Biblioteca Isc ordinata per nome autore, B2

R N. ROZKOV H. ROLAND-HOLST P. RUMJANCEV J. STEKLOV M. TAGANSKIJ A. FINN-ENOTAEVSKIJ”,”Karl Marx (1818-1883). Per il 25° anno dal giorno della sua morte, 1883 – 1908.”,”Altri autori: K. RENNER, N. ROZKOV, H. ROLAND-HOLST, P. RUMJANCEV, J. STEKLOV, M. TAGANSKIJ, A. FINN-ENOTAEVSKIJ.”,”MADS-143″
“BAZZANI Fabio”,”Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx.”,”BAZZANI Fabio (Empoli, 1955) svolge attività di ricerca presso l’Accademia toscana di scienze e lettere ‘La Colombaria’ e collabora alla cattedra di filosofia morale dell’Università di Firenze. “”””Sotto l’apparenza di un riconoscimento dell’uomo, l’economia politica, il cui principio è il lavoro, è, piuttosto, soltanto la conseguente effettuazione del rinnegamento dell’uomo, dacché l’uomo non sta più in una tensione esterna verso l’esistenza esteriore della proprietà privata, bensì è diventato esso stesso questo essere teso della proprietà privata. Ciò ch’era prima un ‘trovarsi fuori’, una reale espropriazione dell’uomo, è semplicemente divenuto l’azione dell’espropriarsi, dell’alienarsi”” (Marx, Manoscritti, p. 318). Dunque è il lavoro, la ‘Arbeit’, non la ‘Tätigkeit’, il principio dell’economia politica, ovvero il lavoro nella forma della mercificazione, l’attività produttiva che non corrisponde all’attività come essenza attiva della vita dell’uomo; la ‘Arbeit’, in altre parole, nel senso dell’attività alienata, espropriata. (…) La ‘Arbeit’, scrive Marx, viene valutata in conformità a parametri temporali (“”La misura del lavoro è il tempo””, Miseria della filosofia, p. 15) e “”il tempo è tutto, l’uomo non è più niente; è tutt’al più l’incarnazione del tempo… Questo livellamento del lavoro… è semplicemente la realtà dell’industria moderna””. Livellamento del lavoro si contrappone implicitamente a differenziazione nell’attività. Nell’industria moderna, il lavoro è livellato, e, dunque, il tempo, di cui l’uomo nell’industria moderna è incarnazione, è tempo del livellamento. Tempo del livellamento significa tempo della riproduzione sempre eguale a se stessa, ovvero, tempo della ripetizione. Il riferimento ad una temporalità come affermarsi dell’attività differenziata risulta eliminato. Quel che in altre parole risulta eliminato è un tempo fondamentale nella “”radice”” umana, nell’essere, la cui dimensione è differenziata nell’unità del genere: individui differenti nei differenti momenti della loro attiva esistenza ma regolati dalla circolarità in sé conchiusa del tempo universale della ‘Gattung’. In senso autentico, v’è dunque un tempo qualitativo, “”radicale””, in senso inautentico, un tempo quantitativo, ripetitivo, di superficie, cioè estraneo alla “”radice””. Nel sistema tecnico-industriale, il tempo si mostra come unico discrimine ‘quantitativo’ tra il lavoro compiuto da un singolo – che di per sé scompare quale singolo individuo umano per mostrarsi quale funzione del sistema, quale produttore di merce – e il lavoro compiuto da un altro singolo. Il lavoro tecnicizzato elimina – scrive Marx – ogni differenza “”qualitativa””. Questo termine sta ad indicare sia una differente “”qualità”” tra gli individui – capacità, bisogni, desideri differenti – (…) sia una qualità differente nell’attività degli individui, le differenti modalità di soddisfacimento dei bisogni e dei desideri e il differente utilizzo delle capacità. ‘Qualità’, insomma, rimanda all’idea della vita umana in quanto attiva per essenza. Ne consegue che il tempo di lavoro, come si dà nell’organizzazione tecnico-industriale della produzione, è tempo che si trova esternamente all’essenza, appunto perché livellante, tempo di ‘lavoro’, quantitativo e non qualitativo. E’ per tali motivi, quindi che con l’organizzazione tecnica del lavoro, con l’essere l’individuo gettato in una situazione di mera riproduttività / ripetitività temporale, le differenze spariscono. La tecnica è il regno della quantità, del tempo quantitativo, non del tempo qualitativo, essenziale””. [Fabio Bazzani, Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx, 1987] (pag 160-162)”,”FILx-459″
“BAZZARELLI Eridano, introduzione traduzione e note”,”Il canto dell’impresa di Igor’. Testo russo a fronte.”,”Autore del testo ignoto”,”RUSx-005-FV”
“BAZZOLI Maurizio”,”Fonti del pensiero politico di Benedetto Croce.”,”Tra i nove capitoli si segnalano: II. Politica e morale nei primi studi crociani sul marxismo (pag 39-52) III. Croce e Bernstein. La “”crisi”” del marxismo tra politica e filosofia (pag 53-75) “”Croce ha più volte definito come “”herbartismo”” il modo d’intendere la morale nei suoi anni giovanili”” (pag 45) l’analogia fra Marx e Machiavelli, per il quale ultimo Croce restituiva ad onore l’interpretazione del De Sanctis. De Sanctis si era opposto a Villari che condannava il Machiavelli con ragioni di carattere moralistico (pag 48) “”Ed è significativo che il filosofo napoletano indicasse proprio in Labriola, o, meglio, in una delle sue due anime, quella del critico e del filosofo, il vero promotore della sistemazione e correzione del marxismo, memore dell’insoddisfazione che Labriola medesimo manifestava nei confronti di un marxismo scientificamente ridotto ai minimi termini dall’insipienza appunto della propaganda socialista in Europa e soprattutto in Italia. Ma è altrettanto significativo che all’altra anima del Labriola, quella rivoluzionaria, Croce contrapponesse non solo il proprio lavoro critico, ma specificamente quello del Bernstein, animato anch’egli, tra gli «altri della crisi», da analogo proposito di correggere e sistemare il marxismo lavorando criticamente in ambito teorico e pratico al di fuori di ogni visione dogmatica (6). A partire dal 1898 si sviluppava in Germania, ma con ripercussioni che superavano i confini della cultura e della politica tedesche, la polemica Bernstein-Kautsky che, nel contrapporre le nuove tesi del revisionismo a quelle dell’ortodossia marxista, adombrava in realtà più di un problema filosofico e si imponeva per la rilevante portata delle conseguenze a livello ampiamente europeo. I termini di quel dibattito, in sede di dottrina politica e di politica pratica, non sfuggivano al Croce, che andava proprio allora misurando il mutato atteggiamento del Sorel e anzi la sua simpatia per le tesi di Bernstein con quello, pressoché contrario, del Labriola; questi all’inizio tendeva a minimizzare la portata della polemica salvo poi, giudicatala «più seria, ossia ‘reale’», col dilagare di quella, prendere posizione netta contro Bernstein non risparmiando, nelle lettere a Croce, giudizi piuttosto coloriti (7). Ma soprattutto a Croce non sfuggiva la natura di quella polemica che sì si manifestava in termini di dottrina politica, ma affondava le proprie radici in un terreno filosofico che con Bernstein, Sorel e altri egli stesso aveva contribuito a dissodare. Il libro di Bernstein, ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’ (Socialisme théorique et socialdémocratie pratique’) (8) usciva nel gennaio del 1899, ma il manoscritto era comunque terminato alla fine del 1898. Inoltre esso non cadeva nel tranquillo stagno del socialismo tedesco come fulmine a ciel sereno giacché era stato preceduto da conferenze, articoli e comunque ufficialmente dichiarato in una lettera inviata al congresso socialdemocratico tedesco, a Stoccarda, il 3 ottobre 1898. La materia trattata nell’opera non risultava affatto nuova alla critica marxistica e non marxistica soprattutto tedesca, giacché era stata trattata nella serie d’articoli intitolata ‘Problemi del Socialismo’, soprattutto nella ‘Neue Zeit’, fondata nel 1883 dal Kautsky e considerato il periodico più autorevole – con il ‘Sozialistiche Monatshefte’ – del socialismo teorico e pratico tedesco. Che l’«eresia» documentabile e documentata risalisse agli anni precedenti il 1898 è espressamente dichiarato dal Bernstein, che aggiunge a prova di ciò: «Cette déviation ne date pas, en vérité, de peu de temps. Elle est le produit d’une lutte intérieure de plusieurs années, connue d’Engels – comme je puis le prouver» (9)”” [Maurizio Bazzoli, Fonti del pensiero politico di Benedetto Croce, Milano, 1971] [(6) Cfr. ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, cit., p. 318); (7) «Quel cretino di Bernstein […]»; «Quel buon uomo di Kautsky […]». Si vedano le lettere di Labriola a Croce del 17 novembre 1898 e 8 gennaio 1900 (in ‘Come nacque’ etc, cit., pp. 314-315 e 320-321); (8) Con questo titolo fu subito tradotto in francese (Parigi, P.V. Stock, 1900). Questa traduzione – alla quale farò riferimento – fu approvata da Bernstein poichè «rien n’a été changé en matière de principe» e benchè non sia del tutto una traduzione testuale dell’edizione tedesca, tuttavia non se ne discosta che minimamente. Inoltre esse è interessante perchè contiene una Prefazione dello stesso Bernstein in cui egli risponde alla critiche (specialmente del Kautsky, col quale evidentemente Labriola finiva col trovarsi d’accordo) mosse alla prima edizione tedesca dell’opera; (9) Cfr. Prefazione all’edizione tedesca di ‘Socialisme théorique et socialdémocratie pratique’, cit., p. XLII; ma si veda anche p. XXXV]”,”CROx-051″
“BEAN Charles BENTOLILA Samuel BERTOLA Giuseppe DOLADO Juan, rapporto redatto da”,”Le politiche sociali in Europa. Rapporto.”,”Rapporto effettuato da ricercatori del CEPR: Bean (LSE), Bentolila (Cemfi), Bertola (Univ. Torino), Dolado (Univ. Carlos III, Madrid)”,”EURE-130″
“BEARD Charles A.”,”Storia delle responsabilità. La politica estera degli Stati Uniti. (Tit.orig.: American Foreign Policy in the Making)”,” BEARD Charles A. è nato nell’ Indiano nel 1874. E’ uno storico e un giornalista di grande fama. E’ laureato in legge filosofia e scienze politiche presso la Cornell University e l’ Università di Oxford. E’ stato professore di sceinze politiche alla Columbia University dal 1915 al 1917. Nel 1922 si è recato a Tokyo ove è diventato consigliere del ministro degli interni giapponese Visconte GETO. E’ autore di molti libri (v. risvolto copertina). “”Il quarto dilemma che Roosevelt si trovò di fronte dopo la sua elezione alla Presidenza, e che riguardava gli affari internazionali era quello della politica americana nell’ Estremo Oriente, soprattutto nella forma che ad essa aveva dato Henry Stimson, Segretario di Stato del Presidente Hoover. In origine, questo problema era stato intimamente connesso con i piani imperialisti messi in opera sotto gli auspici repubblicani, in Estremo Oriente, fino dal 1898; ma gli internazionalisti americani aveva visto nelle iniziative del Segretario Stimson una possibilità di “”rafforzare”” il Patto di Pace Kellogg-Briand, inducendo gli Stati Uniti ad entrare nella S.d.N. (Società delle Nazioni, ndr) e a far uso di essa per controbattere l’ imperialismo giapponese. In tal modo, sarebbe stato possibile legare strettamente gli Stati Uniti alla S.d.N. o alle grandi potenze che di fatto la dominavano. A causa delle implicazioni internazionaliste della manovra di Stimson, il problema dell’ Estremo Oriente era assai spinoso per Roosevelt. Ma egli lo trattò molto ingegnosamente””. (pag 176-177)”,”USAQ-043″
“BEARZOT Cinzia a cura”,”Pericle e la Grecia classica.”,”L’età di Pericle (pag 40-41) Cinzia Bearzot insegna Storia greca all’Università Cattolica di Milano. “”E’ l'””Età di Pericle””; realizzazione di quel sottile e sotterraneo equilibrio tra un sistema aristocratico e una democrazia che ebbe la sua massima espressione nell’Ecclesia, l’assemblea di tutti gli Ateniesi (maschi, ovviamente, ma accessibile anche ai meno ricchi, grazie a una speciale indennità), deputata al governo della ‘polis’. Ma fu pure, altro lato della medaglia, il tempo d’oro delle imprese, dei commerci, delle manifatture, dei forzieri pieni di ricchezze nei templi, della letteratura, delle arti; del bello. Pericle si dedicò a opere difensive, come la costruzione delle Lunghe Mura che cingevano il collegamento tra Atene e i suoi porti; e si impegnò a rendere maestosa la sua città, della quale cambiò il volto con ornamenti e capolavori usciti dagli scalpelli di Fidia e Policleto e, eterno tra gli altri progetti, con la ricostruzione dell’Acropoli che, da allora, è dominata dal dorico Partenone (ca. 448-439 a.C:) su disegno di Ictino e Callicrate), tempio all’interno del quale trovò posto la colossale statua crisoelefantina di Athena ‘Parthènos’ oggi perduta. Fece erigere anche i Propilei, l’imponente ingresso in marmo bianco alla città ideato da Mnesicle. Plutarco narra che, durante i lavori, il migliore tra gli addetti al cantiere fosse caduto rovinosamente dall’alto della fabbrica: Pericle intervenne guarendogli le ferite con un’erba sconosciuta ai Greci, per poi sostenere con infinita scaltrezza che era stata la dea Minerva a suggerirgli in sogno quella cura. Lo schiavo recuperò le forze e la città, allora, incaricò Fidia di realizzare una statua d’oro della dea, detta della Salute, a celebrazione di quell’evento miracoloso. Lo storico dell’architettura del Settecento Francesco Milizia, nelle ‘Vite dei più celebri architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo’, oltre a ricordare lo stesso episodio con dovizia di particolari, commenta che, avendo Pericle sempre a che fare con architetti di grande valore, alla fine era diventato lui stesso un architetto. Ma l’entusiasmo non era generale: gli avversari gli imputarono quello che Ignazio Silone avrebbe chiamato ironicamente il «mal della pietra», cioè la mania di erigere ovunque monumenti e dare forma monumentale ad ogni edificio pubblico, il che sostanzialmente si traduceva nell’accusa di abuso delle rendite pubbliche e di richieste eccessive di tributi, soprattutto a scapito degli alleati. Alla radice c’era di più, ovvero na stratificata ostilità di fronte alla concentrazione di un potere che pareva senza limiti (…)”” (pag 40-41)”,”STAx-276″
“BEASLEY William Gerald”,”Storia del Giappone moderno.”,”W.G. BEASLEY, è nato nel 1919, e dal 1954 è Prof di storia dell’ Estremo Oriente all’Univ di Londra.”,”JAPx-021″
“BEASLEY William Gerald”,”Storia del Giappone moderno.”,”William Gerald Beasley è nato nel 1919, e dal 1954 è professore di Storia dell’Estremo Oriente all’Università di Londra.”,”JAPx-004-FL”
“BEATON Roderick”,”La Grecia. Biografia di una nazione moderna.”,”Roderick Beaton è Professore emerito di Storia, Lingua e Letteratura greca moderna e bizantina al King’s College di Londra Seconda guerra mondiale: la sconfitta e l’instaurazione di un governo fantoccio guidato da Georgios Tsolakoglou. La carestia. “”La Grecia era stata sconfitta e occupata dalle sole forze armate tedesche. Tuttavia, Hitler si interessò solo di sfuggita alla sua nuova conquista. A differenza di altri Paesi conquistati, sembra che i nazisti considerarono la Grecia un bottino da saccheggiare e depredare, piuttosto che come un’impresa ben avviata da coltivare e mantenere nel proprio interesse. Ciò divenne presto evidente quando Hitler consegnò il controllo della maggior parte del Paese agli alleati che si trovavano nella posizione più conveniente per esercitarlo: i bulgari e gli italiani. La maggior parte della Tracia ocidentale e tutta la Macedonia orientale furono affidate alla Bulgaria affinché le amministrasse. La «pulizia etnica» messa in atto da entrambe le parti durante le guerre balcaniche e la Prima guerra mondiale ricominciò. I tedeschi mantennero il controllo solo della aree più importanti dal punto di vista strategico: le isole e la terraferma più vicine alla Turchia, che era rimasta neutrale, la maggio r parte delle aree macedoni al confine con la Jugoslavia, compresa Salonicco, la maggior parte di Creta e una piccola area interno ad Atene e al Pireo. Per tutto il resto la responsabilità sarebbe stata degli italiani”” (pag 292-293) La guerra civile greca e la dottrina Truman. “”Il risultato fu che, mentre un governo sempre più autoritario inaspriva il controllo sulle città e sui centri abitati, nelle campagne e in particolare nelle montagne della Grecia contenentale ritornava il caos dell’Occupazione. Gli storici hanno analizzato minuziosamente le dichiarazioni e cercato di sondare le motivazioni della leadership del Partito comunista in quel periodo. Tuttavia, fu solo gradualmente, durante il 1946 e i primi mesi del 1947, che il Kke assunse il controllo di tutti i gruppi di guerriglia che si opponevano ai rappresentanti dello Stato ufficiale. Il fatto stesso che avesse potuto farlo fu in gran parte la conseguenza di azioni perpretate o tollerate dal governo. I resti dell’Elas si riunirono negli ultimi mesi del 1946, anche se il suo successore non avrebbe mai raggiunto più della metà della forza dell’Elas al suo apice. La formazione di un nuovo Esercito democratico greco (Dse) fu annunciata a dicembre; al comando c’era un ex leader della guerriglia dell’Elas, Markos Vafeiadis. Sarebbe passato un altro anno prima che il Partito comunista fosse pronto a far rinascere il Comitato politico di liberazione nazionale (Peea). Tale era il nome del governo alternativo istituito nella «Grecia libera» per sei mesi nel 1944. Ora, con Vafeiadis come Primo ministro, il governo aveva il controllo delle zone montuose della Grecia settentrionale e centrale – all’incirca lo stesso territorio che era stato liberato dall’Eam e dall’Elas durante l’Occupazione. Solo alla fine del 1947 la guerra civile, che durava da quattro anni, venne formalizzata in una contesa tra amministrazioni politiche opposte, ciascuna sostenuta da un esercito regolarmente costituito. Gli eventi decisivi che avrebbero determinato più di ogni altra cosa questo risultato ebbero luogo, come spesso era accaduto nella storia greca, in territori lontani: questa volta si trattò di Londra e di Washington. All’inizio del 1947, il governo laburista britannico che era salito al potere alla fine della Seconda guerra mondiale aveva avviato il processo di disimpegno in tutto il mondo, che nei duie decenni successivi avrebbe visto la trasformazione dell’Impero britannico nel Commonwealth. Il ministro degli Esteri, Ernest Bevin, annunciò che le forze britanniche sarebbero state ritirate dalla Grecia alla fine di marzo. Appena tre settimane prima di tale scadenza, il 12 marzo, il presidente Truman in un famoso discorso alle due Camere del Congresso annunciò quella che da allora è nota come «Dottrina Truman». Da tempo il governo americano temeva la diffusione del comunismo sovietico nel mondo. La dottrina affermava che gli Stati Uniti avrebbero messo a disposizione massicci aiuti economici militari per tutti gli Stati minacciati da una presa di potere comunista. Tale dottrina sarebbe stata sperimentata prima in Grecia e in Turchia, ma in Grecia la necessità era sentita come più pressante. Il supporto logistico americano al governo greco iniziò ad arrivare quasi subito. Gli americani non inviarono truppe da combattimento in Grecia”” (pag 320-322) Markos. (wikip): ‘(…) Nel febbraio del 1946, si trovò poi in forte disaccordo anche con Nikos Zachariadis, segretario generale del KKE, che dopo un sudatissimo quanto temporaneo cessate il fuoco con le forze nemiche premeva affinché si riprendessero immediatamente le armi per poter cogliere di sorpresa il nemico, che invece Vafeiadis riteneva infattibile sulla scorta delle loro forze. Comunque, quando le azioni ripresero nel luglio dello stesso anno, Zachariadis designò ugualmente Vafeiadis come leader della guerriglia comunista. Con il termine del conflitto e lo scoppio subitaneo della guerra civile greca, sorta a causa di un referendum plebiscitario, non riconosciuto dai comunisti, atto alla riconferma al potere del regime monarchico preesistente, nell’ottobre del 1946, quando fu fondato il Comando generale dell’Esercito Democratico Greco (DSE), organismo militare rivoluzionario per la trasformazione della Grecia in una repubblica popolare, Vafeiadis ne assunse da subito un ruolo di primo piano in seno ai suoi quadri dirigenti e, nel dicembre del 1947, fu nominato primo ministro e ministro della guerra del Governo democratico provvisorio, facente capo per l’appunto alla resistenza comunista. Durante gli ultimi fuochi della guerra civile, i suoi contrasti con Zachariadis si acuirono irrimediabilmente a causa del loro fortissimo disaccordo sulle scelte militari da prendere per l’andamento della guerra e così fu esonerato dalle sue funzioni di comando (agosto del 1948), per poi venir rimosso da tutti gli altri suoi incarichi (gennaio del 1949). Nell’ottobre del 1950, con la resistenza comunista del tutto sbaragliata dall’esercito regolare ellenico dopo circa quattro anni di conflitto armato e il conseguente esilio dei suoi militanti nei paesi del blocco orientale, fu allontanato dal KKE mentre si trovava in isolamento nell’Unione Sovietica, anche per la sua avversione manifesta alla dirigenza stalinista del tempo, seguita ciecamente dal suo stesso partito. Con l’inizio poi della destalinizzazione, Vafeiadis fu riammesso nel KKE, venendone eletto tra i membri dell’Ufficio politico del Comitato Centrale, ma, a seguito di nuovi disaccordi con il resto della sua dirigenza, fu rimosso dal suo incarico nel gennaio del 1958 e allontanato nuovamente dal KKE nel giugno del 1964, nello stesso anno poi in cui il suo vecchio compagno stalinista Zachariadis veniva condannato dallo stesso partito quale “”nemico del popolo””. In seguito poi alla spaccatura in due fazioni distinte – una prosovietica e un’altra eurocomunista – venutasi a formare all’interno del partito nel 1968, fu nuovamente riammesso dai membri del cosiddetto “”KKE dell’interno””, la fazione eurocomunista, divenuta nel frattempo maggioritaria. Nel marzo del 1983 tornò dunque in Grecia dall’Unione Sovietica, dove era rimasto in esilio per ben 23 anni, dove in seguito pubblicò le sue memorie. Dal novembre del 1989 all’aprile del 1990, ricoprì la carica di deputato del Parlamento greco all’interno delle liste”,”GREx-030″
“BEAUD Michel”,”Storia del capitalismo. Dal Rinascimento alla New Economy.”,”BEAUD Michel (1935) già docente di economia, storia del pensiero economico e storia economica all’ Università di Lille e di Parigi VIII, è autore di molti saggi. Insegna attualmente all’ Università di Parigi VII Denis Diderot. “”In Germania dopo le leggi eccezionali votate nel 1878 contro i socialisti e un difficile periodo di azione semiclandestina, i socialdemocratici ottengono un primo successo nel 1884, con 500.000 voti e 24 rappresentanti in Parlamento; riusciranno in seguito ad aumentare notevolmente la loro influenza con più di 3 milioni di voti e 81 deputati nel 1903, e oltre 4 milioni di voti e 110 deputati nel 1912. Parallelamente si assiste allo sviluppo dei sindacati: 300.000 iscritti nel 1890, 680.000 a fine secolo, 2,5 milioni nel 1913: l’accordo di “”parità””, deciso al congresso di Mannheim nel 1906, obbliga il partito e l’organizzazione sindacale a prendere le decisioni essenziali in comune. Negli Stati Uniti, infine, il movimento sindacale si forma seguendo il ritmo delle crisi, degli scioperi e della repressione. I Knights of Labor (Cavalieri del lavoro) passano da 110.000 aderenti nel 1885 a 729.000 nel 1886, per poi scendere a 100.000 nel 1890; alcune organizzazioni crescono in occasione di un’agitazione riuscita: l’American Railway Union (150.000 iscritti nel 1893), la Federazione dei minatori americani (100.000 aderenti nel 1897). L’American Federation of Labor (AFL) si sviluppa più lentamente ma con notevole successo: 100.000 aderenti nel 1886, 250.000 nel 1892, 2 milioni nel 1912. Nel complesso, nel 1913 ci sono in tutto il mondo circa 15 milioni di lavoratori iscritti al sindacato.”” (pag 171)”,”ECOI-234″
“BEAUFRE André”,”Introduzione alla strategia.”,”L’autore, A. Beaufrè, è un generale. Ha combattuto nella seconda guerra mondiale (terminando alla fine di questa in qualità di Capo delle Operazioni dello Stato Maggiore della 1° armata francese). Nel 1958 è diventato Capo dello Stato maggiore aggiunto dello Shape e due anni dopo rappresentante della Francia in seno al Gruppo Permanente della Nato a Washington. Tesi Generale Gamelin su 1° Gm “”In una prefazione scritta verso il 1934, il Generale Gamelin spiegava che tra il “”piano 17″” del 1914 che prevedeva un’offensiva in direzione delle Ardenne e la battaglia di Francia del 1918, esisteva una completa similitudine di concetti, ma che nel frattempo i mezzi erano divenuti adatti ai fini della strategia; la strategia, cioè, disponeva finalmente di mezzi che rendevano possibile la sua manovra . Questa opinione, basata solo su una analogia geografica, dimostra l’errore che si commette quando si considerano uguali due azioni militari simili in apparenza, che si svolgono su un medesimo terreno ma in momenti differenti dell’evoluzione e in circostanze diverse. Il colpo offensivo in direzione delle Ardenne del 1914 era una follia; infatti: a) la debole capacità offensiva di quell’epoca votava l’azione al fallimento; b) il terreno era sfavorevole; c) avanzando al centro in presenza di un’ala destra tedesca non contenuta, ci si esponeva all’avvolgimento. La situazione del 1918 si era rovesciata rispetto a due di questi fattori: il terreno rimaneva sfavorevole ma a) la capacità offensiva era diventata notevole; b) il nemico era stabilizzato dappertutto, le sue riserve erano logorate e, con l’avanzata al centro, si minacciava di avvogere tutta l’ala destra tedesca. Inoltre, il paragone tra il 1914 e il 1918 mette in luce la straordinaria mobilità delle forze nel 1914 e l’estrema pesantezza di quelle del 1918. Ciò dimostra come, nel volgere di quattro anni, le norme della schermaglia strategica si siano completamente modificate. Si avranno mutamenti ancora più profondi tra il 1918 e il 1940 e persino tra il 1940 e il 1945. Tutte queste considerazioni mettono in luce quella che è la maggiore difficoltà dell’arte militare, e cioè la sua ‘variabilità'”” (pag 52)”,”QMIx-245″
“BEAUFRE André, Generale”,”Difesa della bomba atomica.”,”In apertura: Dedica dell’autore: ‘Al Capitano B.H. Liddell Hart, il quale ha così notevolmente contribuito alla rinascita della strategia’ André Beaufre (French pronunciation: [?d?e bof?]; 25 January 1902 – 13 February 1975) was a French Army officer and military strategist who attained the rank of Général d’Armée (Army General) before his retirement in 1961. He was born in Neuilly-sur-Seine and entered the military academy at École Spéciale Militaire de Saint-Cyr in 1921, where he met the future French president Charles de Gaulle, who was an instructor. In 1925 he saw action in Morocco against the Rif, who opposed French rule. Beaufre then studied at the École Supérieure de Guerre and at the École Libre des Sciences Politiques and was subsequently assigned to the French army’s general staff. By the end of World War II, he had attained the rank of colonel and was well known in the English-speaking world as a military strategist and as an exponent of an independent French nuclear force. He commanded the French forces in the 1956 Suez War campaign against Egypt in 1956. Beaufre later became chief of the general staff of the Supreme Headquarters, Allied Powers in Europe in 1958. He was serving as chief French representative to the permanent group of the North Atlantic Treaty Organization (NATO) in Washington in 1960 when he was promoted to général d’armée. Beaufre retired from the Army in 1961 for health reasons. He died in 1975 while engaged in a series of lectures in Yugoslavia.[citation needed]”,”QMIx-332″
“BEAUJEU-GARNIER J.”,”L’ économie du Moyen-Orient.”,”Israele, 1946. “”Poco a poco si è sviluppata una forma di colonizzazione proletaria. La terra restava proprietà nazionale e non era concessa ai coltivatori se non per un periodo di 49 anni rinnovabile. Essa doveva essere coltivata direttamente senza impiego di manodopera salariata, anche gli appezzamenti erano piccoli (2,5-3 ettari). La monocoltura era proibita alfine di assicurare un miglior equilibrio economico. Infine, era obbligatorio vendere e acquistare attraverso l’ intermediazione delle cooperative. Tre tipi di villaggio sono nati su queste terre. Il Kibbutz è un villaggio collettivista in cui gli individui coltivano in comune un grande dominio e ne consumano tutti insieme la produzione. Tutti i membri, uguali, vivono in comune; i bambini sono allevati a parte. Il macchinismo è molto sviluppato e il rendimento generalmente eccellente. Si ne contano duecento che raggruppano 200 mila persone (…). I sionisti hanno dato prova di originalità nella loro organizzazione della vita sociale ma anche nella messa in opera di mezzi tecnici perfezionati.”” (pag 83-84)”,”VIOx-120″
“BEBEL August”,”La donna e il socialismo. La donna nel passato nel presente e nell’ avvenire.”,”L’opera è stata scritta da BEBEL in carcere nel 1899.”,”DONx-008″
“BEBEL August VAHLTEICH Julius MEHRING Franz JAECKH Gustav”,”Die Gründung der Deutschen Sozialdemokratie. Eine Festschrift der Leipziger Arbeiter. 23 Mai 1903.”,”Scritti di BEBEL August VAHLTEICH Julius MEHRING Franz JAECKH Gustav”,”MGEx-068″
“BEBEL A. KAUTSKY K. SINGER AUER HOFFMANN LEDEBOUR MEHRING LUXEMBURG VOLLMAR e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Dresden vom 13. bis 20. September 1903.”,”Nella seconda parte del volume contiene: BEBEL A. BAADER DIETZ EBERT HOFFMAN KAUTSKY ZIETZ e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Bremen vom 18. bis 24. September 1904. VERLAG EXPEDITION DER BUCHHANDLUNG VORWÄRTS. BERLIN. 1904 pag 384 8° programma organizzazione partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti. .”,”MGEx-071″
“BEBEL A. AUER KAUTSKY SINGER VOIGT e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hamburg vom 3. bis 9. Oktober 1897.”,”Nello stesso volume: BEBEL A. AUER DAVID KAUTSKY LIEBKNECHT LEDEBOUR LUXEMBURG SINGER VOLLMAR e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hannover vom 9. bis 14. Oktober 1899. VERLAG EXPEDITION DER BUCHHANDLUNG VORWÄRTS. BERLIN. 1899 pag 304 8° programma organizzazione statuto partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti trattati. .”,”MGEx-076″
“BEBEL A. AUER DAVID KAUTSKY LIEBKNECHT LEDEBOUR LUXEMBURG SINGER VOLLMAR e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hannover vom 9. bis 14. Oktober 1899.”,”E’ contenuto nel volume MGE-076″,”MGEx-077″
“BEBEL DIETZ EBERT ADLER LEGIEN LEBER LIEBKNECHT LUXEMBURG ZETKIN e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Jena vom 10. bis 16. Oktober 1911. Sowie: Bericht über die 6. Frauenconferenz am 8. und 9. September 1911 in Jena.”,”Contiene il volume: BEBEL A. AUER BERNSTEIN CACHIN DAVID DITTMANN EBERT GOTTSCHALK HAASE LEDEBOUR LIPINSKI NOSKE PANNEKOEK SCHEIDEMANN LIEBKNECHT ZETKIN e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Chemnitz vom 15. bis 21. September 1912. VERLAG BUCHHANDLUNG VORWÄRTS PAUL SINGER – HANS WEBER. BERLIN. 1912 pag 558 8° programma organizzazione statuto partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti trattati. .”,”MGEx-078″
“BEBEL Augusto”,”Alla conquista del potere. Discorso al parlamento tedesco nella tornata del 3 febbraio 1893.”,”””Noi oggi null’ altro abbiamo a fare se non provvedere ad illuminare le masse sull’ essenza e la natura della società borghese…”” “”quando finalmente i campi di battaglia saranno teatro di carneficine che faranno inorridire l’ Europa, allora, o signori, sarà venuto il momento che tutta la vostra società precipiterà in rovina in un colpo solo””.”,”BEBx-021″
“BEBEL August”,”August Bebel. Auswahl aus seinen Reden. Mit Einleitung von Kurt Kersten.”,”””Al momento, gli Stati Uniti cominciano a fare un passo nella competizione con la vecchia Europa nei settori militare e marittimo esattamente come nei settori economico e industriale.”” (pag 87, 1903)”,”BEBx-028″
“BEBEL August”,”Diesem System keinen Mann und keinen Groschen. Aus Reden und Schriften.”,”””Das würde die Folge sein. Sie können nicht ein Volk von 400 Millionen so mir nichts dir nichts in einigen Jahrzehnten christianisieren. DIe Jesuiten, welche sehr geschickte Operateure sind auf dem Missionsgebiet und auf dem politischen Gebiet, arbeiten seit kurz nach ihrer Begründung, seit zirka 300 Jahren, in China. Was haben sie erreicht? Was haben die ganzen christlichen Missionen bis jetzt erreicht?.”” “”Quello sarebbe il risultato. Non si può cristianizzare un popolo di 400 milioni di persone solamente in pochi decenni. I gesuiti, che erano operatori molto abili sul terreno delle missioni e sul terreno politico hanno lavorato dal loro insediamento per trecento anni in Cina. Che cosa hanno ottenuto? Che cosa hanno ottenuto fino ad oggi le missioni cristiane?”” (pag 65)”,”BEBx-029″
“BEBEL August ENGELS Friedrich, a cura di von Werner BLUMENBERG”,”Briefwechsel mit Friedrich Engels.”,”Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen und Österreichischen Arbeiterbewegung, VI, a cura di IISG, direttore Prof. Dr. A.J.C. RÜTER.”,”BEBx-031″
“BEBEL August DIETZ LIEBKNECHT AUER AUERBACH SINGER e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Halle a. S. vom 12. bis 18. Oktober 1890.”,” “”Liebknecht: Ich werde das Persönliche möglichst vermeiden und mich auf die Kritik der gegen die Parteileitung und Fraktion von der Opposition erhobenen Angriffe beschränken.”” (pag 56) “”Eviterei se possibile il personale e mi limiterei alla critica degli attacchi condotti alla linea del partito e al gruppo parlamentare da parte della frazione dell’ opposizione””.”,”MGEx-173″
“BEBEL August”,”Aus meinem Leben. Zweiter Teil.”,”””Der “”Sozialdemokrat”” beobachtete jetzt die Taktik, ständig zu verkünden, unser Anhang bestehe nicht aus Arbeitern, sondern aus Literaten, Schulmeistern und sonstigen Bourgeois.”” (pag 81) « « Le Sozialdemokrat » observé la tactique constamment annoncer, nos partisans se compose pas maintenant des travailleurs, mais des homme de lettres, des maîtres d’école et d’autres Bourgeois”””,”BEBx-032″
“BEBEL August”,”My Life.”,”Engels è citato tre volte. Gli attacchi di Duhring 2 volte. “”La sede del comitato di controllo era Lipsia, ed io ero il presidente. Gli organi ufficiali del partito erano il “”Neue Sozialdemokrat”” a Berlino e il Volksstaat a Lipsia. Entrambi furono acquistati dal partito””. (pag 286) La mia posizione sulla Comune. “”Il 12 marzo 1876, un dibattito sulla questione fu realizzato tra Bruno Sparig, capo agitatore del Partito liberale nazionale ed il sottoscritto. Il meeting fu organizzato congiuntamente dai due partiti (…). Il mio opponente mi attaccò per il mio atteggiamento nei confronti della Comune (…). Io parlai un’ ora e mezza, sollevando alcuni argomenti: (…) “”la Comune non ha fatto nulla di cui essere biasimata, e se commise atti di violenza i governi monarchici d’ Europa in situazioni simili hanno commesso atti cento volte più violenti.”” (pag 292) “”Il Reichstag del 1877 dedicò molto tempo alle questioni sociali. Il Centro (il partito del centro, ndr), molto allarmato dalla impennata dei voti socialdemocratici, partì con le sue proposte di riforme sociali (…)””. (pag 304) Il caso Höchberg. “”Un settimanale, il “”Zukunft””, fu fondato a Berlino. Era finanziato da Karl Höchberg, il figlio di un banchiere di Francoforte. Höchberg era unito al movimento, se si può dire così, per motivi di filosofia sentimentale; Eduard Bernstein, dando le dimissioni da una banca di Berlino, divenne suo segretario. L’ atteggiamento piuttosto indeterminato del giornale rispetto al Socialismo scientifico come lo definivano Marx ed Engels – esso aprì le sue colonne a tutte le varie correnti di opinione che caratterizzavano il nostro movimento – eccitò, fin dall’ inizio, il sospetto dei “”due anziani di Londra””; sospetti che si approfondirono quando il corso degli eventi e le difficoltà finanziarie del partito ci spinsero ad accettare l’ assistenza finanziaria di Höchberg. Marx ed Engels, che erano troppo lontani per avere una visione corretta di persone e cose, videro in questi larghi sacrifici da parte di Höchberg non altro che un disegno machiavellico per prendere in trappola il partito e deviarlo dai suoi veri fini. Essi erano piuttosto in errore. Höchberg non pose mai condizioni (…)””. (pag 309)”,”BEBx-033″
“BEBEL August”,”Society of the future.”,”Questione demografica popolazione (pag 150) Non cita Engels. Internazionalismo. “”Questa separata esistenza nazionale, che è, l’ ostile chiusura di una nazione dall’ altra, svanirà gradualmente nonostante gli sforzi da ogni parte di conservarla, e così le future generazioni potranno senza difficoltà compiere quei compiti che brillanti menti hanno da tempo contemplato e tentato di risovere senza successo. Così, Condorcet concepiva l’ idea di un linguaggio internazionale. E il defunto Ulisse S. Grant, ex-Presidente degli Stati Uniti, diceva in un indirizzo pubblico: “”Nella misura in cui il commercio, l’ educazione, e la rapida trasmissione del pensiero e di contenuti per mezzo del telegrafo e delle navi a vapore hanno cambiato ogni cosa, credo che Dio stia preparando il mondo a diventare ‘una’ nazione, a parlare ‘una’ lingua, e pervenire a uno stato di perfezione ‘in cui non ci sarà più bisogno degli eserciti e delle flotte di guerra””.”” (pag 142)”,”BEBx-034″
“BEBEL August”,”Unsere Ziele. Eine Streitschrift gegen die “”Demokratische Korrespondenz””. [tr. ‘I nostri obiettivi. Una polemica contro “”Corrispondenza democratica””].”,”Appendice: Dal Congresso del partito operaio socialdemocratico di Stoccarda, 6 giugno 1870 ‘”,”BEBx-036″
“BEBEL August”,”Bebel’s Reminiscences. Part I.”,”Schweitzer e Marx (pag 205-207) “”After that vote in Hamburg, Schweitzer and Fritzsche, declared that they would call a workingmen’s congress for the foundation of trade unions in their capacity as Reichstag members, But when opposition made itself heard against this, Schweitzer threatened to resign immediately, if instructions were given preventing his doing this, and that he would leave the association. This threat had the desired effect. The congress took place on September 27th [1868], and on the following days, in Berlin. Not less than 206 delegates were present, who had mostly been elected in workingmen’s meetings, and who represented 140,000 workers. The following remarks of Schweitzer, in a speech opening the congress, were significant: «England is by far the richest country of the world in the matter of capital, and if the industry of other countries has nevertheless, mastered the English, it is due to the fact that the English laborers are making so much trouble for their capitalists. That may also be done in Germany, and even more easily. The German working-men can ruin the German industry altogether, if they want to do so, and they have no interest in maintaining it, so long as they derive but the scantiest wages from it…. The German workingmen, if they are strongly organized, can drive the German industry out of competition, and if the capitalists don’t like that, they may pay higher wages». This was not a very able argument, but perhaps it was no intended to be. The congress established so-called workers’ groups, under the control of a central board, composed of Schweitzer, Fritzsche and Karl Klein of Elberfeld, as president and vice-presidents. This organization was not very happily chosen, and was due to Schweitzer, who, under no circumstances, would permit any part of a movement under his influence to have any independence. Schweitzer, who was very anxious to obtain a favorable answer from Marx for his enterprise; had written a letter to him on September 13th, and inclosed a draft of his constitution. Marx, who had misunderstood the first letter, replied only to a second letter of Schweitzer. The following passages refer to Schweitzer’s organization: “”So far as the Berlin congress was concerned, the time did not press, since the law on coalition had not been passed as yet. You should have conferred with the leaders outside the Lassallean circle and drawn up a common program and called a joint congress. Instead of that, you left no other alternative but to follow you or to take up a position against you. This congress itself seemed but an enlarged edition of the Hamburg congress (the general congress of the General Association of German Workingmen). As for the draft of the constitution, I consider it a failure in the matter of principle, and I think I have as much experience in trades unionism as any contemporary. Without going into details at this point, I will merely say that this form of organization, while suitable for secret societies and sects, contradicts the nature of trades unionism. If it were possible – I declare it to be utterly impossible – it would not be desirable, least of all, in Germany. There, where the laborer is under the thumb of bureaucracy from childhood and believes in the authority of the instituted government, the first duty is to make him self-dependent. Your plan is impractical also in other respects. In your organization you have three independent powers of different origin: 1. The committee, elected by the unions; 2. the president, a wholly superfluous personality, elected by general vote (); 3. the congress, elected by the locals. This makes everywhere for friction, and this hinders rapid action. Lassalle made a serious mistake when he borrowed the ‘person elect’ of universal suffrage from the French constitution of 1852. In a trades union movement that person is utterly out of place. It turns mostly on money questions, and you will soon discover that there all dictatorship comes to an end. However, whatever the faults of the organization, they may perhaps be eliminated more or less by a rational practice. I am willing, as the secretary of the International, to act as mediator between you and the Nuremberg majority, which has joined the International directly – of course, upon a rational basis. I have written to Leipsic to this effect. I do not ignore the difficulties of your position, and I never forget that everyone of us depends more upon circumstances than upon his will. I promise you, under all circumstances, that impartiality which my duty demands. On the other hand, I cannot promise that I shall not some day, in may capacity as a private writer, as soon as I may consider it absolutely necessary in the interest of the labor movement, publish a frank critique of the Lassallean superstition, as I did at one time with that of Proudhon. Assuring you personally of my sincere good will, I remain, Yours loyally, ‘Karl Marx'””. The newly created organization did not suit Schweitzer very long”” [() Here Marx made the following marginal remark: “”In the constitution of the International Workingmen’s Association a president is also mentioned. But is reality he never had any other function but that of presiding at the sessions of the General Council. At my suggestion the office was abolished in 1867, after I had already decline it in 1866, and his place was taken by a chairman, who was elected at each weekly session of the General Council. The London Trades Council also had only a chairman. Its permanent official is only the secretary, because he performs a continuous business function””. Thus wrote the “”dictator”” of the International. I must state for myself that Marx and Engels, even in their correspondence with me, never showed themselves as anything but advisers, and in severl important instances, their advice was not taken, because I considered that I was more familiar with the situation. Nevertheless I never had any serios differences with them. A.B.] (pag 205-206-207) [August Bebel, ‘Bebel’s Reminiscences. Part I’, New York, 1911] Bibliografia su Schweitzer: Chisholm, Hugh, ed. (1911). “”Schweitzer, Jean Baptista von””. Encyclopædia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press.”,”BEBx-037″
“BEBEL August”,”Souvenirs de ma vie. (Tit. orig. Aus meinem Leben)”,”Testimonianza vivente sul socialismo degli anni 1860-1880, il periodo rivoluzionario. Quest’opera non era mai stata trdotta in francese Disaccordi tattici Bebel-Liebknecht Prima di passare alla tragedia della guerra franco-tedesca, devo parlare brevemente dei disaccordi tattici che erano nati tra Liebknecht e me a proposito della nostra posizione parlamentare. (pag 141)”,”BEBx-039″
“BEBEL Auguste”,”La Femme et le Socialisme. Nouvelle traduction française d’après la 50me édition allemande par Avanti.”,”””Sonderreger colpisce nel segno quando dice: ‘Non c’è ordine nell’avere più o meno bisogno di questo o quell’alimento, ma una legge immutabile per la miscelazione dei loro elementi nutritivi’. È vero che nessun uomo acconsentirebbe a mangiare esclusivamente carne, ma accetterebbe cibi vegetali, purché potesse sceglierli a suo piacimento. D’altra parte, nessun uomo vorrebbe accontentarsi di uno specifico alimento vegetale, anche se fosse il più sostanzioso. Fagioli, piselli, lenticchie, in una parola, tutti i legumi sono, ad esempio, i più nutrienti di tutti i prodotti alimentari. Essere obbligati a nutrirsi esclusivamente di essi, il che è possibile, non sarebbe meno spaventoso. Così Karl Marx riferisce nel “”Capitale”” che i proprietari delle miniere del Cile obbligano i loro operai a mangiare fagioli da un capo all’altro dell’anno, perché questo cibo dà loro grande vigore e li mette in buone condizioni, come nessun altro cibo farebbe, di sopportare i fardelli più pesanti. Gli operai spesso respingono i fagioli, ma non ricevono nient’altro e sono costretti a mangiarli. In nessun caso la felicità e il benessere degli uomini dipendono da una certa alimentazione, come sostengono i vegetariani fanatici. Il clima, le abitudini e il gusto personale hanno la maggiore influenza. E’ certo che, con il progredire della civiltà, l’alimentazione vegetale sostituirà la dieta esclusivamente animale, così come esiste tra i cacciatori e i pastori. La varietà della coltivazione delle piante è principalmente un segno di un alto grado di civiltà””. “”Sonderreger touche juste quand il dit: «Il n’y a pas de rang d’ordre dans le plus ou moins de nécessité de tels ou tels aliments, mais une loi immuable pour le mélange de leurs éléments nutritifs». Il est évient que pas un homme ne consentirait à se nourrir exclusivement de viande, mais qu’il accepterait une nourriture végétale, à condition de pouvoir la choisir à son goût. D’autre part, aucun homme ne voudrait se contenter d’une nourriture végétale déterminée, celle-ci fût-elle la plus substantielle. Les haricots, le pois, les lentilles, en un mot tous les légumineux sont, par exemple, les plus nourrisantes de toutes les sustances alimentaires. Etre obligé de s’en nourrir exclusivement ce qui est possible – n’en serait pas moins épouvantable. Ainsi Karl Marx raconte dans le «Capital» que les propriétaires des mines du Chili obligent leurs ouvriers à manger des haricots d’un bout de l’année à l’autre, parce que cet aliment leur donne une grande vigueur, et les met en état, comme ne la ferai aucune autre nourriture, de porter les plus lourds fardeaux. Les ouvriers repoussent souvent les haricots, mais ils ne reçoivent rien d’autre, et sont bien obligés de les manger. Dans aucun cas le bonheur et le bien-être des hommes dépendent d’une nutrition déterminée, comme le prétendent les végétariens fanatiques. Le climat, les habitudes, le goût personnel ont la plus grande influence. Il est certain qu’au fur et à mesure que la civilisation progress, la nourriture végétale remplace davantage l’alimentation exclusivement animale, telle qu’elle existe chez les peuples chasseurs et pasteurs. La variété de la culture des plantes est principalement le signe d’un haut degré de civilisation”” (pag 656-658) [Auguste Bebel, ‘La Femme et le Socialisme’, Imprimerie Coopérative ‘Voksdrukkerij’, Gand, 1911] L’autore citato potrebbe essere questo: Stefan Sonderegger. Era uno storico, linguista e militare svizzero, nato il 28 giugno 1927 a Herisau e deceduto il 7 dicembre 201712. Sonderegger ha studiato germanistica all’Università di Zurigo, dove ha conseguito il dottorato con una tesi sui toponimi del Paese di Appenzello. È stato professore di filologia germanica all’Università di Zurigo e ha pubblicato numerose opere sulla lingua e la letteratura dell’antico alto tedesco, con particolare attenzione agli autori dell’area sangallese, come Notker il Teutonico”,”BEBx-040″
“BECARUD Jean LAPOUGE Gilles”,”Los anarquistas españoles.”,”BECARUD Jean ha pubblicato moltio articoli sulla Spagna (Le Monde). LAPOUGE Gilles è collaboratore de ‘La Quinzaine Litteraire’. Victor Serge a Barcellona. “”Sobre este periodo poseemos un testimonio importante. Victor Serge, que había partecipado en todas as revoluciones y tempestades de Europa, se refugié durante la guerra en Barcelona, donde trabajó de tipógrafo, empleo que le permítia llevar a cabo con más facilidad sus proyectos. Frecuenta con asiduidad los medios anarquistas, de los que nos traza un retrato apasionante y fervoroso en una de sus novelas, cidada ya anteriormente, ‘El nacimiento de nuestra fuerza’.”” (pag 76)”,”ANAx-258″
“BECARUD Jean LAPOUGE Gilles”,”Anarchistes d’ Espagne.”,”””Les Espagnols évolueront dans le même sens, l’aboutissement étant, nous le verrons, la fondation en 1911, de la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) à l’intérieur de laquelle l’influence anarchiste sera prépondérante. mais la douzaine d’années qui s’étend entre les procès de Montjuich et la fondation de la CNT – laquelle consacre la naissance de l”anarchosyndicalisme’ – est riche d’événements de tous ordres. C’est l’époque où la perte de Cuba, de Porto-Rico et des Philippines, conséquence désastreuse de la guerre hispano-américaine de 1898, réveille la conscience espagnole de sa léthargie. La bourgeoisie intellectuelle comprend que le pays s’est dangereusement isolé du reste du monde. Une brillante génération d’écrivains se cherche et se définit à travers ces épreuves et ces tourments: Miguel de Unamuno, Valle Inclán, Pio Baroja, Antonio Machado. En même temps, l’action subversive change de forme, la grève y joue un rôle de plus en plus grand, et on change de lieu: l’incendie, à partir de 1902, se rallume dans les campagnes andalouses.”” (pag 51)”,”ANAx-270″
“BECATTINI Giacomo”,”Dal distretto industriale allo sviluppo locale. Svolgimento e difesa di una idea.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-060-FL”
“BECATTINI Giacomo”,”Distretti industriali e made in Italy. Le basi socioculturali del nostro sviluppo economico.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-061-FL”
“BECATTINI Giacomo”,”I nipoti di Cattaneo. Colloqui e schermagile tra economisti italiani.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-086-FL”
“BECCALLI Bianca BIAGIOLI Mario CROMPTON Rosemary, comitato scientifico; ADDIS Elisebetta BETTIO Francesca ADDABBO Tindare WALDMANN, gruppo di analisi economica ed econometrica; Robert CANIGLIA Paola SPANÒ Antonella LIMONCELLI Laura DE FELICE Francesca, gruppo di analisi sociologica”,”I differenziali salariali per sesso in Italia. Rapporto di ricerca a cura della società ITER-Centro Ricerche e Servizi.”,”BECCALLI Bianca BIAGIOLI Mario CROMPTON Rosemary, comitato scientifico; ADDIS Elisebetta BETTIO Francesca ADDABBO Tindare WALDMANN, gruppo di analisi economica ed econometrica; Robert CANIGLIA Paola SPANÒ Antonella LIMONCELLI Laura DE FELICE Francesca, gruppo di analisi sociologica”,”STAT-570″
“BECCARI Arturo”,”Lassalle.”,”Ammirazione di LASSALLE per GARIBALDI viaggio in IT per incontrarlo (cosa che avvenne a Caprera). L. nel 1861 dopo aver incontrato Carlo CATTANEO a Lugano, si incontrò con VERA, traduttore di HEGEL a Milano, e quindi passò per Genova dove incontrò Agostino BERTANI e altri del movimento nazionale di sinistra. Successivamente andò a Caprera.”,”LASx-017″
“BECCARI Arturo”,”Lassalle.”,”Ammirazione di LASSALLE per GARIBALDI viaggio in IT per incontrarlo (cosa che avvenne a Caprera). L. nel 1861 dopo aver incontrato Carlo CATTANEO a Lugano, si incontrò con VERA, traduttore di HEGEL a Milano, e quindi passò per Genova dove incontrò Agostino BERTANI e altri del movimento nazionale di sinistra. Successivamente andò a Caprera.”,”LASx-001-FV”
“BECCARIA ROLFI Lidia BRUZZONE Anna Maria”,”Le donne di Ravensbrück. Testimonianze di deportate politiche italiane.”,”Ravensbrück era un campo di rieducazione diventato poi di sterminio unico lager esclusivamente femminile. “”E’ onesto dire che sono sopravvissute quelle che hanno accettato di lavorare per il sistema, come me, alla Siemens, al Betrieb, nei trasporti destinati alle fabbriche, alla produzione, in sostanza quelle che sono state obbligate a lavorare per l’ industria bellica. Quelle che invece, volontariamente o involontariamente negli ultimi mesi non hanno fatto un lavoro stabile al coperto in fabbrica o nell’ organizzazione del campo, ben difficilmente hanno avuto la forza fisica di reggere fino alla fine e la forza morale di non lasciarsi morire, di lottare per sopravvivere””. (pag 107) “”La maggioranza di quelle che sono rimaste sottoproletariato… sono scomparse””.”,”GERN-084″
“BECCARIA Cesare”,”Dei delitti e delle pene.”,”””Questa è la ragione per cui in alcuni governi , che hanno tutta l’ apparenza della libertà, la tirannia sta nascosta o s’ introduce non prevista in qualche angolo negletto dal legislatore, in cui insensibilmente prende forza e s’ ingrandisce””. (pag 98)”,”TEOP-146″
“BECCARIA Giantommaso”,”Storia delle società di mutuo soccorso d’ Europa dalla loro origine fino ai tempi nostri.”,”””La più celebre associazione d’ Europa è certamente quella detta I pionieri di Rochdale ch’era rappresentata al parlamento inglese dal suo deputato naturale l’ immortale Cobden. Questo nome ha un grande significato. Là ha la sua sede principale l’ unione dei buoni e giusti pionieri cooperativi, ossia l’ unione di coloro che precedono il resto dell’ umanità, che preparano la via del progresso; sentinelle avanzate che soccombono qualche volta alle fatiche del viaggio, ma dopo di avere tracciata la via, e dopo di averla illuminata col sacro loro fuoco e colla loro virtù””. (pag 153)”,”MEOx-052″
“BECCARIA Gian Luigi”,”I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute.”,”Gian Luigi Beccaria insegna Storia della lingua italiana all’Università di Torino. È autore di ‘L’autonomia del significante. Figure del ritmo e della sintassi. Dante, Pascoli, D’Annunzio’ (Einaudi, 1975), ‘Italiano’ (Garzanti, 1988), ‘Le forme della lontananza’ (1989).”,”VARx-035-FSD”
“BECCARIA Cesare”,”Dei delitti e delle pene. Con il Commentario di Voltaire.”,”15 marzo 1738, nasce a Milano Cesare Beccaria (1738-1794). Giurista, filosofo, economista, scrittore, fu una delle massime figure dell’illuminismo italiano in particolare dell’illuminismo lombardo.”,”DIRx-003-FL”
“BECCARO Andrea”,”La guerra in Iraq.”,”Andrea Beccaro, dottore di ricerca in Scienze strategiche e docente a contratto di Relazioni internazionali presso la Scuola Università Interfacoltà di Scienze Strategiche di Torino. È autore di ‘La guerra oggi e domani’ (2010) e curatore di ‘Charles Edward Callwell, Small Wars. Teoria e prassi del XIX secolo all’Afghanistan’ (2012)”,”QMIx-323″
“BECCEGATO Paolo NANNI Walter STRAZZARI Francesco a cura; saggi di Francesco STRAZZARI Marta ORLANDI Alessandra OGLINO Luigi RANZATO Mario RAGAZZI Pierluigi BODA Nicola BRUNO Walter NANNI Paolo BECCEGATO Danilo FELICIANGELI Gianfranco BRUNELLI Michele CESARI Francesco ROSSI Maria Elisabetta GANDOLFI Alberto BOBBIO Michele CESARI Mario RAGAZZI Marta ORLANDI”,”Guerre alla finestra. Rapporto di ricerca su conflitti dimenticati, guerre infinite, terrorismo internazionale.”,”Hanno collaborato a questa ricerca ‘Famiglia cristiana’ e ‘Il Regno’. Paolo Beccegato è responsabile dell’Area internazionale della Caritas-Italiana e vicepresidente della Fondazione ‘Giustizia e solidarietà’ della Conferenza episcopale italiana. Walter Nanni, sociologo, collabora con l’Ufficio Studi e ricerche di Caritas Italiana ed è consulente per enti locali e organizzazioni no profit in materia di ricerca, formazione e progettazione. Francesco Strazzari insegna Relazioni internazionali nell’Università di Amsterdam. Collabora con l’International Training Program on Conflict Management della Scuola Superiore S. Anna di Pisa. “”Anche dopo aver messo Marx in naftalina, per gli economisti i fattori economici contano molto di più di quelli etno-culturali per analizzare e spiegare le guerre”” (pag 131, ‘La dimensione economica dei conflitti armati’ di Mario Ragazzi”,”QMIx-230″
“BECCHETTI Margherita GAMBETTA William GIUFFREDI Massimo LA-FATA Ilaria PISI Guido”,”Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense.”,”inserire in Correna Scambi di prigionieri e Accordi con i tedeschi (pag 161-169) Missioni alleate, disertori della Wehrmacht. Contro il comune nemico “”Questa dimensione internazionale della lotta assume un significato ancora più marcato considerando l’arruolamento nella guerriglia anche di disertori dall’esercito tedesco, un fenomeno che, iniziato nei mesi primaverili, si protrasse poi fino alla liberazione. Nei ruolini redatti dai comandi partigiani al termine della guerra risultarono oltre 300 partigiani fuggiti da reparti tedeschi. Di questi circa 250 erano sovietici che, catturati durante l’invasione dell’Urss, avevano aderito alle truppe naziste in gran parte per lasciare le atroci condizioni dei campi di prigionia, ma talvolta anche per ostilità antisovietiche. Tra di loro, infatti la maggioranza era russa ma vi erano anche georgiani, ucraini, bielorussi e soldati originari delle regioni musulmane più orientali (24). Per loro, come per i fuggitivi di altre nazionalità (polacchi, francesi, olandesi e jugoslavi) che avevano fino a quel momento combattuto per il Terzo Reich, era ora possibile un’occasione di riscatto. Tra chi abbandonava i reparti di Kesselring vi erano però anche soldati tedeschi e austriaci, forse da sempre antifascisti oppure prima illusi dal nazionalsocialismo e ora disgustati dalle sue guerre. Nel loro insieme, quindi, questi fuggitivi costituivano anche una simbolica immagine della crisi dell’Europa hitleriana che, frastornata dalla violenza, maturava o riprendeva percorsi di opposizione antinazista. Solitamente i disertori, per ovvi sospetti, venivano a lungo tenuti sotto controllo dei comandi partigiani e per prudenza distribuiti tra i diversi distaccamenti. Ci furono però anche rari casi in cui poterono organizzarsi in propri gruppi, come i due distaccamenti “”Voroscilov I”” e “”Voroscilov II””, inquadrati nella 3ª Julia, composti da sovietici e comandati dal ventisettenne georgiano Nicolai Esaria. Il fenomeno dei disertori passati alla Resistenza era motivo di grave preoccupazione per tedeschi e fascisti, poiché i partigiani avevano la possibilità di impiegare combattenti che non solo indossavano le loro uniformi ma ne conoscevano anche la lingua e la prassi militare”” (pag 224-225) [M. Becchetti, W. Gambetta, M. Giuffredi, I. La Fata, G. Pisi, ‘Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense’, Edizione BFS, Pisa, 2021] [(24) M. Minardi, Disertori alla macchia. Militari dell’esercito tedesco nella Resistenza parmense’, Bologna, Clueb, 2006, p. 27 e ss.]”,”ITAR-367″
“BECHELLONI Giovanni”,”L’immaginario quotidiano. Televisione e cultura di massa in Italia.”,”Giovanni Bechelloni è professore straordinario di Sociologia dell’arte e della letteratura e direttore dell’Istituto di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La macchina culturale in Italia’ (1975) “”La prova migliore e più tangibile della validità delle ipotesi di McLuhan è data da due fatti che sono sotto gli occhi di noi italiani: l’avvento delle televisioni private in abbinamento col telecomando che consente di costruire individualmente palinsesti e programmi, nonché la crescita di una generazione di bambini ipersocializzati dalla televisione che sono molto più attivi e svegli di qualsiasi altra generazione di bambini che li ha preceduti”” (pag 175)”,”EDIx-222″
“BECHIS Franco RIZZO Sergio”,”In nome della rosa.”,”La storia gloriosa e tormentata, quasi una “”dynasty”” all’italiana, della casa editrice fondata da Arnoldo Mondadori: dai lontani inizi del 1907 alle ultime, burrascose vicende che hanno coinvolto eredi litigiosi, magnati della finanza e personaggi politici Bechis e Rizzo hanno lavorato insieme a Milano Finanza. Poi Rizzo la lavorato nella redazione romana de ‘Il Mondo’.”,”EDIx-105″
“BECHIS Franco”,”Ruberai. Quarant’anni di sprechi e scandali della TV di stato.”,”Somme astronomiche elargite a centinaia di collaboratori Rai nel 1992 (una scala che va da 2 miliardi e 600 milioni a Michelangelo Guardì fino ad un minimo a Guglielmo Nardocci di 50 milioni) Franco Bechis (Torino, 1962) è vice direttore del quotidiano MF e del settimanale Milano Finanza (1994). Ha già pubblicato ‘In nome della rosa’ (1991), ‘Onorevole l’arresto’ (1994) e ‘Le signore delle tangenti’ (1994).”,”EDIx-227″
“BECK Ulrich”,”I rischi della libertà. L’ individuo nell’ epoca della globalizzazione.”,”BECK Ulrich insegna sociologia nell’ Università di Monaco di Baviera e alla LSE (London School of Economics).”,”TEOS-054″
“BECK Ulrich”,”Lo sguardo cosmopolita.”,”ANTE1-29 Ulrich BECK insegna sociologia alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera e alla London School of Economics. Ha scritto: ‘La società del rischio’, ‘Che cos’è la globalizzazione’, ‘Libertò o capitalismo?’, ‘Europa felix’.”,”TEOP-349″
“BECK Ulrich”,”Che cos’è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”ECOI-119-FL”
“BECK Ulrich”,”La società cosmopolita. Prospettive dell’epoca postnazionale.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-22-FL”
“BECK Ulrich”,”Un mondo a rischio.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEMx-005-FL”
“BECK Ulrich”,”Libertà o capitalismo? Varcare la soglia della modernità. Conversazione con Johannes Willms.”,”Ulrich Beck insegna sociologia alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera, è docente alla London School of Economics ed è firma autorevole del settimanale ‘Der Spiegel’.”,”TEOS-040-FL”
“BECK Ulrich”,”I rischi della libertà. L’individuo nell’epoca della globalizzazione.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-049-FL”
“BECK Ulrich, a cura di Walter PRIVITERA”,”La società del rischio. Verso una seconda modernità.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-050-FL”
“BECK Ulrich”,”Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-051-FL”
“BECK Ulrich”,”Europa felix. Il vecchio continente e il nuovo mercato del lavoro.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”EURE-023-FL”
“BECK Ulrich GIDDENS Anthony LASH Scott”,”Modernizzazione riflessiva. Politica, tradizione ed estetica nell’ordine sociale della modernità.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Pierpaolo Marrone, Università di Trieste. Scott Lash, Università Lancaster. Anthony Giddens, Università Cambridge. Democrazia delle emozioni o emonzionalizzazione della democrazia? (pag 270)”,”TEOS-100-FL”
“BECK Hans Georg, edizione italiana a cura di Enrico LIVREA”,”Il millennio bizantino.”,”H.G. Beck professore emerito di Storia della civiltà bizantina all’Università di Monaco.”,”STAx-048-FF”
“BECK Ulrich”,”What is Globalization?”,”Ulrich Beck is Professor of Sociology at the Ludwig Maximilian University in Münich. ‘Visione cosmopolita di Marx ed Engels nel Manifesto’ “”«The bourgeoisie has through its exploitation of the world market given a cosmopolitan character to producion and consumption in every country. (…)» (…)”” (pag 22)”,”ECOI-002-FP”
“BECKER Bert LADEMACHER Horst a cura; saggi di Bert BECKER Eberahrd SCHMITT Wolf D. GRUNER Horst LADEMACHER Werner ABELSHAUSER Werner BURGHARDT Ulrich SCHMELZ Arno HERZIG Bernd BONWETSCH Abraham ASCHER Reiner TOSSTORFF Marek WALDENBERG Kurt KOSZYK Manfred BURAZEROVIC Werner BRAMKE Bert BECKER Rolf WÖRSDÖRFER Lothar MERTENS Willy BUSCHAK Werner MÜLLER Bernhard H. BAYERLEIN Hubert SCHNEIDER Ursula LANGKAU-ALEX Alexander WATLIN Hermann WEBER Klaus TENFELDE Jürgen ZIMMERLING”,”Geist und Gestalt im historischen Wandel. Facetten deutscher und europäischer Geschichte 1789-1989.”,”Saggi di Bert BECKER Eberahrd SCHMITT Wolf D. GRUNER Horst LADEMACHER Werner ABELSHAUSER Werner BURGHARDT Ulrich SCHMELZ Arno HERZIG Bernd BONWETSCH Abraham ASCHER Reiner TOSSTORFF Marek WALDENBERG Kurt KOSZYK Manfred BURAZEROVIC Werner BRAMKE Bert BECKER Rolf WÖRSDÖRFER Lothar MERTENS Willy BUSCHAK Werner MÜLLER Bernhard H. BAYERLEIN Hubert SCHNEIDER Ursula LANGKAU-ALEX Alexander WATLIN Hermann WEBER Klaus TENFELDE Jürgen ZIMMERLING”,”GERS-019″
“BECKER Jean-Jacques”,”Histoire politique de la France depuis 1945.”,”Jean-Jacques BECKER, professore emerito di storia contemporanea all’ Università Paris-X Nanterre, è specialista della Grande Guerra. Ha pubblicato vari lavori sulla storia politica francese (v. retrocopertina).”,”FRAV-079″
“BECKER Jens”,”Heinrich Brandler. Eine politische Biographie. Gießener sozialwissenschaftliche Dissertation.”,”BECKER, per scrivere la sua biografia di BRANDLER (1881-1967) ha consultato gli archivi del KPD di Berlino, gli archivi regionali e gli archivi del Comintern a Mosca. Altro libro curato da BECKER Jens assieme a BERGMANN Theodor e WATLIN Alexander: – Das erste Tribunal. Das Moskauer Parteiverfahren gegen Brandler, Thalheimer und Radek. DECATON VERLAG. MAINZ. 1993 pag 191 DM 30 (quest’opera contiene tre documenti inediti che segnarono l’inizio della stalinizzazione del Comintern e l’incremento dell’influenza dei quadri dirigenti del partito russo PCb sul KPD (Kommunistische Partei Deutschlands): un’ analisi del 5° Congresso mondiale del Comintern, scritta da August THALHEIMER nel 1925, che critica la bolscevizzazione dei Partiti Comunisti e i protocolli dei primi tribunali del Comintern che nel 1925 criticano alcuni membri del Comitato esecutivo del Comintern, come BRANDLER, THALHEIMER e RADEK, con reprimende politiche).”,”MGEK-058″
“BECKER Gerhard”,”Karl Marx und Friedrich Engels in Köln 1848-1849. Zur Geschichte des Kölner Arbeitervereins.”,”Giornale operaio. “”Die “”Neue Rheinische Zeitung”” war die erste selbständige Tageszeitung des deutschen Proletariats””. (pag 25) “”La Nuova Gazzetta Renana fu il primo quotidiano indipendente del proletariato tedesco””.”,”MADS-357″
“BECKER Oskar”,”Logica modale, calcolo modale.”,”””La nascita della logica modale è contestuale (storicamente e teoricamente) a quella della logica ordinaria e trova la sua prima formulazione nell’ Organon aristotelico. Qui sono definiti i concetti modali fondamentali: necessario, possibile, impossibile, contingente e le principali relazioni tra le proposizioni modali corrispondenti.”” (pag 7)”,”SCIx-206″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Yves BENOT Thomas BOUCHT Nicolas BOURGUINAT Philippe BOUTRY Patrick CABANEL Jean-Claudie CARON Marianne CAYATTE Jean-Francois CHANET Alain CORBIN Jean-William DEREYMEZ Jean EL-GAMMAL Catherine FHIMA Emmanuel FUREIX Christine GUIONNET Dominique KALIFA Pierre LEVEQUE Gilles MANCERON Gaetano MANFREDONIA Philippe OULMONT Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Philippe REGNIER Michele RIOT-SARCEY Jacques ROUGERIE Michel VOVELLE Claude WEILL”,”Histoire des gauches en France. Volume 1. L’ héritage du XIXe siécle.”,”Saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Yves BENOT Thomas BOUCHT Nicolas BOURGUINAT Philippe BOUTRY Patrick CABANEL Jean-Claudie CARON Marianne CAYATTE Jean-Francois CHANET Alain CORBIN Jean-William DEREYMEZ Jean EL-GAMMAL Catherine FHIMA Emmanuel FUREIX Christine GUIONNET Dominique KALIFA Pierre LEVEQUE Gilles MANCERON Gaetano MANFREDONIA Philippe OULMONT Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Philippe REGNIER Michele RIOT-SARCEY Jacques ROUGERIE Michel VOVELLE Claude WEILL. La sinistra e l’ illuminismo (capitolo 1) La sinistra durante la Rivoluzione: nascita di un concetto. (capitolo 3) “”La Rivoluzione francese “”proietta un’ ombra sui Lumi””, scrive Baczko (1988, pag 783). Ma essa ne ha anche arricchito il messaggio, forgiato al fuoco di ciò che resta un’ esperienza senza precedenti della conquista democratica e delle libertà. Quando venne il tempo dei primi bilanci, gli ideologi – questo gruppo che associava i fuggitivi e nuove reclute, intorno a Destutt de Tracy, Cabanis, Volney, Daunou, Ginguené.. – si pose, sul loro giornale ‘La Décade philosophique’ e all’ Institut, come erede delle correnti materialiste e scientifiche provenienti dagli enciclopedisti via Conderocet. Essi conservavano l’ ambizione di cambiare il mondo attraverso una scienza dell’ uomo, appoggiata sui rapporti del fisico e del morale, senza rinunciare all’ ideale della felicità””. (pag 39, M. Vovelle) “”I giacobini non sono gli unici portatori dell’ idea rivoluzionaria avanzata: il Club dei Cordiglieri, fondato nel 1790, è stato più accogliente verso un discorso radicale, allora portato da Danton o Marat, e si è posto come punto di incontro delle società popolari e fraterne parigine.”” (pag 56, M. Vovelle)”,”FRAD-069″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE”,”Histoire des gauches en France. Volume 2. XXe siècle: à l’ épreuve de l’ histoire.”,”Saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE. “”La specificità del socialismo francese riguarda l’ assenza d’ integrazione “”verticale”” di questo ambiente e di queste reti. L’ eredità della carta d’ Amiens non c’è a caso, ma vale soprattutto come formula incantatoria. E’ per congiurare come contro-modello bolscevico, che la charte d’ Amiens è stata costantemente sollecitata a partire dagli anni 1920 per giustificare il tipo di rapporto intrattenuto dal Partito socialista con i sindacati dei salariati (CGT tra le due guerre, CGT-FO e FEN dopo il 1948, CFDT negli anni 1970) o i raggruppamenti agricoli””. (pag 41, Frederic Sawicki)”,”FRAD-070″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE”,”Histoire des gauches en France. Volume 2. XXe siècle: à l’ épreuve de l’ histoire.”,”2° copia Saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE. “”Per iniziativa di un socialista svizzero Robert Grimm e di un menscevico russo Yurii Martov, due riunioni ebbero luogo nei villaggi svizzeri, a Zimmerwald (5-8 settembre 1915) e a Kienthal (24-30 aprile 1916) (Rebérioux, 1974). A Zimmerwald, i delegati francesi che non rappresentavano che i gruppi pacifisti molto poco importanti non furono dei socialisti, ma i sindacalisti Alphonse Merrheim e Albert Bourderon, segretario della federazione dei bottai, (che all’ epoca era anche socialista)! Quanto a quella di Kienthal, i delegati francesi erano ben socialisti, c’erano tre parlamentari, i deputati, Jean Raffin-Dugens, Alexandre Blanc e Pierre Brizon, ma essi non rappresentavano alcun gruppo parlamentare socialista. Comunque queste conferenze (organizzate clandestinamente) non raggruppavano che una piccola minoranza di militanti, 38 a Zimmerwald, 44 a Kienthal, cosa che non impediva di essere molto divisi tra pacifisti che volevano semplicemente trovare il cammino della pace e i rivoluzionari””. (pag 325, Jean-Jacques Becker)”,”FRAV-100″
“BECKER Jasper”,”The Chinese.”,”BECKER J. è stato corrispondente dalla Cina ed ora (2000) è Beijing Bureau Chief per il South China Morning. Ha scritto altre opere. Da RC”,”CINE-029″
“BECKER Jean-Jacques”,”Le parti communiste veut-il prendre le pouvoir? La stratégie du PCF, de 1930 à nos jours.”,”ANTE3-40 J.J. BECKER è nato a Parigi nel 1928. E’ agregé d’histoire e docteur en lettres. E’ specialista di storia politica e dell’opinione pubblica. E’ direttore del dipartimento di storia e professore all’Università di Clermont-Ferrand.”,”PCFx-080″
“BECKER Jean-Jacques”,”1914. L’anno che ha cambiato il mondo. (Tit.orig.: L’Année 14)”,”BECKER Jean-J professore emerito di storia contemporanea all’università di Paris X Nanterre è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne.”,”RAIx-255″
“BECKER Jean-Jacques MARCOU Lilly BROUE’ Pierre JOUBERT Jean-Paul GOTOVITCH José AUBERT Roger LEVILLAIN Philippe REMOND René MAYEUR Jean-Marie GUILLIEN Pierre AGERON Charles-Robert ROMANO Sergio CANAVERO Alfredo MILZA Pierre VALOTA CAVALLOTTI Bianca RUMI Giorgio BERNSTEIN Serge PEDERSEN Ole Karup KREIS Georg REMOND René, saggi di”,”Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle.”,”Saggi di BECKER Jean-Jacques MARCOU Lilly BROUE’ Pierre JOUBERT Jean-Paul GOTOVITCH José AUBERT Roger LEVILLAIN Philippe REMOND René MAYEUR Jean-Marie GUILLIEN Pierre AGERON Charles-Robert ROMANO Sergio CANAVERO Alfredo MILZA Pierre VALOTA CAVALLOTTI Bianca RUMI Giorgio BERNSTEIN Serge PEDERSEN Ole Karup KREIS Georg REMOND René Contiene i saggi: – Jean-Paul JOUBERT, ‘Le défaitisme révolutionnaire dans la stratégie marxiste’ (pag 65-74) – Lilly MARCOU, ‘La IIIe Internationale et le problème de la guerre. Bilan historiographique’ (pag 28-50) – Pierre BROUE’, Les trotskystes et le problème de la guerre. Bilan historiographique’ (pag 51-64) “”Marx et Engels n’ont jamais élaboré une théorie spécifique de la guerre. Faisant leur la formule de Clausewitz, ils considéraient la guerre comme la continuation de la politique par d’autres moyens. Leur politique dans une guerre donnée n’était donc pas définie en fonction d’une théorie ‘a priori’ mais à partir de l’analyse concrète du conflit, les intérêts de la révolution constituant le critère suprême. Lors de chaque conflit, il s’interrogèrent donc pour définir le camp dont la victoire serait la plus avantageuse pour la classe ouvrière. On connaît la formule d’Engels: “”Mon plus grand désir est que la Prusse se fasse bien battre, il y aurait alors une révolution à Berlin”” (2 avril 1866)””. (pag 65) [Jean-Paul Joubert, ‘Le défaitisme révolutionnaire dans la stratégie marxiste’, in ‘Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle’]”,”INTT-255″
“BECKER Jean-Jacques”,”1917 en Europe. L’année impossible.”,”Questione ammutinamenti. “”La bibliographie étrangère n’accorde pas une très grande place à la crisi que connut alors l’armée française. Au fond, elle semble parfaitement logique, soit pour des causes matérielles, “”froid, pluie, faim, fatigue, (…) les hommes se rebellent”” (Biographical Dictionary of the World War I), soit pour des causes morales, les unes se conjuguant avec les autres: “”L’offensive Nivelle avait obtenu le résultat inverse de ce qu’elle avait promis. Au lieu de rompre le front allemand, elle avait réduit l’infanterie française à se mutiner (…). Une armée (…) quand son esprit de combat et ses espérances ont été usés au-delà d’un certain point peut perdre la volonté de se lancer elle-même contre de terribles barrières. C’est ce qui est arrivé aux forces francaise”” (Trevor Wilson, p. 456). Les analyses françaises ne sont pas très différentes: “”C’est un phénomène spontané exprimant la lassitude et la révolte de soldats s’estimant sacrifiés inutilement”” (jean Delmas, in Images de 1917, p. 53). Depuis les travaux de Guy Pedroncini, les mutineries de l’armée française en 1917 sont connues dans leur détail”” (pag 77)”,”QMIP-080″
“BECKER Jean-Jacques”,”La Grande Guerre.”,”BECKER Jean-Jacques professore emerito nell’Università di Paris Ouest Nanterre La Défense, presidente onorario del centro di ricerca dell’Estorial de Péronne sur la Grande Guerre.”,”QMIP-098″
“BECKER Jean-Jacques, con la collaborazione di Annette BECKER”,”La France en guerre 1914 – 1918. La grande mutation.”,”Professore all’Università di Parigi (X Nanterre), J.J. Becker ha dedicato una gran parte dei suoi lavori all’opinione pubblica e alla guerra del 1914.”,”QMIP-178″
“BECKER Jean-Jacques BERSTEIN Serge, a cura”,”Victoire et frustrations, 1914-1929.”,”Economia e finanza internazionale. Le due prime crisi dei cambi: 1919-1921 e 1923-1924 (pag 226-230) Tabella relativa alla crisi monetaria del 1923-1924 (corsi medi mensili a Parigi della sterlina e del dollaro, settembre 1923 – marzo 1924) (pag 228)”,”FRAV-172″
“BECKER Jean-Jacques”,”1914. L’anno che ha cambiato il mondo.”,”Jean-J. Becker professore emerito di storia contemporanea all’università di Paris X Nanterre è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne. “”Alla fine del 1914 tutti gli elementi di una guerra interminabile era evidenti: i due campi avversi disponevano di forze umane quasi equivalenti, mettevano in campo un arsenale bellico gigandesco e mostravano una risoluzione senza precedenti”” (pag 297)”,”QMIP-024-FV”
“BECKER Howard S.”,”Tricks of the Trade. How to Think about Your Research While You’re Doing It.”,”Howard S. Becker is Adjunct Professor of Sociology at the University of California, Santa Barbara.”,”VARx-113-FL”
“BECKER Howard S. RICHARDS Pamela”,”Writing for Social Scientists. How to Start and Finish Your Thesis, Book, or Article.”,”Howard S. Becker is Adjunct Professor of Sociology at the University of California, Santa Barbara, and University of Washington. Pamela Richards is associate professor of sociology at the University of Florida.”,”VARx-115-FL”
“BECKER Jean-Jacques”,”The Great War and the French People.”,”Storia sociale della guerra in Francia Le tabelle sulle perdite del conflitto sono prese da Alfred Sauvy, ‘Histoire économique de la France entre le deux guerres’, vol. I., Fayard.”,”QMIP-038-FSL”
“BECKETT Ian F.W.”,”La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta.”,”Titolo originale: ‘The Making of the First World War’. Ian Beckett è Visiting Professor of History all’Università del Kent. Affermato specialista di storia della Prima guerra mondiale, è autore tra l’altro di Ypres: ‘The First Battle, 1914’ (2006) e ‘The Great War 1914-1918’ (2007) Zeppelin. (pag 231) “”Ci si aspettava un attacco aereo sin dagli anni Novanta dell’Ottocento, poiché gli spettacolari bombardamenti aerei erano entrati a far parte della letteratura popolare prebellica, si trattasse di storie di invasioni o di spionaggio. Lord Northcliffe, proprietario del “”Daily Mail””, cominciò a mettere in guardia la Gran Bretagna sulla sua vulnerabilità agli attacchi aerei nel 1906, mentre H.G. Wells predisse la guerra aerea nel suo influente ‘La guerra nell’aria’, del 1908. Nel luglio del 1909 Louis Blériot volò sulla Manica, alimentando le apprensioni dell’opinione pubblica. ‘Aerial Warfare’ di R.P. Hearne, uscito nello stesso anno, contribuì a far scoppiare il cosiddetto terrore dello Zeppelin, aiutato dal film di Charles Urban ‘The Airship Destroyer. L’ansia aumentava progressivamente, e il culmine arrivò nel febbraio del 1913 con la comparsa dell’aeronave ‘Hansa’ nei cieli della Gran Bretagna. Una volta scoppiata la guerra, tuttavia, la tendenza iniziale della stampa fu di enfatizzare le difficoltà che gli Zeppelin avrebbero incontrato a causa del vento e dei banchi di nuvole nel cielo britannico. Nel 1914 i tedeschi avevano costruito 11 dirigibili, 10 dei quali Zeppelin di alluminio e un modello simile in legno, lo Schütte Lanz. Il vicecapo di stato maggiore della marina tedesca, Paul Behncke, insisteva per usarli immediatamente su Londra, ma 10 di questi dirigibili erano controllati dall’esercito e, di questi, 7 erano assegnati a supporto delle operazioni di terra. Quindi prima del 1915 non c’era un numero sufficiente di dirigibili a disposizione per effettuare raid di bombardamento sulla Gran Bretagna. (…) La scarsa sicurezza delle apparecchiature radio degli Zeppelin, inoltre, aiutò enormemente la raccolta di informazioni tramite intercettazione, una volta che la Naval Intelligence Division e la Military Intelligence Division iniziarono a cooperare a pieno regime. Spesso i britannici sapevano meglio degli stessi equipaggi degli Zeppelin quale fosse la loro posizione. Le perdite aumentarono progressivamente e il decano dei comandanti degli Zeppelin, Heinrich Mathy, morì gettandosi dall’L31, in fiamme e gravemente danneggiato, nella notte tra il 1° e il 2 ottobre del 1916, su Potters Bar. In tutto, la Germania perse 17 dirigibili in battaglia e 21 per incidenti”” (pag 231, 244-245)”,”QMIP-191″
“BECKETT Francis”,”Enemy Within. The Rise and Fall of the British Communist Party.”,”Acknowledgements, Illustrations, foto, Introduction, Postscript, Bibliography, Index,”,”MUKx-003-FL”
“BECKETT Ian F.V. a cura, scritti di PIMLOTT John, TOASE Francis, BENNET Matthew, LEE Nigel”,”The Roots of Counter-insurgency. Armies and guerrilla warfare, 1900-1945.”,”BECKETT Ian F. V. è Visiting Profesor di Storia all’Università del Kent, Specialista di storia della prima guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni Ypres: The First Battle, 1914 (2006). Per Einaudi ha pubblicato La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta.”,”QMIx-054-FSL”
“BECKMAN Arnold O.”,”Beckman Instruments, Inc. “”There is no satisfactory substitute for excellence””.”,”Fondo Palumberi Dr. Arnold O. Beckman, member of the Newcomen Society, Founder and Chairman Beckman Instruments Inc., Fullerton, California Compagnia nata in un garage a Pasadena, California (pag 14)”,”ECOG-067″
“BECKMANN George M.”,”The Making of the Meiji Constitution. The Oligarchs and the Constitutional Development of Japan, 1868-1891.”,”””Il più importante tra questi partiti fu il Jiyuto (Partito Liberale), che era stato organizzato nel novembre 1880 da alcuni membri del defunto Aikokusha. Questo gruppo, guidato da Ueki Emori e Kono Hironaka, sentiva che solo attraverso una continua pressione si sarebbe potuto forzare il governo ad approvare una costituzione che includesse freni istituzionali alla oligarchia. (…) Nel complesso, lo Jiyuto fu il più democratico dei partiti politici in quanto la sua filosofia politica era basata sul principio della sovranità popolare; i suoi leaders si battevano sulla premessa che il paese esisteva principalmente per il popolo e non per il sovrano o una oligarchia””. (pag 61)”,”JAPx-051″
“BEDARIDA Francois”,”Will Thorne. La voie anglaise du socialisme.”,”BEDARIDA è D di ricerca al CNRS, anima l’Institut d’Histoire du Temps Present (IHTP). I suoi principali libri sono: ‘La Civilisation industrielle à la conquete du monde’, ‘L’Ere victorienne’, ‘La Societé anglaise’ e ‘Le Socialisme anglais de origines à 1945’.”,”MUKx-016″
“BEDARIDA F. BOUVIER J. CARON F. CLOULAS I. DAUMARD A. DEMONET M. DESROSIERES A.; altri autori J. DUPAQUIER M. DUPAQUIER G. GARRIER M. HAU J. HECHT J. HOOCK B. LECUYER P. LEON M. LEVY R. LEVY-BRUHL M. LEVY-LEBOYER J. MAIRESSE E. MALINVAUD T. MARKOVITCH C. MENARD H. MORSEL J. OZOUF J.D. PARISET J.C. PERROT M. PERROT J. VACHER A. VANOLI E. VILQUIN M. VOLLE”,”Pour une histoire de la statistique. Tome 1. Contributions. Tome 2. Materiaux.”,”Altri autori: J. DUPAQUIER, M. DUPAQUIER, G. GARRIER, M. HAU, J. HECHT, J. HOOCK, B. LECUYER, P. LEON, M. LEVY, R. LEVY-BRUHL, M. LEVY-LEBOYER, J. MAIRESSE, E. MALINVAUD, T. MARKOVITCH, C. MENARD, H. MORSEL, J. OZOUF, J.D. PARISET, J.C. PERROT, M. PERROT, J. VACHER, A. VANOLI, E. VILQUIN, M. VOLLE. Il secondo volume è curato da Joëlle AFFICHARD”,”FRAS-008″
“BEDARIDA Francois e J.M. BOUISSOU D. DAVID M. FERRO M. FLANDREAU R. FRANK F. GASPARD V.Y. GHEBALI F. GODEMENT P. HASSNER P.C. HAUTCOEUR P. JACQUET H. LAURENS E. M’BOKOLO M. MERTES D. MOISI P. MOREAU DEFARGES G. PARMENTIER H. RUIZ FABRI F. SACHWALD A. SMOLAR G.H. SOUTOU P. THIBAUD A. TIRASPOLSKY M. VAISSE TALLEYRAND B. CAZES E. ALPHANDERY Y. GOUNIN E. ZUNZ B. BLOCH”,”1900-2000: Cent ans de relations internationales.”,”BEDARIDA Francois e J.M. BOUISSOU D. DAVID M. FERRO M. FLANDREAU R. FRANK F. GASPARD V.Y. GHEBALI F. GODEMENT P. HASSNER P.C. HAUTCOEUR P. JACQUET H. LAURENS E. M’BOKOLO M. MERTES D. MOISI P. MOREAU DEFARGES G. PARMENTIER H. RUIZ FABRI F. SACHWALD A. SMOLAR G.H. SOUTOU P. THIBAUD A. TIRASPOLSKY M. VAISSE TALLEYRAND B. CAZES E. ALPHANDERY Y. GOUNIN E. ZUNZ B. BLOCH”,”RAIx-106″
“BEDARIDA François BOURDÉ Guy BOUVIER Jean CHAMBELLAND Colette CHARLES Jean DROZ Jacques DUBIEF Henri FRIDENSON Patrick GALLISSOT René GIRAULT Jacques HAUPT Georges MOISSONNIER Maurice OLIVESI Antoine OZOUF Jacques PERROT Michelle RACINE Nicole RAYMOND Justinien REBERIOUX Madeleine ROUGERIE Jacques TREMPÉ Rolande WILLARD Claude WINOCK Michel”,”Mélanges d’histoire sociale offerts a Jean Maitron. Sur l’anarchisme en Angleterre (Bedarida); Application du concept de “”capital financier”” à une économie déterminée: le cas français au XXe siècle (Bouvier); A propos de la scission syndicale de 1921 (Charles); Anarco-syndicalisme et communisme de gauche dans les débuts de la République de Weimar (Droz); Contribution à l’histoire de l’ultra-gauche: Maurice Heine (Dubief); Groupes dirigeants internationaux du mouvement ouvrier (Haupt); Les voies du réformisme: le cas d’Albert Richard (Moissonnier); Victor Serge: chroniques de la revue ‘Clarté’ (1922-1926) (Racine); Notes pour servir à l’histoire du 18 mars 1871; Les réactions du PC et de la SFIO à l’arrivée de Hitler au pouvoir (Willard); Robert Michels et la démocratie allemaniste (Winock); etc.”,”Saggi di BEDARIDA François BOURDÉ Guy BOUVIER Jean CHAMBELLAND Colette CHARLES Jean DROZ Jacques DUBIEF Henri FRIDENSON Patrick GALLISSOT René GIRAULT Jacques HAUPT Georges MOISSONNIER Maurice OLIVESI Antoine OZOUF Jacques PERROT Michelle RACINE Nicole RAYMOND Justinien REBERIOUX Madeleine ROUGERIE Jacques TREMPÉ Rolande WILLARD Claude WINOCK Michel Saggi su anarchismo, sindacalismo rivoluzionario, comunismo di sinistra in Germania, gruppi dirigenti internazionali del movimento operaio, riformismo, comune di Parigi, PCF e SFIO su ascesa potere di Hitler, repubblica di Weimar ecc.”,”MEOx-137″
“BEDEL Maurice”,”Monsieur Hitler.”,”””Hitleriani o no, staliniani o no, i francesi sono colpiti da lungo tempo, e per lungo tempo ancora, dalla psicosi delle libertà democratiche. Impiego la parola psicosi nel suo senso più generale: non c’è popolo che non abbia la sua psicosi e pure le sue psicosi nazionali; i tedeschi le collezionano, e una delle più curiose- e che potrà essere loro fatale- è quella che fa loro credere di essere la razza eletta”” (pag 84)”,”GERN-098″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Introduzione alla Scuola di Francoforte.”,”La SCUOLA DI FRANCOFORTE nasce di fatto con l’ ISTITUTO PER LA RICERCA SOCIALE (IRS), fondato da un gruppo di intellettuali marxisti nel 1922. Il primo direttore dell’Istituto fu un economista, Kurt Albert GERLACH, che però morì precocemente, pochi mesi dopo aver assunto l’incarico di direttore (d). Gli successe Karl GRÜNBERG, già professore di Scienze politiche all’ UNIVERSITA’ DI VIENNA, fondatore nel 1910 dello “”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung”” (AGSA), al quale già collaboravano eminenti pensatori e studiosi marxisti (fra gli altri LUKACS-G e KORSCH-K). Nel discorso ufficiale con cui assunse la carica di direttore (1924), GRUNBERG-K affermò che l’ IRS si prefiggeva il compito di comprendere il mondo e, attraverso tale comprensione, di cambiarlo. Sotto la sua”,”TEOS-041″
“BEDESCHI Giuseppe”,”La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983.”,”BEDESCHI Giuseppe (Roma, 1939) insegna filosofia morale all’ Università di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina) tra cui ‘Introduzione a Marx’ (1981).”,”PCIx-092″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Il giovane De Gasperi e l’ incontro con Romolo Murri.”,”Lorenzo BEDESCHI nato nel 1915 è docente di storia contemporanea presso l’ Università di Urbino.”,”ITAP-054″
“BEDESCHI Giuseppe”,”La fabbrica delle ideologie. Il pensiero politico nell’ Italia del Novecento.”,”Giuseppe BEDESCHI (Alfonsine, 1939) è ordinario di filosofia morale nella facoltà di filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Hegel’ (1993), ‘Tocqueville’ (1996) e ‘Kant’ (1997), ‘Introduzione a Marx’ (2001), ‘Introduzione alla Scuola di Francoforte’ (2002). “”Salvemini: la guerra per la democrazia in Europa. Salvemini fu, insieme a Leonida Bissolati, il principale esponente dell’ interventismo democratico. In lui le preoccupazioni di ordine internazionale si intrecciavano strettamente a quelle nazionali (e con ciò egli dimostrava di essere ormai lontanissimo dalla forma mentis socialista, che gli era divenuta del tutto estranea).”” (pag 91) “”E infatti proprio questo fu lo scoglio sul quale si arenò la trattativa tra comunisti e socialisti. Angelo Tasca ha ricordato che, durante l’ incontro fra le delegazioni del Pcd’I, del Psi e del Psu, Matteotti (segretario del Psu) disse rivolto ai comunisti: “”Lottare a fondo contro il fascismo? D’accordo. Ma in nome di che? Noi vogliamo lottare contro il fascismo in nome della libertà, voi in nome della dittatura. C’è tra noi un dissidio di principio insuperabile. Appunto perché vogliamo lottare contro il fascismo, non possiamo confondere la nostra posizione con la vostra. La vostra fa il gioco del fascismo. Siete disposti a dichiarare che rinunciate alla dittatura, che siete contro le dittature? Se sì, possiamo senz’ altro fare la lista comune; se no, ciascuno deve andare per la propria strada””. (pag 186)”,”ITAB-148″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti.”,”BEDESCHI Lorenzo è nato a Bagnocavallo (Ravenna) nel 1915. Insegna storia contemporanea all’ Università di Urbino. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘Socialisti e cattolici nei Comuni dall’ Unità al fascismo’ (1973). “”E che il leader comunista fosse interessato al problema e l’ altro, la prospettiva di “”un partito unico della classe operaia”” alleato con le masse contadine cattoliche ch’egli pensava potessero essere gestite dall’ erede del Partito Popolare, cioè la DC. In tale quadro un Partito della Sinistra Cristiana assumeva veramente il compito di spezzare la tanto temuta “”unità dei cattolici””. Senonché di lì a poco più di un anno, chiaritisi meglio gli schieramenti politici italiani ed entrato in crisi il governo ciellenista di Parri, la constatata convergenza dei cattolici e delle gerarchie ecclesiastiche attorno al partito degasperiano inducevano Togliatti a trattare con questo data la grande forza che rappresentava. Perciò appoggiava subito il primo governo della DC riconoscendo ingombrante, se non proprio dannosa, ai fini di questa politica unitaria la presenza del Partito della Sinistra Cristiana, come del resto ha scritto il giornalista comunista Alberto Chiesa””. (pag 155)”,”ITAA-087″
“BEDESCHI Lorenzo”,”La sinistra cristiana e il dialogo con i comunisti.”,”””Una qualche eco ad una tradizione cattolica preesistente, di sapore culturalistico e mistico, può sentirsi nella Democrazia Cristiana Italiana di Murri e un po’ anche nel modernismo in genere, riscoperti attraverso lo studio più che i contatti con gli uomini d’ allora. Il pedigree dei futuri promotori del Partito della Sinistra cristiana non lascia dubbi su ciò. Il torinese Felice Balbo ha dietro di sé una tradizione familiare liberal-cattolica e un esercizio culturale nell’ ambito del gruppo marxisteggiante-azionista ed einaudiano, con una giovinezza quasi atea da cui si converte alla concezione filosofica spiritualista più che alla pratica cattolica. Franco Rodano proviene dal Liceo Visconti di Roma e dalla Congregazione religiosa “”La Scaletta”” dove il card. Massimo Massini (che l’ ha fondata) accoglie un’ elite studentesca borghese nella quale stimola un’ apologetica sostanziale e aperta come ne fa fede il suo testo di religione Basi e sintesi del domma cattolico.”” (pag 21-22)”,”ITAA-091″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Buonaiuti, il Concordato e la Chiesa. Con un’ appendice di lettere inedite.”,”BEDESCHI Lorenzo è docente di storia moderna all’ Università di Urbino. Si interessa principalmente dei fermenti politico-religiosi novatori nel cattolicesimo italiano dell’ ultimo secolo, con attenzione al movimento modernista di cui rivendica la validità di fondo nei confronti della condanna ecclesiastica e dell’ incomprensione crociana. Ha scritto ‘I pionieri della DC 1896-1906’, ‘Riforma religiosa e Curia romana all’ inizio del secolo’. “”Su queste posizioni Buonaiuti si consolida durante la guerra dopo la messa all’ Indice del primo volume della sua Storia del Cristianesimo e vi resta fermo fino alla morte. Esse rappresentano il suo definitivo atteggiamento nei confronti della Chiesa cattolica come ne è prova la lettera scritta a don Bietti pochi mesi prima di morire e che perciò rappresenta quasi un doppione del suo testamento spirituale. In essa (il testo è stato riportato) si dice spinto da un “”dovere spirituale”” a preparare la “”Chiesa del domani”” come spiritualità nuova più che come istituzione credendovisi responsabilmente investito sia davanti a Dio sia davanti alla comunità.”” (pag 249)”,”ITAA-092″
“BEDESCHI Giulio”,”Centomila gavette di ghiaccio.”,”””Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce””. (Tucidide) L’A era sottotenente medico durante la seconda guerra mondiale. Ha partecipato lla campagna di Grecia e di Russia prendendo parte alla ritirata della Divisione Julia. “”Fu spaventoso quando uomini validi fino a quel punto sentirono le forze fisiche crollare mentre l’ animo anelava ancora procedere: tutti camminavano contro il vento dosando con angosciosa cautela le estreme sfuggenti energie, quando quelli iniziarono a piegare un ginocchio nella neve, poi l’ altro, poi curvavano la schiena, affondavano le mani nella neve e tendevano la testa in avanti, gli occhi fuori dalle orbite, protesi in un immane sforzo disperato (…). Erano uomini parevano bruti. (…) Immobilizzato dall’ abbandono delle forze protendeva infine un braccio convulso, lo levava dalla neve, stendeva le dita verso la colonna come per aggrapparsi ad essa, per farsi trascinare. – Fratelli… – ansimava con voce fioca: – Fratelli… – Sono un uomo anch’io… non lasciatemi… – singhiozzava. La colonna procedeva, la sua corrente lo sfiorava lasciandolo gemere sulla riva gelida; poiché nessuno poteva reggere una soma di dolore che non fosse la propria””. (pag 367-368)”,”ITQM-125″
“BEDESCHI Lorenzo, a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI”,”Interpretazioni e sviluppo del Modernismo cattolico.”,”BEDESCHI Lorenzo insegna storia contemporanea all’ Università di Urbino. Ha dedicato di recente numerosi saggi al problema del modernismo. Presso la Bompiani ha pubblicato ‘Don Minzoni’, ‘Il giovane De Gasperi’. “”Erroneamente e troppo semplicisticamente la Curia romana attribuiva l’estensione del fenomeno ad una presunta intesa segreta, messa in atto da alcuni nemici della Chiesa e denunciata attraverso la stampa integralista come “”massoneria modernista internazionale””. All’origine di questo fraintendimento, non si sa quanto interessato per creare una corrente d’opinione in seno alla gerarchia romana o quanto attribuibile a una scarsa conoscenza della realtà, non c’era che un’unione sorta fra i più noti rappresentanti del cattolicesimo tedesco (Lega di Münster) in nome del teologo Hermann Schell, le cui opere erano state poste all’Indice. Essa aveva avanzato una richiesta a Roma per ottenere una riforma in senso liberale del regime in uso per la sorveglianza delle pubblicazioni cattoliche. In particolare richiedeva che la Congregazione dell’Indice invitasse gli autori a dare spiegazioni prima di condannare le loro opere, poi sentisse le difese degli imputati dopo la condanna””. (pag 90) La curia contro Murri ed altri esponenti di diversi paesi. “”Così, abilmente, dava un’interpretazione mistificata a un fatto di capitale importanza sotto il profilo storico come lo spontaneo costituirsi di un concorde sentire ideologico-religioso fra gruppi o individui di diversi paesi, fra loro completamente sconosciuti, che si trovavano a comunicare al di sopra delle frontiere politiche o linguistiche negli stessi ideali e nelle stesse aspirazioni, e a operare spesso con metodi affini di azione””. (pag 91)”,”RELC-226″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Il modernismo e Romolo Murri in Emilia e Romagna.”,”””In tal modo la ragione sociale andava gradualmente prendendo in loro il sopravvento su quella partitica o confessionale. Ma doveva restare allo stato latente finché il congresso dei sindacati cristiani tedeschi, tenuto a Breslavia nel settember 1906, dava l’occasione per rendere pubblico il loro proposito. Il deputato cattolico, sindacalista ed ex operaio, Giesbert, aveva in quell’occasione affermato l’ineliminabile conflitto di classe e in questa prospettiva aveva tracciato la tattica da seguire annunciata due anni prima da R. Murri nelle ‘Lettere ai lavoratori’: “”Gli operai facciano da sè””. Proclamata così autorevolmente l’unità sindacale, i giovani democratici cristiani del ‘Savio’ non tardavano a farla propria. Chè nel frattempo era scoppiata l’agitazione agraria nel cesenate, e il vescovo, nella lettera pastorale aveva raccomandato ai contadini d’associarsi. Il Gruppo democratico cristiano non dimostrò un solo momento di titubanza sul da farsi. La meditata scelta veniva descritta in un lungo articolo di Fuschini. Il quale, polemizzando con il deputato liberale Zappi di Imola che aveva imputato quell’agitazione alle mene socialiste come padre Boggiani, sosteneva che nei contadini si era formata “”una coscienza nuova (…) per le forti ripercussioni che ha avuto in loro il diffondersi dell’organizzazione fra il proletariato industriale o semplicemente salariato”” e notava d’aver egli “”più volte riscontrato, e so essere un po’ diffusa ovunque nelle nostre terre (…), la tendenza nei contadini a chiedere di essere organizzati all’infuori dei partiti politici e religiosi in Leghe neutre o aconfessionali, aderenti, ben sotto inteso, alle Camere del lavoro””. Poi aggiungeva che tale tendenza “”è l’effetto della propaganda dei democratici cristiani””.”” (pag 156)”,”RELC-227″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Marcuse e il marxismo.”,” La bancarotta delle teorie di Marcuse. “”Il primo elemento essenziale della teoria politica di Marx che Marcuse sottopone ad aspra critica e a radicale revisione, è la concezione del proletariato. “”Secondo Marx – egli dice -, la transizione [al socialismo] si attua in un solo modo: attraverso la rivoluzione proletaria che, con la liquidazione di tutte le classi, abolisce anche il proletariato in quanto classe dando vita a un nuovo agente di progresso, cioè la comunità degli uomini liberi che organizzano la loro società in accordo con la possibilità di un’esistenza umana per tutti i suoi membri. Senonché, lo sviluppo attuale del capitalismo sembra proporre un’altra forma di superamento della predetta coincidenza storica: e precisamente un mutamento così radicale nei rapporti fra le due classi in conflitto da giungere a far sì che il proletariato manchi di agire come classe rivoluzionaria”” (17). La situazione, insomma, si prospetta del tutto diversamente da come l’aveva descritta Marx, poiché “”l’evoluzione del capitalismo più maturo fa emergere nelle nazioni industriali avanzate una tendenza a lungo termine alla collaborazione di classe piuttosto che alla lotta di classe, alle divisioni nazionali e internazionali invece che alla solidarietà del proletariato”” (18). E’ tutto il modello teorico marxiano che, secondo Marcuse ha fatto bancarotta. Marx avrebbe tratto le sue conclusioni partendo da un modello teorico di capitalismo spoglio in tutti quegli aspetti (quali il commercio con l’estero, l’intervento statale, il settore terziario) che non rientrano nel processo economico fondamentale costituente il sistema capitalistico”” (pag 1264-1265); “”Se ora, dopo tutto quel che abbiamo visto, dovessimo dire che cosa la “”revisione”” di Marcuse salva di Marx e del marxismo, la nostra conclusione non potrebbe non essere del tutto negativa. In effetti, Marcuse elimina, l’uno dopo l’altro, tutti i fondamenti, filosofici e sociologici, del marxismo. (…) “”La “”rottura con il marxismo – è stato detto giustamente a questo proposito – si manifesta soprattutto nell’aver troncato il vincolo tra profitto e rapporti di produzione e nell’aver rivolto l’attenzione ai mezzi di produzione e soprattutto allo sviluppo della tecnologia più avanzata”” (49). A ciò si aggiunga la soppressione del presupposto fondamentale dell’analisi di Marx e della sua teoria politica: il proletariato come ‘classe rivoluzionaria’. E si pensi, anche, alla stretta affinità di molte tesi di Marcuse col vecchio revisionismo socialdemocratico. “”La sua attribuzione a Marx della teoria dell””impoverimento assoluto”” e la “”teoria del crollo”” è desunta da Bernstein. La teoria dell'””ultraimperialismo”” – che tanto gli serve per dimostrare che il neocapitalismo può tutto – è desunta da Kautsky. Il suo discorso è, dal principio alla fine, un tentativo di dimostrare che ‘Marx è superato!’. E, quanto più generici e vaghi sono i contenuti dell’analisi, tanto più risolute sono le conclusioni di Marcuse: la teoria della rivoluzione proletaria di Marx è superata; superata “”la nozione marxiana della composizione organica del capitale””; superata, “”con essa, la teoria della creazione del plusvalore”” (50). Le conseguenze di questa impostazione si vedono nella caratterizzazione sostanzialmente apologetica che Marcuse dà della società neocapitalistica”” [Giuseppe Bedeschi, Marcuse e il marxismo, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, 1974] (pag 1264-1272) [(17) Herbert Marcuse, Soviet Marxism, trad. it., Parma, 1968, p. 17; (18) Marcuse, Soviet Marxism, cit., p: 18; (49) Wolfgang F. Haug, ‘Il Tutto e l’affatto diverso’, in ‘Risposte a Marcuse’, cit., p. 57; (50) Lucio Colletti, Ideologia e società, Bari, 1969, p. 190. Le citazioni di Colletti sono prese da ‘L’uomo a una dimensione’, cit., p. 48]”,”TEOC-654″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Politica e storia in Hegel.”,”Marx, Hegel (pag 129-130) “”Che la ‘Fenomenologia’ sia un’opera estremamente ricca di contenuti storici, politici e sociali – questo è stato riconosciuto da Marx molte volte. In una lettera a Engels, per es., egli scriveva: «E’ singolare come Darwin riconosca fra bestie e piante la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, concorrenza, apertura di nuovi mercati, invenzioni e malthusiana lotta per l’esistenza. E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes e ricorda Hegel nella ‘Fenomenologia’, dove la società borghese viene raffigurata come ‘regno animale dello spirito’, mentre in Darwin il regno animale viene rappresentato come società borghese» (27). Ma è soprattutto in un breve frammento (che Marx si proponeva di sviluppare ulteriormente) sulla ‘Fenomenologia’, oltre che nel celebre ultimo capitalo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’, che viene sottolineata la stretta connessione fra metodo logico (dialettico) e contenuti storico-politici (borghesi) nella ‘Fenomenologia’. Il frammento al quale accenniamo dice: «Costruzione hegeliana della ‘Fenomenologia’. 1. Autocoscienza in logo dell’uomo. Soggetto-ottetto. 2. Le differenze delle cose [‘Sachen’] inessenziali [unwichtig’], poiché la sostanza viene concepita come autodifferenziazione ovvero perché l’autodifferenziazione, il differenziare, l’attività dell’intelletto viene concepita come essenziale [‘wesentlich’]. Hegel ha presentato perciò all’interno della speculazione distinzioni reali abbraccianti le cose [‘wirkliche, die Sache ergreifende Distinktionen’]. 3. La soppressione dell”alienazione’ identificata con la soppressione dell”oggettività’ (un olato sviluppato soprattutto da Feuerbach). 4. La tua soppressione dell’oggetto rappresentato, dell’oggetto come oggetto della coscienza, identificata con la soppressione ‘reale oggettiva’, di ‘azione’ sensibile distinta dal pensiero, di ‘prassi’ e ‘attività reale’. (Ancora da sviluppare)» (28). Attraverso un complesso analitico a questo frammento si può ricostruire tutto il complesso giudizio di Marx sulla ‘Fenomenologia dello spirito’.”” (pag 129-130) [(27) La lettera è del 19 giugno 1862: cfr. Marx-Engels, Carteggio, vol. IV, Roma, 1951, p. 102. Per un tentativo di analizzare la corrispondente sezione della ‘Fenomenologia’ (V.C.a: «il regno animale dello spirito e l’inganno o la cosa stessa») alla luce di questa indicazione di Marx cfr. S. Landucci, ‘L’operare umano e la genesi dello «spirito» nella «Fenomenologia» di Hegel’, in Rivista critica di storia della filosofia’, 1965, pp. 16-50, 151-81; (28) Cfr. Marx-Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, ed: Dietz, Berlin, 1953, appendice]; Hegel: « (…) Capire [Begreifen] ‘ciò che è’, è la ragione. Del resto, per quel che si riferisce all’individuo, ognuno è senz’altro ‘figlio del suo tempo’; e anche la filosofia è il ‘proprio tempo appreso col pensiero» (2) (pag 181-182), (2) Hegel, Filosofia del diritto, cit., p. 14″,”HEGx-031″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Il pensiero politico di Kant.”,”Immanuel Kant nacque a Königsberg (Prussia Orientale) il 22/04/1724. Suo padre, Johann Georg, correggiaio, era originario di Memel (Lituania); sua madre, Anna Regina Reuter, era originaria, per parte di padre, di Norimberga. Dal 1732 al 1740 frequentò il Collegio Fridericiano. Ma assai importante fu l’influsso dell’ambiente familiare: Kant ricevette dalla madre (che morì nel 1737) una severa educazione religiosa, di ispirazione pietistica. Nel settembre del 1740 si iscrisse all’Università di Königsberg Facoltà di filosofia. Nel 1746 concluse gli studi universitari, e fino al 1755 si impiegò come precettore presso famiglie residenti nei dintorni di Königsberg. Nel 1755 conseguì il dottorato in filosofia, e poi l’abilitazione alla libera docenza. In questo stesso anno pubblicò la Storia universale della natura e teoria del cielo, in cui formulava, prima di Laplace, un’ipotesi analoga relativa alla genesi del sistema solare. Dal 1762 al 1797 Scrisse e pubblicò molte opere e saggi. Nel 1794 divenne membro dell’Accademia delle scienze di Pietroburgo. Nel 1799 criticò duramente la Dottrina della scienza di Fichte. Si spense nel 1804, il 12 febbraio.”,”TEOP-052-FL”
“BEDESCHI Lorenzo”,”Lineamenti dell’antimodernismo. Il caso Lanzoni.”,”Francesco Lanzoni celebre agiografo italiano”,”RELC-387″
“BEDESCHI Lorenzo”,”La curia romana durante la crisi modernista. Episodi e metodi di governo.”,”Analisi dell’organizzazione curiale: Gli uomini del vertice direzionale I rapporti tra curia e papa La nuova struttura, gli incarichi e gli uomini I metodi di governo ecclesiastico I rapporti tra curia ed episcopato”,”RELC-388″
“BEDESCHI Giulio”,”Centomila gavette di ghiaccio.”,”Centomila gavette di ghiaccio è la rievocazione della ritirata di Russia durante la quale ben centomila soldati italiani perirono o combattendo o soccombendo al freddo e alla fame. L’autore, sottotenente medico nell’ultima guerra, ha preso parte alle campagne di Grecia e di Russia partecipando a tutta la ritirata con la Divisione Julia. Attualmente vive e lavora a Milano. (1964) “”Il male non è soltato di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce””. Tucidide.”,”QMIS-014-FL”
“BEDESCHI Lorenzo”,”Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti.”,”Lorenzo Bedeschi è nato a Bagnacavallo (Ravenna) nel 1915. Insegna storia contemporanea all’Università di Urbino. Tra le sue pubblicazioni: Socialisti e cattolici nei Comuni dall’Unità al fascismo, La terza pagina del “”Popolo”” 1923-1925, Cattolici democratici e clerico-fascisti, Don Minzoni, il prete ucciso dai fascisti, L’Ideologia politica del Corpo italiano di liberazione, Il giovane De Gasperi e l’incontro con Romolo Murri.”,”RELC-025-FL”
“BEDESCHI Giuseppe”,”Il marxismo dopo Marx. Sviluppo e dissoluzione.”,”1° capitolo su Antonio Labriola, 2° Bernstein, 3° Lenin e la concezione del partito leninista, Le critiche di Trotsky e Rosa Luxemburg, Kautsky, 4° I critici marxisti del leninismo e della rivoluzione bolscevica: la critica di Kautsky e della Luxemburg, Turati, Leninismo e marxismo… Giuseppe Bedeschi (Ravenna, 1939) filosofo politico e storico della filosofia.Professore ordinario di filosofia morale e poi di stria della filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha studiato il rapporto Marx-Hegel e il marxismo nel corso del XX secolo.”,”TEOC-756″
“BEDESCHI Giuseppe; GUASTINI Riccardo; RUSCONI Gian Enrico; BONOMI Giorgio; TOMASETTA Leonardo”,”Società e Stato in Marx e nel pensiero marxista. Stato e rivoluzione in Marx (Bedeschi); Alcune tappe del pensiero di Marx sullo Stato (Guastini); Lo Stato come eredità giacobina nella critica di Karl Korsch (Rusconi); La teoria gramsciana dello Stato (Bonomi); La «rifeudalizzazione della sfera pubblica» (Tomasetta).”,”Recensione di Bedeschi del libro di S. Avineri ‘Il pensiero politico e sociale in Marx’, Bologna 1972 Alcune tappe del pensiero di Marx sullo Stato (Guastini) La lotta di classe ha esaurito la sua funzione storica (Habermas) (pag 550) (Tomasetta)”,”TEOC-765″
“BEDESCHI Giuseppe; ICHINO Pietro; BASSO Lelio”,”Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg (Bedeschi); La concezione del diritto nelle opere giovanili di Marx (Ichino); Sviluppo capitalistico e rivoluzione socialista (Basso).”,”””La dittatura del proletariato viene subito concepita da Rosa non come un’abolizione della democrazia. Ma proprio per ciò “”questa dittatura deve essere opera della ‘classe’, e non di una piccola minoranza-guida, in nome della classe (…)”” (pag 1170) Nota di risposta di Lelio Basso (pag 1171-1172) alla critica di Marzio Vacatello alla sua introduzione del volume ‘Scritti politici’ (1967) a proposito della morte della Luxemburg (in particolare sul rifiuto di RL di abbandonare Berlino cosa che avrebbe evitato la sua uccisione)”,”LUXS-077″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Storia del pensiero liberale.”,”Giuseppe Bedeschi (Alfonsine di Ravenna, 1939) è professore ordinario di Filosofia morale nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Per i nostri tipi ha pubblicato Alienazione e feticismo nel pensiero di Marx, Politica e storia in Hegel, Introduzione a Marx, Introduzione alla Scuola di Francoforte.”,”TEOP-077-FL”
“BEDESCHI Giulio”,”Il peso dello zaino.”,”Giulio Bedeschi (1915), laureato in medicina e chirurgia, ufficiale della Divisione di Fanteria Casale, medico di battaglione nel corso della battaglia di Grecia e dei Russia. Autore di ‘Centomila gavette di ghiaccio’ “”«Non si tratta di speranza, ma di incapacità di credere che tutto possa finire in questo modo. Il gettare le armi fino a che non si manifesti la diretta impossibilità di mantenerli in pugno, sarebbe una follia. Il governo ha ottenuto un armistizio, ma gli anglo-americani non stanno occupando l’Europa, che invece è in mano dei tedeschi. Il penso ai nostri soldati delle molte Divisioni dislocate dalla Francia alla Grecia, in balia delle contromisure tedesche; e non credete che a questo abbia pensato anche il governo? Mi rifiuto di supporre il contrario». «Ma non è la stessa cosa anche in Italia? Non siamo esposti anche noi alle rappresaglie tedesche?» domandò i tenente Perando. «Certamente, i soldati e tutti gli altri. Ma è una ragione di più per farmi credere che stia per finire questa confusione iniziale, e che domani verranno ristabiliti i contatti, avremo nuovi ordini che ci consentano di restare inquadrati e di far sentire ai tedeschi il peso del nostro esercito. È impossibile che il Re e Badoglio lascino più a lungo i soldati senza direttive, e assistano inerti al totale sfacelo delle forze armate, dell’Italia intera». «Ma perchè dopo il proclama del giorno otto non si sono più fatti vivi? Che siano prigionieri di qualcuno?» domandò il sottotenente Fossati. Il maggiore non seppe che dire, restò perplesso. Nel silenzio che seguì, dalla finenstra aperta giungeva nella stanza il ticchettio dei cucchiai che pescavano nelle gavette: seduti a terra nel cortile i soldati mangiavano il rancio. Era un rumore che evocava altri giorni, altre pene. Nella stanza il silenzio si prolungava, si tendeva sottile come un elastico sul punto di rompersi”” (pag 212)”,”VARx-632″
“BEDESCHI Giulio a cura”,”Fronte italiano: c’ero anch’io. Volume primo. La popolazione in guerra.”,”‘Questo settimo volume della serie «C’ero anch’io» si differenzia sostanzialmente dai precedenti: in essi erano esclusivamente i militari a prendere la parola, in questo sono soltanto i civili, popolazione italiana delle città e delle campagne, dei monti e delle zone costiere, delle regioni continentali e insulari’ (pag 7, prefazione)”,”QMIS-007-FER”
“BEDESCHI Giuseppe”,”Marx e la divisione del lavoro.”,”La concezione hegeliana del lavoro come ‘fare toatle’ e marxiana dell’uomo ‘onnilaterale'”,”MADS-029-FGB”
“BEDOUIN Jean-Louis”,”Storia del surrealismo dal 1945 ai nostri giorni.”,”BEDOUIN Jean-Louis”,”VARx-463″
“BEECHER Jonathan, a cura di Roberto MASSARI”,”Fourier. Il visionario e il suo mondo.”,”Professore di storia alla Univ. of California Santa Cruz J. BEECHER ha pubblicato varie ricerche sul pensiero socialista in Francia dell’Ottocento e una grande biografia su Considerant (2001). E’ membro dell’Associazione internazionale di studi fourieristi con sede a Besancon.”,”SOCU-170″
“BEELER John”,”Warfare in feudal Europe, 730 – 1200.”,”BEELER John H. (1916-1985) Professore di Storia Università del Nord Carolina a Greensboro.”,”QMIx-069-FSL”
“BEER Max”,”Histoire generale du socialisme et des luttes sociales. 1. L’antiquité, 2. Le Moyen Age, 3-4. Les Temps Modernes XIV-XVIII siecle, 1740 – 1850, 5. L’epoque contemporaine.”,”””Les prisonniers et otages cultivés, tels que les Grecs, les esclaves habiles en affaires, tels que les Syriens, étaient employés comme précepteurs ou administrateurs, et étaient peu à peu affranchis. L’un de ces esclaves affranchis fut l’historien grec Polybe, dont l”Histoire romaine’ est l’une des meilleures qui soient. La noblesse et la plutocratie romaines n’avaient pour les Grecs que du mépris et se plaignaient de l’influence qu’ils exerçaient sur la culture romaine. Cette concentration d’esclaves, de masses considérables d’hommes animés d’une haine farouche pour leurs oppresseurs devait avoir pour effet, tôt ou tard, de provoquer des conspirations et des révoltes. Il ne fallait qu’un chef énergique pour les déclencher. La première révolte d’esclaves éclata en Apulie, en 187 avant Jésus-Christ. Elle fut rapidement écrasée et 7.000 esclaves moururent sur la croix. Incomparablement plus pénibles et plus sanglantes furent les deux grandes insurrections d’esclaves qui éclatérent en Sicile, la prémière de 134 à 132, la seconde de 104 à 101. Cette île fertile offrait un champ étendu à l’exploitation esclavagiste. Les domaines de l’Etat étaient des ‘latifundia’: champs de blés immenses, plantations d’olives et vastes prairies pour l’élevage de moutons. Des masses énormes d’esclaves cultivaient le sol, soignaient les arbres fruitiers, gardaient les troupeaux de moutons et faisaient de la Sicile le grenier de Rome. L’insurrection qui y éclata en 134 se transforma en une longue et pénible guerre. Les insurgés avaient pour chefs le Syrien Ennus et le Macédonien Cléon, qui groupérent autour d’eux une armée de 70.000 hommes armées contre les armées romaines qu’on envoya successivement contre eux, mais furent finalement vaincus, soit par la famine, soit par la force des armes. 20.000 insurgés moururent sur la croix. Cela se produisit à la même époque où se déroulait à Rome l’agitation des Gracques. La seconde insurrection sicilienne fut également conduite par un Syrien, du nom de Salvius, et un Macédonien, appelé Arthénion. Ce n’est qu’après que les chefs furent tombés dans la lutte que les Romains parvinrent à réprimer l’insurrection””. LEGGERE IN: Max Beer, ‘Histoire generale du socialisme et des luttes sociales. 1. L’antiquité’, Les Revues, Paris, 1930] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”SOCx-041″
“BEER Max”,”Storia del socialismo britannico. Vol 1. Dal comunismo medioevale alla nascita del cartismo. 2. Dal cartismo al socialismo moderno.”,”Prime influenze cristiane, gli scolastici inglesi, primo comunismo inglese, fine del medievalismo, guerra civile e gloriosa rivoluzione, periodo anti-comunista, rivoluz econ, fermento comunista e democratico, tumulti e violenza, gli economisti, Robert OWEN, influenze oweniane e ricardiane, i socialisti cooperativisti, econ dell’ anti-capitalismo, critici sociali conservatori, nascita del cartismo, alleanza tra classe lavoratrice e classe media, separazione tra classe media e classe operaia, sviluppo del cartismo, organizzazione politica delle masse, la mobilitazione cartista, la Convenzione generale, rivolta cartista e coscienza nazionale, riorganizzazione e pol elettorale, apogeo del cartismo e sua influenza, socialismo moderno”,”MUKx-009 MUKC-007″
“BEER Max”,”Historia general del socialismo y de las luchas sociales.”,”I catari e il comunismo. “”Un teologo francese, di nome Alano, che visse nel secolo XII e scrisse un libro contro di loro, osservava ciò che segue: “”Affermano pure i catari che il matrimonio è contrario alle leggi della natura, secondo le quali tutto deve essere in comune””. Eberardo di Betunia, altro avversario dei cátari, scrive: “”Il vostro comunismo è meramente esterno, è un comunismo di parola. Perché in realtà, non esiste alcuna eguaglianza tra di voi. Gli uni sono ricchi e gli altri sono poveri””””. (pag 162) “”I critici sociali: Meslier, Morelly, Mably.”” (pag 301) “”A Dionisio Varaisse d’Allais si deve la prima descrizione francese di una società comunista. Il suo libro intitolato “”Storia dei Sevarambi”” apparve prima in inglese, a Londra, nell’anno 1765, e poi in francese a Parigi, negli anni 1777 e 1778.”” (pag 306) Sevarambi: Fonte Lycos: Il romanzo socialista Nel corso del XVI secolo e nella prima metà del XVII abbiamo incontrato a intervalli più o meno lunghi, a volte qualche decennio, a volte un secolo intero, delle opere d’ispirazione socialista. Verso la fine del XVII secolo e nel XVIII la situazione cambia, e si incontra una vera e propria marea di letteratura socialista. Le concezioni socialiste sono alla moda e diventano una forza, così che in una maniera o nell’altra quasi tutti i pensatori dell’epoca ne subiscono l’influenza. Nella corrente generale si possono distinguere due filoni: il romanzo socialista indirizzato al grande pubblico, divertente; e la letteratura socialista più austera, di contenuto filosofico e sociologico. Le origini di questi due filoni risalgono entrambe alle opere di More e di Campanella, ma verso la fine del 1600 si diversificano e ognuno assume un volto più specifico. Il primo romanzo socialista tipico è la Storia dei Sevarambi, di Denis Vayrasse. Il primo tomo dell’opera, che rappresenta il modello più interessante di questo nuovo tipo letterario, uscì nel 1675. Nel romanzo troviamo avventure marittime, un naufragio, l’approdo su un continente sconosciuto, la descrizione della vita dei naufraghi. Alla fine questi incontrano gli indigeni e vengono a conoscenza dei loro originali costumi. Qui la forma stringata delle descrizioni di More e Campanella viene sostituita dalle vive impressioni del narratore, il capitano Sidaine. Quasi tutto il libro è occupato dalla descrizione del suo viaggio nel paese dei Sevarambi e di ciò che vi ha veduto. Solo le ultime dieci pagine contengono la descrizione del sistema statale ed economico del paese. Lo Stato dei Sevarambi fu fondato dal persiano Sevarisse. Questi scoprì un continente, sul quale trovò delle tribù selvagge che vivevano in gruppi familiari e praticavano la comunanza dei beni e delle donne secondo un comunismo primitivo. Grazie a una serie di espedienti, egli riuscì a convincerli che era arrivato dal sole per comunicare loro le leggi e la volontà del dio Sole. Queste leggi furono accolte dal popolo e determinarono la struttura dello Stato. Fu introdotta la religione del Sole, e si proclamò re del paese il Sole stesso. Questi designò poi un viceré scelto tra quattro candidati proposti da un Consiglio di alti magistrati. Il prescelto detiene il potere assoluto, limitato solamente dal diritto del Consiglio di dichiararlo irresponsabile. Sotto il viceré c’è una complessa gerarchia di funzionari in parte eletti dal popolo, in parte nominati dall’alto. Tutti questi funzionari godono di numerosi privilegi: possono avere più mogli degli altri cittadini, degli schiavi personali, delle abitazioni più lussuose, cibo e abiti migliori. La maggior parte della popolazione (tutta gente ben fatta, bella) ha una vita felice e spensierata in città ben organizzate, dove vive in splendide dimore comuni. Un terzo della giornata lavorano sotto la direzione di funzionari, un terzo dormono e un terzo riposano. Più in basso di loro sulla scala sociale si trovano gli schiavi privati e dello Stato che vengono inviati come tributo dai popoli sottomessi. Toccano a loro i lavori pesanti, le loro mogli servono da concubine ai cittadini e agli stranieri di passaggio. Tutta l’economia è fondata sulla proprietà statale esclusiva: Sevarisse “”ha soppresso il diritto di proprietà, togliendolo ai privati, caldeggiando che tutte le terre e le ricchezze del popolo appartenessero esclusivamente allo Stato, che potrà illimitatamente disporne, in modo che i sudditi ricevano solo quanto è stato loro assegnato dai funzionari”” (329). L’intera popolazione vive e lavora in comunità di mille persone, e abita in grandi case quadrate. Tutti i prodotti del lavoro vengono consegnati ai magazzini statali, in cambio di tutto ciò che è necessario. In particolare tutti ricevono un vestito standard, in cui solo il colore permette di distinguere l’età del proprietario. “”Lo Stato si preoccupa di tutto questo, senza pretendere tributi né tasse, e tutto il popolo, sotto la direzione dello Stato, vive in una felice agiatezza e nel riposo. Tutti i cittadini hanno l’obbligo di lavorare per provvedere lo Stato di riserve, ma anche per evitare che si ammutinino per il troppo benessere, o che si rammolliscano nell’inattività”” (330). Tutti gli indigeni si distinguono per la loro bellezza. Gli storpi vengono mandati in città lontane; così pure le donne sterili. Il governo veglia attentamente che il paese resti completamente isolato dal mondo esterno, ciononostante i Sevarambi sono al corrente di tutti i progressi della scienza e della tecnica in Europa e in Asia. Ciò avviene perché delle persone istruite nelle scienze e nelle lingue si recano regolarmente in questi paesi ad apprendere tutto ciò che è utile prendere a prestito. Comunque essi hanno il divieto assoluto di raccontare del loro paese. Per essere sicuri che ritornino, sono lasciati partire solo quando lasciano in pegno non meno di tre figli. La Storia dei Sevarambi ci dà anche un’idea di quello che sarà il romanzo socialista in seguito. Per questo narreremo solo in breve alcuni altri romanzi che illustrano vari aspetti di questo stile. La terra australe (331) il cui autore, secondo Bayle, sarebbe Gabriel Foigny, un monaco lorenese oppure un nobile della Bretagna. Il romanzo uscì nel 1676; vi si descrive il viaggio nell’emisfero australe, nella quinta parte ancora sconosciuta del mondo. La terra scoperta dai viaggiatori è abitata da un popolo di androgini, gli “”australiani””. Tutta la loro vita si svolge nella più completa libertà. Ognuno agisce come gli detta la ragione. C’è un’unica legge secondo cui ognuno deve generare almeno un figlio. Gli abitanti si trovano in uno stato d’innocenza, senza conoscere abiti, nessun tipo di governo, e le parole “”mio”” e “”tuo””. Tutti ricevono dalla nascita un’educazione assolutamente identica, che instilla sin dall’infanzia l’idea della loro più assoluta uguaglianza. Le avventure di Telemaco, di Fenelon (332), uscì nel 1689. Ciò che rende curiosa quest’opera è che non esamina solamente il problema della società socialista ideale, ma si occupa anche delle fasi intermedie della sua realizzazione, il “”primo”” e il “”secondo”” stadio del socialismo. Alla ricerca dell’Odissea, Telemaco visita in particolare due comunità, Betik e Salento. A Betik la proprietà della terra è sociale; tutti i beni, terra, frutta, alberi, latte vaccino e caprino sono comuni. Quasi tutti gli abitanti sono contadini o pastori. Le arti sono considerate dannose; gli artigiani quasi non esistono. Per gli indigeni la felicità consiste nella frugalità, grazie alla quale non manca nulla a nessuno. Vivono in famiglie, in assoluta eguaglianza, senza alcuna distinzione. A Salento il re Idomeneo, orgoglioso e dissipato ha condotto il paese alla rovina. Mentore ha istituito un nuovo regime che è uno stadio intermedio verso la collettivizzazione completa. La popolazione è suddivisa in sette classi, a ciascuna delle quali è prescritto un certo tipo di abitazione, d’abito, di cibo, di mobilio e la consistenza dei beni della famiglia. Rimane la proprietà privata della terra ma in misura limitata, nessuno infatti può possedere più terra di quanta è necessaria al suo mantenimento. Anche il commercio è ammesso. La repubblica dei filosofi, ovvero La storia degli Ajaoiens, di Fontenelle, apparsa nel 1768. (333). Una tempesta getta alcuni”,”SOCx-148″
“BEER Max”,”Karl Marx. Sa vie. Son oeuvre.”,”Per costruzione di una società senza classi. “”Marx se considérait comme le premier à avoir lancé l’idée de la dictature prolétarienne. En 1852, il écrivit à son ami Weydemeyer, à New York: “”En ce qui me concerne, je n’ai pas le mérite d’avoir découvert l’existence des classes dans la société moderne et leur lutte entre elles. Longtemps avant moi, des historiens bourgeois ont décrit le développement historique de cette lutte de classes. Ce que j’ai fait de nouveau, ça été de montrer: 1° que l’existence des classes n’est liée qu’à certaines conditions historiques déterminées de développement de la production; 2° que la lutte de classes conduit à la dictature du prolétariat, que cette dictature n’est autre chose qu’une période de transition vers la suppression de toutes les classes et la construction d’une société sans classes.”” (Neue Zeit, tome 20, page 164). En tout cas, c’est chez Marx qu’apparaît pour la première fois l’expression de dictature prolétarienne et de la dictature de classes du prolétariat. (La Lutte des classes en France, écrit en 1850, publié en 1895, page 93). Déjà, dans le Manifeste Communiste, (1847-48), Marx décrivit les traits fondamentaux de la dictature du prolétariat (…)””. (pag 123)”,”MADS-423″
“BEETHAM David”,”La teoria politica di Max Weber.”,”Weber sulla debolezza del sistema liberale in Russia (pag 256-257-258-259) La questione dei contadini russi. “”Un altro dei fattori che rendevano incerto il sostegno dei contadini alla democrazia liberale, era il carattere quasi esclusivamente economico delle loro rivendicazioni. I loro obiettivi politici, se anche ne avevano, erano totalmente negativi: l’abolizione del controllo burocratico a livello locale, l’elezione di rappresentanti che negoziassero direttamente con lo Zar (…). L’aspetto più sentito delle loro rivendicazioni, tuttavia, era quello economico e Weber non poteva che esprimere scetticismo riguardo alle motivazioni in grado di “”spingere le masse a partecipare a un movimento che andasse oltre gli interessi puramente materiali”” (35). (…) Gli osservatori stranieri, per Weber, tendevano a considerare i contadini russi dei reazionari accesi, mentre i russi stessi ritenevano che avessero la tempra degli estremisti rivoluzionari (36). Entrambi i giudizi potevano apparire esatti. La esperienza storica delle moderne rivoluzioni europee, per i contadini, significava oscillare “”tra un estremo radicalismo massimalista e l’apatia (…) o posizioni addirittura reazionarie, dopo che le loro immediate richieste economiche sono state soddisfatte”” (37). Il presupposto fondamentale dei liberali era che lo zarismo non era in grado di dare una risposta a queste esigenze, poiché ciò avrebbe comportato l’esproprio dei beni dell’aristocrazia, e che, quindi, i contadini dovevano essere gli alleati della riforma parlamentare. Tuttavia Weber stesso non escludeva la possibilità che, con un atto di forza, l’autocrazia “”chiudesse la bocca ai contadini (con la terra!)””. Se ciò fosse accaduto, o se i contadini si fossero semplicemente impadroniti della terra in uno scoppio di anarchia, “”tutto il resto, per la gran parte di loro, non conterebbe più nulla e si spegnerebbe in essi qualsiasi interesse per la forma di governo”” (38). Considerare i contadini dei convinti sostenitori della democrazia liberale era quindi, secondo Weber, un errore. Anche se essi potevano unirsi ad una coalizione di forze per rovesciare lo zarismo, non potevano fornire alcuna base di sostegno a lungo termine per le istituzioni parlamentari. Né erano in grado di farlo le classi sociali più “”moderne””, e cioè il proletariato urbano o la borghesia. Il carattere antiliberale del primo era rafforzato dalla presenza della socialdemocrazia. La seconda era in grado di conseguire i suoi fini grazie alle pressioni dei gruppi di interesse sull’amministrazione. Weber parla della socialdemocrazia russa in tono particolarmente ostile, anche se il suo articolo contiene una acuta analisi delle divergenze tra Lenin e Plekhanov (39). Le ragioni del contrasto, egli osservava, non erano tanto di principio, quanto di natura personale e tattica. Esso traeva origine anche dalle ambiguità del marxismo – come dimostrava l’atteggiamento dello stesso Marx di fronte alla Comune di Parigi e ad eventi analoghi – e dal carattere particolare della tradizione del socialismo russo. L’esaltazione dell’impeto rivoluzionario e l’opposizione contro il determinismo sociale aveva radici profonde nel socialismo russo, come conseguenza, in particolare, di idee hegeliane. Ciò che Weber definiva il “”razionalismo pragmatico”” di questa tradizione – la sua esaltazione del carattere creativo del pensiero umano – non era mai stato sepolto dal “”razionalismo naturalistico”” di una teoria deterministica dello sviluppo sociale”” (40). Non sorprende, perciò, che in tale contesto Weber non trovasse alcun elemento a sostegno della causa del liberalismo”” [David Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, 1989] [(35) “”Archiv””, XXII B, p. 280; (36) Ibidem, pp. 333-334; ‘Sulla Russia’, cit., p. 56; (37) ‘Sulla Russia’, cit., p. 55; (38) Ibidem, pp. 55-56; (39) ‘Archiv’, XXII B, pp. 281-284; (40) Ibidem, p. 283] (pag 258-259-260)”,”TEOS-234″
“BEETHOVEN Ludwig van, a cura di Michele PORZIO”,”Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari.”,”””Però sto già meglio. Apollo e le Muse per il momento non permetteranno che io sia consegnato nelle mani della Morte, perché ho ancora tanti debiti verso di loro e, prima della mia partenza per i Campi Elisi, devo lasciare dietro di me ciò che lo Spirito Eterno mi ha ispirato e che mi comanda di condurre a termine. Infatti, ho l’impressione di aver scritto appena qualche nota. Auguro ogni successo alle Vostre fatiche in favore dell’arte. In fondo sono l’arte e la scienza che ci indicano e ci fanno sperare una vita superiore. Quanto prima Vi scriverò di nuovo e più a lungo. In fretta, Signori, il Vostro devotissimo Beethoven. (Dalla lettera a Bernhard Schotts Söhne, Magonza, Baden, 17 settembre 1824) (pag 96-97) Dai Pensieri e diari “”Non avere alcun interesse personale a questo riguardo, e sia sempre così: gli alberi si piegano sotto l’abbondanza dei frutti, le nuvole si abbassano quando sono cariche di pioggia fecondatrice, e i veri benefattori dell’umanità non si gonfiano delle loro ricchezze”” (pag 124) “”Beato l’uomo che, lasciatosi alle spalle ogni passione, assolve con tutte le forze a tutti i compiti della vita, e lo fa nell’indifferenza del loro esito! Fa’ che la motivazione del tuo agire sia nella cosa, non nel suo esito. Non essere tra coloro che trovano motivo di azione nella speranza della ricompensa. Sii laborioso, compi il tuo dovere, abbandona qualsisi preoccupazione circa l’esito delle tue azioni e considera identico qualsiasi avvenimento, sia che ti arrechi il bene come il male (…)”” (pag 125)”,”VARx-039-FGB”
“BEEVOR Antony”,”La guerre d’ Espagne. (Tit.orig.: The Battle of Spain)”,”BEEVOR Antony è membro della Royal Society of Literature in Inghilterra. Autore di varie opere (v.sch.bibl.) “”Gli interessi economici americani e britannici contribuirono fortemente alla vittoria finale dei nazionalisti, sia attraverso un aiuto attivo, come quello accordato da Henry Deterding, il magnate del petrolio, sia attraverso il boicottaggio della Repubblica, perturbando il suo commercio con delle azioni giuridiche e bloccando i crediti a livello del sistema bancario. Nel 1936, il petrolio era divenuto un prodotto molto vitale sia per la guerra che per le munizioni. L’ Atto di neutralità americano del 1935 non rifletteva questo cambiamento e permise a Franco di ricevere 3.500.000 tonnellate di petrolio a credito durante la guerra, oltre il doppio delle importazioni totali di petrolio della Repubblica. Il presidente della Texas Oil Company, Thorkild Rieber, era un ammiratore dei fascisti e, quando apprese della ribellione, dirottò cinque petroliere in rotta per la Spagna verso il porto nazionalista di Tenerife, che disponeva di una vasta raffineria. Dato che la Texaco era stata la principale fornitrice della Repubblica, la sua decisione fu un colpo terribile per il governo.”” (pag 205)”,”MSPG-175″
“BEEVOR Antony”,”La guerra civile spagnola. (Tit.orig.: The Battle for Spain)”,”BEEVOR Antony romanziere e saggista è stato per cinque anni ufficiale di carriera nell’ esercito britannico, prima di dedicarsi alla scrittura. Uscito nel 1998, il suo libro ‘Stalingrado’ è stato un best-seller. Ha inoltre pubblicato ‘Berlino 1945. La caduta’ (2002) e ‘Creta’ (2003). “”Il 13 luglio cominciò la quarta e ultima fase della battaglia, con un attacco lungo la strada Teruel-Sagunto, da parte del CTV e dei corpi d’ armata di Túria e di Castiglia. Nello stesso tempo le truppe del corpo galiziano e quelle di García-Valiño tentarono di avanzare lungo la costa. Tale concentrazione di forze ostacolò i nazionalisti in questa “”assurda manovra””; per dieci giorni tentarono invano di sfondare sotto il caldo sole del levante, con ondate di fanteria e incursioni di bombardieri. Con grande sorpresa, i nazionalisti scoprirono che queste divisioni di reclute repubblicane erano in grado di infliggere forti perdite agli attaccanti senza subirne, come erano solite fare le truppe di Modesto. Come conseguenza, quest’ operazione puramente difensiva si dimostrò una vittoria della Repubblica molto più grande di quella di Guadalajara. Con 20.000 perdite inflitte ai nazionalisti contro soltanto 5.000 repubblicane, lo slogan “”Resistere è vincere”” ebbe finalmente un senso. La tragedia, tuttavia, fu che anche in questa fase finale della guerra i dirigenti repubblicani non impararono la lezione e continuarono ad attribuire più importanza ai motivi politici e propagandistici anziché a quelli dell’ efficienza militare. La battaglia dell’ Ebro, che sarebbe cominciata subito dopo, superò anche quella di Brunete nel tentativo di ottenere un successo spettacolare, ma avrebbe portato alla distruzione finale dell’ esercito repubblicano.”” (pag 397-398)”,”MSPG-189″
“BEEVOR Antony”,”La guerra civil española.”,”BEEVOR Antony”,”MSPG-240″
“BEEVOR Antony, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La seconda guerra mondiale. I sei anni che hanno cambiato la storia.”,”Antony Beevor, ex ufficiale dell’esercito inglese è uno dei più affermati autori di storia militare. Ha pubblicato tra l’altro ‘D-Day’ (2010). Libro dedicato dall’autore a Michael Howard. Dicembre 1941. Due eventi contemporanei: la controffensiva sovietica nel corso della battaglia di Mosca e l’attacco giapponese a Pearl Harbor “”L’Armata Rossa era ancora a corto di mezzi corazzati e artiglieria, ma con l’arrivo delle nuove armate, in termini di uomini le sue forze sul fronte di Mosca erano quasi pari a quelle tedesche. Il suo vantaggio principale era stato l’elemento sorpresa: i tedeschi non avevano dato alcun credito ai rapporti dei piloti della Luftwaffe che avevano riferito di grosse formazioni militari in movimento dietro le linee. Inoltre, i tedeschi non disponevano di riseve e, con i violenti scontri a sud-est di Leningrado e il ripiegamento del gruppo d’armate Sud sulla linea del fiume Mius, Bock non poteva sperare di ottenere rinforzi dai fianchi. Il senso di precarietà contagiò anche un caporalmaggiore addetto ai servizi logistici della 31ª divisione di fanteria. «Non so che cosa c’è che non va» scrisse in una lettera a casa. «Semplicemente c’è come il brutto presentimento che questa enorme Russia sia troppo grande per le nostre forze». Il 7 dicembre, la battaglia per il saliente principale stava andando bene: l’obiettivo sovietico di intrappolare la 3ª armata panzer e parte della 4ª sembrava raggiungibile. Tuttavia, con grande frustrazione di Zukov, l’avanzata procedeva a rilento. Le armate coinvolte erano ostacolate dai tentativi di eliminare tutti i singoli capisaldi nemici, difesi da gruppi di combattimento (Kampfgruppe) improvvisati; due giorni dopo, Zukov ordinò ai suoi comandanti di sospendere gli attacchi frontali e di aggirare i centri di resistenza, così da penetrare in profondità nelle retrovie tedesche. L’8 dicembre un soldato tedesco scrisse sul suo diario: «Saremo costretti a ritirarci? Se così fosse, che Dio abbia pietà di noi». Sapevano che cosa significava ritirarsi all’aperto sui campi innevati. Il ripiegamento lungo tutto il fronte era segnato dai villaggi bruciati, dati alle fiamme mentre le truppe procedevano a fatica nella neve profonda. Il loro percorso era disseminato di veicoli bloccati per la mancanza di carburante, di quadrupedi morti per la stanchezza e persino di feriti abbandonati nella neve. I soldati affamati tagliavano pezzi di carne congelata dai fianchi dei cavalli. I battaglioni di sciatori siberiani piombavano fuori dalle gelide nebbie lanciando ripetuti attacchi. Con impietosa soddisfazione osservavano la totale inadegutezza dell’equipaggiamento dei tedeschi, ridotti a coprirsi con muffole e scialli di donne anziane, rubati dai villaggi o direttamente dalle spalle delle loro proprietarie. «Il gelo era intensissimo», scrive Erenburg «ma i siberiani dell’Armata Rossa brontolavano dicendo: “”Se arrivasse davvero un freddo come si deve, li ucciderebbe tutti in un colpo solo””». Dopo ciò che avevano sentito sul modo in cui i tedeschi trattavano i prigionieri e i civili, la vendetta dei russi fu spietata. Senza incontrare quasi nessuna resistenza da parte della Luftwaffe, i reparti da caccia e d’attacco al suolo Sturmovik dell’aviazione dell’Armata Rossa tormentarono le lunghe colonne di truppe in ritirata, nere, sullo sfondo bianco della neve. (…) Chi non poteva muoversi da solo era spacciato. «Molti dei feriti si sparano» scrisse un soldato sul suo diario. Spesso le armi non funzionavano a causa del gelo. Diversi carri armati vennero abbandonati perché non c’era più carburante. Si diffuse la paura di rimanere tagliati fuori, e sempre più soldati e ufficiali si pentivano per come avevano trattato i prigionieri di guerra sovietici. Tuttavia, nonostante i continui riferimenti al 1812 e la sensazione che la Wehrmacht fosse ora maledetta come la Grande Armata di Napoleone, la ritirata non degenerò in una rotta caotica. L’esercito tedesco, in particolare quando si trovava sull’orlo del disastro, sorprendeva spesso i suoi nemici per come sapeva rispondere agli attacchi. (…) Quando gli giunse la notizia dell’offensiva sovietica, Hitler rimase incredulo: essendosi convinto che i rapporti sulle nuove armate fossero solo un bluff, non riusciva proprio a capire da dove fossero saltate fuori. Umiliato da quella svolta inattesa della guerra, che arrivava dopo tutti i recenti proclami di vittoria sugli ‘Untermenschen’ slavi, era confuso e infuriato. D’istinto, si rifugiò nella sua convinzione viscerale che la forza di volontà avrebbe infine trionfato: il fatto che i suoi uomini fossero privi di uniformi adatte, munizioni, razioni e carburante per i mezzi corazzati non aveva per lui quasi nessuna rilevanza. Ossessionato dal pensiero della ritirata napoleonica del 1812, era determinato a evitare un ripetersi della storia e ordinò alla sue truppe di tenere duro, anche si di fatto non erano neppure in grado di scavarsi posizioni difensive nel terreno duro come il granito. A Mosca tutta l’attenzione era concentrata sulla grande battaglia a ovest della capitale, e la notizia dell’attacco giapponese a Pearl Harbor non ebbe molta risonanza (…). Il 6 dicembre 1941, proprio mentre i sovietici lanciavano il loro contrattacco attorno a Mosca, i crittoanalisti della marina statunitense decifrarono un messaggio fra Tokyo e l’ambasciatore giapponese a Washington. Pur mancando l’ultima sezione, il contenuto era più che chiaro. «Questo significa guerra» disse Roosevelt ad Harry Hopkins, che si trovava nello studio ovale la sera in cui arrivò l’intercettazione (1)”” (pag 315-318) [(1) Robert E. Sherwood, vol. I, p. 430] [Robert E. Sherwood, a cura, ‘The White House Papers of Harry Hopkins, 2 voll., New York, 1948]”,”QMIS-243″
