.”,”GERE’ F. è agrégé e dottore in storia, consulente per i problemi della difesa per vari media francesi e stranieri. E’ presidente dell’ IFAS (Institut Francais d’analyse stratégique). Ha scritto varie opere.”,”QMIx-186″
“GEREMEK Bronislaw”,”La pietà e la forca. Storia della miseria e della carità in Europa.”,”Bronislaw GEREMEK (Varsavia, 1932) ha studiato nell’ Univ di Varsavia e all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi con Philippe BRAUDEL. Ha lavorato all’ Istituto di storia dell’ Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1985, quando è stato allontanato dalla stessa. Fra le sue opere: ‘Salariati e artigiani nella Parigi medievale, secoli XIII-XV’ (Firenze 1975), ‘Les marginaux parisiens’ (Parigi 1976), ‘Mendicanti e miserabili nell’ Europa moderna, 1350-1600′ (Roma 1985).”,”EURx-070″
“GEREMEK Bronislaw a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Le radici comuni dell’ Europa.”,”Nel Medioevo ricorda Geremek, il termine Europa veniva usato per indicare un luogo geografico. Soltanto verso la fine di quel periodo divenne un concetto dal contenuto storico-culturale, sempre più largamente usato nelle opere storiche e filosofiche, che soppiantava il termine christianitas. “”Europa”” non era più il sinonimo di “”cristianità””, diventava qualcosa di più specifico. (dall’introduzione)”,”EURx-140″
“GEREMEK Bronislaw”,”Salariati e artigiani nella Parigi medievale.”,”‘Geremek si ricollega e prosegue le ricerche di quanti, pur con ispirazioni diverse, da Fagniez a Hauserf, da Gracianskij a Coornaert hanno esaminato la realtà dell’artigianato parigino'”,”CONx-003-FGB”
“GERLAND Brigitte, a cura di Paolo CASCIOLA”,”La mia vita nei campi di lavoro sovietici, 1946-1953.”,”Quindici milioni di detenuti. “”Di questi quindici milioni, cinque milioni al massimo vengono occupati in un lavoro veramente produttivo. Si tratta di coloro che lavorano nelle miniere metallifere della Siberia estremo-orientale (Kolyma, Cukotka, il nord-est del continente siberiano, la frontiera mongola) o nelle miniere di carbone di Vorkuta e della Novaja Zemlja (al di sopra del Circolo Polare Artico). Altri cinque milioni di detenuti sprecano le loro forze in lavori di dissodamento e di colonizzazione della foresta, della steppa e della tundra, lavori che, visti gli strumenti estremamente primitivi utilizzati, non possono dare alcun risultato. (…)””. (pag 10) Primo manifesto del gruppo comunista di resistenza che si è dato il nome di Istinna Trud Lenina (La vera opera di Lenin) (ITL) aspirando alla continuità con la linea del bolscevismo. (pag 32) (ma la GERLAND giudicava questo movimento studentesco un po’ strano, aveva dei tratti sindacalisti e perfino anarchici avvicinandosi più ai marinai di Kronstadt che nel 1921 erano insorti contro Lenin. Secondo l’ ITL lo stato socialista del futuro sarebbe stato governato dai sindacati operai e contadini e non dai partiti)”,”RUSS-177″
“(GERMAIN Ernest)”,”La burocrazia.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-040″
“GERMAIN Ernest MAITAN Livio e altri (in)”,”Il partito rivoluzionario: un problema aperto. Contributo del movimento trotskista: critica del maoismo e dello spontaneismo.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”PARx-019″
“GERMAIN Jacques”,”Proceso al capitalismo. Ensayo. (Titolo originale: Le capitalisme en question)”,”Jacques GERMAIN è nato nel 1926. Ha lavorato come ingegnere all’ Electicité de France (EDF). “”Il mito del capitalismo popolare”” (pag 166) “”Un opuscolo pubblicato nella primavera del 1959 dalla Borsa di New York valuta in 12.490.000 il numero di cittadini nordamericani che possiedono azioni e parla a questo riguardo di una ‘rivoluzione pacifica che conduce a una società composta da vari milioni di capitalisti privati'””. (pag 166) “”La General Electric afferma: “”129.000 uomini e donne che lavorano nelle nostre fabbriche sono proprietari della nostra società o sono sul punto di esserlo””, e aggiunge più avanti: “”Negli Stati Uniti quasi ogni cittadino è un capitalista””””. (pag 167) “”Lo storico Charles Beard ha affermato che, nel disprezzare le influenze economiche, la scienza politica non otterrà di superare neppure il livello dell’ astrologia.”” (pag 180)”,”ECOI-140″
“GERMANETTO Giovanni”,”Memorie di un barbiere.”,”””Uscimmo. La piazzetta era piena di armati e di poliziotti. Ci affrettammmo verso i rispettivi alberghi. Ognuno di noi aveva la sua brava scorta. Io ero con Gramsci e Terrini – un compagno che fu poi accusato di essere al servizio della polizia torinese – ed avevamo due poliziotti alle calcagna. Entrammo nel nostro albergo in via Calzaioli. Lazzari, che era nel nostro albergo, non aveva seguito di poliziotti. Nella confusione era riuscito a passare inosservato. In piedi dietro le finestre, a lumi spenti, guardavamo nella via. I due poliziotti passeggiavano sotto. Poi, dopo uno scambio di parole, si nascosero al buio. Che fare? L’ ora del convegno si avvicinava. I due avevano la consegna di stare tutta la notte, era evidente. Consiglio di guerra. Due di noi devono essere sacrificati. Decidemmo. Io e Terrini dovevamo uscire e prendere due opposte direzioni. Certamente i due ci avrebbero seguiti. Lazzari e Gramsci così sarebbero stati liberi di andare al convegno””. (pag 99)”,”PCIx-115″
“GERMANETTO G.”,”Souvenirs d’ un perruquier. 25 années de lutte d’ un révolutionnaire italien.”,”Incontro con Lenin (pag 191) Il IV Congresso dell’ Internazionale Comunista. Incontro con Lenin. Il colpo di stato fascista. “”Il 4° congresso dell’ Internazionale comunista ebbe un’ importanza speciale per il nostro partito. Fece apparire nettamente le divergenze di visione di Bordiga con la maggioranza della nostra delegazione. La questione italiana fu esaminata in modo molto dettagliato dalla Commissione. Mi ricordo delle lunghe sedute di notte, della lotta che si sviluppa, dei dubbi dei delegati e infine il voto, ove Bordiga, che rappresentava la corrente di estrema sinistra nel nostro partito, fu messo in minoranza.”” (pag 195)”,”MITC-074″
“GERMANETTO Giovanni”,”Le memorie di un barbiere.”,” “”Dopo la sconfitta di Caporetto, dopo il discorso di Filippo Turati sulla difesa della patria, – discorso che Orlando, presidente del Consiglio dei ministri in quell’ epoca, fece distribuire alle truppe per convincerle che i capi del partito erano per la difesa del suolo invaso dal nemico, – la direzione del PSI convocò un congresso straordinario a Roma. La censura aveva soppresso una risposta del PS al discorso di Turati alla Camera. Un congresso era necessario per dimostrare che Turati non rappresentava il Partito, che la massa del partito era per la pace, contro la guerra. Orlando proibì il congresso. L’ ala destra del partito non fiatò. La maggioranza intransigente-rivoluzionaria invece convocò un convegno. Il convegno fu convocato a Firenze, clandestinamente. (…)””. (pag 143)”,”PCIx-228″
“GERMANI Gino”,”Democrazia e autoritarismo nella società moderna.”,”””Ciò che definisce il fascismo non è la sua ‘forma politica’, ma la ragione d’essere del regime, i suoi propositi”” (pag 195) “”(…) senza dubbio allo stato presente del «sistema internazionale», la situazione di stretta interdipendenza e la internazionalizzazione della politica interna, tendono a favorire le soluzioni autoritarie più che quelle democratiche.”” (pag 211) Sull’autore: Gino Germani sociologo dei diritti e delle libertà Mimesis Edizioni 2015 Marco A Quiroz Vitale € 15,30 € 18,00 Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Qtà: – 0 + Aggiungi al carrello Aggiungi alla WishlistConfronta DESCRIZIONE INFORMAZIONI RECENSIONI Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Gli studi di Germani sono riletti, per la prima volta, dal punto di vista della sociologia del diritto, cioè col proposito di individuare la struttura e la funzione del diritto nella società moderna e post-moderna. Le opere del sociologo romano sono, al riguardo, ricche di spunti e intuizioni; non solo quelle dedicate alla marginalità sociale – il tema più direttamente e strettamente connesso con gli interessi della sociologia giuridica – ma anche e soprattutto quelle dedicate alla partecipazione dei cittadini, dei gruppi e delle classi alla costruzione politica della democrazia. Infine, ma non in ordine d’importanza, gli studi di Germani ci portano nel cuore del fenomeno del mutamento sociale nelle società moderne. Ci offrono quindi la migliore prospettiva per cogliere anche la dinamica del mutamento giuridico, i suoi ritmi ed i pericoli che corrono i valori attorno ai quali la sociologia del Novecento, a cavallo dei due Mondi, si è sviluppata: la libertà, la giustizia sociale ed il rispetto dei diritti umani. Marco A. Quiroz Vitale, laureato in giurisprudenza a pieni voti cum laude nell’Università statale di Milano, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Sociologia delle Istituzioni giuridiche e politiche presso l’Università di Macerata. Ricercatore confermato di Filosofi a del diritto è attualmente Professore aggregato di Sociologia del diritto e Sociologia dei diritti umani nell’Università di Milano. È membro del comitato scientifico dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ed autore di numerose pubblicazioni sui temi della tutela dei diritti umani, della discrezionalità amministrativa e del terzo settore. Avvocato del foro di Milano è abilitato al patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori e la Corte Costituzionale.”,”TEOP-510″
“GERMER Claus M.”,”Marx and the problem of the role of the productive forces in determination of social revolution.”,”‘Il partito bolscevico quando prese il potere non pensava di stare portando avanti una rivoluzione socialista isolata, ma la concepiva come parte di un movimento internazionale e l’inizio di un processo che si sarebbe diffuso immediatamente a livello globale’ (pag 7) Claus M. Germer Dept of Economics Universidade Federal do Parana, Curitiba, Brazil”,”TEOC-785″
“GERMINALE e MAGGIORINO”,”Storia operaia di Borgo S. Paolo. Racconti di Germinale e Maggiorino.”,”Germinale è nato a Torino nel 1906, militante della FIOM; iscritto al PCI. Maggiorino è nato a Torino nel 1901 e vive a Borgo San Paolo. Iscritto al PCI sotto il fascismo. Frequentano la sede dell’ANPI di via Pollenzo.”,”MITT-366″
“GERMINARIO Francesco”,”Fascismo 1919. Mito politico e nazionalizzazione delle masse.”,”Francesco Germinario collabora con la Fondazione L. Micheletti di Brescia. Ha pubblicato volumi sull’antisemitismo, il pensiero politico di Georges Sorel, la cultura di destra nel Novecento. Con la BFS edizioni: ‘Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana’ (2001) Contiene tra l’altro: – Il sovversivismo degli intellettuali in età giolittiana – Asiatizzazione del bolscevismo – I ceti medi intellettuali e l’equivoco di un vincolo di fedeltà – La disintegrazione dei valori borghesi: la piccola borghesia scopre la violenza – Agostino Lanzillo e Cesare Rossi anticipatori dello squadrismo “”Si è già accennato alla crisi dei ceti medi in età giolittiana quale angolo d’osservazione da cui leggere l’atteggiamento antisistemico del ceto degli intellettuali e la crisi della tradizione culturale che questo ceto esprimeva. Ora è il caso di chiedersi se ci sia un rapporto fra la crisi dei ceti medi in età giolittiana e quella dell’immediato dopoguerra”” (pag 111) La revoca della delega politica. “”Mobilitati nel corso di un conflitto che rivelava gli aspetti brutali e violenti della vita e della Storia – una visione che decretava la crisi della loro ‘Bildung’ politico-culturale -, i ceti medi erano ritornati dalla guerra del tutto trasformati. La cultura della “”brutalizzazione della vita””, assimilata nell’esperienza della guerra, aveva emancipato questi ceti dall’irenismo e dal momento della mediazione politica, tipici della cultura borghese in cui si erano precedentemente formati, rendendoli autonomi dallo Stato liberale e dalla classe dirigente nazionale. Questi ceti, nel corso della guerra, avevano acquisito valori forti, per tradizione e per cultura ad essi estranei (virilismo, cameratismo, esercizio ripetuto della violenza, senso della disciplina, ecc.). Almeno sotto l’aspetto culturale e mentale, erano ben lontani dall’essere ceti sulla via della disintegrazione e della crisi: disintegrati, nell’esperienza delle trincee, erano stati i valori borghesi classici, in cui da sempre si erano identificati anche i ceti medi; epperò, si trattava di valori subito sostituiti da altri. Gli intellettuali e i ceti medi del 1919 non erano più quelli del 1914 per due motivi: sul piano strettamente esistenziale, avevano esperito il clima della violenza che essi – ferma restando la possibilità di estendere questa pratica anche sul piano della lotta politica, con la conseguente denazionalizzazione-criminalizzazione dell’avversario, ecc. – avevano visto quale conferma decisiva della crisi delle ideologie ottimistiche e razionaliste. Se la vicenda della guerra non dimostrava la visione mitica della politica, dimostrava quantomeno che la Ragione e il Progresso non erano certo immanenti alla Storia e che non governavano il mondo. Inoltre, la loro mobilitazione (in senso politico) in guerra aveva valorizzato ed esaltato un attivismo che risultava certo mortificato al momento della smobilitazione (in senso bellico) alla fine del conflitto, frustrando quell’autonomia politico-culturale che aveva caratterizzato l’equivoco vincolo di fedeltà stipulato con lo Stato liberale nel corso della guerra. Lo Stato liberale domandava che questa smobilitazione, da bellica, si facesse anche politica, mortificando il protagonismo che tali ceti avevano conseguito nell’esercizio ripetuto della violenza. Per dire meglio, questi ceti medi risultavano “”emergenti”” per almeno due motivi. In prima istanza, avevano assimilato una cultura e una visione della vita che manteneva ormai scarsi rapporti con la precedente cultura borghese; infine, si trovavano nella condizione di tradurre questa nuova visione della vita sul mercato politico del dopoguerra, ‘superando le precedenti mediazioni e deleghe politiche’. E proprio la formazione di nuovi valori che borghesi non erano più autorizzava il rifiuto di questi ceti medi a perpetuare il loro consenso politico e culturale alle élite politiche tradizionali, così come si era verificato nella fase precedente della storia d’Italia. Non tanto a ceti medi frustrati e in crisi si rivolgeva, dunque, il fascismo diciannovista (per non dire di quello degli anni successivi); bensì a ceti usciti rafforzati e autonomizzati dall’esperienza della guerra, perché avevano maturato una nuova visione della vita e della politica, indisponibile alle deleghe politiche precedenti”” (pag 115-116)”,”ITAF-385″
“GERMINARIO Francesco”,”Negazionismo a sinistra. Paradigmi dell’uso e dell’abuso dell’ideologia.”,”Francesco Germinario ha conseguito l’abilitazione a professore associato in Storia contemporanea e in filosofia politica. E’ autore di diversi volumi sul pensiero di Georges Sorel, la cultura della destra nel Novecento, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica. Si è occupato di antisemitismo, negazionismo, totalitarismo. “”[I]l rapporto fra la cultura di sinistra, almeno quella più visibile e presente nel mercato politico, se non con l’ebraismo, certo con Israele e il “”sionismo””, non è mai stato facile, né limpido (cfr., per tutti, Luzzatto Voghera, 2007; Dreyfus, 2007); in ogni caso, mai quelle voci, anche le più critiche, avevano formulato posizioni sia pure vagamente riconducibili al negazionismo, ovvero suscettibili di essere respinte come tali. L’innesto fra marxismo e radicalismo di destra a prima vista potrà sembrare un’aberrazione; si potrebbe seccamente liquidare quest’innesto o convergenza, richiamando quanto, intervenendo su un altro decisivo argomento (questa volta si trattava di sottolineare le infiltrazioni idealistiche presenti nel pensiero di Gramsci), aveva sostenuto Onorato Damen, uno dei più prestigiosi esponenti di questa microarea politico-culturale: «la dialettica rivoluzionaria (…) afferma che nella storia umana non vi è conciliazione di termini opposti, ma il loro contrasto in cui l’un termine deve necessariamente negare l’altro perché ne scaturisca una ulteriore affermazione di vita» (Damen, 1949, in Peregalli, 1978, p. 120). In realtà, la convergenza di questo settore del radicalismo di sinistra con la destra radicale (…) si fondava sulla comune opposizione di queste due aree alla cultura politica antifascista imputata di avere elaborato dopo il 1945 il “”mito di Auschwitz””. Per il negazionismo del radicalismo di destra si trattava di emancipare il nazismo da questa responsabilità, al fine di ridefinire un’immagine positiva del nazismo medesimo; per il negazionismo di sinistra si trattava di negare la specificità storica di Auschwitz, per sgretolare il “”mito”” su cui, a suo avviso, si reggeva la teoria controrivoluzionaria e interclassista dell’antifascismo (pag 12-13, introduzione) “”Bordiga e Axelrad: piccola borghesia, ruolo del capitale e l’antisemitismo come capitalismo degli imbecilli. Beninteso, nel corso della sua militanza politica, specialmente negli anni successivi alla sua espulsione dal Partito comunista d’Italia, Bordiga ha collezionato schiere di detrattori e di avversari politici; e probabilmente, almeno in riferimento al periodo successivo alla sua espulsione, è stato uno dei militanti del movimento comunista più diffamati dopo Trockj (per l’itinerario politico-intellettuale di Bordiga, cfr., per tutti, il non ancora superato lavoro di Livorsi, 1976). Tuttavia, è il caso di osservare che bisognerebbe quanto meno non confonderlo con i suoi allievi e glossatori. Addebitare a Bordiga le origini del negazionismo di sinistra costituisce certamente una forzatura, non tanto per la statura teorico-politica di Bordiga medesimo, quanto perché in nessuno suo scritto sono rintracciabili allusioni in chiave negazionista, men che meno proposte di discesa in campo contro la ricerca storica sullo sterminio degli ebrei. Pure se era stato molto critico nei confronti dello Stato l’Israele – «dietro di essi [la terra e lo Stato d’Israele] vi è il sistema capitalista e mercantile di sempre» (“”Anonimo [ma attribuibile a Bordiga]””, 1960b, p. 1) -, Bordiga non aveva avuto certo difficoltà a riconoscere che nell’ebraismo si erano sedimentate le «memorie atroci dello sterminio nazista» (ibid.). Anzi, non era certo il sistema sovietico a potere vantare una politica filoebraica, perché, oltre ad avere, lo stalinismo, eliminato la classe dirigente bolscevica di origine ebraica, «restano i nomi di tre città e le date di tre anni da non scordare. Varsavia 1945 [sic], Berlino 1953, Budapest 1956. In tutti questi episodii tragici della storia del dopoguerra vi furono ebrei contro moscoviti» (ibid.), a dimostrazione che al Cremlino «si nazisteggia nel mito di un altro popolo ‘eletto’, e si cerca la missione di quello russo nella tradizione nazionale di Pietro il Grande (ibid.)”” (pag 57-58) “”Gli scritti di Bordiga su cui si è fondato gran parte del negazionismo di sinistra sono stati due, da attribuire entrambi al militante vicino alle posizioni bordighiste Jean-Pierre Axelrad. Quest’ultimo stimato da Bordiga, almeno fino a quando aveva militato nella setta bordighista francese…”” (pag 58)”,”EBRx-079″
“GERNET Louis a cura di Riccardo DI-DONATO”,”La famiglia nella Grecia antica.”,”Louis GERNET (Parigi 1882-1962) insegnò filologia classica ad Algeri e poi sociologia giuridica alla EHESS, Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra i suoi lavori vi sono le edizioni dei testi di ANTIFONTE, LISIA e DEMOSTENE. L’ introduzione all’ edizione delle Leggi di PLATONE.”,”STAx-059″
“GERNET Jacques”,”Le monde chinois.”,”Quest’opera è stata pubblicata nella collezione ‘Destins du Monde’ diretta da Fernand BRAUDEL. La cartografia è stata preparata da Thierry DAULLE’ e Catherine MEUWESE. Ex membro dell’ Ecole francaise d’ Extreme-Orient, Jacques GERNET è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, professore alla Sorbona e all’ Università di Parigi VII. E’ professore onorario al College de France dal 1992. E’ un maestro incontestato di studi cinesi in Francia.”,”CINx-102″
“GERNET Louis”,”I greci senza miracolo. Testi raccolti e presentati da Riccardo Di Donato.”,”GERNET Louis (Parigi 1882-1962) si formò all’Ecole Normale Superieure subendo l’influenza della nascente sociologia durkheimina e del socialismo non-marxista. Insegnò filologia classica all’Università di Algeri e poi sociologia giuridica dell’antichità greca all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Contiene recensioni di opere di BERNSTEIN GLOTZ SALVIOLI FRANCOTTE RIEZLER GLOTZ NILSSON WILAMOWITZ MOLLENDORFF BACHOFEN FINLEY BERR DUMEZIL MARROU JUNG BERQUE”,”STAx-221″
“GERNS Willi e altri interventi di G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”Friedrich Engels. Denker und revolutionär. Materialien der internationalen theoretischen Konferenz zum 150. Geburtstag von Friedrich Engels, veranstaltet von der Deutschen Kommunistischen Partei am 28. und 29. November 1970 in Wuppertal.”,”interventi di Willi GERNS G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”MAES-027″
“GERONZI Cesare, intervistato da Massimo MUCCHETTI”,”Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata.”,”””Anzitutto, bisogna aver chiari in testa due fatti: primo, senza interventi radicali, la Fiat avrebbe portato i libri in tribunale; secondo, il fallimento della Fiat avrebbe avuto effetti devastanti per l’economia italiana, prima ancora che per le banche. Dunque, evitare quel fallimento era anche un dovere verso il Paese. Ed eccoci al convertendo. In che cosa consiste questo convertendo? In pratica, le banche concedono un prestito alla Fiat di 3 miliardi di euro, in gran parte consolidando crediti a breve ma anche erogando denaro fresco. Alla scadenza, e cioè al 20 settembre 2005, le stesse banche si impegnano a convertire il loro credito in azioni Fiat di nuova emissione a un prezzo assai elevato, che alla fine dei conteggi sarà pari a 10,28 euro. In altre parole, le banche si impegnavano nel 2002 a sottoscrivere di lì a tre anni un aumento di capitale Fiat a prezzi vantaggiosi per la Fiat”” (pag 190-191)”,”ITAE-294″
“GEROSA Guido”,”Nenni.”,”Guido GEROSA è stato corrispondente dagli Stati Uniti per Epoca e ha vinto il premio dell’ Università della California. “”I comunisti di Stato Operaio commentarono la lettera con questa nota redazionale: “”Nessuno sarà più contento di noi se queste contraddizioni in cui Nenni si è dibattuto fino a ieri si risolveranno, in avvenire, nel senso di un socialismo internazionale reale. La lettera di Nenni rappresenta indubbiamente un passo in questa direzione, ma essa non cambia ancora fondamentalmente le posizioni di Nenni””. Non gli si poteva perdonare di aver aderito alla mozione anti unità d’ azione: “”L’ avere votato un simile ordine del giorno non rappresenta forse, per Nenni, una vergogna perenne?”” (pag 268-269)”,”MITS-197″
“GEROSA Guido”,”Roberto Formigoni. Il movimento popolare e il suo leader.”,”GEROSA è nato a Firenze nel 1933. Ha fatto il giornalista e l’ inviato speciale. Ha pubblicato una ventina di libri. “”Si annunciava quindi una grandissima sintonia fra il pensiero del Papa e quello del movimento. L’ elezione di un pontefice come Karol Wojtyla rappresentava in effetti un momento di grandissimo appagamento per Comunione e Liberazione e la certezza, anche se difficilmente i suoi leaders saranno disposti ad ammetterlo , che anche sul piano politico il gruppo cattolico avrebbe trovato ormai un suo spazio ben preciso. Wojtyla proveniva da quel mondo dell’ Est verso il quale da anni Comunione e Liberazione e il Movimento Popolare avevano lanciato un solidissimo ponte di fraternità ideologica, di testimonianza della sofferenza, di senso combattuto della vita e della fede.”” (pag 110)”,”ITAA-095″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”L’ intervento di Matteotti sulla frode elettorale. “”E’ tra i discorsi più tempestosi che mai siano stati pronunciati a Montecitorio. Molti, tra i deputati fascisti, hanno interrotto l’ avversario con minacce mortali. Il più gentile tra i fascisti, Edoardo Torre, ha chiesto in aula, per Matteotti, il “”domicilio coatto””. Il solo che nel chiassoso e volgare trambusto non abbia aperto bocca è stato Benito Mussolini. Con i pugni alle tempie, strofinando l’ un l’ altro i labroni, livido d’ ira, immobile, ha resistito fino all’ ultimo. E’ poi uscito quasi di corsa dalla Camera respingendo a colpi di spalla amici, simpatizzanti, avversari, chiunque cercasse di interrogarlo. Piombato a palazzo Chigi, dov’è il suo ufficio, Mussolini ha spalancatola porta di Marinelli e prima ancora che il segretario amministrativo del partito abbia avuto il tempo di scattare in piedi e aggiustarsi sul naso gli occhiali a molla, Mussolini lo ha investito: “”Se voi non foste una mandria di vigliacchi, nessuno avrebbe osato fare quel discorso… Ma cosa fa la Ceka? Cosa fa Dumini? Gente come Matteotti, dopo aver detto certe cose non dovrebbe più essere in circolazione…””. (pag 24)”,”ITAF-212″
“GEROSA Luigi”,”L’ ingegnere “”fuori uso””. Vent’anni di battaglie urbanistiche di Amadeo Bordiga. Napoli 1946-1966.”,”””Bordiga fu chiamato dai milanesi alla fine del 1944 e riprese l’attività politica non tanto sul piano della prassi – riteneva che la congiuntura fosse del tutto sfavorevole a qualsiasi azione incisiva – quanto sotto il profilo teorico. La sua produzione di questo genere è molto bene documentata, come d’altra parte è nota, ai non molti che abbiano seguito il suo itinerario politico del secondo dopoguerra, la rottura, avvenuta tra il 1951 e il 1952, con Onorato Damen e il partito comunista internazionalista, che aveva come organo il periodico “”Battaglia comunista””. Da questa rottura nacque un nuovo gruppo, che qualche anno più tardi si chiamerà il partito comunista internazionale, con un nuovo organo di stampa “”Il programma comunista””, nel quale Bordiga s’identificò””. (pag IX-X) (Nota: O. Damen, Amadeo Bordiga. Validità e limiti d’una esperienza. Editoriale periodici italiani, Milano, 1971; Un chiarimento. Fra le ombre del bordighismo e dei suoi epigoni. Edizioni Prometeo, Milano, 1997) La questione delle abitazioni in URSS (pag 288) Bordiga (1889-1970)”,”BORD-076″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”‘«Matteotti è sparito? Sarà andato a donne» insinua Mussolini’ (pag 66); ‘Esistono anche tesi più complesse sui moventi del delitto e sui mandanti. Qualcuno sostiene si trattasse di un complotto massonico e che gli ideatori fossero Cesare Rossi, l’ex braccio di D’Annunzio, Alceste De Ambris e Campolonghi. Vi è chi avanza la tesi di un movente «economico», facendo del delitto Matteotti una specie di «caso Mattei» con quarant’anni di anticipo. Matteotti, si dice, era alla vigilia di fare importanti rivelazioni sulla parte avuta dai capi de fascismo nel contratto per la concessione di permessi di ricerche petrolifere sul suolo italiano alla società americana ‘Sinclair’; o aveva una documentazione atta a provocare un dibattito sulle responsabilità nella crisi dell”Ansaldo’; o stava per attaccare le tariffe doganali protezionistiche e i favori accordati dal fascismo ad alcuni grandi gruppi finanziari. L’ipotesi che il mondo affaristico italiano di allora, appena uscito dalla marcia su Roma e dalla connivenze con il fascismo nella conquista del potere avesse interesse a eliminare Matteotti è suggestiva, ma non sufficientemente provata. Oddino Morgari, esponente socialista, scrive il 5 luglio 1924: «Per detto unanime lo sfondo della tragedia Matteotti è finanziario». Sembra accertato che un grosso gruppo di potere fosse interessato alla convenzione per la ricerca e lo sfruttamento delle zone petrolifere, conclusa nell’aprile 1924 tra il ministro dell’Economia nazionale e la ‘Sinclair Exploration Company’. Si fanno i nomi del sottosegretario agli Interni Finzi, di Filippo Filippelli, direttore del ‘Corriere Italiano’, e di Filippo Naldi, direttore del ‘Resto del Carlino’. Matteotti era un testimone molto scomodo. E di petrolio in Italia (qualche volta) si muore. Il personaggio più singolare della vicenda è Filippo Naldi. Aveva fondato il ‘Tempo’ di Roma nel febbraio 1921, facendosi dare i soldi dal commendator Naldi della Banca Commerciale. In seguito il tentacolare Naldi si ritrova alle origini del ‘Popolo d’Italia’ e del ‘Giornale di Roma’. Per trovare finanziamenti, non ha eguali. Rileva le azioni del ‘Corriere Italiano’ di Filippelli e riesce ad assicurare con tecnica di maestro il silenzio giornalistico sull’affare Sinclair’ (pag 114-115)”,”ITAF-001-FGB”
“GEROSA Guido a cura”,”I missili a Cuba. I documenti terribili.”,”Pag 71: Raggio d’azione dei missili a media gittata (MRBM) e dei missili a gittata intermedia (IRBM)”,”RAIx-378″
“GERRATANA Valentino SALVADORI Massimo L. DE MASI Guido GARAVINI Sergio TRENTIN Bruno”,”I consigli operai. Un dibattito tra intellettuali, sindacalisti e quadri operai sull’ esperienza consiliare di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ esperienza consigliare nella rivoluzione tedesca (1918-1919)’ (pag 85-118) di G. DE-MASI. “”Il partito per Kautsky rappresentava la mediazione di queste due esigenze, come tale era già al di là della “”parzialità”” proletaria, già prefigurazione dello stato della futura società socialista, amministratore e garante degli interessi di tutta la comunità. Si può in qualche modo capire come il “”centrismo”” di Kautsky apparentemente resse brillantemente alla prova del fuoco del 1905. Ancora nel 1910, nel Der Weg zu Macht (La via al potere) egli infatti tentò di introdurre nel suo schema teorico il nuovo livello di spontaneità uscito dalle lotte del 1905 elaborando un’ ipotesi di Partito sempre in bilico tra il controllo della classe, anche nei suoi momenti più acuti di scontro con il capitale, e la gestione dello sviluppo. Kautsky respingeva decisamente dunque la proposta “”gestionale”” che veniva fuori dalle pagine di Bernstein ed accettava la lezione del 1905 cercando di riassorbirla nel progetto politico tradizionale della socialdemocrazia. Troppo ampie erano state però le ripercussione del 1905 a livello mondiale perché potessero assestarsi all’ interno di questo dibattito””. (pag 92-93)”,”SIND-071″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”Sono citati JAKIR (militare, ufficiale di carriera in rapporti con Tuchacevskij) e ROSENGOLTZ (Arkadij Rosengoltz, già Governatore del Donbas, già ambasciatore a Londra, già ministro per il commercio estero. A sedici anni Rosengoltz era stato arrestato dalla polizia zarista, a diciassette era già delegato al Congresso del partito bolscevico. Durante la guerra civile aveva combattuto con valore nelle file rosse. Ma c’è un neo in quel curriculum: Rosengoltz aveva avuto qualche fugace simpatia per Trotzkij. Tanto basta per farlo arrestare nel ’37 e processare nel ’38. (fonte Informazione-corretta) coinvolti nei processi staliniani “”La “”fortuna”” di Antonio Labriola si è snodata finora secondo una linea molto oscillante, e spesso contradditoria. Dopo il contrasto insanabile con Turati e il fallimento dei suoi sforzi per influire in modo positivo sul processo di formazione e di costruzione del Partito socialista italiano, il suo esordio come teorico del marxismo, nel 1895, non avrebbe potuto essere più incoraggiante. E’, in primo luogo, un esordio internazionale. Il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, fu scritto per sollecitazione di una rivista marxista francese, il Devenir social (fondata in quell’ anno da Sorel). (…)””. (pag 145) “”Senza riserve invece fu il giudizio positivo che diede Lenin dello stesso libro di Labriola, giuntogli, sempre nell’ edizione francese, fino al villaggio siberiano dove era allora deportato. Scrivendo alla sorella Anna, in data 23 dicembre 1897, le consigliava di preparare una traduzione russa di questo “”libro serio e interessante””. Lenin pensava alla possibilità di utilizzare questa traduzione per una pubblicazione legale, e alludeva quindi agli accorgimenti del caso:””evidentemente, sarebbe da tradurre soltanto la seconda parte (il secondo saggio), e anche quella non per intero (….). Ma a mio parere, i tagli non diminuirebbero in alcun caso l’ importanza di questa difesa straordinariamente intelligente della “”nostra dottrina”” (espressione di Labriola)””.”” (pag 147-148) Libro letto anche da Trotsky rinchiuso in carcere ad Odessa. (pag 148)”,”TEOC-415″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”GERRATANA Valentino Contiene il saggio ‘Sulla “”fortuna”” di Labriola. (pag 145-173) Paragrafo: ‘Lenin sul “”concetto di formazione economico-sociale”” (pag 297) Questione capitalismo di Stato (pag 219): analisi del libro di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo (pag 224) “”In modo ben diverso si pone il problema per Engels. “”In ogni società nella quale la produzione si sviluppa con spontaneità naturale, e la società odierna è di questo genere, non sono i produttori a dominare i mezzi di produzione, ma i mezzi di produzione a dominare i produttori. In una società siffatta ogni nuova leva della produzione si muta necessariamente in un nuovo mezzo per l’asservimento dei produttori ai mezzi di produzione. Questo vale anzitutto per quella leva della produzione che sino all’introduzione della grande industria è stata di gran lunga la più potente: la divisione del lavoro…’Essendo il lavoro diviso, anche l’uomo è diviso’. Tutte le altre capacità fisiche e spirituali sono sacrificate alla formazione di una sola attività””. Engels può riferirsi a questo proposito al ‘Capitale’ di Marx, ma non nasconde che questa esigenza del superamento del principio della divisione del lavoro era stata posta vivacemente già dai primi teorici del socialismo utopistico. Il passaggio del socialismo “”dall’utopia alla scienza”” non è concepito da Engels come un semplice voltar pagina””. (pag 141-142) [Valentino Gerratana, Ricerche di storia del marxismo, 1972]”,”MADS-579″
“GERRATANA Valentino”,”Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SACRISTAN Manuel, Lenin e la filosofia, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IX N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1971 “”l’analisi di Baran-Sweezy (…) sembra basata sull’ipotesi che il “”capitalismo concorrenziale”” analizzato da Marx e il moderno “”capitalismo monopolistico”” siano da considerarsi in sostanza come due diversi modi di produzione, caratterizzati da diverse strutture e da diverse leggi di sviluppo. Ma di fatto, nel corso stesso dell’analisi di Baran e Sweezy la rigidità della distinzione tra capitalismo concorrenziale e capitalismo monopolistico viene ad essere praticamente dissolta. Quella distinzione sembra presupporre a prima vista che la concorrenza venga eliminata e sostituita dal monopolio. La realtà però è ben diversa: la concorrenza non solo sopravvive, nella sua tradizionale forma atomistica, ai margini della grande produzione dominata dal capitale monopolistico (…) ma divampa con rinnovato vigore, in forme nuove, su tutta l’area del sistema economico”” (pag 132-133) “”Anche per Baran e Sweezy, invece, ‘concorrenza e lotta’ – al pari dei loro opposti, ‘collaborazione e accordi’ tra gruppi capitalistici – rappresentano forme di azione che “”sono l’essenza stessa del capitalismo monopolistico”” (8) (8) Cfr. Baran Sweezy, Il capitale monopolistico, 1968, p. 19″” (pag 133) “”(…) la tesi di Lenin, secondo cui la concorrenza trasformandosi nel suo opposto, il monopolio, non viene eliminata ma coesiste con esso, dando così origine a una serie di aspre e improvvise contraddizioni (7), risulta tutt’altro che smentita e riceve invece nuove e più chiare conferme dagli sviluppi del capitalismo contemporaneo. Nemmeno si può dire che in questa non pacifica “”coesistenza degli opposti”” il monopolio ‘prevalga’ sulla concorrenza: se così fosse la concorrenza potrebbe essere considerata solo come un ‘residuo’ e la contraddizione apparirebbe superabile all’interno del capitale monopolistico. (…) Su questa coesistenza di concorrenza e monopolio si basa la principale conclusione di Lenin nella sua analisi dell’imperialismo, cioè la sua definizione del capitalismo monopolistico (imperialismo) come “”capitalismo di transizione””. E’ difficile capire il senso di questa conclusione, e le conseguenze che ne derivano, se non si comprende il significato della citata affermazione di Marx secondo cui lo sviluppo della società per azioni significa “”la soppressione (‘Aufhebung’) del modo di produzione capitalistico nell’ambito dello stesso modo di produzione capitalistico””. Civettando ancora una volta con una tipica locuzione hegeliana Marx ne fa qui un uso che è in realtà estraneo alla logica di Hegel. ‘Aufhebung’, nel senso hegeliano, è una ‘soppressione’ che è al tempo stesso ‘conservazione’; ma per Marx, a differenza di Hegel, questo sopprimere che è insieme un conservare non è l’effettivo superamento, ma la massima espressione di una contraddizione che deve ancora essere superata. Tale “”soppressione-conservazione”” del modo capitalistico di produzione, in quanto esprime “”una contraddizione che sopprime e conserva se stessa”” (9), deve infatti essere intesa, precisa Marx, solo come “”momento di transizione verso una nuova forma di produzione”” (dove, evidentemente, il vecchio modo di produzione sarà effettivamente e completamente ‘soppresso'”” (10). Ma l’esasperazione di tutte le contraddizioni immanenti nel modo di produzione capitalistico diventa la caratteristica fondamentale di questo processo di transizione, e solo questa caratteristica giustifica la definizione leniniana del capitalismo monopolistico come “”capitalismo di transizione”””” [Valentino Gerratana, Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1971] [(7) Cfr. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, in Opere, v. 22, Roma, 1966 (…); (9) ‘Nell’originale tedesco “”ein sich selbst ‘aufhebender’ Widerspruch””; nella traduzione italiana citata (“”una contraddizione che si distrugge da se stessa””, ‘Capitale’, cit, III, 2, p. 125) il significato di questa espressione risulta falsato perché si tralascia il momento del conservare implicito nell’accezione hegeliana del termine di ‘aufheben’. E’ chiaro che per Marx non si tratta affatto di una contraddizione che si distrugge da se stessa, ma al contrario di una contraddizione che si esaspera attraverso questo particolare modo di “”sopprimersi”” e di “”conservarsi””‘; (10) ‘Poco prima lo stesso Marx aveva mostrato un particolare aspetto concreto di questa tendenza generale di sviluppo, sottolineando la separazione che con la formazione delle società per azioni viene a determinarsi tra proprietà e direzione dell’impresa capitalistica; cioè la “”trasformazione del capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e dei proprietari di capitali in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 122). Questa separazione (…) è da un lato, secondo Marx, un “”risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica””, e dall’altro “”‘un momento necessario di transizione'”” verso un nuovo modo di produzione in cui la proprietà privata capitalistica sarà completamente trasformata in proprietà sociale, come anche “”un momento di transizione per la trasformazione di tutte le funzioni che nel processo di riproduzione sono ancora connesse con la proprietà del capitale, in semplici funzioni dei produttori associati, in funzioni sociali”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 123)’] (pag 133-134)”,”LENS-244″
“GERRATANA Valentino”,”Marxismo ortodosso e marxismo aperto in Antonio Labriola / Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola.”,”Nota: trovato in altra fonte e da ricercare: apprezzamento o giudizi non negativi di Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein e giudizi non lusinghieri su Plechanov critico di Bernstein (in lettere a Sorel?) (pag 575) Labriola in lettera a Engels su primo capitolo Antidühring e questione rapporto filosofia-scienza “”Labriola viene ricacciato indietro dal prevalere dei vecchi vizi tatticistici del partito formatosi a Genova. Anche la sua collaborazione regolare alla ‘Leipziger Volkszeitung’, iniziata nell’ottobre del 1894, ha termine improvvisamente nel maggio del 1895: e in realtà gli sarebbe stato troppo difficile continuarla nella situazione in cui era venuto a trovarsi. Da questa collaborazione, come in genere dai suoi fitti rapporti con i socialisti tedeschi, Labriola si riprometteva probabilmente un duplice risultato: da un lato riuscire a orientare esattamente sulla situazione italiana, in un momento di crisi che poteva diventare risolutiva, quello che era allora il partito più forte del movimento operaio internazionale; e dall’altro servirsi del prestigio internazionale della socialdemocrazia tedesca per esercitare una indiretta pressione sugli orientamenti del partito italiano. Ma l’operazione non ha successo in nessuno dei due sensi. In primo luogo perché Labriola non è il solo tramite tra socialisti italiani e socialisti tedeschi, e questi ultimi si dimostrano interessati, più che ad avere informazioni obiettive sull’Italia, a pubblicare brillanti corrispondenze giornalistiche, possibilmente con firme di prestigio (mentre Labriola si ostina a non voler firmare le sue corrispondenze, contrassegnate solo da una sigla convenzionale): non a caso come corrispondente del ‘Vorwärts’ viene scelto proprio Enrico Ferri, con indignata sorpresa di Labriola (e comincia a nascere in lui il sospetto, poi ampiamente confermato, che la socialdemocrazia tedesca non sia in grado di assolvere quel compito di partito-guida che egli per parecchi anni era stato portato ad attribuirle). L’operazione d’altra parte ha ancora minor successo per quanto riguarda il partito italiano, che non solo continua ad ignorare gli avvertimenti e i consigli di Labriola, ma reagisce anche vivacemente per iniziativa di Turati, contro le interferenze del giornale socialista tedesco quando avvertimenti e consigli assumono la forma di critica esplicita. E’ ciò che avviene con l’ultima corrispondenza scritta da Labriola per la ‘Leipziger Volkszeitung’ il 14 maggio 1895 (1). Al di là della polemica – che coinvolge in particolare sia le corrispondenze di Ferri sul ‘Vorwärts’ che le confusioni teoriche della ‘Critica sociale’ – questo scritto di Labriola è importante per capire la sua funzione di “”sbandato””, come egli si era definito, nel movimento operaio italiano (2)”” [Valentino Gerratana, Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola, ‘Annali’ Feltrinelli 1973, Milano, 1974] (pag 604-605) [(1) Cfr. il testo in SP, pp. 364-68. Una traduzione italiana di questa corrispondenza fu pubblicata anche dalla ‘Critica sociale’ del 16 maggio 1895, sotto il titolo ‘L’Italia e il socialismo italiano giudicati all’estero’, con una nota polemica (‘Un fatto personale che involge una questione generale’) di Turati. In difesa di Labriola intervenne privatamente anche Engels: cfr. sull’episodio lo scambio epistolare Turati-Engels in CMEI, pp. 608-10; (2) Cfr. la lettera a Engels del 22 agosto 1893, scritta da Labriola dopo l’incontro di Zurigo: “”Voi avete ragione: dovrei avere più coraggio. Ma per aver coraggio bisogna essere, o soldato, o capitano. Ed io sono soltanto uno sbandato”” (CMEI, p,. 497)]”,”LABD-088″
“GERRATANA Valentino”,”Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia.”,”””In modo ancora più esplicito, senza le riserve imposte dall’opportunità politica, [Labriola] scriverà più tardi a Benedetto Croce: “”Il socialismo subisce ora un arresto. Ciò non fa che confermare il materialismo storico. Il mondo economico-politico si è complicato. Quel cretino di Bernstein può immaginarsi di aver fatto la parte di Giosue. Quel buon uomo di Kautsky può illudersi di far parte di custode dell’arca santa. Quell’intrigante di Merlino può dare a credere di aver servito la causa del socialismo facendo quella della polizia. Quel Sorel può credere d’aver corretto quello che non ha mai imparato… Ma ditemi un poco in che cosa consiste la novità reale del mondo che ha reso agli occhi di molti evidenti le imperfezioni del marxismo? Qui sta il busillis”” (17). A risolvere questo ‘busillis’ Labriola era disposto a impiegare il suo “”tempo psicologico””, cioè pazienza e spirito di osservazione, ma il compito rimase interotto da una penosa malattia e dalla morte. Non è detto del resto che fosse in grado di venirne a capo (e non ne era certo venuto a capo nel frammento del quarto saggio, ‘Da un secolo all’altro’, lasciato incompiuto). Isolato nel movimento operaio italiano – invano aveva tentato di riprendere con Turati rapporti di fattiva collaborazione dopo la bufera del ’98 (18) – i problemi della strategia politica non sempre trovavano in lui un approccio accorto: così ad esempio non aveva capito che quella “”anticolonite cronica”” che rimproverava ai socialisti era l’unica malattia di cui il socialismo italiano, affetto da molti mali, non avrebbe mai dovuto vergognarsi. Anche in questa occasone però aveva ragione a rifiutare l’etichetta di “”eretico”” che gli ambienti liberali erano inclini ad affibiargli: “”Cotesto – scriveva – è pessimo metodo di polemista da parte della stampa liberale. Un partito di critici – qual è quello socialistico – vive di critica e di autocritica. Un partito che fu untempo di settari e di utopisti, impara solo pian piano a misurarsi con la realtà, e mentre impara erra e pecca”” (19)”” [(17) Id., Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904′, Napoli, 1975, p. 337; Id. ‘Scritti politici, cit., pp. 442-446. Labriola era rismasto sgomento di fronte alle forme convulse assunte dalla lotta di classe in Italia in seguito ai tumulti di Milano del 1898: “”Pare tutto un sogno .- aveva scritto a B. Croce”” (‘Lettere a Benedetto Croce’, cit. p. 294). – A una rivolta da pazzi è succeduta una reazione da dementi””; (19) Labriola, ‘Scritti politiici’, cit., pp. 462-63]”,”LABD-092″
“GERRATANA Valentino / FERRI Franco / GRUPPI Luciano”,”Stato socialista e capitalismo di Stato (Gerratana) / Il problema del controllo operaio (Ferri) / Lenin e il concetto di egemonia (Gruppi).”,”Lenin e l’analisi dell’ imperialismo nel libro di Bucharin ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’ (1915) (pag 138-) “”Bucharin, ingegno vivacissimo e di vasta cultura, è tra quei teorici marxisti che si muovono del tutto a loro agio nel campo delle costruzioni più astratte della scienza, ma che forse proprio per questo sono portati ad abusare del metodo dell’astrazione scientifica: l’abuso consiste nel cedere alla tentazione di ricondurre ad armoniche combinazioni i dati ricavati dall’indagine scientifica. Non essendo un semplice ripetitore di Marx, Bucharin cerca di appropriarsene tanto i risultati quanto il metodo, per affrontare in modo autonomo i nuovi problemi del nostro tempo. Citando la marxiana ‘Einleitung’ del 1857 (11), egli scrive che «occorre estrapolare [più semplicemente potrebbe dirsi: isolare] ciò che di particolare ‘distingue’ il nostro tempo e analizzarlo. Questo è stato il metodo di Marx e questo è il modo in cui un marxista deve affrontare il problema dell’imperialismo». Questo tuttavia è solo un momento, sia pure fondamentale, del metodo di Marx; l’altro momento, non meno essenziale (ma che Bucharin trascura), è quello che permette poi di risolvere gli elementi specifici, isolati dell’indagine, nell’intreccio del concreto, dove essi naturalmente non si trovano mai allo stato puro, giacché «il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice» (13). Vediamo come si riflette questa insufficienza metodologica di Bucharin nell’analisi dell’imperialismo, che pure per molti aspetti è assai penetrante e racchiude conclusioni del tutto valide. Caratteristica fondamentale dell’imperialismo – sia nell’analisi di Bucharin che in quella di Lenin – è la trasformazione della concorrenza in monopolio, il passaggio del capitalismo alla sua fase monopolistica. D’altra parte sia Lenin che Bucharin sanno bene che la concorrenza non è un semplice ‘incidente’ del capitalismo, una sua manifestazione contingente, ma qualcosa che attiene ‘alla sua struttura essenziale’. Un capitalismo senza concorrenza, senza la molla della libera iniziativa, non sarebbe più capitalismo, ma un sistema che è riuscito a sfuggire alle contraddizioni attraverso cui si impongono le leggi materiali, ‘oggettive’, del modo di produzione capitalistico. A niente di simile pensava Bucharin, che è invece su questo punto assai preciso: «Le contraddizioni fondamentali del capitalismo, che con il suo sviluppo vengono continuamente riprodotte ad un livello più allargato, trovano nella nostra epoca una loro espressione particolarmente netta. Proprio così stanno le cose per quanto concerne la struttura anarchica del capitalismo che si manifesta nella concorrenza. Il carattere anarchico della società capitalistica si fonda sul fatto che l’economia sociale non è un collettivo organizzato e diretto da un’unica volontà, ma è un sistema di economie collegate l’una con l’altra per mezzo dello scambio, ed ognuna di esse produce a suo rischio e pericolo, senza essere mai in grado di adattarsi con maggiore o minore precisione alla grandezza della domanda sociale e alla produzione nelle altre economie individuali. Ciò provoca la lotta reciproca delle diverse economie, la loro ‘concorrenza capitalistica’» (14). Nello stadio monopolistico la concorrenza capitalista non viene eliminata, ma cambia solo ‘forma’; e precisamente, secondo Bucharin, si trasferisce dal piano del mercato interno delle economie nazionali al piano del mercato mondiale: «La concorrenza passa allo stadio più alto, all’ultimo degli stadi di sviluppo concepibili: ‘la concorrenza dei trust capitalistici di Stato sul mercato mondiale’. Nell’ambito delle economie “”nazionali”” si riduce al minimo solo per scatenarsi su scala grandiosa, che mai fu possibile in nessuna delle epoche storiche passate» (15). Non vi è dubbio che in tale modo Bucharin coglie una tendenza specifica dello sviluppo capitalistico nell’epoca dell’imperialismo: una tendenza che, con altri termini, è messa pure in rilievo nell’analisi di Lenin. Ma, a differenza di Lenin, egli è portato a trascurare come irrilevante tutto ciò che non rientra in questa tendenza o vi contraddice. Così può scrivere che la concorrenza, scaricandosi sul mercato mondiale, «’si riduce al minimo’» sul mercato interno delle singole economie nazionali; e nella conclusione del libro, con una ulteriore semplificazione anche questo «ridursi al minimo» viene fatto scomparire, e infine la concorrenza appare del tutto ‘eliminata’ all’interno delle economie nazionali (16)”” [Valentino Gerratana, ‘Stato socialista e capitalismo di Stato’, ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(11) L’importanza di questo testo postumo, allora scarsamente noto, era sfuggita anche a Lenin, che non ha mai occasione di accennarvi; ma è ovvio che non basta la conoscenza dell”Introduzione’ del ’57 a garantire una corretta e feconda interpretazione del marxismo. (…); (12) N.J. Bucharin, ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’, Roma, 1966, p. 245; (13) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 188; (14) N.I. Bucharin, op. cit., pp. 247-48; (15) Ivi, p. 255. Ciò non significa che, per Bucharin, la concorrenza sul mercato mondiale debba considerarsi come un fatto del tutto nuovo: «la concorrenza fra le “”economie mondiali””, cioè fra le loro classi dominanti – continua il passo citato – esisteva naturalmente anche prima, ma allora aveva un carattere completamente diverso, poiché la struttura interna di queste economie “”nazionali”” era completamente diversa. L'””economia nazionale”” non appariva sul mercato mondiale come un tutto omogeneo, organizzato, incredibilmente forte dal punto di vista economico, al suo interno dominava incondizionatamente la libera concorrenza. E, al contrario la concorrenza sul mercato mondiale era estremamente debole. Le cose sono completamente diverse ora, nell’epoca del capitalismo finanziario, quando il centro di gravità viene trasferito alla concorrenza di giganteschi corpi economici compatti ed organizzati, le cui capacità di lotta sono immense, nella competizione mondiale delle “”nazioni””. Qui la concorrenza celebra le sue massime orgie, e insieme con essa si trasforma e passa ad una fase superiore il ‘processo di centralizzazione del capitale’»; (16) «Il capitalismo si è sforzato di abolire l’anarchia che gli è propria stringendola nell’anello di ferro dell’organizzazione statale. Ma avendo eliminato la concorrenza all’interno dello Stato ha scatenato tutti i demoni della mischia mondiale» (ivi, p. 334)] (pag 140-141-142)”,”LENS-274″
“GERRATANA Valentino”,”Psicologia e storia nei dibattiti sovietici del 1924-26.”,”””Si tratta di alcuni di dei principali testi del dibattito svoltosi nel partito bolscevico dall’autunno del 1924 agli inizi del 1926, un periodo effettivamente cruciale negli sviluppi di una lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, che però era cominciata già prima delle ‘Lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky, con cui inizia questa raccolta (1), ed avrà nuovi svolgimenti dopo le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin, che la raccolta conclude. Il volume è diviso in due parti, intitolate rispettivamente alla ‘discussione sulla «rivoluzione permanente» e alla ‘discussione sul socialismo in paese solo’; i due temi in realtà sono in certa misura collegati, ma la divisione in due parti è pienamente giustificata dal fatto che esse corrispondono a due fasi successive del dibattito, caratterizzato da schieramenti diversi. (…) La discussione sul socialismo in un paese solo comincerà invece più tardi , dopo la XIV Conferenza del partito (aprile 1925), e vedrà come principali antagonisti Zinoviev e Stalin. (…) Lo stesso Procacci osserva che a leggere oggi le ‘Lezioni dell’Ottobre’ di Trotsky riesce difficile comprendere l’asprezza delle reazioni polemiche suscitate dalla pubblicazione di questo scritto. Ed è evidente che per poter valutare esattamente i motivi delle ripercussioni politiche di questo e degli altri testi è indispensabile guardare al di là dei termini puramente teorici del dibattito e chiarire tutte le circostanze di fatto da cui esso era condizionato. (…) Per comprendere il significato della ‘Lezioni dell’Ottobre non basta ricordare genericamente i precedenti della discussione con Trotsky sviluppatasi tra il 1923 e il 1924. Con le ‘Lezioni dell’Ottobre’ (settembre 1924), questa discussione fa un salto di qualità, e si trasforma apertamente da serrato dibattito politico – che pur subendo alterne vicende non aveva mai superato i limiti, anche nei momenti più difficili, di una lotta aspra contro ‘determinate posizioni’ di Trotsky – in una violenta campagna contro il ‘trotskismo’. (…) Si arriva così, nell’autunno del 1923, alle accresciute difficoltà economiche determinate dall’acquirsi della crisi delle «forbici», a una prima crisi politica che vede Trotsky staccarsi dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale di un gruppo di opposizione. Non vi è però ancora, in questo periodo – che culmina con gli attacchi del ‘Nuovo Corso’ di Trotsky – una vera e propria piattaforma di opposizione sulla base di alternative politiche ben definite. I temi principali del dibattito sono, insieme ai problemi della congiuntura economica, quelli della democrazia di partito e dei pericoli della burocratizzazione, ma non è difficile su questi argomenti trovare un accordo formale, come quello che viene raggiunto con una risoluzione preparata in modo unitario da Trotsky, Kamenev e Stalin, e approvata all’unanimità dal CC e dalla CCC il 5 dicembre 1923. Tuttavia i successivi interventi di Trotsky, come pure – è da supporre – gli atteggiamenti pratici di alcuni dei suoi antagonisti, inaspriscono di nuovo il dibattito fino a indurre la XIII Conferenza del partito (16-18 gennaio 1924) a condannare le posizioni di Trotsky e della opposizione come una deviazione piccolo-borghese dal leninismo. Non si parla però ancora di «trotskismo». A proposito delle accuse rivolte a Trotsky di deviazione dal leninismo, Stalin precisa allora che si tratta solo di una deviazione «nelle questioni organizzative». In definitiva, alla denuncia generica di una tendenza alla burocratizzazione si risponde con la denuncia altrettanto generica di una tendenza al frazionismo. L’atmosfera del dibattito, però, appare in ogni caso già avvelenata. La morte di Lenin, sopraggiunta immediatamente dopo la XIII Conferenza, non poteva non portare a un certo allentamento delle polemiche aperte. (…) Senza dubbio, il tono del successivo dibattito impostato subito dopo la pubblicazione delle ‘Lezioni dell’Ottobre’, è molto più elevato, ma non è possibile intendere i termini reali di quella discussione teorica senza tener conto dell’atmosfera che l’aveva preparata. In realtà, la morte di Lenin non aveva posto fine alla campagna contro Trotsky lanciata dalla XIII Conferenza; probabilmente, al contrario l’aveva resa più convulsa (…)”” (pag 137-138-139) [(1) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Scrittidi N. Bucharin, L. Trotsky, G. Zinoviev, I. Stalin, a cura di Giuliano Procacci, Editori Riuniti, Roma, 1963]”,”TROS-001-FB”
“GERRATANA Valentino; GODELIER Maurice; FERRERI Dino; CANTELLI Paolo; NASSISI Anna Maria”,”Formazione sociale e società di transizione (Gerratana); Come definire una formazione economico-sociale? L’esempio degli Incas (Godelier); Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””? (Ferreri); Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli); Il plusvalore assoluto e relativo in Marx. Per una analisi comparativa (Nassisi).”,”Sul metodo di Marx. Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli) (sui due libri allora recentemente tradotti R. Rosdolsky, Genesi e struttura del Capitale di Marx, e H. Grossmann, Marx, l’economia politica classica e il problmea della dinamica). Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”””,”TEOC-008-FB”
“GERRATANA Valentino; SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Antonio Labriola e la politica (Gerratana); Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola (Siciliani de Cumis).”,”””Del resto l’aspetto tecnico della politica, per quanto necessario, non può mai diventare una sua dimensione, se non in una forma degenerata. L’arte di trattare con gli uomini e di associarli in un lavoro comune deve servire a uno scopo; se il mezzo diventa fine a se stesso (l’aspirazione al potere per il potere) ciò che ne risulta è una dimensione degenerata e corrotta della politica, come riconosce anche Max Weber quando afferma che il puro ‘Machtpolitiker’, pur quando riesce a esercitare una forte influenza, «opera di fatto nel vuoto e nell’assurdo» (23). Proprio il confronto con un «classico» come Weber, vale a chiarire, attraverso le convergenze e le divergenze, il discorso su Labriola «uomo politico». Tre sono, com’è noto, secondo Weber, le qualità decisive per l’uomo politico, per «colui al quale è consentito di mettere le mani negli ingranaggi della storia» o, se si preferisce, per chi «ha il sentimento di avere tra le mani un filo conduttore delle vicende storiche e di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana». Sono tre qualità («passione, senso di responsabilità, lungimiranza») che ritroviamo fuse nella personalità di Labriola e che sono per lui strutture costitutive della sua dimensione della politica. «Passione», non nel senso di semplice «fermento interiore», che sbocca spesso in quella «agitazione sterile» degli intellettuali romantici di cui parlava Simmel, ma nel senso di ‘Sachlichkeit’ chiarito da Weber come «dedizione appassionata a una causa» (24). Una dedizione che richiede senso di responsabilità, verso la «causa» al cui servizio si è messo l’uomo politico, e una lungimiranza, che rende possibile questo senso di responsabilità, sono tutto ciò che distingue Labriola dai «dilettanti della politica che semplicemente “”si agitano a vuoto””» (Weber). Questa consonanza dell’ispirazione del marxista Labriola con i temi weberiani dell”ethos’ della politica è tanto più avvertibile quando si leggono le pagine di ‘Politik als Beruf’ dedicate ai difetti più gravi degli uomini politici. Al centro di essi è quel difetto assai diffuso – e dal quale forse nessuno va del tutto esente – che è la vanità. Ma mentre in altri campi di attività questo difetto, per quanto antipatico, risulta relativamente innocuo (e ciò vale anche negli ambienti accademici, dove, secondo Weber, è «una specie di malattia professionale»), nell’uomo politico diventa la fonte delle peggiori perversioni, perché lo porta a smarrire la «causa» che lo giustifica e a peccare di «mancanza di responsabilità» (pag 571) [(23) M. Weber, ‘Politik als Beruf’, in op. cit., p. 547 (trad. it., cit., p. 136); (24) Ivi, pp. 545-546 (trad. it., cit., pp. 133-134)] [dal saggio di Valentino Gerratana]; ‘Tre qualità, passione, senso di responsabilità, lungimiranza che ritroviamo fuse nella personalità di Antonio Labriola’ “”Una linea di soluzione è nella capacità di guardare alla dimensione storica della politica attraverso il prisma della politica quotidiana; che non è necessariamente la politica del giorno per giorno, della politica di corridoio e di intrigo, quella che Gramsci chiamava la «piccola politica». Gramsci riproponeva appunto il problema delle dimensioni della politica attraverso la contrapposizione di «grande politica» e di «piccola politica»: «La grande politica comprende le quistioni connesse con la fondazione di nuovi Stati, con la lotta per la distruzione, la difesa, la conservazione [e la trasformazione, possiamo aggiungere oggi] di determinate strutture organiche economico-sociali. La piccola politica le quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per la lotta di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica». (…) E’ merito di Labriola, socialista laico, di aver compreso già prima di Gramsci – altro socialista laico – che far politica con la «piccola politica» è non solo affare da dilettanti ma anche il classico mondo con cui le vecchie classi dominanti riescono a tenere le masse lontano della politica”” (pag 579-580) [saggio di Valentino Gerratana]”,”LABD-115″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”E’ una documentata analisi economica e storica. Le tesi alla quali giunge l’A, in termini abbastanza definitori, nonostante la vivace polemica sollevata da Edward CARR e di cui c’è traccia in questo libro, da una parte negano l’interpretazione di Max WEBER relativa al rapporto tra protestantesimo e nascita del capitalismo e dall’altra negano che lo sviluppo industriale su basi classiste quale si ebbe in UK possa valere come modello per paesi come RUS e IT… GERSCHENKRON nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze pol a Vienna nel 1929. Trasferitosi in USA nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente insegna storia econ alla Harvard Univ. Tra i suoi lavori ricordo: ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’.”,”RUSx-025″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”GERSCHENKRON è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ (EINAUDI, 1970).”,”STOx-051″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”Alexander Gerschenkron, nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in Scienze politiche a Vienna nel 1929. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente, insegna Storia economica alla Harvard University.”,”EURE-056-FL”
“GERSCHENKRON Alexander”,”Bread and Democracy in Germany.”,”È un’analisi del rapporto tra la democrazia e la protezione dei prodotti agricoli, in particolare grano, in Germania I farmers tedeschi condividono una piena responsabilità per l’avvento del fascismo nel loro paese (v. retroc)”,”GERE-038″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”Alexander Gerschenkron è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ ((Einaudi 1970). Le “”quattro famose lettere”” di Engels a proposito della concezione materialistica della storia “”Nelle discussioni metodologiche degli storici dell’economia, la concezione materialistica della storia, è, di solito, assunta come un esempio di determinismo. Ma, in primo luogo, non è poi così sicuro (come molti sembrano credere) che la concezione materialistica della storia abbia carattere deterministico; in secondo luogo, è molto probabile che il suo significato nella storia economica sia stato fortemente sopravvalutato. Affermando che la struttura economica determina il carattere della sovrastruttura, la concezione materialistica della storia sembrava esaltare l’importanza della storia economica; al tempo stesso, però, il forte rilievo dato al nesso tra fenomeni economici e fenomeni extraeconomici ha spinto molti studiosi ad interessarsi di questioni che con la storia dell’economia hanno ben poco a che fare. Che i dipinti di Rembrandt, i drammi di Shakespeare o i romanzi di Tolstoj possano essere spiegati facendo riferimento, in modo diretto od indiretto, alle sottostanti condizioni economiche, è cosa che travalica completamente il campo d’interessi degli storici dell’economia. Tuttavia, l’implicita tendenza della dottrina a considerare come autosufficienti gli avvenimenti che si producono nella sfera economica e a vedere, di conseguenza, nella tecnologia e nei suoi sviluppi, dei fattori economici endogeni, ebbe un peso non indifferente nel modo di concepire lo studio della storia economica. Questa posizione dogmatica non poté esser mantenuta a lungo: nelle sue famose «quattro lettere» (10), Engels ammise l’esistenza di un’interazione tra il fattore economico e i fattori non economici e affermò che, secondo la concezione materialistica della storia, l’elemento economico determina solo «in ultima analisi» lo svolgimento concreto degli avvenimenti. Ma era una posizione difficilmente difendibile. Una volta ammessa l’esistenza di un circolo di cause e di effetti, nel senso che i fattori economici influenzano i fattori politici, e questi ultimi, a loro volta, reagiscono sull’economia, un’«ultima analisi» (o «ultima istanza») diventa impossibile. In un circolo non vi è nessun «primo» e nessun «ultimo», soprattutto se la realtà economica si presenta all’osservatore come una molteplicità di circoli intersecantisi e di circoli nei circoli”” (pag 45-46) [Alexander Gerschenkron, ‘La continuità storica. Teoria e storia economica’, Einaudi, Torino, 1976] [(10) M.M. Bober, Karl Marx’ interpretation of history, Cambridge, Mass., 1948, pp. 306-10]”,”STOx-020-FSD”
“GERVASINI Virginia, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola (1937-1939).”,”””Dopo terribili bombardamenti, Barcellona è “”caduta”” senza combattere, e con essa soccombe tutta la Catalogna rivoluzionaria. La ciarlataneria di Negrin – il quale dichiara che “”salverà la situazione”” perché “”la Repubblica dispone ora di combattenti in perfetta forma, di materiale bellico in abbondanza e di coraggio da vendere””… – non ha altro scopo che quello di occultare, agli occhi degli operai ingannati dalle belle frasi del Fronte Popolare, la bancarotta di quest’ultimo, che persino il Le Peuple definisce come una “”disfatta””.”” (pag 17)”,”MSPG-119″
“GERVASIO Gennaro”,”Da Nasser a Sadat. Il dissenso laico in Egitto.”,”‘Alla memoria del mio maestro Pier Giovanni Donini’ GERVASIO Gennaro dottore di ricerca all’Istituto Orientale di Napoli, attualmente è professore a contratto all’Università di Milano. Qui riprende la sua tesi di dottorato del 2005 (Univ. di Napoli, L’Orientale) dal titolo: ‘Intellettuali e marxismo. Per una storia dell’opposizione laica in Egitto, 1967-1981’. “”Gli arresti del 1959 colpirono tutte le tendenze della sinistra egiziana, inclusi elementi non marxisti come Louis ‘Awad oppure non radicali, come la redazione di ‘al-Masã’ fino ai leader di ‘Haditü’, benché questi ultimi fossero usciti dal PCE proprio per mantenere il proprio sostegno al ‘rais’. Il periodo di internamento in diverse prigioni nel deserto doveva durare fino al 1964 e all’inizio fu caratterizzato da torture e maltrattamenti di ogni tipo, di cui doveva fare le spese Suhdi ‘Atiyyah al-Safii, uno dei più brillanti teorici del marxismo egiziano, morto sotto tortura il 15 giugno 1960″”. (pag 61)”,”MVOx-013″
“GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco GERVASONI (Milano, 1968) ha conseguito il dottorato di ricerca in ‘Storia politica dell’ età contemporanea’ presso l’ Univ di Paris-VIII. Attualmente è borsista presso l’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: -Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917 (MILANO, 1997) -Georges Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque (MILANO, 1997) -La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi (MILANO, 1998). Ha inoltre curato l’ edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero GOBETTI (Parigi, 1999).”,”GRAS-026″
“GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco GERVASONI (Università degli studi di Milano) ha pubblicato: ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917′ (MILANO, 1997), ‘George Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque’ (MILANO, 1997).”,”MITS-099″
“GERVASONI Gianni”,”Il teatro italiano nel Settecento. Metastasio, Goldoni, Alfieri. Un melodramma, due commedie e due tragedie.”,”Tesi: ‘700, secolo d’ oro del teatro italiano. “”Per me signore, non posso dissimulare: non mi piace, lo trovo cattivo, e non posso dir che sia buono. Lodo chi sa fingere. Ma chi sa fingere in una cosa, saprà fingere nell’ altre ancora””. (pag 124, Goldoni, La locandiera)”,”ITAG-134″
“GERVASONI Marco”,”Raymond Poincaré.”,”GERVASONI Marco (Milano, 1968) è professore ordinario di storia contemporanea all’Università degli studi del Molise. E’ presidente del Comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi. Tra le sue pubblicazioni: ‘François Mitterand, una biografia politica e intellettuale’ (2007), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013), e con Simona Colarizi ‘La tela di Penelope. Storia della seconda repubblica’ (2012) Nato nel 1860, Raymond Poncaré presidente della Repubblica francese prima, durante e dopo la guerra (1913-1920) fu un forte sostenitore dell’entrata della Francia nel conflitto (del quale attribuì la responsabilità alla Germania), sembra anche nel tentativo di ridare al suo Paese l’Alsazia-Lorena. Patriota intransigente, soprannominato ‘Poincaré la Guerre’, fu un fautore della vittoria a tutti i costi e sostenitore dell’offensiva a oltranza. Nominando George Clemenceau alla Presidenza del Consiglio nel 1917, pur detestandolo, si assicurò l’operato di un politico energico che portò la Francia alla vittoria. Al tavolo delle trattative di pace difese strenuamente i diritti francesi, fino a occupare la Ruhr, nel 1924. Al suo funerale, dieci anni dopo, la Francia ebbe opposte reazioni. “”Il debole governo guidato da Ribot cadde nel settembre 1917. Il Presidente della Repubblica incaricò allora l’ex ministro della Guerra Painlevé. Nel suo governo la principale novità, non positiva per la sua tenuta, era l’uscita dei socialisti: nella SFIO prendevano sempre più piede le tesi favorevoli alla pace immediata. Infatti, il nuovo governo era, se possibile, ancora più fragile del precedente, soprattutto di fronte ai mesi terribili del crollo della Russia, delle difficoltà dell’Italia durante la rotta di Caporetto, tanto che Ribot, agli Esteri, fu costretto quasi subito alle dimissioni. In Parlamento, il governo era criticato dai socialisti e da una fetta dei radicali che obbedivano a Clemenceau, che si presentava sempre più come il solo in grado di prendere in mano le redini del Paese. Per quanto la situazione militare fosse meno preoccupante che in passato, anche perché la strategia difensiva di Pétain, in attesa dei “”carri armati americani””, aveva ridotto il numero di perdite di vite umane, nel Paese era diffusa la sensazione che si stesse perdendo la guerra. Per questo prendeva piede di imbastire trattative di pace, per non rischiare di essere schiacciati dalla Germania. Il leader politico che incarnava quest’idea era come sempre lui, Caillaux, i cui rapporti, più o meno smentiti, con figure legate a Berlino non l’avevano messo in difficoltà. (….) Non restava che chiamare a dirigere il governo l’acerimo avversario di Poincaré, Clemenceau, detto il “”Tigre””. Fu una decisione sofferta da parte del Presidente (…). Non aveva però troppa scelta, perché di dirigenti in grado di guidare il governo, per di più in una fase così drammatica, non ne erano rimasti e Clemenceau era quello più popolare (…)”” (pag 76-77)”,”QMIP-168″
“GERVASONI Marco”,”Speranze condivise. Linguaggi e pratiche del socialismo nell’Italia liberale.”,”””A partire dal febbraio del ’15 si crea a Milano un clima di violenza, con manifestazioni spesso assai aggressive, volute soprattutto da Serrati. La Sezione milanese non fa, in questo, che anticipare la strategia nazionale che Lazzari imporrà dal 13 maggio, contrapporre comizi ai comizi, «dimostrazioni dimostrazioni» (100). Il presidente del Consiglio Salandra non può che ordinare al prefetto milanese di vietare ogni manifestazione per diverse settimane. La Kuliscioff è come al solito molto severa con la propria parte politica, quando fa risalire la responsabilità della circolare Salandra al PSI che «fa tutto ciò il possibile per violare la libertà di parola e la libera manifestazione degli interventisti» (101). Una strategia, quella della sinistra socialista, di carattere puramente agitatorio forse perché anche Fortichiari e compagni condividono l’«illusione della neutralità» che, secondo la Kuliscioff, «nirvanizza» il gruppo parlamentare socialista lasciandolo nell’immobilità politica (102). Serrati-Agostii-Zanetta hanno poi introdotto nella sezione milanese un clima che la Kuliscioff definisce da «inquisizione» (103). Quando, in occasione del Primo Maggio, si ricomincia a manifestare, i vari agitatori si dicono equidistanti dalle parti in lotta in Europa: dalla parte di Francia e del Regno Unito c’è lo Zar; quanto ai tedeschi «barbari», «è la guerra che rende tali», mentre i soldati italiani in Libia non sono stati da meno (104). Diverso impatto hanno le manifestazioni interventiste, durante le quali Mussolini invita a ricordarsi dei «bambini mutilati nel Belgio (…) di tutte le atrocità tedesche (…) di Francesco Giuseppe e di Oberdan» (105). Seguono inviti ad annientare il nemico interno, ad assaltare aziende, uffici, organismi culturali tedeschi, consolati d’Austria-Ungheria e di Germania, la Banca Commerciale Italiana. Ciò che regolarmente avviene, pochi giorni dopo, alla notizia dell’azione parlamentare di Giolitti in direzione neutralista: una manifestazione di 150.000 persone investe i negozi tedeschi ed austriaci, fatti chiudere dalla folla interventista. Che intanto passa per i ‘locii deputati’ della memoria risorgimentale milanese: il movimento a Garibaldi in piazza Cordusio, quello delle Cinque giornate, i luoghi che rappresentano il nemico (come il consolato tedesco) (106). Il momento culminante viene però raggiunto il 16 maggio, quando una folla di centomila persone si ritrova in Piazza Duomo per dirigersi poi verso l’Arena, con cartelli sui quali campeggiano disegni caricaturali del kaiser o bambini dalle mani mutilate. Gli oratori, De Ambris, Mussolini e Corridoni salutano con simpatia gli ex-nemici Salandra e Sonnino» (107). Il discorso di Corridoni è intermente percorso da una retorica socialista rivoluzionaria, rievoca «i trucidati di Ancona» dell’anno precedente, paragonandoli ai morti di Belgio e Francia, afferma che l’Internazionale ha fallito perché fondata su un internazionalismo «mercantile e cooperativizzato». La sera un nuovo corteo si chiude al Teatro Carcano con il canto della Marsigliese (108). Per Giuseppe De Falco, ex socialista e ora braccio destro di Mussolini, le manifestazioni milanesi interventiste dimostrano che la battaglia antimilitarista condotta dai socialisti prima della guerra trova logico sbocco nella guerra contro Austria e Germania che, con la loro presenza, hanno obbligato le altre nazioni a costruire «armamenti sproporzionati» (109). E i socialisti? Di fronte alla settimana di manifestazioni interventiste la loro azione appare in sordina. Prevale, nota Valiani, «l’interventismo nell’insieme non come seguito di massa (…) per la sua molto maggiore risolutezza ed unità d’azione» (110). La sola repressione da parte delle forze dell’ordine non può infatti spiegare la debolezza delle manifestazioni socialiste”” (pag 222-223) [(100) “”Avanti!””, 13 maggio 1915; (101) A. Kuliscioff a F. Turati, 27 febbraio 1915 in F. Turati e A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, IV, 1915-18. La grande guerra e la rivoluzione’, t. I., a cura di F. Pedone, Torino, 1977, pag 14; (102) A. Kuliscioff a F. Turati, 6 marzo 1915, in loc. cit., pag 41, (103) A. Kuliscioff a F. Turati, 11 marzo 1915 in loc. cit., pag 58. Sull’unilateralismo dell’azione di Zanetta, Repossi ecc. cfr. il rapporto del Gabinetto di Prefettura, 23 marzo 1916 cit. in M. Mingardo, ‘Mussolini, Turati e Fortichiari’, cit. pag. 122. Cfr. anche F. Fabbri, ‘L’azione politica di G.M. Serrati nel periodo della neutralità’, ‘Rivista storica del sociaslimo’, 32, 1967, pagg. 83-147 e L. Cortesi, ‘Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno’, 2 voll, Roma Bari, 1977, vol. I, pagg 85-135; (104) ‘Il primo maggio a Milano’, “”Avanti!””, 3 maggio 1915; (105) B. Mussolini, ‘Occhio per occhio!’, “”Il Popolo d’Italia””, 7 maggio 1915; (106) “”Il Popolo d’Italia””, 14 maggio 1915; (107) Per i quali Corridoni, anche se in partenza per il fronte (e anzi proprio per questo!) rimane ancora un nemico cfr. Questore al Comm. Civile, 26 luglio 1915, Asmi, Gab. Prefettura, f. 1043; (108) “”Il Popolo d’Italia””, 17 maggio 1915; (109) G. De Falco, ‘L’ora estrema’, “”Il Popolo d’Italia””, 18 maggio 1915; (110) L. Valiani, ‘Il Partito socialista italiano nel periodo della neutralità, 1914-15’, cit. p. 12]”,”MITS-438″
” GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”GRAS-004-FL”
“GERVASONI Marco”,”François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAV-005-FL”
“GERVASONI Marco”,”Georges Sorel, una biografia intellettuale. Socialismo e liberalismo nella Francia della Bella Époque.”,”Marco Gervasoni (Milano; 1968) ha scritto saggi sul sindacalismo rivoluzionario francese durante la III Repubblica, e ha pubblicato ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’immagine del potere, 1871-1917’ (1997); ‘Il movimento operaio tra neutralismo e interventismo’ in ‘Milano in guerra, 1914-18’ a cura di A. Riosa (1997). Ha curato l’edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero Gobetti (1997). “”L’apprezzamento per Lenin non significa però in Sorel il recupero del marxismo. Al contrario, egli si rivolse dopo la guera con ancora maggior interesse verso la figura di Proudhon. (…) Si può dire che per Sorel, in questo momento, fosse più utile lo studio di Proudhon che quello di Marx…”” (pag 432) (Cap. VI. L’avvenire dell’Europa: dalla Grande guerra alla crisi del socialismo’ Par. 3. La grande catastrofe: la Rivoluzione bolscevica e il terremoto europeo)”,”TEOC-767″
“GERVASONI Marco a cura, testi di Benoit MALON Jules VALLÈS Leon GAMBETTA Paul BROUSSE Jules GUESDE Fernando PELLOUTIER Jean GRAVE Leon BOURGEOIS Georges CLEMENCEAU Alexandre MILLERAND Georges SOREL Jean JAURES Charles VERECQUE Georges RENARD Albert THOMAS Eugene FOURNIERE Hubert LAGARDELLE Edouard BERTH Aristide BRIAND Leon JOUHAUX Lucien HERR Jean ALLEMANE Robert MICHELS Charles PEGUY”,”Il richiamo della Bastiglia. Le immagini del potere e la sinistra in Francia (1871-1917)”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAD-011-FL”
” GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”MITS-023-FL”
“GERVASONI Marco”,”La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla rivoluzione a Marine Le Pen.”,”Marco Gervasoni (Milano, 1968) isnegna Storia contemporanea all’Università del Molise e Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma. È editorialista del ‘Messaggero’. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘F. Mitterand una biografia politica e intellettuale’ (2007), una storia della Seconda Repubblica con S. Colarizi (2012), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013) e un volume sulla politica del Quirinale nell’Italia repubblicana (2015). ‘Alla stessa stregua del giacobinismo, il nazionalismo è plebiscitario: propone di abbattere il parlamento fonte di corruzione per instaurare un regime di «vera» democrazia, quella diretta che poggia sulla sovranità delle masse incarnata in un capo e sul vincolo di mandato, cioè sulla possibilità degli elettori di far decadere i parlamentari quando «tradiscono il popolo» – la vecchia rivendicazione sanculotta in quel momento sostenuta pure da tutti i socialisti, marxisti compresi. Il nazionalismo, figlio della tradizione giacobina, è tutt’altro che ostile al suffragio universale, non vuole un monarca ma un capo, legittimato dalle folle. Il nazionalismo, se non eredita in toto l’anticlericalismo giacobino, è tuttavia libero dai presupposti teologico-politici della cultura controrivoluzionaria e difende la Chiesa cattolica soprattutto come organizzazione capace di mantenere l’ordine gerarchico. Per i nazionalisti la sola divinità è la Francia, a cui tutto deve essere subordinato. Il nazionalismo, non diversamente dal giacobinismo, è infine anticapitalista, ostile al libero mercato e al ‘free trade’, favorevole ai lavoratori, i cui bisogni non sono riconosciuti dai padroni «feudatari»; domina nell’immaginario del primo nazionalismo «la nostalgia di una vecchia Francia artigianale e contadina», la «costante protesta contro il denaro e la dominazione della borsa e della finanza», propria di «un movimento di difesa, di ripiego, di chiusura su se stesso di un corpo ferito» (79). I lavoratori, a cui i nazionalisti si rivolgono, sono beninteso quelli francesi, a cui essi offrono un «socialismo nazionale», endiadi coniata dal giovane scrittore Maurice Barrès, autore di romanzi esaltanti «il culto dell’io», la «potenza della vibrazione» dell’individuo, la «forza delle emozioni». Frequentatore di anarchici e bohémien, Barrès è attratto dal generale Boulanger in quanto «forza della gioventù» contro «i chiacchieroni del parlamento» (80), si definisce socialista, è amico di Jaurès, da deputato siede all’estrema sinistra, come molti boulangisti. Oltre alla revisione della Costituzione, alla Camera Barrès si impegna per la protezione del «lavoro francese» ‘contre les étrangers’. Enorme è il numero di immigrati, denuncia Barrès, che «invadono» il lavoro e persino le professioni liberali. Arrivano in Francia esentati dal servizio di leva, percepiscono salari più alti rispetto ai paesi da cui provengono (Italia, Spagna, Portogallo, Polonia), privilegiati dagli industriali che li pagano assai meno di quanto costa la manodopera francese. Sostengono l’immigrazione tanto i liberali quanto i socialisti marxisti, entrambi, anche se per ragioni opposte, favorevoli al libero scambio e convinti, sulla scorta dell’economista Léon Say, che il «mondo sia una grande fabbrica»’ (pag 81-82) [(79) ‘Le nationalisme française’, cit., pp. 18, 26; (80) M. Barres, ‘La jeunesse boulangiste’, in “”Le Figaro””, 19 maggio 1888] Maurice Auguste Barrès è stato uno scrittore e politico francese, figura di spicco del nazionalismo francese repubblicano. Nascita: 19 agosto 1862, Charmes, Francia Morte: 4 dicembre 1923, Neuilly-sur-Seine, Francia Endiadi. Figura retorica per cui un concetto viene espresso con due termini coordinati al posto di due termini in rapporto di subordinazione, di solito due sostantivi al posto di un sostantivo determinato da un aggettivo o da un complemento: Notte e ruina (Leopardi) «tenebrosa rovina».”,”FRAP-130″
“GERWARTH Robert”,”La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra, 1917-1923.”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich. La sconfitta della rivoluzione tedesca. (Capitolo 9: Radicalizzazione) “”Un elemento centrale del mito della pugnalata alla schiena era l’idea, talvolta implicita ma più spesso esplicita, che il tradimento avrebbe dovuto essere vendicato in un «giorno del giudizio» nel quale il «nemico interno» sarebbe stato combattuto crudelmente e senza pietà. Significativo a questo proposito è quello che scrisse ai suoi familiari Manfred von Killinger, famigerato capo dei ‘Freikorps’, già ufficiale di marina e futuro ambasciatore nazista a Bucarest: «Ho fatto una promessa a me stesso, Padre. Senza lottare con le armi, ho consegnato la mia torpediniera ai nemici e ho visto ammainare la mia bandiera. Ho giurato che mi vendicherò contro i responsabili di tutto ciò» (21). La decisione di Noske di reclutare questo tipo di uomini per tentare di reprimere la temuta minaccia bolscevica offriva quindi loro un’opportunità per mettere in atto le fantasie di vendetta violenta che nutrivano con l’autorizzazione dello Stato. Fu a Berlino, nel gennaio del 1919, durante la repressione della rivolta spartachista, che esplose l’odio represso contro la rivoluzione di novembre e i suoi sostenitori. L’11 gennaio i ‘Freikorps’ marciarono su Berlino, prendendo d’assalto il quartiere in cui si trovavano le sedi di vari quotidiani. Cinque comunisti che si trovavano nell’edificio del «Vorwärts» vennero catturati mentre cercavano di negoziare i termini della loro resa, e uccisi insieme a due corrieri intercettati. Nei violenti combattimenti che si tennero per strada, rimasero uccise circa 200 persone; altre 400 vennero arrestate. Quel pomeriggio Noske guidò una parata militare nel centro di Berlino per celebrare la vittoria delle sue forze dell’ordine sugli avversari comunisti (22). Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i due membri di spicco del Comitato centrale del Partito comunista, cercarono di sottrarsi alla vendetta omicida nascondendosi e cambiando continuamente alloggio a Berlino. Il loro ultimo nascondiglio fu un appartamento nel ricco sobborgo di Wilmersdorf, dove scrissero i loro ultimi articoli per «Die Rote Fahne». Liebknecht pubblicò il suo vibrante testo ‘Trotz alledem!’ (Nonostante tutto ciò), nel quale ammetteva la temporanea sconfitta ma incitava i suoi seguaci a proseguire la lotta. I tempi per una rivoluzione comunista non erano ancora maturi, scriveva: «L’orrenda colata di fango controrivoluzionaria degli elementi arretrati del popolo e delle classi proprietarie l’ha sommersa». E poi: «Gli sconfitti di oggi saranno i vincitori di domani» (23). Rosa Luxemburg riecheggiava questi sentimenti in un intenso editoriale intitolato sarcasticamente ‘L’ordine regna a Berlino’: «Stupidi scagnozzi! Il vostro ‘ordine’ è costruito sulla sabbia. Domani la rivoluzione ‘si leverà di nuovo con gran fragore’, e annuncerà con la fanfara, con vostro terrore: ‘Io era, io sono, io sarò!» (24). La sera del 15 gennaio 1919, elementi di formazioni paramilitari di destra irruppero nell’appartamento. Liebknecht e Luxemburg furono arrestati e consegnati alla Garde-Kavallerie-Schützen-Division, unità di élite del vecchio esercito imperiale, ora sotto il comando di un famigerato antibolscevico, il capitano Waldemar Pabst (25). Nella sede del comando della divisione, all’esclusivo Hotel Eden, Liebknecht fu aggredito, coperto di sputi e abbattuto a colpi di calcio di fucile. Più tardi, alle 10.45, il capo comunista, privo di sensi, venne portato nel Tiergarten, il più grande parco del centro di Berlino, e ucciso con tre colpi sparati a bruciapelo (26). Quando i soldati fecero ritorno all’hotel, Luxemburg era seduta nell’ufficio allestito provvisoriamente per Pabst, e leggeva il ‘Faust’ di Goethe. Anche lei venne colpita due volte al volto con il calcio di un fucile. Sanguinava copiosamente, e venne trascinata in un’auto. Dopo un breve tragitto, un tenente saltò sul predellino di sinistra della vettura e la uccise con un solo colpo alla testa. Il cadavere venne gettato nel Landwehrkanal, e sarebbe stato ritrovato solo diverse settimane più tardi (27). Anche dopo la repressione della rivolta spartachista, nella capitale tedesca la situazione rimase instabile, tanto che l’Assemblea costituente appena eletta si riunì non nella capitale, ma a Weimar, una città di provincia. Nel corso della primavera del 1919 alcune zone della Germania continuarono ad essere interessate da agitazioni rivoluzionarie. Nella nevralgica zona industriale della Rühr e nella Germania centrale una serie di scioperi chiedevano la nazionalizzazione dell’industria mineraria. A Dresda il ministro della Guerra della Sassonia, Gustav Neuring, venne buttato nell’Elba, poi ucciso mentre tentava di raggiungere la riva. Quando il 9 marzo 1919, in reazione agli scioperi e ai disordini in corso a Berlino, Noske ordinò alle truppe governative di sparare a vista su chiunque portasse un’arma, i suoi uomini seminarono il panico nella capitale. Le forze governative attaccarono gli avversari utilizzando mitragliatrici, carri armati e perfino aeroplani per lanciare bombe, lasciando sul terreno un migliaio di morti. La rivolta di marzo fornì anche una comoda scusa per attuare una resa dei conti da lungo tempo attesa; i soldati uccisero Leo Jogiches, ex compagno di Rosa Luxemburg e suo successore alla direzione di «Die Rote Fahne», e ventinove membri della ‘Voksmarinedivision’ che avevano inflitto un’umiliante sconfitta alle truppe governative nella battaglia della vigilia di Natale del 1918 (28). L’agitazione si diffuse anche a Monaco, dove la rivoluzione, inizialmente incruenta, nella primavera del 1919 si radicalizzò. Nel novembre 1918 le manifestazioni di piazza avevano costretto il re di Baviera, Luigi III, ad abdicare e a fuggire in Austria. Un Consiglio socialista degli operai, dei soldati e dei contadini proclamò a quel punto una Repubblica bavarese indipendente sotto la guida di Kurt Eisner (…)”” [(23) Karl Liebknecht, ‘Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze’, Dietz, Berlin, 1952, pp. 505-520; (24) Rosa Luxemburg, ‘Politische Schriften’, a cura di Ossip K. Flechtheim, vol. III, Eurpäische Verlags-Anstalt, Frankfurt am Main, 1975, pp. 203-209 (in particolare p. 209); (25) Sulla loro scoperta e il loro arresto s veda Klaus Gietinger, ‘Eine Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, Edition Nautilus, Hamburg, 2008, p. 18; Su Pabst , si veda Klaus Gietinger, ‘Der Konterrevolutionär: Waldermar Pabst – eine deutsche Karriere’, Edition Nautilus, Hamburg, 2009; (26) Su come venne trattato Liebknecht, si veda la sintesi dei riscontri raccolti contenuta in BA-MA PHS v/2, 206-220 (‘Schriftsatz in der Untersuchungsache gegen von Pflugk-Harttung und Genossen’, Berlin, den 15 März 1919) e 221-227; (27) Per la descrizione delle modalità dell’uccisione di Rosa Luxemburg al Tiergarten (secondo quanto riferito da Pflugk-Harttung il giorno successivo), si veda ‘Die Weizsäcker-Papiere 1900-1934’, a cura di Leonidas E. Hill, Propyläen, Berlin, 1982, p. 325; cfr. anche Klaus Gietinger, ‘Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, pp. 37 e 134 (allegati , doc. 1). Si veda inoltre la documentazione contenuta in BA-MA PH8 v/10, soprattutto 1-3, ‘Das Geständinis Otto Runge, 22 Jan. 1921; (28) Winkler, ‘Von der Revolution’, cit., pp. 171-182; Jones, ‘Violence and Politics’, cit., pp. 313-350 (in particolare pp. 339-340)] (pag 115-118)”,”EURQ-004″
“GERWARTH Robert”,”November 1918. The German Revolution.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Tra le opere più recenti citate in bibliografia: – Eckart Conze, ‘Die grosse Illusion: Versailles und dieNeurordnung der Welt’, Munich, Siedler Verlag, 2018 – Hans-Jorg Czech, Matthes Olaf, Ortwin Pelc, Revolution? Revolution!. Hamburg 1918-19′, Wachholtz, Hamburg, 2018 – Heiko Holste, Warum Weimar? Wie Deutschlands erste Republik zu ihrem Geburtsort kam, Bohlaus, Vienna, 2018 – Jones Mark, ‘Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918-1919’, Cambridge University Press, 2016 – Dominik Juhnke Judith Prokasky Martin Sabrow, ‘Mythos der Revolution: karl Liebkecht, das Berilner Schloss und der 9. November 2018, Munich, Carl Hanser Verlag, 2018 – Detlef Lehnert (a cura), Revolution 1918-19 in Norddeutschland, Berlin, Metropol Verlag, 2018 – Martin Rackwitz, ‘Kiel 1918: Revolution. Aufbruch zu Demokratie und Republik, Kiel, Wachholtz, 2018 – Leonard V. Smith, Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919′, Oxford, Oxford University press, 2018 (da R. Gerwarth, November 1918. The German Revolution’, Oup, 2020)”,”QMIP-007-FSL”
“GERWARTH Robert MANELA Erez, a cura; saggi di Mustafa AKSAKAL Richard BOSWORTH e Giuseppe FINALDI Jones HEATHER Peter HASLINGER Joshua SANBORN Richard S. FOGARTY Bill NASSON Stephen GARTON Filipe RIBEIRO DE MENESES Frederick R. DICKINSON XU GUOQI Christopher CAPOZZOLA Leonard V. SMITH”,”Empires at War, 1911-1923.”,”Non viene considerata la Spagna. Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Italia invade la Libia nel 1911 e nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale Italia invade l’ Etiopia nel 1935 e nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. La guerra d’Etiopia fu un conflitto tra l’Italia fascista e l’Etiopia che durò dal 3 ottobre 1935 al maggio 1936. L’Italia, guidata da Mussolini, voleva espandere il suo impero coloniale in Africa e sfruttare le ricchezze naturali dell’Etiopia. L’Etiopia, invece, era uno dei pochi paesi africani indipendenti e resistette all’invasione. La guerra si concluse con la vittoria italiana e l’annessione dell’Etiopia all’Africa Orientale Italiana. (Bing)”,”QMIP-009-FSL”
“GERWARTH Robert HORNE John, a cura; saggi di William G. ROSENBERG Robert GERWARTH John HORNE Pertti HAAPALA Marko TIKKA Emilio GENTILE Serhy YEKELCHYK Tomas BALKELIS John Paul NEWMAN Ugur Umit UNGOR John EICHENBERG Anne DOLAN”,”War in Peace. Paramilitary Violence in Europe after the Great War.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. John Horne è Professore di Storia moderna europea al Trinity College di Dublino”,”QMIP-017-FSL”
“GERWARTH Robert”,”The Vanquished. Why the First World War Failed to End, 1917-1923. (I vinti. Perché la Prima Guerra Mondiale non è riuscita a finire)”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich.”,”QMIP-025-FSL”
“GESANO Giuseppe HEINS Frank LORI Agostino BRUNETTA Renato CUCCIARELLI Alberto CONTINI Bruno GEROLDI Gianni, monografie”,”Le pensioni domani. Primo rapporto sulla previdenza in Italia promosso dall’INPS.”,”Un’aggiornata analisi degli equilibri economico-finanziari e delle tendenze evolutive del sistema previdenziale. monografie di: Giuseppe GESANO Frank HEINS Agostino LORI Renato BRUNETTA Alberto CUCCIARELLI Bruno CONTINI Gianni GEROLDI”,”ITAE-068-FL”
“GEST Alain BRARD J.P. SAUVAIGO S. e altri”,”Il Rapporto Guyard. “”Le Sette in Francia””. Documento n° 2468 redatto a nome della Commissione di inchiesta sulle Sette. Riportato alla Presidenza dell’ Assemblea Nazionale il 22 dicembre 1995 e rilasciato a Parigi nel 1996.”,”Formazione commissione inchiesta: Alain GEST Presidente, Jean-Pierre BRARD, Suzanne SAUVAIGO vicepresidenti. Tra i relatori: Alain GEST Jean GENEY Jean GRAVEL Jacques GUYARD Pierre LANG Gerard LARRAT e altri.”,”RELx-035″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’ Unità d’ Italia all’ età giolittiana.”,”””Il PSI carrarese faceva così proprie le posizioni espresse pochi giorni prima dall’ uomo di punta della corrente sindacale socialista, Angiolo Cabrini, che dalle colonne dell’ “”Avanti!”” si era pronunciato, dopo il nuovo eccidio proletario, “”per lo sciopero generale come possibilità a breve scadenza””. Lo sciopero generale era stato successivamente al centro della discussione svoltasi nell’ agosto del 1904 ad Amsterdam, in sede di VI Congresso dell’ Internazionale socialista. La risoluzione approvata al termine del lavoro affermava l’ impossibilità di “”uno sciopero generale veramente completo””, mettendo in guardia la classe operaia contro la propaganda anarchica dello sciopero generale, che faceva perder di vista al proletariato i reali, concreti e quotidiani obiettivi di lotta. La risoluzione ammetteva purtuttavia come “”un eccellente metodo per ottenere importanti riforme sociali o per difendere dagli attacchi dei reazionari i diritti della classe operaia”” ampi scioperi nelle industrie chiave. La mozione approvata ad Amsterdam ribadiva dunque contro la concezione anarchica dello sciopero generale, quella socialista dello “”sciopero di massa””, già esperimentato da alcuni partiti aderenti alla II Internazionale. Naturalmente lo “”sciopero di massa””, essendo un’ azione estremamente impegnativa, doveva rappresentare l’ extrema ratio per affermare rivendicazioni di carattere politico, mentre il suo uso nelle normali lotte di categoria veniva escluso per “”un criterio di saggia economia delle forze e di tattica elementare””””. (pag 322)”,”MITT-204″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976) “”Insomma, gli scioperi sindacalisti lanciati nelle campagne padane durante il biennio 1907-8 non si concludevano, come ben suggerisce Campolonghi, a Parma con una sconfitta. Animati da sentimenti profondi – tanto da far dubitare ad Argenta l’ eroe del Brocchi, quel Cerri così severo verso gli scioperi sindacalisti urbani, se quello non fosse il metodo di lotta giusta per le campagne – entrano nel mito, vengono ad arricchire quell’ entroterra etico-religioso delle masse contadine che, assieme – certo – alla persistenza di precise realtà strutturali, garantiva – al di là delle brusche cesure – il rifiorire dell’ organizzazione di classe, della “”civiltà delle leghe””. (pag 172) Lettera di dimissioni di Lorenzo Gestri dal partito socialista italiano (PSI) (1992). (pag 173)”,”MITT-223″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976)”,”MITS-404″
“GESTRI Federico PEZZA Cecilia, a cura di Gianluca LACOPPOLA; coordinamento scientifico della ricerca di Roberto BIANCHI e Simone NERI SERNERI”,”L’antifascismo nelle fabbriche fiorentine. Storia di una lunga resistenza, 1921-1944.”,”Cecilia Pezza (1986) laureata in storia (Univ. di Firenze). Federico Gestri, Prato, 1989, diploma di laurea triennale in Storia moderna e contemporanea (Univ. di Firenze).”,”ITAR-310″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’Unità d’Italia all’età giolittiana.”,” Circolo anarchico ‘Marx Karl’ (pag 129, 131, 351, 352)”,”MITT-004-FMB”
“GETTING André”,”La securité sociale.”,”GETTING André è Amnistrateur civil al ministero del lavoro e della sicurezza sociale.”,”FRAS-021″
“GETTO Giovanni PORTINARI Folco”,”La prosa dal Carducci ai contemporanei.”,”””Veggono sempre meglio quanta maggiore area occupi la miseria della ricchezza; i tristi sobborghi del Bronx quanto più sterminati sieno di Park e Fifth Avenue. Ma Fifth,, Park e la ricchezza sono i loro soli pensieri. Certo, questa illusione a volte diventa realtà. O almeno diventava fino al 1929. E le si debbono non poche opere, non poche fortune, e in fondo la stessa folle grandiosità dell’architettura americana, la stessa bellezza eroica dei grattacieli. Ma in compenso quante vite fallite, falsate, grame. Né s’aprono gli occhi col tempo, con le sciagure. L’animo amareggiato dovrebbe inclinare, se mai, all’opposta ingiustizia: lamentare volentieri gli squallidi quartieri in cui l’esistenza è rimasta confinata; deridere o dimenticare la gloria e i monumenti di Bassa Città. Macché. (…)”” (pag 531-532, da ‘America, primo amore’, di Mario Soldati)”,”ITAB-295″
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks 1932 – 1939.”,”J. Arch GETTY è professore di storia moderna russa all’ Univ di California, Riverside. E’ autore di vari libri e numerosi articoli sulla storia sovietica. Oleg V. NAUMOV è deputy director dell’ Archivio moscovita RTsKhIDNI.”,”RUSS-070″
“GETTY Arch J. NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”I documenti sono presi dal Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History (RTsKhIDNI), il Central Repository of Recent Documentation (TsKhSD) e lo State Archive of the Russian Federation (GARF). GETTY Arch J. (1950-) “”Cominciando nel 1927 Stalin sponsorizzò una serie di requisizioni forzate del grano nelle campagne, ed ufficiali locali del partito furono mobilitati per forzare i contadini a mettere sul mercato le loro riserve di grano a prezzi fissi. Bucharin fu orrorizzato. Egli non era un cieco partigiano del mercato ed era stato a favore di una stretta controllata dei contadini ricchi (kulak). Ma le “”misure straordinarie”” di Stalin andavano troppo lontano, colpendo pure i contadini medi; ogni campagna radicale e volontaristica minacciava di alienare l’ intera classe dei contadini e di distruggere i fondamenti pro mercato della NEP. Bucharin, Rykov, e Tomsky protestarono all’interno del Politburo””. (pag 41)”,”RUSS-190″
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. List of tables, Preface, Introduction, Conclusion, Appendix: The Kirov assassination, Bibliographic essay, Notes, Index,”,”RUSS-075-FL”
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. Oleg V. Naumov is deputy director of the Moscow archive RGASPI. Archival Research Team N.V.MURAVEVA, E.P. KARAVAEVA, and E.E. KIRILLOVA, Translations by Benjamin SHER, Illustrations follow page 244, Preface, Acknowledgments, Translator’s Acknowledgments, Notes on Transliteration and Terminology, A Note on the Documents, Soviet Organizational Acronyms and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Appendixes: 1. Numbers of Victims of the Terror, 2. Biographical Sketches, Index of Documents, Index,”,”RUSS-092-FL”
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside.”,”RUSS-011-FV”
“GETZLER Israel”,”L’ epopea di Kronstadt 1917 – 1921.”,”I. GETZLER, di origine russa, è nato a Berlino dove ha studiato fino all’ inizio degli anni 1930 quando è dovuto emigrare a Melbourne. Specializzandosi presso la London School of Economics and Political Science, ha insegnato in Università americane e inglesi, attualmente (1982) lavora all’ Università di Gerusalemme. Di lui è stato pubblicato in italiano: – Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo, FELTRINELLI. 1978 – in Storia del Marxismo Einaudi: saggi: ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’ e ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione'”,”RIRO-177″
“GETZLER Israel”,”Nikolai Sukhanov. Chronicler of the Russian Revolution.”,”Israel GETZLER è nato nel 1920 a Berlino ed ha passato gli anni della guerra in URSS. E’ autore di una biografia di MARTOV e di altri lavori tra cui ‘Kronstadt 1917-1921′. “”Due giorni dopo, il 6 dicembre, Sukhanov sfidò il Professor Vladimir Friche, il formidabile presidente della Sezione di Letteratura, Arti e Linguistica dell’ Accademia Comunista, che aveva chiamato ad una vigilanza preventiva e ad una censura repressiva della letteratura. Questa impresa eroica può anche essere stata parte del disperato donchisciottesco tentativo di Sukhanov di avvertire contro quell’ indurimento della “”dittatura giacobina”” bolscevica che nella sua visione era stata estesa dalla fine della Nep nel 1927 dall’ economia alle “”scienze ed arti, il teatro e la vita quotidiana””. (pag 144) “”In occasione del processo, la dichiarazione di Sukhanov della sua conversione (il 7 marzo) fu preceduta tre giorni prima da quella di Kondratiev il cui processo era stato tenuto in segreto nel dicembre 1930. Nella generale sorpresa, Kontratiev appariva ora come un testimone per l’ accusa, usando il banco dei testimoni per fare un discorso formale di ritrattazione.”” (pag 183)”,”RIRB-076″
“GETZLER Israel”,”Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”L’esposizione di Plechanov deve molto all’ Anti-dühring di Engels e a L. Feuerbach (pag 419) “”Negli insegnamenti di Marx ed Engels, Plechanov trovò al tempo stesso una teoria scientifica e una strategia rivoluzionaria che contenevano la promessa di una liberazione della Russia dal dispotismo e dall’arretratezza e che gli sarebbero inoltre servite nella sua lotta sia contro i massimalisti impazienti, che dovevano essere disciplinati e frenati, sia contro gli anemici minimalisti, che avevano abbandonato la rivoluzione per le riforme”” (pag 415) ‘Fu Plechanov, dunque, che introdusse nel programma del partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), a differenza di tutti gli altri partiti socialdemocratici, un nuovo e, per sua stessa ammissione, “”un po’ minaccioso”” impegno alla dittatura del proletariato, da lui giudicata sinonimo di dominio proletario dotato di poteri repressivi illimitati”” (pag 426) “”A sostegno della sua stringente ingiunzione contro un prematuro accesso al potere dei socialisti rivoluzionari nella Russia arretrata, Plechanov citava e faceva proprio il classico avvertimento di Engels nella ‘Guerra dei contadini in Germania’ del 1850 contro la “”peggior cosa possibile”” che possa accadere al capo di un partito radicale che presumesse di prendere il potere o fosse costretto a farlo “”in un’epoca in cui il movimento non è ancora maturo per il dominio della classe che egli rappresenta e per la realizzazione delle misure che tale dominio implica””: prigioniero di un “”insolubile dilemma””, per cui ciò che egli “”può fare contraddice la sua precedente immagine pubblica e le sue azioni precedenti (Auftreten), i suoi principi e gli interessi immediati del suo partito, e ciò che dovrebbe fare non può essere fatto, egli sarà irrimediabilmente perduto””. I socialisti rivoluzionari avrebbero potuto evitare quella “”posizione scomoda”” risolvendo, grazie al socialismo scientifico, “”la più grande e la più rivoluzionaria teoria sociale del secolo XIX””, la loro difficile situazione. Con l’aiuto del socialismo scientifico essi avrebbero scoperto “”le leggi dello sviluppo sociale”” e la direzione in cui si muoveva la Russia e avrebbero potuto rendersi conto che il futuro offriva “”prima di tutto”” il trionfo della borghesia e del capitalismo, che doveva essere accettato “”il male del presente nel nostro paese””, e l'””inizio”” dell’emancipazione politica ed economica della classe operaia”” (…)”” (pag 417) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] “”Plechanov rivolse ora il suo vigore polemico e la sua erudizione marxista contro i tentativi di Trotsky, di Lenin e di un gruppo di menscevichi di rivedere la teoria e la strategia rivoluzionaria russa alla luce della loro esperienza e comprensione della rivoluzione del 1905 (…). Ma fu contro Lenin e il suo nuovo piano rivoluzionario del 1905 – “”la dittatura rivoluzionario-democratica dei proletari e dei contadini””.- che Plechanov rivolse tutta la forza della sua polemica e il vasto schieramento di autorevoli testi marxisti. In antitesi all’autodisciplina di astensione dal potere teorizzata da Plechanov, Lenin aveva postulato che fosse dovere dei socialdemocratici, i quali rappresentavano “”il partito di classe indipendente del proletariato””, assumere il potere nel corso della rivoluzione borghese in Russia e partecipare a un governo rivoluzionario-democratico a base allargata; loro alleati sarebbero stati i socialisti rivoluzionari, che rappresentavano i contadini, “”alleati naturali del lavoratori””, e altri elementi radical-democratici; i liberali, tuttavia, erano esclusi (84). Contro questo piano rivoluzionario, Plechanov citava i noti testi marxisti già usati contro una prematura presa del potere in ‘Le nostre differenze’ del 1884 (85). Ma il suo cavallo di battaglia era ora una lettera che Engels aveva scritto a Turati nel gennaio del 1894 in risposta al quesito che questi gli poneva circa una possibile partecipazione dei socialisti italiani a un governo repubblicano rivoluzionario. Il consiglio di Engels era di non partecipare, ma di formare “”la nuova opposizione”” al nuovo governo, poiché, sosteneva, pur ricevendo l’offerta di “”qualche seggio del nuovo governo”” sulla scia della comune vittoria essi sarebbero sempre stati una minoranza: “”Questo è il maggior pericolo””. A sostegno del suo suggerimento, Engels aveva addotto l’esempio di Ledru-Rollin, di Louis Blanc e di Flocon nel febbraio del 1848, come monito contro “”l’errore di accettare siffatte cariche””: “”minoranza nel governo, essi – faceva notare Engels – condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri, mentre la presenza loro nel governo paralizzava l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice”” (86). Mentre nella lettera Engels poneva chiaramente l’accento sulla condizione di minoranza nel governo, come era accaduto a Louis Blanc, Plechanov, trasportato dalla propria furia polemica e mirando a una vittoria su Lenin, parafrasava Engels in questo modo: “”E dopo la vittoria il più grande pericolo sarebbe (“”questo è il maggior pericolo””, dice Engels), ‘se i socialisti entrassero nel nuovo governo’… Partecipando al nuovo governo democratico, i socialisti condividerebbero la responsabilità di tutti gli errori e i tradimenti di quel governo nei confronti della classe operaia e, al tempo stesso, per la loro stessa presenza al governo paralizzerebbero l’energia rivoluzionaria di quella classe”” (87). Da questa “”irrefutabile prova””, Plechanov traeva allora la sua esultante conclusione: “”Il testo riportato ci dice che partecipare a un governo rivoluzionario assieme ai rappresentanti della piccola borghesia significa tradire il proletariato”” (88). Lenin non ne fu affatto convinto. Ammettendo che conoscesse la lettera di Engels soltanto dall’esposizione di Plechanov, egli si rammarica perché “”Plechanov non la riproduce integralmente e non dice di preciso se e dove sia stata pubblicata””. Respinge i riferimenti storici di Plechanov alla Germania del 1850 e all’Italia del 1894 in quanto irrilevanti per la Russia nel gennaio (domenica di sangue) e maggio (Tsushima, scioperi) del 1905. Quanto alla “”conclusione teorica”” di Plechanov, “”che ritiene inammissibile ogni partecipazione del proletariato al governo rivoluzionario nella lotta per la repubblica nel rivolgimento democratico””, Lenin la critica aspramente in quanto “”principio anarchico, condannato da Engels senza possibilità di equivoci”” (89)”” (pag 429-430-431) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(84) Lenin, Opere, vol. 9, pp. 36 sgg. Per un esame delle teorie rivoluzionarie di Lenin dal 1905 alla rivoluzione d’Ottobre, rinvio al mio contributo nel terzo volume di questa ‘Storia del marxismo’; (85) ‘K voprosu o zachvate vlasti’, in ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 203-11; (86) Engels a Filippo Turati, 26 gennaio 1894. La lettera di Engels, pubblicata originariamente sulla “”Critica sociale””, 1° febbraio 1894 (Plechanov ricorre a questa pubblicazione) è stata edita in K. Marx e F. Engels, ‘Scritti italiani’, a cura di G. Bosio, Milano Roma, 1955, pp. 172-74; in Karl Marx e F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani. 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964; (87) ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 210-11; (88) Ibid.; (89) Lenin, Opere, cit., vol. 8, pp. 433-35]”,”PLED-052″
“GETZLER Israel”,”Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia.”,” La teoria di Plechanov (pag 6-7) La teoria di Lenin (pag 10-11) “”Non sorprende dunque se la lezione tratta da Lenin nel 1905 dalla Comune di Parigi finiva soprattutto col confermare la sua teoria rivoluzionaria secondo cui i marxisti, in quanto “”rappresentanti del proletariato socialista””, possono, e talvolta devono prendere parte a un governo rivoluzionario, alleandosi con la piccola borghesia. Inoltre, poiché la Comune di Parigi era stata anzitutto una dittatura democratica, e non socialista, e aveva realizzato “”il nostro “”programma minimo””””, se collocata nel contesto russo poteva corrispondere a quella che, secondo Lenin, doveva essere la “”dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini””. Sembra dunque di poter affermare che la revisione del marxismo russo operata da Lenin nel 1905 – per cui i socialdemocratici erano tenuti non soltanto a fare in Russia una rivoluzione democratica borghese, ma anche ad assumere il potere, portando a termine quella rivoluzione – abbia costituito la principale base teorica della decisione di Lenin di prendere il potere nell’ottobre 1917. Nei dieci anni successivi Lenin riaffermò più volte la sua nuova teoria rivoluzionaria, tanto più trionfalmente nel 1906 e nel 1909, quando essa fu ratificata da Kautsky in quella che Lenin definì “”la più brillante conferma del principio fondamentale del bolscevismo””, contrapposta al “”vecchio modello della democrazia borghese”” propugnato da Plechanov e dai menscevichi. Solo nel 1915 ne intraprese un’approfondita revisione, nella nuova situazione creata dalla guerra mondiale in rapporto sia alla stabilità europea, sia alla solidarietà socialista (1). La guerra, riteneva, aveva tanto avvicinato la Russia a un’Europa in crisi che la sua “”rivoluzione democratica borghese”” sarebbe con ogni probabilità divenuta “”parte integrante”” della rivoluzione socialista in Occidente, non più “”soltanto il prologo””. Se nel 1905 la necessaria sequenza degli eventi nella versione ottimistica dello schema rivoluzionario di Lenin (egli stesso lo definiva “”il sogno”” che ogni socialdemocratico rivoluzionario è tenuto a coltivare) prevedeva in primo luogo la necessità di “”condurre fino in fondo la rivoluzione borghese”” in Russia – solo allora si sarebbe potuto “”attizzare la rivoluzione proletaria in Occidente”” – il suo programma rivoluzionario per il 1915 chiedeva che entrambe avessero luogo “”contemporaneamente””. In secondo luogo, la perdita di popolarità del socialismo con lo scoppio della guerra aveva drasticamente ridotto il numero dei gruppi socialisti che si mantenevano rigorosamente internazionalisti. Di questi, solo coloro che avevano troncato ogni legame con i “”social-sciovinisti”” e i kautskiani”” potevano aspirare a prender parte con Lenin e il bolscevichi al movimento socialista russo e internazionale, nonché a un futuro governo rivoluzionario. Ne erano esclusi in modo particolare i ‘trudoviki’, Plechanov, i social-rivoluzionari, tutte le gamme di menscevichi, dai “”liquidatori”” a Martov, che rientravano tutti sotto la generica etichetta di “”socialsciovinisti””, e persino Trotsky, denunciato da Lenin come “”kautskiano”” (2), e quindi dall’altra parte della barricata. Mentre i socialdemocratici potevano ancora, come prima, costituire un’alleanza nel governo rivoluzionario provvisorio con “”la piccola borghesia democratica””, che secondo le previsioni di Lenin avrebbe “”oscillato a sinistra”” al momento decisivo, non dovevano avere nulla a che fare con i “”social-sciovinisti””, che in pratica costituivano quasi tutto l’ambito del socialismo russo organizzato. Nondimeno, nello schema rivoluzionario di Lenin, i soviet conservavano immutata la loro funzione di punto nodale sia dell’insurrezione, sia del potere statale rivoluzionario”” [Israel Getzler, ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’] [Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(1) (…) un accurato studio dei cambiamenti della teoria e della strategia rivoluzionaria di Lenin che portarono alle ‘Tesi d’aprile’, incentrato però su questioni piuttosto diverse da quelle trattate qui, è in J. Frankel, ‘Lenin’s Doctrinal Revolution of April 1917’, in ‘Journal of Contemporary History’, IV, aprile 1969, n. 2, pp. 117-42; (2) Lenin a Henriette Roland-Holst, 8 marzo 1916 (…)]”,”RIRO-426″
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. ‘Strategia’ di Martov (pag 125-126) “”Martov ammetteva un’unica possibilità di presa del potere da parte dei socialdemocratici: nell’eventualità eccezionale che non si potesse assicurare altrimenti la vittoria della rivoluzione e di una repubblica democratica; se, per esempio, quei forti partiti rivoluzionari borghesi si fossero inariditi prima ancora di sbocciare. Solo allora i socialdemocratici sarebbero stati costretti a sacrificare la loro indipendenza politica e il loro puritanesimo antigiacobino per amor di libertà e a prendere il potere, esclamando con le marole della Montagna: “”Périsse notre nom pourvu que la liberté soit sauvée””. In tal caso i socialdemocratici non avrebbero potuto governare senza portare continuamente avanti la rivoluzione – la “”Revolution in Permanenz”” di Marx – trascendendo i limiti della rivoluzione borghese fino a scontrarsi frontalmente con l’intera società borghese. La conclusione sarebbe stata una tragica ripetizione della Comune di Parigi, a meno ch’essa non coincidesse con l’inizio di una rivoluzione socialista in Occidente e col suo propagarsi alla Russia (34). Escludendo solo questa eventualità eccezionale di fallimento della borghesia nel suo ruolo storico, Martov riteneva che la funzione dei socialdemocratici nella repubblica democratico-borghese fosse quella di un’opposizione rivoluzionaria con il compito di esercitare il massimo di pressione sul governo, di assicurarsi in primo luogo che esso disarmasse la reazione, armasse il popolo e convocasse un’assemblea costituente, e in seguito di far in modo che ilprocesso rivoluzionario non fosse arrestato ma che si fornissero al proletariato le migliori condizioni possibili per prepararsi alla rivoluzione finale del futuro, quella sociale (35). Benché Martov non lo dica, si ricava l’impressione ch’egli si attendesse probabilmente l’emergere dalla rivoluzione di una sorta di doppio governo, o per lo meno di un governo concretamente condizionato da un’opposizione rivoluzionaria consolidatasi in posizione di forza effettiva grazie al proprio ruolo di guida della rivoluzione”” (pag 125-126) (34) e (35) ‘Na oceredi Rabocaja partija i “”zachvat vlasti”” kak nasa blizajsaja zadaca’ (All’ordine del giorno. Il partito operaio e la “”presa del potere”” come nostrro obiettivo immediato), in “”Iskra””, n. 93, 17 marzo 1905″,”RIRB-016-FL”
“GETZLER Israel”,”Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione.”,”Martov polemico con Trotsky e Kautsky sulla natura della rivoluzione russa (1905-1907) (pag 173) Contro il regime bolscevico di Lenin e a favore di una “”libera repubblica democratica””, Martov si richiama a Marx e alla critica al blanquismo (pag 182) “”Il «potere sovietico», concludeva (Martov nel 1918, ndr), non era che «una favola, e nemmeno tanto bella». Perciò – sosteneva Martov – qualunque tentativo di restituire ai soviet l’ascendente e il potere di cui avevano goduto quando erano «libere…organizzazioni operaie… autonome dalla Stato», dovrà iniziare dalla sostituzione di una Repubblica democratica, cioè di un ordine politico fondato sulla libertà politica per tutti, allo «pseudopotere dei soviet». E per garantire l’istituzione di questa «libera Repubblica democratica», di «vitale importanza» per la classe operaia; era indispensabile convocare l’Assemblea costituente. Sbarazzatosi così della «favola» sovietica, Martov rivolse successivamente la sua attenzione -alla teoria e alla pratica bolsceviche della dittatura del proletariato, e al rapporto tra la concezione marxista di dittatura del proletariato e democrazia. Proprio questo rapporto problematico era il nocciolo del dilemma menscevico di fronte alla via bolscevica al socialismo e alla sua pretesa di portare al socialismo e alla democrazia attraverso una dittatura di minoranza. Discutendo nel corso degli anni ’40 del secolo prima con Wilhelm Weitling e Karl Heinzen, osservava Martov, Marx – con buona pace di Kautsky – aveva ammesso la possibilità di una precoce conquista del potere da parte dei proletari per mezzo di una dittatura giacobina di minoranza. Ma Marx non prevedeva certo che fosse questa a realizzare il socialismo: essa sarebbe stata semplicemente «un momento del processo stesso di rivoluzione borghese». Un conquista «prematura» e «transitoria» del potere politico da parte di una minoranza proletaria di tipo blanquista – affermava Martov – non era certo ciò che Marx ed Engels intendevano per dittatura del proletariato. La chiave della loro concezione di dittatura del proletariato era da ricercarsi piuttosto nel programma del Posdr del 1903, che definiva «conquista del potere politico da parte del proletariato nella misura in cui ciò gli permette di schiacciare la resistenza degli sfruttatori», oltre che, molti anni prima, nell’esperienza pratica della Comune di Parigi”” (pag 181-182) [Israel Getzler, ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione’] [(in) ”Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980]”,”RIRx-181″
“GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar, saggi di”,”Storia del marxismo. Volume terzo. Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29. Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”””Tutti questi esempi sono sufficienti a provare il rapido crollo dell’ondata di socializzazione. Ciò che all’inizio del 1919 era stata avviato con grande slancio, era definitivamente naufragato sul finire del 1920. «Il capitalismo, così come esso risulta dalla guerra e dalla rivoluzione in Germania – affermò Hilferding nell’ottobre del 1920 – è più concentrato, più integrato, più compatto di quanto non lo sia mai stato prima» (6)”” (pag 207-208) (R. Hilferding, ‘Die Sozialisierung und die Machtverhältnisse des Klassen’, Berlin, 1920, p. 8) (https://portal.dnb.de/bookviewer/view/111974881X#page/n0/mode/1up) Contiene: Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29. (saggi di GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar)”,”MAES-002-FMP”
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. Martov, Lenin e il giovane Trotsky. Le strade divergono (pag 85) Tesi autore: ‘In effetti, che Martov lo sapesso o no, la sua concezione del ruolo di un partito socialdemocratico nella rivoluzione borghese di un paese arretrato aveva dalla propria parte il Marx e l’Engels del 1850’ (pag 126) (v. Germania)”,”RIRx-003-FGB”
“GEUNA Marco a cura; saggi di Annie PETIT Jacqueline LALOUETTE Regina POZZI Giorgio LANARO Vittore COLLINA Maria Luisa CICALESE Mirella LARIZZA”,”Auguste Comte e la cultura francese dell’Ottocento. In ricordo di Mirella Larizza.”,”Mirella Larizza proponeva un’interpretazione innovativa e documentata della radicale riformulazione del positivismo proposta da Comte negli anni cruciali della Seconda Repubblica …”,”TEOS-359″
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des Russischen Parteivermögens, 1910 – 1915.”,”In memoriam George HAUPT (1928-1978)”,”KAUS-004″
“GEYER Dietrich a cura; saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER”,”Wirtschaft und Gesellschaft im vorrevolutionären Rußland.”,”Saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER.”,”RUSx-075″
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution. Historical Problems and Perspectives.”,”GEYER è professore di storia all’ Università di Tübingen, Germania ovest. “”Diversamente dai suoi compagni in Russia e in Occidente, Lenin apertamente appoggiò una vittoria giapponese. Dichiarò perfino che ‘la lotta del proletariato russo e internazionale per il socialismo’ dipendeva in larga misura da una disfatta dell’ assolutismo russo in questa guerra. Secondo Lenin, la borghesia giapponese era impegnata in una lotta progressiva contro lo zarismo russo””. (pag 46)”,”RIRO-257″
“GEYER Dietrich”,”Lenin in der russischen Sozialdemokratie. Die Arbeiterbewegung im Zarenreich als Organisationsproblem der revolutionären Intelligenz, 1890-1903.”,”‘Lenin nella socialdemocrazia russa. Il movimento operaio nell’impero zarista come un problema organizzativo dell’intellighenzia rivoluzionaria’ ‘Risonanza degli scritti di Bernstein e del dibattito nel partito socialdemocratico tedesco tra i marxisti di Pietrogrado e Mosca nell’inverno 1898-1899.’ (pag 162)”,”LENS-238″
“GEYER Dietrich”,”Russian Imperialism. The Interaction of Domestic and Foreign Policy 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Introduction, Conclusions, Abbreviations, Bibliography, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index,”,”RUSx-020-FL”
“GEYER Dietrich”,”Der russische Imperialismus. Studien über den Zusammenhang von innerer und auswärtiger Politik 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Bibliographie, Register, Abkürzungen, Verzeichnis der Tabellen, Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft n.27,”,”RUSx-021-FL”
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Select Bibliography, note, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index”,”RIRO-092-FL”
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des russischen Parteivermögens 1910-1915.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Zeittafel, Abkürzungsverzeichnis, Dokumente, Verzeichnis der Dokumente, Bibliographie, Personenregister, Note,”,”KAUS-002-FL”
“GEYMONAT Ludovico; contributi di Bernardini FANTINI Ugo GIACOMINI Giulio GIORELLO Pina MADAMI Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI Gianni MICHELI Felice MONDELLA Mario QUARANTA Enrico RAMBALDI Silvano TAGLIAGAMBE Renato TISATO Mario VEGETTI Elena ZAMORANI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”Contributi di: Bernardini FANTINI, Ugo GIACOMINI, Giulio GIORELLO, Pina MADAMI, Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Mario QUARANTA, Enrico RAMBALDI, Silvano TAGLIAGAMBE, Renato TISATO, Mario VEGETTI, Elena ZAMORANI.”,”FILx-086″
“GEYMONAT Ludovico; con contributi di Corrado MANGIONE, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Renato TISATO, Enrico RAMBALDI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico. Vol IV. Tomo 1 e 2. L’Ottocento”,”Vol 1: Pensiero tedesco, romanticismo, filosofia scuola Francia post Riv Franc, pensiero matematico-fisico in FR: LAPLACE, nuovi temi della biologia francese, logica e fondamenti della matematica nella prima metà dell’800, la fondazione della economia politica classica e l’ utilitarismo morale, il pensiero filosofico di FICHTE e SCHELLING, la scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, i pedagogisti dell’età romantica, HEGEL, HERBART, pensiero pol e filos in FR post-Napoleone, positivismo in FR: Auguste COMTE, scienze matematiche e fisiche prima metà ‘800, nuova fisiologia, pensiero IT”,”FILx-086-B”
“GEYMONAT Ludovico a cura di Mario QUARANTA”,”Contro il moderatismo. Interventi dal ’45 al ’78.”,”GEYMONAT è nato a Torino nel 1908, e qui si è laureato in filosofia (1930) e in matematica (1932). Durante la Resistenza è stato commissario politico della 105° Brigata Garibaldi ‘Carlo Pisacane’. Professore di filosofia all’Univ di Cagliari nel 1949-52, di storia della filosofia a Pavia nel 1952-56, e di filosofia della scienza a Milano dal 1957 al 1978, ha ricevuto la Medaille Koyré per la storia della scienza nel 1974. Fra le sue moltissime pubblicazioni citiamo: ‘Galileo Galilei’ (EINAUDI, 1957), ‘Filosofia e filosofia della scienza’ (1960), ‘Scienza e realismo’ (1977) (entrambe FELTRINELLI) oltre alla grande ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ (GARZANTI, 1970). GEYMONAT ha scritto articoli sull’ ‘Unità’ (1945) e sul ‘Fronte popolare’ (1977-78). QUARANTA è nato a Ferrara nel 1936 e insegna storia e filosofia in liceo classico a Padova.”,”ITAC-013″
“GEYMONAT Ludovico”,”Galileo Galilei.”,”L. GEYMONAT è nato a Torino nel 1908. Si è laureato in filosofia (1930) e in Matematica (1932). Insegnò filosofia all’ Università di Cagliari nel 1949-1952, storia della filosofia a Pavia (1952-1956) e filosofia della scienza dal 1974. Ha scritto numerose opere di storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”BIOx-035″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Primo. Filosofia antica e medievale.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”L’ atomismo di Democrito, ripreso poi – se pure parzialmente alterato – da Epicuro, costituisce il patrimonio più prezioso che i greci trasmisero, nel campo delle interpretazioni generali della natura, alle epoche successive, ed ebbe una funzione determinante, ni secoli XVI e XVII, per la formazione della scienza moderna”” (pag 43) “”Tutto ciò premesso, può apparire strano che Dante abbia accusato il nostro autore di porre il mondo “”a caso””. L’ affermazione dantesca può tuttavia trovare facile spiegazione. In effetti, a Dante erano noto che l’ atomista di Abdera aveva escluso dalla spiegazione dei fenomeni ogni ricorso a cause finali; proprio questo gli bastò (e dal suo punto di vista, di aristotelico medioevale, aveva certo ragione) per concludere che Democrito poneva il mondo a caso, cioè abbandonava l’ origine e lo sviluppo del cosmo alla cieca casualità””. (pag 47) “”Ma in Archimede abbiamo qualcosa di più; abbiamo per la prima volta una fusione della scienza con la tecnica; fusione, che rivela sorprendenti vantaggi sia per l’una che per l’altra. L’uso di qualche ingegnosa macchina nella scienza matematica per la soluzione approssimata di problemi troppo elevati era già stato introdotto — secondo attendibili testimonianze – da Archita e da Eudosso. La novità di Archimede consiste nella sua abilità di intrecciare considerazioni teoriche e invenzioni pratiche, attingendo dall’esperienza il suggerimento di nozioni (come la leva, il momento statico, il peso specifico, ecc.) che vengono poi precisati e sistematicamente elaborati dalla scienza, e attingendo dalle considerazioni teoriche il suggerimento di sempre nuovi modelli di efficientissime macchine per la risoluzione dei problemi pratici. Di fronte alle prime vittoriose affermazioni di tale metodo, diventato oggi la base principale della civiltà tecnica moderna, c’è da chiedersi per quale motivo esso non abbia avuto nell’antichità (…)””. (pag 115)”,”FILx-235″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Secondo. Dal Rinascimento a Kant.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Se è vero come abbiano detto, che Locke è indubbiamente collegato sia a Bacone che a Cartesio, non è meno vero, però, che esiste in lui un carattere nuovo, il quale lo separa nettamente da entrambi; questo carattere riguarda l’ impostazione stessa della filosofia. Mentre per Bacone e Cartesio il problema centrale è quello della scienza, ossia è il problema di determinare un criterio assoluto della verità scientifica – che Bacone cerca nell’ esperienza e Cartesio nell’ evidenza razionale -, per Locke invece il vero problema è quello di indagare i molteplici processi della nostra psiche, qualunque sia la loro natura”” (pag139)”,”FILx-236″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Terzo. La filosofia nei secoli XIX e XX.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Il carattere superficiale, non scientifico, del socialismo utopistico si rivela anche- secondo i Nostri, nell’ incapacità dei socialisti utopisti di comprendere l’ aggancio dialettico tra economia e politica”” (pag190)”,”FILx-237″
“GEYMONAT Ludovico, a cura di Fabio MINAZZI”,”La società come milizia.”,”Sconfitta resistenza per: – Mancata epurazione – Restituzione armi – Trappola Costituente e conservazione legislazione fascista – padroni della nazione non cambiano – rappresentanti politici della Liberazione non contano nulla – sostanziale continuità della cultura tradizionale – mancata applicazione della Costituzione – contrasto Nord Sud “”Malgrado questa cocente sconfitta, estremamente amara e difficile da accettare pienamente, noi partigiani pensavamo ancora di non essere del tutto vinti. In fondo eravamo ancora armati e ben organizzati. Ma anche su questo terreno ben presto dovemmo arrenderci. Giustamente Nenni e Togliatti invitarono gli operai e i partigiani a consegnare le armi: se non lo avessimo fatto è molto probabile che l’ Italia sarebbe finita come la Grecia dove l’ esercito, appoggiato direttamente dagli inglesi e dagli americani, si imporrà con il fuoco rivolto contro le stesse forze della liberazione””. (pag 57)”,”ITAR-050″
“GEYMONAT Ludovico”,”La nuova filosofia della natura in Germania.”,”Dello stesso autore: – GEYMONAT L., Il problema della conoscenza nel positivismo. BOCCA, 1931 Lire 16 “”Analogo rivolgimento filosofico sta compiendosi in questi anni nella medesima Germania, sotto la pressione di nuovi problemi che la scienza moderna ha presentato alla critica gnoseologica, problemi provenienti in massima parte da ricerche di analisi e di fisica-matematica. I due nomi, sui quali si impernia il rinnovato movimento della scienza verso la filosofia, sono quelli di Alberto Einstein e di Davide Hilbert.”” (pag 3) “”L’ iniziatore di questa rinascita del positivismo (chè la nuova filosofia, come vedremo meglio nel seguito, può dirsi ben a ragione positivistica) è il Prof. Moritz Schlick dell’ Università di Vienna. Egli non solo è il capo della scuola viennese ma è forse il più sistematico fra i rappresentanti della nuova filosofia, e su di essi tutti, compresi quelli della scuola di Berlino, ha sempre esercitato una larga influenza””. (pag 21)”,”FILx-324″
“GEYMONAT Ludovico”,”Riflessioni critiche su Kuhn e Popper.”,”GEYMONAT L. filosofo della scienza, Università di Milano.”,”SCIx-305″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VI Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VII Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237 “”Che la matematica non esprima tutta la razionalità è evidentemente chiaro per il marxista: e tanto più lo diventa, se egli riflette che la matematica non è un sistema unico, ma (…) un complesso di sistemi profondamente distinti gli uni dagli altri, vuoi negli assiomi di partenza, vuoi negli schemi deduttivi. Affermare che uno di questi sistemi è razionale e l’altro no (per es. che è razionale la sola geometria euclidea, o la sola analisi neo-zermeliana, o la sola meccanica classica, ecc.) risulterebbe senza dubbio ingenuo. Sarebbe quindi infantile preterendere a priori che le leggi naturali siano tutte iscritte in una sola delle molte teorie matematiche (per es. che le leggi del moto siano tutte scritte in termini della meccanica classica, ecc.). E’ indubbio, comunque, che allorchè una teoria fisica riesce a venire espressa in termini matematici (poco importa se di questa o quella geometria, di questa o quella meccanica) essa acquista una chiarezza particolare; la formulazione matematica riversa infatti sulla teoria fisica tutto il lungo e rigoroso lavoro concettuale delle formule, e quindi determina i nessi tra un fenomeno e l’altro con una precisione incomparabilmente superiore a quella del linguaggio comune. Le stesse scienze dei fenomeni biologici, economici, ecc., fanno molto bene a ricorrere, quando possono, a formulazioni di tipo siffatto, purchè sia ben chiaro: 1) che una legge può essere razionale anche se non risulta esprimibile in termini matematici; 2) che se non è esprimibile in termini di una teoria matematica, può invece essere esprimibile in termini di un’altra teoria matematica. (…)”” (pag 3-4)”,”ECOT-237-K-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Il pensiero scientifico.”,”Perchè i greci non ebbero una scienza fisica (p. 37) Il pericolo di trasformare la scienza in metafisica (il positivismo) (p. 90)”,”SCIx-130-FF”
“GEYMONAT Ludovico”,”Scienza e realismo.”,”Capitolo VI: I compiti della dialettica nella comprensione e trasformazione delle società. 1. Limiti della presente indagine. 2. Sistemi giuridici e patrimonio delle istituzioni civili. 3. Sulle contraddizioni, interpretate come motore della storia. 4. Individuo e rivoluzione. 5. Sull’intepretazione del concetto di classe. 6. Sui rapporti fra individui e classi. 7. Sui rapporti fra masse e cultura.”,”FILx-355-FF”
“GEYMONAT Ludovico; a cura di Giulio GIORELLO e Marco MONDADORI”,”Paradossi e rivoluzioni. Intervista su scienza e politica.”,”L. Geymonat è nato a Torino nel 1908, e si è laureato all’Università di questa città prima in filosofie e poi matematica. Dopo il rifiuto a giurare fedeltà al fascismo è stato costretto ad abbandonare l’insegnamento alla Facoltà di Scienze di Torino. Coerentemente con il proprio impegno antifascista, da 1943 al 1945, svolge un ruolo di primo piano nella guerra di liberazione in Piemonte come combattente e commissario politico delle formazioni partigiane. Dopo la liberazione riprende l’insegnamento e svolge attività anche presso il CNER e la Domus Galileiana.”,”TEOC-192-FF”
“GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO a cura”,”L’état du monde. Edition 1983. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Direzione di GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO e Yves LACOSTE”,”STAT-358″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1987-1988. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie . PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-361″
“GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”L’état du monde. Edition 1985. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”STAT-362″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1986. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-460″
“GHENT William J.; a cura di Cristiano CAMPORESI”,”Il nostro benevolo feudalesimo.”,”GHENT, militante del movimento operaio e socialista USA tra la fine del secolo XIX e la 1° GM, anticipa in quest’opera del 1902- che ispirò a Jack LONDON ‘Il tallone di ferro’, alcune delle posizioni odierne. Secondo il rec mostra la capacità di prevedere l’evoluzione del grande capitale negli USA e le conseguenze di questa evoluzione sui rapporti politici e civili. GHENT analizza i nuovi ‘magnati’ e la concentrazione in poche mani del potere economico.”,”MUSx-029″
“GHEORGHIU Mihai D.”,”Die Schulen der Kommunistischen Parteien und ihr Erbe. Studie über die Ausbildung ehemaliger Eliten. [Le scuole dei partiti comunisti e la loro eredità]”,”Cita il saggio di Jutta Scherrer ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia du parti’ in ‘Cahiers du monde russe et soviétique’, XIX (3), juil.-sept. 1978, p. 259-284; e l’articolo di Dietmar Waterkamp ‘Handbuch zum Bildungswesen der DDR’, Opladen, 1987, p. 247-251″,”EURC-117″
“GHERARDI Raffaella TESTONI BINETTI Saffo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Vittor Ivo COMPARATO Carlo CARINI Luciano RUSSI Luigi BONANATE Carlo GALLI Pierangelo SCHIERA e Maurizio RICCIARDI Maura BRIGHENTI Nicoletta STRADAIOLI Sara LAGI Giulio DE-LIGIO”,”La storia delle Dottrine Politiche e le Riviste (1950-2008).”,”GHERARDI Raffaella insegna storia delle dottrine politiche a Bologna, facoltà di scienze politiche, ha scritto ‘Il futuro, la pace, la guerra. Problemi della politica moderna’ (2007). TESTONI BINETTI Saffo è docento di storia delle dottrine politiche a Bologna. Ha pubblicato ‘La stagione dei maestri. Questione di metodo nella storia delle dottrine politiche’ (2006). Libro dedicato alla memoria di Nicola Matteucci. “”In altri termini costituzione e costituzionalismo risultano essere significativamente eccentrici rispetto ai modi in cui vengono normalmente intesi anche all’interno della storia delle dottrine politiche. Si deve ricordare che, per molti di coloro che contribuivano alle ricerche che abbiamo menzionato, la Germania era un oggetto storico di primario interesse. Questo interesse era mediato da una tradizione storiografica, i cui nomi più rilevanti sono quelli di Otto Hinze, Otto Brunner e Gerhard Oestreich, che proprio attorno al concetto di costituzione (‘Verfassung’) aveva costruito la propria specificità. La piccola storia di “”Scienza & Politica”” non sarebbe perciò comprensibile senza la centralità che hanno avuto la “”storia costituzionale”” per molti di coloro che vi hanno contribuito. In questo contesto per costituzione non si deve intendere solo la vicenda delle carte costituzionali, ma piuttosto l’insieme di condizioni materiali, soggettive e normative che consentono la continuità istituzionale e politica dello Stato e della società. Di conseguenza il “”costituzionalismo”” non deve essere inteso solamente come una modalità di limitare il potere politico attraverso altri poteri, siano essi quello della legge, o quello di altri “”organi”” dello Stato. Le vicende del costituzionalismo europeo e statunitense classicamente ricostruite da Nicola Matteucci, rientrano senza dubbio in questo discorso; oltre ad esse, tuttavia, vi è un momento di costruzione complessiva e, verrebbe da dire, globale dello Stato e della società nell’età moderna””. (pag 96) (Pierangelo Schiera e Maurizio Ricciardi, Pe runa storia delle dottrine: “”Scienza & Politica””)”,”EMEx-088″
“GHERARDI Raffaella MARTELLI Fabio”,”La pace degli eserciti e dell’economia. Montecuccoli e Marsili alla Corte di Vienna.”,”Raffaella Gherardi è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso’. Fabio Martelli è professore associato di Storia moderna nella Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell’Università di Bologna e Ravenna. Ha pubblicato ‘Le leggi, le armi e il Principe’ (1990).”,”AUTx-001-FMB”
“GHERARDI Raffaella, a cura; saggi di Pierangelo SCHIERA Carlo GALLI Danilo ZOLO Maurizio RICCIARDI Sandro MEZZADRA Pietro COSTA Maria Laura LANZILLO Tiziano BONAZZI Guido ABBATTISTA Raffaella BARITONO Alessandra LORINI Saffo TESTONI-BINETTI Fernanda MAZZANTI-PEPE Furio FERRARESI Federico DALPANE Raffaella GHERARDI”,”Politica, consenso, legittimazione. Trasformazioni e prospettive.”,”Raffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale’, Il Mulino, Bologna, 1993 e ha curato il volume di F. Carnelutti, ‘La guerre et la paix. La forza del diritto e il dramma della politica’, Editoriale Toscano, Firenze, 2001.”,”TEOS-033-FMB”
“GHERARDI Raffaella”,”L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale.”,”Raffaella Gherardi ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM. Bravo.”,”ITAA-005-FMB”
“GHEZA FABBRI Lia”,”Solidarismo in Italia fra XIX e XX secolo. Le società di mutuo soccorso e le casse rurali.”,”GHEZA FABBRI Lia è docente di storia economica alla Facoltà di Economia dell’ Università di Bologna. Ha svolto ricerche per l’ età moderna e per quella contemporanea pubblicate in articoli, saggi e monografie.”,”MITT-098″
“GHEZA-FABBRI Lia GRANGE Daniel J. GUDERZO Giulio GUICHONNET Paul GUILLEN Pierre IVONE Diomede IZZO Luigi LEVI Mario Attilio LUNGONELLI Michele MASSA Paola MIRA Giuseppe MORI Giorgio NADA-PATRONE Anna Maria PENE-VIDARI Gian Savino PETINO Antonio PISCHEDDA Carlo PISTARINO Geo SOFFIETTI Isidoro Marco SPALLANZANI VIGO Giovanni ZALIN Giovanni ZANETTI Dante ZANINELLI Sergio BERMOND Claudio BRACCO Giuseppe CALIGARIS Giacomina PICCO Leila”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume II.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-055-FMB”
“GHEZZI Giorgio”,”Processo al sindacato. Una svolta nelle relazioni industriali: i 61 licenziamenti Fiat.”,”Giorgio GHEZZI ordinario di Diritto del lavoro all’ Università di Bologna ha fatto parte del collegio di difesa dei licenziati Fiat promosso dalla FLM. Ha pubblicato assieme a Antonio LETTIERI e Federico CAFFE’ ‘Libertà di sciopero o libertà di impresa?’ (1979).”,”MITT-095″
“GHEZZI Carlo a cura; relazione di Adolfo PEPE, interventi di Adriano GUERRA Bruno TRENTIN Piero FASSINO Piero BONI Antonio CARIOTI Luciana CASTELLINA Guglielmo EPIFANI”,”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni e i contributi al Convegno “”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956″” svoltosi a Roma il 12 ottobre 2006. Scontro Di-Vittorio Togliatti su fatti di Poznan e Ungheria “”Per quel che riguarda invece la Polonia va ricordato che le posizioni di Di Vittorio (e della Cgil) e quella di Togliattti si erano venute differenziando già a giugno nei giorni degli scioperi di Poznan che diedero il via alla crisi che doveva poi concludersi il successivo ottobre col ritorno al potere di Gomulka. Di Vittorio, pur riconoscendo che fra i manifestanti avrebbero potuto esserci dei provocatori, si schierò decisamente dalla parte dei lavoratori in sciopero. Togliatti rispose con un articolo nel quale metteva al centro per contro la “”presenza del nemico”” e la sua polemica su questa questione col segretario della Cgil non si spense (…). E’ stato dettato , il “”no”” del segretario della Cgil, da una lucida visione della realtà dell’Urss. Visione che veniva da lontano e che Di Vittorio non ha mai abbandonato. Non è vero infatti – come si continua a dire da più parti – che Di Vittorio abbia rinnegato l’assenso dato al comunicato della Segreteria della Cgil del 27 ottobre, assenso confermato del resto con una dichiarazione personale del giorno successivo (6). C’è chi ha parlato di “”penosa autocritica”” di Di Vittorio. Chi, come Amendola, di Di Vittorio “”solidale con Togliatti””: “”Anche Di Vittorio, che aveva approvato un primo documento della Cgil di deplorazione dei fatti di Ungheria – ha detto infatti Amendola – in sede di partito fu solidale con Togliatti e precisò questa sua posizione con una dichiarazione”” (7). Ma l’assenso al documento di Brodolini è stato, come si è detto, pieno sin dal primo momento. Se poi si leggono i verbali della riunione della Direzione del Pci del 30 ottobre, quella trasformatasi subito, come si sa, in un processo a Di Vittorio, risulta chiaro che quest’ultimo, sia pure senza inasprire i toni, sforzandosi anzi di non rendere ancora più grave la lacerazione che si era prodotta (“”lavorerò con gli altri compagni contro tutti i tentativi di disgregazione””, disse (8), e si vedranno più avanti le ragioni di quella sua scelta) rivendicò molto nettamente la posizione assunta dalla Cgil schierandosi al fianco dei lavoratori ungheresi divenuti protagonisti di un’insurrezione che – precisò – doveva essere vista come “”un fatto storico”” dal quale “”trarre le lezioni”” (9). E’ stato del resto lo stesso Togliatti ad affermare, a conclusione della riunione della Direzione comunista, che “”la risposta di Di Vittorio non è stata quella necessaria”” (10)”” (pag 42-43) (6) “”Avanti!””, 28 ottobre 1956; (7) Giorgio Amendola, Il rinnovamento del Pci, Intervista di Renato Nicolai, Editori Riuniti, 1978, p. 135; (8) Maria Luisa Righi (a cura di), op. cit., p. 224; M.L. Righi (a cura di), op. cit., p. 223; (10) Ivi, p. 239 PCF francese e Thorez tentanto un’operazione contro Krusciov ma Togliatti non ci sta (pag 50)”,”PCIx-392″
“GHIA Luigi”,”Famiglia o lavoro? Famiglia e lavoro: un matrimonio possibile.”,”Luigi Ghia sposato e padre di due figli è sociologo e vive ad Asti. Dirige con la moglie la rivista “”Famiglia domani”” Contiene il paragrafo: ‘Lavoro minorile in Italia’ (pag 93-99) (con alcuni dati sul fenomeno) e il paragrafo ‘Lavoro nero e marginalità familiare’ (pag 115-118)”,”DONx-068″
“GHIA W. MARSONET M. COFRANCESCO D. RELLA-CORNACCHIA Anna T. CAMPODONICO A. PALLADINO D. ROLANDO D.”,”Miscellanea filosofica 1979.”,”Contributi di studiosi afferenti all’IIstituto di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova anno accademico 1978-97 Dono di Mario Caprini”,”FILx-587″
“GHIA Walter”,”Nazioni ed Europa nell’età delle masse. Sul pensiero politico di Ortega y Gasset.”,”Professore di filosofia e storia, e poi preside nei Licei, Walter Ghia ha pubblicato fra l’altro, ‘Il pensiero di Pietro Piovani’, Genova, 1983 e ‘Il pensiero politico di Francisco de Quevedo’, Pisa, 1994. Dedica spiritosa dell’autore a Vittorio Scotti Douglas ‘… mai si era visto un orso tanto colto e simpatico…’ (2007)”,”TEOP-012-FSD”
“GHIA Walter”,”España y Maquiavelo. El Príncipe ante el V Centenario.”,”Walter Ghia è professore di Storia del pensiero politico del Dipartimento giuridico dell’Università del Molise.”,”TEOP-017-FSD”
“GHIA Walter”,”Il pensiero politico di Francisco de Quevedo.”,”Walte Ghia, professore di Filosofia e Storia nei Licei, è stato Preside nelle scuole medie superiori. Tra i suoi lavori ‘Il pensiero di Pietro Piovani’ (1983). ‘Quevedo indica in Tacito il continuatore di Lucano in fatto di ateismo…’ (pag 41)”,”TEOP-018-FSD”
“GHIBAUDO Walter”,”Sul «fusionismo» di Lelio Basso nel periodo della Resistenza.”,”‘La bozza (di mozione) non poteva dimostrare il “”fusionismo”” di Basso, caso mai avrebbe potuto dimostrare quello di Morandi”” (pag 11) “”Conclusa l’esperienza di “”Bandiera Rossa, per Basso il PCI rappresentava già, diremmo con l’amico Stefano Merli, l’organizzazione privilegiata per “”realizzare il suo programma di ‘unità proletaria’””» (Zucaro) (pag 33)”,”ITAC-155″
“GHIDETTI Enrico a cura; brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”Mussolini, nascita di un dittatore.”,”””Il carcere avvicina, fortifica l’amicizia. Mussoilni ed io passavamo qualche ora al giorno nella stessa cella, giocando alle carte, leggendo e facendo progetti per l’avvenire. Il nostro autore preferito era Sorel. Questo scrittore, col suo disprezzo per i compromessi parlamentari e per il riformismo, ci ammaliava. Il suo tentativo di conciliare Proudhon con Marx ci sembrava aprisse nuovi orizzonti al socialismo. Mussolini non era un feticista del marxismo. Socialista d’istinto e per una sorte di tradizione familiare, era innanzitutto un ribelle.”” (pag 41, Pietro Nenni) Brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”ITAF-363″
“GHIGI Bruno, a cura”,”La guerra a Rimini e sulla linea Gotica dal Foglia al Marecchia. Documenti e testimonianze raccolti da Bruno Ghigi. La battaglia di Rimini di Luigi Lotti.”,”””La battaglia di Rimini è importante non solo per i suoi riflessi internazionali, o per essere stata una delle più aspre e dure battaglie di tutta la guerra in Italia. Lo è anche perché precipitò Rimini e il suo entroterra nella più tragica prova della sua vita due volte millenaria. Punto inevitabile di transito fra l’Italia settentrionale e l’Europa e l’Italia centro meridionale, era stata ripetutamente coinvolta in conflitti. Ma mai con le dimensioni di quell’estate terribile, che arrecò danni spaventosi ovunque, nelle città, nei paesi, nelle campagne fra il Foglia e il Marecchia e costrinse la popolazione a un’esodo in massa per sottrarsi all’uragano bellico e a rifugiarsi con masserizie e bestiame nel territorio ospitale della Repubblica di San Marino, e anche lì, a cercare scampo, al passaggio del fronte, nelle gallerire della ferrovia Rimini-San Marino”” (pag XIV)”,”QMIS-043-FSD”
“GHILARDI Fabrizio”,”Il sistema internazionale postwestfaliano. Crisi, trasformazioni e prospettive rivoluzionarie.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia delle relazioni internazionali all’Università di Pisa. Ha pubblicato, tra l’altro, Politica estera e trasformismo, le relazioni anglo-italiane dal 1878 al 1888, L’Europa degli equilibri, 1815-1890, Le relazioni italo-canadesi 1944-1947, Italia e Canada 1947-1951, Il Canada nel sistema postwestfaliano.”,”RAIx-020-FL”
“GHILARDI Fabrizio”,”L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva.”,”La difficile ‘neutralità’ dell’Argentina. “”Già in passato Buenos Aires si era trovata isolata nel quadro delle relazioni interamericane organizzato ed egemonizzato da Washington; in contrasto – quindi – con una politica statunitense che gli stessi Canadesi, negli anni precedenti la guerra, avevano considerato spesso con riserve; estranei come essi si sentivano, del resto, rispetto agli interessi “”americani”” e più vicini, invece, a quelli del Commonwealth. Ora, però, nella luce nuova in cui lo poneva il conflitto mondiale, l’atteggiamento dell’Argentina pareva favorisse il nemico contro il quale il Canada aveva cominciato a combattere prima ancora che gli Stati Uniti stessi scendessero in guerra; e appariva pericoloso, dunque, (quell’atteggiamento) nel contesto generale del conflitto in corso, e non in quello particolare (e per i Canadesi in qualche misura ancora poco interessante) degli affari “”americani””. In definitiva, la posizione che l’Argentina assumeva non appariva ai Canadesi come una vera e propria neutralità; il suo era un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dei paesi che, in Europa, si erano pure mantenuti estranei al conflitto. Questi, infatti, data la posizione geografica, restavano esposti al rischio di una invasione militare di parte delle forze dell’Asse, se avessero scelto di schierarsi nel campo degli Alleati. Un rischio – si pensava ad Ottawa – che il paese sud americano non correva. La “”neutralità”” dell’Argentina, che i Canadesi combattevano (aderivano, ad esempio, alle misure prese contro di essa dagli Stati Uniti; in pratica un vero e proprio boicottaggio economico, ma non soltanto economico), inoltre poneva problemi collegati alla posizione particolare che essi avevano tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Soprattutto, i problemi nascevano di fronte all’atteggiamento che Londra assumeva nella questione. Tra gli Alleati, doveva essere essa, che con l’Argentina aveva legami di gran lunga più stretti di quanti non ne avesse con altri paesi dell’America Latina, ad assumersi il compito di premere perché questa abbandonasse la sua “”neutralità”” e si schierasse invece con il fronte favorevole agli Alleati formato dai paesi dell'””emisfero””. Ma Londra sembrava, e in qualche modo era, restia a svolgere tale compito, mentre da Buenos Aires si affermava che, in fondo, la neutralità che si perseguiva non dispiaceva poi tanto ai Britannici. Nel gioco dei legami economici esistenti, e rispetto agli interessi di certi ambienti della finanza e del commercio britannico, l’affermazione degli Argentini era in qualche modo vera. Da principio, il Governo di Londra soltanto in via confidenziale aveva obbiettato contro la “”neutralità””. Condizionata da esigenze economiche, bisognosa di mercati che le si proponessero favorevoli (il mercato della carne, ad esempio, al quale si approvvigionava), la Gran Bretagna non prendeva atteggiamenti di dura condanna, né contestava apertamente quanto da Buenos Aires si affermava, anche quando la “”neutralità”” significava un vantaggio notevole e indubbio per le potenze dell’Asse; e in non pochi casi resisteva alle pressioni che Washington le faceva perché adottasse invece un atteggiamento più fermo”” (pag 450-452) [Fabrizio Ghilardi, ‘L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva’, Giuffré editore, Milano, 1991]”,”QMIS-002-FFS”
“GHILARDI Fabrizio”,”Italia e Canada, 1947-1951. Due esperienze a confronto.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia dei trattati e delle relazioni internazionali alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa e dal 1984 anche alla Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. E’ pure titolare dell’insegnamento di Storia del Canada.”,”CANx-001-FMDP”
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”ITAP-011-FL”
“GHINI Celso”,”Il voto degli italiani 1946-1974.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-225″
“GHINI Celso”,”Il terremoto del 15 giugno.”,”Fondo Davoli Celso Ghini nato a Bologna nel 1907. nel 1925 aderisce alla gioventù comunista. Dal 1945 al 1955 è stato viceresponsabile della sezione organizzazione del PCI. Dalla fine del 1962 dirige l’ufficio elettorale e di statistica del PCI. Ha pubblicato varie opere sulla questione elettorale e il volume ‘Gli antifascisti al confino’ assieme a Adriano Dal Pont (1971) ‘Esiste un partito degli astensionisti?’ (pag 87-92)”,”PCIx-425″
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”PCIx-045-FL”
“GHIRARDI Sergio VARINI Dario a cura”,”Internazionale Situazionista. (Ca n’a été qu’un début)”,”Tra i membri dell’IS (pag 296) Raoul Vaneigem, Guy Debord, Gianfranco Sanguinetti… L’Internazionale Situazionista fu un movimento rivoluzionario in campo politico e artistico della seconda metà del Novecento, con radici nel marxismo, nell’anarchismo, e nelle avanguardie artistiche di inizio Novecento. Formatosi nel 1957, restò attivo in Europa per tutti gli anni sessanta, aspirando ad importanti trasformazioni sociali e politiche. Nel corso degli anni sessanta si scisse in vari gruppi, tra cui la Bauhaus Situazionista e la Seconda Internazionale Situazionista. La Prima Internazionale Situazionista si sciolse nel 1972. L’Internazionale Situazionista nasce il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia, in provincia di Imperia, dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. Programma dell’Internazionale situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli. Questo il programma d’azione adottato dagli artisti sperimentali del MIBI e dai lettristi al momento di confluire nella neonata Internazionale situazionista. Programma modificato ed ormai abbandonato da tempo al momento della fine del movimento, avvenuta nel 1972 a Parigi per autoscioglimento. Anagraficamente il gruppo dura circa 15 anni, durante i quali si sposterà dal terreno delle avanguardie artistico-letterarie da cui era partito, verso quello più ampio, ma non per nulla alieno, della critica rivoluzionaria. Campo, quest’ultimo, in cui finirono per incontrare e valutare positivamente, le analisi compiute da settori vicini al KAPD (Partito Comunista Operaio), movimento contro il quale Lenin scrisse “”Estremismo, malattia infantile del socialismo””. Figure di spicco del movimento, a cui si dovranno la maggior parte degli sviluppi teorici dell’Internazionale, sono il francese Guy-Ernest Debord (autore del testo chiave “”La società dello spettacolo””), il danese Asger Jorn, il belga Raoul Vaneigem e l’italiano Giuseppe Pinot-Gallizio. Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. Sulla scorta di queste premesse il movimento cresce e si sviluppa lungo tutto il corso degli anni sessanta, in particolare dopo la pubblicazione dell’opuscolo “”La miseria nell’ambiente studentesco francese”” scritto dal tunisino Mustapha Khayati (1966), e diffuso in tutte le grandi università europee, e trova nel Maggio 1968, a Parigi, il momento più alto di affermazione, laddove si incontreranno il desiderio di cambiamento dei giovani francesi e le teorie carnevalesche (ovviamente in senso rivoluzionario) e scandalose dei situazionisti. Dopo il maggio la popolarità del gruppo raggiunge livelli mai visti. Centinaia di persone si definiscono situazionisti senza avere realmente recepito i principi ispiratori dell’Internazionale. Abituati ai gruppi di massa, essi desiderano semplicemente aderire. La sezione francese viene inondata di richieste. Debord lascia il posto di editore della rivista, disgustato da questa massa di ciechi ammiratori che chiama sprezzatamente pro-situ, ovvero i seguaci che si avvicinavano all’Internazionale aspettandosi di entrare a far parte di un movimento che non esisteva. Nel 1972 a forza di scissioni ed espulsioni varie, Debord e Sanguinetti si ritroveranno praticamente unici rappresentanti dell’Internazionale, disgustati tra l’altro da quanto avvenuto durante l’ottavo congresso tenutosi a Venezia, invaso da pro-situ. Per questo si deciderà per l’autoscioglimento non prima di aver dato alle stampe l’ultimo scritto dell’Internazionale: “”La veritable scission dans l’Internationale””. Una delle più importanti prese di posizione è stata la riflessione sul diritto d’autore: su ogni loro opera (libro, video, volantino ecc.) era specificato che questa poteva essere fotocopiata in pezzi o intera, modificata o distribuita, sempre a patto che ciò non venisse fatto a scopo commerciale. Gli attriti con la sinistra istituzionale L’Internazionale situazionista è stata ed è un termine di paragone scomodo per le sinistre “”istituzionali”” dei vari paesi. I situazionisti hanno sempre attaccato, sin dagli inizi negli anni ’50, i regimi totalitari come quelli sovietico e maoista. Gli attacchi ai regimi a capitalismo di stato dell’est Europa, dell’estremo oriente e non solo, erano formulati con gli strumenti situazionisti dell’analisi marxista. A distanza di 30 anni, quei testi sono stati riconosciuti come classici di analisi marxista. Il paragone scomodo per la sinistra istituzionale è duplice: da una parte per il ruolo cruciale, riconosciuto dagli studiosi del periodo, che i situazionisti ebbero nello scatenare e alimentare il Sessantotto. Il che esprime un giudizio eloquente sul modello di azione politica della sinistra istituzionale, negli anni ’60 ostile ai situazionisti, e spesso ai movimenti in generale. d’altra parte per il paragone sulla validità delle analisi teoriche. L’analisi marxista della Società dello spettacolo, così come altri testi di analisi marxista pubblicati dai situazionisti, sono tutt’oggi di grande attualità, e suonano adesso quasi ovvi, quando prima inaccessibili perché troppo all’avanguardia. Secondo alcuni autori, le teorie sposate dall’Intellighenzia della Sinistra istituzionale in quegli stessi anni, come l’althusserismo, il maoismo, l’operaismo ed il freudo-marxismo, non godono della stessa capacità che ha il situazionismo di rappresentare il momento storico in cui viviamo. Lo storico Timothy James Clark, individua in queste ragioni l’atteggiamento ostile della sinistra istituzionale verso il Situazionismo, di cui cerca di non parlare, o di parlarne riducendolo a movimento artistico.”,”FRAP-109″
“GHIRELLI Antonio, contributi di DE FALCO Giovanni, ESPOSITO Vincenzo, ROMANO Giampaolo”,”Napoli operaia. La Camera del Lavoro a Napoli 1894-1994.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”MITT-028-FL”
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Capitolo XIII. L’eresia comunista. (Bordiga) Bordiga e il socialismo napoletano alla vigilia primo conflitto mondiale ‘Per Bordiga, l’idea che una campagna morale possa bastare a risanare un sistema corrotto come quello borghese, è semplicemente grottesca. Il suo malumore cresce quando la scissione dell’ala sindacalista lascia la sezione del partito nelle mani di riformisti e massoni che, a ridosso della guerra di Libia, arrivano addirittura a sostenere l’impresa coloniale, come Bissolati. Il 2 aprile 1912 i socialisti rivoluzionari escono in massa dalla sezione, e, dopo aver invano invocato l’intervento della direzione nazionale contro gli usurpatori, fondano un circolo Carlo Marx con il proposito di «epurare il socialismo napoletano e ridargli una fisionomia di classe». Al congresso di Reggio Emilia naturalmente votano con la delegazione degli «intransigenti»; e il 6 maggio 1914, dopo che il congresso di Ancona si è chiuso con la conquista della maggioranza da parte della sinistra, mentre i riformisti napoletani abbandonano la sezione locale, i compagni del circolo Carlo Marx vi rientrano e con Bordiga conquistano anche la direzione di un nuovo settimanale, «Il Socialista». Il rivoluzionario napoletano poco più che ventenne collabora, a partire dal 1913, anche all’«Avanti!» diretto da Mussolini, di cui scriverà più tardi che «il suo forte non furono mai le costruzioni teoriche, bensì le posizioni di battaglia». Vi svilupperà un’implacabile polemica contro la politica delle alleanze, il cosiddetto «minimalismo» sindacale e il parlamentarismo, anche se terrà a distinguere su questo punto la sua posizione da quella degli anarchici nel senso che alla presenza socialista a Montecitorio e alla campagna elettorale che la prepara Bordiga attribuisce semplicemente il valore strumentale di propaganda rivoluzionaria. Così, contro «l’anima riformistica e grettamente egoistica» della stessa Confederazione del lavoro, esalta l’unità fondata sulla più intransigente lotta di classe condotta dal partito. (…) Dall’estate del 1914 in poi, Bordiga – ancora in piena sintonia con Mussolini – ha la sensazione che stiano maturando le condizioni per un’esplosione dei movimenti di massa. In effetti la frazione intransigente dei socialisti napoletani partecipa attivamente ai moti della «settimana rossa», pagando con ben 200 feriti il suo impegno, particolarmente in un episodio nel quale viene a contatto con un minaccioso corteo di destra guidato nientemeno da Scarfoglio, il direttore del «Mattino»: quasi un assaggio dello squadrismo fascista. Per la sua partecipazione ai disordini, Bordiga ci rimette il posto che, come ingegnere, aveva alle ferrovie, ma anche a distanza di molti anni continuerà ad apprezzare l’estensione e l’intensità della «settimana rossa» e il «coraggio» con cui il direttore dell’«Avanti!» l’ha sostenuta, arrivando a prospettare l’ipotesi di uno sciopero generale «senza limiti» nel caso il governo avesse trascurato la richiesta di neutralità assoluta, avanzata ufficialmente dalla direzione del Psi e dalla stessa Confederazione del lavoro. In agosto, però, il giovane socialista napoletano avverte che gli umori stanno cambiando, nel senso che anche al vertice del partito si stanno facendo strada «alcune correnti pericolose», come quelle che pochi giorni prima hanno indotto i socialisti francesi e tedeschi a votare i rispettivi crediti di guerra. L’articolo viene pubblicato sull’«Avanti!», ma Mussolini lo fa precedere da un commento redazionale nel quale sottolinea ambiguamente che «talvolta la ragione è sopraffatta dal sentimento» e che del resto, tra il regime degli junker germanici e la democrazia francese, «la differenza non è proprio trascurabile». La situazione precipita drammaticamente. Poche settimane dopo, sul «Socialista» l’Ingegnere, ormai disoccupato, critica esplicitamente il suo compagno romagnolo, che replica meno polemicamente del solito malcelando un certo imbarazzo, ma che il 18 ottobre pubblica sul giornale ufficiale del Psi il clamoroso articolo sulla «neutralità attiva e operante», il 21 si dimette dalla direzione dell’«Avanti!», il 15 novembre va in edicola con «Il Popolo d’Italia», il 24 viene espulso dal partito. A rotta di collo. Inizialmente Bordiga ha abbozzato una critica comprensiva («Ci pare indiscutibile che Mussolini ha vacillato»), ma di fronte all’impensabile epilogo, esce in una furibonda invettiva: «Boicottiamolo!», per rivelare – cinquant’anni dopo – che, in quella circostanza «ci sono stati compagni e compagne che volevano rivoltellarlo» (proprio così: rivoltellarlo), anche se non sono mancati «gruppetti alla Mussolini» che hanno seguito il «traditore», convertito così inopinatamente alla causa dell’Intesa’ (pag 124-125-126)”,”ITAC-156″
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”ITAC-016-FL”
“GHIRETTI Maurizio”,”Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo.”,”Maurizio Ghiretti insegna Storia e filosofia nei licei. Studioso di storia romana presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, collabora con la Fondazione del Centro di Documentazione ebraica contemporanea.”,”EBRx-046-FL”
“GHIRINGHELLI Robertino, con testi integrali di G.D. ROMAGNOSI”,”Idee, società ed istituzioni nel Ducato di Parma e Piacenza durante l’età illuministica.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-006-FMB”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano condirettore; BARTOCCINI Fiorella del comitato direttivo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 18 Canella-Cappello.”,”Collaboratori del XVIII volume: Raffaele AJELLO Alessando ALBERTAZZI Luigi AMBROSOLI Bruno ANATRA Alessandra ASCARELLI Tiziano ASCARI Margherita AZZI VISENTINI…”,”REFx-R-018″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 1. Aaron-Albertucci.”,”Collaboratori del I Volume: Lucio LOMBARDO RADICE Gianni SOFRI Renzo DE-FELICE Gaetano ARFE’ Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Luigi BULFERRETTI ecc. 1″,”REFx-R-001″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 2. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del II Volume: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e molti altri 2″,”REFx-R-002″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Ovidio CAPITANI Raoul MANSELLI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 3. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del III Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e molti altri 3″,”REFx-R-003″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 4. Arconati-Bacaredda.”,”tra i collaboratori del IV Volume: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e molti altri 4″,”REFx-R-004″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 5. Bacca-Baratta.”,”tra i collaboratori del V Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri 5″,”REFx-R-005″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 6. Baratteri-Bartolozzi.”,”tra i collaboratori del VI Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri 6″,”REFx-R-006″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 7. Bartolucci-Bellotto.”,”tra i collaboratori del VII Volume: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri 7″,”REFx-R-007″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 8. Bellucci-Beregan.”,”tra i collaboratori dell’ VIII Volume: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA 8″,”REFx-R-008″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 9. Berengario-Biagini.”,”tra i collaboratori del IX Volume: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”REFx-R-009″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 10. Biagi-Boccaccio”,”tra i collaboratori del X Volume: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI Le biografie di Enrico Bignami e Leonida Bissolati sono rispettivamente di Luigi Cortesi e Angelo Ara”,”REFx-R-010″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 11. Boccadibue-Bonetti.”,”tra i collaboratori del XI Volume: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri Contiene la biografia di Bombacci scritta da Ranieri Varese (pag 370)”,”REFx-R-011″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 12. Bonfadini-Borrello.”,”tra i collaboratori del XII Volume: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI Profilo biografico di Armando Borghi di Giovanna Procacci (pag 655-664)”,”REFx-R-012″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 13. Borremans-Brancazolo.”,”tra i collaboratori del XIII Volume: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA”,”REFx-R-013″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 14. Branchi-Buffetti.”,”tra i collaboratori del XIV Volume: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI”,”REFx-R-014″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948. Volume I.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Tra le sue opere: Le costituzioni giacobine 1796-99, Gianvincenzo Gravina giurista e storico, Stato e Costituzione nel Risorgimento, Dall’antico regime al 1848.”,”ITAB-011-FV”
“GHISALBERTI Carlo”,”La codificazione del diritto in Italia, 1865-1942.”,”Carlo Ghisalberti (Roma, 1929) ha insegnato Storia del diritto italiano presso le Università di Messina e di Trieste. Attualmente (1985) insegna all’Università di Roma presso la facoltà di Lettere. Tra le sue opere ‘Le costituzioni giacobine, 1796-99’ (1957); ‘Stato e costituzione nel Risorgimento’ (1973), ‘Dall’antico regime al 1848’ (1978), ‘Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948’ (1985), ‘Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia’ (1985) “”Emblematico appariva (…) il codice civile del 1942, il più importante, naturalmente, per la materia trattata e per la complessità delle soluzioni adottate, dei testi normativi del ventennio. Considerato, come era logico, il fulcro dell’intero sistema giuridico emanato nel ventennio, il codice civile si inseriva degnamente nella tradizione del diritto italiano, innovandola e adeguandola nei suoi contenuti alle esigenze di un’economia che da meramente agricola si era fatta largamente, anche se non ancora prevalentemente, industriale e insieme rispondendo agli ideali e agli interessi sorgenti in una società ormai in via di profonda trasformazione nel suo modo di essere e di vivere”” (pag 257-258)”,”DIRx-050″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Attualmente (1981) insegna all’Università di Roma presso la Facoltà di Lettere. Tra le sue opere: ‘Le costituzioni giacobine 1796-99’, ‘Gianvincenzo Gravina giurista e storico’, ‘Stato e Costituzione nel Risorgimento’, ‘Dall’antico regime al 1848’. “”Lo scioglimento del Partito operaio italiano, deciso dal Depretis all’indomani delle elezioni, e il perseguimento di una politica di vigilanza e di repressione verso tutte le manifestazioni politiche e rivendicative del proletariato, diedero più chiara fisionomia alla natura trasformistica della maggioranza governativa, attribuendole quel carattere conservatore che di fatto la distinguerà fino all’età giolittiana. Ché, infatti, praticamente finite le vecchie formazioni risorgimentali della Destra e della Sinistra e fattisi i loro esponenti più o meno tutti sostenitori della politica ministeriale – quasi che nell’ambito del sistema il ruolo delle forze liberali dovesse essere necessariamente governativo e che i loro rappresentanti non avessero alcuna prospettiva politica all’opposizione -, parve che la classe dirigente tradizionalmente espressa dalla borghesia italiana si chiudesse a difesa dello Stato considerato come la proiezione istituzionale della società civile. A questo punto ogni serio discorso riformistico perdeva di credibilità, in quanto il legame che univa quella classe alle forze sociali dominanti appariva ancora più stretto”” (pag 191-192)”,”ITAD-009-FF”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del quindicesimo volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 15. Buffoli-Caccianemici.”,”tra i collaboratori del XV Volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-015″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore, comitato direttivo: PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella, collaboratori-autori e redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del sedicesimo volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 16. Caccianiga-Caluso.”,”tra i collaboratori del XVI Volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”REFx-R-016″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del diciassettesimo volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 17. Calvart-Canefri.”,”tra i collaboratori del XVII Volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-017″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 19. Cappi-Cardona.”,”tra i collaboratori del XIX volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”REFx-R-019″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 20. Carducci-Carusi.”,”tra i collaboratori del XX volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”REFx-R-020″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 21. Caruso-Castelnuovo.”,”tra i collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”REFx-R-021″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 22. Castelvetro-Cavallotti.”,”tra i collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”REFx-R-022″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 23. Cavallucci-Cerretesi.”,”tra i collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-023″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 24. Cerreto-Chini.”,”tra i collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-024″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 25. Chinzer-Cirni.”,”tra i collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”REFx-R-025″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 26. Cironi-Collegno.”,”tra i collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-026″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 27. Collenuccio-Confortini.”,”tra i collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI”,”REFx-R-027″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 28. Conforto-Cordero.”,”tra i collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO”,”REFx-R-028″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 29.”,”tra i collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI”,”REFx-R-029″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 30.”,”tra i collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI”,”REFx-R-030″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 31. Cristaldi-Dalla Nave.”,”tra i collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH”,”REFx-R-031″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore onorario, PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH Francesco Maria BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 32. Dall’Anconata – Da Ronco.”,”tra i collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Francesco Maria BISCIONE Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH”,”REFx-R-032″
“GHISALBERTI Alberto M. a cura; ORSINI Felice”,”Lettere di Felice Orsini. II Serie: Fonti. Vol. VIII.”,”Felice Orsini (1819-1858) è stato uno scrittore e rivoluzionario italiano, noto per aver causato una strage nel tentativo di assassinare l’imperatore francese Napoleone III 12. Orsini era un convinto mazziniano e sostenitore dell’indipendenza della sua terra d’origine, la Romagna, dal dominio dello Stato Pontificio 1. Nel 1858, Orsini tentò di assassinare Napoleone III con una bomba, uccidendo otto persone e ferendone altre 142 1. Fu arrestato, processato e giustiziato a Parigi 1. (f. copil.)”,”RISG-006-FSL”
“GHISLERI Arcangelo”,”Giuseppe Mazzini e gli operai.”,”Mazzini. “”Ma la tesi del riparto secondo i bisogni non è meno verificabile. Possiam noi supporre un Governo capace di calcolare esattamente i bisogni di tutti gli individui componenti la società; capace di determinare correttamente la vocazione, l’ attitudine di ciascuno, e d’ assegnare a ciascuno il suo lavoro, il suo ufficio; capace di dirigere, di invigilare i lavoratori, di raccogliere e di amministrare i prodotti dell’ opera loro, se non con un numero di impiegati eguale a quello dei lavoratori medesimi? A ciascuno, voi dite, secondo i bisogni; ma com’è costituito e accertato il bisogno? Dalla dichiarazione dell’ individuo? Una moltitudine di bisogni fittizi – bisogno di locomozione, di viaggi, a cagion di esempio – tenderà ad evitare il lavoro. (…) “”Tirannide. Essa vive nelle radici del Comunismo, e ne invade tutte le formule.”” (pag 64) “”Nel febbraio del 1849, fuggito il Papa nelle braccia del re borbonico a Gaeta, in Roma adunavasi l’ Assemblea Costituente di Stati ex-pontifici e proclamava la repubblica, i cui sommi poteri venivano affidati il mese dopo a un triunvirato composto da Aurelio Saffi di Forlì, di Carlo Armellini di Roma e di Giuseppe Mazzini””. (pag 74)”,”MITS-242″
“GHISLERI Arcangelo”,”La questione meridionale nella soluzione del problema italiano.”,”Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca “”Così Alberto Mario, assai prima che in Italia si diffondesse il sentimento e la cognizione della questione sociale, preconizzava nel sistema federale il campo libero a tutte le naturali esperienze e alle più agevoli soluzioni pacifiche. “”Che se da codesti focolari federali più vivido e più inteso lume d’idee si spande, parmi lecita congettura quella che l’ augurata alleanza fra il capitale e il lavoro i celebri la pacificazione degli animi prima che nelle ciclopiche e tarde unità, ove la luce meridiana al centro s’annebbia allontandosene, e fassi crepuscolare. (…) Sarebbe bastevole questa ‘evidente superiorità economica del principio federale’ per antivederne il trionfo indubitabile nel corso della storia italiana. Ma esso non trionferà perché migliore, sibbene perché necessario. La centralizzazione, comunque la si immagini, uccide l’ Italia. La Destra è morta, la Sinistra agonizza, la monarchia che vive in esse e con esse le seguirà nel sacrato. E tutte per l’istessa malattia acuta – la centralizzazione. ‘Essa impedisce la soluzione di tutti i problemi'””. (1) (pag 50-51) (1) Articolo: ‘Campanella e Bertani’, in ‘Rivista Repubblicana’ del 1878, pag 181 non riportato nel vol. ‘Scritti politici’ di A. Mario, a cura e con proemio di G. Carducci, edito da N. Zanichelli, Bologna, 1901 La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Alberto MARIO, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Comabatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984 Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Contro la centralizzazione (Alberto MARIO) pag 51) Alberto Mario, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984″,”ITAS-117″
“GIACCAGLINI Gianni SQUARZA Lino”,”Stendere un programma come si deve. Algoritmi e cose pratiche.”,”Gianni Giaccaglini, curatore di questa collana, autore finora di altri due Quaderni Jackoson, direttore della rivista di personal computer Bit, consulente e fine dicitore si è già detto fin troppo. In questo quaderno gli ha dato una mano negli ultimi due capitoli, per raddrizzarne le sorti con un’impronta un pelino più pratica, Lino Squarza docente di elettronica industriale e, soprattutto, progettista e professionista nel settore della microelettronica.”,”SCIx-095-FL”
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale europeo.”,”L’ ordinanza industriale del 1869 e l’ eliminazione della superstite struttura corporativa. La nuova legge (“”Gewerbe Ordnung für den norddeutschen Bund””) venne promulgata il 25 marzo 1869. Essa proclamava l’ assoluta libertà del commercio e dell’ industria. Le attività economiche che fino ad allora erano rimaste sottoposte alle norme delle “”gilde””, secolari corporazioni che divenivano ogni giorno sempre più estranee alle nuove necessità della produzione e dei traffici, potevano adesso svilupparsi secondo l’ iniziativa degli individui e dei gruppi, sciolti da restrizioni e da vincoli. (…) L’ uso dello sciopero venne riconosciuto lecito. Il sorgente sindacalismo aveva così le armi tanto desiderate per poter più efficacemente lottare contro le classi padronali; tuttavia quel riconoscimento era limitato da una restrizione il cui significato si prestava ad essere variamente inteso””. (pag 147-148)”,”MEOx-063″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia economica del Settecento genovese.”,”Genova e la concorrenza del porto di Livorno. “”Essi intesero, da un crudo esame della situazione che la concorrenza di Livorno e l’ irresistibile attrazione esercitata da quella città non avrebbero potuto essere vinte lottando sulla stretta e disagevole pedana dei piccoli antagonismi, delle tariffe preferenziali facilmente rintuzzabili, dei veti e delle esclusioni. Bisognava , per incrementare i traffici e i depositi di portofranco, affrontare problemi di più largo respiro, ossia ricostituire nel cuore della città, tra Banchi e San Siro, il vecchio fervore di vita mercantile, ora sensibilmente attenuato, ristabilire i contatti con il Levante, riattivare gli scambi e, nel contempo, esautorando Livorno, collegare Genova al mare del Nord, e in ispecie ai porti gravitanti sull’ estuario del Reno, con una viabilità e tariffe di trasporto più vantaggiose di quelle che il rivale porto toscano, protetto dall’Imperatore d’Austria, offriva alla sua clientela. La ripresa della lotta per accrescere la potenza economica genovese fu contrassegnata tra la fine del 1709 e l’ anno seguente da tre misure che esamineremo partitamente. Il 26 dicembre 1709 l’ arcivescovo di Genova Giuseppe Castelli giunse a Costantinopoli per chiedere la conferma delle capitolazioni, con miglior fortuna di Costantino Balbi (…)””. (pag 75)”,”LIGU-001″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale in Europa.”,”Contiene i 10 articoli dello Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (pag 148-150″,”MEOx-001-FR”
“GIACHETTI Diego a cura; articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”Per il Sessantotto. Studi e ricerche.”,”Articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”ITAC-039″
“GIACHETTI Diego a cura”,”Archivio Gambino-Verdoja. Catalogo materiali per una storia dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1949-1975.”,”””Con la svolta “”entrista profonda”” del 1951-52 si iscrivono al PCI, all’ interno del quale recluteranno militanti ai GCR. Renzo Gambino, eletto alla direzione dei GCR, partecipa in qualità di delegato a diversi congressi ed incontri internazionali. Nel 1965 egli si dimette dal PCI, intravvedendo – alla luce dei primi fermenti che scateneranno poi le lotte del biennio 1968-69 – la possibilità di svolgere con profitto un’ attività politica indipendente””. (pag 2) “”Su alcune parti della storia del movimento trotskista italiano qualcosa è già stato scritto, a cominciare dalle vicende che portarono all’ espulsione dal PCd’I di Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli nel 1930 ed alla costituzione della Nuova Opposizione Italiana (NOI), aderente all’ Opposizione di Sinistra Internazionale guidata da Trotsky, e dal ruolo svolto da Pietro Tresso all’ interno del movimento per la Quarta Internazionale, fino alla costituzione del Partito Operaio Comunista, fondato nel febbraio 1945 nell’ Italia meridionale come risultato della fusione tra la componente trotskista diretta da Nicola Di Bartolomeo e quella bordighista capeggiata da Romeo Mangano. Espellendo il POC dalle proprie file, il II Congresso Mondiale della Quarta internazionale dava inizio al lavoro di ricostruzione della sezione italiana. A costituire questa nuova sezione contribuirono essenzialmente due componenti politiche: la tendenza trotskista già presente all’ interno del POC e quella dei militanti della Federazione Giovanile Socialista, i quali, dopo aver aderito al PSLI, lo abbandonarono quasi subito orientandosi, nella stragrande maggioranza, verso il trotskismo ed aderendo al progetto politico che porterà alla formazione dei GCR.”” (pag 2)”,”TROS-107″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari tra analisi e prospettive, 1948-1951. Il contesto nazionale e internazionale nei primi anni della “”Guerra Fredda””.”,”””In questo periodo le possibilità dei GCR di confrontarsi politicamente con altre formazioni che operano nell’ ambito di una critica di sinistra e di classe allo stalinismo non sono molte. Oltre al Partito Comunista Internazionalista, con il quale i rapporti politici si limitano unicamente a scambi di reciproche critiche, ai gruppi ‘titini’ di cui si è già parlato e a formazioni politiche di carattere eclettico come il Partito Comunista Nazionale Italiano, la nascita di una corrente politica all’ interno della Federazione Anarchica Italiana (FAI) suscita un certo interesse. Tale corrente, composta nella stragrande maggioranza da giovani militanti usciti dal PCI, annovera tra le sue figure più rappresentative Pier Carlo Masini, Arrigo Cervetto e Federico (1) Parodi.”” (pag 33) (1) errore dell’ autore”,”ITAC-061″
“GIACHETTI Diego”,”La svolta entrista. La Quarta Internazionale e i Gruppi Comunisti Rivoluzionari negli anni 1951-1953.”,”””Secondo Trotsky, nel periodo precedente la seconda guerra mondiale si erano già realizzate le condizioni oggettive sufficienti per il passaggio dal capitalismo al socialismo: ‘La premesse economiche della rivoluzione proletaria hanno già raggiunto da tempo il punto più alto raggiungibile in un regime capitalista’””. (pag 27) “”Definitivamente espulsi dalla Quarta Internazionale a partire dal 1° gennaio 1953, gli esponenti della maggioranza del Parti Communiste Internationaliste diedero successivamente vita, nel dicembre di quello stesso anno – insieme alla sezione britannica, statunitense e svizzera -, al Comitato Internazionale della Quarta Internazionale allo scopo di raccogliere i trotskisti del mondo intero attorno al programma che era stato ormai tradito dagli ‘usurpatori pablisti che consacrano la loro attività alla revisione del trotskismo, alla liquidazione dell’ Internazionale ed alla distruzione dei suoi quadri””. (pag 52)”,”TROS-110″
“GIACHETTI Diego”,”Alle origini dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1947-1950. Una pagina di storia del trotskysmo italiano.”,”Alla memoria di Renzo GAMBINO (1922-1972) militante trotskista. “”Per quanto riguarda la situazione del movimento trotskista italiano, il congresso adottò due importanti decisioni: espulse il POC dalla Quarta Internazionale e decise di pubblicare una nuova rivista che si richiamasse al trotskismo e all’ organizzazione internazionale, per costituire attorno ad essa il nucleo promotore della ricostruzione della sezione italiana. Subito dopo la minoranza trotskista presente nel POC – riconducibile ai gruppi di Napoli, Roma e Milano, facenti capo rispettivamente a Libero Villone, Bruno Nardini ed Enrico Bellamio – esce dal partito e si unisce ad alcuni ‘giovani’ militanti del MSUP per pubblicare, sotto la direzione del Segretariato Internazionale, la già citata rivista ‘4° Internazionale’. Il suo primo numero, che porta come sottotitolo la dicitura ‘Rivista del marxismo rivoluzionario’, viene pubblicato nel luglio 1948. Diretta da Libero Villone, essa si basa su un comitato di redazione formato da Enrico Bellamio, Bruno Nardini, Claudio Giuliani (pseudonimo di Livio Maitan) e Corrado Serra (pseudonimo di Giorgio Ruffolo).”” (pag 31)”,”ITAC-064″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51). “”Stante il fatto che le lettere e i documenti del gruppo erano anonimi, la direzione del PCI, pur attaccandoli con insulti, calunnie e menzogne, non poté adottare provvedimenti disciplinari. Quando però, il 21 giugno 1956, uscì il primo numero del periodico Azione Comunista, nel quale apparivano le firme di Bruno Fortichiari e Luciano Raimondi come responsabili della pubblicazione, Raimondi fu espulso “”per tradimento”” e a Fortichiari non venne rinnovata la tessera, mentre fu resa nota per la prima volta l’ espulsione di Seniga. Il quotidiano del PCI definì il nuovo giornale come un “”libello anticomunista””. (pag 54) “”I fatti di Polonia e d’ Ungheria che seguirono soltanto di pochi mesi il XX Congresso del PCUS diedero impulso ad una frettolosa unificazione tra “”Azione Comunista””, i GCR, il Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (PCInt-BC) – di orientamento “”bordighista”” – e la Federazione Comunista Libertaria (FCL), nuovo nome assunto dai Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP) nell’ ottobre del 1956).”” (pag 54) “”Tale riunione, organizzata da un “”Comitato d’ Azione della Sinistra Comunista”” e presieduta da Raimondi , si tenne il 16 dicembre 1956 presso il Cinema “”Dante”” di Milano. Durante il suo svolgimento presero la parola Raimondi e Fortichiari per “”Azione Comunista””, Onorato Damen per il PCInt-BC, Pier Carlo Masini per la FCL e Maitan per i GCR. Le organizzazioni presenti diedero vita al Movimento della Sinistra Comunista (MSC)””. (pag 55) “”Influenzato da Fortichiari, dagli anarchici della FCL e dalle consolidate convinzioni di Damen, il gruppo di “”Azione Comunista”” – che aveva letto la rivolta ungherese attraverso le lenti di Socialisme ou Barbarie – modificò le sue posizioni iniziali in relazione ai “”paesi socialisti”” arrivando a definirli come degli stati capitalisti. Al comizio del MSC che si tenne presso il Cinema-Teatro “”Maffei”” di Torino il 10 marzo 1957, e che aveva per tema la strategia sindacale, le divergenze tra il relatore dei GCR Franco Villani e gli altri (Emilio Setti per “”Azione Comunista””, Lorenzo Parodi per la FCL e Damen per il PCInt-BC) si manifestarono in tutta la loro evidenza. (pag 55)”,”ITAC-069″
“GIACHETTI Diego”,”Un rosso relativo. Anime, coscienze, generazioni nel movimento dei movimenti.”,”Libro dedicato a Luciano Della Mea Diego Giachetti (1954) vive e lavora a Torino, si occupa di storia dei movimenti degli anni sessanta e settanta. Ha pubblicato libri per la casa editrice BFS di pisa. Citazione in apertura: “”Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprire la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovata e a cui non porta nessuna strada”” (Eraclito)”,”ITAC-121″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”2° copia (1° non restituita) Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51).”,”TROS-251″
“GIACHETTI Diego”,”Guido Quazza, storico eretico.”,”Diego Giachetti, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee; vive a Torino. Collabora a varie riviste e ha pubblicato diversi libri tra cui ‘Un Sessantotto e tre conflitti. Classe, genere, generazione’, BFS, 2008.”,”STOx-244″
“GIACHETTI Diego”,”I dilemmi di Trotsky. Dalla “”rivoluzione permanente”” al “”socialismo in un solo paese””, storia dell’affermazione dello stalinismo in Unione Sovietica.”,”””Sapevano che andavamo incontro a una sconfitta inevitabile, fiduciosi però di preparare la strada alla vittoria delle nostre idee in un più lontano futuro”” (Trotsky) (4° di cop) Diego Giachetti, torinese, classe 1954, è dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee. Tra le sue pubblicazioni alcuni volumi sul Sessantotto.”,”TROS-322″
“GIACHETTI Diego SCAVINO Marco”,”La Fiat in mano agli operai. L’autunno caldo del 1969.”,”Giachetti ha scritto il primo capitolo a eccezione del primo paragrafo steso da Marco Scavino cheha scritto anche il secondo capitolo. L’introduzione è comune. Diego Giachetti (Settimo Rottaro, 1954) vive e lavora a Torino. Marco Scavino (Torino, 1954) è dottore di ricerca in storia contemporanea.”,”MITT-026-FV”
“GIACOBBI Secondo ROMANI GENZINI Valeria BALLARINI Marcella FIGURELLI Michela FACCHINETTI Gabriella FORTI Camilla”,”Braccianti e contadini nella Valle Padana, 1880-1905.”,”””Quando l’intesa fra Giolitti e Turati cominciò a mostrare le prime crepe e la lotta fra le due tendenze del partito si inasprì, ‘La Nuova terra’ cessò di definirsi turatiana, e divenne «semplicemente socialista». Al centro di questa evoluzione fu quello stesso Zibordi che, ancora nel gennaio dello stesso anno, aveva scritto: «Noi dei socialismi ne conosciamo uno solo: quello che ha per base la lotta di classe, per fine la proprietà collettiva, per mezzi la organizzazione economica dei lavoratori, la conquista dei pubblici poteri e di progressive riforme legislative. Questo ci pare sia sempre stato il socialismo di Filippo Turati»”” (pag 444)”,”MITT-382″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura; saggi di Domenico LOSURDO Luciano CANFORA Tibor SZABO’ Hugo MORENO Antonio MOSCATO Andrea CATONE Georges LABICA Luigi CORTESI Jacques TEXIER Charles KANELOPOULOS Edgardo H. LOGIUDICE; FRONTINI; Carla FILOSA Guenrikh Pavlovic SMIRNOV Alberto BURGIO Alberto KOHEN Jean ROBELIN Ruggero GIACOMINI”,”Lenin e il Novecento.”,”Saggi di Domenico LOSURDO (Civiltà, barbarie e storia mondiale, rileggendo Lenin), Luciano CANFORA (I dilemmi morali di Lenin), Tibor SZABO’ (Verso una cultura morale di tipo nuovo. Lenin visto da Lukacs), Hugo MORENO (Mariategui: pensare con la propria testa), Antonio MOSCATO (L’influenza di Lenin sul pensiero di Ernesto Che Guevara), Andrea CATONE (Lenin e la transizione dal capitalismo al socialismo), Georges LABICA (Lenin, lo Stato, la dittatura e la democrazia), Luigi CORTESI (Lenin e il problema dello Stato), Jacques TEXIER (‘Stato e Rivoluzione’ di Lenin e la faccia nascosta del pensiero politico marx-engelsiano), Charles KANELOPOULOS (Agricoltura e industria: a proposito dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’), Edgardo H. LOGIUDICE (Lenin e il pane. Il suo paradigma di azione politica nella moderna struttura della povertà), Malcolm SYLVERS (Il metodo di Lenin e la teoria dell’ imperialismo oggi), Valentino GERRATANA (Sul futuro di Lenin), Samir AMIN (Forme nuove della polarizzazione mondiale), Gianfranco PALA (Crisi del capitalismo e forme dell’ imperialismo oggi), Imma BARBAROSSA, Fulvia CIATTAGLIA, Elettra DEIANA, Luciana FRONTINI (Il pensiero della differenza sessuale e la tradizione comunista), Carla FILOSA (La questione femminile), Guenrikh Pavlovic SMIRNOV (L. nella Russia d’oggi), Alberto BURGIO (Per una lettura del ‘Che fare’ oggi), Alberto KOHEN (L. e il mov di liberaizone nazionale. La sua epoca e oggi), Jean ROBELIN (Come si pone oggi il problema della transizione al socialismo), Ruggero GIACOMINI (L. e il pacifismo contemporaneo)”,”LENS-046″
“GIACOMINI Ruggero PALLUNTO Stefania a cura”,”Guerra di resistenza. Le Marche dal fascismo alla liberazione. Antologia.”,”Un tedesco nella resistenza. “”Un tedesco intanto aveva disertato dall’esercito e si era nascosto in una casa di un contadino. Marcelli avvertito lo avvicina. Si chiama Gianni e vinte le prime diffidenze ed imparato a conoscere e valutare Tonino, incominciò con lui la lotta partigiana; prima in piccole azioni, poi con sempre maggiore responsabilità ed infine in un disegno meraviglioso, ideato dallo stesso Tonino e portato a compimento con grande coraggio. Tonino stesso, vestito da tedesco, con una divisa regalatagli da un russo che aveva preferito raggiungere i partigiani al S. Angelo, con una motocicletta tedesca e con quel tedesco alla guida, raggiungevano i comandi ed i centri del Wehrmacht a prelevare carburanti, munizioni, indumenti. Il tedesco era un sergente, dice Tonino, ed era sempre ascoltato, io facevo parlare sempre lui, d’altronde non sapevo una sola parola della loro lingua. Insieme giravano per tutta l’intera zona ed insieme misero in atto un altro “”diabolico”” stratagemma. Ritirati al comando tedesco i moduli per ricevute, ne rilasciarono, per presunte requisizioni effettuate dalle truppe tedesche, parecchie decine a contadini della zona. Ciò fruttò 100.000 lire che a quel tempo erano una bella somma. “”Eravamo riusciti, prosegue Tonino, a finanziare l’organizzazione partigiana con i soldi tedeschi, oltre ad aiutare la popolazione povera””.”” (pag 165)”,”ITAR-113″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura, saggi di CANFORA Luciano HERRERA Carlos-Miguel SZABÓ Tibor MORENO Hugo MOSCATO Antonio CATONE Andrea LABICA Georges CORTESI Luigi TEXIER Jacques KANELOPOULOS Charles LOGIUDICE Edgardo H. SYLVERS Malcolm GERRATANA Valentino AMIN Samir PALA Gianfranco BARBAROSSA Imma CIATTAGLIA Fulvia DEIANA Elettra FRONTINI Luciana FILOSA Carla SMIRNOV Guenrikh Pavlovic BURGIO Alberto KOHEN Alberto ROBELIN Jean”,”Lenin e il Novecento. Atti del Convegno Internazionale di Urbino 13-14-15 gennaio 1994.”,”‘Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si scludono a vicenda’. Lenin. L’imperialismo rappresenta per Lenin la completa negazione della democrazia al livello dei rapporti internazionali: le «cosiddette nazioni civili d’Europa» opprimono «le nazioni meno civili e più desiderose di democrazia dell’Asia» cui disconoscono il diritto all’autodeterminazione e al self-government, negando nella pratica quei principi che pure non si stancano di sbandierare come proprio titolo di gloria e di legittimità imperiale. In tale quadro, bisogna collocare la denuncia cui procede Lenin della vena razzistica più o meno esplicita che attraversa in profondità la storia del colonialismo e dell’imperialismo: essi si fondono sullo sfruttamento e «asservimento di centinaia di milioni di lavoratori dell’Asia, delle colonie in generale e dei piccoli paesi» ad opera di «poche nazion i elette»; i dirigenti della borghesia liberale cercano in ogni modo di ostacolare «l’emancipazione economica e quindi anche politica delle pelli rosse e nere»; d’altro canto, gli immigrati «provenienti da paesi più arretrati» sono vittime di discriminazione salariale sui luoghi di lavoro dei paesi capitalisti. La storia dell’umanità sta compiendo ai nostri giorni una delle svolte più grandi, più difficili, la quale ha un’importanza immensa, un’importanza che senza la minima esagerazione si può chiamare universalmente liberatrice. Una svolta dalla guerra alla pace; dalla guerra tra i predoni che mandano al macello milioni di sfruttati e lavoratori per stabilire un nuovo sistema di spartizione del bottino depredato dai briganti più forti, alla guerra degli oppressi contro gli oppressori per la liberazione dal giogo del capitale, da un abisso di sofferenze, di tormenti, di fame, di barbarie, al luminoso avvenire della società comunista, del benessere generale e di una pace duratura. (Lenin, Opere, XXVII, p.139, 11 marzo 1918).”,”LENS-022-FL”
“GIACON Carlo”,”L’oggettività in Antonio Rosmini.”,”‘Il rapporto tra idealismo e metafisica è un tema centrale nella filosofia moderna, specialmente nel contesto dell’idealismo tedesco. L’idealismo, in particolare quello trascendentale di Kant e quello assoluto di Fichte, Schelling e Hegel, cerca di superare i limiti del dualismo kantiano tra fenomeno e noumeno, proponendo una nuova metafisica dell’infinito. Kant, con il suo criticismo, introduce una distinzione tra il mondo fenomenico (ciò che possiamo conoscere attraverso le nostre forme a priori) e il noumeno (la “”cosa in sé””, inconoscibile). Tuttavia, i filosofi idealisti successivi, come Fichte, criticano questa separazione, sostenendo che tutto ciò che esiste è una rappresentazione della coscienza. Fichte, ad esempio, elimina il concetto di “”cosa in sé”” e propone l’Io come principio assoluto e creatore della realtà 2. Schelling e Hegel portano avanti questa riflessione, integrando la dimensione metafisica con una visione dialettica e sistematica. Per Hegel, ad esempio, la realtà è il risultato di un processo dialettico in cui lo Spirito si realizza attraverso la storia e la natura, unendo idealismo e metafisica in una sintesi dinamica’ (copilot) Antonio Rosmini si colloca in una posizione unica nel rapporto tra idealismo e metafisica, cercando di integrare elementi di entrambi in una prospettiva originale. Pur non aderendo pienamente all’idealismo tedesco, Rosmini dialoga con esso, sviluppando una metafisica che pone l’essere come fondamento ultimo della realtà. Rosmini critica l’idealismo tedesco, in particolare Hegel, per il rischio di ridurre l’essere a un prodotto del pensiero. Per Rosmini, l’essere è una realtà oggettiva e trascendente, che si manifesta in tre forme: ideale, reale e morale. Questa tripartizione permette a Rosmini di mantenere una dimensione metafisica che non si dissolve nell’idealismo puro, ma che al contempo riconosce l’importanza del soggetto e della conoscenza. Inoltre, Rosmini introduce il concetto di “”idea dell’essere””, che funge da ponte tra il finito e l’infinito, tra il soggetto e l’assoluto. Questo lo distingue dagli idealisti tedeschi, poiché per Rosmini l’idea dell’essere non è una costruzione del pensiero, ma una realtà ontologica che precede e fonda ogni conoscenza.’ (f. copilot)”,”FILx-003-FFS”
“GIAGNOTTI Felicia a cura”,”Storie individuali e movimenti collettivi. I dizionari biografici del movimento operaio.”,”La GIAGNOTTI, ricercatrice di storia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ statale di Milano, ha pubblicato numerosi saggi sul movimento combattentistico nel primo dopoguerra, apparsi in opere collettanee e in riviste di storia contemporanea. Collabora al progetto internazionale di ricerca sul Primo maggio promosso dalla Fondazione G. Brodolini di Milano (in questo ambito è in corso di pubblicazione un suo saggio su ‘May Day in Italy during World War 1°’.”,”MOIx-005″
“GIAMBLICO, a cura di Luciano MONTONERI”,”Vita pitagorica.”,”‘La ‘Vita pitagorica’ di Giamblico è lo scritto più ampio e sistematico che la tarda antichità ci abbia trasmesso su Pitagora e la sua setta. Esso costituisce ilprimo libro di una più vasta opera (in 10 libri) dell’autore interamente dedicata all’esposizione delle dottrine pitagoriche’ (pag VII)”,”STAx-005-FRR”
“GIAMBONI Bono”,”Dell’arte della guerra di Vegezio Flavio. Volgarizzamento.”,”Autore della traduzione (volgarizzamento XIII sec.): GIAMBONI Bono, Nacque presumibilmente a Firenze prima del 1240 e morto 1292 circa). Scrittore, Esercitò come già il padre Giambono di Vecchio la professione di Giudice podestarile, presso la curia del sestiere di Por San Piero a Firenze. Pare ghibellino. Contemporaneo di Brunetto LATINI, rappresenta quella intellettualità fiorentina che attraverso l’attività giuridica, la partecipazione attiva alla vita politica della città e i volgarizzamenti e la scrittura di opere originali in volgare, era impegnata nella creazione di una nuova cultura laica (dal Dizionario Biografico degli italiani, Treccani). VEGEZIO Publio Flavio Renato: scarse notizie sull’Autore dell’Epitoma rei militaris. Erudito latino (sec. IV-V), funzionario e scrittore del ceto alto dell’aristocrazia tardoromana. Ignota la nazionalità. Discordi sono le opinioni circa l’appartenenza di V. all’esercito o meno; in quanto “”vir illustris”” è probabile che non ne facesse parte, e inoltre manca nell'””Arte della guerra”” qualsiasi accenno agli aspetti quotidiani e concreti della vita militare. L’Opera composta in quattro libri, che trattano rispettivamente del reclutamento e dell’addestramento dei soldati (I), della struttura della Legione (II), della strategia militare terrestre, macchine belliche, assedio delle città (III) e infine (IV libro) delle battaglie navali. Si rifà a varie fonti, tra cui gli “”Stratagemata”” di FRONTINO. L’Opera fu dedicata ad un Imperatore, che i più identificano in TEODOSIO I il Grande, riportandola quindi all’epoca del suo regno (383-392 d.C.). (Dal Dizionario dantesco, Treccani). Nel Proemio del Libro III VEGEZIO scrive la famosa: “”Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”” (a pg 76 di questa edizione): <>.”,”QMIx-201-FSL”
“GIAMMANCO Roberto”,”Dialogo sulla società americana.”,”Un quadro sulla ‘American Way of Life’ Roberto Giammanco è nato nel 1926. Si è laureato in Filosofia e Storia. Ha insegnato per lunghi anni in università americane. E’ collaboratore di numerose riviste italiane e straniere di filosofia e sociologia e ha curato l’edizione italiana di alcuni classici del pensiero e della critica sociale anglosassone. (1964) “”La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo”” (pag 168) ‘Gli studi di Barber, Lloyd Warner, James C. Abegglen e soprattutto le coraggiose analisi di C. Wright Mills, ci rivelano con grande esattezza come il passaggio da una classe all’altra sia estremamente difficile. Nel 1950, solo il 6% dei grandi finanzieri provenivano da classi inferiori (immediatamente al di sotto dell’«élite del potere») e le loro storie personali mostrano come l’ingresso nella classe privilegiata sia dovuto a una lunga partecipazione ai segreti e alle funzioni tecniche connesse con gli investimenti o all’attività strettamente politica. Meno del 2% dei dirigenti al di sotto dei cinquant’anni, come ci dice la rivista «Fortune» che è l’organo del conservatorismo paternalistico, proviene dalla classe operaia. Tutti, senza distinzione, hanno raggiunto le posizioni presenti per meriti militari, politici o sindacali. Ancora, Vance Packard indica solo tre possibilità per chi voglia elevarsi socialmente: chi ha una bella figlia può sperare che si sposi un giovane di classe superiore; una laurea universitaria può, sebbene solo in casi sporadici, attrarre l’attenzione dei potenti e consentire l’accesso alle sfere direttive; l’eccellere nel consumo di beni materiali può dare l’impressione dell’appartenenza a una classe superiore e quindi creare le condizioni per migliorare il proprio prestigio sociale. A questo proposito, l’indagine sociologica ha rivelato che i figli e nipoti dei più famosi gangster degli anni trenta e un gran numero dei dirigenti della malavita attuale occupano posizioni di grande prestigio nell’ambito di comunità che, come quella di Grosse Pointe, si ispirano a criteri rigorosamente selettivi. Le ragioni di questo fenomeno vanno cercate nei contatti strettissimi che i baroni del sottosuolo hanno sempre avuto con l’ambiente politico, specialmente locale, e quindi con l’élite del mondo finanziario, nelle loro cospicue donazioni alle chiese, a istituzioni di beneficenza e a iniziative di interesse civico. L’isolamento non è dunque soltanto l’unica difesa, ma il solo modo di essere che la società consente ai vari gruppi: la loro omogeneità interna è ottenuta escludendo e ignorando gli inferiori e imitando i superiori, in un confronto che isterilisce nel più vieto conformismo e nella più spietata dipendenza’ (pag 165-166); ‘La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo’ (pag 168)”,”USAS-233″
“GIANANGELI Vittorio”,”Storia degli operai metallurgici dalle origini all’avvento del fascismo.”,”Foto pag 15: Operai armati difendono una fabbrica occupata Paragrafo 3 della parte seconda: Guerra e dopoguerra: La FIOM è il più forte e temuto sindacato italiano (pag 136-)”,”SIND-002-FAP”
“GIANCOTTI Emilia”,”Baruch Spinoza, 1632-1677.”,”GIANCOTTI Emilia Contiene il capitolo: Spinoza nel marxismo (pag 144-151) “”Assai interessante è anche valutare l’atteggiamento avuto verso Spinoza dal fondatore del materialismo storico, Karl Marx (1818-1883). Un gruppo di “”Quaderni””, conservati presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam e pubblicati solo di recente (“”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 29-157) attestano che Karl Marx, quando era ancora studente a Berlino e si preparava per l’esame orale previsto per sostenere la tesi di dottorato, si dedicò a uno studio accurato di Spnoza. I “”Quaderni””, che risalgono al 1841, trascrivono, modificando la successione dei capitoli, numerosi brani tratti dal ‘Trattato teologico-politico’ e da alcune lettere, la maggior parte delle quali indirizzate a Oldenburg. Tale studio, a giudicare dalle citazioni spinoziane che Marx fa delle sue opere, deve essere stato rivolto anche all”Etica’. I frutti di tale lavoro non furono consegnati a una trattazione organica, ma sono rintracciabili soltanto nei rapidi riferimenti sparsi negli scritti di Marx a partire dai ‘Quaderni sulla filosofia di Epicuro’ (1838-39) fino al ‘Capitale’ (1867)'”” (pag 144-145) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Ripetutamente, e anche nelle opere della maturità, [Marx] cita quali massime di valore universale due principi spinoziani: quello secondo il quale l’ignoranza non è un argomento, e quello secondo il quale “”la determinazione è negazione”” (che Hegel definiva una “”grande proposizione””). Considera la sostanza spinoziana uno degli elementi che concorrono alla formazione del concetto hegeliano di Assoluto (‘La Sacra Famiglia’). Cita Spinoza come uno degli iniziatori del metodo razionale nella teoria dello Stato e del diritto (intervento del 14 luglio 1842 sulla “”Gazzetta renana””). Infine, in una lettera al socialista tedesco Ferdinand Lassalle del 31 maggio 1858, indica Spinoza come esempio di pensatore sistematico in cui la struttura interna del sistema è del tutto differente dalla forma nella quale l’autore l’ha esposta in modo cosciente. Marx annuncia così una distinzione (che teorizzerà nel poscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’), tra metodo di esposizione e metodo di indagine (cfr. M. Rubel, Marx à la rencontre de Spinoza, “”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 7-28).”” (pag 145-146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Come “”splendido rappresentante”” della dialettica Spinoza è citato da Friedrich Engels (1820-1895) nel suo ‘Antidühring’ (1877-78), quando distingue tra pensiero ‘metafisico’ e pensiero ‘dialettico’. Il primo, secondo Engels e la tradizione marxista, è fondato sulla pretesa assolutezza dell’essere, mentre il secondo vede nelle contraddizioni reali il principio di movimento sia della natura sia della storia”” (pag 146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991]”,”FILx-444″
“GIANGRANDE Matteo”,”Note sulla nozione di “”dialettica”” in Lenin.”,”””Tra il 1910 e il 1911 Lenin ribadisce che l’evoluzione dei rapporti sociali, lo sviluppo storico, è oggettivamente “”dialettico”” perché «si compie fra contraddizioni e ‘attraverso contraddizioni'”” (pag 263) “”Lenin fornisce una trattazione specifica della nozione di “”dialettica”” in un testo dedicato a Karl Marx e pubblicato nel 1915 nel dizionario enciclopedico Granat. La dialettica, la «parte rivoluzionaria della filosofia di Hegel», è «la scienza delle leggi del movimento, del mondo esterno così come del pensiero». Le cose naturali, i fenomeni sociali, i concetti logici sono il risultato del processo dialettico, nel loro divenire storico. Lenin distingue poi l’idea corrente di “”evoluzione””, che si è diffusa nella coscienza sociale attraverso la filosofia positivistica, dall’idea di “”sviluppo”” formulata dal materialismo storico attraverso la filosofia hegeliana”” (pag 267)”,”LENS-303″
“GIANINAZZI Willy”,”Intellettuali in bilico. “”Pagine libere”” e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo.”,”W. GIANINAZZI (1953) è di origine ticinese e ha svolto il dottorato di ricerca presso l’ Università di Vincennes. Ha pubblicato ‘L’ itinerario di Enrico Leone. Liberismo e sindacalismo nel movimento operaio italiano’ MILANO. 1989 e vari saggi su riviste. Il libro è dedicato alla memoria di Egisto CAGNONI amministratore di ‘Pagine libere’ morto a Mathausen.”,”MITS-119″
“GIANINAZZI Willy”,”Naissance du mythe moderne. Georges Sorel et la crise de la pensée savante (1889-1914).”,”GIANINAZZI Willy è uno storico e membro della redazione di ‘Mil neuf cent. Revue d’ histoire intellectuelle’. Ha scritto opere sul sindacalismo rivoluzionario in Italia “”Nell’ entourage intellettuale di Sorel, c’è in particolare Antonio Labriola, fine psicologo della lingua e buon conoscitore della ‘Völkerpsychologie’ tedesca che tratta, anch’essa, della lingua e del mito, il quale, nel 1897, aveva trovato le parole giuste: “”La lingua, senza la quale non potremmo arrivare alla precisione del pensiero, né a formulare la manifestazione, nello stesso tempo che essa dice quello che esprime, l’ altera, ed è per questo che possiede sempre in sé il germe del mito””; da cui questa sottolineatura di peso: “”Si ha sempre la tentazione, o almeno si corre il pericolo, di sostanzializzare un processo o i suoi termini. Le relazioni, per l’ effetto dell’ illusione che si proietta al di fuori di sé, divengono delle cose, e queste cose divengono a loro volta dei soggetti attivi agenti”” (1). Con la sua propria problematica, Bergson aveva reso conto, nel suo “”Essai sur les donnés immédiates de la conscience”” (1889), della reificazione delle parole indotte dallo scostamento tra la sensazione e il linguaggio. Indipendentemente da Labriola e Bergson, Sorel aveva i suoi punti di riferimento; l’ “”Etude sur Vico”” lo rivela.”” (pag 111) (1) Antonio Labriola, Socialisme et philosophie, (édition italienne, 1897), Giard et Briere, Paris, 1899″,”TEOC-413″
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Prima le donne e i bambini.”,”Elena Gianini Belotti è nata a Roma e dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. Ha insegnato in un istituto professionale statale per assistenti all’infanzia. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Dalla parte delle bambine’ (Feltrinelli. 1973).”,”DONx-003-FSD”
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita.”,”Elena Gianini Belotti è nata e vissuta a Roma dove risiede. Dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. “”Nel suo libro ‘La soggezione delle donne’ pubblicato nel lontano 1869, John Stuart Mill fu il primo a mettere in discussione il concetto di “”natura femminile””, con cui venivano contrabbandati quei caratteri ritenuti peculiari della donna…”” (pag 5) (premessa)”,”DONx-001-FFS”
“GIANNANTONI Franco PAOLUCCI Ibio”,”Giovanni Pesce “”Visone”” un comunista che ha fatto l’Italia. L’emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli).”,”Caso Seniga pag 226 Movimento studentesco pag 260″,”ITAR-122″
“GIANNANTONI Gabriele GIGANTE Marcello MARTENS Ekkehard NARCY Michel IOPPOLO Anna Maria DÖRING Klaus”,”La tradizione socratica. Seminario di studi.”,” ‘Antìstene, allievo di Socrate, precursore del proletariato moderno’ (wikip) (wikip): Antistene (Atene, 436 a.C. – 366 a.C.) è stato un filosofo greco, considerato il fondatore della scuola cinica e un precursore dell’anarchismo. Antistene Antistene, nonostante fosse nato ad Atene, non poteva godere appieno della cittadinanza ateniese in quanto la madre fu “colpita” dall’ostracismo della pubblica assemblea. Iniziò sin da giovane ad interessarsi di filosofia, inizialmente seguendo le lezioni del sofista Gorgia da Lentini e, successivamente, quelle di Socrate, di cui divenne un allievo. Dopo la morte di Socrate (399 a.C.), la “”filosofia socratica”” fu insegnata ad Atene solo da Antistene, perché era stato l’unico tra i suoi discepoli a non aver abbandonato la città. Tenne le sue lezioni filosofiche nel ginnasio ateniese di Cinosarge, dove erano accettati anche i “”semi-cittadini””, e per questo i suoi allievi furono chiamati «Cinici» (letteralmente Cinosarge significa “”cane agile””, da cui sarebbe derivato il nome di “”cinici””). [modifica] Il pensiero Alla base del pensiero di Antistene c’è il cosiddetto “”intellettualismo socratico””, secondo il quale è possibile insegnare e raggiungere la virtù attraverso un “esercizio interiore”, che alleni lo spirito come la ginnastica fa col corpo. Da queste considerazioni nasce e si sviluppa il suo rigorismo morale che gli fa affermare: «preferirei impazzire piuttosto che provare piacere». La virtù è quindi sufficiente all’uomo saggio per il raggiungimento della felicità. Antistene è fortemente interessato alla logica, contestandone gli sviluppi metafisici arbitrariamente operati da Platone (con Platone avevano differenti idee anche sul pensiero Socratico), soprattutto sul piano della dottrina delle idee. Coloro che si richiamarono all’insegnamento di Antistene furono i rappresentanti di una “”filosofia popolare”” (qualcuno ha definito il loro pensiero come “”filosofia del proletariato greco””). Antistene è, a ragione, considerato come uno tra i più importanti precursori dell’anarchismo moderno. I suoi seguaci infatti predicavano e conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile a quella dei cani, che sono appunto liberi da qualsiasi legame, e pienamente autosufficienti. [modifica] Opere Le sue opere filosofiche, se si crede a Diogene Laerzio, constano di dieci volumi, ma sono giunti a noi solo alcuni frammenti. In compenso si sono “”salvate”” due declamazioni minori, Ajax e Ulisse, sulla lotta per le armi d’Achille, seguito dall’accademico trattato intitolato L’Odissea. [modifica] Citazioni «La virtù è sufficiente, da sola, per il raggiungimento della felicità, e non ha bisogno di niente altro. La virtù è propria delle opere, e non ha bisogno né di molti discorsi né di nozioni. Il sapiente è autosufficiente: tutte le cose degli altri sono sue. Il sapiente non si regola secondo le leggi stabilite dalle comunità politiche, ma secondo la legge della virtù». (Diogene Laerzio Vl, 10, in riferimento a Antistene) «Diceva queste cose, ma dava anche l’esempio facendole: di fatto falsificava monete, non concedendo nulla né alle regole morali, né a quelle naturali. Egli diceva di vivere secondo il modello di vita che era stato proprio di Ercole, senza dare la preferenza a nulla rispetto alla libertà». (Diogene Laerzio VI,71 in riferimento a Antistene). Antistene: Operare bene e sentirsi biasimati dà soddisfazioni da re. Osserva i tuoi nemici, poiché essi sono i primi a scoprire i tuoi difetti. È meglio cader preda dei corvi che degli adulatori, perché quelli divorano solo i morti, questi i vivi. Nessun uomo amante del denaro può essere buono.”,”FILx-431″
“GIANNANTONI Franco”,”””Gianna”” e “”Neri””: vita e morte di due partigiani comunisti. Storia di un «tradimento» tra la fucilazione di Mussolini e l’oro di Dongo.”,”Franco Giannantoni (Varese, 1938), giornalista e scrittore, è autore di numerose opere di ricerca storica sul fascismo e sulla Resistenza.”,”ITAR-020-FL”
“GIANNETTI Renato”,”Tecnologia e sviluppo economico italiano 1870 – 1990.”,”Nell’ economia globale un paese può mantenere elevati tassi di crescita solo se il suo livello tecnologico è analogo a quello dei paesi che si caratterizzano per elevati investimenti in R&S e per la presenza della grande impresa. D’altro canto, il successo dei sistemi di piccola impresa operanti nei settori tradizionali mostra come tecnologie e innovazioni non necessariamente collegate alla ricerca organizzata, ma sostenute dall’applicazione nella produzione di consoscenze specifiche, abbiano permesso all’ Italia di realizzare una buona performance economica nei difficili anni ottanta e novanta. L’A si domanda se l’attuale configurazione tecnologica sarà in grado anche in futuro di conservare all’ Italia il tasso di crescita registrato nell’ultimo secolo. Per rispondere a questa domanda viene analizzata la composizione del potenziale produttivo italiano nel corso delle diverse fasi della”,”ECLT-005″
“GIANNETTI Renato”,”La conquista della forza. Risorse, tecnologia ed economia nell’ industria elettrica italiana, 1883-1940.”,”Contiene dedica autore GIANNETTI Renato (Siena, 1948) è ricerctore presso l’ Università di Firenze. E’ autore di saggi sul ristagno del capitalismo, sull’ economia italiana tra le due guerre e sulla storia della tecnologia. Collabora a varie riviste. La trasmissione a lunga distanza dell’ energia elettrica. “”Anche in America, negli anni ’80, vi fu un rapido sviluppo dei sistemi di trasmissione a grande distanza grazie all’ inizio dello sfruttamento delle risorse idriche, impostato su larga scala soprattutto dopo la costruzione dei grandi impianti del Niagara. Ci furono tuttavia delle significative differenze tra i due continenti nel modo di distribuzione della corrente. Negli Stati Uniti si optò per l’ impiego di molti piccoli apparecchi di trasformazione posti direttamente sopra le colonne dei conduttori primari: in questo modo ogni abitazione disponeva di un proprio apparecchio cosicché dal suo funzionamento dipendeva soltanto un numero ristretto di lampade. Il sistema applicato in Germania ed in Europa prevedeva invece pochi grandi apparecchi con un più vasto raggio di azione. La centrale principale alimentava una specie di centrale secondaria di trasformazione collocata vicino ai grossi punti di consumo, dalla quale la corrente veniva immessa in rete a tensioni già utilizzabili per le varie applicazioni. Ne risultava una riduzione dei costi di manutenzione, sorveglianza ed impianto, ma un eventuale guasto poteva colpire un intero sistema di illuminazione.”” (pag 27)”,”ITAE-157″
“GIANNI Angelo”,”Sommario storico della letteratura italiana.”,”””Le scritture e le memorie di ispirazione politica””. (Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo, Silvio Pellico, Massimo D’Azeglio, Luigi Settembrini) (pag 410) “”Così nella tradizione i sonetti del Belli sono rimasti come un’ antologia comica della plebe romana, o, al massimo come una satira dell’ ultimo regime papale. Solo in tempi a noi più vicini, finalmente letto e pubblicato quasi per intero il corpus belliano, è stato valutato appieno (…)””. (pag 418) Nota: INNO A SATANA Giosuè Carducci Giosuè Carducci nasce nel 1835 in Versilia, da famiglia medio borghese e trascorre l’infanzia in Maremma. Studia alla Normale Superiore di Pisa e si laurea in lettere nel 1856. Sin da giovane si rivela un grande sostenitore della Rivoluzione francese, e di idee accesamente democratiche e repubblicane. Seguì con fervore soprattutto le vicende che portarono l’Italia all’unificazione, senza però parteciparvi direttamente, ma fu poi deluso da come queste vicende trovarono la loro soluzione in un compromesso tra re e Destra storica. Così assunse una posizione di forte critica e contrasto nei confronti del nuovo governo, arrivando addirittura ad essere sospeso dal suo insegnamento alla cattedra di eloquenza, dell’università di Bologna, che aveva ottenuto dopo una laurea in lettere nel 1860. Nonostante questa, continuò nella sua critica soprattutto al comportamento “vile” degli italiani, un comportamento che non rispondeva più a quegli ideali risorgimentali a cui egli era tanto legato. Attaccò duramente la politica che si dimostrava piuttosto rinunciataria verso la conquista di Roma, la quale doveva essere una parte della nuova nazione italiana. Così, mentre sottolineava la mediocrità politica e la mancanza di eroismo di quel tempo, si fece però sostenitore del popolo, visto come la vera forza motrice della storia, in grado di trasformare il mondo. Altro oggetto della sua opposizione fu poi la chiesa: il suo anticlericalismo lo scagliò contro di essa, che egli vedeva come un baluardo della tirannide: la chiesa per Carducci era il simbolo dell’oscurantismo. La sua visione divina passava attraverso la liberazione da ogni ascetismo, che mortifica il godimento della vita e dell’azione, ascetismo tipicamente religioso, ma che, come ogni altra forma di oscurantismo medievale, stava per essere soppresso dalla forza della ragione, della scienza e del progresso, di cui egli fa una vera e propria esaltazione. Successivamente, col passare degli anni e grazie alla stabilizzazione politica italiana, dovuta anche alla presa di Roma, Carducci venne a moderare le sue posizioni, avvicinandosi gradualmente alla monarchia. Così, il suo acceso patriottismo si trasformò in nazionalismo, arrivando addirittura alla formazione di un circolo monarchico. Ora per lui il popolo poteva essere lo strumento per accrescere il valore nazionale, attraverso guerre imperialistiche. Un’altra trasformazione, parallelamente a questa ideologica, si ebbe nella sua poetica: egli si orienta infatti verso orizzonti più aperti. Ma forte rimase la sua matrice giovanile, soprattutto nel campo letterario: nelle sue opere troviamo infatti un discorso poetico “ alto “, e aulico, e nel suo pensiero uno sdegno verso le forme più popolari, con critiche quindi ai romanzi, e a Manzoni. In giovinezza la sua poesia è sdegnosa del romanticismo sia manzoniano sia di quello sentimentale e popolare del Prati e dell’Aleardi. Egli si definisce l’ultimo scudiero dei classici, sceglie di esprimersi in forme alte e auliche. Poi però il suo spirito battagliero espressosi in forme classicheggianti si stempera lasciando spazio a momenti di sconforto, di tedio esistenziale, angoscia per la morte e nostalgia della gioventù. Carducci proprio per queste sue tendenze stilistiche è stato definito da Croce “l’ultimo dei classici”, come il poeta che seppe resistere alla “malattia” romantica, a differenza di tanti scrittori della sua età. Altrettanto però si oppone con la sua visione della vita severa e forte alla tormentata poesia del ‘900, “all’uomo di pezza” di Ungaretti, o al “male di vivere” del Montale. Al contrario, critici più recenti come Mario Praz, considerano questo poeta come un tardo romantico, che si aggrappa alla classicità per esorcizzare le angosce che lo assillano, e che quindi assume il mondo antico come un’evasione esotizzante dalla realtà squallida e mediocre della società borghese. Documento importante del sistema di idee del Carducci e di una tendenza della cultura e mentalità contemporanea è l’Inno a Satana, che compone nel 1863 e pubblica due anni dopo. Satana per i reazionari era simbolo della modernità da condannare in tutte le sue forme. Al contrario Carducci in questa sua lirica celebra la figura di Satana e la rovescia in positivo; esso diventa quindi simbolo degli aspetti più positivi della vita. Nelle prime cinque strofe del componimento Satana rappresenta le gioie terrene: il banchetto, il vino, l’amore, princìpi della pienezza vitale. A questo proposito significativi sono i versi 19-20 nei quali il poeta con un apostrofo invoca Satana chiamandolo “Re del convito”. Nelle strofe seguenti Satana viene identificato con le bellezze naturali ed artistiche; infatti Carducci lo rappresenta con Agramainio, che nella mitologia iranica è il principio del male e della ribellione, con Adone, che nella mitologia greca è il bellissimo ragazzo di cui si innamorò Venere, allegoria della primavera e della natura e della natura fiorita, e infine Astarte, dea fenicia del piacere. Le bellezze naturali vennero fissate sulla tela o sulla carta o scolpite nei marmi dai Greci (cfr. verso 91 “i segni argolici”). Contro queste bellezze artistiche si scagliarono però con la loro ottusità ed il loro oscurantismo i primi cristiani, che non compresero il valore intrinseco di queste opere, e le considerarono solo idoli pagani. Ma il paganesimo, benchè bandito dal cristianesimo, sopravvisse nella plebe (vv 93-96). L’inno continua poi mettendo in campo due figure: quella dell’alchimista e del mago del medioevo, entrambi insoddisfatti del loro sapere. Essi sono esempi dell’oscurantismo medievale e della superstizione che la ragione e la scienza, incarnate da Satana, dovrebbero trasformare in vero sapere (vv 105-108). Nella strofa seguente (vv 113-116) Carducci descrive i primi monaci cristiani che praticarono l’ascetismo nel deserto; il monaco è definito triste proprio perché fugge dalla natura, si nasconde da essa perché vede in questa una manifestazione di Satana. Ma certamente i più degni simboli dell’oscurantismo medievale, in quanto ne furono vittime, sono Abelardo ed Eloisa (vv 117-120). Abelardo fu un celebre filosofo vissuto nel XII secolo, propugnatore del libero pensiero, si innamorò della sua allieva Eloisa e venne punito dallo zio di lei con l’evirazione. Poi polemicamente il poeta descrive la vita nel chiuso del convento dove i monaci sono attratti in maniera peccaminosa dalla cultura classica, leggendo Virgilio, Orazio e gli elegiaci. Qui è Satana ad essere simbolo di questa cultura, in quanto espressione di valori come la bellezza, l’amore e i piaceri della vita. Con il passare dei secoli, soprattutto a partire dal 1300 Carducci mostra però come l’ascesi, la rinuncia, il dogmatismo non abbiano vinto del tutto: lo provano i roghi di Wicleff e di Huss, di Arnaldo da Brescia e di Savonarola, tutti monaci riformatori bruciati come eretici. A queste figure si associa quella di Lutero, l’iniziatore della riforma protestante, poi scomunicato dalla Chiesa di Roma. Nel finale dell’inno, Satana viene identificato con il progresso della scienza, forza “vindice” della ragione e del progresso che anche nel presente ha vinto ogni forma di oscurantismo e di dogmatismo del cristianesimo. L’immagine più evidente del progresso è la macchina a vapore, la locomotiva, “un bello e orribile mostro” (vv 169-170). Le idee che il Carducci esprime nell’inno, così rivoluzionarie, e forti, erano comuni a buona parte dell’opinione pubblica del tempo, decisamente anticlericale, laica e vicina all’ottimismo della filosofia positivista. È altrettanto significativo come Carducci sviluppi una materia così nuova e rivoluzionaria in forme però classicheggianti: tutta la poesia è ricca di termini aulici, di riferimenti dotti, di latinismi. A mio giudizio la sezione della poesia più ricca di preziosità e di erudizione è quella in cui Carducci fa sfoggio delle sue conoscenze mitologiche, cioè i versi dal 65 all’84, dove racconta il mito dell’amore tra Venere e Adone ed i luoghi dove le divinità venivano venerate. Per quanto riguarda invece i latinismi possiamo portare come esempio il “brando”, ovvero la spada, al verso 27, “l’alma Cipride”, verso 75, che ci ricorda l’Alma Venus del proemio del Rerum Novarum di Lucrezio, cioè la Venere datrice di vita, oppure anche la natura “egra” del verso 104. Egra deriva dall’aggettivo latino aeger, che significa malato, debole. Troviamo anche pugna (v 157), vindice (vendicatrice, da “vindix”). Una valutazione del Carducci anticlericale, sostenitore della modernità e democratico, compare in un giudizio di Natalino Sapegno in “Ritratto di Manzoni e altri saggi”. Egli sostiene che con la raccolta Giambi ed Epodi e in particolare con l’Inno a Satana esplode l’autentica “scapigliatura carducciana”; il poeta, servendosi del linguaggio della satira, per tradizione genere minore e meno obbligato ad uno stile rigoroso ed ad una lingua illustre, dà voce ai valori della libertà, della giustizia, della solidarietà umana, in una parola agli ideali giacobini, che aveva fatto propri dopo la lettura di autori d’oltralpe come Michelet, Proudhon e Hugo. Secondo Sapegno le novità di questa raccolta sono due: da un lato “la maggior concretezza, il rilievo, la compattezza nuova della sua poesia”, cioè il fatto che rappresenti in maniera plastica ed oggettiva il reale ed il quotidiano, dall’altro “la novità del linguaggio, che a tutta prima salta agli occhi: la sua energia scattante, le sue impennate prepotenti, quel suo modo di confessarsi nei momenti lirici di ripiegamento e di rimpianti, il verso andare che schiaffeggia gli idoli di un mondo falso”. Proprio queste due novità nella sua produzione lirica portano il critico a concludere che Carducci senza ombra di dubbio debba essere annoverato fra gli esponenti della letteratura post-romantica, infatti dice Sapegno che questi “erano gli anni in cui anch’egli imprecava contro il gusto borghese, contro i pregiudizi e le paure dei moderati, e guardava con terrore al pericolo di diventare il poeta laureato dell’opinione pubblica”. Sapegno conclude che nonostante questa sia la stagione lirica del Carducci più attiva e vitale, essa presenti però dei limiti: quegli ideali rivoluzionari e giacobini che era andato esprimendo restavano ideali astratti, un po’ vuoti, immagini eloquenti e retoriche espressi in un linguaggio aulico e solenne fino a sfiorare il ridicolo. La causa di questi limiti è da ricercare in concreto nella sua formazione culturale esclusivamente letteraria e accademica, sprovvista di salde basi dottrinali. Nonostante il giudizio del Sapegno sul fatto che le idee di modernità del Carducci poggino solo su basi libresche, quello che colpisce in questo poeta è il fatto che seppe cogliere l’importanza che la macchina “avrebbe di lì a poco ricoperto nelle trasformazioni rapidissime della società e del costume”. La macchina in Carducci incarna la modernità, in maniera plastica, oggettiva e concreta com’è caratteristica della sua poesia. È significativo che negli stessi anni in cui Carducci canta la modernità della Chiesa con Pio IX, nel 1864 con “Il Sillabo”, un elenco degli “errori del secolo” liberali ed illuministici, condanni le generazioni della civiltà moderna. Andrea Pirovano per approfondire: Poesie Carducci Giosuè ; Garzanti Libri € 11,50″,”ITAG-135″