“BEEVOR Antony”,”Stalingrado. La battaglia che segnò la svolta della Seconda guerra mondiale.”,”””Per la Wehrmacht era tempo di fare due conti. Lo stato maggiore del feldmaresciallo Milch aveva calcolato la perdita di 488 aerei da trasporto e di 1.000 uomini d’equipaggio durante il ponte aereo. La 9ª divisione Flak era stata annientata, insieme con altropersonale di terra, senza contare poi le perdite di bombardieri, caccia e Stuka della Luftflotte 4 durante la campagna. Il numero esatto delle perdite dell’esercito è ancora incerto, ma non c’erano dubbi che la campagna di Stailngrado avesse rappresentato la disfatta più catastrofica subita fino a quel momento dalla Germania. La 6ª armata e la 4ª Panzerarmee erano state distrutte. Solo nel ‘Kessel’ erano morti quasi 60.000 uomini dall’inizio dell’operazione Uranus e altri 130.000 erano stati presi prigionieri. (Anche in questo caso la confusione delle statistiche sembra essere dovuta al numero di russi che avevano combattuto con i tedeschi). Queste cifre non tengono conto delle perdite a Stalingrado e nei dintorni tra agosto e novembre, dell’annientamento di quattro armate alleate, del fallimento del tentativo di salvataggio di von Manstein e delle perdite inflitte dall’operazione Piccolo Saturno. Nel complesso, l’Asse dovrebbe aver perso più di 500.000 uomini. Presentare una simile catastrofe al popolo tedesco era una prova alla quale Goebbels si dedicò con frenetica energia usando tutto il suo talento per le distorsioni più impudenti”” (pag 435) Anthony Beevor è stato ufficiale di carriera dell’esercito britannico, prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura, occupandosi della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale.”,”QMIS-008-FER”
“BEEVOR Antony”,”Berlin. The Downfall 1945.”,”Antony Beevor comincia la sua carriera come ‘professional officer’ nel 11th Hussars. È autore di molti libri in particolare sulla guerra civile spagnola, sull’esercito britannico e sulla Francia (Parigi dopo la Liberazione, 1944-149). “”The demolition method used by the SS engineers was almost certainly a ‘hollow charge’, which meant fastening their explosives to the ceiling in a largo circle to blast out a chunk. This would have been the only way to penetrate such a depth of reinforced concrete with relatively small amounts of explosive. Estimate of the time – and even the date – of the explosion vary enormously, but this is probably due to the looting of watches and clocks and the confusing, perma-night existence of all those sheltering in bunkers and tunnels. The most reliable accounts point to the explosion taking place n the early morning of 2 May. This suggests either a surprisingly long-delayed charge or that the ‘Nordland’ sapper detachment experienced considerable difficulties carrying out their task. In any case, the explosion led to the flooding of twenty-five kilometres of S-Bahn and also U-Bahn tunnels, once the water penetrated through a connecting shaft. Estimates of casualties ranged ‘between around fifty and 15.000’. A number of Berliners are convinced that the new Soviet authorities had the victims carted of small canal harbour near the Anhalter Bahnhof and then buried under rubble. More conservative estimates, usually around the 100 mark, are based on the fact that, although there were many thousands of civilians in the tunnels, as well as several ‘hospital trains’, which were subway carriage packed with wounded, the water did not rise quickly since it was spreading in many different direction. Women and children running through the dark tunnels as the floodwater rose were naturally terrified. Some recount seeing exhausted and wounded soldiers slip beneath the water, as well as many who had been seeking oblivion in the bottle”” (pag 371) Le SS demoliscono e allagano la metropolitica di Berlino. “”Il metodo di demolizione utilizzato dagli ingegneri delle SS era quasi certamente una ‘carica cava’, che significava fissare gli esplosivi al soffitto in un ampio cerchio per farne esplodere un pezzo. Questo sarebbe stato l’unico modo per penetrare in profondità nel cemento armato così spesso con quantità relativamente piccole di esplosivo. Le stime dell’ora – e anche della data – dell’esplosione variano enormemente, ma ciò è probabilmente dovuto al saccheggio di orologi e alla confusa esistenza notturna di tutti coloro che si rifugiavano nei bunker e nelle gallerie. I resoconti più attendibili indicano l’esplosione avvenuta la mattina presto del 2 maggio. Ciò fa pensare o ad una carica sorprendentemente a lungo ritardata o che il distaccamento di genieri “”Nordland”” abbia incontrato notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio compito. L’esplosione provocò l’allagamento di 25 chilometri di gallerie della S-Bahn e della U-Bahn, non appena l’acqua penetrò attraverso un pozzo di collegamento, e le vittime furono stimate tra le cinquanta e le 15.000 persone. Molti berlinesi sono convinti che le nuove autorità sovietiche avessero fatto trasportare le vittime dal piccolo porto sul canale vicino alla Anhalter Bahnhof e poi seppellirle sotto le macerie. Stime più prudenti, di solito intorno ai 100, si basano sul fatto che, sebbene nei tunnel ci fossero molte migliaia di civili, oltre a diversi “”treni ospedale””, vagoni della metropolitana pieni di feriti, l’acqua non si sarebbe alzata rapidamente poiché si stava diffondendo in molte direzioni diverse. Donne e bambini che correvano attraverso i tunnel bui mentre il livello dell’acqua si alzava erano naturalmente terrorizzati. Alcuni raccontano di aver visto soldati esausti e feriti scivolare sott’acqua, così come molti che cercavano l’oblio nella bottiglia”” (pag 371)”,”QMIS-042-FSD”
“BEEVOR Antony”,”The Battle for Spain. The Spanish Civil War, 1936-1939.”,”Rifugiati esiliati e la seconda guerra mondiale. “”I 450 mila repubblicani che attraversarono la frontiera francese nel febbraio 1939 quando cadde la Catalogna, non furono i primi rifugiati della guerra civile (1). E non furono gli ultimi. Altri 15.000 che cercarono di fuggire dai morti mediterranei nel marzo durante il collasso finale della Repubblica, raggiunsero la Tunisia colonia francese e furono internati nel campi di Getta e Gafsa vicino a Tunisi, altri vicino a Bizerta e Argelia. Le condizioni furono descritte come sub-umane. Le autorità coloniali francesi non diedero il benvenuto ai questo ingresso dei ‘rossi’. Uno dei molti prigionieri era Cipiano Mera, comandante delle compagnie militari (IV Corpo e Casado) durante il colpo. (…)”” (pag 455) Vedi i dati in nota (1) capitolo 36 a pag 547 (qui viene citato il libro di Bartolomé Bennassar, ‘La guerre d’Espagne et ses lendemains’, Paris, 2004, pag 363 Francisco Largo Caballero ‘Francisco Largo Caballero è stato un importante politico spagnolo durante la guerra civile spagnola. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita: Biografia: Nato a Madrid il 15 ottobre 1869, Largo Caballero iniziò la sua carriera lavorando come stuccatore nell’edilizia. Nel 1894 si unì al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) e divenne segretario del partito e del sindacato socialista, l’UGT, dopo la morte del fondatore Pablo Iglesias Posse. Durante la Seconda Repubblica Spagnola, Largo Caballero fu ministro delle Relazioni Sindacali nei primi governi repubblicani. Dopo la sconfitta elettorale del 1933, abbandonò le sue posizioni moderate e si schierò per una ‘rivoluzione socialista’. Nel luglio 1936, durante l’inizio della guerra civile spagnola, fu nominato capo del governo e ministro della Guerra. La sua presidenza durò dal 4 settembre 1936 al 17 maggio 19371. Posizioni politiche: Largo Caballero difese l’alleanza con altri sindacati e partiti operai, come il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il sindacato anarchico CNT. Fu uno dei capi della rivolta nelle Asturie e in Catalogna nel 1934, repressa duramente dal governo. La sua visione era quella di una Repubblica senza conflitto di classe, ma per raggiungerla credeva che una classe dovesse scomparire1.”,”MSPG-023-FSD”
“BEEVOR Antony”,”Russia. Rivoluzione e guerra civile, 1917-1921.”,”Antony Beevor (Londra 1946) ex ufficiale dell’esercito inglese, è uno dei più affermati autori contemporanei di storia militare. I suoi libri sono stat tradotti in 29 paesi. Tra le sue pubblicazioni ‘Stalingrado’ (1998). Guerra civile. I reparti antiritirata per trattenere al fronte le truppe. “”Trattenere al fronte i marinai e le truppe dell’Armata rossa non era un problema limitato agli Urali settentrionali, come Trotsky scoprì ben presto. Larissa Reisner, che venerava il commissari del popolo per la sua comparsa a Svijazsk quasi nelle vesti di ‘deus ex machina’, scrisse: «Al fianco di Trotsky saremmo potuti morire combattendo con l’ultima cartuccia rimasta, incuranti delle ferite. Perché lui incarnava la santa demogogia della battaglia, con parole e gesti che evocavano le pagine più eroiche della storia della Rivoluzione francese» (33). Sentimenti tanto profondi non erano dovuti solo alle armi e ai rifornimenti che egli aveva portato con sé per sollevare il morale delle truppe, ma anche alla sua forte leadership e al genio organizzativo. E, nello specifico, la «forte leadership» si manifestava nel condannare all’esecuzione ogni uomo sorpreso a disertare dal fronte, compresi comandanti e commissari di reggimento. Quando il colonnello Kappel’ sferrò un attacco a sorpresa alla loro retroguardia, «il panico si impadronì delle forze rosse» come scrisse Victor Serge (34). Trotsky rimase allibito dal fatto che restarono a combattere solo poco più di cinquecento uomini dei quasi diecimila della forza di Väcietis. Presi dalla disperazione molti di quelli in fuga tentarono di imbarcarsi sulla flottiglia del Volga. Non meno di ventisette volontari del Partito comunista, sui duecento che Trotsky aveva portato con sé, vennero giustiziati per viltà. E la scelta di condannarli all’esecuzione fu presa senza dubbio ‘pour encourager les autres’. Trotsky mise inoltre una taglia di 50.000 rubli sulla testa del colonnello Kappel (35). La Reisner, tuttavia, nel suo racconto dei fatti non fece alcun accenno a elementi che potessero minare le gloriose immagini di quei tempi. Trotsky si trovò quindi a invocare le stesse misure, comprese le mitragliatrici piazzate dietro le prime linee, per le quali i bolscevichi avevano condannato Kornilov durante l’offensiva Kerenskij. I reparti antiritirata, composti da quadri comunisti, sarebbero diventati comuni nell’Armata rossa. Questo rigore, unito al supporto di altre cannoniere che raggiunsero la flottiglia di Raskol’nikov sul Volga, ad artiglieria extra e ad alcuni bombardieri, cominciò ad irrobustire la resistenza delle truppe sul fronte orientale di Kazan’. Questo non significava, tuttavia che la fiducia nella qualità dei marinai inviati al fronte fosse aumentata. Il comandante in capo della flotta del Baltico mandò un telegramma a Raskol’nikov, presso il quartier generale della V armata: “”Cinquecento comunisti della marina, divisione mine, sono in partenza per Svijazsk, oggi 26 agosto, alle ore 20.00. Saranno inviati anche dieci ufficiali, ma né il comandante della marina né il commissario navale di Kronstadt possono garantire per loro. Raccomandiamo di tenerli sotto stretto controllo. Possiamo solo ordinarvi di sparare ad almeno cinque ufficiali per ogni traditore”” (36)”” (pag 278-279) [(33) Reisner L. , ‘Letters from the Front’, Moskva, 1918, citato in Serge, V. ‘Year One of the Russian Revolution’, Haymarket Books, Chicago, 2015, p. 334; (34) Ivi, p. 335; (35) Svertsev, A., ‘Tragedy of a Russian Bonaparte’, “”Russkiy Mir””, 16 aprile 2013; (36) RGAVMP R. 96/1/6/70] Deus ex machina Al di fuori dell’ambito narrativo, l’espressione indica una persona o un evento che inaspettatamente risolve una situazione difficile”,”RIRO-483″
“BEGOZZI Mauro BERMANI Cesare BIGAZZI Duccio BORGOMANERI Luigi FORTINI Franco PAVONE Claudio PEREGALLI Arturo RONDOLINO Gianni VERMICELLI Gino interventi; a cura del Laboratorio di ricerca storica “”L’eccezione e la regola”””,”Conoscere la Resistenza.”,”In ricordo di Franco Fortini Contiene tra l’altro i tre saggi: – Arturo PEREGALLI, La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza (pag 61-77) – Duccio BIGAZZI, La fabbrica nella crisi del regime: gli scioperi del marzo-aprile 1943 (pag 77-89) – Cesare BERMANI, Dopo la guerra di Liberazione (appunti per una storia ancora non scritta) (pag 89-122) Bandiera Rossa. “”Nel mese di marzo, ‘Bandiera Rossa’ approntò un piano per liberare Aladino Govoni, uno dei dirigenti del movimento, dalla prigione di Regina Coeli, ma un’ondata di arresti si abbattè sul movimento. Il 23 dello stesso mese i Gap romani uccisero in un attentato in Via Rasella trentadue soldati tedeschi. Nella sparatoria che ne seguì rimasero coinvolti alcuni militanti del Mcd’I che transitavano nelle vicinanze, ignari di quanto organizzato dalle forze della Resistenza. La ritorsione tedesca, con la strage delle Fosse Ardeatine, coinvolse pesantemente ‘Bandiera Rossa’. Ne disperato tentativo di salvare i compagni arrestati, venne fatto pervenire ai nazisti un documento nel quale il movimento si dissociava politicamente dall’azione partigiana. Ma i tedeschi avevano già proceduto all’esecuzione. E anche se l’appello fosse giunto in tempo, molto difficilmente i nazisti ne avrebbero tenuto conto, visto il loro precedente comportamento nei confronti dei militanti di Bandiera Rossa, i cui processi erano stati utilizzati come monito verso l’intera Resistenza romana. La ritorsione nazista all’attentato e gli arresti che lo avevano preceduto avevano costituito un durissimo colpo per il Mcd’I. Esso giunse così a maturare una severa condanna di qualsiasi attentato terroristico. Il primo numero del nuovo organo di stampa del movimento (‘Direttive Rivoluzionarie’), che sostituiva ‘Bandiera Rossa’, pubblicato il 29 marzo, sosteneva che occorreva risparmiare vite umane e non commettere atti che potessero portare a una rappresaglia sproporzionata al risultato ottenuto. Si affermava inoltre che l’azione del Mcd’I era, e doveva restare fino a nuovo ordine, soltanto difensiva. Nello stesso numero del periodico appariva evidente la riflessione che i dirigenti di Bandiera Rossa facevano sulla debolezza della loro organizzazione: la rivoluzione socialista sembrava ora molto superiore alle loro forze. Alla durezza dei colpi inferti dai fascisti si accompagnava anche un aggravamento dei rapporti con il Pci. L”Unità’ accusò gli “”irresponsabili sparuti gruppetti””, la cui politica estremista favoriva la “”propaganda hitleriana””, di assumere una “”funzione obiettivamente provocatoria””. Dopo la liberazione di Roma, Bandiera Rossa cercò di organizzare una “”Armata rossa”” per combattere, su basi classiste, il nazifascismo, ma gli Alleati e il governo italiano impedirono che si giungesse alla sua creazione. Terminata la guerra, la forza di attrazione del Pci fu irresistibile. ‘Bandiera Rossa’ rimase così il giornale di un piccolissimo gruppo che sopravvisse sino alla fine degli anni Quaranta”” [Arturo Peregalli, La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza] (pag 67)”,”ITAR-212″
“BEHR Hans-Georg”,”I moghul. Splendori e potenza degli imperatori dell’ India.”,”BEHR è nato a Vienna nel 1937. Ha studiato psicologia e storia. Si è dedicato al teatro e al giornalismo presso il settimanale ‘Stern’. Più tardi si è trasferito a Katmandu dove ha scritto reportage sul Nepal e sull’ Islam.”,”INDx-022″
“BEHRENS Diethard WOLF Dieter REICHELT Helmut PARAGENINGS Heinz SIMON Hermann MILIOS Jannis e SOTIROPOULOS Dimitris STAMATIS Georg ECONOMAKIS George E. TSCHECHOWSKI Valeri MUSTO WENDLING Amy LINDNER Kolja GIANNI Emilio GANDLER Stefan GRANDT Jens SHIGETA Sumio, saggi di”,”Geld – Kapital – Wert. Zum 150. Jahrestag der Niederschrift von Marx’ ökonomischen Manuskripten 1857/58 ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’. Der Anfang un die Methode. [Denaro – Capitale – Valore. Nel 150 ° anniversario della stesura di manoscritti economici di Marx 1857-1858 ‘Grundrisse’. L’origine e il metodo]”,”Saggi di BEHRENS Diethard WOLF Dieter REICHELT Helmut PARAGENINGS Heinz SIMON Hermann MILIOS Jannis e SOTIROPOULOS Dimitris STAMATIS Georg ECONOMAKIS George E. TSCHECHOWSKI Valeri MUSTO WENDLING Amy LINDNER Kolja GIANNI Emilio GANDLER Stefan GRANDT Jens SHIGETA Sumio “”Between 1871 and first months of 1872 Marx and Engels had already intervened personally and on various occasions in the Italian debate, both in the controversies with the anarchists and against Mazzini’s attacks. In this intervention of theirs they could avail of the support of such persons as Bignami (6) in Lodi, or, above all, Cafiero (7) in Naples, until, after connections with the IWMA’s General Council had been broken off, he passed definitively in the anarchic ranks in June 1872. When ‘La Plebe’ thus ended up as the only “”pied-à-terre”” (8) on which Engels could count in Italy, he began to collaborate with it directly. Engels’ relationship with ‘La Plebe’ dated back to the summer-autumn 1871, but the first correspondence appeared only in April of the following year. Known as the ‘Lettere londinesi’, eight of them were published up to December of the same year. The whole collection of the correspondence written by Engels for the Lodi organ, including the aforementioned letters and those sent subsequently, is of considerable importance: we could say it forms a sort of ‘Anti-Dühring’ for Italy. As in the latter, also in the former Engels’ criticism was directed at the “”sublime stupidity”” of those who wish to reform Socialism. The “”new socialist theory”” (9) that was spreading all over Italy under the anarchic guise personified by Bakunin, actually re-proposed all typical errors (utopianism, subjectivism, voluntarism and “”Garibaldinism””) inherited from the political cycle of the Risorgimento. Through ‘La Plebe’, Engels tried to rid the Italian political sphere of precisely these impurities”” [Emilio Gianni, The Diffusion of Marxism in Italy from 1848 to 1926] [(in) Aa.Vv, ‘Geld – Kapital – Wert. Zum 150. Jahrestag der Niederschrift von Marx’ ökonomischen Manuskripten 1857/58 ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’. Der Anfang un die Methode. Beiträge zur Marx-Engels-Forschung Neue Folge 2007′, Hamburg, 2007] [(6) Enrico Bignami (1844-1921). Garibaldian-Mazzinian, then Socialist. Founder and editor of ‘La Plebe’ (1868-1884); (7) Carlo Cafiero (1846-1892). One of the leaders of Italian anarchism; (8) Letter from Engels to F.A. Sorge dated January 4th 1873 in ‘Marx Engels Opere’ (MEO), Rome, Editori Riuniti, 1972-1990, vol. XLIV, 579; (9) F, Engels’ foreword of June 11th 1878 to ‘Anti-Dühring’, Milan, Edizioni Lotta Comunista, 2003, 13-16]”,”MADS-663″
“BEININ Joel LOCKMAN Zachary”,”Workers on the Nile. Nationalism, Communism, Islam, and the Egyptian. Working Class, 1882-1954.”,”Joel Beinin is professor of Middle East history at Stanford University. He is the author of Was the Red Flag Flyng There? Marxist Politics and the Arab-Israeli Conflict in Egypt and Israel, 1948-1965 and the coeditor of Political Islam; Essays from Middle East Report. Zachary Lockman is professor of Middle Eastern studies and history at New York University. He is the author of Comrades and Enemies; Arab and Jewish Workers in Palestine, 1906-1948 and the editor of Workers and Working Classes in the Middle East; Struggles, Histories, Historiographies. List of Tables, List of Abbreviations, Preface, Introduction, Notes, Conclusion, Bibliography, Index,”,”MVOx-003-FL”
“BEISER Frederick C.”,”The Romantic Imperative. The Concept of Early German Romanticism.”,”Frederick C. Beiser is Professor of Philosophy at Syracuse University. He is the author of German Idealism; the Fate of Reason; and Enlightenment, Revolution, and Romanticism (all from Harvard) Preface, Introduction, Abbreviations, Notes, Bibliography, Index,”,”GERx-031-FL”
“BEISER Frederick C.”,”German Idealism. The Struggle against Subjectivism, 1781-1801.”,”Frederick C. Beiser is professor of Philosophy at Syracuse University and the author of many books.”,”FILx-149-FL”
“BEJA Jean-Philippe”,”A’ la recherche d’une ombre chinoise. Le mouvement pour la démocratie en Chine, 1919-2004.”,”BEJA Jean-Philippe è direttore di ricerche al CNRS/CERI. E’ stato direttore scientifico del Centre d’ etudes francais sur la Chine contemporaine (Hong Kong) dal 1993 al 1997. E’ membro del comitato di redazione di ‘China Perspectives’ e di ‘Perspectives chinoises’. Il movimento degli studenti del 1989. “”Occorre attendere l’ indomani della instaurazione della legge marziale da parte del governo il 20 maggio perché i fondatori dell’ Associazione autonoma degli operai di Pekino siano autorizzati a installarsi sulla Piazza. Questa proclamazione, che minaccia l’ esistenza stessa del movimento, conduce gli studenti a ricercare il sostegno delle altre categorie sociali. Alcuni tra loro si lanciano anche nella battaglia per la fondazione dell’ Associazione autonoma degli operai di Pechino (AAOP), come per esempio il laureando Li Jinjin dell’ Università di Pechino. Il ruolo degli studenti nella AAOP è così importante che due dei tre oratori che intervengono in occasione della conferenza stampa che essa ha organizzato sulla Piazza il 1° giugno sono studenti. Però anche a questo punto della crisi, le reticenze persistono e l’ Associazione degli operai è relegata nell’ angolo nord-ovest della Piazza. Occorrerà attendere la fine del mese di maggio perché gli studenti agiscano in comune con l’ AAOP per esigere la liberazione di tre dei sei militanti arrestati dalla polizia. Tuttavia, l’ Associazione non ha molto tempo per svilupparsi poiché viene dissolta dopo il massacro che interviene meno di quindici giorni dalla sua fondazione.”” (pag 152-153)”,”CINx-197″
“BEKKER Cajus”,”La Luftwaffe. Historia del arma aerea alemana durante la II guerra mundial.”,”Tra le ‘Conclusioni e insegnamenti’ dell’ autore: 1. La campagna contro la Polonia non fu una passeggiata: costò alla Luftwaffe 285 aerei e 734 aviatori. 2. L’ intervento nel mare del Nord (1939) ha dimostrato che formazioni di bombardieri senza caccia di scorta finivano in bocca ai caccia nemici. Di qui la scelta di intervenire con azioni notturne che avevano però scarsa precisione. 3. Le azioni sul fronte Ovest dimostrarono che le fortificazioni tradizionali non resistevano all’ attacco combinato ‘terra-aria’ (mezzi corazzati più aerei). 4. Battaglia d’ Inghilterra: il tentativo di piegare l’ Inghilterra al negoziato mediante l’ esclusivo impiego dell’ arma aerea naufragò. La causa principale della sconfitta viene attribuita ad Hitler che nel 1938 aveva escluso un conflitto bellico con la Gran Bretagna. Pertanto la Luftwaffe non era preparata a questa eventualità. Nel 1936 lo sviluppo di un bombardiere quadrimotore con grande capacità di carico venne posticipato per dare la precedenza ai caccia (agli stukas). L’ arma dei caccia non era preparata però per un doppio compito di volare contro i caccia nemici e proteggere i bombardieri. Questi aerei avevano scarsa autonomia ed erano tecnicamente inferiori a quelli avversari. La Luftwaffe e la marina tedesca non avevano inoltre la forza per attaccare in modo decisivo i grandi convogli navali e le installazioni portuali inglesi. 5. La decisione di attaccare la Russia fu presa già nel giugno 1940, prima cioè dell’ inizio della ‘Battaglia d’ Inghilterra’. La lotta sul teatro occidentale non aveva la priorità nei piani del comando tedesco. 6. La campagna dei Balcani necessaria in seguito alla sconfitta italiana in Grecia costò ai tedeschi un mese di ritardo nel lancio dell’ Operazione Barbarossa, mese che può considerarsi decisivo per il fronte orientale. 7. Tra l’ estate e l’ autunno 1941 i due terzi dell’ aviazione militare tedesca operavano sul fronte russo. Nonostante i successi nelle operazioni ci fu un problema di manutenzione: i guasti del materiale crescevano di più delle sostituzioni, così il numero degli aerei in grado di operare diminuì rapidamente. 8. Gli aerei furono impiegati in compiti di appoggio tattico alle operazioni terrestri. Rare furono le azioni di respiro strategico (come il bombardamento in profondità di fabbriche di carri armati e aerei russi) (anche per i limiti imposti dal raggio d’ azione dei vettori tedeschi). Di conseguenza la produzione sovietica di tanks e aerei crebbe più delle perdite sul campo. 9. Non fu la strategia inglese e americana del bombardamento a tappeto (o a zona) sulla popolazione civile a piegare il morale tedesco. Questa strategia non fu pagante per gli alleati che ebbero molte perdite. Furono gli attacchi contro obiettivi militari, contro i punti chiave della rete di comunicazioni, le arterie di rifornimento di combustibile, di pezzi di ricambio che portarono al logoramento e al collasso dell’ esercito tedesco. Per BEKKER questa è una lezione che non si dovrà mai dimenticare. Conclusioni: la Germania perse la battaglia della logistica e la corsa al perfezionamento tecnico nella navigazione in qualunque condizione di tempo e nel combattimento di precisione (azioni di precisione notturne, impiego del radar ecc.). (pag 105 176 290 376 456 548 599 661 768)”,”GERQ-054″
“BEKKER Cajus”,”Luftwaffe. Le forze aeree tedesche nella seconda guerra mondiale.”,”Cajus Bekker è stato un giornalista e scrittore tedesco. Entrato nel 1943 nella Marina militare ottenendo riconoscimenti al valore, nel 1953 pubblicò il suo primo libro con lo pseudonimo di Hans Dieter Berenbrock a causa del materiale scottante del quale si era servito per la redazione. Ha pubblicato vari libri sull’aviazione militare utilizzando il suo pseudonimo. Paul Deichmann (1898-1981) è stato un generale della Luftwaffe durante la Seconda guerra mondiale. Insignito della Croce di Ferro il 26 marzo 1944, venne fatto prigioniero dagli americani dalla fine della guerra al 1947. A partire dal 1950, collaborò con la US Air Force a diversi studi sulla Luftwaffe. Hitler, Göring e la battaglia d’Inghilterra. “”Il 30 giugno 1940, una settimana dopo la fine della campagna di Francia, Göring aveva elaborato una “”Istruzione generale per la lotta della Luftwaffe contro l’Inghilterra””. In quest’istruzione si leggeva che «l’impiego delle flotte aeree deve essere coordinato al massimo» e che «dopo il raggruppamento delle singole unità deve avere inizio l’attacco sistematico ai gruppi di obiettivi». La lotta doveva essere condotta soprattutto contro l’aviazione militare inglese, i suoi servizi al suolo e anche contro l’industria dell’aeronautica. La marina esigeva, però, che si attaccasse dall’alto la flotta inglese, i porti di rifornimento e le unità della marina mercantile. Göring era fiducioso di risolvere i due problemi simultaneamente con la Luftwaffe. Lo Stato Maggiore della Lufwaffe indicò l’obiettivo principale: «Fino alla distruzione dell’aviazione militare nemica, il sommo principio della guerra nei cieli è quello di aggredire le formazioni nemiche in ogni occasione, di giorno e di notte, in cielo e in terra, senza tener conto di altri incarichi». L’obiettivo era dunque chiaro. Mancava però il piano con i particolari della realizzazione. Il primo passo concreto fu tuttavia compiuto da Göring, l’undici luglio 1940, quando diede il via agli attacchi contro i convogli navali britannici del Canale. Il tentativo corrispondente di attirare i caccia inglesi per costringerli a misurarsi con gli stormi da caccia tedeschi tuttavia fallì. Gli inglesi proteggevano sì i loro convogli, ma avevano l’ordine severo di evitare il pericoloso confronto diretto con i caccia tedeschi. Le convinzioni dei dirigenti politici tedeschi influirono notevolmente sull’atteggiamento della Luftwaffe che esitava a iniziare la guerra aerea contro l’Inghilterra. L’inattesa e rapida vittoria sulla Francia fece supporre ai dirigenti politici di aver sufficientemente dimostrato all’Inghilterra, ormai isolata, la potenza militare tedesca e di averla così resa disposta alla pace. Il 19 luglio venne festeggiata all’Opera Kroll di Berlino la vittoria in Occidente. (…) Tre giorni più tardi il ministro degli esteri inglese, Lord Halifax, dichiarò alla radio di non aver trovato nel discorso di Hitler alcuna allusione a una pace basata sul concetto di giustizia. «I suoi unici argomenti erano le minacce… Nella Gran Bretagna regno lo spirito della decisione irrevocabile. Non rinunceranno alla lotta…». Era il giorno in cui crollarono le ultime illusioni tedesche circa un’eventuale resa degli inglesi. La Luftwaffe doveva ora riflettere seriamente sul modo di condurre la guerra contro l’isola britannica. Mancava sempre un ben definito piano d’azione. Göring convocò il 21 luglio i comandanti della flotta aerea, incaricandoli di elaborare le loro concezioni riguardanti l’azione tedesca. I marescialli Kesselring e Sperrle diedero le istruzioni necessarie ai comandi loro sottoposti. Gli Stati Maggiori iniziarono febbrilmente le discussioni sul piano d’azione. Non c’era dubbio che il primo e più importante obiettivo fosse quello di sbaragliare la Royal Air Force, ma non si era d’accordo sul come realizzare l’impresa. Cio nonostante la direzione politica prendeva una decisione dopo l’altra. Già il 16 luglio, tre giorni prima del discorso pronunciato al Reichstag, Hitler aveva ordinato nell’Istruzione n. 16 di preparare e di portare a termine in caso di necessità, un’operazione di sbarco in Inghilterra (operazione Leone marino). Il 31 luglio, però, Hitler rivelò al comandante in capo dell’Esercito von Brauchitsch e al suo capo di Stato maggiore Halder, nel corso di un colloquio svoltosi a Obersalzberg, di voler aggredire la Russia «quanto prima, tanto meglio, possibilmente ancora entro l’anno in corso. Una volta sconfitta la Russia, l’Inghilterra avrà perduto la sua ultima speranza». Anche Göring e il capo di Stato Maggiore della Luftwaffe, Jeschonnek, vennero informati già in luglio della svolta di Hitler”” (pag 206-207)”,”QMIS-207″
“BELARDELLI Giovanni”,”Il Ventennio degli intellettuali. Cultura, politica, ideologia nell’ Italia fascista.”,”BELARDELLI Giovanni insegna storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Perugia. Ha curato le riedizioni de ‘L’ Italia in cammino’ (1991) di Gioacchino VOLPE e dell’ ‘Intervista sul fascismo’ (2004) di DE-FELICE. “”Lo storico appariva dunque come un esponente, e tra i più autorevoli, di quei settori dell’ opinione pubblica che guardavano con simpatia al fascismo quale agente di una difesa e di un rinnovamento dello Stato liberale che, in oni caso, non comportasse rivolgimenti politico-istituzionali troppo profondi. Fin dal giugno 1921, con una lettera aperta pubblicata sul “”Popolo d’ Italia””, Volpe aveva messo in guardia Mussolini dai rischi legati all’ aver proclamato una “”tendenzialità repubblicana”” che avrebbe potuto spingere alla defezione quanti, “”dentro o a fianco dei Fasci””, non erano invece disposti a mettere in discussione le istituzioni politiche esistenti. Trovava infatti che in un’ Italia in cui abbondavano gli squilibri regionali e i particolarismi, in cui lo Stato vedeva “”rizzarsi davanti a sé la grande ombra del Vaticano””, la monarchia costituiva un indispensabile elemento di coesione nazionale e, per il fascismo, un alleato irrinunciabile. (…) In realtà per vent’anni, come Volpe lamenterà dopo la fine della seconda guerra mondiale, il fascismo avrebbe esercitato una “”azione blandamente, inconsapevolmente o consapevolmente, logoratrice dell’ istituto monarchico””. (pag 101)”,”ITAF-206″
“BELARDELLI Giovanni”,”Nello Rosselli.”,”Giovanni Berardelli, insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università di Perugia. E’ autore tra l’altro del volume ‘Il Ventennio degli intellettuali’ (Laterza, 2005); ha curato di recente le ‘Lettere dall’Italia perduta, 1944-1945’ di Gioacchino Volpe. “”A settant’anni dall’assassinio dei fratelli Rosselli, avvenuto il 9 giugno 1937 in Francia, la personalità del più giovane dei due, Nello, continua a restare nell’ombra. Ancora oggi sono pochi a sapere che, a differenza di Carlo, tra i massimi leader dell’antifascismo italiano, Nello Rosselli, pur condividendo le idee del fratello, rimase essenzialmente uno studioso di storia. Lo stesso assassionio, avvenuto per mano di sicari francesi assoldati dai servizi segreti italiani, rendendo i Rosselli tra le vittime più note della ditturara fascista doveva oscurare la specifica personalità di Nello. Questo volume ricostruisce dunque la biografia di una figura tanto celebrata quanto in fondo poco conosciuta; allo stesso tempo, fornisce un interessante spaccato della vita culturale nell’Italia fascista. Vediamo in particolare come, nella vicenda di Nello Rosselli, si riflettano certi caratteri della dittatura di Mussolini: un regime che, da una parte, permetteva al giovane storico di recarsi spesso all’estero pur sapendo come ne approfittasse per incontrare il fratello; dall’altra; ne avrebbe stroncato la vita attraverso un assassinio politico”” (dalla quarta di copertina) Mazzini Garibaldi Bakunin Marx e Engels (pag 65-69) “”Il primo libro di Rosselli, sulle origini del movimento operaio in Italia e sul contrasto tra Mazzini e Bakunin, fu pubblicato nel 1927 dall’editore Bocca di Torino (). Si trattava, come sappiamo, della tesi di laurea arricchita da successive ricerche e soprattutto dalla consultazione, a Berlino, della quasi introvabile biografia di Max Nettlau su Bakunin, dei verbali del Consiglio dell’Internazionale e del carteggio fra Engels e i suoi corrispondenti italiani. Da quando aveva iniziato quel lavoro, tanto i suoi studi quanto la sua partecipazione alle vicende politiche si erano mossi, come abbiamo visto, in stretto rapporto con Gaetano Salvemini. E anzitutto da Salvemini Rosselli aveva appreso a non scindere il lavoro dello storico dall’impegno nella politica contemporanea, a collegare la ricostruzione del passato a una funzione educatrice da esercitare, «con l’aiuto della storia» appunto, nel presente (1). Una concezione non dissimile da Rosselli poteva trovarla in Guglielmo Ferrero il quale, com’è stato osservato, più che storico in senso stretto fu «un uomo che faceva la storia da politico e la politica da storico» (2). Del resto, la generazione di storici alla quale Rosselli apparteneva si alimentò di un’esperienza che fu principalmente esperienza politica (3). (…) Per Rosselli il progresso delle classi lavoratrici è inscindibilmente connesso con un miglioramento non solo delle loro condizioni economiche ma anche di quelli più generalmente culturali e intellettuali. L’immaturità del movimento operaio italiano intorno al 1860 si spiega, secondo lui, proprio con il fatto che «l’organizzazione operaia non sorge e non si consolida, o almeno sorge e si sviluppa stentatamente là dove manchi un certo grado di benessere materiale, oltre che di maturità intellettuale delle classi lavoratrici» (6). Qui sta una delle radici delle simpatie dell’autore per Mazzini, nel fatto che il programma operaio di quest’ultimo «presuppone una progressiva elevazione morale e culturale della classe operaia» (7). Rosselli analizza la funzione contraddittoria svolta da Mazzini nei confronti dell’organizzazione operaia e i limiti del suo modo di concepire la questione sociale: il fatto, cioè, che dopo l’unità il programma mazziniano divenne storicamente superato. Mazzini, dopo il 1860, trovò largo consenso nell’ambiente democratico cominciando a propagandare il suo programma sociale che era allora l’unico esistente, a parte quello moderato teso ovviamente a tutt’altre finalità. Il positivo ruolo svolto dall’attività condotta in campo sociale dai seguaci di Mazzini e il successo che inizialmente ad essa arrise dipendevano dal fatto che quell’azione sconvolgeva un quadro di stasi e ristagno. Per il resto Rosselli sottolinea i limiti della teoria sociale mazziniana e i motivi del suo fallimento. L’organizzazione operaia, per Mazzini, era legata a una precisa ideologia politico-religiosa che difficilmente poteva essere completamente accettata (e, in realtà, non lo fu del tutto neanche da parte dei suoi più fedeli seguaci). I nuclei operai interessavano Mazzini non tanto come mezzo per l’emancipazione economica delle classi lavoratrici, quanto per far leva su di essi al fine del completamento dell’unificazione nazionale con Roma e i territori ancora soggetti all’Austria. Da ciò scaturiva necessariamente il suo atteggiamento paternalistico e autoritario di fronte al problema operaio. Inoltre, era la stessa concezione di un’emancipazione che doveva passare per l’unione di capitale e lavoro, con la necessità di una collaborazione delle classi medie, a far sì che si determinasse ben presto una contraddizione fra il programma mazziniano e l’ulteriore sviluppo del movimento operaio. I primi scioperi, in relazione alla perdurante precarietà della condizione economica delle classi lavoratrici, indicheranno questa incompatibilità. (…) Non si comprenderebbe tuttavia il complesso atteggiamento di Rosselli di fronte alla figura di Mazzini se non si tenesse conto del fatto che l’accento posto da quest’ultimo sulla «progressiva elevazione morale e culturale della classe operaia», rendevano il giovane storico particolarmente sensibile a «quel senso accorato d’umanità, (…) quella larga simpatia umana per cui Mazzini è ‘sentito’ in ogni parte del mondo e, se pur lo si discute e nega, lo si comprende ed ama». A differenza di Marx, aggiungeva, che invece «si studia e si ammira». «Rovesciamo Mazzini – prosegue Rosselli – e si avrà qualcosa di molto simile a Marx: freddo, preciso, logicamente impeccabile, concreto; cervello assai più acuto che non sensibile cuore. Dall’uno non poteva venire che una predicazione di amore: il sogno della solidarietà fra le classi sociali, una dottrina di educazione e di elevazione morale. L’altro dalla secolare esperienza dell’umanità doveva trarre una ferrea legge economica, prima regolatrice d’ogni vicenda; legge che non nega, ma innegabilmente attenua l’influenza dei valori morali» (11). C’è qui la stessa preoccupazione di fondere valori morali e razionalità politica che aveva spinto socialisti come Alessandro Levi e Rodolfo Mondolfo a studiare con particolare attenzione la figura di Mazzini. Mondolfo si era interessato, nel suo ‘Sulle orme di Marx’ (1919), ai rapporti tra Mazzini e il socialismo convinto che, di fronte alle interpretazioni positivistiche, fosse necessario restituire «un contenuto spirituale e una filosofia al socialismo» (12). Levi aveva scritto nel volume su ‘La filosofia politica di Giuseppe Mazzini’ (1917) che, pur essendo socialismo e mazzinianesimo teorie inconciliabili, non per questo il primo non doveva, «ammaestrato dalla rude esperienza che ne ha sfrondato molte illusioni, smentito alcune previsioni, corretto molti errori di teoria e di tattica, trarre dal pensiero politico di Mazzini, e far suoi, ammaestramenti fecondi». Infatti, solo tenendo nel massimo conto in valori morali si sarebbe potuta superare la società presente e preparare la società nuova (13)”” (pag 65-69) [Giovanni Belardelli, ‘Nello Rosselli’, Soveria Mannelli, 2007] [[() N. Rosselli, Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872). Einaudi, Torino, 1967. Nel titolo della prima edizione (F.lli Bocca, Torino, 1927) il nome dell’anarchico russo compariva, secondo la grafia in uso all’epoca, come Bakounine]; (1) G. Salvemini, ‘Pasquale Villari’, in ‘Nuova Rivista Storica’, a. 11 (1918), fasc. 2, poi in Id., ‘Scritti vari’, cit., p. 64; (2) G. Busino, ‘Dodici lettere di Guglielmo Ferrero a W.E. Rappard’, in ‘Nuova Antologia’, a. 97 (1962), fasc. 1942, p. 177; (3). Cfr. W. Maturi, ‘Interpretazioni del Risorgimento’, Einaudi, Torino, 1962, p. 466; (…) (6) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1972)’, Einaudi, Torino, 1967, p. 43; (7) Ivi, p. 27; (8) Ivi, p. 212; (9) Già Salvemini aveva sottolineato, diversi anni prima, l’importanza delle ripercussioni della Comune [di Parigi] in Italia. Cfr. Rerum Scriptor [G. Salvemini], ‘I partiti politici milanesi nel secolo XIX’, Editori dell’Educazione politica, Milano, 1899; poi in G. Salvemini, ‘Scritti sul Risorgimento’, a cura di P. Pieri e C. Pischedda, Feltrinelli, Milano, 1961, p. 115; (10) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 297 e 348; (11) Ivi, pp. 136 e, per le citazioni precedenti, 27 e 133; (12) R. Mondolfo, ‘Sulle orme di Marx, III ediz., vol. II, Cappelli, Bologna-Rocca San Casciano-Trieste, 1923, p. 73; (13) A. Levi, ‘La filosofia politica di Giuseppe Mazzini’, nuova edizione a cura di S. Mastellone, Morano, Napoli, 1967, p. 134]”,”STOx-290″
“BELARDELLI Giovanni CAFAGNA Luciano GALLI DELLA LOGGIA Ernesto SABBATUCCI Giovanni”,”Miti e storia dell’Italia unita.”,”Giovanni Belardelli insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all’Università di Perugia. Luciano Cafagna, dopo aver insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa, è stato commissario dell’Autorità garante per il mercato e la concorrenza. Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAB-016-FL”
“BELARDELLI Giovanni”,”Nello Rosselli. Una storico antifascista.”,”Giovanni Berardelli è nato a Roma nel 1951, dove si è laureato in Lettere. Ha collaborato a ‘Storia contemporanea’. Ha studiato i rapporti tra intellettuali e fascismo.”,”BIOx-030-FF”
“BELARDI Mauro CORGHI Vincenzo”,”Il pendolo di Mosca.”,”Mauro Belardi ha diretto dal 1975 al 1991 l’ufficio studi dell’Associazione Italia-Urss. É autore di numerose trasmissioni radiofoniche. Vincenzo Corghi ha studiato a Mosca. Deputato del Pci per quattro legislature, è stato dal 1975 al 1992 segretario dell’Associazione Italia-Urss.”,”RUSx-109-FL”
“BELCI Corrado”,”Zaccagnini.”,”Corrado Belci (Dignano d’Istria 1926) risiede dal 1947 a Trieste. E’ stato parlamentare DC per quattro legislature e direttore del quotidiano ‘Il Popolo’.”,”BIOx-330″
“BELCI Franco KUKLER S. IVASIC M. CERNIC C. BENVENUTI Silvano PINCHERLE Renzo CHERSOVANI Licia”,”Nazionalismo e neofascismo nella lotta politica al confine orientale 1945-75. Volume II.”,”introduzione al primo volume:: ‘Per quale storiografia’ di G. MICCOLI”,”ITAV-020″
“BELDEN Jack”,”La Cina scuote il mondo.”,”BELDEN, giornalista, visse per 5 anni in Cina dal 1937 assistendo all’ invasione giapponese. Sul finire del 1946 tornò in Cina sempre come giornalista registrando insieme con le sue impressioni anche i racconti delle varie componenti sociali della popolazione cinese (il contadino, il soldato, la donna, il dirigente di partito…). L’A ha criticato le ingerenze politiche degli USA in Cina.”,”CINx-061″
“BELDEN Jack”,”La Cina scuote il mondo.”,”Al momento dell’invasione giapponese, nel ’37, l’autore di questo libro era già stato in Cina per cinque anni, pur essendo sbarcato inizialmente ad Hong Kong con il progetto di una breve escursione nei dintorni. Quando, sul finire del ’46, Jack Belden torna in Cina, come giornalista.”,”CINx-041-FL”
“BELGRANO Luigi Tommaso, a cura di Gabriella AIRALDI”,”Della vita privata dei genovesi. (1875)”,”Luigi Tommaso Belgrano storico italiano (Genova 1838 1835) studioso di storia genovese. Segretario della Società Ligure di Storia Patria.”,”LIGU-013-FSD”
“[BELIBASTE, a cura]”,”La comune di Kronstadt. Raccolta di documenti comprendenti la traduzione integrale delle Izvestija di Kronstadt.”,”‘traduzione dal francese di ‘La coune di Krostadt’ edito dal compagna Bélibaste’ Ultimatum di Trotsky (presidente del Soviet militare rivoluzionario della Repubblica e Kamenev (comandante in capo): “”(…) Nello stesso tempo io dò ordini destinati a reprimere l’ammutinamento ed a vincere i ribelli con la forza delle armi. I capi degli ammutinati controrivoluzionari saranno interamente responsabili dei danni che la popolazione pacifica potrà subire per loro colpa.. Questo avvertimento è definitivo””. Pietrogrado, 5 marzo 1921 (pag 10-11)”,”RIRO-387″
“BELL Daniel”,”Marxian Socialism in the United States. With a new introduction by Michael KAZIN and a new Afterword by the Author.”,”Daniel BELL è Scholar in Residence all’ America Academy of Art and Sciences e Professore emerito di sociologia alla Harvard University. Michael KAZIN insegna storia all’ American University. E’ autore di ‘The Populist Persuasion: An American History’.”,”MUSx-067″
“BELL Daniel”,”The Cultural Contradictions of Capitalism.”,”Il mutamento della società americana negli anni 1960. “”1. La molteplicità dei problemi sociali. La rimarchevole performance dell’ industria americana (e il rafforzamento psicologico derivato dal fatto che nel dopoguerra non c’è stata depressione economica, sebbene fosse stata prevista dagli economisti) sembrava indicare che lo sviluppo economico avrebbe risolto ogni problema sociale.”” (pag 187) “”2. I moti e i crimini dei neri. Dal 1963 al 1967 ci furono cinque ‘hot summers’ (estati calde), in cui, ogni anno, ci fu un crescendo di rivolte che, cominciando nel Sud, passavano velocemente al Nord, cosicché da Watts, Detroit, Newark e Washington DC, l’ intera sezione di ciascuna città finì in fiamme””. (pag 188) “”3. L’ alienazione dei giovani.”” (pag 189)”,”USAS-140″
“BELL Daniel”,”The Coming of Post-Industrial Society. A Venture in Social Forecasting.”,”Daniel BELL professore di sociologia alla Harvard University. E’ autore di ‘The End of Ideology’ e ‘The Cultural Contradictions of Capitalism’ (1976). “”I padri fondatori dell’ economia contemporanea erano preoccupati della “”lamentevole scienza”” a causa del fatto che credevano che l’ accumulazione del capitale non potesse continuare indefinitamente. Queste conclusioni erano basate su tre assunzioni: la legge dei rendimenti decrescenti; il principio malthusiano, secondo cui un incremento nei salari reali avrebbe semplicemente portato ad una crescità più veloce della popolazione e alla “”diluizione”” di quell’ incremento; e, implicitamente, uno stato invariante della tecnologia. Queste erano le basi dell’ economia ricardiana. Esse furono elaborate da John Stuard Mill nella concezione de “”The Stationary State””. Perfino Marx, in questo senso un economista post-ricardiano, giunse a conclusioni pessimistiche. Sebbene fosse più sensibile al ruolo rivoluzionario delle macchine rispetto ai suoi contemporanei, Marx sentì che la prima conseguenza della sostituzione del lavoro con il macchinario sarebbe stata la centralizzazione del capitale, a spese degli altri capitalisti, l’ incremento dello sfruttamento della forza-lavoro (attraverso un allungamento della giornata lavorativa) nella misura in cui più capitalisti arretrati avrebbero cercato di mettersi a competere, e, in ultimo, le crisi quando il sistema avesse raggiunto dei limiti superiori. In base alla teoria del valore lavoro, Marx sentiva che l’ espansione della “”composizione organica del capitale”” poteva portare solo a un declino del tasso medio di profitto e a un continuo impoverimento del lavoratore.”” (pag 189-190)”,”ECOI-184″
“BELL Eric Temple”,”La magia dei numeri.”,”””Democrito che il mondo a caso pone”” Dante, Inferno (controllare) “”Tutto è numero”” Pitagora fonte E.T. Bell, la magia dei numeri “”Nè nella matematica, nè nella scienza si è raggiunta la certezza di un progresso costante.”” (pag 206) “”In teatralità e dignità, per non dire in ostentazione, Empedocle superò anche il suo maestro Pitagora. Poichè la porpora era l’ insegna della tirannia, il filosofo dimostrava il proprio disprezzo per i tiranni aggirandosi paludato in una veste di rosso vivo. Per colmo di impertinenza, si metteva alla cintura una catena d’ oro e sulla testa una corona di foglie d’oro. E per far capire che avrebbe saputo dirimere facilmente qualsiasi disputa, si circondava di un corteggio più numeroso e meglio nutrito di quello che un tiranno potesse permettersi””. (pag 144)”,”SCIx-221″
“BELL Daniel KRISTOL Irving a cura”,”The Crisis in Economic Theory.”,”Contributi di Kenneth J. ARROW Daniel BELL Paul DAVIDSON Peter F. DRUCKER Edward J. NELL Harvey LEIBENSTEIN James W. DEAN Israel M. KIRZNER Allan H. MELTZER Irving KRISTOL Mark H. WILLES Frank HAHN. BELL Daniel KRISTOL Irving. Il primo è professore di sociologia ad Harvard. Il secondo è Henry Luce Professor of Urban Values all New York University. Sono autori di varie opere (v. 4° cop). “”Sebbene Keynes sia largamente conosciuto per le idee del deficit finanziario e il “”pump priming””, questi non erano i problemi della ‘Teoria generale’. La ‘General Theory of Employment, Interest and Money’, per dare il titolo completo del libro – era un assalto alla Legge di Say, all’ argomento secondo cui sulla lunga distanza le “”forze reali”” del sistema economico avrebbero teso all’ equilibrio della piena occupazione. La considerazione di Keynes era che, sulla lunga distanza, noi siamo tutti morti. Keynes sosteneva due tesi. La prima, altamente tecnica, che perfino se la legge di Say fosse stata valida in un modello statico (e chiuso), essa non poteva dimostrare che un equilibrio di pieno impiego era dinamicamente ottenibile dato che il processo di movimento verso l’ equilibrio ‘nel corso del tempo’ squilibrava l’ equilibrio stesso. La seconda, che ha ricevuto la massima attenzione, era che, in una depressione, un equilibrio statico era impossibile per tre ragioni: la inelasticità (e/o la irresponsabilità) dei tassi di interesse come un mezzo per stimolare gli investimenti; una “”trappola di liquidità””, o il desiderio degli esperti (istituzioni finanziarie o individui) di tenere (“”hoard””) denaro; e la viscosità dei salari e dei prezzi in moneta””. (pag 63)”,”ECOT-111″
“BELL Henry”,”John Maclean. Hero of Red Clydeside.”,”Henry Bell è uno scrittore e curatore di libri tra i quali ‘A Bird is Not a Stone’ (2014), e ‘Tip Tap Flat’ (2012). Il 30 gennaio 1921, si tiene una Convenzione unitaria a Leeds (Unity Convention). Il CPGB può a questo punto reclamare di rappresentare l’insieme dei comunisti britannici; con la sola eccezione di John McLean e del Socialist Labour Party (1). Maclean pubblica una lettere aperta a Lenin lo stesso giorno mettendolo sull’avviso dell’ errore che il Comintern e i suoi compagni stanno facendo sostenendo questo nuova Partito comunista della Gran Bretagna’ (pag 165) (1) ‘The Communist’, 5 febbraio 1921″,”MUKx-214″
“BELL David Avrom”,”The First Total War. Napoleon’s Europe and the Birth of Modern Warfare”,”BELL David Avrom: nato a New York (USA), 17 novembre 1961 da una famiglia di origine ebraica. Laureato in Storia e Letteratura alla Harvard University. Storico specializzato in Storia francese. Insegna Storia francese alla Johns Hopkins University. Già autore di “”Lawyers and Citizens”” che ha vinto il Pinkney Prize of the Society for French Historical Studies. <>. (Traduz. d. r. dal risvolto di copertina).”,”FRAN-115-FSL”
“BELL Geoffrey”,”Mercato dell’eurodollaro e sistema finanziario internazionale.”,”Geoffrey Bell, nato nel 1939, ha studiato a Grimsby e alla London School of Economics. Successivamente è entrato al Dipartimento del Tesoro britannico in qualità di consigliere economico aggiunto e nel 1963-64 ha trascorso nove mesi come visiting economist presso il Sistema della Riserva Federale, principalmente alla banca della Riserva Federale di St.Louis. Tra il 1964 e il 1966 è stato lettore di economia monetaria alla LSE ed ha svolto attività di consulenza presso il Dipartimento del Tesoro. Nel 1966 è stato nominato consigliere economico dell’ambasciata britannica a Washington.”,”ECOI-201-FL”
“BELLACICCO Antonio LABELLA Anna”,”Le strutture matematiche dei dati.”,”Antonio Bellacicco è assistente ordinario presso la cattedra di Istituzioni di statistica e professore stabilizzato di Applicazioni operative dell’algebra e della teoria dei grafi nella Facoltà di scienze statistiche dell’Università di Roma, è autore di numerose pubblicazioni sia sulla metodologia dell’analisi dei dati che sulle sue applicazioni, particolarmente nell’ambito della pianificazione territoriale. Anna Labella è assistente ordinario presso la cattedra di Algebra ed è professore incaricato di Matematiche complementari I nell’Istituto di matematica G. Castelnuovo nella Facoltà di scienze dell’Università di Roma, si occupa di problemi di fondamenti della matematica e di teoria delle categorie ed è autrice di lavori di tipo algebrico.”,”SCIx-074-FL”
“BELLAMY Edoardo”,”Eguaglianza. Unica traduzione autorizzata. Vol 1.2″,”Scrittore americano(1850-1898) noto per il romanzo di narrativa utopistica sociale ‘Guardando indietro 2000-1887’ (1888) forse il maggior romanzo utopistico americano e uno dei più importanti in assoluto; in esso l’A descrive un ordine politico e sociale di tipo collettivistico in cui sono state eliminate le diseguaglianze e sconfitte le grandi corporazioni. Sull’onda del successo del libro fondò il Partito nazionalista con un programma di radicali riforme sociali e diresse i periodici ‘The Nationalist’ e ‘The New Nation’. Ma il movimento ebbe vita breve. Il romanzo Eguaglianza è una replica del precedente ma meno brillante perchè scritto con intenzioni teoriche.”,”SOCx-011″
“BELLAMY Joyce MARTIN David SAVILLE John adattamento di Francois BEDARIDA”,”Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier international. 3. La Grande-Bretagne.”,”Tradotto dall’inglese da Renée BEDARIDA”,”MUKx-004″
“BELLAMY Joyce M. SAVILLE John; collaborazione di Paul ADELMAN Mai ALMAN R. Page ARNOT P.N. BACKSTROM Philip S. BAGWELL David BARTON John BAXTER Joseph O. BAYLEN Ron BEAN Margaret BELL John BENSON Joyce M. BELLAMY Harold F. BING Kenneth BRILL Ian BRITAIN Keith BROOKER Kenneth D. BROWN Raymond BROWN Marjorie BUCKE Michael CAHILL Maureen CALLCOTT Frank CARRUTHERS Raymond CHALLINOR Malcolm CHASE Doris N. CHEW David CLARK Alan CLINTON M.D. CLUSE Margaret COLE Stephen W. COLTHAM Simon CORDERY Helen CORR Grace G. COWIE Fergus D’ARCY Kenneth DALLAS Ralph H. DESMARAIS F.K. DONNELLY Peter D. DRAKE Janet DRUCKER Margaret ESPINASSE E.W. EVANS Richard D. FELSTEAD David FERNBACH Geoffrey FIDLER Allan FLANDERS Barbara FLETCHER Eileen FLETCHER Edmund FROW Ruth FROW Janet FYFE Tom GALLAGHER Sheridan GILLEY Kenneth L. GOODALL Ian GOODFELLOW Stephen GOSLING Robert GRIFFITHS Reg GROVES June HANNAM K.G.E. HARRIS Brian H. HARRISON J.F.C. HARRISON Ralph H.C. HAYBURN Barbara HILL Patricia HOLLIS Colin HOLMES Ann HOLT David HOPKINSON David HOWELL Sean HUTTON Laurence JACOBS Louis G. JAMES Mick JENKINS Bernard JENNINGS Alan R. JONES Laurence JOHNSON Zoe JOSEPHS Fraulein Beate KASPAR Stephen F. KELLY John E. KING Beverley KINGSTON William KNOX Marion KOZAK Judith Fincher LAIRD David LARGE Keith LAYBOURN Alan J. LEE Philip J. LENG Fred M. LEVENTHAL Richard LEWIS John C. LOVELL David E. MARTIN William H. MARWICK James MACFARLANE David E. MARTIN Helen MATHERS James McCONVILLE Norman McCORD Anthony MASON Valerie MASON Neville C. MASTERMAN Anna MATHAMS Frank MATTHEWS Iain McCALMAN Marion MILIBAND Maurice MILNE A. Leslie MORTON M. Vivien MORTON Charles Loch MOWAT Robert G. NEVILLE Barbara NIELD Keith H. NIELD John OSBURN Frederick C. PADLEY John PARKER Trevor PEACOCK Robin PEARSON, John S. PEART-BINNS, Archie POTTS, I.J. PROTHERO, T. David W. REID, Naomi REID, John REYNOLDS, Gerald RHODES, Norman W. ROBINSON John J. ROWLEY Edward ROYLE David RUBINSTEIN Bryan H. SADLER John SALT John SAVILLE James A. SCHMIECHEN John S. SHEPHERD John B. SMETHURST Adrian A. SMITH Richard STOREY Eric L. TAPLIN Eric TAYLOR George F. THOMASON Anthony J. TOPHAM Adrian TRANTER Bob TURNER R.E. TYSON Mavis WATERS Ken WELLER Royston A.A. WHITE Andrew WHITEHEAD Major W. WALFORD WHITE Bob WHITFIELD Martin J. WIENER Joel H. WIENER J.E. WILLIAMS Diana WYLIE”,”Dictionary of Labour Biography. Vol 1-8. Ogni volume A-Z.”,”BELLAMY è Fellow of the University of Hull SAVILLE è Emeritus Professor of Economic and Social History, Univ of Hull. Collaboratori: Paul ADELMAN, Mai ALMAN, R. Page ARNOT, P.N. BACKSTROM, Philip S. BAGWELL, David BARTON, John BAXTER, Joseph O. BAYLEN, Ron BEAN, Margaret BELL, John BENSON, Joyce M. BELLAMY, Harold F. BING, Kenneth BRILL, Ian BRITAIN, Keith BROOKER, Kenneth D. BROWN, Raymond BROWN, Marjorie BUCKE, Michael CAHILL, Maureen CALLCOTT, Frank CARRUTHERS, Raymond CHALLINOR, Malcolm CHASE, Doris N. CHEW, David CLARK, Alan CLINTON, M.D. CLUSE, Margaret COLE, Stephen W. COLTHAM, Simon CORDERY, Helen CORR, Grace G. COWIE, Fergus D’ARCY, Kenneth DALLAS, Ralph H. DESMARAIS, F.K. DONNELLY, Peter D. DRAKE, Janet DRUCKER, Margaret ESPINASSE, E.W. EVANS, Richard D. FELSTEAD, David FERNBACH, Geoffrey FIDLER, Allan FLANDERS, Barbara FLETCHER, Eileen FLETCHER, Edmund FROW, Ruth FROW, Janet FYFE, Tom GALLAGHER, Sheridan GILLEY, Kenneth L. GOODALL, Ian GOODFELLOW, Stephen GOSLING, Robert GRIFFITHS, Reg GROVES, June HANNAM, K.G.E. HARRIS, Brian H. HARRISON, J.F.C. HARRISON, Ralph H.C. HAYBURN, Barbara HILL, Patricia HOLLIS, Colin HOLMES, Ann HOLT, David HOPKINSON, David HOWELL, Sean HUTTON, Laurence JACOBS, Louis G. JAMES, Mick JENKINS, Bernard JENNINGS, Alan R. JONES, Laurence JOHNSON, Zoe JOSEPHS, Fraulein Beate KASPAR, Stephen F. KELLY, John E. KING, Beverley KINGSTON, William KNOX, Marion KOZAK, Judith Fincher LAIRD, David LARGE, Keith LAYBOURN, Alan J. LEE, Philip J. LENG, Fred M. LEVENTHAL, Richard LEWIS, John C. LOVELL, David E. MARTIN, William H. MARWICK, James MACFARLANE, David E. MARTIN, Helen MATHERS, James McCONVILLE, Norman McCORD, Anthony MASON, Valerie MASON, Neville C. MASTERMAN, Anna MATHAMS, Frank MATTHEWS, Iain McCALMAN, Marion MILIBAND, Maurice MILNE, A. Leslie MORTON, M. Vivien MORTON, Charles Loch MOWAT, Robert G. NEVILLE, Barbara NIELD, Keith H. NIELD, John OSBURN, Frederick C. PADLEY, John PARKER, Trevor PEACOCK, Robin PEARSON, John S. PEART-BINNS, Archie POTTS, I.J. PROTHERO, T. David W. REID, Naomi REID, John REYNOLDS, Gerald RHODES, Norman W. ROBINSON, John J. ROWLEY, Edward ROYLE, David RUBINSTEIN, Bryan H. SADLER, John SALT, John SAVILLE, James A. SCHMIECHEN, John S. SHEPHERD, John B. SMETHURST, Adrian A. SMITH, Richard STOREY, Eric L. TAPLIN, Eric TAYLOR, George F. THOMASON, Anthony J. TOPHAM, Adrian TRANTER, Bob TURNER, R.E. TYSON, Mavis WATERS, Ken WELLER, Royston A.A. WHITE, Andrew WHITEHEAD, Major W. WALFORD WHITE, Bob WHITFIELD, Martin J. WIENER, Joel H. WIENER, J.E. WILLIAMS, Diana WYLIE.”,”MUKx-006″
“BELLAMY Edward”,”Looking backward. If socialism comes, 2000-1887.”,”Libro pubblicato nel corso della 2° guerra mondiale, 2° edizione “”””Oh, no!”” replicò il dottore. “”I partiti del lavoro, in generale, non potrebbero mai concludere qualcosa su una grande scala e in modo permanente. Per obiettivi di interesse nazionale, la loro base semplicemente di classe è troppo ristretta. Era possibile realizzare un lavoro di riassetto del sistema industriale e sociale su una più alta base etica, e per la più efficiente produzione di ricchezza, visto come l’ interesse, non di una classe, ma egualmente di tutte le classi, di ricchi e poveri, colti e ignoranti, vecchi e giovani, deboli e forti, uomini e donne. A questo punto è nato il partito nazionale per realizzare tutto ciò con metodi politici. Esso probabilmente ha preso questo nome a causa del suo obiettivo di nazionalizzare le funzioni della produzione e della distribuzione””””. (pag144-145)”,”SOCx-125″
“BELLAMY Joyce M. SAVILLE John a cura, collaborazione di David E. MARTIN; voci biografiche di Peter ACKERS Victor BAILEY Daniel BALLARD F.K. DONNELLY Sarah EDDY Cyril EHRLICH Geoffrey FIDLER Edmund e Ruth FROW Jim FYRTH Ian GOODFELLOW Aled JONES Stephen F. KELLY Richard LEWIS David E. MARTIN Barbara NIELD John S. PEART-BINNS Archie POTTS Eileen PRICE Dylan REES Naomi REID Stephen ROBERTS Tania ROSE John B. SMETHURST Norbert C. SOLDON Terry SPENCER Eric TAPLIN Noel W. THOMPSON Alistair G. TOUGH Andrew WHITEHEAD Alan YATES”,”Dictionary of Labour Biography. Volume IX.”,”collaborazione per le voci biografiche di Peter ACKERS Victor BAILEY Daniel BALLARD F.K. DONNELLY Sarah EDDY Cyril EHRLICH Geoffrey FIDLER Edmund e Ruth FROW Jim FYRTH Ian GOODFELLOW Aled JONES Stephen F. KELLY Richard LEWIS David E. MARTIN Barbara NIELD John S. PEART-BINNS Archie POTTS Eileen PRICE Dylan REES Naomi REID Stephen ROBERTS Tania ROSE John B. SMETHURST Norbert C. SOLDON Terry SPENCER Eric TAPLIN Noel W. THOMPSON Alistair G. TOUGH Andrew WHITEHEAD Alan YATES”,”MUKx-164″
“BELLAMY Chris”,”Guerra assoluta. La Russia sovietica nella seconda guerra mondiale.”,”Chris Bellamy è docente di Scienza e dottrina militare e direttore del Security Studies Institute presso la Cranfield University Mosca. La prima grande sconfitta terrestre della Germania nella seconda guerra mondiale (pag 408-411) Kursk. La più grande battaglia di carri armati? La guerra ferroviaria (pag 669-674) Copertina di Time: Stalin ‘Uomo dell’anno’ per il 1942 (v. inserto fotografico) Nell’indice non viene citato il generale tedesco Manteuffel che sul fronte orientale riuscì a mostrare tutte le sue grandi capacità anche in chiave difensiva “”A fine giornata del 12 luglio [1943] i russi avevano imposto ai tedeschi una battuta d’arresto a Prochorovka. Le vittime da entrambe le parti risultano difficili da accertare. I russi sostengono che nella fase difensiva furono uccisi 70.000 tedeschi, ufficiali e soldati – senza dimenticare, naturalmente, la percentuale considerevole di perdite causate da «fuoco amico». Affermano inoltre di aver distrutto più di 3.000 carri armati e cannoni semoventi, 844 pezzi d’artiglieria, 1.392 aerei e 5.000 camion. Le statistiche russe più recenti per la fase difensiva riportano 70.330 caduti, prigionieri e dispersi russi, e 107.517 feriti e infermi. I tedeschi sostennero di aver abbattuto 1.800 carri armati, 1.000 cannoni anticarro, e di aver preso 24.000 prigionieri sul solo settore Sud. (75). Gli esiti dell’operazione che aveva fatto rivoltare lo stomaco al Führer potevano essere una ragione sufficiente per fermarsi, ma ce n’era un’altra. Prima di Kursk, Hitler aveva dichiarato che avrebbe immediatamente bloccato l’offensiva se gli alleati occidentali fossero sbarcati in italia. Il 10 luglio lo sbarco ci fu. La strategia mediterranea di Churchill, su cui Roosevelt venne persuaso a trovare un accordo, ebbe infine un’occasione per mostrare cosa poteva produrre. Gli obiettivi dell’operazione erano limitati a una messa in sicurezza delle linee di comunicazione nel Mediterraneo, a dirottare truppe tedesche dall’Unione Sovietica, a staccare l’Italia dall’alleanza con la Germania ed eventualmente a portare la Turchia in guerra dalla parte degli alleati. Non appena ci fu l’invasione angloamericana della Sicilia, con l’operazione Husky, truppe tedesche vennero dirottate dal fronte russo. In realtà, alcune erano già state spostate. Ancora più importante fu forse il trasferimento delle forze aeree. In luglio e agosto, secondo dati tedeschi, la Luftwaffe perse 702 velivoli sul fronte orientale e 3504 su altri fronti, per la maggior parte in Italia: molte di queste perdite furono dovute a incidenti, ma in totale erano cinque volte superiori a quelle subite in Russia (76). Nonostante il comprensibile scetticismo dei russi in proposito, può ben darsi che all’Italia, e all’alleanza con Mussolini, Hitler attribuisse un’importanza maggiore che alla guerra sul fronte orientale che stava ormai perdendo. È una tesi convincente. Con l’approdo angloamericano in Europa, supportato da una crescente superiorità delle forze navali e aeree, stava cambiando la natura dell’intera guerra”” (pag 674-675) La guerra ferroviaria. “”Tutto il lavoro svolto dall’alto comando sovietico per organizzare e tenere legati a sé i partigiani alle spalle delle principali forze tedesche stava ora per dare i suoi frutti. La ‘Stavka’ sapeva che i tedeschi usufruivano di migliori comunicazioni ferroviarie e stradali dalla loro parte del fronte. L’attività partigiana si intensificò in giugno, ma la vera offensiva venne tenuta a freno fino al contrattacco sovietico. Il 14 luglio, due giorni dopo Prochorovka, la ‘Stavka’ ordinò al quartier generale del movimento partigiano di mettere in atto l’operazione ‘Rel’sovaja vojna’, la «guerra ferroviaria», che si svolse dal 3 agosto al 15 settembre. La ‘Stavka’ calcolava che i tedeschi, per mantenere le loro forze su entrambi i lati del saliente contro l’Armata Rossa al contrattacco, avessero bisogno di 100.000 tonellate di forniture al giorno. Dopo ii 397 attacchi sulle linee di collegamento del gennaio 1943, ce ne furono 1092 in giugno e 1460 in luglio. Nel mese di giugno, nel settore del gruppo d’armate Centro, i partigiani filosovietici fecero saltare 44 ponti ferroviari, danneggiarono 298 locomotive e 1233 vagoni, e interruppero il traffico su rotaia 746 volte. Anche quando un treno non era distrutto con tutto il suo carico, tenerlo a occupare uno smistamento ferroviario mentre veniva messa in sicurezza e riparata la linea costituiva un rilevante intoppo alle operazioni tedesche. Del piano di guerra ferroviaria facevano parte 96.000 combattenti partigiani che dovevano recidere da 200.000 a 300.000 tratti di binari. Questa enorme operazione di sabotaggio avrebbe paralizzato per parecchi giorni i collegamenti fra i gruppi d’armate Nord e Centro, ostacolando seriamente la risposta tedesca alla controffensiva sovietica, quanto meno a nord del saliente di Kursk (77). Con 12 unità partigiane che operavano dietro le linee tedesche nella regione di Leningrado, 9 nel distretto di Kalinin, 16 a Smolensk e 7 a Orël, lo sforzo era concentrato in Bielorussia e più a nord. E c’era una ragione: in Ucraina molti partigiani erano contro i russi (78). Oltre a far loro distruggere i binari e deragliare i treni, ai partigiani venne ordinato di infliggere un danno più duraturo – e vendicativo – innanzitutto uccidendo il personale ferroviario, in larga misura composto da ex cittadini sovietici che, volenti o nolenti, com’era più probabile, lavoravano per i tedeschi. Ciò non aveva la benché minima importanza, Stalin aveva stabilito che chiunque si arrendesse o collaborasse con il nemico, per qualsivoglia ragione, era un traditore e doveva morire. Granate perforanti contro le blindature andavano molto bene per far esplodere le caldaie delle locomotive a vapore, dopodiché si poteva dar fuoco ai carri con le scorte di carbone, come a qualunque combustibile a base di petrolio trasportato dai treni”” (pag 675-678) [(75) CFr. J. Erickson, ‘The Road to Berlin’, cit., p. 148-49; G.F. Krivosheev, ‘Soviet Casualties’, cit., p.132; (76) K.H. Frieser, ‘Turning Point of the War?, cit. p. 79; (77) Cfr. L.D. Grenkevich, ‘The Soviet Partisan Movement, cit., pp. 241-44; (78) Cfr. ibid., pp. 244-45]”,”QMIS-309″
“BELLANCA Nicolò”,”Economia politica e marxismo in Italia. Problemi teorici e nodi storiografici 1880 – 1960.”,”Nicolò BELLANCA (1960) è ricercatore all’ Università di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi su temi di storia del pensiero economico italiano, storia delle teorie classico-marxiste, metodologia, economia italiana di guerra, economia meridionale. Ha curato e introdotto raccolte di scritti di PANTALEONI e PIETRANERA. E’ autore del volume: -La teoria della finanza pubblica in Italia, 1883-1916. OLSCHKI. FIRENZE. 1993″,”MITS-079″
“BELLANCA Nicolò”,”Dinamica economica e istituzioni. Aspetti della economia politica italiana tra Otto e Novecento.”,”Questo volume ricostruisce interpretativamente alcuni importanti momenti e aspetti del pensiero economico italiano tra Ottocento e Novecento, collocandoli sia nel dibattito del tempo che in quello contemporaneo. ————————- Autore ————————————— Nicolò Bellanca, ricercatore di storia del pensiero economico, insegna economia politica presso la Facoltà di economia della Università di Firenze. Coordina inoltre l attività didattica del Dottorato di ricerca in storia delle dottrine economiche. ————————– Bibliografia —————————— “”La teoria della finanza pubblica in Italia”” (1993), “”Economia politica e marxismo in Italia”” (1997), “”Maffeo Pantaleoni”” (1998), con Nicola Giocoli.”,”E3-I-001″
“BELLANCA Nicolò”,”L’ indagine del capitalismo contemporaneo nel marxismo italiano.”,”””Come le esperienze storiche testimoniano, sembra illusorio ritenere che uno spazio economico nuovo – il quale elimini lo sfruttamento e/o riduca la mercatizzazione universale del mondo – possa edificarsi semplicemente a mezzo ed in conseguenza di sconvolgimenti politici (la famigerata “”dittatura del proletariato””). Screpanti riconduce questa difficoltà a un errore teorico del marxismo: l’ idea che il capitalismo sia, o possa diventare, un modo di produzione puro. Invece, proprio come dentro l’ involucro istituzionale feudale si svilupparono, fin dal Trecento, aree di economia capitalistica, così oggi assistiamo all’ avvento di processi economici non capitalistici nell’ ambito istituzionale dominante. Il principale tra questi processi è rappresentato, a suo avviso, dall’ offerta e fornitura di ‘beni sociali’, ossia “”di beni allocati fuori dal mercato e sottratti alla logica del profitto, che è possibile offrire a tutti i cittadini senza esclusione e senza far pagare il prezzo, e la cui fruizione non genera rivalità tra i consumatori. Le politiche ambientali, ad esempio, producono un bene – diciamo, aria pulita – che viene distribuito a tutti i cittaidni gratis e il cui consumo da parte di un individuo non riduce la quantità disponibile per gli altri.”” (pag 12) (Ndr: i servizi forniti ‘gratis’ dallo Stato, usando la leva fiscale, ci sono sempre stati. V. ad es. i famosi e fruibili parchi di Londra a disposizioni della popolazione urbana (v. passeggiate di Marx nella Londra dell’ 800) o le spiagge allora praticamente quasi tutte libere.”,”TEOC-440″
“BELLASI Pietro LUCAS Uliano, mostra e catalogo a cura; testi di Pietro BELLASI Tiziano BONAZZI Gian Luca FARINELLI John HELLER Pina LALLI Franco LA-POLLA Uliano LUCAS Federico MONTANARI Vera ZAMAGNI”,”U.S.A. 1929-1939. Dalla Grande Crisi al New Deal.”,”testi di Pietro BELLASI Tiziano BONAZZI Gian Luca FARINELLI John HELLER Pina LALLI Franco LA-POLLA Uliano LUCAS Federico MONTANARI Vera ZAMAGNI”,”FOTO-004″
“BELLAVITA Luigi”,”La riscossa della Lira. Dalla crisi del 1992 al rietro nello Sme: cause e fattori decisivi.”,”Luigi Bellavita, laureato in Economia e Commercio, dal 1989 è responsabile del Servizio di Intermediazione Mobiliare della Cariplo, con qualifica di direttore centrale. É inoltre presidente dell’Assobat (Associazione operatori bancari in titoli), socio ordinario dell’Aiaf (Associazione italiana analisi finanziari) nonchè membro del Consiglio di amministrazione e componente del Comitato Rsecutivo della Monte Titoli Spa.”,”ITAE-097-FL”
“BELLAVITA Emilio”,”La battaglia di Adua. I precedenti – La battaglia – Le conseguenze (1881 – 1931).”,”Emilio Bellavita uno dei protagonisti della cruciale Battaglia di Adua.”,”ITQM-032-FL”
“BELLEMÈRE Gilles”,”Le quindici gioie del matrimonio.”,”Gilles Bellemère a cui viene attribuita quest’opera fu vescovo di Avignone dal 1380 al 1408, esperto di diritto e di problemi matrimoniali. Giovanni Antonucci è un esperto di teatro. “”Se l’uomo, anzi ‘il marito’, è il protagonista indiscutibile de ‘Le quindici gioie del matrimonio’, protagonista beffeggiato e vittima designata di una lotta impari con la moglie, quest’ultima non ha solo il ruolo dell’antagonista, ma spesso anche quello della protagonista, con le sue invenzioni, i suoi capricci, le sue arroganze, le sue infedeltà mascherate, le sue seduzioni interessate, la sua sensualità, il suo egoismo. Bellemère è un ritrattista di straordinaria forza nel cogliere tutti gli atteggiamenti della Moglie”””,”VARx-551″
“BELLEZZA Simone Attilio”,”Il tridente e la svastica. L’occupazione nazista in Ucraina orientale.”,”Simone Attilio Bellezza si è laureato a Torino e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia sociale europea all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2008 è stato Shklar Fellow allo Harvard Ukrainian Research Institute e attualmente (2010) è allievo della Scuola Superiore di Studi Storici dell’Università di San Marino. “”(…) I nazisti non avrebbero faticato a trovare collaboratori in Ucraina, che era stata oggetto di una pesante politica di russificazione. Anche a causa dell’alleanza fra l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini con i nazisti, lo stereotipo dell’ucraino “”volenteroso carnefice di Hitler”” ha goduto di grande fortuna. Questo volume analizza l’amministrazione civile nazista nel ‘Generalbezirk Dnjepropetrowsk’, la regione più orientale ad essa sottoposta, e dimostra come i collaboratori non vennero dalle fila dei perseguitati dello stalinismo, ma da quegli stessi quadri dirigenti che con il regime sovietico avevano fatto carriera e che erano passati dalla parte dei tedeschi, quando vi avevano intravisto una possibilità di sopravvivenza. Nonostante gli sforzi del Ministro del Territori Occupati Alfred Rosenberg di operare una politica più favorevole nei confronti della nazione ucraina, la fazione più razzista dei nazisti riuscì ad imporre la linea del massimo sfruttamento, perdendo così l’iniziale appoggio delle popolazioni civili. Queste, vittime dell’alienazione sociale dello stalinismo, non seppero esprimere una propria alternativa politica e l’iniziativa rimase nelle mani dei partigiani comunisti, unica minoranza attiva capace di organizzazioen’ (dalla quarta di copertina) Eccidi contro la popolazione civile tra cui bambini e malati psichici. Campi di prigionia e lavoro. “”La difesa della razza prevedeva l’eliminazione anche di tutti quegli individui che a vario titolo potevano compromettere l’integrità delle razze o erano colpevoli di comportamenti antisociali. Le vittime principali di questa politica furono i malati psichici presenti nel territorio della regione. (…) Ma la stessa popolazione ucraina e russa era nel mirino dei piani colonizzatori dei nazisti: la diminuzione della popolazione locale per lasciar spaio ai coloni tedeschi iniziava con l’impedire la crescita delle nuove generazioin: furono così presi di mira gli orfanatrofi. L’episodio forse più atroce si svolse nel rione di Tomakivka, dove i tedeschi decisero l’uccisione dei 128 ospiti dell’orfanatrofio locale: l’8 marzo del 1942 ai bambini, tra i quali v’erano dieci ebrei, fu ordinato di partire per essere trasferiti altrove; sotto la scorta di 15 poliziotti ucraini furono condotti alle fosse già preparate, dove tre tedeschi armati di mitragliatrice li uccisero. L’azione ordinata dall’ufficiale tedesco Kaiser fu seguita dall’uccisione degli ebrei e degli invalidi del luogo il 28 marzo”” (pag 97)”,”QMIS-040-FSD”
“BELLI Joseph, a cura di Heinrich GEMKOW”,”Die Rote Feldpost.”,”Joseph Belli Joseph Belli (* 11. Januar 1849 in Rammersweier bei Offenburg; – 19. August 1927 in Gengenbach (Baden)) war ein deutscher Organisator der sozialdemokratischen Literaturverteilung und Schriftsteller. Der Sohn eines Bauern besuchte bis 1862 die Dorfschule in Rammersweier, um danach eine Beschäftigung als Landarbeiter aufzunehmen. Von 1864 bis 1867 absolvierte er eine Schumacherlehre in Offenburg. Er wurde Mitglied der katholischen Gesellenvereine und begab sich von 1867 bis 1877 auf Wanderschaft durch Süd- und Westdeutschland, Österreich, Frankreich und die Schweiz. Von 1870 bis 1872 leistete er seinen Militärdienst ab. 1868 wurde er Mitglied in den Arbeiterbildungsvereinen. In die Sozialdemokratische Arbeiterpartei trat er 1869 ein. Vorher hatte er sich schon auf der Wanderschaft gewerkschaftlich und politisch betätigt. 1877 ließ er sich in Kreuzlingen bei Konstanz als selbständiger Schumacher nieder. Nach dem Sozialistengesetz half er, sozialdemokratische Schriften über die deutsch-schweizerische Grenze zu bringen. Ende 1879 erhielt er von der deutschen Sozialdemokratie den Auftrag, den illegalen Transport des in Zürich gedruckten Organs der Sozialdemokratie, Der Sozialdemokrat, über die Grenze nach Deutschland zu organisieren. Unter der Leitung von Julius Motteler baute er ein reibungslos funktionierendes Transport- und Verteilungssystem für die sozialistische deutsche Literatur im In- und Ausland auf, das unter dem Namen Rote Post in die Geschichte eingegangen ist. 1880 nahm Belli an dem wegen des Sozialistengesetzes auf dem schweizerischen Schloss Wyden abgehaltenen Kongress der deutschen Sozialdemokratie teil. Von 1882 bis 1883 war er in Österreich wegen revolutionärer Tätigkeiten inhaftiert. 1890 kehrte er nach Deutschland zurück und nahm bis 1919 eine Tätigkeit als Prokurist im sozialdemokratischen Verlag J. H. W. Dietz in Stuttgart auf. Nebenbei war er bis 1903 als Kassierer der württembergischen Landesorganisation der Sozialdemokratie beschäftigt. Er veröffentlichte in mehreren Parteiblättern seine Erinnerungen, die er 1912 unter dem Titel Die rote Feldpost unterm Sozialistengesetz herausgab. Seit 1919 lebte er zurückgezogen in Gengenbach. Literatur[Bearbeiten] Joseph Belli: Die Rote Feldpost. Berlin 1956.”,”MGEx-234″
“BELLI Giuseppe Gioachino, a cura di Bruno CAGLI”,”Tutti i sonetti romaneschi. Compresi i sonetti rifiutati, gli abbozzi e tutte le note dell’autore, per la prima volta pubblicati integralmente. Volume quinto.”,”‘Lo scaricabbarili der governo’ (pag 324)”,”VARx-577″
“BELLICINI Andrea”,”La siderurgia bresciana. Storia, aspetti geografici, problemi economici.”,”Andrea Bellicini è nato in Val Camonica nel 1961 da una famiglia di imprenditori siderurgici. Laureato nel 1986 con una tesi di cui il presente volume costituisce uno sviluppo e una elaborazione.”,”ITAE-005-FGB”
“BELLIGNI Eleonora”,”Lo scacco della prudenza. Precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi.”,”‘Notizie biografiche di Virgilio Malvezzi. Virgilio Malvezzi nacque l’8 settembre 1595 a Bologna, Italia. Era figlio di Piriteo Malvezzi, barone di Taranta e marchese di Castel Guelfo, e di Beatrice Orsini 2. Studiò umanità e diritto a Bologna, conseguendo il dottorato in utroque iure nel 1613. Nel 1614 si trasferì a Siena, dove suo padre era stato nominato governatore dal Granduca di Toscana, Cosimo II 2. A Siena, Malvezzi strinse amicizia con Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII, e si immerse in un ambiente culturale vivace che influenzò profondamente i suoi interessi filosofici e storici 2. Nel 1622 pubblicò la sua prima opera, “”Discorsi sopra Cornelio Tacito””, dedicata a Cosimo II 2. Malvezzi intraprese anche una breve carriera militare al servizio della Spagna, partecipando alla presa di Acqui e all’assedio di Verrua 2. Tuttavia, a causa di problemi di salute, abbandonò presto la carriera militare per dedicarsi alla scrittura e alla politica 2. Morì l’11 agosto 1654 a Castel Guelfo di Bologna e fu sepolto nella Basilica di San Giacomo Maggiore a Bologna 2’. “”Lo scacco della prudenza. Precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi”” di Eleonora Belligni è un’opera che esplora la vita e il pensiero di Virgilio Malvezzi, un letterato e storiografo degli Asburgo. Pubblicato nel 1999, il libro analizza il tentativo di Malvezzi di conciliare la prudenza della ragion di Stato con l’ideale della giustizia politica. Questo lavoro rappresenta il declino di un’antica concezione dell’arte di governo e l’alba di un’era in cui la politica diventa una professione e la produzione del consenso 2. (f. copil.)”,”BIOx-004-FMB”
“BELLIGNI Eleonora”,”Auctoritas e Potestas. Marcantonio De Dominis fra l’inquisizione e Giacomo I.”,”‘Marcantonio De Dominis (1560-1624) è stato un arcivescovo cattolico, teologo e scienziato dalmata, noto per il suo carattere irrequieto e le sue idee innovative. Nato sull’isola di Arbe (oggi Rab, in Croazia), proveniva da una nobile famiglia dalmata. Studiò presso il Collegio Illirico di Loreto e l’Università di Padova, dove si distinse in matematica e teologia. De Dominis fu arcivescovo di Spalato e primate di Dalmazia e Croazia, ma le sue posizioni critiche verso il sistema papale lo portarono a conflitti con la Chiesa cattolica. Nel 1616 abbandonò il suo incarico e si trasferì in Inghilterra, dove si avvicinò alla dottrina anglicana e pubblicò opere contro il primato del papa, come il famoso “”De Republica Ecclesiastica””. Tornò in Italia nel 1623, sperando di riconciliarsi con la Chiesa cattolica, ma fu arrestato dall’Inquisizione e imprigionato a Castel Sant’Angelo, dove morì. Dopo la sua morte, il suo corpo fu bruciato a Campo de’ Fiori per eresia. Nonostante le controversie, De Dominis è ricordato per i suoi contributi scientifici, tra cui studi sulla luce e l’ottica, che influenzarono anche Isaac Newton’ 2. (f. copilot) Eleonora Belligni si è laureata a Torino in Lettere moderne con una tesi sulla fine dell’epoca della Ragion di Stato in Europa. Ha pubbilcato ‘Lo scacco della prudenza. Virgilio Malvezzi tra storiografia e teoria politica’ (1999).”,”RELC-015-FMB”
“BELLINAZZI Paolo”,”Forza e materia nel pensiero di Engels.”,”‘Helmoltz considera (…) la materia, a parere di Engels, ‘prima e indipendentemente’ da quelle determinazioni qualitative che, secondo Aristotele e Leibniz, provengono dalla capacità formativa della forza. E come Leibniz rimprovera a Cartesio di sopravvalutare il prodotto ‘mh’, poiché lo riteneva troppo «estrinseco» e «statico», rispetto alla «dinamica interna» delle cose, per la stessa ragione Engels rimprovera a Helmoltz di avere ‘ridotto’ il concetto di lavoro al prodotto ‘quantitativo’ massa per spostamento (90). Le polemiche di Engels contro la scelta helmotziana a favore della linea di pensiero ‘meccanicista’ sembrano dunque completamente giustificate. Se esse risentono in molti punti della metafisica del teorizzatore dell’armonia prestabilita, non bisogna dimenticare che Engels si rivolge soprattutto a Leibniz «matematico» e «fisico» e, forse, in ‘interiore cordis’ antiteista (91). D’altronde, come abbiamo visto e come è stato messo in luce da altri (92), analoghe critiche venivano mosse ad Helmoltz da personalità che si rifacessero o no al monadismo erano «scienziati» nel senso pieno della parola. In realtà, c’erano altre buone ragioni perché Engels e in genere il materialismo tedesco appoggiassero, senza guardare troppo per il sottile, una certa metafisica aristotelica-leibniziana. Nonostante le ambiguità della dottrina monadistica e i suoi risvolti spiritualistici inevitabili, Leibniz si era sempre rifiutato di separare la forza dalla materia, dando alla prima entità un significato che sfuggisse alle leggi razionali e controllabili della meccanica. Il movimento del cosmo doveva essere provocato da forze che avevano un carattere fisico-chimico, senza la necessità di alcun intervento soprannaturale. Durante tutto l’ottocento, si fa invece sempre più evidente nel mondo scientifico la tendenza a difendere l’autosufficienza della forza, «libera» dalla materia e indipendente da essa, e, quindi, a sostenere il carattere integralmente spirituale del movimento cosmico e della «attività» che lo produce. Sebbene non sapessero che cosa costituisse la materia e questo indebolisse indubbiamente la loro posizione, era dunque inevitabile l’adesione al leibnizianesimo da parte di pensatori che, avendo accettato senza riserve la conservazione della forza, non potevano per ovvie ragioni considerarla a ‘prescindere’ dalla materia (93). In fondo, non è un caso che il più grande «allievo» di Engels abbia tratto dall’opera del suo più grande «precursore» parole di stima significative per l’unione attuata da Leibniz tra forza e materia, materia e movimento. Scrive Lenin, commentando un libro di Feuerbach sulla filosofia monadistica: «Attraverso la teologia, Leibniz si è accostato al principio della connessione inscindibile (e universale, assoluta) tra materia e movimento. La sostanza corporea non è quindi per Leibniz come per Descartes una massa soltanto estesa, morta, messa in moto dall’esterno, ma come sostanza ha in se stessa una forza attiva, un irrequieto principio di attività. Per questo, senza dubbio anche Marx stimava Leibniz a dispetto della sua tendenza alla conciliazione in politica e nella religione» (94)”” (pag 178-179) [(90) ‘Dialettica della natura’, p.112, 113; (91) B. Russel, La filosofia di Leibniz, cit., p. 12; (92) A. D’Elia, ‘E. Mach’, Firenze, 1971; (93) Cfr. E. Haeckel, op.cit., p. 24. M. Ostwald, ‘Die Uberwindung des wissenschaftlichen Materialismus’, 1875. Ma anche cfr. W. Wundt, ‘Grundrisse der Psychologie’, 1898, p. VII, W. Wundt, ‘Kleinere Schfriten, Leizpig, 1910, vol 1. p. 31; (94) V.I. Lenin, ‘Quaderni filosofici’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 238. Cfr. L. Feuerbach, ‘Werke’, 1910, vol IV, p. 40. ‘Darstellung, Entwicklung und Kritik der leibnizschen Philosophie]”,”MAES-005-FB”
“BELLINAZZI Paolo”,”Forza e materia nel pensiero di Engels.”,”””E’ molto difficile sopravvalutare l’importanza di queste pagine della ‘Dialettica della natura’ rispetto al complesso della filosofia engelsiana. Le formule delle forze che, a parere di Engels, regolano con le loro azioni i movimenti del Cosmo vengono difatti scelte in base alla soluzione di compromesso già usata da Kant e da Mayer, ma offerta da Leibniz per mettere fine alla disputa sulle forze vive. La formula di ‘mv’ (massa per velocità, ndr), in quanto collegata a un movimento che ‘non avviene’, l’oscillazione ‘virtuale’ della bilancia, è valida per calcolare la forza che «spinge» ed «attira» vero il basso, ma che non sviluppa ‘realmente’ questo suo ‘impulso’. Poiché Engels qui si riferisce in modo palese al concetto aristotelico di potenzialità precedente l’atto, possiamo dire che, con ‘mv’, si calcola ‘anche’ il movimento indispensabile a ‘caricare’ il peso di questa ‘potenzialità’, ad esempio, il suo sollevamento ‘esterno’ e ‘finito’, che gli fornisce una certa energia potenziale (tra l’altro, tale sollevamento ricorre di continuo negli esempi di «moto» della ‘Dialettica della natura’) (cit. pp. 107-108). La formula mv² delle forze vive serve, invece , per misurare quei movimenti che, dopo la caduta del corpo da una certa altezza, continuano all”infinito’, all”interno’ della materia. Per esempio, nel caso degli urti anelastici, i movimenti molecolari dovute alle forze di attrito (Ivi, p. 111). Engels può così immaginare, sia pure a grandi linee, un sistema comprensivo di tutte le forze del Cosmo. In questo sistema, che da sfondo a tutte le sue opere, si comincia con la ‘leva’ e le altre ‘forme di moto’ da lui definite «puramente meccaniche», vale a dire, si prende le mosse dalla fisica cartesiana e dalla sua concettualizzazione del moto come «semplice spostamento». Da qui, si «passa», grazie ai fenomeni d’urto e di attrito, ai movimenti molecolari, elettrici e magnetici: si penetra, cioè, all’interno della materia. L’ultimo gradino sono, infine quei movimenti che richiedono alla teoria un salto qualitativo, per essere compresi: i moti del pensiero e del regno organico, per i quali l’approccio meccanicistico, a carattere esclusivamente quantitativo, è considerato da Engels insufficiente (Ivi, pp. 255, 274)”” (pag 169-170) [Paolo Bellinazzi, ‘Forza e materia nel pensiero di Engels’, Critica marxista, Roma, n. 2, marzo-aprile 1980]”,”MAES-202″
“BELLINI Fulvio BELLINI Gianfranco”,”Storia segreta del 25 luglio ’43.”,”BELLINI Fulvio (1923), coautore con G. GALLI della Storia del Partito comunista italiano (1° edizione)”,”ITAF-298″
“BELLINI Fulvio GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”Il congresso socialista di Livorno del gennaio 1921. “”In posizione intermedia rispetto a questi tre raggruppamenti fondamentali (la frazione comunista, i comunisti “”puri””, attorno a Bordiga, il raggruppamento riformista attorno a Turati e i comunisti unitari che seguivano Serrati, ndr), stavano i “”rivoluzionari intransigenti””, capeggiati da Costantino Lazzari e dal sindaco di Milano, dottor Filippetti, e la pattuglia di “”circolare comunista”” che si raccoglieva attorno a Graziadei ed a Marabini. I primi speravano di fare da intermediari tra Turati e Serrati e in realtà si proponevano un compito per nulla difficile. I secondi aspiravano a conciliare i comunisti “”puri”” e gli “”unitari”” ed era un assunto di ben più alto impegno. In questo vulcano di passioni italiane, avevano un aspetto un poco sorpreso e seccato i due rappresentanti dell’Internazionale comunista, il bulgaro Kabacev e l’ungherese Rakosi, l’attuale capo del partito comunista magiaro. Appunto Kabacev diede inizio al dibattito congressuale, con una relazione che assunse un tono di ammonimento nei confronti di Serrati, invitato a mantenersi in linea con quanto deciso al congresso di Mosca. Subito dopo si aprì il torneo oratorio, che raggiunse i suoi punti culminanti allorché presero la parola Baratono, Lazzari, Terracini, Serrati, Turati e Bordiga.”” (pag 43-44)”,”MITC-115″
“BELLO Walden”,”Il futuro incerto. Globalizzazione e nuova resistenza.”,”Walden Bello è direttore del Focus on the Global South, un istituto di ricerca e analisi con sede a Bangkok, e docente di Pubblica amministrazione e Sociologia all’Università delle Filippine. Anuradha Mittal, indiana, scrittrice e pensatrice progressista, è condirettore di Ford First/Institute for Food and Development Policy, un centro di ricerca no-profit che si dedica all’indagine e alla divulgazione delle cause alla base della fame nel Terzo Mondo.”,”ECOI-174-FL”
“BELLOC Hilaire”,”Napoleone.”,”””Il Belloc è un grande scrittore inglese e cattolico, ed è cattolico come lo sanno essere soltanto gli inglesi. Ci sarebbe dunque da temere che nella sua biografia egli cedesse, una parte all’ amor proprio nazionale, e fosse tirato a presentare l’ ostilità della liberale Inghilterra come l’ anankè della vita di Napoleone; (…) Ma il Belloc vi resiste (…). E per quanto concerne la lotta tra Napoleone e l’ Inghilterra, il Belloc adotta un punto di vista poco lusinghiero per l’ amor proprio britannico: cioè che la supremazia navale inglese non ebbe affatto, nel fare cadere il Corso, quel peso che noi siamo portati ad attribuirle; e che Trafalgar, in fondo, pesò molto meno, sui destini di Napoleone, di quanto si dice. (…) Il Belloc, peraltro, non vuole essere originale a tutti i costi, nella sua interpretazione di Napoleone; evita così il rischio più grave, quello cui soggiacque il Merezkovskij. Anzi egli riprende, nelle sue grandi linee, la interpretazione che del grande fenomeno umano dava, cent’anni fa, la scuola storiografica liberale francese: quella del Napoleone che “”tira le somme”” della Rivoluzione, realizza il possibile, del programma rivoluzionario, ed ha, per ideale ultimo, la pace, e l’ organizzazione federalistica dell’ Europa””. (pag 6)”,”FRAN-060″
“BELLOC Hilaire”,”Le génie militaire du Duc de Marlborough. (The Tactits and Strategy of the Great Duke of Marlborough)”,”””Un’ abile strategia non consiste solo nel provare a fare una manovra avvolgente che sia di buona scienza militare – questo è alla portata di tutti. Ma essa risiede nella sua felice esecuzione, tenendo conto delle condizioni del terreno, della fatica degli uomini, della qualità e del tipo di truppe a disposizione, e di tutti i fattori che entrano in gioco””. (pag 15) “”Une habile stratégie ne consiste pas soulement à essayer de faire une manoeuvre enveloppante qui est de bonne science militaire – ceci est à la portée de tout le monde. Mais elle réside dans son heureuse exécution, de la fatigue des hommes, de la qualité et de l’ espèce de ses troupes, et de tous les facteurs qui entrent en jeu.”” (pag 15) “”Il racconto del combattimento di Oudenarde è più difficile da esporre che quello di molte altre azioni più importanti perché, da lato francese, fu condotto per azzardo e perché, dal lato alleato, Marlborough ebbe da manovrare tenendo conto di tutti questi incidenti imprevisti””. (pag 160-161) “”Una battaglia è difficile da raccontare, perché gli uomini nel fuoco della mischia nono sono nelle condizioni necessarie per ricordarsi dei momenti esatti o degli avvenimenti che si sono svolti e del tempo che li ha separati. I testimoni non possono arrivare a mettersi d’accordo, per via di una confusione che impedisce sovente di riconoscere la verità.”” (pag 161) John Churchill, 1° duca di Marlborough, KG, PC [1] (26 maggio 1650 – 16 giugno 1722) fu un alto ufficiale inglese nel corso della Ribellione di Monmouth, della Guerra della Grande Alleanza e successivamente comandante in capo delle forze anglo-olandesi durante la Guerra di successione spagnola. Lo storico Sir Edward Creasy scrisse che “”[egli] non combatté mai una battaglia che poi non abbia vinto e non assediò mai una piazzaforte che egli poi non abbia preso””. Prime Campagne, della guerra di successione spagnola. La Campagna del 1703 non produsse alcun risultato, ma Marlborough guadagnò un vantaggio sostanziale nel frustrare i piani di Luigi XIV d’invadere i Paesi Bassi col catturare le fortezze olandesi nord-orientali dei Paesi Bassi, Venlo e Roermond, e col devastare l’Elettorato del Principe-Elettore di Colonia, come pure i domini del vescovato di Liegi, due alleati tedeschi di Luigi. Per queste vittorie fu creato Marchese di Blandford’ e Duca di Marlborough, il titolo col quale egli è rimasto più noto. Viene altresì accreditato della fondazione di una nuova scuola di strategia militare. I generali europei fino ad allora provenivano dalla vecchia scuola, che era convinta assertrice dell’impetuoso attacco armato a ranghi contrapposti secondo una logica “”propria dei gentiluomini””, dove la vittoria era usualmente guadagnata a costo di gravi perdite. Sul campo di battaglia egli era sempre vigile ed energico, anche se era spesso meno vigoroso nelle operazioni precedenti alla battaglia per assicurarsi il miglio vantaggio, come l’aggirare i fianchi e le posizioni degli avversari, e l’ingannare e l’attaccare il nemico quando esso meno se l’aspettava. In una occasione, egli costrinse ad arretrare un esercito francese di 60.000 uomini e s’impadronì di metà del ducato di Brabante (oggi Belgio) con perdite minori a 80 uomini. Anche quando erano necessarie battaglie cruente e aggressive, egli mai si allontanava dai suoi uomini e condusse personalmente i suoi soldati nelle più infuocate mischie con un coraggio imperturbabile che gli valse l’universale ammirazione. Marlborough fu anche un innovatore nel campo della logistica e della sussistenza. In un’epoca in cui gli eserciti spesso vivevano foraggiandosi e alimentandosi a spese delle contrade che li ospitavano, le Campagne di Marlborough si distinsero per il fatto che i suoi uomini erano ben nutriti e riforniti. Blenheim e altre vittorie [modifica] Il 1704 portò la prima notevole vittoria campale con la quale Marlborough fu in grado di mostrare appieno tutte le sue capacità. Al principio, il suo esercito era dislocato fra la Mosa e il Basso Reno, a protezione dei Paesi Bassi contro la Francia. Tuttavia, Luigi XIV aveva portato un altro esercito in Germania meridionale e lo aveva unito ai suoi alleati bavaresi, e la forza così combinata aveva preso la vallata del Alto Danubio, minacciando seriamente l’Austria. Marlborough rapidamente capì che il teatro d’azione di maggior rilevanza strategica era in Baviera, non sulla Mosa. Di conseguenza celermente marciò con le sue forze, compresi i riluttanti olandesi, attraverso la Germania verso la Baviera, mentre lungo la strada portava a compimento una serie di brillanti simulazioni che indussero i francesi a credere che egli si stesse preparando ad attaccare l’Alsazia. Mentre costoro si affrettavano a contrastarlo colà, egli repentinamente penetrò nel Württemberg a tappe forzate e giunse nella vallata del Danubio. Qui colpì il campo fortificato bavarese a Schellenberg, vicino Donauwörth, si frappose fra il nemico e l’Austria e ostacolò ogni ulteriore avanzata su Vienna. Egli si congiunse così all’esercito austriaco comandato dal Principe Eugenio di Savoia e la forza combinata era forte abbastanza per scontrarsi con l’intero esercito franco-bavarese, che contava 56.000 uomini che egli per l’appunto attaccò, conseguendo una grande vittoria nella battaglia di Blenheim. Conquistò l’intera Baviera e l’Austria fu così salva. La sconfitta fu così devastante che Luigi XIV fu obbligato a ritirarsi dietro il Reno e non fu più in condizione di minacciare la Germania. Rapidamente come era giunto, Marlborough s’affrettò a muoversi verso la frontiera olandese e si presentò ancora sulla Mosa in primavera, minacciando i Paesi Bassi spagnoli e la loro frontiera orientale. Ultime battaglie [modifica] John Churchill, 1° Duca di MarlboroughNel 1705 Marlborough fu costretto a rinunciare a un ambizioso attacco contro la Francia attraverso la vallata della Mosella, perché il Principe Eugenio era stato inviato a combattere in Italia. Nondimeno decise un’offensiva nei Paesi Bassi spagnoli. I francesi, sotto il comando del Maresciallo Villeroi, s’erano concentrati in una lunga linea che andava da Anversa a Namur, coprendo ogni punto vulnerabile con fortificazioni. Marlborough voleva impegnare una battaglia campale a Waterloo, ma il governo olandese sgomberò le sue forze e si defilò da ogni impegno determinante. La sua occasione si presentò in primavera, tuttavia, quando egli indusse Villeroi a concentrare tutte le forze francesi nei Paesi Bassi spagnoli per difendere la fortezza di Namur. La conseguente battaglia di Ramillies (1706) rappresentò una devastante sconfitta per i francesi, e come risultato Bruxelles, Anversa, Ghent, Bruges, tutte le Fiandre e la Contea di Hainaut caddero nelle mani di Marlborough. Tutto ciò che rimaneva ai francesi sul territorio erano le fortezze di Mons e di Namur. Marlborough fu parimenti abile come diplomatico, oltre che come generale. Nessun altro personaggio dell’alleanza anti-francese avrebbe potuto mantenere unito un assortimento di eserciti tanto diversi e frazionati. Senza la sua guida astuta, essi sarebbero piombati in una litigiosa disunione. Egli aveva tutte le qualità dell’uomo di Stato: paziente, geniale, raffinato e pratico. (fonte Wikip)”,”QMIx-172″
“BELLOC Hilaire”,”Napoleone.”,”””Il Belloc è un grande scrittore inglese e cattolico, ed è cattolico come lo sanno essere soltanto gli inglesi. Ci sarebbe dunque da temere che nella sua biografia egli cedesse, una parte all’ amor proprio nazionale, e fosse tirato a presentare l’ ostilità della liberale Inghilterra come l’ anankè della vita di Napoleone; (…) Ma il Belloc vi resiste (…). E per quanto concerne la lotta tra Napoleone e l’ Inghilterra, il Belloc adotta un punto di vista poco lusinghiero per l’ amor proprio britannico: cioè che la supremazia navale inglese non ebbe affatto, nel fare cadere il Corso, quel peso che noi siamo portati ad attribuirle; e che Trafalgar, in fondo, pesò molto meno, sui destini di Napoleone, di quanto si dice. (…) Il Belloc, peraltro, non vuole essere originale a tutti i costi, nella sua interpretazione di Napoleone; evita così il rischio più grave, quello cui soggiacque il Merezkovskij. Anzi egli riprende, nelle sue grandi linee, la interpretazione che del grande fenomeno umano dava, cent’anni fa, la scuola storiografica liberale francese: quella del Napoleone che “”tira le somme”” della Rivoluzione, realizza il possibile, del programma rivoluzionario, ed ha, per ideale ultimo, la pace, e l’ organizzazione federalistica dell’ Europa””. (pag 6) Marengo. “”Di fronte alla testa di ponte sulla Bormida, parallelo al fiume, corre attraverso i campi di Maregno uninsignificante corso d’acqua detto il Fontanone. Benché non sia che un rigagnolo, costituisce tatticamente un ostacolo e una protezione. Perché le sue rive, come quelle di tanti corsi d’acqua italiani, corrono in cima a due argini elevati, allo scopo di contenere le acque quando un abbondante scioglimento di neviavviene sulle montagne. Costituisce perciò una difficoltà per la cavalleria e anche per la fanteria, perché se l’uomo a piedi, può naturalmente, arrampicarsi sui margini, anch’egli è esposto quando sale sul margine opposto. Ancor più difficile è il passaggio per l’artiglieria (…)”” (pag 117)”,”FRAN-001-FV”
“BELLOFIORE Riccardo a cura”,”Da Marx a Marx? Un bilancio dei marxismi italiani del Novecento.”,”Saggi di Cristina CORRADI Rosario PATALANO Vittorio RIESER Adelino ZANINI Maria TURCHETTO Roberto FINESCHI Roberto FINELLI Raffaele SBARDELLA Giorgio GATTEI Stefano PERRI Riccardo BELLOFIORE Fausto BERTINOTTI Daniele BALICCO BELLOFIORE Riccardo insegna all’università di Bergamo ed è Research Associate dell’History and Methodology Group (Facoltà di economia) dell’Università di Amsterdam. Ha pubblicato una monografia su Claudio Napoleoni (1991) e ha curato volumi su Sraffa, von Mises, le condizioni di lavoro nel capitalismo contemporaneo. Ha pubblicato anche due saggi in inglese.”,”TEOC-529″
“BELLOFIORE Riccardo FINESCHI Roberto a cura”,”Marx in questione. Il dibattito “”aperto”” dell’International Symposium on Marxian Theory.”,”BELLOFIORE Riccardo è professore di economia politica presso l’Università degli Studi di Bergamo. FINESCHI Roberto è professore di storia e cultura italiana presso la Italian School for Liberal Arts e la AHA -University of Oregon. Entrambi fanno parte del Comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels “”La teoria marxiana della produzione e della distribuzione del plusvalore è basata su una premessa metodologica fondamentale che non è stata sufficientemente analizzata: ‘l’ammontare totale del plusvalore è determinato precedentemente e indipendentemente dalla divisione di esso in parti aliquote’. La parti aliquote del plusvalore sono determinate ad uno stadio successivo di analisi, nel quale l’ammontare totale del plusvalore è preso come grandezza data. Questa premessa è discussa per la prima volta da Marx nei ‘Lineamenti’ in relazione alla perequazione dei saggi di profitto nelle differenti branche della produzione. Nel secondo abbozzo del ‘Capitale’, scritto nel 1861-63, parti del quale sono state pubblicate in inglese soltanto recentemente, Marx prende le mosse da questa premessa quando elabora la propria teoria della rendita, dell’interesse e del profitto mercantile. Negli abbozzi rimanenti del ‘Capitale’, questa premessa fondamentale è coerentemente ribadita ed enfatizzata, specialmente nel terzo libro, nel quale la distribuzione del plusvalore è l’argomento principale. Marx esprime questo fondamentale assunto alla sua teoria, relativa all’anteriore determinazione della quantità totale del plusvalore, nei termini della distinzione tra i differenti stadi di analisi del “”capitale generale”” e della “”concorrenza”” (o dei “”molti capitali””). Il capitale in generale si riferisce alle proprietà essenziali che tutti i capitali hanno in comune. Il tratto più importante, comune a tutti i capitali, è la loro capacità di auto-espandersi, ossia la loro capacità di produrre plusvalore. Dunque, il problema principale implicito nell’analisi del capitale in generale è la determinazione della quantità totale del plusvalore prodotto nell’economia capitalistica nel suo complesso. La concorrenza si riferisce alle relazioni tra i capitali e, in particolare, alla distribuzione del plusvalore tra i capitali: prima tra le differenti branche della produzione, poi nell’ulteriore divisione del plusvalore in profitto industriale, profitto mercantile, interesse e rendita. Sfortunatamente, questa importante premessa alla teoria marxiana è stata pressoché completamente elusa nella vasta letteratura sul tema, almeno in quella inglese. In particolare questa premessa non è stata debitamente considerata nel lungo dibattito sul cosiddetto “”problema della trasformazione””. La principale eccezione a questa omissione è Rosdolsky (1977: 41-50 e 367-75), il quale sottolinea che la spiegazione di Marx della perequazione dei saggi di profitto tra le industrie nei ‘Lineamenti’ è basata proprio su questo principio (un’altra eccezione è Foley, 1986). Comunque la trattazione di Rosdolsky è ugualmente limitata: essa si riferisce esclusivamente ai ‘Lineamenti’ e alla teoria marxiana dell’uguaglianza dei profitti e non ai successivi abbozzi del ‘Capitale’ né alle altre componenti del plusvalore”” [Fred Moseley, Lo sviluppo della teoria marxiana della distribuzione del plusvalore] [in ‘Marx in questione. Il dibattito “”aperto”” dell’International Symposium on Marxian Theory’, a cura di Riccardo Bellofiore e Roberto Fineschi, 2009] (pag 243-244)”,”MADS-583″
“BELLOFIORE Riccardo a cura, saggi di Meghnad DESAI e Roberto VENEZIANI Andrew B. TRIGG Riccardo BELLOFIORE Paul ZAREMBKA Jan TOPOROWSKI Paul MATTICK Tadeusz KOWALIK Joseph HALEVI RobertoVENEZIANI HE Ping Michael R. KRÄTKE Andrea PANACCIONE Edoarda MASI”,”Rosa Luxemburg and the critique of political economy.”,” Contiene il paragrafo: Luxemburg and Marx (pag 40-) e il capitolo: ‘Rosa Luxemburg and finance’ (di Jan Toporowski) (pag 81-) e il capitolo: ‘Rosa Luxemburg on trade unions and the party: the polemics with Kautsky and Lenin: an assessment’ (pag 175-) “”The schemes of reproduction of Marx are a remarkable attempt at posing a new problem for investigation. They sustain the political economy of economists such as Kalecki, whom Kowalik (1990) argues is the main continuity from Marx and Luxemburg. They have even influenced ‘mainstream’ economics. But they do not help much, at least in Marx’s own formulation, in addressing a fundamental problem, the possibility of realizing surplus value within a fully capitalist system. Nor do they suggest that Marx was incorporating within his last theoretical work the issue of penetration of capitalism into non-capitalist modes of production. White (1996), whom we have already discussed, considers Marx’s problem in drafting Volume 2. He argues that we have the first draft, begun by Marx in 1865, failed ‘to establish any necessary connection between expanded reproduction of capital and the extension of capitalist relations’ – the introduction of time and space as he puts it. Accumulation of capital, for Marx (White, 1996: 196) was to be «a process which would reproduce its presuppositions, the capitalists and workers on an extended scale… To be unable to show that capital created its own presuppositions, that it created Civil Society, was a serious difficulty for Marx’s overall scheme of capitalist development». Marx never came close to resolving this problem. And he could not resolve it as long as he separated theoretical questions regarding accumulation of capital from penetration of non-capitalist forms of production (‘primitive accumulation of capital’ is another matter altogether; see Zarembka , 2002a). Luxemburg on accumulation. Marx’ study of the history of capital’s penetration, including its difficulties, had a successor in Luxemburg’s interest in the question of penetration of non-capitalist forms of production. Luxemburg’s interest is evidenced particularly in her ‘Introduction to Political Economy’, published posthumously (only half of it found after her murder). In fact, her work used many of the same sources Marx had studied. But she also integrated these questions into her own theoretical work. Marx’s ‘Capital’ and Luxemburg’s ‘Introduction to Political Economy’ have distinct beginning points. Marx begins with ‘Commodities’. Luxemburg does not get to that until her sixth chapter, after ‘What is Political Economy?’, ‘Social Labour’, and then three chapters on economic history, including primitive communism, the feudal system, and the medieval city and guilds. In other words, for Luxemburg, the capitalist mode of production arises in a historical context. Luxemburg’s conclusions concerning primitive communism’s longevity are indicative. While the last form of primitive communism – the Russian commune – had survived because of its adaptability, «there is only one contact that it cannot tolerate or overcome; this is the contact with European civilization, i.e. with capitalism… [The contact] accomplishes what centuries and the most savage Oriental conquerors could not…» (Luxemburg, 1925: 103). To determine the comparative power of capital to rip these people from all means of production and to thrust these societies into value-producing ones, we cannot just look at capital. We also have to look at the weakness of the primitive societies, including, as she does, developments in their specific practices of warfare (3). The capitalist mode arising in an historical context indicates that theoretical categories are not only socially conditioned, but socially conditioned ‘within the developing historical setting'”” (pag 68-69) [Paul Zarembka, ‘Late Marx and Luxemburg’] [(in) Riccardo Bellofiore a cura, ‘Rosa Luxemburg and the critique of political economy’, New York, 2009] [(3) Marx, judging by a number of his interventions on this issue, seemed the think that primitive communism resisted capital more than Luxemburg argued. Examining this disparity is unnecessary for our purposes] Nell”Introduzione all’economia politica’, pubblicata postuma (1925), Rosa Luxemburg, ha studiato il comunismo primitivo “”Gli schemi di riproduzione di Marx sono un notevole tentativo di proporre un nuovo problema di indagine. Essi sostengono l’economia politica di economisti come Kalecki, che sostiene Kowalik (1990), è la principale continuità da Marx e Luxemburg. Essi hanno persino influenzato”” l’economia “”mainstream””, ma non aiutano molto, almeno nella formulazione di Marx, ad affrontare un problema fondamentale, la possibilità di realizzare plusvalore all’interno di un sistema pienamente capitalistico, né suggeriscono che Marx incorporasse nel suo ultimo lavoro teorico la questione della penetrazione del capitalismo in modi di produzione non capitalistici. White (1996), di cui abbiamo già discusso, considera il problema di Marx nella stesura del Volume 2. Sostiene che abbiamo il primo progetto, iniziato da Marx nel 1865, manca di stabilire ogni connessione necessaria tra la riproduzione allargata del capitale e l’estensione delle relazioni capitalistiche – l’introduzione del tempo e dello spazio, come egli afferma. L’Accumulazione del capitale, per Marx (White, 1996: 196), doveva essere «un processo che riproducesse i suoi presupposti, i capitalisti e gli operai su una scala estesa … Non essere in grado di mostrare che il capitale ha creato i propri presupposti, che ha creato la società civile, era una seria difficoltà per lo schema generale di sviluppo capitalista di Marx ». Marx non si è mai avvicinato alla risoluzione di questo problema. E non riuscì a risolverlo finché separò le questioni teoriche riguardanti l’accumulazione del capitale dalla penetrazione di forme di produzione non capitalistiche (“”l’accumulazione primitiva del capitale”” è un’altra questione, vedi Zarembka, 2002a). La Luxemburg sull’accumulazione: Lo studio di Marx sulla storia della penetrazione del capitale, comprese le sue difficoltà, ebbe un successore nell’interesse della Luxemburg per la questione della penetrazione delle forme di produzione non capitalistiche. L’interesse della Luxemburg è evidenziato in particolare nella sua “”Introduzione all’economia politica””, pubblicata postuma (solo la metà di essa è stata trovata dopo il suo omicidio). In effetti, il suo lavoro utilizzava molte delle stesse fonti studiate da Marx. Ma ha anche integrato queste questioni nel suo lavoro teorico. Il “”Capitale”” di Marx e la “”Introduzione all’economia politica”” della Luxemburg hanno punti di partenza distinti. Marx inizia con le “”merci””. La Luxemburg non arriva a questo fino al suo sesto capitolo, dopo “”Cos’è l’economia politica?””, “”Lavoro sociale””, e poi tre capitoli sulla storia economica, compreso il comunismo primitivo, il sistema feudale e la città medievale e le corporazioni. In altre parole, per la Luxemburg, il modo di produzione capitalista sorge in un contesto storico. Le conclusioni della Luxemburg sulla longevità del comunismo primitivo sono indicative. Mentre l’ultima forma di comunismo primitivo – la comune russa – era sopravvissuta per la sua adattabilità, «c’è un solo contatto che non può tollerare o superare; questo è il contatto con la civiltà europea, cioè con il capitalismo … [Il contatto] realizza ciò che i secoli e i più selvaggi conquistatori orientali non potevano…» (Luxemburg, 1925: 103). Per determinare il potere comparativo del capitale per strappare queste persone da tutti i mezzi di produzione e per spingere queste società in società produttrici di valore, non possiamo semplicemente guardare al capitale. Dobbiamo anche considerare la debolezza delle società primitive, inclusi, come essa fa, gli sviluppi nelle loro specifiche pratiche di guerra (3). Il modo capitalista emergendo in un contesto storico indica che le categorie teoriche non sono solo condizionate socialmente, ma condizionate socialmente “”all’interno del contesto storico in via di sviluppo”” “”(pag 68-69) [Paul Zarembka,”” Late Marx and Luxemburg “”] [(in) Riccardo Bellofiore a cura, “”Rosa Luxemburg e la critica dell’economia politica””, New York, 2009] [(3) Marx, a giudicare da alcuni dei suoi interventi su questo tema, sembrava pensare che il comunismo primitivo resistesse al capitale più di quanto sosteneva la Luxemburg. Esaminare questa disparità non è necessario per i nostri scopi]”,”LUXS-073″
“BELLOFIORE Riccardo; collaborazione di Jan TOPOROWSKI”,”La crisi globale, l’Europa, l’euro, la Sinistra.”,”Riccardo Bellofiore (Arezzo, 1953) è Professore di Economia Politica al Dipartimento di Scienze Economiche H.P. Minsky dell’Università di Bergamo, dove insegna Economia Monetaria, Storia dell’Economia Politica e International Monetary Economics.”,”EURE-140″
“BELLOFIORE Riccardo a cura; saggi di Gerdard DUMÉNIL e Dominique LÉVY Suzanne DE-BRUNHOFF Hugo RADICE Guglielmo CARCHEDI Joseph HALEVI Michael PERELMAN Carl H.A. DASSBACH Mike PARKER Alain BIHR Antonella STIRATI Sergio CESARATTO Franklin SERRANO Vittorio VALLI Giovanna ALTIERI Vittorio RIESER”,”Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione.”,”La resistenza opposta dai lavoratori alla produzione snella (pag 169-173) (dal saggio di Carl H.A. Dassbach: ‘La produzione snella nel Nord America: mito e realtà’ (pag 157-174)”,”CONx-281″
“BELLOFIORE Riccardo a cura, Saggi di Giovanna ALTIERI Alain BIHR Suzanne DE BRUNHOFF Guglielmo CARCHEDI Sergio CESAROTTO Carl H.A. DASSBACH Gérard DUMÉNIL Joseph HALEVI Dominique LÉVY Mike PARKER Michael PERELMAN Hugo RADICE Vittorio RIESER Franklin SERRANO Antonella STIRATI Vittorio VALLI”,”Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione.”,”Riccardo Bellofiore (Arezzo 1953) insegna Economia monetaria, Macroeconomia e Storia del pensiero economico all’Università di Bergamo. Giovanna Altieri è direttore dell’IRES. Alain Bhir insegna filosofia in un liceo di Strasburgo, ed è collaboratore di Le Monde Diplomatique. Suzanne De Brunhoff è direttore di ricerca norario al CNRS (Centre National de la Richerche Scientifique) e membro associato dell’ISERES centro di ricerca del sindacato francese. Guglielmo Carchedi insegna all’Università di Amsterdam. Sergio Cesarotto è ricercatore presso il Dipartimento di Economia pubblica, Università di Roma 1. Carl H.A. Dassbach si è formato al City College a alla New School for social Research di New York, e poi alla Binghamton University. Attualmente insegna sociologia alla Michigan Technological University di Houghton, Michigan. USA. Gerard Duménil è direttore del CNRS, MODEM, Università di Pais-X, Nanterre. Joseph Halevi si è laureato all’Università di Roma nel 1974. Ha insegnato alla New School for Social Research a New York, alla Rutgers University, e alla University of Connecticut. Dominique Lévy è direttore di ricerca CNRS Paris. Mike Parker scrive regolarmente per la pubblicazione americana Labor Notes. Michael Perelman è professore di economia alla California State University. Hugo Radice insegna economia alla University of Leeds, Vittorio Rieser si interessa di problemi del lavoro da sempre. Ha insegnato sociologia industriale all’Università di Modena. Franklyn Serrano lavora alla Federal University di Rio de Janeiro, Brasile. Antonella Stirati insegna all’Università di Siena. Vittorio Valli è professore di Politica economica alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.”,”ECOI-163-FL”
“BELLOMO Manlio”,”Società e istituzioni in Italia tra Medioevo ed Età Moderna.”,”””Nel movimento formativo del “”popolo”” (o “”comune del popolo””) gli abitanti delle città italiane tengono parti che, nelle grandi linee, sono costanti. Mentre sta al margine dell’ azione il popolo minuto (servitori di ricche famiglie e di uomini di chiesa, manovali, accattoni, ecc.) che, poi, resterà escluso dall’ ordinamento popolare, gli artigiani hanno ovunque un peso preponderante: essi sono ad un tempo membri della corporazione e membri della ‘societas armorum’ (o “”società delle armi””, o “”compagnia delle armi””): della prima, in quanto esercitano un determinato mestiere; della seconda, in quanto abitano in un quartiere (o “”porta””).”” (pag 61)”,”ITAG-157″
“BELLON Bertrand NIOSI Jorge”,”L’ industrie americaine fin de siecle.”,”BELLON è specialista di economia industriale internazionale e di politica industriale, insegna all’Univ di Paris-Nord. NIOSI specialista di econ politica e professore all’Univ del Quebec, Montreal e D del Centro di ricerca e sviluppo industriale e tecnologico (CREDIT) di questa università.”,”USAE-004″
“BELLONCI Maria”,”Lucrezia Borgia.”,”BELLONCI Maria è nata a Roma da famiglia piemontese (il padre ha scritto importanti volumi di chimica) ha sposato Goffredo BELLONCI scomparso nel 1964. Ha pubblicato il suo primo libro nel 1939. Seguito poi da ‘Segreti dei Gonzaga’ (1947) e altri lavori. “”Cesare Borgia piombò su Urbino, di sorpresa, il 24 giugno 1502, mostrando uno volta di più, con questa rapina che i veneziani avevano previsto da tempo e che i Montefeltro avevano sperato di risparmiarsi onorando e ospitando Lucrezia nel suo viaggio nuziale, quanto fossero libere da influssi e senza legami di scrupoli la sua volontà e la sua mano. L’occupazione di Urbino era avvenuta rapidissimamente, preparata dall’opera di traditori che il Valentino s’era acquistati nella corte stessa di Guidobaldo e che avevano consigliato al loro signore di prestare al Borgia, per ingraziarselo, artiglierie e vettovaglie, e di permettergli inoltre il passaggio attraverso l’imprendibile passo di Cai: il 23 notte, era stato dunque facilissimo alle truppe borgiane, accampate così nelle terre del ducato, volgersi improvvisamente verso la città d’Urbino e prenderla con tale prestezza che fu miracoloso per il duca, avvertito appena in tempo, poter salire a cavallo e fuggire, in farsetto e senza mantello, con soli due compagni a fianco.”””,”BIOx-132″
“BELLONCI Maria”,”Lucrezia Borgia.”,”BELLONCI Maria è nata a Roma da famiglia piemontese (il padre ha scritto importanti volumi di chimica) ha sposato Goffredo BELLONCI scomparso nel 1964. Ha pubblicato il suo primo libro nel 1939. Seguito poi da ‘Segreti dei Gonzaga’ (1947) e altri lavori. “”Cesare Borgia piombò su Urbino, di sorpresa, il 24 giugno 1502, mostrando uno volta di più, con questa rapina che i veneziani avevano previsto da tempo e che i Montefeltro avevano sperato di risparmiarsi onorando e ospitando Lucrezia nel suo viaggio nuziale, quanto fossero libere da influssi e senza legami di scrupoli la sua volontà e la sua mano. L’occupazione di Urbino era avvenuta rapidissimamente, preparata dall’opera di traditori che il Valentino s’era acquistati nella corte stessa di Guidobaldo e che avevano consigliato al loro signore di prestare al Borgia, per ingraziarselo, artiglierie e vettovaglie, e di permettergli inoltre il passaggio attraverso l’imprendibile passo di Cai: il 23 notte, era stato dunque facilissimo alle truppe borgiane, accampate così nelle terre del ducato, volgersi improvvisamente verso la città d’Urbino e prenderla con tale prestezza che fu miracoloso per il duca, avvertito appena in tempo, poter salire a cavallo e fuggire, in farsetto e senza mantello, con soli due compagni a fianco.”””,”ITAG-014-FV”
“BELLONE Enrico”,”I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr.”,”Nel 1862, e cioè negli anni in cui Kelvin difendeva l’ evoluzione della natura inorganica e nello stesso tempo combatteva “”la straordinaria futilità della filosofia”” di Darwin, il grande fisico ed ingegnere che l’ Inghilterra già onorava come uno dei massimi rappresentanti delle scienze naturali sosteneva che “”è impossibile concepire un limite all’ estensione della materia entro l’ universo; la Scienza, conseguentemente, conduce ad ammettere uno sviluppo senza fine (…) piuttosto che a considerare l’ universo come un meccanismo finito, funzionante alla stregua di un meccanismo di orologeria e capace pertanto di arrestarsi per sempre””. Basti questa citazione per misurare la distanza che separava la fisica di Kelvin dal meccanismo settecentesco. Il mondo di Kelvin era lontano da quello del newtonianesimo francese tanto quanto l’ universo dei Principia Mathematica era distante da quello degli astronomi precopernicani.”” (pag 164)”,”SCIx-178″
“BELLONE Enrico, consulenza e direzione scientifica, CRAVETTO Enrico direzione generale, saggi di Rosanna FARAGGIANA Francesco PALLA Franco PACINI Gianluca RANZINI Patrizia CARAVEO Giovanni F. BIGNAMI Marco RONCADELLI Tullio REGGE Aldo CONTI Elisabetta TOMMASI J.R. HURLEY M.M. SHARA Lara ALBANESE Sofia TALAS Elisabetta TOMMASI Richard B. LARSON Volker BROMM Omer BLAES Chryssa KOUVELOTOU Robert C. DUNCAN Christopher THOMPSON Michael SHARA Michael A. STRAUSS Steven E. ZEPF Keith M. ASHMAN Colin ADAMS Joey SHAPIRO Kimberly WEAVER”,”La scienza. 1. L’ Universo.”,”””Il fluido stellare è costituito di stelle che in media si muovono lungo orbite circolari intorno al centro galattico, ma che singolarmente possono presentare deviazioni anche considervoli da tale moto medio per effetto di perturbazioni, ed esempio da parte delle stelle vicine. In conseguenza di questi moti perturbatori si possono creare all’ interno dl fluido delle zone di concentrazione stellare, il potenziale gravitazionale subisce delle alterazioni e lo studio statistico degli effetti che ne derivano evidenzia la formazione di “”onde di densità”” che prendono la forma delle braccia a spirale osservate quando la velocità dei componenti il fluido (gas interstellare e stelle) è inferiore a un certo valore limite””. (pag 212)”,”SCIx-211″
“BELLONE Enrico”,”La scienza negata. Il caso italiano.”,”BELLONE E insegna sotria della scienza presso la Facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università degli studi di Milano.E’ direttore delle riviste ‘Le Scienze’ e ‘Mente e cervello’.”,”SCIx-298″
“BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano”,”Attualità del materialismo dialettico.”,”””Nella stessa opera (1) Lenin si mostra perfettamente consapevole di quel legame tra materialismo e metodo scientifico, cui si accennava sul finire del paragrafo precedente. “”Questa idea del materialismo, – egli scrive infatti a proposito della teoria di Marx di un processo storico-naturale di sviluppo delle formazioni economico-sociali, – era già, di per sé, un’idea geniale. S’intende che ‘per il momento’ si trattava ancora soltanto di un’ipotesi, ma di un’ipotesi tale che creava per la prima volta ‘la possibilità di un atteggiamento rigorosamente scientifico verso i problemi storici e sociali’. Sino ad allora i sociologi, che non riuscivano a discendere fino ai rapporti più semplici, fino ai rapporti primordiali, come sarebbero i rapporti di produzione, e che affrontavano direttamente l’indagine e lo studio delle forme giuridiche e politica, urtavano nel fatto che queste forme sono originate da queste o quelle idee del genere umano in un determinato periodo, e si arrestavano qui: ne risultava che i rapporti sociali sembravano consapevolmente edificati dagli uomini. (…) Il materialismo ha data un criterio completamente oggettivo, separando “”i rapporti di produzione”” come struttura della società e dando la possibilità di applicare a questi rapporti quel criterio scientifico generale della reiterabilità, la cui applicazione alla sociologia era negata dai soggettivisti. (…)””””. (pag 138) [Silvano Tagliagambe] [in BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano, Attualità del materialismo dialettico, 1978] “”Non diverso ma, come dicevamo addirittura opposto è l’atteggiamento di chi si richiama a Lenin, il quale, in un passo dei ‘Quaderni filosofici’ afferma con decisione: “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ […] – ‘dalla’ verità, ma si avvicina a essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto’. Dalla vivente intuizione il pensiero astratto ‘e da questo alla prassi’: ecco il cammino dialettico della conoscenza della ‘verità’, della conoscenza della realtà oggettiva.”” [V.I. Lenin, Quaderni filosofici, Roma, 1971, pp. 157-158]. Sostenere, come sembrano tentati di fare alcuni, che questa è una convinzione del solo Lenin, e per di più conseguente alla lettura della ‘Scienza della logica’ di Hegel, e quindi un un certo senso estranea al modo di pensare del marxismo, significa dimenticare la profonda lezione di metodo che Marx fornì nella Introduzione del ’57 a ‘Per la critica dell’economia politica’. Si può cercare come si vuole di stravolgere il senso del paragrafo di quest’opera dedicato, appunto, al metodo dell’economia politica: non per questo l’indicazione che da esso scaturisce potrà apparire meno netto e precisa. Hegel, a giudizio di Marx, ha ragione di ritenere che il metodo scientifico debba partire dall’astratto per poi rivolgersi al concreto: il suo errore è stato quello di credere che questo procedimento non sia tipico solo del metodo con cui il pensiero si appropria della realtà, bensì sia anche quello che riproduce il cammino della formazione del reale medesimo””. [Silvano Tagliagambe] [in BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano, Attualità del materialismo dialettico, 1978] (pag 188)”,”TEOC-549″
“BELLONE Enrico”,”Galileo. Le opere e i giorni di una mente inquieta.”,”BELLONE Enrico (Tortona, 1938-2011) è stato professore ordinario di storia della scienza dal 1980 nelle università di Lecce, Genova, e Padova. Ha occupato la cattedra galileiana di storia della scienza dal 1994 al 2000. Dal 2001 ha insegnato all’Università di Milano. Direttore di ‘Le Scienze’ dal 1996 al 2008, è stato uno dei massimi esperti dell’opera di Galileo. La scienza della natura non ha bisogno di decreti filosofici. “”Egli (Galileo, ndr) ha sempre creduto, invece, che la scienza sia una via privilegiata verso la verità, a condizione però che si accetti che anche i fenomeni più semplici non siano spiegabili in modo completo e una volta per tutte. La scienza, insomma, cresce di scoperta in scoperta, ma non si assesta mai su una conoscenza definitiva, proprio perché la natura è molto più ricca e imprevedibile di quanto ci si possa immaginare o si voglia decidere per mezzo di decreti filosofici. L’astronomia e la fisica procedono dunque verso la verità ma non la raggiungono mai in forme immodificabili. Il sapere cresce ma non si assesta su sistemi dogmatici: è questo il significato dell’espressione galileiana sulla futilità della pretesa che la natura, “”sorda e inessorabile a i nostri vani desideri””, sia sensibile alla presunta “”forza dell’umane autorità””. “” (pag 139-140)”,”SCIx-355″
“BELLONE Enrico a cura”,”Enrico Bellone racconta: Galileo, Keplero e la nascita del metodo scientifico.”,”Galilei e Copernico pensavano ancora ad un’orbita dei pianeti circolare. Keplero dopo ripetuti calcoli arriva a scoprire che il moto dei pianeti attorno al Sole è ellittico La Chiesa si muove contro Galileo e Keplero entrambi copernicani. Nel 1616 il trattato di Copernico viene confiscato. Nello stesso anno Galileo viene convocato dal Cardinale Bellarmino, d’ora in poi dovrà tacere. Il secondo nel 1615 avrà la madre denunciata per stregoneria. Anche una sua zia era finita al rogo perchè considerata una strega. Se Galileo tace, Keplero insiste e nel 1619 pubblica ‘Harmonices Mundi’ dove enuncia la sua terza legge: i quadrati dei periodi di rivoluzione di un pianeta attorno al solo sono proporzionali ai cubi delle distanze. Il libro è difficile e Keplero lo sa, ma ha un concetto di ss stesso molto alto che esprime in una frase contenuta in questo libro: “”Posso ben aspettare cento anni un lettore che comprenda ciò che ho scoperto, se Dio ha aspettato seimila anni qualcuno che sapesse meditare la sua creazione!”” (pag 31-32)”,”SCIx-487″
“BELLONE Enrico”,”I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr.”,”‘Di qui la necessità di una svolta epistemologica grazie alla quale si possa cogliere questa irriducibilità delle categorie scientifiche a categorie assolute di conoscenza. Non si deve tuttavia pensare che una svolta del genere sia il frutto di una scelta operata al di fuori delle scienze e in qualche modo imposta ad esse, anche se gli ultimi decenni sono stati particolarmente fecondi di ricette filosofiche che si muovevano in tal senso. Può essere opportuna, in proposito, una breve parentesi. Una svolta come quella di cui si è fatto cenno non può non fare i conti con il materialismo dialettico e con le discussioni sul problema della conoscenza come riflesso. La teoria del riflesso ‘passivo’, che secondo il materialismo metafisico spiegherebbe il rapporto fra la “”natura”” e la “”scienza””, è stata trapiantata da parte di interessatissimi commentatori nell’ambito del materialismo dialettico al fine di poter demolire quest’ultimo sul medesimo terreno che ha visto giustamente soccombere il primo: il terreno delle scienze. Si tratta di un trapianto che dà frutti a patto di ridurre il materialismo dialettico ad un capitolo della logica formale basato sulle tre famose leggi dialettiche di Engels, vale a dire ad un capitolo particolarmente sterile della logica. Recentemente, però, la rilettura storica di Engels e, soprattutto, di Lenin, ha rimesso in discussione tutto quanto, senza inseguire sogni apologetici e senza cercare le inutili e fuorvianti dimensioni di una proclamazione di fedeltà ad ipotetici testi sacri. Non ci si deve dimenticare che in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ il materialismo dialettico viene presentato da Lenin come ‘necessariamente’ trasformabile in base allo sviluppo scientifico: “”La revisione della ‘forma’ del materialismo di Engels, la revisione delle sue tesi di filosofia naturale, non soltanto non ha nulla di ‘revisionista’ nel senso che si è convenuto dare a questa parola, ma è anche un’esigenza necessaria del marxismo””. E, come appunto ricorda Lenin, lo stesso Engels aveva sostenuto che “”ad ogni scoperta che fa epoca nel campo delle scienze naturali esso [il materialismo] deve cambiare la sua forma””‘ (pag 16-17, Nota introduttiva)]”,”SCIx-142-FF”
“BELLONE Enrico”,”Galilei e l’abisso. ‘Un racconto’ e ‘Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova’.”,”Enrico Bellone, storico della scienza, è stato il primo docente ad essere chiamato nel 1994, per chiara fama, ad occupare la “”cattedra galileiana”” dell’Università di Padova. Nel 2008 ha ricevuto, insieme a George Lakoff dell’Università di Berkeley, il premio Preti.”,”SCIx-220-FL”
“BELLONI Antonio”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Seicento.”,”BELLONI Antonio professore nell’Università di Padova”,”ITAG-203″
“BELLONOTTO Marco”,”I compagni di Stefano. Storie di partigiani di città (Savona 1943 – 1945).”,”Ringraziamento al Prof. Giovanni ASSERETO L’ autore, Marco BELLONOTTO (Savona 1969) laureato in Lettere moderne lavora presso la biblioteca civica di Albenga. Il suicidio di Alce. “”Di questi, sicuramente il più popolare e coraggioso è “”Alce””, Piero Parisotto, commisario politico del distaccamento “”Gatti””, all’ epoca giovane studente di tendenza politica anarchica: “”””Alce”” era un ragazzo intelligentissimo. Aveva fondato il gruppo degli anarchici, che erano legati a Marzocchi. Marzocchi era un dirigente anarchico europeo, faceva congressi a Parigi (…) e Parisotto è stato un suo allievo. Poi però morto Parisotto questo gruppo qui si è un po’ sbandato. Ed è nato “”Lotta comunista””, guidata da Cervetto (Arrigo) (nota 106). Cervetto era un ragazzo intelligente, preparato ma… Parisotto era migliore, era sensibile, era veramente intelligente, forse per quello che si è ammazzato”” (Rodolfo Badarello)””. (pag 66) (106) Arrigo Cervetto “”Stalin”” (n. 1927), caposquadra della brigata Savona “”Sguerso””. Cfr Cervetto, Ricerche e scritti,… “”E’ opportuno tornare sulla tragica fine di “”Alce””, poiché racchiude in sé molti temi che riguardano quel periodo. L’ articolo della sua morte, ‘Con una raffica di mitra suicidio di un giovane a Savona’, appare su ‘Il secolo XIX’ di martedi 28 aprile 1953. (…) Fin qui la cronaca giornalistica. Nel ricordo di Badarello vengono confermate le difficoltà economiche cui doveva far fronte “”Alce””, ma emergono anche altri particolari: ‘Parisotto che lavorava all’ Ilva, l’ Ilva aveva licenziato un mucchio di gente, non c’era più la produzione di prima, aveva perso il posto … (…). Parisotto ha cercato anche lui di andare via (dall’ Italia), ma… allora guardavano molto alla costituzione, alla salute, penso fosse stato malato di tbc, ed è rimasto qui (a Savona). Era deluso, poi era trattato un pò, tanto lui che…allora c’era molto settarismo… tanto lui come Cervetto (Arrigo) erano trattati da traditori dal Pci. Io lo so perché facevo un po’ da tramite con loro'””. (pag 116-117)”,”ITAR-098″
“BELLONOTTO Pietro”,”Storia del Medio Evo (dal 476 al 1313).”,”476 data convenzionale. “”Qualunque valore possa avere questa data, noi l’accettiamo senza discussione, come un postulato storico. Sarebbe, però errore il credere che, proprio in quest’anno, la rovina del grande Impero Romano avesse il suo inizio ed il suo compimento. Una parte di esso, l’Impero d’Oriente continuerà ancora a sussistere, e dello stesso Impero d’Occidente nel 476 non cadeva che l’ultimo avanzo ridotto ormai a poco più che l’Italia. Le altre provincie già erano state occupate da genti germaniche, e dove un giorno s’estendeva la potenza di Roma, ora invece s’ergevano di fronte agli antichi dominatori, nuovi Stati Barbarici (…)”” (pag 5)”,”ITAG-015-FV”
“BELLOTTA Ireneo”,”Engels e la religione. Gli aspetti attuali della prima critica marxista alla religione.”,”BELLOTTA Ireneo è un discepolo di Alfonso DI-NOLA. Religione oppio dei popoli. “”La religione “”è la realizzazione immaginaria della natura umana, poiché la natura umana non possiede vera realtà”” (op.cit. Mega (…). In conseguenza la lotta contro la religione è un momento secondario o accessorio, poiché il riacquisto della condizione umana va compiuto a livello di Stato: “”La lotta contro la religione è indirettamente la lotta contro questo mondo del quale la religione è l’ aroma spirituale”” (op.cit.). Vi sono mali sociali, ingiustizie di rapporti reali, violenze che estraniano l’ uomo a livello economico, e la religione si pone soltanto come un fatto ambiguo che tenta di giustificare e razionalizzare queste situazioni. Di qui la celebre espressione di Marx: “”La miseria religiosa è, per un aspetto, l’ espressione della miseria reale e, per un altro aspetto, la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, l’ anima di un mondo senza cuore, come è lo spirito di un mondo dal quale lo spirito è escluso. Essa è l’ oppio del popolo (op.cit.(…)).”” (pag 58)”,”MAES-063″
“BELLOW Saul”,”Herzog.”,”L’autore è premio Nobel 1976. a pubblicato questo romanzo nel 1964 dopo ‘Il Re della pioggia’ (1959) e prima del ‘Dono di Humboldt’ (1975).”,”VARx-056-FV”
“BELLOW Saul”,”Addio alla casa gialla. Racconti.”,”Saul Bellow rappresentante importante della narrativa americana d’oggi (come ha scritto Granville Hicks), premio Nobel, è l’autore di questi sei racconti scritti nell’arco di diciotto anni tra il 1951 e il 1966. L’argomento è la commedia umana nei suoi aspetti patetici e begnignamente assurdi, ma il filo conduttore che unisce i racconti è la lotta condotta dai personaggi di Bellow, in genere piccoli borghesi ebrei di estrazione mitteleuropea o intellettuali consci profondamente della loro appartenenza a una casta e dello sradicamento e della difficoltà di comunicazione con i propri simili… Si tratta dunque di una ‘storia di vinti’… di sconfitti “”Un lavoro duro? No, in realtà non era tanto duro. Lui non era abituato a camminare e a salire tante scale, ma non erano i disagi fisici del nuovo lavoro a pesare di più su George Grebe. Recapitava degli assegni di sussidio nel quartiere negro, e per quanto fosse nato a Chicago questa non era una parte delal città con la quale aveva molta dimestichezza – c’era voluta la depressione perché la frequentasse. No, non era quello che si chiama lavoro duro, almeno se calcolato in sforzo e peso, ma pure cominciava a risentirne la fatica, a rendersi conto della sua particolare difficoltà. Trovava strade e numeri, ma i clienti non erano dove ci si aspettava che fossero e lui si sentiva come un cacciatore inesperto in mezzo a selvaggina mimetizzata. Era una giornata poco favorevole, per di più – autunno e dreddo, tempo buio, ventoso. (…) Questa particolare energia l’aveva ora in sovrabbondanza; da quando aveva cominciato ad affluire, affluiva in modo troppo ingente. E, per il momento, era fermo. Non riusciva a trovare il signor Green. Era rimasto lì ritto con queo sottanone dell’impermeabile e con una gran busta in mano e delle carte che gli uscivano dalla tasca, a domandarsi perché dovevano essere così difficili da rintracciare quando erano troppo deboli o ammalati per poter andare personalmente all’ufficio a ritirare il sussidio. Raynor, però, gli aveva detto che sulle prime non era facile rintracciarli e gli aveva offerto anche dei consigli sul modo di procedere. “”Se le riesce di vedere il postino, è il primo al quale deve rivolgersi, è quello che le offre migliori probabilità. Se non può metteri in contatto con lui, provi agli spacci e coi fornitori del quartiere. Poi il portiere e i vicini. Ma si accorgerà che più vicino sarà il suo uomo e meno glielo indicherano. Non vogliono dir nulla””. “”Perché sono un estraneo””. “”Perché è bianco. Ci vorrebbe un negro per questo servizio, ma per ora non ne abbiamo, e naturalmente anche lei deve mangiare, e questo è pubblico impiego. E i posti di lavoro devono esserci. Oh, il discorso vale anche per me. Badi, io non mi escludo. Io ha tre anni di anzianità su di lei, e basta. E una laurea in legge. Altrimenti, lei potrebbe stare dietro alla scrivania e io potrei essere fuori sulla breccia in questa giornata fredda. Lo stesso denaro ci paga tutt’e due e per lo stesso, preciso, identico motivo. Che cosa c’entra in questo la mia laurea in legge? Ma lei deve distribuire questi assegni, signor Grebe, e le sarà utile essere caparbio, dunque spero che lo sia””. “”Si, sono piuttosto caparbio”””” (pag 99-101) [Saul Bellow, ‘Addio alla casa gialla. Racconti’, Feltrinelli, Milano, 1978, Racconto: ‘Alla ricerca del signor Green’]”,”VARx-009-FMDP”
“BELLUCCI Giorgio”,”Critica del monetarismo e dei derivati di credito.”,”Luigino Bruni è docente di Economia politica alla Lumsa di Roma e allo Ius di Loppiano (Fi). Storico del pensiero economico, ha fondato la Scuola di Economia civile (Sec) ed è editorialista di ‘Avvenire’. Giorgio Bellucci, studioso di economia, presta la sua attività nella Camera del lavoro Cgil di Arezzo. Il crollo del 1929 e la grande depressione: Friedman vs Galbraith. “”Negli innumerevoli saggi dedicati all’attuale crisi finanziaria l’accostamento al 1929 è di prammatica, quasi una costante. In verità, ogni qual volta si manifesta una crisi, lo spettro di quel disastro viene rievocato. Ciò è avvenuto sia nel caso del crollo del Dow Jones nel 1987 (quando a ottobre perse il 20%), che nel caso della crisi conseguente allo scoppio della bolla tecnologica, nella primavera del 2001. La particolarità dell’attuale crisi rispetto alle altre sta però nel fatto che, per le dinamiche che l’hanno scatenata, per il valore distrutto e per i riflessi che ha avuto e che ha, è considerata senz’altro la più vicina a quella del 1929. E infatti, non c’è testo che non evochi lo spettro di quel periodo, magari sottolineando che oggi la reazione è stata diversa. Il crollo del 1929, tuttavia, non provocò soltanto una devastante crisi economica, ma determinò anche una crisi della teoria economica tradizionale. Essa lasciò orfani delle precedenti teorie economiche generazioni di economisti, tanto che si parlerà della prima crisi della teoria economica (Joan Robinson). I vecchi paradigmi non riuscivano a spiegare adeguatamente l’origine di quel disastro. Nel 1936 uscì la ‘Teoria generale’ di Keynes. Dopo un viaggio tormentato dentro le vecchie teorie economche, egli fondava una nuova macroeconomia. E’ indiscutibile che la grande crisi sia stata uno spartiacque, non solo nella storia del Novecento, ma anche nella storia delle dottrine economiche. Le questioni di allora si rinverdiscono nell’oggi: biblioteche intere si sono riempite di saggi sulle crisi economiche. In questo studio, tuttavia, sarebbe superfluo ricapitolare i termini storici del dibattito, c’è però un aspetto che attualizza quella discussione: il confronto tra l’interpretazione del crollo del 1929 e l’interpretazione della crisi di oggi. Fra le diverse tesi interpretative degli eventi del ’29, due testi paiono emblematici e significativi anche per l’oggi: l’interpretazione di Friedman e l’interpretazione di Galbraith. Proprio perché sono opposte e inconciliabili, esse possono rappresentare la lente di ingrandimento necessaria per comprendere la vicenda attuale e capire come, a volte, la storia si ripeta, così come si ripetono le discussioni teoriche e le interpretazioni dottrinarie degli eventi economici. La scelta di contrapporre il testo di Galbraith sulla grande crisi dell’ottobre del ’29 al testo di Friedman non è casuale per questo e altri motivi. In Friedman, tutta l’elaborazione della crisi del ’29, sia nella cronologia degli avvenimenti che nella loro interpretazione, è ristretta, come vedremo, ai dati che servono per acclarare le precedenti teorie monetariste, ovvero la sua teoria quantitativa della moneta. Questa interpretazione della crisi passerà alla storia con il termine di «contrazione monetaria». In Galbraith sono già presenti temi come la speculazione immobiliare, l’effetto leva, l’innovazione finanziaria, l’euforia finanziaria e anche la crescente disuguaglianza fra i redditi: tutti temi di grande attualità e comparativi fra la crisi attuale e quella del 1929. Troviamo l’interpretazione di Friedman della crisi del ’29 nel famoso testo ‘Il dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti’, scritto con A. Schwartz, uscito nel 1963, mentre ‘Il Grande Crollo’ (1), di J.K. Galbraith, esce nel 1955. Nella ‘Storia monetaria’, Friedman si esercita nel compito di contestare i risultati di Keynes e dei keynesiani sviluppati dall’analisi della lezione del 1929. Sulla base di dati reali, Friedman intende trarre conclusioni opposte e ricostruire un’interpretazione legata alla vecchia teoria della moneta. (…)”” (pag 161-162) [(1) Cfr. J.K. Galbraith, ‘Il Grande Crollo’, Rcs Libri saggi Bur, Milano, 2002; si veda anche, dello stesso autore, ‘Breve storia dell’euforia finanziaria’, Rcs Rizzoli Libir, Milano, 1991]”,”ECOT-364″