“GIANNI Emilio”,”Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. I congressi delle Società operaie italiane (1853-1893).”,”Marx, Engels. Bilancio della rivoluzione del 1848 – 49. Non possibile una vera rivoluzione in condizioni sociali di sovrabbondanza, dove le forze produttive moderne e le forme di borghesi di produzione non entrano in conflitto tra loro. (pag 53) “”Non fu però Engels e il socialismo ma Bakunin e l’ anarchismo a raccogliere i frutti della crisi del mazzinianesimo in Italia””. (pag 121)”,”ELCx-082″
“GIANNI Emilio”,”L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880).”,”- GIANNI Emilio, L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880), EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag 754 Euro 25.0; note appendice: ‘Socialismo, comunismo ed anarchismo sullo Stato’, allegati (tabella sinottica dei congressi operai italiani), “”Nel frattempo, con il trasferimento di Bakunin a Locarno, le sue posizioni a Ginevra incominciarono a manifestare segni di crisi. Soprattutto dallo stesso autunno del 1869 quando vi si stabilì N.I. Utin che, seguace dell’AIL ed avversario di Bakunin, nel gennaio 1870 riuscì a prendere in mano la direzione dell”Egalité’ e a divenire ben presto la persona di maggior spicco delle sezioni ginevrine dell’AIL. Così, quando questi prese ad attaccare direttamente Bakunin per i suoi maneggi con Necaev al II Congresso della Federazione romanda dell’AIL, svoltasi nell’aprile a Chaux-de-Fonds, la rottura fu ineluttabile. Alla conseguente inevitabile richiesta di condanna-approvazione da parte di tutti i due gruppi contendenti, memore del suggerimento di Engels – “”per il momento il Consiglio generale non ha nessuna ragione d’immischiarsi”” – , il Consiglio all’inizio non prese posizione. Assunse quindi un atteggiamento di compromesso con la risoluzione del Consiglio generale del 28 giugno, redatta da Marx, e con quella del 25 luglio demandò infine la soluzione dell’intera questione alla Conferenza di Londra, che si sarebbe tenuta poi nel settembre 1871. La scissione, però, era stata ormai consumata. “”Così – fu l’amaro commento di Marx ai Lafargue – questo dannato moscovita è riuscito a provocare un gran scandalo tra le nostre fila, a fare un simbolo della sua persona, a iniettare il veleno del settarismo nella nostra associazione operaia e paralizzare la nostra capacità d’azione.””. La guerra franco-prussiana, scoppiata il 19 luglio, mise tuttavia in secondo piano questo tipo di vicende””. (pag 159)”,”ELCx-105″
“GIANNI Emilio”,”Dal radicalismo borghese al socialismo operaista. Dai congressi della Confederazione Operaia Lombarda a quelli del Partito Operaio Italiano (1881-1890).”,”GIANNI Emilio Contiene due pagine di ‘Considerazioni’ di Maria Grazia MERIGGI”,”ELCx-173″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). I. A-H.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-337″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). II. I-Q.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-338″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). III. R-Z.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-339″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). IV. Apparati.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-340″
“GIANNI Emilio BIANCHI Bruna CAFFARENA Fabio GERVASONI Marco MANZELLI Gianguido MARTIN Lidia PASTORE Giovanni ZANANTONI Marzio”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza.”,”Guerra, pace e disarmo nella Prima e nella Seconda Internazionale (Bianchi) Culture di guerra. Ideologie e prassi politiche alla vigilia del primo conflitto mondiale (Zanantoni) Lettere dalla Grande Guerra (Caffarena) La posizione dell’Internazionale comunista sulla guerra e la pace ed i riflessi sulle lotte delle sinistre in Italia (Manzelli) “”Guerra di popolo”” o “”guerra rivoluzionaria””? Pacifismo e interventismo nell’ antifascismo italiano in esilio (Gervasoni) La natura della guerra nell’epoca imperialistica. Il Patto Ribbendrop-Molotov ed il ruolo controrivoluzionario dello stalinismo (Gianni) Le ‘Poche Feroci’: donne armate nella Resistenza italiana (Martin) Gli IMI (Internati Militari Italiani). Una pagina sconosciuta della Seconda guerra mondiale (Pastore)”,”QMIS-053-FSD”
“GIANNINI Amedeo”,”L’ultima fase della questione orientale (1913-1932).”,”Dono di Casella “”Il Libano, col magnifico porto di Beirut, è la chiave della Siria. Staccare il Libano dalla Siria significa quindi privare la Siria del suo più grande ed importante sbocco marittimo. D’altra parte i Libanesi, che erano abituati da secoli alla libertà e anche sotto il regime ottomano avevano goduto dell’autonomia loro assicurata da uno speciale regolamento organico (atto 9 giugno 1861, modificato il 6 settembre 1864), aspiravano all’assoluta indipendenza, o, quanto meno, a essere assistiti dalla Francia, ma senza avere con la Siria altri legami che quelli economici. (…) Data la speciale situazione del Libano, e dato anche che esso rappresentava per la Francia il più sicuro punto di appoggio della sua influenza, le sue aspirazini furono subito ed interamente secondate. Infatti il primo atto dell’Alto Commissario fu l’organizzazione del Gran Libano.”” (pag 264)”,”VIOx-192″
“GIANNINI Massimo”,”L’anno zero del capitalismo italiano.”,”Massimo Giannini, già editorialista e redattore capo della sezione politica, è vicedirettore di Repubblica (2014), di cui dal 2007 dirige il supplemento del lunedi “”Affari e Finanza””. Si occupa principalmente di politica e di economia. È autore tra l’altro di ‘Ciampi. Sette anni di un tecnico al Quirinale’ (Einaudi, 2006), ‘Lo Statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo’ (Baldini Castoldi, 2008), e ‘Innovare per crescere. Strategie e scelte politiche’ con M. Franzini e L. Zamparelli, Egea 2012.”,”ITAE-001-FER”
“GIANNINI Giorgio”,”Ateismo e speranza.”,”Giorgio Giannini, nato a Roma il 25 luglio 1913, è ordinario di filosofia nella Pontificia Università Lateranense e incaricato della stessa disciplina nell’Istituto universitario di magistero Maria SS. Assunta di Roma,. É libero docente di filosofia teoretica nell’Università di Roma, e socio della Pontificia Accademia di S. Tommaso. Collabora a varie riviste filosofiche, ed ha collaborato alla Enciclopedia filosofica del Centro di studi filosofici di Gallarate.”,”FILx-161-FL”
“GIANNOLA Adriano”,”Il credito difficile.”,”Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II.”,”ITAE-144-FL”
“GIANNONE Pietro, a cura di Sergio BERTELLI e Giuseppe RICUPERATI”,”Opere di Pietro Giannone.”,”25 L’inquisizione a Venezia. “”Ancora una volta, come già al tempo della polemica risposta al gesuita Sanfelice, gli amici lo dissuadevano dal pubblicare un suo scritto polemico. E anche ora, per la verità, c’era davvero di che tirarsi addosso l’odio di tutto il mondo… I Veneziani puttanieri, adulteri, ruffiani, sodomiti, la città corrotta in tutti i suoi abitanti, sì da auspicare “”che finalmente Iddio irritato non piova sopra le piume dell’alato veneto lione fiamma dal cielo, che tutto l’arda e consumi”” (2): Siamo ormai ai toni dell’invettiva biblica. Perché fu espulso da Venezia? I giorni del suo soggiorno non furono affatto calmi: prima fu accusato di aver calunniato la Repubblica nella sua ‘Istoria civile’, sicché si vide costretto a dar fuori, in copie manoscritte, una dissertazione stesa in tutta furia, sul ‘Dominio del mare Adriatico’; poi un’improvvisa diffusione di estratti delle recensioni al Sanfelice apparse prima sui “”Mémoires de Trévoux”” lo convinse a far circolare anche a Venezia, sempre in copie manoscritte, la ‘Professione di fede’, cioè un testo nel quale è messo in burletta il Simbolo apostolico, irriso il primato di san Pietro, denunciati i culti e le devozioni superstiziose sulle quali poggiano il loro potere monaci e frati, monache e preti regolari. In quel medesimo torno di tempo “”l’Inquisizione di Venezia con concerto del nunzio e del patriarca andava facendo perquisizione sopra molti gentiluomini al numero di 80 ed alcune dame, contro altri soggetti eziando preti, monaci e frati, imputati di parlar licenziosamente di alcuni riti e delle istituzioni in Venezia di tante confraternite e superstizioni (….)”” (pag 443, nota introduttiva di Sergio Bertelli al ‘Ragguaglio dell’improvviso e violento ratto praticato in Venezia ad istigazione de’ Gesuiti e della corte di Roma nella persona dell’avvocato Pietro Giannone’)”,”TEOP-468″
“GIANNOTTI Paolo”,”Per una storia delle imposte in Italia. I casi della patrimoniale e della nominatività dei titoli al portatore, 1912-1922.”,”Paolo GIANNOTTI è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Urbino. Per l’editore ‘Quattroventi’ ha curato la pubblicazione di scritti di Gino LUZZATTO.”,”ITAE-015″
“GIANNOTTI Gianni”,”L’ imprenditorialità al bivio. Dalla critica di Marx, Weber e Veblen alla teoria sociale di Parsons e allo “”Stato industriale di Galbraith: il dibattito sui problemi della imprenditorialità.”,”GIANNOTTI è nato a Catania nel 1938 e si è laureato in storia della filosofia con Eugenio GARIN a Firenze. Si è dedicato a ricerche socio-economiche e di pianificazione territoriale. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”TEOC-169″
“GIANNOTTI Gianni”,”Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti.”,”GIANNOTTI Gianni è nato a Catania nel 1938 ed insegna attualmente Socialogia all’Università di Lecce. E’ stato socio e collaboratore del Centro di studi e piani economici di Roma e ha diretto progetti di ricerca della Fondazione Agnelli. Ha scritto varie opere. “”Contrariamente a Marx, Veblen non ritiene di poter fidare in alcuna illusione avveniristica. Sia in Veblen che in Marx la concezione dell’uomo è una concezione “”attiva””, richiama l’immagine di un animale operante e istituzionale, di un infaticabile ideatore e costruttore. Mentre però Marx ne delinea, proiettato nel futuro, un quadro tutto sommato idillico, di perfetta integrazione sì che ogni momento estetico ed economico-utilitario appaiono fusi di là da ogni contraddizione in una splendida omni-dimensionalità (“”l’uomo sarà cacciatore al mattino, pescatore nel pomeriggio””, ecc. ecc.), per Veblen il quadro è diverso, più realistico: vige una disciplina, omni-comprensiva, cioè (Veblen non lo dice ma lo si può legittimamente ricavare dai suoi testi) trans-ideologica, con effetti emergenti ovunque il processo meccanico faccia la sua comparsa storica; (…)”” [introduzione di F. Ferrarotti a T. Veblen, Opere] [in G. Gianotti, Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti, 1976]”,”TEOS-195″
“GIANNULI Aldo”,”Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927.”,”Aldo Giannuli, ricercatore in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, ha svolto anche attività di consulenza per alcune Procure. Dal 1994 al 2001 ha collaborato alla Commissione Stragi. Ha pubblicato ‘Il Noto servizio: Giulio Andreotti e il caso Moro’ (2009), ‘Come funzionano i servizi segreti’ (2013), ‘Da Gelli a Renzi’ (2016). Per Mimesis ha pubblicato ‘Storia di Ordine Nuovo’ (con Elia Rosati) “”L’ultima battaglia di Lenin””. (pag 46-48) “”Lenin ebbe una percezione abbastanza tempestiva del crescere del fenomeno burocratico, ma non fu certo l’unico. La sinistra del partito (Opposizione Operaia e Centralismo Democratico) aveva già denunciato la chiusura degli spazi democratici indicando la radice più importante del fenomeno nel ripristino della disciplina capitalistica del lavoro di fabbrica, nella ricomparsa dei direttori (52), ecc., Ma la sua voce era restata inascoltata e la proposta di un ritorno ai meccanismi di autogestione spontanea dei primi tempi della rivoluzione era oggettivamente debole perché non offriva una risposta adeguata alle urgenze del sistema industriale sovietico. Forse, ancora più lungimirante fu Bucharin, che iniziò ad intuire che non necessariamente la classe dominante avrebbe dovuto avere il ‘possesso’ legale dei mezzi di produzione. Bucharin aveva iniziato a riflettere sul fallimento del comunismo di guerra e la sua entusiastica adesione alla NEP (53) fu determinata proprio dalla constatazione dell’inutilità economica di un regime di stretti controlli nei confronti dei contadini: l’eccesso di personale di controllo che ciò comportava si risolveva in un danno economico essendo più conveniente affidarsi alla spontaneità del mercato lì dove la pianificazione risultava essere solo il pretesto per la nascita di un pachidermico apparato di ‘cinovniki’. Scrive Cohen: «L’analisi di Bucharin era degna di nota per la implicita deviazione dalla definizione marxista ortodossa di classe. La stretta associazione di dominio di classe e proprietà legale avrebbe più tardi impacciato le critiche dei comunisti antistalinisti per decenni… Bucharin stava mettendo in guardia contro “”una nuova classe dominante”” fondata non sulla proprietà privata ma sulla autorità e sul privilegio monopolistici… Sulla base della proprietà nazionalizzata avrebbe potuto emergere una classe sfruttatrice organizzatrice (54)». Come è noto Bucharin fu l’unico dirigente bolscevico a dimostrare interesse verso la nascente sociologia e proprio le sue letture di carattere sociologico (in particolare il saggio ‘Sulla sociologia della natura del partito nella democrazia moderna’ di Robert Michels) gli fornirono la sensibilità per intuire i complessi fenomeni sociali in atto. Certamente (e anche Cohen lo ammette) non esiste una teoria compiuta della burocrazia di Bucharin ed anzi si ha la sensazione che, una volta avuto il sentore dell’enormità del problema e delle sgradevoli conseguenze che esso avrebbe potuto determinare, egli si sia ritratto impaurito evitando di riprendere il discorso in sedi pubbliche. Ma è probabile che Cohen abbia ragione quando afferma che Bucharin fece da allora il suo cruccio segreto della paura della affermazione di una «nuova classe sfruttatrice», e spesso le sue posizioni politiche furono determinate da considerazioni dettate da queste preoccupazioni. La dittatura dell’industria, per Bucharin, era il veicolo potenziale che avrebbe potuto trasformare il proletariato, o il suo partito, nell’embrione di una nuova classe che si reggeva sullo sfruttamento dei contadini, per questo le posizioni della sinistra a favore dell’industrializzazione gli facevano pensare al comunismo di guerra, all’insensibilità di fronte al problema della necessità del consenso da parte delle masse contadine e quindi alla necessità di una apparato coercitivo sempre più forte. Per questo «l’antidoto contro la burocrazia consisteva nel riempire questo vuoto con centinaia e migliaia di società, di circoli e associazioni volontari, piccoli e grandi in rapida espansione, i quali avrebbero fornito i legami con le masse… La loro proliferazione avrebbe espresso ciò che Bucharin chiamava la “”crescita della struttura sociale sovietica”” (‘sovetskaja obscestvennost’ = opinione pubblica sovietica) e avrebbe ricostruito il tessuto sociale disintegrato» (55). E per Bucharin dire “”le masse”” significava dire i contadini. Ciò spiega come mai, mentre per Lenin la NEP era un momentaneo ripiegamento, per Bucharin essa era un fondamento strategico intoccabile del sistema politico e già, di per sé, un elemento di socialismo. Per Lenin il problema della burocrazia si poneva in termini radicalmente diversi: Lenin pensava che essa fosse una eredità del vecchio regime che i comunisti non erano riusciti a superare. «Abbiamo nelle sfere più alte del potere non si sa esattamente quanti, ma almeno qualche migliaio, al massimo qualche decina di migliaia, dei nostri. Tuttavia alla base della gerarchia centinaia di migliaia di ex-funzionari che abbiamo ereditato dallo zar e dalla società borghese, lavorano, in parte coscientemente, in parte incoscientemente, contro di noi». «Che cosa manca allora? E’ chiaro: manca la cultura fra i comunisti che hanno funzioni dirigenti. Prendiamo Mosca: in cui vi sono 4700 comunisti responsabili e prendiamo questa macchina burocratica, questa massa. A dire il vero non sono essi che guidano ma sono guidati». Insomma per Lenin le cose stavano più o meno nei termini indicati nel detto latino di ‘capta Graecia’: i comunisti avevano preso il potere ma, non sapendolo amministrare, erano di fatto guidati dai vecchi funzionari. Probabilmente Lenin coglieva un tratto vero e non irrilevante del fenomeno, ma mancava in lui ogni riferimento alla possibilità di una burocrazia scaturita dal seno stesso del partito comunista e non indotta dall’esterno. Per Lenin la burocratizzazione era un male che aveva radici esogene rispetto al corpo sano del partito comunista o della dittatura del proletariato. E per questo quel che preoccupava Lenin più di ogni altra cosa era proprio la macchina partito. «Per lottare contro tutte le tendenze nefaste, per cercare di rimediare a tutte le malattie dell’apparato dello Stato e del partito, Lenin non vedeva che un punto di partenza: organizzare in modo esemplare l’élite comunista e, innanzitutto, il gruppo dirigente del partito (56)”” [Aldo Giannuli, ‘Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927’, Udine, 2017] [(52) Daniels, ‘La coscienza della rivoluzione’, Firenze, 1970, pp. 19-20; (53) Bucharin sostenne, in polemica con Lenin, che la NEP non potesse essere definita “”capitalismo di Stato”” a meno di non voler usare questa espressione in modo del tutto inappropriato. Cfr. Daniels, op. cit., pp. 237 e segg.; (54) Cohen, ‘Bucharin e la rivoluzione bolscevica’, Milano, 1975, p. 148; (55) Ivi, p. 150; (56) Lewin, ‘L’ultima battaglia di Lenin’, Bari, 1969, p. 133] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] La locuzione latina Graecia capta ferum victorem cepit, è una frase d’autore oraziana, in una traduzione letterale significa: la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio[1] vincitore. (Orazio, Epistole, Il, 1, 156). Orazio (Epist.. Il, 1, 156) Graecia capta ferum victorem cepit La Grecia conquistata (dai Romani), conquistò il feroce vincitore (pag 46-47)”,”TROS-304″
“GIANOLA Rinaldo”,”Luraghi. L’uomo che inventò la Giulietta.”,”Giuseppe Luraghi (1905-1991) protagonista dell’economia e dell’industria itailana. Rinaldo Gianola (Milano, 1956) giornalista scrive su ‘Repubblica’. Ha pubblicato ‘Senza fabbrica’ (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996) e con Mario Resca, ‘McDonald’s. Una storia italiana’ (1998).”,”ECOG-078″
“GIANOLA Rinaldo”,”Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana.”,”Rinaldo Gianola è nato nel 1956 a Milano dove vive e lavora. E’ vicedirettore dell’Unità (2010). Ha pubblicato: “”Senza fabbrica”” (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996), ‘Luraghi’ (2000), ‘Primo tempo’, intervista con Colaninno (2006).”,”CONx-248″
“GIANOLA Rinaldo”,”L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni.”,”Rinaldo Gianola (Milano 1956) laureato in Lettere, giornalista, ha collaborato alla Stampa, al Sole 24 Ore, a Repubblica. Ha pubblicato per Baldini e Castoldi ‘Senza fabbrica’. Rinaldo Gianola (Milano 1956) lavora da molti anni nel mondo dell’informazione. Ha scritto per diversi giornali («Il Sole 24 Ore», «La Stampa», «la Repubblica», «l’Unità»). Tra i suoi libri: Senza fabbrica (1993), L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni (1996), McDonald’s. Una storia italiana, con Mario Resca (1999), Luraghi l’uomo che inventò la Giulietta (2000), Dizionario della New Economy (2000), Primo Tempo intervista con Roberto Colaninno (2006), Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana (2010). Libri dell’autore L’inganno populista Luraghi «Milano-sera»”,”EURE-145″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Gli operai della Fiat hanno cento anni.”,”GIANOTTI Lorenzo parlamentare per più legislature, è stato tra i principali esponenti del Partito comunista in Piemonte tra gli anni 1970 e 1980, dirigendo la Federazione di Torino dal 1975 al 1983. Ha pubblicato articoli e saggi sulla FIAT. “”Il sessantotto non è trascorso invano. La costruzione teorica comunista riprende gli argomenti del lavoro “”a misura d’ uomo”” e integra la critica della scuola di Francoforte alla parzialità della scienza, così lontana dall’ ammirazione di Lenin per il taylorismo. La “”organizzazione scientifica del lavoro”” è il modo più raffinato e feroce di sottoporre il lavoratore ai ritmi della produzione e ai fini del profitto, di massimizzarne l’ “”alienazione””. Gli apparati del sapere e della ricerca sono stati messi al servizio dello sfruttamento più spinto e lo hanno giustificato con pretese di oggettività””. (pag 204) “”Lestamente si diffonde il convincimento che il segretario del PCI sia il solo che, d’un colpo, possa risolvere la situazione. Così quando, il 26 settembre, egli giunge per il primo degli incontri davanti ai cancelli di Rivalta ad attenderlo non si trovano i picchetti di sciopero, ma una folla enorme dove, insieme con i dipendenti della Fiat, si mescolano le maestranze di altre aziende, le famiglie degli operai che da tre settimane non vedono il salario, i bottegai che hanno visto scemare le vendite, ecc.. L’ esponente comunista viene fatto salire su un palco improvvisato. A lui che non ama intervenire estemporaneamente, la folla chiede di parlare. Venuto per ascoltare, fa dire al segretario della Federazione che è disposto a rispondere alle domande che gli verranno rivolte: brevemente, perché parlerà alla sera in piazza San Carlo. Una donna afferra il microfono e gli chiede cosa farà il partito, se gli operai occuperanno la fabbrica””. (pag 248)”,”MITT-146″
“GIANOTTI Renzo”,”Lotte e organizzazione di classe alla Fiat (1948-1970).”,”””Gli incidenti di piazza Statuto sono chiaramente provocati dalla polizia che si muove secondo un disegno molto preciso e concordato con il padronato: trasformare lo sciopero riuscito in un fatto che inevitabilmente genera disordine e violenza nella città e, per questa via, creare le condizioni favorevoli alla repressione della lotta contrattuale.”” (pag 226)”,”MITT-176″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Umberto Terracini. La passione civile di una padre della Repubblica.”,”GIANOTTI Lorenzo da decenni si occupa della sinistra politica e sindacale, sia nell’ attività politica chein quella pubblicistica. E’ stato segretario del PCI di Torino, poi senatore. Tra le sue opere ‘L’ ottobre ungherese’ (1986), ‘Gli operai della Fiat hanno cento anni’ (1999), L’ enigma Codeca’ (2002). “”Nella riunione del comitato centrale del Pcd’I (6 febbraio 1925) Terracini introduceva la discussione sul confronto in corso ai vertici del Pc russo; e rigettava la riproposizione da parte di Tasca di un’ alleanza con il partito massimalista. A quel punto però le preoccupazioni maggiori per il nucleo dirigente non arrivavano più dalla frazione di destra, bensì dall’ altra parte. Per marcare il suo netto dissenso dalla svolta gramsciana, sostenuta da Mosca, Bordiga aveva respinto l’ invito alla riunione dell’ esecutivo del Comintern (21 marzo – 5 aprile 1925). In alcune località i sostenitori di Amadeo si muovevano in forma strutturata. La controversia tra i dirigenti si stava trasmettendo verso il basso, raggiungendo la rete organizzativa di base. Ad esempio, Bordiga venne invitato il 22 marzo a Milano da Fortichiari, segretario della Federazione, per una conferenza alla “”università proletaria”” che Urbani, preoccupatissimo, descriveva così: “”In tale occasione, la federazione milanese, diretta da un comitato composto da elementi di sinistra e ex terzini, organizzò numerose manifestazioni di simpatia all’ oratore, manifestazioni che si svolsero dove la conferenza aveva luogo. Ma i compagni suddetti non furono paghi di questa iniziativa… (…)””. (pag 105)”,”PCIx-222″
“GIANOTTI Umberto”,”Umberto Terracini.”,”””In coincidenza con la crisi aventiana si svolse il V congresso del Comintern, sempre a Mosca (17 giugno-9 luglio 1924), cui parteciparono Bordiga, Togliatti, Tasca, Grieco, Mersù, Gnudi, Ottorino Perrone, Paolo Betti, Carlo Eugenio Venegoni, Teresa Recchia, Leonetti, Fugazza, Bibolotti, La Camera, Massini, Berti (insieme con Terracini che, come sappiamo, in Russia risiedeva), cioè tutto il gruppo dirigente, fatta eccezione per quelli che sedevano in Parlamento; per i “”terzini”” (in procinto di lasciare il Psi e che proprio in quell’occasione vennero accolti nel partito) erano presenti Serrati e Maffi. (…) Sostituito a Mosca da Scoccimarro, Terracini fece ritorno in Italia nella seconda metà del 1924. L’opera di Gramsci e la crisi aventiniana avevano rivitalizzato il partito. A lui vennero affidati il lavoro di massa e la supervisione de “”l’Unità”” diretta da Leonetti. “”Ritrovai un Gramsci incredibilmente attivo. Viaggiava da una città all’altra, presiedeva riunioni, svolgeva un lavoro febbrile. Probabilmente la malattia lo tormentava, ma era difficile che gli altri se ne accorgessero. Il partito raggiunse in quel periodo difficilissimo uno sviluppo impensabile. Dopo il delitto Matteotti “”l’Unità”” tirava oltre cinquantamila copie, una cifra notevole per quei tempi. Gli iscritti si erano moltiplicati, anche per l’ingresso nel Pcd’I dei “”terzini””.”” (pag 98-99)”,”PCIx-356″
“GIAP Vo Nguyen”,”La vittoria del Vietcong. La storia dell’ aggressione americana nel Vietnam e i motivi del suo fallimento: la guerra di popolo diviene vittoria del popolo.”,”GIAP è stato il comandante dell’ esercito vietnamita che ha guidato le formazioni vietnamite alla vittoria nella battaglia di Dien Bien Phu contro i francesi. “”Nella strategia americana della “”risposta flessibile”” la “”guerra speciale”” si trova al terzo posto dopo la guerra nucleare mondiale e le guerre locali. Dato il cambiamento a loro sfavorevole del rapporto di forze nel mondo e la difficoltà di provocare nell’ immediato futuro una guerra di vasta portata, gli imperialisti americani sono ridotti a cercare una vittoria nella “”guerra limitata”” che vuole reprimere il movimento di liberazione dei piccoli popoli”” (pag 40)”,”ASIx-057″
“GIARDA Mario”,”La Resistenza nel Cusio Verbano Ossola.”,”Questo saggio è la tesi di laurea in Storia contemporanea di Mario Giarda, discussa nel marzo 1974 all’Università Statale di Milano e approvata col massimo di voti e la lode; relatore il prof. F. Catalano, assistente il prof. N. Verdina.”,”ITAR-011-FER”
“GIARDINA Andrea a cura; saggi di J. ANDREAU J.M. CARRIE’ A. GIARDINA J. KOLENDO J.P. MOREL C. NICOLET J. SCHEID A. SCHIAVONE B.D. SHAW Y. THEBERT P. VEYNE C.R. WHITTAKER”,”L’ uomo romano.”,”Saggi di J. ANDREAU, J.M. CARRIE’, A. GIARDINA, J. KOLENDO, J.P. MOREL, C. NICOLET, J. SCHEID, A. SCHIAVONE, B.D. SHAW, Y. THEBERT, P. VEYNE, C.R. WHITTAKER”,”STAx-013″
“GIARDINA Andrea VAUCHEZ André”,”Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini.”,”I capitoli I e II sono di A. VAUCHEZ, III e IV sono di A. GIARDINA. Collaborazione LATERZA-FAYARD. Andrea GIARDINA (Palermo 1949) insegna storia romana all’ Università di Roma La Sapienza. André VAUCHEZ (Thionville 1938) allievo della Scuola Normale Superiore di Parigi è stato professore ordinario di Storia medievale all’ Università di Rouen e di Paris X Nanterre. E’ Direttore dell’ Ecole Francaise di Roma e membro dell’ Institut de France. (per la bibliografia vedi retrocopertina).”,”ITAF-103″
“GIARDINA Andrea e SCHIAVONE Aldo a cura, saggi di MUSTI Domenico, COARELLI Filippo, AMPOLO Carmine, TORELLI Mario, DE-MARTINO Francesco, CASSOLA Filippo, CRAWFORD Michael H., GABBA Emilio, CLEMENTE Guido, LAFFI Umberto. LEPORE Ettore, NICOLET Claude, ECK Werner, GRACCO RUGGINI Lellia, DESIDERI Paolo, LO-CASCIO Elio, GRELLE Francesco, RODA Sergio, PIETRI Charles, BROWN Peter, CAMERON Averil, CARANDINI Andrea, FRASCHETTI Augusto, SALLER Richard, CANTARELLA Eva”,”Storia di Roma.”,”Andrea Giardina insegna Storia romana all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Recentemente ha pubblicato il volume L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta. Aldo Schiavone insegna a Firenze, dove dirige il Dipartimento di storia del diritto. Tra i suoi ultim i lavori La storia spezzata. Roma antica e Occidente moderno. Ha diretto la Storia di Roma Einaudi.”,”STAx-025-FL”
“GIARDINA Andrea”,”L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta.”,”Andrea Giardina è professore di Storia romana all’Università di Roma La Sapienza. Per i nostri tipi è autore di Il mito di Roma, Da Carlo Magno a Mussolini, è curatore di Società romana e produzione schiavistica, Società romana e impero tardoantico, L’uomo romano.”,”STAx-067-FL”
“GIARDINA Roberto”,”Stampa e mezzi d’informazione nella Germania occidentale.”,”Roberto Giardina nato a Palermo nel 1940 laureatosi in legge a Torino dove ha iniziato la carriera giornalistica (Gazzetta del Popolo, La Stampa). Dal 1969 al 1975 è stato corrispondente dalla RFT per ‘Il Giorno’.”,”EDIx-210″
“GIARDINA Roberto”,”Biografia del marco tedesco.”,”Roberto Giardina vive in Germania dal 1969 ed è oggi (1996) corrispondente da Berlino per ‘La Nazione’ e ‘Il Resto del Carlino’. Oltre all’attività di giornalista è anche saggista e narratore. Ha pubblicato ‘Prima linea uomo’ (1974), ‘Mass media nella Repubblica federale’ (1975). “”Il 20 febbraio, Hitler riceve i 25 industriali più importanti guidati da Gustav Krupp e li informa sul programma economico. Le elezioni sono fissate per il 5 marzo. «La democrazia», dichiara Hitler, «minaccia la ripresa…Non ci sarà pace finché il marxismo non verrà eliminato». A Göring i magnati dell’industria versano un sussidio di 3 milioni di Reichsmark. Il 27 febbraio 1933 il Reichstag va in fiamme e i nazisti addossano la colpa ai comunisti. Alle elezioni di marzo che si svolgono in un clima terroristico Hitler e i suoi alleati tedesco-nazionali ottengono la maggioranza assoluta. Il 15 marzo Goebbels viene nominato ministro per la Propaganda. Il giorno dopo, al termine d’una discussione di cinque ore, il consiglio centrale della Reichsbank approva il ritorno alla presidenza di Hjalmar Schacht e “”accetta”” le dimissioni di Luther che ha tentato di salvarsi in extremis offrendo 100 milioni di Reichmark per il riarmo della Germania. Ma è troppo poco, troppo tardi. Luther ottiene una ricca pensione, oltre a una somma annua di 50.000 marchi extra, e per addolcirgli ancor di più la pillola, è nominato da Hitler ambasciatore negli Stati Uniti. Schacht invece vuol dare il buon esempio e riduce il suo appannaggio del 60 per cento, a circa 80.000 marchi all’anno, che non è comunque poco. «Non è possibile guidare una Banca centrale», dichiara, «senza essere d’accordo sulle questioni principali con il governo». Egli sottintende che il governo dovrebbe essere così saggio da seguire i suoi consigli. A Berlino l’incontro di calcio con la Francia si chiude in parità (3 a 3), ma a otto minuti dalla fine i tedeschi conducevano per 3 a 1. Sono sempre deboli sul finale di partita. Il 21 marzo vengono aperti i primi campi di concentramento a Oranienburg e a Dachau. Due giorni dopo un Reichstag amputato di molti esponenti dell’opposizione vota i pieni poteri a Hitler. Nasce la dittatura ma il Führer si affretta a dichiarare: «Questo governo eviterà radicalmente esperimenti valutari». Il 29 marzo inizia il boicottaggio contro gli ebrei. Schacht diventa anche ministro dell’Economia, con poteri enormi, e ringrazia Hitler con un’invenzione tra il geniale e il furbesco: i cosidetti “”Mefo Wechsel””, per finanziare il riarmo. Le grandi industrie, Siemens, Krupp, Rheinstahl, creano una società dal capitale ridotto, la “”Mefo”” (Metallurgische Forschunggesellschaft – Società di ricerca metallurgica), che emette “”Wechsel”” per un totale di 12 miliardi scontati dalla Reichsbank, la quale è quindi obbligata a saldare i debiti verso fornitori e creditori. Sarà la “”Mefo”” a finanziare indirettamente le commesse belliche, in un giro vorticoso di cambiali. Schacht nonostante tutto rimane scettico, e un giorno chiede ironico a Albert Speer: «A che ci servono mille aerei in più se abbiamo benzina per 14 giorni?»”” (pag 73-74) Un giro vorticoso di cambiali per finanziare le commesse belliche e il riarmo voluto dal nazismo”,”GERE-037″
“GIARDINA Roberto”,”L’Europa e le vie del Mediterraneo. Da Venezia a Istanbul, da Ulisse all’Orient Express.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-024-FL”
“GIARDINA Roberto”,”L’altra Europa. Itinerari insoliti e fantastici di ieri e di oggi.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-025-FL”
“GIARDINI Cesare”,”L’ “”affare”” d’ Enghien e la congiura realista dell’ anno XII (1799-1804).”,”””Ho preso la decisione di raccontare i fatti chiaramente, ovvero lungamente”” (J’ai pris le parti de raconter les faits clairement, c’est-à-dire longuement) Stendhal “”Questa lettera è preziosa per le indicazioni psicologiche che ci offre sul carattere di Moreau. Il Primo cConsole aveva già definito icasticamente, con due parole, questo carattere: “”un sable mouvant””. Ora, vien fatto di chiedersi se Pichegru avesse tenuto nel debito conto le qualità negative dell’ uomo che pensava d’ associarsi per la sua temeraria impresa. Diremmo di no, ma la cosa non deve stupire: tutta questa faccedna sembra nata sotto il segno della più inconsapevole leggerezza””. (pag 215)”,”FRAN-065″
“GIARINI Orio LOUBERGE’ Henri”,”La delusione tecnologica, I rendimenti decrescenti della tecnologia e la crisi della crescita economica.”,”Orio GIARINI è nato a Trieste nel 1936 ed è laureato in scienze politiche. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. Henri LOUBERGE’ è nato a Bordeaux nel 1947 si è diplomato all’ Istituto Universitario di studi europei di Ginevra. E’ membro del Club di Roma. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. PVS”,”PVSx-014″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”Catania.”,”L’A è ordinario di storia moderna alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Catania. Ha scritto anche: – Mezzogiorno senza meridionalismo. La Sicilia lo sviluppo, il potere. MARSILIO. VENEZIA. 1992 – Massoneria e illuminismo nell’ Europa del Settecento. MARSILIO. VENEZIA. 1994 – Per una storia della storiografia europea. Vol.1: Gli Storici. BONANNO. ACIREALE. 1995″,”ITAS-036″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”David Hume politico e storico.”,”Il pensiero politico di Hume. “”Abbiamo insistito perciò sulla funzione essenziale, psicologica insieme e sociale, del ‘costume’ dell’ abitudine, dell’ educazione: questo connettivo richiede però, per essere efficace, uno stato di lenta e naturale evoluzione. Ogni rivoluzione appare a Hume qualcosa di tremendo, se è un rivolgimento sociale, poiché essa può rappresentare appunto la disintegrazione di quei nessi che garentiscono non solo la stabilità sociale, ma la vita della società medesima, la giustizia e l’ ordine. Si guardi all’atteggiamento di Hume riguardo alla continuità degli ordinamenti istituzionali: il potere si fonda – ha chiarito in un saggio – sull’ opinione (opinione di interesse e opinione di diritto), e son le articolazioni del ‘costume’ a costituire il cemento dell’ opinione e ad assicurarne l’ efficacia. Ora la crisi dell’ opinione dominante è un aspetto di quel generale mutamento di ‘manners’ che precede ogni crisi sociale, e ad essa s’accompagna: per esso si rompe il legame di dipendenza e di interesse fra taluni ceti del paese e il detentore del potere (…)””. (pag 97) Giarrizzo cita lo storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Giarrizzo cita storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] [edit] References Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv.”,”TEOP-324″
“GIASANTI Alberto”,”Morte di un’ utopia. Bucharin la rivoluzione e l’ ombra.”,”Alberto GIASANTI ha insegnato sociologia del diritto all’Univ di Messina ed ora insegna sociologia all’Univ di Milano. Fra i suoi libri più recenti: -La società tra Beemoth e Leviathan. 1992 -Governo dei giudici: la magistratura tra diritto e politica. curato assieme a E. BRUTI LIBERATI e A. CERETTI (1996) -Il controllo sociale in G. Gurvitch. (a cura) 1997 BUCHARIN, nell’estate del 1916 scrive il saggio ‘Verso una teoria dello Stato imperialistico’. Ma LENIN rifiuta di pubblicarlo perche non lo ritiene sufficientemente meditato e con un’impostazione di tipo sociologico. La polemica tra LENIN e B. avviene sulla Q delle guerre nazionali e le conquiste pol di carattere democratico. B. sostiene che in epoca imperialistica nessuna guerra nazionale è possibile e rifiuta quindi la parola d’ordine dell’ autodeterminazione dei popoli. LENIN sostiene che il capitalismo si sviluppa con modi e forme diverse nei vari paesi e bisogna distinguere tra paesi a capitalismo avanzato come UK FR e GERM dove l’autoderminazione e la difesa della patria sono solo “”una forma di corruzione del movimento operaio mediante la menzogna borghese”” e paesi a capitalismo più giovane dove il movimento nazionale è ancora incompiuto. Per LENIN, B. deve imparare la dialettica dei movimenti sociali. B. pubblicherà una sintesi del saggio sulla rivista ‘Jugend Internationale’ firmando con lo pseudonimo di ‘Nota-Bene’. Lenin replicherà parlando di ‘formidabili stupidaggini’ (posizione LENIN sullo Stato: i socialisti vogliono utilizzarlo nella forma originale assunta nel passaggio dal capitalismo al socialismo, posizione NOTA-BENE: i socialisti vogliono farlo saltare (sprengen)).”,”BUCS-007″
“GIASANTI Alberto”,”Introduzione [a ‘Bucharin tra politica e sociologia’].”,”GIASANTI Alberto”,”BUCD-054″
“GIASANTI Alberto a cura”,”Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista.”,” La Comune di Parigi, Marx Engels Lenin e il partito. “”La Comune, poi, non si prestava assolutamente a un’analisi riguardante la questione del partito, infatti, nel 1871, alla sua testa non c’era assolutamente un partito che potesse pretendere di rappresentare la classe proletaria, ma un blocco di tre tendenze: i blanquisti, i democratici e i proudhoniani. La funzione del partito era talmente confusa che, come rilevò Engels, in quel periodo, in seno alla Comune, assistemmo a un brusco capovolgimento delle posizioni precedentemente sostenute dalle correnti propriamente operaie: da un lato i proudhoniani, che si erano sempre opposti alla costituzione di grandi associazioni operaie, ne divennero i sostenitori, dall’altro i centralisti blanquisti si misero a predicare il federalismo e l’immediato scioglimento di tutti gli strumenti di difesa dello Stato contro il capitalismo. Subito, a pochi giorni dalla caduta della Comune, Marx scrisse ‘La guerra civile in Francia’ alla quale, vent’anni dopo, Engels stese la sua prefazione, senza comunque sfiorare il problema del partito. Lenin, riprendendo la dottrina della dittatura del proletariato, doveva perciò indirizzare la sua critica al problema centrale della Comune: l’estrema debolezza della lotta contro il capitalismo e le sue istituzioni. Nel quadro della “”dittatura dello Stato”” Lenin era giunto a concepire l’estinzione dello Stato grazie alla dissociazione di quelle che Engels considerava le branche essenziali dello Stato: burocrazia ed esercito. Inoltre Lenin, seguendo Marx e più propriamente Engels, considerava che i provvedimenti riguardo all’elezione e la revocabilità dei funzionari contenessero le necessarie premesse alla salvaguardia della natura proletaria dello Stato”” [‘Partito, Internazionale, Stato’ (Bilan) in ‘Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista’, Milano, 1983′, a cura di Alberto Giasanti] (pag 195) Marx: “”si capisce da sé che per poter, in genere, combattere, la classe operaia ha l’obbligo di organizzarsi nel proprio paese, in casa propria, ‘come classe’, e che l’interno di ogni paese è il teatro immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il ‘Manifesto comunista’ non per il contenuto, ma per la sua “”forma””. Ma l’ambito dell’odierno Stato nazionale, per esempio del Reich tedesco, si trova a sua volta, economicametne, nell’ambito del mercato mondiale, politicamente, nell’ambito del sistema di stati”” (1) (pag 147) (1) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, pp. 41-42 “”Trockij usa l’espressione “”bonapartismo”” per indicare una anomala situazione di equilibrio sociale in cui la direzione politica cade nelle mani di una forza che, ponendosi al di sopra delle parti, sia in grado di garantire gli interessi superiori in un dato sistema.”” (pag 10) “”La Sinistra italiana, pur appoggiando la “”Sinistra”” di Trotsky, e assumendo connotazioni di minoranza internazionale si scostava da essa che, invece, caratterizzandosi come minoranza nazionale, non riusciva ad imprimere alla propria influenza internazionale la priorità di una dimensione internazionalista”” (pag 22)”,”BORD-136″
“GIASI Francesco MUSTÈ Marcello, a cura; saggi di Gian Mario BRAVO Davide BONDÌ Francesca ANTONINI Giuseppe COSPITO Fabio FROSINI Paolo FAVILLI Marcello MONTANARI Giuseppe VACCA Giulio AZZOLINI Luciano CANFORA Luigi MASELLA David BIDUSSA Francesca IZZO Marco LIPPI Giuliano GUZZONE Francesco GIASI Marcello MUSTÈ”,”Marx in Italia.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno promosso dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana che si è tenuto a Roma in occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx. I contributi sono articolati in tre sezioni: La circolazione del pensiero, Le interpretzioni, Le influenze, che nell’insieme ricostruiscono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento. “”Il lascito, storico e teorico, fu enorme, come dimostrano i 144 tomi dell’opera di Marx ed Engels, programmati e non ancora completati dalla voluminosa edizione internazionale della nuova MEGA2 che comprende anche l’immenso patrimonio di inediti, da Marx medesimo conservato e da Engels ulteriormente accresciuto e valorizzato, venuto alla luce nel corso dell’intero Novecento per giungere ai nostri giorni (4), quando è studiato, con rigorosa scientificità, grazie al supporto di una rinnovata collaborazione internazionale. In proposito, per il passato si potrebbe levare un lamento sulle contorte e tristi vicende dell’edizione italiana delle ‘Opere’ di Marx e di Engels, organizzata, con illustri comitati scientifici e attentissimi curatori, dall’avvio degli anni Settanta dagli Editori Riuniti. Furono pubblicati 32 volumi fino al 1990, ai quali si aggiunsero due volumi (compresa una discussa riedizione del Libro I del ‘Capitale’ in due tomi) nel Terzo millennio, per la cura della Città del Sole di Napoli. Ma il rammarico ha ora una valenza solo storica. Si è pervenuti, nel 200° anniversario della nascita di Marx (1818) alla soluzione, alla fine positiva, della complicata vicenda, grazie alla complessa pubblicazione, a stampa e in digitale, di 50 volumi (più un tomo di indici), curata dalle Edizioni di Lotta Comunista (con uscita programmata nel 2019-2020), che recupereranno integralmente quanto avevano già prodotto gli Editori Riuniti, le stesse Edizioni di Lotta Comunista, e i tipi della Città del Sole e delle Edizioni Pantarei”” (pag 33) [Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1883-1895) (pag 29-42))] [(4) È qui ovvio richiamare la MEGA (Marx-Engels, Gesamtausgabe) dagli anni Venti del 20° sec. (1927) per arrivare al 200° anniversario della nascita. Gli studi internazionali (tedeschi, francesi, neerlandesi, russi, giapponesi) sulla MEGA (e dintorni) sono molti. Cfr. ora le informatissime ricerche ed edizioni, di elevato standard internazionale, di Marcello Musto, fra cui almeno: ‘L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, a cura di M. Musto, Roma, Manifestolibri, 2005; M. Musto, ‘Ripensare Marx e i marxismi’, Carocci, 2011; ‘Marx for today’, a cura di M. Musto, London-New York, Routledge, 2013] Indice. Premessa di F. Giasi e M. Musté Marcello Musté, Marx e i marxismi italiani La circolazione del pensiero. Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1885-1895) Davidi Bondì Il Marx di Labriola Francesca Antonini, Le edizioni del partito socialista e del partito comunista (1896-1926) Giuseppe Cospito, Marx ed Engels in Rodolfo Mondolfo Francesco Giasi, Il Marx degli esuli (1927-1943) Le interpretazioni. Fabio Frosini, Le opere “”filosofiche”” giovanili (Galvano Della Volpe e Delio Cantimori) Paolo Favilli, Le edizioni Cantimori e Macchioro e il “”non finito”” del Capitale Marcello Montanari, L’operaismo italiano e i ‘Grundrisse’ Giuseppe Vacca, Il marxismo come sociologia (1955-1959) Giulio Azzolini, 1983: Marx nell’Italia della “”crisi del marxismo”” Le influenze. Luciano Canfora, La fortuna del ‘Manifesto’ in Italia Luigi Masella, La storiografia economico-giuridica David Bidussa, Storiografia e marxismo nel dopoguerra: la Biblioteca Feltrinelli Francesca Izzo, Religione e antropologia: da Marx a Gramsci a De Martino Marco Lippi, Sraffa e Marx Giuliano Guzzone, Claudio Napoleoni: il dilemma del valore e l’enigma della “”trasformazione”” (1950-1988) Per oltre un secolo il pensiero di Karl Marx è stato un potente veicolo della proiezione mondiale della modernità europea. Combinandosi con le culture più diffuse dei cinque continenti, ha influenzato la vita sociale, le vicende politiche e la mentalità dei popoli, contribuendo in misura determinante a plasmare il mondo in cui viviamo. La fortuna di Marx in Italia è stata caratterizzata da un’interazione originale e intensa con la storia nazionale. Da un’angolazione particolare ma feconda, la presenza del marxismo ha concorso a delineare l’autobiografia della nazione dopo l’Unità. Dalla prima diffusione nell’Ottocento al lavoro originale di autori come Labriola, Gramsci e Togliatti, fino alle edizioni e interpretazioni del secondo Novecento, il confronto con l’opera di Marx ha rappresentato un passaggio decisivo nel processo di formazione della cultura italiana. Il volume raccoglie gli atti del convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione del bicentenario della nascita di Marx. Il convegno ha inteso ricostruire quando e come Marx arrivò nella cultura del nostro paese e quali aspetti del suo pensiero hanno avuto maggiore diffusione. I contributi sono pubblicati in tre sezioni – La circolazione del pensiero, Le interpretazioni, Le influenze – che ripercorrono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento.”,”MADS-825″
“GIAVAZZI Francesco MICOSSI Stefano MILLER Marcus H. a cura, saggi di Robert TRIFFIN Charles WYPLOSZ Alberto GIOVANNINI William BRANSON Jean-Jacques REY Stefano VONA Lorenzo BINI SMAGHI David DEGG Daniel GROS Maurice OBSTFELD Marcus MILLER Cristina MASTROPASQUA Roberto RINALDI Wolfgang RIEKE Massimo RUSSO Giuseppe TULLIOLucas PAPADEMOSPeter B. KENEN Rainer S. MASERA Luigi SPAVENTA Tommaso PADOA-SCHIOPPA Jacques WAITZNEGGER”,”Il sistema monetario europeo.”,”Il volume raccoglie gli atti della Conferenza organizzata dal Centre for Economic Policy Research in collaborazione con la Banca d’Italia ed il Centro interuniversitario di studi teorici per la politica economica (STEP), tenutasi nell’ottobre del 1987.”,”EURE-032-FL”
“GIBAS Monika KATSCH Günter a cura, interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER”,”Die Durchsetzung des Leninismus in der deutschen und internationalen kommunistischen Bewegung. Zum 70. Jahrestag der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution. Protokoll des wissenschaftlichen Kolloquiums der Kommission Geschichte des Marxismus-Leninismus der Arbeitsgruppe Geschichte der Gesellschaftswissenschaften an der Karl-Marx-Universität, Leipzig, 5. und 6. November 1987.”,”Interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER.”,”MGEK-059″
“GIBB Hamilton A.R.”,”L’ islamismo. Una introduzione storica. (Tit.orig.: Mohammedanism: An Historical Survey).”,”Il principio del “”consenso”” (igma). “”Non appena quest’ autorità diventò più saldamente stabilita e fu più generalmente riconosciuta dall’ opinione pubblica della comunità, la classe degli ‘Ulama pretese (e in genere ottenne) di rappresentare tale comunità in tutte le questioni relative alla fede e al diritto e in particolare contro l’ autorità dello Stato. Molto presto – probabilmente all’ incirca nel secondo secolo – si affermò il principio che il “”consenso della comunità”” (che in pratica voleva dire quello degli ‘Ulama’) aveva forza vincolante. Così l’ igma fu portato nell’ arsenale dei teologi e dei giuristi per colmare le restanti lacune del loro sistema. Poiché la tradizione integrava il Corano, così il consenso dei dotti diventò l’ integrazione della tradizione.”” (pag 138)”,”RELx-038″
“GIBB M.A.”,”John Lilburne. The Leveller. A Christian Democrat.”,”Dedica dell’autore a Philip J. Lamb (in apertura) Volume con note a margine manoscritte (a matita) Dopo l’avvento della nuova repubblica guidata da Cromwell e governata da una singola Camera, la House of Communs, Lilburne si trova all’opposizione in posizione critica “”The new republic, he felt, was an empty form, and the purged Parliament ‘a company of absolute schoolboys, that will, like good boys, say their lessons after them, their lords and masters, and vote as they would have them; and so be a screen (as young Harry Vane used to call the king) betwixt them and the people, with the name of Parliament, and the shadow and imperfect image of legal and just authority'”” (pag 251) “”La nuova repubblica, egli sentiva, era una forma vuota, e il Parlamento purificato ‘una compagnia di assoluti scolari, che, come bravi ragazzi, diranno le loro lezioni dopo di loro, i loro lord e padroni, e voteranno come essi avranno voluto; e così sarà uno schermo (come il giovane Harry Vane era solito chiamare il re) tra essi e il popolo, con il nome del Parlamento, e l’ombra e l’immagine imperfetta dell’autorità legale e giusta “””” Biografia. John Lilburne Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search John Lilburne (1614 circa – Eltham, 29 agosto 1657) è stato un politico inglese. Incerte la data e la località di nascita: Sunderland[1] o Greenwich[2]. Noto anche come Freeborn John (“”John Natolibero””) fu uno dei maggiori protagonisti della Guerra civile inglese. Importante esponente del partito radicale dei Livellatori si adoperò per la realizzazione dei principi democratici espressi nel Patto del popolo. Indice 1 La contestazione della Chiesa anglicana 2 La partecipazione alla Guerra civile 3 Le dimissioni dal “”New Model Army”” 4 La partecipazione al programma dei Livellatori 5 L’attacco a Oliver Cromwell 6 Il ritorno in Inghilterra e la morte 7 Note 8 Bibliografia 9 Altri progetti La contestazione della Chiesa anglicana L’attività di contestatore politico di Lilburne ebbe inizio nel 1637 quando incontrò John Bastwick, un predicatore puritano che aveva appena avuto le orecchie tagliate per aver diffuso un opuscolo dove attaccava le idee religiose di William Laud, l’arcivescovo di Canterbury. Lilburne, colpito dal fatto che qualcuno potesse essere così severamente punito per aver espresso le sue convinzioni religiose, si offrì allora di aiutare Bastwick nella sua lotta contro la Chiesa anglicana decidendo di recarsi nei Paesi Bassi calvinista per organizzare la stampa di un libro di Bastwick.[3] Nel dicembre 1637 Lilburne venne scoperto ed arrestato con l’accusa di stampare libri senza licenza.[4] Il 13 febbraio 1638, riconosciuto colpevole, fu condannato a essere multato di 500 sterline, messo alla gogna e imprigionato. Frustato e messo alla berlina da lì Lilburne continuò a rivolgersi al pubblico lodando John Bastwick fino a quando non venne imbavagliato e gettato in prigione dove continuò ad attaccare la chiesa anglicana riuscendo a far pubblicare il libello Come out of her, my people (Uscite da essa, o popolo mio) (1639).[5] Liberato due anni dopo per intervento di Oliver Cromwell[6] sposò Elizabeth Dewell, figlia di un mercante di Londra, nel mese di settembre del 1641. La partecipazione alla Guerra civile Allo scoppio della Guerra civile inglese si arruolò nel 1642 col grado di capitano nell’Esercito dei Parlamentari sotto il comando del conte di Essex e combatté nella battaglia di Edgehill. Fra gli sconfitti parlamentari della Battaglia di Brentford (12 novembre 1642) venne fatto prigioniero a Oxford e corse il rischio di essere giudicato per alto tradimento ma, di fronte alla minaccia del Parlamento di giustiziare per rappresaglia i prigionieri realisti, Lilburne fu scambiato con un ufficiale del re. Tornato nell’esercito sotto il comando del conte di Manchester con il grado di tenente colonnello[7] divenne amico di Oliver Cromwell, a capo della cavalleria del New Model Army, sostenendolo nelle sue controversie con Manchester. Lilburne si distinse anche nella battaglia di Marston Moor nel 1644 e successivamente chiese l’autorizzazione ad attaccare la roccaforte realista a Tickhill, che secondo le sue informazioni era disposta ad arrendersi. Nonostante il rifiuto di Manchester, Lilburne riuscì a prendere la rocca, senza colpo ferire. Le dimissioni dal “”New Model Army”” Dopo aver abbandonato l’esercito il 30 aprile 1645 per essersi rifiutato di firmare, in nome della libertà religiosa, il Presbyterian Solemn League and Covenant, si dedicò esclusivamente alla scrittura, pubblicando numerosi testi che gli costarono l’arresto diverse volte.[8] Nel giugno del 1646 venne rinchiuso nella prigione di Newgate (per i contenuti dei due pamphlet The Just Mans Justification e The Free-mans Freedome Vindicated) per poi essere liberato nel novembre dell’anno successivo, nonostante avesse ricevuto un aumento della pena per le parole pronunciate davanti ai Lord nel luglio dello stesso anno: «Tutto ciò che vi proponete quando ci spingeste a combattere era dunque soltanto di scavalcare e togliere di sella i nostri vecchi oppressori e tiranni per salire al loro posto e schiacciarci sotto i vostri piedi. Perciò, miei lord… se sarete così spregevoli da continuare… a distruggere le leggi e libertà fondamentali dell’Inghilterra… io rischierò contro di voi la vita e il sangue del mio cuore, con lo stesso ardore e coraggio coi quali li ho rischiati e son disposto a rischiarli nuovamente contro i partigiani del Re.» (Discorso di John Lilbrune davanti ai Lord, 11 luglio 1646[9]) Un mese dopo l’imprigionamento di Lilburne, i due politici radicali Richard Overton e William Walwyn pubblicarono, il 7 luglio 1646, il manifesto Remonstrance of Many Thousand Citizens of England che segna simbolicamente la nascita del partito degli “”Agitatori”” [10] La partecipazione al programma dei Livellatori Il manifesto dei Livellatori di J. Lilburne (1649) Gli Agitatori diedero prova della maturazione politica raggiunta dai soldati all’interno del New Model Army confrontandosi con gli ufficiali tra il 28 ottobre e l’11 novembre 1647 nei Dibattiti di Putney prendendo spunto da un opuscolo influenzato dagli scritti di John Lilburne chiamato Agreement of the People for a firme peace’ (Patto del popolo per una pace sicura). Il 1º agosto 1648, la Camera dei Comuni deliberò che Lilburne fosse rimesso in libertà. Dopo il suo rilascio Lilburne continuò a scrivere e distribuire opuscoli sui diritti dei soldati sostenendo che tutti i maschi adulti dovessero avere il diritto di voto. Nel mese di marzo 1649, Lilburne, John Wildman, Richard Overton e William Walwyn furono arrestati e inviati alla Torre di Londra. L’8 novembre una giuria li dichiarò non colpevoli e vennero quindi liberati. L’attacco a Oliver Cromwell Sebbene lo stesso Cromwell condividesse le idee dei livellatori sull’abolizione della monarchia e della camera dei Lord, Lilburne cominciò ad attaccarlo per non aver esteso il diritto di voto. Cromwell lo fece dunque nuovamente imprigionare e nonostante che una petizione popolare chiedesse di liberarlo volle farlo giudicare per tradimento da un tribunale che alla fine sentenziò che Lilburne non fosse colpevole. Libero ancora una volta Lilburne tornò ad attaccare Cromwell per la sua politica di intolleranza religiosa nei confronti dei cattolici irlandesi e per la decisione di condannare a morte il re. Per aver parteggiato per lo zio George Lilburne protagonista di una lite su il possesso di alcune miniere di carbone a Durham, in origine di proprietà realista, con sir Arthur Haselrig, importante parlamentare che aveva accumulato una grande fortuna trafficando con le espropriazioni dei beni sequestrati ai realisti e dei terreni ecclesiastici, Lilburne fu nuovamente arrestato e messo al bando dall’Inghilterra con una legge del Parlamento che a tal fine era stata approvata il 30 gennaio 1652. Il ritorno in Inghilterra e la morte Lilburne rimasto per quattro mesi in Olanda, nel 1653 tornò clandestinamente in patria ma fu prontamente arrestato e imprigionato a Newgate da dove pregò Cromwell di intervenire per la sua liberazione promettendogli che, se fosse rimasto in Inghilterra, non avrebbe più turbato l’azione del governo.[11] Processato il 13 luglio dello stesso anno all’Old Bailey, venne assolto il 20 agosto salutato dalle grida di esultanza e dalle trombe dei soldati.[5] Il governo tuttavia rifiutò di liberarlo e lo fece trasferire alla Torre di Londra ordinando ai carcerieri di rifiutare qualunque richiesta di Habeas corpus che fosse stata presentata.[5] Nel frattempo, poiché la salute già malferma di Lilburne si era aggravata, venne accolta una petizione della moglie e del padre e gli fu concesso di soggiornare il libertà vigilata nel castello di Dover da dove poteva brevemente allontanarsi. Fu in una di queste occasioni che conobbe Luke Howard, un quacchero che lo iniziò alla conversione alla sua religione[12] Il Lord Protettore accolse la petizione e fece rilasciare Lilburne sulla parola accordandogli una pensione per il suo mantenimento. Lilburne mantenne la promessa di vivere tranquillamente fino a quando morì nell’estate del 1657 durante una visita alla moglie in attesa del loro decimo figlio.[13] Note ^ Richards, Peter (2007). John Lilburne (1615-1657): English Libertarian (Libertarian Heritage No. 25) ^ Sapere.it alla voce corrispondente ^ Dictionary of National Biography, 1885-1900, Volume 33, alla voce “”Lilburne John””, a cura di Charles Harding Firth ^ Firth, Op. cit. ibidem Firth, Op.cit. ibidem ^ Firth,Op.cit. p.243 ^ Firthy, Op.cit., p.244 ^ H. N. Brailsford, I livellatori e la rivoluzione inglese, Il Saggiatore, pp. 123-124 ^ H. N. Brailsford, Op. cit., p. 124 ^ Il nome di Livellatori comincerà ad essere utilizzato solo nell’autunno dell’anno successivo (in H. N. Brailsford, Op. cit., p.129) ^ Firth, Op.cit. p.249 ^ Andrew Sharp, in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, alla voce “”John Lilburne”” ^ David Plant, John Lilburne, 2010 Bibliografia C.H. Firth, John Lilburne, Dictionary of National Biography, Londra 1892 Christopher Hill, The World Turned Upside Down (London 1972) trad.it C. Hill, Il mondo alla rovescia, Torino, Einaudi, 1981 Andrew Sharp, John Lilburne, Oxford Dictionary of National Biography, 2004″,”UKIR-053″
“GIBBON Edward”,”Histoire du declin et de la chute de l’empire romain. 1. Rome de 96 à 582. 2. Byzance de 455 à 1500.”,”GIBBON, storico inglese (Putney on Thames 1737-Londra 1794). Dopo gli studi a Oxford che lo portarono a una temporanea conversione dal protestantesimo alla religione cattolica, nel corso dei suoi numerosi viaggi in tutta Europa si avvicinò sempre più al razionalismo illuminista (fu anche in contatto con VOLTAIRE), i cui principi sono alla base dell’opera a cui dedicò tutta la sua vita, ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’ (1776-88, 6 vol.; ed. critica in 7 vol., 1896-1900). Opera acutissima e geniale da cui la storiografia posteriore ha attinto metodi e concetti, è stata per la sua stessa influenza causa di equivoci e pregiudizi tenaci: il più noto è la definizione del Medioevo come epoca di barbarie e oscurità (dark ages) divulgata proprio da GIBBON. (GE20)”,”STAx-026″
“GIBBON Edward”,”La caduta dell’ impero romano d’ Occidente.”,”La storia della decadenza e della caduta dell’ impero romano, a giudizio del GIBBON, è “”forse la scena più grandiosa e impressionante nella storia dell’ umanità””. (…) L’ attenzione del Gibbon è divisa tra ciò che decade verso la morte e ciò che sta per sorgere alla vita: la fine del mondo romano costituisce per lui una tappa dolorosa ma inevitabile veros il formarsi della società moderna. (…) Da buon illuminista, il Gibbon vede nella storia il processo verso una meta di perfezione… (pag 281) Nato da famiglia dell’ alta borghesia (1737), Gibbon compì studi irregolari ma attraverso le assidue letture giunse a maturare una sua cultura personale e a indirizzare la propria attività verso le ricerche storiche e letterarie.”,”STAx-094″
“GIBBON Edward”,”Declino e caduta dell’impero romano.”,”Edward Gibbon è il più grande storico inglese del ‘700, personificazione della razionalità e dello scetticismo illuministici. Agli occhi di un successivo visitatore e appassionato dell’Italia, Percy Bysshe Shelley, Gibbon sarebbe ad esempio apparso uno “spirito freddo e distaccato”. Italia che aveva visto il Declino e caduta dell’Impero Romano (Decline and fall of the Roman empire), titolo dell’opera di Gibbon (anni ’80). In essa viene messo in dubbio il fatto che l’Europa moderna debba considerarsi particolarmente fortunata per le forme di governo e di religione avute in passato. Da Marco Aurelio alle grandi invasioni barbariche, dai primi segni della decadenza alla finale caduta dell’impero, il compendio in un solo volume che Dero A. Saunders ha tratto dalla vastissima opera storica del “”Tacito inglese”” offre ai lettori la narrazione, sempre e soltanto nelle parole di Gibbon (con brevi interruzioni di alcuni brani di racconto dovuti allo stesso Saunders), di un periodo tra i più affascinanti, drammatici e tumultuosi della storia romana. Uomo di vaste conoscenze, saldamente radicato nelle tradizioni inglesi e profondamente nutrito della cultura e dello scetticismo del secolo dei lumi, Edward Gibbon (1737-1794) ha creato, con il Declino e caduta dell’impero romano, un’opera ormai classica, risolutamente soggettiva e partigiana, che proprio in questo ha uno dei suoi punti d’interesse: nell’essere la narrazione, non imperziale, di alcuni degli eventi fondamentali della nostra civiltà visti dagli occhi di un inglese del Settecento. Sei imperatori nel medesimo tempo. (305-324) “”La morte di Massimiano e di Galerio aveva ridotto a quattro il numero degli imperatori. La consapevolezza del loro interesse unì subito Licinio e Costantino; una segreta alleanza fu conclusa tra Massimino e Massenzio, e gli sventurati sudditi attesero con terrore le conseguenze cruente dei loro inevitabili dissensi, a cui non facevano più da freno il timore o il rispetto che essi avevano nutrito per Galerio. Le virtù di Costantino furono rese più illustri dai vizi di Massenzio. Mentre le province galliche godevano di tutta la felicità possibile per i loro tempi, l’ Italia e l’ Africa gemevano sotto ildominio di un tiranno tanto spregevole quanto detestabile. Troppo spesso in realtà lo zelo dell’ adulazione e della faziosità ha sacrificato il buon nome dei vinti alla gloria dei loro più fortunati rivali, ma anche quegli scrittori che svelano con la massima libertà e con il più grande piacere gli errori di Costantino sono unanimi nel riconoscere che Massenzio era crudele, rapace e depravato.”” (pag 174) (Massenzio era figlio dell’ imperatore Massimiano e aveva sposato la figlia di Galerio) (pag 167)”,”STAx-168″
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. I.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-070-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. II.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-071-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. III.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-072-FL”
“GIBBS Philip, a cura di Nora GIGLI STORAI”,”Viaggio nell’Europa del 1934. Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio.”,”GIBBS Philip, celebre reporter inglese Sottotitolo: ‘Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio’ “”Uno dei capi della Hitler Jugend venne a trovarmi all’hotel Era uno dei luogotenenti di Baldur von Schirach, l’uomo che aveva potere assoluto sull’addestramento fisico e mentale di dieci milioni di ragazzi tedeschi. Il mio giovane visitatore parlava un inglese perfetto, con un leggero accento americano. Poiché aveva vissuto qualche tempo negli Stati Uniti era in grado, affermava, di valutare l’ideologia nazista con una certa obbiettività, il che difficilmente sarebbe stato possibile ad un altro ragazzo tedesco. Tuttavia, era un ardente nazista. Aveva capito l’unica innegabile cosa: Hitler aveva salvato la Germania dalla disperazione. “”Due anni fa””, disse, “”non esisteva speranza per la Germania. La disoccupazione erodeva l’animo dei giovani e il loro spirito. A che pro prendere una laurea, se non c’erano posti disponibili e nessuna possibilità di sopravvivenza? I ragazzi incominciarono a girovagare per il paese come zingari, facendo qualche lavoretto qua e là, e consumando il loro coraggio e i loro stivali. E non c’era distinzione di classe: i giovani non trovavano lavoro. A che servivano forza e abilità? Non c’era speranza nel futuro. Inoltre, l’intera nazione si sentiva umiliata dall’atteggiamento degli altri stati. Il rimborso dei danni di guerra era un tributo intollerabile. Le altre nazioni avevano i loro armamenti; soltanto la Germania era disarmata. Hitler scancellò il senso della disfatta. Dette alla gioventù tedesca speranze e fede nel futuro, restituì loro il rispetto di sé”””” (pag 286)”,”EURx-294″
“GIBELLI Antonio”,”2 Secoli. Ottocento Novecento.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova nel 1942 dove insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere. Ha diretto la rivista ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto studi di storia del movimento operaio e delle classi subalterne. Ha scritto tra l’altro ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”STOU-008″
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani 1915-1918.”,”GIBELLI insegna storia contemporanea all’Univ di Genova . Per anni ha diretto la rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’, e oggi ‘Ventesimo secolo’. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Peronne (FR). Fra i suoi libri: -Genova operaia nella Resistenza. GENOVA. 1967 -L’officina della guerra. TORINO. 1998 Ha curato il volume relativo alla Liguria nella ‘Storia d’Italia’ (EINAUDI, 1994).”,”ITQM-013″
“GIBELLI Antonio”,”Genova operaia nella Resistenza.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova il 10 luglio 1942. Ha compiuto gli studi presso l’Univ di Genova dove si è laureato in Filosofia nel 1965. Insegnante di scuola secondaria, collabora alla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. All’atto della fondazione del PSIUP nel 1964 ha aderito a questo partito.”,”ITAR-006″
“GIBELLI Antonio VENTO Salvatore BOTTA Livia, in”,”Gli operai di Genova (1950-1970). Monografia.”,”Comitato direttivo di ‘Classe’: Riccardo GUASTINI Giuseppe BARILE Paolo BOLZANI Renato LEVRERO Giancarlo CONSONNI Andreina DAOLIO Emilio FRANZINA Danilo GIORI Graziella TONON Mario ALCARO Carlo CAROTTI Giovanni CONTINI Stefano MERLI Salvatore VENTO”,”MITT-078″
“GIBELLI Antonio RUGAFIORI Paride a cura; saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI”,”Storia d’ Italia. Le regioni dall’ Unità a oggi. La Liguria.”,”Saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI. “”Nel Medioevo la nobiltà aveva conservato il tradizionale comportamento ‘natalista’; le donne aristocratiche si sposavano giovani, erano ben nutrite e quindi più sane delle popolane; avevano una più attenta cura estetica e igienica della persona, raggiungevano la pubertà più giovani e la menopausa più avanti negli anni, sicché, mantenendo più a lungo la loro appetibilità sessuale, erano più prolifiche delle popolane. Se madri, le donne della nobiltà si avvalevano di balie, il che permetteva una pronta ripresa dei rapporti sessuali e della fecondità e potevano godere di una libertà nei rapporti sessuali rara in Europa. Sempre nel Medio Evo nell’ aristocrazia le pratiche contrarie alle gravidanze erano confinate ai rapporti extra coniugali; (…)””. (pag 520)”,”ITAB-180″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea all’ Università di Genova ed è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operao e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. Tra i suoi libri ‘L’ officina della guerra’ (1998), ‘La grande guerra degli italiani’ (1998). Ha curato ‘La Liguria della Storia d’ Italia’ (1994). “”Il sacrificio di sé dei giovani può essere letto alla luce del tema della morte eroica come espressione di virilità, la cui elaborazione risaliva al tardo Ottocento e aveva fortemente improntato le ideologie nazionaliste in tutta Europa. Il mito del “”morire giovani”” aveva assunto una particolare pregnanza in contesti demografici come quello inglese in cui il tasso di mortalità era da tempo in continua discesa, sicché la morte era sempre più esclusivamente associata alla vecchiaia e la morte giovane era divenuta un’ autentica rarità: tutto al contrario che nella demografia d’ ancien régime. La morte del combattente era dunque potuta apparire morte bella anche perché era, contro l’ esperienza corrente, una morte giovane, dissociata dalla decrepitezza della vecchiaia e associata alla forza, alla virilità, alla buona salute, appunto alla bellezza della gioventù. Si tratta di un mito etico ed estetico che subì, nei fatti, uno scacco spaventoso proprio nel corso della Grande Guerra, quando morire giovani divenne una regola e la morte prese forme massificate e oscene, anche se non mancò il tentativo di rilanciarlo proprio per fronteggiare le conseguenze destabilizzanti del disastro””. (pag 175)”,”ITAF-222″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova ed è uno studioso della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operaio e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. “”Nella memoria del conflitto il senso del lutto, l’ attrazione misteriosa per la forza sconvolgente del grande evento, si mescolano dunque con il fascino dell’ avventura fuori dell’ ordinario e dell’ impresa gloriosa. A cose fatte, si può provare rimpianto per non aver potuto prendere parte all’ esperienza eccezionale. La guerra appare, a una parte delle nuove generazioni, come una specie di rito iniziatico capace di conferire un alone speciale di prestigio e di maturità a chi l’ha attraversato. L’ impulso della mobilitazione patriottica si converte in nostalgia della guerra passata, invidia per i fratelli maggiori che hanno potuto parteciparvi, aspettativa sia pure solo virtuale di una guerra futura. Il principio dell’ avvincendamento delle generazioni, già evocato a garanzia di resistenza durante il conflitto, viene riproposto come cemento della nazione attraverso il tempo e illimitata alimenazione del suo spirito eroico.”” (pag 284) Chiamata alle armi. “”La Grande Guerra fa registrare un’ulteriore stretta nel coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nelle pratiche di nazionalizzazione.”” (pag 15)”,”GIOx-057″
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”[‘Quanto alle cifre sulla diserzione, se pure i condannati per tale reato furono oltre centomila, solo 6000 di questi erano disertori in reparti di linea, e solo 2000 con passaggio al nemico (15). La casistica al riguardo è piena di rientri tardivi al reparto, di sbandamenti, di smarrimenti e, come vedremo, di fughe inconsapevoli piuttosto che di deliberate scelte di diserzione. Il fatto è che a quel punto sottrarsi, fuggire, far perdere le tracce della propria identità è diventato quasi impossibile. Prima lo Stato era estraneo ma anche lontano: si presentava occasionalmente a sconvolgere la vita e l’economia private, a esigere tributi dell’una e dell’altra, ma non era insediato stabilmente al loro interno. Lasciava spazi di autonomia e zone sociali franche. Era una minaccia permanente ma una presenza saltuaria. Ora appare vicino, invadente. Il suo arbitrio prende la forma della necessità, del meccanismo “”uniforme come un orologio”” (16). La sua azione non è più solo negativa, di esclusione, controllo, repressione, ma positiva, di coinvolgimento e promozione. Il territorio del suo intervento è divenuto più esteso e insieme più profondo: va ormai dall’esteriorità dei comportamenti all’interiorità dei sentimenti e dell’immaginario, investe le forme della comunicazione e dei rapporti fra uomini. Non solo l’identità anagrafica è stata fissata irrimediabilmente, ma persino quella psicologica è sotto osservazione. L’esperienza della guerra che trascina via da se stessi è l’esperienza moderna dello Stato’ (pag 81-82). Note: (15) Monticone, ‘Il regime penale’, cit., p. 437; (16) A determinare questo risultato coopera anche l’allineamento di altre grandi istituzioni come la Chiesa, di cui la guerra ha, per amore o per forza, accelerato l’avvicinamento allo Stato. Non manca un sentore di tale processo nelle direttive delle alte gerarchie, pur con tutte le prudenze del caso, anche perché in materia la Chiesa doveva rinunciare a diritti e consuetudini riconosciuti. (…)]”,”QMIP-004-FPA”
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani.”,”Vincitore del premio Acqui Storia (1999) questo libro di Gibelli è un affresco storico della prima “”guerra totale””. Gibelli insegna storia contemporanea nell’Università di Genova. Renitenza e diserzione. “”C’erano diversi modi per sfuggire all’infernale meccanismo della guerra, nessuno dei quali facile né privo di rischi. Il primo era ovviamente quello di non presentarsi alla chiamata. Si trattava della renitenza, un reato punito molto severametne, per cui era impossibile praticarla senza nascondersi o fuggire all’estero. Da tempo l’abitudine di nascondersi o a espatriare per sottrarsi al servizio militare era diffusa, specialmente nel mondo contadino. (…) Un altro modo per sottrarsi alla macchina della guerra era la diserzione, che consisteva nel rendersi irreperibili dopo essere stati arruali e assegnati a un corpo. In verità la diserzione in senso proprio comportava il cosidetto “”passaggio al nemico””, considerato il reato più grave e disonorevole. A essere condannato per questo specifico reato fu un numero piuttosto esiguo di soldati: circa 2000. Le diserzioni così intese erano molto rischiose: sfuggire alla sorveglianza dei superiori, raggiungere le linee avversarie e riuscire a penetrarvi senza essere preso a fucilate prima di aver potuto manifestare le proprie intenzioni; era tutt’altro che facile. (…) Spesso le fughe avvenivano in gruppo (…). Nella categoria della diserzione venivano classificati in verità anche comportamenti molto diversi dal passaggio al nemico, sostanzialmente assai meno gravi anche se spesso puniti con altrettanta severità. I casi più comuni riguardavano l’allontanamento dai reparti verso l’interno del paese o i ritardi nel ripresentarsi dopo una licenza o una missione. I soldati condannati per reati di questo tipo commessi mentre si trovavano nei reparti in linea furono poco più di 6000. Molto più numerosi (oltre 93.000) furono quelli giudicati colpevoli per essersi allontanati o non essere rientrati mentre i reparti si trovavano nelle retrovie, in riposo, o mentre erano in licenza”” (pag 107-115)”,”QMIP-131″
“GIBELLI Antonio SCAPPINI Remo BALESTRERI Leonida TERRACINI Umberto TAVIANI Paolo Emilio PERTINI Sandro MACHIAVELLI Paolo MARTINO Enrico GIMELLI Giorgio CASTAGNINO Paolo CICCIARELLI Tullio CANESSA Luigi don ROSSELLI Carlo”,”La Resistenza in Liguria. Numero speciale.”,”Numero Speciale di proprietà di GB In bibliografia citate cinque opere in cui si parla della Casa dello Studente (pag 103) (libri di Luciano Bolis, Pietro Caleffi, Renato Madia, Alfredo Poggi, Mario Zino) Tra i partigiani stranieri nella resistenza in Liguria si citano i nomi di Rudolf Jacobs, ufficiale della marina tedesca, e del russo Fiodor Poletaev. (pag 69)”,”ITAR-209″
“GIBELLI Antonio”,”La scuola come maneggio del sistema. Breve storia di un manifesto antiautoritario.”,”””Mi accade spesso di incontrare studenti divenuti uomini e donne maturi, i quali mi richiamano con qualche nostalgia e in maniera vivida il tema di una lezione che li aveva affascinati, fosse il concetto di tempo in sant’Agostino o l’essenza del cristianesimo secondo Feuerbach (l’adozione del testo con questo titolo come classico di lettura filosofica, nel corso della mia supplenza al liceo D’Oria, fece scandalo e sollevò un putiferio in tutto l’establishment della scuola, costandomi una telefonata minacciosa del prete insegnante di religione. Quegli studenti avevano dunque studiato con piacere e il loro processo di apprendimento ci aveva guadagnato.”” (pag 13) “”Come dice Epicuro, dobbiamo liberarci dalla paura degli dei”” (pag 43) Antonio Gibelli, docente di stroia contemporanea all’Università di Genova, è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha fondato l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare per la raccolta di lettere, diari e memorie di gente comune.”,”GIOx-101″
“GIBELLI Antonio; BOTTA Roberto (a cura); LAZAGNA Giovanni Battista”,”Per la morte di Giovanni Battista Lazagna (Gibelli); Intervista con Giovanni Battista Lazagna sui rapporti tra distaccamenti e comandi di brigata e divisione (Lazagna, Botta).”,”Lazagna ha pubblicato ‘Il caso del partigiano Pircher’ (La Pietra, 1975) (v. Scheda biografica) Nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, il partigiano Giovanni Pircher, incarcerato da undici anni, sta scontando trent’anni di reclusione (ridotti a venticinque per due condoni) per fatti di guerra. È stato infatti condannato dalla Corte di Assise di Appello di Trento per l’uccisione di un capitano dall’esercito tedesco avvenuta il 22 aprile 1945, per l’uccisione di un caposquadra della polizia ausiliaria nazista S.O.D. (Südtiroler Ordnung Dienst), per rapina di un binocolo e di lardo presso un membro del S.O.D., per una sparatoria contro i muri della casa di un altro membro del S.O.D. Giovanni Pircher si è sempre proclamato e si proclama tutt’ora innocente delle due uccisioni (e come vedremo dalle carte processuali non emergono seri indizi e neppure prove di una sua colpevolezza) ed appare quasi incredulo quando gli si dice che se avesse ucciso i due nazisti, avrebbe semplicemente fatto il suo dovere di partigiano, avrebbe ubbidito agli ordini del legittimo governo italiano. (Ibs) Volumetto acquistato il 21.11.2022 da Maremagnum Euro 16.99 compresa spedizione pagato con Paypal ufficio Grazie Il tuo ordine 14864161 è andato a buon fine! Ti abbiamo inviato una e-mail a txboz@tin.it con il riepilogo del tuo ordine Lo stato del tuo ordine è attesa disponibilità La conferma avverrà entro 2 giorni lavorativi. Se hai un account registrato, puoi monitorare lo stato del tuo ordine e tracciare la spedizione. Non hai un account? Registrati per i prossimi ordini! Riepilogo ordine 14864161 Stato dell’ordine attesa disponibilità Spedito a Gianfranco Bozzano Via Cornigliano 31A/4, GENOVA (GE) , 16152, IT Spedizione Libri Usati Macchia d’inchiostro Standard-Consegna entro il 7/12/2022 Pagato con Paypal”,”ITAR-007-FGB”
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”Antonio Gibelli, nato a Genova nel 1942, ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Genova. Dal 1975 è condirettore della rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968), ‘La prima guerra mondiale’ (1975), ‘Grande guerra e società di massa’ (1982). Parole di guerra, guerra di parole. “”L’ìnfluenza esercitata attraverso la pratica diffusiva della scrittura dallo Stato e dalle classi dominanti sul linguaggio dei subalterni non concerne solo il lessicodella burocrazia. Si estende ampiamente ai temi del patriottismo e all’ideologia nazionale. I contadini imparano a nominare la patria prima di sapere cosa sia”” (pag 99)”,”QMIP-022-FSL”
“GIBELLI Antonio”,”La prima guerra mondiale.”,”Karl Liebknecht vs i nuovi crediti di guerra 2 dicembre 1914 Conferenza di Zimmerwald e Kiental 1915 1916″,”QMIP-001-FMB”
“GIBRAN Kahlil, a cura di Tommaso PISANTI”,”Il folle. Poesia in prosa. Il diverbio.”,”GIBRAN nacque nel 1883 a Bisharri, nel Libano e morì nel 1931 a New York. Fu poeta, filosofo, pittore. La sua fama andò oltre il Medio Oriente. La sua poesia fu tradotta in venti lingue. Gli ultimi vent’anni li passò in America. Tommaso PISANTI insegna letteratura nordamericana all’ Università di Salerno. Ha scritto ‘Poesie del Novecento americano’, ‘Dantismo americano’. “”La volpe. Una volpe guardò la sua ombra al sorgere del sole, e disse: “”Voglio mangiare oggi, a pranzo, un cammello””. E si mosse per tutta la mattina alla ricerca di cammelli. Ma a mezzogiorno vide nuovamente la sua ombra, e disse: “”Mi basterà un topo””. (pag 37) “”Sconfitta”” (…) Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida, attraverso te so che giovane sono sempre e dal piede veloce, e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire. E in te ho trovato una distaccata riservatezza e la gioia di essere evitato e disprezzato. Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo, nei tuoi occhi ho letto che essere collocati sul trono è come essere fatti schiavi, e che essere compresi è essere rimpiccioliti, e che essere colti non è che arrivare a pienezza e come un frutto maturo cadere ed essere consumati. (…) (pag 63)”,”VARx-096″
“GIBRAN Kahlil”,”Gesù figlio dell’uomo.”,”Gibran Kahlil GIBRAN nasce nal 1883 a Bisharri, nel Libano e muore a New York nel 1931. E’ stato poeta filosofo e pittore.”,”RELC-371″
“GIBSON Charles CARMAGNANI Marcello ODDONE Juan”,”L’ America latina.”,”””Dopo l’ acuta congiuntura del 1802, verso la metà del 1810 si assiste a un altro momento critico nella vita economica del vicereame. I disastri agricoli, provocati in parte da cause metereologiche, portano una depressione economica generale, acuendo le secolari contraddizioni strutturali. Si diffondono non solo la miseria, ma la fame, poiché non ci sono sostituti del mais, che costituisce la base dell’ alimentazione per le popolazioni rurali. Nel quadro di tali penurie, quando il vuoto di potere prodottosi in Spagna provocò la reazione nella province del Plata e della Nuova Granada, scoppiò in messico una rivoluzione diversa, che animarono due preti del clero più basso: uno bianco, Miguel Hidalgo y Costilla; l’ altro meticcio, José María Morelos. Hidalgo partì dalle regioni del nord – era prete nel villaggio di Dolores -, in una crociata contro la capitale del vicereame. (…) Hidalgo decreta l’ abolizione della schiavitù e la confisca dei beni e la pena di morte per chi non rispetti gli ordini delle forze rivoluzionarie. (…) Spagnoli europei e spagnoli americani formano causa comune per respingere e sottomettere gli insorti. Nel gennaio 1811, Hidalgo cade prigioniero e sei mesi dopo è fucilato a Chihuahua. I gruppi guerriglieri che lo seguivano ciecamente allora si disgregano, ma nonper questo si estingue l’ insurrezione. Dall’ epicentro del Messico indigeno per eccellenza, le regioni del Sud vicine al Pacifico, partendo dalla provincia di Guerrero, il prete Morelos riaccende la ribellione nell’ ottobre del 1811. Le sue bande armate terranno in iscacco le forze organizzate fino al 1815, eseguendo alla lettera il suo celebre “”decreto di devastazione””: “”Devono rendere inutilizzabili – diceva – tutte le grandi haciendas i cui terreni coltivabili superino un massimo di due leghe (…)””. Quando, nel 1813, Morelos s’impadronisce di Acapulco conquistando uno sbocco al mare, il sud rimane in suo potere ed egli riesce così a dare una maggior consistenza al suo movimento insurrezionale. (…) Il suo programma politico-sociale includeva, oltre alla dichiarazione di indipendenza del Messico, la soppressione della differenza di caste e riaffermava il suo proposito di dividere la gran proprietà”” (pag 236)”,”AMLx-084″
“GIBSON Richard”,”I Movimenti di Liberazione africana. Con una prefazione critica di Hosea Jaffe.”,”Richard Gibson, nato in California nel 1931, cominciò la sua carriera nel giornalismo con il ‘Philadelphia Afro-American’. Ad Algeri nel 1962 fu uno dei fondatori di ‘Révolution Africaine’ di cui curò la pubblicazione mensile in inglese fino al 1964. Da allora è stato inviato speciale della ‘Negro Press International’ e della rivista ‘Tuesday’. Ha lavorato per la CBS a New e l’Agenzia France-Presse a Parigi.”,”AFRx-125″
“GIC”,”GIC. Tesi sul bolscevismo.”,”””Il GIC, qualche volta GICH, Gruppo Internazionale Comunista Olandese, affonda le sue “”radici storiche nell’ala sinistra del SDAP, Partito Socialdemocratico Operaio, fondato dai “”dodici apostoli”” (1) nel 1894 e a sua volta derivava dalla Lega socialdemocratica, nota come Lega socialista, fondata da “”Fernand Domela Niewenhuis (2) e alcuni gruppi socialisti olandesi nel 1881″” (pag 3) (1) Così è noto il gruppo che condusse alla fondazione del Partito social-democratico, il cui programma richiamava largamente quello di Erfurt della socialdemocrazia tedesca. Fra i fondatori ricordiamo A.H. Gerhard (1858.-1948), P.J. Troelstra (1860-1930), H.H. van-Kol (1852-1925), V.H. Vliegen (1826-1947), H. Polak (1868-1943), F. van der Goes (1859-1939) (2) Fernando Domela Nieuwenhuis (1846-1919) pastore e figlio di un pastore titolare di una chiesa luterana all’Aja, divenne famoso come predicatore (…). Internazionalista e antimilitarista convinto, fu subito il capo, anche se non dichiarato, del socialismo olandese”,”MHLx-046″
“GIDDENS Anthony”,”Durkheim.”,”A. GIDDENS insegna sociologia nel King’s College di Cambridge. Tra le sue opere recenti il Mulino ha pubblicato in edizione italiana: ‘Le conseguenze della modernità’ (1994), ‘Sociologia’ (1994 (2)), ‘La trasformazione dell’intimità’ (1995), ‘Oltre la destra e la sinistra’ (1997).”,”BIOx-002″
“GIDDENS Anthony”,”La terza via. Manifesto per la rifondazione della Socialdemocrazia.”,”Anthony GIDDENS, secondo il recensore, il più prestigioso sociologo contemporaneo, dirige la London School of Economics. Tra i suoi saggi tradotti in italiano: -La costituzione della società, 1990 -Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, 1994 -Oltre la Destra e la Sinistra, 1997 -Capitalismo e teoria sociale, 1998″,”UKIx-040″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”GIDDENS ha insegnato all’ Università di Cambridge e di Leicester, e in altre università all’ estero. Ha scritto ‘Politics and Sociology in the Thought of Max Weber””, “”Emile Durkheim”” e “”The Class Structure of the Advanced Societies””. “”La critica alla filosofia del diritto di Hegel, scritta nel 1843, è la prima opera di Marx in cui si può intravedere sul nascere la concezione materialistica della storia, e costituisce il punto di partenza per lo studio dell’ alienazione affrontato più in dettaglio da Marx nei Manoscritti economico-filosofici un anno più tardi. (…)””. (pag 31) “”Per realizzare ciò che Marx chiama la “”vera democrazia”” è necessario, secondo la sua analisi, superare l’ alienazione prodottasi tra l’ individuo e la comunità politica, risolvendo la dicotomia tra gli interessi “”egoistici”” degli individui che compongono la società civile e il carattere “”sociale”” della vita politica. L’ unica via aperta a questo scopo è di attuare dei concreti mutamenti nelle relazioni intercorrenti tra lo stato e la società, in modo che la partecipazione universale alla vita politica, che al momento attuale è solo un ideale, diventi una realtà. “”Hegel parte qui dallo Stato e fa dell’ uomo lo Stato soggettivizzato; la democrazia parte dall’ uomo e fa dello Stato l’ uomo oggettivato. … Nella democrazia, il principio formale è al tempo stesso il principio materiale””. La conquista del suffragio universale è il mezzo indicato concretamente da Marx a questo scopo. Il suffragio universale infatti dà un’ esistenza politica a tutti i membri della società civile, e quindi elimina ipso facto il “”politico”” come categoria separata. “”Soltanto nell’ elezione illimitata, sia attiva che passiva, la società civile si solleva realmente all’ astrazione da se stessa, all’ esistenza politica come sua vera esistenza generale essenziale””. (pag 33-34)”,”TEOS-111″
“GIDDENS Anthony”,”Cogliere l’occasione. Le sfide di un mondo che cambia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-021-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Identità e società moderna.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra, La terza via,”,”TEOS-024-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”ECOS-002-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOP-038-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La struttura di classe nelle società avanzate.”,”GIDDENS Anthony ha compiuto i suoi studi all’Università di Hull e alla London School of Economics ed è stato ‘Fellow’ del King’s College di Cambridge. E’ autore di ‘Capitalism and Modern Social Theory’ (1971) e di ‘Political Sociology in the Thought of Max Weber’. Il volume contiene molte note a margine manoscritte (fondo Palumberi) “”Saint-Simon più di Comte può essere considerato il padre della sociologia, nonostante quest’ultimo abbia coniato il nome della nuova disciplina. Le idee di Saint-Simon hanno lasciato una duplice eredità, in quanto da esse sono scaturiti da un lato il positivismo di Comte e successivamente, attraverso Durkheim, le teorie moderne della «società industriale», e dall’altro l’analisi e la critica del «capitalismo» formulate da Marx e dalla successive generazioni di studiosi marxisti (1). Saint-Simon non può dirsi un pensatore sistematico; i suoi scritti sono caotici ed abbastanza spesso si contraddicono. Ma egli è riuscito a mettere assieme gli elementi di una teoria coerente delle classi sociali nell’ambito di una interpretazione dello sviluppo dell’Europa dall’era classica sino all’età dell’industrialismo moderno. Secondo Saint-Simon, la società passa attraverso stadi di crescita, maturità e declino; ognuno dei successivi tipi di società porta in sé «il germe della propria distruzione», germe generato dal suo sviluppo interno. L’era contemporanea è caratterizzata dalla propensione al conflitto sociale in quanto è in uno stadio di transizione; il feudalesimo in piena decadenza non è ancora completamente distrutto, e la società industriale che sta sorgendo è solo in parte formata. Saint-Simon identifica l’origine materiale della nuova società nello sviluppo dei liberi comuni urbani verso la fine del periodo feudale; questi hanno fatto sì che si consolidasse una «cittadinanza» urbana indipendente dalla aristocrazia feudale. Questa borghesia urbana è stata il nucleo della nuova classe di ‘industriels’, che giustificano le loro pretese di potere attraverso la proprietà dei beni mobili creati dalla manifattura. L’uso che Saint-Simon fa del termine ‘industriel’, e più in generale l’uso che fa del concetto di «classe», è lungi dall’essere coerente. In qualche caso egli parla degli industriali come di un sub-raggruppamento definito della società, una classe distinta da quella dei ‘proletaires’. Ma altre volte, ed in modo più caratteristico, egli considera ‘industriels’ tutti coloro che hanno a che fare con la produzione industriale, contrapponendoli agli elementi «parassitari» ancora annidati nei resti dell’ordine feudale. In questa seconda accezione la classe degli ‘industriels’ comprende ogni individuo «che lavora per produrre o per mettere a disposizione dei diversi membri della società uno o più mezzi per soddisfare i loro bisogni o i loro gusti fisici» (2). Avendo presente questa concezione, egli afferma che la classe industriale è destinata a divenire la «sola classe» della società. Nella società industriale il dominio coercitivo di una minoranza sulla maggioranza, che ha caratterizzato tutte le forme di società del passato, sarà sostituito da un ordine liberamente accettato da tutti i suoi membri. L’avvento della società industriale trasferirà la sete di potere degli uomini dall’asservimento degli esseri umani all’asservimento della natura. Pertanto la società «ad una sola classe» è una «società senza classi», anche se non una società egualitaria in termini della distribuzione differenziata delle ricompense. Nella società industriale l’«amministrazione» di cose sostituirà il «governo» di uomini: lo stato, come strumento del dominio di classe, scomparirà. E’ evidente che molti degli elementi più importanti della concezione marxiana delle classi e del conflitto di classe si trovano in Saint-Simon. Ma, se è vero che Marx è ampiamente debitore nei confronti di Saint-Simon, è anche vero che egli si è basato molto su altre tradizioni teoriche, tra le quali naturalmente in primo luogo la filosofia classica tedesca e l’economia politica ortodossa di Smith e Ricardo, e che la visione generale che egli ha formulato costituisce una sintesi molto più affascinante di quella sviluppata dai suoi predecessori”” (pag 29-30) [Anthony Giddens, La struttura di classe nelle società avanzate’, Bologna, 1973] [(1) Si veda Georges Gurvitch, ‘La sociologie du jeune Marx’, in ‘Cahiers internationaux de sociologie’, IV 1948, per una calzante dimostrazione della importanza delle idee di Saint-Simon nella evoluzione del pensiero di Marx; (2) Saint-Simon, ‘La physiologie sociale’, a cura di G. Gurvitch, Paris, 1965 p. 141] Nota ‘La sociologie du jeune Marx’ si trova in ‘La vocation actuelle de la sociologie’ di Gurvitch (vedi Archiv). Nota sull’influenza di Savigny su Marx vedere: Hasso Jaeger, Savigny et Marx, Extr. des “”Archives de philosophie du Droit””, t. 12, “”Marx et le Droit moderne””, p. 65-89.”,”TEOS-242″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra. La terza via, Cogliere l’occasione, Il mondo che cambia.”,”TEOS-047-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La trasformazione dell’intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”STOS-016-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Oltre la destra e la sinistra.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-056-FL”
“GIDDENS Anthony, a cura di Marzio BARBAGLI”,”Fondamenti di sociologia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-070-FL”
“GIDDENS Anthony a cura di Alberto Martinelli”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-010-FV”
“GIDE André”,”Journal 1939 – 1942.”,”Edizione incomplete di questo giornale sono apparse a New York (1944), ad Algeri (1944) e in Svizzera (1945) precedute da una prefazione pubblicata in appendice. GIDE trova una risorsa inesauribile il libro di ECKERMANN ‘Les conversations avec Goethe’.”,”VARx-017″
“GIDE André”,”Saül. Drame en cinq actes. 1896.”,”Il dramma in cinque atti ‘Saul’ di A. GIDE è stato rappresentato per la prima volta sulle scene del Vieux-Colombier nel 1922 messo in scena da Jacques COPEAU. Nato nel 1869 a Parigi, André GIDE cresce in un’ atmosfera di protestantesimo molto rigido che orienterà tutta la sua esistenza spingendolo alla rivolta contro la morale e le abitudini borghesi con cui si trova male la sua natura complessa. La sua vita privata è strettamente legata alla sua opera. Ne ‘Les Nourritures terrestres’ (1897) la cui influenza è stata considerevole, il suoi ideale anticonformista che giungerà alla tesi de “”l’ acte gratuit”” (sviluppata ne ‘Les Caves du Vatica’). Sul piano sociale denuncia gli abusi del colonialismo in Africa ove compie numerosi viaggi. Il suo stile classico ottiene il premio Nobel nel 1947. Muore a Parigi nel 1951. Nel 1908 è stato uno dei fondatori della ‘Nouvel Revue Francaise’ (NRF). GIDE in questo dramma vuole dimostrare secondo l’ introduzione che “”la passività davanti alle tentazioni distrugge una personalità”””,”VARx-190″
“GIDE André”,”I sotterranei del Vaticano. “”Sotie””.”,”””André GIDE esordì giovanissimo in letteratura nell’ ambito di un sia pur particolare simbolismo, rivelò subito una grande squisitezza stilistica. Ma ben presto si volse ad approfondire i grandi temi di una esperienza personale sulla quale si rispecchiava ed echeggiava l’ “”inquietudine”” dei tempi e i temi dell’ evasione dal puritanesimo (Les nourritures terrestre), dell’ amore (La porte étroite, La symphonie pastorale), dell’ impegno umanitario e politico (Voyage au Congo, Retour de l’ Urss), per citare solo una piccola parte della sua opera. Della molteplicità dei suoi interessi e dell’ acume della sua analisi, nonché del suo stile di “”classica”” limpidezza rimane inoltre testimonianza nel Diario e nella corrispondenza. Nel 1947 gli fu assegnato il premio Noble per la letteratura.”” (quarta di copertina) ‘””Perché non bisogna mai togliere a nessuno la possibilità del ritorno”” (Retz, VIII, p.93)’ (pag 29) “”Per parte mia, la scelta è fatta. Ho optato per l’ ateismo sociale. Questo ateismo, lo vado esprimendo da una quindicina d’anni, in una serie di opere…”” (Georges Palante, Cronaca filosofica del Mercure de France (dic . 1912) (pag 5) “”Di chi fidarsi, se non del papa? e se cedeva quella pietra angolare su cui poggiava la Chiesa, più nulla meritava di esser vero””. (pag 121)”,”VARx-214″
“GIDE Charles RIST Charles”,”Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours.”,”””Le régime capitaliste, dit un socialiste de l’école marxiste, engendre lui-même sa propre négation avec la fatalité qui préside aux métamorphoses de la nature”” (1). Et voici quelques-uns des faits qui nous révèlent que cette auto-destruction est en voie de s’accomplir: a) ‘Les crises’ de surproduction (ou plutôt des sous-consommation) qui deviennent chroniques. Elles ruinent le régime capitaliste et pourtant elles lui sont indissolublement liées. En effet, par l’accroissement continu du capital constant relativement au capital variable (autrement dit par l’emploi des machines entraînant une réduction de la main-d’oeuvre), le taux de la plus-value doit tendre sans cesse à diminuer. Pour lutter contre cette baisse, les capitalistes sont contraints de développer sans cesse la production et, comme on dit, de se rattraper sur la quantité. D’autre part, les ouvriers se trouvent dans l’impossibilité croissante de racheter avec leur salaire les produits de leur travail, parce qu’ils ne touchent jamais comme salaire une valeur égale au produit de leur travail et parce que d’ailleurs périodiquement ils se trouvent sans travail et réduits à chômer. Ceci était, comme nous l’avons vu déjà, une idée chère à Proudhon et c’est un des cas où l’influence de Proudhon sur Marx paraît difficile à nier. L’idée caractéristique de la théorie marxiste c’est donc que toute crise tient à une rupture d’équilibre entre le capital variable et le capital constant, parce que celui-ci grandissant sans cesse finit à un moment donné par manquer de base – mais que la crise elle-même, en entraînant l’écroulement d’une partie du capitalisation qui entraînera une nouvelle crise et ainsi de suite (2). b) Le développement du ‘paupérisme’, résultant lui-même de ces crise et du chômage. La classe capitaliste “”est devenue incapable de régner, car elle ne peut plus assurer à ses esclaves la subsistance qui leur permette de supporter l’esclavage. Elle en est réduite à les laisser tomber à une condition où ‘il lui faut les nourrir au lieu d’être nourrie par eux”” (3). c) La multiplication des ‘sociétés par actions. Par là la propriété individuelle se volatilise en chiffons de papier; elle se réduit à un ‘titre’, elle devient vraiment, comme le dit la loi, ‘anonyme’. Le profit apparait dans toute sa nudité, comme dividende indépendant de tout travail personnel et prélevé sur le travail des ouvriers. La fonction patronale se dépouille des caractères de direction, d’initiative, de travail personnel, qui servaient à la déguiser et à la justifier dans l’entreprise individuelle: elle se décompose en deux fonctions – d’une part celle de gros actionnaire parasitaire – d’autre part celle de gérant salarié. Du jour où toutes les entreprises d’un pays seront sous forme de sociétés anonymes et, mieux encore, de trusts qui sont comme la plus haute expression de la société anonyme, elles seront mûres pour l’expropriation socialiste, puisqu’il suffira, par une simple écriture, de faire passer au nom de la Nation tous les titres qui étaient inscrits au nom des actionnaires. On ne s’apercevra même pas que rien ait été changé dans le mécanisme économique. Ainsi l’expropriation de la classe bourgeoise sera bien plus aisée que ne l’a été, il y a quelques siècles, l’expropriation des artisans par les capitalistes. Car pour effectuer celle du passé il a fallu “”l’expropriation de la masse par quelques usurpateurs””, tandis que pour celle de demain, il suffira, grâce à la loi de concentration, “”de l’expropriation de quelques usurpateurs par la masse””. En somme, quel est – nous ne disons pas le but où l’idéal puisqu’elle se refuse à en assigner un – mais du moins l’aboutissement du programme marxiste? On dit généralement: l’abolition de la propriété privée, et on est d’autant plus fondé à le dire que le ‘Manifeste Communiste’ le déclare en propres termes: “”En ce sens les communistes ont le droit, en effet, de résumer leurs théories dans cette formule: abolition de la propriété privée”” (4)”” [Charles Gide Charles Rist, ‘Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours’, Paris, 1913] (pag 544-545) [(1) Labriola; (2) “”La conversion toujours renouvelée d’une partie de la classe ouvrière eu autant de bras à demi occupés ou tout à fait desouvrés, imprime au mouvement de l’industrie moderne sa forme typique. Comme le corps célestes, une fois lancés dans leurs orbes, les décrivent pour un temps indéfini, de même la production sociale, une fois jetée dans le mouvement alternatif d’expansion et de contraction, le répète par une nécessité mécanique”” (Capital, p. 280); (3) Manifeste Communiste, § 31; (4) Engels dit aussi: “”la tâche du Manifeste Communiste était d’annoncer la déchéance inévitable et imminente de la propriété bourgeoise”” (préface au Manifeste Communiste, traduction Andler, p. 11). Cependant on préfère aujourd’hui donner pour but au socialisme collectiviste l’abolition du salariat – l’abolition de la propriété n’étant que le moyen indispensable pour atteindre ce but ultime. Ainsi Labriola dit (‘Essai sur la Conception Matérialiste’, 2° édit., p. 62): “”Ils (les prolétaires) arrivent à comprendre qu’ils ne doivent viser qu’à une chose: l’abolition du salariat”” (…)]”,”ECOT-285″
“GIDE André”,”Ritorno dall’ URSS (Novembre 1936).”,”Il saggio di Claude Naville è tratto da ‘André Gide et le communisme’, Librairie du Travail, Paris, 1936 Testimonianze di A. Denier, A. Rudolf, Marcel Martinet, J. Sen”,”RUSU-009-FV”
“GIERSICH Peter KRAMER Bernd a cura; scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”Max Hoelz. Man nannte ihn: Brandstifter und Revolutionär, Robind Hood, Che Guevara, eine Anarchisten, den Roten General. Sein Leben und sein Kampf.”,”scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”MGEK-048″
“GIETINGER Klaus”,”Der Konter Revolutionär. Waldemar Pabst – eine deutsche Karriere.”,”Klaus Gietinger (1955) sociologo ‘Il contro-rivoluzionario. Waldemar Pabst – una carriera tedesca’”,”GERG-093″
“GIEYSZTOR Aleksander; edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA”,”Storia della Polonia, dalle origini ai nostri giorni l’epopea di un popolo indomito.”,”Comitato scientifico: Curatore generale Stefan KIENIEWICZ, docente Univ Varsavia; A. GIEYSZTOR doc Univ Varsavia, Emanuel ROSTWOROWSKI Accademia polacca delle scienze; Janusz TAZBIR Accademia polacca delle scienze; Henryk WERESZYCKI docente Univ Cracovia. Gli AA ringraziano i Prof. R.F. LESLIE del Queen Mary College, London Univ e il Dott. George SAKWA della Bristol Univ, per i loro contributi. Edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA. Aleksander GIEYSZTOR è il massimo studioso di problemi polacchi, autore di numerosi scritti storici conosciuti all’estero e collaboratore della Medieval History of Europe dell’Univ di Cambridge. Sotto la sua guida, una equipe di storici ha raccolto dati e documenti importanti per la realizzazione di quest’opera.”,”POLx-003″
“GIFFORD Rob”,”Cina. Viaggio nell’Impero del futuro.”,”Rob Gifford ha visitato la Cina per la prima volta nel 1987, quando era uno studente ventiduenne di lingue. Negli ultimi venti anni vi ha trascorso la maggior parte del suo tempo studiando e lavorando come reporter. Dal 1999 al 2005 è stato corrispondente da Pechino er la ‘National Public Radio’ e ha attraversato la Cina e il resto dell’Asia come reporter per ‘Morning Edition’. “”La parte cruciale di quest’analisi è la frase “”se non succederà qualcosa di sconvolgente””. Io penso che, se tutto continua a filare relativamente liscio, e se l’economia continua a crescere (o se anche dovesse rallentare un po’), il governo cinese potrebbe benissimo continuare così com’è senza troppe riforme politiche. Si è già dimostrato un provetto camaleonte ideologico, in grado di trasformarsi a seconda delle diverse condizioni. Potrebbe benissimo continuare a finanziare le proprie inefficienze e tenere a bada il dissenso che sale sempre più forte dalla base. Ma quest’analisi non tiene conto della possibilità di un improvviso guasto al sistema. Penso a qualcosa di imprevisto, inatteso, un po’ come la crisi finanziaria nel Sudest asiatico (ma non in Cina) del 1997-98. La Cina è molto diversa dalla Thailandia e dall’Indonesia, ma il miracolo economico cinese è attraversato da grosse crepe; ed è certamente più fragile di quanto sembra”” (pag 350)”,”CINE-082″
“GIGANTE Valerio KOCCI Luca TANZARELLA Sergio”,”La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima guerra mondiale.”,”Valerio Gigante, insegnate di lettere nei licei, collaboratore di Micromega, Luca Kocci insegnante di italiano e storia nelle scuole superiori e collaboratore del ‘Manifesto’. Sergio Tanzarella è ordinario di storia della Chiesa persso la Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Naoli ove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. Gli scandali sulle forniture di guerra. “”Proprio affidandosi al generale consenso della stampa così lautamente comprato e contando su un difetto di vigilanza, di controllo e di contabilità da parte degli organi dello Stato, l’Ilva aveva avanzato richieste di pagamento in liquidazione del tutto infondate e basate su conteggi irregolari. A guerra finita, nonostante lo Stato fosse in credito, l’Ilva pretendeva ancora 131 milioni. Ma la vicenda Ilva non era solo un caso isolato (…). Sicuramente più pecoreccia apparve, poi, la vicenda dell’Ansaldo, l’industria che vantava grandi meriti per il proprio presunto contributo alla vittoria dopo Caporetto. Si trattava di un’incredibile doppia vendita degli stessi cannoni 381/40. Questi erano stati ordinati dalla Marina la quale, dopo aver pagato un lauto anticipo, decise di cederli gratuitamente all’esercito. Ma contemporaneamente l’Ansaldo, certo per “”pura distrazione””, la stessa partita di cannoni l’aveva venduta anche alla Direzione artiglieria e genio del Sottosegretariato armi e munizioni con un prezzo superiore del 400%. Alle contestazioni inoppugnabili della Commissione [parlamentare per le spese di guerra, ndr] (gli stessi cannoni venduti due volte), l’Ansaldo aveva ammesso la frode e restituito 9 milioni di lire. Ma la distrazione sembrava essere caratteristica dei Perrone, proprietari dell’Ansaldo, i quali affermarono per lungo tempo di avere dovuto pagare a caro prezzo i noleggi della Società italiana di navigazione, dimenticando che la stessa società per azioni era di loro quasi esclusiva proprietà, e che, pertanto, pagando a se stessi avevano ottenuto un lucro straordinario. Altro scandalo gravissimo fu quello dell’Aereonautica, già oggetto di inchieste durante la guerra, il settore industriale di produzione di aerei, ad inizio del conflitto, partiva da zero come progettazione e produzione di materiali, dipendendo quasi totalmente dall’estero. Ma a questa situazione di impreparazione si aggiunsero errori e speculazioni che costarono lo spreco di centinaia di milioni. Tra le tante vicende si consideri quelloa della produzione di aerei Ca.5 (Caproni 600 HP) e dei motori V.6 (Isotta Fraschini). L’Aeronautica aveva ordinato 4.015 aerei e 12.700 motori per un totale di 711 milioni. Alla fine della guerra gli aerei consegnati erano 130 e i motori 360, ma tutte le 23 ditte coinvolte nella vantaggiosa operazione avevano intascato già 200 milioni distribuiti come anticipo anche alle 19 ditte che a fine guerra non avevano consegnato né un aereo, né un motore. Sempre in materia di veivoli occorre ricordare quelli della Fiat-Sia, che aveva come rappresentante Giovanni Agnelli, strutturalmente inadatti al volo e causa di numerosi incidenti mortali, ma tutti regolarmente pagati (12). Di ancora più grave portata furono le indagini sulla spedizione italiana in Albania, che dalla documentazione (oggi irreperibile nell’archivio della Camera dei deputati) apparve come una impresa folle, gestita in modo incompetente e corrotto, che avrebbe portato alla morte di molti soldati e a ingenti perdite economiche per la realizzazione di opere di dubbia utilità (strade, ferrovie e porti) o voluttuarie come per gli alti ufficiali di lussuose abitazioni con preziosi arredi. Una operazione costata complessivamente 13 miliardi dei quali diversi chiaramente sprecati.”” (12) Cfr. Maurizio Simoncelli, “”La produzione bellica e navale nelle carte della commissione””, in Carlo Crocella – Filippo Mazzonis (a cura di), ‘L’inchiesta parlamentare sulle spese di guerra (1920-1923)’, vol. I. cit., pp. 494-498. Più in generale sulla crescita della Fiat grazie alla guerra cfr. Massimiliano Italiano, ‘La Fiat al fronte. La grande industria tra guerra e sviluppo’, Phasar, Firenze, 2007 (pag 31-33)”,”QMIP-211″
“GIGLI MARCHETTI Ada”,”Le edizioni del Corbaccio. Storia di libri e di libertà.”,”GIGLI MARCHETTI Ada insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Si è dedicata agli studi sull’ associazionismo dei tipografi pubblicando la monografia ‘I tre anelli. Mutalità, resistenza, cooperazione dei tipografi milanes, 1860-1925’ (1983) (v. retrocopertina).”,”EDIx-018″
“GIGLI Guido”,”La seconda guerra mondiale.”,”Bibliografia di Gigli, Guido, storico: Il Congresso di Vienna (1814-1815), Firenze, Sansoni, 1938, 286 p.; Congresso di Vienna Errore strategico della Luftwaffe. “”Col suo discorso del 19 luglio al Reichstag, Hitler ruppe il silenzio del mondo, che attendeva l’invasione, offrendo proposte di pace all’Inghilterra. Queste proposte furono avanzate perché il cancelliere non voleva rimproverarsi di aver trascurato di mettere gli imponderabili nel suo campo, alla vigilia della più grande impresa militare dell’Europa moderna. Se l’Inghilterra, per caso sorprendente (ed egli sapeva che non c’era da aspettarselo), avesse accettato i fatti compiuti, la Germania avrebbe concluso con un immenso successo la guerra, evitando di far l’esperienza di un’operazione anfibia, tanto più pericolosa quanto meno i suoi rischi riuscivano calcolabili. Se invece, com’era quasi certo, il primo ministro britannico non si fosse mostrato disposto «a salire il calvario della capitolazione», sarebbe riuscito facile al capo tedesco rinfocolare l’odio dei «nazisti e chiamarli a gettare a ginocchi l’ostinata ‘Cartagine bellicista’». Ma la ‘Luftwaffe’ non si presetnava intatta al cimento, da cui dipendeva la sorte della guerra: nelle due battaglie della Manica e di Francia aveva perduto più di 1000 apparecchi, in gran parte sotto i colpi della caccia francese, che col suo sacrificio totale faceva sentire, anche dopo l’armistizio di Rethondes, i benefici nel corso del conflitto. Contro una massa di 5000 aerei di prima linea, l’Inghilterra affrontava, l’8 agosto, l’urto supremo con meno di 700 caccia, in gran parte formati da ‘Hurricane’, che, bene armati, protetti e maneggevoli quanto gli ‘Spitfire’, erao a questi inferiori per non meno di 50 km di velocità oraria. Alle macchine di qualità della RAF, Goering opponeva i suoi caccia monomotori ‘Messerschmitt’ ME 109 e bimotori ME 110. I ‘Messerschmitt’ erano armati meglio degli stessi ‘Spitfire’ e più veloci degli ‘Hurricane’, ma molto meno maneggevoli de dui tipi d’aerei britannici. La caccia tedesca accompagnava i convogli incursori dei bombardieri in picchiata: «il problema della caccia inglese consisteva nell’impegnare i cacciatori tedeschi di protezione con una parte dei suoi effettivi e nel distruggere con il resto i bombardieri, incapaci di difendersi da soli». La lotta ebbe inizio l’8 agosto e si concluse, attraverso quattro fasi, il 31 ottobre 1940, con l’insuccesso tedesco. L’attacco ebbe inizio, nella sua prima fase (8-18 agosto), il 15, il 16 e il 18. La ‘Luftwaffe’ inviò all’attacco massicce formazioni di bombardieri scortati da caccia. I tedeschi tesero in questo prima fase ad attaccare gli obiettivi più vicini alla costa, per attirare la caccia nemica e per lanciare successivamente il grosso dei bombardieri contro i porti, gli aeroporti e i convogli nella Manica. Questa tattica affaticò la RAF, che dovette tener testa all’avversario fin dali primi contatti, in specie poi allorché si delineava il prescelto vero obiettivo. Però, nonostante tutto, la Luftwaffe fu costretta a riconoscere di aver trovato una difesa più efficace del previsto. Inoltre, in questa prima fase si delineò l’errore strategico di impostazione generale della lotta compiuto dalla Luftwaffe. L’errore si manifestò nel fatto che la battaglia fu impegnata in modo organico solo contro gli aerei in volo, mentre un programma non altrettanto compiuto e sistematico venne perseguito contro gli aerei al suolo, e più ancora, contro gli aeroporti e le industrie aeronautiche. Conla seconda fase della battaglia aerea d’Inghilterra (19 agosto – 6 settembre) i tedeschi inaugurarono una nuova tattia, che consisté nell’accrescere il numero dei cacciatori di scorta, diminuendo quello dei bombardieri: non si modificò però l’errore d’impostazione generale già indicato. La terza fase (7 settembre – 5 ottobre) s’iniziò con un grande bombardamento su Londra, compiuto con 300 apparecchi. I tedeschi perseverarono nell’errore d’impegnare organicamente la sola aviazione in volo: era una fatale minorazione della dottrina douhetiana, che esigeva la lotta contemporanea ugualmente sistematica contro «i nidi e le uova», cioè contro la produzione degli aerei e gli aerei. Peraltro, in fatto di aviazione, i tedeschi cambiaroo ancora la tattica: i bombardieri erano preceduti a quota più alta dalla propria caccia, disposta a gradinata; mentre i caccia inglesi impegnavano gli avversari, i bombardieri tedeschi, con scorta ravvicinata, si avvicinavano al suolo per colpire i loro obiettivi. Gli inglesi si salvarono dal disastro con l’utilizzare gli ‘Spitfire’ contro i caccia d’alta quota e gli ‘Hurricane’ contro i bombardieri e la scorta ravvicinata. Così il 15 settembre i tedeschi subirono, con la perdita di 56 apparecchi, il più grande scacco aereo nel corso dell’intera battaglia d’Inghilterra. Ormai questa battaglia s’era praticamente conclusa col successo britannico: i tedeschi, a cominciare in specie dal 27 settembre, non furono più in grado, a causa delle perdite subite, di continuare i bombardamenti diurni a massa. La vera battaglia d’Inghilterra poteva considerarsi sostanzialmente finita il 15 settembre”” (pag 140-142)”,”QMIS-327″
“GIGLIOBIANCO Alfredo SALVATI Michele”,”Il Maggio francese e l’Autunno caldo italiano: la risposta di due borghesie.”,”GIGLIOBIANCO Alfredo (1955) lavora alla missione delle Nazioni Unite in Kuwait SALVATI Michele (1947) insegna facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Sono entrambi nati a Cremona.”,”FRAV-134″
“GIGLIOBIANCO Alfredo”,”Via Nazionale. Banca d’Italia e classe dirigente. Cento anni di storia.”,”Alfredo Gigliobianco, storico ed economista, ha svolto attività di ricerca presso le Nazioni Unite a New York e attualmente lavora nell’Ufficio ricerche storiche della Banca d’Italia (2006). E’ autore con Michele Salvati di ‘Il maggio francese e l’autunno caldo: la risposta di due borghesie’ (Il Mulino, 1980) e di vari saggi di storia economica e finanzaria. Giacomo Grillo e l’istituzionalizzazione del capitalismo genovese. ‘Genova fu la culla della grande industria e della grande finanza in Italia. Fra le poche città che nei primi decenni dell’Ottocento avessero mantenuto un legame significativo, attraverso famiglie, tradizioni di lavoro, rapporti internazionali, con la propria età d’oro: il Cinquecento. Ferita per la perdita dell’indipendenza decisa al Congresso di Vienna, Genova conservava tuttavia qualcosa dell’antica fierezza, ed era senza dubbio la prima città commerciale del Regno sabaudo. I suoi capitani continuavano la tradizione della marineria ligure, e i traffici davano tono alla vita cittadina. Capitalisti di rango internazionale, come Raffaele De Ferrari duca di Galliera, speculavano nelle borse europee, e riportavano in Liguria il gusto per nuove intraprese (6). Ma forse fu semplicemente un caso sfortunato quello che avviò il genovese Giacomo Grillo (*) verso l’economia e la finanza. Come il suo predecessore Bombrini, al quale si è accennato brevemente nelle pagine precedenti, egli non proveniva da un ambiente commerciale: nacque il 4 dicembre 1830 da Agostino, medico dell’ospedale di Genova. Questi era senza dubbio un professionista e un borghese, e tuttavia non si può dire che facesse davvero parte dell’élite cittadina. (…) Uno dei primi atti di Grillo fu di affrontare la spinosa situazione debitoria dell’Ansaldo, l’azienda meccanica e cantieristica genovese controllata prima da Bombrini, poi dagli eredi. Il nuovo direttore generale ritenne che una parte dei debiti dell’Ansaldo verso la Nazionale fossero, date le modalità di concessione, debiti personali di Bombrini, dei quali gli eredi dovevano essere chiamati a rispondere. Ne derivò un contrasto assai duro con la famiglia dell’ex direttore generale, che venne mediato dal Consiglio superiore della Banca e fu risolto con un compromesso (22). L’episodio è importante perchè chiarisce in modo inequivocabile che Grillo intese mutare l’indirizzo che aveva prevalso fino a quel momento. Sarebbe del tutto fuori luogo una condanna postuma di Bombrini in base ai criteri morali e giuridici che oggi ci sono familiari. Situazioni che noi diremmo di conflitto di interessi erano allora ampiamente tollerate, percepite a volte dai protagonisti come normali e logiche. Ma ovviamente esse davano luogo a gravi inconvenienti; ed è merito di Grillo – il pigmeo, il modesto ‘routinier’, accusavano i Bombrini (23) – aver percepito la gravità del pericolo e avervi posto rimedio, almeno in parte. La prudenza qui è d’obbligo, perché l’eccessiva contiguità fra banca e industria rimase un problema dell’economia italiana per altri cinquant’anni (24)’ [(*) Giacomo Grillo (1830-1895) fu direttore generale della Banca nazionale dal marzo 1882 al dicembre 1893; direttore generale della Banca d’Italia fino al febbraio 1894; (6) Cfr. G. Doria, ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale. Le premesse (1815-1882)’, Giuffrè, Milano, 1969; G. Felloni, ‘Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra il seicento e la restaurazione’, Giuffré, Milano, 1971; vari saggi in A. Gibelli – P, Rugafiori (a cura), ‘Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Liguria’, Einaudi, Torino, 1994, in particolare F. Surdich, ‘I viaggi, i commerci, le colonie: radici locali dell’iniziativa espansionistica’; L. Garibbo, ‘I ceti dirigenti tra età liberale e fascismo’; G. Assereto, ‘Dall’antico regime all’Unità’; (22) Cfr. Coppini, ‘Carlo Bombrini’, cit.,. Gli eredi pagarono una parte del debito; l’altra parte (non irrilevante rispetto alle dimensioni dell’attivo della Banca) fu abbuonata. Grazie a questo i Bombrini poterono mantenere il controllo dell’Ansaldo. Coppini dà di queste vicende una interpretazione che a chi scrive pare troppo influenzata dal resoconto che ne fa un erede dei Bombrini, l’avvocato Ageno, comprensibilmente prevenuto nei confronti di Grillo (Memoriali Ageno in Carte Bombrini, Archivio storico Ansaldo; (23) Si vedano i memoriali di Ageno citati sopra; (24) Qualche anno dopo Pantaleoni individuò proprio nei diffusi conflitti di interesse uno dei problemi principali della ‘governance’ delle imprese italiane, e uno dei pericoli maggiori per la loro stabilità: «gli stessi uomini figuravano in più imprese aventi interessi opposti e sacrificavano ora l’una ora l’altra, a seconda che la rovina dell’una o dell’altra più li avrebbe compromessi» (M. Pantaleoni, ‘La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare’, in “”Giornale degli economisti””, aprile-giugno 1895, pp. 555-6). Ritroveremo questi temi nella biografia di Menichella]”,”ITAE-384″
“GIGLIOZZI Maria Teresa”,”I palazzi del papa. Architettura e ideologia: il Duecento.”,”Maria Teresa Gigliozzi, dottore di ricerca in Storia dell’architettura.”,”RELC-007-FSD”
“GIGNOUX Claude Joseph”,”L’économie française entre les deux guerres, 1919-1939.”,”””Ces luttes intérieures aboutirent en 1922, au Congrès de Tours, à une scission formelle; à partir de ce moment, il exista deux CGT, l’ancienne, puis la CGTU (Confédération générale du travail unitaire) communiste. L’ancienne CGT continait à se réclamer du principe du syndicalisme autonome: le CGTU se déclarait ouvertement de l’obédience de Moscou et en témoignait par le fait que nombre de ses dirigeants étaient des fonctionnaires du parti. Cette situation devait se prolonger jusqu’au début de 1936, où, au Congrès de Toulouse, les deux CGT prononcèrent derechef leur fusion. Pendant ces 14 années de séparatisme, la CGTU s’était dispersée en manifestations et agitations assez vaines: elle annonça au plus haut 300.000 adhérents et ne les eut probablement jamais; le fait est qu’en 1936 elle apporte 120.000 membres à la CGT réunifiée”” (pag 284) (Gli iscritti alla CGT nel 1925 erano intorno ai 500 mila) (pag 284)”,”FRAE-041″
“GIGON Fernand”,”Americani e vietcong.”,”GIGON Fernand è un giornalista di origine svizzera specializzato nei problemi dell’ Estremo Oriente. Negli ultimi 15 anni (1966) ha visitato il Vietnam 18 volte. L’ Europa e la Francia. “”Ma l’ Europa di oggi, scettica e logorata dall’ atroce esperienza di due guerre mondiali, non crede alle Giovanne d’ Arco in battle dress. Essa comincia semplicemente ad amare quella pace che le procura bistecche e vacanze pagate, automobile e televisore, più una piccola riserva di sicurezza. Essa sente, per istinto più che per analisi, che gli Americani risuscitano antichi fantasmi bellicosi. (…) Ed è giunta ad accettare pigramente questa formula: Marx forse, Marte mai più. La Francia, più di ogni altro paese, polarizza queste tendenze. La sua politica ufficiale, reclamando la neutralizzazione dei due Vietnam, si discosta, senza possibilità di compromesso, dalle conseguenze finali di questa avventura. Non vuole sopportarne in futuro, quando i responsabili americani e cinesi cominceranno a discutere, nessun inconveniente. Risultato? Una politica volontariamente aspra dell’ Eliseo e del Quai d’ Orsay.”” (pag 131) “”Dall’ aprile 1965, la tattica del Vietcong riguardo i morti si adatta al terreno. Nella giungla, nella montagna e nelle imboscate al coperto, il Vietcong, salvo ordine contrario dato dal commissario durante un’ azione, prende i suoi morti e li nasconde. Nella pianura, nel delta del Mekong per esempio, li lascia nelle risaie – salvo il caso in cui possa trasportarli durante la notte.”” (pag 185) Gli americani non consultano i francesi. “”Gli esperti della guerra di Malesia consultati dagli Americani – che però non hanno mai chiesto un solo consiglio ai Francesi – ritengono che si debbano mobilitare da tre a cinque soldati per neutralizzare un nemico, uno solo, in stato di rivolta. E che si debbe mobilitarne otto o nove per eliminarlo fisicamente. Se si contano insieme, da parte rossa, combattenti e simpatizzanti, si arriva a circa a 250.000 comunisti attivi; e questo in un paese che li perseguita con incredibile ferocia da tanti anni. Secondo le valutazioni degli specialisti della Malaisia, ci vorrebbero dunque più di due milioni di uomini armati per eliminare completamente il Vietcong nel Vietnam del Sud. Il Governo le conosce, queste cifre. Non le respinge, ma non possiede che un quarto degli elementi richiesti. Questa guerra è la guerra dell’ impossibile””. (pag 211)”,”USAQ-033″
“GIKH GRUPPE INTERNATIONALER KOMMUNISTEN, HOLLAND”,”Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista. Lavoro collettivo del Gruppo dei Comunisti Internazionali (Olanda) 1930.”,”Quest’opera collettiva apparve nel 1930, i suoi autori, il ‘Gruppo comunisti Internazionali’, olandesi, apparteneva al movimento dei consigli.”,”MHLx-021″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. Oceano Pacifico. L’ epopea dei navigatori.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-003″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. L’ Eldorado. Alla ricerca della città dell’ oro.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-004″
“GILARDENGHI Carlo; a cura di Franco CASTELLI”,”Cantón di Rus e dintorni.”,”Carlo Gilardenghi (1923-2003), nato e vissuto in Alessandria. Durante la Resistenza responsabile del fronte della Gioventù provinciale, poi partigiano della 108° Brigata Garibaldi. Dal 1951 al 1973 consigliere comunale di Alessandria per il Partito comunista italiano e assessore alla Pubblica istruzione dal 1951 al 1960. Cofondatore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria nel 1978 e presidente del consiglio di amministrazione per un ventennio, infine coordinatore scientifico dell’Istituto.”,”STOS-005-FSD”
“GILAS Milovan”,”Compagno Tito. Una biografia critica.”,”GILAS nato nel 1911 in Montenegro residente a Belgrado entra a 27 anni nel CC del Partito comunista jugoslavo. Partecipa al movimento partigiano come stretto collaboratore di TITO. E’ ministro presidente del parlamento, inviato a Mosca e all’ ONU. Portavoce dopo il 1948 e la rottura con STALIN, dell’ indipendenza jugoslava e della “”via nazionale”” al comunismo. Nel 1954 viene processato per il suo atteggiamento critico nei confronti della linea del partito e considerato esiliato in patria destituito da ogni incarico. E’ finito pure in carcere. Ha pubblicato molto in Italia. “”Tito era in parte straniero in Jugoslavia: ma non perché durante la Prima guerra mondiale se ne è andato dalla Jugoslavia, schierandosi con l’ Austria-Ungheria, e neppure perché ha trascorso quasi sette anni nella Russia sovietica e proprio in tempi decisivi per la Jugoslavia e la sua formazione – all’ epoca della rivoluzione d’ ottobre e all’ epoca della purghe, in gioventù e nell’ età matura. Tito era, per origine e per la ricerca di un indirizzo esistenziale, in parte straniero nella stessa Croazia. Zagorje e coloro che ne sono originari costituiscono per coscienza e storia, una componente particolarmente croata della Croazia, ma un mondo a sé stante dal punto di vista linguistico e psicologico: la lingua è particolare, con proprie tradizioni letterarie, vi si parla un dialetto che è un’isola in un vasto mare, la gente è attiva, abituata all’ emigrazione, amante del divertimento, del vino e del canto, vivace e bonaria. E’ del tutto marginale che i nazionalisti serbi si sforzino di vedere in Tito un continuatore della politica austro-ungarica di frantumazione della “”serbità”” e che i nazionalist croati vedano in lui un rinnegato che si è venduto ai serbi; ciò che appare decisivo è invece che, nonostante la base di partenza limitata e appartata dal punto di vista etnico-culturale di Tito, questi sia riuscito a conquistare l’ intera Jugoslavia, un paese multinazionale, in cui proprio i due popoli maggiori, il serbo e il croato, identificano o quasi la propria essenza nazionale con la statalità””. (pag 93-94)”,”EURC-093″
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,”‘La nuova classe’ del Gilas è ormai divenuto un testo classico per il rigore con il quale vi si analizza la rivoluzione comunista, che, pur condotta in nome dell’abolizione delle classi, ha portato inaspettatamente al potere una nuova classe, la burocrazia politica, privilegiata e dispotica. Milovan Gilas è nato nel 1911 a Kolasin (Montenegro). A Belgrado inizia gli studi universitari e qui ha le prime esperienze politico-letterarie. Membro del P.C. Jugoslavo dal 1932, conosce per la prima volta in quegli anni la prigione di Sremska Mitrovica. Quando comincia la seconda guerra mondiale è già membro del Comitato Centrale del P.C. e del Politburo. Durante l’occupazione nazista il Gilas organizza la resistenza nel Montenegro, poi entra a far parte dello stato maggiore centrale. Nel primo governo del dopoguerra rappresenta la repubblica montenegrina e giunge alla vicepresidenza dopo le elezioni del ’45. Dopo il 1953, la sua posizione critica nei confronti dell’ortodossia comunista, la pubblicazione de ‘La nuova classe’ e quella successiva delle ‘Conversazioni con Stalin’ lo portano ad affrontare quattro processi e a scontare complessivamente, fino all’amnistia concessagli nel 1966, nove anni di carcere.”,”EURC-022-FL”
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,” ‘La vicenda umana e politica di Milovan Gilas. Omaggio a Milovan Gilas (1911-1995), intellettuale, politico, partigiano e militante comunista jugoslavo che, da braccio destro di Tito, divenne un lucido osservatore dei lati oscuri del socialismo reale, dalla mancanza di democrazia all’affermazione di una dorata oligarchia di burocrati di partito. Le scelte di Milovan Gilas segnano tappe salienti della storia dei Balcani: lo smarcamento da Stalin e dall’Urss, la critica a Tito, la guerra di liberazione in Montenegro, la prigionia per l’opposizione al partito, il viaggio negli Usa e il pronostico della dissoluzione della federazione jugoslava. A testimoniare questa vita eccezionale ‘è Storia’ ha chiamato il figlio, Aleksa Gilas, scrittore, giornalista e storico. Nato a Belgrado nel 1953, ha studiato filosofia a Vienna e Graz, e scienze politiche e sociali alla London School of Economics. Il suo impegno a favore di dissidenti e perseguitati politici, tra il 1980 e il 1990, gli è costato 11 anni di esilio trascorsi in Inghilterra e negli Usa. «Nel gennaio dell’80 mi trasferii a Londra per lavorare al mio dottorato – ricorda Aleksa Gilas. – Iniziai a pubblicare articoli critici verso il regime sulla storia e la politica della Jugoslavia sul mensile ‘Our World’, vicino agli esuli jugoslavi, che raccoglieva documenti di dissidenti da Belgrado». Aleksa Gilas riuscì così a diffondere in patria libri di autori messi al bando dal regime, come pure i saggi di suo padre già apparsi in America, Germania e Italia, ma che non potevano essere letti nella sua lingua.’ (Elisabetta D’Erme) (http://www.anvgd.it/)”,”EURC-125″
“GILBERG Trond”,”The Soviet Communist Party and Scandinavian Communism: The Norwegian Case.”,”Trond Gilberg, Ph. D. in Political Science, University of Wisconsin 1969, nato in Norvegia nel 1940 ed Assistente Professore in Scienze Politiche alla Pennsylvania State University (1973). Ha pubblicato articoli su ‘Current History’, ‘Osteuropa’ e ‘East European Quarterly’. Molto citati i nomi di Peder Furubotn, Reidar K. Larsen, Emil Lovlien, Martin Tranmael Lenin (pag 23) “”The Bolshevik regime in Petrograd and Moscow almost immediately set out to create a new international organization of working-class parties. One of Lenin’s major points concerning the international labor movements had been a strong denunciation of the Second International. Lenin’s faith in internationalism had been deeply shaken when the Social Democrats of Europe opted for national defense and ended up as supporters of the national bourgeoisie in World War I. After his initial disappointment, Lenin quickly set out to pin the blame for such behaviour, and he found it in the treason of Social Democratic leaders. These men had sold out to nationalism and had in fact turned class brothers against each other on the battlefield, so that the national bourgeoisie could survive and continue its exploitation after the war. The Second International, which had allowed this to happen, had in effect assigned itself to the ‘dustbin of history’. A new, truly international and truly revolutionary organization must be established instead. From the first weeks of Soviet rule, Lenin was busy preparing for such an organization. The new leadership of the DNA, established as a result of the party congress in 1918, was certainly in favor of renewed internationalism in the Labor movement. But by this early stage the factionalism of the party had already become apparent, although it was not yet a crucial factor in intra-party life. A leftist group with its main base in the DNA youth organization (NKU) wholeheartedly supported Lenin’s effort to establish a Communist international and advocated Norwegian membership in it (1). Tranmael was also in favor of such an organization, but at times he vacillated on this point; there were certain attempts by this faction to revive the Second International and the fuse it with a Communist organization. Unity in International Communism was seen as a major advantage by this group. Increasingly, however, Tranmael came to accept the idea of the Communist International, especially since it could clearly be shown that a revival of the Second International would be of little value in promoting world revolution (2). …. finire (pag 23-25)”,”MEOx-129″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-012″
“GILBERT Felix”,”Machiavelli e Guicciardini. Pensiero politico e storiografia a Firenze nel Cinquecento.”,”GILBERT è uno specialista di MACHIAVELLI e in genere della cultura italiana tra Umanesimo e Rinascimento. E’ professore alla scuola di studi storici dell’ Institute for advanced study di Princeton.”,”ITAG-046″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). Gallipoli. “”De Robeck non intendeva cambiare idea. “”Attaccare lo stretto adesso con la flotta sarebbe un errore””, rispose “”in quanto metterebbe in pericolo l’ attuazione di un piano migliore a più ampio raggio””. Per avere successo era “”essenziale”” un’ operazione navale e terrestre congiunta. Churchill quella sera cenò con Asquith. “”Ieri sera il primo ministro sembrava dispiaciuto, riferì il mattino seguente a Fisher, “”che non sia dato a de Robeck l’ ordine preciso di procedere all’ attacco alla prima occasione””. Pertanto de Robeck aspettò che l’ esercito fosse pronto a attaccare, sotto il fuoco di copertura delle sue navi. Durante gli sbarchi di truppe che Kitchener aveva previsto per aprile e nel corso dei nove mesi di combattimenti sulla penisola di Gallipoli, la flotta non tentò mai né di ripulire i campi minati né di farsi strada attraverso lo stretto. Tutte le decisioni militari prese successivamente a Gallipoli furono opera di Kitchener o di Hamilton e dei suoi comandanti. Churchil era diventato uno spettatore di eventi che fino a quel momento aveva sperato di dominare e controllare. Era stato costretto a rinunciare a un piano che avrebbe potuto escludere la Turchia dalla guerra, unire gli stati balcanici contro le potenze centrali e dare alla Russia una linea di comunicazione vitale, con cui rilanciare l’ offensiva a oriente e mettere fine allo stallo in Francia e nelle Fiandre, senza che si fossero verificati un disastro navale o gli orrendi massacri che erano una realtà quotidiana sul fronte occidentale, senza che nulla indicasse conclusivamente che un successo navale era impossibile.”” (pag 228)”,”UKIx-095″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). L’ incontro mancato tra Churchill ed Hitler. “”Tra il luglio e l’ agosto 1932 lavorò a Chartwell alla biografia di Marlborough. In Germania, nel mese di luglio, il partito nazionalsocialista di Hitler aveva ottenuto il 37 per cento dei voti alle elezioni generali; Churchill aveva in animo di recarsi anche là per visitare le scene delle vittorie militari di Marlborough, sicché il 27 agosto partì per un viaggio in Belgio, Olanda e Germania accompagnato da Lindemann. A Bruxelles si unì loro uno storico militare, il tenente colonnello Ridley Pakenham-Walsh, che gli avrebbe fatto da guida. Sulla via del campo di battaglia di Blenheim si fermarono a Monaco per tre giorni e un conoscente di Randolph, Ernst Hanfstaengel, amico di Hitler, cercò di organizzare un incontro tra Hitler e Churchill nell’ albergo di quest’ ultimo. Churchill dichiarò la propria disponibilità a incontare il leader del partito nazista, anche se in seguito Hanfstaengel ricordò che durante la cena prima dell’ incontro previsto “”mi rimproverò le idee antisemitiche di Hitler””. Ma questi non si fece vedere e il giorno seguente Hanfstaengel tentò nuovamente, e inutilmente, di convincerlo a incontrare l’ inglese. “”Insomma””, gli chiese Hitler, “”che ruolo ha questo Churchill? E’ all’ opposizione e nessuno lo ascolta””, Hanstaengel replicò: “”La gente dice la stessa cosa di te””, ma Hitler non cambiò idea.”” (pag 242-243)”,”UKIx-098″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-061″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993 “”La battaglia della Marna durò quattro giorni . Essa decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. Le truppe impegnate sul campo erano sterminate: 1 milione 275.000 tedeschi contro un milione di francesi e 125.000 inglersi. La ferocia dei combattimenti rispecchiava la determinazione degli anglo-francesi a contrattaccare. Un esempio fra tutti. Al cascinale Guebarré i francesi erano riusciti a piazzare una mitragliatrice in un punto da cui era possibile fare fuoco lungo tutta la linea di trincee che i tedeschi avevano scavato durante la notta a una distanza di 500 metri. I tedeschi tentarono più volte di arrendersi, ma non gli fu mai concesso. Quando finalmente la mitragliatrice tacque, dalle trincee uscirono 6 ufficiali e 67 soldati con le mani alzate. Dentro ne erano rimasti più di 450, tutti feriti o morti. (…) Le perdite inglesi durante la ritirata e durante l’avanzata furono enormi. (…) I”” (pag 97-98) “”Il 9 settembre i tedeschi furono ricacciati oltre la Marna e il 13 oltre l’Aisne: da quando era iniziata la battaglia si erano ritirati di quasi 100 chilometri. Non sarebbero mai più arrivati così vicino alla capitale francese se non nell’estate del 1940, quando il desiderio di vendetta e il ‘Blitzkrieg’ aereo riuscirono là dove erano falliti il calcolo e la strategia, e un altro governo francese, anch’esso fuggito a Bordeaux, chiese l’armistizio. Nel 1914 le cose andarono diversamente. Mentre il governo francese si preparava a rientrare nella capitale, l’esercito tedesco, che aveva lanciato la grande manovra di aggiramento, venne a sua volta aggirato. Le forze anglo-francesi, che risalivano in tutta fretta verso nord puntando in direzione della costa settentrionale, lottarono per impedire ai tedeschi di avanzare verso occidente e di tagliare le linee di rifornimento delle truppe inglesi che attraversavano la Manica. La corsa verso il mare costituì la seconda, decisiva fase della guerra sul fronte occidentale”” (pag 101)”,”QMIP-102″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume secondo”,”1917. Ammutinamenti ad Est ed Ovest “”Quella primavera l’opposizione alla guerra si fece sentire non solo in Russia e nell’esercito francese, in cui si moltiplicava il numero dei disertori. Il 22 maggio il governo inglese approvò un progetto di legge volto a “”contrastare il movimento pacifista””. Gli obiettori di coscienza erano disposti ad affrontare lunghi periodi di detenzione piuttosto che andare in trincea (…). I primi 243 soldati americani approdarono in Gran Bretagna il 18 maggio. Erano i medici e gli infermieri di un ospedale da campo. Il 26 arrivarono in Francia le prime truppe da combattimento. Quella settimana sbarcarono 1308 uomini. L’arrivo delle prime truppe americane coincise con un momento drammatico nel settore francese del fronte occidentale: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli alloggiamenti delle riserve lungo lo Chemid-des-Dames, portandosi nelle retrovie. Poi, in quanttro paesi dietro le linee, i soldati – incuranti degli ordini degli ufficiali – si erano impadroniti di alcuni edifici rifiutandosi di tornare al fronte. Il giorno seguente, alla stazione di Fère-en-Tardenois gli ammutinati presero il treno per Parigi, ma le vetture furono bloccate. Due giorni dopo, diverse centinaia di fanti non obbedirono all’ordine di andare nelle trincee di prima linea a dar manforte alle truppe franco-marocchine. Il 28 maggio – mentre l’ammutinamento delle truppe francesi era al suo secondo giorno – il comandante del corpo di spedizione americano, generale Pershing, salpò con il suo stato maggiore da New York per Liverpool a bordo de piroscafo inglese Baltic. Durante la traversata Pershing si dedicò a stendere i piani per l’allestimento di un esercito di almeno un milione di uomini “”da inviare in Francia quanto prima””. All’alto comando francese, sconvolto quotidianamente dalle notizie provenienti dalle regioni in cui montava la protesta contro la guerra, quel “”quanto prima”” dovette sembrare una prospettiva molto lontana. Il 1° giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un “”governo”” pacifista. Per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte: gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono con tempestività. Sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti in massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali militari giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati di questi, piùdi 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Per diversi milioni di fanti, alcuni dei quali combattevano da quasi tre anni, Pétain introdusse immediati miglioramenti, concedendo periodi di riposo più lunghi , congedi più frequenti e rancio migliore”” (pag 405-406) Questione vastità bibliografia (n° di libri pubblicati sulla prima guerra mondiale anche su aspetti minori, ecc.) (pag 657)”,”QMIP-103″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1933-1951. Vol. II.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-024-FL”
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1952-1999. Vol. III.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-025-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO GIanfranco a cura; saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”STAT-520″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century. Volume One: 1900-1933. Volume I.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. List of Illustrations, List of maps, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, Maps, Index,”,”STOU-038-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Russian History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Maps n. 166, Bibliography of Works Consulted, Index,”,”RUSx-097-FL”
“GILBERT Mark”,”Storia politica dell’integrazione europea.”,”Mark Gilbert è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Dal 2000 collabora con il World Policy Journal, una delle più conosciute riviste di politica internazionale degli Stati Uniti.”,”EURE-044-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Seconda guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’. “”La prima crepa nell’Asse”” (Roosevelt). Estate 1943 “”Il 26 maggio 1943 rappresentò una duplice pietra miliare nella guerra aerea scientifica. A Washington, Roosevelt acconsentì alla richiesta di Churchill che lo scambio anglo-americano di informazioni sulla bomba atomica, sospeso per oltre un anno a causa di reciproci sospetti, venisse ripreso, e che da ora innanzi l’impresa sarebbe stata considerata comune, «e ad essa entrambi i Paesi avrebbero contribuito con il massimo sforzo». Lo stesso giorno, a Peenemünde, sulla costa del Baltico, Albert Speer, dopo avere nuovamente assistito a una serie di dimostrazioni, acconsentì a che fossero proseguiti i lavori a due diversi tipi di missili a lunga gittata, l’aereo senza pilota, conosciuto in seguito come V1, e la bomba a razzo, la V2. Tanto le armi segrete tedesche che quelle americane erano ancora allo stadio sperimentale. Il 27 maggio, tuttavia, la guerra aerea compì un passo avanti rispetto alle forme già acquisite, allorché il Comando inglese dei bombardieri diede istruzioni ai piloti e a coloro che preparavano i piani delle incursioni di tenersi pronti per l’«Operazione Gomorra», la distruzione totale di Amburgo con un «attacco sostenuto». Nel frattempo, durante una incursione notturna inglese su Wuppertal, il 29 maggio, a causa della quale il centro cittadino venne divorato da un uragano di fuoco, un totale di 2450 civili tedeschi furono uccisi e 118.000 persone rimasero senza tetto. Il 28 maggio 1943, il tentativo americano di riconquistare l’isola di Attu ai giapponesi raggiunse il suo apice sanguinoso allorché le forze nipponiche, ridotte a un migliaio di uomini, lanciarono un attacco suicida contro gli americani. 100 giapponesi furono subito uccisi; quindi il 30 maggio, nelle prime ore del mattino, i sopravvissuti si suicidarono in massa con le bombe a mano, lasciando gli americani padroni dell’isola con soltanto 28 prigionieri feriti. Il 31 maggio, gli americani rastrellarono l’isola in cerca di giapponesi sopravvissuti: trovarono soltanto cadaveri. In tre settimane di combattimenti erano stati uccisi 600 americani e 2500 giapponesi. La vittoria americana nell’isola di Attu giunse in un momento in cui, nella Francia occupata dai tedeschi, venivano compiuti strenui sforzi per riunire tutti i gruppi della Resistenza sotto un unico comando. Per ottenere ciò, un anno prima era stato paracadutato in Francia Jean Moulin. Il 27 maggio questi ebbe, finalmente, successo: in un incontro segreto, a Parigi, 14 capi della Resistenza, che rappresentavano 8 diversi movimenti, si accordarono per accettare tutti il comando del generale De Gaulle. Un mese dopo, tuttavia Jean Moulin fu arrestato a Lione, insieme con un certo numero di dirigenti della Resistenza, dalla Gestapo. Sottoposto a tremende torture, non tradì nessuno; con il corpo a pezzi, morì 11 giorni dopo mentre veniva trasportato, quasi privo di conoscenza, in un campo di concentramento a est. In tutto il mondo, la guerra totale aveva trascinato centinaia di migliaia di esseri umani entro campi nei quali le guardie e gli amministratori partecipavano alla tortura e alla morte degli internati. Da questo punto di vista si segnalavano i campi sulla ferrovia della Thailandia. Prendendo nota della prima morte nel campo di Hintok, quella di un soldato semplice, E.L. Edwards, il 2 giugno, il colonnello Dunlop scrisse nel suo diario: «Si sa che le ali degli angeli devono essere state su di noi, se si pensa alla terribile mortalità in tutti gli altri campi dietro e davanti a noi, in questa ferrovia che sembra costruita sulle ossa». Il campo di Konyu, per esempio, annotò Dunlop, era «un vero e proprio campo della morte, e, recentemente, cinque morti in un giorno solo». I prigionieri di guerra venivano costretti ad «alzarsi al buio pesto nell’umidità, partire alle prime luci dopo aver fatto bollire il riso della mattina, e tornare indietro col buio, dopo un giorno defatigante sotto la pioggia e nel fango”””” (pag 503-504). Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’.”,”QMIS-240″
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of American History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-004-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Jewish History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-005-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Arab-Israeli Conflict.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-006-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Holocaust.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Introduction, Acknowledgments, Note to the Third Edition, Maps, Foto, Bibliography, Index of Places, Index of Individuals,”,”ASGx-007-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Gianfranco BALDINI Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Osvaldo CROCI Philip DANIELS Vincent DELLA SALA Mark DONOVAN Guido LEGNANTE Davide MARTELLI Véronique PUJAS Dwayne WOODS”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Gianfranco Baldini è ricercatore assegnista presso il dipartimento di Politica, istituzioni e storia dell’Università di Bologna e docente a contratto di Scienza politica presso l’Università della Calabria. Jean Louis Briquet è ricercatore al Cnrs, Centre d’études et de recherches internationales, di Parigi. Michael Contarino è Class of 1940 University Professor alla University of New Hampshire. Osvaldo Croci è Associate professor presso il department of Political science alla Memorial University of Newfoundland, Newfoundland, Canada. Philip Daniels è Senior lecturer in European politics alla University of Newcastle upon Tyne. Vincent Della Sala è Associate professor presso il department of Political science at Carleton University, Ottawa, Canada. Mark Donovan è Director of Politics della School of European studies alla Cardiff University of Wales. Mark Gilbert è professore di Storia contemporanea italiana e Storia delle dottrine politiche presso il department of European studies alla University of Bath. Guido Legnante sta completando presso l’Istituto europeo la tesi di Ph.D. e collabora con l’Università di Pavia. Davide Martelli svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo. Gianfranco Pasquino è professore ordinario di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e Adjunct professor al Bologna center della Johns Hopkins. Véronique Pujas insegna Scienze politiche e Sociologia politica all’Institut d’ètudes politiques di Grenoble. Dwayne Woods è Associate professor of Political science presso il department of Political science alla Purdue University di West Lafayette, Indiana.”,”ITAP-058-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the First World War.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”QMIP-031-FL”
“GILBERT BURKHART James”,”Writers and Partisans: A History of Literary Radicalism in America.”,”James Burkhart Gilbert is now Associate professor of History at the University of Maryland. He received a B.A. in English from Carleton College (1961) and holds a M.A. (1963) and a Ph.D. (1966) in American History from the University of Wisconsin. Preface, Acknowledgments, Introduction, Bibliographic Essay, Notes, Foto dell’Autore, Index, American Cultural History Series,”,”MUSx-068-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Prima guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra 1936) è uno dei massimi storici del XX Secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill, ha pubblicato e curato numerosi volumi. “”Nel Belgio occupato il nuovo governatore tedesco, il barone von Bissing, dichiarò esplicitamente che al termine della guerra la Germania avrebbe conservato sotto qualche forma il controllo del paese”” (pag 217)”,”QMIP-032-FL”
“GILBERT Martin”,”First World War.”,”Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. ‘The race is not to the swift, nor the battle to the strong, … but time and chance happeneth so them all’ (Ecclesiastes, IX, II) “”La corsa non è per i veloci, né la battaglia per i forti, … ma il tempo e il caso accadono così a tutti loro”” (Ecclesiaste, IX, II) (in apertura)”,”QMIP-026-FSL”
“GILDART Keith HOWELL David KIRK Neville a cura; collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING”,”Dictionary of Labour Biography. Volume XI.”,”Collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING Dizionario: SHOP STEWARDS AND WORKERS’ COMMITTEE MOVEMENT SSWCM”,”MUKx-163″
“GILIANI Francesco”,”«Troisième Camp» ou nouvel «Octobre»? Socialistes de gauche, trotskistes et Deuxième Guerre mondiale (1938-1948).”,”Trotsky e la questione cinese (pag 148-149-150)”,”TROS-011-FGB”
“GILIBERT Giorgio”,”Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””.”,”Francois Quesnay, medico personale di Mme de Pompadour alla corte di Luigi XV, si occupò per la prima volta di economia a sessantadue anni, poi, per un decennio, vi si dedicò interamente, analizzando il prodotto netto sociale, le condizioni per la sua riproduzione, la sua distribuzione fra le classi. Il ‘tableau économique’, frutto di questo lavoro, è il più famoso «modello» dell’intera stori adell’economia («l’idea indiscutibilmente più geniale – scrisse Marx – di cui si sia resa responsabile l’economia politica»). Si tratta di uno schema astratto e formulato utilizzando un linguaggio esoterico, tanto da venire spesso accusato di essere deliberatamente incomprensibile. L’autore, in questo saggio, interpreta il tableau ricostruendone la storia, esaminando cioè le successive stesure, diverse per contenuto e aspetto grafico, e risalendo di volta in volta alle difficoltà teoriche che Quesnay si trovò ad affrontare. La concezione meccanicista. ‘La formazione medica di Quesnay ha sollecitato un ovvio filone di indagini: ci si è chiesti se la sua analisi economica e in particolare il ‘tableau’ fossero stati ispirati da analogie biologiche … (pag 5) Giorgio Gilibert è docente nell’Università degli Studi di Messina (1977) Il Tableau di Marx. ‘L’influenza di Quesnay su Marx, come quella di Cantillon su Quesnay, è ben nota. In particolare è stata sottolineata la parentela che lega il tableau agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale’. La discendenza è confermata da una lettera famosa, in cui Marx propone ad Engels, per la prima volta, uno schema di riproduzione formulato, sulle orme di Quesnay, con numeri e linee. Questo ‘tableau éeconomique’, come lo chiama esplicitamente Marx, è stato finora relativamente trascurato: ad un quadro «molto complicato, con quattordici linee ascendenti e sette discendenti» (45) sono stati preferiti i più familiari schemi algebrici del ‘Capitale’. Esamineremo qui il quadro originario di Marx cercando di ricostruire, per quanto possibile, l’itinerario logico che ha condotto da una lettura (non convenzionale) di Quesnay alla proposta di riformulare il tableau. Marx lesse gli scritti di Quesnay nella riedizione di Eugène Daire del 1846: il tableau vi compare solo nella veste della «formula aritmetica». Un cenno di Marx a quest’ultima come «la forma più semplice del ‘tableau économique’» (46) ha indotto alcuni a ritenere che egli conoscesse anche i primi zig-zag; ma presumibilmente Marx si riferisce qui alla seconda versione della «formula aritmetica» che conosceva: quella, in parte corrotta, fornita da Theodor Schmalzl, tardo fisiocrate tedesco. Dall’agosto 1861 al luglio 1863 Marx si dedica (nel ‘British Museum’) a studi sistematici allo scopo di proseguire la sua ‘Critica dell’economia politica’, di cui una prima dispensa era uscita nel 1859. Il frutto di questi studi è un manoscritto composto da ventitré quaderni: nel penultimo si trovano due quadri del processo di riproduzione in tutto simili al tableau della lettera ad Engels (47). I primi segnali di interesse per Quesnay si trovano in una sua lettera, del 18 giugno 1862, sempre ad Engels: «A proposito! Se fosse possibile brevissimamente e senza toglierti troppo tempo, vorrei un paradigma (insieme con spiegazioni) della contabilità italiana [‘italienische Buchführung’]. Mi sarebbe utile per la delucidazione del ‘tabléau économique’ del Dr. Quesnary» (48). Italiana era anticamente chiamata la contabilità a partita doppia, dove per ogni operazione è prevista l’identificazione di una parte creditrice e di una debitrice (49): l’analogia col tableau sta nel fatto che qui ogni voce compare con un doppio carattere, di spesa o di reddito, a seconda della classe considerata (50). Ad un anno di distanza (6 luglio 1863) Marx è in grado di sottoporre a Engels un proprio ‘tableau économique’ «al posto di quello di Quesnay». Come egli sia giunto dai primi tentativi di «delucidare» il tableau alla decisione di formularne uno nuovo, non è detto. Anche la spiegazione «in some words» del tableau fisiocratico, rinviata ad una lettera successiva, se mai è stata scritta, non ci è giunta (come non ci è giunto il «paradigma della contabilità italiana» chiesto ad Engels). Ci possono però venire in aiuto altri scritti: il tableau, ad esempio, viene illustrato a più riprese e con ricchezza di particolari nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ai nostri fini è però più interessante la breve spiegazione premessa da Marx (un «precedente» storico) agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale'”” (pag 52-54) [Giorgio Gilibert, ‘Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””‘, Etas Libri, Milano, 1977] [(45) S. Tsuru (1970), p. 285; (46) K. Marx (1861), p. 568; (47) I due quadri sono pubblicati in appendice all’edizione italiana, curata da Raniero Panzieri, del secondo libro del ‘Capitale’. Cfr. K. Marx (1965); (48) K. Marx, F. Engels (1973), p. 279; (49) «La maggior parte degli autori concorda nel ritenere che gli italiani, in particolare quei di Venezia, Genova e Firenze, siano stati i primi ad introdurre il metodo della contabilità a doppia entrata, cioè con voci di carico e scarico; perciò quel metodo è da allora noto presso di noi come metodo italiano» M. Postlethwayt (1774), voce ‘Book-keeping’; (50) Scrive Quesnay in nota all”Analisi della formula aritmetica: «Ciascuna somma che la ‘classe produttiva’ e la ‘classe sterile’ ricevono implica un doppio valore, perché vi è una vendita e un acquisto e, per conseguenza, il valore di ciò che è venduto è il valore della somma impiegata nell’acquisto». F. Quesnay (1973), p. 100, AaVv, (1958), vol. II, p. 800]”,”ECOT-396″
“GILL Richard T., edizione italiana a cura di Paolo PETTENATI”,”Lo sviluppo economico.”,”Insieme alla forte diminuzione della percentuale della forza di lavoro impiegata in agricoltura si è verificato un notevole aumento delle percentuali impiegate in altre occupazioni, come è illustrato dalla tabella 4-3. Le industrie manifatturiere e delle costruzioni, che impiegavano meno di un quinto delle forze di lavoro nel 1860, impiegavano più di un terzo del loro totale nel 1950. Ancor più impressionante è stato l’aumento nei settori del commercio e della finanza, nelle professioni e nei settori degli altri servizi. Le due ultime categorie indicate nella tabella 4-3 impiegavano appena il 20% delle forze di lavoro nel 1860 mentre nel 1950 ne impiegavano più del 50%. (…) E, terzo non si deve dimenticare la diminuzione della ‘quantità’ di lavoro che gli americani fanno. L’aumento del tempo libero è stata una delle caratteristiche più importanti dello sviluppo economico degli Stati Uniti.”” (pag 99-100)”,”ECOI-240″
“GILL Graeme”,”The Origins of the Stalinist Political System.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Table, Index, First Paperback Edition, Soviet and East European Studies: 74,”,”RUSS-086-FL”
“GILL Graeme”,”Peasants and Government in the Russian Revolution.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Glossary, Appendix: I. Regions and Gubernii, II. Levels of Rural Unrest between the February and October Revolution, Types of Peasant action against Landed Propriety per Month, III. Types of Unrest by Region, Regional Unrest by type, IV. Unrest Provided by Each Guberniia, Unrest Provided by Each Region, V. Peasant Land Ownership 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-193-FL”
“GILL Anton”,”An Honourable Defeat. The Fight Against National Socialism in Germany, 1933-45.”,”Nel Who’s Who molti oppositori e resistenti provenienti dall’ ambiente militare, qualche sindacalista, qualche esponente socialdemocratico o membro del Kpd Molto spazio all’attentato del 20 luglio 1944 al gruppo di militari resistenti attorno a von Stauffenberg Anton Gill è autore di molti volumi di storia contemporanea europea.”,”GERR-054″
“GILLES Philippe”,”Histoire des crises et des cycles économiques. Des crises industrielles du 19e aux crises financières du 20e siècle.”,”GILLES Philippe è professor agrégé di Università, Direttore di ricerca al CEFI (Centre d’ Economie et de Finances Internationales, CNRS-Université de la Méditerranéé), è docente della Facoltà di scienze economiche e di gestione dell’ Università di Tolone. Impossibilità teorica delle crisi generali di sovrapproduzione (pag 16) “”Sulla base dei lavori di Sismondi, K. Marx concepisce una teoria elaborata del Capitalismo in quanto modo di produzione particolare (il Modo di produzione capitalistica o MPC), storicamente data dunque contingente, la cui dinamica rinvia alle condizioni e ai meccanismi dell’ accumulazione del capitale, tanto microeconomica (l’ accumulazione del capitale individuale) che macroeconomica (l’ accumulazione del capitale sociale). A questi due livelli, l’ accumulazione è confrontata alle contraddizioni inerenti al sistema capitalista che si traducono, notamente, con la “”Legge della caduta tendenziale del tasso di profitto”” e con le crisi di sovrapproduzione. Però, per K. Marx, Widerspruch ist nicht Widersinn, altrimenti detto Contraddizione non è Impossibilità, ovvero le contraddizioni del sistema costituiscono soprattutto delle dinamiche endogene, in rapporto alle quali le crisi (e il loro superamento) illustrano, seguendo l’ esempio delle crisi del Corpus ippocratico (cf. introduzione), le capacità del sistema a superare le sue contraddizioni, apparentandosi a delle vere pulsazioni del Capitalismo, svolgendo una funzione di regolazione inintenzionale.”” (pag 41)”,”ECOI-172″
“GILLI Gian Antonio”,”Come si fa ricerca. Guida alla ricerca sociale per non specialisti.”,”GILLI Gian Antonio è nato a Sanremo nel 1938. Dal 1961 lavora come sociologo in una grande impresa metalmeccanica. “”Tutti i fenomeni di questa epoca indicano che la soddisfazione non si trova più nella vecchia vita…”” (Hegel, La Costituzione della Germania) “”La legge fondamentale della rivoluzione, confermata da tutte le rivoluzioni e particolarmente da tutte e tre le rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non è sufficiente che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’ impossibilità di vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli ‘strati inferiori’ non vogliono più il passato, e gli ‘strati superiori’ non possono fare come per il passato, soltanto allora la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità si esprime così: la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori).”” (Lenin, L’ estremismo).”,”TEOS-073″
“GILLI Gian Antonio”,”Origini dell’eguaglianza. Ricerche sociologiche sull’antica Grecia.”,”Gian Antonio Gilli, nato nel 1938, insegna Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Torino. Sociologo dell’industria e delle istituzioni asilari, è autore di ‘Come si fa ricerca’ (Milano, 1971) e ‘Per capire la società’ (Venezia 1979). Prometeo donatore della ragione?’ (pag 272-276)”,”STAx-371″
“GILLIARD Charles”,”Storia della Svizzera.”,”La ‘Storia della Svizzera’ di Charles Gilliard apparve nel 1944, in francese in una collana di volumetti di divulgazione. Ma l’utilità e la qualità del testo sono state confermate dal successo editoriale. Quest’opera è stata tradotta per la prima volta in Italia. ‘La Rivoluzione elvetica. La Rivoluzione francese ebbe subito il contraccolpo in Svizzera. L’abolizione dei privilegi, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’elaborazione di una costituzine apparvero come i segni premonitori di tempi nuovi e migliori. (…)’ (pag 58) “”Il Patto del 1815 era stato concluso tra 22 cantoni. Il congresso di Vienna aveva ammesso che vecchi alleati della Svizzera, Vallese, Neuchatel e Ginevra, formassero tre nuovi cantoni. (…)’ (pag 75)”,”EURx-011-FSD”
“GILLIES Donald GIORELLO Giulio”,”La filosofia della scienza nel XX secolo.”,”GILLIES-D (LONDRA, 1944) insegna Filosofia della scienza e matematica al King’s College dell’ Università londinese. BIBLIOGRAFIA: – “”An objective Theory of Probability”” (London, 1973). – “”Frege, Dedekind, and Peano on the Foundations of Arithmetic “” (Assen, 1982). – “”Artificial Intelligence and Scientific Method”” (1996. Traduzione it. MILANO, 1998) GIORELLO-G (MILANO, 1945) insegna Filosofia della scienza alla Università degli Studi di MILANO. BIBLIOGRAFIA: – “”Lo spettro e il liberismo”” (MILANO, 1985) – “” Filosofia della scienza”” (MILANO, 1992) Per le edizioni LATERZA: – “”Le ragioni della scienza”” (1986). Scritto insieme a GEYMONAT-L. – (ac) “”L’automa spirituale. Menti, cervelli, computer””. (1991). Insieme a STRATA-S. – (ac) “”Il caso e la libertà”” (1994). Insieme a CERUTI-M, FABBRI-P, PRETA-L).”,”SCIx-084″
“GILLINGHAM John B. HOLT J.C. a cura, saggi di COLLINS Roger, BROWN Allen, MORRIS Colin, GREEN Judith, FLANAGAN Marie-T., GILLINGHAM John, HOLT J. C., CARPENTER D.A., LLOYD Simon, VALE M.G.A, PRESTWICH M., TYERMAN C. J., BEAN J.M. W.”,”War and Government in the Middle Ages.”,”`A valuable group of papers by pupils and associates of John Prestwich, which reflects his own rigorous questioning of the sources to elicit a clear picture of the realities of the wars that so concerned the medieval state’ (London Review of Books) Boydell & Brewer Ltd Bridge Farm Business Park Martlesham IP12 4RB Suffolk BASCHI CONTROLLO FRONTIERE SEC VI-X IMPERO ROMANO INTERESSE TERRITORI BASCHI, CAVALIERI NORMANNI XI, LANCIA SACRA DI ANTIOCHIA, RICCARDO I ARTE GUERRA MEDIO EVO, CAPETINGI E ANGIONI LOTTA PER NORMANDIA, ENRICO III E 1258, RIPRESA TERRA SANTA QUESTIONE MILITARE GUERRE GUERRA TRA STATI MEDIEVALI MEDIOEVO”,”QMIx-055-FSL”
“GILLMAN Joseph”,”Il saggio di profitto.”,”Titolo originale ‘The Falling Rate of Profit’ Gli effetti della Seconda guerra mondiale “”E’ ormai un luogo comune dire che la «grande depressione» degli anni 30 non finì in modo naturale, ma che furono le commesse belliche a farla finire. Nel 1940, quando il «prodotto nazionale lordo» era quasi ritornato al livello del 1929, i disoccupati erano ancora circa sette milioni. Anche nel 1941, quando il «prodotto nazionale lordo» era in media del 20% superiore a quello del 1929, i disoccupati si aggiravano ancora sui tre milioni. Ma dopo altre tre anni la produzione di guerra non soltanto assorbì tutti i lavoratori ancora occupabili, ma fece aumentare di altri sei milioni la forza-lavoro occupata. Inoltre, più di undici milioni di persone di ambo i sessi in età lavorativa prestavano nello stesso tempo servizio nelle forze armate. Perciò nei quattro anni di guerra oltre diciassette milioni di persone vennero ad accrescere la forza-lavoro americana. Questa cifra è uguale all’incremento complessivo di popolazione avutosi nel decennio 1930-1940. Questi aumenti derivano dal lavoro non retribuito della famiglia contadina, dai pensionati, dalle casalinghe e dagli studenti”” (pag 191)”,”TEOC-787″
“GILLOIS André”,”Galliffet. “”Le fusilleur de la Commune””.”,”GILLOIS André nato nel 1902 ha svolto diverse attività. Resistente, si mise insieme a De GAULLE in INghilterra diventando il suo rappresentante a Londra presso la BBC partecipando alle famose trasmissioni radio e prendendo poi il posto di Maurice SCHUMANN come portavoce di France-Libre. Ha collaborato con René CLAIR nel suo primo film ‘Paris qui dort’. Ha pubblicato poi il diario di Jules RENARD ottenendo molto successo. E’ autore di molte opere. “”26 gennaio 1900. Sciopero degli operai dell’ Exposition. Ancora una volta noi non saremo pronti. Questo non fa parte dei miei compiti. Devo solo far votare il mio budget. Resto persuaso che la Francia deve subito contare su di sé per assicurare la sua difesa prima di cercare una qualche revanche militare impossibile. Non l’ esercito, né la marina sono pronti. Occorre aumentare l’ artiglieria pesante, mettere i fianchi in difesa, organizzare un’ armata coloniale. I deputati non apprezzano molto un’esposizione troppo tecnica. Uno di loro mi interrompe per rimproverarmi di non essere abituato a fare il ministro. Io gli rispondo velocemente: Spero bene di non esserlo mai. Questo fa ridere l’ aula. E’ così che si ottiene un voto. Quale miseria!”” (pag 259) Galliffet, Gaston Alexandre Auguste (1830-1909) generale francese, boia della Comune di Parigi. Negli anni 1899-1900 ministro della guerra nel governo Waldesk-Rousseau.”,”MFRC-122″
“GILLY Adolfo”,”Le rivolte contadine in Messico. Chiapas: la ribellione del mondo incantato.”,”Adolfo Gilly (Buenos Aires 1928), storico e scrittore. Standford California.”,”AMLx-029-FL”
“GIL-NOVALES Alberto”,”William Maclure in Spain.”,”Alberto Gil Novales (1930-) è stato Professore associato di Storia contemporanea all’Università di Madrid. Ha pubblicato articoli e libri sul problema del liberalismo spagnolo nel XIX secolo estendendo il campo alla rivoluzione liberale spagola, alle tendenze intellettuali del periodo, all’emergere della risposta democratica popolare. Tra i suoi libri: ‘Las sociedades patrióticas (1820-1823)’. William Maclure in Spain. William Maclure, noto come il “”padre della geologia americana,”” ha avuto un ruolo significativo anche in Europa, inclusa la Spagna, nella prima metà dell’Ottocento. Durante il suo soggiorno in Europa, Maclure si interessò profondamente ai metodi educativi di Johann Heinrich Pestalozzi, un pedagogista svizzero. Questo interesse lo portò a promuovere riforme educative basate su questi metodi¹. Nel 1808, Maclure visitò la Spagna, ma il suo soggiorno fu interrotto dallo scoppio della Guerra d’Indipendenza Spagnola (1808-1814), parte delle guerre napoleoniche². Nonostante la breve durata della sua permanenza, Maclure riuscì a raccogliere importanti osservazioni geologiche e a promuovere idee di riforma educativa che avrebbero influenzato successivamente il panorama educativo europeo²’ (f. copilot)”,”SPAx-041-FSD”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale. (Tit.orig.: War and Change in World Poliitcs)”,”Il ciclo degli imperi. “”Benché gli studiosi riconoscano il primato contemporaneo dello stato-nazione riferendosi alle relazioni internazionali, la forma predominante di organizzazione politica prima dell’ età moderna è stato l’ impero. Sebbene la città-stato, il feudalesimo e altre formazioni sociali localizzate svolgessero spesso un ruolo importante, la storia delle relazioni interstatali è stata in larga misura quella del succedersi di grandi imperi. Il modello del mutamento politico internazionale durante i millenni dell’ età premoderna è stato descritto come un ciclo imperiale. La politica mondiale era caratterizzata dall’ ascesa e dal declino di potenti imperi, ciascuno dei quali unificava e ordinava il rispettivo sistema internazionale””. (pag 168) Limiti all’ espansione. “”Tra le forze controbilancianti che limitano l’ espansione, le più importanti storicamente sono state le barriere naturali e il gradiente della perdita di forza, di cui si è parlato nelle pagine precedenti. I sistemi di trasporto, la topografia, il clima, le precipitazioni, la fertilità del suolo, le malattie, ecc. influiscono sui costi e sui benefici delle espansioni e delle conquiste. Di conseguenza, nel momento in cui uno stato espande la sua base territoriale e la sua influenza politica, i benefici netti e il risultante surplus economico tendono a diminuire. Così, “”l’ estensione dell’ impero romano fu limitata dal deserto a sud, dai Germani e dalle foreste a nord, dal mare a ovest e dall’ “”impero”” dei Parti a est.”” (pag 210) Robert GILPIN, Eisenhower professor of International Affairs nell’ Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale. [‘Alla svolta del secolo, però, il problema principale era costituito dalla sfida dell’espansionismo navale tedesco. Mentre le altre sfide erano limitate e a lungo termine, il pericolo racchiuso nella decisione tedesca di costruire una flotta da guerra era immediato e manifesto. Nonostante gli intensi negoziati non si poté raggiungere alcun compromesso su questa corsa agli armamenti navali. L’unica scelta che rimaneva aperta alla Gran Bretagna era quella di ridurre i propri impegni globali per concentrare i propri sforzi contro la sfida tedesca. La Gran Bretagna cercò allora accordi successivi con gli altri contendenti. Negli anni 1890 fu raggiunto l’accordo sulla contesa per il confine Venezuela-Guiana britannica assecondando i desideri americani: la Gran Bretagna riconobbe cioè il primato americano nel mar dei Caraibi. In questo modo ebbe termine un secolo di dissapori anglo-americani e si posero le basi per quell’alleanza che avrebbe vinto le due guerre mondiali. Per quanto riguarda poi l’alleanza anglo-nipponica del 1902 la Gran Bretagna rinunciò alla sua politica del fare da soli scegliendo il Giappone come partner in Estremo Oriente. Riconoscendo la supremazia giapponese nel Pacifico nord-occidentale come contrappeso alla Russia, la Gran Bretagna si ritirò a sud. A ciò seguì immediatamente l”entente cordiale’ del 1904, che pose fine alle lunghissime contese nel Mediterraneo e nelle colonie tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1907 l’accordo anglo-russo pose fine alla contesa tra Gran Bretagna e Russia in Estremo oriente, indirizzando gli interessi russi verso i Balcani e schierando alla fine Russia, Gran Bretagna e Francia contro Germania e Austria. Così, alla vigilia della prima guerra mondiale, gli impegni inglesi si erano ridotti a tal punto che la Gran Bretagna poteva impiegare tutto il potere rimastogli per frenare il suo ulteriore declino di fronte all’espansionismo tedesco’ (1). Nota: (1) Una scuola di pensiero sostiene che la Gran Bretagna non si è sufficientemente impegnata in questa politica: avrebbe cioè dovuto ritirarsi dall’India e da “”est di Suez”” e diventare una potenza completamente europea. Non facendolo, continuò ad attingere alle risorse e ad indebolirsi di fronte alla sfida hitleriana prima e a quella americana poi (C. Barnett, ‘The Collapse of British Power’, Morrow, New York, 1972). Altri potrebbero criticare senz’altro questa analisi sostenendo che la Gran Bretagna stava seguendo consciamente una politica di ridimensionamento in risposta alla minaccia tedesca. Consapevole o meno, la reazione allo squilibrio caratterizza la politica britannica’. Robert Gilpin, Eisenhower professor of International Affairs all’Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale]”,”RAIx-166″
“GILPIN Robert”,”Economia Politica Globale. Le relazioni economiche internazionali nel XXI secolo.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”ECOI-136-FL”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”QMIx-040-FL”
“GILPIN Robert”,”Le insidie del capitalismo globale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. ‘Il liberismo non può governare il pianeta’”,”ECOI-146-FL”
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume primo.”,”””L’esecuzione, annunciata il 20 maggio come svolta il 18, ebbe luogo il mattino del 19 maggo sul colle del Turchino, in località detta Fontanafredda. Furono addetti al massacro soldati della Kriegsmarine e delle SS. Le vittime erano 42 prigionieri politici da tempo rinchiusi alla IV Sezione di Marassi e 17 partigiani catturati nel rastrellamento della Benedicta, di cui diamo l’elenco nel III Volume. Come abbiamo visto, la rappresaglia non diminuì l’impegno delle forze clandestine e gappiste; venne quindi imposto alla polizia politica e alle SS un maggiore impegno per l’individuazione della rete organizzativa del movimento antifascista. Questo maggiore accanimento nelle indagini svolte nei mesi di giuno e luglio consentì alle due polizie di effettuare molti arresti tra le file dei cospiratori e di giungere molto vicino agli organi direttivi della lotta armata e alla stessa organizzazione dei G.A.P.. In questo periodo moltissimi elementi responsabili, ricercati dai tedeschi e dai fascisti, dovettero raggiungere le formazioni di montagna: lo stesso comando gappista genovese cadde nelle mani del nemico proprio mentre stava ultimando un piano diretto a colpire il capo della polizia politica, dottor Veneziani, che si era rivelato il più ostinato, crudele e pericoloso inquirente nello sviluppo delle indagini contro il movimento clandestino””. (pag 239)”,”ITAR-109″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume secondo.”,”””Come in tutte le Zone dove esistevano formazioni originate e sostenute da diversi raggruppamenti politici e quadri di diversa matrice ideologica, politica e militare, anche in VI Zona la gestione unitaria dei comandi si presentava molto delicata. Senza alcun dubbio le forze comuniste erano in questa Zona preponderanti ed esercitavano un ruolo determinante nella conduzione generale della lotta: tuttavia, prima dell’arrivo in Zona di Miro, Rolando e Attilio, erano stati gli stessi comunisti più responsabili ed affidare totalmente la direzione dell’attività militare a Bisagno, che vi aveva impresso la forza della sua giovane personalità intraprendente e coraggiosa, ponendosi sempre alla testa delle iniziative più rischiose e curandosi assai più del rapporto diretto con gli effettivi (assieme ai quali divise sempre rischi e sacrifici) che del rigore dell’impostazione strategica. Il che poté essere sufficiente sinché l’accrescersi della forza e del numero dei reparti, l’estendersi del territorio occupato e l’aumento della pressione nemica non richiesero una politica organizzativa di più largo respiro e un adeguamento della struttura su più impegnative norme di inquadramento militare.”” (pag 671) “”Questa diffidenza si trasformò dapprima in scontento per il comportamento errato – secondo Bisagno – tenuto dal Comando Zona nel primo rastrellamento per divenire poi aperta ostilità allorché si verificò l’accentuarsi di un’azione di propaganda politica all’interno dei reparti, azione che a giudizio di Bisagno si risolveva sostanzialmente a favore del solo partito comunista. Nella sua lettera (vedi cap. 15°) a proposito dei commissari politici, egli assunse quindi una precisa posizione di fronte a tutti i partigiani, mantenendola fermamente nella sincera convinzione di salvaguardare in tal modo “”lo spirito di Cichero””. Attorno a questo dissenso orpai aperto fiorirono prese di posizione e illazioni d’ogni sorta: vi furono lettere di comandanti di formazione, che condividevano il suo atteggiamento critico, i quali lo esortarono a tener duro dichiarandogli la loro solidarietà, ma in febbraio/marzo cominciarono anche a circolare voci malevole, puramente denigratorie, che proponevano di sostituire interamente il Comando Zona mettendo Bisagno al posto di Miro, o sostenevano che Bisagno avrebbe defezionato portandosi dietro tutte le forze della Cichero””. (pag 672)”,”ITAR-110″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume terzo. Documenti e testimonianze.”,”””Il mito del partigiano: ecco quello che è stato Bisagno: combattendo, camminando, cantando, saltando pasti, ma anche dando l’esempio del rigore morale nella cospirazione; nell’essere insieme al commissario l’ultimo quando si facevano le razioni; nell’onestà; nell’amore per i compagni; nello scrupolo continuo di non esporli alla morte (e per questo andava lui a vedere e si metteva avanti a loro) nel dolore per i feriti, i caduti in combattimento, i fucilati. Alla formazione della partigianeria ligure, venuta fuori dalla scuola di Cichero, nata attraverso la lotta e il continuo miglioramento di se stessi, Bisagno diede un contributo essenziale. E i compagni, i comunisti che l’avevano scoperto e valorizzato continuarono ad amare questo giovane partigiano coraggioso e leale, anche quando egli dissentiva da loro. Non è stata, come certi hanno detto, una morte banale la sua. Perché a Bisagno è accaduto quello che è accaduto ad alcuni dei migliori partigiani: di essere passati cioè decine e decine di volte vicini alla morte, di essere scampati al nemico quando già erano stati fatti prigionieri, di essere sfuggiti durante un rastrellamento quando già erano circondati per essere rimasti indietro a coprire i compagni; tanto che sembrava impossibile che potessero morire. Ma era soltanto questo: che essi non potevano morire prima, perché dovevano portare il loro contributo fondamentale alla creazione del movimento partigiano, alla sua organizzazione, al suo miglioramento; dovevano dargli la luce del proprio esempio, del proprio coraggio (…). (Giovanni Serbandini (Bini), 23 maggio 1945)””. (pag 278-279) Partigiani tedeschi (pag 300)”,”ITAR-111″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, scritti di Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Franco GIMELLI Guido LEVI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Non citano né Cervetto né Parodi GIMELLI è nel consiglio direttivo dell’Ilsrec. BATTIFORA è direttore scientifico dell’ ILSREC”,”ITAR-131″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume I.”,”Giorgio Gimelli è nato a Genova il 28 settembre 1926. Nel 1943, ancora studente, aderì al PCI e partecipò alla lotta partigiana nella VI zona operativa. E’ presidente dell’ ANPI di Genova ed è stato eletto consigliere comunale della stessa città (1965)”,”ITAR-275″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, autori del lemmario: Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Donatella CHIAPPONI Franco GIMELLI Guido LEVI Alessio PARISI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Resistenza in Liguria: un fenomeno in crescita. “”Superata la fase iniziale, grazie anche al sostegno dei Cln e del suo organo tecnico militare, il Comitato militare clandestino, dai primi mesi del 1944 le bande partigiane assunsero un assetto più consolidato, cominciando a trasformarsi in formazioni organizzate militarmente e numericamente consistenti grazie all’arrivo in montagna di nuovi ribelli. Secondo una rilevazione effettuata a fine giugno 1944 dai comandi delle brigate Garibaldi, i partigiani della Liguria sarebbero stati circa 3.000 (…) una cifra destinata quasi a raddoppiare a metà luglio (5.800) e a crescere ulteriormente ad agosto, quando il totale avrebbe superato le 8.500 unità. L’andamento bellico può in parte spiegare un tale incremento delle forze resistenziali, galvanizzate dalle notizie della liberazione di Roma (4 giugno) e dello sbarco in Normandia (6 giugno): la convinzione di un imminente sbarco degli alleati sulla costa ligure, preludio all’avanzata decisiva che avrebbe liberato l’Italia e posto fine in breve tempo alla guerra, spinse molti a raggiungere le formazioni partigiane, percepite dai tedeschi e dei loro alleati fascisti come una minaccia sempre più pervasiva e incombente. È significativo che sia i tedeschi sia i fascisti abbiano sopravvalutato la consistenza numerica del nemico e la sua efficienza bellica: nel rapporto di giugno della ‘Militärkommandantur 1007’, organo dell’amministrazione militare di stanza a Genova e avente competenza sull’intera regione, si stimava che le bande partigiane fossero in grado di dominare “”tutto l’entroterra ad eccezione dei capoluoghi di provincia e delle medie e grandi città costiere”” e addirittura che il numero delle armi in mano ai civili fosse “”di gran lunga superiore a quello della Wehrmacht”” (1). Le fonti della Rsi calcolavano in 14.000, una cifra quattro – cinque volte superiore alla realtà, i combattenti nel mese di giugno. A prescindere dalla loro esattezza, queste valutazioni coglievano il dinamismo di un movimento in costante crescita, in grado di dotarsi di strutture sempre più solide e organizzate”” (pag 25-26) [Paolo Battifora, ‘La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d’insieme’]”,”ITAR-334″
“GIMENEZ CABALLERO Ernesto”,”Sindicalismo y socialismo en España.”,”Contiene dedica dell’ autore e ritaglio di giornale.”,”SPAx-035″
“GINER Salvador”,”Historia del pensamiento social.”,”Metodo e interdipendenza dei fenomeni sociali. “”Inoltre, (Montesquieu) inventò un metodo mediante il quale era possibile comprendere l’ apparente caos delle informazioni riguardo alla società: quello delle categorie ideali. Il metodo dei tipi ideali ottiene il suo perfezionamento nel secolo XX, con l’opera di Weber e spazio con l’ uso dei modelli per le ricerche empiriche. Senza dubbio, Montesquieu lo suggerisce per la prima volta; riferendosi a lui è più corretto parlare di categorie sociali che di categorie ideali. Montesquieu considera che la mente può organizzare la molteplicità dei costumi, aspetti e fenomeni sociali in generale in una serie limitata di tipi. Se stabiliamo una tipologia adeguata, esaustiva e agile, vedremo ‘i casi particolari collocarsi in essi da se stessi, le storie di tutte le nazioni non essere senza conseguenza per loro e ciascuna legge particolare essere legata ad altra legge, o dipendere da un’altra più generale'””. (pag 284-285)”,”TEOS-132″
“GINGERAS Ryan”,”Fall of the Sultanate. The Great War and the End of the Ottoman Empire, 1908-1922.”,”Nato a New York, Ryan Gingeras, ha ottenuto il dottorato in storia dall’Università di Toronto nel 2006. È autore di tre libri sulla storia dell’Impero Ottomano e la Turchia, incluso ‘Heir to the Empire: Mustafa Kemal Atatürk’ (2015). Attualmente è associate professor in the Department of National Security Affairs at the naal Postgraduate School in Monterey, CA.”,”QMIP-012-FSL”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia società Stato.”,”GINSBORG, nato a Londra nel 1945, già Prof all’Univ di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-005″
“GINSBORG Paul”,”Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica.”,”GINSBORG Paul, già professore all’Università di Cambridge, insegna Storia dell’Europa contermporanea nella facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-218″
“GINSBORG Paul, a cura”,”Stato dell’Italia.”,”Paul Ginsborg storico, Università di Firenze. Il bilancio politico, economico, sociale e culturale di un paese che cambia.”,”ITAP-028-FL”
“GINSBORG Paul”,”L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato, 1980-1996.”,”Paul Ginsborg, nato a Londra nel 1945, già professore all’Università di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze. È autore di ‘Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988’ (Einaudi, 1989) e ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978). Ha curato anche il volume ‘Stato dell’Italia’ (Il Saggiatore, 1994). “”In gran parte dell’Europa occidentale negli anni ’80 e ’90 era sempre più evidente un declino del processo democratico. I votanti risultavano sempre meno numerosi, il cinismo riguardo alla vita politica e alle motivazioni dei politici era sempre più diffuso, l’idealismo (e non solo l’ideologia) sembrava aver abbandonato la sfera politica. La democrazia, come scriveva Joh Dunn nel 1992, aveva un estremo bisogno di rinnovamento, ma ben poche idee sul da farsi: «Gli analisti delle moderne economie sottolineano spesso l’urgente necessità di reinventare continuamente la capacità d’iniziativa economica, a fronte delle forti tendenze strutturali a creare monopoli, estorcere rendite non guadagnate e proteggere comodi privilegi. Ma abbiamo un senso molto meno chiaro e vivido del continuo bisogno di reinventare la capacità d’iniziativa politica e sociale del mondo in cui viviamo”” (J. Dunn, La democrazia, Venezia, 1995)”” (pag 258)”,”ITAS-244″
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. I. Dalla guerra alla fine degli anni ’50.”,”I “”quarantacinque giorni”” “”I «quarantacinque giorni» ebbero inizio con una serie di grandiose manifestazioin popolari che festeggiavano la fine del regime. Gli stemmi fascisti furono divelti dai monumenti e le scritte cancellate dai muri degli edifici pubblici. Le sedi fasciste vennero prese d’assalto e date alle fiamme. A Milano 4000 operai della Innocenti marciarono attraverso la città inalberando cartelli che chiedevano la fine immediata della guerra. A Genova le donne gettarono ai soldati garofani rossi (5). A queste manifestazioni rispose una repressione brutale. Il re e il maresciallo Badoglio erano determinati a mantenere una dittatura militare, ma al di là di questo non sapevano bene cosa fare. Da una parte volevano la pace, anche perché sapevano che senza di essa sarebbe probabilmente scoppiato un movimento insurrezionale che avrebbe coinvolto sia le truppe combattenti che i civili. Dall’altra erano paralizzati dalla paura della Germania. Il loro intento era quello di temporeggiare, ma di tempo ormai non ce n’era: i negoziati con gli Alleati procedevano lenti, mentre alla Germania si dava assicurazione che l’Italia non avrebbe tradito. Sul fronte interno molte delle prime libere manifestazioni dell’Italia post-fascista finirono tragicamente. A Bari l’esercito uccise ventitre persone e ne ferí settanta sparando sulla folla riunita in piazza Roma. A Milano furono piazzate le migragliatrici ai cancelli dell’Alfa Romo per impedire che gli operai lasciassero la fabbrica e raggiungessero i loro compagni nelle strade. A metà agosto, mentre gli operai di Milano e Torino entravano in sciopero per esigere la pace immediata e la fine dell’alleanza con la Germania, le autorità accettarono di liberare i prigionieri politici, ma nello stesso tempo replicarono con altro sangue e con una nuova ondata di arresti. Il difficile intermezzo dei «quarantacinque giorni» ebbe termine il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio segreto tra l’Italia e gli Alleati. Le clausole erano molto dure: l’Italia doveva arrendersi senza condizioi, non veniva accolta tra gli Alleati e le veniva riconosciuto solo l’ambiguo status di «cobelligerante»”” (pag 8-9) [(5) Su Genova cfr. A. Gibelli, ‘Genova operaia nella Resistenza’, Genova, 1968, p. 45; su Milano il rapporto interno del Pci, non firmato, riprodotto in V. Foa, ‘Sindacati e lotte operaie’, Torino, 1975, pp. 36 sgg; su Roma la relazione dell’informatore di polizia il 30 luglio 1943 citata da S. Colarizi, ‘La seconda guerra mondiale e la Repubblica’, Torino, 1984, pp. 191-92] [La seconda guerra mondiale e la Repubblica, di Simona Colarizi (Autore) TEA, 1996 12,76 € -5% 13,43 €, Simona Colarizi, Editore: TEA, Collana: Storia d’Italia, Anno edizione: 1996, Formato: Tascabile, Pagine: 813 p., ill.] (si trova anche nel vol. 23 della ‘Storia d’Italia Utet] Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-009-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. II. «miracolo economico» agli anni ’80.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-010-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica, 1943-1988.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-012-FSD”
“GINZBERG Eli”,”A World Without Work. The Story of the Welsh Miners.”,”Eli GINZBERG (1911-) è A. Barton Hepburn Professor Emeritus of Economics e Direttore dell’ Eisenhower Center for the Conservation of Human Resourses alla Columbia University. Questo libro è stato scritto prima della 2° guerra mondiale”,”MUKx-090″
“GINZBERG Siegmund / ZANCA Aldo / TISO Aida”,”Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (Ginzberg) / Parlamento borghese e rivoluzione socialista in Lenin (Zanca) / Rileggendo Lenin: l’emancipazione della donna (Tiso).”,”Marx metodo realtà-pensiero (pag 100-101) “”Se nell”Ideologia tedesca’ la critica di Marx si rivolge principalmente alle “”forme illusorie”” della coscienza umana, alle “”frasi”” dei giovani hegeliani che “”non combattono il mondo realmente esistente quanto combattono le frasi di questo mondo”” (29) e ne deduce che “”la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia”” in quanto esse “”non hanno storia, non hanno sviluppo”” autonomo, “”ma sono gli uomini che sviluppano la loro produzione e le loro relazioni materiali”” e su questa base sviluppano “”la ‘loro’ coscienza”” (30), negli scritti successivi (nei manoscritti preparatori del ‘Capitale’ e della ‘Storia delle teorie sul plusvalore’) l’ideologia stessa viene presa in considerazione come realtà che si sviluppa e ci si sofferma su di essa in quanto ‘riflesso, documento’ di fasi determinate della ‘storia’ della realtà sociale complessiva. La ‘critica dell’economia politica’, pur esponendo le categorie economiche in un ordine ‘logico’, inverso alla loro relazione ‘naturale’, corrispondente alla successione dello sviluppo ‘storico’, si fonda su un’analisi (critica) delle teorie economiche. “”In realtà, io, in privato, ho cominciato a scrivere il Capitale proprio nell’ordine inverso (iniziando con la terza parte di carattere storico) rispetto a quello in cui viene presentato al pubblico”” (31). Ben lungi dal ‘respingere’ l’economia politica borghese in seguito ad una “”rottura epistemologica”” con essa, Marx, dopo aver individuato differenti livelli nell’ambito di questa (ad es. economia “”classica”” ed economia “”volgare””) procede all’individuazione dei legami tra teoria economica e oggettiva ‘realtà’ economico-sociale, e quindi delle corrispondenze reali delle illusioni, interpretazioni feticizzanti e contraddizioni che si manifestano nel pensiero. Certo, osserva Marx, “”è più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose [ideologiche, ecc.] che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate””. Procedere insomma direttamente dall’indagine della “”cosa in sé””, individuare il ruolo che ‘nella realtà’ ha il pensiero, piuttosto che ciò che ‘nel pensiero’ si richiama alla realtà. “”Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico, I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienza naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte ed ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” (32).”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] (pag 100-101) [(29) K. Marx, F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, trad. ital. di F. Codino, Roma, 1958, p. 16; (30) Ivi, p. 23; (31) K. Marx F. Engels, Briefe über “”Das Kapital””, Berlin, 1954, p. 134 (trad. it. in ‘Lettere sul Capitale’, Roma, 1969, p. 43, lettera di Marx a S. Schott, 3 nov. 1877; (32) K. Marx, Il Capitale, trad. it.. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 414-15, nota] (pag 100-101) Sul processo del pensare “”[…] nella lettera a Kugelmann dell’11 luglio 1868, si trova il passo seguente: “”E’ vero d’altra parte che la ‘storia della teoria’ comprova, come giustamente lei ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso ‘un processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo e dunque anche dell’organo con cui pensa. Tutto il resto sono ciancie (28)”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] [(28) K. Marx, Lettere a Kugelmann, trad. ital. di C. Julg, Roma, 1950, p., 79]”,”LENS-239″
“GINZBERG Siegmund”,”Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni.”,”””Uno sguardo ai ‘Quaderni filosofici’ può apportare qualche chiarimento sul metodo di Lenin e sul suo richiamarsi a quello di Marx. Annotando la ‘Scienza della logica’ di Hegel sul rapporto legge / fenomeno, Lenin osserva, da una parte, la correlazione “”fenomeno = interezza, totalità”” “”legge = parte”” (8) aggiungendo che “”il fenomeno”” è più ricco della legge””, dall’altra, successivamente, che “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ (NB) (…) – ‘dalla’ verità, ma si avvicina ad essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto'”” (Qf. p. 157). Se la legge è più “”profonda”” e il fenomeno è “”più ricco””, la realtà però è unità di questi due momenti “”‘e’ concreta ‘e’ astratta, ‘e’ fenomeno ‘e’ essenza, ‘e’ momento ‘e’ rapporto’ (p. 193). Nel commentare Hegel sul “”problema dell’essenza versus il fenomeno”” Lenin ha presente il ‘Capitale’ e il problema del rapporto tra “”prezzo e valore”” e tra “”salario e prezzo della forza lavoro”” (Qf. p. 342). Probabilmente egli ha qui in mente il capitolo XVII del ‘Capitale’ in cui Marx affronta la “”Trasformazione in salario del valore e rispettivamente del prezzo della forza-lavoro””. Qui nella metamorfosi in ‘forma fenomenica’ di ‘salario’ (valore e prezzo del ‘lavoro’ stesso) del ‘rapporto sostanziale’ che in essa si manifesta (valore e prezzo della ‘forza-lavoro’) Marx individua il fondamento di tutte le mistificazioni del modo di produzione capitalistico. Ma i due termini (forme fenomeniche e rapporti sostanziali) non stanno affatto in una relazione del tipo di quella che intercorre tra ‘vero’ e ‘falso’. Anche le apparenze, le forme fenomeniche hanno radici reali: “”(…) queste espressioni immaginarie derivano dagli stessi rapporti di produzione. Sono categorie di ‘forme fenomeniche’ di ‘rapporti’ sostanziali”” (9). Per queste forme “”vale quel che vale per ‘tutte le forme fenomeniche’ e per il loro sfondo nascosto. Le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità, come ‘forme’ correnti ‘del pensiero’, il rapporto sostanziale deve essere ‘scoperto’ dalla scienza”” (10). Ma una volta svelato l’arcano di questa forma fenomenica, Marx passa a considerare “”il movimento reale del salario””. Ed è sostanzialmente sull’incomprensione del carattere ‘dialettico’ del rapporto tra essenza e fenomeno, astratto e concreto, logico e storico che si fonda – notiamo tra parentesi, anche se non intendiamo affrontare qui il tema – tutta la polemica che da Böhm-Bawerck ad oggi si è soffermata sulla “”contraddizione”” tra I e III libro del ‘Capitale a proposito della trasformazione dei ‘valori’ in ‘prezzi’ di produzione.”” (pag 243-244-245) [Siegmund Ginzberg, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni] [(in) Critica marxista, Roma, anno 9 n° 5-6 settembre-dicembre 1971] [(8) Lenin, Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, in Opere, v. 38, p. 143 (Qf); (9) K. Marx, ‘Il Capitale’, trad. it. R Panzieri, Roma, Editori Riuniti, 1970, Libro I, v. I, p. 587; (10) Ivi, p. 592]”,”LENS-240″
“GINZBERG Siegmund”,”Il marxismo nel mondo. Il Lenin di Lukacs – Il pensiero di Lenin – Leninismo e rivoluzione socialista.”,”Il ‘Lenin’ di Lukacs è del 1924, e le “”scomuniche”” di Deborin sulla Pravda e di Rudas sono di alcuni mesi successive (pag 223). Scritto “”di transizione”” e come osserva Lukacs “”puro prodotto degli anni ’20″”.”,”LENS-002-FB”
“GINZBURG Andrea a cura; scritti di Piercy RAVENSTONE Thomas HODGSKIN William THOMPSON John GRAY John Francis BRAY”,”I socialisti ricardiani.”,”Dall’introduzione di Andrea Ginszburg: “”A partire dal momento in cui iniziò a svilupparsi in Inghilterra un movimento socialista ispirato al marxismo che mostrava – rilevano i Webb, prendendone le distanze, “”accanto a idee moderne””, “”una spiccata recrudescenza dei progetti caratteristici dell’owenismo rivoluzionario del 1833-34″” (11) ivi compresa la rivendicazione del diritto dei lavoratori all’intero prodotto del lavoro – il contrasto tra due concezioni che si definiscono entrambe “”socialiste”” diventa sempre di più anche contrapposizione di due indirizzi teorici che si collegano l’uno a Ricardo (e a Marx) e l’altro a Jevons (12). Inoltre, a partire da quel momento, come ha osservato Hobsbawm (13) il dibattito su Marx (con la rilevante eccezione di un noto e influente articolo di Wicksteed (14)) si carica di “”isterica ansietà””: si cerca “”di screditarne e di rifiutarne l’opera prima ancora di comprenderla””. La “”riscoperta”” di W. Thompson e degli altri autori operata da Foxwell – amico e seguace di Jevons ma anche esponente di quel “”frammento”” inglese della scuola storica tedesca che fa capo a William Ashley – avviene sotto il segno di queste contrapposizioni. Presentando a un pubblico inglese l’opera di A. Menger, Foxwell intende mostrare – riproponendo una polemica già presente in Germania (15) – che Marx non solo non ha apportato contributi originali, ma ha saccheggiato, senza citarle, le opere dei “”socialisti”” inglesi (16). Affermando che “”fu Ricardo, e non Owen, a fornire la reale, effettiva ispirazione al socialismo inglese”” (introduzione, cit., p. LXXXIII), egli non esprime solo un’opinione, che verrà da qualcuno contestata (17), circa il rapporto fra il pensiero di Ricardo e le opere di queli autori”” (pag XIV-XV) [dall’introduzione di Andrea Ginszburg] [Andrea Ginzburg a cura; scritti di Piercy Ravenstone, Thomas Hodgskin, William Thompson, John Gray, John Francis Bray, I socialisti ricardiani, Isedi, Milano, 1976] [(11) S. e B. Webb, Storia delle Unioni operaie in Inghilterra, Utet, Torino, 1913; p. 353; (12) La contrapposizione della “”nuova”” teoria marginalista a quella ricardiana è netta in Jevons e nei jevoniani (come Cannan), mentre è assai più sfumata o inesistente in Marshall (…); (13) Cfr. “”Dr Marx and the Victorian Critics””, cit., p. 245; (14) “”Das Kapital: a criticism”” apparso sul periodico socialista ‘To-day’, ottobre 1884, ripubblicato insieme al commento di G.B. Shaw e alla replica di Wicksteed in ‘The common sense of political economy and selected papers and reviews’, a cura di L. Robbins, London, 1933, vol. II, pp: 705-33); (15) Si vedano, per echi di questa polemica, la prefazione al II libro del ‘Capitale’ di F. Engels (1893), la prefazione di Engels alla 1° ed. tedesca di ‘Miseria della filosofia’ (1894) e l’introduzione di Kautsky al vol. III della ‘Storia delle teorie economiche’ (1910); (16) Foxwell giunge a inserire in appendice all’opera di Menger la prefazione di Marx a ‘Per la critica dell’economia politica’. Egli intende dimostrare (cfr. p. CIII) che essa, a differenza “”dell’attacco di Marx a Proudhon di dodici anni prima”” (in ‘Miseria della filosofia’), non contiene alcun riferimento alla “”scuola socialista inglese”” (…); (17) Cfr. per esempio M. Blaug, ‘Ricardian economics’, Yale Univ. Press, New Haven, 1958, p. 148 (…)]”,”SOCx-023-FF”
“GINZBURG Carlo”,”Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500.”,”in apertura: dedica manoscritta di Carlo Ginzburg a Jacques Le Goff. (Parigi, 10.5.1978) Carlo Ginzburg, nato a Torino enl 1939, ha insegnato a Bologna. Ha pubblicato tra l’altro vari saggi su folklore, magia, religione (v. Storia d’Italia Einaudi) e ‘Il nicodemismo. Simulazione e dissimulazione religiosa nell’Europa del ‘500’, 1970.”,”STOS-031-FSD”
“GIOANOLA Elio”,”Il decadentismo.”,”””Sostanzialmente l’ Ermetismo è la cosciente e decisa accettazione da parte della cultura letteraria italiana delle fondamentali scoperte della poesia decadente, francese e anglosassone (notevole è infatti l’ influenza di Eliot). Ungaretti e soprattutto Montale hanno operato, dopo la preparazione dei crepuscolari, dei futuristi e dei primi lirici nuovi come Campana, Rebora, Sbarbaro, una decisa annessione alla nostra lirica dell’ idea di “”poesia pura””, al di là ormai di ogni polemica e di ogni compromesso con le forme stilistiche tradizionali, in una dimensione ormai apertamente europea”” (pag 126)”,”VARx-081″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,””Il rinnovamento civile d’Italia’ del Gioberti è stato chiamato l’ errata-corrige del ‘Primato’ mentre non è che la continuazione logica che sbocca in una sistemazione originale e profonda della politica italiana’ (dall’ introduzione di G. SAITTA).”,”ITAB-072″
“GIOBERTI Vincenzo, a cura di Enzo BONAVENTURA”,”Introduzione allo studio della filosofia. Pagine scelte.”,”””Lo spirito umano, fin dal primo esercizio delle sue forze, qual essere pensante, conobbe l’ Idea, come principio di cognizione, apprendendola con un intuito immediato, che è l’ effetto di essa Idea, come principio creativo””. (pag 71) Critica di Lutero e Cartesio. “”Cartesio diede lo sfratto a ogni tradizione religiosa e scientifica: si fece scettico a fine di credere: negò l’ Idea, e si accinse a rifarla coll’ opera del senso interiore. Questo spensierato ardimento partorì il psicologismo e il sensismo, come due gemelli ad un corpo; dai quali, poco stante, uscirono il materialismo, il fatalismo, l’ immoralismo, l’ ateismo, l’ idealismo, il panteismo, lo scetticismo, e gli altri mostri o ludibrii della filosofia moderna, che misero in fondo la scienza, riducendola alla nullità presente. La filosofia è morta, o per dir meglio, la vera filosofia non vive più altrove, che nella religione.”” (pag 72-73)”,”FILx-356″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,”Esortazione ai giovani. “”Ma come ristorar le lettere, le speculazioni e la scienza civile, senza buoni e profittevoli studi? E come lo studio può esser buono, se non è faticoso? Come può essere di profitto, se versa tutto nei giornali e nei tritumi? Se i buoni libri si trascurano o si leggono sbadatamente? Se non son fecondati dal lavoro interno di chi legge e affinati nel crogiuolo dell’ esame, della meditazione e della critica? Lasciate gli studi leggieri e le letture frivole ai damerini e alle donzelle. Addestratevi alla ginnastica dell’ intelletto, come a quella dell’animo e della membra. Sprezzate gli acquisti facili: amate e proseguite il difficile in ogni cosa; perché arduo e travaglioso in ogni genere è l’ apparecchio e il compito della creazione””. (pag 246)”,”TEOP-322″
“GIOIA Melchiorre, a cura di Attilio LO-MONACO APRILE”,”Vicende della lotteria sociale. La bilancia delle ricompense.”,”Questione morale. Dopo la battaglia e la sconfitta di Canne il senato romano rese grandi onori a Varrone, non tanto perché meritasse tanta ricompensa ma per rianimare il coraggio nei cittadini abbattuti. (pag 48) pag 50 “”Atene. Le persone, i cui costumi erano riprensibili, non potevano, parlare in pubblico sugli affari dello stato. Il padre che non aveva fatto imparare un mestiere a suo figlio, non aveva diritto, come si disse, d’essere da esso mantenuto nella sua vecchiezza””. (pag 73)”,”STAx-185″
“GIOJA Melchiorre [GIOIA]”,”Elementi di filosofia ad uso delle scuole esposti da Melchiorre Gioja, autore del ‘Trattato del merito e delle ricompense’. Tomo Primo.”,”””Bonnet diceva: ‘Cherchons le fait: voyons ce qui en résulte: voilà notre philosophie’ (Oeuvres, tom. XVII)”” Biografia. “”Di tutte le maniere per eludere, la più decisiva per la cattiva fede consiste nel rappresentare l’argomento del suo avversario sotto un falso punto di vista, fargli dire ciò che non disse, e fingere di rispondergli travestendo la sua opinione”” (pag 256) Melchiorre Gioia (Piacenza, 20 settembre 1767 – Milano, 2 gennaio 1829) è stato un economista, politico e intellettuale italiano. Indice 1 Biografia 2 Il “”Nuovo Galateo”” 3 Le critiche di Antonio Rosmini 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Dopo gli studi nel Collegio Alberoni veste l’abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero tutt’altro che ortodosso tanto in filosofia, per l’influenza dell’utilitarismo di Jeremy Bentham, dell’empirismo di John Locke e del sensismo di Étienne Bonnot de Condillac, quanto in teologia per l’influenza del pensiero di Giansenio. Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema “”Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia””, con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un’Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. La notizia del premio ricevuto gli giunge però in carcere: nel frattempo Gioia è stato infatti arrestato per aver celebrato a scopo di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee politiche giacobine a renderlo inviso all’autorità. Gioia viene scarcerato nello stesso anno 1797 grazie alle pressioni di Napoleone Bonaparte, e ripara a Milano. Il Trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all’Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa. Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (“”Il Monitore Italiano”” con Ugo Foscolo, “”Il Censore””, “”La Gazzetta nazionale della Cisalpina””, “”Il Giornale filosofico politico””), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono. È dalle colonne del “”Giornale Filosofico Politico”” che nel 1799 scrive una lettera aperta al duca Ferdinando d’Asburgo Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere nel 1796; nello stesso anno però Napoleone Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi Ligure e Melchiorre Gioia viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese nella Battaglia di Marengo. Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina: l’anno successivo pubblica il trattato “”Sul commercio de’ commestibili e caro prezzo del vitto”” , ispirato dai tumulti per il rincaro del pane, e “”Il Nuovo Galateo””. Nel 1803 viene rimosso dalla carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo trattato “”Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d’organizzarla””. L’apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla direzione dell’ufficio di statistica: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall’incarico. Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: il “”Nuovo prospetto delle scienze economiche”” (1815 – 1819), il trattato “”Del Merito e delle Ricompense”” (1818 – 1819), “”Sulle manifatture nazionali”” (1819), “”L’ideologia”” (1822): gli ultimi tre libri vengono messi all’indice e il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, con Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, per aver cospirato contro l’Austria partecipando alla setta carbonara dei “”Federati””. Dopo quest’ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo austriaco, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, “”La filosofia della statistica”” (1826). Muore a Milano nel 1829. Il “”Nuovo Galateo”” [modifica] Testo fondamentale nella storia dei Galatei, il “”Nuovo Galateo”” di Gioia fu scritto per contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina.Il testo conosce ben tre edizioni. La prima del 1802 si sofferma in particolar modo sulla definizione laica di “”pulitezza”” intesa come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro stessi. È divisa in tre parti: “”Pulitezza dell’uomo privato””, “”Pulitezza dell’uomo cittadino””, “”Pulitezza dell’uomo di mondo””. Nella seconda edizione del 1820, Gioia ridimensiona il concetto di “”pulitezza”” come l’arte di modellare la persona, le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l’altrui stima ed affezione. La vecchia ripartizione fu sostituita da: “”Pulitezza Generale””, “”Pulitezza Particolare””, “”Pulitezza Speciale””. La terza edizione risale al 1822 dove Gioia, a differenza dell’edizioni precedenti, enfatizza l’importanza del concetto di ragione sociale, considerato dall’autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace sociale mediante le buone maniere. Le critiche di Antonio Rosmini [modifica] La pretesa di Melchiorre Gioia di proporre un nuovo codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, e la disinvoltura con cui Gioia richiedeva, abitualmente, sussidi e regali dai titolari del potere politico per elogiarne, nelle proprie pubblicazioni periodiche, le benemerenze, indussero il più severo censore dei costumi italiani del suo tempo, l’abate Antonio Rosmini, a dichiararlo pubblicamente un “”ciarlatano””. [1] Note [modifica] ^ Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell’antica strada consolare , Il Sole 24 ore – Edagricole, Bologna 2003, pag. 224 Bibliografia [modifica] Piero Barucci, Il pensiero economico di Melchiorre Gioia, Milano, Giuffre, 1965 (Biblioteca della rivista Economia e storia; 15) Manlio Paganella, Alle origini dell’unità d’Italia: il progetto politico-costituzionale di Melchiorre Gioia, Milano, Ares, 1999 (Faretra; 25) Luisa Tasca, “”Galatei. Buone maniere e cultura borghese nell’Italia dell’Ottocento””,Firenze, Le Lettere, 2004 (Wikip)”,”FILx-435″
“GIOLITTI Giovanni”,”Memorie della mia vita. Con uno studio di Olindo Malagodi.”,”[La guerra europea. ‘Io avevo invece la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, e tale convinzione manifestavo liberamente a tutti i colleghi della Camera coi quali ebbi occasione di discorrerne. A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra; i quali, avendo una popolazione di oltre centoventi milioni potevano mettere sotto le armi sino a venti milioni di uomini; che l’esercito dell’Inghilterra, di nuova formazione, sarebbe stato in piena efficienza, come dichiarava lo stesso governo inglese, solamente nel 1917; che il nostro fronte, sia verso il Carso, sia verso il Trentino, presentava difficoltà formidabili. Osservavo d’altra parte che atteso l’enorme interesse dell’Austria di evitare la guerra con l’Italia, e la piccola parte che rappresentavano gli italiani irredenti in un Impero di cinquantadue milioni di popolazione, si avevano le maggiori probabilità che trattative bene condotte finissero per portare all’accordo. Di più consideravo che l’Impero Austro-ungarico, per le rivalità fra l’Austria ed Ungheria, e soprattutto perché minato dalla ribellione delle nazionalità oppresse, slavi del sud e del nord, polacchi, czechi, sloveni, rumeni, croati ed italiani, che ne formavano la maggioranza, era fatalmente destinato a dissolversi, nel qual caso la parte italiana si sarebbe pacificamente unita all’Italia. Inoltre, ricordando le peripezie della Russia durante la guerra col Giappone, e la violenta rivoluzione scoppiata dopo quella guerra, a me pareva dubbio che ad una guerra di molti anni quell’Impero potesse resistere. All’intervento degli Stati Uniti di America, che fu poi la vera determinante di una più rapida vittoria, allora nessuno pensava, né poteva pensare. Ciò che era facile prevedere erano gli immani sacrifici d’uomini che avrebbe imposti la guerra per la terribile sua violenza, dati i nuovi, potenti e micidiali mezzi di offesa e di difesa che la scienza e la tecnica moderna avevano inventati e che allora erano già messi in opera sul fronte francese e sul fronte russo; come era facile prevedere che un conflitto così tremendo avrebbe segnata la totale rovina di quei paesi ai quali non avesse arriso una completa vittoria. Oltre a ciò una guerra lunga avrebbe richiesto colossali sacrifizi finanziari, specialmente gravi e rovinosi per un paese come il nostro, ancora scarso di capitali, con molti bisogni e con imposte ad altissima pressione. Consideravo ancora che la guerra assumeva già allora il carattere di lotta per la egemonia del mondo, fra le due maggiori Potenze belligeranti, mentre era interesse dell’Italia l’equilibrio europeo, a mantenere il quale essa poteva concorrere solamente serbando intatte le sue forze’ (pag 522-523, II volume)]”,”ITAA-028″
“GIOLITTI Antonio a cura, testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov.”,”Testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”RUST-070″
“GIOLITTI Antonio”,”Riforme e rivoluzione.”,”””Non bisogna però parlare mai, almeno pubblicamente, degli errori proprie e altrui, se non si pensa di ricavarne qualcosa di utile; perciò io voglio introdurre qui alcune osservazioni pertinenti”” (Goethe, Dichtung und Wahrheit, X) (in apertura) L’espediente tipico del revisionismo opportunista. La deformazione dei testi. “”S’illudeva davvero il partito socialdemocratico tedesco quando credeva di poter disinvoltamente eludere i problemi teorici e politici della conquista del potere manipolando l’introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx in modo tale da far del suo autore “”un pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””, come scriveva lo stesso Engels a Kautsky il 1° aprile 1895 protestando indignato per l’adulterata pubblicazione sul “”Vorwärts””. A sessantadue anni di distanza quei problemi sono ancora un ‘hic Rhodus’ per il movimento operaio. Non valse, allora la protesta di Engels a squalificare definitivamente quell’espediente tipico del “”revisionismo opportunista””, il quale sempre ricorre – per alterare la sostanza facendo mostra e vanto di fedeltà ai principî – alla deformazione dei testi, alla interpretazione tendenziosa, alle citazioni di comodo. Neppure la successiva pubblicazione sulla “”Neue Zeit”” ripristinò il testo integrale di Engels, al quale pertanto credette di potersi richiamare Eduard Bernstein per giustificare il suo proclamato “”revisionismo””. Ma questo aveva, appunto, almeno il merito di essere dichiarato. Ad esso perciò possiamo riferirci come a una posizione ben definita, responsabile e non evasiva, nella storia del movimento operaio marxista”” [Antonio Giolitti, Riforme e rivoluzione, 1957] (pag 7)”,”TEOC-027-FPA”
“GIOLITTI Antonio”,”Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni.”,”””Sitôt que quelqu’un dit des affaires de l’Etat: ‘Que m’importe?’ on doit compter que l’Etat est perdu”” J.J. Rousseau, Du contrat social, libro III, cap. XV “”Il destino è la politica”” (Napoleone a Goethe, Erfurt, 2 ottobre 1809) (in apertura) “”Giolitti scrive per la nipote e per il lettore di questo libro e conduce un inatteso elogio della politica, rivendicando una dignità di questa “”professione”” spesso ridotta ad occupazione del potere (…)”” Antonio Giolitti, nato a Roma nel 1915, nipote di Giovanni Giolitti, dopo aver preso parte all’attività antifascista clandestina e alla guerra partigiana, è stato deputato per il partito comunista alla Costituente e alla Camera fino al 1957. Nel 1957 è uscito dal PCI passando poi al partito socialista, per il quale é stato deputato fino al 1977. Negli anni 1963-64 e nel 1970-74 ha partecipato ai governi di centro-sinistra come ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dal 1977 al 1985 ha fatto parte della Commissione delle Comunità europee. Nel 1987 è stato eletto senatore come indipendente di sinistra. La crisi del 1956. “”Non attenuava la portata delle rivelazioni di Krusciov, pur riconoscendo i limiti della sua analisi, l’articolo di Pietro Nenni su ‘Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo’ pubblicato (…) su “”Mondo Operaio””: che tuttavia concludeva con una apertura e un invito riguardo alla «rivendicazione accennata dal compagno Togliatti (nell’intervista a «Nuovi Argomenti») di una sempre maggiore autonomia di giudizio dei comunisti nei confronti dell’esperienza sovietica, che è un fatto nuovo, indicativo della necessità per i comunisti di ricercare le vie di un diverso e proprio sviluppo e suscettibile di importanti sviluppi, ove non sia dettato da preoccupazioni contingenti tattiche. E’ chiaro che un comunismo sganciato da Mosca, come del resto un comunismo senza la Internazionale Comunista, non sarebbe più il comunismo degli ultimi trentasei anni quando determinò la scissione del movimento socialista tradizionale». Quell’invito doveva rimanere inascoltato. Il Pci doveva inchinarsi al richiamo all’ordine del comitato centrale del Pcus, la cui ‘Risoluzione sulle origini e le conseguenze del culto della personalità’ veniva pubblicata integralmente su «l’Unità» del 4 luglio. Vi si poteva leggere che: “”nella intervista ricca di contenuto e interessante del compagno Togliatti alla rivista «Nuovi Argomenti», accanto a molte conclusioni molto importanti e giuste, vi sono anche affermazioni sbagliate. In particolare, non si può essere d’accordo con la questione sollevata dal compagno Togliatti, se la società sovietica non sia giunta a certe forme di degenerazione. Non vi è nessun fondamento per sollevare tale questione””. Seguiva un lungo capitolo sotto il titolo ‘E’ falso che il culto della personalità di Stalin sia stato generato dallo stesso sistema sovietico. I soviet come nuova forma democratica del potere statale’. Ma pochi giorni prima a Poznan gli operai erano insorti contro quel potere statale e la polizia comunista aveva sparato e ucciso. Togliatti esprimeva il suo giudizio con un articolo su «l’Unità» del 3 luglio intitolato ‘La presenza del nemico’, nel quale impartiva questo ammonimento: «Il nemico esiste. E’ forte, attivo, è senza pietà. E’ tuttora potente fuori del nostro campo e non manca di forze e di punto di appoggio nel nostro campo stesso. I fatti accaduti a Poznan ce lo ricordano con particolare energia». Il segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, reagisce e «l’Unità» del 21 ottobre deve pubblicare questa dichiarazione: «Gli operai di Poznan non hanno protestato contro il potere popolare, contro il socialismo, quando sono usciti nelle strade: essi hanno protestato contro il male che si è esteso largamente nel nostro regime sociale e che ha colpito dolorosamente anche loro, contro le deformazioni dei principi fondamentali del socialismo, che è la loro idea. Una grande ingenuità politica sarebbe il tentativo di presentare la tragedia di Poznan come opera di agenti imperialisti e di provocatori». Tre giorni dopo lo stesso giornale doveva uscire con un titolo a tutta pagina: ‘Scontri nelle vie di Budapest provocati da gruppi armati di controrivoluzionari’; e il giorno successivo: ‘Le bande controrivoluzionarie vengono costrette alla resa dopo i loro sanguinosi attacchi contro il potere socialista’; cui faceva ‘pendant’ il titolo dell’editoriale: ‘Da una parte della barricata a difesa del socialismo’ (direttore del giornale era allora Pietro Ingrao). Mi collocai subito dall’altra parte della barricata. Però quando si trattò di presidiare una notte il palazzo di via Botteghe Oscure contro la minaccia di un’aggressione di fascisti feci anch’io volontariamente un turno di guardia sulla terrazza. Eravamo armati di mattoni e pietre (neppure olio bollente!) da gettare in strada sulla testa di eventuali aggressori”” (pag 96-97)”,”ITAC-152″