“BELOCH Karl Julius”,”Storia della popolazione d’ Italia.”,”L’A in Italia era noto come Giulio BELOCH (1854-1929) diventato cittadino italiano, nato nella Slesia, aveva studiato storia, geografia e statistica. Elaborò una sua concezione della demografia storica.. Ha scritto Die Bewolkerung der griechisch-rominschen Welt (1886) e Bewolkerungsgeschichte Italiens. Romagna. Gli effetti della peste nera sulla popolazione locale e la sottostima di questa. “”In una seduta del parlamento della provincia, tenuta a Forlì nel 1288, Imola fu valutata possedere 2000 fuochi; la città si appellò al Papa e questi ne ridusse il numero a 1500 (fonte Archivio di Stato di Imola). Trattandosi del comune, il contado (Distretto) è senz’altro compreso; questo, unitariamente alla città, contava 2962 fuochi nel 1371, dal che si dedurrebbe che la popolazione sia cresciuta del 50-100% nel secolo trascorso dal 1288, malgrado la “”peste nera””, in realtà i dati relativi al 1288 sono solamente il frutto di stime effettuate allo scopo di calcolare il contingente di truppe da mettere a disposizione, e tali stime rimanevano allora sempre al di sotto del vero.”” (pag 237) Il crollo demografico della città di Mantova: guerra e malattie. “”Secondo Carlo D’Arco, (Studi Stat.) nel 1629 la popolazione assommava a 38787; nello stesso autore, ‘Storia di Mantova’ (edizione del 1873), la cifra indicata è 38987. Non viene citata alcuna fonte. Che la popolazione debba essere aumentata nel periodo 1625-29, non è presumibile stato ai dati dello ‘Spoglio Davari’, è possibile però che questi dati non comprendano nel periodo in questione i conventi e gli ebrei che invece sono compresi in D’Arco; come la parte dei borghi mancanti allo spoglio. Se la cifra riportata da D’Arco è esatta, la mortalità in quel tempo avrebbe raggiunto un tasso del 40%. Anche Giov. Ant. Pico in una lettera scritta a nome della città di Mantova (Vienna 1638) riferisce che gli abitanti prima dell’ assedio erano circa 40000, in seguito solo 6000 (Spoglio Davari). 4). L’anno 1630 portò la catastrofe, dalla quel Mantova non si è più ripresa completamente. La peste, l’assedio degli imperiali, infine, il 18 luglio, il saccheggio. Dall’inizio di gennaio fino al 7 giugno morirono secondo le liste ufficiali (D’Arco) 10737 persone (…)””. (pag 377-378)”,”ITAS-114″
“BELOFF Max”,”La politica estera della Russia Sovietica 1929-1941. Volume I.”,”L’opera del Beloff, ormai classica per il pubblico di lingua inglese (l’autore professore ad Oxford, è considerato il più autorevole storico occidentale di cose sovietiche), getta viva luce sui molteplici problemi internazionali che l’Unione Sovietica si è trovata ad affrontare nel periodo che va dal primo piano quinquennale (1929) all’invasione tedesca del 1941 e mette in evidenza il filo logico che lega tra di loro i diversi avvenimenti.”,”RUST-061-FL”
“BELOFF Max”,”La politica estera della Russia Sovietica 1929-1941. Volume II.”,”L’opera del Beloff, ormai classica per il pubblico di lingua inglese (l’autore professore ad Oxford, è considerato il più autorevole storico occidentale di cose sovietiche), getta viva luce sui molteplici problemi internazionali che l’Unione Sovietica si è trovata ad affrontare nel periodo che va dal primo piano quinquennale (1929) all’invasione tedesca del 1941 e mette in evidenza il filo logico che lega tra di loro i diversi avvenimenti.”,”RUST-064-FL”
“BELPERRON Pierre”,”La croisade contre les albigeois et l’ union du Languedoc a la France (1209-1249).”,”””C’est le malheur qui a toujours été l’ accoucheur du vrai”” (Daniel Halévy, Histoire d’une histoire’) “”Les villes étaient atteintes par l’hérésie autant que la noblesse. A Toulouse en 1178 les envoyés du pape furent hués. Lavaur, Verfeil, Avignonet étaient des centres cathares et vaudois, où les Parfaits prêchaient publiquement. A Castelnaudary les vaudois se réunissaient dans l’église, Laurac avait plusieurs maisons d’hérétiques, de même Fanjeaux et Mirepoix. Carcassonne et Béziers sont aux mains des hérétiques, tandis que Narbonne, Montpellier et Nîmes sont restées catholiques avec des minorités d’hérétiques souvent turbulentes. La soi-disant tolérance des seigneurs et des villes du Midi est faite en grande partie d’indifférence. La foi n’a plus cette vigueur agressive et intransigeante qu’elle a gardée dans le Nord. Les Méridionaux se sont frottés à trop de gens divers, chez eux la foi n’est plus un feu intérieur et le sens de la discipline religieuse s’est émoussé comme celui de la discipline féodale. La meilleure preuve en est leur attitude à l’égard des Juifs, qui jouissaient dans le Midi d’une situation privilégiée, alors que dans le Nord ils n’étaient que tolérés, souvent spoliés et opprimés. Jusqu’au XIIe siècle à Béziers pendat la semaine sainte les chrétiens avaient le droit de souffleter tout Juif rencontré dans la rue.”” (pag 135)”,”FRAA-073″
“BELT Don a cura; saggi di Ella C. SYKES Frederick SIMPICH Margaret SIMPICH Junius B. WOOD Melville CHATER Maynard Owen WILLIAMS Thomas J. ABERCROMBIE John J. PUTMAN Muhammad ABDUL-RAUF William S. ELLIS Marianne ALIREZA Tad SZULC Richard MACKENZIE Mike EDWARDS Edward GIRARDER”,”Islam. Dal 1888 ai nostri giorni.”,”Saggi di Ella C. SYKES Frederick SIMPICH Margaret SIMPICH Junius B. WOOD Melville CHATER Maynard Owen WILLIAMS Thomas J. ABERCROMBIE John J. PUTMAN Muhammad ABDUL-RAUF William S. ELLIS Marianne ALIREZA Tad SZULC Richard MACKENZIE Mike EDWARDS Edward GIRARDER.”,”VIOx-082″
“BELTOTTO Giampiero GIOJELLI Giancarlo”,”I nuovi poveri. Storie di ordinaria emarginazione nell’ Italia di oggi.”,”BELTOTTO giornalista (ex Rai) ha pubblicato già alcune opere. GIOJELLI caporedattore e inviato Rai2 ha lavorato anche per Mediaset e La7. E’ stato inviato in zone ‘calde’ del mondo. Ha scritto un romanzo e libri d’ inchiesta. Il gioco d’ azzardo. Poveri per gioco. “”Queste cifre dimostrano quanto il gioco sia diffuso, ma c’è un’altra realtà contenuta nelle statistiche ancora più allarmante. Perché il gioco è una malattia, anzi una epidemia. Almeno 700.000 italiani sono malati gravi, malati di gioco compulsivo. E rischiano di rovinare le loro famiglie. Si calcola che siano 3 milioni i cosiddetti “”border line””, cioè le persone che rischiano di diventare giocatori compulsivi e in totale sono 30 milioni gli italiani che comunque non rinunciano a giocare.”” (pag 58) “”Circa 4.2 milioni di lavoratori guadagnano meno di 780 euro al mese. Ci sono 10 milioni di persone classificate povere con un reddito inferiore a 6.000 euro all’ anno.”” (pag 60) “”In media ogni italiano ha accumulato 7.735 euro di debito. Ogni famiglia 21.640 euro.”” (pag 142)”,”ITAS-107″
“BELTRAME Fabio”,”Palestina ai palestinesi.”,”Fabio Beltrame (Roma, 1963). Esperto di questioni mediorientali ha collabrorato con quotidiani e periodici tra cui Socialismo o Barbarie. Attualmente è componente del Comitato di redazione del trimestrale Utopia Socialista. Membro del Committee on Middle East e dell’International Committee on Jerusalem (USA), è animatore del Comitato Emergenza Palestina al-Awda per il diritto al ritorno del popolo palestinese. Per questa editrice ha pubblicato nel 2000 il testo introduttivo a Gerusalemme del fotoreporter Tano D’Amico, e Da Livorno a Rimini. Viaggio nel PCI.”,”VIOx-100-FL”
“BELTRAME Fabio”,”Gli eroi di Varsavia. Resistenza e rivolta nel ghetto (1939-1943).”,”Fabio Beltrame, Roma 1963, insegna storia alla Scuola internazionale di Utopia socialista (rivista). La Cronologia (pag 121-132): “”Questa sintetica cronologia sinottica offre al lettore un quadro degli avvenimenti in Europa (in tondo), in Polonia (in corsivo) e delle lotte, rivolte e ribellioni tra il 1933 e il 1945 (in grassetto). L’intero sistea concentrazionari nazista comprendeva circa 20.000 tra campi di sterminio, di concentramento e di transito”” (pag 121) “”Uno dei più degni tentativi d’approccio analitico marxista alla «questione ebraica» e all’antisemitismo nel XX secolo è l’opera ‘Conception matérialiste de la question juive’ di Abram Leon, intellettuale ebreo attivo nella resistenza franco-belga durante la Seconda guerra mondiale – giustiziato dalla Gestapo nel 1944 – e miintati nell’opposizione antistalinista trotskista (8). In questa sua breve opera Abram Leon ha analizzato e definito l’ identità ebraica’ sviluppando la categoria socio-economica di «popolo-classe» per spiegare le radici dell’antisemitismo e quindi offrire una risposta risolutiva alla questione ebraica”” (pag 92) (8) Fu pubblicata in Francia nel 1946. In italiano ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Samonà Savelli, Roma, 1968) (…) Il limite più importante dello sviluppo della tesi di Leon è che essa si fonda su un’analisi rigorosamente economicista della storia e non spiega, quindi, il perché diverse identità etnico-culturali che nel corso della storia moderna hanno subito altrettante persecuzioni, genocidi, segregazioni (9), pur avendo funzioni sociali ed economiche ben diverse, abbiano mantenuto se non rafforzato la propria identità di popolo”” (pag 93) (9) come per es. gli armeni in Euroasia, i curdi, il popolo sarawi nel Maghreb, le numerose popolazioni indigene dell’America del Sud, le minoranze islamiche in Cina In bibliografia: – Mary Berg Il ghetto di Varsavia Diario (1939-1944) ET Saggi Il primo documento completo sulla piú immane tragedia che mai colpì una città nel corso della seconda guerra mondiale. 2009 ET Saggi pp. XXII – 294 € 12,00 ISBN 9788806196356 A cura di Frediano Sessi Traduzione di Maria Martone (Il libro Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo, defintivamente; ne rimaneva un cumulo di macerie, ma fu un’illusione dei nazisti pensare di poter distruggere anche il ricordo di quei terribili giorni. Mary Berg aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate; con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, Mary Berg aveva 15 anni e un’incredibile capacità di osservare quegli stessi eventi dai quali si sentiva travolta. La sua attenzione ai fatti storici, tuttavia non impedisce mai l’emergere dei sentimenti o di aspetti della sua vita privata di adolescente. Ne scaturisce un libro che, oltre al suo valore di documento, apre a interrogativi e a risposte di bruciante attualità. Sostenuto da una scrittura scarna e veloce, ricca di partecipazione emotiva e non mai rassegnata al divario che si apriva tra la realtà e le parole per rappresentarla, il diario di Mary Berg, come quello di Anne Frank, è una testimonianza irrinunciabile del nostro tempo) – Jean Francois Steiner, ‘Treblinka. La rivolta in un campo di sterminio’, Mondadori, Milano, 1967″,”EBRx-085″
“BELTRAME Stefano”,”Breve storia degli italiani in Cina.”,”Stefano Beltrame è stato console generale d’Italia a Shanghai ed è attualmente consigliere diplomatico del Ministero dell’Interno. Tra gli altri, è autore di ‘Mossadeq. L’Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della rivoluzione islamica’ (Rubbettino), e ‘Storia del Kuwait. Gli arabi, il petrolio e la prima guerra del Golfo’ (Aracne). Il massacro di Shanghai (pag 92-93) “”Per contrastare l’ascesa di Chiang e consolidare il proprio ruolo dentro il Fronte Unito, il PCC lancia a Shanghai una serie di scioperi e sollevazioni mirati a conquistare la città. Una prima ondata di protesta si ha già nell’ottobre del ’26 e una seconda viene repressa dalle forze locali, fedeli al governo di Pechino, nel febbraio del ’27. Segue un periodo di crescente violenza in cui il Partito, guidato dal segretario generale Chen Duxiu e da un comitato politico assistito dagli agenti del Comintern capeggiati da Grigori Voitinsky, organizza pestaggi, rapimenti e omicidi di figure antisindacali e nemici del popolo: il cosiddetto “”terrore rosso””. Per dare manforte alla rivolta giunge clandestinamente a Shanghai anche Zhou Enlai. Il 21 marzo vi è quindi la terza sollevazione armata in cui gli operai sindacalizzati tagliano le linee telefoniche e la corrente elettrica, occupano la centrale di polizia, la stazione ferroviaria e l’ufficio postale della città cinese. Per evitare la reazione degli occidentali e delle loro cannoniere ormeggiate davanti al Bund, le Concessioni non sono toccate e l’elemento xenofobo emerso il mese prima a Nanchino è tenuto a freno. Dopo vari scontri violenti le truppe della locale guarnigione si ritirano lasciando la città in mano ai sindacati comunisti. Il giorno seguente la XXVI Armata nazionalista del generale Omar Bai Chongxi entra nei quartieri cinesi senza incontrare resistenza, ma le relazioni coi comunisti sono molto tese. A fronte di questi avvenimenti gli stranieri sono naturalmente in allarme. Gli scioperi continuano e si susseguono serrate le manifestazioni di protesta organizzate dalle sinistre per chiedere l’abolizione dell’extraterritorialità. Bai Chongxi, generale musulmano di etnia Hui (43), e Chiang Kai-shek vorrebbero fermare le agitazioni che giudicano contrarie all’interesse nazionale e la cui prosecuzione rischia di provocare la risposta militare delle potenze straniere. La situazione precipita quando i comunisti tentano di installare un soviet rivoluzionario nella Municipalità. Il 5 aprile arriva a Shanghai il leader dell’ala sinistra del Kuomintang, Wang Jingwei. Rientrato dall’esilio seguito al sollevamento di Canton dell’anno precedente, Wang aveva costituito assieme al PCC il governo provvisorio di Wuhan con il sostegno di Chen Duxiu, di Mao Zedong e dei sovietici. Il rivale di Chiang vuole trovare un compromesso che eviti lo scontro e firma, in nome del KMT, un impegno a proseguire il Fronte Unito assieme ai capi del PCC. Chiang Kai-shek e Bai Chongxi rispondono il 9 aprile proclamando la legge marziale, denunciando la collaborazione del governo di Wuhan col PCC e ordinando l’espulsione dei comunisti dalle file del KMT. In parallelo i nazionalisti preparano una controffensiva sotterranea intesa a colpire i comunisti nell’ombra. Chiang Kai-shek era da tempo in contatto con la criminalità organizzata e in particolare con la Banda Verde guidata da Du Yuesheng, a cui viene segretamente affidato il compito di svolgere il lavoro sporco. All’alba del 12 aprile parte dunque quello che nella Storia cinese è noto come il “”massacro di Shanghai””. Vengono prima catturati ed eliminati con l’inganno i principali leader sindacali. Decapitati i vertici, parte quindi dalla teoricamente sicura Concessione francese e dai quartieri cinesi di Zhabei e Pudong una spietata caccia ai militanti di sinistra, che sono inseguiti e trucidati a centinaia per mano della mafia cinese (44)”” (pag 92-93) [(43) Gli Hui sono i cinesi musulmani di origine persiana e centroasiatica. Nella Storia della Cina vi sono diverse figure Hui di grande rilievo tra cui forse il più noto è il grande navigatore Zheng He (Hajji Mahmud) in epoca Ming; (44) Il massacro di Shanghai è il contesto del romanzo storico di André Malraux: ‘La Condition humaine’ pubblicato da Gallimard nel 1933. Il romanzo è incluso nella lista dei 100 libri del XX Secolo dal quotidiano Le Monde] L’occupazione giapponese del Vietnam del Nord (pag 184-185) (dal Capitolo 9. La seconda guerra mondiale tra Oriente e Occidente (pag 183-198) “”Il Giappone guarda alla guerra in Europa con atteggiamento chiaramente utilitaristico. Nel 1940 il clamoroso successo dell’offensiva tedesca in Occidente, con l’invasione della Francia e dell’Olanda e la possibile imminente resa anche dell’Impero britannico, rende verosimili gli scenari di facile conquista delle colonie europee in Asia, come era successo nel 1914 con l’occupazione delle Concessioni tedesche in Cina. La sconfitta della Francia apre nuove prospettive in Indocina, mentre l’Italia dichiara guerra a Parigi il 10 giugno 1940. Il 19 dello stesso mese il Giappone indirizza un ultimatum al Governatore generale dell’Indocina francese; generale George Catroux. La richiesta è di chiudere la frontiera con la Cina e permettere a una missione ispettiva di verificarlo. La ferrovia Haiphong-Hanoi-Kunming è infatti una delle principali vie di rifornimento di armi e munizioni per l’Esercito nazionalista in guerra. L’intento dei militari nipponici è quello di tagliare la linea in modo da indebolire Chiang Kai-shek e costringerlo alla resa. Non essendo in grado di resistere militarmente, i francesi devono cedere, ma (come era già successo in Cina fin dall’incidente di Mukden del 1931) gli ufficiali ultranazionalisti giapponesi sul posto assumono poi iniziative aggressive e lanciano nuovi ultimatum con richieste di consentire il transito alle truppe e cedere l’uso di basi aeree. Entro il mese di settembre, le Forze Armate imperiali assumono di fatto il controllo del Vietnam settentrionale. Il governo di Vichy acconsente al passaggio delle truppe giapponesi ponendo però un limite temporale legato alla durata del conflitto sino-giapponese (Intesa Matsuoka-Baudoin del 30 agosto 1940] e riesce comunque a prevenire l’occupazione di tutta l’Indocina. Per timore di provocare ua reazione inglese e americana i giapponesi non invadono il Vietnam meridionale, che resta pertanto sotto l’autorità di Vichy. Il consenso forzato della Francia, sotto occupazione nazista, è ottenuto grazie alle pressioni di Berlino. L’assenso all’occupazione del Vietnam del Nord è quindi il prezzo che il Terzo Reich paga a Tokyo per far accettare al Giappone l’adesione al Patto Tripartito, firmato il 27 settembre dal primo ministro nipponico Konoe”” (pag 184-185)”,”CINE-098″
“BELTRAME Fabio”,”Da Livorno a Rimini viaggio nel PCI.”,”Fabio Beltrame (Roma, 1963). Esperto di questioni mediorientali ha collabrorato con quotidiani e periodici tra cui Socialismo o Barbarie. Attualmente è componente del Comitato di redazione del trimestrale Utopia Socialista. Membro del Committee on Middle East e dell’International Committee on Jerusalem (USA), è animatore del Comitato Emergenza Palestina al-Awda per il diritto al ritorno del popolo palestinese. Per questa editrice ha pubblicato nel 2000 il testo introduttivo a Gerusalemme del fotoreporter Tano D’Amico, e Da Livorno a Rimini. Viaggio nel PCI.”,”PCIx-039-FL”
“BELTRAMETTI Giulia GATTI Gian Luigi MAZZONI Matteo VARNIER Giovanni VARNIER Giovanni ROSSI Pietro”,”Il fascismo tra movimento e regime.”,”Saggio di Pietro Rossi, ‘Giacomo Buranello, i Gap, la violenza e la moralità nella Resistenza’ (pag 205-218)”,”ITAF-003-FGB”
“BELTRAMI Celso MAGGIANI Iunio Valerio”,”Vita e idee di Bruno Fortichiari. La figura e l’ opera del militante rivoluzionario nel corso dei diversi momenti del suo cammino politico e biografico.”,”””La disfatta di Caporetto e il momentaneo risveglio di un’ ondata di patriottismo nazionalista anche in seno alla classe operaia determinano una avvicinamento “”tattico”” tra la Direzione nazionale del PSI e la frazione intransigente. In un convegno clandestino tenuto a Firenze il 18 novembre 1917 al quale partecipano per Milano sia A. Zanetta che Fortichiari non si va tuttavia oltre la riaffermazione di fedeltà ai deliberati di Zimmerwald e Kienthal, e all’ affermazione che le scelte socialiste non possono dipendere dall’ andamento delle operazioni militari. Non vi si fa cenno alla Rivoluzione russa; di fatto la frazione di sinistra si trova inserita nella “”dialettica dell’ apparato”” e questo non può che ritardarne le possibilità di sviluppo. E se Bordiga pone esplicitamente la questione dell’ azione immediata e diretta di fronte alla debacle dello stato, trovando il consenso dei milanesi e di pochi altri, non è ancora al convegno di Firenze che si gettano le basi della futura Frazione Comunista del PSI, l’ ostacolo principale essendo ancora una volta, secondo Fortichiari, l’ ostinato astensionismo del dirigente napoletano che si trascinerà “”fin quasi alla vigilia di Livorno””””. (pag 14) “”Nella seconda metà del 1919 arriva in Italia il primo emissario della Terza Internazionale, N.M. Ljubarskij che con lo pseudonimo di Carlo Niccolini sviluppa un’ intensa attività pubblicistica che culmina con la fondazione del bimestrale Comunismo, diretto da Serrati, e che porta come sottotitolo “”rivista della Terza Internazionale”” della quale pubblica i documenti più importanti””. (pag 16)”,”MITC-054″
“BELTRAMINI Enrico”,”L’America post-razziale. Razza, politica e religione dalla schiavitù a Obama”,”BELTRAMINI Enrico insegna storia del cristianesimo nell’Univ. di Notre Dame de Namur in California. E’ editorialista de ‘Il Riformista’. “”In Georgia, la schiavitù fu imposta per legge nel 1750. Nel periodo dello sbarco dei primi africani alla guerra d’Indipendenza, un secolo e mezzo dopo, la schiavitù divenne – nelle colonie del sud – il pilastro sul quale si reggeva l’intera società. Come ha scritto lo storico Philip D. Morgan (Cfr. J.H. Franklin A.A. Moss jr, From Slavery to Freedom. A History of African American, McGraw Hill, Boston, 2000, p. 77), il Sud passò da “”società con schiavi”” a “”società schiavista””, indicando così il ruolo centrale giocato in essa dalla schiavitù””. (pag 45-46)”,”USAS-185″
“BELTRAN Alain a cura; saggi di Alain BELTRAN Anne-Thérèse MICHEL André PHILIPPON Douglas A. YATES Mohamed SASSI Samir SAUL Pier Angelo TONINELLI Gabriel TORTELLA Khaoua NADJI Martin CHICK René WALTHER Christophe BRIAND Daniele POZZI Mogens RÜDIGER Morgan LE-DEZ Uri BIALER Armelle DEMAGNY Carlo J. MORELLI”,”A Comparative History of National Oil Companies.”,”Saggi di Alain BELTRAN Anne-Thérèse MICHEL André PHILIPPON Douglas A. YATES Mohamed SASSI Samir SAUL Pier Angelo TONINELLI Gabriel TORTELLA Khaoua NADJI Martin CHICK René WALTHER Christophe BRIAND Daniele POZZI Mogens RÜDIGER Morgan LE-DEZ Uri BIALER Armelle DEMAGNY Carlo J. MORELLI Alain BELTRAN è ricercatore al CNRS.”,”ECOI-272″
“BELTRATTI Andrea MARSELLI Riccardo SAITO Yukari CARLE Lucia ALIMENTO Antonella DOGLIANI Patrizia TAMBORINI Robeto ZANINI Adelino D’ORSI Angelo GUERCI Luciano CAPRA Carlo DIAZ Furio BERENGO Marino VENTURI Franco AUDISIO ROberto VASCO Giambattista MALANDRINO Corrado PANNEKOEK Anton”,”Macroeconomia quando i mercati non si equilibrano (Beltratti); Le modalità di funzionamento del debito pubblico: alcune note sull’interdipendenza tra politica monetaria e politica fiscale (Marselli); La fortuna della scuola olandese «rangaku» in Giappone (Saito); Un tempo per ogni cosa. Ritmi temporali, stagionali e demografici in una comunità contadina dell’Alta Langa dal XVII al XX secolo (Carle); Véron de Forbonnais tra Spagna, Francia e Lombardia (Alimento); Edgard Milhaud e la rivista internazionale «Annales de la régie directe» (1908-1924) (Dogliani); Finanza e commercio internazionali negli anni dell’alta teoria: Keynes e Ohlin (Tamborini); Metodo della variazione, equilibrio economico generale, moneta, sviluppo. Economia «pura» e teoria economica in J.A. Schumpeter (Zanini); Intellettuali allo specchio nell’Italia fascista (D’Orsi); «Parola da uomo»: sulla pratica dell’arbitrato in un paese sardo. Un contributo etnologico (Carosso); Settecento riformatore: Qualche osservazione su assolutismo e democrazia in margine a Settecento riformatore (Guerci); Immagine e realtà nel «grande progetto» di Giuseppe II (Capra); Dal quadro regionale al quadro intercontinentale: la spinta universalizzante delle «Lumières» nello sviluppo della ricerca storica di Settecento riformatore (Diaz); Fonti e problemi di Settecento riformatore (Berengo); Postilla (Venturi).”,”Contiene in particolare i saggi: – Marco Doria, ‘Dal progetto di integrazione verticale alle ristrutturazioni dell’IRI : la siderurgia Ansaldo (1900-1935) (pag 411-454) – Luciano Segreto, ‘Aspetti delle relazioni economiche tra Italia e Germania nel periodo della neutralità (1914-1915) (pag 455-518)”,”ANNx-018-FP”
“BEMONT Fredy”,”L’ Iran devant le progres.”,”BEMONT Fredy è attaché de recherche au Centre National de la Recherche Scientifique.”,”VIOx-060″
“BEMPORAD Alberto BORTOT CORGHI DELLA-BRIOTTA GRANELLI GUERRINI LIZZERO MARCHETTI ORILIA PEDINI PERAZZO PEZZINO PIGNI ROSELLI STORCHI SCALFARO e altri”,”Esame dei problemi della emigrazione. Indagine conoscitiva della III Commissione permanente (Affari Esteri).”,”Alberto Bemporad, Sottosegretario di stato per gli affari esteri”,”ITAS-006-FP”
“BENADUSI Luciano; ALBANESE Luciano e FRAIOLI Mauro”,”Marx e il problema pedagogico (Benadusi); La sinistra e il pacifismo (Albanese e Fraioli).”,”Bella foto di una classe fine secolo XIX inizio XX sovraffollata e di una bambina al lavoro ad una macchina. Altre foto di lavoro infantile alle macchine. Marx ed Engels non erano pacifisti, “”La migliore esemplificazione di questa tesi è l’atteggiamento preso di comune accordo da Marx ed Engels in occasione della guerra tra Stati Uniti e Messico. Contro la teoria dell’«affratellamento dei popoli» sostenuta da Bakunin («teoria che senza riguardo alla posizione storica, al grado di sviluppo sociale dei singoli popoli, vuole solo affratellare a vanvera»), Marx ed Engels scrivono quanto segue «È forse una disgrazia che la meravigliosa California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano cosa farsene? che gli energici ‘yankees’, con il rapido sfruttamento delle miniere d’oro locali, aumentino i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni nella costa più remota del Pacifico una fitta popolazione e un esteso commercio, creino grandi città, aprano vie di collegamento con navi a vapore, costruiscano una ferrovia da New York a San Francisco, dischiudano veramente, per la prima volta, l’oceano Pacifico alle civiltà e, per la terza volta nella storia, diano una nuova direzione al commercio mondiale? L'””indipendenza”” di alcuni californiani e texani spagnoli probabilmente soffrirà, qua e là si saranno violati la “”giustizia”” e altri principi morali; ma che importa di fronte a tali fatti storici di portata mondiale?» (6)”” (pag 118) [(6) K. Marx F. Engels, Opere complete, vol VIII, Roma 1976 pp. 367-8] [Luciano Albanese e Mauro Fraioli, ‘La sinistra e il pacifismo’, Mondo Operaio, Roma, n. 11 novembre 1983] “”Assai significativi ancora, sono gli articoli pubblicati da Marx nella ‘New York Daily Tribune’, in occasione della crisi russo-turca che culminerà nella guerra di Crimea (1853). Marx ed Engels presero decisamente posizione a favore di un intervento militare dell’Inghilterra contro la Russia, baluardo della reazione europea, in difesa della Turchia. L’atteggiamento di Cobden, capo del movimento pacifista contrario all’intervento, venne bollato da Marx come espressione di «tutta la calcolata viltà del bottegaio» (7). L’atteggiamento era mosso dalla convinzione, che lo accompagnò per tutta la vita, che la Russia fosse il principale ostacolo allo sviluppo della potenza industriale ed economica europea, e – conseguentemente – allo sviluppo del movimento operaio. Un terzo e ultimo esempio, anche questo denso di implicazioni, è l’atteggiamento preso da Marx allo scoppio della guerra franco-prussiana. «Se vincono i prussiani – scrivono Marx ed Engels – l’accentramento dello ‘state power’ sarà utile per l’accentramento della classe operaia tedesca». «Se vince la Germania – ribadisce Engels – l’eterno litigio per la creazione dell’unità tedesca è eliminato, (e) gli operai tedeschi potranno organizzarsi su una scala ben diversamente nazionale che non prima» (8)”” (pag 118-119) [Luciano Albanese e Mauro Fraioli, ‘La sinistra e il pacifismo’, Mondo Operaio, Roma, n. 11 novembre 1983] [(7) Marx Engels, Opere complete, vol. XII, Roma, p. 284; (8) Id, ‘Carteggio, vol. VI, Roma, 1953, pp. 99 e 131]”,”MADS-025-FGB”
“BEN-AISSA Hazem”,”Histoire des conditions de travail dans le monde industriel en France: 1848-2000.”,”BEN-AISSA Hazem è un laureato in ingegneria e gestione dell’ Ecole des Mines di Parigi. E’ maitre de conferences all’ Université Paris XI. Industria auto. Mutamento delle condizioni di lavoro. Dalla strategia padronale di compensazione alla strategia di smistamento e/o di miglioramento. “”Cette deuxième strategie mise en place suite à la nationalisation de l’ entreprise se développe davantage entre 1977 et 1990 avec la généralisation de l’ automatisation et de la robotisation. Il faudra attendre le premier choc pétrolier pour assister, dans l’industrie automobile, à un début réel d’ introduction de machine-outil ò commande numérique. Précédemment, il s’agissait surtout d’une mécanisation généralisée des postes de travail. Avec l’automatisation de certains secteurs, le travail sur machine-transfert semi-automatique sinon automatique remplace peu à peu les tâches effectuées sur des machines universelles nécessitant une forte intervention humaine. La contrainte de la chaîne tend à s’estomper pour laisser place à des tâches plus cognitives telles que celles liées au contrôle et àla régulation. La pénibilité, la salissure et les risques d’accidents corporels diminuent sensiblement (deuxième et troisième niveau des conditions de travail). Ceci tient également à la réduction des effectifs dorénavant nécessaires. Aprés l’ expérience de General Motors et de sa première ligne de robots soudure en 1970, Renault lui a emboîté le pas avec une ligne automatique de soudure pour l’ assemblage de carrosseries (…)””. (pag 143-144)”,”CONx-150″
“BENAROYA François”,”L’economia della Russia.”,”François Benaroya lavora come economista presso la Banca BNP Paribas. Di formazione ingegnere ed economista, è specialista di relazioni economiche internazionali e profondo conoscitore della realtà russa. Nel XX secolo la Russia ha conosciuto due grandi trasformazioni economiche: il passaggio all’economia pianificata; la transizione all’economia di mercato, suscitando in entrambe le occasioni speranze e delusioni. Dal 1999 l’economia russa sembra aver acquistato un nuovo slancio, tanto che per alcuni il paese nell’arco di vent’anni tornerà ad essere la prima potenza economica europea.”,”RUSU-015-FL”
“BENBOW William, a cura di S.A. BUSHELL”,”Grand National Holiday and Congress of the Productive Classes.”,”Biografia. William Benbow William Benbow was born in Manchester in 1784. As a young man he became a Nonconformist preacher with radical political opinions. A shoemaker, Benbow became one of the leaders of the reform movement in Manchester. Benbow moved to London where he helped William Cobbett on the Political Register. In 1817 he heard that the government planned to have him arrested for sedition. Unwilling to spend another period in prison, Cobbett fled to the United States. For two years Cobbett lived on a farm in Long Island where he wrote Grammar of the English Language and with the help of Benbow continued to publish the Political Register. In an effort to stop the Political Register from being published, the authorities arrested Benbow and he was tried and found guilty of seditious libel. When Benbow was released from Cold Bath Field Prison in London in 1820 he continued to work for William Cobbett. Benbow also wrote a series of pamphlets called Crimes of the Clergy. Benbow was once again arrested and imprisoned for seditious libel. In 1831 Benbow joined the National Union of the Working Classes, where he joined forces with two other radical publishers, James Watson and Henry Hetherington. He also developed a reputation as an orator at the Rotunda, a speaking venue in the Blackfriar’s Road, owned by Richard Carlile. Benbow was a supporter of universal suffrage, annual parliaments and the secret ballot. However, Benbow did not believe the House of Commons would ever willingly vote for these reforms. He believed that the only way that equality would be achieved was through a violent revolution. It was at the Rotunda that Benbow first advocated his theory of the Grand National Holiday. Benbow argued that a month long General Strike would lead to an armed uprising and a change in the political system. Benbow used the term “”holiday”” (holy day) because it would be a period “”most sacred, for it is to be consecrated to promote the happiness and liberty””. Benbow argued that during this one month holiday the working class would have the opportunity “”to legislate for all mankind; the constitution drawn up… that would place every human being on the same footing. Equal rights, equal enjoyments, equal toil, equal respect, equal share of production.”” Benbow’s theory was published in a radical newspaper, the Tribune of the People and in a pamphlet, Grand National Holiday (1832). Benbow joined with radical publishers such as Henry Hetherington, John Cleave and James Watson in refusing to pay stamp-duty on his pamphlets. As part of this campaign Benbow published his pamphlet Censorship Exposed (1837). Benbow eventually convinced several leading Chartists, including George Julian Harney of the wisdom of his Grand National Holiday strategy. At the Chartist National Convention of 1839 it was decided to call for a General Strike on 12th August, 1839. Benbow and Harney travelled around England trying to persuade Chartist members to join the strike. Eight days before the strike was due to start, Benbow was arrested and the strike was called off. At his trial for sedition at Chester in April, 1840, Benbow spoke for ten hours in his defence, but he was found guilty and sentenced to sixteen months’ imprisonment. William Benbow died in prison in 1841. http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/CHbenbow.htm&#8221;,”MUKC-031″
“BENCI Antonio”,”Immaginazione senza potere. Il lungo viaggio del Maggio francese in Italia.”,”Antonio Benci, dottorando di ricerca (2011) presso l’Università di Venezia ha pubblicato con M. Lampronti, ‘Spoon River 1968. Antologia corale di voci dai giornali di base’ Bolsena, Massari, 2008 e assiame a G. Lima e A. Mangano, ‘Il Sessantotto è finito nella rete’, Centro di documentazione di Pistoia editrice, Pistoia, 2009.”,”ITAC-003-FFS”
“BENCIVENGA Ermanno”,”Platone, amico mio. I filosofi rispondono alle grandi domande della nostra vita.”,”Ermanno Bencivenga (Reggio Calabria 1950) professore di filosofia all’Università di California (Irvine). E’ autore di saggi di logica, estetica, filosofia del linguaggio e storia della filosofia. “”Il nemico da combattere è in fondo sempre lo stesso: il conformismo, che uccide la fantasia”” (pag 14, introduzione)”,”FILx-023-FV”
“BENCIVENGA Ermanno”,”Una logica dei termini singolari.”,”Ermanno Bencivenga è nato a Reggio Calabria nel 1950 e si è laureato in filosofia a Milano nel 1972.”,”SCIx-224-FRR”
“BENDERSKY Joseph W.”,”Carl Schmitt teorico del Reich.”,”BENDERSKY Joseph W. insegna storia contemporanea nella Virginia Commonwealth University. “”Capax imperii nisi imperasset”” Sallustio (“”capace di governare, se non avesse governato””, I 49) Schmitt vs Kelsen. “”La resistenza verso ogni possibile violazione della tradizionale separazione tra la giurisprudenza e la sociologia era ben impersonata dalle teorie della “”pura dottrina del diritto”” di Hans Kelsen, il quale affermava che la giurisprudenza era normativismo e che l’intero sistema giuridico scaturiva da quelle norme basilari e unificanti che rappresentavano l’essenza di una costituzione. Un giurista doveva limitarsi ad analizzare e ad interpretare i vari aspetti della legge entro i ristretti limiti di queste norme basilari, e perciò non doveva lasciarsi influenzare da considerazioni di natura politica, sociologica o morale. La purezza della teoria giuridica doveva restare incontaminata da tutti quei fattori che potevano pregiudicare le idee giuridiche. Schmitt di contro sosteneva che con tali preoccupazioni nei confronti della “”obiettività scientifica””, Kelsen e gli altri normativisti finivano per ignorare completamente la realtà dei mutamenti politici e sociologici. I normativisti, sottolineava, non si sono altresì occupati del problema cruciale del caso di eccezione, che per definizione non si può vincolare a nessuna norma. Era cioè convinto che ogni filosofia del diritto che credeva di far riferimento al mondo reale – e ciò valeva in modo particolare per la Germania del periodo di Weimar – dovesse necessariamente tener conto della eccezione, così come della situazione di normalità. Il problema specifico che Schmitt aveva in mente era lo “”stato di eccezione””, vale a dire una situazione in cui l’rdine interno o la stessa esistenza dello stato erano seriamente messi in pericolo da crisi economiche o politiche””. (pag 65)”,”TEOP-270″
“BENDIX Reinhard”,”Max Weber. Un ritratto intellettuale. Con una postfazione di Günther Roth.”,”BENDIX è nato nel 1916 a Berlino. Nel 1928 è emigrato negli Stati Uniti dove ha terminato gli studi. Ha insegnato a lungo all’ Università di California Berkeley. E’ stato presidente dell’ American Sociological Association. Alcuni suoi libri sono stati tradotti in italiano: Stato nazioanle e integrazione di classe (Laterza, 1969), ‘Lavoro e autorità nell’ industria’ (Etas, 1973), ‘Re o popolo’ (Feltrinelli, 1980). Lavori pubblici imposti ai cittadini dal faraone. Lavoro forzato. Egitto come comunità domestica. “”L’ antico Egitto rappresentò probabilmente il più coerente esempio di patrimonialismo. La massa della popolazione egiziana era completamente dipendente dal controllo coordinato delle vie d’ acqua in una paese geograficamente dominato da un solo grande fiume. Questa dipendenza e la facilità dei viaggi sulle vie d’ acqua facilitò il controllo politico centralizzato del popolo. Inoltre, il lungo periodo durante il quale gli uomini erano liberi dal lavoro dei campi faceva sì che la popolazione potesse essere ampiamente utilizzata in progetti eseguiti con il lavoro forzato. Quei sudditi che non erano reclutati come lavoratori forzati erano tenuti, al pari di tutti i proprietari terrieri e gli artigiani, al pagamento di imposte che venivano loro esatte con ogni mezzo di coercizione. Sebbene sembri che gli individui possedessero certi diritti, per esempio quello di scegliere la propria occupazione, questi diritti erano aasai precari. Appena veniva loro richiesto dalla casa reale, gli individui divevano esser presenti nella località alla quale appartenevano e nella quale dovevano eseguire i loro doveri pubblici. Così l’ intero paese e il suo governo furono costituiti come ua vasta “”comunità domestica”” patriarcale del faraone, specialmente dopo che le conquiste straniere avevano distrutto le proprietà terriere delle famiglie dei notabili””. (pag 245)”,”WEBx-017″
“BENDIX Reinahrd LIPSET Seymour Martin a cura; scritti di Kingsley DAVIS e Wilbert E. MOORE Melvin M. TUMIN Wlodzimierz WESOLOWSKI Arthur L. STINCHCOMBE Reinhard BENDIX Stanislaw OSSOWSKI Henri PIRENNE Alexis de TOCQUEVILLE Jackson T. MAIN Boris BRUTZKUS Thomas C. SMITH Lloyd A. FALLERS Kurt B. MAYER Seymour Martin LIPSET Wolfram EBERHARD Glaucio Ary DILLON SOARES”,”Classe, potere, status. Teorie sulla struttura di classe.”,”Bendix insegna sociologia all’Università della California Berkeley. Lipset è professore di Government and Social Relations alla Harvard University. Contiene: – S. Ossowski: ‘Sul concetto di classe’ (pag 105-) – Henri Pirenne, ‘Le fasi della storia sociale del capitalismo’ (pag 129-) – A. Tocqueville, ‘Come la democrazia influisce sui rapporti tra padroni e servi (pag 143-) – Jackson T. Mann, ‘La struttura di classe nell’America rivoluzionaria’ (pag 149-) – Boris Brutzkus, ‘Caratteristiche storiche dello sviluppo sociale ed economico della Russia’ (pag 167-) – Thomas C. Smith, ‘La rivoluzione aristocratica in Giappone’ (pag 197-) – Glauco Ary Dillon Soares, ‘Sviluppo economico e struttura delle classi (pag 309-) [teoria della ‘burocratizzazione prematura] ‘Comunque, se lo sviluppo tecnologico e l’aumentata produttività del lavoro sembrano essere una condizione sufficiente per l’espansione relativa delle dimensioni della classe media, non sembra essere una condizione necessaria. Trattiamo qui della possibilità di burocratizzazioni «premature», le quali possono non essere basate su solidi cambiamenti strutturali dell’economia. Per esempio, alcuni paesi che hanno goduto per molti anni di una favorevole congiuntura economica basata sull’esportazione (per esempio l’Uruguay) hanno potuto sostenere una classe media abbastanza ampia. Il declino di questa congiuntura favorevole rappresenta l’inizio di seri problemi strutturali, dato che questi paesi hanno ora una classe media relativamente numerosa i cui valori ed i cui gusti per merci che non sono prodotte all’interno non possono essere soddisfatti. Se è vero che in grossi paesi una classe media relativamente estesa rappresenta un mercato per certe merci, con questo stimolandone la produzione interna, è pur vero che nei paesi con poca popolazione il mercato rappresentato dalla classe media può non essere sufficiente a stimolare forti investimenti. Un tale mercato prematuro di beni di consumo può anzi distrarre gli investimenti dalla loro mira strutturale di base (18). L’Argentina è forse un altro caso di burocratizzazione prematura con forte sviluppo della classe media. Sebbene le sue proporzioni geografiche e demografiche offrano all’Argentina prospettive industriali molto migliori di quelle dell’Uruguay, sembra che la classe media argentina sia cresciuta più rapidamente di quanto non lo consentisse lo sviluppo tecnologico ed industriale del paese. L’Argentina inoltre ebbe un’espansione educazionale ben più importante di quella dell’Uruguay. Un recente articolo comparativo sulla mobilità educazionale a Montevideo ed a Buenos Aires mostra che il 60.2% degli intervistati di Buenos Aires aveva uno status educazionale più alto di quello dei loro genitori, in confronto al 46.7% di Montevideo (19). Questo sviluppo delle possibilità educazionali non è stato seguito da un corrispondente aumento di posti di lavoro nell’industria. Come conseguenza l’Argentina, paese tradizionalmente di immigrazione, ha perso negli anni recenti attraverso l’emigrazione un numero consistente di specializzati, di tecnici e di professionisti (20). Sino a quale punto ciò possa spiegare l’inquietudine dell’Argentina è argomento di ricerca empirica. Se, da una parte, il peronismo e le agitazioni di sinistra negli ultimi anni sembrano essere il risultato dell’incapacità dell’Argentina a soddisfare le aspirazioni dei lavoratori urbani, il continuo affacciarsi di movimenti di destra, non meno radicali, può significare la reazione dei settori della classe media di fronte alla perdita di status ed all’incapacità del paese di soddisfare l’alto livello di consumi della classe media. La secolare tendenza verso la burocratizzazione non è una particolarità delle industrie manifatturiere soltanto, come i dati precedenti potrebbero aver suggerito. Le statistiche nazionali svedesi indicano che, mentre il numero dei datori di lavoro diminuì da circa 650.000 nel 1940 a circa 600.000 nel 1950, e mentre il numero dei salariati diminuì da circa 1 milione 750.000 a circa 1.660.000, quello degli impiegati crebbe da circa 600.000 a circa 840.000 nello stesso periodo (21)’] [(18) Un punto trattato anche da Galenson W., nel suo ‘Labor and Economic Development’, New York, Wiley, 1959; (19) Cfr. Iutaka S., ‘Mobilidade Social e Opportunidades Educacionas em Buenos Ayres e Montevidéu: uma Analise Comparativa’, in ‘America Latina’, 6, aprile 1963, p. 22; (20) I dati argentini mostrano una grave situazione di disoccupazione per i professionisti, come conseguenza dell’impossibilità del paese di assorbire coloro che escono dai licei e dall’università. Statistiche del 1961 mostrano che in tale anno vi erano 11.673 diplomati che lavoravano in imprese occupanti 100 o più persone. Solo nel 1960, le università argentine ebbero 7.350 laureati. Una reazione a questa situazione è stata quella dell’emigrazione. Così, dal 1950 al 1963, 774 fisici, 863 ingegneri, 191 chimici, 172 amministrativi, 76 legali, 92 architetti, 77 dentisti, 48 farmacisti, 756 maestri e professori vennero accettati come immigrati dai soli Stati Uniti. Questi dati sono ricavati da: Centro de Investigaciones Economicas, Instituto Torcuato di Tella, ‘La Prensa’ del 26.9.1963 e dal Dipartimento Statunitense di Giustizia, Immigrazione e Servizio di Naturalizzazione; (21) Dati da ‘Statistik Arsbok för Sverige’, 1955, Stockholm, Statistika Centralbiran, 1955, p. 29] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”TEOS-264&#8243;
“BENEDETTI Giuseppe COCCOLI Donatella”,”Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere.”,”Giuseppe Benedetti è un docente di scuola. Si occupa prevalentemente di didattica della lingua, a cui ha dedicato manuali scolastici e saggi, tra cui ‘Scritti sui banchi’ (2009, insieme a Luca Serianni). Ha tenuto corsi di aggiornamento per docenti all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca. ‘Left’, su cui scrive di politiche scolastiche. Donatella Coccoli è una giornalista. Dal 2009 è al settimanale ‘Left’, dove si occupa, tra l’altro, di scuola, welfare, diritti. Ha curato nelle scuole corsi di scrittura giornalistica e redazione di giornali scolastici. Su questa esperienza ha scritto il libro Penne sconosciute (2005), presentato dal Clemi (Centre pour l’éducation aux médias et à l’information) all’Università La Sorbonne di Parigi. Gramsci contro i “”cattivi maestri”” presenti nella scuola “”Un’accusa tagliente contro i “”cattivi maestri”” si trova sull’Avanti! del 17 dicembre 1918. Gramsci prende spunto dallo sciopero proclamato da alcuni studenti delle scuole medie per rivendicare all’Italia tuti i porti dell’Adriatico e denuncia il “”lato obbriobrioso”” della vicenda: “”lo sciopero degli studenti medi è stato promosso ed è incoraggiato dai professori che fanno parte del comitato pro-Dalmazia, i quali non hanno esitato a introdurre nelle scuole metodi fascisti istigando gli scolari poltroni contro gli insegnanti che vogliono compiere il loro dovere””. L’azione di questi insegnanti – prosegue – è volta, attraverso la manipolazione propagandistica, a “”suscitare nuove occasioni di guerre, (…) fabbricare nuovi ‘secolari nemici’, (…) scoprire nuove ‘missioni di civiltà’ a oriente e a occidente”” (23). Gramsci denuncia l’ipocrisia e l’opportunismo di questi “”cattivi maestri””, che stravolgono il senso della scuola, mettendosi a capo di un movimento di riscossa che nasconde appena la difesa di una libertà “”pidocchiosa””, da lazzaroni (24). I “”cattivi maestri”” sfruttano la scarsa confidenza degli italiani con un’autentica libertà e una vera autonomia, con la conseguenza che “”invece della disciplina sociale, spontaneo fiore della libera riflessione sui doveri comuni, dal ribollire schiumoso delle passioni sono esalati tutti gli istinti antisociali, tutta la barbarie, tutta la ferocia, tutta la slealtà che secoli di servaggio poltico, di gesuitismo e di attività settaria avevano accumulato nell’animo degli italiani”” (23)”” (pag 188-189) note e « al posto di “” finire”,”GRAS-005-FV”
“BENEDETTI Giuseppe COCCOLI Donatella”,”Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere.”,”Giuseppe Benedetti è un docente di scuola. Si occupa prevalentemente di didattica della lingua, a cui ha dedicato manuali scolastici e saggi, tra cui ‘Scritti sui banchi’ (2009, insieme a Luca Serianni). Ha tenuto corsi di aggiornamento per docenti all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca. ‘Left’, su cui scrive di politiche scolastiche. Donatella Coccoli è una giornalista. Dal 2009 è al settimanale ‘Left’, dove si occupa, tra l’altro, di scuola, welfare, diritti. Ha curato nelle scuole corsi di scrittura giornalistica e redazione di giornali scolastici. Su questa esperienza ha scritto il libro Penne sconosciute (2005), presentato dal Clemi (Centre pour l’éducation aux médias et à l’information) all’Università La Sorbonne di Parigi. Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. (Antonio Gramsci) Libro citato nel testo (pag 98): Pasquale Voza e Lea Durante (a cura di), La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci, Bari, Palomar, 2006, pp. 342, € 27.00 [rec igsitalia.org] [Il sarcasmo e l’ironia di una poetica del pensiero critico; Il sintetico e insofferente alla retorica Labriola a confronto con il dialogante Gramsci. In un volume collettivo, le opere di due autori attraverso l’analisi del loro stile di scrittura Guido Liguori: Che Gramsci sia uno degli autori principali della letteratura italiana del Novecento non è affermazione nuova. La sua prosa – in particolare quella delle Lettere dal carcere – è stata oggetto di apprezzamento e di analisi da molto tempo, fin da quando la celebre raccolta di missive vinse, nel 1947, il premio Viareggio. La scrittura di Antonio Labriola, invece, ha dovuto faticare maggiormente per conquistare la considerazione degli esperti. Piace ricordare come sia stato un grande studioso marxista da non molto scomparso, Nicola Badaloni, a richiamare l’attenzione forse per primo (se si fa eccezione per il precedente illustre di Benedetto Croce) sul livello alto della prosa di Labriola. A Labriola e a Gramsci, alla loro specifica scrittura, è dedicato ora un bel volume curato da Lea Durante e Pasquale Voza, intitolato La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci (Palomar, pp. 339, euro 27). Già il titolo lascia intendere quel che molti dei contributi raccolti illustrano da molteplici punti di vista: la forma della scrittura di questi due autori fa tutt’uno non solo con le modalità «dialogiche» del loro pensare, ben al di là del «passeggiare conversando», che pure a entrambi fu caro, ma col fatto stesso – come afferma Voza – che essi sono tra i marxisti che più si sono discostati da una visione meccanicistica ed economicistica del marxismo. La loro consapevolezza espressiva – nota Pasquale Guaragnella – deriva da una «acuta consapevolezza linguistica»: per un filosofo come Labriola, ad esempio, «il quale riteneva che l’ideologia e la scienza non fossero semplici “”casualità espressive””, la rappresentazione del nuovo poteva realizzarsi solo attraverso una complessa retorica». Non a caso l’ironia, l’autoironia, l’umorismo sono nella sua scrittura e nel suo modo d’essere, non meno che in quelli di Gramsci, anche se costui preferisce teorizzare il «sarcasmo». Le lettere di Labriola, nota Stefano Miccolis, curatore della nuova, raffinata edizione del Carteggio presso Bibliopolis, sono scritte con uno stile «incisivo, asciutto, essenziale, del tutto privo di svolazzi retorici». Vi è in lui – secondo Marzio Zanantoni – la piena consapevolezza che si debba dare vita a una forma nazionale nuova per «la storia materialisticamente narrata». La scrittura di Gramsci anche e ancora di più costituisce, un modello da studiare e meditare. Il Gramsci cronista a Torino innanzitutto, in quello specifico contesto culturale e politico mirabilmente reso da Angelo d’Orsi, per il quale la quotidiana fatica giornalistica del giovane sardo, «abbandonando il livello della propaganda di partito, è in primo luogo strumento di conoscenza e di analisi della realtà». Senza trascurare di innovare la comunicazione, grazie – spiega Marina Paladini Musitelli – a una scrittura ricca di metafore, con una attenzione sempre viva al significato originario delle parole: il tutto «si traduce in una vivacità lessicale rara nel panorama della scrittura contemporanea e in una interessante propensione a far giocare tra loro vecchi e nuovi significati delle parole». Per combattere le frasi fatte, i pensieri convenzionali, il senso comune ossificato. Non meno attira l’attenzione il Gramsci del carcere, anche sotto l’aspetto stilistico. Come nel ricco contributo di Lea Durante sull’epistolario. Vi è – nota Durante – una «””divisione del lavoro”” tra Lettere e Quaderni: le parole, infatti, vengono usate nelle prime in una forma estremamente fluida e movimentata», mentre alla prova dei Quaderni esse «giungono selezionate, ricalibrate… spesso arricchite di una carica semantica nuova». Riprendendo Fortini, anche Giorgio Baratta sottolinea la differenza fra le due «opere» carcerarie, distinguendo l’«identità prosastica dei Quaderni da una identità poetica, per lo meno parziale, delle Lettere». Quaderni che contengono tante forme diverse di scrittura, generi e tipologie diversissimi, tanto da poter far parlare Raul Mordenti di «opera mondo», sia pure in un’accezione particolare. Un’opera vicina a quella di tanti classici del ‘900, per l’intrinseca incompiutezza, e caratterizzata per Mordenti da un doppio movimento contraddittorio: da una parte la tensione alla totalità (del progetto), dall’altra «l’irriducibile frantumazione» della scrittura, che riflette un mondo. Completano questo bel libro su Labriola e Gramsci anche contributi più incentrati sulle loro categorie di pensiero, magari a partire da «parole-chiave», indicative di tutto un orizzonte teorico. Un’espressione su tutte: filosofia della praxis, tanto centrale nella tradizione del marxismo italiano. Sulla filosofia della praxis di Labriola e Gramsci si interrogano e danno contributi rilevanti, anche se tutt’altro che univoci, studiosi come Roberto Finelli, Fabio Frosini, Silvio Suppa. Ma interessanti sono anche le riflessioni di Bruno Brunetti e Laura Mitarotondo sulle letture gramsciane di Machiavelli, o il contributo di Raffaele Cavalluzzi su alcuni momenti della formazione di Labriola, sulla sua attenzione a certe forme della morale e alla religione, che verrà ridimensionata, ma forse non fatta del tutto tacere, nel periodo marxista]”,”GRAS-141″
“BENEDETTI Arrigo”,”Paura all’alba.”,”Arrigo Benedetti è nato a Lucca nel 1910. Esordì con il romanzo ‘La figlia del capitano’ (1938), mentre compieva la sua esperienza di giornalista nei primi rotocalchi italiani. Direttore dei settimanali “”L’Espresso”” e “”L’Europeo””, collaboratore del “”Mondo”” (oltre che della ‘Stampa’), ha contribuito soprattutto a rinnovare lo stile, a elevare la cultura e il gusto della nostra stampa periodica. Dopo ‘I misteri della città’ (1941), ‘Le donne fantastiche’ (1942) e ‘Paura all’alba’ (1945) ha pubblicato nel 1964 ‘Il Passo dei Longobardi’. Paura all’alba. A vent’anni dalla Liberazione, torna di attualità quest’opera, testimonianza diretta sulla guerra partigiana dove il dato autobiografico, il “”periodo clandestino”” dell’autore, si intreccia con la più vasta vicenda del nostro ‘Secondo Risorgimento’. Tra il fitto tessuto dei personaggi, l’andare e venire dei viandanti senza bussola, circola l’aria unica, indimenicabile dell’Italia di allora: inquieta, temporalesca eppure già elettrizzata dal presagio di un tempo nuovo. Passano i “”buoni”” e i “”cattivi””, gli aguzzini e papà Cervi, in un mondo che non occorre romanzare per scorgerv le servitù e le grandezze della condizione umana (quarta di copertina)”,”ITAR-012-FER”
“BENEDETTI Amedeo”,”Il linguaggio delle nuove Brigate Rosse. Frasario, scelte stilistiche e analisi comparativa delle rivendicazioni dei delitti d’Antona e Biagi.”,”Amedeo Benedetti, studioso toscano, si occupa di comunicazione letteraria e delle immagini, argomenti sui quali ha pubblicato libri, tenuto corsi e ricoperto incarichi istituzionali.”,”TEMx-097″
“BENEDICT Ruth”,”Il crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese.”,”La BENEDICT (1887-1948) allieva di Franz BOAS, antropologa di fama mondiale, insegnò alla Columbia University. Tra i suoi libri più noti, ‘Modelli di cultura’ e ‘Race. Science and Politics’.”,”JAPx-013″
” BENEDICTOW Ole J.”,”The Black Death, 1346-1353. The Complete History.”,”Ole J. Benedictow è Professore Emerito di Storia nell’Università di Oslo. Tra gli storici citati nel testo: Jean-Noël Biraben (1928-2003) è stato uno storico della medicina e demografo francese. Ha conseguito il dottorato in medicina presso l’Università di Bordeaux nel 1954 1. Biraben ha lavorato come ricercatore presso l’Institut national d’études démographiques (INED) di Parigi, dove ha diretto il dipartimento di demografia storica 1. Ha pubblicato numerosi articoli e libri sulla demografia storica, tra cui “Les hommes face à la peste en France et dans les pays méditerranéens” 1.”,”STMED-065-FSD”
“BENEDIKTER Thomas a cura di Manuela PALERNI”,”Il dramma del Kosovo. Dall’ origine del conflitto fra serbi e albanesi agli scontri di oggi.”,”BENEDIKTER (Bolzano, 1957) dal 1992 è responsabile della sezione sudtirolese dell’ Associazione per i popoli minacciati, organizzazione internazionale per i diritti umani presente soprattutto nelle aree di lingua tedesca. Collabora con varie riviste e giornali ed è impegnato in iniziative politiche e umanitarie per una soluzione pacifica del conflitto nel Kosovo.”,”EURC-034″
“BENEDIKTER Thomas”,”Il dramma del Kosovo. Dall’origine del conflitto fra serbi e albanesi agli scontri di oggi.”,”Thomas Benedikter (Bolzano, 1957) dal 1992 è responsabile della sezione sudtirolese dell’Associazione per i popoli minacciati (Gesellschaft für bedrohte Völker), organizzazione internazionale per i diritti umani presente soprattutto nei paesi e nelle aree di lingua tedesca. Collabora con varie riviste e giornali ed è impegnato in iniziative politiche ed umanitarie per una soluzione pacifica del conflitto nel Kosovo.”,”EURC-016-FL”
“BENETTI Carlo”,”Smith. La teoria economica della società mercantile.”,”Carlo Benetti è docente nell’Università di Paris X Nanterre (1979). Carlo Benetti ha pubblicato presso le edizioni Anthropos ‘L’accumulation dans les pays capitalistes sous-développès’ nel 1974 e presso le edizioni PUG – Maspero, un saggio sulla genesi della teoria della formazione e della circolazione del valore in Marx (‘Marx et l’Economie politique’ opera collettiva, 1977) e in collaborazione, ‘Economie classique et Economie Vulgaire – Essais critiques, 1975) (f: google libri, da Carlo Benetti, Valore e ripartizione, Jaca Book) Marx e la teoria del valore di Adam Smith “”Sviluppando le indicazioni suggerite da Marx (82), si giunge allora a uno schema costruito in modo che la formazione del valore risulta compatibile con la circolazione. Questo schema rispetta dunque le esigenze della teoria del valore ricordate, cioè la concezione del valore come unità di produzione e circolazione. Ne risulta la necessità di distinguere tra mezzi di produzione in quanto merci e mezzi di produzione in quanto capitale. Un mezzo di produzione è, per ipotesi, prodotto come merce, il suo valore si esprime socialmente sul mercato, come tutte le merci. Una volta effettuato l’acquisto, entra nel processo di produzione e, dal punto di vista del valore, funziona unicamente in quanto valore d’uso (83). Lo schema costruito permette allora di associare al valore prodotto un valore d’uso composito o sociale, ottenuto mediante la combinazione lineare dei processi di produzione separati, o privati, inizialmente dati, in modo da rispettare le regole della formazione del valore (84). Possiamo concludere che la logica della formazione e circolazione del valore esclude la sua conservazione sulla base della permanenza dei mezzi di produzione materiale. In altri termini, la produzione di valore si concepisce ex nihilo. In tal modo è fondata la proposizione centrale di Smith sulla necessaria uguaglianza fra il valore e il reddito (85). Il che ci fornisce l’occasione di segnalar, senza chiarirlo, un paradosso. Marx, per primo, sottolinea che il valore è un rapporto sociale, e di conseguenza non una qualità delle cose, ma in fin dei conti mantiene una concezione fisicalista del processo di formazione del valore; Smith impernia la sua analisi sulla nozione di valore «reale» (cioè: il valore è nelle cose) e concepisce il processo di formazione del valore in termini di separazione logica tra valore e beni fisici (86). Notiamo infine che, nei termini della teoria di Smith, la categoria significativa per l’espressione del valore (come lavoro comandato) non è tanto il saggio di profitto (che, a sua volta, implica la nozione di costo e dunque di trasmissione del valore) quanto il saggio di partizione del valore formato. Questo ci introdurrebbe all’analisi delle condizioni di formazione del plus-valore e della riproduzione della forza-lavoro attraverso il processo di formazione del valore. Ma tali sviluppi ci farebbero uscire dai limiti della discussione sul pensiero di Smith”” [Carlo Benetti, ‘Smith. La teoria economica della società mercantile’, Etas Libri, Milano, 1979] [(82) Alle quali si può aggiungere la distinzione significativa proposta nel cap. 6 del primo libro del ‘Capitale’ tra la riproduzione «apparente» del capitale costante e la riproduzione «reale» della forza lavoro. Cfr. K. Marx (1970), vol. I, p. 227: (83) Il valore che esso rappresenta è ormai associato alla sua qualità di capitale. Esso è dunque unicamente reperibile su un mercato dei capitali o mercato finanziario; (84) Si ritrova dunque formalmente un «sub-sistema» del tipo proposto da P. Sraffa (1960), appendice A, il cui prodotto netto rappresenterebbe il valore formato. La differenza fondamentale nei confronti del sub-sistema si situa al livello interpretativo; (85) La critica di Marx alla posizione di Smith è stata recentemente ripresa F. Vianello (1973) che, come Marx, sembra considerare evidente la reintegrazione del capitale costante al di fuori della relazione di scambio (in tal caso, la nozione di «valore» non è niente di più che una semplice e nello stesso tempo problematica contabilità di oggetti fisici in termini di «lavoro», salariato o concreto). (…); (86) È ovvio che la nostra esposizione rappresenta una razionalizzazione di una posizione fondamentale che Smith è lungi dal mantenere sempre in modo rigoroso. Marx ha giustamente notato l’evidente oscillazione del suo pensiero, quando, dopo aver riaffermato che il valore si risolve in redditi (p. 278), Smith propone una distinzione tra reddito lordo e reddito netto che contraddice l’affermazione precedente, in quanto essa si riallaccia a una concezione del valore come differenza tra valore del prodotto (reddito lordo) e valore del capitale costante. Quest’ultima distinzione è a sua volta oscurata quando Smith dice nello stesso tempo che le spese di mantenimento del capitale fisso di un individuo o di una società, non entrano a far parte del reddito lordo o del reddito netto di entrambi» (p. 282). Tutte queste confusioni giustificano il giudizio di Marx secondo il quale, su questo punto, Smith è «del tutto disorientato» (K. Marx (1961), p. 205 e, più generalmente, il § 8 del cap. 3). Una parte di questi problemi sarà riconsiderata nel cap. 6] (pag 73-74-75) [Carlo Benetti, ‘Smith. La teoria economica della società mercantile’, Etas Libri, Milano, 1979] [bibl.: Vianello, 1973, ‘Pluslavoro e profitto nell’analisi di Marx’ in P. Sylos-Labini, a cura, ‘Prezzi relativi e distribuzione del reddito’, Boringhieri, Torino; Marx, 1961, ‘Teorie sul plusvalore’, vol. I, trad. it., G. Giorgetti, Ed. Riun.]”,”ECOT-395″
“BENGTSON Hermann”,”Introduzione alla storia antica.”,”Hermann Bengtson (1909-1989) illustre antichista, ha insegnato per molti anni a Würzburg a Tubinga e a Monaco, ed è stato membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra le quali : Die Flavier. Vespasian, Titus, Domitian, Geschichte eines römischen Kaiserhauses, Herrschergestalten des Hellenismus, Il Mulino ha pubblicato L’Antica Grecia dalle origini all’ellenismo (1989).”,”STAx-061-FL”
“BENGTSON Hermann”,”Storia Greca. Vol. I. La Grecia arcaica e classica.”,”Herman Bengtson, uno dei più noti studiosi tedeschi di storia greca e romana, ha insegnato per molti anni a Würzburg e a Tübingen; è membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra cui: Die Flavier, Vespasian-Titus-Domitian. Geschichte eines römischen kaiserhauses; Herrschergestalten des Hellenismus; Römische Geschichte, un corso di storia romana che si affianca a questo di storia greca. In traduzione italiana: Introduzione allo studio della storia antica.”,”STAx-063-FL”
“BENGTSON Hermann”,”Storia Greca. Vol. II. La Grecia ellenistica e romana.”,”Herman Bengtson, uno dei più noti studiosi tedeschi di storia greca e romana, ha insegnato per molti anni a Würzburg e a Tübingen; è membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra cui: Die Flavier, Vespasian-Titus-Domitian. Geschichte eines römischen kaiserhauses; Herrschergestalten des Hellenismus; Römische Geschichte, un corso di storia romana che si affianca a questo di storia greca. In traduzione italiana: Introduzione allo studio della storia antica.”,”STAx-064-FL”
“BENICHOU Paul”,”Morali del “”Grand Siècle””. Cultura e società nel Seicento francese.”,”BENICHOU Paul ha insegnato letteratura francese dal 1959 al 1979 nelal Harvard University, raggiungendo una notorietà internazionale grazie a questo volume cui sono seguiti ‘Le sacre de l’écrivain’ (1973), ‘Le temps des prophètes’ (1977) e ‘Les mages romantiques’ (1987).”,”FRAA-075″
“BENIGNO Francesco”,”Terrore e terrorismo. Saggio storico sulla violenza politica.”,”Francesco Benigno insegna storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Con Einaudi ha pubblicato ‘La mala setta: Alle origini di mafia e camorra, 1859-1878’ (2015) Lo sterminio della popolazione civile per mezzo dei bombardamenti delle città: «una parte riconosciuta della guerra moderna»”” “”Di fronte al ripetersi degli attacchi, anche in Italia le truppe tedesche generalizzarono il sistema di rappresaglia. Ne è un esempio l’eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato a Roma il 24 marzo 1944. In seguito a un attentato esplosio compiuto il giorno prima dai Gruppi di azione patriottica, formazione comunista impegnata nella resistenza antitedesca, avevano perso la vita 33 soldati del reggimento di polizia tedesca «Bozen». Per rappresaglia furono quindi uccisi 335 civili e militari italiani non coinvolti nell’attentato, ma scelti in quanto detenuti politici o ebrei, oppure anche solo carcerati per delitti comuni. Va da sé che i tedeschi consideravano i responsabili dell’attentato di via Rasella dei «terroristi». Intorno a via Rasella si aprì poi una polemica sulla responsabilità morale dell’eccidio, destinata a durare a lungo: alcuni, infatti, sostenevano che la strage fosse stata causata dalla decisione dei colpevoli dell’attacco di sottrarsi all’arresto. Il culmine di questo sistema ritorsivo contro i civili si sarebbe poi toccato con le azioni di reparti SS, fiancheggiati da combattenti della Repubblica di Salò, contro la popolazione inerme dei comuni dell’Italia centrale, in particolare fra la Versilia, le Alpi Apuane e la Lunigiana. Il fine di questi atti di sterminio – i più efferati ebbero luogo a Sant’Anna di Stazzema e a Marzabotto – era quello di fare «terra bruciata» intorno alle formazioni partigiane colpendo la popolazione di interi centri abitati, composta soprattutto da donne, anziani e bambini. Non diversamente in Francia, il 10 giugno 1944, cioè quattro giorni dopo lo sbarco in Normandia delle truppe alleate, la popolazione civile del villaggio di Oradour-sur Glane (nel Limousin) fu sterminata in modo sistematico, in quella che va considerata la più grave azione di rappresaglia avvenuta in territorio francese. In base allo stesso principio di responsabilità oggettiva, era stata nel frattempo scatenata una rappresaglia aerea di massa. In particolare, nella notte fra il 14 e il 15 novembre 1940 la città industriale di Coventry, nel centro dell’Inghilterra, fu rasa al suolo da bombardamenti della ‘Luftwaffe’ durati tutta la notte, in risposta ad alcuni raid della Raf su Monaco di Baviera. In seguito alla conquista della superiorità aerea, ottenuta nella cosiddetta «Battaglia d’Inghilterra», fu poi l’aviazione inglese a praticare ampiamente i bombardamenti strategici, soprattutto a partire dal febbraio 1942, quando divenne comandante in campo del ‘Bomber command’ il maresciallo Arthur Harris. Egli infatti fece prevalere la linea dei bombardamenti «a tappeto» sulle città tedesche, scelta che in patria suscitò una polemica sostenuta da interpellanze parlamentari. Harris provò a difendersi in una conferenza dal titolo «L’etica del bombardamento», suscitando però la reazione del cappellano militare John Collins, il quale osservò che un titolo più idoneo sarebbe stato «Il bombardamento dell’etica». La linea strategica di distruzione delle città tedesche, sancita nel gennaio 1943 dalla conferenza alleata di Casablanca, fu poi tradotta concretamente in operazioni belliche come ‘Gomorrah’, che distrusse Amburgo tra il 25 luglio e il 3 agosto successivi. Questo attacchi consistevano in un alternarsi di bombe esplosive e ordigni incendiari, con l’obiettivo primario di sterminare la popolazione civile e ottenere indirettamente la demoralizzazione e la resa delle forze belligeranti. Gli attacchi venivano indirizzati soprattutto contro il centro delle città, in aree dove, attraverso il moltiplicarsi degli incendi, si creava un effetto di accumulo di calore e di concentrazione dei roghi in grado di provodare una sorta di tempesta di fuoco. La completa distruzione di Dresda con queste stese modialità, fra il 13 e il 14 febbraio 1945, a guerra ormai vinta, rimane un tragico esempio di «terrorismo» – sterminare la popolazione civile per forzare il nemico alla resa – superato soltanto il 6 e 9 agosto dello stesso anno dalle bombe atomiche sganciate, con il medesimo intento, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, senza alcuna necessità militare incombente. Durante il processo di Norimberga, celebrato per giudicare i gerarchi nazisti sugli efferati crimini di guerra da loro compiuti, la questione dei bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile non fu neppure posta: nelle parole del procuratore americano Telford Taylor, infatti, essi andavano ormai considerati «una parte riconosciuta della guerra moderna»”” (pag 145-147)”,”TEMx-094″
“BENIGNO Francesco”,”Specchi della rivoluzione. Conflitto e indentità politica nell’Europa moderna.”,”Francesco Benigno insegna Storia moderna a Metodologia della ricerca storica presso l’Università di Teramo. E’ direttore dell’Istituto meridionale di storia e scienze sociali (Imes) e membro della redazione delle riviste ‘Meridiana’ e ‘Storica’. Si è occupato di storia politica del Seicento e di storia economico-sociale del mondo mediterraneo in età moderna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Ministri e lotta politica nella Spagna del Seicento’, Venezia, 1992. ‘Storiografia marxista britannica’: dibattito sulla rivoluzione inglese “”Come ha recentemente ricordato Eric J. Hobsbawm, attorno alla metà degli anni trenta non esisteva una storiografia marxista in Inghilterra (4). A parte alcune opere di Marx, Engels (5) e Lenin, circolavano solo testi dei protagonisti della seconda internazionale, come il libro di Kautsky su ‘Tommaso Moro e la sua utopia’, tradotto nel 1927 o quello di Bernstein su ‘Cromwell e il comunismo’, pubblicato in inglese nel 1930 (6). La cultura egemone nel movimento operaio inglese e nel partito laburista, di cui erano espressione intellettuali come Laski o Tawney, era radicata – più che nel marxismo – nell’alveo della tradizione del socialismo cristiano di Edward Carpenter e di William Temple, del ‘new social gospel’ e della Fabian Society’. Sul finire degli anni trenta, tuttavia, vanno emergendo alcune significative modificazioni di questo panorama: mentre viene pubblicata (1938) una storia d’Inghilterra di A.L. Morton (8), considerata comunemente il primo testo di storiografia marxista britannica, Christopher Hill – che aveva compiuto un viaggio di studio a Mosca nel 1935-36 – inizia un’opera di divulgazione degli studi sovietici dedicati all’Inghilterra moderna, tra cui soprattutto le importanti ricerche agrarie di Arkhangelsky (9). In questo quadro il XVII secolo, l’epoca dell’abbattimento della monarchia e dell’instaurazione del ‘Commonwealth’, acquista un ruolo cruciale. L’interesse per il Seicento, che per le varie componenti della cultura laburista (cristiano-socialista, radicale, fabiana, ecc.) era incentrato su quella multiforme tradizione di resistenza all’uniformità religiosa della Chiesa anglicana nota come ‘nonconformity’ o ‘dissent’, costituiva invece per la cultura comunista una tensione verso la riscoperta del passato rivoluzionario inglese, emblematicamente rappresentato dall’esperienza dei ‘levellers’ (10). Il partito comunista britannico decideva così di utilizzare l’occasione del tricentenario degli eventi del 1640 per condurre un’offensiva intellettuale volta alla reinterpretazione e valorizzazione della tradizione rivoluzionaria, attraverso una serie di articoli e sopratutto mediante la pubblicazione di un agile libretto collettivo, di taglio divulgativo, interamente dedicato alla rivoluzione inglese (11). Christopher Hill, cui era affidata la parte fondamentale dell’opera, ne offriva una lettura in chiave di rivoluzione borghese, descrivendola come un duro scontro di classe in cui le nuove forze in ascesa della borghesia mercantile e industriale puntavano a scalzare il dominio della vecchia aristocrazia feudale (12). Il testo di Hill, con la sua visione di un’Inghilterra Stuart ancora feudale, che solo attraverso un mutamento rivoluzionario degli equilibri politici era riuscita a trovare la via dello sviluppo capitalistico, riecheggia talune tesi storiografiche affermatesi in Unione Sovietica durante gli anni trenta e divenute prevalenti a seguito della campagna ideologica contro le posizioni di M.N. Pokrovskij; questi, già commissario bolscevico e influente esponente del partito, aveva sostenuto l’esistenza di un lungo periodo di transizione dal feudalesimo al capitalismo caratterizzato dalla coesistenza della monarchia assoluta e di una classe di mercanti-capitalisti in ascesa, una fase perciò definita come «dittatura del capitalismo mercantile» (13). Queste tesi, che facevano derivare l’emergere del capitalismo direttamente dallo sviluppo delle forze produttive, erano state accusate, in occasione del XVII congresso del Pcus – di riduzionismo economicista e in sostanza di sottovalutazione del ruolo attivo della lotta di classe come agente della trasformazione. Per lungo tempo, tuttavia, esse avevano avuto legittimità, influenzando – soprattutto attraverso la ‘Great Soviet Encyclopedia’ – l’orientamento della cultura marxista britannica, propensa per altro ad individuare, anche sulla base di taluni passi di Marx ed Engels – nell’Inghilterra del Cinque-Seicento un paese precocemente capitalistico. Queste posizioni venivano espresse con forza in una recensione critica del testo di Hill pubblicata su «Labour Monthly»; l’anonimo autore, che in realtà era Jürgen Kuczynski (14), obietta che l’Inghilterra di Elisabetta, lungi dall’essere un paese ancora feudale, era già giunta a uno stadio avanzato di sviluppo capitalistico, grazie anche a uno monarchia che aveva da tempo assunto una fisionomia borghese. La rivoluzione va di conseguenza interpretata come una risposta al tentativo di ‘revanche’ di un’aristocrazia già battuta e che aveva trascinato dalla sua parte il debole Carlo I. In difesa delle tesi di Hill intervenivano allora Douglas Garman, Dona Torr e Maurice Dobb, tutti con varie sfumature preoccupati che l’impostazione di Kuczynski potesse legittimare, più o meno implicitamente, posizioni riformiste (15). Dobb, tuttavia, si mostra sensibile almeno a un punto del ragionamento di Kuczynski, ribadito da questi con qualche modificazione in un ulteriore intervento (16), un punto sintetizzabile in un interrogativo: come può la rivoluzione borghese di metà Seicento ‘precedere’ di oltre un secolo e mezzo l’avvento del modo di produzione capitalistico fissato canonicamente nel tardo Settecento? Dobb considera tuttavia inaccettabile una visione dello sviluppo capitalistico inglese nei termini di capitalismo mercantile e propone di rintracciarne viceversa le radici nel tardo Quattrocento, epoca di inizio della graduale trasformazione della produzione artigianale nella manifattura capitalistica, nonché di importanti modificazioni strutturali dell’agricoltura inglese”” (pag 65-68) [Francesco Benigno, ‘Specchi della rivoluzione. Conflitto e indentità politica nell’Europa moderna’, Donzelli editore, Roma, 1999]”,”STOx-051-FMB”
“BENINCASA Gianpaolo”,”Einstein e il sasso. L’impossibile e la scienza.”,”Gianpaolo Benincasa è nato a Palermo nel 1940 dove si è laureato in Ingegneria Nucleare. Dopo aver svolto attività di ricerca presso l’Università di Palermo, nel 1967 è entrato a far parte del CERN di Ginevra dove svolge tuttora la sua ttività. Ha progettato e partecipato alla realizzazione di complessi sistemi di controllo e di sicurezza per alcuni dei più grandi acceleratori di particelle del mondo. É autore di molte pubblicazioni apparse su riviste scientifiche.”,”SCIx-159-FL”
“BENINI Rodolfo, Prof.”,”Principi di statistica metodologica.”,”Metodo induttivo. “”Dal seguito dell’ opera apparirà più chiaro ai lettori, se la Statistica possa considerarsi come un metodo sui generis distinto dall’ induttivo e dal deduttivo o invece si riduca ad uno svolgimento particolare di uno dei due. Qui ci limiteremo a dire che le proposizioni sue sono vere in generale, come media dei casi osservati, ma possono non essere vere nei singoli casi particolari. (…) la Statistica, già al suo primo aspetto, ci si presenta non come un metodo diverso dall’ induttivo e da deduttivo, ma come uno svolgimento particolare dell’ uno e dell’ altro, anzi soprattutto del primo. La qual cosa abbiamo voluto che risaltasse nella definizione, ove appunto si è qualificata la Statistica come una forma di induzione, senza aggiungere: e di deduzione (…)””. (pag 31-32)”,”SCIx-208″
“BENINI Aroldo MASINI Pier Carlo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Salvatore CANDIDO Giuseppe TRAMAROLLO Lucio CEVA Mino MILANI Paolo MORETTI Giuseppe ANCESCHI Giorgio MIRANDOLA Aroldo BENINI Giuseppe ARMANI Marc VUILLEUMIER Pier Carlo MASINI Marco NOZZA Aldo A. MOLA Miklos KUN Roberto GALATI Silvia ALBERTI DE MAZZERI Giovanna ANGELINI Virginio Paolo GASTALDI Letterio BRIGUGLIO Denis MACK SMITH”,”Garibaldi cento anni dopo. Atti del Convegno di studi garibaldini, Bergamo, 5-7 marzo 1982.”,”saggi di Arturo COLOMBO Salvatore CANDIDO Giuseppe TRAMAROLLO Lucio CEVA Mino MILANI Paolo MORETTI Giuseppe ANCESCHI Giorgio MIRANDOLA Aroldo BENINI Giuseppe ARMANI Marc VUILLEUMIER Pier Carlo MASINI Marco NOZZA Aldo A. MOLA Miklos KUN Roberto GALATI Silvia ALBERTI DE MAZZERI Giovanna ANGELINI Virginio Paolo GASTALDI Letterio BRIGUGLIO Denis MACK SMITH Penultimo capitolo: ‘Garibaldi e il socialismo’ di Letterio Briguglio (pag 366-380)”,”BIOx-212″
“BENITEZ-QUILES José”,”Diario de un soldado en el frente.”,”””El gobierno de la Republica fue obligado a evacuar a los internacionales. Franco ya habia sido reconoscido par la “”perfida Albion””. Las tropas moras, italianas y alemanas sumaban miles de soldatos y mandos bien pertrechados. La Republica fue sacrificada, como lo fueron Checoslovaquia y Austria”” (pag 106) “”Il governo della Repubblica fu costretto a evacuare gli internazionalisti. Franco era già stato riconosciuto dalla “”perfida Albione””. Le truppe moresche, italiane e tedesche contavano migliaia di soldati e comandanti ben equipaggiati. La Repubblica fu sacrificata, così come la Cecoslovacchia e l’Austria.”” (pag 106) “”Por la libertad así como por la honra, se puede aventurar la vida”” (M. de Cervantes) (in apertura) “”Per la libertà così come per l’onore, “”Puoi rischiare la vita”” (Signor Cervantes) in Diario de un soldado en el frente.”,”MSPG-032-FSD”
“BENJAMIN Walter”,”Uomini tedeschi. Una serie di lettere. Con un saggio di Theodor W. Adorno.”,”””Dell’ onore senza gloria Della grandezza senza splendore Della dignità senza mercede”” (in apertura) “”Dell’ onore senza gloria Della grandezza senza splendore Della dignità senza mercede”” (in apertura) “”3 gennaio 1832. Alla Sua pregiatissima lettera, mio carissimo, devo rispondere con tutta sincerità come la scomparsa prematura del Suo ottimo padre sia per me una grave perdita personale. Troppo portato io sono a immaginare in piena attività quegli uomini valenti che al contempo si sforzano di accrescere le loro conoscenze e ampliare le loro vedute. Quando fra amici lontani il silenzio comincia a insinuarsi fino a divenire totale, e da questo, senza ragione e necessità, nasce un dissapore, siamo purtroppo costretti a scoprire in ciò qualche cosa di maldestro, che può rivelarsi anche in nature buone e ben disposte, e che noi dovremmo studiarci di superare ed eliminare, come altri errori, con la consapevolezza. Nella mia vita mossa e incalzante mi sono reso colpevole piuttosto spesso di una simile negligenza e anche nel presente caso non voglio respingere del tutto da me questo rimprovero. Posso tuttavia assicurare che all’uomo troppo presto scomparso non ho mai lesinato né simpatia d’amico, né interesse e ammirazione di studioso, tanto che sovente pensavo d’interpellarlo su qualcosa d’importante, così che poi sarebbero stati scacciati, una volta per sempre, tutti i cattivi spiriti della sfiducia. Ma la vita che passa davanti rumoreggiando, fra altre stranezze, ha anche questa, che noi, così impegnati in attività, così avidi di godimento, raramente sappiamo apprezzare e trattenere i particolari che l’attimo ci offre. E così nell’estrema età ci rimane ancora il dovere di riconoscere l’umano, che mai ci abbandona, almeno nelle sue peculiarità, e di consolarci, attraverso la riflessione, di quelle mancanze che non possiamo del tutto evitare di imputarci. Raccomandandomi alla benevola simpatia Sua e dei suoi cari, il devotissimo, J.W. v. Goethe.”” (lettera di risposta a quella di Moritz Seebeck in cui gli annunciava la morte del padre)”,”GERx-112″
“BENJAMIN Walter”,”Avanguardia e rivoluzione. Saggi sulla letteratura.”,”Germania: paese in cui non si può nominare il proletariato (pag 184-188) ‘Non tutti gli spettatori hanno visto chiaramente ciò che si impone al ‘lettore’ come tesi decisiva di tutti questi drammi. Si può formularla con una frase del profetico ‘Processo’ di Kafka: «Si fa della menzogna l’ordine del mondo». Ognuno di questi atti brevi dimostra la stessa cosa: come il dominio del terrore, che si pavoneggia davanti ai popoli col nome di Terzo Reich, asservisca ineluttabilmente tutti i rapporti interumani alla menzogna. Menzogna è la deposizione sotto giuramento davanti al tribunale (‘La ricerca del diritto’), menzogna è la scienza che insegna norme che non è consentito applicare (‘La malattia professionale’); menzogna è ciò che è attribuito alla pubblica collettività (‘Referendum’), e ancora menzogna è ciò che è sussurrato nelle orecchie del morente (‘Il discorso della montagna’). È menzogna inculcata con la pressa idraulica quello che hanno da dirsi due sposi negli ultimi minuti della loro convivenza (‘La moglie ebrea’); menzogna è la maschera che si mette la stessa compassione, quando osa ancora dare un segno di vita (‘Al servizio del popolo’). Siamo nel paese in cui non può essere fatto il nome del proletariato. Brecht mostra che in questo paese le cose sono messe in modo che perfino il contadino non può più dar da mangiare alle proprie bestie senza mettere in gioco la «sicurezza dello stato» (‘Il contadino dà da mangiare alla scrofa’). La verità che un giorno dovrà distruggere, come un fuoco purificatore, questo stato e il suo ordine, per ora è solo una debole scintilla. Lo alimenta l’ironia del lavoratore, che davanti al microfono smentisce le parole che il presentatore gli mette in bocca; protegge questa scintilla il silenzio di quelli che non possono incontrare senza la massima cautela il compagno che è passato attraverso il martirio; e il testo del volantino per il ‘Referendum’, che è semplicemente un «No», non è altro che questa stessa piccola, debole scintilla. C’è da sperare che l’opera sia presto pubblicata in forma di libro. Essa costituisce un intero repertorio per il teatro. Il lettore riceve un dramma nel senso in cui lo hanno realizzato ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ di Kraus. Forse a questo dramma è dato soltanto di accogliere in sé l’ancora incandescente attualità in modo che essa pervenga ai posteri come una bronzea testimonianza’ (pag 187-188) La satira e Marx (pag 197-198)”,”TEOS-329″
“BENJAMIN Walter, a cura di Gianfranco BONOLA e Michele RANCHETTI”,”Sul concetto di storia.”,”Walter Benjamin (1892-1940) intellettuale ebreo berlinese, critico letterario, filosofo e militante comunista pag 79 pag 97-98 Rapporto tra rivoluzione, corso normale degli eventi e memoria del passato Metodo e caratteristiche di una storia dal punto di vista materialistico (pag 151-155) Il vedere in modo puro il passato (pag 162) (Marx Engels) (pag 173-174) (pag 181-182) (pag 192-193) (pag 200) (pag 276) (pag 327)”,”STOx-338″
“BENJAMIN Walter, a cura di Carlo SALZANI”,”Capitalismo come religione.”,”Michel Lowy sostiene che Benjamin avrebbe preso il titolo ‘Capitalismo come religione’ dal libro di Ernst Bloch ‘Thomas Münzer, teologo della rivoluzione’ (pag 6) Il frammento di Benjamin prende le mosse dalla celebre tesi esposta da Max Weber in due ponderosi saggi del 1904 e 1905, riuniti poi sotto il titolo ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’. L’enfasi sul lavoro come valore in sé riconducibile all’etica della religione protestante, in particolare del calvinismo. Il capititalismo rappresenta dunque per Max Weber una secolarizzazione della etica protestante (pag 9) L’aspetto più interessante del frammento è comunque l’individuazione di una specifica struttura del capitalismo come religione, sulla quale è possibile fare considerazioni ben precise (pag 11) Walter Benjamin (1892-1940) è considerato uno dei massimi filosofi del Novecento. Nietzsche, Marx e Max Weber (pag 21-23) “”Benjamin non è però stato il primo a giocare sull’ambiguità del termine ‘Schuld’ (colpa, debito…, ndr). Nella seconda dissertazione della ‘Genealogia della morale’ (1887), intitolata “”Colpa’, ‘Cattiva coscienza’ e simili””, già Nietzsche afferma che il “”basilare concetto morale di ‘colpa’ (Schuld) ha preso origine dal concetto molto materiale di ‘debito’ (Schulden) (33) e riconduce genealogicamente l’origine dei concetti morali di colpa, coscienza e dovere alla sfera del diritto delle obbligazioni. È “”il rapporto contrattuale tra ‘creditore e debitore’, che è tanto antico quanto l’esistenza di ‘soggetti di diritto'””, che sta alla base della costruzione normativa dell’etica occidentale, “”e rimanda ancora una volta, dal canto suo, alle forme fondamentali della compera, della vendita, dello scambio, del commercio”” (34). Il senso di colpa sarebbe quindi la condizione di chi si sente in debito. Inoltre, Nietzsche mette in relazione la grandezza del concetto di dio e della divinità con il “”senso di debito (Schulden)”” nei confronti della divinità, al punto che “”l’avvento del Dio cristiano, in quanto massimo dio che sia stato fino ad oggi raggiunto, ha portato perciò in evidenza, sulla terra, anche il ‘maximum’ del senso di colpa/debito (Schuldgefühl)”” (35). Ma già vent’nni prima Marx aveva dedicato un intero capitolo del primo libro del ‘Capitale’ (1867) – il ventiquattresimo e penultimo capitolo sulla “”cosiddetta accumulazione originaria””, che alcuni definiscono appropriatamente ‘Schuldkapitel’ (36) – alla centralità del concetto di ‘Schuld/Schulden’ nel capitalismo, giocando anch’egli sull’ambiguità del termine. Ciò che rende il denaro “”capitale””, cioè denaro che utilizza se stesso e si moltiplica, è per Marx il “”debito pubblico””: «Il debito pubblico (…) imprime il suo marchio nell’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è … il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita (sich verschuldet). Il credito pubblico diventa il ‘credo’ del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato (Staatsverschuldung), al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico (Staatsschuld) (37)». Come nota Hamacher, con questa metamorfosi strutturale dal credito secolare-economico a credo sacramentale Marx fornisce la diagnosi della trasformazione del capitalismo in fenomeno religioso (38). Inoltre, come Nietzsche, e anticipando in un certo senso Max Weber, Marx mette il Dio cristiano al centro di questa trasformazione: “”Il ‘cristianesimo’, col suo culto dell’uomo astratto, e in ispecie nel suo svolgimento borghese, nel protestantesimo, deismo, ecc:, è la ‘forma di religione’ più corrispondente”” a una società di produttori di merci (39). È ipotizzabile che Benjamin conoscesse queste due fonti, almeno di seconda mano (40). E tuttavia proprio Nietzsche e Marx, con l’aggiunta di Freud, sono bollati nel frammento banjaminiano come “”gran sacerdoti”” del culto capitalista”” (pag 21-23) [Walter Benjamin, ‘Capitalismo come religione’, Il Melangolo, Genova, 2018] [(33) F. Nietzsche, Genealogia della morale, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Mondadori, Milano, 1988 pag. 46; (34) Ibid. p. 47: (35) Ibid. p. 73; (36) Hamacher, “”Schuldgeschichte””, cit., Stimilli, ‘Il debito del vivente’, cit., pag 219; (379 K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica, trad.it, a cura di Delio Cantimori, Ed. Riun., Roma, 1989, vol 1., p. 817; (38) Hamacher, “”Schuldgeschichte””, cit., Stimilli, ‘Il debito del vivente’, cit., pag 97. Hamacher mette poi in relazione questo passo con un passo del capitolo “”La formula generale del capitale”” sul concetto di valore: (…); (39) Marx, Il Capitale, cit., vol 1, p. 111. A questa genealogia della colpa/debito va aggiunto Adam Müller (1779-1829), scrittore romantico cattolico e conservatore, che Benjamininclude nella lista bibliografica del frammento. (…); (40) Sul ‘milieu’ culturale in cui si muoveva Benjamin in questi anni si veda il saggio di Steiner già citato: “”Der wahre Politker””. A proposito del passo di Marx dal capitolo sulla “”cosiddetta accumulazione originaria””, sempre Steiner (“”Kapitalismus als Religion: Anmerkingen zu einem Fragment Walter Benjamin””, cit., p. 161) nota che Benjamin poterebbe aver letto riferimenti ad esso nelle ‘Riflessioni sulla violenza’ di Georges Sorel, che analizza brevemente questo capitolo – anche se non cita esplicitamente questo passo – nelle paginesubito precedenti a quelle che Benjamin cita in “”Capitalismo come religione””. Cfr. G. Sorel, ‘Riflessioni sulla violenza’, trad.it. Maria Grazia Meriggi, Bur, Milano, 1997, pp. 213 seg.]”,”TEOP-573″
“BENJAMIN Walter”,”Über den Begriff der Geschichte. Sul concetto di storia (1940, pubblicato postumo nel 1950).”,”Articolare storicamente il passato “”L’origine è la meta”” (Karl Kraus, Parole in versi, I)”,”STOx-025-FGB”
“BENJAMIN Walter, a cura di Attilio FORTINI”,”Parigi, capitale del XIX secolo.”,”””La storia è come Giano, ha due facce: chi osservi il passato o il presente, vede le stesse cose”” (Maxime Du Camp, Paris, VI, p. 415) (in apertura) Haussmann si è dato lui stesso l’appellativo di “”artista demolitore”” “”Non c’è da stupirsi se l’interesse della massa, la prima volta che si mostra, possa superare di gran lunga l’idea o la rappresentazione che se ne possedeva dei suoi limiti effettivi”” (Marx Engels, La Sainte-Famille) (pag 15) “”I trucchi sottili nel rappresentare gli oggetti inanimati sono ciò che Marx chiamerà “”i capricci teologici’ della merce”” (pag 20) “”L’attività di Haussmann appartiene all’imperialismo napoleonico favorente il capitalismo finanziario. A Parigi la speculazione si trova al suo apogeo. Gli espropri di Haussmann ingenerano la speculazione rasentando la truffa. Le sentenze della Corte di cassazione, promosse dall’opposizione borghese e orleanista, aumentano i rischi finanziari della haussmannizzazione. Haussmann cerca d’offrire un solido sostegno alla sua dittatura mettendo Parigi in uno stato di regime speciale. Nel 1864 dona sfogo alla sua sovversione per le popolazioni instabili delle grandi città in un discorso alla Camera. A causa delle sue imprese queste popolazioni andranno però ad ingrossarsi costantemente. L’aumento dei canoni di locazione conduce i proletari nei sobborghi. In questa maniera i quartieri di Parigi perdono la loro fisionomia. La “”cintura rossa”” si costituisce. Haussmann si è dato lui stesso l’appellativo di “”artista demolitore””. Possedeva una vera e propria vocazione per l’opera che aveva intrapreso; lo sottolineò chiaramente nelle sue memorie. I mercati centrali appaiono la realizzazione meglio riuscita di Haussmann, e si può riconoscere in ciò un sintomo assai interessante. Si diceva che dopo il passaggio di Haussmann nel centro storico della città fosse rimasto solo una chiesa, un ospedale, un edificio pubblico e una caserma. Hugo e Mérimée fanno comprendere quanto le trasformazioni di Haussmann siano apparse ai parigini come un vero e proprio monumento del dispotismo napoleonico. Gli abitanti della città non si sentono più a casa loro, e iniziano così a divenire coscienti del carattere disumano della grande città. L’opera monumentale di Maxime Du Camp, ‘Paris’, deve la sua esistenza a questa consapevolezza. Le acque-forti di Meryon (verso il 1850) prendono la maschera mortuaria della vecchia Parigi. Il vero obiettivo dell’opera di Haussmann era quello d’offrire un’assicurazione contro l’eventualità di una guerra civile. Voleva rendere impossibile per sempre la costruzione di barricate nelle strade di Parigi. Perseguendo il medesimo obiettivo Luigi Filippo aveva già introdotto la pavimentazione stradale in legno. Tuttavia le barricate avevano svolto un ruolo importante nella Rivoluzione di febbraio. Engels si occupò dei problemi tattici nei combattimenti sulle barricate. Haussmann mira a prevenirli in due modi. La larghezza delle strade per renderne l’erezione impossibile, e la realizzazione di nuove strade ritte per permettere il passaggio veloce dalle caserme ai quartieri popolari. I contemporanei hanno battezzato la sua impresa: “”abbellimento strategico”””” (pag 40); “”La barricata è stata resuscitata dalla Comune. Più forte e meglio concepita di prima. Ora occlude i grandi ‘boulevards’ e sovente s’innalza sino all’altezza dei primi piani, celando le trincee che la costituiscono. Allo stesso modo in cui il Manifesto Comunista’ conclude l’epoca dei cospiratori di professione, così la Comune dissolve la fantasmagoria che governa le prime aspirazioni proletarie. Tramite essa l’illusione che il compito della rivoluzione proletaria fosse di giungere al compimento dell’opera del 1780 in stretta collaborazione con la borghesia, si dilegua. Questa chimera aveva segnato il periodo 1831-1871, ossia a partire dai disordini di Lione fino alla Comune. La borghesia non ha mai condiviso quest’errore. La sua lotta contro i diritti sociali del proletariato è vecchia quanto la grande rivoluzione. Essa coincide con il movimento filantropico che la occulta, e che ha avuto il suo pieno sviluppo con Napoleone III. All’epoca del suo governo nacque la monumentale opera di questo movimento: il libro di Le Play, ‘Operai Europei’. Vicino alla posizione d’apertura della filantropia, la borghesia ha sempre assunto una posizione ambigua nel confronti della lotta di classe. Già nel 1831 riconosce nel ‘Giornale dei dibattiti’: “”Ogni impresario vive nella sua fabbrica come i proprietari delle piantagioni stanno assieme ai loro schiavi””. Se è stato fatale per i vecchi moti dei lavoratori che nessuna teoria rivoluzionaria sia stata in grado di mostrargli il cammino, d’altra parte questa è apparsa anche la condizione necessaria per donare a quelle teorie la forza e l’entusiasmo di perseguire energicamente la realizzazione di un nuovo tipo di società. Quest’entusiasmo che culminò nella Comune guadagnò qualche volta alla causa dei lavoratori i migliori elementi della borghesia, mentre dall’altra portò gli operai a rimanere soggiogati dai suoi peggiori elementi. Rimbaud e Courbet si schiararono con la Comune. L’incendio di Parigi è il degno coronamento dei lavori di distruzione del barone Haussmann”” (pag 44-45); “”Non c’è da stupirsi se l’interesse della massa, la prima volta che si mostra, possa superare di gran lunga l’idea o la rappresentazione che se ne possedeva dei suoi limiti effettivi”” (Marx Engels, La Sainte-Famille) (pag 15) “”I trucchi sottili nel rappresentare gli oggetti inanimati sono ciò che Marx chiamerà “”i capricci teologici’ della merce”” (pag 20) [Walter Benjamin, ‘Parigi, capitale del XIX secolo’, Edizioni Temperino Rosso, Brescia, 2014]”,”MFRx-395″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba.”,” Ben Jelloun è nato a Fès in Marocco nel 1944 e vive a Parigi. E’ autore di molte opere (v. risvolto di 4° cop). Le Machrek (ou Machreq, Mashreq) désigne l’Orient arabe, dont les limites géographiques varient considérablement selon les sources, les sensibilités ou les théories. Le Machrek peut d’abord être défini par rapport au Maghreb. Machreq signifie en effet Levant, par opposition à Maghreb qui veut dire Couchant. Le Maghreb désigne aujourd’hui un ensemble septentrional de l’Afrique, qui correspond aussi à la partie occidentale du monde arabe, entre le Maroc (dont le nom arabe a longtemps été Al Maghrib Al Aqsa, ou le couchant extrême, désormais abrégé en Al Maghrib) et la Tripolitaine (en Libye), en passant par l’Algérie et la Tunisie, voire par la Mauritanie. Quand la péninsule ibérique était sous souveraineté musulmane, elle était aussi incluse dans l’appellation Maghreb, de même que Malte et la Sicile. Dans son acception étroite et géographique, le Machrek ne comprend que les territoires des États qui n’appartiennent ni au Maghreb, ni à la péninsule Arabique, c’est-à-dire l’Irak, la Syrie, le Liban, la Jordanie, Israël, la Palestine et le Koweït. Dans son acception culturelle, l’État d’Israël en est fréquemment exclu. La présence de l’Égypte dans cet ensemble, voire du nord du Soudan, font aussi débat. Dans son acception géographique la plus large, le Machrek regroupe l’ensemble des États arabes hors Maghreb, y compris donc les États de la péninsule, avec là encore une incertitude sur l’appartenance ou non à cet ensemble de la Libye”,”VIOx-163″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”Il razzismo spiegato a mia figlia.”,”Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944. Vive a Parigi ed è padre di quattro figli, dei quali Merièm è la più grande. Poeta, romanziere e giornalista, è noto in Italia per i suoi romanzi. “”La parola ghetto è il nome di un’isoletta di fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516, gli ebreidi Venezia furono riuniti su quell’isola, separati dalle altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione. In ogni caso è una discriminazione”” (pag 21)”,”CONx-177″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”Il razzismo spiegato a mia figlia.”,”Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944. Vive a Parigi ed è padre di quattro figli, dei quali Merièm è la più grande. Poeta, romanziere e giornalista, è noto in Italia per i suoi romanzi. “”La parola ghetto è il nome di un’isoletta di fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516, gli ebreidi Venezia furono riuniti su quell’isola, separati dalle altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione. In ogni caso è una discriminazione”” (pag 21)”,”CONx-002-FV”
“BENNA Alessandro COMPAGNINO Lucia”,”30 giugno 1960. La rivolta di Genova nelle parole di chi c’era.”,”Interviste di Giordano BRUSCHI Siro MORETTINI Wjlma BADALINI Renato DROVANDI Fulvio CEROFOLINI Paride BATINI Attilio SARTORI Francesca BUSSO Enrico BELTRAMETTI Nunzio LOPS Eraldo OLIVARI Giusy GIANI Ermanno BAFFICO Giorgio BERGAMI Giovanni AGOSTI Giambattista LAZAGNA Enrica BASEVI Vittorio FASCIOLO Giulio MANUZIO. “”Il Presidente dell’ ANPI Giorgio Gimelli per l’ occasione invita i “”suoi”” partigiani a scendere tutti in piazza, raccomandando di farlo a mani vuote””. (pag 21) “”A quel punto Giorgio Gimelli prende contatto in questura con Angelo Costa, un funzionario di polizia, ex-partigiano della divisione Mingo. Insieme a Oscar Barillari, ex-commissario politico sempre della Mingo ed alcuni comandanti partigiani, si incontrano nei pressi della rotonda di via Corsica e giungono a un accordo: l’ ANPI scenderà in mezzo ai tumulti e inviterà tutti alla calma, in cambio la polizia si ritirerà senza effettuare arresti””. (pag 25) “”Per i fatti di Genova gli imputati saranno 43: 36 a piede libero, 7 detenuti””. (pag 32) “”Il 20 luglio 1962 la storica arringa di chiusura del difensore d’ eccezione degli antifascisti, il Senatore Umberto Terracini, non sarà sufficiente ad evitare che ben 41 di loro vengano condannati a pene gravissime che vanno fino ai 4 anni e 5 mesi di reclusione. Ci sarà anche un caso eclatante: Giuseppe Moglia, condannato ad un mese e 15 giorni di reclusione, al momento della sentenza è già stato due anni in prigione””. (pag 32) “”E ci fu il comizio di Pertini…”” (pag 120)”,”PCIx-133″
“BENNASSAR Bartolomé”,”Franco.”,”BENNASSAR è uno specialista eminente del mondo mediterraneo dei secoli XV e XVI. Ottimo conoscitore della Spagna ha pubblicato: -L’Homme espagnol. Attitudes et mentalités du XVI au XIX siecle -L’Inquisition espagnole XV-XIX siecles -Histoire des Espagnols -Les Chretiens d’Allah. 1989 -1492. Un monde nouveau? 1991″,”SPAx-013″
“BENNASSAR Bartolomé; collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE Jean-Pierre DEDIEU Claire GUILHEM Marie-José MARC Dominique PEYRE”,”Storia dell’ inquisizione spagnola. L’ influenza sulla scena mondiale dell’ inquisizione spagnola sui costumi politici, religiosi e sessuali dal XV al XIX secolo.”,”Collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE, Jean-Pierre DEDIEU, Claire GUILHEM, Marie-José MARC, Dominique PEYRE. BENNASSAR e i suoi discepoli e collaboratori sono fautori di una nuova linea di ricerca, detta della storia ‘quantitativa’ o ‘seriale’, che ha per oggetto la raccolta, misurazione e analisi di un vasto materiale documentario. Hanno potuto stabilire, per esempio, la curva delle attività inquisitoriali dal loro inizio alla metà del XV secolo fio alla graduale scomparsa nel XVIII secolo. Una scoperta sensazionale a cui sono giunti gli autori è che la maggioranza degli inquisiti non erano conversos (cioè ebrei e musulmani convertiti), o zingari o eretici o streghe e stregoni) ma ‘vecchi cristiani’. Da qui la tesi che l’ Inquisizione, tranne forse nel primissimo periodo, non fu solo un’ istituzione avente come obiettivo la difesa della religione e della Chiesa ma uno strumento in mano alla monarchia spagnola, un sistema di controllo sociale. Secondo BENNASSAR la maggior parte dei giudici non erano iniqui e colpevolisti ma relativamente preparati e garantisti. Tesi: due tipi di inquisizione: contro gli errori dogmatici e contro i costumi BENNASSAR è nato a Nimes nel 1929. Professore di storia all’Univ di Toulouse-le-Mirail, è uno specialista della storia spagnola dell’ età moderna. Tra le sue numerose ricerche sono state pubblicate in Italia: -Il secolo d’ oro spagnolo (RIZZOLI, 1985) -I cristiani d’ Allah (con Lucille BENNASSAR) (RIZZOLI, 1991)”,”RELC-067″
“BENNASSAR Bartolomé VINCENT Bernard”,”Les temps de l’ Espagne. XVIe-XVIIe siecle. Les siecles d’or.”,”BENNASSAR Bartolomé è un eminente specialista del mondo mediterraneo dal XVI al XVII secolo. Ottimo conoscitore della Spagna ha scritto varie opere tra cui ‘L’ homme espagnol’ e ‘Histoire des Espagnols’. VINCENT Bernard è D di studi all’ EHESS in cui insegna storia della Spagna moderna. E’ autore di ‘1492, l’ année admiraibile’.”,”SPAx-021″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La América española y la América portuguesa (siglos XVI-XVIII).”,”””Le attività dei francescani sono conosciute grazie alla recente tesi di Georges Baudot (Utopia e Storia in Messico, Ed. Privat, Toulouse, 1977). (pag 168) “”I francescani del secolo XVI pubblicarono non meno di 80 opere dedicate alle lingue indigene, e già nel 1547 frate Andrés de Olmos, uno dei dodici, fece una grammatica in nahuatl (1).”” (pag 169) Contiene il capitolo: L’ inquisizione in America (pag 180)”,”AMLx-051″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerre d’ Espagne et ses lendemains.”,”BENNASSAR Bartolomé è specialista del mondo mediterraneo dei secoli XVI e XVII. Ha pubblicato una biografia di Franco (Perrin) e una Histoire des Espagnols (Perrin). “”La Spagna franchista beneficia, da parte sua, dell’ impegno di militanti fascisti o tradizionalisti a titolo individuale. I volontari più numerosi furono i portoghesi: varie migliaia tra di loro, i Viriatos, combatterono nella Legione straniera, e subirono pesanti perdite. Qualche centinaia di francesi di destra, circa 250 secondo Georges Oudart, uno di loro, si impegnarono nei ‘requetes’, come i Camelots du Roi del barone de la Guillonière, che si fece uccidere in Biscaglia, e altri nella legione sotto gli ordini del colonnello Courcier. Il colonnello Bonneville de Marsagny si arruolò pure lui nella Legione in compagnia di qualche decina di russi bianchi, tra cui il colonnello Boltin e il captiano Rachewski. Un battaglione di 600 irlandesi, comandato dal colonnello O’Duffy, si battè nel campo nazionalista, come qualche britannico, come i capitani Nangle e Franck, e il luogotenente irlandese Noel Fitzpatrick, che parteciparono come legionari alla liberazione di Alcazar. (…)””. (pag 151)”,”MSPG-157″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”BENNASSAR Bartolomé insegna storia contemporanea all’ Università di Tolosa. Ha scritto l’ ‘Inquisizione spagnola’ e una biografia di Franco. Fondo RC Menzogne estreme: l’ incendio di Guernica e il ‘fascismo’ del Poum (pag 324) “”L’ eliminazione del POUM e l’ assassinio di Andreu Nin, troppo spesso considerati come un conflitto interno alla Spagna del Fronte popolare, hanno suscitato l’ emozione dell’ opinione pubblica internazionale dell’ epoca, ma l’ episodio è stato in seguito cancellato dalla memoria a opera della guerra mondiale. Dopo la nomina di Nin come consigliere alla Giustizia della Generalitat di Catalogna, il rappresentante del Comintern in Spagna, Victorio Codovilla, aveva fatto la propria autocritica: “”Voi avete perfettamente ragione; non non dovremmo accettare di partecipare a questo governo a fianco del provocatore trotskista e, ancor meno, a fianco del traditore Nin, agente di Trotsky in Spagna, un criminale e un assassino, come lui””. L’ intonazione era data. L’ arma della menzogna fu utilizzata sistematicamente. Non fu più di trotskismo che si accusarono gli uomini del POUM, ma di complicità con il fascismo, di intesa con gli agenti di Franco””. (pag 325)”,”MSPG-167″
“BENNASSAR Bartolomé a cura, saggi di Catherine BRAULT-NOBLE Jean-Pierre DEDIEU Claire GUILHEM Marie-José MARC Dominique PEYRE Bartolomé BENNASSAR”,”Storia dell’ inquisizione spagnola. Dal XV al XIX secolo.”,”Collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE, Jean-Pierre DEDIEU, Claire GUILHEM, Marie-José MARC, Dominique PEYRE. BENNASSAR Bartolomé è nato a Nimes nel 1929. Ordinario di storia, è rettore dell’Università di Toulouse Mirail, si è occupato di storia spagnola dell’ epoca moderna. Persecuzione dei moriscos. Sequestro dei beni. “”Essi sono stati per i settant’anni precedenti la loro cacciata, la principale preda degli inquisitori di Valencia, Saragozza e Granada. A Granada, nel periodo 1550-1580, costituiscono la maggioranza dei condannati alla penitenza canonica, e nei dodici autodafé celebrati in questi trent’anni, su 998 condannati, 780 erano moriscos, cioè il 78%. A Toledo, essi erano 190 su 606 condannati e a Murcia, dove i giudeizzati erano numerosi, all’autodafé di settembre il 25% erano moriscos. Gli inquisitori comminavano loro due tipi di pene: la “”riconciliazione”” seguita dal sequestro dei beni per coloro che erano accusati di maomettismo, ma siccome agli occhi degli inquisitori un morisco era sostanzialmente un seguace dell’islamismo, questa pena veniva applicata quasi sempre. L’esame della situazione finanziaria ha dimostrato quanto i moriscos abbiano contribuito a rimpinguare le casse dell’Inquisizione. La seconda pena, l’esecuzione capitale, fu applicata raramente, molto meno che nei confronti dei giudeizzanti o dei protestanti””. (pag 171) Inquisizione arma assoluta dello Stato, della Monarchia (pag 326)”,”SPAx-093″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”BENNASSAR Bartolomé insegna storia contemporanea all’Università di Tolosa. Ha scritto sull’inquisizione spagnola, su Franco e la storia degli spagnoli. “”L’opinione internazionale si turbò; si voleva sapere dov’era Nin, e ci si allarmava ancor di più per il fatto che si era ripescato a Parigi, nella Senna, il cadavere decapitato del dirigente trotskista Rudolf Klement. Molti compagni di Nin furono accusati di tradimento, di collaborazione con Franco, giudicati, condannati, e giustiziati. Il grande scrittore cattolico di sinistra José Bergamín, molto dotato per gli imbrogli, osò scrivere che gli uomini del Poum “”non meritavano di essere difesi””. E Juan Negrín affermò con una tranquilla impudenza, durante un Consiglio dei ministri nel luglio 1937: “”Nell’affare Nin, i Sovietici sono assolutamente innocenti; sono le nostre istituzioni di polizia a essere colpevoli”””” (pag 178)”,”MSPG-238″
“BENNASSAR Bartolomé BESSIERE Bernard”,”Espagne. Histoire Société Culture.”,”BENNASSAR Bartolomé storico specialista della Spagna moderna e contemporanea. BESSIERE Bernard ispanista specialista della politica e della cultura della Spagna contemporanea.”,”SPAx-119″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La Guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”Bartolomé Bennassar insegna Storia contemporanea all’università di Tolosa. Tra isuoi lavori principali: L’Inquisition espagnole, Histoire des Espagnols, Franco.”,”MSPG-045-FL”
“BENNASSAR Bartolomé”,”L’Europa del Rinascimento.”,”Bartolomé Bennassar docente all’Università di Toulouse, ha sempre concentrato i suoi interessi sulla storia europea. Oltre alla produzione saggistica è autore di tre romanzi. “”La repressione cattolica trovò un efficace strumento nell’Inquisizione in Spagna, in Portogallo, in Sicilia, a Roma e a Venezia (anche se il Santo Ufficio veneziano fu il meno severo). Anche l’ Inquisizione pontificia si fece temere, a Napoli e nei Paesi Bassi. Nei paesi che non dipendevano da Roma, l’intolleranza non fu meno repressiva sia pure in gradi diversi. In Inghilterra, Enrico VIII fece decapitare John Fisher e Tommaso Moro per aver ricusato il suo ‘Atto di supremazia’. Tutti attaccarono gli anabattisti, e a Zurigo Zwingli li mandò a morte. A Ginevra, Calvino esiliò i suoi detrattori e condannò al rogo Michele Serveto”” (pag 31)”,”EURx-350″
“BENNETT Matthew”,”Agincourt 1415. Un trionfo contro ogni probabilità.”,”””La portata dell’ arco lungo viene spesso indicata in 400 iarde (365 metri), ma la portata effettiva era di poco superiore alla metà di quella distanza e, nella realtà, il tiro efficace probabilmente non veniva effettuato sopra le 50 iarde (45 metri circa). Ma è importante ricordare che da questo punto di vista l’ arco non fu superato fino alla metà del diciannovesimo secolo! Inoltre, non era necessario uccidere il nemico: ferire e spaventare i cavalli, o costringerlo alla ritirata per paura di morire, sarebbe stato suffciente per raggiungere la vittoria. Ciascun arciere portava fino a una cinquantina di frecce in una faretra o alla cintura. La rapidità di tiro poteva raggiungere le dieci-dodici frecce al minuto. A distanza ravvicinata, le frecce erano in grado di perforare la migliore armatura e la “”pioggia di frecce”” poteva respingere anche il più determinato degli oppositori.”” (pag 28) “”Le balestre pesanti potevano superare per gittata un arco lungo ma per lo più avevano anch’esse una portata massima di circa 360 metri. Benché il tiro potese avere una traiettoria tesa, i balestrieri impiegavano anche una tecnico di tiro alta e a parabola per perforare gli elmi e le spalle delle corazze. A breve distanza, la balestra non dava scampo. Il suo punto debole stava nella ridotta celerità di tiro (…) non superava i due o tre dardi al minuto””. (pag 29)”,”QMIx-148″
“BENNETT Christopher”,”Yugoslavia’s Bloody Collapse. Causes, Course and Consequences.”,”Preface, Abbreviations, Guide to Pronunciation, Maps, Introduction, Conclusion, Bibliographical Note, Index,”,”EURC-053-FL”
“BENNIGSEN Alexandre LEMERCIER QUELQUEJAY Chantal, a cura di Enrico FASANA”,”L’ Islam parallelo. Le confraternite musulmane in Unione Sovietica.”,”Alexandre BENNIGSEN (1913-1988) è il massimo studioso dell’Islam in URSS. Fu professore all’Univ di Chicago e poi storico dei popoli musulmani dell’URSS all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (EHESS), titolo condiviso dalla sua assidua collaboratrice Chantal LEMERCIER-QUELQUEJAY. Enrico FASANA, dopo aver studiato in IT e negli USA, all’Univ di Chicago con l’antropologo Louis DUMONT, si è dedicato allo studio dell’Asia e in particolare del sub-continente indiano. E’ docente di storia e istituzione dei paesi dell’Asia presso l’Università di Trieste.”,”RUSS-062″
“BENNIGSEN Alexandre LEMERCIER-QUELQUEJAY Chantal”,”Sultan Galiev. Le pere de la revolution tiers-mondiste.”,”Gli AA sono specialisti dell’ URSS e del mondo musulmano in Asia. Ex professore di storia all’ università di Chicago, BENNIGSEN è direttore di studi all’ EHESS. La LEMERCIER è turcologa e maitre de conferences all’ EHESS. GALIEV si può considerare il padre della rivoluzione terzomondista dato che ha elaborato la dottrina del “”comunismo nazionale musulmano””, un socialismo realizzato dai lavoratori musulmani e non imposto dal proletariato europeo, una dottrina che implicava la decolonizzazione dei territori occupati dall’ ex impero zarista. Calunniato dai sovietici come il “”Trotsky musulmano””, GALIEV è stato eliminato da STALIN nel 1928.”,”RUSU-143″
“BENNIGSEN A. LEMERCIER-QUELQUEJAY C.”,”L’ Islam en Union Soviétique.”,”BENNIGSEN A. Direttore di Studi all’ Ecole Pratique des Hautes-Etudes (Sorbona). LEMERCIER-QUELQUEJAY C. Chef de travaux nella stessa istituzione. “”In effetti l’ Islam è, più del cristianesimo ortodosso, una religione collettivista autoritaria la cui dottrina è obbligatoria per l’ insieme dei credenti e che tende ad estendere le sue direttive e i suoi giudizi a tutti i domini della vita sociale e privata. Nell’ Islam non c’è distinzione tra il temporale e lo spirituale e la confusione tradizionale tra i due poteri comporta la socializzazione di tutte le manifestazioni della vita pubblica e privata.”” (pag 144)”,”RUSS-180″
“BENNIGSEN AlexandreLEMERCIER QUELQUEJAY Chantal, a cura di Enrico FASANA”,”L’Islam parallelo. Le confraternite musulmane in Unione Sovietica.”,”Enrico Fasana, dopo aver studiato in Italia e negli Stati Uniti, all’Università di Chicago con l’antropologo Louis Dumont, si è dedicato allo studio dell’Asia e in particolare del sub-continente indiano. É docente di Storia e Istituzioni dei paesi dell’Asis presso l’Università di Trieste. Alexandre Bennigsen, (1913-1988) è il massimo studioso dell’Islam in Urss. Fu professore all’Università di Chicago e poi storico dei popoli musulmani dell’Unione Sovietica all’Ecole des Hautes Etudes en Saiences Sociales di Parigi, titolo condiviso dalla sua assidua collaboratrice Chantal Lemercier-Quelquejay.”,”RUSx-098-FL”
“BENOIST Luc”,”Le compagnonnage et les metiers.”,”Compagnonnage: associazione di istruzione professionale e di solidarietà tra operai dello stesso mestiere BENOIST è Conservateur honoraire des Musees de France.”,”MFRx-113″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande 1918-1945. 1. De l’armée imperiale à la Reichswehr 1918-1919 2. De la Reichswehr à l’armée nationale, 1919-1938″,”‘Histoire de l’armée allemande 1918-1945. 1. De l’armée imperiale à la Reichswehr 1918-1919 2. De la Reichswehr à l’armée nationale, 1919-1938′”,”GERQ-024″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande 1918-1937.”,”””””Privare il popolo tedesco di ogni istruzione militare con l’ abolizione del servizio obbligatorio; indebolire il prestigio dell’ esercito infliggendogli il carattere di una legione di mercenari; mantenere la Germania in una stato di inferiorità permentene limintando i suoi effettivi a 100.000 uomini; decapitare l’ esercito proibendogli di avere un comando unico, superiore agli Stati Maggiori dei due Gruppenkommandos; fare dei soldati tedeschi dei soldati di second’ordine, impedendo loro ogni conoscenza delle armi moderne; infine, isolare totalmente l’ esecito dal seno della nazione tagliando tutti i legami con la popolazione civile, in particolare con i giovani delle scuole e delle università””, tali sono, secondo von Seeckt, gli scopi perseguiti dagli esperti alleati, redigendo come hanno fatto le clausole militari del Trattato (di Versailles, ndr).”” Generale Hans von SEECKT, Die Reichswehr, Berlino 1933, opera capitale dell’ ex comandante in capo dell’ esercito espone nel dettaglio i suoi principi d’ azione. (pag 382)”,”GERG-060″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 1. L’ effondrement, 1918-1919.”,”La sede del Parlamento della Repubblica di Weimar. “”Il governo di Ebert darà un valore simbolico al fatto che abbia scelto Weimar, e non Berlino, per ivi riunire il Parlamenta: è la rottura con Potsdam, il ritorno alle tradizioni idealiste e liberali di Goethe. Questa affermazione è doppiamente tendenziosa. In primo luogo perché non è certo che Goethe sia stato un liberale. Certe sue dichiarazioni danno piuttosto a pensare il contrario; poi perché questa scelta è stata dettata da ragioni in cui l’ idealismo non c’entra per nulla. In realtà, se l’ Assemblea si riunisce a Weimar è per sedersi lì al riparo dalla folla berlinese, sotto la protezione rassicurante delle mitragliatrici di Maercker.”” (pag 147)”,”GERQ-069″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 2. La discorde, 1919-1925.”,”Dallo spartachismo tedesco alle rivendicazioni territoriali polacche. “”L’ 11 novembre 1918, la Germania depone le armi e la rivoluzione spartachista sommerge il paese. Dalla Turigia e la Sassonia, la rivolta guadagna la Slesia. I consigli dei soldati si costituiscono a Breslau e a Gleiwitz, ad Oppeln e a Ratibor. Gli operai interrompono il lavoro. Gli altiforni si spengono. E’ il momento che scelgono i polacchi per trasformare la rivoluzione spartachista in sollevamento nazionale. Riprendendo in Slesia la tattica che gli era così ben riuscita a Posen, i delegati del P.O.W. s’infiltrano nei Consigli dei soldati, mettendo da parte gli elementi tedeschi e piantando la bandiera rossa e bianca sul tetto dei comuni. Precedendo la firma del trattato di Versailles, vogliono porre gli alleati davanti al fatto compiuto, certi che il Consiglio supremo ratificherà la loro iniziativa. Ma il Grande Stato Maggiore tedesco non ci sta. Rispondendo all’ appello del maresciallo Hindenburg, si concentrano a Breslavia e a Francoforte sull’ Oder dei battaglioni di Grenzschutz-Ost e di corpi franchi. I primi scontri hanno luogo all’ inizio di febbraio 1919. (…) Il bilancio di questo primo sollevamento è nettamente favorevole ai Polacchi. Affinché la Slesia sia ufficialmente riunita alla Polonia, occorrerà che la linea di demarcazione provvisoria sia trasformata in frontiera definitiva.”” (pag 164-165)”,”GERQ-070″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 3. L’ essor, 1925-1937.”,”Il maresciallo Hindenburg. “”Con gli ultimi sopravissuti dell’ epoca imperiale, egli è arrivato alla rive del Terzo Reich, portando per mano la Reichswehr che ha protetto contro tanti pericoli. Se passa in rassegna, nel suo spirito, quest’epoca tormentata che si è chiamata “”la Repubblica””, quali scene dominano la mescolanza confusa di uomini e di avvenimenti? (…) Quanto al questo Terzo Reich, verso il quale, senza saperlo, ha condotto la Germania, non è opera sua e nessuno dubita che egli ne abbia mai approvato lo spirito. Egli lo ha riconosciuto e tenuto sulle fonti battesimali del potere, ma lì terminava il suo compito. Era cresciuto in un mondo troppo diverso, per potervisi adattare, – un mondo fondato sul rispetto del potere ereditario e la fedeltà verso la dinastia, un mondo di cui tutte le manifestazioni gravitavano attorno a questo astro unico: l’ Imperatore!””. (pag 210-211) Dottrina strategica offensiva. Partigiani avversari motorizzazione. (pag 221) 18 giugno 1936: accordo navale anglo-tedesco, con indignazione francese. (pag 266)”,”GERQ-071″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 4. L’ expansion, 1937-1938.”,”Il Giappone si ritira dalla Società delle Nazioni e forgia una dottrina Monroe per l’ Asia (pag 44) Missione del generale Von Seeckt in Cina (pag 80) Patto anti-Comintern L’ incorporazione dell’ Austria al Reich. L’ Italia. “”Considerando che ogni sforzo è ormai inutile, (Schuschnigg) va dal Presidente Miklas, per consegnargli le sue dimissioni. Allorché arriva dal Presidente, lo trova in uno stato di agitazione estrema. Non avendo seguito, ora per ora, le peripezie della giornata, non ha che un’ idea confusa di ciò che sta avvenendo. Egli acconsente a che il plebiscito sia spostato ad una data ulteriore. (Ha sempre sospettato che il referendum fosse un errore). D’altra parte rifiuta categoricamente di accettare le dimissioni di Schuschnigg, e a maggior ragione di nominare Seyss-Inquart al suo posto. – Ah, no! dichiara. Questo mai! Non voglio tradire i doveri della mia carica! Fa seguito una discussione animata tra Schuschnigg e lui, nel corso della quale il Cancellliere gli espone le ragioni che richiedevano il suo ritiro. Mentre questo dibattito proseguiva, un funzionario del ministero degli affari esteri porta un messaggio da Roma, che viene decifrato: ‘Il Governo italiano ritiene di far sapere, nel caso venisse consultato, che non può dare alcun consiglio nella situazione presente’. Occorre dunque abbandonare definitivamente ogni speranza in un intervento dell’ Italia. E può essere che sia meglio così. Perché data l’ evoluzione della situazione, un semplice spostamento di truppe verso il Brennero non servirebbe più a niente. Le divisioni italiane sarebbero obbligate ad occupare il paese. Ora, tutto fa supporre che, in questo caso, il popolo austriaco si sarebbe unito come un sol uomo alla Wehrmacht, per respingere l’ invasore italiano. Per una suprema ironia della sorte, Schuschnigg non desiderava più ciò che era, ancora fino a qualche tempo prima, la sua speranza suprema…”” (pag 535-536)”,”GERQ-072″
“BENOIST-MECHIN”,”Un printemps arabe.”,”””L’ Aramco non prende che “”la crema”” dei nostri giacimenti. Intendo con ciò che essa sfrutta unicamente quelli che sono i meno onerosi. Gli altri, li lascia incolti. Poi, noon è “”integrata”” con l’ Arabia. Tutti i suoi dirigenti vivono a New York e si limitano a prendere i gettoni di presenza. Essi ignorano tutto ciò che avviene qui, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni. Dirigere una compagnia saudita a quindicimila chilometri di distanza è una assurdità…”” (ripenso, mio malgrado, alla riflessione di Napoleone: “”On se fatigue d’attendre des ordres venus de deux mille lieues… On veut être quelque chose chez soi… L’ ambition achève ce que l’ intérét a commencé…)”” (pag 143) (Si fa fatica ad aspettare degli ordini venuti da due miglia lontano… Si essere qualcosa da soli…L’ ambizione è di completare ciò che l’ interesse ha cominciato…)”,”VIOx-147″
“BENOIST-MECHIN M.J.”,”L’ armata tedesca, 1919-1936. Da Hindenburg a Hitler. Volume primo.”,”””Vi prego notare, signori, che io non biasimo né approvo: narro.”” (Talleyrand) (in apertura)”,”GERQ-078″
“BENOIST-MECHIN M.J.”,”L’ armata tedesca, 1919-1936. Da Hindenburg a Hitler. Volume secondo.”,”””La Repubblica è salva e gli anni che seguiranno segnano per essa un periodo di riposo, di prosperità, quasi di successo. Tuttavia non si è salvata da sé. L’opera di raddrizzamento e di risanamento è dovuta a due uomini che non appartengono al Parlamento; sul piano militare al generale von Seeckt; sul piano economico al dottor Schacht, commissario alle finanze dal 15 novembre 1923. La crisi del 1918-1919 s’era risolta, per impulso di Noske, con la sconfitta dei comunisti. Quella del 1919-1923 si chiude con la rotta dei socialdemocratici. Essi hanno perduto, in cinque anni, la metà dei loro elettori. Il potere passa nelle mani dei partiti borghesi – democratici e populisti – rappresentanti della grande e media industria. Questo mutamento è accompagnato da un violento colpo di timone nell’orientamento politico. Dopo Rathenau la diplomazia del Reich era dominata soprattutto dal desiderio di accostarsi ai Sovieti e di aprire il mercato russo al commercio germanico. Ora, la Germania distoglie lo sguardo dal miraggio asiatico e sembra volersi associare di nuovo ai destini del continente. Come un pendolo che ha raggiunto l’estremità della sua corsa e si rimette in marcia verso l’estremità opposta, essa si volge verso l’Occidente e di là dall’Occidente, verso la lontana America. Dopo un lungo periodo di depressione e di caos, la Germania si ritrova d’un tratto in un mondo trasformato ove i lanzichenecchi hanno ceduto il posto ai finanzieri e agli esperti. Alla mistica militare delle leghe e dei corpi-franchi, i partiti al potere si sforzano di sostituire un’etica del lavoro basata sullo spirito intraprendente e il culto della macchina. Finanziati dall’oro americano, stazioni, stadii, città operaie, aeroporti sorgono un po’ dappertutto. E come sempre in quel paese ove tutto è spinto all’estremo, la Germania si slancia perdutamente in una frenesia di razionalizzazione e di produzione che finirà a generare, col tempo, la superproduzione e la disoccupazione.”” (pag 169-170)”,”GERQ-079″
“BENOIST-MÉCHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlèrent l’Occident. 10 mai – 10 juillet 1940. 1. La bataille du Nord.”,”La strana guerra. “”Que va-t-il se passer? Chacun s’attendati à des événements stupéfiants, mais contre toute attente, il ne sepasse rien. L’hiver de 1939-1940 s’écoule dans l’inaction. Déroutée par l’immobilité du front, que reflète, jour après jour, la monotonie des communiqués, l’opinion française commence à s’énerver. Tout la déconcerte dans cette guerre préventive, déclenchée trop tardivemen, et surtout l’absence d’opérations militaires. Ce n’est pas que l’idée de se battre répugne aux Français. Leur tempérament impatient s’accommode mal de la «guerre froide», et le souvenir de leurs victoires passées est resté vivant dans leur coeur. De plus, un de leurs chefs militaires les plus prestigieux; le général Weygand, n’a-t-il pas prononcé, tout récemment encore, ces paroles réconfortantes: «L’armée française a une valeur plus grande qu’à aucun moment de son Histoire; elle possède un matériel de première qualité, des fortifications de premier ordre, un moral excellent et un Haut Commandement remarquable. Personne chez nous ne désire la guerre, mais si l’on nous oblige à gagner une nouvelle victoire, nous la gagnerons» (1)? Ces affirmations, venant d’un soldat glorieux, ont raffermi les courages (). Mais une fois leur écho éteint, un malaise indéfinissable s’est emparé des esprits. Que cachent ce calme perfide, ces canons silencieux, ce ciel clair que ne trouble même pas le sillage d’un avion ami? Inquiète du laisser-aller qu’elle voit régner partout, privée d’une direction ferme, la France se sent glisser vers une aventure dont elle discerne mal l’issue. L’opinion réclame des actes, à défaut d’une solution. Mais lesquels? Faire la paix? Le Chanchelier du Reich l’a offert, le 6 octobre 1939, à la tribune du Reichstag, au lendemain de la conclusion de la campagne de Pologne. Le roi des Belges et la reine de Hollande proposent leur médiation; mais d’autres voix s’élèvent pour dire qu’il n’y faut pas songer, car cela équivaudrait è entériner la victoire de l’Allemagne. Roosevelt envoie un émissaire en Europe pour s’enquerir de la situation. Celui-ci repart pour l’Amérique sans avoir terminé son périple. Faute de pouvoir y mettre un terme, on se résignera donc à poursuivre la guerre – cette «drôle de guerre» à lequelle personne ne comprend rien…Mais voici que le conflit russo-finlandais vient fournir une diversion aux esprits (15 janvier 1940). On se prend à rêver à d’autres opérations qu’à celle qui est aux portes du pays, et à laquelle on voudrait penser le moins possible”” (pag 16-17) (introduzione) [() C’est d’ailleurs dans cette intention que le général Weygand les a dites. «Lorsque j’ai prononcé ces paroles, écrira-t-il plus tard, j’avais quitté le commandement depuis quatre ans et demi, pendant lesquels je ne fus jamais consulté sur quoi que ce fût… Mon rôle de vieux chef était de maintenir le moral à la veille d’une guerre que tous savaient imminente, et de ne pas diminuer la confiance en une armée qu’il n’était plus à cette heure possible de modifieer (2)»; (1) Weygand: ‘Discours prononcé à Lille’, le 2 juillet 1939; (2) Weygand: ‘En lisant les Mémoires du général de Gaulle’, 17]”,”QMIS-209″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlérent l’Occident. La bataille de France. II. 10 mai-10 juillet 1940.”,”I negoziati per l’armistizio. L’interesse limitato di Hitler nei confronti della Francia. Le dure condizioni proposte da Mussolini dopo una settimana di guerra. “”Au cours de la nuit, Hitler a quitté en train spécial son Q.G. de Charleville, accompagné de M. von Ribbentrop et de quelques membres de ses maisons militaire et civile. En cours de route, son train est arrêté à une petite halte dans la Forét Noire. C’est l’ambassadeu Hewel; de l’Etat Major de Rittentrop, qui a pris des dispositions pour faire stopper le convoi. Il arrive en avion de Berlin, porteur d’une note écrite du gouvernement espagnol (), confirmant officiellement la demande d’armistice formulée par le gouvernement français. Hitler, Ribbentrop et quelques officiers descendent du train et s’avancent au devant de l’ambassadeur Hewel. Celui-ci, d’un air joyeux, tend à Hitler la note du gouvernemen espagnol. Hitler, l’ayant lue, donne libre cours à sa joie. Il esquisse quelques pas de danse sur le terre-plein le long duquel s’est arrété son wagon. «Lorsque je vis cette scène aux actualités, écrira plus tard l’ambassadeur Abet, j’en reçus une impression pénible. Les gestes et l’attitude du Führer ne me paraissaient pas convenir à la gravité du moment. Je pensai alors à Frédéric II, tant admiré par Hitler, qui, après la guerre de Sept ans, se fit jouer un choral de Jean-Sebastian Bach dans la solitude d’une église de Berlin, au lieu d’assister au défilé de la victoire ()». Puis Hitler, Ribbentrop et leur suite remontent dans leur train, qui repart en direction de Munich. Quelles sont les pensées du maître du IIIe Reich, tandis qu’il roule à la rencontre du chef de l’Italie fasciste? «Durant les années qui avaient précédé la guerre, écrit William L. Langer, le grand objectif d’Hitler en politique étrangère avait été d’arriver à un accord avec la Grande Bretagne qui lui laisserait les mains libres à l’Est. Dans ses calculs, la France n’avait tenu qu’une place secondaire. Il semble avoir eu, de l’armée française, une opinion beaucoup plus défavorable que la plupart de ses généraux. Néanmoins, la victoire de l’Allemagne sur la France survint plus rapidement qu’il ne s’y attendait lui-même et la demande d’armistice le prit au dépourvu… L’intérêt que Hitler portait à la France était limité, et celui qu’il attachait aux colonies françaises extrémement faible. Son souci principal était l’Angleterre et son grand espoir était de parvenir à un arrangement avec elle, si possible sans nouvelles opérations militaires. D’une façon générale, son but était de ne pas accroître l’antagonisme des Français, au point de les amener à resserrer leur coopération avec la Grande-Bretagne. «Mussolini, en revanche, était dépourvu de toute finesse. Quoique ses troupes n’eussent récolté aucune gloire, au cours de cette guerre d’une semaine contre la France, le Duce se trouvait du côté du gagnant et il ne se proposait par seulement de prendre son dû, mais de saisir tout ce qui tomberait entre ses mains. En route pour Munich, il approuva donc un programme que ses subordonnés avaient tracé pour lui. Celui-ci comportait la démobilisation de la France et la remise de tous ses armements, l’occupation, par l’Italie, de tous les territoires situés à l’est du Rhône, aisni que de la Corse, de la Tunisie et de la Somalie française; de plus l’occupation à tout moment, si elle devenait nécessaire, de points stratégiques en France, dans les colonies et dans les mandats français, en particulier les bases navales d’Alger, d’Oran et de Casablanca; enfin, le reddition de la flotte de guerre et des force aériennes françaises (373). «Ces plains furent balayés par Hitler, qui exposa ses espoirs en une paix prochaine avec la Grande-Bretagne, et son désir de ne pas accroître l’hostilité des Français» (374)””] [() Elle avait été remise à la Wilhelmstrasse par l’Ambassadeur d’Espagne à Berlin; () Abetz, ‘Histoire d’une politique franco-allemande, p. 126 (…); (373) Papiers du Maréchal Graziani (inédits). Rapport de l’Etat-Major italien, le 18 juin 1940; (374) Langer, ‘Our Vichy Gamble’, 47-48] (pag 319-321)”,”QMIS-217″
“BENOIST-MÉCHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlèrent l’Occident. 10 mai – 10 juillet 1940. 1. La bataille du nord.”,”1er Juin (1940). Situation militaire. La tempistica. La tempistica. “”Les restes de la 1re Armée, qui combattaient dans la régione de Lille, capitulent après avoir épulsé leur munitions. A 9 heures, deux bataillons de marche, constitués par des délégations de toutes les unités qui ont participé à la bataille, défilent en armes sur la grande place de Lille, devant le général Wegner. Un détachement allemand leur rend les honneurs (466). Le général de Gaulle, convoqué par le général Weygand, se rend au G.Q.G. français, au château de Montry. Le Commandant en chef le félicite de sa belle conduite, à la tête de la IVª Division cuirassée, à Monteornet et à Abbeville. Il le cite à l’ordre du jour et lui confirme sa nomination au grade de général de brigade à titre temporaire. Puis les duex généraux évoquent la deuxième phase de la bataille, qui paraît imminente. – «Je serai attaqué d’un jour à l’autre sur la Somme et sur l’Aisne, lui dit Weygand. J’aurai sur les bras deux fois plus de divisions allemandes que nous n’en avons nous-mêmes. C’est dire que les perspectives sont bouchées. Si les choses ne vont pas trop vite; si je peux récupérer à temps les troupes française échappes de Dunkerque; si l’armée britannique revient prendre part à la lutte, après s’être rééquipée, et si la R.A.F. consent à s’engager à fond dans les combats du continent, alors il nous reste une chance. Sinon! …» (467). Le général Weygand clôture son exposé par une geste de la main qui exprime son impuissance. Le général de Gaulle quitte le G.Q.G. «le coeur lourd» (). On le croit aisément. (…)”” (pag 395-396) [() Le général de Gaulle déclare, dans ses Mémoires, qu’il se serait entretenu avec le général Weygand, au cours de cette visite, de l’emplois éventuel «des 1.200 chars qui nous restaient». Ce doit être une erreur, car le général Weygand n’a conservé aucun souvenir de cet entretien. De plus, le nombre total de chars lourds existaint encore à ce moment-là ne dépassait guère 250 (468)] [(466) Roton: ‘Les années cruciales, 239. Bardies: ‘La campagne de 1939-1940, 248; (467) De Gaulle: Mémoire de guerre, I, 40; (468) Weygand: ‘En lisant les Mémoires du général de Gaulle, 26-29]”,”QMIS-009-FGB”
“BENOT Yves”,”La révolution française et la fin des colonies, 1789-1794.”,”BENOT Yves (23/12/1920 – 03/01/2005) è lo pseudonimo di HELMANN Édouard. Storico, storico della filosofia, professore universitario, giornalista anticolonialista. Figlio di un medico rumeno che combattè sulla Marna nel 1914; arrestato, deportato con la moglie nel 1943 e probabilmente giustiziati al loro arrivo nei campi di sterminio. BENOT interruppe gli studi di letteratura, iniziando la carriera di insegnante in Marocco. Ritornato in Francia collabora con pubblicazioni legate al Partito Comunista francese. Si trasferisce in Guinea, poi nel Ghana. Si laurea nel 1976 all’Università di Parigi-8. Esperto della storia coloniale, combattè i tentativi di revisionismo della storia coloniale. Sepolto nel cimitero monumentale parigino di Père-Lachaise. <<È opportuno preliminarmente chiarire lo stato della questione nel 1789, per non confondere i termini del dibattito. L’antischiavitù è una protesta contro un certo modello di sfruttamento delle colonie, e che quindi non implica automaticamente l’anticolonialismo di principio. (…) Ricordiamo qui che prima di questa guerra [Guerra dei Sette anni, NdR] e del Trattato di Parigi del 1763, il Canada e l’India rappresentavano per la Francia tipi di colonizzazione del tutto diversi dalla colonizzazione degli schiavi, ma la cui redditività a breve termine era considerata poco attraente dai commercianti metropolitani. In ogni caso, nel 1789, chi dice schiavitù dice colonie e viceversa.>> (pag 12 e 14, Traduz. d.r.)”,”FRAR-002-FSL”
“BENOT Yves”,”La démence coloniale sous Napoléon.”,”DORIGNY Marcel (1948-2021, Storico e accademico francese alla Sorbona, lavorato con VOVELLE Michel ed esperto di storia della schiavitù) all’Edizione del 2006 BENOT Yves (23/12/1920 – 03/01/2005) è lo pseudonimo di HELMANN Édouard. Storico, storico della filosofia, professore universitario, giornalista anticolonialista. Figlio di un medico rumeno che combattè sulla Marna nel 1914; arrestato, deportato con la moglie nel 1943 e probabilmente giustiziati al loro arrivo nei campi di sterminio. BENOT interruppe gli studi di letteratura, iniziando la carriera di insegnante in Marocco. Ritornato in Francia collabora con pubblicazioni legate al Partito Comunista francese. Si trasferisce in Guinea, poi nel Ghana. Si laurea nel 1976 all’Università di Parigi-8. Esperto della storia coloniale, combattè i tentativi di revisionismo della storia coloniale. Sepolto nel cimitero monumentale parigino di Père-Lachaise. «(…) non solo è più possibile ignorare la Rivoluzione Coloniale, ma – e questo è il contributo essenziale dell’opera di Benot – non è più possibile agire come se questa Rivoluzione delle Colonie fosse un incidente lontano, esotico ed esterno alla “”Grande Rivoluzione””: Benot ha dimostrato che i due processi erano consustanziali e che era inutile volerne studiare uno ignorando l’altro. Furono le rivendicazioni egualitarie delle persone libere di colore, poi l’insurrezione degli stessi schiavi, a imporre alla Rivoluzione francese la piena applicazione delle promesse della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, cautamente riservate ai francesi bianchi dalla Costituzione del 1791 che escludeva esplicitamente le colonie dal suo ambito di applicazione. (…) La démence coloniale sous Napoléon (…) è il lato oscuro del rapporto complesso e contraddittorio tra la nascita e poi l’affermazione di una nuova società francese a partire dal 1789, e l’esistenza, finalmente riaffermato, delle colonie schiaviste; (…) In realtà la “”follia”” coloniale di Napoleone cessò di essere oggetto di progetti politici concreti già prima del 1814, poichè nel 1811 tutte le allora colonie francesi erano andate perdute (e nonostante il ripristino della schiavitù nel 1802, benchè concepito come punto di partenza della “”restaurazione coloniale”” voluta da Bonaparte e dal suo entourage).>> (pag 2, pg 3 dalla Prefazione di DORIGNY M. Traduz. d.r.)”,”FRAR-003-FSL”
“BENOT Yves”,”Diderot de l’athéisme à l’anticolonialisme.”,”””Le sistre indique que tous les êtres doivent être perpétuellement mus et agités”” (Plutarque, Sur Isis et Osiris) “Il sistro indica che tutti gli esseri devono essere perennemente mossi e agitati” (Il sistro è un antico strumento musicale di origine egiziana. Sistro egiziano: Questo strumento a percussione risale a circa 3000 a.C. ed era sacro alla dea Iside. Si compone di una struttura a forma di anello con barre metalliche o sonagli che producono suoni quando scosso. La dea Hathor, anch’essa associata al sistro, era spesso raffigurata con questo strumento nelle mani) L’autore è stato professore in un liceo del Ghana e poi direttore aggiunto del Ghana Institute of Language ad Accra dal 1962 al 1964. Ha pubblicato varie opere tra cui testi sconosciuti di varie opere di Diderot. “”Il est donc difficile, je ne dis pas de comprendre, Diderot, mais simplement, de el connaître. Les publications isolées de la ‘Lettre sur le commerce de la librairie’ en 1861 et des lettres personelles à Falconet en 1867, en revue, sont des curiosités pour spécialistes. Et ainsi s’explique que Marx et Engels, qui font du ‘Neveu de Rameau’ leur livre de chevet, ignorent le ‘Rêve de d’Alembert’ et les positions (ou les interrogatiosn) philosphiques de Diderot (27). La publication, en 1875-1876, de la seule éditions des oeuvres complètes de Diderot qui ait pu, un moment au moins, mériter ce titre, celle d’Assezat-Tourneux, s’inscrit dans une entreprise culturelle qui vise à fonder la IIIe République sur l’héritage progressiste. (…)”” (pag 271) [(27) Ce qui, par exemple, a pour effet de fausser sensiblement le tableau du matérialisme français du XVIIIe siècle, dans ‘La Sainte Famille’. Lénine, en revanche, redonnera à Diderot la place qui lui est due, dans ‘Matérialisme et empiriocriticisme'””]; “”C’est qu’il y a utopie spiritualiste et utopie matérialiste: Lénine le savait, qui s’écriait, bien après la révolution d’Octobre: «Seuçs des rêveurs pouvaient faire ce que nous avons fait»”” (pag 283); “”De ler, malgré tout ce qui a changé et change depuis près d’un demi-siècle, il n’est pas encore trop tard pour juger actuelle l’appreciation de Lénin en 1922: «Les écrits ardents, vifs, ingénieux, spirituels des vieux athées du XVIIIe siècle, qui attaquaient ouvertement la prêtraille régnante, s’avéreront bien souvent mille fois plus aptes à tirer les gens de leur sommeil religieux que les redites du marxisme, fastidieuses et arides». Et probablement aussi, plus agréables à lire que le jargon du christianisme, revu et corrigé par le galimatias d’un Teilhard de Chardin – pour revenir à l’actualité – ou de qui on voudra. Encore une fois, ce n’est pas parce que l’athéisme n’est pas tout et que, le tenant pour acquis au départ, Marx et Engels ont eu, autre chose à faire qu’à recommencer un travail déjà fait, qu’on aurait le droit d’oublier qu’il est au commencement de tout”” (pag 284)] [Yves Benot, ‘Diderot de l’athéisme à l’anticolonialisme’, François Maspero, Paris; 1970]”,”FILx-015-FSD”