“GIOLITTI Antonio; COLLETTI Lucio”,”Sul rapporto tra economia e politica: un inizio di discussione. ‘Le basi scientifiche della politica economica’ (Giolitti); ‘Il concetto di lavoro in Marx’ (Colletti).”,”””(…) [C]he ogni prodotto, ogni «bene economico» sia «risultato del lavoro umano» nella sua applicazione alla natura, questo è vero per ‘ogni’ società. Filare cotone o mietere grano comporta un’erogazione di forza lavorativa umana sotto tutti i cieli e in ogni tempo: costa dispendio di energia sia a Cincinnato che al servo della gleba o al colcosiano. «Il lavoro fonte di ogni ricchezza di ogni civiltà» è una «frase, – dice Marx, – che si trova in tutti i sillabari, e in tanto è giusta in quanto è sottinteso che il lavoro si esplica con i mezzi e con gli oggetti che si convengono» (1). Come avverte il ‘Capitale’, «il lavoro come formatore dei valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediare il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini» (I, I, p. 55). Di esso quindi è superfluo occuparsi (anche se ne trattano Rodbertus, Wagner e molti economisti «volgari»), per i semplice fatto che questo lavoro, il lavoro «in generale», qui non è altro che l’elemento comune a ‘ogni’ lavoro concreto in quanto esso sia «dispendio di forza lavoro umana in forma specifica e definita dal suo scopo», in quanto cioè esso abbia la qualità di lavoro concreto utile che produce ‘valori d’uso’. Esso ci dà l’elemento generale che accomuna tra loro attività così disparate come: respirare, lavare, filare, arare, seminare e persino amare, nella misura, almeno, in cui questa attività si spinga a tanto da implicare un’erogazione di energia. Ma, se le cose stanno veramente a questo modo, quand’è allora che ‘il’ lavoro, il lavoro «in generale», come dispendio di forza-lavoro umana, diviene ‘scientificamente’ interessante? Lo diviene, solo ed ‘esclusivamente’, in una società in cui le cose siano regolate in modo tale che la stragrande maggioranza dei lavori ‘utili’, cioè il dispendio ‘concreto’ di forza-lavoro, avvenga ‘non’ al ‘fine’ di produrre stivali, spilli, tela, grano ecc., ossia valori d’uso, ma per produrre valori d’uso come ‘mezzo’ di esistenza del ‘valore’; in cui, cioè, il prodotto del lavoro sia solo strumento perché in esso si ‘fissi’ o si ‘assorba’ la forza-lavoro, erogata poco importa in occasione di che. In questo caso, l’astrazione «lavoro», il lavoro «in generale», ossia il non tener conto della forma ‘concreta’ del lavoro (cioè se esso sia arare o filare) non è più una parola o una vuota astrazione ma è un’astrazione scientifica o determinata, ossia – come dice Marx – ‘praktisch wahr’, proprio perché costituisce l’unico modo di tener conto della differenza specifica, cioè del carattere reale che ha il lavoro in questa società (2). Essa cioè corrisponde (entspricht) a ‘un’ regime sociale in cui i modi concreti del lavoro sono indifferenti, non cioè fine ma mezzo; e precisamente: i lavori concreti ‘mezzi per erogare’ forza-lavoro, i prodotti dei lavori concreti ‘mezzi per assorbire’ o fissare quest’energia spesa. Qui «l’astrazione del lavoro in generale non è soltanto – dice Marx – il risultato mentale di una concreta totalità di lavori», cioè il frutto di una generalizzazione, perché, in questo caso, «l’indifferenza verso un lavoro determinato corrisponde a una forma di società in cui gli individui passano con facilità da un lavoro ad un’altro e in cui il genere determinato del lavoro è per essi fortuito e quindi indifferente. Il lavoro qui è divenuto non solo nella categoria, ma anche nella realtà, il mezzo per creare in generale la ricchezza, ed esso ha cessato di concrescere con l’individuo come sua destinazione particolare. Un tale stato di cose – egli continua – è sviluppato al massimo nella forma d’esistenza più moderna delle società borghesi, gli Stati Uniti. Qui, dunque, l’astrazione della categoria “”lavoro””, il “”lavoro in generale””, il lavoro ‘sans phrase’, che è il punto di partenza dell’economia moderna diviene ‘per la prima volta’ praticamente (cioè scientificamente) vera» (3)”” (pag 25-26) [Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, in ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, 1948, p. 225; (2) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 54, osserva che il lavoro astratto qui «non è un’astrazione arbitraria, perché è piuttosto, come giustamente osserva Lukács, un’astrazione che appartiene all’essenza del capitalismo». Marx, ‘Capitale’, I, I, Roma, 1951, p. 81: «…entro questo mondo il carattere generalmente umano del lavoro costituisce il suo carattere specificamente sociale»; (3) Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Roma, 1954, p. 44] [Lucio Colletti, ‘Il concetto di lavoro in Marx’, Passato e Presente, Roma, n. 1, gennaio-febbraio 1958]”,”TEOC-002-FGB”
“GIOMI Valentino”,”Note intorno alla storiografia sul sistema bancario italiano: il caso della Banca d’Italia.”,”Una panoramica degli autori e dei libri dedicati alla storia del sistema bancario italiano e alla banca d’Italia”,”STOx-238″
“GIONFRIDA Alessandro”,”Missioni e addetti militari italiani in Polonia (1919-1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico.”,”GIONFRIDA Alessandro è nato a Roma nel 1964. Nel 1989 si è laureato presso l’Università di Roma La Sapienza in Lettere moderne con indirizzo storico. Nel 1995 si è diplomato presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari di Roma, come archivista paleografo. Presta servizio presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito come archivista di stato. (1996) Rapporti Italia Polonia in Prima Guerra mondiale (pag 49-50) “”I Comitati pro Polonia cercarono anche di influenzare direttamente il mondo politico italiano. Su loro suggerimento l’onorevole Luigi Montresor, il 7 dicembre 1915, presentò al parlamento italiano una mozione, firmata da altri diciannove deputati, con la proposta di aggiungere l’indipendenza della Polonia tra gli obiettivi di guerra italiani. La stessa mozione, che non era stata ammessa alla discussione, fu ripresentata dal Montresor, insieme ad altri trentanove deputati, un anno dopo, il 5 dicembre 1916 e, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio Boselli a favore dell’indipendenza della Polonia, fu di nuovo ritirata per riguardo all’alleato russo. Il governo italiano, alleato con l’impero asburgico e, dopo il maggio 1915, alleato con la Russia zarista, cercò di non prendere posizioni troppo nette sulla questione polacca. Al contrario, di fronte al proclama congiunto dei due imperatori d’Austria e di Germania del 5 novembre 1916, in cui si auspicava la creazione di uno Stato polacco sui territori strappati alla Russia, l’Italia, sostenuta dai comitati pro Polonia, inviò una protesta ufficiale alle rappresentanze accreditate presso il regio governo, considerando il proclama degli imperi centrali lesivo del diritto internazionale, che escludeva la possibilità di creare nuovi Stati nei territori occupati (85). L’atteggiamento politico italiano, così come quello degli altri membri dell’Intesa, ebbe un mutamento con la caduta del regime zarista. Il 30 marzo 1917, il nuovo governo provvisorio russo, nato dalla Rivoluzione di Febbraio, si rivolse ai Polacchi con un proclama in cui si prometteva la costituzione di uno Stato autonomo comprendente tutte le terre da loro abitate. Il governo italiano, con un telegramma dello stesso Boselli, espresse il suo pieno appoggio a quella iniziativa (86). Inoltre, il 20 giugno 1917, Sonnino, primo tra i ministri degli Esteri dell’Intesa, dichiarò ufficialmente in Parlamento che uno degli obiettivi degli alleati era la restaurazione della Polonia (87). Successivamente, il 30 ottobre 1917, il nuovo governo di unità nazionale, presieduto dall’onorevole Orlando, con Sonnino sempre ministro degli Esteri, riconobbe il ‘Comitato Nazionale Polacco’ (K.N.P.) di Parigi come delegazione ufficiale della Polonia e Konstanty Skirmunt come suo rappresentante (88). Anche durante il ‘Congresso delle Nazioni Oppresse dall’Austria-Ungheria’ (5-10 aprile 1918), organizzato a Roma ddalle autorità governative per indurre i soldati slavi ad abbandonare l’esercito asburgico, la questione polacca, nonostante mancasse la delegazione del K.N.P., fu ricordata favorevolmente da Orlando, che incontrò tutte le delegazioni dei vari popoli slavi presenti al Congresso”” (89). (85) Cfr. S. Sierpowski, L’Italia e la ricostruzione del nuovo Stato polacco, 1915-1921, Roma, 1979 (Accademia polacca delle scienze) p. 7; (86) Ivi, pag. 9; (87) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei Deputati, XXIV, pag. 13545; (88) La Francia aveva riconosciuto il CNP il 20 settembre 1917, la Gran Bretagna il 15 ottobre. L’Italia consegnò le lettere di riconoscimento, indirizzata a Dmowski, il 30 ottobre, nelle mani di Skirmunt, che era giunto in Italia nella primavera del 1917 ed aveva avuto un’udienza con il Papa ed il cardinale Gasparri. Questi fatti accrebbero notevolmente il prestigio di Skirmunt in Italia. Cfr. S. Sierpowski, L’attività indipendentistica dei Polacchi in Italia, p. cit., pagg. 77-78; (89) G. Candeloro, op. cit., vol. VIII, pagg 207-209] (pag 49-50)”,”POLx-042″
“GIORDANI Igino”,”Alcide De Gasperi.”,”””Alcide, per pagar debiti e fronteggiare le difficoltà domestiche dovette lavorare duramente, anche dopo il servizio nella Vaticana. Tradusse, e in parte fece tradurre dalla sorella Marcella e fece copiare dalla moglie, un libro di Fülop-Miller, Segreto della potenza dei gesuiti, uno di Valeriu Marco, su Lenin, uno su Teresa di Konnersreuth, e vari volumi dela Storia dei Papi del Pastor e della Storia della Chiesa di Fliche e Martin”” (pag 111) GIORDANI è stato direttore del reparto catalogo della Biblioteca Vaticana reparto a cui faceva riferimento DE-GASPERI.”,”ITAP-073″
“GIORDANI Igino”,”I protestanti alla conquista d’Italia.”,”GIORDANI Igino “”La penetrazione, favorita dal clima storico europeo, fu in Italia stessa sollecitata, in certo modo, dalle utopie riformistiche di alcuni isolati intellettuali e dirigenti politici, i quali sognavano, una non ben precisata rigenerazione della Chiesa cattolica; i Gioberti, i Ricasoli, i Lanza, i Pantaleoni, il cui sforzo – lo riconobbe Benedetto Croce nella sua ‘Storia d’Italia’, – sarebbe riuscito “”a un rinnovato protestantesimo, distruttore della Chiesa Cattolica””. Ma fu uno sforzo impotente, perché antistorico, dice il Croce; e perché anticattolico, diciamo noi; e la stessa impotenza irretì le operazioni grandi e piccine tentate, con baldanza speranzosa, da chiese Valdesi ed evangelicali varie, specie tra il ’60 e il ’70, messesi a pescare nel nascente anticlericalismo (…)””. (pag 21)”,”RELP-052″
“GIORDANI Igino a cura”,”Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII (1864-1942).”,”Importanza e potenza del cinematografo. (‘Vigilanti con cura’, 29 giugno 1936, Pio XI, ‘Sul cinematografo’) “”E’ indiscutibile che fra i divertimenti moderni il cinematografo ha preso negli ultimi anni un posto d’importanza universale. Nè occorre notare come siano a milioni le persone che assistono giornalmente alle rappresentazioni cinematografiche… finire (pag 398)”,”RELC-014-FV”
“GIORDANI Alessandro”,”Aritmetica di Frege. Teoria delle Serie.”,”Alessandro Giordani professore ordinario facoltà di Lettere e Filosofia Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Filosofia. Docente incaricato per i corsi di ontologia analitica”,”SCIx-309-FL”
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale 1870 – 1992.”,”Il ventennio di BISMARCK, il decennio post-bismarckiano, periodo ante 1° GM, guerra 1° dopoguerra, era della sicurezza collettiva, anni di crisi 1929 – 1933, era di HITLER, 2° GM, fase europea della guerra, dalla guerra europea a quella mondiale, 2° dopoguerra, incerta distensione, KRUSCIOV, NIXON, FORD e REAGAN, dissoluzione URSS.”,”RAIx-031″
“GIORDANO Giuseppe a cura; saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO”,”Gli epistolari dei filosofi italiani (1850-1950).”,”GIORDANO Giuseppe Saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO Contiene il saggio di Giuseppe CACCIATORE: ‘Marxismo e storia nel carteggio Loria-Croce’ (pag 89-113) e il saggio di Antonello GIUGLIANO: ‘Caro Benedetto..’ / ‘Caro Professore…’. A proposito dell’epistolario Labriola -Croce’ (pag 113-128)”,”CROx-034″
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale, 1870 – 1992.”,”Giancarlo Giordano si è laureato in scienze politiche presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ con il prof. Mario Toscano. Ha pubblicato volumi sulla politica estera di Mussolini, la diplomazia di Carlo Sforza, ha curato l’epistolario di Giuseppe Garibaldi. Contiene un capitolo sulla Prima guerra mondiale: ‘Dalla guerra alla pace (1914-1921). La guerra (1914-1918); Gli strumenti della pace (1919-1921) (pag 125-146)”,”QMIx-023-FL”
“GIORDANO Mario”,”Spudorati. La grande beffa dei costi della politica: false promesse e verità nascoste.”,”Mario Giordano (46 anni) è direttore di Tgcom24 (Mediaset). Si occupa di costi e sprechi della politica. Su questi temi ha scritto nove libri.”,”ITAP-235″
“GIORDANO Francesco”,”Storia del Sistema bancario italiano.”,”Francesco Giordano è responsabile dell’Area Pianificazione, Strategie e Studi del Gruppo UniCredit. In precedenza ha svolto l’attività di economista presso Credit Suisse First Boston, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Standard and Poor’s.”,”ITAE-122-FL”
“GIORELLO Giulio”,”Giulio Giorello ‘incontra’ Voltaire.”,”””Quelli del Santo Uffizio son sempre pronti a minacciare la tortura a qualunque Galileo Galilei “”per la salvezza dell’anima sua”””” (pag 18)”,”FILx-467″
“GIORGERINI Giorgio”,”Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi.”,”””La Germania, con la Marina tedesca, è stata sempre la “”Signora dei sommergibili”” e quindi della guerra subacquea. Tra l’agosto del 1914 e il novembre 1918, senza considerare gli affondamenti di navi da guerra – che furono molti -, gli U-boote affondarono 11.153.000 tonnellate di stazza lorda di navi mercantili, di cui 7.850.000 di bandiera britannica e inoltre 853.000 tonnellate italiane, 907000 francesi, 389.000 americane, 1.174.000 di altre nazionalità. La Germania fu sconfitta, anche gli U-boote furono sconfitti e non poteva essere altrimenti, sfidando le grandi potenze navali e industriali capaci di produrre più delle perdite e di allineare un numero crescente di mezzi e apparecchiature per neutralizzare i sommergibili. Alla fine i sommergibili furono sconfitti, con la caduta e il crollo della vecchia Germania imperiale, ma non si può certo negare che le vittorie tattiche abbondarono mentre quella strategica sembrò mancare per un soffio. L’insegnamento fu grande, ma non fu messo compiutamente a frutto: nel 1939, quando iniziò la seconda guerra mondiale o, se si preferisce, riprese questa moderna guerra dei Trent’anni, la Germania e la sua Marina ripercorsero la medesima strada che attraverso le vittorie le portò di nuovo alla sconfitta. Nei cinque anni di guerra la Marina tedesca costruì 349 U-boote: un’impresa straordinaria per la cantieristica del tempo, soprattutto perché si trattava quasi sempre di ottimi battelli, con caratteristiche e prestazioni avanzate che avrebbero fatto scuola nel processo evolutivo postbellico del sommergibile. Nella prima guerra sottomarina della storia, pur dominata come sarà anche in seguito dalla Germania, la sua Marina pagò il sacrificio di 186 battelli affondati o comunque perduti. La Gran Bretagna fu colta in contropiede dall’offensiva sottomarina tedesca. Eppure nel 1913 l’Ammiragliato di Londra fu ammonito dall’ammiraglio John Fisher di non sottovalutare l’impiego che la Germania avrebbe fatto dei suoi sommergibili contro il coomercio britannico e senza rispettare le regole del diritto di preda, per l’impossibilità operativa di osservarle. Infatti, le regole fissate dalla conferenza navale di Londra del 1909 imponevano alla nave da guerra di “”visitare preventivamente i mercantili mediante un proprio reparto armato di controllo e di salvare uomini e documenti di bordo anche nei casi in cui fosse lecita la cattura e la distruzione della preda. E’ evidente che per un battello sarebbe stato rischioso emergere in vicinanza della nave intercettata, fermarla, farvi imbarcare la propria squadra d’ispezione e quindi procedere nell’azione. Il mercantile poteva essere camuffato…”” (pag 57)”,”ITQM-007-FL”
“GIORGERINI Giorgio”,”La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943.”,”Due luoghi comuni: il radar e Malta (pag 64 e 70) Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Uno dei luoghi comuni: il radar. “”Già nelle prime pagine di questo libro ho accennato a una serie di luoghi comuni che per anni hanno inficiato la credibilità della storiografia relativa alla condotta della Regia Marina nel 1940-43. Dico «luoghi comuni», ma sarebbe più opportuno definirli giustificazioni artificiose per l’esito bellico ottenuto in mare. Esito che, in ogni caso, non avrebbe richiesto tentativi di mistificazione della storia, perché la nostra condotta in guerra ha avuto anche lati positivi, se solo si avesse avuta la schiettezza di riconoscerne, onestamente e apertamente, difetti e virtù. Fu fatto il contrario: si tacquero, o quasi, gli aspetti positivi, quando non ci si caricò del riconoscimento di una sconfitta anche là dove non sarebbe stato necessario – come nel caso della battaglia dei convogli -, al solo fine di sottacere, coprire o non voler ammettere la deludente prestazione del grosso della flotta e dell’esercizio del comando. Da qui l’esaltazione di alcuni e ben precisi motivi giustificatori, gonfiati fino al parossismo. Ne furono trovati quattro: il ruolo letale di Malta, la mancanza del radar, la scarsità di combustibile, l’assenza di portaerei. Queste quattro giustificazioni ufficiose e abbondantemente diffuse nel dopoguerra sono state da me più volte dibattute (…). Buona parte delle nostre disgrazie navali è stata attribuita al radar. Comunemente la tesi volgarizzata recitava: «Che cosa avremmo mai potuto fare contro un nemico fornito di radar, strumento di cui noi ignoravamo l’esistenza? Potevano solo subire!». Marc’Antonio Bragadin, nel suo noto libro ‘Che ha fatto la Marina?’, edito nel 1949, e che molto contribuì alla creazione e alla diffusione delle presunte giustificazioni, a proposito dell’episodio di Matapan e del radar scrisse: «Ma il successo tattico di Cunningham, se pure confermò ‘qualche’ nostra deficienza nei problemi della guerra notturna, fu dovuto prevalentemente all’uso ‘ignorato’ del radar…». (…) A proposito di superficialità nell’affrontare il delicato problema della radiolocalizzazione da parte della Marina italiana, giova ricordare ciò che scrisse nel 1951 l’ammiraglio Iachino, protagonista della condotta in guerra delle nostre forze navali da battaglia, sull’autorevole «Rivista Marittima»: «È noto che da noi sono esistite sino a pochi anni fa molte e diffuse diffidenze a proposito della reale efficacia del radar, e dei vantaggi che in pratica ne avevano tratto gli inglesi durante la guerra. Anche dopo la fine di questa ottimi nostri ufficiali manifestavano il dubbio che la influenza del radar sulle nostre azioni belliche fosse stata talvolta molto esagerata…». Se le diffidenze sul radar risalivano a parecchio tempo addietro, addirittura a prima della guerra, questo prova ancora una volta quanti settori della Marina fossero poco aperti alle innovazioni. Per contro, nella seconda parte della considerazione di Iachino, vi è da osservare che quegli «ottimi nostri ufficiali» avevano non poche ragioni pensando agli effetti dell’impiego bellico del radar in termini più equilibrati, ma l’onnipotenza del radar faceva troppo comodo alla politica giustificatoria per spiegare certi andamenti della guerra sul mare. (…) In conclusione, rimane il fatto incontrovertibile che la Regia Marina, pur essendo a conoscenza dell’esistenza operativa del radiolocalizzatore tedesco e consapevole dei propri ritardi in merito, non avanzò alcuna richiesta di cessione di apparati né di collaborazione tecnica per la produzione di questi in Italia. Tutto ciò accadde dopo. A questo proposito devo riproporre ancora una volta ciò che affermò l’ammiraglio Iachino, che pure doveva ben essere a conoscenza del contrario di quello che scrisse, circa l’atteggiamento dei tedeschi che ci avrebbero tenuta celata l’esistenza del loro De.Te sin dopo Matapan: «È poi deplorevole che nulla in proposito ci sia stato detto a Matapan dai tecnici della Marina tedesca, nonostante che un apparecchio tipo radar (chiamato convenzionalmente «Dete» fosse da vari anni in esperimento sulle sue corazzate cosiddette tascabili (…)» (pag 64-69) “”Sulla questione della mancata occupazione di Malta si sono fronteggiate due linee di pensiero: la prima la considera un grande errore strategico e la causa di tante disgrazie italiane in mare e in terra libico-egiziana, se non la ragione della sconfitta; la seconda, pur riconoscendo che l’occupazione di Malta avrebbe sicuramente agevolato le operazioni italo-germaniche nel Mediterraneo, non attribuisce all’allora piccolo possedimento britannico un ruolo decisivo, anzi non lo considera neppure determinante ai fini dei nostri collegamenti coll’Africa settentrionale, in quanto nell’intero periodo che va dal giugno 1940 all’estate 1942 avrebbe esercitato la sua perniciosa influenza soltanto per una settantina di giorni. Dall’autunno di quell’anno, come si è detto, la realtà strategica e i rapporti di forze si modificarono in misura tale che la caduta di Malta nelle mani dell’Asse avrebbe potuto significare ben poco. Sicuramente, a quel punto, sarebbe stato più utile aver occupato e consolidato nel tempo la presenza in Tunisia. È ovvio – molto ovvio – che se l’Italia avesse occupato l’isola di Malta, ciò avrebbe semplificato molti aspetti della nostra guerra mediterranea. Ma se vi è tutta una serie di considerazioni da fare. Anzitutto, perché occupare Malta, operazione certo complessa e anche rischiosa, e non la Tunisia? Agli effetti del controllo del Mediterraneo centrale e anche occidentale, e soprattutto a quelli dei flussi di traffico tra l’Italia e l’Africa settentrionale, la Tunisia sarebbe stata ancor più importante di Malta. L’occupazione della Tunisia fu impedita politicamente dalla Germania, che non voleva compromettere i rapporti con la Francia di Vichy, e Roma dovette arrendersi subito, e senza tante discussioni, alla volontà dominante di Berlino. Fu questo il primo atto di sottomissione dell’Italia alla Germania. Nemmeno in seguito, venne in mente ai tedeschi che il controllo e la disponibilità dei porti, delle strade, delle basi navali e aeree tunisine avrebbero aiutato grandemente le operazioni sul fronte libico-egiziano. Ci si concentrò su un possibile sbarco a Malta dal mare e dal cielo, per poi farne niente”” (pag 70-71)”,”QMIS-241″
“GIORGERINI Giorgio”,”Da Matapan al Golfo Persico. La Marina militare italiana dal fascismo alla Repubblica.”,”Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’. “”… Permensi classibus aequor iidem venturos tollemus in astra nepotes imperiumque Urbis dabimus”” (Virgilio, 70-19 a C, Eineide, III) (… ci si troverà di fronte i mari nella stessa città ….) (in apertura) “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnuoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnuoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) ITQM-231 “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) La tormentata vigilia della guerra. “”Il dissenso che si manifestò in Marina, specie nel momento in cui emergeva la possibilità di un confronto con la Gran Bretagna, sulla priorità da dare alle navi da battaglia, e che si coagulava intorno alle idee del Bernotti, ormai messo da parte, e anche del Di Giambernardino e di altri ufficiali più giovani, non era fine a se stesso. Il problema spaziava sulla preparazione in generale e in particolare sulla esigenza aeronavale e su quella della difesa del traffico. Per tagliare corto al dissidio ideologico-operativo e impedire ogni possibilità, se pur remota o addirittura impossibile, di una qualche aperta contestazione alle scelte fatte sul futuro della Marina, intervenne lo stesso Mussolini nel suo famoso discorso al Senato del 30 marzo 1938: «A coloro i quali dissertando di strategia navale avanzano l’ipotesi che anche nelle guerre future le navi da battaglia rimarranno vigilate nei porti – come durante la Grande Guerra – io rispondo che per l’Italia ciò non avverrà: non è questione del costo delle navi; è questione della tempra degli uomini e degli ordini che riceveranno». Quel discorso fu veramente l’atto di fede che il Duce fece nella Marina, orgoglioso del lavoro compiuto e reso sicuro che essa sarebbe stata quella che egli si attendeva, come gli era fatto credere nella sua ignoranza di guerra navale e nel suo troppo cullarsi nella favola della potenza e dello spirito dell’Italia fascista. E’ certo che Mussolini credette nella Marina, forse ancor più che nell’Aeronautica, ed oggi, a tanta distanza di tempo, è comprensibile come nell’uomo si poté sviluppare quell’avversione verso la Marina per alcuni comportamenti operativi che questa tenne in guerra, al di là della giustezza o meno delle decisioni prese dai comandi in mare e a terra, ancor più forse che non per il trasferimento al gran completo della flotta a Malta all’atto dell’armistizio. Il discorso del Duce al Senato fu preceduto da quello di Cavagnari alla Camera il 15 marzo, il discorso, tanto per intenderci, dove si sostenne l’inutilità delle portaerei, ma anche quello dell’annuncio della «flotta oceanica»”” (11) (pag 389) [(11) Il discorso di Cavagnari alla Camera fu molto articolato se pur misto di verità e di bugie (…)] Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’.”,”ITQM-231″
“GIORGETTI Giorgio”,”Note sulla religione nel pensiero marxista e altri scritti politici.”,”Giorgio GIORGETTI è nato a Barga nel 1927. Allievo di Delio CANTIMORI e di Walter MATURIM è autore di numerose opere sul pensiero di MARX e sull’ economia agraria della Toscana, in particolare nel ‘700. Incaricato di storia moderna all’Università di Siena nel 1973, è scomparso nel 1976. “”…Marx, proponendo l’ esempio dell’ America del Nord: “”Nel paese in cui l’ emancipazione politica è completa noi troviamo che la religione non soltanto esiste, ma è fresca e vitale, ed in questo modo si è dimostrato che l’ esistenza della religione non è contraddittoria con la piena realizzazione dello Stato. (…) Noi spieghiamo quindi il pregiudizio religioso dei liberi cittadini col fatto che essi nutrono pregiudizi anche sulle cose di questo mondo. Non intendiamo dire che essi debbano togliere la loro limitatezza religiosa per togliere i loro limiti terreni, ma che non appena toglieranno i loro limiti terreni cadrà anche la limitatezza religiosa. (…)”” (pag 26)”,”MAES-048″
“GIORGETTI Giorgio”,”I quaderni di Lenin sulla questione agraria.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 5-6 SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 “”Lo sforzo che i ‘Quaderni’ ci rivelano è appunto quello di raggruppare i dati forniti dai censimenti, in modo da poterne trarre criticamente indicazioni corrispondenti agli effettivi “”rpporti esistenti tra agricoltori e operai, tra gli agricoltori di diverso tipo””. A tale scopo bisognava però, partendo dai dati analitici, costruire tabelle del tutto nuove (come Lenin fa per i dati tedeschi) (82) oppure, quando una statistica più perfezionata come quella americana facilitava il compito, costruire “”tabelle combinate”” che ponessero a confronto i dati ottenuti sulla base dei diversi tipi di raggruppamento delle aziende (83). In tal modo, Lenin si propone di liberrarsi dal “”quadro radicalmente falso”” offerto a prima vista dalle statistiche: un quadro “”che deforma completamente la situazione effettiva, mache paice molto alla borghesia, un quadro che ‘offusca le contraddizioni di classe’ in regime capitalistico”” 84). Mediante la rielaborazione dei dati statistici compiuta nei ‘Quaderni’, Lenin vuole appunto documentare, in primo luogo, “”le contraddizioni di classe”” nelle campagne. Già, nel 1902, riassumendo la sua decennale esperienza di analisi della società russa, Lenin aveva scritto:”” nella società moderna i contadini non sono più, naturalmente, una classe unica (…). ‘In quanto’ nelle nostre campagne la società basat asulla servitù della gleba viene soppiantata dalla società “”moderna”” (borghese), i contadini cessano ‘pertanto’ di essere una classe e si scindono in proletariato agricolo e borghesia (grande, media, piccola e piccolissima)””. Solo “”‘in quanto’ si conservano ancora i rapporti della servitù della gleba, i “”contadini”” continuano ‘pertanto’ a essere una classe, cioè, ripetiamo, una classe non della società borghese, ma della società basata sulla servitù della gleba”” (85), tanto da consentire un’alleanza democratica e rivoluzionaria antifeudale del proletariato con tutti i contadini. Della scissione e della disgregazione a cui l’evoluzione capitalistica sottopone l’originaria classe contadina, Lenin, negli anni giovanili, aveva tracciato un ampio quadro relativamente alla Russia, studiandone l'””intreccio ‘estremamente complesso’ di rapporti servili e borghesi”” (86). Come già aveva iniziato a fare nel 1901, preparando il suo saggio sui “”critici di Marx””, egli, forte dei metodi di indagine già sperimentati, orienta ora la ricerca verso situazioni in cui il capitalismo ha definitivamente trionfato, pur conservando alcuni residui feudali, o in cui esso ha trionfato ‘tout court’, nel modo più radicale. La sua indagine sui caratteri e sulla dinamica della differenziazione di classe nell’agricoltura contemporanea acquista quindi una dimensione teorica generale, che costituisce un ulteriore sviluppo del pensiero marxista. Analizzando i riflessi dell’evoluzione capitalistica nella campagna, Kautsky aveva scritto nella ‘Questione agraria’ un lungo capitolo sulla proletarizzazione dei contadini (K. Kautsky, La questione agraria, cit., pp. 190-217), in cui Lenin poteva riconoscere senza difficoltà i suoi stessi convincimenti. Tuttavia mancava in esso una indicazione sistematica, presente invece in Lenin, delle differenziazioni di classe nel mondo rurale e delle loro tendenze. Mancava in particolare una caratterizzazione della natura e del formarsi della borghesia rurale, un fatto che ha giocato un ruolo decisivo nella formulazione della strategia bolscevica. Ciò è indice dell’esistenza, al di là dell’accordo sostanziale sui temi centrali della teoria, di un angolo di divergenza potenziale fra Kautsky e Lenin, che, come è stato giustamente sottolineato, si andrà progressivamente accentuando negli anni successivi, in concomitanza con divergenze di carattere generale su tutta la strategia del movimento operaio (88)”” (pag 276-277) (88) Lenin, “”Progetto di programma del nostro partito””, in Opere, v. 4, p. 237″,”LENS-241″
“GIORGETTI Giorgio”,”Capitalismo e agricoltura in Italia.”,”GIORGETTI Giorgio (Barga 1927 – Siena, 1976) si è laureato nel 1949 a Pisa, dove ha frequentato la Scuola normale superiore ed era allieva di Delio Cantimori, e Walter Maturi. Nel 1949-50 è stato borsista a Friburgo e nel 1951 conseguì il diploma di perfezionamento in storia con Ernesto Sestan. Dopo aver insegnato vari anni nelle scuole medie superiori, dal 1969 ha ottenuto l’incarico di storia economica moderna (e dal 1974 quello di storia moderna) presso l’Università di Siena. Delle sue opere ricordiamo: ‘Contratti agrari e rapporti sociali nelle campagne (nel volume V della Storia d’Italia Einaudi) e ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, 1974. Il volume contiene alcuni saggi di teoria marxista: – La rendita fondiaria capitalistica in Marx e i problemi della evoluzione agraria italiana – I quaderni di Lenin sulla questione agraria – Le teorie sul plusvalore di Karl Marx – Su alcuni “”falsi problemi”” nell’interpretazione di Marx – A proposito di uno studio di J.C Michaud su “”teoria e storia”” nel Capitale – Il concetto di giusto in Marx Il concetto di giusto in Marx. (da Critica marxista, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442) “”Che cosa sono per Marx la giustizia e il giusto? (…) Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf, già noto in Italia per la sua opera ‘Classi e conflitto di classe nella società industriale’ (…) riprende l’argomento in modo sistematico in un suo nuovo libro: ‘Marx in Perspektive. Die Idee des Gerechten im Denken von Karl Marx’, J.H.W. Dietz, Hannover, 1963. Ma è veramente legittimo parlare, come egli fa nel sottotilolo, di un concetto specifico del giusto in Marx, e quindi del relativo problema? L’autore sa benissimo che il termine ‘giustizia’ (Gerechtigkeit) non gode di buona fama presso Marx (pp. 14-16), usato com’è, assai spesso, per ridicolizzare la fede proudhoniana o filantropica nella giustizia eterna. Egli ammette anche che Marx “”non usa mai la parola e il concetto di giusto a proposito della società comunista”” (p. 141). Queste sono difficoltà di non poco conto, quando si ponga mente alla rigorosità con cui Marx sceglieva i termini e con cui talvolta li mutava o ne coniava di nuovi, in armonia col proprio sviluppo intellettuale, al fine di adeguare perfettamente il linguaggio al pensiero: basti come esempio la faticosa genesi dell’espressione ‘forza-lavoro’, la cui storia, dai primi scritti economici, dove si parla ancora soltanto di ‘lavoro’ e poi di ‘capacità lavorativa’, fino al ‘Capitale’, si confonde direttamente con la genesi della categoria ‘plusvalore’. Però al Dahrendorf, che oltretutto dichiara di volere unicamente “”far parlare Marx con le sue parole””, è sufficiente una premessa logico-linguistico-speculativa (pp. 21-39) per arrogarsi il diritto di ricercare nelle opere marxiane un problema che, posto in quei termini, a Marx non interessava affatto (tanto più che, se gli fosse davvero interessato, non avrebbe avuto alcun bisogno di sottacerlo, ne avrebbe esitato a chiamarlo per nome). (…) Tuttavia, per tornare al tema centrale, Marx ha indicato con chiarezza il carattere storico di tutti gli ideali, quindi, ammesso che se ne sia preoccupato, anche dell’ideale di giustizia (p. 49) che, in quanto componente della sovrastruttura, non può non seguire la sorte della base economico-sociale su cui si fonda. (….) [Il Dahrendorf] riporta in appendice, con pretese di completezza, “”tutte le dichiarazioni di Marx sulla configurazione della società comunista (senza classi)”” (p. 167). Però… nel citare il capoverso finale del paragrafo, tratto dai ‘Manoscritti economico-filosofici’, su “”proprietà privata e comunismo”” (cfr. Mega, I, 3, p. 125), egli tralascia stranamente le ultime righe (le quali, riferendosi palesemente al comunismo, avrebbero pieno diritto di cittadinanza nella suddetta raccolta di passi) e, fra l’altro, tralascia le seguenti parole: “”Il ‘comunismo’ è la forma necessaria e il principio propulsore del prossimo avvenire, ma il comunismo non è, in quanto tale, il termine [cioè ‘Ziel’, o come traduce in modo più sfumato il Bobbio, la ‘méta’] dello svolgimento umano – la forma dell’umana società””. Forse il Dahrendorf ha temuto che questo periodo possa mettere in dubbio la concezione che egli attribuisce gratuitamente a Marx, di una società comunista senza ulteriore sviluppo, di una panacea di tutti i mali ferma nel proprio concetto assoluto di giustizia? Comunque ben altre sono le questioni che potrebbero sorgere in margine al tema proposto dal Dahrendorf. Perché Marx non parla mai di ‘giustizia’ a proposito della società comunista? Forse perché tale concetto non può essere visto separatamente dallo Stato, il quale col comunismo è destinato a estinguersi? O forse perché esso è implicito nell’esigenza di rapporti nuovi fra gli uomini, i quali dalla preistoria passeranno finalmente alla loro vera storia? O forse perché ‘giustizia’ è una categoria che nasconde in sé le tracce o è addirittura il prodotto di società fondate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, una categoria che ha operato, dal diritto romano al giusnaturalismo, fino a Proudhon, in quanto espressione ideale di tali rapporti sociali, divenendo quindi inadeguata, secondo Marx, per comprendere una società da cui questi saranno esclusi? Oppure in quanto il giusto come ideale, distinto dai reali rapporti economici e giuridici, appare come una nuova astrazione? Ma sono tutte questioni che rimangono qui senza risposta”” [Giorgio Giorgetti, ‘Il concetto di giusto in Marx’, ‘Critica marxista’, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] (pag 575-579) ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’ (pag 352-353; 354-355; 365-366) “”In tale contesto, anche l’analisi economica non poteva essere limitata al quadro nazionale, come quella contenuta nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, dove peraltro erano già presenti numerose indicazioni teoriche di portata più generale, ma doveva essere estesa ai problemi dell’agricoltura occidentale. Come aveva scritto Marx, rivolgendosi al lettore tedesco dal punto di vista dell’esperienza capitalistica inglese, “”il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (28). Lo stesso poteva dire Lenin al suo lettore russo, tracciando i lineamenti dell’economia agraria dei paesi capitalisticamente più sviluppati. Con ciò egli lo avrebbe aiutato a individuare nel proprio paese i germi di rapporti sociali che altrove erano già in piena fioritura, ribadendo, in coincidenza con quanto Engels aveva già accennato a Danielson agli inizi degli anni ’90 (29), che l’ipotesi populista di una passaggio diretto dall’antica comunità rurale a forme socialiste (senza percorrere la fase capitalista), vent’anni prima non esclusa da Marx a determinate condizioni (30), era ormai del tutto inattuale e superata dagli eventi. La strada per adempiere a questo compito era stata pure agevolata dalla recente pubblicazione di un importante libro kautskyano, ‘La questione agraria’, che fu molto apprezzato da Lenin (31) e che egli continuerà ad apprezzare anche quando il suo autore sarà ormai definito da lui un “”rinnegato”” (32). Il compito non poteva però essere esaurito limitandosi alle argomentazioni teoriche generali con cui Lenin aveva precedentemente difeso Kautsky dall’attacco di Bulgakov (33). Esso imponeva invece nuove puntuali indagini, delle quali Lenin, nella parte centrale delle sue lezioni intorno alle concezioni marxiste sulla questione agraria, come indicano gli schemi relativi, divulgava già oralmente i primi risultati (34). I ‘Quaderni’ costituiscono, appunto, la testimonianza dell’ampiezza e del metodo con cui egli intraprese queste ricerche allo scopo di fondare la sua polemica marxista su una base oggettiva. Vi sono anzitutto, nei ‘Quaderni’, gli appunti del 1901, tratti dalla lettura di numerosi scritti sulle campagne dell’occidente. Gli appunti, che si riferiscono alle opere prese poi in considerazione in ‘La questione agraria e i “”critici di Marx””‘, sono costituiti da uno stringato riassunto, accompagnato dall’indicazione puntuale delle pagine. Non si tratta però di un freddo compendio, bensì di una sintesi polemica, appassionata, tutta intessuta di considerazioni critiche. Se confrontiamo questi materiali con i capitoli corrispondenti dell’opera definitiva, vediamo costituirsi progressivamente i vari pezzi del mosaico di citazioni e di osservazioni che ne costituiscono le componenti. Le letture appaiono però assai più ampie della bibliografia effettivamente utilizzata in questo scritto. I ‘Quaderni’ stessi ce ne forniscono la spiegazione, mettendo in luce il criterio che presiedette alla scelta di Lenin e il processo di formazione del suo lavoro sui “”critici di Marx”””” [Giogrio Giorgetti, ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’, ‘Critica marxista’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971, pp. 254-279] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] [(28) K. Marx, ‘Il capitale’, I, 1, Roma, Edizione Rinascita, 1951, p. 16; (29) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 15 marzo e del 18 giugno 1892, in K. Marx – F. Engels, ‘Werke’, cit., Bd. 38, pp. 303-306 e 363-368; (30) Cfr. la lettera di Marx a Vera Zasulic dell’8 marzo 1881, ibidem, Bd. 35, pp. 166-167; (31) Cfr. il primo giudizio di Lenin nel poscritto della prefazione alla prima edizione dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, in ‘Opere’, v. 3, pp. 5-7, e la recensione di Lenin sul ‘Nacalo’ dell’aprile 1899, in ‘Opere’, v. 4, pp. 95-101; (32) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegaot Kautsky’, in ‘Opere’, v. 28, p. 316; (33) Lenin, ‘Il capitalismo nell’agricoltura’, in ‘Opere’, v. 4, pp. 107-160; (34) Lenin, Qa, pp. 20-21 e 28-29]”,”ITAE-339″
“GIORGI Renato”,”Marzabotto parla.”,”1830 massacrati: questra strage reca il nome di Marzabotto. La situazione strategica della guerra, il numero incredibile di vittime (per la maggior parte donne, bambini e vecchi), la preparazione dell’azione, il modo tenuto nell’esecuzione, fano dell’eccidio di Marzabotto la più orrenda tra le stragi compiute in Italia dai nazifascisti e una delle più efferate tra quelle (da Lidice a Oradour a Varsavia a innumeri altre) perpretate dai nazisti in Europa. Questo libro raccoglie testimonianze dirette degli scampati all’eccidio. Le uccisioni compiute con la mitraglia e le bombe a mano nel cimitero di Casaglia. Dal cumulo di cadaveri esce una fanciulla, Lidia Pirini. Laura Musoleni sfugge al colpo alla nuca sparatole da un tedesco. Carlo Cardi, dopo aver bisto bruciare la moglie, si getta contro la mitragliatrice ma resta miracolosamente illeso… Così per un caso incredibile, alcune decine di condannati scampano alla morte. Essi raccontano in questo libro l’inferno dei vivi di Marzabotto. In apertura epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro commemorativo di Marzabotto. Renato Giorgi è nato a Battaglia Terme in Provincia di Padova nel 1916. Comandante partigiano. Dopo la guerra ha rappresentato il Partito d’Azione in seno al CLN Reginale Emilia Romagna e si è iscritto al PSI.”,”ITAR-013-FSD”
“GIORI Danilo a cura; scritti di CHESNEAUX Jean DE-SANCTIS Sergio DIVITCIOGLU Sencer GODELIER Maurice NGUYEN LONG BICH PARAIN C. SURET-CANALE J. VARGA Evgenji”,”Sul modo di produzione asiatico.”,” Marx e il movimento storico reale “”Ma un modello corrisponde soltanto parzialmente alla realtà. Il ‘capitale’ non è la storia reale, concreta di tale o tal’altro paese capitalistico, ma lo studio della struttura che li caratterizza come «capitalistici», estraendo dall’infinite diversità delle realtà nazionali – Marx ci avvertiva esplicitamente: «Noi supporremo sempre, in questo esame generale della produzione capitalistica, che i rapporti economici reali corrispondono proprio al loro ‘concetto’, ovvero, il che è lo stesso, i rapporti reali saranno qui esposti nella misura in cui essi riflettono il proprio tipo generale» (6). Con questo metodo si può cogliere una «logica» (7) dello sviluppo sociale. Per evitare errori grossolani sugli schemi d’evoluzione costruiti da Marx ed Engels, occorre quindi riconoscere pregiudizialmente ch’essi non vogliono né possono fare la storia reale (empirica) della società ma una storia astratta di realtà ridotte alle loro strutture essenziali, una visione retrospettiva della ragione d’essere della loro evoluzione colta come sviluppo delle potenzialità e impossibilità ‘interne’ a tali strutture. Questi schemi costituiscono dunque un insieme di ipotesi di lavoro collegate a un certo stadio della conoscenza e della realtà, sono insieme punto di arrivo della riflessione teorica e punto di partenza per decifrare in seguito l’infinita varietà della storia concreta, che costituisce il solo banco di prova della validità di tali schemi ipotetici. È lì infatti che si infrange l’eterno tentativo di trasformare l’ipotesi in dogma, la verità da dimostrare in verità evidente che non ritiene di dover essere verificata e pretende di regnare a priori sui fatti. Con questo spirito Marx, tracciando nella ‘Ideologia tedesca’ (1845) il suo primo schema evoluto, ci ha insegnato come servircene, criticando chi voleva vedervi una nuova filosofia della storia, un corpo di verità assolute e ultime, accessibili al solo filosofo, dalle quali la storia trae necessità e significato. «Potremmo mettere, al posto della filosofia, una sintesi dei risultati più generali che possiamo astrarre dallo studio dello sviluppo dell’umanità. Tali astrazioni, ‘in sé’, staccate dalla storia reale, ‘non hanno assolutamente alcun valore’. Possono tutt’al più servire per classificare più agevolmente il materiale storico, per indicare la successione delle sue particolari stratificazioni. Ma non possono in alcun modo dare, come la filosofia, ‘una ricetta’, uno schema secondo cui ‘sistemare’ le epoche storiche. Al contrario, la difficoltà comincia quando ci si mette a studiare e a classificare questo materiale». (8)”” [Maurice Godelier, ‘Il concetto di «modo di produzione asiatico» e gli schemi marxisti d’evoluzione delle società’, (in) ‘Sul modo di produzione asiatico’, F. Angeli, Milano, 1975] (pag 105-107) [(7) Engels, ‘Contributo alla critica dell’economia politica di Marx,. .’Das Volk’, 20 agosto, 1859. Su questi problemi: Boccara, ‘Alcune ipotesi sullo sviluppo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 79-80-81-82; Illenkov, ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’, ‘Recherche Internationales’, 1962, n. 34; Godelier, ‘Il metodo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 70-71-80; (8) Marx, ‘Ideologia tedesca’]”,”MADS-003-FPB”
“GIORLI Ezio”,”L’aritmetica e la geometria dell’operaio. Per le scuole professionali d’arti e mestieri, complementari, ferroviarie e ad uso dei capi operai ed operai.”,”Ing. Ezio Giorli”,”SCIx-397″
“GIOVACCHINI Silvano a cura; scritti di A.T. WHITE R. FURON K. HENTZE E. v. ERDBERG CONSTEN W. WILLETS G. BERTUCCIOLI P. HUARD MING WONG R. GROUSSET, CONFUCIO LAO-TSE”,”La Cina dalle origini al regno Chou.”,”Il duca interrogò Confucio sul buon governo e il Maestro rispose: “”Governare significa dare ordine alle cose”” (XII, 17) (pag 73)”,”CINx-290″
“GIOVANA Mario”,”Fernando De Rosa. Dal processo di Bruxelles alla guerra di Spagna.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia, a Nizza, nel 1925. Durante la Resistenza è stato comandante partigiano nelle valli del Cuneese. Dalla Liberazione svolge attività giornalistica e di saggista parallelamente all’impegno militante politico. E’ autore fra l’altro di ‘La Resistenza in Piemonte- Storia del CLNRP’ (MILANO, 1962), ‘Storia di una formazione partigiana’ (TORINO, 1964), ‘I figli del sole- Mezzo secolo di nazifascismo nel mondo’ (in collaborazione con Angelo DEL-BOCA, MILANO, 1965), ‘Algeria, anno settimo’ (MILANO, 1961). Ha collaborato alla ‘Storia delle idee politiche e sociali’ con il saggio ‘I totalitarismi’ (TORINO, 1972).”,”ITAD-010″
“GIOVANA Mario”,”Le nuove camicie nere.”,”GIOVANA è nato in Francia, a Nizza Mare, nel 1925. Giornalista, studioso di storia contemporanea e di problemi economico-sociali, redattore e collaboratore di quotidiani politici e di riviste specializzate ha svolto inchieste in Europa e in Africa su argomenti di attualità. Capo redattore dell’ organo piemontese del Partito d’Azione nel 1947, ha collaborato poi a ‘Il Ponte’, l’ Italia Socialista. E’ stato poi redattore dell’ Avanti! fino al 1962. Ha scritto molte opere v. retrocopertina. “”Pacciardi, teoricamente, possedeva delle chances meno precarie. Ma era un De-Gaulle carcaturale e, d’altronde, l’ idea che la destra estremista italiana si era fatta del generale e dei suoi obiettivi, si dimostrava sbagliata. Il “”cesarismo”” gollista, pur con tutte le sue compenenti nazionaliste e vandeane, serviva le prospettive di un regime in cui neo-fascismo e neo-nazismo non avevano nulla da dire. De Gaulle, infatti, si liberava dei generali e dell’ OAS, chiudeva la partita in Algeria, instaurava una politica estera manovrata fra Occidente e Oriente, insediava al potere la tecnocrazia neocapitalista della Francia, all’ avanguardia degli esperimenti di programmazione economica razionalizzatrice del sistema”” (pag 116)”,”ITAP-065″
“GIOVANA Mario”,”La Resistenza in Piemonte. Storia del C.L.N. regionale.”,”””Le dispute fra i comandi per la spartizione dei lanci e sulle appropriazioni da parte di questo o quel nucleo di armi paracadutate ad altre bande, erano all’ origine anche di contestazioni alimentate da differenti aspetti “”concorrenziali”” fra le formazioni, cioè quelli delle giurisdizioni di zona. Succedeva infatti che talvolta una banda, attestata da tempo in una determinata località, fosse privata del lancio da un altro reparto giunto in zona che si sostituiva ad essa nel ricevere i carichi inducendo in errore gli aviatori alleati col segnalare, a mezzo di fuochi, un’ area diversa da quella concordata. Questo sollevava accese polemiche sui limiti di giurisdizione territoriale e sui connessi diritti di precedenza dei reparti fissatisi da più lunga data sui luoghi”” (pag 79)”,”ITAR-047″
“GIOVANA Mario”,”Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista, 1929-1937.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia a Nizza nel 1925. Comandante partigiano sulle montagne del Cuneese per lunghi anni giornalista e dirigente politico, è autore di molti saggi di storia contemporanea (v. risvolta 4° copertina)”,”ITAD-107″
“GIOVANA Mario, con la collaborazione di Sergio LIBEROVICI Michele L. STRANIERO Paolo GOBETTI Emilio JONA”,”Algeria anno sette.”,”Le promesse della Resistenza francese (pag 40-46) De Gaulle e la Francia della Resistenza chiedono aiuto ai capi arabi in Algeria in cambio che la Francia poi riconosca una effettiva parità di diritti agli algerini…. (pag 40)”,”AFRx-001-FV”
“GIOVANA Mario”,”Guerriglia e mondo contadino. I Garibaldini nelle Langhe, 1943-1945.”,”‘La storia di una formazione partigiana ricostruita nel contesto dell’analisi socio-economica di un particolare ambiente contadino del Piemonte, con tutte le difficoltà, le contraddizioni e le tensioni, ma anche le solidarietà e gli slanci che, durante i venti mesi della lotta, caratterizzano un’esperienza così tormentata’. Dono di Mario Caprini Mario Giovana (Nizza, 13 settembre 1925[1] – Cuneo, 27 ottobre 2009) è stato un partigiano, giornalista e storico italiano. Biografia È stato comandante partigiano nel Cuneese. Amico e compagno di molti uomini di Giustizia e Libertà, tra i quali Aldo Garosci, Vittorio Foa, Carlo Levi, Riccardo Levi, Franco Venturi ed Emilio Lussu. Dopo aver militato dal 1951 nel movimento dei socialisti indipendenti di Valdo Magnani, dal 1957 per sette anni è stato membro del Comitato Centrale del PSI di Pietro Nenni. Nel 1970 fu eletto consigliere regionale del Piemonte nelle liste del Partito Socialista di Unità Proletaria che aveva contribuito a fondare. Nel luglio del 1972 aderì al Partito Comunista Italiano. I suoi interventi in consiglio regionale sono raccolti nel quaderno CIPEC N. 64[2] curato dallo storico Sergio Dalmasso. Per lunghi anni ha svolto attività di giornalista ed è inoltre scrittore di numerosi saggi di storia contemporanea. Ha collaborato a riviste italiane e straniere di storia contemporanea. È scomparso nel 2009 all’età di 84 anni.[3] A lui è dedicato il Centro Culturale di Mombasiglio “”Mario Giovana””. (wikip)”,”ITAR-394″
“GIOVANNETTI Alibrando (Giantino)”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’ azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Dire come fa abilmente il compagno Giantino, che del Sindacalismo rivoluzionario pure e semplice è una delle penne che più eccelle dopo la fuga degli uni e i tradimenti e le vigliaccherie degli altri passati armi e bagagli al nemico, che l’ Unionismo Industriale come propugnato dall’ IWW non è altro che il Sindacalismo classista che ha inspirato e sorretto il movimento operaio di minoranza di molti paesi d’ Europa, può sembrare a molti strano. Ma la verità che non si sopprime né con la forza e né con le male arti dei politicanti di professione, ecco che in questo caso si allea a noi e dalla penna del compagno nostro sgorga spontanea e bella””. (pag 185, Mario De-Ciampis, introduzione)”,”MITT-166″
“GIOVANNETTI Alibrando, a cura di Marco GENZONE e Franco SCHIRONE”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Il movimento sindacalista rivoluzionario ebbe inizio in Italia poco prima del 1904, prendendo posizione nei centri industriali fra cui, nel campo metallurgico, primeggiavano, Milano nella Lombardia, Terni nell’Italia centrale, Sestri Ponente in Liguria”” (pag 41)”,”MITT-011-FV”
“GIOVANNINI Paolo, a cura”,”Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta.”,”Nei documenti: Alessandra SANTIN, Lettere di soldati russi al Soviet di Pietrogrado (1), marzo-novembre 1917 (contiene pure: nota biografica: Mikhail Nikolaevich POKROVSKIJ) -Giovanna PROCACCI, ‘Condizioni dello spirito pubblico nel Regno’: i rapporti del Direttore generale della Pubblica Sicurezza nel 1918 Saggi di: Maurizio BETTINI (orari lavoro), Piero DI-GIROLAMO (agitazione classa operaia milanese), Bruna BIANCHI (Fraternizzazioni), Massimo PAPINI (processo alla guerra). Paolo GIOVANNINI si occupa di storia dei partiti e dei movimenti politici. Tra i suoi scritti: -Tutto da abbattere, tutto da creare. -Le origini del fascismo nella provincia pesarese (1919-1922). CLUEB. 1993″,”MITT-019″
“GIOVANNINI Elio”,”L’ Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano.”,”GIOVANNINI, sindacalista già segretario della CGIL, sostiene che la condanna rituale del massimalismo socialista del primo dopoguerra rischia di oscurare il forte antagonismo sociale dei lavoratori e la grande partecipazione popolare delle masse cosa fino ad allora sconosciute nella storia italiana. “”Il PSI in Europa si era trovato isolato nell’ opposizione alla guerra, ancorato alla linea che fino all’ agosto 1914 aveva fatto dei socialisti europei dei ‘vaterlandlose gesellen’, gente senza patria, ed aveva immediatamente cercato contatti con il partito svizzero e con quei gruppi degli altri partiti che avevano respinto l’ union sacrée e si impegnavano per la ricostruzione dell’ Internazionale. Emanuele Modigliani è uno dei promotori del convegno che a Zimmerwald, nel settembre 1915, riunisce per la prima volta (seguirà il convegno dell’ aprile 1916 a Kienthal, ancora in Svizzera) le frazioni socialiste che in tutti i paesi belligeranti lottano per la pace e per la rivoluzione (…). (pag 70)”,”MITS-221″
“GIOVANNINI Giovanni, saggi di Enrico CARITA’ Nicoletta CASTAGNI Barbara GIOVANNINI Carlo LOMBARDI Maria Pia ROSSIGNAUD Carlo SARTORI”,”Dalla Selce al Silicio. Storia della comunicazione e dei mass media.”,”””Per arrivare all’ appuntamento con le prime forme organiche di quotidiano bisogna, comunque, attendere gli inizi del Settecento. Protagonista è la Gran Bretagna; e con l’ occasione torna la sottolineatura di quanto fosse e sia destinato ad incidere nelle possibilità di sviluppo del medium il veicolo usato per trasmettere notizie. Il funzionamento della posta, il più antico mezzo per trasmettere informazioni, ha costituito in passato ed è spesso ancor oggi stimolatore di innovazioni e, alternativamente, condizionamento e freno per ulteriori sviluppi. A volte è parso di assistere a veri e propri ‘miracoli’; in altre circostanze la lentezza del suo ammodernarsi ha pesato non poco nel “”bruciare”” gli atout del giornale. In Francia, nel XVI secolo, come abbiamo fatto cenno, si realizza il prodigio di far giungere una notizia da Amboise a Parigi in soli cinque giorni; ma, alla fine del Seicento, la posta non era in grado di corrispondere compiutamente alle esigenze di un prodotto che puntava alla quotidianità della informazione. Solo nel 1691 il recapito giornaliero di notizie tra Dover e Londra permise al ‘The Daily Courant’ (1702), al ‘The Daily Post’ (1719), al ‘The Daily Journal’ (1720) e al ‘The Daily Advertiser’ (1730) di indicare in testata la frequenza quotidiana.”” (pag 107)”,”EDIx-042″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Lenin (pag 39)”,”TEOC-491″
“GIOVANNINI Claudio”,”La Democrazia Cristiana dalla fondazione al centro-sinistra (1943-1962).”,”GIOVANNINI Claudio è docente di storia del risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia da Vittorio Veneto all’Aventino’ (Bologna, 1972).”,”ITAP-157″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Marx sulla “”mortalità di classe””, il “”lavorare a morte”” “”Ancora embrionalmente e in modo grezzo, Marx già nel primo manoscritto del ’44 notava la ‘funzione’ della precoce mortalità operaia nell’ambito di un’economia capitalistica: “”L’aumento del salario reca con sé un ‘eccesso di lavoro’ per gli operai. Quanto più vogliono guadagnare tanto più debbono sacrificare il loro tempo e privandosi completamente di ogni libertà compiere un lavoro da schiavi al servizio della avidità altrui. Inoltre, la durata della loro vita viene in questo modo accorciata. Questo accorciamento della durata della loro vita è una circostanza favorevole per la classe degli operai nel suo complesso, perché a causa di ciò si rende necessaria una sempre nuova domanda. Questa classe deve sacrificare sempre una parte di se stessa, per non andare tutta in rovina””. Più concretamente si muovono le molte pagine del ‘Capitale’ in cui si analizza la “”mortalità operaia””, la disuguaglianza nella morte oltre che nella vita.”” (in Fabio Giovannini, La morte rossa. I marxisti e la morte, 1984) (pag 24-25) “”Nel suo VIII capitolo del ‘Capitale’, dedicato alla ‘Giornata lavorativa’, fornisce una documentazione estesa sulle condizioni disumane del lavoro nella società capitalistica ottocentesca. Elenca testi e studi sulle deformità provocate dal lavoro in intere generazioni di operai, sulle sofferenze corporali della popolazione operaia spesso accompagnate dalla morte precoce. L’invecchiamento precoce e la morte prematura appaiono i dati fondamentali delle indagini e dei rapporti medici citati da Marx: “”lavorare a morte””, secondo quanto scrive il dott. Richardson in un articolo del 1863 riportato da Marx, rappresenta la norma di un sovraccarico di lavoro capace di arrivare intorno alle trenta ore consecutive, come dimostra il caso eclatante della crestaia Mary Anne Walkley morta a vent’anni dopo quasi ventisette ore di lavoro senza interruzione in una laboratorio malsano. E’ una vera requisitoria sulla “”mortalità di classe”” (che rimbalzerà nell”Ordine Nuovo’ di Gramsci, dove si denunciava animatamente il potere illimitato del proprietario all’interno della fabbrica, “”potere di vita e di morte sull’operaio, sulla donna dell’operaio, sui figli dell’operaio””). Una requisitoria che prosegue nella pagine del ‘Capitale’ quando si analizza “”l’enorme mortalità tra i figli degli operai nei loro primi anni di vita”” utilizzando anche tabelle ufficiali sugli indici di mortalità della popolazione operaia””. (pag 25-26)”,”MADS-527″
“GIOVANNINI Paolo”,”Cattolici nazionali e impresa giornalistica. Il ‘trust’ della stampa cattolica (1907-1918).”,”GIOVANNINI Paolo è borsista post-dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli studi di Camerino. Ha curato il volume collettaneo: ‘Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta’”,”EDIx-129″
“GIOVANNINI Fabio”,”Pol Pot. Una tragedia rossa.”,”Fabio Giovannini giornalista e saggista, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Vita di Karl Marx’ (1993) e ‘La morte rossa. I marxisti e la morte’ (1984)”,”ASIx-002-FV”
“GIOVANNINI Pietro”,”L’azienda nello Stato corporativo.”,”‘Della economia applicata, noi ci occuperemo solo di quella corporativa che direttamente ci interessa come Italiani e come Fascisti, la quale è, ed ancora più lo sarà, l’economia del nostro secolo’ (pag 11) (sic!)”,”ITAF-410″
“GIOVANOLI Friedrich”,”Die Maifeierbewegung. Ihre wirtschaftlichen und soziologischen Ursprünge und Wirkungen.”,”GIOVANOLI Friedrich”,”MPMx-038″
“GIOVINE Umberto”,”Il banditismo in Italia nel dopoguerra.”,”Umberto GIOVINE è nato a Firenze nel 1941. Ha svolto attività giornalistica lavorando per Il Mondo, Il Globo, Tempo Illustrato, Critica sociale e L’ Espresso. E’ autore del volume ‘La piovra greca’ (Fabbri, 1974) “”I disertori negri dell’ esercito americano che comparvero a fianco di Giuseppe La-Marca non furono i soli ad avere una parte di qualche rilievo nel banditismo italiano del dopoguerra. Uno di loro, Jim Brown, diventò anche capobanda, organizzando numerosi furti di automezzi e rapine ai danni di altri militari americani nella zona di Pisa. La sua base di partenza era la pineta di Tombolo, a pochi chilometri dalla città.”” (pag 157″,”FOLx-020″
“GIPOULOUX Francois”,”Les cent fleurs a l’ usine. Agitation ouvrière et crise du modèle soviétique en Chine 1956-1957.”,”Sindacati e produzione. Le campagne di emulazione. “”L’ aumento dei ritmi produttivi e il miglioramento dell’ organizzazione del lavoro sono state, dalla Liberazione, una costante delle campagne di emulazione in Cina. (…)””. (pag 134) “”Questo movimento produttivista stigmatizza anche il caos e la disorganizzazione che una pianificazione rigida, messa in atto da amministratori incompetenti, ha installato nel cuore della fabbrica. L’ emulazione rimane per la direzione il mezzo più sicuro per tentare di correggere i salti di ritmo che le irregolarità nell’ approvvigionamento delle materie prime o di energia impongono alla produzione””. (pag 136) “”Più ancora che in passato, i sindacati sono chiamati a giocare un ruolo chiave nello svolgimento della campagna.”” (pag 136)”,”MASx-013″
“GIPOULOUX François”,”La Chine du 21 siècle. Une nouvelle superpuissance?”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales et à l’Université de Paris III. Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Migrazioni interne e discriminazioni “”Le modèle selon lequel les paysans quitteraient la terre mais pas la campagne ne semble pas fonctionner: la pluspart des paysans quittent la campagne pour aller travailler dans des usines en ville: le delta de la Rivière des perles, le delta du Fleuve Bleu, Pékin, Tianjin, le Fujian. Le transfert des populations agricoles ne peut qu’aller de pair avec l’urbanisation et la création de villes petites et moyennes. Ces nouveaux migrants, à leur arrivée en ville, sont bien souvent victimes de discriminations diverses. Ainsi, à Pékin, 3,5 millions de migrants n’ont pas le droit de travailler dans certains secteurs et on leur demande de payer un droit avant de pouvoir obtenir un travail ou se lancer dans une entreprise. Leurs enfants ne peuvent pas étudier dans les écoles locales, et ils ne peuvent bénéficier d’un prêt pour l’achat d’un logement. L’abolition de ces restrictions devrait être effective prochainement dans la capitale chinoise”” (pag 97)”,”CINE-070″
“GIPOULOUX François”,”La Méditerranée asiatique. Villes portuaires et réseaux marchands en Chine, au Japon et en Asie du Sud-Est, XVI-XXI siècle.”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales (EHESS). Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Le commerce de l’argent, matrice de la mondialisation du XVI° siècle. Le rôle du métal argent dans le commerce mondial entre l’Europe, l’Amérique et l’Asie a depuis longtemps été souligné. Deux chercheurs américains, Dennis O. Flynn et Arturo Giraldez, ont récemment jeté sur la question un éclairage nouveau. C’est, selon eux, le marché de l’argent qui expliquerait la constitution d’un marché mondial au XVI siècle, après la connexion, stable et régulière, par voie maritime, des quatre continents. La Chine a été, dès la fin du XVI° siècle, le principal acquéreur de métal blanc, tandis que l’Amérique espagnole (Mexique et Pérou), ainsi que le Japon Tokugawa en étaient les principaux fournisseurs. Chine, Mexique et Pérou auraient produit, de 1500 à 1800; 150.000 tonnes d’argent, soit 80% de la production mondiale durant cette période”” (pag 165)”,”ASIE-031″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-045″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-012-FV”
“GIRARD Louis”,”La II° Republique. Naissance et mort, (1848-1851).”,”””Essendosi opposto violentemente ai repubblicani in politica interna, non potendo far adottare dai suoi ministri l’ amnistia per i banditi di giugno, Luigi Napoleone decide di separarsi dai suoi tutori del partito dell’ ordine sul terreno meno immediatamente pericoloso della politica estera. Manifestava così il suo atteggiamento costante fino al 1866. Gli affari di Roma gli fornirono l’ occasione. La maggioranza dei francesi approvava senza dubbio l’ occupazione di Roma e la restaurazione del papa. Ma questa restaurazione non doveva essere l’ occasione di una reazione senza sfumature operata sotto la protezione della bandiera tricolore. Però Pio IX, senza riguardo per i consigli di moderazione e di riforme che gli prodigava il governo francese, procedeva a un’ opera di controrivoluzione tale che essa poteva facilmente essere attuata sotto l’ egida dell’ Austria. Egli sapeva di poter contare sull’ appoggio del partito cattolico rappresentato al governo da Falloux e guidato nell’ Assemblea da Montalembert.”” (pag 199) Soppressione del suffragio universale (pag 212)”,”QUAR-062″
“GIRARD René”,”Achever Clausewitz.”,”GIRARD Renè (Avignone 1923 – Stanford, California 2015). É stato un antropologo, critico letterario e filosofo francese. Professore di Letteratura comparata presso la Stanford University (USA). Cattolico, ha sviluppato la tesi che (esposta anche in questo testo) ogni cultura umana è basata sul sacrificio come soluzione alla violenza mimetica (imitativa) tra rivali. Tre concetti base: desiderio mimetico (imitazione come attività volta a riprodurre un comportamento non originale che si ritiene valido); meccanismo del capro espiatorio; capacità della BIBBIA di svelare sia l’uno che l’altro. 3 413874 SBN”,”QMIx-159-FSL”
“GIRARDET Raoul”,”La Société militaire de 1815 à nos jours.”,”GIRARDET Raoul: (6/10/1917 – 18/9/2013) è stato uno storico francese specializzato in società militari, colonialismo e nazionalismo francese. Da giovane fu coinvolto nel movimento di destra Action Française. Non fu antisemita ma appassionatamente nazionalista. Durante la Seconda guerra mondiale sostenne la Resistenza francese. Successivamente sostenne la lotta contro l’indipendenza dell’Algeria. Non è una storia militare tradizionale ma una analisi che integra mentalità, idee, tutto ciò che costituisce il tessuto di una società. Come veniva reclutato il corpo degli ufficiali francesi dalla fine del Primo Impero alla fine del XX secolo? In quali ambienti e in quali condizioni? Come si è inserito, per un lungo periodo, questo organismo militare nella società nazionale? Come si sono sviluppate le opposte ideologie di militarismo e antimilitarismo? Com’era la vita quotidiana di questi ufficiali? Quali i fattori di unità del gruppo? É descritta la vita di guarnigione nelle province francesi dopo la caduta dell’Impero fino all’avventura coloniale, sono riportati i dolori dell’ultima guerra e i suoi sconvolgimenti fino al salto nell’ignoto rappresentato dall’Esercito professionale (questt’ultimo riferimento è al 1998. Oggi, 2024, l’esercito di leva e la coscrizione stanno ritornando nel dibattito degli Stati europei, riportato dai venti di guerra che stanno nuovamente spirando sulla scena europea ed internazionale. N. d. R.)”,”FRQM-006-FSL”
“GIRARDI Giulio a cura”,”Coscienza operaia oggi. I nuovi comportamenti in una ricerca gestita dai lavoratori.”,”E’ una ricerca promossa dalla FLM coordinatad da Giulio GIRARDI, autogestita dai lavoratori torinesi.”,”MITT-142″
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e cristianesimo.”,”””Il marxismo ritiene, con l’ateismo illuminista, che la religione sia una forma di ignoranza destinata a scomparire di fronte al progredire della visione scientifica del mondo. Ritiene però, con Nietzsche, Freud e molti altri, che la spiegazione intellettualistica del fenomeno sia insufficiente: è necessario ricercare le radici psicologiche di questa ignoranza nelle profondità dell’uomo, nella sua vita ateoretica, conscia o inconscia. Il problema della verità è risolto in funzione di quello dei valori. (…) Ma per Marx anche questa spiegazione è insufficiente ed esige un ulteriore approfondimento coerente con la visione generale dell’uomo e della sua storia. Le radici ultime delle sovrastrutture vanno ricercate nella infrastrutture. Nel marxismo quindi la religione nasce come compensazione delle frustrazioni economiche del proletariato, favorita dalla classe dominante che vede in essa un modo di consolidare la sua posizione; d’altro lato essa rassicura la coscienza degli sfruttatori offrendo loro, in cambio di qualche elemosina, un facile biglietto d’ingresso per il cielo. Scrive Lenin: “”La fede in un aldilà nasce dall’impotenza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori, come la credenza nelle divinità, nei demoni nasce dall’impotenza del selvaggio in lotta contro la natura. La religione cullando con la speranza di una ricompensa celeste colui che pena tutta la vita nella miseria, gl’insegna la pazienza e la rassegnazione. Quanto a quelli che vivono del lavoro altrui, essa insegna loro a praticare la beneficenza quaggiù, offrendo così loro una facile giustificazione di tutta la loro esistenza di sfruttatori, vendendo loro a buon mercato biglietti di partecipazione alla società celeste. La religione è l’oppio del popolo. La religione è una specie grossolana di acquavite spirituale, in cui gli schiavi del capitale affogano il loro essere umano e le loro rivendicazioni per una esistenza almeno in minima parte degna dell’uomo”” (1). Se questa è l’origine della religione, è facile prevedere quale ne sia il destino. Provocata da uno squilibrio storico e ultimamente economico, essa è destinata a essere riassorbita con la scomparsa di esso. Il processo economico-sociale è quindi necessariamente correlativo a un regresso della religione. Combattere la religione pertanto non significa solo dissipare l’ignoranza, ma soprattutto sopprimere le condizioni storiche che l’hanno generata. Nella società comunista del futuro il processo di normalizzazione della storia e della psicologia umana sarà compiuto, sarà la fine di tutte le alienazioni. Sul piano religioso quindi tutti gli uomini assumeranno l’atteggiamento normale, che è quello ateo. Più precisamente l’ateismo non consisterà nella negazione di Dio ma nella totale assenza di questo problema. Non solo la religione infatti, ma lo stesso problema religioso è provocato dal regime di alienazione economica ed è quindi chiamato a scomparire con esso. L’uomo marxista ideale, come si è visto, sarà soddisfatto della terra e dell’indefinito progresso dell’esistenza terrena”” [Giulio Girardi, Marxismo e cristianesimo, Assisi, 1973] [(1) Lenin, ‘Socialismo e religione’, Opere complete, Roma, Edizioni Rinascita-Editori Riuniti, 1955, vol X, p. 73-74] (pag 62-63)”,”RELC-334″
“GIRARDI Giulio”,”Cristiani e marxisti a confronto sulla pace. Implicanze dottrinali.”,”Il presente saggio è il testo della relazione tenuto al convegno del 30 aprile 1967 tra cristiani e marxisti in Cecoslovacchia. Dello stesso autore e per la stessa casa editrice: ‘Marxismo e cristianesimo’. [“”Il nucleo del problema è dunque questo: per salvare la pace bisogna reprimere la rivoluzione oppure farla?”” (pag 21)] Le cause della guerra (pag 23) [Questione della violenza. “”In seno al cristianesimo gli atteggiamenti vanno dalla proclamazione della guerra santa alla condanna assoluta della violenza. D’altronde sul tema vi è un cambiamento di prospettive abbastanza marcato anche tra l’Antico e il Nuovo Testamento: è soprattutto all’Antico Testamento che si ispirano i teorici della guerra santa, mentre gli apostoli della non-violenza si appoggiano soprattutto sul Nuovo Testamento. Anche la storia di questo problema è stata influenzata dalla mentalità integrista e dal conservatorismo politico e sociale che l’hanno accompagnata: il ricorso alla violenza e alla guerra era molto più facilmente giustificato quando si trattava di difendere l’«ordine» stabilito, di difendere i «diritti» di Dio o della Chiesa, di combattere gli infedeli o gli eretici, e perfino di diffondere la fede, che non quando si trattava di rovesciare un regime, soprattutto se questo era favorevole alla Chiesa. Questo significa che la evoluzione dottrinale riguardante il problema della violenza non è soltanto la conseguenza delle nuove dimensioni della guerra moderna, ma anche del progresso della coscienza personalista e comunitaria della Chiesa. La soluzione che noi prospettiamo qui non può dunque essere considerata universale nel mondo cristiano. D’altra parte, pur essendo cristiana, essa non lo è specificamente; e pensiamo che sia suscettibile di raccogliere l’adesione di gran parte del mondo marxista. Non intendiamo affrontare il problema della violenza nel suo insieme, ma dal punto di vista preciso dell’azione rivoluzionaria. La nostra posizione si riassume in due tesi: 1. Preferenza decisa per l’azione non-violenta, accettando le sue inevitabili lentezze; 2. legittimità della violenza come soluzione estrema per bloccare un’azione violenta dalle conseguenze irreparabili”” (pag 56-57)]”,”RELC-345″
“GIRARDI Giulio; PRESTIPINO Giuseppe”,”Marxismo e teologia della liberazione. A proposito di una recente pubblicazione (Girardi); Temi e problemi di filosofia del lavoro (Prestipino).”,”A proposito del recente volume di José Ramos Regidor ‘Gesù e il risveglio degli oppressi’ (Mondadori, 1981) (Girardi) A proposito del volume di Antimo Negri ‘Filosofia del lavoro’ (Prestipino)”,”CONx-002-FB”
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e Cristianesimo.”,”Don Giulio Girardi è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-075-FL”
“GIRARDI Giulio”,”Credenti e non credenti per un mondo nuovo.”,”Don Giulio Girardi (nato al Cairo nel 1926) è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-085-FL”
“GIRAUD Emile”,”La nullité de la politique internationale des grandes démocratie, 1919-1939. L’échec de la Société des Nations, la guerre.”,”GIRAUD Emile ex consigliere giuridico della Società delle Nazioni, professore delle Facoltà di diritto “”Il fallait fédérer l’Europe’ (pag 49)”,”RAIx-298″
“GIRAULT René ZIEBURA Gilbert e altri; interventi di Elisabeth DU-REAU Francois FEJTO Gilles MORIN; testi di Gerard BOSSUAT Christian DELPORTE Pascal DELWIT André DONNEUR René GIRAULT B.D. GRAHAM Nicole JORDAN Wilfried LOTH Daniel MAYER Liliane PERREIN Robert VERDIER Irwin WALL Gilbert ZIEBURA; colloquio presieduto da Robert VERDIER Daniel MAYER e René GIRAULT”,”Leon Blum socialiste europeen. Interventions.”,”Sono gli atti di un colloquio organizzato dalla Societé des Amis de Leon Blum nell’Ottobre 1993 nel Senato a Parigi. La seduta era presieduta da Robert VERDIER, Daniel MAYER e René GIRAULT. Sono anche intervenuti nel dibattito gli storici Elisabeth DU-REAU, Francois FEJTO, Gilles MORIN. Liliane PERREIN ha organizzato il colloquio. I testi sono di Gerard BOSSUAT, Christian DELPORTE, Pascal DELWIT, André DONNEUR, René GIRAULT, B.D. GRAHAM, Nicole JORDAN, Wilfried LOTH, Daniel MAYER, Liliane PERREIN, Robert VERDIER, Irwin WALL, Gilbert ZIEBURA.”,”FRAP-036″
“GIRAULT René”,”Diplomatie européenne. Nations et impérialisme 1871-1914. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome I.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Scambio mediterraneo Egitto Tunisia e l’avvicinamento franco-britannico (pag 162) La marche vers la guerre. La question des responsabilités de la Première Guerre mondiale. “”En histoire, il existe des périodes qui paraissent avoir existé uniquement pour permettre d’expliquer un phénomène exceptionnel postérieur: ainsi en va-t-il pour la période 1907-1914 qui apparaît seulement comme une longue introduction à la guerre de 1914. Tout récit de ces années obéit à la rituelle question des origines de la guerre; comme on ne peut expliquer celle-ci par la seule crise finale de juillet-août 1914, les causes lointaines ou profondes de la guerre sont recherchées dans les années antérieures; du coup, toute analyse est menée en fonction de la dramatique conclusion et elle débouche inévitablement sur la question de la responsabilité du déclenchement de la guerre. Seulement, sur ce sujet brûlant, les historiens ont été (et sont parfois encore) prisonniers de la conclusion de la Première Guerre mondiale; en effet, lors de la signature du traité de Versailles en 1919, pour la première fois dans l’histoire, les vainqueurs ont tenuà faire reconnaître par les vaincus leur pleine et unique responsabilité dans l’origine de cette guerre (article 331 du traité); dès lors, et pendant longtemps, l’histoire de cette période a été faite soit pour prouver la justesse des rédacteurs du traité, oist pour démontrer que le droit du plus fort ne détermine pas ‘ipso facto’ la vérité historique; rarement l’histoire a été mise aussi clairement et aussi pleinement au service de la politique. Si l’on ajoute que la Seconde Guerre mondiale semble procéder de la première, on conçoit que pour tous les hommes du XXe siècle, la “”Kriegschuldfrage”” (la question de la responsabilité de la guerre) demeure fondamentale et vivante. Ainsi, lorsqu’en 1961, un historien de Hambourg, Fritz Fischer, publia un gros livre (‘Griff nach der Weltmacht’, traduit et publié en français en 1970 sous le titre ‘Les Buts de guerre de l’Allemagne impériale’) qui tendait à démontrer que les dirigeants allemande avaient volontairement menè leur pays à la guerre, les réactions en Allemagne furent passionnées, violentes, au point que l’on a pu parler d'””affaire Dreyfus allemande”” (J. Droz). Faut-il donc à nouveau ici se laisser enfermer dans la question des responsabilités directes ou indirectes de la guerre de 1914-1918? Il serait illusoire de la faire. En effet, toute analyse sérieuse conduit à mettre côte et ensemble un certain nombre de facteurs profonds qui ont été susceptibles de créer un état général de tension: déterminer ensuite lequel de ces facteurs est primordial relève du choix idéologique plus que de l’étude historique. De même, chercher parmi les responsables de l’époque des “”fauteurs de guerre”” plus caractérisés serait oublier que tous ces hommes ont été intimement persuadés qu’ils ‘répondaient’ aux réactions ou provocations de leur antagonistes et qu’ils s’estimaient ‘contraints’ de relever le gant; de la même manière, ils ont le plus souvent fini par conclure que la solution guerrière était un moindre mal, et qu’il “”fallait en finir””, là encore persuadés que cette guerre serait courte, compte tenu de la formidable puissance destructrice des armements du temps. En somme, il convient de rechercher non les responsabilités, mais les causes de cette terrible guerre qui met fin à un certain monde. Dans cette ultime période, entre 1907 et 1914, la marche quasi inexorable vers une guerre générale paraît obéir à une fatalité toute-puissante; en réalité, comme en une tragédie classique, la pièce se déroule avec une terrible logique. Après quelques années d’incertitude entre 1907 et 1911, pendant lesquelles on assiste tout à la fois à la consolidation des blocs existants en Europe et à des tentatives de conciliation entre ces blocs, un nouvel accès de crise secoue les relations internatinales en 1911-1912; la crise d’Agadir et ses suites directes peuvent être retenues comme le moment où se fixent définitivement alliances et stratégies. Ensuite, soit au travers des guerres balkaniques de 1912 et 1913, soit tout simplement avec l’accélération des préparatifs militaires, “”la guerre est en vue””; il suffit en 1914 d’un nuovel incident, un attentat à Sarajevo contre l’archiduc héritier d’Autriche-Hongrie, François-Ferdinand, pour que les mécanismes conduisant à la guerre soient enclenchés. Mais au-delà de cette périodisation simple, que de faits contradictoires, difficilement conciliables, puisque par exemple dans la toute dernière année de paix (relative), tandis que l’omber de la guerre s’étend, on assiste à de nouveaux accords qui semblent préparer un partage pacifique de l’Empire ottoman entre ‘toutes’ les grandes puissances”” (pag 365-367)”,”RAIx-247″
“GIRAULT René FRANK Robert”,”Turbulente Europe et nouveaux mondes 1914-1941. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome II.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Francia gendarme ordine versailles (pag 231) La conferenza economica internazionale di Londra 1933 (pag 305) “”La guerre économique commença pendant l’année 1915. L’initiative venait des Etats de l’Entente. Ceux-ci voulaient réaliser le blocus des Empires centraux. Le but recherché était d’empêcher de se ravitailler en nourriture et en matières nécessaires aux equipements militaires. Les moyens de parvenir à ce résultat étaient variés. Tout d’abord, il fallait nuire au commerce maritime entre l’Allemagne et les neutres par l’arraisonnement et la saisie des cargaisons destinées à ce pays, mais ce blocus maritime, qui violait les conventions internationales existantes, était difficile à réaliser en mer, en particulier sur la mer Baltique (la Suède est un gros fournisseur de l’Allemagne); il soulevait partout des difficultés juridiques qui risquaient de pousser les neutres vers l’Allemagne. Toutefois, celle-ci indisposait à son tour les neutres par la guerre sous-marine (cependant limitée jusqu’en janvier 1917) destinée à couper les communications entre la Grande-Bretagne, la France et leurs sources de ravitaillement extra-européennes. Les puissances de l’Entente utilisèrent donc une seconde méthode qui consistait à acheter chez les neutres le maximum possible de denrées et de matières premières stratégiques afin de priver leurs adversaires de ces sources d’approvisionnement. Ce procédé était onéreux et, bien de pays, il eut surtout pour résultat de faire grimper des prix devant cette “”raréfaction”” artificielle des ressources. Il fallut aussi abtenir l’accord des neutres qui, souvent, avaient été obligés, pour répondre aux buts de l’Entente, de constituer en Europe des sociétés organisant le contingentement à l’échelle nationale (Suisse, Pays-Bas, Danemark). Seront-ils dès lors, et resteront-ils après guerre, des “”clients”” des Alliés? Pour mener cette tactique économique, il faut en détenir les moyens financiers. Le champ de la guerre économique s’élargit au financement, interne comme externe, du conflit. Où trouver des ressources nécessaires au paiement d’achats massifs chez les autres? En outre, la guerre économique suppose de produire plus que l’ennemi dans le domaine des armements. Il importe de le surclasser sur le plan industriel. Or l’équipement industriel nouveau réclame des investissements considérables et la possibilité future d’un amortissement rationnel. En d’autres termes, l’expansion née de la guerre industrielle suppose, pour obtenir un après-guerre rémunérateur, de conserver un haut niveau de consommation. Ne faudrat-il pas alors pouvoir exporter facilement en écartant la concurrence des pays vaincus? Ainsi, la guerre économique imprime sa marque sur les relations internationales présentes et futures (création de clientèles, expansion future, préservation de sources d’approvisionnement et de marchés). Le financement de cette nouvelle forme de guerre suppose, soit l’existence de considérables réserves en capitaux, soit l’obtention de crédits externes, autre facteur important des relations internationales. Parmi les belligérants, qui a les moyens de cette guerre longue, totale? La Grande-Bretagne occupe une place à part dans le système économique des Alliés. Elle est, en effet, la seule puissance qui soit en mesure de financier (partiellement) la guerre économique. Elle disposait avant-guerre du stock de capitaux extérieurs le plus élevé au monde (environ 95 milliards de francs-or, contre 43 à la France et 29 à l’Allemagne); (…)”” (pag 53-54)”,”RAIx-249″
“GIRAULT René FRANK Robert THOBIE Jacques”,”La loi des géants, 1941-1964. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome III.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia.”,”RAIx-250″
“GIRAULT Jacques”,”Bordeaux et la Commune, 1870-1871.”,”Jacques Girault Molto citati nel testo Paul e Laura Lafargue, Jenny e Karl Marx, Pierre Alfred Delboy, Emile Fourcand, Leon Gambetta, Louis Marchand, Louis Joseph Millour o Milhour), Adolphe Thiers Contiene i paragrafi: – L’action grandissante de la section de l’ Internationale (pag 220-226) ‘L’Internationale, responsable de la Commune?’ (pag 263-266) “”Le journal de la section de l’AIT, ‘La Fédération’, subit les conséquences du durcissement répressif. Dès le premier numérp, après l’incarcération de son gérant, Listrat, ‘La Gironde’ signale cette arrestation et, le 25 avrile, complète son information: (…)”” (pag 222) Paul Lafargue voleva scrivere un libro sull’azione dell’ Internazionale durante la Comune ma gli avvenimenti glielo impedirono (pag 226)”,”MFRC-166″
“GIRIDHARADAS Anand”,”Ritorno in India.”,”Nato alla periferia di Cleveland, nell’Ohio, dove i genitori erano emigrati negli anni Settanta, dopo la laurea, l’autore ha deciso di ripercorrere all’inverso il tragitto dei suoi, trasferendosi a Mumbai per lavorare come consulente aziandale.”,”INDx-020-FC”
“GIRONELLA José María”,”Un millón de muertos.”,”GIRONELLA José María è natoa a Darnius, Gerona nel 1917. Ha partecipato alla guerra civile e nel dopoguerra ha svolto diversi lavori rivelandosi scrittore con la novella ‘Un hombre’ (premio Nadal). Ha scritto molti romanzi (v. risvolto di copertina) I combattenti italiani nella guerra civile. I giudizi: codardi e chiacchieroni. “”En Gerona se organizó un baile en el local de la UGT, durante el cual David y Olga no cesaron de dar vueltas “”en honor de la cobarde Italia””. La cobarde Italia… Fue el sonsonete que recorrió la España “”nacinal””. Los italianos fueron llamados, sin matices, “”Corriere de la Sera””, y la matrícula CTV de sus coches pasó a significar ‘Cuándo te vas?’ Guadalajara se convirtió en deshonor y chiste. “”Una cosa es cantar ópera y otra arrear candela.”” “”Corrían como Nuvolari!”” Corrían, corrían. Salvatore se desgañitaba: “”Cómo íbamos a correr, si el barro nos llegaba a las rodillas?”” Mil doscientos muertos italianos, tres mil quinientos heridos itailanos, convertidos en chiste. Aleramo Berti lloró de rabia, mientras su colega Schubert, el miope nazi, mandaba a Berlín un informe exhaustivo en el que calificaba a todos los mediterráneos, sin excepción, de “”instintivos”” y “”primarios””. (pag 391)”,”MSPG-201″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia modelli e critica.”,”Fiorenzo GIROTTI insegna analisi delle politiche pubbliche e politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Univ di Torino.”,”UKIS-009″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia, modelli e critica.”,”Fiorenzo Girotti insegna analisi delle politiche pubbliche e Politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOS-057-FL”
“GIROUD Francoise”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”L’A è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale francese ‘Elle’ ha fondato e diretto con J.J. SERVAN-SCHREIBER il settimanale ‘L’ Express’ mantenendo per vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. E’ autrice di saggi e biografie.”,”MADS-171″
“GIROUD Francoise”,”La nuova ondata. Inchiesta sulla gioventù. Titolo originale ‘La nouvelle vague’.”,”‘La nuova ondata’ è una grande inchiesta progettata e preparata dal giornale ‘L’ Express’ in tutti gli ambienti e in tutte le classi sociali, destinata a rivelare in profondità quella che è la nuova generazione francese, le sue idee, i suoi giudizi e aspirazioni, le sue critiche, la sua formazione. Alle 24 domande i giovani potevano rispondere anonimamente. Dirigeva l’ inchiesta Francoise GIROUD.”,”GIOx-010″
“GIROUD Francoise; conversazioni con Claude GLAYMAN”,”Parola mia. Avvenimenti e retroscena della politica europea e mondiale nelle memorie della più grande giornalista francese vivente direttrice dell’ Express.”,”””Piotr Tkacev, l’ anarchico russo che affermava la necessità di uccidere tutti coloro che avevano superato i vent’anni per riedificare il mondo su altre fondamenta, intorno al 1873 descriveva i giorni felici che sarebbero seguiti alla futura rivoluzione russa””. (pag 222)”,”FRAV-074″
“GIROUD Françoise”,”Une femme honorable.”,”GIROUD Françoise nata a Ginevra nel 1916 comincia la sua carriera nel cinema (assistenza di scena) prima di dedicarsi al giornalismo. Direttrice di redazione di Elle, fondatrice dell’ Express con Jean-Jacques Servan-Schreiber (1953) di cui diventerà direttrice. Nel settennato di Giscard d’Estaing diventerà segretaria di stato alla cultura. Ha scritto molti libri. Biografia. Marie Curie Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Maria Curie-Sklodowska) Maria Sklodowska Nobel per la fisica 1903 Nobel per la chimica 1911 Maria Sklodowska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio. Marie Curie è stata l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aree distinte. Marie Curie crebbe nella Polonia russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del 1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da allora rimasero al centro dei suoi interessi. Dopo la morte accidentale del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu concesso di insegnare nella prestigiosa università. Due anni più tardi le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad insegnare alla Sorbona. Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie operò in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti: dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica rese possibili le indagini radiologiche effettuate in prossimità del fronte e partecipò alla formazione di tecnici e infermieri. Dopo la guerra divenne attiva nella Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni per migliorare le condizioni di lavoro degli scienziati. Negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy (Alta Savoia), nel 1934. Indice [nascondi] 1 Le origini 2 I premi Nobel 3 La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte 4 Altri riconoscimenti 5 Note 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Le origini [modifica] Nata a Varsavia, figlia di Wladyslaw Sklodowski (1832-1902) e di Bronislawa Boguska (1834-1879); in Polonia, iniziò gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli poi a Varsavia ed infine all’Università della Sorbona di Parigi, laureandosi in chimica e fisica. Maria fu la prima donna ad insegnare nell’università parigina. Alla Sorbona incontrò il docente Pierre Curie, che poi sposò. Maria Sklodowska a sedici anni I premi Nobel [modifica] Insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria Sklodowska-Curie ricevette – prima donna della storia – il premio Nobel per la fisica nel 1903: « in riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi » Otto anni dopo, nel 1911, fu insignita di un altro premio Nobel, questa volta per la chimica: « in riconoscimento dei suoi servizi all’avanzamento della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio, dall’isolamento del radio e dallo studio della natura e dei componenti di questo notevole elemento. » La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte [modifica] Mme. Curie insieme a quattro studentesse (1910-1915) Foto Library of Congress La vita di Maria Sklodowska-Curie fu dedicata all’isolamento ed alla concentrazione del radio e del polonio, presenti in piccolissime quantità nella pechblenda proveniente da Jáchymov. Si tratta di un minerale radioattivo, ed è una delle principali fonti naturali di uranio. I coniugi Curie-Sklodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro; ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti altri elementi. Decisero così di esaminare tonnellate di pechblenda riuscendo così, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio che fu chiamato polonio. Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo che portò alla scoperta dell’ancor più radioattivo radio, divenne la tesi di dottorato di Maria Sklodowska. Con una mossa insolita, la Sklodowska-Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico. Maria Sklodowska-Curie fu la prima persona a vincere o condividere due premi Nobel. Oltre a lei soltanto un’altra persona sino ad ora, ha ricevuto due premi Nobel in due campi differenti: Linus Pauling. Altri ne hanno ricevuti due nello stesso settore: John Bardeen (entrambi in fisica) e Frederick Sanger (entrambi in chimica). Durante la prima guerra mondiale, Maria Sklodowska-Curie sostenne l’uso delle unità mobili di radiografia come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Nel 1921 effettuò un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere i fondi monetari necessari a continuare le ricerche sul radio; ovunque fu accolta in modo trionfale. Nel 1909 fondò a Parigi l’Institut du radium, oggi noto come Istituto Curie e, nel 1932, un altro analogo istituto a Varsavia, anch’esso successivamente rinominato Istituto Curie. Negli ultimi anni della sua vita, fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy, nel 1934. Ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.[2] La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch’ella un premio Nobel per la chimica (insieme al marito Frédéric Joliot-Curie) nel 1935, l’anno successivo la morte della madre. La secondogenita, Ève Denise Curie, scrittrice, fu tra l’altro consigliere speciale del Segretariato delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia. Altri riconoscimenti [modifica] Assieme al marito Pierre Curie ricevette la Medaglia Davy nel 1903 e la Medaglia Matteucci nel 1904.[3] Il 20 aprile 1995 le sue spoglie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi. È stata la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore (per meriti propri). Per il timore di contaminazioni radioattive, la sua bara è stata avvolta in una camicia di piombo. Una moneta da 100 franchi francesi ed una banconota da 20.000 zloty polacchi che la raffigurano furono emesse negli anni novanta. Ai coniugi Curie è stato dedicato un asteroide, il 7000 Curie, ed un minerale di uranio: la curite. A Maria-Sklodowska è stato dedicato un altro minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie. Il gruppo pioniere della musica elettronica Kraftwerk cita madame Curie proprio nel famoso brano Radioactivity che dà il titolo all’intero album del gruppo tedesco.”,”SCIx-336″
“GIROUD François”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”Françoise Giroud è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale femminile Elle, ha fondato e diretto con J.J. Servan-Schreiber L’Espress, mantenendo per oltre vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. É autrice di saggi e biografie, tra cui Parola mia, Sui giudizi del palazzo, Alma Mahler o l’arte di essere armata. Jenny von Westphalen nasce nel 1814 a Salzwedel, affascinante ritratto di una donna eccezionale è l’appassionante racconto della parte di lei di una straordinaria esistenza.”,”MADS-023-FL”
“GISCARD D’ESTAING Valery”,”Le pouvoir et la vie.”,”Il 19 maggio 1974, con il voto di 13. 396.203 cittadini, GISCARD D’ESTAING sale alla presidenza della Repubblica. Per sette anni sarà l’ uomo più potente e solitario della Francia. “”Il governatore della Bundesbank, Otto Emminger, è ostile al progetto (serpente sistema monetario europeo, ndr). Non vuole trovarsi davanti all’ obbligo di intervenire per sostenere le monete deboli vendendo dei marchi, con il rischio di alimentare l’ inflazione in Germania. Il suo punto di vista è condiviso dalla quasi totalità dei banchieri tedeschi. Decidiamo con Helmut Schmidt di dividerci i compiti tra noi. Benché io sia più convinto di lui dell’ utilità del progetto, gli chiedo di farsene interprete all’ esterno, in particolare nei due prossimi consigli europei previsti a Copenaghen e a Brema””. (pag 143)”,”FRQM-027″
“GISMONDI Arturo”,”Alle soglie del potere. Storia e cronaca della solidarietà nazionale, 1976-1979.”,”Arturo Gismondi, giornalista, vice-direttore del Giornale Radio Tre, commentatore politico de Il Messaggero. Redattore de Il Punto diretto da Vittorio Calef nei primi anni ’60, è passato poi a Paese Sera, ove ha lavorato per vent’anni come inviato, editorialista, capo del servizio politico, infine vice-direttore. Ha collaborato e collabora con settimanali e riviste fra le quali, oltre al Punto, Mondo Nuovo, Rinascita, Critica Sociale, Thema, Politica Internazionale. Autore di: La Radiotelevisione italiana, Il mondo con le antenne, Gli anni più difficili, Intervista sul comunismo difficile con Umberto Terracini.”,”ITAP-035-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume I. Dalle origini alla vigilia dell’invasione napoleonica.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-201-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume II. Dall’invasione napoleonica all’ottobre del 1917.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-202-FL”
“GITLIN Todd”,”The Sixties. Years of Hope, Days of Rage.”,”Robert Kennedy “”Kennedy vinse le primarie della California, e quella notte fu ucciso””. (pag 310) Shock dei radicals. Critiche alla Commissione Warren. “”Ci fu un trauma anche per i giovani radicali. Nei mesi e anni dopo il 22 novembre 1963, Tom Hayden, Dick Flacks, ed io, si passavamo a trastullarci con il concetto di Oswald come “”lurker”” (individuo che sta in agguato, ndr). (…) Per anni da allora in poi, a tarda notte, in mezzo alle nostre colte analisi delle forze politiche, il pensiero dei ‘lurkers’ sarebbe saltato fuori, e riflettevamo sulla devastazione portata da quest’ uomo apparentemente marginale. (…)””. Poi il trauma Kennedy fu mescolato con quello per l’ assassinio di Malcolm X nel febbraio del 1965″”. (pag 313)”,”USAS-124″
“GIUFFRIDA Vincenzo”,”Il III° volume del “”Capitale”” di Karl Marx. (Esposizione critica).”,”””Proseguendo la sua analisi, Marx nota gli effetti del ristagno di produzione e delle crisi sul credito. Se questo si restringe, allora si deprezza la moneta fiduciaria, affluisce l’oro alle banche, cade il prezzo delle azioni, diminuisce enormemente il valore del capitale per azioni, decresce il capitale fittizio, si eleva il tasso d’interesse, (appunto perchè esso dipende dal capitale-moneta prestabile e non da quello esistente) (1). Da ciò segue che nei periodi in cui il capitale è abbondante ma incerto e gli affari sono impacciati, in cui cioè è scarso il capitale prestabile, il saggio del profitto è elevatissimo. Viceversa il capitale circolante può essere scarso e intanto il saggio di profitto rimanere basso quando: 1) è grande il numero delle compre e dei pagamenti che compie la stessa moneta; 2) è grande il numero delle trasposizioni sue, in cui essa ritorna come deposito alle banche””. (pag 133-134) (1) E’ questa l’idea madre di tutta l’analisi dell’interesse, istituita dal Marx”,”MADS-433″
“GIUGLARIS Marcel”,”Storia della guerra del Pacifico, 1941-1945. Da Pearl Harbour a Hiroshima.”,”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto durante un combattimento aereo. “”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto fu per un mese (18 aprile – 21 maggio 1943) uno dei segreti di guerra. In seguito continuò ad esserne uno dei misteri, perché non rimane che un solo testimone dell’ incidente, il vecchio contrammiraglio Kitamura Genji. Ecco la sua versione degli avvenimenti. (…) Oltre che da capitano di fregata Nakajima, specialista dei codici del Centro di Stato Maggiore della Marina, il viaggio di Yamamoto era conosciuto dagli americani. Costoro, durante la loro occupazione dell’ isola, si erano a più riprese impadroniti del codice giapponese. Il viaggio di Yamamoto non era stato, sicuramente, preannunciato; ma a Shortland, dove c’era un grosso idrovolante semi affondato vicino alla costa, era stato comunicato l’ arrivo dell’ ammiraglio perché si provvedesse a far saltare questo relitto con la dinamite per non dare una cattiva impressione a Yamamoto. Nominato comandante in capo della squadra, l’ ammiraglio Koga, l’ uomo che dappertutto era succeduto a Yamamoto, gli successe una volta ancora, alla fine dell’ aprile 1943. Tre settimane più tardi, il 21 maggio, veniva annunciata ufficialmente la morte di Yamamoto.”” (pag 288-290)”,”QMIS-105″
“GIUGNI Gino GARAVINI Sergio CAI Franco MATTIOLI Giulio VENETO Gaetano ICHINO Pietro TREU Tiziano VISENTINI Luciano PEIRA Paolo”,”Ascesa e crisi del riformismo in fabbrica. Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all’ inquadramento unico.”,”Gino GIUGNI (Genova, 1927) è ordinario di Diritto del Lavoro nell’ Università di Roma. Ha collaborato alla redazione dello Statuto dei Lavoratori.”,”MITT-097″
“GIUGNI Gino”,”La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia.”,”Gino Giugni ha insegnato diritto del lavoro nelle università di Bari, di Roma La Sapienza e nella Luiss. É stato membro del Parlamento, fra i principali ispiratori dello Statuto del lavoratori del 1970 e ministro del Lavoro nel 1003-94 nel governo Ciampi. É stato relatore nell’elaborazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e, successivamente, Presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione di tale legge.”,”SIND-027-FL”
“GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico”,”Luigi Fabbri. Studi e documenti sull’ anarchismo tra Otto e Novecento.”,”Saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico Lettere Mussolini a Fabbri “”Rosselli sosteneva le stesse idee fin dagli anni di Socialisme libéral: ‘L’ esperienza della guerra e del dopoguerra (l’ esperienza russa in particolare) hanno portato all’ abbandono del vecchio programma centralizzatore, collettivista, che faceva dello stato l’ amministratore universale, il controllore dei diritti e della libertà di tutti (…). Possono vedersi chiaramente i pericoli delle elefantiasi burocratiche, della dittatura, dell’ incompentenza, dell’ avvilimento di ogni libertà individuale, della mancanza di emulazione presso i dirigenti come presso gli esecutori.’ Da qui il rifiuto della completa statalizzazione e la proposta nel Programma del 1932 di un’ economia mista e autogestita, con partecipazione operaia e contadina nella direzione delle fabbriche e delle imprese agricole””. (pag 86, Clara Aldrighi, Luigi Fabbri in Uruguay)”,”ANAx-231″
“GIULIANELLI Roberto”,”Pier Carlo Masini, storico e giornalista (1945-1957).”,”””Il movimento libertario aveva già prodotto in passato alcuni storici-militanti, il più accreditato dei quali nell’ immediato dopoguerra è Ugo Fedeli. Masini va oltre e si proietta tanto contro la letteratura pregiudizialmente ostile agli anarchici, quanto contro quella apologetica, che aveva rinunciato alla necessaria oggettività, preferendo scolpire medaglioni e comporre panegirici. Ecco perché Max Nettlau, autore di noti saggi sull’ anarchismo fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, è uno dei suoi obiettivi polemici in gioventù. Nel 1951 lo storico toscano osserva che Nettlau aveva le qualità per diventare uno dei maggiori studiosi del movimento operaio, ma il suo apparato ideologico era troppo fragile per cogliere i passi culminanti dei fenomeni su cui concentrò l’ attenzione. Il suo libro sull’ attività svolta da Bakunin in Italia (1928) è un esempio di “”precisione cronistorica””, ma manca della necessaria rielaborazione critica (…)””. (pag 9-10) “”Nell’ agosto 1950 Masini confessa a Venturini di non saper “”leggere senza scrivere. Magari a sproposito””, sintetizzando così una delle prerogative invero più evidenti della sua personalità.”” (pag 10) “”Il centro – che lo storico toscano suggerisce di intitolare ‘Max Nettlau’, oppure ‘Centro di studi malatestiani’, oppure ‘Archivio centrale di documentazione anarchica’ – dovrà comporsi di una biblioteca, un’emeroteca e un’ autografoteca. Vari sono i modelli ai quali poter ispirarsi: l’ ex Archivio del Partito socialdemocratico a Berlino, l’ Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca, l’ Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam.”” (pag 17) “”Ciò vale anche per “”l’ irrequieta”” o “”esaltata”” Maria Rygier, sul cui libro ‘La nostra patria’ (1915) egli riflette appena un mese dopo essersi occupato di Rocca. “”Le diserzioni in campo anarchico allo scoppio della Prima guerra mondiale si contano sulle dita, mentre ad enumerare i tradimenti in campo socialista non basterebbero tutti i capelli di Carlo Marx””, scrive””. (pag 53, P.C. Masini, Il caso Ryger, ‘Gioventù anarchica’, 5-20 novembre 1946) “”La ricerca subisce un nuovo rallenamento all’ inizio del 1953, quando Masini vince un concorso per entrare nella pubblica amministrazione e deve trasferirsi a Vercelli. Lì sposa Giulia Cocchini e, conteso fra gli impegni lavorativi, familiari e politici, stenta a ritagliarsi uno spazio per lo studio. Se ne lamena con Venturini: “”ho quasi terminato la bibliografia. ma sono molto insoddisfatto. (…) Sarebbe stato necessario (…) fare una bibliografia ragionata, cioè una bibliografia generale del Merlino””. (pag 72) Non cita Cervetto!”,”ANAx-253″
“GIULIANELLI Roberto”,”Bakunin e la rivoluzione anarchica.”,”ANTE3-20″,”ANAx-290″
“GIULIANELLI Roberto”,”Un eretico in paradiso. Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo Novecento. Con 18 lettere inedite di Leda Rafanelli in appendice.”,”Roberto Giulianelli, è assegnista di ricerca presso l’Università Politecnica delle Marche. Per la BFS ha collaborato al ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ e ha curato volumi su Luigi Fabbri.”,”ANAx-410″
“GIULIANI Gaia”,”Beyond Curiosity. James Mill e la nascita del governo coloniale britannico in India.”,”Gaia GIULIANI ì borsista post-dottorato in Storia del pensiero politico e Cultrice della materia di Studi coloniali e postcoloniali persso il Dipartimento di politica istituzioni storia dell’Università di Bologna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. 4° copertina) La ‘History of British India’ di James Mill (1817) è stata considerata una sorte di ‘manuale’ per intere generazioni di funzionari coloniali. “”Partendo da tali considerazioni, Mill denuncia l’oscurità nelle procedure che caratterizzano i tribunali inglesi – presso i quali vige la ‘Common Law’, un sistema che “”tradisce”” in tal senso il grado di civiltà raggiunto dal suo popolo, ponendolo “”paradossalmente”” al di sotto di quello musulmano, il quale ha prodotto “”almeno”” leggi scritte – e che intralciano il percorso della giustizia, scoraggiando il pubblico dal farvi ricorso e rendendo praticamente inconsistente la difesa dei diritti, e in particolare di quelli delle classi inferiori. La vigenza della ‘Common Law’, inoltre, perpetra secondo Mill quel sistema corporativo di interpreti della legge, avvocati e giudici, che si interpone tra i cittadini e la giustizia rendendo meno immediato ed efficace il rapporto tra essi. Già Bentham aveva denunciato l’impossibilità – senza una codificazione che rendesse “”certi”” i diritti dei cittadini attraverso una classificazione “”nero su bianco”” delle forme di proprietà e delle offese che ad esse potevano essere arrecate – di difendere tali diritti, rendendo così inefficace la giustizia””. (pag 103-104)”,”TEOP-350″
“GIULIANI Jean-Dominique DANJEAN Arnaud GROSSETETE Françoise TARDY Thierry”,”Défense, le réveil de l’Europe.”,”La questione dell’autonomia strategica dell’Europa e l’importanza dell’asse franco-tedesco Jean-Dominique Giuliani presidente della Fondation Robert Schuman. Arnaud Danjean deputato al Parlamento europeo (PPE-FR), membro della commissione degli Affari esteri e della sotto-commissione “”Sicurezza e Difesa””. Françoise Grossetete, deputato europeo (PPE-FR) relatore del Fondo europeo di difesa presso il Parlamento europeo. Thierry Tardy, Direttore, Divisione ricerca, Collegio di difesa della Nato.”,”EURQ-005″
“GIULIANI MAZZEI Pasquale Fernando”,”Kant e Hegel. Un confronto critico.”,”Pasquale Fernando Giuliani Mazzei è nato a Napoli nel 1954. É studioso di etica e filosofia politica e cultore di temi di storia locale. Karl Immanuel Kant, nacque nel 1724 a Konisberg, dove visse e morì. Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-016-FL”
“GIULIETTI Fabrizio”,”Storia degli anarchici italiani in età giolittiana.”,”GIULIETTI Fabrizio Nell’indice nomi due riferimenti a Cervetto nelle note (si cita l’opera ‘Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona’; pag 231, 334) “”Come si vede, dunque, il volontarismo malatestiano si pone agli antipodi sia del ribellismo vitalistico della vulgata stirnero-nietzscheana, sia dell’illegalismo espropriatore di scaturigini violentiste”” (pag 303)”,”ANAx-339″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa (1901-1914).”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’. Ha scritto pure ‘Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi’ (in Italia contemporane, Milano 2007′. Ha elaborato 50 schede biografiche per il ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ (Pisa,, 2005). Nel testo molti riferimenti a ‘La Plebe’ Nota 170 sul Circolo Carlo Marx di Napoli “”La battaglia contro la guerra di Libia favorisce la ricomposizione definitiva della frattura fra sindacalisti e riformisti, entrambi attestati su una posizione di rigorosa condanna del conflitto in nome dei comuni valori antimilitaristi e antimperialisti. Nel 1912, il gruppo sindacalista e la sezione riformista si riuniscono nella Federazione socialista napoletana. All’organismo, però, non adersice la corrente di estrema sinistra – gravitante attorno alle figure di Amadeo Bordiga, Michele Bianchi, Ruggiero Grieco e Luigi Alfani – che procede invece alla fondazione del Circolo socialista rivoluzionario “”Carlo Marx””.”” (pag 150) Bibliografia. Autore: Giulietti, Fabrizio Titolo: Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi 1917-1924 Periodico: Italia contemporanea Anno: 2007 – Fascicolo: 247 – Pagina iniziale: 165 – Pagina finale: 193 Per l’acquisto di annate o fascicoli arretrati o per ogni altra informazione contattare: FrancoAngeli s.r.l. Ufficio Riviste viale Monza 106, 20127 Milano tel. +39-02-28371456 – Fax : +39-02-26141958″,”ANAx-349″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945.”,”GIULIETTI Fabrizio, Dottore di ricerca, collaboratore alla cattedra di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Alcuni operai anarchici dell’Alfa Romeo, sono invece tratti in arresto perché sorpresi a diffondere opuscoli e manifestini antifascisti durante una manifestazione indetta per protestare contro il caro-vita e la disoccupazione. La città dove la crisi economica ha aggravato a tal punto le condizioni di vita delle masse da far temere un’esplosione del malcontento popolare, è però Torino. Alla Fiat Lingotto, informa una relazione fiduciaria, è in atto una propaganda “”diretta alla completa astensione dal lavoro a scopo di ostile dimostrazione il giorno in cui S.E. il Capo del Governo, in occasione del viaggio a Torino, intendesse portarsi colà a visitare gli stabilimenti. A tal rigurdo sarebbero già stati presi accordi tra alcuni capi reparto per prospettare in quella data a chi di ragione, siccome dovute a malattie, le assenze degli operai. In occasione dell’anniversario del primo maggio, poi, si denuncia il ritrovamento di volantini e la comparsa di scritte murali che inneggiano alla festa dei lavoratori in numerosi quartieri proletari e borghi di periferia. Nello stesso giorno, gli operai della Fiat riescono ad imporre al personale direttivo che l’orologio dei cartellini timbri in rosso anziché, come di norma, in blu. Una dimostrazione contro le decurtazioni salariali ed il licenziamento di 600 compagni, indetta il 31 luglio dai lavoratori delle Ferriere, costringe invece militi, reparti di cavalleria e forze di polizia a caricare durametne i dimostranti e a procedere a numerosi arresti. Ma è col sopraggiugere dell’inverno che la situazione si aggrave pericolosamente”” (pag 114-115)”,”ANAx-379″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo in Italia, 1945-1960.”,”Fabrizio Giulietti, nato a Napoli nel 1964, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, autore di diversi saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato: ‘Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945’, Lacaita, Manduria, 2004, ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla Settimana rossa, 1901-1914’, F. Angeli, 2008, ‘Storia degli anarchici italiani in età giolittiana’, idem, 2012, ‘Dizionario biografico degli anarchici piemontesi’, Galzerano, 2013, ‘Gli anarchici italiani dalla Grande guerra al fascismo’, Angeli, 2015. Citato A. Cervetto (note) alle pagine 241, 288, 291, 292, 296, 297, 298, 299, 367, 385 Citato L. Parodi alle pagine 166, 287, 291, 298, 345 Citati i Gaap alle pagine 279-298 (‘I Gruppi anarchici d’ azione proletaria’) Citato Piero Parisotto (pagine 288, 383), Marzocchi, Vignale, Vinazza, La Barbera, Masini)”,”ANAx-421″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo.”,”Fabrizio Giulietti è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa, 1901-1914’ (Milano, 2008). Armando Borghi “”Tra i «compagni» che più «si ostinano a sognare la Terza Internazionale» si segnalano i membri della corrente sindacalista capeggiata da Armando Borghi (55). Emblematico a questo proposito, è quanto si verifica durante il II Congresso dell’Uai, tenutosi a Bologna nel luglio 1920 (56). In dissenso con la maggioranza dei delegati, che si pronuncia contro la partecipazione a quella che a tutti gli effetti è reputata un «prolungamento dell’antica Internazionale marxista verniciata di nuove idee», Borghi sostiene la necessità di aderire all’organizzazione per non ritrovarsi isolati dalle altre forze della sinistra rivoluzionaria”” (pag 70) ((55) Che nel giugno 1919 si battono con successo ai fini dell’adesione dell’Usi al Comintern; (56) Sul II Congresso dell’Uai si veda il capitolo 4 del presente lavoro)”,”ANAx-441″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi, 1917-1924.”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato l’articolo ‘I gruppi anarchici “”Barriera di Nizza”” e “”Barriera di Milano”” nella rete della polizia fascista. Torino, 1930’ (1997) e il volume ‘Il movimento anarchico itainao nella lotta contro il fascismo (1927-1945)’, Manduria-Bari-Roma, 2004. Ha inoltre elaborato cinquanta schede per il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’.”,”ANAx-004-FGB”
“GIUNCHI Elisa”,”Il Pakistan tra ulama e generali.”,”GIUNCHI Elisa è specializzata in studi islamici all’ Università di Cambridge. Collabora con il dipartimento di studi internazionali dell’ Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente dell’ Islam nel subcontinente indiano. “”Anche altri paesi, tra cui Iran, Cina, Egitto e Israele appoggiarono la resistenza afghana, in gran parte tramite la vendita di armi che venivano acquistate dalla Cia e da essa trasportate a Karachi e Islamabad, dove venivano distribuite ai vari partiti dei mujaheddin dall’ Isi. Questo sistema alimentò la corruzione e il contrabbando di armi e droga sia in Pakistan che in Afghanistan, e indebolì il tessuto tradizionale delle aree di confine.”” (pag 53)”,”PAKx-011″
“GIUNCHI Elisa MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo a cura, saggi di Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Thierry DI COSTANZO Enrica GARZILLI Rosella IDÉO Pietro P. MASINA Vasco MOLINI Francesco MONTESSORO Elisa QUERCI Riccardo REDAELLI Lina TAMBURRINO”,”L’Asia prima e dopo l’11 Settembre. Asia Major 2002″,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Nato 19/1/1912 morto il 18/906/2002. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-027-FL”
“GIURA LONGO Mariella”,”Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996).”,”GIURA LONGO Mariella Giura Longo ha conseguito il dottorato di Ricerca in Economia e Politica Agraria presso l’Università di Modena nel 1992. E’ autrice di numerosi saggi. Ancora sulla ‘persistenza della piccola proprietà contadina’ “”(…) il marxismo ortodosso, e Marx stesso in primo luogo, considerava l’agricoltura contadina come una ‘categoria di transizione al capitalismo’, e perciò destinata a scomparire, o meglio a “”polarizzarsi”” nelle due classi degli agricoltori-capitalisti da una parte e dei braccianti-proletari dall’altra. Tale visione di Marx fu sostanzialmente condivisa, ed ulteriormente sviluppata, da Lenin e Kautsky. Il primo, nell’opera ‘Programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa 1905-1907′, elaborò la ben nota tesi delle due strade dello sviluppo capitalistico in agricoltura: 1.’la via prussiana’, o degli ‘Junker’, in cui la signoria feudale si trasforma in borghesia agraria; 2. ‘la via americana’, o ‘democratica’, in cui una rivoluzione, o una riforma agraria, dissolvono la proprietà terriera di origine feudale. A ciò fa seguito un processo di differenziazione e polarizzazione, che determina la trasformazione della classe contadina in agricoltori capitalisti da una parte, e proletariato rurale dall’altra (cfr. Djurfeldt, 1982: 148-9). Da parte sua, nell’opera ‘Die Agrarfrage’ (1899), Kautsky aveva osservato tra l’altro che, sebbene la piccola azienda contadina possa sopravvivere nel breve periodo accanto a quella capitalistica, essa non è affatto competitiva rispetto a quest’ultima e la sua persistenza deriva dalla capacità dei contadini di limitare i propri consumi e di vendere la propria forza lavoro. Secondo Kautsky, è erroneo «supporre che se le piccole aziende continuano a sopravvivere ciò deve essere perché queste sono più produttive. La base reale della loro sopravvivenza è il fatto che esse cessano di competere con le grandi aziende capitalistiche che si sviluppano accanto ad esse. Lungi dal vendere gli stessi prodotti delle grandi aziende, le piccole aziende sono spesso acquirenti di quei prodotti. La sola merce che esse possiedono in abbondanza, e di cui le grandi aziende hanno bisogno, è la loro forza lavoro» (5). L’interpretazione del marxismo classico era certamente influenzata dagli avvenimenti ad esso contemporanei. Infatti, a partire dalla metà del XVIII secolo, in Europa e nel Nord America, si è verificato un fenomeno di concentrazione della produzione agricola in grandi imprese capitalistiche. Tale fenomeno fu dovuto principalmente all’urbanizzazione, ed al conseguente aumento della domanda urbana di prodotti agricoli. L’aumentata profittabilità del settore agricolo lo rese attraente per la classe capitalista, che d’altra parte non aveva ancora grosse possibilità di investimento nel settore industriale (cfr. Konig, 1987: 40-44). Tuttavia, questa tendenza si è invertita, a partire dalla fine del secolo scorso, in seguito alla crisi internazionale dei mercati agricoli, ed all’avanzare del settore industriale come principale settore di investimento per le classi ricche. Ciò ha lasciato spazio, nel settore agricolo, all’emergere di una classe di piccoli produttori proprietari. Grazie alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ed in particolare alla disponibilità di fertilizzanti chimici ed altri ‘inputs’ prodotti industrialmente, a costi relativamente bassi, l’agricoltura di piccole dimensioni ha potuto intensificare la produzione e specializzarsi, producendo in maniera crescente per il mercato, anziché per il semplice autoconsumo. Ciò ha reso l’azienda agricola familiare competitiva e redditizia, grazie anche al basso costo della manodopera familiare e alle capacità di ‘autosfruttamento’ nei periodi di crisi della produzione (ibid. 45-47). Di conseguenza, ciò che appare evidente oggi, e che ancora non era chiaro ai tempi di Marx, Lenin e Kautsky, è la persistenza della piccola proprietà contadina, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, a più di cento anni dalla previsione della sua scomparsa. Tale fenomeno ha comportato la necessità di revisioni all’interno della teoria marxista, così come di quella neoclassica. Ne è scaturito un interessante e fertile dibattito, ai confini tra varie discipline, e fra le varie teorie”” [Mariella Giura Longo, Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996), Milano, 1998] [(5) Cit. in Banaij, 1980: 68-9 (Banaji, J. “”Summary of Selected Parts of Kautsky’s The Agrarian Question”” in F. Buttel and H. Newby, (eds), ‘The Rural Sociology of Advanced Societies’, London, Croom Helm, 1980)] (pag 26-27-28)”,”CINE-085″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Dalla industrializzazione forzata alla crisi degli anni Sessanta. Il pesante fardello dell’ agricoltura e l’industria degli armamenti. Debolezza tecnologica e indebitamento estero.”,”RUSU-024″
“GIUSSANI Enrico”,”Gli obbiettivi del partito d’ azione.”,”GL. “”L’ attività di “”Giustizia e Libertà”” è costata spesso ai suoi membri l’ esilio, il carcere; la deportazione nelle isole e anche il plotone d’ esecuzione. Molti dei suoi uomini migliori parteciparono alla guerra di Spagna in difesa della repubblica, e non pochi di essi vi immolarono la vita, come i bolognesi avv. Libero Battistelli e prof. Ezio Jacchia. Il fondatore, il teorico e grande animatore di “”Giustizia e Libertà””, Carlo Rosselli, uomo di valore e d’ ingegno notevoli, fu assassinato assieme al fratello, lo storico Nello Rosselli, dai sicari di Mussolini, in un vilissimo agguato il 9 giugno 1937 in Francia.”” (pag 5)”,”ITAP-108″
“GIUSSANI Carlo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Letteratura romana.”,”GIUSSANI Carlo prof. di letteratura latina all’Accademia scientifico-letteraria di Milano”,”ITAG-197″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Coloro che si richiamano al socialismo non possono che prendere atto con soddisfazione della fine dell’«imbroglio del secolo», della conclusione di una esperienza che con la classe operaia e le sue aspettative storiche aveva ben poco a che vedere.”,”RUSU-052-FL”
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”La posizione attuale dei trotskisti (pag 31-32) Natura non capitalistica dell’economia sovietica. “”Secondo loro, il governo sovietico non riuscirebbe a varare un effettivo piano di privatizzazioni perché nell’Urss privatizzare è impossibile, ed è impossibile perché l’Urss non è basata su di un’economia capitalistica. Lo ha recentemente scritto Ernest Mandel in un articolo su ‘Quatrième Internationale’ dove critica la particolare teoria del capitalismo di Stato di Tony Cliff e Chris Harman, lo ha ripetuto pubblicamente Livio Maitan in un convegno pubblico a Milano (29.10.1990; Palazzo Dugnani).”” (pag 31)”,”TROS-009-FV”
“GIUSSANI Luigi”,”Alla ricerca del volto umano.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo.”,”RELC-030-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Le mie letture.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-031-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Certi di alcune grandi cose (1979-1981).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-032-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dall’utopia alla presenza (1975-1978).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-033-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dal temperamento un metodo.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-026-FV”
“GIUSSANI Luigi, don”,”Dal temperamento un metodo. Vol. VI.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-055-FL”
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”W. GIUSTI (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Univ di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940 – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943 – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952 – Storia della Russia. 1975″,”RUSx-012″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti ‘progressiste’.”,”Elenco dei principali personaggi ricordati nel libro. I.T. POSOSHKOV, V.N. TATISHCEV, M.M. SHCERBATOV, N.I. NOVIKOV, A.N. RADISHCEV, E.I. PUGACIOV, P.I. PESTEL, N.M. MURAVJOV, N.M. KARAMZIN, P.J. CIAADAEV, A.S. PUSHKIN, T.N. GRANOVSKIJ, A.I. HERZEN, M.V. PETRASHEVSKIJ-BUTASHEVICH, I.S. TURGHENIEV, F.M. DOSTOJEVSKIJ, N.G. CERNYSHEVSKIJ, D.I. PISAREV, N.A. DOBROLJUBOV, S.G. NECIAEV, M.A. BAKUNIN, P.A. KROPOTKIN, P.L. LAVROV, N.K. MICHAJLOVSKIJ, S.N. JUZHAKOV, G.V. PLECHANOV, M.T. LORIS-MELIKOV, S.J. WITTE, P.D. SVJATOPOLK-MIRSKIJ, P.A. STOLYPIN, P.N. MILJUKOV, P.B. STRUVE, M.I. TUGAN-BARANOVSKIJ, N.A. BERDJAEV, B.V. SAVINKOV, V.I. LENIN, L.D. TROTSKY, M.N. BUCHARIN, A.F. KERENSKIJ, P.B. AKSELROD, I.V. STALIN”,”RUSx-027″
“GIUSTI Wolf”,”Il trentennio sovietico 1917 – 1947.”,”A pag 120 l’A riporta le considerazioni di TROTSKY sull’ internazionalismo dei bolscevichi. Il presente volume vuole essere la continuazione e lo sviluppo del libro di Waolf GIUSTI ‘Due secoli di pensiero politico russo’ (SANSONI, 1943).”,”RIRO-157″
“GIUSTI Giuseppe”,”Poesie. Edite ed inedite.”,”Citato Dante: ‘Ingègnati, se puoi, d’esser palese.”” (Dante, Rime) (pag 11) “”Ciascun confusamente un bene apprende Nel qual si quieti l’ animo.”” (Dante, Purg. XVIII) (pag 188) Giusti: “”Ma il più gran male me l’han fatto i preti, Razza maligna e senza descrizione; E l’ ho con certi grulli di poeti, Che in oggi si son dati al bacchettone; (…) (pag 13, Lo stivale) G. Giusti (wikip): La vita [modifica] Monumento a Giuseppe Giusti, Monsummano Terme. Figlio di Domenico, possidente terriero [1] e di Giulia Chiti, donna facoltosa pesciatina. La famiglia era stata innalzata al rango nobiliare quattro anni prima della sua nascita, nel 1805. Dopo aver studiato a Montecatini, Firenze, nel seminario di Pistoia, nel Collegio dei Nobili di Lucca, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa presso la quale, dopo un’interruzione di tre anni dovuta sia ai dissidi con il padre, che lo criticava per la vita sregolata, sia a particolari vicende politiche, si laureò nel 1834. Dopo la laurea, si trasferì a Firenze per esercitare la professione; lì entrò in contatto con il mondo dei potenti, cui avrebbe rivolto i suoi Scherzi. Nella capitale toscana, conobbe Gino Capponi, esponente liberale e direttore del Gabinetto Viesseux, che molto influì sulla sua coscienza politica e sulla sua poetica. Negli anni a seguire, mentre componeva Le poesie, compì viaggi a Roma, Napoli e, nel 1845, a Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni, con il quale avrebbe mantenuto una fitta corrispondenza. Nel 1847, entrò a far parte della Guardia civica e iniziò ad apprezzare le riforme granducali, precedentemente oggetto della sua critica feroce. Nel 1848, durante i moti toscani, entrò nella politica attiva e fu eletto deputato al parlamento di Firenze, dove appoggiò le tesi moderate dei governi Ridolfi e Capponi. Con il rientro del Granduca Leopoldo II, ritornò a vita privata, anche a causa delle sue precarie condizioni di salute. Contrasse, infatti, una terribile forma di tubercolosi polmonare e, nel 1850, morì. Fu sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte, sulla collina di Firenze. Le opere [modifica] Le sue composizioni, peraltro caratterizzate da un piacevole e fluido verso e da un umorismo pungente e venate, talvolta, da una sottile malinconia, hanno come cornice la piccola provincia toscana. Furono pubblicate dapprima in forma sparsa, poi raccolte in varie edizioni nel 1844, 1845, 1847. Fra le più note: Sant’Ambrogio, Il re Travicello, Il brindisi di Girella[2], satira della “”morale”” dei voltagabbana e degli approfittatori, Le memorie di Pisa, Il papato di Prete Pero. Tra le opere in prosa è da ricordare Memorie inedite che furono pubblicate solo nel 1890 col titolo di Cronaca dei fatti di Toscana e una raccolta di “”Proverbi toscani””, pubblicati anch’essi postumi (1853). Assai interessante il ricco “”Epistolario””, dal quale emerge la sua viva parlata toscana e l’adesione alle tesi manzoniane sulla lingua. Voci correlate [modifica] Girèlla Note [modifica] ^ Il padre di Domenico, nonno paterno del quale Giuseppe portava il nome, era stato ministro del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e poi consigliere intimo di Maria Luisa di Borbone-Spagna, figlia del re di Spagna Carlo IV, duchessa di Lucca, regina d’Etruria e reggente, in nome del figlio Ludovico II re d’Etruria, del regno medesimo alla morte (1803) del marito Ludovico di Borbone-Parma (Ludovico I re d’Etruria) ^ « Dedicato al signor di Talleyrand, buon’anima sua » ( sottotitolo ufficiale della poesia) Bibliografia Marilena Zeni: L’uomo poeta Giuseppe Giusti. Illustr. da Alberto Fremura. Pisa: Pacini, 1979. Nunzio Sabbatucci [Ed.]: Opere di Giuseppe Giusti. Torino: Unione Tip.-Ed. Torinese, 1976. (Classici italiani; [89]).”,”VARx-262″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste”””,”Come risulta dal titolo, il presente volume non intende fare la storia di determinati avvenimenti: esso presuppone invece, in grandi linee, la conoscenza dei principali fatti che hanno scosso a più riprese la vita della più grande nazione slava.”,”RUSx-026-FL”
“GIUSTI Maria Teresa”,”La campagna di Russia, 1941-1943.”,”””La vittoria definitiva delle armate sovietiche nel 1943 e nel 1944 è stata di solito presentata come il risultato … finire (pag 282-283)”,”QMIS-263″
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”Volume di A.P. Wolf Giusti (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Università di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940, – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943; – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952, – Storia della Russia. 1975. Contiene il capitolo X: ‘Il problema slavo e il bolscevismo. Il problema slavo nella concezione degli Euroasiatici (pag 94-101) “”Gli interessi di Wolf Giusti erano maturati nel confronto coi discordi giudizi sul pensiero russo avanzati allora da più parti, da Stuparich, Croce, Gobetti. Soprattutto aveva agito da stimolo l’articolo che Croce aveva fatto uscire sul «Giornale d’Italia» allo scadere del primo anniversario del potere sovietico, verso la fine del conflitto mondiale, il 4 settembre 1918: esso colpiva nelle sue premesse teoriche il leninismo ed il pensiero rivoluzionario che gli aveva spianato la strada in Russia, e procedeva a una stroncatura, negando la presenza di «reali forze» e di un adeguato «livello mentale» nella Russia prerivoluzionaria e rivoluzionaria. Dal canto suo, Giusti riteneva che l’impegno dei Russi avesse acquistato un diritto di cittadinanza nella storia delle utopie politiche e sociali (si vedano due testimonianze dello stesso Giusti risalenti ad epoche diverse, in ‘Annotazioni sul pensiero russo’, «L’Europa Orientale», XVI, 1936, pp. 389-392, ed in ‘Pagine boeme’, Roma, G. Volpe editore, 1970, p. 173). Quali erano in concreto gli autori e le opere che lo slavista prendeva a riferimento? Certo «gli scritti su Marx del Labriola e del Gentile», di cui lamentava che non avessero lasciato nel sistema di Lenin una «traccia viva», un «influsso ben sensibile» (‘Due secoli di pensiero politico russo’, Firenze, Sansoni, 1943, p. 244), mentre segnalava la presenza di Labriola nel marxismo più liberamente creativo di Trotsky (ibid., p. 261). Ma certamente anche Croce, che nella ‘Storia d’Europa’ aveva contrapposto il «romanticismo teoretico e speculativo» – salutare rivolta contro la dittatura della ragione – al «romanticismo nel campo pratico, sentimentale e morale» – semplicemente un caso di patologia dello spirito – e che nella ‘Teoria e storia della storiografia’ aveva strappato la maschera alle filosofie della storia, residui delle rivelazioni e delle apocalissi d’altre epoche; respingendo l’idea del popolo eletto e accomunando in entrambe le opere sia il Gioberti del Primato che il Cieszkowski del ‘Paternoster’ nella stessa categoria, filosoficamente insignificante, dei creatori dei miti nazionali a conforto di popoli infelici. In effetti l’avversione per le «fantastiche costruzioni della filosofia della storia» circola negli scritti di Wolf Giusti, insieme a una diffidenza quasi istintiva dinanzi all’enfasi e agli atteggiamenti «romantici». Come deteriore filosofia della storia egli squalificava la pretesa di costruire una «storia slava», identificando nella storiografia sui singoli paesi il lavoro di ricerca effettivamente utile. Anche l’occidentalismo da lui sempre testimoniato, che mortificava l’originalità russa ridotta a una questione di arretratezza, va imputato alla suggestione dello storicismo idealistico dominante in quegli anni. È chiaro, dunque, il doppio rapporto col Croce: polemico da un lato, quando era valorizzato il contributo dei Russi e degli Slavi per la storia dei miti e delle utopie ottocentesche, concorde dall’altro, quando erano mutuati alcuni criteri essenziali di giudizio”” (pag 14-15-16) [prefazione di Domenico Caccamo]”,”TEOP-030-FV”
“GIVA Denis PORTINARO Pier Paolo GUENZI Alberto BAIRATI Piero CAMURANI Ercole MARTINOTTI DORIGO Stefania FADINI GIORDANA Paola SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Storia dell’analisi economica e teoria dello sviluppo. Note su Schumpeter (Giva); Roberto Michels e Vilfredo Pareto. La formazione e la crisi della sociologia politica (Portinaro); Il «calmiero del formento»: controllo del prezzo del pane e difesa della rendita terriera a Bologna nei secoli XVII e XVIII (Guenzi); La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820 (Bairati); Luigi Einaudi lettore e giornalista. La collaborazione con “”Risorgimento liberale””, il “”Mondo”” e Mario Pannunzio (Camurani); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234) “”A parte queste precisazioni e distinzioni, resta comunque vero che il veicolo principale e concreto della trasmissione di tecnologia dall’Europa agli Stati Uniti fu il lavoratore immigrato. Quando Tench Coxe riconobbe la centralità del lavoratore immigrato nell’ancora modesta struttura manifatturiera americana aveva sicuramente in mente gli scozzesi, gallesi e inglesi che lavoravano nella Pennsylvania Society of the Encouragement of Useful Manufactures creata nel 1787, sotto la guida di Alexander Hamilton. Lo stesso piano di trasformazione economica perseguito da Hamilton e da Coxe prevedeva evidentemente il tentativo deliberato di ‘organizzare’ l’immigrazione negli Stati Uniti di manodopera specializzata. In una lettera di Hamilton ai direttori della Society for Establishing Useful Manufactures, creata a New Brunswick, nel New Jersey, del 7 dicembre 1791, A. Hamilton scriveva, tra l’altro: «C’è un certo William Pearce che è stato assunto da me per costruire macchine a favore della società; con Pearce ho fatto grandi progressi sulla strada di un accordo, senza tuttavia averlo portato ad una forma definitiva. Dice di conoscere molto bene la fabbricazione della maggior parte delle preziose macchine attualmente in uso nella manifattura del cotone; e fino adesso ha dimostrato che le sue pretese sono più che giustificate. Tra le altre macchine che ha fabbricato, c’è un doppio telaio, che può essere azionato da una sola persona. Dice di esserne l’inventore e ha fatto domanda di brevetto, che probabilmente otterrà» (40). Chi era William Pearce e chi era riuscito ad entrare in contatto con lui? Era uno dei migliori reclutatori di manodopera che lavoravano in Inghilterra per il governo degli Stati Uniti, cioè il menzionato Thomas Digges, il quale godeva della protezione di Washington e di Hamilton (41). In una lettera a Washington del 12 novembre 1791, espresse la speranza di poter reclutare molto presto manodopera inglese delle manifatture di cotone. In questo settore infatti i miglioramenti costanti nelle tecniche produttive e dei macchinari per la filatura avrebbero in qualche modo limitato l’attrattiva della terra libera» (42). Nell’aprile successivo Digges scrisse a Hamilton: «con qualche artificio e ben poca spesa sono riuscito a inviare in America 18 o 20 abili artigiani nel corso dell’ultimo anno»; prevedeva inoltre che «questa primavera ci sarà da questo luogo, Derry e Newsy, una considerevole emigrazione di manodopera… una massa di persone quasi interamente protestate e tutte sobrie e industriose» (43). Pearce fu uno dei suoi successi più clamorosi. In una lettera del 1° luglio a Washington, Digges lo definì «un secondo Archimede», «inventore (sic!), a Manchester, del famoso macchinario di Arkwright per la filatura e la tessitura; venne poi derubato della sua invenzione da Arkwright (che allora non era altro che un parrucchiere a Manchester e poi fatto baronetto per la sua ricchezza e influenza)». Questo secondo Archimede inoltre era anche costruttore degli opifizi di Cartwright, nei quali si filano e tessono i manufatti in lana con la forza dell’acqua, del vapore o del cavallo» (44)”” (pag 222-223) [Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234)] [(40) ‘The Papers of Alexander Hamilton’, a cura di Harold C. Syrett et al., New York, 1961…, X, p: 345; (41) Su Pearce, cfr. Carroll W. Pursell, ‘Thomas Digges and William Peace’, cit., pp. 553-60; (42) Miscellaneous letters of the Department of State, Record Group 59, National Archives, Washingont; (43) Citato in Carrol W. Pursell ‘Thomas Digges…, p. 554; (44) Ibid., pp. 556-7]”,”ANNx-010-FP”
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”GLABERMAN Martin”,”MUSx-255″
“GLABERMAN Martin”,”The Working Class & Social Change. Four essays on the working class.”,”Glaberman ha lavorato per vent’anni come operaio nell’industria auto. E’ un attivista socialista. E’ stato trotskista tendenza Johnson-Forest. Poi nel gruppo Facing Reality si è avvicinato al nome di C.L.R. James. E’ per una forma di marxismo non dogmatico. Ha insegnato alla Wayne State University. Critica Aronowitz che nel suo libro di ce che l’esperienza di classe non porta necessariamente alla coscienza rivoluzionaria. Anzi si verifica l’esatto opposto ovvero l’accettazione della società capitalistica (pag 32) (Stanley Aronowitz, False Primises. The Shaping of American Working Class Consciousness, 1973) “”Marx says, “”Just as the offensive power of a squadron of cavalry, or the defensive power of a regiment of infantry, is essentially different from the sum of the offensive or defensive powers of the individual cavalry or infantry soldiers taken separately, so the sum of the total of the mechanical forces exerted by isolated workmen differs from the social force that is developed, when many hands take part simultaneously in one and the same undivided operation, such as raising a heavy weight, turning a winch, or removing an obstacle… Not only have we here an increase in the productive power of the individual, by means of cooperation, but the creation of a new power, namely, the collective power of masses””. (Capital, I, pp. 357-8, Modern Library edition)”” [in Martin Glaberman, The Working Class & Social Change. Four essays on the working class, 1975]”,”MUSx-257″
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”Foreword, Acknowledgments, Reference Notes, Bibliography, Table, foto, Index,”,”MUSx-013-FL”
“GLADDEN Norman”,”Al di là del Piave.”,”””Una testimonianza eccezionale della guerra sul fronte italiano dopo Caporetto, vissuta giorno per giorno, da una comparsa della Storia, un soldato inglese.”” (Dalla sinossi di copertina). «Il fronte italiano era il settore “”secondario”” dov’era impegnato il minor numero di truppe britanniche nella prima guerra mondiale. Di tutti i teatri di guerra, era anche quello dove il soldato britannico aveva le maggiori probabilità di cavarsela. Su 9 uomini inviati sul fronte occidentale, almeno 5 erano uccisi o feriti. In Italia la percentuale delle perdite era di 1 a 21. Norman Gladden prestò servizio in Italia con l’XI battaglione fucilieri del Northumberland dal novembre 1917 fino alla fine della guerra, dopo aver combattuto sulla Somme e a Passchendaele. Come spiega in questo libro, l’Italia con le sue montagne incappucciate di neve e le sue antiche città, sembrava un paradiso dopo la pioggia, il fango e la desolazione delle Fiandre. (…) Gli austriaci, sebbene alcune delle loro divisioni fossero in ottima forma, non erano avversari temibili come i tedeschi: erano meno aggressivi, più inclini a vivere e lasciar vivere. L’aviazione austriaca era timida e poco intraprendente e il sonno delle truppe nelle retrovie veniva raramente disturbato da bombardamenti nemici. A volte il fronte italiano era così calmo che si stentava a credere di essere in guerra. Quando i primi contingenti britannici e francesi arrivarono in Italia, gli italiani si erano parzialmente ripresi dalla schiacciante disfatta subita a Caporetto ed erano riusciti a fermare l’avanzata delle forze vittoriose austro-tedesche sulla linea Grappa-Piave. Il fiume dalle acque turbinose, che ha una parte di primo piano nel racconto del dr. Gladden, divenne simbolo della resistenza italiana. Alla fine del 1917 era chiaro che il tentativo austriaco di sfondare il fronte italiano era fallito. I tedeschi ritirarono le loro divisioni e nei nove mesi successivi la linea delle trincee rimase più o meno stazionaria. Nel giugno 1918 gli austriaci sferrarono un’offensiva in forze nel disperato tentativo di estromettere l’Italia dal conflitto. Vennero respinti dopo aspri combattimenti in cui il battaglione di Gladden ebbe una parte di rilievo. (…)» (Dalla Prefazione di C. Dowling, Imperial War Museum). «(…) pur essendo un ardente patriota senza alcun desiderio di fare l’imboscato (…) non mi lasciavo ingannare dalle romantiche immagini di una guerra eroica che invasero l’Europa allo scoppio delle ostilità. (…) avevo visto cadere mortalmente ferito il mio più caro amico e mi ero buscato i cosiddetti “”piedi di trincea”” stando continuamente a mollo. Venni ferito (…)» (pg 9, 10)”,”QMIP-056-FSL”
“GLADKOV Fedor”,”Le ciment. Roman.”,”””Inglesi, imbecilli, compagni! Che canaglie siete, inglesi!… Guardate la fabbrica laggiù, com’era potente. Le montagne tremavano e si spaccavano di fronte a lei. Ora non è più che pietre morte con un po’ di fumo sopra, questo fa male, compagni inglesi. Manca carbone, mancano macchine, mancano trasporti, costruzioni. E voi ci fottete con l’ intervento… furfanti… canaglie! e quando si vi parla voi siete come delle figlie: “”vorrei bene ma non oso, la borghesia non mi consente…””. E poi il Comintern.. Noi, noi siamo straccioni, mangiamo carne umana per non morire di fame, ma noi abbiamo Lenin… Lenin, inglesi. C’è un Lenin tra di voi?””. (pag 267)”,”RIRO-277″
“GLASENAPP Helmuth von, a cura di Clara GALLINI”,”Le religioni non cristiane.”,”GLASENAPP H. “”Quando i Romani coniarono il termine ‘religio’, intendevano con esso il preciso adempimento di tutti i doveri verso le numerose potenze superiori riconosciute dalla Stato. Lo scrittore Lattanzio (IV secolo d.C.), diede più tardi a questa parola un nuovo e più profondo significato, esprimendo con essa il legame sentimentale dell’uomo con l’unico dio, che costituisce la cuasa prima di ogni cosa esistente. (….) La parola “”religione”” mostra assai chiaramente, nella metamorfosi del suo significato compiutasi all’in terno della lingua latina, che l’elemento trascendente cui essa si riferisce, come pure i riti e le istituzioni in cui prende forma oggettiva, sono sottoposti a un continuo mutamento”” (dall’introduzione) (pag 11)”,”RELx-062″
“GLASER Georg K.”,”Secret & Violence. Chronique des années rouge et brun (1920-1945).”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt. Traduit de l’allemand par Anacharsis Toulon, Préface d’André Prudhommeaux: Un Allemand à la recherche de l’espoir Perdu, avertissement,”,”GERN-027-FL”
“GLASER Georg K.”,”Geheimnis und Gewalt. Ein Bericht.”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt.”,”GERN-031-FL”
“GLATTER Pete RUFF Philip THOMAS Mark, a cura”,”The Russian Revolution of 1905. Change Through Struggle. The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”RIRx-180″
“GLAZIER Ira A. a cura”,”Il commercio estero del Regno Lombardo-Veneto dal 1815 al 1865.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-076-FP”
“GLEASON Abbott KENEZ Peter STITES Richard, a cura; saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER”,”Bolshevik Culture. Experiment and Order in the Russian Revolution.”,”Saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER “”An aspect of the new culture, then, was the sudden prominence within the villate of its poorer inhabitants. Previously, the paesants regarded the village as a unity – the ‘mir’. Now they were told that it really consisted of three parts – the rich peasants, the middle, and the landless poor. Soviet culture from the outset forced on the peasant a model of class conflitct . The famous “”Committes of Poor Peasants””, backed up by detachments of the proletariat, who came from the towns in 1918 to requisition grain, reinforced the image.”” (pag 240) (Beatrice Farnsworth, Village Women Experience the Revolution)”,”RIRO-412″
“GLEESON Janet”,”L’uomo che inventò il denaro. La storia vera di John Law, libertino giocatore d’ azzardo, assassino e padre dell’ economia moderna.”,”LAW è stato l’ inventore, nella Francia del primo settecento, della cartamoneta. Secondo la sua visione espressa nelle ‘Considerazioni sulla moneta e sul commercio’ del 1705 non era necessario che il denaro circolante fosse d’ argento e d’ oro: poteva benissimo essere di carta, se il suo valore era garantito da attività economiche redditizie, anzi la moneta di carta avrebbe favorito lo sviluppo economico. Dal 1715 al 1720 la Francia, la maggiore potenza dell’ epoca, fu nelle sue mani. GLEESON Janet è nata nello Sri Lanka da una famiglia inglese. Dopo la laurea in storia dell’ arte ha lavorato presso Sotheby. Insider trading. “”Forse grazie ad informazioni riservate, carpite a Law mentre degustavano insieme qualche buona bottiglia di vino di Borgogna, Cantillon fu uno dei pochi a prevedere l’ improvvisa impennata nel valore delle azioni e cominciò a comprare azioni del Mississippi quando ancora valevano solo 150 lire. In agosto, quando il prezzo era salito a più di 2000 lire, tenendo presente ciò che gli aveva detto suo fratello dall’ Arkansas, Cantillon capì che il mercato al rialzo si fondava quasi soltanto sugli effetti illusori prodotti dalla circolazione di quantità sempre maggiori di cartamoneta. Ritenendo che il crollo sarebbe stato inevitabile e imminente, Cantillon decise di incassare. Si pensò che avessa guadagnato circa 50.000 sterline nelle poche settimane in cui sfruttò la conoscenza anticipata di quanto stava per accadere. Lasciando Parigi con i suoi guadagni, si recò in Italia per godersi il paesaggio e investire in opere d’ arte””. (pag 195)”,”FRAE-019″
“GLEIJESES Vittorio”,”La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni.”,”Si sperava in una politica unica di tutti gli stati italiani e si voleva l’ impero a patto che avesse almeno l’ etichetta romana; per spiegare meglio questa idea trascriviamo la nota apostrofe all’ Italia e ad Alberto d’ Asburgo di Dante Alighieri (1): “”Ahi serva Italia, di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! …e ora in te non stanno senza guerra li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode di quei ch’un muro ed una fossa serra. O Alberto tedesco ch’ abbandoni costei ch’è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcare li suoi arcioni, …Vien, crudel, vieni e vedi la pressura de’ tuoi gentili, e cura lor magagne; …Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova sola, e dì e notte chiama: “”Cesare mio, perché non m’accompagne?”” …Che le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene!”””” (pag 350) (1) Purgatorio, C. VI vv. 76″,”ITAG-152″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers, 1804-1999.”,”””The communist uprising was planned for September 1923, by which time support for the Agrarians, bereft of Stamboliiski’s charisma, had all but disappeared. The Moscow-inspired insurrection was an abject failure and the consequence was several years of ‘white terror’, orchestrated by General Ivan Vulkov, the fascist strongman behind the new regime who earned the epithet ‘the butcher’ and who unleashed the bored cete of VMRO on to a defenceless population. In the first few weeks after the failed insurrection, the regime admitted to killing 1.500 people although the opposition claimed 15.000 murdered. Diplomats put the figure at 10.000.”” (pag 400)”,”EURC-063″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers 1804-1999.”,”Misha Glenny was born in 1958 and educated at Bristol University and Charles University in Prague. His coverage of the fall of communism in 1989-1990 was widely acclaimed and led to the writing of his first book, The Rebirth of History. During the Yugoslav crisis of the early 1990s, he was the Central Europe correspondent for the BBC World Service. In 1993. he won a Sony Award for his coverage of Yugoslavia. Glenny’s The Fall of Yugoslavia (1993) won the Overseas Press Club Award for Best Book on Foreign Affairs. Acknowledgements, Maps, Introduction, Epilogue: The Balkan Vortex, Nationalism, war and NATO, 1989-99, Glossary, Notes, Bibliography, Index,”,”EURC-012-FL”
“GLENNY Misha”,”The Fall of Yugoslavia. The Third Balkan War.”,”Misha Glenny is a writer and broadcaster living in Thessaloniki in northern Grecee. during most of the Yugoslav crisis, he was the Central European correspondent of the BBC World Service based in Vienna, working throughout central and south-castern Europe. In 1993 he won the Sony Radio Award for Special Contribution to broadcasting for his coverage of Yugoslavia. Before joining the BBC, he reported from the same area for the Guardian. A speaker of German, Czech, Serbo-Croat and Greek, he has developed an inside knowledge of Eastern Europe and the Balkans that few other journalists posses. Maps, Preface, Epilogue, Return to Purgatory, Glossary of Terms and Political Movements, About the Author, Index,”,”EURC-059-FL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume One.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-035-FSL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume Two.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-036-FSL”
“GLETE Jan”,”Warfare at Sea, 1500-1650. Maritime Conflicts and the Transformation of Europe.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-037-FSL”
“GLIOZZI Giuliano a cura; antologia, scritti di ORTIZ SEPULVEDA OVIEDO MAGALHAENS TREVET ACOSTA COBO HENNEPIN MATHER ROMANS LAS-CASAS LERY MONTCHRETIEN EVREUX DUTERTRE PALAFOX LESCARBOT SAGARD RAGUENEAU CHARLEVOIX COREAL MONTAIGNE LA-MOTHE LE VAYER LAHONTAN MAUBERT DE GOUVEST BUFFON ROUSSEAU VOLTAIRE DE-PAUW DIDEROT”,”La scoperta dei selvaggi. Antropologia e colonialismo da Colombo a Diderot.”,”Fascicolo allegato esterno: ‘In ricordo di Giuliano Gliozzi’ (pag 819-825)”,”NAZx-001-FMB”
“GLIOZZI Ettore”,”Dalla proprietà all’impresa.”,”contiene un paragrafo sulla concezione hegeliana della proprietà e differenze con il ‘Code Napoléon’. (pag 82-) Ettore Gliozzi (Torino, 1936) ha insegnato istituzioni di diritto privato italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Insegna nella Facoltà di Giurisprudenza della stessa città. (1981)”,”DIRx-011-FMB”
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Grafico pag 125: Quanto costa pulire le città. Aziende Ama, Amiu, Amsa, Amia, Asm, Asm, Amiu, Asmt, Agfa, Asm, Amia, Amiu, rispettivamente a Roma, Genova, Milano, Palermo, Merano, Voghera, Bari, Tortona, Ferrara, L’Aquila, Carrara, Pordenone, in ordine di spesa per chilometro spazzato (in lire): 413444, 374062, 161294, 149246, 91335, 86430, 83975, 71346, 62781, 62229, 49521, 45135 Paolo Glisenti ha 48 anni (nel 2000) e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista da 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. E’ editorialista del ‘Messaggero’, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto con Roberto Pesenti, ‘Persuasori e persuasi. I mass media negli Usa degli anni ’90’ (Laterza). Nel 1998 ha pubblicato presso Marietti ‘Europa. Avviso ai naviganti’.”,”ECOG-088″
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Paolo Glisenti ha quarantotto anni e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista dal 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. É editorialista del Messaggero, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto, con Roberto Pesenti, Persuasori e persuasi. I mass media negli USA degli anni ’90.”,”ITAE-084-FL”
“GLOTZ Peter, edizione italiana a cura di Rolf UESSELER”,”Manifesto per una nuova sinistra europea. Con un saggio di Achille Occhetto.”,”Peter Glotz, nato a Eger nel 1939, è segretario esecutivo della SPD, partito socialdemocratico tedesco (1986). Ha studiato giornalismo filosofia e sociologia. Co-rettore all’Università di Monaco (1969-70), vi ha diretto l’Istituto di Ricerca scientifica nel 1970-72. Deputato in parlamento dal 1974 al 1977. E’ stato segretario di Stato presso il Ministero dell’Educazione e della Scienza. A pag 56 si dice che nel ‘Manifesto’ Marx ed Engels cantano le lodi delle conquiste del capitalismo che ha sottratto una parte notevole della popolazione all’ “”idiotismo della vita rurale””. Chiunque voglia superare una forma sociale deve averne compreso le conquiste. La civiltà capitalistica si fonda sullo spirito dell’ individualismo razionalista e sulla comprensione scientifica e programmata (sic) del mondo (pag 56)”,”ECOS-011″
“GLOTZER Albert”,”Trotsky. Memoir & Critique.”,”Glotzer, now a Social Democrat, concludes with a penetrating analysis of today’s Trotskyist movement and its relationship to the current ‘reform’ atmosphere in the Soviet Union. Acknowledgments, Introduction, Bibliography, Index,”,”TROS-030-FL”
“GLOVER Jonathan”,”Humanity. Una storia morale del ventesimo secolo.”,”GLOVER Jonathan insegna etica presso il King’s College di Londra, dove dirige il Centre of Medical Law and Ethics. Per molti anni ha insegnato al New College di Oxford e nel 1989 ha presieduto una commissione di lavoro della Comunità europea sulla procreazione assistita. “”Colpisce che la dichiarazione di Truman, secondo cui la decisione toccava a lui, assuma questa forma: “”La decisione finale su dove e quando usare la bomba competeva a me””. Queste parole vengono subito dopo l’ altra affermazione del presidente, secondo cui il comitato era giunto alla conclusione che la bomba doveva essere lanciata contro un obiettivo nemico. Sembra che questa decisione chiave si stata delegata da Truman al Comitato Stimson””. (pag 138) “”Le due bombe uccisero oltre un terzo di un milione di persone, fra adulti e bambini, in un inferno che non si può immaginare in modo adeguato.”” (pag 140) “”Forse non esisteva un modo sicuro per far finire la guerra senza ricorrere alla bomba atomica, ma non è difficile delineare la possibilità che sarebbe valsa la pena tentare. Si sarebbe potuto informare il governo giapponese dell’ esistenza della bomba (…)””. (pag 140) “”I due progetti di igiene razziale andavano a volte di pari passo; il concetto di miglioramento poteva portare a quello di purezza razziale. Come Alfred Hoche, Konrad Lorenz si servì dell’ analogia con le parti del corpo difettose che devono essere rimosse. Come Hoche, anche Lorenz auspicava il miglioramento della razza attraverso l’ eliminazione degli esseri inferiori. Così scriveva nel 1940: (…)”” (pag 408)”,”TEMx-027″
“GLUCKSMANN André”,”Il discorso della guerra.”,”GLUCKSMANN è nato in Francia nel 1937. Laureato in filosofia, è attualmente (1969) addetto stampa al francese Centro Nazionale della Ricerca Scientifica.”,”QMIx-061″
“GLUCKSMANN André”,”La forza della vertigine. L’ideologia pacifista: l’ultima grande tentazione nichilista e suicida dell’Europa.”,”GLUCKSMANN André nato a Boulogne nel 1937, filosofo e sociologo ì ricercatore presso il CNRS francese.”,”EURx-243″
“GLUCKSMANN Christine”,”Hegel, Lenin e la teoria marxista in Francia. Segue: Contributi marxisti al IX Congresso della Società hegeliana internazionale (Alessandro Mazzone), Recenti interpretazioni del rapporto Marx-Hegel in Italia (Claudia Mancina).”,”””E’ [infatti] notevole il fatto che Lenin, nel suo lavoro di annotazione della ‘Scienza della logica’ (che in Francia verrà portato a conoscenza di un largo pubblico solo nel 1955), non parte dai soli enunciati acquisiti di Marx e di Engels. Contrapponendo ad ogni lavoro «da scolaretto», come quello di Lassalle che «si limita a ‘ripetere’ Hegel, lo ‘trascrive’, lo ‘rimastica’», il lavoro ‘inventivo’ di Marx (2), Lenin definisce il proprio proposito: rinvenire «il ‘movimento’ che va ‘oltre’ la dialettica idealista, verso la dialettica materialista». Tale movimento non è che un attraversamento produttivo del ‘testo’ di Hegel, che mira alla «continuazione dell’opera di Hegel e ‘di Marx’». Proposito singolare per continuare Marx occorre rileggere Hegel. Perché? Non pare che, a parte le ragioni politiche ed ideologiche note, e che ruotano attorno al fallimento – anche sul piano filosofico – della II Internazionale, si siano sottoposti i ‘Quaderni filosofici’ ad un interrogativo preliminare: cosa cercava Lenin nella ‘Scienza della logica’, cosa ‘vi trova’ e cosa invece ‘non vi trova’?”” (pag 108-109) [(2) Lenin, «Riassunto dell”Eraclito’ di Lassalle», in ‘Quaderni filosofici’, Opere, v. 38, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 345] “”‘Sul rapporto Lenin-Hegel: il metodo dei Quaderni filosofici’. (pag 122) “”Un esame simultaneo della lettura filosofico di Hegel e degli sviluppi sulla conoscenza scientifica, da apparire una sfasatura (…). (pag 124-125) “”E’ negli anni tra il 1914 e il 1916, contemporaneamente all’approfondimento dell’analisi sull’imperialismo, che Lenin elabora un aspetto nuovo della dialettica materialista: lo ‘sviluppo ineguale’. (pag 130-131)”,”HEGx-001-FB”
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Tragedy of Bukharin.”,”GLUCKSTEIN D. è lecturer in storia al Stevenson College, Edinburgh.”,”BUCD-045″
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Western Soviets Workers’ Councils Versus Parliament, 1915-1920.”,”This book looks at the experience of workers’ councils in those crucial five years, bringing together a wealth of information which today’s world economic crisis makes more relevant than ever. Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”MEOx-007-FL”
“GLYN Andrew”,”Capitalismo scatenato. Globalizzazione, competitività e welfare.”,”GLYN Andrew insegna economia all’ Università di Oxford. E’ stato consigliere economico del sindacato nazionale dei minatori inglesi, consulente per la ILO (International Labour Organization) e per il ministero del Tesoro britannico. E’ condirettore della rivista ‘Oxford Review of Economic Policy’. Ha scritto libri sul capitalismo dopo la seconda guerra mondiale. E’ esperto di temi quali la disoccupazione, il profitto e la storia del pensiero economico. “”Un’ accumulazione del capitale molto rapida ha portato a un aumento esponenziale della quota cinese del PIL mondiale, passata dal 5% al 14% in meno di venticinque anni. La sola Cina ha compensato da sola la quota di prodotto aggregato perduta a causa del crollo dell’ Unione Sovietica e delle nazioni satellite dell’ Europa orientale, e del declino di Europa occidentale e Giappone. Dalla Figura 4.4 è facile desumere che, se l’ attuale tendenza continuasse per un altro decennio, la Cina metterebbe in discussione la leadership americana nell’ economia mondiale. Anche se diventare la più grande economia del mondo sarebbe un importante traguardo per la Cina, bisogna sottolineare che questo potrebbe avvenire ad un livello di PIL pro capite pari a circa un quarto di quello americano, vista la differenze di popolazione.”” (pag 132) “”Lo sviluppo della Cina, attuale e potenziale, oscura tutte le altre tendenze dell’ economia mondiale. Per esempio, alla Cina si deve attribuire la quasi totalità della riduzione delle disuguaglianze del reddito su scala mondiale.”” (pag 134)”,”ECOI-215″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese. (Tit.orig.: British Capitalism, Workers and the Profits Squeeze)”,”Fondo Palumberi Gli autori, GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob, sono due giovani economisti (1974) formatisi ad Oxford ed Harvard. Scrivono per la New Left Review. (v. 4° cop.)”,”MUKx-158″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese.”,”Andrew Glyn e Bob Sutcliffe, due tra i più giovani e brillanti economisti formatisi a Oxford e Harvard, hanno sviluppato in questo libro le idee contenute in un articolo da loro scritto per la New Left Review. Andrew Glyn (nato 1943), dopo gli studi di Politica, filosofia ed economia all’Università di Oxford, ha collaborato come economista con il Ministero del Tesoro, del Commercio, e della Tecnologia, e con il Dipartimento per gli Affari economici. É ora Fellow e Tutor in Economia al Corpus Christi College dell’Università di Oxford. Bob Sutcliffe (nato 1939) ha anche lui studiato Politica, Filosofia ed Economia a Oxford, per poi conseguire il grado di Master of Arts a Harvard. Dopo essere stato Fellow e Tutor in Economia al Jesus College do Oxford, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di economia dell’Università di Oxford, ed è stato consulente di economia forestale per la Fao.”,”MUKx-020-FL”
“GNOCCHI Didi”,”Odissea rossa. La storia dimenticata di uno dei fondatori del Pci.”,”Storia di Edmondo Peluso, uno dei fondatori del Pci, giramondo libertario e sovversivo, arrestato a Mosca negli anni delle purghe staliniane e fucilato nel 1942. Nato a Napoli nel 1882, emigrante, amico di personaggi come Jack London, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Bebel, Kautsky, Laura Marx, nemico dei fascismi, antimilitarista, cittadino del mondo, come amava definirsi, è finito dimenticato in una fossa comune del gulag siberiano. Fu riabilitato soltanto nel 1956. Didi Gnocchi si è imbattuta per caso in questo comunista e ne ha ricostruito il percorso biografico. L’autrice (Pavia 1961) è una inviata speciale. Visita alla figlia di Karl Marx (dai suoi ricordi personali). Incontro con Paul Lafargue, colloquio su Marx feroce critica alla biografia di Marx scritta da Spargo (pag 135-139) Peluso 1941: “”In Urss non c’è alcun socialismo”” (pag 225) Caso confessione-collaborazione Pjatakov (vice di Ordzonikidze all’Industria pesante ed ex presidente della Banca di Stato) raccontato da Rogovin (pag 38)”,”PCIx-349″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo”,”Dieci anni di Camere del Lavoro e altri scritti sul sindacato italiano, 1889-1899.”,”GNOCCHI-VIANI Osvaldo intellettuale socialista non marxista sostenitore del primato del movimento sindacale rispetto al partito ostile e critico verso, il modello tedesco della Seconda Internazionale, creatore di istituzioni operaie. La classe operaia inglese. “”Gli operai inglesi, nella loro grande maggioranza ‘unionista’ (Trade Unions), hanno una profonda stima delle energie spontanee della natura e una diffidenza costantemente vigile verso tutto ciò che è manipolazione artificiosa; (…) L’ operaio inglese afferra un’ idea pratica, sanzionata dalla ragione e dalla scienza, la getta nel laborioso crogiuolo delle sue organizzazioni, ed essa finisce coll’ uscire da quel crogiuolo, trasformata in una imponente marea umana che sale. Coronata da quell’ idea dall’ alloro del trionfo, tutta la vasta organizzazione operaia diventa di quell’ idea una conservatrice tenace e pronta alla battaglia, sia per difenderla, sia per correggere gli inconvenienti, che la sua isolata applicazione può produrre. Fatto un passo – all’ armi per farne un altro! Questo è il criterio di condotta pratica e normale dell’ operaio inglese; criterio che pare venga ora seriamente accolto da quasi tutti gli operai del mondo civile colla istituzione del Primo maggio, il quale ha, per ciò, anche questo alto e generale significato, di essere, cioè, nella storia dell’ operaio moderno, l’ inizio del periodo ‘pratico’, avendone la Internazionale chiuso e riassunto il periodo ‘teorico’.”” (pag 108-109) Gradualismo rivendicativo. “”Al cimento della prova sperimenalistica sono ora le ‘otto ore di lavoro’. Conquistate – e la conquista ha già arriso qua e là agli operai – si inanelleranno dopo con un altro movimento, quello delle retribuzioni, e via via, di moto in moto, finché la marcia sarà finita e l’ ultima meta raggiunta. Ogni stazione pero dev’essere, non un voto all’aria, ma un beneficio in pugno””. (pag 109)”,”MITT-235″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova.”,”Giovanna ANGELINI è ricercatrice di storia delle dottrine politiche presso il Dip. di studi politici e sociali dell’Università di Pavia. Ha scritto ‘Giovanni Bovio e l’alternativa repubblicana’ (1981), ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). Osvaldo GNOCCHI VIANI (1837-1917) fondatore del Partito operaio, delle Camere del Lavoro, della Società Umanitaria, dell’Università popolare.”,”MITS-385″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. Ha curato per la Angeli una raccolta di scritti di Gnocchi-Viani e la monografia: ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). “”Addentratosi Saint-Simon nel campo inevitabile della Politica, ne subisce le esigenze del tempo, e ammorbidisce la rigidezza di quell’autoritarismo, a cui lo rendeva piuttosto propenso una sua interiore tendenza a un dogmatismo aristocratico. Afferma quindi questi due cardinali principii: ‘il riassorbimento progressivo dell’autorità governativa nei varii organismi della società, che dovevano diventare sempre più autonomi, e la incorporazione definitiva del proletariato nella società’. Il primo principio noi lo troviamo, più tardi, pure accolto dal nostro grande Romagnosi, e il secondo riceverà, non solo la confermazione teorica, ma la esaltazione pratica, come fattore attivo e operante nella storia moderna da Carlo Marx””. (pag 83-84) [GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI, I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura, 1996]”,”SOCU-176″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani.”,”Giovanna Angelini insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. “”Oh! con quanta tristezza, con quanto dolore, Saint-Simon deve aver visto e toccato con mano che al vagheggiato rinnovamento sociale veniva a mancare la cooperazione di quelle masse povere, che stavano in cima ai suoi pensieri! E con quanta riluttanza dovette verificare e confessare che le masse non erano ancora beneficiate della capacità di applicarsi a lavori scientifici; che la dottrina ch’egli elaborava, non potendo da esse essere capita, si isolava come una dottrina privata e segreta, e che, per conseguenza, non essendo le masse accessibili se non a sensazioni emozionanti e a predicazioni sentimentali e mistiche, era necessità di vita ch’egli facesse alcune concessioni al misticismo religioso. Avrebbe fatto lo stesso, se il proletariato avesse offerto segni e prove di risveglio dal suo torpore secolare e di volontà d’emanciparsi dalla lunga servitù?”” (pag 80-81)”,”SOCU-179″
“GNOLI Raniero BALLHATCHET Kenneth A. DE-CASPARIS John G. SMITH Ralph B. VAN-DER-KROEF Justus M. BENDA Harry J.”,”La civiltà indiana.”,”Gli storici e le fonti occidentali. “”Per il periodo che si estende all’incirca dal 1500 al 1800, durante il quale si verificò un costante sviluppo delle relazioni fra Asia ed Europa, le fonti occidentali sono di grandissimo interesse. Queste fonti sono invero molto ricche e comprendono, oltre alla massa dei documenti delle varie «Compagnie delle Indie» olandesi, inglesi, francesi e danesi, anche documenti ufficiali portoghesi e spagnoli, descrizioni dovute alle missioni cristiane, vari racconti di viaggio e persino lavori storici di carattere enciclopedico, come per esempio ‘Oud en Nieuw Ost Indien’ (Le Indie orientali antiche e moderne) del Valentyn, pubblicato nel 1724-26. La più antica, e forse la più valida di tutte queste opere è ‘The Suma Oriental’ di Tomé Pires, che compose il suo lavoro nella penisola di Malacca e in India fra il 1512 e il 1515, anche se del testo originale portoghese, con la traduzione e le note in inglese, si è potuto disporre solo dal 1944. Le opere di derivazione occidentale, per quanto più facilmente comprensibili (naturalmente da parte degli studiosi occidentali) delle fonti asiatiche, risentono tuttavia anch’esse di gravi carenze. L’interesse per i problemi dell’Asia è sempre stato infatti molto scarso in Europa, a meno che non riguardassero direttamente le compagnie di commercio o i vari governi, ma anche in questo caso sono sorti spesso gravi malintesi, non avendo gli occidentali – commercianti, amministratori o missionari che fossero – una sufficiente conoscenza delle lingue asiatiche e del ‘background’ culturale delle popolazioni di questo continente. Ciò nonostante, le opere occidentali di questo periodo non hanno per molti aspetti che da guadagnare dal raffronto con quelle del XIX e del XX secolo. Sebbene rese più colorite dal fervore religioso, le descrizioni delle società asiatiche non portano traccia del volgare razzismo e del sentimento di superiorità che doveva alterare le narrazioni europee dei secoli successivi. A quest’epoca non erano avvertibili né le carenze tecnologiche né le profonde disparità a livello economico emerse dopo la rivoluzione industriale. Come ho già accennato, alcuni difetti degli scritti occidentali possono tuttavia esser corretti o compensati da uno studio approfondito delle cronache asiatiche”” [J.G. De Casparis, Indonesia, Malesia e Filippine fino agli inizi del secolo XIX] (pag 366-367)”,”INDx-136″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”L’A è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”USAP-009″
“GOBBI Romolo”,”Fascismo e complessità. Per una critica della storiografia antifascista.”,”Romolo GOBBI è nato nel 1937 a Torino, dove attualmente è ricercatore universitario di storia. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘La Fiat è la nostra università’ (1969), ‘Il mito della resistenza’ (1992), ‘Figli dell’Apocalisse’ (1993), ‘Chi ha provocato la Seconda guerra mondiale’. Il fascismo non fu una rivoluzione come dissero i suoi sostenitori. Ma neppure un’ involuzione come vuole l’interpretazione classica di Benedetto CROCE. Fu l’evoluzione di un sistema complesso nato al margine del caos del 1° dopoguerra. Tesi: fascismo sistema complesso nato da 1° GM”,”ITAF-027″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”Romolo Gobbi è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”QMIS-002-FC”
“GOBETTI Piero”,”La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia.”,”Piero GOBETTI (Torino 1901 – Parigi 1926) ideologo del liberalsocialismo fondò ‘La rivoluzione liberale’ (1922) e ‘Il Baretti’ (1924). Nel 1926, perseguitato dal fascismo emigrò in Francia. Indagò i rapporti tra politica e cultura (‘La rivoluzione liberale’ (1924), ‘Risorgimento senza eroi’ (1926)) (EUG).”,”ITAD-038″
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo SPRIANO”,”Coscienza liberale e classe operaia.”,”GOBETTI Piero, “”Bisogna avere il coraggio di affermare che questa è l'””ora di Marx””; pochi tra gli scrittori del secolo storico (degli italiani, solo Cattaneo) si possono rileggere con tanta commozione fremente e sdegnosa. Bisogna ristamparne le pagine di critica della piccola borghesia: sono la critica al fascismo! Alla sua polemica contro il comunismo utopistico e anarchico e contro la democrazia traditrice potremmo mettere i nomi del sovversivismo inconcludente e dell’incertezza socialdemocratica che ci diedero nel dopoguerra, invece della rivoluzione proletaria, la rivolta degli spostati e dei reduci. (…) . In Marx mi seduce lo storico (gli studi sulle lotte di classe in Francia) e l’apostolo del movimento operaio. L’economista è morto, con il plusvalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo. In filosofia, il suo hegelismo è un progresso rispetto a Hegel. Il materialismo storico (senza determinismo, che sarebbe un fraintendere il concetto luminoso di rovesciamento della ‘praxis’), e la teoria della lotta di classe sono strumenti acquisiti per sempre alla scienza sociale e che bastano alla sua gloria di teorico””. [Piero Gobetti, L’ora di Marx, 1924] [in Piero Gobetti, Coscienza liberale e classe operaia, 1951]”,”TEOP-233″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Nata a Torino nel 1902, collabora dal 1918 alla rivista di Piero Gobetti ‘Energie Nove’. Nel 1923 Ada e Piero si sposano e nasce il figlio Paolo (nel 1925, due mesi prima della morte del padre a seguito delle ripetute aggressioni squadriste). Insegnante, traduttrice, autrice di testi scolastici, amica di Croce, studia e traduce testi della letteratura inglese. Si risposa con Ettore Marchesini, collabora con GL Giustizia e Libertà ed è tra i fondatori del Partito d’Azione clandestino. Prende parte con il figlio alla Resistenza. Dopo la Liberazione è vicesindaco di Torino. E’ morta nel 1968. Giancarlo Pajetta e il Pci. “”Ma, qualunque cosa facciano e comunque cerchino d’impostare la cosa, non si può dimenticare che son stati i comunisti a creare i Gruppi di difesa, son comuiste le denne su cui effettivamente, e non solo nominalmente, si fonda il lavoro propagandistico; innegabile è il legame, attento e continuo, tra i Gruppi di difesa e il Partito comunista: la stessa presenza al nostro incontro di Pajetta (che credo della Direzione), mentre nessuno dei miei, per esempio, aveva pensato d’intervenire, dimostrava come i comunisti considerino i Gruppi di difesa come qualcosa di proprio e d’importanza vitale. Ora, per conto mio, io non ho proprio nulla contro i comunisti, a cui va anzi – oltre all’ammirazione, condivisa con Piero, per Gramsci e per il movimento nelle fabbriche – la mia più profonda e direi quasi istintiva simpatia. E più volte ieri, durante l’incontro, mi venne fatto di pesnare con un certo senso d’umorismo che se oggi io non son comunista è forse semplicemente per una risposta che proprio Gian Carlo [Pajetta], allora alquanto dogmatico e settario, mi diede un giorno in cui, stanca e irritata per la deliziosa inconcludenza di un amico in cui s’accentrava in quel momento per me il Movimento “”Giustizia e Liberta”” e affascinata dalla serietà ponderata con cui Gian Carlo mi veniva spiegando certi metodi organizzativi, ero uscita a un tratto ingenuamente a chiedergli: – Mi prendereste a lavorare con voi? – Noi non siamo un rifugio per le anime in pena, – m’aveva risposto con una certa durezza. – Se non è convinta delle nostre idee e dei nostri principi, non la vogliamo -. Avevo incassato la lezione tacendo (…)”” (pag 184-185)”,”ITAR-229″
“GOBETTI Piero, a cura di Gianluca SCROCCU”,”La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove».”,”Gianluca Scroccu, dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari (2014). Tra le sue pubblicazioni: ‘Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal Pci al Psi’, Carocci, 2012. Piero Gobetti e la questione del socialismo “”La questione del socialismo fu al centro di diversi articoli di «Energie Nove», inserita da Gobetti in un discorso più generale sulla ricostruzione del tessuto politico nazionale e che, come tale, andava ben al di là di quelli che erano gli attacchi contingenti contro i socialisti “”disfattisti”” (111). In questo senso due sono le forze su cui si basa questa concezione aristocratica di Gobetti, presente in maniera evidente già in questa fase antecedente alle analisi più approfondite del periodo di «La Rivoluzione Liberale»: una è l’attenzione per le minoranze attive e consapevoli colte, l’altra è quella relativa alla declinazione in positivo dei Consigli Operai, visti come un evento liberale, così come paradossalmente sarebbe stata nelle sue valutazioni la Rivoluzione russa. Quest’ultima, infatti, per Gobetti, non doveva essere ridotta esclusivamente al suo legame col bolscevismo, ma come momento più generale di dinamica rottura politica in grado di superare un passato con cui non aveva nulla a che fare. Anche per questo era necessario inquadrare criticamente Lenin sotto una luce diversa, rifiutando qualsiasi accostamento della sua opera con Marx o comunque con l’esperienza del socialismo tedesco o italiano. Questo quadro Gobetti lo aveva già chiaro, tanto da scriverne ad Ada Prospero il 17 settembre del 1919: «La simpatia che io provo per Trotsky e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Ed è molto» (112)”” (pag 25-26) [P. Gobetti, a cura di Gianluca Scroccu, ‘La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove»’, Biblion edizioni, Milano, 2014] [(111) Cfr. M. Gervasoni, ‘L’intellettuale come eroe’, cit., p. 33; (112) Lettera di Piero Gobetti ad Ada Prospero del 17 settembre 1919, in P. Gobetti, ‘Carteggio 1918-1922’, cit., pp. 32-3]”,”ITAD-155″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti.”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-485″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-488″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Dopo la liberazione Ada Gobetti è stata vicesindaco di Torino, e membro della Consulta Nazinale.”,”ITAR-009-FSD”
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo BAGNOLI”,”Matteotti.”,” ‘Il socialismo in Italia fu più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto…’ “”Il partito socialista in Italia, durante tren’anni, continuò gli storici costumi dei congressi, dei comizi, col culto del bell’oratore come Enrico Ferri, con l’abitudine ai convegno che terminano in una formidabile pappatoria. Era anch’esso italiano sebbeno il freno naturale del proletariato e della stessa lotta intrapresa non lo lasciassero giungere mai, nemmeno quando lo guidò un romagnolo come Mussolini, alle raffinatezze e ai capolavori sagraioli di entusiasmo e di devozione gaudente che dovevano essere la caratteristica e l’essenza del movimento fascista. In realtà il tipo in cui si mostrò il nostro socialismo è più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto, accomodanti per vanità e per odio della politica. Formarono una specie di classe che esercitava professione di assistere il popolo e di «discutere la situazione» e perciò si scusava di non aver tempo di leggere libri e di farsi una cultura politica realistica. Dovevano rispondere alle lettere degli elettori e trovarsi a caffé per scambiarsi le impressioni e inventare nuove tendenze. Anche dopo che fu deputato, Matteotti repugnò sempre a questi compiti demagogici; rifiutava le raccomandazioni e tutti i casi personali che non implicassero questioni generali di ingiustizia dichiarando: «Per queste cose rivolgetevi a Gallani e a Beghi!»”” (pag 36) [Piero Gobetti, a cura di Paolo Bagnoli, ‘Matteotti’, Edizioni Biblion, Milano 2023]”,”MITS-480″
“GOBETTI Piero”,”Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero piemontese nel Risorgimento. (1926)”,”Primo volume delle ‘Opere di Piero Gobetti edite e inedite’ curate da Santino Caramella. Uscì nelle Edizioni del Baretti nel 1926. Raccoglieva gli scritti lasciati pronti per le stampe. Caramella completò il libro con altri scritti tra i quali ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAB-003-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Dal bolscevismo al fascismo. Note di cultura politica. (1923)”,”Sottolineature testo di GM Bravo [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-005-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Paradosso dello spirito russo. (1926)”,”Sottolineature di GM Bravo, postfazione di A. Venturi Subito interessato agli avvenimenti della rivoluzione bolscevica, nel 1919 Gobetti ne aveva enunciato il “”paradosso””: l’opera di Lenin e Trotsky al di là delle ideologie, era da considerare come “”la negazione del socialismo”” e dunque l’affermazione del liberalismo sostanziale… La rivoluzione aveva formato una reale “”coscienza politica”” e gettato le basi di uno Stato moderno e elevato la Russia al livello di civiltà dei popoli occidentali. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”RIRO-001-FMB”
“GOBETTI Ada, a cura di Bartolo GARIGLIO”,”L’autunno delle libertà. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti.”,”Bartolo Gariglio è professore ordianrio di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi’ (Angeli, 1997), ‘Progettare il post-fascismo. Gobetti e i cattolici’ (ivi, 2004). Contiene dedica manoscritto dell’autore a GM Bravo.”,”ITAD-011-FMB”
“GOBINEAU Joseph Arthur, Conte, a cura di Michele LESSONA”,”Ricordi di viaggio. Il fazzoletto rosso – Akrivia Frangopulo – La caccia al caribù.”,”Diplomatico e scrittore francese (Ville-d’Avray 1816 – Torino 1882). Entrato nella carriera diplomatica nel 1849, fu segretario a Berna (1849-54), poi ministro di Francia in Persia (1855-58), in Grecia (1864-68), in Brasile e in Svezia (1872-77). Scrisse varie opere fra cui La Renaissance (scene storiche, 1877), l’Histoire des Perses d’après les auteurs orientaux, grecs et latins (1869), libri di viaggio come Trois ans en Asie (1859), romanzi come Les Pléiades (1874), poemi come Amadis (1876). Ma l’opera che gli diede celebrità è l’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-55), in cui, all’interno di uno studio sulla nascita e la decadenza delle civiltà, cercò di dimostrare l’innata diversità di carattere dei singoli popoli, sostenendo il primato della razza “”aria”” e, in essa, dell’elemento germanico. Tale concezione, che rese G. famoso in Germania, ove nel 1894 si costituì a Friburgo una Gobineau-Vereinigung, è stata talora considerata premessa teorica del razzismo nazista. (Trecc) “”Al conte di Gobineau si converrebbe perfettamente quell’appellativo di «poeta della propria vita» che Stefan Zweig attribuì, in uno dei suoi saggi più belli, a Giacomo Casanova, a Stendhal, a Leone Tolstoi per designare quel tipo d’uomo, che senz’essere stato artista (come il Casanova) o essendolo stato (come lo furono, e grandi, i due altri, ma indipendentemente, in tal caso, dalla concreta attuazione d’un mondo poetico nell’opera, staccata dal suo creatore), ha saputo trasfondere la sua visione poetica nella vita, quasi facendo di questa, in sè e per sè, un’opera d’arte”” (pag 5, introduzione)”,”ASGx-031-FFS”
“GODART Louis”,”L’invenzione della scrittura. Dal Nilo alla Grecia.”,”Louis Godart (n. in Belgio) ha studiato presso le Univ. di Lovanio, Bruxelles e Sorbona di Parigi. Ha poi insegnato all’Università di Napoli ed è stato membro dell’Accademia dei Lincei. Dal 1982 è stato direttore della missione archeologica dell’Univ. di Napoli a Creta. Si è occupato e ha pubblicato opere sulle scritture egee.”,”ASGx-002-FSD”
“GODDARD Jean-Christophe MABILLE Bernard a cura; saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL”,”Le pouvoir.”,”Saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL Contiene il saggio ‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’HONDT (pag 229-246) “”On relèvera, ça et là, dans l’oeuvre de Marx et Engels quelques allusions à Robespierre et à Saint-Just qui ne sont pas complètement défavorables. Mais, en général, quand ils leur consacrent quelques lignes, c’est pour critiquer très vivement leurs idées et leur conduite. Ces deux hommes n’ont pas bien compris leur temps. Il fallait être aveugle à la réalité pour vouloir édifier, dans une révolution bourgeoise qui ratifiait le triomphe de l’argent, une république petite-bourgeoisie fondée sur la vertu. Et la terreur n’y pouvait suffire.”” (pag 234) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994] “”C’est dans les terroristes qu’il démasque les vrais terrorisés, et il ne les ménage guère: “”Le règne de la terreur, écrit-il [Engels] à Marx en Septembre 1870, nous le comprenons comme le règne des gens qui inspirent la terreur aux autres. Or, ‘cest le contraire: c’est le règne des gens qui sont eux-mêmes terrorisés””: De là ce jugement idéologiquement dévastateur: “”La terreur, ce sont en grande partie des atrocités inutiles (nutzlose Grausamkeiten) perpétrées par des gens qui ont eux-même peur et qui cherchent à se rassurer. Je suis convaincu que la responsabilité de la terreur de 1793 retombe presque exclusivement sur le bourgeois effrayés à l’excès et qui se donnent l’allure de patriotes, sur le petits philistins poltrons (hosenscheissende!) et sur la canaille en guenille (Lumpenmob) qui faisait ses affaires grâce à la terreur”” (MEW, XXXII, 1966, p. 53, Lettre d’Engels a Marx du 4 Septembre 1870) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994]”,”TEOP-427″
“GODECHOT Jacques”,”La rivoluzione francese. Cronologia commentata 1787 – 1799.”,”L’A è uno dei D degli Annali Storici della Rivoluzione Francese e P d’onore della Commissione internazionale di storia della rivoluzione francese. E’ autore di numerose opere sul tema.”,”FRAR-089″
“GODECHOT Jacques”,”Napoleone.”,” Jacques Godechot Chi è Napoleone? Vita ed epilogo del genio militare. Jacques Godechot è ancora oggi considerato uno dei punti di riferimento più autorevoli della storiografia napoleonica. La ben nota figura di Bonaparte quale imperatore dei francesi e re d’Italia, legislatore e abilissimo stratega militare, nonché artefice della definitiva trasformazione dell’ancien régime in società borghese, si trova qui delineata in quello che è un affresco insolito e originale, impreziosito dalle testimonianze di personaggi del calibro di Metternich, sir Walter Scott, Rostopc in e sir Hudson Lowe. Il volume mette in campo una vasta documentazione per offrire un ritratto a tutto tondo dell’uomo, dalla genialità e audacia senza eguali, che ha segnato in modo indelebile la storia del XIX secolo. Jacques Godechot (1907-1989), è stato uno storico francese, professore all’Università di Tolosa. I suoi studi si sono concentrati sul rapporto tra poteri civili e militari nel periodo del Direttorio e sulla formazione e la centralizzazione degli istituti di amministrazione statale nella Francia repubblicana e napoleonica. Conosciuto per aver esteso l’ambito di studio degli avvenimenti relativi alla Rivoluzione francese, ha sviluppato queste sue idee nei volumi La grande nation (1956), Les révolutions (1963) e L’Europe et l’Amérique à l’époque napoléonienne (1967 RES GESTAE Pagine: 454 Data di pubblicazione: 2015″,”FRAN-005″
“GODECHOT Jacques”,”Storia dell’ Italia moderna 1770-1970. 1. Il Risorgimento.”,”GODECHOT (1907), storico di larga notorietà è autore fin dal 1941 di una serie di volumi sulla Rivoluzione e sull’Impero. E’ decano alla Facoltà di lettere e scienze umane di Toulouse. Ha pubblicato: -Les institutions de la France sous la Revolution et l’Empire, 1952 -La grande Nation, 1956 -Les Revolutions, 1963 -La prise de la Bastille, 1965 -Napoleon, 1969 -Les constitutions de la France depuis 1789, 1970″,”ITAB-011″
“GODECHOT Jacques”,”La presa della Bastiglia.”,”Nato a Luneville nel 1901, J. GODECHOT studiò a Nancy e a Parigi. Dopo aver insegnato al liceo Kleber di Strasburgo nel 1933-1935 e all’ Ecole Navale nel 1935-1940, fu nominato nel 1945 professore all’ Univ di Toloso, dove è attualmente (1969) preside della facoltà di lettere. Nella sua vasta produzione scientifica vanno segnalati: -Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941) -Histoire de l’ Atlantique (1947) -Les institutions de la France sous la Revolution et l’ Empire (1952) -Histoire de la societé francaise sous la Revolution et l’ Empire (1953) -La Grande Nation (1956) -La Contrerevolution (1961)”,”FRAR-181″
“GODECHOT Jacques”,”Talleyrand.”,”GODECHOT, dal 1945 professore di storia contemporanea all’ Università di Tolosa (facoltà di lettere), e dal 1961 decano di tale facoltà, è uno dei presidenti della Societé des etudes robespierristes e presidente della Societé d’ histoire de la Revolution de 1848. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”L’ avvenimento, tuttavia, che segna l’ apogeo della carriera di Talleyrand all’ Assemblea costituente, fu la festa della Federazione, il 14 luglio 1790. Il ruolo che egli vi svolse lo mise in vista e lo fece conoscere in tutto il paese. (…) Talleyrand fu incaricato di celebrare la messa, attorniato da un coro di quattrocento fanciulli; lo fece con una compunzione apparente, ma poco sincera. (…) La sera, smessi gli abiti episcopali, Talleyrand si recò in una celebre casa da gioco, ove guadagnò somme considerevoli. La messa del 14 luglio 1790 fu, d’altronde, l’ ultima che egli celebrò in pubblico.”” (pag 19).”,”BIOx-068″
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY. Nascita di “”Die Revolution””. “”Però la corrente dei rifugiati si accresce: la fine dell’ anno segna l’ arrivo in America degli amici e partigiani di Marx e di Engels, tra gli altri Joseph Weydemeyer. Arrivato nel novembre 1851 con la sua famiglia a New York, questi fa immediatamente un giro d’ orizzonte prima di decidere ad esplorare le possibilità di edizione e di pubblicazione. La sua lettera del 1° dicembre 1851 descrive nel dettaglio le sue prime impressioni che sulla stampa germano-americana si riconducono a ben presto a questa: “”una vera cloaca””.”” (pag 75-76)”,”MOIx-023″
“GODECHOT Jacques”,”Les revolutions, 1770-1799.”,”Notizie sulla Societé des études robespierristes (Società di studi robespierristi) fondata nel 1907 da Albert MATHIEZ ee Charles VELLAY. (pag 13) Querelle tra storici rivoluzionari e conservatori. “”L’anno stesso in cui apparve il primo volume dell’ Histoire de la Revolution francaise’ di Michelet, due altre opere sullo stesso soggetto erano messe in vendita: l’ Historie des Girondins di Lamartine e l’ Histoire de la Revolution di Louis Blanc. Più poeta e molto meno storico di Michelet, Lamartine ha redatto un’ opera di circostanza dove gli errori pullulano (…)””. (pag 242)”,”STOx-101″
“GODECHOT Jacques a cura; testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI A. BLANQUI”,”Le rivoluzioni del 1848.”,”Testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI. “”La parola “”socialismo”” – e dunque la nozione corrispondente – ha fatto la sua comparsa, come il termine “”nazionalismo””, soltanto alla fine del XVIII secolo, ad opera degli scritti di pensatori politici italiani, e, in Francia, di quelli del celebre Drouet, colui che riconobbe Luigi XVI al momento della fuga a Varennes. Il termine ebbe però un senso totalmente diverso da quello che assunse più tardi; designò infatti i rapporti tra gli uomini che vivono fuori dal “”contratto sociale””, e dunque i sistemi autoritari e dittatoriali. La parola socialismo assumerà il significato attuale, di dottrina designata a migliorare la società attraverso uno sconvolgimento delle strutture sociali, soltanto verso il 1830. Eppure, poco prima della Rivoluzione, i filosofi avevano spiegato che, per rendere l’ uomo più felice, era necessario trasformare le strutture della società: Rousseau e più ancora Mably e Morelly avevano immaginato dei modelli di nuove società: gli ultimi due proponevano persino la comunione dei beni, ma il loro comunismo aveva i caratteri dell’ utopia””. (pag 147)”,”QUAR-055″
“GODECHOT Jacques”,”La Grande Nazione. L’espansione rivoluzionaria della Francia nel mondo, 1789-1799.”,”Tra gli storici francesi, Jacques Godechot, professore nella Facoltà di Lettere di Tolosa, di cui è attualmente anche il ‘doyen’, è indubbiamente uno di quelli più noti agli studiosi italiani. Fu la sua tesi di dottorato su Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941), dedicata all’analisi dei rapporti tra poteri civili e poteri militari in quel periodo, a dare inizio, insieme con l’opera del Cantimori sugli Utopisti e riformatori italiani (1943).”,”FRAR-007-FL”
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière, 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY.”,”MOIx-001-FV”
“GODECHOT Jacques”,”L’Europe et l’Amérique a l’époque napoléonienne (1800-1815).”,”GODECHOT Jacques: nato a Lunéville (Francia) il 3 gennaio 1907, morto a Saint Lary Soulan (Fr) il 24 agosto 1989. All’epoca della pubblicazione era Preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università di Tolosa (Francia). Storico della Rivoluzione francese, a Strasburgo incontrò FEBVRE Lucien e BLOCH Marc fondatori degli Annali di Storia economica. Per le sue origini ebraiche venne destituito dall’insegnamento secondario ad opera del regime di Vichy. GODECHOT J. è noto tra gli storici in particolare per aver esteso l’ambito degli avvenimenti della Rivoluzione francese sia nel tempo che nello spazio secondo la sua teoria storiografica della “”Rivoluzione occidentale”” o “”atlantica””.”,”FRAN-116-FSL”
“GODEFROY Thierry LASCOUMES Pierre”,”Le capitalisme clandestin. L’illusoire régulation des places offshore.”,”GODEFROY Thierry è economista ricercatore (ricerche sociologiche sul diritto e le istituzioni penali) (CESDIP-CNRS); LASCOUMES Pierre sociologo e giurista fa parte del CEVIPOF-CNRS (Centro di studi della vita politica francese).”,”ECOI-285″
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Silvio BOZZI Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 1. 1929 – 1936.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-293-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 2. 1938 – 1974.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-294-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 3. Saggi inediti e conferenze.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-295-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 4. Corrispondenza A-G.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-296-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 5. Corrispondenza H-Z”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-297-FL”
“GODELIER Maurice SEVE Lucien”,”Marxismo e strutturalismo. Un dibattito a due voci sui fondamenti delle scienze sociali.”,”GODELIER Maurice lavora al Laboratorio d’ Antropologia sociale del College de France sotto la guida di Claude LEVI-STRAUSS. E’ autore tra l’ altro di ‘Rationalité et irrationalité en economie’ (MASPERO, 1969). SEVE Lucien ha pubblicato un libro intitolato ‘Marxisme et theorie de la personnalité’ (1969).”,”TEOC-161″
“GODELIER Maurice”,”Teoría marxista de las sociedades precapitalistas.”,”””Nel 1875, Engels, nella sua polemica con Tkacev (Tchakov) e i bakuninisti (Sui rapporti sociali in Russia, Volksstaat’, aprile 1875) incentra la sua analisi sui fondamenti del potere dello Stato russo e sulla possibilità di una rivoluzione che porti il socialismo in Russia senza passare per la tappa del capitalismo””. (pag 84)”,”MADS-375″
“GODELIER Maurice, a cura di Mario DE-STEFANIS e Alessandro CASICCIA”,”Antropologia, storia, marxismo.”,”Maurice GODELIER studioso di fama mondiale è noto per i suoi contributi al problema del concetto marxiano di modo di produzione asiatico. E’ agregé (1970) di filosofia all’Ecole Nationale Superieure. Insegna antropologia economica all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e conduce ricerche nell’ambito del ‘Laboratorio di antropologia sociale’ del Collège de France. Ha scritto tra l’altro ‘La moneta di sale’ e ‘Sulle società precapitalistiche’ (scelta di scritti di Marx Engels e Lenin)”,”TEOC-533″
“GODELIER Maurice, antologia di testi di F. ENGELS K. MARX”,”Sobre el modo de producción asiático.”,”””El futuro de Rusia es muy importante para la clase trabajadora alemana en razón de que el Imperio ruso actual es el último gran sostén de todas las fuerzas reaccionarias de Europa. Esto quedó probado en 1848 y 1849. Es porque Alemania no hizo una insurrección en Polonia en 1848, ni declaró la guerra al zar ruso (como había pedido el ‘Neue Rheinische Zeitung’ desde el principio), que este mismo zar pudo en 1849 aplastar la revolución húngara que había llegado a las puertas de Viena, juzgar en 1850, en Varsovia, a Austria y Prusia y a los estados alemanes menores, y, finalmente, restablecer el antiguo ‘Bundestag’ alemán”” [F. Engels, Las condiciones sociales en Rusia] [in Maurice Godelier Friedrich Engels Karl Marx, Sobre el modo de producción asiático, 1969] (pag 149)”,”MAED-386″
“GODELIER Maurice”,”Au fondement des sociétés humaines. Ce que nous apprend l’anthropologie.”,”GODELIER Maurice, ex direttore scientifico del dipartimento delle scienze dell’uomo e della società al CNRS. E’ direttore di studi all’EHESS.”,”TEOS-233″
“GODELIER Maurice, a cura di Franco CURTI”,”L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società.”,”””Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” (pag 241) Contiene l’appendice: ‘Nota sui due usi e i due sensi della parola ‘classe’ di Marx’ (pag 239-246) (sulla distinzione tra ordine (Stand) e classe (Klasse) in Marx. Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti (pag 239) “”La nozione di classe in Marx costituisce l’oggetto , da parecchi decenni, di controversie senza che si registri un esito definitivo, sembra, malgrado la marea di articoli e di libri che suscita. Ci è parso confacente al buon metodo ritornare sui testi stessi di Marx in cui si trovano impiegate le parole ‘Stand’ (ordine, stato) e ‘Klasse’ (classe) per analizzarne con precisione il contesto teorico. Questa rilettura ci ha permesso di constatare che Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti, conferendole in tal modo due significati che talvolta si oppongono: un significato ristretto che designa i gruppi sociali che compongono la società capitalistica moderna, e tra i quali esistono dei rapporti di dominio e di sfruttamento fondati ‘esclusivamente sul posto’ distinto di questi gruppi ‘nel processo’ capitalistico ‘di produzione’, vale a dire fondati contemporaneamente sulla loro situazione in rapporto ai mezzi di produzione ed ai risultati del processo di lavoro, e sul loro ruolo nel processo di lavoro. In breve, le classi sono dei gruppi sociali che stanno tra loro in rapporto di dominio e di sfruttamento per delle ragioni che sono esclusivamente ‘economiche’, cioè insieme materiali e sociali. In questo senso, le classi della società moderna non sono ordini. Esse nascono dalla dissoluzione della società feudale, si contrappongono agli ordini, e infine li sostituiscono quando questi vengono meno, sia per cause proprie, sia per effetto di rivoluzioni sociali. Nel secondo significato, il concetto di classe viene utilizzato in modo generico, cioè un modo che sottintende tanto gli ordini e le caste delle società precapitalistiche, quanto le classi della società capitalistica. Questo uso generico provoca l’effetto di annullare le specifiche differenze tra ordine, casta e classe, e fa sì che Marx impieghi perciò in modo equivalente l’uno o l’altro termine per designare gli ordini delle società statuali precapitalistiche, antiche e feudali. Si trovano questi due usi del concetto di classe tanto nell”Ideologia tedesca’ (1845-1846), quando nel ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), ma in proporzioni inverse. Nell”Ideologia tedesca’ la distinzione tra ordine e classe è tracciata con cura, ed è il concetto specifico che prevale. Nel ‘Manifesto’, opera dedicata alla lotta politica, vi predomina il concetto generico. L’accento allora viene qui messo ad arte sull’esistenza di classi e sul ruolo della lotta di classe nella storia. Ci si deve domandare cosa abbia spinto Marx, solitamente scrupoloso onde evitare un uso anacronistico dei concetti, a utilizzare nel senso generico quello di classe, a cancellare la differenza specifica con quello di ordine, e, di conseguenza, a generalizzare per altre epoche e per altre società un concetto che, strettamente parlando, non si applica che alle società capitalistiche moderne (e, beninteso, oggi anche alle società che si proclamano socialiste). La nostra risposta è che Marx sia stato portato a sostituire il termine di classe a quello di ordine ed a considerarli equivalenti allo scopo di mettere ‘in evidenza’ due idee: che gli ordini, come le classi, poggiano su rapporti di sfruttamento e di oppressione, e che la loro nascita e la loro scomparsa corrispondono a tappe diverse dello sviluppo della produzione delle condizioni materiali d’esistenza, quali che siano le spiegazioni, spesso ampiamente illusorie, che ogni epoca, ogni società, ha potuto dare di se stessa. In definitiva, per Marx, il modo di produzione capitalistico, sviluppandosi, avrebbe fatto apparire, per la prima volta nella storia dell’umanità, il ruolo determinante dello sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione nell’evoluzione della società e della storia. E’ la presa di coscienza di questo ruolo determinante, fino ad allora occultato o negato, che dispiega in piena luce il carattere, spesso ampiamente illusorio, delle interpretazioni che ogni società si dava di se stessa e dell’universo. Il materialismo storico di Marx non è nient’altro che la generalizzazione di queste concezioni teoriche a tutte le epoche anteriori e ulteriori della storia dell’umanità. Fatto che Marx puntualizzò nell”Ideologia tedesca’. «Finora tutta la concezione della storia ha puramente e semplicemente ignorato questa base reale della storia oppure l’ha considerata come un semplice fatto marginale, privo di qualsiasi legame con il corso storico. Per questa ragione si è sempre costretti a scrivere la storia secondo un metro che ne sta al di fuori… Il rapporto dell’uomo con la natura è quindi escluso dalla storia, e con ciò è creato l’antagonismo fra natura e storia. Questa concezione quindi ha visto nella storia soltanto azioni di capi, di Stati e di lotte religiose e in generale teoriche, e in ogni epoca, in particolare, ha dovuto ‘condividere l’illusione dell’epoca stessa’. Se un’epoca, per esempio, immagina di essere determinata da motivi puramente “”politici”” o “”religiosi””, benché “”religione”” e “”politica”” siano soltanto forme dei suoi motivi reali, il suo storico accetta questa opinione» (‘L’Ideologia tedesca’, Roma, 1973, p. 31). Ed ecco la formula generale del materialismo storico: «Individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame [‘Zusammenhang’, la parola potrebbe meglio essere tradotta con «connessione»] fra l’organizzazione [‘Gliederung’] sociale e politica e la produzione» (p. 12). Non è dunque per fare scoprire delle classi nascoste dietro agli ordini, o in essi contenuti, che Marx ha trattato gli ordini come classi. Né per far vedere qualcos’altro che non fossero i fatti già noti agli storici (ed agli etnologi) in modo diverso, ma per ricercare altre ragioni che non fossero quelle avanzate dagli attori della storia. Sul piano linguistico, l’uso della parola classe in Marx non solo è ambivalente, ma anche ambiguo, e questa ambiguità esisterà sempre, giacché ci restano gli scritti. Ma sul piano dell’analisi concettuale, l’ambiguità scompare nel momento in cui vengono ricostruiti i testi attraverso i loro contesti, si ritrova la logica del modo di procedere di Marx, la natura esatta dei suoi interrogativi e delle sue risposte. (…) Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” [Maurice Godelier, ‘L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società’, a cura di Franco Curti, Roma, 1985] (pag 239-240-241) “”l’osservazione empirica deve mostrare senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione”””,”TEOS-251″
“GODEMENT François”,”La renaissance de l’Asie.”,”GODEMENT François, specialista della Cina postmaoista e dei grandi problemi internazionali dell’Asia orientale, è professore nell’Istituto di Lingue orientali di cui dirige il dipartimento di commercio internazionale. E’ maitre de recherche all’ Institut française des relations internationales.”,”ASIx-107″
“GODICHEAU Francois”,”Les mots de la guerre d’ Espagne.”,”Comunismi. “”Alla vigilia della guerra , vari partiti rivendicavano in Spagna l’ etichetta comunista. I due principali, il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) erano relativamente deboli e subivano il dominio socialista e anarco-sindacalista sul movimento operaio. I due conobbero però una forte crescita nei mesi precedenti la guerra. Il PCE era ben impiantato nelle Asturie e soprattutto a Siviglia, città che cade molto presto nelle mani dei putschisti. Il POUM pressoché non esisteva che in Catalogna, in particolare a Gerona e Lerida. Il PCE, aderente alla 3° Internazionale, difendeva la politica ufficiale e la linea sovietica definita dal suo capo Stalin. Il POUM, dissidente, si situava nell’ “”opposizione antistaliniana””, senza essere partigiano di Trotsky né di una 4° Internazionale. Malgrado la lunga cooperazione del suo leader Andrés Nin, con il fondatore dell’ Armata Rossa, esso intratteneva soprattutto dei legami con delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie europee situate anch’esse tra i due. Un terzo raggruppamento nato alla fine del luglio 1936 in Catalogna, dall’ unione di quattro piccole organizzazioni socialiste e comuniste, il Partito Socialista Unificato di Catalogna, aderirà alla Terza Internazionale.”” (pag 33-34)”,”MSPG-194″
“GODICHEAU François”,”La guerre d’Espagne. De la démocratie à la dictature.”,”GODICHEAU François ex allievo dell’Ecole normale supérieure de Fontenay-Saint-Cloud e ‘pensionnaire’ della Casa de Velazquez, agregé d’histoire e dottore dell’EHESS, è maitres de conférences nell’Istitut d’études ibéro-américaines dell’Università Bordeaux-III. Ha pubblicato altri lavori sul tema della guerra civile spagnola.”,”MSPG-249″
“GODIO Julio a cura; saggi di SOMMI Luis V. ALLENDE Andres R. PEREZ AZNAR A. BECERRA Olegario MIGNONE Emilio F. CUNEO Dardo RATZER José GHIANO Juan C. PAYRO Julio R. BABINI José RODRIGUEZ BUSTAMANTE N. ETCHEPAREBORDA Roberto”,”La revolucion del 90.”,”Gli articoli qui pubblicati sono apparsi sulla Revista de Historia, Buenos Aires, 1957 n° 1. Due correnti del movimento operaio (pag 93) di Dardo CUNEO “”I socialisti tedeschi del ‘Vorwärts’ proseguivano i loro ordinari lavori. Sul giornale, diretto da Juan Schaffer, di mestiere zappatore, apparvero gli articoli firmati dall’ ingegnere Germán Avé Lallement, nei quali l’ autore, intravedeva, attraverso il metodo di analisi attinto dalla sua filiazione marxista, gli aspetti prevalenti dello svolgimento storico argentino.”” (pag 96-97)”,”AMLx-083″
“GODIO Julio”,”La semana tragica de enero de 1919.”,” Capitolo: Los sindacalistas (pag 118-) La comparsa del sindacalismo rivoluzionario in Argentina dopo essere sorto in Europa alla fine del XIX secolo”,”MALx-071″
“GODMAN Peter”,”Hitler et le Vatican.”,”GODMAN Peter è uno di maggiori specialisti di storia del Vaticano. Ha insegnato nell’Università di Tubinga. E’ stato membro del Comitato degli Archivi della Santa Sede. Insegna nell’Università di Roma. Concordato ‘scaduto’ e dura campagna contro la Chiesa. “”Les nazis, selon Bertram, jugeaient le concordat “”périmé””, mais Pacelli, artisan du traité, se comporait comme s’il n’avait pas grand-chose d’autre sur quoi s’appuyer. Le président de la conférence épiscopale de Fulda ne le berçait pourtant d’aucun faux espoir, d’aucune illusion. Bertram lui expliqua tout net que le ministère dépendait entièrement du parti, lequel, selon le cardinal, menait contre l’Eglise une campagne plus violente que tout ce qu’on avait pu voir en Union soviétique”” (pag 167)”,”RELC-308″
“GODOLI Giovanni”,”Sfere armoniche. Storia dell’astronomia.”,”Giovanni Godoli insegna fisica solare all’Università di Firenze. Ha insegnato anche Fisica terrestre e Fisica del Plasma all’Università di Firenze e Astronomia e astrofisica alle Università di Catania e di Firenze. dal 1967 al 1976 è stato direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.”,”SCIx-310-FL”
“GODWIN William”,”[An Enquiry Concerning Political Justice and its Influence on General Virtue and Happiness’] [London, 1793, Book VIII: Of Property]. (in russo)”,”‘William Godwin (Wisbech, 3 marzo 1756 – Londra, 7 aprile 1836) è stato un filosofo, scrittore e politico libertario britannico. Pensatore del tardo Illuminismo nonché ispiratore di parte del Romanticismo del Regno Unito, specialmente la “”seconda generazione romantica”” comprendente John Keats, il genero Percy Bysshe Shelley e George Gordon Byron, radicale e repubblicano, è considerato uno dei primi teorizzatori anarchici moderni. L’opera più celebre di Godwin è il saggio Inchiesta sulla giustizia politica in cui esprime un ideale di anarchismo filosofico.’ (wikip)”,”SOCU-015-FMB”
“GOEHRKE Carsten HELLMANN Manfred LORENZ Richard SCHEIBERT Peter”,”Russia.”,”Gli inizi del potere dei soviet. La terra ai contadini. Il problema del superamento dell’arretratezza economica della Russia. “”Immediatamente dopo la rivoluzione d’ottobre, il partito bolscevico tentò dapprima di portare avanti nel paese quel processo rivoluzionario che gli aveva reso possibile la presa del potere. Ciò significava innanzitutto – oltre all’ulteriore democratizzazione dell’esercito – la legalizzazione della rivoluzione agraria e della presa di possesso delle fabbriche da parte degli operai. In questo senso furono concepiti i primi decreti del potere dei soviet. Alla base del decreto sulla terra, che fu promulgato dal secondo congresso dei soviet di tutta la Russia il 26 ottobre 1917, c’era quell’istruzione modello che era stata presentata al primo congresso panrusso dei deputati contadini nel maggio dello stesso anno e che corrispondeva essenzialmente alle tradizionali richieste socialrivoluzionarie. Da questo momento il terreno non poté più essere comprato o venduto, pignorato o alienato in qualsiasi altro modo. Furono fissati inoltre un usufrutto del terreno sulla base del lavoro o dell’uso e una nuova spartizione periodica del terreno stesso. “”L’essenziale””, dichiarò Lenin nel suo ‘Rapporto sulla questione della terra’, “”è che i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano essi stessi i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro vita”” (1). Anche la legge fondiaria del febbraio 1918 si orientò sui desideri dei contadini, quali erano stati formulati nel programma dei socialrivoluzionari. In base a questa legge tutta la terra passò in usufrutto al popolo lavoratore. Chiunque ne facesse richiesta – indipendentemente dal sesso, dalla religione, dalla nazione o dallo Stato di appartenenza – aveva ora diritto a un appezzamento di terreno. La terra doveva essere distribuita in modo uniforme; affitti e lavoro salariato furono proibiti. Al fine di ottenere il maggior livellamento possibile non si evitò – soprattutto in aree in cui la terra era particolarmente scarsa – di ricorrere anche a nuove distribuzioni del terreno di proprietà dei contadini. Non raramente si comprese in queste spartizioni addirittura la terra dei padroni. In tal modo avrebbe dovuto essere eliminata ogni differenziazione tra i contadini ed essere instaurata un’uguaglianza totale. D’altra parte l’uniformazione del terreno in generale era realizzabile solo sul piano locale, all’interno dei singoli distretti amministrativi. Il sogno dell’intera comunità agricola russa, quello di realizzare un livellamento che si estendesse all’intero Impero russo, non era possibile perchè avrebbe significato il trasferimento di più di venti milioni di contadini. I contadini non volevano trasferirsi, ma avere un appezzamento di terra nella loro patria. Avvenne così che in molte aree fittamente popolate della Russia centrale toccò solo mezzo ettaro di terra per persona, mentre in altre parti del paese rimase incolto terreno più fertile. Nella primavera del 1918 la distribuzione della terra era ormai conclusa nella maggior parte dell’Impero russo. I risultati non corrisposero peraltro ai desideri e alle attese dei contadini. Benché fossero stati distribuiti quasi per intero i possedimenti della nobiltà, dei monasteri, del demanio statale e della famiglia dello zar – per un totale di 150 milioni di desiatine -, l’aumento della terra in dotazione ai singoli contadini rimase in media minimo ed ebbe qualche importanza solo per gli strati della popolazione più miseri. Il generale bisogno di terra rimase pertanto insoddisfatto. Questo fatto si spiega soprattutto pensando che anche prima della rivoluzione i contadini avevano lavorato – per lo più come terra in affitto – quasi la metà del latifondo. Inoltre, in seguito alla nuova legislazione agraria, il numero degli aventi diritto a una quota di terra era maggiore che in passato. Il crollo dell’economia russa e la fame nelle città e nei centri industriali sospinsero milioni di uomini nelle campagne, dove a termini di legge doveva essere ceduta loro una quota di terra. Spesso mancavano anche i mezzi per coltivare la terra avuta per legge. Per i terreni già appartenenti al demanio statale erano necessari innanzitutto grandi investimenti per renderli dissodabili. Così, per la maggior parte dei contadini il significato della rivoluzione agraria risiedette non nel guadagno di terre, ma nel fatto che attraverso l’assegnazione venivano liberati dagli alti affitti e debiti, oltre che dalla dipendenza semifeudale dai proprietari terrieri, dipendenza che in passato era stata la causa principale del loro impoverimento. Mentre i contadini, con l’appoggio del potere sovietico, realizzavano la distribuzione nera, anche gli operai portavano a compimento la loro presa di possesso nei confronti dell’industria. Nel novembre 1917 i loro sforzi furono legalizzati dal decreto sul controllo degli operai. (…)”” (pag 316-317); “”Fin dall’inizio i bolscevichi non ebbero alcun dubbio sul fatto che alla lunga essi non avrebbero potuto affermare il loro potere in un paese agricolo arretrato. Un’agricoltura frantumata in milioni di aziende piccole e minime non costituiva una base sociale stabile. Già nel dicembre 1920 Lenin aveva spiegato, in connessione con la discussione sul piano GOELRO [‘piano per l’elettrificazione e la riorganizzazione dell’industria russa’]: “”Fino a che viviamo in un paese di piccoli contadini, la base economica per il capitalismo è in Russia più solida della base economica per il comunismo””. E aveva aggiunto: “”Solo quando il paese sarà stato elettrificato, solo quando all’industria, all’agricoltura e ai trasporti sarà stata garantita la base tecnica della grande industria moderna, solo allora avremo vinto definitivamente”” (7). Il governo sovietico si teneva dunque fermo alla concezione marxista tradizionale secondo cui il socialismo sarebbe realizzabile solo sulla base di forze tecnico-produttive altamente sviluppate. Si sperava che attraverso l’industrializzazione non solo il paese avrebbe avuto una grande industria moderna, ma l’intera agricoltura avrebbe potuto avere una nuova base tecnica. Non ci si facevano peraltro illusioni sulle difficoltà immense connesse con l’industrializzazione di un paese agricolo arretrato, soprattutto da quando ci si rese conto che i paesi stranieri non erano disposti a dare quel generoso aiuto su cui in principio si era contato. All’inizio degli anni Venti il governo sovietico aveva fatto tutti gli sforzi possibili per ottenere prestiti da Stati stranieri o investimenti privati diretti, offrendo a gruppi finanziari privati concessioni per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo russo e fruttuose partecipazioni in imprese industriali e commerciali russe. Nelle conferenze economiche internazionali tenutesi a Genova e all’Aja nel 1922 i sovietici fecero tutto il possibile per indurre i governi dei paesi dell’Europa occidentale a una cooperazione economica a lungo termine. Questi chiesero però come condizione preliminare il riconoscimento incondizionato dei debiti russi prebellici e bellici e la totale restituzione delle proprietà straniere nazionalizzate e tutta una serie di richieste che, se accettate, avrebbero messo la Russia sovietica in una condizione di dipendenza non diversa da quella della Cina o dell’India. Tutti gli sforzi per ottenere crediti cospicui e a lungo termine erano pertanto destinati al fallimento. L’unico grande credito concesso all’Unione Sovietica fu quello tedesco di 300 milioni di marchi, nel 1926. Anche il grandioso programma di concessioni su cui soprattutto Lenin sperava molto fallì quasi totalmente, nonostante le buone possibilità di profitto per il capitale straniero. Motivi politici e condizioni di lavoro sfavorevoli impedirono investimenti di capitali a lunga scadenza. Nell’anno finanziario 1926-1927 gli investimenti stranieri nell’industria russa non raggiungevano l’1 per cento del capitale d’investimento complessivo”” [Carsten Goehrke Manfred Hellmann Richard Lorenz Peter Scheibert, ‘Russia’, Milano, 1977] [(1) Lenin, Opere scelte, cit., p. 1003; (7) Lenin, Opere complete, vol. 31, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 495]”,”RUSx-187″
“GOETHE J.W.”,”Memorias de la universidad.”,”Sono le memorie di GOETHE relative agli anni trascorsi in lunghi studi all’ Università di Lipsia, poi a Strasburgo, periodo durante il quale si plasmerà il suo talento letterario e il suo gusto estetico.”,”GERx-078″
“GOETHE John Wolfgang, a cura di R. PISANESCHI e A. SPAINI”,”Le esperienze di Wilhelm Meister.”,” “”(…) una missione per cui la formula era già fissata e correva sulle bocche di tutti gli intellettuali: “”dare un teatro nazionale alla Germania””””. (pag 6, prefazione) “”- Non trovo niente di più ragionevole nel mondo, che di trar profitto dalle stoltezze degli altri. – – Non so se sarebbe un piacere più nobile guarire gli uomini dalle loro stoltezze. – – Per come li conosco io, sarebbe un’ aspirazione vana. Perché un solo uomo diventi ricco ed accorto, ci vuol già molto, e il più delle volte ci riesce soltanto a spese degli altri. – (…)”” (pag 59, dialogo tra Werner e Wilhelm)”,”VARx-176″
“GOETHE Volfango”,”Il primo Faust. – Il secondo Faust.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”O felice chi ancora può sperare di uscir da questo pelago d’errori! Quello che non si sa, potea giovare, e di quello che sai, mai non ti giovi. (…)””. (pag 44, Faust) “”Ho avuto anch’io qualche ora singolare, ma quest’impulso ancor debbo provare. Campi e foreste vengon presto a noia, l’ala all’ uccello mai invidierò. Come diversa intellettuale gioia di foglio in foglio il libro accompagnò! Fin la notte d’inverno è di letizia piena, vita beata tutti i sensi accende, e se tu veneranda spieghi la pergamenta, il cielo intero ai piedi tuoi discende.”” (pag 45, Wagner)”,”VARx-226″
“GOETHE Wolfgang”,”I. Autobiografia (poesia e verità) (parte prima) – II. La Campagna di Francia. L’ assedio di Magonza – III. Roma. Elegie romane – IV. Autobiografia (poesia e verità) (parte seconda).”,”Roma. “”A questo luogo si riannoda tutta la storia del mondo, ed io conto un secondo natalizio, una vera rinascita, dal giorno in cui sono entrato in Roma”” (Goethe) (pag 3, Roma) Il papa. (pag 38, Roma) Code di carrozze e liti nel traffico romano paralizzato. Via del Corso. (pag 71-72) “”Ora, ero giunto proprio nella zona che i proiettili sorvolavano; il suono loro è piuttosto strano come se fosse composto del ronzare della trottola, del gorgogliare dell’acqua, dello zufolare di un uccello. Essi erano meno pericolosi a causa della umidità del suolo; dove uno batteva, là restava affondato e così la mia folle cavalcata di esperimento fu almeno esente dal pericolo dei rimbalzi. In queste circostanze potei tuttavia notare ben presto che accadeva in me qualcosa di insolito; vi prestai un’attenzione minuta, ma nondimeno questo sentimento si potrebbe esprimere solo per mezzo di una similitudine. Sembrava come di essere in un luogo assai caldo, e in pari tempo interamente penetrati dallo stesso ardore così da sentirsi del tutto identificati con l’elemento nel quale ci si trovava. Gli occhi non perdono nulla della loro forza e limpidezza, ma nondimeno è come se il mondo avesse una certa tinta brunorossastra la quale rende più percettibile sia la situazione che gli oggetti. Non ho potuto rilevare nulla riguardo alla circolazione del sangue, ma mi pareva piuttosto che tutto fosse inghiottito in quell’ardore. Da ciò appare chiaro in qual senso si possa chiamar febbre questo stato. Intanto è notevole che questa orribile eccitazione viene prodotta in noi soltanto per via dell’udito, giacché la vera causa di queste sensazioni è il tuonare del cannone, l’ululare, il fischiare, il rombare dei proiettili attraverso l’aria. Quando fui ritornato indietro, e completamente al sicuro, trova notevole che tutto quell’ardore si fosse estinto immediatamente e che non rimanesse la minima traccia di un movimento febbrile. Del resto, questo stato è fra i meno piacevoli, tanto che, anche fra i miei cari e nobili compagni di guerra, ne ho trovato appena uno che avessa manifestata una inclinazione particolarmente viva per esso.”” (pag 56)”,”VARx-272″
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume primo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-027-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume secondo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-028-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, commento di Herbert von EINEM adattato da Emilio CASTELLANI”,”Viaggio in Italia.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-035-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-036-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Valentina FORTICHIARI”,”Le cento pagine più belle.”,”Mefistofele allo scolaro. “”Mefistofele: ‘Fra poco capirete certamente, quando avrete imparato a incasellare e tutto quanto ben classificare'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘In precedenza ben studiato avrete, i paragrafi a mente imparerete, per persuadervi che ciò ch’ei v’insegna nel libro era già scritto tutto quanto; gli appunti poi prendete con impegno, quasi dettasse lo Spirito Santo'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘Condurvi non vorrei sulla falsa via. Ché per ciò che riguarda questa scienza, evitare l’error si potrà appena; esso segretamente t’avvelena, e dal male alla cura c’è poca differenza. Meglio se anche qui a un solo v’attaccate ed in ‘verba magistri’ poi giurate. Se alla lettera stai, per farla corta, avrai ingresso a quella grande porta che di certezze il tempio t’aprirà. Lo scolaro: ‘Pure, un concetto sotto ci sarà? Mefistofele: ‘D’accordo! Ma il cercarlo non ti sia troppo acerbo. Dove il concetto manca, soccorre a tempo il verbo. Servono le parole egregiamente per costruir sistemi e disputare, per mezzo di parole si diventa credente, da una parola un jota più non si può levare’ (pag 70) (Primo Faust) “”Per il Goethe, la parola “”azione”” significa unione delle forze dello spirito con quelle della materia, una unione dove sentimento, passione, tendere avranno il sopravvento. In questa scelta, ci viene rivelata un’altra caratteristica del temperamento di Faust. Il fatto che Faust usi, per la sua traduzione, la parola azione assume un significato particolare perché egli si avvia, in tal modo, e decisamente, verso quello ‘Streben’, che Mefistofele non comprenderà mai anche perché è qualcosa di oscuro, di irrazionale e ciò ripugna alla sua razionale forma mentis. Uno ‘Streben’ per il quale si può anche errare, deviare, ma che finisce sempre per orientare verso l’alto e Faust e l’uomo”” (nota a pag. 349, volume: ‘Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte volume 1, Feltrinelli, 1994, Universale economica Streben: andare deciso, diritto, tendere verso, aspirare a, innalzarsi, levarsi al cielo”,”VARx-557″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Rosita COPIOLI”,”Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, o i Rinuncianti.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-042-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Renata CARUZZI”,”Romanzi.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-052-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Di Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la letteratura nel 1929, BUR ha pubblicato il Tonio Kröger. “”Imperatore. Quanto a codesti, te li lascio! Quale utile l’oscuro può portare? Se qualche cosa ha valore,deve uscire alla luce del giorno. Chi può mai nella notte profonda riconoscere il briccone? Di notte tutte le mucche sono nere, e i gatti grici. Quanto poi a que’ pentoli laggiù pieni d’oro massiccio, tira fuori il tuo aratro e portali arando alla luce del giorno!”” (pag 389) Da collegare con le parole di Hegel, ‘la notte in cui tutte le vacche sono nere’ (o giù di lì)”,”VARx-059-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Lorenzo REGA”,”Viaggio in Italia (1786-1788).”,”Riflessioni sulla natura che turbano lo spirito. “”(…) In casa del conte Friess si davan convegno, oltre i commercianti di oggetti d’arte, anche certi letterati che qui vanno in giro in costume di abate. Non ho trovato però molto gusto a discorrere con questa gente. Appena cominciata la conversazione sulla poesia nazionale, mentre avreste voluto essere illuminati su questo o su quel particolare, potevate esser sicuir che vi avrebbero posta senz’altro la questione: quale dei due, l’Ariosto o il Tasso, debba ritenersi più grande poeta. Voi rispondavate che era da ringraziar Dio e la Natura se avevan largito a una nazione due uomini così insigni, ai quali, secondo il temop, le circostanze, le disposizioni e il modo di sentire, dobbiamo a volta a volta momenti deliziosi. Parole ragionevoli, ma che nessuno vi passava per buone. … (finire) (pag 402-403-404)”,”BIOx-006-FV”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Volubilità. Il wertheriswmo è caotica ricchezza dell’anima goduta con intensità quasi dolorosa in ogni attimo della vita.”,”VARx-029-FV”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Massime e riflessioni.”,”””Non lo si prenda a male. Ma proprio quello che nessuno ammette, che nessuno vuole sentire, dev’essere tanto più spesso ripetuto”” [1218]; “”Per afferrare la verità ci vuole un organo di gran lunga superiore a quello che ci vuole per difendere l’errore”” [1220]; “”Tutte le ipotesi impediscono (…) la riconsiderazione, l’osservazione degli oggetti, dei fenomeni problematici da tutti i lati”” [1221]; “”Teoria e ‘esperienza – fenomeno’ stanno tra loro in costante conflitto. Ogni loro unificazione nella riflessione è illusione. Essi possono essere unificati solo dall’agire”” [1231], “”Si legge molto acconciamento: il fenomeno è una conseguenza senza ragione, un effetto senza causa. All’uomo riesce così difficile trovare ragione e causa perché esse sono tanti semplici da nascondersi allo sguardo”” [1233]; “”L’uomo pensante erra specialmente quando ricerca causa ed effetto: l’una e l’altro costituiscono insieme il fenomeno inscindibile. Chi sa riconoscere ciò è sulla retta via che mena al fare, all’azione”” [1234]; “”Il processo genetico ci guida già su strade migliori, sebbene con ciò non si faccia ancora abbastanza”” [1235]; “”Un grande errore che noi commettiamo è quello di pensare la causa sempre vicina all’effetto, come la corda alla freccia che ne scocca, e tuttavia non possiamo evitarlo, perché causa ed effetto sono pensati sempre insieme e dunque vengono avvicinati nella mente”” [1237]; “”Risalire dall’effetto alla causa è soltanto un procedimento storico, per esempio dall’effetto che un uomo è stato ucciso alla causa del fucile sparato”” [1213]; “”I cerchi del vero si toccano immediatamente; ma negli intermondi l’errore ha abbastanza spazio per espandersi e spadroneggiare”” [1249]; “”Tutto ciò che nasce si cerca spazio e vuole durata; perciò scaccia un’altra cosa dal suo posto e ne abbrevia la durata”” [1252]”” (pag 210-214)”,”VARx-602″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Enrico GANNI”,”Dalla mia vita. Poesia e verità.”,”””Dopo la battaglia di Jena (14 ottobre 1806), i francesi saccheggiano Weimar: la casa sul Frauenplan viene risparmiata, ma è proprio a causa di questo drammatico episodio che lo scrittore inizia a pensare alla steusra di un’autobiografia. Due anni più tardi, il 2 e il 6 ottobre 1808, a Erfürt, Goethe viene ricevuto da Napoleone, che lo invita a Parigi e lo esorta a scrivere una tragedia su Cesare. Il 14 ottobre è insignito della Legion d’onore. Sempre nel 1808 pubblica la prima parte di Faust, prima parte della tragedia, e inizia la stesura delle ‘Affinità elettive'”” (pag XLV, cronologia) “”La guerra nella quale da qualche anno eravamo coinvolti, così come la vita borghese in sé e la lettura di romanzi e resoconti storici, ci fecero capire che in molti casi le leggi tacciono e non vanno in soccorso del singolo che deve cercare di trarsi d’impaccio per proprio conto”” (pag 117) “”Fu così che, tradotto e in originale, a brani e integrale, in frammenti ed estratti, Shakespeare prese ad agire sulla nostra cerchia di Strasburgo; e come si hanno persone salde nelle loro conoscenze della Bibbia, noi via via diventammo saldi nella conoscenza di Shakespeare: nelle nostre conversazioni riproducevamo quei vizi e quelle virtù della sua epoca che lui ci aveva disvelato, ci divertivamo con i suoi ‘quibbles’ (cavilli, sofismi, ndr) e gareggiavamo con lui, ora traducendoli ora creandone arditamente di nostri”” (pag 392)”,”BIOx-388″
“GOETHE Wolfgang, a cura di Giuliano BAIONI”,”Inni.”,”””Il gruppo dei cosiddetti inni dal ritmo libero raccolti in questo volume rappresenta una delle massime espressioni poetiche della cultura borghese del Settecento europeo. Il primo, il ‘Wandrers Sturmlied’ fu scritto dal giovane Goethe nella primavera del 1772; l’ultimo, ‘Das Göttliche’, fu composto dal Goethe maturo nel 1783. Tra l’uno e l’altro il decennio più intenso e più tempestoso della vita e dell’opera del poeta. La loro storia è quella dell’ultimo illuminismo tedesco o, se si vuole, dello ‘Sturm und Drang’ e della sua rivoluzione nell’umanesimo del Goethe classico; il loro problema quello della nuova cultura borghese che nell’atto della protesta e della ribellione stürmeriana prende per la prima volta coscienza delle proprie contraddizioni. Sullo sfondo tutto lo sviluppo dell’ ‘Aufklärung’, dalla prima fase giusnaturalista e spinoziano-leibniziana alla seconda della restaurazione wolffiana, alla terza infine del panteismo stürmeriano che recupera tutti i fermenti rivoluzionari delle origini”” (pag 5) (prefazione di Giuliano Baioni)] Prometeo. “”Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forza esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui monti! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la cui fiamma tu mi porti invidia. Io non conosco al mondo nulla di più meschino di voi, o dèi. Miseramente nutrite d’oboli e preci la vostra maestà ed a stento vivreste, se bimbi e mendichi non fossero pieni di stolta speranza. Quando ero fanciullo e mi sentivo perduto, volgevo al sole gli occhi smarriti, quasi vi fosse lassù un orecchio che udisse il mio pianto, un cuore come il mio che avesse pietà dell’oppresso Chi mi aiutò contro la tracotanza dei Titani? Chi mi salvò da morte, da schiavitù? Non hai tutto compiuto tu, sacro ardente cuore? E giovane e buono, ingannato, il tuo fervore di gratitudine rivolgevi a colui che dormiva lassù? Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Hai mai calmato le lacrime di me ch’ero in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me”” (trad. it. di Giuliano Baioni, pag 77-79)]”,”VARx-636″