“BENREKASSA Georges”,”Montesquieu.”,”Le condizioni della libertà politica. “”La démocratie et l’ aristocratie ne sont point des Etats libres par leur nature. La liberté politique ne se trouve que dans les gouvernements modérés. Mais elle n’est pas toujours dans les Etats modéres; elle n’y est que lorsqu’on n’abuse pas du pouvoir; mais c’est une expérience éternelle que tout homme qui a du pouvoir est porté à en abuser; il va jusqu’à ce qu’il trouve des limites. Qui le diroit! la vertu même a besoin de limites. Pour qu’on ne puisse abuser du pouvoir, il faut que, par la disposition des choses, le pouvoir arrête le pouvoir. Une constitution peut être telle que personne ne sera contraint de faire les choses auxquelles la loi ne l’ oblige pas, et à ne point faire celles que la loi lui permet. (Lois, VI, 4.). (pag 94)”,”TEOP-332″
“BENSADEK Catherine BLUM Francoise CEPEDE Frederic COURBAN Alexandre DESROCHE Paulin DEZES Marie-Genevieve FAYE Bernard HEDDE Joel HEBRARD Virginie JOUINEAU Emmanuelle KUNHMUNCH Annie LACOUSSE Magali LAFON Eric LEFEBVRE Denis LORRY Anthony MARIE Jean-Jacques MEREL Thierry MOURADIAN Georges MORIN Gilles PROCHALSKI Jadwiga SINNO Henri VACCARO Rossana VEYRON Franck VIAUD Ronan, collaborazione di”,”Congrès du monde ouvrier. France, 1870-1940. Guide des sources.”,”Collaborazione di BENSADEK Catherine BLUM Francoise CEPEDE Frederic COURBAN Alexandre DESROCHE Paulin DEZES Marie-Genevieve FAYE Bernard HEDDE Joel HEBRARD Virginie JOUINEAU Emmanuelle KUNHMUNCH Annie LACOUSSE Magali LAFON Eric LEFEBVRE Denis LORRY Anthony MARIE Jean-Jacques MEREL Thierry MOURADIAN Georges MORIN Gilles PROCHALSKI Jadwiga SINNO Henri VACCARO Rossana VEYRON Franck VIAUD Ronan.”,”ARCx-019″
“BENSAÏD Daniel”,”Les trotskysmes.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’ Università di Paris VIII, Saint-Denis.”,”TROS-072″
“BENSAID Daniel NAIR Alain BOULTE Nicolas MOIROUX Jacques NETTL J.P. LÖWY Michael MEHRINGER Hartmuth MERGNER Gottfried HAUPT Georges”,”Rosa Luxemburg vive. Inediti di Rosa Luxemburg.”,”Interventi di Daniel BENSAID e Alain NAIR, Nicolas BOULTE e Jacques MOIROUX, J.P. NETTL, Michael LOEWY, Hartmuth MEHRINGER e Gottfried MERGNER, Georges HAUPT. “”Così, potrebbe sembrare paradossale, in quel periodo l’ opinione di Lenin era più vicina a quella di Kautsky che a quella della Luxemburg; l’ interesse di Lenin per la coesione e la purezza del suo gruppo all’ interno del RSDRP corrispondeva all’ opinione che si faceva Kautsky del ruolo dell’ SPD nella società tedesca. In entrambi i casi lo sforzo principale era rivolto contro le idee rivali che avrebbero potuto eventualmente turbare l’ unità del gruppo in questione; (…)””. (pag 81, J.P. Nettl) Maggioranza rivoluzionaria. “”Nella sua analisi della rivoluzione bolscevica del 1917, Rosa Luxemburg non studiò mai l’ aspetto tecnico della presa del potere. La maggioranza ottenuta dopo il colpo lo aveva legittimato e questo era sufficiente. Il bisogno di una maggioranza era quindi una parte essenziale della dottrina di Rosa Luxemburg sull’ imperialismo e sulla rivoluzione. (…) Lenin stesso non citò né apertamente né indirettamente la spontaneità nella sua analisi degli errori di Rosa Luxemburg nel 1922. La posizione di Rosa Luxemburg sulla questione della democrazia giocò un ruolo cruciale per un breve periodo nel 1920. Il partito comunista tedesco era stato costretto ad accettare il controllo russo. Nella misura in cui per questi stessi motivi si era opposta alla creazione della Terza Internazionale e aveva consigliato al KPD, nelle settimane che precedettero la sua morte, di fare attenzione a non riprendere le tradizioni oligarchiche dell’ SPD, il prestigio del suo nome era un’ arma importante nelle mani di quelli che volevano resistere alla bolscevizzazione del partito comunista tedesco. A partire da quel momento le opinioni di Rosa Luxemburg furono sottoposte ad una generale critica sistematica.”” (pag 83-84)”,”LUXS-035″
“BENSAÏD Daniel”,”Chi sono questi trotskisti? Storia e attualità di una corrente eretica.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’università di Parigi VIII Saint Denis. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della LCR francese. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore CANNAVO’ dirigente dell’Associazione Sinistra Critica. Deputato del Prc. Vice direttore di ‘Liberazione’. ‘Stati Uniti socialisti d’Europa’ “”In un’intervista del settembre 1939 al ‘Daily Herald’ di Londra, Trotsky dichiarava di nuovo che la guerra mondiale era inevitabile. La rivoluzione spagnola era stata l’ultima opportunità di sfuggirle. “”La Seconda guerra mondiale è cominciata””, scrisse allora, poiché gli Stati Uniti non potranno tenersi in disparte nella lotta per l’egemonia mondiale. Ma la Germania arriva troppo tardi per la grande spartizione imperiale: “”La furia militare che si è impadronita dell’imperialismo tedesco si concluderà con una terribile catastrofe. Ma prima, molte cose saranno successe in Europa””. La conferenza d’emergenza riassume questi orientamenti: “”La causa immediata della guerra attuale è la rivalità tra i vecchi e i ricchi imperi coloniali (la Gran Bretagna e la Francia) e i saccheggiatori imperialisti arrivati in ritardo (la Germania e l’Italia)””. Questa guerra “”non è la nostra””. Alla difesa nazionale in nome dell’antifascismo, si oppongono la distruzione rivoluzionaria dello stato nazionale, la parola d’ordine degli Stati uniti socialisti d’Europa, l’appello alla fraternizzazione di classe tra i lavoratori in uniforme””. (pag 55-56)”,”TROS-222″
“BENSAID Daniel MANDEL Ernest”,”Lénine, au delà des larmes (Bensaid) – Le PCF, Roger Garaudy et le “”capitalisme monopoliste d’Etat”” (Mandel), estratti da ‘Quatrième internationale’.”,”””Le classiques du marxisme regorgent de textes annonçant l’avènement de l’action consciente des hommes comme l’ouverture d’une ère nouvelle. Dans l”Idéologie allemande’, déjà Marx souligne que “”le communisme se distingue de tous les mouvements qui l’ont précedé jusqu’ici en ce qu’il bouleverse la base de tous les rapports de production et d’échange antérieurs et que, pour la première fois, il traite consciemment toutes les conditions naturelles préalable comme des créations des hommes qui nous ont précédés, qu’il dépouille celle-ci de leur caractère naturel et les soumet à la puissance des individus associés”” (2). Il reviendra sur la même idée plus tard dans ‘Herr Vogt’ en affirmant que le mouvement ouvrier représente “”la participation consciente au processus historique qui bouleverse la societé””. Enfin Rosa Luxemburg, en lutte contre la débâcle chauvine de la socialdémocratie, reprendra la même idée dans la brochure signée ‘Junius’: “”Dans l’histoire, le socialisme est le premier mouvement populaire qui se fixe comme but, et qui soit chargé par l’histoire, de donner à l’action sociale des hommes un ‘sens conscient’, d’introduire dans l’histoire une pensée méthodique et, par là, une volonté libre. Voilà pourquoi F. Engels dit que la victoire définitive du prolétariat socialiste constitue un ‘bond’ qui fait passer l’humanité du règne animal au règne de la liberté”” (3). (…) On sait la place qu’occupaient récemment la redécouverte et la vogue des textes de jeunesse de Marx. Cette interprétation humaniste pour qui “”le point de départ de Marx c’est l’homme”” (4), s’efforce de racheter, par le culte d’une hypothétique essence humaine, les gigantesques péchés staliniens. Cette attitude, au lieu d’affronter la dégènérescence du mouvement ouvrier, regarde vers le passé, vers l’homme individuel de la vieille philosophie. A l’opposé de cette régression, Lénine donne à la découverte politique de Marx un contenu pratique. L’action consciente du prolétariat est une action de classe. Elle suppose une ‘position du parti’. “”L’organisation des prolétaires en une classe, et par suite, en un parti politique”” écrit Marx. A quoi fait écho la position de Lénine selon laquelle “”l’expression la plus complète de la lutte des classes, c’est la lutte des partis”” (5). En s’organisant en parti, en affirmant par là ses intérêts de classe autonome, en élaborant la stratégie qui les fasse triompher, la classe ouvrière dresse face à l’Etat bourgeois sa propre candidature au pouvoir”” (pag 10-11) [Daniel Bensaid, ‘Lénine, au delà des larmes’, Paris, 1970] [(2) ‘Ideologie allemande, éditions sociales, p. 97; (3) ‘La crise de la social-démocratie’, Editions La Taupe, p: 67; (4) Adam Schaff dans ‘L’Homme et la Société’ (n. 7); (5) Lénine, ‘Le Parti socialiste et le révolutionnarisme sans parti’ (tome 10, p. 75)]”,”LENS-266″
“BENSAÏD Daniel”,”Gli spossessati. Proprietà, diritto dei poveri e beni comuni.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. “”I rapporti sociali “”non sono rapporti tra individuo e individuo””, ma tra operaio e capitalista, tra contadino e proprietario fondiario; ecc.: “”Cancellate questi rapporti, e distruggerete la società”” (28). Nella società capitalistica la proprietà non è dissociabile dall’appropriazione privata del pluslavoro altrui, in altre parole dallo sfruttamento. La società non è riducibile a un aggregato d’individui, o di “”lavoratori immediati””. E’ un rapporto tra classi sociali antagoniste. Ancora prima delle celebri frasi che aprono il ‘Manifesto del partito comunista’, redatte alla fine dello stesso anno (1847), nella ‘Miseria della filosofia’ delinea i termini generali del conflitto che muove la dinamica storica: “”Nel momento in cui la civiltà comincia, la produzione inizia a fondarsi sull’antagonismo degli ordini, delle caste, delle classi, e infine sull’antagonismo del lavoro accumulato e del lavoro immediato””. La conseguenza, in termini pratici, che trae da tutto questo è agli antipodi di quella proposta da Proudhon. Per quest’ultimo “”le coalizioni operaie”” sono nocive in quanto le corporazioni dell”ancien régime’, e il fatto che i lavoratori ne abbiano “”perso l’abitudine”” deve esser considerato un progresso (29). Per Marx, al contrario, questa massa di lavoratori, “”che costituisce già una classe di fronte al capitale ma non ancora in sé””, “”si costituisce in classe per sé”” associandosi e lottando insieme: “”Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica””. Nell’articolo del 1865 scritto in occasione della morte di Proudhon, Marx riprende la sua critica iniziale delucidandola maggiormente. Nel frattempo, le sue tesi, lavorate nel cantiere de ‘Il Capitale’, si erano notevolmente precisate e irrobustite. Il titolo stesso del saggio del 1840 sulla proprietà “”già ne indicava l’insufficienza””: «La domanda era posta troppo impropriamente perché vi si potesse rispondere correttamente (…). La storia stessa si era preoccupata così di criticare rapporti di proprietà del passato. Quello che invece avrebbe dovuto costituire l’oggetto della trattazione di Proudhon erano i rapporti della moderna proprietà borghese. Alla domanda sulla natura di questi rapporti non si poteva rispondere se non con una analisi critica dell”economia politica’, la quale abbracciasse l’insieme di tali rapporti di proprietà, non nella loro espressione giuridica di rapporti di volontà, bensì nella loro forma reale di rapporti della produzione materiale». Quanto alla ‘Filosofia della miseria’, Marx rimprovera a Proudhon di aver condiviso «le illusioni della filosofia “”speculativa””: invece di considerare le categorie economiche come espressioni teoriche di rapporti di produzione storici, corrispondenti a un determinato grado di sviluppo della produzione materiale, la sua immaginazione le trasforma in idee eterne, preesistenti a ogni realtà» (30). Tale critica radicale sfocia nel rifiuto della definizione di “”proprietà”” in termini di “”furto””, che si limita a una concezione giuridica o moralistica dei rapporti di produzione: «le nozioni giuridiche del borghese sul ‘furto’ si applicano altrettanto bene ai suoi ‘onesti’ profitti. D’altra parte, poiché il furto, in quanto violazione della proprietà, ‘presuppone la proprietà’, Proudhon si impania in ogni sorte di nozione confusa e fantastica sulla vera proprietà borghese» (31). Invece di considerare la proprietà come una categoria giuridica illegittima, come la maggior parte dei socialisti dell’epoca, Marx l’analizza fin dall”Ideologia tedesca’ come “”un modo di relazione necessaria a uno stadio di sviluppo delle forze produttive”””” [Daniel Bensaïd, ‘Gli spossessati. Proprietà, diritto dei poveri e beni comuni’, Milano, 2009] [(28) Karl Marx, ‘Miseria della filosofia’, cit., pp. 361, 369, 401. In una lettera del 26 ottobre 1847, Engels riporta di aver detto a Louis Blanc che poteva considerare il libro di Marx contro Proudhon (‘Miseria della filosofia’) “”il nostro programma””; (29) Pierre-Joseph Proudhon, ‘Filosofia della miseria’, cit., p. 430; (30) Karl Marx, “”Lettera a Schweitzer””, trad. it., in Id., ‘Miseria della filosofia’, cit., pp 184-186; (31) Ivi, p. 185]”,”MADS-708″
“BENSAÏD Daniel”,”Marx, istruzioni per l’uso.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. “”L’anno precedente alla prima edizione tedesca del ‘Capitale’, il biologo tedesco Ernst Haeckel, divulgatore di Darwin e appassionato di neologismi, fu il primo a utilizzare, nel 1866, il termine «ecologia». Troviamo tre occorrenze nella sua ‘Generelle Morphologie der Organismen’ (1866). Ecco come Haeckel definisce le relazioni tra gli organismi, tra l’economia umana e la natura: «Per ecologia intendiamo la scienza dei rapporti degli organismi con il mondo esterno, nel quale possiamo riconoscere in modo più ampio i fattori della lotta per l’esistenza». Marx non è un angelo ambientalista, un pioniere, senza sapere di esserlo, dell’ecologia. Per quanto non manchi di prendere parte all’entusiasmo produttivista del suo tempo, tuttavia non aderisce senza riserve alle «illusioni del progresso» denunciate qualche anno dopo da George Sorel. Fintanto che l’ambivalenza del progresso è determinata da un modo di produzione fondato sullo sfruttamento, progresso tecnico e progresso sociale non vanno necessariamente di pari passo. Al contrario, nel Libro I del ‘Capitale’ Marx scrive: «Ogni progresso nell’agricoltura capitalistica è un progresso non solo nell’arte di derubare l’operaio, ma nell’arte di derubare il suolo. Ogni progresso nell’incremento della sua fertilità per un certo periodo, è insieme un progresso verso la rovina delle sue sorgenti perenni» (1). Poiché «la produttività del lavoro è pure legata a condizioni naturali che non di rado diventano meno redditizie nella misura in cui la produttività – in quanto dipendente da condizioni sociali – aumenta. Di qui un movimento contraddittorio in queste diverse sfere: progresso in alcune, regresso in altre. Si consideri per esempio il puro e semplice influsso delle stagioni, da cui dipende la quantità della maggior parte delle materie prime, l’esaurirsi delle foreste, dei giacimenti di ferro e carbone, ecc.» (2). La silvicoltura fornisce un buon esempio della discordanza tra il tempo economico di rotazione del capitale e il tempo ecologico del rinnovamento naturale: «Il lungo tempo di produzione (…), e quindi la lunghezza dei suoi periodi di rotazione, fa della silvicoltura un ramo di industria privato e perciò capitalistico sfavorevole» (3). Cosciente delle pene della colonizzazione e delle mutilazioni del lavoro, Marx non vede dunque un autentico progresso che al di là del capitalismo: «Quando una grande rivoluzione sociale avrà preso possesso dei risultati dell’era borghese, dei mercati mondiali e delle forze moderne di produzione, e avrà sottoposto ogni cosa al controllo esercitato in comune da tutti i popoli più progrediti, solo allora il progresso dell’umanità cesserà di assomigliare a quell’orrenda divinità pagana, che beveva il nettare solo nei teschi dei nemici uccisi» (4). Un orrendo idolo pagano assetato di sangue! La denuncia dei miti del progresso è chiara e franca. E in attesa della grande rivoluzione sociale «tutti i progressi della civiltà, (…) ogni incremento delle forze produttive sociali (…) arricchiscono non l’operaio, ma il capitale. (…) Poiché il capitale è l’antitesi dell’operaio, quei progressi accrescono soltanto il potere oggettivo sul lavoro» (5). Sotto il segno del capitale, il progresso ideale non consiste alla fine che in un «cambiamento di forma di tale servitù» (6)”” [Daniel Bensaïd, ‘Marx, istruzioni per l’uso’, Varese, 2010] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, p. 655; (2) Ibid., Libro III, p. 332; (3) Ibid., Libro II, p. 303; (4) K. Marx, ‘New York Daily Tribune’, 25 giugno 1853; (5) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, 1857-1858, cit., p.295; (6) K. Marx, ‘Il Capitale, Libro I, cit., p. 898] (pag 167-168-169)”,”MADS-709″
“BENSAÏD Daniel”,”Marx, l’intempestivo. Grandezze e miserie di un’avventura critica.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. Massimiliano Tomba è ricercatore di filosofia politica presso l’Università di Padova. Ha pubblicato diversi saggi su Kant, Hegel, Marx e la riflessione posthegeliana- E’ autore di ‘Crisi e critica in Bruno Bauer’, Napoli, 2002 e di ‘La “”vera politica””. Kant e Benjamin: la possibilità della giustizia’, Roma, 2007. “”Se, a partire dal 1858, Marx respinge la “”concezione astratta del progresso””, facilmente confusa con l’abitudine e la routine, in che modo, allora, lo concepisce? Tutta la sua logica si oppone a una visione unilateralmente quantitativa. La riduzione dei rapporti umani alla freddezza dei rapporti monetari e la mera accumulazione di merci non possono costituire una prova di civiltà. Il solo sviluppo delle forze produttive, pur necessario, non costituisce una condizione sufficiente. I criteri maggiormente invocati sono più sociali che tecnici: i rapporti tra uomo e donna (nei ‘Manoscritti’ del 1844), la conquista di un tempo creativo liberato contro il tempo asservito e alienato del lavoro salariato (nei ‘Grundrisse’), l’arricchimento della specie e della personalità individuale attraverso lo sviluppo e la diversificazione dei bisogni. L’ordine cronologico non è garanzia di nulla. Per convincersene è sufficiente leggere le magnifiche pagine di Engels nella ‘Guerra dei contadini’. Nella storia reale, il vinto non ha obbligatoriamente torto e il vincitore non ha necessariamente ragione. Lo sguardo critico dell’oppresso sugli “”avvicendamenti”” del progresso sembra negare anche la missione civilizzatrice altrove riconosciuta al capitalismo. Tuttavia, scrive Marx, «Il problema è il seguente: può l’umanità adempiere il proprio destino senza che avvenga una rivoluzione fondamentale nei rapporti sociali dell’Asia? Se così non fosse, quali che siano stati i delitti commessi dall’Inghilterra, essa è stata lo strumento inconsapevole della storia nel suscitare quella rivoluzione. E allora, qualsiasi amarezza desti in noi lo spettacolo della disgregazione di un mondo antico, abbiamo il diritto, dal punto di vista storico, di esclamare con Goethe: “”Piangeremo come un danno, / ciò che dona voluttà / Forse Timur, il tiranno, / fatto vittime non ha?””» (61). La conclusione non lascia dubbi. D’altra parte l’atteggiamento di Marx davanti all’annessione del Texas e della California da parte degli Stati Uniti lo conferma. Come i «popoli senza storia» sono sacrificati al dinamismo delle nazioni storiche, così il colonialismo sarebbe parte, malgrado i suoi orrori, di una modernizzazione civilizzatrice. I partigiani dichiarati del colonialismo in seno alla II Internazionale, come David o Van Kol, hanno potuto trarne un argomento per giustificare il loro sostegno molto poco critico alle spedizioni imperialiste dell’inizio del secolo (62). Marx, tuttavia, esprime piuttosto un malessere davanti a una contraddizione non risolta. Il ruolo coloniale dell’Inghilterra sarà “”progressivo”” se, e solamente se, l’umanità non arriverà a rivoluzionarie i rapporti sociali in Asia. Allora, e solo allora, si potrà considerare che essa ha svolto questo ruolo, senza dimenticare che lo ha fatto attraverso il crimine”” [Daniel Bensaïd, ‘Marx, l’intempestivo. Grandezze e miserie di un’avventura critica’, Milano, 2007] [(61) Karl Marx, ”La dominazione britannica in India’, il Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, vol. 12, Roma, 1978, p. 135; (62) Cfr. Roman Rosdolsky, ‘Le problème des peuples sans histoire’ (inedito in francese). E’ importante ricordare che i testi di Marx ed Engels sono precedenti all’apparizione di ciò che Lenin, Rosa Luxemburg, Bucharin, Hilferding caratterizzarono come imperialismo moderno. Sui congressi della II Internazionale e la questione coloniale, cfr. Stuart Schramm e Hélène Carrère d’Encausse, ‘Le Marxisme et l’Asie’, Armand Colin, Paris, 1965] (pag 60-61) Da internet a proposito di Roman Rosdolsky: Entremonde 29/08/2015 Méthode dialectique : un gros malentendu ? ?http://dndf.org/?p=14372 Les raisons d’exhumer cet essai presque inconnu de Roman Rosdolsky dépassent de beaucoup l’intérêt et la pertinence de son contenu. La volonté, pourtant louable, d’attirer un peu l’attention, contre l’oubli dans lequel il est tombé, sur l’œuvre de cet auteur auquel on doit non seulement reconnaître le mérite d’avoir largement participé à la « découverte » et à la diffusion des Grundrisse, à partir des années 1960, mais aussi celui d’avoir écrit d’importantes contributions théoriques : en premier lieu le jamais réédité Genèse et structure du « Capital » de Marx, mais aussi ce Friedrich Engels et le problème des peuples « sans histoire », entre tous notable, et malencontreusement publié dans sa traduction italienne par un éditeur malheureux (Graphos, Gênes, 2005), cette volonté ne serait pas à elle seule suffisante. En réalité, ce qui nous intéresse le plus est de revenir sur la question de la dialectique et de la méthode dialectique, en la soustrayant à cet air d’évidence et de fausse familiarité qu’elle semble avoir, autant parmi ses rares partisans que ses nombreux ennemis. D’un côté, dans le cadre de la soi-disant « pensée critique » (lire : le crétinisme universitaire), la vogue post-moderne a prétendu classer une fois pour toutes l’aspiration marxiste au dépassement, avec l’équation dialectique = téléologie, en faveur d’une multitude de conceptions anti-dialectiques – nietzschéisme plus ou moins anarchisant, idéologie frenchy des micro-conflits (Foucault), du désir (Deleuze-Guattari) ou de l’événement (Badiou), ou encore, dans le meilleur des cas, des dialectiques repliées sur la négativité permanente (Adorno et Horkheimer) – qui sont autant de réformismes plus ou moins radicaux, tout comme le fut la pensée d’un autre champion oublié de l’anti-hégélianisme : ce Lucio Coletti de triste mémoire, d’abord partisan du PCI puis de Berlusconi, qui opposa l’ « opposition réelle » de Kant à l’unité des contraires hégélienne. D’un autre côté (le « nôtre », si on peut dire), si certains – en attendant des temps meilleurs – se sont contentés de ce que dans leur jeunesse on leur avait expliqué de la « négation de la négation », pour la plus grande gloire de la Doctrine éternelle, d’autres se sont réfugiés dans un hégéliano-marxisme ascétique, dans lequel le prolétariat est dissous dans l’automouvement du capital (ce qui, si possible, est encore pire).”,”MADS-710″
“BENSAÏD Daniel”,”Crisi di ieri e di oggi.”,”Con questo scritto Bensaïd ha introdotto un inedito di Marx [probabilmente si tratta del saggio introduttivo al volume di Marx ‘Les crises du capitalisme’, 2009, ndr] sulla crisi capitalistica. In questo testo Bensaïd descrive le linee di fondo della crisi attuale, utilizzando le categorie marxiane, riferendole all’attualità politica ed economica e facendo un parallelo con la Grande crisi del 1929. “”Tutti vogliono la concorrenza senza le conseguenze nefaste della concorrenza. Tutti vogliono l’impossibile, e cioè le condizioni di vita borghesi, senza le necessarie conseguenze di queste condizioni…”” scriveva già Marx in una lettera ad Annenkov”” (pag 3) “”La crisi, dunque, è quello che scriveva Marx: “”l’instaurazione con la forza dell’unità tra due momenti [produzione e consumo] promossi all’autonomia, ma che “”sono sostanzialmente una sola cosa””. La sua violenza è quella delle famiglie buttate sul lastrico per insolvenza, quella dei massicci licenziamenti, delle chiusure delle fabbriche e delle delocalizzazioni, dcelle file che si allungano davanti ai “”restos du coeur”” (mense per i poveri), dei senza-cas che crepano di freddo, dei piccoli risparmi a danno della salute”” (pag 5) Nota: Cervetto: volume ‘La questione dei tempi’ I tempi della NEP di Lenin “”Dal punto di vista del processo mondiale della riproduzione del capitale sociale la Rivoluzione d’Ottobre ha rappresentato una momentanea (nel tempo) e parziale (nello spazio) rottura dell’unità organica che esiste fra produzione e consumo. Nell’area russa del mercato mondiale veniva a determinarsi una isolata e violenta alterazione tra le condizioni della produzione e le condizioni della ripartizione nella formazione economico-sociale capitalistica. Significava forse che la teoria di Marx, per la quale la”” ripartizione degli oggetti di consumo è ogni volta soltanto conseguenza della ripartizione delle condizioni di produzione “”, non era più valida?”””,”ECOI-364″
“BENSAÏD Daniel”,”Passion Karl Marx. Les hiéroglyphes de la modernité.”,”Dalla bibliografia emerge che a noi manca ancora il volume X delle Editions Sociales: Correspondance. Volume 10, Janvier 1869-juin 1870. Stampato da internet http://www.socialismo-chileno.org/febrero/Biblioteca/Marx/correspondencia_tomo_X.pdf”,”MADS-715&#8243;
“BENSAÏD Daniel”,”Una lente impatience.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Photo, note, Chronologie, Un ordre d’idées, Collection dirigée par Nicole LAPIERRE,”,”TROS-074-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Un monde à changer mouvements et stratégies.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Présentation, note, Collection La Discorde,”,”TEOC-113-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Le nouvel internationalisme, contre les guerres impériales et la privatisation du monde.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Introduction, Post-scriptum, note, Bibliographie sommaire, Collection La Discorde,”,”TEOC-114-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Chi sono questi trotskisti? Storia e attualità di una corrente eretica.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’università di Parigi VIII Saint Denis. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della LCR francese. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore CANNAVO’ dirigente dell’Associazione Sinistra Critica. Deputato del Prc. Vice direttore di ‘Liberazione’. ‘Stati Uniti socialisti d’Europa’ “”In un’intervista del settembre 1939 al ‘Daily Herald’ di Londra, Trotsky dichiarava di nuovo che la guerra mondiale era inevitabile. La rivoluzione spagnola era stata l’ultima opportunità di sfuggirle. “”La Seconda guerra mondiale è cominciata””, scrisse allora, poiché gli Stati Uniti non potranno tenersi in disparte nella lotta per l’egemonia mondiale. Ma la Germania arriva troppo tardi per la grande spartizione imperiale: “”La furia militare che si è impadronita dell’imperialismo tedesco si concluderà con una terribile catastrofe. Ma prima, molte cose saranno successe in Europa””. La conferenza d’emergenza riassume questi orientamenti: “”La causa immediata della guerra attuale è la rivalità tra i vecchi e i ricchi imperi coloniali (la Gran Bretagna e la Francia) e i saccheggiatori imperialisti arrivati in ritardo (la Germania e l’Italia)””. Questa guerra “”non è la nostra””. Alla difesa nazionale in nome dell’antifascismo, si oppongono la distruzione rivoluzionaria dello stato nazionale, la parola d’ordine degli Stati uniti socialisti d’Europa, l’appello alla fraternizzazione di classe tra i lavoratori in uniforme””. (pag 55-56)”,”TROS-091-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Moi, La Révolution. Remembrances d’une Bicentenaire Indigne.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della Lcr francese, è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore Cannavò, dirigente dell’Associazione Sinistra Critica, tra i protagonisti della stagione dei Social Forum, dal 2006 è deputato eletto nelle liste del Prc. É stato vicedirettore del quotidiano Liberazione, ed è direttore della rivista Erre.”,”FRAR-026-FL”
“BENSI Giovanni”,”Nazionalità in URSS. Le radici del conflitto.”,”Giovanni Bensi (nato a Piacenza nel 1938) è un giornalista italiano che lavora a Monaco di Baviera come redattore a Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL). l’emittente che, sotto la tutela del Congresso degli USA, trasmette nelle lingue dell’URSS e dell’Europa orientale. Egli è inoltre corrispondente del quotidiano Avvenire e dell’agenzia di notizie ADN Kronos. Slavista come formazione culturale (all’inizio degli anni ’60 ha studiato anche all’Università di Mosca), l’autore si è dedicato anche allo studio delle culture islamiche non arabe, particolarmente dell’Asia centrale, ed ha soggiornato ripetutamente in Pakistan e Afghanistan. Altre opere: L’incognita jugoslava, Mosca e l’eurocomunismo, La pista sovietica, Sachalin: Bafehl zum Mord, L’Afghanistan in lotta, Allah contro Gorbaciov.”,”RUSU-088-FL”
“BENSIMON Fabrice DELUERMOZ Quentin MOISAND Jeanne, a cura”,”””Arise Ye Wretched of the Earth””: The First International in a Global Perspective.”,”Contiene il saggio di Jürgen Herres, ‘Karl Marx and the IWMA Revisited’ (pag 299-311) “”Alzatevi, miserabili della terra”” Saggi di Fabrice Bensimon, Detlev Mares, Iorwerth Prother, Nicolas Delalande, François Jarrige, Quentin Deluermoz, Jürgen Schmidt, Jean Puissant, Marc Vuilleumier, Krzysztof Marchlewicz, Woodford McClellan, Carl Levy, Albert Garcia-Balañà, Jeanne Moisand, Horacio Tarcus, Michel Cordillot, Antony Taylor, Jürgen Herres, Samuel Hayat, Gregory Claeys, Antje Schrupp, Marianne Enckell, Mathieu Léonard L’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (International Working Men’s Association – IWMA, AIL, AIT, Prima Internazionale), scese in lotta per l’emancipazione organizzando la solidarietà con le lotte operaie, gli scioperi e partecipando ai principali eventi sociali del periodo, ma fu costretta alla scissione nel 1872. Questo volume intende completare la mappatura della IWMA. I 24 contributi sono raggruppati in 3 parti. La prima tratta delle organizzazioni che precedettero la IWMA e sottolinea il ruolo centrale svolto da Londra. La seconda descrive le attività delle sezioni locali, studiando le loro radici locali e le loro connessioni con culture politiche transnazionali. La parte terza tratta dell’influenza di alcune personalità e delle ideologie costruite in base alle loro idee. Indice. Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz and Jeanne Moisand Chapter 1 Introduction Part 1 Organisation and Debates Chapter 2 The iwma and Its Precursors in London, c. 1830-1860, Author: Fabrice Bensimon, Pages: 21-38 Chapter 3 Little Local Difficulties? The General Council of the IWMA as an Arena for British Radical Politics, Author: Detlev Mares, Pages: 39-53 Chapter 4 The iwma and Industrial Conflict in England and France, Author: Iorwerth Prothero, Pages: 54-65 Chapter 5 Transnational Solidarity in the Making. Labour Strikes, Money Flows, and the First International, 1864-1872, Author: Nicolas Delalande, Pages: 66-88 Chapter 6 The iwma, Workers and the Machinery Question (1864-1874), Author: François Jarrige, Pages: 89-106 Chapter 7 The iwma and the Commune. A Reassessment, Author: Quentin Deluermoz, Pages: 107-126 Part 2 Global Causes and Local Branches Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz and Jeanne Moisand Chapter 8 Global Values Locally Transformed. The iwma in the German States 1864-1872/76, Author: Jürgen Schmidt, Pages: 129-143 Chapter 9 The iwma in Belgium (1865-1875), Author: Jean Puissant, Pages: 144-164 Chapter 10 The First International in Switzerland. A Few Observations, Author: Marc Vuilleumier, Pages: 165-180 Chapter 11 For Independent Poland and the Emancipation of the Working Class. The Poles in the iwma, 1864-1876, Author: Krzysztof Marchlewicz, Pages: 181-192 Chapter 12 Russians in the iwma. The Background, Author: Woodford McClellan, Pages: 193-206 Chapter 13 The Italians and the iwma, Author: Carl Levy, Pages: 207-220 Chapter 14 1871 in Spain. Transnational and Local History in the Formation of the fre-iwma, Author: Albert Garcia-Balañà, Pages: 221-237 Chapter 15 Revolutions, Republics and iwma in the Spanish Empire (around 1873), Author: Jeanne Moisand, Pages: 238-252 Chapter 16 The First International in Latin America, Author: Horacio Tarcus, Pages: 253-269 Chapter 17 Socialism v. Democracy? The iwma in the Usa, 1869-1876, Author: Michel Cordillot, Pages: 270-281 Chapter 18 Sectarian Secret Wisdom? and Nineteenth-Century Radicalism. The iwma in London and New York, Author: Antony Taylor, Pages: 282-296 Part 3 Actors and Ideologies, Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz, and Jeanne Moisand Chapter 19 Karl Marx and the iwma Revisited, Author: Jürgen Herres, Pages: 299-312 Chapter 20 The Construction of Proudhonism within the iwma, Author: Samuel Hayat, Pages: 313-331 Chapter 21 Professor Beesly, Positivism and the International. The Patriotism Question, Author: Gregory Claeys, Pages: 332-342 Chapter 22 Bringing Together Feminism and Socialism in the First International. Four Examples, Author: Antje Schrupp, Pages: 343-354 Chapter 23 Bakunin and the Jura Federation, Author: Marianne Enckell, Pages: 355-365 Chapter 24 Carlo Cafiero and the International in Italy. From Marx to Bakunin, Author: Mathieu Léonard, Pages: 366-378″,”INTP-096″
“BENSING Manfred”,”Thomas Müntzer.”,”Riformatore tedesco, monaco agostiniano (1467-1525) aderì alla Riforma nel 1519-20 passando presto a posizioni radicali. Respinta l’ organizzazione sociale ed ecclesiastica in nome di un ‘battesimo interiore’ dello Spirito Santo, tentò di creare in Sassonia una ‘comunità di santi’, e si unì poi ai contadini insorti trasformando la loro rivolta in un moto millenaristico. Sconfitto a Frankenhausen fu catturato e decapitato. Scrisse ‘Sermone ai principi di Sassonia sullo spirito di rivolta’ (1524) (EUG).”,”RELP-017″
“BENSOUSSAN Georges”,”L’eredità di Auschwitz. Come ricordare?”,”Georges Bensoussan, nato in Marocco nel 1952, insegna Storia a Parigi e ha pubblicato Génocide pour mémoire.”,”STOx-078-FL”
“BENSUSSAN Gerard LABICA Georges a cura; elenco autori delle voci: Marc ABELES Tony ANDREANI Paul -Laurent ASSOUN Beatrice AVAKIAN Elisabeth AZOULAY Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Francoise BALIBAR Gerard BENSUSSAN Ghyslaine BERNIER Jacques BIDET Gerard BRAS Suzanne de-BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Jean-Luc CACHON Guy CAIRE Lysiane CARTELIER Jorge CASTANEDA Serge COLLET Jean-Francois CORALLO Olivier CORPET Jean Pierre COTTEN Bernard COTTRET Alastair DAVIDSON Jean-Pierre DELILEZ André et Francine DEMICHEL Marcel DRACH Martine DUPIRE Victor FAY Osvaldo FERNANDEZ-DIAZ, Francoise GADET René GALLISSOT Jean-Marc GAYMAN Maurice GODELIER Alain GUERREAU Jacques GUILHAUMOU Jacques GUILHAUMOU Jean GUINCHARD Enrique HETT Nadya LABICA Philippe de-LARA Marie-Claire LAVABRE Christian LAZZERI Jean-Yves LE-BEC Jean-Jacques LECERCLE Dominique LECOURT Victor LEDUC Jean-Pierre LEFEBVRE Alain LIPIETZ Michael LOWY Pierre MACHEREY Michael MAIDAN Lilly MARCOU Francois MATHERON Solange MERCIER-JOSA Philippe MERLE Jacques MICHEL Maurice MOISSONNIER Gerard MOLINA Mohamed MOULFI Zdravko MUNISIC Sami NAIR Jean-Michel PALMIER Michel PATY Hugues PORTELLI Pierre RAYMOND Catherine REGULIER Henry REY Jean ROBELIN Maxime RODINSON Jean-Maurice ROSIER Elisabeth ROUDINESCO Pierre SEVERAC Gerald SFEZ Danielle TARTAKOWSKY Nicolas TERTULIAN Bruno THIRY André TOSEL TRINH VAN THAO Yves VARGAS René ZAPATA”,”Dictionnaire critique du marxisme.”,”elenco autori delle voci: Marc ABELES Tony ANDREANI Paul -Laurent ASSOUN Beatrice AVAKIAN Elisabeth AZOULAY Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Francoise BALIBAR Gerard BENSUSSAN Ghyslaine BERNIER Jacques BIDET Gerard BRAS Suzanne de-BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Jean-Luc CACHON Guy CAIRE Lysiane CARTELIER Jorge CASTANEDA Serge COLLET Jean-Francois CORALLO Olivier CORPET Jean Pierre COTTEN Bernard COTTRET Alastair DAVIDSON Jean-Pierre DELILEZ André et Francine DEMICHEL Marcel DRACH Martine DUPIRE Victor FAY Osvaldo FERNANDEZ-DIAZ, Francoise GADET René GALLISSOT Jean-Marc GAYMAN Maurice GODELIER Alain GUERREAU Jacques GUILHAUMOU Jacques GUILHAUMOU Jean GUINCHARD Enrique HETT Nadya LABICA Philippe de-LARA Marie-Claire LAVABRE Christian LAZZERI Jean-Yves LE-BEC Jean-Jacques LECERCLE Dominique LECOURT Victor LEDUC Jean-Pierre LEFEBVRE Alain LIPIETZ Michael LOWY Pierre MACHEREY Michael MAIDAN Lilly MARCOU Francois MATHERON Solange MERCIER-JOSA Philippe MERLE Jacques MICHEL Maurice MOISSONNIER Gerard MOLINA Mohamed MOULFI Zdravko MUNISIC Sami NAIR Jean-Michel PALMIER Michel PATY Hugues PORTELLI Pierre RAYMOND Catherine REGULIER Henry REY Jean ROBELIN Maxime RODINSON Jean-Maurice ROSIER Elisabeth ROUDINESCO Pierre SEVERAC Gerald SFEZ Danielle TARTAKOWSKY Nicolas TERTULIAN Bruno THIRY André TOSEL TRINH VAN THAO Yves VARGAS René ZAPATA”,”MAES-024″
“BENTE Hermann BUCHARIN Nikolaj I., a cura di Alfredo SALSANO”,”Inefficienza economica organizzata. L’economia burocratizzata nella Germania di Weimar.”,”Hermann Bente (1896-1970) studiò a Berlino, Amburgo e Kiel. Redattore capo dell’importante rivista Weltwirtschaftliches Archiv dal 1923 al 1933, divenne nel 1930 Privatdozent presso l’Università di Kiel. Successivamente Professore ordinario a Kiel e a Berlino, nel 1947 fu chiamato come Gastprofessor all’Università di Colonia. Nikolaj I. Bucharin (1888-1938) aderì diciottenne al bolscevismo e nel 1917 fu tra i protagonisti della rivoluzione di Ottobre. Apprezzato da Lenin nonostante divergenze che vertevano essenzialmente sul ruolo dello Stato, ne difese strenuamente la Nuova Politica Economica, opponendosi a Stalin. Allontanato dalle sue cariche nel 1929, finì processato e condannato a morte.”,”BUCD-002-FL”
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il libro dei sofismi.”,”Quello di BENTHAM, intellettuale radicale, è un classico del liberalismo dell’ 800, E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica dell’ “”anarchia giacobina””, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo, ma insieme anche degli slogan giusnaturalisti.”,”TEOP-169″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il libro dei sofismi.”,”E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica all’ ‘anarchia giacobina’, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo e degli slogans del giusnaturalismo. Quello di BENTHAM, intellettuale radicale, è un classico del liberalismo dell’ 800, E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica dell’ “”anarchia giacobina””, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo, ma insieme anche degli slogan giusnaturalisti.”,”FILx-023″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il catechismo del popolo.”,”Disobbedienza patente o violenta eguale a rivolta. “”Come è l’ obbedienza degli individui a costituire lo stato di sottomissione, così è la loro disobbedienza che deve costituire uno stato di rivolta. Ha dunque, ogni atto di disobbedienza, questo effetto? Non è certo possibile sosten ere questa tesi, ché altrimenti non sarebbe dato trovare in nessun luogo qualcosa di somigliante ad un regime politico. Ecco dunque uno o due distinzioni che spontaneamente si presentano. La disobbedienza si può distinguere in consapevole o inconsapevole, e ciò tanto in relazione alla legge quanto in relazione al fatto. Si riconoscerà, credo, facilmente, che la disobbedienza inconsapevole in relazione ad entrambi non costituisce rivolta. La disobbedienza consapevole rispetto ad entrambi, poi, può esser distinta in disobbedienza coperta o disobbedianza patente; o, in altri termini, fraudolenta o violenta. Si riconoscerà pure, credo, che disobbedienza semplicemente fraudolenta non costituisce rivolta.”” (pag 46-47)”,”TEOP-223″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Rosanna PETRILLO”,”Teoria delle finzioni.”,”La PETRILLO è dottore di reicerca in filosofia. Si occupa di filosofia americana. Ha pubblicato un saggio su William James (1997).”,”FILx-260″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il catechismo del popolo.”,”””Una critica esplicita del razionalismo etico sarà fatta da Bentham nell”Introduzione’ del 1789, sulla scia di Hume, seppure coinvolgendo lo stesso Hume nell’accusa di apriorismo. Ma il criterio dell’utilità è già delineato nel ‘Frammento’ del ’76, insieme con la formula della massima felicità del maggior numero”” (pag 10) (introduzione di Lia Formigari)”,”TEOP-023-FV”
“BENTHAM Jeremy, a cura di Michel FOUCAULT e Michelle PERROT”,”Panopticon, ovvero la casa d’ispezione.”,”L’idea del ‘Panopticon’ era nata intorno al 1790: si trattava di risolvere l’eterna questione del sovraffollamento delle carceri e di opporre una soluzione efficace alla deportazione delle colonie. L’epoca è quella delle grandi speranze in Inghilterra: il suffragio universale, il comunismo agrario, la rigenerazione dell’umanità attraverso l’educazione. Ma il progetto di J. Bentham, padre del radicalismo inglese, non è solo un tentativo di riforma bensì la visualizzazione di quello che si rivelerà presto il problema centrale del liberalismo nascente (…). C’è più che una continuità, fra il progetto di Bentham (fare della prigione una fabbrica) e quello dell’ingegnere Taylor (fare della fabbrica una prigione), con una mano d’opera di conseguenza docile ed obbiedente (dalla quarta di copertina) Michelle Perrot, professore a Parigi VII, si è occupata di storia sociale. Michel Foucault, professore al College de France, ha pubblicato tra l’altro ‘Storia della follia’ (1961).”,”TEOS-024-FV”
“BENTIVEGNA Vincenzo; VIANELLO Mino”,”La questione della rendita urbana nella teoria marxista contemporanea (Bentivegna); Statistica, ricerca e organizzazione. Sul fondamento del partito del socialismo scientifico (Vianello).”,”Nota 9, Nota 11, Nota 13, Nota 14 “”Nota (9) Nella Lettera del 4 novembre 1864 Marx sottolinea il ruolo della «discussione» per la crescita del proletariato («Per il trionfo delle idee esposte nel ‘Manifesto…’ si deve contare solamente ed esclusivamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia quale deve scaturire dall’azione unitaria e dalla discussione»). Discussione su che cosa? E che tipo di discussione? E’ evidente che Marx pensa ad una comprensione «scientifica» della realtà da parte del proletariato, cui deve arrivare con l’aiuto del partito; Nota (11) Non occorre richiamare il noto passo del ‘Manifesto’: «Il partito ha sopra il resto del proletariato il vantaggio della sua chiara visione delle condizioni, della marcia e dei risultati generali del movimento proletario». Vedi su questo punto quanto Lukács dice a proposito della Luxemburg in ‘Storia e coscienza di classe’: il partito è chiamato ad essere «il cervello» della missione storica del proletariato. Tale posizione è stata esplicitata per la prima volta nel 1901 da Kautsky in «Akademiker und proletarier», in Neue Zeit (17 aprile) che è la fonte del ‘Che fare?’ di Lenin; Nota (12) E’ opportuno qui richiamare l’attenzione sulla profondità dell’intuizione di Lenin relativamente al «centralismo democratico». Lasciando da parte ciò che quella formula ha potuto indicare in certe situazioni, essa parte dal presupposto che il potere non è un fenomeno a somma zero: che, cioè, se il potere della base aumenta non per questo di altrettanto diminuisce il potere del vertice. Tale intuizione è stata verificata nella ricerca empirica: in effetti, le organizzazioni migliori non sono quelle in cui il vertice ha poco potere, bensì quelle in cui il vertice esercita molto potere, è vigoroso ed aggressivo, ma al tempo stesso stimola la partecipazione della base. Ma tale partecipazione della base presuppone la comprensione da parte di questa della strategia del vertice, strategia che deve esser fissata sulla base dell’analisi della congiuntura: ed ecco di nuovo l’importanza di potare la ricerca alle masse, di abituarle all’analisi metodica, a ragionare sui fatti; Nota (13) Qualcuno obietterà che adottare un programma del genere, che condiziona l’azione all’analisi (come pure l’analisi all’azione) significherebbe spostare nel tempo l’instaurazione del socialismo. Vale la pena di ricordare al riguardo la risposta che Marx diede a Shapper, minoritario nel seno della Lega dei comunisti (1850): «La minoranza sostituisce un punto di vista dogmatico ad uno critico e l’idealismo al materialismo. Per essa, la forza motrice della rivoluzione è semplicemente la forza di volontà, non le condizioni reali. Noi, al contrario, diciamo agli operai: “”Passeranno cinque, venti, cinquanta anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare le condizioni, ma anche perché cambiate voi e possiate essere capaci di gestire il potere politico!. Ed essi ci rispondono: “”Se non possiamo prender subito il potere, è meglio che ce ne andiamo a dormire””» (K. Marx, Enthüllungen über den Kommunistenprozess zu Köln’, Berlin, Vorwarts, 1914, pp. 52-53); Nota (14) Non figurava forse tra i compiti del Comitato centrale nello ‘Statuto provvisorio dell’Associazione internazionale dei lavoratori’, redatto da Marx nell’ottobre del 1864, che «si faccia simultaneamente e sotto una direzione comune un’inchiesta sullo stato sociale dei diversi paesi d’Europa»? E non preparò Marx stesso un questionario, che ci è pervenuto, anche se le informazioni con esso raccolte sono andate smarrite? Lo stesso Marx, in vista di tale inchiesta, aveva avanzato una richiesta nell’agosto del 1866 ai delegati del Comitato centrale provvisorio che si provvedesse a fare «(una statistica delle condizioni delle classi operaie di tutti i paesi preparata dagli operai stessi». Del resto, il suo punto di vista circa la posizione dei comunisti verso il proletariato è bene espresso nella ‘Miseria della filosofia’: «Allo stesso modo che gli economisti sono i rappresentanti scientifici della classe borghese, così i socialisti e i comunisti sono i teorici della classe proletaria» (MEGA, vol. VI, p. 191). Il termine ‘théoriciens’ non significa «filosofi sociali», bensì «scienziati» nel senso moderno del termine: cioè, coloro che, partendo da determinati presupposti teorici (e di valore), verificano nella realtà le ipotesi che ne hanno derivate)”” [(in) Mino Vianello, ‘Statistica, ricerca e organizzazione. Sul fondamento del partito del socialismo scientifico’, Critica marxista, n. 4, 1980] In merito alle citazioni dell’autore: Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy John Hans Kautsky, Karl Kautsky, Transaction Publishers, 1924 – 256 pagine [Following the generation of Marx and Engels, Karl Kautsky was the leading theorist, interpreter, and popularizer of Marxism. In numerous publications he fought against Eduard Bernstein’s revisionism and Rosa Luxemburg’s radicalism. In the last two decades of his life he was a bitter enemy of Leninism. “”Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy “”consists of six chapters about Karl Kautsky, all written by his grandson. It includes specialized studies of certain aspects of the theorist’s political thought as well as his role in politics. The chapters cover such topics as the divergent views of Lenin and Kautsky on the role of intellectuals in the labor movement, Kautsky’s complex concept of revolution as it emerges notably from his book “”The Road to Power, “”and Kautsky’s thoughts on imperialism. An introductory essay explores the consistency of Kautsky’s ideas and comments on his relevance today. The recent demise of communism in the Soviet Union again brings the question of the relation between communism and Marxism to the forefront of political theory. Kautsky’s essays shed new light on this controversial and timely subject. “”Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy “”will be an important resource for scholars of political science, political theory, sociology, and European history] (in carrello Abobooks Uk, 14.10.2018) Karl Kautsky Die Intelligenz und die Sozialdemokratie (1895) Quelle: Die Neue Zeit, Jg. XIII, 1894/95, 2. Hb., Heft 27, S. 10–16, Heft 28, S. 43-48 u. Heft 29, S. 74-80. Transkription: Keith O Brien (modernisierte Rechtschreibung). HTML-Markierung: Einde O’Callaghan für das Marxists’ Internet Archive. Die Neue Zeit. Jg. XIII, 1894/95, 2. Hb., Heft 27, S. 10-16 K. Marx, Enthüllungen über den Kommunistenprozess zu Köln’, Berlin, Vorwarts, 1914, pp. 52-53 (trovato reprint in Abobooks uk)”,”MADS-001-FB”
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism, 1921-1952.”,”BENTON Gregor è un esperto del movimento rivoluzionario cinese. Insegna storia e antropologia prima nell’Università di Amsterdam e poi alla Leeds University”,”MCIx-042″
“BENTON Gregor”,”Chinese Migrants and Internationalism. Forgotten histories, 1917-1945.”,”BENTON Gregor è professore di storia cinese alla Cardiff University “”Chinese volunteers participated in key events if the revolution, including the storming of the Winter Palace and the Kremlin. Motivated (according to one Russian historian) “”by a combination of ideology and material interest””, they became “”staunch soldiers of the revolution””. According to Cai Yunchen, Chiang Kai-shek’s emissary to Moscow in 1929, Russian considered them ‘brave fighters but cruel’. After the Civil War, more than 70 Chinese veterans joined Lenin’s personal bodyguard, and several graduated from military schools in the 1920’s”” (pag 24)”,”MCIx-063″
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism. 1921-1952.”,”Gregor Benton is an internationally recognized expert on the theory of China’s revolutionary movements, about which he has published numerous books and articles. He taught history and anthropology at the university of Amsterdam before moving to Leeds University. Introduction, Appendix; I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, index.”,”MCIx-010-FL”
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism. 1921-1952.”,”BENTON Gregor è un esperto del movimento rivoluzionario cinese. Insegna storia e antropologia prima nell’Università di Amsterdam e poi alla Leeds University Gregor Benton is an internationally recognized expert on the theory of China’s revolutionary movements, about which he has published numerous books and articles. He taught history and anthropology at the university of Amsterdam before moving to Leeds University. Introduction, Appendix; I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, index. introduzione note appendici :I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, indice nomi argomenti località Lenin e Trotsky sui tempi della doppia rivoluzione russa (pag 191-193) “”Clearly the Russian Revolution of 1917 unfolded precisely in accordance with Trotsky’s formula of permanent revolution. Here I should add that the differences and disputes that arose between Lenin and Trotsky before the Revolution of 1917 evaporated after it, when the views of the two men tended to converge. … finire”,”MCIx-001-FC”
“BENVENUTI Francesco”,”Storia della Russia contemporanea 1853-1996.”,”Francesco BENVENUTI è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Univ di Bologna. E’ autore di diversi saggi sulla storia dell’URSS tra i quali: -The Bolsheviks and the Red Army. 1983 -Fuoco sui sabotatori. Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938. ROMA. 1988 -Il sistema di potere dello stalinismo. MILANO.1988 con Silvio PONS”,”RUSx-030″
“BENVENUTI Francesco PONS Silvio”,”Il sistema di potere dello stalinismo. Partito e Stato in URSS 1933 – 1953.”,”La prima parte del volume (capitoli I,II,III) è opera di Francesco BENVENUTI, la seconda (capitoli I,II,III,IV) è opera di Silvio PONS. Le due parti sono frutto delle ricerche svolte dagli autori in modo autonomo e indipendente. F. BENVENUTI si è laurato in Lettere Moderne nel 1974, presso l’Università di Firenze. Dal 1979 insegna ‘Storia dell’ Unione Sovietica’ presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna, dove è Professore associato. E’ membro del comitato scientifico di ‘Studi storici’. S. PONS si è laureato in Lettere Moderne nel 1980 presso l’ Università di Firenze. Nel 1987 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca, al termine di un dottorato in Storia della società europea presso le Università di Pisa e di Firenze. E’ autore di saggi sul sistema politico sovietico nel periodo staliniano e negli anni della destalinizzazione. Collabora a ‘Studi storici’ e a ‘Passato e presente’.”,”RUSU-101″
“BENVENUTI Francesco; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. III. 1956-1964.”,”Togliatti per la creazione di un’ Europa centrale. “”Si è creata in Europa occidentale, grazie alla guerra fredda, una struttura politica reazionaria. E’ stata attribuita una funzione di direzione al militarismo tedesco, rinato nella Germania di Bonn e di Adenauer. Il militarismo francese ha soppresso le principali manifestazioni di vita democratica e anche esso nutre sogni di espansione e di egemonia. (…)””. (pag 201, Togliatti) “”La Repubblica democratica tedesca è ormai entrata nella storia d’ Europa a bandiere spiegate, come libero stato socialista. Noi le rivolgiamo il saluto degli operai de del popolo italiano. La sua esistenza dice a noi, comunisti, che la classe operaia tedesca ha riconquistato la sua posizione di avanguardia di tutto il popolo ed è garanzia, per la nazione italiana, che la minaccia del militarismo tedesco non incomba più su di noi come nel passato, perché nella Germania stessa abbiamo un potente alleato per respingerne e spezzarne la tracotanza. Sia trattata la questione dell’ unità della Germania tenendo conto di questa realtà. Non si respingano, ma si accolgano e si appoggino le proposte per la creazione dell’ Europa centrale, come primo passo, di zone di disarmo atomico e di disarmo totale. Altrimenti non si lavora per la distensione e per la pace.”” (pag 205, Togliatti)”,”PCIx-189″
“BENVENUTI Gino”,”Storia della Repubblica di Genova.”,”Cita nella bibliografia: G. PISTARINO G. FAINA, Fasti del più grande porto italiano, Tuttitalia, Sansoni-De Agostini, 1962 “”La spedizione in Sicilia del 1194 aveva coinciso con la crisi del Consolato e l’ avvento del Podestà. Se il tardivo schieramento con Enrico VI pose termine, anche per le negative conseguenze, alla politica filoimperiale, la nuova forma di governo iniziò un periodo ricco di trasformazioni e apportatore di stabilità politica ed economica. Furono sicuramente le divisioni e le lotte interne a provocare l’ evoluzione costituzionale. Per quasi tutto il XII secolo il Consolato era stato esercitato dai rappresentanti della vecchia classe viscontile e avvocatizia e della classe mercantesca, i quali tutelavano gli interessi del Comune, ma non mancavano di incrementare anche i propri, specialmente nelle ‘compere”” comunali fatte per risanare il bilancio finanziario. Proprio perché alle cariche consolari erano legati vasti interessi, le contese tra i diversi gruppi sociali interni ed esterni si erano andate facendo sempre più frequenti e pericolose. In questa precaria situazione politica, che non tardò a mettere in crisi l’ istituto consolare, fu più che logica una evoluzione costituzionale, come era avvenuto in altre città italiane. La nomina di un Podestà, che accentrasse i più larghi poteri e che fosse forestiero per estraniarlo dal gioco degli interessi cittadini, fu voluta soprattutto dal ceto medio, quello commerciale e mercantile, che era stato sempre escluso dalle cariche maggiori e più redditizie. Questo ceto, più che le sue fazioni guelfa e ghibellina, le quali allora non rappresentavano in Genova dei veri e propri partiti politici, fu, quasi sicuramente, il protagonista del passaggio dal Consolato cittadino al Podestà forestiero, realizzato allo scopo di frenare la decadenza morale in atto da diversi decenni. Il primo Podestà forestiero fu, nel 1191, Manegoldo di Tetocio, proveniente dalla guelfa Brescia.”” (pag 59)”,”LIGU-055″
“BENVENUTI Gino”,”Le repubbliche marinare. Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.”,”Gino Benvenuti, pisano, ha svolto un’intensa attività di storico e giornalista. È autore di una ventina di opere, tra cui numerose monografie suite città marinare italiane, argomento per il quale è considerato il più autorevole studioso italiano. Ha collaborato a molte riviste. Tra cui ricordiamo “”Vetro”” e gli “”Acta Historica”” della Società Accademica Dacoromana. E’ stato presidente dell’Accademia dell’Ussero di Arti. Lettere e Scienze di Pisa, e del Comitato Pisano della Società Dante Alighieri. In questo volume rivive la memoria delle repubbliche marinare, le celebri città-Stato che con le loro gesta squarciarono le tenebre elei cosiddetti “”secoli bui””. Le loro imprese aprirono nuove vie ai traffici marinimi, le loro libere istituzioni precorsero i tempi. le correnti artistiche e giuridiche a cui diedero origine portarono civiltà ai popoli del continente europeo. I.e quattro repubbliche vissero ricche e potenti per dieci senili, dall’alto Medioevo all’epoca moderna: se infatti Amalfi. Pisa e Genova combatterono e sconfissero l’espansionismo islamico.Venezia, oltre ad impadronirsi delle terre dell’Adriatico e dell’Egeo. combatte con onore la battaglia per la liberta d’Italia””. Ila scritto il granile storico Gioacchino Volpe che bisogna andare alla ricerca delle sorgenti per entrare nel grande fiume della Storia. Ebbene, queste furono le sorgenti di quattro culture mediterranee che e necessario conoscere per capire il cammino dell’Europa. I.e repubbliche marinare sono state le antesignane della civiltà comunale e rinascimentale, e hanno fornito gli uomini e le energie per l’espansione europea. da Marco Polo a Cristoforo Colombo. Il libro ne ripercorre la storia, dalle lontane origini al tramonto, pochi decenni prima della nascita dell’Italia unitaria. “”Alla riorganizzazione dell’ armata orientale fece seguito un patto di alleanza con il duca di Milano, che era anche signore di Genova, per la comune difesa dei possimenti d’ oltremare. Il patto, concluso insieme a Firenze governata da Lorenze de’ Medici, nello spirito della pace lodigiana del 1454, rimase, però, lettera morta per il disinteresse dei contraenti. La Serenissima non riuscì ad ottenere dal sultano la pace desiderata, ma soltanto una interessata tregua d’armi. Fu sicuramente in forza di questa tregua che l’ armata turca attaccò, nel giugno del ’75, i domini genovesi del Mar Nero, conquistando Caffa, Tana e altre località della Crimea. (…)”” (pag 228) “”Durante la seconda fase della guerra in Oriente, Venezia si era mantenuta in posizione ambivalente tra gli Stati italiani, cercando di svolgere opera di mediazione e di contenimento. Tra una alleanza e l’ altra la sua diplomazia aveva agito con alquanta spregiudicatezza; ma di fronte all’ intesa tra Lorenzo de’ Medici e Ferdinando di Napoli dovette prendere una decisa posizione a lato del pontefice Sisto IV (Francesco della Rovere di Celle Ligure) e del suo nipote Girolamo Riario, che intendeva crearsi una Signoria ai danni di Ercole d’Este, duca di Ferrara. Da diversi lustri gli Estensi si erano ripresi il Polesine, interrompendo la continuità territoriale del dominio veneziano, estendendosi fino a Ravenna e contrallando il transito padano.”” (pag 229)”,”ITAG-159″
“BENVENUTI Nicola”,”Marxismo e socialismo in Germania nel primo dopoguerra.”,”KPD fondata a capodanno del 1919. “”Si tratta di una ricostruzione che intende integrare lo studio sopra ricordato e chiarire imprecisioni e giudizi sommari sull’attività del teorico tedesco rimarcando, implicitamente, l’originalità del suo pensiero rispetto a quello di Kautsky. La prima questione riguarda l’origine della concezione del “”capitalismo organizzato”” come fondamento della transizione al socialismo. A partire dal libro di Gottschalch sul pensiero di Hilferding, si rimanda a questo proposito all’articolo dell’ottobre del 1915 ‘Arbeitsgemeinschaft der Klassen’ in cui Hilferding esaminava la possibilità che invece del socialismo si affermasse come stadio successivo al capitalismo finanziario “”una società a economia organizzata, certo, ma organizzata in modo autoritario, non democratico, al cui vertice starebbero i poteri unificati dei monopoli capitalistici e dello Stato, sotto i quali le masse lavoratrici si articolerebbero come funzionari (Beamte) della produzione””. Come è stato sottolineato, questa analisi era incentrata sulla ristrutturazione dei rapporti sociali attraverso l’economia di guerra organizzata dallo Stato; per questa, Hilferding poteva richiamarsi alle entusiastiche adesioni all’interventismo statale da parte sia di esponenti del socialismo che di sociologhi ed economisti borghesi tra cui il direttore del prestigioso “”Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik””, Edgard Jaffé, che aveva definito la nuova situazione come “”militarizzazione”” dell’economia attribuendogli valore di “”fase di transizione verso nuove finalità e vincoli di solidarietà””. (pag 404) Rifiuto da parte di Hilferding della teoria del crollo (pag 408)”,”MGER-090″
“BENVENUTI Francesco”,”Lenin, la Prussia e l’ America.”,”””In un passo dell’inizio del 1913 si riferisce ancora all’incapacità strutturale del capitalismo, anche di quello americano, di realizzare una piena eguaglianza, come dimostra la questione nera. Ed ecco una precisazione, in uno spirito analogo, che potrebbe attagliarsi anche all’America: ‘…il sistema democratico è uno degli ordinamenti borghesi, l’ordine borghese più puro e perfezionato, dove accanto alla massima libertà, larghezza, chiarezza della lotta di classe si osserva il massimo di furbizia, manovra, inganni, influenza ideale della borghesia sugli schiavi salariati con lo scopo di distoglierli dalla lotta contro la schiavitù salariata.’ Qui Lenin ricorda che anche la democrazia borghese più avanzata si riduce a un insieme di marchingegni manipolativi della coscienza popolare, che non configurano una situazione propriamente democratica. Nell’aprile del 1914, poi, se ne esce con un giudizio sconcertante per chi ricordi la sua tradizionale opinione sugli ordinamenti politici ed economici inglesi: “”in Inghilterra si sono conservati, grazie alla codardia della borghesia, tutta una serie di privilegi e istituzioni dei signori ‘pomeshchik’ pre-borghesi, medievali””. L’Inghilterra come la Prussia, allora?”” (pag 102-103) Tkacev o Tkachev (pag 38-39) Europeizzazione (pag 54) Parallelo storico Russia Germania (pag 98)”,”LENS-180″
“BENVENUTI Nicola; testi di KAUTSKY PARVUS ELM LEGIEN e altri documenti”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”BENVENUTI Nicola laureato nel 1975 (Firenze, Lettere e filosofia) con una tesi sul movimento operaio tedesco, è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso. Dal 1978 insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha scritto saggi sulla rivista ‘Movimento operaio e socialista’.”,”MGEx-209″
“BENVENUTI Francesco BERTOLISSI Sergio GUALTIERI Roberto PONS Silvio a cura; saggi di Rosario VILLARI Elena FASANO GUARINI Adrian LYTTELTON Leonardo RAPONE Michal REIMAN Giuseppe VACCA Bruno ANATRA Lapo SESTAN Sergio BERTOLISSI Orsola GORI Antonello BIAGINI Fraser M. OTTONELLI Anna DI-BIAGIO Fabio BETTANIN Gianluca FIOCCO Roberto GUALTIERI Emanuele BERNARDI Francesco BENVENUTI Silvio PONS”,”La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci.”,”Saggi di Rosario VILLARI Elena FASANO GUARINI Adrian LYTTELTON Leonardo RAPONE Michal REIMAN Giuseppe VACCA Bruno ANATRA Lapo SESTAN Sergio BERTOLISSI Orsola GORI Antonello BIAGINI Fraser M. OTTONELLI Anna DI-BIAGIO Fabio BETTANIN Gianluca FIOCCO Roberto GUALTIERI Emanuele BERNARDI Francesco BENVENUTI Silvio PONS Contiene, tra i molti, i capitoli: – Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale (pag 48-67) di Leonardo Rapone – La storiografia italiana di sinistra sull’oriente europeo negli anni Settanta e Ottanta (pag 68-81) di Michal Reiman – Les liaisons dangereuses. Gli studi di storia del marxismo (pag 82-122) di Giuseppe Vacca – Dalla lotta di classe all’inizio del secolo XX alla guerra d’Etiopia. Appunti sull’esperienza del movimento operaio italo-americano (pag 194-207) di Fraser M. Ottanelli – Le Camere del Lavoro fra tradizione liberale e Guerra Fredda (pag 284-298) di Emanuele Bernardi Lo studio del marxismo del giovane Procacci (pag 87-88-89-90) “”I primi scritti riguardanti il marxismo apparvero su “”Società”” fra il 1951 e il 1955. Non erano saggi storiografici, bensì metodologici, nei quali l’assillo teoretico è più palese che negli scritti successivi. Se ne comprende la ragione se li si mette in rapporto sia con la giovane età del Procacci, sia con i temi delle sue prime ricerche. Queste riguardavano le origini del capitalismo in Francia ed erano incentrate sui mutamenti delle strutture economiche e della composizione sociale della Normandia nella prima metà del Cinquecento e sul rapporto fra le lotte sociali e la penetrazione del protestantesimo nella Guienna nello stesso periodo. Due temi cruciali per un modernista in formazione, per cui non può sorprendere lo sforzo di appronfondire lo studio del ‘Capitale’ e la condivisione degli indirizzi metodologici e delle analisi storiche in esso contenuti. Quelle ricerche confluirono nel volume ‘Classi sociali e monarchia assoluta nella Francia della prima metà del secolo XVI’, pubblicato da Einaudi nel 1955. Esso fu il primo bersaglio della rassegna di Rosario Romeo sulla ‘Storiografia politica marxista’ pubblicata nel numero di agosto-settembre 1956 della rivista ‘Nord e Sud’ [poi in ‘Risorgimento e capitalismo’, Bari, 1959, ndr]. Citando i due saggi apparsi su “”Società”” nel 1951, Romeo parlava di “”pretenzioso dottrinarismo”” (17). Forse un Procacci più maturo non avrebbe formulato il proprio indirizzo metodologico nel modo e con la perentorietà con cui l’aveva fatto nel secondo dei due saggi. Infatti, riassumendo le conclusioni della rassegna storiografica sui temi della sua ricerca francese pubblicata in precedenza, egli dichiarava: “”L’assenza di una teoria scientifica della conoscenza storica, quale solo il marxismo-leninismo può dare, ha implicato gravi sfasamenti nel campo della ricerca e della ricostruzione storica”” (18). E non avrebbe neppure iscritto le proprie ricerche in una visione del marxismo così ristretta, normativa e vincolan te come quella enunciata a conclusione del saggio, dove compare una dichiarazione di metodo altrettanto perentoria: “”Cogliere la dialettica delle classi nel suo farsi (…) è in sostanza l’unica maniera di ricostruire un processo storico nella sua realtà”” (19). Ma il modo in cui Procacci maneggiava la concezione materialistica della storia non era riducibile, fin da allora, allo schema delle “”lotte di classe””. Quest’ultimo guidava la ricostruzione ‘genetica’ del mutamento, ma, nello svolgimento della ricerca, le “”lotte di classe”” si prospettavano come un complicato processo nel quale non sarebbe stato possibile cogliere il ‘novum’ applicando un paradigma rozzamente classista. In breve, nel “”marxismo-leninismo”” dichiarato del giovane Procacci la lezione di Marx era già filtrata, sia pure in modo non univoco, dall’influenza di Labriola e di Gramsci. Se ne potrebbero fornire molti esempi”” [Les liaisons dangereuses. Gli studi di storia del marxismo’ di Giuseppe Vacca] [(in) ‘La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci’, Roma, 2006, a cura di Francesco Benvenuti Sergio Bertolissi, Roberto Gualtieri Roberto Pons] [(17) R. Romeo, Risorgimento e capitalismo’, Laterza, Bari, 1959, p. 13; (18) G. Procacci, ‘Lotte di classe in Francia sotto l’ancien régime (1484-1559)’, in ‘Società’, 1951.3 p. 416; (19) Ivi, p. 443] (pag 87-88)]”,”STOx-248″
“BENVENUTI Francesco”,”Storia della Russia contemporanea 1853-1996.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUSx-057-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”I Bolscevichi e l’Armata rossa, 1918-1922.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUST-038-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”La Russia dopo l’URSS. Dal 1985 a oggi.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUSx-137-FL”
“BENVENUTI Nicola a cura; scritti di Karl KAUTSKY PARVUS (Alexander HELPHAND) Adolph ELM Carl LEGIEN”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”Nicola Benvenuti laureatosi nel 1975 (Firenze, Lettere e filosofia) con una tesi sul movimento operaio tedesco, è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso. Dal 1978 insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha scritto saggi sulla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. A. von Elm, A proposito della neutralità dei sindacati Karl Kautsky, La neutralità dei sindacati Karl Kautsky, Partito e sindacati Parvus, Il significato dei sindacati e il Congresso di Amburgo Carl Legien, Perché i funzionari sindacali devono partecipare di più alla vita interna di partito?”,”MGEx-001-FF”
“BENVENUTI Nicola a cura; testi di Adolph VON-ELM Karl KAUTSKY PARVUS Carl LEGIEN”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”Laureato nel 1975 presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze con una tesi sul movimento operaio tedesco, Nicola Benvenuti è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso, visitando nel contempo Istituti di ricerca stranieri e partecipando a Convegni internazionali di storia del movimento operaio. Dal 1978 collabora presso l’insegnamento di Storia contemporanea della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa.”,”SIND-013-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”Lenin, la Prussia e l’America.”,”””Il volume cerca di fare il punto su un tema centrale ma finora poco conosciuto. Per molti anni, prima del 1914, Lenin affermò che la Russia dovesse scegliere tra “”due vie”” di sviluppo storico: o la lotta politica legale all’interno di un regime ancora guidato dalle forze dell’antico regime (che Lenin chiamava la “”via prussiana””) oppure la rottura intransigento con l’antico regime, la rivoluzione a base contadina e l’instaurazione di una regime a massima democrazia di vivace sviluppo economico (la “”via americana””). La guerra mondiale, introdusse un radicale mutamento di priorità nell’agenda politica di Lenin”” (dalla 4° di copertina)”,”LENS-015-FV”
“BENVENUTI Francesco; BERTOLISSI Sergio”,”Tra la guerra civile e la Nep: l’affare georgiano (Benvenuti); Preobrazenskij e l’industrializzazione sovietica (Bertolissi).”,”””Sulla base dell’ampio studio di J. Erickson sulla formazione dello stato maggiore sovietico, il lettore italiano ha già potuto individuare nelle vicende intrecciate ai problemi militari della guerra civile il primo momento in cui una serie di dirigenti del partito destinati ad una brillante carriera politica, si raccolsero attorno a Stalin. Dal libro di Chamardarjan risulta chiaramente che l’ “”affare georgiano”” fu per il “”segretario generale”” l’occasione di una seconda e non certo meno importante leva di sostenitori”” (pag 179-180) (F. Benvenuti) Bertolissi cita tra l’altro i volumi: -Massimo Cacciari e Paolo Perulli ‘Piano economico e composizione di classe’, Milano, 1975 – A. Erlich ‘Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928’, Bari, 1969 – N. Spulber, ‘La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930, Torino, 1970 (riporta anche lo scritto di Prebrazenskij ‘L’ equilibrio economica nel sistema dell’Urss’)”,”RIRO-005-FGB”
“BENVENUTI Francesco; DETTI Tommaso”,”Il reclutamento dei comunisti sovietici (Benvenuti); Protagonisti e alternative del «Biennio rosso».”,”””La tesi che percorre tutto il lavoro (1) è che il PCUS non è mai stato un partito prevalentemente «di operai»; dati statistici grezzi ed elaborati vengono poi più o meno esplicitamente addotti a sostegno dell’altra tesi, che resta ambiguamente ed in parte nella penna di chi scrive, di derivazione schapiriana (2), che esso non sia mai stato neppure un partito ‘operaio’, cioè con una politica ed una direzione operaia. Quello che effettivamente l’indagine dimostra è che il PCUS non è mai stato composto per il 51% da operai, oscillando la sua componente proletaria tra il 18.8% nel 1924 ed il 48% nel 1930, rispettivamente limiti inferiore e superiore di tutta la fase di permanenza del PCUS al potere. Alcune considerazioni permettono però di sdrammatizzare rapidamente quanto le cifre acriticamente assunte sembrano dimostrare. Innanzitutto, per quanto la componente operaia abbia sempre stentato a mantenersi nei dintorni del 45%, ciò costituisce già un elemento positivamente qualificante in un paese in cui la proporzione della classe operaia rispetto all’intera popolazione era enormemente più basso. Inoltre, chi abbia un minimo di conoscenza dell’esperienza storica dei partiti socialisti ed operai sa che direzione politica e composizione sociale non stanno affatto in un rapporto meccanicamente biunivoco. Non pare insomma lecito trarre dall’analisi dei problemi del reclutamento la conclusione che vi fosse una «evidente contraddizione» tra necessità di porre dei comunisti all’amministrazione del paese e mantenimento al tempo stesso dei loro legami con le masse lavoratrici; e che gli strati tecnici ed intellettuali siano sempre stati come «super-rappresentati» nel partito (senza che vengano spiegati i criteri di «rappresentatività», che non siano quelli, banalmente intuitivi, in base alla proporzionalità numerica)”” (pag 187) Francesco Benvenuti T.H. Rigby, ‘Communist Party Membership in the URSS, 1917-1967’, Princeton, University Press Princeton, 1968; (2) Leonard Schapiro, ‘Storia del partito comunista sovietico’. Schwarz, Milano, 1963, ndr] Nel saggio di Detti, citato il volume ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, Editori Riuniti, 1984″,”RIRB-002-FGB”
“BENVENUTI-PAPI Anna GIANNARELLI Elena a cura; saggi di Anna BENVENUTI-PAPI Elena GIANNARELLI Francesco SCORZA-BARCELLONA Anna BENVENUTI-PAPI Anna ESPOSITO Monica TURI Paolo MARRASSINI”,”Bambini santi. Rappresentazione dell’infanzia e modelli agiografici.”,”Il racconto agiografico sul caso di Maria Goretti: delitto a sfondo sessuale (pag 119-140) Il rinnovato interesse storiografico per la definizione dell’infanzia e il suo ruolo reale e simbolico nelle diverse società…”,”RELC-009-FSD”
“BENVENUTO Beppe”,”Giuseppe Prezzolini.”,”BENVENUTO è responsabile della pagina culturale del ‘Foglio’ e docente all’ Università di Palermo e dello IULM di Milano. Ha pubblicato ‘Omodeo a Palermo’ (2001). “”Ecco la biografia parallela: “”Nessuno ha capito ai suoi tempi Nicolò Machiavelli, salvo Francesco Guicciardini. Francesco Guicciardini è il suo uguale, il suo emulo, il suo compagno e direi un gemello, se non avesse avuto quattordici anni di meno. Poca cosa: ma quei quattordici anni sono come quei pochi metri di salita e di discesa che vi portano da un versante all’ altro e bastano per cambiare tutto il panorama… Machiavelli arrivò presso alla cima e cadde: prima di vedere l’ altro versante. Guicciardini cominciò quasi quando l’ altro versante si vedeva in pieno.”””” (pag 86)”,”ITAD-048″
“BENVENUTO Grazia”,”La peste nell’Italia della prima età moderna. Contagio, rimedi, profilassi.”,”Grazia Benvenuto è ricercatrice presso l’Istituto di Scienze Storiche dell’Università di Genvoa.”,”SCIx-005-FFS”
“BENZI Mario”,”Cleopatra.”,”””Antonio disponeva di oltre 400 navi mentre Ottavio ne aveva solo poco più di 200…”” (pag 174)”,”STAx-016-FV”
“BENZONI Alberto”,”Il partito socialista dalla resistenza a oggi.”,”””Ma in realtà, a Pralognan, l’ operazione “”politique d’ abord”” riesce a Nenni assai poco; anzi non riesce affatto. E finisce per collocarlo in una infida terra di nessuno, stretto tra l’ interlocutore socialdemocratico e la maggioranza del suo partito. Rifiutare qualsiasi collegamento politico con i comunisti sia in una prospettiva di apertura a sinistra sia in quella di alternativa richiedeva infatti immediatamente una motivazione che – in questo Saragat aveva perfettamente ragione – non poteva essere semplicemente politica (“”il paese non lo capirebbe””), ma di principio; e che, come tale, preludeva a una netta chiusura verso il PCI”” (pag 83)”,”ITAC-054″
“BENZONI Alberto TEDESCO Viva”,”Il movimento socialista nel dopoguerra.”,”Nenni premio Stalin. “”Centro motore di questa attività di propaganda politica a largo raggio, produttore, quasi a getto continuo, di proposte per patti di non aggressione, aperture commerciali, incontri e dialoghi, iniziative italiane ed europee, è in questi anni il vice-presidente del consiglio mondiale dei partigiani della pace, Pietro Nenni. L’ impegno e il titolo come quello (dicembre 1951) di Premio Stalin per la pace – suggeriscono immediatamente, all’ epoca, l’ immagine di un puro e semplice compagno di strada dei comunisti. Ma, a ben vedere, la realtà è più complessa; è quella non di uno stalinista coerente, anche se mascherato, ma semmai di un pacifista, anche se filosovietico; di un difensore, soprattutto, della filosofia che aveva ispirato gli accordi di Yalta.””. (pag 72) “”Opposto per molti versi a UP, soprattutto per la sua forte caratterizzazione partitica e socialista, anche se come essa contestativa della logica interna e internazionale della guerra fredda, è l’ Unione Socialista Indipendente (USI) nata nel marzo 1951 come movimento dei lavoratori italiani. Punto d’origine il distacco di due deputati comunisti, Cucchi e Magnani, ribelli alle discipline internazionali più che interne imposte dall’ apparato stalinista.”” (pag 100) BENZONI (1935) laurato in giurisprudenza lavoro all’ Ufficio Studi dell’ IRI. E’ militante socialista coautore in varie opere. Viva TEDESCO (1940) laureata in storia moderna ha frequentato per due anni l’ Istituto Universitario di Studi Storici di Napoli.”,”ITAP-118″
“BENZONI Giuliana, memorie raccolte da Viva TEDESCO”,”La vita ribelle. Memorie di un’aristocratica italiana fra belle époque e repubblica.”,”BENZONI Giuliana, Viva Tedesco che ha raccolto le memorie della protagonista sottoponendole a un’accurata verifica bibliografica, ha studiato vari momenti del movimento socialista e la Resistenza romana in volumi e saggi. Collabora a settimanali e riviste. Fa parte del Comitato editoriale della rivista ‘Prometeo’ (Mondadori) Il nonno di G. Benzoni era Ferdinando Martini, ministro delle Colonie. La Benzoni si fidanza con Milan Stefanik, cospiratore cecoslovacco che diverrà ministro della guerra nello Stato cecoslovacco nato a Versailles. Nel maggio 1919 Stefanik morirà in un incidente aereo. Antifascista legata agli ambienti dei grandi meridionalisti della prima generazione come Giustino Fortunato, negli anni ’30 diventa amica di Maria José quest’ultima sempre più orientata verso l’antifascismo. Con lei organizza una specie di sottocongiura femminile antimussoliniana. Medaglia d’argento della Resistenza a Roma. Negli anni ’50 si lega al gruppo “”Amici del Mondo”” e ospita Salvemini tornato dall’esilio. Wikip: Giuliana Benzoni (Padova, 19 giugno 1895 – Roma, 8 agosto 1981) è stata una nobile italiana, nipote di Ferdinando Martini, amica di Maria José di Savoia, di politici e intellettuali antifascisti, svolse un ruolo non secondario nelle vicende che portarono alla caduta del fascismo. I Benzoni furono una famiglia di antica nobiltà milanese: nel Medioevo controllarono Crema e si trovarono in lotta con i Visconti; nel Cinquecento un Girolamo Benzoni navigò fino alle Americhe, sperando di arricchirsi, vi viaggiò per quattordici anni e lasciò un racconto delle sue esperienze, la Historia del mondo nuovo, pubblicata nel 1565; [1] una Paola Benzoni fu la madre dell’Innominato manzoniano, ossia di Francesco Bernardino Visconti. Il nonno materno fu il noto letterato e politico Ferdinando Martini (1841-1928), che nel 1866 aveva sposato Giacinta Marescotti: quest’ultima, a differenza del marito, notabile liberale conservatore, aveva idee socialiste e nel palazzo romano di via della Pilotta riceveva, tra i tanti che frequentavano il loro salotto, Andrea Costa e Sibilla Aleramo. A sua sorella Teresa, sposata con il principe Ignazio Boncompagni Ludovisi, fu affidata l’educazione della figlia Titina (Teresa) che nel 1893 sposò il marchese Gaetano Benzoni, sovrintendente delle scuderie reali, grande appassionato di cavalli. Dopo il matrimonio si trasferirono a Padova – dove nel 1895 nacque Giuliana – poi a Vicenza e a Pisa, e nacquero gli altri due figli, Giorgio e Nando.”,”ITAD-140″
“BENZONI Alberto.”,”Il Partito Socialista dalla Resistenza a oggi.”,”Alberto Benzoni, autore di diverse pubblicazioni sulla storia del socialismo e del PSI, nel 1991, prima della fine della parabola craxiana provocata dalle inchieste di Mani pulite, ha pubblicato il saggio Il craxismo sulla figura e la politica di Bettino Craxi. Cura rubriche di politica internazionale su l’Avanti! e Mondoperaio.”,”MITS-044-FL”
“BEONIO BROCCHIERI Paolo; a cura di Enrica COLLOTTI PISCHEL Simona PIGRUCCI; scritti di S. BALDESSARI R. CAROLLI G. FODELLA F. GATTI M. LOSANO I. NISHIKAWA M.T. ORSI R. PALMIERI A. VALOTA C. ZANIER”,”L’ ascesa del Giappone.”,”scritti di S. BALDESSARI, R. CAROLLI, G. FODELLA, F. GATTI, M. LOSANO, I. NISHIKAWA, M.T. ORSI, R. PALMIERI, A. VALOTA, C. ZANIER”,”JAPx-017″
“BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI Mariateresa”,”Wyclif. Il comunismo dei predestinati.”,”WYCLIF o WYCLIFFE, teologo inglese precursore della Riforma (1330-1384). Capo di un movimento ostile al papa e al clero, vede in una Chiesa povera (la comunità dei predestinati) la sola istituzione conforme al vangelo. Rifiuta la teoria della transustantazione eucaristica e mette l’accento sull’autorità esclusiva della Bibbia. Il concilio di Costanza (1415) lo condanna a titolo postumo come eretico. Le sue idee di giustizia sociale originarono attorno a lui il movimento dei lollardi. Lollardi: movimento ascetico e pauperistico diffuso in Olanda nel secolo XIV. Le loro istanze furono riprese dai seguaci di HUS in Boemia.”,”RELP-024 SOCU-031″
“BEONIO BROCCHIERI Paolo BULFERETTI Luigi FANFANI Amintore SOMENZI Vittorio OMODEO Pietro COTTA Sergio TENENTI Alberto PEARL Valerie PRANDI Alfonso PIERI Piero QUAZZA Guido BARIE’ Ottavio ROSSI Pietro GODECHOT Jacques, saggi di”,”Nuove questioni di storia moderna. 2. La nuova scienza. Le origini della rivoluzione scientifica e dell’ età moderna. Il Rinascimento. Periodi e caratteri dell’ economia moderna. L’ età delle scoperte e la rivoluzione economica del secolo XVI. La Riforma protestante. Riforma cattolica e Controriforma. Tra Sacro Romano Impero e Stato assoluto. Le relazioni internazionali europee dal 1492 al 1700. L’ Europa centro-orientale nei secoli XVI – XVII. L’ Impero ottomano. Origine e sviluppo dei grandi imperi coloniali sino al 1789.”,”Saggi di BEONIO BROCCHIERI Paolo BULFERETTI Luigi FANFANI Amintore SOMENZI Vittorio OMODEO Pietro COTTA Sergio TENENTI Alberto PEARL Valerie PRANDI Alfonso PIERI Piero QUAZZA Guido BARIE’ Ottavio ROSSI Pietro GODECHOT Jacques “”Un riformismo più sistematico e preciso di quello contenuto nelle opere di Vico, Giannone, Muratori, sarà la caratteristica principale di tre pensatori successivi: Cesare Beccaria, Gaetano Filangieri e Pietro Verri, i principali esponenti dell’ illuminismo italiano””. (pag 982) “”Filangieri (1752-1788) nella Scienza della Legislazione (1780-1783) segna il trionfo del razionalismo illuministico. La sua critica serrata delle vecchie istituzioni sfocia nel programma di una nuova sistemazione giuridica che dovrebbe dare al mondo pace e benessere eterni. Col trionfo della ragione sulla violenza e l’ egoismo, lo Stato è diventato mezzo di felicità per i sudditi. (…) Vivo è certo in Filangieri l’ influsso di Montesquieu, ma se per questi il diritto è oggetto di studio nella sua essenza e nelle sue cause, per Filangieri esso è invece lo strumento per la soluzione di ogni problema del viver politico””. (pag 983)”,”STOU-073″
“BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI Mariateresa”,”Wyclif. Il comunismo dei predestinati.”,”Da Trecc: Wycliffe(o Wiclif o Wyclif o Wiclef), John. – Riformatore religioso (Hipswell o Wiclif, Yorkshire, 1330 circa – Lutterworth 1384). Contrastata figura di ecclesiastico, W. predicò la povertà evangelica, rifiutò la gerarchia della Chiesa e alcuni sacramenti, negò la transustanziazione e curò la prima traduzione in inglese della Bibbia. Vita Studiò a Oxford al Merton College, poi (1360) fu master o preside al Balliol College, quindi al Queen’s College (1363-66; 1374-75; 1380-81). Frattanto nel 1361 aveva avuto una prebenda a Fellingham, poi (1365) fu guardiano della Canterbury Hall (nel 1372 espulso perché la fondazione/””>fondazione prevedeva che fosse affidata a monaci); quindi (1368) ebbe un beneficio a Ludgerhall. Ottenuto il dottorato in teologia, probabilmente nel 1372, nel 1374 ebbe il beneficio a Lutterworth. La sua partecipazione alla commissione inviata a Bruges per discutere con i rappresentanti del papa (1374) segnò l’inizio della sua notorietà per le sue tesi politiche, e di lui si fece protettore Giovanni di Gaunt duca di Lancaster. Il vescovo di Londra Courtenay, avversario del duca, citò allora W. (1377), poi inviò a Roma 50 sue tesi (tratte principalmente dal De civili dominio), che furono condannate da Gregorio XI. La protezione di Giovanni di Gaunt e della corte, di cui era consigliere, evitò che W. fosse imprigionato e l’università di Oxford l’assolse. Ma la posizione di W. si venne dopo di allora indebolendo: le sue dottrine eucaristiche lo privarono dell’appoggio dei mendicanti e dello stesso ambiente di Oxford; e se la rivolta dei contadini (1381), della quale si è voluta dare a W. la responsabilità morale, influì solo indirettamente sul prestigio di W., questo andò scemando nell’ambiente di corte per la mutata situazione politica, per i nuovi consiglieri di Riccardo II, proprio mentre Courtenay, divenuto arcivescovo di Canterbury (1381), conduceva una più dura lotta contro W. e i suoi seguaci. Fu lui a convocare (1382) il “”Concilio del terremoto”” (per l’evento sismico che lo fece chiudere), che condannò 10 proposizioni di W. come ereticali e 14 come erronee. I comuni resistettero, ma la stessa università di Oxford dovette sottomettersi e W. ritirarsi a Lutterworth. W., morto in comunione della Chiesa, ebbe sepoltura ecclesiastica; ma quando il concilio di Costanza lo condannò, le sue ossa furono esumate e bruciate (1428). Opere Dei suoi scritti, i principali sono: De dominio divino (1375); De civili dominio (1375); De veritate scripturae (1378); De Ecclesia (1378); De ordine christiano (1379); De Eucharistia (1379); Trialogus (1382). Notevole anche la produzione filosofica di Wycliffe.”,”BIOx-016-FC”
“BEONIO-BROCCHIERI Paolo BOSCARO Adriana”,”Storia del Giappone e della Corea.”,”Paolo BEONIO-BROCCHIERI laureato a Milano con Antonio BANFI e poi ha studiato a Tokyo con Nakamura HAJIME e quindi in America. La BOSCARO ha studiato all’ Università di Venezia e qui è diventata assistente ordinaria di Letteratura giapponese, e all’ Università di Tokyo.”,”JAPx-040″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Giovanni Giolitti.”,”BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. ha studiato all’Università degli Studi di Pavia e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Insegna Storia moderna presso l’Università della Calabria. Si è occupato di storia economica e sociale dell’età moderna. “”Inoltre egli riteneva, come si è detto, che l’Austria-Ungheria probabilmente non sarebbe sopravvissuta a un conflitto prolungato e che la sua inevitabile dissoluzione avrebbe comunque consentito il ricongiungimento all’Italia delle terre irredente senza la necessità di partecipare direttamente al conflitto. In marzo Giolitti rientrò a Roma e divenne il punto di riferimento dei molti deputati e senatori contrari alla guerra. Nonostante fosse evidente come il governo Salandra stesse progressivamente spostandosi su posizioni interventiste, Giolitti usò la sua influenza personale per conservare una maggioranza parlamentare, dissuadendo i suoi “”amici”” in Parlamento dal presentare una mozione di fiducia. Il suo timore era che se il governo fosse caduto sarebbe stato sostituito o da un ministero ancora più decisamente interventista oppure da uno troppo neutralista, che quindi non sarebbe stato in grado di esercitare sull’Austria la pressione necessaria per ottenere le concessioni territoriali che avrebbero scongiurato l’entrata in guerra dell’Italia. Il fronte interventista, minoritario in Parlamento e nel Paese, era anche variegato nelle motivazioni e nell’ispirazione politica. C’era innanzitutto l’interventismo aggressivo degli ultra-nazionalisti come D’Annunzio e Corradini e dei futuristi. Era il più rumoroso e mediatico ma non il più numeroso. Il suo obbiettivo, come si è detto, era in fondo la guerra in sé, come esperienza rigenerante collettiva e individuale, non tanto la guerra all’Austria. Tanto è vero che come aveva giustamente rilevato Giolitti, all’indomani dello scoppio delle ostilità in Europa, nell’agosto del 1914, molti dei più accesi nazionalisti erano stati favorevoli ad entrare in guerra a fianco dei vecchi alleati della Triplice Alleanza. (…) pe gli interventisti democratici, repubblicani e socialisti come Salvemini, Bissolati, Bonomi o il trentino Cesare Battisti le motivazioni erano invece essenzialmente politiche, ma le posizioni erano variagate e le priorità diverse”” pag 114-115-116″,”QMIP-181″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Winston Churchill.”,”BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. ha studiato all’Università degli Studi di Pavia e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Insegna Storia moderna presso l’Università della Calabria. Si è occupato di storia economica e sociale dell’età moderna. Ufficiali. “”Certo l’insurrezione di Cuba non era la campagna peninsulare di Wellington e neppure la guerra di Crimea, e Churchill non vi prendeva parte in qualità di combattente ma di osservatore. Si trattava in fondo di turismo bellico, con un pretesto giornalistico, ma era meglio che niente. Oltre trent’anni più tardi, dopo la tragedia della Grande Guerra, Churchill scrisse, ripensando a quei giorni: “”Gli animi di questa generazione, disgustata, brutalizzata, mutilata, nauseata dalla guerra forse non capiranno l’emozione delicata e trepida con la quale un giovane ufficiale britannico, cresciuto durante il lungo periodo di pace, si avvicinava per la prima volta al teatro di operazioni”” (My Early Life). Eppure cercare di comprendere lo stato d’animo di questi ufficiali, quella miscela di spirito di avventura, patriottismo, ambizione, arroganza e pura e semplice incoscienza è fondamentale per capire perché la Grande Guerra è scoppiata. L’Europa è entrata in guerra nel 1914 anche perché decine di migliaia di ufficiali di buona famiglia, nelle accademie militari e nelle guarnigioni, a Sandhurst come a Saint-Cyr e a Potsdam, questa guerra l’hanno desiderata intensamente come l’occasione che avrebbe dato un senso alla loro vita (e forse anche, ma non è questo l’aspetto più importante, una spinta alle loro carriere). Era un desiderio di azione, di eroismo, di una vita intessuta di valori diversi e antitetici rispetto al piatto utilitarismo dominante nella società borghese”” (pag 26-27) Churchill spinge per proseguire l’intervento a fianco dei Bianchi nella guerra civile russa. “”Il coinvolgimento degli Alleati a fianco delle Armate controrivoluzionarie dei Bianchi nel 1918 non aveva quindi inizialmente motivazioni politiche e ideologiche quanto strategiche. Si trattava di far sì che la Russia – anche se non più zarista – riprendesse il suo posto nella guerra contro la Germania. Con la fine della guerra questa ragione per l’intervento venne chiaramente meno, e infatti Lloyd George propose il ritiro delle truppe. Ma Churchill, a questo punto, si oppose con forza chiedendo il proseguimento dell’intervento a favore dei Bianchi. Lo scopo era diventato quello di soffocare il neonato Stato sovietico considerato di per sé una minaccia per la Gran Bretagna e l’Europa. Anzi, una minaccia per la stessa civiltà. Per Churchill – e naturalmente per molti altri liberali e conservatori in Gran Bretagna e in Europa – la Russia sovietica era qualcosa di mostruoso, qualcosa di “”mai visto prima sulla scena del mondo”” (…)”” (pag 118)”,”QMIP-183″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. a cura”,”Cristoforo Colombo e il colonialismo.”,”V.H. Beonio Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes etudes en science sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Si dedica allo studio della storia economica e sociale dell’Età moderna, alla storia delle idee e alla World History. “”Il filosofo e semiologo Tzevan Todorov ha dedicato un lungo saggio a questo tema, iniziando proprio con la percezione che degli indigeni ebbe Cristoforo Colombo; di tutti, coluo che sotto tale aspetto ne esce peggio: “”Colombo parla degli uomini che vede solo perché, dopotutto, fanno parte anch’essi del paesaggio””. Lo studioso sottolinea poi «la preferenza per le terre rispetto agli uomini. Nell’ermeneutica di Colombo questi ultimi non hanno un ruolo a parte» (). Diverso è il comportamento di Hernán Cortes, nei cui confronti bisogna sfatare il mito del ‘conquistador’ sanguinario e ottuso. Il primo aggettivo può essere corretto; il secondo no. Cortés era tutt’altro ce incolto o stupido e, tra le altre cose, aveva una profonda consapevolezza politica e storica dei propri atti. Con grande sottigliezza, mise le sue conoscenze al servizio dell’operazione di conquista, lavorando soprattutto sul piano della comunicazione nei confronti dell'””altro””. (…) Per altri due aspetti cruciali del rapporto con l'””altro”” bisogna fare riferimento al famoso dibattito di Valladolid, promosso nel 1550 e nel 1551 dall’imperatore Carlo V con l’obiettivo, come disse, di «trattare e parlare del modo in cui si devono fare le conquiste nel Nuovo Mondo, in modo che si possano fare con giustizia e con sicura coscienza». In realtà, il cuore del problema era capire se gli spagnoli avessero il diritto naturale di sottomettere istituzionalmente, anche con la forza, gli indios in quanto portatori di una civiltà e una religione superiore, riguardo a popolazioni che compivano sacrifici umani, incesti e altri atti incivili, o se fosse sufficiente una colonizzazione pacifica. Il dibattito, che venne tenuto in pubblico, radunò i migliori giuristi e teologi spagnoli e, fra questi, il frate domenicano Bartolomé de las Casas e il teologo Juan Ginés de Sepúlveda. Il primo, divenuto, a conquistatore, un “”difensore degli indios””, riteneva che “”tutte queste universe e infinite genti, di ogni genere, dio le ha create semplici, senza malvagità né doppiezze, obbedientissime e fedelissime ai loro signori naturali e ai cristiani che servono”””””,”ASGx-048″ “BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”L’Inghilterra dai Tudor agli Stuart.”,”Vittorio H. Beonio-Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Bobbio su Hobbes. “”L’esigenza di fondo che muoveva Hobbes, come ha rilevato Bobbio, era infatti quella «dell’unità del potere statale»: «Thomas Hobbes è il grande teorico, il più lucido e il più conseguente, il più accanito, sottile e temerario teorico della unità del potere statale. Tutta la sua filosofia politica ha un unico motivo polemico: la confutazione delle dottrine, siano esse tradizionali o innovatrici, conservatrici o rivoluzionarie, ispirate da Dio o dal demonio, che impediscono la formazione di quella unità. Ha una unica meta: la dimostrazione, stringente come una morsa, rigorosa come un calcolo matematico, che l’unità politica corrisponde alla più profonda costituzione della natura umana ed è quindi, come una legge naturale, assoluta e inderogabile». E aggiunge: «[La filosofia di Hobbes] è pervasa da un’unica convinzione fondamentale: che lo Stato o è unico ed unitario o non è nulla,e che quindi l’uomo o accetta questa suprema ragione dello Stato, o si perde nella violenza della guerra perpetua ed universale”” (). Le guerre civili inglesi, a cui aveva assistito in prima persona, avevano fatto riflettere Hobbes sul fatto che anche il governo più oppressivo è – come scriveva nel ‘Leviatano’ – «appena sensibile rispetto alle miserie e alle calamità che accompagnano una guerra civile». Poiché qualunque governo è preferibile a una guerra civile e poiché tutti i governi, tranne quelli assoluti, possono essere distrutti da una guerra civile, gli individui farebbero bene a sottomettersi a una autorità politica assoluta. In altri termini: esiste una relazione reciproca tra l’obbedienza politica e la pace. Ma una teoria del genere non era destinata a rimanere valida a lungo”” (pag 18-19-20)”,”UKIR-047″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Il Settecento e la Rivoluzione industriale.”,”Vittorio H. Beonio-Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Claude-Henry de Rouvroy, conte di Saint-Simon, filosofo (1760-1825). Fu l’iniziatore del positivismo sociale, corrente di pensiero che mira alla riorganizzazione della società su basi scientifico-tecnocratiche. Animato da grande fede nel progresso, auspicò lo sviluppo di una nuova società basata su un’organizzazione razionale del lavoro, guidata da un’élite di industriali e uomini di scienza. D i famiglia nobile, ebbe una formazione illuminista. Nel 1779-82 prese parte alla Guerra d’Indipendenza americana e durante la Rivoluzione francese militò nelle fila del partito hebertista; arrestato nel 1793, fu liberato dopo la caduta di Robespierre. Perse allora tutti i suoi averi ma li recuperò grazie alla speculazione finanziaria sotto il Direttorio, per poi dissiparli di nuovo. Dal 1805 visse in povertà, valendosi del sostegno di amici e discepoli. Dopo essersi dedicato a ricerche economico-politiche in Germania e Inghilterra (1797-1801), pubblicò nel 1802 il suo primo scritto, ‘Lettera di un abitante di Ginevra ai suoi contemporanei’. Negli anni della Restaurazione riunì intorno a sé una fitta schiera di seguaci, che dopo la sua morte ne divulgò e sistematizzò il pensiero, facendone una delle dottrine del nascente socialismo. Tra le sue opere più importanti: ‘La riorganizzazione della società europea’ (1814); ‘Il Catechismo degli industriali’ (1823); ‘Il Nuovo cristianesimo (1825)”” (pag 49-50)”,”UKIE-060″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio”,”Cinque testimoni di satana. Milton – Hobbes – Langbehn – Nietzsche – Spengler.”,”Ultimi pagine sottolineate a matita Vittorio Beonio-Brocchieri nato a Lodi nel 1902, ha insegnato storia delle dottrine politiche all’Università di Pavia, in ruolo nel 1939. Giornalista, ha collaborato con il ‘Corriere della Sera’”,”STOx-018-FMB”
“BERARDI Silvio”,”L’Italia risorgimentale di Arcangelo Ghisleri.”,”BERARDI Silvio è docente di storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università delle Scienze Umane Niccolò Cusano di ROma. Ha scritto: ‘La teocrazia universale di Joseph de Maistre. Tra Rivoluzione e Restaurazione’ (2008) e ‘Francesco Saverio Nitti. Dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti d’Europa’ (2009).”,”ITAB-283″
“BERARDI Silvio”,”Il socialismo mazziniano. Profilo storico-politico.”,”ebook da ibs Silvio Berardi è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma.”,”ITAB-346″
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di André LAPIDUS Ramon TORTAJADA Philippe STEINER Pierre De BOISGUILBERT John LAW Antoin MURPHY Daniel DIATKINE Richard ARENA Jérôme DE BOYER”,”Nouvelle histoire de la pensèe économique. Des scolastiques aux classiques.Volume I.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-249-FL”
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di Jérôm de BOYER Bernard CHAVANCE Ragip EGE François ETNER Jérôme LALLEMENT Antoine REBEYROL Philippe STEINER Christian TUTIN”,”Nouvelle histoire de la pensèe économique. Des premiers mouvements socialistes aux néoclassiques. Volume II.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-250-FL”
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di Elsa ASSIDON Antoine d’AUTUME Rodolphe DOS Santos FERREIRA Christian GEHRKE Vitantonio GIOIA Jean Jacques GISLAIN Bernard GUERRIEN Bernard GUILLOCHON Heinz D. KURZ Philippe MONGIN Christian MONTET Claire PIGNOL Michel RAINELLI Philippe STEINER André Zylberberg”,”Nouvelle histoire de la pensée économique. Des institutionnalistes à la période contemporaine. Volume III.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-251-FL”
“BERBEROGLU Berch, a cura di Gianfranco PALA”,”L’ eredità dell’ impero. Declino economico e polarizzazione di classe negli Stati Uniti.”,”BERBEROGLU Berch è professore di sociologia economica e direttore del dipartimento di sociologia all’ Università di Nevada, Reno. E’ autore di diversi libri tra cui: -The Internationalization of Capital: Imperialism and Capitalist Development on a World Scale. 1987 Wallerstein e l’ economia mondo. “”La caratteristica principale del moderno sistema-mondo risiede, essenzialmente, nel trasferimento di plusprodotto dalla periferia al centro del sistema, concettualizzato in una maniera simile al modello “”metropoli-satellite”” di dominio e “”sfruttamento”” dovuto a Gunder Frank. Il meccanismo attraverso cui codesto trasferimento ha luogo è lo “”scambio ineguale”” – un meccanismo reso possibile dal dominio degli stati centrali su quelli periferici.”” (pag 44) “”Dopo aver criticato il criterio che si richiama alle grandi potenze – a causa del suo universalismo e del suo eclettismo astorico, per ciò che riguarda le origini del potere e della politica nell’ economia politica mondiale – ci ritroviamo ora di fronte le astrazioni statiche, ugualmente universalistiche e astoriche, del criterio del sistema-mondo, che ci ha sì portato avanti nell’ analisi di una più ampia logica sistemica dell’ economia capitalistica mondiale, ma non abbastanza per giungere fino alle contraddizioni e ai conflitti di classe capaci di fornirci la chiave interpretativa per la sottostante dialettica della struttura di classe e della logica di classe dell’ impero e della sua eredità””. (pag 45)”,”USAE-053″
“BERBEROVA Nina, a cura d Maurizia CALUSIO”,”Antologia personale. Poesie 1942-1983.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”RUSS-022-FL”
“BERBEROVA Nina”,”Il male nero.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”VARx-057-FL”
“BERBEROVA Nina”,”La resurrezione di Mozart. La scomparsa della Biblioteca Turgenev. La grande città.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista. Vibranti testimonianze dei temi della guerra e dell’emigrazione, le tre storie di questo volume svelano una Nina Berberova alle prese con il genere a lei più congeniale; il racconto lungo.”,”VARx-058-FL”
“BERBEROVA Nina, a cura di Maurizia CALUSIO”,”Antologia personale. Poesie, 1921 – 1933.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”RUSS-044-FL”
“BERCHET Giovanni, a cura di Robert VAN-NUFFEL”,”Lettere alla marchesa Costanza Arconati. Vol. I (Febbraio 1822 – Luglio 1833). II Serie: Fonti. Vol. XXXVIII.”,”Giovanni Berchet (Milano, 23 dicembre 1783 – Torino, 23 dicembre 1851) è stato un poeta, scrittore, traduttore e politico italiano, tra gli esponenti più significativi del romanticismo di cui scrisse un influente manifesto, Lettera semiseria di Grisostomo, pubblicato nel 1816 1. Berchet visse in esilio, principalmente in Gran Bretagna, fino al ritorno in Italia per prendere parte alle rivoluzioni del 1848 1. Riguardo ai rapporti che Berchet intratteneva con la Marchesa Costanza Arpionati, Berchet scrisse delle lettere alla marchesa Costanza Arconati tra il 1833 e il 1851. Le lettere sono state pubblicate in due volumi curati da Robert Van Nuffel 2. (copil)”,”RISG-035-FSL”
“BERCHET Giovanni, a cura di Robert VAN-NUFFEL”,”Lettere alla marchesa Costanza Arconati. Vol. II (Agosto 1833 – Maggio 1851). II Serie: Fonti. Vol. XL.”,”Giovanni Berchet (Milano, 23 dicembre 1783 – Torino, 23 dicembre 1851) è stato un poeta, scrittore, traduttore e politico italiano, tra gli esponenti più significativi del romanticismo di cui scrisse un influente manifesto, Lettera semiseria di Grisostomo, pubblicato nel 1816 1. Berchet visse in esilio, principalmente in Gran Bretagna, fino al ritorno in Italia per prendere parte alle rivoluzioni del 1848 1. Riguardo ai rapporti che Berchet intratteneva con la Marchesa Costanza Arpionati, Berchet scrisse delle lettere alla marchesa Costanza Arconati tra il 1833 e il 1851. Le lettere sono state pubblicate in due volumi curati da Robert Van Nuffel 2. (copil)”,”RISG-037-FSL”
“BERDIAEV Nicolas”,”Les sources et le sens du communisme russe. (1935)”,”Introduction, traduit du russe par Lucienne Julien CAIN, Collection Idèes. Tkacev. “”Un remarquable théoricien de la révolution dans les années 70 est Tkachev (1), qui, plus qu’aucun autre doit être considéré comme le précurseur de Lénine. De l’étranger, il publie le journal révolutionnaire ‘Nabat’ (2) , expression des tendances les plus extrêmes: il est le premier qui parla aux Russes de Marx. En 1875, il adresse à Engels une lettre où il lui indique les voies particulières où la Russie doit s’engager, le caractère très spécial de sa révolution imminente, à laquelle on ne saurait appliquer strictement les principes du marxisme. Qu’on n’entende pas par là que Tkatchev s’oppose à instauration du marxisme du point de vue des thèses populistes; lui-même n’est pas un populiste traditionnel; au fond, il ne croit pas dans le peuple. Mais il nie qu’une application rigoureuse du marxisme exige en Russie, tour à tour, le développement du capitalisme, la révolution bourgeoisie, une constitution, etc. Ici se dessine la différence spécifique qui séparera Lénin de Plekhanov. Tkatchev ne vuet pas admettre la transformation de l’Etat russe en un état constitutionnel et bourgeois. Au contraire, selon lui, l’absence de développment de la bourgeoisie est pour son pays un avantage incontestable, et une promesse de révolution sociale. Le peuple russe est socialiste d’instict. Tkatchev n’a jamais été un démocrate; il préconise la suprématie d’une minorité sur la majorité. On l’a traité de Jacobin, sans que le terme soit tout à fait exact. Car le jacobinisme est une forme de démocratie. Avant tout, Tkachev est un socialiste, et son socialisme n’est pas d’une espèce démocratique, pas plus que celui de Lénine et des communistes. Il est l’ennemi des mouvements populistes «Terre et liberté» et «Partage noir», parce que ceux-ci nient la lutte politique. Son attitude à l’égard de ces formations annonce déjà la position que Lénine prendra vis-à-vis des prétendus «économistes» qui posaient devant la classe des travailleurs problèmes purement économiques, laissant aux libéraux l’initiative du combat politique. Dans l’histoire des courants révolutionnaires russes, Tkatchev apparaît au contraire comme le précurseur de ce mouvement «Liberté du peuple» qui, différant des précédents mouvements, posait, lui, le problème politique de la chute de l’autocratie, par la voie du terrorisme. Le parti «Liberté du peuple» marque la victoire de Tkachev sur Lavrov et sur Bakounine. Tkatchev est, avant Lénine, un théoricien de la révolution. Son idée fondamentale est la prise du pouvoir par une minorité révolutionnaire”” (pag 134-135-136) [(1) Voir Plekanov, ‘Nos désaccords’, et les ‘Oeuvres choisies de Tkatchev, 4e partie, Moscou, 1983; (2) “”Le Tocsin””] [“”Un importante teorico della rivoluzione negli anni ’70 è Tkachev (1), che più di ogni altro dovrebbe essere considerato il precursore di Lenin. Dall’estero, ha pubblicato il giornale rivoluzionario Nabat (2) espressione delle tendenze più estreme: è il primo a parlare ai russi di Marx. Nel 1875, invia una lettera a Engels in cui indica le vie particolari su cui la Russia deve impegnarsi, il carattere molto particolare della sua imminente rivoluzione, a cui non si può applicare rigorosamente i principi del marxismo. Ciò non significa che Tkacev si opponga all’instaurazione del marxismo ponendosi dal punto di vista delle tesi populiste; egli stesso non è un populista tradizionale; in fondo, non crede nel popolo. Ma nega che una rigorosa applicazione del marxismo in Russia richieda, volta a volta, lo sviluppo del capitalismo, la rivoluzione borghese, una costituzione, ecc. Qui emerge la differenza specifica che separerà Lenin da Plekhanov. Tkachev non vuole ammettere la trasformazione dello stato russo in uno stato costituzionale e borghese. Al contrario, a suo parere, la mancanza di sviluppo della borghesia è un vantaggio innegabile per il suo paese, e una promessa di rivoluzione sociale. Il popolo russo è istintivamente socialista. Tkachev non è mai stato un democratico; egli sostiene la supremazia di una minoranza sulla maggioranza. È stato definito giacobino, ma il termine non è esattamente corretto. Perché il giacobinismo è una forma di democrazia. Prima di tutto Tkachev è un socialista, e il suo socialismo non è di tipo democratico come non lo era quello di Lenin e dei comunisti. È il nemico dei movimenti populisti “”Terra e libertà”” e “”Ripartizione nera””, perché negano la lotta politica. Il suo atteggiamento verso queste formazioni già annuncia la posizione che Lenin assumerà di fronte ai pretesi “”economisti”” che ponevano di fronte alla classe lavoratrice dei problemi puramente economici, lasciando ai liberali l’iniziativa della lotta politica. Nella storia delle correnti rivoluzionarie russe, Tkachev appare, al contrario, come il precursore del movimento “”Libertà del Popolo””, che, a differenza dei movimenti precedenti, poneva il problema politico dell’abbattimento dell’autocrazia per mezzo del terrorismo. Il partito ‘Libertà del popolo’ segna la vittoria di Tkachev su Lavrov e Bakunin. Tkachev è, prima di Lenin, un teorico della rivoluzione. La sua idea di base è la presa del potere da parte di una minoranza rivoluzionaria “”(p 134-135-136) [(1) Cfr Plekanov ‘I nostri disaccordi’ e le ‘Opere scelte’ di Tkacev, parte 4, Mosca, 1983; (2 ) “”La campana””]”,”MRSx-062″
“BERDIAIEV Nicolaj (BERDYAEV Nicolas)”,”The Russian Idea.”,”Nicolaj BERDIAIEV (1874-1948) filosofo russo, espulso dall’ URSS nel 1922 sostenitore di un esistenzialismo cristiano, elaborò un’ interpretazione della storia come incarnazione dello spirito.”,”RUSx-068″
“BERDJAEV Nikolaj”,”Le fonti e il significato del comunismo russo. Con una nota di A. Kolosov.”,”Nikolaj BERDJAEV (1874-1948) è tra i più importanti filosofi russi del nostro secolo. Inizialmente su posizioni marxiste, pervenne poi al cristianesimo ortodosso. Promosse la pubblicazione di due raccolte di saggi, ‘Le pietre miliari’ (1909) e ‘Dal profondo’ (1918) che espressero la ‘rinascita culturale’ e cristiana russa dell’ inizio del secolo. Nel 1922 fu espulso dall’ URSS. Dal 1925 si stabilì a Parigi, dove pubblicò la maggior parte delle sue opere, tra le quali “”Un nuovo Medio Evo”” (1927), “”Cristianesimo e realtà sociale”” (1934), “”Il senso della storia”” (1948).”,”MRSx-021″
“BERDJAEV Nikolaj (BERDIAEFF Nicolas)”,”Una Nueva Edad Media. Reflexiones acerca de los destinos de Rusia y de Europa.”,”BERDJAEV Nikolaj (1874-1948) filosofo rsso espulso dall’ URSS nel 1922 sostenitore di un esistenzialismo cristiano, elaborò una concezione della storia come incarnazione dello spirito.”,”FILx-196″
“BERDJAEV Nikolaj”,”Le fonti e il significato del comunismo russo. Con una nota di A. Kolosov.”,”””E i marxisti russi maggiormente inclini all’azione rivoluzionaria si trovavano a dovere dare del marxismo un’interpretazione diversa e a dovere edificare altre teorie inerenti alla rivoluzione russa, a dovere elaborare insomma un’altra tattica. In quest’ala del marxismo russo la volontà rivoluzionaria aveva il sopravvento sulle teorie intellettuali e sull’interpretazione accademica e libresca del marxismo. Ciò portò alla fusione quasi inavvertita tra le tradizioni del marxismo rivoluzionario e le tradizioni del vecchio spirito rivoluzionario russo, restio ad ammettere che lo sviluppo della Russia dovesse attraversare lo stadio capitalistico: lo spirito rivoluzionario, intendo dire, di Cernysevskij, di Bakunin, di Necaev, di Tkacev. Non più Fourier, stavolta, ma Marx si univa a Sten’ka Razin. I marxisti d’indirizzo bolscevico si rivelarono ben più ancorati alla tradizioni russa che non quelli della linea menscevica. Sul puro terreno dell’interpretazione evoluzionistica e deterministica del marxismo, non era possibile giustificare una rivoluzione proletaria e socialista in un paese industrialmente arretrato, fondato su un’economia agricola e con una classe operaia debolmente sviluppata. Se il marxismo fosse stato inteso in questo senso, si sarebbe dovuto dapprima fare affidamento ad una rivoluzione borghese accompagnata dallo sviluppo del capitalismo, e soltanto in seguito avviare la rivoluzione socialista. E questa prospettiva non pareva molto propizia e atta a esaltare la volontà rivoluzionaria”” (pag 137)”,”RIRx-017-FL”
“BERELLINI Bruno”,”La morte di Michel.”,”BERELLINI Bruno “”Sono sedici racconti stesi negli anni Cinquanta, poi riscritti “”pazientemente”” per essere pubblicati nel 1980, in cui l’autore ripercorre la sua esperienza di partigiano, tra il febbraio 1944 e il 1945, nelle file di formazioni garibaldine, prima nella divisione “”Cichero””, localizzata nell’entroterra chiavarese, poi nella “”Pinan-Cichero””, nata da una costola della prima e nerbo forte del partigiano nelle nostre valli del Borbera e del Curone””. (pag 15) Bruno BERELLINI, classe 1925, operaio del cantiere navale Ansaldo di Genova, si iscrive nell’agosto 1943 al PCI, raggiunge tra i primi il “”casone”” di Cichero culla della VI Zona operativa ligure e delle sue divisioni garibaldine la “”Cichero”” e la “”Pinan Cichero””. Nel 1950-52 partecipa anche come interprete alla realizzazione del filme ‘Actung banditi’ e ‘Cronache di poveri amanti’. Svolge in seguito una carriera amministrativa e politica.”,”ITAR-171″
“BEREND Ivan T. RANKI Gyorgy”,”Lo sviluppo economico nell’ Europa centro- orientale nel XIX e XX secolo.”,”BEREND è nato nel 1930 a Budapest. Dal 1953 insegna storia economic all’Univ ‘Karl Marx’ di economia a Budapest. Tra le su pubblicazioni: -Reconstruction and Capital Expropriation in Hungary, 1945-1948 (1962) -Economic Policy and the Beginning of the First 5 Years Plan (1964) Con RANKI è autore di questi libri: -Hungary’s Industry: 1900-1914 (1955) -Hungarian Industry before and during the Second World War, 1934-1944 (1958) -Hungary in the ‘Lebensraum’ of Nazi Germany, 1933-1938 (1960) -The Economy of Hungary after First World War, 1919-1929 (1966) RANKI, nato nel 1930 a Budapest, dopo aver seguito corsi accademici di economia, nel 1953 divenne membro dell’Istituto di storia dell’Accademia Ungherese delle Scienze. Oltre alla collaborazione con BEREND ha scritto vari libri.”,”EURC-014″
“BERENDT Joachim Ernst”,”Il nuovo libro del Jazz dal New Orleans al Jazz Rock.”,”Joachim Ernst Barendt è stato uno dei massimi esperti di musica jazz nel mondo. E’ nato a Berlino nel 1922, critico musicale, collaboratore di giornali stranieri ha scritto vari libri sulla storia del Jazz.”,”VARx-021-FMDP”
“BERENGER Jean”,”Storia dell’ impero asburgico 1700-1918.”,”BERENGER Jean insegna alla Sorbona ed è specialista di storia militare e di storia dell’ Europa centro-orientale in età moderna. Tra i suoi libri ‘La Republique autrichienne de 1919 à nos jours’ (1971) ‘L’ Europe danubienne de 1848 à nos jours’ (1975), ‘Turenne’ (1987). La guerra d’ Italia del 1859. “”Per queste ragioni l’ entourage di Francesco Giuseppe considerava ormai ineluttabile il conflitto. Rechberg, che era succeduto a Buol come ministro degli Affari esteri, pensò che fosse necessario evitare qualsiasi gesto non amichevole fino a quando la monarchia non avesse ricostituito le sue forze. Schmerling, sostenitore del progetto di una grande Germania incentrato sull’ Austria, pensava al contrario che fosse assolutamente necessario sostenere i principi tedeschi enlla loro resistenza all’ imperialismo prussiano. Egli si appoggiò al barone di Biegelben, un “”assiano”” passato al servizio degli Asburgo, che dirigeva la sezione tedesca del ministero degli Affari esteri, Quest’ ultimo raccomandò fermezza, persuaso che fosse necessario sconfiggere la Prussia prima che fosse troppo tardi, dato che l’ obiettivo era quello di ricondurla entro i confini precedenti al 1740. Per questo motivo egli decise di venire a patti con Napoleone III, (…)””. (pag 295)”,”AUTx-023″
“BERENGER Jean”,”Turenne.”,”Jean Bérenger è nato nel 1934. Professore di storia moderna all’Università di Strrasburgo II e a Saint-Cry, è specialista di storia dell’Europa Centrale e Orientale e delle relazioni internazionali durante l’Ancien Regime. Ha scritto una storia della Cecoslovacchia e della monarchia asburgica.”,”QMIx-135-FSL”
“BERENGO Marino, a cura di Roberto PERTICI”,”Cultura e istituzioni nell’ Ottocento italiano.”,”BERENGO Marino (1928-2000) ha insegnato storia moderna nelle Università di Milano e Venezia. Tra le sue opere: ‘Nobili e mercanti nelal Lucca del Cinquecento’ (1965, Einaudi), ‘Intellettuali e librai nella Milano della Restaurazione’ (1980, Einaudi), ‘L’ Europa delle città’ (1999, idem). Università italiana. “”Per due generazioni almeno di studenti italiani, dalla Restaurazione all’ Unità, gli anni universitari rapresentano un passaggio obbligato, quasi sempre avvertito come oneroso e molesto; chi desiderava recepire stimoli culturali, sapeva di doverli cercare altrove. Questa mancanza d’ aria era frutto di una scelta voluta, e consapevolmente perseguita da tutti i governi della penisola. Le università apparivano come delle polveriere, che il controllo di polizia sui professori non bastava a neutralizzare.”” (pag 90) “”Luigi Settembrini spiega bene come funzionavano le cose a Napoli allo schiudersi degli anni ’30: “”Il governo ebbe mai sempre paura di radunare in un solo luogo le molte migliaia di giovani che da tutto il Regno convenivano a Napoli a studiare, e però non li obbligava ad assistere ai corsi, e li lasciava sparpagliare nelle scuole private””. Ne derivava “”un male ed un bene””: il frazionamento degli studi e la perdita di ogni sentimento di solidarietà tra gli studenti, da un lato; e il fatto che, così organizzato, “”l’ insegnamento era liberissimo”” perché in mano a “”maestri privati, che in casa loro insegnavano come volevano””. Analogo criterio aveva seguito il governo austriaco; e così Gian Domenico Romagnosi, che era stato pensionato con lo scioglimento della Scuola di alta legislazione, ottenne nel 1819 la patente di “”maestro privato di legge””.”” (pag 91)”,”ITAB-183″
“BERENGO GARDIN Piero a cura; scritti di Piero MUSCOLINO Cesare COLUMBA Luigi TOMASSINI Anna D’ANGELO Piero BARENGO GARDIN”,”Ferrovie Italiane. Immagine del treno in 150 anni di storia.”,”scritti di Piero MUSCOLINO Cesare COLUMBA Luigi TOMASSINI Anna D’ANGELO Piero BARENGO GARDIN”,”ITAE-270″
“BERENGO Marino”,”Economia barocca. Mercato e istituzioni nella Roma del Seicento.”,”Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, ha studiato a Firenze e a Pisa. Già archivista di Stato a Venezia sino al 1963, è poi stato professore di storia moderna presso le Università di Milano e di Venezia, dove ha insegnato negli ultimi anni. I suoi lavori sono in prevalenza dedicati alla storia sociale veneta.”,”ECOS-024″
“BERENGUER Isidro Albert”,”Bibliografia de la Prensa Periódica de Alicante y su provincia.”,”Alicante è la capitale dell’omonima provincia nel sud-est della Spagna. Città portuale sulla Costa Blanca, è caratterizzata dal centro storico, Barrio de la Santa Cruz, con strade strette, case colorate e una vivace vita notturna. Grazie a un ascensore o a una ripida salita, da qui si raggiunge il medievale castello di Santa Barbara, situato su una collina con una stupenda vista della costa mediterranea”,”ARCx-013-FSL”
“BERENSON Bernard, a cura di Nicky MARIANO”,”Tramonto e crepuscolo. Ultimi diari 1947-1958.”,”Sono anche pensieri e confidenze di un novantenne, ma questo ‘tramonto’ non è sempre nostalgico, anzi esso è ‘herrlich wie am ersten Tag’ (), per dirla con le parole goethiane citate da lui stesso (4° copertina) () stupendo come il primo giorno Aneddoti Aneddoto ebraico (pag 138) L’approccio dei ‘vecchi’ verso i ‘giovani’ e viceversa (pag 139) “”Quelli che difendono il nuovo in tutte le arti: l’ermetico, il criptico, il non intelligibile, biasimano continuamente l’opposizione che c’è stata nel passato contro la novità, ma quella opposizione era sempre rivolta contro un nuovo modo di vedere, di sentire, di esperimentare, di penetrare. Contro nuove idee, contro il cibo inusitato, contro usi e costumi sconosciuti. Adesso questo non succede più. L’artista odierno non ci rivela un mondo nuovo, non ha scoperto nuovi pianeti, non ci mostra una terra promessa, al contrario, il suo cripticismo, il suo ermetismo rappresentano uno sforzo sovrumano per nascondere la propria assenza di visione ovvero l’assoluta banalità della sua visione; tanto banale che la scarabocchia o la imbratta o ci fa sopra dei commenti, dei mormorii e dei sospiri. Non ha niente da dire e se tu fai uno sforzo disperato per capirlo non trovi che il vuoto”” (pag 140); Come mai la persona che sa parlare bene è considerata con tanto sospetto dal medico, dall’impiegato, dall’uomo d’affari, dal finanziere, dal burocrate, e dai loro parenti e amici? Giudicando dalla mia esperienza direi che succede perché parliamo e non facciamo altro; o almeno niente che l’altro possa apprezzare. Come se il parlare non fosse anch’esso un’arte in sé, una occupazione i cui effetti però non si apprezzano perché agiscono a distanza di tempo. Quali sono i suoi effetti lo si vede nei momenti di crisi, quando ad esempio una intera comunità d’improvviso si decide ad agire tutta nello stesso modo fino allora universalmente avversato, perché il sentirne parlare glielo ha fatto accettare. No, l’ultima cosa che si possa dire del parlare è che non abbia effetto”” (pag 145) BERENSON Butrimonys, 26 giugno 1865 – Fiesole, 6 ottobre 1959 Dizionario Treccani: BERENSON, Bernard (Bernhard fino al 1914). – Figlio di Albert Valvrojenski (che prese il cognome Berenson quando emigrò negli Stati Uniti) e di Judith Mickleshanski, ambedue ebrei, nacque il 26 giugno 1865 a Butremanz non lontano da Viltia in Lituania, dove iniziò i suoi studi dimostrando una notevole precocità nell’apprendimento delle lingue; più tardi attribuirà la sua “”curiosità insaziabile per le origini”” alla precoce lettura dell’Antico Testamento (Abbozzo, 1949, p. 81). I pogrom nel 1874spinsero il padre ad emigrare a Boston dove, un anno dopo, fu raggiunto dalla moglie e dai tre figli. Albert Berenson, persona di grande cultura e di spiccate tendenze antireligiose, prese la cittadinanza americana nel 1880e allevò suo figlio come americano. Il B. proseguì i suoi studi presso una scuola secondaria del North End di Boston, dove si erano stabiliti molti immigrati polacchi e lituani, e alla fine del 1881 cominciò a frequentare, contemporaneamente a George Santayana, la Boston Latin School. Due anni dopo si iscrisse alla Boston University. Assai presto si distinse per il suo eccezionale talento e nel 1884 Edward Perry Warren patrocinò la sua ammissione alla Harvard University. Qui si specializzò in letteratura, proseguì i suoi studi linguistici (tra i quali quelli del sanscrito) e frequentò il Museum of Fine Arts con le sue belle collezioni di arte italiana e quelle, magnifiche, di arte orientale. All’epoca l’insegnamento delle belle arti era diretto da Charles Eliot Norton per il quale il B. (allora sotto l’influsso di W. H. Pater e J. A. Simonds) provò scarsa simpatia. Più congeniale gli fu l’incontro con il filosofo William James, cui si deve in gran parte l’interesse che il B. ebbe in seguito per l’aspetto psicologico della creazione artistica nonché la sua fede nella realtà psicologica delle sensazioni sperimentate. Gli anni trascorsi all’università di Boston e a Cambridge incisero profondamente sulla formazione intellettuale dei B. il quale, pur essendo vissuto in America soltanto dagli undici ai ventidue anni, si sentiva più a suo agio con un americano di formazione affine alla sua che con qualsiasi altro “”bipede””. A Harvard il B. si distinse tra gli altri studenti e nel 1886 divenne redattore capo del Harvard Monthly, cui aveva nello stesso anno già collaborato con articoli su Gogol e altri autori. Conseguito il titolo di studio, nella domanda (30 marzo 1887) per una borsa di studio che gli desse la possibilità di viaggiare espresse la sua intenzione di diventare “”critico e storico letterario”” (la domanda, corredata di un curriculuni particolareggiato, è conservata nell’archivio di Harvard ed è riportata quasi per intero dalla Sprigge, 1963, pp.61-64). Quando la sua richiesta fu rifiutata, il B. ottenne da un gruppo di ammiratori convinti del suo talento (tra i quali, insieme con E. P. Warren, figuravano Jack Gardner e sua moglie Isabella Stewart), un finanziamento privato per visitare l’Europa. Trascorse il secondo semestre del 1887 a Parigi e nel gennaio dell’anno successivo si recò in Inghilterra dove Warren lo introdusse nell’ambiente accademico di Oxford e dove la sua carismatica personalità gli conquistò moltissimi amici, tra i quali Oscar Wilde. In Inghilterra incontrò la sua futura moglie, Mary Whitali Smith, che apparteneva a una distinta famiglia quacchera di Filadelfia ed era allora sposata con un politico angloirlandese, Francis C. Costelloe. Nel corso di questo viaggio e delle successive visite nei Paesi Bassi, in Germania, in Svizzera, in Grecia e in Italia, gli interessi del B. si spostarono decisamente verso le arti figurative e in particolar modo sulla pittura italiana. Fattore importante in questa evoluzione furono gli scritti di G. Morelli: in una recensione inedita dei Kunsthistorische Studien über Italienische Malerei, che aveva acquistati nel dicembre 1889, il B. dichiarò che il servizio reso dal Morelli allo studio della pittura era “”greater than Winckelmann’s to antique sculpture or Darwin’s to biology”” (Samucis, 1979, p. ioi). Nel 1889 a Roma aveva conosciuto G.B. Cavalcaselle oltre a Jean Paul Richter che gli diede una presentazione per il Morelli; quando lo incontrò nel 1890, il B. era ormai deciso a dedicarsi completamente all’attività di connoisseur (Abbozzo, 1949, p. 85). Anche se i rapporti coi Morelli non furono facili (“”I can’t really speak to Morelli – si lamentava iI B. – because he expects to be treated en maftre and I can’t take to Richter because he is trop marchand””), Morelli riconobbe il talento eccezionale del B. e lo indirizzò a G. Frizzoni a Brera che il B. giudicò molto più serio degli altri studiosi con cui era venuto in contatto (Samuels, 1979, p. 103). Alla fine del 1890, grazie a un’ulteriore sovvenzione di Warren, il B. cominciò a lavorare sistematicamente a una monografia su Lorenzo Lotto. Sempre nello stesso anno, durante un’altra visita in Inghilterra, incontrò nuovamente Mary Costelloe, il fratello di lei, lo scrittore Logan Pearsall Smith, e il cognato, il filosofo Bertrand Russell. Tramite Mary Costelloe divenne amico del collezionista Herbert Cook, grazie al quale poté visitare numerose collezioni private nelle case di campagna inglesi, inimicandosi spesso i proprietari a causa dei dubbi espressi sulle opere d’arte di loro proprietà. Nel dicembre 1890 Mary Costelloe, che era stata educata quacchera e si era convertita al cattolicesimo in occasione del matrimonio, raggiunse il B. a Firenze assieme al marito. Nel febbraio dell’anno successivo anche il B. si converti al cattolicesimo, ma fu una conversione destinata a durare poco. Mary Costelloe si considerava sua allieva e nella primavera del 1891 iniziò tra i due un lungo periodo di attiva collaborazione con la stesura dei catalogo dei dipinti di Hampton Court, compilato sotto la supervisione dei B. ma pubblicato dalla Costelloe con il nome di Mary Logan (The Guide to the Italian Pictures at Hampton Court, London 1894). Nel dicembre di quello stesso anno Mary, che era divenuta l’amante del B., si trasferì a Firenze dove i due vissero tuttavia in due appartamenti separati sul Lungarno Acciaioli. Seguirono molti mesi di viaggi felici, nonostante le difficoltà economiche, attraverso la Toscana, l’Umbria, l’Emilia, le Marche e l’Italia settentrionale, più tardi descritti dalla signora Berenson in un libro, incompiuto, su suo marito (brani di esso sono citati da S. Sprigge, 1963, cfr. p. 10 n. 4; il manoscritto è attualmente presso una nipote di Mary Berenson, Barbara Strachey). Questi viaggi costituirono il fondamento di una ineguagliabile conoscenza di prima mano della pittura italiana. Fino ad allora il B. non aveva pubblicato né libri né articoli specializzati e non disponeva di un reddito fisso, ma ogni problema pratico veniva risolto grazie all’accortezza e alla determinazione della sua futura moglie. Benché egli fosse contrario a percepire commissioni in denaro dalla vendita di opere d’arte, nel 1892 Si lasciò persuadere da un amico di Boston ad accettare la sua prima commissione per l’acquisto di un quadro di Piero di Cosimo. Un anno più tardi incontrò a Roma il collezionista Theodore M. Davis di Newport, Rhode Island, di cui fu consulente per molti anni. Divenne, inoltre, consulente di altri collezionisti americani, il più importante dei quali fu la signora Gardner. Il primo articolo di storia dell’arte del B. apparve il 9 febbr. 1893 su The Nation (New York) con il titolo Tintoretto’s St. Mark, cui seguì sullo stesso periodico, il 13 aprile dello stesso anno, Vasari in the Light of Recent Publications, poi ristampato in The Study…, 1901, e, tradotto in italiano (Il Vasari alla luce delle recenti pubblicazioni), in Studi vasariani, Atti del convegno internaz. per il IV centenario … delle Vite del Vasari (1950), Firenze 1954, pp. 22-28. Gli articoli risultarono tuttavia di interesse relativamente scarso, tanto che il B. dubitò per qualche tempo delle sue capacità di scrittore. Questi dubbi furono esacerbati dalle critiche della scrittrice di estetica Vernon Lee (Violet Paget), sua vicina di casa a Firenze. Fu Mary Costelloe che riuscì a far entrare il B. in contatto con il grande pubblico angloamericano: un articolo da lei scritto sulla pittura veneziana a Vienna non fu accettato dall’editore Putman (Samuel, 1979, p. 159), quindi ella propose che fosse riscritto in termini più generali ed estesi dal B. e o advised him to make lists of all genuine works of Venetian painters”” (M. Berenson, 1983, p. 54). The Venetian Painters of the Renaissance with an Index to their Works fu pubblicato a Londra e a New York nel 1894, riscuotendo un successo immediato e nuove edizioni ne uscirono nel 1895 e nel 1897. Fu il primo nucleo dei volumi pubblicati più tardi con i titoli Italian Painters of the Renaissance (1930) e Italian Pictures of the Renaissance (1932); una copia del libro fu anche inviata (1894) alla signora Gardner, con cui il B. non aveva avuto più contatti da cinque anni (Tharp, 1965, p. 176; Samuels, 1979, p. 187); quando, nel 1904, il B. ritornò negli Stati Uniti, dopo sette anni di assenza (vi si recherà per l’ultima volta nel 1920-21), era ormai considerato un autorevole conoscitore della pittura italiana. Alla fine di questo viaggio (marzo 1904) Mary Berenson scriveva alla famiglia: “”no denaro in tasca [sic] but 1 do think every reasonable hope that this trip may turn out to be the beginning of our fortune”” (M. Berenson, 1983, pp. 116); e così fu: ebbe inizio allora il nuovo rapporto del B. con la Gardner in qualità di suo consulente per l’acquisto di quadri (v. anche Sprigge, 19635 pp. 138-157). Ritornato in Europa, il B. pubblicò (Londra 1895) un’innovativa monografia su Lorenzo Lotto, cui fece seguito nel 1896 Fiorentine Painters of the Renaissance, opera di grande originalità, salutata da Williani James come il primo tentativo di applicare “”elementary psychological categories to the interpretation of higher works of art”” (Samuels, 1979, p. 258). La sua teoria della tangibilità, che consiste nel dare “”valori tattili alle impressioni della retina”” (Ipittori, 1936, p. 56), rimane un significativo contributo agli studi sulle reazioni estetiche. Nel 1897 apparve un terzo volume intitolato The Central Italian Painters of the Renaissance in cui il B. analizzava i ruoli dell’illustrazione e della decorazione nella pittura senese e umbra. Il successo di questi libri, editi in piccolo formato, non fu dovuto solo alla qualità del testo, ma soprattutto al fatto che gli elenchi di opere in essi contenuti costituivano una sorta di vademecum per i viaggiatori. Il metodo dei Morelli modificato, su cui si basano le prime attribuzioni del B., è descritto nel saggio Rudiments of Connoisseurship che rimase inedito fino al 1902 (in The Study…, II, pp. 111-118). Era un campo, questo, in cui molti erano i contrasti, e suscitò grandi polemiche il commento brillante ed equilibrato del B. ad una esposizione sulla pittura veneta tenutasi alla New Gallery di Londra nel 1895, pubblicato nello stesso anno a Londra a spese di Herbert Cook in veste di opuscolo: Venetian Painting, chiefly before Titian (At the Exhibition of Venetian Art, New Gallery), ristampato in The Study…, 1901, pp. 90-146. Nel 1897 l’editore inglese john Murray propose al B. di scrivere un libro sui disegni dei pittori fiorentini, impresa che in sei anni di lavoro doveva realizzarsi in quello che è senza dubbio il suo testo più ambizioso e pregevole: The Drawings of the Fiorentine Painters (1903). Egli accettò l’incarico con qualche esitazione: per l’impegno che comportava fu infatti costretto a rinunciare alla stesura di un’opera di estetica che aveva intenzione di scrivere; e ancora in tarda età considerava tale decisione come una svolta fondamentale per la sua carriera (Abbozzo, 1949, pp. 60, 183). Durante la seconda guerra mondiale il B. scrisse nel suo diario: “”In quanto organismo che assimila e produce, in quanto istrumento, posso dire di essere stato completo a venticinque anni, e questo strumento ha funzionato e conservato la sua identità per i cinquanta e più anni susseguenti a dispetto di tutte le forze contrastanti in tutti i sensi”” (Echi e riflessioni, 1950, p. 225, v. anche p. 269). In effetti alla fine del primo decennio dei secolo il B. aveva già dato il suo massimo contributo alla storia dell’arte e dedicò gli anni successivi alla revisione e alla rettifica piuttosto che alla ricerca originale. In seguito i suoi interessi, già molto vasti, si ampliarono: nel 1931 visitò Algeri, da dove scriveva al principe ereditario di Svezia, Gustavo Adolfò, di essere sopraffatto dalla bellezza dei ruderi antichi e dall’abbondanza di materiale utile ai suoi studi: “”I do not mean Italian art, which in a sense is now behind me, but the pathology of form which led from the Antique to the Medioeval”” (The Selected…, 1964, p. 112). Ai viaggi seguivano viaggi: a Costantinopoli (1928), in Siria e in Palestina (1929), in Spagna “”per la quinta o sesta volta””, più tardi nello stesso anno. Il 29 dic. 1900 il B. e Mary Costelloe, dopo essersi sposati nel municipio di Settignano, celebrarono il matrimonio religioso nella cappella della villa I Tatti, a Ponte a Mensola, che in quell’anno avevano preso in affitto. La casa fu in seguito comprata e man mano ampliata e le sue attrattive furono accresciute prima dalla creazione di un giardino terrazzato (progettato dall’architetto Cecil Pinsent) e successivamente dal costituirsi di una delle più pregevoli collezioni private di pittura italiana e di opere d’arte orientale. La maggior parte delle opere fu acquistata dal gennaio 1901; oggi la collezione comprende, tra i moltissimi altri capolavori, tre grandi pannelli provenienti dalla pala d’altare del Sassetta di Borgo San Sepolcro, una magnifica Madonna di Domenico Veneziano, i Ritratti Vitelli del Signorelli (cfr. F. Russoli, La raccolta Berenson, Milano 1962). Nel corso degli anni la villa I Tatti divenne molto più di un luogo di piacevole soggiorno o di un rifugio dove scrivere o condurre gli affari. Il suo centro era la biblioteca, con la sua eccezionale collezione di libri e di fotografie; negli ultimi anni di vita (11 marzo 1948), il B. scrisse nel suo diario che aveva voluto costituire “”una biblioteca dove uno studioso del nostro mondo possa trovare ogni libro essenziale a sua disposizione. Avevo sperato di lasciarla a degli studiosi americani per contribuire al loro sviluppo”” (Tramonto…, 1966, p. 55; v. anche Abbozzo…, 1949, p. 216). La biblioteca, come disse e scrisse ripetutamente, era l’impresa di cui andava più fiero. Il B. non abbandonò mai l’intenzione di lasciarla in testamento alla Harvard University o a qualche altra istituzione analoga. A partire dal terzo decennio del 1900, impiegò gran parte del proprio denaro per il suo mantenimento e per la costituzione di un fondo che avrebbe permesso la realizzazione, a tempo debito, del progetto di donazione; nel 1933 questo progetto fu accettato in linea di principio dalla Harvard University, purché fosse assicurato un adeguato fondo di dotazione. La donazione fu formalmente acquisita nel 1960, un anno dopo la morte del Berenson, la cui volontà fu che i fondi fossero utilizzati a livello interdisciplinare; il Harvard University Center for Italian Renaissance Studies è divenuto così un attivo centro di ricerca originale, secondo gli intendimenti del B., con quindici fellows stipendiati, impegnati in studi di storia dell’arte, musicologia, letteratura e storia. Le attività commerciali grazie alle quali il B. potè raggiungere questi obiettivi non gli furono mai particolarmente gradite. Il primo importante acquisto per la signora Gardner, una volta ripresi i loro rapporti, fula Storia di Lucrezia di Botticelli (1894); seguirono, sempre per la collezione Gardner (1896, 1898, 1900) il Ratto d’Europa di Tiziano, il Cristo portacroce di Giorgione e la Presentazione al tempio di Giotto; il livello medio delle opere di pittura italiana che il B. procurò alla Gardner fu quindi molto alto e la sua provvigione era normalmente quella del 5%. Il B. fu inoltre consulente per la ditta Coinaghi di Londra, quindi dal 1907 del mercante J. Duveen, dal quale percepiva inizialmente una percentuale sulle vendite e dopo il 1927 un onorario fisso annuo; nel 1937 troncò improvvisamente le relazioni con Duveen (nel 1939 scrisse in una lettera che i suoi guadagni erano venuti meno poiché aveva interrotto i rapporti con lui). Dopo la seconda guerra mondiale si associò invece con la ditta Wildenstein. Tra i tanti collezionisti che egli consigliò si ricordano ancora Joseph Widener e Carl Hamilton. I primi guadagni dei B. furono piuttosto modesti, ma alla fine del 1896 egli poteva scrivere di aver guadagnato, durante l’anno, non meno di io.000 dollari (Sarnuels, 1979, p. 275). E più tardi dichiarava: “”I want Anierica to have as many good pictures as possible”” (ibid.). La testimonianza più evidente di questo aspetto dell’attività dei B. è costituita dalla collezione della National Gallery of Art di Washington. Tra le due guerre I Tatti furono un luogo d’incontro noto in tutto il mondo da. cui gli ospiti uscivano pieni di riverente ammirazione per la cultura del B. e per la straordinaria varietà, profondità e vivacità della sua conversazione (Berenson and the Connoisseurship of Italian Painting. National Gall. of Art [catal.], Washington 1979). Questo aspetto, meticolosamente programmato, della vita dei B. è ampiamente descritto, anche se non sempre con esattezza, in varie biografie, ma, soprattutto, nel modo più efficace da Elisabetta (Nicky) Mariano (1969), che fu la sua segretaria dal 1917 e che dal 1945fino alla morte del B. assunse la direzione dei Tatti. Spesso però le biografie che privilegiano questo aspetto della vita ai Tatti trascurano le serie attività professionali che contemporaneamente vi si svolgevano. Il B. e sua moglie, di formazione culturale liberale, assistettero all’ascesa dei fascismo con disapprovazione e preoccupazione. Dal 1938 il B. cominciò a temere che la crescente ondata di antisemitismo potesse raggiungerlo e costringerlo ad abbandonare l’Italia. Quando scoppiò la guerra tra Italia e Stati Uniti, nel 1941, egli decise, a suo rischio, di rimanere a Firenze. La sua situazione fu tollerabile fino all’armistizio del settembre 1943, quando il marchese Filippo Serlupi Crescenzi, ministro di S. Marino presso la Santa Sede, gli offrì protezione. Le esperienze di questo periodo hanno costituito l’argomento dei libro Echi e riflessioni (1950). Mary Berenson, che era rimasta ai Tatti, morì poco dopo il ritorno del B., nel maggio 1945. Anche nel periodo successivo alla guerra I Tatti (e durante i mesi estivi la casa al Dono a Vallombrosa) furono meta di numerosissimi visitatori, alcuni celebri come il presidente Truman e il re di Svezia, altri semplici studiosi di storia dell’arte che il B. incoraggiò e consigliò. Il pensiero del B. di questi ultimi anni si riflette fedelmente in Abbozzo per un autoritratto (1949) e in Tramonto e crepuscolo, in cui sono riportate annotazioni dai diari fra il 1947 e il 1958 (1963; trad. ital. 1966). In una penetrante prefazione al secondo libro (p. X), Iris Origo divide la vita dei B. in tre periodi: “”il periodo della giovinezza e dell’ascesa, gli anni del successo acquisito, durante i quali prese forma anche la leggenda, e finalmente… la riscoperta, sempre lucida e qualche volta impietosa, del personaggio vero, come un albero perde le foglie, mantenendo la trama dei suoi rami nudi contro il cielo invernale””. Il B. morì il 6 ott. 1959 ai Tatti, ove è sepolto, accanto alla moglie, nella cappella dove si erano sposati. Anche se i volumi ristampati più tardi, dal 1930 in poi, come The Italian Painters of the Renaissance erano inizialmente composti da un saggio e da un elenco di opere, è necessario, ai fini critici, considerare saggi ed elenchi come unità separate. I libri furono pubblicati nell’arco di tredici anni: The Venetian Painters of the Renaissance (New York-London, G. P. Putnam’s Sons) nel 1894, The Fiorentine Painters of the Renaissance (ibid.) nel 1896 e The Central Italian Painters of the Renaissance (ibid.) nel 1897; dieci anni più tardi The North Italian Painters of the Renaissance (ibid. 1907) concluse la serie. Le date di pubblicazione potrebbero ipotizzare un metodo analitico omogeneo nei primi tre volumi e un mutamento nel quarto, ma di fatto il cambiamento si verifica tra il primo e il secondo libro. In rapporto ai volumi succesivi, l’argomento di Venetian Painters è meno audacemente innovativo in quanto èconcepito in termini più convenzionali come resoconto di uno sviluppo storico, e mancante di quel sostrato teorico che in tanta misura contribuisce alla vitalità dei libri più tardi, laddove l’interesse è posto sul giudizio qualitativo e sul carattere dei dipinti in quanto opere d’arte. Solo dopo questo mutamento di accento, evidente per la prima volta in Fiorentine Painters, le trattazioni dei singoli artisti acquistano quella precisione di cammeo che caratterizza d’allora in poi le valutazioni dei Berenson. Il loro duraturo interesse si deve anzitutto alla capacità dei B. di delineare con pochi agili tratti i lineamenti di una personalità artistica. In Fiorentine Painters e nei libri seguenti il metodo descrittivo è espresso in gran parte nei termini della reazione dell’osservatore alla singola opera d’arte; esemplare e particolarmente avvincente è il passo che descrive il piccolo pannello dell’Ercole e Anteo del Pollaiolo degli Uffizi: “”A realizzare la presa dell’Ercole solidamente piantato sulla terra, il gonfiarsi dei polpacci sotto il pondo che li grava, il violento rovesciarsi del torace, la forza soffocante di quella stretta, a realizzare il supremo sforzo d’Anteo che con una mano ricaccia addietro la testa d’Ercole e con l’altra cerca di scrollarne il braccio, è come se una fonte d’energia ci ribolla sotto i piedi e salga per le nostre vqne”” (I Pittori italiani…, 1936, p. 82). La teoria delle sensazioni immaginarie, che è alla base di Fiorentine Painters e dei testi successivi, si espliciterà però completamente in quanto tale solo in un libro più tardo, Aesthetics and History in the Visual Arts (1948, p. 100 della trad. ital.): “”Le sensazioni immaginarie … sono quelle che esistono solo nella fantasia, e sono prodotte dalla capacità dell’oggetto di far sì che ci rendiamo conto della sua entità e viviamo della sua vita. Nelle arti visive questa capacità si manifesta in primo luogo e fondamentalmente attraverso una varietà di sensazioni immaginarie di contatto e i loto molteplici sottintesi; e attraverso le egualmente inunaginarie sensazioni d’alterazioni barometriche, termometriche, viscerali, e soprattutto muscolari, che si suppone abbiano luogo negli oggetti rappresentati””. Il Gombrich obiettò che il B. aveva nella psicologia della percezione più fede di quanto oggi appaia giustificabile (Art and Illusion, cit. in Samuels, 1979, p. 230), ma è proprio a questa fede che i quattro volumi di Italian Painters of the Renaissance devono la loro vitalità e la loro efficacia. In tutti e tre gli ultimi libri l’attenzione del B. è attratta dal polo magnetico dell’antico, sicché la sezione finale di North Italian Painters. si conclude con una radicale condanna del manierismo che oggi può stupire (e tuttavia il B. non cambiò mai opinione in proposito). D’altra parte bisogna notare come non siano stati trascurati, se non in misura minima, gli aspetti veramente significativi del fenomeno artistico considerato. Nel testo sono prefigurati molti successivi cambiamenti di gusto (come, ad esempio, l’apprezzamento della pittura ferrarese e bresciana o dei Bassano). I giudizi dei B., quando venivano formulati, erano sorprendentemente indipendenti dalla moda, e al di fuori delle mode sono sempre rimasti. Si può dire dunque che Italian Painters of the Renaissance sia la migliore introduzione, in qualsiasi lingua, a qualsivoglia scuola italiana di pittura; per la capacità di potenziare nel lettore la godibilità dell’opera darte presa in considerazione e di indurlo ad analizzarne natura ed origine, con maggiore esattezza di quanto altrimenti gli sarebbe consentito. La storia delle varie e numerose edizioni di questi quattro libri testimonia la loro vasta risonanza. Sempre presso G. P. Putnam’s Sons, New York-London, apparvero due nuove edizioni per Venetian Painters (1895, 1897), Florentine Painters (1900, 1909) e Central Italian Painters (1909, 1911), una per North Italian Painters (1910). Nel 1926 uscì a Parigi (Schiffrin, Editions de la Pléiade) una traduzione, con il titolo complessivo di Les peintres italiens de la Renaissance, dei quattro volumi intitolati rispettivamente Venise, Fiorence, L’Italie du Centre, L’Italie du Nord. Una traduzione tedesca dell’intera serie fu pubblicata a Monaco (Kurt Wolff) nel 1925 (ma una traduzione del Fiorentine Painters era già uscita nel 1898 a Lipsia, Maske); nel 1923 era uscita a Mosca (C. H. Sacharov) una traduzione in russo del Fiorentine Painters. I quattro testi uscirono in volume unico, The Italian Painters of the Renaissance, nel 1930 (Oxford, The Clarendon Press; ne fu stampata anche una edizione illustrata in occasione della Mostra dell’arte italiana a Londra); questo fu disponibile in italiano nel 1936 nella eccellente traduzione di Emilio Cecchi (I pittori italiani del Rinascimento, Milano, Hoepli, collez. “”Valori plastici””, riedita nel 1942 e nel 1948). Fu in seguito ristampato nel 1948 (London, Oxford University Press) e nel 1952 (London, Phaidon) con le illustrazioni; nello stesso anno fu pubblicato anche in tedesco (Zürich, Pliaidon), poi in francese (Paris, Gallimard, 1953), in olandese (Utrecht, W. de Haan, 1953) e ancora in italiano (2 voll., Firenze, Sansoni – London, Phaidon, 1954), in spagnolo (Barcelona, Argos, 1954), in giapponese (Tokio, Shinchosha, 1961) e in russo (Moskwa, Izdatel’stvo Iskusskvo, 1965). Gli elenchi di opere che accompagnavano originariamente le prime edizioni erano piuttosto ristretti e fortemente selettivi; nel 1932, quando per la prima volta furono ordinati alfabeticamente e stampati in unico volume (Italian Pictures of the Renaissance: a List of the Principal Artists and their Works with an Index of Places, Oxford, The Clarendon Press), iI B. modificò il suo precedente atteggiamento rifiutando le teorie restrittive dell’attribuzione allora in voga. Gli elenchi che formano questo volume risultano quindi più ricchi e molto più ampi dei precedenti, e tuttavia basati non su criteri meno precisi, bensì sulla convinzione che solo una filosofia “”espansionista”” dell’attribuzione sia storicamente praticabile. L’anno precedente la morte (13 marzo 1958) il Bscrisse: “”Molti degli errori da me commessi nella mia attività di attributore di dipinti sono dovuti a un concetto troppo rigoroso e dogmatico che avevo della personalità dell’artista che mi faceva escludere tutto quello che non corrispondeva all’ideale che avevo di lui”” (Tramonto, 1966). La versione ampliata degli elenchi del B. divenne più utile anche se aumentò, inevitabilmente, il margine d’errore; il loro aspetto più significativo risiedeva comunque nella coerenza: se vi erano errori, erano errori di concetto e non sbagli, e nel quarto di secolo della sua diffusione il libro fu un manuale di importanza incommensurabile per la formazione di una generazione di storici dell’arte. Quando nel 1952 uscì la nuova edizione illustrata di Italian Painters, la casa editrice Phaidon propose di ripubblicare anche gli elenchi; il B. concordò sul fatto che dovessero essere rivisti, pur con qualche riluttanza (all’epoca aveva ottantotto anni), poiché pretese di decidere personalmente e con scrupolosa obiettività circa tutte le attribuzioni, come se fossero affrontate per la prima volta. Il primo elenco, The Venetian Pictures of the Renaissance, fu pubblicato nel 1957 (2 voll., London, Phaidon; trad. ital., Firenze, Sansoni, 1968) e prima della morte del B. era stato parzialmente preparato il volume sui pittori fiorentini che uscì nel 1963 (2 voll., London, Phaidon), curato da Nicky Mariano (sua stretta collaboratrice anche per le edizioni del 1932 e 1936) e da alcuni collaboratori dei B. ai Tatti. Entrambi i libri sono caratterizzati dall’elasticità e dalla freschezza del metodo, soprattutto quando si tratta di accettare il punto di vista di altri studiosi. Tuttavia il volume relativo alla pittura fiorentina non riflette necessariamente le opinioni definitive del B., e contiene molte interpolazioni e alcuni errori di cui egli non può essere ritenuto responsabile. I due elenchi mancanti furono raccolti in un’opera in tre volumi curata da Luisa Vertova (Central Italian and North Italian Schools, London, Phaidon, 1969), basata in larga parte sul materiale fotografico dei Tatti: al B. non possono riferirsi che in piccola parte le variazioni apportate agli elenchi pubblicati in quest’ultimo libro. Il B. comunque fu sempre interamente consapevole dei carattere precario del compito che si era assunto: “”E di nessuna delle mie liste io mi sento completamente soddisfatto. Occorrerà molta e molta fatica, d’ancora un pajo o forse tre generazioni, prima che il lavoro possa veramente dirsi compiuto”” (Pitture italiane, 1936, p. X). Alcune biografie di grande successo (in particolare quelle di S. Sprigge [1963] e di M. Secrest [1980]), hanno insinuato che le attribuzioni registrate in questi elenchi siano state condizionate dall’attività di consulente svolta per la signora Gardner e per altri collezionisti americani e dagli impegni assunti con la ditta CoInaghi a Londra e con Duveen. Tuttavia l’esame del materiale disponibile e, in particolare, quello conservato presso l’archivio Duveen a New York (Metropolitan Museum), sembra smentire queste accuse; risulta infatti che il B. resistette costantemente alle pressioni del rappresentante di Duveen, E. Fowles, tendenti a fargli modificare le sue convinzioni per facilitare le vendite. Mary Berenson infatti dichiarava in una lettera del 1927 (arch. Duveen): “”He is absolutely convinced that it would be a mistake to sacrifice his general principles to a temporary advantage””. La pratica dell’expertise scritta era molto diffusa all’epoca tra gli studiosi, e nulla prova che le attribuzioni del B. relative ad alcuni grandi pittori fossero in contrasto con le sue reali convinzioni. In varie lettere scritte per Duveen e per altri mercanti d’arte, perché fossero mostrate ad eventuali acquirenti, il B. descrive la qualità dei singoli dipinti in termini che oggi appaiono esagerati e, in certi casi, il resoconto sulle condizioni della superficie dipinta era ottimistico e inesatto; tuttavia, in confronto al basso livello degli studiosi di pittura italiana suoi contemporanei coinvolti nel mercato dell’arte, il B. appare un modello di rigore, e il suo successo fu dovuto non tanto alla convinzione che egli fosse necessariamente nel giusto, quanto alla consapevolezza che tra le opinioni correnti, soprattutto quelle relative alle grandi personalità artistiche, le sue presentassero minori probabilità di errore. Nel 1895, un anno dopo la pubblicazione di The Venetian Painters of the Renaissance, uscì il volume Lorenzo Lotto an Essay in Constructive Art Criticism (New York-London, G. P. Putnam’s Sons) a cui il B. aveva lavorato per diversi anni. Il libro ottenne le lodi di critici assai diversi come H. Wölfflin (in Literarisches Centralblatt, 1895, col. 1452), Reinach (in Revue critique d’histoire et de littérature, XXXIX [1895], pp. 271-276) e J. P. Richter (in Kunstchronik, VI [1894-95], pp. 293 ss.), e fu ristampato a Londra (George Bell and Sons) e a New York nel 1901. Vi traspare chiaramente il debito nei confronti di William James; per il B. il fascino del Lotto non risiede solo nell’essere questo un pittore sottovalutato, quanto piuttosto un artista che consente di stabilire un’equazione tra psicologia e stile. Nelle ultime pagine del libro il B. scrive (ediz. ital., 1955, p. 186): “”La mia indole mi dispone all’indulgenza verso un artista come il Lotto””. L’impostazione in ogni parte del libro è personale, il metodo, di notevole originalità; partendo da uno studio meticoloso, concreto dei dipinti e della loro documentazione approda a una impressione conclusiva “”che non è altro s’intende, se non l’immagine composita risultante da tale esame circostanziato: un’immagine senza pretese d’irrefragabilità scientifica”” (ibid., p. 185). Una nuova edizione del libro riveduta e ampliata uscì in italiano nel 1955 (trad. di L. Vertova, Milano, Electa), in inglese nel 1956 (London, Phaidon) e in tedesco nel 1957 (Köln, Phaidon). Nei quasi sessant’anni intercorsi dalla prima edizione la conoscenza del B. della pittura veneziana era maturata; ciò si riflette soprattutto nella trattazione dell’opera giovanile del Lotto, che nella prima edizione è posta in rapporto con Alvise Vivarini mentre nella seconda è collegata a Giovanni Bellini. L’erronea valutazione dell’influenza e del significato della pittura di Alvise Vivarini era stata nel frattempo corretta dal B. in due articoli sull’opera giovanile di Giovanni Bellini pubblicati nel terzo volume di Study and Criticism of Italian Art (1916). Il libro sul Lotto non ha avuto il peso che meritava nell’ambito degli studi monografici della pittura italiana. Nel 1903 apparve quello che ad ogni buon conto è il lavoro di ricerca più sostanzioso del B., The Drawings of the Florentine Painters, Classified, Criticised and Studied as Documents in the History and Appreciation of Tuscan Art with a Copious Catalogue Raisonné (2 voll., London, Murray, in folio). Come fece notare G. Gronau in una recensione alla prima edizione (in La Gazette des beaux arts, XXXIII [1905], pp. 341-348), lo studio dei disegni italiani del Rinasciniento era allora ancora ai suoi inizi. Le difficoltà dell’impresa non furono originate tanto dalla novità dell’argomento – non esistevano, per esempio, studi sistematici neppure sui disegni di Michelangelo -, dalla sua vastità, per cui furono necessari anni di faticosa ricerca nei gabinetti di grafica di tutta Europa, quanto per i termini di riferimento esposti dal B. secondo i quali i disegni dovevano essere analizzati dal primo all’ultimo sia per ciò che erano in se stessi, sia per la luce che gettavano sui processi creativi degli artisti dai quali erano stati eseguiti. Il testo del libro è scritto in uno stile più naturale e sciolto di qualsiasi precedente lavoro dei B. – il Gronau segnalava come particolarmente encomiabili le pagine su Andrea del Sarto – e il catalogo è un modello di rigore metodologico. Il libro apparve in un’edizione costosa di 355 esemplari e per molto tempo fu reperibile solo nelle biblioteche. Ma nel 1938 ne uscì un’edizione riveduta e meno cara presso la University of Chicago Press. Nel 1954 fu pubblicato in italiano uno stralcio dei Disegni di maestri fiorentini del Rinascimento in Firenze (Torino, Edizioni Radio Italiana) e l’intero testo fu tradotto nel 1961 (Milano, Electa). La nuova edizione comprese molto materiale nuovo (notevole una brillante trattazione dell’opera dei Signorelli, omessa precedentemente in quanto non fiorentino) inserito qua e là, tra parentesi, nel testo dell’edizione originale. Nell’introduzione il B. scrisse (p. 13): “”Invece di camuffare i miei sforzi, presentando una superficie levigata e dura come la convinzione stessa, in questa nuova edizione ho preferito dunque conservare il ricordo dei miei precedenti brancolamenti e citare le conclusioni poi scartate, in quanto non sono semplicemente frutto di negligenza o di temporanea cecità, ma testimoniano il metodo da me seguito. Come ogni altro libro da me scritto, anche questo, infatti, è un saggio nel metodo attributivo, e per capirlo, lo studioso deve poter vedere come quel metodo si è sviluppato nel corso di una intera vita di lavoro””. L’introduzione all’edizione del 1938 (cfr. trad. ital., 1961) è la più importante esposizione dei B. sul metodo storico-artistico: “”Come si riconosce la paternità di un disegno? Per rispondere onestamente a questa domanda, bisogna anzitutto dichiarare che la nostra conoscenza non è mai rigorosamente scientifica…, bensì nel migliore dei casi, semplicemente plausibile. E a tale plausibilità si può giungere in un solo modo, ossia attraverso la percezione che il disegno in parola fu creato dal medesimo spirito che riscontriamo in una serie di pitture o sculture a noi ben note.”” (p. 11). “”Prima di chiudere questa introduzione, voglio dire una parola sulla “”qualità””. Nei nostri studi non basta averne l’idea astratta. Dobbiamo imparare a riconoscere con precisione, in ogni disegnatore, come essa sia condizionata dalle idiosincrasie dei suo temperamento, del suo tirocinio, delle circostanze in cui si trova, dell’umore che lo ispira al momento. Infine, quando tutto è stato detto e fatto, il giudizio ultimo e definitivo spetta alla nostra sensibilità, alla finezza delle nostre percezioni. Nessuna prova meccanica, nessuna considerazione di carattere materiale, nessun ricorso a specchi, magici o no, può affrancarci da quella responsabilità decisiva”” (p. 14). È straordinariamente grande in The Drawings… il numero delle attribuzioni del B. che hanno mantenuto la loro validità e, anche se in alcuni casi il giudizio attuale si discosta dalle sue conclusioni (come, ad esempio, quella relativa a un ben noto gruppo di disegni eseguiti da Michelangelo per Sebastiano del Piombo che il critico credeva essere di Sebastiano), il libro è stato un punto di riferimento fondamentale per tutti i successivi studi sui disegni fiorentini del Rinascimento. Gli studi più significativi del B. sulla pittura senese, furono due lunghi articoli sul Sassetta pubblicati nel 1903 in The Burlington Magazine (III, pp. 3-35, 171-184), che più tardi (1909) formarono un libro intitolato Sassetta. A Sienese Painter of the Franciscan Legend (London, J. M. Dent and Sons). Il libro fu tradotto in tedesco nel 194 (Strassburg, Heitz und Mündel), nel 1946 (Firenze, Electa) apparve la traduzione italiana (di Achille Malavasi: Sassetta; un pittore senese della leggenda francescana, dedicata alla memoria di Giacomo De Nicola “”appassionato cultore dell’arte senese””), dalla quale il volume fu tradotto in francese nel 1948 (Paris, Albin Michel); l’edizione italiana è ampiamente riveduta, in quanto il B. prende correttamente atto dei progressi che gli studi sul Sassetta avevano fatto dopo il 1930. Il volume comprende un’analisi dello stile senese della prima metà dei quindicesimo secolo più approfondita di quella apparsa sette anni prima in Central Italian Painters; è inoltre un capolavoro di critica interpretativa la descrizione di tre pannelli grandi del polittico di Sansepolcro (tuttora conservati ai Tatti) e delle tavolette del postergale con Storie di s. Francesco (sette di esse furono vendute da Duveen a Clarence Mackay e sono oggi conservate alla National Gallery di Londra, mentre una tavoletta, l’unica già riconosciuta anche da altri come del Sassetta, è nel Museo Condé di Chantilly; per una ricostruzione dell’insieme, cfr. Italian Pictures. Central Italian and North Italian Schools, New York 1968, II, tavv. 556-557). Fra le persone con cui il B. fu in rapporto negli Stati Uniti è da ricordare John G. Johnson, uno dei più intelligenti collezionisti dell’epoca, la cui raccolta si trova oggi al Philadelphia Museum of Art. Per lui il B. compilò il catalogo dei dipinti italiani di proprietà appunto del Johnson, pubblicato a Filadelfia nel 1913 (Catalogue of a Collection of Paintings and some Art Objects, I, Italian Paintings), che resta uno dei più completi cataloghi relativi ad una collezione di pittura italiana. Dal 1901 in poi il B. prese a riunire in volume i suoi articoli precedentemente apparsi su vari periodici. La prima raccolta di tale genere consiste nei tre volumi intitolati The Study and Criticism of Italian Art, dei quali le prime serie uscirono a Londra (G. Beli and Sons: I, 1901, ristampato nel 1908, 1912, 1920 e 1930; II, 1902, ristampato nel 1910, 1914 e 1920) e furono tradotte in tedesco nel 1902 (Italienische Kunststudien und Betrachtungen, Leipzig, Hermann Seeman); mentre la terza fu pubblicata nel 1916 presso lo stesso editore londinese. Il primo volume raccoglie materiale scadente, ma si caratterizza per un famoso articolo (pp. 46-69) sul cosiddetto Amico di Sandro; per un articolo inconcludente e con alcuni errori sulle copie da Giorgione (pp. 70-89); infine per una ristampa (pp. 90-146) dei saggio sulla pittura veneziana già pubblicato a Londra nel 1895. Anche se si è spesso ironizzato sul tentativo dei B. di isolare un gruppo di dipinti poi attribuiti al Botticelli, le risultanze devono considerarsi valide, in linea di massima, in quanto molti dei dipinti attribuiti all’Amico di Sandro furono più tardi riconosciuti come opere giovanili di Filippino Lippi, allievo del Botticelli, e altri furono ritenuti di un terzo artista non identificato. Il secondo volume, che contiene ottimi e originali articoli su Baldovinetti (pp. 23-38), Masolino (pp. 77-89), Filippino Lippi (pp. 90-96) e uno studio anticipatore sul miniaturista Girolamo da Cremona (pp. 97-110), è però danneggiato da un imprudente tentativo di,attribuire al Brescianino un cartone della Vergine col Bambino di Raffaello, conservato al British Museum (pp. 39-47), e da un saggio insensato sullo Sposalizio del Perugino a Caen (pp. 1-22). Il terzo volume, il più riuscito dei tre, è dedicato in gran parte alla pittura veneta del XV secolo e tratta (pp. 38-61) della S. Giustina di Giovanni Bellini della collezione Bagatti Valsecchi a Milano (un tempo attribuita dal B. ad Alvise Vivarini), dei trittici giovanili eseguiti da Giovanni Bellini e aiuti per la chiesa della Carità a Venezia (pp. 62-78), di una Madonna di Antonello da Messina (un tempo parte della collezione R. H. Benson a Londra, oggi nella National Gallery of Art di Washington: pp. 79-97), della pala di San Cassiano sempre di Antonello (pp. 98-123), della quale il B. identificò il pannello centrale nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, e, infine, della Gloria di s. Orsola del Carpaccio, di cui fa un’analisi assai penetrante (pp. 124-136). Contemporaneamente al terzo di questi volumi il B. pubblicò Venetian Painting in America: the Fifteenth Century (New York, Frederic Fairchild Sherman, 1916), edito in italiano nel 1919 (Dipinti veneziani in America, Milano, Alfieri e Lacroix) nella traduzione di G. Cagnola; è questo il libro che più di ogni altro si avvicina a quello che tanto bene il B. avrebbe potuto scrivere, ma non scrisse: un ampio esame della pittura veneziana del Quattrocento. Seguì Essays in the Study of Sienese Painting (New York, Frederic Fairchild Sherman, 1918), una raccolta di articoli critici, molti dei quali rivisti, tutti comunque di secondario interesse. Otto anni dopo uscì Three Essays in Method (oxford, Clarendon Press, 1926; traduzione italiana, Metodo e attribuzioni, Firenze, Del Turco, 1947). Il volume contiene uno scritto su di una pala d’altare del Botticelli, A Neglected Altarpiece by Botticelli (già pubblicato in Dedalo, V [1924-25], pp. 17-41), un ben noto studio intitolato A Possible and an Impossible Antonello da Messina (ibid., IV [1923], pp. 3-65), il suo saggio pit lungo che è Nine Pictures in Search of an Attribution (ibid., IV [1923], pp. 601-642, 688-722, 745-775); nella traduzione italiana è aggiunto un quarto saggio, Un Signorelli giovanile a Boston, pubblicato per la prima volta in Art in America, XIV (1926), pp. 105-117. Anche se non tutte le conclusioni del B. sono esatte, si tratta di un’affascinante opera di analisi storico-artistica che deve parte del suo interesse al metodo e parte al carattere spiccatamente personale: “”Un problema come quello che ho cercato di risolvere, non si può trattare solo per via di dialettica e di assaggi. Bisogna che sia esperimentato e vissuto, provato e sentito”” (p. 129).Nel 1930, dedicato alla memoria di A. Phillips, E. Bertaux e Giovanni [sic] De Nicola, uscì Studies in Medieval Painting (New Haven, Yale Univ. Press) con saggi su un’opera di (Cimabue pp. 17-31) di recente scoperta (un trittico allora di proprieti di Carl Hamilton oggi alla National Gallery of Art di Washington), su un Antifonario miniato da Lippo Vanni (pp. 3961: uno degli scritti più perspicaci del B. sulla pittura senese del Trecento), donato da Walter Berry alla Harvard University e oggi nella Houghton Library di quella università, n. 1928-1174-C, e sulle prime opere dell’artista fabrianese Allegretto Nuzi (pp. 63-74). Quest’ultimo articolo, pionieristico per l’epoca in cui fu scritto, è stato in parte invalidato dall’identificazione delle opere di un contemporaneo dei Nuzi, Puccio di Simone. Il libro càntiene inoltre (pp. 30 s.) un cordiale omaggio a P. Toesca, lo studioso italiano di arte medievale, con cui il B. si sentiva in maggior consonanza. Nel 1958, già vecchio, il B. pubblicò Essays in Appreciation (London, Chapman and Hall), composto in parte da brevi e dotti contributi sul maestro di San Miniato, su Zanobi Machiavelli e su dipinti di area giorgionesca (tra i quali una famosa Madonna conservata nell’Ashmolean Museum di Oxford, che egli attribuiva al pittore veronese G. Cariani) già apparsi su vari periodici e in parte da articoli pubblicati sul Corriere della sera (al quale collaborò intensamente dal 3 maggio 1953 al 25 maggio 1955). Tra questi il più efficace e il meno controverso è quello sul Tiepolo; diversi saggi ispirati dalle grandi mostre sulla pittura emiliana del Seicento organizzate a Bologna, esaminano, sub specie aeternitatis, l’opera del Reni e dei Carracci e, appena furono pubblicati, provocarono qualche reazione, soprattutto quello sul Reni, il cui colore, secondo il B., è “”come una graticola senza fuoco”” (p. 122). Tra il 1929 e il 1932 il B. pubblicò, prima in inglese su International Studio e poi in italiano su Dedalo, una serie di articoli raggruppati sotto il titolo generale di Quadri senza casa. Questi articoli furono riuniti in un volume postumo come Homeless Paintings of the Renaissance (London, Thames and Hudson, 1969). Trattano di dipinti, talvolta conosciuti dal B. solo attraverso riproduzioni fotografiche, per cui non era possibile stabilime l’origine, alcuni dei quali erano di passaggio da un proprietario all’altro. Il livello delle opere raramente era di prim’ordine e le argomentazioni, condite da riferimenti polemici ai più importanti critici suoi contemporanei, ma più giovani di lui, come Roberto Longhi e Richard Offner, sono espresse in un tono dilettantistico volutamente irritante. Nel libro, tuttavia, è anche incluso (pp. 199-233) un articolo molto importante già apparso nel Bollettino d’arte (s. 3, XXVI [1932], pp. 49-66: Fra’ Angelico, Fra’ Filippo e la cronologia). Fin dall’inizio della sua attività il B. riteneva di essere destinato a scrivere una grande opera sulla “”decadenza e ripresa delle arti figurative”” e in tarda età il suo rammarico era di esservi stato distolto dal suo impegno nella ricerca. Mentre lavorava ai Disegni di maestri fiorentini, suocognato B. Russell scriveva The Principles of Mathematics e G. Santayna Life of Reason. A probabile che il B., anche nel suo periodo migliore, non sarebbe stato capace di dare vita a un’opera di tale apertura intellettuale; nel 1948, ormai in età avanzata, scrisse comunque Aesthetics and History in the Visual Arts (New York, Pantheon, 1948; cfr. p. 27 dell’edizione italiana). Questo testo, pensato non tanto come un generico contributo alle teorie estetiche quanto come sintesi razionale dei principi estetici che sottendono ai suoi primi lavori, fu pubblicato in Italia sempre nel 1948 (tradotto da Mario Praz) con il titolo Estetica, etica e storia nelle arti della rappresentazione visiva (Milano, Electa) e nel 1950 in Inghilterra con il fuorviante titolo Aesthetics and History (London, Constable; vers. tedesca, Zürich 1950): la versione italiana fu la più riuscita. “”Scopo di questo avviamento alla teoria e alla storia dell’arte nel campo della rappresentazione visiva”” scrive il B. nell’introduzione (p. 11) “”è di riformulare certe idee che si son venute maturando durante una carriera di parecchi anni. Io ho pubblicato libri ed articoli ma … non ho pubblicato quasi nulla circa le supposizioni ed i convincimenti che hanno provocato e diretto la mia opera””. E dichiara di voler insistere nel “”tener distinti in compartimenti separati l’artista e l’opera d’arte”” (p. 13), e nello scrivere dal punto di vista di colui che gode dell’opera e non da quello di colui che l’ha creata. Per il libro da cui sono state tratte queste parole, ciò è vero solo in senso ristretto. Il primo lungo capitolo, sul “”valore””, presenta una riformulazione delle prime teorie del B. sui valori tattili (pp. 93-99), sulle sensazioni immaginarie (pp. 99-106), sulla decorazione e illustrazione (pp. 130 s.), ed è degno di nota soprattutto per una sezione sul colore (pp. 120-129), che era stato trascurato in Venetian Painters of the Renaissance. II capitolo sull'””Illustrazione”” è in linea con le posizioni sostenute nei primi libri; nel quarto capitolo, sulla “”Storia””, lo scrittore esprime la sua disapprovazione per Riegl e Wickhoff, il quale ultimo, a suo parere, aveva erroneamente interpretato lo scadimento della qualità come un cambiamento di stile. Il problema della disintegrazione dello stile tardo antico fu discusso dal B. anche in un altro breve libro, pubblicato prima, nel 1952, nella versione italiana di L. Vertova, L’arco di Costantino o della decadenza della forma (Milano, Electa), poi, nel 1954, in inglese (London, Chapman and Hall). Altri libri tardi trattano di Piero della Francesca o dell’arte non eloquente (versione italiana di L. Vertova, Milano, Electa, 1950; edizione inglese, London, Chapman and Hall, 1954) e di Caravaggio, delle sue incongruità e della sua fama (versione italiana di L. Vertova, Milano, Electa, 1951; ediz. inglese, London, ibid., 1953). Quando furono pubblicati, entrambi i libri suscitarono qualche contrasto; nel primo il fascino di Piero della Francesca era spiegato in termini meno sofisticati di quelli comuni all’epoca o che comunque da allora sono divenuti comuni, e nel secondo Caravaggio era presentato come un artista potenzialmente classico nella sostanza, allontanatosi per caso dalle sue naturali inclinazioni. Più congeniale al B. e degno di nota è un gruppo di libri del periodo tardo, non strettamente legati alla storia dell’arte. Il primo di questi (l’unico che raggiunse una certa popolarità), Sketch for a Self-Portrait, apparve in Inghilterra (London, Constable) e in America (New York, Pantheon) nel 1949, in Italia (Abbozzo per un autoritratto, Milano, Electa) nello stesso anno, e in Germania (Wiesbaden, Insel) nel 1953; il suo interesse non è tanto nel modo in cui è scritto, quanto nell’onestà senza compromessi dell’analisi che il B. fa di se stesso. Il B. fu un accanito scrittore di diari, e un suo diario degli anni della guerra è alla base di Echi e riflessioni. Diario 1941-44 (trad. di G. Alberti, Milano, Mondadori, 1950), pubblicato poi in inglese (London, Constable, 1952; New York, Simon and Schuster, 1952). Questo libro insieme con One Year’s Reading for Fun (1942) (New York, Knopf, 1960), che è un resoconto delle letture del B. nell’anno 1942, descrive, in modo mirabile, il processo mentale del B. durante l’unico periodo di crisi fisica della sua vita. Nel 1951 veniva curata da L. Vertova la pubblicazione di Vedere e sapere (MilanoFirenze, Electa), dal manoscritto del 1948 Seeing and Knowing, edito in inglese nel 1953 (London, Chapman and Hall). Nel 1953 il B. stendeva alcuni appunti sul viaggio in Sicilia (19 maggio-16 giugno), che venivano pubblicati sul Corriere della sera tra il 28 giugno e il 13 novembre dello stesso anno: Sunset und Twilight from the Diaries of 1947-1958 (New York Harcourt, Brace and World, 1963; trad. ital. a cura di N. Mariano, prefaz. di E. Cecchi: Tramonto e crepuscolo; ultimi diari 1947-58, Milano, Feltrinelli, 1966); è il più personale di questi libri, e quello che più commuove coloro che hanno conosciuto il B.; l’introduzione di I. Origo offre la migliore e più veritiera descrizione della sua personalità. Nella Berenson Library della villa I Tatti il Harvard Center for Renaissance Studies custodisce l’archivio Berenson (ancora non ordinato). In esso sono conservati i manoscritti originali, numerose bozze e varie annotazioni relative alle opere a stampa del B., la corrispondenza (cfr. Mariano, 1965), alcune recensioni delle sue opere, numerose fotografie del B. e dei suoi amici. Per un elenco delle opere del B. (comprendente le varie edizioni e traduzioni fino al 1955) si veda Mostyn-Owen, 1955, che fornisce anche indicazioni su articoli, prefazioni ed epistolario, incluse le lettere apparse sui quotidiani (cfr. Mariano, 1965). Nel 1957, ’58, ’59, la casa editrice Electa di Milano ha pubblicato tre volumi con pagine di diario (1942-56) e articoli sparsi, sotto il titolo Raccolta di saggi di B. B., diretta da N. Mariano, versione italiana di A. Loria. Nel 1960 è uscito a Londra (Thames and Hudson) The Passionate Sightseer, from the Diaries 1947-1956, con prefazione di R. Mortimer (trad. francese presso Gerardjulien Salvy, Paris 1985), interessante anche per le fotografie e le illustrazioni; le pagine che si riferiscono alla Calabria sono state tradotte in italiano da F. Spencer Vollaro in Brutium, LIX (1980), pp. 36-40. Le opere del B. da cui è tratta la maggior parte delle citazioni presenti in questa biografia sono: Ipittori italiani del Rinascimento, Milano 1936; Estetica etica e storia nelle arti della rappresentazione visiva, ibid. 1948; Abbozzo per un autoritratto, ibid. 1949; Echi e riflessioni. Diario 1941-1944, ibid. 1950; Tramonto e crepuscolo; ultimi diari, 1947-58, ibid. 1966. Fonti e Bibl.: Bibliografia di B.B., a cura di W. Mostyn-Owen, Milano [1955]; R. Papi, Una visita al signor B. e ai Tatti, Firenze 1958; G. Colacicchi, Ricordo di B. B., Firenze 1959; S. Sprigge-B. Skelton, B. B., in Encounter, genn. 1960, pp. 59-63; H. Kiel, The B. B. Treasury, London-New York 1962; U. Morra, Colloqui con B., Milano 1963; S. Sprigge, La vita di B., Milano-Napoli 1963; The Selected Letters of B. B., a cura di A. K. McComb, London 1964; The Berenson Archive, An Inventory of Correspondence, a cura di N. Mariano, Cambridge, Mass.,-Florence 1965; L. H. Tharp, Mrs Jack, Boston-Toronto 1965, ad Indicem; R. Wellek, Vernon Lee, B. B. and Aesthetics, in Friendship’s Garland, Essays Presented to M. Praz…, II, Roma 1966, pp. 233-251; N. Mariano, Quarant’anni con B., Firenze 1969; E. Samuels, B. B.: the Making of a Connoisseur, Cambridge, Mass.,-London 1979; M. Secrest, Being B. B., Holt 1979; B. Berenson-C. Marghieri, Lo specchio doppio, Milano 1981; F. Bellini, Una passione di R. Longhi: B. B., in L’arte di scrivere sull’arte. R. Longhi nella cultura del nostro tempo, Roma 1982, pp. 9-26; Mary Berenson. A self-portrait from her letters and diaries, a cura di B. Strachey-J. Samuels, London 1983; F. Clerici, Conversando di O. Wilde con B. B., in Il Messaggero, 17 nov. 1986; J. Pope-Hennessy, Il mestiere di conoscitore, in Il Giornale dell’arte, IV (1986), n. 40, pp. 43 s. VEDI ANCHE Doménico Veneziano Doménico Veneziano. – Pittore (m. Firenze 1461), operoso a Firenze. Figura fondamentale del Rinascimento fiorentino, possiamo seguire il suo percorso artistico a partire dall’Adorazione dei Magi (1430-1435 circa, Musei di Berlino), dove si palesano reminiscenze del Pisanello, ma soverchiate dai caratteri … arte In senso lato, ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati. ? Il concetto di arte come tèchne, complesso … Alessandro Contini Bonacòssi Contini Bonacòssi, Alessandro. – Collezionista d’arte italiano (Ancona 1878 – Firenze 1955). Raccolse, anche sotto la guida di studiosi quali B. Berenson e R. Longhi, importanti opere soprattutto di pittura antica italiana e spagnola che legò, per testamento, allo Stato italiano. Solo una parte della … Giovanni del Biondo Pittore (notizie tra il 1356 e il 1392), attivo a Firenze dal 1356. Tra le sue opere più notevoli la Presentazione al Tempio dell’Accademia fiorentina (1364), predella del polittico Rinuccini in S. Croce in Firenze, una Madonna col Bambino nella pinacoteca di Siena (1377), oltre alcuni grandi e complessi …”,”BIOx-346″
“BERETTA Roberto”,”Il lungo autunno. Controstoria del Sessantotto cattolico.”,”BERETTA per ragioni anagrafiche non ha fatto il Sessantotto (è nato nel 1960) ma lo studia da tre anni. Da otto fa il giornalista e lavora all’inserto culturale del giornale ‘Avvenire’. E’ autore di quattro libri l’ultimo dei quali è intitolato ‘Preti di strada’ (1995) in collaborazione con Giovanni GAZZANEO.”,”ITAC-005″
“BERETTA Roberto”,”Cantavamo Dio è morto. Il ’68 dei cattolici.”,”””Infine c’erano l’America Latina e i suoi ‘curatis comunistas’. Il mito di tantissimi credenti era allora Camilo Torres, il prete colombiano che aveva identificato l’amore del prossimo con la lotta armata: “”Ciò che fa di me un prete”” scriveva il reverendo guerrigliero “”è la rivoluzione sociale, che è l’essenza del cristianesimo. Noi siamo con i rivoluzionari e contro i contro-rivoluzionari… In Colombia è dovere di ogni cristiano partecipare alla rivoluzione”” perché “”dovere del cristiano è di essere rivoluzionario; dovere del rivoluzionario è fare la rivoluzione””. La “”teologia della liberazione”” (un termine usato per la prima volta dal peruviano Gustavo Gutierrez, guarda caso, proprio in una conferenza dell’estate 1968) è troppo poco; si sceglie quella “”della rivoluzione””. Nel marzo 1968 oltre trecento tra sacerdoti e laici al “”Convegno Camilo Torres”” di Montevideo sottoscrivono una “”carta”” in cui dichiarano che “”quest’ora decisiva esige la partecipazione dei cristiani alla rivoluzione, “”l’unica maniera efficace di realizzare l’amore del prossimo””…Questa violenza reazionaria può essere combattuta e vinta solo con la violenza rivoluzionaria… I cristiani devono rifiutare tutte le soluzione attendiste e “”riformiste””””. (pag 139)”,”ITAC-105″
“BERETTA Roberto”,”Il lungo autunno. Controstoria del Sessantotto cattolico.”,”Roberto Beretta non ha fatto il Sessantotto per ragioni anagrafiche (è nato nel 1960), ma lo indaga da tre anni. Da otto, invece, fa il giornalista all’inserto culturale di Avvenire. É autore di quattro libri, l’ultimo dei quali intitolato Preti di strada in collaborazione con Giovanni Gazzaneo.”,”RELC-024-FL”
“BERETTA Franco”,”L’esperienza inutile. I conflitti anglo-boero e russo-giapponese e l’impreparazione italiana alla guerra di trincea.”,”””Per tali ragioni l’ufficiale del genio Enrico Rocchi, ndr riteneva che il carattere della guerra di posizione russo-giapponese non potesse considerarsi un caso isolato né spiegarsi solo con i problemi di ordine logistico ai quali pur veniva riconosciuta tutta l’importanza. Essa doveva considerarsi come il risultato degli effetti dell’impiego delle armi moderne”” (pag 92) (*) E. Rocchi, ‘Traccia per lo studio della fortificazione campale’, Torino, 1911″,”QMIx-303″
“BEREZHKOV Valentin M.”,”In missione diplomatica da Hitler.”,”BEREZHKOV, dopo la guerra, è stato giornalista specializzato in questioni internazionali. Durante la guerra svolse attività diplomatica a Berlino.”,”RUST-058″
“BEREZKOV Valentin”,”Interprete di Stalin.”,”Overlord. “” – Io non ho timori per lo sbarco in se stesso – dichiarò Churchill – ma temo ciò che potrà accadere trenta-quaranta giorni dopo. Stalin rispose che non appena fosse stato attuato lo sbarco nella Francia settentrionale, l’ Armata rossa sarebbe passata all’ offensiva. Sapendo che lo sbarco sarebbe stato effettuato in maggio o in giugno i russi avrebbero potuto scatenare una offensiva su più direttrici. Per il momento la situazione pemetteva ai tedeschi di trasferire truppe sul fronte orientale. Gli hitleriani avrebbero continuato a trasferirle in tale direzione finché non fosse insorta una seria minaccia in occidente. – I tedeschi temono molto un nostro avvicinamento alle loro frontiere, – continuò Stalin. – Essi comprendono che tra di noi non c’è il canale della Manica o il mare. E’ possibile, dall’ oriente, arrivare fino alla Germania. I tedeschi sanno anche che ad ovest sono difesi dalla Manica e che è necessario attraversare tutto il territorio francese prima di raggiungere quello tedesco in Germania. I tedeschi si rifiuteranno sicuramente di trasferire truppe in occidente se l’ Armata rossa attaccherà. E l’ Armata rossa attaccherà se riceverà aiuto dagli alleati occidentali mediante l’ attuazione dell’ operazione “”Overlord””.”””” (pag 226)”,”STAS-055″
“BEREZKOV Valentin”,”Interprete di Stalin.”,”””Quando la penetrazione in territorio sovietico venne bloccata e le truppe sovietiche cominciarono a ricacciare verso occidente gli hitleriani, e in particolare dopo la sconfitta dell’armata del generale Von Paulus sotto Stalingrado, la politica di Ankara cominciò a cambiare di tono. I turchi diedero ad intendere che l'””affare Pavlov-Kornilov”” poteva essere riesaminato”” (pag 144)”,”RUST-003-FV”
“BERG Eugene”,”Chronologie internationale 1945-1977.”,”BERG è Maitre de conferences all’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) di Parigi.”,”STOU-060″
“BERG Mary, a cura di Frediano SESSI”,”Il ghetto di Varsavia. Diario, 1939-1944.”,”Mary Berg, il cui vero nome è Miriam Wattemberg, nasce a Lodz in Polonia nel 1924. In seguito all’occupazione nazista si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak, per essere poi imbarcati alla volta di New York. Il diario viene pubblicato per la prima volta negli Usa quando la guerra non è ancora finita. [“”Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo, definitivamente, ne rimaneva un cumulo di macerie, ma fu un’illusione dei nazisti pensare di poter distruggere anche il ricordo di quei terribili giorni. Mary Berg aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate, con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, Mary Berg aveva 15 anni e un’incredibile capacità di osservare quegli stessi eventi dai quali si sentiva travolta. La sua attenzione ai fatti storici, tuttavia non impedisce mai l’emergere dei sentimenti o di aspettative della sua vita privata di adolescente. Ne scaturisce un libro che, oltre al suo valore di documento, apre a interrogativi e a risposte di bruciante attualità. Sostenuto da una scrittura scarna e veloce, ricca di partecipazione emotiva e non mai rassegnata al divario che si apriva tra la realtà e le parole per rappresentarla, il diario di Mary Berg, come quello di Anne Frank, è una testimonianza irrinunciabile del nostro tempo”” (quarta di copertina); “”Ahimè, i miei cattivi presentimenti prima delle feste erano fondati: ieri, vigilia del Rosh Ha-shanah, i tedeschi hanno convocato i rappresentanti della Comunità con l’ingegnere Czerniakow in testa e hanno chiesto che siano immediatamente consegnati loro cinquemila uomini per i campi di lavoro. La Comunità ha rifiutato di obbedire a quest’ordine. I tedeschi hanno fatto allora irruzione nel ghetto, organizzando un vero e proprio pogrom. La caccia all’uomo è continuata tutta la giornata di ieri e stamattina; si sentiva sparare dappertutto. Mi trovavo per caso in strada quanto è cominciata la razzia. Sono riuscita a rifugiarmi in un portone già affollato di gente, dove ho aspettato due ore. Alle otto e un quarto, riflettendo che mi occorreva mezz’ora per andare a piedi da via Leszno a via Sienna, ho deciso di avviarmi, per arrivare a casa prima del coprifuoco, cioè prima delle nove, ora dopo la quale è vietato circolare nelle strade. All’angolo di via Leszno e Zelazna una massa enorme di gente aspettava, disposta in ranghi davanti all’ufficio del lavoro. Erano quasi tutti giovani dai diciotto ai venticinque anni. La polizia ebriaca era costretta a sorvegliare che nessuno fuggisse. Quei giovani piegavano la testa con aria disperata, come se andassero al macello e in realtà non li aspetta niente di meglio. Le migliaia di uomini che sono stati mandati finora nei campi di lavoro sono svaniti quasi tutti senza lasciare traccia”” [dal diario, 23 settembre 1941] (pag 97)] ‘Il primo documento completo sulla più immane tragedia che mai colpì una città nel corso della seconda guerra mondiale'”,”POLx-061″
“BERG Mary, a cura di Frediano SESSI”,”Il ghetto di Varsavia. Diario (1939-1944).”,”Il diario di Mary Berg oltrepassò il muro del ghetto di Varsavia, sotto gli occhi vigili dei nazisti, la notte del 18 gennaio 1943, quando la sua giovane autrice fu trasferita con la famiglia al campo di Vittel (Francia), in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate.”,”POLx-009-FL”
“BERGAMASCHI Myriam a cura; saggi di Aldo MARCHETTI Giovanni GARBARINI Pietro BASSO Giancarlo CERRUTI Antonio M. CHIESI Anna TEMPIA Maria MERELLI e Maria Grazia RUGGERINI Carmen LECCARDI”,”Questione di ore. Orario e tempo di lavoro dall’ 800 ad oggi. Studi e ricerche.”,”Saggi di Aldo MARCHETTI, Giovanni GARBARINI, Pietro BASSO, Giancarlo CERRUTI, Antonio M. CHIESI, Anna TEMPIA, Maria MERELLI e Maria Grazia RUGGERINI, Carmen LECCARDI”,”MITT-011″
“BERGAMI Giancarlo”,”Il giovane Gramsci e il marxismo 1911-1918.”,”Giancarlo BERGAMI è nato a Casal di Principe nel 1942. Dopo la laurea in filosofia a Roma ha svolto, presso la Fondazione Luigi Einaudi e il Centro Studi Piero Gobetti di Torino, ricerche di bibliografia gobettiana. Ha curato nel 1973 nella collana ‘Biblioteca di Storia Contemporanea’ una scelta dei diari di Zino ZINI, ‘La tragedia del proletariato in Italia. Diario 1914-1926’. Collabora alle riviste ‘Il Ponte’, ‘Belfagor’, ‘Mezzosecolo’ (Annali del Centro Studi Gobetti), al Dizionario critico di storia contemporanea e al dizionario biografico ‘Il movimento operaio italiano’. Risiede a Torino, dove insegna nelle scuole statali. Sta lavorando a una biografia politica di Piero GOBETTI. in edizioni gramsciane esistenti”,”GRAS-020″
“BERGAMI Giancarlo”,”Gramsci comunista critico. Il politico e il pensatore.”,”G. BERGOMI (1942), laureato in filosofia, ha studiato e svolto attività di ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino e il Centro Studi Gobetti. E’ autore di saggi e di edizioni critiche (v. retrocopertina).”,”GRAS-033″
“BERGAMI Giancarlo”,”Guida bibliografica degli scritti su Piero Gobetti, 1918-1975.”,”””La raccolta delle quasi tremila schede di questa bibliografia è durata circa dieci anni””. (pag X)”,”ITAD-055″
“BERGAMI Giancarlo”,”Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga.”,”Contiene dedica autore Giancarlo BERGAMI, Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga, Belfagor anno XXXV N° 3 31 Maggio 1980 pp. 263-278 Contiene: il paragrafo: Analisi del fascismo nel primo tempo del PCdI. (pag 266) in cui si cita l’articolo di Bordiga su ‘l’Ordine Nuovo’, del 20 luglio 1921 : ‘Come matura il “”noskismo””‘ e il ‘Rapport de Bordiga sur le fascisme. Débats sur l’offensive du capital’ (resoconto stenografico del IV Congresso IC, La Correspondance Internationale, 22 décembre 1922, n. 36 Scontro Bordiga Stalin al VI Plenum dell’Esecutivo allargato, Mosca, febbraio 1926. Bordiga senza rispettare la richiesta del CC del partito russo di non occuparsi della questione russa interviene chiedendo “”Dove va la Russia? Quali sono i caratteri e gli sviluppi della sua economia?””. “”Intervenendo il 25 febbraio alla 9° seduta dell’Esecutivo allargato, ove si discute delle lotte all’interno del partito russo dominato ora dal blocco Stalin-Bucharin, Bordiga è colpito dallo spettacolo di ortodossia forzata, e dall’umiliazione che viene riservata agli oppositori. “”Io penso che la caccia al frazionismo continuerà e darà i risultati che già ha dato sin qui. Noi lo vediamo bene nel partito tedesco. Dovo dire che questo metodo di umiliazione è un metodo deplorevole, anche quando è applicato a taluni elementi politici che io ho duramente combattuto nel passato. Non riesco a capire come questo sistema di umiliazione possa essere considerato rivoluzionario, tanto più che gli esempi recenti mostrano come si sia voluto tentarlo contro compagni che non solo avevano dietro di sé un grande passato, ma che restavano preziosi per il futuro della rivoluzione. Ritengo che la maggioranza che offre prova della propria ortodossia è probabilmente formata di antichi oppositori già una volta umiliati. Questa mania di demolirci a vicenda deve cessare, se veramente vogliamo porre la nostra candidatura alla direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato”” (cfr. “”La Correspondance Internazionale””, Vienne, 6°, n. 36, 19 mars 1926, p. 343, e in “”Annali””, VIII, cit, p. 517). Risaltano la correttezza e l’onestà bordighiane nel tentativo di ridare respiro alla dialettica politica necessaria e vitale in un partito comunista rivoluzionario, insieme alla constatata impossibilità di mantenere quel minimo spazio che consenta a ogni opposizione di svolgere un ruolo appena significativo di stimolo e confronto”” (pag 277-278)”,”BORD-122″
“BERGAMI Giancarlo; LEONETTI Alfonso”,”L’«assalto al cielo della Comune (Bergami); Gli italiani nella Comune di Parigi (Leonetti).”,”Lista di italiani arrestati perché parteciparono alla Comune di Parigi: i loro nomi non figurano né nel ‘Dizionario’ di Jean Maitron per i condannati della Comune, né sulle liste dei liberati, comunicate alla Legazione italiana di Parigi dalle autorità di Versailles (pag 1467)”,”MFRC-002-FGB”
“BERGAMI Giancarlo; ZINI Zino”,”Zino Zini tra liberalismo e comunismo (Bergami); Pagine di guerra, diario (1923-1928) (Zini); Libri e problemi. Il fascismo nei suoi rapporti con gli anglosassoni (Bergami).”,”Dalle pagine di diario: ‘La Chiesa cattolica continua il doppio gioco millenario: è nello stesso tempo coi potenti e cogli umili, coi signori della terra e con quegli altri signori del cielo che sono i poveri (4 maggio 1924)’ (pag 1456) ‘In questo quarto d’ora storico il Mezzogiorno è l’accampamento del fascismo. Ondeggia e bivacca tumultuosamente in queste terre bruciate dal sole e di passione una vaga inquieta torbida massa di giovani, persuasi della verità delle loro fedi, che sono in fondo nient’altro che i loro desideri; forti delle armi, più ancora che delle loro parole. (…) (Luglio 1924)’ (pag 1457) Il fascismo nei suoi rapporti con gli anglosassoni. (Libri e problemi) (G. Bergami) “”(…) Il campo di indagine si può allora utilmente estendere alle relazioni tra i banchieri di Wall Street e i progetti del capitale statunitense, già penetrato da noi al tempo dei ministeri di F.S. Nitti e di G. Giolitti, e il governo mussoliniano”” (pag 1525) (scarne riflessioni su questo tema in libro di J.B. Duroselle, ‘De Wilson a Roosevelt (…)’, 1960, e Renzo De Felice, Mussolini il fascista’, Einaudi 1968, cap. III.”,”TEOC-037-FGB”
“BERGAMI Giancarlo”,”Da Graf a Gobetti. Cinquant’anni di cultura militante a Torino (1876-1925).”,”Dissidio di Gobetti con Mondolfo “”Era qui anche la radice del dissidio (di Gobetti, ndr) con Rodolfo Mondolfo, che aveva studiato «a lungo il materialismo storico, ma, quando dalla speculazione scende alla critica politica, non mostra alcuna fiducia nelle masse e nei suoi piani e nei suo calcoli si occupa soprattutto delle classi medie» (39). Il rilievo coinvolge due modi di valutare i compiti del proletariato davanti al fascismo, alla rivoluzione russa e al bolscevismo, né risparmia la saggezza parlamentare da talpe, l’ignoranza della dialettica rivoluzionaria, del partito socialista. Non ci si lasci fuorviare dal rigore di tale obiezioni, e non si dimentichi che l’approccio di Gobetti a Marx è a sua volta non poco discutibile e dilettantesco. In vari luoghi egli cita bensì con sprovvedutezza le «macchinose costruzioni economiche dell’autore del ‘Capitale’, sicuro che «l’economista è morto, con il pluvsalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo» (40). Permane il rifiuto della critica marxiana della ‘economia politica’, nel quadro della chiusura ai principi del collettivismo assimilato al ‘socialismo di Stato’. In assenza di un’educazione idonea a comprendere la realtà in movimento, e nella ripulsa degli strumenti gnoseologici del marxismo, Gobetti si affida al linguaggio immediato dei fatti, alla concretezza della lotta politica, criticando la linea collaborazionista dei giolittiani, che riducono il liberalismo a un’arte di governo, un espediente di moderazione, una «diplomazia per iniziati» (41). La scienza dei liberali, invischiata nelle astrazioni organicistiche, non postula altri principi relativi fuori della «gretta religione della patria e dell’interesse generale». Il saggio crociano su ‘Il partito come giudizio e come pregiudizio’, in cui «la scoperta più arguta era la barzelletta d’apertura, dei partiti politici come generi letterari», compendiava i sospetti e le preclusioni del conservatore meridionale verso «le esagerazioni e le degenerazioni così degli astrattisti come dei materialisti della politica». Parimenti, la distinzione di teoria e pratica dimostrava l”errore’ di considerare la lotta di classe un concetto logicamente assurdo, anche se Gobetti accoglieva le obiezione dei neoidealisti italiani alla ‘filosofia della storia’ di Marx e all’«illusione messianica, di natura mistica e hegeliana, di un’abolizione finale delle classi» (42)”” (pag 122-123) [Giancarlo Bergami, ‘Da Graf a Gobetti. Cinquant’anni di cultura militante a Torino (1876-1925)’, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1980] [(39) P. Gobetti, ‘La nostra cultura politica’, cit.; (40) P. Gobetti, ‘L’ora di Marx’, “”Libertà!””, 1° aprile 1924, p. 3; ora in P. Gobetti, ‘Scritti politici’, cit., p. 640; (41) P. Gobetti, ‘Il liberalismo e le masse’, “”La Rivoluzione Liberale””, 10 aprile 1923, p. 37; ora in op. cit., p. 477; (42) P. Gobetti, ‘La rivoluzione liberale’, cit., p. 50]”,”ITAB-001-FMB”
“BERGAMINI Oliviero”,”Breve storia del federalismo americano.”,”Oliviero BERGAMINI insegna Storia dell’America del Nord presso l’Univ di Bergamo. Dello stesso autore la Marcos ha pubblicato: -Un esercito per la nazione. Elihu Root e la nascita del moderno sistema militare degli Stati Uniti.”,”USAS-049″
“BERGAMINI Oliviero”,”Storia degli Stati Uniti.”,”BERGAMINI Oliviero insegna storia dell’ America del Nord e storia del giornalismo presso l’ Università degli Studi di Bergamo. E’ autore di saggi editi in Italia e all’ estero su temi che vanno dalle relazioni internazionali alla storia delle istituzioni politiche americane, a questione di storia e politica militare. Fra le sue pubblicazioni ‘Un esercito per la nazione. La nascita del moderno sistema militare degli Stati Uniti (Milano, 1996) e ‘Breve storia del federalismo americano’ (Milano, 1997). Espansionisti-imperialisti. “”Tramontato il mito del libero scambio, le grandi potenze avevano intrapreso la creazione di imperi, ritenuti ormai indispensabili per assicurarsi sicurezza, prosperità, spazi di crescita. Tutto ciò contribuì a segnare un’ evoluzione profonda nella politica estera americana, che per quanto in continuità ideologica con l’ espansionismo interno, pose anche gli Stati Uniti sulla strada di un nuovo espansionismo esterno, analogo nella sostanza, sebbene in parte diverso nei modi, al vero e proprio imperialismo europeo. Come ha ben illustrato Walter La Feber, alla base della nuova fase ci furono ragioni di tipo economico e geopolitico. Tra 1865 e 1914 le esportazioni americane decuplicarono, e gli investimenti all’ estero, soprattutto nei Caraibi e in America Latina, crebbero enormemente. Il paese passò dal passivo all’ attivo nella bilancia commerciale e negli investimenti internazionali. Il grande business americano raggiunse insomma dimensioni che lo rendevano pronto a una proiezione al di fuori dei confini del paese.”” (pag 144) “”A ciò si intrecciarono considerazioni geopolitiche e di sicurezza, secondo le quali, dal momento che Gran Bretagna, Germania, Francia si stavano accaparrando vasti territori in tutto il mondo, anche gli Stati Uniti avrebbero dovuto assicurarsi una zona di influenza, altrimenti si sarebbero trovati emarginati e condannati al declino economico-politico. A sostenere queste posizioni fu soprattutto un gruppo di espansionisti-imperialisti che comprendeva i futuri segretari di Stato Joh Hay ed Elihu Root, gli influenti politici Albert Beveridge e Henry Cabot Lodge, e il futuro presidente Theodore Roosevelt.”” (pag 144-145)”,”USAS-121″
“BERGAMINI Ivo”,”Alle origini del movimento operaio indiano. Classi, caste e movimenti politici nell’ India coloniale, 1857-1918.”,”””E’ indubbio però che la situazione oggettiva dell’ India occidentale, in cui Tilak si trova ad operare tra la fine del 1896 e gli inizi del 1897, abbia contribuito in maniera consistente alla sua decisione di dare un’ impostazione più assertiva, in senso nazionalista, alle celebrazioni in onore di Shivaji. La grande carestia che colpisce vaste zone del paese sul finire del 1896 e l’ epidemia di peste bubbonica che si sviluppa a partire dal febbraio successivo sono i due elementi essenziali del contesto in cui si sviluppa l’ azione politica complessiva di Tilak, quindi anche l’ accentuazione del carattere politico da lui impresso alla festa di Shivaji.”” (pag 224)”,”ELCx-097″
“BERGAMINI Oliviero”,”La democrazia della stampa. Storia del giornalismo.”,”Oliviero Bergamini, giornalista e storico, lavora per le redazioni giornalistiche Rai (TG3) e insegna Storia dell’America del Nord e Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Bergamo. E’ autore di libri e articoli dedicati alla storia politica degli Stati Uniti e ai rapporti media informazione potere. Ha pubblicato ‘Breve storia del federalismo americano’ (1996), e ‘Democrazia in America?’ (2004), e ‘Storia degli Stati Uniti0 (2006). ‘Il trionfo della propaganda nella Germania nazista’ ‘L’Unione Sovietica e la costruzione della “”verità””‘ La “”preghiera mattutina”” dell’uomo tedesco (pag 109) “”«La lettura del giornale la mattina presto è una sorta di realistica preghiera mattutina. Uno orienta il proprio comportamento nei confronti del mondo o secondo Dio, oppure secondo ciò che è il mondo», scriveva negli ‘Aforismi jenesi’ il grande filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Un paragone divenuto proverbiale, che testimonia come anche nell’area tedesca i giornali avessero raggiunto durante l’Ottocento una posizione di primo piano nella vita sociale e «spirituale» dei cittadini, o almeno delle classi più elevate. L’area germanofona rimaneva divisa tra il multietnico Impero asburgico, e i molti Stati tedeschi, che avviarono però un processo di unificazione politica sotto l’egida della Prussia, culminato con la nascita del ‘Reich’ guglielmino nel 1870. La borghesia tedesca, soprattutto nelle aree urbane, era numerosa, benestante, istruita; i fermenti sociali, intellettuali e politici in Germania erano vivi; ma la pressione delle autorità fu sempre forte. Durante il periodo napoleonico, i temporanei dominatori francesi accompagnarono la retorica dei principi rivoluzionari con una ‘Realpolitk’ fatta di rigida censura su ogni pubblicazione che potesse avere toni antinapoleonici. Poi, con la restaurazione, ricomparvero monarchi pesantemente conservatori e il giornalismo tedesco visse per decenni all’insegna della sottimissione delle autorità. La robusta vita intellettuale e civile delle città non mancò di dar corpo a testate di valore. Il «Reinischer Merkur», voce della Renania, con sede a Coblenza, raggiunse una considerevole notorietà, e la tiratura di oltre 3000 copie, grazie alla collaborazione di autori romantici come i fratelli Grimm, ai brillanti articoli dell’intellettuale cattolico Joseph Gorres e alle sue posizioni coraggiose, prima antifrancesi e poi ostili alla egemonia prussiana, che gli costarono la soppressione nel 1816, dopo meno di due anni di vita. La cultura romantica ispirò anche altri giornali e riviste, che se da un lato coltivarono l’ideale dell’unità spirituale della Germania con toni patriottici che sconfinavano nel nazionalismo pangermanico, dall’altro si schierarono a favore del rinnovamento sociale e intellettuale, della circolazione di nuove idee e quindi contro la censura di libri e giornali. La stampa tedesca dovette comunque sempre fare i conti con un atteggiamento ostile delle autorità, segnato da frequenti giri di vite che si alternavano a periodi di allentamento dei controlli. Nel 1819, ad esempio, la Dieta degli Stati germanici impose una stretta repressiva alla stampa e alle università (una caratteristica tedesca era lo stretto rapporto che esisteva spesso tra riviste e ambienti universitari), ribadendo che tutte le pubblicazioni non espressamente autorizzate erano da considerarsi illegali, e nel 1832 promulgò ulteriori disposizioni (i cosiddetti «sei articoli») che proibivano alla stampa periodica di occuparsi di politica. Nel corso della prima metà dell’Ottocento, intrecciata a quella romantica, il mondo tedesco conobbe d’altra parte, come il resto d’Europa, anche la diffusione della cultura politica liberale e borghese, che battagliò contro le posizioni più conservatrici e reazionarie in larga misura proprio attraverso i giornali. Comparvero riviste e fogli di informazione di tendenza esplicitamente liberale, come la «Deutsche Zeitung» pubblicata dal 1847 ad Heidelberg, che raggiunse le 4000 compie, e anche radicale come la «Reinische Zeitung», nata nel 1842, alla quale collaborarono Friedrich Engels e Karl Marx. Diventato caporedattore, il futuro teorico del comunismo combatté dalle sue pagine una battaglia proprio a favore della libertà di stampa, che descriveva con ispirati toni di sapore hegeliano: «Essa è l’occhio dello spirito popolare aperto su tutto, la fiducia incarnata in un popolo per se stesso, il legame parlante che unisce il singolo con lo stato e con il mondo, la cultura fatta corporea che illumina di spiritualità le lotte materiali e ne idealizza il grezzo aspetto terreno (…). E’ lo specchio spirituale nel quale ogni popolo si guarda, e contemplare se stessi è la prima condizione della saggezza». Come era facile prevedere, la «Rheinische Zeitung» ebbe vita travagliata, continuamente bersagliata come fu da provvedimenti di censura”” (pag 109-110) [Oliviero Bergamini, ‘La democrazia della stampa. Storia del giornalismo’, Roma Bari, 2006]”,”EDIx-202″
“BERGAMINI Oliviero”,”Breve storia del federalismo americano.”,”Oliviero Bergamini insegna Storia dell’America del Nord presso l’Università di Bergamo.”,”USAS-022-FL”
“BERGAMINO Giorgio”,”Colombo e la scoperta dell’America. Prima e dopo il 12 ottobre del 1492: personaggi, storia, scienza e curiosità.”,”I satelliti di Giove. “”Quando Galileo Galilei, osservando il cielo con il cannocchiale, scoprì che intorno a Giove ruotavano quattro satelliti, che chiamò “”medicei””, intuì che le loro cicliche sparizioni e ricomparse davanti al pianeta potevano essere utilizzate come orologio celeste per le misure di longitudine. La possibilità di utilizzo di tale scoperta nella navigazione oceanica fu una delle diverse ragioni per le quali Galileo venne costretto al silenzio dall’Inquisizione: lo scienziato aveva infatti cercato di vendere questo metodo a un paese protestante, l’Olanda, allora in lotta con la cattolica Spagna. Pochi anni più tardi Giovanni Domenico Cassini, astronomo dell’Osservatorio di Parigi, usò le lune di Giove per le misurazioni necessarie alla realizzazione di una carta geografica precisa della Francia. Re Sole, quando gli fu mostrata, si lamentò di Cassini, con quella carta, gli aveva fatto perdere più territori che non con una guerra perduta”” (pag 27) Colombo corsaro (pag 55)”,”ASGx-008-FV”
“BERGER Stefan”,”Social Democracy and the Working Class. In Nineteenth and Twentieth Century Germany.”,”BERGER Stefan è Senior Lecturer nella School of European Studies, University Wales, Cardiff. “”(…) molti tedeschi della classe media furono ossessionati dal timore della rivoluzione sociale e videro la SPD come la maggiore espressione istituzionale di ogni tendenza rivoluzionaria nella classe operaia. Questi timori furono sfruttati da Bismarck che qualificò i Social Democratici come ‘nemici del Reich’ (Reichsfeinde) e ‘antipatriottici’ (vaterlandslose Gesellen). Nel 1878 il Reichstag approvò le Leggi anti-socialiste di Bismarck che vietarono il partito socialdemocratico e le organizzazioni sindacali fino al 1890. Individualmente ai socialdemocratici fu consentito di partecipare alle elezioni ma le loro associazioni furono disciolte a forza, i giornali chiusi e molti dei loro attivisti costretti all’ esilio o imprigionati.”” (pag 72-73) “”In Germania, Bismarck accompagnò il suo approccio con la mano pesante contro i socialdemocratici con un tentativo di corteggiare la classe operaia al di fuori della SPD. Egli introdusse una serie di riforme sociali che fecero della Germania imperiale uno dei primi pionieri del Welfare State””. (pag 73) SPD primo partito di massa. “”Under the Anti-Socialist Law the party could increase its share of the vote from 7.5 per cent in 1878 to 19.7 per cent in 1890, and it was to become the largest party in the Reichstag in 1912 with 34.8 per cent of the vote and 110 of the 397 seats. Recently, Jonathan Sperber has put forward the thesis that the Wilhelmine SPD should be seen as the first ‘people’s party’ in Germany (…)””. (pag 73-74)”,”MGEx-181″
“BERGER Suzanne DORE Ronald a cura; saggi di Robert BOYER Robert WADE W. Carl KESTER Hervé DUMEZ e Alain JEUNEMAITRE Peter A. GOUREVITCH Sylvia OSTRY Paul STREETEN Ronald DORE”,”Differenze nazionali e capitalismo globale.”,”Suzanne BERGER insegna scienza politica nel MIT. Anche R. DORE insegna scienza politica al MIT.”,”ECOI-307″
“BERGER Brigitte BERGER Peter L.”,”In difesa della famiglia borghese.”,”BERGER Brigitte è docente di sociologia nel Wellesley College. Con Peter L. BERGER ha già pubblicxato ‘Sociologia’ (1977). “”Storicamente la famiglia borghese precedette l’istituzione che oggi conosciamo col nome di democrazia. Vorremmo anche sostenere che la famiglia borghese, nelle sue caratteristiche essenziali, può sopravvivere all’interno di politiche non democratiche o persino totalitarie”” (pag 243-244)”,”TEOS-204″
“BERGER Martin”,”Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism.”,”BERGER Martin (1942-) Osservazioni di Engels su esercito rivoluzione francese “”But Engels could not indefinitely ignore the linkage between war and revolution. He began to analyze the 1793 model by disassembling it. To organize his and Marx’s thoughts on the subject , and as a “”sort of exercise”” in his new specialty of military science (29), he began an essay on the prospects that would confront a revolutionary French regime under attack by all the counterrevolutionary powers of Europe. In the ‘Neue Rheinische Zeitung’, Engels had concentrated on the intensifying and accelerating effect that war would have on the political and social side of a revolution. It was assumed that a revolution would increase a nation’s ability to defend itself. If a nation in desperate military straits could save itself only by resort to increasingly radical measures, those measures had to yield military dividends – else why could a “”Fatherland in danger”” be saved more surely by a revolutionary regime than by any other sort of government? Now that the dust of 1848 had settled a bit, Engels examined more closely this matter of what revolution might be expected to do for war, and his findings were not encouraging. During the revolutions of 1848 and 1849, Engels had functioned to some extent as a cheerleader of revolution. In 1851, however, he had to be entirely cold-blooded and detached, lest he mislead himself, Marx, and the proletariat as to the prospects of a future revolution. “”Now that we are not writing an NRZ, we have no need for illusions””, he said, praising the generalship of Radetzky (30). Even the accomplishments of the miraculous year 1793 diminished under Engels’ critical scrutiny: Valmy was a trivial artillery duel, Carnot a mediocrity, and the heroic volunteers, when not directly under the eye of Dumouriez, fought no better than the south German ‘Volkswehr’ of 1849. The ‘levée en masse’ was no panacea. It had increased the size of the French forces, but had no created an army out of nothing; only the allies’ indecision permitted the French to train their levies in the ‘école de bataillon’. France had been saved not by an irresistible revolutionary forces, but by the discord and incompetence of her foes”” [Martin Berger, Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism’, Connecticut, 1977] [(29) To Marx, Apr. 11, 1851, 27, 235; (30) “”Holy Alliance vs France””, MS, I, 212. Riazanov, in ‘Neue Zeit’, suggested that Engels wrote it in response to G.A. Techow ‘s article on a similar theme, and the editors of the MS follow Riazanov. The MEW editors argue convincingly that Engels took up the subject on his own (7, 621)] (pag 83-84) “”France had required the whole period from 1789 to 1792 to assemble Dumouriez’ army, which disintegrated; Hungary had needed the period of March, 1848, to the middle of 1849 to field an organized army. Engels concluded that “”precisely the factor that enabled Napoleon to form gigantic armies rapidly, namely good cadres, is necessarily lacking in any revolution (even in France)”” (32). Engels never regained his lost faith in the military invincibility of a popular rising. “”National enthusiasm””, he wrote in 1866, “”is a capital thing to work upon, but until disciplined and organized, nobody can win battles with it. “”Revolutions created disorder, and disorder was incompatible with military effectiveness. The Sepoy rebels, “”a motley crew of mutineering soldiers who [had] murdered their own officers, torn asunder the bonds of discipline””, and established no unified command, were dismissed in 1857 as “”certainly the body least likely to organize a serious and protracted resistance”” (33). The legend of 1793 took its place among the optimistic illusions that the scientific socialists delighted in exposing. When in 1870 Gambetta attempted a ‘levée en masse’, Engels could consider that his predictions of 1851 had been confirmed. There were not enough officers; once the regular armies were lost, as in the capitulation of Metz, it became “”extremely difficult to turn crowds of men into companies and battalions of soldiers””. Engels continued: “”Whoever has seen popular levies on the drill-ground or under fire – be they Baden Freischaaren, Bull-Run Yankees, French Mobiles, or British Volunteers – will have perceived at once that the chief cause of the helplessness und unsteadiness of these troops lies in the fact of the officers not knowing their duty; and in this present case in France who is there to teach them their duty?”” (34)”” Martin Berger, Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism’, Connecticut, 1977] [(32) To Marx, Sept. 26, 1851, 27, 355; (33) “”Notes on the War, No. III””, Manchester Guardian, June, 28, 1866, EMC, 133; “”The Revolt in INdia””, Tribune, Aug. 4, 1857, FIWI, 44. Edmond Laskine uses quotations of this sort to prove to his satisfaction that Engels and Marx really opposed revolution. ‘L’Internationale et le pangermanisme’ (Paris, H. Floury, 1916), 74-78; (34) “”The Fall of Metz””, Pall Mall Gazette, Oct. 29, 1870, Notes on the War: Sixty Articles reprinted from the “”Pall Mall Gazette””, 1870-1871, ed. Friedrich Adler (Vienna: Wiener Volksbuchhandlung, 1923), 78-79] (pag 84-85)”,”MAES-159″
“BERGER Peter L. LUCKMANN Thomas”,”La realtà come costruzione sociale.”,”Peter L. Berger, nato a Vienna nel 1929, insegna sociologia alla Rutgers University. E’ autore di importanti contributi di sociologia della religione e di sociologia politica. Thomas Luckmann nato a Jesenice nel 1927, insegna sociologia nelal Università di Francoforte. E’ autore di un saggio sulla religione nella società contemporanea pubblicato dal Mulino: ‘La religione invisibile’ (1969). “”Da Marx la sociologia della conoscenza deriva il suo principio basilare, cioè che la coscienza dell’uomo è determinata dalla sua esistenza sociale (5). Certo si è molto discusso su che genere di determinazione Marx avesse in mente. Si può dire che gran parte della grande «lotta con Marx», che caratterizzò non solo gli inizi della sociologia della conoscenza ma anche il «periodo classico» della sociologia in generale (soprattutto come si manifestò nelle opere di Weber, Durkheim e Pareto), era in realtà una lotta con una difettosa interpretazione di Marx compiuta da marxisti posteriori. Questa affermazione acquista una plausibilità ancor maggiore se si pensa che fu solo nel 1932 che gli importantissimi ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ vennero riscoperti e che solo dopo la seconda guerra mondiale gli studiosi di Marx poterono valutare in pieno le implicazioni di questa riscoperta. In ogni modo, la sociologia della conoscenza ha ereditato da Marx non solo la più chiara formulazione del suo problema centrale, ma anche alcuni dei suoi concetti più importanti, fra i quali dovremmo ricordare soprattutto il concetto di «ideologia» (idee che servono come strumenti di costrizione nella realtà sociale) e quello di «falsa coscienza» (il pensiero che viene alienato dalla vera condizione sociale dell’individuo). La sociologia della conoscenza è stata particolarmente attratta dai concetti gemelli marxiani di «sottostruttura / sovrastruttura» (Unterbau / Uberbau). Su questo punto la controversia sulla corretta interpretazione del pensiero di Marx è stata particolarmente violenta; più tardi il marxismo ha preso la tendenza a identificare la «sottostruttura» con la struttura economica ‘tout court, di cui la «sovrastruttura» doveva quindi essere un diretto «riflesso» (come in Lenin, per esempio). E’ chiaro ora che questo travisa il pensiero di Marx, come dovrebbe farci sospettare il carattere essenzialmente meccanicistico piuttosto che dialettico di questo genere di determinismo economico. Ciò che interessava a Marx era che il pensiero umano è fondato sull’attività umana («lavoro», nel senso più largo della parola) e sulle relazioni sociali prodotte da questa attività. La migliore interpretazione di «sottostruttura» e «sovrastruttura» è di vederle rispettivamente l’una come l’attività umana, l’altra come il mondo prodotto da questa attività (6). In ogni modo, lo schema fondamentale di «sotto-sovrastruttura» è stato ripreso in varie forme dalla sociologia della conoscenza, a cominciare da Scheler, sempre sottintendendo che esiste una qualche sorta di rapporto tra il pensiero e un’altra realtà «sottostante» diversa dal pensiero. Il fascino di questo schema ha prevalso nonostante il fatto che una notevole parte della sociologia della conoscenza è stata formulata in esplicita opposizione al marxismo e che diverse posizioni sono state prese all’interno di essa riguardo alla natura dei rapporti tra le due componenti dello schema”” (pag 18-19-20) [Peter L. Berger Thomas Luckmann, ‘La realtà come costruzione sociale’, Bologna, 1966, dall’introduzione: ‘Il problema della sociologia della conoscenza’] [(5) ‘Cfr. Karl Marx, ‘Scritti giovanili’, Roma, 1963, I. ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ si trovano a pp. 225 ss.; (6) Sullo schema marxiano di ‘Unterbau / Uberbau’, cfr. Karl Kautsky ‘Verhältnis von Unterbau und Uberbau’, in ‘Der Marxismus’, a cura di Iring Fetscher, München, Piper, 1962, pp. 160 ss.; Antonio Labriola, ‘Die Vermittlung zwischen Basis und Überbau, ibidem, pp. 167 ss. (si tratta del saggio ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, pubblicato a Roma, Ed. Riuniti, 1964, nel volume ‘Saggi sul materialismo storico’); Jean-Yves Calvez, ‘La pensée de Karl Marx, Paris, Ed. du Seuil, 1956, trad. it. ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, Borla, 1966, pp. 432 ss.. La più importante riformulazione del problema compiuta nel ventesimo secolo è quella di György Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’, Berlin, 1923, trad. it., ‘Storia e coscienza di classe’, Milano, Sugar, 1967. L’interpretazione data da Lukács del concetto di dialettica in Marx è tanto più notevole in quanto precede di quasi dieci anni la riscoperta dei ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’] Scheler, Max, Sociologia del sapere / Max Scheler ; introduzione di Gianfranco Morra, ed Abete, Roma, 1976″,”TEOS-279″
“BERGER Denis”,”De Napoléon le petit aux bonapartes manchots. Remarques sur l’état et le bonapartisme à notre époque.”,”””Per Marx il primo fattore da considerare è il rapporto di forze tra borghesia e proletariato. Nel 1851 esso è arrivato ad una sorta di stato di equilibrio per annullamento della capacità di offensiva di ciascuna delle classi”” (pag 10) Il bonapartismo che descrive Trotsky non si comprende se non in rapporto con l’imminenza della minaccia fascista (pag 17)”,”TEOC-753″
“BERGERE Marie-Claire”,”Histoire de Shanghai.”,”BERGERE Marie-Claire professore emerito università. Ha scritto altre opere sulla Cina (biografia di Sun Yat-sen e altro) “”De l’insurection victorieuse du 23 mars à la purge sanglante du 12 avril, Shanghai est le théâtre de tractations secrètes. Les fausses rumeurs et le travail d’intoxication suivent leurs cours, tandis que les forces en présence sont divisées sur le stratégies à adopter. Si les péripéties du drame échappent parfois aux observateurs, l’importance des emjeux ne fait pas de doute: à Wuhan, à Moscou, dans les capitales occidentales, les regards se tournent vers Shanghai. Le meneur du jeu est Chiang Kai-shek.”” (pag 206-207)”,”CINE-043″
“BERGERE Marie-Claire”,”La Repubblica popolare cinese (1949-1999).”,”BERGERE Marie-Claire ha diretto il Centre de Recherche et de Documentation sur la Chine Contemporaine – Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e il Centre d’Etudes Chinoises de l’Institut National des Langues et Civilisations Orientales. Tra le sue pubblicazioni ‘L’age d’or de la bourgeoisie chinoise, 1911-1937’ (1986), ‘Sun Yat-sen’ (1994), ‘Le mandarin et le compradore’ (1998), e, tradotto in italiano ‘La Cina’ (Einaudi, 1973). “”Nel corso di questa crisi la Cina è apparsa molto isolata. Il solo contropiede possibile alla pressione sovietica sarebbe stato un’iniziativa americana. Di fatto, subito dopo la crisi cecoslovacca, alla fine del 1968, sembra proprio che Zhou Enlai abbia fatto un primo tentativo per stabilire contatti con gli Stati Uniti. Ma questo approccio si è scontrato con l’opposizione di Lin Biao e dei radicali.”” (pag 330) “”Nell’agosto 1964 l’incidente del golfo del Tonchino tra navi americane e nordvietnamite poi, nel gennaio 1965, l’inzio dei bombardamenti sul Vietnam del Nord hanno in effetti aperto la via a un massiccio intervento americano, destinato a preservare l’integrità del Vietnam del Sud. Ma il grande dibattito strategico che si apre allora in Cina tra i falchi, guidati dal capo di Stato Maggiore Luo Ruiqing, e disposti a impegnare le truppe cinesi in Vietnam, e i maoisti, decisi a lasciare che le rivoluzioni nazionali si compiano da sole e con le proprie forze, si conclude con la vittoria di questi ultimi. Nonostante la violenza dei suoi discorsi, la Cina evita il confronto diretto con gli Stati Uniti, in Vietnam come nello stretto di Taiwan. Al di fuori di questa prudenza, talvolta difficile da cogliere sotto la violenza verbale, i soli segni di distensione nelle relazioni cino-occidentali in questo periodo sono i rapporti che la Repubblica popolare stringe con il Giappone, sul piano commerciale, e con la Francia, sul piano diplomatico”” (pag 331)”,”CINx-248″
“BERGERE Marie-Claire”,”La bourgeoisie chinoise et la révolution de 1911.”,”La riunificazione cinese. Sun Yat-sen “”Par contre Sun partage avec la bourgeoisie qui le soutient un sentiment profond de l’unité chinoise. Au moment où cette unité a éclaté, où dans toutes les provinces s’établissent des pouvoirs de fait, pratiquement autonomes, la restauration de l’idée nationale et du gouvernement panchinois reste certainement aux yeux du président la tâche la plus urgente après le renvoi de la dynastie mandchoue. Dès le 1er janvier 1912, jour même de son entrée en fonction, Sun envoie à Yuan Shih-kai un télégramme dans lequel il lui propose la présidence, si toutefois il accepte de rallier la république. Un tal effacement, chez un homme comme Sun, dont la modestie n’est pas la vertu dominante, sans aucun doute surprend. Que le rapport des forces ait été défavorable à Sun, et que celui-ci en ait eu conscience, cela semble assez sûr. Mais il est probable que le désir de voir la Chine réunifiée le plus rapidement et le plus pacifiquement possible, a aussi poussé Sun à se retirer sans tenter de résistance et à abdiquer, le 14 février 1912, en faveru de Yuan Shih-kai. Pendant les années qui suivirent et junsqu’à sa mort, en 1925, Sun n’a jamais cessé de proclamer sa foi en l’unité nationale”” (pag 85)”,”CINE-060″
“BERGERE Marie-Claire”,”Sun Yat-Sen.”,”BERGERE Marie-Claire ex allieva dell’Ecole normale supérieure, agrégée e dottore di Stato. E’ professore universitario all’Institut national des langues et civilisations orientale e direttore di studi all’Ecole des hautes études en sciences sociales. “”Déçus par les échecs du socialisme en Europe, les dirigeants de Moscou ont en effet décidé de promouvoir la révolution dans les pays coloniaux. C’est au II° congrès de l’IC, en juillet 1920, que Lénine, dans ses ‘Thèses sur la question nationale et coloniale’, a souligné la nécessité pour les révolutionnaires d’Asie de collaborer avec les mouvements de libération nationale, y compris ceux de la bourgeoisie, sans toutefois complètement subordonner leur action à cette collaboration. En fonction de ces objectifs immédiats et à long terme, la stratégie soviétique en Chine se développe donc en trois directions: négociations avec le gouvernement de Pékin, aide à l’organisation du Parti communiste chinois, recherche de partenaires “”bourgeois”” révolutionnaires pour la constitution d’un front uni. Cependant que les envoyés diplomatiques – Adolf Joffé, puis Lev M. Karakhan – se succèdent à Pékin, des agents du Parti communiste russe et de l’IC sillonnent la Chine. Au printemps 1920, Grigori Voitinski suscite la formation des premières cellules communistes. En juillet 1921, un autre agent de l’IC, Maring, aide à organiser le congrès de fondation du Parti communiste chinois, lequel ne compte alors qu’une soixantaine de membres. Une bien faible force de frappe révolutionnaire… Les émissaires soviétiques multiplient donc leurs contacts pour trouver des alliés. De Wu Peifu à Chen Jiongming, en passant par Zhang Zuolin et quelques autres, ils rencontrent tous ceux qui détiennent force militaire et influence politique. Et parmi eux, naturellement, Sun Yat-sen. Celui-ci, cependant, ne semble pas avoir bénéficié à leurs yeux d’un quelconque préjugé favorable. Certes, dès juillet 1912, Lénine évoquait les mérites, et les limites, de Sun dans un article intitulé “”Démocratie et populisme en Chine””. Il louait son “”esprit sincère de démocratie””, sa “”chaleureuse sympathie pour les masses””, mais dénonçait son ambition naïve et petite-bourgeoise de “”prévenir l’apparition du capitalisme en Chine”” (1). Dans un autre article d’avril 1913, “”La lutte des partis en Chine””, Lénine attribuait la faiblesse du parti Guomindang au fait que celui-ci n’avait “”pas encore réussi à suffisamment drainer les larges masses du peuple chinois dans le courant révolutionnaire”” et il critiquait les “”faiblesses”” de son dirigeant, “”rêveur et indécis”” (2). En 1921, Lénine, comme il l’indique lui-même, a complètement perdu de vue Sun Yat-sen. “”Je ne connais rien des insurgés et des révolutionnaires de la Chine du Sud (3) …”” (pag 346-347-348) [Marie-Claire Bergère, Sun Yat-Sen, 1994] [(1) (2) Cité ici d’après Leng Shao-Chuan et Norman S. Palmer, Sun Yat-sen and Communism, New York, Praeger, 1960, p. 53; (2) Lydia Holubynchy, Michael Borodin and the Chinese Revolution, 1923-1925, Ann Arbor, University Microfilm International, 1979, pp. 139-140] “”Les trois principes du peuple, aussi appelés triple démisme, tels que formulés par Sun Yat-sen, sont les principes de démocratie libérale, de nationalisme et de justice sociale. Élaborés dès 1912, ces trois principes ont été exposés par Sun Yat-sen lors de nombreuses conférences publiques dans les années 1920. Ils sont le fruit de réflexions que Sun avait l’intention de publier sous la forme d’un ouvrage, mais le manuscrit en a été détruit lors d’un incendie en 1921. Le premier principe, le nationalisme, est conçu comme l’union au sein d’un même État des cinq nationalités chinoise, mongole, tibétaine, tartare et mandchoue, dans le but d’élever la Chine au rang de grande puissance. Selon le second principe, la démocratie est conçue sous la forme d’une République dirigée par des « pré-voyants », à l’image du directeur d’une usine, lesquels ont certains pouvoirs, tandis que le peuple dispose d’un certains nombre de droits2. Le troisième principe (Min Sheng, littéralement « Vie du peuple ») est une sorte de socialisme, probablement influencé par les premiers groupes socialistes japonais, au contenu flou”” (wikip)”,”CINx-274″
“BERGÈRE Marie-Claire”,”L’âge d’or de la Bourgeoisie Chinoise, 1911-1937.”,”Tesi autrice sullo scarso contributo al dibattito avviato in Cina negli anni ’20 riguardo ai limiti e ai freni allo sviluppo cinese e sulla stagnazione industriale (sembrerebbe causata dal capitalismo internazionale). A suo parere ci fu un debole contributo in questo dibattito da parte delle teorie marxiste-leniniste che stavano cominciando a penetrare in Cina. Le loro analisi riflettevano una tendenza eurocentrista, guardavano maggiormente all’espansione imperialista e si interessavano alle nozioni che interessavano i paesi capitalisti avanzati: ipotesi del sottoconsumo, tendenza al declino dei profitti. Avrebbero visto con ottimismo il processo attraverso cui il capitalismo internazionale avrebbe coinvolto i paesi sottosviluppati e non riflettuto abbastanza sul “”saccheggio del terzo mondo”” o sullo “”sviluppo del sottosviluppo”” (ossia sull’estensione del sottosviluppo (!!)) (pag 250-251)”,”CINE-090″
“BERGÈRE Marie-Claire”,”La Cina dal 1949 ai giorni nostri.”,”Marie-Claire Bergère ha diretto il Centre de Recherche et de Documentation sur la Chine Contemporaine – École des Hautes Études en Sciences Sociales e il Centre d’Études Chinoises de l’Institut National des Langues et Civilisations Orientales. Tra le sue pubblicazioni: L’age d’or de la bourgeoisie chinoise 1911-1937, Sun Yat-sen, Le mandarin et le compradore, La Cina.”,”CINx-039-FL”
“BERGERE Marie-Claire”,”Capitalismes & capitalistes en Chine. XIX-XXI siècle. Des origines à nos jours.”,”M.C. Bergère, professore emerito all’ INALCO e all’ EHESS, ha compiuto numerose missioni in Cina. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’Age d’or de la bourgeoisie chinoise’, 1911-1937′ e ‘La Chine de 1949 à nos jours’ oltre a una storia della metropoli di Shanghai.”,”CINE-001-FC”
“BERGÈRE Marc”,”L’épuration en France.”,”Marc Bergère è Maitre de Conferences in storia contemporanea all’Università Rennes 2. E’ specialista della storia dell’epurazione in Francia, tema a cui ha dedicato varie opere. Ampiezza dell’ epurazione in Francia: ha riguardato in diverse forme circa 500 mila francesi. Ed è stata più violenta, più profonda e più duratura di quanto per lungo tempo si è stimato (sottovalutazione del fenomeno)”,”FRAV-167″
“BERGERON Louis FURET Francois KOSELLECK Reinhar”,”L’età della rivoluzione europea 1780 – 1848.”,”La rivoluzione industriale in UK, riv franc e la guerra, Stati Europei, FR e EU al tempo di NAPOLEONE, restaurazione, ordinamento agrario EU prima della industrializzazione, rivoluzione di Luglio 1830 e le sue conseguenze fino al 1848, ascesa e struttura del mondo borghese.”,”EURx-046″
“BERGERON André”,”Ma route et mes combats.”,”André BERGERON è nato a Suarce nel 1922. Padre ferroviere, infanzia a Belfort, diventa apprendista stampatore e nel 1947 aderisce alla CGT-FO. E’ membro del PS dal 1936. Diventa leader di FO. “”Lasciando la CGT, policizzata dal partito comunista, nel dicembre 1947, i fondatori della CGT-FO hanno preso l’ impegno di rispettare le opinioni di tutti quelli chi vi aderiranno. Essi hanno voluto che i sindacati Force Ouvriere siano della Case ampiamente aperte a tutti i salariati quali che siano le loro concezioni politiche, filosofiche o religiose. Questo impegno è stato scrupolosamente mantenuto. E’ senza dubbio ciò che spiega l’ estrema diversità delle componenti di CGTFO che vanno “”dagli anarchici ai gollisti””””. (pag 180)”,”MFRx-196″
“BERGERON André”,”F.O. Confederation Force Ouvriere.”,”””Ed è la CGTU che spacca la CGT nel 1921 e aderisce all’ Internazionale Sindacale rossa di Mosca. Questa creazione non conoscerà che una vita vegetativa. Il PC non si accontenterà. Non sarà soddisfatto che quando avrà, venticinque anni dopo, grazie alla riunificazione sindacale, messo il cappello sulla vecchia CGT””. (pag 7) “”Le organizzazioni affiliate alla Confederazione internazionale dei Sindacati cristiani – divenuta poi Confederazione mondiale del Lavoro – hanno agito in una maniera simile. Buone relazioni si sono stabilite tra il loro organo di collegamento e quello creato dalle organizzazioni CISL, non la stessa cosa è avvenuta con il Comitato di collegamento tra la CGT francese e la CGIL italiana, tutte e due dominate dai partiti comunisti. In effetti, queste organizzazioni considerano sempre il Mercato Comune, come un “”prodotto della guerra fredda”” non potendo, secondo loro, che aggravare la condizione operaia””. (pag 60-61)”,”MFRx-197″
“BERGERON Louis”,”Napoleone e la società francese. (Tit.orig.: L’ épisode napoléonien. Aspects intérieurs, 1799-1815)”,”I ministri di Napoleone. “”La rivoluzione aveva dato vita a sei ministeri: Interno (che recuperava soprattutto alcune funzioni dell’ antico Controle général delle finanze e quelle della Casa del Re); Finanze; Guerra; Marina; Giustizia; Affari Esteri. Il Direttorio aveva portato una novità con il ministero della Polizia generale. Il Consolato e l’ Impero arriveranno a una dozzina con i ministeri del Tesoro pubblico, dell’ Amministrazione della Guerra, del Segretariato di Stato, dei Culti, e infine delle Manifatture e del Commercio.”” (pag 87-88) Alcuni nomi: Interni CHAPTAL, CRETET, BACHASSON Polizia: FOUCHE’, SAVARY Finanze: GAUDIN Tesoro: BARBE’-MARBOIS, MOLLIEN Giustizia: ABRIAL, REGNIER Guerra: BERTHIER, CLARKE Amministrazione della guerra: DEJAN, LACUEE DE CESSAC Culti: PORTALIS, BIGOT DE PREAMENEU Marina e colonie: DECRES Affari esteri: TALLEYRAND Segreteria di Stato: MARET (pag 88-89-90)”,”FRAN-076″
“BERGERON André con la collaborazione di Philippe BAUCHARD”,”Tant qu’il y aura du grain à moudre.”,”CContiene dedica manoscritta di Bergeron a A. Bechu (ca.) P. BAUCHARD è giornalista economico e sociale. BERGERON leader di FO, segretario generale di Force Ouvriere a partire dal 1963, sarà ascoltato da tutti i presidenti, DE-GAULLE, MITTERAND e dai primi ministri da POMPIDOU a ROCARD. A lui si deve nel maggio 1968 ‘le SMIC a 3 F’, ‘la quatrieme puis la cinquieme semaine de congés payée’, il ritiro della legge Devaquet. Si dice laico ma non anti-religioso. “”Bérégovoy est un homme que je connais bien, avec lui nos rapports n’étaient pas difficiles. J’ai eu aussi des contacts avec Jacques Delors. Nous tenions le même langage sur beaucoup de choses. Nous étions en désaccord sur d’autres. En particulier lorsqu’il rêvait d’appliquer une politique des revenus. Il était l’un des inspirateurs de la CFDT et ne le cachait pas. Mais, sur un certain nombre de questions, par exemple l’ Europe, je me sentais sur la même longueur d’onde que lui. En 1981, comme ministre de l’ Economie, il a fait preuve de beaucoup plus réalisme que la majorité du parti socialiste. Pour revenir à la fin de la SFIO, c’est un ami, Alain Savary, qui a succédé à Guy Mollet à la tête du parti. Je le voyais souvent et l’aimais beaucoup””. (pag 84)”,”MFRx-288″
“BERGHAHN Volker R.”,”Sarajevo 28 giugno 1914. Il tramonto della vecchia Europa.”,”BERGHAHN insegna storia nella Brown Univ di Providence, Rhode Island. Tra i suoi volumi ricordiamo: ‘Germany and the Approach for War in 1914’ (1975), ‘Militarism’ (1982), ‘Modern Germany’ (1987), ‘Imperial Germany’ (1995).”,”QMIP-016″
“BERGHAHN V.R,”,”Germany and the approach of war in 1914.”,”BERGHAHN Volker R, Germany and the approach of war in 1914. ST. MARTIN’S PRESS. NEW YORK. 1993 pag IX 265 8° abbreviazioni cartine introduzione alla seconda edizione cronologia bibliografia note indice nomi argomenti località [V.R. Berghahn è professore di storia alla Brown University a Providence, RI, Usa. Ha studiato la storia della Germania guglielmina e più recentemente la politica delle elites industriali tedesche dopo il 1945. ‘Nella sua relazione, l’Ammiraglio August von Heeringen ha messo in discussione non solo la concezione di Tirpitz di un’espansione sistematica, a lungo termine, della potenza navale tedesca, ma ha anche stimolato il dibattito sulla possibilità di una guerra precoce. Uno dei frutti di queste riflessioni in ambienti navali e di corte è stato un memorandum del Capo di Stato Maggiore dell’Ammiragliato, completato nel mese di febbraio 1905, ‘relativo alle operazioni contro l’Inghilterra’. Una guerra con la Gran Bretagna, così sosteneva Wilhelm von Büchsel, avrebbe condotto ad un blocco del Reich e causato notevoli danni per l’economia tedesca. Poteva così insorgere ‘una crisi finanziaria e sociale di conseguenze incalcolabili’. Al fine di evitarla, sarebbe stato necessario, scriveva, mettere la Francia di fronte al bivio tra il sostegno al Reich tedesco o la collocazione al fianco dell’Inghilterra. Quest’ultima scelta avrebbe comunque dato alla Germania la possibilità di utilizzare le sue forze di terra. ‘La nostra grande popolazione attiva, che un blocco avrebbe reso senza lavoro e senza pane’ avrebbe avuto così un’occupazione e si sarebbe potuta nutrire ‘sul terreno del nemico e a sue spese’. Quest’idea di risolvere la questione sociale conducendo una guerra di espansione riemergerà nel 1914, come pure la consapevolezza che in ogni guerra futura, anche contro la prima potenza del mare, la Gran Bretagna, l’impero avrebbe dovuto basarsi sull’esercito’ (pag 64-65)]”,”GERQ-093″
“BERGHAHN Volker R.”,”Sarajevo 28 giugno 1914. Il tramonto della vecchia Europa.”,”Volker Berghahn insegna storia nella Brown Univ di Providence, Rhode Island. Tra i suoi volumi ricordiamo: ‘Germany and the Approach for War in 1914’ (1975), ‘Militarism’ (1982), ‘Modern Germany’ (1987), ‘Imperial Germany’ (1995). “”Per lo Stato maggiore (germanico, ndr) era chiaro da tempo che la guerra contro russi e francesi poteva essere combattuta e vinta solo a condizione di mettere – rapidamente e senza tanti scrupoli – fuori combattimento la Francia. Solo così, pensava Moltke, sarebbe stato possibile disporre delle truppe necessarie per poter affrontare con successo il ben più lento a muoversi «rullo compressore» zarista. Anche per i non esperti di cose militari è facile capire che questa era già in se stessa una strategia rischiosa perché era tutta fondata sull?elemento sopresa e non lasciava alcuno spazio all’imprevisto”” (pag 102)”,”QMIP-018-FSL”
“BERGHÖFER Stefan BISCHOFF Joachim EGGERS Friedhelm HARMS Heinrich KAMINSKI Ullrich KRÜGER Stephan LOHAUß Peter MÜLLER Bernhard VOY Klaus”,”Gesamtreproduktionsprozess der BRD 1950-1975. Kritik der volkswirtschaftlichen Gesamtrechnung.”,”Abbildung, Anmerkungen, Tableau des gesellschaftlichen Gesamtkapitals, Schema, Projekt Klassenanalyse”,”GERV-025-FL”
“BERGIER J.F. GUDERZO G. SCHMIEDT G. PETRINOVIC Z. REBOUD L. STRASSOLDO M. PIERACCIONI L. BAUMGARTNER J.P. RAFFESTIN C. FEIST L.”,”Le Alpi e l’ Europa. Economia e transiti. III.”,”””E’ innegabile che questo sistema imperniato sul Reno e sulle due displuviali che si staccano da esso, rischia di sottrarre all’ area mediterranea e in particolare all’ Italia, grandi possibilità di raccordare la sua economia anche attraverso razionali infrastrutture di trasporto, con quella dell’ oriente europeo e balcanico, proprio mentre la nostra economia sente la necessità ed opera per incrementare gli scambi in quella direzione””. (pag 400)”,”EURE-024″
“BERGIER Jean-François; DELUMEAU Jean”,”Calvino – Sant’Ignazio.”,”‘La famiglia di Giovanni Calvino, nato Jehan Cauvin, ha origini in Francia, precisamente a Noyon, in Piccardia. Suo padre, Gérard Cauvin, si trasferì da Pont-l’Évêque a Noyon nel 1481 e divenne un importante funzionario ecclesiastico. La famiglia aveva legami con la nobiltà locale, il che favorì l’educazione di Calvino2. Dopo la sua conversione al protestantesimo, Calvino si stabilì in Svizzera, a Ginevra, dove divenne una figura centrale della Riforma Protestante. Alcuni membri della sua famiglia, come suo fratello Antoine, lo seguirono a Ginevra. Non ci sono molte informazioni su eventuali ramificazioni della famiglia Cauvin in Italia, ma il calvinismo ebbe un impatto significativo anche nel paese, influenzando gruppi protestanti e movimenti religiosi’ (copil)”,”BIOx-005-FMDP”
“BERGMAN Jay”,”Vera Zasulich. A Biography.”,”Petr Tkacev (1844-1886) coprì un ruolo importante nello sviluppo del pensiero rivoluzionario russo e nella genesi del leninismo. Militante nelle manifestazioni studentesche, egli ereditò nel suo pensiero le esperienze e le riflessioni dei populisti e degli anarchici ma aprì una nuova strada nel modo di pensare degli intellettuali russi. Tkacev fu il primo teorico della rivoluzione russa, considerata non come una presa di potere da parte delle masse ma da parte di una minoranza rigorosamente organizzata che doveva inquadrare e dirigere il popolo per realizzare così delle riforme socialiste attraverso la macchina dello Stato. Nel suo giornale Nabat (Campane) venivano proposte le tecniche e le finalità della conquista del potere, che avrebbero indicato a Lenin il cammino da percorrere. (fonte 1917.org)”,”RIRB-101″
“BERGMAN Jay”,”The Perils of Historical Analogy: Leon Trotsky on the French Revolution.”,”””Historical analogies, cannot take the place of historical analysis””, Leon Trotsky, 1919 “”As suggested earlier, Marx and Engels also did their part in establishing France as the particular microcosm in which the workings of universal historical laws could best be seen. Engels, in the preface to an edition of Marx’s ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ remarked that: «France in the land where, more than anywhere else, the historical class struggles were each time fought out to a decision, and where, consequently, the changing political forms within which they move and in which their results are summarized have been stamped in the sharpest outlines… France demolished feudalism in the Great Revolution and established the unalloyed rule of the bourgeoisie in a classical purity unequalled by any other European land (17). And Marx himself was cognizant of how much one revolution could offer subsequent ones in the way of its particular mythology: «Just when men seem engaged in revolutionizing themselves and things, in creating that which has never yet existed, precisely in such periods of revolutionary crisis they anxiously conjure up the spirits of the past in their service and borrow from them names, battle cries, and costumes in order to present the new scene of world history in this time-honored disguise and this borrowed language (18). Not surprisingly, the revolutions in France in 1830, 1848, and 1870, despite their mixer results, reinforced this view of the French Revolution as the first act of an ongoing revolutionary drama whose subsequent acts would produce “”names, battle cries, and costumes”” that were borrowed from the first one (19)”” (pag 76-77) [(17) Engels in Karl Marx, ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ (1852; New York, 1963), 13-14; (18) Ibid. 15.] [Come suggerito in precedenza, anche Marx ed Engels hanno fatto la loro parte nell’affermare la Francia come il microcosmo particolare in cui il funzionamento delle leggi storiche universali poteva essere meglio visto. Engels, nella prefazione a un’edizione de “”Il diciotto brumaio di Luigi Napoleone”” di Marx, osservava che: «La Francia è il paese dove, più che altrove, le lotte di classe storiche sono state ogni volta combattute fino a una decisione, e dove, di conseguenza, le mutevoli forme politiche entro le quali esse si muovono e in cui si riassumono i loro risultati sono state impresse nei contorni più netti… La Francia demolì il feudalesimo durante la Grande Rivoluzione e stabilì il dominio puro della borghesia in una purezza classica che non ha eguali in nessun altro paese europeo (17). E lo stesso Marx era consapevole di quanto una rivoluzione potesse offrire alle successive in termini della sua particolare mitologia: «Proprio quando gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, precisamente in questi periodi di crisi rivoluzionaria, essi evocano ansiosamente gli spiriti del passato al loro servizio e prendono in prestito da essi nomi, grida di battaglia e costumi per presentare la nuova scena della storia mondiale in questo antico travestimento e in questo linguaggio preso in prestito» (18). Non sorprende che le rivoluzioni in Francia del 1830, 1848 e 1870, nonostante i loro risultati contrastanti, abbiano rafforzato questa visione della Rivoluzione francese come il primo atto di un dramma rivoluzionario in corso i cui atti successivi avrebbero prodotto “”nomi, grida di battaglia e costumi”” che sono stati presi in prestito dal primo (19)”” (pag 76-77) [(17) Engels in Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Napoleone’] [Jay Bergman, ‘The Perils of Historical Analogy: Leon Trotsky on the French Revolution’, The Journal of the History Ideas, n. 1, gen-mar. 1987, pag 73-98]”,”TROS-029-FGB”
“BERGMAN Jay”,”The Paris Commune in Bolshevik Mythology.”,”””Per Marx la Comune fu “”il più glorioso seme (deed) del nostro partito dall’insurezione del giugno 1848″”. Marx non mancò però di criticare la Comune. Secondo la sua opinione essa soffrì di un eccesso di cautela, che ascrisse alla sua natura prematura. Dal 1905 Lenin lesse non solo ciò che Marx ed Engels scrisseo sulla Comune, ma anche le memorie di molti Comunardi Lenin coglie la relativa moderazione della Comune che spiega con l’epoca capitalistica in cui avvenne, ma critica fortemente Plechanov che cita la Comune come la prova che sarebbe stato meglio che non fosse mai esistita. Se non fosse esistita la Comune i rivoluzionari delle prossime generazioni non avrebbero imparato dai suoi errori (pag 1421)”,”MFRC-007-FGB”
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN”,”””Liebling der Partei””. Nikolai Bucharin. Theoretiker und Praktiker des Sozialismus. Beiträge zum internationalen Bucharin-Symposium, Wuppertal 1988.”,”Saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN.”,”BUCS-009″
“BERGMANN Theodor HEDELER Wladislaw KEßLER Mario SCHÄFER Gert a cura; saggi di T. BERGMANN Alexander KAN Reinhart KÖßLER Jens BECKER e Thomas ZÖLLER Elke SCHERSTJANOI Monty JOHNSTONE Michael BRIE Witali STARZEW William HANSEN e Brigitte SCHULZ Wolfgang RUGE Gerd SCHÄFER Wladislaw HEDELER Monika RUNGE Wolfgang KÜTTLER Jutta PETERSDORF Wolfgang Fritz HAUG Mario KEßLER Marjan BRITOVSEK Friedrich FIRSOW Harald JENTSCH”,”Lenin. Theorie und Praxis in historischer Perspective. Beiträge zum internationalen Lenin-Symposium, Wuppertal, 15-18 März 1993.”,”Saggi di T. BERGMANN Alexander KAN Reinhart KÖßLER Jens BECKER e Thomas ZÖLLER Elke SCHERSTJANOI Monty JOHNSTONE Michael BRIE Witali STARZEW William HANSEN e Brigitte SCHULZ Wolfgang RUGE Gerd SCHÄFER Wladislaw HEDELER Monika RUNGE Wolfgang KÜTTLER Jutta PETERSDORF Wolfgang Fritz HAUG Mario KEßLER Marjan BRITOVSEK Friedrich FIRSOW Harald JENTSCH.”,”LENS-133″
“BERGMANN Theodor HAIBLE Wolfgang”,”Die Geschwister Thalheimer. Skizzen ihrer Leben und Politik.”,”E’ una biografia di August THALHEIMER e della sorella Bertha. Theodor BERGMANN descrive la personalità politica e la vita di August. Su Bertha THALHEIMER si parla della sua attiva militanza nel movimento socialista, del suo ruolo di guida nel movimento comunista femminile e nell’ ambito della Terza Internazionale. HAIBLE colma questa lacuna nella storiografia del movimento operaio tedesco e internazionale.”,”MGEK-065″
“BERGMANN Theodor KEßLER Mario a cura; saggi di Jack JACOBS Stanislawa NIEUWAZNY Enzo TRAVERSO Jens BECKER Gert SCHÄFER Joachim BISCHOFF Thomas ZÖLLER Wladislaw HEDELER Annette VOGT Hans PIAZZA Reiner TOSSTORFF Jan BIRCHALL Avgust LESNIK Lothar KÖLM Theodor BERGMANN Mao TIANQI William W. HANSEN e Brigitte H. SCHULZ Mike JONES e Alistair MITCHELL Beat MAZENAUER Dieter HOFFMANN Hubert LAITKO Zdenek MLYNAR Michael BRIE”,”Ketzer in Kommunismus. 23 biographische Essays.”,”Il libro comprende i profili biografici di Rosa LUXEMBURG Maria KOSZUTSKA TROTKSY THALHEIMER ROSENBERG GRAMSCI RAKOWSKI BUCHARIN RJUTIN M.N. ROY A. NIN J. MAURIN V. SERGE PARTITO COMUNISTA JUGOSLAVA KRUSCIOV LIU SHAO-SHI SUN YEFANG F. FANON I. DEUTSCHER P. WEISS R. HAVEMANN PARTITO COMUNISTA CECOSLOVACCO 1968 M. GORBACIOV. I saggi sono di Jack JACOBS Stanislawa NIEUWAZNY Enzo TRAVERSO Jens BECKER Gert SCHÄFER Joachim BISCHOFF Thomas ZÖLLER Wladislaw HEDELER Annette VOGT Hans PIAZZA Reiner TOSSTORFF Jan BIRCHALL Avgust LESNIK Lothar KÖLM Theodor BERGMANN Mao TIANQI William W. HANSEN e Brigitte H. SCHULZ Mike JONES e Alistair MITCHELL Beat MAZENAUER Dieter HOFFMANN Hubert LAITKO Zdenek MLYNAR Michael BRIE”,”INTT-207″
“BERGMANN H. SMILGA J. TROTSKY”,”L’ esercito rosso della Russia.”,”Comandanti rossi. “”Tutto il sistema dei posti di comando dell’ esercito dei Soviet, risponde allo spirito dello Stato proletario. Accanto ai capi di battaglione, reggimento, divisione ecc., esistono Commissari politici, che dirigono tutta la vita fuori di servizio dei riparti di truppe; essi sono anche obbligati, naturalmente senza trascurare l’ attività loro propria, ad occuparsi di tutti i dettagli dei regolamenti militari ed economici. Essi sono gli “”occhi e orecchi”” della rivoluzione.”” (pag 50) “”Il compagno Lenin disse un giorno: “”In primavera la Russia dei Soviet deve possedere un esercito di tre milioni””. “”E l’ avrà””, aggiunse con incrollabile sicurezza. Un capo del proletariato mondiale, della rivoluzione mondiale, sbaglia di rado e non pronuncia a caso le sue parole””. (pag 57)”,”RIRO-301″
“BERGMANN Theodor HAIBLE Wolfgang SCHÄFER Gert a cura; saggi di John NEELSEN William A. PELZ Henning SÜSSNER John D. HOLST Narihiko ITO Bernier TAFT Joachim HEIDRICH Helmut PETERS Qin ZAIDONG Xiao FENG Zhang GUANGMING Zhang WENCHENG Wei XIAOPING DO-HYUN YOON Sobhanlal DATTA GUPTA Dipak MALIK Theodor BERGMANN Ralf KRÖNER Wolfgang HAIBLE”,”Geschichte wird gemacht. Soziale Triebkräfte und internationale Arbeiterbewegung im 21. Jahrhundert.”,”Saggi di John NEELSEN William A. PELZ Henning SÜSSNER John D. HOLST Narihiko ITO Bernier TAFT Joachim HEIDRICH Helmut PETERS Qin ZAIDONG Xiao FENG Zhang GUANGMING Zhang WENCHENG Wei XIAOPING DO-HYUN YOON Sobhanlal DATTA GUPTA Dipak MALIK Theodor BERGMANN Ralf KRÖNER Wolfgang HAIBLE “”Die Schaffung eines modernen Unternehmentssystems, von dem bereits an anderer Stelledie Rede war, wird nach chinesischer Einschätzung dazu führen, dass die staatlichen Unternehmen, modernisiert, in Zukunft mit zwei Dritteln oder gar nur der Hälfte der ursprünglichen Arbeitskräfte auskommen werden. Danach müssen 30-50 Millionen Arbeitger im Interesse “”einer gewaltigen Steigerung der Produktivkräfte der Gesellschaft”” (Lenin) in hohem Tempo umgesetzt und mit neuen Jobs versorgt werden.”” (pag 111)”,”MASx-016″
“BERGMANN Theodor”,”Im Jahrhundert der Katastrophen. Autobiographie eines kritischen Kommunisten.”,”””In marxistischen Bildungsveranstaltungen, die regelmäßig von der Kommunistischen Opposition durchgeführt wurden, wurden die Faschismus-Thesen von Thalheimer diskutiert, ökonomische Probleme, die Krise des Kapitalismus, proletarische Gegenstrategien, der sozialistische Aufbau in der Sowjetunion, die Klassenkämpfe in Indien und China, der Abbau der bürgerlichen Demokratie in Deutschland, die Krise der kommunistischen Bewegung behandelt. Andere wichtige Themen waren die weitere Wahlteilnahme der KPD-O nach der unerwarteten Wahlniederlage in Sachsen, die Politik der SPD von der Koalition zur Tolerierung der Regierungen des Sozial-und Demokratieabbaus, die Spaltung der überparteilichen Massenorganisationen, der “”rote Volksentscheid”” der KPD zusammen mit den reaktionären Rechtsparteien, die Wahltaktik der KPD 1932, als ein neuer Reichspräsident zu wählen war, die Entwicklung in der UdSSR.”” (pag 23)”,”MGEK-085″
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Gert SCHÄFER Baruch KNEI-PAZ Ernest MANDEL Robert V. DANIELS Cai KAIMIN Wladimir A. KOSLOW Marcel VAN DER LINDEN Monty JOHNSTONE Horst KLEIN Michael COX Leonid M. SPIRIN Reinhart KÖßLER Matitiahu MAYZEL Witalij STARTSEW Marjan BRITOVSEK Avgust LESNIK Catherine MERRIDALE Judith C. SHAPIRO Mark SELDEN Theodor BERGMANN Friedrich I. FIRSOW Peter HAFERSTROH YIN XUYI Enzo TRAVERSO Mario KEßLER Jekatherina LEBEDEWA hasn Jürgen LEHNERT Leo ZEHENDER Kerstin HERBST”,”Leo Trotzki. Kritiker und Verteidiger der Sowjetgesellschaft. Beiträge zum internationalen Trotzki-Symposium, Wuppertal 26. – 29. März 1990. (Leone Trotsky. Critico e difensore della società sovietica)”,”Saggi di Gert SCHÄFER Baruch KNEI-PAZ Ernest MANDEL Robert V. DANIELS Cai KAIMIN Wladimir A. KOSLOW Marcel VAN DER LINDEN Monty JOHNSTONE Horst KLEIN Michael COX Leonid M. SPIRIN Reinhart KÖßLER Matitiahu MAYZEL Witalij STARTSEW Marjan BRITOVSEK Avgust LESNIK Catherine MERRIDALE Judith C. SHAPIRO Mark SELDEN Theodor BERGMANN Friedrich I. FIRSOW Peter HAFERSTROH YIN XUYI Enzo TRAVERSO Mario KEßLER Jekatherina LEBEDEWA hasn Jürgen LEHNERT Leo ZEHENDER Kerstin HERBST”,”TROS-190″
“BERGMANN Theodor SCHAEFER Gert SELDEN Mark a cura; saggi di Valerii PISIGIN Pierre BROUE’ Reinhart KÖSSLER Aleksandr KAN Svetlana N. GURVICH-BUKHARINA YIN XUYI ZHENG YIFAN Aleksandar M. VACIC Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Viktor P. DANILOV Alessandro STANZIANI Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS SU SHAOZHI Herman SCHMID Sidney HEITMAN”,”Bukharin in retrospect.”,”Saggi di Valerii PISIGIN Pierre BROUE’ Reinhart KÖSSLER Aleksandr KAN Svetlana N. GURVICH-BUKHARINA YIN XUYI ZHENG YIFAN Aleksandar M. VACIC Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Viktor P. DANILOV Alessandro STANZIANI Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS SU SHAOZHI Herman SCHMID Sidney HEITMAN Teoria del caos organizzato (pag 126 e altre pagine)”,”BUCS-020″
“BERGMANN Theodor SCHAEFER Gert SELDEN Mark a cura; contributi di BROUÉ Pierre DANILOV Viktor P. GURVICH-BUKHARINA Svetlana HEITMAN Sidney KAN Aleksandr KÖSSLER Reinhart KOSTA Jiri KÜHNE Karl LEWIN Moshe MANDEL Ernest PISIGIN Valerii PONS Silvio SCHMID Herman STANZIANI Alessandro SU Shaozhi TARBUCK Kenneth J. VACIC Aleksandar M. YIN Xuyi ZHENG Yifan, Contributors”,”Bukharin in Retrospect.”,”Theodor Bergmann Prof. agricultural economist, was teaching International Farm Policies at the University of (Stuttgart-) Hohenheim, FRG. Pierre Broué Prof. historian, Institute for Political Studies, University og Grenoble, France. Viktor P. Danilov Prof. historian, Institute for the History, of Russia, Moscow, Russia. Svetlana Gurvich-Bukharina Dr. historian, National Committee of Historians of Russia, Moscow, Russia. Sidney Heitman Prof. Department of History, Colorado State University, Fort Collins, Colorado, USA. Aleksandr Kan Prof. historian, Institute of History, University of Uppsala, Sweden. Reinhart Kössler (Senior Lecturer, Dr.) Professor of Development Sociology, University of Bayreuth, FRG. Jiri Kosta Prof. economist, was Professor of Economics of socialist systems, University of Frankfurt-Maïn, FRG. Karl Kühne Dr. economist, formerly with the EC-Commission, Brussels, Belgium. Moshe Lewin Prof. historian, Department of History, University of Pennsylvania, Philadelphia, Pennsylvania, USA. Ernest Mandel Prof. economist, Center for Political Science, Free University, Brussels, Belgium. Valerii Pisigin, mechanic, convener of the Nikolai Bukharin-club, Naberezhnyie Chelny, Russia. Silvio Pons Prof historian, researcher at Gramsci-Institute, Rome. Italy. Gert Schaefer Prof historian and political scientist, Department of Political Science, University of Hannover, FRG. Herman Schmid Prof political scientist, the Institute of Socio-economics, University of Roskilde, Denmark. Alessandro Stanziani Dr. scientist, the Centre of Historical research, Paris, France. Su Shaozhi Prof. formerly Director of the Institute of Marxism-Leninism-Mao Zedong-Thought, Beijing, PR China. Kenneth J. Tarbuck (M.Sc.Phil.) University lecturer, Addis Abeba, Ethiopia. Aleksandar M. Vacic Prof. economist, Department Head of general economic analysis, Economic Commission for Europe of the UN, Geneva, Switzerland. Yin Xuyi Prof. historian, the Institute for the History of the International Labour Movement, Beijing, PR China. Zheng Yifan Prof. historian, the Institute for the History of the International Labour Movement, Beijing, PR China.”,”BUCS-008-FL”
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN”,”Liebling der Partei. Bucharin – Theoretiker des Sozialismus.”,”Nikolai Iwanowitsch Bucharin: Geboren 1888, von Lenin in dessen politischem Testament als Liebling der ganzen Partei, gelobt, unter Stalin 1938 im 3. Moskauer Prozeß verurteilt und hingerichtet, schließlich im Frühjahr 1988 rehabilitiert und postum wieder in die Partei aufgenommen. Einleitung, Agnes Gereben: Bucharins Ansichten über Literatur, Zusammenfassungen, Nikolai Iwanowitsch Bucharin: 1888-1938-1988, Autorenverzeichnis, Sachindex,”,”BUCS-009-FL”
“BERGMANN Theodor HEDELER Wladislaw KEßLER Mario SCHÄFER Gert (Hrsg.), Saggi di JOHNSTONE Monty MAYZEL Matitiahu STRIEGNITZ Sonja PETERSDORF Jutta GOLDIN Wladislaw WEGNER Michael LÖTZSCH Ronald GRÄFE Karl-Heinz KING Francis KRAUSZ Tamás WOJEJKOW Michail WATLIN Alexander PIAZZA Hans LESNIK Avgust MAYER Herbert ITO Narihiko PELZ William A. WALLACH Jehuda L. DANIELS Robert Voncent RUGE Wolfgang KAN Alexander”,”Der Widerschein der Russischen Revolution. Ein kritischer Rückblick auf 1917 und die Folgen. [Il riflesso della rivoluzione russa. Uno sguardo retrospettivo critico sul 1917 e le sue conseguenze]”,”Vom 6. bis 9. März 1997 fand in Elgersburg (Thüringen) das internationale Symposium» Die russischen Revolutionen von 1917«mit 31 Referentinnen und Referenten sowie 20 weiteren Teinehmerinnen und Teilnehmern aus Britannien, China, Israel, Japan, Ungarn, den USA, Rußland, Schweden, der Schweiz un Deutschland statt.”,”RIRO-109-FL”
“BERGOMI Maurizio CANTARELLA Elvira CHESI Marco DALL’ACQUA Marzio DEGL’INNOCENTI Maurizio EVANGELISTI Valerio FEDERICO Giovanni GROTTANELLI-DE’-SANTI Eduardo MIGLIOLI Maristella PEPE Adolfo RONCHINI Roberto SORCINELLI Paolo SORESINA Marco TRIANI Giorgio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVII. Le strutture e le classi nell’Italia unita.”,”””Nei padri del socialismo scientifico, Engels e Marx (13), il problema della «questione corporale» risulta intimamente connesso con la necessità di emancipazione della classe operaia, ovviamente nelle forme e nei modi con cui essa viene esplicitandosi sul continente europeo e che sono in relazione con l’esigenza di completare la rivoluzione borghese e i processi di unificazione nazionale; precondizioni, queste, indispensabili a che possa finalmente dispiegarsi il ruolo rivoluzionario della classe lavoratrice. Sono quindi i temi della formazione fisica in funzione dell’addestramento militare e dello sviluppo onnilaterale delle potenzialità umane che influenzano le considerazioni svolte da Engels nello scritto ‘Perché disarmare l’Europa?’ e le istruzioni che Marx indirizza ai delegati della I Internazionale riuniti a Ginevra nel 1866. In Italia i primi riferimenti all’educazione fisica dei lavoratori sono contenuti nelle deliberazioni dei congressi delle società operaie che prendono avvio ad Asti nel 1853. Essa infatti si inserisce nel contesto del mutuo soccorso che attorno alla metà del secolo comincia a essere influenzato dal pensiero di Giuseppe Mazzini, il quale nel 1841 aveva fondato l’Unione degli operai italiani. Il dato più saliente di quest’incontro, che coincide per il mutualismo con la perdita dei caratteri di assoluta frammentarietà avuti sino ad allora, è costituito dall’assunzione di compiti dichiaratamente politici e sociali: la solidarietà degli operai di tutta Italia per il mutuo soccorso, la richiesta del suffragio universale, il capovolgimento istituzionale e, prima di questo, il completamento dell’unità nazionale”” (pag 428-429) [dal saggio di Roberto Ronchini e Giorgio Triani, ‘Le basi storico-sociali dello sport’, (in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVII, ‘Le strutture e le classi nell’Italia unita’, Teti editore, Milano, 1987] [(13) Per «crescita onnilaterale» K. Marx nelle «Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni», intendeva: a) formazione spirituale; b) educazione fisica quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari; c) istruzione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nelle capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. A questo proposito v.: M.A. Manacorda, ‘Il marxismo e l’educazione’, Roma, 1976, pp. 82-84]”,”ITAS-067-FL”
“BERGONZINI Luciano”,”Il volto statistico dell’Italia, 1861-1981. Uso e abuso della statistica nell’ indagine sociale.”,”Luigi BERGONZINI (Bologna 1919) professore ordinario di statistica sociale nell’ Università di Bologna, è membro della Società italiana di statistica e della Società italiana di economia, demografia e statistica. E’ autore di numerosi saggi di statistica sociale con riguardo particolare ai problemi del lavoro e, in tempi più recenti, a quelli dell’ economia sommersa.”,”ITAS-053″
“BERGONZINI Luciano”,”Quelli che non si arresero.”,”‘Questo libro, che è poco più di una cronaca ragionata delle vicende della 36ª Brigata Garibaldi, vorrebbe contribuire anche a precisare il percorso compiuto, nell’intimo della nostra coscienza, dal fascismo alla libertà. La 36ª Brigata, oltre che una potente formazione militare, fu un modello di organizzazione nuova e molti dei suoi insegnamenti e delle sue esperienze possono, specie per quanto riguarda proprio i rapporti umani, valere per l’avvenire. Credo necessario precisare che il lavoro rappresenta una testimonianza diretta: chi scrive, infatti, fu Ufficiale del Comando e corrispondente di guerra presso la Brigata. Mi preme, inoltre, ricordare come miei collaboratori diretti, tutti coloro che, con informazioni, notizie, giudizi, memorie, suggerimenti critici, hanno consentito la pubblicazione di questo libro’ (pag 9, prefazione) Gli Alleati e la Brigata Garibaldi. “”Ma le manovre volte a determinare la disgregazione della Brigata non tardarono a rinnovarsi. Vennero ufficiali inglesi ed americani e chiesero un giorno dieci, un giorno venti uomini per il lavoro nelle strade, in direzione del fronte. I nostri comandanti intuirono la manovra e risposero che si poteva anche discutere l’eventualità di utilizzare parte della Brigata in lavori stradali, in attesa dell’ordine di riprendere le armi, ma che, in ogni caso, gli alleati avrebbero dovuto cessare di recarsi al «Centro» a reclutare individualmente, col metodo che si usava un tempo nel porto di Shanghai; la regola da rispettare – si disse – non poteva essere che quella della presentazione di proposte ai comandanti partigiani, fermo restando il principio fondamentale dell’unità della formazione. E anche questa battaglia fu vittoriosa”” (pag 290-291)”,”ITAR-032-FSD”
“BERGOUNIOUX Alain GRUNBERG Gerard”,”Le long remords du pouvoir. Le Parti socialiste francais 1905-1992.”,”Alain BERGOUNIOUX, storico, è autore di varie opere e studi sulla storia del socialismo e del sindacalismo, in particolare ‘Force Ouvriere’ (1975), ‘La social-democratie ou le compromis’ (1979, in collab con Bernard MANIN), ‘La Forteresse enseignante. La FEN’ (1985, in collab), ‘Le Regime social-democrate’ (1989, in collab con Bernard MANIN). Gerard GRUNBERG, politologo, specialista di studi elettorali, ha pubblicato ‘France de gauche vote à droite’ (1981, in coll.), ‘L’Univers politique des classes moyennes’ (1983; a cura, con Georges LAVAU e Nonna MEYER), ‘La Drôle de defaite de la gauche’ (1986; a cura, con Elisabeth DUPOIRIER), ‘L’electeur francais en questions’ (1981, en coll.).”,”FRAV-003″
“BERGSON Henri”,”Il riso. Saggio sul significato del comico. (Tit.orig.: Le rire. Essai sur la signification du comique)”,”””Un uomo che corre per la via, inciampa e cade: i passanti ridono. Non si riderebbe di lui, penso, se si potesse supporre che d’ un tratto gli sia venuta la voglia di sedersi per terra. Si ride perché si è seduto involontariamente. Non è dunque il suo brusco cambiamento di attitudine che fa ridere, ma quel che di involontario vi è nel cambiamento; la goffagine.”” (pag 41)”,”VARx-186″
“BERGSON D., a cura di Armando VEDALDI”,”L’ evoluzione creatrice.”,”””Un essere intelligente reca dunque in sé di che superare se stesso. Tuttavia, riuscirà a superarsi meno di quanto vorrebbe, meno di quanto immagina di poter fare. Il carattere puramente formale dell’ intelligenza lo priva della zavorra di cui avrebbe bisogno per potersi posare sugli oggetti che rivestono un interesse speculativo maggiore. L’ istinto, al contrario, avrà, sì, la necessaria materialità, ma sarà incapace di cercare lontano il proprio oggetto; l’ istinto non fa della speculazione. Con ciò, siamo arrivati al punto di maggior interesse per la nostra indagine (1). La differenza, che stiamo per stabilire, tra istinto e intelligenza, è quella che tutta la nostra indagine tendeva a porre in luce. La formuleremo nei termini seguenti: Ci sono cose che soltanto l’ intelligenza è capace di cercare, ma che, da sola, on riuscirà mai a trovare. Soltanto l’ istinto potrebbe trovarle; ma l’ istinto non le cercherà mai.”” (pag 153) (1) Siamo cioè giunti al punto in cui istinto e intelligenza verranno superati dall’ intuizione (Firma M. Tonellotti, 1957)”,”FILx-359″
“BERGSON Enrico, a cura di Vittorio MATHIEU”,”Introduzione alla metafisica.”,”””II. Questa realtà è mobilità. Non esistono ‘cose’ fatte, ma solo cose che si fanno; non ‘stati’ che si conservano, ma solo stati che mutano. La quiete non è mai che apparente o, piuttosto, relativa. La coscienza che abbiamo della nostra propria persona, nel suo continuo scorrere, ci introduce all’interno della realtà sul cui modello dobbiamo rappresentarci le altre. ‘Ogni realtà, dunque, è una tendenza, se si conviene di chiamar tendenza un mutamento di direzione allo stato nascente’. III. Il nostro spirito, che cerca punti d’appoggio solidi, ha come principale funzione, nel corso ordinario della vita, di rappresentarsi ‘stati’ e ‘cose’. Esso prende, di quando in quando, vedute quasi istantanee sulla mobilità indivisa del reale. E ottiene, così, ‘sensazioni’ e ‘idee’ (…)””. (pag 78-79)”,”FILx-401″
“BERGSON Enrico, a cura di Oddino MONTIANI”,”L’evoluzione creatrice. Estratti.”,”Il finalismo sostiene che tutto quanto avviene nell’universo si svolge secondo un piano prestabilito. Il masso esponente è Leibniz che parla di armonia prestabilita (pag 17, introduzione) Henri-Louis Bergson è stato un filosofo francese. La sua opera superò le tradizioni ottocentesche dello Spiritualismo e del Positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, della biologia, dell’arte, della letteratura e della teologia. Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1927 sia «per le sue ricche e feconde idee» sia «per la brillante abilità con cui ha saputo presentarle» (wikip)”,”FILx-524″
“BERGSON D., a cura di Santino CARAMELLA”,”L’ evoluzione creatrice.”,”Mancano le prime 14 pagine”,”FILx-036-FV”
“BERGSON Henri”,”Il riso. Saggio sul significato del comico. (Tit.orig.: Le rire. Essai sur la signification du comique)”,”””Un uomo che corre per la via, inciampa e cade: i passanti ridono. Non si riderebbe di lui, penso, se si potesse supporre che d’ un tratto gli sia venuta la voglia di sedersi per terra. Si ride perché si è seduto involontariamente. Non è dunque il suo brusco cambiamento di attitudine che fa ridere, ma quel che di involontario vi è nel cambiamento; la goffagine.”” (pag 41)”,”VARx-022-FRR”
“BERGSTEN C. Fred”,”Dilemmas of the Dollar. The Economics and Politics of United States International Monetary Policy.”,”C. Fred Bergstein è Direttore dell’ Institute for International Economics fin dalla fondazione nel 1981.”,”USAE-119″
“BERISSO Marco a cura, antologia scritti di GUINIZZELLI Guido ANDREA Monte ALIGHIERI Dante CAVALCANTI Guido CINO DA PISTOIA, CAVALCANTI Iacopo ALFANO Gianni FRESCOBALDI Dino BONAGUIDE Noffo QUIRINI Giovanni GIANNI Lapo PASCI DE’ BARDI Lippo ‘AMICO DI DANTE’ DEGLI UBERTI Lupo”,”Poesie dello Stilnovo.”,”Marco Berisso è ricercatore di Filologia italiana all’Università di Genova. Si occupa prevalentemente di poesia due-trecentesca e ha pubblicato tra l’altro, nel 2000, l’edizione critica dell’Intelligenza, Poemetto anonimo del secolo XIII.”,”ITAG-009-FL”
“BERIZZI Paolo”,”L’educazione di un fascista.”,”Paolo Berizzi è inviato di ‘Repubblica’ dove lavora per la rubrica ‘Pietre’. Ha pubblicato ‘Il piede destro’, ‘Bande nere’, ‘Nazitalia’ ecc. Vive sotto scorta.”,”TEMx-002-FFS”
“BERKELEY Giorgio”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”pag XII HUME e BERKELEY nello stesso volume”,”FILx-375″
“BERKELEY George”,”Trattato sui principi della conoscenza umana.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-071-FRR”
“BERKELEY George, a cura di Cordelia GUZZO”,”Dialoghi tra Hylas e Philonous.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-072-FRR”
“BERKELEY George, a cura di M. Manlio ROSSI”,”Trattato sui principi della conoscenza umana.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-438-FRR”
“BERKMAN Alexander”,”Un anarchico in prigione.”,”””Nessuno osò stampare l’ appello. Ed il tempo passava. All’ improvviso balenò la notizia della strage di Pinkerton. Il mondo rimase stupefatto. Il tempo dei discorsi era passato. Per tutta la regione i lavoratori sostennero la sfida degli uomini di Homestead. I metallurgici erano accorsi coraggiosamente in difesa; gli assassini di Pinkerton furono scacciati dalla città. Ma il sangue delle vittime di Mammone gridava forte sulle rive del Monongahela. Grida forte. E’ il Popolo che chiama. Ah, il Popolo! Il grande Popolo, misterioso, tuttavia così vicino e reale. Nella mia mente mi vedo ancora nella piccola città dove studiavo in Russia, nell’ ambiente degli studenti di Pietroburgo, nella casa delle loro vacanze, circondato dall’ alone di quell’ impalpabile e meraviglioso qualcosa che chiamavamo “”Nichilismo””.”” (pag 17)”,”ANAx-207″
“BERKMAN Alexander”,”Un anarchico in prigione.”,”Alexander Berkman nasce nel 1870 a Vilna (Russia) da una famiglia benestante ebrea, ultimo di quattro figli. Il padre era commerciante di calzature all’ingrosso. Nel 1887 si trasferisce a New York. Nel 1892 fa un infruttuoso tentativo di uccidere il finanziere Henry Clay Frick per vendicare gli scioperanti assassinati dagli uomini di Pinkerton durante lo sciopero della ‘Homestead Steel Company’. Viene condannato a 22 anni di prigione, di cui ne sconta effettivamente 14 nel Penitenziario di Allegheny in Pennsylvania (incluso un anno di isolamento). Nel 1906 dopo essere uscito dal carcere comincia un giro di conferenze, Sparisce per tre giorni (forse cerca di suicidarsi o viene arrestato dalle autorità). Inizia a dirigere la rivista ‘Mother Earth’ (1906-1918) fondata dalla Goldman. Nel 1910 lavora ad organizzare la Ferrer Modern School a New York. Partecipa all’organizzazione dello sciopero di Lawrence. Viene pubblicato a New York, dalla rivista ‘Mother Earth’ il libro Prison memoirs of an Anarchist, nel 1914 inizia una campagna antimilitarista che presto esplode in tutta l’America. Partecipa all’organizzazione dello sciopero di Ludlow. Nel 1916 va a San Francisco dove fonda il giornale anarchico ‘The Blast’ (1916-1917). Nel 1917 viene arrestato a New York assieme ad Emma Goldman. Entrambi sono condannati a due anni, a 10.000 dollari di ammenda e alla deportazione in Russia dopo il rilascio. Nel 1920 rientra in Russia. Nel 1921 Berkman e la Goldman firmano un documento redatto dagli anarcosindacalisti della Lega di Propaganda Anarchica, che viene spedito a Lenin a al Partito Bolscevico. Si tratta di un lungo documento nel quale si enumerano le persecuzioni contro gli anarchici da parte del governo bolscevico. Il documento non ottiene alcun risultato. Nel 1925 viene pubblicato a New York The Bolshevik Myth (Diary 1920-1921). Nel 1929 viene pubblicato dalla Vanguard Press di New York l’ABC dell’anarchia col titolo Now and After. Malato il 28/6/1936 si uccide.”,”ANAx-015-FL”
“BERL Emmanuel”,”La fin de la IIIe République. 16 juillet 1940.”,”Seconda guerra mondiale. 1940. Fattore morale. Crollo dell’esercito francese sul fronte occidentale. “”Nel disastro generale, io avrei dovuto avere più paura di altri, essendo ebreo. Avevo visto molti rifugiati tedeschi per conoscere l’antisemitismo nazista, se non per misurarne il furore; e sentivo, da mesi, il crescere dell’antisemitismo francese. Non mi preoccupavo molto, perché vedevo il malessere diffondersi su tutti i francesi, ebrei o no. All’inizio della disfatta, essi erano, almeno nella grande maggioranza, uniti dalla stessa ebetudine e dalla stessa costernazione. Il sentimento che dominava tutti era lo stupore; la rapidità e l’ampiezza della vittore tedesca li deconcentrava, essa sconcertava i loro capi militari, e pure, credo, i capi della Wehrmacht. Storici e tecnici chioseranno indefinitamente su questa come su tutte le campagne della grande guerra. Non sono certo in grado di pronunciarmi sulle loro teorie e sulle loro diverse spiegazioni. ma conoscevo abbastanza la storia perché le trincee del 1914 non mi facessero dimenticare che molte campagne, da quelle di Alessandro, di Gengis, di Timur, fino a quelle di Napoleone e quelle di Hitler in Polonia, avevano avuto un carattere folgorante, tanto come la disfatta del 1870. Se si ha così tanto ripetuto che la Marna era stato un “”miracolo””, è perché accade raramente che una armata battuta si riprenda e opponga al suo vincitore una resistenza efficace”” (pag 19-20)”,”FRAV-003-FSD”
“BERLANSTEIN Lenard R.”,”The Working People of Paris 1871 – 1914.”,”BERLANSTEIN è Associate Professor of History all’Univ della Virginia. E’ autore di: -The Barristers of Toulouse in the Eighteenth Century, 1740-1793. J. HOPKINS”,”MFRx-118″
“BERLE Adolf A., a cura di Alberto MORTARA”,”La repubblica economica americana.”,”Volume pubblicato a cura di Alberto MORTARA per iniziativa del CIRIEC Centro italiano di ricerche e di informazione sull’ economia delle imprese pubbliche e di pubblico interesse “”Vi è un evidente paradosso nelle due norme fondamentali su cui è costruita la repubblica economica americana. Un’ economia concorrenziale, senza monopoli, è sostenuta dalla legge Sherman. Un’ economia di pieno impiego, larga distribuzione di potere d’ acquisto, e elevata produzione è prevista dalla legge sull’ occupazione del 1946. Si presume che i fini della seconda non saranno in conflitto col metodo economico stabilito dalla prima, mentre è evidente che in qualunque momento può esservi conflitto. Quando esso ha luogo, generalmente viene modificata l’ applicazione della legge Sherman””. (pag 127)”,”USAE-044″
“BERLIERE Jean-Marc LIAIGRE Franck”,”Liquider les traîtres. La face cachée du PCF 1941-1943.”,”””Les faits ne pénètrent pas dans le monde où vivent nos croyances.”” Marcel Proust, Du côté de chez Swann (I fatti non penetrano nel mondo dove vivono le nostre credenze) (ideologie) (in apertura) “”Diversamente, il rapporto Servin indica con severità le responsabilità di Duclos e Frachon e più ancora quelle di Ralph Dallidet che accusa di aver “”mentito scientemente””. “”Perché queste menzogne e queste false spiegazioni della sparizione, laboriosamente ricostruite? Non lo so ma una cosa sembra chiara: se l’ esecuzione di Mathilde Dardant era stata giustificata davanti al Partito (provocatrice, poliziotta, ecc), non c’era nessun bisogno per il Partito di costruire tante false piste””.”” (pag 378) BERLIERE è professore di storia contemporanea all’ Université Bourgogne, F. LIAIGRE incaricato di ricerca al CNRS. Appartengono all’ equipe di ricerca del CESDIP (ministero giustizia, CNRS). FTP Francs-tireurs et partisans”,”PCFx-059″
“BERLIN Isaiah a cura di Henry HARDY”,”Controcorrente. Saggi di storia delle idee.”,”BERLIN Isaiah (1909-1997) ha scritto e pubblicato molto. La bibliografia di BERLIN è disponibile sul sito internet dedicato all’ autore dal Wolfson College di Oxford (www.wolfson.ox.ac.uk/berlin/)”,”TEOP-112″
“BERLIN Isaiah”,”Karl Marx.”,”Isaiah BERLIN è nato a Riga, in Lettonia, nel 1909, emigrato con la famiglia in Inghilterra nel 1920, da tempo insegna all’ Università di Oxford. Ha scritto molti saggi (v.retrocopertina).”,”MADS-279″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il potere delle idee.”,”BERLIN Isaiah Contiene il capitolo: ‘Il padre del marxismo russo’ (su G.V. Plechanov) (pag 196-207) “”Per Marx, una cosa soprattutto distingue gli uomini dagli oggetti naturali: la loro capacità di inventare utensili. L’uomo è stato dotato di una capacità unica non soltanto di usare, ma di creare strumenti per soddisfare i suoi bisogni essenziali: il bisogno di mangiare, quello di vestirsi e di un riparo, il bisogno di procreare, il bisogno di sicurezza, e così via. Queste invenzioni hanno modificato i rapporti dell’uomo con la natura esterna e trasformato lui e le sue società, stimolandolo con ciò stesso a realizzare nuove invenzioni per soddisfare i nuovi bisogni e gusti prodotti dai cambiamenti che, unico tra tutti gli animali, egli ha introdotto nella propria natura e nel proprio mondo. Secondo Marx le capacità tecnologiche sono la natura fondamentale dell’uomo: da esse deriva quella consapevolezza dei processi del vivente e quella cosciente opera di direzione di tali processi che chiamiamo storia”” (pag 183) [Isaiah Berlin, Il potere delle idee, 2003]”,”TEOP-232″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il senso della realtà. Studi sulle idee e la loro storia.”,”BERLIN Isaiah (1909-1997) ha scritto tra l’altro: ‘Il riccio e la volpe’ (1986) e ‘Il legno storto dell’umanità”” (1994). “”George Lichtheim ha dunque perfettamente ragione quando afferma che Marx non credeva che lavorare per la rivoluzione fosse razionale semplicemente perché essa era inevitabile; egli credeva piuttosto che la rivoluzione è inevitabile perché la tensione tra il nuovo stato delle forze produttive e le vecchie forze giuridiche o politiche o economiche diventa alla lettera inaccettabile per chi ha compreso che cosa una società organizzata razionalmente deve essere e sarà (1). Così il conflitto tra la socializzazione crescente dei mezzi di produzione da un lato (un esempio di libera, razionale, consapevole attività umana, in cui si manifesta una comprensione realistica del come raggiungere i fini che non possiamo fare a meno di perseguire), e i mezzi di distribuzione non socializzati, residuo di una fase economica precedente, dall’altro, non può non sfociare in un’esplosione e in una soluzione razionale. E’ questo il senso profondo, cosmico in cui ‘la raison a toujours raison’ (la citazione favorita di Plechanov).”” (pag 204) (1) George Lichtheim, Marxism: An Historical and Critical Study, 1961 [Isaiah Berlin, Il senso della realtà. Studi sulle idee e la loro storia, 1998]”,”TEOP-085″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee.”,”Isaiah Berlin nato a RIga nel 1909 è stato presidente della British Academy dal 1974 al 1978 ed è Fellow di All Souls a Oxford. Ha pubblicato ‘Il riccio e la volpe’ (1986) e ‘Impressioni personali’ (1989) con i ritratti da vivo di grandi figure del secolo da Winston Churchill a Aldous Huxley e Anna Achmatova. Contiene passi (di sfuggita) su: Marx: sul mutamento nella storia, sull’unità teoria e pratica, su VVico, sulla storia fatta dall’uomo, sui fatti e la verità, sullo stile, sull’uso di argomenti, sulla salvezza personale, sul neo-razionalismo, sul progresso mediante la soppressione degli avversari, sul materialismo, sull’ impresa capitalistica, sul nazionalismo (v. indice) “”«Al governo delle persone succederà l’amministrazione delle cose»: questa formula sansimoniana era comune a Comte e a Marx. Marx si convinse che a questo risultato si sarebbe arrivati grazie a quello che era l’autentico motore di ogni cambiamento sociale: le forze produttive della società, i rapporti fra le quali costituivano i fattori fondamentali che determinavano le forme esteriori – «la sovrastruttura» – delle relazioni sociali (di regola, le forme servivano a mascherare i fattori). Fra queste forme esteriori figuravano le istituzioni giuridiche e sociali, ma anche le idee nelle teste degli uomini, le ideologie che consapevolmente o inconsapevolmente assolvevano il compito di difendere lo ‘status quo’, ossia il potere della classe dominante, contro le forze storiche incarnate dalle vittime del sistema esistente, le quali alla fine sarebbero nondimeno uscite vittoriose. Quali che siano stati i suoi errori, nessuno può oggi negare che Marx diede prova di capacità prognostiche senza uguali nell’identificare la principale tendenza in atto – la concentrazione e centralizzazione dell’impresa capitalistica -, ossia la tendenza inesorabile verso dimensioni crescenti da parte del grande ‘business’ (allora in embrione) e l’acuirsi dei conflitti sociali e politici che ciò comportava. Egli s’impegnò inoltre a smascherare i travestimenti conservatori e liberali, patriottici e umanitari, religiosi ed etici, che servivano a occultare alcune delle più brutali manifestazioni di questi conflitti e le loro conseguenze sociali e intellettuali. Furono, questi, pensatori autenticamente profetici”” (pag 336-337); “”L’atteggiamento dei fondatori del marxismo verso il patriottismo nazionale o locale, verso i movimenti autonomistici, verso l’autodeterminazione dei piccoli Stati e simili, non lascia adito a dubbi. Prescindendo dalle dirette implicazioni della loro teoria dell’evoluzione sociale, il loro atteggiamento verso la resistenza danese alla Prussia nella vertenza per lo Schleswig-Holstein, verso la lotta italiana per l’unificazione e l’indipendenza del paese (nei suoi dispacci al «New York Times» Marx assume al riguardo una posizione nettamente diversa da quella del filoitaliano Lassalle), verso gli sforzi compiuti dai Cechi per difendere la loro cultura dall’egemonia tedesca, e anche verso l’esito della guerra franco-prussiana, è assolutamente chiaro. L’accusa di appoggiare il pangermanesimo mossa a Marx dal leader anarchico svizzero James Guillaume fu solo un’assurdità propagandistica nel quadro della Grande Guerra. Come altri storicisti che credono in una civiltà unica, universale, in continuo progresso, Marx vedeva nei patriottismi nazionali o regionali una resistenza irrazionale da parte di forme di sviluppo inferiori che la storia si sarebbe incaricata di rendere obsolete. In questo senso la civiltà tedesca (e in seno ad essa l’organizzazione operaia già in pieno sviluppo) rappresentava uno stadio evolutivo più avanzato (sia pure, indubbiamente, capitalistico) rispetto, poniamo, alla ‘Kleinstaaterrei’ danese o boema. Analogamente, dal punto di vista del movimento internazionale dei lavoratori era auspicabile che vincessero i Tedeschi – con le loro superiori organizzazioni operaie – anziché i Francesi, imbevuti com’erano di proudhonismo, bakuninismo e altro ancora. Non c’è traccia di nazionalismo nella concezione marxiana delle tappe del cammino del mondo verso il comunismo e oltre. (…)”” (nota a pag 351-352) [Isaiah Berlin, a cura di Henry Hardy, ‘Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee’, Milano, 1994]”,”TEOP-493″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”The Roots of Romanticism.”,”Libro dedicato a Alan Bullock”,”FILx-011-FSD”