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-211-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-212-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1890″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-213-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-214-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1893″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-215-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1910″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-216-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-217-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-218-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-219-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-220-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-221-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-222-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-223-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-224-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1901″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-225-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-226-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-227-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-228-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Liechtdruck. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-229-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-230-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Lichtdruck. Weimar 1895″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-231-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-232-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-233-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1898″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-234-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-235-FL”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Il ‘Werther’ è il più famoso romanzo d’amore della letteratura tedesca e tra i più letti della narrativa europea (4° di copertina) “”Nel 1805 la scomparsa di Schiller, che interrompe un sodalizio durato circa un decennio, colpisce profondamente Goethe. Un secondo evento traumatico rappresenta per il poeta, l’anno seguente, il saccheggio di Weimar da parte dei francesi reduci dalla battaglia di Jena. (…) Per quanto riguarda la vita pubblica vanno ricordati, oltre ai due incontri con Napoleone, quello con lo Zar di Russia, con Metternich, il principe di Prussia e il suo primo ministro von Hardenberg nel 1813 a Weimar”” (pag 7)”,”VARx-065-FGB”
“GOETZ Hermann, edizione italiana a cura di Angelica COMELLO”,”India. Cinquemila anni di civiltà indiana.”,”Allo studio de problemi e delle manifestazioni della civiltà indiana Hermann GOETZ ha dedicato una vita di ricerche. Nato nel 1898 a Karlsruhe, nel Baden, si è laureato a Monaco di Baviera, fu poi assistente al Museo d’ Etnologia di Berlino e sovraintendente del Kern Institut di Leida. Ha viaggiato a lungo nel Punjab, nel Nepal, in Persia e Turchia. Ha diretto il Museo e la galleria di Baroda nell’ India occidentale. Ha scritto molte opere sul tema. L’ arte dei sultanati provinciali. “”I sultani Bahmani del Deccan (1347-1538) impegnati in continue guerre con gli Indù di Vijayanagar, Telingana e Orissa, rafforzarono la classe dei nobili e dei soldati con immigrati dai paesi di là dal mare. La loro archittettura, perciò, cadde sempre più sotto l’ influsso della arte persiana; tuttavia non mancano elementi indù e nell’ ultima fase vi si avverte anche l’ influsso del sultanato del Malwa. La prima capitale fu Gulbarga (…)””. (pag 222)”,”INDx-077″
“GOETZ Helmut”,”Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista. (Tit.orig.: Der freie Geist und seine Widersacher)”,”Habent sua fata libelli. GOETZ Helmut è nato a Lipsia nel 1920. Laureatosi all’ Università di Zurigo in storia, storia dell’ arte e storia della letteratura francese, ha lavorato a Roma presso l’ Istituto storico germanico dal 1956 fino al suo pensionamento (1985) curando la pubblicazione dei rapporti inviati nel Cinquecento dalla Nunziatura apostolica in Germania. Vive in Italia vicino a Treviso. Edoardo Ruffini. “”Era impensabile che Ruffini desse ascolto alle tre autorità che si erano pronunciate a favore del giuramento fascista. Tra Croce, che pure era stato “”un caro amico della famiglia”” e il giovane giurista non vi era alcun dialogo. Libero pensatore praticamente sin dalla nascita, e quindi non condizionato dalla Chiesa cattolica, non poteva certo seguire le raccomandazioni del papa. E naturalmente non aveva mai fatto parte del Partito comunista clandestino. Infine vi era sua padre, autorità a lui particolarmente vicina. Francesco Ruffini, in considerazione della giovane età del figlio, che era ancora all’ inizio della sua carriera universitaria, gli consigliò di giurare.”” (pag 101) “”Nel 1947 tuttavia la sua missione fu funestata dalla morta improvvisa del figlio Luca, studente a Oxford. Questa tragedia, che sarebbe stata seguita nel 1978 da un altro grave colpo de destino, attenuò il suo interesse per le vicende italiane e lo portò a ritardare il suo ritorno all’ insegnamento””. (pag 104) “”Il “”sentimento di schietta e commossa gioia”” provato da Ruffini in occasione di questo convegno non poteva bastare però a liberarlo dal suo radicato pessimismo, che egli considerava uno dei suoi difetti. Dal 1972 viveva più o meno ritirato a Borgofranco d’ Ivrea, nella sua casa paterna. Quando oltretutto la compagna della sua vita, a seguito di alcuni infortuni, si ritrovò gravemente invalida, si tolsero la vita insieme, nella notte dal 10 all’ 11 febbraio 1983. Sono sepolti nel cimitero di Montebuono. Eduardo Ruffini, il più giovane di coloro che rifiutarono il giuramento, sarà ricordato non solo per i suoi importanti studi di storia del diritto e per il suo pensiero e comportamento politico esemplare, ma anche per le sue straordinarie qualità personali: la capacità di autocritica, l’ assenza di smodate ambizioni, e soprattutto la sua costante generosità verso gli altri. Al suo amico e compagno di studi Alessandro Passerin d’ Entreves disse una volta: “”Il bene, diceva kantianamente, bisogna compierlo per se stesso, non per una ricompensa.”” Edoardo Ruffini Avondo ha vissuto tutta la vita secondo questo principio””. (pag 109-110)”,”ITAF-215″
“GOETZ Walter GRUNDMANN Herbert WAGNER Fritz, a cura; scritti di Ludger MEIER Bisbert BEYERHAUS Heinrich FODOR Werner HAHLWEG Emerich SCHAFFRAN Alfred HEUSS Ernst BOCK Carlo ANTONI Michael SEIDLMAYER Lutz HATZFELD August BUCK Heinz GOLLWITZER Theodor ELWERT Gisbert BEYERHAUS Willy ANDREAS Jürgen RIECKENBERG Erich SANDER Werner HAHLWEG Robert STUPPERICH Max MÜHL Emerich SCHAFFRAN Heinz ZATSCHEK Manfred SCHLENKE Fritz T. CALLOMON Walter GOETZ August BUCH Hermann KELLENBENZ Herbert GRUNDMANN Ferdinand SEIBT Robert STUPPERICH Heinrich FODOR Hans LÜLFING Herbert SCHÖNEBAUM Hellmut ROSENFELD Hans TINTELNOT Heinz GOLLWITZER Bernhard FABIAN Werner CONZE Gerhard JACOB”,”Archiv für Kulturgeschichte. – Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”- Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”ARCx-058″
“GOETZ-GIREY Robert”,”La pensée syndicale francaise. Militants et Théoriciens.”,”GOETZ-GIREY Robert è professore presso la facoltà di diritto di Nancy e di Friburgo. “”All’ interno stesso dei sindacati rivoluzionari, Borse e CGT si disegna prima del 1914 una corrente riformista. I suoi rappresentanti fanno la loro parte nella rivoluzione, restano fedeli alla Charte d’ Amiens, precisando che l’ essenziale dell’ azione sindacale è “”l’ espropriazione capitalista””; che la CGT raggruppa “”tutti i lavoratori coscienti della lotta da condurre per la sparizione del padronato e del salariato””. Essi interpretano le riforme come una tappa verso la rivoluzione: ogni riforma è di per se stessa rivoluzionaria perché trasferisce agli operai una parte della potenza padronale””.”” (pag 110-111) “”Ma esiste bene una corrente riformista, più vigorosa comunque per le sue critiche che per le costruzioni positive. I suoi rappresentanti: André, Claverie, Guérard, Renard, Hamelin, Keufer, appartengono alle grandi federazioni ben organizzate dai forti effettivi: gas, ferrovie, editoria.”” (pag 111)”,”MFRx-251″
“GOETZ-GIREY Robert”,”Les Syndicats Ouvriers Allemands après la Guerre. Idéologies et Réalités.”,”GOETZ-GIREY Robert dottore in diritto.”,”MGEK-120″
“GOFFMAN Erving”,”La vita quotidiana come rappresentazione.”,”Nato nel 1922, Erving Goffman è scomparso nel 1982. I suoi studi hanno “”scoperto”” fenomeni sociologici in precedenza ignorati. Tra le sue numerose opere il Mulino ha pubblicato ‘Forme del parlare’ (1987), ‘Il rituale dell’interazione’ (1988) e ‘L’interazione strategica’ (1988). Erving Goffman (1922–1982) è stato un importante sociologo canadese-americano che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della moderna sociologia americana. È considerato da alcuni il sociologo più influente del 20° secolo, grazie ai suoi numerosi contributi significativi e duraturi nel campo. Goffman è ampiamente conosciuto e celebrato come una figura importante nello sviluppo della teoria dell’interazione simbolica e per la creazione della prospettiva drammaturgica. I suoi lavori più letti includono “The Presentation of Self in Everyday Life” e “Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity”. Ecco alcuni dei suoi contributi più importanti: Micro-sociologia: Goffman è considerato un pioniere della micro-sociologia, che si concentra sull’analisi delle interazioni sociali quotidiane. Ha esaminato come le persone costruiscono e gestiscono la propria identità sociale per gli altri. Inquadramento e analisi del frame: Ha introdotto il concetto di “frame” per comprendere come le persone interpretano e danno significato alle situazioni. La prospettiva del frame analysis ha avuto un impatto significativo sulla sociologia e sulla comunicazione. Gestione dell’impressione: Goffman ha studiato come le persone gestiscono l’impressione che vogliono dare agli altri. Questo concetto è fondamentale per comprendere come ci presentiamo agli altri nella vita quotidiana. Stigma e istituzioni mentali: Attraverso il suo studio delle istituzioni mentali, Goffman ha esplorato come lo stigma influisce sulla vita delle persone. Ha creato il concetto di “istituzioni totali” e ha analizzato il processo di risocializzazione all’interno di queste istituzioni. La sua eredità nel campo della sociologia rimane indelebile, e la sua visione critica e innovativa continua a ispirare gli studiosi di tutto il mondo12. (copil.)”,”TEOS-002-FAP”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’ Impero.”,”Luigi GOGLIA (1943) è Prof associato di storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’Univ di Padova. E’ autore tra l’altro di ‘Questione palestinese e nazionalismo arabo’ (1980), ‘Colonialismo e fotografia. Il caso italiano 1885-1940’ (1989), e di ‘Storia fotografica dell’ Impero fascista, 1935-1941′ (1985) (Laterza). Fabio GRASSI (1936) è Prof straordinario di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Univ di Siena. Ha pubblicato tra l’altro ‘Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo 1896-1915′ (1980), ‘La formazione della diplomazia nazionale’ (1986) e per i tipi della Laterza ‘Il tramonto dell’età giolittiana nel Salento’ (1973).”,”ITQM-019″
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (Napoli, 1943), ricercatore all’università di Roma, è autore di saggi di storia coloniale italiana. Fabio Grassi (Roma, 1936), incaricato di storia contemporanea all’Università di Lecce.”,”ITQM-006-FF”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (1943) è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’università di Padova. Fabio Grassi (1936) è professore straordinario di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’università di Siena.”,”ITQM-027-FL”
“GOGLIA Luigi; PRAYER Mario; SULLIVAN Brian R.”,”Sulla politica coloniale fascista (Goglia); Gandhi e il nazionalismo indiano nella pubblicistica del regime fascista, 1921-1938 (Prayer); Roosevelt, Mussolini e la guerra d’Etiopia: una lezione sulla diplomazia americana (Sullivan).”,”Quattro caratteri dell’imperialismo coloniale fascista (Dominio diretto, Razzismo, Colonizzazione agricola democgrafica, Ruolo del Partto fascista Pnf) (pag 48-49) Roosevelt non comprese il ruolo delle ideologia straniere (Hitler e Mussolini) (pag 103)”,”ITAF-009-FGB”
“GOGOL Nicola”,”Racconti di Pietroburgo – L’ ispettore generale. Con tutte le aggiunte e le appendici dell’ autore.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”Stimo però non inutile far conoscere al lettore un po’ più strettamente questo Schiller. Schiller era un autentico Tedesco, in tutta la estensione del termine. Già fin dal ventesimo anno di età, da quel tempo beato, che un Russo vive come Dio la manda, già allora s’era organizzata tutta la propria vita e non faceva strappi alla regola per nessun motivo. Aveva stabilito di levarsi alle sette, di pranzare alle due, d’esser puntuale in ogni cosa, e briaco ogni domenica. Aveva stabilito di costituirsi nel corso di dieci anni un capitale di cinquantamila, e anche questo era certo e ineluttabile come il destino, giacché piuttosto un impiegato dimenticherà di buttar l’ occhio nel vestibolo del proprio direttore, che un Tedesco si risolva a venir meno alla propria parola. Per nessun motivo aumentava Schiller le proprie spese, e se il prezzo delle patate saliva contro il consueto, lui, per conto suo, non aggiungeva un solo copeco, ma semplicemente diminuiva la quantità, e sebbene gli capitasse talvolta di restare con un po’ di appetito, pure finiva col farci l’ abitudine. La sua meticolosità giungeva al punto che aveva stabilito di non baciare sua moglie più di due volte durante la giornata, e perché non gli avvenisse di baciarla fuori programma, si guardava bene dal mettere nella minestra più di un solo cucchiaino di pepe; è anche vero che la domenica questa norma non veniva rigorosamente osservata, perché Schiller beveva allora due bottiglie di birra e una bottiglia di acquavite di cimino, contro la quale acquavite si scagliava tuttavia sempre. Egli non beveva affatto come un Inglese, che subito dopo aver mangiato spranga la porta e si sbornia da solo. Al contrario, egli, da buon Tedesco, beveva sempre ispiratamente, o col calzolaio Hoffmann o col falegname Kuntz, anche lui Tedesco e grande ubriacone. Tale era il carattere del degno Schiller, il quale fu da ultimo condotto a una situazione imbarazzante fino all’estremo.”” (pag 124-125, La prospettiva)”,”VARx-223″
“GOGOL Nikolaj”,”L’ ispettore.”,”””Non serve lagnarsi dello specchio, se il muso è storto”” (proverbio popolare) Il revisore racconta la storia di un esilarante equivoco: un avventuriero squattrinato è scambiato dagli abitanti di un villaggio russo per un funzionario inviato dal governo a eseguire un’ispezione. Consapevole dello scambio, l’uomo sfrutta con disinvoltura tutti coloro che gli si avvicinano per corromperlo, fino ad eclissarsi indisturbato all’arrivo del vero ispettore. La vicenda offre a Gogol lo spunto per dipingere una grandiosa galleria di tipi umani e stigmatizzare i vizi, le meschinità e le piccinerie di una sonnolenta cittadina di provincia. “”Quello di Gogol’ è un testo d’eterna attualità: ci dice cos’è la corruzione, e il suo legame con un sistema politico, all’interno di una società che produce la paura. Certamente è un grottesco, una tragicommedia, ma anche un classico molto più moderno di tanti testi contemporanei”” Matthias Langhoff”,”VARx-268″
“GOGOL Nikolaj”,”Il naso. Il ritratto.”,”I due racconti di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ che vengono pubblicati in questo volume nel testo russo e in quello italiano, appartengono entrambi al cosiddetto ‘ciclo’ di Pietroburgo, insieme con Il cappotto, già pubblicato nella BUR nella stessa forma, e con altri racconti.”,”VARx-046-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-213-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le veglie alla fattoria di Dikanka.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-218-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Racconti di Pietroburgo. “”Il cappotto””, “”Il naso””, “”Il ritratto””, “”La prospettiva””, “”Diario di un pazzo””.”,”Per lungo tempo Gogol è stato considerato uno scrittore rerealista, dai prevalenti interessi sociali: il critico russo Belinskij, nel 1935, lo definì “”poeta della vita reale”” e questo equivoco fu rafforzato dalla pubblicazione del “”Cappotto”” che in superficie sembra obbedire a una aspirazione umanitaristica, e anzi ha dato origine a un filone letterario (“”Povera gente”” di Dostoevskij ne è l’esempio maggiore). Ma dietro l’apparente concretezza dei particolari è un creatore di ossessivi fantasmi…”,”VARx-160-FV”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Le congetture dei funzionari russi. ‘Ma tutti rimasero fortemente dubbiosi che Cicikov fosse il capitano Kopieikin, e trovarono che il direttore delle poste aveva un po’ troppo lavorato di fantasia. Del resto anch’essi a loro volta, non vollero fare brutta figuara, e sulla traccia dell’acutissima ipotesi del direttore delle poste, almanaccarono in modo, che quasi quasi gli passarono innanzi. Fra le tante congetture non prive di sagacità, ci fu addirittura quella (pare strano perfino dirlo), che Cicikov potesse essere Napoleone travestito: giacché gl’inglesi da gran tempo vedevano di malocchio che la Russia, con permesso loro, fosse così potente ed estesa, e anzi già parecchie volte erano apparse anche delle caricature, in cui un russo era raffigurato in atto di discorrere con un inglese: l’inglese, piantato lì, si teneva alle spalle, a guinzaglio, un cane, e il cane rappresentava Napoleone: «Bada, sai,» diceva l’inglese «che se per poco non fai a modo, io ti sguinzaglio addosso questo cane». Ed ecco che ora, chissà, lo avevano appunto sguinzagliato fuori dall’isola di Sant’Elena, ed egli si stava introducendo in Russia, sotto sembianze di Cicikov, ma in realtà ben altri che Cicikov. Che proprio credessero, i funzionari, a simili storie, naturalmente non si può affermare; eppure, eppure, approfondendo la riflessione, e meditando sulla faccenda ciascuno per proprio conto, dovettero riconoscere che il viso di Cicikov, se si girava e si metteva di profilo, era assai somigliante al ritratto di Napoleone. Il capo della polizia, il quale aveva partecipato alla campagna del 1812, e aveva di persona veduto Napoleone, dové ammettere anche lui che quanto alla statura non era davvero più alto di Cicikov, e che quanto a complessione anche Napoleone non si poteva dire che fosse troppo grosso, ma neppure, d’altronde, che fosse sottile”” (pag 208)”,”RUSx-001-FER”
“GÖHRING Martin”,”Da Bismarck a Hitler, 1890-1945.”,”Prima guerra mondiale: il ‘miracolo della Marna’. (pag 118-119-120) La Marna e il Piano Schlieffen. “”E’ chiaro come la battaglia della Marna della prima guerra mondiale potesse diventare oggetto di vivaci controversie. Esse si aggirano intorno a questo tema: fino a qual punto è possibile giustificare la fatale decisione e in quale misura fu regalata una vittoria che si era prossimi ad afferrare? Alcuni fatti fondamentali sono abbastanza sicuri: che era diventato dubbio se lo scopo strategico fondamentale, che era quello di distruggere la massa principale dell’esercito francese, o quanto meno di metterla fuori combattimento, si potesse ancora raggiungere; che d’altra parte la battaglia fu troncata in un momento in cui nessuna vera necessità esigeva più questo provvedimento. Kluck, sicuro della vittoria, oppose resistenza all’ordine, che, come presto risultò, traeva origine dalla valutazione pessimistica di una situazione del momento, di cui non si era avuta una visione completa. Così anche l’avversario fu straordinariamente sorpreso e sollevato quando i Tedeschi sgomberarono il campo di battaglia. Egli non poteva più in alcun caso sperare in una vittoria. Il fatto che si potesse coniare l’espressine “”miracolo della Marna”” dice tutto. L’unico responsabile del corso degli avvenimenti è l’OHL. Esso dimostrò di non essere all’altezza del compit che gli era stato affidato, soprattutto per quanto riguarda il problema del comando di eserciti di massa. Il suo primo errore fu quello di lasciare per troppo tempo mano libera ai comandanti delle singole armate, i quali evidentemente non possono essere assolti dall’imputazione di essersi preoccupati più di conseguire vittorie singole che di occupare il proprio posto nel piano generale. In ogni caso la mancanza di coordinamento è un sintomo dominante nell’evoluzione che portò alla grande battaglia. Ciò dipende anche dal fatto che l’OHL si tenne troppo lontano dal teatro delle operazioni. Fino al 30 agosto il grande quartier generale si trovava a Coblenza per poi trasferirsi nel Lussemburgo. Così gli mancò la chiara visione d’insieme in ogni momento. Così si spiega il fatto che alla fine Moltke mandò un abile ufficiale di Stato Maggiore, il tenente colonnello Hentsch, nella zona di operazione del centro e di destra, situata ad una distanza di circa 250 km. Il suo mandato era indeterminato e non fissato per iscritto ed egli lo interpretò con la massima ampiezza. In base al suo giudizio personale della situazione, egli diede quell’ordine di così immensa portata. Moltke soltanto avrebbe potuto darlo. Ma nell’ora in cui il destino era sul piatto della bilancia gli mancò ogni slancio. Roso dal “”tarlo del pensiero””, egli si arrese al dubbio struggente. Avesse egli avuto almeno la calma del suo avversario Joffre, il quale, privo pure lui di qualsiasi genialità, non perdette tuttavia in alcun momento il suo equilibrio spirituale, benché il suo esercito sopportasse con fatica il grave onere morale della continua ritirata. L’aver guidato questo esercito dalla ritirata nella battaglia è un merito incontestabile. Moltke invece comandava un esercito che marciava con irruenza ed era pieno della fanatica volontà di vincere. Egli rinunciò a sfruttare in pieno le forze spirituali di questo esercito. Egli era privo della sicurezza di sé, di cui dev’essere dotato colui che guida una battaglia, egli gettò il manico dietro alla scure. Ma anche il comandante della seconda armata, von Bülow, pare perdesse nelle ore decisive il necessario coraggio. Tuttavia c’è indubbiamente anche un altro elemento di grave peso: che l’ala meridionale, la sesta e settima armata, non poté eseguire il compito strategico che le era stato affidato, il passaggio sulla Mosella superiore, e così grandi parti di queste armate rimasero durante la grande battaglia massa inutilizzata. E con ciò viene confermata la concezione originaria che era stata alla base del piano di Schlieffen: che qui non era possibile passare. Naturalmente ci soo anche altre questioni anche di natura tecnica, relative ai rinforzi di truppe ecc., ma esse non bastano ad invalidare l’opinione che il piano Schlieffen, anche modificato, avrebbe garantito una vittoria schiacciante e un decisivo indebolimento della Francia. Rimane poi aperta la questione se un pieno successo avrebbe avuto la conseguenza di metterla addirittura fuori combattimento.. Voler rispondere ad essa in base alle esperienze della seconda guerra mondiale sarebbe un errore; poichè la situazione è troppo diversa”” (pag 118-119-120)”,”GERQ-090″
“GÖKAY Bülent, a cura di Antonella SALOMONI”,”L’Europa orientale dal 1970 a oggi.”,”Bülent Gökay insegna relazioni internazionali e dirige il programma di Studi europei nella Keele University, Gran Bretagna. Tra i suoi libri: A Clash of Empires e The Politics of Caspian Oil.”,”EURC-074-FL”
“GOLDBACH Marie-Luise”,”Karl Radek und die deutsch-sowjetischen Beziehungen, 1918-1923.”,”GOLDBACH Marie-Luise “”Unter seinem eigentlichen Namen Sobelsohn traf Karl Radek am 19. Dezember 1918 in Berlin ein. Noch auf dem Bahnhof kaufte er die “”Rote Fahne””, und sein erster Weg führte ihn in die Redaktion. Hier traf er die Führer des Spartakusbundes, mit denen er in den nächsten Wochen aufs engste zusammmenarbeiten sollte. Die meisten waren für ihn alte Bekannte, aus der polnischen Partei, von der SPD her oder aus seiner Schweizer Zeit: Rosa Luxemburg, Leo Tyszka-Jogiches, Karl Liebknecht und Paul Levi.”” (pag 21)”,”RIRB-117″
“GOLDBERG David J.”,”Verso la terra promessa. Storia del pensiero sionista.”,”David J. Goldberg rabbino a Londra, è esponente noto dell’ebraismo progressista. Collabora con articoli su argomenti ebraici ed israeliani a giornali come il Times, il Guardian e l’Independent. Ha curato il volume The Jewish people: their history and their religion (con John D. Rayner).”,”VIOx-120-FL”
“GOLDBLAT Jozef”,”Arms Control Agreements. A Handbook.”,”Fondo Palumberi Jozef Goldblat senior member of the Sipri, Stockholm International Peace Research Institute”,”QMIx-276″
“GOLDEN Miriam A.”,”Eroiche sconfitte. Sindacato e politiche di riduzione del personale.”,”Miriam A. Golden insegna Scienza politica nell’Università della California a Los Angeles.”,”SIND-023-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies. “”Questa gente deve sparire dalla faccia della terra”” Heinrich Himmler, da un discorso ai capi del Partito nazista, Posen, 6 ottobre 1943.”,”QMIS-025-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies.”,”RELC-047-FL”
“GOLDKORN Wlodek LINDNER Claudio a cura; scritti di Claudio LINDNER Wlodek GOLDKORN Gigi RIVA Enrico AROSIO Stefano VASTANO Gianluca DI-FEO Leopoldo FABIANI Roberto DI-CARO Stefania ROSSINI Marco DAMILANO Giuseppe BERTA Arianna DI-GENOVA Antonio CARLUCCI Federica BIANCHI Gad LERNER Pier Vittorio BUFFA Emanuele EDALLO Nicola MARANESI, colloqui con Massimo CACCIARI Michael STÜRMER Marc LAZAR Emanuele MACALUSO Christopher CLARK Pierre LEMAITRE”,”La grande guerra. Raccontarla cent’anni dopo per capire l’Europa di oggi.”,”Contiene il saggio di Stefano Vastano ‘Rosa contro tutti’ (Rosa Luxemburg) e di Wlodek Glodkorn ‘Jaurès, non solo lotta di classe’ Foto del ‘Gotha proletario’ (pag 115) (Foto del gruppo dirigente del Partito socialdemocratico tedesco ai primi del Novecento, compaiono tra gli altri August Bebel e Wilhelm Liebknecht)”,”QMIP-001-FMP”
“GOLDMAN Emma”,”Epopée d’une anarchiste. New York 1920- Moscou 1920.”,”contiene dedica”,”ANAx-040″
“GOLDMAN Emma”,”Vivendo la mia vita 1917-1928.”,”Femminista e anarchica, di origine lituana, Emma GOLDMAN è stata presente nel corso delle lotte sociali in USA agli inizi del secolo XX, e fu presente in posizione critica negli anni successivi alla rivoluzione d’Ottobre durante la guerra civile. Nel 1936 e 1937 è in Spagna dalla parte del movimento libertario.”,”ANAx-052″
“GOLDMAN Emma”,”Autobiografia. Vivendo la mia vita. Vol. III 1908 – 1917.”,”La GOLDMAN nasce nel 1869 nella provincia russa di Kovno da genitori ebraici. Nel 1889 emigra negli USA dove, profondamente scossa dalla spietata repressione seguita ai fatti di Haymnarket Square, inizia a New York la militanza nel movimento anarchico. Legata sentimentalmente ad Alexander BERKMAN (un rapporto che durerà, tra alterne vicende, per tutta la vita), partecipa alle grandi lotte sociali sulla scena americana ed europea a fianco dei maggiori esponenti del pensiero libertario: da MOST a KROPOTKIN, da Luise MICHEL a MALATESTA, da John TURNER agli IWW. nel 1906 fonda la rivista ‘Mother Earth’. Perseguitata e più volte incarcerata dal governo americano, viene infine esiliata nel 1919 insieme a BERKMAN e ad altri. Inizia così un lungo periodo di attività rivoluzionaria in varie parti del mondo: prima in Russia, dove si batte contro la degenerazione della riv oluzione bolscevica, poi in Svezia, in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Spagna durante la guerra civile, infine in Canada, dove muore nel 1940. Della GOLDMAN la Salamandra ha pubblicato: -La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause -Anarchia, femminismo e altri saggi Di BERKMAN: Che cos’è l’anarco-comunismo. Con una introduzione di Emma GOLDMAN e Paul AVRICH”,”ANAx-053″
“GOLDMAN Emma”,”Anarchia femminismo e altri saggi.”,”Psicologia della violenza politica, dell’attentatore (pag 64-65) “”Björnstjerne Björnson, nella seconda parte di ‘Beyond Human Power’ (Oltre le forze umane), insiste sul fatto che è tra gli anarchici che dobbiamo cercare i martiri moderni che pagano per la loro fede con il sangue, e che vanno incontro alla morte sorridendo, perché credono, sinceramente come lo credette Cristo, che il loro martirio redimerà l’umanità. François Coppé, il romanziere francese, così si esprime nei confronti della psicologia dell”Attentäter’ [‘Un rivoluzionario che compie un atto di violenza politica’, nota p. 61]: “”La lettura dei particolari dell’esecuzione di Vaillant mi ha fatto riflettere (…) questo delitto, per quanto terrribile nelle sue intenzioni, era disinteressato, frutto di un’idea astratta. Anche il passato dell’uomo, la sua infanzia infelice, la sua vita di sofferenze, volgevano a suo favore. Sulla stampa indipendente si levarono voci generose in sua difesa, in tono alto e chiaro. ‘Semplicemente una corrente d’opinione letteraria’ hanno detto alcuni con dispetto. E’, al contrario, un onore per gli uomini d’arte e di pensiero aver espresso ancora una volta il proprio disgusto per il patibolo””. Anche Zola, in ‘Germinal’ e ‘Paris’ descrive la sensibilità e la bontà, la profonda simpatia per le sofferenze umane, di questi uomini che hanno chiuso il capitolo delle proprie vite con un gesto violento di rottura contro il nostro sistema. Ed infine, ma non per questo meno importante, l’uomo che forse meglio di chiunque altro ha capito la psicologia dell”Attentäter’, è Augustine Hamon, l’autore di un ottimo libro, ‘Une Psychologie du Militaire Professionnel’ che è arrivato alle seguenti interessanti conclusioni: “”(…) L’anarchico tipico, quindi, si può definire nel modo seguente: un uomo suscettibile allo spirito di rivolta in una o più delle sue forme – protesta, ricerca, critica, innovazione .- dotato di un grande amore per la libertà, egoista o individualista, e dominato da una grande curiosità, da un profondo desiderio di conoscere. Queste caratteristiche sono accompagnate da un amore ardente per il prossimo, una sensibilità morale altamente sviluppata, un profondo senso di giustizia e un grande spirito missionario””. Alle caratteristiche citate bisogna aggiungere, secondo Alvin F. Sanborn, le seguenti schiette qualità: un amore eccezionale per gli animali, una dolcezza straordinaria in tutti i normali rapporti esistenziali, una estrema modestia nel comportamento, frugalità e morigeratezza, addirittura austerità di vita, e un coraggio senza confronti (1)”” (pag 64-65) (1) ‘Paris and the Social Revolution'”,”ANAx-376″
“GOLDMAN Emma”,”La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause.”,”Emma Goldman (1869-1940), la rivoluzionaria più temuta dall’opinione pubblica statunitense, non avrebbe mai immaginato di dover chiudere due anni dopo, la propria vicenda sovietica, con un bilancio sconsolante. Le sue attese, le sue speranze nell’era nuova, che erano le attese e speranze del proletariato internazionale, dovevano infrangersi contro la dura realtà repressiva del nuovo Stato bolscevico. Frutto di questa esperienza è il breve saggio La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause (1922), cui avrebbe fatto seguito, l’anno successivo, il più impegnativo My Disillusionment in Russia. Il saggio è la testimonianza di una militante rivoluzionaria di fronte ai primi, evidenti sintomi della rivoluzione tradita.”,”ANAx-011-FL”
“GOLDMAN Wendy Z.”,”Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin.”,”Wendy Z. Goldman insegna Storia contemporana presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. É autrice di numerosi saggi tra cui Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, insignito del Berkshire Conference Book Award.”,”RUSS-023-FL”
“GOLDMANN Lucien”,”L’ ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach.”,”Contiene ‘Comunicazione sull’ eredità letteraria di Marx ed Engels’ di David RJAZANOV.”,”MADS-125″
“GOLDMANN Lucien, a cura di Gian Giacomo CAGNA”,”L’ illuminismo e la società moderna. Storia e funzione attuale dei valori di libertà, eguaglianza, tolleranza.”,”Diderot. “”Il saggio più noto di Diderot, ‘Le neveu de Rameau’, inedito alla morte dell’ autore, fu scoperto da Goethe che lo tradusse in tedesco e lo pubblicò. Hegel ha poi ripreso il protagonista che appare nella ‘Fenomenologia dello spirito’ come una delle figure dello spirito. (…) Hegel in seguito dimostra che Diderot, scrivendo questo saggio, era già andato oltre il punto di vista in esso assunto. In altri saggi, ad esempio nel suo ‘Entretien d’un père avec ses enfants’, Diderot pone, con un pretesto occasionale e sull’ esempio di concreti casi singoli, domande simili alla seguente: deve una legge generale, che come tale è riconosciuta giusta e necessaria, venir obbedita ‘hic et nunc’ in ogni singolo caso o può questa obbedienza condurre a una grave ingiustizia? Nei ‘Deux Amis’ egli ci mostra due persone che sono venute in conflitto con la legge soltanto in ragione del loro disinteresse ed amore reciproco, due nobilissimi uomini che la società tuttavia condanna come delinquenti e incapaci. Nel suo saggio più ampio, ‘Jacques le fataliste’, composto da un lungo dialogo tra il servo fatalista Giacomo e il suo padrone, nel quale i due narrano le loro avventure, vediamo continuamente come la realtà sia in contrapposizione con una ragionevole visione e previsione dei fatti, come il servo sia spesso il padrone e come il padrone dipenda dal servo. Diderot è stato il solo illuminista più o meno cosciente del fatto che, se la condizione degli uomini dipende dalle circostanze sociali, queste circostanze stesse sono il risultato delle azioni umane. Pur non riconoscendogli, come non riuscì a Rousseau, di fondaer o anche semplicemente di abbozzare una filosofia dialettica (i primi elementi di questa li troviamo soltanto in Kant), Diderot fu tuttavia cosciente, più di ogni altro illuminista, della complessità della vita sociale e, con ragione, non solo Lessing, ma anche Goethe e Hegel lo hanno considerato una delle più grandi figure del suo secolo.”” (pag 63-64)”,”TEOP-329″
“GOLDMANN Lucien”,”Introduzione a Kant. Uomo, comunità e mondo nella filosofia di Immanuel Kant.”,”””Nessuno, sotto ogni aspetto è più inutile dello studioso, finché egli è nella semplicità naturale, e nessuno è più necessario di lui nella condizione di oppressione per mezzo della superstizione e della violenza”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 10) “”Lusso morale. I sentimenti che restano senza effetto”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 9) (in apertura) Nato il 20 giugno 1913 a Bucarest, dopo essersi laureato in Diritto, Goldmann si trasferisce in Francia. Discepolo appassionato di Lukacs, prosegue i suoi studi di filosofia e si laurea in Lettere alla Sorbona. Per un anno lavora a Zurigo con Jean Piaget. Nel 1956 ottiene il dottorato alla facoltà di lettere di Parigi con una tesi su Pascal e Racine, che ebbe una vasta risonanza nel mondo accademico e soprattutto nei circoli intellettuali marxisti. Nel 1958 viene nominato direttore all’Ecole pratique des Hautes Etudes, più tardi diventa direttore delel riceerche presso l’Università di Sociologia di Bruxelles. Tra le sue opere più importanti: ‘Recherches dialectiques’, Gallimard, 1959. In italiano ha pubblicato ‘L’ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach’, Samonà e Savelli, Roma, 1969. E’ morto a Parigi il 3 ottobre 1970. “”Partendo da queste premesse, il compito principale della ‘Critica della ragion pura’ consiste nel combattere due pericolose illusioni che potrebbero indurre l’uomo a tradire la sua destinazione di tendere all’incondizionato, e cioè: a) ‘l’uso trascendentale delle categorie’ (…); b) ‘l’empirismo scettico’ (…). Nel primo caso, l’uomo sarebbe un Dio, non potrebbe avere nulla di più elevato ‘al di sopra di lui’; nel secondo caso, sarebbe un demone o una bestia, non potrebbe ‘esservi’ nulla di più elevato ‘per lui’. Egli non è tuttavia né l’uno, né l’altro, bensì un essere intermedio, che non può non adempiere al suo destino. Questa concezione, comune ai massimi ideologi individualisti della borghesia, a Racine e a Pascal in Francia, a Goethe e a Kant in Germania, costituiva il punto culminante dell’ideologia classica. A partire di là, erano possibili soltanto tre strade: 1. il ritorno all’individualismo classico (strada parzialmente aperta nei paesi arretrati dove la società borghese rappresentava ancora l’avvenire, ad esempio in Germania: Fichte, Nietzsche). 2. La via verso il declino apologetico (dell’ordine esistente) o 3, a partire dall’individualismo, verso una filosofia del “”noi””, della comunità umana”” (pag 155-156)”,”FILx-477″
“GOLDMANN Lucien”,”Scienze umane e filosofia.”,”””Questa ricerca di una possibilità di mettere in armonia gli interessi economici delle diverse classi sociali per evitare la rivoluzione e rafforzare la monarchia, portò Quesnay (23) non solo a cercare la scienza economica, ma anche a formulare senz’altro ‘la geniale schematizzazione dei rapporti economici fra le classi sociali’ ch’egli chiama il ‘Tableau économique’. I fisiocratici hanno perfetta conoscenza dell’importanza di quella scoperta: Luigi XV, a quanto pare, lo stampa con le sue mani. Mirabeau lo definisce una delle 3 scoperte “”che han dato alle scienze politiche la loro principale solidità””, e cioè “”la contabilità, la moneta e il ‘Tableau économique'””. Eppure, quando il fondatore dell’economia liberale, Adam Smith, discepolo diretto di Quesnay, pubblica la ‘Ricchezza delle Nazioni’, niente più tracce di ‘Tableau’. Il problema dei rapporti economici complessivi fra le classi sociali trascendeva la ‘coscienza possibile’ della borghesia liberale. Di fatto il ‘Tableau’ è sempre stato ignorato dai principali rappresentanti di quell’economia fino agli anni più recenti. Ancora nel 1910, Weulersse redigeva una tesi di 1300 pagine in 8°-grande sul movimento fisiocratico e al ‘Tableau’ dedicava appena 10 pagine, senza minimamente rendersi conto della sua importanza. Così il manuale più diffuso di storia delle dottrine economiche all’inizio del secolo, opera di Gide e Rist, ci informava che il ‘Tableau économique’ suscitava fra i contemporanei un’ammirazione incredibile che oggi fa sorridere (24) e, come l’esposizione di Gide, “”non dà che un’idea imperfetta degli incroci e dei rimbalzi di redditi di cui i fisiocratici si divertono a seguire con gioia infantile i contraccolpi. Ed essi immaginano davvero di scoprire la realtà. Sono inebriati perché ritrovano in ogni occasione il conto esatto dei loro miliardi”” (p. 23). Eppure in quel momento il ‘Tableau’ è rientrato ormai da tempo nel quadro della teoria economica. Il primo a capire di nuovo la sua importanza fu Karl Marx che, oltre alle analisi contenute nelle ‘Teorie sul plus-valore’, dove parlando del ‘Tableau’, scrive che “”mai l’economia politica aveva avuto un’idea così geniale”” (t. I, p. 115), giacché “”Smith ha semplicemente raccolto la successione dei fisiocratici, catalogato e specificato con maggior rigore i diversi articoli dell’inventario senza la capacità di dare al quadro complessivo la esattezza di sviluppo e di interpretazione indicata, nonostante le ipotesi erronee di Quesnay, nel ‘Tableau économique’ (p. 115), gli consacra la maggior parte del II libro del ‘Capitale’, introducendo, tuttavia, un’importante modifica. Egli sostituisce le classi principali del tempo di Quesnay, proprietari terrieri e classi sterili, nobiltà e terzo stato, con le classi essenziali del suo tempo, operai e capitalisti. Il destino successivo del ‘Tableau’, che nella letteratura marxista si chiamerà ‘Schemi della riproduzione’, non è meno interessante. Marx, il quale come Quesnay scriveva nella prospettiva di una rivoluzione, aveva subito compreso l’importanza dell’idea geniale di quest’ultimo. Ma, quando appare il II libro del ‘Capitale’, il capitalismo attraversa un periodo di stabilità, e non esiste la prospettiva di una rivoluzione. E nel campo marxista – tranne, beninteso, Engels – nessuno capisce la importanza di quegli schemi. Un critico marxista si chiederà persino perché Engels pubblicasse quei calcoli privi di interesse. Il primo a capire la loro importanza sarà Tugan-Baranowski, in Russia, nel 1894, undici anni prima del 1905. E li capirà, nella prospettiva della rivoluzione borghese russa, come affermazione della possibilità di uno sviluppo indeterminato del capitalismo. Questa interpretazione darà ad essi, a sua volta, il marxismo riformista dell’Europa occidentale con Hilferding, Kautsky, ecc., e anche, sul ‘terreno economico’, il marxismo russo con Lenin, Bukharin, ecc., che allo sviluppo del capitalismo riconoscono unicamente limiti ‘politici’. Solo nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, Rosa Luxemburg credé di poter scorgere un limite economico del capitalismo. In seguito, nella letteratura marxista, il dibattito proseguì per centinaia e migliaia di pagine e, nella misura in cui il problema della rivoluzione si pone alla borghesia contemporanea, pensatori qualificati come Schumpeter e Keynes, ripresero ugualmente (del resto, in modo intricato e confuso), i problemi del ‘Tableau économique’ di Quesnay”” [Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Milano, 1961] [(23) Quesnay, fondatore della fisiocrazia, era il medico personale di Luigi XV, il quale stampò con le proprie mani il ‘Tableau économique’. Quesnay cominciò a occuparsi di economia all’età di 62 anni; (24) Gide e Rist, ‘Histoire des doctrines économiques’. Gide osserva semplicemente con un certo stupore l’atteggiamento del Prof. Henri Denis, il quale dichiara “”che condivide assai da vicino l’ammirazione di Mirabeau””. Ma H. Denis aveva letto Marx per intero] (pag 142.-145) Metodo “”il progresso della conoscenza non va ‘dal semplice al complesso’ ma dall’astratto al concreto con un oscillazione continua fra l’insieme e le sue parti”” (pag 95) “”Nella letteratura durkheimiana abbiamo incontrato questo concetto una sola volta – appena accennato – nell’opera di Halbwachs su ‘Le classi operaie e i livelli di vita’, quando, parlando della coscienza che la classe operaia possiede intorno alla sua unità, Halbwachs affacciava l’ipotesi che tale coscienza fosse non una realtà ma una possibilità”” (pag 132)”,”TEOS-238″
“GOLDNER Loren”,”L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio.”,”Loren Goldner ha 56 anni (2004). E’ stato attivo nel movimento studentesco (1965-70) a Berkeley e contro la guerra del Vietnam. Militante in gruppi trotskisti – luxemburghiani a partire dal 1973 è uscito da ogni organizzazione politica, svolgendo attività pubblicistica, scrivendo saggi di storia del movimento operaio, uno dei quali tradotto anche in Italia: ‘Amadeo Bordiga: la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale’ su ‘Plusvalore’ n° 11 febbraio 1993, lavoro tradotto in altre lingue (ripubblicato qui in appendice) “”L’universalismo di Marx si fonda su una nozione di umanità come di una specie distinta dalle altre specie per la sua capacità di rivoluzionare periodicamente i propri mezzi per estrarre ricchezza dalla natura e quindi come di una specie libera dalle leggi relativamente fisse della popolazione che la natura impone alle altre specie. “”Gli animali riproducono soltanto la loro propria natura””, scriveva Marx nei ‘Manoscritti del 1844′, “”ma l’umanità riproduce tutto della natura””. Quasi 150 anni più tardi, la comprensione dell’ecologia contenuta in questa frase rimane in anticipo rispetto alla maggior parte dei movimenti contemporanei conosciuti con quel nome”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 38) “”Molti conoscono l’ironia di Marx sull’uomo comunista che “”va a pesca al mattino, a caccia al pomeriggio e fa critica la sera, senza essere per tutto questo né pescatore, né cacciatore, né critico””. Ma spesso il senso teoretico di fondo di quell’ironia non è afferrato; comunemente è intesa nel mero significato di superamento della divisione del lavoro, ma è alquanto più di questo. (…). E’ la concreta espressione del superamento di uno stato di animalità che riduce gli esseri umani alla loro attività vitale irrigidita nell’ambito della divisione capitalistica del lavoro. Marx espresse la stessa idea in modo più elaborato nei ‘Grundrisse’: “”La spinta incessante del capitale verso la forma generale della ricchezza trascina il lavoro oltre i limiti della sua miseria naturale, creando in questo modo le condizioni materiali per lo sviluppo della ricchezza individuale, che risiede per intera tanto nella sua produzione quanto nel suo consumo, e il cui lavoro perciò non appare più lungo come lavoro, ma come il completo sviluppo dell’attività stessa, in cui il bisogno naturale nella sua forma immediata è scomparso, perché una necessità generata storicamente ha preso il posto di quella naturale che c’era prima”” (Karl Marx, Grundrisse, p. 325 (1857) (1973))”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 140-141)”,”TEOC-603″
“GOLDNER Loren / TIRAN André”,”Amadeo Bordiga, la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale (Goldner) / Lenin, il valore e il denaro (Tiran).”,”””Questo articolo vuole essere un modesto contributo a questo riesame. Esso presenta, al riguardo, le poco conosciute idee del marxista italiano Amadeo Bordiga (meglio ricordato, quando non è dimenticato del tutto, come uno degli ultrasinistri criticati da Lenin in ‘Estremismo, malattia infantile del comunismo’), sulla natura dell’Unione Sovietica. Più in generale, il presente articolo conisdera la tesi che la ‘questione agraria’, fondamentale per Bordiga nell’analisi del capitalismo, per quanto poco discussa, sia la chiave effettiva della storia tanto della socialdemocrazia che dello stalinismo, le due deformazioni del marxismo che hanno dominato il ventesimo secolo”” (pag 63) (Goldner) “”Quello che è inusuale e sorprendentemente nuovo nel punto di vista di Bordiga è molto semplicemente la sua teoria che ‘il capitalismo significhi la rivoluzione agraria’ (7). Egli probabilmente sviluppò questa idea nel periodo precedente il 1914: alcuni dei suoi primi articoli riguardavano le posizioni dei socialisti italiani e francesi sulla questione agraria”” (pag 64) (Goldner) (7) L’esposizione matura sul legame tra questione agraria e capitalismo si trova in A. Bordiga (1979) ‘Mai la merce sfamerà l’uomo: la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx’, Firenze “”Il progresso dell’impianto teorico di Bordiga rispetto a quello di Trotsky è soprattutto la sua critica dell’assunto, contrabbandato all’interno del trotskysmo e di quelli che si spacciano per trotskysti, che Stalin e lo stalinismo rappresentino il centro tra la destra di Bucharin e la sinistra di Trotsky”” (pag 67) “”La tradizione leninista e trotskysta divide la storia del capitalismo in due fasi separate dalla Prima Guerra Mondiale, che inaugura l’epoca della decadenza imperialista. Le fonti teoriche di questa posizione – resa popolare per lungo tempo dall”Imperialismo’ di Lenin – provengono dall’analisi del capitalismo monopolistico prima della Prima Guerra Mondiale: Hobson, Hilferding e Lenin. Il capitalismo nei giorni migliori della II Internazionale, appariva diverso dal sistema descritto da Marx (…). La Prima Guerra Mondiale segnò un punto di svolta. La rivoluzione russa dimostrò che, secondo una frase di Lenin, “”la rivoluzione proletaria si nasconde dietro ogni sciopero”” ed il periodo 1917-1921 sembrava molto vicino a confermarlo. Dopo una effimera stabilizzazione, arrivò il 1929, la depressione mondiale, il fascismo, lo stalinismo e la Seconda Guerra Mondiale (…)”” (pag 77) Secondo Tiran “”appare evidente che Lenin “”non comprende”” i primi capitoli del ‘Capitale, che egli non giunge ad assimilare il procedimento e la dimostrazione di Marx (…)”” !!! (pag 93)”,”BORD-131″
“GOLDONI Carlo, a cura di Giorgio BARBERI SQUAROTTI”,”La Bottega del caffé.”,” “”Per ben giudicarne, bisognerebbe dare un’intera lettura della commedia poiché vi sono in essa tanti caratteri quanti personaggi. Quelli che figurano il più, sono due sposi: il marito è sregolato, e la moglie all’ opposto sofferente e virtuosa. Il padrone della bottega del caffé, uomo di garbo servizievole e gentile, prende interesse in questo sfortunato matrimonio, e arriva a correggere l’ uno, rendendo l’ altra felice e contenta. Vi è poi un maldicente cialtrone, soggetto veramente comico e originale, e uno di quei flagelli dell’umanità (…)””. (C. Goldoni) (pag 97) La farina del diavolo va tutta in crusca.”,”VARx-241″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 1.”,”ANTE3-31″,”VARx-305″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 2.”,”ANTE3-32″,”VARx-306″
“GOLDONI Luca”,”Cioè.”,”Nato a Parma nel 1928, Luca Goldoni ha cominciato a scrivere sui giornali nel 1950 dopo una laurea in legge. Inviato speciale (Resto del Carlino, Nazione e Corriere della Sera) ha girato il mondo e in particolare, con curiosità, l’Italia, le contraddizioni del costume italiano.”,”ITAS-008-FV”
“GOLDONI Carlo”,”Commedie. La bottega del caffé – Il bugiardo – La locandiera – Un curioso accidente – I rusteghi – La casa nova.”,”Alcune commedie scritte in dialetto”,”VARx-109-FV”
“GOLDONI Daniele”,”Il riflesso dell’Assoluto. Destino e contraddizione in Hegel (1797-1805).”,”Daniele Goldoni, nato a Mantova, collabora con il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell’Università di Venezia. Ha pubblicato Il mito della trasparenza, saggi su Marx, Filosofia e paradosso. Il pensiero di Hölderlin e il problema del linguaggio da Herder a Hegel, ha curato il volume Dio e la filosofia.”,”FILx-089-FL”
“GOLDONI Carlo; a cura di Giuseppe ORTOLANI”,”Tutte le Opere di Carlo Goldoni. Volume XI.”,”””ch’i’ ho veduto tutto il verno prima / lo prun mostrarsi rigido e feroce, / poscia portar la rosa in su la cima; /”” Dante, Paradiso, XIII”,”VARx-099-FL”
“GOLDONI Luca”,”Maria Luigia donna in carriera.”,”Luca Goldoni, inviato del Corriere della Sera, ha dedicato anni allo studio del costume e della cronaca degli italiani.”,”BIOx-058-FSD”
“GOLDRING Mary”,”L’ economia dell’ industria atomica nell’ esperienza della Gran Bretagna. (Tit.orig.: ‘Economics of Atomic Energy’)”,”Nesso tra energia atomica nucleare e civile. “”In fatto di qualità, i costruttori americani hanno in mano tutte le carte. L’ uranio 235 è la carta pigliatutto del mazzo, ed esso è disponibile negli Stati Uniti in una quantità quasi incredibile, grazie all’ enorme programma militare che ha portato alla costruzione di un numero crescente di impianti a diffusione. Secondo le parole di Gordon Dean, che è stato per molti anni il capo dell’ American Atomic Energy Commission, “”quando l’ attuale programma sarà completato avremmo tanto materiale per costruire bombe che ci uscirà dagli orecchi””. (pag 98) Deuterio. “”Il risultato di questa politica militare è l’ attuale abbondanza di uranio 235 per usi civili, così come il fatto che gli americani siano in grado di vendere centinaia di tonnellate di acqua pesante all’ estero è il risultato dell’ analoga precipitosa decisione di costruire in gran fretta impianti ad acqua pesante per la bomba all’ idrogeno.”” (pag 98)”,”UKIE-038″
“GOLDSCHMIDT Bertrand”,”Il nucleare. Storia politica dell’energia nucleare.”,”Bertrand Goldschmidt è sul piano tecnico uno dei quattro o cinque personaggi-chiave della nascita e dello sviluppo dell’energia nucleare in Francia… (pag 11) Goldschmidt ha lavorato nel 1933 come assistente personale di Marie Curie. Dopo l’invasione della Francia da parte della Germania nazista si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò con Glenn Seaborg all’Università di Chicago. Dopo la guerra è stato sempre più coinvolto dallo sforzo diplomatico francese in campo nucleare. Ha partecipato nel 1946 alla fondazione della CFEA Commissione Francese per l’Energia Atomica nella quale ha ricoperto la carica di responsabile per le relazioni internazionali. Dal 1958 al 1980 ha lavorato nell’ International Atomic Energy Agency. (4° di copertina)”,”RAIx-370″
“GOLDSCHMIED Leo”,”Storia della banca.”,”Nel termine ‘lombardi’, sinonimo professione di banchiere, il termine si trova associato con ebrei, nell’esercizio del credito. E’ accertato che nel termine “”lombardi”” erano compresi gli italiani almeno in un secondo tempo (‘Lombard Street’ è l’arteria principale della City di Londra) (pag 19-20) C’è un lungo capitolo sull’Italia. (pag 64-96) “”Meglio infliggere una perdita a chi vive di rendita che far morire di fame la povera gente”” (Keynes) pag 60″,”ECOI-318″
“GOLDSTEIN Avery”,”Rising to the Challenge. China’s Grand Strategy and International Security.”,”GOLDSTEIN Avery è professore di scienze politiche e Associate Director del Christopher H. Browne Center for International Politics all’ Università della Pennsylvania e Senier Fellow al Foreign Policy Research Institute a Philadelphia. E’ autore di ‘Deterrence and Security in the 21st century’ (Stanford, 2000). Ascesa militare cinese. “”Thus, while Russia and China were both anticipating that American missile defenses might require them to shoulder a much heavier military burden simply to maintain their current levels of security in an extended era of American unipolarity, China’s concerns ran deeper. China’s analysts argued that missile defenses were in fact another element in the broader U.S. response to China’s rise. One interpretation suggested that a key reason the United States was so eager to deploy missile defenses was because they would weaken China’s limited strategic deterrent, hedge against China’s growing military power, and thereby forestall the shift from unipolarity to multipolarity.”” (pag 141)”,”CINx-216″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”GOLDSTEIN Erik insegna Relazioni internazionali nella Boston University. Valutazione dell’autore sulle vittime. “”La guerra civile russa e la guerra russo-polacca, combattute fra il 1918 e il 1922, provocarono più vittime del conflitto europeo del 1914-18: solamente in Russia morirono dodici milioni e mezzo di persone”” (pag 98)”,”RAIx-323″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. …. finire (pag 99-100″,”RAIx-001-FC”
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. Gli Stati Uniti svolsero un importante ruolo di assistenza umanitaria tramite l’American Relief Organization, guidata da Herbert Hoover, e ciò fece nascere la speranza che avrebbero aperto relazioni ufficiali; l’interesse degli americani, però, non si spinse oltre agli scopi umanitari, ed essi riconobbero il governo comunista solo nel 1933. La riluttanza degli stati occidentali a riconoscere il governo sovietico dipese da ragioni di carattere non solo ideologico ma anche finanziario: assumendo il potere, esso aveva infatti rifiutato di farsi carico degli ingenti debiti con l’estero. Fin dal 1880 la Russia era stata impegnata in uno sforzo massiccio di industrializzazione fortemente finanziato da capitali stranieri, in particolare francesi e belgi: a questi debiti si aggiunsero gli elevati prestiti dagli alleati occidentali durante la Prima guerra mondiale”” (pag 99-100)”,”QMIP-048-FV”
“GOLDSTINE Herman H.”,”Il computer da Pascal a von Neumann. Le radici americane dell’elaboratore moderno.”,”Herman H. Goldstine, matematico e tecnologo, con Eckert e Mauchly costruì il primo calcolatore digitale: l’Eniac (1943-45). Dopo la guerra, a Princeton con von Neumann, costruì il prototipo dell’elaboratore moderno.”,”SCIx-103-FL”
“GOLDSTÜCKER Eduard”,”Libertà e socialismo. L’ autonomia della cultura, il rapporto democrazia socialismo, la questione nazionale, i giovani nell’ analisi dell’uomo di punta del rinnovamento polacco.”,”L’A è stato presidente dell’ Unione degli scrittori cecoslovacchi.”,”EURC-060″
“GOLIKOV G.”,”La révolution d’ Octobre.”,”ANTE3-21 Cartina della Russia con date instaurazione potere sovietico”,”RIRO-330″
“GOLINELLI Alessandro”,”Il volo di Margherita. Modernità e neoliberismo.”,”””Goethe fa ammettere a Faust che il suo più alto desiderio non è l’immortalità ma poter un giorno “”dire all’attimo, fermati sei così bello””. L’ansia di Faust è nel riuscire a stare dietro al tempo”” (pag 1) ‘””C’è una cosa che non capisco….Come mai è sempre ancora mezzanotte, mentre da un pezzo dovrebbe già essere mattino?”” (41) (pag 8) (Nota 41) Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita’, Einaudi, Torino, 1968 p. 287). (Nota 61) Per una di quelle strane, ma non completamente fortuite, coincidenze della storia ‘Il maestro e Margherita’ non fu pubblicato durante la vita di Bulgakov, venne stampato per la prima volta in versione integrale nel 1968. Non in Unione Sovietica, dove giravano però alcune copie tagliate, ma in Italia, dalla Einaudi.’ Michail Afanas’evic Bulgakov, Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 Infanzia e studi 1.2 Durante la guerra civile 1.3 L’arrivo a Mosca 1.4 Gli anni dedicati al teatro 1.5 Gli ultimi anni 2 Dopo la morte 3 Opere 4 Trasposizioni al cinema 5 Fortuna 6 Note 7 Opere 7.1 Edizioni originali 7.2 Traduzioni italiane 7.3 Critica 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] La casa dei Bulgakov a Kiev Tat’jana Nikolaevna Lappa prima moglie di Bulgakov Infanzia e studi[modifica | modifica wikitesto] Michail Miša Bulgakov nacque a Kiev, in Ucraina, da Afanasij Ivanovic (professore di storia e critica delle religioni occidentali, morto nel 1906) e Varvara Michajlovna Pokrovskaja, entrambi del governatorato di Orël (Russia). Fu primo di sette figli (quattro femmine e due maschi), gli altri figli di Afanasij si sarebbero poi stabiliti a Parigi. Si legge nei diari della sorella Nadežda che Miša abbandona la pratica religiosa. Nel 1913 Bulgakov sposò Tat’jana Nikolaevna Lappa. Nel 1916 si laureò (in ritardo: si era iscritto nel 1909) in medicina, con menzione d’onore, presso l’Università di Kiev, allora dedicata a San Vladimir (oggi Università nazionale “”Taras Ševcenko””). Fu subito inviato a Nikol’skoe nel governatorato di Smolensk, come dirigente medico dell’ospedale del circondariato. Era l’unico medico del circondariato. Sono di questo periodo gli Appunti di un giovane medico (sette racconti), i cui manoscritti sono andati persi. Se, come in essi scrive, ogni giorno aveva al minimo cinquanta pazienti, più gli interventi chirurgici, è verosimile che tali appunti siano stati scritti l’anno successivo, quando si spostò a Vjaz’ma, più tranquilla (condivideva il lavoro con almeno altri tre colleghi medici), dove gli arriveranno gli echi della rivoluzione. È qui che Bulgakov vive le esperienze descritte negli altri due racconti degli Appunti. Durante la guerra civile[modifica | modifica wikitesto] Targhe commemorative in onore di Bulgakov e Vachtangov a Vladikavkaz Nel 1918 tornò a Kiev con la moglie, dove aprì uno studio medico di dermatosifilopatologia. Afferma di aver assistito, a Kiev, almeno a quattordici sovvertimenti politici, di cui dieci vissuti in prima persona: è in questo periodo che gli nasce in seno l’idea di abbandonare la medicina, poiché, come pubblico ufficiale, era troppo soggetto al potere politico. Nel 1919 venne inviato a Vladikavkaz come medico militare, dove iniziò a fare il giornalista. Qui si ammalò di tifo, la contingenza gli impedì di lasciare il Caucaso; il suo volere era quello di scampare alla guerra civile e stabilirsi in un contesto culturale più ampio (l’estero o la nuova capitale). Inizia a pubblicare con giornali locali ma quasi tutte le pubblicazioni di questo periodo sono irreperibili. È del 1920 il definitivo abbandono della carriera medica, dando inizio ad un lungo periodo di ristrettezze economiche: il lavoro di letterato rendeva poco o niente e cercò quindi di arrotondare lavorando come comparsa in teatro. In quegli anni vide la luce la prima versione de I giorni dei Turbin. L’arrivo a Mosca[modifica | modifica wikitesto] Nel 1921, si trasferì a Mosca dove si ricongiunge alla prima moglie. Dopo essere riuscito, non senza difficoltà, a trovare una sistemazione cercò impiego presso la sezione letteraria del Commissariato del popolo all’istruzione pubblica e politica e viene assunto come segretario. L’impiego non durò molto, riuscì poi ad avere delle collaborazioni con vari giornali scrivendo su gli argomenti più disparati. Poi iniziò uno dei rapporti più importanti della vita lavorativa e letteraria di Bulgakov, quello con la rivista berlinese in lingua russa Nakanune. Sempre in quel periodo iniziò a frequentare i sabati letterari di Evdoksija Nikitina. Dopo aver completato La guardia bianca tenta di farlo pubblicare su Nedra, il romanzo viene rifiutato perché gli ufficiali bianchi (dell’Armata dei Volontari) apparivano sotto una luce eccessivamente benevola. Il romanzo verrà pubblicato in più parti su Rossija tra il 1924 e il 1925 e mentre terminava il romanzo iniziò la versione teatrale (scritta tra gennaio e agosto 1925). Gli anni dedicati al teatro[modifica | modifica wikitesto] La casa moscovita Nel 1924 divorziò da Tat’jana e sposò Ljubov’ Belozerskaja. Sempre in quell’anno iniziò a frequentare casa Zajaickij, la combriccola era composta quasi completamente da moscoviti e vedevano Bulgakov come un provinciale. Lì, tra le altre, fece la conoscenza del critico d’arte Gabricevskij marito di Natal’ja Severcova figlia del noto zoologo professor Severcov che, con tutta probabilità, ispirò il personaggio del professor Persikov de Le uova fatali, il racconto venne pubblicato su Nedra. Iniziarono anche i primi problemi con la censura sovietica. Cuore di cane ricevette gli elogi della critica letteraria ma fu ritenuto impubblicabile dalla censura. Diavoleide fu requisito dalle edicole pochi giorni dopo l’uscita. La pièce basata sulla Guardia bianca dovette essere tagliata e modificata più volte per poter uscire e il titolo necessitava di essere modificato eliminando ogni riferimento ai bianchi; si giunse così al titolo I giorni dei Turbin. Il 7 maggio 1926 avvenne la prima perquisizione in casa sua e il sequestro dei suoi diari lo turbò profondamente. Il successo de I giorni dei Turbin e, successivamente, L’appartamento di Zoja fecero di Bulgakov un drammaturgo famoso nonostante alcuni aspri commenti della critica. I temi della guerra civile furono protagonisti anche nelle opere del 1928; tra questi il centrale fu la responsabilità personale dei fatti avvenuti in quel periodo. Ne La fuga la responsabilità viene accollata a tutte le parti del conflitto, compresi i civili. Il 1928 fu un anno ricco di avvenimenti, quasi tutti legati al teatro. La fuga seguì un percorso tribolato: inizialmente non fu autorizzato per il MChAT, venne però richiesto da un teatro di Odessa e iniziarono le prove. Grazie ai pareri positivi di Maksim Gor’kij e Aleksej Sviderskij la censura approvò la pièce ma il 24 ottobre venne pubblicato sulla Pravda l’annuncio del nuovo fermo dell’opera per «apologia del movimento bianco». Anche L’isola scarlatta che ricevette l’approvazione dopo un anno e mezzo dalla richiesta vide sospese le repliche dopo la prima. Sempre in quell’anno gli eventi di carattere personale furono principalmente due. In febbraio fece la sua prima richiesta di espatrio per andare a Berlino e Parigi che venne rifiutata l’8 marzo. Si adoperò anche per riavere i suoi diari, sequestrati durante la prima perquisizione, con richieste alle autorità e chiedendo aiuto a Gork’ij. Il veto ufficiale a La fuga arrivò nel gennaio 1929, giudicata antisovietica da Stalin stesso, ma Bulgakov si rifiutò di fare le modifiche richieste. Il 28 febbraio, durante una festa di carnevale, conobbe Elena Sergeevna Šilovskaja e se ne innamorò. Principiò un rapporto epistolare tra i due con Elena Sergeevna costretta a distruggere le lettere di Bulgakov essendo una donna sposata. Ad ella consegnò anche il manoscritto de All’amico segreto. Del 1930 è l’opera Il bagno di Majakovskij e fu un grande successo di critica: Mejerchol’d paragonò Majakovskij a Molière. L’interpretazione che venne quindi data all’opera, che si rifaceva ai classici, turbò Bulgakov al punto di fornirgli lo sprone per una risposta che si realizzò con la decisione di tornare al teatro con un lavoro su Molière. Terminò il manoscritto, intitolato La cabala dei bigotti, il 6 dicembre e il giorno dopo sulla copia battuta a macchina compariva una dedica a Elena Sergeevna. Quello stesso giorno gli venne notificato il divieto di messa in scena delle opere scritte fino a quel momento: tutte le sue speranze erano rivolte a quest’ultimo lavoro. La pièce sembrò riscuotere un discreto successo tra il circolo dei teatranti, tuttavia il 18 marzo ricevette la notizia della mancata approvazione da parte della censura. I problemi di Bulgakov non erano soltanto materiali (era in serie difficoltà finanziarie) ma la sua condizione di letterato respinto in ogni sua iniziativa era un peso psicologico che sopportava con difficoltà. In una lettera al fratello scrisse: «Con queste stesse mani ho gettato nella stufa le minute di un romanzo sul diavolo, di una commedia e l’inizio di un altro romanzo». Questo episodio è centrale e ricorrente nella vita e nel pensiero di Bulgakov, il “”romanzo sul diavolo”” a cui si riferisce è ovviamente Il maestro e Margherita e il concetto riassunto nella celebre massima “i manoscritti non bruciano” è presente anche in quest’opera. Lo stato d’animo di quei giorni lo portò a scrivere una lettera al governo dell’URSS. Il 18 aprile, il giorno dopo i funerali di Majakovskij che si era suicidato il 14 aprile, ricevette una telefonata da Stalin in persona che gli negava la possibilità di espatriare, ma gli prospettava un impiego al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca, non però come drammaturgo[1]. Nonostante fosse relativamente benvoluto da Stalin, gli fu sempre impedito di uscire dall’Unione Sovietica o di andare a far visita ai suoi fratelli all’estero Nel 1932 si sposò per la terza volta, con Elena Sergeevna Šilovskaja. Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto] Tomba di Michail Bulgakov nel cimitero di Novodevicij a Mosca Nell’ultimo decennio della sua vita, Bulgakov continuò a lavorare alla sua opera più nota Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica letteraria, storie ed eseguì alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Morì nel 1940, a soli 49 anni, per una nefrosclerosi, di cui era morto anche il padre, e fu sepolto nel cimitero di Novodevicij a Mosca. Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto] Dalla sua morte al 1961 nessuna opera di Bulgakov fu mai pubblicata. Poi, “”improvvisamente, per 5-7 anni in Russia scoppiò il fenomeno Bulgakov””, scrisse Vladimir Laškin. Da questo momento di nuovo in Russia cala l’oblio, per poi riaccendersi l’interesse negli anni ottanta.”,”FILx-480″
“GOLINI Antonio”,”La popolazione del pianeta. Sei miliardi di persone vivono oggi sulla terra: un successo della specie o una catastrofe per il pianeta?”,”Antonio GOLINI insegna demografia nella facoltà di scienze statistiche dell’ Università La Sapienza di Roma. E nella facoltà di scienze politiche della Luiss. “”La demografia è stata determinante, qualche decennio fa, nel consentire scelte politiche importanti nel campo della sicurezza sociale, con particolare riferimento al sistema pensionistico. Una struttura per età favorevole ha tecnicamente consentito di passare al sistema di ripartizione e di assicurare, per scelta politica appunto, una copertura pensionistica a tutti gli anziani (anche a coloro che avevano potuto lavorare poco o male o niente nel corso della vita), di rivalutare le pensioni, di tenere bassa o di abbassare ulteriormente l’età al pensionamento. Adesso che la demografia è cambiata, ci si deve chiedere – ed è questa la seconda sfida – se tecnicamente consentirà la prosecuzione dello stato sociale e il benessere delle generazioni attuali e future. Da un lato, si può immaginare che un forte aumento della produttività e della accumulazione capitalistica consenta di controbilanciare efficacemente l’incidenza ormai decisiva, in negativo, delle tendenze demografiche; anche se, allo stato attuale delle conoscenze, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sulla produttività è indeterminato perché potrebbe anche essere negativo, portando a un regresso dello spirito di iniziativa e della creatività””. (pag 68)”,”DEMx-052″
“GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”The Changing Course of International Migration.”,”GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”STAT-347″
“GOLINO Enzo”,”Cultura e mutamento sociale. Il carattere degli italiani. L’ intellettuale emigrato. La generazione degli anni difficili. I delfini rampicanti. Letteratura come contestazione. L’ uomo di qualità. La sfida teoretica alla letteratura. Un breviario per l’ utopia. Una linguistica illuminista. La guerriglia semiologica. Lo spazio meridionale. Il consumo culturale.”,”GOLINO Enzo, nato a Napoli nel 1932, lavora nel settore dei programmi culturali della TV, e collabora con varie riviste e con l’ Espresso.”,”ITAB-086″
“GOLLAN N. e altri”,”Le capitalisme moderne: sa nature et ses particularités nationales.”,”Saggi di John GOLLAN N. INOZEMTSEV M. BARABANOV E. KHESSINE V.CHENAIEV A. POKROVSKI A. BORODAIEVSKI Y. IOUDANOV I. LEBEDEV E. LEONTIEVA R. OVINNIKOV. Contiene riferimenti: Lenin sugli Stati Uniti e l’ imperialismo americano (pag 36-37). ‘Gli Stati Uniti sono “”il paese d’ avanguardia del capitalismo moderno””. Essi non hanno eguali “”né per rapidità di sviluppo del capitalismo alla fine del XIX secolo e all’ inizio del XX (…)”” (Lenin, opere t.22 p.13). In effetti, lo sviluppo economico degli Stati Uniti è stato in questa fase più rapido di quello della Germania’. (pag 37)”,”LENS-139″
“GOLLBACH Jochen”,”Europäisierung der Gewerkschaften. Praktische Ansätze im Spannungsverhältnis nationaler und europäischer Strukturen und Traditionen.”,”PROUD TO BE A DOCKER. ORGOGLIOSO DI ESSERE UN PORTUALE. Jochen Gollbach ist wissenschaftlicher Mitarbeiter beim europäischen Metallgewerkschaftsbund (EMB) in Brüssel.”,”EURE-081-FL”
“GOLLER Peter”,”Marx und Engels in der bürgerlichen Ideologie und in der sozialistischen Theorie. Gesammelte Studien.”,”GOLLER Peter”,”MADS-652″
“GOLLIAU Catherine BLANCHARD Olivier GENEREUX Jacques MOREAU Laurence DAUMAS Jean-Claude MEDA Dominique VIGNERON Daniel VERDIER Thierry VANDERBORGHT Yannick MILANOVIC Branko saggi; testi commentati di SAY MALTHUS FRIEDMAN LUCAS SMITH SCHUMPETER SOLOW MEADOWS RANDERS RICARDO BASTIAT LIST OHLIN KRUGMAN PAINE MARX LAFARGUE MAX WEBER LE PRESTRE DE VAUBAN HAYEK ALLAIS”,”Les grands débats économiques. Les textes fondamentaux.”,”Testi commentati di Say, Malthus, Walras, Marshall, Keynes, Friedman, Lucas, Smith, Schumpeter, Solow, Meadows Randers, Ricardo, Bastiat, List, Ohlin Krugman, Paine, Marx, Lafargue, Max Weber, Le Prestre de Vauban, Hayek, Allais”,”ECOT-384″
“GOLLOMB Joseph”,”Albert Schweitzer. Il genio nella giungla.”,”Albert Schweitzer nacque a Kaysersberg, in quella zona dell’Alsazia meridionale appartenente al dipartimento dell’Alto Reno (territorio francese prima del 1871 e dopo il 1919), il 14 gennaio 1875. Suo padre, Ludwig Schweitzer, era un pastore luterano a Gunsbach, un piccolo villaggio alsaziano in cui crebbe il giovane Albert. Sua cugina era Anne-Marie Schweitzer, futura madre di Jean-Paul Sartre. Particolarità della chiesa ove predicava il padre era che si trattava del luogo di culto comune a due paesi – Gunsbach e Griesbach-au-Val – e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui. A questo proposito Schweitzer scrive nel suo Aus meiner Kindheit und Jugendzeit (Dalla mia infanzia e adolescenza): «Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio». Era un bambino malaticcio, tardo nel leggere e nello scrivere, faceva fatica a imparare. Da fanciullo riusciva egregiamente solo nella musica: a sette anni compose un inno, a otto cominciò a suonare l’organo, a nove sostituì un organista nelle funzioni in chiesa (grazie a questo conobbe la moglie che era una pianista). Aveva pochi amici, ma dentro di sé coltivava già una spiccata e generosa emotività, estesa anche agli animali, dimostrata dalla preghiera che, sin da bambino, rivolgeva a Dio, invocandone la protezione verso tutte le creature viventi. La passione per la musica e gli studi filosofici Terminate le scuole medie, il giovane Albert s’iscrisse al liceo più vicino, a Mulhouse, dove si trasferì, ospitato da due zii anziani e senza figli. Fu proprio la zia che l’obbligò a studiare pianoforte. Al liceo Albert Schweitzer ebbe come insegnante di musica Eugen Munch, famoso organista a Mulhouse della chiesa di Santo Stefano, che gli fece conoscere la musica di Bach. Fu presto chiaro sia a Munch, sia a Charles-Marie Widor, noto organista della chiesa di Saint Sulpice di Parigi, che Schweitzer conobbe nel 1893 durante un soggiorno nella capitale francese, che il giovane Albert aveva un vero e proprio talento per l’organo. Fu allievo di Marie Jaëll.[2][3] Dopo gli studi classici e le lezioni di pianoforte, nell’ottobre del 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia. In questi anni si sviluppò la sua passione smodata per la musica classica e, in particolare, per Bach. Per quanto concerne lo studio della filosofia, fu assiduo frequentatore dei corsi di Windelband riguardo alla filosofia antica e di Theobald Ziegler (che sarà suo relatore di tesi) riguardo alla filosofia morale. Nel 1899 conseguì la laurea con una tesi sul problema della religione affrontato da Kant e fu nominato vicario presso la chiesa di San Nicola di Strasburgo. Nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e, l’anno successivo, divenne preside della facoltà e direttore del seminario teologico. Pubblicò varie opere sulla musica (alcune su Bach), sulla teologia, approfondì i suoi studi sulla vita e sul pensiero di Gesù Cristo, ed eseguì vari concerti in Europa. La scelta della sua vita Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della Società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, zona settentrionale dell’allora Congo, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all’età di trent’anni, si iscrisse a Medicina, ottenendo nel 1913 (a trentotto anni) la sua seconda laurea, in medicina con specializzazione in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell’umanità più debole. Non fu tuttavia facile, per l’organista e insegnante Schweitzer rinunciare a quella che era stata la sua vita fino a quel momento: la musica e gli studi filosofici e teologici. Schweitzer sapeva però di dover realizzare quanto si era prefissato da vari anni. Scrive nel suo Aus meinem Leben und Denken (“”La mia vita e il mio pensiero””): «Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori […] Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio […] Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria.» Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell’Africa Equatoriale Francese. In una lettera scritta al direttore della Società missionaria di Parigi, Alfred Boegner – di cui l’anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un’assistenza medica – Schweitzer spiegò la sua scelta: «Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile» I missionari furono inizialmente scettici sull’interesse dimostrato dal noto organista per l’Africa. La risposta di Schweitzer fu quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti e tenendo concerti e conferenze per realizzare il sogno di costruire un ospedale in Africa. Imbarcatosi a Bordeaux sul piroscafo Europa, approda, il 16 aprile 1913, a Port Gentil e, attraversando l’Ogooué, giunge sulla collina di Andende, sede della missione evangelica parigina di Lambaréné, dove accolto dagli indigeni appronta alla meglio il suo ambulatorio ricavato da un vecchio pollaio, con una rudimentale ma efficace camera operatoria, cui venne attribuito il suo stesso nome: Ospedale Schweitzer. Ad accompagnarlo in questa sua avventura è una giovane donna di origine ebrea, Hélène Bresslau, ormai diventata la moglie e la compagna di vita di Schweitzer, che l’aveva conosciuta nel 1901 a una festa di nozze. Albert e Hélène si erano sposati nel 1912, dopo che Hélène aveva ottenuto il diploma di infermiera, conseguito per realizzare il sogno comune con il marito. Cominciano ben presto ad arrivare ogni giorno almeno una quarantina di pazienti. Albert e Helene si trovano di fronte malattie di ogni genere legate alla malnutrizione, così come alla mancanza di cure e medicinali: elefantiasi, malaria, dissenteria, tubercolosi, tumori, malattia del sonno, malattie mentali, lebbra. Per i lebbrosi, molto più tardi, nel 1953, coi proventi del Nobel per la Pace, costruirà il Village Lumière. I primi anni in Africa e la deportazione Quando nel 1913 il medico alsaziano si imbarcò finalmente per Lambaréné con la moglie, accompagnato da numerose critiche da parte dei suoi familiari, insieme con la settantina di casse e attrezzature varie destinate alla costruzione del nuovo ospedale, egli portò con sé un pianoforte speciale, dono della Società bachiana di Parigi, progettato per resistere all’umidità e alle termiti africane. Fu questo il suo compagno di ogni giorno, lo strumento sul quale continuò a studiare, alla luce di una lampada a petrolio, nelle pause del lavoro e nel silenzio delle notti africane, quando non era impegnato a scrivere i suoi testi di filosofia e le lettere agli amici. Le giornate di Schweitzer passavano poi a curare le malattie (lebbra, febbre gialla, ulcera tropicale, vaiolo…) che affliggevano la popolazione di Lambaréné. I suoi inizi nel cuore dell’Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci o infidi come serpenti e coccodrilli, dovette vincere la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni (con cui in seguito sviluppò un rapporto di amicizia); le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. La prima operazione di Schweitzer, su un trentenne nero, colpito da un’ernia che gli stava andando in peritonite, si svolge infatti in un clima surreale. Una volta che il paziente è stato sedato, Schweitzer, nel silenzio della popolazione nera che seguiva l’operazione, si muove con gesti precisi, conscio che se provocherà la morte di quell’uomo anche la sua sorte sarebbe stata compromessa.[4] L’operazione, la prima di una lunghissima serie, andrà a buon fine. Poi, quando si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con gli indigeni, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto; le difficoltà, le avversità, la mancanza di alimenti o di medicinali non erano sufficienti per farlo arretrare. Schweitzer costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze. A questo proposito racconta Giorgio Torelli:[4] «Ogni paziente continua ad essere accompagnato dai parenti e dai figli e spesso anche dalle anatre.» (Giorgio Torelli) Piano piano il “”grande medico bianco”” conquista la fiducia della gente di Lambaréné, e non solo. Dal profondo della foresta, da villaggi lontani anche centinaia di chilometri, arrivano malati desiderosi di cure. Schweitzer (e la sua comunità di medici volontari che piano piano cresce intorno a lui) diventa un benefattore, una figura di riferimento, e le notizie di quello che sta facendo nel cuore dell’Africa più nera smuovono l’opinione pubblica mondiale. Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca. Il 5 agosto di quell’anno, giorno in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale, i coniugi Schweitzer vennero dichiarati prigionieri di guerra dai francesi, come cittadini tedeschi che lavoravano in territorio francese. Avevano il permesso di restare a casa, ma non potevano comunicare con la gente né accogliere i malati. Più tardi i francesi li espulsero dall’Africa spedendoli in un campo di lavoro nel sud della Francia. Secondo quanto racconta Edouard Nies-Berger, in Albert Schweitzer m’a dit, «la coppia Schweitzer fu fermata dalle autorità militari francesi per ragioni di sicurezza. Erano entrambi cittadini tedeschi, e la signora S., molto vicina alla Germania, aveva criticato il governo francese in alcune lettere trovate poi dalla censura. A credere a certe voci, Schweitzer era considerato una spia tedesca, e il Kaiser avrebbe avuto intenzione di nominarlo governatore dell’Africa equatoriale nell’ipotesi di una vittoria tedesca. I servizi segreti avevano trovato nel suo baule un documento che certificava l’offerta, e questa storia lo avrebbe perseguitato per il tutto il resto della sua vita.» In luglio furono rilasciati grazie all’intervento di amici parigini, in particolare di Charles Marie Widor. Durante uno scambio di prigionieri verso la fine della guerra, nel 1918 poterono ritornare in Alsazia. Durante la prigionia avevano contratto entrambi la dissenteria e la tubercolosi e sebbene Albert si sarebbe ripreso grazie alla sua forte fibra non sarebbe stato lo stesso per la moglie, le cui condizioni di salute peggioravano sempre di più. Per questo motivo nel 1923 prese una casa a Königsfeld im Schwarzwald nella quale andò a vivere la moglie trovando lì un clima più adatto al suo stato di salute. L’idea di tornare in Africa per Albert si dissolveva sempre di più, insieme con i sogni avviati a Lambaréné, aggravata dalla guerra. Un nuovo barlume di speranza si accese con la nascita della figlia Rhena, il 14 gennaio 1919, giorno del compleanno del medico. Le sofferenze provate in prima persona lo aiutarono ulteriormente a comprendere meglio gli altri, mentre il recupero del lavoro come assistente medico presso l’ospedale di Strasburgo, la riconquista delle sue funzioni di pastore presso la chiesa di San Nicola, contribuirono molto al recupero delle sue energie psicofisiche. La ripresa dei concerti d’organo inoltre, con una tournée in Spagna, gli dimostrò che era ancora molto apprezzato come musicista. Dal punto di vista scientifico gli venne conferita la laurea honoris causa dall’Università di Zurigo e nel 1920 Albert fu invitato dall’arcivescovo svedese dell’Università di Uppsala per una serie di conferenze che, insieme con i concerti d’organo che seguirono prima in Svezia e poi in Svizzera, gli permisero di raccogliere nuovi fondi da inviare a Lambaréné per le spese di mantenimento dell’ospedale negli anni di guerra. Nel 1921 pubblicò un libro di ricordi africani, All’ombra della foresta vergine, il cui contenuto si può ancora considerare indicativo per le azioni che si intraprendono per i Paesi in via di sviluppo. Il ritorno in Africa Il 14 febbraio 1924 Albert lasciò Strasburgo per raggiungere di nuovo l’agognata missione di Adendè il 19 aprile. Dell’ospedale non era rimasta che una baracca: tutte le altre costruzioni avevano ceduto col passare degli anni o erano completamente crollate. Organizzandosi per fare il medico di mattina e l’architetto nel pomeriggio, Albert dedicò i mesi successivi alla ricostruzione, tanto che nell’autunno del 1925 l’ospedale poté già accogliere 150 malati e i loro accompagnatori. Alla fine dell’anno l’ospedale operava a pieno ritmo, ma un’epidemia di dissenteria obbligò il suo fondatore a trasferirlo in una zona più ampia, tanto da doverlo costruire per la terza volta. Il 21 gennaio del 1927 gli ammalati furono trasferiti nel nuovo complesso. Albert racconterà così la commozione della prima sera nel nuovo ospedale: «Per la prima volta da quando sono in Africa, gli ammalati sono alloggiati come si conviene per degli uomini. È per questo che levo il mio sguardo riconoscente a Dio, che mi ha permesso di provare questa gioia.» Carisma, versatilità e tempra morale Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambaréné. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò «il più grande uomo del mondo». Non era stato né il primo né l’unico medico a inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: « […] Soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione.» La battaglia contro le armi nucleari I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato da profonda amicizia con Albert Einstein, Otto Hahn e con un’élite di ricercatori e grazie a una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso «tre richiami» trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958. Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un «crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto.» Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. «Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa.» Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: «Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari.» Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità. Premio Nobel Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné. La morte Schweitzer non volle più ritornare a vivere nella sua terra natale, preferendo morire nella foresta vergine vicino alla gente a cui aveva dedicato tutto se stesso. E il 4 settembre 1965 morì, ormai novantenne, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano di Lambaréné, e lì fu sepolto. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l’ultimo saluto al loro benefattore, che sarà seppellito presso l’ansa del fiume. I giornali occidentali ne annunciarono la morte: «Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta.» Il posto di Schweitzer sarà preso dal successore da lui designato, Walter Munz, un medico svizzero che a soli ventinove anni, nel 1962, aveva abbandonato una vita tranquilla e agiata in Europa per dare una mano a Lambaréné.[4] wikip”,”BIOx-059-FV”
“GOLLWITZER Heinz”,”L’ impérialisme de 1880 a 1918.”,”Imperialismo sociale – Socialimperialismo “”La démocratie exige deux choses, disait Austen Chamberlain: L’ impérialisme et une réforme sociale””.”” (pag 233) “”En Allemagne, les impérialistes démocrates Max Weber et Friedrich Naumann soutenaient l’impérialisme social et le groupe doctrinaire connu sous le nom de “”Kathedersozialisten””, érudits et dirigeants économistes qui comprenaient le Verein für Sozialpolitik.”” (pag 134) “”L’élément social, dans la pensée des socialistes italiens et allemands qui avaient été gagnés à la politique impérialiste, peut être considéré comme réel. Il convient de les ajouter, eux aussi, aux différentes couches qui formaient le courant de l’ impérialisme social. Les socialistes marxistes et, dans sa grande majorité, le mouvement travailliste anglais rejetèrent l’impérialisme social qu’il considéraient comme une duperie; il furent en bien des points le prolongement du radicalisme anglais, tout comme nombre des idées radicales de Hobson sur l’impérialisme réapparurent dans la critique marxiste de l’imperialisme””. (pag 134) Guerra elemento della politica imperialista. “”Mais une chose ne fait aucun doute: la conception impérialiste de la guerre était très différente du “”Weltanschauung”” “”pacifiste-utilitariste”” et plus positive. De nombreux impérialistes voyaient dans la guerre non pas tant une survivance attardée d’une phase barbare de l’ histoier de l’humanité mais plutôt, selon les mots de Moltke, “”un maillon dans les desseins de Dieu””, le puissant moteur de l’histoire qui, tout en étant un mal sous bien des rapports, n’en était pas moins une destinée que l’on devait accepter et à laquelle il fallait se préparer.”” (pag 178)”,”RAIx-224″
“GOLLWITZER Helmut”,”La critica marxista della religione e la fede cristiana.”,”Relazione tenuta da Helmut Gollwitzer, in due sedute, della Commissione sul marxismo del 2-10-1958 e 3-3-1959. L’autore è noto per l’appassionata partecipazione all’attuale discussione sulla funzione della Chiesa per il mondo e per la interpretazione socialmente progressiva del mandato evangelico e insieme si distingue per la fermezza nella difesa dei fondamenti biblici della fede contro procedimenti distruttivi della scuola bultmanniana. Questo aspetto risulta dal famoso dibattito tra Gollwitzer ed Herbert Braun, tenuto a Magonza con il titolo Post Bultmann locutum.”,”RELP-007-FL”
“GOLMAN L. BACH I. KOLPINSKI N. TARTAKOWSKI B. KOUNINA V. GORBOUNOV V. e EREMINA V., saggi di”,”La Commune de Paris et le marxisme. Essais.”,”Saggi di L. GOLMAN I. BACH N. KOLPINSKI B. TARTAKOWSKI V. KOUNINA V. GORBOUNOV e V. EREMINA “”Dans la deuxième esquisse de ‘La Guerre civile en France’ Marx aborda le problème de façon beaucoup plus différenciée. Il écrivait: “”C’est, entre autres choses, une absurdité de dire que les fonctions centrales, non point les fonctions d’autorité sur le peuple, mais celles qui sont nécessitées par les besoins généraux et ordinaires du pays, ne pourraient plus être assurées. Ces fonctions devaient exister, mais les fonctionnaires eux-mêmes ne pouvaient plus, comme dans le vieil appareil gouvernemental, s’élever au-dessus de la société réelle, parce que les fonctions devaient être assumées par des ‘agents communaux’ et soumises, par conséquent, à un contrôle véritable. La fonction publique devait cesser d’être une propriété personnelle, conférée par un gouvernement central à ses instruments””. (pag 143-144) [La Commune de Paris et le marxisme. Essais, 1977]”,”MFRC-136″
“GOLOVINA L.I. YAGLOM I.M.”,”L’induzione in geometria.”,”Il primo degli autori, L. I. Golovina, è docente all’Università di stato di Mosca, e specialista di algebra superiore e geometria; il secondo, I.M. Yaglom, è un eminente pedagogista in campo matematico, autore di numerosi volumi e ricerche specialistiche.”,”SCIx-156-FL”
“GOLTZ Colmar von der”,”La nazione armata.”,”Dal frontespizio: Libro su l’organizzazione degli eserciti e la condotta della guerra dei tempi nostri. Barone Colmar von der GOLTZ Colonnello del Regio esercito prussiano. Quarta edizione riveduta e migliorata (1890). Prima traduzione italiana (1894) fatta con l’autorizzazione dell’Autore dal Capitano di fanteria Pasquale MEOMARTINO). Il titolo originale tedesco dell’Opera era “”Das Volk in Waffen”” (“”Il popolo in armi””) ma, come è scritto sulla Dichiarazione del traduttore, <> GOLTZ, Colmar von der (Bielkenfeld 1843 – Baghdad 1916) Feldmaresciallo, scrittore e teorico militare tedesco. Partecipò alle campagne del 1866 e del 1870/71, e subito dopo fu insegnante all’Accademia militare di Berlino. Dal 1883 al 1895 fu inviato in Turchia, dove riorganizzò l’esercito e grazie a ciò si realizzarono i successi turchi nella guerra del 1897 contro la Grecia. Tornato in Germania altri incarichi e promozioni. Dall’inizio del Primo conflitto mondiale fino al novembre 1914, fu governatore generale del Belgio; quindi fu inviato in Turchia, dove per breve tempo diresse la difesa dei Dardanelli, per assumere presto il comando della 6a armata ottomana in Mesopotamia; qui morì di tifo nel 1916. (cfr Encicl. Treccani). Fu apprezzato scrittore militare, per alcuni, secondo solo a CLAUSEWITZ Carl von. <> (pag 1 dell’Introduzione dell’Autore).”,”QMIx-219-FSL”
“GOLUB P.”,”The Bolsheviks and the Armed Forces in Three Revolutions. Problems and Experience of Military Work.”,”Foreword, Conclusion, note, Translated from the Russian by David SKVIRSKY, Name index,”,”RIRO-093-FL”
“GOMBIN Richard”,”Les origines du gauchisme. Critique de la bureaucratie sovietique. “”Les temps modernes””. Le revisionnisme philosophique Korsch Lukacs “”Arguments””. Critique de la vie quotidienne Henri Lefebvre “”L’ Internationale situationniste””. Le communisme des conseils Pannekoek “”Socialisme ou barbarie””. Gauchisme et contestation.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese).”,”FRAP-041″
“GOMBIN Richard”,”Le projet revolutionnaire. Eléments d’ une sociologie des événements de mai-juin 1968.”,”Dello stesso autore: Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangere francaise entre les deux guerres mondiales. GOMBIN Richard, nato nel 1939, è storico e sociologo del movimento operaio. Il suo libro ‘I socialisti e la guerra, 1919-1939′ sta per essere pubblicato (1969). Ricercatore al CNRS sta preparando uno studio sul sindacalismo in Francia e negli Stati Uniti. “”Dal 1928-1930, Trotsky aveva inaugurato (è vero che poteva invocare l’ esempio delle critiche di Rosa Luxemburg, ma essa le aveva dirette contro il leninismo) una posizione che sarebbe diventata classica anche per coloro che non si consideravano come degli epigoni. La rivoluzione d’ Ottobre, scriveva in sintesi, fu una vera rivoluzione proletaria, conforme allo schema marxista-leninista. Il regime che ne uscì venne falsato dall’ emergere del fenomeno staliniano e dalla dittatura burocratica che gli era inerente. Tuttavia, lo Stato sovietico rimaneva uno Stato operaio che ogni rivoluzionario doveva difendere contro gli attacchi del mondo capitalistico. In questa concezione, la “”rivoluzione tradita”” rimaneva comunque una rivoluzione e un modello per i rivoluzionari del mondo intero. Solo la sovrastruttura, la burocrazia doveva essere stigmatizzata. Molto presto, molti rivoluzionari si posero la questione di sapere come una dittatura poliziesca avesse potuto emergere da una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione””. (pag 31)”,”TROS-158″
“GOMBIN Richard”,”Le origini del gauchisme.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese). “”Pannekoek è persuaso che diventando il capitalismo sempre più brutale, il proletariato sempre più maturo, lo sciopero selvaggio e l’occupazione delle fabbriche costituiranno ormai le sue armi essenziali: “”Essi (gli scioperi selvaggi) sono i precursori delle grandi lotte del futuro, di quelle che avverranno quando grandi crisi sociali accompagnate da una pressione sociale e da profondi disordini, getterranno le masse in un’azione più energica””. Il problema che Pannekoek si era posto e che la maggior parte dei partigiani del comunismo dei consigli continuano a discutere, è l’esistenza, il ruolo e la necessità stessa di un’organizzazione rivoluzionaria. Detto altrimenti, con altra denominazione, si ripropone tutta la questione del partito. L’autore di ‘Worker’s Councils’ è ben lontano da essere chiaro e categorico su questo punto. Lui stesso oscilla tra una concezione organizzativa imperativa e uno spontaneismo che la contraddice””. (pag 126-127)”,”TEOC-589″
“GOMBIN Richard”,”Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangère française entre les deux guerres mondiales.”,”Richard Gombin, Docteur en science politique. Attaché de recherche au CNRS. C.A. Colliard, Professeur à la Faculté de Droit et des Sciences Economiques de Paris. Altra opera dell’autore: ‘Le Projet révolutionnaire. Eléments d’une sociologie des événements de mai-juin 1968’ Due correnti nella SFIO durante il Front populaire, negli anni 1936 1938, da una parte i bellicisti che richiamano una politica di fermezza di fronte alla politica di Hitler e dall’altra i pacifisti che vogliono evitare la guerra a qualunque costo e propongono l’accordo con le dittature fasciste frenando la loro aggressività concedendo la revisione del Trattato di Versailles. (pag 230)”,”FRAV-165″
“GOMBROWICZ Witold”,”Su Dante.”,”Critica ‘letteraria’ e revisione ‘gombrowicziana’ dei passi del Canto Terzo dell’Inferno di Dante coll’intento di dargli più profondità. ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente… Biografia autore. (Wikip) « Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato » Gombrowicz Witold Marian Gombrowicz (Maloszyce, 4 agosto 1904 – Vence, 24 luglio 1969) è stato uno scrittore polacco, appartenente alla piccola aristocrazia rurale di lontana origine lituana. È considerato uno dei maggiori scrittori polacchi del XX secolo, attivo dal 1930 fino alla sua morte. Dopo l’infanzia presso la proprietà terriera della famiglia a Maloszyce, nel 1916 i Gombrowicz si trasferiscono a Varsavia, dove Witold compie gli studi laureandosi in legge nel 1926. Dopo qualche anno di praticantato come avvocato, nel 1930 decide di abbandonare la carriera legale e si mette a frequentare i caffè letterari della città. Nel 1933 pubblica un primo volume di racconti, e si mette a scrivere anche per il teatro. Nel 1937 esce il suo romanzo Ferdydurke, non ritenuto subito il capolavoro che verrà considerato diversi anni più tardi. Anche il secondo romanzo, dapprima tradotto come Schiavi delle tenebre e poi come Gli indemoniati, quando una nuova edizione ha dovuto tener conto dei capitoli ritrovati, esce a puntate, e con tagli, su diversi giornali. Negli anni trenta, inoltre, fa qualche viaggio in particolare in Francia, Italia e Austria. Partito per un viaggio come giornalista, in crociera gratuita (sponsorizzata da un armatore polacco per fare promozione alla sua ultima novità navale), verso l’Argentina nel 1939, giunge a Buenos Aires a pochi giorni dall’invasione nazista che darà avvio alla seconda guerra mondiale. Decide di non tornare e resta in America Latina per ventiquattro anni (per lo più a Tandil), vivendo in povertà e inventandosi, per sopravvivere, un’arte dell’arrangiarsi che comprendeva i mestieri più assurdi come l’invitato ai matrimoni e ai funerali – quest’ultima una versione al maschile delle prefiche greche, vecchiette pagate per piangere ai funerali – sino a divenire poi professore all’università di San Miguel de Tucumán. Nel 1947 trova un posto in banca al “”Banco Polaco”” di Buenos Aires, dove lavora per otto anni collaborando nel frattempo alla traduzione spagnola delle sue opere, inclusa Il matrimonio (1953). Dopo il licenziamento collabora a “”Radio Free Europe”” di Monaco per la quale scrive dal 1959 al 1961 (testi in parte raccolti in “”Una giovinezza in Polonia). Mentre qualche suo lavoro viene tradotto in francese, dopo l’uscita quasi clandestina di Ferdydurke, in Polonia viene proibita la stampa delle sue opere (una condizione che si perpetua fino al 1986). Nonostante questo, grazie alla rivista Kultura (fondata nel 1947 dall’esule polacco Jerzy Giedroyc) e alla sua casa editrice, l’Instytut Literacki (con sede a Maisons-Laffitte) riesce a pubblicare in polacco opere e diari. Nel 1963, intanto, fa ritorno in Europa, invitato a Berlino dalla Fondazione Ford. L’anno successivo si trasferisce vicino a Parigi dove conosce Rita Labrosse (canadese di Montréal che sposerà nel 1968) nel sud della Francia. La coppia si stabilirà a Vence, dove più volte lo scrittore sarà visitato da ‘Piero Sanavio” che girerà su di lui più di un’intervista per la Tv svizzera di lingua italiana e, per la RAI (1969), un documentario. Muore nel 1969, due giorni dopo la discesa dell’uomo sulla luna che ha seguito con entusiasmo in televisione. Opera[modifica | modifica sorgente] Influenzata da quella del suo conterraneo e amico Witkiewicz, l’opera di Gombrowicz è caratterizzata da satira continua nei confronti della società che dà luogo a una visione grottesca della realtà. Uno dei suoi temi ricorrenti è la questione della “”forma””.[1] All’inizio degli anni sessanta inizia ad avere successo in Europa in concomitanza con la rivalutazione che all’epoca interesserà altri grandi scrittori est-europei, con Witkiewicz, ma anche Bruno Schulz e, più tardi, Milan Kundera. I suoi temi sono legati alla tradizione comica di Rabelais, Cervantes o Fielding e trattano di problemi esistenziali con leggerezza e provocazione, dando luogo a equivoci voluti e divertenti e a fraintendimenti (come per esempio anche quello di Ungaretti che si arrabbiò molto leggendo Contro i poeti[2]), secondo un flusso narrativo che si scioglie attorno a un “”ghigno dell’immaturità”” (espressione di Francesco Matteo Cataluccio) e alla satira, per tutto lo spettro da bonaria a crudele, che si scatena nei rapporti interpersonali tra gli esseri umani, spesso presi da problemi esistenziali e filosofici di difficile soluzione. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Memorie del periodo dell’immaturità (Pamietnik z okresu dojrzewania, 1933), poi riscritto e completato come Bakakaj (1957), collezione di racconti Ivona principessa di Borgogna, (Iwona, ksiezniczka Burgunda, 1938), teatro trad. Vera Petrelli Verdiani, Lerici, Milano 1963 Ferdydurke. Viaggio in Italia (Ferdydurke, 1938), romanzo trad. Sergio Miniussi, prefazione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1961 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1991 Gli indemoniati [ed. integrale] o Schiavi delle tenebre [ed. censurata] (Opetani, 1939) trad. Pietro Marchesani, Bompiani, Milano 1983, 19912 Transatlantico (Trans-Atlantyk, 1953), romanzo trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1971 trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1982 Il matrimonio (Slub, 1953), teatro trad. Remo Guidieri, Einaudi, Torino, 1967 Diario (1953-1956) (Dziennik 1953-1956, 1957) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1970 Bacacay (Bakakaj, 1957), racconti trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1968 Pornografia [ed. integrale] o La seduzione [ed. censurata] (Pornografia, 1960), romanzo trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1962; «Oscar» Mondadori, Milano 1975 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, 1994 Historia (1962), teatro trad. Francesco M. Cataluccio, su «MicroMega», n. 4/93, Ed. Periodici Culturali, Roma 1993, pp. 173–209 Testamento. Conversazione con Dominique de Roux (Testament: rozmowy z Dominique de Roux), intervista trad. Vera Verdiani, prefazione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 2004 (FR) Entretiens avec Gombrowicz, a cura di Dominique de Roux, Pierre Belfond, Paris 1968 Diario (1957-1961) (Dziennik 1957-1961, 1962) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1972 Cosmo (Kosmos, 1965), romanzo trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1967 trad. Francesco M. Cataluccio e Donatella Tozzetti, Feltrinelli, Milano 1990 Diario (1961-1966) (Dziennik 1961-1966, 1967) trad. parziale Francesco M. Cataluccio, Parigi Berlino: diario 1963-1965, a cura di Ludmila Ryba, E/O, Roma 1985 estratto da, Su Dante (Sur Dante, 1968) trad. Riccardo Landau, Sugar, Milano 1969 estratto da, Contro i poeti (1968) trad. Riccardo Lanadu e Silvia Meucci, con uno scritto di Edoardo Sanguineti, Theoria, Roma 1995 Operetta (Operetka, 1967), teatro trad. Jole e Gian Renzo Morteo, Einaudi, Torino 1968 (FR) Cahier Gombrowicz, Éditions de L’Herne, Paris 1970 Corso di filosofia in sei ore e un quarto, (1971), Edizioni Theoria, Roma – Napoli 1994, 1996 ISBN 88-241-0452-5 trad. Liliana Piersanti, con uno scritto di Francesco M. Cataluccio, Theoria, Roma 1994; SE, Milano, 2001 Una giovinezza in Polonia (Wspomnienia polskie, 1977) trad. Vera Verdiani, introduzione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 1998 Diario (1961-1969) (Dziennik 1961-1969, 1997) complessivamente il diario è poi uscito in italiano, a cura di Francesco M. Cataluccio, in 2 voll. Diario 1953-1958, Feltrinelli, Milano 2004 Diario 1959-1969, Feltrinelli, Milano 2008 Note[modifica | modifica sorgente] ^ 1. Piero Sanavio, W. Gombrowicz, La forma e il rito, 1974 ^ Lo ricorda Sanguineti nell’introduzione all’ed. italiana del pamphlet. Bibliografia critica[modifica | modifica sorgente] Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, Contro l’Impegno, documentario RAI (“”l’Approdo””), 1969. Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, La Forma e il Rito, Marsilio, Venezia 1974. Numero monografico di «Riga», a cura di Francesco M. Cataluccio, con un’intervista di Piero Sanavio, Marcos y Marcos, Milano 1994 R. Capacciola, Diario. Volume I (1953-1958) (Milano, 2004), in ‹‹eSamizdat››, IV, 2006, pp. 4″,”VARx-490″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Los anarquistas en el gobierno 1936-1939.”,”Dal 1936 al 1939 il movimento libertario fu protagonista attraverso CNT, FAI e JL (Juventudes Libertarias) di una radicale rivoluzione sociale nella Spagna repubblicana. Juan GOMEZ CASAS, militante anarcosindacalista e autore di studi chiarificatori come ‘Historia del anarcosindacalismo español’ e ‘Historia de la FAI’ ricostruisce in queste pagine la traiettoria rivoluzionaria di quegli anni, la risposta sociale alla sollevazione militare, le collettivizzazioni, la polemica partecipazione anarchica nel governo repubblicano ecc.), in sostanza la dinamica del movimento libertario.”,”MSPG-076″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia de la FAI.”,”In occasione della Conferenza di Valencia, in piena dittatuda di PRIMO DE RIVERA, nell’ anno 1927, alcuni militanti della CNT, prima della disintegrazione di questa centrale sindacale, crearono la Federacion Anarquista Iberica (FAI) come organo specifico di diffusione e di difesa delle idee anarchiche in seno alla CNT e nel movimento operaio della penisola. Juan GOMEZ CASAS, anarcosindacalista, autore di numerosi libri scrive la storia della FAI dalla sua fondazione fine al termine della guerra civile.”,”MSPG-080″
“GOMEZ CASAS Juan”,”La primera internacional en España. Estudio y documentos.”,”GOMEZ CASAS è uno specialista di storia del movimento operaio e ha pubbicato con la stessa casa editrice ‘Historia del anarcosindacalismo español. Attività di Lafargue in Spagna. “”L’ atteggiamento indipendente di A. Lorenzo gli causò non pochi problemi durante i due mesi in cui visse a Valencia assieme ai suoi compagni del Consiglio Federale. Egli dice che lo guardavano con sospetto, che arrivarono ad aprire le sue lettere poi giustificandosi col fatto che si era sbagliato e, perfino che credevano che fosse una spia di Lafargue nel Consiglio Federale, sollevandogli questioni capziose per vedere se egli si smascherava da solo””. (pag 39) Marxismo e anarchismo. “”Fu Lafargue che informò Engels dell’ esistenza dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna””. (pag 42) “”Nello stesso tempo, su suggerimento di Lafargue e Mesa, Engels chiese il 24 giugno al Consiglio Federale della F.R.E. una lista di tutti i membri dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna, con la menzione delle funzioni che svolgevano nell’ Internazionale, così come informazioni relative al carattere e all’ azione di tale Alleanza e sulle sue ramificazioni nel paese””. (pag 45)”,”INTP-027″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia del anarcosindacalismo en España.”,”L’ascesa del movimento degli scioperi, la Terza Internazionale e i sindacati spagnoli. 1920. “”El 23 de junío, el congreso de la U.G.T., celebrado en Madrid, rechazó la adhesión a la Tercera Internacional, adscribiéndose a la Internacional Sindical de Amsterdam. El 26 de junio estalló la grave heulga de los mineros de Ríotinto, que se hizo general el 31 de julio. La incertidumbre en cuanto al porvenir immediato influyó sin duda, para que el Comité nacional de la C.N.T. gestionase en septiembre en la capital un pacto de ayuda mutua y alienza con la U.G.T.. Salvador Seguí, Evelio Boal y Salvador Quemades, concertaron un principio de acuerdo, en la Casa del Pueblo, de Madrid, y acordaron un manifiesto y un pacto de alianza que firmaron Largo Caballero, Manuel Cordero, Luis Fernández y otros por la U.G.T.”” (pag 132)”,”MSPx-075″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Storia dell’anarco-sindacalismo spagnolo.”,”Il lavoro di Juan Gomez Casas è il primo, con la Historia del movimento obrero di Abad de Santillán, ancora incompleta, che svolga la storia del movimento operaio spagnolo e sia stato pubblicato in Spagna, dopo che il fascismo ha tentato di distruggere il movimento stesso fino alle sue radici. L’entusiasmo con cui ogni parte del movimento operaio ha accolto in Spagna il libro di Casas è stato grande, anche se la presente storia concerne anzitutto la parte anarchica. L’opera parte dal 1836 per arrivare alla guerra spagnola del 1936/39. L’autore, imbianchino e militante libertario da molti anni, ha dovuto pagare quindici anni nelle prigioni del regime.”,”MSPx-004-FL”
“GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Lo chiamavano impunità. La vera storia del caso Sme e tutto quello che Berlusconi nasconde all’Italia e all’Europa.”,”””In attesa di far digerire anche il ritorno dell’immunità agli elettori del centrodestra (soprattutto di An e della Lega Nord, cioè dei due partiti che più si batterono nel ’92-93 per cancellarla), il Cavaliere fa il gioco della seppia e secerne tonnellate di liquido nero intorno al caso Sme, per confonderne i contorni e i ruoli. Trasformando addirittura i pm, i giudici, la parte lesa (Carlo De Benedetti) e due testimoni (Romano Prodi e Stefania Ariosto) in imputati virtuali, mentre gli imputati veri diventano vittime e testimoni”” (pag 9) (introduzione)”,”ITAP-244″
“GOMPERS Samuel”,”70 años de vida y trabajo. Una autobiografia revisada por Philip Taft y John A. Sessions.”,”A pagina 320 l’A parla dei suoi rapporti con F.A. Sorge ed altri esponenti del socialismo americano.”,”MUSx-145″
“GOMPERS Samuel, compilazione e cura di Hayes ROBBINS”,”Labor and the Common Welfare.”,”GOMPERS Samuel era il Presidente dell’ American Federation of Labor (AFL), vice presidente della National Civic Federation (NCF). “”The trade unions of America reached their highest development during the year 1913. They made themselves felt in city coucils, county court-houses, state legislatures, state courts, the national Congress, the federal courts, and in every sphere where human activity and human betterment can be obtained for the workers through legislative or judicial means, but they used those great agencies as supplemental agencies in the wonderful work they have accomplished themselves through their economic organization – the trade unions.”” (pag 166) “”Ogni reale progresso nella libertà umana è un evento immenso nella storia. Per questa ragione, proclamiamo come una delle grandi dichiarazioni legislative di tutti i tempi questa sentenza nel Clayton Anti-trust Act: Il lavoro di un essere umano non è una merce o un articolo di commercio.”” (pag 169)”,”MUSx-197″
“GOMPERS Samuel”,”Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography.”,”GOMPERS Samuel I ricordi personali di Gompers su F.A. Sorge e i primi socialisti americani “”My personal knowledge of Socialists extends over a period of six decades. My judgments have not been based upon second-hand information. As I have stated in earlier chapters, I early became acquainted with two opposing factions of Socialism in the old International Workingmen’s Association, the Marxian Socialists who understood that labor activity must rest upon the trade union as its foundation, and the Lassallean group which placed the emphasis on political activity. I have known Socialists who were personal students under Karl Marx – those who knew the movement from its source. Among there were F.A. Sorge, J.P. McDonnell, Conrad Karl, and Ferdinand Laurrell. Those who helped to lay the foundation for the American trade union movement came from both schools of thought and modified their philosophy and their practices in the work of developing the American trade union. I knew many of the men who served as the connecting links between the labor movement of Europe and the United States. Their education included Socialism. Among them were the following: Fred Bolte, George Steibeling, Henry Emrich, Alexander Jonas, Hugo Vogt, E. Grosse, Victor Drury, Hugo Miller, Carl Speyer, and Dr. Douai. I learned to appreciate these men as friends and to value their counsel. F.A. Sorge, perhaps more than any other one person, typified the movement to merge the European labor movement with that of the United States. After Sorge served as administrator for old International, he lived for many years in West Hoboken, a near neighbour to Carl Speyer who had also been active member in the International and had been active in pioneer work in the furniture makers’ organization. Sorge supported himself by teaching music and writing articles for German publications. He frequently applied to the Federation office for publications and materials for his articles on labor for European journals. A few times I visited him at his home.”” [Samuel Gompers, Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography, 1925] (pag 381-382)”,”MUSx-290″
“GOMPERS Samuel, a cura di Piero BAIRATI”,”Settant’anni della mia vita.”,”Samuel Gompers nacque a Londra nel 1850 e morì a S.Antonio (Texas) nel 1924. Nel 1881 fondò la Federation of Trades and Labor, trasformatasi nel 1886 nell’American Federation of Labor, che esercitò una forte influenza sulla vita politica americana. Fece votare la legge delle otto ore. Nel 1919 divenne presidente della Commissione internazionale del Lavoro a Parigi. Presiedette l’Internazionale sindacalista a Amsterdam.”,”MUSx-049-FL”
“GOMPERZ Theodor”,”Pensatori greci. Storia della filosofia antica. Volume I. Dalle origini agli storici.”,”Empedocle precursore di Darwin e di Goethe (pag 369-370) Empedocle: “”Il centro di gravità di tutta la sua opera è rappresentato dalla dottrina della materia”” (pag 348) Empedocle. Abbandona la dottrina dell’elemento unico ma non la dottrina degli elementi in generale Per ottenere una pluralità di materie fondamentali bastava unire insieme le dottrine di Talete, di Anassimene e di Eraclito (pag 349)”,”FILx-528″
“GONCIAROV Ivan”,”Oblòmov.”,”GONCIAROV Ivan A. nacque a Simbirsk il 6 giugno 1812 e morì a Mosca il 15 settembre 1891. Fu per quasi tutta la sua vita un impiegato governativo, per molti anni all’ ufficio della censura. Negli anni 1852-54 fece un viaggio intorno al mondo sulla fregata Pallada. Ha scritto tre romanzi. “”Stolz era coetaneo di Oblomov: aveva anch’egli passato i trent’anni. (…) Era in continuo movimento: se la compagnia aveva bisogno di mandare un agente nel Belgio, in Inghilterra, mandava lui; se bisognava scrivere un progetto o realizzare una nuova idea, sceglievano lui. Nello stesso tempo egli frequentava la società e leggeva: quando trovasse il tempo, Iddio lo sa! (…) Non faceva mai un movimento superfluo. Se stava seduto, sedeva tranquillo; se agiva, non impiegava che la mimica necessaria. Come nell’ organismo non aveva nulla di superfluo, così pure nella condotta morale della propria vita cercava l’ equilibrio tra i lati pratici e le sottili necessità dello spirito. Le due tendenze andavano un po’ parallele, un po’ si incrociavano e intrecciavano per via, ma mai si confondevano indissolubilmente fra loro. Egli andava avanti a passo fermo ed ardito; viveva secondo la propria borsa, cercando di spendere ogni giornata, come ogni rublo, con un controllo continuo e vigile del tempo, del lavoro, delle forze dell’ anima e del cuore impiegate. Pareva che regolasse le gioie e le tristezze allo stesso modo dei movimenti delle braccia, o dei passi delle gambe, o come si regolava secondo il buono o cattivo tempo. Teneva aperto l’ ombrello finché pioveva, cioè soffriva finché durava il dolore e soffriva senza timida rassegnazione, ma con dispetto, con orgoglio, e sopportava pazientemente solo perché attribuiva la causa di ogni sofferenza a se stesso e non l’ attaccava, come un pastrano, a un chiodo altrui. E anche della gioia godeva come di un fiore colto per strada, fino a che non gli appassiva fra le mani, senza vuotar mai la tazza sino a quella goccia d’ amarezza, che è in fondo ad ogni godimento””. (pag 157-158)”,”RUSx-115″
“GONCOURT Edmond e Jules de”,”L’ assedio di Parigi. Goncourt – “”Journal”” 1870-1871.”,”””Domenica 16 ottobre. Sono pieno di disprezzo e di collera per l’ invenzione della ‘notizia a sensazione’, questa menzogna o questa montatura menzognera del vero, per amore di qualche soldone. I giornalisti del momento defraudano il pubblico, né più né meno dei negozianti che sottobanco vendono articoli più scadenti al prezzo di quelli affissi alla porta.”” (pag 79) “”Rileggendo La Confession d’un Enfant du Siècle, mi vien fatto di notare come certi libri esercitino una singolare influenza su certi uomini, che sembrano uscire tutti interi dal corpo di un libro, senza che i loro padri abbiano lasciato la minima impronta sul loro carattere””. (pag 246)”,”MFRC-107″
“GONELLA Walter”,”«…qui era la fabbrica più bella che c’era…». La Way Assauto tra storia e memoria.”,” Calo del Pci e mutamento della classe operaia “”E’ sufficiente osservare, anche solo rapidamente, dati e documenti conservati presso gli archivi del Pci e della Cgil astigiani per capire l’importanza del legame con la Way Assauto. Tra il 1945 e il 1946 il Pci astigiano contava alla Way Assauto circa 700 iscritti. Nel 1956 alla Waya era concentrato il 28.8% degli iscritti al Pci del capoluogo. Sempre nello stesso anno gli iscritti alla sezione Dimitrov del Pci astigiano – la sezione della Way Assauto – erano 554 – 433 uomini e 121 donne – su un totale di 2.029 dipendenti della fabbrica, cioè il 27,3% del totale. E per quanto questo dato subisse negli anni una forte riduzione, ancora negli anni Sessanta, il Pci aveva nella sezione Dimitrov il più alto numero di iscritit. E lo stesso calo degli iscritti che il Pci e la Cgil conobbero nel corso degli anni Cinquanta ha, almento in parte, una spiegazione che trae origine dalle profonde trasformazioni nella composizione della classe operaia della Way Assauto”” (pag 79) Walter Gonella laureato in Lettere moderne all’Università di Torino, bibliotecario, ricercatore dell’Israt, ha pubblicato saggi sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano, fra cui ‘Le culture del movimento operaio’ in ‘Tra sviluppo e marginalità’ (Israt, 2006), ‘Un sindacato, una città’ (Israt, 2006). Foto panoramica maestranze durante la Prima guerra mondiale (pag 264-265) Fallimento fabbrica. La Way Assauto fu rilevata nel 2006 da Astigiana ammortizzatori STAMPA 21/01/2014 MA.C. ASTI Ancora una «fumata nera» al processo per bancarotta a carico dei presunti responsabili del crack della Way Assauto, la storica fabbrica metalmeccanica di via Antica Cittadella che era stata dichiarata fallita dal tribunale quattro anni fa dopo un periodo di amministrazione controllata. Il pm Luciano Tarditi contesta le accuse all’ultimo proprietario della Waya, l’imprenditore di Scurzolengo Diego Robella, e al socio di minoranza Ezio Trinchero. Coinvolto con un’imputazione minore anche Fabio Trinchero, figlio di Ezio. Ieri la procura e le difese dovevano riferire al presidente della corte, Francesca Di Naro, su eventuali patteggiamenti. Nei tre mesi intercorsi tra la precedente udienza e quella di ieri, pm e imputati non sono riusciti a trovare un accordo. La procura e le parti civili (ex lavoratori e altri creditori dell’azienda) avevano posto come condizione il risarcimento dei danni, soluzione non accettata da Robella e Trinchero. Si andrà quindi avanti con il processo. La presidente Di Naro ha ammesso circa 40 testimoni di accusa e difese. Il dibattimento è stato poi rinviato al 3 marzo, quando il pm Tarditi sentirà gli investigatori della Guardia di finanza che condussero le indagini. Il legale di Robella, l’avvocato Roberto Caranzano, citerà come testi «a discarico» il governatore Cota, gli ex presidenti della Provincia Marmo e Armosino, l’ex sindaco Voglino e altri politici e sindacalisti per chiarire la situazione complessiva del periodo pre-fallimentare e cercare di dimostrare che il suo cliente è stato lasciato solo dalle istituzioni nel gestire la fabbrica.”,”MITT-378″
“GONELLA Walter”,”Un sindacato, una città. La Camera del Lavoro di Asti dalla Liberazione all’autunno caldo.”,”Luigi Ganapini, Università di Bologna, Fondazione ISEC Walter Gonella, laureato in Lettere all’Università di Torino con Aldo Agosti, bibliotecario, ricercatore dell’ISRAT. Ha pubblicato sagig sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano.”,”MITT-387″
“GONIN Grègoire”,”””Le mouvement ouvrier suisse avant la Première guerre mondiale””. Histoire suisse contemporaine. Seminaire 2e partie 2000-2001.”,”Molto citato nelle note il volume di Philippe Garbani e Jean Schmid ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880-1980’, Lausanne, En Bas, 1980 (Uss)”,”MEOx-139″
“GONNELLI Filippo”,”La filosofia politica di Kant.”,”Filippo Gonnelli (Roma, 1960), è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti di storia, politica e diritto di I. Kant. Attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Torino.”,”FILx-099-FL”
“GONZALES Ildefonso”,”Il movimento libertario spagnuolo.”,”I. Gonzales, nato a Palencia, Spagna nel 1909, emigrò con i suoi genitori nell’Argentina quando era ancora bambino. Incominciò presto a lavorare per guadagnarsi il pane, così fin dalla giovane età si trovò a contatto, per le necessità di lavoro e per la partecipazione del padre ai Sindacati della ‘Federazione Operaia Regionalistica Argentina’ (FORA), con quel mondo operaio sudamericano che iniziava allora le sue battaglie. Inizia a partecipare alle lotte a 15 anni e farà la conoscenza di varie carceri. Dall’Argentina verrà deportato in Uruguay e da qui arrivò in Spagna. Qui diresse il periodo clandestino ‘FAI’. Dopo la guerra civile, in Francia fondò la casa editrice “”Tierra y Libertad”” (pag V-VI) La CNT si distingue anche dalla FORA – più specificamente anarchica della CNT – per una maggiore elasticità di metodi e perché si dedica più permanentemente ai problemi di classe. Soprattutto per il suo spirito «ingenito verso il proselitismo e verso l’azione collettiva». La FORA può affermare che ogni suo militante è un anarchico in atto o in potenze. Essa non aspira al numero. Preferisce restare «piccola», cioè ridotta in quantità di aderenti, pur di non ceder terreno nel suo profondo, nel suo «purismo», nella sua intera finalità. La CNT si sforza di penetrare capillarmente nel popolo per farlo suo: ed anche quando i suoi sindacati formicolavano di affiliati, cercava di attrarne sempre di più. Da ciò provengono gli scuotimenti interni della CNT. Nessuna meraviglia che la «massa militante», in enorme maggioranza rispetto agli anarchici veri e propri, sia stata, varie volte, materiale di base per manovre deviazioniste come quella del «trentismo», o quella più recente riaffermata nella persistenza della «collaborazione governativa»”” (pag 6-7) (L’appellativo di “”trentismo”” è dovuto al fatto che i rappresentanti della frazione sindacale a tendenza politica, lanciarono un manifesto che fu firmato da 30 persone (nota 9, pag 13))”,”ANAx-422″
“GONZALEZ Ernesto a cura, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolucion Cubana. Volumen 2 (1963-1969).”,”””In quanto ai risultati della prima Tricontinentale, il Segretario Unificato tracciò una prima analisi, in un articolo firmato da Livio Maitan: (…). In questo senso, Maitan rilevava la composizione eterogenea della conferenza. Assieme a movimenti rivoluzionari che lottavano con le armi in mano contro gli imperialisti e le forze conservative native, le più numerose erano le delegazioni che in realtà erano governative, come la Cambogia, il Pakistan o il Kenya, quest’ ultima dominata da tendenze conservatrici neocolonialiste. Per quanto concerne agli osservatori e invitati, l’ elezione è stata abbastanza infelice, con personaggi come lo scrittore italiano Alberto Moravia che, al suo ritorno, scrisse articoli reazionari su giornali conservatori europei””. (pag 176)”,”TROS-163″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 1. Del GOM a la Federación Bonaerense del PSRN (1943-1955).”,”Libro dedicato a Nahuel MORENO Due tappe significative: Nascita GOR (GRUPO OBRERO REVOLUCIONARIO) e nascita LOS (LIGA OBRERA SOCIALISTA). “”Tra il 1929 e il 1943 si sviluppa quella che potremo chiamare la “”preistoria “” del trotskismo in Argentina, durante la quale, lottando contro la corrente, vari intellettuali e qualche quadro del movimento operaio vollero conoscere le posizioni dell’ Opposizione di Sinistra e della Quarta Internazionale, e fecero i primi passi intesi ad organizzare un movimento quartointernazionalista. (…) In generale si tende a considerare i Guinney, padre e figlio, e Camilo Lopez come i primi compagni che si dichiararono seguaci di Trotsky.”” (pag 57-58)”,”TROS-172″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 2. Palabra Obrera y la Resistencia (1955-1959).”,”””Nel marzo del 1958 la direzione di Palabra Obrera elaborò un documento in cui si segnalavano le principali caratteristiche del trionfo di Frondizi, così come le varianti che potevano aversi durante il suo governo, soprattutto in relazione al movimento operaio. (…) 2. In questo momento si hanno differenze tra il frondizismo e il peronismo. Mentre il peronismo rifletteva in generale gli interessi del paese, opponendosi con i suoi metodi borghesi all’ imperialismo yankee, appoggiandosi ai lavoratori, il frondizismo faceva riferimento direttamente a settori industriali e a importanti settori della classe media””. (pag 229)”,”TROS-173″
“GONZALEZ Ernesto (coordinatore), Saggi di Marcos BRITOS Hernán CAMARERO Germán GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionaliste en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolución Cubana. Volumen 1 (1959-1963).”,”””Poco dopo il Congresso, all’inizio di settembre 1959, la frazione di Rodin ruppe con ‘Palabra Obrera’, rifiutandosi di partecipare ad una riunione plenaria dei militanti per discutere le differenze. (…) L’ assemblea discusse anche le sanzioni verso i militanti che erano usciti, per essersi rifiutati di discutere e per non aver accettato la disciplina dell’ organismo. Moreno, Jaime Perelstein e Raul Moiraghi proposero che i membri della direzione fossero sospesi per un anno, dandogli due mesi per ritornare sulle loro decisioni. Ma l’assemblea plenaria, in maggioranza, approvò la mozione di Vasco Bengochea, sulla “”separazione immediata”” dell’ organizzazione. Gli ultimi militanti della frazione “”Rodin”” si ritirarono alla metà di ottobre 1959. Hector Fucito, scomparve in aprile 1960, in un incidente stradale. Palabra Obrera, più che alle differenze, sottolineò la sua linea e Vasco Bengochea parlò, in nome della nostra organizzazione, ai suoi funerali. I maggiori dirigenti della sua frazione adottarono una linea che chiamarono di “”realismo politico sindacale””, centrista verso la burocrazia, cosa che fu evidenziata durante lo sciopero tessile del 1959-60.”” (pag 121)”,”TROS-180″
“GONZALEZ ROJAS Francisco”,”Lo que es el marxismo.”,”L’A critica il programma del socialismo e la teoria del marxismo. “”Consecuencia del concepto materialista del Universo es ese concepto materialista y determinista de la Historia, base esencial del marxismo y que, según Engels, de la carácter cientifico. Engels, en efecto, se expresa en estos términos (1): “”Como Darwin descubrió la ley de la evolución de la naturaleza orgánica, Marx nos descubrió la de la historia de la humanidad, es decir, el hecho sencillisimo, entenebrecido hasta hoy por exaltaciones ideológicas, de que los hombres, primero y ante todo, necesitamos comer, beber, proporcionarnos habitación y vestido, antes de pensar en política, ciencia, arte, religión y demás; de que, por lo tanto, la producción de los medios materiales inmediatos de subsistencia y por lo mismo el grado correspondiente de la cultura economica de un pueblo o de una época, constituye la base sobre la que se desenvuelvan las instituciones políticas, las juridicas, las artes y las ideas mismas religiosas, y en la que se deve encontrar su explicación clara, y no al contrario, como lo hemos hecho hasta ahora””.”” (pag 89) (1) Cathrein, El socialismo. Dice que lo dijo ante el sepulcro de Marx (2) pag 121 122: le proprietà dei socialisti Bebel pag 126 economista americano Henry GEORGE in libro ‘”,”TEOC-450″
“GONZALEZ MUÑIZ Miguel Angel”,”Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa.”,”L’autore è uno specialista in materia. Situazione dei lavoratori liberi e concetto di lavoro (pag 17-18) “”«La separación del trabajo manual y el trabajo intelectual caracteriza las relaciones de producción en la sociedad esclavista. El trabajo físico es lo propio de lo esclavos y el trabajo intelectual es el monopolio de la clase de los proprietarios de esclavos. En esta oposición se refleja la contradicción entre los medios de producción, bajo cuyo nombre figuran los esclavos y las relaciones de producción, basadas en la separación entre productores y propietarios de esclavos, dueños de los medios de producción y de los productos, que séran más adelante una clase parasitaria. El desprecio por el trabajo manual es el rasgo dominante de la psicologia y el pensamiento de las sociedades antiguas fundadas sobre la esclavitud» (4). Puntualicemos, para matizar estas palabras de Garaudy, que tanto en Grecia como en Roma, muchos esclavos podrían incluirse en la categoría de trabajadores «intelectuales». Por su parte, Engels dice: «La esclavitud, allí donde ocupa la forma principal de producción, hace del trabajo una actividad servil, y de allí deshonrosa para los hombres libres. Por ello, el medio para salir de tal modo de produccíon está cerrado, mientras que por otra parte la producción más desarrollada encuentra su límite en la esclavitud y está llevada a eliminarla. Esta contradicción causa la ruina de toda producción fundada sobre la esclavitud y de las comunidades fundadas sobre ella». En realidad, la situación de los trabajadores griegos libres no era mejor muchas veces que la de los esclavos, sino al contrario con frecuencia, pues mal que bien el amo había de alimentar al sclavo para que no perdiese fuerza de trabajo. «En cambio, el campesino pobre, el artesano y el peón, hombres libres, apenas podían subsistir, lo cual hacía que su destino en ciertas épocas de carestía y de paro fuese peor que el de los esclavos» (5). Existía una multitud de hombres libres sin tierras ni empleo, «porque una minoría de propietarios poseían el suelo, y el número, ya crecido, de los cautivos de guerra reducidos a esclavitud despojaba a menudo a los jornaleros y a los artesanos libres del trabajo que les daba el sustento. Muchos de ellos, llenos de deudas, tenían que vender a sus hijos como esclavos y acababan sometidos también a sus acreedores en calidad de siervos (6). Lo mismo el obrero libre que el esclavo eran socialmente despreciados, pero no tanto porque fueran «trabajadores» como porque, en su trabajo, dependían de otro, es decir, porque vivían en una situación de dependencia personal”” [Miguel Angel Gonzalez Muñiz, ‘Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa’, Madrid, 1975] [(4) Garaudy; (5) P. Jaccard; (6) Id.] [Referencia: Roger Garaudy, ‘La Libertad’, Buenos Aires, Lautaro, 1958; Pierre Jaccard, ‘Historia social del trabajo’, Barcelona, Pl. y Janés, 1971] finire (pag 17-18)”,”CONx-235″
“GONZALEZ Valentin (Général «El Campesino»)”,”La Vie et la Mort en U.R.S.S. (1939-1949).”,”Introduction, Note finale, Traduction de Jean TALBOT,”,”RUSS-095-FL”
“GONZALEZ John”,”A 1908 Russian Celebration of Marx.”,”Science & Society, A Journal of Marxist Thought and Analysis, Editor David Laibman Ringraziamenti: ‘I would lile to thak the Istituto di Studi of Capitalismo in Genoa, especially Gianfranco Bozzano, for giving me access to their copy of this book (1) and John Biggart for his coments and suggestions. I also with to acknowledge the encouragement given to me by Professor David Laibman and the Editorial Board of ‘Science & Society’ to continue my work translating and analyzing the essays of tis symposium. (1) Libro utilizzato e citato dall’autore: Karl Marx (1818-1883). Twenty-Five Years Since His Death (1883-1908) [Karl Marks (1818-1883) K dvadtsatipiatiletiiu so dnia ego smerti (1883-1908), St. Petersburg, Russia, 1908]. Noi abbiamo trasmesso via mail lo scanner delle pagine dell’intero volume.”,”MADS-784″
“GONZÁLEZ Marcellino”,”Navío Santísima Trinidad, un coloso de su tiempo.”,”Marcelino Gonzalez capitano navale nella riserva, attualmente capo dell’Area di direzione del Musel Navale di Madrid, vicedirettore.”,”QMIN-042-FSL”
“GONZÁLEZ-CASTRILLO Ricardo”,”El arte militar en la España del siglo XVI.”,”GONZÁLES CASTRILLO R. Professore Associato di Geografia e Storia.”,”QMIx-059-FSL”
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”Questo libro è la conseguenza diretta dello stimolo che GOOCH ha tratto dall’ insegnamento di Michael HOWARD.”,”QMIx-060″
“GOOCH G.P.”,”History and Historians in the Nineteenth Century.”,”GOOCH G.P. D.Litt., F.B.A.”,”STOx-064″
“GOOCH Brison D.”,”Belgium and the February Revolution.”,”GOOCH Brison D. Opera firmata, firma autore “”The Democratic Association, founded in November, 1847, contained a host of alien radicals later expelled by the government. All the provinces had democratic and republican associations modeled on Brussels; and by the end of 1848, all main cities and towns had at least one such organization and Brussels had four. Despite active government supervision, their press proliferated markedly in 1848. Before February 24, the membership in these groups was mostly bourgeoisie with a few workers. Fourierism was strong and Brussels was a center of international socialism as well, Karl Marx himself working in Brussels. After February 24, a distinct effort was made to attract more workers into the radical movements”” [Brison D. Gooch, Belgium and the February Revolution, 1963] (pag 53)”,”QUAR-078″
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”John Gooch (1945) si è laureato al King’s College di Londra e nel 1969 ha conseguito il Phd in War Studies. Ha tenuto corsi a Londra e Liverpool e alla British Academy di Roma. Ha poi insegnato all’Università di Lancaster. E’ membro della Royal Historical Society e condirettore del ‘Journal of Strategic Studies’. Contiene il capitolo: VI. La prima guerra mondiale. “”Si ricorse allora a un nuovo elemento, per indurre i soldati e la popolazione civile ad accettare ulteriori sacrifici: l’odio razziale. Non bisognava sconfiggere il nemico soltanto perché minacciava la pace, ma perché era tedesco, o inglese, o francese. Vivacemente alimentato dalla stampa di ogni paese, stimolato dal controllo governativo sull’informazione, che era stato istituito ovunque allo scoppio della guerra, questo odio razziale rendeva ancor più difficile e improbabile il ritorno alla convivenza prebellica, improntata sul vecchio tipo di equilibrio tra gli Stati. I paesi al cui interno si trovavano minoranze etniche o popolazioni soggette erano vulnerabili anche nel loro tessuto sociale: perciò nella strategia bellica si inserì anche il tentativo di provocare rivolte all’interno delle singole nazioni. Gli inglesi spinsero gli esuli cecoslovacchi, a capo dei quali era Jan Masaryk, a provocare disordini nell’impero austro-ungarico, promettendo loro l’indipendenza – mossa, questa, che finiva per pregiudicare la possibilità di separare l’Austria-Ungheria dalla Germania, e stipulare con essa una pace separata – e in seguito, appoggiarono l’indipendenza araba al fine di indebolire la Turchia, senza poter interamente prevedere quali conseguenze ciò avrebbe avuto. La Germania stabilì rapporti con gli irlandesi, i finlandesi, i polacchi, i fiamminghi, perfino i senussi (…)”” (pag 157) “”Fu probabilmente la Russia a commettere i maggiori errori nel campo cruciale della produzione e delle risorse. In questo paese Commissioni di Guerra per le Industrie furono istituite nel ’15, ma con scarsi risultati, poiché i grandi cartelli industriali sfuggivano totalmente al loro controllo. Si fecero enormi guadagni rifornendo di armi l’incapace governo zarista: nell 1916 i profitti dei maggiori imprenditori erano quintuplicati rispetto al 1913. Mancando un ministero per i rifornimenti, tutto era nel caos, e ad aggravare la confusione contribuivano gli industriali inglesi e americani, che stipulavano con la Russia un contratto dopo l’altro per il rifornimento di armi che non erano poi assolutamente in grado di inviare. Alla luce di questa situazione, la caduta del regime zarista nel 1917 sorprende molto meno di quanto non sorprenda la sua capacità di restare in qualche modo in piedi per due anni e mezzo dopo lo scoppio della guerra”” (pag 163)”,”QMIx-018-FL”
“GOOCH John”,”Army, State and Society in Italy, 1870-1915.”,”[Difficili rapporti tra militari e politici in Italia nell’imminenza della guerra. Cadorna ha impostato il suo nuovo incarico nella convinzione che l’Italia avrebbe assolto ai suoi obblighi all’interno della Triplice Alleanza. Nessun politico lo consulta e lo informa di ciò che si sta preparando. Il 29 luglio Cadorna redige un elenco di ‘disposizioni militari urgenti’, incluso lo spostamento di pezzi di artiglieria dal fronte austriaco fino alla frontiera francese. Lo stesso giorno chiede al re il permesso di inviare tutte le forze non necessarie per la difesa di Italia e Libia sul fronte franco-tedesco in caso di guerra. ‘It is a measure of the poverty of Italian civil-military relations that Cadorna set about his new task in the mistaken belief that Italy would shortly meet her obligations under the Triple Alliance. No politicians consulted him, and no one disabused him. On 29 July he drew up a list of ‘urgent military provisions’; they included stripping the Austrian front of fortress artillery and transporting it to the French frontier, and making good from other units the equipment deficiencies of troops destined for Germany (8). The same day he asked the king’s permission to send all forces not necessary for the defence of Italy and Libya to the Franco-German front in event of war (9). On 2 August the king approved these decisions, just as the cabinet publicly announced Italy’s neutrality’. John Gooch, Reader in History, University of Lancaster. Note: (8) Cadorna to Grandi, 29 July 1914. Quo. Rochat, ‘L’esercito italiano nell’estate 1914’, pp. 324-5; (9) Alberti, ‘Falkenhayn’, p. 87, fn. 2; Luigi Cadorna, ‘Altre pagine sulla grande guerra’, Milan, 1925, pp. 15-23, 26]”,”ITQM-210″
“GOODING John”,”Rulers and Subjects. Government and people in Russia 1801-1991.”,”John Gooding is Senior Lecturer in History at the University of Edinburgh., Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-117-FL”
“GOODMAN David S.G. SEGAL Gerald a cura, saggi di John FITZGERALD Dali YANG Anjali KUMAR Brantly WOMACK Guangzhi ZHAO David S.G. GOODMAN Feng CHONGYI Simon LONG J. Bruce JACOBS Ljian HONG Michael B. YAHUDA Peter FERDINAND Ingrid d’HOOGHE Gerald SEGAL”,”China deconstructs. Politics, trade and regionalism.”,”GOODMAN D. è direttore dell’Institute for International Studies nella University of Technology di Sidney. SEGAL è Senior Fellow nell’ IISS (International Institute for Strategic Studies) e coordinatore dell’ ESRC Programme on Pacific Asia.”,”CINE-068″
“GOODMAN David”,”Spanish naval power, 1589-1665. Reconstruction and defeat.”,”David Goodman è Senior Lecturer in Storia della scienza e tecnologia, Open University”,”QMIN-066-FSL”
“GOODMAN Paul, a cura di Pietro ADAMO”,”Individuo e comunità.”,”Paul Goodman (1911-1972) ha insegnato in varie università e ha pubblicato alcuni lavori tra cui, in italiano, ‘La gioventù assurda’ (1964) e ‘La società vuota’ (1970). Pietro Adamo (1959), scrittore e omosessuale, si è occupato di cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha curato l’edizione italiana di J. Mitchel ‘Giornale di prigionia’ (1991), e di J. Goodwin ‘Theomachia e altri scritti sulla tolleranza’ (Del Cerro, 1995). E’ pure autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella rivoluzione inglese’ (1993). Su P. Goodman v. premessa al capitolo III ‘Omosessualità e scelta libertaria’”,”ANAx-010-FMB”
“GOODWIN Michael”,”Economix. Per comprendere origini storia e principi della nostra pazza economia.”,”M. Goodwin scrittore free-lance. Dan E. Burr illustratore”,”ECOT-337″
“GOODWIN Albert a cura; saggi di HABAKKUK H.J. STARK W. STERNFELD F.W. MURRAY P. McKIE D. JUDGES A.V. LLOYD C. WESTERN J.R. BALLHATCHET K.A. HARGREAVES J.D. ANDERSON M.S. WANGERMANN E.W. YOUNG L. LEWITTER L.R. LYNCH J. ROBERTS J. HUMPHREYS R.A. PALMER R.R. BELOFF M. JONES M.A. WRIGHT E. WARD W.R. BOSHER J.F. DAKIN D. McMANNERS J. RUDE’ G.E. GOODWIN A.”,”Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Storia del mondo moderno. Volume VIII.”,”””Dopo alcuni anni di incertezze, Herder, Goethe e molti dei loro amici trovarono un nuovo rifugio intellettuale nella filosofia neoplatonica (ed esternarono questa loro scelta entrando nella massoneria), secondo cui tutto ciò che esiste è pervaso da uno spirito divino: era una forma di misticismo, ma non più teistica, poiché lo spirito creatore non era più concepito come una persona definita. E’ questa la ragione per cui la stessa tendenza che rinnovò la sensibilità religiosa in Inghilterra, la indebolì in Germania e preparò piuttosto il terreno su cui doveva innestarsi il pensiero di Feuerbach e di Marx. Fu in questo periodo che mise salde radici nel pensiero tedesco l’equazione Dio-natura, un’equazione in cui il primo termine era destinato ad essere eliminato e ad andare perduto. Le manifestazioni letterarie del nuovo spirito furono di gran lunga troppo numerose perché sia possibile esaminarle nei particolari. Una delle sue espressioni più caratteristiche fu il dramma ‘Die Räuber’ (“”I masnadieri””) del giovane Schiller, che apparve per la prima volta nel 1781 e poi nuovamente nel 1782. Esso portava sul frontespizio la leggenda «In tirannos». E’ la storia di due fratelli, Karl e Franz. Franz è il prodotto tipico della vecchia società: egoista, fatuo, debole, ma soprattutto calcolatore e intrigante. Karl è invece un uomo istintivo, sfrenato, come sogliono essere i giovani, ma retto, candido, forte e di animo generoso. E’ proprio a causa di queste qualità che egli viene espulso dalla società austera e rispettabile e costretto a unirsi a una banda di altri giovani che vivono al di fuori delle convenzioni e divengono fuorilegge nelle selve della Boemia. In una società austera e rispettabile non vi è posto per uomini come questi. Anche questa netta contrapposizione dei due protagonisti rivela la reale natura del dramma: esso è una rappresentazione, sulla scena, dell’antitesi russoviana fra l’uomo «naturale» e il suo opposto, fra il bene e il male. Analoghe come argomento e come tendenza sono opere come ‘Die Geschichte des Herrn Oheim’ («La storia del signor Oheim») di Merck, il ‘Simsone Grisaldo’ di Klinger, ‘Kabale und Liebe’ («Amore e raggiro») di Schiller, il ‘Götz von Berlichingen’ di Goethe, e molte altre. Tutte approfondiscono, in una forma o nell’altra, il conflitto fra le esigenze e le intime aspirazioni elementari, spontanee e genuine dei loro eroi e le convenzioni esteriori, fredde, morte e artificiali entro cui si colloca il dramma, di norma la tragedia, della loro vita”” (pag 85-86) [W. Stark, ‘Letteratura e pensiero’, Capitolo terzo]”,”STOS-008-FV”
“GOODWIN Albert a cura di, collaborazione di H.J. HABAKKUK W. STARK F. STERNFELD P. MURRAY D. MCKIE A.V. JUDGES C. LLOYD J.R. WESTERN K.A. BALLHATCHET J.D. HARGREAVES M.S. ANDERSON E. WANGERMANN I. YOUNG L.R. LEWITTER J. LYNCH J. ROBERTS R.A. HUMPHREYS R.R. PALMER M. BELOFF M.A. JONES E. WRIGHT W.R. WARD J.F. BOSHER D. DAKIN J. MCMANNERS G.E. RUDÉ”,”Storia del Mondo Moderno. Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Vol. VIII.”,”Armando Saitta, professore di storia moderna all’Università di Roma. A. Goodwin, professore di storia moderna alla Victoria University di Manchester. H.J. Habakkuk, fellow dell’All Souls College e Chichele professor di storia economica all’Università di Oxford. W. Stark, professore di sociologia alla Fordham University, USA. F.W. Sternfeld, University lecturer di musica all’Università di Oxford. P.Murray, professore di storia dell’arte al Birkbeck College, Università di Londra. D. McKie, professore di storia e filosofia della scienza all’Università di Londra. A.V. Judges, professore di storia della pedagogia all’Università di Londra. C. Lloyd, professore di storia al Royal Naval College di Greenwich. J.R. Western, lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. K.A. Ballhatchet, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J.D. Hargreaves, professore di storia all’Università di Aberdeen. M.S. Anderson, reader di storia internazionale alla London School of Economics and Political Science. E. Wangermann, lecturer di storia moderna all’Università di Leeds. I. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacco) all’Università di Cambridge. J. Lynch, Leverhulme lecturer di storia spagnola e latino-americana all’University College di Londra. J. Roberts, membro del Merton College di Oxford. R.A. Humphreys, professore di storia latino-americana all’Università di Londra. R.R. Palmer, preside della facoltà di arti e scienze alla Washington University, St Louis, USA. M. Beloff, fellow dell’All Souls College e Gladstone professor di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Oxford. M.A. Jones, senior lecturer di storia e istituzioni americane alla Victoria University di Manchester. E. Wright, professore di storia moderna all’Università di Glasgow. W.R. Ward, senior lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. J.F. Bosher, associate professor di storia alla University of British Columbia. D. Dakin, reader di storia al Birkbeck College, Università di Londra. J. McManners, professore di storia moderna all’Università di Sidney. G.E. Rudé, senior lecturer di storia all’Università di Adelaide.”,”STOU-040-FL”
“GOODWIN Richard M. GIVA Denis GIUSBERTI Fabio DE-FRANCESCO Antonino VALENTI Manuela PORTINARO Pier Paolo ARTIFONI Enrico PROVVEDI Anna TOSCANO Mario REGALIA Ida FAUCCI Riccado GIVA Denis”,”L’applicazione del moltiplicatore matriciale ai problemi dei pagamenti internazionali (Goodwin); Nuove regole nella metodologia economica (Giva); Tra povertà e malattia: il Sant’Orsola a Bologna dal XVII al XVIII secolo (Giusberti); Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824); Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill (Valenti); Luigi Einaudi, la sociologia e la questione dei giudizi di valore (Portinaro); Crivellucci, Salvemini, Volpe e una rivista che non si fece. Nota in margine a una ricerca su Gaetano Salvemini storico del medioevo (Artifoni); Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914 (Provvedi); Note sulla mezzadria nello stato corporativo: il dibattito dei Gergofili (Toscano); Delegati e consigli di fabbrica nelle ricerche degli anni Settanta (Regalia); Una fonte per la storia della cultura economica italiana nell’età del positivismo: le carte di Salvatore Cognetti de Martiis (Faucci).”,”Contiene i saggi – Anna Provvedi: ‘Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1909-1914’ (pag 301-334) – Manuela Valenti, ‘Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill’ (pag 215-246) – Antonino De-Francesco, ‘Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824)’ (pag 151-214) “”La base di ogni teorizzazione di Pannekoek è comunque riducibile alla fiducia incondizionata che egli riponeva nell’istinto delle masse proletarie, nella capacità cioè che esse avevano, in forza delle condizioni materiali da loro vissute, di opporsi naturalmente al capitale attraverso l’uso degli strumenti che ritenevano più adeguati. Difendendo dagli attacchi di Kautsky la validità delle azioni spontanee di massa, Pannekoek affermava che il loro «istinto» esprimeva ciò che per esse, in quel momento era necessario”” (pag 324)”,”ANNx-012-FP”
“GOODY Jack”,”Capitalismo e modernità. Il grande dibattito.”,”Jack Goody è professore emerito di Antropologia sociale presso il St. John’s College di Cambridge. Tra le sue opere: ‘Islam ed Europa’ (2004). “”Nell’inglese, così come in altre lingue europee, la parola “”capitale”” esiste da molto tempo. Il suo impiego nell’accezione di ricchezza commerciale (dei mercanti), di cui ci si avvale per accumulare ancora più ricchezza, risale all’inizio del XVIII secolo (1709). Ma il concetto di “”capitalista”” è databile solo alla fine di quel secolo, quando, dopo la Rivoluzione industriale, lo troviamo utilizzato da Arthur Young (1792) nella sua relazione sui ricchi francesi che pagavano poche imposte dirette. Nel 1845 Disraeli, in ‘Sybil’, descrisse la povertà delle masse, in un periodo in cui “”i capitalisti prospera[va]no e accumula[va]no immense ricchezze””. Il termine “”capitalismo””, riferito a un sistema generale, compare nel racconto ‘La famiglia Newcome’ (1854) di Thackeray, nello stesso momento in cui la nozione veniva accolta e approfondita da Karl Marx (1). Fu Marx a sviluppare il concetto: “”La circolazione delle merci è il punto di partenza del capitale. La produzione delle merci e la loro circolazione sviluppata, ossia il commercio, formano le premesse storiche del suo sorgere. Il commercio mondiale e il mercato mondiale iniziano nel XVI secolo la storia moderna della vita del capitale””. Secondo Marx è possibile rintracciare la produzione capitalistica già nel XIV e XV secolo, ma “”l’era capitalistica data solo al XVI secolo”” (2). Marx sostiene che il capitale commerciale, di per se stesso, non è in grado di spiegare la transizione da un modo di produzione a un altro, nonostante, tra i suoi effetti, ci sia quello della dissoluzione del feudalesimo. Tuttavia, quando emergono mezzi di produzione alternativi, come è accaduto con l’avvento dell’industrializzazione, il capitale mercantile si rende disponibile – si pensi, tra gli altri, al caso dell’India del XIX secolo – a essere investito nel nuovo assetto. Attraverso questo tipo di investimento, si ebbe un trasferimento generale dalla produzione tessile fondata sul lavoro a domicilio alla lavorazione in industrie meccanizzate, con operai salariati, in gran parte finanziati dal capitale mercantile. Fu la combinazione dei due fattori, il capitale (non solo dei mercanti) e i nuovi mezzi di produzione, a determinare il cambiamento. Prima che quest’ultimo si verificasse, ma in seguito a un incremento dell’attività commerciale, si ebbe un periodo, studiato da Marx, in cui, tra il XVI e il XVII secolo, il metodo feudale era ormai in crisi e quello industriale non era ancora sorto. E’ un periodo caratterizzato dal predominio dei commercianti e della cultura mercantile, manifesto in quella che Nef chiama la “”Prima internazionale industriale”” (databile attorno al 1540-1640), e al quale ci si riferisce spesso con il termine di “”capitalismo mercantile””. L’analisi di Marx sulle origini e lo sviluppo del capitalismo si basa essenzialmente sull’esperienza europea. (…) Sono stati i mercati in ascesa, interni o esterni, a dare impulso alla produzione industriale (3). La trasformazione nel modo di produzione si basò sull’accumulo del capitale alimentato dall’importazione di materiali preziosi dall’America e dai profitti del commercio, compreso quello coloniale. “”E’ certo”” scrive Marx nel ‘Capitale’, “”che nel XVI e XVII secolo le grandi rivoluzioni verificatesi nel commercio dopo le scoperte geografiche, e che celermente portarono a un alto grado di sviluppo il capitale commerciale, rappresentano un momento di basilare importanza, giacché resero più ampia la transizione dal modo di produzione feudale a quello capitalistico”” (4)”” [Jack Goody, Capitalismo e modernità. Il grande dibattito, 2005] (pag 155-157) [(1) Marx non utilizza la parola “”capitalismo”” fino alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Nella lingua inglese il primo riferimento compare in Thackeray, nel 1854, come si è detto, ma il termine si diffuse solo nell’ultima parte del secolo; (2) Marx (1867, libro I, sez. II, pp 125, 516); (3) Manifesto del partito comunista (1848); Marx (1867, libro III, sez. IV, p. 1139); Bottomore, Rubel (1956, p. 130)]”,”STOS-169″
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”Jack Goody già professore di antropologia dell’Università di Cambridge, è Fellow del St. John’s College di Cambridge.”,”STOS-200″
“GOODY Jack, edizione italiana a cura di Francesco MAIELLO”,”Famiglia e matrimonio in Europa. Origini e sviluppi dei modelli familiari dell’Occidente.”,”Jack Goody è professore di antropologia presso il dipartimento di antropologia dell’Università di Cambridge. E’ internazionalmente noto per la vastità e la profondità dei suoi interessi che vanno dalle ricerche sull’oralità africana allo studio della storia delle istituzioni occidentali. È autore tra l’altro di ‘The Domestication of Savage Mind’ (1977) e ‘Coking, Cuisine and Class’ (1982). “”In Inghilterra la tendenza sotterranea di opposizione alle regole della chiesa e alle sue idee sul matrimonio, si cristallizzarono nell’insegnamento dei lollardi, le cui idee furono spesso guidate dai lavori di Wycliffe, iniziatore della traduzione della Bibbia in inglese. Circa il matrimonio, i lollardi avevano la tendenza a seguire le dottrine puritane dei valdesi piuttosto che le credenze dualiste dei catari. Nei loro scritti e nei resoconti dei loro processi, troviamo commenti specifici alla regole, così come osservazioni di carattere più generale sullo stesso matrimonio. In un lavoro del tardo XIV o del XV secolo, attribuito a Wycliffe e intitolato ‘An Apology for Lollard Doctrine’, troviamo una dichiarazione molto esplicita contro le estese restrizioni sul matrimonio tra cugini. Questa suona così: «Il matrimonio contratto all’interno del terzo e del quarto grado, anche se contrario alle prescrizioni della chiesa, è valido e stabile» (XL), che poi significa dire che per quanto il matrimonio tra cugini secondi dovesse essere evitato, esso era nondimeno valido. La proibizione del matrimonio tra cugini era una legge della chiesa e poiché il matrimonio non si presentava come un sacramento agli occhi dei lollardi – cosa che rappresentò un punto critico per i riformatori protestanti -, il contravvenire a questa regola non costituiva peccato. Molti lollardi avevano dei punti di vista ancora più radicali. Resoconti di processi contro sessanta uomini e donne per l’eresia di Norwich tra il 1428 e il 1431, mostrano che tra questi credenti «il consenso … dei due partner (unitamente all’accordo degli amici) era considerato come un elemento sufficiente per il matrimonio» (Tanner, 1977: 12). Una funzione in chiesa era superflua e un difensore chiedeva persino che il matrimonio stesso venisse abolito per un certo periodo di tempo, riflettendo molto probabilmente la stessa tendenza delle dottrine libertarie degli anabattisti che ai tempi della Riforma portarono alla istituzioni di comunità poliginiche a Münster e altrove. Anabattista è il termine usato per indicare un certo numero di sette che rappresentano l’ala radicale del protestantesimo, che disapprovavano il battesimo dei bambini e rifiutano l’appartenenza a una chiesa di stato o comunque inclusiva. Le sette furono perseguitate sia dai cattolici che dai protestanti, e per sfuggire a queste continue persecuzioni un gruppo di membri guidato da Giovanni di Leida andò a stabilirsi a Münster in Westfalia, conquistando il controllo della città nel 1534 e fondando uno «stato comunista». Le donne erano quattro volte più numerose degli uomini e così Giovanni permise che fosse praticata la poliginia prendendo per sé sedici mogli, prerogativa questa che in fin dei conti derivava dalla più grande disposizione delle donne verso la religione. Nell’anno seguente, le forze combinate dei principi luterani e cattolici, costrinsero il gruppo alla resa giustiziandone poi i capi”” (pag 193-195)”,”STOS-002-FGB”
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”””Il diciannovesimo secolo ha visto in azione un potente movimento finalizzato a riparare quelli che erano considerati i danni provocati dal capitalismo industriale. Vi presero parte riformatori di ogni colore. Questo interessamento diede origine a una più ampia riconsiderazione della posizione che occupava la donna nella società (nonché agli inizi del movimento femminista moderno), a una riflessione sul ruolo del matrimonio, sulla natura della famiglia e sulla sua storia; tendenze, queste, strettamente legate ai progressi dell’antropologia e dell’analisi comparata delle parentele, del matrimonio e della famiglia. Una figura centrale di tutti questi sviluppi fu Frederick Engels, che scrisse ‘Le origini della famiglia’ basandosi per lo più sulle annotazioni di Marx al libro dell’avvocato e antropologo americano Lewis A. Morgan, ‘Ancient Society’ (1877). Morgan individuò un cambiamento graduale, nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, dalle forme collettive di matrimonio alle istituzioni monogamiche individualizzate dell’Europa contemporanea, inquadrando così tutta una serie di equivoci sul carattere delle società più semplici e degli sviluppi della storia successiva. Engels si spinse più in là, considerando la famiglia borghese, per la sua stessa natura, inconciliabile con il processo di ricollettivizzazione della società sotto il socialismo, in quanto negazione del diritto a ricevere un trattamento paritario per le donne e i bambini e in quanto fattore di perpetuazione della diseguaglianza attraverso la pratica dell’eredità”” (pag 249-250) [Jack Goody, ‘La famiglia nella storia europea’, Editori Laterza, Roma Bari, 2000]”,”STOS-041-FSD”
“GOONEWARDENE Leslie”,”The differences between trotskyism and stalinism (Seven articles from Samasamajist) (1954). With an introduction by Colvin R. De-Silva.”,”””I trotskisti, d’altra parte, francamente ammettono la degenerazione del regime politico, ma mettono in evidenza che questo è un fenomeno temporaneo dovuto a un concorso di circostanze storiche particolari. Essi ritengono che i Soviets operai metteranno un giorno le cose a posto rovesciando i loro governanti burocrati, prendendo il comando dello Stato e introducendo la democrazia socialista”” (pag 24)”,”TROS-091″
“GOPAL Ram”,”Lokamanya Tilak. A biography.”,”Ram Gopal è un giornalista e si occupa di politica, ha scritto per molti anni sul ‘National Herald’ di Lucknow. E’ stato anche corrispondente de ‘The Hindustan Times’ e di altri giornali. Arrestato nel 1942 per collegamenti con il movimento ‘Quit India’, per molto tempo è stato in galera. Ha studiato la storia indiana post 1857 pubblicando il libro ‘Indian Politics from Victoria to Nehru’ (in Hindi). La biografia di Tilak esce nel centenario della sua nascita.”,”INDx-134″
“GOPNER S. DERJAVIN N. FERSMAN A.E.”,”La cultura en la Union Sovietica.”,”””En 1940, las bibliotecas de nuestro país tenían 140 milliones de libros. Anotemos a propósito de ésto – la comparación vale la pena – que si las 13 mayores bibliotecas del mundo no tenían en conjunto más de 30.000.000 de ejemplares, las tre principales soviéticas, la biblioteca Lenin, la de la Academia y la biblioteca pública de Leningrado, poseían cada una, más o menos 10.000.000. En los último años antes de la guerra, la producción bibliográfica oscilaba aldrededor de 40.000 obras por año, con un tiraje 8 veces superior al de 1913.”” (pag 101)”,”RUSS-193″
“GORBACIOV Michail”,”Riflessioni sulla rivoluzione d’ Ottobre. Dal Palazzo d’Inverno alla pereistrojka.”,”GORBACIOV è nato a Privolnoe nel Caucaso settentrionale nel 1931. Dopo studi giuridici ha intrapreso la carriera politica fino a diventare nel 1980 il membro più giovane del Politburo. Nel 1985 è stato eletto segretario del PCUS e ha avviato una riforma dell’URSS in senso democratico cui diede il nome di ‘perestrojka’ (ristrutturazione). Nel 1991 è stato deposto. Attualmente dirige la fondazione Gorbaciov.”,”RUST-035″
“GORDEN Mildred GORDON Sam JONES Mike ETCHEBEHERE Mika ROGERS Ernest”,”Revolutionary History. Eyewitness to Disaster. The German Labour Movement and the Rise of Hitler, 1929-33.”,”This issue of Revolutionary History has been produced to commemorate the sixtieth anniversary of the defeat of the German working class at the hands of Hitler, whose victory was a catastrophe for the working class movement, not merely in Germany, but throughout Europe and beyond. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-019-FL”
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’ economia americana dal 1919 al 1973.”,”GORDON ha studiato a Harvard e insegnato economia politica alla Università di California (Berkeley).”,”USAE-026″
“GORDON Andrew”,”A modern history of Japan. From Tokugawa times to the present.”,”GORDON Andrew insegna alla Harvard University.”,”JAPx-048″
“GORDON SKILLING H. GRIFFITHS Franklyn”,”Pressure Groups in der Sowjetunion.”,”Saggi di H. GORDON SKILLING Jerry F. HOUGH Frederick C. BARGHOORN Roman KOLKOWICZ John P. HARDT Theodore FRANKEL Richard W. JUDY Ernest J. SIMMONS Donald B. BARRY Harold J. BERMAN Franklyn GRIFFITHS”,”RUSU-170″
“GORDON David MODUGNO CROCETTA Roberta A.”,”Individualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all’ anarco-capitalismo.”,”GORDON David è Senior Fellow presso il L.von Mises Institute (Auburn Alabama,) e autore di varie opere sul marxismo (‘Critics of Marx, ecc.) e articoli su riviste varie (‘The Journal of Libertarian Studies’ ecc.). Roberta A. MODUGNO CROCETTA ha pubblicato ‘Murray Newton Rothbard e l’ anarco-capitalismo americano’ (Rubbettino, 1998), e curato ‘La libertà dei libertari’ (idem, 2000) “”Se gli interventi dovessero continuare troppo a lungo, la maggior parte dei prezzi sarebbe determinata per decreto governativo piuttosto che risultare dalla interazione della gente nel libero mercato. Ma questo è socialismo, non capitalismo; e Mises ha già dimostrato che il socialismo non può funzionare. L’ intervento statale quindi, è per sua natura fonte di instabilità. Le conseguenze indesiderate di questo supposto sistema alternativo portano al socialismo ed al collasso, oppure al ritorno al mercato. Mises ha qui in mente qualche cosa di più che una possibilità teorica. La strada verso il socialismo attraverso il controllo dei prezzi caratterizzò esattamente il Piano Hindenburg adottato dalla Germania durante la prima guerra mondiale. Il controllo dei prezzi imposti su pochi articoli “”essenziali”” portarono rapidamente al pieno controllo dell’ economia da parte del governo. Questo schema emerse di nuovo durante la seconda guerra mondiale. “”L’ economia controllata”” tedesca (Zwangswirtschaft) non aveva prezzi reali. Essi erano determinati da direttive governative e l’ ordine economico dei nazisti aveva caratteristiche socialiste.”” (pag 50-51)”,”TEOS-133″
“GORDON CHILDE V.”,”Preistoria della società europea.”,”GORDON CHILDE V. è uno dei maggiori archeologi d’oggi, deceduto poco prima dell’ uscita di questo libro in Italia. “”Mentre intorno al mare Egeo la nuova industria del bronzo, nel suo aspetto caratteristicamente europeo, era già in pieno sviluppo, a nord dei Balcani, dei Pirenei e della Alpi regnava tuttora l’ economia neolitica. Le fasi traversate dall’ Europa temperata al tempo del Protoegeo corrispondono, parzialmente perlomeno, al Medio ed al Tardo Neolitico. Tuttavia, in quest’ultimo periodo soprattutto, l’ autosufficiente quiete delle comunità agricole cominciava già a esser turbata da conseguenze indirette della rivoluzione urbana. Contemporanei avvenimenti politici – migrazioni, conquiste – preparavano già il substrato sociale della sopravvenente economia dell’ Età del Bronzo. Anche di questi importantissimi avvenimenti dovremo, una volta di più, limitarci a fornire qui una relazione forzatamente rapida e molto semplificata.”” (pag 175)”,”EURx-234″
“GORDON Andrew”,”Labor and Imperial Democracy in Prewar Japan.”,”GORDON Andrew è Associate Professor of History at Duke University. Tra le foto: Manifestazione per il primo maggio 1926 e conseguenti arresti (inserto pag 109)”,”MJAx-019″
“GORDON Stewart”,”Quando l’Asia era il mondo. Storie di mercanti, studiosi, monaci e guerrieri tra il 500 e il 1500.”,”GORDON Stewart è Senior Research Scholar al Center for South Asian Studies dell’Univ. del Michigan.”,”ASIx-101″
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’economia americana dal 1919 al 1973.”,”Robert Aaron Gordon ha studiato a Harvard e attualmente insegna Economia politica all’Università di California (Berkeley). Ha ricoperto numerose ed importanti cariche in organismi scientifici e politici degli Stati Uniti; nel 1974 è stato presidente della American Economic Association. Traduzione di Paola Elia, 12 figure nel testo, prefazione, note, Collana I fatti e le idee, Saggi e Biografie n. 401, Biblioteca di Economia diretta da Carlo Boffito e Eugenio Somaini “”Gli Stati Uniti uscirono dalla prima guerra mondiale con la consapevolezza di una serie di obiettivi macroeconomici maggiori di quanto non avessero avuto prima del 1914. Comunque, dal punto di vista della politica, si verificarono almeno due mutamenti significativi tra il 1914 ed il 1918. In primo luogo, nel 1914 si affermò il Federal Reserve System (il Federal Reserve Act venne approvato nel 1913), che forniva per la prima volta a questo paese qualcosa di simile ad una banca centrale in grado di usare gli strumenti della politica monetaria. In secondo luogo, la prima guerra mondiale aveva prodotto un debito federale notevole, detenuto dalle banche e dal pubblico non bancario. Questo generò un problema di gestione del debito per il Tesoro e il Federal Reserve System, ma fornì anche un’ampia offerta di titoli governativi come base delle future operazioni sul mercato aperto da parte della Federal Reserve. Il Federal Reserve Act non fornì alle autorità un chiaro orientamento per esercitare i loro nuovi poteri. Essenzialmente, il Federal Reserve Act doveva “”fornire una valuta elastica”” alle condizioni che avrebbero mantenuto il dollaro nel ‘Gold Standard’ ad una parità fissa, e tale da far fronte ai bisogni dell’attività economica man mano che questi si modificavano con la crescita e le fluttuazioni cicliche. Secondo quanto affermato da un membro autorevole, il Federal Reserve Act non forniva alle nuove autorità monetarie “”alcuna indicazione diretta su cosa si intenda oggi per politica monetaria. Lo sviluppo del concetto di politica monetaria come strumento regolatore della quantità di moneta e del costo e della disponibilità del credito non compare fino agli anni Venti”” (1)”” (pag 25) (1) G.L. Bach, Making Monetary and Fiscal Policy, Washington, 1971, p. 64. Sugli esordi del Federal Reserve System, vedi anche Clay G. Anderson, A Half Century of Federal Reserve Policymaking, 1914-1964, Federal Reserve Bank of Philadelphia, 1965 (…)”,”USAE-012-FL”
“GORDON Robert J.”,”Introduzione alla macroeconomia.”,”Robert J. Gordon, nato nel 1940, insegna economia nella Northwestern University. (In precedenza era stato assistente nelle università di Harvard e di Chicago).”,”ECOT-169-FL”
“GORECKI Wojciech”,”Pianeta Caucaso.”,”GORECKI Wojciech ha studiato giornalismo all’ Università di Varsavia e storia all’ Università cattolica di Lublino. Si è laurato all’ Istituto di Filosofia e Sociologia dell’ Accademia polacca delle scienze. Ha svolto ricerche e insegnamento presso la sezione ‘Caucaso’ dell’ Istituto di Studi Orientali e ha svolto il lavoro di corrispondente dal Caucaso per quotidiani polacchi. Ha scritto vari libri. “”Nel Caucaso settentrionale vivono 11 134 200 russi (non contando il Distretto di Rostov, 7 289 900). Nelle Repubbliche il numero dei russi ammonta a 1 359 100. Nel Caucaso settentrionale vivono 487 300 ucraini (non contando il Distretto di Rostov, 245 600). Nelle Repubbliche il numero degli ucraini ammonta a 63 600.”””,”EURC-076″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORGIA”,”Frammenti – Testimonianze.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui è implicato. La sua lunga vita – più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto delle sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste”” (pag 5-6) “”Come si potrebbe superare Gorgia, che disse che niente di ciò che è, oppure Zenone, che cerca di provare che le stesse cose sono possibili e impossibili?”” (pag 15) “”Dice Gorgia che bisogna “”distruggere la serietà dell’avversario con il riso, e il suo riso con la serietà””; ed ha ragione”” (pag 51) (Gorgia, Frammenti, Boringhieri, 1969)”,”FILx-009-FGB”
“GORGIA”,”Frammenti.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui egli è implicato. La sua lunga vita, più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto della sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo, un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste. (…) Dunque il “”logos””, – che è poi quanto noi chiamiamo “”ragione””, – inventato dai “”sapienti””, dev’essere loro tolto di mano, perché non riguarda le cose divine, ma è uno strumento “”umano””, che può costruire ogni edificio di pensieri e distruggere ogni edificio di pensieri. Il “”logos”” è un terribile strumento di potenza, che incatena e dirige le passioni umane, si applica cioè alla sfera politica. Anche qui Gorgia aveva un modello: Empedocle. Ma in costui la parola era unita alla musica, la politica alla religione; il dominio sulla folla era emotivo e non razionale. Gorgia umanizza la parola, facendola accompagnare soltanto dal ritmo, ed ecco nata la retorica”” (pag 5-7) [Gorgia, ‘Frammenti’, Boringhieri, Torino, 1969, traduzione di Claudio Moreschini] [Gorgia: “”l’essere che non ottiene l’apparire è oscurità, e l’apparire che non ottiene l’essere è debolezza”” (pag 56)]”,”STAx-374″
“GORGIA”,”Encomio di Elena e altri scritti.”,”Logos strumento di lotta da usare a fin di bene (pag 31)”,”VARx-063-FGB”
“GORGOLINI Luca”,”Gioventù rivoluzionaria. Bordiga, Gramsci, Mussolini e i giovani socialisti nell’Italia liberale.”,”Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). Bordiga e la Fondazione del Circolo Carlo Marx (pag 134-135)”,”MITS-473″
“GORI Francesca a cura; saggi di Michael LÖWY Norman GERAS Michel REIMAN Alexander RABINOWITCH Pie NAVILLE R.W. DAVIES Francesco BENVENUTI Fabio BETTANIN Richard B. DAY Anna DI-BIAGIO Michel PRAT Adolf LÖWY Robert McNEAL Alec NOVE Anthony D’AGOSTINO Leonardo RAPONE David S. LAW Hillel TICKTIN Thomas Ray POOLE Pierre BROUE’ Michel DREYFUS Pelai PAGES I BLANCH Quentin HOARE Livio MAITAN Jean-Francois GODCHAU Jean-Paul JOUBERT Alberto NIRENSTEIN Massimo GANCI Bernard BAYERLEIN”,”Pensiero e azione politica di Lev Trockij.”,”Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.),”,”TROS-028″
“GORI Francesca PONS Silvio a cura”,”Dagli archivi di Mosca. L’ URSS il Cominform e il PCI 1943-1951.”,”Francesca GORI è responsabile della Sezione Paesi dell’ Est presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. E’ stata tra l’altro co-editor del volume ‘The Cominform; Minutes of the Three Conferences 1947 1948 1949’ (ANNALI FELTRINELLI, XXX 1994) ed editor di ‘The Soviet Union and Europe in the Cold War 1943-1945′ (MACMILLAN, 1996). E’ nel gruppo di lavoro delle nuove MEGA ma pare che in sua vece curerà un volume delle opere M. SYLVERS. Silvio PONS è ricercatore presso la Facoltà di storia e scienze sociali dell’ Università di Bari e VD della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. E’ autore del volume ‘Stalin e la guerra inevitabile 1936-1941’ (EINAUDI, 1995).”,”PCIx-039″
“GORI Pietro”,”Opere Volume XIII. Canti d’ esilio. Poesie varie.”,”Contiene ‘Addio a Lugano’ bella… pag 81.”,”ANAx-093″
“GORI Pietro”,”Sociologia criminale. Opere Volume VI.”,”A pagina 45 c’è una tabella che riporta per la Francia il numero di accusati per ogni classe sociale ogni 100 mila abitanti.”,”ANAx-135″
“GORI Agostino”,”Storia politica d’ Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Risorgimento Italiano (1849-1860). Il Regno d’ Italia (1860-1900).”,”””Il Cavour aveva lasciato il nuovo regno non riconosciuto da nessuna potenza, sospettato e avuto in uggia da molte di esse, e oggetto delle più violente proteste da parte del papa e delli altri sovrani spotestati. Un tale stato di cose era natural conseguenza del modo rivoluzionario, onde il regno era sorto, e soltanto il tempo e una politica ferma e rassicurante avrebbe potuto rimediarvi. Bensì il Cavour erasi adoperato molto presso l’ imperatore francese per ottenere un riconoscimento, che avrebbe poi tirati dietro altri. Di quella pratica gelosa era ufficiosamente incaricato il conte Vimercati, molto destro in tali negozi e con assai entratura alla corte francese. Ma l’ imperatore e il principe Napoleone erano allora i soli forse che fossero proclivi a sanzianare l’ opera della rivoluzione in Italia; poiché se il partito clericale e legittimista aveva in Francia perduto molto credito e se lo stesso Pio IX col malaccorto contegno si era alienata ogni simpatia, la gran maggioranza dei Francesi repugnava a riconoscere i resultati ultimi dell’ opera alla quale l’ Imperatore aveva tanto contribuito; opera che coll’ aver creata ai piedi delle Alpi una grande nazione, contradiceva alle viete massime della politica francese e minacciava di un pericolo nuovo l’ equilibrio europeo. L’ imperatore erasi proposto di riserbare il riconoscimento del regno a quando fosse risoluta la questione romana; e il Cavour aveva dato incarico di trattarne ufficiosamente in Parigi al Pantaleoni; il quale molto vi si adoperava allorché il Cavour morì.”” (pag 371)”,”ITAB-164″
“GORI Agostino”,”Il Risorgimento italiano (1849-1860). Il Regno d’Italia (1860-1900).”,”GORI Agostino 2° volume?”,”ITAG-220″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. E’ impegnato in un team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista dallo stesso nome.”,”RIRO-438″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. É impegnato nel team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista Utopia socialista.”,”RIRO-202-FL”
“GORINE P. (GORIN)”,”La revolution russe de 1905.”,”Nel 1905 le forze degli effettivi bolscevichi erano ridotte: 12-13 mila bolscevichi e 7 mila menscevichi. (pag 37) P. GORIN, storico sovietico, negli anni Trenta, sulla definizione di ‘Soviet’ relativa alla rivoluzione 1905, si trova in disaccordo con V.I. NEVSKIJ. (v. The Revolution of 1905: A Short History.(Book review) – The Revolution of 1905: A Short History. By Abraham Ascher. (Stanford : Encyclopedia.com.)”,”RIRx-150″
“GORKI Maksim a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”In appendice: LENIN lettere, M.F. ANDREEVA, incontri con Lenin, A.D. SPERANSKIJ, Un ricordo di Gorki”,”LENS-028″
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’ Ottobre. (Ricordi).”,”””Leopoldo Zulergìski, l’ uomo più onesto del mondo, fondamentalmente anarchico e che aveva un odio organico contro la proprietà, non amava Sofia Tolstoi. Tuttavia, ecco come egli giudicava la sua condotta nel 1905-1906: “”La famiglia di Tolstoi non doveva vedere con occhio molto allegro i contadini impadronirsi a poco a poco dei beni di Iàsnaia Poliàna e occupare il bosco di betulle che Tolstoi stesso aveva piantato con le sue mani. Credo che anche lui rimpiangesse come gli altri questo bosco. Questa tristezza, questo cruccio generale, quantunque forse inespressi, condussero, obbligarono Sofia Andréjevna a un atto che, essa lo sapeva, le avrebbe procurato biasimo. Donna intelligente, non lo poteva ignorare e neppure trascurae. Ma tutti si rattristavano e nessuno osava difendersi: allora essa s’ arrischiò. E, per questo, io la stimo. Uno di questi giorni andrò a Iàsnaia Poliàna e le dirò: “”Io la stimo!””. Ma persisto a credere che la si è tacitamente obbligata ad agire così. Del resto tutto ciò è senza importanza, purché Tolstoi stesso sia salvo””. Conoscendo un po’ gli uomini, credo che la supposizione di Zulergìski sia giusta. Nessuno oserà dire che Leone Tolstoi non fosse sincero quando negava la proprietà, ma sono egualmente persuaso che gli rincresceva tuttavia del suo bosco. Era opera delle sue mani, del suo lavoro personale. Vi è in ciò l’ antagonismo dell’ antico istinto con la ragione, che si produce anche quando la ragione è sinceramente ostile all’ istinto””. (pag 135-136)”,”RUSx-102″
“GORKI Maksim”,”Autobiografia. Infanzia. Tra la gente. Le mie università.”,”””Bisogna provare tutto da se stessi, colombella mia, tutto bisogna imparare da se stessi… Se non impari da te, nessuno ti potrà insegnare””. (pag 271) “”Ma può darsi che sia vero, che sono buono con tutti. Soltanto nonlo dò a vedere; perché non lo si puòmostrre alla gente, altrimenti ti tartassano. A un uomo buono ognuno va addosso, come a una zolla in una palude… E lo calpestano…”” (pag 324)”,”VARx-164″
“GORKI Maxime”,”Lénine (1924) et Le paysan russe (1922).”,”Il libretto si compone di due scritti di Gorkij, Lenin (1924) (pag 1-99); Il contadino russo (1922) (pag 101-187). Le rivolte contadine. “”Les légendes italiennes consevent la mémoire de Fra Dolcino, les Tchéques se souviennent de Jan Zizka; de même les paysans allemands se rappellent Thomas Münzer, Florian Heier, et le Francais les héros et les martyrs de la Jacquerie, et les Anglais n’ont pas oublié le nom de Watt Taylor. Sur tous ces hommes restent dans le peuple des chansons, les légendes, des contes. Le paysan russe ne connait pas ses héros, ses chefs, les fanatiques de l’ amour, de la justice, de la vengeance. (pag 121-122) Il cosacco del Don Stepan Riazin solleva i contadini del Volga e si dirige verso Mosca animato dall’ idea di eguaglianza politica ed economica. Per tre anni le sue bande saccheggiano e sgozzano boiardi e mercanti e sostengono delle battaglie contro le truppe dei Romanov. Non meno vasto e potente fu la rivolta sotto la Grande Caterina del cosacco degli urali Pugaciov, “”ultimo tentativo di lotta dei Cosacchi contro il regime di Stato””, secondo la definizione che ha dato di questa rivolta lo storico S.F. Platonov””. (pag 123-124) Lenin. “”Verosimilmente, sotto Lenin, si sopprimono più uomini che sotto Wat-Tyler, Thomas Munzer, Garibaldi. E’ vero che la lotta contro la rivoluzione di cui Lenin fu il capo era più argamente e più potentemente organizzata. Per di più occorre tener conto che con il progresso della “”civiltà””, il prezzo della vita umana scende visibilmente, cosa che è testimoniata indiscutibilmente dallo sviluppo nell’ Europa moderna della tecnica di distruzione degli uomini e del gusto per ogni genere di occupazione.”” (pag 17-18) Lenin. “”Uomo di una volontà meravigliosamente forte, Lenin era per il resto il tipo di intellettuale russo. Ne possedeva al più alto grado la qualità essenziale – la limitazione di sé stesso che giunge fino alla mortificazione, fino alla mutilazione personale, fino ai chiodi di Rakhmetov, fino alla negazione dell’ arte, fino a questa logica di un eroe di Andreiev: “”Gli uomini vivono male, dunque devo vivere male anch’io””. Nel 1919, durante il terribile anno della fame, Lenin odiava mangiare ciò che gli mandavano i compagni dalla provincia, soldati o contadini. Quando arrivavano i pacchi presso il suo poco confortevole alloggio, faceva una smorfia e, confuso, si affrettava a distribuire farina, zucchero e burro ai compagni malati o indeboliti per mancanza di nutrimento.”” (pag 19-20)”,”LEND-593″
“GORKI Massimo”,”Come divenni romanziere.”,”E’ la terza parte delle memorie di Gorki (le due prime sono ‘La mia infanzia’ e ‘Fra la gente’) “”Il racconto deve percuotere l’animo dello scrittore come un bastone, perchè il lettore senta che bestia è!”” (pag 183)”,”RUSx-152″
“GORKI Maksim”,”Lenin.”,” “”Mentre si recava al ristorante, Vladimir Ilic fu avvicinato da un operaio menscevico, che gli domandò qualcosa. Ilic rallentò il passo, gli altri andarono avanti. Arrivando al ristorante cinque minuti dopo, Lenin si accigliò e disse: – E’ curioso che un ragazzo così ingenuo sia capitato al congresso del partito! Mi ha chiesto quale fosse il vero motivo dei nostri dissensi. Beh, gli ho detto, i vostri compagni vogliono andare al parlamento, noi invece siamo convinti che la classe operaia deve prepararsi alla lotta. A quanto pare ha capito…”” (pag 23) [Il V Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia si tenne a Londra dal 13 maggio al 1° giugno 1907. Gorki vi partecipò con voto consultivo. L’assise si concluse con la vittoria dell’ala bolscevica su quella menscevica (nota 1, pag 9)]; “”Mi è capitato spesso di parlare con Lenin sulla crudeltà della tattica e della vita dei rivoluzionari. – Che volete? – domandava con ira e con stupore. – Si può forse crescere umani in una lotta così feroce? Dove può trovare asilo qui la bontà d’animo, la generosità? L’Europa ci «blocca», privandoci dei soccorsi del proletariato europeo, e da ogni parte la controrivoluzione ci assale brutalmente! E allora? Non dobbiamo forse lottare e resistere? Scusate, ma non siamo imbecilli! Sappiamo che quello che vogliamo non può farlo nessun altro. Potete mai pensare che, se fossi stato convinto del contrario, sarei rimasto qui? – Con quale metro misurate in una battaglia il numero dei colpi necessari e quello dei colpi superflui? – mi domandò un giorno, dopo un’animata discussione. Potei rispondere a questa domanda così semplice solo con la lirica, perché sono persuaso che non vi sia altra risposta”” (pag 51) [Maksim Gorki, Lenin, Roma, 1961]”,”LENS-287″
“GORKI Maxim”,”Streik in Neapel. Italienische Erzälungen. Diesen Erzälungen liegt das Italienerlebnis des großen russischen Schriftstellers zugrunde, der viele Jahre in Italien verbrachte.”,”‘Sciopero a Napoli. Narrativa italiana. Queste storie sono basate sull’esperienza italiana del grande scrittore russo che ha trascorso molti anni in Italia.’ Emigrato nel 1906, Gorkij vive dal 1907 al 1913 in Italia, a Capri.”,”ITAS-215″
“GORKI Massimo, a cura di Icilio RIPAMONTI”,”Piccoli borghesi.”,”Alessio Maksimovic Peskov – questo il vero nome di Massimo Gorki – nacque nel 1868 a Nisni Novgorod, città sulle rive del Volga, caratteristica per la popolazione mista di cosacchi, calmucchi e persiani. Era figlio di tappezziere, e conobbe la miseria fin dalla nascita. A sette anni rimase orfano del padre colpito dal colera; a dodici perdette anche la madre, e pochi giorni dopo il funerale il nonno gli disse: “”Tu non sei una medaglia che io possa appendermi al collo. Non ho più posto per te. Vai fra la gente””. Ed egli andò fra la gente, Tentò dapprima di istruirsi a scuola; ma sprovvisto di denaro occorrente, presto abbandonò le amate rive del Volga, iniziando quel suo vogabondare per la Russia. Addentratosi nel vivo della massa popolare, conobbe la squallida realtà del contadino legato al latifondo del nobile, e quella vasta compagine operaia, frutto dell’industria capitalistica che, fino allora sconosciuta in Russia, vi si andava affermando nell’ultimo decennio del XIX secolo. Viaggiò, conobbe e soffrì, Alessio Maksimovic Peskov, e annotava nei suoi scritti intimi esperienze e sofferenze. E si scelse lo pseudonimo Gorki. Ma il suo vagabondaggio, la sua ricerca furono penosi quanto vani; tanto che, non riuscendo a trovare una giustificazione all’esistenza, gli balenò l’idea del suicidio. D’altra parte il dramma di Gorki era il dramma della piccola borghesia russa istruita. Emergendo dai cupi tormenti della sua adolescenza, Gorki trova conforto nella lettura dei libri che preparano la rivolta popolare e si avvicina ai circoli rivoluzionari e radicali di Kazan, nell’attuale repubblica dei Tartari. Come scrittore egli esordisce nel 1892 sul giornale di Tiflis “”Il Caucaso””, pubblicandovi il racconto Makar Cudra. Nel 1902 veniva rappresentato con successo Piccoli borghesi, di cui in brevissimo tempo si stamparono quattro edizioni. Seguirono i Villeggianti e Bassifondi, qundi I nemici. Il periodo della maggiore attività di Gorki nella letteratura teatrale coincide con gli anni della rivoluzione del 1905. Scoppiata la Rivoluzione d’Ottobre, Gorki comincia a collaborare col governo sovietico e con tanta lena che, esaurito dal lavoro, esortato dallo stesso Lenin, nel 1921 parte di nuovo per l’Italia e si stabilisce presso Sorrento. Solo nel 1928, all’età di sessant’anni, Gorki torna definitivamente nell’URSS, accolto con enorme entusiasmo. Nel 1929 viene nominato membro del Comitato Centrale del Partito Comunista. Morì nel 1936, assassinato da un medico trotzkista? e in suo onore la Russia sovietica chiamò Gorki la città natale di lui, Nisni Novgorod.”,”RUSx-208-FL”
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’Ottobre. (Ricordi).”,”””La biografia di Massimo Gorki rivela due caratteristiche che spesso si ritrovano nella vita dei più recenti scrittori americani: un succedersi di umili mestieri che forgiano la esperienza nel più duro contatto con la realtà, e lo scrittore autodidatta””. (pag 5, Notizia)”,”RUSx-001-FSD”
“GORKI Massimo”,”Nelle Carceri Russe.”,”Semplicità di Cekov. “”Davanti a Cekov, tutti sentivano il desiderio d’essere più semplici, più veridici, più naturali: molte volte ho notato come dinanzi a lui la gente lasciava le frasi eleganti racimolate nei libri, le parole alla moda e tutte le futilità di cui si fa bello il Russo quando vol passare per europeo, come il selvaggio che si adorna di conchiglie e di denti di fiere. Il mio amico Cekov non voleva saperne né di denti di fiera né di piume di pavone: tutto quanto era rimbombante fittizio, tutto quanto era orpello, egli lo odiava. Egli fu sempre coerente a sé stesso, non occupandosi mai di quanto alcuni attendevano da lui, e tanto meno di quanto altri si credevano in diritto di esigere. Egli rifuggiva dalle conversazioni su temi astrusi o elevati, temi con i quali i Russi si divertono così volentieri senza accorgersi di quanto è ridicolo il parlare di abiti di velluto che si indosseranno in avvenire, quando per il momento non si posseggono che dei luridi stracci”” (pag 111-112)”,”RUSx-002-FSD”
“GORKI Maksim CECHOV Anton”,”Carteggio. Articoli e giudizi.”,”””Anche nell’interpretazione dell’opera d Cechov le teorie del giovane Gorki sembrano lasciare la traccia di un equivoco. Più volte in queste lettere Gorki parla di un «contenuto simbolistico» dei drammi di Cechov riprendendo un’idea che cominciava probabilmente già a circolare nella critica russa del tempo. Già in una delle prime lettere scrive: «Si dice, per esempio, che lo ‘Zio Vania’ e il ‘Gabbiano’ siano un nuovo genere di arte drammatica, nel quale il realismo si solleva a simbolo ispirato e profondamente meditato. Io trovo che ciò è molto vero». Non a caso però la critica più decadente si è poi impossessata di quella definizione, distinguendo il Cechov narratore dal Cechov drammaturgo, ed escogitando per quest’ultimo la formula di «simbolismo realista»: e per questa via si è arrivati perfino ad avvicinare Cechov (simbolismo realista) a Maeterlinck (simbolismo mistico). È vero invece che nell’opera di Cechov, sia nei drammi che nei racconti della maturità, vi è spesso un contenuto allegorico, ma la sua allegoria ha sempre un valore ‘tipico’, e non ‘simbolico’, non è convenzionale e arbitraria come nei simbolisti, che si rivolgono infatti solo ad una cerchia di iniziati, ma rivela una realtà più profonda, essenziale, implicita nella situazione concreta rappresentata artisticamente. In questo senso Gorki chiarisce più tardi il valore dell’opera di Cechov contrapponendola al «realismo» episodico, frammentario e superficiale dei naturalisti (…)”” (pag XX-XXI) (introduzione di V. Gerratana) Copil: “”Realismo Il realismo è un movimento letterario nato in Francia a metà del XIX secolo. Si caratterizza per la rappresentazione fedele e dettagliata della realtà quotidiana, spesso con un’attenzione particolare alle classi sociali più basse e ai problemi sociali. Gli autori realisti, come Gustave Flaubert e Honoré de Balzac, si concentrano sulla descrizione oggettiva della vita e delle sue complessità, evitando idealizzazioni romantiche1. Naturalismo Il naturalismo è una derivazione del realismo, sviluppatasi principalmente in Francia con Émile Zola come figura di spicco. Questo movimento adotta un approccio quasi scientifico alla letteratura, cercando di analizzare e rappresentare l’influenza dell’ambiente e dell’ereditarietà sul comportamento umano. I naturalisti descrivono spesso le condizioni di vita delle classi lavoratrici e dei più emarginati, con un tono più cupo e pessimista rispetto al realismo1. Simbolismo Il simbolismo è un movimento letterario nato alla fine del XIX secolo come reazione al realismo e al naturalismo. I simbolisti, come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, utilizzano simboli e immagini evocative per rappresentare concetti filosofici e spirituali. Questo movimento si concentra sull’esplorazione dell’inconscio, dei sogni e delle emozioni, spesso con un linguaggio ricco e suggestivo 2.”,”RUSx-200″
“GORKIJ Maksim, a cura di Marco CARATOZZOLO”,”Lenin, un uomo.”,”Maksim Gorkij (1868-1936), nato povero, autodidatta, per anni vagabondo in Russia occupato in lavori miseri alla ricerca di “”materiali umani”” per le sue opere, è stato a lungo l’immagine dello “”scrittore proletario””. Amico di Tolstoj e di Cechov, i suoi romanzi e drammi sono considerati l’avvio del cosiddetto “”realismo socialista”” Questi ricordi furono scritti d’impeto nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione qui offerta al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza dell’irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. “”Mi capitava spesso di parlare con Lenin della brutalità della tattica e della quotidianità rivoluzionaria. «Che volete?», chiedeva stupito e arrabbiato «è forse possibile lasciare l’umanità in questa lotta la cui ferocia non si era mai vista prima? Dov’è qui il posto per la bontà d’animo e la nobiltà di cuore? E’ l’Europa che ci blocca, siamo stati privati del tanto atteso aiuto del proletariato europeo. Su di noi, da ogni parte, come un orso si arrampica la controrivoluzione, e noi? Non dobbiamo, non abbiamo il diritto di lottare, di opporci? Scusate, ma mica siamo degli stupidi. Lo sappiamo: ciò che vogliamo, non può farlo nessuno tranne noi. Davvero pensate che se fossi stato convinto del contrario, sarei ancora seduto qui?». «Con che metro voi ritenete di poter misurare la quantità di colpi necessari e di colpi inutili in una guerra?», mi chiese una volta, dopo un’accesa discussione. A questa domanda potevo rispondere solo liricamente. Penso che non ci sia un’altra risposta. (…) «Ehm, Ehm», brontolava scettico Lenin in riferimento ai numerosissimi episodi di tradimento della causa da parte degli intellettuali. «Tra di noi», diceva, «ci sono coloro che effettivamente tradiscono, ingannano più spesso per vigliaccheria, per paura di confondersi, nel timore che l’amata teoria entri in sofferenza nello scontro con la pratica. Noi non abbiamo paura di questo. La teoria, l’ipotesi per noi non è qualcosa di “”sacro””, per noi è uno strumento di lavoro»”” (pag 92-95)”,”LENS-313″
“GORKIJ Maksim, a cura di Luciana MONTAGNANI”,”La madre.”,”In questo volume fotocopiato manca la prefazione di Pajetta “”Per la strada camminavano in fretta senza parlare. La madre soffocava dall’agitazione, sentiva avvicinarsi qualche cosa d’importante. All’ingresso della fabbrica c’era una folla di donne che strillavano e imprecavano. Quando tutti e tre penetrarono nel cortile, si trovarono subito in mezzo a uno moltitudine fitta, nera, che rumoreggiava eccitata. La madre vide che tutte le teste erano rivolte da una parte, verso il muro dell’officina dei fabbri: sopra un mucchio di rottami di ferro, davanti a uno sfondo di mattoni rossi, stavano in piedi, agitando le braccia, Sizov, Machotin, Vjalov e altri cinque operai anziani, tra il più influenti. – Ecco Vlasov! – gridò qualcuno. – Vlasov? Che venga qui… – Silenzio – si gridò ad un tratto da varie parti. Da un punto vicino veniva la voce uguale di Rybin: «Non è per la copeca che bisogna lottare, ma per la giustizia! Se difendiamo la nostra copeca non è per la copeca, tanto è tonda come le altre, ma perché pesa di più, c’è dentro più sangue umano che nel rublo del direttore, sicuro! E noi non ci teniamo alla copeca, ma al sangue, alla verità, ecco!»”” (pag 53)”,”VARx-125-FV”
“GORKIJ Maksim, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”Lenin a Capri (pag 37-39)”,”LENS-331″
“GORKIN Julian”,”Les communistes contre la revolution espagnole.”,”Julian GORKIN è stato uno dei membri fondatori del PC spagnolo nel 1921, che lasciò per fondare il POUM nel 1934, dopo un passaggio al Comintern dal 1921 al 1929 come rivoluzionario di professione a Mosca e in giro per l’ Europa. Segretario generale del POUM dopo l’ assassinio di André NIN. Rifugiato in Messico nel 1940, ha tradotto e scritto varie opere tra cui ‘L’ assassinio di Trotsky’ (JULLIARD).”,”MSPG-056″
“GORKIN Julian”,”Contra el estalinismo.”,”Julian GORKIN (1901-1987) participò alla fondazione della Federacion Comunista de Levante. Esiliato durante la dittatura di PRIMO DE RIVERA girò l’ Europa come rivoluzionario professionale al servizio dell’ Internazionale Comunista prima di rompere con gli stalinisti nel 1929. Negli anni Trenta divenne dirigente del Partido Obrero de Unificacion Marxista (POUM) e diresse il periodico ‘La Batalla’ durante la guerra civile. Dopo le giornate del maggio 1937 patì la persecuzione stalinista fu incarcerato e giudicato in un celebre processo contro il POUM nel 1938. Alla vittoria del franchismo riparò in Francia. In Messico negli anni 1940 collaborò con Victor SERGE e condusse un’ inchiesta fondamentale sull’ assassinio di TROTSKY. Durante l’ esilio francese , dal 1948, collaborò con le nascenti forze europeiste e attaccò duramente lo stalinismo. Negli anni 1960 partecipò alla Conferenza di Monaco del 1962. Negli ultimi anni difese il socialismo democratico. Gorkin e Serge. “”Nin fu torturato e assassinato in una Lubianka madrilena, ma Serge contribuì moltissimo a salvare me e gli altri compagni. Io contribuii a salvare lui dopo il grande naufragio europeo. Si può dire che noi ci dobbiamo mutuamente la vita. Per questo ci unì sempre il più solido dei rapporti umani: quello della solidarietà”” (pag 107) Fermezza contro lo stalinismo. “”Conoscevamo bene la psicologia dei nostri avversari: se ci mostravamo intimiditi, se ci mantenevamo sulla difensiva, eravamo perduti; dovevamo, al contrario, dissimulare la nostra debolezza e la nostra mancanza di mezzi con un atteggiamento fermo, coraggioso, di sfida.”” (pag 109) La morte di Serge. “”Un terzo dei rifugiati spagnoli sono morti per problemi cardiaci. Il Messico non era un luogo appropriato per il cuore di Victor Serge””. (pag 120)”,”MSPG-132″
“GORKIN Julian”,”L’ assassinat de Trotsky.”,”Pianificazione assassinio Trotsky in Messico. “”Contreras (Vidali) conosceva meglio di ogni altro gli ambienti comunisti spagnoli, messicani, cubani e americani. Sappiamo che gli autori dell’ attacco armato contro la casa di Trotsky (notte del 23 – 24 maggio 1940) appartenevano a queste cerchie. La maggior parte di loro erano stati scelti da lui. Durante le assenze del principale capo dell’ impresa, Contreras assunse la direzione del gruppo in Messico. Ma egli restava nell’ ombra, dissimulando sempre il più possibile. Se si fosse compromesso avrebbe danneggiato i personaggi dell’ amministrazione messicana che erano suoi amici e la cui influenza poteva essere in ogni momento utile””. (pag 274-275) Governo Cardenas e Toledano. “”Vincent Lombardo Toledano, leader sindacale in vista la cui influenza si estendeva non solo al Messico ma a tutta l’ America Latina, presta il suo concorso a queste manovre. Era all’ epoca il principale strumento di Mosca in Messico e nel contempo era uno dei pilastri del governo di Cardenas. Ignoro se sapesse che si stava tramando contro il vecchio bolscevico. Ma egli fu sicuramente uno dei migliori collaboratori di Contreras nella preparazione di questo clima d’ odio favorevole ai suoi piani, e grazie a lui molti uomini che dovevano partecipare al complotto entrarono in Messico. Per mettere in piedi l’ aggressione della notte del 23 e 24 maggio, Contreras utilizza il pittore messicano David Alfaro Siqueiros, considerato in seguito come l’ organizzatore materiale dell’ affaire””. (pag 275-276)”,”TROS-147″
“GORKIN Julian SANCHEZ SALAZAR Leandro A.”,”Così fu assassinato Trotzky. Con 13 illustrazioni fuori testo.”,”””Scegliere la vittima, preparare minuziosamente il colpo, compiere una vendetta implacabile, anmdarsene tranquillamente a letto.. Non c’è nulla di puù dolce al mondo”” (Stalin a Zerinski e a Kamenev, durante una conversazione che ebbe luogo nella primavera del 1923). “”Voi credete che Stalin si preoccupi di trovare una risposta ai vostri argomenti? Vi ingannate. Egli non pensa che al modo di sopprimervi senza correre rischi personali””. (Kamenev a Trotzky nel 1925). “”Egli vi avrebbe soppresso fin dal 1924 se non avesse temuto rappresaglie, sotto forma di atti terroristici, da parte dei giovani. Ecco perchè Stalin ha deciso di cominciare col distruggere i quadri dell’opposizione, per poi uccidere voi, quando sarà sicuro di poterlo fare impunemente””. (Zinoviev a Trotzky nel 1925). “”Se moriamo repentinamente, si sappia che è opera di Stalin””. (Zinoviev e Kamenev, in lettere depositate dopo la loro rottura con Stalin nel 1925). Generale Leandro A. Sanchez Salazar, Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-039-FL”
“GORKJ Marsim (GORKIJ Maksim)”,”L’affare degli Artamonov.”,”L’affare degli Artamonov è un romanzo di Maksim Gorkij pubblicato nel 1925. Il romanzo narra la storia di una famiglia di ex contadini che diventano ricchi industriali nella Russia zarista, ma che sono travolti dai conflitti sociali e personali. Il romanzo è considerato una critica al capitalismo e una testimonianza della crisi della società russa prima della rivoluzione. Il romanzo si compone di quattro parti, ognuna dedicata a un membro della famiglia Artamonov: il patriarca Il’ja, il figlio maggiore Jakov, il figlio minore Grigorij e il nipote Aleksej. (b)”,”RUSx-005-FSD”
“GORLA Giuseppe”,”L’Italia nella Seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo di Mussolini.”,”Giuseppe Gorla. Nato da Emilio e Giulia Ciocca, dopo gli studi superiori si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Milano; allo scoppio della Prima guerra mondiale fu acceso interventista e si occupò di creare un tramite tra Il Popolo d’Italia e gli studenti meneghini, entrando quindi in contatto con Filippo Corridoni, Innocenzo Cappa e soprattutto Benito Mussolini. Nel 1915 partì volontario per il fronte e nel conflitto venne mutilato: nel dopoguerra fu pertanto un attivista dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e ne sponsorizzò l’affiancamento ai Fasci Italiani di Combattimento, cui aveva aderito fin dalla sua fondazione, pur con qualche riserva. In ogni caso, non partecipò ne all’assemblea fondativa del 1919 ne alla marcia su Roma del 1922. Dopo il conseguimento della laurea, sembrava orientato a svolgere la carriera accademica, ma alle elezioni amministrative del 1922 fu eletto consigliere comunale a Milano e poco dopo divenne amministratore delegato dell’Istituto case popolari del capoluogo lombardo; in questa veste partecipò nel 1926 ad un congresso europeo sulle case popolari, tenutosi a Vienna: al termine della conferenza, ne fece un rapporto a Mussolini. Nel 1928, quando Giuseppe De Capitani d’Arzago si insediò come podestà di Milano, ne divenne il vice e si distinse per una politica parsimoniosa tendente al pareggio del bilancio cittadino. Commissario della Cassa di Risparmio dal 1931 al 1943, fu segretario generale del Sindacato nazionale fascista ingegneri (SNFI) dal 1937 al 1938 e presidente della Consociazione turistica italiana (nome “”autarchico”” che ebbe il Touring Club Italiano durante il regime). In qualità di segretario nazionale del SNFI, divenne consigliere alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939: in questa veste venne richiamato alle armi nel giugno del 1940, nonostante fosse mutilato. Rientrato dal servizio militare “”coatto””, operò come Ministro dei Lavori Pubblici dal 30 ottobre 1940 al 6 febbraio 1943, giorno in cui venne sostituito da Zenone Benini. Gorla è principalmente ricordato nei manuali di storia urbanistica italiana per aver approvato la prima legge urbanistica nazionale, la n. 1150 del 17 agosto 1942. Ricevette successivamente dal Duce la nomina a consigliere nazionale per la Corporazione di acqua gas elettricità e fu nominato membro della commissione Bilancio della Camera. Stando alla sua autobiografia, il 30 marzo 1943 Mussolini lo scelse come podestà di Milano ma egli preferì rinunciare all’incarico (di ciò, tuttavia, non ci sono altre fonti); pochi giorni dopo diventò presidente dell’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) e di conseguenza vicepresidente dell’Azienda nazionale idrogenazione combustibili. Conservò tutti gli incarichi occupati anche dopo la formazione del primo governo Badoglio, ma li perse quando venne fondata la Repubblica Sociale Italiana, a cui non volle aderire. Conclusasi la seconda guerra mondiale, non venne implicato in nessun processo per attività fascista perché venne considerato più un “”tecnico”” che un gerarca: non lo citò nemmeno Enrico Mattei nella sua relazione esposta appena dopo la nomina a commissario straordinario dell’AGIP effettuata dal Comitato di liberazione nazionale. Si ritirò quindi a vita privata e nel 1959 diede alle stampe un libro di memorie. (wikip) 1943. Luglio, 26 – Sul portone della sede dell’AGIP in via del Tritone, operai e metropolitiani stanno rimuovendo gli stemmi e distruggendo i fasci littori che decoravano l’ingresso. Un metropolitano allunga la mano per togliermi il distintivo del fascio che ho all’occhiello ma faccio appena in tempo a difendermi. Salgo agli uffici, nessuno lavora, occhiate di traverso quando passo e confubolamenti nei corridoi. Faccio riunire i dipendenti e rivolgo loro l’invito di tornare al lavoro perché dall’attività della nostra azienda dipende il rifornimento di carburante per l’esercito che combatte e la vita della popolazione civile alla quale è indispensabile assicurare i rifornimenti. Per quanto riguarda la mia persona comunico che ho già inviato le dimissioni al nuovo governo ma che non abbandonerò il mio posto fino a quando sarà arrivato chi mi dovrà sostituire perché ritengo di dover continuare a prestare la mia opera come la sentinella che deve far rispettare la consegna fino a che non venga rilevata. Tutti ritornano al lavoro, una commissione viene a chiedermi l’allontanamento di Bazzini. Si accontentano che lo invii in congedo illimitato. Roma è percorsa da cortei di gente che impreca a Mussolini e al fascismo mentre busti e ritratti di Mussolini vengono gettati dalle finestre. Pavolini è stato scacciato dal «Messaggero», i circoli rionali del partito fascista sono stati presi d’assalto ed alcuni distrutti. In alcune città, specie nel Nord, si pretende sia scoppiata la guerra civile. (…) 1943 – luglio, 27. Badoglio ha varato il nuovo governo, o meglio ha accettato quello che è stato preparato dal Duca Acquarone, Ministro della Real Casa e, sembra, principale manipolatore degli ultimi avvenimenti. E’ un governo formato da generali e alti funzionari. (…) 1943 – luglio, 29 (…) Churchill commentando ai Comuni gli avvenimenti italiani ha dichiarato che il governo di Roma è una cosa che riguarda soltanto l’Italia la quale deve arrendersi senza condizioni”” (pag 429-431)”,”QMIS-231″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”USAS-073″
“GORLIER Claudio”,”Storia dei negri degli Stati Uniti.”,”””Se si pensa ai casi di antisemitismo non infrequenti nel Sud e al disprezzo mostrato per gli immigranti di origine latina o balcanica, i “”wops”” e gli “”hunks””, non riesce arduo comprendere che aveva ben ragione Lincoln quando ammoniva che l’ intolleranza razziale non si sarebbe fermata ai negri, ma, una volta scatenatasi, avrebbe raggiunto anche altri gruppi etnici o religiosi, come i cattolici. I bianchi del Sud, angustiati dal peso della sconfitta e pieni di rancore per il Nord che, in effetti, dopo aver promesso pace e fratellanza non mancava di sfruttare ai propri fini, riversarono il proprio risentimento sui negri””. (pag 64-65)”,”USAS-142″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”TEOP-415″
“GÖRLITZ Walter a cura; (PAULUS Friedrich)”,”Stalingrado. La sconfitta che cambiò i destini del mondo.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-101″
“GÖRLITZ Walter”,”November 1918. Bericht über die deutsche Revolution.”,”La rivoluzione tedesca vista in particolare dal lato del governo, dell’esercito e della borghesia”,”MGER-145″
“GORMAN Robert A. a cura; collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri”,”Biographical Dictionary of Marxism.”,”Collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri Ad esempio voci biografiche relative alla lettera L: Antonio LABRIOLA, Paul LAFARGUE, Oskar R. LANGE, Francisco LARGO CABALLERO, LE DUAN, LENIN, LI DAZHAO, LI LISAN, W. LIEBKNECHT, LIN BIAO (LIN PIAO), LIU SHAOQI (LIU SHAO-CHI), LOMBARDO TOLEDANO Vicente, LORA Guillermo, LUNACHARSKY Anatoli V.”,”TEOC-378″
“GORN Elliott J.”,”Mother Jones. The Most Dangerous Woman in America.”,”Elliott J. Gorn, professor of history at Purdue University, is the co-author of A Brief History of American Sports and the author of The Manly Art: Bare-Knuckle Prize Fighting in America. List of Illustrations, Acknowledgments, Epilogue, List of Archives, Notes, Index,”,”MUSx-043-FL”
“GORODETSKIJ E.N.”,”La formazione dello Stato sovietico 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-092″
“GORODETSKIJ Efim Naumovic”,”La formazione dello Stato sovietico, 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-195-FL”
“GORODETSKY Gabriel”,”Geopolitical Factors in Stalin’s Strategy and Politics in the Wake of the Outbreak of World War II. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945’.”,”G. Gorodetsky è professore di storia all’Università di Tel Aviv. Tiene la ‘Samuel Robin Chair for Russian Studies’ ed è direttore del ‘Curiel Center of International Studies’ (2000). Tra le sue pubblicazioni ‘The Precarious Truce. Anglo-Soviet Relations’, 1924-27′ (1977) e ‘The Grand Delusion: Stalin and the German Invasion of Russia’ (1999). “”In view of the heavy defeats inflicted on the Red Army in the early stages of Operation “”Barbarossa””, it is often argued that the stiff resistance of the Finns in the Winter War revealed the weakness of the Red Army and encouraged Hitler to risk war against Russia. However, for contemporaries in Germany and in the countries bordering on the Soviet Union, the war rather demonstrated Stalin’s resolve to resort to force wherever he encountered a threat to Soviet vital interests (24). As spring 1940 arrived, resting on the laurels of the Ribbentrop-Molotov Pact and the final victory against Finland, Stalin was temporarily relaxed. Count von Schulenburg, the German ambassador to Moscow, contributed to the feeling. (…) In negotiations with Göring, singled out in the Kremlin as the spearhead of the crusade against Russia, the Air Marshal not only promised an early delivery of war material but “”strongly underlined the exceptional friendship between Germany and the Soviet Union””. He even announced the delivery to the Soviet navy of the modern cruiser “”Lützow””, from which he was parting “”with a painful heart””. He quoted Hitler as saying that the pact was “”a solid and irreversible act”” (27). Stalin further found out that Hitler had reaffirmed the validity and durability of the division of spheres of interests between Germany and Russia in the talks he had held in Berlin with Sumner Welles, the America Deputy Under-Secretary of State (28). Stalin in fact felt strong enough to suspend the delivery of raw materials to Germany in retaliation or their failure to provide Russia with coal and military equipment. Recent findings concerning the trade traffic between Germany and the Soviet Union cast doubt on the accepted view that the treaty was favourable to Germany. The Soviet deliveries, when examined against the Soviet production and the total German demand, were less substantial. They provided the Russians with significant advanced German technology. Moreover to a large extent the Russians were obliged to conduct almost exclusive trade with Germany once the British imposed a tight economic blockade. Out of one million tons of grain promised to Germany, only 150.000 tons had benne dispatched, and the supply of oil and coal products fared no better (29). Perhaps for the last time Mikoyan, the Minister of Foreign Trade, openly cast doubt on German “”honesty””, complaining that he could “”no longer afford to make a fool of himself, in practice not conduction a bilateral exchange of goods but unilaterally delivering goods to Germany”” (30). Stalin went one step further in presenting an ultimatum to Germany. He demanded the conclusion of a short-term trade agreement stipulating export of Soviet raw materials of a value of 420-30 million marks in exchange for “”industrial and military deliveries of the same value”” (31). This inflated confidence, however, instantly evaporated after the swift German campaign against Denmark and Norway in early May. The Soviet ultimatum was replaced by an announcement of the decision to resume deliveries, followed by the “”hope”” that “”Germany would do the same”” (32). However, the experience of dependence on Stalin’s good will for deliveries of raw materials undoubtedly weighed heavily on Hitler when Operation “”Barbarossa”” was contemplated (33). (pag 244-245); “”A most important sign post in Stalin’s policy in the crucial period leading to the war which has been overlooked by historians is the Soviet annexation of Bessarabia on 30 June 1940 and its reverberation in the Balkans and Turkey”” (pag 247) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-220″
“GORODETSKY Gabriel”,”Le grand jeu de dupes. Staline et l’invasion allemande.”,”Gabriel Gorodetsky è professore di storia e direttore del Curiel Center for International Affairs all’Università di Tel Aviv, ove occupa la cattedra Samuel Rubin d’histoire russe et d’Europe de l’Est. Ha pubblicato ‘Stafford Cripps’ Mission to Moscow’ (1987) e ‘The icebreaker Myth’ pubblicato a Mosca nel 1995. “”Le moment choisi pour la conclusion du pacte de neutralité avec la Japon n’était donc pas seulement l’expression de la crainte qu’éprouvait Staline d’une guerre sur deux fronts: il y voyait vraiment «une première étape, sérieuse, de la future coopération sur les questions principales». Staline admettait avoir eu des soupçons au sujet des objectifs japonais, mais il était à ce mment convaincu qu’il n’y avait là aucun «jeu diplomatique», et que le Japon «se préoccupait véritablement et sérieusement d’améliorer les relations avec l’Union soviétique». Staline félicite alors Matsuoka pour son «discours sincère et direct». Il est très rare de trouver un diplomate qui exprime ouvertement ce qu’il a vraiment en tête. Le mot de Talleyrand a Napoléon est bien connu: «La langue a été donnée au diplomate pour dissimuler ses pensées». Nous, Russes et bolcheviks, voyons les choses différemment et croyons que, dans l’arène diplomatique aussi, il est possible d’être franc et sincère. Des efforts extraodinaires sont faits pour que l’empereur confirme rapidement l’accord, qui est signé dans une atmosphère de jubilation l’après-midi du 13 avril; les photogaphies pue communes de Stalin et de Matsuoka, bras dessus bras dessous , devaint faire la une des journaux du matin suivant”” (pag 290-291); “”L’accord est un boulevard pour la reprise des entretiens avec les Allemands. «Les victoires balkaniques, selon le rapport d’Aktay ont penétré dans les crânes obtus des Soviétiques avec l’effet de la foudre… C’est purement et simplement pour gagner le coeur des Allemands que Staline a flatté les Japonais avec l’accord soviéto-japonais». Staline, conclut-it, est sur le point «de devenir l’instrument aveugle de l’Allemagne (92)». Matsuoka avait en effet vraiment intérêt; comme Ciano, à évitere une attaque allemande contre la Russie, à partir du moment où le Japon était décidé à pousser vers le sud. Les Japonais font donc tout leur possibile pour bien faire comprendre à l’ambassadeur allemand à Tokyo, Ott, que Matsuoka a «trouvé Staline absolutament disposé à la paix. Staline… l’avait assuré qu’il ne pouvait être question d’un marchandage de la Russie avec les puissances anglo-saxonnes» (93). Un telegramme ultérieur de l’ambassade allemande à Tokyo souligne que les Russes semblent à présent impressionnés par les succès allemands et «sont prêts à conclure un pacte. Par conséquent la Russie décide de marcher de pair avec les puissances du pacte tripartite. Le pacte tripartite vient seulement de devenir l’instrument à toute épreuve de la politique des puissances de l’Axe et du Japon grâce à l’accord russo-japonais longtemps recherché» (94)”””,”QMIS-256″
“GORRESIO Vittorio”,”I Moribondi di Montecitorio.”,”E’ il primo libro che tira le somme dopo un anno di repubblica. Un capitolo di storia italiana e un documento dei costumi della nostra epoca. “”Non tutte, forse, avevan chiara la nozione della dottrina di Saragat, né tutte forse avevan letto i suoi volumi (Marxismo e democrazia; L’ umanesimo marxista: che secondo i massimalisti sono soltanto una grossolana rimasticatura di De Man) dove è compiuto un bello sforzo di approfondimento del marxismo per farne valere le esigenze veramente universali e non perimibili; e neppur tutte, probabilmente, ne conoscevano l’ opuscolo Socialismo e libertà in cui si spiega come il socialismo oggi lasci dietro di sè la funzione di elemento critico di una società crollante per assumere quella di costruttuore di un nuovo ordine; ma molte forse avevano letto ciò che scrive di Saragat la stampa indipendente dai partiti che cerca già di collocarlo nel posto che gli assegnerà la critica storica (…)””. (pag 101)”,”ITAP-091″
“GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto; a cura di Adolfo BATTAGLIA; interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO”,”Stampa in allarme.”,”Scritti di GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto. Dibattito: interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO Libertà di stampa. “”Un’altra osservazione su cui il convegno degli Amici del “”Mondo”” si trovò concorde fu quella che “”in materia di stampa, meno leggi ci sono meglio è””. E in proposito merita di essere particolarmente segnalata la conferma fornita dalla stessa legge 4 marzo 1958, contenente “”modificazioni alle norme del Codice Penale relative ai reati commessi a mezzo della stampa””. La legge era nata mal su un progetto quanto mai illiberale dell’ on. Moro, come si può leggere nella relazione Libonati. Il testo era poi passato al vaglio di numerose commissioni di giuristi, giornalisti e parlamentari, ed era stato talmente emendato an che per l’ intervento diretto della Federazione nazionale della stampa, da apparire accettabile ai più. (…) Senonché il vero vaglio delle leggi avviene nelle aule giudiziarie, quando dalla loro formulazione astratta discendono a regolare la realtà dei casi concreti. E appena vi giunse questa legge (…) si vide subito che essa era assai difettosa: complicava i problemi già esistenti, ne creava di nuovi, e non ottemperava neppure a quella esigenza fondamentale di sopprimere la responsabilità obbiettiva del direttore di periodici, che era stata sollecitata anche dalla Corte Costituzionale.”” (pag XXI)”,”EDIx-068″
“GORRESIO Vittorio”,”Risorgimento scomunicato.”,”GORRESIO Vittorio: “”Di un altro grande morto di quel tempo, Garibaldi, è innanzitutto da ricordare il testamento, scritto per impedire che al momento della morte si tentasse per caso di fargli ritrattare il suo contegno o chiedere perdono per la guerra fatta alla Chiesa; è un documento da conoscere per comprendere il senso di questa nostra storia: “”…Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe strattagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.”””” (pag 303 304)”,”ITAB-292″
“GORRESIO Vittorio”,”La vita ingenua.”,”Vittorio Gorresio nato nel 1910, piemontese, di professione giornalista, ha pubblicato in trent’anni una serie di volumi su argomenti di cronaca politica e di storia, tra cui ‘I moribondi di Montecitorio’, ‘I carissimi nemici’, ‘Risorgimento scomunicato’. Dall’infanzia alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla Resistenza, fino all’oggi (1980). L’autore ripercorre la propria esistenza e si rende conto che, di fronte alla tormentata realtà attuale, la sua vita può essere definita “”ingenua””.”,”BIOx-022-FV”
“GORRESIO Vittorio”,”Berlinguer.”,”Dono di Mario Caprini”,”PCIx-516″
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla dei bilanci familiari.”,”Ermanno Gorrieri (59 anni, 1979) è stato sindacalista nella CISL, deputato al Parlamento e consigliere alla regione Emilia-Romagna. E’ membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali.”,”ITAS-196″
“GORRIERI Ermanno GUERZONI Luciano”,”Il salario sociale. Famiglia e reddito nella crisi dello Stato assistenziale.”,” Paragrafo 4 pag 18: ‘Struttura, redditi e consumi delle famiglie’ Ermanno Gorrieri (62 anni, 1979) è stato segretario della CISL e dirigente del movimento cooperativo di Modena, consigliere regionale DC in Emilia Romagna, membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali. Luciano Guerzoni professore universitario, 44 anni, già docente di Dottrina dello Stato nell’Università di Modena e di Diritto ecclesiastico nell’Università di Padova è attualmente (1982) professore straordinario e direttore dell’Istituto giuridico dell’Università di Modena. Ha collaborato alla stesura del rapporto finale della Commissione per i problemi della famiglia. Da wikip Luciano Guerzoni (1938) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano Guerzoni Luciano Guerzoni.jpg Deputato della Repubblica Italiana Legislature IX, X, XII Gruppo parlamentare PCI, PDS Circoscrizione Emilia Romagna Collegio Parma (IX e X) e Mirandola (XII) Incarichi parlamentari IX componente della XIII commissione lavoro e previdenza sociale (5 febbraio 1987 – 1º luglio 1987) componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica (12 luglio 1983 – 5 febbraio 1987) X vicepresidente della commissione d’indagine ex articolo 58 -On. Gunnella (16 novembre 1990 – 6 febbraio 1991) componente della VII commissione istruzione (4 agosto 1987 – 22 aprile 1992) Sito istituzionale Dati generali Partito politico Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Professione Docente universitario Luciano Guerzoni (Napoli, 1º aprile 1938) è un accademico e politico italiano. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Laureatosi in giurisprudenza a Modena, è stato professore ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.[1] Eletto deputato per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1983 come indipendente nelle liste del PCI, confermò il suo seggio nel 1987 e nel 1994, in quest’ultimo caso tra le file del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1993 fu tra i fondatori dei Cristiano Sociali, di cui fu membro del coordinamento nazionale. Con questo movimento fu eletto parlamentare nel 1994. Sempre nel 1996 aderì alla coalizione politica dell’Ulivo e fu sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Prodi I e nel governo D’Alema I. Attualmente ricopre il ruolo di presidente esecutivo della Fondazione “”Ermanno Gorrieri””.[2]”,”ITAS-197″
“GORRIERI Ermanno”,”Parti uguali fra disuguali. Povertà, disuguaglianza e politiche redistributive nell’Italia di oggi.”,”Ermanno Gorrieri, nato a Sassuolo (MO) nel 1920, è laureato in giurisprudenza e honoris causa in sociologia. Ha partecipato con Giulio Pastore alla fondazione della CISL ed è stato deputato nella III legislatura e Ministro del lavoro nel VI Governo Fanfani. Ha collaborato con il Corriere della Sera, Il Giorno, la Repubblica, L’Espresso.”,”ECOS-010-FL”
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla retributiva.”,”Ermanno Gorrieri è nato a Sassuolo nel 1920. Si è laureato a Modena in Giurisprudenza. Ufficiale degli alpini ha partecipato alla resistenza sull’appennino emiliano al comando delle ‘Brigate Italia’. Segretario provinciale della DC nel 1945-46 successivamente è stato dirigente della Camera del Lavoro. Dal 1948 al 1958 è stato Segretario CISL. Deputato nella terza legislatura, nel 1963 ha rinunciato al mandato optando per l’attività politica a livello provinciale.”,”CONx-022-FV”
“GORSHKOV S. G.”,”The Sea Power of the State.”,”GORSHKOV S. G. Ammiraglio della Flotta sovietica “”The short-sighted Russian Command and the Czar failed to grasp the seriousness of the situation in the Far East and the role of the fleet in the coming the sea forces of the Baltic and Black Seas were not taken. Moreover, the Russian Pacific Fleet was scattered in different seas. In the Yellow Sea, which was the main sea theatre, the fleet had only eight armour-plated ships. The construction of the fleet’s bases in the Pacific Ocean was far from complete and therefore Port Arthur constituted neither a sufficiently reliable fortress nor an equipped naval base capable of withstanding the blows of the enemy and of being a secure ship base. (…) Completing a matchless, almost eight-month passage without losing a ship, the Russian squadron on 14 May 1905 entered the Korean Straits. Waiting for it here was the Japanese fleet, more sophisticated and long ready for battle and relying on a whole system of nearby bases. The outcome of the Tsushima engagement was decided in advance. Despite the heroism of the men valiantly fighting in the Tsushima battle, the second Pacific squadron suffered a heavy defeat because the enemy surpassed it primarily in weapons and fighting technique. Most of the Russian ships was destroyed in the battle and some were interned in foreign ports. The question of domination at sea was finally solved in favour of the Japanese.”” (pag 87-91)”,”QMIx-210″
“GÓRSKI Karol”,”L’Ordine teutonico. Alle origini dello stato prussiano.”,”Nato a Odessa nel 1903, GÓRSKI Karol ha studiato a Varsavia e a Cracovia. Nel 1939 ha partecipato alla campagna contro i tedeschi finendo in un campo di prigionia in Germania. Liberato nel 1945 fu nominato professore straordinario all’università di Torun. Nel 1950 viene eletto membro dell’accademia di Cracovia e nel 1956 professore ordinario di storia medievale a Torun. Dal 1969 è membro del COmitato per la storia delle scienze dell’Accademia polacca. Ha scritto tra l’altro ‘Storia dello spirito polacco’. Pag 111 la vita quotidiana dei Cavalieri: erano obbligati a dormire vestiti ed era vietato loro di scalzarsi durante il sonno, i dormitori erano comuni…”,”POLx-034″
“GORTER Herman; due scritti di Leon TROTSKY e Bela KUN”,”Risposta all’ estremismo di Lenin. (1920)”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Hermann GORTER e di Anton PANNEKOEK fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito Operaio Socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di TROELSTRA e VAN-KOL. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del Bureau della 2° Internazionale il 7 novembre 1909. LENIN, che era impegnato in una dura battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti che tendeva ad escludere il SDP dall’ Internazionale. La manovra non ebbe successo. LENIN guardò con simpatia la ‘scuola olandese’ fino all’improvvisa rottura avvenuta nella 1° metà del 1920.”,”INTT-070 PAR-018″
“GORTER Herman”,”La rivoluzione mondiale (1919). Reprint”,”””Per il capitalismo non vi è via di scampo dall’ imperialismo. (…) Nemmeno per voi (proletari, ndr) vi è una capitalistica via di scampo dall’ imperialismo! Ma vi è una via di scampo proletaria. (…)””. (pag 14)”,”MOIx-022″
“GORTER H.”,”L’Internazionale Comunista Operaia (K.A.I. 1923).”,”””Noi ora indicheremo nei loro particolari, quali provvedimenti dei bolscevichi hanno avuto un carattere proletario, quali hanno un carattere borghese-capitalista, affinché i lavoratori comprendano queste verità, tenute loro nascoste. Ed è sufficientemente noto che i provvedimenti dei bolscevichi vanno divisi in due parti: quelli che vanno dall’ottobre 1917 al febbraio 1921 (alla sollevazione di Kronstadt e di Pietroburgo) e quelli del cosiddetto nuovo corso a partire dal febbraio 1921. Vedremo che in gran parte entrambi hanno già un carattere borghese.”” (pag 17)”,”INTx-049″
“GORTER H.”,”L’Internazionale comunista operaia (K.A.I., 1923).”,”””Questo proletariato mondiale è per Gorter «ostile al comunismo» (…)”” (pag 11) KAI Internazionale Comunista Operaia “”Gorter sottolineò l’importanza della critica e preparazione teoriche dei tre KAP della sua Internazionale (di Essen, d’Olanda e della Bulgaria tendenza di Sofia), una ragione importante per la scissione del KAPD fu proprio la creazione di questa Internazionale come quella della rivoluzione futura”” (pag 11, introduzione)”,”INTx-062″
“GORTER Hermann”,”L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia.”,”‘Avvertenza. Il primo, il terzo e l’ultimo capitolo di questo opuscolo contengono, in massima parte, il discorso che l’autore avrebbe dovuto pronunciare alla Conferenza Socialista Internazionale di Basilea. Quel discorso non potè essere tentuto, perchè il Congresso decise che non si facessero discussioni. La prima guerra mondiale imperialistica, che ora si sta combattendo, rende necessaria la pubblicazione di quel discorso, accresciuto di una critica del contegno dell’Internazionale di fronte all’imperialismo e alla guerra mondiale (Ottobre, 1914)’ (pag 6) “”Kautsky ha fatto il possibile per trattenere il proletariato tedesco e per impedirgli di iniziare un’azione propria (1). Nella sua discussione con Rosa Luxemburg, Kautsky ha combattuto lo sciopero generale in Germania. Come se la Germania fosse un’eccezione in Europa. In questo periodo e in questo tempo egli ha principalmente richiamato l’attenzione del proletariato sul Parlamento. A suo avviso il Parlamento era di nuovo il vero agone. Come se l’imperialismo potesse essere vinto in Parlamento. In questo periodo, in cui gli operai potevano ancora sperare soltanto qualcosa da se stessi, egli ha detto che la lotta dipende dall’aiuto per parte del ceto medio. Noi si deve prima avere il ceto medio dalla nostra parte. Come se il ceto medio non andasse con l’imperialismo! Per conservare la pace, egli ha consigliato la creazione di una Lega degli Stati europei. Come se gli operai potessero fare qualcosa, per arrivare a tanto, come se l’imperialismo aspettasse, come se una Lega di Stati europei non rinforzasse ancora di più l’imperialismo. Come se nella borghesia esistessero ora forze considerevoli contro la guerra; come se gli operai non fossero soli. Ancora nell’ottobre 1911 Kautsky scoraggiava nella ‘Neue Zeit’ la massa degli organizzati, dicendo non doversi fidare della massa dei disorganizzati. Come se la massa dei disorganizzati non scendesse in lotta per mezzo della lotta soltanto. (…)”” (pag 89) [Hermann Gorter, L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] [(1) Si è tentata una piccola rincorsa contro il diritto elettorale prussiano. Ma questo movimento fu ben presto soffocato. Intorno a questo e ad altri punti vedi nella ‘Neue Zeit’ le discussioni fra Rosa Luxemburg, Pannekoek, Mehring e altri dall’una parte, e Kautsky dall’altra. Noi diamo qua soltanto il senso generale dell’articolo di Kautsky]; “”Kautsky fu un’ottima guida, e questi radicali furono ottime guide e ottimi condottieri, fino a che le condizioni del capitalismo rimasero, in generale, quelle erano ai tempi di Marx e di Engels; fino a che si trattava di combattere nazionalmente per la fondazione e il rinvigorimento dei partiti nazionali in ogni paese; fino a che si doveva combattere nei modi tradizionali, al parlamento e nei sindacati. Essi furono buone guide su quella prima semplice via relativamente ancora facile, furono soprattutto ottimi schiaritori di questa via, illuminarono ottimamente il proletariato intorno alle cause che dovevano spingerlo a questa prima, semplice azione: i movimenti del capitale, i partiti, i padroni, i Governi, i rapporti di classe in questa epoca del capitalismo. Ma la lotta si sviluppa. Il capitale assume forme, che Marx ha in parte preveduto, ma non vedute. Viene il trust; l’alta Banca diventa condottiera di tutta quanta l’economia mondiale; viene l’imperialismo. L’abbondanza e la concentrazione del capitale fa sì che tutti gli Stati, in una unica azione, nella conquista del mondo, scendano contemporaneamente in campo contro tutto il proletariato del mondo; l’imperialismo comincia la serie delle sue guerre; diventa necessario un altro modo d’agire, che non sia quello dell’azione parlamentare per mezzo di rappresentanti o dei sindacati per mezzo di una parte del proletariato e dei suoi capi; la massa, la massa nazionale e la massa internazionale del mondo deve comparire sulla scena; essa sola può superare le enormi nuove potenze di trust e di capitale mondiale; allora indietreggiano spaventanti Kautsky e Bebel e Guesde e Hyndman, e con essi molti altri e no sanno che fare. Meglio è non far nulla e lasciare che l’evoluzione economica e l’evoluzione del capitalismo, delle cose, degli utensili, delle forze produttive, del capitale vada come vuol andare… Meglio è – giacché nella lotta non resistere significa collaborare – meglio è marciare con gli imperialisti, con la guerra”” (pag 111) [Hermann Gorter; ‘L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia’, Società editrice Avanti!, Milano, 1920]”,”INTS-067″