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee.”,”Di Isaiah Berlin (1909-1997) Adelphi ha pubblicato vari testi. I. Berlin, filosofo lettore Riga 1909 – Oxford 1997, naturalizzato brittanico. Emigrato in Inghilterra nel 1920, professore a Oxford (1957-67), negli USA (1966-71) e di nuovo a Oxford. Interessato ai problemi della storia e della libertà, ha scritto tra l’altro: Karl Marx his life and environment.”,”FILx-157-FL”
“BERLIN Isaiah”,”Karl Marx.”,”«Siamo ciò che siamo per merito suo: senza di lui affonderemmo ancora nella confusione» “”«Siamo ciò che siamo per merito suo: senza di lui affonderemmo ancora nella confusione» (Friedrich Engels, 1883). Il primo volume de ‘Il Capitale’ uscì finalmente nel 1867. La sua pubblicazione fece epoca nella storia del socialismo internazionale e nella stessa vita di Marx. Esso era concepito come un trattato organico sulle leggi e sulla struttura dell’organizzazione economica della società moderna e intendeva descrivere i processi di produzione, di scambio e distribuzione così come avvengono nella realtà, interpretarne lo stato attuale come una fase specifica del movimento evolutivo della lotta di classe, «scoprire – secondo le parole di Marx – la legge economica che regola il moto della società moderna», individuando le leggi naturali che determinano la storia delle classi. Ne era risultato una originale amalgama di dottrina economica, storia, sociologia e propaganda che non rientrava in nessuna delle categorie tradizionalmente accolte. Marx considerava certamente ‘Il Capitale’ come un trattato dedicato principalmente alla scienza economica. A suo giudizio gli economisti del passato avevano frainteso la natura delle leggi economiche paragonandole alle leggi della fisica e della chimica e supponendo che nonostante i mutamenti delle condizioni sociali, restassero inalterate le leggi che regolavano tali condizioni. Di conseguenza i loro sistemi si riferivano a mondi immaginari, abitati da uomini economici idealizzati, ispirati a modelli dell’epoca dei loro autori e generalmente definiti da una serie di caratteristiche che erano state rilevanti solo nel diciottesimo, e nel diciannovesimo secolo, oppure descrivevano società che, se mai erano esistite, erano scomparse da tempo. Marx riteneva dunque suo compito creare un nuovo sistema di concetti e di definizioni specificamente applicabile al mondo contemporaneo ed elaborato in modo tale da riflettere la struttura mutevole della vita economica in rapporto non solo al passato, ma anche al futuro”” (pag 207-208) [Isaiah Berlin, Karl Marx, La Nuova Italia, Firenze, 1967]”,”MADS-002-FMDP”
“BERLIN Isaiah”,”Tolstoj e la storia.”,””Tolstoj e la storia’ di Isaiah Berlin è un saggio che esplora la visione della storia di Lev Tolstoj, in particolare attraverso il suo capolavoro Guerra e pace. Berlin analizza il pensiero di Tolstoj confrontandolo con due tipi di intellettuali: i “”ricci”” e le “”volpi””, concetti ispirati a un frammento del poeta greco Archiloco. Tolstoj, secondo Berlin, è una figura paradossale: aspira alla visione unitaria e sistematica del mondo tipica dei “”ricci””, ma il suo talento narrativo e la sua capacità di cogliere la complessità della realtà lo rendono più simile a una “”volpe””. Il libro approfondisce il conflitto tra il desiderio di trovare leggi universali della storia e la consapevolezza che la realtà è caotica e imprevedibile. Berlin mostra come Tolstoj critichi le spiegazioni razionali della storia e metta in discussione il ruolo dei grandi uomini e delle teorie deterministiche. Il saggio è un’affascinante riflessione sulla filosofia della storia e sulla tensione tra ordine e caos nella comprensione degli eventi umani.’ (f. copilot) “”La sapienza pratica è, in senso lato, conoscenza dell’inevitabile: di ciò che, dato l’ordine del nostro mondo, non potrebbe altro che accadere; e viceversa, di come le cose non possono essere, o non potrebbero essere state fatte; del perché, infine, alcuni schemi debbano finire in un fallimento completo – ed è inevitabile che sia così -, sebbene di tutto ciò non si possa dare una ragione dimostrativa, o scientifica. La rara facoltà di rendersi conto di questo, noi giustamente lo chiamiamo “”senso della realtà””. È questo il senso delle “”connessioni””, della necessità e della contingenza nella realtà; e va sotto molti nomi: introspezione, saggezza, genio ‘pratico’, senso della storia, comprensione della vita e del carattere umano. La visione di Tolstoj non è molto diversa. Salvo che egli spiega le nostre folli e esagerate pretese di capire e determinare gli eventi, non come sforzi insensati e sacrileghi, per vivere e agire, senza l’apporto di una conoscenza ‘speciale’ (e cioè, quella soprannaturale); ma le spiega col fatto che noi ignoriamo troppi degli innumerevoli rapporti naturali – le “”cause minime”” che determinano gli eventi. Se ni potessimo conoscere la trama delle cause, nella sua infinita varietà, dovremmo cessare di lodare e biasimare, gioire e dispiacerci; non potremo più considerare gli esseri umani eroi o esseri spregevoli: ma dovremmo sottometterci, molto umilmente, alla inevitabile necessità. Tuttavia, il fermarci qui sarebbe in certo senso travisare il suo pensiero. È pur vero che l’esplicita dottrina di Tolstoj in ‘Guerra e Pace’, è che tutta la verità sta nella scienza – nella conoscenza, cioè, delle cause materiali -, e che di conseguenza noi ci rendiamo ridicoli arrivando a delle conclusioni, sulla scorta di una troppo scarsa evidenza: siamo simili, per questo riguardo, e a tutto nostro svantaggio, ai sempliciotti di campagna, o ai selvaggi, che non essendo poi molti più ignoranti di noi, hanno tuttavia più modeste pretese; ma questa non è la visione del mondo che di fatto sta alla base di ‘Guerra e Pace’, o di ‘Anna Karenina’ o delle altre opere di questo periodo della vita di Tolstoj. Kutuzov è saggio, e non semplicemente intelligente, come – per esempio – lo sono quell’opportunista di Drubetzkoj, o di Bilibin; e non è vittima di teorie astratte, o dei dogmi come invece lo sono gli esperti militari tedeschi. Kutuzov è diverso da loro, ed è più saggio di loro – ma è tale, non perché conosca più ‘fatti’ di loro, e possa percepire degli eventi un numero di “”cause minute”” maggiore di quello dei suoi consiglieri o dei suoi avversari – Pfuel, Paulucci, o Berthier o il Re di Napoli. (…) Levin fa senza dubbio un’esperienza, durante il suo lavoro nei campi, come pure il principe Andrej mentre giace ferito sul campo di battaglia di Austerlitz; ma in nessuno dei casi c’è stata la scoperta di fatti nuovi, o di nuove leggi, come si intendono comunemente: al contrario, più grande è il numero dei “”fatti”” che uno conosce, più futile è la sua attività, irrimediabile il suo fallimento – come dimostra il gruppo dei riformatori alla corte di Alessandro. Loro, e tutti quelli come loro, possono essere salvati dalla disperazione faustiana solo dalla stupidità (come i tedeschi, del resto, e gli esperti militari e gli esperti in genere), o vanità (vedi Napoleone), o frivolezza (Oblonskj), o crudeltà (Karenin)”” (pag 83-84) [Isaiah Berlin, ‘Tolstoj e la storia’, Lerici editore, Milano, 1959]”,”STOx-003-FMDP”
“BERLINER Abraham”,”Storia degli Ebrei di Roma. Dall’antichità allo smantellamento del ghetto.”,”A. Berliner ((1833-1915) ebreo, nacque in Prussia. Autodidatta, autorevole studioso di letteratura rabbinica, fu predicatore e docente di storia e letteratura ebraica. Dedicò in particolare studi sugli Ebrei d’Italia. “”I papi a difesa degli Ebrei””. “”Possiamo comunque affermare che all’interno del mondo cristiano essi vivevano indisturbati e in condizioni favorevoli. Erano tollerati ‘pro sola humanitate’, «per semplici considerazioni umanitarie», come diceva papa Alessandro III (1159-1181), o ‘ex vera gratia et misericordia’, «per particolare favore e misericordia», come diceva Clemente III (1187-1191). In tutte le bolle pontificie dell’epoca, e spesso anche in seguito, ritorna ripetutamente la regola ecclesiastica enunciata da Gregorio Magno. E a giustificare ufficialmente la tolleranza per gli Ebrei viene spesso citata una frase di Tommaso d’Aquino, secondo il quale «gli Ebrei sono da considerare testimoni viventi della vera fede cristiana, e perciò vanno tollerati insieme con le loro pratiche religiose». Lo stesso Innocenzo III (1198-1216), che pure non muove un dito contro la persecuzione pianificata degli Ebrei negli altri paesi, enuncia tale principio, sicché se ne dovrebbe dedurre che non abbia preso iniziative contro gli ebrei di Roma. Avremo più volte l’occasione di ripetere che il rigore delle leggi e delle disposizioni dei pontefici contro gli Ebrei non si faceva pressoché sentire proprio a Roma. Forse perché si era fatta strada la convinzione che l’applicazione di tali leggi discriminatorie avrebbe pregiudicato anche il bene generale; o forse anche perché la sospensione in Roma dei provvedimenti antiebraici già in vigore assicurava una ricca fonte di denaro che si poteva riaprire a volontà ripristinando le vecchie leggi persecutorie. Dobbiamo considerare anche un altro motivo. Negli altri paesi le bolle pontificie contro gli Ebrei erano provocate dalle lagnanze che principi e alti prelati portavano a Roma a carico di quelli. Qui, invece, la gran parte della popolazione cristiana non nutriva sentimenti particolarmente ostili nei confronti degli Ebrei. Soltanto nei periodi in cui il governo papale era lontano da Roma oppure vi era rappresentato molto debolmente, non di rado capitava che la plebaglia si scatenasse in violenze contro di essi, ma allora ne facevano le spese anche i cristiani facoltosi. Anche la disposizione di Innocenzo III (1215) che imponeva gli Ebrei di portare un contrassegno sembra che a Roma fosse applicata soltanto con i decreti del 1269 (in un periodo di sede vacante)”” (pag 97-98)”,”EBRx-063″
“BERLINGUER E. D’ALEMA M. BERNINI B. TRIVELLI R. SERRI R. OCCHETTO A. PETRUCCIOLI C. BORGHINI G. IMBENI R. SANTOMASSIMO G.”,”Il ruolo dei giovani comunisti. Breve storia della FGCI.”,”””Tuttavia, per tutte queste diverse ragioni, un passaggio al partito, effettivo e massiccio, di iscritti e quadri dalla FGCI, fra il 1968 e il 1969 ci fu facilitato anche dalla preparazione e dallo svolgimento del XII Congresso. (…) Noi avemmo come punto di riferimento essenziale il partito, il suo dibattito, la sua politica, il suo rinnovamento; la FGCI veniva in un certo senso dopo, era “”in funzione”” del partito; nel dirigerla inconsapevolmente peccavamo, si può dire, di “”strumentalismo””. Questo “”strumentalismo”” entrò in crisi quando dovette misurarsi con la novità costituita dai movimenti di massa dei giovani. Si rese allora evidente una contraddizione analizzata anche da Occhetto, che risaliva ai primi anni ’60; la contraddizione si risolse nel solo modo possibile, date le premesse, con lo scioglimento di fatto di quella FGCI non nel movimento, come si temeva, ma nel partito. Qui sta la spiegazione, e in parte, credo, anche la giustificazione della “”grande crisi”” del ’66-’69.”” (pag 97-98, Claudio Petruccioli).”,”PCIx-180″
“BERLINGUER Enrico NATTA Alessandro ZANARDO Aldo SMARGIASSE Antonio e altri”,”La lezione di Gramsci; I nuovi orizzonti dei comunisti; Prefazione ai Discorsi parlamentari di Palmiro Togliatti.”,”Articoli di Angius, Badaloni, Chiarante, Chiaromonte, Cinciari Rodano, Garavini, Gruppi, Magli, Mancina, Giovanni Moro, Occhetto, G.C. Pajetta, Pecchioli, Prestipino, Rubbi, Salvadori, Tatò, Tortorella, Tosel, Tronti, Vacca.”,”PCIx-009-FB”
“BERLINGUER Giovanni”,”Natura e società: l’uomo d’oggi tra progresso e regressione.”,”””Si sta alterando il ritmo circadiale, non solo nelle fabbriche in cui vi sono squadre notturne o turni alterni, ma nella vita quotidiana, col prolungamento della giornata verso la notte e con la riduzione o alterazione del sonno. Nel lavoro industriale, il fatto che l’adirvi sia oggi preceduto da una lunga fase formativa, la scuola, fa risaltare ancor più il rischio, già intravisto da Adam Smith, che un uomo che spende tutta la vita eseguendo poche operazioni semplici diventi «stupido e ignorante quanto è possibile a creatura umana» (5). Wiener ha osservato che oggi «l’individuo umano rappresenta un costoso investimento di studio e di cultura, un investimento che nelle condizioni della vita moderna si prolunga forse per un quarto di secolo e a volte quasi per metà della vita», e che perciò il lavoro privo di intelletto «costituisce una degradazione della natura stessa dell’uomo e, dal punto di vista economico, uno sperpero dei valori più preziosi e più umani che l’uomo possieda… Coloro che vorrebbero organizzarci in conformità di funzioni individuali permanentemente prestabilite e di permanenti restrizioni individuali, come quelle della formica, condannano la razza umana a muoversi ad un ritmo ridotto. Essi eliminano la maggior parte della nostra capacità di variazione, e delle nostre probabilità di una esistenza terrena ragionevolmente lunga» (6)”” (pag 76-77) [(5) La considerazione è svolta in ‘Wealth of Nations’, Libro V, cap. I, art. II, ed è ripresa da K. Marx, ‘Il capitale’, Libro I, 2, Roma, Edizione Rinascita, 1952, pp. 61-64, con numerosi esempi (fra cui il fatto che, nel XVIII secolo, alcune manifatture adoperavano per operazioni semplici, che però costituivano segreti di fabbrica, proprio dei semi-idioti); (6) N. Wiener, ‘Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani’, Torino, Boringhieri, 1966, p. 75] “”Nel definire la funzione dell’uomo nei confronti della natura, Marx parla a volte di ‘dominio’, più spesso di ‘ricambio’. Egli, concepisce i rapporti di produzione storico-economici’ non soltanto come rapporti fra gli uomini, o fra le classi: «Il complesso di questi rapporti in cui i rappresentanti di questa produzione stanno con la natura e fra di loro, in cui producono, costituisce precisamente la società, considerata nella sua struttura economica» (8); egli rifiuta il «ritorno alla natura» come negazione del pluslavoro, del lavoro eccedente la misura dei bisogni dati, che però «nel sistema capitalistico come in quello schiavistico ecc. assume semplicemente una forma antagonistica ed è completato dall’ozio assoluto di una parte della società», anche se «uno degli aspetti in cui si manifesta la funzione civilizzatrice del capitale è quello di estorcere questo pluslavoro in un modo e sotto condizioni che sono più favorevoli allo sviluppo delle forze produttive, dei rapporti sociali, e alla creazione degli elementi di una nuova e più elevata formazione», cioè per giungere alla fase dei produttori associati che regolano razionalmente il ricambio con la natura (9). All’affermazione frequente di una «priorità» della natura esterna, si accompagna la polemica verso chi valorizza «la natura inorganica come tale, ‘rudis indigestaque moles’ in tutta la sua selvaggia primitività» (10), e la tesi che ormai «questa natura che precede la storia umana non è la natura nella quale vive Feuerbach, non la natura che oggi non esiste più da nessuna parte, salvo forse in qualche isola corallina australiana di nuova formazione» (11)”” (pag 78-79) [(8) K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, Roma, Edizioni Rinascita, 1956, Libro III, 3, p. 230; (9) Ivi, pp. 229-231; (10) Ivi, p. 226; (11) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 41] Citati N. Wiener Introduzione alla cibernetica AaVv, L’uomo e l’ambiente, Editori Riuniti, 1974 (Tarasov e altri) AaVv, L’uomo, l’automa e lo schiavo’, Atti de XXI Congresso nazionale di filosofia, Pisa, 1967 Citato in Critica Marxista n. 5, 1975 (annuncio pubblicazione) in ‘Kommunist’, n. 13, 1975 G. Volkov, ‘Marx e il problema dell’uomo nel quadro della rivoluzione tecnico-scientifica’”,”TEOC-015-FB”
“BERLINGUER Giovanni”,”La politica ecologica del movimento operaio.”,”Sviluppo scientifico e mutamenti demografici. “”Le categorie «inquinamento planetario» e «sovrapopolazione», sebbene largamente diffuse, non esprimono la complessità dello sviluppo reale. Fin dal sorgere della borghesia nascono ‘rischi’, ma anche ‘possibilità’ nuove di modifica del rapporto uomo-ambiente. Successivamente, la ‘necessità di controllare socialmente la forza naturale’ (Marx) si manifesta su scala più vasta. Proprio dall’esigenze di ‘calcolare gli effetti remoti della nostra attività rivolta alla produzione’ (Engels), che è oggi condizione per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità, prendono slancio nuovi indirizzi scientifici: l’ecologia, che consente di conoscere gli equilibri planetari della biosfera, e la cibernetica, che permette di predisporre un sistema di regolatori dello sviluppo. Il marxismo, come scienza economica e come movimento politico delle classi lavoratrici, come scienza e prassi della rivoluzione, ha per altro verso analoga potenzialità (espressa finora incompiutamente) di guidare il processo sociale veros traguardi lontani, mentre «la scienza borghese della società, l’economia politica classica, si occupa soprattutto degli effetti sociali immediatamente visibili dell’attività umana rivolta alla produzione e allo scambio» (Engels). … finire (pag 134-135)”,”TEOS-002-FGB”
“BERLINGUER Enrico”,”Per un governo di svolta democratica. Il testo integrale del rapporto tenuto al XIII Congresso nazionale del Partito comunista italiano.”,”””E’ necessario che la DC perda a sinistra, che i lavoratori cattolici, i cittadini di fede democratica che hanno votato finora la DC facciano sentire la loro condanna contro le scelte a destra compiute da questo partito. Il ridimensionamento della DC è una delle condizioni per liberare le forze democratiche e popolari cattoliche, farle contare, aprirle al contatto e alla collaborazioen con le forze comuniste e socialiste. (…) Oggi l’essenziale è che la DC deve essere colpita. Ogni voto a chiunque dao dei suoi esponenti e dei suoi candidati, incoraggia la svolta a destra in atto. La DC deve perdere a sinistra. (…) “” (pag 85-86)”,”PCIx-011-FAP”
“BERLINGUER Enrico”,”La proposta comunista. Relazione al Comitato centrale e alla Commissione centrale di controllo del Partito comunista italiano in preparazione del XIV Congresso, 10 dicembre 1974.”,”Dono di Mario Caprini “”Il generale quadro mondiale entro il quale si sviluppa la crisi delle società capitalistiche è caratterizzato dal mutato rapporto di forze fra paesi capitalistici e paesi socialisti e, più in generale, tra l’imperialismo e le forze che gli resistono e lo combattono. L’area dei paesi socialisti – dall’Urss e dai paesi dell’Europa orintale alla Cina, alla Corea, al Vietnam, alla Mongolia fino a Cuba è ormai immensa. (…) Ma anche altre nazioni e paesi dell’Africa e dell’Asia tendono ad orientarsi verso assetti di tipo socialista”” (pag 8-9)”,”PCIx-513″
“BERLINGUER Enrico”,”Per un governo di svolta democratica. Il testo integrale del rapporto tenuto al XIII Congresso nazionale del Partito comunista italiano.”,”””E’ necessario che la DC perda a sinistra, che i lavoratori cattolici, i cittadini di fede democratica che hanno votato finora la DC facciano sentire la loro condanna contro le scelte a destra compiute da questo partito. Il ridimensionamento della DC è una delle condizioni per liberare le forze democratiche e popolari cattoliche, farle contare, aprirle al contatto e alla collaborazioen con le forze comuniste e socialiste. (…) Oggi l’essenziale è che la DC deve essere colpita. Ogni voto a chiunque dao dei suoi esponenti e dei suoi candidati, incoraggia la svolta a destra in atto. La DC deve perdere a sinistra. (…) “” (pag 85-86)”,”PCIx-002-FPB”
“BERMAN Marshall”,”Adventures in Marxism.”,”Marshall Berman ha insegnato teoria politica e urbanesimo alla City University of New York dagli anni 1960. E’ membro dell’editorial board di ‘Dissent’, e regolare collaboratore di ‘The Nation’ e autore di ‘Politics of Authenticity’ e ‘All That Is Solid Melts Into Air’.”,”MADS-740″
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Dall’inizio della guerra mondiale alle giornate del luglio 1917. Vol. I.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-196-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Dalle giornate di luglio all’ottobre 1917. Vol. II.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-197-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Le giornate d’ottobre a Pietrogrado. Vol. III.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-198-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. L’insurrezione a Mosca e l’instaurazione del potere sovietico. Vol. IV.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-199-FL”
“BERMANI Cesare”,”Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia 1943-1976.”,”BERMANI (Novara, 1937) promotore e collaboratore dell’ Istituto Ernesto De Martino ha collaborato in passato alle riviste ‘Il nuovo canzoniere italiano’ e ‘Primo maggio’. Curatore dei più importanti scritti di Gianni BOSIO, è stato tra i primi a utilizzare criticamente fonti orali. Per le sue opere vedi retrocopertina volume.”,”ITAC-009″
“BERMANI Cesare CORVISIERI Silverio DEL-BELLO Claudio PORTELLI Sandro”,”Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra. Con una mappa bibliografica dei revisionismi storici.”,”La Commissione storia sociale e il Collettivo politico antagonista universitario dell’Univ La Sapienza di Roma il 22 aprile 1998 organizzavano alla Casa dello studente un incontro-dibattito sul tema: ‘Guerra civile e continuità dello Stato. Un confronto tra metodologie di ricerca’. Chiamavano a discuterne Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Alessandro PORTELLI e Claudio DEL-BELLO di Odradek come moderatore. Gli interventi sono stati riportati in questo libro con l’aggiunta di una appendice bibliografica stilata da Cesare BERMANI. In apertura si commemora la figura di Orfeo MUCCI (87 anni), comandante partigiano, comunista di ‘Bandiera Rossa’ morto una settimana prima, iscrittosi a ‘Rifondazione comunista’. Nel suo scritto in appendice ‘Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici’, Cesare BERMANI parla di Augustin COCHIN, Francois FURET (che militò nel PCF dal 1949 al 1956), Ernst NOLTE, del ‘revisionismo olocaustico’, del negazionismo (RASSINIER, FAURISSON) , e di Renzo DE-FELICE. In fondo al libro si riporta pure una bibliografia di DE-FELICE per sottolinearne le molteplici sfaccettature.”,”ITAR-005″
“BERMANI Cesare”,”Al lavoro nella Germania di Hitler. Racconti e memorie dell’ emigrazione italiana 1937-1945.”,”BERMANI (Novara, 1937) è uno dei fondatori dell’ Istituto Ernesto De Martino, ha collaborato alle riviste ‘il nuovo Canzoniere italiano’ e ‘Primo Maggio’ ed è redattore di ‘il de-Martino’ e di ‘Musica/Realtà’. Tra le sue opere: -Il bambino è servito. Leggende metropolitane in Italia. 1991 -Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea. 1996 -Pagine di guerriglia. L’esperienza dei garibaldini della Valsesia. 1995-98 3 voll -Mito e storia della Volante Rossa. 1996 -Il nemico interno. Guerra civile e lotta di classe in Italia. 1997″,”GERN-044″
“BERMANI Cesare”,”Novara 1922. Battaglia al fascismo.”,”””Nella mancata difesa della sede pare ci siano state anche delle non indifferenti responsabilità da parte dei dirigenti riformisti della locale Camera del Lavoro, se è vero quanto racconta Mario Montagnana, ossia che quel giorno “”solo con grande difficoltà, usando molte precauzioni, riuscii a giungere fino alla Camera del Lavoro, di cui si attendeva l’ attacco da un momento all’ altro. Trasmisi alcune direttive ai compagni comunisti – direttive di resistenza ad oltranza -, ma inutilmente: i dirigenti socialisti della Camera del Lavoro, convinti che era ormai inutile ogni resistenza, decisero di farne evacuare i locali”” (…). Perchè il Ramella non voleva che si facesse una difesa entro nella Camera del Lavoro, perché “”quelli là lo vengono a sapere e allora si dà un motivo perché loro vengano all’ assalto. E noi non siamo preparati. Poi io sono contro lo spargimento di sangue””. (pag 127)”,”ITAR-051″
“BERMANI Cesare”,”Novara 1922. Battaglia al fascismo.”,”Nato a Novara nel 1937, BERMANI ha diretto ‘Il nuovo Canzoniere Italiano’. Ha condotto ricerche sulla cultura operaia e contadina, sul mondo magico teramano, sulla storia del PCI nella provincia novarese. Tra le sue pubblicazioni: ‘L’ altra cultura. Interventi, rassegne, ricerche. Riflessi culturali di una militanza politica (1962-1969) (Milano, 1970), ‘Pagine di guerriglia. I Garibaldini della Valsesia’ (Milano, 1971), ‘L’ ora di Pestarena’ (Milano 1973). “”Questo libro giunge nella storiografia sul fascismo con ritardo, nota nell’ introduzione Alfonso Leonetti, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, ma giunge opportuno. Esso dimostra come una battaglia bene ingaggiata può essere perduta quando la direzione vien meno alle sue esigenze, e come una battaglia perduta possa decidere delle sorti di un popolo per decenni (…).”” dalla prefazione di Alfonso LEONETTI, uno dei fondatori del Partito Comunista d’ Italia.”,”ITAF-158″
“BERMANI Cesare COLOMBARA Filippo; collaborazione di Renzo FIAMMETTI Concetto LIZIO Alberto LOVATTO Gisa MAGENES Adolfo MIGNEMI Plinio PIRAZZI MAFFIOLA Enrico STROBINO”,”Cento anni di socialismo nel Novarese. Volume 1. Dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Collaborazione di Renzo FIAMMETTI Concetto LIZIO Alberto LOVATTO Gisa MAGENES Adolfo MIGNEMI Plinio PIRAZZI MAFFIOLA Enrico STROBINO. Il processo di ascesa industriale nella zona di Omegna. (pag 44) Movimento operaio e socialismo in Ossola. (pag 49) La stampa socialista in provincia di Novara dal 1884 al 1990. (pag 56)”,”MITS-283″
“BERMANI Cesare a cura”,”Gianni Bosio: cronologia della vita e delle opere.”,”pag espulsione Bosio da Mov op per opera di Feltrinelli allora PCI. Altra pubblicazione: ‘Il de Martino Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario’ In questo numero: Giorni Cantati. La seconda vita del Circolo Gianni Bosio a cura del Circolo Gianni Bosio di Roma Scritti, testimonianze e canzoni di C. Ali Farah, R. Arbia, R. Balzani, D. Bartolini, T. Bessa, B. Bonomo, P. Brega, E. Bruni, G. Cappelletti, M. Capuano, S. Cerboni, C. Cianca, R. Colotti, P. De Acutis, S. Ficacci, M. Fornarola, T. Fusano, S. Genovese, E. Grammaroli, G. Incalza, A. Liberti, D. Lucifreddi, G. Marini, M. C. Mattesini, S. Minasi, S. Modigliani, M. Ovadia, M. Pallone, D. Panzieri, A. Portelli, L. Pulcini, I. Scego, M. Shackleford, A. Sotgia, D. Starnone, S. Venezia, U. Viccaro, Zeinab, T. Zurlo Questo numero de “”Il de Martino”” esce grazie al contributo della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport * * * SOMMARIO Presentazione Il Circolo Gianni Bosio: una lunga passione Alessandro Portelli Introduzioni Ottave per il Circolo Gianni Bosio Ezio Brunis, Pietro De Acutis Il Circolo Gianni Bosio Giovanna Marini Statuto dell’Associazione “”Circolo Gianni Bosio”” – Premessa La cacciata dei baroni della Leonessa Leonardo Pulcini Ricerche Una ricerca-intervento a Guardavalle, Calabria Ionica: uno sguardo retrospettivo Susanna Cerboni L’ultimo fronte: guerra, liberazione e memoria a Valmontone Bruno Bonomo L’armata della terra Timoteo Fusano Memoria e globalizzazione: la lotta contro la chiusura degli Acciai Speciali a Terni, 2004-2005 Alessandro Portelli Il 12 dicembre a mattina Dante Bartolini Generazioni a Genova, luglio 2001 Alessandro Portelli Suoni e immagini L’archivio “”Franco Coggiola”” Enrico Grammaroli, Diego Luciffredi, Santi Minasi L’ascolto innanzitutto. La Scuola di Musiche del Circolo Gianni Bosio Sylvie Genovese L’amor Sylvie Genovese La Sbanda del Bosio Sara Modigliani Tutti romani Romolo Balzani Scenografia di una città. Un film sulla memoria antifascista a Tivoli Marco Fornarola Bosio Cinema: uno sguardo in più Rino Arbia Ricerche / Roma Storie dalla periferia romana: Centocelle Bruno Bonomo, Alessandro Portelli, Alice Sotgia, Ulrike Viccaro Noi de borgata Armandino Liberti Carnevale d’autunno: San Martino a Borgata Gordiani Ulrike Viccaro Il Borghetto degli Angeli e il sogno differito Stefania Ficacci O Roma Roma città tanto cara Migrazioni Voci afroitaliane: uno spazio di dialogo Cristina Ali Farah Giorno per giorno io adesso vivo. Dal Libano a Roma Zeinab (a cura di Cristina Ali Farah) Storia d’amore e di piedi Igiaba Scego Molte memorie, altre storie: nordestini brasiliani a Roma Telma Bessa Interviste Ho avuto sempre dalla mia la fortuna di comunque sapere e volere giocare Daniela Panzieri (a cura di Maria Pallone) Non ho mai avuto molto rispetto per l’autorità Mildred Shackleford (a cura di Alessandro Portelli) Orsù compagni della cittadella. Storie, poesie e canzoni di un comunista libertario Claudio Cianca (a cura di Ulrike Viccaro) Resistenza e Donna Olimpia Goffredo Cappelletti (a cura di Alessandro Portelli) Elisei Augusto, comunista schedato Giusy Incalza Non è obbligato credere. Però quei pochi che credono raccontino Shlomo Venezia (a cura di Maria Chiara Mattesini e Alessandro Portelli) Dischi Tutti ciànno qualche cosa Riccardo Colotti Tre dischi e più… Susanna Cerboni Jata viènde Tonino Zurlo Due dischi, tre interventi Domenico Starnone, Giovanna Marini, Moni Ovadia Autobiografia di un cantautore Piero Brega Tuscolana Piero Brega Le pubblicazioni del Circolo Gianni Bosio Trascrizioni Tra/scrivere Sylvie Genovese Trascrizioni musicali: “”Ottave per il circolo Gianni Bosio”” “”Noi de borgata”” “”O Roma Roma”” “”L’amor”” “”Tutti romani”” “”L’armata della terra”” “”Il 12 dicembre”” “”Tutti ciànno qualche cosa”” “”Jata viènde”” “”Tuscolana”” Libri ricevuti Ricordo Mio fratello, l’architetto dei poveri Michele Capuano * * * Il Circolo Gianni Bosio è una delle molte diramazioni dell’Istituto Ernesto de Martino. Lo fondammo a Roma nel 1972, a casa di Giovanna Marini […]. Fondammo prima un bollettino e poi una rivista dal titolo I giorni cantati che ebbe molte reincarnazioni fino all’inizio degli anni ’90, e una scuola di musica […], facemmo ricerca su campo di musica popolare, scoprimmo la storia orale, organizzammo spettacoli e seminari. Poi i tempi si fecero più difficili, anche perché non avevamo sponsor […] e di fatto all’inizio degli anni ’90 il Circolo Gianni Bosio non esisteva più. […] nel 1999 ci venne voglia di ricominciare: mandammo un messaggio in giro e alla “”cena di reinaugurazione”” […] ci trovammo un centinaio di persone, tutte legate in modi diversi alla storia del Circolo […]. Poi presero contatto con noi persone più giovani, che venivano dagli studi di antropologia e di storia all’università […], e da lì abbiamo ricominciato. (dalla presentazione di Alessandro Portelli) Ora che le forme più estreme dell’ideologia competitiva e privatistica si pongono come unica ideologia autorizzata, le differenze diventano disuguaglianze ed esclusioni: la valorizzazione della diversità e del pluralismo culturale e la costruzione dell’equità sociale sono un processo unico, e la nostra proposta culturale trova riscontro in fasce crescenti di soggettività sociali che stentano a riconoscersi nell’ideologia del mercato totale. (dalla Premessa allo Statuto dell’Associazione “”Circolo Gianni Bosio””) Istituto Ernesto de Martino > Iniziative editoriali > Il de Martino > n. 16 (2006)”,”MITC-073″
“BERMANI Cesare”,”Una storia cantata. 1962-1997: trentacinque anni di attività del nuovo canzoniere italiano – Istituto Ernesto De-Martino.”,” BERMANI Cesare nato nel 1937, storico, è stato tra i promotori dell’ Istituto Ernesto De Martino. Già collaboratore di riviste come “”il nuovo Canzoniere italiano”” e di “”Primo Maggio””, lo è ora de “”il de Martino””. Tra i primi a utilizzare criticamente le fonti orali ai fini della ricostruzione storica è autore di vari libri tra cui ‘Storia e mito della Volante Rossa’ (1996). “”Il principale organizzatore di cultura del Nuovo Canzoniere Italiano era Gianni Bosio, direttore delle Edizioni Avanti! (divenute il 25 dicembre del 1964 Edizioni del Gallo), una piccola ma solida realtà editoriale che, sebbene permamentemente assediata da cambiali in scadenza, rappresentava per il Nuovo Canzioniere Italiano un retroterra sufficiente. Le Edizioni Avanti!, che per prime avevano pubblicato Che Guevara e Rosa Luxemburg, Mario Lodi e gli ‘Scritti italiani’ di Karl Marx, erano infatti in grado non solo di permettere il decollo di “”Quaderni rossi”” – di cui pubblicano i primi tre numeri – ma di operare delle iniziali ricerche sul campo in tema di canti sociali, di editare “”il nuovo Canzoniere italiano”” e di avviare un’ attività discografica””. (pag 49)”,”ITAC-101″
“BERMANI Cesare COGGIOLA Franco”,”Ci ragiono e canto. Rappresentazione popolare in due tempi su materiale originale curato da Cesare Bermani e Franco Coggiola.”,”Contiene il canto: Se otto ore vi sembran poche (pag 42) “”Assai diffusa in tutto l’ arco padano-mantovano-emiliano. Questa lezione appartiene al primo dopoguerra, ma il canto aveva già conosciuto degli antecedenti al tempo del progetto di legge Cugnolio per la concessione delle otto ore. La canzone, tuttora nell’ uso, ha in seguito conosciuto molteplici varianti. E’ qui data nella nota versione delle mondine di Trino Vercellese, pubblicata da Sergio Liberovici in ‘Canti di protesta del popolo italiano 2, (…)””. (pag 42)”,”MITT-244″
“BERMANI Cesare”,”Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria.”,”Volume a cura dell’Archivio Primo Moroni e del Centro d’Iniziativa Luca Rossi (Milano) Volume dedicato ad Alfonso LEONETTI”,”GRAS-070″
“BERMANI Cesare”,”Il Gramsci di Togliatti e il Gramsci liberato.”,”BERMANI Cesare”,”GRAS-113″
“BERMANI Cesare, volume a cura di Antonio SCHINA”,”GIovanni Pirelli. Un autentico rivoluzionario.”,”Cesare Bermani (Novara, 1937) storico e studioso delle tradizioni popolari italiane e in particolare del canto sociale. La bibliografia curata da Cesare Bermani, ingloba le precedenti stese da Diane Weill Ménard, e da Marinella Pirelli. Antonio Schina ha curato le schede informative. Giovanni Pirelli finanziatore dei “”Quaderni Rossi”” (pag 24-25) “”Nel 1961 sarà quindi tra i fondatori e il finanziatore di “”Quaderni rossi””, la rivista di Raniero Panzieri che opererà una vera e propria analisi rivoluzionaria della struttura capitalistica del tempo. Liliana Lanzardo ha ricordato in una lettera: “”qualche particolare della posizione di Pirelli nei confronti del gruppo, di cui era interno-esterno insieme. Prima di tutto c’è la figura del finanziatore e dell’amico, poi quella di uno che la politica la faceva anche da solo con idee originali e iniziative proprie”” (53). A volte Pirelli, dato il suo legame con i problemi internazionali delle guerre di liberazione, avanzava osservazioni critiche sui settori di attività del gruppo, perché riteneva che i “”Quaderni rossi”” fossero “”un po’ elitari, un po’ chiusi dentro il lavoro operaio torinese o al massimo nazionale”” (54). E quando poi era nato il Centro Franz Fanon – di cui parleremo oltre – “”nei mmenti in cui Giovanni voleva incrementarlo, veniva a conflitto con l’attività dei Q.R., perché erano due poli che spingevano ciascuno per avere il massimo appoggio di Giovanni. Non c’era tra i due gruppi alcuna ostilità, ma non si è mai realizzato un lavoro in collaborazione “” (55). Giovanni non farà comunque parte della redazione di “”Quaderni rossi”” e neppure vi scriverà, perché preso soprattutto dal coordinamento delle molteplici attività politiche e culturali, che senza di lui probabilmente non sarebbero esistite, adoperandosi per fare crescere un discorso di classe con connotazioni originali rispetto a quelle che erano diretta emanazione dei partiti di sinistra, e sforzandosi di fare in modo che ogni iniziativa rafforzasse anche le altre. I “”Quaderni rossi”” verranno stampati dalle Edizioni Avanti! e Raniero Panzieri, grazie a Giovanni, entrerà a lavorare fisso all’Einaudi, portando avanti un’opera di rinnovamento della case editrice di grande rilevanza (…)”” (pag 23-24-25) (pag 41) (pag 47)”,”ITAC-138″
“BERMANI Cesare”,”Gramsci gli intellettuali e la cultura proletaria.”,”Cesare Bermani (Novara, 1937) è uno dei promotori dell’Istituto Ernesto de Martino. Storico, è stato redattore e per dei periodi anche direttore delle riviste il nuovo Canzoniere italiano e Primo Maggio. Curatore dell’edizione dei più importanti scritti di Gianni Bosio, è autore di mumerose pubblicazioni: Pagune di guerriglia, L’oro di Pestarena, Gramsci raccontato, Giustizia partigiana e guerra di popolo in Valsesia, Guerra di Liberazione-Guerra Civile, L’antifascismo del luglio 1960, Il bambino è servito, Leggende metropolitane in Italia.”,”GRAS-006-FL”
“BERMANI Cesare”,”Il «rosso libero». Corrado Bonfantini, organizzatore delle Brigate «Matteotti»,”,”In carcere Corrado insegna francese, tedesco e matematica ai compagni, cui traduce ad alta voce il ‘1893’ di Victor Hugo e corregge le bozze de ‘La Libra’”” (pag 14) “”Una lettera del padre a Mussolini nell’aprile 1929, quando Corrado era ancora nel carcere di Cassino, tendente a minimizzare l’attività sovversiva del figlio e a mettere in luce la sua diligenza scolastica, ciò che secondo il vecchio professore era un’attenuante, non dà risultati e anzi forse aggrava la stessa posizione del padre, ricordandone l’esistenza alla polizia fascista”” (pag 17) “”(…) Bonfantini, malgrado il precedente arresto, riprende i collegamenti con l’organizzazione novarese del Partito, che ha attivamente collaborato a rimettere in piedi”” (pag 18) “”Se Bonfantini sogna già dalla metà degli anni Trenta un partito socialista rivoluzionario, tuttavia solo nel luglio ’42 riesce ad allacciare rapporti con un gruppo che comprende tra gli altri Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Domenico Viotto, Francesco Albertini, Carlo Andreoni e Umberto Recalcati e il 10 gennaio 1943, a Milano, in via Monte Ceneri 64, a casa di Lionello Beltramini, fonda con Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Carlo Andreoni e Domenico Viotto – in una riunione cui parteciparono oltre una trentina di persone, tra cui Camillo Pasquali – il Movimento di Unità Proletaria per la Repubblica Socialista, che rifiuta le vecchie divisioni partitiche ereditate dalla democrazia parlamentare prefascista, sostiene l’attualità della lotta per il socialismo e sisforza di unificare nella lotta antifascista tutte le forze impegnate nella creazione di una società con strutture socialiste”” (pag 43-44) “”Approfittando dell’inattività forzata, Bonfantini (‘Bianco’) scrive per “”Libera Stampa””, assieme a Alex de Corleto (‘Rusticus’), ‘Il Partito Socialista di Unità Proletaria ai lavoratori e ai Giovani d’Italia’”” (pag 48) “”Bonfantini è quindi allora decisamente per una ipotesi rivoluzionaria che preveda la presa del potere attraverso l’insurrezione”” (pag 49) “”Se i rapporti di Bonfantini e Concordia con Mussolini e il fascismo repubblicano non approdarono a nulla rispetto ai maggiori obiettivi da loro proposti (il rovesciamento dell’alleanza del fascismo repubblican con la Germania, il riconoscimento dei partigiani come soldati regolari, l’abolizione delle varie polizie segrete fasciste), e questo perché le trattative – come ricorda Cione – «ad un tratto improvvisamente si arenrono, probabilmente perché Mussolini si dovette spaventare della pregiudicatezza delle richieste», tuttavia – come abbiamo già detto – quei contatti crearono una situazione di notevoli vantaggi per la “”Matteotti””, favorendo tra l’altro una ininterrotta infiltrazione nella polizia e nella Guardia Nazionale Repubblicana”” (pag 84)”,”ITAR-298″
“BERMANI Cesare CORVISIERI Silverio DEL-BELLO Claudio PORTELLI Sandro”,”Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra. Con una mappa bibliografica dei revisionismi storici.”,”La Commissione storia sociale e il Collettivo politico antagonista universitario dell’Univ La Sapienza di Roma il 22 aprile 1998 organizzavano alla Casa dello studente un incontro-dibattito sul tema: ‘Guerra civile e continuità dello Stato. Un confronto tra metodologie di ricerca’. Chiamavano a discuterne Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Alessandro PORTELLI e Claudio DEL-BELLO di Odradek come moderatore. Gli interventi sono stati riportati in questo libro con l’aggiunta di una appendice bibliografica stilata da Cesare BERMANI. In apertura si commemora la figura di Orfeo MUCCI (87 anni), comandante partigiano, comunista di ‘Bandiera Rossa’ morto una settimana prima, iscrittosi a ‘Rifondazione comunista’. Nel suo scritto in appendice ‘Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici’, Cesare BERMANI parla di Augustin COCHIN, Francois FURET (che militò nel PCF dal 1949 al 1956), Ernst NOLTE, del ‘revisionismo olocaustico’, del negazionismo (RASSINIER, FAURISSON) , e di Renzo DE-FELICE. In fondo al libro si riporta pure una bibliografia di DE-FELICE per sottolinearne le molteplici sfaccettature.”,”STOx-015-FV”
“BERMANN Julius a cura”,”Die freigewerkschaftliche Angestelltenbewegung in Österreichs, 1892-1932. Gründung, Entwicklung und Erfolge des Zentralvereines der Kaufmännischen Angestellten Österreichs. Herausgegeben aus Anlaß des vierzigjährigen Bestandes der ersten Freien Angestellten-Gewerkschaft, des Zentralvereines der Kaufmännischen Angestellten Österreichs.”,”Le mouvement d’employé freigewerkschaftliche l’Autriche, 1892-1932. Fondation, développement et succès de l’association centrale des employées commerciales d’Autriche. Publié pour la raison de l’existence an du premier syndicat d’employé libre, de l’association centrale des employées commerciales d’Autriche. “”Für den Frieden. Für ein Mindestlohngesetz. Für gesetzlichen Schutz der Kollektivverträge. Auch die Angestellten rüsteten zu einer Friedensdemonstration. Für den 24. Mai 1917 wurde nach Wien eine Reichskonferenz der Agestelltengewerkschaften einberufen, die eine Resolution für die Frieden und eine Entschließung für gesetzliche Mindestlöhne und für gesetzliche Sicherung von Kollektiv-verträgen beschloß.”” (pag 141)”,”MAUx-028″
“BERMOND Claudio CIRAVEGNA Daniele a cura; saggi di Tommaso FANFANI Alberto COVA MORSEL Henri HERTNER Peter ROSSIGNOLI Bruno COSTI Renzo ORTNER Reinhard ANDERSEN Poul Erik”,”Le casse di risparmio ieri e oggi. Atti del convegno internazionale di studi, Torino 13 novembre 1995.”,”La prima parte è stata curata da Claudio Bermond e la seconda da Daniele Ciravegna.”,”ITAE-045-FP”
“BERNABÈ Franco, a cura di Giuseppe ODDO”,”A conti fatti. Quarant’anni di capitalismo italiano.”,”Franco Bernabé è presidente di Celinex, il più importante operatore indipendente europeo di infrastrutture e telecomunicazioni mobili. E’ stato amministratore delegato di Eni e Telecom Italia. Ha pubblicato ‘Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete’ (2012). Giuseppe Oddo, giornalista, ha lavorato in varie testate, inviato del Sole 24 Ore. Collabora oggi con L’Espresso. Ha molte pubblicazioni al suo attivo”,”ECOG-122″
“BERNABÈ Franco VOLA Giorgio NEJROTTI Mariella GAZZOLA Franco Paolo MAROCCO Gianni SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Teorie dell’inflazione e distribuzione del reddito (Bernabè); Il millenarismo nella rivoluzione inglese: i quintomonarchisti (Vola); Anarchia, socialismo, democrazia nei periodici popolari del Centro e del Nord Italia (1861-1892) (Nejrotti); Commedie e sonetti inediti di Dalmazzo F. Vasco (Gazzola, a cura); Prose inedie di Dalmazzo F. Vasco (Marocco, a cura); La Biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Tre saggi: ‘Teorie dell’inflazione e distribuzione del reddito’ (Bernabè); ‘Il millenarismo nella rivoluzione inglese: i quintomonarchisti’ (Vola); ‘Anarchia, socialismo, democrazia nei periodici popolari del Centro e del Nord Italia (1861-1892)’ (Nejrotti)”,”ANNx-006-FP”
“BERNABEI Ettore con Giorgio DELL’ARTI”,”L’ uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni.”,”BERNABEI è nato a Firenze nel 1921. Direttore del ‘Popolo’ organo della DC, fu per 14 anni DG della RAI (1961-1974), che riformò ampiamente imponendo uno stile di comunicazione. Uscito dalla RAI diresse fino alla pensione l’ Italstat. Oggi guida la società privata Lux. “”Come si salvò al momento della Liberazione? – Oh, fu facilissimo: fondò un soviet a Torino. Un soviet in Rai? Si, l’ unico soviet che ci sia mai stato in Italia venne impiantato nella sede centrale della Eiar a Torino, via Arsenale 21. Non essendo sicuro che questo bastasse, Severati si procurò anche una tessera del PCI con firma di Togliatti. Lei capisce che con una credenziale simile sarebbe stato impossibile rimuoverlo. Ecco come si salvò la vecchia classe dirigente che durante il fascismo aveva diretto la radio. Ecco perché, nel ’61, me la ritrovai tutta lì al suo posto”” (pag 95)”,”ITAP-064″
“BERNABEI Ettore con Giorgio DELL’ARTI”,”L’uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni.”,”Ettore Bernabei è nato a Firenze nel 1921. Direttore del ‘Popolo’ organo ufficiale della DC, fu per 14 anni (dal 1961 al 1974) direttore generale della Rai, che riformò profondamente imponendo uno stile e una filosofia di comunicazione che sono rimasti celebri. Uscito dalla Rai diresse fino alla pensione l’Italstat. Oggi guida la Lux, società privata che produce programmi televisivi. G. Dell’Arti (Catania; 1945) à giornalista e autore di una biografia di Cavour e di una storia del Risorgimento (con Rosario Villari) Togliatti era ministro di Grazie e giustizia. “”Sì, Dipendeva da lui la restituzione delle testate agli editori che avessero superato l’indagine giudiziaria per i profitti di regime. A un certo punto, come saprà, Togliatti varò il famoso provvedimento d’amnistia: chi aveva avuto rapporti con il fascismo, se si asteneva dalla politica (cioè rinanciava per sempre a fare il deputato o il sindaco), era perdonato. Tra i perdonati c’erano gli editori. E tra gli editori, il Favi. C’era dunque la via legale per restituire i giornali ai vecchi proprietari e per far riavere al Favi “”La Nazione”” (…)”” (pag 27) Dubbi di Bernabei sulla morte di Togliatti forse per mano dei ‘medici’ sovietici (pag 160) Bernabei parla dello stretto rapporto tra Togliatti e monsignor Giuseppe De Luca e cita le parole di Togliatti quando il prete morì: “”Bernabei, è come se mi avessero tagliato il braccio destro”” (pag 160) De-Feo segretario particolare di Togliatti, diventato socialdemocratico non fu mai attaccato a fondo dal Pci che forse temeva che sapesse qualcosa o avesse in mano qualche documento compromettente (pag 180)”,”EDIx-150″
“BERNADAC Christian”,”…a Budapest si muore.”,”BERNADAC Christian, giornalista francese, ha vissuto le giornate esaltanti della rivolta ungherese del 1956 e quelle della tremenda repressione sovietica e la ha narrate in questo libro.”,”MUNx-024″
“BERNAGOZZI Giampaolo MARINO Emanuele Valerio COLLOTTI Enzo DA-MILANO Claudio”,”Vincere, vinceremo. La guerra fascista (1940-1943).”,”Contiene il saggio di Enzo Collotti, L’Italia in guerra (pag 139-205) [ La società italiana verso la guerra; L’alleanza con la Germania nazista; Gli obiettivi di guerra dell’Italia. Inizio e fine della ‘guerra parallela’; La dipendenza strategica ed economica dalla Germania; L’incidenza della guerra sulla società italiana; Gli scioperi del marzo 1943 e il crollo del fronte interno; Dal 25 luglio all’8 settembre: fronda fascista e ripresa antifascista] La dipendenza strategica ed economica dalla Germania. finire brano …. (pag 171-179)”,”ITAF-009-FP”
“BERNAL J.D. HALDANE J.B.S. PIERIE N.W. PRINGLE J.W.S.”,”L’ origine della vita.”,”Saggi qui raccolti apparsi in ‘New Biology’ (1952). ruolo caso pag 97 “”Ma i fatti vincono sempre e non possono essere discussi”” (pag 140)”,”SCIx-282″
“BERNAL J.D. HALDANE J.B.S. PIERIE N.W. PRINGLE J.W.S.”,”L’origine della vita.”,”Saggi qui raccolti apparsi in ‘New Biology’ (1952). ruolo caso pag 97 “”Ma i fatti vincono sempre e non possono essere discussi”” (pag 140)”,”SCIx-012-FV”
“BERNAL Martin”,”Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Volume I. L’invenzione dell’antica Grecia, 1785-1985.”,” Il razzismo agli inizi del XIX secolo (paragrafo del capitolo V) Figure di transizione: 1. Hegel e Marx (paragrafo del capitolo XVI) (pag 365-369) (Marx avrebbe negato l’influenza egizia sulla Grecia) “”Con l’amore che le dedicò per tutta una vita; Marx accettava del tutto l’idea predominante che in ogni aspetto della sua sua civiltà la Grecia fosse stata categoricamente diversa da – e superiore a – tutto ciò che era avvenuto prima nella storia (57). Ma Marx andava oltre – così come aveva fatto Shelley, e con la stessa chiarezza – e arrivava ad affermare che la Grecia sovrastava di molto la propria posterità. Una tale affermazione comportava però un problema: la Grecia veniva in tal modo ad opporsi alla corrente del progresso. In un tentativo di giungere a una soluzione, Marx scrisse nell’introduzione ai ‘Grundrisse’, abbozzo preparatorio di ‘Il capitale’ «Per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale… Per esempio i Greci paragonati con i moderni, o anche Shakespeare». Era però cosciente del paradosso implicito nell’affermazione che «nella loro forma classica, nella forma che fa epoca… certe sue [dell’arte] importanti manifestazioni … sono possibili soltanto in uno stadio non sviluppato dell’evoluzione artistica». Marx continuava poi argomentando che la mitologia era impossibile una volta che fosse stata superata dalla realtà, come era avvenuto con i trionfi dell’industria capitalistica. Era però inflessibile nel sostenere che la mitologia era possibile soltanto in una società data, con proprie forme sociali distinte: «L’arte greca presuppone la mitologia greca, e cioè la natura e le forme sociali stesse già elaborate dalla fantasia popolare in maniera inconsapevolmente artistica. Questo è il suo materiale. Non una qualsiasi mitologia, cioè non una qualsiasi elaborazione inconsapevolmente artistica della natura… La mitologia egiziana non avrebbe mai potuto essere il terreno o la matrice dell’arte greca» (58). La mia interpretazione di questo oscuro passo, nella misura in cui riguarda il tema di questo libro, è questa: anche negli anni 1850, quando scrisse i ‘Grundrisse’ Marx era abbastanza consapevole del modello antico da dover considerare la possibilità che la mitologia greca – e quindi l’arte – non trovasse origine nei rapporti sociali della Grecia ma in Egitto. Se accettava questo, la sua tesi avrebbe perso ogni senso (59). Ed egli viveva in un’epoca in cui tutti erano fermamente convinti che la Grecia stesse categoricamente a sé, distinta e superiore all’Egitto. La distruzione del modello antico offriva quindi alla sua generazione quella libertà riguardo tale problema di cui non poteva disporre Hegel. Per Marx era possibile negare del tutto l’influenza egizia sulla Grecia”” (pag 367-368-369) [Martin Bernal, Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Volume I. L’invenzione dell’antica Grecia, 1785-1985′, Pratiche editrice, Parma, 1992] [(57) Marx (1939, trad. it. 1968, vol. II, pp: 94-148; (58) Marx (1939, trad. it. 1968, vol. I, pp: 39-40; (59) Pur essendo convinto che la grande maggioranza dei temi mitologici greci provenissero dall’Egitto e dalla Fenicia, è altrettanto chiaro che la loro selezione e trattamento furono caratteristicamente greci, e in tal misura essi riflettevano la società greca] Martin Bernal, sinologo di formazione, dopo aver insegnato storia della cultura cinese e giapponese al King’s College di Cambridge, ha insegnato al dipartimento di scienze politiche della Cornell University. Il progetto di ‘Atene nera’ lo ha impegnato dieci anni.”,”STOx-331″
“BERNANOS Georges”,”I grandi cimiteri sotto la luna.”,”BERNANOS nacque a Parigi nel 1888. Vicino, dapprima, ai circoli cattolico-nazionalisti dell’ ‘Action Francaise’, se ne staccò nel 1932. Il suo esordio narrativo avvenne con ‘Sotto il sole di Satana’ (1926), cui seguirono tra i romanzi più noti ‘Diario di un curato di campagna’ (1936), ‘Nuova storia di Mouchette’ (1937) e ‘Monsieur Ouine’ (1946). Importante anche la sua attività di saggista e polemista, nella quale, oltre a ‘I grandi cimiteri sotto la luna’ figurano volume come ‘La grande paura dei benpensanti’ (1931) e ‘Lo scandalo della verità’ (1939). Durante la 2° GM svolse dal Brasile, dove si era rifugiato, attività giornalistica a favore della Francia libera. Tornato in FR alla fine della guerra, vi morì nel 1948.”,”MSPG-040″
“BERNANOS Georges”,”Dialogues des Carmélites.”,”Sedici suore ghigliottinate a Parigi nel 1794. “”Il sera intéressant aussi – mais ce n’en est pas ici le lieu – de savoir exactement ce qui, dans la nouvelle allemande comme dans les dialogues francais, appartient à la vérité historique. Bornons-nous à indiquer, avec un ou deux faits à l’appui (1), que Gertrud von Le Fort – tout en s’inspirant de l’histoire authentique des seize carmélites de Compiégne guillotinées le 17 juillet 1794 à Paris – s’est accordé l’entière liberté de l’invention romanesque.”” (pag 235) (1) Nous suivons le précis de Victor Pierre: ‘Les Seize Carmélites de Compiègne’, Locoffre, 1905, que Bernanos a pu consulter (…) Salirono sul patibolo cantando ‘Laudate Dominum omnes gentes’. La beatificazione delle suore decapitate fu fatta da Pio X a Roma nel 1906. Georges Bernanos (Parigi, 21 febbraio 1888 – Neuilly-sur-Seine, 5 luglio 1948) è stato uno scrittore francese. Condusse i suoi studi in vari collegi e li concluse alla Sorbona laureandosi in lettere e diritto. Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale rimase ferito. Fu decorato con una croce al merito. Nel 1917 si sposò e, nel corso di 16 anni, ebbe sei figli. Aderì a movimenti nazionalistici e monarchici da cui si allontanò quando li vide in contrasto con la sua appartenenza alla Chiesa Cattolica. Si trasferì molte volte, per motivi economici e politici. Soggiornò per un lungo periodo a Maiorca poi tornò in Francia ma, durante l’occupazione tedesca, si rifugiò in Brasile, nel comune di Barbacena, dove collaborò alle radio alleate in sostegno alla Resistenza. Rientrò in Francia dopo la guerra, dove morì a Neuilly-sur-Seine presso Parigi. Sulla sua tomba fece scrivere questo epitaffio: “”Si prega l’ angelo trombettiere di suonare forte: il defunto è duro di orecchie””. Una delle sue opere più significative è Diario di un curato di campagna. Da segnalare inoltre Sotto il sole di Satana ed I grandi cimiteri sotto la luna (wikip)”,”VARx-256″
“BERNARD J.P.A.”,”Le parti communiste francais et la question litteraire, 1921-1939.”,”Intellettuali e cultura proletaria. “”Già nel periodo precedente al 1917 un certo numero di intellettuali marxisti avevano posto il problema di una rivoluzione culturale parallela alla rivoluzione politica. A.A. Bogdanov dal 1904 – 1905 getta le basi teoriche di una cultura proletaria. Egli definisce tre vie di accesso al comunismo indipendenti tra loro: la via economica, la via politica e la via culturale. Questa formulazione si allontana dall’ ortodossia leninista, il capo bolscevico unendo le tre direzioni di Bogdanov in una linea d’ azione unica. Per meglio comprendere questo legame stretto tra i problemi politici e i problemi culturali occorre ricordare il ruolo importante che gioca sempre l’ intelligentzia in Russia. Sotto l’ impero degli zar la lotta politica e la lotta intellettuale erano intimamente mescolate e questo permette di spiegare l’ impazienza e la repentinità con cui i bolscevichi hanno tentato di rimpiazzare la vecchia cultura con delle forme nuove. Dal 1917, allorché il governo provvisorio di Kerensky occupa ancora la scena politica, nasce il Proletcult, organizzazione destinata a suscitare una cultura proletaria (1)””. (pag 36-37) (1) Nel 1920, il Proletcult contava 450 mila membri e 15 riviste. Questa potenza era di fatto più di facciata. Il governo sosteneva il Proletcult perché questi l’ aiutava nella sua campagna per l’ alfabetizzazione. L’ organizzazione era però piena di contraddizioni. Molti intellettuali ostili di fatto al bolscevismo camuffarono le loro opinioni sotto l’ oltranza verbale caratteristica delle tesi del Proletcult. Bogdanov alla fine fu tolto dalla direzione e rimpiazzato con il comunista Faidych.”,”PCFx-034″
“BERNARD Henri”,”L’ Autre Allemagne. La résistance allemande à Hitler, 1933-1945.”,”BERNARD Henri professore emerito dell’ Ecole royale Militaire. “”La Resistenza tedesca a Hitler è una pagina di storia poco conosciuta o mal compresa. Si ignora l’ eroismo dei martiri tedeschi. Si dimentica che Dachau e Buchenwald sono state create da Hitler dal 1933 per i propri connazionali. Qualche cifra attinta dagli archivi della Gestapo: 250.000 tedeschi, senza contare gli ebrei, condannati tra il 1933 e il 1939… 302.000 detenuti politici alla data del primo aprile 1939, sovente spediti senza giudizio in un campo di concentramento, qualche volta assassinati. Non si pensa più alle centinaia di migliaia di tedeschi emigrati, tra di loro, Einstein, Heinrich e Thomas Mann, Erich-Maria Remarque, Paul Tillich, Berthold Brecht, Emil Ludwig e Stefan Zweig che condussero con fervore l’ azione antifascista all’ estero.”” (v. retrocopertina) “”Braver toutes les forces contraires”” (Goethe) “”Sfidare tutte le forze contrarie”” (BERNARD Henri, L’ Autre Allemagne. La résistance allemande à Hitler, 1933-1945.)”,”GERR-026″
“BERNARD Philippe”,”L’immigration.”,”BERNARD Philippe”,”FRAS-046″
“BERNARD Jacques CIPOLLA Carlo M. DUBY Georges LE-GOFF Jacques MILLER Edward ROEHL Richard RUSSELL J.C. THRUPP Sylvia WHITE Lynn jr”,”Il Medioevo. Storia economica d’Europa. Volume primo.”,”Le Goff su ‘Città e campagna’ (Marx ed Engels) (pag 75-) Le principali vie commerciali nel Mediterraneo (pag 238) (cartina) saggio di Jacques Bernard ‘Commercio e finanza nel Medioevo (900-1500)’ (pag 235-284, cap. VII) Le principali vie commerciali in Europa (pag 244) saggio di Jacques Bernard (pag 235-284, cap. VII) “”Le signorie; che a partire dal XIV secolo si formarono nella penisola italiana, possono essere state certamente una risposta a condizioni particolari, ma non si può negare che esse si svilupparono nell’ambito della naturale evoluzione della feudalità medievale. Città e campagna. Quest’aspetto fondamentale ci riconduce al problema dei rapporti fra città e campagna nel basso Medioevo. Si conoscono le frasi celebri in cui, nell”Ideologia tedesca’ e, nel ‘Manifesto Comunista’, Marx ha parlato con Engels, dell’asservimento delle campagne alla borghesia urbana, fenomeno dove la sua dialettica è doppiamente soddisfatta dall’asservimento delle campagne alla città – evoluzione positiva nella misura in cui la campagna equivale per Marx alla barbarie – e dell’egoismo dimostrato in questa occasione dalla borghesia urbana che rivela per la prima volta la sua bassezza morale ed il suo appetito ripugnante. «La borghesia, dice il ‘Manifesto’, ha sottomesso la campagna alla città. Essa ha creato città enormi; ha aumentato a dismisura la popolazione delle città in rapporto a quella delle campagne; ed in questo modo ha strappato una gran parte della popolazione all’abbrutimento della vita dei campi. Nello stesso momento in cui ha sottomesso la campagna alla città, i paesi barbari o semibarbari ai paesi civilizzati, essa ha subordinato la vita dei contadini alla borghesia, l’Oriente all’Occidente». L’opinione tradizionale degli storici delle città, soprattutto in Italia, conferma che il comune conquistò ed asservì il contado. I contadini passarono dalla servitù nei confronti dei signori alla servitù nei confronti della borghesia. Tesi questa che è stata sostenuta anche fuori d’Italia. Jean Schneider ha mirabilmente dimostrato come durante il XIII e il XIV secolo Metz conquistò economicamente, socialmente e politicamente la campagna circostante. Ma Plesner, studiando l’immigrazione rurale a Firenze, e più tardi Fiumi riprendendo il problema nel suo insieme, pensano che sia necessario correggere e in certa misura invertire il rapporto città-campagna. In ogni caso, nell’Italia medievale, la campagna avrebbe tratto benefici e sopportato svantaggi dall’ingerenza urbana, ma in definitiva, come si è già accennato, è stato il contado a conquistare la città dall’interno mediante l’immigrazione. Se questa teoria sfuma nel gioco di parole e non confuta nei suoi aspetti essenziali la tesi tradizionale, contiene tuttavia una parte di verità. L’opposizione tra città e campagna nel Medioevo è spesso oziosa. Malgrado fosse cinta da mura, la città lasciava passare attraverso le sue porte un flusso di beni e di idee che andava sì dalla città alla campagna, ma andava anche in senso contrario. Non vi è migliore illustrazione di questa realtà che la testimonianza lasciataci dalla pittura medievale. (…)”” (pag 75-76) [Jacques Le-Goff, ‘La civiltà urbana, 1200-1550’, ‘Città e campagna’] [(in) AaVv, ‘Il Medioevo. Storia economica d’Europa. Volume primo’, Torino, 1979]”,”EURE-135″
“BERNARDI Walter”,”Utopia e socialismo nel ‘700 francese.”,”Contiene: MESLIER, Il testamento; MORELLY, Codice della natura, DESCHAMPS, Il vero sistema o la chiave dell’enigma metafisico e morale”,”SOCU-008″
“BERNARDI Roberto”,”Agostino Lanzillo tra sindacalismo, fascismo e liberismo (1907-1952).”,”””Ma è impossibile conoscere di ogni uomo l’ indole e i sentimenti e i pensieri (…)””. Sofocle, Antigone, 175-6 BERNARDI Roberto studioso del movimento sindacale e socialista ha pubblicato pure ‘Il Sindacato ferrovieri italiani dalla nascita al 1909’ (Unicopli, 1994) e ‘Sindacalismo rivoluzionario e movimento operaio a Brescia. Dall’ inizio del Novecento alla dittatura fascista’ (Teti, 1995) “”Quando nell’ estate del 1910 “”La Demolizione”” interruppe le pubblicazioni il referendum era ancora in corso. A favore del partito, o della “”federazione socialista-anarchica””, si erano schierati, tra gli altri, gli anarchici Luigi Fabbri, Maria Rygier, Armando Borghi, il sindacalista Nicola Vecchi. Dubbi o posizioni di difesa del “”sindacalismo puro”” furono invece espressi da Alfonso De Pietri Tonelli, Michele Bianchi, Paolo Orano. La linea blocchista, il sostegno attribuito dalla rivista alla causa di Francisco Ferrer condannato in Spagna fornirono ad un certo punto ad Agostino Lanzillo l’ appiglio per la polemica. Come già dicevamo, il nostro si prodigò su “”Il Divenire”” nell’ azione sistematica di difesa delle posizioni soreliane.”” (pag 30) “”L’ Usi riuscì a preservare durante il conflitto l’ ossatura della rete organizzativa, circa 50.000 iscritti, alcuni contatti all’ estero. Il sodalizio rivendicò quindi, nel 1918, l’ integrità del proprio “”patrimonio ideale””. Questo continuava ad ispirarsi, in apparenza, al principio della “”lotta di classe”” basata sull’ “”azione diretta”” operaia, contraria al partitismo e ad ogni ipotesi di “”collaborazione”” con lo stato-nazione. “”Socialisti e anarchici”” dell’ Usi ribadirono la loro ostilità al riformismo, e, in definitiva, allo schema dell’ “”interdipendenza del movimento economico da quella politico””, nel nome del “”sindacato che basta a se stesso””. L’ Unione, cui pervenne l’ appoggio dello stesso Enrico Leone, fu quindi tra i protagonisti del cosiddetto ‘biennio rosso’ 1919-1920, aderendo nel contempo, nel 1919, alla Terza internazionale.”” (pag 110)”,”ANAx-235″
“BERNARDI Walter”,”Filosofia e scienze della vita. La generazione animale da Cartesio a Spallanzani.”,”BERNARDI Walter è nato nel 1948, si è laureato e lavora presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Firenze. Ha pubblicato ‘Utopia e socialismo nel ‘700 francese’ (Firenze, 1974), ‘Educazione e società in Francia dall’ Illuminismo alla Rivoluzione’ (Torino, 1978), ‘Morelly e Dom Deschamps. Utopia e ideologia nel secolo dei lumi’ (Firenze, 1979). Bonnet: rigenerazioni e preesistenza dei germi. “”(…) La materia è stata prodigiosamente divisa, e i germi sono in qualche modo le ultime divisioni della materia organizzata. Il mio scopo è qui solo quello di cercare di stabilire che tutto ciò che noi chiamiamo produzione o riproduzione è, nelle nostre specie di zoofiti, solo lo sviluppo di piccoli Tutti organici, i quali preesistevano nel grande Tutto di cui riparano le perdite. Così, sia che questa riparazione dipenda da germi che contengono precisamente solo ciò che deve essere riparato, sia che dipenda da germi che contengono un animale intero e di cui si sviluppa solo una parte perfettamente simile a quella che si è tolta, il risultato è lo stesso in entrambe le ipotesi: non si tratta mai di una ‘generazione’ propriamente detta, ma è sempre la semplice ‘evoluzione’ di ciò che era già generato.”” (pag 429)”,”SCIx-255″
“BERNARDI Roberto”,”Sindacalismo rivoluzionario e movimento operaio a Brescia. Dall’inizio del Novecento alla dittatura fascista.”,”BERNARDI Roberto è studioso del movimento operaio. Ha condotto ricerche anche sul Sindacato Ferrovieri Italiani dalla nascita al fascismo (pubblicato da Unicopli).”,”MITT-283″
“BERNARDI Ulderico”,”Paese veneto. Dalla cultura contadina al capitalismo popolare.”,”Ulderico Bernardi insegna sociologia nell’Università veneziana Ca’ Foscari. Autore di pubblicazioni sulle culture tradizionali, si occupa di processi sociali e culturali che accompagnano il passaggo alla modernizzazione. La tradizione a sostegno della innovazione (pag 160-) “”Nel Veneto esiste un sostrato unitario etnicamente connotato fin dal secondo millennio avanti Cristo, cui si richiamano storici antichi e contemporanei, e che affiora ancora nelle indagini statistico-demografiche”” (pag 183) “”Quello operaio appare uno tra i gruppi più chiusi in se stessi, ma si può comunque stimare che circa il 40% degli operai abbia almeno un parente lavoratore autonomo, e circa il 70% almeno un amico”””,”ITAS-221″
“BERNARDI Luigi”,”Letteratura e rivoluzione in Gramsci.”,”Note dell’autore molto ampie Scrittori e popolo…”,”GRAS-159″
“BERNARDI Giovanni”,”Il disarmo navale fra le due guerre mondiali (1919-1939).”,”””Una prima manifestazione dell’intendimento della Germania di liberarsi dai vincoli derivantile dagli accordi navali stipulati con la Gran Bretagna nel 1935 e nel 1937 si ebbe sul finire del 1938, epoca in cui il Governo di Berlino comunicò a quella di Londra che, tenuto conto della situazione internazionale (44), aveva deciso, come gliene davano diritto l’accordo del 18 giugno 1935 e lo scambio di lettere del 17 luglio 1937: – di raggiungere nella costruzione dei ‘sommergibili’ lo stesso tonnellaggio posseduto dall’Impero britannico (45); – di armare con ‘cannoni da 203 mm.’ di calibro (8 pollici) ‘due Incr. B’ da 10.000 tons che aveva in costruzione. L’ «amichevole discussione» che ebbe luogo fra le due Parti a livello tecnico subito dopo non valse a far recedere dalla sua decisione la Germania, la quale si rifiutò anche di far conoscere agli esperti britannici con quale ritmo costruttiva essa si proponeva di raggiungere nei sommergibili il tonnellaggio posseduto dall’Impero britannico. Con questa sua decisione la Germania aveva senza dubbio agito formalmente nei limiti dei suoi diritti, malgrado ciò non pochi furono coloro i quali dissero che essa non aveva rispettato «lo spirito degli accordi». Sull’orizzonte politico si andavano frattanto addesando nubi sempre più minacciose: la Germania smembrava la Cecoslovacchia (15 marzo 1939) e si annetteva Memel (22 marzo); rispondevano Francia e Gran Bretagna assicurando la Polonia della loro assistenza qualora essa fosse stata oggetto di aggressione (31 marzo) ed iniziando con l’Urss negoziati per un trattato di alleanza (8 aprile). Replicava la Germania avanzando rivendicazioni su Danzica e il suo «corridoio»; l’istituzione della coscrizione militare obbligatoria in tempo di pace – fatto nuovo nella storia della Gran Bretagna – era la risposta di questa (27 aprile). Il 28 aprile Hitler, parlando al Reichstag dei rapporti anglo-tedeschi, affermava che la Gran Bretagna, con la sua politica di accerchiamento a danno della Germania, aveva soppresso le premesse che avevano condotto all’accordo navale del 1935′ (pag 687) [(44) La conferenza di Monaco era di tre mesi prima; (45) Essa, comunque, non avrebbe potuto superare, nel tonnellaggio globale, il 35% di quello dell’Impero britannico (vedasi Cap. XI, nr. 2)]”,”QMIx-042-FV”
“BERNARDINI Michele”,”Il mondo iranico e turco dall’avvento dell’Islàm all’affermazione dei Safavidi. Vol. II.”,”Michele Bernardini (Roma 1960) è professore associato di Lingua e letteratura persiana nell’Università degli studi di Napoli, L’Orientale, Autore di diversi saggi sulla storia e letteratura dell’Iran e dell’Asia Centrale, si è dedicato in particolare al rapporto intercorrente tra l’elemento persiano e quello turco nell’Islam. É direttore della rivista Eurasian Studies.”,”VIOx-044-FL”
“BERNARDINI David”,”””Pugni proletari e baionette prussiane””. Il nazionalbolscevismo nella Repubblica di Weimar.”,”Davide Bernardini (1988) ha conseguito il Dottorato in Storia dell’Europa presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Contro le ombre della notte. Storia e pensiero dell’anarchico Rudolf Rocker’ (Zero in condotta, 2014). Fa parte della redazione della ‘Rivista storica del socialismo’ e collabora con la cattedra di Storia del pensiero politico contemporaneo presso il dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano. Laufenberg e Wolffheim. “”Laufenberg e Wolffheim avevano iniziato il loro sodalizio umano e politico nelle fila della SPD di Amburgo. Contrari all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico nell’agosto 1914, i due erano rimasti attivi durante la prima guerra mondiale. Nel 1915 pubblicarono un libretto nel quale identificavano nel proletariato il realizzatore di una repubblica pangermanica centralizzata, ipotizzando la coincidenza tra questione nazionale e questione democratica (37). Nel novembre 1918 parteciparono ai moti rivoluzionari di Amburgo raccogliendo migliaia di sostenitori tra i lavoratori del porto ed entrarono in conflitto con la dirigenza della SPD (38). La loro successiva adesione alla KPD tuttavia non durò molto. Nell’ottobre 1919 infatti Laufenberg e Wolffheim ruppero con la sua dirigenza, guidata da Paul Levi, in quanto contrari alla centralità del partito a livello organizzativo e presero parte alla costituzione della Kommunistische Arbeiterpartei Deutschland (KAPD), fondata nell’aprile 1920. La firma del Trattato di Versailles rappresentò un trauma per la corrente amburghese. Nella seconda metà del 1919 Laufenberg e Wolffheim ipotizzarono quindi l’inizio di una «seconda rivoluzione», ossia una «guerra popolare rivoluzionaria» capace di riaprire le sorti del conflitto e battere sia il capitalismo internazionale sia il suo alleato in Germania, il «sottile strato» della borghesia affarista tedesca. Per rendere possibile ciò, incoraggiarono la costituzione di un’ Armata Rossa tedesca, l’alleanza con la Russia bolscevica e l’integrazione progressiva dei ceti medi nelle fila della classe operaia. Accusando la SPD di collaborazione con il capitalismo e la KPD di velleitarismo, Laufenberg e Wolffheim invitavano quindi la classe operaia a comportarsi come classe nazionale in lotta per la realizzazione della Germania tradita dalla borghesia (39). Nel dicembre 1919 Karl Radek, l’uomo di Mosca in Germania, pubblicò un articolo sulla rivista comunista “”Die Internationale”” nel quale condannava il «bolscevismo nazionale» di Laufenberg e Wolffheim. Quando lo scritto venne raccolto poche settimane dopo, all’inizio del 1920, in una brochure dal titolo ‘Contro il nazionalbolscevismo’, ecco che l’espressione «nazionalbolscevismo» entrò a far parte del lessico politico della Repubblica di Weimar (40). Un mese dopo la fondazione della KAPD, L. e W. firmarono un opuscolo nel quale definivano Levi il «giuda» della rivoluzione tedesca, riferendosi esplicitamente alle sue origini ebraiche, e facevano propria la leggenda (oggi diremo «fake-news») della «pugnalata alla schiena» messa in circolazione nel novembre 1919 dal generale Paul von Hindenburg (41). Arthur Goldstein, esponente di spicco della sezione berlinese della KAPD, condannò duramente i contenuti dell’opuscolo per reagire alla strumentalizzazione delle posizioni di L. e W. da parte della KPD per condannare in toto il suo partito (42). Poco dopo, Lenin intervenne nel dibattito condannando nel suo ‘Estremismo’ le «madornali assurdità del ‘bolscevismo nazionale’ (Laufenberg e altri), che nell’attuale situazione della rivoluzione proletaria internazionale si è spinto fino al blocco con la borghesia tedesca per una guerra contro l’Intesa» (43). In tutta risposta, Laufenberg e Wolffheim ribatterono criticando Lenin e sostenendo l’esistenza di un’effettiva convergenza tra il «movimento nazionalrivoluzionario», composto da quegli «strati» più «idealisti degli intellettuali» i quali avevano compreso che gli «scopi nazionali non possono realizzarsi che attraverso dei mezzi rivoluzionari», e quello «socialrivoluzionario». Anzi, «il movimento nazionalrivoluzionario e il movimento socialrivoluzionario si riducono l’uno all’altro; essi non hanno un’organizzazione comune, ma la loro unione politica si realizza nella pratica» (44). Nel corso del primo congresso ordinario della KAPD (1-4 agosto 1920) L. e W. vennero espulsi (45)”” (pag 29-30) [(37) Cfr: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, ‘Demokratie und Organisation. Grundlinien proletarischer Politik’, Hamburg, Dr. Heinrich Laufenberg, 1915; (38) Cfr: Uwe Schulte-Varendorff, ‘Die Hungerunruhen in Hamburg im Juni 1919 – eine zweite Revolution?, Hamburg, Hamburg University Press; 2010; Klaus Weinhauer, ‘Lokale Ordnungen versus Arbeitsgemeinschaftspolitik? Arbeits – und Sozialbeziehungen im Hamburger Hafen 1916-1924’, in ‘Revolution und Arbeiter-bewegung in Deutschland 1918-1920’, Essen, Klartext-Verlag, 2013, p. 195-209; (39) Cfr. complessivamente: H. Laufenberg, ‘Zwischen der ersten und zweiten Revolution’, Hamburg, Willaschk & Co., 1919; H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Revolutionärer Volkskrieg oder konterrevolutionärer Bürgerkrieg?’ Erste kommunistische Adresse an das deutsche Proletariat’, Hamburg, Buchverlag Willaschek & Co., 1919; (40) Karl Radek, ‘Die auswärtige Politk des deutschen Kommunismus und den Hamburger national Bolschewismus’, in Karl Radek e August Thalheimer, ‘Gegen den Nationalbolschewismus. Zwei Auffätze von Karl Radek und August Thalheimer’, Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartaksbund), Berlin, 1920, p. 3-17; (41) Cfr: H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Kommunismus gegen Spartakismus. Eine reinliche Scheidung’, Hamburg, Willaschek & Co, 1920; (42) Cfr: Arthur Goldstein, ‘Nation und Internationale. Eine kritische Auseinadersetzung mit dem Hamburger Kommunismus’, Berlin, KAPD, 1920; (43) Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 116; (44) Cfr: H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Moskau und die deutschen Revolution. Eine kritische Erledigung der Bolscewistischen Methoden’, Hamburg, Willaschek & Co, 1920, p. 4; (43) Cfr: ‘Protokoll des 1. ordenlichen Parteitages der Kommunistischen Arbeiter-Partei Deutschland vom 1. bis 4 August 1920 in Beriln, ed. Clemens Klochner, Darmstadt, Verlag für wissenschaftliche Publikationen, 1981]”,”GERG-099″
“BERNARDINI Carlo MINERVA Daniela”,”L’ingegno e il potere. Disegno di un rapporto complesso, affascinante, inevitabile attraverso i tempi e i protagonisti.”,”Carlo Bernardini è nato a Lecce nel 1930 ed è ordinario di Metodi matematici della fisica all’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari testi divulgativi e universitari tra cui ‘Fisica e strumenti matematici’ (Editori Riuniti), ‘Che cos’è una legge fisica’, ‘Fisica degli atomi e dei nuclei’ (in collaborazione) Daniela Minerva è nata a Bologna nel 1958. Ha studiato filosofia all’Università di Bologna e giornalismo scientifico all’Università della California. Ha collaborato al settimanale L’Espresso. Contiene il capitolo 2: La guerra come motore delle invenzioni. Al cui interno vi sono capitoli sulla 2° seconda guerra mondiale: – Werner Heisenberg e la bomba tedesca (pag 84-88) – Frédéric Joliot e la bomba francese (pag 89-103) – Il progetto Manhattan (pag 104-111) “”Werner Heisenberg e la bomba tedesca. Tra la fine del 1938 e i primi mesi del 1939, dopo la scoperta della fissione nucleare dell’uranio da parte dei tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann, molta gente lavorò alacremente quei nuovi problemi di fisica nucleare e alle loro possibili applicazioni. Del progetto Manhattan parleremo fra poco. Assai più controverse, invece, sono le conoscenze sui programmi tedeschi sotto il nazismo. La scoperta della fissione dell’uranio era stata un vero fulmine a ciel sereno, dopo che gli italiani della scuola di Fermi, che pure avevano iniziato l’attività con i neutroni lenti già da alcuni anni, non erano riusciti però a identificare l’inaspettata natura del processo dominante accantonando come fantasiose le ipotesi dei coniugi Noddack che suggerivano che il nucleo di uranio si scindesse in due parti. Come oggi sappiamo, questo è ciò che effettivamente avviene nell’isotopo 235 dell’uranio, con grande liberazione di energia; l’isotopo è presente nell’uranio naturale in frazione non del tutto esigua, lo 0.7 per cento. Già nell’aprile del 1939 il fisico tedesco Wilhelm Hanle aveva fatto un seminario a Goettingen sulla possibilità di produrre energia nucleare mediante una pila a uranio-grafite: un rapporto sul seminario era stato inoltrato da Georg Joos al ministro dell’istruzione pubblica, che l’aveva girato a sua volta a Abraham Esau, delegato per la fisica al Consiglio delle ricerche del Reich. Nel frattempo, sia Nikolaus Riehl (un allievo di Hahn e di Lise Meitner) che Paul Harteck e Wilhelm Groth (due chimici-fisici) avevano ritenuto opportuno mettere al corrente l’autorità militare che, subito dopo, decise di coinvolgere numerosi istituti tedeschi nello studio dell’impiego della fissione. Alle ricerche sulla fattibilità di un reattore e sulla produzione di esplosivi nucleari si dedicarono numerosi scienziati di alto livello: tra di essi, Bothe, Clusius, Gerlach, Hahn, Harteck e Heisenberg. Rifiutò di partecipare l’olandese Peter Debye che, in quell’occasione, emigrò a Cornell, negli Stati Uniti, lasciando la direzione dell’istituto Kaiser Wilhelm a Diebner (nel luglio del 1942 gli succedette Heisenberg). Lo studio di fattibilità fu completato nel 1941, ma l’autorità militare ebbe qualche esitazione nel decidere l’inizio di un programma sperimentale in cui la possibilità di costruire una bomba si prospettava come non immediata se non remota. Tuttavia il programma ebbe inizio, e Heisenberg vi assunse un ruolo di primo piano: nel giugno del 1942 rischiò addirittura la vita per l’esplosione prodotta da una bolla d’idrogeno formatasi a causa dell’umidità su polvere metallica di uranio. A che punto erano arrivati gli scienziati tedeschi quando la guerra ebbe fine? La cosa non è completamente chiarita. Quando gli americani arrivarono in Germania, incaricarono un ufficiale della riserva di partecipare a una famosa missione di indagine segreta, la missione Alsos: l’ufficiale era il fisico di origine olandese Samuel Goudsmit, molto noto per avere scoperto, con George Uhlenbeck, una proprietà degli elettroni nota come «spin». La missione aveva lo scopo di rintracciare ogni documento sull’attività nucleare dei tedeschi, e di dare la caccia agli scienziati che avevano partecipato a quella attività. Nel 1947, Goudsmit pubblicò un resoconto della vicenda in un libro che si intitolava ‘Alsos’ e che divenne ben presto famoso. Ma, nel corso del 1946, Goudsmit aveva già pubblicato alcuni articoli in cui egli cercava di mostrare al grosso pubblico quanto l’effetto del nazismo fosse stato disastroso per la scienza tedesca e quanto in generale fosse da respingere ogni forma di controllo militare sulla ricerca, anche in America. Più o meno nello stesso periodo, Heisenberg e von Weizsäcker, ritornati dal campo di prigionia inglese; avevano cercato di scrivere un articolo sul loro lavoro durante la guerra; l’articolo era stato bloccato in un primo tempo dall’autorità militare inglese in Germania, ma era poi uscito nel novembre 1946 sulla rivista «Die Naturwissenschaften». (…) In Heisenberg scatta, subito dopo la guerra, la molla dell’«effetto Kwai», sul quale torneremo. Egli vuole dimostrare che non avrebbe permesso di portare il progetto alle estreme conseguenze ma, al tempo stesso, tiene a descrivere il lavoro del suo gruppo come lavoro di altissima qualità che aveva già raggiunto importanti risultati”” (pag 84-86)”,”SCIx-507″
“BERNARDINI Carlo MINERVA Daniela”,”L’ingegno e il potere. Disegno di un rapporto complesso, affascinante, inevitabile attraverso i tempi e i protagonisti.”,”Carlo Bernardini è nato a Lecce nel 1930 ed è ordinario di Metodi matematici della fisica all’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari testi divulgativi e universitari tra cui ‘Fisica e strumenti matematici’ (Editori Riuniti), ‘Che cos’è una legge fisica’, ‘Fisica degli atomi e dei nuclei’ (in collaborazione) Daniela Minerva è nata a Bologna nel 1958. Ha studiato filosofia all’Università di Bologna e giornalismo scientifico all’Università della California. Ha collaborato al settimanale L’Espresso. Contiene il capitolo 2: La guerra come motore delle invenzioni. 2.1. I Krupp e l’identità tra stato e complesso militare-industriale Ci sono alcuni paragrafi dedicati alla 2° seconda guerra mondiale: – Werner Heisenberg e la bomba tedesca (pag 84-88) – Frédéric Joliot e la bomba francese (pag 89-103) – Il progetto Manhattan (pag 104-111) “”Nel 1933 Gustav Krupp, presidente della Confederazione dell’industria e contribuente ai fondi del partito, chiede l’introduzione del Führerprinzip in economia, che rafforzava la tendenza verso la concentrazione economica. Quasi contemporaneamente fu creato un consiglio per gli armamenti praticamente composto dai capitani d’industria. «Per avere un’idea della compenetrazione dell’elemento nazista col grande capitale, basti osservare che, nel 1940, dei 384 milionari che sedevano nei consigli di amministrazione e di sorveglianza di 24 dei maggiori trust, soltanto 240 tenefvano gli stessi posti prima del gennaio ’33: 144 nuovi milionari erano quindi creature del nazismo (14). L’aumento dell’attività dei Krupp fu esclusivamente connesso con la produzione di armamenti e il Führer divenne un regolare visitatore delle fabbriche di Essen. Nel 1935 si insediò un nuovo direttore del reparto armamenti, il poi tragicamente celebre Erich Müller, che iniziò la sua attività con venticinque costruttori e trenta tecnici. Qualche tempo dopo i costruttori erano 2000. Sempre nel ’35 uscì dai cantieri di Kiel un nuovo sottomarino e nel ’39 si produceva un sommergibile al mese, insieme a corazzate, portaerei e incrociatori. Da Essen venivano cannoni, proiettili e quant’altro servì a Hitler per invadere l’Europa. Nel frattempo si insediava a Essen il giovane Alfred, quello che per sarazzarsi degli altri eredi farà varare a Hitler la ‘Lex Krupp’ che riservava il diritto di eredità al primogenito maschio nell’industria. Il Führer, riconoscente per il buon acciaio, darà a Krupp parte del bottino di guerra: fabbriche e miniere in Francia, Belgio, Olanda e Austria, depositi di cromo in Jugoslavia, miniere di nichel in Grecia, ferriere e acciaierie in Unione Sovietica. Ma gli uomini di Essen partono per il fronte e la Gestapo porta ad ALfried prigionieri da Buchenwald e Auschwitz. Essen diventa un campo di concentramento nazista. È già degenerazione. E sarebbe fuorviante parlare degli ‘Sklaven’ di Alfried Krupp e dei campi di concentramento per bambini in un capitolo dedicato al complesso militare-industriale – ma ci è sembrato giusto prospettarne lo spettro”” (pag 74-75) [dal capitolo ‘2.1. I Krupp e l’identità tra stato e complesso militare-industriale’] inserire”,”QMIx-035-FV”
“BERNARDINI-DELLA-MASSA Gianpaolo”,”Origini e nascita delle Panzer divisionen – Nascita, evoluzione e trasformazione delle Panzer divisionen (1935-1945).”,”””Il primo ed il vero creatore della Panzerwaffe, l’Arma corazzata tedesca, fu certamente Guderian (16). Egli ne intuì le enormi potenzialità ed addestrò queste forze alle manovre relative da una profonda penetrazione strategica. Guderian inoltre – caso forse unico nella storia – fu anche l’esecutore decisivo; egli infatti avrebbe poi operato lo sfondamento di Sedan del 1940 e comandato le successive avanzate delle forze corazzate verso la Manica. Guderian cominciò ad interessarsi dei mezzi corazzati nel 122, allorché gli venne affidato un incarico nella””Inspektion der Kraftfahrtruppen”” (Ispettorato delle Truppe Motorizzate). Da allora cominciò a studiare le esperienze della Prima guerra mondiale ed i progressi realizzati nel dopoguerra nelle varie nazioni, tanto che nel 1928 divenne istruttore di tattica dei mezzi corazzati. I suoi “”allievi”” erano ufficiali di tutte le Armi, riuniti a Berlino nel “”Kraftfahr-Lehr-stab”” (Corpo d’istruzione dei Trasporti Motorizzati””, embrione della futura PanzerSchule. Dopo uno studio approfondito delle opere postbelliche sia francesi sia inglesi sui carri, Guderian concluse che le teorie francesi – le quali vedevano i carri some semplici mezzi d’appoggio della fanteria – erano da respingere, mentre si dovevano accettare quelle inglesi, secondo le quali i carri dovevano essere impiegati come arma a sé stante, assumendo il ruolo svolto dalla cavalleria nei secoli precedenti (17). Nel 1930 Guderian divenne comandante del 3° Kraftfahr-Abteilung e nei due anni successivi, procedé ad una radicale trasformazione del reparto: una compagnia venne dotata di carri da ricognizione, una di carri d’assalto e la terza di cannoni anticarro (18). Nell’ottobre del 1931 Guderian venne nominato CSM dell’Ispettorato delle Truppo Motorizzate, agli ordini di Lutz, completamente d’accordo e forte sostenitore delle sue idee. Varie considerazioni teorico-pratiche relative a queste “”simulazioni””, al credo di Von Seeckt, alle teorie di Liddell Hart (19) e Fuller (20) ed al limitato uso dei mezzi corazzati durante la Prima guerra mondiale (21), inducevano Guderian a considerare la Panzer Division, sostenuta dall’aviazine – quale tipo ideale di unità per l’inquadramento organico dei mezzi corazzati, formando così grandi unità meccanizzate pluriarma; queste unità venivano a costituire lo strumento fondamentale e decisivo nell’azione sia tattica sia strategica. Secondo Guderian, infatti: “”…i carri che agiscono … d’intesa con la fanteria non potranno mai avere un’importanza decisiva…””. Queste considerazioni trovarono, come sempre, sostenitori ed evversari: tra i primi ricordiano il Maresciallo von Blomberg (Ministro della Guerra nel 1933 al 1938) (22), il Gen. W. von Reichenau (23), i già citati von Seeckt e Lutz, e il Gen. von Fritsch (Comandante in Capo dell’Esercito) (24); tra i secondi ricordiamo solo il più importante: il Gen. Beck (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 1935 al 1938) (25) il quale considerava alla pari dello Stato Maggiore francese, le nuove unità motorizzate e corazzate utili per manovre di accerchiamento, ma restava convinto che la Fnateria (la cui mobilità nel 1939 era ancora assicurata, al 90%, dal cavallo) fosse ancora la regina del campo di battaglia; le nuove unità erano da inquadrarsi quindi, al massimo, a livello di brigata (28). Probabilmente, considerati il prestigio e l’autorità di cui godeva Beck, il suo punto di vista avrebbe potuto finire col prevalere se Hitler non fosse salito al potere e, poco dopo il suo insediamento alla Cancelleria del Reich (il 30 gennaio 1933) – dopo aver assistito ad una manovra dimostrativa in corso di svolgimento nel poligono di prova di Kummersdorff, e dopo che Guderian gli ebbi illustrato, in quell’occasone, le proprie idee – non avesse intuito subito le possibilità dei carri esclamando: “”Ecco quello che mi serve! Ecco cosa voglio!…”” (27)”” (pag 8-9) [(..); (23) Von Reichenau: descritto come uomo dotato di fredda e notevole intelligenza, fu tra i primi a tradurre in tedesco alcune delle opere di Liddell Hart. Guderian lo descrisse come dotato di “”mente pensante in senso progressista””; (25) Beck, fervente antinazista, si dimese nel 1938 in segno di protesta contro il proposito di invadere la Cecoslovacchia. Contiuò poi, fino alla fine, a guidare la “”fronda antihitleriana””; (…)]”,”QMIS-049-FGB”
“BERNAREGGI Adriano”,”I papi.”,”BERNAREGGI Adriano era Vescovo di Bergamo. “”La gravità singolare del pericolo è la più naturale spiegazione dell’ istituzione: ed è indubitato che essa (l’ Inquisizione ndr) rese un grande servizio alla civiltà, impedendo la diffusione del sovversivismo cataro. Sopravvisse tuttavia alla scomparsa dei Catari””.”,”RELC-106″
“BERNARI Carlo”,”Tre operai.”,”Carlo Bernari (pseudonimo di Carlo Barnard, Napoli 1909- Roma 1992) romanziere, giornalista, fotografo, a 13 anni viene espulso per ribellione da tutte le scuole del Regno. Entrato giovanissimo negli ambienti dell’ antifascismo, dopo la Liberazione diviene capo della cronaca romana dell’Unità. Ma nel ’49-50 si allontana dal Pci e lavoro per altre testate. Tra le sue opere ‘Tanto la rivoluzione non scoppierà’ (1976). ‘Tre operai’ è il romanzo di esordio. Teodoro, Marco e Anna, operai meridionali in una lavanderia sono i protagonisti di qusto romanzo pubblicato nel 1934. Siamo negl ianni tra il 1910 e il 1920 sullo sfondo delle grandi lotte che colminarono nel ‘biennio rosso'”,”VARx-014-FMDP”
“BERNAYS Edward”,”Propaganda. Comment manipuler l’opinion en democratie.”,”Opera inizialmente apparsa con il titolo ‘Propaganda’ presso le edizioni H. Liveright di New York nel 1928 e ristampata nel 2004. Edward L. Bernays è nato a Vienna nel novembre 1891, e morto più che centenario a Cambridge (Mass.) nel 1995. Per essendo poco noto avrebbe esercitato sulle democrazie liberali una influenza considerevole. Secondo l’autore della prefazione è difficile cogliere completamente le trasformazioni sociali, politiche ed economiche del ‘900 ignorando completamente l’opera di Bernays. Egli è considerato uno dei principali creatori dell’ industria delle pubbliche relazioni e quindi padre di ciò che gli americani chiamano ‘spin’, ossia la manipolazione delle notizie, dei media, dell’opinione pubblica, la presentazione partigiana dei fatti. Le campagne politiche (pag 94-95)”,”FOLx-031″
“BERNECKER Walther L.”,”Anarchismus und Bürgerkrieg. Zur Geschichte der Sozialen Revolution in Spanien 1936 – 1939.”,”””Die Ansätze zu einer gewerksschaftlichen Zusammenarbeit wurden bereits wenige Monate nach dieser Übereinkunft durch den “”Bürgerkrieg im Bürgerkrieg”” erneut belaster. Für viele Historiker bedeuten die katalanischen Mai-Auseinandersetzungen, in denen die Aanrchisten in Barcelona schließlich auf das Drängen ihrer Führer hin den vereinten Kräften der Generalitat und des PSUC wichen, den Beginn von Ende der Revolution. Seit Wochen war es zwischen CNT-, FAI- und POUM-Anhänern einerseits, PSUC- und UGT-Mitgliedern andererseits zu blutigen Zwischenfällen gekommen, in Entsprechung dazu wuchsen die Faktoren einer künftigen gewaltsamen Entladung der Krisensituation. CNT-Patrouillen und PSUC-“”Guardias de Asalto”” lieferten sin in den letzten Apriltagen erbitterte Straßengefechte.”” (pag 73)”,”MSPG-200″
“BERNERI Camillo a cura di Pier Carlo MASINI e Alberto SORTI”,”Pietrogrado 1917 Barcellona 1937. Scritti scelti. In appendice: Il caso Berneri.”,”Gli anarchici nella Rivoluzione russa, Con Kerenski o con Lenin?, Bolscevismo e militarismo, Critiche (del mov anarchico) al bolscevismo, Dibattito sul federalismo, Una lettera a Piero Gobetti, A proposito del revisionismo marxista, La socializzazione, Il federalismo di Pietro Kropotkin, Anarco-sindacalismo, Q Stato, L’ operaiolatria, Due parole a Pietro Arcinov, Polemica con Carlo Rosselli, Socialisti libertari e liberali, Umanesimo e anarchismo, Il marxismo e estinzione dello stato, La dittatura del proletariato e il socialismo di Stato, Risposta a Ercoli (Togliatti) sulla rivoluzione spagnola, In difesa del POUM, Discorso in morte di Antonio Gramsci. Tesi: critica vs tutta la concezione marxista dello Stato da Marx a Lenin”,”ANAx-002″
“BERNERI Camillo”,”L’ ebreo antisemita.”,”Si tratta di una storia dell’ ebraismo antisemita.”,”EBRx-005″
“BERNERI Camillo a cura di Pier Carlo MASINI”,”Mussolini. Psicologia di un dittatore.”,”Camillo BERNERI, nacque a Lodi nel 1897 e morì a Barcellona il 5 maggio 1937. Iniziò adolescente a far politica tra le fila della gioventù socialista e alla scuola di PRAMPOLINI. Durante e dopo la guerra aderì all’ anarchismo partecipando alle agitazioni antimilitariste dell’ epoca. Antifascista militante, emigrato politico, partecipò alla guerra civile spagnola del 1936 svolgendo il ruolo di promotore della prima colonna di volontari italiani e come politico redasse a Barcellona il giornale in lingua italiana ‘Guerra di classe’. Fu ucciso dagli stalinisti durante le giornate di Barcellona del maggio 1937. Studioso e scrittore, attento alla vita sociale, ha lasciato una copiosa produzione di scritti. Questo saggio è inedito.”,”ITAF-104″
“BERNERI Camillo, a cura di Pietro ADAMO”,”Anarchia e società aperta. Scritti editi e inediti.”,”Pietro ADAMO (1959) è Dottore di ricerca in Storia. Si occupa della cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha pubblicato saggi e libri. E’ autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella Rivoluzione inglese’ (1993), ‘La libertà dei santi. Fallibilismo e tolleranza nella Rivoluzione inglese, 1640-1649’ (1997), ‘La città e gli idoli. Politica e religione in Inghilterra, 1524-1572) (1999). Corporativismo, xenofobia, protezionismo. “”Che il proletariato industriale sia una delle principali forze rivoluzionarie in senso comunista è troppo evidente perché ci sia da discutere a questo proposito. Ma è, d’altra parte, evidente che l’ omogeneità di quel proletariato è più nelle cose che negli spiriti (…). Il particolarismo degli operai delle industrie è troppo evidente perché ci si lasci andare alle generiche e generalizzatrici esaltazioni che di essi fanno taluni dei marxisti e dei marxisteggianti. L’ egoismo corporativo negli Stati Uniti ha condotto ad una vera e propria politica xenofoba, e le corporazioni tipicamente industriali si sono mostrate sempre tra le più accanite nel richiedere al governo l’ interdizione all’ immigrazione operaia. Lo stesso nella Nuova Zelanda. Ma limitiamoci all’ Italia. Gli operai delle industrie hanno sempre favorito il protezionismo industriale. Il libro di G. Salvemini, Tendenze vecchie e nuove del movimento operaio italiano (Bologna 1922), è ricco di esempi, a questo proposito.”” (pag 148)”,”ANAx-194″
“BERNERI Camillo”,”Guerra di classe in Spagna (1936-1937).”,”Si tratta di dodici articoli di Camillo BERNERI apparsi sul giornale “”Guerra di Classe”” (Barcellona 1936-1937) La caduta di Madrid. “”Madrid, l’ allegra Vienna iberica, rinnova le gesta di Sagunto. Dal walzer è passata all’ “”Eroica””. Epica, teatro di eroismi di milizie e di folla che fanno impallidire quella della Comune parigina, essa disillude le speranze belluine dei generali, ne sventa i calcoli minuziosi, ne smentisce le vanterie. Essa resiste e resisterà. Se la pietà delle folle è sorda, se l’ Europa non sa più sdegnarsi, ebbene il mondo intero sarà stupito dall’ energia. Madrid non sarà presa, Potrà essere interamente distrutta, ma non mai occupata vivente. La morte, l’ esodo e le fiamme ne faranno una Pompei.”” (pag 22) Blum. “”La malafede di Mussolini e di Hitler è evedente quanto la stupida prudenza di Blum. Mussolini ha mandato in Spagna almeno ventimila uomini; mentre vi sono in Ispagna, secondo “”L’ Ami du Peuple”” e secondo l’ “”Echo de Paris””, non meno di trentamila soldati tedeschi. Il governo italiano e quello tedesco continueranno a inviare contingenti, armi e munizioni. La neutralità anglo-francese è stata, è e sarà sempre più un ipocrita intervento a favore del fascismo spagnolo, di quello tedesco e di quello italiano. Accettare il blocco di controllo vale porre sullo stesso piano il governo legale e un’ armata di faziosi, vale porre l’ Europa al bivio: o lo scoppio della guerra o il trionfo del fascismo. Ed il trionfo del fascismo è la guerra inevitabile in un prossimo domani. La politica blumista non ha mai presentato una linea precisa e coerente perché dominata dalla paura e dalla tendenza al compromesso. E’ una politica socialdemocratica. Il Partito Comunista francese aderendo ad essa, è venuto a strappare una delle sue poche belle pagine.”” (pag 42-43)”,”MSPG-133″
“BERNERI Camille”,”Guerre de classes en Espagne.”,”””L’ho detto e lo ripeto: la guerra civile può essere vinta sul terreno militare ma il trionfo della rivoluzione politica e sociale è minacciato. I problemi di domani, in Spagna, sono ormai indissolubilmente legati agli sviluppi internazionali della guerra civile”” (pag 25)”,”MSPG-281″
“BERNI Ivan, a cura di Barbara BISCOTTI”,”28.09.1864. La Prima Internazionale.”,”””La prima internazionale aveva gettato le fondamenta dell’organizzazione degli operai per la preparazione del loro assalto rivoluzionario contro il capitale, ponendo le condizioni necessarie per (…) il socialismo”” (Lenin, (L’internazionale e il suo posto nella storia’, 1919) In bibliografia: citati tra l’altro: “”Il lavoro dello storico Gianmario Bravo è pregevole anche per un volume di sintesi di Pantarei del 2014 ‘Marx e la Prima Internazionale’ “”che analizza il ruolo del pensatore tedesco e rintraccia nella sua opera di direzione i segnali di sviluppo del vmomento operaio e dei partiti socialisti e comunisti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento”” (pag 153-154) “”Il lavoro di James Guillaume, ‘L’Internazionale, documenti e ricordi, 1864-1878’, Centro studi libertari Camillo Di Sciullo, Chieti, 2004, che ricostruisce il confronto con la componente marxista mettendo il rilievo l’originalità del pensiero libertario. La particolarità di questo testo sta nella scrittura in prima persona da parte di Guillaume, che dell’Internazinoale fu senza alcun dubbio il principale esponente della Svizzera romanda”” (pag 154)”,”INTP-095″
“BERNINI Fabrizio”,”Il Giustiziere di Dongo. Walter Audisio: il colonnello Valerio. Luci ed ombre sulla fucilazione del secolo, quella del Duce e di Claretta Petacci.”,”BERNINI Fabrizio, pubblicista, si dedica da decenni alla storia del fascismo, della resistenza e dell’età contemporanea. E’ la prima biografia di Walter Audisio a trent’anni dalla morte. Questione istanza e ‘abiura dei principi sovversivi’ fatta a Mussolini per essere liberato dal confino a Ponza (pag 36)”,”PCIx-334″
“BERNKOPF TUCKER Nancy a cura; saggi di Shelley RIGGER, Steven PHILLIPS T.J. CHENG Michael D.SWAINE Michael S CHASE Nancy BERNKOPF TUCKER”,”Dangerous Strait. The U.S. – Taiwan – China Crisis.”,”Saggi di Shelley RIGGER, Steven PHILLIPS T.J. CHENG Michael D.SWAINE Michael S CHASE”,”ASIx-118″
“BERNOCCHI Piero”,”Per una critica del ’68. Considerazioni per l’ oggi e il domani.”,”Nel 1968, Piero BERNOCCHI è stato un dirigente del movimento studentesco nelle Facoltà scientifiche di RRoma e uno dei responsabili dell’ intervento operaio nelle fabbriche e nei cantieri. Oggi fa parte dei Cobas della scuola.”,”ITAC-038″
“BERNOCCHI Piero, con saggi di BIRMAN, KANTOROVICH, LEONTEV, NOVOZHILOV, OMAROV, MANEVICH, VOLKOV, PETRAKOV, SELJIUNIN, VJATKIN, JANOV, KOPYSOV, LEVIKOV, LEONTIEV”,”Le “”riforme”” in URSS. Da Liberman al XXV Congresso del Pcus.”,”Piero Bernocchi è nato a Foligno nel 1947 e vive a Roma, dove si è laureato in matematica con una tesi su Circolazione e riproduzione semplice del capitale e pianificazione. Impegnato attivamente nel movimento studentesco romano dal 1968, è stato successivamente dirigente dei Nuclei comunisti rivoluzionari e di Avanguardia comunista. Ha collaborato alla rivista francese Autogestion et socialisme. Ora partecipa al movimento di lotta nato nell’università di Roma e prosegue lo studio delle società cosiddette socialiste.”,”RUSU-135-FL”
“BERNOCCHI Piero MASSARI Roberto”,”C’era una volta il Pci… 70 anni di controstoria in compendio.”,”Sono di Bernocchi ‘Il peccato originale del Pci’ e la Terza parte (cap, 6,7,8,9,10,11) – Sono di Massari la Prima parte (cap. 5). Gli autori ringraziamo Paolo Casciola, Antonella Marazzi, Vincenzo Palumbo e Giorgio Amico per l’aiuto prestato. Togliatti e lo sterminio del PC polacco (1937-39) (cap. 3) (pag 44-49) “”Lo scioglimento del Kpp – fedelissimo a Stalin benché le sue origini risalissero alla Sdkp fondata a Varsavia nel 1894 da Rosa Luxemburg e Leo Jogiches – fu deciso nella primavera del 1937, ma fu reso pubblico a cose fatte solo a marzo del 1939, nel discorso di Dmitrij Z. Manuil’skij al XVIII Congresso del partito panrusso (futuro Pcus). In mezzo c’era stata la risoluzione di scioglimento del Kpp sottoposta nel novembre 1937 a Stalin (che di suo pugno vi annotò «Dovevamo farl due anni prima»: nel 1935?! che voleva dire?) e adottata dal Presidium del Celc il 16 agosto 1938. Ivi si denunciava l’infiltrazione di spie fasciste, la trasformazione dei suoi deputati in agenti di Jozef Pilsudski e dele sue forze armate, con l’immancabile accusa di «trotskismo». La firmavano il bulgaro Dimitrov, i russi Manuil’skij e Moskvin, il finlandese Kuusinen, il tedesco Florin e l’italiano Ercoli, cioè Palmiro Togliatti. (…) Il Kpp fu sciolto gradualmente, dalle cellule della periferia verso il centro, e nella più assoluta segretezza. Come apparato centrale aveva dato l’ultimo segno di attività a marzo 1937, anche se l’organo ‘Czerwony Sztandar’ (Stella Rossa) continuò ad apparire fino a maggio 1938. Dei 3.817 militanti presenti in Urss, ne sopravvisse un centinaio e nessun dirigente. All’agente cominternista bulgaro, Anton Kozinarov, fu dato l’incarico di sciogliere le cellule dei polacchi nella Brigate internazionali in Spagna. L’intero gruppo dirigente scomparve nel nulla e dalle scarne ricostruzioni postbelliche risulta solo che l’ex deputato Adolf Warski (Warszawki) fu tra i primi ad essere ucciso; Maksymilian Horwitz fu fucilato a settembre 1937; il segretari generale Lenski (pseud. di Julian Leszczynski) fu fucilato a Mosca; Wera Kostrzewa (psed. di Maria (Marianna) K.S. Koszutska) morì in carcere nel 1939; l’ex cekista Jozef Unszlicht fu fucilato nel 1938; Stanislaw Bobinski fu arrestato a giugno e fucilato a settembre 1937 dopo un processo durato circa 20 minuti; il vicepresidente dell’Accademia bielorussa delle scienze, Tomasz Jan Dabal, fu ucciso dopo aver confessato i suoi presunti «crimini»; il celebre poeta futurista Bruno Jasienski, fu fucilato nei pressi di Mosca, mentre la sua seconda moglie Anna finiva per 17 anni nel Gulag; Edward Prochniak, membro dell’Esecutivo del Comintern rifiutò di confessare e fu fucilato ad agosto 1937, il giorno stesso della condanna. Sorti analoghe toccarono a Witold Wandusrki, Albert Bronkowski, Wladyslaw Stein-Krajewski, Jozef Feliks Ciszewski, Saul Amsterdam e ad altri quadri dell’apparato. Michele Nobile ha esposto cifre e dati sull’eliminazione fisica dei comunisti polacchi in un suo lavoro inedito, utilizzando testi di Norman Davies, William Chase, Jaff Schatz, Dante Corneli, Walter Laqueur, Marian K. Dziewanowski e Victor Zaslavsky. Tanta brutalità servì a far scomparire oltre al gruppo dirigente, anche ‘l’intero’ Kpp (compresi il Kpzb e il Kpzu) che ‘in quanto tale non fu ricostituito. Fu solo dopo l’aggressione all’Urss’ – quando Stalin volle utilizzare in funzione antinazista ‘tutti i polacchi e non solo i comunisti sopravvissuti’ – che Mosca creò un suo sostituto (gennaio 1942): il Partito dei lavoratori polacchi (Ppr), «ufficialmente» non comunista e non affiliato al Comintern. (…) Come in tante altre vicende compromettenti, anche questa volta Togliatti fece in modo di non lasciare tracce del ruolo personale da lui svolto. Al punto che lo ‘Stato Operaio’ del 15 aprile 1939, nel riportare il discorso di Manuil’skij eliminò la parte riguardante la Polonia. (…) Tuttavia, la prova «storica» che furono i quattro membri della segreteria a dirigere quella cruenta operazione si avrà in era krusceviana. La segnalò molto bene Renato Mieli nel suo libro del 1964 (‘Togliatti 1937’), ricavandola dalla Dichiarazione per la riabilitazione delle vittime del 1937-39 pubblicata sull’organo del Poup, ‘Trybuna Ludu’, del 19 febbraio 1956″” (pag 45-46) “”Isaac Deutcher fu il primo – e quasi unico per molto tempo – a far luce sulla vicenda, in una celebre intervista del 1957 pubblicata da ‘Les Temps Modernes’ nel 1958, ma tenuta nascosta al grande pubblico dal governo polacco di allora (Gomulka). Fu inchlusa nella raccolta di saggi che nel 1970 curò Tamara Deutscher, ‘The making of a revolutionary’ (Lenin frammento di una vita, Laterza, 1970, pp. 97-152] (nota 2, pag 46)”,”PCIx-490″
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1941-1943.”,”Fase cruciale nel Mediterraneo (gennaio-ottobre 1942). Difficoltà dell’Italia di proteggere i propri convogli, il traffico tra l’Italia e la Libia. “”La protezione dei convogli contro le eventuali azioni di navi di superficie era assai onerosa, benché la Marina italiana avesse nel Mediterraneo orientale è in quello centrale una decisa prevalenza. Il gruppo navale dislogato a Malta nel gennaio 1942 consisteva di un incrociatore leggero e un cacciatorpediniere: per la perdita di due corazzate inflitta nella notte sul 19 dicembre 1941 dai mezzi italiani d’assalto e per la situazione nell’Oceano Indiano la flotta inglese del Mediterraneo orientale, rimasta priva di corazzate e di navi portaerei, era ridotta a 6 incrociatori leggeri, con circa 12 cacciatorpediniere. Ma aveva superiorità di mezzi tecnici: quindi era difficile da parte italiana dosare economicamente le forze per la protezione dei convogli, per garantirsi contro sorprese, come quelle che negli ultimi mesi del 1941 avevano causato al traffico gravissime perdite. (…) Tale sistema imponeva alle forze navali un continuo logorio; le costringeva ad affrontare molti rischi per i pericoli aerei e subacquei, con forte consumo di combustibile (1). Nel fare queste constatazioni, il Comandante di Squadra navale italiana, in un suo rapporto faceva rilevare che l’uscita in mare di tante navi da guerra, per un convoglio di 6 piroscafi, era sproporzionata all’entità delle presumibili offese nemiche, senza garantire la sicurezza del convoglio, perché avendo scarsità di cacciatorpediniere si era costretti a disperderli per assegnarli alla difesa dei vari gruppi della forza navale. In particolar modo la scarsità dei cacciatorpediniere era sentita in relazione al pericolo subacqueo: infatti al principio del 1942 la Marina britannica aveva nel Mediterraneo circa 30 sommergibili, dei quali 10 con base a Malta e 12 nel Mediterraneo orientale. Nonostante i progressi nell’azione contro i sommergibili le perdite subite dal naviglio mercantile, per effetto delle offese subacquee, costituivano circa un terzo del totale, perché le condizioni geografiche consentivano poca variabilità delle rotte. Supermarina riconosceva quanto fossero fondate le predette osservazioni; ma le corazzate erano adibite al servizio di scorta ai convogli, avendo il Comando Supremo impartito ordini in tal senso, per ragioni d’indole morale: oltre che per la difesa contro le navi di superficie le corazzate incorporate nel convogli costituivano una protezione contro gli attacchi dall’aria, poiché esse disponevano di poderoso armamento di artiglierie contro i velivoli. La Marina italiana non aveva costruito né trasformato navi per il compito particolare della difesa contraerei (che la Marina inglese affidava a incrociatori da 4000 a 5000 tonnellate) e ne risentiva la mancanza. Sebbene fortemente scortati contro gli attacchi delle navi di superficie e contro i sommergibili i convogli rimanevano vulnerabili agli attacchi dall’aria”” (pag 168-169)”,”QMIS-029-FGB”
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1943-1945.”,”Romeo Bernotti, Ammiraglio designato d’Armata. ‘Prezioso tempo perso dell’Italia dal 25 luglio all’8 settembre’. “”Da tre giorni erano in corso i movimenti dei convogli per lo sbarco nel golfo di Salerno; perciò alla 17h 30m dell’8 settembre Eisenhower inviò al governo italiano un duro telegramma, che impose la proclamazione dell’armistizio alla radio entro le 20h, minacciando in caso contrario di annullare e rendere di pubblica ragione le trattative concluse. Il governo italiano dové constatare di aver perduto ogni libertà di azione; perciò alle 19h 45m il Capo del governo annunziò alla radio l’armistizio, dichiarando che le forze italiane cessavano le ostilità contro quelle anglo-americane, tenendosi pronte a reagire «ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Per il modo in cui divenne terreno di lotta fra eserciti stranieri l’Italia rimase come un relitto travolto dalla tempesta. Nel periodo dal 25 luglio all’8 settembre lo sviluppo degli avvenimenti aggravò la situazione italiana, peggio che se l’Italia avesse mutato l’atteggiamento politico nei giorni immediatamente successivi alla crisi del regime. Il crollo del fascismo aveva costituito una sorpresa per la Germania; ma quel vantaggio non fu sfruttato, lasciando alla Germania il tempo di predisporre l’azione premeditata contro l’Italia: contemporaneamente le trattative con gli anglo-americani ebbero come unico effettivo risultato la resa incondizionata”” (pag 104) La bomba atomica e la resa del Giappone. “”Strenuamente il Giappone aveva combattuto, ma il suo atteggiamento finale era diverso da quello che aveva spinto la Germania alla resistenza fino all’invasione del territorio nazionale. Infatti, dopo la guerra 1914-18, in Germania era stata diffusa l’opinione che la resa fosse avvenuta quando la nazione non era ancora sconfitta: la vittoria finale dell’Intesa – scrisse Ludendorff – non fu determinata dalle battaglie ma dalla rivoluzione, che non permise di impegnare le battaglie». Fra i concetti fondamentali della dottrina nazista era stabilito che la nuova guerra dovesse essere combattuta fino all’ultimo. Nel 1944 alte autorità come l’Ammiragliato Doenitz e il Generale Jodl avrebbero voluto intavolare trattative di pace, se gli alleati non avessero opposto la pregiudiziale della resa incondizionata; quindi fu incontrastata la volontà di Hitler, che era risoluto a continuare la lotta. Il Supremo Consiglio di guerra giapponese aveva invece riconosciuto, nel maggio 1945, la necessità di porre termine alla guerra, perciò il Governo aveva insistito ripetutamente per iniziare trattative con gli anglo-americani, anche per mezzo dell’ambasciatore giapponese a Mosca. Dunque il Giappone dalla metà di maggio aveva già riconosciuto la propria sconfitta; se gli alleati anzichè trasmettere il drastico ultimatum avessero accolto la richiesta di trattative sarebbe stata possibile la conclusione di un armistizio, nel quale il Giappone avrebbe dovuto effettivamente accettare le condizioni imposte, perché non poteva fare altrimenti. Ma la proclamazione dei termini dell’ultimatum ferì l’orgoglio nazionale del Giappone, che perciò rispose con un rifiuto. In conseguenza il Presidente Truman diede al Generale Spaatz l’ordine di far gettare la bomba atomica su una delle città prestabilite, con facoltà di scegliere la data, l’ora e l’obiettivo, dopo il 3 agosto. Alle 8h 15m del 6 agosto un velivolo B 29 gettò la bomba atomica su Hiroshima, città di 340.000 abitanti, sulla costa settentrionale del Mare Interno (a nord di Kure) in terreno pianeggiante. La bomba fu lanciata con paracadute dalla quota di 9 mila metri. Il lampo dell’esplosione fu visto a 270 Km; la bomba produsse una nube di vapori alta circa 12.000 metri e causò 60 mila vittime. Dopo quel terribile avvenimento il Presidente Truman nelle pubbliche dichiarazioni fece note che per la realizzazione della bomba atomica erano stati spesi 2 bilioni di dollari e che era stato ordinato di usarla «per abbreviare la guerra, cioè per salvare migliaia di vite di americani, inglesi e giapponesi». Egli aggiunse che se i giapponesi non avessero accettato i termini prestabiliti per la capitolazione «si sarebbero esposti a una pioggia rovinosa dall’aria, quale non fu mai vista su questa terra». L’8 agosto l’Urss dichiarò guerra al Giappone. Il Ministro degli Esteri Molotov nel darne comunicazione all’Ambasciatore giapponese a Mosca informò che l’intervento della Russia mirava a «ridurre il numero delle vittime e facilitare il rapido ritorno alla pace mondiale». Il 9 agosto le armate rosse invasero la Manciuria. Alle 12h dello stesso giorno un velivolo B 29 gettò l’altra bomba atomica su Nagasaki, città di 260.000 abitanti nell’isola di Kyushu, causando 39.000 vittime. Il giorno seguente a quella nuova strage, cioè il 10 agosto, il governo giapponese annunziò alla radio che era pronto ad accettare i termini della dichiarazione di Potsdam del 26 luglio, «nell’intesa che non fossero pregiudicate le prerogative dell’Imperatore come Sovrano regnante». (…) Le bombe atomiche furono usate in virtù del possesso di basi avanzate. «Senza il potere marittimo – ha scritto l’Ammiraglio King – non avremmo avuto il possesso di Saipan, né quello di Iwo Jima e di Okinawa, che furono le basi dei velivoli per l’impiego dei quelle bombe»”” (pag 482-484)”,”QMIS-030-FGB”
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1939-1941.”,”””Il fattore marittimo ebbe principale influenza sulla decisione del Comando Supremo germanico di procedere alla conquista della Crimea. Per la sua posizione centrale nel Mar Nero la penisola di Sebastopoli aveva grande importanza come base aerea e navale; inoltre le truppe sovietiche dislocate in Crimea costituivano una latente minaccia, e per eliminarla non bastava che fossero tagliate le comunicazioni fra la Crimea e il retroterra, poiché, avendo il dominio del mare, i russi potevano eseguire gli sbarchi. Il possesso della Crimea assicurava alla Russia il dominio del Mare di Azov, anche quando gli eserciti invasori riuscissero ad occupare la costa settentrionale di quel mare avanzando fino a Rostow. (…) Da tutto ciò si comprende come la Crimea avesse per la Russia un valore strategico inestimabile. Nel 1854 la Gran Bretagna e la Francia avevano attaccato la Crimea perché costituiva un obiettivo limitato; ma nel nuovo conflitto, avendo la Russia la padronanza del mare, il possesso della Crimea dava al difensore i massimi vantaggi nell’azione controffensiva. La conquista della Crimea era dunque necessaria per ulteriori operazioni degli eserciti germanici”” (pag 469-470) “”La strenua resistenza collettiva consentiva alla Russia il tempo necessario per mettere in valore le risorse di cui disponeva nel suo enorme spazio, e di ricevere aiuti da oltremare. Roosevelt e Churchill stabilirono gli accordi per dare agli eserciti sovietici tutta l’assistenza possibile: durante la Conferenza Atlantica, a metà agosto 1941, essi inviarono a Stalin un messaggio affermando la politica comune, e Roosevelt annunziò l’invio a Vladivostok di navi americane per trasporto di carburanti. Gli aiuti anglo-americani avevano per la Russia carattere indispensabile, che fu definito da Churchill e nei seguenti termini, nel discorso del 9 settembre 1941 alla Camera dei Comuni: “”Il bisogno è urgente e di grande entità. Una parte della produzione del ferro e dell’acciaio della Russia è caduta nelle mani del nemico. D’altra parte l’Unione Sovietica dispone da 10 a 15 milioni di soldati; perciò una Commissione anglo-russo-americana avrà il compito di organizzare i rifornimenti per potenziare quelle grandi masse””. I rifornimenti all’Urss potevano giungere per tre vie, cioè per quella del Mar Glaciale, chiusa nell’inverno dai ghiacci, per la via di Vladivostok, da cui rifornimenti dovevano percorrere circa 13.000 chilometri in ferrovia; e finalmente attraverso l’Iran, con possibilità di arrivare dal Golfo Persico al Mar Caspio con un percorso di 900 chilometri, e di avere così accesso al Volga, ossia al cuore della Russia. In conseguenza Churchill affermava la necessità dell’intervento anglo-russo nell’Iran; quell’intervento era già in atto dalla fine di agosto, col pretesto della presenza di cittadini dell’Asse accusati di attività antibritannica. La possibilità degli aiuti alla Russia era quindi connessa a tutto l’andamento della guerra marittima e al problema del tonnellaggio navale. La necessità degli aiuti alla Russia accresceva l’importanza del fattore marittimo sull’andamento generale del conflitto. Nell’ottobre gli Stati Uniti fecero credito all’Urss per un miliardo di dollari, in base alla legge “”prestiti e affitti””. Il 7 novembre Roosevelt dichiarò che “”la difesa dell’Urss era vitale per la difesa degli Stati Uniti””. Un mese dopo scoppiava la guerra tra gli Stati Uniti e il Giappone; così il conflitto assumeva carattere mondiale, ma la guerra in Europa manteneva importanza preminente, e sul fronte orientale gli eserciti germanici, come più tardi Hitler ebbe a dichiarare erano in situazione “”vicina al disastro”” (1)”” (pag 473-476) (1) Hitler fece questa ammissione nella successiva primavera quando il pericolo era stato temporaneamente superato. Ved. Relazione di Mussolini sull’incontro con Hitler a Salisburgo nei giorni 29-30 aprile 1942″,”QMIS-032-FGB”
“BERNSTEIN Samuel”,”Blanqui.”,”L’A è uno storico americano di idee sociali, autore di più studi sul movimento operaio FR e nel mondo. Altri libri dell’A: -The Beginnings of Marxian Socialism in France. NY. 1965 -Filippo Buonarroti. TORINO. 1949 – Buonarroti. PARIS. 1949 -Essays in Political and Intellectual History. NY. 1955 -The First International in America. NY. 1962 -Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association, New York, 1872-1876. MILANO. 1962 -Storia del socialismo in Francia dall’illuminismo alla Comune. 2 voll. ROMA. 1963″,”MFRx-041″
“BERNSTEIN Eduard”,”I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia. (Tit. orig.: ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, 1899)”,”Apparsa nel 1899 quest’opera divenne il testo fondamentale del ‘Revisionismo’ della 2° Internazionale. Con un’abbondante documentazione economica e sociologica contestava i capisaldi della elaborazione teorica del marxismo: polarizzazione della società nelle due classi estreme, impoverimento crescente e proletarizzazione dei ceti medi, acutizzazione delle crisi economiche, teorie del crollo. Eduard BERNSTEIN (Berlino 1850-1932) storico del socialismo e uomo politico, fu per anni l’esponente più in vista della socialdemocrazia tedesca. Quest’opera provocò una vivace polemica con KAUTSKY e un largo dibattito al Congresso della SPD che a grandissima maggioranza respinse le tesi di BERNSTEIN. Costretto dalle leggi antisocialiste a lasciare la GERM, vi tornò solo nel 1901.”,”BERN-003″
“BERNSTEIN Samuel”,”The First International in America.”,”Altre opere di Samuel BERNSTEIN: -The Beginnins of Marxian Socialism in France (NEW YORK, 1933) -Filippo Buonarroti (PARIS, 1949) -Essays in Political and Intellectual History (NEW YORK, 1955)”,”INTP-011″
“BERNSTEIN Carl WOODWARD Bob”,”Tutti gli uomini del presidente. L’ affare Watergate.”,”Carl BERNSTEIN è nato nel 1944 e a vent’anni, abbandonati gli studi universitari, ha cominciato a lavorare come fattorino in un giornale. Quattro anni dopo è entrato al ‘Washington Post’ come reporter di cronaca. WOODWARD (1943) si è laureato in giurisprudenza all’ Università di Yale ed è divenuto anch’egli cronista di quel giornale.”,”USAS-065″
“BERNSTEIN Eduard; a cura di Heinrich August WINKLER”,”Die deutsche Revolution von 1918-1919. Geschichte der Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen Republik.”,”WINKLER (nato nel 1938) dal 1972 al 1991 è stato professore di storia a Friburgo. Autore di opere di storia del movimento operaio tedesco durante la repubblica di Weimar, dal 1991 insegna alla Humboldt-Universitat di Berlino.”,”BERN-013″
“BERNSTEIN Edward”,”Socialismo e socialdemocrazia.”,”Marxismo e blanquismo. “”Nella rivoluziuone del febbraio 1848 i rivoluzionari dei clubs erano spesso chiamati “”babouvisti”” e “”partito Barbés”” o, dall’ uomo che era divenuto il loro capo spirituale, “”blanquisti””. In Germania, Marx ed Engels, con i dati della radicale dialettica hegeliana, erano pervenuti a una dottrina molto simile al blanquismo””. (pag 57) Contro la Luxemburg. “”Noi non abbiamo constatato i sintomi precursori di un cataclisma economico di inaudita violenza e non possiamo qualificare di particolarmente effimero il miglioramento degli affari che si è realizzato dopo. Una terza domanda piuttosto si pone e che, d’altronde, la precedente già, in parte, comporta. Cioè se l’ enorme estensione territoriale del mercato internazionale, aggiunta alla straordinaria riduzione del tempo necessario alle comunicazioni e ai trasporti, non abbia a tal punto moltiplicato le possibilità ‘di compensare’ le perturbazioni e se la ricchezza enormemente accresciuta degli stati industriali d’ Europa, aggiunta all’ elasticità del credito moderno e all’ istituzione dei cartelli industriali, non abbia a tal punto diminuito la forza retroattiva delle perturbazioni locali e particolari, che, per un tempo abbastanza lungo, siano divenute improbabili delle crisi commerciali generali sul modello delle crisi precedenti. Questa questione, da me formulata in un libro sulla “”teoria del cataclisma”” socialista, ha dato luogo a numerosi attacchi. Essa ha, fra gli altri, incitato Rosa Luxemburg a farmi un corso sul credito e la facoltà di adattamento del capitalismo, corso pubblicato, sotto forma di una serie di articoli, nella “”Leipziger Volkszeitung”” del mese di settembre 1898. (…)””. (pag 126-127) Contro Parvus. “”Sono perfettamente cosciente della molto relativa capacità dimostrativa di trattazioni di questo genere, dove, per menzionare una sola cosa, l’ importantissimo fattore della ripartizione locale e della significazione politico-sociale dei gruppi è restato interamente fuor di questione. Ma non si tratta che di stabilire un criterio approssimativo per valutare la proporzione di quegli elementi della popolazione presso i quali le inclinazioni per il socialismo, ammesse in teoria, non siano di una natura unicamente occasionale. Che dire per esempio delle statistiche delle forze socialiste elaborate con dati di pura apparenza che Parvus, nel settimo articolo della sua serie, inalbera trionfalmente contro di me? Come se la grande superiorità numerica degli spossessati – paragonata al numero dei possessori – che egli mette avanti fosse qualcosa di nuovo o di sconosciuto! Vi sono anche stati dei giornali socialisti che dall’ esistenza – dimostrata da Parvus – dell’ esercito del proletariato”” forte di quindici milioni di individui, contro l’ “”esercito del capitale”” con solo 1.6 milioni di combattenti (a lato di 3 milioni di piccoli contadini e artigiani “”rovinati dal capitale””, ma non ancora caduti al livello proletario e 820.000 persone viventi in una relativa dipendenza dal capitale), hanno concluso con l’ imminenza della rivoluzione socialista. La calma veramente asiatica con la quale Parvus allinea i 5.6 milioni di dipendenti dell’ agricoltura nella rubrica “”esercito del proletariato”” non è superata che dall’ ardire con il quale scopre due milioni di “”proletari del commercio””.”” (pag 160-161)”,”BERN-016″
“BERNSTEIN Eduard ENGELS Friedrich, a cura di Helmut HIRSCH”,”Eduard Bernsteins Briefwechsel mit Friedrich Engels.”,”””Die ‘Bataille’ liegt in den letzen Zügen – c’ est une défaite, et méritée. Liss(agaray) entpuppt sich als total unfähig zum Journalisten und er wie seine Mitarbeiter Malon und Brousse appelieren an den chauvinistischen Deutschenhaß der Pariser gegenüber Guesde etc.: Marxistes, nébulosités allemandes etc. Was alles den Liss (agaray) nicht verhindert hat, dem Eigent(ümer) des “”Citoyen”” anzubieten, er wolle in die Red(aktion) eintreten! Die Redaktion hat das natürlich sofort zurückgewiesen (dies privatim).”” (pag 108, F.E. a E.B., 26.6.1882) “”La ‘Bataille’ mente fino all’ ultimo. E’ una disfatta, e meritata. Lissagaray emerge come totalmente inadatto al giornalismo (…)”””,”BERN-017″
“BERNSTEIN Eduard”,”Sozialdemokratische Völkerpolitik. Die Sozialdemokratie und die Frage Europa.”,”Der Krieg als Umleiter des Außenhandels. Es ist daher unmöglich, sich darüber zu täuschen, daß die Nachempfindungen, die Dieser Krieg verursacht hat, allein schon genügen würden, dem Handelsverkehr zwischen den Völkern der hauptsächlich beteiligten Länder tiese Wunden zu schlagen, auch ohne daß irgendwelche Zollgesetze ihm Schranken ziehen.”” (pag 193) La guerra come deviazione del commercio estero. “”E’ dunque impossible sbagliarsi sul fatto che solamente per i sentimenti che che questa guerra ha causato essa colpirà il commercio tra i principali paesi coinvolti, anche senza che siano alzate delle barriere doganali”””,”BERN-018″
“BERNSTEIN Edouard”,”Les présupposés du socialisme.”,”””Hanno fatto del socialismo una scienza. A noi di svilupparla in tutti i suoi aspetti””. (Engels, Antidühring) (in apertura al libro di Bernstein) “”Ho già scritto nel mio articolo sulla “”Teoria delle catastrofi”” che non bisogna fermarsi ai dati globali della statistica delle imprese; ma esaminare attentamente le sue differenti sezioni se si vuole prendere una giusta misura dell’ evoluzione. In certi articoli della serie “”Problemi del socialismo””, io mi ero sforzato di mostrare che il grado di sviluppo capitalistico di una impresa non si giudica unicamente dal numero dei suoi salariati. Parvus ha criticato in “”Sächsischer Arbeiter-zeitung’ l’ uso che io ho fatto delle cifre globali dei gruppi di imprese. Queste osservazioni non aggiungono niente in principio a quello che ho già detto e ripetuto prima di lui, e non chiariscono la questione dibattuta: la probabilità di una prossima catastrofe economica””. (pag 127) “”Le risoluzioni sul sistema cooperativo presentate dal consiglio generale dell’ Internazionale ai congressi di Ginevra e di Losanna testimoniano di questo cambiamento di atteggiamento, come pure un passaggio del libro di Eccarius, ‘Eines Arbeiters Widerlegung’. Quest’ultimo testo può essere dello stesso Marx; o almeno ha ricevuto la sua approvazione””. (pag 138) Giudizio sui Webb. “”Il libro di Sidney e Beatrice Webb ‘Teoria e pratica dei sindacati britannici’ rappresenta il lavoro più recente e più completo su questa questione. I suoi autori lo considerano, a giusto titolo, come un saggio sulla democrazia nell’ industria””. (pag 171)”,”BERN-019″
“BERNSTEIN Eduard”,”Sozialdemokratische Lehrjahre.”,”””Der theoretische Kampf sollte indes noch ein Nachspiel haben. C.A. Schramm mochte es nicht verwinden, daß er in der Polemik über die Bedeutung von Rodbertus für die Sozialdemkratie seine Position gegenüber Kautsky nicht hatte halten können. Er verfaßte eine Schrift “”Marx, Rodbertus und Lassalle””, in der er Marx und Rodbertus gleichmäßig als Stubengelehrte hinstellte, die zwar Wissenschaftlich Achtungswertes geleistet hatten, aber als Politiker nicht entfernt an Lassalle heranreichten, der durch kluges Vorgehen die Grundlagen einer leistungsfähigen politischen Arbeiterpartei gelegt habe. Er bot diese Schrift zuerst J.H.W. Dietz in Stuttgart zum Verlag an, der sie aber wegen ihrer inneren Unwahrheit ablehnte. Er fand dann in dem schon halb un halb der Partei entfremdeten Louis Viereck einen stimmungsverwandten Verleger für sie.”” (pag 151) « La lutte théorique devrait avoir entretemps encore une suite. C.A.Schramm ne pouvait pas déformer qu’il n’avait pas pu tenir sa position dans le Polemik sur l’importance des Rodbertus pour les Sozialdemkratie par rapport à des Kautsky. Il a écrit une écriture « Marx, Rodbertus et Lassalle », dans laquelle il a mis de manière égale Marx et Rodbertus en tant que savants de place qui avaient effectué certes scientifiquement la valeur de respect, mais en tant que politiciens, à le tout le n’élimine pas heranreichten qui a jeté par une procédure intelligente les bases à un parti ouvrier politique efficace. Il offrait d’abord cette écriture à J.H.W. Dietz à Stuttgart à la maison d’édition qui elle a toutefois rejeté à cause de son mensonge interne. Il a trouvé alors dans cela déjà demi les demi le parti le carré aliéné un éditeur stimmungsverwandten de Louis Viereck d’elle. » (pag 151)”,”BERN-020″
“BERNSTEIN Eduard”,”Der Sozialismus einst und jetzt. Streitfragen des Sozialismus in Vergangenheit und Gegenwart. (Il socialismo ieri ed oggi. Differenze del socialismo nel passato e nel presente)”,”””Le socialisme une fois et maintenant. Différends du socialisme dans les Passé et un présent.”” “”Die Frage ist nun: Woher kam der Zuwachs der ungelernten Arbeiter? Sie führt auf eine sehr charakteristische Erscheinung.”” Zum Teil zogen deutsche Arbeiter vom Lande als Tage löhner in die Stadt und wurden auf dem Lande durch Ausländer ersetzt, … La questione è adesso: da dove è venuto l’ aumento dei lavoratori non specializzati? Essa conduce ad un fenomeno molto caratteristico. I lavoratori tedeschi della terra in quanto che giornalieri sono stati attirati in parte nella città e sono stati rimpiazzati nelle campagne dagli stranieri (…). (pag 46)”,”BERN-021″
“BERNSTEIN Samuel”,”Storia del socialismo in Francia. Dall’ illuminismo alla Comune. I.”,”””Mai, prima d’allora, i rapporti tra le classi erano stati esaminati con altrettanto senso critico e inseriti così strettamente nella lotta politica. Linguet e Graslin, Morelly e Mably, persino Maréschal e Brissot, pur avendo intravisto gli elementi di inconciliabilità tra le classi, non li avevano considerati come fattori determinanti dei conflitti politici. Marat aveva indicato gli errori della rivoluzione, nel suo tentativo di dare una coscienza politica alle masse popolari. La sua dottrina politica, tuttavia, aveva oltrepassato il suo programma economico. Gli enragés e gli ebertisti ebbero più di Marat una visione chiara delle mete rivoluzionarie del popolo, pur non avendo essi stesso raggiunto la sua maturità politica. In Babeuf programma economico e programma politico si fusero. (…) Babeuf voleva sostituire quest’ ordine sociale con una società pianificata, in cui tutti gli uomini dovrebbero essere al tempo stesso produttori e consumatori. “”Non deve esserci né alto né basso, né primo né ultimo””. Gli sforzi di tutti “”devono costantemente convergere verso la grande meta sociale: la prosperità comune””.”” (pag 152)”,”MFRx-240″
“BERNSTEIN Samuel”,”Storia del socialismo in Francia. Dall’ illuminismo alla Comune. II.”,”Rivoluzione e Controrivoluzione 1848. “”Lo scoppio della guerra civile era prevedibile fin dal primo giorno. Nei quattro giorni dei combattimenti di strada, Cavaignac portò sistematicamente avanti il suo piano per sottomettere Parigi. Quando Corbon fondatore dell’ Atelier, e Considérant, il fourierista, proposero un compromesso nell’ Assemblea, furono zittiti. Gli operai, che cinque mesi prima avevano costretto i monarchci e i ricchi proprietari a nacondersi o a passare la frontiera, furono ora schiacciati. Il contemporaneo Louis Ménard stimò che da quattrocento a cinquecento operai furono uccisi sulle barricate. Dopo il conflitto, la Garde mobile e i soldati di truppa ne massacrarono più di tremila. Il Peuple constituent, diretto da Lamemmais, affermò che circa quattordicimila persone furono gettate in prigione: di queste quattromila furono deportate dalle colonie o cacciate nei campo di lavoro forzato. Così severa fu la repressione che un’ inchiesta della Camera di commercio riferisce che le strade dei quartieri operai erano spopolate e che vi fu in quel tempo una forte penuria di operai meccanici. Giugno fu la vendetta di febbraio: la borghesia ritornava al potere sui cadaveri degli operai parigini.”” (pag 196)”,”MFRx-241″
“BERNSTEIN Eduard, a cura di Heinrich August WINKLER”,”Die deutsche Revolution von 1918/19. Geschichte der Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen Republik.”,”Profilo biografico E. BERNSTEIN (1850-1932), H.A. WINKLER (1938-), T. LOWE (1964-). (pag 352) I socialisti del Kaiser e gli Spartachisti “”Von solchen Blättern erst gar nicht zu reden, die, wie die schtzzöllnerische Londoner “”Morning Post””, das ganze deutsche Volk insgesamt für am Krieg und den Kriegsmissetaten schuldig erlklärten, gehörten für Blätter vom Einfluß der Pariser “”Temps”” sogar die politischen Führer der Partei der Mehrheitssozialisten zu den politisch Kompromittierten, waren sie nur “”die Sozialisten des Kaisers”” gewesen. Nach diesem Blatt hatte im August 1914 der Reichstag, den die Regierung Wilhelm II. doch erst einberufen hatte, als der Krieg schon da war, schlechthin für den Krieg gestimmt. Logischerweise hätte also nur ein Deutschland, das von unabhängigen Sozialisten oder Spartakisten geführt war, den Anforderungen des “”Temps”” und gleichgesinnter Blätter Genüge geleistet. Abe eine Regierung der Spartakisten hieß nach außen in die Regierung von Verbündeten der Bolschewisten Rußlands, gegen die England und Frankreich (…)””. (pag 247-248)”,”MGER-134″
“BERNSTEIN Eduard a cura, scelta testi di Curt BARDAY Erich MAX”,”Was will die Zeit? Der soziale Gedanke. Leisätze aus den Schriften der Begründer des Sozialismus.”,”””Ist der Krieg nicht der permanente Zustand der Menschheit? Krieg gegen den Dämon, Krieg gegen die Ketzerei und die Philosophie, Krieg gegen das Fleisch und gegen den Geist; in Folge dessen Kriegen der Völker und der Regierungen untereinander, immerfort Krieg, Krieg überall.”” (pag 263, Proudhon) traduzione automatica: Se la guerra non è il permanente stato di umanità? La guerra contro il demone della guerra contro l’eresia, e la filosofia della guerra contro la carne e contro lo spirito, in conseguenza delle guerre dei popoli e dei governi tra di loro, sempre continuato guerra, la guerra in tutto il mondo”,”SOCx-146″
“BERNSTEIN Eduard”,”Cromwell and Communism. Socialism and Democracy in the Great English Revolution. (Tit.orig.: Sozialismus und Demokratie in der grossen englischen Revolution (1895))”,”””When, in April 1653, Cromwell forcibly dispersed the “”Rump”” of the Long Parliament, and summoned a Parliament consisting of 139 selected notabilities of the Independent party, and kwown as the “”Little”” or “”Barebone’s”” Parliament, Lilburne returned to London, contending that the sentence of banishment pronounced against him by the “”Rump”” was legally annulled by the mere fact that the latter had ceased to exist. But this was not Cromwell’s view. He ordered Lilburne to be arrested at once and tried for “”breach of exile””, which was punishable as an act to high treason. Again monster petitions pured in on Lilburne’s behalf, but they had no effect upon the Council of State any more tha had an open letter, published by Lilburne immediately after his return entitled ‘The Banished Man’s Suit, etc.’.”” (pag 155) “”The sympathy of the populace for Lilburne had risen to such a pitch as to cause Cromwell to keep several regiments ready under arms, in order to employ force, if necessary. Slips of paper with the inscription: ‘And what, shall than honest John Lilburne die! Three score thousand will know the reason why,’ were circulated in large numbers. As a matter of fact, the number of Lilburne’s partisans was not great as this, but quite aparte from the special easures taken by Cromwell, the pamphlets of the period dealing with Lilburne’s case reveal the intensity of the agitation at this moment, and the enormous popularity acquired by Lilburne. And after a twelve hours’ final hearing, in which Lilburne defended himself with his usual skill, the jury pronounced the verdict of “”Not Guilty””””. (pag 155-156)”,”BERN-023″
“BERNSTEIN Eduard”,”Zur Geschichte und Theorie des Sozialismus. Gesammelte Abhandlungen. Zweite Auflage.”,”BERNSTEIN Eduard “”Abwehr wider Kautskys Schrift: Bernstein und das socialdemokratische Programm’ (pag 406-416) (Difesa contro lo scritto di Kautsky: Bernstein e il programma socialdemocratico)”,”BERN-027″
“BERNSTEIN Eduard, a cura di Manfred STEGER”,”Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921.”,”BERNSTEIN Eduard Socialismo scientifico: le due scoperte che trasformano il socialismo in una scienza. “”The most influential socialist theory of our age, subscribed to by the great majority of engaged socialists, has been referred to by its founders, Karl Marx and Friedrich Engels, as “”scientific socialism””. In a famous chapter of his book ‘Anti-Dühring’, called “”The Development of Socialism from Utopia to Science””, Engels points to the two “”scientific”” discoveries of Marx that transformed socialism into a science: the materialist conception of history and the exposition of surplus value extraction in capitalist economy.This is the most authentic, though not the sole passage in which the term “”scientific”” has been claimed on behalf of Marx’s socialism. There exists a plethora of articles within the socialist literature, appearing before the 1877 edition of the ‘Anti-Dühring’, that make the same claim. Even the German socialist J.B. von Schweitzer, who usually sparred with Karl Marx, responded after his first reading of Marx’s Capital Vol. I by saying: “”Socialism is indeed a science”” [Eduard Bernstein, How Is Scientific Socialism Possible?, 1901] [in Eduard Bernstein, a cura di Manfred Steger, Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921, 1996] (pag 89) “”Still both the popularized literature of Social Democracy and parts of Engels’s writings (which, by the way, were endorsed by Marx) strongly emphasize the existence of “”surplus-value”” as the herald of a dawning socialist society. Likewise, ‘Capital Vol. I’ abounds with passages characterizing surplus-value as “”exploitation””. Whenever human relations are involved, the term “”exploitation”” carries a moral meaning. In German the term derives from world “”loot””, hence, in the case of capitalist economy, “”exploitation”” connotes robbery in disguise. After all aren’t capitalists depicted as social bandits, robbing the working class? But how can we reconcile this moral undertone with Engels’s passage? It seems to me that Engels attempts to answer this question himself: “”Something appearing false from an economic point of view might still be correct in a world-historical sense. If moral mass-consciousness declares as unjust an economic fact like slavery or serfdom, this is the proof that the economic fact has outlived its purpose. In other words, ‘other economic facts have emerged’, making the old ones both unbearable and untenable. Consequently, ‘behind’ a formal economic falsity there may hide a ‘true economic content'””.”” (pag 91-92) [Eduard Bernstein, How Is Scientific Socialism Possible?, 1901] [in Eduard Bernstein, a cura di Manfred Steger, Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921, 1996]”,”BERN-029″
“BERNSTEIN Irving”,”Turbulent Years. A history of the American Worker, 1933 – 1941.”,”BERNSTEIN Irving”,”MUSx-274″
“BERNSTEIN Richard MUNRO Ross H.”,”The coming conflict with China.”,”BERNSTEIN Richard ha studiato la storia cinese sotto John K. Fairbanks ad Harvard, è stato reporter dalla Cine per il Washington Post. Ha lavorato per il Time e il NYT. MUNRO Ross H. è un giornalista direttore di Asian Studies al Center for Security Studies a Washington. Anche lui ha esperienze di lavoro con il Time ed è capo redazione di Pechino del Globe and Mail.”,”RAIx-308″
“BERNSTEIN Irving”,”The Lean Years. A History of the American Worker, 1920-1933.”,”IWW (pag 141-142) Repressione e declino degli IWW. “”This IWW lost ground steadily in the industries where it had once been strong – lumber, metal mining, agriculture, and marine transportation. Its only significant activity, in fact, was in a new area – bituminous coal, where the collapse of the United Mine Workers invited radicals of all stripes. On August 21, 1927, IWW called a national one-day protest strike against the execution of Sacco and Vanzetti. The only workers to respond in substantial number were the coal miners of southern Colorado. This led to a stoppage over economic issues that began on October 18 and lasted four months, accompanied by much bloodshed and police terrorism. It was, in fact, the killing of six miners and the wounding of many others on November 21 at the Columbine Mine of the Rocky Mountain Fuel Company that led Miss Roche to overhaul that firm’s labor policy. Significantly, the agreement she made was with the UMW rather than with the IWW. This short-lived success in coal was to stimulate the Wobblies to later adventures in that industry. In 1929, however, they had little strength there or anywhere else. How many workers the IWW enrolled is difficult to say. An indication may be derived from the fact that only 719 ballots were cast in a nation-wide referendum early in 1929″”. (pag 142)”,”MUSx-298″
“BERNSTEIN Samuel a cura”,”Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association. New York: 1872-1876.”,”Già pubblicato in Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli, IV, 1961 (Documento 68) Lettera di Sorge a Engels (11 aprile 1873) (pag 64-65) “”(…) Last fall a great number of Italians were “”imported”” to this country & now made use of to supplant laborers on strike (3) (see “”Arbeiterzeitung””). The G.C. [General Council] wishes to make inquiry in Italy about the way & manner of their being sent to America, because it is suspected here, that they were “”imported”” for that purpose. (…)”” (pag 65) [(3) About 200 Italian immigrants were compelled by police terror to work as scabs during the strike of the New York gas workers. The ‘Arbeiter-Zeitung, April 12, 1873, ran a long story on the event and reported how the Italians protested vigorously. Several of them died in an attempt to escape. See documents 70 and 77] Documento 77. “”(…) Les ouvriers d’une des plus grandes fabriques de gas à New York demandèrent la réduction de leur travail à 8 heures (conformément aux lois des Etats-Unis et de l’Etat de New York) et si jamais une réduction fut juste, c’est dans le travail malsain et malpropre de la fabrication du gas. les propriétaires philanthropiques de ce monopole, loin d’être contents de leurs salaires et dividendes énormes, refusèrent cette demande et les ouvriers se mirent en grève. A cette vue la Commission d’émigration de l’Etat de New York, créée pour protéger et aider les pauvres émigrants accourut et ‘protégea’ et ‘aida’ la ‘pauvre’ compagnie du gas en lui envoyant quelques centaines d’émigrants Italiens pour supplanter les grévistes. Afin de protéger et aider sécurément les Italiens ils furent renfermés dans la fabrique pour y travailler, manger et dormir et quand ils avaient la prétention de refuser cet ouvrage pernicieux et sale et de vouloir quitter, la police les empêcha de partir et les délivra de nouveau aux tendres soins de leurs maîtres bienveillants. Quelques-uns des Italiens essayant d’échap par è cette nouvelle interprétation de la loi de domande et offre en gravissant les murs trouvèrent la liberté éternelle dans les eaux de la rivière de l’Est (East river) touchant la ceinture de la fabrique!!! Compagnons-ouvriers! Pourrez-ovus empêcher de tels crimes tant qu’une nationalité peut être abusée par nos exploiteurs pour faire échouer les efforts des travailleurs d’une autre nationalité? N’est-il pas le temps que vous unissiez vos forces en adhérant tous à l’Association I. d. Tr.? (…)”” (Rapport du Conseil Général à tous les membres de l’Association Internationale des Travailleurs) (F.I. Bertrand, Fr. Bolte, C. Carl, S. Dereure, S. Kavanagh, C.F. Laurel, F.A. Sorge, C. Speyer, New York, le 25 avril 1873)”” [Samuel Bernstein, a cura, Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association. New York: 1872-1876, 1967] (pag 71) vedi testo ricomposto in retro scabs crumiri crumiraggio”,”INTP-073″
“BERNSTEIN Irving”,”The Lean Years. A History of the American Worker, 1920-1933.”,”Foto di manifestazioni cortei operai, condizione operaia, lunga fila di disoccupati (da pag 306)”,”MUSx-302″
“BERNSTEIN Eduard”,”Die Schneiderbewegung in Deutschland. Ihre Organisationen ud Kämpfe. Band I: Geschichte des Gewerbes und seiner Arbeiter bis zur Gründung des deutschen Schneiderverbandes.”,”Per il secondo volume si veda Heinrich Stühmer, Die Schneiderbewegung in Deutschland, II, 1928″,”BERN-031″
“BERNSTEIN Jeremy”,”L’uomo senza frontiere. Vita e scoperte di Albert Einstein.”,”Jeremy Bernstein è professore emerito di Fisica al Stevens Institute of Technology di Hoboken, New Jersey. Dal 1961 al 1995 ha scritto per il New York Times. In Italia sono stati pubblicati i saggi ‘Uomini e macchine intelligenti’ (1990), ‘Einstein’ (2004) e ‘Il club dell’uranio di Hitler’ (2005) “”Ernest Rutherford, che aveva scoperto il protone nel 1909, aveva formulato l’ipotesi, ovvia ma errata, che questi componenti elettricamente neutri fossero formati da un elettrone e un protone strettamente uniti, senonché nel 1932 James Chadwick, suo collega più giovane a Cambridge, scoprì che questo componente neutro era una particella a sé, il cosiddetto “”neutrone””, con una massa leggermente maggiore di quella del protone. Il neutrone, essendo privo di carica elettrica, rappresenta una sonda ideale per esplorare il nucleo; infatti la repulsione elettrica dei protoni non lo arresta, ed esso può penetrare all’interno. Diversi gruppi di ricercatori, in vari paesi, cominciarono subito a usare i neutroni come sonde sui materiali più diversi e a osservare quello che succedeva. Tra questi gruppi uno dei più interessanti era quello guidato da Enrico Fermi a Roma, Fermi aveva fatto una scoperta accidentale ma estremamente importante: i neutroni lenti (quelli cioè che si muovono alla velocità di una molecola di gas a temperatura ambiente) erano molto più efficienti di quelli veloci nell’indurre reazioni nucleari. Nel 1935, insieme al suo gruppo, schermò un bersaglio di uranio con lamierino di alluminio per isolarlo da radiazioni indesiderate e lo bombardò con neutroni lenti. Quando il nucleo di un atomo di uranio viene spaccato da un neutrone (nel corso dell’evento che viene chiamato fissione), dà origine a due elementi più leggeri, per esempio boro e krypton, più un piccolo numero d neutroni: è una reazione molto intensa che produce energia in quantità, e se il gruppo di Fermi non avesse schermato il bersaglio di uranio l’avrebbe sicuramente osservata. Ma così non fu; e la fissione nucleare fu scoperta in Germania, nel 1938, da Otto Hahn e Fritz Strassmann, che eseguirono l’esperimento decisivo a Berlino, nonché da Lise Meitner e Otto Frisch, che ne interpretarono correttamente il risultato”” (pag 168-169)”,”SCIx-425″
“BERNSTEIN Ed.”,”Der Revisionismus in der Sozialdemocratie. Ein Vortrag gehalten in Amsterdam vor Akademikern und Arbeitern. Mit einem Anhang: Leitsätze für ein sozialdemocratisches Programm. [Il revisionismo nella Socialdemocrazia. Una conferenza tenutasi presso il mondo accademico di Amsterdam ed i lavoratori. Con un’appendice: le linee guida per un programma socialdemocratico]”,”Parallelo tra il pensiero di Marx e la concezione di Darwin sulla natura (pag 8-9) “”Darwins Buch entwickelt den Gedanken, dass die Veränderungen der Lebewesen nicht auf willkülriche Eingriffe eines Schöpfers zurückzuführen sind, sondern ursächlich aus den Lebensbedingungen dieser Wesen erklärt werden müssen, und was Darwin hinsichtlich der Entstehung von neuen Formen und Arten der Pflanzen und Tiere ausführt, entwickelt Marx mit Bezug auf die Entwicklungsgeschichte der menschlichen Gesellschaften. Natürlich sind die Entwicklungsbedingungen dieser in wesentlichen Punkten andere, weil sowohl die Pflanzenwelt wie auch die Tierewelt sich im ganzen unbewusst, absichtslos entwickeln, während die Menschheit sich im Laufe der Zeit ihrer Entwicklungsbedingungen bewusst wird und sich auch immer mehr bewusst wird, wofür sie kämpft. Aber selbst diese Bewusstheit hilft den Menschen nicht über jegliche Gebundenheit hinweg sie macht nach der Marxschen Theorie die Entwicklung der Gesellschaft noch nicht zur Sache der Willkür. In ihrem Entwicklungsgang bleibt die Menschheit gebunden an ihre eigenen Existenz-bedingungen. Mit andern Worten: es ist zuletzt die Ökonomie, die Art und Weise – ich füge hinzu, da die Natur ja selbst das wichtiste Stück Ökonomie ist – und die Naturbedingungen der Produktion der Lebensgüter, welche den letzten entscheidenden Faktor bilden in der Geschichte der Wandlung der menschlischen Gesellschaften. Ein Gedanke der zwar schon früher, schon vor Marx geäussert worden ist, aber nicht in der präzisen Form, die Marx ihm gegeben hat. Vor allem gebührt Marx das Verdienst, dass er als Theoretiker der Gesellschaftsentwicklung zurückgegangen ist auf die Geschichte der menschlichen Arbeitsmittel, sie zurückgeführt hat auf die ‘Entwicklung des Werkzeugs’, dieser “”Verlängerung der Organe des Menschen”””” [Ed. Bernstein, ‘Der Revisionismus in der Sozialdemocratie. Ein Vortrag gehalten in Amsterdam vor Akademikern und Arbeitern. Mit einem Anhang: Leitsätze für ein sozialdemocratisches Programm’, Amsterdam, 1909] (pag 9-10)”,”BERN-033″
“BERNSTEIN Samuel”,”Babeuf and Babouvism. II.”,”Marx e il babuvismo (pag 192-193) Parallelo Babeuf Marx sul potere affidato al popolo, sulla democrazia reale (pag 177) “”Babouvism left its stamp not only on French Socialists and Communists but also on the international proletarian movement. In England, it was no less a person than Bronterre O’Brien, the leading Chartist theorist, who translated and added enthusiastic notes to ‘Buonarroti’s History of Babeuf’s Conspiracy’, and it was another Chartist, Henry Hetherington, editor of the ‘Poor Man’s Guardian’, a Chartist organ, who published the book in 1836. Babouvist ideas were inherited by the Communist League from its parent, the Federation of the Just, which had its origin in Paris, and whose members owed their theoretical views to contact with the neo-Babouvists of the thirties. Karl Marx, toot, met the leaders of the Parisian secret societies after his arrival in Paris in 1843, where he set himself to the study of the French utopian socialists. From Buonarroti’s book, which was apparently the only source of his information on the Conspiracy of the Equals, he carried away an incomplete evaluation of the Babouvists. He appreciated them as the vigorous champions of the proletarian cause, as those who “”learned from history that with the removal of the social question of monarchy versus republic, no single social question would still be solved for the proletariat”” (83). But at the same time he saw in them only “”crude, uncivilized materialists”” (84). A somewhat similar verdict was written into the ‘Communist Manifesto’. Marx had in mind Babouvism and similar movements when he wrote: «The first direct efforts made by the proletariat in a time of general ferment, in a period when feudal society was being overthrown, to further its own interests as a class were necessarily futile, owing to the undeveloped condition of the proletariat itself, and owing to the non-existence of the material conditions requisite for the liberation of the workers (conditions which are only engendered during the bourgeois epoch). The revolutionary literature thrown up in connection with these early proletarian movements was perforce reactionary. It preached universal asceticism and a crude equalitarianism» (85). This judgment of the Babouvists was a bit too harsh. True, Babeuf and his followers were utopians who portrayed a perfect social system which was somewhat Spartan in character, somewhat “”crude”” in its “”equalitarianism””. They idealized Lycurgus and spoke venerably of the Gracchi. But they also stressed the significance of the economic question, painted the bitter struggle between the workers and the bourgeoisie, regarded the state and the legal system as the instruments of the “”haves”” to oppress the “”have-nots””, depended on the revolutionary action of the proletariat to usher in the new society, taught the necessity of a revolutionary dictatorship to educate the people for a new life and, at a time when the industrial revolution had hardly made inroads in France, contemplated the almost limitless social and economic blessings resulting from modern technology in a planned society. It was precisely because the ‘Manifeste des Egaux’ leaned to a “”crude equalitarianism”” from which art would be banished that the Babouvists rejected the document. Though Marx was severe in his appraisal of their theoretical system, he was nevertheless deeply impressed by it as well as by their organization and tactics. Traces of their influence are found in the ‘Communist Manifesto’s’ immediate program, of which several demands are similar to those of the Babouvists. Furthermore, the tactics of revolutionary dictatorship; advocated and developed by the conspirators, were formulated and crystallized by Blanqui and his followers and by Marx as the theory of the dictatorship of the proletariat (86), which Lenin applied for the first time in history”” (pag 192-194) [Samuel Bernstein, ‘Babeuf and Babouvism. II’, Science & Society, New York, n. 2, 1938] [(83) Marx-Engels, ‘Gesamtausgabe’, VI, Part I, p. 309; (84) Karl Marx, ‘Selected Essays’, tr. H.J. Stenning, p. 194; (85) Ryazanoff, ‘The Communist Manifesto’, p. 63; (86) See the secret agreement signed by Willich, Marx, Harney, Engels and by two emissaries of Blanqui in ‘Unter dem Banner des Marxismus’, March 1928, p. 144-145. See also Karl Marx, ‘The Class Struggles in France’, International Publishers, p. 126; Marx’s letter to Weydemeyer in ‘Selected Correspondence’, p. 57; a Blanquist document of 1872, cited in part in Postgate, ‘Out of the Past’, p. 69-70; the Blanquist Manifesto of 1874, in A. Zévaès, ‘Les grandes manifestes du socialisme français’, p. 71 et seq.; Marx, ‘Critique of the Gotha Programme’, Moscow, 1933, p. 44-45]”,”SOCU-217″
“BERNSTEIN Eduard”,”I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia.”,”Volume in origine di Giovanni Galli Nota manoscritta di Roberto Casella in apertura: “”Nb: è la teoria della aristocrazia operaia inglese che Bernstein descrive come futura via dei movimenti operai tedesco, francese ecc.”” “”Il perno su cui ruota tutto il ragionamento di Bernstein è la critica alla «teoria del crollo». Nel suo libro, ‘Bernstein e il programma socialdemocratico’, apparso nel corso stesso del 1899, Kautsky rileva giustamente che «Marx ed Engels non hanno mai prodotto una speciale ‘teoria del crollo’» e che «questo termine origina da Bernstein così come il termine ‘teoria dell’impoverimento’ proviene da avversari del marxismo» (9). Senonché, nella sostanza, ciò che Bernstein intende con questa teoria non è altro che il contenuto stesso del celebre paragrafo del ‘Capitale’ sulla «tendenza storica dell’accumulazione capitalistica». Le leggi coercitive della concorrenza, dice Marx, determinano la progressiva espropriazione dei capitalisti minori da parte dei maggiori e, con ciò, una sempre più accentuata «centralizzazione dei capitali». Questo processo, che è periodicamente accelerato dall’insorgere di crisi economiche, porta alla luce il limite immanente del regime capitalistico: la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma privata dall’appropriazione. Da una parte, dice Marx, «si sviluppano su scala sempre crescente la forma cooperativa del processo di lavoro (…), la trasformazione dei mezzi di lavoro in mezzo di lavoro utilizzabili solo collettivamente, l’economia di tutti i mezzi di produzione mediante il loro uso come mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale»; dall’altra, «con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico». «’Il monopolio del capitale’ – conclude Marx – ‘diventa un vincolo del modo di produzione’ che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso. La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. ‘Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati’» (10). E’ un fatto che Bernstein dissente da questa descrizione della «tendenza storica dell’accumulazione capitalistica» che egli considera «un’anticipazione speculativa». E, non a caso, lo sforzo principale di tutto il suo libro è rivolto a negare o circoscrivere fortemente quella che oggi si considera, anche da parte di economisti non marxisti, la più verificata delle previsione di Marx: la prognosi della concentrazione e centralizzazione capitalistica (11). In questo senso ha quindi ragione la Luxemburg nel dire che «ciò che da Bernstein è stato messo in questione, non è la rapidità dello sviluppo, ma il corso stesso dell’evoluzione della società capitalistica». Bernstein, infatti, «non confuta soltanto una forma determinata di crollo del capitalismo, ma ne nega il fatto stesso» (12). O, per meglio dire, non nega soltanto il «crollo» (che, come vedremo, non è idea di Marx), ma nega anche – a prescindere da qualsiasi «crollo» automatico e quindi, ad es., dalla tesi luxemburghiana che il sistema «si avvii spontaneamente a sfasciarsi e a ridursi a una pura e semplice impossibilità» (13) – ciò che è invece il nucleo vitale del marxismo: l’idea che l’ordinamento capitalistico è un fenomeno ‘storico’, un ordinamento ‘transitorio’ e non «naturale», e che esso, a causa delle proprie interne e oggettive contraddizioni, matura ineluttabilmente nel suo seno forze che spingono verso un’altra organizzazione di società”” (pag XV-XVII) [dall’introduzione di Lucio Colletti a ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, di Eduard Bernstein, Roma – Bari, 1968] [(9) K. Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm’, cit., p. 42; (10) K. Marx, ‘Il Capitale’, I, 3, Roma, 1952, pp. 222-23; (11) Sia qui ricordato soltanto il giudizio di un eminente economista americano, che respinge molti aspetti della teoria di Marx, W. Leontiev in ‘Proceedings of the 50th, Annual Meeting of the American Economic Association 1937’ (in “”American Economic Review Supplement””, marzo 1938, p. 5 e 9), il quale osserva, a proposito della «brillante analisi marxiana delle tendenze di lungo periodo del sistema capitalistico», quanto segue: «L’elencazione veramente impressionante: crescente concentrazione della ricchezza, rapida eliminazione delle piccole e medie imprese, progressiva limitazione della concorrenza, incessante processo tecnologico accompagnato da una sempre crescente importanza del capitale fisso e, ultima ma non meno importante, la non diminuita ampiezza dei ricorrenti cicli, costituisce una serie senza precedenti di previsioni verificate, di fronte alla quale la moderna teoria economica, con tutte le sue raffinatezze, ha ben poco da mostrare»; (12) Luxemburg, ‘Scritti scelti””, cit., pp. 148-49; (13) Ivi, p, 148. Questa tesi sarà poi sviluppata dalla Luxemburg, com’è noto, nella sua ‘Accumulazione del capitale’, Torino, 1960] Scritto di Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm’ Altre note di Casella (su Postit): ‘Marx sottoconsumo in antitesi a anarchia produzione e sproporzione’ (pag 114) ‘Mercato mondiale e crisi’ (pag 116 e 123) ‘B. descrive e mitizza la Gran Bretagna, monopolio del commercio mondiale’ (pag141) ‘Gli operai dell’industria sono una minoranza’ (pag 144) ‘Sindacato e democrazia’ (pag 182) ‘La democrazia soppressione del dominio di classe’ (pag 187, 189) ‘Bernstein su Plechanov’ (pag 246) ‘Socialismo scientifico e situazione disperata degli operai’ (pag 248) ‘Bernstein influenzato dall’Inghilterra’ (pag 251) ‘L’insidia di Bernstein sui tempi della mitica attesa’ (pag 259)”,”BERN-001-FC”
“BERNSTEIN Edouard”,”Ferdinand Lassalle. Le réformateur social.”,”Viaggio in Italia di Lassalle nel 1861 “”Vers la fin de l’été de 1861, Lassalle fit avec la comtesse Hatzfeld un voyage en Italie qui, comme il l’écrivit à Marx, fut «très instructif» pour lui. Son séjour à Caprera auprès de Garibaldi présenta un grand intérêt. Il fit la connaissance de presque toutes les personnalités importantes des villes qu’il visita. Comme le prétend Bernhard Becker dans ses ‘Révélations sur la fin tragique de Ferdinand Lassalle’ (1), Lassalle tenta de pousser Garibaldi à entreprendre une expédition de volontaires contre Vienne, et quoique Becker ne soit pas toujours scrupuleusement véridique, l’affaire semble avoir eu un fondement sérieux. Lassalle, influencé par l’ex-colonel garibaldien Rüstow, nourissait l’idée d’une insurrection de toute l’Allemagne, ayant pour point de départ un mouvement révolutionnaire en Autriche. Et pourtant, pendant qu’il se lie, sans compter Garibaldi, avec tous les Italiens possibles, il lui suffit d’avoir entendu quelques propos calomnieux sur le compte du républicain et socialiste allemand Johann Philip Becker, révolutionnaire éprouvé qui avait ravement participé en 1849 au soulèvement badois, pour le déterminer à éviter celui-ci, et bien que Marx lui eût donné pour lui une lettre de recommandation. «La plupart des Italiens ne le connaissent nullement, écrit-il à Marx à propos de Becker, pour «l’informer». Ceux qui le connaissent le tiennent pour un blagueur, pour un ‘humbug’. Il n’est bien qu’avec Türr, qui n’est qu’une créature napoléonienne, à la solde de l’empereur». Aussi Lassalle a-t-il résolu de ne pas tenir compte de la lettre de recommandation de Marx. «Tu sais comme souvent à l’étranger c’est de nos compatriotes qu’il faut nous défier de plus». Cependant le brave Jean Philippe n’était pas le premier bavard venu; il avait à plusieurs reprises fait crânement son devoir d’homme pour la cause de la liberté. Lassalle aurait bien pu, sans déroger, se risquer à une entrevue avec lui”” (pag 107) [(1) Bernhard Becker, ‘Enthüllungen über das tragische Lebensende Ferdinand Lassalle’s’]; “”Verso la fine dell’estate del 1861, Lassalle fece un viaggio in Italia con la contessa Hatzfeld, che, come scrisse a Marx, era “”molto istruttiva”” per lu. Il suo soggiorno a Caprera presso Garibaldi presenta un grande interesse. Incontrò quasi tutte le personalità importanti delle città che visitò. Come afferma Bernhard Becker nelle sue “”Rivelazioni sulla tragica fine di Ferdinando Lassalle”” (1), Lassalle cercò di convincere Garibaldi a intraprendere una spedizione di volontari contro Vienna, e anche se Becker non è sempre scrupolosamente veritiero, sembra che la questione abbia avuto una base seria. Lassalle, influenzato dall’ex colonnello garibaldino Rüstow, nutriva l’idea di una insurrezione di tutta la Germania, avendo come punto di partenza un movimento rivoluzionario in Austria. Eppure, mentre si lega, senza contare Garibaldi, con tutti i possibili italiani, è sufficiente per lui di avere ascoltato alcune osservazioni diffamatorie sul conto del repubblicano e socialista tedesco Johann Philip Becker, un rivoluzionario sperimentato che, nel 1849, aveva preso parte alla rivolta di Baden, per convincerlo a evitarlo, e sebbene Marx gli avesse dato una lettera di raccomandazione. “”La maggior parte degli italiani non lo conosce affatto””, scrive a Marx su Becker, “”per informarlo””. Coloro che lo conoscono lo considerano un burlone, un ‘imbroglione’. Non è che con Türr, che è solo una creatura napoleonica, al soldo dell’imperatore». Così Lassalle decise di ignorare la lettera di raccomandazione di Marx. “”Sai quanto spesso all’estero sono i nostri compatrioti che dobbiamo diffidare di più””. Tuttavia, il coraggioso Jean Philippe non fu il primo interlocutore a venire; aveva a più riprese fatto coraggiosamente il suo dovere per la causa della libertà. Lassalle avrebbe potuto benissimo, senza derogare, accettare un colloquio con lui “” (pagina 107)”,”BERN-034″
“BERNSTEIN Edward”,”Ferdinand Lassalle as a social reformer.”,”Edward Bernstein ex direttore del ‘Des Sozial Democrat’ Segretario dell’Associazione lassalliana era Julius Vahlteich (pag 153) Poco presenti i rapporti di Lassalle con Marx ed Engels, se ne parla in particolare nel capitolo “”The System of Acquired Rights”” (pag 89)”,”LASx-051″
“BERNSTEIN Eduard”,”Die Internationale der Arbeiterklasse und der europäische Krieg.”,”Indice: 1. La mancanza di scioperi di massa contro la guerra 2. I compiti dei socialisti nei parlamenti e la guerra 3. La socialdemocrazia internazionale e il conflitto russo-austriaco-serbo 4. La socialdemocrazia nei parlamenti di Germania e Francia e la guerra europea 5. Il partito operaio belga e la guerra 6. I partiti operai e la guerra 7. I socialisti di Serbia e Russia e la guerra 8. La posizione dei partiti operai nei paesi neutrali e la guerra 9. Le prospettive 1. Das Unterbleiben von Massenstreiks gegen den Krieg 2. Die Aufgaben der Sozialisten in den Parlamenten und der Krieg 3. Die Internationale Sozialdemokratie und der russisch-österreichisch-serbische Konflikt 4. Die Sozialdemokratie in den Parlamenten Deutschlands und Frankreichs und der europäische Krieg 5. Die belgische Arbeiterpartei und der Krieg 6. Die Arbeiterparteien und der Krieg 7. Die Sozialisten Serbiens und Rußlands und der Krieg 8. Die Stellung der Arbeiterparteien in den neutralen Ländern und der Krieg 9. Der Ausblick”,”BERN-037″
“BERNSTEIN Carl WOODWARD Bob”,”L’affare Watergate.”,”Carl Bernstein è nato nel 1944 e a vent’anni, abbandonati gli studi universitari, ha cominciato a lavorare come fattorino in un giornale. Quattro anni dopo è entrato al ‘Washington Post’ come reporter di cronaca. Woodward (1943) si è laureato in giurisprudenza all’ Università di Yale ed è divenuto anch’egli cronista di quel giornale.”,”USAS-009-FV”
“BERNSTEIN Samuel”,”Filippo Buonarroti.”,”””Tre anni dopo (1789), Buonarroti è un entusiasta della Rivoluzione francese. Egli vede una nuova società levarsi, con la promessa di una vita migliore. All’arrivo in Italia delle notizie sugli avvenimenti di Francia il suo interesse verso la Rivoluzione si fa vieppiú ardente”” (pag 18) “”Scrivendo sotto lo pseudonimo di Salomon Abraham Levi (forse per simpatia verso gli ebrei in quel momento vittime della reazione di Livorno), egli attacca i nobili, il clero, la corte di Roma ed il dispotismo in genere. La sue aspirazioni di libertà e democrazia ne fanno uno dei capi del partito estremista, e gli valgono le ire di tutti gli elementi feudali”” (pag 19)”,”BIOx-001-FMB”
“BERQUE Augustin direzione; collaborazione di Anne BAYARD-SAKAI Helene BAYOU Patrick BEILLEVAIRE Bernard BERNIER Francois BERTHIER Anne Marie BOUCHY Jean-Marie BOUISSOU Marc BOURDIER Alain BRIOT Dominique BUISSON Laurence CAILLET Francois CHASLIN Olivier CHEGARAY Sylvie CHIRAT Jean CHOLLEY Bertrand CHUNG Peter N. DALE André DELTEIL Patrick DE VOS Jean ESMEIN Catherine GARNIER Genjo MASAYOSHI Frederic GIRARD Edward M. GOMEZ Haijima YOJI Claude HAMON Robert HEINEMANN Joy HENDRY Francine HERAIL Higuchi YOICHI Horie KO Ichikawa HIROSHI Inoue SHUN Ishige NAOMICHI Bernard JEANNEL Eric JOISEL Jacques JOLY Kimura USATARO Josef KREINER Francois MACE’ Christophe MARQUET Gerard MARTZEL Jean-Claude MARTZLOFF Mikami YUTAKA Mori TOSHIKO Nakamura YUJIRO Nakanodo KAZUNOBU Obinata KIN.ICHI Oka ISABURO Okura MOTOSUKE Jean-Jacques ORIGAS Merguerite-Marie PARVULESCU Philippe PELLETIER Mary PICONE Jacqueline PIGEOT Frederic POCHET Philippe PONS Frank POPPER Jean Francois SABOURET Sato TOYOZO Serge SAUNIERE Eric SEIZELET Francois SIMARD Pierre-Francois SOUYRI Takashina SHUJI Tamba AKIRA Terada SUMIE Max TESSIER Tokitsu KENJI James VALENTINE Michel VIE’ Watanabe MORIAKI Yatabe KAZUHIKO Pascal GRIOLET”,”Dictionnaire de la civilisation japonaise.”,”Lista collaboratori: (nel libro viene indicata la professione di ciascuno) Anne BAYARD-SAKAI, Helene BAYOU, Patrick BEILLEVAIRE, Bernard BERNIER, Francois BERTHIER, Anne Marie BOUCHY, Jean-Marie BOUISSOU, Marc BOURDIER, Alain BRIOT, Dominique BUISSON, Laurence CAILLET, Francois CHASLIN, Olivier CHEGARAY, Sylvie CHIRAT, Jean CHOLLEY, Bertrand CHUNG, Peter N. DALE, André DELTEIL, Patrick DE VOS, Jean ESMEIN, Catherine GARNIER, Genjo MASAYOSHI, Frederic GIRARD, Edward M. GOMEZ, Haijima YOJI, Claude HAMON, Robert HEINEMANN, Joy HENDRY, Francine HERAIL, Higuchi YOICHI, Horie KO, Ichikawa HIROSHI, Inoue SHUN, Ishige NAOMICHI, Bernard JEANNEL, Eric JOISEL, Jacques JOLY, Kimura USATARO, Josef KREINER, Francois MACE’, Christophe MARQUET, Gerard MARTZEL, Jean-Claude MARTZLOFF, Mikami YUTAKA, Mori TOSHIKO, Nakamura YUJIRO, Nakanodo KAZUNOBU, Obinata KIN.ICHI, Oka ISABURO, Okura MOTOSUKE, Jean-Jacques ORIGAS, Merguerite-Marie PARVULESCU, Philippe PELLETIER, Mary PICONE, Jacqueline PIGEOT, Frederic POCHET, Philippe PONS, Frank POPPER, Jean Francois SABOURET, Sato TOYOZO, Serge SAUNIERE, Eric SEIZELET, Francois SIMARD, Pierre-Francois SOUYRI, Takashina SHUJI, Tamba AKIRA, Terada SUMIE, Max TESSIER, Tokitsu KENJI, James VALENTINE, Michel VIE’, Watanabe MORIAKI, Yatabe KAZUHIKO, Pascal GRIOLET.”,”JAPx-004″
“BERQUE Jacques”,”Les arabes d’hier à demain.”,”””Infine i paesi arabi hanno sofferto di una lunga inerzia politica. Fino alle grande trasformazioni dell’ epoca moderna, hanno subito l’ universo degli altri, piuttosto che attivamente attrezzare il proprio universo. In questa fase che possiamo chiamare tradizionale, il numero, la forma e il carattere dell’ oggetto riflettono i rapporti unilaterali di forza. L’ Egitto produce del cotone. Ma i cotonati gli arrivano da Manchester. Il Libano coltiva il gelso, ma le sete lionesi invadono le ricche dimore di Fès come di Aleppo, e diventano parte integrante del lusso dell’ arredamento e dell’ abbigliamento delle donne.”” (pag 79)”,”VIOx-131″
“BERRESFORD ELLIS P.”,”A History of the Irish Working Class.”,”Williams J. pseudonimo di Jenny Marx (pag 148) Dello stesso autore: BERRESFORD-ELLIS-P. con Seumas Mac A’GHOBHAINN, The Scottish Insurrection of 1820″,”MIRx-003″
“BERRUTI Giancarlo TORTAROLO Sergio a cura; scritti e testimonianze di Angelo CAROSSINO Giuseppe NOBERASCO Umberto SCARDAONI Aldo PASTORE Giovanni BUSSO Franco ASTENGO Giuseppe MORETTI Lino ALONZO Donatella RAMELLO Carlo RUGGERI Giovanni URBANI Carlo GIACOBBE Bruno MARENGO Santo IMOVIGLI Giovanni BURZIO Cesare DONINI Adalberto RICCI Nerina SAETTONE Elio FERRARIS Francantonio GRANERO Luigi AUDISIO Bina BERENICE Gerardo CAMPIDONICO Sergio CERRATO Giuseppe CROSA Andrea DOTTA Mariuccia FAVA Renzo GHISO Mario GRAZIANI Anna MICHELANGELI Luigi ROSSO Giovanni SACCONE Teresa VIBERTI”,”Quelli del Pci. Savona: dagli anni ’60 alla Bolognina.”,”A pag. 115-116: ‘Lotta comunista’ (in Franco Astengo, ‘Alla sinistra della sinistra’ (scritto nel novembre 2006)”,”PCIx-521″
“BERRY Adrian”,”La macchina super intelligente.”,”””Solo in un caso possiamo immaginare capi che non hanno bisogno di subordinati, e padroni che non hanno bisogno di schiavi: ciò avverrebbe se ogni strumento inanimato potesse eseguire il proprio lavoro, in seguito a un ordine o per un’ intelligente preveggenza, come le statue di Dedalo o i tripodi forgiati da Efesto, dei quali Omero riferisce che “”spontaneamente erano entrati a far parte del conclave degli dei dell’ Olimpo””; come se una chiusa si apresse da sola e un’arpa si mettesse a suonare senza essere toccata””. (Aristotele, La Politica) (in apertura) BERRY Adrian è corrispondente scientifico del Daily Telegraph dal 1977. E’ autore di vari saggi di divulgazione scientifica. “”La capacità di un programma di computer di imparare dai propri errori e di modificarsi alla luce di ciò che ha imparato, sarà il vero nucleo di un’ intelligenza artificiale. E’ certamente il nucleo dell’ intelligenza umana: come può diventare intelligente chi non impara? E’ stato detto dei re Borboni di Francia che “”non imparavano nulla e non dimenticavano nulla””. E quest’offensiva definizione potrebbe essere applicata in tutta franchezza all’ attuale computer. Ben diverso sarebbe un computer disposto a “”imparare””. Stanley Kubrick, autore con Arthur C. Clarke del film 2001: Odissea nello spazio, in cui il protagonista è il computer omicida Hal, ha espresso in seguito questo parere: “”L’unico ostacolo fondamenale per il giocatore di scacchi elettronico “”psicologo”” potrebbe essere questo: il grande pubblico che lo acquista potrebbe non essere disposto a tollerare che la sua mente venga scandagliata fin nel profondo. (…)””.”” (pag 105)”,”SCIx-247″
“BERSANI Ferdinando”,”I dimenticati. I prigionieri italiani in India: 1941-1946.”,”Ferdinando Bersani figlio di un ufficiale di Cavalleria è nato a Montagnana in provincia di Padova nel 1913. Dopo aver studiato a Vicenza fu bersagliere con il grado di sottotenente e nel 1936 lasciata l’Università Ca’ Foscari , partì per l’Africa Orientale Italiana. Sino al ’40 viaggiò in Etiopia, in Somalia, Eritrea e Arabia. Richiamato in servizio partecipò con le truppe di colore alla campagna contro gli inglesi (deserto sudanese) e fu catturato dalla Quarta Divisione Indiana. “”Nel gruppo di «politici» c’era fra gli altri anche un sottotenente di fanteria; era figlio di braccianti emiliani e non perdeva parola. Veniva dalla Grecia, aveva vissuto quegli orrori, ricordava i racconti del padre sulle «spedizioni» degli squadristi, sugli scioperi del ’20, del ’21. Quanta storia! Ogni volta che si metteva a parlare di quelle cose, ogni volta che concludeva un giudizio sullo sfacelo dell’Italia e del mondo, ridacchiava a denti stretti e poi: «Gli uomini! Lo sappiamo: gli uomini sono fratelli. Ma le tasche non sono sorelle!». Oppure, dopo avere parlato di Platone e degli Apostoli, di Rousseau e Robespierre, di Babeuf, di Engels e di Marx, lui li conosceva a memoria, «La guerra,» concludeva, «tutte le guerre e le continue crisi, sono il gentile dono della “”sacra”” proprietà. Pe difenderla o conquistarla, gli uomini, nei secoli, si sono macchiati di tutte le colpe e di ogni atrocità. E non se ne sono accorti!». Altre volte, il primo spunto bastava e lui partiva deciso, liberando ad alta voce un pensiero che si portava dentro, da sempre: «Tagliarle bisogna, le tasche! E tutto si farà chiaro, finalmente avremo la pace, quella per ogni giorno, quella vera. Lo stato avrà i mezzi di produzione, lo stato distribuirà ai cittadini. Secondo i bisogni prima, e poi, secondo i meriti..» e con l’impeto di un torrente in piena tirava via commentando l’ultimo libro sul socialismo, il comunismo, l’anarchia. Leggeva quanto poteva su quella trasformazione dei sistemi storici di economia, di politica, di morale”” (pag 147-148)”,”QMIS-362″
“BERSELLI Aldo a cura; saggi di Leo VALIANI Aldo BERSELLI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA-PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALO’ Gaetano ARFE'”,”Andrea Costa nella storia del socialismo italiano.”,”Aldo BERSELLI è docente di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Univ di Bologna. E’ autore di numerose opere e saggi di storia contemporanea; ricordiamo in particolare i due volumi su “”La destra storica in Italia”” (Bologna, 1968), “”Profilo di Nullo Baldini”” (Milano, 1971) e “”L’ opinione pubblica inglese e l’ avvento del fascismo”” (Milano; 1974). Ha curato i tre volmi della ‘Storia dell’ Emilia Romagna’ (Bologna, 1976-1980).”,”MITS-042″
“BERSELLI Edmondo PACCAGNINI Ermanno”,”Milli libri per il Duemila.”,”BERSELLI Edmondo è VD della rivista ‘Il Mulino’, PACCAGNINI Ermanno insegna Letteratura italiana all’ Università Cattolica di Brescia.”,”ARCx-010″
“BERSELLI Edmondo”,”Il più mancino dei tiri.”,”BERSELLI Edmondo editorialista de ‘La Repubblica’ e de l’ Espresso direttore della rivista Il Mulino ha pubblicato vari libri tra cui ‘Post-Italiani. Cronache di un paese provvisorio’ (2003). “”(…) nell’ ambito della discussione salottiera potrebbe saltare fuori qualcosa di interessante, per esempio che Cassirer è l’ autore della straordinaria sintesi storico-filosofica per cui: “”Nel 1942, nella piana davanti a Stalingrado, venne combattuta la battaglia definitiva fra hegeliani di destra e hegeliani di sinistra””, a cui si risponderà con la confessione di Woody Allen: “”Ogni volta che ascolto Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia””; (…). Il destino delle biblioteche si disloca dunque fra due opposti: essere ordinate in base a una catalogazione infallibile, ma i cui stringenti criteri sono conosciuti solo dal gestore, oppure sopravvivere nel disordine più completo, a cui si oppone soltanto la frammentaria, impressionistica, fallace memoria del gestore stesso. Trovare un libro implica allora mettere in azione riflessioni in apparenza astruse, del genere: “”La copertina è rossa, sono sicuro, era vicino a un saggio su Togliatti, no, non la biografia di Giorgio Bocca, un altro libro sono sicuro che esiste, l’ ho comprato in quel Remainders che c’è in Galleria a Milano (…)””. (pag 25-26)”,”ITAS-104″
“BERSELLI Edmondo”,”Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d’Italia.”,”Edmondo Berselli (1951) editorialista della “”Repubblica”” e dell'””Espresso””, direttore della rivista ‘Il Mulino’ ha pubblicato pure: ‘Post-italiani. Cronache di un paese provvisorio’ (2003).”,”ITAV-001-FV”
“BERSELLI Aldo a cura; saggi di Leo VALIANI Aldo BERSELLI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA-PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALO’ Gaetano ARFE'”,”Andrea Costa nella storia del socialismo italiano.”,”Aldo Berselli è docente di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Univ di Bologna. E’ autore di numerose opere e saggi di storia contemporanea; ricordiamo in particolare i due volumi su “”La destra storica in Italia”” (Bologna, 1968), “”Profilo di Nullo Baldini”” (Milano, 1971) e “”L’ opinione pubblica inglese e l’ avvento del fascismo”” (Milano; 1974). Ha curato i tre volmi della ‘Storia dell’ Emilia Romagna’ (Bologna, 1976-1980).”,”MITS-009-FF”
“BERSELLI Aldo a cura, Saggi di Leo VALIANI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALÒ Gaetano ARFÉ”,”Andrea Costa nella Storia del socialismo italiano.”,”Aldo Berselli è docente di Storia contemporanea nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna.”,”MITS-038-FL”
“BERSIHAND Roger”,”Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri.”,”””Quanto agli operai, non si riunivano in sindacati che con estrema lentezza: tanto che nel 1937, meno di un decimo risultava regolarmente iscritto. Nel 1938, fu costituita un’ “”Associazione Industriale Patriottica””, che aveva come scopo principale l’ estensione della conciliazione e dell’ arbitrato nei conflitti di lavoro, e che inoltre, si adoperò per ottenere l’ unione fra datori e fornitori di lavoro: si trattava di un esempio del cosiddetto””sistema paternalistico””. Nell’ aprile 1939, la direzione di questo movimento venne assunta dal governo. In seguito alla creazione, avvenuta dopo la prima guerra mondiale, dell’ “”Ufficio Internazionale del Lavoro””, era stato costituito a Tokyo un ufficio degli Affari Sociali, che, nel 1938, si trasformò in un Ministero del “”Pubblico benessere””. In quello stesso anno, come diretta conseguenza del suo ritiro dalla Società delle Nazioni, il Giappone abbandonò anche l’ Ufficio Internaizonale del Lavoro. Così, dunque, in ogni campo si affermava il predominio del militarismo: esso mirava ad instaurare un “”totalitarismo””, che avrebbe riformata la nazione e la avrebbe impegnata alla creazione di un “”ordine nuovo””, riservando “”l’ Asia agli Asiatici””, sotto la sua direzione, ed eliminando gli Occidentali, mediante quello che fu definito “”Monroismo Asiatico””. Ma, giacché la Cina ricusava di sottomettervisi spontaneamente, bisognava costringerla: ed il Giappone, che ben presto sarebbe stato trascinato in un immane conflitto, spaventoso preludio della catastrofe, non avrebbe avuto modo di dedicarsi interamente a quel compito””. (pag 433-434)”,”JAPx-066″
“BERSTEIN Serge”,”Histoire du Parti Radical.”,”Serge BERSTEIN è professore di storia contemporanea all’ Università di Parigi X Nanterre, maitre de conferences all’ Institut d’ etudes politiques de Paris. Ha al suo attivo molti libri (v. retrocopertina). Herriot (Edouard), uomo politico e scrittore francese (Troyes 1872 – Saint-Genis-Laval, Rodano, 1957). Professore di lettere al liceo di Lione (1896), poi assistente universitario, si iscrisse al partito radicale al tempo dell’ affare Dreyfus. Eletto sindaco di Lione nel 1905, ricoprì tale carica per cinquant’anni, legando il suo nome alla costruzione di numerosi monumenti, alla promozione di grandi lavori urbanistici, alla creazione della fiera di Lione. Le doti cui doveva la sua popolarità, la bonomia, la robusta eloquenza, la cultura enciclopedica, un gran senso di umanità, spiegano in parte anche i suoi successi politici: ministro dei lavori pubblici con Briand (1916-1917) e presidente del partito radicale (1919-1957), nel giugno 1924, dopo il trionfo elettorale del ‘cartello delle sinistre’, da lui costituito per combattere la politica finanziaria, diplomatica e religiosa di Poincaré, fu nominato presidente del consiglio e assunse anche il portafoglio degli esteri. I fatti salienti del suo ministero, durato fino all’aprile 1925, furono l’ evacuazione della Ruhr (1924) e il riconoscimento dell’ URSS (1925). Costretto a dimettersi in seguito all’ impossibilità di attuare l’annunciato programma di riforme finanziarie, fu di nuovo presidente del consiglio dal giugno al dicembre 1932, ministro senza portafoglio dal febbraio 1934 al gennaio 1936, e presidente della camera (giugno 1936 – giugno 1940). In residenza sorvegliata per la sua ostilità al governo di Vichy (1942), poi deportato in Germania (1944-1945), fu rieletto sindaco di Lione nel 1945 e divenne presidente dell’ Assemblea nazionale dal 1947 al 1954. Scrisse: Nella foresta normanna (1925), La vita di Beethoven (1929), Lione non è più (1939-1940); pubblicò anche le sue memorie sotto il titolo di Jadis (Il tempo che fu, 1948-1952). Accad. fr., 1946.“,”FRAD-044”
“BERSTEIN Serge a cura; brani antologici di Hugo PREUSS Max HERMANT Nino VALERI Edouard HERRIOT Joseph PAUL-BONCOUR V.I. LENIN B. MUSSOLINI A. HITLER Frances PERKINS John Maynard KEYNES F.D. ROOSEVELT Pierre LAROQUE Friedrich A. HAYEK Charles DE-GAULLE, altri brani tratti dal Vorwärts e da Esprit”,”La démocratie aux Etats-Unis et en Europe occidentale de 1918 à 1989.”,”brani antologici di Hugo PREUSS Max HERMANT Nino VALERI Edouard HERRIOT Joseph PAUL-BONCOUR V.I. LENIN B. MUSSOLINI A. HITLER Frances PERKINS John Maynard KEYNES F.D. ROOSEVELT Pierre LAROQUE Friedrich A. HAYEK Charles DE-GAULLE, altri brani tratti dal Vorwärts e da Esprit Serge BERSTEIN è professore università nell’ Institut d’Etudes politiques de Paris e direttore del Cycle supérieur d’Histoire du XXe siecle.”,”TEOP-357″
“BERSTEIN Serge a cura, scritti antologici di V.I. LENIN L. TROTSKY J. STALIN J. REED N.N. SUKHANOV KERENSKIJ A. WILLIAMS A.R. DE-ROBIEN L. WALTER G. DZERZINSKIJ F.E. VOLIN e altri”,”Lénine et la Révolution russe.”,”””J’affirme 1) qu’il ne saurait y avoir de mouvement révolutionnaire solide sans une organisation de dirigeants, stable et qui assure la continuité du travail; 2) que plus nombreuse est la masse entraîné spontanément dans la lutte, formant la base du mouvement et y participant, et plus impérieuse est la nécessité d’avoir une telle organisation, plus cette organisation doit être solide (sinon il sera plus facile aux démagogues d’entraîner les couches arriérées de la masse); 3) qu’une telle organisation doit se composer principalement d’hommes ayant pour profession l’activité révolutionnaire; 4) que, dans un pays autocratique, plus nous ‘restreindrons’ l’effectif de cette organisation au point de n’y accepter que des révolutionnaires de profession ayant fait lì’apprentissage de la lutte contre la police politique, plus il sera difficile de se “”saisir”” d’une telle organisation; et 5) d’autant plus ‘nombreux’ seront les ouvriers et les éléments des autres classes sociales qui pourront participer au mouvement et y militer d’une façon active”” [V.I. Lénine, Que faire?, in Oeuvres choisies, op. cit., pp. 280-291] [(in) Lénine et la Révolution russe, a cura di Serge Berstein, Paris 1971] (pag 19)”,”LENS-251″
“BERSTEIN Serge a cura, saggi di Alain BERGOUNIOUX Pierre-Maurice CLAIR André COMBES Lucette LE-VAN-LEMESLE Jean-Claude GEGOT Aline FONVIELLE-VOJTOVIC Lucien ORSANE Roland TREMPE’ Gilles LE-BEGUEC Eric NADAUD Claire ANDRIEU Jean-Jacques BECKER Gérard BOSSUAT Pascal ORY Maurice VAISSE Elisabeth DU-REAU Henri MORSEL Pierre BOULAS e Francis WOLF Jacques VALETTE Guy PERVILLE’ Christine SELLIN Pierre GUILLEN Daniel LEFEUVRE Jacques NERE’ Odile RUDELLE”,”Paul Ramadier. La République et le Socialisme.”,”Sindaco di Decazeville, ministro del governo del Fronte popolare, ministro della difesa nazionale alla conclusione del Patto atlantico. Ramadier è stato un personaggio di primo piano della vita politica francese della fine della Terza Repubblica e sotto la Quarta Repubblica.”,”FRAV-156″
“BERSTEIN Serge a cura; saggi di Marc LAZAR Gaetano MANFREDONIA Pierre MILZA Jean-Luc POUTHIER Jacques PRÉVOTAT Nicolas ROUSSELLIER Étienne SCHWEISGUTH Michel WINOCK Serge BERSTEIN”,”Les cultures politiques en France.”,”””En fait, Léon Blum dans son évolution fut en avance sur la majorité du parti. Les socialistes ne voulaient pas retomber dans le piège d’une Union sacrée, qui leur avit tan coûté. Le secrétaire général de la SFIO, Paul Faure, incarnait ce qu’on appela le pacifisme intégral. De formation guesdiste, il avait rompu avec les idées de Jules Guesde sur la guerre, rallié la minorité pacifiste de la SFIO en 1915, et était devenu un homme d’appareil influent das le Parti socialiste survivant au Congrès de Tours. Les idées pacifiestes rencontraient une large approbation dans le parti et hors du parti. C’est en 1935 que Lousi Guilloux, écrivain socialiste, publie ‘Le Sang noir’, et c’est en 1936, surtout, que Roger Martin du Gard fait paraître ‘L’Été 1914’, considéré par toute la critique comme une charge impitoyable contre la guerre, ce qui vaudra à son auteur le prix Nobel en 1937. A l’aile gauche du parti, Marcel Pivert, leader de la tendance «Gauche révolutionnaire», défend la ligne du «défaitisme révolutionnaire»: «La volonté de se battre contre sa propre bourgeoisie pour la chasser du pouvoir doit avori la priorité sur toutes les autres considérations. Après 1936, deux tendances principales s’affrontent, celle de Léon Blum, partisan d’une politique de fermeté, et celle de Paul Faure, très hostiles à la politique d’union nationale que Blum préconisa au lendemain de l’Anschluss. Les socialistes votèrent les accords de Munich, les uns avec résignation (Blum), les autres avec résolution (Faure). Les deux tentances s’affrontèrent au Congrès de Montrouge, en décembre 1938. Léon Blum l’emporta, mais les «poul-fauristes» représentaient encore une très forte minorité. Ses positions pacifistes devaient conduire Paul Faure à accepter l’armistice de juin 1940 et une nomination par Pétain au Conseil national de l’État français. Ces événements laissèrent des traces profondes dans la mémoire socialiste. La guerre et le régime de Vichy accentuèrent les divisions, car Paul Faure ne fut pas le seul à rallier le régime de Pétain, tandis que son camarade et adversaire Léon Blum dut subir la prison et le procès de Riom, avant d’être déporté. Dans les années d’après-guerre, le pacifisme devint suspect. L’«esprit de Munich» hanta les aînés du parti, tout comme le ralliement à l’Unions sacrée en 1914 avait pesé sur le mémoires socialistes”” (pag 200-201) ….. finire (pag 200-201)”,”FRAV-183″
“BERTA Giuseppe”,”Marx, gli operai inglesi e i cartisti.”,”BERTA (Vercelli, 1952) si è laureato all’Univ di Milano nel 1975. E’ autore di vari saggi di storia sociale politica e del movimento operaio inglese. Attualmente svolge attività di ricercatore presso la Fondazione Olivetti.”,”MADS-077″
“BERTA Giuseppe”,”Mirafiori.”,”BERTA insegna storia dell’industria nel Libero Istituto Universitario ‘Cattaneo’ di Castellanza. E’ responsabile dell’ Archivio storico Fiat.”,”MITT-018″
“BERTA Giuseppe”,”L’ Italia delle fabbriche. Genealogie ed esperienze dell’ industrialismo del Novecento.”,”BERTA Giuseppe alterna da molti anni la ricerca storica e l’ insegnamento universitario, attualmente presso l’ Università Bocconi, al lavoro di consulente per il mondo delle imprese. “”L’ ipotesi – o forse il mito- di un blocco di produttori dell’ industria, di una coesione degli interessi più dinamici e materialmente progressivi, di un’ alleanza sociale da spendere per la modernizzazione sociale, nasce quindi a Torino, dove resterà come una figura del discorso politico capace di riemergere periodicamente a nuova vita per oltre sessant’anni””. (pag 37-38)”,”ITAE-057″
“BERTA Giuseppe”,”Capitali in gioco. Cultura economica e vita finanziaria nella City di fine Ottocento.”,”BERTA Giuseppe nato nel 1952 si occupa di storia economica contemporanea. Ha insegnato e lavorato come consulente per istituti di ricerca ed imprese.”,”UKIE-041″
“BERTA Giuseppe a cura, saggi di Luciano CAFAGNA Giorgio BIGATTI Marco MERIGGI Edmondo BERSELLI Aldo BONOMI Giampaolo VITALI Cristiano ANTONELLI Pier Paolo PATRUCCO Francesco QUATRARO Fabio LAVISTA Aldo ENRIETTI Paolo BRICCO Fulvio COLTORTI Giandomenico PILUSO Giuseppe BERTA”,”La questione settentrionale. Economia e società in trasformazione.”,”Saggi di Luciano CAFAGNA Giorgio BIGATTI Marco MERIGGI Edmondo BERSELLI Aldo BONOMI Giampaolo VITALI Cristiano ANTONELLI Pier Paolo PATRUCCO Francesco QUATRARO Fabio LAVISTA Aldo ENRIETTI Paolo BRICCO Fulvio COLTORTI Giandomenico PILUSO Giuseppe BERTA G. BERTA insegna storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Gli spostamenti demografici come indicatore della crisi della grande industria. La dinamica demografica. “”La fine della Olivetti influenza la composizione demografica di quanti vivono intorno alla fabbrica. Il caso di Ivrea è importante: nel 1991 aveva 24.670 residenti, che diventano 24.918 nel 1996 (quindi, in aumento dell’1 per cento), per poi calare nel 2001 a 23.540: in dieci anni ha perso il 4,5 per cento della popolazione. Se consideriamo l’indotto direttamente intorno alla fabbrica, la dinamica risulta simile: fra il 1991 e il 1996 cresce da 76.048 a 76.315, per poi scendere a 73.661 nel 2001 (-3,1 per cento.”” (saggio di Paolo BRICCO) (pag 359-360)”,”ITAE-291″
“BERTA Giuseppe”,”Nord. Dal triangolo industriale alla megalopoli padana, 1950-2000.”,”G. BERTA insegna storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. “”Chi sono i lavoratori di Cornigliano? In maggioranza non provengono dalle aziende smobilitate. Di essi, stando a una fonte sindacale, nel 1956 gli assunti sono soltanto 782, indirizzati di preferenza alle mansioni di manutenzione e non a quelle direttamente produttive. Quanto agli altri, gli operai che affluiscono al nuovo centro siderurgico, secondo un documento aziendale preparato dall’Italsider nel 1961, hanno in sostanza tre distinte origini: o vengono dal “”mondo rurale””, e allora si tratta diun tipo di lavoratore ex-contadino, “”abituato a lavorare in genere da solo, senza guida, senza capi””, “”condizionato da un certo ambiente statico e chiuso””, scarsamente permeato da “”elementi modernizzatori””, spesso “”con un grando di istruzione limitatissimo””; o dal “”mondo artigiano””, in cui predominano analoghe caratteristiche di individualismo sul lavoro, ciò che determina, in questo secondo tipo di lavoratore, la persistenza di “”gravi remore di natura culturale””, dovute alla tendenza a mantenere legami personali sul lavoro e a un’istruzione professionale soprattutto imitativa; o, infine, dal “”mondo operaio”” vero e proprio. In quest’ultimo caso, si è dinanzi a un tipo di lavoratore “”già qualificato””, meno lontano, per certi tratti, dalle figure professionali necessarie ai nuovi complessi, ma non a causa della professionalità posseduta – giacché l’aggiustatore, il fresatore, il tornitore, abituati a lavorare il pezzo da soli, hanno una stretta affinità col tipo artigianale -, bensì per l’abitudine ai “”fattori ambientali”” della fabbrica, al sistema sociale della produzione industriale”” (pag 105-106)”,”ITAE-292″
“BERTA Giuseppe”,”Il governo degli interessi. Industriali, rappresentanza e politica nell’Italia del nord-ovest, 1906-1924.”,”Turati. “”Non di meno, nelle note redatte per la sua “”Critica Sociale””, egli aveva cercato di compiere uno sforzo di lucidità. Certo, lo stile era sempre quello, che gli era caro, della retorica tribunizia, ma temperato in questo caso da un reale apprezzamento per la materia esaminata. Accanto alla dichiarazione che il controllo segnava l’ingresso del «””regime costituzionale di fabbrica””», ad anticipare, dgradualmente e sperimentalmente», «la socializzazione delle industrie più mature», si trovava il riconoscimento che era stato il governo, postosi nettamente dal lato degli operai, a trarre il controllo dal «guardaroba dei programmi dimenticati», fatti rivivere soltanto con monotona periodicità, dagli articoli della stampa sindacale (115). Anche Turati non aveva rinunciato a salutare come «una rivoluzione» il controllo operaio, ma s’era premurato di soggiungere che esso andava «mantenuto nei limiti» in cui lo si poteva esercitare (116). Limiti che paiono oggi abbastanza circoscritti, ove non si dimentichi quali punte avesse raggiunto la temperatura sociale in Italia nei giorni in cui Turati scriveva. Quello strumento che avrebbe dovuto «rendere il lavoratore partecipe della gestione dell’azienda, elevare la sua dignità, imparargli a conoscere i congegni amministrativi dell’industria, evitare di questa le degenerazioni speculazionistiche, ridestare nel lavoratore la rallentata spinta al lavoro intensamente e giosamente produttivo» – insomma, trasformare in prassi un carico impressionante di valori -, si compendiava in definitiva nella rappresentanza del lavoro manuale entro i consigli di amministrazione delle aziende. Indicati dalle «Commissioni di fabbrica», gli eletti dei lavoratori dovevano avere il diritto di sedere in tali organismi «a pari titolo» con i «rappresentanti dell’impresa e del capitale», insieme con «quelli dell’elemento tecnico (ingegneri e capi tecnici)» e «quelli degli impiegati amministrativi», e magari con «un delegato tecnico dello Stato, quale rappresentante degli interessi generali del consumo contro la collusione dei produttori, e come rappresentante degli interessi fiscali»”” (pag 98-99) (115) F. Turati, Il controllo operaio sulla fabbrica: il punto nucleare della questione’, in ‘Critica Sociale’; a. XXX, n. 18, 16-30 settembre 1920, poi in Id., ‘Socialismo e riformismo nella storia d’Italia. Scritti politici 1878-1932’, a cura di F. Livorsi, Milano, 1979, pp. 408-409; (116) Ibid, p. 409″,”ITAE-341″
“BERTA Giuseppe”,”Conflitto industriale e struttura d’impresa alla Fiat, 1919-1979.”,”Forte espansione Fiat durante gli anni della Grande guerra. “”L’accelerazione vertiginosa nel proprio ritmo di espansione che conobbe la Fiat fin dal primo anno di guerra è espresso nel dato relativo all’immatricolazione di nuovi operai: nel dicembre 1916 “”le necessità dell’aument di produzione””, riportavano i verbali del consiglio d’ammistrazione, avevano determinato un accrescimento degli organici della manodopera diretta già a 16.000 unità, contro le 3.500 dell’agosto 1914. Quella cifra, che stupiva per la sua entità, sarebbe stata presto dimenticata: un anno dopo gli operai assommeranno a 23.000, per raggiungere un totale complessivo di oltre 40.000 alla fine del conflitto, secondo le stime del Comitato di mobilitazione industriale (29). E’ vero che si trattava di operai particolari, assai diversi da quelli d’anteguerra (giacché “”molti veri operai””, diceva la Fiat, erano stati richiamati alle armi nel primo semestre del 1915 e si erano dovuti rimpiazzare alla meno peggio, con quel che offriva un mercato delle braccia enormemente esteso per quantità, ma depauperato di qualità). C’era davvero di che esitare nell’attribuzione di un’identità industriale alla nuova manodopera: il personale di recentissimo reclutamento “”non aveva in generale alcuna pratica né di lavoro di meccanica in genere, né delle […] lavorazioni”” tipiche della Fiat (30). In quel 1916, del resto, Torino toccava la punta massima del processo di crescita urbana, scavalcando per ritmo di assorbimento delle migrazioni le altre citt° del nord, con l’eccezione di Genova: la popolazione salì a 525.264 abitanti, contro i 430.464 del 1911 (se si indicizza a 100 quest’ultimo valore, quello per il ’16 è pari a 122). Era l’industria ad attirare al capoluogo piemontese un afflusso eterogeneo di persone che sperimentavano per la prima volta un processo di mobilità territoriale; al termine esatto della guerra, la città comincerà a perdere residenti, espulsi dal ridimensionamento dell’attività manifatturiera (31). Di qui il primato di capitale produttiva di Torino, che le guadagnerà rapidamente una posizione peculiare anche nella geografia politica del paese. Con la guerra, per Torino e per la Fiat finisce dunque, in certo modo, la preistoria industriale, o per meglio dire la fase di incubazione che precede lo slancio”” (pag 37-38) (29) Cfr. S. Musso, Gli operai di Torino, 1900-1920, con una prefazione di F. Ciafaloni, Milano, Feltrinelli, 1980, p. 135 (30) Verbale della seduta del consiglio di amministrazione Fiat del 16 dicembre 1916, in ‘Fiat 1915-1930’, cit., vol. I, p. 138 (31) Cfr. G. Prato, Il Piemonte, cit, pp. 166, 169, 1973,. Il totale degli immigrati a Torino dal 1914 al 1920 fu di 66.754 unità. Ibidem, p. 174″,”MITT-365″
“BERTA Giuseppe”,”Conflitto industriale e struttura d’impresa alla Fiat, 1919-1979.”,”L’autunno 1980. “”La politica del dialogo ora non aveva più margini e legittimazione: l’asse manageriale che si ricostituiva aveva al centro la volontà di riappropriarsi di prerogative e funzioni al di fuori di ogni mediazione sindacale. L’acuirsi della crisi aziendale accelerò la svolta managerale in atto alla Fiat: nel momento in cui si ingaggiava una lotta per la sopravvivenza del gruppo, si rese necessario – come ha raccontato Cesare Romiti, riferendo dell’intervento di Enrico Cuccia e di Mediobanca (Cfr. C. Romiti, Questi anni alla Fiat’, p. 110-111) – un passo indietro della proprietà e una piena assunzione di responsabilità da parte del management”” (pag 204)”,”ECOG-002-FC”
“BERTA Giuseppe BIGAZZI Duccio BOTTIGLIERI Bruno COLTELLETTI Luigi FERRERO Daniela FOSCHI Alga D. OLMO Carlo”,”Fiat, 1899-1930. Storia e documenti.”,”””Esportazione e investimenti esteri: la Fiat sul mercato mondiale fino al 1940″” di Duccio Bigazzi (pag 77-168) [elementi di successo della Fiat all’estero: adattamento con abilità tattica alla segmentazione regionale del mercato mondiale dell’auto, provocata principalmente da interferenze governative; politica commerciale che, dopo essersi imperniata sui modelli di lusso o sportivi, si orientava a partire dagli anni venti su modelli relativamente economici] (pag 156-157)”,”ECOG-006-FP”
“BERTA Giuseppe”,”La Fiat dopo la Fiat. Storia di una crisi, 2000-2005.”,”Giuseppe Berta insegna Storia contemporanea all’università Bocconi. Collabora a Stampa ed Espresso.”,”ECOG-005-FC”
“BERTANI Alvaro”,”Da Grosseto a Milano: la vita breve di Luciano Bianciardi. Zarzuela tragica in un prologo, tre atti e un epilogo.”,”Luciano Bianciardi nasce a Grosseto il 14 dicembre 1922. Dopo le scuole dell’obbligo e il liceo, frequentati nella città natale, si laurea alla Normale di Pisa con una tesi su Il problema del conoscere nel pensiero di John Dewey. Tornato a Grosseto si sposa, ma pochi anni dopo il matrimonio, Bianciardi lascia la moglie e i due figli per trasferirsi a Milano dove viene assunto come redattore dalla nuova casa editrice Feltrinelli. Morto a Milano nel 1971. Alvaro Bertani, orgogliosamente cremonese, nasce nel 1943. Si trasferisce a Milano quasi subito, dove oggi vive e opera. Scrittore.”,”BIOx-048-FL”
“BERTAUX Pierre”,”La vie quotidienne en Allemagne au temps de Guillaume II. En 1900.”,”La regola delle tre K delle donne borghesi: Kinder, Kirche, Küche (bambini, chiesa, cucina).”,”GERx-066″
“BERTELLA FARNETTI Paolo a cura”,”Prateria in fiamme. Il programma politico dei Weather Underground.”,”Prateria in fiamme, una raccolta di saggi e documenti politici data alle stampe clandestinamente dai Weather Underground nel 1974 e proposta al movimento italiano, tre anni dopo, dal Collettivo editoriale Librirossi.”,”USAS-011-FL”
“BERTELLI Sergio”,”Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del PCI, 1936-1948.”,”Sergio BERTELLI viene da una famiglia emiliana di solide tradizioni socialiste. Nato all’ apice del fascismo, ha passato l’ infanzia tra Bologna e Roma. Entrato giovanissimo nel PCI, dopo aver collabrato con TERRACINI al Comitato per la libertà della Grecia, nel 1955 è nominato segretario dell’ Istituto Gramsci, lavorando al fianco di NATTA. Con COLLETTI e MUSCETTA è stato l’estensore della lettera ‘dei Centouno’. Ha scritto libri e saggi principalmente su RInascimento e Illuminismo. Il suo ultimo libro ha il titolo ‘Il potere oligarchico nella stato-città medievale’ (FIRENZE, 1978).”,”PCIx-057″
“BERTELLI Sergio BIGAZZI Francesco a cura; saggi di Aleksander KOLPAKIDI Jaroslaw LEONTIEV, Massimo CAPRARA Sergio BERTELLI Francesco BIGAZZI Renato RISALITI Vladimir GALITZKIJ Evgenin ZIRNOV Paolo PISANO’ Renato RISALITI Maurizio TORTORELLA Giuseppe PARLATO Ileana FLORESCU Nikita PETROV”,”Pci: la storia dimenticata.”,”””La decisione di liquidare il Partito comunista polacco (PCP) fu presa personalmente dai sei membri del segretariato del Comintern – Dimitrov, Manuilskij, Moskvin (Trilisser), Kuusinen, Florin ed Ercoli (Togliatti) – che firmarono separatamente la “”Risoluzione del Presidium del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista”” consegnata il 16 agosto 1938 a Stalin dallo stesso Georgij Dimitrov, segretario generale della Terza Internazionale. La pubblicazione di questi storici documenti fa finalmente luce su una delle pagine più infami della storia dell’Internazionale comunista. Conferma che la decisione di dare il via allo sterminio dei comunisti messi all’indice con l’etichetta di trotskisti e buchariniani fu presa dal gruppo più ristretto dei dirigenti del Comintern. Palmiro Togliatti rientrò improvvisamente a Mosca dalla Spagna, dove rappresentava la Terza Internazionale durante la guerra civile per ratificare la scomparsa nel nulla di un intero partito, come se non fosse mai esistito. Solo in questo modo si spiega come mai il compagno Ercoli, che era il “”numero due”” del Comintern, abbia firmato per ultimo”” (pag 181) (Francesco Bigazzi, Il compagno Ercoli e la liquidazione dei comunisti polacchi) “”””La segreteria del Comintern”” mi ha dichiarato lo storico polacco Henry Cimek “”si riunì a più riprese tra la fine del 1935 e l’inizio del 1936 per preparare un progetto di risoluzione contro il PCP. Risulta senza ombra di dubbio che Ercoli partecipò all’elaborazione di questo documento””. Togliatti partecipò anche all’adozione di altre decisioni; come per esempio quelle che approvarono epurazioni in seno al PCP il cui scopo “”ufficiale”” era quello di eliminare i “”provocatori””. Quell’operazione investì non soltanto il PCP, ma anche i comunisti polacchi residenti in URSS. Un’epurazione “”su grande scala, fatta passare per una rivisione dei quadri, ebbe luogo nel 1936 coinvolgendo migliaia di persone””.”” (pag 183) (Francesco Bigazzi, Il compagno Ercoli e la liquidazione dei comunisti polacchi) “”Complessivamente furono assassinati oltre cinquemila comunisti polacchi, in pratica quasi tutti i militanti del partito. Sono sopravvissuti solo coloro che in quel periodo si trovavano nelle prigioni polacche e quelli che furono arruolati dai servizi di sicurezza sovietici. Queste cifre acquistano, se possibile, una fisionomia ancora più tragica se vengono confrontate con quelle dei comunisti polacchi uccisi dalla ‘sanacja’, il governo di salute pubblica fondato da Pilsudski nel 1926 (da venti a trenta persone) e dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale (alcune centinaia). Dal suo esilio in Messico, Trotsky non esitò a definire questa tragedia, come anche il patto Ribbentrop-Molotov, firmato poco dopo, un colpo mortale per il comunismo mondiale. “”La Polonia risusciterà, ma il Comintern non risusciterà mai”” dichiarò Trotsky prima di cadere a sua volta vittima dei sicari di Stalin”” (pag 185) (idem)”,”PCIx-337″
“BERTELLI Sergio”,”Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del PCI, 1936-1948.”,”Sergio BERTELLI viene da una famiglia emiliana di solide tradizioni socialiste. Nato all’ apice del fascismo, ha passato l’ infanzia tra Bologna e Roma. Entrato giovanissimo nel PCI, dopo aver collabrato con TERRACINI al Comitato per la libertà della Grecia, nel 1955 è nominato segretario dell’ Istituto Gramsci, lavorando al fianco di NATTA. Con COLLETTI e MUSCETTA è stato l’estensore della lettera ‘dei Centouno’. Ha scritto libri e saggi principalmente su RInascimento e Illuminismo. Il suo ultimo libro ha il titolo ‘Il potere oligarchico nella stato-città medievale’ (FIRENZE, 1978).”,”PCIx-026-FV”
“BERTELLI Sergio BIGAZZI Francesco CAPRARA Massimo FLORESCU Ileana GALITZKIJ Vladimir KOLPAKIDI Aleksander LEONTIEV Jaroslav PARLATO Giuseppe PETROV Nikita PISANÒ Paolo RISALITI Renato TORTORELLA Maurizio ZIRNOV Evgenij”,”PCI: la storia dimenticata.”,”Sergio Bertelli ha insegnato Storia moderna e Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Firenze. Francesco Bigazzi, giornalista, già direttore dll’Ansa a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del Giorno e oggi a Panorama dalla capitale russa. Massimo Caprera. Dal 1944, per circa vent’anni, è stato segretario di Palmiro Togliatti. Sindaco di Portici negli anni Cinquanta, è stato consigliere comunale di Napoli sino al 1997. Dal 1952 deputato del PCI per quattro legislature, è stato radiato dal partito nel 1969 assieme al gruppo del Manifesto, del quale è stato uno dei fondadori. Giornalista, attualmente collabora al Giornale. Ileana Florescu. Vive tra Roma e Bucarest. Si è occupata a lungo di storia delle corti e del teatro rinascimentali. Vladimir Galitzkij. Capitano di primo rango della Marina militare e docente di Storia militare all’Accademia di Scienze militari in Russia. Aleksander Kolpakidi. Storico e scrittore, studioso dei movimenti estremisti di msinistra, insegna Storia e sociologia presso il Politecnico di San Pietroburgo. Jaroslav Leontiev. Storico-archivista, è docente presso la facoltà di Amministrazione statale dell’Università di Mosca. Giuseppe Parlato. Ricercatore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza, docente di Storia contemporanea alla Libera Università San Pio V di Roma, dirige la fondazione Ugo Spirito. Nikita Petrov. dal 1976 si occupa di storia dell’Unione Sovietica e in particolare della storia dei suoi organi punitivi. Dal 1990 è vicepresidente del Centro studi Memorial. É consigliere della Commissione del Soviet Supremo della Federazione Russa per archivi del PCUS e del KGB e della Corte costituzionale per gli affari del PCUS. Dal 1992 è docente di Storia del KGB all’Università statale a Mosca. Paolo Pisanò. Giornalista, ha curato Storia della Guerra Civile in Italia 1943-1945. Dal 1995 cura e conduce sulle emittenti televisive private Sei Milano e Telecampione. Renato Risaliti. Docente di Letteratura russa per diciotto anni all’Università di Pisa, dal 1969 insegna Storia dell’Europa Orientale all’Università di Firenze. Maurizio Tortorella. Giornalista, ha lavorato a Il Sole 24 ore, Mondo Economico e Fortune Italia. Attualmente inviato speciale di Panorama. Evgenij Zirnov. Giornalista e scrittore, è stato corrispondente del quotidiano Komsomolskaya Pravda, di Stern e di diversi canali della televisione russa.”,”PCIx-022-FL”
“BERTELLI Sergio”,”Ribelli, libertini e ortodossi nella storiografia barocca.”,”Sergio Bertelli (Bologna 1928) è stato allievo di Federico Chabod. Segretario dell’Istituto Gramsci dal 1955 al 1957, segretario dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici dal 1960 al 1965, poi professore ordinario di storia moderna a Perugia. Felloww del Harvard Center for Italian Renaissance Studies nel 1966 e 1967. Member dell’Institute for Advanced Study, Princeton per il 1970, Visiting Professor presso lo History Department dell’Università di California, Berkeley. Ha pubblicato ‘Erudizione e storia in L.A. Muratori’ (1960). Ha curato più edizioni delle opere di Machiavelli e di Giannone. “”Le nuove storie sono storie di santi e di martiri (di nuovi santi, di nuovi martiri), storie d’una Chiesa (cattolica o protestante ch’essa sia). Insomma: storie “”sacre””. Tuttavia gli ortodossi non riusciranno a distruggere il messaggio laico del Machiavelli e del Guicciardini. Libertini e ribelli si opporranno agli ortodossi e alla loro dittatura culturale così come si opporranno alla ‘pax hispanica’. Un filo rosso unisce ‘Il Principe’ al ‘Tractatus theolofico-politicus’ d Spinoza”” (quarta di copertina) Libro citato: P. Vernière, ‘Spinoza et la pensée française avant la Révolution’, I, (1663-1715), Paris, 1954″,”STOx-313″
“BERTELLI Sergio”,”Gramsci e Togliatti: un puzzle irrisolto.”,”””””Italianizzare la lotta contro il trotskismo”” sarebbe stata la parola d’ordine di Palmiro Togliatti (1) nel 1937, all’epoca dei grandi processi. Ma l’equazione Trotsky-Bordiga si era posta sin dallo scontro Gramsci-Bordiga del gennaio 1926, al tempo del III Congresso (Lione). Un’equazione che lo stesso Bordiga avrebbe contribuito a rinsaldare, nell’urto con Stalin, al VI Plenum dell’Internazionale del febbraio di quello stesso anno. Però si dovrebbe risalire allo stesso congresso di fondazione di Livorno e ricordare il ruolo centrale giocato, in esso, dai due rappresentanti dell’Internazionale, Christo Kabakciev e Matyas Rakosi – e soprattutto il loro diktat all’assemblea dei delegati socialisti riuniti per i lavori del loro XVII congresso: “”l’internazionale comunista respinge ogni risoluzione che non sia quella che vi impone la frazione comunista e che noi sottoscriviamo”” (2) “” (pag 54) [(1) Critica dei lavori del CC, malgrado i lati positivi’, appunti per la segreteria, 14 febbraio 1937, fotocopia in APC 1440 (2)/20; (2) Cf. P. Spriano, ‘Storia del Partito comunista italiano. I. Da Bordiga a Gramsci’, Torino, Einaudi, 1967: 115] “”Su Stato Operaio’ del maggio-giugno 1927 Togliatti con l’articolo ‘Antonio Gramsci un capo della classe operaia’, a cui si aggiunge Alfonso Leonetti sulle pagine di ‘Correspondance Internationale’ dell’ottobre, mette in difficoltà Gramsci nel suo tentativo, davanti al Tribunale Speciale, di negare di aver appartenuto all’Esecutivo del partito”” (pag 58-59) ‘Strana lettera di Ruggiero Grieco a Gramsci, il giudice istruttore consegnandola gli dice: “”Onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera””‘ (pag 59)”,”GRAS-012-FGB”
“BERTHEAU Friedrich”,”Fünf Briefe über Marx an Herrn Dr. Julius Wolf, Professor der Nationalökonomie in Zürich von Friedrich Bertheau, Baumwollspinner in Zürich.”,”Friedrich BERTHAU, operaio-filatore del settore laniero, ha scritto cinque lettere su Marx a Julius WOLF, professore di economia nazionale a Zurigo.”,”MADS-300″
“BERTHIER René”,”L’anarcho-syndicalisme et l’organisation de la classe ouvrière.”,”BERTHIER René”,”ANAx-342″
“BERTHOLD Will”,”La tragedia di Malmedy.”,”Il 16 dicembre 1944 i tedeschi scatenarono quella che fu chiamata l’ offensiva delle Ardenne nella speranza di raggiungere Anversa, interrompendo le linee di comunicazione angloamericane che minacciavano la Ruhr. In questa operazione mandarono anche dei soldati delle SS dietro alle linee. Qui, nel villaggio di Malmedy avvenne la strage di soldati americani che si erano arresi. A questi fatti sanguinosi seguì un processo per crimini di guerra contro i soldati tedeschi SS.”,”QMIS-064″
“BERTHOLD Lothar NEEF Helmut”,”Militarismus und Opportunismus gegen die November-revolution.”,”Risoluzione del Consiglio degli Operai e dei Soldati di Berlino del 10 gennaio 1919. “”Die heute am 10. Januar 1919 in den Sophienslälen tagende Versammlung aller kommunalen A.- und S.- Räte Groß Berlins bedauerte aufs tiefste, daß bei den letzten Vorgängen in Berlin Arbeiterblut geflossen ist. Sie wendet sich mit aller Entschiedenheit gegen die Maßnahmen der Regierung, Studenten und Offiziere zu bewaffnen und sie gegen das Proletariat marschieren zu lassen. Die Todfeinde der Arbeiterklasse werden von einer sozialistischen Regierung gegen die Revolution bewaffnet. Die Bourgeoisie triumphiert, alle Gegenrevolutionäre wittern Morgenluft. (…)””. (pag 359) Governo socialdemocratico artefice della controrivoluzione. “”Il consiglio degli operai e dei soldati riunito oggi 10 gennaio 1919 … è grandemente addolorato per il sangue dei lavoratori versato a Berlino negli ultimi avvenimenti. Esso si opposto con la massima determinazione alle misure del governo per armare gli studenti e i militari e farli marciare contro il proletariato. I nemici mortali della classe operaia sono armati da un governo socialista contro la rivoluzione. La borghesia trionfa, tutti i controrivoluzionari annusano l’ aria del mattino (…)””. (pag 359)”,”MGER-064″
“BERTI Giampietro”,”Il pensiero anarchico dal Settecento al Novecento.”,”Giampietro Domenico BERTI insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova. Ha pubblicato tra l’altro: -Un naturalista dall’ancien regime alla Restaurazione. Giambattista Brocchi (1772-1826), BASSANO 1988 – Censura e circolazione delle idee nel Veneto della Restaurazione, VENEZIA 1989 – Francesco Saverio Merlino. Dall’ anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930, MILANO, 1993 -Storia di Bassano, PADOVA, 1993 -Un’ idea esagerata di libertà. Introduzione al pensiero anarchico, MILANO, 1994″,”ANAx-061″
“BERTI Lapo a cura; altri saggi di GORI Franco ZANZANI Mario”,”Moneta crisi e stato capitalistico.”,”BERTI, GORI e ZANZANI fanno parte del comitato di coordinamento della rivista ‘Primo Maggio’ pubblicata a Milano dalla Calusca editrice. Su questa rivista sono apparsi il saggio di BERTI e quello di GORI. Il saggoi di ZANZANI e l’ introduzione di BERTI compaiono qui per la prima volta. Il problema viene affrontato in questo opuscolo a partire dalle indicazioni di MARX nei Grundrisse.”,”MADS-244″
“BERTI Giuseppe GALLINARO Maria Bianca a cura; scritti di V.G. BIELINSKI A.J. HERZEN N.G. CHERNISCEVSKI N.A. DOBROLIUBOV”,”Il pensiero democratico russo del XIX secolo.”,”Contiene gli scritti di G. CERNISCEVISKI (1828-1889): ‘Lessing nella storia del popolo tedesco’, ‘Cenni su Bielinski’, ‘Il Conte di Cavour’, e lo scritto di Nicolai A. DOBROLIUBOV (1836-1861) ‘Lettera da Torino’ (1861) sul risorgimento italiano. “”In movimento democratico russo presenta, quindi, un eccezionale interesse dal punto di vista dello studio della storia del liberalismo e della democrazia europea. In primo luogo perché diede vita al gruppo democratico più avanzato d’ Europa, il solo che giunse, prima di Marx ed Engels, e ignorando Marx ed Engels, a conclusioni socialiste le quali più si avvicinano al pensiero marxista. In secondo luogo perché non restò limitato al terreno economico (…)”” (G. Berti, pag XLVII)”,”RUSx-079″
“BERTI Giampietro”,”Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e internazionale, 1872-1932.”,”””In Italia il protagonismo delle masse sembrava visibilmente constatabile dall’ enorme sviluppo delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Il partito socialista, che alle elezioni politiche di novembre otterrà 1.834.000 voti con 156 deputati, aveva praticamente quadruplicato i suoi iscritti, passati da 50.000 (come risultavano prima della guerra) a 200.000. Conquistati oltre 2.800 comuni (il 24% del totale), controllava migliaia di cooperative e aveva aperto 2.000 sezioni in tutti il Paese. Al congresso nazionale di Bologna, dell’ ottobre 1919, aveva abbandonato ufficialmente il programma riformista e abbracciato la linea massimalista della conquista rivoluzionaria del potere. La Cgdl contava su oltre 1.000.000 di tesserati, numero che salirà a 1.930.000 nel settembre del 1920. Gli aderenti alla seconda organizzazione sindacale, l’ Usi, nonostante la scissione del 1914, si aggiravano sulle 300.000 unità (anche queste destinate a salire a 500.000), mentre il Sindacato ferrovieri – dove operavano molti militanti anarchici – aveva circa 90.000 aderenti””. (pag 608)”,”ANAx-191″
“BERTI Giuseppe”,”Russia e stati italiani nel Risorgimento.”,”””Il Piattoli aveva non soltanto studiato Rousseau, Mably e l’ abate Saint-Pierre e trasfuso questi studi nel giovane suo pupillo, Czartoryski, ma aveva accuratissimamente studiato Kant – e non soltanto la Ragion pura e la Ragion pratica, ma il progetto kantiano Sulla pace perpetua. Le idee del Piattoli non erano soltanto sue: erano le idee degli illuministi e dei massoni francesi, dei democratici avanzati degli Stati Uniti d’ America e, particolarmente, del Jefferson, cui Filippo Mazzei l’ intimo amico di Piattoli, fu specialmente legato,. Le idee del Piattoli erano, in parte, con un accento più avanzato, anche le idee del Potocki e del Czartoryski; erano infine (con un accento più moderato) le idee del terzo compagno di prigionia del Piattoli che Czartoryski stesso definisce nelle sue Memorie “”il più estremo dei rivoluzionari polacchi””, il giacobino Kollontay.”” (pag 238) “”Nel 1848, è vero, non vi furono barricate in Russia. Però, proprio in quell’ anno, le statistiche segnalarono ben 71.000 incendi dolosi avvenuti nella grande proprietà terriera e il bagliore di quegli incendi, i quali portarono a danni economici enormi, arrivò sino ai diplomatici italiani accreditati a Pietroburgo, sino al marchese Emanuele d’Azeglio, sino al duca della Regina; e si rifletté persino nei loro dispacci. Questi incendi, spesso vasti e paurosi, che, senza nessuna premeditata intesa, senza nessun piano preordinato, scoppiavano nelle campagne, nelle proprietà dei feudatari, talvolta a migliaia di chilometri di distanza l’ uno dall’ altro, erano un fatto che induceva a seria riflessione””. (pag 608)”,”RUSx-098″
“BERTI Domenico, a cura di Franco BOLGIANI”,”Il conte di Cavour avanti il 1848.”,”””Mentre egli stava scrivendo la monografia alla quale alludiamo (sull’autonomia legislativa dell’Irlanda, ndr), coi tipi di Bruxelles veniva fuori il libro di Vincenzo Gioberti: ‘Il Primato’, e poco appresso quello del Balbo: ‘Le Speranze d’Italia’. Quale giudizio il conte di Cavour portasse su Gioberti in questo tempo non abibamo onde desumerlo. Sappiamo però dalle note autobiografiche, ch’egli nel 1843 fece quanto potè per impedire che il fratello Gustavo entrasse in polemica col filosofo torinese. Il libro del Balbo sulla ripartizione dell’Oriente pareva degno al conte di Cavour di grave considerazione””. (pag 282)”,”BIOx-250″
“BERTI Giampietro”,”Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930.”,”””Merlino individua con chiarezza il carattere specifico della grande impresa dell’autore tedesco, cioè l”essenzialismo concettuale e metodologico’. Secondo Merlino, poiché tutto il ‘Capitale’ poggia sull’analisi del tempo di lavoro e dunque sull’idea di lavoro astratto individuato nel rapporto fondamentale tra capitalista e operaio, ne deriva la sottovalutazione del ruolo fondamentale del potere politico e delle connessioni tra questi e il potere economico. Marx “”stima molto meno del loro valore la parte che ha lo Stato nella spoliazione dell’operaio, le rendite che esso distribuisce alle diverse branche della classe dirigente, i servizi che rende agli uni e le esazioni che fa subire agli altri””. Si tratta di un modello fondato “”sopra un’astrazione o piuttosto una serie di astrazioni. Marx prescinde dalla natura e dei movimenti reali dell’uomo, dalla natura e dalle qualità specifiche del lavoro, dalla natura e dalle qualità specifiche delle cose, infine da tutte le circostanze che precedono, accompagnano e seguono la produzione (…) egli sopprime senz’altro le differenze qualitative tra i lavori, riducendo tutti i lavori, compreso quello artistico, intellettuale, d’invenzione o professionale, a un lavoro astratto, indistinto, eguale e rudimentale””. In conclusione, l’essenzialismo metodologico porta Marx a creare un modello teorico sciolto da ogni specificità storica, geografica, etnografica, culturale, cioè dall’insieme delle differenze reali che determinano i diversi contesti storici. Questo essenzialismo, a sua volta, deriva completamente da Hegel e dalla scienza economica borghese: “”Marx credette a queste leggi, e ripeté che esse sono fisse e incrollabili, ma – hegeliano impenitente qual era – aggiunse che crollerebbero e si distruggerebbero da sé, poiché il capitale si accumula a un polo e il lavoro al polo opposto della società. L’urto, vale a dire la rivoluzione, sarebbe inevitabile”” (57). L’osservazione merliniana coglie nel segno. In effetti la metodologia di Marx si basa sull”astrazione determinata’, cioè sulla creazione di un modello euristico capace di sussumere e di spiegare i fatti specifici e concreti della diversificazione reale. Questo modello, che definisce il concreto come “”unità del molteplice”” (58), mentre risulta paradossale per la logica formale – perché la riduzione della molteplicità dei dati sensibili all’unità è il compito della conoscenza non già concreta, bensì astratta delle cose – è del tutto razionale per la logica dialettica”” [Giampietro Berti, ‘Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930’, 1999] [‘(57) F.S. Merlino, ‘La doctrine de Marx et le nouveau programme des socialdémocrates allemand’, “”La Societé Nouvelle””, VII (1891, set.), pp. 272-292, ora in Id., ‘Concezione critica…’ pp. 63, 65, 67 (…). A sottolineare l’hegelismo di Marx è la più autorevole tradizione marxista: I. Lenin, ‘Karl Marx’, 1965, p. 61; G. Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe’, 1973, p. LXVII; R. Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del “”Capitale”” di Marx’, 1975, vol. I. pp. 6-7. Come aveva avvertito Merlino, questo essenzialismo metodologico iniziava da Hegel. Infatti: “”Nel processo del pensiero scientifico è importante che l’essenziale sia distinto e posto in rilievo in contrapposto con il cosiddetto non-essenziale””, G.F. Hegel, ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, 1942, vol. I, p. 194; (58) Marx, Lineamenti fondamentali, vol. I. p. 27′]”,”MITS-011-FL”
“BERTI Enrico BELLIN Nicoletta ROSSITTO Cristina. MARIGO Giuseppina CONTI Lino LONGATO Fulvio MILAN Renato NATALI Carlo NAPOLITANO Linda VOLPI Franco, saggi di; testi antologici di ARISTOTELE Immanuel KANT G.W.F. HEGEL Karl MARX Friedrich ENGELS V.I. LENIN György LUKACS Herbert MARCUSE Theodor W. ADORNO MAO Zedong Louis ALTHUSSER Lucio COLLETTI Karl R. POPPER R. GARCIA”,”La contraddizione.”,” “”Per Engels la contraddizione ha luogo in ogni ordine di realtà: nella natura, nella storia, nel pensiero, cioè dovunque vi sia un processo antagonistico, nel quale un estremo si converte nel suo contrario e questo si converte a sua volta nel primo, restituendo però in una forma superiore, cioè più valida dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo. E’ questo il famoso processo della “”negazione della negazione””, teorizzato per la prima volta da Hegel e ripreso esplicitamente da Marx, che Engels illustra, in polemica contro Dühring, con i famosi esempi del chicco d’orzo che, germogliando, cioè trasformandosi in pianta, si nega, ma viene poi restituito in quantità maggiore con la morte, cioè con la negazione della pianta, consistente nella produzione di nuovi semi; o dell’uovo che, negandosi, produce l’insetto, il quale poi, negandosi a sua volta, riproduce l’uovo; o della grandezza algebrica ‘a’ la quale, negandosi, dà luogo a ‘-a’, che poi, negandosi a sua volta, cioè moltiplicandosi per ‘-a’ dà luogo a ‘a²’. Accanto a questi esempi, desunti dalla natura, Engels ne adduce altri, desunti dalla storia, quali il processo per cui dalla primitiva proprietà comune del suolo si è passati, per negazione, alla piccola proprietà privata di esso e, per negazione della negazione, al grande possesso fondiario; o il processo per cui, dall’uguaglianza propria dello stato di natura rousseauiano si è passati, per negazione, alla disuguaglianza propria degli stati primitivi e, per negazione della negazione, all’uguaglianza propria degli stati dispotici; o infine il processo per cui nella storia della filosofia si è passati dal materialismo antico, per negazione, all’idealismo e, per negazione della negazione, al materialismo moderno (1). Contro Dühring, che considera la dialettica uno strumento puramente dimostrativo, cioè valida soltanto sul piano del pensiero, Engels insiste nell’affermare il carattere reale della dialettica, cioè della negazione della negazione, e quindi anche della contraddizione. Ma è chiaro che per contraddizione egli intende contrarietà fra i termini successivi di un processo, quella contrarietà che anche Aristotele considera condizione necessaria del divenire. Ciò non ha nulla a che vedere con la contraddizione di cui parla Aristotele, cioè con l’affermazione e la negazione della presenza di un medesimo predicato nello stesso soggetto contemporaneamente e sotto lo stesso rispetto. A questa differenza tra la contraddizione della dialettica hegeliana e marxiana e la contraddizione della dialettica aristotelica sembra alludere lo stesso Engels quando afferma: “”nella dialettica negare non significa dir di no, o dichiarare che una cosa non è sussistente o comunque distruggerla””, e cita la massima spinoziana ‘omnis determinatio est negatio’ per mostrare che la negazione deve essere determinata, aggiungendo: “”ogni genere di cose ha una sua maniera peculiare di essere negata in modo che ne risulti uno sviluppo, e la stessa cosa si ha per ogni genere di idee e di concetti”” (2). Ulteriori delucidazioni al suo concetto di contraddizione, che confermano l’impressione già riportata, Engels fornisce nella ‘Dialettica della natura’. Quivi egli afferma che la dialettica cosiddetta soggettiva, ossia il pensiero dialettico, non è che il “”riflesso”” della dialettica cosiddetta obiettiva, cioè del movimento che nella natura si manifesta sempre in opposizione fra termini che contrastano continuamente e infine si risolvono l’uno nell’altro in forme superiori. Come esempi di queste opposizioni egli cita l’attrazione e la repulsione tra poli opposti nel magnetismo, tra cariche opposte nell’elettricità e tra atomi nella chimica; la polarizzazione dell’albume vivente nel mondo organico e il contrasto tra eredità e adattamento nell’evoluzione della specie. Nella natura – egli afferma – “”tutte le differenze si risolvono l’una nell’altra attraverso gradini intermedi, tutti gli opposti passano l’uno nell’altro attraverso termini intermedi”” (3)”” (pag 255-257) [Enrico Berti, La contraddizione dopo Marx] [(in) AA. VV., La contraddizione, 1977] [(1) F. Engels, Anti-Dühring, in K. Marx F. Engels, Opere, Roma, 1974, vol. XXV, pp. 128-137; (2) Ibid., p. 136; (3) Engels, Dialettica della natura, ibid., vol. XXV, pp. 496-497] “”Non diversa [da quella di F. Engels, ndr] è la concezione della contraddizione che si ritrova in Lenin, il quale, nello scritto dal titolo ‘A proposito della dialettica’ (composto nel 1915 ma pubblicato nel 1925), afferma che “”lo sdoppiamento dell’uno e la conoscenza delle sue parti contraddittorie è l’essenza della dialettica””. Tra queste parti contraddittorie, che evidentemente sono dei contrari, essendo ottenute attraverso lo sdoppiamento di un’unità che le conteneva entrambe, si instaura un rapporto d’identità, l’identità degli opposti, la quale per Lenin, come per Engels, è legge della conoscenza in quanto ancor prima è legge del mondo oggettivo. Gli esempi di opposti forniti da Lenin sono gli stessi che abbiamo trovato in Engels, cioè nella matematica + e -, differenziale e integrale; nella meccanica azione e reazione; nella fisica elettricità positiva e negativa; nella chimica associazione e dissociazione degli atomi; nella scienza sociale lotta di classe. L’identità degli opposti – che per Lenin può essere detta anche unità degli opposti, dato che in questo caso i termini “”identità”” e “”unità”” si equivalgono – è la condizione del movimento, dello sviluppo spontaneo di tutti i processi della natura, spirito e società compresi. Lo sviluppo, infatti, è “”lotta”” degli opposti, cioè sdoppiamento dell’uno in opposti che si escludono l’un l’altro e loro rapporto reciproco. La concezione dello sviluppo come unità degli opposti fornisce la chiave dei “”salti””, della “”soluzione di continuità””, della “”conversione nell’opposto””, della distruzione del vecchio e della nascita del nuovo. “”L’unità (coincidenza, identità, equipollenza) degli opposti – afferma Lenin – è condizionata, provvisoria, transitoria, relativa. La lotta degli opposti reciprocamente escludentisi è assoluta; come assoluto è lo sviluppo, il movimento”” (4). Da queste parole si desume che l’unità degli opposti è la contraddizione, ossia la relazione per cui due opposti si escludono e insieme si implicano reciprocamente, mentre la lotta degli opposti è il processo per cui l’uno si converte nell’altro e genera una realtà nuova. Anche qui, dunque, come in Hegel e in Marx, la contraddizione, intesa come contrarietà, è reale, ma provvisoria, destinata necessariamente a risolversi mediante un movimento. La dialettica del pensiero è il riflesso, il rispecchiamento di tale movimento esistente nella realtà (5)”” [Enrico Berti, La contraddizione dopo Marx] [(in) AA. VV., La contraddizione, 1977] [(4) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, a cura di I. Ambrogio, Roma, 1971, pp. 361-362; (5) Ibid., p. 365: richiamo esplicito alla ‘Bildertheorie’, o teoria del riflesso]”,”HEGx-024″
“BERTI Giuseppe”,”Problemi di storia del PCI e dell’Internazionale Comunista (a proposito della ‘Storia del PCI’ di P. Spriano).”,”Origini PcdI (pag 162-163) “”Nel 1917-18 la separazione profonda, abissale era ancora quella che divideva ‘interventisti’ e ‘non interventisti’, anche ovviamente se si distingueva tra coloro che avevano avuto incertezze all’inizio (e poi erano tornati sui propri passi) e coloro che erano passati definitivamente invece al servizio di quella che veniva definita la “”borghesia imperialista e guerrafondaia””. Questo criterio di divisione sopravanzava ogni altro e, nella particolare situazione italiana, in un certo qual senso, ‘attenuava persino la tradizionale divergenza tra la corrente rivoluzionaria e la corrente riformista: questo, proprio questo è il punto che occorre capire’. La resistenza di Serrati e dei capi della corrente rivoluzionaria del Partito socialista italiano all’espulsione dei riformisti dal partito non derivò unicamente (e nemmeno, crediamo, principalmente) da calcolo «opportunistico», da un gioco inteso a mantenere il potere nel partito ma ‘dalla convinzione sincera e profonda che era in Serrati e negli altri capi della corrente rivoluzionaria che, in fondo, i riformisti italiani non avevano «tradito», non erano passai al servizio della «borghesia guerrafondaia e imperialistica»’. Diremo di più: diremo che persino Bordiga che era sempre più convinto della necessità della separazione tra riformisti e rivoluzionari, (affinché gli uni dessero vita la partito comunista, gli altri al partito socialista riformista) c’era, tuttavia, nei confronti di uomini come Turati e come Treves (lo abbiamo sentito più volte esprimersi in questo senso) un rispetto morale che certamente mancava in Lenin e nei bolscevichi. Ci riferiamo, soprattutto, all’anno 1919: poi le cose presero un altro corso. Sarebbe interessante riuscire a capire per quali motivi Lenin, che pure tenne nel massimo conto questi sentimenti quando si trattò di giudicare i socialisti svizzeri o scandinavi (in fondo anche i socialisti francesi) assunse, invece, una posizione particolarmente aspra proprio nei confronti dei socialisti riformisti italiani che la meritavano di meno. Probabilmente alla base di quest’atteggiamento vi fu non un errato giudizio ma più probabilmente, un errato calcolo politico. Egli pensò, cioè, che in quei paesi il movimento era più arretrato ed era, quindi, indispensabile, ancora per un certo tempo, fare i conti con l’influenza dei riformisti, mentre in Italia, essendo il movimento più avanzato, sarebbe stato più facile costituire subito un partito rivoluzionario, espellendo i riformisti e distruggendo rapidamente la loro influenza sulle masse lavoratrici. Fu quella opinione di Lenin (e, poi, della costituenda I.C.) filtrata già nel 1919 in Italia, che orientò i nuclei estremisti del PSI – decisamente, oramai – verso la scissione e la costituzione di un nuovo partito: nel 1919 solo Bordiga, nel 1920 anche Gramsci e qualche massimalista di sinistra. Perciò è nel 1919-20 la data di origine del PCI. Fu un calcolo politico errato ed ebbe come frutto la scissione minoritaria di Livorno. Naturalmente una volta costituitasi la frazione comunista questo aspro giudizio, questo modo corrosivo di guardare alla tradizione socialista italiana pervase tutta la frazione comunista, i massimalisti stessi che si erano appena staccati da Serrati. Ma non ci pare che si possa anticipare ed antidatare questa situazione di fatto al 1917. Anche se sin dal 1917 un certo preannuncio di questo atteggiamento era in Bordiga e in Gramsci (…)”” [Giuseppe Berti, ‘Problemi di storia del PCI e dell’Internazionale Comunista (a proposito della ‘Storia del PCI’ di P. Spriano)’, Rivista Storica Italiana, Esi, Napoli, 1. 1970] Biografia. Giuseppe Berti (Napoli, 22 luglio 1901- Roma, 16 marzo 1979) è stato un politico italiano. Inizia la sua militanza politica a 17 anni a Palermo, dove studia giurisprudenza, e da giovane socialista fonda la rivista rivoluzionaria Clartè (con allusione a Henri Barbusse), ma scriverà anche nel bordighiano Il Soviet. Nel gennaio 1921 è tra i delegati che al congresso socialista di Livorno danno vita al Partito Comunista d’Italia. Berti, un mese dopo, diviene il segretario della Federazione Giovanile Comunista d’Italia oltre che direttore del relativo settimanale L’Avanguardia. Vicino alle posizioni di Angelo Tasca, nel maggio 1923 è arrestato a Milano con tutto il vertice della Fgcd’I, ma viene, come tutti, assolto. In ogni caso è evidente che il fascismo ha iniziato la sua campagna repressiva e infatti nel 1927 Erik (come si faceva chiamare Berti nella struttura illegale del Pcd’I), che nel frattempo è divenuto redattore de l’Unità, viene nuovamente arrestato e stavolta condannato a tre anni di confino che sconterà a Ustica, Ponza e Pantelleria. Tornato relativamente libero nel 1930, Berti raggiunge ciò che resta del suo partito a Mosca, dove già era stato come delegato al V congresso del Comintern e come membro della segreteria del Kim, l’Internazionale giovanile. Fra il 1930 e il 1931 rappresenta il Pcd’I al Comintern, poi si divide tra Mosca e Parigi, dove dirige il giornale dell’emigrazione. Si dà anche da fare come insegnante nelle scuole dove si formavano i nuovi quadri comunisti. Sposa Baldina Di Vittorio, figlia di Giuseppe, dalla quale avrà la figlia Silvia, e lavora alacremente ne Lo Stato operaio e alla fine degli anni ’30 è di fatto il capo del centro estero del Pcd’I. Con l’invasione nazista della Francia nel 1940, fugge negli Stati Uniti d’America dove rimarrà per tutto il periodo bellico organizzando le forze antifasciste italiane d’America. Fra il 1948 e il 1963 è parlamentare eletto in Sicilia. Ma già durante questo periodo la sua passione per gli studi storici e filosofici lo portano via via ad abbandonare la militanza politica in senso stretto. È comunque il primo segretario nazionale dell’Associazione Italia Urss e animatore della rivista Società. Curò per gli Annali Feltrinelli l’edizione critica delle carte dell’archivio Tasca. Sempre più malato e ritirato (quanto ricercatissimo come intellettuale), muore per crisi cardiaca a Roma il 16 marzo 1979. Opere (parziale) Contro la guerra imperialista innalziamo la bandiera della guerra civile, Fgcd’I, 1932 Giù le mani dalla Cina, Edizioni del Pcd’I, 1932 A new Italy arises, New York, Workers Library, 1943 L’antisovietismo contro l’Italia, Roma, U.E.S.I.S.A., s. d. La via della pace. Discorso di apertura al I Congresso nazionale Italia-URSS. Torino, Teatro Alfieri, 25 ottobre 1949, Roma, U.E.S.I.S.A., 1949 Il pensiero democratico russo del XIX secolo, Firenze, Sansoni, 1950 Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954 I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Feltrinelli, Milano, 1962 I primi dieci anni di vita del P.C.I. Documenti inediti dell’archivio Angelo Tasca, Milano, Feltrinelli, 1967 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Francesco M. Biscione, Berti Giuseppe, in «Dizionario biografico degli Italiani», IX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1967″,”PCIx-406″
“BERTI Enrico”,”Il pensiero politico di Aristotele.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”TEOP-059-FL”
“BERTI Giuseppe”,”Il Partito bolscevico e il predominio di Stalin.”,”””Esatto, acuto, lo schizzo della personalità di Trotsky e l’esame della sua posizione politica negli anni 1924-26. «Se dovessimo caratterizzare il suo orientamento ideale nel 1924 con una formula – scrive Procacci – diremmo che esso ci sembra caratterizzato dall’esigenza della necessità di un rilancio rivoluzionario, di un ritorno alle origini». Trotsky credeva, in altri termini, che fosse ancora possibile battere l’avversario attraverso una lotta frontale e gli sembrava che gli eventi dell’autunno 1923 in Germania lo avessero dimostrato. Gli pareva che l’Internazionale comunista avesse mancato quell’occasione perché alla sua testa v’erano gli stessi uomini che avevano vacillato durante la Rivoluzione d’ottobre. In realtà, con il suo opuscolo ‘Le lezioni dell’Ottobre’ Trotsky iniziava la lotta per raccogliere la successione di Lenin e il colpo principale veniva da lui diretto contro Zinoviev e Kamenev, contro coloro che nell’ottobre non avrebbero voluto prendere le armi, o non avrebbero voluto prenderle in quel momento e in quella maniera, che avevano esitato ad accettare il piano strategico giacobino di Lenin per la presa del potere anche indipendentemente dal congresso dei ‘Soviet’. In realtà Trotsky dirigeva il colpo principale contro Zinoviev e il suo gruppo non soltanto perché riteneva di poter accusare Zinoviev di aver sostenuto uno sviluppo della rivoluzione di tipo legalitario e marxista occidentale, contrastante con le tesi sulla rivoluzione e sullo Stato che erano state proprie di Lenin, ma anche perché a Trotsky sembrava che fosse proprio Zinoviev, nella lotta per assumere il potere nel partito dopo la scomparsa di Lenin, il suo antagonista diretto più pericoloso. Esattamente, nella stessa maniera, a Zinoviev sembrava che l’uomo principale da battere all’interno del partito fosse Trotsky non soltanto perché Trotsky non proveniva dal gruppo di stretta osservanza bolscevica (e, forse, nemmeno tanto perché le posizioni politiche trotskiste di rilancio rivoluzionario gli sembrassero troppo arrischiate e avventurose) quanto perché anche a Zinoviev pareva che l’unica personalità capace di contendergli il potere all’interno del partito bolscevico fosse Trotsky. In realtà fu proprio il duello senza esclusione di colpi tra Trotsky e Zinoviev che aprì gradualmente a Stalin la via della successione”” (pag 126-127)”,”TROS-315″
“BERTI Giampietro DE-MARIA Carlo a cura; saggi di Pietro ADAMO Gianfranco RAGONA Lorenzo PEZZICA Carlo DE-MARIA Antonio SENTA Elena BIGNAMI Emanuela MINUTO Franco CAMBI Giorgio SACCHETTI Pasquale IUSO Claudio VENZA Fabrizio GIULIETTI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI Davide TURCATO Giulia BRUNELLO Salvo VACCARO Selva VARENGO Alberto CIAMPI Arturo SCHWARZ Franco BUNCUGA Fabio SANTIN Luigi BALSAMINI Gianni CARROZZA Massimo ORTALLI”,”L’anarchismo italiano. Storia e storiografia.”,”Giampietro Berti è stato professore ordinario di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici all’Università di Padova Carlo De-Maria è direttore dell’ Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena e presidente dell’associazione di ricerca storica Clionet Volume realizzato con il contributo della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. L’ Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa e la Biblioteca Panizzi hanno promosso a Reggio Emilia tra il 2013 e il 2014 un seminario pubblico e un convegno nazionale dedicato alla storiografia dell’anarchismo italiano dal 1945 a oggi. Si tenne il 9 novembre 2013 e rappresentò una indispensabile tappa di avvicinamento al convegno nazionale del 10-11 maggio 2014, che ebbe come titolo ‘Centocinquant’anni di lotte per la libertà e l’uguaglianza. Per un bilancio storiografico dell’anarchismo italiano. Il Comitato scientifico per l’organizzazione di queste due iniziative comprendeva oltre a Giampietro Berti e Carlo De Maria, promotori e curatori dello stesso convegno, Enrico Acciai, Pietro Adamo, Luigi Balsamini, Franco Buncuga, Alberto Ciampi, Pietro Di-Paola, Pasquale Iuso, Massimo Ortalli, Tiziana Pironi, Giorgio Sacchetti, Antonio Senta, Salvo Vaccaro, Selva Varengo. Saggi di Pietro ADAMO Gianfranco RAGONA Lorenzo PEZZICA Carlo DE-MARIA Antonio SENTA Elena BIGNAMI Emanuela MINUTO Franco CAMBI Giorgio SACCHETTI Pasquale IUSO Claudio VENZA Fabrizio GIULIETTI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI Davide TURCATO Giulia BRUNELLO Salvo VACCARO Selva VARENGO Alberto CIAMPI Arturo SCHWARZ Franco BUNCUGA Fabio SANTIN Luigi BALSAMINI Gianni CARROZZA Massimo ORTALLI Contiene tra l’altro i saggi: – Emanuela Minuto, ‘Assenze. Giovani anarchici negli anni Cinquanta (pag 179-192) – Giorgio Sacchetti, ‘Mappe del movimento anarchico italiano (1921-1991) (pag 243-268) – Pasquale Iuso, ‘Il problema dell’organizzazione nei primi decenni della repubblica’ (pag 269-284) – Massimo Ortalli, La storiografia del movimento anarchico italiano: repertorio bibliografico e bilancio critico (1945-2014) (pag 479-550) Nel saggio della Minuto si parla dei GAAP, Gruppi anarchici d’azione proletaria e di Cervetto, Parodi e La-Barbera (pag 184-186; 277-278) Nel saggio di Iuso, il paragrafo 4, ‘Dal principio organizzativo alla forma associativa. Fai e Gaap’ (pag 276-279)”,”ANAx-417″
“BERTI Giampietro”,”Contro la storia. Cinquant’anni di anarchismo in Italia (1962-2012).”,”Giampietro Berti è stato professore ordinario di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici e di Storia delle ideologie del Novecento, all’Università di Padova Indice: Cervetto (pag 15, 470) Parodi (pag 470) “”Riassumendo, si può dire che i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria rappresentano l’esigenza di conferire all’anarchismo una struttura “”partitica””, a metà strada fra libertarismo e leninismo. L’inevitabile parabola che contraddistinguerà invece la loro breve esperienza – 1949-1956 – dimostra non soltanto, ovviamente, l’impossibilità di una sintesi fra le due concezioni radicalmente contrapposte, ma anche il senso paradossalmente “”solipsistico”” di tale incontro. A questo proposito è sufficiente leggere i loro astrusi documenti, privi di ogni razionalità e di ogni spessore teorico, se si intende, con questi termini, qualcosa che ha a che fare con la realtà e, soprattutto, con l’anarchismo. Lo conferma in modo significativo, l’ovvia e radicale divaricazione del successivo percorso dei due maggiori esponenti dei GAAP: Arrigo Cervetto e Pier Carlo Masini, il primo finito nel leninismo, il secondo nella socialdemocrazia”” (pag 14-15) “”Rientrato in Italia [Pio Turroni] nel dicembre del 1943, dà vita a Napoli, con Giovanna Berneri, Cesare Zaccaria e Armido Abbate, all’ Alleanza dei Gruppi Libertari dell’Italia Meridionale e al Gruppo Editoriale Rivoluzione Libertaria e “”Volontà””, giornale che, dopo il 1947 sarà trasformato in rivista e di cui Turroni fu sempre “”gerente responsabile””. Finita la guerra torna a vivere a Cesena. Nel 1949, insieme a Gigi Damiani, crea ad Ancona il quindicinale “”L’Antistato’, periodico che figura come portavoce della “”corrente antiorganizzatrice”” all’interno della FAI, punto di riferimento nel quale si riconoscevano, oltre allo stesso Gigi Damiani, Aurelio Chessa, Armando Borghi, Max Sartin, Michele Damiani, Italo Garinei. Nel 1950 promuove le edizioni L’Antistato, che continueranno le pubblicazioni fino al 1975. Tra il ’46 e il ’47 sostiene – facendosi tramite dei compagni italo-americani di cui è diventato, fin dai tempi di Marsiglia, uno dei più fidati e affidabili referenti – l’iniziativa di alcuni giovani che, a Milano, pubblicano il quindicinale “”Gioventù Anarchica””: Pier Carlo Masini, Carlo Doglio e Virgilio Galassi. Quando però lo stesso Masini dà vita con Arrigo Cervetto, Ugo Scattoni, Renzo Sbriccoli e Lorenzo Parodi, ai Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (GAAP), Turroni sarà tra i più strenui oppositori. Diversi anni dopo figurerà come uno dei protagonisti della scissione della Federazione Anarchica Italiana al congresso di Carrara del 1965 e alla costituzione dei Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA). E’ stato anche il principale promotore dei quindicinale ‘L’Internazionale’. Muore a Cesena il 7 aprile 1982″” (pag 469-470)”,”ANAx-418″
“BERTI Giuseppe”,”Fonti ideologiche e orientamenti sociali della democrazia italiana. I.”,”Saggio incentrato sul pensiero di Mazzini. Carattere contraddittorio dell’ideolgia mazziniana. Rapporto tra Mazzini e Saint-Simon. Rapporto tra Mazzini e Pisacane. Sismondi. “”Ma se la ‘bivalenza’ del pensiero sansimoniano è evidente, e Mazzini sviluppò e adattò alla situazione italiana quella parte che più si confaceva a un movimento nazionale-borghese, non bisogna dimenticare che, dopo tutto, quel pensiero era un tutto unico, e nel sansimonismo l’istanza sociale era troppo esclusivamente dominante perché non rimanesse, anche in Mazzini, con tutto il suo peso. Anche questo ebbe la sua importanza nel determinare il carattere contraddittorio dell’ideologia mazziniana, l’attardarsi suo in forme di pensiero, d’organizzazione, di lotta di un’epoca in cui il proletariato e la borghesia lottavano insieme contro l’assolutismo senza che la classe operaia (1830-1840) avesse ancora coscienza di sé. Da qui l’ammirazione di Mazzini per Saint-Simon che, su di un altro piano storico e con altro vigore aveva espresso in Francia (ma agli inizi dell’Ottocento!) al tempo stesso le esigenze di una borghesia industriale e di un proletariato industriale nascenti, i quali a lui sembravano rappresentare, entrambi, l’avvenire. E, forse, non si possono chiudere queste telegrafiche annotazioni sul sansimonismo, senza osservare che Marx condivideva solo sino ad un certo punto gli entusiasmi giovanili di Engels per Saint-Simon. Marx si avvedeva, non solo che in quella dottrina ‘positiva’ della rivoluzione v’era una critica al giacobinismo (a forme di rivoluzione violente, e di dittatura di classe, cioè; critica che i comunisti non possono condividere) ma s’avvedeva che nel sansimonismo era insita una eccessiva ammirazione per il carattere moderno e progressivo dell’industrialismo, per un capitalismo industriale che voleva essere – ma non era, in realtà – spoglio dei lati «negativi» propri alla concentrazione capitalistica (non pochi furono, in Francia, i sansimoniani che divennero grandi industriali: si veda la storia di S. Charlety (11)); e s’avvedeva, quindi, in conclusione, che quella dottrina sociale, sedicente ‘positiva’, sarebbe stata destinata a servire da base ad una concezione riformistica ed evoluzionistica del progresso, nel seno dello stesso movimento operaio, contro cui i rivoluzionari avrebbero dovuto non poco lottare. Proprio Engels – qualche anno più tardi – sarebbe stato costretto, difatti, a dirigere contro di essa, e in termini assai perentori, il suo ‘Antidühring’. Ciò spiega perché i marxisti abbiano sempre nutrito per il positivismo – che, pure, nel lontano albero genealogico, è legato al socialismo da indubbia parentela – una vecchia inimicizia”” (pag 682-683) [(11) S. Charlety, ‘Essai sur l’Histoire du Saint-Simonisme’, Paris, 1896] Marx considerava nel ’48 il Sismondi come il maggiore esponente europeo del socialismo piccolo-borghese (pag 724)”,”TEOP-526″
“BERTI Giuseppe”,”Gli scritti politici di Rosa Luxemburg.”,”””Di lei nel 1922 Lenin scriverà, come, nonostante i propri «errori», Rosa Luxemburg «era ed è rimasta un’aquila, e non soltanto la sua memoria sarà sempre cara ai comunisti di tutto il mondo, ma anche la sua biografia e la raccolta ‘completa’ delle sue opere (nella pubblicazione delle quali i comunisti tedeschi ritardano incredibilmente, del che essi sono soltanto in parte scusabili per gli immensi sacrifici che devono sopportare nella loro lunga lotta) offriranno un insegnamento utilissimo per l’educazione di molte generazioni di comunisti in tutto il mondo (2)». Prima ancora di Lenin, Radek, commemorandola nel 1921, la definì «il più profondo spirito teorico del comunismo» e aggiunse: «ciò che Rosa Luxemburg fu ed è per il proletariato tedesco e internazionale, non appartiene al passato, ma si farà valere soltanto nell’avvenire…» (3): giudizio che, oggi, appare profetico. Del resto, già molti anni prima, inorno agli anni 1905-6, quel giudizio su di lei era comune nella II Internazionale anche a coloro che non condividevano completamente le sue ideee e, proprio sulla rivista diretta da Kautsky, un socialdemocratico autorevole quale Franz Mehring aveva scritto che Rosa Luxemburg era «il cervello più geniale tra gli eredi scientifici di Marx e di Engels» (4). (…) Fu, soprattutto, dopo la morte di Lenin che la sua fortuna nel movimento comunista declinò. Certo, Lenin, aveva sempre sinceramente messo in luce i propri dissensi dal pensiero luxemburghiano ma aveva ritenuto, comunque, quel pensiero un valido stimolo nella discussione tra marxisti. (…) Un’importanza particolare ebbe il pensiero e l’esempio della Luxemburg nella gioventù socialista e comunista internazionale. Chi scrive partecipò come delegato della gioventù comunista italiana a un congresso della gioventù comunista internazionale che si tenne nel marzo del 1921 in Germania, a Jena e a Berlino. Al congresso il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista era rappresentato da Bela Kun. Per una tradizione che risaliva agli anni della lotta contro la guerra imperialista, la direzione del movimento della gioventù comunista internazionale veniva allora esercitata dalla gioventù comunista tedesca, guidata in quel momento da Willy Münzenberg, la figura più prestigiosa della nuova generazione di comunisti tedeschi che s’era formata e temprata nella guerra del 1914-18 e che riconosceva nella Luxemburg e in Liebknecht i propri capi e i propri ispiratori. In quel congresso per la prima volta venne ‘proposto’ di istituire una «settimana internazionale della gioventù» – principale manifestazione della gioventù comunista internazionale – che avrebbe dovuto portare il nome di «Settimana Luxemburg-Liebknecht»”” (pag 225-227) [Giuseppe Berti, Gli scritti politici di Rosa Luxemburg’, (in) ‘Studi storici’, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1968] [(2) ‘Note di un pubblicista’ , scritte alla fine del febbraio 1922 e pubblicate per la prima volta il 16 aprile 1924 nella ‘Pravda’, n. 87 (V.I. Lenin, ‘L’Internazionale Comunista’, Roma ,1950, p. 362); (3) K. Radek, ‘R. Luxemburg, K. Liebknecht, L. Jogiches’, Amburgo, 1921, p. 25; (4) F. Mehring, ‘Historich-materialistische Literatur’, in ‘Die Neue Zeit’, XXV, 1906-7, 2, n. 41, p. 507] “”Sul rapporto Luxemburg-Lenin noi condividiamo le osservazioni contenute in una recensione di Lucio Lombardo Radice al libro di Basso [a cura, ‘Scritti politici di Rosa Luxemburg’, ndr]: «Senza entrare nel merido vero e proprio – scrive Lucio Lombardo Radice – diremo soltanto che abbiamo l’impressione che Lenin avesse quasi sempre (o forse addirittura sempre) ragione nei confronti della Luxemburg per quello che riguarda le scelte politiche da prendere momento per momento: si trattasse del principio di autodeterminazione o della pace di Brest-Litovsk, del centralismo democratico o dello scioglimento della Costituente, nella questione nazionale polacca o della parola d’ordine «la terra ai contadini». Nello stesso tempo, colpisce la straordinaria capacità della Luxemburg di cogliere i ‘pericoli remoti’ insiti in determinate scelte giuste, perché necessarie (…). Ciò che però vogliamo sottolineare in particolare è la ‘capacità dialogica’ dimostrata da Lenin e dalla Luxemburg nel loro rapporto. La Luxemburg è dalla parte di Lenin, con tutta la sua passione rivoluzionaria: ma senza miti. Anzi, consapevole già allora di un pericolo, che con Stalin divenne realtà (…)» (7). Bisogna dire, del resto, che anche per quanto concerne il giudizio su l’essenza del marxismo le opinioni di Lenin e della Luxemburg divergono sensibilmente. Lenin, è noto, trova che ciò ch è essenziale nel marxismo è la dottrina della dittatura del proletariato. La Luxemburg vede questo problema storicisticamente e si rende conto che Marx a Weydemeyer, un posto essenziale ma, nei decenni seguenti, in rapporto alle mutate condizioni storiche dell’Europa occidentale, modificarono sensibilmente quella loro opinione. Ecco perché la Luxemburg nella sua prefazione a ‘La questione placca e il movimento socialista’ afferma che «l’essenza del marxismo non sta in questa o quella opinione sui problemi correnti ma solo in due fondamentali principi: il modo dialettico-materialistico di studiare la storia, di cui una delle conclusioni cardinali è la teoria della lotta di classe, e la analisi dello sviluppo dell’economia capitalista… L’ ‘anima’ dunque di tutta la dottrina di Marx, la sua radice è il metodo dialettico materialistico nell’esame dei problemi della vita sociale, quelmetodo per il quale non esistono fenomeni, principi, e dogmi costanti e immutabili…» (8). È proprio polemizzando implicitamente contro questa opinione della Luxemburg e di altri che Lenin in ‘Stato e rivoluzione’ risponde che l’essenziale nel marxismo non è la lotta di classe ma la dittatura del proletariato”” (pag 230-231) [Giuseppe Berti, Gli scritti politici di Rosa Luxemburg’, (in) ‘Studi storici’, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1968] [(7) L. Lombardo Radice, ‘Rosa Luxemburg e il «dialogo interno» nel marxismo europeo’, ne “”L’Unità””, 11 maggio 1967; (8) Rosa Luxemburg, ‘Scritti politici’, Editori Riuniti, 1967, p. 265] Giuseppe Berti. Biografia Inizia la sua militanza politica a 17 anni a Palermo, dove studia giurisprudenza, e da giovane socialista fonda la rivista rivoluzionaria Clartè (con allusione a Henri Barbusse), ma scriverà anche nel bordighiano Il Soviet. Nel gennaio 1921 è tra i delegati che al congresso socialista di Livorno danno vita al Partito Comunista d’Italia. Berti, un mese dopo, diviene il segretario della Federazione Giovanile Comunista d’Italia oltre che direttore del relativo settimanale L’Avanguardia. Vicino alle posizioni di Angelo Tasca, nel maggio 1923 è arrestato a Milano con tutto il vertice della Fgcd’I, ma viene, come tutti, assolto. In ogni caso è evidente che il fascismo ha iniziato la sua campagna repressiva e infatti nel 1927 Erik (come si faceva chiamare Berti nella struttura illegale del Pcd’I), che nel frattempo è divenuto redattore de l’Unità, viene nuovamente arrestato e stavolta condannato a tre anni di confino che sconterà a Ustica, Ponza e Pantelleria. Nel 1922 aveva conosciuto Maria Baroncini, che sposerà nel maggio 1927: nel marzo dello stesso anno era nata la figlia Vinca. Tornato relativamente libero nel 1930, Berti raggiunge ciò che resta del suo partito a Mosca, dove già era stato come delegato al V congresso del Comintern e come membro della segreteria del Kim, l’Internazionale giovanile. Fra il 1930 e il 1931 rappresenta il Pcd’I al Comintern, poi si divide tra Mosca e Parigi, dove dirige il giornale dell’emigrazione. Si dà anche da fare come insegnante nelle scuole dove si formavano i nuovi quadri comunisti. Inviato da Mosca a Parigi, sostituì Ruggero Grieco alla segreteria del PCd’I nell’aprile 1938 [1]. Dopo la fine della relazione con Maria Baroncini, sposa Baldina Di Vittorio, figlia di Giuseppe, dalla quale avrà la figlia Silvia, e lavora alacremente ne Lo Stato operaio e alla fine degli anni ’30 è di fatto il capo del centro estero del Pcd’I. Con l’invasione nazista della Francia nel 1940, fugge negli Stati Uniti d’America dove rimarrà per tutto il periodo bellico organizzando le forze antifasciste italiane d’America. Fra il 1948 e il 1963 è parlamentare eletto in Sicilia. Ma già durante questo periodo la sua passione per gli studi storici e filosofici lo portano via via ad abbandonare la militanza politica in senso stretto. È comunque il primo segretario nazionale dell’Associazione Italia Urss e animatore della rivista Società. Curò per gli Annali Feltrinelli l’edizione critica delle carte dell’archivio Tasca. Sempre più malato e ritirato (quanto ricercatissimo come intellettuale), muore per crisi cardiaca a Roma il 16 marzo 1979. Note ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-berti_(Dizionario-Biografico)/ Opere (parziale) Contro la guerra imperialista innalziamo la bandiera della guerra civile, Fgcd’I, 1932 Giù le mani dalla Cina, Edizioni del Pcd’I, 1932 A new Italy arises, New York, Workers Library, 1943 L’antisovietismo contro l’Italia, Roma, U.E.S.I.S.A., s. d. La via della pace. Discorso di apertura al I Congresso nazionale Italia-URSS. Torino, Teatro Alfieri, 25 ottobre 1949, Roma, U.E.S.I.S.A., 1949 Il pensiero democratico russo del XIX secolo, Firenze, Sansoni, 1950 Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954 I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Feltrinelli, Milano, 1962 I primi dieci anni di vita del P.C.I. Documenti inediti dell’archivio Angelo Tasca, Milano, Feltrinelli, 1967 Bibliografia Francesco M. Biscione, Berti Giuseppe, in «Dizionario biografico degli Italiani», IX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1967″,”LUXS-002-FGB”
“BERTI Lapo a cura, saggi di Franco GORI e Mario ZANZANI”,”Moneta, crisi e stato capitalistico.”,”Opuscoli marxisti a cura di Pier Aldo Rovatti.”,”TEOC-118-FL”
“BERTI Giuseppe”,”Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola.”,”‘Diamo lo stenogramma della relazione informativa svolta da Giuseppe Berti il 23 gennaio 1954 alla “”Fondazione Gramsci”” sulla vita e sul pensiero di Antonio Labriola, in occasione del 50° anniversario della morte. Si tratta di una prima traccia, che l’autore si riserva di elaborare e di completare’ (in apertura) Alla morte di Labriola nel 1904. Turati fece un necrologio di poche righe (pag 60)”,”LABD-127″
“BERTI Giampietro”,”Il pensiero anarchico. Dal Settecento al Novecento.”,”Giampietro Domenico Berti insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova.”,”ANAx-026-FL”
“BERTI Giampietro”,”Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e Internazionale 1872-1932.”,”Giampietro Domenico Berti insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova.”,”ANAx-027-FL”
“BERTIN Claude a cura”,”I processi di Mosca.”,”A pagina 15 si riporta una confidenza (‘Dieci milioni di vittime…’ a causa delle purghe fatta STALIN a CHURCHILL durante una visita di quest’ultimo al Cremlino nell’agosto 1942.”,”RUSS-079″
“BERTIN Claude”,”I grandi processi della storia. I processi rivoluzionari. Luigi XVI – Danton. Volume 4.”,”””Louis Barthon, al quale si deve un lungo studio su Danton, conclude dicendo che non si saprà mai con certezza quale statura morale egli abbia avuto””. E’ un “”enigma storico””…”” (pag 288)”,”FRAR-258″
“BERTIN Claude a cura”,”La lotta per il Pacifico. 5. Hiroshima.”,”””Soprattutto come va ripetendo l’ ammiraglio Halsey, le Filippine sono “”il ventre vulnerabile del drago imperiale””. Se è vero infatti che l’ arcipelago dista solo 3250 chilometri dal Giappone meridionale, mentre San Francisco si trova a 11.550 chilometri da Manila, è anche vero che è assai difficile mantenere l’ arcipelago quando la popolazione è ostile: su 1800 chilometri si raggruppano più di settemila isole e isolotti. Per presidiarlo efficacemente i Giapponesi avrebbero dovuto avere forze considerevoli in ogni parte di questo territorio spezzettato. Ecco perché un attacco ha maggiori possibilità di riuscita che altrove”” (pag 18).”,”QMIS-061″
“BERTIN Gilles-Y.”,”Le multinazionali.”,”IM impresa multinazionale BERTIN Gilles-Y. laureato in scienze economiche è direttore di ricerca al CNRS francese di cui fa parte dal 1965 e insegna all’Università di Rennes. Specialista dei fenomeni industriali e finanziari della crescita internazionale è intervenuto più volte come esperto dei problemi riguardanti tali imprese presso la CEE e la Corte di Giustizia dell’Aja.”,”ECOG-040″
“BERTIN Giovanni Maria VALITUTTI Salvatore VISALBERGHI Aldo”,”La scuola secondaria superiore in Italia.”,”Si cita nelle note il volume di W. Kenneth Richmond ‘La rivoluzione dell’insegnamento’ del 1967 (Armando) e il volume di Ugo Spirito ‘Il fallimento della scuola italiana’, 1971 (Armando) Statistiche sull’aumento della popolazione scolastica specie negli anni 1960 (pag 19-20)”,”GIOx-107″
“BERTINELLI Roberto”,”Economia e politica nella Cina contemporanea.”,”Roberto Bertinelli di Piero Corradini Se ne è andato il 3 aprile 1994, giorno di Pasqua, a meno di trentotto anni, Roberto Bertinelli, vittima di una implacabile malattia. Lo piangono i suoi, lo piangono i maestri, i colleghi, gli amici. Ha lasciato un gran vuoto, sia sul piano umano sia su quello scientifico. Era il migliore di tutta una generazione di giovani sinologi. Era nato a Roma il 4 giugno 1956 e si era laureato alla “”Sapienza”” di Roma, in Filosofia, nel 1979, discutendo una tesi su “”L’economia cinese dal 1949 al 1957. La ricostruzione e il Primo Piano Quinquennale””. La votazione di 110 e lode non premiava soltanto il brillante studente ma era auspicio di una vita dedicata agli studi con risultati altrettanto brillanti. Subito dopo la laurea aveva trascorso due anni in Cina, perfezionando l’apprendimento del cinese, in aggiunta a quegli studi che aveva già iniziato, ancorché non previsti dal curriculum, negli anni universitari. Giunse a padroneggiare la lingua, sia scritta che parlata ed ebbe l’opportunità di studiare sul posto gli sviluppi di quella economia cinese che sarebbe stato l’oggetto principale delle sue ricerche successive. In Cina sarebbe tornato più volte, in seguito, per brevi soggiorni, sempre teso all’osservazione scientifica e critica dei cambiamenti tumultuosi che colà si andavano verificando. Rientrato in Italia veniva assunto dalla Banca Toscana, nell’Ufficio Internazionale e qui svolgeva per anni il suo lavoro con competenza ed abilità, senza dimenticare mai la passione per gli studi sulla Cina. In breve tempo era diventato il maggiore esperto italiano negli studi sull’economia cinese. Come tale collaborava dal 1985 con “”Mondo Cinese””, con la “”Gazzetta Valutaria e del Commercio internazionale””, con il “”Mondo””, “”Politica ed Economia””, la “”Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali””, l’ “Avanti!” e con la Camera di Commercio Italo-Cinese per la cui “”Rassegna Informativa”” redigeva acuti ed informati editoriali. I suoi interessi non erano limitati alla Cina contemporanea. Conscio di quanto il passato possa insegnare al presente volse lo sguardo indagatore anche a problemi dell’economia cinese dei secoli XII?XIV: restano magistrali i suoi due saggi sulla moneta nelle epoche Jin e Yuan. Alla sua attività di studioso non potevano mancare riconoscimenti internazionali ed accademici. Nel 1990 il Governo di Macao lo nominava suo consulente ufficiale per i problemi giuridici legati alla riunificazione del territorio con la Repubblica Popolare Cinese. Nel 1992 l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente gli riconosceva la qualifica di Socio Ordinario. Nel 1992/93 era professore a contratto per un corso integrativo di Storia dell’Asia Orientale nell’Università di Roma “”La Sapienza””. Questo incarico gli veniva rinnovato per il 1993/94 ma la malattia che di lì a breve lo avrebbe stroncato gli impediva di dare inizio al corso. Adesso non c’è più. Di lui resta un’imponente raccolta di pubblicazioni ma soprattutto il ricordo di un giovane capace, dall’intelligenza acuta, dalla preparazione seria, dal tratto umano cordiale e simpatico, che si faceva volere bene. E resta l’amarezza e il dolore del maestro che piange la perdita dell’allievo migliore e del caro amico. MONDO CINESE N. 86, MAGGIO-AGOSTO 1994 Bibliografia di Roberto Bertinelli La presente bibliografia, che non pretende di essere completa, non comprende i numerosi interventi su Cina Notizie, sulla Gazzetta Valutaria e del Commercio Internazionale, sull’Avanti! e su altri giornali quotidiani. “”Origine e sviluppo del sistema bancario della Repubblica Popolare Cinese””, Banca Toscana, Studi e Informazioni, n. 6, Banca Toscana, Firenze, 1979 “”L’economia cinese del periodo 1976?1980″”, in Cina e Sud-Est Asiatico, Camera di Commercio per la Cina e il Sud?est Asiatico, Prato, 1981 “”La riforma del sistema di gestione nelle imprese industriali nella Repubblica Popolare Cinese””, in Atti del Convegno “”Politica Economica in Cina oggi””, Prato, 1981 “”Elementi sul commercio estero cinese””, in Atti del Convegno “”Politica Economica in Cina oggi””, Prato, 1981 “”Alcune considerazioni sulla moneta nella R.P.C.””, in Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali, anno XXVIII, n. 9, Cedam, Padova, 1981 Dizionario dei Termini Economici Cinese?Italiano Italiano-Cinese, Banca Toscana, Roma 1982 “”Sun Yuefang””, in Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali, anno XXX, n. 8, Cedam, Padova, 1983 “”La riunione del Parlamento cinese””, in Mondo Cinese, n. 81, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1983 “”Note sull’emissione di Buoni del Tesoro nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 41, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1983 “”La presenza italiana in Cina dal 1900 al 1905″”, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LIII, Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1983 “”Note sul ruolo del saggio di interesse nel sistema bancario della Repubblica Popolare Cinese””, in Il Risparmio, n. 4, 1984 “”Il pensiero economico in Cina. Una nota su Xue Muqiao””, in Il Pensiero Economico Moderno, n. 4, 1984 “”La presenza economica italiana in Cina dal 1900 al 1922″”, in Rendiconti, Classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche, serie VIII, vol. XXXIX, fasc. 5?6, Accademia Nazionale dei Lincei, 1984 “”Sulla riforma del sistema economico cinese””, in Mondo Cinese, n. 50, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1985 “”Il ruolo della Banca Centrale nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 56, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1986 “”Problemi della periodizzazione della storia economica della Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 53, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1986 “”Democrazia, diritto ed economia nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 58, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1987 “”Il ruolo della moneta sotto la dinastia Jin””, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LXII, Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1988 “Verso lo Stato di Diritto in Cina”, Giuffré, Milano, 1989 “”Strategie di sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo””, in Mondo Cinese, n. 67, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Sulla riforma dei prezzi nella Repubblica Popolare Cinese (parte prima)””, in Mondo Cinese, n. 66, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Sulla riforma dei prezzi nella Repubblica popolare Cinese (parte seconda)””, in Mondo Cinese, n. 67, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Convegno su ‘La Cina dopo Mao’ ? Bologna, 23?24 novembre 1989″”, in Mondo Cinese, n. 69, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990, pp. 45?48 “Economia e Politica nella Cina Contemporanea”, Nuova Italia Scientifica, Roma, 1990 “”Note sulla moneta sotto la dinastia Yuan””, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LXIV Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1990 “”Violazione del segreto di stato e reati controrivoluzionari””, in Mondo Cinese n. 69, 1990 “”Cina: fine dell’isolamento?””, in Mondo Cinese, n. 71, Istituto Italo-cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Considerazioni sul diritto di proprietà nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 72, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Violazione del segreto di stato e reati controrivoluzionari””, in Mondo Cinese, n. 69, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Note di diritto valutario””, in Crespi Reghizzi G. & Cavalieri R. (a cura di), Diritto commerciale e arbitrato in Cina tra continuità e riforma, E.G.E.A. e Giuffré, Milano, 1991 “”La contrastata offensiva dei conservatori dopo Tian’anmen””, in Politica Internazionale, n. 2/3, 1991 “”La politica economica estera della Cina””, in M. Dassù E T. Saich (a cura di), La Cina di Deng Xiaoping, CE.S.PE., Roma, 1991 “”Norme sulla compilazione dei documenti ufficiali e sulla pubblicazione delle raccolte di leggi e regolamenti””, in Mondo Cinese, n. 78, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1992 “”Il tramonto dell’economia pianificata””, in La Città Nuova Rivista di Cultura Politica, anno VIII, n. 5, pp. G. Macchiaroli, Napoli, 1993 “”Sul ruolo degli economisti nella Repubblica Popolare Cinese””, in Sabattini M. (a cura di), Intellettuali e potere in Cina, Atti del Convegno di Venezia, 5?6 aprile 1990, Cafoscarina, Venezia, 1993 “”La Cina nel periodo post?riformista””, in Mondo Cinese, n. 83/84, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali CENTRORIENTE – P. IVA 07908170017 Copyright Centroriente 1999-2018″,”CINE-004-FV”
“BERTINETTI Paolo”,”Il teatro inglese del Novecento.”,”BERTINETTI Paolo (Torino, 1944) è prof. di letteratura inglese presso l’Univ. di Padova.”,”UKIx-116″
“BERTINETTI Paolo a cura; saggi di Rosanna CAMERLINGO Silvia ALBERTAZZI Paolo BERTINETTI”,”Breve storia della letteratura inglese.”,”Palo Bertinetti professore di Letteratura inglese presso l’Università di Torino. Rosanna Camerlingo insegna Letteratura inglese presso l’Università di Perugia. Silvia Albertazzi insegna Letteratura inglese persso l’Università di Bologna.”,”UKIx-001-FSD”
“BERTINI Giovanni Maria”,”La rivoluzione spagnuola.”,”BERTINI Giovanni Maria Sul carattere fiero dello spagnolo. “”La lotta che i Re Cattolici e, soprattutto, Carlo V debbono sostenere per affermare il potere assoluto della Corona è gigantesca. I “”Comuneros”” – difensori intrepidi delle libertà municipali di fronte all’Imperatore – e la “”germanìa”” di Valencia sono prova storica di questo spirito di indipendenza da ogni soverchio dominio del sovrano. Pur oggi rimane nell’animo dello spagnuolo il gagliardo senso della sua personalità: egli non si piega e non s’inchina. Fieramente con le sue virtù ed anche con i suoi difetti opera e vive e c’è da sperare che l’invasione del moderno esoticume non corroda la bella tempra dell’animo suo””. (pag 126)”,”SPAx-117″
“BERTINI Fabio”,”Figli del ’48. I ribelli, gli esuli, i lavoratori. Dalla Repubblica Universale alla Prima Internazionale.”,”Libro dedicato a Giuseppe Vedovato BERTINI Fabio insegna storia dei movimenti sindacali nella Facoltà “”Cesare Alfieri”” dell’Università di Firenze ed è coordinatore dei Comitati toscani del Risorgimento. Ha scritto tra l’altro ‘Gilliatt e la piovra. Storia del sindacalismo internazionale dalle origini a oggi’, 2011. Citazione in apertura tratta da Victor Hugo, Les Châtiments (1853) Blanqui: ‘Chi ha del ferro ha del pane’ (pag 12) Il volume è centrato su Mazzini e il Comitato Centrale Democratico Europeo Marx e il colpo di stato di Luigi Bonaparte “”Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e l’arresto di decine di deputati dell’opposizione, in larga parte appartenenti alla ‘Montagne’, l’occupazione di luoghi strategici nella capitale, la sospensione immediata di fatto dei giornali, la proclamazione dello Stato d’assedio e la contestuale sospensione della Costituzione, ebbero per strumento la perfetta efficienza dell’esercito. In quel momento finivano la metafora del cosacco e il modello reazionario di antico regime sarebbe sopravvissuto solo nelle aree arretrate. Si entrava nel lungo nuovo secolo della reazione moderna ma l’obbiettivo era il medesimo di sempre. L’evento travolse mesi di prospettiva strategica dei “”montagnardi””. Nella sua analisi a caldo, Marx scrisse, forse con qualche ingenerosità: “”Era sufficiente ascoltare i presuntuosi latrati di trionfo coi quali i signori democratici si felicitavano reciprocamente per gli effetti miracolosi della seconda (domenica) di maggio del 1852 (a). La seconda (domenica) di maggio era diventata per loro un’idea fissa un dogma, come pei chiliasti il giorno in cui Cristo avrebbe dovuto risorgere un’altra volta e dar principio al regno millenario. La debolezza aveva trovato un rifugio come sempre nella fede nei miracoli; credeva di aver battuto il nemico perché lo aveva esorcizzato nella propria fantasia; perdeva ogni comprensione del presente, rapita nell’inerte esaltazione dell’avvenire e delle azioni ch’essa aveva in animo di compiere e non voleva ancora tradurre in atto. Gli eroi, che si sforzavano di smentire la propria manifesta incapacità inviandosi a vicenda le loro condoglianze e accozzandosi in un sol mucchio, avevano già fatto le loro valigie, si erano cinte in anticipo come corone d’alloro ed erano occupati a scontare in borsa le repubbliche ‘in partibus’ per le quali, nel silenzio delle loro anime modeste, avevano già avuto la previdenza di organizzare il personale governativo. Il 2 dicembre li colpì come un fulmine a ciel sereno”” (1). Nell’analisi di Marx sul colpo di stato, compiuta tra il dicembre del 1851 e il marzo del 1852, poi confluita negli scritti del ‘Diciotto brumaio di Luigi Napoleone’, il precedente ottimismo lasciava spazio all’analisi critica e addirittura sprezzante sulle potenzialità rivoluzionarie della classe operaia francese, subordinatasi a dottrinari e piccola borghesia (2). L’analisi contestava la lettura di Hugo, giudicandola tutta puntata sulle caratteristiche umane di “”Napoléon le petit”” e quella di Proudhon affermando che il francese, in certo modo, aveva enfatizzato la figura del Bonaparte. Ricostruiva le diverse fasi della rivoluzione di febbraio, ed era assai critica verso il ruolo rivestito da Ledru-Rollin e dagli altri protagonisti del governo repubblicano. Li giudicava incapaci di cogliere le modalità della ricomposizione conservatrice, di valutare adeguatamente passaggi come quello del 10 marzo 1850, individuava nell’impianto istituzionale le radici della dittatura. Anche sulla base di quell’analisi si accentuava il distacco di Marx dalla democrazia socialista e repubblicana, con crescente disprezzo (3). Il 2 dicembre, agli occhi di Marx ed Engels, andava messo in relazione all’evoluzione dell’economia internazionale, come modalità moderna della conservazione sociale ai danni delle classi popolari, ed era un approccio diverso da quello di Mazzini, orientato invece a sottolineare le carenze del movimento democratico che si associavano alla confusione del quadro ideologico (4). La resistenza operaia a Parigi e altrove non poté impedire un atto che, per quella classe sociale, era stato già ampiamente compiuto. Ma fu un grande atto di orgoglio repubblicano, giacché non erano più cosa sua la Costituzione e l’Assemblea nazionale. Presto la parola passò agli ideologi della dittatura, pronti a traghettare i moderati verso il nuovo potere e a travestire da pragmatismo “”repubblicano”” la loro complicità (…)”” [Fabio Bertini, Figli del ’48. I ribelli, gli esuli, i lavoratori. Dalla Repubblica Universale alla Prima Internazionale, 2013] [(1) Karl Marx, The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte, cit., pp. 185 segg.; (2) Cfr. Leonard Krieger, Marx and Engels as Historians, “”Journal of the History of Ideas””, 1953, vol. 14, n. 3, giu., pp. 381-403, Bernard H. Moss, Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?, Vol. 46, No. 4 (Oct. – Dec., 1985), pp. 539-557; (3) Bernard H. Moss, Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?, cit, pp., 539-557; (4) Karl Marx – Friedrich Engels, Sul Risorgimento italiano, a cura di Ernesto Ragionieri, Roma, 1959] [(a) Secondo l’art. 45 della Costituzione del 1848, la seconda domenica di maggio del 1852, sarebbe scaduto il mandato quadriennale del presidente della repubblica e sarebbe stato eletto il nuovo presidente. I democratici della Montagna, specialmente gli esuli, speravano che tale elezione avrebbe portato il loro partito al potere. Perciò essi anche dopo la soppressione universale, orientarono la loro attività in quella prospettiva (ndr: f. MIA)] (pag 281-283)”,”INTP-063″
“BERTINI Fabio”,”Gilliatt e la piovra. Il sindacalismo internazionale dalle origini a oggi (1776-2006).”,”Fabio Bertini, docente di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti sindacali presso la Facoltà ‘Cesare Alfieri’ dell’Università degli Studi di Firenze. “”Il terzo libro del Capitale. “”L’uscita del terzo libro del ‘Capitale’, nel 1894 (451), mentre il secondo era uscito anch’esso postumo nove anni prima, ribadì la centralità dell’opera di Marx. Realizzato postumo da Engels sugli appunti di Marx, talora assai difficili da interpretare, il terzo libro conteneva il concetto di ‘Legge della caduta tendenziale del saggio del profitto’, che consolidava con ragionamento economico la previsione della crisi del capitalismo (452). Marx (o il Marx ricostruito da Engels) si occupava della questione nella seconda sezione, e largamente nel cap. XII. Il ragionamento principale si svolgeva intorno al meccanismo per cui il bisogno di maggiore produttività in funzione di un crescente plusvalore finiva per trasformarsi in ascendente investimento nella quota di valore afferente alle macchine e dunque, alla lunga in decremento del plusvalore. Era un meccanismo inarrestabile perché dominato dalla concorrenza fino al suo tracollo conclusivo. Il capitale ne derivava un’ambivalenza verso la società: da una parte, come potenza complessiva, le si contrapponeva in modo crescente; dall’altra faceva sì che il potere del capitalista individuale verso il processo produttivo si indebolisse altrettanto progressivamente. I due termini entravano in conflitto, determinando la trasformazione “”delle condizioni di produzione, in condizioni di produzione sociali, comuni, generali””. La vera legge dominante era quella del principio di concorrenza, la quale, ad ogni innovazione capace di aumentare la produttività e dunque di aumentare il saggio del profitto, faceva corrispondere una tendenza che riportava il sistema capitalistico in equilibrio e avviava la diminuzione del profitto attraverso il calo del prezzo: «Non appena il nuovo metodo di produzione comincia a guadagnar terreno, fornendo così la prova tangibile che queste merci possono venire prodotte a costo minore, i capitalisti che continuano a lavorare secondo i vecchi sistemi di produzione devono vendere le loro merci al di sotto del loro pieno prezzo di produzione, perché il valore di queste merci è diminuito ed il tempo di lavoro necessario per la loro produzione è superiore a quello sociale. In una parola – e questo sembra essere un effetto della concorrenza – essi pure sono costretti ad introdurre il nuovo metodo di produzione, che diminuisce il rapporto in cui il capitale variabile sta al capitale costante. (…) Le tre caratteristiche fondamentali della produzione capitalistica sono: 1. La concentrazione in poche mani dei mezzi di produzione, che cessano perciò di apparire come proprietà dei lavoratori diretti e si trasformano in potenze sociali della produzione, anche se in un primo tempo nella forma di proprietà privata dei capitalisti. Questi ultimi sono dei mandatari della società borghese, ma intascano tutti gli utili di tale mandato. 2. (…) In seguito alla concentrazione dei mezzi di produzione ed alla organizzazione sociale del lavoro, il modo capitalistico di produzione sopprime, sia pure in forme contrastanti, e la proprietà privata e il lavoro privato. 3. (…) L’enorme forza produttiva in relazione alla popolazione, quale si sviluppa in seno al modo capitalistico di produzione e (…) l’aumento dei valori-capitale (non solamente dei loro elementi materiali) che si accrescono molto più rapidamente della popolazione, si trovano in contrasto e con la base per cui lavora questa enorme forza produttiva, che relativamente all’accrescimento della ricchezza diventa sempre più angusta, e con le condizioni di valorizzazione di questo capitale crescente. Da questo contrasto hanno origine le crisi» (453). Alla discussione sul capitalismo, rilanciata dall’uscita del III libro del ‘Capitale’, parteciparono economisti, politici e sociologi. Larga parte della discussione, che coinvolse anche Wilhelm Lexis e Conrad Schmidt, si focalizzò sulla teoria del valore e sul prezzo di produzione concatenato al valore. Se il III libro del ‘Capitale’, secondo Engels, componeva l’«apparente» contraddizione tra la legge del valore e il profitto, non mancavano gli oppositori. Sulla rivista italiana «La Nuova Antologia», Achille Loria, che si proponeva come primo divulgatore del marxismo, con soggettiva interpretazione collocava il valore nello scambio e notava la contraddizione in Marx tra il considerare il valore nelle merci «invendibili» e il mantenere la determinazione del valore nel lavoro occorrente (454). A sua volta, Conrad Schmidt, su una rivista tedesca, riconosceva a Marx di aver risolto una difficoltà dell’economia politica, traendo il profitto medio dal plus-valore, ma discuteva la definizione della legge del valore come «ipotesi scientifica» utile alla spiegazione del processo reale di scambio (455). L’austriaco Eugen Ritter von Böhm-Bawerk, in ‘Karl Marx and the Close of His System’, del 1896, negava che il valore del lavoro fosse il fondamento del prezzo, rilevando una contraddizione rispetto al primo libro del ‘Capitale’ e una sottovalutazione della legge della domanda, posizione del resto che derivava dall’orientamento marginalista e che faceva riferimento ad una visione “”individualista”” dello sviluppo. Rispondendo ai primi interventi, Engels attaccava i critici, a cominciare da Loria che liquidava pesantemente, mentre dava assai più rilievo a Sombart, cui riconosceva d’aver esposto in maniera eccellente il pensiero di Marx e di aver definito in modo apprezzabile la teoria del valore, contestandogli però la ristrettezza e una certa imprecisione (456). Engels accomunava Sombart e Schmidt nell’errore di considerare passaggio logico ciò che era invece processo storico influente sul pensiero. Per 5-7 milioni di anni aveva imperato la legge del valore, fino al XV secolo, fino all’affermarsi della legge del profitto, dapprima con mercanti inclini alla condivisione del tasso del profitto, poi, con il dilatarsi dei mercati, con mercanti orientati verso l’individualismo, quindi ancora con l’emergere del capitale industriale e il formarsi del plus-valore capitalista e, a seguire, con il moderno concetto di competitività”” [(451) Piero Di Giovanni, ‘Croce e Marx’, in Giuseppe Cacciatore-Girolamo Cotroneo-Renata Viti Cavaliere (a cura), ‘Croce filosofo’, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003, T. 1, p. 276; (452) Ivi, pp. 276-277; (453) Karl Marx, ‘Il Capitale’, Libro III, ‘La trasformazione del plusvalore in profitto – La caduta tendenziale del saggio del profitto’, a cura di Maria Luisa Boggeri, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 322-324; (454) Achille Loria, ‘L’opera postuma di C. Marx’, in “”La Nuova Antologia””, CXXXIX (1895), 1° feb. 1895, pp. 460-496. Cfr. Gian Mario Bravo, ‘Engels e Loria: Relazioni e polemiche’, in ‘Studi Storici’, XI (1970), n. 3, lug.-set., pp. 533-550; (455) Conrad Schmidt, ‘Der Dritte Band des Kapital’, in ‘Sozialpolitisches Zentralblatt’, 25 feb. 1895, 22, pp. 255-258; (456) Friedrich Engels, ‘Complément et supplèment au IIIe livre du Capital’, “”Le Devenir social: revue internationale d’économie, d’histoire et de philosophie’, nov. 1895, pp. 710-728] (pag 152-155)”,”SIND-162″