“GORZ André”,”Il socialismo difficile.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924, vive in Francia dal dopoguerra. Ideologo, sociologo, romanziere, è approdato al marxismo seguendo lo stesso itinerario filosofico di SARTRE. Giornalista, condirettore di Temps Modernes, in questo libro sviluppa temi già da lui affrontati in ‘Strategie ouvriere et neocapitalisme’. ‘Una società che introducesse la settimana di 32 o di 24 ore, senza modificare i rapporti di produzione e di lavoro, e i cui componenti si disperdessero dopo il lavoro nei loro quartieri periferici per guardare la televisione, coltivare il giardino, farsi reciprocamente visita per giocare a bridge o a scacchi, o unirsi in bande di “”huligani”” o in associazioni di collezionisti, non costituirebbe un avanzamento verso la forma superiore di civiltà, ma semplicemente riprodurrebbe su scala più vasta la civiltà sottoproletaria delle grandi città americane. Marx intendeva ben altro che la moltiplicazione degli svaghi in un tempo socialmente vuoto, quando vedeva il “”libero sviluppo delle facoltà umane”” come pieno sviluppo dell’ individuo sociale’. (pag 158)”,”TEOC-245″
“GORZ André”,”La morale de l’ histoire.”,”””La gerarchia dei compiti e degli individui è allora comandata dalla struttura materiale dell’ impresa che questi hanno il compito di far funzionare. E dato che i posti più interessanti, umanamente e finanziariamente, sono meno numerosi, e sempre meno numerosi degli individui qualificati per occuparli, i detentori di questi posti tendono a proteggere i loro privilegi rendendo statutaria la divisione “”naturale”” (come dice Marx) del lavoro: l’ ingegnere o il “”quadro”” o l’ impiegato superiore non si distingue più dagli altri lavoratori solo per le sue attitudini o per la natura del suo lavoro (come nelle imprese in via di edificazione o di espansione rapida, dove ciascuno ha, teoricamente, delle chances di avanzamento grandi quanto le sue ambizioni), si distingue pure per il suo statuto (di cui fa parte l’ anzianità), il quale lo protegge contro le ambizioni di individui più giovani e sovente più qualificati di lui””. (pag 88-89)”,”TEOC-249″
“GORZ André”,”Addio al proletariato. Oltre il socialismo.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924 e trasferitosi dopo la guerra a Parigi, è uno degli intellettuali francesi più attenti ai problemi della società contemporanea. Autore di molti volumi ha pubblicato in Italia ‘La morale della storia’ e ‘Sette tesi per cambiare la vita’. “”La crisi del socialismo è innanzitutto crisi del proletariato”” (pag 77) “”Questa classe operaia tradizionale è ormai solo una minoranza privilegiata.”” (pag 80)”,”TEOC-265″
“GORZ André”,”L’ immatériel. Connaissance, valeur et capital.”,”””Peter Glotz si è occupato di questa questione in un libro dal titolo eloquente: “”La società accelerata. I conflitti culturali del capitalismo numerico””. E ha compiuto un’analisi di classe partendo dalle statistiche fiscali americane e delle classificazioni socioprofessionali sulle quali si sono pure appoggiati autori come Christopher Lasch, Robert Reich e Jeremy Rifkin. I dati citati da questi autori fanno apparire che mai il potere e la fortuna sono stati concentrati in così poche mani””. (pag 89) (Seguono dati secondo cui meno dello 0,5% della popolazione americana (843 mila famiglie) detengono il 56,2 dei mezzi di produzione e il 37,4 per cento delle attività finanziarie).”,”ECOI-190″
“GORZ André”,”Stratégie ouvrière et néocapitalisme.”,”GORZ André è nato a Vienna, da cui è fuggito dopo l’ Anschluss. Rifugiato in Svizzera durante la guerra ha scoperto allo stesso tempo il francese e la filosofia esistenzialista. Vive in Francia dalla Liberazione e collabora a ‘Temps Modernes’. Ha pubblicato ‘Le traitre’, prefazione di J.P. Sartre, e ‘La morale de l’histoire’. La tecnocrazia. “”Au sommet, pendant ce temps, la bourgeoisie voit son pouvoir limité au profit des technocrates, spécialistes de la coordination, de la prévision et de la synthèse que les agents économiques locaux, si puissants qu’ils soient d’ailleurs, ne sont pas capables d’assumer. Une mince couche de spécialistes est ainsi chargée d’assumer seule la tâche de centralisation et de synthèse indispensable au fonctionnement du système dans son ensamble, tâche pour laquelle les agents économiques, quels qu’ils soient, ne disposent généralement ni du ‘temps’, ni de la compétence, ni des ‘informations’ nécessaires. Totalitaire et dictatorial (au sens large), l’appareil technocratique ne répond cependant à une nécessité qu”en raison’ d’un malthusianisme culturel qui prive les individus (y compris la majorité de la bourgeoisie elle-même) des compétences nécessaires à l’exercice de l’auto-gestion, de la démocratie à tous les niveaux””. (pag 113-114)”,”EURE-060″
“GORZ André”,”Sette tesi per cambiare la vita.”,”””Crescere o perire: questa è la logica del capitalismo”” (pag 31)”,”TEOS-237″
“GORZ André”,”Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica.”,”André Gorz, cresciuto alla scuola di Sartre, da alcuni decenni svolge una ricerca sociologica importante. Arendt e Marx (pag 22-23) “”Come mostra ampiamente Hannah Arendt (1), basandosi in particolare sui lavori di Jean-Pierre Vernant, il lavoro necessario alla soddisfazione dei bisogni vitali era, nell’Antichità, un’occupazione servile, la quale escludeva dalla cittadinanza, vale a dire dalla partecipazione agli affari pubblici, coloro che lo svolgevano. Il lavoro era indegno del cittadino non perché fosse riservato alle donne e agli schiavi; al contrario, era riservato alle donne e agli schiavi perché «lavorare era asservirsi alla necessità». E questo asservimento poteva essere accettato solo da colui che, al pari degli schiavi, avesse preferito la vita alla libertà e dunque dato prova del suo spirito servile. Per questo Platone classifica i contadini con gli schiavi, per questo gli artigiani (‘banausoi’), nella misura in cui non lavorano per la città e nella sfera pubblica non sono cittadini per intero: «il loro interesse principale essendo il mestiere e non la piazza pubblica». L’uomo libero rifiuta di sottomettersi alla necessità; egli domina il proprio corpo allo scopo di non essere schiavo dei bisogni e, se lavora, è solo per non dipendere da ciò che non domina, cioè per assicurare o accrescere la propria indipendenza. L’idea che la libertà, vale a dire il regno dell’umano, cominci soltanto «al di là de regno della necessità», e che l’uomo emerga come soggetto capace di condotta morale soltanto nel momento in cui le sue azioni, cessando di esprimere i bisogni imperiosi del corpo e la dipendenza dall’ambiente, derivano dalla sua sola determinazione sovrana, quest’idea è stata una costante da Platone ai giorni nostri. La si ritrova in particolare in Marx, nel famoso passo del Libro III del ‘Capitale’ che, in evidente contraddizione con altri scritti di Marx, colloca il «regno della libertà» oltre la sfera della razionalità economica. Marx vi sottolinea che «lo sviluppo delle forze produttive» determinato dal capitalismo crea «l’embrione di rapporti che rendono possibile (…) una riduzione maggiore del tempo dedicato al lavoro materiale», e aggiunge: «Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna: si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. (…) Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (2). Non diversamente dalla filosofia greca, Marx, in questo passo, non considera come appartenente alla sfera della libertà il lavoro che consiste nel produrre e riprodurre le basi materiali necessarie alla vita. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra il lavoro nella società capitalistica e il lavoro nel mondo antico: il primo viene svolto nella sfera pubblica, mentre il secondo resta confinato nella sfera privata. Gran parte dell’economia è, nella città antica, un’attività privata che non si svolge per nulla alla luce del giorno, nello spazio pubblico, ma in seno all’ambito familiare. Quest’ultima sfera, nella sua organizzazione e nella sua gerarchia, era determinata dalle necessità della sussistenza e della riproduzione. «La comunità naturale della casa era quindi il frutto di necessità, e la necessità determinava tutte le attività che vi si compivano» (3). La libertà cominciava soltanto al di fuori della sfera ‘economica’, privata, della famiglia; la sfera della libertà era quella, pubblica, della ‘polis'”” [André Gorz, ‘Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica’, Torino, 1992] [(1) Arendt, ‘Vita activa’, cit., cap. 2; (2) K. Marx, ‘Il Capitale’, Torino, 1975, Libro III, cap. 48, pp. 1102 sg; (3) Arendt, ‘Vita activa’, cit., p. 36; (4) Ibid., pp. 36-38] Contiene il capitolo 2: ‘L’utopia del lavoro in Marx'”,”TEOS-257″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Verte anche sulla questione del lancio della bomba atomica sulle due città del Giappone, Hiroshima e Nagasaki nell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale. ‘Il dubbio, confessato o no, diventa (…) un delitto. Quando gli interessi e il funzionamento della società richiedono da ognuno il rinnegamento di se stesso, la rinunzia a ogni esigenza umana, l’umano diventa sospetto, lo scrupolo debolezza, il turbamento slealtà. Conosco pochi esempi, a questo riguardo, più eloquenti dell’interrogatorio, avvenuto il 16 aprile 1954, di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della Commissione Americana dell’Energia Atomica, Robb si sforza di dimostrare che Oppenheimer è stato sempre un “”rischio di sicurezza”” (security risk), un traditore “”ravveduto””, un agente virtuale del nemico: mancava di passione nel suo compito, non aveva la convinzione necessaria che tutto quanto si fa per la “”buona causa”” è bene. Oppenheimer, coordinatore scientifico del “”progetto Manhattan”” (che culminò con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki), direttore dei lavori scientifici sulle armi nucleari, consigliere del governo, Oppenheimer dunque, si concedeva il lusso di “”scrupoli morali””. Per Robb, le funzioni di Oppenheimer sono decisamente incompatibili con “”lo scrupolo morale””. Robb lo dimostrerà: gli scrupoli hanno disturbato Oppenheimer nell’adempimento del suo dovere. Oppenheimer si difende, pietosamente, mistificato dagli argomenti dell’avversario: i suoi scrupoli, lo ammette, erano “”atroci””; avrebbe voluto che non ci fosse stato il bombardamento di Hiroshima, o almeno, che non ci fossero state “”tante vittime””. Ma è a un tal grado intossicato dall’ideologia ufficiale che perora la sua causa a rovescio: invece di rivendicare i propri scrupoli e di contestare la necessità della politica da lui servita nell’angoscia, contesta che i suoi scrupoli abbiano diminuito la sua efficacia e la sua devozione al dovere. Si batte, vilmente, sul terreno dell’avversario: sostiene che i suoi scrupoli ‘non avrebbero avuto gravi conseguenze’ poiché egli era pronto a “”fare tutto quanto gli fosse stato chiesto”” eccetto, forse, una cosa assurda: l’utilizzazione di una bomba H contro un bersaglio piccolo quale Hiroshima. In breve, Oppenheimer rifiuta di assumere i propri scrupoli come sua verità, non osa provare a se stesso di essere insorto contro direttive mostruose. Questa viltà gli costerà cara: sarà considerato traditore nei confronti della ragione di Stato per non aver ‘amato’ ciò che gli chiedevano di fare, perché i suoi scrupoli comportavano il ‘rischio’ che un giorno egli vi cedesse; e sarà un traditore nei confronti di se stesso per non aver osato trarre la conseguenza dei suoi scrupoli, né rivendicarli in piena luce. Perderà sui due fronti’ (pag 111-112)] [Interrogatorio di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della “”Commissione Americana dell’Energia Atomica””, avvenuto il 16 aprile 1954]”,”TEOS-311″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Contiene il capitolo IV: ‘Situazione attuale del marxismo. I. La frattura; II. Stalinismo e destalinizzazione; III. E noi? L’alienazione degli imprenditori – L’alienazione dei bisogni – L’alienazione del lavoro (pag 163-247) André Gorz nacque a Vienna nel 1923. Dopo l’invasione dell’Austria da parte delle truppe di Hitler fu messo in riparo in un collegio svizzero. Quel soggiorno segnò il giovane Gorz: fu la stagione delle grandi scoperte intellettuali rappresentate soprattutto da Sartre e dall’esistenzialismo. Dopo la guerra Gorz si spostò a Parigi e frequentò gli ambienti intellettuali della Gauche. “”Nella teoria marxista, il bisogno si definisce per la sua autonomia e per la sua irriducibilità: «Esso è in sé la ragione propria della sua soddisfazione». «L’uomo del bisogno … richiede la soddisfazione dei propri bisogni in nome del bisogno stesso. Il bisogno non potrebbe essere superato, e non deve essere legittimato: è in se stesso la ragione della soddisfazione che esige. Il bisogno di una cosa, scrive Marx, è la “”prova evidente, irrefutabile che la cosa appartiene al mio essere, che l’esistenza di questa cosa per me e la sua proprietà sono la proprietà, la peculiarità del mio essere”” … Esso è il diritto all’esistenza nuda da nessuna essenza preceduto e non si fonda che su se stesso» (12). (…) Marx si batteva già contro il «comunismo grossolano» e il suo desiderio di livellamento; vi vedeva «una forma mascherata della cupidigia» che desidera generalizzare la povertà in mancanza di poter generalizzare la ricchezza privata. Ma «quanto poco quel comunismo grossolano sia una vera appropriazione, ce lo mostra precisamente la sua negazione del mondo, della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità, contraria alla natura, dell’uomo povero e senza bisogni…» (13)”” (pag 210-211) [(12) Claude Lanzmann, l’Homme de Gauche, in ‘Les Temps Modernes’, n. 112-113, p. 1649; (13) [Marx] Economie politique et philosophie, Oeuvres philosophiques, VI, pp. 20-21] [André Gorz, La morale della storia, Il Saggiatore, Milano, 1963)]”,”TEOC-019-FGB”
“GORZ André”,”Miserie del presente ricchezza del possibile.”,”André Gorz è nato a Vienna nel 1924. Vive e lavora in Francia. Molto vicino a Jean-Paul Sartre è stato tra gli animatori della rivista Temps Modernes. Figura tra i critici più coerenti della tradizione industrialista della sinistra. Molte sue opere sono state tradotte in italiano.”,”TEOS-129-FL”
“GOSI Rosellina, contributo di Maria Luisa BETRI”,”Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia.”,”Il capitolo 4 è dovuto a Maria Luisa BETRI traduzione dal tedesco di varie sezioni di ‘Utopie und Experiment’ di Elena BROSEGHINI e Nicoletta SOGARO GOSI Rosellina nata a Cremona, laureata in storia del risorgimento, si è interessata alla storia del socialismo utopistico italiano nella seconda metà dell’ 800 e nell’ ambito di questi interessi ha ricostruito la geografia politico intellettuale di Giovanni ROSSI. “”L’ entusiasmo iniziale -spiegava – non poteva durare sempre e andò infatti raffreddandosi anche tra gli abitanti della colonia che, pur godendo della più grande libertà nei loro rapporti interni, mancavano del banché minimo benessere materiale. ‘Il nostro piccolo mondo anarchico era troppo piccolo e quindi troppo povero per assicurarci il pane bianco, la bottiglia di vino, il posto a teatro, il letto soffice, la compagna da amare; contrariamente alla retorica dei poeti, abbiamo preferito le rose della schiavitù alle spine della libertà.’ Questa era, a suo avviso, la vera causa che gradualmente preparò lo scioglimento di Cecilia, indipendentemente dai fatti accidentali, dalle colpe individuali che avevano preceduto, accompagnato e seguito la fine della colonia. Infatti quando una comunità, fosse agricola o industriale, non aveva la capacità e i mezzi di produzione sufficienti, allora ai suoi membri, osservava il Rossi, “”sta meglio essere lavoratori salariati sfruttati dai capitalisti””.”” (pag 78)”,”SOCU-128″
“GOSSET Pierre e Renée”,”Les russiatiques. L’ empire de Tamerlan à l’ heure du Kremlin.”,”Gli AA ci conducono dal Mar Nero fino al Pamir cinese attraverso le nazioni dell’ Asia centrale che oggi fa parte dell’ URSS. “”Il solo colonialismo che sia riuscito””, scrivono i GOSSET. Ecco la Georgia che ha dato i natali a Stalin, l’ Armenia oggi repubblica del ‘kilowattora’, l’ Azerbaijan impregnata di petrolio, la steppa immensa del Turkmenistan, l’ Uzbekistan con la moderna Taskent e le terre vergini del Kazakhistan. L’ impero di Tamerlano segna oggi l’ ora di Mosca. Agitazione nazionalista islamica. “”A partire dal 1930, il pugno di ferro di Stalin schiaccia queste regioni. La repressione fu feroce, l’ epurazione implacabile. Tutti i dirigenti “”nazional-borghesi”” furono liquidati. Ecco perché, in queste repubbliche socialiste sovietiche che si estendono dal Mar Nero al Pamir, sette presidenti e sei primi ministri furono fucilati per essersi richiamati alla costituzione nel momento in cui coloro che li giudicavano si riferivano, loro, al Codice criminale. Perché rivendicando questo famoso diritto di seccessione, essi si erano resi colpevoli di un “”tentativo di ritorno al nazionalismo borghese””. (pag 154)”,”RUSS-165″
“GOTHEIN Eberhard”,”Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay.”,”La storia delle “”missioni”” dei Gesuiti nel Paraguay (cui è stato dedicato nel 1986 il film ‘Mission’) comincia nei primi anni del Seicento e termina il 27 febbraio 1767, quando il re Carlo III espelle i Gesuiti dalla Spagna e dalle sue colonie e lo Stato incorporatutti i loro beni.”,”RELC-005-FFS”
“GOTOVICH José MORELLI Anne a cura; saggi di Claudio NATOLI Lucien MERCIER Christine COLLETTE Reiner TOSTORFF Bruno GROPPO Catherine COLLOMP Frederick GENEVEE Jean-Philippe SCHREIBER Léon INGBER Piet CREVE Nicole RACINE Tania REGIN Karim CHAM Anne MORELLI Nicolas MALEVE Pol DE-VOS Léon PEIJNENBURG Ralph COECKELBERGHS Éric DACHY”,”Les Solidarités internationales. Histoire et perspectives.”,”José Gotovitch e Anne Morelli professori a l’ ULB.”,”INTx-066″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”INTT-124″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”RIRO-227″
“GOTTERI Nicole”,”Le Maréchal Soult.”,”GOTTERI Nicole: (Menzel Bourguiba, Tunisia 17/2/1937). Storica e archivista francese, specialista del Primo Impero. Archivista-paleografa, ex studentessa della Scuola francese di Roma e Dottore in Storia. SOULT Nicolas Jean-de-Dieu (Saint-Amans-Soult 29/3/1769 – idem 26/11/1851). Generale francese, Duca di Dalmazia, Maresciallo dell’Impero e Ministro. Di origini sociali borghesi, subito in luce per energia e capacità militari. Considerato da Napoleone uno dei suoi migliori luogotenenti e “”miglior manovriero d’Europa””, fu generale e nominato Maresciallo da Napoleone. Ebbe un ruolo fondamentale nelle battaglie di Austerlitz e Jena. Al comando dell’Esercito in Portogallo e Spagna. Dopo la fine dell’Impero, con i Borbone non ebbe incarichi di rilievo. Dopo la rivoluzione del luglio 1830 si allineò con Luigi Filippo che lo nominò Ministro della guerra, e ancora nel 1840. Varie volte ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. La città natale ne assumerà il nome in suo onore. <> (dal retro copertina, traduz. d. r.)”,”FRAR-006-FSL”
“GOTTFÜRCHT Hans”,”Die internationale Gewerkschaftsbewegung von den Anfängen bis zur Gegenwart.”,”GOTTFÜRCHT Hans”,”SIND-111″
“GOTTHEIL Fred M.”,”Las predicciones economicas de Marx.”,”””El desarrollo del sistema capitalista, en particular las aplicationes de las áreas extranjeras fértiles al mercado agricola – predice Marx -, disminuye la productividad diferencial de las inversiones de capital-tierra y, por consiguiente, la renta diferencial de la tierra. Como él dice: “”Los buques de vapor transoceánicos y lo ferrocarriles de América del Norte y de América del Sur y de la India hicieron posible que terrenos muy especiales entrasen en la competencia en los mercados de cereales europeos. Por una parte, eran las praderas norteamericanas, las pampas argentinas, estapas ya dispuestas para el arado por la naturaleza misma, terreno virgen que ofrecía ricas cosechas para años futuros, incluso con un cultivo primitivo y sin fertilización alguna. Luego era los terrenos de las comunas rusas e indias. … Una parte del suelo de Europa quedó definitivamente fuera de la competencia para el cultivo del grano, las rentas bajaban en todas partes. … Esto explica las quejas de los terratenientes desde Escocia hasta Italia, y desde el sur de Francia hasta la Prusia oriental. Afortunadamente, no ha sido puestas en cultivo todas las tierras. Aún quedan bastantes para arruinar a todos los grandes terratenientes de Europa y a los pequeños por añadidura”” (C., III, 842-42). (pag 161-162)”,”TEOC-412″
“GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate saggi di”,”Prophet einer neuen Welt. Thomas Müntzer in seiner Zeit.”,”Saggi di GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate”,”RELP-018″
“GOTTRAUX Philippe”,”””Socialisme ou Barbarie””. Un engament politique et intellectuel dans la France de l’ apres-guerre.”,”GOTTREAUX Philippe è nato nel 1958. E’ maitre-assistant in sociologia politica all’ Università di Lausanne. Quest’opera è una versione leggermente modificata di una tesi di dottorato sostenuta nel novembre 1995 nella stessa università.”,”FRAP-043″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Strukturveränderungen der Gesellschaft und politisches Handeln in der Lehre von Rudolf Hilferding. (I cambiamenti strutturali nella società e l’azione politica negli insegnamenti di Rudolf Hilferding)”,”5. Hilferdings Position in den Auseinanderssetzungen innerhalb der deutschen Arbeiterbewegung während der “”Unvollendeten Revolution””. a. Die Spaltung der Arbeiterbewegung im ersten Weltkrieg.”,”TEOC-455″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding.”,”Per i suoi articoli ha usato anche lo pseudonimo di Richard Kern Hilferding. “”Dopo aver conseguito la laurea in medicina all’università di Vienna nel 1901, Hilferding esercitò la produzione per alcuni anni come pediatra. Già durante gli ultimi anni di studio si era sentito attratto dal movimento socialista. Dal 1902 collaborò alla ‘Neue Zeit’, la rivista teorica della socialdemocrazia tedesca. Nel 1904 pubblicò la sua opera polemica ‘Böhm-Bawerks Marx Kritik’ (1) nella quale criticava la teoria soggettiva del valore. Nel 1906 divenne insegnante alla scuola del partito socialdemocratico di Berlino: tuttavia dovette ben presto abbandonare questa attività, perché altrimenti la polizia prussiana lo avrebbe espulso. Fu nominato redattore del ‘Vorwärts’, organo centrale del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1910 pubblicò la sua opera principale, il ‘Finanzkapital’. Durante la prima guerra mondiale Hilferding si dichiarò sempre contrario all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico del Reichstag. (…) Nel 1919 aderì al Partito socialdemocratico tedesco indipendente (USPD) e divenne redattore capo del giornale del partito, ‘Die Freiheit’. Fece parte di quella minoranza dell’USPD che dopo la scissione di questo partito nel 1922 rientrò nel partito socialdemocratico. Dal 1924 al 1933 Hilferding, che nel 1919 aveva preso la cittadinanza tedesca, fu deputato al Reichstag: in questi anni diresse anche la rivista socialdemocratica ‘Die Gesellschaft’. Dall’agosto all’ottobre 1923 fu per la prima volta ministro delle Finanze del Reich: durante le sette settimane del suo incarico fu decisa l’introduzione del ‘Rentenmark’, ch’egli però in quel tempo brevissimo non arrivò a mettere in esecuzione. Nel giugno 1928 fu nominato una seconda volta ministro delle Finanze: per protesta contro le intromissioni del presidente della Banca nazionale Schacht nella politica finanziaria del Reich, nel dicembre 1929 rinunciò all’incarico. Nel 1933 fu costretto a prendere la via dell’esilio. Fino al 1938 si stabilì a Zurigo, quindi a Parigi. Sotto lo pseudonimo di Richard Kern scrisse per il ‘Neue Vorwärts’ circa 300 articoli su problemi di attualità. Contemporaneamente dirigeva la ‘Zeitschrift für Sozialismus’. Il cosiddetto “”Manifesto di Praga””, il programma dei socialdemocratici tedeschi in esilio, è uscito dalla sua penna. Trascorse gli ultimi mesi della sua vita ad Arles, dove scrisse il saggio rimasto incompiuto ‘Das historische Problem’ (2). L’11 febbraio 1941 Hilferding insieme al suo amico Rudolph Breitscheid fu consegnato dalla polizia francese alle autorità tedesche. Secondo una comunicazione di Wilhelm Högner fu ucciso dalla Gestapo”” (pag 197-198) [(1) Trad. it. ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’, in ‘Economia borghese ed economia marxista’, Firenze, 1971; (2) Trad. it. ‘Il problema storico’, Roma, 1958] La critica di Lenin. “”Al capitale bancario si può dunque riconoscere un predominio sull’industria solo nel momento del passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico (41). Nel periodo immediatamente successivo la base del predominio di un ristretto gruppo di grandi azionisti è ancora rappresentata dal capitale industriale. L’errore di Hilferding sulla funzione del capitale finanziario sta nel fatto che egli, come Rosa Luxemburg, volge la sua attenzione ai processi che si verificano all’interno della sfera della circolazione, trascurando le modifiche risultanti nell’ambito della produzione. E’ questa anche la critica di Lenin, quando a proposito della definizione data da Hilferding del capitale finanziario come “”capitale messo a disposizione delle banche perché possa essere utilizzato dall’industria”” (42) scrive: “”Questa definizione è incompleta, in quanto si manca l’accenno a uno dei fatti più importanti, cioè alla crescente concentrazione della produzione e del capitale in misura tale da condurre al monopolio””. Invece Lenin vede la genesi del capitale finanziario e il contenuto di questo concetto nella concentrazione della produzione, nella conseguente formazione di monopoli e nella fusione e simbiosi delle banche con l’industria (43). Da questa unilaterale derivazione del capitale finanziario dai rapporti di scambio dipende anche l’errata interpretazione che Hilferding dà della teoria marxiana della crisi economica. Subendo in questo l’influenza di Tugan-Baranowskij (44), Hilferding spiega le crisi economiche non in base alla contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere capitalistico dell’appropriazione, ma con le condizioni specificamente capitalistiche della circolazione delle merci. Le crisi quindi, secondo Hilferding, non sono altro che turbamenti dell’equilibrio, sproporzioni fra le singole sfere di produzione. Anche Marx riconosce la sproporzione come un momento della crisi, ma secondo la sua dottrina la causa ultima della crisi resta sempre “”la povertà e i limiti posti al consumo delle masse di fronte all’impulso della produzione capitalistica a sviluppare le forze produttive in modo tale che solo l’assoluta capacità di consumo della società ne costituisca i limiti”” (45). Alla teoria della sproporzione è strettamente collegata in Hilferding l’ipotesi che un cartello generale potrebbe regolare consapevolmente l’intera produzione capitalista, superando così l’anarchia del sistema capitalistico di produzione. Il verificarsi di tale ipotesi renderebbe superflua una soluzione rivoluzionaria delle contraddizioni insite nell’ordinamento sociale esistente: il che convaliderebbe la speranza che si possa giungere a un ordinamento socialista attraverso riforme pacifiche. Purtroppo questa ipotesi è utopistica”” (pag 208-209) [Wilfried Gottschalch, Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding, Annali Feltrinelli, anno 1973, Milano 1974] [(41) Al proposito anche Henry Grossmann, Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetzt des kapitalistischen Systems, Leipzig, 1929, pp. 572 sgg.; (42) R. Hilferding, Das Finanzkapital, cit, p. 296; (43) Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), in ‘Opere complete’, Roma, 1966, vol 22, p. 227; (44) Cfr. Michael Tugan-Baranowsky, Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901; (45) Per la critica della teoria della sproporzione si veda Natalie Moszkowska, ‘Zur Kritik moderner Krisentheorien, Prag, 1935] “”Hilferding vedeva la trasformazione strutturale del capitalismo determinata dal sorgere e dal diffondersi delle società per azioni”” (pag 200) “”Il collegamento delle grandi banche con l’industria modifica anche il carattere della concorrenza capitalistica”” (pag 201) “”Ma tale stretto intrecciarsi di interessi bancari e interessi industriali determina, secondo Hilferding, anche una sempre crescente concentrazione delle banche”” (pag 202) “”Così l’esportazione di capitale agisce come stimolo ad una politica imperialistica. Insieme sconvolge e sovverte nei paesi assoggettati tutta l’antica struttura sociale e cerca di svilupparvi il capitalismo (…)”” (pag 204) “”Hilferding esamina ampiamente come il capitale finanziario modifichi i rapporti di classe”” (pag 205) “”Qui Hilferding passa ad esaminare attentamente lo sviluppo del ceto impiegatizio”” (pag 206) “”Hilferding pone anche in giusta luce il sorgere di una comunità di interessi fra il capitale bancario e il capitale industriale”” (pag 207) “”La tesi del “”capitalismo organizzato”” divenne la linea direttiva che durante gli anni della relativa stabilizzazione (1924-1929) determinò l’azione del partito socialdemocratic tedesco. I primi cenni di questa teoria si possono già rintracciare nel ‘Capitale finanziario'”” (pag 211) “”Come già quindici anni prima nel ‘Capitale finanziario’, Hilferding descrive anche qui i cartelli e i trust come centri di potere, “”che esercitano poteri di governo, spesso più importanti, per i sudditi, degli stessi diritti di sovranità degli stati”””” (pag 213) “”Durante la crisi economica della fine degli anni venti Hilferding incominciò a dubitare egli stesso della giustezza della sua teoria del capitalismo organizzato”” (pag 215) “”””questa crisi mondiale che ora dobbiamo registrare è in realtà la liquidazione radicale della guerra”” (Hilferding). Egli vedeva quindi la crisi economica mondiale come provocata da cause esogene, non insita nel sistema del capitalismo organizzato. In tal modo si risparmiava di veder smentita la sua teoria secondo cui nel capitalismo organizzato i contrasti sociali ed economici dovevano mitigarsi e appianarsi”” (pag 215)”,”TEOC-644″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Jean-Paul Marat. L’ ami du peuple.”,”GOTTSCHALK Louis R. è stato professore di storia all’ Università di Chicago.”,”FRAR-257″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Marat.”,”GOTTSCHALK Louis R. professore di storia all’Università di Chicago.”,”FRAR-421″
“GOTTWALD Klement”,”La Cecoslovacchia verso il socialismo.”,”Contiene il discorso di GOTTWALD ‘Trotsky alleato di Hitler’ (10 febbraio 1937) (pag 97)”,”PCIx-145″
“GOUARNÉ Isabelle”,”L’Introduction du marxisme en France. Philosoviétisme et sciences humaines, 1920-1939.”,”Docteure en sociologie Isabelle Gouarné, Centre Alexandre Koyré (EHESS, CNRS, MNHN) Tabelle pag 23-27: Lista dei membri della commissione scientifica del ‘Cercle de la Russie neuve’ (1932-1939) Relazione di Bucharin intitolata ‘Teoria e pratica dal punto di vista del materialismo dialettico’ in ‘Science at the Cross Roads’, Londres, Franck Cass, 1931 (pag 112)”,”FRAV-175″
“GOUBERT Pierre”,”L’Ancien Régime. 1. La società. 2. I poteri.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle.”,”FRAA-007-FL”
“GOUBERT Pierre ROCHE Daniel”,”L’Ancien Régime. Cultura e Società. Volume II.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle. Daniel Roche è nato a Parigi nel 1935. La sua tesi di dottorato su Le Siècle des Lumières en province, académies et académiciens provinciaux 1660-1783, del 1973, definisce l’area culturale sulla quale si accentreranno, da quel momento in poi, i suoi interessi; la storia sociale e culturale dell’ancien régime, la storia dei comportamenti collettivi, delle sensibilità, delle immaginazioni e dei gusti…, in una parola, quella che è ormai usuale chiamare la storia antropologica delle mentalità. Daniel Roche è succeduto a Pierre Goubert sulla cattedra di storia moderna alla Sorbona. Tra le sue opere: Le Peuple de Paris, essai sur la culture populaire au XVIII° siècle e l’edizione del Journal de ma vie di Jacques-Louis Ménétra, manovale vetraio del ‘700, documento senza eguali sulla vita del popolino di Parigi nell’età dei lumi e della rivoluzione.”,”FRAA-008-FL”
“GOUDAR Louis (de Montpellier)”,”Nuova grammatica italiana, e francese. Seconda impressione, riveduta, corretta, ed accresciuta dall’ autore di trentassei dialoghi familiari.”,”E’ molto probabile sia questa edizione: Goudar, Louis, Nuova grammatica italiana, e francese/ Di Lodovico Goudar de Montpellier.- Seconda impressione / Riveduta, corretta, ed accresciuta dall autore di trentassei dialoghi familiari.- In Milano(Milano):Nella regia ducal corte, per Giuseppe Rishino Malatesta stampatore regio camerale; Si vende in bottega di Pietro Reycend, e compagni,1748.- [16], 335, [1] p.; 8° Altra edizione in vendita: Goudar, Lodovico: Nuova grammatica italiana e francese …. con un aggiunta di un copioso Dizionario francese italiano non mai pi? ristampato. Napoli, Porcelli, 1787. cm. 16, rilegatura dell’epoca piena pergamena, titolo manoscritto a china al dorso 1 carta bianca, pp. 466, 1 carta bianca, leggero alone alle ultime 8 carte lontano dal testo, leggere bruniture a qualche pagina Esemplare buono (ant grammatiche dizionari) n.ro catalogo: 1002-m10 € 220,00″,”VARx-203″
“GOUGEON Jacques-Pierre”,”La social-démocratie allemande, 1830-1996. De la révolution au réformisme.”,”J.P. Gougeon, agrégé d’allemand, docteur en Etudes germaniques, enseigne la civilisation allemande à l’Université et est chargé de mission à la présidence de Radio-France internatiale. Il est l’auteur de ‘L’Economie allemande’, Le Monde Editions, 1993. La nascita del “”programma operaio”” di Lassalle. ‘La politicizzazione del movimento operaio tedesco rimane particolarmente legata al nome di Ferdinand Lassalle. Nato nel 1825 a Breslavia, apparteneva a una famiglia benestante di commercianti ebrei. Forte di un’educazione classica, Lassalle aveva partecipato nel 1848, al fianco di Marx, all’agitazione rivoluzionaria in Renania. Impregnato della sua formazione filosofica, specie di Fichte e di Hegel, voleva far penetrare la sua riflessione politica in seno alle associazioni operaie. L’esperienza fondamentale di Lassalle è la sua delusione nei confronti della borghesia tedesca che, nel corso della rivoluzione del 1848 come nel corso del conflitto costituzionale con Bismarck, si è arenata e ha mostrato la sua debolezza. Questa borghesia non era disposta ad accordare l’eguaglianza dei diritti agli operai. Quando Lassalle decide di concentrare la sua azione politica sulla condizione dei lavoratori non ha esperienza personale sulla situazione dei proletari. Nell’aprile 1862, descrive in un esposto davanti agli operai della fabbrica di macchine Börsig a Orienburg la missione del “”quarto stato””. Fa appello agli operai chiedendo di prendere coscienza del loro numero e della loro forza. Gli operai devono essere in grado di «esigere dallo Stato che esso concentri tutta la sua riflessione e la sua azione per migliorare la triste e penosa situazione materiale delle classi lavoratrici» (17). La realizzazione di questa rivendicazione implicava la conquista del potere politico. Ma la borghesia ha sempre allontanato gli operai dal potere politico, attraverso il suffragio per censo o, in Prussia, con il sistema delle tre classi. Ecco perché «il popolo deve sempre considerare il suffragio diretto come un mezzo di lotta indispensabile, come la più fondamentale e la più importante delle rivendicazioni» (18). Questa conferenza costituisce “”il programma operaio”” di Lassalle’ (pag 69-70) [(17) Ferdinand Lassalle, ‘Ausgewählte Reden und Schriften 1849-1864’ (Discours et écrits choisis), Berlin, Dietz, 1991, p. 153; (18) Ibid. pag 163]”,”MGES-021″
“GOUHIER Henri”,”Filosofia e religione in Jean-Jacques Rousseau.”,”Dedica a Marcel Raymond e Bernard Gagnebin editore delle “”Opere”” dI J.J. Rousseau. Henri Gouhier (1898) si è formato all’Ecole Normale Supérieure. Professore a Lille nella facoltà di Lettere fino al 1941, ha tenuto in seguito alla Sorbona la cattedra di Storia del pensiero religioso. Membro dell’Institut de France.”,”FILx-393-FF”
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume 1e 2.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOI-090″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume primo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-139″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume secondo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-140″
“GOULD Stephen Jay”,”Il sorriso del fenicottero.”,”GOULD Stephen Jay è professore di paleontologia, geologia e biologia e storia della scienza a Harvard. Ha grande capacità di divulgazione.”,”SCIx-383″
” GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-147-FL”
“GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”””Mi sono concentrato sulle “”grandi”” tesi e sugli errori dei padri fondatori, non sui transitori ed effimeri usi moderni”” (pag 15, introduzione)”,”SCIx-506″
” GOULD Stephen Jay”,”Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato professore di geologia e zoologia ad Harvard e alla New York University. Pensatore eclettico, è stato anche scienziato e divulgatore tra i più influenti della seconda metà del XX secolo, insignito nel 1981 dell’ American Book Award. Contiene: – Razzismo e teoria della ricapitolazione (pag 217-224) – Perché non dovremmo parlare di razze umane. Un punto di vista biologico (pag 237-242) – Argomenti razzisti e quoziente di intelligenza (pag 249-256)”,”SCIx-510″
“GOULD Stephen Jay”,”Il pollice del panda.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato paleontologo, evoluzionista e biologo. Ha insegnato Geologia, Zoologia e Storia della scienza a Harvard. Ha pubblicato per Il Saggiatore. ‘Intelligenza e pregiudizio’, ‘Otto piccoli porcellini’, ‘I pilastri del tempo’. Contiene tra l’altro: Parte quarta: Scienza e politica delle differenze umane [Cappelli grandi e cervelli ristretti – Cervello di donna – La sindrome del dottor Down – Squarci in un velo vittoriano] (pag 135-168)”,”SCIx-514″
“GOULD Stephen Jay”,”Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale.”,”Di Stephen Jay Gould, docente a Harvard, sono stati tradotti in italiano, fra l’altro ‘Il pollice di panda’ (1983), ‘Quando i cavalli avevano le dita’ (1984), ‘Questa idea della vita’ (1984), ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989), ‘La vita meravigliosa’ (1990), ‘Un riccio nella tempesta’ (1991), ‘Bravo Brontosauro! (1992), ‘Risplendi grande lucciola’ (1994). Darwin e Paley. “”Adam Smith racchiuse il succo della sua teoria – la sua intuizione centrale – in una mirabile metafora, uno dei concetti più grandi che siano mai stati espressi in lingua inglese. Parlando di un protagonista nel mondo del ‘laissez-faire’, Adam Smith scrive: “”Invero, generalmente egli [cioè l’individuo] né intende promuovere l’interesse pubblico né sa quanto lo promuova… Egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni”” (2). Un’immagine molto bella: la “”mano invisibile”” che produce ordine ma in realtà non esiste, almeno in nessun modo diretto. La teoria di Darwin usa la stessa mano invisibile, ma chiusa a pugno come un ariete per eliminare il Dio di Paley dalla natura. I caratteri stessi usati da Paley per inferire non solo l’esistenza di Dio ma anche la sua bontà non sono altro, per Darwin, che conseguenze secondarie dell’unica azione reale in natura: la lotta incessante fra gli organismi per il successo nella riproduzione, e le ecatombi incessanti dell’insuccesso. In questa luce, possiamo tornare infine al povero Paley e sentire la forza della sua incapacità anche solo a concepire la terza alternativa di Darwin: l’argomento che abbatté infine, e definitivamente, il suo sistema. Egli si avvicinò a questa immagine, ma semplicemente non possedeva gli strumenti concettuali per comporne gli elementi. (Non intendo dire con questo che Paley, se avesse riconosciuto la terza via, sarebbe diventato un darwiniano. Senza dubbio avrebbe rifiutato l’evoluzione per ecatombi, così come aveva attaccato l’evoluzione per passi coscienti. Eppure rimango affascinato dalla sua incapacità a concettualizzare il modo darwiniano, poiché l’essenza del genio consiste nella rara capacità di pensare in nuove dimensioni, ortogonali a vecchi schemi, e noi dobbiamo sottoporre a dissezione sia gli insuccessi sia i successi per capire l’evoluzionismo di Darwin, questa impresa di importanza fondamentale dell’intelletto umano). Darwin ricevette la sua massima ispirazione da Thomas Malthus e da Adam Smith. Anche Paley conosceva le loro opere, ma non ne trasse le debite implicazioni’ (pag 169-170) [(2) Adam Smith, ‘La ricchezza delle nazioni’, a cura di A. e T. Bagiotti, Torino, Utet, Torino, 1975, libro IV, cap. 2, p. 584]”,”SCIx-547″
“GOULD Stephen J.”,”Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura.”,”Stephen Jay Gould, professore di geologia, biologia e storia della scienza ad Harvard, unisce la preparazione scientifica di prim’ordine a un’eccezionale capacità di divulgazione. E’ stato nominato scienziato dell’anno dalla rivista ‘Discover’. Ha già pubblicato in Italia con Feltrinelli: ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989) e ‘La vita meravigliosa’ (1990). Contiene tra l’altro: Parte quinta: Scienza e politica: – Evoluzione come fatto e come teoria – Una visita a Dayton – Moon, Mann e Otto – Scienza e immigrazione ebraica – La politica dei censimenti (pag 255-312) “”Nell’aprile del 1925, C.B. Davenport, uno fra i principali genetisti d’America, scrisse a Madison Grant, autore del libro ‘The Passing of the Great Race’ e il più famigerato razzista americano della bennata tradizione ‘yankee’: “”I nostri avi incalzarono i battisti dalla Massachusetts Bay nel Rhode Island, ma noi non abbiamo un posto dove scacciare gli ebrei””. Se l’America era diventata troppo piena per fornire posti dove relegare gli indesiderabili, essi dovevano essere tenuti fuori. Davenport aveva scritto a Grant per discutere un pressante problema politico del tempo: l’istituzione di quote di immigrazione negli Stati Uniti. Gli ebrei rappresentavano un potenziale problema per i sostenitori più accesi di restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1890 il carattere dell’immigrazione americana era mutato marcatamente. Gli immigrati più simpatici, gli inglesi, i tedeschi e gli scandinavi, che avevano predominato in precedenza, erano stati sostituiti da orde di immigrati più poveri, più scuri e meno familiari, provenienti dall’Europa meridionale e orientale. Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli – primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi – erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralità. Gli argomenti a favore della loro esclusione potevano essere motivati dal desiderio di preservare incontaminato il ceppo americano che essi minacciavano. Gli ebrei presentavano però un dilemma. Lo stesso catalogo razzista attribuiva loro vari tratti indesiderabili, comprese l’avarizia e l’incapacità di assimilarsi, ma non li accusava di stupidità. Se un’ottusità innata doveva essere la giustificazione scientifica “”ufficiale”” per escludere gli immigranti provenienti dall’Europa orientale e meridionale, come si potevano tener fuori dall’America gli ebrei? La possibilità vista con maggior favore consisteva nel sostenere che il vecchio catalogo era stato troppo generoso e che, contrariamente al suo stereotipo popolare, l’ebreo dopo tutto era stupido. Vari studi “”scientifici”” condotti fra il 1910 e il 1930, quando la grande controversia sull’immigrazione raggiunse il suo culmine, pervennero a questa conclusione ferventemente desiderata. Come esempi di deformazione dei fatti per farli corrispondere alle attese, o di cecità di fronte ad alternative evidenti, questi studi sono unici. Questo saggio è la storia di due studi famosi, compiuti in nazioni diverse che esercitarono una diversa influenza (…) (studi di H.H. Goddard negli Usa e Karl Pearson, in Inghilterra, ndr)”” (pag 293) [‘Scienza e immigrazione ebraica’]”,”SCIx-550″
” GOULD Stephen Jay, a cura di Telmo PIEVANI”,”La struttura della teoria dell’evoluzione.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-298-FL”
“GOULEY Bernard”,”Gli anonimi cattolici. (I cattolici francesi oggi)”,”Bernard Gouley, nato nel 1927, giornalista, parigino, collaboratore di Le Monde, esperto di comunicazioni visive, è, attualmente (1979) uno dei direttori di Télédiffusion de France.”,”RELC-399″
“GOURFINKEL Nina o GURFINKEL”,”Lenine.”,”L’A nata ad Odessa, studente all’Univ di Pietrogrado al momento della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, si sposta in Francia nel 1925. Ha pubblicato due volumi di ricordi: ‘Naissance d’un monde’ e ‘L’autre patrie’ e vari saggi di teatro e letteratura russa, tra cui un ‘Tolstoi sans tolstoisme’ e un ‘Gorki’.”,”LENS-037″
“GOURFINKEL Nina”,”Lenin.”,”””L’anno 1912 accumula gli indizi dello sfacelo in vista: la guerra italo-turca e i conflitti balcanici metotno capo alla rivoluzione turca. In Russia la fucilazione dei lavoratori delle miniere d’oro della Lena, il 4 aprile, solleva nel paese un unanime movimento di protesta. Il 1° maggio, 400.000 operai si astengono dal lavoro. Spaventato, il governo accenna qualche gesto liberale, e, fra l’altro, permette che a Pietroburgo si pubblichi un quotidiano operaio, ‘Pravda’ (“”La verità””), de quale è segretario Molotov. Lenin, che ne è il vero animatore, decide di trasferirsi in un luogo più prossimo al confine russo: in giugno, si stabilisce a Cracovia allora città della Polonia austriaca. “”Qui, scrive a Gorkij, riceviamo i giornali russi tre giorni dopo la loro pubblicazione, il che facilita molto la nostra collaborazione…””. Infatti, la lettura della stampa borghese russa fornisce a Lenin i temi per gli articoli sulla “”Pravda””, che sono la sua maggiore preoccupazione. Alloggiati dapprima nel sobborgo operaio, ove sono felici di vivere vicino alla foresta e al fiume, gli Ul’janov prendono poi stabile dimora nei pressi della stazione, ove tutte le sere Lenin porta personalmente la posta, perché possa partire col treno della notte. Nei suoi articoli, egli analizza la situazionei internazionale e le cose russe in riferimento alla classe operaia, con la chiareza che è permessa dal timore della censura. Lotta più che mai contro l”otsovismo’, che è una forma di disfattismo. I deputati bolscevichi vanno a visitarlo segretamente, ed egli raccomanda loro di afferrare ogni occasione – si tratti della discussione del bilancio o di una legge qualsiasi – per ripetere le parole d’ordine del partito: giornata lavorativa di otto ore, confisca delle terre in favore dei contadini indigenti, ecc. Sa che non otterrà nulla, sicurametne, ma non bisogna farsi dimenticare e poco importa se si è una piccola minoranza. “”Il partito, scrive, l’avanguardia cosciente della classe lavoratrice, e la sua forza è dieci o cento volte maggiore della sua entità numerica. Ma è proprio vero? Il potere di cento uomini può essere superiore a quello di mille? Sì, quando questi cento sono organizzati”” (pag 87-88) [Nina Gourfinkel, Lenin, 1961] (pag 87-88)”,”RIRO-418″
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. I..”,”Principio strategico: atttaccare per primi. “”Federico, da grand’uomo qual’era, non si intendeva molto di artiglieria. I migliori generali sono quelli che escono da questo corpo. Si crede che non sia importante saper collocare una batteria di cannoni, lo è molto. Si piazzano delle batterie dietro la prima linea e si fanno apparire d’improvviso 60 o 80 pezzi in un solo punto. Si decide così la vittoria. Federico ha ragione riguardo ai distaccamenti. Nella guerra di montagna occorre lasciarsi attaccare e non prendere l’offensiva. Ecco il talento! Il nemico occupa una forte posizione? Bisogna prenderne una tale che sia forzato a venirci ad attaccare o a venire ad occupare una posizione dietro di voi. E’ così che ho agito per far abbandonare Saorgio. In pianura io penso come Federico; occorre sempre attaccare per primi; gli ordini obliqui non sono buoni con una armata che non manovra. Le montagne sono ostacoli più grandi rispetto ai fiumi. Si può sempre attraversare un fiume, ma non una montagna. Sovente come nei Vosgi, non ci sono che due o tre passaggi (…). Per Marengo non avrei potuto attraversare le Alpi se il re di Sardegna non avesse tracciato delle strade ai loro piedi. (…) Il grande vantaggio della armate attuali è la distribuzione in divisioni, ciascuna di esse, coma la legione romana, potendo essere sufficiente a se stessa. (…) La difesa di un convoglio sarà sempre difficile, ma il nemico sovente si sbaglia sulla forze di un convoglio e la crede più considerevole di quello che è. Con l’artiglieria, si passano tutti i fiumi; occorrono circa tre ore per costruire un buon ponte di barche. Si comincia la sera, si passa il mattino”” (pag 267-268) Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899.”,”FRAN-043-FSL”
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. II.”,”Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899. DIARIO DI SANT’ELENA GENERALE BARONEGOURAUD MEMORIE RICORDI NAPOLEONE BONAPARTE CRITICA DI NEY E MURAT CRESCITA DELLA RUSSIA FEDERICO II DI PRUSSIA GRANDI GENERALI QUESTIONE MILITARE BATTAGLIA ROSBACH SPEDIZIONE IN EGITTO RIFLESSIONI SCIENTIFICHE FILOSOFIA ROUSSEAU PROGETTO SPEDIZIONE IN INDIA MAOMETTO E GESU’ LANNES LONGWOOD LA BATTAGLIA PIU’ BELLA WAGRAM TURENNE E CONDE’ ESERCITI STRATEGIA TATTICA FORTUNA DI BONAPARTE MASSENA E GUERRA DI SPAGNA ERRORI DI MURAT REGNO DI NAPOLI ABBANDONO DI PARIGI TALLEYRAND PRINCIPI DI STRATEGIA ATTACCARE PER PRIMO MARMONT TRUPPE PRUSSIANE PRUSSIA BATTAGLIA IENA MORTE DI GIUSEPPINA POLITICA E RELIGIONE POLITICA DI ALESSANDRO IL GRANDE”,”FRAN-044-FSL”
“GOUROU Pierre”,”La terra e l’ uomo in Estremo Oriente.”,”Pierre GOUROU iniziò ad insegnare geografia nel 1926 nell’ Università di Hanoi e da allora ha studiato la geografia dei paesi tropicali, insegnando poi dal 1936 nell’ Università di Bruxelles e dal 1947 al 1970 al College de France. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”ASIE-006″
“GOUROU Pierre”,”L’ Asie.”,”GOUROU è professore al College de France e all’ Université Libre de Bruxelles.”,”ASIx-045″
“GOUSSEFF Catherine PLAGGENBORG Stefan STANZIANI Alessandro, a cura”,”1917. Historiographie, dynamiques révolutionnaires et mémoires contestées.”,”Saggi in varie lingue Indice. Avant-propos Entretiens Entretien avec Marc FERRO réalisé par Alain BLUM Entretien avec Manfred HILDERMEIER réalisé par Stefan PLAGGENBORG Entretien avec Richard PIPES réalisé par Jane BURBANK Historiographie Matthias STADELMANN. The Russian Revolution in German historiography after 1945 Peter HOLQUIST, The Russian Revolution as continuum and context, and yes, as revolution : Reflections on recent anglophone scholarship of the Russian revolution Dynamiques révolutionnaires Ljudmila NOVIKOVA, Zemstvo Severnoj oblasti v epohu rossijskoj grazdanskoj vojny : mezdu politiceskim predstavitel´stvom i upravlenceskoj bjurokratiej (Zemstvo della regione settentrionale nell’era della guerra civile russa: tra rappresentanza politica e burocrazia amministrativa) Peter GATRELL. War, refugeedom, revolution : Understanding Russia’s refugee crisis, 1914-1918 Tamara KONDRATIEVA. La fin des révolutions: Raskol´nikov et Robespierre Mémoires contestées Boris KOLONICKIJ, Resursy kul´turnoj pamjati i politika pamjati o Pervoj mirovoj vojne v Rossii (Risorse per la memoria culturale e la politica di ricordare la prima guerra mondiale in Russia) Maria FERRETTI, La mémoire impossible : la Russie et les révolutions de 1917 Dal saggio di Tamara KONDRATIEVA: Raskolnikov (autore di un’opera su Robespierre) e Robespierre, il presentimento della fine della rivoluzione? (pag 148 e seguenti)”,”RIRO-481″
“GOUSSEV Alekséi Viktorovitch”,”L’ Opposition communiste de gauche en URSS à la fin des années 20.”,”Goussev è un giovane storico russo (1997). Qui riporta un testo che riassume a grandi linee uma parte importante della sua tesi all’Università di Mosca. “”Sappiamo che Goussev si considera come un discepolo di T.V. Sapronov, un ‘sapronovets’, ed un ardente avvocato dei decisti”” (pag 5, Broué) “”C’è il problema Radek. Si sa che Radek ha capitolato ufficialmente nel luglio 1929, e che questa operazione è stata preparata in collegamento con l’uomo di Stalin, Iaroslavsky. (…) Radek è andato oltre alla capitolazione perché ha personalmente denunciato più di 700 suoi compagni dell’ Opposizione di sinistra (pag 5, Broué) Le forze dell’ Opposizione: Secondo i dati ufficiali prima del Congresso 4120 membri votavano per essa (51) (pag 18) Nel febbraio 1929, Iaroslavsky affermava sul ‘Bolchevik’ che tra il XIV Congresso del VKP(b) e il 1° giugno 1928, 4350 persone avevano dichiarato di aver lasciato l’Opposizione e 4034 ne erano state escluse. Si può stimare una cifra di 8000 oppositori nel 1928 (52) (pag 18) Dibattito sull’ unificazione: Avvicinamento di una parte dei bolscevico-leninisti con i decisti, un’altra organizzazione dell’ Opposizione dei comunisti di sinistra guidata incontestabilmente da T.V. Sapronov e V.M. Smirnov (pag 24) T.V. Sapronov (1887-1939) figlio di contadini, edile imbianchino (?), membro del partito nel 1910, entra a far parte dell’ ufficio nazionale del sindacato delle costruzioni (edilizia) nel 1914, viene esiliato nel 1916, milita nel sindacato edile sotto il nome di Alexandrov e Chirokov, nel 1917, presiede il soviet provinciale di Mosca. Si schiera dalla parte dei comunisti di sinistra contro Brest-Litovsk (inviato in Ucraina, mette Rakovsky in minoranza), poi con i decisti, nell’ Opposizione del 1923, dove diviene molto in vista, poi diventa leader dei Quindici. Arrestato nel 1928, è liberato dopo un “”pentimento pubblico””, per lui “”tattico””, ma, arrestato nuovamente trova la morta in carcere (pag 32)”,”RIRB-162″
“GOUSSEV A.; TROTSKY Léon”,”Trotsky 1923: naissance de l’opposition de gauche. La crise de la révolution russe (1923).”,”Dibattito su “”Corso Nuovo”” “”In tutte le riunioni del partito si manifestavano chiaramente due posizioni contraddittorie. La “”linea del CC”” era opposta alla “”linea dell’Opposizione”” o, come diceva la Pravda, “”i partigiani di Preobrazhenskij e di Sapronov””. (pag 20) “”Il politburo tenta di avanzare la propria versione del centralismo democratico. Kamenev la formula in questo modo: “”Il centralismo democratico non significa che il partito dovrebbe essere eletto dalla base, ma che i suoi organi e istituzioni responsabili eseguono sempre le direttive del partito””. Bucharin, in un tentativo per perfezionare questa definizione, arriva a una caratterizzazione totalmente assurda: definisce “”il vero democratismo bolscevico come un “”meccanismo”” secondo il quale “”il partito dirige attraverso i dirigenti e questi dirigenti dirigono prima di tutto i membri più avanzati del partito secondo la loro coscienza””. Ogni altra comprensione della democrazia venne ufficialmente qualificata “”non bolscevica”” (pag 22) L’opposizione si poneva contro le pratiche burocratiche, la tendenza alla burocratizzazione del partito. Gli avversari della “”linea del Comitato centrale”” argomentavano che la democrazia reprime coscientemente l’apparato che non nasca dalla “”necessità”” ma dai suoi propri interessi di gruppo. Nel contempo questa costruzione febbrile del regime burocratico si faceva in tempo di pace, in un periodo di costruzione dell’economia e della stessa classe operaia. Trotsky scriveva in “”La questione delle generazioni nel partito””: “”La burocrazia del tempo di guerra, quali che furono le deformazioni che rivestiva nelle sue forme in diversi casi, sembra un gioco da ragazzi in confronto con la burocrazia attuale (…)”” (pag 23) Trotsky scrive un articolo sulla Pravda (23 settembre 1923) dal titolo ‘E’ possibile fissare un orario preciso per una rivoluzione o una controrivoluzione?’ (testo a pag 41-47)”,”RIRB-163″
“GOUSSEV Aleksei V. (GUSSEV)”,”L’opposition de gauche du parti communiste soviétique dans la première moitié des années 30.”,”Secondo I. Deutscher, autore di una biografia di Trotsky, ci fu una sorta di ‘mitologizzazione’ dell’immagine di Trotsky, trasformato progressivamente in simbolo della resistenza antistaliniana (pag 71) 1928-29: arresti, carcere e deportazioni: l’opposizione viene schiacciata dallo stalinismo “”En 1931, Staline qualifia le trotskysme de «defenseur de premier rang de la bourgeoisie contre-révolutionnaire» (2). Ainsi, le trotskysme devint la cible permanente des campagnes de propagande. Brandissant le drapeau de combat contre le derniers trotskystes, le régime en place a organisé des procès contre les vieux bolcheviks et procédé à la répression de masse. Pour I. Deutscher, auteur d’une biographie de L.D. Trotsky, ce phénomène s’explique par une certaine «mythologisation» de l’image de Trotsky, transformé progressivement en symbole de résistance antistalinienne. (…) Pourtant, aucun d’entre eux ne put être «trotskyste» au sens d’un authentique disciple politique de Trotsky. Car ces jeunes gens ne pouvaient pas connaître les activité que Trotsky menait durant son exil. Ce qui est sûr c’est que le nom du chef de l’opposition représentait simplement à leur yeux le symbole d’une authentique protestation. Pourtant, le probleme de l’opposition de gauche en URSS des années 30 ne se réduit pas au simple «mythe trotskyste». Car l’opposition existait bel et bien. Elle se battait, développait une doctrine idéologique, analysait les problèmes de son temps. Elle a tenu à constituer un véritable programme politique. De surcroît, l’opposition «trotskyste» gagnait constamment de nouveau adhérents, en recrutant non soulement parmi les personnages connus de la sphère politique, mais aussi dans la société civile – d’abord dans des réseaux clandestins et en exil, ensuite parmi les détenus des prisons et des goulags. (…) Ainsi, le «trotskyste» ne constituait pas seulement un fardeau fictif pour la propagande officielle, mais un phénomène bien réel et incarnait une menace potentielle pour les cercles dirigeants du pays. Vers 1930, l’opposition communite en URSS comprenait deux mouvements principaux: «les bolcheviks-léninistes», qui considéraient Trotsky comme leur chef et «les décistes» (6), avec à leur tête T.V. Sapronov et V.M. Smirnov. Ces derniers se nommaient également «l’ opposition prolétarienne». A l’époque, la plupart de ces opposants se trouvaient en prison ou en déportation. Seuls quelques groupuscules – réunissant tous ceux qui avaient échappé à la liquidation du réseau par la GPU – étaient encore en liberté. A la suite d’une puissante vague d’arrestations, Trotsky fut obligé de constater, dans une lettre datée du mois d’octobre 1930 et adressée à son ami de pensée américain, quel l’organisation clandestine de l’opposition en URSS n’existait plus (7). Toutefois, la répression n’était pas la seule cause de l’affaiblissement du mouvement d’opposition en URSS. En réalité, l’opposition traversait depuis 1929 une crise interne profonde. De nombreux militants avaient fini par adhérer à la ligne imposée par le VKP(b) (8), où ils retrouvaient des éléments communs: la lutte contre les koulaks et les «droitiers» ou le passage en force à l’industrialisation. Dix des treize signataires de la «Plate-forme des bolcheviks-léninistes» de 1927 (donc pratiquement tous les dirigeants historiques du trotskysme), ont quitté l’opposition pour rejoindre «la ligne générale» du parti. Il en fut de même pour une importante partie des chefs «décistes» et la majorité de leurs militants de base. Tout compte fait, à la sortie du XVéme Congrès du VKP(b), l’opposition ne comptait plus que six mille activistes, dont la plupart furent de toute façon arrêtés en 1928 et 1929. Emprisonnés ou déportés, le nombre des opposants se réduisait rapidement. Vers 1929, d’après les estimations de Rakovsky, l’opposition ne pouvait compter plus que sur huit cents personnes (9). En 1930, on a arrête encore mille personnes (10). De surcroît, la vague des «capitulations» individuelles et collectives n’est retombée que dans la seconde moitié de l’année. Au total, la crise interne plus les répressions ont réduit les effectifs de l’opposition de plusieurs fois”” (pag 71-72-73) [(2) Staline, I.V., Oeuvres, I, t. 13, Moscou, 1951, pp. 98-99; (3) Deutscher I., ‘Trotsky en exil’, Moscou, 1990, p. 190; (6) Les Décistes étaient les partisans du centralisme démocratique; (7) Broué P., “”Les Trotskystes en Union soviétique, 1929-1938″”, Cahiers Léon Trotsky, 1980, n. 6, p. 43; (8) Le VKP(b)= PC; (9) Cliff, T. ‘Trotsky, the darker the night, the brighter the star’, 4, 1926-1940, p. 100; (10) Serge V., ‘Russia Twenty Years Later’, New Jersey, 1996, p. 14] T.V. Sapronov capo dei ‘decisti’ nella sua analisi integrale intitolata “”L’agonia della piccola borghesia”” sosteneva che il regime economico esistente in URSS non si poteva definire una “”fase socialista”” ma un autentico capitalismo di Stato (pag 79)”,”RUSS-260″
“GOUTTENOIRE DE TOURY F.”,”Poincaré ha voluto la guerra?”,”””Poincaré, durante gli anni 1912, 1913, 1914, è stato l’uomo della politica del conte Iswolsky, ambasciatore di Russia a Parigi, contro la politico di Georges Louis, ambasciatore di Francia a Pietroburgo?”” (pag 16) “”E questa politica di rapina e brigantaggio, Jaurès la deplorava anche il giorno dopo, quando, alludendo alla responsabilità austriaca impegnata all’ annessione della Bosnia-Erzegovina e alla responsabilità russa derivante dalla Lega dei Balcani macchinata da Iswolsky e dal rappresentante russo a Sofia, diceva: “”…Niente guerra europea per i Balcani! Niente guerra europea per la questione d’Albania! Né i proletari d’Austria nè quelli di Germania vogliono pagare col loro sangue le fantasie e i sogni di grandezza del clericale arciduca. E nemmeno i proletarii e contadini di Francia sono disposti a ingrassare i campi di battaglia per servire i disegni dello zarismo e i rancori di Iswolsky””. I proletari! I contadini! Non erano disposti! Povero caro Jaurés! Egli dimenticava, per un momento, che le disposizioni dei popoli non contano nulla, fino ad ora, nelle volontà dei governi e che la parola di un Iswolsky aveva più peso del grande clamore delle moltitudini!”” (pag 111) Paleologue amico di Poincaré. “”Come nel mio libro, nel racconto di Caillaux, si vide apparire dietro Poincaré l’ ambasciatore Maurice Paléologue, la sua eminenza grigia, la sua anima dannata. (…) Ad ogni modo, il racconto di Paléologue ci dà le più interessanti e significative indicazioni sul viaggio di Poincaré in Russia, nel luglio 1914, e anche sul periodo anteriore.”” (pag 207)”,”RAIx-220″
“GOUTTMAN Alain”,”La guerre de Crimée. 1853-1856. La première guerre moderne.”,”GOUTTMAN Alain si è specializzato nello studio del Secondo Impero.”,”QMIx-228″
“GOUX Jean-Joseph, a cura di Armando VERDIGLIONE”,”Freud, Marx. Economia e simbolico.”,”Jean-J. Goux è nato nel 1943 e si è laureato in filosofia. Ha collaborato con le riveste ‘Tel Quel’ e ‘Critique’.”,”TEOC-179-FF”
“GOVI Mario”,”Il Socialismo Internazionalista e la guerra Italo-Balcanico-Turca.”,”””Ecco un libro che non piacerà a nessuno…”” (incipit prefazione) Colonialismo, imperialismo, guerra. ‘Necessità della guerra per sopprimere i regimi barbari’ ‘Diritto e dovere di sopprimere con la guerra i regimi barbari anche contro l’opposizione dei loro soggetti’ (pag XV) Lo statu quo in Oriente e l’opinione di Marx (pag 165-174) “”Quando, nel 1854, si aprì la crisi in Oriente che condusse alla guerra di Crimea, si produsse una situazione internazionale molto simile a quella prodottasi allo scoppio della guerra balcanico-turca. La Russia mosse guerraalla Turchia per ragioni di protezione dei sudditi cristiani di questa. L’Europa occidentale si levò contro la RUssia, come lo scorso anno contro l’Italia e quest’anno contro gli stati balcanici, a difesa della Turchia, propugnando lo ‘statu quo’ in Oriente; e scese in campo colle armi a difesa di questo. Ma contro questo attaggiamento dell’Europa per la conservazione dello ‘statu quo’ in Oriente, e contro la Turchia, si levò Carlo Marx, col suo scritto da Londra su ‘La Questione orientale’. Vale la pena di riportare di questo i seguenti brani, perché sembrano scritti per le circostanze attuali, tanto le cose non sono da allora mutate in rapporto alla Turchia. «La Turchia è la piaga vivente del legittimismo europeo. L’impotenza dei governi si è riassunta in un assioma: mantenere lo ‘statu quo’. finire (pag 171-174)”,”ITQM-270″
“GOVONI Luigi VITTORI Lino CASATI Dario RINALDI Ivano PICCHI Antonio AMADEI Giorgio, scritti di”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. IV. Storie di patrimoni terrieri.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro Contiene il saggio di Ivano Rinaldi, ‘I beni fondiari di due congregazioni religiose femminili. Le Orsoline di Piacenza e le Maestre Pie di Rimini. (segue documentazione) (pag 119-184) (l’autore traccia la storia delle Orsoline dalle origini nella prima metà cinquecento, struttura fondata da Angela Merici, e delle Maestri Pie di Rimini (origine nel 1818) e il saggio di Antonio Picchi, Contadini singoli e associati su poderi ceduti da Opere Pie dell’Imolese (OIR) (segue documentazione) (pag 185-218)”,”STAT-021-FP”
“GOWERS Timothy”,”Mathematics. A Very Short Introduction.”,”Timothy Gowers is the Rouse Ball Professor of Mathematics at Cambridge University and was a recipient of the Fields Medal for Mathematics, awarded for the most daring, profound and stimulating research done by young mathematicians,Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66, Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66,”,”SCIx-193-FL”
“GOYA Michel”,”La chair et L’Acier. L’armée française et l’invention de la guerre moderne (1914-1918).”,”Comandante di battaglione, Michel Goya è ufficiale del Centre de doctrine d’emploi des forces terrestres. Questo libro è il frutto del lavoro di ricerca universitaria e ha ottenuto il prix d’histoire militaire du Centre d’études d’histoire de la Défense. “”Le combat offensif est donc du “”feu qui avance en permanence””, et l’assaut final n’est que la concrétisation d’un ascendant écrasant pris sur l’ennemi per le feu. En défense, le bataillon combat dans un dispositif “”carré”” similaire à celui de l’attaque et “”l’hypothèse d’une défense passive est repoussée absolument”” (23). Dans ce nouveau contexte tactique, la compagnie prend un relief particulier et devient l’unité de combat. Son chef, un capitaine, est le “”chef d’orchestre”” qui commande, à la voix, les feux et les mouvements de ses troupes. Il ne se contente plus de contrôler l’application des ordres de son supérieur hiérarchique. Parallèlement, au quartier, il devient l’instructeur de sa troupe””. (pag 79) [A’ la recherche d’une doctrine] [Commandant de Grandmaison, Dressage de l’infanterie en vue du combat offensif, Paris, Berger-levrault, 1908, p. 38] “”Visitant les unités à l’instruction au groupe d’armées du Centre en 1916, le colonel Serrigny constate que “”les connaissances techniques des uns et des autres étaient généralement très faibles (44)””. Par ailleurs, beaucoup d’officiers sont persuadés que la guerre sera terminée bien avant la sortie de nouveaux matériels, ce qui ne les incite évidemment pas à s’y intéresser car ils appréhendent les délais nécessaires à leur développement. De plus, on n’est ressent pas forcément le besoin. En 1932, l’économiste américain Hicks a démontré que la hausse du coût d’un des facteurs de production (capital ou travail) poussait à privilégier l’autre facteur; ainsi, lorsque la main d’oeuvre est coûteuse, il est préférable d’investir dans le machines. Dans “”Les Inventions médiévales (45)”” , Marc Bloch décrit de la même façon le développement du moulin à eau, à la fin de l’Antiquité, comme une conséquence du tarissement de la main-d’oeuvre servile et de la nécessité de trouver d’autres solutions pour créer de l’énergie. Au début de 1915, l’armée française, et particulièrement son infanterie, se trouvent dans une situation comparable. Entre les obus et les fantassins, ce sont alors les obus qui sont les plus rares, aussi les offensives de 1914 et 1915 ressemblent-elles à des expériences “”à coup d’hommes””. le souci d'””économiser l’infanterie”” n’intervient véritablement que vers la fin de l’année 1915, coïncidant avec un premier équipement massif en matériels modernes. La mise en chantier de plus grands programmes industriels de la guerre, à la fin de 1917, correspondra à la plus grave crise d’effectifs”” (pag 219) [La pression du front] [(44) Général Serrigny, Trente ans avec Pétain, 1959, p. 98; (45) Marc Bloch, in ‘Les annales’, n° 36, 1935 p. 831 cité par Patrice Flichy, op. cit., p. 47]”,”QMIP-100″
“GOZI Sandro”,”Il governo dell’Europa.”,”Sandro Gozi è funzionario della Commissione europea – Direzione generale Relazioni esterne. Ha pubblicato numerosi contributi di diritto e politica dell’Unione europea su riviste italiane e internazionali. Sandro Gozi ci aiuta a capire dall’interno una situazione complessa e in divenire; che cos’è l’Unione europea? come sono ripartite le funzioni esecutive e legislative nel sistema comunitario e come interagiscono le istituzioni europee? A partire da tali interrogativi, il libro fornisce un’indispensabile chiave di lettura, che fa il punto sulle caratteristiche del modello politico europeo, tracciando le linee del dibattito istituzionale attuale nel momento della riforma interna della Commissione e della nuova Conferenza intergovernativa di revisione dei Trattati.”,”EURx-035-FL”
“GOZZANO Guido PALAZZESCHI Aldo CHIAVES Carlo CORAZZINI Sergio GIANELLI Giulio GOVONI Corrado MARTINI Fausto Maria MORETTI Marino OXILIA Nino VALLINI Carlo; a cura di Cecilia GHELLI”,”Gozzano e i crepuscolari.”,”Le beghine “”(…) Tutte però siete un pochino studiate. Vi aggirate, vi aggirate, piene di compunzione, d’importanza e di pratica, rigonfie d’etichetta nella vostra casa prediletta. Fra gli ori e fra i damaschi, i pizzi degli altari, doppieri e candelabri, ve ne andate e venite come in casa vostra, senza tema di sbagliare nel rito, nel cerimoniale della casa del Signore. V’alzate e v’inchinate, v’inchinate e vi rialzate. Venite v’inchinare, antate v’inchinare. V’inchinate v’inchinate… Inchini secchi di gambe irrigidite, (…) Ditemi, nella purità siete così avvizzite, o nel vizio? (…)”” Aldo Palazzeschi, ‘Le beghine’ (pag 597-604)”,”VARx-587″
“GOZZI Gasparo; a cura di Bruno ROMANI”,”Gazzetta veneta. I, II.”,”Gasparo GOZZI (1713-1785) nacque da famiglia nobile veneziana e praticò il giornalismo contribuendo a liberare la cultura e il costume dell’ epoca dai residui del settecentismo, dal cicisbeismo letterario, dalla infatuazione erudita, per indirizzarle verso i nuovi principi sociali e politici della eguaglianza, della libertà, della indipendenza nazionale. Secondo il TOMMASEO, “”quello che rende il Gozzi maggiore di tutti i suoi coetanei e di molti tra i suoi successori, è la proprietà del dire, la parsimonia, l’ armonia, l’ evidenza, e quella efficacia che tanto è più vera quanto meno si sforza apparire””.”,”ITAB-063″
“GOZZI Gustavo SCHIERA Pierangelo a cura; saggi di Ilse STAFF Pasquale PASQUINO Maurizio FIORAVANTI Bernardo SORDI Gustavo GOZZI Jörg LUTHER Claudio TOMMASI Giuseppe DUSO Gaetano VARDARO”,”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale.”,”Gli atti raccolti in questo volume sono una rielaborazione degli interventi presentati in occasione del seminario su “”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale”” svoltosi a Trento nel 1986. Nei saggi si afftrontano gli approcci di R. Smend, C. Schmitt, H. Kelsen e di altri”,”GERG-001-FMB”
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci.”,”MITS-022″
“GOZZINI Giovanni MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VII. Dall’attentato a Togliatti all’ VIII Congresso.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Univ di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, ROMA 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, ROMA 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Giovanni GOZZINI insegna storia contemporanea alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Univ di Firenze. E’ autore di studi su Firenze nell’Ottocento e sulla storia dello sterminio nazista. E’ membro della direzione di ‘Passato e presente’ e scrive su ‘Repubblica’.”,”PCIx-011″
“GOZZINI Giovanni”,”Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata.”,”GOZZINI Giovanni insegna storia del giornalismo presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Siena. Tra le sue opere ‘ Storia del partito comunista italiano’ (con R. MARTINELLI) (1998), ‘Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra’ (a cura con DETTI T.) (2001). Emigrazione e risparmio. “”Le rimesse degli italiani dall’estero erano quasi nulle dall’ Argentina (terra di successo e di investimenti ‘in loco’) e assolutamente rilevanti dagli Stati Uniti: nel 1906 raggiunsero un tetto superiore agli 800 milioni di lire, pari a più di un terzo del valore delle esportazioni totali, dando un contributo determinante al riequilibrio della bilancia dei pagamenti dello stato italiano. Molte fonti concordano nel dipingere come “”monastico”” e ispirato a rigide regole di risparmio lo stile di vita degli immigrati di origine europea: i vaglia postali – attraverso cui passava il 70% di questi movimenti di capitali verso la madrepatria italiana – costituirono un meccanismo decisivo di consolidamento della catena migratoria e testimoniano della capacità di legami familiari e comunitari di reggere nel tempo nonostante le separazioni traumatiche e le distanze spaziali””. (pag 96) Nota: sarebbe interessante completare l’ analisi delle rimesse degli emigranti, vedendo quanto pesano in % le componenti del nord e del sud Italia nei flussi di emigrazione rispettivamente in Argentina e negli Stati Uniti (questione forza del legame familiare ecc.)”,”CONx-145″
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. “”E’ significativo, a proposito del confronto fra giovani astensionisti e giovani ordinovisti, che proprio da Giuseppe Berti, portavoce degli astensionisti nella Federazione giovanile, venga la proposta di un congresso nazionale degli studenti comunisti, e che questa proposta venga direttamente raccolta dai giovani torinesi per la firma di A. Viglongo. Lo stesso Berti fondava in quei mesi a Palermo una nuova rivista dal titolo programmatico: ‘Clarté’, mensile degli studenti comunisti. Il riferimento era al gruppo di intellettuali francesi che aveva esercita una grande influenza sugli ordinovisti torinesi. La rivista palermitana si caratterizza quasi come “”una testa di ponte”” – potremmo quasi dire – delle tematiche più propriamente ordinoviste nel seno della frazione astensionista: lo sforzo di agitazione e di propaganda fra gli studenti, al di là dei suoi esigui risultati effettivi, aprila la strada per un ripensamento del rapporto fra partito rivoluzionario e classi medie, così come quello fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali”” (pag 105) “”Veniva così abbandonata definitivamente ogni tipo di propaganda pacifista ,ma soprattutto si affermava il principio nuovo della penetrazione e della conquista ‘dall’interno’ dell’istituzione militare: era una svolta ideologica di grande rilievo, anche se rimaneva circoscritta al terreno particolare della lotta antimilitarista senza allargarsi a una visione generale più matura del rapporto con tutte le altre istituzioni della società capitalistica””. (pag 108)”,”MITC-083″
“GOZZINI Giovanni”,”La Federazione Giovanile Socialista tra Bordiga e Mussolini (1912-1914).”,”GOZZINI Giovanni Interventismo del giornale dei giovani socialisti L’Avanguardia. pag 116-117 Riflessi dell’uscita di Mussolini e Caiani dal PSI. (pag 123) “”Sul piano quantitativo, dunque, l’uscita di Mussolini e Caiani non poneva seriamente in crisi il PSI e la FIGS. “”Fu un bell’esempio – ha scritto, forse un pò troppo trionfalmente, Bordiga – e specie per la frazione di sinistra di nessun attaccamento personale a un capo anche brillante”” (51). Ma sul piano qualitativo il loro clamoroso rovesciamento di fronte permise all’interventismo di mascherarsi in senso democratico e popolare e di liberarsi dall’assimilazione indifferenziata nel blocco borghese e padronale. Col risultato, d’altra parte, di accentuare ancora l’isolamento del neutralismo socialista, anche nel contesto delle organizzazioni e dei movimenti di sinistra”” (52). Soprattutto, Mussolini, “”aveva messo il dito sulla piaga nell’accusare di immobilismo e di irrealismo la linea della Direzione e nell’indicare la impossibilità della neutralità del proletariato”” (53). Il suo articolo sull'””Avanti!”” partiva infatti da due problemi ‘reali’ che si ponevano al movimento operaio italiano: da un lato la necessità di “”nazionalizzare”” il socialismo, di avere cioè una condotta politica in grado di incidere effettivamente sull’operato del governo, e non solo di appartarsi dal resto della società civile. Dall’altra il richiamo al volontarismo, alla mobilitazione di massa per una prospettiva di lotta immediata e credibile, capace di trasformare gli orientamenti del paese (54)”” (pag 123) (51) ‘Storia della Sinistra’, cit. p. 94 (52) ‘Cfr. su questo punto il giudizio di L. Valiani, Il partito, cit., p. 57 ribadito negli studi locali di P. Favilli, ‘Capitalismo e classe operaia a Piombino 1861-1918’, Roma, 1974, pp. 217 s. e E. Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Milano, 1974, p. 46 (53) L. Cortesi, op. cit., p. 93 (54) Sono questi i due problemi reali che Gramsci – in un quadro ideologico sostanzialmente diverso da quello di Mussolini – raccoglie nel suo famoso articolo ‘Neutralità attiva ed operante’, il ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914. Gabriele Turi luogotenente di Bordiga a Napoli (pag 124)”,”MITS-430″
“GOZZINI Giovanni”,”Hanno sparato a Togliatti. L’Italia del 1948.”,”GOZZINI Giovanni, nato a Firenze nel 1955, è docente di Storia contemporanea all’Università di Verona. E’ autore di studi sulla Firenze dell’Ottocento e sull’olocausto degli ebrei sotto il nazismo.”,”PCIx-405″
“GRAB Alexander”,”Napoleon and the transformation of Europe.”,”Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell’Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell’Istria, Ragusa, e le province austriache dell’Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. La capitale fu Laibach (Lubiana). Furono amministrate dal generale Auguste Marmont, e per la parte civile da Vincenzo Dandolo, provveditore generale in Dalmazia. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna. Alexander Grab è Professore di Storia all’Università del Maine.”,”FRAN-093-FSL”
“GRABAR André”,”Bisanzio. L’arte bizantina del Medioevo dall’VIII al XV secolo.”,”Nato a Kiev nel 1896 e naturalizzato francese André Grabar ha frequentato i corsi della facoltà di lettere delle Università di Leningrado e Strasburto. Ha insegnato Storia dell’arte moderna a Strasburgo.”,”VARx-022-FF”
“GRABAU Warren E.”,”Ninety-Eight Days. A Geographer’s View of the Vicksburg Campaign.”,”Warren E. Grabau is a retired geologist with a long interest in the Civil War.”,”USAQ-025-FL”
“GRABMANN Martin”,”Santo Tomás de Aquino.”,”Teoria dello stato e della società (pag 135)”,”FILx-415″
“GRACCHUS”,”Guerre fiscali. Privilegio, diseguaglianza e corporativismo nel sistema fiscale italiano.”,”‘L’autore che si cela dietro il nome di Gracchus è un esperto conoscitore dei labirinti del potere economico in Italia’ “”L’esproprio del salario. L’introduzione dell’Imposta personale sul reddito (Irpef) è stata di fatto fondata sull’introduzione di una discriminazione anticostituzionale: il lavoratore dipendente non è più eguale agli altri cittadini davanti alla obbligazione legale; gli stessi lavoratori dipendenti non sono eguali fra loro. La trattenuta fiscale sulla busta paga, con la quale avviene rateizzato anticipatamente il prelievo su un salario ed un reddito annuale presunto, non verificato né verificabile è solo un aspetto, per il quale l’aggiustamento tecnico (promessa di rimborso in caso di minor salario o reddito, risultante da dichiarazione) costituisce un parziale rimedio. Non vi sono ragioni né giuridiche né tecniche per non applicare la norma del versamento del 75% del salario-reddito stimato, applicata ai cittadini con redditi diversi da un quelli di lavoro dipendente, alla busta paga. ‘Un solo obbligo, un solo diritto’ per tutte le categorie di reddito non si possono realizzare, secondo gli ‘esperti’ del Parlamento, per ragioni pratiche. Ma proprio il modo in cui viene concepita l’imposta personale sui salari e sugli stipendi ci chiarisce che la ragione vera è, al contrario, innanzitutto di natura sociale e politica. Per unificare il diritto e gli obblighi dei cittadini occorre, infatti, concepire unitariamente il reddito fiscalmente rilevante ai fini dell’applicazione del prelievo fiscale. Proprio qui , invece, viene adottata una discriminazione sostanziale. Il reddito del cittadino che chiameremo comune, in quanto la sua posizione corrisponde grosso modo a quella prevista dalla Costituzione, si definisce detraendo i ‘costi di produzione’ dall’entrata lorda. La definizione dei costi di produzione, certo, è un problema tecnico (…). Ma sul fatto che ogni tipo di reddito, ‘comporti – necessariamente – un costo di produzione, e che comunque la base tecnica per definire tale costo sia quella ‘documentata’, non vi sono dubbi. (…) Il lavoratore dipendente, ai fini della definizione dell’Irpef, viene invece escluso dal procedimento analitico per quanto concerne la determinazione dei costi di produzione del reddito lordo (salario o stipendio). In primo luogo non ha diritto, come semplice percettore di salario, a detrazioni ‘di reddito’ ma solo a detrazioni ‘d’imposta’. In secondo luogo l’imposta detraibile costituisce un ‘forfait’ determinabile ad arbitrio, col mezzo del decreto ed in misura eguale per tutti (quali che siano le effettive condizioni di vita, determinate dal rapporto tra entità del salario, o stipendio, e ampiezza del nucleo familiare, presenza o meno di altre fonti di reddito nell’ambito di questo ecc.), con sommatoria di una sgravio (!) corrispondente ai carichi familiari. Il salario, in quanto corrispettivo della prestazione di lavoro, non ha un ‘costo’ di produzione per la legge fiscale. La legge economica elementare secondo cui ‘niente nasce da niente’, non si dà prodotto senza apporti materiali, viene abolita con delibera del Parlamento. L’asino di Bertoldo ha imparato, finalmente, a vivere senza foraggio. Ovvero: col foraggio della detrazione d’imposta, una razione che non si rapporta ad alcun bilanciamento biologico o economico. E il governo in carica si sostituisce al biologo e all’economista, stabilendo la razione con l’avallo del Parlamento”” (pag 33-34-35) “”L’estensione dell’obbligo di dichiarare a livello di redditi inferiori alla media rilevata dalle statistiche per la sussistenza fa un torto evidente alla massa dei cittadini. Non si tratta nemmeno della piccola imposta che eventualmente dovranno pagare. Il torto è duplice: la ricerca della carta necessaria e l’uso di essa per ingolfare gli uffici dell’amministrazione a beneficio di quanti hanno fatto uso della propria carta per evadere. Lo sfoltimento delle dichiarazioni mediante riduzione dell’area dell’obbligatorietà costituisce la premessa di qualsiasi riforma. Riguarda, infatti la concezione stessa della posizione del cittadino di fronte allo Stato e dei compiti dell’amministrazione”” (pag 78-79)”,”ITAE-403″
“GRACCHUS”,”Il sistema Sindona. Scandali bancari e manovre politiche nella crisi italiana.”,”””«Che cos’è svaligiare una banca di fronte al fondare una banca?». La domanda – pronunciata davanti alla forca dal semplice artigiano del crimine protagonista dell’ Opera da tre soldi [B. Brecht, ndr] – è la stessa che deve essersi rivolta all’inizio della propria folgorante carriera Michele Sindona, il protagonista palese della ben più moderna «Opera dei miliardi» a lungo recitata, e con enorme successo, all’ombra dei circoli più influenti della nostra vita politica e finanziaria. direzioni di banche e di partiti, ambasciate straniere e monopoli pubblici.”” (4° di copertina)”,”ITAE-406″
“GRACE J. Peter Jr”,”W.R. Grace (1832-1904). And the Enterprises He Created.”,”Fondo Palumberi J. Peter Grace jr, member of the Newcomen Society, President W.R. Grace & Co, New York”,”ECOG-066″
“GRACIAN Baltasar, a cura di Arturo DEL HOYO MARTINEZ”,”El heroe, el politico, el discreto. Oraculo manual y arte de prudencia.”,”A differenza di CASTIGLIONE e del suo modello di uomo “”cortigiano””, scritto per un ambiente determinato, GRACIAN ha proposto un uomo per il mondo, per la società in generale. Era una proposta nuova, dal punto di vista sociale. Solo la sua novità sociale può spiegare la straordinaria diffusione europea dei libri di GRACIAN, non solo nella seconda metà del XVII ma anche nella prima del XVIII. Dall’ arte della prudenza. 14. La realtà e il modo. Non basta la sostanza, si richiede anche la circostanza. Modi sbagliati possono rovinare tutto, anche la giustizia e la ragione (…). 35. Avere concetti. Soprattutto in ciò che ci importa di più. Non pensando si perdono tutti i nessi (…) 43. Pensare con pochi e parlare con molti. (pag 377)”,”VARx-139″
“GRACIÁN Baltasar”,”Oracolo manuale e arte di prudenza.”,”Attento all’uomo e al costume, Gracián (1601-1658), gesuita spagnolo e grande trattatista letterario, si inserisce con l’Oracolo manuale in quella linea che da Guicciardini va a Rochefoucauld. Alla base delle trecento massime stanno osservazione e pessimismo, empirismo del moralista. L’influenza di Gracián fu grande sul confratello Domenico Bartoli e su Matteo Pellegrini. ‘Saper conoscere il carattere degli uomini con i quali si opera’ ‘La perfezione non sta nella quantità, ma nella qualità. Comunque senza la quantificazione nulla si misura, nemmeno la qualità’ ‘Tenersi accanto ingegni che siano d’aiuto’ ‘Sapere, ma con buona intenzione’ ‘Mutar modo nell’operare’ ‘Non suscitare eccessive aspettative’ ‘Temperare la fantasia’ ‘Saper rifiutare’ ‘Mettere a prova la propria fortuna’ ‘Conoscere i sotterfugi e saperli usare’ ‘Saper lasciare il gioco’ ‘Non esagerare mai’ ‘Non perdere mai il rispetto di se stessi’ ‘Preferire le imprese plausibili’ ‘Avere intuizione’ ‘Attenzione ad essere informati’ ‘Comprensione di se stessi’ ‘Agire sempre senza imprudenti scrupoli’ ‘Non lasciar penetrare il proprio pensiero’ ‘Nella prospera fortuna prepararsi ad affrontare quella avversa’ ‘Sciocco non è chi commette la sciocchezza, ma chi, dopo averla commessa, non la sa nascondere’ ‘Non lagnarsi mai’ ‘Meglio pazzo con gli altri che saggio da solo’ ‘Non s’abbia spirito di contraddizione’ ‘Impadronirsi bene degli argomenti’ ‘L’arte di lasciar correre’ ‘Posseder l’arte di conversare’ ‘Parlare con accortezza’ ‘Non ingannarsi nel giudicare le persone’ ‘Far buona guerra’ ‘Distinguere l’uomo che parla da quello che agisce’ ‘Uomo di sostanza’ ‘Pur senza mentire, non dire tutta la verità’ ‘Saper stimare al giusto’ ‘Avere l’arte di sapersi spiegare’ ‘Sapersi frenare’ ‘Non eccedere nel mostrarsi originale’ ‘Riconoscere quel che ci manca’ ‘Procedere sempre da uomo avvisato’ ‘Non giungere mai all’aperta rottura’ ‘Avere il dono della simpatia’ ‘Non sia intrigante’ ‘Saper cogliere l’occasione propizia’ ….ecc ecc”,”TEOS-001-FAP”
“GRACIÁN Baltasar”,”L’Acutezza e l’Arte dell’Ingegno.”,”Pubblicata nel 1642 ed ampliata nel 1648, quest’opera d Gracián costituisce una delle massime espressioni del Barocco ed insieme il punto di passaggio fondamentale della cultura moderna. Il ribelle gesuita spagnolo elabora infatti una nuova sistematica del pensiero e del linguaggio (e più in generale della comunicazione e della prassi) che, emarginata dalla cultura illuministica e romantica (da Voltaire a Benedetto Croce), è ritornata oggi di attualità. ‘Baltasar Gracián può essere considerato sia un dotto che un filosofo. Era un gesuita spagnolo del XVII secolo, noto per la sua acuta riflessione sulla società e sulla natura umana. La sua opera più celebre, L’arte della prudenza, è un compendio di aforismi che offre consigli sulla vita e sulla saggezza pratica, dimostrando una profonda conoscenza della psicologia e delle dinamiche sociali. Gracián si distingue per il suo approccio pragmatico e realista, vicino alle idee del Machiavellismo ma con una forte componente etica. Il suo pensiero influenzò numerosi intellettuali europei, tra cui Schopenhauer e Nietzsche, e ancora oggi è studiato per la sua capacità di analizzare il potere, la comunicazione e il comportamento umano con straordinaria lucidità.’ (copil.)”,”FILx-007-FMDP”
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 1. Inghilterra.”,”””Vietata la manifestazione per motivi di ordine pubblico, il Governo si premunì contro qualsiasi eventualità insurrezionale facendo affluire nella capitale un buon nerbo di truppe che presidiariono i punti strategici della città e inoltre mise in stato d’ allarme le autorità civili e militari dell’ intero paese. Il comando delle truppe venne affidato al vecchio duca di Wellington. Davanti ad un così imponente spiegamento di truppe era impossibile arrivare al Parlamento senza che s’ ingaggiasse uno scontro di proporzioni colossali, e Feargus O’Connor, che sapeva delle intenzioni del Governo, senza che gli altri capi cartisti osassero contraddirlo, arringò la folla persuadendola che sarebbe stato meglio far pervenire la petizione a mezzo d’ una delegazione. E così avvenne. (…) Tre giorni dopo, il ridicolo. La petizione era accolta dalle risa dei parlamentari, giacché non solo le firme non ammontavano a 6 milioni, com’era stato detto (erano precisamente 1.975.496), ma moltissime di esse erano false e addirittura inventate. Il movimento subì un terribile scacco (…) lo scacco fu dei metodi e soprattutto di alcuni capi, che perdettero la fiducia delle masse””. (pag 114)”,”SIND-052″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 2. Francia.”,”””L’ inconveniente maggiore della rivoluzione del 1848 fu che al governo e nell’ Assemblea sedevano, come si è detto, uomini di diversa tempra, di diverso credo e di diversi e contrastanti interessi politici, e che, tra gli stessi assertori delle più ardite riforme sociali: Cabet, Considerant, Buchez (1), P. Leroux, Lamennais, lo scultore Corbon, l’ operaio Albert, Agricola Perdiguer, Loroy, Martin Bernard, Blanc, esistevano rivalità personali e contrasti d’ ordine filosofico e sociale e sussisteva l’ incapacità di adeguare la realtà al graduale processo rivoluzionario. Dal che attriti e diffidenze che non potevano non nuocere alla causa del popolo, che frattanto fremeva nelle piazze e nei clubs, e coi soi giornali e le sue richieste incalzanti cominciava a incutere paura.”” (pag 130) (1) (a capo dell’ Assemblea Costituente c’era Buchez e vice-presidente era Corbon)”,”SIND-053″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 1.”,”””Qui corre l’ obbligo di ricordare che l’ assertore e l’ animatore principale del Partito Operaio Italiano fu Costantino Lazzari, il quale giustamente, se pure alquanto enfaticamente, esaltò in un articolo sul giornale “”Il Fascio”” la “”compiuta unione mediante cui gli operai del mutuo soccorso avevano dato la mano gli operai della resistenza””. Unione, questa, ch’egli stesso volle storicamente fissare, facendo scrivere a Filippo Turati l’ Inno dei Lavoratori, subito musicato dal valente per quanto modesto compositore, il maestro Amintore Galli, e subito divenuto popolarissimo fra le masse di tutta Italia in luogo della “”Carmagnola”” e della “”Marsigliese”” (1). ((1) l’ inno fu cantato per la prima volta a Milano il 28 marzo 1886. Lo fece suo poi il Partito Socialista Italiano)”,”SIND-055″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 2.”,”””Furono i sindacalisti interventisti che, usciti come si è detto, dall’ Unione Sindacale Italiana, formarono l’ Unione Italiana del Lavoro. L’ UIL sorse nel novembre 1914. Essendosi riunito allora a Roma il Consiglio generale dell’ Unione Sindacale Italiana per discutere il problema della guerra e la posizione dell’ Italia, Alceste De Ambris, a nome di diversi compagni, presentò un ordine del giorno di aperta simpatia per le potenze occidentali (…). Il movimento (…) nel giugno 1918 si trasformò nell’ Unione Italiana del Lavoro in seguito ad un congresso tenuto a Milano in una sala di Piazza San Sepolcro, presenti i delegati di circa 50 organizzazioni territoriali e di categoria, che comprendevano 137.000 iscritti. Il congresso, presieduto alternativamente da Rossoni, segretario dell’ Unione Sindacale Milanese, dal tipografo Romolo Sabatino di Roma, dal metallurgico Giovanni Mapello di Milano e dall’ organizzatore Ciro Corradetti della Federazione dei Portuali, oltre ad approvare il programma e lo statuto dell’ Unione, deliberò su diverse questioni in materia di lavoro.”” (pag 103-104)”,”SIND-056″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 5. Germania.”,”””La marina si ammutinava a Kiel; buona parte dell’ esercito ne seguiva l’ esempio. A Brema, ad Amburgo, nei maggiori centri della Westfalia l’ insurrezione dilagò come un incendio alimentato dal vento, mentre a Francoforte, a Dresda, ad Halle, a Berlino, il moto rivoluzionario irrompeva per le strade ed in Baviera l’ esperienza bolscevica trionfava con l’ israelita Kurt Eisner, al quale il veccho re Luigi cedeva il potere. Consigli di operai e di soldati si costituirono dovunque, sostituendoli alle autorità locali.”” (pag 199) “”Continuavano tuttavia qua e là i moti rivoluzionari. Se nella capitale, grazie ad uno sciopero generale proclamato dalle masse operaie, si potè scongiurare il pericolo di una nuova sommossa, scoppiata il 7 aprile 1919 (in tale occasione spartachisti e indipendenti, che non aderivano alla Terza Internazionale, vennero ferocemente alle mani), in altre parti del Paese la situazione dell’ ordine pubblico si aggravava minacciosamente. Gravissima divenne in Baviera. Qui il 21 febbraio era assassinato Kurt Eisner, che aveva formato, come si è detto, un governo di estrema sinistra con netti obbiettivi separatisti. La sua scomparsa dette motivo ai filorussi, guidati da tre agitatori bolscevichi, l’ ebreo Levine, Axelrod e Lewien, di avere la preminenza e proclamare la repubblica dei Soviets, sul tipo di quella instaurata in Ungheria da Bela Kun. Fu necessaria una spedizione militare di 30.000 uomini, partita da Berlino e comandata da Noske, per sventare questo nuovo pericolo””. (pag 201)”,”SIND-058″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 6. Europa (Paesi Nordici e Scandinavi) 1800-1950.”,”””Una politica di così vaste proporzioni, nel medesimo tempo realistica e coraggiosa, perché teneva conto dei mezzi di cui disponeva il Paese, non poteva non dare i risultati che si speravano. Fu particolarmente impegnativa nel campo sociale. Basti ricordare che la Danimarca, piccolo Paese, anche se potenzialmente ricco, giunse a spendere nel solo anno 1934 ben 375 milioni di corone per l’ assistenza sociale e popolare (assicurazioni di malattia e di invalidità; pensioni di vecchiaia; indennità di disoccupazione; assicurazione contro gli infortuni; assistenza ospedaliera) e cioè l’ undici per cento del reddito nazionale valutato nel 1932 a 3.400 milioni di corone. Era un passo considerevole confrontato con la prima legislazione in materia timidamente effettuata nell’ ultima decade del secolo precedente ed anni successivi.”” (pag 183)”,”SIND-059″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 4. Stati Uniti.”,”””Già l’ anno prima i siderurgici avevano cominciato ad organizzarsi, sia per conseguire miglioramenti di lavoro e di salario, sia per avere col loro numero la forza sufficiente per intavolare proficue trattative con gli imprenditori. Alla loro testa si era messo Willilam Z. Foster, noto per le sue idee estremiste, che aveva rivelate quando era autorevole esponente degli Industrial Workers of America (IWW, ndr), e altrettanto noto per le sue preferenze verso l’ unionismo industriale. Divenuto segretario del Comitato Nazionale per l’ organizzazione dell’ Industria del Ferro e dell’ Acciaio (National Commitee for the Organizing of the Iron and Steel Industry), Foster in pochi mesi riuscì a raggruppare 100 mila aderenti, e iniziò la lotta. Molte le richieste avanzate: riconoscimento dei diritti del contratto collettivo, giornata lavorativa di 8 ore, aumenti salariali, paghe maggiorate per le ore straordinarie di lavoro, abolizione dei sindacati gialli. Il presidente della States Steel Corporation reagì con violenza e si rifiutò di entrare in trattative, e allorché, negli ultimi giorni di settembre 1919, oltre 300 mila operai abbandonarono il lavoro, egli potè contare sull’ appoggio di tutte le autorità locali, statali e federali, convinte, in seguito ad una massiccia campagna di stampa, che la manifestazione operaia avesse carattere sovversivo. Qualche Stato sospese le libertà civili; i comizi in molte località furono proibiti. (…)””. (pag 235)”,”SIND-057″
“GRAF Angela”,”J.H.W. Dietz, 1843 – 1922. Verleger der Sozial-demokratie. Mit einem Nachwort von Horst Heidermann “”Zur Nachkriegsgeschichte des Verlags J.H.W. Dietz Nachf.”””,”GRAF Angela (1947) laureata in filosofia, dirige l’ istituzione ‘Bibliothek der Hamburger Arbeitsstelle für deutsche Exilliteratur’ (Università di Amburgo).”,”MGEx-169″
“GRAF Angela HEIDERMANN Horst ZIMMERMANN Rüdiger”,”Empor zum Licht! 125 Jahre Verlag J.H.W. Dietz nachf. Seine Geschichte und Seiner Bücher, 1881-2006.”,”- Editorische Vorbemerkung zur Bibliographie des Verlages Dietz (Preambolo editoriale alla bibliografia della casa editrice) – Wie alles begann – Von der Verlagsgründung bis zum Einde der Weimaren Republik (Come tutto ebbe inizio – Dalla fondazione della casa editrice fino alla fine della Repubblica di Weimar) – Wie Dietz zur Schlange kam. Die Erfindung des Verlagssignets (Come Dietz è giunta al serpente. L’invenzione del marchio della Casa editrice) – Wiederauferstehung und Wiederaufstieg. J.H.W. Dietz von 1945 bis heute (Resurrezione e rinascita. J.H.W. Dietz dal 1945 fino ad oggi) Molto citati nell’indice: K. Kautsky, F. Engels, K. Marx, E. Bernstein, A. Bebel”,”EDIx-194″
“GRAFF Harvey J.”,”Storia dell’alfabetizzazione occidentale. I. Dalle origini alla fine del Medioevo. (Tit.orig.: The Legacies of Literacy)”,”GRAFF Harvey J. è docente di storia a Dallas Univ. of Texas. E’ uno dei massimi studiosi del problema dell’alfabetizzazione.”,”STOS-146″
“GRAFF Harvey J., a cura; saggi di Michael T. CLANCHY Emmanuel LE ROY-LADURIE Elizabeth L. EISENSTEIN Natalie-Zemon DAVIS Gerald STRAUSS David CRESSY Margaret SPUFFORD Egil JOHANSSON Kenneth A. LOCKRIDGE Roger S. SCHOFIELD Françosi FURET e Jacques OZOUF Harvey J. GRAFF Tony JUDT Johan GALTUNG Etienne VERNE”,”Alfabetizzazione e sviluppo sociale in Occidente.”,”GRAFF Harvey J. insegna History and Education nell’Università del Texas a Dallas. “”Un’altra figura che affollava le fila degli autori era, naturalmente, lo studioso-tipografo autodidatta. Elisabeth Eisenstein ha giustamente sottolineato l’originalità di questa figura, in cui erano combinate forme di lavoro intellettuale, manuale e amministrativo. Di fatto, non erano solo grossi nomi come Badius, gli Estienne, Gryphius, e i de Tournes a svolgere un ruolo creativo del genere; anche maestri di minor rango e addirittura operai tipografi potevano essere benissimo gli autori dei libri che stampavano. Talvota i loro nomi appaiono nelle prefazioni; talvolta, come nel caso del correttore Nicolas Dumont, è solo per mera fortuna che apprendiamo del loro lavoro anche come autori”” (pag 127) [N. Zemon Davis, Stampa e popolo nella Francia moderna]”,”STOS-170″
“GRAFFARD Sylvie TRISTAN Léo”,”I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945). I dimenticati della Storia.”,”Alla fine della primavera del 1933 vennero recensiti una cinquantina di campi di detenzione disseminati in tutta la Germania. “”Laddove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini”” H. Heine (pag 28) Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico (pag 148-149) ‘Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico. “”«Circa novanta Bibelforscher dichiararono di non voler più eseguire lavori in rapporto con la guerra (1). Ciò avvenne a Ravensbrück all’inizio del 1942. Le Bibelforscherinnen smisero di lavorare, sia quelle del Kommando «orticoltura» sia quelle del Kommando «allevamento d’angora», perché «la lana dei conigli era utilizzata per l’esercito (…) e la verdura era destinata a un ospedale militare (2). Per tre giorni e tre notti, restarono in piedi nel cortile del Bunker, poi «furono messe nel Bunker, al buio (3)». Per quaranta giorni. «Le Bibelforscherinner, molte delle quali avevano tra cinquanta e sessant’anni, ricevettero ognuna venticinque bastonate per tre volte (4)». Berlino aveva dato l’ordine che ogni rifiuto di lavoro fosse punito con settantacinque bastonate. «Al termine dei quaranta giorni le vidi nei bagni. Erano scheletri ambulanti, coperte di lividi (5)». Siccome si ostinavano a non volersi presentare all’appello, ve le portavano con la forza. Fra le Blokowa, alcune, più umane, le facevano portare fino al piazzale dell’appello, le altre invece le trascinavano di forza per la strada del campo, ad ogni appello. (…) Jeanne Kemna, una giovane olandese di diciotto anni, spiega che dopo la settimana di riflessione accordata dal comandante Kögel, durante la quale dovettero spalare la neve, le loro razioni furono dimezzate. Le Bibelforscherinnen furono rinchiuse nel loro Block senza pagliericci né coperte. Malgrado queste vessazioni, non cedettero (…). Siccome persistevano, le punizioni divennero più dure. Alcune morirono in seguito ai maltrattamenti e alla privazione di cibo durati sei settimane. Fu dato ordine alla decana, prigioniera politica, di sorvegliare da vicino le agitatrici. «Annotò i nomi di tredici sorelle. Più tardi venimmo a sapere da altre prigioniere che erano state impiccate (8)». Jeanne Kemna riuscirà a venire fuori da questo inferno. (…) Le prime esperienze di utilizzazione dei gas furono effettuate ad Auschwitz il 3 settembre 1941 su seicento prigionieri sovietici e trecento malati. Nel gennaio 1942, ad Auschwitz-Birkenau avvennero i primi invii collettivi nelle camere a gas. Il prigioniero Kogon ricorda che il primo dell’anno del 1942 tutti i «Fondamentalisti» detenuti a Buchenwald furono chiamati «Criminali di Stato, porci bigotti!». Fu detto loro inoltre: «Lavorerete fino a notte con venti gradi sotto zero. Toglietevi subito tutto ciò che avete sotto i vestiti! (12)». Questa punizione fu imposta dall’ispettore del campo perché costoro avevano rifiutato di raccogliere dei capi di lana per le truppe hitleriane”” (…). H. Langbein cita «un Testimone di Geova russo che, a Dora, rifiuta di prestarsi alla fabbricazione di armi (16)» e anche il caso di Ernst Raddatz, un tedesco che, a Neuengamme nel 1942, rifiutò di adempiere agli obblighi militari e di firmare la convocazione nonostante gli fosse stato promesso che avrebbe potuto tornare a casa e occuparsi di sua moglie”” (pag 148-150) [(1) – (6) Buber-Neumann, op. cit.; (7) – (8) Citato nella lettera della Betel olandese in data 12 giugno 1990; (12) E. Gogon, op. it.]”,”GERN-206″
“GRAFFI Giorgio SCALISE Sergio”,”Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla linguistica.”,”Giorgio Graffi è professore di Glottologia e Linguistica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona. Sergio Scalise è professore di Linguistica generale presso la facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”VARx-106-FL”
“GRAFTON Anthony”,”La nota a piè pagina. Una storia curiosa.”,”Anthony GRAFTON è docente di storia alla Princeton University. Ha scritto opere erudite (vedi retrocopertina).”,”STOx-062″
“GRAFTON John”,”The Civil War. A Concise History and Picture Sourcebook.”,”In retro scheda v. tesi M. Respinti su guerra civile americana”,”USAQ-061″
“GRAGLIA Piero”,”Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937).”,”””L’esilio, il contatto con la cultura cosmopolita francese, l’adesione alla visione dello stato organico basato sulle più ampie autonomie sociali federate (i cui prodromi si trovavano già in ‘Socialismo liberale’), avevano come logica conclusione le prese di posizione contenute ad esempio nell’articolo ‘Contro lo Stato’ (31). In questo editoriale Rosselli criticava aspramente lo stato moderno assoluto, autoritario e dittatoriale. La nascita della dittatura era la «logica conclusione» dello statalismo. Un dominio che si veniva a palesare nell’oppressione dell’uomo, dei valori della coesistenza sociale, nell’assunzione dello stato a fine supremo e degli uomini a mezzi. Tentando una panoramica storica, Rosselli affermava che prima del ‘700 non esisteva lo stato ma «una serie innumerevole di associazioni, tanto più ricche di contenuto quanto più libere e limitate d’estensione. In luogo dello stato dispotico accentratore, un ‘federalismo sociale’» (32). Di fronte all’evoluzione successiva, che aveva portato alla nascita dello stato democratico e quindi allo stato accentratore («col monopolio del sangue e del pane»), attraverso i gradi della democrazia giacobina e del capitalismo industriale, Gl si vuole rifare apertamente alla tradizione di Proudhon, Bakunin e Marx; un’operazione, quella di Rosselli, che non nasconde aspetti abbastanza sconcertanti, come ad esempio la critica del giacobinismo da parte di una forza che lo era in maniera abbastanza palese. Ma Rosselli non se ne cura e cita, per giustificare il suo richiamo a Marx quale «antistatalista», la ‘Critica al programma di Gotha’ del 1875. In essa, dice Rosselli, Marx rivendicava la superiorità della società sullo stato, postulando la necessità della sottomissione di quest’ultimo; Marx quindi non era statolatra, «la rivoluzione era per Marx, come per tutti i rivoluzionari del secolo scorso, sinonimo di emancipazione della persona umana e di ‘federalismo integrale’» (33). Anche ammettendo corretta l’interpretazione di Rosselli (dubbi vi sarebbero semmai per quanto riguarda il «’federalismo integrale’» di Marx) sembra che egli dimentichi, o voglia dimenticare, che Marx ed Engels furono anche accesi sostenitori dei processi di unificazione nazionale quali elementi per la necessaria «razionalizzazione» del continente e basi per un’efficace lotta di classe (34). Ma questo doveva essere logicamente un particolare quasi insignificante per Rosselli; la rivoluzione che egli prevedeva per l’Italia era tutta centrata sulla costruzione di un nuovo tipo di società, proprio per togliere allo stato il valore che gli era stato dato nel corso dei secoli. Si ritrova il concetto di «stato organico» ma più radicalizzato; stavolta l’apparato statale non viene neppure nominato: la rivoluzione italiana avrebbe dovuto dar origine ad una «società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili» per non ridiventare statolatria. E Gl voleva essere il modello di questa nuova società. Il ragionamento di Rosselli è basato essenzialmente sull’importanza che egli dava all’umanesimo (inteso nell’accezione francese di ‘humanisme’, che ha tutt’altro significato dall’italiano) (35)”” (pag 333-334) [Piero Graglia, ‘Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937)’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 2, aprile 1996] [(31) Gl (C. Rosselli), ‘Contro lo Stato’, editoriale, in ‘GeL’, a. I, 19, 21 settembre 1934; (32) Ibidem; (33) Ibidem; (34) Ciò viene messo in luce, tra gli altri, da Dino Cofrancesco nella introduzione al suo ‘Europeismo e cultura. Da Cattaneo a Calogero’, Genova, 1981, alle pp. 8-9. Chiaramente l’unità nazionale era originata dallo sviluppo dei processi produttivi e dalle forze sociali, dalle esigenze delle classi borghesi. Rosselli ha ragione quando afferma che Marx ed Engels credevano nel primato della società civile su quella politica; forza però il suo discorso asserendo che essi non difendevano le ragioni dello stato nazionale. Mi sembra che affermare il bisogno dell’esistenza dello stato nazionale per le necessità della borghesia, prima, e della lotta di classe, poi, ne costituisca in realtà la più salda base ideologica; (35) Si potrebbe parlare di ‘humanisme’ come di «senso dell’uomo»]”,”ITAD-143″
“GRAGLIA Piero S.”,”L’Unione Europea.”,”Piero S. Graglia, Dottore di ricerca in storia del federalismo e dell’integrazione europea, per il Mulino ha curato tre volumi di scritti di Altiero Spinelli e ha pubblicato Unità europea e federalismo.”,”EURx-080-FL”
“GRAGNANI Carlo”,”La moneta nelle colonie inglesi del Nord America (1607-1775).”,”Bills of credit. “”W. Douglass e B. Franklin considerarono largamente la questione della carta moneta e, sebbene fossero di contrastanti opinioni, ambedue eccelsero in questi studi per acutezza di pensiero e per serietà di indagine. Sulle diverse concezioni di questi autori influirono, forse più del dovuto, le differenti fenomenologie monetarie del New England e delle colonie del centro, le quali rispettivamente costituirono la base delle loro osservazioni. Cosicché l’ avversione del Douglass verso la carta moneta e la simpatia del Franklin nei confronti di questo mezzo di scambio, furono qualche volta originate dalla generalizzazione di contingenze particolari.”” (pag 159)”,”USAE-051″
“GRAHAM Katharine”,”La mia storia. La vita della donna che ha inventato il Washington Post.”,”La GRAHAM ricopre oggi la carica di P onorario della società editrice del ‘Washington Post’. La sua autobiografia ha raggiunto le vette delle classifiche USA. Katherine MEYER era figlia di un miliardario che aveva acquistato il ‘WP’ e l’aveva trasformato in giornale nazionale. Moglie di Phil GRAHAM, brillante giornalista che del ‘Post’ fu direttore e poi comproprietario. Nel 1963 il marito si suicidò. Katharine prese allora la guida del giornale pur essendo a digiuno di giornalismo. Il giornale trasformato sotto la sua guida riuscirà con il caso Watergate a far dimettere il P NIXON.”,”USAS-042″
“GRAHAM Helen”,”El PSOE en la Guerra Civil. Poder, crisis y derrota (1936-1939).”,”GRAHAM Helen insegna presso il Dipartimento di Storia della Royal Halloway University of London. Specialista in storia della Spagna contemporanea. Ha scritto ‘The Spanish Republic at War (1936-1939)’. “”La Guerra Civil precipitó, pues, una serie de reajustes en el movimiento socialista. Estos ya estaban implícitos, no obstante, en los acontecimientos políticos prebélicos. En abril de 1937, la ejecutiva del PSOE había sellado un acuerdo formal con el PCE. Esta iniciativa era el resultado lógico de la adhesión común de ambos grupos al Frente Popular, patente desde la primavera del 1936. Pero la cooperación práctica entre el PSOE y el PCE se hizo absolutamente imprescindible después de julio. El profundo desgaste sufrido por los grupos republicanos hizo que la viabilidad del esfuerzo de guerra de la República dependiese por completo de la unidad del Frente Popular.”” (pag 112)”,”MSPG-230″
“GRAHAM Helen”,”The Spanish Republic At War, 1936-1939.”,”GRAHAM Helen è Reader in storia spagnola, Royal Holloway, Università di Londra,. Ha pubblicato pure ‘Socialism and War: the Spanish Socialist Party in Power and Crisis ,1936-1939’, Cambridge, 1991. “”The Catalan POUM now openly accused the Comintern of pursuing the containment of the Spanish Revolution because it was out of step with the Soviet government’s defence needs – especially as the revolution offered no sectarian advantage since the Comintern did not control it politically. These public criticisms are enough to explain the hostility to the POUM exhibited by Moscow and the Comintern. Moreover, while the party was not Trotskyist, the fact that Trotsky’s former (albeit now politically estranged) secretary, Andreu Nin, and his small Communist Left Party also formed a minor component of the POUM cliched the Comintern’s determination to remove it from the political scene in Spain. This might have been rather more difficult to achieve, however, had the POUM’s political position not already been weakened by its ambiguities. The party publicly espoused a radical anti-capitalist ideology from furthering both the July revolution and the war effort. Yet since the February 1936 elections, the POUM had supported the liberal-left Popular Front alliance. Moreover, its own party base in Catalonia also depended significantly on sectors of the urban and rural lower-middle classes who, while they were Catalanist and politically to the left of the Esquerra, were far from revolutionary or socialist in their outlook”” (pag 235)”,”MSPG-261″
“GRAHAM Dominick BIDWELL Shelford”,”La battaglia d’Italia, 1943-1945.”,”Dominick Graham e Shelford Bidwell sono stati entrambi militari di carriera nell’esercito britannico; hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale nel Royal Regiment of Artillery. Graham è stato professore di storia presso l’Università di New Brunswick. Bidwell è stato vicepresidente del Royal United Services Institute for Defence Studies di Londra. Sono stati coautori di ‘Fire-Power: British Army Weapons and Theories of War, 1904-1945′. Lo sbarco dalla Sicilia sul continente. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. “”Gli ufficiali tedeschi di queste divisioni (26^ Panzerdivision e 29^ Panzergranadier, ndr), allertati dal bombardamento preliminare sulle proprie posizioni di artiglieria, due giorni prima si erano prudentemente dileguati, in ossequio agli ordini ricevuti, all’interno montagnoso della Calabria, lasciando ai camerati italiani il compito di opporre un po’ di resistenza, che all’atto pratico si sarebbe rivelata quasi inesistente. Lontano, qualche cannone a lunga gittata aveva fatto fuoco dall’entroterra, poi era stato rapidamente ridotto al silenzio dagli attacchi aerei. Le truppe italiane preposte alla difesa costiera si erano arrese quasi con entusiasmo, dando addirittura una mano a scaricare i mezzi da sbarco degli invasori. Lo storico ritorno dell’esercito inglese sul continente, tre anni dopo l’ignominia di Dunkerque, non ebbe perciò niente di trionfale. Non che ai soldati importasse molto. Avevano già avuto modo di sperimentare in Sicilia le qualità della fanteria tedesca in combattimento, ed erano più che lieti di essere al sicuro sulla terraferma senza aver dovuto sparare neppure un colpo. Anche Montgomery, comandante della famosa 8^ armata, non era irritato per quella totale presa in giro. Aveva sempre tenuto in gran conto la vita dei suoi soldati e non avrebbe mai pensato di far sbarcare le truppe su una costa difesa dall’artiglieria, senza aver prima adottato l’elementare precauzione di ridurre al silenzio le batterie nemiche. Solo una settimana prima la Royal Navy, attraversando lo stretto di Messina e facendo fuoco con tutti i suoi cannoni, ne aveva verificato le difese. Infatti, faceva parte della missione di Montgomery aprire lo stretto al passaggio dei convogli che trasportavano le truppe per un altro assato, questa volta diretto all’Italia continentale, con destinazione Salerno. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. Il 27 agosto, una pattuglia delle forze speciali di ritorno dalla riva opposta aveva riferito che la popolazione civile cercava rifugio sulle montagne, mentre i soldati italiani stavano disertando in massa. Con la pattuglia era arrivato anche, quale informatore volontario, un ferroviere italiano che aveva confermato il rapporto. Quella stessa notte, altre cinque pattuglie attraversarono lo stretto con l’ordine di verificare quanto fossero estesi tali movimenti e riferire via radio. Seguirono due giorni di silenzio, e si temette che tutte e cinque le pattuglie fossero state catturate prima ancora di poter iniziare a trasmettere. Montgomery decise che non gli restavano alternative oltre al piano stabilito: doveva attraversare lo stretto all’assalto, facendosi precedere da un bombardamento”” (pag 9-11)”,”QMIS-237″
“GRAHAM Frank (testo), EMBRLETON Ronald (illustrazioni)”,”Hadrian’s Wall in the Days of the Romans.”,”Il vallo segnava il confine settentrionale dell’Impero romano in Britannia e aveva una lunghezza di 117 km, da costa a costa. Il vallo aveva una funzione difensiva, ma anche simbolica, per dimostrare la potenza militare di Roma e separare la civiltà dalla barbarie. Il vallo fu completato in circa dieci anni e sorvegliato da truppe legionarie e ausiliarie. Fu riparato e rafforzato dall’imperatore Settimio Severo nel III secolo d.C. Il vallo è considerato un capolavoro dell’ingegneria romana e un patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una significativa porzione del Vallo di Adriano è ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi, e costituisce un’importante attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale. Il Vallo di Adriano è stato costruito dall’imperatore romano Adriano nel 122 d.C. come confine con le tribù dei Pitti, che segnava il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia. Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’Impero romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. (b.)”,”STAx-022-FSD”
“GRAMAGLIA Mariella”,”Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo.”,”Mariella Gramaglia è vissuta un anno nel subcontinente. La Gramaglia e una giornalista e studiosa del movimento delle donne, è stata direttrice di ‘Noi donne’. Un proverbio indiano recita: “”qualunque cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario”””,”INDx-027-FC”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Vol 1°. Nel tempo della lotta 1914 – 1926. Vol 2°. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Appendice alla parte sesta 1926: Le lettera di GRAMSCI al CC del PCUS. Viene riportata pure la lettera di TOGLIATTI a FERRATA che intende chiarire la vicenda della lettera spedita da GRAMSCI.”,”GRAD-019″
“GRAMSCI Antonio a cura di Paolo SPRIANO”,”Gramsci scritti politici.”,”In appendice: Quaderni del carcere, Il moderno Principe, Punti di riferimento su Croce, La formazione degli intellettuali”,”GRAD-001″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali.”,”‘Quaderni del carcere'”,”GRAD-003″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia EINAUDI. TORINO. 1949 pag 371 8°, indice nomi note, (contiene firma ex-proprietario Edoardo ARNALDI)”,”GRAD-006 PAR-007″
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1987 pag 497 16° introduzione di Edoardo SANGUINETI (GRAD-007 bis)”,”GRAD-007 GRAD-007 bis”
“GRAMSCI Antonio a cura di Enzo SANTARELLI”,”Sul fascismo. Scritti 1916-1926 e dai ‘Quaderni del carcere’.”,”L’ analisi del fenomeno fascista negli scritti più significativi di Antonio Gramsci presentati da Enzo Santarelli.”,”GRAD-010″
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo. 1919-1920.”,”””Ecco perché noi abbiamo sempre ritenuto che dovere dei nuclei comunisti esistenti nel Partito sia quello di non cadere nelle allucinazioni particolaristiche (problema dell’ astensionismo elettorale, problema della costituzione di un partito “”veramente”” comunista) ma di lavorare a creare le condizioni di massa in cui sia possibile risolvere tutti i problemi particolari come problemi dello sviluppo organico della rivoluzione comunista.”” (pag 137-138)”,”GRAD-021″
“GRAMSCI Antonio”,”Antologia popolare degli scritti e delle lettere.”,”Tra l’altro: sul concetto di nazional-popolare, Q scuola cultura, Q meridionale, formazione intellettuali ecc.”,”GRAD-022″
“GRAMSCI Antonio”,”Lettere dal carcere. 1,2.”,”Già quando uscì la prima edizione delle ‘Lettere’ nel 1947, si parlò di capolavoro e insieme ci si interrogò sul personaggio particolare GRAMSCI. Un capo partito ma anche un intellettuale che Benedetto CROCE disse ‘era dei nostri’, e un uomo solo nella sua prigionia. (Da prefaz SPRIANO)”,”GRAD-023″
“GRAMSCI A. TOGLIATTI P. DANIELE Chiara a cura”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”Il saggio di Giuseppe VACCA: ‘Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca’ pag 3-141. Il 1926 è l’anno in cui viene arrestato il segretario Antonio GRAMSCI e con lui buona parte del gruppo dirigente. La repressione spinge i militanti verso la clandestinità. Le carte dell’archivio PcdI vennero inviate a Mosca presso il Comintern. Solo nel 1990 queste sono state recuperate. Esse offrono nuovi elementi sul dissidio tra GRAMSCI e TOGLIATTI culminato nello scambio epistolare dell’ottobre 1926. Nei documenti si riportano 56 lettere, telegrammi, note informative, verbali di riunioni, risoluzioni del Presidium Comintern che sono parte del carteggio tra TOGLIATTI , allora rappresentante del PCdI presso il Comintern e gli organismi dirigenti del partito italiano a nome dei quali scrivevano Antonio GRAMSCI, Ruggiero GRIECO, Camilla RAVERA e Mauro SCOCCIMARRO”,”GRAD-026″
“GRAMSCI Antonio SCHUCHT Tatiana a cura di Aldo NATOLI e Chiara DANIELE”,”Lettere 1926 – 1935.”,”Nelle edizioni precedenti delle lettere veniva lasciata sullo sfondo la figura della cognata di GRAMSCI Tania SCHUCHT. Eppure Tania costituì durante gli anni della detenzione il tramite privilegiato, mentre si rivelavano sempre più critici i rapporti con la moglie Giulia, di G. verso l’esterno. Oggi l’edizione integrale delle 856 lettere che G. e Tania si scambiarono tra il 1926 e il 1935 costituisce un document di grande valore per la considerazione della vicenda politica e umana di G.”,”GRAD-029″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1922.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-047″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1921.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-048″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Passato e Presente.”,”””Euroasiatismo. Il movimento si svolge intorno al giornale “”Nakanunie””, che tende alla revisione dell’ atteggiamento assunto dagli intellettuali emigrati; è cominciato nel 1921. La prima tesi dell’ euroasiatismo è che la Russia è più asiatica che occidentale. La Russia deve mettersi alla testa dell’ Asia nella lotta contro il predominio europeo. La seconda tesi è che il bolscevismo è stato un avvenimento decisivo per la storia della Russia (…)”” (pag 206) “”Bizantinismo francese. La tradizione culturale francese, che presenta i concetti sotto forma di azione politica, in cui speculazione e pratica si sviluppano in un solo nodo storico comprensivo, parrebbe esemplare. Ma questa cultura è rapidamente degenerata dopo gli avvenimenti della grande Rivoluzione, è diventata una nuova Bisanzio culturale. (…)”” (pag 213)”,”GRAD-031″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Note sul Machiavelli sulla politica e sullo stato moderno. Quaderni del carcere 4.”,”Contiene tra l’ altro: Note di politica internazionale. Il concetto di grande potenza. (pag 167) Sull’ origine delle guerre (pag 169) Politica e comando militare (pag 170) “”La proposizione che “”la società non si pone problemi per la cui soluzione non esistano già le premesse materiali””. E’ il problema della formazione di una volontà collettiva che dipende immediatamente da questa proposizione. (…)”” (pag 82) “”Concetto politico della così detta “”rivoluzione permanente””, sorto prima del 1848, come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 a Termidoro. La formula è propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la società era ancora, per dir così, allo stato di fluidità sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dell’ efficienza politico-statale in poche città o addirittura in una sola (Parigi per la Francia), apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della società civile dall’ attività statale; determinato sistema di forze militari e dell’ armamento nazionale; maggiore autonomia delle economie nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale, ecc. Nel periodo dopo il 1870, con l’ espansione coloniale europea, tutti questi elementi mutano, i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano più complessi e massicci e la formula quarantottesca della “”rivoluzione permanente”” viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di “”egemomia civile””. (pag 84)”,”GRAD-032″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Lettere dal carcere. Quaderni del carcere 1.”,”””Forse io ho distinto il godimento estetico e il giudizio positivo di bellezza artistica, cioè lo stato d’ animo di entusiasmo, per l’ opera d’ arte come tale, dall’ entusiasmo morale, cioè dalla comparticipazione al mondo ideologicio dell’ artista, distinzione che mi pare criticamente giusta e necessaria. Posso ammirare esteticamente Guerra e Pace di Tolstoi e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, le livre de chevet. Così si può dire per Shakespeare, per Goethe e anche per Dante. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il Leopardi, nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l’ uomo moderno; l’ abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato”” (1932) (pag 205)”,”GRAD-033″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. L’ Ordine nuovo 1919-1920.”,”””La guerra ha irrimediabilmente rotto l’ equilibrio mondiale della produzione capitalistica. (…) (pag 305) “”Ha ragione il compagno Serrati. E’ molto difficile, nel nostro paese, identificare chi sia Pulcinella, Stenterello, Arlecchino. L’ Italia è la Babele del socialismo. (…)”” (pag 425) “”In questi due primi mesi dell’ anno la situazione generale della rassegna si riassume in queste cifre: 1100 abbonati; tiratura che tende a spostarsi dalle 4500 alle 5000 copie: una media di 25 lire settimanali per sottoscrizione. Una piccola rassegna di cultura politica che, in Italia, nel periodo anteriore alla guerra, avesse raggiunto una posizione simile (…), insistendo per settimane e per mesi su un solo problema o su un solo nesso di problemi (…)- avrebbe documentato l’ esistenza del miracolo. (…) L’ “”Ordine Nuovo”” ha 1100 abbonati, 4500 copie di tiratura, 100 franchi al mese di sottoscrizione: i redattori aspirano ai 2000 abbonamenti, alle 10.000 copie e a una sottoscrizione che renda possibile di stipendiare un amministratore per un miglior servizio agli abbonati e ai lettori”” (1920) (pag 473)”,”GRAD-034″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”””E’ stupefacente che nelle sue Memorie, Leone Bronstein (Trotsky) parli di “”dilettantismo”” del Labriola. Non si capisce questo giudizio (a meno non significasse il distacco tra teoria e pratica nella persona del Labriola, ciò che non pare il caso) se non come un riflesso inconsapevole della pedanteria pseudoscientifica del gruppo intellettuale tedesco che ebbe tanta influenza in Russia.”” (pag 79)”,”GRAD-035″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. “”Quattro anni di trincea e di sfruttamento del sangue hanno radicalmente mutato la psicologia dei contadini. Questo mutamento si è verificato specialmente in Russia ed è una delle condizioni essenziali della rivoluzione. Ciò che non aveva determinato l’ industrialismo col suo normale processo di sviluppo, è stato prodotto dalla guerra. La guerra ha costretto le nazioni più arretrate capitalisticamente, e quindi meno dotate di mezzi meccanici, ad arruolare tutti gli uomini disponibili, per opporre masse profonde di carne viva agli strumenti bellici degli imperi centrali. Per la Russia la guerra ha significato la presa di contatto di individui prima sparsi in un vastissimo territorio, ha significato una concentrazione umana durata ininterrottamente per anni e anni nel sacrificio, col pericolo sempre immediato della morte, sotto una disciplina uguale e ugualmente feroce: gli effetti psicologici del perdurare di condizioni simili di vita collettiva per tanto tempo sono stati immensi e ricchi di conseguenze imprevedute””. (pag 227-228)”,”GRAD-036″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume primo, 1926-1930.”,”Questa nuova edizione, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Giappone. “”Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’ uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo. Egli mi diceva spesso: “”Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: – cosa farà il Giappone? – “”. Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno 10.000 persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d’ animo e burlavo il mio amico””. (pag 222, Gramsci, 19.11.1928) Scontro Croce-Lunacharskij “”Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista “”La Nuova Italia”” diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della quistione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa. Pare che il Croce abbia risposto ad una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un pò di protezione e un pò di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunciarski avrebbe ignorato che il Croce si è molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l’ italiano molto correttamente. Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, a quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo … medievale, alla filosofia prekaantiana e precartesiana. (…)””. (pag 368-369, Ibid. 1° dicembre 1930)”,”GRAD-037″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume secondo, 1931-1937.”,”Questa nuova edizione delle lettere di GRAMSCI, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Questione ebraica e sionismo. “”Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste più da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ciò che è stata l’ essenza dell’ ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avrà quando tutta l’ Europa sarà liberata dalla speculazione ossia dall’ ebraismo in genere. Mi pare l’ unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunità ebraiche dell’ autonomia culturale (della lingua, della scuola ecc.) e anche dell’ autonomia nazionale nel caso che una qualche comunità ebraica riuscisse in un modo o nell’ altro, ad abitare un territorio definito””. (pag 479) Fantasia concreta. “”Ti voglio solo spiegare ciò che intendo, press’a poco, per fantasia concreta: l’ attitudine a rivivere la vita degli altri, così come è realmente determinata, coi suoi bisogni, le sue esigenze, ecc., non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male. Le cose e le situazioni sono abbastanza crudeli obbiettivamente senza che si aggiunga qualcosa a questa loro crudeltà”” (pag 790) Metodo. “”Caro Giuliano, hai letto solo mezza novella di Wells e già vorresti giudicare tutta l’ opera di questo scrittore che ha scritto decine e decine di romanzi, raccolte di novelle, saggi storici ecc.? Mi pare un “”po’ esagerato””.”” (pag 791) “”E’ già molto difficile studiare la storia realmente svoltasi, perché di una gran parte di essa si è perduto ogni documento; come si può perdere il tempo a stabilire ipotesi che non hanno fondamento?”” (pag 805)”,”GRAD-038″
“GRAMSCI Antonio”,”Introducción a la filosofía de la praxis.”,”””L’ affermazione di Eddington “”Se nel corpo di un uomo eliminassimo tutto lo spazio senza materia e riunissimo i suoi protoni ed elettroni in una sola massa, l’ uomo (il corpo dell’ uomo) si ridurrebbe a un corpuscolo appena visibile con il microscopio”” (1), ha impressionato e ha messo in movimento la fantasia di G.A. Borgese (cfr. il suo libretto).”” (pag 83)”,”GRAD-039″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”Bonapartismo sindacale. “”Questa iniziativa del comitato confederale è un nuovo aspetto della tattica dei compromessi inaugurata dal “”Lenin italiano””, G.M. Serrati. Per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” non è già quello di apprestare tutte le armi necessarie perché l’ insurrezione delle classi oppresse contro l’ imperialismo diventi rivoluzione comunista, cioè tenda a organizzare lo Stato operaio; per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” è quello di creare le condizioni… cartacee e verbali in cui sia possibile all’ Avanti! di trionfalmente stampare: “”L’ avevamo detto, noi, che la colpa di tutto è della borghesia! L’ avevamo detto noi che… ecc., ecc., ecc.!””””. (pag 221-222, 1921) La morale del ritorno di Trotsky. “”Dal punto di vista politico, chi è Trotsky? E’ un ex- menscevico che ha avuto il grande merito di non persistere in errori che l’ avrebbero condotto a far la stessa fine dei menscevichi di Russia e di tutti i paesi. I suoi ex compagni passarono nel campo della controrivoluzione, egli si schierò con i bolscevichi a fianco ed alla testa dei rivoluzionari””. (pag 307) “”La prima è una morale, diremmo così, interna, di partito, ed è questa: le persone, per quanto sia grande il loro valore, sono sempre subordinate al partito e il partito non è mai subordinato alle persone anche si si tratta di uomini non comuni, come è Trotsky. Le divergenze politiche, il dissentire dall’ indirizzo politico del partito non esonera dal dovere di dare tutta la propria attività, di mettere tutte le proprie qualità a disposizione del partito con lealtà e disciplina. Questa è la legge che vige nei partiti comunisti ed è la forza di un partito rivoluzionario””. (pag 309)”,”GRAD-040″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Guido MELIS”,”Antonio Gramsci e la questione sarda. Antologia. Tutti gli scritti politici e familiari di Gramsci sulla Sardegna. I documenti inediti sui rapporti tra l’ Internazionale Contadina e il Partito Sardo d’ Azione. Il dibattito sulla questione sarda negli articoli dei militanti comunisti (1921-1926). Con una lettera di Alfonso Leonetti.”,”””Irlande Italiane’. “”La parola d’ ordine dei “”partiti regionali”” è la stessa dei fascisti, dei popolari, dei socialdemocratici, dei borghesi: far rientrare le masse nei quadri dello Stato. Il regionalismo è la loro demagogia; il patteggiare con il governo la loro tattica nazionale. Soltanto la lotta di classe unifica la ripresa di tutte le regioni nella sola lotta che può essere conclusiva: contro lo Stato borghese italiano oppressore e sfruttatore.”” (pag 143, Togliatti, L’ Ordine nuovo, 1921) Stato federale mediterraneo. (pag 292)”,”GRAD-041″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Angelo D’ORSI”,”La nostra città futura. Scritti torinesi (1911-1922).”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Fra i suoi libri ‘La cultura a Torino tra le due guerre’ (2000) ‘Intellettuali nel Novecento italiano’ (2001), ‘Allievi e maestri’ (2002), ‘Guerre globali’ (a cura, 2003). “”Osservate il come si viene atteggiando e componendo attraverso la storia la borghesia politica ed intellettuale italiana. Constaterete questo fatto. Sono nati e si sono formati in Italia dei geni altissimi, dei veri creatori, che hanno assunto valore e fama mondiale, ma essi non hanno avuto un ambiente, non hanno avuto la fortuna di poter formare una scuola, di essere circondati da un numero anche mediocre di individui che li comprendessero ne ne attuassero gli insegnamenti e i principi. E’ mancato sempre, o quasi, in Italia, un ambiente di serietà, di lavoro effettivo e dignitoso intorno ai luminari della scienza, della politica, della vita morale, della cultura, che pure sono nate in Italia e in italiano hanno scritto e parlato in buon numero””. (pag 135-136)”,”GRAD-042″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. I. 1914-1920.”,”La funzione storica delle grandi città. “”La Rivoluzione comunista sarà compiuta dalla classe operaia, dal proletariato, nel senso marxista del termine, ovvero da un ambiente sociale costituito dalle grandi città, come sono state modellate dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, questo organismo dell’ industria e della vita sociale, allo stesso modo in cui è stata lo strumento della potenza economica capitalistica e della dittatura borghese, diventerà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura del proletariato.”” (pag 301) Nato nel 1891 ad Ales, Gramsci compie a Torino gli studi di linguistica (1911) che abbandonerà per dedicarsi al giornalismo militante. Collabora al quotidiano socialista Il Grido del popolo e all’ edizione torinese dell’ Avanti!. Segretario provvisorio della sezione torinese del PSI sostiene la rivoluzione russa e anima il settimanale L’ Ordine Nuovo (1919-1920). Sostiene il movimento torinese dei consigli di fabbrica. Dopo lo scacco dell’ occupazione delle fabbriche (settembre 1920) si schiera a fianco di A. Bordiga e al nascente partito comunista (21 gennaio 1921). Inviato in URSS sposa Julia Schucht e a Vienna lavora per un nuovo gruppo dirigente destinato a sostituire Bordiga alla testa del PCI. Il lancio del nuovo giornale L’ Unità (12 febbraio 1924) lo aiuterà a far prevalere le sue tesi nel partito. E’ eletto deputato il 6 aprile 1924 e si scontra apertamente con la sinistra bordighista. Il III Congresso del PCdI (gennaio 1926) vedrà il trionfo delle sue tesi, ma viene arrestato l’ 8 novembre 1926. Qualche giorno prima aveva scritto una lettera di protesta contro i metodi impiegati da Stalin nelle sua lotta contro le opposizioni. Condannato a 20 anni morirà nel 1937.”,”GRAD-043″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Pubblicato per concessione dell’ Istituo Gramsci. Guerra di posizione e guerra di manovra o frontale. “”E’ da vedere se la famosa teoria di Bronstein (Trotsky, ndr) sulla ‘permanenza’ del movimento non sia il riflesso politico della teoria della guerra manovrata (ricordare osservazione del generale dei cosacchi Krasnov), in ultima analisi il riflesso delle condizioni generali – economiche – culturali – sociali di un paese in cui i quadri della vita nazionale sono embrionali e rilasciati e non possono diventare “”trincea o fortezza””. In questo caso si potrebbe dire che Bronstein, che appare come un “”occidentalista”” era invece un cosmopolita, cioè superficialmente nazionale e superficialmente occidentalista o europeo. Invece Ilic (Lenin, ndr) era profondamente nazionale e profondamento europeo.”” (pag 212) “”Questa mi pare la quistione di teoria politica la più importante, posta dal periodo del dopo guerra e la più difficile ad essere risolta giustamente. Essa è legata alle quistioni sollevate dal Bronstein, che in un modo o nell’ altro, può ritenersi il teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatta. (…) La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate di popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’ egemonia e quindi una forma di governo più “”intervenzionista”” che più apertamente prenda l’ offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’ “”impossibilità”” di disgregazione interna: controlli d’ogni genere, politici, aministrativi, ecc., rafforzamento delle “”posizioni”” egemoniche del gruppo dominante, ecc.””. (pag 213) Marxismo in Italia (pag 217) pag 238 concetto rivoluzione passiva”,”GRAD-044″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923 – 1926.”,”Sulla situazione nel Partito bolscevico. Lettera al comitato centrale del Partito comunista sovietico. (Sul rischio di scissione nel partito) “”(…) l’ ufficio politico del Partito comunista d’ Italia ha studiato le vostre discussioni. Noi, finora, abbiamo espresso un’ opinione di partito solo sulla quistione strettamente disciplinare delle frazioni, volendoci attenere all’ invito da voi rivolto dopo il vostro XIV Congresso di non trasportare la discussione russa nelle sezioni dell’ Internazionale. Dichiariamo ora che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del Comitato centrale del Partito comunista dell’ URSS e che in tal senso certamente si pronunzierà la maggioranza del partito italiano, se dierrà necessario porre tutta la quistione””. (pag 129) Come non si deve scrivere la storia della rivoluzione bolscevica. A proposito del 1917 di Leo Trotsky. (pag 210) Neomaltusianesimo di Amendola (pag 212) Arturo Labriola (pag 435)”,”GRAD-045″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Franco CONSIGLIO e di Fabio FROSINI”,”Scritti di economia politica.”,”””Nell’ aprile 1921, 5000 operai rivoluzionari furono licenziati dalla Fiat, i Consigli di fabbrica furono aboliti, i salari reali furono abbassati. A Reggio Emilia avvenne probabilmente qualcosa di simile. Gli operai cioè furono battuti. Ma il sacrifizio che essi avevano fatto, è restato inutile? Non lo crediamo: siamo anzi sicuri che esso non è stato inutile. E’ certo difficile registrare tutta una fila di grandi avvenimenti di massa che provino l’ efficacia immediata e fulminea di queste azioni.”” (pag 79) “”L’ intellettuale meridionale esce prevalentemente da un ceto che nel Mezzogiorno è ancora notevole: il borghese rurale, cioè il piccolo e medio proprietario di terre (…)”” (pag 81) Il blocco industriale-produttivo. “”Ciò che nella tesi del Fovel, riassunta dal Pagni, pare significativo, è la sua concezione della corporazione come di un blocco industriale-produttivo autonomo, destinato a risolvere in senso moderno e accentuatamente capitalistico il problema di un ulteriore sviluppo dell’ apparato economico italiano, contro gli elementi semifeudali e parassitari della società che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore, contro i così detti “”produttori di risparmio””. Nel blocco industriale-produttivo l’ elemento tecnico – direzione e operai – dovrebbe avere il sopravvento sull’ elemento “”capitalistico”” nel senso più “”meschino”” della parola, cioè all’ alleanza tra capitani d’ industria e piccoli borghesi risparmiatori dovrebbe sostituirsi un blocco di tutti gli elementi direttamente efficienti nella produzione, che sono i soli capaci di riunirsi in Sindacato e quindi di costituire la Corporazione produttiva (…). Il Pagni obietta al Fovel che la sua trattazione non è nuova in economia politica, (…)””. (pag 123)”,”GRAD-046″
“GRAMSCI Antonio”,”La formación de los intelectuales.”,”Titolo opera originale ‘Antologia degli scritti’, Editori Riuniti, 1963 Sul concetto di nazional-popolare. “”I giornali sono organi politico-finanziari e non si propongono di diffondere sulle “”proprie colonne”” le belle lettere, dato che tale diffusione non aumenta la tiratura. La novella di feulleton è un procedimento per diffondere il periodico tra le masse popolari (ricordiamo il caso del Lavoro di Genova, che sotto la direzione di Giovanni Ansaldo ristampò tutta la letteratura francese di feulleton, al tempo in cui in altri ambienti il giornale cercava di dare il tono delle cultura più raffinata).”” (pag 151)”,”GRAD-047″
“GRAMSCI Antonio”,”La politica y el estado moderno.”,”Antologia di ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ e ‘Note su Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno’, Einaudi 1949. Correlazioni di forze. “”Gli elementi di osservazione empirica che ci si abitua ad esporre senza ordine, confusamente nei trattati di scienza politica (si può prendere come esempio l’ opera di G. Mosca, Elementi di scienza politica) dovrebbero includersi, nella misura che non siano questioni astratte o gratuite, nei diversi gradi della correlazione di forze, cominciando dalla correlazione delle forze internazionali (…) per passare poi alle correlazioni sociali obiettive, ovvero, al grado di sviluppo delle forze produttive, alle correlazioni delle forze politiche e di partito (sistemi egemonici dentro lo Stato) e alle correlazioni politiche immediate (ossia, potenzialmente militari). Le relazioni internazionali, precedono o seguono (logicamente) le relazioni sociali fondamentali? E’ indubitabile che le seguono””. (pag 107)”,”GRAD-048″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere, 1908-1926.”,”Dalla cronologia. 15-21 gennaio. Partecipa a Livorno al XVII congresso del Psi. Per la mozione di Imola (“”comunista pura””) prendono la parola Terracini, Bordiga, Bombacci e i rappresenanti dell’ Internazionale comunista Kabakcev e Rakosi. La mozione ottiene 58.783 voti. La mozione di Firenze (“”comunista unitaria”” rappresentata da Serrati) ottiene la maggioranza dei voti (98.028); quella di Reggio Emilia (riformista) 14695 voti. I delegati della frazione comunista deliberano il 21 gennaio la costituzione del “”Partito Comunista d’Italia. Sezione della Terza Internazionale’. Gramsci fa parte del Comitato Centrale. Il Comitato esecutivo è costituito da Bordiga, Fortichiari, R. Grieco, L. Repossi e Terracini.”” (pag XXVII) Aristocrazia operaia. “”(…) 2. Lotta contro l’ aristocrazia operaia, cioè contro il riformismo, per l’ alleanza degli strati più poveri della clase operaia settentrionale con le masse contadine del Mezzogiorno e delle isole. (…)””. (pag 259) Lettera del 29 marzo 1923 da Mosca sulla questione dell’ apparato illegale. (pag 517) “”Le notizie giunte al momento dell’ arresto di Bordiga confermarono questo giudizio determinando un’ impressione sinistra al nostro riguardo. L’ ingenuità di Terracini che insisteva in ogni lettera sullo “”spiacevole incidente”” che aveva determinato l’arresto del capo del partito e il sequestro dei suoi fondi, minacciò di introdutrre un elemento di farsa nel dramma. Sarà difficile dissipare l’ impressione. Tutti sono d’accordo nel ritenere che la quistione non è organizzativa, ma essenzialmente politica: un partito di dottrinari, che non vuole diventare un partito di masse, che non fa nulla per conquistare la simpatia delle grandi masse non può organizzare un solido e sicuro apperecchio illegale, ecco il ragionalmento che viene fatto.”” (pag 518)”,”GRAD-049″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Francesco M. BISCIONE”,”Disgregazione sociale e rivoluzione. Scritti sul Mezzogiorno.”,”””La Rivoluzione russa ha trovato appunto la sua forza e la sua salvezza nel fatto che in Russia operai e contadini, partendo da punti opposti, mossi da sentimenti diversi, si trovarono riuniti per uno scopo comune, in una lotta unica, perché entrambi si convinsero alla prova di non potersi liberare dall’oppressione dei padroni, se non dando alla propria organizzazione di conquista una forma che permettesse di eliminare direttamente lo sfruttatore dal campo della produzione. Questa forma fu il Consiglio, fu il Soviet. La lotta di classe e la guerra dei contadini unirono in tal modo le loro sorti in modo inscindibile ed ebbero un esito comune nella costituzione di un organismo direttivo di tutta la vita del paese. Da noi il problema si pone negli stessi termini. (…)””. (pag 101)”,”GRAD-050″
“GRAMSCI Antonio a cura di Giovanni URBANI”,”La formazione dell’ uomo. Scritti di pedagogia.”,”2° copia “”Di fatto ora tra liceo e università, e cioè tra la scuola vera e propria e la vita, c’è un salto, una vera soluzione di continuità, non un passaggio razionale dalla quantità (età) alla qualità (maturità intellettuale e morale). Dall’insegnamento quasi puramente dogmatico, in cui la memoria ha una grande parte, si passa alla fase creativa o di lavoro autonomo e indipendente; dalla scuola con disciplina dello studio imposta e controllata autoritativamente si passa a una fase di studio o di lavoro professionale in cui l’autodisciplina intellettuale e l’autonomia morale è teoricamente illimitata. E ciò avviene subito dopo la crisi della pubertà, quando la foga delle passioni istintive ed elementari non ha ancora finito di lottare coi freni del carattere e della coscienza morale in formazione. In Italia poi, dove nelle università non è diffuso il principio del lavoro di “”seminario””, il passaggio è ancora più brusco e meccanico.”” (pag 392)”,”TEOS-156″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno.”,”Concetto di grande potenza in politica internazionale (pag 167) “”La Geopolitica. Già prima della guerra Rodolfo Kjellèn, sociologo svedese, cercò di costruire su nuove basi una scienza dello Stato o Politica, partendo dallo studio del territorio organizzato politicamente (sviluppo delle scienze geografiche: geografia fisica – geografia antropica – geopolitica) e della massa di uomini viventi in società in quel territorio (geopolitica e demopolitica). I suoi libri, specialmente i due ‘Lo Stato come forma di vita’ e ‘Le grandi potenze attuali’ (Die Grossmächte der Gegenwart), del 1912, rielaborato dall’autore divenne ‘Die Grossmächte undi die Weltkrise’, pubblicato nel 1921; il Kjellèn è morto nel 1922) ebbero grande diffusione in Germania dando luogo a una corrente di studi””. (Gramsci, Recensioni e note bibliografiche) (pag 221)”,”GRAD-006-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”2° copia Lettera Bordiga (pag 286) Primo congresso regionale ligure del Partito comunista a Savona (pag 361)”,”GRAD-052″
“GRAMSCI Antonio”,”La questione meridionale.”,”Cofanetto, opera n° 30 “”Le interpretazioni del passato, quando del passato stesso si ricercano le deficienze e gli errori (di certi partiti e correnti) non sono “”storia”” ma politica attuale ‘in nuce’. Ecco perché anche i “”se”” spesso non tediano. E’ da dire che le “”interpretazioni”” del Risorgimento in Italia sono legate a una serie di fatti: 1. a spiegare perché sia avvenuto il così detto “”miracolo”” del Risorgimento, cioè si riconosce che le forze attive per l’unità e l’indipendenza erano scarse e che l’evento non può essere spiegato solo con tali forze, ma d’altronde non si vuole riconoscerlo apertamente per ragioni di politica nazionale, e si costruiscono romanzi storici; 2. per non toccare il Vaticano; 3. per non spiegare razionalmente il “”brigantaggio”” meridionale; 4. più tardi per spiegarsi la debolezza statale durante le guerre d’Africa (da ciò prese lo spunto Oriani specialmente e quindi gli orianisti), per spiegare Caporetto e il sovversivismo elementare del dopoguerra, con le sue conseguenze dirette e indirette. La debolezza di tale tendenza “”interpretativa”” consiste in ciò che rimase puro fatto intellettuale, non divenne la premessa a un movimento politico nazionale. Solo con Piero Gobetti ciò stava delineandosi e in una biografia del Gobetti bisognerebbe ricordarlo; perciò il Gobetti si stacca dall’orianesimo e da Missiroli (col Gobetti occorre porre il Dorso e come ombra nel giuoco Giovanni Ansaldo che è più intellettuale del Missiroli) (1). Una quistione che il Rosselli noin pone bene nel ‘Pisacane’ è questa: come una classe dirigente possa dirigere le masse popolari, cioè essere “”dirigente””. Il Rosselli non ha studiato cosa sia stato il “”giacobinismo”” francese e come la paura del giacobinismo abbia appunto paralizzato l’attività nazionale. Non spiega poi perché si sia formato il mito del “”Mezzogiorno polveriera d’Italia”” in Pisacane e quindi in Mazzini. Tuttavia questo punto è basilare per comprendere Pisacane e l’origine delle sue idee che sono le stesse che in Bakunin, ecc. Così non si può vedere in Pisacane un “”precursore”” in atto del Sorel, ma semplicemente un esemplare del “”nichilismo”” di origine russa e della teoria della “”pandistruzione”” creatrice (anche con la malavita). L'””iniziativa popolare”” da Mazzini a Pisacane si colora delle tendenze “”populiste”” estreme. (Forse il filone Herzen indicato da Ginzburg nella ‘Cultura’ del 1932 è da approfondire (2). Anche la lettera ai parenti dopo la fuga con una donna maritata potrebbe essere sottoscritta da Bazarov di ‘Padri e figli’ (3): c’è tutta la morale dedotta dalla natura come la rappresentano la scienza naturale e il materialismo filosofico. Deve essere quasi impossibile ricostruire la “”cultura libresca del Pisacane”” e fissare le “”fonti”” dei suoi concetti; il solo modo di procedere è quello di ricostruire un certo ambiente intellettuale di una certa emigrazione politica di dopo il ’48 in Francia e in Inghilterra, di una “”cultura parlata”” di comunicazioni ideologiche avvenute attraverso le discussioni e le conversazioni””. Confrontate la recensione di A. Omodeo (nella ‘Critica’ del 20 luglio 1933) del libro di N. Rosselli su ‘Carlo Pisacane’ (4), che è interessante per molti aspetti. L’Omodeo ha l’occhio acuto nel rilevare non solo le deficienze organiche del libro, ma anche le deficienze organiche dell’impostazione che il Pisacane dava al problema del Risorgimento. Ma questa acutezza gli viene dal fatto che egli si pone dal punto di vista “”conservatore e retrivo””. Non pare esatta l’affermazione dell’Omodeo che il Pisacane sia stato “”un frammento del ’48 francese inserito nella storia d’Italia””, così non è esatto il riaccostamento fatto dal Rosselli del Pisacane coi sindacalisti moderni (Sorel, ecc. in azione ). Il Pisacane è da avvicinare ai rivoluzionari russi, ai ‘narodniki’, e perciò è interessante l’accenno fatto dal Ginzburg all’influsso di Herzen sugli emigrati italiani. Che Bakunin, più tardi, abbia avuto tanta fortuna nel Mezzogiorno e in Romagna non è senza significato per comprendere ciò che il Pisacane espresse al suo tempo, e pare strano che proprio il Rosselli non abbia visto il nesso. Il rapporto tra Pisacane e le masse plebee non è da vedere nell’espressione socialistica né in quella sindacalistica, ma piuttosto in quella di tipo giacobino, sia pure estremo. La critica dell’Omodeo alla impostazione del problema del Risorgimento su basi plebee-socialistiche è troppo facile, ma non sarebbe altrettanto facile a quella su basi “”giacobine-riforma agraria””, né sarebbe facile smentire l’egoismo gretto, angusto, antinazionale delle classi dirigenti, che in realtà erano rappresentate in questo caso dai nobili terrieri e dalla borghesia rurale assenteista, e non dalla borghesia urbana di tipo industriale e dagli intellettuali “”ideologi”” i cui interessi non erano “”fatalmente”” legati a quelli dei terrieri, ma avrebbero dovuto essere legati a quelli dei contadini, cioè furono scarsamente nazionali. (…)”” Note (1) Ansaldo è “”l’uomo del Guicciardini”” divenuto esteta e letterato e che ha letto le pagine del De Sanctis sull’uomo del Guicciardini (…) (Nota di Gramsci) (2) L. Ginzburg, ‘Garibaldi e Herzen’, ‘Cultura’, ottobre-dicembre 1932 (Nota di Gramsci) (3) La lettera è pubblicata integralmente nella ‘Nuova Antologia’ del 1932 (Nota di Gramsci) (4) Pubblicato nel 1932 [‘A Proposito del libro di Rosselli su Pisacane’ (in A. Gramsci, La questione meridionale, Editori Riuniti, 1957) (pag 93-100)]”,”SOCx-196″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. 2° copia”,”GRAD-055″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-056″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Orlando MICUCCI”,”Scritti rivoluzionari. Dal Biennio Rosso al Congresso di Lione (1919-1926).”,”GRAMSCI Antonio Capo. “”Ogni Stato è una dittatura. Ogni Stato non può avere un governo, costituito da un ristretto numero di uomini, che a loro volta si organizzano attorno a uno dotato di maggiore capacità e di maggiore chiaroveggenza. Finché sarà necessario uno Stato, finché sarà storicamente necessario governare gli uomini, qualunque sia la classe dominante, si porrà il problema di avere dei capi, di avere un “”capo””. Che dei socialisti, i quali dicono ancora di essere marxisti e rivoluzionari, dicano poi di volere la dittatura del proletariato, ma di non volere la dittatura “”dei capi””, di non volere che il comando si individui, si personalizzi, che si dica cioè, di volere la dittatura, ma di non volerla nella sola forma in cui è storicamente possibile, rivela solo tutto un indirizzo politico, tutta una preparazione teorica “”rivoluzionaria””.”” (Gramsci, “”Capo””, L’Ordine Nuovo, 1° marzo 1924) (pag 177-178)”,”GRAD-058″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuliano MANACORDA”,”Marxismo e letteratura.”,”GRAMSCI Antonio “”Credo che Herzen, nelle sue memorie, abbia scritto le parole più giuste e più umane intorno alla personalità variabile, inquieta e confusa di Bakunin; Marx, come non di rado, fu soltanto caustico e ingiurioso.”” (pag 343) Gramsci sul gusto melodrammatico del popolano italiano (pag 106) e seguenti, come combattere questo gusto, il sentimentalismo melodrammatico, l’oratoria gonfia e un vocabolario barocco, ecc. (pag 107) “”Una delle cause di questo gusto (melodrammatico del popolano italiano, ndr) è da ricercare nel fatto che esso si è formato non alla lettura e alla meditazione intima e individuale della poesia e dell’arte, ma nelle manifestazioni collettive, oratorie e teatrali. E per “”oratorie”” non bisogna solo riferirsi ai comizi popolari di famigerata memoria, ma a tutta una serie di manifestazioni di tipo urbano e paesano. Nella provincia, per esempio, è molto seguita l’oratoria funebre e quella delle preture e dei tribunali (e anche delle conciliature): queste manifestazioni hanno tutte un pubblico di “”tifosi”” di carattere popolare, e un pubblico costituito (per i tribunali) da quelli che attendono il proprio turno, testimoni, ecc. In queste sedi di pretura mandamentale l’aula è sempre piena di questi elementi, che si imprimono nella memoria i giri di frase e le parole solenni; se ne pascono e le ricordano. Così nei funerali di maggiorenti, cui affluisce molta folla, spesso solo per sentire i discorsi. Le conferenze nelle città hanno lo steso ufficio e così i tribunali, ecc. I teatri popolari, con gli spettacoi così detti da arena e (oggi, forse il cinematografo parlato, ma anche le didascalie del vecchio cinematografo muto, compilate tutte in stile melodrammatico), sono della massima importanza per creare questo gusto e il linguaggio conforme. Si combatte questo gusto in due modi principali: con la critica spietata di esso, e anche diffondendo ilbri di poesia scritti o tradotti in lingua non “”aulica””, e dove i sentimenti espressi non siano retorici o melodrammatici.”” (pag 106-107) [Gramsci, Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana]”,”GRAD-059″
“GRAMSCI Antonio BORDIGA Amadeo BERTI Giuseppe, a cura di Vincenzo TUSA”,”Gramsci al confino di Ustica nelle lettere di Gramsci di Berti e di Bordiga.”,”Vincenzo TUSA è stato fino al 31 dicembre 1985 sopraintendente alle Antichità della Sicilia occidentale. Bordiga: “”Quanto ai libri la situazione risulta dall’unito prospetto. Ci teniamo l’Economia che stiamo studiando insieme alla storia della filosofia: si intende che attendiamo tua approvazione, e se credi deciderai tu o che te la mandiamo, o…che si debba chiderne un’altra al tuo amico. Veramente costa 40 lirette… Ti facciamo un pacco di libri che indichiamo nella lista apposita. Non spediamo ancora né Croce né le riviste: dicci se vuoi anche questo materiale. Le riviste non vengono troppo regolarmente né corrispondono bene alle fatture: abbiamo scritto dettagliatamente di ciò alla libreria. Come vedrai dagli elenchi vi sono altri arrivi e anche qualche altra ordinazione dopo la tua partenza, che abbiamo fatta dietro graziosa autorizzazione del tuo amico”” (pag 80, Lettera di Amadeo Bordiga a Gramsci del 4 marzo 1927) (Sraffa)”,”GRAD-060″
“GRAMSCI Antonio”,”Ultimo discorso alla Camera. 16 maggio 1925.”,”””Voi potete “”conquistare lo Stato””, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obbiettive in cui siete costretti a movervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo dverso da quello fin’oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa Ciò che noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lascieranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi.”” (pag 20-21)”,”GRAD-061″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi.”,”Contiene dedica del curatore “”Il popolo italiano è il popolo meno politicamente educato, è quello che dimentica più facilmente, e che più facilmente subisce crisi di stanchezza e cade nelle trappole dell’illusionismo e del trasformismo dei pulcinella della borghesia. Il proletariato, organizzato politicamente ed economicamente, ha il compito preciso di reagire energicamente, di lottare per impedire ogni deviamento. Nel suo libretto, ‘I fondamenti del comunismo’, Federico Engels ha lapidariamente affermato il dovere dei socialisti: “”Una categoria di riformatori, che arriva fino ad attribuirsi il nome di socialista, consta di seguaci dell’attuale ordinamento sociale, preoccupati, nell’interesse della conservazione sociale, eliminandone le malefiche conseguenze. A questo fine certuni fra loro propongono delle misure puramente filantropiche, altri delle grandiose riforme, che sotto pretesto di riorganizzare la società, mirano a conservare le basi della società attuale e con esse questa stessa società. Questi ‘socialisti borghesi’ devono pur essi esser combattuti dai comunisti, poiché sono nemici del comunismo e difendono la società borghese che i comunisti mirano ad abolire”””” [Antonio Gramsci, a cura di Sergio Caprioglio, Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi, 1968] (pag 34)”,”GRAD-062″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”””Lo Stato borghese è lo Stato liberale per eccellenza. Ognuno può in esso esprimere liberamente il suo pensiero attraverso il voto. Ecco alla lunga a che si riduce la legalità formale nello Stato borghese: all’esercizio del voto. La conquista del suffragio alle masse popolari è apparsa agli occhi degl’ingenui ideologi della democrazia liberale la conquista decisiva per il progresso sociale dell’umanità. Non s’era mai tenuto conto che la legalità aveva due facce: l’una interna, la sostanziale; l’altra esterna, la formale. Scambiando queste due facce, gli ideologi della democrazia liberale hanno ingannato per un certo periodo di anni le grandi masse popolari, facendo credere ad esse che il suffragio le avrebbe portate alla liberazione da tutte le catene che le legavano. In questa illusione disgraziatamente non sono caduti soltanti i miopi assertori della democrazia liberale. Molta gente che si reputava e si reputa marxista ha creduto che l’emancipazione della classe proletaria si dovesse compiere attraverso l’esercizio sovrano della conquista del suffragio. Qualche imprudente si è persino servito del nome di Engels per giustificare questa sua credenza. Ma la realtà ha distrutto tutte queste illusioni. La realtà ha mostrato nel modo più evidente che la legalità è una sola ed esiste fin dove essa si concilia con gl’interessi della classe dominante, vale a dire, nella società capitalistica, con gl’interessi della classe padronale. In realtà specialmente la esperienza che di ciò si è fatta in questi ultimi tempi contiene molti e importanti insegnamenti. La classe operaia giovandosi del suo diritto di voto aveva conquistato per sé un grande numero di comuni e province. Le sue organizzazioni avevano raggiunto un potente sviluppo numerico ed erano riuscite ad imporre patti vantaggiosi per gli operai. Ma il giorno in cui il suffragio e il diritto di organizzazione sono divenuti mezzi di offesa contro la classe padronale, questa ha rinunziato ad ogni legalità formale ed obbedito solo alla sua vera legge, alla legge del suo interesse e della sua conservazione. I comuni sono stati strappati ad uno ad uno con la violenza alla classe operaia; le organizzazioni sono state sciolte con l’uso della forza armata; la classe operaia e contadina è stata scacciata dalle sue posizioni, dalle quali minacciava troppo l’esistenza della proprietà privata. E’ sorto così il fascismo, il quale si è affermato ed imposto, facendo della illegalità la sola cosa legale. Niente organizzazione, se non quella fascista; niente diritto di voto, se non per darlo ai rappresentanti agrari ed industriali. Questa la legalità che la borghesia riconosce, quando è costretta a ripudiare l’altra formale. L’esperienza di questi ultimi tempi non è dunque priva di insegnamenti per coloro che hanno prima onestamente creduto nella efficacia delle garanzie legali concesse dallo Stato liberale borghese””. [Antonio Gramsci, Legalità, L’Ordine Nuovo, 28 agosto 1921] [in Antonio Gramsci, Scritti politici. II, 1972] (pag 478-479)”,”GRAD-056-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”La città futura, 1917-1918.”,”Contiene: la premessa di G. all’articolo della Pravda che informava sull’agitazione condotta dai bolscevichi tra le truppe al Fronte, e riproducev un messaggio del bolscevico Krylenko. Titolo del pezzo: I bolscevichi e la “”disorganizzazione”” dell’esercito. Traduzione di Aron Wizner (1882-1937), militante del partito socialdemocratico polacco scomparso con le purghe di Stalin. Wizner nel 1917 era a Torino e collaborava con traduzioni e articoli al Grido del Popolo. (pag 353)”,”GRAD-063″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Cronache torinesi, 1913-1917.”,” “”Il voler far credere che l’industria tedesca abbia raggiunto il maraviglioso sviluppo che ha raggiunto solo per il ‘dumping’, è una burla di cattivo genere; è l’unica consolazione che può procurarsi [chi vuole] persuadersi che l’avversario sia riuscito nel suo intento solo coi mezzi obliqui e traversi. Invece, anche per il suo grande valore educativo, bisogna diffondere la verità eterna e incontrovertibile che solo l’attività operosa e fattiva trionfa nella storia, mentre i mezzucci e le piccole astuzie finiscono col ritorcersi su coloro stessi che se ne servono”” (pag 324-325) (Articolo di Gramsci del 20 maggio 1916 su Il Grido del Popolo intitolato: ‘Il “”dumping”” germanico)”,”GRAD-064″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe FIORI”,”Vita attraverso le lettere (1908-1937).”,”Giuseppe Fiori (1923-2003) giornalista e scrittore autore di biografie e saggi storici. La lettera del 14 ottobre 1926 su cui si è consumata la rottura definitiva tra Gramsci e Togliatti fu pubblicata parzialmente per la prima volta da Angelo Tasca in Francia nel 1937 e integralmente sulla rivista ‘Problemi della rivoluzione italiana’ n° 47, 22 aprile 1938. E’ apparsa in Italia solo per iniziativa di Eugenio Reale in ‘Corrispondenza socialista’ 1° dicembre 1957 e più tardi in ‘2000 pagine di Gramsci’ (pag XXVI-XXVII) “”Non conosco ancora i termini esatti della discussione che si è svolta nel partito. Ho visto solo la risoluzione del comitato centrale sulla democrazia del partito, ma non ho visto nessun’altra risoluzione. Non conosco l’articolo di Trockij e neppure quello di Stalin. Non so spiegarmi l’attacco di quest’ultimo che mi è sembrato assai irresponsabile e pericoloso. Ma forse la non conoscenza del materiale mi fa giudicare male. Ecco perché avrei desiderato da te qualche informazione e qualche impressione diretta.”” (Lettera di A. Gramsci del 13 gennaio 1924, da Vienna) (pag 50-51)”,”GRAD-065″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti giovanili, 1914-1918.”,”Tra i molti articoli pubblicati nel volume: ‘Neutralità attiva e operante’, ‘Il movimento giovanile socialista’, ‘Note sulla rivoluzione russa’, ‘La rivoluzione contro il “”Capitale””, ‘L’organizzazione economica e il socialismo’, ‘Costituente e Soviet’, ‘La Comune’, ‘Il nostro Marx’, ‘Politica estera socialista’, ‘Per conoscere la rivoluzione russa’, ‘L’opera di Lenin’, ‘Cipolla e i bolscevichi’, ‘L’imperialismo industriale del comm. Perrone’, ‘La tattica nelle elezioni politiche’ In alcuni articoli righe censurate L’opera di Lenin “”Lenin ha consacrato tutta la sua vita alla causa del proletariato: il contributo che egli ha dato allo sviluppo dell’organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale; la popolarità che gode tra le masse operaie è spontaneo omaggio alla sua rigida intransigenza verso il regime capitalista: egli non si è mai lasciato abbacinare dalle apparenze superficiali della società moderna, che altri hanno scambiato con la realtà, precipitando quindi di errore in errore. Lenin, applicando il metodo foggiato da Marx, trova che la realtà è il profondo e incolmabile abisso che il capitalismo ha scavato fra il proletariato e la borghesia, ed il sempre crescente antagonismo delle due classi. Nello spiegare i fenomeni sociali e politici e nel fissare al partito la via da seguire in tutti i momenti della sua vita, non perdette mai di vista la molla più potente di tutta l’attività economica e politica: la lotta di classe. Egli appartiene alla schiera dei più fervidi e più convinti assertori dell’internazionalismo del movimento operaio. Ogni azione proletaria deve essere subordinata o coordinata all’internazionalismo, deve poter avere carattere internazionalista. Qualunque iniziativa, in qualunque momento, sia pure transitoriamente, viene in conflitto con questo ideale supremo, deve essere combattuta inesorabilmente: perché ogni deviamento, per piccolo che sia, dalla strada che conduce direttamente al trionfo del socialismo internazionale è contrario agli interessi del proletariato, interessi lontani o immediati, e serve solo a inacerbire la lotta e a prolungare la dominazione della classe borghese. Egli, il «fanatico», l’«utopista», sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente su questa profonda e incoercibile realtà della vita moderna, non sui fenomeni superficialmente vistosi, che conducono sempre i socialisti, ceh se ne lasciano abbacinare, verso illusioni ed errori che mettono a repentaglio la compagine del movimento. Perciò Lenin ha sempre visto trionfare le sue tesi, mentre quelli che gli rimproveravano il suo «utopismo» ed esaltavano il proprio «realismo», venivano miseramente travolti dai grandi avvenimenti storici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione e prima di partire per la Russia, Lenin aveva inviato ai compagni il monito: «Diffidate di Kerenski»; gli avvenimenti che si sono poi svolti gli hanno dato piena ragione. Nell’entusiasmo della prima ora per la caduta dello czarismo, la maggioranza della classe operaia e molti dei suoi condottieri si erano lasciati convincere dalla fraseologia di questo uomo, il quale, colla sua mentalità piccolo-borghese, per la mancanza di qualsiasi programma e di ogni visione socialista della società, poteva condurre la rivoluzione allo sfacelo e trascinare il proletariato russo su una via pericolosa per l’avvenire del nostro movimento (Tre righe censurate). Arrivato in Russia, Lenin si mise subito a svolgere la sua azione essenzialmente socialista, e che potrebbe sintetizzarsi nel motto di Lassalle: «Dire ciò che è»: una critica stringente e implacabile dell’imperialismo dei cadetti (partito costituzionale-democratico, il più grande partito liberale della Russia), della fraseologia di Kerenski e del collaborazionismo dei menscevichi. Basandosi sullo studio critico approfondito delle condizioni economiche e politiche della Russia, dei caratteri della borghesia russa e della missione storica del proletariato russo, Lenin fin dal 1905 era venuto alla conclusione che per l’alto grado di coscienza di classe del proletariato, e dato lo sviluppo della lotta di classe, ogni lotta politica si sarebbe trasformata in Russia necessariamente in lotta sociale contro l’ordinamento borghese”” [non firmato, “”Il Grido del Popolo””, 14 settembre 1918, XXIII, n. 738] (pag 308-309)”,”GRAD-066″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”Gramsci: ‘Importanza del monachesimo nella creazione del feudalesimo’. Cita il volume di Luigi Salvatorelli su ‘San Benedetto e l’Italia del suo tempo’, Laterza Bari. (pag 6) Aspetto da osservare è la valorizzazione dell’ elemento non romano nella formazione delle nazioni moderne: l’elemento germanico nella formazione degli stati romano-germanici, importanza della Riforma ecc. (pag 17) Debolezza nazionale della classe dirigente (pag 21)”,”GRAD-067″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti nella lotta. Dai consigli di fabbrica, alla fondazione del Partito, al Congresso di Lione.”,”Antonio Gramsci nasce ad Ales (CA) il 22/01/1891. Il padre Francesco era nato a Gaeta nel 1860 da una famiglia originaria dell’Albania, per professione era un impiegato dell’Ufficio del Registreo. La madre Giuseppina Marcias era nata a Ghilarza nel 1861, sarda di nascita e di provenienza. La famiglia era numerosa; Antonio, infatti, sarà il quarto di sette figli. 1894-1896 la famiglia si trasferisce a Sorgono (NU), 1897-1899 la vita politica era improntata a consorterie localistiche raccolte attorno a personaggi che usavano a loro piacere delle posizioni conquistate in Parlamento. 1898-1902 con l’arresto del padre la famiglia è caduta nella più totale miseria e si trasferisce a Ghilarza, il paese di origine della madre e dove risiedono i parenti. Antonio frequenta le elementari. Ha incominciato a lavorare ad undici anni, guadagnando ben nove lire al mese per dieci ore di lavoro al giorno compresa la mattina della domenica. 1905-1907 la precaria salute e la malformità fisica, inducono la famiglia ad affrontare enormi sacrifici perchè Antonio continui gli studi nel vicino ginnasio di Santulussurgiu, dove si iscriverà per frequentarvi le ultime due classi. 1911 per poter proseguire gli studi dopo la licenza liceale, concorre ad una borsa di studio. Ad ottobre è a Torino, supera l’esame ed ottiene le settanta lire mensili concesse agli studenti disagiati e si iscrive alla facoltà di Lettere. 1911-1913 i primi anni trascorsi a Torino sono segnati dalle difficoltà ceh Antonio incontra, sia come provinciale approdo nella grande città, sia per la miseria terribile in cui si trova. Sono anni di fame, freddo e atroci dolori, dopo un primo periodo di quasi totale isolamento, Antonio comincia a frequentare gli ambientoi socialisti torinesi, si iscrive al PSI e si schiera con la frazione della sinistra rivoluzionaria. 1914-1916 comincia la sua collaborazione a ‘Il grido del popolo’ caratterizzando la sua scelta politica come scelta di lotta. 1917-1918 arrivano dalla Russia le prime notizie dell’esplodere della rivoluzione. Gramsci è attentissiomo e ne coglie le finalità socialiste, orientandosi nella frammentarietà di notizie con cui i giornali borghesi presentano gli avvenimenti. Il nome di Lenin viene finalmente conosciuto anche in Italia e, con esso, le parole d’rdine dei bolscevichi sulla guerra e sui contenuti della rivoluzione russa. Gramsci esalta in vari articoli la rivoluzione russa e Lenin, collabora attivamente adorganizzare una manifestazione per accogliere la delegazione di Pietrogrado che arriva a Torino nel luglio del 1917. Si tratta di Menscevichi, ma la folla li accoglie al grido di ‘Viva Lenin’. A Firenze ad una riunione clandestina della ‘frazione intransigente rivoluzionaria’ con Lazzari, Serrati, Bombacci, si unisce a Bordiga nel difendere la necessità di una posizione attiva del proletariato nella crisi seguita a Caporetto. 1919-1920 Gramsci fonda a Torino ‘L’Ordine Nuovo’, della redazione fanno parte Tsca, Togliatti e Terracini. Il 21 gennaio 1921 la frazione comunista, abbandona il Teatro Goldoni e, riunita al Teatro San Marco, fonda il Partito Comunista d’Italia (sezione della III Internazionale Comunista). Nel 1923 la repressione colpisce il Partito, arrestando gran parte dell’Esecutivo, anche contro Gramsci viene spiccato il mandato di cattura. 1926-1937 Gramsci fu arrestato, rinchiusi a Regina Coeli e quindi inviato al confino in un’isola vicino a Palermo, A Ustica. Riportato a Milano, sarà poi processato a Roma nel maggio del 1928 per essere condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Il terrore che Gramsci incuteva al fascismo viene confessato apertamente dal Pubblico Ministero del Tribunale Speciale quando, chiedendone la condanna, afferma ‘Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare’. Gramsci fu ‘sepolto vivo’ nelle carceri di Turi, in provincia di Bari. Gramsci uscirà dal carcere solo per morire. Si spegnerà a Roma, in ospedale, la mattina del 27 aprile 1937.”,”GRAD-003-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Contiene: – Critica della filosofia di B. Croce e sviluppo del marxismo in Italia (pag 217-219) Psi assente nel dibattito del movimento operaio internazionale del 1920 “”Nel campo della III Internazionale fervono polemiche sulla dottrina e sulla tattica della Internazionale comunista: esse (come in Germania) hanno condotto persino a scissioni interne (5). Il Partito italiano è completamente tagliato fuori da questo rigoglioso dibattito ideale in cui si temprano le coscienze rivoluzionarie e si costruisce l’unità spirituale e d’azione dei proletari di tutti i paesi. L’organo centrale del Partito non ha corrispondenti propri né in Francia, né in Inghilterra, né in Germania e neppure in Isvizzera: strana condizione per il giornale del Partito socialist che in Italia rappresenta gli interessi del proletariato internazionale e strana condizione fatta alla classe opeaia italiana che deve informarsi attraverso le notizie delle agenzie e dei giornali borghesi, monche e tendenziose. L’«Avanti!», come organo del Partito, dovrebbe essere organo della III Internazionale; nell”«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di prolemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di problemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbe essere condotta, con spirito unitario, una polemica incessante contro tutte le deviazioni e i compromessi opportunistici: invece l’«Avanti!» mette in valore manifestazioni del pensiero opportunista, come il recente discorso parlamentare dell’on. Treves, che era interessato su una concezione dei rapporti internazionali piccolo-borghese e svolgeva una teoria controrivoluzionaria e disfattista delle energie proletarie (6). Questa assenza, negli organi centrali, di ogni preoccupazione di informare il proletariato sugli avvenimenti e sulle discussioni teoriche che si svolgono in seno alla III Internazionale si può osservare anche nell’attività della Libreria Editrice. La libreria continua a pubblicare opuscoli senza importanza o scritti per diffondere concezioni e opinioni proprie della II Internazionale, mentre trascura le pubblicazioni della III Internazionale. Scritti di compagni russi, indispensabili per comprendere la rivoluzione bolscevica, sono stati tradotti in Svizzera, in Inghilterra, in Germania e sono ignorati in Italia: valga per tutti il volume di Lenin ‘Stato e Rivoluzione’ (7); gli opuscoli tradotti sono poi tradotti pessimamente, spesso incomprensibili per le storture grammaticali e di senso comune”” (pag 90-91) [(5) Nel 1920 dal Partito comunista tedesco si staccò una frazione di estrema sinistra che sosteneva l’astensionismo parlamentare e che dette vita al KAPD, Partito comunista operaio tedesco; (6) Si tratta del discorso tenuto alla Camera dei Deputati dall’on. Claudio Treves il 30 marzo 1920, e conosciuto come “”discorso dell’ espiazione””. Il motivo dominante era questo: la borghesia non è più in grado di esercitare il potere, la classe operaia non è ancora in grado di conquistarlo: da qui la tragedia del dopoguerra e l’espiazione delle classi dominanti; (7) La prima traduzione italiana di ‘Stato e Rivoluzione’ è del 1920] (pag 90-91) inserire”,”GRAD-001-FC”
“GRAMSCI Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. I. Per una storia degli intellettuali. II. L’organizzazione della cultura. III. Il giornalismo. IV appendice. (I quaderni)”,”Il razzismo (pag 61)”,”GRAD-004-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,” Gioberti (pag 12) Trasformismo (pag 70) Il giornale più diffuso nel Mezzogiorno era ‘Il Mattino’ crispino, espansionista, portatore di un’ideologia meridionalista, pro Sud, tendente ad una sorta di colonialismo da popolamento (emigrazione), violenta campagna contro il Nord. (pag 78) Perché in Italia non si formò un partito giacobino? (pag 87)”,”GRAD-003-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Nuova edizione riveduta e integrata sulla base dell’edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana (Torino, 1975) 1° edizione in questa collana, gennaio 1991 Contiene schede allegate Atteggiamento del Croce verso il “”senso comune””: non pare chiaro”” (pag 156) “”Un accenno al senso comune e alla saldezza delle sue credenze si trova spesso in Marx.”” (pag 158)”,”GRAD-004-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Opere. Socialismo e fascismo. L’ Ordine Nuovo, 1921 – 1922.”,”Il Lenin italiano. “”In un articolo, modestamente (G.M. Serrati si è autodefinito “”un uomo modesto ma fermo””) inserito ieri dall'””Avanti!”” nel posto d’onore, ‘genosse’ (che potrebbe essere definito un modesto ma fermo consigliere aulico di G.M. Serrati) annunzia e adeguatamente spiana la pubblicazione, avvenuta in Germania e dovuta all’iniziativa di Valeriu Marcu (modesto ma fermo consigliere aulico di Paul Levy) di un articolo intitolato: ‘Il “”Serrati”” russo”” (…)”” (pag 296, non firmato, L’Ordine Nuovo, 24 agosto 1921, Cronache torinesi)”,”GRAD-005-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”””Il razzismo. Esiste un «razzismo» in Italia? Molti tentativi sono stati fatti, ma tutti di carattere letterario e astratto. Da questo punto di vista l’Italia si differenzia dalla Germania, quantunque tra i due paesi ci siano alcune somiglianze estrinseche interessanti: 1. La tradizione localistica e quindi il tardo raggiungimento dell’unità nazionale e statale [somiglianza estrinseca perché il regionalismo italiano ha avuto altre origini che quello tedesco; in Italia hanno contribuito due elementi principali: a) la rinascita delle razze locali dopo la caduta dell’Impero Romano; b) le invasioni barbariche prima, i domini stranieri dopo. In Germania i rapporti internazionali hanno influito, ma non con l’occupazione diretta di stranieri]. 2. L’universalismo medievale influì più in Italia che in Germania, dove l’Impero e la laicità trionfarono molto prima che in Italia durante la Riforma. 3. Il dominio nei tempi moderni delle classi proprietarie delle campagne, ma con rapporti molto diversi. Il tedesco sente più la razza che l’italiano. Razzismo: il ritorno storico al romanesimo, poco sentito oltre la letteratura. Esaltazione generica della stirpe ecc. Lo strano è che a sostenere il razzismo oggi (con l”Italia Barbara’ arci-italiana e lo strapaesismo) sia Kurt Erich Suckert, nome evidentemente razzista e strapaesano; ricordare durante la guerra Arturo Foà e le sue esaltazioni della stirpe italica, altrettanto congruenti che nel Suckert”” (Note sparse) (pag 49) (inserire)”,”GRAD-006-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale.”,”””Le tendenze «populiste». Confrontare Alberto Consiglio, ‘Populismo e nuove tendenze della letteratura francese’, «Nuova Antologia», 1° aprile 1931. Il Consiglio prende le mosse dall’inchiesta delle «Nouvelles Littéraires» sul «romanzo operaio e contadino» (nei mesi di luglio e agosto 1930). L’articolo è da rileggere, quando l’argomento volesse essere trattato organicamente. La tesi del Consiglio (più o meno esplicita e consapevole) è questa: di fronte al crescere della potenza politica e sociale del proletariato e della sua ideologia, alcune sezioni dell’intellettualismo francese reagiscono con questi movimenti «verso il popolo». L’avvicinamento al popolo significherebbe quindi una ripresa del pensiero borghese, che non vuole perdere la sua egemonia sulle classi popolari e che per esercitare meglio questa egemonia accoglie una parte dell’ideologia proletaria. Sarebbe un ritorno a forme «democratiche» più sostanziali del corrente «democratismo» formale. E’ da vedere se anche un fenomeno di questo genere non sia molto significativo e importante storicamente e non rappresenti una fase necessaria di transizione e un episodio dell’«educazione popolare» indiretta. Una lista delle «tendenze populiste» e una analisi di ciascuna di esse sarebbe interessante: si potrebbe «scoprire» una di quelle che Vico chiama «astuzie della natura», cioè come un impulso sociale, tendente a un fine, realizzi il suo contrario”” (pag 131) inserire”,”GRAD-007-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo 1919-1920. Opere di Antonio Gramsci.”,”””Il rivoluzionario comunista italiano imiterà il bolscevico russo? Lo imiterà solo in questo: nell’intransigenza di classe, nella lucida freddezza con cui analizzerà il corso degli avvenimenti italiani, che non sono deerminati solo dai rapporti economici italiani, ma anche dai rapporti economici internazionali, che non sono determinati solo dalla struttura dell’apparato nazionale di produzione e di scambio (…) ma anche dai riflessi che gli altri apparati di produzione d’Europa e del mondo esercitano sull’apparato italiano”” (pag 53) (Il rivoluzionario e la mosca cocchiera) Il partito e la rivoluzione (pag 67) Due rivoluzioni (pag 135) Russia potenza mondiale (pag 144) La controrivoluzione (pag 225) L’Italia e la Russia (pag 242) Il soviet ungherese (pag 268) Dietro lo scenario del giolittismo (pag 287) Maggioranza e minoranza nell’azione socialista (pag 371) Il rivoluzionario qualificato (pag 387) [‘I rivoluzionari devono conoscere la “”macchina della rivoluzione”” (…)’]”,”GRAD-009-FC”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e folclore.”,”Contiene il capitolo: 2. Tradizione e innovazione. Il “”senso comune”” (pag 201-220) “”Quale atteggiamento devono prendere i socialisti in confronto dei banditori di lingue uniche, degli esperantisti? Sostenere semplicemente le proprie dottrine, e combattere quelli che vorrebbero il partito si faccia sostenitore e propagatore ufficiale dell’esperanto (nella Sezione milanese deve esistere ancora una interpellanza del compagno Seassaro che esplicitamente domanda l’esperantizzazione del partito). I socialisti italiani lottano perché siano suscitate le condizioni economiche e politiche necessarie per l’avvento del collettivismo e dell’Internazionale. Quando l’Internazionale sarà, è probabile che i contatti maggiori tra popolo e popolo, le immigrazioni regolari e metodiche di grandi masse lavoratrici, portino lentamente a un conguagliamento delle lingue arioeuropee, e probabilmente alla diffusione di esse in tutto il mondo, per la suggestione che la nuova civiltà eserciterà sul mondo. Ma questo processo può solo avvenire liberamente e spontaneamente. Le spinte linguistiche avvengono solo dal basso in alto; i libri poco influiscono sul cambiamento delle parlate: i libri fanno opera di regolarizzazione, di conservazione delle forme linguistiche più diffuse e più antiche. Ciò che succede per i dialetti di una nazione, che lentamente assimilano le forme letterarie, e perdono i loro caratteri particolaristici, avverrà probabilmente per le lingue letterarie in confronto di una lingua che le superi. Ma questa potrebbe essere una delle attuali, la lingua per esempio del primo paese che instauri il socialismo, che per questo fatto diverrebbe simpatica, sembrerebbe bella, perché con essa si esprime la civiltà nostra affermatasi in una parte del mondo, perché in essa saranno scritti i libri non più di critica, ma di descrizione di esperienze vissute, perché in essa saranno scritti romanzi e poesie che vibreranno della vita nuova instaurata, dei sacrifici per consolidarla, delle speranze che da per tutto si avveri lo stesso fatto. Solo lavorando per l’avvento dell’Internazionale i socialisti lavoreranno per l’avvento possibile della lingua unica. I tentativi che ora si possono fare appartengono al regno di Utopia, sono un portato della stessa mentalità che voleva i falansteri e le colonie felici”” (pag 203-204)”,”GRAD-001-FB”
“GRAMSCI Antonio TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi JOTTI Nilde BERLINGUER Enrico BUFALINI Paolo”,”Comunisti e cattolici. Stato e Chiesa, 1920-1974.”,”‘Testo di polemica contro la retorica anticlericale della borghesia e contro la partecipazione del PSI ai “”carnasciali commemorativi”” delle feste del calendario laicisti su Ordine Nuovo’ (Caesar, La questione romana’, L’Ordine nuovo, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920) (ndr: pseudonimo di A. Gramsci secondo volume di Gianni Santopietro, ‘Elogio dell’amore. Inno alla carità di San Paolo’, nota 15, pag 218) “”La questione romana non è risolta. Solo il comunismo la risolverà. Il comunismo, dottrina armonicamente integrale, concezione altamente umanistica e veramente realistica, non disconosce e non rinnega nessun aspetto della umanità contemporanea. Come all’antico poeta, nulla, che sia «umano», gli è estraneo. «Il comunismo» – ripetiamolo a gran voce – «non vuol soffocare le libertà religiose». Esso anzi, vuol garantirle, «tutte», e nel modo più pieno. [Pierre, ndr] Pascal, vero credente, si converte al bolscevismo anche per l’atteggiamento del Governo bolscevico rispettoso di tutte le religioni. Lansbury, fervente cristiano, constata con gioia che in Russia le chiese non sono mai state frequentate come ora. E i massoni e i riformisti (‘eiusdem furfuris…’) italiani si scandalizzano vedendo che il Governo bolscevico fabbrica le candele per le chiese. E di ciò noi lo lodiamo altamente. Nella grande famiglia del lavoro vi è posto per tutti. Per tutte le fedi. Il comunismo risolverà la questione romana abbattendo tutte le frontiere internazionali, unificando la società e la vita dei popoli. Il comunismo realizzerà il sogno universale di Dante. Nella società comunista internazionale la Chiesa, e tutte le Chiese, avranno la vera, assoluta libertà. Roma non sarà più la capitale di uno staterello balcanico: sarà uno dei centri universali della vita intellettuale e spirituale. Il comunismo farà risorgere la grandezza universale di Roma, Roma metropoli, Roma ‘caput mundi’, Roma capitale del regno dello spirito, Roma umanistica, che nel suo nome stesso (Roma-Amor) simboleggia il trionfo dell’amore sulla forza. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Il proletariato sta aprendo ben altre brecce nelle vecchie mura della fortezza capitalista. L’invasione delle fabbriche è un fatto storico immensamente più grandioso, più dinamico, più fattivo che l’inglorioso assalto di Porta Pia. E attraverso la nostra breccia, noi porteremo al mondo intero tutte le libertà, compresa quella religiosa”” (pag 10) [Caesar, pseudonimo di A. Gramsci, ‘La questione romana’, “”L’Ordine nuovo””, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920]”,”PCIx-013-FB”
“GRAMSCI Antonio a cura, articoli e scritti di A. GRAMSCI, C. RAPPOPORT, N. BUCHARIN, G. ZINOVIEV, L. TROTSKY, P. BIRUKOF, L. VANINI, E.S. PANKHURST, E. CASTELLARI, B. SOUVARINE, E. BUCCO, U. TERRACINI, Z. ZINI, P. BORGHI, A. VIGLONGO, G.M. SERRATI”,”L’Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista.”,”Contiene ‘Come conobbi Lenin’ articolo di Carlo Rappoport (pag 263)”,”GRAD-068″
“GRAMSCI Antonio”,”Odio gli indifferenti.”,”””Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente ‘uomini’, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. (…) La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. (…) Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato, perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”” (pag 3-6) [(1) Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912] Treccani: HEBBEL, Friedrich. – Scrittore, nato a Wesselburen (Dithmarschen, Holstein) il 18 marzo 1813, morto a Vienna il 13 dicembre 1863. La vita lo formò fin dai primi anni alla lotta. Contro il volere del padre che, muratore, avrebbe voluto piegarlo al mestiere, fu inviato dalla madre alla scuola del borgo. All’età di quattordici anni, mortogli il padre, H. è costretto ad entrare al servizio del giudice Mohr in qualità di scritturale e galoppino. È trattato duramente dal suo padrone, ma la ricca biblioteca del patrizio di Wesselburen gli dà modo di rifare per proprio conto, dai quattordici ai ventidue anni, la via percorsa dallo spirito germanico nell’ultimo secolo. Klopstock, Schiller, Bürger, Uhland, Goethe segnano le successive fasi del suo noviziato poetico. Quando, aiutato dalla scrittrice amburghese Amalie Schoppe e da altri, lascia, nel febbraio del 1835, il “”natio borgo selvaggio””, per prepararsi nella vicina città anseatica agli studî universitarî, il suo spirito, superata una profonda crisi religiosa e fissatosi in una concezione panteistica, che ricorda da vicino quella del Goethe e dello Schelling, può dirsi oramai maturo per accogliere ed elaborare in sé il mondo del pensiero e dell’arte. E fermo pure è il suo credo artistico: esser funzione della poesia significare l’eterno nella forma tangibile del concreto divenire, seguendo il corso della vita dalle sue prime scaturigini al punto in cui si perde nell’empito della palingenesi panica; essere il dramma il perfetto dei generi letterarî; maestri e modelli non più Schiller né i poeti del dramma fatalistico, ma Goethe, Kleist, Shakespeare. Onde la tragedia della libertà e del fato, alla quale s’ispirano le ballate e i drammi giovanili (Mirandola, Der Vatermord) cede ora a quella più significativa dell’età sua, delle inconciliabili antinomie morali. Poiché è questo, a ben guardare, il tema costante che stringe in una superiore unità le molteplici esperienze degli anni di pellegrinaggio del H. (1835-45): la ricerca di una norma di vita sanzionata in modo inequivocabile dalla coscienza, d’una legge che concilii i principî della morale individualistica del romanticismo con quelli, opposti, del cristianesimo e dell’etica kantiana. Nella solitudine di Monaco, preso dalla passione per Beppy Schwarz, che gl’ispirerà poi la figura della sua Clara, impone a sé stesso di “”rispettare in ogni umana creatura il suggello divino”” e pensa che ogni cuore reca in sé “”il germe d’una primavera eterna”” mentre con uguale fermezza afferma poco dopo di non riconoscere che un’unica legge, quella di opporre forza a forza, perché la pace è solo di Dio. Tutti i momenti di questa alterna lotta sono fissati nelle pagine del diario e uelle lettere, mentre ai due opposti mondi dell’intuizione cosmica e tragica rispondono da una parte le liriche, dall’altra i primi drammi. Ora l’anima s’abbandona all’amplesso del tutto e si sente sorella delle infinite anime che popolano i regni di Dio: ora s’immerge nel vortice della vita individua. Solo il sacrificio di una donna, Elise Lensing (1804-1854), rende a H. possibile di allargare con gli studî e coi viaggi il suo orizzonte spirituale, e di compiere, nell’assiduo colloquio con sé stesso, la conquista del suo mondo umano e poetico. Egli non può renderle amore per amore: accetta, ma non senza che il rimorso gli affiori ad ora ad ora dalla coscienza; a lei confida le sue vittorie e le sue disfatte, venera in lei l’incarnazione più perfetta dell’ideale umano e cristiano, l'””anima bella””: Genoveffa. A Heidelberg (dal 3 aprile al 12 settembre 1836) H. invano si sforza di ubbidire ai consigli dei suoi benefattori, applicandosi allo studio del diritto. Dal fondersi del motivo stellare col ricordo delle nenie materne nascono le perle della lirica hebbeliana: il Nachtlied, che lo Schumann musicherà, Nachtgefühl, Nächtlicher Gruss, Bubensonntag, Erquickung. A Monaco (dal 29 settembre 1836 all’11 marzo 1839), H., sprezzante dei disagi, non vuol più essere che “”letterato e poeta””. Le lezioni dei filosofi del misticismo, Fr. Schelling, J. Görres, Fr. Baader, le terribili esperienze del colera, che infierì nell’inverno del 1836, la morte della madre, dell’amico Rousseau, dispongono l’anima del poeta ai pensieri eterni. Invoca disperatamente (canti del ciclo Dem Schmerz sein Recht) il sonno, la morte. Lo salva dalla disperazione l’assidua lettura e meditazione dei grandi. Per la prima volta s’incontra in Dante, “”signore dei cieli, non pur della terra, come Omero””; trova nel filosofo romantico Solger la conferma della propria visione teocentrica del mondo, e lo prende a sua guida spirituale; trae dal Lessing, dallo Schiller, dal Hegel, dallo stesso Solger conforto al suo concetto d’un corso e ricorso provvidenziale degli eventi umani, per cui i genî e gli eroi, compiuta la loro missione, sono da Dio rigettati e soccombono all’interiore dissidio, che la gesta eroica ha gettato nelle loro coscienze. Onde fino dai primi abbozzi drammatici del periodo di Monaco, un Timoleone, un Giuliano, un Napoleone, una Giovanna d’Arco, la tragedia delle antinomie morali appare inclusa entro il più vasto ciclo della tragedia storica ed etica, in cui l’uomo, pur nella disfatta, scrutando e condannando sé stesso, celebra, colpevole e incolpevole insieme, la propria divina natura: tragedia che è quasi sintesi, come la rivela lo studio genetico, del dramma schilleriano e del dramma del Kleist. L’oscuro bisogno di stampare anche nella realtà della vita vissuta l’immagine della propria anima migrante, spinge il poeta ad attraversare a piedi, nel marzo del 1839, tutta la Germania, da Monaco ad Amburgo. Lo attende all’arrivo Elise, che lo accoglie nella sua casa, si prodiga durante la malattia, gli dona, nel novembre del 1840, un figlio. Durante questo secondo soggiorno ad Amburgo (31 marzo 1839-12 novembre 1842) la lotta disperata con la morte, la riconoscente tenerezza per Elise, contrastata dalla passione per Emma Schröder, il rimorso di aver offeso in Elise la santità della madre, maturano i germi, già concepiti a Monaco, dei primi drammi: Judith (1841), Genoveva (1843), Der Diamant (1847). L’esperienza della colpa che, annientando l’uomo, lo redime e lo esalta, se a Monaco era stata ancora in parte visione estetica, ora è vissuta nell’intimità della coscienza. Ne sorgono le prime tragedie, che nella salda unione del dramma religioso col dramma umano rivelano già il carattere essenziale dell’intuizione hebbeliana. Jutdith e Genoveva formano con la Maria Magdalene, che, concepita a Monaco e scritta parte a Copenaghen e parte a Parigi, fu pubblicata nel 1844, per la comune genesi e per l’affinità nell’interiore sviluppo tematico un’unica trilogia, preludio a sua volta alla più vasta sinfonia tragica degli anni maturi. Centro ideale, la maternità, che H. celebra in Virgo et Mater e nel sonetto Das Heiligste come il compiersi d’una catarsi cosmica. Il primo dramma s’apre con la visione della vergine di Betulia, che indarno nella notte di amore allarga le braccia per accogliere lo sposo; e si chiude col grido della donna posseduta da chi l’ha strappata al suo Dio: “”Non voglio partorire un figlio ad Oloferne””. Sola col suo Dio e con la vita che nel silenzio e nel mistero le germina in seno, Genoveffa trova in sé la forza di respingere la passione di Golo, di sostenere lo strazio di vedersi condannata da colui che solo, dopo Dio, conosce i segreti del suo cuore. Più terribilmente sola è Clara, senza il conforto d’una fede che le riveli il Padre che volentieri perdona a chi molto amò: onde la morte è per lei insieme rifugio, espiazione, olocausto d’amore. Contro la rocca della maternità i titani dell’umano volere sferrano i loro assalti, fratelli degli eroi dello “”Sturm und Drang”” travolti dal turbine delle passioni, e del superuomo operante di là dal bene e dal male, e pur diversi in questo, che la loro volontà non è cieca, ma poggia pur essa sull’eticità umana: solo che della legge è il fraintendimento e il capovolgimento. Onde la figura più viva del dramma Maria Magdalene doveva riuscire quel Mastro Antonio, nel quale H. raffigurò suo padre, e che, mentre s’illude d’essere il più esemplare degli sposi e dei padri, ignora lo stesso primo principio dell’istituto familiare: il confidente amore. Mancano a questi titani le virtù della pietas e della charitas. Il dualismo è portato dall’esterno e dall’anima dell’individuo nel centro morale delle coscienze, nell’Idea stessa, per usare il termine hebbeliano e hegeliano; per cui il dramma nuovo assume l’austerità d’un dramma sacro, in cui si celebra la passione e la morte di un Dio. Dio muore nelle coscienze: solo nella catarsi tragica egli risorge dalle rovine d’un mondo infranto. Ma da questa impostazione teocentrica del dramma, che prelude al frammento del Christus e invera la teoria tragica del Solger, deriva altresì un altro aspetto, inatteso, della tragedia hebbeliana: il tragicomico. L’inanità degli sforzi compiuti per sovvertire le leggi eterne, desta in chi si sollevi nella sfera dei valori assoluti, il tragico riso. Contemporanei alla prima affermazione del tragico sono i due scritti teorici Mein Wort über das Drama (1843) e Vorwort zur Maria Magdalene (1844), ove H. si sforza di dare unità di sistema ai principî già parzialmente enunciati nelle critiche e nei saggi scritti per il Telegraph del Gutzkow. A Copenaghen (14 novembre 1842-27 aprile 1843), dove si porta per sollecitare dal re Cristiano VIII la nomina a professore d’estetica nell’università di Kiel, H. ha davanti al Ganimede del Thorvaldsen la prima rivelazione d’un’arte che s’appaga della pura bellezza. Nelle liriche, che ora acquistano una più commossa aderenza alla realtà umana, si ridestano via via, alla vigilia della composizione della Maria Magdalene, le rimembranze dei primi anni: la figura di Wilhelmine Haak (Letzter Gruss), il ricordo del pericolo corso per salvare il suo gattino (Aus der Kindheit). E per l’anima di Elise, impietrata nel dolore, il poeta implora un’unica goccia di balsamo (Gebet). Si stringe d’amicizia all’Öhlenschläger, e ottiene dal re una borsa di studio per un viaggio all’estero. Dopo un breve soggiorno ad Amburgo parte per la Francia. Durante la dimora a Parigi (13 settembre 1843-26 settembre 1844) e in Italia (Roma, 3 ottobre 1844-16 giugno 1845; Napoli, 19 giugno-8 ottobre 1845), vieppiù s’accentua in lui il conflitto fra la pietas dell’uomo che sente i proprî doveri di sposo e di padre – nell’ottobre del 1844 muore il piccolo Max, nel maggio dell’anno seguente Elise dà alla luce un secondo figlio – e l’inflessibile volontà dell’artista, che vuol serbare intatta la propria libertà creatrice. Non bastano a disacerbargli la pena le conversazioni col Heine, col Ruge e con l’amico Bamberg. Sdegnoso di ogni dottrina ottimistica, convinto che il problema dell’individuazione, della morte e del male è filosoficamente insolubile H. svolge nel suo messaggio natalizio ad Elise (Das abgeschiedene Kind an seine Mutter), in versi oscuri e gravidi di contenuta passione, il suo credo filosofico e religioso, che avrà la sua solenne riconferma nell’ultimo canto del poeta morente, il Bramino. Già medita il Moloch e il Christus, compie la Maria Magdalene, raggiunge nelle due concitate visioni dello Heideknabe e del Liebeszauber, che rimarranno i due suoi capolavori nel genere della ballata, la perfetta aderenza della forma al fantasma interiore. In Italia, ove ebbe amici gli artisti tedeschi che si davan convegno al Caffè Greco, il Wiegand, il Gurlitt, il Rahl, il Kolbenheyer, e, durante il breve soggiorno a Napoli, Hermann Hettner, i compagni ce lo descrivono tutto assorto in sé stesso e nei problemi della sua arte. Pure sa esprimere con religioso stupore il prodigio della primavera italica (Das Opfer des Frühlings), il trionfo della forma perfetta emergente dall’oscuro travaglio del divenire (Juno Ludovisi), l’umana poesia del rito cattolico (Das Venerabile in der Nacht). Un altro più profondo rivolgimento, al quale forse il clima spirituale italiano non fu del tutto estraneo, avviene in lui: il più deciso prevalere, nell’opera d’arte, della pietas sull’egocentrica affermazione dei diritti dell’individuo. Che se è vero che H., nelle lettere ad Elise, difende sempre più spietatamente la propria libertà e rifiuta il matrimonio, è vero altresì che nei due drammi che s’ispirano all’Italia, Julia e Fin Trauerspiel in Sizilien (1851), pur sotto l’immagine romanticamente deformata, il vero volto dell’Italia del Risorgimento traspare nei sensi di umanità e di giustizia. Nel frammento del Moloch, invero, il cui primo atto fu scritto in Italia, il motivo della pietas si pone al centro stesso del dramma. Nella figura di Velleda la tragedia della maternità ha ancora potente rilievo ed è pur lei, la madre, che impersona in sé la coscienza etica della stirpe. Ma la luce di questa coscienza oramai s’irraggia nelle coscienze ancor dormenti dei primi uomini, e la trama s’allarga fino ad abbracciare la storia delle religioni e del consorzio civile. Così il Moloch si rivela come l’anello fra il primo e il secondo ciclo della produzione hebbeliana. Reduce dall’Italia, disperato del proprio avvenire, H. è trattenuto a Vienna, ove giunge per la via di Ancona e di Trieste il 4 novembre 1845, dall’entusiastica ammirazione dei giovani per il poeta di Maria Magdalene e dall’amore dell’attrice Christine Enghaus (1817-1910). H. stringe il nodo che promette di dare pieno appagamento a tutte le più profonde esigenze della sua natura d’uomo e d’artista: Elise è sacrificata. Più tardi, morto anche il secondo figlio di Elise, la pietà di Christine vincerà il rancore del poeta, che non sa perdonare all’amica di non aver accondisceso spontaneamente al sacrificio, e avviene una riconciliazione. Le lettere, di recente pubblicate, che Elise scrive da Amburgo a H. e a Christine, ci rivelano tutti i tesori di quel gran cuore di madre. Una falange di giovani ingegni si stringe ben presto intorno al H.: vi primeggiano i critici Siegmund Engländer ed Emil Kuh. Nella formazione di questi giovani il poeta vede quasi una missione religiosa. Vivendo nel cuore della grande monarchia nel momento in cui si preparano i rivolgimenti del ’48, il suo spirito s’apre ai problemi sociali e politici. Propugna un’oculata riforma delle istituzioni, ma d’altra parte difende come inviolabili i valori umani della famiglia, dello stato, della legge. Nell’anno della rivoluzione prende parte alla vita pubblica, ma, come liberale moderato, se ne ritrae, quando vede prevalere gli elementi radicali. E ritorna alla sua arte. Nell’autunno del ’48 H. attende al compimento dello Herodes und Mariamne. Superiore ai partiti, addita ai contemporanei qual’è la sua visione della vita storica, fermo nella sua convinzione che il problema sociale e politico è essenzialmente problema morale e religioso. Intanto il suo dramma viene a poco a poco conquistando la scena e ottiene in pari tempo il consenso dei maggiori critici, quali il Rötscher, il Vischer, il Hettner, il Gervinus. Il Bamberg e il Taillandier diffondono la sua fama anche all’estero, e ne giunge un’eco pure in Italia. L’ Uhland e il Mörike lodano le sue liriche; a Berlino il poeta s’incontra nel ’51 col Tieck, a Francoforte nel ’57 col Jordan e con lo Schopenhauer; il Grillparzer ne riconosce, benché riluttante, la diversa grandezza; è in corrispondenza col Dingelstedt, che gli apre il teatro di Weimar, con l’Üchtritz, col Groth, col Hettner, con Adolf Stern. Non più la solitudine, adunque, ma il commercio spirituale col mondo. Anche la sua poesia quindi assume un carattere corale, per cui si viene accostando a quella pur tanto diversa dello Schiller. Affievolitasi la vena lirica, H. si fa negli epigrammi maestro di saggezza, mentre nei saggi critici svolge i principî d’un’estetica che, poggiando sull’esperienza dell’opera creatrice, concilia l’idealismo col realismo. Anche le tragedie del secondo periodo idealmente si raggruppano in due grandi trilogie, costituite, la prima, dal Herodes und Mariammne (1850), dall’Agnes Bernauer (1855) e dal Gyges und sein Ring (1856), la seconda dai Nibelungen (1862) e dai due frammenti del Demetrius e del Christus. Campeggia nella prima ancora la donna, non più martire soltanto, ma vindice eroina, che conscia dei diritti della sua anima, arma la mano o lo spirito a difenderli; la seconda, fastigio dell’opera hebbeliana, ha per oggetto la decisiva battaglia fra i due opposti principî di vita, il principio individualistico germanico del diritto e della forza, e il principio altruistico dell’amore cristiano. Già nelle tragedie del primo gruppo la tela storica è ampia, e la luce dell’ethos si diffonde in ogni parte, ma non tutte le figure ne sono ugualmente permeate. In quelle del secondo gruppo il poeta seppe infondere, con maggior sommissione all’ideale realtà del divenire storico, in ogni frammento dell’opera, lo spirito unico e molteplice d’una civiltà e d’un’epoca. Ma fin dal primo dramma, mentre risuona il grido di Rachele che piange i suoi nati, palpita nei cieli la stella messaggera di redenzione. E la voce d’Agnese sacrificata alla ragion di stato si leva più alta della voce del giudice, a protestare la santità del suo amore. Così alla figura di Teodorico che reggerà il mondo nel nome del Dio crocifisso, risponde nel Demetrius il gruppo delle due madri che, orbate tutte e due del figlio, si stringono all’eroe, che da esse ha appreso la grandezza del soffrire, e nel frammento del Christus il grido del Pargolo divino che nella culla chiede alla madre di abbracciare la croce. Può ben dirsi che se Ibsen riprenderà nel suo dramma, con una visione più analitica che sintetica, con un più angosciato senso della nostra solitudine e dell’incombente mistero, gli sviluppi del dramma hebbeliano, il testamento più vero di Federico Hebbel sarà raccolto da Tolstoj e Dostoevskij. E prova di questa vitalità ideale dell’opera hebbeliana, è il coincidere della rinascita di H. col risorgere dei valori etico-religiosi al principio del nuovo secolo. Ediz.: E. Kuh (Amburgo 1865-67, voll. 12), rist. da H. Krumm, (Lipsia 1913-14, voll. 14). Ed. crit., R. M. Werner, Berlino 1901 segg. (voll. 24, di cui 12 voll. opere, 4 voll. diarî, 8 voll., epistolario); id., Säkularausgabe, ivi 1912-21 (voll. 16); P. Bornstein, Monaco 1911 segg. (in ordine cronologico, finora 6 voll.). – Opere scelte: Th. Poppe (Gold. Klassikerbibl., Berlino, 1923, voll. 6); K. Zeiss (Meyers Klassikerbibl., volumi 4); H. Wahl (Lipsia 1924, voll. 2); W. Liepe (Lipsia 1925, voll. 4); E. Gross (Berlino 1920-27, voll. 4); Der junge H., ed. P. Bornstein, Berlino 1925, voll. 2 – Diarî: H. Krumm e K. Quanzel, Lipsia 1926 (voll. 3). Epistolario: Fr. H.s Briefwechsel mit Freunden u. berühmten Zei tgenossen, ed. F. Bamberg, Berlino 1890-92 (voll. 2); Aus Fr. H.s Korrespondenz, ed. Fr. Hirth, Monaco e Lipsia 1913; Elise Lensing, Briefe an Fr. und Christine H., Berlino 1928. – Testimonianze e documenti: P. Bornstein, F. H.s Persönlichkeit, Berlino 1924 (voll. 2); Hebbel-Dokumente, a cura di R. Kardel, Heide 1931; H.-Kalender für des Jahr 1905, a cura di R. M. Werner e W. Bloch, Berlino 1904. Versioni italiane: Giuditta, M. Loewy e S. Slataper, Firenze 1911; Maria Maddalena, F. Pasini e G. Tevini, Lanciano 1912; E. Costantini, col comm. di A. Farinelli, Milano 1914; E. Molinari (testo ted. con introduz. e note), Milano 1930; Agnese Bernauer, G. Necco, Torino 1924; Gige e il suo anello, A. Belli, Milano 1916; I Nibelungi, I (Siffredo dalla pelle di corno), E. Teza, Padova 1903; E. Donadoni, Milano 1916; Diari, S. Slataper, Lanciano 1912. Bibl.: H. Wütschke, Hebbels Bibliographie (Veröffentlichungen der deutschen bibliograpischen Gesellschaft, VI), Berlino 1910; Th. Bieder, in Deutsches Volkstum, 1926, pp. 357-65; L. Brun, in Revue germanique, XVII, pp. 15-32, 432-43. E. Kuh, Biographie Fr. H.s., voll. 2, 3a ed., Vienna 1912; R. M. Werner, H. Ein Lebensbild, Berlino 1913; A. Janssen, Die Frauen rings um Hebbel, in Hebbel-Forschungen, VIII, Berlino 1919; A. Bartels, H.s Herkunft u. andere H.-Fragen, ivi 1921; H. Nagel, Fr. H.s Ahnen, ivi 1923; W. Rutz, Fr. H. und Elise Lensing, Mnaco 1922; S. Friedmann, Il dramma tedesco del nostro secolo, II, Milano 1893; A. Schennert, Der Pantragismus als System der Weltanschauung und Ästhetik Fr. H.s, Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Marianne, Amburgo e Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Mariamne, Amburgo e Lipsia 1904; E. Meinck, H.s und Wagners Nibelungentrilogien, in Breslauer Beiträge zur Literatur, J. V, Lipsia 1905; Frenkel, Fr. H.s Verhältnis zur Religion, in H.-Forschungen, II, Berlino 1907; P. Zincke, Die Entsehungsgeschichte von H.s Maria Magdalene, in Prager Studien, XVI, Praga 1910; R. Meszleny, Fr. H.s Genoveva, in H.-Forschungen, IV, Berlino 1910; A. Malte-Wagner, Das Drama Fr. H.s, Amburgo e Lipsia 1911; A. Tibal, H., sa vie et ses œuvres de 1813-45, Parigi 1911; A. Malte-Wagner, Goethe, Kleist, H. und das religiöse Problem ihrer dram. Dichtung, Lipsia 1911; E. Lahnstein, H.s Jugenddramen u. ihre Probleme, Berlino 1911; A. Farinelli, H. e i suoi drammi, Bari 1912 (con bibl.); P. Sickel, H.s Welt- und Lebensanschauung, Amburgo 1912; E. Dosenheimer, F. H.s Auffassung vom Staate u. sein Trauerspiel Agnes Bernauer, Lipsia 1912; A. Gubelmann, Studies in the lyric poems of Fr. H., New Haven 1912; Fr. Bruns, F. H. und O. Ludwig, in H.-Forschungen, V, Berlino 1913; L. Brun, H., sa personnalité et son oeuvre lyrique, Parigi 1914 (trad. ted., ampliata, Lipsia 1922); R. Ebhardt, H. als Novellist, Berlino 1916; H. Sädler, H.s Moloch, Ein Kultur- und Religionsdrama, Berlino 1916; O. Walsel, Fr. H. und seine Dramen, 2a ed., Lipsia 1919; J. M. Campbell, The life and the Works of Fr. H., Boston 1920; G. Gabetti, H. e Wagner nell’evoluzione del dramma tedesco del sec. XIX, in Nuova Antologia, 16 agosto 1920; S. Slataper, Scritti letterari e critici, Roma 1920; G. A. Borgese, La vita e il libro, 3a serie, Milano 1921; M. Sommerfeld, H. und Goethe, Bonn 1923; A. Morhenn, Fr. H.s Sonette, in H.-Forschungen, XI, 1923; J. Bab, Das Wort Fr. H.s, Monaco 1925; K. Strecker, Fr. H., Amburgo 1925; W. Michalitschke, Fr. Hs. Gyges und sein Ring, in Prager Studien, XXXIII, Praga 1925; F. Weichenmayr, Dramatische Handlung und Aufbau, in Fr. H.s Herodes und Marianne, Halle 1928; E. Diebold, Fr. H. und die zeitgenössische Beurteilung seines Schaffens, in H.-Forschungen, XVII, Berlino 1928; L. Blaustein, Das Gotteserlebnis in H.s Dramen, Berlino 1929; E. E. Schmid, H. und Kleist, in H.-Forschungen, XXI, Berlino 1930; H. Meyer-Benfey, H.s A. Nernauer, Weimar 1931; Hebbel-Dokumente. Unveröffentliches aus dem Nachlass, herausgegeben von R. Kardel, Heide (Westholstein) 1931; Edna Purdie, F. H. A study of his life and work, Oxford-Londra 1932.”,”GRAD-069″
“GRAMSCI Antonio”,”Contro il populismo.”,”””Madison Grant (scienziato e scrittore di grande fama), presidente della Società biologica di New York ha scritto un libro ‘Una grande stirpe in pericolo’ in cui «denuncia» il pericolo di un’invasione «fisica e morale» dell’America da parte degli Europei, ma restringe questo pericolo nell’invasione dei «mediterranei», cioè dei popoli che abitano nei paesi mediterranei. Il Madison Grant sostiene che, fin dai tempi di Atene e di Roma, l’aristocrazia greca e romana era composta di uomini venuti dal Nord e soltanto le classi plebee erano composte di mediterranei. Il progresso morale e intellettuale dell’umanità fu dunque dovuto ai «nordici». Per il Grant i mediterranei sono una razza inferiore e la loro immigrazione è un pericolo, essa è peggiore di una conquista armata e va trasformando New York e gran parte degli Stati Uniti in una «cloaca gentium». Questo modo di pensare non è individuale: rispecchia una notevole e predominante corrente di opinione pubblica degli Stati Uniti, la quale pensa che l’influsso esercitato dal nuovo ambiente sulle masse degli emigranti è sempre meno importante dell’influsso che le masse degli emigranti esercitano sul nuovo ambiente e che il carattere essenziale della «miscela delle razze» è nelle prime generazioni un difetto di armonia (unità) fisica e morale nei popoli e nelle generazioni seguenti un lento ma fatale ritorno al tipo dei vari progenitori. Su questa quistione delle «razze» e delle «stirpi» e della loro boria alcuni popoli europei sono serviti secondo la misura della loro stessa pretesa. Se fosse vero che esistono razze biologicamente superiori, il ragionamento del Madison Grant sarebbe abbastanza verosimile. Storicamente, data la separazione di classe-casta, quanti romani-ariani sono sopravvissuti alle guerre e alle invasioni? Ricordare la lettera di Sorel al Michels, «Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica», settembre-ottobre 1929: «Ho ricevuto il vostro articolo su la “”sfera storica di Roma», le cui tesi sono quasi tutte contrarie a ciò che lunghi studi m’hanno mostrato essere la verità più probabile. Non c’è paese meno romano dell’Italia; l’Italia è stata conquistata dai Romani perché essa era tanto anarchica quanto i paesi berberi; essa è rimasta anarchica per tutto il Medio Evo, e la sua propria civiltà è morta quando gli Spagnoli le imposero il loro regime amministrativo; i Piemontesi hanno compiuto l’opera nefasta degli Spagnoli. Il solo paese di lingua latina che possa rivendicare l’eredità romana è la Francia, dove la monarchia si è sforzata di mantenere il potere imperiale. Quanto alla facoltà di assimilazione dei Romani, si tratta di uno scherzo. I Romani hanno distrutto la nazionalità sopprimendo le aristocrazie». Tutte queste quistioni sono assurde se si vuole fare di esse elementi di una scienza e di una sociologia politica”” (pag 99-101) [A. Gramsci, ‘America e Europa’, Quaderno 2 (XXIV) § 45]”,”GRAD-070″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume I. Nel tempo della lotta 1914 – 1926.”,”‘(…) I giornali sostituiscono i partiti. Onde la mancanza di continuità della vita politica italiana, la confusione, l’arroganza petulante di certe manifestazioni e la servilità che necessariamente le conclude. Nella vita sociale borghese nessuno è responsabile delle sue azioni e delle sue affermazioni: non esiste nessuna sanzione per i leggeri, per gli avventurieri, per i falsari, per i voltagabbana. Con una borghesia siffatta, essenzialmente demagogica, superficialmente scettica (e cioè intimamente conscia della propria incapacità ed impotenza) è naturale che gli uomini di governo diventino dei despoti, che seguano la loro via rifiutandosi di dare spiegazioni dei loro atti. Non esistono partiti organici, disciplinati intorno a un programma vivo perché rispondente a interessi diffusi morali ed economici; l’opposizione al governo si manifesta come una rivolta; scoppia improvvisa, è piena di tranelli e di sottintesi, di minacce o di promesse; si acquieta d’un tratto. Cosa succede? Il lavoro continua nei salotti, negli uffici delle banche o delle aziende industriali, nelle sagrestie o nei corridoi parlamentari. E se l’opposizione-rivolta non è riuscita nei suoi intenti, riprende la polemica nei giornali (…). La democrazia borghese è condannata, per la sua assenza di scrupoli, per la sua riluttanza ad accogliere e rispettare una disciplina politica di partito, per il suo amore della vacua originalità e delle «novità» più viete, a non avere vita politica degna, ma a consumarsi nelle lotte faziose e rimanere sempre vittima, gabbata e schernita, dagli avventurieri’ [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, ‘Il Grido del Popolo’]”,”GRAD-010-FF”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume II. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Lettera dal carcere di Turi al fratello Carlo, 25 agosto 1930. I libri di Trotsky. “”Per ciò che riguarda le domande da fare per il libri di Trotzki, forse è meglio davvero che faccia tu la pratica: 1° dei libri di Trotzki scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cioè la sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla casa editrice Mondadori, e di questi altri due: ‘La Révolution défigurée’ e ‘Vers le capitalisme ou vers le socialisme’ (questi due li possiedo già ma ci vuole un’autorizzazione perché mi siano consegnati); 2° il libro del Fülöp Miller, ‘Il volto del bolscevismo’, tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della “”Stampa”” di Torino e noto fascista della prima ora; 3° questi libri che possiedo già e che per ragioni da me insindacabili non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1° Mino Maccari, ‘Il trastullo di Strapaese’ (è un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora è redattore capo della “”Stampa””); 2° Giuseppe Prezzolini, ‘Mi pare’ (è una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, ecc.): il libro è stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell’Accademia d’Italia; il Prezzolini è il direttore della Sezione italiana dell’Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato è proprio l’on. Rocco, ministro della Giustizia; 3° Maurice Muret, ‘Le crépuscule des nations blanches’ (il Muret è uno scrittore svizzero molto amico dell’Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della questione coloniale); 4° Petronio Arbitrio (è uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di università su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenità come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezione di libri osceni); 5° Krassnoff, ‘Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa’ (è un romanzo dell’ex-generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino; è stampato dall’editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio); 6° Heinrich Mann, ‘Le sujet’ (è un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo II); 7° Jack London, ‘Le memorie di un bevitore’ (non lo conosco ma dev’essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell’Alaska); 8° Oscar Wilde, ‘Il fantasma di Canterville’ ecc. (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ciò che farai. Abbraccia tutti a casa. Cordialmente. Antonio”” (pag 221-222) [Lettera al fratello Carlo, dalla Casa Peneale di Turi, 25 agosto 1930]”,”GRAD-011-FF”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Le opere. La prima antologia di tutti gli scritti.”,”‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto (1). Dopo la guerra, il movimento futurista in Italia ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici. Marinetti si dedica molto poco al movimento. Si è sposato e preferisce dedicare le sue energie alla moglie. Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. A Milano poco tempo fa è stato fondato un settimanale politico, ‘Il principe’, che rappresenta o cerca di rappresentare le stesse teorie che Machiavelli predicava per l’Italia del Cinquecento, cioè la lotta tra i partiti locali che conducono la nazione verso il caos, dovrebbe essere accantonata per opera di un monarca assoluto, un nuovo Cesare Borgia, che si ponga alla testa di tutti i partiti che si combattono. Il foglio è diretto da due futuristi: Bruno Corra ed Enrico Settimelli. Benché Marinetti, nel 1920, durante una manifestazione patriottica a Roma sia stato arrestato per un energico discorso contro il re, ora collabora a questo settimanale. I più importanti esponenti del futurismo d’anteguerra sono diventati fascisti, a eccezione di Giovanni Papini, che è divenuto cattolico e ha scritto una ‘Storia di Cristo’. Durante la guerra i futuristi sono stati i più tenaci fautori della «guerra sino in fondo» e dell’imperialismo. Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento, e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato. Marinetti, che sempre aveva elogiato in lungo e in largo la guerra, ha pubblicato un manifesto in cui dimostrava che la guerra era il solo mezzo igienico per il mondo. Ha preso parte alla guerra come capitano di un battaglione di carri armati e il suo ultimo libro, ‘L’alcova di acciaio’, costituisce un inno entusiasta ai carri armati in guerra. Marinetti ha composto un opuscolo ‘Oltre il comunismo’, in cui sviluppa le sue dottrine politiche, se si possono in genere definire come dottrine le fantasie di quest’uomo, che a volte è spiritoso e sempre è notevole. Prima della mia partenza dall’Italia la sezione di Torino del ‘Proletkult’ aveva chiesto a Marinetti, in occasione dell’apertura di una mostra di quadri di lavoratori membri dell’organizzazione, di illustrarne il significato. Marinetti ha accettato volentieri l’invito, ha visitato la mostra insieme con i lavoratori e ha espresso quindi la sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molto più sensibilità che non i borghesi. Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista ‘Lacerba’, che aveva una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani semi-aristocratici o borghesi, che si picchiavano con i futuristi. Il gruppo futurista di Marinetti non esiste più. (…) Si può dire che dopo la conclusione della pace il movimento futurista ha perduto interamente il suo carattere e si è dissolto in correnti diverse, che si sono formate in conseguenza della guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. I lavoratori, che vedevano nel futurismo gli elementi di una lotta contro la vecchia cultura accademica italiana, ossificata, estranea al popolo, devono oggi lottare le armi alla mano per la loro libertà e hanno scarso interesse per le vecchie dispute. Nelle grandi città industriali il programma del ‘Proletkult’, che tende al risveglio dello spirito creativo dei lavoratori nella letteratura e nell’arte, assorbe l’energia di coloro che hanno ancora tempo e voglia di occuparsi di simili questioni’ (pag 138-139)] [(1) Con questa lettera datata 8 settembre 1922, Gramsci, all’epoca a Mosca, risponde ad alcuni quesiti di Trockij che stava preparando un volume sul rapporto fra letteratura e rivoluzione. Il testo venne poi inserito in appendice al quarto capitolo dell’opera, ‘Il futurismo’, con la seguente nota dell’autore: «Pubblichiamo in questo volume una lettera molto interessante e ricca, in cui il compagno Gramsci descrive le sorti del futurismo italiano» (cfr. L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, a cra di V. Strada, Einaudi, Torino, 1973, p. 113). La traduzione italiana che qui si presenta è ripresa da A. Gramsci, ‘Scritti politici’, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 529-531] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAD-071&#8243;
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe RAVEGNANI”,”L’albero del riccio.”,”Questo libro contiene storie delicate e avventurose insieme che parlano di briganti e di animali, di ricci, di volpi, di cavalli, di passeri, di struzzi e di pappagalli. L’autore, Antonio Gramsci, le scrisse per i propri figli mentre si trovava in carcere dove era stato rinchiuso dal regime fascista: non si voleva – fu detto – che una mente tanto fervida come quella di Gramsci potesse comunicare al popolo i propri pensieri. Sono storie narrate non direttamente, ma lettere, inviate ai figli o alla moglie o alla cognata. Sono in pratica affascinanti racconti che narrano episodi di vita, molti veri, adatti ai ragazzi e ai giovani lettori. (Qlibri)”,”GRAD-072″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. III.”,”Correnti nel partito La questione delle tendenze. “”Esistono nel nostro Partito altre tendenze? Qual è il loro carattere e quale pericolo possono rappresentare? Se esaminiamo da questo punto di vista la situazione interna del nostro Partito, dobbiamo riconoscere che esso non solo non ha raggiunto il grado di maturità politica rivoluzionaria che riassumiamo nella parola “”boscevizzazione””, ma che non ha raggiunto neanche la completa unificazione delle varie parti che confluirono nella sua composizione. A ciò ha contribuito l’assenza di ogni largo dibattito che purtrppo ha caratterizzato il Partto fin dalla sua fondazione”” (pag 151) [da ‘La situazione interna del nostro Partito ed i compiti del prossimo congresso’, L’Unità, 3 luglio 1925) (pag 151)”,”GRAD-010-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”La politica del «se» “”La politica del «se» è una prova dell’incapacità a comprendere la storia e pertanto anche una prova dell’incapacità a fare la storia”” (pag 145) (contiene ‘Il giacobinismo politico’)”,”GRAD-011-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Rapporto Marx Hegel “”Marx e Hegel. Nello studio dello hegelismo di Marx occorre ricordare (dato specialmente il carattere eminentemente pratico-critico del Marx) che Marx partecipò alla vita universitaria tedesca poco dopo la morte di Hegel, quando doveva essere vivissimo il ricordo dell’insegnamento «orale» di Hegel e delle discussioni appassionate, con riferimento alla storia concreta, che tale insegnamento certamente suscitò, nelle quali, cioè, la concretezza storica del pensiero di Hegel doveva risultare molto più evidente di quanto risulti dagli scritti sistematici. Alcune affermazioni di Marx mi pare siano da ritenere specialmente legate a questa vivacità «conversativa»; per esempio l’affermazione che Hegel «fa camminare gli uomini con la testa in giù». Hegel si serve veramente di questa immagine parlando della Rivoluzione francese; egli scrive che in un certo momento della Rivoluzione francese (quando fu organizzata la nuova struttura statale, mi pare) «pareva» che il mondo camminasse sulla testa o qualcosa di simile. Mi pare che il Croce si domandi di dove il Marx abbia preso questa immagine: essa è certamente in un libro di Hegel (forse la ‘Filosofia del Diritto’ non ricordo), ma essa veramente sembra scaturita da una conversazione tanto è fresca, spontanea, poco «libresca» (1)”” (pag 84) [Antonio Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Antonio Labriola nello scritto ‘Da un secolo all’altro: «Gli è proprio quel codino di Hegel che disse come quegli uomini (della Convenzione) avessero pei primi, dopo Anassagora, tentato di capovolgere la nozione del mondo, poggiando questo su la ragione» (cfr. A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro’, ed. Dal Pane, p. 45] Gramsci, in ‘Note sparse’, in ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, (Ed. Riun. 1975). “”Atteggiamento di Croce nel periodo fascista. Per comprendere l’atteggiamento del Croce nel secondo dopoguerra è utile ricordare la risposta inviata da Mario Missiroli a una inchiesta promossa dalla rivista il “”Saggiatore”” e pubblicata nel 1932. Il Missiroli ha scritto (1): «Non vedo ancora nulla di bene delineato, ma solo degli stati d’animo, delle tendenze soprattutto morali. Difficile prevedere quale potrà essere l’orientamento della cultura; ma non esito a formulare l’ipotesi che si vada verso un positivismo assoluto, che rimetta in onore la scienza e il razionalismo nel senso antico della parola. La ricerca sperimentale potrà essere il vanto di questa nuova generazione, che ignora e vuole ignorare i verbalismi delle recentissime filosofie. Non mi pare temerario prevedere una ripresa dell’anticlericalismo, che, personalmente, sono lungi dall’augurare». Cosa potrà significare «positivismo assoluto»? La «previsione» del Missiroli coincide con l’affermazione fatta varie volte in queste note che tutta l’attività teorica più recente del Croce si spiega con la previsione di una ripresa in grande stile e con caratteri tendenzialmente egemonici della filosofia della prassi, che può riconciliare la cultura popolare e la scienza sperimentale in una visione del mondo che non sia il grossolano positivismo né l’alambiccato attualismo né il libresco neotomismo””. “”Scienza della politica. Cosa significa l’accusa di «materialismo» che spesso il Croce fa a determinate tendenze politiche? Si tratta di un giudizio di ordine teorico, scientifico, o di una manifestazione di polemica politica in atto? Materialismo, in queste polemiche pare significhi «forza materiale», «coercizione», «fatto economico», ecc. Ma forse che la «forza materiale», la «coercizione», il «fatto economico» sono «materialistici»? Cosa significherebbe «materialismo» in questo caso? (2)”” (pag 305-306) [(1) Cfr. “”Critica fascista””, del 15 maggio 1932; (2) Cfr. Etica e Politica, p: 341: “”Vi sono tempi nei quali, ecc.””] (pag 305-306)”,”GRAD-073″
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e presente.”,”Spontaneità e direzione consapevole. “”Esiste (…) una «molteplicità» di elementi di «direzione consapevole» in questi movimenti, ma nessuno di essi è predominante, o sorpassa il livello della «scienza popolare» di un determinato strato sociale, del «senso comune» ossia della concezione del mondo tradizionale di quel determinato strato. È appunto questo l’elemento che il De Man, empiricamente, contrappone al marxismo (…). Tuttavia il De Man ha un merito incidentale: dimostra la necessità di studiare ed elaborare gli elementi della psicologia popolare, storicamente e non sociologicamente, attivamente (cioè per trasformarli, educandoli, in una mentalità moderna) e non descrittivamente come egli fa; ma questa necessità era per lo mono implicita (forse anche esplicitamente dichiarata) nella dottrina di Ilic (Lenin, ndr), cose che il De Man ignora completamente. Che in ogni movimento «spontaneo» ci sia un elemento primitivo di direzione consapevole, di disciplina, è dimostrato indirettamente dal fatto che esistono delle correnti e dei gruppi che sostengono la spontaneità come metodo. A questo proposito occorre fare una distinzione tra elementi puramente «ideologici», ed elementi d’azione pratica, tra studiosi che sostengono la spontaneità come «metodo» immanente e obiettivo del divenire storico e politicanti che la sostengono come metodo «politico». Nei primi si tratta di una concezione errata, nei secondi si tratta di una contraddizione immediata e meschina che lascia vedere l’origine pratica evidente, cioè la volontà immediata di sostituire una determinata direzione a un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha un’origine pratica, ma non immediata come nei secondi. L’apoliticismo dei sindacalisti francesi dell’anteguerra conteneva ambedue questi elementi: era un errore teorico e una contraddizione (c’era l’elemento «soreliano» e l’elemento della concorrenza tra la tendenza politica anarchico-sindacalista e la corrente socialista). Esso era ancora la conseguenza dei terribili fatti parigini del ’71: la continuazione, con metodi nuovi e con una brillante teoria, della passività trentennale (1870-1900) degli operai francesi. La lotta puramente «economica» non era fatta per dispiacere alla classe dominante, tutt’altro. Così dicasi del movimento catalano, che se «dispiaceva» alla classe dominante spagnola, era solo per il fatto che obiettivamente rafforzava il separatismo repubblicano catalano, dando luogo a un vero e proprio blocco industriale repubblicano contro i latifondisti, la piccola borghesia e l’esercito monarchici. Il movimento torinese (1) fu accusato contemporaneamente di essere «spontaneista» e «volontarista» o bergsoniano (!). L’accusa contraddittoria, analizzata, mostra la fecondità e la giustezza della direzione impressagli”” (pag 85-86) [Antonio Gramsci, ‘Passato e presente’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(1) Il movimento dell’«Ordine Nuovo», ndr]”,”GRAD-001-FER”
“GRAMSCI Antonio jr”,”La storia di una famiglia rivoluzionaria. Antonio Gramsci e gli Schucht tra la Russia e l’Italia.”,”Antonio Gramsci, jr. Nato a Mosca nel 1965 da Giuliano e Zinaida Brykova. Laureato in biologia, ha insegnato Morfologia sistematica e ecologia delle piante presso l’Università pedagogica di Mosca. (Profilo biografico dell’autore v. risvolto di quarta copertina) Tatiana costude delle carte di Gramsci dopo la sua morte. Scontro con il Pci e con Sraffa (pag 113-115)”,”GRAS-175″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923-1926.”,”Volume intonso I capi e le masse (pag 259) “”«Noi non concepiamo il partito come una caserma; neghiamo che vi possano essere esecutivi che giudicano e mandano senza tener conto dell’opinione degli organizzati» (1). Così risponde l'””Avanti!”” alla nostra affermazione che compito di un partito rivoluzionario è di essere l’avanguardia cosciente della classe operaia e non semplicemente un notaio che si limitaa d analizzare ed a registrare le oscillazioni delle masse. (…)”” (pag 259) [A.G., ‘L’Unità’, 25 luglio 1925] (articolo non firmato) (1) Cfr, ‘Con la massa, contro le sette’ in ‘Avanti!’, 10 luglio”,”GRAD-001-FAP”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Felice PLATONE”,”Americanismo e fordismo.”,”””Perché il fordismo ha preso un così formidabile sviluppo in America e non in Europa dove il capitalismo aveva avuto origine? Che cosa ha favorito il più vasto e potente sviluppo dell’industria americana in confronto a quella europea? Quali condizioni sono occorse perché questo sviluppo fosse possibile? E che cosa si oppone in Europa a uno sviluppo analogo? Quali conseguenze ha il fordismo per la classe operaia, per le sue condizioni di vita, per il suo avvenire? E quali conseguenze per lo sviluppo progressivo e per l’avvenire della società, per le possibilità di una trasformazione socialista della società stessa? E, frattanto, fino a che punto è possibile sostituire all’attuale ceto plutocratico un nuovo meccanismo di accumulazione e distribuzione del capitale finanziario fondato immediatamente sulla produzione industriale? Ecco le domande alle quali Gramsci vuol trovare una risposta, studiando alcuni aspetti dell’americanismo e del fordismo. Alcune di queste domande se le era già poste Lenin fin dalla fine del secolo scorso, paragonando le condizioni in cui si era sviluppata l’agricoltura in America e in Prussia e in cui il capitalismo si era sviluppato nell’agricoltura dei due paesi, paragonando cioè la «via prussiana» e la «via americana» di sviluppo dell’agricoltura. «La prima – scrive Lenin – è caratterizzata dal fatto che i rapporti medioevali del possesso fondiario, anziché essere liquidati di colpo, si adattano lentamente al capitalismo, il quale conserva perciò lungamente caratteri semi-feudali…». In America, invece, «si è posta come base dell’agricoltura capitalistica, non la vecchia agricoltura fondata sulla schiavitù (la guerra civile ha distrutto l’economia schiavistica), ma la libera agricoltura, del libero ‘farmer’ sulla terra libera, libera da ogni intralcio medioevale, dal servaggio e dal feudalesimo da un lato e dall’altro, libera dal vincolo della proprietà fondiaria privata» poiché, in America, «la proprietà fondiaria privata dei nostri giorni si è sviluppata unicamente in una nuova base completamente capitalistica». Tale è il segreto dell’impetuoso sviluppo del capitalismo americano: un’economia libera dalla pesante eredità e dai residui feudali, contrariamente a ciò che avviene, non soltanto in Prussia, ma in tutta Europa e segnatamente in Italia dove i contadini affamati continuano a cadere sotto i colpi delle forze armate dello Stato che montano la guardia alla proprietà feudale dei latifondisti e dove, ancora ieri, persino Mussolini doveva richiamare al senso del pudore un senatore rappresentante dei fondiari, che non si faceva alcuno scrupolo di ostentare pubblicamente le proprie aspirazioni incredibilmente reazionarie. Gramsci ritorna frequentemente, nelle sue note, su questa diversità dello sviluppo del capitalismo in America e in Europa, anzi in Italia”” (pag 11-12) [Felice Platone, Introduzione’ (in) Antonio Gramsci, ‘Americanismo e fordismo’, Universale Economica, Milano, 1949]”,”GRAD-001-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”Sul risorgimento.”,”Direzione politica politica della guerra del 1848-1849. “”Nell’esame della direzione politica e militare impressa al moto nazionale prima e dopo il ’48 occorre fare alcune preventive osservazioni di metodo e di nomenclatura. Per direzione militare non deve intendersi solo la direzione militare in senso stretto, tecnico, cioè con riferimento alla strategia e alla tattica dell’esercito piemontese, o delle truppe garibaldine o delle varie milizie improvvisate nelle insurrezioni locali (Cinque giornate di Milano, difesa di Venezia, difesa della Repubblica romana, insurrezione di Palermo nel ’48, ecc., ecc.); deve intendersi invece in senso molto più largo e più aderente alla direzione politica vera e propria”” (pag 87-90)”,”GRAD-002-FMB”
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e Presente.”,”””Si presenta una questione teorica fondamentale a questo proposito: la teoria moderna può essere in opposizione con i sentimenti «spontanei» delle masse? («Spontanei» nel senso che non sono dovuti a un’attività educatrice sistematica da parte di un gruppo dirigente già consapevole, ma formatisi attraverso l’esperienza quotidiana illuminata dal «senso comune», cioè dalla concezione tradizionale popolare del mondo, quello che molto pedestremente si chiama «istinto» e non è anch’esso che un’acquisizione storica primitiva ed elementare). Non può essere in opposizione: tra di essi c’è differenza «quantitativa», di grado, non di qualità: deve essere possibile una «riduzione», per così dire reciproca, un passaggio dagli uni all’altra e viceversa. (Ricordare che Emanuele Kant ci teneva a che le sue teorie filosofiche fossero d’accordo col senso comune; la stessa posizione si verifica nel Croce: ricordare l’affermazione di Marx nella ‘Sacra Famiglia’ che le formule della politica francese della Rivoluzione si riducono ai principi della filosofia classica tedesca). Trascurare o peggio disprezzare i movimenti così detti «spontanei», cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli a un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento «spontaneo» delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nella classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e, dall’altra, determina complotti di gruppi reazionari, che approfittano dell’indebolimento obiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato”” (pag 57-58) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952] “”Passaggio dalla guerra manovrata (e dall’attacco frontale) alla guerra di posizione anche nel campo politico. Questa mi pare la questione di teoria politica più importante, posta dal periodo del dopoguerra e più difficile a essere risolta giustamente. Essa è legata alle questioni sollevate dal Bronstenin (Trotsky), che, in un modo o nell’altro, può ritenersi il teorico politico dell’attacco frontale in un periodo in cui esso è solo cause di disfatte. Solo indirettamente (mediatamente) questo passaggio nella scienza politica è legato a quello avvenuto nel campo militare, sebbene certamente un legame esista ed essenziale. La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate della popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’egemonia e quindi una forma di governo più «intervenzionista», che più apertamente prenda l’offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’«impossibilità» di disgregazione interna (…). «Una resistenza che si prolunga troppo in una piazza assediata è demoralizzante di per se stessa. Essa implica sofferenze, fatiche, privazioni di riposo, malattie e la presenza continua non già del pericolo acuto che tempra, ma del pericolo cronico che abbatte» (Carlo Marx, ‘Questione orientale’, articolo del 14 settembre 1855)”” (pag 71-72) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-002-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,”””La Costituzione spagnola del 1812. Perché fu tanto popolare? Bisognerebbe confrontarla con le costituzioni elargite nel 1848. La ragione della popolarità della Costituzione spagnola non pare debba ricercarsi nella sua forma ultraliberale, o nella pigrizia intellettuale dei rivoluzionari liberali italiani o in altre questioni secondarie, ma nel fatto essenziale che la situazione spagnola era «esemplare» per l’Europa assolutista e i liberali spagnoli seppero trovare la soluzione giuridico-costituzionale più appropriata e più generalizzata di problemi che non erano solo spagnoli, ma italiani, specialmente del Mezzogiorno. Perché i primi liberali italiani (nel ’21 e dopo) scelsero la Costituzione spagnola come loro rivendicazione? Si trattò solamente di un fenomeno di mimetismo e quindi di primitività politica? O di un fenomeno di pigrizia mentale? Senza trascurare completamente l’influenza di questi elementi, espressione della immaturità politica e intellettuale e quindi dell’astrattismo dei ceti dirigenti della borghesia italiana, occorre non cadere nel giudizio superficiale che tutte le istituzioni italiane siano importate dall’estero meccanicamente e sovrapposte a un contenuto nazionale refrattario. Intanto occorre distinguere tra loro Italia meridionale e il resto d’Italia: la rivendicazione della Carta spagnola nasce nell’Italia meridionale ed è ripresa in altre parti d’Italia per la funzione che ebbero i profughi napoletani nel resto d’Italia dopo la caduta della Repubblica partenopea. Ora, le necessità politico-sociali dell’Italia meridionale erano davvero molto diverse da quelle della Spagna? L’acuta analisi fatta dal Marx della Carta spagnola (confrontare lo scritto sul generale Espartero nelle opere politiche) e la dimostrazione chiara dell’essere quella Carta l’espressione esatta di necessità storiche della società spagnola e non un’applicazione meccanica dei principi della Rivoluzione francese, inducono a credere che la rivendicazione napoletana fosse più «storicistica» di quanto paia. Bisognerebbe riprendere quindi l’analisi di Marx, confrontare con la Costituzione siciliana del ’12 e con i bisogni meridionali: il confronto potrebbe continuare con lo Statuto albertino”” (pag 131-132) [Antonio Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Giulio Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-003-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. II. 1921-1922.”,”Molti riferimenti a Bordiga nell’indice dei nomi Il secondo volume degli scritti politici di Gramsci coprono il periodo che va dal congresso di fondazone del PCI, Livorno 21 gennaio 1921) alla partenza di Gramsci per Mosca nel maggio 1922. Questi testi sono soprattutto rappresentativi delle posizioni di un partito in cui domina la “”forte personalità”” di Bordiga.”,”GRAD-074″
“GRAMSCI Antonio, testi scelti, presentati e annotati da Robert PARIS”,”Ecrits politiques. III. 1923-1926.”,”Terzo e ultimo volume degli scritti politici scelti di Gramsci La prima parte del volume consiste in articoli apparsi su L’Unitù e nella 3° serie dell’ Ordine Nuovo. Due grandi temi vengono trattati: la crisi del fascismo e la ‘bolscevizzazione del Pcdi. A partire dal 5° Congresso dell’ Internazionale Comunista, la “”conquista gramsciana’ del PcdI, portata avanti dal 1923 si identifica con la bolscevizzazione del partito italiano. E’ utilizzando tutte le risorse dell’ apparato del partito e giocando sull’appoggio del Comintern che Gramsci – nominato segretario generale nel 1921 – farà trionfare le sue tesi al Congresso di Lione del 1926. La celebre lettera dell’ottobre 1926 al Comitato centrale del Partito comunista dell’Urss costituisce il cuore di un altro dossier – la seconda parte del volume – consacrato alla crisi interna che scuote il partito bollscevico, La terza parte del volume si occupa della questione meridionale. (Quarta di copertina, nessun cenno a Togliatti)”,”GRAD-075″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,” Il giudizio di Lenin sul socialismo italiano. Il C.E. della III Internazionale sulla questione italiana: prendete in considerazione tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista “”Nella sua lettera, pubblicata in un’altra parte del giornale, il compagno D.R. accenna alla tesi in cui il compagno Lenin esprime la sua solidarietà col movimento torinese e con l’ ‘Ordine Nuovo’. Ecco le parole del compagno Lenin: «Per ciò che riguarda il Partito socialista italiano, il II Congresso della III Internazionale trova fondamentalmente giuste la critica di questo partito e le proposte pratiche, che sono state pubblicate, come indirizzo della sezione torinese al Consiglio del Partito socialista italiano, nel giornale l’ ‘Ordine Nuovo’ dell’8 maggio 1920 e che corrispondono integralmente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale. Per queste ragioni il II Congresso della III Internazionale prega il Partito socialista italiano di convocare al più presto un congresso straordinario per esaminare queste proposte e tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista, particolarmente in merito al gruppo parlamentare e agli elementi non comunisti del Partito» (1). La relazione che la sezione socialista di Torino aveva preparato per il Consiglio nazionale dell’aprile che era convocato a Torino e fu all’ultimo momento trasferito a Milano, non è conosciuta che dai lettori dell’ ‘Ordine Nuovo’ e dai pochi lettori dell’opuscolo ‘Per un rinnovamento del Partito socialista italiano’ (2): essa non fu presa in nessuna considerazione dagli organismi centrali e responsabili del Partito. Letta a Mosca dai compagni del comitato esecutivo della III Internazionale, essa venne invece assunta come base del giudizio sul Partito socialista e additata come oggetto di utile discussione per un congresso straordinario. (…) Cose passate… Avvenimenti che paiono oggi lontanissimi. Corre voce che alcuni dei più accaniti contro i «torinesi» abbiano completamente mutato parere. E tuttavia, per il ricordo delle giornate di passione vissute nell’aprile scorso, fa piacere a noi, come farà indubbiamente piacere a tutti i compagni della sezione e alla massa operaia, essere informati che il giudizio del Comitato esecutivo della III Internazionale è molto diverso da quello, che pareva inappellabile, dei maggiori esponenti italiani del Partito; essere informati che proprio il giudizio dei «quattro scalmanati» torinesi ha avuto il suffragio dell’autorità più alta del movimento operaio internazionale”” (pag 359-360) [Antonio Gramsci, Scritti politici I, L’Unità – Editori Riuniti, Roma, 1972] [articolo non firmato ‘Il giudizio di Lenin’, ‘L’Ordine Nuovo’, 21 agosto 1920, sotto la rubrica ‘Cronache dell’Ordine Nuovo’; (1) Dalle ‘Tesi sui compiti fondamentali del II Congresso dell’IC’, punto 17, Cfr. Lenin, ‘Sul movimento operaio italiano’, Roma, 1962, pp. 194 e 195; (2) Cfr. pp. 315-321 del presente volume]”,”GRAD-004-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-005-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Sotto la mole, 1916 – 1920.”,”””Un amico, che è anche avvocato, mi scrive una lunga lettera per esprimere il suo dissenso a proposito dei nostri rilievi circa i profitti della Fiat – cento per cento – e gli onorari veramente colossali dei suoi amministratori e direttori. Non dico che l’amico voglia fare l’avvocato difensore dei banditi dell’economia nazionale. Se così fosse io avrei torto marcio di intrattenermi seco lui a discutere su un argomento che palpita di attualità. Dice l’amico mio: «Se fu tuo intendo elevare una constatazione e dare una notizia di cronaca industriale, nulla ho da osservare; ma se oltre a rilevare l’immoralità della organizzazione capitalistica per cui si rende possibile ammassare e concentrare favolose ricchezze, tu hai voluto rimproverare gli utili enormi agli uomini, o meglio all’uomo della Fiat, quasi che la loro realizzazione rifletta l’immoralità del sistema borghese sulle personali responsabilità, mi permetto di dissentire da te. Attraverso a difficoltà terribili, ad episodi scabrosi e dolorosi – con una visione precisa e volontà inflessibile – l’uomo della Fiat ha creato con minimi mezzi un organismo industriale, che sarebbe parso impossibile nel nostro Paese». Cito ancora: «Or dunque, perché ti spaventi di questo episodio di concentrazione capitalistica, onde sarà possibile la creazione della grande industria?». La lettera dell’amico sviluppa diffusamente un sofisma vetusto ormai che si sa dove comincia e non si saprà mai dove possa finire, Pare un presupposto rivoluzionario, marxista, e l’illazione ce se ne può dedurre va dall’approvazione de cento per cento della Fiat, all’esaltazione dell’uomo che ha creato «dal nulla» la colossale azienda, di quell’uomo che può così essere innalzato nelle regioni fantastiche dove il sogno nietzschiano foggiava il superuomo. La concentrazione capitalistica, la grande industria… Ben detto, amico avvocato! Il proletariato ciò deve agevolare per approfondire i contrasti di classe. Ma è questione d’intendersi sul modo dell’agevolazione. Ricardo diceva che «se il salario alza il profitto abbassa; e, all’inverso, se il profitto alza il salario abbassa». ‘Id est’: l’incremento del capitalismo è condizionato alla sfruttamento del proletariato. Ora l’amico avvocato non s’avvede come, ad esempio, l’essere fautore della concentrazione capitalistica senza «negarla», senza opporsi ai suoi malefizi, può condurre ad accettare la guerra d’Italia e ad approvare l’invasione tedesca del Belgio che taluni sofisti di un marxismo a scartamento ridotto vorrebbero attribuire ad un modo ineluttabile di concentrazione economica, ed è così che si capovolgono le ragioni della lotta di classe, che è pure uno dei modi più efficienti dello sviluppo capitalistico. Insomma, l’amico avvocato – che pure non tiene conto nella misura dovuta della circostanza che il cento per cento è realizzato per la guerra e in tempo di guerra – rimane a Ricardo… e al suo fatalismo. Noi invece siamo con Marx e vogliamo contribuire allo sviluppo del capitalismo, alla concentrazione economica, alla grande industria, all’allargamento dell’antitesi di classe, lottando contro i capitalisti, denunziandone le malefatte, le forme di sfruttamento ignobile, l’accumulazione di ricchezze individuali, quindi anche il cento per cento della Fiat, compresi i sofismi dell’amico avvocato. Al quale, in cambio della lunga epistola inviataci, vorrei consigliare la lettura dell’ ‘Antidühring’ engelsiano, una lettura che i proletari anche se non fanno poco importa, giacché sanno metterne in pratica i dettami (2 aprile 1916) ‘Sofismi curialeschi’, in ‘Antonio Gramsci, ‘Sotto la mole, 1916-1920’, ‘Opere’, Einaudi, Torino, 1960]”,”GRAD-006-FMDP”
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979).”,”MITS-069″
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979). “”Nell’ambito del riformismo la maggior attenzione della storiografia si è riversata, come detto, sulla figura di Turati e sulla validità della sua politica, che investe la validità stessa del riformismo. In merito all’azione politica di Turati dalla fondazione (e anche prima) del Psi alla guerra di Libia due sono i problemi fondamentali che gli storici hanno affrontato: 1. la questione della frattura o della continuità fra la linea politica intransigente di Turati nel primo periodo del Psi, fino al 1894 e alla famosa lettera di Engels sulla strategia politica, e la seguente linea più morbida, favorevole a una tattica di alleanze, con le conseguenze derivanti da quest’impostazione sia su tutta l’azione riformista nell’età giolittiana, sia sul giudizio da dare sull’operato di Turati; 2. la questione relativa al rapporto Turati-Giolitti e alla crisi del riformismo nel periodo 1909-11. Riguardo al primo problema, la tesi della frattura è sostenuta da Luigi Cortesi e da Lelio Basso. Per Cortesi è indubbio che dopo il 1894-95 vi fu da parte di Turati una “”svolta”” in senso negativo, con l’abbandono dell’intransigentismo e con il “”lento distacco, o deriva, dei princìpi del socialismo marxista che doveva riempire di sé, come un lunghissimo tramonto, tutto il resto della sua vita””. E proprio a quegli anni bisogna risalire per cercare “”una totale e vitale validità del Turati […] qualcosa che […] doveva resistere alla prova del tempo, alle tempeste della lotta di classe, alla critica interna del movimento socialista””. Partendo da questo presupposto Cortesi, pur riconoscendo l’efficacia dell’azione riformista all’interno del Psi nell’età giolittiana finirà col dare, soprattutto in occasione della prima guerra mondiale, un significato negativo al termine riformismo (L. Cortesi, ‘Turati giovane’, 1962 e altri lavori dello stesso autore, ndr). Anche per Basso nell’azione politica di Turati vi è una “”svolta”” negativa col passaggio dall’intransigentismo, di stampo tipicamente marxista ortodosso, al riformismo, ma questa “”svolta”” viene fatta risalire all’inizio dell’età giolittiana, ai primi del Novecento, mentre “”il Turati (…) del periodo che precede e di quello che segue il congresso di Genova, merita nel complesso un giudizio profondamente positivo””, soprattutto per i “”grandi servigi che (…) rese al movimento operaio in questi due primi periodi della sua attività socialista””. Il riformismo di Turati dell’età giolittiana, sia sul piano politico che su quello teorico, non può invece “”rappresentare la via democratica al socialismo, perché è già cosa diversa da un’azione socialista”” (L. Basso, ‘Turati, il riformismo e la via democratica’, ‘Problemi del socialismo’, febbraio 1958). Con la tesi di Basso concorda anche Franco Livorsi il quale ritiene che nel periodo in questione Turati ebbe “”un ruolo straordinario: e da un punto di vista socialista e da un punto di vista democratico”” (F. Livorsi, Filippo Turati tra correnti del socialismo e governi d’Italia ‘, cit.). Per il periodo fino alla guerra di Libia Livorsi considera Turati più un democratico-sociale che un socialista, reputandolo “”grande””, ma solo come “”supporto esterno di una politica di grande respiro democratico impersonata non da lui, ma da Giolitti”””” [Ivano Granata, Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra, 1980] (pag 74-75)”,”STOx-195″
“GRANATA Quinzio”,”Come mantenere giovane il cervello.”,”Quinzio Granata, già Primario Geriatra Ospedaliero è attualmente Direttore Sanitario della Clinica di Riabilitazione Neuro-motoria Villa Patrizia. Presidente della Società Italiana Medici Operatori Geriatrici (SIMOG) sezione Lazio, Segretario del Centro Italiano Studi Interdisciplinari di Geriatria (CISIG), centro pilota per i disturbi della memoria, docente di Geriatria presso la Scuola Terapisti della Riabilitazione Azienda Complesso San Filippo Neri di Roma. Si interessa sa oltre 35 anni dei problemi dell’invecchiamento cerebrale e muscolo-scheletrico. É autore di: Medicina dell’Anziano e Manuale di riabilitazione psicofisica dell’Anziano.”,”SCIx-053-FL”
“GRANATA Ivano”,”Milano “”rossa””. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926).”,”Ivano Granata insegna Storia dell’Italia contemporanea e Storia dei partiti politici presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi e libri in particolare sui temi del fascismo, del socialismo e del sindacalismo. La sua ultima pubblicazione è il volume ‘L'””Omnibus”” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937- gennaio 1939)’, Milano, 2016. “”Con la scissione comunista il socialismo milanese perse dirigenti di rilievo, come Fortichiari, Interlenghi, Repossi e Schiavello, ma il proletariato rimase dalla sua parte. Anche se l’ala estremista si era allontanata, i rapporti tra massimalisti e riformisti continuarono tuttavia ad essere conflittuali. In occasione del rinnovo, a fine gennaio, del Direttivo della Sezione, la commissione incaricata della scelta presentò all’assemblea una lista di soli massimalisti. Mondolfo eccepì che i riformisti non erano stati consultati in merito e riuscì a ottenere che altri due nomi, quelli di Schiavi e di Gaio, fossero sottoposti alla commissione, che si sarebbe nuovamente riunita per effettuare la scelta definitiva dei candidati. La lista originaria non venne però modificata e furono pertanto eletti, «alla unanimità meno uno», Agostini, Battaino, Broggi, Buscaglia, Garavaglia, Mazzini, Rizza, Viganò e il riconfermato Pirri. Nel corso del dibattito fu assai significativo l’intervento di Agostini, che espose con chiarezza l’atteggiamento massimalista. Dopo Livorno i rapporti coi riformisti rimanevano «immutati» e il «dissenso» continuava a essere «profondo e chiaro», soprattutto «sul terreno della violenza», perché i massimalisti volevano opporre proprio l’uso della violenza «alla violenza esercitata dalla borghesia contro la classe lavoratrice», mentre i riformisti dichiaravano di «aborrire questo mezzo di lotta». I massimalisti comunque pensavano che i riformisti fossero «anch’essi utili al Partito, perché l’opera delle due tendenze si integra e aiuta a preparare la massa per il grande cozzo sociale. Voi (…) costruite, noi prepariamo la rivoluzione. Il nostro pensiero è che il C.D. deve essere composto tutto da esponenti nostri. Voi sarete con noi finché potrete servire alla causa del socialismo. Intendiamo fermamente di mantenere la nostra frazione perché il Congresso ha detto che noi abbiamo ragione””. L’intransigente Levi, pur dichiarandosi d’accordo con Agostini, auspicò tuttavia che tra le varie tendenze esistessero «sempre rapporti di franca cordialità» (10)”” (pag 86-87) [(10) L’assemblea della Sezione socialista. La nomina del nuovo consiglio direttivo, in “”Avanti!””, 29 gennaio 1921 e anche ASMi, b. 1018] Nel 1919 Milano era ritenuta una delle città più ‘rosse’ d’Italia. I socialisti, che dal 1914 reggevano l’Amministrazione comunale e che nel 1920 avrebbero conquistato pure quella provinciale, erano senza dubbio la forza politica più rilevante. Vista l’importanza del capoluogo lombardo, sembrava che il ruolo da loro esercitato potesse addirittura ripercuotersi positivamente sull’intera politica nazionale. Nel 1922, invece, furono i fascisti a diventare la forza egemone di Milano, con conseguenze drammatiche anche per il resto del paese. Eppure le elezioni politiche dell’aprile 1924 avrebbero dimostrato che a Milano l’antifascismo godeva ancora di un vasto consenso, soprattutto grazie all’azione decisiva e fattiva dei socialisti. Proprio però le divisioni interne del socialismo, con la contrapposizione tra le sue due ‘anime’, la massimalista e la riformista, impedirono, purtroppo, di trovare contro il governo di Mussolini una strategia comune efficace e decretarono la sconfitta della libertà e del socialismo medesimo. Dopo la Liberazione, tuttavia, Milano fu capace di ritrovare la sua identità democratica e così il Partito Socialista, di nuovo primo partito cittadino nelle elezioni del 1946, poté costituire per lungo tempo l’asse centrale della politica ambrosiana. (cat)”,”MITT-406″
“GRANATA Mattia a cura; RAFANELLI Leda MOLASCHI Carlo ROSSI Maria”,”Lettere d’amore e d’amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell’anarchismo milanese (1913-1919).”,”Mattia Granata (Milano, 1976) oltre a interessarsi di storia dell’anarchismo si occupa prevalentemente di storia economica e dell’impresa con una particolare attenzione alla storia dell’impresa cooperativa e alle sue implicazioni teoriche. “”Gli anni del regime furono anni durissimi, di privazioni, anche perché Carlo rimase a lungo senza lavoro, mentre Maria poteva dare soltanto lezioni private. All’inizio della seconda guerra mondiale, Carlo venne internato. “”Forse”” scrisse Leda Rafanelli “”in tale circostanza fu Maria a soffrire di più di lui stesso, conoscendo le sue condizioni di salute e il suo stato d’animo, lontano da lei e dalla sua attività”””” (pag 11, Maurizio Antonioli, prefazione)”,”ANAx-436″
“GRANATA Fabio NANNI Peppe”,”Falcone e Borsellino. Colpa di stato.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Fabio Granata è assessore alla Cultura a Siracusa. Peppe Nanni, avvocato, è tra i fondatori del sito corpiepolitica.it.”,”ITAS-237″
“GRANATA Paolo PIERRI Roberto a cura; saggi di Massimo ADINOLFI Costanzo PREVE Diego FUSARO Luciano PELLICANI Nicolao MERKER Paolo ERCOLANI Mario TRIFUOGGI Francescomaria TEDESCO Giuseppe CANTARANO Claudio Valerio VETTRAINO Vladimiro GIACCHÉ Piero DI-GIORGI Francesco Saverio TRINCIA Giorgio CESARALE Donatella DI-CESARE Carlo SCOGNAMIGLIO Luciano ALBANESE Antonio MARTURANO Alessandro DELLA-CASA Massimiliano PANARARI Tommaso VISONE”,”Leggere Marx oggi.”,”Paolo Granata (Roma 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. Si interessa al pensiero politico francese del Settecento e al marxismo italiano del ‘900. Roberto Pierri (Salerno 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi spaziano dal pensiero politico rinascimentale a quello italiano del dopoguerra con particolare attenzione alle figure di Niccolò Machiaveli e Norberto Bobbio. Preve: ‘Il marxismo: un povero positivismo di sinistra a base gnoseologica neo-kantiana’ (sic) Da segnalare i saggi di: Nicolao Merker, Alcune note di storia e di filologia (pag 53-59) Donatella Di-Cesare, Marx e la Comune di Parigi (pag 123-129) “”Non va dimenticato che precisamente dal Marx de ‘Il Capitale’ è emerso circa i diritti sociali, per la prima volta, un discorso svolto con impatto scientifico”” (pag 56) (Merker) “”Fu forse l’esperienza negativa della rivoluzione del 1848 a inasprire l’atteggiamento critico di Marx che non poteva tuttavia trascurare il ruolo importante dei movimenti cooperativi. Ma un evento rivoluzionario fece emergere la complessità della sua posizione: la ‘Comune di Parigi’. Con sorpresa di molti, Marx esaltò la Comune, definendola un «autogoverno dei produttori» (12). E parlò più da anarchico che da marxista nel suo scritto ‘La guerra civile in Francia’ del 1871. Per un verso affermò a chiare lettere che la costituzione comunarda aveva reso superflua l’escrescenza parassitaria dello stato, che ostacolava il libero sviluppo della società, per altro verso indicò nella produzione cooperativa il comunismo che, malgrado ogni impossibilità, appariva invece «possibile» (13). Solo alcuni anni dopo rinnovò però le sue obiezioni verso le cooperative e ogni altro esperimento del genere nel timore che la ristrutturazione sociale potesse sottrarre forza al raggiungimento dell’unico vero obiettivo: la dittatura del proletariato. In funzione di tale obiettivo le comuni furono considerate strumentalmente come unità politiche, organi di lotta, ingranaggi della macchina rivoluzionaria, mentre, al contrario, nell’idea comunarda costituivano già un fine in sé. In Marx la questione è ancora aperta; nel marxismo dopo Marx la Comune restò invece un ricordo e il centralismo politico del partito-stato prese il sopravvento”” (pag 126-127) [Donatella Di-Cesare, ‘Marx e la Comune di Parigi’, (in) ‘Leggere Marx oggi’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012, a cura di Paolo Granata e Roberto Pierri] [(12) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, (in) Marx Engels, Le opere, a cura di Luciano Gruppi, Editori Riuniti, Roma, 1966, p 932, p. 912; (13) Ivi, p. 912]”,”TEOC-799″
“GRANCELLI Umberto”,”Gli ominidi alla conquista del mondo.”,”GRANCELLI Umberto”,”SCIx-330″
“GRAND Roger DELATOUCHE Raymond”,”Storia agraria del Medioevo.”,”Nato a Châtellerault nel 1874, Roger Grand fu professore di storia del diritto civile e canonico all’Ecole des Chartes a partire dal 1919 e senatore della repubblica dal 1927 al 1932. Ha scritto altre opere principali. Raymond Delatouche, nato a Laval (Mayenne) nel 1906, fu allievo di Roger Grand all’Ecole des Chartes e suo successore alla presidenza della Société d’Economie et de Sciences Sociales (1957-1965). Ha pubblicato diversi studi sull’agricoltura medievale. (pag 166-167) “”Quanto agli atti pratici, vendite, scambi, donazioni, lasciti, divisioni, ecc., essi denotano, di solito, una economia rurale sana e animata da una attività normale. A dire il vero, è necessario prima di tutto evitare generalizzazioni avventate. Vi sono, nel tempo, delle alternanze di prosperità e di miseria. Nella stessa epoca, alcune regioni sono state più favorite o meno risparmiate di altre. E’ anche il caso di osservare che si giudica del proprio destino facendo paragoni, che ogni epoca ha un ideale di vita che gli è proprio, che il Medioevo ha conosciuto poco gli agitatori di professione che si fanno un dovere «d’insegnare al popolo la sua miseria», come consiglia Karl Marx. Una civiltà che ha lasciato una quantità di monumenti, come le nostre chiese romaniche e gotiche; che poteva permettersi di distruggere all’inizio di un secolo una cattadrale passata di moda per costruirne un’altra di gusto più moderno; che ha prodotto un’arte così bella, così perfetta nella sua serena e profonda spiritualità, nei secoli XII, XIII, XIV; che ha mandato una quantità di uomini nelle crociate durante più di centocinquant’anni ed ha creato in Oriente quell’impero di cui restano ancora le tracce dopo sei secoli, non può essere stata fondata su un proletariato agricolo misero ed affamato, sempre torturato dall’angoscia del domani, quando esso costituiva sempre la grande maggiornanza della popolazione medioevale. Le sculture delle nostre cattedrali, le vetrate dei loro portali, le miniature dei manoscritti, che rappresentano il contadino festoso in famiglia vicino al fuoco, non sono senza dubbio delle parodie. Durante il periodo di dissodamento della terra, di fondazione della città, si ha bisogno di mano d’opera; si è obbligati di conseguenza a favorirla; le concessioni di carte in riconoscimento di consuetudini derivate dai costumi e nate dalla vita popolare, gli affrancamenti di massa ne sono una testimonianza. La difficoltà di comunicazioni, che era una ragione di disagio, fu, d’altro canto, una causa della localizzazione di epidemie e di altri flagelli. I tempi vissuti negli ultimi trentacinque anni non sono del resto adatti a renderci umili, per quanto concerne i loro meriti e forse più giusti nei riguardi di un periodo che fu senza dubbio, nei suoi momenti di massimo sviluppo, una delle vette più luminose della storia? (1)”” [(1) Il 24 gennaio 1910 il grande oratore socialista Jaurès diceva in un discorso alla Camera dei deputati: «Ho paura che i nostri scrittori non siano giusti quando condannano un’epoca per il solo segno delle carestie che l’hanno desolata, dimenticando che ciò non è il solo difetto dell’organizzazione politica e sociale di allora, ma di una insufficienza di mezzi di produzione, e io trovo doloroso che noi biasimiamo così nei secoli passati le carestie che venivano da povertà, da miseria, quando nell’abbondanza e nelle forze dei mezzi di produzione d’oggi, noi non possiamo sempre, noi non sappiamo o non vogliamo risparmiare ancora agli uomini queste diverse prove! Carestia in India, carestia in Irlanda, in pieno XIX secolo! Oh, signori, glorifichiamo il presente, ma con misura, con sobrietà!». Che avremmo potuto dire oggi?] (pag 166-167) (Nota 1 pag 228)”,”EURE-109″
“GRANDI Aldo”,”Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario.”,”Aldo GRANDI è nato a Livorno nel 1961. Laureato in scienze politiche all’ Univ La Sapienza di Roma, dal 1990 è giornalista professionista alla ‘Nazione’ e dall’ anno successivo ha iniziato a collaborare al ‘Corriere della sera’. Nel 1998 ha pubblicato, con la stessa casa editrice, ‘Fuori dal coro. Ruggero Zangrandi. Una biografia’. Giangiacomo ebbe una madre terribile Gianna Elisa GIANZANA, e un patrigno, Luigi BARZINI jr, con il quale non legò mai. Figlio di Carlo FELTRINELLI, una delle figure più rappresentative d’Italia nei primi trentanni del secolo, ricchissimo, alla fine della guerra entrò nel PCI e visse la contraddizione di appartenere all’ alta borghesia e parteggiare per il proletariato. Negli anni del maoismo e del castrismo questa contraddizione esplose. La cultura e la casa editrice non gli bastarono più. Scelse la lotta politica, la semi-clandestinità, finendo ucciso mentre stava preparando un attentato a un traliccio. Ebbe contatti con Potere Operaio, Lotta Continua e il mondo del terrorismo piccolo-borghese.”,”ITAC-024″
“GRANDI Aldo”,”La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio.”,”Aldo GRANDI, giornalista, scrive sulle pagine del quotidiano ‘La Nazione’. Fra i suoi libri: ‘Fuori dal coro: Ruggero Zangrandi, Feltrinelli. La dinastia, il rivoluzionario’ e ‘I giovani di Mussolini’ (editi da Baldini e Castoldi). Tentativo di intesa. “”Il fallimento del tentativo fu evidente, almeno per alcuni, già al termine della conferenza operaia nazionale convocata da Potere Operaio e dal Manifesto nel gennaio 1971 a Milano, sotto il tendone del circo Medina, per presentare al movimento l’ aggregazione tra i due gruppi e la costruzione dei comitati politici. Vi parteciparono 76 situazioni operaie organizzate dal Manifesto e 68 da Potere Operaio. La relazione introduttiva fu tenuta da Massimo Serafini seguita da quella di Alberto Magnaghi. Più avanti e in mezzo agli interventi di alcuni operai tra i quali Augusto Finzi in rappresentanza del comitato politico di Porto Marghera, presero la parola Luigi Pintor del Manifesto e Mario Dalmaviva, Umberto Franconi, Giovan Battista Marongiu e Franco Piperno di Potere Operaio. Concluse i lavori Lucio Magri. (…) Al circo Medina, in quel piovoso inverno del 1971, arrivò a metà mattinata, anche Jaro Novak. Accompagnava un amico che voleva mantenere l’ anonimato: era Giangiacomo Feltrinelli, il quale se ne andò, silenziosamente, portandosi dietro le sue perplessità, nell’ intervallo per il pranzo. C’era anche, confuso tra il pubblico, Paolo Mieli, all’ epoca simpatizzante di Potere Operaio (…)””. (pag 153)”,”ITAC-078″
“GRANDI Dino, a cura di Renzo DE FELICE”,”Il mio paese. Ricordi autobiografici.”,”GRANDI Dino è stato ministro degli esteri (1929-1932), ambasciatore a Londra (1932-1939), ministro guardasigilli, presidente della Camera, membro del Gran Consiglio del fascismo fino alla caduta del regime. Quindi si è ritirato a vita privata. pag 29 Costa pag 40″,”ITAF-253″
“GRANDI Elisa PACI Deborah a cura, saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH”,”La politica degli esperti. Tecnici e tecnocrati in età contemporanea.”,”Saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH Elisa Grandi insegna storia contemporanea all’Università di Paris Diderot, Deborah Paci, assegnisti di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese’; La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche (pag 161-164) ‘Gli abbozzi iniziali del concetto di tecnocrazia sono stati introdotti per la prima volta da alcuni studiosi come Henri de Saint-Simon, Auguste Comte e Max Weber, che hanno interpretato i cambiamenti delle élites politiche come il risultato di un rapido sviluppo scientifico e tecnologico; nei loro scritti, essi osservano che una moderna società industriale è guidata da un gruppo di nuove élites composte da ingegneri, scienziati, tecnici esperti e industriali, dotati delle conoscenze tecniche e delle abilità che li rendono capaci di trovare soluzione a problemi sociali. Le caratteristiche della tecnocrazia pura sono descritte nelle opere di Saint-Simon e dei suoi discepoli, nelle quali si sostiene che la società nel suo complesso si è evoluta ed è controllata grazie al sapere tecnico o al metodo scientifico. Sulla stessa linea Weber (2) ha preconizzato l’affermazione dei tecnocrati – intesi come professionisti formati nel campo delle scienze tecniche – nella società moderna, dove un potente apparato burocratico esercita il controllo sulla conoscenza e le abilità tecniche (3). Il termine “”tecnocrazia”” è stato coniato nel 1919 da William Smith ed è divenuto di uso comune negli Stati Uniti in risposta alla Grande depressione (4). Howard Scott, uno dei fondatori del movimento sociale tecnocratico, sosteneva che i problemi socio-economici del mondo moderno potevano trovare una soluzione soltanto con l’applicazione dei metodi derivati dalle scienze naturali e applicate. Perciò, le prime teorie sulla tecnocrazia sono derivate dall’idea che i moderni problemi causati dal rapido sviluppo delle tecnologie avrebbero potuto essere attenuati soltanto da strumenti tecnologici e forme di governo più avanzate, che presumibilmente avrebbero permesso di far fronte a qualunque tipo di esigenza. In seguito, molti studiosi previdero l’avvento della “”società tecnologica””, della “”società post-industriale”” e della “”nuova era tecnocratica””, nelle quali il nuovo gruppo di élite, composto anche da scienziati, matematici, economisti e ingegneri esperti delle nuove tecnologie, sarebbe emerso per occupare una posizione di predomino nella società: Veblen (5) descrive un nuovo tipo di consorzio umano caratterizzato dallo sviluppo dell’organizzazione tecnica e dall’ascesa di gruppi dirigenti di tecnocrati, nel quale una classe rinnovatrice – formata da esperti industriali, ingegneri, chimici, mineralogisti e tecnici di ogni disciplina – è destinata a occupare le posizioni chiave e di responsabilità all’interno della società industriale; analogamente, Burnham (6) interpreta questo fenomeno come una rivoluzione manageriale in cui le élites tecnocratiche avrebbero rimpiazzato la vecchia classe capitalista per assumere il ruolo di gruppo di potere dominante all’interno della società. Bell (7), invece, sostiene che nella società post-industriale chiamata anche società basata sulla conoscenza – l’abilità e la formazione tecnica diventino la modalità di accesso privilegiata al potere. Nella sua teoria sulla “”società post-industriale””, la conoscenza tecnica rappresenta una componente di importanza sempre maggiore nell’assunzione di molti generi di decisioni politiche e strategiche, tanto che gli esponenti saliti alla ribalta sulla scena politica sono per lo più scienziati e ingegneri che abbiano conseguito titoli di studio avanzati in quei rami di specializzazione; per questo motivo, una società industriale all’avanguardia è governata da tecnocrati professionisti istruiti nel campo delle scienze e dell’ingegneria e investiti in ruoli dirigenziali. In tal senso, Bell definisce la tecnocrazia come «un sistema politico nel quale l’autorità di determinare le sorti dello stato appartiene ai tecnici dell’amministrazione e dell’economia» (8). Nell’ottica dei sostenitori della tecnocrazia, le trasformazioni delle classi dirigenti sono storicamente legate alla variazione dei bisogni funzionali di una società; quando, per esempio, la religione riveste un’importanza centrale all’interno della collettività, il clero costituisce un gruppo sociale di élite. Allo stesso modo, la competenza scientifica e tecnica – sotto la spinta incalzante della rivoluzione tecnologica – è diventata il requisito fondamentale nella società contemporanea per l’ingresso nei ristretti circoli dirigenziali. Secondo Gunnell (9), il progresso scientifico e tecnologico ha un’influenza decisiva sulla politica nell’età moderna per tre motivi: in prima istanza perché, dal momento che i provvedimenti politici vengono assunti sulla base di esperienze e conoscenze tecniche, i tecnocrati sono destinati necessariamente ad esercitare il potere politico, in seconda analisi per il fatto che, da quando la tecnologia è diventata una scienza autonoma, la politica interpreta un ruolo funzionale come fattore sistemico e strutturale; in terzo luogo perché il sapere scientifico e tecnologico dà vita a una nuova ideologia, che legittima e plasma in maniera specifica le forme di egemonia sociale’ [Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese; ‘La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche’ (pag 161-164)] [(2) M. Weber, ‘Economy and society’, Berkeley, University of California Press, 1992, trad. it. ‘Economia e società’, Milano, Edizioni di Comunità, 1961; (3) H.H Gerth, C.W. Mills, ‘From Max Weber: essays in sociology’, New York, Oxford University Press, 1946; (4) L. Cheng, L. White, ‘China’s technocratic movement and the world economic herald’, “”Modern China””, 17 (1991), pp. 342-388; (5) T. Veblen, ‘The engineers and the price system’, New York, The Viking Press, 1921, trad. it., ‘Gli ingegneri e il sistema dei prezzi’, in ‘Opere’, Id., Torino, Utet, 1969; (6) J. Burnham, ‘The managerial revolution’, Bloomington, Indiana University Press, 1941, trad. it, ‘La rivoluzione manageriale’, Torino, Bollati Boringhieri, 1992; (7) D. Bell, ‘The Coming of the Post-Industrial Society: a Venture in Social Forecasting’, New York, Basic Books, 1974; (8) Ivi, p 348; (9) J. Gunnell, ‘The Technocratic Image and the Theory of Technocracy’, “”Technology and Culture”” 23 (1982), pp. 392-416] Due secoli di ideologie sull’avvento della “”società tecnologica”””,”ECOA-024″
“GRANDI Roberto”,”Radio e televisione negli Stati Uniti. Dal telegrafo senza fili ai satelliti.”,”Contiene il paragrafo: – La radio e la Prima guerra mondiale (pag 34-), e il capitolo : – La radio e la Seconda guerra mondiale (pag 90-) “”La radio aggiunse grande flessibilità alla comunicazione terrestre durante la guerra, ma la domanda di una comunicazione stabile e segreta contribuì a far mantenere la supremazia al telefono e al telegrafo”” (pag 35)”,”EDIx-217″
“GRANDI Roberto RICHERI Giuseppe”,”Le televisioni in Europa. Tv etere, tv cavo, videogruppi, crisi innovazioni, involuzioni.”,”Roberto Grandi, nato a Bologna nel 1946 è assistente di sociologia alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna (1976).”,”EDIx-025-FV”
“GRANDJONC Jacques SEIDEL-HÖPPNER Waltraud WERNER Michael a cura”,”Wolfgang Strähl. Briefe eines Schweizers aus Paris 1835-1836. Neue Dokumente zur Geschichte der frühproletarischen Kultur und Bewegung.”,”Contiene dedica curatore SEIDEL-HOPPNER”,”MFRx-148″
“GRANDJONC Jacques”,”Une vie d’ exilé. Bert Andreas 1914-1984. Reperes chronologiques et activité scientifique.”,”Bert ANDREAS, studioso di MARX ed ENGELS, arricchisce nel corso degli anni la sua biblioteca personale. Nel 1944 ha circa 300 volumi. Nel 1946 acquista in una libreria dell’ Aia (Martinus NIJHOFF) un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’ per la somma di 1234 fiorini. Nel 1967 per assicurarsi una stabilità economica contatta varie istituzioni per una vendita ‘en viager’ (vendita in cambio di una rendita) della sua biblioteca che nel frattempo aveva raggiunto i 15 mila volumi.”,”MAES-030″
“GRANDJONC Jacques”,”Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842.”,”filologia filologia /filolo’d?ia/ s. f. [dal lat. philologia, gr. philología, propr. “”amore dello studio, della dottrina””]. – [insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti linguistici e letterari, spec. antichi: f. romanza] Espressioni: filologia testuale [scienza e tecnica della ricostruzione critica di un testo] critica del testo (o testuale), ecdotica…. “”Que ni Marx ni Engels n’emploient la formule de “”socialisme scientifique”” ou celle de “”wissenschaftlicher Sozialismus”” dans les années quarante et plus tard encore n’est pas pour surprendre étant donné que le terrain pouvait paraître entièrement occupé, depuis les platitudes sentimentales de Cabet jusqu’aux spéculations de la nouvelle philosophie allemande, contre lesquelles ils voulaient promouvoir une science révolutionnaire. C’est sans doute dans ce contexte que s’explique l’article anonyme de Carl-Ludwig Bernays rédigé en janvier 1847 à Paris sous l’infuence directe de la correspondance et des relations personnelles qu’il entretenait avec Marx a Bruxelles et avec Engels à Paris, et dans lequel il qualifie leur entreprise de “”wissenschaftlicher Kommunismus”” (1). A ce témoignage sur le vif correspond tout à fait le compte rendu ultérieur que Marx donne en 1860 dans ‘Herr Vogt’ sur leur activité théorique et pratique d’avant 1848 (…). Les formulations de ce brouillon de Marx sont reprises purement et simplement de celles de 1845-1847 (certaines même rappellent Henry Celliez); et si on devait avoir un doute, la référence de Marx à son livre contre Proudhon suffirait tout à fait à le lever. Quelques années plus tard paraissait la première version de l”Anti-Dühring’ (1876-1878) de Friedrich Engels, dont trois chapitres remaniés par l’auteur lui-même et traduits par Lafargue devaient constituer la brochure ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, parue d’abord en français en 1880 avec une préface rédigée par Marx et signée de Lafargue, puis en allemand en 1882 sous le titre ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft'”” [Jacques Grandjonc, Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842, 2013] [(1) Celliez, Devoir, p. 256-257] (pag 273-274)”,”SOCU-193″
“GRANDJONC Jacques KÖNIG Karl-Ludwig ROY-JACQUEMART Marie-Ange a cura”,”Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914.”,”””Dem internationalen Charakter blieb der Verein seit seiner Gründung treu: bis zur 48er Revolution unterhielt der CABV (Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins) enge Beziehungen zur SDF (44); er nahm auch Kontakte zu den emigrierten Polen, Italienern usw, und zu Chartisten-führern auf, was in Herbst 1844 zur Gründung der Gesellschaft der Democratic Friends of all Nations führte und ein Jahr später, nachdem Engels die Leiter des CABV u.a. mit dem linken Chartistenflügel, vor allem mit Julian Harney und Ernest Jones, in Verbindung gesetzt hatte, zur Gründung der Fraternal Democrats (45). Im Jahre 1846 wurde der CABV – die eigentliche Organisation des Bundes der Gerechten (später Bund der Kommunisten) – der Londoner (46) Partner des in Brüssel von Marx, Engels und Philippe Gigot ins Leben gerufenen Kommunistischen Korrespondenz Komitees (47). Dies führte u.a. zur Bildung des Bundes der Kommunisten, dessen 1. und 2. Kongreß im Juni und Dezember 1847 im Lokal des CABV stattfanden (48). Im September 1847 ließ der CABV die ‘Kommunistiche Zeitschrift’, das neugegründete Organ des Bundes der Kommunisten, drucken und am 29. Februar 1848 wurde im Verein “”beschlossen, das Geld für die Druckkosten des Manifestes aus der Gesellschaftskasse”” vorzuschießen (49). Die Mitglieder des CABV nahmen teil an den revolutionären Ereignissen auf dem Kontinent und viele von ihnen mußten 1849/1850 nach der Niederlage der Revolution wieder in London Asyl suchen. Die Mitte September 1850 eingetretene Spaltung des Bundes der Kommunisten in zwei Fraktionen (Willich-Schapper auf der einen, Marx-Engels auf der anderen Seite) führte zu einer vorübergehenden Krise im CABV, weil die Gruppe um Marx aus dem Verein austrat (50). In den späten 50er Jahren beteiligte sich der CABV an der International Association (1855-1859) und schloß sich im Januar 1865 der neugegründeten Internationalen Arbeiter-Association an (51). Damals wurden Marx und seine Londoner Freunde wieder Mitglieder des CABV (52), der nach wie vor ein verschärften Reaktion Ende der 70er Jahre und dem Inkrafttreten des Sozialistengesetzes 1878 gewann der CABV eine der Vormärz-situation vergleichbare Stellung in der deutschen Arbeiterbewegung (53)”” [introduzione, Einleitung in: Jacques Grandjonc Karl-Ludwig König, Marie-Ange Roy-Jacquemart, a cura, ‘Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914’, Trier, 1979] (pag 7-8)”,”INTP-082″
“GRANELLI BENINI Luciana”,”Introduzione alla demografia storica.”,”Famiglie nobili. “”Nonostante la morte di più del 20% dei figli, le cui nascite sono registrate, prima che raggiungessero la maturità, queste famiglie generavano ancora due-tre maschi adulti per ogni figlio sposato nella generazione precedente. Per le generazioni del Cinquecento e del Seicento, la dimensione media di una famiglia completata era del 4,63, considerando tutti i figli che si sposavano, e di 5,59 per quei figli sposati che sappiamo aver avuto dei figli. Ciò è simile o leggermente più grande di valori paragonabili per i maschi dei pari inglesi nello stesso periodo e proviene da una nascita ogni 25 mesi circa fino a che le coppie maritate continuavano ad avere figli. C’era sicuramente un numero sufficiente di figli maschi da estrarre dalle ‘borse’ per le cariche nelle magistrature di Firenze, per concorrere ai posti della burocrazia e della corte ducale, per entrare nell’Ordine di Santo Stefano, per possedere benefici ecclesiastici o per occuparsi anche di affari e di commercio. Ma la vitalità riproduttiva di una popolazione non dipende soltanto dalla consistente riproduzione di larghe famiglie. Se fosse così, anche considerando il numero dei figli che morivano durante l’infanzia, queste famiglie sarebbero presto traboccate dalle mura cittadine e sarebbero state costrette a cercare fortuna per tutta l’Italia e all’estero. Il numero dei nobili fu progressivamente limitato da altri fattori apparentemente collegati alla preservazione della condizione sociale e della ricchezza sotto il regime ducale.”” (pag 119-120)”,”DEMx-051″
“GRANERO Gianluigi”,”Bandiere e ciminiere. Industria, lavoro e lotte sindacali nel Vadese: 1940-1950.”,”R. Peluffo sindaco di Vado Ligure In bibliografia oltre alla Maiello e Gradilone vengono citati: – Nello Cerisola, Storia delle industrie savonesi, Casa editrice Liguria, Genova, 1964. – Idomeneo Barbadoro, Enciclopedia del sindacato, Tem editore, Milano, 1977″,”LIGU-134″
“GRANET Marie MICHEL Henri”,”Combat. Histoire d’un Mouvement de Résistance de juillet 1940 à juillet 1943.”,”STO Service de Travail Obligatoire”,”FRAV-133″
“GRANICK David”,”Il dirigente sovietico. Studio dell’uomo dell’organizzazione nell’industria russa.”,”David Granick, noto per i suoi studi sull’economia russa, ha insegnato alla Fisk University e al Carnegie Institute of Technology. La dimensione della burocrazia. “”Nell’industria americana, il numero, in costante aumento, del personale con funzioni amministrative o genericamente impiegatizie è imponente – e per molti preoccupante. Nelle attività manifatturiere e minerarie, considerate insieme per avere una possibilità di confronto con i dati russi, il numero delle persone che svolgono funzioni impiegatizie, è cresciuto ininterrottamente, durante l’ultimo mezzo secolo, rispetto a quello dei lavoratori manuali. Da un modesto 9 per cento nel 1899, è salito al 17 per cento con la fine della prima guerra mondiale, e al 29 per cento nel 1954. Più di un quarto, quindi, della mano d’opera americana nei settori manifatturieri e minerari è oggi impiegato nell’amministrazione del nostro tentacolare complesso industriale. …. finire (pag 177-178)”,”RUSU-276″
“GRANOU André”,”La bourgeoisie financière au pouvoir et les luttes de classes en France.”,”Dello stesso autore: ‘Capitalisme et mode de vie’, Editions du Cerf, Paris, 1972 Questo libro si iscrive nel quadro della riflessione ingaggiata dai lavoratori e le loro organizzazioni, in particolare all’interno della CFDT. Grafico. Rappresentazione delle classi sociali attraverso i delegati ai congressi del partito socialista (1973) e del partito comunista (pag 218)”,”FRAS-057″
“GRANT Michael”,”Il declino dell’impero romano.”,”GRANT Michael ha insegnato presso il Trinity College di Cambridge. Ha scritto varie opere sul tema (v. risvolto copertina) tra cui ‘The Civilizations of Europe’. Ha tradotto gli Anali di Tacito e brani delle opere di Cicerone. Crisi del diritto romano nel tardo impero. “”Se pensiamo a tutto questo, troviamo ridicolo, e insieme triste, un editto imperiale che ammoniva i governatori a non frequentare le case di piacere (non deverticula deliciosa sectetur). Una speciale parola di condanna va riservata ai giuristi del tardo impero. Uno dei documenti più importanti di quel periodo è il Codice di Teodosio, compilato nel 438 su ordine dell’imperatore d’Oriente Teodosio II. Consiste di sedici libri, contenenti una raccolta di decreti generali che risalgono fino a oltre cento anni prima. Il Codice si proponeva di eliminare le molte notorie ambiguità, incoerenze e contraddizioni di cui pullulavano le leggi esistenti. Esercitò la sua influenza sulla successiva legislazione germanica, ma fu rapidamente sostituito, nel sesto secolo, dal Codice di Giustiniano I. Come fonte d’informazione storica, tuttavia, rimane molto significativo. Offre una messe di notizie sulle condizioni degli imperi d’Oriente e d’Occidente in epoca tardo-romana. Ugualmente informativi sono certi editti di Teodosio II posteriori al suo Codice (esteso all’impero d’Occidente nel 447), e proclami d’imperatori occidentali dello stesso periodo e successivi, soprattutto Valentiniano III e Maggioriano. Ma questi regolamenti sono particolarmente istruttivi per motivi che i loro compilatori preferivano ignorare. Infatti molti dei documenti in questione, specie verso la fine dell’impero, sono intrisi di una violenza quasi isterica, rivelatrice di una confusione emotiva fra peccato e delitto del tutto mancante nelle classiche leggi romane delle epoche precedenti. Sir Samuel Dill, che scrive con estrema partecipazione alle sofferenze imposte a questi ultimi romani era convinto, non senza motivo, che siffatta prolungata legislazione repressiva fosse stata non soltanto un sintomo del crollo di Roma, ma anche una delle sue cause principali.”” (pag 159)”,”STAx-205″
“GRANT Ted”,”Russia, dalla rivoluzione alla controrivoluzione.”,”GRANT Ted Vsievold VOLKOV, l’autore della prefazione, ha lottato instancabilmente per la riabilitazione politica di suo nonno Lev TROTSKY Paragrafo pag 120: ‘Perché Trotsky non ha preso il potere?’ Il problema georgiano, il colpo di mano di Stalin nel partito georgiano e la reazione di Lenin, il suo tentativo di estromettere Stalin dalla direzione del partito (pag 111)”,”TROS-233″
“GRANT R.G.”,”Soldati. Prima parte. Uomini alla guerra.”,”Falange vs Legione “”Il modo oplita di combattere in falangi armate di lancia continuò a dimostrare il propriovalore fino a quando gli eserciti del mondo ellenistico non vennero a contatto col nascente potere di Roma, nel II secolo a.C. Nella decisiva battaglia di Pidna (168 a.C.), i romani si ritirarono deliberatamente attraverso un terreno rotto, causando il disordine degli inseguitori macedoni. La fanteria romana, armata di spade e giavellotti, fu quindi in grado di aprirsi un varco nella falange. Una volta che il combattimento fu portato a distanza ravvicinata la lunga sarissa divenne un inutile ingombro; gli opliti gettarono via le loro lance combattendo con le daghe, ma furono fatti a pezzi dalle spade romane. Era iniziata una nuova era del combattimento di fanteria”” (pag 21)”,”QMIx-226″
“GRANT R.G.”,”Battaglie sul mare. Seconda parte. 3000 anni di guerra navale.”,”””La Gran Bretagna entrò nella prima guerra mondiale con una chiara superiorità navale sulla Germania. La Royal Navy aveva 52 tra dreadnought, pre dreadnought e incrociatori da battaglia, contro 34 navi simili tedesche. Inevitabilmente la flotta tedesca era restia a prendere il mare e ingaggiare direttamente il nemico. Nemmeno i britannici potevano imbottigliare in porto il nemico, con un blocco ravvicinato, come nelle guerre napoleoniche, a causa della vulnerabilità delle navi da battaglia alle mine e ai siluri. Il controllo britannico degli ingressi nel Mare del Nord e della Manica era sufficiente per fermare il grosso del traffico nemico, ma non per impedire alle squadre tedesche di uscire dal porto per bombardare le coste inglesi. La strategia tedesca risiedeva nell’indebolire il nemico con saltuari affondamenti, fino a che i rapporti di forza non si fossero riequilibrati. La cautela del capo della Grand Fleet, ammiraglio Sir John Jellicoe, fece sì che questo non avvenisse. La sua determinazione nel mantenere intatta la flotta fu eguagliata solo dal desiderio del Kaiser Guglielmo di preservare le proprie costose navi. Dopo che il comando della flotta, nel gennaio 1916, fu preso dall’ammiraglio Reinhard Scheer, i tedeschi furono, per un certo periodo, più aggressivi, e nel maggio seguente i britaninci riuscirono ad attirare il nemico in una battaglia tra le flotte allo Jutland. La battaglia rivelò i difetti della Royal Navy, ed esempio molti dei suoi cannoni erano inferiori a quelli tedeschi, e i tedeschi proclamarono la vittoria in termini di navi affondate. Tuttavia fu una battaglia difensiva, combattuta da una flotta tedesca che fuggiva e per il resto della guerra le grandi navi tedesche raramente lasciarono i porti. (…) Ma il 1 febbraio 1917 quando, dopo lo Jutland, si era abbandonata l’idea di una grande battaglia di superficie, la marina tedesca riprese la sua guerra sottomarina senza restrizioni. La riluttanza della marina britannica ad adottare il sistema dei convogli portò a perdite di naviglio mercantile insostenibili, fino al maggio 1917, quando l’adozione dei convogli invertì il trend”” (pag 258-259)”,”QMIx-217-B”
“GRANT R.G.”,”Grandi battaglie. Seconda parte. Dal 1700 D.C. ai giorni nostri.”,”Testimoni di guerra. “”Ti infilavi la testa il più profondamente possibile in qualsiasi anfratto del terreno: potevi trovare un cratere di granata, oppurno no, ma dovevi appiattirti sul terreno durante questi spaventosi fuochi di sbarramento, che erano veramente terrificanti. Non pensavi che ne saresti uscito vivo. Prima c’erano gli scoppi, poi sentivi le granate fischiare mentre ti cadevano vicino. Un frammento di quelle granate ti avrebbe tagliato in due. Non puoi immaginartelo: ogni notte, ogni notte, ogni singola notte”” (Il soldato semplice W.G. Bell, Nono battaglione del Corpo d’armata Ciclisti, 1917) (pag 274) “”L’oscurità si alterna a una luce intensa come quella del sole. La terra trema e si scuote come gelatina… e chi è rimasto ancora in prima linea non riesce a sentire altro che il fuoco dell’artiglieria, i lamenti dei compagni feriti, i nitriti dei cavalli caduti e il battito martellante del proprio cuore, ora dopo ora, notte dopo notte. Anche nei brevi momenti di riposo i soldati esausti sono assillati dal ricordo di sofferenze inaudte. Non hanno modo di fuggire, non è rimasto loro più nulla se non la memoria degli orrori e la rassegnazione…Il campo di battaglia ormai non è altro che un enorme cimitero”” (Gerhard Gurtler, soldato tedesco ex studente di teologia di Breslavia, in una lettera scritta quattro giorni prima della sua morte, 14 agosto 1917) (pag 274) “”Era uno dei nostri, un fante; stava seduto a terra appoggiato a un gomito, con la giubba aperta. Per poco non vomitai: le sue interiora gli uscivano dallo stomaco ed egli cercava di spingerle per riportarle al loro posto. Quando mi vide disse: Finiscimi, amico, fallo per me. Sparami una pallottola, fallo per me. Avanti, te lo chiedo io… finiscimi! Aveva perso il suo fucile e quando non feci nulla iniziò a imprecare”” (R. Le Brun, soldato semplice della IV divisione canadese, 1917) (pag 275)”,”QMIx-239″
“GRANT R.G.”,”Aerei. La storia completa. Prima parte.”,”””Prima della guerra i progettisti tedeschi e francesi avevano scoperto che era possibile costruire un meccanismo a interruttore per bloccare la mitragliatrice ogni volta che una pala dell’elica si trovava sulla linea di fuoco. Raymond Saulnier, progettista del monoplano Morane-Saulnier, fu uno degli sperimentatori di questo interruttore, ma non riuscì a farlo funzionare correttamente. Fu così il progettista olandese Anthony Fokker a mettere a punto il primo ingranaggio a interruttore veramente efficace su uno dei suoi monoplani Eindecker. I Tedeschi utilizzarono le mitragliatrici che sparavano attraverso l’elica per tutta la durata delle ostilità. (…) La prima risposta efficace degli Alleati all’ingranaggio sincronizzatore fu l’installazione di una mitragliatrice sull’ala superiore dei biplani. (…)”” (pag 71) “”Dal 1916 i caccia furono fatti volare in gruppo, poiché così era richiesto dalle nuove tattiche di combattimento in formazione. Durante le battaglie di Verdun e della Somme, aviatori tedeschi e alleati combatterono aspramente per conquistare la superiorità aerea; le pesanti perdite subite da entrambi gli schieramenti nei combattimenti aerei rispecchiarono la guerra di logoramento a terra. Numericamente inferiori, gli aerei tedeschi rimanevano sul lato amico delle trincee, riuniti in unità consistenti, in grado quindi di conquistare la superiorità aerea in determinati settori del fronte. Parallelamente ai combattimenti sul fronte, andò intensificandosi la “”battaglia”” tra le industrie aeronautiche. L’incremento nella produzione dei motori e delle cellule fu spettacolare. Nel primo periodo della guerra i contratti militari consentirono alle piccole aziende di svilupparsi e diventare industrie di rilievo. La francese Nieuport, ad esempio, incrementò il suo giro d’affari da 285.000 franchi nel 1914 a 26.4 milioni di franchi nel 1916. Anche altre industrie, soprattutto aziende automobilistiche come Renault e Fiat, si cimentarono nella produzione di motori aeronautici ed aerei. L’espansione fu più forte in Gran Bretagna: la sua industria aeronautica, che al momento di entrare in guerra era poco sviluppata e dipendeva quasi completamente ai motori francesi, al termine del conflitto era la più grande al mondo e dava impiego a circa 270.000 operai. Afflitta da carenza di operai specializzati e da importanti materie prime, la Germania perse la battaglia per la produzione. Nel 1917 i Tedeschi non riuscirono a produrre neanche mille velivoli al mese mentre nello stesso periodo Gran Bretagna e Francia insieme ne producevano 30.000 all’anno”” (pag 74)”,”QMIx-241″
“GRANT Ted”,”The Unbroken Thread. The Development of Trotskysm over 40 years.”,”Sulla ‘reazione termidoriana’ contro Lenin e Trotsky in Russia (pag 63-64)”,”TROS-303″
“GRANT Ted”,”History of British Trotskyism.”,”Ted Grant emigrated to Britain from South Africa in 1934, where he joined the Marxist opposition within the independent Labour Party and later the Labour Party. In 1938 he helped found the Workers International League which later fused to form Revolutionary Communist Party, in which he was a leading figure. Since then, he has played a leading role in the Trotskyist movement, has is regarded as the principal theoretician of Trotskyism in Britain and Internationally. With an introduction and postscript by Rob Sewell, Acknowledgments, Introduction, Postscript, Biographical notes, foto,”,”TROS-060-FL”
“GRANT Edward”,”Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale.”,”Edward Grant docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University. Autore de ‘La scienza nel Medioevo’ (Bologna, 1997).”,”SCIx-009-FSD”
“GRANZOTTO Gianni”,”Cristoforo Colombo.”,”‘Colombo conosceva gli alisei? Conoscere significa sapere, e in mare si sa per ceto solo ciò che si è sperimentato. Nessuno fino allora aveva sentito quella mano invisibile spingere alle spalle per migliaia di miglia. (…) Quel che Colombo sapeva sugli alisei lo sapeva di prima mano, l’aveva appreso al tempo del suo lungo soggiorno a Madera e durante il viaggio in Guinea, entrambi in acque atlantiche e proprio all’altezza della fascia tropicale dove corrono quei venti. Ma si trattava soltanto di assaggi; di piccoli tutti alle soglie del corridoio degli alisei senza occasione di spingersi oltre (…). Colombo si industriò molto per conoscere la reale natura degli alisei. Ne aveva intravisto la straordinaria utilità, che ai suoi occhi doveva sembrare provvidenziale. Chiese, indagò, intuì. Soprattutto indovinò. L’intuizione fu la grande arma che consentì a Colombo di vincere, una specie d’arma segreta che gli altri non avevano, una ispirazione sorretta dal genio, similmente a ciò che accade alle prime piume dei pioppi nell’aria di primavera. Non hanno anch’esse un aliseo che le spinge alle spalle? Questo per rispondere che Colombo in effetti non conosceva gli alisei, non conosceva la loro estensione e non conosceva la loro continuità. Questo no. Ma li aveva fiutati, li aveva sentiti a portata di mano. Assai probabilmente Colombo sarebbe arrivato dall’altra parte dell’Atlantico anche se non ci fossero stati gli alisei. Il fatto di trovarli, di scoprirne l’esistenza, rese il suo viaggio molto più praticabile. Gli diede anche più sicurezza, il fattore principale della speranza. In tutta la traversata non fu mai travolto dai dubbi o dalle avversità, pur procedendo nell’ignoto verso mete sconosciute. Furono gli alisei a sostenere il suo coraggio, gli alisei che lo seguirono fedelmente fino all’arrivo ai quali altrettanto fedelmente egli si affidò. Aveva commesso molti errori nel calcolare la geografia del mondo. Ma in questa divinazione dei venti non sbagliò’ (pag 148-150) “”Nel Prologo al Don Chisciotte, Cervantes mette piuttosto in ridicolo chi compila bibliografie in calce alla propria opera (…)”” (pag 341)”,”ASGx-059″
“GRANZOTTO Gianni”,”Vojussa, mia cara. Diario di guerra.”,”Di famiglia friulana, Gianni Granzotto è nato a Padova. Ha trascorso la giovinezza a Bologna, dove si è laureato in lettere nel 1936 con una tesi su Italo Svevo (non senza scalpore per le implicazioni politiche che a quell’epoca l’argomento sollevava). Ma il giornalismo, i viaggi, la guerra lo allontanano subito dalla letteratura. Lo ritroviamo infatti inviato speciale di grandi giornali, corrispondente da Parigi e New York, commentatore di politica alla televisione, “”moderatore”” di celebri, memorabili scontri. Ha tenuto in seguito, varie, importanti cariche amministrativa: consigliere delegato Rai, amministratore di giornali, presidente della Federazione Editori e presidente dell’Ansa. Ha pubblicato vari libri. ‘Vojussa’ è il suo ultimo libro completato pochi giorni prima della morte avvenuta improvvisamente a Roma nel marzo 1985. “”Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa”” “”5 maggio. Non ho più voglia di scrivere questo diario. Siamo a Kalibaki da tre giorni, alloggiati nei locali dell’ospedale. Trascrivo ordini di battaglia, comunicati, elenchi di reggimenti e divisioni, altitudini di quote perdute, riconquistate, riperse, riprese ancora. È ciò che chiamiamo pomposamente “”Diario Storico””. E coloro che morirono? Solo cifre, percentuali. E coloro che hanno combattuto? Appena qualche nome di generale o il numero di un reparto. Gli altri erano foglie sugli alberi. Le foglie di Ungaretti, i soldati: “”Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie””. Le pareti dell’ospedale sono bianche. Di sera si passeggia, si chiacchiera svogliatamente, si ascoltano ritornelli alla radio. Da qualche sera Radio Belgrado, in tedesco, trasmette una canzone stravagante, quasi misteriosa. Ha il ritmo di una marcia militare, ma è stranamente lenta, addirittura languida. La canta una donna dalla voce rauca, come fradicia per il bere, istigatrice di chi sa quali peccati. Sembra una canzone per soldati; eppure ha il timbro d’una canzone d’amore. Che c’entra con la guerra? C’entra, perché è una canzone triste. Ha per titolo un nome di donna. Si chiama ‘Lilì Marlene’.”” (pag 116-117) La meccanica della paura. “”La prima cosa che la guerra mi ha fatto capire è il meccanismo della paura. Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa, non vedevo e non sapevo nulla di ciò che accadeva al di là di un tiro di fucile dalla mia tana. Avevo paura, come tutti. Cercai di rendermi conto di che natura fosse questo sentimento così istintivo, di dove esso scaturisse, come agiva, che cosa lo portava a scomparire d’un tratto così come d’un tratto era entrato in me. La guerra mi diede tutte le risposte che io cercavo. Mi insegnò che la paura è, a suo modo, una dottrina dell’esistenza, una disciplina da imparare. Quello che la guerra mi ha fatto intendere molto presto è che non bisogna mai temere di aver paura, nel senso che non si deve affatto vergognarsene, e nemmeno cercare di rimuoverla con un soprassalto di volontà quando essa sta per apparire. Tanto la paura viene lo stesso. Si deve fare i conti con lei; e i conti, prima di impratichirsene, si debbono provare e riprovare. Poi occorre saper convivere con la paura per evitare di esserne dominati. Convivere significa vivere insieme senza darsi troppo impaccio reciproco, anzi con un certo grado di disinvoltura. Sarebbe disastroso lasciarsi signoreggiare dalla paura. Si resterebbe schiacciati, le membra e la mente avvinte come nella stretta di un serpente, inerti e disarmati. Ma altrettanto, lo spregio del pericolo. La paura non si può sfidare. Chi crede che il dimostrarsi intrepido sia fare bella mostra di sé è soltanto un insicuro. La paura non si deve subirla né sfidarla. Ma semplicemente impararla, apprenderne le regole, la ‘consecutio’, i dettami. Si scoprirà che la lezione della paura è preziosa, equivale alla presenza costante di una vedetta al nostro fianco. Ci può non desiderare un guardiano incaricato di dare il segnale del pericolo?”” (pag 119-120)”,”QMIS-038-FGB”
“GRARE Frederic”,”Le Pakistan face au conflit afghan 1979-1985. Au tournant de la guerre froide.”,”Frederic GRARE è nato nel 1961. E’ dottore in relazioni internazionali presso l’ Institut universitaire de hautes etudes internationales de Geneve, lavora attualmente per il programma di studi strategici e di sicurezza internazionale (PESI). Ha pubblicato nel 1995: -Frederic GRARE, Le Tadjikistan à l’ épreuve de l’ independance, in collaborazone con Mohammed-Reza DJALILI e nel 1996: -Frederic GRARE, La Russie dans tous ses états-“,”PAKx-009”
“GRAS Christian”,”Alfred Rosmer et le mouvement revolutionnaire international.”,”2° Internazionale socialdemocratica, sindacalismo rivoluzionario tendenza internazionale, lotta di minoranza, ruolo in 3° internazionale, internazionali rosse, lotte in CGT e PCF, disfatta dei zinovievisti, IV internazionale ‘La rivolution proletarienne’, opposizione di sinistra, natura di classe dello Stato staliniano, voce operaia.”,”MFRx-081″
“GRASS Martin LITZELL Gunilla MISGELD Klaus a cura”,”The World in the Basement. International Material in Archives and Collections.”,”Saggi di Martin GRASS, Ulf JÖNSON Lucy VIEDMA Lars GOGMAN Stellan ANDERSSON Mats MYRSTENER Marie HEDSTRÖM. I rapporti tra i sindacati svedesi e quelli sovietici. “”I comunisti hanno dominato i sindacati nel corso degli anni 1920, e hnel 1927 venne firmato un accordo di mutuo aiuto tra i sindacati dei minatori svedesi e sovietici. Quando il testo dell’ accordo divenne noto, si scatenò una furiosa disputa all’ interno del sindacato, ed anche all’ interno della Landsorganisationen, LO (la Confederazione sindacale svedese). Questo scontro finì con il ritiro dell’ accordo e l’ espulsione dei membri sindacali comunisti. La visione negativa da parte di LO del movimento sindacale sovietico era molto evidente ed emergeva dal testo di due distinti rapporti del solo 1928, di Ivar Vennerstrom e Paul Olberg””. (pag 47)”,”MEOx-073″
“GRASS Martin in collaborazione con Hans LARSSON”,”Labour’s Memory. The Labour Movement Archives and Library 1902-2002.”,”Ritrovamento archivi della Socialdemocrazia tedesca (SPD) all’interno della LO – Swedish Trade Union Confederation, 1967 (foto pag 35)”,”MEOx-131″
“GRASS Günter”,”Il mio secolo. Cento racconti.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). “”1982. A prescindere dai malintesi che ha palesemente scatenato la mia citazione della «perfida Albione», sono più che soddisfatto riguardo alla perizia eseguita per i cantieri Howaldt e il reparto di tecnica navale della AEG di Wedel, intitolata ‘Conseguenze della guerra delle Falkland’, ance vista con gli occhi d’oggi. Infatti, ammesso che i due sommergibili della serie 209, consegnati all’Argentina dalla Howaldt e il cui sistema di siluri elettronici viene considerato ottimale, fossero riusciti al primo colpo a essere impiegati con successo contro la task-force inglese, ad esempio affondando la portaerei ‘Invincible’ e così pure il trasporto truppe ‘Queen Elizabet’ utilizzato al massimo della capienza, questo doppio risultato avrebbe avuto conseguenze devastati per il governo federale, nonostante il suo atteggiamento dichiaratamente positivo nei riguardi della doppia risoluzione della Nato (1) e prescindendo dall’ormai inevitabile cambio di cancelliere (2). «Armamenti tedeschi impiegati contro alleati della Nato!», si sarebbe detto. «Impensabile!», scrissi, facendo al tempo stesso notare che persino l’affondamento del cacciatorpediniere ‘Sheffield’ e della nave da sbarco ‘Sir Galahad’ causato da aerei argentini di provenienza francese non avrebbe ridotto la portata di un eventuale successo conseguito da sommergibili di produzione tedesca. Certamente sarebbe venuta alla luce in maniera palese quella germanofobia che gli inglesi celano solo a fatica. «Unni», ci avrebbero definiti. Per fortuna, allo scoppio della guerra delle Falkland uno dei sommergibili Howaldt, il ‘Salta’, era alla fonda con danni alle macchine, mentre l’altro, il San Luis, è sì entrato in azione, ma con un equipaggio non sufficientemente addestrato che, come doveva rilevarsi, non era in grado di manovrare il complicato sistema elettronico AEG per il comando dei siluri. «Così, – ho scritto nella mia perizia, – la marina britannica e anche noi come nazione ce la siamo cavata con uno spavento», tanto più che si agli inglesi che noi abbiamo sempre presente l’eroica prima battaglia delle Fallkand dell’8 dicembre 1914, quando la squadra navale tedesca dell’Asia orientale, fino a quel momento baciata dal successo sotto il comando del leggendario viceammiraglio von Spee, venne annientata dalla supremazia britannica”” (pag 243-244) [Günter Grass, ‘Il mio secolo. Cento racconti’, Einaudi, Torino, 1999] [(1) Nel dicembre del ’79 i paesi europei aderenti alla Nato decisero di aumentare, a partire dell’83, le loro dotazioni di missili a portata intermedia se l’Unione Sovietica non avesse smantellato il proprio sistema missilistico; (2) Nel 1982 Helmut Kohl subentrò a Helmut Schmidt]”,”GERQ-001-FMDP”
“GRASS Günter”,”È una lunga storia.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). Contiene Cronologia vita e opere di Theodor Fontane”,”GERQ-002-FMDP”
“GRASSI Fabio”,”Gramsci e la ‘critica’ della diplomazia ‘tradizionale’.”,”Il libretto è composto di due saggi il primo su GRAMSCI e il secondo su GIOLITTI”,”GRAS-012 ITQM-039″
“GRASSI Enrico”,”L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx.”,”””””Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza”” [K. Marx, Il Capitale]”” [(in) Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] “”Nei prezzi tutto si maschera data la differenza tra profitto e plusvalore, e si maschera non solo al capitalista ma anche all’operaio (1). E’ essenziale capire cosa si cela, a parere di Marx, sotto la maschera dei prezzi. La famosa “”trasformazione dei valori in prezzi di produzione””, non deve essere intesa, a nostro parere come se i valori si possano esprimere matematicamente in prezzi; è vero piuttosto che i valori hanno ora perduto la forma e il ruolo che possedevano nelle astrazioni del I libro, per assumere forma e ruolo di prezzi dato che questi ultimi ormai non sono più una diretta filiazione dei valori. Infatti i prezzi non rappresentano più la somma meccanica dei valori incorporati, vale a dire non sono la loro espressione monetaria ma piuttosto la loro metamorfosi. Nei prezzi, secondo Marx, i valori ci sono e non ci sono. Ci sono perché il lavoro crea valore e le merci sono lavoro oggettivato; non ci sono perché nei prezzi lavoro e valore non corrispondono. Marx osserva come per l’intervento del saggio generale di profitto: “”Sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato diverso da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (2). Mentre nel I libro si hanno provvisoriamente prima i valori-lavoro e poi i prezzi, come derivati, nel III invece, cioè nella realtà, si hanno prima i prezzi e poi i valori (3). Non si annulla in tal modo il I libro, se ne rovescia soltanto il rapporto. Se nel I libro era il lavoro sociale incorporato in una merce individuale, e come tale misurabile con esattezza, a formare il prezzo, nel III vediamo che la concorrenza ha sconvolto tutto, unificando i capitali individuali in un solo capitale sociale. Li ha così incatenati alla stessa sorte, trasferendo le differenze tra capitale e capitale, in relazione alla divisione del profitto, dall’ammontare della parte variabile all’ammontare del capitale complessivo e rendendo impossibile la misurazione individuale del valore e del plusvalore. “”La trasformazione – dice Marx – dei valori in prezzi di produzione, impedisce di vedere la base su cui si fonda la determinazione del valore… Il profitto gli appare [al capitalista] come qualcosa che rimane al di fuori del valore immanente della merce. A questa idea viene ora pienamente data conferma, solidità, struttura; poiché infatti, se si considera una particolare sfera di produzione, il profitto aggiunto al prezzo di costo non è determinato dai limiti della formazione di valore che in esso avviene, ma è invece determinato completamente al di fuori di essi”” (4). E’ opportuno ricordare tuttavia che Marx non nega mai la legge del valore-lavoro, anche se nel III libro essa è applicabile soltanto al capitale complessivo. Ciò che nel I libro sembrava valido per un singolo capitale ora è valido solo per il capitale nella sua totalità. In esso plusvalore e profitto coincidono e non coincidono: coincidono dal punto di vista della totalità, non coincidono nelle parti, poiché si distribuiscono in modo ineguale, parallelamente ai prezzi.”” (pag 33-34) [Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] [(1) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214; (2) K. Marx, cit., sec. R. Rosdolsky, op. cit., p. 432; (3) Si veda anche la prefazione di Engels al III Libro; (4) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214]”,”MADS-609″
“GRASSI Enrico”,”Forme storiche del capitale e metodo marxista.”,”Materiale anche derivato da una discussione con G. PALA “”Marx nelle opere giovanili non ‘rovescia’ ancora la dialettica hegeliana :..”” (pag 17) Intelletto e ragione “”Nella ‘Sacra famiglia’ [Marx] ritorna, con un certo assillo, la polemica contro l’astrazione degli hegeliani mascherati alla Bauer. La loro critica “”è e rimane – si legge nel testo – una ‘vecchia donna, l’avvizzita e vedova filosofia hegeliana, che imbelletta e ritocca il suo corpo rinsecchito fino alla più ripugnante astrazione, e fa l’occhiolino per tutta la Germania cercando un pretendente”” (15). A questo sfogo assai significativo vale la pena di affiancare quel passo in cui Marx, oltre a ribadire la sua avversione all’astrazione, inizia la polemica contro la ragione. “”Se io, – dice Marx – dalle mele, pere, fragole, mandorle, reali mi formo la rappresentazione generale “”frutto””, se vado oltre “” immagino”” che “”‘il’ frutto””, la mia rappresentazione astratta, ricavata dalla frutta reale, sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza ‘vera’ della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione ‘speculativa’ – che “”‘il’ frutto”” è la “”sostanza”” della pera, della mela, della mandorla, ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito , l’essenza della mia rappresentazione “”‘il’ frutto””. Io dichiaro allora, che mela, pera, mandorla, ecc. sono semplici modi di esistenza, ‘modi’ “”‘del’ frutto””. Il mio intelletto finito, sorretto dai sensi, ‘distingue’ certamente una mela da una pera e una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara questa diversità sensibile inessenziale e indifferente”” (16.). Un solo concetto, essenziale per la ricostruzione del metodo di Marx, va sottolineato in questa opera, assumendo un peso notevole nella polemica antispeculativa: è il concetto di intelletto in contrapposizione al concetto di ragione. Nell’introduzione abbiamo visto come per Hegel l”ordinario intelletto umano (o senso comune)’ fissa gli opposti nella loro separazione, mentre la ragione sorpassa queste “”determinazioni divisive””, mediandole. In questa disputa tra intelletto e ragione, risvolto filosofico della polemica tra opposizione reale e opposizione dialettica, Marx si schiera decisamente dalla parte dell’intelletto. A conclusione di una prima fase della discussione sulla questione ebraica, rimprovera a Bauer l’uso del metodo hegeliano; dicendo che: “”La filosofia ‘speculativa’, specialmente la filosofia ‘hegeliana’, doveva di necessità, per poter rispondere, tradurre tutte le questioni dalla forma del sano intelletto umano nella forma della ragione speculativa, e doveva trasformare la questione reale in una questione speculativa”” (17). La ragione dialettica (o “”speculazione ubriaca””) ha la funzione di trasferire la vita reale nel mondo rasserenato dell’Idea, in una sorta di allegoria pacificatrice, in cui le opposizioni in lotta trovano uno stabile equilibrio. L’intelletto però non si caratterizza per essere soltanto l’altro dalla ragione speculativa, ma anche per l’adesione al materialismo. ‘Intelletto, materialismo e opposizioni reali’ sono, per il giovane Marx, l’uno la proiezione degli altri. Dalle pagine sul materialismo anglo-francese è possibile capire che la fonte di questa sua tematica non è Kant, come per anni si è detto in Italia, ma la polemica antimetafisica di Descartes e Locke, di Lamettrie e Helvetius, di Condillac e Bayle. “”Con la dissoluzione scettica della metafisica, – dice Marx – ‘Pierre Boyle’ non ha preparato solo la diffusione in Francia del materialismo e del sano intelletto umano”” (18). Anche Locke aveva dato un notevole contributo alla dissoluzione della metafisica quando “”aveva posto le basi della filosofia del bon sens, del sano intelletto umano, cioè aveva detto, per via indiretta, che non si dà alcuna filosofia separata dai sani sensi umani e dall’intelletto basato su di essi”” (19). Dovranno passare vari anni prima che Marx riesca a gettare le basi di una nuova teoria della conoscenza, che sappia distinguere, all’interno del materialismo, l’astrazione dal semplice riflesso della sensibilità nel pensiero”” [Enrico Grassi, Forme storiche del capitale e metodo marxista, 1979] (pag 19) [(15) ‘La sacra famiglia’, cit, p. 23; (16) Ivi, p. 71; (17) Ivi, p. 118; (18) Ivi, p. 167; (19) Ivi, p. 170 e p. 187]”,”TEOC-619″
“GRASSI Davide”,”La democrazia in America Latina. Problemi e prospettive del consolidamento democratico.”,”Davide Grassi (1956-) ha conseguito un Ph.D. in Scienza della politica presso l’Università di Chicago e ha studiato negli Stati Uniti. Attualmente (1999) insegna nell’Università di Torino.”,”AMLx-003-FMB”
“GRASSI-ORSINI Fabio QUAGLIARIELLO Gaetano a cura”,”Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa, 1918 – 1925.”,”In appendice (a cura di ORSINA Giovanni): composizione gruppi parlamentari 1920, 1921, 1922; variazioni e compatezza gruppi parlamentari. Fabio GRASSI ORSINI è docente ordinario di storia dei partiti politici all’ Univ di Siena. Tra le sue opere: -Il tramonto dell’ età giolittiana nel Salento (LATERZA, 1973) -Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo, 1896-1915 (MILELLA, 1980) -Il colonialismo italiano da Adua all’ impero (LATERZA, 1981) Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991)”,”ITAD-012″
“GRASSO Marco ZINOLA Marcello”,”La strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia.”,”Marco Grasso, giornalista (1982) si occupa di cronaca giudiziaria e inchieste. Marcello Zinola, giornalista dal 1973 a ‘Il Lavoro’ redazione di Savona ha poi lavorato per le agenzie Agi e Ansa e vari quotidiani.”,”LIGU-001-FER”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917-1924.”,”Nella bibliografia cita la biografia di George Lansbury scritta da Raymond Postgate e quella di Arthur Henderson scritta da Mary Agnes Hamilton, l’ autobiografia di Philip Snowden e la ricerca ‘Socialism over Sixty Years: The Life of Jowett of Bradford’ di Fenner Brockway. La guerra russo-polacca vista da Londra. “”The Labour Party was pulled back to reality by the Prime Minister’s return from Spa. While admitting that the Polish invasion had been “”reckless and foolish””, Lloyd George contended that it provided no justification for Russia to destroy Poland as an independent nation. Great Britain could not fail to take an interest in Poland’s welfare, the Prime Minister said; under the League Covenant she was pledged to protect her independence. Article 10, inapplicable so long as Poland’s armies were advancing into Russia, was now introduced to condemn the reverse operation. Bolshevism, Lloyd George argued, could not be permitted to advance to the borders of Germany. These considerations, he explained, had led the Allies at Spa to commission Great Britain to deliver a note to Russia requesting an immediate armistice.”” (pag 101)”,”MUKx-150″
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917 – 1924.”,”Stephen Richards Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Foreword, Introduction, Bibliographical Note, Index, Harvard Historical Monographs”,”MUKx-018-FL”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”Kissinger ritratto di una mente.”,”Stephen Richards Graubard, nato nel 1024, è uno dei più autorevoli studiosi statunitensi di storia contemporanea e di scienza politica. Titolare della cattedra di storia alla Brown University.”,”BIOx-081-FL”
“GRAUDENZ Karlheinz SCHINDLER Hanns-Michael”,”Die deutschen Kolonien. Über 100 Jaher Geschichte in Wort, Bild und Karte.”,”Dokumentation und Bildmaterial Hanns Michael SCHINDLER.”,”GERx-058″
“GRAUR Mina”,”An Anarchist “”Rabbi””. The Life and Teachings of Rudolf Rocker.”,”Mina GRAUR è Research Fellow al Ben-Zion Dinur Institute for Research in Jewish History alla Hebrew University di Gerusalemme e presso il Jabotinsky Institute di Tel Aviv. E’ studiosa dei movimenti radicali e dell’ anarchismo ebraico, del giornalismo Yiddish e della storia dell’ eugenetica.”,”ANAx-097″
“GRAVE Jean a cura di Mireille DELFAU”,”Quarante ans de propagande anarchiste.”,”GRAVE era un uomo dal carattere difficile reso ancora più aspro dalla vita militante e dalle sue delusioni. La sua timidezza, la sua assenza totale di talento oratorio lo condanneranno per tutta la vita a chiudersi in se stesso e certamente a soffrire. Per la sua intransigenza dottrinale – era il ‘papa dell’anarchia’ – si urtò con quelli che nel movimento non la pensavano come lui, anche con i suoi collaboratori e amici. Quando GRAVE cominciò a scrivere queste memorie, aveva visto l’affondamento della 1° GM e passato la sessantina. Quando le terminerà, dieci anni dopo, egli viveva solo avendo rotto anche con gli ultimi amici, il dottor PIERROT e Paul RECLUS che lo collegavano ancora al grande periodo della sua vita, precendente al 1914, quello di Elisée RECLUS e Pierre KROPOTKINE. Le sue memorie risentono di questi rapporti.”,”ANAx-017″
“GRAVES Robert”,”Belisario. Romanzo.”,”Robert Graves (Londra 1895 – Majorca 1986) ha scritto romanzi, saggi critici e poesie.”,”VARx-005-FC”
“GRAVETT Christopher”,”Hastings 1066. La caduta dell’ Inghilterra sassone.”,”””La principale differenza tra l’ armamento inglese e quello normanno risiedeva nel fatto che gli inglesi usavano l’ ascia””. (pag 31) “”I normanni mantennero in vigore le migliori istituzioni anglo-sassoni: il governo, il sigillo reale, il mandato del sovrano, le numerose zecche che producevano monete di buona qualità. Le terre di quegli inglesi che erano morti o fuggiti furono assegnate prevalentemente ai normanni e ai loro alleati, specialmente bretoni e fiamminghi. Costoro guadagnarono posizioni influenti nella gerarchia ecclesiastica, costruirono castelli e magnifiche cattedrali di pietra. Gli inglesi erano considerati degli inferiori, ma la loro lingua sopravvisse a causa del gran numero di persone che continuava a parlarla. La cultura locale assorbì l’ efficienza normanna, una nuova dinastia salì al trono e l’ Inghilterra fu costretta a guardare al continente più che alla Scandinavia. Guglielmo morì nel 1087 per le lesioni interne subite durante la repressione di una rivolta a Mantes, nel Vexin, all’ altezza dei confini normanni. I suoi discendenti videro la graduale separazione dell’ Inghilterra dalla Normandia, mentre si sviluppava una razza indigena anglo-normanna.”” (pag 90) ISC1L-11″,”QMIx-143″
“GRAVETT Christopher”,”La guerra d’ assedio nel medioevo.”,”La diplomazia e il fattore sorpresa nella guerra d’ assedio. “”Spesso, tuttavia, la sorpresa scaturiva dal tradimento, che talvolta si manifestava sotto forma di un semplice rifiuto al rispetto del codice cavalleresco, come quando il conte angioino Geoffrey Martel fu ferito ad un braccio da un arciere, sulle mura, mentre stava discutendo le condizioni di pace durante un incontro davanti a Candé nel 1106. La ferita causò in seguito la morte.”” (pag 28)”,”QMIx-144″
“GRAWITZ Madeleine”,”Bakounine.”,”GRAWITZ è nata a Marsiglia, agrégée di diritto pubblico, ha insegnato alla facoltà di diritto di Lione prima di essere eletta professore di scienze politiche alla Sorbona (Paris-I). Direttore onorario dell’ Institut de formation syndicale di Lione ha pubblicato libri di scienze sociali, scienza politica e psicologia politica.”,”ANAx-099″
“GRAY Randal”,”Kaiserschlacht 1918. L’ ultima offensiva tedesca.”,”1918. “”La storia ufficiale britannica (1937) riporta un totale di perdite subite da Haig di 177.739 uomini, di cui 72.000 furono fatti prigionieri, almeno un terzp di questi erano feriti o gasati. Questi numeri equivalgono a una media giornaliera di 11.000 uomini tre volte quella della campagna della Somme del 1916. (…) Nessuna delle 30 divisioni di fanteria originali di Haig perse meno di 1.950 uomini, che corrisponde circa al 20 per cento. (…) Le perdite francesi ammontarono a circa 77.000 sulle 20 divisioni impiegate nel combattimento, indice di duri combattimenti. (…) Materialmente gli Alleati avevano perso 1300 cannoni, per la maggior parte britannici; 2000 migtragliatrici britanniche prese (…); circa 200 carri armati (tutti britannici); un imprecisato numero di autoblindo; decine di migliaia di cavalli; sedici campi d’ aviazione; e oltre 400 velivoli britannici senza contare un elevato ma imprecisato numero di aerei francesi.”” (pag 88)”,”QMIP-048″
“GRAY Alexander”,”The Socialist Tradition. Moses to Lenin.”,”L. Blanc, la questione del risparmio operaio, delle casse di risparmio. “”For all this evil Louis Blanc naturally claims that there can be only one remedy, that, namely, devised by Louis Blanc – in other words, a ‘saine organisation du travail’. His rather disgruntled frame of mind, his instinctive abhorrence of all moderation despite contrary professions, are well seen in his attitute towards the proposals of other well-meaning reformers. Take, for example, the whole question of savings and the estabilshment of Savings Banks as a means of raising the worker. Had Blanc been content to say that it is rather futile to expect savings from a worker, living under the harsh dispensation of the Iron Law of Wages, he would merely have been expressing the reasonably defensible. But, remembering that whatever is, is wrong, Louis Blanc must still be talking. What are these Caisses d’Epargne anyhow? Their deposits are only in part the fruit of honest labour. They are blind receivers of illicit profits: they receive -indeed after encouraging them – all who present themselves, ‘from the servant who has robbed his master to the courtesan who had sold her beaty’.”” (pag 223)”,”SOCU-144″
“GRAY Ezio M.”,”Il Belgio. Sotto la spada tedesca. Guerra senza sangue. L’invasione tedesca in Italia.”,”Nell’Europa politica dell’estate 1914, pacifismo ed armamenti erano nella loro efficenza massima. La vertigine dell’armarsi afferrava tutti i popoli: quelli che traevano dalla popolazione esuberante innumeri riserve militari e quelli che alla crisi di popolazione dovevano rimediare con la forma più ampliata e più redditizia del servizio militare; quelli che dovendo essere fortissimi sul mare dovevano anche impedire che chiunque altro spostasse il loro rapporto di superiorità e quelli che arrivando tardi nel campo della politica navale e coloniale volevano raggiungere gli altri compiendo ad enormi sbalzi ciò che altrove si era ottenuto con progressione uniformemente accelerata; quelli cui i cingressi diplomatici o le guerre sfortunate avevano tenuto incompleta o rapito violentemente l’unità nazionale e quelli che del problema di nazionalità proclamavano necessità e limiti oltremodo ampi per coonestare veri e propri tentativi di egemonia europea o mondiale.”,”QMIP-028-FL”
“GRAYLING A. C.”,”Il significato delle cose.”,”Grayling è professore alla University of London ed è un divulgatore assai noto in Gran Bretagna. Scrive sul Guardian, Financial Times, Literary Review e Times Literary Supplement. “”Il significato delle cose non sta nelle cose in sé, ma nel nostro atteggiamento verso di esse”” (Antoine de Saint-Exupéry)”,”FILx-026-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’ Università di Roma.”,”La concezione marxista del mondo e della società, teorie socialiste prima e dopo MARX, criticabilità della parte economica del marxismo, funzione valore di scambio, sopralavoro, macchine e conflitto imprenditori-consumatori, valore nella teoria marxista, plusvalore.”,”TEOC-067 MADS-241″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”””Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’ Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva un due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo tra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere””. (pag 50) “”In esse il grande economista (Vilfredo Pareto, ndr) esponeva alcune idee che mi sembrano molto importanti e che si possono riassumere così: 1. La scienza deve studiare i fatti, niente altro che i fatti. 2. Il valore non è un fatto reale, ma un concetto aprioristico ed arbitrario, introdotto da certi economisti per dati scopi. 3. Il solo fatto reale sono i prezzi. 4. Per progredire l’ Economia deve considerare i prezzi, non il valore””. (pag 66) “”Ricordo che, secondo certi articoli di Bevione sulla “”Stampa””, la Libia avrebbe risolto radicalmente il problema… della sovrapopolazione italiana. Sarebbe stato necessario controbattere queste menzogne con un corredo maggiore di conoscenze geografiche ed agricole. Il pubblico ama immensamente i fatti concreti. Mi ricordo che quando nelle mie conferenze antilibiche mi servivo dell’ ingrandimento di una carta geografica per dimostrare tra l’ altro che nella ricchissima Tripolitania non esistevano veri e propri fiumi, l’ interessamento e la meraviglia degli ascoltatori raggiungevano il diapason””. (pag 100) “”Un errore comune ai neutralisti di tutte le specie – errore che spiega in gran parte il loro stesso atteggiamento – fu quello di giurare sino all’ ultimo momento nella vittoria della Germania. Suggestionati da un quarantennio di predominio tedesco, essi ignoravano la potenzialità industriale degli Stati Uniti e non comprendevano il peso decisivo di un tale elemento in una guerra di anni. Ebbi occasione di oppormi varie volte a questa credenza, ma sempre inutilmente. Nessuno riconosce volentieri i propri errori, ma in nessun campo l’ amor proprio è così tenace come in politica”” (pag 106). 1893. “”Nel corso di una seduta drammatica l’ On. Giolitti dovette dimettersi da Presidente del Consiglio. Parve liquidato per sempre. Pochi anni dopo, per la sua abilità e l’ altrui smemoratezza, egli doveva ridiventare il padrone del paese.”” (pag 45)”,”MITS-203″
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Teoria ricardiano-marxista. “”Non meno gravi sono gli errori del Marx nel concepire l’ influenza del costo di produzione sul prezzo d’ equilibrio. Anche facendo astrazione dalle profonde differenze che esistono fra le nostre opinioni e quelle di Marx su ciò che si deve intendere per costo di produzione e sul fatto che questo costo non è la “”causa”” del valore, ma solamente – e non sempre – una delle sue condizioni certo molto importanti; un’ altra circostanza occorre chiarire, ed è che l’ influenza del costo di produzione sul prezzo dei beni in quantità variabili non è né così diretta nè così continuativa come apparirebbe dalla dottrina Ricardiano-Marxista.”” (pag 290)”,”TEOC-316″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”GRAZIADEI Antonio Antonio Labriola. “”Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo fra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere. Figlio di un modestissimo agente di prefettura, aveva seguito da giovane la Destra storica; avevo subito come i migliori intellettuali napoletani dell’epoca l’influenza dello Spaventa, ed aveva studiato i più grandi filosofi, dai greci ai tedeschi più recenti. A suo onore, egli considerava che la professione della filosofia dovesse tramutarsi in abito morale. Per questo, malgrado gli eccessi del carattere – ebbe sempre alto il senso della dignità e della responsabilità. Durante la dolorosa malattia che doveva portarlo alla tomba, raggiunse le altezze dello stoico. Dal punto di vista della teoria, egli era molto superiore agli altri socialisti italiani.”” (pag 50-51)”,”MITS-394″
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma.”,”Cancellare seconda collocazione in scheda Teoc-067 2° copia fondo Scucchia (in alcune pagine sue note manoscritte Teoria valore e teoria del plusvalore. “”La teoria del valore seguita dal Marx rappresenta dunque una speciale elaborazione delle dottrine appartenenti a quella scuola classica inglese, di cui il Ricardo fu il pensatore più profondo. Cadono in un gravissimo errore storico, quei marxisti i quali parlano come se la concezione del valore-lavoro fosse stata creata dal Marx di sana pianta. Nella sua prefazione all’edizione 1884 della “”Miseria della filosofia””, Federico Engels, polemizzando contro il Rodbertus che si riteneva plagiato dal Marx medesimo, scrive: “”Rodbertus crede così incomparabili le sue scoperte, che non gli viene neppur in mente che Marx abbia potuto da sè solo trarre da Ricardo le sue conclusioni””. Come è implicito in queste parole dello stesso Engels, l’originalità del Marx non sta nella teoria del valore-lavoro, ma nel fatto che di tale teoria egli si è servito per giungere alla dottrina del plusvalore”” [Antonio Graziadei, Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma, 1947] (pag 114)”,”MADS-241″
“GRAZIADEI KABAKTCEFF BARATONO LAZZARI TERRACINI BALDESI VACIRCA SCHIAVELLO ABBO BORDIGA SERRATI TURATI MAZZONI BOMBACCI MARABINI CAVINA GENNARI, discorsi”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-21 gennaio 1921. Con l’aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’Italia.”,”Turati deforma il pensiero di Engels “”Noi siamo figli del Manifesto de 1848. Tutti! Soltanto noi siamo i figli di quel Manifesto, che accettiamo come una cosa che non si accetta come un dogma religioso, ma nel suo spirito, ponendolo nel suo tempo, integrandolo con le revisioni, i perfezionamenti, gli sviluppi che i tempi consigliano e che gli stessi autori e i più autorizzati interpreti del loro pensiero hanno solennemente consacrato nella dottrina. Io citai a Bologna la celebre prefazione alle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx, prefazione del suo continuatore più autorizzato, del suo, non dico braccio destro, ma cervello destro, di Federico Engels, in cui, dopo quasi mezzo secolo dal “”Manifesto dei comunisti””, se ne faceva dai più autentici interpreti la revisione confessando come, non per gioventù di uomini, ma per giovinezza del Partito nel tempo essi avessero sopravalutata la possibilità insurrezionale, avessero creduto a ciò che non volevano più. E la potete vedere, questa citazione, negli opuscoli che l’hanno diffusa: è una vera sconfessione del culto della violenza; ed essi confessano che si erano ingannati, che la storia li ha completamente smentiti, e che essa dimmostra come le classi che detengono il potere hanno più paura dell’azione legale del proletariato che dell’azione illegale e dell’insurrezione”” (pag 327) (dal discorso di Turati, seduta pomeridiana del giorno 19) Nell’ordine del giorno sono previste le relazioni di BORDIGA BIANCHI PIEMONTE VITTORE ANGELI GRAZIADEI GRAMSCI COLOMBINO SERRATI TREVES RIBOLDI CAMPANOZZI FILIPPETTI PASTORE BOMBACCI”,”MITS-431″
“GRAZIADEI Antonio, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Scritti scelti di economia.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”ECOT-203-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”TEOC-123-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura; testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI”,”L’ economia italiana: 1945-1970.”,”testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI. “”Ora in generale si può ritenere che, per ottenere una maggiore produttività, sarebbe stato necessario far luogo a un maggiore rapporto capitale-lavoro (intensità di capitale) e, quindi, a parità di incremento di occupazione, a maggiori investimenti complessivi. E qui sorge una prima, importante, questione. Si potrebbe essere indotti a ritenere che il grado di intensità di capitale conseguito nella realtà sia l’ esatto riflesso di una situazione in cui le convenienze all’ investimento erano determinate da una “”relativa abbondanza”” di lavoro e una “”relativa scarsità”” di capitale (…)””. (pag 299)”,”ITAE-133″
“GRAZIANI Augusto”,”Teorie e fatti economici.”,” Sulle relazioni tra gli studi economici in Italia e in Germania nel secolo XIX. (pag 117) “”Tuttavia non mancano singole relazioni, che pure hanno il loro rilievo. L’ Hermann nelle sue Staatswirtschaftliche Untersuchungen cita, or consentendo or dissentendo, l’ opera del Gioia: Nuovo prospetto delle Scienze Economiche e particolarmente si accosta alle conclusioni dello scrittore italiano nell’ analisi del valore corrente dei beni””. (pag 118) “”Uno dei più valorosi discepoli del Romagnosi, il Cattaneo, negli Annali universali di statistica del 1834 dedica al Deutsche Zollverein, un primo studio, nel quare ricorda i precedenti di quel trattato doganale fra l’ alta e la bassa Germania ed il contenuto fondamentale dei patti conclusi nel 1833″”. (pag 119)”,”ECOT-110″
“GRAZIANI Augusto”,”Sviluppo economico e produttività del capitale.”,”Ricardo: tre leggi fondamentali che regolano lo sviluppo economico: 1. legge dei rendimenti decrescenti in agricoltura (in rapporto alle produzioni agricole, fertilità suolo ecc.) 2. l’ interdipendenza fra livello della popolazione e livello dei salari reali 3. l’ esistenza di un livello minimo, determinato dalle esigenze psicologiche della collettività, al di sotto del quale i salari reali non possono discendere (pag 107-108) Ricardo accetta senza discussione la legge di Say”,”ECOT-145″
“GRAZIANI Augusto a cura; SPAVENTA Luigi MONTESANO Aldo CASAROSA Carlo ONOFRI Paolo JAPPELLI Tullio SELAN Valerio MORCALDO Giancarlo VACIAGO Giacomo SALVEMINI Maria Teresa”,”La spirale del debito pubblico.”,”Carlo Casarosa, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Pisa. Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Tullio Jappelli, professore associato di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo. Aldo Montesano, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano. Giancarlo Morcaldo, Direttore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Paolo Onofri, professore ordinario di Programmazione economica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Maria Teresa Salvemini, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Valerio Selan, professore associato di Scienza delle Finanze nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Luigi Spaventa, professore ordinario di Istituzioni di Economia politica nella Facoltà di Scienze demografiche, Statistiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Giacomo Vaciago, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-056-FL”
“GRAZIANI Augusto”,”I conti senza l’oste. Quindici anni di economia italiana.”,”Testi, articoli scritti tra il 1980 e il 1996. Augusto Graziani nato a Napoli nel 1933 è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma. Studioso dello sviluppo economico italiano e del Mezzogiorno in particolare, della politica economica e della teoria della moneta, ha pubblicato tra l’altro: ‘L’economia italiana dal 1945 a oggi’ (1989), ‘La teoria monetaria della produzione’ (1994), e il manuale ‘Teoria economica’ in due volumi (1992-93).”,”ITAE-408″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Dalla ricostruzione alla moneta europea.”,”Augusto Graziani (Napoli, 1933) è professore di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e accademico dei Lincei. Ha molte pubblicazioni al suo attivo tra cui ‘L’economia italiana e il suo inserimento internazionale’, in ‘Storia dell’Italia repubblicana’ (Einaudi, 1996). Le privatizzazioni. La manovra delle privatizzazioni venne sostenuta dal governo come strumento volto a ridurre lo stock di debito pubblico (pag 200-) L’ ideologia delle privatizzazioni condusse alla riduzione progressiva del campo di attività dell’ Iri (pag 201-)”,”ITAE-409″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Estratto dal volume: “”L’economia italiana dal 1945 a oggi””.”,”Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-091-FL”
“GRAZIANI Augusto MESSORI Marcello, a cura, saggi di Bernard SCHMITT Élie SADIGH J.A. KREGEL Anna MARICIC Carlo BENETTI Jean CARTELIER Francesco FARINA Richard ARENA Michel DE VROEY Adriano GIANNOLA André ORLÉAN”,”Moneta e produzione.”,”Augusto Graziani professore ordinario di poltica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata.”,”ECOT-166-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura, Saggi di Marcello DE CECCO Riccardo PARBONI Giorgia GIOVANNETTI Giuliano CONTI”,”Il dollaro e l’economia italiana.”,”Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Universotà di Napoli. Giuliano Conti professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Marcello De Cecco professore ordinario di Politica economica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma. Giorgia Giovannetti ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Roma. Riccardo Parboni professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena.”,”ITAE-152-FL”
“GRAZIANO Luigi”,”La politica estera italiana nel dopoguerra.”,”GRAZIANO Luigi nato a Valenza Po nel 1939, laureato in economia e diplomato in Relazioni internazionali all’Istituto d’Etudes Politiques dell’Università di Parigi. Vive a Milano. Lavora all’ISPI (1968). Sul personale diplomatico italiano. “”Diversamente dalla Francia, ove l’Ecole Nationale d’Administration (scuola post-universitaria) è la via severa ed obbligata per accedere alle principali carriere amministrative, fra cui quella degli esteri, in Italia non esiste alcuna preparazione uniforme alla carriera. Taluni frequentano il centro di Bologna dell’Università americana Johns Hopkins, altri il Seminario dell’ ISPI, la maggior parte si prepara privatamente appoggiandosi spesso a Roma a professori esperti, fra l’altro, nell’intuire i possibili temi dei prossimi esami. Si aggiunga che specie in storia e in economia, per l’assenza di buoni testi italiani di sintesi, ci si avvale generalmente di opere straniere, ad esempio il Duroselle per la prima ed il Samuelson per la seconda””. (pag 33) Mancata epurazione. “”Leggendo gli elenchi del personale del 1957 e di fronte al recupero spettacolare di diplomatici prefascisti, si ha l’impressione che almeno sotto tale profilo la Repubblica sia venuta invano. Riportiamo dal Kogan (op citata, tabella n. 6, pag. 165) il seguente prospetto: ‘Anno di entrata nel servizio esteri dei funzionari di carriera (in servizio nel 1957). Ambasciatore: Prima del 1940: 11 Dopo il 1948: 1 Totale: 12 (…) Tutti i gradi (totali) Prima del 1940: 308 Dopo il 1948: 183 Totale: 491 (Fonte: Ministero degli affari esteri, Elenchi del personale, 1958)’. In altri termini negli anni ’50 praticamente tutte le ambasciate e le direzioni generali dell’amministrazione centrale erano nelle mani di diplomatici entrati in carriera al tempo del regime fascista””. (pag 35-36)”,”ITQM-176″
“GRAZIANO Luigi BERTA Giuseppe KELIKIAN Alice VANGELISTA Chiara SALVADORI Roberto Giuliano CARMAGNANI Marcello MANTELLI Giovanna D’AROMA Antonio MARTINOTTI DORIGO Stefania SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora MATTIOLI Raffaele”,”Bentley e la scienza politica comportamentista (Graziano); Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860) (Berta); Industria e sindacalismo a Brescia: dalla mobilitazione industriale alla legge sindacale (Kelikian); Immigrazione, struttura produttiva e mercato del lavoro in Argentina e in Brasile (1876-1914) (Vangelista); Il Cile nella pubblicistica e negli studi italiani (Salvadori); Fonti quantitative italiane relative all’emigrazione italiana verso l’America Latina (1902-1914). Analisi critica (Carmagnani e Mantelli); Lettere di Luigi Einaudi a Pasquale D’Aroma (1914-1927), (Antonio D’Aroma e Martinotti Dorigo); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi, a cura).”,” “”Per sostanziare tale ideologia liberistica, Wilson (a) chiamò a collaborare con lui uomini come William Nassau Senior, Herbert Spencer, Thomas Hodgskin, che furono così i portavoce dell’etica produttivistica delle ‘middle classes’ (6). Il liberismo non era comunque destinato a rimanere una componente minoritaria del sistema politico inglese. L’abolizione dei dazi granari nel 1846 segnò il trionfo dell’ Anti-Corn Law League e del partito di Cobden e Bright e l’inizio di quel che Marx avrebbe chiamato «il Millennio liberoscambista» (7), mentre nel 1851 la Great Exhibition di Crystal Palace e la visita della regina Vittoria nel Lancashire misero definitivamente in luce che i gruppi capitalistici e industriali erano divenuti forza determinante nella gestione dello Stato (8). Con la sua ascesa al vertice dello Stato, la classe politica liberale vedeva necessariamente mutare anche il proprio rapporto con le forze sociali che erano escluse dal potere ed esercitavano verso di esso una pressione esterna. Veniva a mutare, in particolare, il rapporto con la classe operaia, di cui non si poteva più cercare l’appoggio sul terreno politico, rigettandone al contempo le rivendicazioni economiche. Il declino del movimento cartista aveva avuto la conseguenza di dare impulso all’espansione e al consolidamento dell’unionismo operaio, che aveva ormai conquistato, alla metà del secolo, un’autonoma rilevanza con cui la classe dirigente doveva fare i conti. Il suo progetto di governo venne non poco turbato dai problemi inerenti alla legittimità della mediazione sindacale nella contrattazione con i lavoratori e alla compatibilità delle Trade Unions con l’ordinamento economico e civile liberale. Non dovette essere facile per la classe dirigente passare, nel giro di pochi anni, da un rifiuto incondizionato dell’organizzazione operaia a un riconoscimento cauto ma effettivo della sua funzione positiva. Fatto sta che dal travaglio cui andarono sottoposte le relazioni industriali negli anni cinquanta uscì soltanto sconfitto il dottrinarismo liberistico più schematico, ed emerse quel tipico pragmatismo che avrebbe guidato di lì alla fine dell’Ottocento le scelte della classe politica liberale in materia di questioni di lavoro. Questo processo storico, che può essere a pieno titolo descritto come una fase progressiva di «liberalizzazione» (9), ebbe una rappresentazione fedele nei commenti e nelle riflessioni che l’«Economist» dedicò ai fenomeni dell’unionismo operaio e degli scioperi”” (pag 131-132) [Giuseppe Berta, ‘Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860)’], (in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, vol. IX, 1975, stampa 1976] [(a) James Wilson fondatore de ‘The Economist’ (primo numero 2 settembre 1843); (6) Cfr. H. Scott Gordon, arti.cit., passim.; (7) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1956, vol. I, t. 3, p. 100; (8) Cfr. R. Boyson, ‘The Ashworth Cotton Enterprise. The Rise and Fall of a Family Firm, 1818-1880’, Oxford, 1970, p. 228; (9) Cfr. J. Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution. Early Industrial Capitalism in Three English Towns’, London, 1974, cap. 7]”,”ANNx-008-FP”
“GRAZIANO Luigi”,”Clientelismo e sistema politico. Il caso dell’Italia.”,”L. Graziano (Valenza Po, 1939) ha studiato a Roma, all’Istituto di Studi politiic di Parigi e a Princeton dove ha conseguito il Ph.D. in scienza politica. E’ stato poi professore incaricato di politica comparata nella Facoltà di Scienze politiche di Torino. E’ autore tra l’altro di ‘Bentley e la scienza politica comportamentista’ (1975).”,”ITAP-013-FMB”
“GRAZIOLI Stanislao a cura”,”Giolitti e la nascita dei partiti italiani.”,”””Nel marzo del 1914 il partito radicale, dove ormai preponderava la Sinistra, uscì dal governo. Giolitti aveva ancora la maggioranza, ma preferì dimettersi, secondo il suo vecchio metodo di lasciare il potere nei momenti difficili. Tutti prevedevano che sarebbe rientrato al governo dopo una vacanza di pochi mesi. La successione andò a Salandra, uomo della Destra. Anche il suo governo si reggeva sulla maggioranza controllata da Giolitti, ed assumeva così i caratteri di una vera e propria luogotenenza. Il governo Salandra doveva però segnare la fine dell’età giolittiana, con la sua scelta di parteciapre alla guerra europea. (…) Dopo lunghe vicissitudini le trattative [dell’Italia di Salandra, ndr] con gli Imperi Centrali fallirono, mentre quelle con l’Intesa sfociarono in un trattato segreto, il Patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro brevissimo tempo, in cambio di ingenti vantaggi territoriali a spese dall’Austria, in caso di vittoria. Queste trattative furono condotte nel massimo segreto, mentre nel paese infuriava la polemica. L’Italia si trovò quindi impegnata all’intervento senza che alcuno, al di fuori della ristretta cerchia del governo e della corte, ne fosse informato, e senza che fossero rese di pubblico dominio le condizioni dell’accordo. Giolitti dichiarò sempre la sua posizione di neutralità; egli pensava che dalla neutralità e non dalla guerra l’Italia potesse ricavare “”parecchio””, e si rendeva conto che la guerra era destinata a durare a lungo: troppo grandi erano le forze in gioco e il “”debellare i due imperi militarmente più organizzati del mondo”” non poteva essere questione di mesi. A ciò si aggiungeva che la guerra avrebbe comportato tali trasformazioni nel paese di spezzare definitivamente il sistema di forze mediante il quale egli aveva fino allora governato e che aveva consentito un quindicennio di progresso”” (pag 60) Trattati segreti (pag 69-71) “”La tradizione italiana, appoggiata anche dalla situazione di fatto che destinava l’Italia fuori del giro delle grandi potenze, ciò che diminuiva l’interesse pubblico per questi problemi, vedeva la politica estera come un campo per lo più riservato al re, e su cui il governo aveva sì un’influenza, ma abbastanza relativa. Era il tempo della diplomazia segreta; trattati dell’importanza della Triplice Alleanza dovevano restare segreti per moltissimi anni. Giolitti non si discostò sostanziamente da questa tradizione; i suoi interessi si rivolgevano soprattutto alla politica interna, che era il campo dove si giocava l’avvenire dell’Italia per i prossimi anni. In politica estera egli realizzò un certo ravvicinamento con Francia ed Inghilterra, per riequilibrare gli impegni presi con la Triplice ed acquistare una posizione intermedia tra Imperi Centrali e nazioni occidentali che avrebbe dato un certo peso e un certo spazio d’azione all’Italia. Più che i contenuti della sua politica estera interessano però qui i modi con cui la portò avanti, soprattutto rispetto alla guerra di Libia. Giolitti accettava pienamente il metodo della diplomazia segreta: il paese e il Parlamento non dovevano entrare nel delicato mondo diplomatico, non potevano influire, se non come dato di fatto, sugli accordi che gli Stati prendevano fra loro e sui delicatissimi congegni di questi accordi. Sintomatico in questo senso fu l’atteggiamento di Giolitti nei confronti del Parlamento per la guerra di Libia: tutte le decisioni furono prese a Camera chiusa, per impedire che una discussione parlamentare ridesse fiato alle forze contrarie all’operazione, che erano rimaste sorprese e battute dall’improvvisa campagna libicista. Tutta la preparazione diplomatica all’impresa era stata effettuata e completata nel più assoluto segreto e l’inizio era stato reso noto solo dopo essere stato già irrevocabilmente deciso. Pochi anni dopo, Giolitti doveva cambiare completamente opinione sulla diplomazia segreta e diventarne il più deciso oppositore. A provocare il suo mutamento fu l’entrata in guerra, decisa, come abbiamo visto, al termine di trattative condotte nel segreto più completo, segreto nel quale restò, fino alla sua divulgazione da parte dei rivoluzionari russi, anche il Patto di Londra, che costituiva un impegno irrevocabile perché coinvolgeva lo stesso re. Nessun controllo era stato possibile su una decisione che coinvolgeva tutto il paese; Giolitti stesso ne venne a conoscenza, e solo nei termini generali, appena pochi giorni prima dell’entrata in guerra. Fu inutile il suo intervento in extremis; il sovrano era impegnato e con esso tutta la nazione, sebbene ignara. Questa esperienza fece sì che Giolitti comprendesse i pericoli insiti nel metodo della diplomazia segreta che, togliendo i problemi al pubblico dibattito, non permetteva che ne fossero sviscerati fino in fondo tutti gli aspetti e che fosse effettuato un efficace controllo. Si era ritorto contro di lui il metodo che egli aveva usato per la guerra di Libia; le forze neutraliste erano rimaste disorganizzate e non avevano potuto esprimersi per quello che erano, cioè la maggioranza del paese.”” (pag 69-70-71) Conseguenze sociali della prima guerra mondiale “”La guerra richiese uno sforzo inimmaginabile a tutte le potenze belligeranti; per cinque lunghi anni l’Europa fu sconvolta e milioni di persone furono trascinate nell’immenso scontro. Lo spostamento di grandi masse di uomini gettati nelle trincee, e la vita che nelle trincee si conduceva, furono causa, quasi in ogni paese, di grandi mutamenti sociali. Già durante la guerra era scoppiata la rivoluzione bolscevica, che aveva distrutto l’impero degli Zar, e subito dopo la Germania e tutta l’Europa Orientale furono squassate da crisi rivoluzionarie di grande portata. L’Italia, pur vincitrice non poté restare immune dagli sconvolgimenti postbellici; i contadini del Sud erano andati sotto le armi e avevano provato la vita del fronte; per la maggior parte di loro si trattava del primo contatto con le regioni del Nord, tanto più favorite di quelle meridionali e tanto meglio organizzate sul piano sociale. Questo incontro tra i contadini del Sud e la civiltà del Nord, unito alla disciplina militare e alla consuetudine all’uso delle armi, doveva essere foriero di gravi scompensi sociali e politici, perché i contadini non potevano più accettare passivamente, dopo gli anni della guerra, la situazione del Mezzogiorno. La guerra doveva inoltre creare un gran numero di spostati, giovani la cui educazione era stata troncata a metà e che avevano passato quattro anni a combattere; questi giovani non potevano reinserirsi facilmente nella vita civile, e su di essi fece presa con facilità, a guerra finita, la propaganda fascista.”” (pag 75)”,”ITAA-143″
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e industria in Unione Sovietica 1917 – 1953.”,”GRAZIOSI è ricercatore presso il Dipartimento di Teoria e Storia dell’economia pubblica dell’Università di Napoli. Ha dedicato vari saggi all’esperienza sovietica curando inoltre l’edizione di documenti diplomatici sulla collettivizzazione e la carestia degli anni Trenta in Ucraina e quella di testi di storici e economisti, tra cui, in collaborazione con Augusto GRAZIANI, l’opera di TUGAN-BARANOVSKIJ sulla moneta. Edward BUCA era uno dei dirigenti dello sciopero di Vorkuta del 1953 poi processato (vedi foto)”,”RUSU-016″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’ Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Questo libro raccoglie due saggi concepiti e scritti come lezioni per il ‘Manuale Donzelli di Storia contemporanea’. Andrea GRAZIOSI insegna all’Univ di Napoli. Ha lavorato presso l’Univ di Yale, l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Soviet Peasant War’, (CUP, 1996), ‘I bolscevichi e l’ Ucraina, 1918-1919′ (in russo), )(MOSCA, 1997), e ha curato il volume ‘Lettere da Kharkov’ (TORINO, 1991).”,”EURC-032″
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Questa sintesi, già pubblicata in USA, si basa in larga parte su nuovi materiali d’ archivio. L’A ricostruisce i vari atti del grande scontro che oppone in URSS i due grandi vincitori emersi dalla ‘guerra civile’ fino al suo tragico epilogo della carestia del 1932 – 1933 e traccia la storia di un peculiare processo di ‘modernizzazione’ basato sulla spietata repressione della partecipazione autonoma della popolazione. Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’.”,”RIRO-151″
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”GRAZIOSI Andrea insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Maurice Barres, che dal 1892 al 1897 si era definito socialista, dedicò…il ciclo ‘Energie nationale’ alla Lorena occupata, predicò un antisemitismo aggressivo, necessario a ‘purificare’ la nazione (sono gli anni del caso Dreyfus), e avvertì ‘la possibilité et la necessité de fondre le socialisme et le nationalisme’, “”presentendo”” in tal modo il fascismo…”” (pag 114)”,”RUSU-137″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica. 1914-1945.”,”GRAZIOSI A. professore di storia contemporanea all’Università di Napolli Federico II, ha insegnato storia sovietica nelle università di Yale e Harvard e all’Ecoles des Hautes Etudes. Dal 1992 codirige a Mosca la serie ‘Documenti di storia sovietica’. Ha pubblicato varie opere (v. bibliografia)”,”RUSS-207″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Unione Sovietica in 209 citazioni.”,”Lenin visto da W.S. Woitinsky (pag 25): …Lenin credeva che un partito rivoluzionario avesse bisogna anche di mascalzoni obbedienti per i lavori sporchi… “”(Stalin) è impazzito. Crede di potere tutto, che è lui da solo a reggere ogni cosa, che tutti gli altri sono sono d’intralcio”” (Bucharin a Trotsky, fine 1923) (pag 47) “”Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato (…). Alla fine del secolo XVIII i vari movimenti [dell’accumulazione originaria] vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come p. es. il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello stato, violenza concentrata e organizzata dalla società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione (…). La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. E essa stessa una potenza economica”” [K. Marx, La cosiddetta accumulazione originaria] [(in) ‘La legge fondamentale della accumulazione socialista’, in N. Bucharin e E. Prebrazenskij, L’accumulazione socialista, a cura di Lisa Foa, 1972, pp. 13 ss; in K. Marx, Il Capitale, libro primo, vol 3. cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria, 1952 , pp. 196, 210 (…)] [(in) Andrea Graziosi, L’Unione Sovietica in 209 citazioni, 2006] (pag 51)”,”RUSS-230″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov.”,”EURC-013-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione Sovietica 1945-1991.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-047-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914-1945.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSS-033-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”Andrea Graziosi insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Nel 1912 sarebbe stata la volta della Cina, dove, ponendo fine alla “”più antica delle grandi monarchie militari del mondo””, Sun Yat-sen proclamò la repubblica in base ad uno slogan, “”democrazia, nazionalismo, socialismo””, che acquista nella nostra prospettiva un significato ed una valenza particolari”” (pag 161)”,”RUSU-014-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’. Machno. “”Fu così che nella tarda primavera del 1918, mentre le campagne russe cominciavano a fare i conti con le politiche del nuovo regime, cominciò in Ucraina un fenomeno sociale di interesse straordinario. Vi si sviluppò allora quello che fu, con la possibile eccezione della contemporanea rivoluzione messicana, il primo esempio di un ‘movimento di liberazione nazionale a base contadina e contenuto sociale’ di un secolo che era destinato a vederne un’intera serie. Naturalmente, proprio perché fu il primo, e a causa delle peculiarità ucraine, esso ebbe tratti a volte confusi, ma direi inconfondibili. La natura di questo movimento non venne capita né dalla maggioranza dei nazionisti ucraini che pure a fine anno, cavalcandolo, riuscirono a conquistare il potere per qualche settimana, né dai bolscevichi locali”” (pag 34)”,”RIRO-018-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e Industria in Unione Sovietica (1917-1953).”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-143-FL”
“GREAVES Desmond C.”,”La crisi irlandese.”,”Contiene: VIII. L’Irlanda e la politica estera inglese; IX. L’Irlanda e il movimento operaio (pag 128-148) Lloyd George definiva l’Inghilterra “”il paese più instabile del mondo”” (a rischio rivoluzione sociale) (pag 128)”,”IRLx-001-FB”
“GREAVES C. Desmond”,”The Life and Times of James Connolly.”,”C. Desmond Greaves’s The Life and Times of James Connolly, first published in 1961, is a major contribution to the history of Ireland’s fight for freedom and is widely recognised as a standard biography of the greatest of all Irish Labour leaders.”,”IRLx-004-FL”
“GREBING Helga a cura; saggi di BRANDT Peter EUCHNER Walter KOLB Eberhard LÖSCHE Peter LÖWENTHAL Richard MILLER Susanne VON OERTZEN Peter POTTHOFF Heinrich RITTER Gerhard A. RÜRUP Reinhard SCHARRER Manfred WEBER Hermann WINKLER Heinrich August”,”Die deutsche Revolution 1918/19.”,”Una nuova analisi della rivoluzione tedesca condotta da una nuova generazione di storici della Germania Ovest negli anni 1960 e 1970.”,”MGER-131″
“GRECO Pietro”,”Einstein e il ciabattino. Dizionario asimmetrico dei concetti di interesse filosofico.”,”Pietro Greco è giornalista scientifico e vicedirettore del Master in comunicazione della scienza della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) a Trieste.”,”FILx-147-FL”
“GRECO Lorenzo”,”Dubbiosi disiri. Famiglia ed amori proibiti nella narrativa italiana fra ‘800 e ‘900.”,”Voume semi intonso”,”VARx-002-FMB”
“GREEMAN Richard”,”Victor Serge and the Novel of Revolution (1991); Memoirs of a revolutionary. A review of Susan Weissman, Victor Serge: The Course Is Set On Hope, Verso, 2001.”,”L’ opera letteraria di SERGE ha profonde radici sia nella tradizione letteraria francese che in quella russa. SERGE quand’ era giovane a Parigi tradusse dei lavori di modernisti russi pre-rivoluzionari. Dopo l’ arrivo in Russia si collegò a scrittori, traduttori, polemisti e critici dell’ epoca immediatamente post-rivoluzionaria. Partecipò ai dibattiti sulla cultura proletaria degli anni 1920 e 1930. (pag 3-4)”,”SERx-049″
“GREEN John”,”Engels. A Revolutionary Life.”,”GREEN John è un giornalista ed ex documentarista Tv, ed esponente sindacale. E’ autore pure di ‘Ken Sprague, people’s artist’.”,”MAES-086″
“GREEN Timothy”,”The New World of Gold. The inside story of the mines, the markets, the politics, the investors.”,”GREEN Timothy è un consulente sul mondo del mercato dell’oro. Ha scritto pure ‘The New World of Diamonds’. Inseriti nel libro: ritagli originali di giornali sul tema “”Yet, apart from its aesthetic appeal, gold has no intrinsic value. It is hard to imagine being cast up on a desert island with anything more useless than gold. Many primitive societies, particularly in the Pacific, have managed very well with no gold at all. They simply adopted the sperm whale-tooth standard, the boars-with-curved tusks standard or the shell standard. The Solomon Islands selected a standard by which 500 porpoise teeth bought one wife with good qualities. Lower down the scale, one shell ring equalled one human head, one very good pig, or one male slave of medium qualities. Samoa was happier withe the mat standard. “”No lover of money was ever fonder of gold than a Samoan was of his fine mats,”” wrote one historian of the Pacific Island (George Turner, Samoa a Hundred Years Ago, London, 1884). There is equal logic – or perhaps lack of it – in the hoarding of mats and gold. As the economist Paul Einzig pointed out, “”The production of shell money in the Pacific for the sake of being piled up in the house of a chief …. is neither more futile nor less futile than the labor spent on the mining of gold for the sake of being able to bury it once more in the vaults of Fort Knox (Paul Einzig, Primitive Money, London, 1948). In fact, for all the trumpetings about gold, it has been available in any real quantity just for the last 130 years. The true gold standard existed only in the 50 years preceding World War I. Before the California rush of 1848 to 1849 ushered in an “”Age of Gold””, the metal was in very short supply. Indeed, some calculations suggest that up to 1850 scarcely ten thousand tons of gold had been mined since the beginning of Time. There simply would not have been enough to implement a gold standard it. It had been used merely as a commodity valuable for ornamental purposes and as a store of wealth for kings, princes, the Church and rich merchants”” (pag XX) L’oro ha la proprietà di essere inalterabile (agli agenti atmosferici, non si ossida ecc.) e inattaccabile dagli acidi…in più è duttile e malleabile come pochi altri metalli”,”ECOI-329″
“GREEN Francis NORE Petter PAGANETTO Luigi a cura di, Scritti di Sam AARONOVITCH Bettina BERCH Monika BEUTEL Ben FINE Andrew GLYN Lawrence HARRIS Sue HIMMELWEIT Rhys JENKINS Simon MOHUN Bob SUTCLIFFE”,”Economia: un contro – testo.”,”Francis Green I am Professor of Work and Education Economics in UCL Institute of Education, London. Petter Nore Director and Head of Department at Norwegian Agency for Development and Cooperation..”,”ECOT-229-FL”
“GREENBERG Stanley B.”,”The Two Americas. Our Current Political Deadlock and How to Break It.”,”GREENBERG Stanley B. è CEO di Greenberg Quinlan Rosner Research. E’ stato consigliere politico di Bill Clinton e del vice Presidente Al Gore, di Tony Blair e Nelson Mandela, Gerhard Schroder e altri ecc. E’ autore di ‘Middle Class Dream’.”,”USAS-202″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’ imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”GREENE è noto per i libri e i film che ha dedicato a Cina e Vietnam.”,”USAP-030″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’imperialismo.”,” L’imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”USAQ-007-FF”
“GREENFIELD Kent Roberts”,”Economia e liberalismo nel Risorgimento. Il movimento nazionale in Lombardia dal 1814 al 1848.”,”GREENFIELD Kent Roberts (1893-1967) specialista di storia italiana moderna e contemporanea (ha insegnato per dodici anni, 1930-1942, alla J. Hopkins). Ha diretto una storia militare della guerra in 50 volumi.”,”ITAB-302″
“GREENHILL Kelly M.”,”Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera.”,”Kelly M. Greenhill insegna scienze politiche e relazioni internazionali alla Tufts University ed è ricercatrice ad Harvard presso la Kennedy School fo Government. A pubblicato altre opere tra cui ‘The Use of Force: Military Power and International Politics’ (con Robert J. Art)”,”QMIx-292″
“GREENSPAN Alan”,”L’era della turbolenza. (Tit.orig.: The Age of Turbolence)”,”GREENSPAN A.. nasce nel 1926 a Washington Heights, vicino a New York. Ha studiato musica e lavorato come musicista professionista. Si è laureato in economia alla New York University. Nel 1954 è uno dei fondatori della società di consulenza economica Townsend-Greenspan. Dal 1974 al 1977 ricopre il ruolo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante l’amministrazione Ford. Nel 1987, Reagan lo nomina presidente della Federal Reserve.”,”ECOI-270″
“GREENSPAN Alan”,”Le Temps des turbulences.”,”GREENSPAN Alan presidente carismatico della FED Federal Reserve durante la presidenza di Ronald REAGAN , George H.W. BUSH, Bill CLINTON e George W. BUSH. Per 18 anni ha seguito le vicende dell’economia mondiale e è stato uno dei principali attori durante il crac del 1987, la crisi giapponese e sud-americana, la caduta del muro, l’11 settembre ecc. Nella postfazione inedita l’A ritorna sulle conseguenze della crisi dei subprime. “”Mes recherches furent publiées au printemps 1952 dans deux longs articles de ‘Business Record’ intitulés “”L’économie de la puissance aérienne””. J’ai entendu dire ensuite que certains planificateurs du Pentagone avaient été surpris de constater à quel point mes estimations coïncidaient avec les chiffres classés secret. Plus important pour moi, l’information avait attiré l’attention des lecteurs. Des sociétés membres m’ont réclamé des détails supplémentaires sur mes calculs.”” (pag 63) “”En 1957, je travaillais avec les compagnies sidérurgiques depuis plusieurs années. A la fin de cette année-là, je sui allé à Cleveland présenter un rapport au comité exécutif de Republic Steel, dont le directeur géneral était Tom Patten. Mon système indiquait que les stocks augmentaient rapidement et que le taux de croissance de la production du secteur dépassait de beaucoup celui de la consommation d’acier. Il fallait l’abaisser pour arrêter cette accumulation. Et ce n’était pas seulement la sidérurgie qui se trouvait face à un gros probléme.”” (pag 69)”,”USAE-079″
“GREENSPAN Alan”,”The Age of Turbulence. Adventures in a New World.”,”La crisi dei primi anni Ottanta. “”President Carter backed Volcker in the spring of 1980, declaring inflation to be the nation’s number one problem. That prompted Senator Ted Kennedy, then running against Carter for president, to complain that the administration wasn’t paying enough attention to the poor or to tax cuts. By October, with the election drawing near, Carter himself had begun to hedge. He too started talking about tax cuts and criticized the Fed for putting too many eggs in the basket of strict monetary policy. Doing what Volcker did took exceptional courage – I thought so at the time and believed it even more strongly after I became chairman myself. Through he and I rarely discussed his experience of those events, I can imagine how tough it was for him to push America into the brutal recession of the early 1980s. The consequences of his policy were even more severe than Volcker had expected. In April 1980, interest rates on Main Street USA climbed to more than 20 percent. Cars went unsold, houses went unbuilt, and millions of people lost their jobs – unemployment rose to near 9 percent in mid 1980, on its way to near 11 percent by late 1982″” (pag 85-86)”,”USAE-098″
“GREER Germaine”,”The Female Eunuch.”,”L’autrice è nata in Australia nel 1939. Si è laureata nell’Università di Sidney e ha insegnato inglese nella stessa università. Nel 1964 si è trasferita in Inghilterra dove ha ottenuto il Ph.D. su Shakespeare. Ha quindi collaborato con l’Università di Warwick, con televisione e il mondo del giornalismo.”,”DONx-066″
“GREGG Pauline”,”Free-Born John. The Biography of John Lilburne.”,”””Non amo uno schiavo e non temo un tiranno”” (J. Lilburne).”,”UKIR-021″
“GREGOIRE M.”,”Essai sur la régéneration physique, morale et politique des juifs.”,”GREGOIRE M. curato della diocesi di Metz”,”EBRx-041″
“GRÉGOIRE M.”,”L’Assemblée Nationale Constituante. Motions, Discours & Rapports. La Législation Nouvelle. 1789-1791.”,”Notice historique, Opinion, Recuel, Rapport, Decret, Lettres patents du Roi, Proclamation du Roi, La Révolution française et l’émancipation des Juifs, -VII- ‘Cent fois on m’a domandé si je réclamerois pour les Juif l’admission aux emplois publics, voici ma réponse. Dans les quatre premiers siécles il n’étoient point exclus des charges civiles & militaires; chez les princes Musulmans ils atteignent quelquefois aux postes les plus éminens du ministere & de la finance. (…)’ (pag 37)”,”FRAR-411″
“GREGOR Neil”,”Stern und Hakenkreuz. Daimler-Benz im Dritten Reich.”,”GREGOR N. (1969) insegna storia all’ Università di Southampton in Inghilterra. Il cuore delle sue ricerche è l’ integrazione dell’ impresa tedesca nel complesso militare-industriale e nella politica di corsa agli armamenti e alla guerra del regime nazista. Processo di razionalizzazione dei fattori della produzione (tecnica, tecnologia, meccanizzazione, trasporti dei materiali, coordinamento del lavoro) nell’ industria automobilistica americana dal 1929 al 1930, per es. i costi della carozzeria sono scesi da 1750 marchi a 1100. (pag 45)”,”GERN-104″
“GREGOR James A.”,”Il fascismo. Interpretazioni e giudizi.”,”Gregor, nato Anthony Gimigliano, è professore emerito presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Berkeley in California[1]. Ha dedicato la sua attività di studioso soprattutto all’ideologia del fascismo, producendo inoltre numerose monografie su importanti personalità che ad essa diedero il proprio contributo. Ha condotto ricerche anche sul marxismo e il neofascismo. Pensiero Sin dal suo primo lavoro sull’ideologia fascista, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism (1969), Gregor sostenne — diversamente dalle diffuse e comunemente accettate teorie dell’epoca[2] — che essa avesse un impianto razionale complessivamente coerente e articolato[3]. Ciò era dovuto principalmente all’apporto intellettuale e culturale, tra le altre, oltreché dello stesso Benito Mussolini, di personalità quali Giovanni Gentile, Sergio Panunzio, Robert Michels, Giuseppe Bottai, Angelo Oliviero Olivetti, Alfredo Rocco e Carlo Costamagna. Gregor ha poi analizzato come gli elementi fondanti dell’ideologia fascista abbiano tratto origine soprattutto dalle idee scaturite dalla revisione del marxismo, dal nazionalismo di Enrico Corradini, dal sindacalismo rivoluzionario, dai pioneristici studi sociologici e politologici di Vilfredo Pareto, Robert Michels, Gaetano Mosca, Gustave Le Bon e Georges Sorel, e dall’attualismo gentiliano. E proprio in Gentile Gregor ha individuato l’intellettuale che seppe dare un’organica base filosofica alla dottrina politica del fascismo, ovvero — come scrive lo stesso politologo — la «base razionale del totalitarismo fascista». Le sue ricerche hanno avuto un seguito storiografico in storici e politologi quali Zeev Sternhell, Emilio Gentile e Pier Giorgio Zunino, i quali hanno dedicato parte della loro opera agli aspetti dottrinari del fascismo. [modifica] Opere A survey of Marxism: problems in philosophy and the theory of history, Random House, New York 1965. Contemporary Radical Ideologies: Totalitarian thought in the twentieth century, Random House, New York 1969. The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969. An Introduction to Metapolitics: A Brief Inquiry into the Conceptual Language of Political Science, Free Press, New York 1971. The Fascist persuasion in radical politics, Princeton University Press, Princeton 1974. Interpretations of Fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 1974. L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974. Il fascismo: interpretazioni e giudizi, Volpe, Roma 1976; e Pellicani, Roma 1997. Sergio Panunzio: il sindacalismo ed il fondamento razionale del fascismo, Volpe, Roma 1978. Young Mussolini and the intellectual origins of Fascism, University of California Press, Berkeley 1979. Italian Fascism and Developmental Dictatorship, Princeton University Press, Princeton 1979. Robert Michels e l’ideologia del fascismo, Volpe, Roma 1979. Marxism, China, & Development: Reflections on Theory and Reality, Transaction Publisher, New Brunswick 1995. Phoenix: Fascism in Our Time, Transaction Publisher, New Brunswick 1999. The Faces of Janus: Marxism and Fascism in the Twentieth Century, Yale University Press, New Haven 2000. A Place in the Sun: Marxism and Fascism in China’s Long Revolution, Westview Press, 2000. Giovanni Gentile: philosopher of fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 2001. Origins and Doctrine of Fascism: Giovanni Gentile, Transaction Publisher, New Brunswick 2004 (2a ed.). Mussolini’s Intellectuals: Fascist Social and Political Thought, Princeton University Press, Princeton 2006. The Search for Neofascism: The Use and Abuse of Social Science, Cambridge University Press, Cambridge 2006. Marxism, Fascism, and Totalitarianism: Chapters in the Intellectual History of Radicalism, Stanford University Press, Stanford 2008. [modifica] Note 1.^ Sito ufficiale dell’Università di Berkeley 2.^ Del fatto che l’ideologia fascista fosse stata sottovalutata e trascurata, se ne lamentò a suo tempo, tra gli altri, George Mosse: G. L. Mosse, Introduction: The Genesis of Fascism, in «Journal of Contemporary History», I/1 (1966), p. 14. 3.^ J. Gregor, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969 (trad. it: L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974). [modifica] Voci correlate GREGOR James A. A. James Gregor (born April 2, 1929) is a Professor of Political Science at the University of California, Berkeley who is well known for his research on fascism, Marxism, and national security. According to Griffin (2000), Gregor was part of a movement of young scholars in the 1960s who rejected the traditional interpretation of fascism as an ideologically empty, reactionary, antimodern dead end. He demonstrated the major debt Italian Fascism owed to European ideological currents in sociology and political theory. Gregor stressed fascism’s coherence as a serious theory of state and society, and argued that it played a revolutionary and modernizing role in European history. His theory of generic fascism portrayed it as a form of “”developmental dictatorship.”” Gregor wrote an influential early comprehensive survey of existing theoretical models of fascism.”,”ITAF-296″
“GREGOR Richard”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Early Soviet Period: 1917-1929. Volume II.”,”Richard Gregor is Associate Professor of Political Science in the Department of Political Economy, University of Toronto. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RIRO-074-FL”
“GREGOR Neil”,”Daimler-Benz in the Third Reich.”,”Fondo Palumberi Neil Gregor è ‘lecturer in history’ alla Southampton University. Questo studio ha vinto il Fraenkel Prize for Contemporary History nel 1996 “”The outbreak of war did not represent a complete break in the development of either state or company labour policy, as both growing state dirigism in labour market and the criminalization of labour law had begun prior to 1939 (6). Nonetheless, both the context within which company social policy was formulated and the aims which it pursued were necessarily altered by the substantial increase in state control over the allocation of labour and by the even more marked expansion of the terroristic state apparatus that stood behind the employers during the war. State direction of labour deployment market, while the expansion of state terror in the war underpinned internal company measures to discipline and control the workforce. The extent to which the latter formed the context for the development of internal company policy is underlined by the fact that whereas in 1938 86 workers were executed by the regime, in 1943 and 1944 this figure was over 5000 per year. In the same way, Gestapo arrests rose from 7311 in June 1942 to 43.505 in June 1944 (7). While a major proportion of this is accounted for by the extension of terror towards foreign workers, the war nonetheless witnessed a major escalation of overt coercion of German workers too. This was most visible in the emergence of the Labour Education Camps during the period 1940-1 (8). With their brutal regime of hard forced labour, undernourishment and lack of sleep, these were again primarily used to ‘educate’ foreign workers, and the shortage of German workers was such that employers were often reluctant to resort to such external bodies, but the existence of these camps, combined with the threat of being sent to the Russian front, undoubtedly had a major disciplining effect on native workers too”” (pag 151-152) [(6) Salter, ‘Mobilization’, p. 209; (7) Werner, ‘Bleib Übrig’, pp. 318-19; Ibid., pp. 175-82] Traduzione approssimativa: “”Lo scoppio della guerra non rappresentava una rottura completa nello sviluppo di una politica del lavoro statale o aziendale, in quanto il dirigismo dello Stato in crescita nel mercato del lavoro e la criminalizzazione della legge del lavoro erano iniziati prima del 1939. Tuttavia, sia il contesto all’interno della quale la politica sociale è stata formulata e gli obiettivi perseguiti sono necessariamente alterati dal sostanziale aumento del controllo statale sull’assegnazione del lavoro e dall’espansione ancor più marcata dell’apparato terroristico statale che stava dietro i datori di lavoro durante la guerra. Gestione del mercato del lavoro da parte dello Stato, espansione del terrore statale nella guerra hanno sostenuto le misure aziendali interne per disciplinare e controllare la forza lavoro. La misura in cui quest’ultima ha formato il contesto per lo sviluppo della politica interna aziendale è sottolineato dal fatto che mentre 1938 86 lavoratori furono giustiziati dal regime, nel 1943 e nel 1944 questa cifra era più di 5000 all’anno. Allo stesso modo, gli arresti della Gestapo sono aumentati dal 7311 nel giugno 1942 a 43.505 nel giugno 1944 (7). Mentre una grande parte di ciò è rappresentata dall’estensione del terrore nei confronti dei lavoratori stranieri, la guerra ha comunque visto una notevole escalation della costante coercizione dei lavoratori tedeschi. Questo è stato più visibile nell’emergere dei Campi di Educazione del Lavoro nel periodo 1940-1 (8). Con il loro brutale regime di duro lavoro forzato, di malnutrizione e di mancanza di sonno, questi operai furono principalmente utilizzati per “”educare”” i lavoratori stranieri e la carenza di lavoratori tedeschi era tale che i datori di lavoro erano spesso riluttanti a ricorrere a tali corpi esterni, ma l’esistenza di questi campi, combinati con la minaccia di essere inviati alla frontiera russa, hanno indubbiamente avuto un grande effetto disciplinare anche sui lavoratori nativi “””,”GERN-180″
“GREGORIO Oreste a cura”,”Lenin. Il padre della nuova Russia.”,”Nel “”Diario”” di Maurizio Paléologue è scritto di Lenin: “”Questo individuo è ancora più pericoloso perché dicono che sia casto, sobrio, ascetico”” (pag 6) “”La rivoluzione esige la partecipazione delle masse, ma non puà essere fatta che da una minoranza”” (1900) “”La nostra parola d’ordine deve essere: armare il proletariato perché possa vincere, espropriare e disarmare la borghesia. E’ la sola tattica possibile per una classe rivoluzionaria”” (vigilia rivoluzione Ottobre) “”La difesa della patria non è altro che la difesa di una banda di capitalisti all’assalto di un’altra banda”” “”Non giocare con l’insurrezione, ma una volta iniziata, andare sino in fondo”” “”Il popolo? Voi dunque ignorate che non esiste alcun popolo, ma delle classi in lotta perpetua”” Dopo lo scioglimento con la forza dell’assemblea costituente: “”In politica non c’è morale, c’è solo utilità”” A chi protesta per le troppe fucilazioni: “”Debolezza inamissibile, stupida illusione! Credete che si possa fare una rivoluzione senza fucilare?”” (pag 10-11) Che cosa dissero di lui. (parlando dell’intuito politico di Lenin) “”Aveva la facoltà a me negata di vedere tre metri sottoterra”” (G.V. Plechanov) “”Ricordo il suo modo di parlare, mi trafisse la nuca di scintille come il sibilo d’una sferica folgore. E quella nuda pronuncia d’erre moscia di tutto rendeva conto ad alta voce che dal sangue di storie vere era tracciato; egli era la loro figura sonora. Quando si rivolgeva ai fatti, sapeva che, risciacquando la loro bocca con il suo estratto vocale, attraverso di essi avrebbe gridato la storia”” (dal poema “”L’altra malattia””, Boris Pasternak)”,”LENS-006-FV”
“GREGOROVIUS Ferdinando”,”Vita di Adriano. Memorie dell’ età d’ oro dell’ Impero.”,”Cento anni separano due opere sull’ imperatore ADRIANO: una è questa del GREGOROVIUS che viene ripubblicata, l’ altra è “”Memorie di Adriano”” di M. YOURCENAR.”,”STAx-092″
“GREGOROVIUS Ferdinand, a cura di Alberto Mario ARPINO”,”Diari Romani, 1852-1874. (Tit.orig.: Römische Tagebücher)”,”””Dopo aver pubblicato “”La storia dell’imperatore Adriano e dell’età sua””, Gregorovius decise, nel 1852, di raggiungere il Italia un amico e si stabilì a Roma dove doveva restare, quasi ininterrotamente, sino al 1874. Il primo incontro con Roma lasciò un forte segno nell’animo del giovane scrittore, il 4 ottobre 1852 annotava nel diario: “”Non ho parole per esprimere la tempesta delle emozioni che provai allora””.”” (pag 9) “”Per vent’anni fu diligente e appassionato frequentatore di archivi e di biblioteche, la sua laboriosità e scrupolosità vennero additate ad esempio per la ricerca storica anche da Francesco de Sanctis nella sua ultima scuola di Napoli.”” (pag 10) “”Fonte di amarezza per il Gregorovius vedersi anteporre dalla critica , e non soltanto cattolica, la “”Storia di Roma”” del Reumont, che lo scrittore bavarese aveva scritta per incarico del re Massimiliano II di Baviera”” (pag 10) “”E’ mia ferma intenzione riunirmi ai miei fratelli in Germania. La mia missione a Roma è terminata. Qui sono stato come un ambasciatore, in modestissima forma, ma forse in un senso più alto che non lo siano i ministri diplomatici. Posso dire di me ciò che Flavio Biondo ha detto di sé: Ho creato ciò che ancora non esisteva, ho rischiarato undici oscuri secoli della città e ho dato ai romani la storia de loro evo medio. E’ questo il mio monumento qui. Ora posso andarmene in pace””. (pag 612, ultimo giorno a Roma, 14 luglio 1874)”,”BIOx-216″
“GREGORY Paul R. STUART Robert C.”,”Soviet Economic Structure and Performance.”,”Paul R. Gregory, University of Houston. Robert C. Stuart, Rutgers University.”,”RUSU-033-FL”
“GREGORY Paul R.”,”The Political Economy of Stalinism. Evidence from the Soviet Secret Archives.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Illustrations, Tables, Grafici, Preface, Conclusions, Appendix: A. Archival Sources, B. The Structure of the State, Bibliography, Notes, Index,”,”RUSU-078-FL”
“GREGORY Paul R. a cura, Saggi di Eugenia BELOVA Joseph S. BERLINER R.W. DAVIES Mark HARRISON Oleg KHLEVNYUK E.A. REES Aleksei TIKHONOV”,”Behind the Façade of Stalin’s Command Economy. Evidence from the Soviet State and Party Archives.”,”Eugenia Belova is a Ph.D. candidate in economics, University of Houston, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Joseph S. Berliner is Professor Emeritus at Brandeis University ad Senior Associate at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. R.W. Davies is Professor Emeritus at Birmingham University and former Director of its Centre for Russian and East European Studies. Paul R. Gregory is a Distinguished Visiting Fellow at the Hoover Institution and is the Cullen Chair of Economics at the University of Houston. Mark Harrison is Professor of Economics at Warwick University . Oleg Khlevnyuk is Senior Research at the Russian State Archival Service. E.A. Rees is Professor of History at the European University Institute, Florence, Italy. Aleksei Tikhonov is a former scientific researcher, Department of History, Moscow State University, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Preface, List of Contributors, Table, Notes, Index, Hoover Institution Press Publication n. 493,”,”RUSU-100-FL”
“GREGORY Paul R. LAZAREV Valery Edited, Contributors: Leonid BORODKIN Robert CONQUEST Simon ERTZ Christopher JOYCE Oleg KHLEVNYUK Mikhail MORUKOV David NORDLANDER Andrei SOKOLOV Aleksei TIKHONOV”,”The Economics of Forced Labor. The Soviet Gulag.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Valery Lazarev is a fellow of the Hoover Institution and is serving as a visiting assistant professor of economics at Yale University. Foreword Robert CONQUEST, Acknowledgments, Contributors, Introduction, Conclusions, List of Acronyms, Table, Figure, Notes, Cartina, Index,”,”RUSS-093-FL”
“GREGORY Richard L.”,”Occhio e cervello. La psicologia del vedere.”,”Richard L. Gregory, già direttore del Brain and Perception Laboratory dell’Università di Bristol, è attualmente professore emerito di neuropsicologia.”,”SCIx-221-FL”
“GREGORY Tullio”,”Etica e religione nella critica libertina.”,”Tullio Gregory, nato a Roma nel 1929, è stato ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Roma. È autore tra l’altro di ‘Anima mundi’ (1955), ‘Scetticismo ed empirismo. Studio su Gassendi’ (1961), ‘Storia della filosofia dal Rinascimento a Kant’ vol. II. Pierre Charron. Letterato e “”libertino”” (Parigi 1541 – ivi 1603). Sacerdote, predicò spesso dinanzi alla corte. Amico di Montaigne, è una delle personalità più singolari del Cinquecento francese. Il Traité de la sagesse (1601), con il suo riconoscimento dell’incapacità della ragione a scoprire il vero, se si colora di accenti fideistici per quanto concerne la scelta religiosa, si propone anzitutto come polemica contro la teologia razionale della Scolastica, come valutazione positiva dell’atteggiamento scettico e come messaggio di tolleranza: di qui la fortuna dell’opera – censurata dalla Sorbona e ristampata poi, emendata, in una seconda edizione – insieme a quella degli Essais di Montaigne (da cui direttamente dipende) negli ambienti libertini del Seicento e poi ancora nel Settecento. Nelle altre opere – Les trois vérités (1593) e soprattutto i Discours chrétiens (1604) – si delinea una concezione della morale sganciata dalla religione e fondata su temi naturalistici rinascimentali. (trec)”,”FILx-002-FSD”
“GREGORY Tullio ADORNO Francesco VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Secondo volume, a cura di Tullio Gregory.”,”Libertà e necessità (Spinoza) “”Tutto il complesso della natura naturata procede dunque necessariamente da Dio secondo l’immanente causalità divina. In questo prospettiva si svolge la morale spinoziana intrinsecamente connessa a tutta la sua metafisica: posto che i modi, e quindi gli individui, rientrano tutti nell’ordine eterno della realtà, tutti sono intrinsecamente necessitati. Le consuete distinzioni di bene e di male perdono il loro significato e derivano solo dall’ignoranza dell’uomo che non coglie l’intima necessità che regge tutti i suoi atti (e in questa angusta visione rientra la consueta concezione del libero arbitrio); come più in generale tutti i giudizi di valore sulla realtà derivano da una visione parziale e settoriale di essa: ma dal punto di vista dell’assoluta unica sostanza non possiamo introdurre valutazioni o paragoni che comportano sempre riferimento ad altro, mentre non c’è altro fuori dell’unica sostanza. Il processo conoscitivo della mente deve quindi staccarsi da una visione parziale ed empirica per giungere ad una superiore visione intuitiva che coglie in Dio l’essenza delle cose: allora si vedranno le cose come necessarie e determinate a esistere e a operare da un nesso infinito di cause. In tal modo l’uomo riuscirà anche a liberarsi dalle passioni alle quali la mente è soggetta finché non ne ha un’idea chiara e distinta («Un affetto, che è una passione, cessa di essere una passione appena ne formiamo un’idea chiara e distinta»””). (pag 210-211)”,”FILx-589″
“GREKOV B. IAKOUBOVSKI A.”,”La Horde d’or et la Russie. La domination tatare aux XIII et XIV siecles de la mer jaune à la mer noire.”,”Gli AA sono professori all’Univ di Leningrado. ORDA D’ ORO (in turco: Sira ordu, Campo giallo, o Altin ordu, Campo d’oro). Stato feudale (sec. XIII-XV) noto anche come “”khanato di Qipcaq”” costituitosi a opera del khan mongolo BATU. Verso la fine del sec. XIII l’O. si estendeva, approssimativamente, a W, dal basso Danubio al golfo finnico, a E, dall’Irtis al basso Ob’, a S, dal Mar Nero al lago di Aral, a N, dall’Ob’ alla zona di Novgorod. Eterogenea per composizione etnica, comprendeva, tuttavia, in maggioranza popolazioni turche o turchizzate (Polovzy, Qipcaq, Kangly, Tartari, Turkmeni, Kirghisi, ecc.) la cui organizzazione sociale e il cui livello culturale si presentavano pure eterogenei. Su di esse dominava la nobiltà feudale mongola nelle cui mani si accentrava la maggiorparte delle terre e dei pascoli dell’Orda d’oro. Era suddivisa fin dall’origine in feudi appartenenti ai 14 figli di Jöci, i quali si reggevano in modo semiindipendente, pur riconoscendo l’autorità suprema di Batu e del suo clan (“”Altin uruk”” o “”Clan d’oro””). Solo in rari ed eccezionali casi al khan supremo si affiancava il kuriltay. Rispetto all’intera compagine dell’impero mongolo l’O. accentuò progressivamente la propria autonomia. Il suo centro fu inizialmente la città”,”RUSx-034″
“GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”Arsskrift 1994.”,”Scritti di GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”MEOx-092″
“GREMION Pierre”,”Intelligence de l’Anticommunisme. Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris.”,”ANTE3-42 Pierre GREMION è direttore generale di ricerca al CNRS. Ha pubblicato pure ‘Le Pouvoir péripherique, bureaucrates et notables dans le système politique francais (Le Seuil, 1976) e ‘Paris-Prague, la gauche face au renouveau’ et à la régression tchécoslovaques’ (Julliard, 1985). V. indice nomi Boris NIKOLAEVSKI”,”EURx-245″
“GREMMO Roberto introduzione”,”Prometeo: organo del Partito Comunista Internazionalista: 1943-1945.”,”Il nome ‘Prometeo’ viene assunto per la prima volta dall’organo della tendenza internazionalista del PCdI, stampato a Napoli nel 1924; uscirà poi come giornale della ‘Frazione di sinistra del PCdI’, la corrente antistalinista operante in Francia, per iniziativa di Gian Carlo PERRONE, dal 1928 al 1938. Qui viene riprodotto il ‘Prometeo’ clandestino, organo del Partito Comunista Internazionalista, che fu il punto di riferimento degli esponenti della ‘Frazione’ tornati in Italia dopo la caduta del fascismo e dei Comunisti di sinistra confinati al Nord, frutto principalmente degli sforzi di Onorato DAMEN, cui si affiancheranno Fausto ATTI e Guido TORRICELLI in Emilia, Mario ACQUAVIVA e Secondo COMUNE ad Asti, Bruno MAFFI a Milano, Giovanni BOTTAIOLI a Cremona, Vasco RIVOLTI e Giancarlo PERRONE a Torino, Attilio FORMENTI, Vittorio FAGGIONI, Mauro STEFANINI, Gigi DANIELIS e Tullio LECCI.”,”EMEx-017″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-059″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-079″
“GREMMO Roberto”,”Il tesoro di Fra Dolcino. Una tradizione popolare Biellese e Valsesiana.”,”””Anche da parte socialista non si era teneri: in una polemica, un sacerdote veniva definito “”Don drugia”” (letame); una rubrica anticlericale della “”Campana”” si intitolava senza sottintesi “”scarafaggi”” e riportava il solito, ricorrente armamentario di scandalistica enfatizzazione dei pretesi casi d’immoralità nel mondo ecclesiastico (…). Soltanto la collaborazione alla “”Campana”” di un intelligente e preparato pastore evangelico, Paolo Pantaleo darà alle polemiche un certo spessore e le renderà degne di una qualche attenzione anche da parte dei lettori cattolici. Più argomentate, motivate, assolutamente non insultanti. Un ruolo importante svolse anche l’ex-sacerdote lomellino Pietro Sartoris, diventato fervente socialista, che nel 1910 fu attivo in Valsesia, tenendo conferenze affollate””. (pag 151-152)”,”RELC-222″
“GREMMO Roberto”,”Mussolini e il soldo infame. I segreti inconfessabili d’un giovane “”anarchiste”” romagnolo in Francia.”,”Secondo Gremmo, MUSSOLINI avrebbe preso soldi dai francesi negli anni 1914, 1915. Era informatore della polizia francese.”,”ITAF-268″
“GREMMO Roberto”,”Le “”marocchinate””, gli alleati e la guerra ai civili. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947).”,”GREMMO Roberto”,”QMIS-130″
“GREMMO Roberto”,”La tragedia di “”Blasco””. Pietro Tresso coi partigiani nella “”Montagne Protestante”” e nel Meygal.”,”La rivelazione di Gremmo è che Tresso sarebbe caduto sotto il piombo nazi-pétainista e non per mano degli stalinisti A pagina 102 i nomi dei 79 fuggitivi (tra i quali Tresso) dal carcere che raggiunsero i maquis. Incentrato, per quanto riguarda l’Italia, sui ‘tre’ Leonetti Tresso Ravazzoli”,”TROS-255″
“GREMMO Roberto”,”I trotskisti d’Italia. Dall’opposizione a Stalin.”,”Maitan detto Claudio Giuliani, Alfonso Leonetti detto Feroci, Romeo Mangano detto Violino, o Alfa o Athos, Marazzi Giuseppe detto Piano, Michel Raptis detto Pablo, Ottorino Perrone detto Vercesi, Matteo Renato Pistone (detto Stelio o Lorenzo Stefani o Stelio Erst o Avvocatino), Paolo Ravazzoli detto Santini, Tresso detto Blasco o Julien Pirroti, Angelo Tasca detto Serra o Jean Servant, Palmiro Togliatti detto Ercoli o il Migliore, Goffredo Rosini detto ‘Ettore Allegri. Scucchia e Rizzi. “”Sempre alla ricerca di un confronto ideologico con personaggi ritenuti politicamente aperti, nella primavera del 1939 Rizzi aveva scritto a Bombacci che a Roma pubblicava ‘La Verità’ sintetizzando in due elementi il proprio pensiero: “”Constatazione della incapacità proletaria a diventare classe dirigente: necessità di una propaganda rivolta ai lavoratori di tutti i paesi stranieri per allearli agli Stati totalitari contro le vecchie classi dirigenti: identificazione tra Fascismo e proletariato, unità e collaborazione italo russo tedesca””. La sua lettera era finita nelle mani dell’ex comunista Angelo Scucchia che lavorava alla “”Verità”” di Bombacci ma al contempo era il confidente della ‘Polizia Politica’ identificato col numero 670. Perciò l’incauto pensatore mantovano era tornato nel mirino dell’OVRA che lo sospettava di mantenere “”legami con residui del movimento illegale”” o addirittura, a dispetto della sua ostilità manifesta per Stalin d’essere “”al servizio della Russia sovietica”””” (pag 106) “”A giugno il giornale pubblicò un lungo articolo di Livio Maitan con una sperticata esaltazione del regime titoista e presentò una dichiarazione dell’organizzazione trotskista internazionale che considerava positivi per l'””avanguardia rivoluzionaria”” l’esplodere dello scontro fra sovietici e jugoslavi e la “”crisi dello stalinismo”””” (pag 207) Citati gruppo di Cervetto, Parodi, Masini, con Azione Comunista di Fortichiari e Raimondi confluiti in ‘Movimento della Sinistra comunista’, poi Masini entra nel partito socialista (pag 218)”,”TROS-256″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani alleati dei nazisti. Il “”Battaglione Davide”” dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste.”,”GREMMO Roberto”,”ITAR-216″
“GREMMO Roberto”,”Rosselli e la “”Cagoule””. Silenzi e segreti d’un oscuro delitto politico.”,”Il clan Mitterand. “”Ma non erano tutte rose e fiori e mentre il Regime era dilaniato da feroci lotte intestine di potere, la tutela nazista non perdonava. Ne era vittima proprio Eugène Deloncle che pure dopo essersi clamorosamente appartato dalla politica attiva aveva creato con l’appoggio tedesco una ‘Légion Française des Combattants’ con Marcel Déat, l’ex comunista Doriot ed il capo della ‘Ligue Française’ Pierre Constantini (3). L’impegno diretto nella ‘Crociata antibolscevica’ non salvava Deloncle dalla vendetta di uomini che non sopportavano i tradimenti, veri o presunti. All’alba del 7 gennaio 1944 Delonche veniva freddato in casa sua a Parigi dagli agenti del servizio di sicurezza nazista che non gli avevano perdonato i traffici occulti e gli incontri segreti con gli emissari del generale Giraud che favoleggiava di un “”soulèvement général des pays occupés par le III° Reich”” con l’appoggio degli americani, convinto che ormai per Hitler fosse suonata l’ultima ora e si dovesse sempre e comunque salvare la Francia (4). Prima della tragica fine di Deloncle era finito in galera Méténier, arrestato dai tedeschi con l’accusa d’aver avuto parte nel complotto del 13 dicembre 1941 contro Laval ma era stato scarcerato “”sur intervention de Doriot dont il était très proche avant-guerre”” (5). Giunta l’ora della Liberazione, i nodi venivano al pettine ed i superstiti ‘cagoulards’ Bouvyer e Méténier tornavano in carcere. Il primo si salvava grazie all’aiuto di François Mitterand che malgrado avesse servito come oscuro burocrate il regime di Vichy era di nascosto un attivo ‘Résistant’ diventando perciò uno dei personaggi più influenti della nuova Francia liberata”” (…)”” (pag 64-65)”,”ITAD-149″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte pargiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”””,”ITAR-290″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte partigiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”” [‘I partigiani erano in rivolta ma nell’Italia inquieta di quegli anni c’era chi preparava la rivoluzione bolscevica. Era il “”Partito Comunista Internazionalista””, minuscola ma agguerrita formazione politica che raggruppava i marxisti che non condividevano la politica del ‘socialismo in un paese solo’ di Stalin e la trasformazione dell’Internazionale Comunista in semplice strumento di difesa degli interessi di stato dell’Unione Sovietica. Era una formazione erede diretta della corrente “”Comunista Astensionista”” che nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista d’Italia ed aveva proseguito la sua battaglia difficile e solitaria pubblicando in Belgio il periodico “”Prometeo”” (1) richiamandosi alle posizioni intransigenti di Amadeo Bordiga (2) restando in contatto con pochi irriducibili rimasti in Italia, dove avevano subito persecuzioni, carcere e confino. Dopo il colpo di stato monarchico del 25 luglio 1943 questi intransigenti comunisti anti-stalinisti, capeggiati dall’ex deputato Onorato Damen (3) e da Mario Acquaviva avevano ripreso la pubblicazione clandestina del “”Prometeo”” (4) a Torino, facendone di fatto l’unica voce antifascista che invitava gli operai a non unirsi alle forze borghesi nel fronte antifascista a carattere ‘nazional-popolare’ ed interclassista. Bollati da Secchia come “”agenti della Gestapo”” (5), gli internazionalisti erano stati emarginati politicamente, discriminati dalle altre forze antifasciste ed anche eliminati fisicamente com’era accaduto al vecchio militante Fausto Atti trucidato da ignoti il 27 marzo 1945 a Trebbo bolognese, Eugenio De Luca eliminato ad Ampezzo ed allo stesso Acquaviva ammazzato da due sicari che gli avevano teso un agguato a Casale Monferrato la sera dell’11 luglio (6). In occasione del primo anniversario della sua morte, Damen lo aveva commemorato proprio ad Asti dove stava crescendo la rabbia partigiana di fronte ad una grande folla di operai (7) però di fronte alle ribellioni partigiane, il nuovo organo di stampa internazionalista “”Battaglia Comunista”” aveva scritto che con quella rivolta “”i proletari rischia(va)no di farsi sfruttare una seconda volta per fini che che no sono di classe (…) è la farsa di un antifascismo borghese iniziatosi con una commedia e conclusosi con l’amnistia’ (8)”” (pag 111-112)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Roberto Gremmo, “”Il confronto fra Trotsky e la “”Sinistra comunista”” italiana nei rapporti inediti dello spionaggio fascista”” in ‘Storia Ribelle’ n. 23, Estate, 2008; (2) Id., “”Gli anni amari di Bordiga. Un comunista irriducibile e nemico di Stalin nell’Italia di Mussolini’, ‘Storia Ribelle’, 2009; (3) In qualità di parlamentare fatto decadere illegalmente dal fascismo, Damen doveva far parte di diritto della “”Consulta”” ma in una riunione del consiglio dei ministri il liberale Manlio Brosio lo accusò (senza prova alcuna) d’essere stato un ‘collaborazionista’ nazi-fascista fornendo agli stalino-togliattiani il pretesto per la sua emarginazione, Roberto Gremmo, ‘L’esclusione dell’ex deputato Damen dalla “”Consulta Nazionale”” nella ‘Storia Ribelle’ n. 17, Primavera 2005; (4) ‘Prometeo, organo dal Partito Comunista Internazionalista, 1943-1945’, introduzione di Roberto Gremmo, Ristampa anastatica edizioni Elf 1995; (5) ‘Il “”sinistrismo”” maschera della Gestapo’ ne ‘La Nostra Lotta’, dicembre 1943; (6) Le prime indagini condotte dal coraggioso poliziotto Gherardo Guaschino appurarono che i sicari erano legati al PCI ma l’inchiesta venne bloccata da un misterioso ordine dall’alto (…); (7) ACS-MI-PS (Anni 1944-1946, busta 28). Prefettura di Asti (…); (8) ‘Reviviscenza partigiana’ nella “”Battaglia Comunista””, 1 settembre 1946]”,”ITAR-291″
“GREMMO Roberto”,”La rivolta politica delle campagne. Il “”Partito dei Contadini”” e l’autonomia del mondo rurale (1919-1968).”,” Contiene tra l’altro il capitolo 4: ‘Il partito comunista d’Italia’ fra l’apertura contadinista di Giuseppe Nicolo e la volontà di eliminazione del ‘conservatorismo’ rurale (pag 33-52) capitolo 5: I fascisti urlavano ‘a noi’ e le ‘camicie verdi’ contadiniste replicavano ‘da noi’ (ppag 53-)”,”ITAP-240″
“GREMMO Roberto”,”””Guardie Rosse”” sotto la mole. La speranza rivoluzionaria nell’occupazione delle fabbriche torinesi del 1920.”,”””L’organo della “”Frazione Comunista Astensionista”” del PSI capeggiata da Bordiga fin dall’inizio delle occupazioni aveva giudicato “”la più dannosa delle illusioni”” la convinzione che “”sviluppando la istituzione dei consigli [fosse] possibile senz’altro di impadronirsi delle fabbriche e eliminare i capitalisti”” opponendo la certezza che la fabbrica sarebbe stata conquistata davvero “”soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. Senza questa conquista a dissipare ogni illusione ci penseranno le guardie regie, i carabinieri ecc. cioè il meccanismo di oppressione e di forza di cui dispone la borghesia, il suo apparecchio politico di potere”” (13). Ben convinti di questo, i militanti delle aziende torinesi diventate basi operative extra-territoriali producevano strumenti per la rivoluzione e preparavano lo scontro armato decisivo, proprio come aveva chiesto da Mosca l'””Internazionale Comunista”””” (pag 5023) [(13) “”Prendere la fabbrica o prendere il Potere?”” ne ‘Il Soviet’, 22 febbraio 1920] Il giovane Togliatti (pag 5034-35) [Da Torino poteva partire la scintilla della rivoluzione proletaria… Togliatti mentiva sulla realtà torinese”,”MITT-415″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-012-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-023-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di “”Stella Rossa””. Il “”Il Partito comunista integrale”” nella Resistenza torinese.”,”Calunnie del Pci vs Stella Rossa e Prometeo Gli esponenti del PCI sulla loro rivista ufficiale “”La nostra lotta”” avevano bollato ‘Stella Rossa’ di essere al servizio della provocazione nazista (pag 5222) Ripresa stampa clandestina del giornale ‘Prometeo’ da parte dei comunisti anti-stalinisti Onorato Damen, Bruno Maffi e Mario Acquaviva a Torino. Per i dirigenti stalinisti del PCI erano soltanto “”un gruppetto di canaglie trotzkiste che come dappertutto si sono specializzate nell’opera di disgregazione del nostro Partito”” (pag 5235). Dopo la morte di Vaccarella, adesione al PCI della maggioranza di ‘Stella Rossa’ (pag 5247) Dopo la Liberazione molti partigiani nascosero la loro militanza in ‘Stella Rossa’ (pag 5259)”,”ITAR-326″
“GRENARD Fernand”,”La Révolution russe.”,”””Quali che fossero i vizi radicali dell’ impresa contro i soviets, esse poté riuscire, non fosse stata l’ energia straordinaria di Lenin e dei suoi collaboratori. Avendo realizzato di distruggere il vecchio esercito “”imperialista””, essi crearono una nuova armata socialista. Chiamarono il popolo a disciplinarsi, a formare battaglioni “”capaci di non fuggire””, al fine di “”difendere la propria terra, di non lasciarsi schiacciare sotto gli stivali tedeschi””. Essi riunirono subito 106 mila volontari, poi, il 12 giugno 1918, decretarono la mobilitazione, che permise di avere disponibili 350 mila uomini in ottobre, 790 mila alla fine dell’ anno, 1.500.000 nel maggio 1919. Trotsky, incaricato dell’ opera, fu un organizzatore e un animatore di primordine, combinando abilmente i procedimenti rivoluzionari con la tecnica tradizionale. Egli arruolò molti prigionieri di guerra tedeschi e magiari, che fornirono il nucleo dei primi quadri; ottenne il concorso di molti tra i migliori generali e ufficiali del regime zarista, li fece sorvegliare da un corpo di commissari bolscevichi, epurati senza sosta, che li confinavano nell’ esercizio del loro mestiere, imponendo l’ obbedienza agli uomini, impedendo saccheggi individuali. Fondò scuole militari, abolì l’ elezione degli ufficiali e ristabilì ed applicò la pena di morte. Formò dei gruppi e dei reggimenti di operai zelanti, volontariamente disciplinati, che diedero l’ esempio alla massa, incoraggiandola e contenendola. I progressi furono rapidi in qualità e in quantità (…)””. (pag 334-335) Capitalismo di stato (pag 352)”,”RIRO-305″
“GRENDI Edoardo”,”L’avvento del laburismo. Il movimento operaio inglese dal 1880 al 1920.”,”L’A ha avuto la collaborazione della London School of Economics, LSE (Ralph MILIBAND).”,”MUKx-026″
“GRENDI Edoardo; testi di ROSTOW, HOBSBAWM, OLIVER, BRIGGS, SMELSER, TURNER”,”Le origini del movimento operaio inglese 1815-1848.”,”Edoardo GRENDI è nato nel 1932 e insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Genova. Ha compiuto studi sul movimento operaio inglese (‘L’avvento del laburismo: 1880-1920’, Milano, 1964 e ‘La tradizione socialista in Inghilterra’, Torino, 1970) e ha pubblicato numerosi articoli di storia economica e sociale genovese dell’età moderna e contemporanea. Nel 1972 (Torino) è uscita una sua antologia di testi di ‘Antropologia economica’.”,”MUKx-020 MUKC-006″
“GRENDI Edoardo”,”Introduzione alla storia moderna della Repubblica di Genova.”,”Cita R. Romano e J. Heers. (pag 109) “”(…) è assai più conveniente attenerci alle indicazioni sul traffico e leggere fondamentalmente sul grafico le tre linee di tendenza: 1550-1586: declino 1586-1630: ascesa 1630-1666: declino Ove è importante rilevare comunque il più elevato livello medio del traffico 1618-1644 diciamo quasi un “”plateau””. Sembra dunque che ci siano gli elementi per sostenere una revisione della diagnosi tradizionale: un “”bel secolo XVI”” seguito da un “”triste secolo XVII””. Quel che è indubbio comunque è il fatto che l’ espansione commerciale del porto genovese è un fenomeno secentesco e che a un certo punto nel corso del Seicento (1630-40) il movimento positivo muta tendenza.”” (pag 150)”,”ITAG-158″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-008-FL”
“GRENDI Edoardo”,”I Balbi. Una famiglia genovese fra Spagna e Impero.”,”Edoardo Grendi (1932) insegna storia moderna all’Università di Genova (1997). Fa parte della direzione di ‘Quaderni Storici’ e ha scritto di storia inglese, di antropologia economica e di storia genovese. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Repubblica dei genovesi’ (1987). A pagina 50 l’autore cita nella nota il saggio di F. Braudel ‘Le siècle des Génois s’achève-t-il en 1627?, saggio pubblicato nel 1974 (Miscellanea Abel) e ora in Id, ‘Autour de la Méditerranée’, Paris, 1996]”,”LIGU-151″
“GRENDI Edoardo”,”‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane.”,”””H. Pelling ci aveva dato nel 1961 un primo profilo storico del «Communist Party of Great Britain» (CPGB); Macfarlane (1) ci dà ora una ricostruzione più dettagliata della politica del partito negli «anni venti», seguendo sostanzialmente tre linee di indagine: la nascita e la vita del partito in relazione con le vicende del «Komintern»; la sua politica verso il Partito laburista e, in particolar modo, verso la sua ala sinistra; la sua iniziativa nel mondo sindacale, al «Trade Union Congress» e nei singoli sindacati. Dal suo punto di vista di «an informed british socialist of the nineteen twenties», Macfarlane fa giustizia dei superficiali e malevoli giudizi del Pelling (pp. II, 59, 86): lo studio dell’origine del CPGB vale a stabilire il carattere autenticamente isolano del movimento. Il relativo insuccesso del partito non costituisce una ragion sufficiente per classificarlo come un’indesiderata merce di importazione. Il giudizio della milizia comunista come elemento di una psicologia popolare di resistenza è sostanzialmente corretto: «Uomini e donne aderirono al CP negli anni venti per le stesse ragioni per le quali avevano aderito al Cartismo negli anni trenta e quaranta del secolo scorso: assicurare giustizia per i poveri e gli sfruttati» (p. 287). «La tragedia del C.P. – aggiunge Macfarlane – fu che questo spirito è stato largamente mal guidato», e ancora «la storia del CPGB … è la storia della lotta per costituire un partito rivoluzionario in una situazione non-rivoluzionaria» (p. 275). Cioè, secondo Macfarlane, esisteva nelle classi lavoratrici uno stato d’animo radicale in una situazione non-rivoluzionaria: i comunisti inglesi fallirono perché vollero incanalarlo sotto la guida di un partito rivoluzionario”” (pag 633); “”Le superiori capacità ideologiche di Lenin finirono con l’imporsi sull’antico residuo di de-leonismo, «hyndamismo», ghildismo e sindacalismo rivoluzionario che dominava i capi del CPGB. In seguito la pressione del Komintern poté avere tanto più successo, quanto più chiara si rivelava la debolezza del PC: Harry Pollitt e Palme Dutt ne uscirono fuori come le guide del partito. Macfarlane ne fa un po’, specie del secondo, i «villains de la pièce». Non c’é dubbio che la sua diagnosi generale sia corretta, ancorchè non esaurientemente «spiegata». Ma cos’è che fu ‘misdirected’? Forse per Macfarlane lo spirito di resistenza delle classi lavoratrici, o meglio i militanti più radicali che il movimento sindacale espresse in quegli anni. Egli sembra dire in definitiva che il C.P. non fece che sterilizzare, togliendole dal contesto naturale della lotta sociale, alcune delle migliori energie operaie”” (pag 637) [(1) L.J. Macfarlane, ‘The British Communist Party. Its Origin and Development until 1929’, London, MacGibbon and Kee, 1966, pp. 338, 1963] [Edoardo Grendi, ‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane’, Estratto da ‘Studi Storici’, Roma, n. 3 luglio-settembre 1966, pag 633-638]”,”MUKx-208″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-003-FV”
“GRENDI Edoardo”,”Storia di una storia locale. L’esperienza ligure, 1792-1992.”,”Edoardo Grendi (1932) è stato Ordinario di Storia moderna all’Università di Genova. Membro della direzione di ‘Quaderni storici’, studioso di storia inglese, di Polanyi e di antropologia economica ha pubblicato pure: ‘La repubblica aristocratica dei genovesi’ (1987).”,”LIGU-012-FFS”
“GRENIER Fernand”,”Autour de la trahison des generaux. Ce qui se passe en URSS.”,”Fernand Grenier, segrétaire Général de l’association française des Amis de l’Union Soviètique”,”PCFx-124″
“GRENOT-WANG Françoise”,”Chine du Sud. La Mosaïque des minorités.”,”Françoise Grenot-Wang è sinologa di formazione, co-redattrice della ‘Guide Bleu de la Chine du Sud-Ouest’, fondatrice dell’Associazione Couleurs de Chine, studiosa delle minoranze del sud della Cina tra le quali ha passato alcuni anni di vita. La prefazione è di Pierre Trolliet eminente specialista della geografia della Cina”,”CINx-288″
“GRENVILLE John A.S.”,”The Major International Treaties, 1914-1973. A history and guide with texts.”,”GRENVILLE J.A.S. è Professor of Modern History, University of Birmingham Contiene i trattati della prima e seconda guerra mondiale”,”RAIx-330″
“GREPPI Carlo”,”Il buon tedesco.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici dell’Università di Torio, è co-fondatore dell’associazione Deina e membro del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia. Tra le sue pubblicazioni ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’ (2019) per Feltrinelli, e ‘La storia ci salverà. Una dichiarazione d’amore’ (2020) per Utet. Per Laterza ha curato con David Bidussa, ‘Come farla finita con il fascismo’ di Ferruccio Parri (2019) ed è autore di ’25 aprile 1945′ (2018) e ‘L’antifascismo non serve più niente’ (2020) primo volume della serie ‘Fact Checking’ da lui curata. ‘Apparentemente la sua sembra la storia di un’eccezione, commovente e coraggiosa, ma pur sempre un’eccezione rispetto alla nostra idea dei tedeschi zelanti combattenti della Germania nazista, fedeli fino al suo crollo. ‘Eppure questa eccezione non fu così solitaria e isolata: parliamo di centinaia di uomini, almeno mille secondo le stime degli storici. O erano di più? Tedeschi e austriaci, ‘banditi’, ‘disertori’, ‘senza patria’, che hanno saputo dire di no agli ordini ingiusti, che hanno rigettato la legge dell’onore e del sangue per scegliere quella della libertà e della coscienza’ (risvolto di copertina) Caso di dodici militari tedeschi fucilati (tra il settembre 1943 e il novembre del 1944) per ‘disfattismo o tentata diserzione’ (pag 126-127) La vicenda di ‘Fritz Piegler’ partigiano austriaco incastrata da un borghese che è andato a denunciarlo ai tedeschi (pag 97)”,”ITAR-347″
“GREPPI Carlo”,”L’antifascismo non serve più a niente.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici all’Università di Torino, è storico, scrittore e curatore della serie. Ha pubblicato pure ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’, Feltrinelli 2019.”,”ITAR-023-FSD”
“GRESH Alain”,”Storia dell’ OLP. Verso lo Stato palestinese.”,”Alain GRESH ha studiato a Parigi all’ Institut des langues orientales e all’ Ecole pratique des hautes etudes dove ha ottenuto il dottorato con una tesi sulla Resistenza palestinese. Giornalista, inviato in Egitto, Libano, Israele, Cisgiordania, Gaza, scrive per ‘Le Monde diplomatique’.”,”VIOx-044″
“GRESH Alain VIDAL Dominique”,”Palestina 1947: una spartizione mai nata.”,”Alain Gresh, nato al Cairo, si è formato all’Istituto di Lingue orientali di Parigi, e successivamente all’École Pratique di Haute Études dove ha conseguito il suo dottorato. É collaboratore del Monde Diplomatique. Dominique Vidal, nato nel 1950, dirige attualmente i servizi internazionali del quotidiano La Croix.”,”VIOx-046-FL”
“GREY Marina BOURDIER Jean”,”Les Armées blanches.”,”Figlia del generale russo Deninkin, Marina Grey è autrice di molti libri di storia. E’ stata premiata dall’ Academie Francaise e dalla Societé des Gens de Lettres. Giornalista traduttore e scrittore, specialista di storia contemporanea e di letteratura anglosassone, x collaboratore dell’ Associated Press, Jean BOURDIER ha ricevuto il premio degli Intellettuali indipendenti. In inserto Foto pag 142, Trotsky ispeziona una unità di volontari lettoni. “”Per la Francia, l’ affare si complica ancora per l’ intervento dei “”chargés de mission”” simpatizzanti del bolscevismo e ben presto totalmente assimilati a questo. Il più attivo è il socialista Jacques Sadoul, capitano di riserva attaché alla missione francese in Russia. Conducendo da subito una politica molto personale, non tarda a cadere interamente sotto l’ influenza di Trotsky. Dovrà alla fine essere rimosso ed anche perseguito dal governo francese… La situazione si complica ancora in occasione dell’ offensiva tedesca del febbraio 1918. Trotsky, molto più ostile di Lenin all’ idea di una capitolazione umiliante, sembra accogliere favorevolmente le proposte alleate – e in particolari francesi – di aiuto militare contro i tedeschi. Egli dà agli emissari del generale Niessel, capo della missione militare francese, ciò che può passare per un accordo formale su questo punto. (…) Di fatto, non per lungo tempo: Trotsky si allinea a Lenin e il progetto è sepolto. Saranno sepolti con esso, a breve scadenza, tutte le speranze alleate di una ricostituzione del fronte orientale da parte dei bolscevichi. Da questo momento, l’ idea di un appoggio alle forze antibolsceviche, eventualmente seguito da un intervento diretto degli Alleati, comincia a fare il suo cammino. Era già stato prospettato verso la fine del 1917 a Londra, ove lo si era anche fermato, nel mese di dicembre, il principio di un aiuto finanziario all’ ataman Kaledin. Ma i rapporti sfavorevoli – e comunque curiosamente falsi – sullo stato delle forze nel Don portarono alla sospensione del progetto. All’ inizio del 1918, è verso la Siberia che si dirige l’ attenzione degli Alleati””. (pag 126) Ataman: Atamans were titles of supreme leaders of anti-Bolshevik Cossack armies during the Russian Civil War. That is why we find “”ataman”” in the russian partisans’s song. (Wikip)”,”RIRO-297″
“GRIAULE Marcel”,”I grandi esploratori.”,”Marcel Griaule, professore alla Sorbona.”,”ASGx-016-FFS”
“GRIBAUDI Maurizio”,”Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento.”,”””Quali sono le conclusioni che è possibile trarre dalle scelte di stanziamento? Chi resta o approda in un quartiere operaio dopo il matrimonio si trova a condividere un amito di relazione strettamente operaio che non riflette il tasso di mobilità sociale distintivo della popolazione nel suo complesso né il tasso di avanzamento ottenuto dagli abitanti dei quartieri stess. Accando al grande turnover endemico dei quartieri operai (le cui mplicazioni sono state analizzate nel capitolo II), va dunque notato come essi costituiscano un mondo che lascia decantare le figure sociali meno dinamiche e che soprattutto tende ad escludere la compresenza di diverse situazioni familiari, espressione dei diversi livelli di mobilità che costituiscono il ciclo di integrazione urbano””. (pag 85)”,”MITT-177″
“GRIBAUDI Maurizio RIOT-SARCEY Michèle”,”1848 la révolution oubliée.”,”GRIBAUDI Maurizio direttore di studi EHESS, RIOT-SARCEY Michèle professoressa di storia contemporanea Università Paris VIII.”,”QUAR-076″
“GRIBBIN John”,”Historia de la ciencia, 1543-2001.”,”GRIBBIN John “”La razón por la cual el papel de Einstein resultó tan influyente fue que era preciso – dio una solución matemática y estadística exacta al problema-“” (pag 327)”,”SCIx-348″
“GRIBBIN John”,”Galaxies. A Very Short Introduction.”,”John Gribbin is one the best-known current popular science writers. His many books include the acclaimed The Universe: A Biography; In Search of Schrödinger’s Cat; and Science: A History. List of Illustrations, Introduction, Glossary, Further reading, Index, A Very Short Introduction 182,”,”SCIx-200-FL”
“GRIECO Ruggero”,”Scritti scelti. 1.”,”””(…) Grieco si affermò presto per il suo ingegno e per la sua forza polemica in seno a questi gruppi. Con Amadeo Bordiga ed altri, costituì nel 1913 il circolo socialista rivoluzionario Carlo Marx, in opposizione alla direzione riformista della sezione socialista napoletana. Collaborò a diversi giornali socialisti dell’ epoca, come Il lavoro di Portici e La voce di Castellamare di Stabia, e quando, nel 1914 il gruppo della sinistra rivoluzionaria prese la direzione della sezione socialista napoletana, Grieco partecipò alla fondazione di un nuovo giornale, Il socialista. Come ha scritto Oreste Lizzadri, che fece parte della sinistra socialista napoletana (…) “”Il socialista tenne bene testa a tutti gli avversari coalizzati e, malgrado una vita stentata, per merito delle note polemiche e brillanti di Ruggero Grieco, aumentava ogni giorno la sua penetrazione nelle masse””””. (pag 3) “”Bordiga ha ancora detto ciò che pensa della bolscevizzazione, riaffermando che la esperienza dello sviluppo del partito russo non contiene tutta l’ esperienza storica del proletariato mondiale. Questa affermazione è antibordighiana. In polemica con i massimalisti serratiani egli ha sempre combattuto strenuamente una simile affermazione, la quale è stato più tardi ripetuta da Paul Levi, da Hoeglund, da Frossard, da Souvarine””. (pag 184) “”Bordiga ha spezzato una lancia a favore della democrazia interna. Tutti i compagni che passano alla opposizione rivendicano la democrazia interna””. (pag 184)”,”PCIx-149″
“GRIECO Bruno”,”Un partito non stalinista. Pci 1936: “”Appello ai fratelli in camicia nera””.”,”Bruno GRIECO giornalista della stampa di sinistra e dell’ Illustrazione Italiana impegnatoin attività di cinema, teatro e musica. E’ figlio di Ruggero GRIECO, fondatore con BORDIGA, GRAMSCI e TERRACINI del PCdI. Si autodefinisce non omologabile. I conti con Trotsky. Trotsky riuscì a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse, rivelando, dal suo esilio, la falsità delle confessioni. L’ albergo in cui alcuni degli imputati si sarebbero incontrati misteriosamente con Trotsky, a Copenaghen, aveva cessato di esistere molti anni prima del preteso appuntamento. I dirigenti di un aeroporto nei pressi di Oslo, dove Piatakov aveva sostenuto di essersi incontrato con Trotsky, attestarono che nel periodo indicato nessun apparecchio straniero vi era disceso. (…) La questione di Trotsky è di sostanza, non di forma. Formalmente l’ ex comandante dell’ Armata Rossa (cui sin dal 1932 era stata tolta la cittadinanza sovietica) non fu mai condannato. Stalin regolò i conti con lui attraverso la piccozza di un sicario a Città del Messico nel 1940.”” (pag 282)”,”PCIx-177″
“GRIEG Johann Nordahl Brun”,”La défaite. (Nederlaget). Drame en quatre actes.”,”Richard Boyer è stato titolare della cattedra di lingue, letteratura e civilizzazione scandinave alla Sorbona (Paris IV) per vari decenni dopo aver insegnato all’estero. Si è occupato della diffusione delle opere della res scandinavica e di molte traduzioni dall’islandese, danese, norvegese, svedese. E’ attualmente in pensione. Il poeta, romanziere, drammaturgo e giornalista norvegese Nordahl Grieg (1902-1943) che fu attivo in uno dei periodi più brillanti della letteratura del suo paese, quello tra le due guerre mondiali del XX secolo in cui sono emersi grandi talenti tra cui Sigrid Undset, Cora Sandel e il celebre movimento Mot Dag, è quasi sconosciuto in Francia. Eppure ha lasciato un vero capolavoro teatrale con il dramma ‘La disfatta’. L’autore è stato un uomo ardente e appassionato quale fosse la causa, più o meno profonda, che intendeva difendere. E fece questa difesa con forza di convinzione, foga e sincerità ammirevoli. Fu un ‘engagé’, patriota e politico, ma anche sociale, etico e umanista. Che sia stato una fiaccola della resistenza norvegese all’epoca sottoposta al giogo germanico va da sé. Contrariamente a ciò che afferma l’eroina del romanzo particolarmente significativo ‘Ung må verden ennu voere’ (Le monde se doit de rester jeune’, 1938, Il mondo ha bisogno di restare giovane), Nordahl Grieg non ha che trentasei anni): “”Un umanista è un uomo che odia l’ingiustizia ma non fa nulla per impedirla””, Grieg – cognome assai frequente in Norvegia, e che non ha nulla a vedere con il celebre musicista Edvard Grieg – ha sempre fatto di tutto per difendere le cause che riteneva giuste. L’opera ‘La disfatta’, posta su uno sfondo rivoluzionario e ideologico, gli è stata ispirata da uno degli episodi più crudeli della moderna storia francese, la Comune di Parigi. Impegnato politicamente, comunista, non sarebbe riuscito a praticare un ampio proselitismo, ma la sua buona volontà e buona fede non possono essere messe in dubbio. Il dramma è scritto nel 1937 e si svolge interamente durante la Comune di Parigi, e l’autore mostra una perfetta conoscenza dei fatti e dei personaggi, cosa non certo banale per uno scandinavo. Grieg nel corso dei quattro atti segue lo svolgimento cronologico degli avvenimenti, i personaggi che si muovono nel dramma sono autentici (salvo la maestra Gabrielle Langevin, che appare verso la fine del dramma). Evidentemente i grandi responsabili della repressione, tra cui il generale Galliffet e soprattutto Thiers per un lato sono messi in luce in modo caricaturale. Ma l’interesse del’autore va al popolo minuto, operai, artigiani, piccoli commercianti, studenti, e mostra di aver colto il quadro storico, di fare delle osservazioni realiste. E’ un punto di vista ben documentato. Oppone, con tatto e diplomazia, gli esponenti pacifisti come Delescluze o Varlin a quelli più violenti come Rigault ed è da questo piatto della bilancia ch’egli pende. E’ un lavoro profondamente umano, nonostante lo sfondo rivoluzionario e si può dire violento. Si possono citare nell’atto II, il canto di Pauline: «Amo la libertà / con tutto il mio essere – / E’ meglio morire nell’onore / che vivere nella vergogna!» o la filippica di Gabrielle verso la fine dell’atto III: «Credete che ciascuno dei nostri avversari sia un nemico? Allora avete una una fede miserabile nell’umanità (…) Loro (le vittime) sono morte perché si deve fermare la vendetta. Sono morte perché due nemici dovrebbero essere in grado di guardarsi in faccia, per la prima volta, senza odio o di vendetta». [dall’introduzione di Régis Boyer]”,”MFRC-162″
“GRIEKOV B.D. IAKUBOVSKI A. IU.”,”L’orda d’oro.”,”Citazione di PUSCKIN in apertura”,”RUSx-132″
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for the Second World War. Europe and the Mediterranean.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) brgan his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-031-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Great War.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIP-036-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Second World War. Asia and the Pacific.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-032-FL”
“GRIEWANK Karl”,”Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origini e sviluppo.”,”Karl Griewank, dopo aver studiato a Gottinga, Lipsia, Rostock e Berlino ed essersi laureato nel 1922 – discepolo di Willy Andreas – con una tesi sulla rivoluzione tedesca del 1848, dal 1926 fece parte della Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft (Organizzazione di sostegno della scienza tedesca). I molti impegni e la non adesione al nazionalsocialismo ritardarono la sua entrata nella carriera accademica fino al 1942, quando conseguì la libera docenza all’università di Francoforte con un lavoro sul Congresso di Vienna. Contiene il capitolo (III) ‘Riforma e rivoluzione in Germania (1435-1535). La crisi del concetto di riforma (pag 53-84) e il capitolo (X) ‘Il concetto dinamico di rivoluzione e controrivoluzione’ (pag 177-190)”,”TEOP-078-FL”
“GRIFFERO Tonino”,”L’estetica di Schelling.”,”Tonino Griffero (Asti, 1958) è ricercatore di filosofia presso il Dipartimento di Ermeneutica filosofica dell’Università di Torino, II facoltà di Lettere e Filosofia (Sede di Vercelli).”,”FILx-098-FL”
“GRIFFITH Ernest S.”,”Strategia e tattica del comunismo.”,”””I contrasti in una società prerivoluzionaria espressi nel conflitto fra gruppi e classi, richiedono la creazione di un monopolio di forze, avente lo scopo di prevenire una guerra civile cronica. Tale monopolio di forze, fungente da elemento pacificatore di fronte ai contrasti, è lo Stato, che è al servizio delle classi dirigenti per la preservazione dell’ordine esistente, con tutti i vantaggi che comporta per tali classi. In altri termini, esso è il difensore dell’ordine mediante la forza; pertanto esso è il primo, immediato bersaglio della rivoluzione. “”Lo stato è equivalente ad una attestazione che la società fornisce quando viene a trovarsi impastoiata in contrasti insolubili con se stessa, che hanno provato degli antagonismi inconciliabili dai quali è impotente a sbarazzarsi. E poiché questi antagonismi, queste classi con i loro opposti interessi economici non possono divorare se stessi e la società medesima nella propria sterile lotta, alcune forze resistenti apparentemente al di sopra di essa diventano necessarie per moderare la forza delle loro collisioni e mantenerle entro i limiti “”dell’ordine””. E questa forza generata dalla società, ma postasi al di sopra di essa e da essa gradualmente separatasi, questa forza è lo stato”” (Engels, L’origine della famiglia, dello stato e della proprietà privata). “”Lo Stato altro non è se non una macchina per la oppressione di una classe su di un’altra, così in regime di repubblica democratica come di monarchia”” (Engels, Introduzione a Marx). (…) Nel Marxismo, la possibilità di evitare la rivoluzione è stata sempre scartata, ma l’argomento ha costituito oggetto di alcuni commenti. Fu riconosciuto, da Marx e da Engels, che le democrazie liberali, come essi le chiamavano, avevano negli Stati Uniti ed in Inghilterra la possibilità di evolversi verso il Socialismo senza necessariamente sfociare in azioni violente. Comunque, il loro concetto d’inevitabilità della rivoluzione appare più chiaro negli attacchi da essi condotti a tutte le dottrine di riforme pacifiche”” (pag 22-23) [Ernest S. Griffith, Strategia e tattica del comunismo, 1953]”,”RUSS-054″
“GRIFFITH William E. analisi e documentazione di”,”The Sino-Soviet Rift.”,”Published for The China Quarterly; Library of International Studies, General Editor Leopold LABEDZ Advisory Board German ARCINIEGAS Raymond ARON Jane DEGRAS Walter Z. LAQUEUR Richard LOWENTHAL Asoka MEHTA Davidson NICOL Yoshihiko SEKI Edward SHILS C.M. WOODHOUSE”,”CINx-105″
“GRIFFITH Paddy, contributi di Philip HAYTHORNTHWAITE Harold LIVERMORE Juan José SAÑUDO René CHARTRAND Brent NOSWORTHY Arthur HARMAN Charles ESDAILE Leopoldo STAMPA Rory MUIR”,”A History of the Peninsular War. Modern Studies of the War in Spain and Portugal, 1808-1814. Vol. IX.”,”Paddy Griffith was a lecturer in War Studies at the Royal Military Academy, Sandhurst, before he became a freelance author and publisher in 1989. List of Illustrations, List of Maps, Editor’s Preface, Notes on Contributors, Glossary of Terms and Abbreviations, Appendices, Bibliography, Index,”,”QMIx-061-FL”
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del Convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Contiene tra l’ altro i saggi: – La critica crociana al marxismo e il suo rapporto con Eduard Bernstein e George Sorel (di Karl E. LÖNNE) (pag 207) – Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (di Luigi CORTESI) (pag 263) – Marxismo e storia tra Labriola e Croce (di Giuseppe CACCIATORE) (pag 315) – Il marxismo dell’ ultimo Labriola (di Stefano MICCOLIS) (pag 341) – Croce lettore di Marx ed Engels (di Maria RASCAGLIA) (pag 359) “”Bernstein respingeva l’ idea di vedere la democrazia e i suoi mezzi, come il suffragio universale, solo come strumenti del proletariato per raggiungere il potere. Per lui la democrazia era il valore guida più importante nella politica e nella società sia per il presente che il futuro. “”La democrazia è allo stesso tempo mezzo e fine. Essa è il mezzo per il raggiungimento del socialismo ed essa è la forma della realizzazione del socialismo”” (1). Per questo, a suo parere, l’ idea della dittatura del proletariato era superata. L’ azione politica del partito socialdemocratico doveva dunque raggiungere l’ obiettivo in modo esattamente opposto: portare avanti la realizzazione della democrazia in tutti i campi ed evitare in questo processo ogni scontro violento””. (pag 219) (K.E. Lönne, La critica di Croce al marxismo e i suoi rapporti con Eduard Bernstein e Georges Sorel) (1) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie”,”CROx-033″
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Tavola rotonda con Mario AGRIMI Paolo BONETTI Piero CRAVERI Biagio DE-GIOVANNI moderatore Giuseppe GALASSO Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (pag 263) Marxismo e storia tra Croce e Labriola (pag 315) Il marxismo dell’ ultimo Labriola (pag 341) Croce lettore di Marx ed Engels (pag 359) Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein. “”L’atteggiamento di Labriola nei confronti dei saggi di revisione critica di Bernstein fu tutt’altro che negativo e liquidatorio. Si tenga presente la ricordata nota del ‘Discorrendo’, che faceva trasparire ammirazione e consenso per l’ “”abilità”” con cui queli “”ingegnosi articoli”” trattavano dell’ “”‘utopismo’ latente anche tra i Marxisti””. Quando sulla “”Neue Zeit”” apparve il primo attacco di Plechanov alle tesi di Bernstein, Labriola commentò immediatamente, scrivendone a Croce (1° agosto 1898): “”E ci tocca di sentire anche gli ammaestramenti di Plekanoff, che sta un po’ al di sotto della tesi di laurea””. E a Kautsky due mesi dopo (8 ottobre 1898) definirà “”volgarità”” quei modesti “”ammaestramenti””, intrisi di un “”sovrano disprezzo dell’odierna filosofia tedesca””; aggiungendo che quel “”modo arrogante di parlare di scienza avrebbe reso “”ridicolo di fronte al mondo intero il socialismo ‘scientifico’.”” (pag 347-348) “”Né smentiva la sua ormai radicata convinzione, quando affermava che “”al di sotto di tutto questo rumore”” c’era “”una questione grave ed essenziale: le speranze ardenti, vivissime, precoci di qualche anno fa – quelle aspettative dai dettagli e dai contorni troppo precisi – vengono a cozzare contro la più complicata resistenza dei rapporti economici e contro i più imbrogliati congegni del mondo politico””. Il socialismo, insomma, avrebbe vissuto una lunga pausa, ma per quanti riuscivano a “”mettere il loro ‘tempo psicologico’ (vale a dire la pazienza e lo spirito di osservazione) all’unisono coi ritmi del ‘tempo delle cose””, il marxismo non perdeva di validità nel “”tempo indefinito””.”” (pag 349)”,”TEOC-443″
“GRIFFO Massimo”,”Firenze tra Francia e Spagna, 1492-1574. Storia di Firenze 2.”,”Massimo Griffo, Palermo 1932, laureato in legge vive a Firenze. E’ autore di romanzi e saggi.”,”ITAG-115″
“GRIFFO Maurizio”,”La terza forza. Saggi e profili.”,”Maurizio Griffo è professore di Storia delle dottrine politiche presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. Fra i suoi libri ‘Thomas Paine. La vita e il pensiero politico’ (2011) e ‘Momenti e figure del liberalismo italiano’ (2016) “”Nei primi decenni dell’Italia repubblicana le componenti politiche terzaforziste dovevano operare tra una sinistra massimalista o filo sovietica, una destra nostalgica se non revanscista, e un partito cattolico non sempre incline al riformismo pratico e troppo spesso appesantito dalla gestione del potere. Una navigazione difficile. Un’esperienza su cui valeva la pena di tornare a riflettere”” Nicola Chiaromonte, osservazioni critiche di un intellettuale al pensiero di Marx. “”Più in generale, poi, la critica al comunismo si collega a una visione non ottimista della condizione dell’uomo moderno. Lo si comprende se si considerano le osservazioni che l’autore [N. Chiaromonte] svolge nel 1956, riguardo al pensiero di Marx. A suo parere, lo scrittore di Treviri si pone in netta discontinuità con la tradizione umanistica, che pregiava la ricerca della verità per se stessa, quando sostiene che «il pensiero e la verità hanno senso solo in quanto aiutano gli uomini incatenati a liberarsi»; in altre parole, secondo Marx, «l’intellettuale ha l’obbligo di non pensare che (…) dei pensieri efficaci». Ad avviso del pensatore tedesco, il filosofo non è tale «se non in quanto egli pensa con la massa, e nell’interesse della massa, dei pensieri i quali siano, oltre che pensieri, anche azioni possibili» (35). In questo senso, Marx ritiene di essere ancora all’interno della tradizione umanistica, ma in realtà la rovescia, sottomettendo il giudizio individuale alla necessità storica, o, piuttosto, a quella che egli giudica essere la necessità storica. Nella visione marxista, l’intellettuale, «per essere degno della sua missione», ha l’obbligo di «farsi una coscienza di massa, pensare e agire come se egli non fosse che un’unità nel gran numero» (36). Espressione piena di tale ragione tecnica e strumentale è il partito rivoluzionario, creato per sollecitare ed elaborare la coscienza delle masse. Una volta conquistato il potere, guidando la rivolta, esso «resta il guardiano geloso dello “”sviluppo storico”” ulteriore»”” (pag 104-105) [‘Nicola Chiaromonte, la politica, l’etica, la libertà’] [(35) N. Chiaromonte, ‘La situazione di massa e i valori nobili’, articolo pubblicato nell’aprile 1956, ora in ‘Scritti politici e civili’, cit, p. 239; (36) Ivi, p. 240]”,”ITAD-150″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”””La guerra ha dunque creato per l’ industria pesante una situazione veramente privilegiata, cionondimeno essa ha continuato a chiedere, al pari dell’ industria mineraria, tutta una serie di interventi da parte dello stato. I lavori della Corporazione della metallurgia e della meccanica si sono infatti conclusi con un ordine del giorno nel quale altro non si constata che la necessità di perfezionare il sistema degli interventi protettivi, sovvenzioni ecc., a pro di quelle industrie già così tipicamente parassitarie. Così, ad esempio, si è avuto il coraggio di chiedere premi di costruzione a favore dell’ industria dei cantieri navali e maggiori sovvenzioni a pro degli armatori, per permettere loro di mettere in esercizio navi costruite nei cantieri nazionali, piuttosto che ricorrere, come è avvenuto in questi ultimi tempi, all’ acquisto di navi dall’ estero.”” (pag 34)”,”ITAF-186″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”Nato a Roma, nel 1908 laureato in legge, antifascista fin dagli anni della scuola viene arrestato nel 1928. Nel 1930 aderisce all’organizzazione clandestina del PCI dedicandosi all’attività tra i contadini. Arrestato nel 1933 viene inviato al confino a Ponza e a Ventotene dove rimane fino alla caduta del fascismo. Dal 1943 organizza con altri la resistenza a Roma. Dopo la Liberazione è capo di gabinetto di Palmiro Togliatti durante il primo governo Bonomi (1944-1945). ha collaborato con Fausto Gullo sui problemi meridionali e con Grieco per i problemi della terra.”,”ITAF-023″
“GRIFONE Pietro”,”Politica economica. XI Lezione. Questioni di politica agraria. Sulla riforma dei contratti agrari.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-2″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista. Con i contributi di Giorgio Amendola e Camilla Ravera.”,”Polemica dell’autore con Salvatore La Francesca autore di ‘La politica economica del fascismo’ qualificato come ‘volumetto’, ‘operetta’ piena di storture ecc. L’autore critica pure la ‘scuola’ storiografica di Rosario Romeo e Renzo De Felice, maestri di La Francesca. (Romeo è l’autore della prefazione al libro di La Francesca) (pag 148)”,”ITAF-186-B”
“GRIFONE Pietro”,”Il capitale finanziario in Italia. La politica economica del fascismo.”,”Pietro Grifone scrisse questo libro nel 1940, per i confinati politici di Ventotene. Aveva lavorato nell’ufficio studi della confindustria nel periodo fascista e dominava tutti gli aspetti tecnici della materia.”,”ITAF-020-FV”
“GRIGNOUX C.J.”,”Turgot.”,”””Galiani aveva fatto dire al cavaliere dei Dialoghi sul commercio dei grani: “”Bisogna aver ben studiato gli uomini per combinare di governarli. L’ economista è buono a fare delle memorie, dei giornali, dei dizionari, a occuparsi di librerie e di editori (…) ma non vale niente per governare.”” Condorcet, da parte sua, esaminando l’ opera del suo amico, si rifiuta di considerarlo colpevole come Malesherbes; la sola debolezza che riconosce in Turgot è che “”era più portato per il suo carattere a confidare sulla ragione, sulla bontà naturale del cuore umano, che a temere gli errori o la perversità degli uomini””. (pag 279-280)”,”FRAA-052″
“GRIGORENKO Pietr”,”Staline et la deuxieme guerre mondiale. Theorie et strategie.”,”Il Generale GRIGORENKO, nato nel 1906, ingegnere diplomato, dottore in scienze e Prof di cibernetica all’Accademia militare Frunze, impegnato dal 1930 nell’armata sovietica ha comandato varie unità di combattimento durante la 2° GM. Membro del partito, arrestato nel 1964 con l’accusa di attività antisovietica all’epoca dell’uscita di questo libro era in attesa di giudizio posto fuori servizio.”,”STAS-022 QMIS-043″
“GRIGORENKO Piotr”,”Memoires. L’ autobiographie du célèbre génèral de l’ Armée Rouge devenu une grande figure de la dissidence. De la terreur stalinienne d’hier aux hôpitaux psychiatriques d’ aujourd’hui, un document exceptionnel sur l’ histoire de l’ Union Soviétique.”,”Quadro militare di alto livello, eroe di guerra, professore all’ accademia militare di Mosca, GRIGORENKO ha avuto rapporti con BREZNEV, ZUKOV, MALINOVSKI, PONOMARIEV. Ucraino di origine contadina, da giovane ha vissuto la creazione dei primi soviets e lo scoppio della guerra civile. Entranto nel Komsomols ha aderito al PCUS nel 1927, poi ufficiale dell’ Armata Rossa, testimone delle “”grandi purghe”” staliniane del 1936 – 1937, ha combatto sul fronte dell’ Estremo Oriente e in Ucraina durante la seconda guerra mondiale. Poi entra in una fase di dissidenza fino alla rottura nel 1961. Nel 1964 viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Si schiera a fianco dei dissidenti BUKOVSKY, KOSTERIN, GINZBURG, SAKHAROV, SOLZHENITZIN, e altri. Si schiera in favore dei Tartari di Crimea, minoranza oppressa. Nel 1969 è di nuovo arrestato e detenuto per cinque anni in un asilo molto speciale. Nel 1977 parte per gli Stati Uniti. Viene privato della nazionalità sovietica e condannato all’ esilio. 1924. “”Il mio lavoro politico non si limitava all’ organizzazione dei pionieri, evidentemente. Era l’ epoca della lotta contro il trotskismo: non potevo non prendervi parte. Leggevo tutti i giornali, tutte le riviste. Lessi ‘Le lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky. Mi persi. Non compresi più niente, e mi sentivo preso dalla disperazione. E se Trotsky avesse ragione? mi dicevo. E se fosse stato veramente impossibile, con le nostre sole forze, fondare una società socialista? Il nostro ordine crollerà, se la rivoluzione mondiale non ci viene in aiuto? Non avevo più voglia di vivere. Né di pensare. Non sono di quelli che attendono di essere salvati dagli altri. Dovevo agire. Ero dunque in una indecisione estrema, intollerabile per me; è in quel momento che apparve, sulla Rabotchaia Gazeta l’ articolo di Stalin: “”Trotskismo e leninismo””. Con la semplicità che gli era propria (oggi, direi il suo semplicismo), Stalin, tesi dopo tesi, smontava le affermazioni di Trotsky. Non solo si potevano edificare le basi del socialismo in un solo paese, ma costruire il socialismo stesso. Il ritardo della rivoluzione mondiale non ci doveva fermare. Al contrario, abbiamo il dovere di contribuire alla sua venuta con il nostro lavoro di edificazione economica””. (pag 113-114)”,”RUSS-191″
“GRIGOROVICI Tatiana”,”Die Wertlehre bei Marx und Lassalle. Beitrag zur Geschichte eines wissenschaftlichen – Missverständniss.”,”GRIGOROVICI Tatiana”,”LASx-047″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”””L’ odio profondo contro Rasputin sale a mano a mano che la marea bellicista, alimentata da alcuni circoli militari e politici, monta fino a sommergere il paese. Evidentemente, i discorsi che egli tienein molte occasioni non sono adatti alle orecchie dei potenti. “”Ai contadini non servono le guerre”” dice…”””,”RUSx-067″
“GRILLANDI Massimo”,”Crispi.”,”””Tornato da Palermo dove era rimasto “”poco men che un mese””, (Crispi) ritiene suo dovere informare Garibaldi circa le condizioni della Sicilia, la “”povera isola che voi chiamaste a libertà e che i vostri successori ricacciano in una servitù peggiore di prima””. Dai nuovi governanti la popolazione “”nulla ha ottenuto di che potesse esser lieta. Nissuna giustizia, nissuna sicurezza personale, l’ ipocrisia della libertà sotto un governo il quale non ha d’ italiano che appena il nome.”” (pag 223-224) “”Quanto alla fanteria, (Crispi) vuole che anch’essa, come il genio e l’ artiglieria, abbia una sua scuola per ufficiali di complemento, perché “”la fanteria è la base delle guerre moderne; è la fanteria che fa le grandi vittorie; quando questa è istruita, tanto più facilmente essa può vincere””. Furono forse i cannoni che invasero la Francia, o non furono invece i fucili? “”Furono i fucili, più che i cannoni””, risponde. E cita l’ episodio di Garibaldi che durante la marcia di Piana dei Greci espresse il rammarico perché gli austriaci, nel 1859, non gli avevano catturato i cannoni, dato che egli “”si credeva più libero con in fucili; impotente con i cannoni; e vinse con i fucili””. (pag 388)”,”ITAA-075″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”Il trascinante racconto di Grillandi ripercorre tutte le tappe dell’ascesa e caduta del quasi mitico Grigorij Efimovic Rasputin (1871-1916): dalla nascita nel villaggio di Pokrovskoe nel distretto siberiano di Tobol’sk alla morte violenta subita a Pietrogrado in casa del principe Feliks Feliksovic Jusupov. Massimo Grillandi è nato a Forlì e vive a Roma. Dopo la laurea in lettere, si è dedicato all’insegnamento e a una intensa attività letteraria. Collaboratore del Corriere della Sera, del Mondo, del Ponte, di Belfagor, Paragone, Nuovi Argomenti, Letteratura, Osservatore politico letterario e della RAI-TV.”,”RUSx-132-FL”
“GRILLANDI Massimo”,”Francesco Crispi.”,”Massimo Grillandi, nato a Forlì e residente a Roma, dopo la laurea si è dedicato all’insegnamento e una intensa attività letteraria. Ha scritto poesie e saggi tra cui ‘Con disperata guerra’ (1960).”,”BIOx-030-FSD”
“GRILLE Dietrich”,”Lenins Rivale. Bogdanov und seine Philosophie.”,”Foto di Bogdanov, Lenin, Pokrovskij, Skvorcov-Stepanov, Bazarov-Rudnev, Lunacharsky (ritratto)”,”RIRB-110″
“GRILLI Liliana”,”Amadeo Bordiga. Capitalismo sovietico e comunismo.”,”Caratterizzato il capitalismo come sistema di appropriazione ‘sociale’ del prodotto (anche se ancora ‘di classe’) ai fini non del consumo personale dei capitalisti ma dell’ accumulazione del capitale, la portata alternativa del socialismo rispetto al capitalismo non si pone al livello delle forme di proprietà (statali invece di private), né al livello delle forme di gestione (di partecipazione democratica anziché di direzione accentrata). Essa sta nel mutamento delle forme di produzione, nella scomparsa dell’ impresa quale forma tipica del capitalismo in quanto produzione di valore.”,”BORD-025″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”ITAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”Grande capitale e Destra cattolica. Trent’anni di vita politica italiana.”,”””Vi fu anche chi sostenne che la condanna fosse voluta da correnti clericali influenti negli ambienti del Comando supremo: il Douhet era massone e aveva appartenuto alla redazione della ‘Gazzetta del Popolo’ allora anticlericale. L’ affare Douhet non fu che uno degli episodi della lotta tra interventisti e conservatori che si svolgeva sordamente in tutte le istanze della vita del paese. Nonostante tali contrasti, tuttavia, gli interventisti di sinistra erano sostenitori, tal quale i conservatori, della politica repressiva del movimento operaio. Già agli inizi del Ministero Boselli essi avevano redatto un memoriale nel quale si denunciava la passività di Governo nei confronti di coloro che si diceva deprimessero lo spirito del paese e si chiedevano rigorose misure contro di loro. D’ altra parte Bissolati era più ostile a Orlando di quanto lo fosse lo stesso Sonnino. La campagna contro i socialisti e i giolittiani si fece più intensa dopo i fatti di Torino dell’ agosto 1917″”. (pag 294)”,”ITAA-117″
“GRILLI Enzo SASSOON Enrico TREU Tiziano VACIAGO Giacomo”,”America oltre il boom. Bilanci e prospettive dell’economia Usa dopo cinque anni di amministrazione Reagan.”,”GRILLI Enzo, vice direttore Dipartimento Analisi economiche e previsioni della Banca Mondiale, SASSOON Enrico, inviato speciale per il ‘Sole 24 Ore’, Tiziano TREU professore di diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia e alle Facoltà di Scienze Politiche e di Economia e Commercio dell’Università Cattolica di Milano. Giacomo VACIAGO autore di saggi e teoria politica monetaria, è ordinario di Economia Politica nell’Università di Ancona. “”L’amministrazione Reagan, a fronte del problema della cosiddetta stagflazione (crescita bassa e forte inflazione) ha seguito di fatto una strategia in due tempi: riduzioni dell’inflazione prima e stimolo fiscale all’economia in un secondo tempo, con conseguente accettazione dell’allargamento del deficit di bilancio”” (Enzo Grilli, La politica economica internazionale Usa dal 1981 al 1985) (pag 190)”,”USAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”RELC-008-FV”
“GRILLI DI CORTONA Pietro”,”Stati, nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Pietro Grilli di Cortona (Firenze 1954) si è laureato in Scienze politiche all’istituto Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Attualmente è ricercatore confermato in Scienza della politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre che del presente volume, è autore di saggi sul sistema sovietico, sull’opposizione politica nei regimi non democratici e sui processi rivoluzionari.”,”EURx-087-FL”
“GRILLI Giovanni”,”Dalla Settimana Rossa alla fondazione del PCd’I.”,”‘Nell’agosto del 1920, il Congresso della Federazione Giovanile Socialista di Ravenna, su proposta di Luigi Dal Pane, votò unanime un ordine del giorno, in cui si chiedeva l’espulsione dal partito della frazione riformista; e quando poco dopo prese a formarsi, in seno al paritto socialista, la frazione comunista, noi fummo dei primi ad aderire’ (pag 469)”,”MITS-004-FGB”
“GRIMAL Pierre”,”La vie a Rome dans l’antiquité.”,”GRIMAL è Prof alla facoltà di Lettere di Bordeaux. Ha scritto pure ‘Seneque’ e ‘Dictionnaire de la mitologie grecque et romaine’.”,”STAx-031″
“GRIMAL Pierre a cura; collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE”,”La formazione dell’ Impero romano. Il mondo mediterraneo nell’ antichità III.”,”Collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE. Pierre GRIMAL, nato nel 1912, è dal 1952 professore di letteratura latina e cultura romana alla Sorbona. Dal 1964 è Cavaliere della Legion d’ Onore. La sua opera fondamentale è ‘La civilisation romaine’ (1960) di cui è uscita nel 1961 la traduzione italiana ‘La civiltà romana’. Altre sue opere sono ‘La mitologia greca’ (1956) ‘Alla ricerca dell’ Italia antica’ (1961) e ‘L’ amore a Roma’ (1964).”,”STAx-061″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”Pierre Grimal é conosciuto come uno dei massimi specialisti di storia romana. Nato a Quercy, in Francia, nel 1912, é stato fino al 1982 professore alla Sorbona e membro dell’Ecole Française di Roma. ? scomparso nel 1996 a Parigi, all’etá di 84 anni. Tra le sue opere pubblicate da Garzanti, tutte autentici classici della storiografia contemporanea: Cicerone, Tacito, Seneca e I giardini di Roma antica. Pierre Grimal, massimo storico vivente della latinità ha scritto: l giardini di Roma – Tacito – Seneca – Marco Aurelio – Memorie di Agrippina Marco Tullio Cicerone: un personaggio eccezionale che la competenza di Pierre Grimal, ci restituisce in tutta la sua complessità in una biografia a 360 gradi. Cicerone fu uno dei massimi protagonisti della vita politica del suo tempostraordinario . Vitale, affascinante, oratore: volle dare una solida base ideale, etica e politica ad una classe dominante che a suo parere doveva comandare rispettando però gli ideali dell’humanitas. Dedica dell’ Autore a Jerome CARCOPINO suo maestro. “”Nel frattempo aveva concluso con Pompeo e Crasso quell’ alleanza che conosciamo sotto il nome di “”primo triumvirato””, che altro non era che un’ intesa discreta, se non proprio del tutto segreta, tra i tre grandi dell’ Urbe. Con Cesare console la vita politica, a cominciare dal gennaio del 59, cambierà; e Cicerone si chiede in che modo. Già alla fine di dicembre si parla di una legge agraria, (…) e Cicerone si chiede se il nuovo console vi si opporrà con la medesima forza usata per la rogatio di Rullo. Cesare, che ha perfettamente capito l’importanza di avere Cicerone per alleato, gli ha mandato un amico, Cornelio Balbo, originario di Gades e ufficiale (…) dell’ esercito di Cesare, per proporgli una intensa collaborazione: Pompeo, Crasso, Cicerone e Cesare sarebbero stati i quattro padroni di Roma e avrebbero potuto fare a meno del senato per portare tutte le riforme necesarie dovunque ce ne fosse il bisogno. (…) Ma il fatto di collaborare con Cesare per realizzare questo programma parve a Cicerone un tradimento (…)””. (pag 171)”,”STAx-163″
“GRIMAL Henri”,”La decolonisation, 1919-1963.”,”Henri Grimal, Agrégé de l’Université. La condanna marxista del colonialismo. “”Marx avait assuré que le passage de la societé capitaliste à la société socialiste se ferait par la révolte du prolétariat contre la bourgeoisie. La libération devait se produire d’abord dans les pays fortement industrialisés où les masses ouvriéres étaient les plus nombreuses et les mieux organisées. Dans ce mouvement l’intervention des peuples coloniaux n’était pas prèvue, car, à l’époque où Marx écrivait, le grand essor colonial de type impérialiste n’avait pas encore commencé et la colonisation conservait encore son caractère mercantiliste. Après lui, prévalut longtemps l’idée de l’incapacité des ces peuples d’influer sur le cours de l’histoire. Le congrès de la IIe Internationale à Stuttgart (1907) constata que «dans les colonies, il ne faut guère compter sur la force de rèsistance des exploités. Celle-ci fait presque complètement défaut chez l’indigène». Dans son ouvrage ‘Das Finanzkapital’ (1910), Rudolf Hilferding notait cependant que «dans les pays nouvellement découverts le capital importé intensifie les antagonismes et suscite contre les intrus la résistance croissante des peuples éveillés à la conscience nationale; cette résistance peut facilement évoluer vers des mesures dangereuses dirigées contre le capital étranger…» (p. 433). Mais c’est surtout Lénine qui, en 1916, souligna les contradictions qui opposaient, non seulement les capitalistes et les prolétaires dans les métropoles, mais les impérialistes des métropoles et les peuples colonisés (1). Ceux-ci pouvaient être un excellent instrument de lutte contre le capitalisme; en effet, la révolution dans les colonies, enlevant à la bourgeoisie européenne ses super-profits et ses moyens de corrompre la classe ouvrière, susciterait par là-même la révolution européenne. La révolution de 1917 fit passer la doctrine marxiste de la théorie à la pratique. Dans l”Appel aux ouvriers, aux soldats et aux paysans’, lancé le 25 octobre par le IIe congrès des Soviets, il était dit: «Le pouvoir des Soviets garantira à toutes les nations peuplant la Russie (c’est-à-dire aux colonies d’Asie) le droit effectif de disposer d’elles-mêmes». Le ‘Decrét sur la paix’ publié le lendemain, rendait un son anticolonialiste en condamnant les «annexions»: «Par annexion le gouvernement entend toute incorporation à un Etat, grand ou puissant, d’une nationalité petite et faible, sans le consentement et le désir formulés clairement et librement exprimés par cette dernière, indépendamment de l’époque à laquelle cette incorporation violente a été accomplie… du degré de développement ou de retard de la nation annexée… de l’entroit où cette nation réside, en Europe ou dans les lointains pays transocéaniques». Après une condamnation aussi catégorique de la domination d’un peuple sur d’autres peuples, le nouveau régime russe se devait de réviser la politique tsariste à cet égard. En mars 1921, fut mis au point, sous le titre: ‘Des tâches immédiates du Parti dans la question nationale’, un plan d’émancipations des peuples de l’Union soviétique sur la base de «l’abolition de l’inégalité nationale» et du développement social autonome. Ce texte marquait la première tentative de résoudre pacifiquement le problème des rapports de domination coloniale entre les «Grands-Russes» et les autres peuples de l’Union, en instaurant entre eux l’égalité complète. Sur le plan international l’opposition du parti à l’impérialisme colonial s’affirma dans chacun des congrès du Komintern (assemblée périodique des raprésentnts des partis communistes internationaux). Après avoir en 1919 (Ier congrès) condamné la duperie du wilsonisme, le Komintern prit une position plus vigoureuse encore en 1920. Dans ce IIe congrès, auquel participèrent des représentants de l’Inde (Roy) et de l’Indonésie (Sneevliet), Lénine fit adopter ses ‘Thèses sur les questions coloniale et nationale’: «Tous les partis communistes doivent donner un soutien actif aux mouvements révolutionnaires dans ce pays (coloniaux). L’Internationale Communiste doit être prête à établir des relations temporaires et même de alliances avec les démocrates-bourgeois des colonies et des pays arriérés. Elle ne doit pas cependant fusionner avec eux, mais conserver le caractère indépendant du mouvement prolétarien, même si ce dernier en est encore au stade embryonnaire». Le texte préconisait aussi la lutte contre tous les auxiliaires de la colonisation: les missions chrétiennes; les mouvements panislamique et panasiatique qui luttent contre les imperialismes européen et américain mais «s’efforcent en même temps de consolider l’influence turque et l’impérialisme japonais, aussi bien que la puissance des nobles, des grands propriétaires et du clergé». L’action anticolonialiste des communistes s’inspirera de ce texte jusqu’en 1927″” [Henri Grimal, ‘La decolonisation, 1919-1963’, Paris, 1965] [(1) L’Impèrialisme, stade suprême du capitalisme] (pag 34-35)”,”PVSx-071″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”‘Pierre Grimal è il massimo storico vivente (1987) della latinità.’ “”Su tutta la regione grava tuttavia un’ombra: quella di Pompeo. A Roma è stato preso molto sul serio il pericolo costituito da una possibile invasione dei Parti, e Pompeo è disposto a tutto per fronteggiarlo. E’ pronto ad accettare l’incarico, e lo scrive a Cicerone; anche se forse si tratta soltanto di una di quelle manovre di cui è maestro. Tale incarico giustificherebbe il fatto di aver chiesto in prestito a Cesare due legioni con il pretesto di impiegarle in Oriente contro i Parti. In realtà il vero scopo è quello di indebolire l’armata delle Gallie nell’eventualità di uno scontro armato tra Cesare e il senato. Per la verità la situazione in Oriente non è chiara: viene data la notizia che i Parti hanno varcato l’Eufrate, poi la si smentisce.”” (pag 267)”,”STAx-005-FV”
“GRIMAL Pierre”,”La letteratura latina.”,”Pierre Grimal, professore emerito alla Sorbona, è uno dei maggiori latinisti contemporanei. Tra le sue opere ‘Cicerone’ (1986), ‘Virgilio’ (1986), ‘Seneca’ (1992). ‘I maggiori oratori di questo periodo furono senza dubbio i due fratelli Tiberio e Caio Gracco. Cicerone riferisce le loro più celebrate caratteristiche’ (pag 34)”,”VARx-617″
“GRIMAUD Jerôme”,”Le regionalisme en Asie du Sud. L’ experience de la SAARC (1985-1997).”,”GRIMAUD Jerôme ha realizzato quest’ opera durante un soggiorno di 8 mesi in India nel quadro della sua laurea di storia contemporanea all’ Università di Nantes. Attualmente sta per ottenere un diploma di studi superiori all’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra.”,”PAKx-010″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 8. L’ egemonia inglese e la fine dell’ ‘Ancien Regime’.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-032″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 11. Dalla guerra di secessione alla prima guerra mondiale.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-033″
“GRIMBERG Carl, adattamento francese a cura di Georges H. DUMONT”,”La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl nacque nel 1875 in Svezia. Professore di storia all’età di 22 anni ha insegnato a Goteborg nel 1906 fino al 1918. Poi si è dedicato completamente al lavoro di storico. DUMONT (1920) Storico, è conservatore ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire.”,”STAx-223″
“GRIMBERG Carl, adaptation française sous la direction de Georges-H. DUMONT”,”Histoire universelle. 2. La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl è nato in Svezia nel 1875, professore di storia all’età di 22 anni, poi incaricato di corso all’Università di Goteborg nel 1906, ha insegnato fino al 1918. Dopo questa data si è dedicato solo al suo lavoro di storico. Ha pubblicato una ‘Storia del popolo svedese’. L’opera completa ‘Histoire universelle’ è in 12 tomi. Con la spedizione di Pirro si trovano di fronte due tattiche, strategie e organizzazioni militari diverse. I macedoni molto esperti a quel tempo erano considerato i migliori soldati al mondo. ‘La falange macedone , esercito di punta, formava un quadrato compatto che resisteva a tutti gli assalti. Ma la legione romana era capace di formare una potente linea di difesa. In quest’epoca, i romani dispnevano la loro legione in tre linee separate. La falange sviluppava tutta la sua potenza in una sola volta; per vincere la legione, occorreva, se si può dire, ottenere una vittoria in tre stadi. Occorreva subito battere l’ardore dei giovani soldati che formavano la prima linea; poi abbattere la seconda linea composta da uomini più sperimentati, prima di urtarsi con la terza linea che raggruppava i veterani. L’ordine di battaglia della legione permetteva pure di inviare i rinforzi alla linea che si trovava in difficoltà. I Romani tenevano soprattutto a economizzare le loro forze dando loro la più grande efficacia possibile.”” (pag 325-326) “”La strategia romana non aveva ancora raggiunto la raffinatezza della tattica macedone. I Romani non erano ancora che un popolo di contadini e non i fieri conquistatori che andranno a segnare la storia del mondo in modo indelebile. Le guerre che avevano combattuto sino ad allora non avevano richiesto un grande talento strategico. Ma la loro forza morale e la loro disciplina di ferro controbilanciavano la mancanza di tattica e di strategia””. (pag 326) Battaglia di Eraclea. ‘Le vittorie di Pirro’. Pirro non può sfruttura le sue vittorie per i movimenti della politica. Il trono di Macedonia era passato di mano. Preferisce tornare indietro per salire lui stesso sul trono macedone. (pag 327)”,”STAx-226″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 12. Dal fallimento della pace alla conquista dello spazio.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-101″
“GRIMM Herman”,”Michelangelo.”,”GRIMM Herman professore di storia dell’ arte all’ università di Berlino. “”Tutti gli italiani sanno che Michelangelo, Dante e Raffaello formano la grande triade artistica. Quale guerriero potrebbe reggere al loro confronto? Non è forse l’ arte la più sublime espressione della grandezza d’un popolo?”” (pag 560) (chiusura del libro) Raffaello Michelangelo e Leonardo a Firenze (pag 200 ca) Fine Savonarola, scontro con il papa, chiede concilio per rimuoverlo (pag 160) “”Certo, sappiamo che vi furono in Italia delle guerre durante il secolo XV; ma eran fatte da mercenari. E come ci si batteva negli scontri? Cento uomini su tremila, eran caduti a Rapallo sul campo di battaglia: e ciò faceva tremare la nazione. Il Guicciardini ci dice che la cifra parve enorme. Si legga quanto Guicciardini e Machiavelli narrano sullo svolgimento delle guerre italiane del secolo XV. Si fanno lunghe campagne senza che si verifichi un serio scontro. Si sferrano spaventose battaglie, nelle quali non scorre una goccia di sangue. Gli antichi Messicani muovevano al combattimento con armi di legno, per non uccidere i nemici, perché, in seguito, si pagava un buon riscatto per i prigionieri restituiti. Tali considerazioni erano allora decisive in Italia. Rarissimo era il caso che le truppe nazionali facessero la guerra. Di regola, il sovrano o la città si procuravano milizie, prendendole a mercede. Non si interessavano direttamente di esse, ma rimettevano la faccenda, compreso l’ armamento e il pagamento del soldo, ad uno o più impresari, coi quali stipulavano un contratto. Era il mestiere dell’ alta e della bassa nobiltà italiana. I grandi signori trattavano coi piccoli, questi con i minori, e così di seguito, fino al soldato semplice. Venezia, Firenze, Napoli e il Papa avevano i loro fornitori d’eserciti, che s’impegnavano a fare quelle determinate guerre e promettevano di sgominare in un determinato lasso di tempo il nemico. Gli eserciti non dovevano, per lo più, nè calpestare il territorio delle città per cui combattevano, nè toccare quello delle città conquistate. Le truppe costituivano uno strumento volgare e poco apprezzato e i soldati, in maggioranza, un’accozzaglia proveniente da tutti i paesi.”” (pag 99-100)”,”VARx-238″
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”50 novelle. Per i bambini e per le famiglie.”,”””Ah! pur troppo, in questo mondo bisogna lavorare e cominciare per tempo. Chi gallo vuol essere, convien che impari a cantare”” (pag 410, Alla ricerca della paura) wikip: Jacob Ludwig Grimm (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) e Wilhelm Karl Grimm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859), meglio noti come i fratelli Grimm, furono due linguisti e filologi tedeschi, ricordati come i “”padri fondatori”” della germanistica. Al di fuori della Germania sono conosciuti per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere Fiabe (Kinder- und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818). Fra le fiabe più celebri da loro pubblicate vi sono classici del genere come Hänsel e Gretel, Cenerentola, Il principe ranocchio, Cappuccetto Rosso e Biancaneve. I fratelli Grimm nacquero nel 1785 (Jacob) e nel 1786 (Wilhelm) a Hanau, vicino a Francoforte da Philip Wilhelm Grimm (1751-1796), avvocato, e Dorothea Zimmer (1756-1808). Frequentarono il Friedrichs Gymnasium di Kassel e poi studiarono legge all’Università di Marburgo. Furono allievi e amici del noto giurista tedesco Friedrich Carl von Savigny, del quale rielaborarono il pensiero e gli studi di metodologia della scienza e storiografia giuridiche. Dal 1837 al 1841, si unirono a cinque colleghi professori dell’Università di Gottinga per protestare contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover da parte del sovrano Ernesto Augusto I. Questo gruppo divenne celebre in tutta la Germania col nome Die Göttinger Sieben (I sette di Gottinga). In seguito alla protesta, tutti e sette i professori furono licenziati dai loro incarichi universitari e alcuni di loro furono persino deportati. L’opinione pubblica e l’accademia tedesca, tuttavia, si schierarono decisamente a favore dei Grimm e dei loro colleghi. Wilhelm morì nel 1859; suo fratello maggiore Jacob nel 1863. Sono sepolti nel cimitero di St. Matthäus Kirchhof a Schöneberg, un quartiere di Berlino. I Grimm contribuirono a formare un’opinione pubblica democratica in Germania e sono considerati progenitori del movimento democratico tedesco, la cui rivolta fu in seguito repressa nel sangue dal regno di Prussia nel 1848. I fratelli Grimm sono diventati celebri per aver raccolto ed elaborato moltissime fiabe della tradizione tedesca ed europea; l’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. In questa impresa furono sostenuti e coadiuvati dagli amici Clemens Brentano e Achim von Arnim, che a loro volta si adoperavano per la valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico tedesco. Nella prima edizione dei Kinder und -Hausmärchen i Grimm pubblicarono anche fiabe francesi, conosciute attraverso un autore ugonotto che costituiva una delle loro principali fonti; ma nelle successive ebbero la tendenza a eliminarle sostituendole con altre di origine prettamente germanica. Tuttavia le fiabe, per loro natura tramandate oralmente, sono di difficile datazione e attribuzione. Alcune delle fiabe, come ad esempio Cenerentola o La bella addormentata nel bosco, sono parte del patrimonio europeo da molto prima dei fratelli Grimm, e hanno visto una precedente trasposizione letteraria nell’opera in lingua napoletana Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile, che li precede di più di un secolo. Le loro storie non erano concepite per i bambini: la prima edizione (del 1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti e per la ricchezza di simbologia precristiana[1]. Oggi, le loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della settima edizione delle loro raccolte (1857). Non mancò il dibattito su questo adattamento: nel volume Principessa Pel di Topo e altri 41 racconti da scoprire (Donzelli Editore, Roma 2012) si cita una lettera di Jacob Grimm in cui egli manifesta la propria contrarietà a edulcorare le storie[2]: « La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma. » Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L’unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.”,”VARx-086-FV”
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”Le fiabe del focolare.”,”””(…) il Goethe fu uno dei primi a salutare quel libro con simpatia (1). «In questi ‘Lieder’, egli osservò, – dovrebbero i tedeschi, fuori della nebbia del loro presente, confortarsi per ciò che attinge dalla natura del tempo in cui furono composti, ma che è di tutti i tempi». (…) Lo Herder aveva già ammonito: «educa e forma il tuo spirito sullo spirito del popolo»”” (pag VIII, prefazione) (1) il ‘Des Knaben Wunderhorn’ di Arnim e Brentano (i Grimm avevano iniziato la raccolta dei racconti popolari perché venissero pubblicati nell’antologia dei loro amici)”,”VARx-002-FGB”
“GRIMM Robert KUNZ Otto SCHNEIDER Friedrich GRÜTTER Fritz GIOVANOLI Fritz STEINER Arthur BRATSCHI Robert BRAWAND Samuel MOOR Emmy HEEB Friedrich SCHMID Jacques ARNOLD Max SCHENKER Kurt DÜRRENMATT Peter HERTER Herbert”,”Robert Grimm. Revolutionär und Staatsman.”,”Tra i suoi scritti (1906-1956) (pag 143-158) per l’anno 1916 c’è il seguente: – Von Zimmerwald bis Kienthal’, in ‘Neues Leben’, April, 1916, seiten 108 bis 121 Wikip: Robert Grimm (Wald (Zurigo), 16 aprile 1881 – Berna, 8 marzo 1958) è stato un politico e pubblicista svizzero. Fu la forza trainante dietro allo Sciopero generale svizzero del 1918,[1] e con Herman Greulich è considerato una delle figure chiave ed insieme più controverse del movimento operaio in Svizzera.[2] Figlio di operai, dal 1895 al 1898 fece un apprendistato di tipografo in una impresa di Oerlikon presso Zurigo, lavorando in seguito come tipografo e capo rotativista in Svizzera, Germania (1905-06 a Berlino), Francia, Austria e Italia.[3] Durante i suoi viaggi studiò il marxismo, aderendo nel 1899 alla Federazione svizzera dei tipografi e al Partito Socialista Svizzero (PS),[4] rifacendosi alle idee del primo socialismo. Ricoprì diverse cariche pubbliche e di sindacato come la segreteria della Lega dei lavoratori di Basilea (1906-09), essendo parallelamente cofondatore e primo segretario della Federazione svizzera dei lavoratori del commercio e dei trasporti (1907-09). Dal 1909 al 1918 fu caporedattore del giornale Berner Tagwacht. Diresse la sezione energia e calore dell’ufficio centrale dell’economia di guerra (1939-46) e fu direttore della Ferrovia Berna-Lötschberg-Sempione (1946-53).[3] In politica fu tra l’altro deputato al Gran Consiglio di Basilea Città (1907-09), al consiglio comunale di Berna (1909-18), al Gran Consiglio bernese (1910-38) come anche Membro del Consiglio nazionale (1911-19 e 1920-55).[4] Organizzatore di scioperi di tipografi, nel 1912 rappresentò la direzione del PS allo sciopero generale di Zurigo,[4] ma venne presto messo sulla lista nera dai padroni. Nel 1907, 1910 e nel 1912 prese parte ai congressi della Seconda Internazionale per il Partito Socialista Svizzero; dal 1912 fu membro dell’Ufficio internazionale socialista.[2] Da strenuo oppositore della prima guerra mondiale e della politica di pace sociale del 1914 (vedi Burgfrieden), tra il settembre 1915 e l’aprile 1916 contribuì a convocare la Conferenza di Zimmerwald e quella di Kienthal,[1] divenendo insieme ad Angelica Balabanoff il principale promotore come anche una delle figure centrali del Movimento di Zimmerwald,[5] mantenendo con Lenin un rapporto piuttosto teso sia sul piano ideologico che su quello personale,[2] anche se nel 1917 contribuì ad organizzare il viaggio del leader bolscevico a San Pietroburgo.[6] All’inizio dell’anno 1918 Grimm fu tra i fondatori del Comitato di Olten.[2] In qualità di presidente del Comitato, fu l’autore dell’appello allo Sciopero generale svizzero, assumendone la guida e divenendo la forza trainante nell’organizzazione dall’11 al 14 novembre 1918, causando la più grave crisi nella storia dello stato federale svizzero. Fu successivamente condannato ad una pena detentiva di sei mesi da un tribunale militare per questo motivo.[2] Posizionandosi tra l’ala radicale e quella riformista Grimm apparteneva al centro marxista del PS, e nel 1920 fu determinante per la rinuncia del suo partito di aderire alla Terza Internazionale comunista, pur rimanendo nel suo nuovo programma di partito fedele al concetto di lotta di classe.[2] L’integrazione del PS nel sistema politico svizzero avvenne dopo il 1935, con la revisione in senso riformista del programma attuata sotto la minaccia fascista; nella quale il contributo di Robert Grimm nell’adesione ai principi della Democrazia liberale e della difesa nazionale fu determinante.[2] Dopo la seconda guerra mondiale Grimm – isolato – si oppose alla completa integrazione del PS nel fronte borghese della guerra fredda, rendendosi sospetto di cripto-comunismo a causa della sua critica di stampo marxista al capitalismo e alla politica degli Stati Uniti d’America.[2]”,”MEOx-144″
“GRIMM Jacob e Wilhelm”,”Fiabe per i fanciulli e la famiglia. Libro primo.”,”””Nel Romanticismo si riscoprirono nel contempo i valori della tradizione storica e quelli della nazione o, come si disse, de popolo – già pacatamente proposti alcuni decenni prima da Justus Möser (1720-1794) – , e si capisce perché la fiaba fu situata finalmente nel suo contesto proprio, quello della tradizione anonima, la quale fu identificata a sua volta con la nazione, con il popolo. Oggi quando parliamo di “”tradizioni popolari”” e le intendiamo necessariamente di più o meno vasta regionalità, utilizziamo concezione ed espressione romantiche, anche quando, per un anacoluto del pensiero, si concepisca il popolo (= nazione) limitato agli strati inferiori della società, esaltandone o denigrandone le “”virtù””. Ma qualcosa del genere accadeva anche nel periodo romantico, quando il ‘volk’ si andava a cercarlo, coerentemente, solo nelle campagne e non ci si accorgeva di trovarlo talvolta anche altrove. E, assunto che la fiaba è tradizione popolare e nazionale (l’ideale cosmopolitico che ancora poteva problematicamente condizionare Herder si è affievolito), il problema che preoccupa i Grimm è in primo luogo quello di rimanere fedeli a questa tradizione e di trovare (quasi nel senso di “”inventare””) i modi scritti di questa fedeltà. La questione prende corpo e vigore nella discussione con l’amico von Arnim e con Brentano che avevano raccolto ed elaborato in modo esemplare, ma con interventi radicali, i canti popolari tedeschi nello stupendo ‘Des Knaben Wunderhorn’ (il corno meraviglioso del fanciullo, 1806-1808). Il proposito dei Grimm di fedeltà al dettato popolare appare per lo meno irrealizzabiel all’amico Achim, il quale rivendica il diritto e il dovere dello scrittore di intervenire e tradurre i dati offerti dal folclore, in altre parole rielaborare personalmente i motivi ricavati dalla tradizione anonima. I Grimm ribadiscono la nacessità oltreché l’obbligo di rispettare la naturale genuinità delle fiabe che apprendono dalla viva voce di un narratore più o meno incolto, parlano infatti di ‘naturpoesie’ in opposizione ad una ‘kunstpoesie’ o poesia d’arte che, va da sé, può anche non essere “”artificiale”” né tantomeno “”artificiosa””, come si è forzatamente dubitato. Si dovranno allora vedere in Brentano e in von Arnim ancora delle resistenze illuministiche nell’uso della fiaba a fini letterari? Un po’ azzardato, ma non assurdo. Schiller li avrebbe definiti poeti «sentimentali», i Grimm avrebbero voluto essere, sempre secondo la terminologia schilleriana, dei poeti «ingenui», o per lo meno ripetere l’«ingenuità» dei poeti originali, vale a dire la loro intatta e profonda unità di essere, di sentire e di operare”” (pag XI-XII, introduzione) [Jacob e Wilhelm Grimm, ‘Fiabe per i fanciulli e la famiglia’, Mondadori, Milano, 1980]”,”VARx-001-FAP”
“GRIMSHAW Anna HART Keith”,”C.L.R. James and The Struggle for Happiness.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Keith Hart is a social anthropologist who teaches at Cambridge University. He has worked in Africa and the Caribbean and is the author of The Political Economy of West African Agriculture. Preface, Photo, Appendix: The Struggle for Happiness: table of Contents,”,”BIOx-034-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”Popular Democracy and The Creative Imagination: The Writings of C.L.R. James 1950-1963.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Photo, Notes, Appendix: 1. A short Bibliographical Essay, 2. Tables of Contents from: Mariners, Renegades and Castaways (1953), Preface to Criticism (1955), Beyond a Boundary (1963),”,”BIOx-035-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”C.L.R. James: A Revolutionary Vision for the 20th Century.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Introduction, Notes, Appendix,”,”BIOx-036-FL”
“GRIN Moisej”,”Sguardo sull’ URSS. Viaggio geografico nell’ Unione Sovietica.”,”””Il sottosuolo dell’ Unione Sovietica contiene circa il 60% delle riserve mondiali di carbone, ossia quasi 9 trilioni di tonnellate, superando di sei volte le riserve di carbone degli USA, di 40 quelle della RFT, e di 50 quelle della Gran Bretagna.”” (pag 30) “”Negli ultimi tempi la produzione del petrolio nell’ URSS è aumentata rapidamente e nel 1965 ha raggiunto i 243 milioni di tonnellate, pari a un settimo della produzione mondiale. L’ incremento è stato del 220% rispetto al 1958 e di circa 25 volte rispetto al 1913. In questo settore del’ industria estrattiva l’ URSS è seconda soltanto agli USA e il distacco tra i due paesi si va riducendo rapidamente.”” (pag 32) “”Tassi d’ incremento ancor più elevati di quelli dell’ industria petrolifera si registrano nella produzione del gas, che si è sviluppata essenzialmente nel dopoguerra. Sono già stati scoperti giacimenti di gas naturale per 60 trilioni di metri cubi, pari al doppio di quelli degli USA e al 40% circa delle riserve mondiali””. (pag 34)”,”RUSx-095″
“GRINKO V. MITKINE N. SOPINE S. CHAOUMIAN S.”,”Le parti des bolcheviks en lutte contre le trotskisme (1903- février 1917).”,”Dibattito sul rapporto tra proletariato e contadini in occasione della rivoluzione russa del 1905-1907. “”Disconoscendo l’ evidenza, Trotsky negava la possibilità di un’ alleanza del proletariato e dei contadini. Dichiarava che la “”coalizione”” del proletariato e dei contadini suppone o che uno dei partiti borghesi esistenti domini il contadiname, o che questi fondino un potente partito indipendente. Ora né l’ una né l’altra cosa è possibile””. Nella sua opera “”L’ obiettivo della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione”” (1909), Lenin indicava che le idee di Trotsky sulla “”coalizione”” delle classi erano errate sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ esperienza pratica della rivoluzione russa””. (pag 89-90)”,”TROS-164″
“GRINKO V. MITKIN N. SOPIN S. SCIAUMIAN S.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo (1903-febbraio 1917) .”,”Silenzi, falsificazioni, deformazioni e calunnie staliniste contro Trotsky e sui rapporti Lenin – Trotsky… “”In tal modo i liquidatori, i cui piani erano difesi con tanto ardore da Trotsky, non si preparavano affatto all’ unificazione di tutti i socialidemocratici, ma si preparavano a proclamare un partito legale, riformistico. Nel giudicare il blocco opportunistico che Trotsky stava per mettere insieme, Lenin scrisse: “”La base di questo blocco è chiara: i liquidatori si servono “”come prima”” della completa libertà di applicare la loro linea nel Givoie Dielo e nella Nascia Zarià, e Trotsky, dall’ estero, li copre con una fraseologia rivoluzionaria, che a lui non costa nulla e che non impegna a nulla i liquidatori””””. (pag 146)”,”TROS-179″
“GRISAR Hartmann”,”Lutero. La sua vita e le sue opere.”,”Il Rev. P.H. Hartmann Grisar è stato professore dell’Università di Innsbruck. Melantone e Lutero. “”Scendendo nei particolar, Melantone disapprovò in Lutero soprattutto la negazione della libertà; e in conseguenza anche la sua dottrina della predestinazione assoluta. In conseguenza ancora era contrario al magnificare, che Lutero faceva, la sola fede, e al asuo porre completamente da banda le buone opere. Egli diede un risalto maggiore alle idee del maestro intorno alla penitenza ed all’efficacia del timore, come motivo del nostro agire. In tempi più tardi, parlando dell’opera principale di Lutero, il ‘De servo arbitrio’, la chiamava “”vergognosa””. Nella dottrina intorno all’Eucarestia finalmente un abisso – e confessato – lo divideva da Lutero, in quanto egli si adava sempre più accostando a Zuinglio (Zwingli). Nonostante tutte queste differenze di opinioni dottrinali, delle quali Lutero non era punto inconsapevole, questi rimase strettamente unito a Melantone. Egli poté e non volle rinunciare alle grandi qualità ed alla grande riputazione del suo amico. E Melantone, alla sua volta, colla sua abilità evitò tutto quello che avesse potuto condurre ad un’aperta rottura. (…) Lutero diede una volta al suo amico l’epiteto ben appropriato di “”interprete di Erasmo”” . Melantone era così imbevto delle sue idee umanistiche e della maniera di pensare di quell’Erasmo che egli tanto ammirava, che non poteva non lasciar compenetrare la sua teologia – che del resto aveva studiato solamente come una cosa per lui secondaria .- da una filosofia immatura e razionalistica. Sebbene assai lontano dalla verità cattolica, tuttavia affermava di acconsentire in fondo colla “”posizione religiosa”” di Erasmo”” (pag 432-433)”,”RELP-057″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Luttes ouvrières en Italie de 1960 à 1976.”,”Grafico: lavoratori partecipanti agli scioperi 1965-1970 (pag 74) “”In particolare ci riferiamo alle tesi avanzate da Pasquale Saraceno in occasione del Congresso tenuto a San Pellegrino (settembre 1961): sono queste che vengono messe in primo piano nel corso del periodo. Per Saraceno, l’ economia italiana subiva gli effetti di un dualismo interno la cui importanza non era stata sufficientemente sottolineata. Le sue caratteristiche erano le seguenti: squilibrio tra i livelli di sviluppo d’insieme ai quali era pervenuto il Centro-Nord e la permanenza al Sud di strutture economiche arcaiche che frenavano un possibile sviluppo; squilibrio tra industria in piena espansione e agricoltura, stagnante (di fatto, già sulla via della recessione); squilibrio infine tra una disoccupazione di proporzioni inquietanti e l’ assenza di infrastrutture suscettibili di favorire il riassorbimento. Effettuata questa constatazione, Saraceno proponeva una linea direttrice centrata sulla parola d’ ordine: “”unificazione economica del paese””. In termini chiari, suggeriva questa soluzione ormai classica, ma che nessun governo aveva saputo realizzare: dare al Mezzogiorno delle condizioni di sviluppo simili a quelle che esistevano per il resto del paese.”” (pag 41)”,”MITT-245″
“GRISONI Dominique MAGGIORI Robert”,”Guida a Gramsci.”,”Dialettica. “”A proposito del concetto di immanenza, Gramsci spiegherà che bisogna intendere il termine metaforicamente, cioè: esso rimane come «significante» ma assumendo un altro significato rispetto a quello tradizionalmente fissato dalla filosofia idealistica. Con la dialettica, siamo di fronte allo stesso problema. In Platone, questo concetto traduceva un processo dello spirito che, dalle apparenze del mondo sensibile, perveniva alle Idee del mondo intelligibile. La dialettica era quindi un processo ontologico. Divenne una logica nel Medioevo e solo con Kant ritrovò il significato di ricerca di un fondamento nelle apparenze e nelle opinioni «illusorie». Hegel per primo sconvolse radicalmente il concetto. Per lui la dialettica è il movimento del pensiero che, attraverso una serie di crisi e di conflitti risolti, determina «momenti» di verità insufficienti a costituire la totalità ma che attraverso il conflitto, la contraddizione fra identico e altro da sé permette un «superamento» di tali momenti e permette allo spirito di prendere possesso di sé attraverso una serie di tappe successive. «Per Hegel» osserva Marx «il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, ‘l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello’ degli uomini» (1). Così, la critica di Marx che, secondo le sue stesse parole, rimette la dialettica hegeliana «sui piedi» ha per effetto immediato di «rendere materialistica» la dialettica, che non è più un «movimento del pensiero» ma il movimento reale, il movimento della storia, cioè, come dice Engels, «il processo ininterrotto del divenire e della trasformazione». Con Marx, la dialettica si stacca dalla sfera speculativa e diventa uno strumento di conoscenza e un modo di comprendere la realtà nel suo movimento che, superando la concezione formale e statica di Hegel, instaura il primato del «contenuto» sulla forma (perché è «esplorazione»), analizza il movimento di tale contenuto e costruisce così l’oggetto della storia. Come metodo di analisi, esclude ogni costituzione ‘a priori’ del reale e introduce alla comprensione del divenire in generale e delle leggi «universali» dello sviluppo ‘storico’. Gramsci non metterà mai in discussione questa «definizione» di Marx, ma indirizzerà le sue ricerche verso la critica alle deviazioni meccanicistiche e dogmatiche, prodotte soprattutto da Bucharin che, nel suo ‘Manuale popolare’, elude il problema della dialettica supponendola «nota» al lettore. Secondo Gramsci, questa omissione può avere origine solo da una concezione erronea della filosofia della prassi, che Bucharin presume «scissa in due elementi: una teoria della storia e della politica concepita come sociologia, cioè da costruirsi secondo il metodo delle scienze naturali (sperimentale nel senso grettamente positivistico), e una filosofia propriamente detta che poi sarebbe il materialismo filosofico o metafisico o meccanico (volgare)» (MS, EI, p. 132, ER pp. 155-56), anche se quest’ultima viene definita come «materialismo dialettico». Enunciare il problema dell’unità e dell’integralità della filosofia della prassi non può non avere come presupposto teorico e metodologico l’accentuazione della «importanza e significato della dialettica» che è «sostanza midollare della storiografia e della scienza della politica» (MS, EI p. 132, ER p. 156). Altrimenti si riduce a «una logica formale, a una scolastica elementare» (MS, EI, p. 132, ER p. 156). Partendo da questi presupposti, la dialettica riacquista tutto il suo significato perché permette di ricomporre la frattura fra filosofia e politica, perché «supera (e superando ne include in sé gli elementi vitali)» nella nuova filosofia del marxismo, «sia l’idealismo che il materialismo tradizionali, espressioni della vecchia società» (MS, EI, p. 132, ER p. 156)”” [Dominique Grisoni Robert Maggiori, ‘Guida a Gramsci’, Roma, 1975] (pag 172-174) [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla II edizione del ‘Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, pp. 27-28] [MS ‘Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce’; EI Einaudi, ER Editori Riuniti]”,”GRAS-136″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Le lotte operaie in Italia dal 1960 al 1976.”,”H. Portelli ha scritto ‘Gramsci e il blocco storico’: ha insegnato nell’Università di Parigi. Grisoni è autore di ‘Guida a Gramsci’ in collaborazione con R. Maggiori.”,”SIND-189″
“GRISPIGNI Marco”,”Elogio dell’ estremismo. Storiografia e movimenti.”,”””Alcuni negarono nella maniera più decisa la dimensione mondiale dell’ evento: le specificità nazionali prevalevano sulle somiglianze. Il ruolo dei giovani nella primavera di Praga contro il sistema di potere e di oppressione comunista non poteva essere assolutamente confrontato e paragonato con la rivolta contro il capitalismo e per il socialismo dei giovani universitari occidentali. E’ la tesi che fra i suoi più autorevoli interpreti trovò Raymond Aron, fustigatore del maggio francese, della chienlit degli studenti parigini alla Sorbona e nelle notti del Quartiere Latino (…)””. (pag 30) “”A questo riguardo credo che una spia significativa dell’ atteggiamento assunto, più che la rincorsa degli eretici che anche la borghesia ebbe (“”Il Ponte””, “”Comunità””, “”Il Mondo””, “”Astrolabio””, “”Tempi moderni””, “”Nord e Sud””, “”Questitalia””), possa essere lo spoglio delle pagine del “”Corriere della sera””, il più prestigioso quotidiano nazionale, la voce della operosa borghesia laica lombarda.”” (pag 55) “”Infine il terzo gruppo di strutture nelle quali numerosi fondi sui movimenti sono conservati è rappresentato da alcuni istituti e fondazioni, soprattutto nel centro nord: il Centro studi Piero Gobetti e la Fondazione Vera Nocentini a Torino; la Fondazione Luigi Micheletti, per altro associata alla rete degli Isr, a Brescia; la Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco a Roma; l’ Istituto Gramsci Emilia Romagna a Bologna; la Fondazione Feltrinelli a Milano, luogo storico a partire dagli anni ’70 di raccolta della documentazione sui movimenti””. (pag 100)”,”ITAC-077″
“GRISWARD Joël H.”,”Archéologie de l’épopée médiévale. Structures trifonctionnelles et mythes indo-européens dans le cycle des Narbonnais.”,”Narbona (in francese: Narbonne, in occitano e catalano: Narbona, è un comune francese di 56 123 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione dell’Occitania, sede di sottoprefettura. La città ha un passato illustre: prima colonia di diritto romano al di fuori dell’Italia, fu per lungo tempo capoluogo e centro organizzatore della provincia che da lei prese nome, la Narbonense, che si estendeva per gran parte della Gallia meridionale. Nota anche per aver dato i natali nel 256 al grande e glorioso bimartire San Sebastiano, in età medievale fu capitale del regno visigoto e, successivamente, importante centro religioso, spirituale e culturale, sede di una prestigiosa arcidiocesi.”,”STMED-084-FSD”
“GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny”,”Storia delle dottrine economiche.”,”GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny insegnava all’ Università di Pavia. “”Bisogna, quindi, risalire a Fichte per comprendere lo sviluppo del romanticismo tedesco e l’ influenza che esso esercitò nel campo sociale e per riflesso anche in quello economico, attraverso l’ opera di Adamo Müller (1779-1829), di Federico Genz (1764-1832) e di Carlo Lodovico Haller (1768-1854). L’ etica ebbe già una posizione dominante nel pensiero di Fichte. L’ individuo non è un “”atomo””, disse Fichte, ma è parte della società ed è destinato a vivere in società; l’ individuo che vive isolato non è un uomo compiuto. “”Sollen überhaupt Menchen sein, so müssen mehrere sein””, (“”se in generale vi devono essere degli uomini, essi devono essere parecchi””). Nel “”Der geschlossene Handelsstaat””, (Lo Stato economico chiuso), pubblicato da Fichte nel 1800, abbiamo già i primi elementi di quelle teorie che più tardi saranno elaborate dalla scuola nazionalista. Le singole nazioni devono essere indipendenti, ciascuna supplendo nei limiti del possibile ai propri bisogni e controllando la propria vita economica. Lo Stato è concepito come una unità organica e non soltanto come un istituto giuridico. Esso è il “”regno della libertà e del vero diritto””.”” (pag 223)”,”ECOT-097″
“GRIZIOTTI Giorgio”,”Neurocapitalismo. Mediazioni tecnologiche e linee di fuga.”,”Giorgio Griziotti è stato uno dei primi ingegneri informatici usciti dal Politecnico di Milano. Ha acquisito una esperienza nel campo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Paragrafo: ‘Dal Fordismo al Toyotismo il real time computing’. “”Torniamo ora alle conseguenze del ‘real time computing’ sui modi di produzione industriale. Unix e i sistemi in tempo reale sono i principali strumenti del passaggio verso il toyotismo e l’automatizzazione della fabbrica. I sistemi informatici in tempo reale, di cui abbiamo visto la genesi, permettono di sviluppare algoritmi e procedure applicative che gestiscono macchine e processi industriali. (…)”” (pag 51)”,”TEOS-317″
“GROELING Erik von NÄTH Marie Luise, redazione; scritti di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS”,”Die Außenpolitik Chinas. Entscheidungsstruktur Stellung in der Welt Beziehungen zur Bundesrepublik Deutschland.”,”Saggi di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS. Contiene il capitolo: “”Il ruolo della Cina in Medio Oriente””. (pag 309-316) (nell’ articolo si citano gli accordi per delle collaborazioni tecnico-scientifiche con i paesi della regione negli anni 1970 (Irak ecc.) e parla di un interesse indiretto della diplomazia cinese per la regione in occasione delle guerre e crisi di quel periodo in Medio Oriente anche risultato del confronto USA-URSS)”,”CINx-136″
“GROETHUYSEN Bernard”,”Filosofia della rivoluzione francese. Le idee che hanno cambiato il mondo.”,”Il testo ‘Filosofia della rivoluzione francese’ è preceduto dal saggio ‘Montesquieu’.”,”FRAA-015″
“GROETHUYSEN Bernard, a cura di Bernard DANDOIS”,”Philosophie et histoire.”,”‘Bernard Groethuysen (1880-1946). Rappresentante eminente dell’Europa dello spirito, formato alla scuola dei grandi pensatori tedeschi e amico della maggior parte degli intellettuali francesi che hanno svolto un ruolo di rilievo tra le due guerre mondiali, l’autore de ‘Le origini dello spirito borghese in Francia’ non ha mai smesso di onorare l’imperativo socratico “”conosci te stesso””. Qui si riuniscono alcuni testi diventati inaccessibili tra cui ‘Le origini sociali dell’ incredulità borghese in Francia’ (sui libertini) e l’importante ‘Dialettica della democrazia’, tradotta per la prima volta in francese. Questo volume può costituire una sorta di ‘antropologia filosofica’ la cui ambizione è di decriptare ‘la via seguita dalla meditazione dell’uomo su se stesso’. [‘La forza dell’ incredulità ai suoi inizi si trova in coloro che senza preoccuparsi dell’opinione comune, corrono il rischio di non credere e non sapere a che cosa si stanno impegnando. Sono una sorta di individualisti, degli aristocratici del pensiero che cercano di elevarsi al di sopra dei pregiudizi volgari. “”Cosa fanno in sostanza tanti libertini in materia di fede?”” si chiede Bourdaloue, e risponde: “”L’ affettazione di una vana e orgogliosa singolarità, di cui i libertini si piccano; credono che sia sufficiente essere singolari, per aver più genio e più ragione degli altri: non pensare come gli altri e parlare diversamente dagli altri… ecco il segreto del loro libertinismo (19)””. Ma è precisamente lo spirito di singolarità di cui danno prova gli increduli, e la loro mania di attaccarsi a tutte le opinioni ricevute senza distinzione, che consentirà alla Chiesa di condannarli nel nome della comunità della gente onesta che tiene alla morale e al decoro. Se l’incredulo prepara la via alla borghesia illuminata elevandosi al di sopra dei “”pregiudizi popolari”” (20), è ancora troppo esclusivamente un “”bello spirito”” perché la professione d’incredulità possa convenire a quelli che, benché ragionino sulla religione, non sono per nulla disposti a lasciar infrangere il buon ordine e il decoro”” (pag 304) [(19) Bourdaloue, Oeuvres, t. II, p. 525; (20) Massillon, l.c., t. I, p. 395; t. II, p. 506] [da ‘Le origini sociali dell’incredulità borghese in Francia’]”,”FILx-572″
“GROH Dieter”,”Negative Integration und revolutionärer Attentismus. Die deutsche Sozialdemokratie am Vorabend des Ersten Weltkrieges.”,”‘Integrazione negativa e attendismo rivoluzionario. La socialdemocrazia tedesca alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.”,”MGEx-230″
“GROH Dieter”,”La Russia e l’autocoscienza d’Europa.”,”introduzione note appendici: I. Il testamento di Pietro il Grande, II. A proposito della filosofia della storia e della teoria politica dei tradizionalisti, III. Tjutcev e la rivoluzione europea, IV. L’analogia tra gli organismi biologici e la storia da Isaak Iselin a Heinrich Rückert, V. Vollgraff e Lasaulx precursori di Spengler e Toynbee, VI. Lo schema storico gioachimitico nel XX Secolo, Bibliografia, indice dei nomi, note, traduzione di Claudio CESA, Piccola biblioteca Einaudi “”A Herzen, ed a coloro che sostenevano la tesi di una mentalità comunistica innata nei russi, non importava l’esattezza scientifica: essi ricercavano un mito che, di fronte al fallimento della rivoluzione del 1848, desse un senso alla loro esistenza di intellettuali, il mito dell'””uomo russo””, del contadino russo che doveva prendere il posto del proletario (6). Per potersi distaccare ideologicamente dall'””Occidente in putrefazione”” che non era riuscito a far la rivoluzione – lo scritto di Herzen ‘Dall’altra sponda’ (1850) (7) non fu che il punto d’arrivo di questo processo – questo mito, che implicava anche il ricorso al “”grande parallelo”” in funzione antioccidentale, era indispensabile: tanto più in quanto Herzen si rendeva conto del fatto che nel processo del comunismo occidentale era implicito il dispotismo. Marx si accorse immediatamente che qui si voleva giocare, contro la profezia, la carta del mito, e perseguitò quindi con odio implacabile, come del resto anche Engels, il russo, “”quel letteratucolo panslavista””. Ma perché “”letteratucolo””? Perché agli occhi di Marx, e, come vedremo, anche a quelli di Moses Hess, lo Herzen si era, col suo volgersi al passato, cioè al principio del comune russo, posto fuori dalla storia. Per il socialismo “”scientifico””, la cui scientificità consiste soprattutto nel fatto che il passato vien conosciuto e quindi superato – qui si può cogliere l’eredità hegeliana – per porsi sul terreno del futuro, Herzen era divenuto un intellettuale con la testa tra le nuvole perché vedeva “”l’uomo nuovo”” nel contadino russo (8) e non lo intendeva come qualche cosa che, nel futuro, sarebbe stata realizzata nei proletari”” [Dieter Groh, La Russia e l’autocoscienza d’Europa, 1980] [(6) Herzen, Vom anderen Ufer [Dall’altra sponda], cit, p. 136; (7) Venne composto negli anni 1848-49, e consta di numerosi articoli (…); (8) L’analogia con la decadenza di Roma e l’avvento del cristianesimo: Herzen, Von anderen Ufer, cit, pp. 134 sgg, 143; ‘Le peuple russe et le socialisme’ (Lettre à Michelet) (1851) ibid., VII, p. 276; ‘La Russie et le vieux monde’ (1954), ibid., XII, p. 134. Per i russi “”popolo nuovo”” in contrasto con la “”vecchia Europa””: ‘Vom anderen Ufer’, cit., pp. 141, 177 sg.; ‘Le peuple russe et le socialisme’, ibid., VII, p. 272. I russi “”nuovi barbari””: ‘Von anderen Ufer’, cit., pp. 136, 145 sg. Va qui osservato che questo distacco rispetto all’Europa e la riduzione – operata nello stesso scritto – della storia a svolgimento naturale (‘Von andern Ufer’, cit., p. 32 sg.) era naturalmente già implicito nelle tappe precedenti del pensiero di Herzen. Cfr. sull’argomento: Scheibert, ‘Von Bakunin zu Lenin’, cit., pp 120-32]”,”RUSx-008-FL”
“GRONDIN Jean, a cura di Giovanni Battista DEMARTA”,”Gadamer. Una biografia.”,”Giovanni Battista DEMARTA sovlge attualmente la sua attività filosofica presso l’ Università di Friburgo (Germania). Jean GRONDIN è professore di filosofia presso l’ Università di Montreal. Dopo aver completato la sua formazione in Germania è divenuto uno degli allievi più stretti di GADAMER, contribuendo a diffondere il suo pensiero nel mondo francofono. Ha scritto varie opere (v. risvolto copertina). H.G. GADAMER (1900-2002). “”Tutto ciò sottolinea soltanto che ‘Verità e metodo’ ha apportato un certo disagio a Heidegger. Ma è anche raro che un maestro mostri un particolare entusiasmo per i correttivi che il suo allievo intende proporre in merito alla propria opera. L’ attenzione silenziosa di Heidegger nei confronti dei risultati esposti dal suo allievo mostra che ha saputo accogliere di certo l’ opera con comprensione e riconoscimento.”” (pag 446)”,”FILx-316″
“GROOS Otto”,”La dottrina della guerra marittima nella luce del conflitto mondiale. Libro per uomini di mare e di guerra ed uomini di Stato.”,”””Il concetto della “”fleet in being”” consiste dunque nella possibilità che si offre all’ avversario numericamente prevalente di ritardare la battaglia decisiva necessaria per la conquista del dominio del mare, adottando nel frattempo un’ attitudine difensiva ma tale da sfruttare qualunque occasione per arrecare danni al nemico con opportune operazioni””. (pag 129)”,”GERQ-051″
“GROPMAN Alan a cura; scritti di J. Dawson AHALT John E. BOKEL Rolf CLARK Hugh CONWAY Barry J. DYSART Marcus ERLANDSON Anthony Whitford GRAY Irene KYRIAKOPOULOS Donald L. LOSMAN James E. TOTH”,”The Big “”L””. American Logistics in World War II.”,”””The attack on Pearl Harbor had specific implications for several industries. Rubber from the east was no longer accessible and a synthetic industry had to emerge. Royal Dutch Petroleum – the world’s largest provider – lost oil access to the East Indies, and Texas oil had to take up the slack to supply the allies. Textile imports from Japan were lost, amplifying the early shortages for wartime clothing and canvas. Perhaps most important, the steel and shipbuilding industries faced sudden shortfalls as the Pacific Fleet was severely damaged. The building of some 12,000 ships resulted in many dynamics, one of which was that electrical power generation expansion ashore was virtually stopped while ship powered generator capacity expanded. The American automobile industry had thrived during the 1920s, and it could be converted, with some effort, to munitions production. The steel industry – air travel not yet popular (257) – so the aluminium and magnesium industries had to be developed from virtual non-existence to large scale production”” (pag 91) (91) Though the Douglas DC-3, for the first time combining rotary engine with variable pitch propeller, retractable landing gear; monocoque body, and wing flaps – all five ingredients leading to a stable and efficient logistics aircraft – had been produced and would be essential in wartime logistics and post-war airline development L’attacco a Pearl Harbor ha avuto implicazioni specifiche per diverse industrie. La gomma dall’est non era più accessibile e doveva emergere un’industria sintetica. La Royal Dutch Petroleum – il più grande fornitore del mondo – perse l’accesso al petrolio nelle Indie orientali e il petrolio del Texas lo aveva per riprendere il fiato per rifornire gli alleati. Le importazioni di tessuti dal Giappone andarono perse, amplificando la precoce carenza di indumenti e tele in tempo di guerra. Forse la cosa più importante, le industrie dell’acciaio e della cantieristica navale dovettero affrontare improvvise carenze poiché la flotta del Pacifico fu gravemente danneggiata. La costruzione di circa 12.000 navi hanno provocato molte dinamiche, una delle quali è stata che l’espansione della generazione di energia elettrica a terra è stata praticamente interrotta mentre la capacità dei generatori alimentati dalle navi si è espansa. L’industria automobilistica americana aveva prosperato durante gli anni ’20 e poteva essere convertita, con un certo sforzo, in munizioni produzione. L’industria siderurgica – i viaggi aerei non erano ancora popolari (257) – quindi le industrie dell’alluminio e del magnesio dovevano essere sviluppate inesistenza virtuale alla produzione su larga scala “”(pag 91) (91) Anche se il Douglas DC-3, per la prima volta combina un motore rotativo con un’elica a passo variabile, carrello di atterraggio retrattile; il corpo monoscocca e i flap alari – tutti e cinque gli ingredienti che hanno portato a un aereo logistico stabile ed efficiente – erano stati prodotti e sarebbero stati essenziali nella logistica in tempo di guerra e nello sviluppo delle compagnie aeree del dopoguerra”,”QMIS-313″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”GROPPI Tania è professore di diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto europeo comparato (DIPEC). Ha scritto ‘Il federalismo’ (Laterza, 2004) e ‘Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli Stati decentrati’ (Giuffré, 2001). “”Nel suo complesso, la Camera si presenta rigorosamente inquadrata in gruppi parlamentari, con poco o nessuno spazio di movimento per i singoli deputati, quei ‘backbenchers’ che acquistano un minimo di rilievo soltanto nelle riunioni del gruppo parlamentare, ogni mercoledi mattina, oppure nell’ambito dei Comitati parlamentari, ovvero attraverso la presentazione di disegni di legge “”manifesto””, finalizzati ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. E’ troppo poco, però, agli occhi degli elettori, che vedono i propri rappresentanti sempre più ridotti a macchine per votare, fedeli più al partito che al proprio elettorato.”” (pag 83)”,”CANx-005″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”Tania Groppi è professore di Diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto pubblico europeo e comparato. Tra i suoi libri: Il federalismo, Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli stati decentrati.”,”CANx-001-FL”
“GROPPO Bruno RICCAMBONI Gianni a cura; altri scritti di Philippe BUTON Andrea COLASIO Domenico CANCIANI Marie-Claire LAVABRE Giorgio FEDEL Franco GOIO Stefano BERTOLI Giorgio ROVERATO Sergio MAZZOTTA Severino GALANTE Alain BERGOUNIOUX Raffaele DE-MUCCI Danilo ARDIA”,”La sinistra e il 1956 in Italia e Francia.”,”Collaborano al libro: Philippe BUTON, Andrea COLASIO, Domenico CANCIANI, Marie-Claire LAVABRE, Giorgio FEDEL, Franco GOIO, Stefano BERTOLI, Giorgio ROVERATO, Sergio MAZZOTTA, Severino GALANTE, Alain BERGOUNIOUX, Raffaele DE MUCCI, Danilo ARDIA. GROPPO è ricercatore al CNRS di Parigi, titolare di un Doctorat d’Etat di scienza politica. RICCAMBONI ha insegnato nelle Univ di Roma e Padova, è autore di studi sulla classe politica, comportamento elettorale e partiti in particolare sui partiti comunisti non al potere. Insieme hanno scritto: -Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale. PADOVA. 1980″,”FRAP-017″
“GROPPO Bruno”,”Sindacati e comunismo. La formazione della politica sindacale dell’ Internazionale comunista 1919 – 1921.”,”Bruno GROPPO, politologo e storico, specialista dei movimenti politici e sindacali, è Chargé de recherche al Centre National de la Recherche Scientifique (Parigi) (CNRS). Ha insegnato nelle Univ di Padova, Bochum, Parigi I e all’ EHESS (Parigi). Ha pubblicato ‘Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale’ (1980), ‘La sinistra e il ’56 in Italia e Francia’ (1987) entrambi in collaborazione con Gianni RICCAMBONI e numerosi saggi sulle trasformazioni della socialdemocrazia e del sindacalismo in Europa.”,”INTT-066″
“GROS PIETRO Gian Maria ONIDA Fabrizio SCOGNAMIGLIO Carlo”,”L’ industria metalmeccanica italiana.”,”GROS PIETRO Gian Maria insegna economia dell’ impresa nella facoltà di economia e commercio dell’ Università di Torino. ONIDA insegna economia internazionale ed economia alla Bocconi di Milano. SCOGNAMIGLIO insegna economia e tecnica industriale nell’ Università Luiss di Roma ed economia dei settori di aziende industriali nell’ Università Bocconi di Milano. “”Chi ha innovato il processo, ha drasticamente ridotto l’ occupazione (…), tranne che in pochi settori a tasso di sviluppo superiore alla media. Chi ha innovato il prodotto, ha invece perseguito l’ aumento della redditività non attraverso la riduzione dei costi, ma attraverso un aumento dei prezzi unitari, e talvolta ha anche potuto conseguire una crescita quantitativa””. (pag 48) “”E’ noto che l’ innovazione di prodotto, specie se originale e rilevante, è meno frequente nell’ industria italiana rispetto a quella di processo (…)””. (pag 83)”,”ITAE-096″
“GROSJEAN Georges”,”La politique extérieure de la Restauration et l’Allemagne.”,”Contiene dedica dell’autore Formula di Danton: “”La Francia deve rimanere circoscritta a suoi propri limiti”” (1792) (pag 17) Danton scrive che “”i limiti della Francia sono stati segnati dalla natura”” e “”li stabiliremo all’Oceano, al fiume Reno, alle Alpi e ai Pirenei”” (pag 18) saggia politica estera del ministro degli esteri di Luigi XVI che era su questa linea (pag 17)”,”EURx-331″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”GROS-PIETRO Gian Maria ( docente di economia industriale, già presidente dell’IRI. Dal 1999 è presidente dell’ENI), REVIGLIO Edoardo (Ufficio Studi Finmeccanica, economista al Servizio analisi economiche IRI), TORRISI Alfio già direttore del Servizio studi economici dell’IRI. Direttore presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-076″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”Gian Maria Gros-Pietro, docente di Economia industriale nell’Università di Torino, è stato presidente dell’Iri dal giugno 1997 al novembre 1999. Dal dicembre 1999 è presidente dell’Eni. EdoardoReviglio ha lavorato dal 1994 al 1998 all’Ufficio studi della Finmeccanica. Attualmente è economista al Servizio anali economiche dell’Iri. É coautore di Banche d’Italia. Alfio Torrisi è stato direttore del Servizio studi economici dell’Iri dal dicembre 1990 al febbraio 2000. Attualmente è direttore dell’Analisi economica e posizionamento strategico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-033-FL”
“GROSS Feliks”,”The Polish Worker. A Study of a Social Stratum.”,”Contiene dedica.”,”MEOx-035″
“GROSS Babette”,”Willi Münzenberg. Eine politische. Biografie.”,”Babette Gross, Schwester Margarete Buber Neumanns, erzählt mit intimer Kenntnis über ihren Lebensgefährten Willi Münzenberg (1889 bis 1940), dessen Weg vom Vertrauten Lenins über sein Wirken als, roter Hugenberg, und Gegenspieler Goebbels’ zum offenen Bruch mit dem Kommunismus stalinistischer Prägung führte. Münzenberg war ein Macher, voller ungewöhnlicher Ideen, rücksichtslos und andere ausnutzend. Letztlich verfing er sich im Ränkespiel innerparteilicher Machtkämppfe der Politbürokratie. In Moskau suspekt geworden, versuchte er spät noch abzuspringen. Der Nestbeschmutzer der Kommunistischen Bewegung kam 1940 auf mysteriöse Weise ums Leben. Vorwort von Arthur Koestler, Prolog: Der Tote von Montagne, Epilog, Über die Verfasserin, Editorische Notiz, Anmerkungen, Bibliographie der Schriften Wully Münzenbergs, Verzeichnis der Abkürzungen, Verzeichnis der Personen, Organisationen und Institutionen,”,”RIRB-011-FL”
“GROSS Jan T.”,”I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia.”,”Jan T. Gross insegna politica e studi europei alla New York University. E’ autore di numerose opere, fra cui ‘Revolution from Abroad: Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia’ (Princeton, 1988). Ha curato il volume ‘The Politics of Retribution in Europe: World War II and Its Aftermath’ (Princeton, 2000). [‘Se l’esperienza della Seconda guerra mondiale ha fortemente determinato la struttura politica e i destini di tutte le società europee della seconda mètà del Novecento, la Polonia ne è stata segnata in modo particolare. E’ sul territorio dello Stato polacco ante 1939 che Hitler e Stalin prima unirono le loro forze (il patto di non aggressione firmato nell’agosto 1939 comprendeva una clausola segreta per la spartizione della Polonia) e poi si diedero aspra battaglia fino a quando uno dei due fu annientato. Il risultato fu una catastrofe demografica senza precedenti: quasi il 20 per cento della popolazione polacca morì per cause correlate alla guerra. Il Paese perse le sue minoranze: gli ebrei nell’Olocausto, gli ucraini e i tedeschi in seguito agli spostamenti dei confini e agli esodi del dopoguerra. Le élite polacche, di tutte le estrazioni sociali, furono decimate. Alla fine mancava all’appello oltre un terzo della popolazione urbana. Il 55 per cento degli avvocati del Paese erano spariti, e con loro il 40 per cento dei medici nonché un terzo dei professori universitari e del clero cattolico (7). Uno storico inglese solidale ha definito la Polonia «il parco giochi di Dio» (8), ma all’epoca il Paese doveva sembrare piuttosto il campo d’azione del diavolo’ (pag 7-8, introduzione) [(7) Per una discussione generale di questi aspetti e dei temi ad essi collegati cfr. il mio ‘Polish Society under German Occupation – General-gouvernement, 1939-1944’, Princeton University Press, 1979; (8) Norman Davies ‘God’s Playground: A History of Poland’, New York, Columbia University, 1982]; ‘Un giorno d’estate del 1941 metà degli abitanti del paese di Jedwabne, in Polonia, assassinò l’altra metà, milleseicento persone, tra uomini, donne e bambini: tutti gli ebrei del paese, sette esclusi. ‘I carnefici della porta accanto’ racconta la loro storia, una storia scioccante e brutale, mai narrata prima d’ora. L’aspetto più sconvolgente di questa terribile vicenda è che a bastonare, affogare, scannare e bruciare gli ebrei di Jedwabne non furono nazisti senza volto, ma i compaesani polacchi che le vittime conoscevano per nome: ex compagni di scuola, i negozianti da cui compravano il pane, la gente con cui chiacchieravano per strada. Gente che, in passato, aveva sempre intrattenuto con loro relazioni cordiali. D’altra parte, secondo tutte le testimonianze l’esercito tedesco, sopraggiunto pochi giorni prima a occupare il paese, non ebbe parte attiva nel massacro ma si limitò ad assistere e a scattare fotografie. E ancora più sconvolgente è il fatto che per sessant’anni l’eccidio è stato attribuito ai nazisti, anche se gli abitanti di Jedwabne sapevano bene come erano andate le cose. Nel dopoguerra i pochissimi sopravvissuti denunciarono i fatti e seguì un processo. Ma solo Jan T. Gross con questo libro è stato in grado di ricostruire quell’orribile giorno di luglio, innescando un ampio dibattito tra i maggiori storici di tutto il mondo sul ruolo della popolazione civile nello sterminio degli ebrei d’Europa e sul superamento della stessa definizione (di Daniel J. Goldhagen) di «volenterosi carnefici di Hitler». In un libro puntuale e documentato, Gross di fatto riscrive la storia del Novecento polacco e ci rivela verità atroci ma ineludibili sulle relazioni tra ebrei e gentili nell’Europa del XX secolo (…)’ (dal risvolto di copertina)]”,”TEMx-092″
“GROSSER Alfred”,”La IV Republique et sa politique exterieure.”,”Tesi: politica estera stretta tra antigermanesimo, Q EU, Algeria, anticomunismo”,”FRAV-005″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945.”,”L’A, 1925, vive a Parigi, è D di Ricerca alla FNSP e professore all’ Institut d’etudes politiques, all’Univ di Parigi. E’ segretario generale del ‘Comité francais d’echanges avec l’Allemagne nouvelle’. Scrive per ‘Le Monde e in Germ sul ‘Zeit’. Altra opera: ‘Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung’. 1967 -In wessen Namen? Grundlagen politischen Entscheidens. 1969 -Politik erklaren. 1973 – Hitler: nascita di una dittatura. CAPPELLI”,”GERV-003″
“GROSSER Pierre”,”Pourquoi la Seconde Guerre mondiale?”,”Pierre GROSSER, agregé d’histoire, insegna all’ Institut d’ etudes politiques de Paris, di cui è membro associato del Centre d’ histoire de l’ Europe du XXe siecle. Ha già pubblicato per le edizioni Complexe ‘Les Temps de la guerre froide. Reflexions sur l’histoire de la guerre froide et les causes de sa fin’ (1995).”,”QMIS-038″
“GROSSER Alfred a cura; saggi di Max GALLO Henri BURGELIN Alfred GROSSER Joseph ROVAN Jacques NOBECOURT Paul STEHLIN Raoul GIRARDET Rita THALMANN”,”Dieci lezioni sul nazismo. Dalla repubblica di Weimar alla catastrofe finale.”,”Alfred GROSSER è Direttore dell’ Institut des Sciences politiques di Parigi e ha ricevuto nel 1975 il Premio della Pace a Francoforte.”,”GERN-062″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. I.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-016-FL”
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. II.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-017-FL”
“GROSSER Pierre”,”L’histoire du monde se fait en Asie. Une autre vision du XXe siècle.”,”Pierre Grosser est histoiren, spécialiste des relations internationales qu’il enseigne à Sciences Po-Paris. Il a été directeur des études de l’Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères à sa creation (2001-2009). Il est l’auteur de ‘Traiter avec le diable?’ (prix de la ‘Revue des Deux Mondes, 2014). “”Souvent, l’historiographie se concentre sur le théâtre occidental, à savoir l’Europe: les forces contre-révolutionnaires y sont défaites en 1919, tandis que l’Armée rouge est battue en Pologne en 1920, ce qui sonne le glas des l’espoirs (et des craintes) d’une révolution mondiale. Toutefois, le régime bolchevique a continué à combattre plus longtemps en Extrême-Orient, où il a été, en définitive, victorieux. Le Japon a cherché à profiter de la conjoncture pour s’étendre au détriment de la Chine et de la Russie. Pour lui, l’opportunité est grande de se débarrasser pour longtemps de l’ennemi traditionnel russe, de se tailler une sphère d’intérêt privilégiée à l’est du lac Baïkal, et de reprendre le projet de domination à la fois de la Mongolie et de la Mandchourie, d’autant que ce sont les Français et les Britanniques qui sollicitent son intervention. Tandis que l’intervention américaine en Sibérie est restée la preuve de l’hostilité des Etats-Unis à l’egard de l’Union soviétique, et de leur propension à intervenir militairement pour renverser des régimes politique jugés hostiles, celle de Japonais peut apparaître comme le premier acte de l’intervention en Mandchourie en 1931. C’est le même ministre des Affaires étrangères, Uchida Yasuya, qui officie de 1918 à 1923 et en 1932-1933, et dans les deux cas les historiens se demandent s’il a été une force de modération ou s’il a, en sous-main, soutenu les militaires les plus expansionnistes (4)”” (pag 86-87) [(4) Pour une défense d’Uchida: Rustin B. Gates, ‘Defending the Empire: Uchida Yasuya and Japanese Foreign Policy, 1865-1936’, ‘hd, Harvard University, 2007]; “”Spesso, la storiografia si concentra sul teatro occidentale, vale a dire l’Europa: le forze contro-rivoluzionarie vi sono sconfitte nel 1919, mentre l’Armata Rossa è battuta in Polonia nel 1920, cosa che segna la fine della speranze (e timori) di una rivoluzione mondiale. Tuttavia il regime bolscevico ha continuato a combattere in Estremo Oriente per lungo tempo, dove alla fine è stato vittorioso. Il Giappone ha cercato di espandersi a spese della Cina e della Russia. Per esso l’opportunità è grande di sbarazzarsi per lungo tempo del tradizionale nemico della Russia, di ritagliarsi un ambito privilegiato di interesse ad est del lago Baikal, e di riprendere il progetto di dominio sia della Mongolia che della Manciuria, soprattutto perché sono i francesi e sono i britannici a sollecitare il suo intervento, mentre l’intervento americano in Siberia è rimasta la prova dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, e della loro propensione a intervenire militarmente per rovesciare regimi considerati politicamente ostili, quella dei giapponesi può apparire come il primo atto di intervento in Manciuria nel 1931. E’ lo stesso Ministro degli Affari Esteri, Yasuya Uchida, che governa 1918-1923 e 1932-1933, e in entrambi i casi gli storici si chiedono se era una forza di moderazione o ha, segretamente sostenuto i militari più espansionisti (4)””(pag 86-87) [(4) Per una difesa di Uchida:: Rustin B. Gates, ‘Difendendo l’Impero. Uchida Yasuya e la politica estera giapponese, 1865-1936 ” PhD, Harvard University, 2007]”,”ASIx-120″
“GROSSER Pierre”,”Dall’Asia al mondo. Un’altra visione del XX secolo.”,”Pierre Grosser è uno storico specialista di relazioni internazionali, materia che insegna all’École libre des sciences politiques (Science Po) di Parigi. E’ stato direttore di studi nell’ Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères fin dalla sua creazione (2001-2009). Tra i suoi libri ‘Traiter avec le diable?’. Capitoli e paragrafi relativi collegati alla Seconda guerra mondiale: III. La polveriera manciuriana porta alla seconda guerra mondiale (1927-1939). 1. Tutto ha inizio in Manciuria, alla fine degli anni Venti; 1.1. La svolta degli anni 1926-1928; 1.2. La crisi manciuriana, prima sfida all’ordine internazionale. 2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale e gli inizi della guerra sino-giapponese (1936-1938); 2.1. Dal patto anti-Comintern alla seconda guerra sino-giapponese; 2.2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale legati alla «causa cinese»; 2.3 Bruxelles, preludio a Monaco. 3. La situazione in Asia favorisce la firma del patto germano-sovietico e lo scoppio dela guerra in Europa. IV. La mondializzazione della guerra attraverso l’Asia (1939-1941). 1. La congiunzione tra le due guerre non avviene nell’estate del 1941 in Unione Sovietica; 1.1. I dilemmi britannici; 1.2. Il Giappone sceglie la Germania; 1.3. Il Giappone non attacca l’Unione Sovietica con la Germania. 2. Pearl Harbor congiunge le guerre d’Asia e d’Europa. 2.1. La marcia verso la guerra dei giapponesi 2.2. Dal conflitto del Pacifico al conflitto mondiale: Hitler dichiara guerra agli Stati Uniti V. L’Asia-Pacifico, teatro essenziale della guerra. 1. Paesi per i quali la guerra in Asia è stata fondamentale. 1.1. Un teatro che sembrava secondario dal punto di vista dell’Europa, ma non degli Stati Uniti. 1.2. La Cina rivendica il suo ruolo di vincitore. 2. Il teatro asiatico nelle scelte strategiche globali del 1942 e del 1943. 2.1. Nel 1942, nonostante le difficoltà incontrate in Asia-Pacifico, gli Alleati non attribuiscono la priorità a questo fronte. 2.2. Il posto dell’Asia all’interno delle strategie globali nel 1943. 3. L’Asia nel gioco delle grandi potenze e l’ambiguo emergere della Cina come potenza. 3.1. Il Cairo e Teheran: quale posto per la Cina tra le grandi potenze? 3.2. L’Asia nei disegni di guerra alleati. 3.3. L’emarginazione strategica e politica della Cina dopo il 1943. 4. L’Asia paga il prezzo degli accordi tra Grandi in Europa, L’Europa quello della continuazione della guerra dei Grandi in Asia. 4.1. L’Asia, moneta di scambio durante la conferenza di Jalta (febbraio 1945). 4.2. La linea di divisione est-ovest dell’Europa del dopoguerra è forse un prodotto della guerra del Pacifico? VI. La guerra fredda e la decolonizzazione cominciano in Asia. 1.Chi riempirà il «vuoto» emerso dalla capitolazione giapponese nel 1945? 1.1. La capitolazione del Giappone, avvio della guerra fredda. 1.2. La duplice frustrazione di Stalin. 1.3. La battaglia per l’Asia nel vuoto provocato dalla capitolazione giapponese. 1.4 Colmare i vuoti nel Sudest asiatico. 2. Guerre asiatiche che alimentano la guerra fredda. 2.1. La guerra civile in Cina. 2.2. L’impossibile accordo sulla Corea. 2.3. Il Sudest asiatico resta importante per le potenze europee, ma è trascinato nela guerra fredda. (pag VI-VII)”,”RAIx-376″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel GROSSI è stato un membro del BOC, Blocco operaio e contadino, e ha svolto un ruolo dirigente nelal rivoluzione. “”Sotto le pallottole e le baionette dei mercenari marocchini e del ‘Tercio’ (la legione straniera), e sotto il fuoco della Guardia Civile e d’ Assalto, migliaia di operai delle Asturie furono uccisi o feriti – forse almeno 3000 morti – dei quali un gran numero furono uccisi dopo la fine dei combattimenti. Senza contare gli incarceramenti e le torture che furono attuati sotto l’ esperta supervisione di Doval, il Comandante della Guardia Civile””. (pag 15)”,”MSPx-037″
“GROSSI Gianaldo”,”Iran. Petrolio, violenza, potere.”,”GROSSI Gianaldo (pseudonimo) nato nel 1941 è uno studioso dei problemi dello sviluppo e ha lavorato a lungo per un ente petrolifero. Collaboratore dell’ Avanti! è autore de ‘La guerra del petrolio’ (1974). Solo oggi (1975) rivela il suo vero nome Giuseppe LEUZZI. “”Le spese militari iraniane, sono le più elevate del Medio Oriente, un’ area dove pure, per vari motivi, le spese militari sono dappertutto elevate.”” (pag 120) “”In queste due aree (Oceano Indiano e Golfo Persico, ndr) Teheran opera con ambizioni scopertamente espansionistiche. In entrambe l’ iniziativa iraniana si copre sotto due proposte diplomatiche per accordi di sicurezza collettiva.”” (pag 123)”,”GOPx-001″
“GROSSI Tommaso”,”Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi.”,”pag 17 opera dedicata ad Alessandro MANZONI”,”VARx-375″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel Grossi, a member of the Workers and Peasants Bloc and a leading participant in the revolution, gives a vivid description of these events. P Preface to the English Language Edition AL RICHARDSON and John SULLIVAN, Preface to the French Edition George GARNIER, Preface to the Original Edition Joaquìn MAURIN, Epilogue Julián GORKIN, Index,”,”MSPx-006-FL”
“GROSSI Paolo”,”L’Europa del diritto.”,”Il cosiddetto “”socialismo giuridico”” (pag 194-228) “”I termini «socialismo» e «socialista» sono spesso usati, talora con disinvoltura , talora con un preciso sottofondo di scherno, generando non pochi equivoci. Era avvenuto in Germania, nei primi anni Settanta, quando ad Eisenach fu fondato, esattamente nel 1872, un ‘Verein für Sozialpolitik’, un’associazione per la politica sociale, punto d’incontro di un gruppo di professori universitari di economia, qualificati come esponenti di un ‘Kathedersozialismus’ (39), socialismo della cattedra, mentre le loro istanze riformatrici non andavano oltre la richiesta di un deciso intervento dello Stato in campo economico al solo fine di ridurre l’eccessivo squilibrio fra capitale e lavoro. Lo stesso avviene, con qualificazione che circola in tutta Europa e in lingue diverse, per quanto attiene al socialismo giuridico. Ma quando? Come? E a proposito di chi? Se non andiamo errati, usarono per primi questa definizione – e con scopo dichiaratamente dileggiatorio – Friedrich Engels e Karl Kautsky, fedeli propagatori del nuovo vero marxiano, proprio sul foglio del Partito, la «Neue Zeit», nel 1887, a proposito del processualista austriaco Anton Menger (1841-1906) e parlando di lui come esponente di uno ‘Juristensozialismus’, falso socialismo, di cui si facevano paladini taluni giuristi, i quali, in quanto giuristi, non potevano che distorcere e falsare il messaggio liberatorio proveniente dalle pagine di Marx e dei suoi seguaci (40). Ma si usa tranquillamente in lingua italiana il sintagma ‘socialismo giuridico’ e in lingua francese quello di ‘socialisme juridique’. Vediamo di che si tratta, e vediamo le ragioni dell’ira di Engels e Kautsky. Il saggio di Menger, contro cui se la prendono, già lo conosciamo, ed è scritto in polemica con il primo progetto del BGB (Bürgerliches Gesetzbuch, ndr) totalmente ispirato agli ideali pandettistici di purezza e di astrattezza della scienza giuridica e del futuro Codice. È un saggio che costituisce il tassello di un’opera più articolata e complessa – quella, appunto, di Menger – che può ritenersi modello espressivo dei tanti contributi di cui i cosiddetti gius-socialisti costellano tra fino Ottocento e primi Novecento la letteratura giuridica europea (41). (…) Le proposte vengono dall’interno dell’edificio borghese e si guardano bene dal demolirlo. Sono soltanto proposte modificative, che poggiano sulle strutture dello Stato e del diritto tardo-ottocenteschi e che hanno il dichiarato scopo di salvare e di conservare quelle strutture (…) Si capisce perché a Marx e ai socialisti tutto questo sembri semplicemente un ‘Vulgärsozialismus’, un socialismo involgarito, da strapazzo: innanzi tutto, perché è illusorio tentare un cambiamento puntando soltanto sulla distribuzione senza toccare il modo di produzione; in secondo luogo, perché è altrettanto illusorio operare il trapasso mediante il diritto, che è borghese e resta borghese. È assai lucido un socialista italiano, Claudio Treves, pubblicista e deputato al Parlamento nazionale quando, sulla rivista di partito ‘Critica sociale’, nel 1894 scrive: «Noi attendiamo la riforma del diritto privato da questo rigoglioso movimento dell’organizzazione operaia, che sale augusto e imponente dalle grandi assise internazionali del proletariato … A tutto questo l’opera dei giuristi non puà aggiungere quasi nulla. Il socialismo non può venire che dall’opera degli interessati: però, ripetiamo, il movimento socialisteggiante che ha commosso i cultori del diritto e che ancora a quando a quando si fa sentire, è sterile» (42). Parole più nette, più franche, più troncative non avrebbero potuto essere scritte. Il cosiddetto «socialismo giuridico» appare a Treves come un atteggiamento sentimentale serpeggiante nel salotto buono dei giuristi”” (pag 194-197) [Paolo Grossi, ‘L’Europa del diritto ‘, Editori Laterza, Roma Bari, 2007] [(39) È il pubblicista liberale Heinrich Bernhard Oppenheim che conia per la prima volta l’etichetta ‘Kathedersozialismus’, socialismo della cattedra, socialismo cattedratico, in un articolo apparso il 7 dicembre 1871 sulla “”Nationalzeitung””; (40) L’articolo di Engels e Kautsky in cui si parla di ‘Juristensozialismus’ è in C. Marx, F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1964, B. XXI, pp. 491 sgg. È, invece, intitolato ‘Socialismo giuridico’ un saggio dell’economista italiano Achille Loria sulla rivista “”La scienza del diritto privato”” I, 1893. È intitolato ‘Le socialisme juridique’ un saggio di André Mater su “”La revue socialiste, XX, 1904; (41) Il saggio di Menger, che abbiamo già ricordato nel paragrafo 22 è: ‘Das Bürgerliche Recht und die besitzlosen Volksklassen. Eine Kritik des Entwurfs eines Bürgerliche Gesetzuchs für das Deutsch Reich’, pubblicato in volume per la prima volta a Tübinghen nel 1890 (trad. it. ‘Il diritto civile e il proletariato’, Torino, 1894; (42) C. Treves, ‘Socialismo e diritto civile’, in “”Critica sociale””,”,”DIRx-005-FSD”
“GROSSI Paolo”,”L’ordine giuridico medievale.”,” Paolo Grossi (Firenze, 1933) è ordinario di Storia del diritto italiano presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze e direttore del Centro di studi per la storia del pensiero giuridico moderno. Autore di: ‘Stile fiorentino’ (Milano 1986), ‘«La scienza del diritto privato»’ (Milano 1988), ‘Il dominio e le cose’ (Milano 1992). “”L’esperienza giuridica medievale si pone come un pianeta separato e distinto da quello moderno: un insieme di valori fortemente incisivi e largamente diffusi creano una particolare mentalità giuridica e impongono precise scelte e soluzioni per i grandi problemi della vita associata. Su questa base Paolo Grossi ricostruisce magistralmente tale mentalità, assumendo a sue fedeli cifre espressive in primo luogo i varii istituti che organizzano la vita d’ogni giorno, ciò che oggi chiameremmo “”diritto privato””. Ne emerge una civiltà intimamente giuridica, perché fondata su un ordine che è offerto dal diritto e che sul diritto si incarna. A fronte di una tumultuosa superficie politico-sociale, fa da spicco la saldezza e la stabilità della costituzione sottostante, l’ordine giuridico appunto, garanzia e salvataggio della civiltà medievale. E, per questo, uno dei suoi messaggi storici più vivi e vitali”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-103-FSD”
“GROSSKOPF Sigrid”,”L’ alliance ouvriere et paysanne en URSS (1921-1928). Le probleme du blé.”,”Gli errori nell’ analisi di PREOBRAZENSKIJ. Quando gli economisti sovietici parlarono, nel 1925-1926, della “”scarsità di merci”” che regnava in URSS intendevano con ciò della disparità tra offerta di prodotti industriali e potere d’ acquisto proporzionalmente troppo elevato. Che la penuria di merci nei villaggi, che aveva scatenato la crisi cerealicola dell’ autunno 1925, avesse avuto in primo luogo questo carattere relativo, è ciò che difendeva con più energia E. PREOBRAZENSKIJ, l’ eminente economista dell’ “”opposizione di sinistra””. Era dell’ opinione che questa disproporzione, apparsa in tutto il suo rigore nell’ autunno e inverno 1925-1926, era giustamente dovuta al fatto che i contadini si erano arricchiti troppo rapidamente dopo il 1917. Essa era “”la conseguenza delle trasformazioni positive della struttura del budget contadino sotto l’ impulso della nostra rivoluzione d’ Ottobre””. (pag 187) Il fatto che PREOBRAZENSKIJ abbia commesso questa confusione mostra nettamente il formalismo astratto del suo metodo analitico, apertamente criticato da Lenin nel marzo 1922. Analizzando i redditi contadini per il 1925, egli trascurò chiaramente di controllare le basi materiali, tecniche e sociali della produzione di merci agricole – sia all’ epoca dello zarismo che durante la NEP. (pag 191)”,”RIRO-251″
“GROSSMAN Gregory, edizione italiana a cura di Romano PRODI”,”Sistemi economici comparati.”,”Fondo Palumberi”,”EURE-065″
“GROSSMAN Israel MAGNUS Wilhelm”,”I gruppi e i loro grafi.”,”Israel Grossman è nato a New York nel 1909 e ivi ha studiato laureandosi in matematica. Ha insegnato per un certo numero di anni, poi ha lavorato nell’industria, occupandosi di strumenti ottici e di fotografia a colori. Attualmente è ritornato all’insegnamento della matematica. É preside del dipartimento di matematica alla Albert Leonard Junior High Shool di New Rochelle. Wilhelm Magnus è nato a Berlino nel 1907, ha studiato in Germania, si è laureato in matematica nel 1931 all’Università di Francoforte sul Meno dove successivamente è stato insegnante. Nel 1934-35 è stato all’Institute of Advanced Study di Princeton. Ha lavorato all’Università di Göttingen, poi al California Institute of Technology e dal 1950 all’Università di New York.”,”SCIx-144-FL”
“GROSSMAN Vasilij”,”Ucraina senza ebrei.”,”Quando nel 1943 dopo due anni di occupazone tedesca V. Grossman entra al seguito dell’ Armata Rossa nei territori liberati dell’Ucraina orientale, a colpirlo non sono tanto le lacrime o le grida sgraziate, quanto piuttosto “”il silenzio della morte””, il silenzio di un popolo massacrato con aritmetica ferocia. “”Dov’è il popolo ebraico? … Dov’è il milione di ebrei che tre ani fa viveva e lavorata su questa terra in pace e armonia con gli ucraini?». Ben prima di trovarsi dinanzi all'””inferno di Treblinka”” e che i crimini nazisti siano svelati al mondo in tutta la loro efferatezza, Grossoman scandaglia le casu di quello che si delinea ai suoi occhi come “”il crimine più grande che sia mai stato commesso nella storia””. V. Grossman scrittore, (1905-1964) autore di ‘L’inferno di Treblinka’ (2010), ‘Uno scrittore in guerra’ (2015), ‘Stalingrado’ (2022).”,”EBRx-090″
“GROSSMANN Henryk”,”Sismondi e la critica del capitalismo.”,”Tesi: SISMONDI precursore del pensiero economico e scientifico di MARX”,”ECOT-026″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica. (Marx, die klassische Nationalökonomie und das Problem der Dynamik).”,”Di H. GROSSMANN, pensatore e membro attivo del movimento operaio tedesco, nato a Cracovia nel 1881 e morto a Lipsia nel 1950, in Italia si conosce solo ‘La legge dell’ accumulazione e del crollo del sistema capitalistico”” (Lipsia, 1929). Si tratta di uno dei testi inseriti da L. COLLETTI e C. NAPOLEONI nel volume ‘Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo?’. Pubblicato dapprima in una edizione limitata nel 1940 e riapparsa solo nel 1969 in Germania a cura dell’ amico e discepolo Paul MATTICK, questo libro è dedicato ad un’ aspra disputa con l’ economia borghese. GROSSMANN vi combatte la concezione secondo cui MARX sarebbe il continuatore e colui che porta a compimento l’ economia classica e sostiene invece la tesi opposta, che cioè MARX è il più irriducibile critico delle teorie economiche dei classici. GROSSMANN vede la differenza essenziale tra marxismo ed economia borghese nell’ opposizione tra teoria statica del mercato e la dinamica della marxiana teoria dello sviluppo. Riguardo all’ opera L’ accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, GROSSMANN dimostrò che la LUXEMBURG, benché la sua critica a Marx si fondasse su un errore, era comunque nel giusto rispetto ai socialdemocratici. (pag 8)”,”TEOC-255″
“GROSSMANN Henryk”,”The Law of Accumulation and Breakdown of the Capitalist System. Being also a Theory of Crises.”,”GROSSMANN (1881-1950) nacque a Cracovia e studiò legge ed economia a Cracovia e a Vienna. Nel 1925 frequenta l’ Institute of Social Research in Frankfurt. Lasciò la Germania negli anni Trenta per ritornare solo nel 1949 come professore di economia politica all’ Università di Lipsia. Jairus BANAJI (1947-) ha tradotto GROSSMANN quando era in India negli anni 1970. E’ coautore di ‘Beyond Multinationalism’. Tony KENNEDY scrive per ‘Living Marxism’. “”Le crisi creditizie sono possibili e avvengono. Ma la questione è, sono crisi necessariamente connesse con il movimento del credito? Quindi sul terreno metodologico dobbiamo prima escludere il credito e poi vedere se le crisi sono possibili. Marx dice: ‘Investigando come la generale possibilità di crisi si svolge in una crisi reale, studiando le condizioni della crisi, è perciò abbastanza superfluo interessarsi alle forme della crisi risultanti dal denaro come mezzo di pagamento (credito, HG). Questa è precisamente la ragione per cui gli economisti preferiscono suggerire che questa forma manifesta è la causa della crisi.’ (pp. 514-5)”” (1) (pag 65) “”Già lo stesso Marx ripetutamente sottolineava la colossale importanza del commercio estero nello sviluppo del capitalismo;”” (pag 164) “”E’ ben noto che Hilferding vede la caratteristica basilare del capitalismo moderno nel dominio del capitale finanziario sull’ industria. (…) Con la crescita della concentrazione di denaro e del capitale bancario il ‘potere delle banche incrementa ed esse diventano le fondatrici e infine le dominanti dell’ industria’ (Hilferding, 1981, p. 226′””. (pag 198)”,”TEOC-272″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Methode und Krisentheorie bei Karl Marx.”,”Fonti degli scritti di H. GROSSMANN inseriti nel volume: – Archiv f.d. Geschichte d. sozialismus u.d. Arbeiterbewebung (XIII, 1928) – idem, XIV, 1929 – Zeitscrift f. Sozialforschung, I, 1932 TEORIA MARXISMO IMPERIALISMO RIVOLUZIONE SOCIALE GROSSMANN MARX CAUSE CAMBIAMENTO PIANO ORIGINARIO OPERA CAPITALE TRASFORMAZIONE VALORE PREZZI IN MARX E QUESTIONE CRISI PRODUZIONE ORO IN SCHEMA RIPRODUZIONE DI MARX E ROSA LUXEMBURG”,”TEOC-487″
“GROSSMANN Heinz a cura, saggi di Ulrich von BOEHM Heinz GROSSMANN Horst HINZ Otto Martin HOFFMANN Raimund KOPLIN Sieghart OTT Henryk SKRZYPCZAK”,”Marx zur Ansicht. Ein Bericht über Leben und Lehre von Karl Marx und über die Marx-Interpretation in der Bundesrepublik.”,”Pag 44 illustrazione Prometeo incatenato”,”MADS-485″
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”GROSSMANN Henryk “”Uno dei critici più acuti e più noti negli ultimi anni della legge marxiana dell’accumulazione è Oppenheimer (1). (…) Oppenheimer attribuisce alla dottrina marxiana dell’accumulazione “”due elementi”” che in realtà non hanno nulla a che fare con questa dottrina. Il primo elemento è costituito dal fatto “”che la macchina mette in libertà gli operai””. Sull’importante differenza fra l’espulsione degli operai a causa dell’introduzione delle macchine e l’espulsione attraverso la progressiva accumulazione di capitale rimandiamo a quanto detto in precedenza. Oppenheimer confonde questi due fenomeni. La macchina esclude l’operaio. Perciò il processo di produzione in Marx, secondo l’esposizione di Oppenheimer, produce “”una sovrappopolazione relativa cronica””. Secondo Marx, dice Oppenheimer, “”è sempre data una preponderante offerta di forza-lavoro. Per questo il salario non può mai innalzarsi al di sopra del suo ‘livello minimo’, poiché ‘sempre’ due operai rincorrono un capomastro offrendosi””. In realtà l’espulsione degli operai, di cui parla Marx nel capitolo sull’accumulazione, è qualcosa di ben diverso rispetto all’espulsione attraverso la macchina. Ciò risulta già sul piano formale dalla costruzione dell’opera marxiana. Marx tratta l’avvenimento dell’espulsione degli operai attraverso la macchina, nella parte storico-descrittiva, nel capitolo 13° del libro I (“”Macchine e grande industria””), cioè nei tre paragrafi 5,6 e 7 dove egli espone tanto il problema dell’espulsione attraverso la macchina stessa, quanto dettagliatamente le conseguenze ad essa collegate (“”Lotta fra operaio e macchina”” – “”La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine”” – “”Repulsione e attrazione di operai man mano che si sviluppa l’industria meccanica””). E dopo tutto questo doveva forse ripetere nel capitolo sull’accumulazione, quanto aveva già detto? In realtà Marx parla in questo capitolo dell’espulsione degli operai attraverso l’accumulazione di capitale, cioè a causa dell’insufficiente valorizzazione ad un grado determinato e progredito dell’accumulazione””. [Henryk Grossmann, Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista, 2010] (pag 155-156) (1) F. Oppenheimer ‘System der Soziologie’, 1923; ‘Das Grundgesetz der Marxchen Gesellschaftslehre’, 1903; ‘Kapitalismus, Kommunismus, wissenschaftlicher Sozialismus, 1919]”,”TEOC-546″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Krisentheorie.”,”GROSSMANN Henryk 1. ‘Die Änderung des ursprünglichen Aufbauplans des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’ 2. ‘Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem’ 3. ‘Die Goldproduction im Reproduktionsschema von Marx und Rosa Luxemburg’ 4. ‘Eine neue Theorie über Imperialismus und soziale Revolution’ 5. ‘Die evolutionistische Revolte gegen die klassische Ökonomie’ “”Aus dieser Divergenz in der Auffassung des Wertschemas bei Marx einerseits und R. Luxemburg und O. Bauer andererseits ergeben sich auch die weiteren Konsequenzen für die Analyse der Krisenproblematik. Das im II. Band des “”Kapital”” entwickelte Reproduktionsschema mit seinem Werten und verschiedenen – mangels Konkurrenz nicht ausgeglichenen – Profitraten entspricht nicht der Wirklichkeit. Soll die Werttheorie den wirklichen Erscheinungen nicht widersprechen, sondern sie erklären,dann müssen die Werte – im Einklang mit der Marxschen Lehre des III. Bandes des “”Kapital”” – mit Hilfe der Konkurrenz in konkretere Produktionspreise umgewandelt, d.h., “”eine Masse von Mittelgliedern”” entwickelt werden, die zur allgemeinen Profitrate, schließlich zu den empirisch gegebenen Profitformen (Zins, Grundrente, Handelsgewinn) führen. Indem R. Luxemburg und O. Bauer der methodologischen, vorläufigen Marxschen Annahme, daß die Waren zu ihren Werten verkauft werden, Wirklichkeitsgeltung zuerkennen, daher das Wertschema als Widerspiegelung der Wirklichkeit betrachten, schalten sie damit von vornherein aus dem Kreis ihrer Problematik die Notwendigkeit der Umwandlung der Werte in Produktions-preise und weiter in merkantile Preise aus.”” (pag 64) [Henryk Grossmann, Aufsätze zur Krisentheorie, 1971]”,”TEOC-550″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica.”,”””I risultati della nostra analisi vengono confermati in particolare dai passaggi in cui Marx tratta del suo rapporto con i classici e rivela quale posizione attribuisce a se stesso nello sviluppo della economia politica. Da questi passaggi, contenuti sia in ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) sia nel ‘Capitale’, risulta che Marx considerava la economia politica classica come sostanzialmente conclusa e Ricardo come colui che l’aveva portata a compimento, in quanto in Ricardo l’economia politica “”trae drasticamente le sue ultime conseguenze e con ciò si conclude”” (Capitale, I/1, p. 23). I tentativi effettuati da John Stuart Mill per sviluppare ulteriormente l’economia politica classica facendole trascendere questo limite e per adattare i princìpi della teoria classica alle esigenze della classe operaia, da Marx vengono giudicati un “”sincretismo senza ingegno”” e una “”dichiarazione di fallimento dell’economia ‘borghese'””. E ciò nonostante Marx stesso dovrebbe aver portato ancora una volta a compimento ciò che già era compiuto, e aver ulteriormente “”sviluppato”” quanto era ormai concluso? Egli stesso è dell’avviso di trovarsi in radicale contrasto con la teoria classica, e non solo rispetto alle teorie particolari (come la teoria del salario, della rendita fondiaria, delle crisi ecc.), ma proprio rispetto al fondamento teorico dell’economia. Ed è questa la ragione per cui egli non si propone di “”sviluppare ulteriormente”” la teoria classica, ma intraprende invece un “”tentativo scientifico teso al rivoluzionamento di una scienza”” (Marx, lettera a Kugelmann del 18 dicembre 1862, Mew, vol. 30, p. 640, trad. it. Lettere a Kugelmann, 1969 p. 23). Egli stesso si è chiaramente espresso sulla natura di questo “”rivoluzionamento””: dopo che nel capitolo iniziale di ‘Per la critica dell’economia politica’ ha innanzitutto sviluppato il duplice carattere della merce, nella sezione ‘Notizie storiche sull’analisi della merce’ egli caratterizza la sua posizione teorica e il suo rapporto con i predecessori. “”L’analisi della merce come lavoro in duplice forma, l’analisi del valore d’uso come lavoro reale o attività produttiva conforme allo scopo, l’analisi del valore di scambio come tempo di lavoro o lavoro sociale uguale, sono il risultato critico finale delle indagini compiute durante più di centocinquant’anni dall’economia classica, la quale ha inizio in Inghilterra con William Petty, in Francia con Boisguillebert e ha termine in Inghilterra con Ricardo, in Francia con Sismondi”” (Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie, p. 37) (Per la critica dell’economia politica, p. 34). Si tratta dunque del contrasto tra due concezioni, delle quali una (quella inglese) assume come oggetto principale il valore di scambio, mentre l’altra (quella francese) assume il valore d’uso; entrambe colgono quindi soltanto un aspetto della realtà”” [Henryk Grossmann, Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica, 1971] (pag 45-46)”,”TEOC-016-FPA”
“GROSSMANN Henryk, a cura di Gabriella M. BONACCHI”,”Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””.”,”Grossmann critica la Luxemburg che critica Marx (pag 81-82) “”Il metodo marxiano del procedimento di approccio consiste – come ho già mostrato altrove analiticamente (H. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetz des kapitalistischen Systems’) – di tre elementi che costituiscono un ‘tutto inseparabile’: cioè di uno ‘schema di riproduzione’ astratto come strumento di analisi concettuale [‘gedankliche Analyse’]; in secondo luogo di ‘assunti semplificanti’ e ipotetici basati su di esso; e infine, delle ‘correzioni supplementari’ da apportare al risultato concettuale provvisorio ottenuto attraverso gli strumenti di analisi menzionati. Questi tre elementi del procedimento marxiano costituiscono dunque solo le parti d’una costruzione strumentale metodologica del nostro pensiero considerata nella sua ‘unità’, sicché ogni parte per sé sola, senza le altre due, perde ogni senso per la conoscenza della realtà. Lo schema di riproduzione marxiano da solo, ed il flusso in esso rappresentato di produzione e circolazione, non pretendono quindi di essere un’immagine della concreta realtà capitalistica; lo schema non vale ‘immediatamente’ per il meccanismo di produzione empiricamente dato, ma descrive unicamente un processo di produzione ‘normale’ che si svolge in dipendenza di ipotesi semplificanti fittizie, e che significa quindi solo uno studio di conoscenza ‘provvisorio’, la ‘prima’ tappa nel procedimento di approssimazione al processo di riproduzione ‘reale’. Questo procedimento di graduale approssimazione, meditato con rigore metodologico da Marx, e di significato decisivo per la comprensione dell’intero sistema marxiano, non viene colto da R. Luxemburg. Poiché essa trascura questo nesso, isola lo schema di riproduzione dal suo legame logico con le altre due parti costitutive del procedimento marxiano di approssimazione, cosicché in questo isolamento esso perde il suo valore metodologico e porta necessariamente alla deformazione dei risultati dell’indagine marxiana. Che R. Luxemburg stessa sentisse l’insufficienza della sua valutazione dello schema di riproduzione lo mostra già la circostanza che essa senza esserne consapevole, mutò ripetutamente il suo giudizio sullo schema marxiano e ne ha dato non meno di tre diverse interpretazioni che si escludono a vicenda (…) (1)””. ((1) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale) [Henryk Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””, 1975, a cura di Gabriella M. Bonacchi]”,”TEOC-020-FPA”
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge della accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”I punti affrontati nella prefazione: 1. – La teoria del crollo 2. – Le tendenze contrarie e distorcenti 3. – Dalle teorie del crollo alle teorie del ciclo capitalistico 4. – Una considerazione di carattere più generale 5. – La nuova impostazione di Grossmann in “”Die Wert-Preis-Transformation und das Krisenproblem’ 6 – Alcune indicazioni relative al presente”,”ECOI-042-B”
“GROSSO Rolando, Direttore Ufficio Belle Arti, a cura”,”Genova. Storia – Arte.”,”Contiene carta del dominio ligure (possedimenti) nel mar Mediterraneo e Levante Tavola di bronzo dei liguri (117 aC) sentenza arbitrale del Senato Romano che determina i confini tra le genti liguri (Museo di storia dell’arte) Il volume non contiene testo”,”LIGU-045″
“GROSSO Enrico”,”Francia.”,”Enrico Grosso insegna Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato nell’Università del Piemonte Orientale. Tra i suoi libri: L’ultima querelle sulla giustizia costituzionale in Francia, Le vie della cittadinanza, La titolarità del diritto vuoto.”,”FRAV-001-FL”
“GROTEWOHL Otto”,”La rivoluzione del 1918 in Germania. Insegnamenti della Storia del Movimento Operaio Tedesco. (Tit. orig.: Dreissig Jahre später)”,”I pericoli dell’ ascesa. “”(…) Essa poteva indurre facilmente a sopravvalutare i mezzi attraverso i quali era stata realizzata e a non avvertire la necessità di preparare teoricamente e praticamente le organizzazioni esistenti in previsione delle nuove lotte rivoluzionarie contro il nemico di classe. (…) Ad un dialettico acuto come Friedrich Engels questi pericoli non potevano sfuggire. Fin dal 1891 egli ammoniva: “”Si dà ad intendere a se stessi e al partito che “”l’ attuale società si risolve necessariamente nel socialismo””, senza domandarsi se essa non esca con ciò altrettanto necessariamente dalla sua vecchia costituzione sociale, se non debba far saltare questo vecchio guscio altrettanto violentemente quanto il gambero fa del suo, come se essa non dovesse inoltre in Germania far saltare le catene dell’ ordinamento politico ancora mezzo assolutistico e per di più indicibilmente confuso… Alla lunga una politica del genere non può far altro che portare il proprio partito su una strada sbagliata. Si mettono in primo piano questioni politiche generali astratte, e si nascondono, dietro di esse, le questioni concrete immediate, le questioni che si pongono all’ ordine del giorno ai primi avvenimenti di rilievo, alla prima crisi politica. Che cosa ne può venir fuori se non che improvvisamente il partito non sa che fare al momento decisivo, e regna la confusione e il disaccordo sui punti più importanti, perché questi punti non sono stati mai discussi?””. (pag 17-18) Friedrich Engels, Per la critica del progetto del programma socialdemocratico del 1891, Tre correnti nella socialdemocrazia tedesca. (pag 45-) “”(…) verità inconfutabile e profonda che Karl Marx esprimeva in una lettera al lassalliano von Schweitzer: “”La classe operaia o è rivoluzionaria o non è nulla””.”” (pag 47) “”(…) dando così ragione a Lenin il quale affermava che “”il centrismo è la più pericolosa variante dell’ opportunismo””. (pag 47) Il congresso dei consigli del Reich a Berlino. “”Fra gli spartachisti abbastanza noti che presero parte al Congresso dei Consigli erano Fritz Heckert e Eugen Leviné. La proposta di invitare al Congresso Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht con un voto consultivo venne respinta. Durante la prima seduta del Congresso la Lega Spartaco organizzò una grande dimostrazione alla quale parteciparono più di 250.000 persone.”” (pag 89) STORIA MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO ETA’ IMPERIALISMO SECOLO XIX XX INFLUENZA IMPERIALISMO CONDIZIONI CLASSE OPERAIA STRUTTURA INTERNA PROLETARIATO INFLUSSO ELEMENTI BORGHESI FORMAZIONE ARISTOCRAZIA OPERAIA AUMENTO BUROCRAZIA ORGANIZZAZIONI OPERAIE INFLUENZA SU STRATEGIA E TATTICA INFLUENZA SU IDEOLOGIA CLASSE OPERAIA DISSIDI IN SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA SPD PARTITO SOCIALDEMOCRATICO TRE CORRENTI QUESTIONE SCIOPERO POLITICO MASSA POSIZIONE SU QUESTIONE COLONIALE GUERRA IMPERIALISTICA ROTTURA CON MARXISMO E INTERNAZIONALISMO SCISSIONE 4 AGOSTO 1914 OPPOSIZIONE ASCESA RIVOLUZIONARIA MASSE RIVOLUZIONE NOVEMBRE 1918 CONSIGLI OPERAI SOLDATI ERRORI RUOLO RIFORMISMO IMBORGHESIMENTO SPD TEORIA MARXISTA STATO ERRORI SU VALUTAZIONE IMPERIALISMO ERRORI DI INDIPENDENTI DI SINISTRA LEGA SPARTACO SPARTACHISMO KPD PARTITO COMUNISTA ERRORI IN COSTITUZIONE WEIMAR BILANCIO ESPERIENZA 1918 1919 BEBEL BERNSTEIN EBERT ENGELS HILFERDING KAUTSKY LENIN DAVID LIEBKNECHT LEVINE LUXEMBURG MARSHALL MARX MEHRING MULLER NEUMANN NOSKE SCHEIDEMANN SCHUMACHER STALIN STINNES STAMPFER VOLLMAR VOGLER”,”MGER-086″
“GROUSSET René”,”Storia dell’ Asia.”,”GROUSSET fa parte dell’ Accademia di Francia.”,”ASIx-016″
“GROUSSET René, a cura di Pierre AMIET Jeannine AUBOYER Roger LEVY e Jean Paul ROUX”,”Histoire de l’ Asie.”,”8° edizione rivista e aggiornata “”I T’ang (618-907) fuono la più grande dinastia della storia cinese (…)””. (pag 60) “”In Cina la dinastia dei T’ang fu deposta nel 907 e il paese ricadde nell’ anarchia. Nella Cina del Nord si succedettero varie dinastie imperiali effimere, mentre la Cina del Sud si sbriciolò in un gran numero di piccoli reami provinciali. Nel dominio dell’ arte l’ epoca dei T’ang produsse statue buddhistiche ancora potenti e un reale sentimento religioso (…)””. (pag 61-62)”,”ASIx-084″
“GROVES Reg”,”The Balham Group. How British Trotskyism Began.”,”””40 anni fa (1933) ci voleva grande coraggio ad essere rivoluzionario. Il capitalismo era sopravvissuto alla guerra ed era all’attacco, i partiti comunisti erano macchine politiche staliniste. Poche persone, meno di una dozzina, si assunsero questo compito, a Balham nel Sud di Londra. Reg Groves uno dei fondatori del ‘Balham Group’ racconta la loro storia che segna la nascita del trotskismo in Gran Bretagna”” The British Section of the Left Opposition Altro volume dell’autore: – But We Shall Rise Again. A Narrative History of Chartism’, Secker & Warburg; First Edition (1 Jan. 1938)”,”TROS-374″
“GRUJIC Predrag M.”,”Cicerin, Plechanov und Lenin. Studien zur Geschichte des Hegelianismus in Rußland.”,”Predag M. Grujic, geboren 1935 in Zrenjanin (Jugoslawien), studierte Philosophie, Politik und Psychologie an den Universitäten Belgrad un Freiburg. Zu den Schwerpunkten seiner Arbeit gehören de Philosophie des Deutschen Idealismus und die Philosophie des Marxismus.. Zusammenfassung, Literatuverzeichnis, Personenregister, sachregister, Zum Autor,”,”LENS-074-FL”
“GRUMBACH S.”,”Brest-Litovsk. Lénine-Trotsky et Hindenburg-Ludendorff.”,”Ruolo Parvus pag 21 Le vieux successeur de Liebknecht au Landtag prussien, le camarade Franz Mehring, a nettement caractérisé, le 19 janvier, dansun discours où les faits eux-mêmes étaient éloquents, la politique suivie à Brest-Litowsk. Cette politique qui prétend réaliser le droit des peuples à disposer d’eux-mêmes “”par la décision d’une vague assemblée de notables sans mandat régulier, et par la nomination d’un “”Parlement””, sous la pression des soldats étrangers””, cette politique, Mehring la considère comme une “”imitation du modèle fourni par Bonaparte, par l’homme de Sedan, par l’homme de l’Empire mexicain, de tragi-comique souvenir.”” Il a été interdit à la presse allemande de reproduire le texte complet de ce discours de Mehring (bien qu’il soit absolument illégal de soumettre à la censure les comptes-rendus des débats parlementaires).”” (pag 106)”,”RIRO-328″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung. In Verbindung mit einer Reihe namhafter Fachmänner aller Länder.”,”Carl GRÜNBERG è il fondatore dell’Istituto di Francoforte poi ‘Scuola di Francoforte’.”,”MGEx-003″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg.”,”GRÜNBERG Carl “”So zerstreuten sich denn die Mitglieder des Kommunisten-bundes in die Heimat; und “”wo immer sich in den Revolutions-jahren die deutsche Arbeiterklasse mit einigem Klassenbewußtsein regte, waren Mitglieder des Bundes die treibenden Kräfte””. Es konnte dies freilich – entsprechend der wirtschaflichen und allgemeingesellschaftlichen Zurückgebliebenheit Deutschlands und erst recht Österreichs – an nur wenigen Orten der Fall sein. Marx selbst kehrte, auf die Nachricht von dem am 18. März erfolgten Ausbruch der Revolution in Köln, ebenfalls dorthin zurück und begründete dort, im Verein mit Engels, Dronke, Ferdinand und Wilhelm Wolff, Georg Weerth, die Neue Rheinische Zeitugn als “”Organ der Demokratie”” im oben angedeuteten Sinne.”” (pag 30) [Carl Grünberg a cura, Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg, 1921]”,”MADS-551″
“GRUNBERGER Richard”,”Historia social del Tercer Reich. (Tit.orig.: A Social History of the Third Reich)”,”Didascalia foto inserto pag 353 (Karl Jaspers importante filosofo tedesco si mantenne sempre in opposizione al credo nazionalsocialista) Didascalia foto inserto pag 353 (Erich Maria Remarque, espatriato dal Terzo Reich, fu uno dei più lucidi avversari del piani hitleriani) Didascalia foto inserto pag 480 (Firma del Concordato tra Santa Sede e il Terzo Reich sottoscritto dal cardinale Pacelli e Von Papen il 25 luglio 1933) “”Finalmente, el 27 de enero de 1943, bajo el impacto de Stalingrado, hubo un intento de movilizar totalmente la mano de obra feminina. El Gaulaiter Sauckel, plenipotenciario del Reich para el reclutamiento laboral, se propuso movilizar a tres millones de mujeres entre los diecisiete y los cuarenta y cinco años. Sólo quedaron eximidas las madres con un jijo menor de seis años o con dos hijos menores de catorce, y las mujeres de mala salud. No obstante, de los potenciales tre millones de trabajadoras adicionaes, sólo algo más de novecientas mil se incorporaron de hecho al trabajo. Un millón de ellas fueron consideradas no aptas, más de medio millón fueron declaradas casos dudosos, y el resto sólo menos de la mitad podían emplearse a tiempo parcial.”” (pag 272-273)”,”GERN-131″
“GRUNDMANN Herbert”,”Movimenti religiosi nel Medioevo. Ricerche sui nessi storici tra l’eresia, gli Ordini mendicanti e il movimento religioso femminile nel XII e XIII secolo e sulle origini storiche della mistica tedesca.”,”Herbert Grundmann è una delle figure più insigni tra gli studiosi di storia medievale del nostro tempo. Nato a Meerane, Sassonia, nel 1902. Ha conseguito il dottorato a Lipsia nel 1926 con una dissertazione su Gioacchino da Fiore. Ha compiuto viaggi in Italia.”,”RELC-001-FRR”
“GRUNENBERG Antonia a cura, contributi di PARVUS, Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Anton PANNEKOEK”,”Die Massenstreikdebatte.”,”Controversia Rosa Luxemburg Karl Kautsky (pag 32-) MASSENSTREIKDEBATTE GENERALSTREIKDEBATTE STAATSSTREICH”,”MGEx-231″
“GRÜNERT Heinz GRAMSCH Bernhard HOFFMANN Edith KLENGEL Horst PREUß SCHLETTE Friedrich STRUWE Ruth”,”Geschichte der Urgesellschaft. [Storia della società primitiva]”,”Marx und Engels zur Urgeschichts-forschung, Marx ed Engels sulla ricerca preistorica (pag 36-37)”,”SCIx-474″
“GRUNEWALD Michel a cura; collaborazione di Hans Manfred BOCK; saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”Le milieu intellectuel de gauche en Allemagne, sa presse et ses réseaux (1890-1960) – Das Linke intellektuellenmilieu in Deutschland, seine presse und seine Netzwerke (1890-1960).”,”Michel GRUNEWALD è professore all’Università di Metz, direttore del Centre d’Etude des Périodiques de Langue Allemande, autore di pubblicazioni sulla letteratura tedesca dell’esilio e le relazioni culturali franco tedesche. Ha pubblicato recentemente ‘Moeller von der Brucks Geschichtphilosophie’. Hans Manfred BOCK, professore dell’Università di Kassel, è autore di studi sui rapporti franco-tedeschi. Si tratta di 27 studi presentati a un colloquio internazionale (5-7 dicembre 2001, Università di Metz) dedicato alla formazione dell’ambiente della sinistra tedesca (1890-1914) e alla sua frantumazione (1918-1933) e messa in pericolo (1933-1939) e infine ai tentativi di ricostituirlo. Si parla di gruppi e partiti socialdemocratici, socialisti, comunisti cristiani di sinistra, pacifisti, ecc.) Saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”MGEK-090″
“GRUNFELD Frederic V.”,”Il caso Hitler. Storia sociale della Germania e del nazismo, 1918-1945. (Tit. orig.: The Hitler File)”,”Il libro è introdotto da H.R. TREVOR-ROPER, professore di storia moderna all’ Università di Oxford e autore de ‘Gli ultimi giorni di Hitler’. L’ autore V. GRUNFELD è redattore della rivista ‘Horizon’, specialista di grandi reportages culturali, ha scritto sulla Germania per ‘The Reporter’. Il silenzio della Chiesa. “”Ma forse l’ unico uomo delle SS dei campi di cui si ha prova che sia rimasto “”decente”” in uniforme nera fu Kurt Gerstein, un ingegnere e membro segreto dell’ opposizione evangelica a Hitler, il quale si arruolò nelle SS per tentare tutto il possibile per esporre i segreti dei campi di sterminio. A rischio della vita preparò un rapporto sui campi polacchi, incluso il racconto di un testimonio oculare sull’ arrivo di un treno della morte alla “”installazioni di sterminio”” a Belzec: (…). Gerstein riferì le sue esperienze a un diplomatico svedese e cercò di presentare il suo rapporto al nunzio papale di Berlino, ma fu congedato dall’ ambasciata senza che gli fosse permesso di esporre il suo caso. Se fosse riuscito a spingere il Vaticano a prendere posizione, o se per questo fosse riuscito a convincere una qualunque delle Chiese più importanti di Germania a opporsi pubblicamente allo sterminio, è possibile che il programma sarebbe stato interrotto””. (pag 309)”,”BIOx-081″
“GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”Il documento dovrebbe essere del giro di MUNIS e di Natalia SEDOVA TROTSKY. E’ una polemica contro la ‘politica militare proletaria’ della sezione americana del movimento trotskista.”,”TROS-052″
“GRUPPE ARBEITERPOLITIK”,”Der Faschismus in Deutschland. Analysen der KPD-Opposition aus den Jahren 1928-1933.”,”””Die erste Sitzung der Komintern, die nach Beginn der Krise stattfand, die Sitzung des erweiterten Präsidiums des EKKI im März 1930, brachte die erste Revision der Theorie von der 3. Periode. Die Krise hatte zu einem beispiellosen Angriff des Kapitals auf die Lebenshaltung der Massen, zu einem verschärften konterrevolutionären Durck geführt. Von der erschütterten kapitalistischen Herrschaft, der Hilflosigkeit und Ohnmacht der Bourgeoisie, dem kühnen Ansturm des Proletariats gegen das kapitalistische System konnte keine Rede sein. Unter der Wucht dieser Tatsachen wurde das EKKI bescheidener. Und es entschloß sich, in der Sache die 3. Periode preiszugeben und z.T. die Analyse der verhaßten “”Renegaten””, der KPD-O, zu übernehmen. Es hieß jetzt, daß der ‘Beginn’ der Erschütterung der Stabilisierung da sei. Der “”revolutionäre Aufschwung”” aber blieb.”” (pag 166-167)”,”MGEK-086″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Sommario: specificità della Russia, il partito rivoluzionario, classe operaia e rivoluzione democratica, tattica difesa del partito e della teoria nella fase di riflusso, guerra socialdemocrazia e imperialismo, strategia e tattica nella rivoluzione del 1917, costruzione del regime sovietico, 3° Internazionale.”,”LENS-058″
“GRUPPI Luciano”,”La dialettica materialistica della storia. Avvio allo studio.”,”Luciano GRUPPI è direttore dell’ Istituto di studi comunisti ‘Palmiro Togliatti’. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti (v. retrocopertina). “”La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti politici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’ esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’ esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine “”società civile””; e che l’ anatomia della società civile è da cercare nell’ economia politica””. (Marx, Prefazione a Per la critica dell’ economia politica) (pag 13) “”(…) A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’ evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’ uno all’ altro in modo rigido; vi è l’ ignoranza assoluta dell’ azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato”” (…) (Lettera di Engels a Mehring, 14 luglio 1893, a proposito dell’ ideologia) (pag 57-58).”,”MAES-049″
“GRUPPI Luciano BADALONI Nicola NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Si tratta di lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Contiene: – Luciano GRUPPI, Violenza e rivoluzione (pag 11-46) – Luciano GRUPPI, Riforme e rivoluzione (pag 47-72) – Nicola BADALONI, “”Direzione consapevole”” e “”spontaneità”” (pag 73-100) – Giorgio NAPOLITANO, Democrazia e socialismo (pag 101-129) – Enzo SANTARELLI, Estremismo ideologico e socialismo borghese (pag 130-155) “”Nello stesso periodo egli (Lenin, ndr) scrive: “”Noi sosteniamo un programma di riforme che è anch’esso diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme.”” In un altro putno, sempre nella stessa epoca, scrive: “”Soltanto i riformisti borghesi…pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, oppure niente riforme. Tutta l’ esperienza dela storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: o la lotta di classe rivoluzionaria, che ha sempre come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), oppure niente riforme””. (pag 63-64)”,”TEOC-341″
“GRUPPI Luciano”,”Il concetto di egemonia in Gramsci.”,”Si tratta di 9 lezioni tenute da GRUPPI all’ Istituto Gramsci tra ottobre e dicembre 1970. “”Al Croce sfugge il fatto che Marx non parla di plusvalore rispetto al valore economico in generale. Se così fosse, Marx veramente uscirebbe dall’ ambito dell’ economia ed il Croce avrebbe perfettamente ragione. Marx parla, invece, di plusvalore facendo il raffronto tra due valori economici: tra il valore economico della forza-lavoro e il valore economico delle merci prodotte dal lavoratore, ed afferma che il valore delle merci prodotte dal lavoratore costituisce un plus rispetto al valore della forza-lavoro. Di qui il concetto di plus-valore, che nasce precisamente dal raffronto tra due valori economici e quindi da un rapporto assolutamente legittimo sul piano della scienza economica. La critica del Croce si dimostra un sofisma, uno dei tanti sgambetti logici di cui sono piene le opere del Croce, il quale, con linguaggio limpidissimo e stile elegante, a volte dipana dei problemi inutilmente aggrovigliati, fondati su equivoci e perciò compie opera di chiarimento intellettuale, ma altre volte, invece; gioca coi sofismi. E’ partendo dalla revisione del marxismo e attraverso l’ opera della rivista La critica che il Croce fa i conti con il positivismo. Così aveva fatto il Labriola, e da lui Croce prese la spinta. Ma, in Labriola, la critica al positivismo, cultura egemone negli ultimi decenni dell’ 800, è volta a dare al proletariato, un marxismo assunto in tutta la sua piena autonomia, per gettare le condizioni dell’ autonomia politica del proletariato””. (pag 120)”,”GRAS-054″
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga. “”La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga: “”…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, riprendendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky. “”La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permamente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473) “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale.”” (pag 474-475) Riporto articolo di Bordiga (su Programma Comunista 1963): ARLECCHINO, SERVO DI DUE PADRONI Arlecchino, servo di due padroni Bukharin e l’economia politica E i presunti bukhariniani attuali Gatovskij, vecchio leone A Gatovskij quello che è di Gatovskij Source Nell’articolo «Gli equilibri non equilibrati esploderanno», apparso nel numero 10 di quest’anno, siamo incorsi in un errore di carattere storico che ci sentiamo in dovere di correggere. Questa precisazione non é dettata dal desiderio di provare la nostra «erudizione» o la nostra «onestà intellettuale», qualità alle quali un rivoluzionario, proprio in quanto le possiede, non attribuisce alcuna importanza, mentre, in una società intellettuale formata da bugiardi coscienti e di ignoranti incoscienti, noi non ci sentiamo assolutamente tenuti a provare extra moenia la veridicità delle nostre affermazioni: lo facciamo soltanto perché la suddetta correzione ci è utile, al fine di chiarire alcune questioni teoriche. L’errore è questo. Nel nostro articolo, E. Varga e S. G. Strumilin, i giovani leoni dell’economia politica russa Gatovskij, Lieberman, Kantorovic e Nemscinov. Ora è vero che Lieberman, Kantorovic e Nemscinov sono «giovani leoni», mentre L. M. Gatovskij, al contrario, non solo é un «vecchio leone», ma può vantare titoli più illustri di un Varga e di uno Strumilin. Perché ci teniamo a precisarlo? Perché, come Karl Marx, dopo avere compiuto la sua analisi logica e storica del modo capitalistico di produzione nei primi tre libri del capitale, ci ha fornito nel Quarto la «storia della teoria», così deve essere possibile al nostro Partito, dopo avere definito ed analizzato la struttura economica e sociale russa da un punto di vista logico e storico, fornire uno studio dell’evoluzione dell’economia politica russa, una storia della teoria, dal 1930 ad oggi. Evidentemente, lo stesso studio dovrà essere intrapreso (e già è stato impostato nelle riunioni di studio di Asti «Vulcano della produzione o palude del mercato?» di Cosenza – Ravenna – Piombino, «Il corso del capitalismo mondiale nella esperienza storica e nella dottrina di Marx») per quanto riguarda l’evoluzione della teoria economica in Occidente. L. M. Gatovskij deve essere definito un «vecchio e illustre leone», perché negli anni 1930-1931 fu il vero «economista di stalin». E’ noto che il teorico dell’economia politica sovietica, dal 1919 al 1930, fu Nikolaj Ivanovich Bukharin. Introduciamo alcuni chiarimenti su Bukharin, perché è in atto su scala nazionale e internazionale un’operazione di spudorata falsificazione nei suoi riguardi. Ad esempio, l’ineffabile signora Lisa Foa, richiamata nel nostro articolo, viene presentata dagli esperti degli uffici-studi del P.C.I. come una «bukhariniana»! E’ necessario reagire a queste falsificazioni, e lo faremo in articoli appositi e in uno studio sull’evoluzione dell’economia politica russa. Intanto, osserviamo subito che Bukharin fu il teorico dell’economia politica sovietica (non russa!). Bukharin e l’economia politica Dal 1919 al 1930 tutti i marxisti, Bukharin compreso, sostengono che non esiste e non può esistere una economia politica del socialismo. L’economia politica studia le categorie del modo capitalistico di produzione: il Capitale è la critica dell’economia politica: la rivoluzione comunista muta le armi della critica, contenute nel capitale, nella critica delle armi, nella distruzione delle categorie dell’economia politica. Bukharin sostenne che si dovesse parlare non di una economia politica del socialismo (contraddizione assurda, propria di stalinisti e post-stalinisti), ma di una teoria economica (più che di una economia politica) del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo. L’opera classica di Bukharin a questo riguardo è, come noto: «L’economia del periodo di transizione. Parte Prima. Teoria generale del processo di trasformazione». Essa fu pubblicata a Mosca nel 1920, e fu tradotta, fra l’altro, sulla rivista teorica del Partito Comunista d’Italia, «Rassegna Comunista» nel 1921-1922. Quest’opera di Bukharin fu criticata da Lenin, le cui note a margine furono pubblicate in «Leninskij Sbornik», Tomo XI, Mosca 1929, pp. 345 – 403. Non è inutile ricordare che il 1929 è l’anno del grande attacco stalinista a Bukharin su tutti i fronti, filosofico economico e politico, dopo la distruzione precedentemente avvenuta dell’opposizione di Sinistra russa e internazionale. Ora, prima di chiarire in base a quale falsificazione spudorata alcuni specialisti kruscioviani (ad es. Lisa Foa) si piccano di bukharinismo, e prima di ritornare a L. M. Gatovskij, vogliono riportare due passi dell’opera di Bukharin e la critica che ne fece Lenin. In questo modo rimetteremo al loro posto Lenin e Bukharin da una parte, Stalin-Gatovskij-Varga-Strumilin-Lieberman-Kantorovic dall’altra. Scrive Bukharin: «La merce può essere la categoria di base solo in quel sistema in cui essa rappresenta un bene sociale permanente e non accidentale, fondato su di una produzione anarchica. E, nella misura in cui l’irrazionalità del processo di produzione scompare, cioè nella misura in cui alla spontaneità si sostituisce un regolatore sociale cosciente, la merce si trasforma in prodotto e perde il suo carattere commerciale». (op. cit. p. 134). Nota di Lenin su questo ultimo punto: «Inesatto: essa si cambia in «prodotto», ma in modo diverso. Etwa: in prodotto che entra nel consumo sociale per altra via che non il mercato». (op. cit. p. 388). Ricordiamo che l’opera di Bukharin apparve nel 1920, prima dunque della N.E.P., prima della sconfitta bolscevica nella guerra russo-polacca, quando la rivoluzione comunista sembrava imminente in Europa, e il bolscevismo sperava di lanciare un ponte fra il Comunismo di guerra e il potere proletario in Europa. Sull’atteggiamento di Bukharin nei confronti della N.E.P. e dei Piani Quinquennali dopo la morte di Lenin, abbiamo parlato a lungo in «Struttura economica e sociale della Russia d’oggi» – Parte Seconda. E’ possibile anche trovare una sintesi in «Bukharin: Note di un economista», pubblicate da Bertram D. Wolfe in: «Kruscev and Stalin’s Ghost», Appendix D. Comunque, nei due passi sopra riportati, Lenin e Bukharin, come ogni marxista, sono d’accordo nel sostenere che nell’economia socialista la produzione di merci scompare, i prodotti perdono il loro carattere di merci. La critica di Lenin è peraltro rigorosa e attuale, e si ricongiunge in qualche modo alla polemica Lenin-Bukharin del 1919 intorno al Programma del Partito, polemica che verteva sulla natura del capitalismo e dell’imperialismo e che abbiamo richiamato più volte, in”,”TEOC-375″
“GRUPPI Luciano / BERARDI Gianfranco”,”Machiavelli e Gramsci (Gruppi) / Di alcune ricerche sul Machiavelli (Berardi).”,”””Tra i marxisti dunque Gramsci si colloca rispetto a Machiavelli in una posizione particolare che è, in un certo senso, rivendicazione di filiazione, seppure mediata. E’ singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai princìpi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo rifarsi alle forze reali in campo nella lotta politica. (…) Il far politica è per lui un'””arte”” capace di intrecciare le qualità della “”golpe”” e del “”lione””; “”virtù”” che ci pone in grado di dominare la “”fortuna””, iniziativa politica, si potrebbe dire, che interviene sulla situazione obiettiva. Per il Machiavelli la situazione obiettiva resta, quando egli parla in generale, indecifrata (“”fortuna”” appunto) perché egli non può possedere ovviamente i mezzi dell’analisi della società. Non così quando egli indaga situazioni politiche specifiche, poiché allora emergono le singole forze. Ma se per il passaggio dalla politica come “”arte”” e tecnica alla politica come ‘scienza’ – nel senso che essa è fondata su basi scientifiche – bisogna attendere che si formino i concetti di ‘classe’, di ‘struttura’, ecc., il Machiavelli sembra essere il pensatore che più di ogni altro si colloca in una fase che immediatamente precede quella del marxismo (…). Vi è in Machiavelli l’intuizione della estrema complessità delle situazioni concrete (“”l’unità del molteplice”” secondo Marx) che egli chiama “”fortuna”” e che nessuna analisi strutturale può esaurire. Se prevalesse la pretesa di risolvere tutta la complessità della situazione reale nell’analisi strutturale, la politica diventerebbe un gioco meccanico, incapace di creare la propria iniziativa, di intervenire sul concreto”” [Luciano Gruppi, Machiavelli e Gramsci] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VII n° 3, maggio-giugno 1969] (pag 86-87-88)”,”GRAS-104″
“GRUPPI Luciano / PRESTIPINO Giuseppe / POSTIGLIOLA Alberto”,”Sullo “”storicismo marxista”” (Gruppi) / La scuola di Della Volpe: filosofia e concezione dello Stato (Prestipino) / Rousseau e il marxismo italiano negli anni sessanta (Postigliola).”,”Rifiuto dellavolpiano della dialettica (pag 55) Rousseau Marx e Engels secondo Gerratana (pag 81-83)”,”TEOC-625″
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe; FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il ‘Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del ‘Capitale’ – Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”””Comincerò da questo notissimo passo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’: “”… poiché, per l’uomo, socialista, ‘tutta la cosiddetta storia universale’ non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo, così esso ha dato la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ da se stesso, del suo ‘processo di origine’. Poiché è divenuta praticamente sensibile e visibile l”essenzialità’ dell’uomo e della natura, ed è divenuto praticamente sensibile come esistenza umana, risulta praticamente impossibile la questione di un ente ‘estraneo’, di un ente al di sopra della natura e dell’uomo; questione che implica l’inessenzialità dell’uomo e della natura”” (1). Da questo passo risulta che, già per il giovane Marx, l’uomo pone se stesso, si autocrea in completa autonomia per mezzo del ‘lavoro’. Il lavoro consente all’uomo di esplicare la propria natura; di porsi in un rapporto essenziale con se stesso (quale natura) e con la natura più in generale. Il lavoro è il mezzo di un essenziale rapporto con l’uomo. Ma poiché il lavoro, l’utilizzazione dello strumento, è possibile solo nel quadro di rapporti ‘inter-umani’, sociali, se ne deduce che l’uomo esplica la propria natura umana solo nella società, che solo nella società l’uomo è in grado di stabilire un reale rapporto con la natura. Nulla trascende la natura e l’uomo. In un altro passo, Marx afferma essere il comunismo il “”…ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé, quale uomo ‘sociale’, cioè uomo umano”” (2). Dal che si ricava che l’umanità dell’uomo si realizza e si afferma nella sua socialità. La mediazione tra l’individuo e la società si compie nel lavoro. Il lavoro è al tempo stesso la mediazione tra la società e la natura, il momento di unificazione tra i due termini, il superamento del loro dualismo”” (pag 3-4) [Luciano Gruppi, La teoria della società in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 6 novembre-dicembre 1967] [(1) Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 235; (2) Ivi, p. 225 e sgg.] Ragionieri cita il volume su Marx e il movimento operaio tedesco scritto da Hannes Skambraks e Rolf Dlubek, ‘””Das Kapital’ von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung’ (1867-1878), Dietz, Berlin, 1967, pp. 405) (pag 174-175) (Alcuni dati sulla ‘fortuna’ del ‘Capitale’) “”Il primo volume del ‘Capitale’ apparve presso l’editore Otto Meissner di Amburgo il 14 settembre 1867 con una tiratura di 1.000 esemplari. La fortuna di quest’opera fu sin dal principio strettamente collegata con il diffondersi e l’affermarsi del marxismo nel movimento operaio internazionale e con lo sviluppo dei partiti operai nei vari paesi. In Germania, al suo apparire, l’opera venne praticamente ignorata dagli economisti borghesi. Marx, Engels e i loro compagni Liebknecht, Bebel, Lessner, Dietzgen adoperarono ogni mezzo per diffonderla: pubblicazione di annunci e di estratti dalla prefazione e dal testo, note, recensioni. Engels scrisse recensioni su giornali di diverse tendenze; Kugelmann, un amico di Marx, diffuse numerose copie di una delle recensioni scritte da Engels. In Svizzera, J. Ph. Becker organizzò nel 1867, dalle colonne del ‘Vorbote’, un giornale da lui creato come organo della Associazione Internazionale dei Lavoratori, una sottoscrizione per il ‘Capitale’. Ma anche la propaganda orale ebbe una grande parte nella diffusione dell’opera: Wilhelm Liebknecht ebbe a citarlo più volte nei suoi discorsi, tanto dai banchi del Parlamento della Germania settentrionale quanto dalla gabbia degli imputati di fronte alla giuria nel processo contro il Comitato centrale di Lipsia. Marx poté constatare nella introduzione alla seconda edizione, stampata in 3.000 copie, che la diffusione e la comprensione della sua opera nel movimento operaio tedesco rappresentavano per lui “”la migliore ricompensa””. Con lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca il ‘Capitale’ ebbe una ulteriore diffusione: solo nel 1890 ebbe in Germania ben 4 edizioni. Prima della morte di Marx l’opera apparve in traduzione russa e francese; l’edizione russa, uscita a Pietroburgo in 3.000 esemplari e tradotta e curata da G. Lopatin, N. Danielson e M. Ljubavina, conobbe una notevole fortuna tra la gioventù rivoluzionaria. Di quella francese apparsa in dispense tra il 1872 e il 1875, dopo la sconfitta della Comune, e che conteneva alcune varianti adottate da Marx, si tirarono 10.000 copie. Nel 1885, nel periodo della nuova avanzata del movimento operaio francese, ne furono stampate illegalmente 5.000 copie. Marx, inoltre, che riceveva cento copie di ogni dispensa, provvedeva a inviarle a varie persone. Dopo la morte di Marx, che aveva lasciato incompiute la seconda e terza parte dell’opera, Engels ne curò il completamento e la pubblicazione con un intenso lavoro condotto sulla base dei dati e del copioso materiale approntato da Marx. Contemporaneamente promosse due nuove edizioni del primo volume (1883, 1890) e con la collaborazione di Samuel Moore ne redasse la traduzione inglese (1887). L’edizione popolare riassunta e commentata da Kautsky con l’autorizzazione di Engels (‘Le dottrine economiche di Karl Marx’, 1887), ha conosciuto, in 25 edizioni una notevole fortuna, ed è stata tradotta in 18 lingue. Nel 1895, alla morte di Engels, il ‘Capitale’ era già apparso in 9 lingue e in 22 edizioni: 17 del primo volume, 4 del secondo ed una del terzo. Dati questi che documentano l’ampia diffusione del marxismo nel movimento operaio negli anni di fino secolo (…). In italiano è del 1879 il compendio di Carlo Cafiero, riprodotto, fino al 1950, in 10 edizioni. La traduzione del primo volume del ‘Capitale’ apparve a Torino nel 1886 e fu ristampata nel 1916 e nel 1924. Di esso, dopo la seconda guerra mondiale, sono apparse 8 tra nuove edizioni e ristampe. Il secondo volume fu tradotto per la prima volta nel 1946; l’edizione completa dei tre volumi, iniziata nel 1952, si è conclusa nel 1956, presso gli Editori Riuniti. Dal 1903 al 1922 apparvero presso l’editore Meissner, ad Amburgo, 10 edizioni del primo volume. Dal 1914 al 1932 ancora nove edizioni.”” [‘Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’, (Il marxismo nel mondo)] [(in) Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1967] (pag 192-194)”,”MADS-633″
“GRUPPI Luciano”,”Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia.”,”Coscienza operaia (pag 665) “”Quello che a Lenin importa affermare è che non vi è passaggio spontaneo dalla lotta economica e sindacale alla lotta politica, alla coscienza di classe. Che il passaggio da un livello all’altro non è continuo e lineare. “”La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia, con le sole sue forze, è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradeunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, eccetera”” (1). Sostanzialmente diverso è perciò il giudizio che Lenin esprime sugli scioperi degli anni 1890-1900 in Russia rispetto a quello degli economisti. Se ‘Rabocaja Mysl – nell’articolo già citato (2) – scrive: “”gli scioperi del 1896 possono essere considerati la prima e per ora unica manifestazione di un pensiero operaio autonomo incarnato in forme rigorose (…)”” (3) – Lenin afferma invece: “”presi in sé, questi scioperi costituivano una lotta tradeunionista, ma non ancora socialdemocratica; annunciavano il risveglio dell’antagonismo fra operai e padroni; ma gli operai non avevano e non potevano avere ancora la coscienza dell’irriducibile antagonismo tra i loro interessi e tutto l’ordinamento politico e sociale contemporaneo, cioè la coscienza socialista. Gli scioperi della fine del secolo dunque, malgrado il progresso immenso che rappresentavano in confronto con le “”rivolte”” anteriori, restavano un movimento puramente spontaneo (4)””. La coscienza dell'””irriducibile antagonismo”” tra gli interessi del proletariato e tutto l’ordinamento politico e sociale capitalistico esige, per Lenin, una visione complessiva dei rapporti di produzione, dei rapporti tra le classi sociali, tra la base economica e le istituzioni statali e politiche, a cui si può attingere solo a livello della scienza: quella scienza che ci è offerta dal marxismo. Fuori dalla nozione di formazione economico-sociale – diceva Lenin in ‘Chi sono gli amici del popolo’ – fuori dall’acquisizione che non vi sono leggi “”eterne”” dell’economia e che il divenire della società non è un flusso ininterrotto e casuale, ma si scandisce in formazioni economico-sociali differenti, caratterizzate ciascuna dal prevalere di un modo di produzione, da leggi economiche specifiche – quali sono appunto le leggi del capitalismo che Marx definisce nel ‘Capitale’ -, non è possibile una visione scientifica della società e quindi una reale coscienza dell’irriducibile antagonismo tra classe operaia e capitalismo”” (pag 665) [Luciano Gruppi, Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, edizione 1974] [(1) Lenin, Opere, cit, vol. V, p. 346; (2) Articolo programmatico del n. 1 di Rabocaja Mysl, ottobre 1897, in Lenin, Che fare?, Torino, 1971, p. 226; (3) Lenin, Che fare?, cit., p. 225; (4) Lenin, Opere, cit., vol V, pp 345-46]”,”LENS-259″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”‘L’analisi concreta della situazione concreta è l’anima viva, l’essenza del marxismo’ Lenin.”,”LENS-046-FL”
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Fondo Davoli Ultra-imperialismo e opportunismo “”Se l’imperialismo non è visto in connessione con la sua base economica fondamentale – il capitale finanziario – esso viene concepito come una manifestazione non inevitabile del capitalismo. Sfugge anche l’elemento politicamente decisivo: che, nella fase imperialistica, si aggravano tutti i contrasti di classe tra il capitalismo e i lavoratori, tra le metropoli imperialistiche e i popoli coloniali, insieme alle contraddizioni all’interno dello schieramento imperialistico e dei monopoli. …. (pag 162-163)”,”LENS-004-FV”
“GRUPPI Luciano; SICHIROLLO Livio; SECCHIA Pietro”,”Note sul problema della libertà (Gruppi); Il marxismo in Banfi (Sichirollo); L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi (Secchia).”,” Gruppi: “”L’analisi del meccanismo dell’economia politica ne demistifica il carattere. La critica al ‘feticismo della merce’ riduce il suo carattere mistico al suo effettivo contenuto mondano (19). Grazie a tale riduzione la «forma di merce» cessa di rimandare «agli uomini come in uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di quelle cose», e svela che «quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra ‘cose’, è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi» (20). Di qui si deduce la critica al concetto di ‘libertà’ come ‘feticcio’, vale a dire come valore indipendente, non riducibile ai rapporti di produzione e di scambio di cui è l’espressione e la giustificazione. Tutta l’analisi che Marx conduce nel ‘Capitale’ sviluppa l’assunto già formulato nel “”Manifesto”” del ’48: «per libertà s’intende, entro gli attuali rapporti borghesi di produzione, il commercio libero, la libera compra e vendita» (21). La critica a quei rapporti di produzione è la critica della ‘libertà’ borghese, di cui viene rivelato il contenuto effettivo. Come è noto, la critica di Marx al ‘carattere di feticcio’ della merce diventa critica della religione. Riconduce cioè la sovrastruttura che appare più lontana e misteriosa all’elemento più semplice – alla merce – e chiarisce il significato del concetto più complesso – la religione – nell’analisi della categoria economica primaria. Ecco perché le pagine famose del ‘Capitale’ sul «carattere di fetticio della merce» riprendono le movenze delle pagine giovanili dei ‘Manoscritti del ’44’; ritornano al concetto dell”alienazione’, alla critica dell’ipostasi hegeliana: «quivi i rapporti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria, ecc.» (22). Analogamente, si può dire che il concetto di ‘libertà’ appare, nella concezione liberale, una «figura indipendente, dotata di vita propria …». Ma come Marx afferma che «…tale carattere feticistico del mondo delle merci sorge dal carattere sociale peculiare del lavoro che produce merci» (23), così si può dire che il carattere feticistico della ‘libertà’ (borghese) non è che il risultato di un determinato rapporto sociale tra gli uomini. Se, nell’analisi economica della società borghese, Marx si sgancia dalla terminologia hegeliana, a cui è legato nella sua critica giovanile dell”alienazione’, se il suo argomentare supero gli argini speculativi in cui restava, in parte, negli scritti giovanili, per dispiegare il concetto di ‘alienazione’ in tutte le sue determinazioni specifiche e concrete (nelle diverse categorie economiche) – sicché Marx non ha più in genere nemmeno bisogno di impiegarlo – resta pur vero che la analisi del ‘Capitale’, anzicché rompere con le impostazioni giovanili, le svolge, riempendole di un contenuto più specifico. Né la nostra è una divagazione, ma soltanto l’intenzione di indicare la piena attualità che l’analisi marxiana dell”alienazione’ assume, quando si voglia condure un discorso concreto sulla ‘libertà’. Tutta l’analisi che dai ‘Manoscritti’ giovanili porta al ‘Capitale’, indicano le forze reali che si muovono nei rapporti di produzione, parte e si conclude nella individuazione della forza sociale specifica che sola può essere lo strumento della liberazione: «Dal rapporto del lavoro estraniato con la proprietà privata, segue inoltre che l’emancipazione della soceità dalla proprietà privata, ecc., dalla schiavitù si esprime nella forma politica della emancipazione degli operai, non già come se si trattasse di questa emancipazone, ma perché in questa emancipazione è contenuta l’emancipazione universale dell’uomo; la quale è ivi contenuta perché nel rapporto dell’operaio con la produzione è incluso tutto intero l’asservimento dello uomo, e tutti i rapporti di servaggio altro non sono che modificazionio e conseguenze del primo rapporto» (24). (pag 40-42) Secchia nel suo saggio critica l’introduzione di Berti al volume della Feltrinelli, sull’Archivio Tasca: “”non dà un quadro adeguato e neppure sommario della situazione nazionale e internazionale in cui avvenivano quei dibattiti”” (pag 105)”,”MADS-003-FB”
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il marxismo nel mondo: ‘Il Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del Capitale; Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”Nell’articolo di Ragionieri si parla in termini positivi del volume: Das Kapital von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung [1867 bis 1878] : Abriss u. Zeugnisse d. Wirkungsgeschichte, di Hannes Skambraks. [Inst. f. Marxismus-Leninismus beim ZK d. SED] e Dlubek, Rolf”,”MADS-004-FB”
“GRUPPI Luciano; CACCIARI Massimo; MANCINA Claudia”,”Lenin, il leninismo e il Pci (Gruppi); Trasformazione dello Stato e progetto politico (Cacciari); Il dibattito sullo Stato. Marxismi a confronto (Mancina).”,”‘Si consideri, per fare un altro esempio, come Stalin definisce la strategia e la tattica leninista. Essa consiste nella capacità di individuare, isolare e battere il nemico principale (per esempio, lo zarismo, nella rivoluzione del 1905), dirigendo il «colpo principale» sulla forza intermedia, che appoggia il nemico principale (ad esempio, nella rivoluzione del 1905, sulla borghesia liberale) (3). E’ molto difficile, invece, trarre da Lenin questa concezione tattica. Nella fase che preparò la rivoluzione del 1905 e nel corso della rivoluzione, ad esempio, egli non escluse la possibilità di accordi con la borghesia liberale. In Lenin, in generale, nemico principale e direzione del colpo principale si identificano, anche se è prevista la critica e l’attacco alle forze intermedie. Ma dall’idea che Stalin ci presenta della concezione strategica e tattica «leninista», si può ben capire la successiva politica del social-fascismo. Questo per dire che bisogna distinguere tra Lenin ed il leninismo, il quale è costruzione teorica e pratica successiva, che va esaminata a sé. Analoghe osservazioni valgono per il rapporto partito e sindacato. Quando Lenin, nel 1921, ci parla del sindacato come «cinghia di trasmissione» tra il partito comunista e le masse (4), egli lo fa per opporsi alla proposta di Trotckij (a cui aveva nel 1919 aderito) di rendere statali i sindacati, e per affermarne l’autonomia rispetto allo Stato. Così – non riprendendo il concetto di «cinghia di trasmissione» – insiste ancora di più, nel 1922, sulla autonomia del sindacato rispetto al piano economico e alla direzione delle aziende, dato che si può determinare «un certo contrasto di interessi, in tema di condizioni del lavoro, fra la massa operaia e i direttori che amministrano le aziende statali» (5). Stalin, invece, si fissa sul concetto di «cinghia di trasmissione», lo eleva a principio ed irrigidisce la gerarchia delle organizzazioni della classe operaia, così come irrigidisce la funzione dirigente del partito (6)’ (pag 4-5)] [(3) J. Stalin, Opere scelte, Roma, 1952, vol. 6, p. 186; (4) V.I. Lenin, Opere complete, cit., vol. 32, p. 11; (5) Ivi, vol. 33, p. 166; (6) J. Stalin, Opere complete, vol. 6, pp. 216 sgg.]”,”TEOP-008-FB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Giudizio di Gramsci del gennaio 1918 sulla rivoluzione russa: “”La rivoluzione dei bolscevichi è materiata di ideologie più che di fatti. (Perciò, in fondo, poco di importa sapere più di quanto sappiamo). Essa è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. (…)”” (pag 516)”,”PCIx-045-FF”
“GRUPPI Luciano”,”Sesso e società.”,”Nel suo saggio Gruppi parte dall’opera di F. Engels ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884) “”Scrive Friedrich Engels nella «Prefazione» al suo famoso libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884): «Secondo la concezione materialistica il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata: ma questa è a sua volta di duplice specie: da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione, di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono sono condizionate da entrambe le specie della produzione, dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto più è limitata la quantità dei suoi prodotti, e quindi anche la ricchezza della società, tanto più l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia, sotto quest’articolazione della società, fondata su vincoli di parentela, si sviluppa sempre più la produttività del lavoro, e, con questa, si sviluppano la proprietà privata e lo scambio, le disparità di ricchezza, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e, insieme, la-base di antagonismi di classe, nuovi elementi sociali che, nel corso di generazioni, si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché, alla fine, l’incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento» (1). Vi è qui un elemento nuovo. Engels non considera – come si era fatto fino ad allora da parte di Marx e sua – soltanto i rapporti di produzione, nella produzione sociale dell’esistenza umana, ma la riproduzione stessa della vita, la generazione. La produzione dei mezzi necessari alla sussistenza è propria solo dell’uomo; l’uomo è il solo animale che lavori, che si ponga in rapporto con la natura, per poter vivere, non con l’immediatezza dei suoi mezzi fisici – denti, artigli, ecc. – ma in modo mediato, per mezzo di strumenti via via sempre piú complessi. Riprendendo un concetto già espresso da Hegel, ma situandolo naturalmente, in un’altra impostazione, Marx afferma che è il ‘lavoro’ che distingue l’uomo dagli altri animali: «L’importante della ‘Fenomenologia’ [‘dello spirito’] hegeliana è dunque che Hegel intende l’autoriprodursi dell’uomo come processo, che egli dunque coglie l’essenza del lavoro e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo proprio lavoro» (2)”” [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 33 sgg; (2) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 147] (pag 95-96) [Luciano Gruppi, ‘Sesso e società’, Critica marxista, Roma, n. 3-4, maggio-agosto 1974]”,”MAES-008-FGB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga.””La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga:””…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, ripetendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky.””La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permanente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473); “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? Ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale. “”Senza il diretto ‘appoggio statale’ (sottolineato da me. Nb.) del proletariato europeo la classe operaia della Russia non potrà trasformare il suo temporaneo dominio in una durevole dittatura socialista. ‘Di ciò non si può dubitare nemmeno un istante’, (La nostra rivoluzione’)”” (pag 474-475) [Luciano Gruppi, Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano, 1969]”,”LENS-001-FAP”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Luciano Gruppi (Torino 08/11/1920 – Albano Laziale 19/08/2003) è stato un politico, scrittore e filosofoi italiano. Appena laureato in filosofia nel 1943 si iscrive al PCI, clandestino dopo un’iniziale militanza in Giustizia e Libertà. Partecipa alla Resistenza nelle file dei Gap. La critic di Lenin a Kautsky “”Lenin coglie, ora, nel vivo dell’esperienza della rivoluzione russa, dopo il pauroso cedimento di Kautsky e della Seconda Internazionale di fronte alle posizioni nazionalistiche della borghesia, le debolezze che già ‘prima’, quando ancora Kautsky sembrava un esempio di coerenza marxista, inficiavano le sue posizioni. Così Lenin scrive: … finire (pag 345-347) [Luciano Gruppi, ‘Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano; 1972]”,”TEOC-129-FL”
“GRUPPI Luciano”,”La teoria del partito rivoluzionario.”,”- Mazzini e il problema del partito (pag 17)”,”PCIx-511″
“GRUPPI Luciano”,”Storicità e marxismo.”,”Machiavelli nella letteratura marxista. “”È singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, o, più esattamente, di come deve essere diretta la sua costruzione, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai principi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo riferirsi alle forze reali in campo nella lotta politica. In questo senso, si può anche dire che egli vada al di là del pensiero politico moderno, dei teorici dell’assolutismo come di quelli dello «Stato di diritto» o della società democratica. Questi infatti ci danno una teoria della società e dello Stato che vale a legittimare filosoficamente e giuridicamente lo Stato a cui aspirano; ci danno una interpretazione della origine della società e dello Stato che no è storica, ma ideologica, perché tesa a giustificare teoricamente e giuridicamente lo Stato a cui pensano. Per Machiavelli le cose stanno in altro modo. Vi è in lui la visione dello Stato moderno (…)”” (pag 49) [Luciano Gruppi, Storicità e marxismo’, Editori Riuniti, Roma, 1980] L’essenzialità del rapporto Marx-Hegel (pag 143 e seguenti)”,”PCIx-512″
“GRUPPO INDUSTRIALE SENATORE ERASMO PIAGGIO”,”Un secolo di lavoro al servizio dell’Italia.”,”Oggi (1967) il complesso di attività del gruppo Piaggio comprende 24 aziende con circa 50 stabilimenti industriali e tenute agricole che danno lavoro a 30 mila persone.”,”LIGU-110″
“GRUZINSKI Serge”,”Histoire de Mexico.”,”GRUZINSKI è D di ricerca al CNRS e D di studi all’ EHESS. E’ uno dei migliori specialisti del Messico e ha scritto con Carmen BERNAND una ‘Histoire du Nouveau Monde’ (FAYARD, t.1, De la decouverte à la conquete’, 1991; t.2, ‘Les Metissages’, 1993).”,”AMLx-019″
“GUALA Francesco”,”Filosofia dell’economia. Modelli, causalità, previsione.”,”Francesco Guala insegna Filosofia all’Università di Exeter. Ha pubblicato: The Methodology of Experimental Economics (Cambridge University Press, 2005) e ha curato, con M. Motterlini, L’economia cognitiva sperimentale (Università Bocconi Editore, 2005).”,”ECOT-137-FL”
“GUALERNI Gualberto”,”Mercati imperfetti. Il contributo di Francesco Vito al dibattito degli anni Trenta.”,”GUALERNI Gualberto nato nelle Marche nel 1930, si è interessato alle questioni di economia e di politica industriale. E’ docente alla facoltà di economia e commercio all’ Istituto Universitario di Bergamo. (Per la bibliografia v. retrocopertina)”,”ECOT-045″
“GUALERNI Gualberto a cura; saggi di RANCI ORTIGOSA Emanuele ONIDA Valerio BIANCHI Giovanni PARISI Arturo TURCHINI Angelo GUALERNI Gualberto”,”I cattolici degli anni ’70.”,” Populismo (pag 31) “”Un cenno va fatto anche alle istanze populistiche presenti nella tradizione dei cattolici che si sono sempre dimostrati particolarmente sensibili ai bisogni degli strati più poveri e degli emarginati. Indubbiamente talune versioni del populismo sono spesso servite a celare la realtà della struttura di classe e delle sue dinamiche oggettive e tuttora fungono da alibi nei confronti di suggestioni moderate o addirittura reazionarie o all’opposto per fughe demagogiche. Tuttavia quando questa tradizione riesce a liberarsi da tali incrostazioni, rigenerandosi attraverso una feconda saldatura con le prospettive anticapitalistiche e di classe, è in grado di esprimere un positivo contributo all’aggregazione di un blocco sociale alternativo. I militanti che hanno alle spalle questa tradizione si sono trovati in prima fila nello sforzo di coinvolgere l’intero movimento operaio in un impegno serrato sui problemi del sottoproletariato e del proletariato marginale per coinvolgerli, al fianco e dentro le organizzazioni dei lavoratori, in esperienze di partecipazione attiva alla lotta per l’emancipazione della propria condizione. E ciò ha permesso al movimento operaio stesso di superare antichi schematismi che portavano a una drastica sottovalutazione nei riguardi degli strati sociali in questione e del loro ruolo potenziale in ordine all’allargamento delle alleanze della classe. L’attualità di questa problematica rispetto al dibattito politico e sindacale è di immediata percezione”” [dal saggio di Gualerno Gualerni e Emanuele Ranci Ortigosa, ‘Questione cattolica e questione italiana: evoluzione e prospettive del «mondo cattolico»] Cattolici e pensiero marxiano (pag 33)”,”RELC-386″
“GUALINO Riccardo”,”Frammenti di vita.”,”Gualino (Riccardo), industriale italiano (Biella 1879 – Pian dei Giullari, Firenze, 1964). Fondò la Snia (poi Snia Viscosa), l’ industria dolciaria UNICA e l’ Unione italiana cementi; all’inizio del secondo dopoguerra svolse la propria attività anche nel campo della produzione cinematografica (Lux Film). Fu anche grande collezionista d’ arte. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”ITAE-035″
“GUALMINI Elisabetta”,”La politica del lavoro.”,”Elisabetta Gualmini, dottore di ricerca in Scienza della politica, lavora presso il Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Bologna.”,”ECOS-017″
“GUALTIERI Roberto SPAGNOLO Carlo TAVIANI Ermanno a cura, saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO”,”Palmiro Togliatti.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO “”Sulla questione della cattura degli italiani, il 31 gennaio 1943, Vincenzo Bianco, all’epoca rappresentante del Partito comunista d’Italia all’interno del Comintern e responsabile dell’attività di propaganda antifascista tra i prigionieri italiani, scrisse una lettera a Togliatti nella quale, tra le altre cose, affrontava la questione dell’Armir, in considerazione dell’avvenuto sfondamento delle divisioni alpine, le ultime rimaste a difesa del fronte (…). Bianco chiedeva dunque a Togliatti di intervenire, per salvare almeno gli alpini, da poco catturati, dalle terribile marce fino ai campi, e appellandosi al “”tatto politico”” dimostrava di essere consapevole della reazione che avrebbe potuto avere Stalin a una simile interferenza, soprattutto in una fase della guerra così critica. La risposta di Togliatti a Bianco, del 15 febbraio-3 marzo 1943 (14), rivela il clima di tensione che si respirava nell’Urss in quegli anni e svela la mancanza di libertà d’azione, di capacità propositiva di fronte al potere staliniano, nonché la completa aderenza ai canoni del comunismo internazionale. Secondo Togliatti, Bianco era troppo “”sentimentale”” e con i suoi ragionamenti filantropici si discostava dalla posizione assunta dalla ‘leadership’ staliniana. (…) Il rifiuto di Togliatti di prendere qualsiasi iniziativa per salvare i prigionieri italiani, il tentativo di presentare la morte di migliaia di uomini come la giusta nemesi per aver partecipato alla guerra contro l’Urss e per non essersi dissociati da tale scelta lottando contro il fascismo dimostrano la totale accettazione della politica staliniana”” [Maria Teresa Giusti, Togliatti e i prigionieri dell’ARMIR] [(in) …] (pag 155-156)”,”PCIx-354″
“GUALTIERI Roberto”,”L’8 settembre dei partiti. Alle origini della democrazia italiana.”,”In apertura citazione manoscritta di uno scritto di Lenin ‘in America’, dicembre 1912 ‘sulla politica borghese della classe operaia se questa dimentica i suoi scopi…per apparenti miglioramenti'”,”ITAP-039-FV”
“GUARDUCCI Annalisa a cura; saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI”,”Forme ed evoluzione del lavoro in Europa: XIII-XVIII secc.”,”Saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI Presidente onorario dell’ Istituto Datini A. FANFANI, presidente Ottone MAGISTRALI Segretario generale Mario BELLANDI, Comitato scientifico, Presidente Fernand BRAUDEL Vicepresidente Aldo DE-MADDALENA Direttore Guido PAMPALONI. Del comitato scientifico fanno parte tra gli altri Carlo M. CIPOLLA, Luigi DE-ROSA, Giorgio DORIA, Jean FAVIER Aleksander GIEYSZTOR Giorgio MORI Alberto TENENTI “”Il lavoro sotterraneo è duro e pericoloso, ma i ritmi – almeno nell’ impresa pubblica – sembrano relativamente contenuti, e l’ amministrazione è tollerante e paterna. Gli orari di lavoro – otto ore tra mattina e pomeriggio – soo assai elastici, le festività numerose, tali che le giornate effettivamente lavorative, escluse anche le domeniche e i mezzi sabati, sono sulle 210-220 l’ anno. Per di più vi è l’ uso che i minatori, divisi in due gruppi, operino a settimane alterne: non solo per concedersi una settimana ‘di respiro’ rispetto alla durezza del loro compito, ma anche per occuparsi, quando la stagione sia adatta, dei lavori della campagna.”” (pag 626-627, Raffaello Vergani, Tecnologia e organizzazione del lavoro nell’ industria veneta del rame, secoli XVI-XVIII)”,”CONx-137″
“GUARESCHI Giovanni”,”Italia provvisoria. Album del dopoguerra.”,”Campagna elettorale 1948 del Fronte popolare Garibaldi: “”Masaryk è stato ucciso dall’imperialismo americano”” (sul colpo ‘comunista’ in Cecoslovacchia) “”Votare comunista per assicurarci maggiuri aiuti dagli americani”” (pag 178)”,”ITAS-017-FSD”
“GUARINI Renato TASSINARI Franco”,”Statistica economica. Problemi e metodi di analisi.”,”Renato Guarini è preside della Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza, dove insegna Statistica economica. Franco Tassinari insegna statistica economica nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Bologna.”,”STAT-015-FL”
“GUARINI Ruggero SALTINI Giuseppe”,”I primi della classe. Il “”culturocomunismo”” dal 1944 al 1984. Un’antologia per ricordare.”,”””Uniti e compatti seguivano i loro capi”” (Omero) “”Il popolo è oppio per il popolo”” (T.W. Adorno) (in apertura) BREVI BIOGRAFIE DI M. ALICATA M. ARGENTIERI U. ATTARDI U. BARBARO R. BATTAGLIA GIOVANNI BERLINGUER G. BERTI R. BIANCHI-BANDINELLI G. BOFFA A. BORRELLI M. CAPRARA U. CASIRAGHI L. CAVALLO U. CERRONI T. CHIARETTI R. DAL-SASSO R. DE-GRADA A- DEL-GUERCIO M. DE-MICHELI F. DI-GIAMMATTEO A. DONINI E. D’ONOFRIO S. FE’ D’OSTIANI L. FERRANTE G. FERRATA G. FERRETTI G. GARRITANO V. GERRATANA P. GOBETTI L. GRUPPI R. GUTTUSO M.T. LANZA DE LAURENTIS C. LIZZANI L. LOMBARDO RADICE L. LUCIGNANI MA. MACCIOCCHI C. MALTESE GASTONE MANACORDA GIULIANO MANACORDA MARIO ALIGHIERO MANACORDA C. MARCHIESI A. MEOCCI D. MICACCHI E. MUZII A. NATTA A. PANCALDI P. PARDO G. PEIRCE L. PESTALOZZA E. PETRI F. PLATONE G. PONTECORVO G. PUCCINI L. QUAGLIETTI M. RAGO P. RICCI G. RICCIOLI F. RODANO C. SALINARI V. SANSONE A. SAVIOLI A. SCAGNETTI B. SCHACHERL E. SERENI A. SERONI M. SPINELLA P. SPRIANO M. TANNENBAUN R. TEDESCHI P. TOGLIATTI G. TOTI GIULIO TREVISANI LUCA TREVISANI A. TROMBADORI G. TROMBATORE E. VALENTE M. ZAFRED R. ZANGRANDI Dono volume di M. Caprini”,”PCIx-518″
“GUARINO Mario”,”I mercanti del Vaticano. Affari e scandali l’ industria delle anime.”,”Mario GUARINO collabora al settimanale economico ‘Il Mondo’. Tra le sue pubblicazioni: – Berlusconi. Inchiesta sul Signor TV. KAOS. 1993 con Giovanni RUGGERI -L’Italia della vergogna. LASER. 1995 -I santuari proibiti. LASER. 1996″,”RELC-047″
“GUARINO Antonio”,”Spartaco. Analisi di un mito.”,”GUARINO A. è professore di diritto romano all’Università di Napoli. Ha pubblicato nel 1975 ‘La rivoluzione della plebe’. “”Fu appunto nel nome di lui che vennero inviate, a partire dal 27 gennaio 1916, quelle famose ‘lettere politiche’, tutte firmate ‘Spartacus’ o ‘Spartakus’, da cui derivò in Germania, nel bene o nel male delle sue agitate vicende, il movimento spartachista, lo ‘Spartaksbund’ di due grandi vittime, ma non perciò di due sconfitti: Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Le fortune di Spartaco come simbolo del proletariato in rivolta furono ancora accresciute, particolarmente nell’area sovietica, dall’intervento di Lenin e di Stalin. La voce di Lenin si fece sentire sopra tutto quando nel 1930, fu pubblicato postumo lo scritto ‘Sullo Sato’: un’opera in cui Spartaco viene celebrato come l’eroe di una delle più grandi rivolte servili della storia, alla quale si deve uno tra gli scuotimenti più forti subiti dal sistema sociale ed economico romano””. (pag 14)”,”STAx-220″
“GUARINO Giuseppe”,”Quale costituzione? Saggio sulla classe politica.”,”GUARINO Giuseppe è professore di diritto amministrativo nell’Università di Roma. Ha insegnato diritto costituzionale a Sassari e a Siena e diritto pubblico a Napoli e Roma. Ha scritto tra l’altro: “”Il presidente della Repubblica italiana””.”,”ITAP-155″
“GUARINO Antonio”,”La rivoluzione della plebe.”,”Antonio Guarino professore di Istituzioni di diritto romano e di Diritto romano nell’Università di Napoli, è ordinario di materie romanistiche da oltre trent’anni. Ha studiato in particolare il diritto romano pubblicando monografie e articoli.”,”STAx-031-FV”
“GUARINO Giuseppe TONIOLO Gianni a cura, collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO Giuseppe SANTONOCITO Raffaele SGRULLETTA, saggi di Gianni TONIOLO Giuseppe GUARINO”,”La Banca d’Italia e il sistema bancario, 1919-1936.”,”””Durante i primi mesi del 1921, la polemica tra i Perrone e il gruppo dirigente della Commerciale assunse toni pubblici sempre più accesi con campagne di stama condotte senza esclusione di colpi, compreso l’insulto personale”” (pag 23) (Toniolo, Il profilo economico)”,”ITAE-073-FP”
“GUARINO Giuseppe”,”I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale.”,”Giuseppe Guarino (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 17 aprile 2020[1]) è stato un giurista, politico e accademico italiano. Biografia (wikip) Allievo del liceo Antonio Genovesi di Napoli, caporale maggiore in zona di operazioni nel 1943, fu primo classificato all’esame di procuratore legale nel 1944. Intrapresa la carriera accademica, insegnò all’Università di Sassari nel 1948, poi fu docente di diritto costituzionale a Siena, a Napoli, a Roma. “”All’inizio della sua carriera venne mandato negli Stati Uniti e in Messico a studiare l’industria petrolifera e incrociò la Montedison di Eugenio Cefis””.[2] Dal 1967 al 1987 fu sindaco della Banca d’Italia[3], veste nella quale – secondo Paolo Savona – divenne “”il vero consigliere occulto nell’epoca Carli””[4]. Deputato per la Democrazia Cristiana nella X Legislatura, nel 1987 fu Ministro delle finanze nel governo Fanfani VI, e in seguito Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e Ministro delle partecipazioni statali nel governo Amato I, dal 1992 al 1993; è stato l’ultimo titolare della delega alle partecipazioni statali[5] prima della soppressione del ministero, abolito dal referendum abrogativo del 1993[6]. Noto giurista, fu uno dei primi professori ordinari di Diritto pubblico alla Sapienza – Università di Roma. Europeista convinto all’epoca dei padri fondatori dell’Unione europea, Guarino divenne in seguito un forte critico dell’euro. Sostenne inoltre tra l’altro l’illegittimità del fiscal compact.[7] È morto a Roma il 17 aprile 2020, all’età di 97 anni.”,”USAQ-006-FV”
“GUARNASCHELLI Emilio a cura di Nella MASUTTI”,”Una piccola pietra. Le lettere di un operaio comunista morto nei gulag di Stalin.”,”Emilio GUARNASCHELLI, giovane operaio comunista, visse con entusiasmo i suoi primi mesi in URSS, ma nel 1935, durante una massiccia ondata di arresti venne condannato a cinque anni nel campo di Pinega, oltre il circolo polare artico. Questo libro documenta, attraverso le lettere raccolte dalla sua ragazza di allora, Nella MASUTTI, la presa di coscienza delle persecuzioni staliniane, la sofferenza, la fame, la solitudine della prigionia, fino alla morte avvenuta all’ età di 28 anni, nel 1939. In appendice le lettere del fratello Mario ad Emilio, in cui Mario prende in buona sostanza per buone le accuse dello stalinismo e invita il fratello alla sottomissione.”,”RUSS-077″
“GUARNER Vicente”,”Cataluña en la guerra de España, 1936-39.”,”Errori commessi (pag 373) Repubblicani: Mancanza di ufficiali subalterni preparati Vicente Guarner. Nato nel 1893 (Baleari) e cresciuto in Barcellona, nel 1908 entra nell’accademia di fanteria a Toledo uscendone come sottotenente nel 1911. Ottiene il diploma in Stato Maggiore nel 1919. Diventato comandante, viene poi nomimato capo della 7° brigata di fanteria a Barcellona. Nel 1935 fu designato professore di tattica della Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tornato a Barcellona diventa capo superiore dell’ Ordine pubblico di Catalogna. Durante la guerra civile ottiene la carica di sottosegretario alla difesa del Governo della Generalidad de Calaluna, capo dell’esercito di Aragona (marzo-giugno 1937) membro dello Stato Maggiore sezione operazioni. Esiliato in Messico svolse attività come colonello della forza aerea messicana e poi dirigente del Banco de la Propiedad y de la Industria de Mexico e altro.”,”MSPG-217″
“GUARNIERI Mario”,”I consigli di fabbrica.”,”””Affermato quindi il suo criterio favorevole alla costituzione delle organizzazioni per industria, il Tasca passava a trattare il problema dei rapporti tra consigli di fabbrica e sindacato. Aderendo alla tesi di Zinoviev dichiarava di respingere la concezione del Sindacato che ne fa “”un’ unione duratura di salariati di una industria allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e combattere il loro peggioramento entro i limiti posti dall’ economia capitalistica”” e di ritenerlo invece l’ organismo che “”difendendo l’ operaio salariato entro lo schema del sistema borghese tende a liberare il proletariato dalla schiavitù del capitale, il che non può fare se non sospingendolo a superare i limiti dell’ economia capitalistica sostituendole la propria economia””. Il Tasca non è dunque per la negazione del Sindacato, ma è ugualmente contrario alla tesi degli anarchici che lascerebbero al sindacato la pura funzione della resistenza, e alla tesi dei riformisti che vorrebbero il sindacato al disopra dei consigli, i quali vorrebbero ridotti ad essere soltanto dei puri organismi tecnici di preparazione alla futura gestione della fabbrica””. (pag 109)”,”SIND-051″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”GUARRACINO è Condirettore della rivista ‘I viaggi di Erodoto’. Ha scritto varie opere tra cui: – Storiografia e didattica della storia (EDITORI RIUNITI. 1983) -Il Fascismo. 1998 (con DE-BERNARDI A.) -Dizionario di storia. 1995 (idem)”,”RAIx-056″
“GUARRACINO Scipione”,”Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel.”,”GUARRACINO S. insegna metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Per la Bruno Mondadori ha collaborato a diversi dizionari (storiografia, fascismo, storia). “”Più sconosciuto dell’ esuberante India restava l’ Atlantico. Che cosa c’era al di là della massa grigia delle sue acque? Platone aveva immaginato un paese di utopia, il continente Atlantide, posto al di là delle colonne d’ Ercole in mezzo all’ Oceano, un “”vero mare”” se confrontato con “”il porto d’angusto ingresso”” che è il Mediterraneo (Timeo, 25a). L’ immensità dell’ Oceano, nel quale si vaga “”alla scoperta dell’ ignoto”” ricompare anche nelle ‘Naturales quaestiones’ di Seneca (III, Praef. 10), che però in altro punto scrive: “”quanta è mai la distanza fra i più remoti lidi della Spagna e l’ India? Un percorso di pochissimi giorni, se la nave fila col vento in poppa”” (I, Praef. 13). Questa frase colpì moltissimo Cristoforo Colombo, ma non va letta fuori dal suo contesto e dal suo prevalente intento etico.”” (pag 130)”,”STOS-129″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi sessant’anni. Dalla guerra mondiale al conflitto globale.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”RAIx-033-FL”
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”STOx-057-FL”
“GUASCO Maurilio”,”Fascisti e cattolici in una città rossa. I cattolici alessandrini di fronte al fascismo, 1919-1939.”,”Maurilio Guasco (Solero, 1939) ha studiato nelle università di Roma, Parigi, e Torino. Si occupa di storia politica-religiosa. Ha pubblicato ‘Romolo Murri e il modernismo’ (1968).”,”RELC-006-FMB”
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo GUASTINI (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’ Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’ Università di Genova. Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). “”””Tutte le collisioni della storia – leggiamo nella Deutsche Ideologie – hanno la loro origine nella contraddizione (Widerspruch) tra le forze produttive e la forma di relazioni (Vekehrsform)””. Questa contraddizione “”si è già manifestata più volte nella storia fino ad oggi… (e) ogni volta dovette esplodere in una rivoluzione, assumendo in pari tempo diverse forme accessorie, … come collisioni di diverse classi, contraddizione della coscienza, lotta ideologica, ecc., lotta politica, ecc.””. (…) La legge generale sembra dunque essere questa. Di regola, tra forze produttive e rapporti di produzione vi è un qualche tipo di “”corrispondenza””. Ad esempio, è certo impensabile una produzione prevalentemente agricola e secondariamente artigianale- come quella feudale- entro rapporti di produzione capitalistici; e, reciprocamente, non è possibile la grande industria entro rapporti di produzione feudali. Tuttavia, a un certo grado di sviluppo delle forze produttive, questa corrispondenza viene meno, si muta in contraddizione: quelle date forze produttive non possono più essere contenute, come per il passato, in quei dati rapporti; (…). La descritta contraddizione è appunto il fondamento materiale, o – con le parole di Marx – il “”presupposto pratico assolutamente necessario”” di qualsiasi rivoluzione””.”,”MADS-330″
“GUASTINI Riccardo”,”I due poteri. Stato borghese e Stato operaio nell’analisi marxista.”,”GUASTINI R. ha vinto la cattedra di Dottrina dello Stato nel 1976 e insegna (1978) teoria generale del diritto a Genova. Fa parte della redazioen di ‘Classe’ e ‘Critica del diritto’. Ha scritto vari libri.”,”TEOC-498″
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). Marx critico delle ideologie. “”Nella ‘Deutsche Ideologie’, Marx raggruppa sotto il termine «ideologia» la morale, la religione, la metafisica, in generale tutte le forme di coscienza (101). Egli lascia anche intendere, qua e là (102), che l’ideologia in genere si identifica senz’altro con il suo rappresentante più tipico: l’idealismo tedesco, e in specie quello della sinistra hegeliana (che è propriamente: «l’ideologia tedesca»). Se però l’interprete accettasse questa limitata visuale, si precluderebbe l’indagine sugli aspetti in realtà più significativi del Marx critico delle ideologie (anche se tali aspetti non rientrano, a rigore, nella problematica originale del materialismo storico). Abbiamo già commentato sopra, in via incidentale, un passo tratto dal ‘Manifesto’ in cui Marx (con Engels) svela il segreto apologetico dei concetti di «natura» e «ragione» (103). Questo tipo di tematica è ricorrente in tutta l’opera di Marx: si veda la critica a Hugo (104) e quella a Hegel (105) del Marx giovane, quella all’economia politica del Marx maturo. Anche nelle opere che qui studiamo (specialmente, poi, nella ‘Misère de la philosophie’), l’esempio citato non è isolato”” (pag 263-264) [Riccardo Guastini, Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851), Il Mulino, Bologna, 1974] [Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972)] [(101) DZ, 1206; MEOC, V, 22; (102) Cfr. Le voci «Idealismus», «Idee», «Ideologie»; (103) Cfr. supra, par. 4; (104) Cfr. supra, parte prima , III; (105) Cfr. supra, parte seconda, II]”,”MADS-035-FF”
“GUASTINI Riccardo; LEVRERO Renato”,”Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402 (Guastini); Thomas Lowit, ‘Le syndicalisme de type soviétique’, Paris, A. Colin, 1971 (Levrero).”,”

“”N. Poulantzas, studioso di scuola althusseriana è già noto per un ampio lavoro di filosofia giuridica (‘Nature des choses et droit. Essai sur la dialectique du fait et de la valeur’, Paris, 1964); (…) ma soprattutto per ‘Pouvoir politique et classes sociales de l’Etat capitaliste’ (Paris, 1968, trad. it. Roma, 1971), ampio lavoro di sistemazione della teoria marxista-leninista dello Stato e dei suoi rapporti con le classi, e al contempo critica della lettura storicistica di Marx. Egli tenta con questa ricerca di applicare ad una problematica particolare taluni dei concetti teorici già elaborati e predisposti nella sua opera precedente. Questo ‘Fascisme et dictature’ non è però lavoro di ricostruzione storiografica, bensì uno studio di «teoria politica» (p. 9). (…) In primo luogo, il fascismo si situa nello stadio ‘imperialista’ del capitalismo. L’imperialismo, però, non è semplicemente un fenomeno economico: ad esso, in quanto stadio economico determinato del modo capitalistico di produzione, corrispondono altrettanto determinate modificazioni anche ai vari livelli della sovrastruttura (politica, ideologia, diritto, ecc.) ed una loro nuova articolazione rispetto all’economia. Del tutto giustamente P. mette in evidenza che, allo stadio imperialista del capitalismo, alle ben note trasformazioni (analizzate da Lenin) nella struttura economica fanno riscontro un «ruolo nuovo» dello Stato, di cui è manifestazione un particolare interventismo nell’economia, e la formazione, sotto numerose varianti, dell’ideologia imperialista. Questo vale al livello di una singola formazione sociale nazionale, ma è altrettanto vero nel campo internazionale. Infatti è soltanto nella considerazione congiunta di economia, politica e ideologia, che è possibile fondare i concetti di «catena imperialista» e di «sviluppo ineguale» dei suoi anelli. «Lo sviluppo ineguale della catena imperialista significa tra l’altro che, a parte l’anello più debole, gli altri anelli non hanno la medesima potenza: sono anch’essi ‘relativamente’ più deboli e più forti. ‘In termini propri, la forza degli uni dipende ormai direttamente dalla debolezza degli altri, e viceversa’». E, d’altro canto, l’anello più debole è tale perché in esso si concentrano tutte le contraddizioni economiche, politiche, e ideologiche, della catena. (…) Una delle parti più interessanti dell’elaborazione di P. attiene alla natura di classe della piccola borghesia (pp. 257-267), uno dei punti nodali della teoria marxista delle classi sociali. (…) Dopo aver analizzato il campo della lotta di classe P. dedica l’ultima parte de volume allo Stato fascista. In via preliminare egli compie una rivalutazione di Gramsci sotto il profilo della concezione dello Stato. In effetti, Gramsci ha il merito di aver aperto n campo di analisi (quasi) inesplorato dal pensiero marxista; egli ha insistito sul fatto che il dominio politico non è riducibile alla nuda forza, ma implica l’esercizio di una controllo ideologico che Gramsci chiamava ‘egemonia’ (si vedano in specie le ‘Note su Machiavelli’). Egli ha anche sottolineato che lo «Stato» include organismi abitualmente considerati privati, come la chiesa, le scuole, i sindacati, i partiti, l’apparato d’informazione. P. riprende questi temi gramsciani sviluppando una teoria degli ‘apparti ideologici di Stato’ (= AIS), già sbozzata da L. Althusser (‘Idéologie et appareils idéologiques d’Etat’, in ‘La Pensée’ giugno 1970, trad. it. in ‘Critica Marxista’, 1970, n: 5), con cui peraltro egli polemizza in più punti (pp. 327-338)”” (pag 279-282) [Riccardo Guastini, Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402, ‘Libri’] [in ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. aprile-giugno 1972]”,”INTT-343″ “GUATRI Luigi”,”Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore.”,”GUATRI Luigi è professore ordinario di Economia e direzione delle imprese, direttore dell’Istituto di Economia delle aziende industriali e commerciali dell’Università Bocconi di Milano. E’ stato rettore della Bocconi dal 1984 al 1989.”,”ECOA-015″ “GUCCERELLI Demetrio SESTINI Emilio”,”Bettino Ricasoli. I suoi tempi la sua opera e il suo dramma politico.”,”N° 1374 N° 1374 “”L’amor proprio del Conte di Cavour, che per un momento si era lusingato di avere aggiogato al suo carro anche il Barone di ferro, deve avere provato una ben crudele delusione quando dovette accorgersi che il silenzio e la acquiescenza del Ricasoli dipendevano solo dal fatto che egli aveva adottato i suoi metodi e congiurava per proprio conto””. (pag 184) “”Col Re, senza il Re, contro il Re””. “”Il Ricasoli aveva pensato che una Monarchia coraggiosa, illuminata e popolare servirebbe meglio alla formazione e allo sviluppo della Nazione che non la Repubblica democratica più facile ad abbandonarsi alla demagogia e al disordine. Ma se anche questa era la sua opinione, come lo era di Garibaldi e dei repubblicani che aveva accettato il programma “”Italia e Vittorio Emanuele””, egli era anzitutto e soprattutto unitario e voleva l’ Italia una, con qualunque programma e con qualunque uomo. Non era stato per viltà o per opportunismo che si era tratto indietro dopo essersi associato al Nicotera e al Mazzini, ma perché si era reso conto che il suo atteggiamento aveva finalmente spinto il Governo di Torino ad agire nel senso che voleva. La sua formula era “”Col Re, senza il Re, contro il Re””.”” (pag 192)”,”ITAB-230″ “GUCCIONE Eugenio”,”Luigi Sturzo. Il pensiero dei padri costituenti.”,”La guerra come fenomeno irrazionale. “”A giudizio dell’autore, che si muove da Sant’Agostino a San Tommaso, da Suarez a Grozio, da Rousseau a Kant, da Hegel a Marx, accettando o confutando le teorie del passato, si deve ammettere che, al pari della schiavitù, “”anche la guerra come istituto giuridico può decadere, se muteranno le altre condizioni che la rendono ancora efficace e attuale”” (12). A noi sembra che Sturzo, fedele ai criteri classici di ricerca, imperni l’intera opera sul seguente fondamentale sillogismo: ‘l’uomo, per sua natura, è un essere razionale’ (premessa maggiore); ‘la guerra, di per se stessa, è un fenomeno irrazionale’ (premessa minore); ‘l’uomo, sviluppando la sua razionalità, è portato di conseguenza ad eliminare la guerra’ (conclusione).”” (pag 84) (12) Le citazioni sono prese dall’edizione italiana: L. Sturzo, La Comunità internazionale e il diritto di guerra’, Zanichelli, Bologna, 1954, p. 197″,”TEOP-435″ “GUCCIONE Eugenio PASTORI Paolo CIURLIA Sandro FERRAROTTI Franco”,”L’idea di Europa in Carlo Curcio (Guccione); La riflessione filosofica-politica di Carlo Curcio tra rivoluzione e tradizione (Pastori); Bibliografia degli scritti di Carlo Curcio (Ciurlia).”,”Nato a Napoli nel 1898, volontario durante la prima guerra mondiale, aderisce su posizioni filosofico-idealistiche al fascismo, collabora a ‘Critica fascista’ (dal 1924) e a ‘Lo Stato’ (dal 1930), insegna storia delle dottrine politiche a Perugia (dal 1928) e alla Cesare Alfieri di Firenze dal 1950. Si occupa delle matrici profonde del pensiero politico italiano (fra romanità, medioevo e rinascimento, controriforma e ragion di Stato), e riconsidera il pensiero politico meridionale settecentesco e l’illuminismo europeo. La sua opera fondamentale è ‘Europa. Storia di un’idea’. Muore nel 1971.”,”TEOP-564″ “GUCHET Yves”,”Georges Sorel, 1847-1922. “”Serviteur désintéressé du proletariat””.”,”GUCHET è agregé di diritto pubblico e di scienze politiche. E’ professore universitario. Insegna storia delle idee politiche a Paris X.”,”TEOC-189″ “GUDERIAN Heinz Generaloberst”,”A la tete des panzers. Souvenir d’un soldat.”,”prefazione del Colonnello COSSE’-BRISSAC. GUDERIAN nato nel 1888 a Kulm sulla Vistola, a 13 anni è già allievo della Scuola cadetti di Karlsruhe. A 19 anni è nel X° Battaglione Cacciatori di Hannover. Con la 1° GM si ritrova tenente sia nelle unità combattenti che nello Stato maggiore. Con l’armistizio, G. comincia ad interessarsi ad un’arma nuova di cui scopre a poco a poco che, se utilizzata con una tattica appropriata, permette importanti progressi nella strategia offensiva: i carri armati d’ assalto. Piazzato nel 1939 al comandoa del 19° corpo blindato, incaricato dell’affare di Sedan nel mese di maggio 1940, ottiene da HITLER di potersi muovere a suo modo ottenendo i successi che tutti conoscono. Dal 1941 G. comincia ad urtarsi con HITLER e la rottura sarà totale quando si ritirerà davanti a Mosca. Arrestato nel 1945 dagli americani, morirà nel 1954.”,”QMIS-031″ “GUDKOV Lev ZASLAVSKY Victor, Saggio di Rotislav KAPELIUSHNIKOV”,”La Russia postcomunista da Gorbaciov a Putin.”,”Lev Gudkov è professore di Sociologia e vicedirettore del Centro studi sull’opinione pubblica “”Jurij Levada”” (Mosca). Ha pubblicato, tra l’altro, L’identità negativa. Victor Zaslavsky è docente di Sociologia politica alla Luiss Guido Carli di Roma. Direttore del Centro “”Transition Studies”” e condirettore della rivista “”Ventunesimo secolo””. Tra le sue pubblicazioni recenti: Lo stalinismo e la sinistra italiana. Dal mito dell’URSS alla fine del comunismo 1945-1991, e Storia del sistema sovietico: l’ascesa, la stabilità, il crollo.”,”RUSx-191-FL” “GUDMUNDSSON Bruce I., a cura di Fabio MINI”,”Sturmtruppen. Origini e tattiche.”,”L’autore è Maggiore della Riserva dei Marines in congedo e storico militare. Ha insegnato alla Scuola di Comando del Corpo dei Marines di Quantico, Virginia, all’Accademia Militare di Sandhurst e all’Università di Oxford. Ha pubblicato tra l’altro ‘On Artillery’ e ‘On Fantery’ e ha curato l’edizione di ‘Inside the Africa Korps’. Fabio Mini è Generale di Corpo d’Armata, ispettore per il Reclutamento e le Forze di Complemento dell’Esercito e Vice Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate Italiane. ‘Durante la Seconda guerra mondiale si accentua, ad opera degli inglesi e degli americani, il fenomeno dell’isolamento delle truppe “”speciali”” da quelle regolari. La necessità dell’assalto non riguarda più il livello tattico ma quello strategico e quindi la distanza d’intervento si estende e lo scopo, pur rimanendo essenzialmente lo stesso si sposta all’acquisizione d’informazioni penetrando in territorio nemico, allo sconvolgimento delle linee arretrate e alla costituzione di fronti interni, al controllo del territorio occupato e allo stesso controllo dei propri dispositivi. In Germania, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti unità “”speciali”” vengono costituite al servizio degli organismi d’intelligence, di propaganda (guerra psicologica) e di polizia. La loro azione non sarà più soltanto in tempo di guerra e contro un avversario belligerante, ma anche in tempo di pace e contro nazioni non belligeranti e perfino alleate. Queste organizzazioni, tuttora operanti e mostruosamente potenti, hanno comunque la matrice comune dello spirito ardito, della follia e della voglia di ribaltare gli schemi consueti. In Gran Bretagna è giovane maggiore, David Stirling a fondare nel 1941 le S.A.S (Special Air Service). Montgomery disse di Stirling: “”il ragazzo è completamente pazzo, ma spesso in guerra c’è posto per i pazzi””. Stirling reinventa le truppe d’assalto facendo le stesse “”scoperte”” tecnologiche e tattiche dei tedeschi e degli Arditi della Prima guerra mondiale. Nel dopoguerra il governo tenta di disfarsi di tutti “”gli eserciti privati”” incluse le SAS. A Stirling viene offerto di rimanere in servizio nelle unità regolari. Rifiuta e si organizza partecipando a tentativi di colpi di stato nello Yemen. Più tardi fonda la ‘Watchguard’ una compagnia di mercenari che diventa famosa per ferocia ed efficienza in tutto il Commonwealth. (…) Anche le forze speciali americane iniziano la loro storia nel periodo 1941-1942 con i 1° battaglione ‘Rangers’ (Darby’s Rangers’, dal nome del maggiore che lo volle e fondò) mettendo assieme un gruppo di americani e canadesi a Fort Harrison nel Montana. Nel 1941, tuttavia, aveva preso vita un’organizzazione centrale denominata ‘Office of Strategic Services – OSS – che aveva lo scopo di infiltrare nuclei di due o tre uomini dietro le linee avversarie e nei paesi occupati per collegarsi con la resistenza locale o con possibili collaboratori. (…). I russi hanno forze speciali (‘Spetsnaz’ che hanno una origine identica all’OSS americano ma in anticipo di 20 anni’ (pag 54-55, 57)] [Fabio Mini, Prefazione]”,”QMIP-279″ “GUÉNO Jean-Pierre a cura”,”Paroles de poilus. Lettres et carnets du front 1914-1918.”,”GUÉNO Jean-Pierre, storico, ha diretto per sette anni lo sviluppo culturale della Bibliothèque nationale, poi le éditions de Radio France per dodici anni. Jean Dron, 12 septembre 1915: “”Ceux qui font les articles de journaux souffrent moins que moi “”(…). C’est facile avec la peau des autres de dire: Nous les aurons. Ça sera long, mais nous tiendrons juste un jour de plus qu’eux. S’ils veulent les avoir ils feraient pas mal de venir les chercher et les prendre. Moi je donnerais bien ma part. Mais il sont à l’arrière, roulent les autos et avant ils faisaient raser la moustache pour les défigurer à des hommes qui maintenant tiendraient aussi bien le volant qu’eux. Il y en a de la fourrée partout de leur sale guerre, sauf dans le tranchées où nous ne sommes que de malheureux travailleurs de tous métiers, et eux font la bombe à l’arriere. Et quand par hasard un des leurs paye de sa peau, toute la presse en parle. On dirait que c’est le dernier de leur race. C’est pour dire à l’opinion publique, ma petite chérie, vous voyez, il en tombe aussi bien des nôtres que des vôtres. Ceux qui sont parmi nous comme gradés, ça se comprend. Si tu avais vu comme ils se font bien servir, ils se font monter le champagne par ballots, fument de gros cigares et touchent du tabac fin. Même les dons, ils regardent dedans et prennent ce qui leur convient. Cependant ils gagnent de l’or plus gros qu’eux et nous un sou par jour. (…)”” (pag 76)”,”QMIP-173″ “GUENZI Alberto PAOLI Maria Pia GRAGLIA Rosalba VOLPATO Mario MAROCCO Gianni LA-PIRA Gaetano FONTANA Giovanni FONTANA Biancamaria PORTINARO Pier Paolo TOSCANO Mario AGOSTI Aldo CAMURANI Ercole”,”Realtà e finzione nell’analisi di un processo produttivo (Guenzi); Marco Lastri: aritmentica politica e statistica demografica nella Toscana del ‘700 (Paoli e Graglia); Hume storico. Una prospettiva scozzese (Volpato); Giovanni Antonio Ranza e il «Monitore italiano politico e letterario per l’anno 1793» (Marocco); Classi e proprietà nelle campagne russe tra la riforma del 1861 e Stolypin (La Pira); Tra politica e storiografia: Ruggero Bonghi biografo di Valentino Pasini (G. Fontana); L’economia come «fisica sociale». Etica e sociologia nell’opera di Alfred Marshall (B. Fontana); Tipologie politiche e sociologia dello Stato. Gaetano Mosca e Max Weber (Portinaro); L’evoluzione del contratto di mezzadria in Toscana tra dopoguerra e fascismo (1919-1922) (Toscano); La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925); La repubblica presidenziale nelle lettere di Einaudi e Vinciguerra (contributo alla bibliografia di Vinciguerra) (Camurani).”,” Contiene il saggio di Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925) (pag 495-516) “”Sozzi fece parte del primissimo contingente di comunisti italiani residenti nell’Urss per un periodo di tempo non breve. In effetti è verso l’autunno del 1922, nell’imminenza del IV Congresso dell’Internazionale comunista, che sembra delinearsi nel gruppo dirigente del Pci l’orientamento a «distaccare» per alcuni mesi dei quadri nell’Unione Sovietica (7): non pochi membri delle delegazioni al IV Congresso dell’IC e al II Congresso dell’ISR si fermeranno nell’Urss più del previsto, mentre altri compagni, come appunto Sozzi, li raggiungeranno a fine dicembre”” (pag 496-497) “”Nella primavera del 1924, sembra per interessamento diretto di Trotsky, che era ancora Commissario alla guerra il gruppo degli italiani fu trasferito al Voennyi Politcenskii Institut Tolmacëv, anch’esso con sede nella città che, dalla morte di Lenin in gennaio, aveva ormai preso il nome di Leningrado (18). L’Istituto, che si intitolava al nome di un commissario politico dell’ Armata Rossa suicidatosi per non cadere vivo nelle mani dei «bianchi», era stato fondato il 25 maggio 1919, in applicazione della risoluzione sulla questione militare approvata nel marzo dall’VIII Congresso del partito comunista russo, che insisteva sulla necessità di rafforzare l’attività dei commissari politici nell’esercito (19). Il Tolmacëv era appunto un istituto destinato all’addestramento e al perfezionamento degli istruttori politici per l’Armata Rossa. Come ha bene messo in luce il Carr, il principale compito dei commissari politici nel periodo della NEP era divenuto quello non già di controllare la lealtà degli ex-ufficiali zaristi rimasti nell’Armata Rossa, che nessuno metteva più in dubbio, ma di verificare il morale dei soldati semplici, attraverso un lavoro di propaganda e di educazione politica che si rivelava estremamente importante in un esercito composto prevalentemente da contadini (20). Che cosa si studiava in questo istituto? «Nelle scuole militari – afferma John Erickson, il maggiore studioso dei problemi e della storia dell’organizzazione militare sovietica – gli allievi ufficiali studiavano materie militari, tecniche di combattimento, materie politiche, e ricevevano un’educazione scientifica e politico-militare» (21). Nel 1926, quando l’Istituto era ormai stato promosso dalla riforma Frunze al rango di «Accademia politico-militare», esso comprendeva due facoltà: una politico-militare e l’altra di cultura generale e pedagogica. Il programma generale di studi, inteso alla preparazione di quadri politici di alto livello e di personale destinato all’insegnamento politico in altri centri di educazione militare, comprendeva nove discipline: 1. Lavoro politico nell’Armata Rossa; 2. Studi di sociologia e di economia; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni); 4. Tattica (condotta delle operazioni in combattimento); 5. Amministrazione militare; 6. Storia della guerra e della scienza militare; 7. Corso di artiglieria; 8. Ingegneria militare; 9. Geografia e statistiche militari (22). Queste notizie non sono forse prive di rilevanza, perché molti dei quadri italiani del Tolmacëv ebbero successivamente un ruolo di primo piano nella politica militare del PCI: Sozzi, come è noto, fu uno dei dirigenti dell’Ufficio V, D’Onofrio e Leone ricoprirono cariche di altissima responsabilità durante la guerra di Spagna, Antonio Cicalini organizzò e diresse corsi militari per i confinati a Ponza e a Ventotene e poi fu uno dei principali dirigenti della resistenza e dei GAP a Roma (23). Si deve quindi ritenere che una certa formazione militare fosse impartita anche nel gruppo di giovani comunisti italiani che frequentavano l’Istituto, o che comunque la «scienza militare» entrasse a far parte integrante della loro formazione di rivoluzionari professionali almeno attraverso la consuetudine quotidiana con gli altri corsisti e con la vita dell’Istituto in generale”” (pag 502-503) [Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925)] [(in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. XII, 1978] [note (18) Sassano ha ricordato l’episodio, oltre che in ‘Comunisti italiani a Leningrado’, cit., nella sua prefazione a G. Sozzi, ‘Lettere dalla Russia, Cesena, 1975., pp. 10-11 e in «L’Unità» sotto la guida di Gramsci: il quotidiano del PCI dalla fondazione alle leggi speciali’, ‘Il Mulino’, XXIII, settembre-ottobre 1974; (19) E.H. Carr, ‘Il socialismo in un solo paese. I. La politica interna, 1924-1926’, Torino, 1968, pp. 844 e 845n; (20) Ivi, p. 872; (21) J. Erickson, ‘Storia dello Stato Maggiore sovietico’, Milano, 1963 cit., p. 204; (22) Ivi, Appendice II, p. 741; (23) Per d’Onofrio e Leone, in F. Andreucci – T. Detti, ‘Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico’, vol. II, pp. 244-247 [R. Martinelli] e vol. III, pp. 92-95 [G. Isola], Roma, 1976 e 1977. Per Cicalini cfr. P. Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, Milano, 1970, ad nomen e, dello stesso, ‘Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione, 1943-1945’, Milano, 1973, ad nomen e in particolare p. 207 n.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”ANNx-011-FP” “GUERCETTI Emanuela VENTURI Antonello a cura”,”Tra populismo e bolscevismo. La costruzione di una tradizione rivoluzionaria in URSS (1917-1941). Il fondo russo della Biblioteca Feltrinelli.”,”Questo catalogo, secondo della serie della sezione russa della Biblioteca Feltrinelli, raccoglie il nucleo di epoca sovietica del Fondo Venturi. Esso comprende le pubblicazioni apparse in Unione Sovietica negli anni Venti e Trenta. Il catalogo comprende 237 tra libri o opuscoli e 162 periodici tutti in lingua russa.”,”ARCx-013″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Venturi e Alessandro Galante Garrone a proposito di Marx La critica di Franco Venturi a Galante Garrone: ‘Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito?’ “”Per più di un anno, [Venturi] lesse di tutto (libri di storia, di economia, di filosofia) senza un programma preciso, ma solo per assimilare i risultati raggiunti dalla cultura sovietica nei vari campi delle scienze umane. Continuò anche a cercare in Russia documenti e libri utili per gli amici italiani, in particolare per Alessandro Galante Garrone, i cui studi su Buonarroti e sui giacobini egli seguiva con vivissimo interesse. Era stato Venturi a incoraggiare il giovane magistrato a farsi storico e ad approfondire le ricerche sul rivoluzionario toscano, al quale anch’egli s’era appassionato negli anni dell’esilio parigino (26). Quando, alla fine dell’estate 1947, uscì in Italia l’articolo belfagoriano di Galante Garrone (27), Venturi lo ricevé e, dopo averlo letto, ne discusse a lungo con l’amico lontano scrivendogli il 21 novembre 1947. Di questa missiva a noi può qui interessare soprattutto il cenno a Marx, per la lettura che vien suggerita dell’opera storica del filosofo di Treviri. Parlando dell’influenza della buonarrotiana ‘Conspiration pour l’égalité dite de Babeuf’ sulla successiva storiografia, Galante Garrone aveva voluto fortemente ridimensionare le vedute di Marx ed Engels sulla Rivoluzione francese: «La verità è che i giudizi storici di Marx e dello Engels sono stati assai sopravvalutati; che lo stesso Marx, nonstante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien’. Le memorie della rivoluzione dovevano servirgli come guida all’azione, come strumento di lotta. Il piano concepito a Parigi di una storia della convenzione, allargatosi a quello di una storia della rivoluzione francese come storia delle origini dello stato moderno, si sarebbe ancora ampliato di lì a poco, a Bruxelles, nel piano di una storia delle origini dello stato borghese. Ma non ne fece mai nulla. Troppo urgava in lui la passione politica, la necessità di un programma immediato, di una sistemazione ideologica. Gli apprezzamenti storici del Marx muovono da fini pratici, da intenti politici: costituiscono, come molta parte di quella letteratura che ad essi si è scolasticamente ispirata e confermata, “”storiografia di partito””, già luminosamente chiarita nella sua essenza dal Croce» (28). Venturi impugnò, con garbo, l’inappellabile sentenza dell’amico: «Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il ‘Capitale’, che è pure anche una storia». La simpatia mostrata in quegli anni da Venturi per Marx è da metter in relazione, senza dubbio, con la sua passione per la storia sociale. Si può anzi dire che quest’ultima disciplina occupava allora, assieme alla storia della storiografia, un posto eminente e prepotente negl’interessi e nei progetti di lavoro del giovane Venturi”” (pag 322-323) [Ettore Cinnella, ‘Franco Venturi storico del populismo russo’, (in) ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(26) Da una lettera a Croce del 24 ottobre 1937 (riprodotta in appendice all’articolo sopra ricordato di Edoardo Tortarolo, pp. 39-40) risulta che Venturi intendeva «pubblicare una specie di antologia degli scritti di Buonarroti (scegliendo di preferenza gli inediti) con una prefazione relativamente breve»; (27) A. Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, ‘Belfagor’, II, n. 5, 1947, pp. 531-551; (28) Ivi. p. 546]”,”STOx-011-FMB” “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70 (pag 371-372)”,”BIOx-406″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70-’80, Venturi dedicò la più grande attenzione a P.N. Tkacev. L’efficace studio di questo ideologo del populismo intrapreso da B.P. Koz’min era stato brutalmente interrotto negli anni ’30, così come la pubblicazione delle sue opere. Proprio questa figura attrasse anche l’attenzione del critico del ‘Populismo russo’ S.A. Pokrovskij. Al momento della comparsa del suo testo su «Vprosy istorii», l’opera di Venturi era già stata recensita da A. Gerschenkron, che aveva chiaramente rilevato la «sinistra continuità del bolscevismo» con i tratti più negativi del populismo, concentrati nel programma e nella tattica di Tkacev. Proprio nelle sue idee, affermava lo studioso americano sotto l’impressione del libro di Venturi, sta la «chiave del bolscevismo» (39). Pokrovskij criticava anzitutto la tesi secondo cui le opinioni di Tkacev costituivano una combinazione di blanquismo e di marxismo, tesi che – secondo le sue parole – Venturi ripeteva seguendo «invecchiate opere di storici sovietici» (egli intendeva naturalmente riferirsi a B.O. Koz’min, che aveva espresso tale punto di vista negli anni ’20-’30). Ma la tesi si è rivelata non essere poi tanto invecchiata, e oggi viene elaborata dalla storiografia sovietica. (40). Non molto tempo fa E.L. Rudnickaja ha giustamente notato che «nella concezione del mondo di Tkacev il principio rivoluzionario aveva fatto esplodere la rispondenza alla leggi storiche, la regolarità dello sviluppo, il condizionamento economico della rivoluzione socialista da cui proviene il marxismo» (41). E tuttavia, è giusta anche l’osservazione di Venturi che l’idea stessa di «presa del potere» per Tkacev scaturisce direttamente dalla tesi marxista del primato dell’economia, la cui trasformazione «dall’alto» – per mezzo di decreti – significava anche cambiare la società nello spirito della giustizia sociale”” (pag 371-372) [Luciano Guerci Giuseppe Ricuperati, a cura, ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996)’, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(39) “”American historical review””, LIX, n. 1, 1953, p. 120; (40) Cfr. V.A. Tvardovskaja – B.S. Itenberg, ‘F. Engel’s i P. Tkacev spor i soglasie’, ‘Novaja i novejsaja istorija’, n. 6, 1995; (41) E.L. Rodnickaja, ‘Russkij blankism. Petr Tkacev, Moskva, Nauka, 1992, p. 203]”,”BIOx-407″ “GUERDAN René”,”Vie, grandeurs et misères de Byzance.”,”””Roma caccia il suo governatore e rimette a Papa Gregorio II l’ autorità temporale, Ravenna massacra il suo esarca e si da al re lombardo Liutprando (1), Napoli assassina il suo duca. Ben presto, tutta l’ Italia settentrionale e centrale è perduta e l’ Italia meridionale – la Calabria, l’ Apulia e il territorio d’ Otranto – è in procinto di esserlo. Di fronte a una tale situazione Bisanzio decide di ricorrere a mezzi estremi. Piuttosto che perdere le ultime province dell’ eredità di Roma che gli restano in Occidente, decide di sottomettere queste a una politica di completa ellenizzazione. E così, se la Calabria, l’ Apulia e il Territorio d’ Otranto, da latine, sono diventate, fino alla conquista normanna, ovvero per circa tre secoli, delle province di lingua, cultura e credenze, interamente greche, è unicamente perché a Bisanzio conveniva di più mantenere questo mito vantaggioso piuttosto che Roma sopravvivesse in esse. Gli strumenti di questa politica di assimilazione furono – o ironia – precisamente quelle migliaia di greci, favorevoli alle icone, sia monaci che laici, che, fuggendo le persecuzioni di cui erano oggetto a Bisanzio, si erano rifugiati nell’ Italia del Sud. L’ ordine fu dato dall’ imperatore iconoclasta, Leone l’ Isauriano, di lasciare loro la libertà di adorare in Italia le loro immagini, e di non disturbare nessun dissidente e di assicurare a ciascuno un asilo tranquillo.”” (pag 180)”,”STAx-115″ “GUEREÑA Jean-Louis”,”Armée, société et polique dans l’Espagne contemporaine, 1808-1939.”,”GUEREÑA JEAN-LOUIS: professore di Civiltà spagnola contemporanea all’Università François Rabelais di Tours. Specialista in storia dell’educazione, autore di numerose opere sulla storia sociale e culturale della Spagna del XIX e XX secolo. Ha pubblicato in particolare con Éditions du temps un’opera collettiva sui nazionalismi nella Spagna contemporanea (ideologie, movimenti, simboli). (note del 2003). <> (Dal retro di copertina. Traduz. d. r.). <> (pag 129. Traduz d. r.)”,”SPAx-024-FSL” “GUERIN Daniel”,”Proudhon oui & non.”,”PROUDHON e la rivoluzione francese, inediti di P. Daniel GUERIN, nato nel 1904, è autore di varie opere sull’ anarchismo, sulla rivoluzione francese ecc.”,”PROD-003″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Divorzio all’interno della borghesia, liquidazione degli ‘arrabbiati’, collusione ROBESPIERRE-DANTON, guerra dichiarata ai de-cristianizzatori, rafforzamento del potere centrale, il grande terrore, liquidazione degli hebertisti, ritirata economica, eliminazione di DANTON, la borghesia si separa da ROBESPIERRE, disfatta della classe lavoratrice, gli storici della rivoluzione: JAURES, MATHIEZ”,”FRAR-140″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”Daniel GUERIN (nato nel 1904) ha partecipato agli scioperi con l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 come responsabile intersindacale in una località della banlieue della regione parigina. Nello stesso tempo ha militato nella Gauche Revolutionnaire del Partito Socialista, poi dopo l’esclusione di questa tendenza nel giugno 1938, nel Partito Socialista operaio e contadino con il quale TROTSKY ingaggiò, dal Messico, un vigoroso dialogo.”,”MFRx-102″ “GUERIN Daniel”,”Fascisme et grand capital. Italie et Allemagne.”,”Bibliografia di GUERIN: -La peste brune à passé par la…, 1933. Nuova edizione 1945 -Le fascisme et les ouvriers, les paysans, les classes moyennes, 1937 -Fascism and Big Business, Italy-Germany. NY. 1939 -La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et ‘bras nus’, 1793-1797″,”GERN-043 ITAF-047″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”All’ inizio degli anni 1930, a 26 anni un giovane erudito che è visto come eccentrico e grande viaggiatore, si iscrive al Partito socialista. Molto prima dei gauchistes del Maggio 1968, GUERIN diventa un “”etabli””, perché non contento di militare, rinuncia ai vantaggi di una carriera già tracciata. Partecipa agli scioperi della classe operaia con l’occupazione delle fabbriche del giugno 1936 in qualità di responsabile intersindacale e si ritrova al fianco dei più intransigenti con MONATTE nella ‘Revolution proletarienne’ e con Marceau PIVERT nella Gauche revolutionnaire. GUERIN fa rinascere queste figure dimenticate dagli storici ufficiali. Testimoniando sulle ragioni dello scacco del Fronte popolare, l’A ha voluto spiegare alle giovani generazioni il percorso fuori dalla norma durato una sessantina d’anni che lo vedrà ancora sulle ‘barricate’ nel maggio 1968. Introvabile da una ventina d’anni questo libro (ultima edizione presso Maspero nel 1970) vale anche per i ritratti in movimento dei capi del partito, o del governo come Leon BLUM.”,”MFRx-121″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome 1. Stirner Proudhon Bakounine; Controverse de Paepe et Schwitzguebel; James Guillaume – Kropotkine.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-262″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome II. Malatesta E. Henry Les anarchistes francaises dans les syndicats Les collectivités espagnoles Voline Makhno Cronstadt Les anarchistes russes en prison. L’anarchisme dans la guerre d’Espagne.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-076″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”ITAF-085″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”GERN-065″ “GUERIN Daniel”,”Por un marxismo libertario.”,”””La famosa comunicazione redatta da MARX a nome del Consiglio generale della Prima Internazionale, due giorni dopo la fine della Comune di Parigi e pubblicata in seguito col titolo ‘La guerra civile in Francia’ è un testo di ispirazione, almeno in parte, libertaria.”” (pag 60). Se LEHNING vede un MARX “”autoritario”” e ritiene che quella comunicazione sia un “”corpo estraneo”” all’ interno del socialismo marxista, al contrario RUBEL crede che MARX sia un “”libertario”” e che il pensiero marxista abbia trovato la sua “”forma definitiva”” proprio nella “”Guerra civile””. (pag 63).”,”ANAx-145″ “GUERIN Daniel”,”Kinsey y la sexualidad.”,”””La sessualità femminile si concentra meno sugli organi genitali”” (pag 72) “”Le donne sono eroticamente più sensibili degli uomini alla lettura di opere romantiche o alla visione di un film, cosa che sembra indicare, contrariamente a ciò che veniva suggerito in passato, che la loro eccitabilità dipende dall’ immaginazione allo stesso grado dell’ uomo. Però è una immaginazione di natura differente, dato che là dove negli uomini è più concentrata sulla seduzione puramente fisica e plastica, quella delle donne è una seduzione di ordine spirituale o sociale”” (pag 72)”,”TEOS-087″ “GUERIN Daniel”,”La revolucion francesa y nosotros.”,”””Jacques Roux denunciò il carattere di classe del partito giacobino. Radicali (enragés) e hebertisti osarono perfino toccare un idolo che solo con grandi precauzioni si poteva toccare: Robespierre.”” (pag 63)”,”FRAR-276″ “GUERIN Daniel”,”Jeunesse du socialisme libertaire. Essais.”,”””Queste reinterpretazioni diverse del marxismo sono state favorite, si sa, dalla pubblicazione di certi scritti giovanili di Marx, per lungo tempo rimasti inediti (in lingua tedesca fino al 1932-1933, in francese fino a dopo la seconda guerra mondiale) e, in particolare, i manoscritti economico-filosofici del 1844. Queste pubblicazioni hanno suscitato le reazioni più contrarie – così diverse che non si può dare qui che uno schizzo sommario””. (pag 68)”,”TEOC-288″ “GUERIN Daniel”,”L’ anarchisme.”,”””Volin, anarchico russo del XX secolo, arricchisce e precisa: “”Una interpretazione errata – o, più sovente, scientemente inesatta – pretende che la concezione libertaria significhi l’ assenza di ogni organizzazione. Niente di più falso. Non si tratta di organizzazione”” o di “”non organizzazione””, ma di due principi diversi di organizzazione (…)””. (pag 51)”,”ANAx-201″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. I limiti del sanculottismo. “”Occorre tuttavia sottolineare, con Louis Blanc, che furono soprattutto le armate dell’ interno a reclutare i capi sanculotti: Rossignol e Ronsin presero il comando dell’ esercito della Vandea, Ronsin fu in seguito nominato alla testa dell’ esercito rivoluzionario. In effetti, sul fronte interno, non occorreva esitare: il fattore politico faceva premio, era più importante disporre di capi politicamente devoti alla Rivoluzione che di competenze militari. Ma negli eserciti destinati a combattere il nemico esterno che formavano la maggioranza, sembra che la sanculotizzazione fosse stata spinta meno lontano: la borghesia montagnarda non si arrischiava a dare una priorità così netta alla lealtà rivoluzionaria sulla competenza militare. E in molti casi si accontentava di soluzioni intermedie””. (pag 255)”,”FRAR-328″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. Scontro Robespierre Hebert. “”A differenza di quanto avvenuto il 31 maggio 1793, gli insorti avrebbero avuto contro di loro, questa volta, il Comitato di Salute pubblica, i Giacobini, Robespierre. Ora i sanculotti, malgrado che la crisi di sussistenza li esasperasse ben più che nel 1793, non tiravano ancora, nella loro maggioranza, la conclusione che dovessero prendere le armi contro la rappresentanza nazionale, insorgere contro il governo rivoluzionario. Fu solo una minoranza a trarre questa conclusione. Essa prova invano a spingere gli hebertisti all’ azione, poi, dopo il loro arresto, essa non li abbandona. Comprende che la lotta, ingaggiata in apparenza tra Giacobini e Cordelieri, era in realtà tra borghesia e “”bras nus””. Senza farsi troppe illusioni sul capitolardo Herbert, essa percepisce cha la caduta degli hebertisti rischiava di rovesciare i rapporti di forza tra la borghesia montagnarda e la sanculotteria e che la loro disfatta sarebbe stata la sua disfatta. Essa solidarizza con gli accusati. Essa li sostiene fino all’ ultimo. Ma non era che una minoranza. E non riuscì a salvarli.”” (pag 76)”,”FRAR-329″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’anarchisme. Tome III. Malatesta – Emile Henry – Les anarchistes francaises dans les syndicats – Les collectivités espagnoles – Voline.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-310″ “GUERIN André”,”La folle guerre de 1870.”,”Dello stesso autore: André Guérin, ‘1871, la Commune’ (Hachette) Garibaldi (pag 257) “”Mais Garibaldi? Garibaldi, qui porte le titre de général en chef, commandant du territoire de Strasbourg à Paris? De Dole, il n’a pas marché au canon. Le pouvait-il? on en discutera longtemps. L’évidence, c’est que Garibaldi excellait beaucoup plus dans la guérilla que dans le combinations stratégiques et que l’éparpillement des forces françaises en trois fractions indépendantes, Besançon, Dijon et Dole, affaiblissent dangereusement leur dispositif. “”Qu’a-t-il donc manqué, écrira Cremier, pour changer l’importante victoire des Prussiens à Dijon en défaite? Un peu, d’entente entre les trois chefs français, Garibaldi, Fauconnet, Lavalle””. Pendant plusieurs semaines, les garibaldiens vont prendre l’ascendant, à Genlis, à Brazey. Mais déjà Gambetta s’est rallié au parti d’abandonner la ligne du Jura, et le vieux chef des chemises rouges est à Autun depuis le 9 novembre, avec mission de couvrir le Morvan. Il dispose maintenant de 15 000 hommes en quatre brigades, Bosak-Hauke (officier polonais, qui sera tué sur le front), le colonel Delpech, qui a été maire et préfet de Marseille, et ses deux fils Menotti et Ricciotti. C’est ce dernier que son père avec les chasseurs des Alpes et du Havre, les francs-tireurs vosgiens, dauphinois et dolois, les éclaireurs du Doubs, enverra lancer une pointe offensive jusqu’à Châtillon sur Seine. Peu après, les tirailleurs francs-comtois surprendront pareillement les Allemands à Auxon-sur-Aube. Enhardi, Garibaldi tentera les 25 et 26 novembre une opération d’envergure, en trois colonnes, sur Dijon, où les Allemands font ripaille: mais cette fois sa marche est éventée lors d’une escarmouche à Velars; en outre, personne ne survient pour le renforcer. Il réussira à semer une certaine panique dans l’état-major de Werder, mais ne pourra insister. Cependant, le jeune général Cremer constitue autour de Beaume une division nouvelle qui, le 18 décembre, à Nuits, remporte sur les Badois un authentique succès. En fait, il s’agissait d’une grande opération montée per le général Bressolles, qui commande à Lyon, pour, avec le concours de Garibaldi, Cremer et Pellissier, chef des mobilisés de Saône-et-Loire, attaquer en force Werder, par la vallée de l’Ouche et par Genlis. Mais Garibaldi n’est plus guère en état de coopérer utilement”” (pag 259-260)”,”FRQM-056″ “GUERIN Daniel”,”La peste bruna. Sul fascismo. I.”,”””Eppure, il Partito comunista, dopo il suo sciopero mancato del 20 luglio, avrebbe dovuto trarre ammaestramento dall’insuccesso. Come poteva aspettarsi di riuscire, senza preparazione, a far di punto in bianco abbandonare i posti di lavoro a degli operai mantenuti nell’odio per il «social-fascismo», al fine di protestare contro l’estromissione dal governo di ministri «social-fascisti»? Ma le difficoltà non si limitano a questa: Ce n’è una più grave ancora e di più evidente: l’influenza del Partito, che pure è rimasta abbastanza forte sui disoccupati, è nulla o quasi sui lavoratori organizzati; appare perciò chiaro che lo sciopero generale, senza il concorso degli operai riformisti, è impossibile. A questo punto, c’è da chiedersi che cosa aspetti ancora il Partito, dopo tante vanagloriose chiacchiere spese in questo senso, per imboccare finalmente la via che lo condurrebbe ai milioni di sindacalizzati. Ci vorranno le tragiche vicende degli inizi del ’33, l’arrivo al potere di Hitler, l’incendio del Reichstag, la messa al bando del Partito comunista, per convincere infine, ma troppo tardi, Mosca ad autorizzare i propri subordinati a «rinunciare agli attacchi contro le organizzazioni socialiste durante l’azione comune». A quel punto, la peste bruna avrà già tutto sommerso”” (pag 75)”,”MGEK-119″ “GUÉRIN Daniel”,”Où va le peuple américain? Vol. 1.”,” Il “”gomperismo””, un forte sindacato di mestiere e il richiamo a Marx (pag 97) I meriti e i difetti di D. De Leon e il giudizio di Lenin (pag 120-121) L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato. “”En 1921, après un voyage en Russie Foster devint communiste (1). Sa conversion l’amena à réviser les concessions opportunistes qu’il avait faites au gompérisme. Mais elle ne modifia pas sa conception tactique essentielle, à savoir la condamnation de tout «dualisme» sur le plan syndical. Il persistait à penser qu’il fallait opérer ‘du dedans’ seulement et que le syndicalisme industrial ne pouvait être construit qu’au travers de la vielle fédération. Il fut encouragé dans cette attitude par Lénine en personne. En 1920, celui-ci avait publié sa ‘Maladie Infantile du Communisme’, dans laquelle il s’en prenait vivement aux révolutionnaires «de gauche», tels que les syndicats réactionnaires et se refusent à y travailler. «Point n’est besoin d’en douter, écrivait Lénine, MM. Gompers, Henderson, Jouhaux, Legien sont trés reconnaissants à ces révolutionnaires de «gauche». Et il basait sa condamnation du «dualisme» sur la constatation que «des millions d’ouvriers en Angleterre, en France, en Allemagne, passent ‘pour la première fois’, de l’inorganisation complète aux formes élémentaires…, de l’organisation, à celle des syndicats (2)». Mais l’évolution du mouvement ouvrier avait pris en Amérique une tournure différente de celle de l’Europe. Si Lénine avait analysé attentivement l’expérience toute récente de la grève de l’acier, il eût constaté que, précisément, aux Etats-Unis, le «mouvement syndical réactionnaire», pour reprendre son expression, avait systématiquement saboté et ‘fait échouer’ l’organisation des millions de travailleurs inorganisés. Par consequent, en donnant aux communistes américains le conseil simpliste et unilatéral de travailler exclusivement dans l”AFL’, il apportait à la solution du problème essentiel (l’organisation des inorganisés) une réponse insuffisante. Foster, bien entendu, lut la brochure de Lénine avec délice. Il y vit une justification sans appel de la tactique qu’il préconisait depuis dix ans (3). Mais plus tard, en 1928, Losovsky, secrétaire général de l’Internationale Syndicale Rouge, devait faire une critique impitoyable de la tactique de Foster (comme si celle-ci n’avait pas été la stricte application des consignes reçue de Moscou). Il lui reprocha, non sans raison, d’avoir trop misé sur les leaders de l’AFL, d’avoir fait de la condamnation du «dualisme» un fétiche et, partant, d’avoir négligé l’organisation directe des inorganisés dans les industries de base et de production de masse, que l’AFL n’avait été ni capable ni désireuse d’organiser. Et Foster fit son ‘mea culpa’. Il exhuma d’autres citations de Lénine, qui cette fois, lui donnaient tort» (4)”” [(1) Foster, William Z., ‘From Bryan to Stalin, 1937, 156-163; (2) Lénine, Oeuvres complètes, XXV, 1935, 238-250; (3) Foster, op. cit., 137-138; (4) Ibid. 214, 289; Du même ‘Little brothers of the big labor fakers’, 1931, 23] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato americano”,”MUSx-309″ “GUÉRIN Alain”,”Chronique de la Résistance.”,”Le riflessioni di Hitler sul rischio che il movimento di De Gaulle possa allargarsi in Africa francese e costituire così le basi per l’Inghilterra e gli Stati Uniti sulla costa africana (pag 217) “”Après les valets, le maître. Du côté de Berlin, on a une vue plus globale des possibles résultats del’appel du 18 juin. A preuve, les réactions d’Adolf Hitler. Ce que nous en savons nous est parvenu à la faveur des notes que, le 23 octobre 1940, le chef des interprètes du ministère des Affairs étrangères nazi, Paul Otto Schmidt, prit sur l’entrevue entre le Führer et le général Franco, dans le wagon-salon du Führer, en gare d’Hendaye. es notes avaient valeur de procès-verbal et des historiens tels qu’Andréas Hillgruber en ont ultérieurement démontré l’authenticité. Ce sont le propos mêmes de Hitler qui sont rapportés au passé et au style indirect: «Le grand problème à résoudre pour l’instant était d’empêcher que le mouvement de De Gaulel ne prît de l’ampleur en Afrique française, procurant ainsi à l’Angleterre et à l’Amérique des bases sur la côte africaine. Il existait réellement un danger de cette nature. Le gouvernement de Pétain se trouvait dans la situation regrettable d’avoir à liquider une guerre dont il n’était pas responsable mais dont ses ennemis lui reprochaient les conséquences. Il s’agissait seulement d’empêcher de Gaulle de profiter de la situation critique du gouvernement français pour renforcer ses positions»”” (pag 217)”,”FRAV-181″ “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano GUERRA, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, lavora oggi (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci. Collabora a ‘Rinascita’ e a ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (EDITORI RIUNITI, 1969).”,”RUST-047″ “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Krusciov parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano GUERRA, corrispondente dell’ Unità a Mosca dal 1966 al 1972 ha poi diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 ha diretto il CESPI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Il rapporto segreto di Krusciov sui crimini di Stalin letto nel corso di una sessione speciale venne in realtà redatto dall’ ex stalinista P.N. Pospelov.”,”PCIx-110″ “GUERRA Adriano”,”Comunismi e comunisti. Dalle “”svolte”” di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico.”,”GUERRA Adriano corrispondente da Mosca per l’Unità, è stato poi direttore del Centro studi sui paesi dell’Est dell’Istituto Gramsci e del Centro studi di politica internazionale. a pubblicato: ‘Gli anni del Cominform’ (1977), ‘Dopo Breznev’ (1982),’Il giorno che Chruscev parlò’ (1986), ‘Il crollo dell’impero sovietico’ (1996), ‘Di Vittorio e l’ombra di Stalin’ (con Bruno Trentin, 1977), ‘Urss. Perchè è crollata’ (2001). Oro di Mosca. “”La prima questione a essere trattata nel corso dei colloqui è stata quella del sostegno finanziario. “”Ci stiamo preparando al congresso del partito e alle elezioni”” (‘quelle che avranno poi luogo il 18 aprile 1948′) – così Secchia si rivolse a Zdanov per ricevere poi una risposta positiva direttamente da Stalin – chiedendo un aiuto pari a 600.000 dollari (corrispondenti a quella data a circa 350 milioni di lire italiane). E’ a partire da quell’incontro che prese il via – con alti e bassi come si dirà in seguito – il capitolo dell’ “”oro di Mosca”” che Enrico Berlinguer, con Gianni Cervetti, chiuderà a fatia soltanto negli anni ’80″” (pag 144) “”Come ha notato Giuseppe Vacca il contrasto fra Gramsci e Togliatti nel 1926 è essenzialmente politico e rivela l’esistenza fra i due di “”differenze strategiche profonde”” che vanno ben oltre la questione dell’unità del gruppo dirigente russo (1)”” (pag 241) (1) Chiara Daniele, a cura, Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, con un saggio di Giuseppe Vacca, Einaudi, 1999 (p. 3-149)”,”PCIx-365″ “GUERRA Adriano”,”La Russia postcomunista.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi.”,”RUSx-015-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSS-028-FL” “GUERRA Adriano”,”Il crollo dell’impero sovietico.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSU-096-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUST-011-FV” “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano Guerra, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, la lavorato (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci e collaborato a ‘Rinascita’ e ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (Editori Riuniti, 1969).”,”RUST-003-FSD” “GUERRAGGIO Angelo VIDONI Ferdinando”,”Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica.”,”Angelo Guerraggio (Varese, 1949) lavora presso l’istituto di matematica (Univ. Studi di Milano) Vidoni (Bruxelles, 1940) insegnante liceale di filosofia e storia a Milano. “”Scrive ironicamente Marx a Kugelmann, il 27 giugno 1870: “”Lange ha fatto una grande scoperta. L’intera storia può essere riassunta in un’unica grande legge della natura. Questa legge della natura è la frase ‘struggle for life’, lotta per l’esistenza (in questa accezione l’espressione darwiniana diventa mera frase) e il contenuto di questa frase è la legge malthusiana del popolamento, o piuttosto del sovrappopolamento. Invece di analizzare dunque lo struggle for life come esso si presenta in diverse determinate forme sociali, non occorre far altro che tradurre ogni lotta concreta nella frase ‘struggle for life’, e questa frase nelle ‘fantasie di popolamento’ di Malthus. Bisogna ammettere che questo è un metodo molto persuasivo, per l’ignoranza e la pigrizia mentale ostentatamente scientifica e ampollosa””””. [Angelo Guerraggio Ferdinando Vidoni, Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica, 1982]”,”MADS-532″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”GUERRAZZI è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”MITT-138″ “GUERRAZZI F.D.”,”La battaglia di Benevento. Storia del secolo XIII.”,”In apertura: “”…. l’ son Manfredi, Nepote di Costanza imperatrice”” (Dante) (Abbozzo wikip:) La Battaglia di Benevento fu combattuta nei pressi di Benevento, Campania, il 26 febbraio 1266 fra le truppe di Carlo d’Angiò e Manfredi di Sicilia. La sconfitta e la morte di quest’ultimo portarono alla conquista angioina del Regno di Sicilia. Conseguenze La distruzione dell’esercito di Manfredi segnò il crollo della dominazione degli Hohenstaufen in Italia e la definitiva sconfitta del partito ghibellino. I resti del Regno di Sicilia furono conquistati senza resistenza. Insediatosi nel suo nuovo dominio, Carlo poteva attendere la venuta di Corradino, l’ultima speranza degli Hohenstaufen, nel 1268, ed incontrarlo nella battaglia di Tagliacozzo. In tutta Italia i ghibellini venivano uccisi e cacciati dalle città: ne parla più volte anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, come quando cita Manfredi nel III canto del Purgatorio e lo incontra insieme a Virgilio sulla spiaggia dell’Antipurgatorio nella prima schiera di negligenti, quella dei morti scomunicati. Qui Manfredi racconta a Dante i suoi peccati e fa notare quanto la bontà del Signore sia grande.”,”ITAG-214″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”I dirigenti.”,”””Che cos’è un amico?””. Rispose Zenone: “”Un altro io””. (pag 210)”,”ECOA-001-FPA” “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”Vincenzo Guerrazzi è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”VARx-140-FV” “GUERRI Giordano Bruno”,”Antistoria degli italiani. Da Romolo a Giovanni Paolo II.”,”Giordano Bruno GUERRI, senese, ha diretto ‘Storia illustrata’ e ‘Chorus’. E’ stato D editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di programmi televisivi. Bibliografia opere autore in retrocopertina.”,”ITAG-025″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno GUERRI (1950) si è laureato in lettere all’ Univ Cattolica di Milano con una tesi su Giuseppe Bottai, un fascista critico, che poi è diventata il suo primo libro (1976). Tra incarichi di direzione editoriale e giornalistica, ha continuato il lavoro di revisione storiografica del fascismo. Per la bibliografia v. retrocopertina.”,”ITAG-026 RELC-077″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai un fascista critico. Ideologia e azione del gerarca che avrebbe voluto portare l’ intelligenza nel fascismo e il fascismo alla liberalizzazione.”,”GUERRI Giordano Bruno è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. Culto della forma. “”In questa breve nota Bottai ha involontariamente e acutamente indicato e analizzato uno dei motivi che costituisciono per molti il fascino oscuro del fascismo: “”importanza del contegno, della forma, del gesto””, rigido inquadramento esteriore come soluzione (palliativa) al proprio vuoto intellettuale o – come nel caso di Bottai -al disordine interiore, all’ angoscioso e “”eterno velenoso scavare in se stessi””. Per molti si tratta di una vera rinuncia a pensare; Bottai, nonostante queste cadute di abbandono alla “”forma”” non saprà adeguarsi del tutto al concetto di aderenza all’ eticità dello stato come unico mezzo di elevazione individuale, considerando anche che l’ attuazione fascista di questa eticità era assai discutibile. La sua vita nel fascismo si risolve così in un perpetuo ondeggiare fra l’ adesione esteriore e il rovello di altre ricerche e soluzioni che continuamente affiorano a turbare la sua fede nel regime ma che quasi sempre si fermano alla fase del “”velenoso scavare”” (…)””. (pag 151)”,”ITAF-202″ “GUERRI Roberto a cura; collaborazione di Lucia ROMANIELLO Paola ZATTI Marzio BRUSINI; saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”La Resistenza in Europa. Le radici di una coscienza comune.”,”Saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”EURx-268″ “GUERRI Giordano Bruno”,”L’arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte.”,”””Malaparte, luterano di battesimo, non era né propriamente ateo né propriamente credente ma aveva sempre rivolto un’attenzione costante al “”mito di Cristo, dell’innocente venuto a pagare gli errori e le colpe di tutti. Proprio nei giorni in cui chiedeva la tessera del PCI, nella prima decade di aprile, Malaparte rilasciò un’intervista alla radio svizzera nella quale dichiarava di essere ed essere sempre stato “”un buon cristiano”” e di sentirsi “”molto vicino a Gesù Cristo””. (Già nel ’47 si era dichiarato “”cristiano, profondamente cristiano””). Ma sono molte di più le dimostrazioni del suo disprezzo, e più che disprezzo odio, verso i “”preti”” e ciò che il cattolicesimo e il papato avevano fatto all’Italia e al mondo, soprattutto dal punto di vista culturale”” (pag 282)”,”ITAF-011-FR” “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai, fascista.”,”Giordano Bruno Guerri è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. ‘Bottai suscita più diffidenze in patria, in particolare le organizzazioni padronali lo considerano più amico dei lavoratori e troppo propenso a considerare le aziende come «strumento di utilità pubblica», dunque assoggettate alle necessità politico-economiche dello stato. Ma non è amato neanche dai sindacati dei lavoratori: nella riunione del Gran Consiglio del 16 novembre 1927, per esempio, Bottai li accusa di continuare a preferire le contese classiste all’interesse nazionale. In seguito attaccherà direttamente Rossoni, segretario della Confederazione dei sindacati fascisti, colpevole di «particolarismo centrifugo». Rossoni replica dichiarando di fare un vero sindacalismo «fascista» e accusa Bottai di opporgli un sindacalismo «ufficiale, burocratico ed universitario». Il Gran Consiglio, che vede nei sindacati un pericoloso concorrente nella lotta per il potere del partito, si schiera con il sottosegretario delle Corporazioni. Nasce di conseguenza l’alleanza tra Bottai e il segretario del PNF Augusto Turati: Bottai lo considerò il miglior segretario che il PNF avesse mai avuto e infatti durante il suo segretariato (1926-30) diminuì le critiche al partito. La polemica tra Bottai e Rossoni fu davvero pesante e sconfinò dal campo politico-sindacale. Bottai aveva fatto parte del consiglio di amministrazione del Banco Mobiliare e del Banco Mercantile, istituti legati al suo amico Alvaro Marinelli: nel ’28 Marinelli (esperto commerciante di baccalà ma non altrettanto esperto banchiere) fallì. Bottai si era dimesso da due anni dalle cariche ma dovrà lo stesso spiegare i suoi rapporti con Marinelli in una lettera a Turati: probabilmente dovette fornire chiarimenti anche a Mussolini, visto che nel ’24 gli aveva magnificato Marinelli come «amministratore di qualità eccezionali» e di «ventennale maravigliosa esperienza», suggerendo addirittura di affidargli il Banco di Roma. Rossoni accusò Bottai di servire interessi estranei al fascismo, Bottai ricorse alla Corte di disciplina d’onore del partito e ne ebbe piena soddisfazione. Mussolini non voleva impegnarsi troppo nella linea ultracorporativa di Bottai, ma tanto meno voleva un contro-duce sindacale. Per di più aveva bisogno di riguadagnare il favore degli industriali, ostili ai suoi provvedimenti per la rivalutazione della lira e infastiditi dall’intemperanza verbale di Rossoni. All’improvviso – il 21 novembre 1928, con una decisione nota come lo «sbloccamento» – l’organizzazione rossoniana viene divisa in sei confederazioni (poi diventate sette); Rossoni è politicamente finito (33) e Bottai, soddisfattissimo, proclama che con lo sbloccamento si è riaffermato «il principio che nello Stato Fascista, nessuna associazione può sussistere su altra forza che non sia quella dello Stato medesimo» . I suoi rapporti con i sindacati, però, rimangono difficili: ne difenderà comunque in ogni modo l’esistenza (non mancavano le proposte per sopprimerli) giudicandoli «pietra angolare» del sistema corporativo. Infatti intendeva il sindacato come ‘tramite’ fra l’individuo e lo stato, mentre per il regime era importante specialmente come strumento di ‘controllo’ sui lavoratori. Di conseguenza le autorità fasciste imposero sempre le cariche sindacali, contro il parere di Bottai. Lo scontro più diretto si ebbe durante la seduta del Gran Consiglio del 1° aprile 1930, quando Bottai propose che le nomine sindacali avessero «carattere sempre più rappresentativo». Il Gran Consiglio respinse la sua idea perché le nomine dovevano conciliare «le esigenze rappresentative delle categorie professionali e le esigenze politiche del regime»'”” (pag 78-81) [(33) Rossoni però non cesserà mai di attaccare l’avversario (…)]”,”ITAF-369″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la Chiesa.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-080-FL” “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-086-FL” “GUERRIERI Guerriera”,”Linee di biblioteconomia e bibliografia.”,”””Ora, in materia di servizi, si segnalano differenze nell’ uso pubblico delle biblioteche. Le “”specializzate”” di Istituti, Laboratori ecc. e anche quelle di Facoltà universitarie sono in generale aperte ai docenti e ai discenti o a studiosi che ne fanno richiesta.”” (pag 91)”,”ARCx-021″ “GUERRIERI Paolo MILANA Carlo”,”L’Italia e il commercio mondiale. Mutamenti e tendenze nella divisione internazionale del lavoro.”,”GUERRIERI Paolo insegna economia politica nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Carlo Milana è ricercatore dell’Istituto di Studi per la Programmazione Economica.”,”ITAE-284″ “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanni LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida High-Tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”Sergio Mariotti è ordinario di Economia Industriale presso il Politecnico di Milano e Direttore del Centro di Economia del MIP-Politecnico di Milano. Gara dei brevetti (pag 61)”,”SCIx-036-FV” “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanna LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida high-tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”””Nelle sue ‘Giornate di Lettura’, Marcel Proust sottolineava come «una delle grandi e meravigliose caratteristiche dei bei libri è questa: che per l’autore essi potrebbero chiamarsi “”conclusioni”” e per il lettore “”incitamenti”””” (pag 15, introduzione)”,”ITAE-033-FV” “GUERRIERO Carlo RONDINELLI Fausto”,”La volante rossa.”,”Carlo GUERRIERO (1965) e Fausto RONDINELLI (1962) vivono a Roma e si occupano di storia contemporanea con particolare attenzione al movimento operaio italiano. Alla Volante rossa hanno dedicato tre anni di studio e ricerca.”,”ITAP-002″ “GUERRINI Libertario”,”Il movimento operaio nell’ empolese (1861-1946).”,”””L’ insurrezione empolese fu isolata dal contesto dei gravi fatti della provincia e di conseguenza furono immediatamente negate le possibilità di confondere la spedizione per fascista; si disse che marinai e carabinieri non avevano mai sparato, anzi che non avevano neppure preso in mano le armi; gli scontri vennero presentati quali veri e propri macelli e i popolani armati come persono prese dalla sadica volontà di uccidere; per avvalorare questa tesi furono inventati i particolari più nefandi, sconfessati poi dalle perizie mediche allegate al processo. Siccome l’ opera delle assistenze locali sconfessava da sola il giudizio di inumanità della popolazione quell’ opera fu taciuta””. (pag 228)”,”MITT-167″ “GUERRINI Luigi”,”Galileo e gli aristotelici. Storia di una disputa.”,”Luigi Guerrini ha dedicato a Galileo i volumi Ricerche su Galileo e il Primo Seicento e Galileo e la polemica anticopernicana a Firenze.”,”SCIx-218-FL” “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”Savona, 1° marzo 1944: lo sciopero. “”Inutili sono stati tutti i passi fatti, inutile ogni ricerca””. Operai e città tra resistenza, repressione, esigenze dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Elenco nomi degli operai scioperanti deportati in Germania (pag 88-) Irene Guerrini e Marco Pluviano componenti del Comitato scientifico dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.”,”ITAR-327″ “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”La grande razzia di 1.500 lavoratori genovesi del 16 giugno 1944. Repressione, terrorismo, esigenza dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Testimonianze sul lavoro coatto in Germania (pag 156- ecc.) “”Le condizioni di lavoro in fabbrica erano generalmente gravose, come ricorda ad esempio Rossolini, che all’epoca doveva ancora compiere diciotto anni: «Mi misero in fonderia [alla MIAG di Dresda], e lì patii tanto. A portare i crogioli, non so se lei sa, quando colano il … roba incandescente, a portarli negli stampi. Ma saltavano gli [zampilli di materia fusa] e ho tutta la schiena bruciata. POi ci hanno dato un paio di zoccoli: ci ho ancora i segni nei piedi, che mi fecero il pus» (13). Luigi COstelli, alla ‘Nordbau’ di Berlino, ricorda l’ostilità che spesso li circondava e che «il lavoro era molto duro, perché dalla baracca [il ‘lager’ era a Nieder Schonweide] allo stabilimento c’erano 45 minuti a piedi e l’orario di lavoro erano 12 ore al giorno, dalle 6 del mattino alle 6 di sera e l’altro turno dalle 6 di sera alle 6 di mattino. L’ambiente di lavoro per noi era molto duro perché l’italiano era visto… noi ci chiamavano dei traditori, dei badogliani (…) dei delinquenti i poche parole» (14). … finire”,”QMIS-354″ “GUERRINI Alessandra MAZZA Germana, a cura; scritti di Stefano MARTELLI Antonella PERIN Maria Carla VISCONTI CHERASCO Antonino ANGELINO Fulvio CERVINI Germana MAZZA, schede di Aurora SCOTTI Angelo TORRE”,”Le collezioni del Museo civico. La pinacoteca raddoppia. Catalogo delle nuove opere esposte.”,”3 417138 SBN CLOUD”,”ARTx-007-FDR” “GUESDE Jules TABARANT BRISSAC Henry DEVILLE Gabriel JAURES Jean”,”Petit catechisme socialiste. Le collectivisme (tre conferenze). Double reponse. Services publics et socialisme. La societé collectiviste. Socialisme et proprieté. Socialisme et paysans. Patriotisme et internationalisme.”,”L’opera riunisce fascicoli di case editrici ed autori diversi. Lo spazio maggiore è preso da GUESDE e JAURES. La ‘Table des materies’ è scritta a mano.”,”MFRx-128″ “GUESDE Jules”,”Le Socialisme au Jour le Jour.”,”””La Russia spezzata in Asia centrale, è la fine dello Zarismo che ha potuto sopravvivere ad un zar a pezzi ma non saprà resistere allo sprofondamento della potenza militare sulla quale si è appoggiato e con la quale si confonde. Le classi aristocratiche e borghesi che, troppo frammentate per operare esse stesse, non hanno saputo fino ad ora che lasciar passare le bombe nichiliste, si trovano di colpo portate al governo, ormai costituzionalizzato, parlamentarizzato, occidentalizzato! E il primo effetto, l’ effetto inevitabile di questa rivoluzione politica a Pietroburgo, è la liberazione della Germania operaia. Sbarazzata dell’ incubo moscovita, certa di non trovare più di traverso ai suoi sforzi l’ esercito di un Alessandro dietro l’ esercito di un Guglielmo, ecco la democrazia socialista tedesca in via d’ aprire sulle rovine dell’ Impero del ferro e del sangue, il ballo rivoluzionario, l’ ottantanove operaio.”” (pag 431)”,”MFRx-214″ “GUESDE Jules”,”Jules Guesde et les grèves.”,”””Molto popolare nel Nord, tra gli operai tessitori, fu eletto deputato di Roubaix nel 1893. Alla Camera, fu il difensore appassionato dei lavoratori che gli avevano accordato la loro fiducia. Non parlava soltanto per i deputati ai quali si rivolgeva e ai quali si era imposto, ma anche all’ intero paese. I suoi discorsi stampati in opuscolo erano diffusi a migliaia di esemplari. Con un linguaggio semplice e chiaro, resta oggi ancora un modello. Nello stesso tempo, Jules Guesde faceva fronte contro le nuove manifestazioni del riformismo e in particolare contro il millerandismo. Il socialista Millerand era entrato nel 1899 nel governo Waldeck-Rousseau.”” (pag 5)”,”MFRx-217″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul”,”Le programme du Parti Ouvrier. Son histoire ses considérants – ses articles.”,”Art. 4. Per l’ abolizione dell’ esercito permanente Art. 5. La Comune governi la polizia Art. 12. Per l’ abolizione imposte indirette “”Le faits tennent un autre langage. Ils nous montrent dans tout le cours de ce siècle les armées permanentes incapables d’une défensive efficace, véritables ‘guides de l’ étranger’ au coeur du pays et ne remportant de victoires que sur des concitoyens. L’ armée, surtout en France, ne regarde pas vers la frontière, mais vers l’ atelier. C’est contre la classe ouvriere qu’elle est tournée et qu’elle fait merveille, n’ayant de national que le sang dans lequel elle s’est baignée à Lyon, à la Ricamarie, à Paris, partout où le prolètariat s’est affirmé par la grève ou par le fusil. Son seui but, son unique raison d’être, c’est la defense de la bourgeoisie capitaliste et dirigeante, depuis que cette dernière a renoncé à se défendre elle-même sous forme de garde nationale””. (pag 43-44) “”Ma se essa non eleva il prezzo della manodopera, determinata dal gioco dell’ offerta e della domanda, questa cultura generale, per il solo fatto che farà di ciascun operaio un uomo, nel senso più elevato del termine, accelererà la rivoluzione emancipatrice rendendo insopportabile al proletariato il giogo che pesa sulle sue spalle e che non sopporta oggi che per ignoranza. La scienza genera necessariamente dei rivoluzionari; è per questo che il Partito operaio si preoccupa di metterla alla portata della classe che ha per missione di affrancarla.”” (pag 75)”,”MFRx-269″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul MESA José BROUSSE Paul MALON Benoît DEVILLE Gabriel JACLARD Victor CAMESCASSE Léon ENGELS Friedrich, correspondance inédite réunie par Emile BOTTIGELLI”,”La naissance du Parti ouvrier francais.”,”RC Contiene: Lettera di Engels a Bernstein del 25 ottobre 1881, di Engels a Marx del 13 gennaio 1882. Euro 10.0″,”MFRx-302″ “GUESDE Jules”,”Textes choisis. 1867-1882.”,”GUESDE Jules Lettera di Guesde a Marx. 1879. “”Même quand je me suis trouvé en désaccord avec vous au sujet de l’Internationale, j’ai toujours professé la plus vive admiration pour l’auteur du ‘Manifeste communiste’ et du ‘Capital’. Si je suis révolutionnaire, si je crois comme vous à la nécessité de la force pour trancher dans le sens collectiviste ou communiste la question sociale, je suis, comme vous, l’adversaire acharné des mouvements à la Cafiero… Comme vous, je suis persuadé qu’avant de songer à l’action, il faut avoir constitué un parti, une armée consciente, au moyen d’une propagande aussi active que continue. Comme vous enfin, je nie que la simple destruction de ce qui existe suffise à l’edification de ce que nous voulons, et je pense que, pendant plus ou moins longtemps, l’impulsion, la direction, devrait venir d’en haut, de ceux qui “”savent davantage. (…)”” [Jules Guesde, Textes choisis. 1867-1882, 1959] (pag 102)”,”MFRx-329″ “GUESDE Jules, a cura di Claude WILLARD”,”Textes choisis (1867-1882).”,”Contiene firma del curatore Claude Willard”,”MFRx-380″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”pag 126 128 GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998).”,”MFRx-270″ “GUESLIN André”,”Gens pauvres, pauvres gens dans la France du XIX siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”La giovinezza di Philippe Buchez (1796-1865) spiega in parte il suo orientamento ulteriore. Lui e la sua famiglia erano ostili alla monarchia e il ritorno dei Borboni li priva dei loro impieghi. Suo padre muore e questo evento spinge risolutamente il giovane Buchez verso l’ opposizione liberale. Parallelamente, il suo interesse per i più disagiati lo spinge a intraprendere degli studi medici. La lettura del ‘Nouveau Christianisme’, nel 1825, lo fa aderire al sansimonismo. Il suo interesse è naturalmente legato al contenuto della dottrina che esalta l’uomo al lavoro, ma pure allo sviluppo della stessa. Entra in seguito in dissidenza, volendo essere il difensore dell’ eredità autentica di Saint-Simon. Dopo la rivoluzione del 1830, diviene il capo di fila di una vera scuola di pensiero. Egli ricerca seempre la sintesi con il cristianesimo.”” (pag 165) “”Un’altra figura tradizionale della povertà è rappresentata dall’ infermo. Nelle società dell’ abbondanza, John Kenneth Galbraith evoca due casi di povertà, quello delle zone depresse e quello dei casi di povertà. In quest’ ultimo caso, egli intende le persone che, in seguito ad una deficienza fisica o mentale, sono colpite da povertà. E’ per eccellenza il caso dei “”bons pouvres”” del XIX secolo.”” Gli infermi ed altri storpiati costituiscono un elemento centrale del mondo della povertà dell’ ancien régime. In assenza di legislazione sociale nel corso del XIX secolo, gli invalidi restano delle prede facili per la povertà””. (pag 259)”,”MFRx-271″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”Cette forme de chômage se développe très vite à partir de 1973. Dans son rapport, Gabriel Oheix indique que le nombre de chômeurs de longue durée est passé d’environ 46.000 au début de l’année 1975, soit environ 6% de la population sans emploi à la recherche d’un emploi, à près de 180 000 au début de l’année 1980, soit environ 13% de cette même population. L’Etat s’emploie à indemniser le chômage mais il ne réussit pas à le faire indéfiniment. Et les chômeurs en fin de droits basculent alors dans la trappe de la grande pauvreté. Plus que jamais, le vocable de ‘nouveaux pauvres’ sert à les désigner, voire à les stigmatiser: le chômage touche essentiellement les jeunes, adiministrativemetn désignés comme moins de vingt-cinq ans et les travailleurs les moins qualifiés comme dans les années 1930. Une étude publiée par l’Observatoire du changement en mars 2002 révelait qu’au sein de la population ayant rompu ses liens sociaux on trouvait un peu plus d’un quart de jeunes de dix-huit à vingt-quatre ans alors que leur poids dans la population francaise ne dépassait pas 15%.”” (pag 278-279)”,”CONx-155″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-176″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-015-FV” “GUEZ Fabien”,”Come (non) farsi venire un infarto.”,”Fabien Guez, cardiologo, lavora all’ospedale parigino di Ambroise Paré. Appassionato di divulgazione su tematiche legate alla salute. Sportivo, maratoneta. “”E’ irritante non poter far comprendere a sufficienza che un’attività fisica ben gestita permette di evitare almeno l’80 per cento delle malattie e di allungare sensibilmente l’aspettativa di vita, di vivere meglio e più a lungo”” (pag 49)”,”SCIx-516″ “GUGLIELMO Matteo”,”Il Corno d’Africa. Eritrea, Etiopia, Somalia.”,”Matteo Guglielmo è dottore di ricerca in Studi africani e membro del Centro Studi sull’Africa contemporanea (CeSAC) presso l’Università Orientale di Napoli. Ha pubblicato pure: ‘Somalia: le ragioni storiche del conflitto’ (2008).”,”AFRx-115″ “GUIBERT Jacques Antoine Hippolyte, comte de”,”Eloge du Roi de Prusse. Par l’ Auteur de l’ Essai General de Tactique.”,”La guerra dei Sette anni (1756 – 1763) che farà emergere l’ esercito prussiano come il migliore d’ Europa, provoca un enorme aumento di interesse per la strategia da parte dei francesi. Tra i numerosi teorici della guerra che emergono nella seconda metà del XVIII secolo, Jacques de GUIBERT diventa il più celebre. Scrittore di talento, il suo Essai general de tactique (1772) è letto ed apprezzato sia da parte dei militari che dai filosofi. Questo successo permette au suo autore di diventare un habitué dei salotti parigini. In ‘Defense du systeme de guerre moderne’ (1779) ritornerà su alcune sue idee e si mostrerà più prudente che nel ‘Essai’. La dialettica è presente a tutti i livelli del pensiero guibertiano. La rivoluzione militare che preconizza nell’ Essais diventerà realtà con la rivoluzione francese del 1789 e la similitudine tra l’ esercito secondo GUIBERT e la Grande Armée di NAPOLEONE BONAPARTE è impressionante.”,”GERQ-045″ “GUIBERT Elisabeth”,”Voies ideologiques de la revolution francaise.”,”GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth è nata nel 1950, ex allieva dell’ ENS di Fontenay-aux-Roses, agrégée di filosofia, professore di filosofia in un liceo lavora ad una tesi di Stato dal titolo “”Ideologia e rapporti di classe nella rivoluzione francese””. “”Rivendicando dopo Turgot il diritto per i commercianti di prestare ad interesse, i liberali dell’ Ancien Regime finiscono per dare il tenore di questa implicazione del privato nel pubblico, del particolare nell’ universale: la circolazione che alimenta tutti gli organi del corpo economico, può essere alimentata solo se i capitali trovano, oltre ad una prospettiva di arricchimento, un interesse immediato””. (pag 253)”,”FRAR-303″ “GUIBERT Jacques de, comte”,”Ecrits militaires, 1772-1790. Essai general de tactique (1772) et traite de la force publique (1790).”,”””Il saggio di tattica è un libro opportuno per formare grandi uomini””, Napoleone “”Le opere del Colonnello de Guibert sono i compagni della mia gloria””, Washington “”Il saggio di tattica è un’ opera di genio””, Voltaire Senza GUIBERT (1743-1790) non ci sarebbe stato CLAUSEWITZ. Ufficiale esemplare, aveva assimilato la lezione della disfatta di Rossbach, e spinse per una riforma audace dell’ esercito francese fondata su una rivoluzione politica. Nel suo saggio generale di tattica (1772) GUIBERT fu profetico, prevedeva la nascita di guerre nazionale e pure di guerre totali. Un generale trarrà pieno profitto dalla sua opera: Napoleone Bonaparte. Trent’anni prima aveva preannunciato Iena. Tra le opere principali di GUIBERT figura anche il ‘Traité de la force publique’ (1790) scritto all’ inizio de una rivoluzione che aveva anticipato.”,”FRQM-032″ “GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth”,”Dal feudalesimo al capitalismo. Transizione rivoluzionaria o sistema transitorio?”,”Si discute tra l’altro il saggio di R. Robin ‘La natura dello Stato alla fine dell'””Ancien Regime””: formazione sociale, Stato e transizione’, in “”Studi storici””, 1973, n. 3, pp. 642 sgg.; e quello di K. Takahashi, ‘La place de la Revolution de Meiji dans l’histoire agraire du Japon’, in “”Revue historique””, CCX, ott-déc. 1957, pp. 229-270 J. Egret, ‘La Pré-Révolution française, 1787-1788, Paris, 1962 M. Gefter, Lénine et la perspective historique au debut du XX siècle (essai methodologique), in “”Recherches Internationales””, n. 62, p. 109″,”STOx-016-FGB” “GUICCIARDINI Francesco”,”Le più belle pagine di Francesco Guicciardini. Scelte da Giuseppe Prezzolini.”,”Guicciardini, Francesco (Firenze 1483 – Arcetri, Firenze 1540), storico, uomo politico e pensatore italiano. Dopo aver compiuto studi giuridici a Pisa, nel 1506 si avviò a una brillante carriera nell’avvocatura e, nel 1512, fu nominato ambasciatore presso la corte di Ferdinando il Cattolico, in Spagna. Tornato nel 1514 a Firenze, dove intanto i Medici avevano ripreso il potere sotto la protezione degli spagnoli, nel 1516 entrò al servizio di Leone X (Giovanni de’ Medici), che lo fece governatore prima di Modena, quindi di Reggio e Parma, e infine commissario dell’esercito pontificio. Nel 1523 Clemente VII (Giulio de’ Medici), di cui godeva dell’amicizia e del favore, lo nominò presidente della Romagna. Fu in quelle circostanze, nel vigore con cui affrontò l’anarchia delle regioni sotto il suo controllo, che dimostrò grandi capacità organizzative e di comando. Più significativa ancora fu la sua azione diplomatica nella complessa situazione prodottasi nel territorio italiano come conseguenza delle lotte per l’egemonia europea. Si adoperò infatti per creare, con un rovesciamento degli attuali schieramenti, una lega tra papato, stati italiani e Francesco I di Francia contro il reale pericolo costituito da Carlo V, che tendeva a un’assoluta supremazia imperiale sull’Italia. Ma la lega fu sconfitta, i mercenari tedeschi di Carlo V saccheggiarono Roma (1527), i Medici furono temporaneamente cacciati da Firenze, e su Guicciardini, ritiratosi nella villa del Finocchieto, piovve la condanna del papa da un lato e, dall’altro, dei suoi concittadini, restauratori di una nuova repubblica fiorentina. I suoi beni vennero confiscati e Guicciardini si trasferì nel 1529 a Bologna e in seguito a Roma. Recuperato il favore di Clemente VII e ripristinata la signoria medicea a Firenze, tornò nel 1534 a Firenze e assunse il ruolo di consigliere e luogotenente del duca Alessandro, ma dopo l’assassinio di questi, pur essendo fautore della successione di Cosimo de’ Medici, venne tenuto in disparte. Si ritirò allora nella sua villa di Arcetri, dove la morte lo raggiunse nel 1540 mentre lavorava alla monumentale Storia d’Italia, iniziata nel 1535. Non si sa se intendesse pubblicarla, dal momento che già altri importanti scritti (Ricordi politici e civili, 1528-1530; Considerazioni intorno ai “”Discorsi”” del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio, 1528; oltre alle giovanili e incompiute Storie fiorentine, 1508-1510), recuperati dopo la sua morte, erano rimasti fra le sue carte. Guicciardini era una mente portata all’intuizione pratica più che ai grandi progetti ideologici e diffidava, anzi, delle tesi perentorie e delle teorie di principio. Privo di una dottrina organica e coerente, era convinto dell’importanza di interpretare gli eventi con duttilità, risolvendo i problemi contingenti in maniera flessibile. Tale pragmatismo era proprio anche di Niccolò Machiavelli, ma, al contrario di questi, Guicciardini non credeva che i rapporti fra gli uomini e i fatti della storia dipendessero da leggi fondamentali e assolute. In questa dimensione si muovono i Ricordi, raccolta di circa quattrocento fra osservazioni, massime e sentenze. Sottesa a questa stessa visione della vita, e quasi pretesto per riflettere sulla complessa natura umana, è la vasta e ricca Storia d’Italia, che, pur trattando materia coincidente con l’autobiografia (gli eventi fra il 1492 e il 1534), si presenta, per lo scrupolo documentario e l’obiettiva analisi dei fatti, come una delle opere fondanti della moderna storiografia europea. “”Guicciardini, Francesco,”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”ITAG-009″ “GUICCIARDINI Francesco; a cura di Gian Franco BERARDI”,”Antimachiavelli.”,”””E’ vera conclusione che le calunnie solo detestabili, ma tanto naturale in una città libera, che è difficile e forse impossibile el levarle; perché quando nasce uno carico falso contro a uno cittadino, che può nascere per malignità di chi ne è autore ed anche per errore, come si può provedere che non si allarghi alla moltitudine, la quale è più inclinata a credere el male che el bene?”” (pag 49).”,”TEOP-141″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi.”,”””… in quanto i ricordi di B (della serie B, ndr) nelle loro linee essenziali erano già stati composti nel 1523, se non prima ancora: tra gli e gli altri stanno gli anni più intensi e più tragici della vita di Guicciardini, e in special modo quel periodo di raccoglimento e di ripiegamento su sé medesimo che seguì la catastrofe della Lega e i rivolgimenti di Firenze. Da quella nuova meditazione hanno avuto origine questi Ricordi, nei quali la convinzione dell’ autore e la sua stessa personalità si afferma con magior risolutezza”” (pag 57).”,”ITAG-118″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. IV. Libri IX-X-XI.”,”Il pontefice delibera d’ assaltar Genova cap: III (Libro IX) Il Duca d’ Urbino ammazza il cardinal di Pavia. Dolore del papa. (Libro IX) Enrico VIII appoggia famiglia Medici (Libro XI) Cardinale de’ Medici è fatto nuovo Papa (Leone X) (Libro XI) Genova ridotta in potestà dal Re di Francia. (Libro XI) Cardinali privati del Cappello, pel Concilio di Pisa, son restituiti alla dignità. Sussidi del Papa a Cesare.”,”ITAG-132″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. VI. Libri XV-XVI-XVII.”,”””Desidererei ed io con ardore pari a quello degli altri, che in un tempo medesimo si ricuperasse la Borgogna, e si stabilissero i fondamenti di dominare Italia; ma conosco che chi così presto vuole tanto abbracciare, va a pericolo di non stringere cosa alcuna; e che nessuna ragione comporta, che il Re di Francia liberato vi attenga tant’ importanti capitoli. Non sa egli che se è vi restituisce la Borgogna, che vi apre una porta di Francia? E che in potestà vostra sarà sempre di correre insino a Parigi? E che avendo voi facultà di travagliare la Francia da tante parti, che sarà impossibile, ch’ei vi resista? Non sa egli, ed ognuno, che il consentirvi, che voi andiate armato a Roma, che voi mettiate il freno a Italia, che voi riduciate in arbitrio vostro lo Stato spirituale, e temporale della Chiesa, è cagione di raddoppiare la vostra potenza? Che mai più vi possano mancare nè danari, nè armi da offenderlo, e ch’egli sia necessitato ad accettare tutte le leggi, che a voi parrà d’imporgli?””. (pag 169, Orazione di Mercurio Gattinara Gran Cancelliere, nella quale dissuade Cesare dal fare accordo col Re di Francia e lo persuade a far lega col Papa e con i Veneziani, è in qualche parte introdotta dal Giovio, che lo chiamò Mercurino, benché non come Orazione, ma come consiglio, nel quale non è tanto artifizio, tanto nervo, né tanta veemenza)”,”ITAG-133″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi Diari Memorie.”,”GUICCIARDINI Francesco Firenze. “”Ricordo come essendo le cose di Italia molto sviluppate [complicate] e la città in grande sospensione per essere molto minacciata dal papa, e trovandosi da una parte el re di Francia potentissimo nelle cose di Italia per essere signore del ducato di Milano, di Genova, ed avere lo stato di Bologna, a sua requisizione; da altra, essendosi fatta nuova lega tra ‘l papa, re di Spagna, che era signore del reame di Napoli, e viniziani, e dubitandosi di futura guerra, la città, benché dependessi da Francia, pure deliberando trattenersi col re di Spagna con chi ancora era in confederazione insino a giugno, (….)”” (pag 92)”,”ITAG-218″ “GUICCIARDINI Nicolò”,”Newton. Un filosofo della natura e il Sistema del Mondo.”,”Nicolò Guicciardini laureato a Milano in fisica e filosofia, insegna storia della scienza presso l’Università degli Studi di Bergamo.”,”SCIx-449″ “GUICHARD Jean”,”El Marxismo. Teoría y práctica de la revolución.”,”Proudhon il “”Feuerbach “” del socialismo (pag 260) “”En su carta de 1865 sobre Proudhon dice Marx: “”En su escrito (“”Qué es la propiedad?””), Proudhon es respecto a Saint-Simon y Fourier algo así como lo que es Feuerbach respecto a Hegel. Comparado con Hegel, Feuerbach es muy pobre. Sin embargo el “”tras Hegel”” marcó una época porque dio relieve a ciertos puntos poco agradables para la conciencia cristiana y para el progreso de la crítica, aunque Hegel lo había dejado todo en un claro-oscuro místico””. (1)””. (pag 260) (1) Cartas sobre el Capital”,”MADS-428″ “GUICHARD Jean”,”Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution.”,”In apertura (pag 1): Dialogo tra Paul Lafargue e Lenin citato da G. Walter, ‘Lenine’, p. 42 Lettera di Marx a Oppenheim, agosto 1842 (sul metodo). “”Une question actuelle a ceci de commun avec toute question justifiée par son contenu et par là même rationelle, que la principale difficulté qu’elle présente n’est pas la réponse à y faire mais la manière dont il faut la poser. De ce fait une vraie critique comporte une analyse, non des réponses mais des questions. De même que la solution d’une équation algébrique est donnée dès qu’elle est clairement et correctement posée, la réponse à une question est indiquée dès que celle-ci constitue une question réelle. L’histoire ne connaît pas d’autre méthode de résoudre d’anciennes questions que d’y répondre par des questions nouvelles. Les mots qui donnent la clé de l’énigme de chaque époque sont de ce fait aisés à trouver: ce sont les questions du jour”” (Marx, lettre à Oppenheim, août 1842) [(in) Jean Guichard, Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution, 1968] (pag 1)”,”MADS-667″ “GUICHETEAU Gerard”,”Hitler et Staline montent en ballon.”,”””Storia vera del favoloso incontro del nazismo e dello stalinismo sotto le luci del Cremlino e di quello che avvenne ai regni di Polonia, di Finlandia, di Estonia e delle altre nazioni di Curlandia durante il detto incontro, notamente il 23 agosto e 29 settembre del 1939, aumentata dai commentari di un testimone col dono dell’ ubiquità e del racconto delle umiliazioni subite da qualche cittadino di queste nazioni e di altre, misteriosamente colpite a mille leghe di distanza dal terrore che ne seguì.”” “”Il primo articolo del trattato somigliava ad una definizione di un cattivo dizionario. Le due parti consideravano come limiti dei loro interessi nazionali reciproci… la linea tracciata sulla carta congiunta. Schulenburg cerca la carta con gli occhi. Non la trova. Senza dubbio essa è ancora nella sala da pranzo di Molotov che aveva trasformata in laboratorio di cartografia. Con ciò si era rassegnato… Non c’era alcun dubbio che le due parti si erano fermate alla linea dei fiumi Pissa, Narew, Bug e San, e che la Russia abbandonava la Vistola. C’erano ancora delle frizioni a proposito di San e della determinazione della sua fonte…””. (pag 163)”,”RAIx-197″ “GUIDA Francesco”,”La Russia e l’ Europa centro-orientale, 1815-1914.”,”Francesco GUIDA è professore straordinario dell’ Europa Orientale presso la Facoltà di Scienze politiche di Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni: L’Italia e il Risorgimento balcanico (1984), ‘Mezzo secolo di “”socialismo reale””‘ (1997). Mito di Garibaldi in Europa Orientale. “”Anni prima alcuni patrioti bulgari avevano preso contatto con Mazzini (era stata fondata anche una Giovane Bulgaria) e Garibaldi. Le imprese del secondo anche in Bulgaria, come in tutta l’ Europa centro-orientale, ebbero una vasta eco, dando vita a un vero mito, paragonabile a quello novecentesco di Che Guevara. Più di un candidato nelle prime elezioni bulgare svoltesi nel 1878 si fregiò del soprannome Garibaldito (il Garibaldi). Le insurrezioni bulgare del 1875 e 1876 che tanto colpirono l’ opinione pubblica europea, facendo da spunto per le vicende diplomatiche e militari già descritte, non furono dunque eventi inattesi.”” (pag 77)”,”EURC-070″ “GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, saggi; interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II.”,”Saggi di GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI Contiene tra gli altri i saggi: -Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra (pag 169-191) – Roberto Vivarelli, Rivoluzione e reazione in Italia negli anni 1918-1922 (pag 301-244) – Piero Melograni, Lenin e la prospettiva rivoluzionaria in Italia (pag 281-306) Il giudizio sulla crisi “”Kautsky aveva caratterizzato il suo ruolo di teorico della socialdemocrazia tedesca dopo la fine dell’era di Bismarck proprio per il fatto di presentarsi come «profeta» della «crisi del capitalismo». Fra il programma di Erfurt del 1891, di cui era stato, insieme con Bernstein, l’estensore, e l’opuscolo del 1909, ‘La via al potere’, Kautsky non fece altro che esprimere la convinzione che qualsiasi grande crisi sociale che avesse coinvolto la Germania e l’Europa si sarebbe risolta in una rivoluzione socialista. Il che stava a dire che, a suo giudizio, la «natura della crisi» sarebbe stata tale da segnare una crisi del sistema capitalistico; che non vi sarebbe stato da attendersi una ulteriore fase di sviluppo capitalistico, e che l’avvenire apparteneva quindi al socialismo. Una guerra imperialistica sarebbe stata la tomba del capitalismo e la culla della rivoluzione. Nell’opuscolo del 1909, Kautsky sintetizzò il suo pensiero stabilendo alcuni nessi essenziali: ormai – disse – una rivoluzione è «possibile solo come rivoluzione ‘proletaria’»; il tipo di governo che occorre è il «dominio esclusivo» del proletariato (con questa espressione egli intendeva la «dittatura del proletariato»); vi è una sola «alternativa» storico-universale: fra imperialismo e socialismo, cioè fra la politica della borghesia e quella del proletariato (K. Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1920, pp. 26, 28, 151). E’ noto che Lenin e Trotsky, nel corso delle successive controversie con Kautsky, rimproverarono al teorico socialdemocratico di avere abbandonato e quindi «rinnegato» le tesi rivoluzionarie espresse nel saggio del 1909. Non starò qui a ricordare su quali equivoci interpretativi poggiasse l’atteggiamento dei capi della rivoluzione bolscevica nei confronti di Kautsky (mi permetto a proposito di rinviare al mio libro ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938’); ma è certo che negli anni successivi Kautsky pervenne a posizioni diverse sulla natura della crisi capitalistica e sulle sue prospettive per le forze socialiste. Alcuni «segni» di questo mutamento sono da individuarsi in effetti già prima del 1909, e da connettersi alla disillusione provata in seguito alla sconfitta elettorale che la socialdemocrazia aveva subito nel 1907. Kautsky si trovò a dover registrare che l’imperialismo e il colonialismo avevano avuto una «forza di richiamo» presso «larghe masse» assai superiore a quella che la socialdemocrazia e lui stesso avessero previsto (‘Der 25 Januar’, in «Die neue Zeit», XXV, 1906-1907, vol. I, pp. 588-89). Ora qual era il significato di questa «forza di richiamo», quali potevano essere le implicazioni per lo scontro fra politica imperialistica della borghesia e politica del proletariato? Un altro segno inquietante Kautsky lo aveva colto in anni ancora precedenti, nel 1904, allorché era stato spinto alla conclusione che, nel corso delle lotte politiche e sociali in Germania, ma non solo in questa, la piccola borghesia messasi al carro del grande capitale finanziario, stava diventando «la truppa scelta della reazione» (‘Wie weit ist das kommunistische Manifest veraltet?’, in «Leipziger Volkszeitung», 23 luglio 1904). La conclusione che, comunque, Kautsky aveva tirato era stata in un primo tempo tale da non modificare la sua concezione sulla «natura» della crisi: la forza del proletariato è destinata a crescere, anche se questo va incontro, proprio per la sua politica rivoluzionaria, ad un crescente isolamento; la borghesia, a sua volta, esprime con l’imperialismo la sua condanna storica”” [Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra ] [(in) Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II, Roma, 1978] (pag 171-172)”,”RIRO-291-B” “GUIDETTI Massimo STAHL Paul H. a cura, saggi di DEMELIC Fedor KRAUSS Friedrich S. EVSTATIEV GESOV Ivan SAVOV BOBCEV Stefan KOVALEVSKY Maxim MEITZEN August PÍC J. Ladislav TAGÁNY Karl VON HAHN Joann Georg SUMMER MAINE Henry ENGELS Friedrich LE PLAY Frédéric VON HAXTHAUSEN August VON MIASKOWSKI August DE LEVELEYE Emile ERRERA Paul SEEBOHM Frederic DUPIN CORDIER Eugène ALTAMIRA Y CREVEA Rafael CASTILLEJO Y DUARTE José RUBEN Ernst”,”Il sangue e la terra. Comunità di villaggio e comunità familiari nell’Europa dell’800.”,”Attraverso resoconti di viaggio o sistesi di ricerche effettuate sul campo, viene qui presentata la vita e l’organizzazione sociale tradizionale dei contadini europei, quale ancora nell’ottocento era dato incontrare e studiare in vaste regioni d’Europa. Massimo Guidetti, nato a Milano nel 1946. Laureato in giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha inizialmente svolto ricerche sul problema delle economie di transizione, compiendo una analisi di caso mediante un soggiorno in Corea del nord. Nel 1972-73 ha lavorato a Praga, con una borsa di scambio, dove ha svolto una ricerca storica sugli aspetti sociali e religiosi della vita boema tra ‘500 e ‘600. Successivamente ha collaborato con studi ed indagini dirette di carattere etnostorico ad una ricerca internazionale promossa dalla presidenza dello Zaire occidentale. Dal 1974 all’estate 1976 ha lavorato presso l’Istituto ISTRA di Milano, dove ha svolto corsi di metodologia della storia ed ha avviato la costituzione di un gruppo di lavoro sulle forme comunitarie in Italia. Oggetto centrale della sua ricerca sono le forme di vita e le strutture economiche e sociali comunitarie. Paul Henri Stahl, nato a Bucarest (Romania) nel 1925. Ha studiato sociologia con i professori Dimitri Giusti e Henri H. Stahl. É stato successivamente collaboratore e poi direttore del Centro di ricerche psico-medico-pedagogiche di Bucarest; collaboratore dell’Istituto di storia dell’Arte dell’Accademia rumena; capo della sezione di storia dell’Arte, folclore ed etnologia dell’Istituto romeno di studi sud-est europei. Dal 1970 è ordinario dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, membro del Laboratorio di antropologia sociale del Collegio di Francia ed incaricato all’Université René Descartes (Sorbona). Il suo lavoro è indirizzato allo studio delle società contadine balcaniche, quali sono esistite negli ultimi tre secoli.”,”EURC-029-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, saggi di F. BURGARELLA S. CHIERICI R. FONTAINE G. PENCO P.P. POGGIO M. ROUCHE”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 1. L’Europa barbara e feudale.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-074-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, Saggi di P. BISCOTTINI F. BONICALZI E. CELLANI L. MEZZADRI P. PASCAL P.P. POGGIO P. REPETTO”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 4. Il Barocco e gli inizi dell’assolutismo.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-075-FL” “GUIDI Marco E.L.”,”Il sovrano e l’imprenditore. Utilitarismo ed economia politica in Jeremy Bentham.”,”GUIDI-MEL (Lucca, 1958) è dal 1987 ricercatore in Storia delle dottrine economiche presso l’ Università “”G. D’ANNUNZIO”” di CHIETI, facoltà di Scienze politiche (sede di TERAMO). BIBLIOGRAFIA: – “”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto””, in ANNALI della FONDAZIONE LUIGI EINAUDI, (XVII, 1983). – “”Le citoyen Bentham, ‘raisonnable censeur des lois’, et l’economie de la révolution française””, in Economies et sociétés””, n. 7-8-9, 1990.”,”FILx-109″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999. Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) “”Tuttavia diverse ragioni invitano a inserire la riflessione di Labriola nel fluire della storia dell’economia politica. Anzitutto è evidente che è ben difficile professarsi marxisti senza svolgere un serio ragionamento sulla scienza economica, se non altro perché il ‘Capitale’ di Karl Marx, condensato di ricerca storica e teorica e frutto di una precisa metodologia, ha come sottotitolo “”critica dell’economia politica””. Se è forse infondato sostenere, come farà Croce sul finire degli anni trenta, che il marxismo italiano “”nasce e muore”” con Labriola, visto che nel nostro paese il marxismo ha avuto una storia anche dopo la scomparsa del filosofo (avvenuta nel 1904), è certo però che il cassinate è l’unico intellettuale accademico, nell’Italia di fine Ottocento, e di conseguenza il primo, ad accettare la teoria del valore di Marx. La riflessione labriolana, infine, potremmo dire che si sofferma in modo particolare sui problemi metodologici che concernono la scienza economica: non è secondario il fatto che egli scriva che il marxismo “”è soltanto un metodo di ricerca e di concezione””. (…) Il marxismo di Labriola si definisce negli anni successivi all’inizio del carteggio con Friedrich Engels, ovvero dopo il 1890 (1). In precedenza il filosofo non nasconde simpatie per Achille Loria, economista critico della teoria del valore di Marx, ma anche uno dei tramiti più importanti, negli anni ottanta, di penetrazione del marxismo in Italia. Non è forse eccessivo affermare che l’adesione al marxismo coincide per Labriola con l’approfondimento dello studio dell’economia politica, come comprovano quegli scritti di poco anteriori al 1890 che inneggiano al socialismo appellandosi a una economia politica dai contorni assai vaghi e che risentono dell’impronta, per un verso, degli storicisti tedeschi e, per un altro verso, dei noti scritti di Louis Blanc sul “”diritto al lavoro””. Dal 1890 il marxismo di Labriola è imperniato sulla accettazione della teoria del valore di Marx. La complessa e intensa discussione (italiana e internazionale) sul problema della cosiddetta trasformazione dei valori in prezzi, ovvero su quella che viene presentata come la coerenza interna della teoria del valore di Marx, lascia immutata la convinzione di Labriola circa la legittimità della posizione marxiana”” [Luca Michelini, ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo] [(in) ‘Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925’, Annali Feltrinelli, 2001] [(1) ‘La prima lettera di Labriola a Engels è del 3 aprile del 1890 (…)’] (pag 402-404) Antonio Labriola Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. bussola Disambiguazione – “”Labriola”” rimanda qui. Se stai cercando il Labriola politico ed economista, vedi Arturo Labriola. bussola Disambiguazione – Se stai cercando il Labriola politico e giurista, vedi Silvano Labriola. Antonio Labriola Antonio Labriola (Cassino, 2 luglio 1843 – Roma, 12 febbraio 1904) è stato un filosofo italiano, con particolari interessi nel campo del marxismo. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Il pensiero 3 Note 4 Bibliografia 4.1 Opere 4.2 Studi 5 Voci correlate 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica sorgente] Nacque da Francesco Saverio, insegnante ginnasiale di lettere, e da Francesca Ponari. Nel 1861 si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli, città nella quale la famiglia si era trasferita. Qui studia con gli hegeliani Augusto Vera e Bertrando Spaventa, il cui appoggio gli procura nel gennaio del 1864 un posto di applicato di pubblica sicurezza nella segreteria del prefetto. Già il 3 maggio 1862 finisce di scrivere Una risposta alla prolusione di Zeller, un’opera in cui osteggia il neokantiano Eduard Zeller, professore dell’Università di Heidelberg, grande storico della filosofia greca; contro ogni ipotesi di un ritorno a Kant, Labriola rivendica l’attualità dell’hegelismo. Tuttavia lo scritto fu pubblicato postumo, nel 1906. Labriola non concluse gli studi universitari: nel 1865 conseguì il diploma di abilitazione e insegnò nel ginnasio Principe Umberto di Napoli; il 23 aprile 1866 sposa Rosalia Carolina von Sprenger, una palermitana di origini tedesche e di confessione evangelica, maestra nella scuola “”Garibaldi”” di Napoli, da cui ebbe tre figli: Michelangelo Francesco, Francesco Felice Alberto e Teresa Carolina. Di quest’anno è il saggio, premiato dall’Università di Napoli, sull’Origine e natura delle passioni secondo Spinoza, che mostra già, nell’interesse del filosofo olandese, unito ai contemporanei studi della filosofia di Ludwig Feuerbach, una significativa presa di distanze dall’idealismo in favore del materialismo. Nel 1869 scrive il saggio La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, premiata nel 1871 dalla Reale Accademia di Scienze morali e politiche di Napoli. Consegue la libera docenza in filosofia della storia e si mette in aspettativa in attesa di ottenere un incarico nell’Università; scrive la dissertazione Esposizione critica della dottrina di G. B. Vico e collabora con il giornale svizzero “”Basler Nachrichten””, al quale invia corrispondenze politiche, al quotidiano napoletano “”Il Piccolo””, fondato e diretto da Rocco De Zerbi, futuro deputato e leader dell’Unione liberale, un gruppo politico al quale Labriola aderisce. Entra anche nella redazione della “”Gazzetta di Napoli”” e, nel febbraio 1872, in quella de L’Unità Nazionale, diretta da Ruggiero Bonghi, al Monitore di Bologna e alla Nazione di Firenze, nella quale escono nell’estate del 1872 le sue dieci Lettere napoletane. Nel 1873 si dichiara herbartiano in psicologia e in morale, pubblicando a Napoli i saggi Della libertà morale, dedicata ad Arturo Graf e Morale e religione. Trasferitosi nel 1873 a Roma, ove muore di difterite il figlio Michelangelo, supera nel 1874 il concorso alla cattedra di filosofia e pedagogia all’Università di Roma. Nel 1876 pubblicò il saggio Dell’insegnamento della storia e l’anno dopo è direttore del Museo di istruzione e di educazione: sono anni in cui Labriola mostra un particolare impegno verso il miglioramento del livello professionale degli insegnanti e la diffusione dell’istruzione di base della popolazione, inteso come primo passo per una maggiore democrazia del paese. A questo scopo s’informa sugli ordinamenti scolastici dei paesi europei: nel 1880 pubblica gli Appunti sull’insegnamento secondario privato in altri Stati e nel 1881 l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Contemporaneamente Labriola abbandona le convinzioni politiche di moderato liberalismo per approdare a posizioni radicali: oltre alla lotta all’analfabetismo, auspica l’intervento dello Stato nell’economia, una politica sociale di assistenza ai poveri, il suffragio universale che permetta anche a candidati operai l’ingresso al Parlamento. Nel 1887 ottiene la cattedra di filosofia della storia all’Università di Roma e inizia un corso di storia del socialismo. A seguito di notizie che danno imminente la stipula del Concordato con il Vaticano, Labriola tiene all’Università la conferenza Della Chiesa e dello Stato a proposito della conciliazione, considerando una minaccia per la libertà di pensiero ogni accordo con la Chiesa, temendone l’ingerenza nella vita pubblica italiana; il 18 novembre 1887 il quotidiano romano La Tribuna pubblica una sua lettera in cui, tra l’altro, scrive di essere «teoricamente socialista ed avversario esplicito delle dottrine cattoliche» e il 22 gennaio 1888, nella conferenza Della scuola popolare, auspica l’abolizione dell’insegnamento religioso. Il 2 marzo 1888, sul giornale Il Messaggero, depreca l’uso della forza pubblica contro le manifestazioni; il 16 dicembre tiene agli operai di Terni un discorso su Le idee della democrazia e le presenti condizioni dell’Italia, in cui afferma di impegnarsi personalmente in politica e dichiara di desiderare un «governo del popolo mediante il popolo stesso» e la formazione di un grande partito popolare. Il 2 maggio 1890 scrive che «I parlamenti, come forma transitoria della vita democratica d’origine borghese, spariranno col trionfo del proletario» e il 20 giugno tiene nel Circolo operaio romano di studi sociali il discorso Del socialismo commemorando la Comune di Parigi. Nell’ottobre Labriola saluta il congresso della socialdemocrazia tedesca a Halle scrivendo che «Il proletariato militante procederà sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed l’abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze». Nel 1890 entra in rapporto epistolare con Engels, che conoscerà nel 1893 a Zurigo, e con i maggiori dirigenti socialisti europei, Kautsky, Liebknecht, Bebel, Lafargue, mentre rimprovera a Filippo Turati, il più prestigioso leader socialista italiano e direttore della rivista Critica sociale, superficialità teorica e arrendevolezza nei confronti degli avversari politici. Vuole che il Partito socialista, che deve nascere ufficialmente con il Congresso di Genova del 14 agosto 1892, sia un partito di operai e non di intellettuali positivisti borghesi. Vede nei Fasci siciliani un concreto esempio di socialismo popolare e rivoluzionario e lamenta che il marxismo non riesca a essere compreso in Italia. Nell’anno accademico 1890-1891 fa lezione sul Manifesto di Marx ed Engels e scrive a quest’ultimo, nel gennaio del 1893, di star facendo un nuovo corso «su la genesi del socialismo moderno» ma di non riuscire a risolversi a scriverne un saggio per l’ignoranza su tanti «fatti, persone, teorie, etc, che sono tante fasi, tanti momenti né sentiti né conosciuti in Italia», come ribadisce il 7 maggio a Victor Adler che «il marxismo non piglia piede in Italia». Su sollecitazione del Sorel, scrive In memoria del Manifesto dei comunisti, il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, terminato il 7 aprile 1895, che esce in francese sulla rivista del Sorel, Le Devenir social; lo spedisce a Engels in luglio, ricevendone le lodi. Anche il giovane Croce – che ne promuove la stampa in Italia – ne è influenzato tanto da attraversare il suo pur breve periodo di adesione al marxismo. Nei due anni successivi Labriola scrive altri due saggi, Del materialismo storico, dilucidazione preliminare e Discorrendo di socialismo e di filosofia. È sepolto presso il cimitero acattolico di Roma. Il pensiero[modifica | modifica sorgente] Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore dell’idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell’idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo. L’approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è più aperto dell’approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane. Era necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia. Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica’, nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e materiale “”prassi”” umana. La sua descrizione del marxismo come “”filosofia della prassi”” verrà ripresa infatti nei Quaderni dal carcere di Gramsci. In pedagogia Labriola avvertì l’esigenza collettiva dei tempi nuovi, il bisogno di una scuola popolare che servisse da reale tessuto connettivo dell’Italia post-unitaria, una lotta dunque per la civiltà, mezzo e fine dell’evoluzione morale (e complessiva) delle classi subalterne. Nella monografia Dell’insegnamento della storia, del 1876, dedicata alle più importanti questioni della pedagogia generale, Labriola aveva asserito la centralità dell’ educazione alla socialità: il metodo pedagogico doveva essere quello della ricerca critica e di dibattito e di sperimentazione, unica via capace di condurre alla padronanza del pensiero logico-razionale e in grado di formare personalità aperte alla ricerca e al confronto (non a caso i primi studi di Labriola erano stati rivolti a Socrate e al metodo socratico). Traducendo in un linguaggio pedagogico moderno, per Labriola era necessaria un’attenzione maggiore ai prerequisiti logici piuttosto che alla struttura interna disciplinare, che comunque va indagata attraverso quella che egli chiama un’epigenesi analitica. Celebre fu una sua conferenza tenuta nell’Aula Magna dell’Università di Roma il 22 gennaio 1888, discorso sollecitato dalla stessa Società degli Insegnanti della capitale, che poi ne curò la pubblicazione in opuscolo. Era necessario dare concretezza a piani di istituzioni scolastiche entro le quali le didattiche si sviluppassero non da una deduzione della teoria, ma come risultato di lotte politiche, di ideali sociali, di tradizioni storiche, di condizioni ambientali. Per Labriola proprio l’azione dell’ambiente storico sociale sugli uomini e la loro reazione ad esso costituiscono il tema dell’educazione. Per cui « le idee non cascano dal cielo ». Il metodo deve partire dalla prassi, dalla pratica e non dalle idee, dai principi astratti. Il nucleo essenziale della pedagogia della « prassi » sta nella percezione della connessione dell’opera educativa con le condizioni dello sviluppo economico-sociale. Trockij conobbe « con entusiasmo » l’opera di Labriola nel 1898, quand’era detenuto nel carcere di Odessa. Egli scrive nelle sue memorie che « come pochi scrittori latini, Labriola possedeva la dialettica materialistica, se non nella politica, dov’era impacciato, certo nel campo della filosofia della storia. Sotto quel dilettantismo brillante c’era vera profondità. Labriola liquida egregiamente la teoria dei fattori molteplici che popolano l’olimpo della storia guidando di lassù i nostri destini ». Trockij aggiunge che dopo 30 anni continuava a rimanergli in mente « il ritornello Le idee non cascano dal cielo ».[1] Note[modifica | modifica sorgente] ^ L. Trotzkij, La mia vita, 1961, p. 112. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Opere[modifica | modifica sorgente] Una risposta alla prolusione di Zeller, 1862 Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza, 1866 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, 1871 Della libertà morale, 1873 Morale e religione, 1873 Dell’insegnamento della storia. Studio pedagogico, 1876 L’ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Note, 1881 I problemi della filosofia della storia. Prelezione letta nella Universita di Roma il 28 febbraio 1887, 1887 Della scuola popolare. Conferenza tenuta nell’aula magna della Universita (domenica 22 gennaio 1888), 1888 Al comitato per la commemorazione di G. Bruno in Pisa. Lettera, 1888 Del socialismo. Conferenza, 1889 Proletariato e radicali. Lettera ad Ettore Socci a proposito del Congresso democratico, 1890 Saggi intorno alla concezione materialistica della storia In memoria del manifesto dei comunisti, 1895 (presente su Wikisource) Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, 1896 Discorrendo di socialismo e di filosofia. Lettere a G. Sorel, 1898 Da un secolo all’altro. Considerazioni retrospettive e presagi, 1925 L’università e la libertà della scienza, 1897 A proposito della crisi del marxismo, 1899 Scritti varii editi e inediti di filosofia e politica, raccolti e pubblicati da Benedetto Croce, 1906 Del materialismo storico e altri scritti, Milano, Milano, 2000, M&B Publishing Opere complete Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza (1862-1868), 1959 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele (1871), 1961 Ricerche sul problema della libertà e altri scritti di filosofia e di pedagogia (1870-1883), 1962 La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “Basler Nachrichten”, a cura e con Introduzione di S. Miccolis, Napoli, 1998. Carteggio. Voll. I-V, a cura di S. Miccolis, Napoli, 2000-2006. Da un secolo all’altro. 1897-1903, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, 2012 (Edizione nazionale delle Opere di Antonio Labriola – vol. XI) Studi[modifica | modifica sorgente] C. Fiorilli, Antonio Labriola. Ricordi di giovinezza, in «Nuova Antologia», 1º marzo 1906. G. Berti, Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954. E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani: 1875-1895, Milano, 1961. L. Cortesi, La costituzione del Partito socialista italiano, Milano, 1962. S. Neri, Antonio Labriola educatore e pedagogista, Modena, 1968. L. Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero, Bologna, 1968. D. Marchi, La pedagogia di Antonio Labriola, Firenze, 1971. L. Dal Pane, Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana, Torino, 1975 S. Poggi, Antonio Labriola. Herbartismo e scienze dello spirito alle origini del marxismo italiano, Milano, 1978. G. Trebisacce, Marxismo e educazione in Antonio Labriola, Roma, 1979 F. Turati, Socialismo e riformismo nella storia d’Italia. Scritti politici 1878-1932, Milano, 1979 N. Siciliani de Cumis, Scritti liberali, Bari, 1981. S. Poggi, Introduzione a Labriola, Roma-Bari, 1982. B. Centi, Antonio Labriola. Dalla filosofia di Herbart al materialismo storico, Bari, 1984. F. Livorsi, Turati. Cinquant’anni di socialismo italiano, Milano, 1984. F. Sbarberi, Ordinamento politico e società nel marxismo di Antonio Labriola, Milano, 1986. A. Areddu, Sulle lettere di A. Labriola a B. Croce (1895-1904), Firenze 1987. R. Martinelli, Antonio Labriola, Roma, 1988. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte prima), in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 1-2, pp. 11-25. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte seconda),in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 3-4, pp. 23-31. L. Michelini, “”Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo””, in “”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale 1870-1925″”, a cura di M. Guidi e L. Michelini, Annali della Fondazione Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 401-436 A. Burgio, Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia, Macerata, 2005 ISBN 88-7462-040-3. Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i Settecento anni della “Sapienza” (1303–2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904–2004), a cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, 2005. N. D’Antuono, Saggio introduttivo e commento a A. Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia, Bologna, 2006, CLXXIV-280 p., ISBN 88-95045-00-9. N. Siciliani de Cumis (a cura di), Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005–2006, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, 2007. S. Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010. N. Siciliani de Cumis, Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d’archivio, ricerche, didattica, Postfazione di G. Mastroianni, Pisa, 2011. A. Sanzo, Studi su Antonio Labriola e il Museo d’Istruzione e di educazione, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-891-2. A. Sanzo, L’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola. Carte d’archivio e prospettive euristiche, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-934-6. Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Pietro Mandré Altri progetti[modifica | modifica sorgente] Collabora a Wikisource Wikisource contiene opere originali di Antonio Labriola Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Antonio Labriola Collabora a Commons Commons contiene immagini o altri file su Antonio Labriola Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente] L’Archivio Antonio Labriola. Antonio Labriola nelle Carte dell’Archivio Centrale dello Stato. Stefano Miccolis, «LABRIOLA, Antonio» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 62, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004. Alberto Burgio, «Labriola, Antonio» in Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2012. (EN) Antonio Labriola Archive sul sito marxists.org.”,”ANNx-009″ “GUIDI Marco E.F. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo, saggi di”,”Annali della Fondazione Einaudi. Volume XVII – 1983.”,”Saggi di Marco E. L GUIDI Franco PICOLLO Gianpaolo ROSSINI Marina MURAT Mariella DEL-LUNGO Dario CASTIGLIONE Daniela GOBETTI Lucia CARLE Giuseppe BERTA Maurizio RIDOLFI Corrado MALANDRINO Angelo MICHELSONS Contiene i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544) “”Nel dicembre 1910, recensendo il libro di Pannekoek, Lenin affermava che “”le conclusioni di Pannekoek non si potevano non riconoscere del tutto giuste””. Un giudizio positivo, sebbene più avanti facesse notare come l’autore non si fosse mai servito di esempi presi dalla storia russa (50). Tuttavia ciò è sintomatico del fatto che in quegli anni andava delineandosi una sostanziale concordanza di comportamento politico tra bolscevichi e marxisti olandesi, confermato nel corso della scissione tra SDAP e SPD. Bolscevichi e olandesi erano entrambi caratterizzati, pur in situazioni politiche e contesti diversi, dall’adesione rigorosa ai principi rivoluzionari del marxismo. Non vi furono però tra loro contatti significativi prima della guerra mondiale, quantunque Lenin guardasse con attenzione all’evolvere della tendenza di sinistra all’interno del movimento operaio tedesco”” (pag 527-528) [(50) Lenin, I dissensi del movimento operaio europeo, in Opere, cit, vol XVI, 1965, p. 320. In effetti può destare stupore questa assenza di riferimenti negli scritti di Pannekoek. Ma ciò prova ancora una volta, non già una disistima dell’immensa portata degli avvenimenti russi del 1905, bensì la diversa impostazione teorica di Pannekoek, per il quale valeva soprattutto la legge e non il singolo caso esemplificativo] ; “”Diversi anni dopo, in ‘Stato e rivoluzione’ (79), analizzando l’esposizione kautskiana, Lenin rivelò che il teorico socialdemocratico aveva mistificato e snaturato il marxismo. Era stato invece Pannekoek a porre correttamente il problema, se cioè la macchina dello stato doveva essere mantenuta o distrutta e sostituita con nuovi organismi. Gli argomenti adoperati da Kautsky erano identici a quelli di Bernstein. Lenin addebitava a Pannekoek solo la scarsa chiarezza e concretezza delle formulazioni”” (pag 540) [(79) Lenin, Stato e rivoluzione, 1970, pp. 192 e segg.)]”,”ANNx-020″ “GUIDI Rita ZANICHELLI Francesco”,”L’abc di Internet.”,”Rita Guidi è nata e vive a Parma. Giornalista pubblicista, docente di lettere, si occupa ormai da anni di editoria elettronica e dirige una rivista ipertestuale e multimediale di attualità culturali, diffusa esclusivamente su Internet. Francesco Zanichelli è ricercatore presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Parma. Ingegnere elettronico, ha conseguito il dottorato di ricerca in Tecnologie dell’informazione. Svolge attività di ricerca nei settori della robotica e dei sistemi distribuiti.”,”SCIx-052-FL” “GUIDI Guido Antonio”,”La democrazia capovolta. Rivoluzioni colorate e conflitti nell’Europa dell’Est.”,”Guido Guidi si è occupato di processi democratici nell’ambito di un dottorato svoltosi persso l’Università di Genova.”,”EURC-135″ “GUIDI Marco E.L. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo”,”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto (Guidi); L’analisi monetaria in K. Wicksell (Picollo); Recenti sviluppi della teoria pura del commercio internazionale: la determinazione della specializzazione (Rossini); La moneta nei modelli di equilibrio economico generale: una rassegna (Murat); Le risorse economiche dell’assistenza a Genova: il patrimonio dell’Ospedale degli incurabili (secoli XVI-XIX) (Del-Lungo); Mandeville moralized (Castiglione); Sfera domestica e sfera politica nella riflessione del pensiero politico britannico del ‘700 (Gobetti); Lo spazio definito dalle alleanze. Mobilità e immobilità sociale in una comunità dell’Alta Langa dal XVII al XIX secolo (Carle); Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (Berta); Allargamento del suffragio e sviluppo delle organizzazioni politiche. La riforma elettorale del 1882 in Romagna (Ridolfi); Anton Pannekoek e il movimento social-democratico tedesco (1906-1914) (Malandrino); La crisi del Fordismo e le possibilità di sviluppo di un’industria a «specializzione flessibile» a Torino negli anni settanta e ottanta (Michelsons).”,”Contiene in particolare i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544)”,”ANNx-016-FP” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto”,”La contrattazione integrativa aziendale e di gruppo nel 1971.”,”GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto, degli uffici sindacali Cgil-Cisl-Uil”,”SIND-200″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Luca MICHELINI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925. Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) Altri saggi dedicati a Léon Walras, Giovanni Montemartini, Attilio Cabiati, Enrico Leone, agli echi del marginalismo austriaco negli anarchici e nei sindacalisti rivoluzionari italiani, Francesco Saverio Nitti giovane, Filippo Virgili”,”MITS-002-FSD” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni GIAMBARBA Eugenio LA-PORTA Alberto DRAGO Francesco VINAY Gianni”,”Movimento sindacale e contrattazione collettiva, 1945-1970.”,”Dono Mario Caprini”,”SIND-206″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”Rivista diretta da Lelio Basso Wittfogel, il ‘dispotismo orientale’ e «l’unilinearismo» di Marx ed Engels’ “”Per Wittfogel [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power’, Jale Up, 1957] il fenomeno stalinista sarebbe una variante moderna e quindi particolarmente efficace, di un modello di organizzazione sociale che fu specifico della Russia come di altri paesi non occidentali e del quale Marx e Engels in un primo tempo, Lenin, Plekhanov e altri in seguito, si accinsero ad analizzarne i caratteri. E’ noto che tale modello venne accolto da Marx fin dal 1850, dopo le letture di alcuni grandi economisti (Mill, Smith) che se ne erano precedentemente occupati. Egli lo incluse nel suo “”schema di evoluzione delle società”” sotto la rubrica “”modo di produzione asiatico”” (3). Osservando i caratteri delle società orientali, Marx e Engels, come i loro predecessori, erano rimasti colpiti dalla loro particolare struttura e dal loro immobilismo: assenza generale o quasi generale della proprietà privata della terra, esistenza quindi di comunità rurali, tipiche economie di auto-sussistenza, dominate però da uno Stato “”dispotico””. L’esistenza di uno Stato e quindi di una classe dominante a cui corrispondeva una certa struttura fondiaria, veniva giustificata dal fatto che tali società erano generalmente caratterizzate da imponenti costruzioni idrauliche grazie alle quali l’irrigazione permetteva la coltivazione e l’utilizzazione di terre originariamente aride. Ora, ecco l’originalità delle società orientali, ‘questo modello di organizzazione sociale non corrispondeva alle forme di proprietà fondiaria fino allora in Occidente’. Il modello di società “”asiatica”” presentava i caratteri di una società stratificata – presenza di una classe dominante e di una classe contadina sottomessa a uno stato centralizzatore, anche se le forme di utilizzazione comunitarie del suolo restavano quelle tipiche delle società primitive. I due caratteri, distinti nel primitivo schema di sviluppo delle società sulla base della storia occidentale, coesistevano in un solo modello. Tale “”a-tipicità”” rispetto ai modelli conosciuti in Occidente spinsero Marx a inserire la società asiatica nel suo schema di evoluzione a 5 stadi (4). ‘Egli la interpretò come un modello di passaggio tra le comunità primitive e il modo di produzione antico’ (5). A prima vista, Wittfogel non fa che riprendere la nozione marxiana e arricchirla di indicazioni storiche, giuridiche, sociologiche, etnografiche che mancano nell’abbozzo di Marx. Ma in effetti, attendendosi al progetto “”ideologico”” che muove tutta la ricerca, egli cerca di imbastire, a sostegno della sua interpretazione, un processo gigantesco contro il presunto atteggiamento “”machiavellico”” che il marxismo avrebbe assunto verso tale nozione a partire dallo stesso Marx. Analizzando le discussioni succedutesi in varie epoche tra marxisti (6), le posizioni contraddittorie assunte da Engels, il quale omise definitivamente il concetto nell”Origine della famiglia’ (7) sulla presunta ambiguità di Marx stesso, Wittofogel tenta di ricostruire storicamente l’atteggiamento storico del marxismo sfociato nelle posizioni ufficiali dello stalinismo, consacrate dal famoso dibattito del 1931 (8). Wittfogel vorrebbe dimostrare che il sostanziale e definitivo rifiuto della nozione elaborata da Marx esprime un chiaro disegno politico di cui furono perfettamente coscienti tutti i marxisti. Troppe erano le analogie per non fare dei giudiziosi accostamenti tra il dispotismo della società asiatica e il modello totalitario proposto dalla dittatura del proletariato. Tale preoccupazione sarebbe stata comune a tutti i marxisti. Marx preferì insistere sul tipo di produzione della società asiatica piuttosto che sulle sue istituzioni politiche per superare in tal modo le imbarazzanti difficoltà a cui egli andava incontro nell’elaborazione dello Stato socialista. Engels ne fu ancor più cosciente al punto di sopprimere definitivamente il concetto; così Lenin, così altri marxisti… La cautela teorica andò man mano accentuandosi con l’instaurazione di un regime dittatoriale in Russia. Il dogma della rivoluzione in un solo paese, unito a quello dello Stato-guida, coincide infatti con l’abbandono del concetto diventato ormai “”troppo ingombrante”” (9).”” [(3) Nel testo fondamentale pubblicato postumo: ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’ (Roma, 1956), incluso nella ‘Grundrisse der politischen Oekonomie’ (I ed., Mosca, 1939); (4) Tale criterio rientra nello schema “”evoluzionista”” di Marx contro cui non sono mancate le critiche. L’obiezione principale rivolta a Marx è che egli, volendo introdurre un modello non-occidentale all’interno del suo schema di evoluzione generale, avrebbe in tal modo distorto volontariamente i tipici caratteri delle società asiatiche. Tale obiezione viene ripresa da W. per poi insistere, “”di conseguenza””, sul presunto aspetto politico di tale “”manovra”” teorica. In realtà il problema è assai più complesso e meriterebbe uno studio approfondito in cui non siano immischiate naturalmente delle fantastiche speculazioni pseudo-ideologiche. Ci limiteremo a qualche osservazione. E’ buona norma riferirsi a Marx stesso piuttosto che ai suoi commentatori. Nell”Ideologia tedesca’ in cui figura per la prima volta uno schema di evoluzione (l’opera è del 1850) egli fa una premessa metodologica generale inerente alla validità scientifica dei concetti in esso inseriti. “”I concetti”” – egli scrive – “”non servono che a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei singoli strati. ‘Ma non danno affatto, come in filosofia, uno schema sul quale si possa tagliare e sistemare le epoche storiche'”” (pp. 24-25 dell’edizione italiana). Lo schema e i concetti restano quindi, se così si può dire, “”propedeutici”” – a differenza dei “”modelli ideali”” di W., la cui esaustività dichiarata nega le stesse premesse weberiane a cui costantemente l’A. si rifà. L’unilinearismo marxiano andrebbe secondo noi visto come una prima indicazione generale – e che potrebbe venir trasformato oggi in un multilinearismo dinamico – alle ricerche storiche-etnologiche il cui obiettivo restasse una tipologia generale dei sistemi sociali. Si tratta, perciò, di un’ipotesi teorica generale e non di uno schema di interpretazione rigido attraverso il quale la realtà si esplica. (Su tale problematica, cfr. il saggio di E. Balibar: ‘Sur les concpets fondamentaux du materialisme historique’, in: ‘Lire le Capital’, Paris, 1965); (5) Questo schema comprende le forme seguenti: 1. comunità primitiva; 2. modo di produzione asiatico; 3. modo di produzione antico; 4. modo di produzione schiavista; 5. modo di produzione germanico; 6. modo di produzione feudale; 7. modo di produzione capitalistico; (6) Su tali discussioni e sulle pubblicazioni di Plekhanov: ‘Introduzione alla storia sociale della Russia’ (1914); di Trotsky (1912), sul congresso di Stoccolma (1906) in cui vennero discussi questi problemi, cfr. l’introduzione di P. Vidal-Naquet all’edizione francese di ‘Oriental Despotism’ e un suo articolo pubblicato nel giugno 1964 da “”Annales””; (7) Sull’abbandono del concetto da parte di Engels ci limiteremo a fornire qualche indicazione che W. sembra deliberatamente ignorare. E’ noto che Engels elaborò lo schema introdotto nell”Origine della famiglia’ sotto la dichiarata influenza di Morgan (‘Ancient Society’, 1877), uno dei pionieri dell’antropologia sociale. In quell’opera Morgan aveva cercato di analizzare i caratteri di alcune grandi società pre-colombiane sulla base del suo schema a tre stadi ortodossamente evoluzionista: Stato selvaggio – Barbarie – Civiltà considerando tre invarianti per lui decisive: il tipo di proprietà, il tipo di famiglia, il tipo di Stato. Il passaggio dallo stato barbarico a quello “”civile”” fu interpretato da Engels come il passaggio dalla società senza classi alla società classista. Ma le società pre-colombiane sembravano poco adatte a rientrare in questo schema: le classi dirigenti Inca, Maya e Azteche furono allora incluse in società rette da caste militari o pseudo-monarchie. I Basileis della Grecia pre-ellenica furono interpretati allo stesso modo. Come ha giustamente sottolineato Maurice Godelier (‘Temps Modernes’, maggio, 1965) sia per Morgan che per Engels “”era impossibile accettare l’idea che potesse svilupparsi una classe dominante e uno Stato all’interno di società tribali””. L’esistenza di una “”democrazia militare”” fu quindi vista come “”l’ultima forma di organizzazione politica all’alba eroica del passaggio alla civiltà, cioè a una società classista””. Il tentativo unilinearista è evidente; non va, comunque dimenticato lo stato archeologico dell’epoca che restava frammentario. Con la scoperta di Troia e dopo gli scavi che misero in luce la società micenea fu possibile riconoscere a queste società dell’età del bronzo, i tratti tipici delle società asiatiche. (cfr.: Charles Parain, ‘Protohistoire méditerranéenne et mode de production asiatique’, in: ‘La pensée””, juin 1966; (8) W. cita nel Cap. ‘Ultime vicissitudini del modo di produzione asiatico’, Rasanov (1925), ‘Teoria di Marx sull’India e sulla Cina’; Bukharin: ‘Programma dell’Internazionale Comunista’ (1928) e infine la discussione (febbraio 1931 a Leningrado) a cui parteciparono attivamente Stalin, Godes e Yolj; (9) Tale posizione resta tuttora quella ufficiale in Urss] (pag 328-331) Le Despotisme oriental: étude comparative du pouvoir total 1964 de Karl August Wittfogel (Auteur), Anne Marchand (Traduction), Pierre Vidal-Naquet (Introduction) Immagini fornite dal libraio Le despotisme oriental. Etude comparative du pouvoir total WITTFOGEL (Karl) Editore: Les Editions de Minuit, Paris (1964) Usato Rilegato Quantità: 1 Da: Christophe Hüe – Livres anciens (Paris, Francia) Valutazione libreria: 5 stelle Aggiungere al carrello Prezzo: EUR 55,00 Convertire valuta Spese di spedizione: EUR 15,01 Da: Francia a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: Les Editions de Minuit, Paris, 1964. Relié. Condizione libro: Bon. Première traduction française. In-8, reliure éditeur sous jaquette, 671-[1] pp. Traduction d’Anne Marchand. Préface de Pierre Vidal-Naquet. Petites usures à la jaquette. . (Catégories : Histoire ) 910 g. Codice libro della libreria 6869″,”TEOC-743″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-790″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-023-FB” “GUIDUCCI Roberto”,”Marx dopo Marx. Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione del terziario avanzato.”,”Roberto GUIDUCCI (1923) milanese, saggista politico e scrittore, fa come professione l’ urbanista e l’ ingegnere. Ha pubblicato, oltre ad opere specialistiche, ‘Socialismo e verità’ (1956), ‘New Deal socialista’ (1965), ‘Dialoghi immorali’ (1965). E’ condirettore di ‘Tempi moderni’.”,”TEOC-115″ “GUIDUCCI Roberto”,”I giovani e il futuro. All’ ombra del terzo millennio.”,”””L’ inizio delle massime distorsioni della vicenda umana è avvenuta in due momenti del tutto particolari nel grande arco del suo percorso: una prima volta nei tre-quattro millenni che precedono la nascita di Cristo nei Grandi Imperi dell’ Irrigazione sul Tigri-Eufrate, l’ Indo e il Nilo, e una seconda volta intorno al 1600 all’ origine dei Grandi Imperi dell’ Industrializzazione nel cuore dell’ Europa protestante.”” (pag 13)”,”GIOx-015″ “GUIDUCCI Roberto”,”Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura.”,”Dedica: ‘Agli amici italiani e francesi di “”Ragionamenti”” – “”Argomenti”” Roberto Guiducci, ingegnere, è nato a Milano nel 1923, partigiano combattente nella Resistenza si è laureato al Politecnico milanese ed è rimasto in contatto con il mondo produttivo praticando la sua professione in una grande industria del Nord. Ma ha anche approfondito problemi fisolofici ideologici e politici. “”Mi si crederà se dico che questo è il modo d’imparare più intenso e orgoglioso e forse anche più propizio – il modo di apprendere anticipando, d’imparare scavalcando lunghi tratti d’ignoranza? … io so che i giovani lo preferiscono , e credo che col tempo lo spazio saltato si colmi da sé”” (Thomas Mann, Doctor Faustus) (in apertura) Lenin. “”Ecco dunque come in Lenin il concetto di partitarietà [della cultura, ndr] sia uno strumento contingente di lavoro per il periodo di trapasso rivoluzionario e come, in questa luce, la definizione di “”commessi”” della borghesia, data agli studiosi del tempo, assuma la sua giusta collocazione accanto all’affermazione della necessità di impadronirsi della cultura prodotta dalla società borghese, liberandola dalle interpretazioni reazionarie. Dice infatti Lenin al proposito in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’: “”Neppure una parola di uno di questi professori, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nei campi speciali della chimica, della storia, della fisica, ecc., può essere creduta quando si tratta di filosofia. Perché? Per la stessa ragione per la quale non si può credere una parola dei professori d’economia politica, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nel campo delle ricerche speciali, quando si tratta della teoria generale dell’economia politica. Perché quest’ultima è, come la gnoseologia, nella nostra società contemporanea, una scienza di partito. I professori d’economia politica non sono, da un punto di vista generale, che degli studiosi commessi della classe capitalista; i professori di filosofia non sono che degli studiosi commessi dei teologi. I marxisti devono, in entrambi i casi, saper assimilare, rimaneggiandole, le acquisizioni scientifiche di questi “”commessi”” (voi non fareste, sia detto a titolo d’esempio, un solo passo nello studio dei nuovi fenomeni economici senza essere ricorsi al lavoro di questi “”commessi””), saper eliminare risolutamente le tendenze reazionarie, saper seguire la loro propria linea di condotta marxista e far fronte su tutta la linea delle forze e delle classi nemiche”” (1). La “”partitarietà”” è dunque ancora per Lenin un elemento di trapasso, un filtro attraverso il quale i risultati culturali borghesi vengono liberati dall’involucro mistificato e possono passare al mondo socialista”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Editions Sociales, Paris, 1948, pp. 315-16] (pag 25-26) Marx visto da Della Volpe “”Marx non attacca mai la specializzazione in sè, come ricorda con esattezza Galvano Della Volpe, “”è lo spirito che sta dietro la specializzazione e la tecnica produttiva borghese che Marx intende colpire, è il suo carattere di ‘tecnica estraniata dall’uomo’, donde la oppressione e l’illibertà di questi nella sua vita in genere, che Marx vuole distruggere. E’ questo ch’egli intende quando ripete che nella società comunista ‘nessuno’ ha una cerchia esclusiva di attività, ma ‘ciascuno’ può specializzarsi in qualsiasi ramo. Il che significa che la specializzazione di ciascuno, inevitabile in quanto l’agire come il pensare non può esser che… determinato o particolare o specifico se vuol essere effettivo e reale, la specializzazione è impedita di tradursi in unilateralità… dalla libertà appunto assicurata prima e dopo l’atto della specializzazione, ad ogni individuo, da parte della comunità reale di cui è membro, dalla società comunista, dal suo clima umano, di libertà o razionalità o totalità, di eguaglianza ‘sociale’, non meramente politica”” (1). Se tutto questo è esatto, ne discendono due considerazioni della massima importanza: la prima è che l’uomo politico non è, per il fatto stesso di essere in una posizione di dirigenza, uno specialista (anche se può esserlo contemporaneamente, ma come uomo di cultura), la seconda che lo specialista non è, per il fatto di possedere le massime capacità nel suo particolare ramo, un dirigente politico, anche limitatamente al suo settore”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) ‘La libertà comunista’, ed. Ferrara, Messina, 1946] (pag 62-63) Marx: salto rivoluzionario e comunismo “”Solo il salto, il risultato, il diventare oggettivamente dominante avrebbe consentito al proletariato di far rimarginare le cicatrici, di tramutare la sua conquista, limitata anch’essa alla “”negazione della negazione””, in affermazione finalmente piena e costruttiva. “”…La proprietà privata nel suo movimento economico va essa stessa verso la propria dissoluzione, ma solo mediante uno sviluppo indipendente da essa, inconsapevole, che ha luogo contro la sua volontà ed è condizionato dalla natura della cosa, e solo perché essa produce il proletariato ‘come’ proletariato, la miseria consapevole della sua miseria intellettuale e fisica, la disumanizzazione consapevole di essere disumanizzazione e che perciò sopprime se stessa. Se il proletariato vince, esso non perciò diventa il termine assoluto della società; infatti esso vince solo superando se stesso ed il suo opposto. Allora scompare tanto il proletariato quanto l’antitesi che lo condiziona, e cioè la proprietà privata (1). [Qui] il proletariato dovrà lasciar cadere tutto ciò che gli è rimasto appiccicato dalla sua presente situazione sociale (2). La rivoluzione dunque è necessaria non soltanto perché la classe predominante non può venire rovesciata in nessun’altra maniera, ma perché soltanto con una rivoluzione la classe che è soggiogata può giungere a liberarsi di tutto il secolare fango in cui è immersa e a rendersi capace della nuova creazione della società (3)””. Dunque tutto è, apparentemente, giocato nel “”salto””, nell’esito rivoluzionario e tutta la documentazione dei rapporti di Marx con il Partito comunista è una storia di intransigenza verso qualsiasi riformismo e qualsiasi gradualismo che raggiunge punte altamente drammatiche come nella ‘Critica al programma di Gotha’ e nella corrispondenza relativa con i dirigenti politici d’allora. Tuttavia, a veder bene, l’attacco di Marx ai programmi, il suo riferirsi alle cose, alla lotta strutturale ecc. non è che un opporsi ai piccoli programmi, alle piccole cose, alla piccola lotta, mantenendo ferma appunto la ‘grande programmaticità’ del ‘Manifesto’, la ‘grande tavola dei valori’ del ‘Capitale'”” (pag 186-187) [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Marx Engels ‘Sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 40; (2) Marx Engels ‘Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 128; (3) Ibid., p. 72]”,”PCIx-382″ “GUIDUCCI Armanda; GUÉRIN Daniel SOBOUL Albert”,”Estetica e marxismo: G. Lukacs (Guiducci); Robespierrismo e rivoluzione (Guérin, Soboul).”,”Fortuna di Lukács in Italia (pag 265) “”Robespierre è stato, per un altro verso, talmente idealizzato e santificato dagli storici moderni della scuola di Mathiez che sarebbe stato bene ‘anche’ far reagire l’opinione pubblica contro il «culto della personalità» nella storia. Nella ristretta cerchia degli specialisti l’autorità di Mathiez è oggi un pò pericolante. Fin dal 1930 lo storico sovietico R.M. Zacher, nel suo libro sugli Enragés, gli rimproverava la sua idealizzazione dei robespierristi, e di conseguenza il suo «giudizio negativo sul ruolo storico degli Arrabbiati», la sua sistematica ostilità verso di loro. Nel 1932 Georges Lefebvre, al momento di prendere il posto di Mathiez alla direzione degli «Annales historiques de la Révolution française», fece capire con discrezione che si distaccava dal predecessore in tre punti: 1) a causa della sua preparazione, Mathiez aveva un orizzonte limitato dal punto di vista economico e sociale; 2) abituato a considerare la Rivoluzione francese ‘dall’alto’, non si era occupato di stabilire quali potessero essere i bisogni, gli interessi, i sentimenti e soprattutto la mentalità delle classi popolari; 3) non essendosi posto da un punto di vista popolare, non aveva voluto riconoscere pienamente che una frattura si era verificata al principio del 1794 tra Robespierre e le masse popolari. E Georges Lefebvre concludeva che, se gli storici futuri si decideranno a guardare gli avvenimenti ‘dal basso’ e non più solamente dall’alto, Mathiez sembrerà superato (1). I venticinque anni da allora non hanno fatto che confermare quel profetico giudizio”” (pag 323-324) [(1) Articolo riportato in G. Lefebvre, ‘Études sur la Révolution française’, PUF, Paris, 1954, p. 21] [Daniel Guérin, Robespierrismo e Rivoluzione]”,”STOx-005-FGB” “GUIGUE Bruno / COLLIN Denis”,”Lénine et le totalitarisme. / Marxisme et morale.”,”Guigue sta preparando un libro, qui colpisce duramente le interpretazioni di Stéphane Courtois sullo stesso tema. (pag 3) Secondo la Luxemburg lo scioglimento dell’ Assemblea costituente da parte dei bolscevichi segna un punto di non ritorno con la soppressione della democrazia in Russia (pag 53) I bolscevichi avevano 168 seggi per 10 milioni di voti (23.9% dei suffragi) (sei mesi prima erano o in prigione o nella clandestinità), ma la maggioranza dell’Assemblea era in mano ai socialisti-rivoluzionari che avevano avuto un plebiscito nelle campagne da parte dei contadini e che disponevano di 380 seggi (ma nelle liste presentate prima dell’Ottobre c’erano gli SR di sinistra alleati ai bolscevichi e quelli di destra opposti all’insurrezione d’Ottobre) (pag 54) La guerra civile liquida la democrazia proletaria instaurata dai bolscevichi (pag 56) Nella sua lettera agli operai americani Lenin plaude alla violenza proletaria (dopo l’attentato ad Uritskij, Ouritsky, ucciso, e a Lenin stesso; ferito, il 30 agosto 1919 (pag 57) Amoralismo marxista di Trotsky (pag 118)”,”LENS-305″ “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Alain TUFFREAU Janusz K. KOZLOWSKI Marcel OTTE Michel BARBAZA Paul-Louis VAN BERG N. JA. MERPERT Jean L’HELGOUAC’H Patricia PHILLIPS Pierre PÉTREQUIN Christian STRAHM Richard J. HARRISON Christos DOUMAS Dimitrij JAKOVLEVIC TELEGIN Anthony HARDING Manuel FERNÁNDEZ MIRANDA Patrice BRUN Jacques BRIARD Emanuele GRECO Claude MASSET Luciano AGOSTINIANI”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 1.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-121-FL” “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Borislav JOVANOVIC Martin ALMAGRO GORBEA Miklós SZABÓ Barry CUNLIFFE Mario TORELLI François HARTOG Mireille CORBIER Françoise BADER Emilio PERUZZI Giuliana LANATA Richard BRILLIANT Ken DOWDEN Mauro CRISTOFANI Marina MARTELLI Giorgio CAMASSA Guglielmo CAVALLO Joseph A. TAINTER Barry CUNLIFFE Kazimierz GODLOWSKI Sabine MACCORMACK Anthony GRAFTON”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 2.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-122-FL” “GUILBEAUX Henri”,”Le portrait authentique de Vladimir Ilitch Lenine.”,”””Molto prima della rivoluzione bolscevica si differenziarono le due correnti. Lenin, come si è visto, prese fermamente posizione. Bernstein fu l’ iniziatore di un revisionismo che trovò fuori dalla Germania numerosi partigiani – lo stesso grande Jaures fu del numero. Qualche anno prima della guerra, Kautsky che aveva rifiutato Bernstein – cosa che valse un nuovo libro di Bernstein – intorno al 1912 si serò da Mehring e da Rosa Luxemburg, abbandonando il suo radicalismo attivo e adottando un radicalismo ‘passivo’, come pure l’ha definito Pannekoek. Sotto l’ influenza di Kautsky si costituì, durante la guerra, un’ opposizione che comprendeva i più opposti elementi: marxisti rivoluzionari, lassalliani equivoci, repubblicani liberali, pacifisti tolstoiani. Nel corso degli avvenimenti, questa opposizione si è dissociata e oggi vediamo, nel vecchio partito socialdemocratico tedesco, Kautsky e Bernstein riuniti dal loro antimarxismo e una sorta di intesafilia impenitento e confusa che arriva fino a proclamare la giustizia degli odiosi trattati di Versailles!””. (pag 77)”,”LENS-157″ “GUILBEAUX Henri”,”La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand.”,”””Karl Marx est le grand théorique du socialisme moderne. Son action a été immense non seulement en Allemagne, mais dans touts les pays d’Europe, et le marxisme, plus ou moins modifié, est le fondement de la doctrine socialiste internationale d’aujourd’hui.(…) A coté du solide theoricien du ‘Capital’, il faut mentionner Rodbertus, dont les ‘Soziale Briefe an von Kirchmann’ sont tout spécialement à signaler. Rodbertus, lui aussi, doit beaucoup à Sismondi, ainsi qu’aux économistes anglais et à Hegel. Mais il croit que le régime meilleur sera, non pas le fait d’une révolution, mais bient plutôt la création d’un gouvernement. Le collectivisme doit être national avant qu’être international. Rodbertus était un ‘évolutionniste’, tandis que Karl Marx fut un révolutionnaire. (…) Lassalle est encore l’un des grands fondateurs de la social-démocratie allemande. Plus profondément que Rodbertus, Lassalle étudia la question sociale juridiquement; mais au point de vue économique, sa théorie a moins de force que celle de l’auteur des ‘Briefe’. Quant à sa théorie du capital et de l’évolution économique, elle est empruntée au ‘Manifeste communiste’ de Marx et Engels, à la ‘Situation de la classe ouvrière en Angleterre’ de Engels, etc. Pareil, en cela, à Rodbertus, il est étatiste. Il est convaincu que le collectivisme ne sera établi que petit à petit. Avec autant de fermeté que Bismarck presque, il est partisan de l’unité allemande. Si, théoriquement, Lassalle a une valeur inférieure à celle de Karl Marx ou de Rodbertus, pratiquement il a contribué fortement à la renaissance du socialisme allemand, qui sommeillait quelque peu depuis son premier éveil. Le 23 mai 1863, il fonda l”Allgemeine Deutsche Arbeiter Verein, qui se proposait, au moyen d’une agitation ‘légale’ et ‘pacifique’ (‘friedliche und legale Agitation’), d’obtenir le suffrage universel et la conquête des pouvoirs publics. Il fut aidé par un disciple, J.-B. Schweitzer. Dès 1873, le parti comptait 60.000 membres et 240 comités locaux (‘local-verein’). Il possédait un journal: ‘Der Sozialdemokrat’, publié à Berlin. Tandis que Lassalle faisait cette heureuse tentative dans le pays même, Karl Marx réussissait à fonder l”Association Internationale des Travailleurs (1864).”” (pag 7-8-9) [Henri Guilbeaux, La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand, 1910] Dopo il congresso di Gotha, nel 1877 il partito (unificato) comprendeva 41 organi di stampa con 150.000 abbonati, un settimanale illustrato con 35 mila abbonati e 15 giornali corporativi con 40 mila abbonati (pag 16) Johann Karl Rodbertus (Greifswald, 12 agosto 1805 – Jagetzow, 6 dicembre 1875) è stato un economista tedesco. Biografia Rodbertus (wikip) Nella storia delle dottrine economiche Rodbertus è considerato un precursore di Karl Marx poiché le sue argomentazioni muovono da basi scientifiche staccandosi nettamente dalle concezioni dei socialisti utopisti. Di orientamento nazionalista e monarchico, Rodbertus propugnò la instaurazione di un regime socialista nel quale lo Stato avrebbe dovuto fissare il prezzo del lavoro e dei beni di consumo ed istituire un sistema di scambi basato sull’emissione di buoni-salario e sul monopolio statale del commercio dei beni di consumo. Fra le sue opere si ricordano Die Forderungen der arbeitenden Klasse (Le rivendicazioni della classe lavoratrice, del 1837) e Soziale Briefe an von Kirchmann (Lettere sociali a von Kirchmann, del 1850-1851).”,”MGEx-236″ “GUILBEAUX Henri”,”La fin des soviets.”,”Aneddoto di Bucharin con Ledebour (pag 139) Giudizi Lenin su Stalin e Trotsky (pag 53-54) “”Staline, qui ignore complètement la psychologie de l’ouvrier occidental, possède un courage physique qui faisait dire à Lénine: “”Trotski et Staline sont nos deux révolutionnaires les plus courageux. Chaque fois qu’il y a un grave danger, nous envoyons l’un ou l’autre, mais jamais les deux à la fois, car ils ne s’aiment pas”” (1). (…) Tout en reconnaissant “”les capacités les plus éminentes”” de Trotski, “”l’homme le plus capable du Comité central””, Lénine ajoute qu'””il est excessivement porté à l’assurance et entraîne outre mesure par le côté purement administratif des choses””. Mais Lénine jugeait ainsi Staline: “”Staline est trop brutal et ce défaut, pleinement supportable dans les relations entre nous, communistes, devient intolérable dans la fonction de secrétaire général. C’est pourquoi je propose aux camarades de réfléchir au moyen de déplacer Staline de ce poste et de nommer à sa place un homme qui, sous tous les rapports; se distingue du camarade Staline par une supériorité, c’est-à-dire qui soit plus patient, plus loyal, plus poli et plus attentionné envers les camarades, moins capricieux, etc… Cette circonstance peut paraître une bagatelle insignifiante, mais je pense que pour se préserver de la scission et du point de vue de ce que j’ai écrit plus haut des rapports mutuels entre Staline et Trotski, ce n’est pas une bagatelle, à moins que ce soit une bagatelle pouvant acquérir une importance capitale. Trotski, qui possède maintes qualités, était trop sûr de lui; croyant qu’en politique l’intelligence l’emporte sur la ruse, il ne se méfiait pas de Staline, qui abolit rapidement le peu de démocratie qui existait dans le Parti et réussit à tourner contre Trotski toute la “”vieille garde””, les compagnons de Lénine: Kamenev, Zinoviev, Rykov, Boukharine, etc. Staline est maintenu secrétaire général du Parti. (…) Staline prit, en outre, une série de mesures significatives. Après avoir retiré des bibliothèques et des écoles l”Histoire de la Russie’ du professeur Pokrovsky, lequel avait été jusqu’à sa mort commissaire adjoint à l’Education nationale, Staline élimina Enoukidze. Celui-ci, depuis 1918, était secrétaire du Comité central exécutif des Soviets et avait fait gracier un très grand nombre de condamnés à mort. Enfin, Staline prononça la dissolution de l'””Association des vieux bolchéviks”””” (pag 53-54-55) [Henri Guilbeaux, La fin des soviets, Paris, 1937] [(1) Ceci mìa été dit par Lénine, sous des formes différentes, plus de dix fois]”,”RUSS-240″ “GUILLAIN Robert”,”Japon. Troisieme grand.”,”GUILLAIN Robert ha vissuto sul posto da trent’anni i grandi avvenimenti d’ Asia, in particolare, in Cina, la conquista giapponese. Era a Tokyo all’ epoca di Pearl Harbour, ha vissuto la guerra al Giappone. Ha compiuto viaggi in Cina, Indocina, Corea come corrispondente permanente del ‘Monde’ a Tokyo.”,”JAPx-030″ “GUILLAIN Robert”,”Dove va la Cina?”,”GUILLAIN Robert è redattore specializzato in questioni dell’ estremo-oriente del giornale ‘Le Monde’. Boom della popolazione cinese. “”A Hong-Kong alcuni esperti occidentali hanno formulato una statistica in base alla quale col ritmo d’ aumento medio del nuovo regime, la popolazione cinese potrebbe toccare i 960.000.000 nel 1980, e dopo due o tre anni il miliardo, per giungere nel 2000 a un miliardo e quattrocento milioni. E nessuno parla di una ricaduta della curva dopo il 2000: essa dovrebbe seguire una linea ascendente. Queste cifre ci sembrano terrificanti e difficilmente credibili. Vi sono tuttavia certe indicazioni che mostrano che i dirigenti cinesi si propongono una Cina futura capace di superare il miliardo di uomini. Per esempio, uno di essi, il signor Tan Chen-lin, vice primo ministro del governo Cin en-lai ha parlato di recente di una Cina di ‘due miliardi’ di abitanti. Per quanto ne so io è la prima volta che una tale cifra è stata resa pubblica, ed è molto interessante che sia stata pronunciata da un personaggio responsabile. Vale la pena di riprodurre qui le sue parole, come le ha citate colui che le ha udite, il professor René Dumont, grande esperto di questioni agricole del mondo durante la sua visita in Cina nell’ aprile del 1964. “”La Cina coltiva attualmente 107 milioni di ettari”” ha detto il vice primo ministro. “”Un giorno ne coltiverà 133.000.000.. Ma avrema due miliardi di abitanti. La cosa più importante consiste nel fatto che questi due miliardi di abitanti vengano il più tardi possibile.”””” (pag 203-204)”,”CINx-176″ “GUILLAMON IBORRA Agustin”,”I bordighisti nella guerra civile spagnola.”,”””Risulta subito la ferrea opposizione di Perrone e di Virgilio Verdaro alla partecipazione della Frazione alla guerra di Spagna, come pure la rapida decisione di partire alla volta della Spagna adottata da Enrico Russo e da Duilio Romanelli. Gli avvenimenti spagnoli avevano provocato una radicale e veloce presa di posizione tra coloro che rifiutavano di partecipare alla guerra e quelli che partivano per combatterla. (…) In realtà era in ballo una valutazione ben precisa del carattere della guerra che era incominciata in Spagna. Mentre la minoranza, che era già partita per combattere in Spagna, la definiva come una guerra rivoluzionaria contro il fascismo, secondo la maggioranza si trattava di una guerra imperialista in cui la frazione fascista della borghesia si scontrava con la frazione democratica e repubblicana di quella stessa borghesia””. (pag 15-16)”,”BORD-058″ “GUILLARD Olivier”,”La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle.”,”GUILLARD Olivier è analista inun organismo di riflessione strategica e geopolitica.”,”INDx-035″ “GUILLARD Olivier”,”Le Pakistan de Musharraf, enfin respectable?”,”GUILLARD Olivier dottore in diritto internazionale specialista delle questioni di sicurezza in Asia ha lavorato vari anni per i servizi francesi. Ha scritto ‘La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle’ (Economica, 2000). Il dominio delle grandi famiglie. “”Nei fatti, ancora oggi, in Pakistan come in India, le grandi famiglie regnanti ieri continuano a godere di un prestigio e di una autorità che stupiscono l’ osservatore. Uno studio recente della Banca Mondiale punta il dito su una terribile realtà: 44% delle terre arabili sarebbero “”confiscate”” solo dal 2% dei coltivatori. 5000 famiglie rurali influenti si dividono questa imponente torta. In questi paesi essenzialmente agricoli, questa posizione implica l’ autorità quasi-diretta, vicina all’ assoluto, su vari milioni di individui. Un controllo impossibile da ignorare per il potere centrale, dipendente dal sostegno di questa casta dominante.”” (pag 85-86)”,”PAKx-014″ “GUILLARD Olivier”,”Géopolitique de l’Inde. Le rêve brisé de l’unité.”,”GUILLARD Olivier direttore di ricerca Asia all’Institut des relations internationales et stratégiques (IRIS)”,”INDE-008″ “GUILLAUME James”,”Etudes revolutionnaires. Premiere serie.”,”GUILLAUME era membro della Societé de l’ histoire de la Revolution.”,”FRAR-203″ “GUILLAUME Sylvie GARRIGUES Jean a cura; saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE'”,”Centre et centrisme en Europe aux XIXe et XXe siècles. Regards croisés.”,”GUILLAUME Sylvie è professore di storia contemporanea all’ Università di Bordeaux 3 e membro dell’ Institut Universitaire de France. Direttore onorario della Maison des sciences de l’ homme d’ Aquitaine, è direttrice del Centre aquitain d’ histoire moderne et contemporaine. GARRIGUES Jean è un ex allievo dell’ Ecole Normale Supérieure de Saint-Cloud, e professore di storia contemporanea all’ Università d’ Orléans e Presidente del Comitéd’ histoire parlementaire et politique. Saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE’ Socialdemocrazia e centrismo repubblica Weimar (135) Il taglio delle ali in Germania Ovest dopo il 1945. “”Solo il KPD entra nel 1949 nel primo Bundestag con un tasso del 5.7%. In seguito, non arriva più a raggiungere l’ asticella del 5%. In nessuna elezione al Bundestag un partito di estrema destra è stato eletto al parlamento; in seguito e solo in occasione di elezioni al Landtag, essi sono sporadicamente riusciti a entrare in una dieta regionale””. (pag 108) Il gioco delle alleanze tra SPD, CDU-CSU e FDP. “”Le SPD se distanciait des derniers restes d’un traditionalisme imprégné d’ éléments d’une idéologie socialiste de classe qui avait été soulignée pendant presque quinze ans – tournant qui se réalisa d’une part lors du congrès du parti de Bad Godesberg en 1959 et d’autre part avec l’ adhésion à la politique d’ intégration à l’ Ouest de Konrad Adenauer en 1960. A’ partir de 1969, tous le partis du Bundestag étaient susceptibles d’entrer en coalition l’un avec l’autre (…)””. (pag 109)”,”EURx-230″ “GUILLAUME James”,”L’ Internationale. Documents et Souvenirs (1864-1878). Tome premier et second.”,”Unico volume comprendente i due tomi I. Lettera di Marx sul Congresso di Ginevra 1866. Lettera Marx a Jung Traduzione libro di Marx Das Kapital Comunicazione confidenziale di Marx ai suoi amici tedeschi II. Lettera di Marx a J.P. Becker Mazzini attacca la Comune e l’ Internazionale Lettera di Marx a Sorge 9.11.1871 Definizione di anarchia da parte di Marx in Le pretese scissioni nell’ Internazionale (1872) Lettera di Engels questione spagnola In Inghilterra Eccarius, Jung e Hales si distaccano da Marx Lettera di Engels a E. Glaser a Bruxelles Inserimento in statuti generali articolo sulla conquista del potere politico “”Mais dès le numéro suivant, l”Egalité’, reprenant la question de la participation aux élections, la traitait à un autre point de vue, et disait (cette fois c’était Robin qui avait tenu la plume): “”Nous constatons avec un bien grand regret une tendance funeste qui se manifeste chez les travailleurs de tous le pays à introduire quelques-uns des leurs dans les gouvernments actuels, afin d’y obtenir quelques avantages immédiats pour la classe ouvrière.”” Elle citait un article de la ‘Liberté’, de Bruxelles, sur la ‘représentation du travail’, c’est-à-dire sur la création de “”Chambres du travail””, constituées par les ouvriers en dehors de l’organisme gouvernemental et en opposition aux Chambres politiques; dans cet article, on lisait des choses comme celles-ci: “”Le jour où elle tomberait dans le parlementarisme, c’en serait fait de l’avenir de la classe ouvrière; elle serait prise dans l’engrenage de la politique dite progressiste… Si un seul ouvrier partecipait au gouvernement de la Belgique quel opprobre pèserait sur la classe ouvrière après une fusillade comme celle de l’Epine, ou en présence d’une loi comme celle de la milice! …Les républicains socialistes n’acceptent aucun rôle, aucune fonction dans un gouvernement basé sur l’exploitation””””. (pag 240)”,”INTP-047″ “GUILLAUME Sylvie”,”Le petit et moyen patronat dans la nation française de Pinay à Raffarin, 1944-2004.”,”Sylvie Guillaume è Professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux 3. E’ membro dell’Institut universitaire de France.”,”FRAE-050″ “GUILLAUME Renato A.”,”Studio dell’uomo mediocre.”,”Fesserie del tipo: “”A proposito della non assommabilità del pensiero e della saggezza in genere è interessante riferire il parere di Scipio Sighele ricavabile dal suo libro sull’ “”Intellingenza della folla”” (Bocca). “”La compagnia non può mai rialzare il livello intellettuale e soltanto incidentalmente in particolari rare condizioni riesce a innalzare il livello morale… La compagnia indebolisce così il talento come in sentimenti morali… Unirsi nel mondo umano vuol dire peggiorarsi…La collettività, si chiami giurì, commissione, assemblea o folla, dà un prodotto morale e intellettuale peggiore di quello che darebbe ognuno degli uomini che la compongono”” “” (pag 113-114)”,”TEOS-260″ “GUILLAUME André”,”Lawrence d’Arabie.”,”André Guillaume è professore emerito di Civiltà britannica all’Università di Paris – IV – Sorbona. Specialista in letteratura inglese. Altro suo volume: *Londres : histoire d’une place financière / André Guillaume, Marie-Claude Esposito ; préface par Denise Flouzat. – Paris, Presses Universitaires de France, “,”QMIP-008-FSL” “GUILLEMIN Henri”,”Histoire des catholiques francais au XIX siècle (1815-1905).”,”””E’ Montalembert che ha lanciato la celebre dichiarazione: “”Non c’è il mezzo, occorre scegliere tra cattolicesimo e socialismo!”” (discorso del 17 gennaio e 22 maggio 1850, nota). E la sua conclusione? M. de Montalembert ha ragione: non c’è il centro; la Repubblica ha i cattolici per principali avversari; la Repubblica sarà anticattolica o non sarà. E’ positivamente tragico osservare, sullo spirito e il cuore di un uomo onesto come Victor Hugo il contraccolpo delle tristi cose di cui i “”clericali”” gli danno spettacolo. Hugo nel 1848, e da anni, era allineato alla Chiesa, senza animosità, con una deferenza che il comportamento di Pio IX aveva cambiato quasi in amore. Hugo è del partito conservatore, quantunque libero e a volte indocile nei suoi voti. La miseria del proletariato lo ossessiona. Ha sostenuto con tutta l’ anima il progetto Melun. Uno stupore lo ha colto, e ben presto una indignazione quando ha visto svilupparsi nel suo partito la manovra che abbiamo descritto. Ha un peso troppo grosso sul cuore. Scoppia. Il 9 luglio 1849, alla tribuna dell’ Assemblea, rivela i segreti disegni dei conservatori. “”Diserzione di fronte al nemico””, proclama Falloux (Memorie, II, 140).”” (pag 245-246)”,”FRAD-052″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”GUILLEMIN Henri (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”Un grossista è un accaparratore? I prezzi soggetti al maximum dal 4 maggio vengono rispettati dai dettaglianti? E, parlando di questa stessa legge del 4 maggio, Robespierre attualmente membro del CSP (Comitato di salute pubblica ndr), il 31 luglio riconosceva, davanti alla Convenzione, che i suoi “”inconventienti si fanno sentire da molte parti””. Gli è ben chiaro che un buon numero di deputati vogliono “”abrogare”” questa legge del 4 maggio, ma non si può andare troppo in fretta in questo campo; se si rinuncia a questa misura bisogna “”sostituirla con disposizioni più sagge””; e Robespierre sottolinea che nessuno ne ha proposte.. Il 3 agosto Fabre d’ Eglantine, l’ ex “”braccio destro”” di Danton alla Giustizia, presenta un rapporto sull’ aggiotaggio, in cui si limita a fare alcune constatazioni: che nel giugno 20 soldi in metallo erano l’ equivalente di 50 in assegnati, e che questa differenza si è accentuata di giorno in giorno tanto che il 1° agosto 6 lire in assegnati valgono 20 soldi in numerario; un luigi vale 140 lire in assegnati. Cambon, l’ incomparabile esperto, ha imitato Danton rifiutando, il 10 luglio, di essere rieletto al Comitato; allo scopo, diceva, di dedicarsi a ben gestire le finanze della Repubblica. In fatto di rimedi contro l’ azione devastatrice dell’ aggiotaggio e per rallentare la caduta dell’ assegnato, egli non proporrà altro che un premio del 13% a ogni acquirente di beni nazionali che estingua il suo debito pagando in anticipo il valore totale del suo acquisto. La sua fierezza, la sua gloria, l’ opera della sua vita, è questo ‘Grand Livre de la dette’ del quale annuncerà il completamento il 24 agosto, prova lampante della saggezza e della lealtà del regime repubblicano.”” (pag 224) “”(…) in quello stesso 5 agosto, Robespierre insulta lo sfortunato Jacques Roux e definisce “”orribili”” (…) due azioni commesse dal capo degli “”arrabbiati””: “”La prima coniste nell’ aver tentato di far massacrare (nota: “”far massacrare”” è un’ esagerazione di Robespierre) i negozianti, i bottegai perché, diceva, vendevano a prezzi troppo cari; l’ altra nell’ aver incitato il popolo a respingere la Costituzione con il pretesto che era difettosa””.”” (pag 225)”,”FRAR-304″ “GUILLEMIN Henri”,”La tragédie de Quarante-huit.”,”””Luigi Bonaparte valuta che deve poter ingannare la piccola gente, la doppia massa proletaria e rurale; i grandi borghesi finiranno bene per seguire. L’ imperatore ha ben consumato la carne umana per tonnellate, i contadini non hanno smesso di vedere in lui il Benefattore, colui che ha confermato legalmente le acquisizioni del 1789; quel servizio là non si dimentica; niente lo cancella.”” (pag 270)”,”QUAR-061″ “GUILLEMIN Henri”,”Le coup du 2 décembre.”,”Napoleone III e l’ affare dei lingotti d’ oro. “”Ora il Parlamento, secondo la giusta immagine di Victor Hugo, è “”la serratura di sicurezza della cassaforte pubblica””; fare saltare questa serratura diventa per Luigi Bonaparte una irrisistibile urgenza. Io non ho potuto verificare ciò che c’è d’ autentico in una allusione che figura in Marx e in Hugo. Si legge in ‘Napoleon le Petit’ che l’ affaire dei lingotti d’ oro “”andava scoppiando””, e Marx assicura a questo proposito che Luigi Bonaparte era in conflitto “”non solo con la Costituzione ma anche con il codice penale””. (pag 336)”,”FRAN-069″ “GUILLEMIN Henri”,”La Première résurrection de la République. 24 février 1848.”,”””Le meilleurs narrateurs, même les honnêtes, même ceux qui se croient libres, restent machinalement en discipline, remmaillen la tradition à la tradition, subissent, l’ habitude prise, reçoivent les mots d’ ordre, achèvent, tout en se croyant des historiens, d’user les livrées des historiographes. L’ Histoire vraie manquera de complaisance””. Victor Hugo, (in apertura) “”Nell’ agosto 1848, nella sua famosa “”Lettre aux Dix Départements””, Lamartine dirà francamente il suo pensiero su tutti i capi dei clubs, di cui aveva potuto cercare di far credere che erano terribili e che aveva saputo tuttavia gestirli. No, ammetterà, questi uomini non hanno “”ostacolato l’ azione di governo””; la verità è che essi hanno “”aiutato”” il Governo Provvisorio; “”ho trovato in loro più moderazione di quanto mi aspettassi, dato i loro nomi””. L’anno seguente , nella sua ‘Storia della Rivoluzione del 1848′, Lamartine è più categorico ancora. Raspail? L’ho incontrato da solo, faccia a faccia, a lungo, e questo colloquio gli ha lasciato l’ impressione più favorevole. Cabet? Non ha avuto “”che di felicitarsi per i suoi rapporti con lui””. Sobrier? Egli lo vedeva “”assiduamente””, essendosi fatto dare “”denaro e armi””, e un immobile per il suo giornale (…); per la sua posizione, Sobrier era “”informato dei progetti concepiti ogni giorno nei conciliaboli ultra-repubblicani”” ed egli “”istruiva”” Lamartine “”di ogni circostanza””. Lamartine specifica pure che egli “”conosceva e praticava”” tutti i “”principali agitatori del Club della Sorbona”” e “”molti delegati del Luxembourg””, e Flotte, e Servien, blanquisti accaniti. Era questo ciò che aveva chiamato “”cospirare con il fulmine”” (1). Del resto, Cabet, Raspail e Blanqui non riunivano a Parigi “”mille uomini sicuri”” tutti e tre.”” (pag 184-185) (1) quando in seguito si rimproverà a Lamartine di aver cospirato con Sobrier: “”Si, rispose sorridendo, come il parafulmine cospira con la folgore”””,”QUAR-065″ “GUILLEMIN Henri”,”L’ héroïque défense de Paris, 1870-1871. Les origines de la Commune.”,”””Qui, una parentesi insolita e di cui occorre scrutare il contenuto. Una volta acquisita la promessa di una nota per accreditarsi presso Bismarck, perché Thiers non si precipita a Tours? Perché, sulla sua strada, questo scalo a Firenze? Che va a fare dagli italiani? Arriva a Firenze, alla sera del 12 ottobre, e prende la parola il 15 davanti al Consiglio dei ministri. In che cosa l’ Italia potrebbe essergli utile presso Bismarck e Favre? La prova che la tappa fiorentina non era in programma, la prova che era una digressione, la vedo nel subitaneo rabbuiamento di Bismarck. (…)””. (pag 285) “”Il cancelliere si sorprende e si irrita; dice a Boyer che il povero buonuomo gioca “”un ruolo ben pietoso””; “”in questo momento , è a Firenze (…); ho ben altre preoccupazioni in testa che di occuparmi di quello che il Signor Thiers può fare a Firenze””.”” (pag 285) “”Sorel, que cet épisode italien déconcerte, qui ne sait qu’en faire et par quel bout le prendre, Sorel assure que, “”dans ses conversations particulières””, à Florence, M. Thiers se montra “”moins pressant que dans son langage officiel””. Resterait à expliquer le bénéfice qu’aurait pu trouver Thiers à souffler ainsi le chaud et le froid, l’ intéret qu’il aurait eu, s’exposant aux fureurs de Bismarck, à faire semblant, en public, d’appeler les Italiens au secours, tout en les dissuadant, en sourdine, de prendre au sérieux ses propos.”” (pag 287)”,”MFRC-118″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”Henri Guillemin (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”La sola possibilità di sopravvivere per la Repubblica, l’unica via di salvezza per lo Stato, Robespierre la vede in una direzione della quale farà le spese la democrazia implicita nella Carta costituzionale. Il 26 ottobre un decreto sopprime l’elezione delle municalità. A questo proposito Saint-Just è completamente d’accordo con Robespierre e la sua eloquenza è limpida: «Si dice che un governo energico sia oppressivo. Ci si inganna (…). E’ solo il male a essere oppresso”” (56). In ottobre la Convenzione ha perso, per volonà della legge, 136 dei suoi membri in seguito all’espulsione dei girondini e all’incarcerazione dei loro mici che protestavano (*). Sarebbe eccessivo definire la Convenzione un moncone del Parlamento, nondimeno è una rappresentanza nazionale sminuita, amputata quella che siede alle Tuileries e che concentra in sé tutti i poteri; poteri che essa affida, per favorire la rapidità d’azione, e con un controllo mensile, al Comitato di salute pubblica nel quale Robespierre esercita un’effettiva egemonia ma che non è affatto onnipotente (ne abbiamo le prove sotto gli occhi). La concentrazione dittatoriale e ufficiale dell’autorità suprema tra le mani dei convenzionali Robespierre la otterrà in due tempi. La prima tappa è il decreto del 10 ottobre, votato in seguito al rapporto di Saint-Just: «Il governo provvisorio della Francia è rivoluzionario sino alla pace». La seconda tappa verrà in dicembre, ma già il 10 ottobre Saint-Just è stato esplicito, dicendo che «bisogna governare col ferro coloro che non possono essere governati con la giustizia», che la Convenzione «non deve usare alcun riguardo con i nemici del nuovo ordine di cose», che «i traditori» non sono i soli a dover essere annientati, ma che «anche gli indifferenti» sono colpevoli. «Dovete punire», dichiara Saint-Just, chiunque è passivo nella Repubblica e «non fa niente per lei». E non si perita di enumerare gli interventi indispensabili riguardo alle concussioni dei funzionari, alle speculazioni scandalose favorite dalle vendite dei beni nazionali, agli odiosi vantaggi che procura alla classe ricca il crollo dell’assegnato. E sono già stati inviati nelle province rappresentanti muniti di pieni poteri, in grado di procedere a requisizioni, di stabilire il prezzo delle derrate, di esigere tributi eccezionali. (…) Ad appensatire ulteriormente il clima parigino sopraggiungono, verso il 12 ottobre, le «rivelazioni» di Fabre d’Eglantine a proposito di una cospirazione ordita tra i componenti del «Comitato Centrale» e numerosi banchieri stranieri. (…) La banda di Hébert è sempre più temibile, a causa dell’uditorio popolare di cui dispone il «Père Duchesne» e del fuoco di fila di accuse di cui essa è protagonista (sistema messo in atto, ai cordiglieri, da persone che ambiscono, ovunque sia, a prebende, a posti lucrosi). Robespierre, esasperato da questa specie di tutela esitente, il 9 novembre non può impedirsi di gridar loro sul viso: «Volete i nostri posti? Prendeteli!» (57). Quei pazzi furiosi vogliono del sangue”” (pag 243-245) [(*) E la scomparsa, in seguito ad assassinio, di Saint-Fargeau e di Marat; (56) Saint-Just, op. cit., 295; (57) Id., 163]”,”BIOx-021-FV” “GUILLEMIN Henri”,”Les origines de la Commune. La Capitulation (1871).”,”””L’8 dicembre (1870) il giornale di Blanqui ‘La Patrie en danger’ cessa di esistere. La causa: la mancanza di denaro. Sapia il 18 dicembre tenta di ristampare il giornale con la testata ‘Résistance’, stampato nello stesso formato e gli stessi caratteri. Viene letto poco. Il giornale ‘L’illustration’, di cui sono note le posizioni, il 24 dicembre scrive “”Ogni minaccia di guerra civile è scomparsa. L’unione più completa ci mostra lo stesso patriottismo in tutti i ranghi della società””. Il 31 dicembre “”Dall’inizio dell’assedio lo spirito politico non si è mai presentato più calmo. Non più intrighi rivoluzionari, non più partito della Comune””. E Jules Ferry è molto soddisfatto: “”Parigi è ammirevole, ponderata, epurata … da ogni discordia”” (pag 132) Morte di Sapia. Blanqui arrestato. Sapia guida un tentativo insurrezionale blanquista il 24 gennaio 1871: 180 guardie nazionali sparano sull’Hotel de Ville. Ma da tutte le finestre del palazzo si risponde al fuoco e la piazza si riempe di morti. Tra questi Sapia colpito al petto. (pag 284) Wikip: Il 21 gennaio i comitati di vigilanza decisero una manifestazione all’Hôtel de Ville, mentre nella notte un gruppo di Guardie nazionali guidate da Cipriani liberò dal carcere di Mazas alcuni degli arrestati per i fatti del 31 ottobre, tra i quali Flourens. Nel pomeriggio del 22 gennaio, quando i battaglioni della Guardia nazionale affollavano place de Grève, dalle finestre del municipio la guardia mobile iniziò a sparare sui dimostranti e la folla si disperse. Rimasero uccise una cinquantina di persone, tra le quali l’internazionalista Théodore Sapia.[60] Seguirono arresti, la chiusura di tutti i club e di 17 giornali, tra i quali Le Combat e Le Réveil, la proibizione delle assemblee pubbliche. Il 23 gennaio, munito di un lasciapassare, Jules Favre raggiunse Bismarck a Versailles per concordare le condizioni della resa. Dizionario Maitron “”Sapia Théodore [Sapia Pierre, Théodore, Emmanuel]. Né le 6 janvier 1838 à Paris, tué pendant l’émeute du 22 janvier 1871 ; exerça divers métiers ; commandant du 146e bataillon dans la garde nationale fédérée, appartenait à la tendance blanquiste. Le père de Théodore Sapia était, avant 1830, secrétaire général d’un ministère ; lui-même, marié, sans enfant, avait une sœur et un frère receveur des finances de la Seine. Théodore Sapia s’engagea à dix-sept ans, le 3 mars 1855, au 66e régiment de ligne ; il était caporal le 6 novembre de la même année et le resta six ans ; il devint sergent le 9 janvier 1861 et fut promu sous-lieutenant le 12 août 1861 ; il fit la campagne de Chine et rentra en France en 1862. Nommé percepteur en Algérie, il ne rallia pas son poste et reprit du service en octobre 1863 ; il alla au Mexique et était en 1866 sous-lieutenant au régiment étranger. Le 29 août 1870, il fut nommé, à Chartres, capitaine de la garde mobile d’Eure-et-Loir ; arrêté pour avoir proclamé la République dans cette ville, puis libéré, il fut cependant révoqué le 14 septembre, à Dreux (Eure-et-Loir), et arriva le 17 dans la région parisienne où sa femme habitait, à Montrouge. L’un et l’autre avaient longtemps demeuré là, et Sapia se fit inscrire dans la garde nationale ; avant même d’être armé, faisant valoir ses services militaires, il fut nommé capitaine-trésorier du bataillon, puis, le 30 septembre, chef de ce même bataillon, le 146e ; il expliqua plus tard devoir cette promotion, qu’on disait anormalement rapide, à sa notoriété dans le quartier. Le 8 octobre 1870, Sapia, qui demeurait, 112, chaussée du Maine, aurait ordonné aux sergents-majors de son bataillon venus au rapport de convoquer les gardes nationaux pour le soir, à 4 heures ; ils devaient se rendre au lieu habituel de réunion, en armes, avec des cartouches ; Sapia aurait ajouté qu’il ne reconnaissait plus les ordres de l’état-major. Les gardes réunis, Sapia leur fit un discours : le gouvernement, selon lui, était impuissant, capable seulement d’affamer Paris et non de préparer la guerre ; 56 chefs de bataillon réunis, sur 86, avaient décidé de le remplacer par Félix Pyat, Flourens, Blanqui, et si Trochu n’acceptait pas ce changement, de jeter celui-ci par la fenêtre. La veille, Sapia avait envoyé à Belleville, 40, rue des Amandiers, un planton porteur d’un message où cette réunion était relatée, mais le planton avait été arrêté, la lettre saisie, et Sapia craignait des poursuites. Les hommes du 146e bataillon arrêtèrent Sapia et l’emmenèrent place Vendôme (Ier arr.). « On veut me faire passer, dit-il, pour avoir l’esprit dérangé ; si j’ai été malade quelque temps après avoir habité les pays chauds, je n’ai jamais pour cela perdu la netteté de mes idées… L’énergie n’est pas l’exaltation de la folie .”” Le maire du XIVe arr. fit l’éloge de Sapia, commandant à l’image de la population ; et le conseil de guerre de la Garde nationale, 8e secteur, l’acquitta à la minorité de faveur (trois voix contre quatre). Dès le 23 octobre, il reprenait son commandement. En novembre 1870, il était à la tête de La Résistance, journal démocratique et social du XIVe arr. ; il eut le premier l’idée de la « Ligue républicaine de Défense nationale à outrance » et fit, le 19 novembre 1870, un exposé au meeting de la rue Maison-Dieu (XIVe arr.), exposé qui provoqua des réactions hostiles à l’Internationale. Il était correspondant pour le XIVe du journal blanquiste La Patrie en danger (7 septembre-8 décembre 1870) et habitait alors, 63, rue de l’Ouest (XIVe arr.). C’est lui qui, le 6 janvier 1871, présidait la séance de la Délégation des vingt arrondissements qui rédigea l’ Affiche rouge, proclamation au peuple de Paris pour dénoncer « la trahison » du gouvernement du 4 septembre et pour mettre en avant trois mots d’ordre : Réquisition générale, rationnement gratuit, attaque en masse. Elle se terminait par ces mots : « Place au peuple ! Place à la Commune ! » Voir Ansel*. Le 22 janvier 1871, au lendemain de Buzenval, Sapia était à la tête des gardes nationaux de Vaugirard qui vers deux heures et demie se rangèrent sur la place de l’Hôtel-de-Ville, transformant l’attente en émeute. « À la première décharge, Sapia est tombé le long des grilles, la tête fracassée » ; auprès de lui, son ami R. Rigault* qui n’oublia pas sa mort ; et Lissagaray a pu dire que s’il fit exécuter Chaudey, c’est parce qu’il l’accusait d’avoir fait ouvrir le feu le 22 janvier. Voir Berton J.-F.* Sa tombe est au cimetière de Montmartre, 30e division, 3e ligne, 4e sépulture.”,”MFRC-170″ “GUILLEMIN Henri”,”Cette curieuse guerre de 70. Thiers – Trochu – Bazaine.”,”Ecco il “”drole de guerre”” del 70. Tre uomini caratterizzano questa situazione confusa: Thiers, che prepara prima di tutto il suo avvenire politico; Trochu che si allinea alla Repubblica (come Favre e Ferry) per paura della rivoluzione; Bazaine che tradisce per ristabilire l’ordine. La Repubblica è stata proclamata il 4 settembre nella calma dalla borghesia, soprattutto perché occorreva mettere qualcosa al posto dell’Impero – e non c’era altro da proporre sul terreno. Basato su documenti indiscutibili, Guillemin con la passione di un procuratore smonta il meccanismo di queste piccole viltà, e di questi grandi errori. L’assedio di Metz ebbe luogo fra il 3 settembre ed il 23 ottobre 1870, durante la prima fase della guerra franco-prussiana e si concluse con la resa completa delle ingenti forze francesi al comando del maresciallo di Francia François Achille Bazaine, che erano state accerchiate nell’area fortificata della città dopo una serie di aspre battaglie contro le forze germaniche del generale von Moltke. Completamente circondato dalle truppe della seconda armata prussiana al comando del Principe Federico Carlo di Prussia, il maresciallo Bazaine, incerto e poco combattivo, finì per cedere le armi consegnando tutto il suo esercito (costituito dalle migliori truppe francesi), assieme all’intero armamento. Le “”trattative segrete”” del Bazaine Il Maresciallo di Francia François Achille Bazaine Dalla caduta di Sedan, Bazaine si trovò a capo dell’unica forza armata francese effettivamente organizzata, e immaginò per sé stesso un ruolo diverso, politico piuttosto che militare, certamente da avversario anziché da sostenitore della neonata Repubblica Francese, nata dalle ceneri del secondo impero cessato con l’abdicazione di Napoleone III il 2-3 settembre. In questo quadro, è certo che egli abbia proposto ai prussiani di impiegare l’armata assediata in Metz per “”salvare la Francia da sé stessa”” oppure per poter giungere a “”restaurare l’ordine”” distrutto dalla detronizzazione dei Bonaparte.[2] I prussiani, tuttavia, sapevano della debolezza della posizione politica del maresciallo, temevano la mobilitazione in corso nel resto del Paese, che minacciava di costituire una nuova armata forse capace di riequilibrare, almeno un poco, le sorti del conflitto e miravano, ormai, ad un obiettivo ambizioso: non più solo il consenso francese alla riunificazione tedesca, ma anche un consistente arrotondamento territoriale. La prosecuzione dell’assedio di Metz, tuttavia, offriva ai francesi l’indubbio vantaggio di tenere impegnata la II armata prussiana, mentre il resto dell’esercito invasore era concentrato nell’assedio di Parigi: il fronte meridionale dello schieramento tedesco era relativamente debole, la Repubblica poteva riorganizzare una nuova armata senza eccessiva pressione, la via da sud verso Parigi appariva aperta. L’inadeguatezza dei piani e l’inefficienza delle azioni offensive francesi non sortirono, tuttavia, l’effetto né di riuscire a liberare le truppe dall’imbottigliamento di Metz, né di consentire lo sblocco, o anche l’alleggerimento, del fronte che strigeva Parigi in una morsa letale. L’inopinata resa di Metz Il Bazaine era certamente informato di questa situazione e forte, ancora, di un’armata imponente. Eppure si arrese, inopinatamente, il 23 ottobre 1870, consegnando praticamente l’intero est della Francia ai prussiani. Gli effetti della resa apparirono subito dirompenti: Federico Carlo di Prussia e la sua II armata furono liberi di affrettarsi verso la valle della Loira, con lo scopo di agganciare l’ultima armata francese, la qual cosa, in effetti, accadde nei dintorni di Orléans pochi giorni dopo. Nell’opinione degli storici militari francesi, se l’armata del Reno avesse resistito una o due settimane in più, l’Armata della Loira avrebbe potuto battere le deboli forze schierate dai prussiani a sud di Parigi e liberare la capitale dal suo assedio. La caduta di Metz causò uno shock terribile in tutta la Francia. Quasi subito il Bazaine venne accusato di tradimento, in un proclama emesso dal ministro Léon Gambetta. Per tradimento egli venne, comunque, condannato, al suo ritorno dalla prigionia nel 1873. A posteriori, gli storici francesi tendono oggi a sostenere che la resa si spieghi con un rifiuto a sostenere l’azione di un governo che corrispondeva assai poco con le sue idee politiche. Bazaine, insomma, avrebbe immaginato di non tradire la Francia, tradendo la Repubblica. (wikip)”,”FRQM-060″ “GUILLÉN Claudio”,”L’uno e il molteplice. Introduzione alla letteratura comparata.”,”Claudio Guillén (1924-2007) ha insegnato alla Harvard University e alla Universidad Autonoma de Barcelona.”,”VARx-123-FL” “GUILLERM Alain”,”Rosa Luxemburg. La rose rouge.”,”A. GUILLERM, storico, ha pubblicato una ventina di opere. E’ stato discepolo di Fernand BRAUDEL, che ha diretto e fatto la prefazione della sua tesi di Stato ‘La pierre et le vent’. Attualmente è ricercatore al CNRS in scienze politiche. “”Il pensiero di Rosa che è sempre profondamente e spontaneamente dialettico, si interroga: il popolo ha già pagato caro il “”Golgota della sua liberazione””: le Giornate di giugno 1848, la Comune, il 1905 hanno visto cadere molti combattenti, ma adesso essi cadono nel disonore e nel fraticidio cantando dei canti da schiavi. E’ in questo momento che Rosa ricorda la frase di Engels: “”La società borghese si trova di fronte a un dilemma: o il passaggio al socialismo o la ricaduta nella barbarie”” (pag 153)”,”LUXS-033″ “GUILLERM Alain”,”Il luxemburghismo d’oggi. Rosa Luxemburg e i consigli operai.”,”””In effetti si può dire che Lenin fu un rivoluzionario marxista per circa un anno della sua vita, dall’aprile del 1917 al marzo del 1918.”” (!) (pag 13) “”Rinuncerà a ogni prospettiva proletaria imponendo la pace a Brest-Litovsk non per delle ragioni tattiche, ma perché abbandonerà tutto il contenuto reale del potere sovietico, che aveva messo avanti noi sei mesi che seguirono l’ottobre (cfr. Daniel Guerin, L'””anarchismo””, pp. 96-100). Non si può parlare validamente di marxismo leninismo, perché l’ideologia leninista è una giustapposizione contraddittoria delle due teorie: quella della rivoluzione proletaria o quella della rivoluzione burocratica-borghese””. (pag 13)”,”LUXS-052″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Histoire du Parti Communiste Chinois 1921 -1949.”,”L’A al tempo era D del Centro di Documentazione sull’estremo oriente contemporaneo, docente alla Ecole Pratique des Hautes-Etudes (EPHE).”,”CINx-020″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Il partito comunista cinese al potere, 1949-1972. Storia del partito comunista cinese, II.”,”12 capitoli su 46 sono dedicati alla politica estera cinese, 1 alla politica militare. Gli altri ai problemi interni alla Cina. GUILLERMAZ J. è direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Professore incaricato agli istituti di studi politici di Parigi e Grenoble. E’ da 35 anni (1973) esperto di problemi cinesi. Tra il 1937 e il 1967 ha soggiornatoin Asia orientale. Ha passato 16 anni in Cina ricoprendo importanti incarichi. “”Con il viaggio a Pechino del nuovo primo ministro giapponese Tanaka (25-30 settembre 1972) si è aperto un capitolo fondamentale della storia del Giappone e dell’ Asia Orientale. Tutto lascia pensare che i cinesi – prese tutte le garanzie necessarie – cercheranno nello stesso tempo di ottenere la cooperazione del Giappone al loro proprio sviluppo in cambio di una duratura neutralità militare di fatto del loro vicino. La freddezza dei rapporti tra Partito comunista giapponese e Partito comunista cinese corrisponde alla freddezza dei rapporti politici tra Pechino e Tokyo. A partire dall’ estate 1966, il secondo non cesserà di denunciare il revisionismo del primo, espellendo anche i suoi due rappresentanti a Pechino (18 luglio 1967). L’ avvicinamento del Partito comunista giapponese e del Partito comunista sovietico nel 1971, la fondazione di un Partito comunista giapponese di sinistra, proclamata nel gennaio 1970 da diversi gruppetti estremisti riuniti in congresso dal 2 al 30 novembre 1969 consacrano una rottura che esisteva di fatto da cinque anni e le cui ragioni vanno ricercate nell’ estrema intransigenza dottrinale e politica del Partito comunista cinese e nel desiderio d’ indipendenza di un Partito comunista giapponese, i cui problemi si situano nel contesto di una società altamente industrializzata e intellettualizzata.”” (pag 546)”,”CINx-166″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito comunista cinese. Volume primo: 1921-1949.”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-004-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito Comunista Cinese. Volume II. Il Partito comunista cinese al potere (1° ottobre 1949 – 1° marzo 1972).”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-005-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del partito comunista cinese, 1921 – 1949.”,”L’A ha avuto il raro privilegio di seguire per trent’anni gli affari cinesi in qualità di osservatore. A Pechino dal 1937 al 1941, a Chungking dal 1941 al 1943, poi ancora a Chungking e a Nanchino dal 1945 al 1951 e infine a Pechino dal 1964 al 1966. Attualmente (1970) è D del Centro di documentazione sull’Estremo Oriente contemporaneo (Parigi) e Chargé de conferences all’Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”MCIx-001-FV” “GUILLERMAZ Jacques”,”La Chine populaire.”,”J. Guillermaz, Chargé de conférences à l’Ècole Pratique des Hautes Etudes VI section, Directeur du Centre de Documentation sur l’Extreme-Orient.”,”CINx-003-FSD” “GUILLON Claude”,”Notre patience est a bout. 1792-1793, les écrits des enragé(e)s.”,”GUILLON Claude scrittore e saggista, specialista degli Enragés ha pubblicato una quindicina di opere tra cui ‘La Droit à la mort’.”,”FRAR-352″ “GUILLOT René”,”Marlow, l’amico degli animali.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. La diretta conoscenza dei luoghi e una fervida fantasia sono le componenti principali dei suoi ormai numerosi libri, nei quali aleggia un’atmosfera mitica dell’avventura e del meraviglioso naturale che permette di paragonarli ai capolavori di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nelle quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri (dal volume di René Guillot ‘Marlow, l’amico degli animali’, Editrice Capitol, Bologna, 1957) ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-014-FAP” “GUILLOT René”,”Mille e una bestia.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. I suoi racconti si possono paragonare a quelli di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nele quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri. ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-015-FAP” “GUILOINEAU Jean”,”Nelson Mandela.”,”Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere. MK abbreviazione per Umkhonto we Sizwe (pag 196) La requisitoria di Nelson Mandela contro l’Apartheid. “”(…) Nelson Mandela ricorda i sessantanove morti di Sharpeville e, al di là, rimanda al futuro del Sud Africa in quella che potrebbe sembrare una profezia (i morti di Soweto nel 1976, quelli dello stato di emergenza nel 1985) ma che è invece solo la conclusione di una analisi lucida e coraggiosa della situazione. «Quante Sharpeville ci saranno ancora nel nostro paese? Quante Sharpeville il nostro paese potrà ancora sopportare senza che il terrore e la violenza divengano quotidiani? E cosa succederà al nostro popolo quando raggiungeremo questa fase? Noi siamo sicuri di trionfare a lungo termine, ma a quale prezzo per noi e per il resto del paese? E se ciò dovesse succedere, come potrebbero i neri e i bianchi vivere nella pace e nell’armonia? Questi erano i problemi che avevamo di fronte e queste sono state le nostre decisioni». Dopo aver rievocato il suo viaggio del 1962, ricorda le posizioni fondamentali dell’ANC. «Il credo politico e ideologico dell’ANC è, ed è sempre stato, il nazionalismo africano. (…) La Carta della Libertà è il documento politico più importante mai adottato dall’ANC». Quanto ai rapporti col Partito comunista, sono semplici: la lotta comune contro l’oppressione. «E, cosa ancora più importante, per decenni, i comunisti sono stati il solo gruppo politico del Sud Africa disposto a considerare gli africani come esseri umani, come loro eguali; a mangiare, a parlare, a vivere, a lavorare con gli africani per ottenere dei diritti politici. (…) Mi sono sempre considerato, innanzi tutto, un patriota africano». Mandela descrive in seguito, con la precisione da economista e da politico, lo stato del Sud Africa e la sorte riservata alle diverse comunità. Conclude ricordando ciò che gli africani vogliono. E’ un brano che avrebbe potuto riprendere per intero nel suo discorso allo stadio di Soweto, il 13 febbraio 1990, tanto poco la situazione è cambiata. E’ la requisitoria più concreta che si possa trovare contro l”apartheid’. «Gli africani vogliono percepire un salario che permetta loro di vivere. Gli africani vogliono esercitare le professioni di cui sono capaci, e non il lavoro per il quale il governo li dichiara adatti. Gli africani vogliono essere autorizzati a lavorare là dove trovano del lavoro, e non essere scacciati da una regione perché non vi sono nati. Gli africani vogliono poter possedere della terra nel luogo in cui lavorano e non essere obbligati a vivere in case che vengono loro affittate e che non saranno mai loro. Gli africani vogliono appartenere all’insieme della popolazione e non essere rinchiusi in ghetti. Gli uomini africani vogliono che le loro mogli e i loro figli vivano là dove essi lavorano e non vogliono essere obbligati a condurre l’esistenza artificiale dei pensionati per soli uomini. Le donne africane vogliono vivere coi loro mariti e non restare come vedove nelle riserve. Gli africani vogliono poter uscire dopo le undici di sera e non essere confinati nella loro camera come dei bambini. Gli africani vogliono poter viaggiare nel loro paese e cercare lavoro dove vogliono e non là dove l’ufficio del lavoro impone loro di andare. Gli africani vogliono una parte equa di tutto il Sud Africa; vogliono la sicurezza e un posto nella società. E, oltre a tutto, vogliono eguali diritti politici». Nulla è cambiato in Sud Africa, salvo il termine di Riserva, che è stato sostituito da quello di ‘Homeland’. (…) Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere”” (pag 197-198)”,”AFRx-112″ “GUIMERÁ Agustin RAMOS Alberto BUTRÓN Gonzalo, a cura, saggi di M.V. LOPEZ-CORDON CORTEZO Peter J. MARSHALL Antonio Miguel BERNAL Michael DUFFY Colin WHITE Rémi MONAQUE J.I. GONZALEZ-ALLER HIERRO Agustin R. RODRIGUEZ-GONZALEZ Hugo O’DONNELL e Duque de ESTRADA Agustin GUIMERÁ Marina Alfonso MOLA Manuel BUSTOS RODRIGUEZ Manuel LUCENA GIRALDO Marieta CANTOS CASENAVE Benito PEREZ GALDOS Marianne CZISNIK Peter WARWICK”,”Trafalgar y el mundo atlántico.”,”Agustin Guimerá è ricercatore presso l’ Istituto di Storia CSIC di Madrid Alberto Ramos è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz Gonzalo Butrón è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz.”,”QMIN-054-FSL” “GUINEA José Luis”,”Los sindicatos en la Europa de hoy.”,”GUINEA José Luis dottore in diritto professore dell’ Università di Madrid. “”Tras la unidad de la clase obrera realizada por el Congreso de Montpellier, Victor Griffuelhes – dirigentes de la CGT -, se plantéo la tesis de mantener fuera del alcance de los políticos a las fuerzas sindacales. En este tiempo, la paz de Europa se encuentra seriamente amenazada y, en la Francia de 1906, las huelgas de 1° de mayo hacían temer una descomposición del aparato estatal; en este clima, el gobierno intentó achacar a las organizaciones sindicales la culpa de la situación. En este estado de ánimo las sesiones del Congreso de Amiens – 11,12 y 13 de octubre -, se plantearon seriaemente el problema de las relaciones entre los partidos políticos y los sindicados y, como consecuencia el Congreso Confederal votó el día 13 de octubre de 1906 la carta de Amiens, aprobada por 830 votos contra 9 y que declara el carácter apolítico del sindicalismo como tal, siendo desde ese momento la Carta del Movimiento Obrero, ratificada más tarde en 1936 por el Congreso de Toulouse, que plasmóla tan deseada realidad sindical. Así, Griffuelhes, artífice de la Carta de Amiens, pudo más tarde afirmar que: “”el período de 1892 a 1900 se señala por la reacción de la clase obrera cotnra la influencia deprimente de la acción política sobre los sindicatos, y el período de 1900 a 1910 por la reación de los sindicatos contra los gobiernos radicales y jacobinos””””. (pag 160)”,”MEOx-080″ “GUISCARDO Rodolfo”,”Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo.”,”Rodolfo Guiscardo, Napoli 1940, è stato ufficiale in servizio permanente effettivo. Il presente volume è frutto delle sue esperienze culturali e di comando. Capitolo I. La scienza militare tradizionale: Clausewitz Capitolo II. La scienza miiltare marxista Concetto di ‘Volksbewaffnung’ o ‘armamento del popolo’ è cosa ben diversa dalla “”guerra di popolo”” intesa in senso marxista (pag 63) “”Come la scuola tradizionale clausewitziana si è ridotta, sempre di più, a una bruta ricerca della massima violenza distruttrice possibile – così a nessuna scienza militare specifica è giunta la scuola socialista, e, come la prima è caduta in un positivismo senza sbocchi, la seconda, quando non ricade nelle stesse caratteristiche, si qualifica per un pragmatismo ben lontano dalle premessi di Marx, Engels e Lenin. In effetti Marx, nell’Introduzione a ‘Per la critica dell’economia politica’, scriveva (7): «Nota bene circa alcuni punti che sono da menzionare qui e che non vanno dimenticati: La guerra è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti prima che nell’interno della società borghese. Anche il rapporto tra forza produttiva e i rapporti di scambio diviene particolarmente evidente nell’esercito». Tale interdipendenza fra organizzazione militare ed economia era totalmente diversa da quella concepita da Clausewitz e rappresentava un’autentica novità, riconfermata da Marx nella lettera ad Engels del 15 settembre del 1857 (8). «L’esercito in guerra è importante per lo sviluppo economico (…) presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i Romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia (…). Così si trova nell’esercito il primo impiego delle macchine in grande (…) il valore particolare dei metalli ed il loro uso come danaro» e «la divisione del lavoro» si compirono «primamente negli eserciti», nella cui storia «si trova riassunta tutta la storia delle forme della società civile». Tali concetti, peraltro, sono stati valutati in tutta la loro autentica e determinante importanza da Lenin, che ha annotato la lettera suddetta con la postilla: «L’esercito ed il regime economico – relazioni fra storia militare e rapporti di produzione» (9). Tali concetti successivamente non sono stati convenientemente ampliati, il che ha rappresentato la causa principale dell’incapacità, da parte della scuola socialista, di fondare una nuova scienza militare”” (pag 64-65) [Rodolfo Guiscardo, ‘Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo’, De Donato, Bari, 1974] [(7) Nel 4 della bozza, quello concernente «Produzione. – Mezzi di produzione e rapporti di produzione. – Rapporti di produzione e rapporti di scambio. – Forme dello Stato e forme della coscienza in relazione ai rapporti di produzione e di scambio. – Rapporti giuridici. – Rapporti di famiglia» Cfr. K. Marx, ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 739; (8) In K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, Editori Riuniti, Roma; (9) Cfr. ‘Lenine et la science militaire’, Editions du Progrès, Moscou, 1967. In particolare cfr. “”Quaderni di Lenin””, n. 18674 degli Archivi dell’Istituto Lenin di Mosca, ‘Testi scelti e annotati da Lenin dal libro di K. von Clausewitz “”Sulla guerra e la condotta della guerra””; trad. it. ‘Note al libro ecc.’, Ed. del Maquis, Milano, 1970, pp 11 e 26-64]”,”QMIx-013-FSD” “GUISNEL Jean”,”Libération, la biographie.”,”GUISNEL J., nato nel 1951, è entrato nell’Agenzia di stampa Liberation nel 1972. Nell’anno seguente ha partecipato alla partecipazione del quotidiano lanciato nel maggio 1973. L’ha lasciato nel 1973. Oggi è reporter del Point. Ha scritto ‘Services secrets’ (con Bernard VIOLET), ‘Les Generaux’ e ‘Guerre dans la cyberspace’.”,”EDIx-094″ “GUISO Andrea”,”La colomba e la spada. “”Lotta per la pace”” e antiamericanismo nella politica del Partito comunista italiano (1949-1954).”,”Andrea Guiso insegna Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. I suoi studi si incentrano sulla storia dei partiti, sul partito comunista italiano e fracese nel secondo dopoguerra e sulla storiografia politica in Italia. Contiene il capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’ (pag 381-402) ‘Nel Pci, il gruppo culturalmente e politicamente più sensibile (e qualificato) nell’operazione di recupero del fascismo rivoluzionario era quello che faceva capo agli ex fascisti confluiti nel partito tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta: in particolare Ruggero Zangrandi, Pietro Ingrao, Aldo Natoli. Proprio Natoli aveva osservato nella riunione del comitato della federazione romana del 5 aprile, che fra le «masse giovanili aderenti al Msi [era diffuso] un atteggiamento contrario al Patto Atlantico o alla politica di guerra». Elemento, sottolineò, non trascurabile nella prospettiva di formare «un fronte largo di forze pacifiche» (6). Ma qual era il profilo – bisognava domandarsi – di quei giovani che, per Zangrandi, si muovevano «a ritroso nella storia», assumendo le pose «conservatrici e “”nostalgiche”” dei padri borghesi», facendo propria una «singolare e antistorica forma di neonazionalismo o addirittura di neodannunzianesimo estetizzante, ponendolo al servizio di qualche cosa in cui [si credeva] – al solito – di ravvisare la patria»? (7). La risposta andava cercata in un insieme di fattori esistenziali, sociali e storici che avevano trascinato i giovani verso una forma estrema di «disorientamento morale» e ad apparire come «privati di umanità, chiusi in se stessi, in una sorta di mutismo o di incomunicabilità caparbia» (…). Stilando una vera e propria «tabelle clinica della depressione psicologica e morale» di questa gioventù non ancora, forse, irrevocabilmente “”perduta””, Zangrandi individuò la causa della patologia nello “”scetticismo””: il non credere più in alcun ideale, l’aspirazione decadente alla fuga dalla realtà, il rifugiarsi in un «triste modulo di esistenzialismo minorile, fatto di «concezione individualistiche, “”eroiche””, ispirate spesso a una singolare forma di spiritualismo che postula l’esistenza di ‘élites’, quando non addirittura di caste, e attribuisce ad esse una funzione di guida, di comando e di riscatto da quella specie di feudalesimo plebeo in cui [si raffigurava] la società contemporanea» (8). (…) «Quando mi si chiese di curare i contatti con la gioventù neofascista – ricorda l’«infiltrato» Nando Dell’Amico – accettai di buon grado. Era, infatti, per me un impegno morale quello di liberare i miei ex-camerati dalla trappola spirituale missina per condurli su un piano di più avanzata modernità» (9). Essi, pertanto, non dovevano essere considerati avversari, se non “”potenzialmente””, bensì “”ammalati”” che avevano bisogno di un «procedimento cauto e paziente, indubbiamente difficile, come tutte le cure di malattie che impegnino la volontà e il ragionamento» (10). Chiunque volesse rendersi “”consapevole”” e battersi contro “”l’antico inganno”” poteva, dunque, considerare aperta pa porta del Pci (11)’ (pag 384-386) [(6) IGR, Apci, 1949. Federazioni, Roma, Comitato di Federazione, 5 aprile, mf. 0302; 2568-2577; (7) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, in “”Rinascita””, n. 2, febbraio 1949, a; (8) “”Questi giovani (…) erano poco più che fanciulli quando si è iniziata la guerra, il fascismo non aveva avuto ancora modo di toccarli, seriamente, sul piano della ragione, o, se volete, della dottrina. (…)””; (9) L. Dell’Amico, ‘Il mestiere di comunista””, Editoriale di Opere Nuove, Roma, 1955, p. 39. (…); (10) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, cit.; (11) Si veda anche l’intervento di Scoccimarro sempre sul tema dei giovani ex-fascisti: “”La democrazia ha respinto i giovani””, in “”Pattuglia””, n. 4, p. 2] [Andrea Guiso, in: capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’]”,”PCIx-443″ “GUITTON Jean”,”Studiare e lavorare con profitto. Un metodo efficace.”,”GUITTON Jean (1901-1999) nato in Francia è stato uno dei maggiori intellettuali cattolici del Novecento. Ha tenuto la cattedra di storia della filosofia alla Sorbona (dal 1955). Accademico di Francia dal 1961. L’invenzione della scheda. Il metodo di lavoro di Stendhal. “”Stendhal cominciava col riassumere un’opera e, in seguito, faceva intercalare a questiriassunti alcune pagine bianche, dove aggiungeva i suoi commenti. Si accorse che quel metodo aveva l’inconveniente di rendere troppo visibili i suoi riferimenti. Si faccia della storia, della poesia o della letteratura, occorrono delle fonti che al giorno d’oggi è però necessario dissimulare. Stendhal inventò la scheda. Secondo Jean Prévost, da cui prendo in prestito queste espressioni, la scheda dà agli storiografi moderni “”il modo di polverizzare in frammenti d’una linea, d’una data, d’un sol fatto i testi di cui si servono, di fondere agevolmente diverse fonti, ottenendo non un mosaico ma dei colori meglio impastati; non hanno bisogno di tanto spirito per apparire più personali””. Questa osservazione potrà sembrare sbagliata se il lettore si lascerà influenzare dalla comune ipocrisia che pretende che un’opera dello spirito sia originale a tutti i costi. Sappiamo bene, però, che l’opera d’arte è spesso un’abile trasposizione arricchita da molte differenze in cui il genio ha impresso il suo marchio. Una scheda non è altro, nella mia lingua, che una ‘nota classificata verticalmente’. Classificare verticalmente presenta alcuni vantaggi. Permette di dominare la materia, d’introdurvi un ordine maggiore, di cambiare facilmente la ripartizione, di renderla più mobile, più simile allo spirito e alle sue inquietudini. Ma perché la ‘nota’ diventi la ‘scheda’, bisogna prendere diverse precauzioni.”” (pag 92-93)”,”GIOx-075″ “GUITTON Jean”,”Il puro e l’impuro.”,”Jen Guitton, nasce il 18 agosto 1901 a Saint-Etienne. Nel 1921 decide di abbandonare le lettere per dedicarsi alla filosofia e frequenta J. Chevalier, Teilhard de Chardin e Henri Bergson. Durante la seconda guerra mondiale è fatto prigioniero e internato per cinque anni nel corso dei quali concepisce molte delle opere che pubblicherà successivamente. Nel 1949, conosce mons. Angelo Roncalli, nunzio di Pariig, che divenuto papa lo chiamerà al Concilio Vaticano II. L’8 settembre 1950 incontra per la prima volta mons. Montini, poi Paolo VI, ed è l’inizio di una amicizia. Nel 1954 è nominato professore alla Sorbona, nel 1961 viene eletto all’Académie française’. È autore di molte opere, tra cui ‘Il Vangelo nel lager’ (1991) e ‘Storia e destino’.”,”RELC-002-FMDP” “GUIZOT Francois Pierre Guillaime (1787-1874)”,”De la democratie en France. Janvier 1849.”,”GUIZOT storico e politico francese, liberale, è stato ministro degli esteri e poi presidente del consiglio (1847-1848) seguendo la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto ‘Storia della civiltà di Francia’ (1832) e ‘Storia della rivoluzione inglese’ (1854).”,”FRAD-001″ “GUIZOT Francois-Pierre-Guilaume”,”Histoire generale de la civilisation en Europe. Depuis la chute de l’ Empire Romain. Troisieme edition revue et corrigée.”,”Le crociate sono allo stesso tempo un movimento europeo e nazionale: tutte le classi della società hanno la stessa impressione, la stessa idea, lo stesso slancio. Si salda l’ unità morale delle nazioni e fatto nuovo l’ unità europea. E’ un movimento spontaneo, libero, senza premeditazione o calcolo politico. Le crociate sono l’ avvenimento eroico dell’ Europa moderna, movimento individuale e generale nello stesso tempo, nazionale e tuttavia non diretto. Il movimento delle crociate inizia dal basso nella forma di bande popolari che partono senza capi e senza guida, condotte da cavalieri oscuri. Esse poi sono seguite dalle classi superiori… (pag 238)”,”EURx-117″ “GUIZOT Francois”,”Cours d’ histoire moderne.”,”Francois Pierre Guillaume GUIZOT (1787 – 1874) politico e storico francese, liberale, ministro degli esteri, presidente del consiglio negli anni 1847-1848 seguì la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto la ‘Storia della civiltà in Francia’ (1832) e la ‘Storia della rivoluzione inglese (1854). LUIGI FILIPPO D’ ORLEANS (1773-1850), re di Francia (1830 – 1848) si schierò con i rivoluzionari del 1789 e venne chiamato al trono dopo la rivoluzione di luglio per le sue simpatie liberali (monarchia di luglio). Condusse una politica alterna, alla fine conservatrice. Difensore degli interessi della grande borghesia, fu travolto dalla rivoluzione del febbraio 1848 che portò all’ avvento della seconda repubblica.”,”EURx-150″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Histoire de la révolution d’ Angleterre depuis l’ avenement de Charles Ier jusqu’a sa mort. Edition d’ après la quatrième de Paris, précédée D’ un Discours sur l’ Histoire de la Révolution d’ Angleterre. Tome II.”,”Ammutinamenti. Cromwell reprime gli agitatori. “”Il reggimento di Lilburne restava solo, ma sempre ribelle e violentemente agitato; già cominciava a rispondere alle parole di Fairfax con delle crisi sediziose; Cromwell si fece avanti: “”Approvate questa carta, disse ai soldati; i soldati rifiutarono; egli entrò bruscamente nei ranghi, indicò e fece arrestare quattordici tra i più ammutinati: sul posto stesso fu riunito un consiglio di guerra; tre soldati vennero condannati a morte: “”Che la sorte scelga uno tra di loro, ordinò il consiglio, e che sia fucilato all’ istante””. La sorte scelse Richard Arnell, focoso agitatore; l’ esecuzione ebbe luogo subito davanti al fronte del reggimento; si fecero andare via gli altri due condannati e i loro undici compagni. Anche il maggiore Scott e il capitano Bray furono arrestati: un silenzio profondo regnò nella piana; tutti i corpi ripartirono per i loro acquartieramenti; si ebbero due altri incontri senza il minimo mormorio, e l’ esercito intero sembrò rientare sotto il potere dei suoi capi.”” (pag 274-275)”,”UKIR-030″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Méditations sur l’ état actuel de la religion chrétienne.”,”””Il progresso del materialismo è evidente: progredisce nel mondo dei sapienti e nel mondo degli ignoranti, nel nome di studi scientifici e delle propensioni plebee.”” (pag 314) “”Il materialismo è la dottrina delle apparenze. “”Dottrina fallace, dice M. Vacherot, per quelli che non concepiscono le cose nella misura in cui possono essere rappresentate””. E’ per la loro apparenza materiale che di primo acchito il mondo esteriore e l’ uomo stesso si manifestano allo spirito umano.”””” (pag 319)”,”FILx-301″ “GUIZOT Francesco, a cura di Antonino REPACI”,”Giustizia e politica.”,”””Vorrei sapere quale governo oserebbe usare oggidì la pena di morte contro il popolo, in modo da renderla materialmente efficace; quali leggi, quali ministri prescriverebbero o permetterebbero di elevare forche lungo le strade, di fare fucilare uomini a centinaia, di spossessare o di espellere gli abitanti di una regione? SI parla della gentilezza dei nostri costumi, della umanità delle nostre leggi; ma vi sono ben altri ostacoli, o piuttosto i sentimenti che proteggono fra noi la vita dell’uomo sono essi stessi protetti da potenti fatti che li hanno generati””. (pag 48-49) “”Non intendo condividere in tutto e per tutto la fiducia del Machiavelli, né giungere al punto di affermare che la popolarità del potere è sufficiente per disanimare l’audacia dei cospiratori; ma se, nel secolo XVI, il conoscitore più profondo della politica italiana pensava che la forza del potere contro i complotti non risiede nei supplizi, ma nella soddisfazione degli interessi generali e nel sistema di governo che a questi si addice, che cosa avverrà ai giorni nostri?”” (pag 224)”,”TEOP-338″ “GUIZOT François, a cura di Regina POZZI”,”Storia della civiltà in Francia.”,”François Pierre Guillaume Guizot nasce a Nimes il 4/10/1787. Muore a Val-Richer il 28/2/1874. Reintegrato nella cattedra di storia moderna della Sorbona dalla timida schiarita liberale del ministro Martignac, François Guizot apriva, il 9/4/1828, il corso sull’Histoire de la civilisation en Europe con un elogio misurato, ma non privo di ardore, dei princìpi della civiltà moderna, di quei princìpi di ‘giustizia’, legalità, pubblicità, libertà, su cui doveva essere edificata la società nuova.”,”FRAG-002-FL” “GUIZZETTI Piero”,”Stato padrone. Le partecipazioni statali in Italia.”,”GUIZZETTI Piero è nato a Bergamo nel 1920. Amministratore delegato del Cerpi, società di consulenze aziendali, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘L’ organizzazione dell’ impresa industriale’, ‘L’ atomo matto’, ‘Lo sviluppo tradito’. Il gruppo Efim. “”Il rilievo più interessante, com’è evidente, è fornito dal divario fra la coportura da autofinanziamento e la copertura da mezzi forniti dallo Stato e da terzi. Come risulta, l’ autofinanziamento “”copre”” all’ incirca il 20% dei fabbisogni del triennio; ciò che determina, in aggiunta all’ apporto di mezzi dello Stato per complessivi 200 miliardi circa, un indebitamento del Gruppo verso il mercato finanziario per oltre 400 miliardi.”” (pag 115)”,”ITAE-135″ “GULLO Marcelo, a cura di Claudio ONGARO HAELTERMAN”,”La costruzione del potere. Storia delle nazioni dalla prima globalizzazione all’imperialismo statunitense.”,”Marcelo Gullo è nato in Argentina nel 1963. Docente presso le più prestigiose università del Sudamerica, insegna (2010) all’Universidad De Lanus di Buenos Aires. Ha pubblicato: ‘Argentina-Brasil: la gran oportunitad’. Nel 2008 ‘La costruzione del potere’ (La Insubordinación Fundante). Il pensiero politico di Sun Yat-sen (pag 193-197)”,”RAIx-407″ “GUMILEV L.N.”,”Gli unni. Un impero di nomadi antagonista dell’ antica Cina.”,”GUMILEV L.N. figlio del poeta Nikolaj Stepanovic è professore di storia dei popoli dell’ Asia Centrale all’ Università di Leningrado. E’ autore di un’opera sui turchi antichi. Lo stato fondato sui vincoli tribali si trasformò lentamente nell’ orda. La scissione agevolò questo processo. Al Sud emigrarono ‘i vecchi e i giovani ossequienti’, portatori delle tradizioni tribali, mentre lo stato unno del Nord da regno fondato sui clan si tramutò in una democrazia guerriera. I campioni dell’ ordinamento tribale divennero nemici giurati degli Unni del Nord, più duri dei cinesi. Sorse una lotta tra due sistemi: l’ ordinamento tribale contro la democrazia guerriera (l’ orda).”,”CINx-098″ “GUMNIOR Helmut RINGGUTH Rudolf”,”Max Horkheimer. In Selbstzeugnissen und Bilddokumenten.”,”Foto processi Mosca staliniani del 1934 (pag 113)”,”TEOS-209″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines.”,”L’A ha debuttato a 16 anni intervistando MUSSOLINI per una rivista belga. Studia a Parigi e poi a Berlino. Nell’agosto del 1940 è arrestato dalla Gestapo. Liberato, diviene nella capitale tedesca capo dell’Agenzia di stampa Anatolie e corrispondente della ‘Gazette de Lousanne’. Il suo coraggio e libertà di giudizio gli valgono la deportazione a Mauthausen e Dachau. E’ autore di vari libri.”,”FRAV-027″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines. Vol.2.”,”Il lancio del piano Marshall e la guerra fredda, i rapporti tra De-Gaulle e gli Usa, le dimissioni del generale e l’esclusione dei ministri del Pcf, il difficile cammino della Terza forza tra due potenti opposizioni, la guerra d’Indocina…”,”FRAV-027-B” “GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice; a cura di Giancarlo SANTARELLI”,”Il nuovo marxismo latino americano.”,”Saggi di GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice “”I risultati sono stati particolarmente notevoli nei settori dell’ istruzione e della salute pubblica: in nessun’altra parte del mondo, tranne forse che in Unione Sovietica e in Cina, è stato fatto così tanto in un tempo così breve, come a Cuba per l’ istruzione e la salute pubblica. L’ analfabetismo a Cuba, come dovunque in tutti i paesi sottosviluppati, era altissime nelle campagne: nel 1960 Fidel espose la situazione al popolo cubano e chiese 1000 uomini e donne, con una istruzione superiore al secondo anno delle scuole secondarie; che andassero volontari nelle zone più remote del paese per insegnare a leggere e scrivere, ed i principi dell’ igiene e dell’ alimentazione. Risposero all’ appello 5000 persone, appartenenti ad ogni professione…”” (pag 95-96, Leo Huberman, L’ istruzione a Cuba)”,”MALx-022″ “GUNDER FRANK Andre”,”L’ accumulation mondiale, 1500-1800.”,”Nato a Berlino nel 1929, Andre GUNDER FRANK è un economista marxista di reputazione internazionale. Dopo aver insegnato nelle università americane dal 1954 al 1961, si è dedicato allo studio del problema dell’ imperialismo e del sottosviluppo. Associato all’ esperienza cilena condotta da ALLENDE dal 1968 al 1971, ha poi lavorato in diverse organizzazioni tra cui l’ UNESCO. Insegna in istituti e università tedesche (Max Planck) e francesi (Paris VII). In apertura brano di Fernand BRAUDEL (La Méditerranée) Depressione e rivoluzione. 1763-1789. “”Le trois décennies qui vont de 1762 à 1789 furent nettement marquées par une dépression économique périodique et importante et marquent à leur tour ce qui est probablement le torunant décisif de l’histoire moderne de l’humanité. Dns ‘Science et histoire’ J.D. Bernal écrit: “”Les soixante-dix années qui vont de 1760 à 1830, et particulièrement la période qui va de 1770 à 1800, constituent un tournant capital dans l’histoire du monde; elles constituent la priemière réalisation pratique de la nouvelle puissance du machinisme dans le cadre de l’industrie de production capitaliste…La transition critique survint au point culminant des transformations technologiques et économiques qui, on l’a vu, firent leur percée en Grande-Bretagne aux environs de 1760, et trente ans plus tard en France avec des conséquences économiques et politiques. Ces changements ne furent pas faciles: ce n’est pas un hasard si cette période connut des guerres et des révolutions sans précédent””. (24, II, p. 535) (…)””. (pag 257)”,”ECOI-231″ “GUNDER FRANK André”,”Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale.”,”””Quello che cambia, anche, nei periodi di crisi è il rapporto tra la produzione dei beni industriali e quella di materie prime e prodotti alimentari. Benché a questo riguardo le lezioni del passato non siano decisive, parrebbe che si produca un calo – non necessariamente assoluto – dell’importanza dei beni industriali (in paragone, evidentemente, ai periodi di espansione economica rapida) di fronte alla produzione di materie prime; quest’aumento della produzione non tocca tutte le materie prime, e non si svolge necessariamente nei canali della vecchia tecnologia; anzi piuttosto possono aversi dei cambiamenti nelle tecniche di estrazione delle materie prime. (Qualcuno si meravigliava perché solo adesso si comincia a sfruttare il rame di Bougainville, la cui esistenza è nota da più di quarant’anni. Senza entrare in dettagli che non sarei forse capace di documentare lo si può spiegare in parte con questa rinnovata importanza delle materie prime in un periodo di crisi di accumulazione del capitale).”” (pag 41) (pag 95)”,”PVSx-035″ “GÜNTHER Hans a cura; scritti di GÜNTHER TROTSKY BUCHARIN EJCHENBAUM KONRAD LUNACIARSKIJ BRIK ARVATOV MADVEDEV”,”Marxismo e formalismo. Documenti di una controversia teorico-letteraria.”,”Scritti di GÜNTHER, TROTSKY, BUCHARIN, EJCHENBAUM, KONRAD, LUNACIARSKIJ, BRIK ARVATOV, MADVEDEV”,”RIRO-021″ “GUNTHER John”,”Oggi in Europa.”,”GUNTHER John, giornalista, è autore della serie ‘Inside’ di cui questo è il settimo volume. “”Churchill e Lord Salisbury, che era a quell’ epoca l’ eminenza grigia del partito conservatore, sostennero Macmillan contro il suo principale rivale R.A. Butler. Nelle file dei conservatori si pensava che Macmillan fosse più sicuro, più risoluto e più dinamico anche se a molti pareva ancora un eccentrico, un tipo strano. La parte avuta da Macmillan nell’ infelice impresa di Suez ha causato amare controversie. Prima era stato uno dei più accesi sostenitori della rovinosa idea di Eden di intervenire a Suez con la forza delle armi. Poi, quando risultò evidente che l’ avventura militare era destinata all’ insuccesso, fu il ministro che insistette di più per una rapida ritirata. Il movente principale di tale comportamento, dicono i suoi amici, non era stato il timore delle reazioni dell’ America, della Russia e del Commonwealth, ma la paura che un disastro potesse trascinare la svalutazione della sterlina. Come Cancelliere dello Scacchiere aveva tutto il diritto di far pesare seriamente questa considerazione””. (pag 247-248)”,”EURx-189″ “GUNTHER John”,”Dentro l’ America.”,”La MVA, Missouri Valley Authority. “”Il secondo progetto per il Missouri, più ambizioso e presentato dopo lunghi e attenti studi – il brillante generale Pick aveva impiegato tre soli mesi per formulare il proprio – fu opera soprattutto di W.G. Sloan, del Bureau of Reclamation. Detto progetto prevedeva non meno di 90 dighe, suddivise tra 7 Stati, il cui costo era valutato a 1.200.000.000 di dollari, somma equivalente a circa la metà di quella impiegata per la costruzione della bomba atomica.”” (pag 177) “”Non meno di 167 diverse imprese per la produzione di energia elettrica si associarono in una campagna propagandistica e pubblicarono annunci a piena pagina sui settimanali, proclamando che l’ intromissione del Governo, anche in un solo ramo della produzione, metteva in pericolo tutta l’ industria privata (quasi che il progetto Pick-Sloan non fosse un progetto federale) (…). Il Paese, comunque, o almeno quella parte del pubblico che si interessava alla questione, non si lasciò sopraffare dalle società private.”” (pag 179)”,”USAS-149″ “GUOLO Renzo”,”La via dell’Imam. L’Iran da Khomeini a Ahmadinejad.”,”GUOLO Renzo studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna sociologia dell’Islam all’Università di Torino. Ha scritto ‘Il partito di Dio’, ‘L’Islam è compatibile con la democrazia?’.”,”GOPx-014″ “GUOLO Renzo”,”L’Islam è compatibile con la democrazia?”,”Renzo Guolo, studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna Sociologia e Sociologia della religione nelle Università di Trieste e Padova. Tra le sue pubblicazioni: Il partito di Dio, L’Islam in Italia (con C. Saint-Blancat), Avanguardie della fede, I fondamentalismi (con E. Pace), Il fondamentalismo islamico e Xenofobi e xenofili. Gli italianu e l’islam. É opinionista di Repubblica.”,”VIOx-137-FL” “GUPTA Bhabani Sen”,”Communism in Indian Politics.”,”Il CPI si è spaccato in due nel 1964. B.S. GUPTA è (1972) Chairman del Dipartimento Disarmo e Studi sulla sicurezza alla J. Nehru University in New Delhi. E’ autore pure di ‘Fulcrum of Asia: A Study of Relations Among China, India, Pakistan, and the USSR’.”,”INDx-026″ “GUPTA Partha Sarathi”,”Imperialism and the British Labour Movement, 1914-1964.”,”Nato nel 1934, GUPTA Partha S. vive in Bangladesh. Si è laureato a Calcutta nel 1953 e ha preso il Ph.D. nel 1960 sulla storia del tradeunionismo britannico (ferrovieri). Ha insegnato storia europea e britannica in varie università. E’ morto nel 1999. “”L’ opinione del Congresso, inclusa quella più radicale dei membri più giovani come Jawaharlal Nehru, era conosciuta da Fenner Brockway, che, con James Maxton, era ora l’elemento dominante nell’ ILP. Avendo impegnato l’ ILP a sostenere la rivendicazione indiana per una indipendenza totale nell’ aprile 1926, egli provò ad attivare il Labour e l’ Internazionale Socialista ad elaborare una linea politica sulla questione coloniale. Questa visse un lento processo, e i comunisti presero l’ iniziativa sponsorizzando la Lega contro l’ Imperialismo nel febbraio del 1927 a Bruxelles con Jawaharlal Nehru come rappresentante dell’ Indian Congress. Alla conferenza assistette una consistente delegazione dell’ ILP comprendente Lansbury, Brockway, Ellen Wilkinson, S.O. Davies, ed essi tennero un contatto ufficiale con esso fino al 1929.”” (pag 111)”,”MUKx-139″ “GUPTA Sobhanlal Datta a cura”,”The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists.”,”Dalla storia del documento. “”Questo documento segretamente preparato da M.N. Ryutin (1890-1937), un vecchio boslscevico e dai suoi compagni, venne confiscato dalla OGPU e sigillato negli archivi sovietici. Con l’arresto di Ryutin nel 1932 e la sua successiva esecuzione avvenuta il 10 gennaio 1937, si credette il documento distrutto. Perfino Roy Medvedev nell’edizione del 1989 del suo classico studio ‘Let History Judge’ (1) suppose che si conoscesse poco più di qualche estratto del documento e che l’intero testo fosse ancora da rintracciare. Fu nel 1990 e 1992 che il testo completo di 194 pagine venne pubblicato a puntate da ‘Izvestiya TsK KPSS’, un organo teorico del PCUS, dopo averlo causalmente scoperto nel 1989″” (pag XIII) Dal testo. Alcune delle critiche a Stalin. 1. Stalin nel periodo della prima guerra mondiale imperialista non fu un bolscevico-disfattista ma espresse posizioni centriste. Stalin condivise le decisioni delle Conferenze di Zimmerwald e Kienthal ma le posizioni corrette erano quelle della sinistra di Zimmerwald che fu in minoranza (Lenin, ecc.). 2. La posizione di Stalin nel 1917, prima dell’arrivo di Lenin, fu semi-menscevica. Si veda l’articolo di Stalin ‘Sulla guerra’. 3. Le posizioni di Stalin e di Lenin sulla questione della pace di Brest-Litovsk del 1918 non erano coincidenti. 4. La posizione di Stalin sulla rivoluzione cinese nel 1926-27 non fu bolscevica ma semi-menscevica, opportunistica e perfino avventuristica. 5. Stalin commise errori su problemi teorici con una distorsione delle analisi di Marx e Lenin. Per es. sulla questione della permanenza della riproduzione semplice in agricoltura (tra i piccoli contadini, ecc.) – ovvero sulla mancanza di una riproduzione allargata – perfino quando la sua base fosse socialista, non teneva conto delle leggi di sviluppo del capitalismo (riproduzione allargata anche nelle campagne pur a ritmi inferiori) individuate da Marx e Lenin. Biografia. Martemyan Nikitich Ryutin (1890-1937) was a Russian Marxist revolutionary and a political functionary of the Russian Communist Party. Ryutin is best remembered as the leader of a pro-peasant political faction organized against Soviet leader Joseph Stalin in the early 1930s and as the primary author of a 200 page oppositional platform. Ryutin was arrested by the Soviet secret police along with his co-thinkers, in what has come to be known as the Ryutin Affair. Ryutin was ultimately executed in January 1937 as part of the Yezhovshchina (Great Purge) conducted against political oppositionists and suspected economic “”wreckers”” and spies. Riproduzione semplice e marxismo. (Simple Reproduction and Marxism) “”We find in him [Stalin] distortion of the teachings of Marx and Lenin and of the problem concerning broadened and simple reproduction in the petty peasant economy. Earlier we already have casually touched upon this problem, having shown Stalin’s lack of principles. This is to remind ourselves of the “”theoretical discovery”” of Stalin at the conference of the Agrarian Marxists. In his speech he declared, “”Can it be said whether our petty peasant economy develops on the principle of broadened reproduction? No, it is impossible to say this. Our petty peasant economy not only does not realise its bulk potential every year to broaden reproduction; rather, on the contrary, it does not always have the possibility to realise simple reproduction. The question is: whether with an agricultural base of petty peasant economy, incapable of broadening reproduction and exercising, moreover, a predominant power in our national economy, is it possible to move our socialist industry further with an accelerated tempo: No, it is impossible””. Thus, told more clearly, the bulk of our petty peasant economy, i.e., the middle peasant economy, does not develop on the principle of broadened reproduction; petty peasant economy in the Soviet Union is incapable of broadening reproduction. It is either in the condition of stagnation or it is collapsing or is facing degradation. How did Marx put the question of simple reproduction for capitalism? “”Simple reproduction”” – he says . is reproduction on an unchanging scale, representing an abstraction in the sense that, on the one hand, the absence of any accumulation or reproduction in broad dimensions is an unfeasible assumption in the presence of capitalist base and, on the other hand, the relationship in which production takes place does not remain completely unchanged in different years””. According to Marx, simple reproduction is an “”improbable supposition”” in the presence of capitalism constituting the base. According to Stalin, on the other hand, simple reproduction is typical for the bulk of the agricultural producers even when the basis is socialist. Marx ,Engels, and Lenin underline that in agriculture during capitalist dominance generally the same laws of development operate: that petty peasants have before them industry with all the advantages of large reproduction, large scale reproduction beating and displacing petty reproduction. In agriculture, although even pore slowly (owing to the presence of rent and several other second degree causes), the same process of concentration and centralisation of capital, the process of expropriation of the petty producers takes place, as in industry. “”In that very measure””, writes Marx, “”in which farming becomes a simple branch of industry, capitalist production settles down even in the countryside””. The basic and main tendencies of capitalism “”consist of, as in industry, ouster of petty production by large scale cultivation (Lenin)””. Among Marxist-Leninists all these were and remain generally acknowledged. All of them are undisputable. These are confirmed by the entire course of capitalist development. However, the assertion that, till now, small peasant economy even in conditions of capitalism is incapable of broadening reproduction has not entered the head of not a single literate Marxist-Leninist. Such assertion, firstly, would expose theoretical ignorance. Secondly, it would be contrary to facts.”” [Aa.Vv., The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists, New Delhi, 2010, a cura di Sobhanlal Datta Gupta] (pag 67-69)”,”RIRB-139″ “GUPTA Pratul Chandra”,”Nana Sahib and the Rising at Cawnpore.”,”‘Nana Sahib, il cui vero nome era Dhondu Pant, fu un importante leader della rivolta indiana del 1857-1858 contro la Compagnia delle Indie Orientali Britanniche 1. Nato intorno al 1820, Nana Sahib fu adottato da Baji Rao II, l’ultimo peshwa (sovrano) maratha, e fu educato come nobile indù 1. Dopo la morte di Baji Rao II nel 1852, Nana Sahib ereditò la casa del peshwa a Bithur, nell’attuale stato dell’Uttar Pradesh 1. Nel giugno 1857, Nana Sahib si unì alla ribellione dei sepoy a Kanpur e assunse la leadership dei soldati indiani impiegati dai britannici 1. Sebbene non abbia pianificato l’insurrezione, Nana Sahib fu dichiarato peshwa dai ribelli dopo la cattura di Gwalior 1. Tuttavia, fu sconfitto dalle forze britanniche guidate dal generale Henry Havelock e dal barone Colin Campbell 1. Nel 1859, Nana Sahib fu costretto a fuggire nelle colline del Nepal, dove si presume sia morto 1′ (f. cop.). L’Impero anglo-indiano, noto anche come British Raj, fu un insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secolo 1. Il Raj britannico fu il possedimento che più di ogni altro rese l’Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell’impero e fu il principale esportatore di materie prime 1. L’idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell’India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della regina Vittoria 12. Con l’indipendenza concessa nel 1947, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l’indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania 1. (f. cop.)”,”INDx-003-FSD” “GUREVIC Aron Ja.”,”Le origini del feudalesimo.”,”Aron Ja. Gurevic (MOsca 1924) ha studiato e insegnato storia all’università di Mosca. Attualmente lavora presso l’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica.”,”EURE-029-FL” “GURGO Ottorino DE-CORE Francesco”,”Silone. L’ avventura di un uomo libero.”,”Ottorino GURGO, giornalista parlamentare, è stato capo redazione de “”Il Mattino”” direttore del quotidiano “”Roma”” di Napoli, editorialista e “”Il Giornale”” e “”L’ informazione””. Autore di vari saggi. Francesco DE-CORE giornalista per il “”Roma””, “”L’ Informazione”” e il Giornale Radio Rai, ha collaborato con “”Il Giornale”” e “”Il Mattino””. “”Fontamara è venduto in migliaia di copie, ma la critica non sembra riservargli la stessa calorosa accoglienza manifestata dai lettori; qualcuno cambia parere nel confronto fra le stesure (…). Resta la realtà descritta da Silone, qualla sì incontrovertibile: l’ epopea dei cafoni si trasforma nuovamente in cronaca tra il febbraio e l’ aprile del 1950, con la rivolta contadina di Celano, sedata nel sangue. La terra finirà ai cafoni, ma a quale prezzo e con quali sacrifici. Non saranno le lotte contadine a fomentare l’ affaire Silone. La politica che si fa storia, ecco che cosa alimenterà la disputa sullo scrittore di Pescina: sarà così la pubblicazione Uscita di sicurezza a sospingere l’ eretico Ignazio nel girone dei “”rinnegati””. Uscita di sicurezza non è soltanto una sofferta testimonianza, ma anche la spietata analisi di una disillusione che da individuale troverà una dimensione collettiva. (…) Uscita di sicurezza esce a Londra nel volume The God that Failed, accanto ai testi di Koestler, Wright, Gide, Fischer, Spender; a curare l’ edizione è un deputato laburista, Richard Crossmann, presso Hamish Hamilton””. (pag 266-267)”,”ITAC-079″ “GURKO Basilio (generale)”,”Memorie della guerra e rivoluzione russa (1914-1917).”,”Studioso di problemi bellici, MEOMARTINI Pasquale, figlio di Gennaro e Ridolfina Capilongo, nacque a Colle Sannita il 1°agosto 1859. Intrapresa la carriera militare partecipò come Colonnello all’impresa libica nel 1911, dando vittorioso impulso alla colonna da lui comandata, nel noto ‘Episodio di Agedabia’. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale con vittorie e successi, a capo della Brigata Catanzaro. Mutilato di Guerra fu insignito della medaglia d’argento al valor militare. Durante il governo Orlando fu designato Sottosegretario di Stato al Ministero della Guerra, provvedendo in tale veste alla riorganizzazione dell’Esercito. Presidente del Tribunale Militare Supremo, concluse la sua carriera come Generale di Corpo d’Armata. Attento studioso di problemi bellici tradusse dal tedesco varie opere di teoria e tecnica militare pubblicate in Germania dal Generale Colmar von der Goltz e fra esse la ‘Das volk in Waffen’ (Berlino 1883-1925), con il titolo italiano ‘La nazione Armata (1894), curò inoltre la traduzione delle ‘Memorie della Guerra e della Rivoluzione”” del generale Basilio Gurko. Aveva sposato la signora Adelaide Annoni (1. 9. 1868-22. 10-1944) da cui non ebbe figli. Morì in Roma il 3 aprile del 1934. Riposa in Benevento nella cappella di famiglia. Di Pasquale Meomartini si sono occupati molti storici beneventani e tra essi Rotili, Zazo e Schiarini. Nel 1968 il Comune di Colle Sannita ha posto sulla facciata della casa in cui nacque una lapide per ricordarne le alte virtù militari. A Pasquale Meomartini è dedicata anche la strada ove la casa si trova. Estratto in sintesi dal volume: Andrea Jelardi, Giuseppe Moscati e la scuola medica beneventana, Realtà Sannita, Benevento, 2004.”,”RUST-080″ “GURLAND A.R.L. KIRCHHEIMER Otto MARCUSE Herbert POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Tecnologia e potere nelle società post-liberali.”,”Giacomo Marramao (1946) insegna Filosofia della politica presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel corso della sua ricerca si è occupato a più riprese della Scuola di Francoforte, curando anche un’antologia degli scritti di F. Pollock (Teoria e prassi dell’economia di piano, Bari, 1973) e introducendo importanti volumi di A. Sohn-Rethel e W. Abendroth. Tra i suoi lavori ricordiamo: ‘Marxismo e revisionismo in Italia’ (Bari, 1971); ‘Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre’ (Milano, 1977) e ‘Il Politico e le sue trasformazioni’ (Bari, 1979). Capitalismo e ‘anticapitalismo’ nel sistema totalitario. [‘La politica generalmente anti-classi medie del regime nazista non deve far dimenticare il fatto che il nazismo aveva reclutato proprio nelle classi medie gli elementi più attivi e che il meccanismo del controllo politico e dell’assoggettamento delle masse che rappresenta l’ossatura dello stato nazista è pur sempre un meccanismo del ceto medio. Non è sufficiente dire che l”élite’ è costituita da rappresentanti ‘spodestati’ della parte alta del ceto medio (48). Si deve aggiungere che il grosso degli attivisti, benché privi di un posto di lavoro, non era formato da gente senza una professione ben definita ma soprattutto da persone agganciate a un certo tipo di attività economica (49). L’ ‘élite’ di declassati ricavava l’appoggio più attivo dal gruppo legato a proprietari, padroni, dirigenti e personale direttivo di medie e piccole aziende indipendenti (50) – e i più attivi erano i loro figli. I nazisti avevano favorito un’intensa propaganda anticapitalista. Ma questo ‘anticapitalismo’, attirando centinaia di migliaia di voti di lavoratori, non spaventava né allarmava o alienava l’appoggio dato a Hitler da grandi e piccoli capitalisti. Si è già detto che questa propaganda era pura demagogia e che i nazisti erano e sono strumentalizzati e pagati dal grande capitale. Per quanto scontatissima, questa puntualizzazione non chiarisce un fatto importantissimo, e cioè che l’economia affaristica ha partecipato all’ ‘anticapitalismo’, non solo come uno strumento demagogico ma anche come una pratica di governo di notevole caratura in grado di usurpare i tradizionali diritti di proprietà (51)’ [(48) Ufficiali dell’esercito e della marina; figli ai altri burocrati, giudici, professori, ufficiali la cui carriera era stata interrotta e rovinata dai negativi contraccolpi dell’inflazione sui loro patrimoni; giovani intellettuali che non avevano possibilità di emergere negli alti strati della società, perché la crisi economica impediva uno sbocco professionale, ecc.; (49) Proprietari di stabilimenti e negozi; dirigenti industriali e commerciali; impiegati d’azienda; piazzisti; proprietari di fattorie; impiegati in grandi proprietà rurali; lavoratori indipendenti e dipendenti da liberi professionisti; funzionari e impiegati di cooperative di produzione, camere di commercio, cooperative agricole, ecc.; (50) Nel periodo postinflazionistico in Germania sorsero parecchi partiti politici che affermavano di rappresentare gli interessi di piccole e medie imprese e ne sollecitavano i voti come ‘Aufwertungspartei’ (Partito della rivalutazione) o ‘Betriebpartei’ (Partito aziendale), ecc. Ebbero notevole successo fino alla crisi del 1929-30), quando improvvisamente furono spazzati via dall’onda oceanica del nazionalsocialismo. Le statistiche relative alle elezioni dimostrano inequivocabilmente che furono gli imprenditori di medio calibro a mandare in parlamento le prime numerose squadre naziste; (51) Dopo la stesura di questo saggio Erich Fromm ha pubblicato ‘Escape from Freedom’, New York e Toronto 1941 (trad. it., Milano, 1968). Analizzando la struttura del carattere dell’uomo, soprattutto se del ceto medio, ai limiti di una società totalitaria e inserito nella sua ossatura, Fromm (cfr. in specie pp. 207 s) arriva a conclusioni molto simili (e in parte identiche) a quelle tratte nei paragrafi seguenti. Le sue ricerche sullo status psicologico confermano i risultati della mia analisi dei fatti econmici] (pag 70-71) (A.R.L. Gurland) [ISC Newsletter N° 93] Bibliografia. The fate of small business in nazi Germany / [rapporto preparato da A.R.L. Gurland, Otto Kirchheimer, and Franz Neumann] Autore Neumann, Franz L Kirchheimer, Otto Gurland, Arcadius Rudolph Lang Pubblicazione Washington : United States Government Printing Office Anno 1943 VIII, 152 p. ; 24 cm Note In testa al frontespizio: 78th Congress 1st Session, Senate Committee print n.14 Sul frontespizio: “”Printed for the use of the Special committee to study problems of American small business””. con il saggio di Gurland, ‘Technological Trends and Economic Structure under National Socialism’ (Trends tecnologici e struttura economica sotto il nazionalsocialismo)”,”GERN-198″ “GURRADO Lello”,”Khomeini e la questione iraniana. Le ragioni orientali della crisi occidentale.”,”Lello Gurrado, già giornalista del Corriere d’informazione (79 anni) era responsabile della redazione ‘Interni ed esteri’. Nel 1977 ha pubblicato ‘Cossiga e l’ordine pubblico’ (sui fatti di Bologna) e nel 1978 ‘Il mestieraccio’ (satira sul mestiere del giornalista)”,”GOPx-023″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon. Sa vie son oeuvre avec un exposé de sa philosophie par G. Gurvitch.”,”GURVITCH è Prof alla facoltà di lettere e di scienze umane di Parigi.”,”PROD-020″ “GURVITCH Georges”,”Determinismes sociaux et liberté humaine. Vers l’ etude sociologique des cheminements de la liberté.”,”””Rimarchiamo che, nelle scienze sociali, in particolare in sociologia, le leggi causali non sono ma state molto popolari: né Comte, ben inteso, né Spencer, né Marx, né Durkheim vi hanno fatto ricorso. Questo procedimento è stato piuttosto appannaggio di diverse scuole di seconda cerchia, da tempo fuori moda, ricercanti il “”fattore predominante”” posto fuori dalla realtà sociale, come il fattore geografico, biologico, demografico, tecnologico, psicologico.”” (pag 45)”,”TEOS-078″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome Premier. Vers la sociologie differentielle.”,”””Marx et les marxistes ont bien montré le caractere paradoxal du determinisme des classes sociales ascendantes, dont l’ aspiration vise à faire prevaloir leur determinisme sur celui de la societé globale: elles veulent aboutir à l’ unification des deux determinismes, ou, en d’autres termes, arriver à dissoudre celui de la societé globale dans celui de la classe victorieuse.”” (pag 360-361)”,”TEOS-081″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome second: Antécédents et perspectives.”,”Il capitolo XII è dedicato a Marx (pag 220-318): ‘La sociologie de Karl Marx’. “”(…) nel pensiero marxista più penetrante, le classi sociali sono “”dei fenomeni sociali totali”” e non delle collezioni di esemplari simili, delle “”categorie sociali”” o aggregati puramente nominali, né dei rapporti sociali, né degli assemblaggi di statuti, né dei grovigli di comportamenti che realizzano dei modelli, regole e norme, né delle associazioni volontarie, né infine semplici organizzazioni. Comunque, non soltanto gli opportunisti di diverse sfumature, da Bernstein a Kautsty e a Geiger, cadono sovente in una nominalismo a volte incosciente che riduce le classi a delle “”categorie sociali””, ma i leninisti stessi, compreso Lenin, Bucharin ecc, e, in Francia, il dimenticato Mougin, non sfuggono a questa tentazione. Lenin e Bucharin, per esempio, distinguono tra contadini poveri e medi, che costituiscono degli strati e non delle classi. Mougin crede di aver fatto una scoperta opponendo la classe come “”categoria sociale”” ai gruppi particolari (che, per lui, sono sempre ristretti).”” (pag 276)”,”TEOS-091″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon.”,”P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni, “”L’ idea di federalismo è certamente la più alta alla quale si sia elevato fino ai nostri giorni il genio politico”” (ibid., p. 352). Tuttavia, egli non ammette una confederazione di Stati troppo vasta e dichiara che l’ idea di “”confederazione universale”” è contraddittoria. ‘Anche l’ Europa sarebbe troppo grande per una confederazione unica: essa non potrebbe formare che una confederazione di confederazioni’ (ibid., p. 335). Una confederazione deve essere dunque composta da gruppi locali, di piccola o media grandezza (ibid., p. 335). In una confederazione politica, la tendenza del potere politico alla pervesione e all’ annessione è arrestata dalla stessa organizzazione interna. Proudhon è perciò convinto che la classe proletaria dovrà scegliere questo tipo di organizzazione per sostituire al regime capitalista un regime socialista””. (pag 60-61) “”Il federaslimo è, secondo lui, uno dei mezzi essenziali per evitare il riassorbimento dell’ organizzazione economica nello Stato. “”Al diritto politico si deve oppporre il contrappeso del diritto economico””.”” (pag 61) P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni. GURVITCH Georges, sociologo, tra i maggiori del Novecento.”,”PROD-053″ “GURVITCH Georges”,”Etudes sur les classes sociales. L’idée de classe sociale de Marx à nos jours.”,”GURVITCH G. è nato in Russia nel 1894, suo padre era direttore della Banca russo-asiatica. Nel 1924 pubblica il suo primo libro sulla filosofia di Fichte. Quindi si stabilisce in Francia dove insegna sociologia nell’Università di Strasburgo. Nel 1949 passa a quella di Parigi ove insegna sociologia fino alla morte avvenuta nel 1966. Direttore di studi alla Ecole pratique des Hautes Etudes, è pure direttore dei ‘Cahiers internationaux de sociologie’ e della ‘Bibliothéque de sociologie contemporaine’. Ha scritto varie opere.”,”TEOS-184″ “GURVITCH Georges”,”Le classi sociali.”,”GURVITCH Georges nasce a Novorossisk sulle rive del Mar Nero nel 1894. Nel 1917 è organizzatore di soviets russi. Dopo la svolta imposta da Stalin emigra nel 1920 rinunciando all’insegnamento universitario a Tomsk. Dopo quattro anni a Praga, si stabilisce nel 1928 in Francia. Dal 1940 al 1944 insegna sociologia negli Stati Uniti. Rientrato in Francia insegna alla Sorbona e fonda il Centro di Studi sociologici al CNRS e la rivista ‘Cahiers internationaux de Sociologie’ che dirige fino alla morte (1965), e contribuisce all’ “”Année Sociologique””. Ha scritto due lavori dedicati rispettivamente a Saint-Simon e a Proudhon. “”Il termine “”classe”” appare per la prima volta in Marx, se non mi sbaglio (perché ha potuto usarlo nei suoi articoli della ‘Rheinische Zeitung’, dove citava Proudhon con ammirazione), nel ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’, scritto nel 1843 e pubblicato negli ‘Annales Franco-Allemandes’; non bisogna confondere questa opera con la ‘Critica della Filosofia dello Stato di Hegel’ (1841-1842), dove il termine “”classe”” non appare malgrado le molte occasioni offerte dell’analisi della “”società civile”” e delle “”corporazioni””. In ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’ (1843, vol. III, pp. 101-108), Marx ha scritto: “”Il ruolo d’emancipazione passa successivamente, in un movimento drammatico, alle differenti classi del popolo francese, finché arriva alla fine alla classe che realizza la libertà sociale”” (105). “”Dov’è dunque la possibilità dell’emancipazione tedesca? Ecco la nostra risposta. Bisogna formare una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese”” (105). “”Quando il proletariato annuncia la dissoluzione dell’ordine sociale attuale, non fa che enunciare il segreto della sua stessa esistenza, perché proprio esso costituisce la dissoluzione effettiva di quest’ordine sociale”” (106)”” [Georges Gurvitch, Le classi sociali, 1971]”,”TEOC-591″ “GURVITCH Georgij Davidovich”,”Proudhon y Marx: una confrontación.”,”Dialettica di Marx concepita come movimento reale e come metodo (pag 129) G. Gurvitch, sociologo, professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Parigi G.D. Gurvitch nacque nel 1894 a Novorossisk. Leader della sociologia strutturale, fu professore nell’università di Tomsk, Praga e Strasburgo e, dopo esser emigrato in Francia, alla Sorbona di Parigi. Le sue teorie partono principalmente da Marx e Proudhon con apporti originali. Tra le sue opere: ‘Determinismo sociale e libertà umana’ (1955) e ‘Dialettica e sociologia’ (1962)”,”PROD-080″ “GURVITCH Georges / JANNE Henri”,”Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960). / Les classes sociales: approche marxiste et notion sociologique «d’out group» (Janne).”,”Georges Gurvitch professore alla Sorbona (Facoltà di Lettere e scienze umane, Università di Parigi) dirige la collana ‘Bibliothèque de Sociologie contemporaine’ delle edizioni PUF H. Janne Università Libera di Bruxelles “”Après avoir dressé ce bilan des acquisitions et des difficultés de la vision sociologique de Saint-Simon, indiquons, pour conclure cette note commémorative, en quoi chacun de ses successeurs lui est particulièrement redevable. Proudhon lui emprunte l’opposition de l’Etat et de la Societé économique; mais interprète différemment la théorie du dépérissement de l’Etat et finit par la dépasser. En dècrivant, d’une façon plus concrète que Saint-Simon, les modifications que subit la propriété dans les différents types de structures sociales, Proudhon accepte l’idée de Saint-Simon que les rapports de propriété sont essentiels pour comprendre toute régime sociale et politique. En continuant la réflexion de Saint-Simon sur la société «en acte», consistant dans l’éffort, la production, l’action, la création, qui comprend à la fois le matériel et le spirituel, Proudhon s’oppose avec plus de conséquence que Saint-Simon à l’automatisme du progrès, mais accentue davantage l’aspect spirituel de la réalité sociale («raison collective»). Les classes antinomiques sont les prolétaires et les propriétaires, parfois désignés comme bourgeois, ce qui simplifie la conception de Saint-Simon. Dans sa conception de la ‘praxis sociale’ où se révèle que «la production produit l’homme» et que les hommes et la société se produisent eux-mêmes par leurs propres efforts, Marx se montre fortement inspiré par la conception de la réalité sociale de Saint-Simon; le terme même de «force productive» a des consonances saint-simonniennes. La même chose est vraie de l’idèe que certaines structures sociales et certains modes de production constituent des obstacles empèchant la société d’entrer en pleine possession de son élan créateur, idée que Marx approfondit par sa théorie des «aliénations» et des «idéologies». Lorsque marx insiste sur le fait que les oevres culturelles et même les idéologies s’intègrent d’une façon ou d’une autre dans les forces productives, lorsqu’il proclame, dans ses oeuvres de jeunesse, que dans la réalité sociale «spiritualisme et matérialisme… perdent leur opposition», lorsqu’il pose le problème de la sociologie de la connaissance, c’est l’oeuvre de Saint-Simon qu’il continue. De même Marx combat «la superstition politique», lorsqu’il montre que «la société est plus concrète que l’Etat» et que ce dernier en dépend dans ses formes et ses fonctions, lorsqu’il considère l’Etat comme un organe de domination de classe, lorsque, malgré sa distinction de plusieurs classes, il incline vers une vision dichotomique de la lutte des classes, on constate combien la mémoire de Saint-Simon demeure présente dans son oeuvre”” (pag 12-13) [Georges Gurvitch, ‘Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960)’, Cahiers Internationaux de Sociologie’, Paris, vol. XXIX 1960]”,”SOCU-211″ “GUSDORF Georges”,”Origine delle scienze umane.”,”Georges Gusdorf è stato un filosofo e epistemologo francese, noto per le sue opere sulla memoria e sull’autobiografia”,”SCIx-002-FMDP” “GUSKE Christa TYTZEL Sylvia GOTTSCHALK Jürgen, a cura”,”Medaillen und Abzeichen der deutschen Arbeiterbewegung. Von den Anfängen bis 1946.”,”Il più rappresentato nelle immagini, medaglie e distintivi, è BEBEL. Sembra che non sia rappresentato ENGELS.”,”MGEx-190″ “GUSMAROLI Franca a cura; saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE”,”I si e i no della difesa europea.”,”Saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE “”Da parte sua, la Gran Bretagna dovrà riconoscere che assieme ai benefici tecnologici molto considerevoli derivanti dagli accordi nucleari speciali, ne sono conseguiti anche dei costi politici non irrilevanti. I francesi hanno sempre guardato con sospetto gli accordi nucleari bilaterali e alcuni leaders francesi li vedono come la cartina al tornasole della sincerità politica inglese. Il fallimento di De Gaulle con la sua proposta del 1958 di un trattamento eguale raggiungibile mediante la direzione paritetica di tre potenze, e la decisione della Gran Bretagna a Nassau di scegliere gli Stati Uniti come il proprio futuro partner nucleare hanno sicuramente contribuito a mantenere la Gran Bretagna fuori dal Mercato comune””. (pag 231)”,”EURx-160″ “GUSTAFSSON Bo; ANGEL Pierre; LIDTKE Vernon L.”,”Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein (Gustafsson); Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein (Angel); Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein (Lidtke).”,”Sul passaggio di Bernstein da marxismo a revisionismo. “”Come poté avvenire che Bernstein si trasformasse da convinto marxista in convinto revisionista? La risposta si dovrebbe cercare a diversi livelli. Anzitutto Bernstein ed altri socialdemocratici tedeschi erano originariamente, com’egli stesso confermava nel 1894, “”più o meno tutti socialisti eclettici””. Prima di entrare nella sfera d’influenza del marxismo egli si era formato sul pensiero di Ferdinand Lassalle, di Friedrich Albert Lange; di Eugen Dühring e altri socialisti liberali o riformisti. Era logico quindi che nelle ‘Voraussetzungen…’ egli terminasse la sua perorazione rendendo omaggio a Friedrich Albert Lange e al liberalismo. “”In realtà – diceva – non vi è una sola idea liberale che non appartenga anche alle idee del socialismo””. Il revisionismo era un ritorno al liberalismo. In secondo luogo, tutta la vita di Bernstein cambiò quand’egli nel 1888 lasciò Zurigo, centro di un’agitata e movimentata vita di partiti, per trasferirsi nel quieto sobborgo di Londra dove trascorse una vita appartata. Tranne per i contatti con Engels, egli aveva qui ben poche possibilità di mantenere le sue convinzioni marxista, e Engels morì nel 1895. D’altra parte al principio degli anni Novanta il fabianesimo era in piena ascesa ed egli ne subì fortemente l’influenza, come subì l’influenza di dottrine e concezioni straniere di cui gli giungeva via via notizia, quella di Sorel in Francia e di Croce in Italia. Il movimento laburista della II Internazionale si andava rafforzando e il marxismo divenne una moda per molti intellettuali borghesi. Ma il marxismo ch’essi rappresentavano era castrato e privato del suo vigore rivoluzionario. In terzo luogo, il revisionismo sorse, come linea di tendenza, nel movimento della II Internazionale, e quindi nella patria stessa di Bernstein, soprattutto nella Germania meridionale. Questa nuova tendenza aveva molte condizioni e cause immediate. Intanto, il marxismo non aveva mai acquistato una base sicura nella socialdemocrazia tedesca. Neppure il famoso programma di Erfurt era completamente marxista, poiché non avanzava l’esigenza di una repubblica democratica, e ancor meno proclamava la necessità di instaurare la dittatura del proletariato. La principale rivista teorica, ‘Neue Zeit’, al principio degli anni Novanta, aveva più di 2.500 abbonati, molti dei quali di origine piccolo-borghese. E forse un decimo di tutti i membri conosceva i principi del marxismo. Perciò, se i capi deviavano, la base non aveva i mezzi per rimetterli sulla retta via. E in realtà nella struttura del partito si riproduceva sotto molti aspetti la società classista borghese. Inoltre dopo il 1890 il partito venne a trovarsi in una situazione nuova: divenne legale, le classi dominanti effettuarono delle riforme sociali (la carota invece del bastone) e il partito si trovò sempre più coinvolto nel processo di attività sociale in parlamento, nelle amministrazioni comunali e nei sindacati, entro i limiti del sistema vigente. Data la mancanza di una intensificata preparazione rivoluzionaria, questo nuovo ambiente doveva necessariamente influenzare il modo di pensare. Col reclutamento in massa di nuovi membri, il livello teorico si andava abbassando, specialmente perché il partito attirava aderenti anche al di fuori della classe operaia. A questo proposito gli elementi intellettuali recentemente reclutati svolsero un ruolo di grande importanza: si dimostrarono veicoli della tendenza revisionista. L’accrescersi del partito diede anche origine a un sempre più numeroso ceto di funzionari, che spesso restavano tagliati fuori dalla vita della classe operaia. Il numero dei funzionari si triplicò, in rapporto a quello dei membri, nel periodo tra il 1900 e il 1914. Tutti i tentativi per fissare un limite massimo ai salari dei funzionari di partito risultarono vani: e non servì a nulla che Wilhelm Liebknecht al congresso del paritot tenuto a Stoccarda nel 1897 si augurasse una nuova legge antisocialista “”per aiutare lo spirito rivoluzionario a rimettersi in piedi””. La burocrazia del partito cresceva continuamente come numero e potere. Al congresso di Jena del 1911 non più del 10 per cento dei delegati erano operai: il resto erano funzionari. E di questi, un numero sempre crescente si consideravano non rivoluzionari, ma impiegati in una regolare impresa economica. Infine, la tendenza revisionista dagli anni Novanta in poi fu fortemente condizionata dal boom economico e commerciale che aveva preso l’avvio all’inizio di quel decennio. La disoccupazione diminuì fortemente e i salari aumentarono. Questo fatto influì anche sul pensiero politico, an che perché il decennio precedente era stato caratterizzato da na pronunciata depressione. Come osservava Beatrice Webb nel suo diario, nel marzo 1895: “”Noi dimentichiamo che il socialismo costituzionale cominciò a svilupparsi non prima che fossero terminati gli anni oscuri del 1881-1885″”. Anche Eduard Bernstein fece un’osservazione analoga quando più tardi si volse a riconsiderare la storia del revisionismo. Il boom commerciale degli anni Novanta “”fece su di me una forte impressione. Era in stridente contrasto cn la teoria dell’incessante aggravarsi della crisi economica, che intine avrebbe dovuto portare al crollo completo dell’economia nazionale”” (6). In un certo senso, quindi, il revisionismo stesso fu un prodotto del boom economico”” (pag 114) (Bo Gustafsson, Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein) (6) Eduard Bernstein, Zur Geschichte des Revisionismus, (scritti e documenti postumi di Bernstein, A 43) Amsterdam, IISG Teoria estinzione stato (pag 122) “”Non è facile riconoscere le modifiche che si operano in Bernstein prima della cesura del 1895. Nell’omaggio che egli scrive per il fondatore del movimento socialista tedesco ‘Ferdinand Lassalle: Eine Würdigung des Lehrers und Kämpfers’ (Berlin, 1919) per riconoscendo i merditi del grande tribuno, ne esamina criticamente il concetto dello stato, la sua idolatria per questa istituzione; facendo presente che se lo stato ha funzionato, forse, da acceleratore nel progresso della umanità, più di una volta la sua azione è stata di freno. In quanto “”vecchio hegeliano”” Lassalle considerava infatti lo stato come la realizzazione di una idea morale, diversamente da Marx che in esso non vedeva altro che l’espressione politica delle condizioni socio-economiche. (…) Per il primo presidente della Associazione generale dei lavoratori tedeschi (ADA) lo stato è l’unione della schiacciante maggioranza della popolazione, non già l’organo di dominio di una minoranza privilegiata. (…) Notiamo tuttavia che Eduard Bernstein cita con compiacimento le seguenti parole, contenute in un discorso del tribuno: “”Il suffragio universale e diretto non è soltanto il vostro principio fondamentale in materia politica, è tale anche in materia sociale, è la condizionesociale di tutta l’assistenza sociale”” (14). Tuttora marxista, Bernstein sottolinea quanto vi è di eccessivo in questo concetto in quanto le masse, non sufficientemente educate, corrono il pericolo di dare i loro voti e la fiducia a uomini che non li meritano. Il bonapartismo plebiscitario si fonda precisamente su questi strati sociali, sensibili a qualsiasi forma di demagogia. Inoltre, il futuro revisionista fa notare che il passaggio al socialismo non è cosa così semplice come se l’immagina Lassalle. Tuttavia, più di tre anni prima della morte di Engels, il suo discepolo non esita a rivelarsi scettico riguardo all’estinzione dello stato. “”Ma nella realtà una società che non vuole intervenire, occuparsi di taluni bisogni, por fine agli abusi, non può fare a meno di organi adatti, di una costituzione, di mezzi finanziari e, al bisogno di mezzi di coercizione (…). Orbene, per tutto ciò è evidente che occorre ben altro che una mistica società disincarnata (15). Già in ‘Der Sozialdemokrat’ di Zurigo egli considerava arbitraria la famosa tesi di Marx e di Engels riguardante la progressiva estinzione dello stato, per quanto Engels gli avesse scritto una lettera (16) di cui citiamo un brano significativo: “”Si tratta semplicemente di dimostrare che il proletariato vittorioso deve in un primo tempo trasformare l’antico potere dello stato burocratico, amministrativo e centralizzato, prima di utilizzarlo ai propri fini””. Il 28 gennaio 1884, l’amico e compagno di Marx, che era morto meno di un anno prima, ricorda al traduttore tedesco di ‘La miseria della filosofia’ (17) questo passaggio eloquente: “”La classe operaia lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società borghese una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo: non ci sarà più alcun potere politico vero e proprio poiché il potere politico è appunto l’espressione ufficiale dell’antagonismo delle classi entro la società civile (18)””. Engels sottolinea fortemente questo punto senza temere di ripetersi, e ciò prova l’importanza che egli dava alla questione. La stessa lettera contiene infatti una citazione del ‘Manifesto del Partito comunista’: “”Quando nel corso degli eventi le differenze di classe saranno scomparse (…) i poteri pubblici perderanno il loro carattere politico. Il potere politico è nel senso vero e proprio della parola, la forza organizzata di una classe per l”oppressione’ di un’altra”” (19)”” [Pierre Angel, Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(14) Eduard Bernstein, Ferdinand Lassalle – Le réformateur social, p. 149; (15) ‘Neue Zeit’ (1891-92), vol. II, p. 215; (16) ‘Briefe von Friedrich Engels an Eduard Bernstein’, p. 134; (17) Si sa che Marx, per confutare ‘La Philosophie de la Misère’ di Proudhon, aveva scritto quest’opera in francese. Nel 1885 Bernstein e Kautsky ne pubblicarono, a Stoccarda, una traduzione tedesca; (18) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131; (19) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131] (pag 121-122) (ancora da inserire) “”Per sostenere la propria opinione secondo la quale i fattori non economici stavano svolgendo un ruolo sempre più importante nella determinazione del corso della storia, Bernstein si riferiva ampiamente a quanto Friedrich Engels aveva scritto dopo il 1890. Si tratta di articoli e lettere in cui Engels rifletteva sul modo in cui i fattori non economici (come per esempio le teorie o le istituzioni politiche, giuridiche e filosofiche) si intrecciano con quelli economici nel determinare lo sviluppo della società moderna (50). Bernstein era perciò convinto che la propria concezione fosse del tutto coerente con quanto Engels, nelle opere più recenti, aveva scritto a proposito della concezione materialistica della storia; e per questa stessa ragione era anche convinto che la propria teoria rappresentasse l’interpretazione marxista più avanzata del materialismo storico. Nel riepilogare qella che sosteneva essere una posizione d’avanguardia, Bernstein disse di non avere obiezioni a che fossa chiamata “”interpretazione economica della storia””, benche sentisse che tale etichetta poteva essere fraintesa. (…) Certo, Bernstein aveva alterato drasticamente la premessa materialistica del marxismo ortodosso. Si era mosso in direzione dell’idealismo, ma senza rigettare del tutto il suo marxismo originario. Il risultatop però non era costituito da una sintesi integrata, ma, secondo l’ammissione dello stesso Bernstein, da un ulteriore esercizio di eclettismo”” [Vernon L. Lidtke, Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(50) Eduard Bernstein, ‘Die Vorassetzungen…’, cit., pp. 36-38] (pag 159-160)”,”BERN-030″ “GUTAS Dimitri D’ANCONA Cristina a cura”,” Pensiero greco e cultura araba.”,”Dimitri Gutas insegna Lingua e letteratura araba nell’Università di Yale. É autore di Greek Wisdom Literature in Arabic Translation, Avicenna and the Aristotelian Tradition e assieme a Gerhard Endress, del Greek and Arabic Lexicon,Materials for a Dictionary of the Mediaeval Translations from Greek into Arabic.”,”VIOx-075-FL” “GUTELIUS Beth THEODORE Nik”,”The Future of Warehouse Work: Technological Change in the U.S. Logistics Industry.”,”‘Il futuro del lavoro di magazzino: cambiamento tecnologico nel settore della logistica degli Stati Uniti.'”,”STAT-622″ “GUTELMAN Michel”,”Struttura e riforme nell’agricoltura. Strumenti per l’analisi.”,”Michel Gutelman, collaboratore del CNRS, ha pubblicato tra l’altro La politica agraria della rivoluzione cubana e La riforma agraria in America Latina. Il caso del Messico.”,”PVSx-034-FL” “GUTHRIE Doug”,”Dragon in a Three-Piece Suit. The Emergence fo Capitalism in China.”,”GUTHRIE Doug è Assistant Professor of Sociology alla New York University.”,”CINx-097″ “GUTHRIE William K.C.”,”Socrate.”,” Determinismo di Socrate “”Le critiche che attaccano la dottrina socratica in quanto deterministica trovano la loro espressione più chiara nei ‘Magna moralia’ e sono state riproposte in epoca moderna; in 1187 a 7 l’obiezione viene formulata così: “”Socrate asserì che non è in nostro potere essere uomini degni oppure indegni. Diceva infatti che qualora si chieda a qualcuno se gli piacerebbe essere giusto o ingiusto – nessuno sceglierebbe l’ingiustizia e che lo stesso varrebbe per il coraggio e la codardia, nonché per le altre virtù. Evidentemente i viziosi non sarebbero tali volontariamente. Né, di conseguenza, sarebbero volontariamente tali i virtuosi. Karl Joël è uno di quegli studiosi che hanno considerato questa descrizione aristotelica come un quadro esaustivo dell’etica socratica, ritenendola affetta da un primitivo determinismo (…)”” (pag 232) W.K.C. Guthrie è nato nel 1906, laureato a Cambridge, studioso di archeologia e poi insegnante di filosofia antica a Cambridge fino al 1972.”,”FILx-388-FF” “GUTIERREZ MOLINA José Luis”,”El Estado frente a la anarquía. Los grandes procesos contra el anarquismo español (1883-1982).”,”ANTE3-53 GUTIERREZ MOLINA José Luis è uno storico e ricercatore del gruppo ‘Historia Actual’ dell’Università di Cadice. Specialista di storia sociale e ‘empresarial’ contemporanea”,”ANAx-291″ “GUTIERREZ ALVAREZ José KLEISER Paul B.”,”Le sovversive.”,”Archivio di 28 foto. In apertura: Foto di giovane attivista che incita gli operai di una fabbrica russa (1917) “”Nel ‘Capitale’ (Marx) descrive le ripercussioni del capitalismo sulla famiglia: “”Dunque, per quanto terribile e repellente appaia la dissoluzione della vecchia famiglia entro il sistema capitalistico, cionondimeno la grande industria crea il nuovo fondamento economico per una forma superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, con la parte decisiva che essa assegna alle donne, agli adolescenti e ai bambini d’ambo i sessi nei processi di produzione socialmente organizzati al di là della sfera domestica. Naturalmente è altrettanto sciocco ritenere assoluta la forma cristiano-germanica della famiglia, quanto ritenere assoluta la forma romana antica o la greca antica, oppure quella orientale, che del resto formano fra di loro una serie storica progressiva. E’ altrettanto evidente che la composizione del personale operaio combinato con individui d’ambo i sessi e delle età più differenti, benché nella sua forma spontanea e brutale, cioè capitalistica, dove l’operaio esiste in funzione del processo di produzione e non il processo di produzione per l’operaio, che è pestifera fonte di corruzione e schiavitù, non potrà viceversa non rovesciarsi, in circostanze corrispondenti, in fonte di sviluppo di qualità umane”” (Karl Marx, Il Capitale, I, 1964, pp. 536-7)”” [José Gutiérrez Alvarez Paul B. Kleiser, Le sovversive, 2005] (pag 14-15)”,”RIRB-113″ “GUTIÉRREZ-ÁLVAREZ Pepe”,”Retratos Poumistas.”,”Libro in memoria di Pierre Brouè POUM Partido Obrero de Unificacion Marxista Profili biografici di di Victor ALBA A. ADROHER I PASCUAL M. ALBERICH I OLIVE’ J. ANDRADE RODRIGUEZ J.L. e J.M. ARENILLAS OJINAGA J. ARQUER I SALTOR P. BONET I CUITO F. DE CABO VIVES O. CASTELLVI C. DURANY VIVES M. ETCHEBEHERE alias M. FELDMAN R. FERNANDEZ JURADO E. FERNANDEZ GRANELL M.T. GARCIA BANUS GIRONELLA alias E. ADROHER PASCUAL J. GORKIN alias J. GOMEZ GARCIA M. GROSSI MIER I. IGLESIAS SUAREZ K. LANDAU V. SERGE H. SNEEVLIET W. BRANDT M. STANLEY-LOW A. MASO’ E. MAURICIO J. MAURIN N. MOLINAS I FABREGA A. NIN G. ORWELL alias E.A. BLAIR J. PALLACH alias RECANSES B. PERET L. PORTELA J. PEP REBULL T. REBULL D. REY alias D. REBULL E. RODRIGUEZ alias QUIQUE C. ROSA alias L. ROC J. ROVIRA W. WILE SOLANO J. A. UBIERNA P. PAGES”,”MSPx-099″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-008″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-001-FV” “GUTMAN Herbert G.”,”The black family in slavery and freedom, 1750-1925.”,”Il professor Herbert G. GUTMAN è conosciuto come storico di professione. Insegna al City College di New York e al Graduate Center City of New York. E’ autore di opere quali ‘Work, Culture and Society in Industrializing America’ (1976) e ‘Slavery and the Numbers Game’ (1975) “”Escludendo l’ importazione in Louisiana, Philip D. Curtin stima che il commercio complessivo verso le colonie del continente Nord Americano dal 1700 al 1861 sia stato di 400 mila africani. Mostra pure che leggermente più della metà degli schiavi arrivarono nel quarantennio tra il 1740 e il 1780, e che 3 su 5 che vennero prima del 1808 arrivarono in queste quattro decadi””. (pag 328) Lavoro, occupazione dei neri bianchi, di vent’anni e oltre, di alcuni distretti di New York, 1905: 86% dei neri sono operai non specializzati, 9% specializzati, i disoccupati sono il 5% (totale campione 5267) (pag 507)”,”MUSx-172″ “GUTMAN Herbert G.”,”Lavoro cultura e società in America nel secolo dell’ industrializzazione, 1815-1919.”,”GUTMAN Herbert G. è docente di storia al City College of New York e al Graduate Center City dell’ Università di New York. E? membro del consiglio esecutivo dell’ Associazione americana degli storici. E’ autore di ‘Slavery and the Numbers Game: a Critique of Time on the Cross (1975) e di ‘The Black Family in Slavery and Freedom, 1750-1925′ (1976). “”Fra il 1873 e il 1878 il processo venne temporaneamente arrestato da una dura depressione economica. 3. E’ sufficiente segnalare che la crisi del 1873-1878, la prima delle moderne crisi industriali, colpì duramente l’ economia di Paterson e prosciugò le risorse della città e di tutti i suoi abitanti. “”Fra tutte le classi – fu osservato già il 31 ottobre 1873 – c’è una sensazione diffusa di tristezza e di profonda ansia per il futuro””. Quasi tre anni dopo, un operaio della seta osservò a ragione che “”Paterson è in condizioni deplorevoli””. I disoccupati gravavano in modo eccessivo sulle limitate disponibilità della carità pubblica e privata e a volte facevano cortei per le strade chiedendo l’ avvio di opere pubbliche. Gli operai delle fabbriche di locomotive furono particolarmente colpiti dal calo dell’ occupazione.”” (pag 147-148) “”Analizzando le conseguenze della depressione del 1873-78, gli storici hanno sostenuto che le difficoltà provocate dalla estesa disoccupazione e dal taglio dei salari distrussero le organizzazioni operaie e rafforzarono in modo incommensurabile il padronato. Ma questo genere di spiegazione, esclusivamente economica, ignora il fatto che questa crisi, arrivata dopo due decenni di radicale trasformazione economica e sociale, mise alla prova lo ‘status’ e il potere dei nuovi industriali e degli operai di Paterson all’ interno della comunità. La depressione provocò serie difficoltà economiche per tutta la popolazione e gli industriali di Paterson, tentando di risolvere alcuni dei loro problemi, furono costretti a cercare l’ appoggio e l’ approvazione della comunità locale e dei suoi dirigenti in certi momenti particolarmente critici””. (pag 147)”,”MUSx-214″ “GUTMAN A. Ya. (Anatoly GAN)”,”The Destruction of Nikolaevsk-On-Amur. An Episode in the Russian Civil War in the Far East, 1920.”,”Illustrations, Translator’s Preface, Translated with an Introduction by Ella Lury WISWELL, Acknowledgements, conclusion, Appendix A: Testimonies, Lt.-Colonel M.P. Grigoriev, army officer; S.D. Strod, student; Ya. G. Dobisov, entrepreneur; A.M. Avshalumov, student; A.N. Bozhko, housewife; E.I. Vasilevsky, tax assessor; S.I. Burnashev; F.T. Paturnak, worker; P.Ya. Vorobiev; Father S.V. Leporsky, priest; N.K. Zuev, student; P.S. Epov, union official, and P.P. Naletov, student; G.B. Vacheishvili, fisherman; V.N. Kvasova, student; I.R. Bermant, mill owner; A. Lury, widow of entrepreneur; R. Ya. Miller, entrepreneur’s wife; A.A. Melnikov, company official; R.S. Akkerman, mine owner’s wife; M.I. Grosh, company official’s wife; K.A. Emelianov, jurist; I.I. Mikhailik, cashier; E.F. Kotova, peasant; A.A. Kovalik and M.I. Neliubov, peasants; A.G. Voropaev, watchman; I. Dimchin, sailor; D.I. Bulivar, stoker; I.E. Kazachkov, peasant, partisan; Ya. V. Vasiliev, forester; Ya. M. Kaptzan, company official; G.I. Tugovtsov, Ainu peasant; E.S. Bugaenko, partisan; Appendix B: Documents, 1) Corroborators of testimonies, 2) Resolution concerning Bolshevism, Sakhalin Congress, 16 August 1920, 3) Directive to Ispolkoms, 4) Telegraph message from Triapitsyn, March 1920, 5) Telegram from Andreev, 6) Newspaper article of 31 July 1920 describing bodies of victims, 7) Proclamation by Japanese commander-in-chief, Lieutenant General S. Kojima, to inhabitants of occupied territory, 20 August 1920, 8) Nikolaevsk-on-Amur, street plan from Japanese General Staff History; Notes, Selected Bibliography, Chronology, Maps, Edited by Richard A. PIERCE,”,”RIRO-064-FL” “GUTTMANN William MEEHAN Patricia”,”The Great Inflation. Germany 1919-23.”,”William Guttmann è nato e vissuto in Germania fino al 1933. In seguito è stato naturalizzato in Gran Bretagna e ha lavorato come giornalista freelance. Patricia Meehan ha prodotto documentari per la BBC. Entrambi hanno collaborato per la produzione del documentario TV della BBC ‘The Year Money Went Mad’ Nota: Rentenmark (wik) Il Rentenmark è stato la valuta emessa il 15 novembre 1923 per fermare l’inflazione del 1922-1923 in Germania. Sostituì la Papiermark, che era stata completamente svalutata. La Rentenmark fu solo una valuta temporanea, e non ebbe valore legale. Fu comunque accettata dalla popolazione e riuscì effettivamente a fermare l’inflazione. La Reichsmark divenne presto la nuova valuta con valore legale il 30 agosto 1924. La Rentenmark continuò ad esistere anche dopo quel giorno e anche monete e banconote continuarono a circolare. Le ultime banconote in Rentenmark (denominate 1 e 2 Rentenmark e datate 30 gennaio 1937) furono valide fino al 1948. A causa delle crisi economiche della Germania dopo la Grande guerra, non c’era oro da garantire l’emissione di una moneta. Perciò la Rentenbank, che emetteva il Rentenmark, ipotecò le terre e le merci industriali per 3,2 miliardi di Rentenmark per garantire l’emissione della valuta. La Rentenmark fu introdotta al cambio di 1 $ = 4,2 RM. Il cambio della Rentenmark rispetto alla Papiermark era 1 RM per 1012 Papiermark (mille miliardi di PM). La politica monetaria di Hjalmar Schacht – il Banchiere Centrale- insieme alla politica fiscale del Cancelliere Gustav Stresemann e del Ministro delle Finanze Hans Luther riuscirono ad abbattere l’inflazione. “”Curiously enough, what happened in the Germany of the nineteen-twenties was anticipated a century earlier in Goethe’s ‘Faust’. The poet presents the devil Mephistopheles as the originator of the idea. The Emperor is short of cash so he complains to Mephistopheles: “”Money is lacking – well then, create it”” and Mephistopheles accepts the task. “”I’ll create what you want and more””. So the Emperor, in the interest of the common weal, of course, signs the prototype paper note which then …. “”in one night was quickly multiplied a thousand times by magicians. And so that everybody should have the benefit of the good deed. We stamped at once the whole series: Ten, thirty, fifty, a hundred are ready””. And the Chancellor presents the piece of paper that has turned an ill into a good. “”To whom it shall concern – This piece of paper is worth a thousand crowns””.”” (pag 41-42); “”Stranamente, quello che accadde nella Germania degli anni ’20 fu anticipato un secolo prima nel’ Faust di Goethe: il poeta presenta il diavolo Mefistofele come l’autore dell’idea: l’imperatore è a corto di denaro quindi si lamenta con Mefistofele: “”Il denaro è carente – beh allora, crealo”” e Mefistofele accetta il compito: “”Creerò ciò che vuoi e di più””. Così l’Imperatore, nell’interesse del bene comune, ovviamente firma il prototipo di carta che poi … “”in una notte fu rapidamente moltiplicato mille volte dai maghi. E così tutti dovrebbero avere il beneficio della buona azione. Abbiamo stampato tutta la serie: dieci, trenta, cinquanta, cento sono pronti””. E il cancelliere presenta il pezzo di carta che ha trasformato un ammalato in un bene. “”A chi interesserà – questo pezzo di carta vale mille corone”””””,”GERE-034″ “GUTTON Jean Pierre”,”La società e i poveri.”,”GUTTON Jean Pierre nato nel 1937 a Lione, presso la cui università ha insegnato storia moderna, è considerato il maggiore studioso francese del fenomeno del pauperismo. Tra i suoi scritti: ‘A l’aube du XVII siècle: idées nouvelles sur les pauvres’ (1965), ‘L’étata et la mendicité dans la première moitié du XVIII siècle’ (1973). “”Abbiamo così rievocato alcuni pittoreschi tipi di vagabondi. Ma il grosso non è cmposto da costore, bensì dai lavoratori agricoli, a giornata, dai braccianti. Ogni qualvolta è possibile, per esempio sulal base degli archivi giudiziari o ospedalieri, determinare l’estrazione sociale dei vagabondi, ci si accorge che i “”braccianti””, i “”lavoratori della terra””, “”i giornalieri”” costituiscono i gruppi più numerosi. Tentare di spiegare questo fenomeno, senza limitarsi a ripetere che i contadini costituiscono la maggioranza della popolazione dell’Europa moderna, equivarrebbe dunque a spiegare le origini del vagabondaggio. Ma l’impresa è difficile. In primo luogo è evidente che le guerre possono avere un’importanza decisiva nello spingere alla fuga gli agricoltori più umili, i contadini senza terra. Le devastazioni della guerra dei Trent’anni furono all’origine, in Germania, dello spopolamento di intere regioni. I contadini avevano abbandonato le loro dimore per rifugiarsi in case in disuso o nelle foreste. Ma, poiché in loro assenza il villaggio era stato saccheggiato e incendiato, era difficile riprendervi la coltivazione. La mancanza di pane spingeva la gente sulle strade, e chi sopravviveva era tentato di seguire le bande armate di vagabondi, di mendicanti, e di soldati congedati. Un’altra tentazione era quella di fuggure verso una meta imprecisata che non sempre si riusciva a raggiungere.”” (pag 27)”,”CONx-207″ “GUYARD Jacques CHERAMY Robert JOSPIN Lionel ALQUIER Aline PARAF Pierre LORGEOUX Jeanny KADER FALL Abdel MACHEFER Philippe”,”Les Grands Révolutionnaires. Anti-Colonialistes et Anti-Esclavagistes. Les defenseurs des droits de l’homme. George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Victor Schoelcher, Louis Riel, Martin Luther King.”,”Edizione ‘Les Grands Révolutionnaires’ realizzata in otto volumi dall’équipe Martinsart sotto la direzione di Gérardl Plon, direzione letteraria di Jeanny Lorgeoux, direzione artistica e tecnica di Daniel Galerne, ricerca iconografica di Edith Garraud Foto a pagina 421: ‘Due pesi e due misure’: la segregazione razziale (bagno pubblico per bianchi e neri)”,”FOTO-076″ “GUYOT Edouard”,”Le socialisme et l’ évolution de l’ Angleterre contemporaine (1880-1911).”,”GUYOT Edouard dottore in diritto e in lettere, Agrgé dell’ Università. “”Il partito conservatore scivolava verso l’ opportunismo, e votato d’ora in avanti alla difesa degli interessi acquisiti, doveva accettare il concorso di tutti quelli che si avvicinavano a lui, non una comunità di principi, ma una comunità di interessi. Quando si fece, infine, penetrare da uomini dalle tendenze risolutamente democratiche, come Lord Randolph Churchill e Mr. Joseph Chamberlain, la disgregazione fu completa. E’ dunque non tanto contro l’ ostilità o l’ indifferenza dell’ insieme del partito conservatore ma contro quegli elementi nuovi di cui si era accresciuto, che il Tradeunionionismo si va a scontrare a partire dal 1895. Questo appare una minaccia, non tanto forse in ragione delle sue esigenze quanto perché si tende a presentare ormai come un movimento di classe””. (pag 163)”,”MUKx-129″ “GUZMAN Diego Arenas”,”La revolucion mexicana. Eslabones de un tiempo histórico.”,”GUZMAN Diego Arenas è scrittore e giornalista. “”Victoriano Huerta, dalla vista corta, e Aurelio Blanquet, traditore potenziale, non fecero altro che approfittare della stupidità della camarilla militarista, per sottrarle il bottino dell’ infamia; ma la sua brutalità congenita prese loro oltre quello che era necessario, cosicché goderono per lungo tempo della moneta della loro slealtà. Essi e i ‘felicistas’ assassinarono Madero e José Maria Pino Suárez; ma nel momento stesso dell’ assassinio, dettero la bandiera sentimentale alla Rivoluzione Messicana. Madero al governo, frenava gli impeti del rinnovamento sociale latente attraverso il programma della rivoluzione del 1910; Madero assassinato, ruppe i freni di quelle spinte. Il suo sangue e quello del vicepresidente, diede forte colore alle insegne delle migliaia e migliaia di operai e contadini che seguirono Venustiano Carranza, Francisco Villa e Alvaro Obregon, per i campi di Coahuila, di Chihuahua, di Sonora…””. (pag 45)”,”AMLx-065″ “GUZZETTI G. Battista”,”Introduzione al marxismo.”,”G. Battista Guzzetti ordinario di teologia morale nella P. Facoltà Teologica di Milano.”,”MADS-040-FL” “GUZZETTI G. Battista”,”Cristianesimo ed economia. (Disegno teoretico)”,”””Nella «Deutsche-Brüsseler-Zeitung» del 12 settembre 1847 Karl Marx scriveva che «i principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica, glorificato il servaggio medievale e sanno, al bisogno, approvare l’oppressione del proletariato, magari con un’aria un poco contrita. I principi sociali del cristianesimo traspongono in cielo la compensazione di tutte le infamie e giustificano così la continuazione di esse sulla terra. I principi sociali del cristianesimo dichiarano che tutte le infamie commesse dagli oppressori contro gli oppressi sono il giusto castigo del peccato originale o di altri peccati, cioè sono le prove imposte da Signore, nella sua infinita sapienza, alle anime salvate. I principi sociali del cristianesimo predicano la vigliaccheria, il disprezzo di sé, l’abbassamento, la sottomissione, l’umiltà, in una parola tutte le qualità della canaglia. Il proletariato che rifiuta di lasciarsi trattare da canaglia ha bisogno del suo coraggio, del suo rispetto di sé, della sua fierezza, del suo gusto dell’indipendenza, molto più che del suo pane. I principi sociali del cristianesimo, sono sornioni; il proletariato è rivoluzionario» (1). Quale sia stato l’insegnamento della Chiesa – su questo punto – lungo i secoli e quindi quale giudizio si debba dare delle affermazioni di Marx in sede storica si dovrà vedere altrove (2).”” (pag 7, introduzione) [Battista G. Guzzetti, ‘Cristianesimo ed economia’, Editrice Massimo, Milano, 1987] [(1) ‘Der Kommunismus der “”Rheinischen Beobachters””, in “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung””, 12 settembre 1847, in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, IV, Dietz, Berlin, 1959, p. 200; (2) Vedi ad es. il mio ‘Chiesa ed economia. Disegno storico’, Marietti, Torino, 1972, pp. 280]”,”RELC-003-FAP” “GWYNNE Samuel C.”,”Il mondo sull’orlo del fallimento.”,”””Il sistema bancario, dal punto di vista dell’organizzazione formale, è il prodotto più artificiale e altamente sviluppato che società capitalistica sia capace di produrre”” (K. Marx) “”Il tempo è l’inflessibile nemico di tutte le false ipotesi”” (Samuel Johnson) (in apertura)”,”ECOI-020-FV”