“BERTINI Fabio”,”Organizzazione economica e politica dell’agricoltura nel XX secolo. Cent’anni di storia del consorzio agrario di Siena (1901-2000).”,”Bertini è docente di Storia contemporanea e di Storia del movimento sindacale presso la Facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Ha pubblicato molti volumi (v. 4° copertina) Fabio Bertini, docente di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti sindacali presso la Facoltà Cesare Alfieri dell’Università degli Studi di Firenze, è presidente del Comitato Livornese per la Promozione dei Valori Risorgimentali. Ha scritto Risorgimento e Paese reale (Firenze, 2003); Le parti e le controparti (Milano, 2004); La democrazia europea e il laboratorio risorgimentale italiano (Firenze, 2006); Risorse, conflitti, continenti e nazioni (Firenze, 2006); Risorgimento e questione sociale (Firenze, 2007). (fonte Aracne)”,”ITAE-386″
“BERTINI Barbara CASADIO Stefano”,”Clero e industria a Torino. Ricerca sui rapporti tra clero e masse operaie nella capitale dell’auto dal 1943 al 1948.”,”M.B. Bertini (Firenze 1953), diplomata presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica di Torino. Ha studiato nell’Università di Torino, S. Casadio (Rimini, 1953) ha studiato nell’Università di Torino, laureandosi in Storia del cristianesimo. L’ ‘astensione’ dei cappellani di fabbrica sul tema delle elezioni (1948) (pag 114-)”,”RELC-008-FMB”
“BERTINOTTI Fausto GIANNI Alfonso”,”L’Europa delle passioni forti.”,”Fausto Bertinotti è nato a Milano, è sposato e ha un figlio. Ha lavorato per trent’anni nella CGIL, lasciandola all’inizio del 1994 come segretario confederale della sua minoranza Essere Sindacato. Dal gennaio 1994 è segretario del partito della Rifondazione Comunista. É parlamentare europeo e presidente della Sinistra europea. Alfonso Gianni, nato a Milano, è sposato e ha due figli. Ha iniziato la sua militanza politica nella Federazione Giovanile Comunista, poi ha partecipato al movimento studentesco milanese, contribuendo alla costruzione del Movimento Lavoratori per il Socialismo. É stato deputato tra il 1979 e il 1987, eletto prima nelle file del Partito di Unità Proletaria, poi in quelle del Pci. Dal 1988 alla fine del 1993 ha lavorato nella CGIL. Attualmente è deputato nelle file di Rifondazione Comunista.”,”EURx-053-FL”
“BERTO Francesco VERO TARCA Luigi”,”Introduzione alla logica formale.”,”Francesco Berto è dottore in Filosofia e svolge attività di ricerca scientifica presso il Dipartimento di Filosofia e teoria delle scienze dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove collabora alla cattedra di Logica. Studioso di Hegel, Wittgenstein e Gödel. Luigi Vero Tarca è docente di Logica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove è ordinario nel settore di Filosofia teorica. Studioso di Wittgenstein e del pensiero filosofico-epistemologico contemporaneo.”,”FILx-158-FL”
“BERTOLDI Silvio”,”Miles. Le grandi battaglie che hanno fatto la storia.”,”1. Dalla Grecia a Roma 2. Principi e cavalieri 3. I secoli di ferro 4. Lampi sul mare 5. L’epopea napoleonica 6. Sangue sull’Europa 7. In marcia su Berlino 8. Continua il dramma”,”QMIx-037″
“BERTOLDI Silvio”,”A futura memoria. Piccolo Pantheon di Italiani sicuramente rispettabili.”,”BERTOLDI Silvio scrittore e giornalista è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha scritto romanzi e opere di carattere storico (tra cui varie biografie, Mussolini, Badoglio, Vittorio Emanuele II, Rommel). “”(Luigi Pirandello fu iscritto al partito fascista dal 19 settember 1924. Fece domanda d’ avere la tessera subito dopo l’ assassinio di Giacomo Matteotti, quasi per esprimere ual regime solidarietà ad ogni costo. Un gesto che destò molto scalpore. Conobbe Mussolini e fu ricevuto da lui numerose volte. Il Duce sperava di poter organizzare, alla morte dello scrittore, funerali littorii. Quando seppe delle ultime volontà di Pirandello, diede un pugno sul tavolo ed esclamò: “”Ha voluto andarsene sbattendo la porta””””. (pag 188)”,”BIOx-088″
“BERTOLDI Silvio”,”Mussolini tale e quale. Come lo ricordano coloro che gli vissero accanto.”,”Pessimo conoscitore di uomini? Il carattere di Mussolini. “”Me lo spiega De Stefani: “”Perché Mussolini era un pessimo conoscitore di uomini. Mi confessò una volta: ‘Tra un malandrino e un onesto, se non li conosco, scelgo sempre il primo’. La chiave per capire il personaggio è questa.”” (pag 121) “”””Erano soprattutto””, precisa Pini, “”simpatie fisiche, immediate, che spesso potevano ingannarlo. Come tutte le simpatie, erano sentimenti superficiali. Mussolini sapeva di non avere veri amici, e non se ne doleva, a causa del suo temperamento di solitario””””. (pag 123)”,”ITAF-199″
“BERTOLDI Silvio”,”Come si vince o si perde una guerra mondiale. 1914-1918. Le battaglie che hanno deciso il nostro destino.”,”””…per innumerevoli consigli apparirà a quanta instabilità, né altrimenti che uno mare concitato da’ venti, siano esposte le cose umane”” Francesco Guicciardini. “”Il Kaiser discute la lettera di Carlo I con il suo vice capo di Stato Maggiore, il generale Eric Ludendorff, il vero cervello della guerra. Ludendorff, a cinquantadue anni, è un mito vivente per la Germania. (…) E’ stato il conquistatore di Liegi e ha formato con von Hindenburg quel duo militare , in perfetta simbiosi, che ha rappresentato la forza geniale e irresistibile dell’ esercito di Guglielmo II. Grandi strateghi, hanno vinto insieme le battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. (…) Ma come condottiero il generale Ludendorff è un genio, uno dei maggiori soldati della storia tedesca, dove pure i grandi soldati abbondano. Forse il migliore in assoluto nella Prima guerra mondiale. (…). Pertanto la risposta iniziale di Ludendorff al Kaiser, quando gli prospetta la richiesta austriaca, è di respingerla. Il colpo sull’ Isonzo. Però, poco alla volta, non soltanto si lascia convincere, ma addirittura cambia radicalmente opinione. Ha scoperto di poter fare, volendo, anche il ragionamento contrario: se una spallata sull’ Isonzo spazza via una volta per sempre l’ Italia, alcune divisioni austriache resesi disponibili potrebbero venire trasferite in Francia e là affiancarsi a quelle tedesche, rafforzandole per l’ attacco finale. Chi lo persuade a questa interpretazione dei fatti è il generale bavarese Konrad Krafft von Dellmensingen (…). Krafft von Dellmensingen ha fatto una ispezione sull’ Isonzo e si è reso conto della convenienza di dare respiro all’ Austria (…)””. (pag 118-119)”,”QMIP-052″
“BERTOLDI Silvio”,”Il giorno delle baionette.”,”BERTOLDI Silvio è scrittore giornalista (Verona) laureato in lettere a Padova.”,”ITAF-245″
“BERTOLDI Silvio”,”Il re che fece l’Italia. Vita di Vittorio Emanuele II di Savoia.”,”BERTOLDI Silvio, giornalista e scrittore, è stato direttore di ‘Epoca’ e della ‘Domenica del Corriere’. E’ articolista del Corsera. Ha scritto vari libri.”,”ITAB-248″
“BERTOLDI Silvio a cura; scritti di Raffaele CADORNA Angelo TARCHI Achille MARAZZA Ruggero BONOMI Piero PESENTI Ferruccio PARRI Edmondo CIONE Sandro PERTINI Vittorio Magno BOCCA Leo VALIANI Valerio Junio BORGHESE Michael NOBLE Carlo Emanuele BASILE Giorgio BOCCA Renzo MONTAGNA Italo PIETRA Giuseppe SPARZANI Giuseppe BRUSASCA Bruno COCEANI Antonio GIOLITTI”,”La guerra parallela. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945. Le voci delle due Italie a confronto.”,”Antologia. Scritti di Raffaele CADORNA Angelo TARCHI Achille MARAZZA Ruggero BONOMI Piero PESENTI Ferruccio PARRI Edmondo CIONE Sandro PERTINI Vittorio Magno BOCCA Leo VALIANI Valerio Junio BORGHESE Michael NOBLE Carlo Emanuele BASILE Giorgio BOCCA Renzo MONTAGNA Italo PIETRA Giuseppe SPARZANI Giuseppe BRUSASCA Bruno COCEANI Antonio GIOLITTI”,”ITAR-128″
“BERTOLDI Silvio”,”Badoglio.”,”BERTOLDI Silvio, scrittore e giornalista, ha scritto un romanzo e varie opere di saggistica tra cui ‘Rommel’, ‘Salò’, ‘I Savoia’. “”Ah, mio caro, i tempi passati restano per noi un libro chiuso con sette sigilli. Quel che voi chiamate lo spirito dei tempi, non è in sostanza, se non lo spirito di quei bravi signori, entro i quali i tempi si riflettono”” (Goethe, Faust) (in apertura) La disfatta di Caporetto. “”Aveva a disposizione quanto gli era necessario, e anche di più, per fronteggiare il nemico. Per esempio, era stato il solo comandante di grande unità ad ottenere la deroga, dopo una furiosa richiesta, all’ordine di non sparare con l’artiglieria pesante: sparasse un colpo al giorno per ogni pezzo n dotazione (che è un’altra “”perla””, dopo quella precedente di Capello, di smettere di sparare del tutto). Poteva contare sul suo corpo d’armata con ottocento bocche da fuoco, su un altro corpo d’armata, il settimo di Bongiovanni, a proteggergli le spalle; su sei battaglioni ottenuti di rinforzo all’ultimo momento; sulla brigata Napoli, assegnatagli alle ore 14.30 del 22 ottobre. (…) Risultato: i tedeschi attaccarono e sfondarono, all’ora indicata e nel punto indicato, le linee italiane, gran parte delle quali dipendevano da Badoglio. I cannoni di Badoglio non spararono un colpo e rimasero, come disse Orlando, “”tragicamente muti””. La 19° divisione di Badoglio, che doveva tenere la zona della assurda testa di ponte di Tolmino, lasciata isolata, fu sopraffatta da forze enormemente superiori e distrutta dai gas, senza che nessuno nemmeno se ne accorgesse. Il suo comandante, il generale Giovanni Villani, si uccise non reggendo al disonore. Le altre tre divisioni del corpo d’armata di Badoglio, abbandonate a se stesse sulla sinistra dell’Isonzo, dovettero essere trasferite al corpo di armata di Caviglia, il quale si batté brillantemente per portarle in salvo alla meno peggio. Per l’intero primo giorno di battaglia, Badoglio non riuscì mai a farsi vivo, né con i comandi superiori, né con quelli inferiori. Doveva essere al suo posto di prima linea, all’Ostri Kras, e invece si lasciò sorprendere a quello arretrato di Cosi. Restò subito privo di collegamenti e tagliato fuori dalle sue truppe. (…) Le prime parole che pronunciò, una volta uscito alla meglio da quell’inferno, furono di accusa contro la sua brigata Puglie comandata dal colonnello Tullio Papini, incolpata di diserzione, mentre aveva combattuto (4). Il crollo di Badoglio, tra Tolmino e la Bainsizza, rese più grave, anzi determinò la rotta del corpo d’armata del generale Cavaciocchi, sulla sinistra, che fu preso alle spalle dal nemico. Lo sfondamento poi detto di Caporetto, e la catastrofe che ne derivò, per quanti arzigogoli dialettici si vogliano imbastire, per quanto si leggano con la lente di ingrandimento gli ordini di Capello e di Montuori allo scopo di scoprirvi errori e possibilità di equivoci, porta soprattutto il nome di Badoglio””. (pag 52-53) (4) M. Silvestri, Isonzo 1917, pp. 425-426: “”Il crollo parziale della Puglie, riferì Badoglio al maggiore Campello perché lo riportasse al comando d’armata, che già ne era stato preavvertito telefonicamente, era dovuto alla diserzione delle truppe, da lui personalmente schierate, che avevano abbandonato le posizioni senza combattere. Tale notizia, scrive il generale Capello: “”La si dovette poi in seguito smentire. La maggior parte di detta brigata resistette per parecchio tempo alla linea del Globocak e non meritava l’atroce insulto che il suo comandante di corpo d’armata le aveva leggermente lanciato”””””,”ITQM-191″
“BERTOLDI Silvio”,”Camicia nera. Fatti e misfatti di un ventennio italiano.”,”””Così passa e declina… il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio”” Vincenzo Cardarelli (in apertura) Silvio Bertoldi è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Mussolini. “”Passano gli anni, cambiano i rapporti tra gli uomini. Cosa rimane delle antiche amicizie, quando si è giunti al vertice del potere e si vede il mondo nell’ottica dell’autorità e del comando? Chi sono, ora che è il dittatore incontrastato dell’Italia, gli amici rimasti a Mussolini, tra quelli degli anni della vigilia e tra i nuovi? Secondo Giorgio Pini, redattore capo del “”Popolo d’Italia”” e quotidianamente in contatto telefonico con un Mussolini mai immemore d’essere soprattutto un giornalista, il Duce amici veri non ne ebbe mai, intimi nessuno, nemmeno il fratello Arnaldo. Nella storia delle Camicie Nere prima, del regime poi, non si trova facilmente chi possa dire di avere goduto, conservato o conquistato la sua confidenza. Che ne abbia raccolto i segreti pensieri in quei momenti in cui un uomo cerca di aprirsi con un altro uomo in grado di comprenderlo. La conclusione è una: in tutta la vita Mussolini è sempre stato ed è rimasto solo. Da giovane di carattere era un orso, spesso iracondo e prepotente. Le vicende di cui divenne protagonista lo portarono a un progressivo isolamento. Era circondato da avversari, se non da nemici (….)”” (pag 169)”,”ITAF-286″
“BERTOLDI Silvio”,”Colpo di Stato. Venticinque luglio 1943: il ribaltone del fascismo.”,”””Grandi esordì dolendosi che il Gran Consiglio non fosse stato convocato da quattro anni, nonostante le ripetute richieste sempre rimaste senza risposta. Sicché i ministri del re e lo stesso Gran Consiglio appresero alla radio, il 10 giugno 1940, la notizia dell’entrata in guerra dell’Italia contro la Francia e l’Inghilterra, e altrettanto avvenne un anno dopo quando scese in campo contro la Russia e l’America”” (pag 156)”,”ITAF-346″
“BERTOLDI Silvio”,”Sangue sul mare. Grandi battaglie navali.”,”Silvio Bertoldi, giornalista e scrittore, è stato direttore di Epoca e della Domenica del Corriere. Attualmente è articolista del Corriere della Sera. Tra i suoi libri, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Salò, Colpo di Stato, Apocalisse italiana, Il Re che tentò di fare l’Italia, Piazzale Loreto, Il Re che fece l’Italia, Guerra, Il Re e Margherita, Come si vince e si perde una guerra mondiale.”,”QMIx-035-FL”
“BERTOLDI Silvio”,”Hitler. La sua battaglia.”,”‘Tutto tranne pazzo’ (pag 131) ‘(…) Hitler sicuramente non [era] un pazzo. Le deviazioni, le anormalità di Hitler, che progressivamente hanno fatto di lui un mostro, sono altre. In primo luogo, la degenerazione di alcune caratteristiche ritenute positive, almeno in politica. Per esempio, la capacità di convincere, la consapevolezza della propria superiorità, la testardaggine, l’intuito, la rapidità nel decidere, il senso del rischio, la maestria oratoria. Perfino il fanatismo, la demagogia, la cieca fiducia nel proprio istinto (come è noto, né la riflessione, né l’approfondimento dei problemi, né la cultura gli appartennero mai). Queste caratteristiche, queste doti, impiegate a fini criminali, hanno mostrato il loro rovescio. L’uso aberrante che Hitler ne fece per perseguire fini fraudolenti le ha trasformate in strumenti odiosi, in portatrici di morte. Ma la coerenza di certi aspetti del personaggio sta a dimostrare in lui il contrario della pazzia. A cominciare dalla lucidità del suo programma di azione politica, censurabile finché si vuole, ma esposto con assoluta chiarezza in ‘Mein Kampf’ fin dal momento dell’antivigilia, quando alla sua realizzazione credeva soltanto lui. E la prontezza nell’individuare e nel cogliere le incertezze e le lacune degli avversari; l’abilità con cui preparò l’aggressione sullo scacchiere internazionale nel 1939: non si dimentichi come giocò Francia e Inghilterra, battendole sul tempo con il patto d’alleanza con Stalin (che Francia e Inghilterra stavano a loro volta trattando, ma senza la sua spregiudicata fulmineità). Perfino la freddezza del suo odio. Solo un lucido raziocinante può mantenerne la costanza e l’implacabilità senza mai distrarsi, come fece lui, capace di pretendere e di far eseguire per odio la morte di sei milioni di ebrei. Questo è il vero aspetto patologico della personalità di Hitler: l’odio; in particolare l’odio per gli ebrei, assoluto, sanguinario, coltivato fin dall’adolescenza. Germinato e cresciuto in un ambiente di antica tradizione antisemitica come quello tedesco, dove il pregiudizio razziale offre un terreno di coltura ideale per persecuzioni dalle radici ancestrali. Col passare degli anni e con l’assoluto potere prima, poi con l’ebbrezza dei trionfi, per finire con la constatazione del crollo d’ogni conquista, in Hitler prevalgono altre connotazioni: una spietatezza selvaggia, una ferocia belluina, un livore incontenibile fine a sé stesso, la voluttà nel colpire e nel vendicarsi, il disprezzo per la vita (altrui), la caduta di ogni senso dell’onore. Ancora, l’irrisione verso i deboli e i vinti, l’indifferenza per il dolore umano, il cupo sospetto di tradimenti da parte di chiunque e quindi la necessità di prevenirli sanguinosamente. Insieme al compiacimento beffardo per essere riuscito a ingannare il mondo intero, a giocarlo: «Ho creato la grande Germania con il bluff politico»’ (pag 134-135)]”,”GERN-181″
“BERTOLDI Silvio”,”Contro Salò. Vita e morte del Regno del Sud.”,”Libro dedicato a Emilio Radius Il regno del sud fu, tra l’11 settembre 1943 e il 4 giugno 1944, l’estremo lembo dell’Italia legale, dopo la catastrofe dell’armistizio e l’occupazione tedesca, fino alla liberazione di Roma. Vittorio Emanuelel III, suo figlio Umberto, la regina Elina, Badoglio con due soli ministri del governo del 25 luglio e un numero cospicuo di generali in fuga. Sbarcarono a Brindisi e là si sistemarono. Là presero contatto con gli Alleati e là il re divenne il sovrano d’un regno di quattro pronvice: Brindisi, Bari, Lecce e Taranto. Fu quella la piccola oasi della continuità nazionale, anche se la sua indipendenza era apparente e non molto maggiore di quanta ne avesse concessa a Salò il Terzo Reich. (…) Il libro narra la storia dei personaggi piovuti da ogni parte nel piccolo regno. (…) I protagonisti sono Vittorio Emanuele, Umberto, Elena, Badoglio Acquarone, il capo della Missione alleata Mac Farlane (i cui compiti non erano molto dissimili da quelli di Rahn a Salò), Croce, Sforza, De Nicola, Togliatti, Omodeo, i politici stranieri che ci osservavano come entomologhi schizzinosi (l’inglese MacMillan futuro primo ministro, l’amerano Murph, il russo Wishinsky, il terribile pubblico ministero dei processi staliniani) i generali Ambrosio, Roatta, Messe e Utili, gli intellettuali di Radio Bari e di Radio Napoli, Curzio Malaparte, l’aristocratica spia Maria Pignatelli De Seta. Scrittore e giornalista, Bertoldi è nato a Verona e si è laureato in Lettere a Padova.”,”ITQM-244″
“BERTOLDI Silvio”,”Salò. Vita e morte della Repubblica sociale italiana.”,”Silvio Bertoldi scrittore e giornalista, è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha pubblicato articoli su settimanali vari ed è stato inviato speciale in molte parti del mondo. Ha scritto tra l’altro ‘La guerra parallela. I tedeschi in Italia’ (Rizzoli), ‘Mussolini tale e quale’, ‘Umberto’, ‘I nuovi italiani’, ‘Vittorio Emanuele III’.”,”ITAF-021-FV”
“BERTOLDI Silvio”,”Il sangue e gli eroi. Gli uomini e le battaglie che decisero la Seconda Guerra Mondiale.”,”Blumentritt Manteuffel e l’offensiva delle Ardenne…. “”Il 3 gennaio, mentre anche Hodges si avvicina a Houffalize, von Manteuffel scatena un ultimo disperato attacco contro Bastogne. Vuole tagliare il corridoio di cui si servono gli Alleati per raggiungere la città. Dopo ventiquattro ore di aspri combattimenti, i tedeschi sono costretti a fermarsi ancora una volta «per assoluta insufficienza di mezzi e di uomini». Ma su Houffalize avanza a marce forzate Patton, benché ora incontri una resistenza più accanita nel settore a est di Bastogne, tra Megeret e Wardin. Improvvisamente Hitler acconsente al ritiro dalla regione dell’Eifel dell’armata di Sepp Dietrich, perché sia ricostituita e trasferita sul fronte russo, dove si aspetta di giorno in giorno l’offensiva finale sovietica. Manteuffel resta quindi solo, con l’unico appoggio della Settima armata sul fianco sinistro. Ormai per gli Alleati è vittoria completa. Il 6 gennaio Hodges conquista Odeigne, Patton resiste all’estremo contrattacco di Manteuffel. Il ritiro di Dietrich ha messo in crisi l’intero schieramento tedesco. Ancora una volta von Rundstedt, con un memorandum inviato al Comando della Wehrmacht, propone il ripiegamento sulla riva destra del Reno. Ancora una volta la risposta di Hitler è no. Il 7 cadono Dochamps e Laroche e Patton punta su Tillet. L’8 von Manteuffel comincia a ripiegare e il 13 Patton è sul fiume Ourthe e prende Foy Nôtre-Dame. Il 20, perduta Houffalize, le armate tedesche sono nuovamente sulle posizioni di partenza. L’offensiva delle Ardenne è fallita. In trentaquattro giorni di battaglia i tedeschi hanno avuto circa centomila uomini tra morti, feriti e prigionieri, ottocento carri armati e almeno mille aerei distrutti. Gravi anche le perdite alleate: 81.000 americani e 1.400 britannici, oltre a ottocento mezzi corazzati. È stata per gli Alleati una dura lezione: «… troppo ottimisti, troppo superficiali i comandi superiori, troppo rilassate le truppe, scriteriati i pianificatori che hanno trascurato la difesa dei fianchi, che ha impedito una pronta reazione all’infiltrazione tedesca, anche se le spalle del dispositivo hanno resistito all’urto», è stato scritto. Insomma, un duro colpo,. «Ma mentre gli americani saranno in grado di colmare i vuoti nel breve giro di quindici giorni, le perdite tedesche in uomini e mezzi risulteranno determinanti per il successivo andamento del conflitto. Come ha scritto Churchill, l’offensiva delle Ardenne ha costretto gli Alleati a ritardare di tre settimane l’avanzata in Germania, ma, tutto sommato, ha dato loro insperati vantaggi: “”Poiché i tedeschi non potevano più colmare i vuoti, le nostre successive battaglie sul Reno, anche se dure, risultarono indubbiamente più facili””» (Salmaggi). Dirà Günther Blumentritt, ex capo di Stato Maggiore di von Kluge, commentando più tardi la battaglia: «Fu un’operazione senza senso e l’aspetto più ridicolo di essa fu l’aver indicato Anversa come l’obiettivo finale. Per la verità noi saremmo caduti in ginocchio a ringraziare Dio solo che fossimo riusciti a raggiungere la Mosa». Erano discorsi del tempo di poi. Quando era stato esposto ai generali il piano di Hitler, tutti l’avevano accettato in silenzio pur ritenendolo improponibile. Tranne von Rundstedt; al quale però sarebbe dovuto sembrare logico trarre le conclusioni dal suo dissenso e dimettersi. La vittoria alleata dipese indubbiamente dalle decisioni di Eisenhower, ma sul terreno ha soprattutto un nome, quello di George Patton. Fu lui a rompere per primo l’avanzata tedesca, a liberare Bastogne, a conquistare Houffalize, a ridurre la punta estrema del saliente tedesco nelle Ardenne, poi eliminato con il concorso di Hodges, a varcare il Reno. Lo fermarono mentre stava entrando a Pilsen, dopo avere preso Norimberga e attraversato la Germania da ovest a est”” (pag 244-246)”,”QMIS-332″
“BERTOLDI Silvio”,”Vittorio Emanuele III.”,”Silvio Bertoldi è nato a Verona, ma è vissuto e ha lavorato da molti anni a Milano. Giornalista e inviato speciale, ha scritto molti libri tra cui ‘La guerra parallela’ e ‘I tedeschi in Italia’. Il primo colpo di stato di Vittorio Emanuele (manovre per intervento in Grande guerra) (apg 235-257) Il secondo colpo di stato del re (la marcia su Roma condotta per mano) (pag 287-309)”,”BIOx-041-FSD”
“BERTOLDI Silvio”,”Salò. Vita e morte della Repubblica sociale italiana.”,”Silvio Bertoldi scrittore e giornalista, è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha pubblicato articoli su settimanali vari ed è stato inviato speciale in molte parti del mondo. Ha scritto tra l’altro ‘La guerra parallela. I tedeschi in Italia’ (Rizzoli), ‘Mussolini tale e quale’, ‘Umberto’, ‘I nuovi italiani’, ‘Vittorio Emanuele III’. “”L’atto di nascita coincide con una strage. L’atto di nascita porta la data del 14 novembre 1943. In Castelvecchio di Verona, l’antica roccaforte dei signori Della Scala, con un documento in 18 punti della prima Assemblea nazionale del Partito fascista repubblicano, inizia la sua vita la Repubblica Sociale….”” (pag 11) “”Il fatto più spietato è l’uccisione di Giovanni Gentile. Il filosofo fascista si è trasferito a Firenze da Roma dopo l’8 settembre e vive a Villa Montalto, presso il Salviatino. Presiede l’Accademia d’Italia e dirige la ‘Nuova Antologia’, tornata ad uscire in febbraio. Il 15 aprle rincasa in automobile per la colazione, all’una e mezzo. Mentre scende davanti al cancello della villa, gli piombano addosso quattro ciclisti guidati dal “”gappista”” Bruno Fanciullacci. Gli sparano e una grida: «In lei non uccidiamo l’uomo, ma l’idea». Il vecchio filosofo viene portato morente sul tavolo operatorio dell’ospedale di Carreggi. Il primo medico ad accorrere alla chiamata, ignaro, è suo figlio, assistente di Piero Valdoni, allora clinico chirurgo a Firenze. Tutti i partiti rifiutano la solidarietà agli autori del delitto, tranne i comunisti. Tiziano Codignola scrive una nobile pagina, scindendo le responsabilità dell’eminente interprete di cultura da quelle dell’uomo che le circostanze e l’ambizione hanno portato ad aderire alla Repubblica Sociale. Mussolini vieta le rappresaglie. Gentile viene sepolto in Santa Croce”” (pag 199)”,”ITAF-417″
“BERTOLI Giuseppe”,”Globalizzazione dei mercati e sviluppo dell’economia cinese.”,”Giuseppe Bertoli, Straordinario di Economia e Gestione delle Imprese Università degli Studi di Brescia Contiene: Tabella delle prime dieci società dei Paesi in via di sviluppo per valore degli investimenti diretti effettuati (pag 5)”,”CINE-077″
“BERTOLINI Tatiana MOLINARO Valter”,”Fiamma partigiana all’Alfa Romeo. Il diario di Antonietta Romano e la Resistenza al Portello.”,”Il libro è diviso in due parti: la prima contiene il saggio introduttivo di Tatiana Bertolini e il diario di Antonietta Romano, la partigiana “”Fiamma”” che iniziò a lavorare a 16 anni all’ Alfa Romeo nel 1941. Il diario inizia il 15 ottobre del 1942, fu la terribile esperienza della guerra e il contatto con gli antifascisti in fabbrica a trasformarla in partigiana combattente. Nella seconda parte, Valter Molinaro racconta la lotta antifascista e la Resistenza all’interno delle officine dell’Alfa Romeo Portello. Nella fabbrica, fiore all’occhiello del fascismo, anche nei momenti più duri la Resistenza aveva radici profonde. All’Alfa lavorarono Cino Moscatelli come tornitore, Milano Cislaghi che pubblicò il primo giornale clandestino di fabbrica “”la Scintilla””, il gappista Sergio Bassi noto per le sue azioni temerarie, e tanti antifascisti e partigiani, molti dei quali furono reclusi e mandanti nei campi di concentramento. Euro 15.0 Nella bibliografia. – Gianni OLIVA, La grande storia della Resistenza, 1943-1948′, Utet, Torino, 2018 – Amedeo OSTI-GUERRAZZI, a cura, Le udienze di Mussolini durante la Repubblica Sociale Italiana, 1943-1945, Deutsches Historisches Institut, Roma, 2019″,”ITAR-021-FSD”
“BERTOLISSI Sergio”,”Un paese sull’ orlo delle riforme. La Russia zarista dal 1861 al 1904.”,”BERTOLISSI Sergio insegna storia d’ Europa orinetale presso l’ Istituto Orientale di Napoli. Ha studiato l’ organizzazione del lavoro nell’ Unione Sovietica degli anni Venti e le riforme economiche degli anni Sessanta e Settanta. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”RUSx-077″
“BERTOLISSI Sergio SESTAN Lapo a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. II. 1944-1955.”,”””Le cose si aggravano perché la proclamazione della dottrina Truman, la proposta del piano Marshall e le discussioni per la realizzazione di esso hanno creato in Europa una situazione nuova. L’ Europa è spezzata in due, il che corrisponde ai piani dell’ imperialismo americano e di quello inglese per l’ isolamento dell’ Unione Sovietica e dei paesi di nuova democrazia, ma non corrisponde per nulla all’ interesse nazionale italiano; così come non corrisponde per nulla all’ interesse nazionale italiano la divisione in due della Germania, che è pure uno degli obiettivi e in parte già il risultato della politica anglo-americana.”” (pag 313, Tre minacce alla democrazia italiana, Togliatti)”,”PCIx-188″
“BERTOLIZIO Giorgio”,”Nevrosi, idiozie e malefatte dei grandi filosofi.”,”Giorgio Bertolizio è nato a Trieste nel 1936. Vive a Brescia e in Toscana. Medico, ha ricoperto la carica di primaro ospedaliero e d segretario dell’ ANPO (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri).”,”FILx-016-FGB”
“BERTOLO G. CURTI R. DELLAVALLE C. DE-MARCO P. FLORES M. GALLERANO N. GANAPINI L. GUERRINI L. SALVATI M.A. SANTOMASSIMO G.”,”Il dopoguerra italiano 1945 – 1948. Guida bibliografica.”,”Nicola GALLERANO (Il contesto internazionale), Luigi GANAPINI (i partiti politici), Marcello FLORES (i problemi politico-istituzionali), Gianpasquale SANTOMASSIMO (dibattito sulle linee della ricostruzione), Mariuccia SALVATI (ricostruzione e disegno capitalistico), Claudio DELLAVALLE (il sindacato, Lotte sociali nell’Italia settentrionale), Paolo DE-MARCO (Aspetti del problema del Mezzogiorno), Gianfranco BERTOLO, Roberto CURTI, Libertario GUERRINI (il dibattito sulla questione agraria e le lotte contadine).”,”ITAP-016 EMEx-014″
“BERTOLO Gianfranco BRUNETTA Ernesto DELLAVALLE Claudio GALLERANO Nicola GANAPINI Luigi GIBELLI Antonio GUERRINI Libertario ILARDI Massimo LEGNANI Massimo SALVATI Mariuccia”,”Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-1944.”,”””Di più, le SS non avevano dubbi sull’ inutilità dei tentativi volti ad ottenere dall’ Ansaldo una produzione adeguata alle esigenze, né sul motivo delle reticenze industriali: i dirigenti erano preoccupati di porsi in buona luce con gli anglo-americani, non “”forzando troppo il lavoro””. (pag 134-135)”,”ITAR-073″
“BERTOLO Bruna”,”Donne nella Prima Guerra Mondiale. Crocerossine, lavoratrici, giornaliste, femmes de plaisir, eroine, madrine…”,”L’autrice ha scritto pure: ‘Donne nella resistenza in Piemonte. Il volume contiene molte foto e illustrazioni Teresa Labriola interventista (pag 13) “”Lo scontro fra neutralisti ed interventisti divise radicalmente anche le donne, soprattutto dei ceti più elevati. Molto profondo fu il dissenso ad esempio all’interno dello stesso Partito Socialista: molte si schierarono contro la guerra, ma altre, tra le quali Margherita Sarfatti, la maestra elementare Regina Terruzzi, la torinese Emilia Mariani, donne di spicco all’interno del partito, abbracciarono decisamente la tesi dell’interventismo, considerato elemento democratico. Si schierò per la guerra la stessa Maria Mozzoni, icona del nascente femminismo italiano. A nutrire la loro tesi c’era certamente anche una retorica patriottica che porterà alcune di loro, con molte altre donne, ad aderire in seguito al fascismo. Come Teresa Labriola. Fu una figura di grande rilievo intellettuale nel panorama della cultura del primo Novecento, una figura complessa in cui si possono rintracciare periodi esistenziali e di pensiero anche molto diversi, con l’adesione alla filosofia del partito fascista nella seconda fase della sua vita. Fu la prima donna ad ottenere la libera docenza in Filosofia del diritto, “”disciplina della quale tenne a Roma, a partire dal 1900, un corso molto seguito e apprezzato, anche se messo in discussione perché affidato ad una donna! Allo scoppio della Grande Guerra, l’adesione di Teresa Labriola al movimento interventista appare convinta e decisa. Proprio per questo si dimise dal Consiglio Nazionale donne italiane per presiedere o comunque suggerire e avallare buona parte dei movimenti interventisti, staccandosi quindi in modo netto dalla componente socialista e allontanandosi senza via di ritorno dal marxismo e bolscevismo che, anche sull’influenza del celebre padre, Antonio Labriola, avevano caratterizzato il suo percorso di pensiero fino a quegli anni. Si fece promotrice di una Lega femminile di adesione e di appoggio all’intervento in guerra (….)”” (pag 13)”,”QMIP-207″
“BERTOLO Bruna”,”Mondine. Donne e lavoro in risaia. Storia delle mondariso.”,”Bruna Bertolo, rivolese, tesi di laurea in Storia della filosofia, giornalista pubblicista dal 1988, ha pubblicato vari libri di argomento storico, focalizzando la sua ricerca sull’800 e ‘900.”,”CONx-294″
“BERTOLUCCI Franco MANGINI Giorgio a cura; saggi di BALSAMINI Luigi BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto MANGINI Giorgio”,”Pier Carlo Mangini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia.”,”2° copia Errore in altra scheda parole chiave Kuliscoff “”Nei primissimi momenti del suo arrivo a Bergamo, come già accaduto a Vercelli, Masini si reca presso il maggior istituto di conservazione della città, la Biblioteca civica Angelo Mai (dove poi passerà moltissimo tempo, tanto da entrare a far parte, anni dopo, dell’associazione Amici della Biblioteca: su questo, cfr. Giulio Orazio Bravi, Masini e la Civica Biblioteca “”A. Mai””, in Pier Carlo Masini, Un profilo a più voci’, cit, pp. 83-87), alla ricerca di lettere di Antonio Labriola a Silvio Spaventa. L’archivio Spaventa, infatti, alla fine dell’Ottocento era stato versato dagli eredi Spaventa a Bergamo in segno di gratitudine verso la città lombarda, perché Spaventa era stato più volte eletto in parlamento nel collegio di Bergamo. Sullo stesso materiale, prima di Masini, aveva lavorato Benedetto Croce, e poi Paolo Alatri per la sua biografia di S. Spaventa edita da Laterza nel 1942. E’grazie agli studi di Croce e Alatri che Masini, giungendo a Bergamo, sa dell’esistenza di queste carte. Da queste ricognizioni archivistiche deriva il suo articolo ‘Lettere di Antonio e Francesco Saverio Labriola a Silvio Spaventa’, primo contributo alla “”Rivista storica del socialismo”” (cfr. a. 1, n. 3, luglio-settembre pp. 263-272). Così Masini ricorderà quel momento, anni dopo (cfr.P.C. Masini, La biblioteca di Ghisleri, “”Archivio Storico Bergamasco””, n. 9, 1985, p. 127) (…)””. (pag 48)”,”STOx-180″
“BERTOLUCCI Franco MANGINI Giorgio a cura; saggi di BALSAMINI Luigi BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto MANGINI Giorgio”,”Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia.”,”BERTOLUCCI Franco Testo non indicizzato Citati Cervetto Parodi pag 33 e seguenti Cervetto citato una volta sola in indice nomi per bibliografia pag 264. Foto n° 4 in inserto fotografico: 3° conferenza nazionale dei Gaap con Cervetto Parodi Vinazza Vignale e altri (Livorno, 26-27settembre 1953)”,”ANAx-341″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 1. Dal Fronte popolare alla “”legge truffa””: la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo.”,”Importanti le pagine che si incentrano sulla disputa tra Masini e Cervetto (sul lavoro teorico e pratico da fare, sul problema dell’organizzazione, dell’anarchismo, filosofia della prassi, tradizione libertaria e marxismo, del comunismo, dei giovani, della teoria marxista, dell’analisi della situazione politica attuale, dell’imperialismo ecc.) (pag 113-115 e seguenti) “”Dunque, il periodico e l’attività del gruppo che vi ruota intorno si caratterizzano «ideologicamente» fin da subito, distinguendosi dal resto del movimento. Nei primi numeri del giornale si avvia una riflessione sulla natura politica dello Stato sovietico, definito «una stampa riveduta e corretta del regime capitalistico». La critica al comunismo sovietico e alle sue strutture politiche nasce dall’affermazione che «il comunismo sarà anarchico (o altrimenti non sarà comunismo)» (291). La rivendicazione del «comunismo anarchico» come definizione – che poi successivamente verrà maturata in «comunismo libertario» – è il tentativo di individuare una matrice originale del gruppo all’interno del movimento anarchico, sfiorando il confine e contaminandosi con altre correnti minoritarie della sinistra rivoluzionaria di allora come quelle bordighiste, massimaliste, trotskiste. Un’operazione di alchimia politica assai ardita del gruppo promotore de «L’Impulso», che cerca attraverso una propria definizione ideologica indipendente di distinguersi dal classico movimento libertario, ritenuto eccessivamente mistico e impotente politicamente, ma nel contempo avviare un percorso critico radicale nei confronti delle correnti comuniste staliniane, ritenute una forza controrivoluzionaria irrecuperabile. A coloro che li accuseranno di «bolscevismo anarchico» o «anarchismo bolscevizzante» (292), il gruppo de «L’Impulso» risponderà: «Vi è stato chi ci ha accusato di bordighismo, di trotskismo e di terzointernazionalismo (ma quale terzointernazionalismo, di grazia, se la III internazionale è morta da un pezzo? Forse qullo della frazione serratiana dopo il congresso di Roma del 1922? O piuttosto si voleva dire soltanto «internazionalismo?») ignorando che il bordighismo e il trotskismo troveranno sempre in noi critici seri e inflessibili quali non li hanno trovati in quegli anarchici che non conoscono né il trotskismo né il bordighismo e che quindi parlano senza nozione di causa». Continuando poi: «Certo che nelle nostre dichiarazioni di principio troverete riaffermati i concetti di classe, di rivoluzione, di costituzione di una società nuova. Ma sono forse questi i termini che infastidiscono i nostri critici? Ebbene se sono questi i termini che li infastidiscono allora sono essi che magari da molto tempo hanno sbagliato indirizzo. Non è questa la loro strada e li abbandoneremo ai margini perché non possono più oltre camminare con noi» (293). D’altra parte però all’interno del gruppo de «L’Impulso», come abbiamo già detto, c’è chi come Cervetto si sta spingendo sempre più decisamente verso un marxismo rivoluzionario spurgato da ogni residuo libertario. Ne sono testimonianza una serie di lettere che indirizza a Masini, nelle quali egli ribadisce: «Bisogna saper rompere i ponti con l’anarchismo che è fallito soprattutto per la sua filosofia, per il suo ideale. Bisogna sapersi domandare perché l’anarchismo è fallito, e non solo per la sua politica, per la sua disorganizzazione. Bisogna riconoscere che l’anarchico è l’antibolscevico. E la rivoluzione ha bisogno di bolscevichi, cioè lottatori disciplinati, fermi, per usare un’espressione brutta, retorica: «d’acciaio». Più riusciremo a «bolscevizzare» l’anarchismo più avremo garanzie rivoluzionarie» (294). E poche settimane dopo precisa che: «La ragione storica dell’anarchismo, anche quando era classista, fu quella di rappresentare un istintivo ribellismo della classe operaia. La nostra ragione, credo, invece è quella di essere un neo-leninismo con altri obiettivi: un leninismo perfezionato, critico ecc. Lo scoglio che abbiamo davanti è quello che fece scrivere a Lenin «Stato e rivoluzione»: la questione pratica del potere (non metafisico, né autoritario, ma pratico, ma vitale per conservare la rivoluzione). Credo che siamo sulla strada giusta per superarlo. Trovata la formula per un «nuovo potere» avremo vinto una importante battaglia teorica. Ma attenti a non cadere in un «democraticismo» rigidamente marxista alla Luxemburg, o in un «comunismo dei Consigli» alla Gorter. Bisogna andare oltre perché nella critica alla Luxemburg e al Gorter Lenin aveva ragione. Senza offendere due pensatori rivoluzionari (e precisamente una delle migliori teste che la classe ha prodotto) e senza elevare in un confronto chi, obiettivamente, non merita, credo che la L. [Luxemburg] e il movimento dei consigli costituivano una specie di «resistenzialismo» nel marxismo: più onesto, però, più concreto, più utile. Ma Lenin, in questo, politicamente aveva ragione. E’ inutile, anzi dannoso, cullarsi nella mistica di democrazia operaia. Bisogna risolvere praticamente la formula «tutto il potere alle Assemblee» cioè trovare, teoricamente, il meccanismo della rappresentanza politica. Sarà il superamento dello Stato (apparato borghese tradizionale) e della dittatura del proletariato (Stato-Comune: punta massima del pensiero leninista). Bisogna superare Lenin. Abbiamo 26 anni più di lui. Bisogna risolvere il problema del potere superando la maturità dell’infantilismo leninista, sbarazzando la mente dall’eredità della senilità anarchica» (295)”” (pag 126-127) [Franco Bertolucci, a cura, ‘Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 1. Dal Fronte popolare alla “”legge truffa””: la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo’, BFS, Pisa – Pantarei, Milano, 2017] [(291) ‘Argomenti’, “”IMF””, novembre-dicembre, 1949, p. 1 e 4; (292) Cfr. A. Paolinelli, ‘Bolscevismo anarchico?, “”UN””, 9 aprile 1950, p. 3. La definizione di “”anarchismo bolscevizzante”” è utilizzata da Salvatore Satta, anarchico d’origine sarda, in una lettere a Tommaso Serra del 25 novembre 1950. Cit. in C. Cavalleri, ‘L’anarchico di Barrali…’, cit., p. 45; (293) ‘Come si studia (brevi note), “”IMP””, marzo-aprile 1950, pp. 2-4. Va ricordato il giudizio di Masini sul bordighismo, componente storica del comunismo italiano che conosceva bene dal momento che aveva frequentato il gruppo fiorentino durante gli anni 1945-46, e con cui aveva condiviso il giudizio internazionalista sulla Seconda guerra mondiale. In una lettera a Cervetto scrive: «Ti manderò a parte materiale “”bordighista””. Si tratta di una scuola che a mio giudizio non ha alcuna possibilità di presa reale: ma sono idee che stanno oltre Marx, oltre Lenin, idee modernissime con le quali bisogna fare i conti: da una parte individuando gli elementi che presi in prestito dall’anarchismo hanno avuto una certa acuta teorizzazione e possono tornare reintegrati nell’anarchismo d’avanguardia, dall’altra liquidando tutte le vanità giacobine autoritarie e fondamentalmente astratte del bordighismo». AAC, ‘Lettera’ di P.C. Masini a Cervetto, Cerbaia, 27 aprile 1949; (294) BFS-PCM, ‘Lettera’ di A. Cervetto a P.C. Masini, Savona, 5 febbraio 1950; (295) Ivi, ‘Lettera’ di A. Cervetto a P.C. Masini, Savona, 1 marzo 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”MITC-140″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 2. Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest: dall’organizzazione libertaria al partito di classe.”,”Giudizio positivo di Cervetto su Seniga dopo un incontro (pag 110) Questo volume è il secondo di tre appendice: ‘G. Fontenis, Manifesto dei comunisti libertari. Problemi essenziali, Lettura di Errico Malatesta, M. Bakunin, Lettera ai compagni d’Italia, C. Berneri, Compiti nuovi del movimento anarchico, Dichiarazione della Corrente anarchica di difesa sindacale al IV Congresso della Cgil, P.C. Masini, Antonio Gramsci e l’Ordine Nuovo visti da un libertario. In appendice: il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C. Berneri alla Radio CNT-FAI di Barcellona il 3 maggio 1937’; Collana Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo ‘Quaderni RSA'”,”MITC-140-B”
“BERTOLUCCI Franco”,”A Oriente sorge il sole dell’avvenire. Gli anarchici italiani e la rivoluzione russa 1917-1922.”,”foto del Comitato esecutivo del Soviet di Kronstadt, luglio 1917 (in apertura) “”In realtà, la rivoluzione bolscevica si avviava ormai in direzione della restaurazione di un potere statale dove la “”burocrazia”” giocava un ruolo determinante sotto la parvenza di una teoria “”provvisoria”” della dittatura del proletariato ma che repentinamente si stava trasformando in dominio permanente e che, ovviamente, non poteva essere esercitato dal proletariato ma inesorabilmente sul proletariato”” (pag 111) Franco Bertolucci (1957) è bibliotecario, archivista presso la Biblioteca F. Serantini, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetti nazionali come la “”Rivista storica della’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ (2003-2004) e ha curato vari volumi e saggi in ambito storico e biblioteconomico. Costantino Lazzari. Artigiano di umili origini, si iscrisse giovanissimo alle associazioni operaie milanesi create dai radicali. In seno ad esse condusse con l’amico Giuseppe Croce la battaglia per la loro trasformazione in partito di classe. Aiutato dagli intellettuali Enrico Bignami ed Osvaldo Gnocchi-Viani fondò nel 1882 il Partito Operaio Italiano. Strinse quindi amicizia con Filippo Turati e Anna Kuliscioff. A seguito della loro frequentazione aderì al socialismo, in primo luogo di Marx ed Engels. Con loro, nell’agosto 1892 a Genova, fece confluire il POI nel nuovo Partito dei Lavoratori Italiani, che a Reggio Emilia nel 1893 ed Imola 1894 diventò Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, e nel 1895 a Parma il Partito Socialista Italiano. Avversando il riformismo, si alleò per un certo tempo con i sindacalisti rivoluzionari di Milano (Walter Mocchi e Arturo Labriola), di cui però non condivideva le opinioni sulla violenza rivoluzionaria. In seguito al trionfo dei massimalisti nel XIII Congresso di Reggio Emilia, venne eletto Segretario Nazionale del PSI dal 1912 al 1919, fatto salvo due brevi periodi quando, a causa del suo arresto per “”disfattismo””, la sua carica fu esercitata “”de facto”” dal vicesegretario Oddino Morgari, tra il 24 gennaio al 18 giugno 1918, e poi dal vicesegretario Egidio Gennari, dal 18 giugno al 20 novembre dello stesso anno e infine, dal 22 marzo all’11 ottobre 1919, dal vicesegretario Arturo Vella. Messo in minoranza dal Congresso di Bologna che si svolse tra il 5 e l’8 ottobre 1919, e che portò alla formazione della corrente massimalista dei comunisti unitari di Giacinto Menotti Serrati, dovette cedere l’11 ottobre 1919 la segreteria del partito a Nicola Bombacci. Allo scoppio della Prima guerra mondiale sostenne la posizione pacifista, decisa dalla stragrande maggioranza del PSI. Una volta proclamata l’entrata in guerra dell’Italia, inizialmente solo contro l’Austria e, poi, anche contro la Germania, coniò lo slogan “”né aderire, né sabotare””, che dà l’idea della difficoltà di mantenere una posizione antimilitarista e pacifista a fronte di una massiccia campagna di sostegno dello sforzo bellico condotta dallo Stato monarchico e dai grandi giornali d’opinione. Al Congresso di Livorno del 1921 capeggiò una mozione nella quale confluirono i riformisti.. Nel XIX Congresso del PSI del 1922 votò, dopo un incontro con Lenin al quale partecipò con una delegazione di socialisti, l’espulsione dei riformisti dal partito, rimanendo un massimalista terzinternazionalista, assertore cioè dell’ingresso del PSI nella Internazionale Comunista, anche in seguito.[2] Perseguitato dai fascisti, nel 1927 morì a Roma in estrema povertà e solitudine. (Wikip) Bertolucci ringrazia tra gli altri (pag 15) anche l’amico Philippe Kellermann che lo ha invitato a scrivere sull’argomento una prima versione di questo lavoro, poi inserita nel volume collettaneo da lui curato ‘Anarchismus und Russische Revolution’ (Berlin, Dietz, 2017).”,”ANAx-427″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 3. I militanti: le biografie.”,”Franco Bertolucci (1957) originario della Versilia è bibliotecario, archivista presso la Biblioteca F. Serantini, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetto nazionali, come la “”Rivista storica dell’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ (2003-04), e ha curato vari volumi e saggi di ambito biblioeconomico e storico, tra cui l’ultimo dedicato al centenario della Rivoluzione russa (A oriente sorge il sol dell’avvenire. La rivoluzione russa vista dagli anarchici italiani, 1917-1922, Pisa, BFS, 2017) Cervetto lettera a Masini del 20 giugno 1956 (pag 342-349)”,”MITC-140-C”
“BERTOLUCCI Franco”,”L’anarchico Cafiero divulgatore di Marx: La fortuna del compendio.”,”‘Nel secondo dopoguerra sono stati pochi gli storici a interessarsi specificamente della figura di Cafiero: Gianni Bosio e Pier Carlo Masini, sulle tracce di Antonio Lucarelli, il primo biografo dell’anarchico di Barletta (2), sono stati i maggiori studiosi della sua vita e delle sue opere (3). Una prima riscoperta della figura dell’internazionalista pugliese avviene in occasione del centenario di fondazione della Prima Internazionale in Italia e della pubblicazione del testo inedito “”Rivoluzione””: anarchia e comunismo’, rintracciato, insieme ad altri scritti minori, nel Bundesarchiv di Berna in Svizzera”” (4)”” (pag 5) [(2) Cfr. A. Lucarelli, Carlo Cafiero, saggio di una storia documentata del socialismo’, Trani, Vecchi e C., 1947; (3) Cfr. ‘Rivoluzione per la rivoluzione: raccolta di scritti’, a cura e con introduzione di G. Bosio, Roma, ‘La nuova sinistra’, Samonà e Savelli; questa raccolta ha avuto la prima stampa nel 1968 a cura delle edizioni del Gallo di Milano. Inoltre, si veda l’importante biografia scritta da P.C. Masini, ‘Cafiero’, Milano, Rizzoli, 1974. Cfr. F. Damiani, ‘Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano’, Milano, Jaca book, 1974. Si veda inoltre V. Emiliani, ‘Gli anarchici, vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi’, Milano, Bompiani, 1973; (4) Cfr. ‘Dossier Cafiero’, a cura di G.C. Maffei, con una presentazione di P.C. Masini, Bergamo, Biblioteca M. Nettlau, 1972. I testi pubbicati dalla Biblioteca N. Nettlaul ebbero in breve tempo altre due edizioni: “”Rivoluzione”” anarchia e comunismo’, Pistoia, RL – Porro, 1973, e ‘Anarchia e comunismo e altri scritti, Milano, Autogestione, s.d., ma stampato intorno alla metà degl anni Settanta] Opera: ‘Rivoluzione per la rivoluzione: raccolta di scritti’, a cura e con introduzione di G. Bosio, Roma, ‘La nuova sinistra’, Samonà e Savelli, cercare pdf in http://www.liberliber.it/online/opere/download/?op=2344735&type=opera_url_pdf Nota 14. a pag 13: ‘In questa edizione riproduciamo in appendica la lettera di Cafiero a Marx e la minura della risposta dell’autore del ‘Capitale’ con una nuova traduzione, corretta e completa, che abbiamo tratto dal volume K. Marx – F. Engels, ‘Lettere 1874-1879’, Milano, Lotta comunista, 2006, p.305. Questi due documenti vennero pubblicati per la prima volta sempreda Guillaume nella rivista «La Vie ouvrière» di Parigi nel n. 57 del 5 febbrai 1912 (cfr, ivi, pp. 176-183), con il titolo ‘Lettre de Carlo Cafiero à Marx et réposte de Marx'”,”ANAx-465″
“BERTOLUCCI Franco FULVETTI Gianluca, a cura; saggi di Massimo MICHELUCCI Gualtiero MAGNANI Laura SAVELLI Alessandro VOLPI Alberto BALDASSERONI Roberto GIULIANELLI Stefano GALLO Maurizio ANTONIOLI Lorenzo GESTRI Franco BERTOLUCCI Gianluca FULVETTI”,”Lorenzo Gestri, storico del lavoro. Atti del convegno del 19-20 maggio 2022.”,”Lorenzo Gestri (1943-2022) Tra i vari saggi, quello di Roberto Giulianelli, ‘I lavoratori dei porti nell’Italia dell’età contemporanea. Proletariato o lobby? (pag 79-86) e di Franco Bertolucci, ‘Un profilo bio-bibliografico di Lorenzo Gestri’ (pag 149-153) Lorenzo Gestri (1943-2002) per oltre tre decenni è stato docente presso l’Università di Pisa di Storia del movimento operaio e sindacale, ha rinnovato gli studi sulla genesi dell’ associazionismo politico della provincia di Massa-Carrara e sulle condizioni lavorative nell’area vasta che va da Pisa alla Spezia, con particolare attenzione alla zona apuana tra fine ‘800 e inizio ‘900. Si è dedicato con grande cura alla ricostruzione delle traiettorie dei singoli militanti e delle società di mutuo soccorso, ma anche a questioni culturali e sociali più ampie. La passione politica e l’impegno di studioso sono sempre state legate alla difesa delle idee di giustizia e libertà: imperativi etici a cui rimase sempre fedele. A venti anni dalla sua scomparsa, due convegni a Pisa e a Carrara ne hanno voluto ricordare il profilo. Franco Bertolucci (Pietrasanta, 1957) è bibliotecario, presidente della Biblioteca F. Serantini – ISSORECO Pisa, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetti nazionali come la “”Rivista storica dell’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani (2003-04), ha curato vari volumi e saggi di ambito storico e biblioteconomico. Gianluca Fulvetti (Lucca, 1973) insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, è vice-presidente dell’ ISREC di Lucca. Si occupa di storia dell’Italia contemporanea, in particolare di storia dell’antifascismo, della resistenza e della Seconda guerra mondiale, di storia della criminalità organizzata, e, più recentemente, di storia dello sport. Citato nelle note il libro di M. Caligari, ‘Dall’uncino ai container. I lavoratori portuali di Genova in una prospettiva globale’, Franco Angeli, Milano, 2021″,”CONx-291″
“BERTOLUCCI Rosaria”,”La città perduta. Storie e ritratti di Carrara e del territorio apuo-versiliese tra ‘800 e ‘900.”,”inserire in Correna Rosaria Ciampella dei Bertolucci (1927-1990) romana di nascita ma “”versiliese di adozione”” è stata poetessa, scrittice e giornalista interessata alla letteratura e alla storia. Ha pubblicato varie opere tra cui una biografia: ‘Sibilla Aleramo una vita’ (1983) e alcuni saggi storici: ‘Milleottocentonovantaquattro, storia di una rivolta’ (1981), ‘A come anarchia o come Apua: un anarchico a Carrara, Ugo Mazzucchelli’, 1988. Contiene i ritratti di 42 personaggi in qualche modo collegati a Carrara (tra cui Cafiero, D’Annunzio, Dickens, Failla, Fantoni, Giuntini, Maccari, Malatesta, Mazzucchelli, Meschi, Modigliani, Montale, Nenni, Nicola II, Papini, Pascoli Pea, Pirandello, Pellegrino Rossi, Soffici, Stoppani Viani ecc.)”,”MITS-482″
“BERTOLUCCI Franco a cura; scritti di P. AUDENINO B. BRACCO A. CAFFA P. FAVILLI M. GERVASONI R. GIULIANELLI A. LUPARINI A. MARTINELLI M. VARENGO”,”Maurizio Antonioli: ricerca storica tra anarchismo, sindacalismo e i «profeti del liberato mondo».”,”Il ruolo di Masini nella formazione del giovane Antonioli (v. cronologia, pag 57-59) Nei ringraziamenti si citano Massimo Bigongiali e Aldo Merlassino del Centro Filippo Buonarroti di Milano ‘per il prezioso aiuto nelle ricerche bibliografiche’. (pag 7)”,”ANAx-485″
“BERTONDINI Alfeo”,”Antonio Labriola educazione politica cultura.”,”””I rapidi e densi ‘excursus’ di Labriola, noti specialmente attraverso la splendida argomentazione svolta nel primo Saggio (72) e, parzialmente, dagli appunti delle lezioni di filosofia della storia (73), ci forniscono un panorama ragguardevole della consistenza ideologica dei movimenti popolari dominati da figure eroiche e tragiche di agitatori politici, religiosi e sociali i quali nella storia ufficiale svolsero la parte degli eretici, dei rivoluzionari, dei sovvertitori dell’ordine sociale esistente, ma che Labriola con molta concretezza colloca alle radici più lontane del comunismo critico. Fra Dolcino, Gioacchino da Fiore, i Millenari, i Taboriti, i Fraticelli, Cabet, Fourier, Considérant, Owen, e poi Morelly, Mably, Meslier, Babeuf, la Carboneria, Buonarroti, Blanqui, Bakunin gli appaiono le figure o i momenti che contrassegnano le tappe del lento, faticoso, contrastato, contraddittorio, doloroso cammino culminato nel Manifesto di Marx ed Engels. E se queste figure di profeti, di egalitari e di rivoluzionari impugnarono come arma di combattimento la dottrina dell’eguaglianza e del diritto di natura a ingenuo e grossolanamente utopistico principio di una lotta la quale, per il marxista Labriola, non poteva non sembrare cristallizzazione dell’utopia, tuttavia le figure di Marx ed Engels erano là, nel vivo della storia, a significare e indicare «la luce teorica portata sul movimento proletario» (74): due intellettuali che nel più profondo della loro cultura e della loro azione politica costituiscono il vero tessuto connettivo sociale, manifestato col dare «al comunismo gli elementi di una nuova dottrina, e il filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politica, le condizioni del sottostante movimento economico» (75), cioè hanno fornito al proletariato, al «gruppo subalterno» «i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e decisive» (76)”” [Alfeo Bertondini, ‘Antonio Labriola educazione politica cultura’, Urbino, 1974] [(72) ‘In memoria del manifesto dei comunisti, CMS; (73) Dal Pane, Antonio Labriola, in appendice; (74) ‘In memoria’, CMS, p. 16; (75) ‘In memoria…’, CMS, p. 28; (76) MS, p. 81; CMS: Saggi sulla concezione materialistica della storia, a cura di E. Garin, Bari, 1965] (pag 246-247-248) (ancora da inserire)”,”LABD-100″
“BERTONE Franco”,”L’ anomalia polacca. I rapporti tra Stato e Chiesa cattolica.”,”Franco BERTONE giornalista è stato corrispondente dell’ Unità dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia. Per molti anni responsabile di politica estera e inviato di Rinascita svolge oggi (1981) lavoro editoriale e collabora col settimanale del PCI.”,”POLx-012″
“BERTONE Luigi, presentazione; scritti di Franco DELLA-PERUTA Giulio GUDERZO Carla GE-RONDI Pasquale SCARAMOZZINO Gianfranco BRUSA Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Alessandro LUCCHINI Lorena ZERBIN Anita MALAMANI Clemente FERRARIO Paolo FAVILLI Sergio FERRARIO Aurora SCOTTI Giacinto CAVALLINI Annibale ZAMBARBIERI Elio SILVA Gigliola DE-MARTINI Oler GRANDI Giovanni ZAFFIGNANI Vittorio ANELLI Daniela PREDA”,”Annali di storia pavese.”,”Scritti di Franco DELLA-PERUTA Giulio GUDERZO Carla GE-RONDI Pasquale SCARAMOZZINO Gianfranco BRUSA Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Alessandro LUCCHINI Lorena ZERBIN Anita MALAMANI Clemente FERRARIO Paolo FAVILLI Sergio FERRARIO Aurora SCOTTI Giacinto CAVALLINI Annibale ZAMBARBIERI Elio SILVA Gigliola DE-MARTINI Oler GRANDI Giovanni ZAFFIGNANI Vittorio ANELLI Daniela PREDA. “”Durante gli scioperi della primavera del ’20, la speranza per molti diventò una quasi certezza. In realtà, i dirigenti sindacali avversavano tenacemente ogni manifestazione violenta dei lavoratori, svolgendo, nei momenti di maggior tensione, un’ opera di contenimento, volta a frenare nel proletariato le velleità rivoluzionarie. La stessa situazione si era verificata, in parte, durante lo “”scioperissimo”” del 20-21 luglio 1919 e si ripeterà, seppur in forme diverse, durante l’ occupazione delle fabbriche nell’ autunno del ’20. Il socalismo dei dirigenti lomellini aveva, d’altronde, una particolare connotazione pacifista, che lo portava a un rifiuto istintivo, viscerale, della violenza, di qualunque colore essa fosse. Paolo Moro, segretario della Federazione nel dopoguerra, pare impersonare esemplarmente questo socialismo pacifista e umanitario.”” (pag 143)”,”MITT-202″
“BERTONI JOVINE Dina”,”La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri.”,”La formazione e preparazione dell’ insegnante. “”Nel 1917, quando Ernesto Codignola stampò il suo opuscolo: ‘La riforma della cultura magistrale’, questo concetto era già arrivato ad una formulazione organica. Il saggio del Codignola parte da un esame della scuola magistrale attraverso le tappe fondamentali e le insolubili contraddizioni in cui era rimasta soffocata. Come scuola di cultura la normale si risolveva in un enciclopedismo superficiale e opprimente: come scuola professionale era inesistente. Di qui le polemiche tra coloro che vogliono accentuare il suo carattere scientifico o teorico e coloro che vedono la sua salvezza nella rocca sicura della pratica. Come uscire da questo caos di sentenze diverse, come porre un freno a questo infecondo e arbitrario fare e disfare? – si domanda il pedagogista. E’ evidente che per la china su cui si è avviati non sarà possibile venire ad una conclusione razionale e soddisfacente del problema. La via che bisogna seguire è un’altra: “”Se la scuola normale deve formare il maestro, non potremo mai sapere con precisione il carattere che deve avere e le discipline che vi si devono impartire, fin che non ci saremo elevati cioè al ‘concetto’ di maestro””. E maestro, per Codignola, non è chi “”conosce i metodi degli altri o chi sa più cose, ma chi ha più agile e aperta intelligenza, più ferma volontà, più squisito senso d’arte, cioè in sostanza più chiara coscienza di sé, chi è, in una parola, più armoniosamente, più universalmente ‘uomo’.”” (pag 195)”,”GIOx-042″
“BERTONI JOVINE Dina”,”L’alienazione dell’infanzia. Il lavoro minorile nella società moderna.”,”Anatole France, all’anagrafe François-Anatole Thibault (Parigi, 16 aprile 1844 – Saint-Cyr-sur-Loire, 12 ottobre 1924), è stato uno scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura nell’anno 1921. (wikip) La giovinezza Anatole Thibault nacque in un quartiere parigino di editori, librai e antiquari al numero 19 del quai Malaquais dove il padre François Thibault, originario della Beauce e già sottufficiale monarchico, si faceva chiamare France Libraire e aveva il proprio negozio di libri. Da lui Anatole prese lo pseudonimo di France con il quale è soprattutto noto. Ricevette un’istruzione classica presso l’Institution Sainte Marie prima e al Collège Stanislas poi, uscendone nel 1862 senza aver brillato e ottenendo il baccellierato nel 1864. Fin da giovanissimo aiutò il genitore nel suo commercio, prendendo gusto alla conoscenza erudita e avendo modo di conoscere nella libreria paterna, specializzata in opere e documenti sulla Rivoluzione francese, tanti studiosi i quali, con la loro erudizione, lo scetticismo ironico e l’umorismo disincantato, saranno di modello ai personaggi dei suoi romanzi. Già dal 1863 iniziò a collaborare a riviste bibliografiche, come il Bullettin du bouquiniste, lo Chasseur bibliographe e l’Intermediaire des chercheurs et des curieux, finché non fu assunto nel 1867 dall’editore parigino Lemerre come lettore, ossia con l’incarico di proporre e curare la pubblicazione di nuove opere; al 1868 risale il suo primo scritto, un saggio su Alfred de Vigny. In occasione della rivoluzione comunarda non prese posizione, preferendo allontanarsi da Parigi, dove rientrò solo alla fine del 1871. Cominciò a scrivere poesie, due delle quali furono pubblicate nel 1872 nel Parnasse Contemporain, cui fece seguito, l’anno dopo, il volume di poesie, di fattura parnassiana, i Poèmes dorés (Poemi dorati). Nel 1875 curò la terza antologia poetica de Le Parnasse contemporain, e l’anno dopo, tratto da una ballata di Goethe, pubblicò il dramma in versi Les noces corinthiènnes (Le nozze di Corinto). Raggiunta una stabile posizione economica con l’assunzione alla Biblioteca del Senato nel 1876, poté sposare l’anno successivo Marie-Valérie Guérin de Sauville, dalla quale avrà nel 1881 la figlia Susanne. Dopo la pubblicazione, nel 1879, dei due racconti Jocaste e Le chat maigre (Il gatto magro), nel 1881 ottenne il primo grande successo con la pubblicazione del romanzo Le crime de Sylvestre Bonnard membre de l’Institut (Il delitto dell’accademico Sylvestre Bonnard), premiato dall’Académie Française. Scrittore ormai affermato e ricercato nei salotti, legato di amicizia con Ernest Renan, pubblicò nel 1882 Les désirs de Jean Servais (I desideri di Jean Servais) e nel 1883 Le livre de mon ami (Il libro del mio amico) e collaborò come critico letterario a diversi quotidiani. Il risultato di queste collaborazioni furono i quattro volumi de La Vie littéraire pubblicate dal 1888 al 1893 dove egli, classicista, non esitò a polemizzare apertamente con il creatore del naturalismo Émile Zola e con il poeta parnassiano Leconte de Lisle, dal quale fu perfino sfidato a duello. Intanto il suo matrimonio conobbe una grave crisi e France iniziò, nel 1888, una relazione con Arman de Caillavet, una donna non più giovane che sembra aver avuto un importante influsso sull’orientamento delle proprie idee politiche; da un progressismo illuminato di matrice settecentesca lo scrittore si orientò infatti verso le posizioni socialiste che avevano allora, in Francia, il più popolare rappresentante nella figura di Jean Jaurès. Nel ventennio seguente France realizzò le opere di maggiore qualità: nel 1890 pubblicò Thaïs (Taide), la vicenda di una prostituta convertita al cristianesimo dal monaco eremita Pafnuzio che, preso da un’insana passione per Taide, quando questa ha ormai rinnegato il suo passato e vive santamente, finisce per dannare la sua anima; nel 1893 appare La rôtisserie de la reine Pédauque (La rosticceria della regina Piedoca), una sorta di romanzo filosofico che ebbe un seguito, quello stesso anno, con Les opinions de M. Gérôme Coignard.Insignito della Legion d’onore, celebre in tutta la Francia, amante dell’antichità classica, visitò anche l’Italia e proseguì la produzione letteraria con il romanzo Le lys rouge (Il giglio rosso) del 1894 e con i racconti Il pozzo di Santa Chiara (1895), mentre ne Le jardin d’Épicure (Il giardino di Epicuro) affrontò con ironia temi filosofici, volgendosi a dimostrare quanta irrazionalità vi fosse nella società contemporanea. L’impegno politico Divenuto accademico di Francia nel 1896 al posto di Ferdinand de Lesseps, iniziò a scrivere la tetralogia della Storia contemporanea (1897-1901), quattro romanzi – L’orme du Mail (l’olmo del viale), Le mannequin d’oisier (il manichino di vimini), L’anneau d’améthyste (L’anello d’ametista) e M. Bergeret à Paris (Bergeret a Parigi) – che hanno per protagonista il signor Bergeret, modesto e disilluso, ma colto e arguto professore di un liceo di provincia, attraverso i cui occhi France descrive la società del suo tempo, le sue miserie e le sue ipocrisie, mantenendo tuttavia fiducia nella possibilità del riscatto e dell’elevamento umano. Zola denunciò l’affare Dreyfus L’ultimo volume della serie è dedicato all’affare Dreyfus, il celebre caso giudiziario dell’ufficiale francese ebreo, accusato ingiustamente di spionaggio e deportato alla Caienna, sul quale la Francia si divise in colpevolisti – i clericali e i nazionalisti – e innocentisti, a capo dei quali fu Émile Zola, che denunciò il complotto ai danni del Dreyfus con il celebre articolo «j’accuse» ed ebbe l’appoggio di Anatole France, che ruppe ogni rapporto con intellettuali colpevolisti come François Coppée, Paul Bourget e Maurice Barrès. Da quell’episodio l’impegno politico di Anatole France si fece più stringente: plaudì alla Rivoluzione russa del 1905 e condannò la repressione zarista; con la Vita di Giovanna d’Arco, del 1908, attaccò uno dei miti cattolici e nazionalistici, quello della pulzella d’Orléans; nello stesso anno pubblicò L’île des Pinguins, una satira sulla storia e i destini della Francia, e nel 1909, oltre a Les contes de Jacques Tournebroche e Les sept femmes de Barbebleu, raccolse i suoi scritti polemici nel tre volumi di Vers les temps meilleurs. Nel gennaio 1910 morì la sua compagna, la signora de Caillevet. France pubblicò molte meno opere ma nel 1912 ottenne un vero trionfo con Les Dieux ont soif (Gli dei hanno sete), ambientato ai tempi della Rivoluzione francese, dove al fanatico terrorista Evariste Gamelin, France contrappone il saggio e scettico Brotteaux des Ilettes. Dopo i saggi de Le génie latin (Il genio latino) del 1913, con La révolte des anges (La rivolta degli angeli), del 1914, si concluse l’impegno narrativo dello scrittore: protagonisti sono gli angeli del mito e il loro capo, Satana, arcangelo benigno e generoso, il quale rinuncia a dare la scalata al cielo per sostituirsi a Dio, perché, dice, «la guerra genera la guerra e la vittoria la sconfitta. Il Dio vinto diventerà Satana, Satana vincitore diventerà Dio. Possa il destino risparmiarmi questa sorte spaventosa! Io amo l’inferno che ha formato il mio genio, amo la terra dove ho fatto un po’ di bene, se è possibile farne in questo mondo terribile dove gli esseri non esistono che per l’assassinio». Si ritirò nella sua residenza di campagna della Béchellerie, presso Tours, con la moglie Emma Laprévotte – già cameriera della signora de Caillevet – e, mentre giustificava la guerra della Francia contro la Germania, approvò la Rivoluzione russa del 1917 e scrisse libri di memorie, come Le petit Pierre (Pierino) nel 1918 e La vie en fleur (La vita in fiore) nel 1922, dopo aver ottenuto, nel 1921, il premio Nobel per la letteratura. Nel 1920 la Chiesa cattolica mise all’indice tutte le sue opere. Morì nel 1924, all’età di 80 anni, ed ebbe grandiosi funerali di Stato a Parigi. È sepolto nel cimitero di Neuilly-sur-Seine. Il successo da vivo e l’oblio dopo la morte Anatole France fu considerato come un’autorità morale e letteraria di primo piano. Fu apprezzato da scrittori e personalità come Marcel Proust (France è considerato come uno dei modelli che ispirò Proust per il personaggio dello scrittore Bergotte nella Recherche), Marcel Schwob e Léon Blum. Fu inoltre letto e influenzò scrittori che respingevano il naturalismo, come lo scrittore giapponese Jun’ichiro Tanizaki. Le sue opere furono pubblicate dall’editore Calmann-Lévy dal 1925 al 1935. Anatole France, da vivo e poco dopo la sua morte, fu l’oggetto di un gran numero di studi. Ma, dopo la sua morte, fu bersaglio di un pamphlet dei surrealisti, Un cadavere, a cui parteciparono Drieu La Rochelle e Aragon con un testo intitolato: «Avete già schiaffeggiato un morto?» in cui scrive: «Per me ogni ammiratore di Anatole France è un essere degradato». Per lui, Anatole France è un “”esecrabile istrione dello spirito””, rappresentante della “”ignominia francese””. André Gide lo giudicava uno scrittore “”senza inquietudine”” di cui “”si capisce tutto subito””. La reputazione di France divenne così quella di uno scrittore paludato dallo stile classico e superficiale, autore ragionevole e conciliante, compiacente e soddisfatto, e anche melenso, tutte qualità mediocri incarnate soprattutto dal personaggio del signor Bergeret. Diversi specialisti dell’opera di France considerarono tuttavia questi giudizi eccessivi e ingiusti, o perfino frutto di ignoranza, in quanto trascurano gli elementi magici, irragionevoli, buffoneschi, neri o pagani. Per questi, l’opera di France ha sofferto e soffre ancora di un’immagine ingannevole. Di riflesso a questo oblio relativo e alla scarsa conoscenza, le opere su France sono oggigiorno rare e i suoi libri, eccetto i pochi più noti, sono difficilmente ristampati. Anatole France ritratto da Théophile Alexandre Steinlen, 1920″,”CONx-169″
“BERTONI JOVINE Dina”,”Storia dell’educazione popolare in Italia.”,”BERTONI JOVINE Dina (nata nel 1898) si è dedicata all’insegnamento. Ha scritto vari volumi tra cui ‘La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri’ (1958), ‘I periodici popolari del Risorgimento’ (1961), e ‘L’alienazione dell’infanzia’ (1963).”,”GIOx-060″
“BERTONI JOVINE Dina”,”La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri.”,”Il pensiero sulla scuola di Engels, Mondolfo e di Gramsci “”Quando nel 1922 Rodolfo Mondolfo pubblicò il suo volume: ‘Libertà della scuola. Esame di Stato’, nel quale raccolse ed elaborò i principi già espressi in saggi ed articoli precedenti, le posizioni dei nazionalisti erano pienamente manifestate, i fascisti avevano portato a termine con la forza la disgregazione delle organizzazioni proletarie, le istanze dei democratici e degli idealisti erano state travolte dall’ondata della violenza. Fu facile a Mondolfo dimostrare, alla luce dei fatti, che non soltanto i liberali, i radicali, i democratici, ma anche i socialisti dell”Avanti’ avevano avuto torto nel difendere la libertà della scuola e l’esame di Stato. Il volume del Mondolfo riassume logicamente tutte le riserve e le critiche che si potevano muovere alla politica scolastica nata dal connubio liberale-clericale da un punto di vista veramente democratico. Il Mondolfo si rifà alle dottrine di Engels e di Marx, per rintracciare il filone vivo di un’azione veramente socialista nel campo dell’educazione. «I disegni del Gentile, del Croce e d’altri – scrisse – di limitazioni del numero delle scuole medie di Stato, con esame di concorso per acquistarne l’accesso significherebbero un grave passo indietro. E gli effetti non tarderebbero a farsene sentire dolorosamente, chiudendo la classe lavoratrice sempre più nell’ambito della scuola elementare e professionale e quindi rendendo più difficilmente sormontabile il limite del suo interessamento ai problemi dell’istruzione, relativo (naturalmente) al grado della partecipazione al godimento di questa. «Occorre che la scuola come reclamava Engels fino dal 1847 nel primo abbozzo del ‘Manifesto dei comunisti’, sia in tutti i suoi gradi funzione sociale, compiuta dallo Stato ed aperta a tutti. Di questa il proletariato ha bisogno perché non siano insuperabili le disparità di condizione originarie tra i fanciulli che escono dalle varie classi sociali; dalle più colte e dalle ancora incolte…» (1). Questo richiamo alle teorie di Marx ed Engels fu accentuato in un momento successivo, dall’opera e dal pensiero di Gramsci. Commentando il progetto di diminuire le scuole medie statali con la giustificazione di riversare maggiori fondi sulla istruzione elementare, Gramsci svolse uno dei concetti fondamentali della politica scolastica comunista: il conetto che è un errore restringere l’interesse del lavoratore alla scuola elementare e professionale. «Nella scuola attuale – egli scrisse – per la crisi profonda della tradizione cultura e della concezione della vita e dell’uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale, cioè, preoccupate di soddisfare interessi pratici immediati, prendono il sopravvento sulla scuola formativa, disinteressata. L’aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece essa non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi» (2)”” (pag 249-250) [Dina Bertoni Jovine, ‘La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri’, Editori Riuniti, Roma, 1980] [(1) Rodolfo Mondolfo, ‘Libertà della scuola: esame di Stato’, ed. 1922, pag 97; Antonio Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Einaudi, 1949, pag 114]”,”ITAS-025-FV”
“BERTONI Enrica”,”Le cause del colonialismo imperialistico.”,”‘Imperialismo. La critica di Hobson, l’analisi di Hilferding, la sintesi di Lenin’ (pag 81-141) “”In tutta la sua opera Lenin fa riferimento a dati e fatti riguardanti per lo più il primo decennio del XX secolo, gli anni culminanti del fenomeno, che poi era sfociato nella prima guerra mondiale, «una guerra per la spartizione del mondo, per una suddivisione e nuova spartizione delle colonie, delle ‘sfere di influenza’ del capitale finanziario, e via dicendo» (24). Così, per esempio, per quel che riguarda la nuova attività delle grandi banche, egli cita più volte Jeidels, «autore di uno dei migliori lavori sui rapporti tra le grandi banche tedesche e l’industria» (25) e, tra gli altri, il seguente passo: «I rapporti tra le imprese industriali col loro nuovo contenuto, le loro nuove forme e i loro nuovi organi, cioè le grandi banche organizzate, a un tempo, sulla base dell’accentramento e del decentramento, come caratteristico fenomeno dell’economia nazionale, non si costituiscono avanti al decennio 1890-1900. In un certo senso si può riconoscere questo momento iniziale soltanto nell’anno 1897 con le sue grandi fusioni di imprese, le quali per la prima volta introdussero la nuova forma decentrata di organizzazione per motivi di politica bancaria industriale. Forse la si può portare anche ad una data posteriore giacché soltanto la crisi del 1900 ha immensamente accelerato il processo di concentrazione tanto nel sistema bancario quanto nell’industria e lo ha consolidato, trasformando, per la prima volta, i rapporti con l’industria in un monopolio effettivo delle grandi banche, e rendendoli notevolmente più stretti e intensi». Dopo la citazione Lenin conclude: «Pertanto l’inizio del secolo ventesimo segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario» (26). Le date sono importanti perché saranno uno degli argomenti fondamentali dei critici dell’interpretazione economica del colonialismo, contro la tesi di Lenin e della storiografia marxista. Poiché la grande spartizione del mondo tra le potenze industriali era cominciata almeno quindici anni prima dell’avvento del capitale finanziario, i nuovi sviluppi del sistema capitalistico non potrebbero esserne stati la causa. Ma se è vero che lo stesso Lenin vide l’inizio del secolo come il momento del passaggio alla nuova fase, non bisogna trascurare altre sue osservazioni, tra l’altro quella che verso il 1876 era terminata «l’evoluzione del capitalismo dell’Europa occidentale nella sua fase premonopolistica». Gli anni intercorrenti tra queste due date sono appunto quelli della conquiste coloniali, dapprima concordate tra le potenze e poi bellicosamente contese, e del passaggio graduale al protezionismo e al monopolio, mentre nel periodo immediatamente precedente alla prima guerra mondiale, e in particolare negli anni successivi alla crisi del 1907, l’imperialismo aggressivo è giunto alla sua fase ultima, quella appunto del parassitismo del capitale finanziario nella sua forma più compiuta. Nel capitolo conclusivo Lenin osserva che l’imperialismo sorse ‘dalla’ politica coloniale: «Quando per esempio le potenze europee occupavano con le loro colonie solo una decima parte dell’Africa, come era il caso ancora nel 1876, la politica coloniale poteva allora svolgersi nella forma non monopolistica, nella forma, per così dire, di una “”libera presa di possesso”” del territorio. Ma allorché furono occupati già nove decimi dell’Africa (verso il 1900), allorché fu terminata la divisione del mondo, allora, com’era inevitabile, s’iniziò l’era del possesso monopolistico delle colonie, e quindi anche di una lotta particolarmente intensa per la partizione e ripartizione del mondo» (27)”” (pag 99-101) [(24) Lenin, ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, cit.; (25) L’opera dell’economista tedesco a cui Lenin fa riferimento e dalla quale è tratto il brano riportato sotto è: Jeidels, ‘Das Verhältnis des deutschen Grossbanken zur Industrie mit besonderer Berücksichtingung der Eisenindustrie, Lipsia, 1905; (26) Lenin, op. cit.; (27) Lenin, op. cit.] [Enrica Bertoni, ‘Le cause del colonialismo imperialistico’, ISEDI, Milano, 1978]”,”STOx-006-FFS”
“BERTORELLO Erio a cura”,”La Liguria e l’Unità d’Italia. Movimento operaio e partecipazione sociale.”,”BERTORELLO E. Saggi di Nicolò BONACASA Liliana BERTUZZI Sebastiano TRINGALI Silvio POZZANI Luigi CATTANEI Giovanni Battista VARNIER Erio BERTORELLO Luigi CATTANEI Agostino PENDOLA Emilio COSTA”,”LIGU-069″
“BERTORELLO Marco”,”Un nuovo movimento operaio. Dal fordismo all’accumulazione flessibile.”,”Marco Bertorello lavoro nel porto di Genova, è dirigente della Filt-Cgil del capoluogo ligure, si occupa del mondo del lavoro e delle trasformazioni in esso intervenute. Ha pubblicato: ‘Il movimento di Solidarnosc. Dalle origini al governo del paese’, Lacaita, collabora con la rivista ‘Erre’. Giorgio Cremaschi è membro della segreteria nazionale della Fiom-Cgil. (2004) Tab. 2 pag 124: La quota di lavoro dipendente nei paesi dell’Unione Europea, 1990, 1995, 2000″,”CONx-237″
“BERTOZZI Diego”,”La Festa dei lavoratori. Il Primo Maggio a Brescia dalle origini alla Prima guerra mondiale.”,”BERTOZZI Diego Angelo (Brescia, 1973) lavora al portale web di BresciaOnLine. Laureato in scienze politiche all’Università degli Studi di Milano.”,”MPMx-037″
“BERTOZZI Diego Angelo”,”La Cina da impero a nazione. Dalle guerre dell’oppio alla morte di Sun Yat-sen (1840-1925).”,”””E’ mai possibile che i cinesi considerino amiche sincere queste grandi nazioni occidentali e le trattino in conseguenza, quando sanno che l’obiettivo fondamentale di queste grandi nazioni laggiù è la vendita e la diffusione del consumo di oppio, droga venefica introdotta dai forestieri quasi un secolo fa e prima completamente sconosciuta nell’impero, droga il cui uso aumenta con rapidità terrificante, fatale insieme ai costumi, alla prosperità economica e alla salute fisica dei cinesi?”” (Karl Marx) (in apertura) Diego Angelo Bertozzi (Brescia, 1973), vive a Castegnato (Brescia). Laureato in scienze politiche (indirizzo politico internazionale) ha pubblicato con Ediesse ‘La Festa dei lavoratori. Il Primo Maggio a Brescia dalle origini alla prima guerra mondiale’ (2009). Si occupa di storia cinese e americana e prosegue la ricerca sulla storia del Primo Maggio.”,”CINx-306″
“BERTOZZI Diego Angelo”,”La Belt and Road Initiative. La nuova via della seta e la Cina globale.”,”Diego Angelo Bertozzi (Brescia, 1973) laureato in Scienze politiche all’Università degl Studi di Milano, si occupa da tempo di storia del movimento oepraio e di Cina. Ha pubblicato ‘La cina da Impero e Nazione’, e ‘Socialismo, pace e democrazia. Cento anni di Primo Maggio bresciano’. Coatore dei volumi ‘Marx in Cina. Appunti sulla Repubblica popolare cinese oggi’ e ‘Il risveglio del Drago’. Per Imprimatur ha scritto ‘Cina. Da sabbia informe a potenza globale’. Collabora al sito e la rivista ‘Marx21’.”,”CINE-003-FFS”
“BERTOZZI Diego Angelo”,”Socialismo pace democrazia. Cento anni di Primo Maggio bresciano.”,”A pagina 430 foto manifestazione del 1° maggio di Lotta comunista a Genova In bibliografia citato il n/a volume: AaVv, 1° maggio. 100 anni di storia’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 1986 Diego Angelo Bertozzi, nato a Brescia nel 1973, laureato in Scienze politiche, indirizzo storico internazionale, all’Università degli Studi di Milano, collabora con l’Archivio Storico della Camera del Lavoro di Brescia per il progetto di ricerca sulla storia del primo maggio bresciano. Si occupa anche dalla Cina e di politica internazionale.”,”MPMx-051″
“BERTRAND Louis”,”Luigi XIV.”,”Giudizi su Luigi XIV: “”Non soltanto furono compiute grandi cose durante il suo regno, ma fu lui a compierle””. (Voltaire, Lettera a Milord Harvey) “”Nato con un’ intelligenza meno che mediocre, ma capace di formarsi, limitarsi, raffinarsi, di prendere idee a prestito da altri senza imitarle e senza imbarazzo, egli approfittò molto d’aver vissuto sempre con persone più intelligenti, uomini e donne d’ogni età, d’ogni genere e di ogni condizione””. (pag 82, Saint Simon) “”Dante dà la perfetta idea dell’ italiano? Non so. Ma so che Luigi XIV dà la completa idea del francese. Davanti alla storia è il “”grande francese””. E’ anche qualcosa di meglio: il tipo più integrale che si conosca del latino moderno come Sant’ Agostino è il tipo più rappresentativo del latino d’ Africa. Lo stesso fascino che m’aveva sospinto verso questo, cominciava a spingermi verso quello. Poi venne la Grande Guerra del 1914 e fu per me la rivelazione intera dell’ eroe, come la presentivo da lungo tempo. Essa mi fece conoscere completamente Luigi XIV. Capii finalmente quale grande capo nazionale fosse stato quell’ uomo che passò tutta la vita a guerreggiare””. (pag 13, dal prologo) Louis BERTRAND è accademico di Francia.”,”FRAA-057″
“BERTRAND Louis”,”L’ouvrier belge depuis un siècle.”,”BERTRAND Louis deputato, ministro di stato”,”MHLx-038″
“BERTRAND Charles L. a cura; presentazione e presidenza sessioni di J. LEVESQUE, D. SKOPP, C. BERTRAND, A. LIEBICH P. GOUREVITCH A. MACLEOD W. HUBBARD L. PYENSON A.DONNEUR, comunicazioni di P. BROUE’ F. CARSTEN R.F. WHEELER A. LYTTELTON I. DEAK G. RANKI C. MAIER M. MOLNAR G. FELDMAN A. DONNEUR, commento di A. MITCHELL A. CASSELS M. MOLNAR”,”Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary.”,”Testo bilingue francese – inglese Saggio Miklos Molnar: ‘Problèmes d’ordre ideologique’. Dal punto di vista ideologico c’erano quattro modelli rivoluzionari in Europa: modello bolscevico, modello spartachista o luxemburghista, modello anarchicheggiante (romanticismo rivoluzionario), modello consiliare. A lato c’è il modello nazionalbolscevista (che si colloca ai confini dell’estrema destra e dell’estrema sinistra) (pag 143-144) Bucharin Lenin e il problema dei tempi della rivoluzione in Germania e in Europa (pag 13) (Brouè) Sulle posizioni marxiste a proposito del federalismo (pag 155-156) (Molnar) Sul problema delle condizioni oggettive e soggettive per una rivoluzione, la possibilità offerta dal ciclo, da una grande crisi economica, dalla politica internazionale e dalla questione militare: una grande guerra mondiale (dal saggio di Arno J. Mayer ‘Internal Crisis and War Since 1870) (pag 213-214) Testo bilingue francese – inglese Saggio Miklos Molnar: ‘Problèmes d’ordre ideologique’. Dal punto di vista ideologico c’erano quattro modelli rivoluzionari in Europa: modello bolscevico, modello spartachista o luxemburghista, modello anarchicheggiante (romanticismo rivoluzionario), modello consiliare. A lato c’è il modello nazionalbolscevista (che si colloca ai confini dell’estrema destra e dell’estrema sinistra) (pag 143-144) Bucharin Lenin e il problema dei tempi della rivoluzione in Germania e in Europa (pag 13) (Brouè) Sulle posizioni del marxismo a proposito del federalismo (pag 155-156) (Molnar) “”Miklos Molnar. Trois points me viennent à l’esprit à propos de cette question. Premièrement, en ce qui concerne le fédéralisme: peut-on le considérer comme une tradition incontestée du mouvement ouvrier socialiste? Non, absolument pas. Il faut quand même rappeler la méfiance, l’hostilité même, de Marx et d’Engels vis-à-vis du fédéralisme. La «république une et indivisible», c’était bien le slogan des communistes, tout au long du XIX siècle, face aux fédéralismes proudhonien, bakouninien, anarchiste, pour des raisons qui sont en dehors de notre sujet. Ce que les marxistes, à l’époque, craignaient, c’est que le fédéralisme suscite ou ressuscite cette idée d’organisation sociale à la Proudhon, à savoir cette fédération des communes, des provinces, des Etats, cette république universelle fédéraliste mondiale qui était tout à fait contraire aux conceptions de Marx. Donc, il faut avoir à l’esprit que le fédéralisme n’est nullement une tradition incontestée dans le mouvement ouvrier. Cela dit, cette idée a quand même prévalu dans la social-démocratie, entre les deux guerres: de grands partis et de forts courants cherchaient à résoudre la dichotomie du social et du national, précisément par l’issue du fédéralisme. Seulement, là, l’unanimité était loin d’être faite: d’abord, pour des raisons bien évidentes, la social-démocratie autrichienne était le porte-parole du fédéralisme. Mais vous connaissez très bien l’histoire de ce parti social-démocrate et de l’éclatement successif du ‘Gesamtpartei’, du parti autrichien «ensemble», par la dissidence des Tchèques et d’autres groupes. Donc, avant la guerre, pas d’unanimité; parce que l’esprit d’indépendance nationale prévalait de plus en plus, même au sein des partis sociaux-démocrates sur l’esprit de fédéralisme et contre ce que Renner – vous avez cité Renner tout à l’heure, – proposait comme solution à l’intérieur, à savoir l’autonomie culturelle. Maintentant, venons-en à la troisième étape de cette évolution de 1910 à 1919. Je ne suis pas convaincu que l’expérience de la République des conseils de Hongrie soit une expérience concluante. Non seulement parce qu’elle était trop courte (en cinq mois rien ne pouvait se faire), mais aussi parce que ce n’était pas un véritable fédéralisme. C’était un camouflage, finalement, d’un objet politique territorial, dont je ne conteste nullement la légitimité, du point de vue national, parce qu’il s’agissait cette fois-ci, du côté hongrois, de se battre pour l’autodétermination des Hongrois. (…)”” [Problèmes d’ordre idéologique. Discussion, T. Hentsch, M. Molnar, P. Broué, Y. Brossard, A. Donneur etc.] [(in) ‘Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary’, a cura di Charles L. Bertrand, Montréal, Quebec, 1977] Traduzione: “”M. Molnar Tre punti vengono in mente su questa questione In primo luogo, per quanto riguarda il federalismo. Non possiamo considerarlo come una tradizione incontrastata del movimento operaio socialista No assolutamente Occorre ancora ricordare la diffidenza, anche l’ostilità, di Marx ed Engels di fronte al federalismo. “”La repubblica una e indivisibile”” era lo slogan dei comunisti per tutto il XIX secolo, di fronte ai federalismi proudhoniano bakuniniano, anarchico, per ragioni che sono al di fuori del nostro soggetto. Ciò che i marxisti, all’epoca, temevano era che il federalismo creava o riprendeva l’idea di organizzazione sociale di Proudhon, vale a dire la federazione di comuni, province, stati, questa repubblica universale che era abbastanza in contrasto con le idee di Marx. Quindi bisogna tenere a mente che il federalismo non è una tradizione indiscussa nel movimento operaio. ….”” Sul problema delle condizioni oggettive e soggettive per una rivoluzione, la possibilità offerta dal ciclo, da una grande crisi economica, dalla politica internazionale e dalla questione militare: una grande guerra mondiale (dal saggio di Arno J. Mayer ‘Internal Crisis and War Since 1870) (pag 213-214) [Arno J. Mayer, ‘Internal Crisis and War Since 1870’] [(in) ‘Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary’, a cura di Charles L. Bertrand, Montréal, Quebec, 1977]: ‘Per Engels solo le forti tensioni della guerra moderna avrebbero destabilizzato i sistemi politici in modo tale da offrire una possibilità di successo alle rivoluzioni’ “”It can be said that a preoccupation with general crisis was near the center of Marx’s social theory and political praxis. Although he confronted the prospect of the ultimate collapse of capitalism with confidence, Marx had no illusions about the uniqueness, complexity, and infrequency of general rather than limited crisis, of organic rather than inorganic crisis. His theory of the business cycle was intended to distinguish between the normal contradictions and conflicts ‘within’ the moving capitalist equilibrium and the heightened disequilibration that causes the terminal breakdown of declining capitalism. For Marx and Marxists, then, there can be no lasting economic stability under capitalism. Instead, there is an ever precarious balance between production and consumption that generates chronic fluctuations and recurrent inorganic crises. Whatever the disagreements among economists about the root causes for this built-in disequilibration, even today there is broad acceptance of Marx’s seminal insight that the capitalist economy moves in regular sequence through cycles of recession (or depression), recovery, and prosperity. Another aspect of Marxist theory, however, remains controversial: the proposition that under advanced capitalism the periods of recession or depression become longer and more intense, the periods of recovery more sluggish, and the periods of prosperity shorter and less vigorous. According to Marx and his disciples, eventually these intensifying and accelerating fluctuations of the business cycles will produce the general crisis of the final collapse of capitalism. It is not only their theoretical hypothesis, but also their political conviction, that the structures of contemporary polity, society, and culture are too fragile to withstand these aggravated economic convulsions for long. In sum, for Marxists the preoccupation with periodic economic disorders is an integral part of their anticipation of the inevitable end-crisis of capitalism which they say is bound to take a revolutionary course (16). In the embryonic but pioneering Marxist theory of crisis the economic cycle, is the principal motor for the recurrent and ultimately terminal disequilibration of capitalist society and state. It is almost as if the workers could claim their inheritance by merely delivering the last blow to an increasingly unstable capitalist system or by simply taking over once the system has finally collapsed. Although this conception has been analytically fruitful as well as politically energizing it has also been one-sided. Above all, the Marxist approach has tended to ignore or underestimate the coalescence of resistant and restabilizing forces and processes, especially under conditions of intense disequilibration. (…) By 1895 Friedrich Engels noted that Europe’s ruling and governing classes were determined not to be swept away on the wave of a general crisis. He was particularly impressed, not to say awed, by the growing capacity and resolve of governments to enforce order in times of unsettlement (19). In fact, Engels all but suggested that only the strains of modern war would destabilize political authority systems sufficiently for revolutions to have a chance. He also predicted that to undermine the steel frame of government it would take not just local and limited wars but “”a world war of hitherto unimagined scope and intensity””. He prophesied that in the coming international conflict “”eight to ten million soldiers [would] slaughter each other””; that “”the destruction of the Thirty Years’ War [would] cover the entire continent””; that “”trade, industry, and credit [would] be totally unsettled and sink into general bankruptcy””; and the “”old and traditional regimes [would] collapse and royal crowns [would] roll in the street by the dozens, with no one to pick them up”” (20). August Bebel shared Engels’ presentiment that only a major European conflagration could precipitate the ‘grosse Kladderadatsch’ and the ‘Götterdämmerung’ of the bourgeois world. Nevertheless, Bebel remained confident that the new socialist society could be forged even in the fire of such a cataclysm (21). To be sure, Engels and Bebel still considered the contradictions of advanced and advancing capitalist economies to be the ultimate cause of Europe’s burgeoning tensions, both national and international”” (pag 213-214) [(16) Paul Sweezy, ‘The Theory of Capitalist Development’, Monthly Review Press, New York, 1956, chs. VIII-XII; Bukharin, ‘Historical Materialism’, passim; Eugen Varga, ‘Die Krise des Kapitalismus und ihre politischen Folgen’, Frankfurt: Europäische Verlagsanstalt, 1969; Schumpeter, ‘Capitalism, Socialism, and Democracy’, pp. 38-43. The concluding paragraph of Marx’s postscript of 1873 to the second edition of the first volume of ‘Capital’ reads as follows: “”The contradictory movement of capitalist society impresses the practical bourgeois most forcefully through the gyrations of the periodic [business] cycle which pervades modern industry [i.e., the industrial sector], and whose culminating point is the general crisis. This crisis is approaching once again, although it is only in a preliminary phase; and by the universality of the stage [on which it unfolds] and the intensity of its actions it will drum dialectics even into the heads of the hothouse upstarts of the new, holy Prussian-German empire»; (17) Eduard Bernstein, ‘Evolutionary Socialism’ (New York: Schocken Books, 1961), passim, and Lucio Colletti, ‘From Rousseau to Lenin’ (New York: Monthly Review Press, 1972), esp. pp. 48-63; (18) Karl Polanyi, ‘The Great Transformation: The Political and Economic Origins of Our Time’ (Boston: Beacon Press, 1957), esp. ch. 17; Heinrich August Winkler (ed.), ‘Organisierter Kapitalismus’ (Göttingen: Vandenhoeck and Ruprecht, 1974), passim; Charles S. Maier, ‘Recasting Bourgeois Europe’ (Princeton: Princeton University Press, 1975), esp. 22-46; Gabriel Kolko, ‘The Triump of Conservatism’ (Glencoe, Ill.: The Free Press, 1963); (19) See Friedrich Engels’ introduction of March 6, 1895, to Karl Marx, ‘The Class Struggles in France, 1848-50’ (New York: International Publishers, 1935), pp. 9-30; (20) Cited in Karl Kautsky, ‘Sozialisten und Krieg’ (Prag: Orbis Verlag, 1937), pp. 250-251; (21) See ‘Die Krise der Sozialdemokratie’ (Junius Broschüre), in Luxemburg, ‘Politische Schriften, p. 236]”,”MEOx-127″
“BERTSCH Michiel”,”Istituzioni di Matematica. Programma di matematica, fisica, elettronica.”,”Michiel Bertsch, nato nel 1955 in Olanda, è ordinario di Analisi matematica presso la II Università di Roma – Tor Vergata. Le sue ricerche sono rivolte allo studio di modelli matematici nelle scienze applicate, quali ad esempio la biomatematica, la fluidodinamica e la fisica dei plasmi, con particolare attenzione per i fenomeni non lineari.”,”SCIx-176-FL”
“BERTUCELLI Lorenzo”,”Nazione operaia. Cultura del lavoro e vita di fabbrica a Milano e Brescia 1945-1963.”,”BERTUCELLI è dottore di ricerca all’Univ di Torino e D della rivista ‘Rassegna di storia contemporanea’. Tra le sue pubblicazioni ‘Paternalismo, appartenenza aziendale e culture operaie’ in ‘Passato e presente’ n°42/1997; ‘Sindacato e conflitto operaio. Le Fonderie Riunite di Modena e i morti del 9 gennaio 1950’, in ‘Rassegna di storia contemporanea’, 2.1996.”,”MITT-001″
“BERTUCELLI Lorenzo FINETTI Claudia MINARDI Marco OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”Un secolo di sindacato. La camera del lavoro a Modena nel Novecento.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Amedeo OSTI GUERRAZZI Marco MINARDI Lorenzo BERTUCELLI Claudia FINETTI GANAPINI è docente di storia contemporanea all’Università di Bologna. BERTUCELLI insegna storia dell’Europa all’Univ. di Modena. Claudia FINETTI collabora con istituti storici di Modena e Reggio Emilia. MINARDI collabora con gli istituti storici di Parma Modena e Reggio Emilia. E’ autore di ‘La camera del lavoro di Fidenza’. OSTI GUERRAZZI collabora con la cattedra di storia contemporanea dell’Università di Roma. E’ autore di ‘Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana’ (2000).”,”MITT-272″
“BESANCON Alain”,”Les Origines Intellectuelles du Leninisme.”,”Dello stesso autore: -Le Tsarevitch immolé. PLON. 1967 -Andrei Amalrik, l’Union sovietique survivra-t-elle en 1984? FAYARD. 1970 -Entretiens sur le Grand siecle russe et ses prolongements. PLON. 1971 in collab con Wladimir WEIDLE’ -Histoire et experience du moi. FLAMMARION. 1971 -Education et societé en Russie. LA HAYE, MOUTON. 1974 -L’Histoire psychoanalytique, une anthologie. LA HAYE. 1974 -Etre russe au XIX siecle. A. COLIN. 1974 -Court traité de sovietologie à l’usage des autorités civiles, militaires et religieuses. HACHETTE. 1976″,”LENS-029″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”BESANÇON Alain “”Nel 1908, confutando Mach, (Lenin) ritorna ancora sulla questione della libertà e, per risolverla, comincia citando Engels: “”La libertà della volontà non è altro che la capacità di decidere con cognizione di causa. Da ciò risulta che, più ‘libero’ è il giudizio di un uomo riguardo a una data questione, più grande è la ‘necessità’ (…). La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura””. In seguito Lenin aggiunge un commento in quattro punti: 1. “”Engels ravvisa fin dall’inizio la legge della natura esteriore, la necessità naturale”” e tutto ciò che constatano i neokantiani Mach, Avenarius “”e compagnia””. 2. “”Engels non si rompe la testa per formulare le ‘definizioni’ di libertà e di necessità, definizioni scolastiche che interessano fin troppo tutti i professori reazionari””. “”La necessità naturale è l’elemento primigenio e la volontà umana è l’elemento secondario (…). La volontà e la conoscenza umana devono necessariamente e ineluttabilmente adattarsi alla necessità naturale””. 3. “”Engels ammette l’esistenza della necessità ‘non conosciuta’ dell’uomo (…). Il materialismo è l’ammissione della realtà oggettiva del mondo esterno e delle leggi della natura esterna; questo mondo e le sue leggi sono perfettamente accessibili alla conoscenza umana, ma non potranno mai essere conosciute a fondo. Non conosciamo i fenomeni metereologici e perciò siamo inevitabilmente schiavi del tempo, ma, pur ‘non conoscendo’ questa necessità, ‘noi sappiamo’ che essa esiste””. 4. Engels “”fa un balzo dalla teoria alla pratica (…). In Engels, la vivissima pratica umana fa irruzione anche nella teoria della conoscenza, fornendo un criterio oggettivo alla verità. Anche se noi ignoriamo la legge naturale, questa legge, esistendo e agendo al di fuori della nostra conoscenza, ci riduce a schiavi della ‘cieca necessità’. Però, dal momento in cui conosciamo questa legge, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra coscienza, essa ci rende padroni della natura. Il dominio della natura, realizzato nella pratica umana, è il risultato della rappresentazione oggettivamente esatta nella mente dell’uomo dei fenomeni e dei processi naturali”””” [Alain Besançon, Le origini intellettuali del leninismo, 1978] (pag 180-181)”,”LENS-220″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”BESANÇON Alain “”Nel 1908, confutando Mach, (Lenin) ritorna ancora sulla questione della libertà e, per risolverla, comincia citando Engels: “”La libertà della volontà non è altro che la capacità di decidere con cognizione di causa. Da ciò risulta che, più ‘libero’ è il giudizio di un uomo riguardo a una data questione, più grande è la ‘necessità’ (…). La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura””. In seguito Lenin aggiunge un commento in quattro punti: 1. “”Engels ravvisa fin dall’inizio la legge della natura esteriore, la necessità naturale”” e tutto ciò che constatano i neokantiani Mach, Avenarius “”e compagnia””. 2. “”Engels non si rompe la testa per formulare le ‘definizioni’ di libertà e di necessità, definizioni scolastiche che interessano fin troppo tutti i professori reazionari””. “”La necessità naturale è l’elemento primigenio e la volontà umana è l’elemento secondario (…). La volontà e la conoscenza umana devono necessariamente e ineluttabilmente adattarsi alla necessità naturale””. 3. “”Engels ammette l’esistenza della necessità ‘non conosciuta’ dell’uomo (…). Il materialismo è l’ammissione della realtà oggettiva del mondo esterno e delle leggi della natura esterna; questo mondo e le sue leggi sono perfettamente accessibili alla conoscenza umana, ma non potranno mai essere conosciute a fondo. Non conosciamo i fenomeni metereologici e perciò siamo inevitabilmente schiavi del tempo, ma, pur ‘non conoscendo’ questa necessità, ‘noi sappiamo’ che essa esiste””. 4. Engels “”fa un balzo dalla teoria alla pratica (…). In Engels, la vivissima pratica umana fa irruzione anche nella teoria della conoscenza, fornendo un criterio oggettivo alla verità. Anche se noi ignoriamo la legge naturale, questa legge, esistendo e agendo al di fuori della nostra conoscenza, ci riduce a schiavi della ‘cieca necessità’. Però, dal momento in cui conosciamo questa legge, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra coscienza, essa ci rende padroni della natura. Il dominio della natura, realizzato nella pratica umana, è il risultato della rappresentazione oggettivamente esatta nella mente dell’uomo dei fenomeni e dei processi naturali”””” (pag 180-181) Ancora da inserire”,”TEOP-249″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”Alain Besançon, nato a Parigi nel 1932, direttore di studi all’École des Hautes Études en Sciences sociales, insegna storia della cultura russa. É autore di: Le tsarévitch immolé, Histoire et experience du moi, Éducation et société en Russie, Éntre russe au XIX siècle.”,”LENS-050-FL”
“BESANÇON Alain”,”Novecento. Il secolo del male. Nazismo, comunism, Shoah.”,”Alain Besançon, storico e membro dell’ Institut de France, è autore di saggi autorevoli e di successo. Tra essi ricordiamo: ‘Breve trattato di sovietologia’ (1976), ‘Le origini intellettuali del leninismo’ (1977), ‘Anatomie d’un spectre’ (1981), ‘L’image interdite’ (1994), ‘Trois tentations dans l’Église’ (1996). Tesi: comunismo e nazismo come “”gemelli eterozigoti”” (storia differente ma tratti comuni, uno vuole il bene dell’umanità, l’altro il bene del popolo tedesco… “”Si ha qualche ragione per pensare che Hitler abbia ispirato l’idea del “”grande terrore””, ma la “”notte dei lunghi coltelli”” (1934), cioè l’epurazione lampo del paritto nazista, fece circa ottocento vittime. Stalin moltiplicò quest acifra per più di mille”” (pag 39)”,”TEMx-093″
“BÉSANGER Serge”,”Le Défi Chinois.”,”BÉSANGER Serge”,”CINE-066″
“BESCHLOSS Michael R.”,”Spionaggio dal cielo. 1960: l’affare dell’U-2.”,”Michel Beschloss è storico alla Smithsonian Institution e membro del St. Anthony’s College di Oxford. Nato a Chicago nel 1955 ha studiato ad Harvard. Il suo primo libro è stato ‘Kennedy and Roosevelt’ del 1980.”,”USAQ-100″
“BESNARD Pierre MANDEL Ernest REY A. FAURE Sébastien YVETÔT George DAUDÉ-BANCEL André COTTE E. HILLKOFF A. ROTHEN ER. BASTIEN George MARESTAN Jean LASHORTES MALATESTA Errico MONATTE Pierre BOIS Pierre CHAULIEU Pierre alias Cornelius CASTORIADIS”,”Travailleurs contre bureaucrates. Ni Etats, ni Eglises. Ni “”races””, ni ethnies.Traductions et débats. Anthologie n.1. Syndicalisme révolutionnaire et socialisme (1896-1914). Grèves, Bourses du Travail, Coopératives, mutuelles et syndicats (1876-1036). Principals grèves en France (1936-1968).”,”Molti scritti sono di Pierre Besnard Rivista ‘Ni patrie ni frontières’ (1) Pierre Besnard (8 October 1886 – 19 February 1947) was a French revolutionary syndicalist. He was the Confederal Secretary of the Confédération Générale du Travail-Syndicaliste Révolutionnaire (CGT-SR) from 1929, and the Secretary of the International Workers’ Association. Bibliography ] Les syndicats ouvriers et la révolution sociale, Paris, 1930 Le monde nouveau, CGT-SR, 1936 L’éthique du syndicalisme, CGT-SR, 1936 Besnard was also a contributor to Sébastien Faure’s Encyclopédie anarchiste. (1) Chaque numéro de Ni patrie ni frontières tourne autour d’un thème central et inclut des contributions provenant de sources divergentes ou contradictoires. La revue a publié aussi des brochures, des livres ainsi que des compilations rassemblant les textes jugés les plus intéressants. Une partie des articles sont traduits dans d’autres langues : anglais, espagnol, portugais, italien ou néerlandais. Photocopiée et reliée de façon artisanale jusqu’en mai 2007, elle est imprimée depuis les numéros 21-22 (novembre 2007). De nombreux articles ont été traduits en anglais comme en témoigne la rubrique Texts in English1. Publications annexes[modifier | modifier le code] Livres[modifier | modifier le code] Depuis 2008 plusieurs livres, indépendants de la revue, ont été publiés. Karim Landais, Passions militantes et rigueur historienne, tome 1 (610 pages) et tome 2 (752 pages), 2006 Karim Landais, Anarchisme, nation, identité, culture, 182 pages, 2008 Loren Goldner, Demain la Révolution, tome 1 (recueil d’articles traduits de l’anglais), 392 pages, 2008 Échanges : Restructuration et lutte de classe dans l’industrie automobile, 226 pages, 2010 Encyclopédie anarchiste (1924-1935) : La Raison contre Dieu (anthologie de textes extraits de cette encyclopédie), 484 pages, 2010 Patsy, Le Monde comme il va (199-2010) : chroniques et coups de gueule sur la radio Alternantes, 376 pages, 2010 Anthologies thématiques[modifier | modifier le code] La revue a aussi édité des anthologies thématiques d’articles publiés ou pas auparavant dans Ni patrie ni frontières. Question juive et antisémitisme, sionisme et antisionisme, 344 pages, 2008 Islam, islamisme, « islamophobie », 336 pages, 2008 La Fable de l’illégalité : intégration forcée aux Pays-Bas, 360 pages, 2008 De la violence politique, 274 pages, 2009 Religion et politique, 392 pages, 2010 (wikip)”,”FRAP-107″
“BESNIER Bernard GOTTSCHALCH Wilfried FÜLBERTH Georg AGNELLI Arduino MERHAV Peretz LESER Norbert, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume secondo. Schmidt, Hilferding, Mehring, Bauer, Adler, Renner.”,”Saggi di BESNIER Bernard GOTTSCHALCH Wilfried FÜLBERTH Georg AGNELLI Arduino MERHAV Peretz LESER Norbert”,”MADS-282″
“BESNIER Bernard”,”Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””.”,”””Conrad Schmidt (1865-1932) è soprattutto conosciuto per il suo dibattito con Engels, poco prima della pubblicazione del terzo libro del ‘Capitale’ e, in seguito, per la sua partecipazione al movimento revisionista di Bernstein (dopo la morte di Engels). Con Bernstein, Schmidt era stato tra il 1888 e il 1895, un difensore dell’ortodossia marxista in seno al partito socialdemocratico nel quale l’influenza lassalliana era certamente influente quanto quella di Marx, se non di più. In tale partito infatti la fazione parlamentare (in cui uomini quali Bebel e Wilhelm Liebknecht, a causa della loro quasi totale mancanza di formazione teorica, erano sempre pronti a cedere alle tendenze opportunistiche di cui erano alfieri Auer e Kayser) costituiva un costante “”freno”” all’azione extraparlamentare del partito. Nel 1890 Schmidt è redattore della “”Volkstribüne””, principale espressone dell’opposizione al comitato direttivo (parlamentare) del partito e, dopo la rinuncia da parte di quest’ultimo all’utilizzo del 1° maggio come giornata di lotta radicale, egli dichiara, nel corso di una riunione a Berlino, che il parlamento in Germania è soltanto la copertura dell’assolutismo (1). La sua corrispondenza con Engels (sfortunatamente siamo a conoscenza soltanto delle lettere di Engels), che sembra iniziarsi nel 1888, nel momento in cui termina la sua tesi di dottorato, rivela molto presto (27 ottobre 1890, data della lettera di Engels) l’esigenza di precisazioni (o sfumature?) sulla “”concezione materialistica della storia””. Ma non era il solo. Nello stesso periodo Plechanov e Labriola procedono a tentativi infelici di applicazione del metodo materialista alla storiografia (lo stesso Mehring, in ‘Lessing Legende’, pubblicato nel 1893, aveva composto un capitolo sul materialismo storico, giudicato da Engels eccessivo e unilaterale) e molti critici avevano trovato in ciò pretesto per respingere totalmente il determinismo economico (per esempio Paul Barth), oppure per proporre correzioni tendenti a eliminare il ruolo fondamentale dell’economia rispetto ad altre istanze (si tratta della teoria sociologica dei “”fattori””, criticata da Labriola (2)). E’ sintomatico che Engels giunga a pensare di dover attribuire a sé (e a Marx) una parte di responsabilità per la confusione teorica che si era venuta a creare, per le deformazioni e le semplificazioni del metodo materialistico di interpretazione della storia (lettera a Mehring del 1893) e che tale confessione, aggiunta a quella presente nella lettera a Heinz Starkenburg, venga sfruttata in seguito da Bernstein quale testimonianza di un abbandono, o di un ripensamento rispetto alla ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859). Come ha notato Karl Korsch (3), sembra che il malinteso tra i fondatori del marxismo (tra i quali Korsch annovera, prendendo in considerazione le influenze intellettuali, Labriola e Plechanov), e i giovani tedeschi della “”seconda generazione”” del marxismo, derivi, per i primi, dalla loro mancanza di chiarezza sull’applicazione e il rovesciamento (‘Umkehrung) della dialettica hegeliana, mentre per i secondi (in Germania) quest’ultima era “”lettera morta””. Engels infatti si lamenta spesso di tale situazione (vedi la lettera a Schmidt del 27 ottobre 1889, come anche quella del 1° novembre 1891 in cui viene proposta una curiosa analogia tra il passaggio, in ‘Scienza della Logica’, dall’essere all’essenza e il passaggio, nel ‘Capitale’, dalla merce al capitale). In definitiva gli sforzi di Engels (per motivi che derivano dall’insufficiente chiarezza sui temi trattati) rimangono vani (…)”” (pag 165-166) [Bernard Besnier, Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””, Annali, Milano, 1974] [(1) Cfr. Pierrre Angel, Eduard Bernstein et l’évolution du socialisme allemand’, Paris, 1961, p. 154, n. 107; (2) Antonio Labriola, Essais sur la conception matérialsite de l’histoire’, Paris, 1902, pp. 153 sgg., trad. it. ‘Del Materialismo storico’, Torino, 1973 § VI, pp. 563 sgg.; (3) Karl Korsch, Karl Marx, Parte Terza, cap. 14, trad. it. di Augusto Illuminati, pp. 253 e sgg.] Teoria del crollo “”Con Bernstein, ma ancor più con Conrad Schmidt, si delimita e appare in primo piano un tema che sarà motivo di controversie in tutta la letteratura economica marxista, fino alla seconda guerra mondiale: quello del crollo (‘Zusammenbruch’) generale del capitalismo. Se i dibattiti sono a tal punto privi di conclusioni e se, dopo ogni periodo di quiete provvisoria, vi è sempre qualcuno pronto a raccoglierli (Rosa Luxemburg, poi Bucharin e Varga, infine Grossmann), tentando una nuova formulazione, ciò vuol dire che il tema, lungi dall’essere una pura questione di economia (estensione della teoria della crisi), è inequivocabilmente avvolto nella pedagogia rivoluzionaria (o quanto meno in ciò che si definisce tale) dell’organizzazione proletaria. Non è nostro intento seguire tale dibattito attraverso tutte le forme assunte nell’arco di circa mezzo secolo, bensì tentare di delimitare le componenti proprie della sua manifestazione primitiva. In Bernstein la messa in rilievo del tema del ‘Zusammenbruch’, nell’intento di confutarlo, sorge da una motivazione che si colloca piuttosto a livello delle conseguenze politiche generali e non da considerazioni proprie della teoria economica stessa. In un certo senso è senza dubbio il “”catastrofismo”” (conseguenza, a suo avviso, come già abbiamo detto, della “”perfidia dialettica””) che egli cerca di estirpare dal marxismo. Il suo scopo è chiaro: sostituire alla visione della storia “”rivoluzione + catastrofe”” (cfr. il passo di Kautsky citato alla n. 4) la sola evoluzione; lo sconvolgimento da cui gli ortodossi si aspettano l’instaurazione del socialismo non gli appare affatto auspicabile (…). In mancanza di tale chiarificazione, di ciò che egli desidera “”integrare”” del capitalismo nel socialismo, Bernstein preferirà – senza alcuna esitazione – concentrare i suoi sforzi attaccando la ‘Zusammenbruchtheorie’ che suppone essere la sola alternativa alla propria. E ciò opponendo alle credenze dell’accentuazione delle crisi (che sembrano essere state forti negli ambienti socialisti tedeschi tra il 1880 e il 1888) l’immagine della prosperità dell’Inghilterra, e, soprattutto, della Germania degli anni novanta. Le discussioni raggiungeranno un livello teorico soltanto dopo la traduzione in tedesco del grande libro di Tugan-Baranovskij (‘Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England’. La prima edizione russa è del 1894, la traduzione tedesca del 1901). Quindi noi non ci soffermeremo. Un solo punto attirerà per un momento la nostra attenzione perché concerne il ruolo – sul quale ci dilungheremo nella seconda parte del presente articolo – assunto da Conrad Schmidt in quanto uno dei primi “”specialisti”” della teoria ‘economica’ marxista. In effetti se la confutazione della ‘Zusammenbruchtheorie’ doveva costituire una delle principali manovre della revisione del ‘marxismo’, era necessario che si supponesse che tale teoria gli fosse propria. Non cercheremo qui di esaminare se tale opinione potesse avere qualche fondamento nell’opera stessa di Marx; ciò che maggiormente ci interessa è invece esaminare ‘sotto quale forma’ gli autori degli anni 1895-1900 pensavano (nella misura in ciò avveniva) di trovarla nell’opera di Marx. (…) Il sottoconsumo operaio, aggiunto al progresso (assoluto e relativo) della produzione di plusprodotto, appare come la causa della generalizzazione delle crisi (in concomitanza con “”l’anarchia produttiva””) e come ciò che dovrebbe condurre, per l’estendersi di tale generalizzazione, al ‘Zusammenbruch’ (18). I revisionisti controattaccheranno mettendo in evidenza le capacità di organizzazione del capitalismo (tesi ripresa in seguito da Hilferding e Bucharin con la teoria del “”capitalismo organizzato””, e l’aumento del potere d’acquisto di certi strati della classe operaia. Nel 1901 Conrad Schmidt dà per scontato che la teoria di Marx comporti l’affermazione del ‘Zusammenbruch’. Anch’egli reperisce nella tendenza al sottoconsumo il fattore principale di questo processo; aggiungendo però, in modo assai contestabile, che la tendenza al sottoconsumo conduce al “”crollo”” facendo abbassare il saggio di profitto (perché si fa più violenta la concorrenza per il mercato), diminuendo di conseguenza la “”profittevolezza”” del sistema per i datori di lavoro e aumentando l’esercito industriale di riserva (19)”” [Bernard Besnier, Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””, Annali, Milano, 1974] [(18) Cfr. Louis B., Boudin, The Theorical System of Karl Marx’, cit, pp. 163 sgg. per la versione del sottoconsumo operaio e p. 237 per l’affermazione che il ‘breakdown’ finale del capitalismo “”non è altro che una grande crisi””; (19) Cfr. il giudizio di P.M. Sweezy, ‘Teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951] (pag 170-171-172-173)”,”TEOC-643″
“BESOMI Daniele RAMPA Giorgio”,”Dal Liberalismo al Liberismo. Stato e mercato nella storia delle idee e nell’analisi degli economisti.”,”Daniele Besomi (1960) è un ricercatore indipendente. É interessato in particolare alla storia della dinamica economica. I suoi contributi più recenti, apparsi su diverse riviste specializzate e in una monografia pubblicata da Macmillan, riguardano la teoria dinamica di Roy Harrod, in precedenza si era occupato di Kalecki e Goodwin. Giorgio Rampa (1956) è docente di economia Politica presso l’Università di Genova. Si è interessato di teoria delle interdipendenze settoriali, equilibrio economico generale, dinamica economica, teoria della scelta e della razionalità.”,”ECOI-154-FL”
“BESOMI Daniele, con Contributi di Giorgio RAMPA”,”Equilibrio distribuzione e crisi nel repertorio degli Economisti. Un percorso di lettura organizzato in 39 schede tematiche.”,”Daniele Besomi (1960) è un ricercatore indipendente. É interessato in particolare alla storia della dinamica economica. I suoi contributi più recenti, apparsi su diverse riviste specializzate e in una monografia pubblicata da Macmillan, riguardano la teoria dinamica di Roy Harrod, in precedenza si era occupato di Kalecki e Goodwin. Giorgio Rampa (1956) è docente di economia Politica presso l’Università di Genova. Si è interessato di teoria delle interdipendenze settoriali, equilibrio economico generale, dinamica economica, teoria della scelta e della razionalità.”,”ECOT-226-FL”
“BESSAND-MASSENET P.”,”Babeuf et le parti communiste en 1796. L’ attaque de Grenelle. Les communistes en 1796.”,”Irruzione della polizia. L’ attacco di Grenelle. “”Babeuf scriveva seduto a un tavolo. Con lui Pillé, il suo copista, e l’ uomo dalla parrucca rotonda, il musicista Buonarroti. Udito un rumore, Babeuf alzò la testa, ma non ebbe il tempo di fare di più, di stendere il braccio, di prendere un’ arma, una pistola: i poliziotti erano su di lui. Similmente, gli altri due sopraffatti dallo stupore per la rapidità dell’ attacco, rimasero fermi, “”le braccia bloccate””. La porta, la finestra erano vigilate, ogni ritirata impossibile. Buonarroti, solo, aveva fatto il gesto di far scivolare via un foglio di carta sotto di lui, ma, senza difficoltà, gli presero le mani. Infine, Babeuf, gettando la sedia, in un soprassalto di collera e di disappunto, gridò “”E’ un fatto, la tirannia vince!””””. (pag 62)”,”SOCU-111″
“BESSE Jean-Pierre PENNETIER Claude”,”Juin 40. La négociation secrète. Les communistes francais et les autorités allemandes.”,”BESSE Jean-Pierre è uno storico, professore di liceo, E’ corrispondente dell’ IHTP (Institut d’ Histoire du temps present). Ha pubblicato con Thomas POUTY ‘Les fusillés: répresions et exécutions pendant l’ Occupation’. PENNETIER Claude ricercatore del CNRS responsabile di un programma sui militanti presso il CNRS, alla morte di MAITRON nel 1987 ha preso il suo posto nella direzione del celebre ‘Dizionario’. La liberazione dei prigionieri del PCF da parte dei tedeschi. “”Il mattino del 23 giugno, quasi quattrocento prigionieri politici di Fresnes sono riuniti in una sala dai tedeschi, in presenza di un distaccamento della Wehrmacht. Un ufficiale passa tra le fila fermandosi davanti a qualche prigioniero e chiede loro: – Perché siete qua? – Per aver difeso la pace. – E voi? – Per aver distribuito volantini. – E voi? – Per propositi disfattisti. Prende quindi la parola: “”Signori, voi avete difeso la pace. Avete lottato per impedire che il vostro paese non fosse trascinato nella guerra voluta dai capitalisti inglesi e dagli ebrei. Per ordine del Führer voi siete liberi, potrete lasciare la prigione da domani.”” Alcuni esitano, altri pensano che sia un frutto naturale del Patto e che siano liberi grazie a Stalin. André Tollet, che notiamo, non cita la trattativa per la riapparizione legale dell’ Humanité, scrive: “”Vennero organizzate alcune operazioni politiche spettacolari. Per confondere gli spiriti, i nazisti liberarono alcuni detenuti politici al fine di far credere ad una alleanza hitleriana-comunista. In realtà, non liberarono, lungi dal necessario, tutti i nostri compagni, ma quanto basta per questo appaia””.”” (pag 111-112) “”Appare difficile sapere di più su questi militanti liberati dai tedeschi. In effetti, alla Liberazione o dopo, quando si tratta di redigere la propria biografia o raccontare i propri ricordi, è più facile affermare che si è evasi più che riconoscere che si sia stati liberati dai tedeschi. Sia quel che sia, ci sono ben stati dei comunisti liberati dai tedeschi, ma meno numerosi senza dubbio di quanto contava la direzione nel quadro dei suoi negoziati con i tedeschi””. (pag 113) Nel dizionario biografico Maitron sono numerosi i casi in cui nella biografie di militanti comunisti arrestati prima del giugno 1940 si segnalano come evasi prima di essere arrestati di nuovo nell’ autunno 1940 o nel 1941 o dopo. (pag 113)”,”PCFx-057″
“BESSE Guy MILHAU Jacques SIMON Michel”,”Lénine. La philosophie et la culture.”,” – Michel Simon, Lenin e la filosofia – Jacques Milhau, Lenin di fronte al revisionismo in filosofia – Guy Besse, Leni e la rivoluzione culturale “”Tous les malentendus sur ‘Matérialisme et empiriocriticisme’ proviennent de la méconnaissance de point décisif. En réalité Lénine développe, dans le conditions de l’essor scientifique et technique de son temps (de l’état effectif des pratiques observables), les Thèses de Marx sur Feuerbach (1845), notamment la seconde: «La question de savoir s’il y a lieu de reconnaïtre à la pensée humaine une vérité objective n’est pas une question théorique mais une question pratique. C’est dans la pratique qu’il faut que l’homme prouve la vérité, c’est-à-dire la réalité, et la puissance de sa pensée, dans ce monde et pour notre temps. La discussion sur la réalité ou l’irréalité d’une pensée qui s’isole de la pratique, est purement ‘scolastique’ (1)» L’idéalisme philosophique est donc un jeu, et Lénine fait scandale, simplement parce qu’il refuse de jouer selon les règles du jeu. Il refuse, au sens premier du terme, la ‘duplicité’ de l’idéaliste, idéaliste en parole quand il s’agit de faire son métier (produire un discours mystificateur), matérialiste en fait quand il s’agit de vivre réellement et d’agir sur le réel. Déjà Feuerbach l’avait dit: l’idéalisme est le point de vue de l’âme séparéé du corps, celui de la mort, non le point de vu vivant et réel. A cela, Lénine oppose une exigence de cohérence, de conséquence, ce qui est bien dans sa manière. Il oppose la simplicité, si c’est le terme choisi pour antithèse de duplicité. Cela veut dire concrètement, en ce début du XXe siècle (atome, électricité, usines) que Lénine développe l’indication d’Engels: le matérialisme est la vérité du développement de la science moderne de la nature. Savoir par essence caractérisé par d’enormes lacunes. Mais le matérialisme est le courage de la science: devant une question non résolue, «il incite par cela même à sa solution, à des nouvelles recherches expérimentales»”” (pag 32-33) [Guy Besse, ‘Lénine et la philosophie’] [(in) Guy Besse, Jaques Milhau,, Michel Simon, ‘Lénine. La philosophie et la culture’, Paris, 1971] [(1) K. Marx F. Engels: ‘L’Idéologie allemande’, Première partie: ‘Feuerbach’, Paris, Editions sociales, 1969, p: 138]”,”LENS-288″
“BESSEDOWSKY G.”,”Memorias de un diplomatico sovietico.”,”BESSEDOWSKY fu ambasciatore sovietico a Parigi finché caduto in disgrazia rischiò di essere eliminato, riuscì miracolosamente a sfuggire agli agenti sovietici in vari paesi dell’ Europa occidentale. “”Piatakov mi rispose: “”E’ inevitabile. La rivoluzione ha passato ormai il periodo dell’ entusiasmo. Si trova in quello routine. In ottobre, la rivoluzione non era se non un’ avventura. Poche settimane dopo si è trasformata nell’ avventura di un gruppo di uomini fortunati””. Un giorno parlavamo con Lenin in un circolo ristretto di persone. Uno dei nostri disse a Lenin: “”Riconosca che non crede nel successo””. Con un leggero sorriso, Ilich rispose: “”E’ chiaro che non ci credevo; la rivoluzione di Ottobre, dopo tutto, non era che un’ avventura che si armonizzava con lo spirito mondiale. Se fossimo stati sconfitti, avremmo lasciato ai proletari un esempio di programma di operai insorti. Questo sarebbe stato più importante di una rivoluzione che ha vinto e poi è degenerata. Il vero rivoluzionario sa attaccare, ma sa anche ripiegare quando perde””. Io guardai Piatakov. “”Allora, attaccare o retrocedere? Rispose con un’espressione di stanchezza: “”si deve ripiegare””. (pag 159-160)”,”RUST-084″
“BESSEY Valérie”,”Construire l’Armée française. Textes fondateurs des institutions militaires. (Tome 1). De la France des premiers Valois à la fin du règne de François I.”,”(Vol. 1) BESSEY Valérie: Dottoressa in Storia, tesi di dottorato sugli Ordini militari in Piccardia nel Medioevo. “”Cos’è l’esercito francese, nella sua essenza e continuità storica, con i suoi usi e costumi, i suoi simboli e tradizioni? I tre volumi di questa Antologia, che coprono il periodo che va dal XIV al XIX secolo, sono realizzati su iniziativa del Centro Studi Storia della Difesa (CEHD), organismo direttamente dipendente dalla Segreteria Generale per l’Amministrazione del Ministero della Difesa. Ciascun volume, affidato a tre storici qualificati (Valérie BESSEY, Pierre BONIN e Annie CRÉPIN), è stato sviluppato sotto il controllo di un referente e sottoposto al vigile esame di una commissione del consiglio scientifico del CEHD.”” (dalla Prefazione, pg 5. Traduz. d. r.). “”Quest’opera, la prima della serie sui testi fondatori delle istituzioni militari, mette a disposizione (…) trenta testi accuratamente curati e intelligentemente commentati. Molti di questi testi erano inediti. Il punto di partenza scelto è il XIV secolo, epoca in cui, con l’inizio di quella che sarebbe diventata la Guerra dei Cent’anni, la famiglia reale francese cominciò a promulgare ordinanze, editti, regolamenti destinati alle forze armate da essa costituite e impiegate, con modalità disuguali di successo in terra e in mare. (…) I Testi di questo primo volume coprono il periodo fino alla metà del XVI secolo. Sono affrontati tutti gli aspetti della questioni militari: reclutamento, finanziamento, supervisione, rifornimenti, equipaggiamenti individuali e collettivi, disciplina e giustizia, il ruolo delle città, il destino delle tre armi, cariche, dal connestabile e ammiraglio di Francia ai capitani di compagnia. (…)”” (Dal retro di copertina. Traduz. d. r.) <> (pag. 75. Traduz. d. r.)”,”FRQM-003-FSL”
“BESSIERE Stéphanie”,”La Chine à l’ aube du XXIe siècle. Le retour d’une puissance?”,”BESSIERE Stéphanie diplomata del Centre d’ Etudes diplomatiques et strategiques de Paris (CEDS), studia da tempo la civiltà cinese. “”La repubblica popolare cinese afferma, quanto ad essa (l’invasione cinese del Tibet; del 1949-1950, ndr), che sua relazione con il Tibet è un affare interno in quanto questo è, e fu per secoli, una parte integrante della Cina. Il Tibet fu prima di Gesù Cristo e per i secoli che seguirono, una delle grandi potenze dell’ Asia. Nel corso dei suoi 2000 anni di storia, il Tibet non ha subito influenze straniere che per brevi periodi nel XIII secolo (impero mongolo) e XVIII secolo (impero manciù), L’ influenza manciù non durò molto tempo. Essa era assolutamente inefficace quando i Britannici invasero per un breve periodo Lhassa e conclusero con il Tibet un trattato bilaterale: la Convenzione di Lhassa.”” (pag 60)”,”CINx-201″
“BESSON Waldemar a cura; collaborazione di Hans ROTHFELS Waldemar BESSON Giorgio CANDELORO Friedrich HILLER VON GAERTRINGEN Franz G. MAIER Hans MOMMSEN August NITSCHKE Horst RABE Armin WOLF; edizione italiana a cura di Giorgio CANDELORO”,”Storia.”,”Hanno collaborato a questo volume: Hans ROTHFELS (introduzione), Waldemar BESSON (periodizzazione), Giorgio CANDELORO (concezione marxista della storia, fascismo risorgimento), Friedrich HILLER VON GAERTRINGEN (Età moderna). Franz G. MAIER (Antichità, Bisanzio, Fonti antichità, periodizzazione, storiografia antica), Hans MOMMSEN (Età moderna, fonti, metodo storico, nazione, partito, storia sociale), August NITSCHKE (Medioevo, periodizzazione), Horst RABE (Età moderna, fonti, periodizzazione, storiografia), Armin WOLF (Discipline storiche ausiliarie, fonti, storiografia medievale)”,”STOx-028 EURx-068″
“BEST Otto F.”,”Expressionismus und Dadaismus.”,”Dono di M. Ferraresi”,”VARx-594″
“BEST Geoffrey”,”War and Society in Revolutionary Europe, 1770-1870.”,”Geoffrey Best ha studiato al Trinity College e Fellow di Trinity Hall, Cambridge. Nel 1954-55 è diventato Choate Fellow ad Harvard, dal 1966 al 1974 ha insegnato Storia all’Università di Edinburgo. In seguito ha insegnato al All Souls College di Oxford, all’Università del Sussex e al Woodrow Wilson International Center di Washington. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Humanity in Warfare’ (1980). L’autore si occupa in particolare del carattere, le qualità di comando militare, le capacità o il limiti di governo della Francia di Napoleone Bonaparte (v. pag 110-111 ecc.)”,”QMIx-100-FSL”
“BESTEIRO Julian”,”Marxismo y antimarxismo. Discurso leido por Don Julian Besteiro en el acto de su recepcion en la Academia de Ciencias morales y politicas el 28 de abril de 1935, Madrid.”,”BESTEIRO Julian fu una delle figure principali della storia contemporanea spagnola e in particolare del Partito Socialista. In ‘Marxismo e Antimarxismo’ fa una esposizione di questa teoria, della sua evoluzione, e tenta di smontare con il rigore del professore di logica, le critiche al marxismo o le interpretazioni del pensiero di Marx ed Engels provenienti da parti diverse tra loro. Critica Lenin e Trotsky per aver prodotto rimedi che avrebbero condotto a mali ancora peggiori di quelli dovuti alla democrazia. “”Notoriamente, Marx impiegò gran parte delle sue poderose risorse dialettiche per contrastare l’ influenza della tradizione rivoluzionaria del giacobinismo francese, rappresentata, in primo luogo, dalle dottrine d Gracco Babeuf; poi, da Blanqui in Francia e da Weitling in Germania.”” (pag 94)”,”TEOC-282″
“BESTEIRO Julian”,”El partido socialista ante el problema de marruecos. Discursos pronunciados por el diputado. Julian Besteiro. En las sesiones del Parlamento correspondientes a los dìas 3,4 y 10 de noviembre de 1921.”,”‘La Spagna è incapace come popolo colonizzatore. Il mito di Re Mida’. (pag 26-)”,”MSPx-113″
“BETA Simone a cura”,”Ulisse. Il viaggio della ragione.”,”Simone Beta insegna Filologia classica all’Università di Siena. Si è occupato di teatro classico.”,”GREx-026″
“BETANZOS Juan CIEZA DE LEON Pedro COBO Bernabé DIOSES Y HOMRES DE HUAROCHIRI GARCILASO DE LA VEGA GUAMAN POMA DE AYALA Felipe MOLINA Cristobal MURUA Martin PIZARRO Pedro SALINAS Y CORDOBA Buenaventura SANCHO DE LA HOZ SANTA CRUZ PACHACUTI Juan SANTILLAN Hernando SARMINETO DE GAMBOA Pedro, testi di”,”Vita e morte degli Incas.”,”Testi di BETANZOS Juan CIEZA DE LEON Pedro COBO Bernabé DIOSES Y HOMRES DE HUAROCHIRI GARCILASO DE LA VEGA GUAMAN POMA DE AYALA Felipe MOLINA Cristobal MURUA Martin PIZARRO Pedro SALINAS Y CORDOBA Buenaventura SANCHO DE LA HOZ SANTA CRUZ PACHACUTI Juan SANTILLAN Hernando SARMINETO DE GAMBOA Pedro. “”Nel 1528, Huascar e Atahualpa, i due figli dell’ Inca Huayna Capac, si mossero guerra. Sangue venne versato; interi gruppi e popolazioni sterminate; e l’ aristocrazia inca non riuscì più a risollevarsi da questo colpo. Se dobbiamo credere a Garcilaso, una figura come quella di Atahualpa non era mai stata vista sul trono degli Incas: questo politico machiavellico, tanto astuto quanto crudele, tanto cauto quanto feroce, tanto “”volpe”” quanto “”leone””, sembrava appartenere piuttosto alla storia europea, come uno scandalo che gli occhi non potevano contemplare. Prima di giungere sulle navi spagnole, l’ Europa era già a Cuzco: l’ Europa, col suo potere senza consacrazione, senza connessione, senza mito, senza luce, senza mitezza””. (pag 29)”,”AMLx-070″
“BETH E.W. a cura di CASARI Ettore”,”I fondamenti logici della matematica.”,”Ettore Casari ha studiato presso l’Università di Münster ed ha frequentato le lezioni dei proff. Hermes e Ackermann. E.W. Beth è nato il 7 luglio 1908 a Stad Almelo (Prov. Overijssel-Olanda) e compiuti nella città natale e a Deventer gli studi secondari, egli ha frequentato le università di Utrecht, Leida e Bruxelles, conseguendo nel 1932 la licenza in scienze matematiche e fisiche, nel 1935 quella in psicologia e filosofia e, sempre nel 1935, il titolo di dottore in lettere dell’università di Utrecht.”,”SCIx-281-FL”
“BETHELL Leslie a cura; saggi di William GLADE Rosemary THORP Robert FREEMAN SMITH Nicolaz SANCHEZ-ALBORNOZ Arnold BAUER Manuel MORENO FRAGINALS James R. SCOBIE Colin M. LEWIS Michael M. HALL e Hobart A. SPALDING Charles A. HALE Gerald MARTIN, John LYNCH”,”The Cambridge History of Latin America. Vol IV c. 1870 to 1930.”,”Il coordinatore generale dell’opera, Dr. Leslie BETHELL è Reader in Hispanic American and Brazilian History all’ Univ College London.”,”AMLx-014″
“BETHELL Leslie coordinamento generale; saggi di Thomas W. MERRICK Victor BULMER-THOMAS Rosemary THORP Ricardo FFRENCH-DAVIS Oscar MUNOZ José Gabriel PALMA Orlandina DE-OLIVEIRA Bryan ROBERTS Joseph L. LOVE Thomas F. GLICK”,”The Cambridge History of Latin America. Vol VI, Part 1. 1930 to the Present. Economy society and politics.”,”Il coordinatore generale dell’opera, Dr. Leslie BETHELL è Reader in Hispanic American and Brazilian History all’ Univ College London. Saggi di Thomas W. MERRICK, Victor BULMER-THOMAS, Rosemary THORP, Ricardo FFRENCH-DAVIS, Oscar MUNOZ, José Gabriel PALMA, Orlandina DE-OLIVEIRA, Bryan ROBERTS, Joseph L. LOVE, Thomas F. GLICK.”,”AMLx-016″
“BETHELL Nicholas”,”The Palestine Triangle. The Struggle between the British, the Jews and the Arabs 1935-48.”,”BETHELL Nicholas è nato nel 1938 e ha studiato al Pembroke College di Cambridge. Dopo vari anni spesi nella traduzione di opere e rappresentazioni dal polacco e dal russo, ha scritto una biografia del leader polacco Wladyslaw GOMULKA, pubblicata nel 1969, e con David BURG ha tradotto di SOLZHENITSYN ‘Cancer Ward’ e ‘The Love-Girl and the Innocent’. I suoi libri più recenti sono ‘The War Hitler Won’ (1972) e ‘The Last Secret’ (1974) e ‘Russia Besieged’ (1978). Ha svolto una breve esperienza come membro del governo consevatore e dal 1975è diventato membro del parlamento europeo. Vive a Londra. La questione ebraica e la questione palestinese. “”Oliver Lyttelton, ministro della produzione, scrisse della “”permanente strategica importanza del Medio Oriente per l’ Impero Britannico””, che significa che la Gran Bretagna deve mantenere il controllo della Palestina “”per un periodo indefinito””. Robin Hankey notava: “”Non possiamo mettere molta gente in Palestina senza minare in modo permanente le nostre relazioni con gli Arabi””. Charles Baxter sostiene che un piccolo stato ebraico sarebbe stato pericoloso come uno grande. Sarebbe stato in breve tempo sommerso di immigranti e sarebbe cominciata la rivendicazione del ‘Lebensraum’, il diritto di espandersi ‘nel resto della Palestina e probabilmente in Transgiordania’. Clement Attlee, primo ministro, il cui Labour Party era ufficialmente pro-sionista, scrisse il 23 giugno che il movimento sembrava essere caduto sotto il controllo di fanatici irresponsabili: “”Nessuno se non un visionario può immaginare che la Palestina possa assorbire tutti gli ebrei, perfino se essi fossero disposti a venire. Milioni desidereranno e saranno obbligati a vivere nelle terre dei gentili, in Europa, in America ed altri continenti””””. (pag 147)”,”VIOx-143″
“BETHELL Nicholas”,”Gomulka. La sua Polonia e il suo comunismo.”,”Dimitrov e lo scioglimento del partito comunista polacco “”Il capo del Comintern Georgy Dimitrov, in un articolo intitolato «La guerra e la classe lavoratrice nei paesi capitalisti» (10), illustrava qual era il punto di vista dell’Unione Sovietica sulla situazione internazionale e sulla guerra: si trattava di una guerra ingiusta, una guerra imperialista alla quale le classi lavoratrici avrebbero dovuto rifiutarsi di partecipare (almeno in Francia e in Gran Bretagna). Si incitavano gli operai a disobbedire agli ordini dei superiori, a rovesciare i loro dirigenti politici, a trasformare una guerra imperialista in una guerra di classe. Erano castelli in aria, come riconoscono obiettivamente, oggi, i moderni studiosi di storia polacchi: «Essi [il Cominitern] non valutavano appieno la necessità di difendere le nazioni minacciate dal fascismo. La loro lotta è stata un elemento prezioso nella guerra fin dal principio. In questo senso il Comintern ha scelto una linea di condotta ormai superata rispetto a quella manifestata all’inizio del 1939, e, non avendo saputo dare un’idea chiara del carattere della guerra polacco-tedesca del settembre 1939, alsciava la impressione che la lotta del popolo polacco per difendersi dall’invasore nazista fosse ingiusta» (11). Molti comunisti polacchi, che ritornavano delusi dalla Russia nei territori occupati dalla Germania, portarono con loro varie copie dell’articolo di Georgy Dimitrov e anche altra letteratura dello stesso genere. Così la confusione aumentò. … finire (pag 68-69)”,”POLx-050″
“BETHELL Nicholas, a cura di Pierre HORAY”,”La guerre qu’Hitler a gagnée. Septembre 1939.”,”La posizione dell’Italia di fronte all’attacco e alla vittoria tedesca in Polonia. Le relazioni con Inghilterra e Francia. “”Ainsi, les relations cordiales récemment établies avec l’Italie ont tant de valeur pour l’Angleterre qu’elle envisage même de ne pas respecter le traité signé avec les Polonais, afin de ne pas les compromettre. «Nous avons, par l’intermédiaire de Loraine, des contacts étroits avec Ciano», écrit Halifax à Lothian. Le Foreign Office est convaincu d’avoir accompli un grand exploit en maintenant l’Italie en dehors de la guerre et il est décidé à aller très loin pour consolider ce succès. Ce n’est pas l’avis de la France, où, au contrraire, de puissants courants d’opinion sont partisans de provoquer l’Italie et de déclencher contre elle une guerre préventive. L’Italie suit une politique périlleuse en s’efforçant de rester en bons termes avec les deux camps. Offensée par la décision d’Hitler de signer un accord avec la Russie bolchevique sans même la consulter, elle avait donné l’assurance à l’Angleterre et à la France qu’elle ne se battrait pas contre elles lorsque la guerre éclaterait et, de plus, elle avait sincèrement essayé de préserver la paix. … finre (pag 314-315)”,”QMIS-358″
“BETRI Maria Luisa”,”Leggere obbedire combattere. Le biblioteche popolari durante il fascismo.”,”L’A è ricercatrice presso l’Istituto di storia medioevale e moderna all’Univ degli Studi di Milano. Ha coltivato accanto a studi di storia sociale, della sanità e dell’assistenza (‘Le malattie dei poveri. Ambiente urbano, morbilità, strutture sanitarie a Cremona nella prima metà dell’Ottocento, MILANO. 1981), interessi per la ricerca etno-antropologica e per la storia della cultura popolare.”,”ITAF-001″
“BETRI Maria Luisa”,”La giovinezza di Stefano Jacini. La formazione, i viaggi, la “”proprietà fondiaria”” (1826-1857).”,”BETRI Maria L. insegna Storia del Risorgimento nell’ Università degli Studi di Milano. Ha studiato vari aspetti della società italiana tra Otto e Novecento con attenzione in particolare alle condizioni sanitarie e assistenziali, alla cultura materiale e all’ organizzazione del sistema bibliotecario (biblioteche). Ha pubblicato vari saggi (v. 4° copertina). S. JACINI è stato ministro dei lavori pubblici con CAVOUR, LA MARMORA, RICASOLI e in seguito interprete, quale presidente della Giunta per l’ inchiesta agraria, delle esigenze delle campagne italiane. “”E se l’ intonazione delle missive paterne si addiceva a un destinatario che non era più, ormai, l’ adolescente di Hofwyl, bensì un giovane maturo e consapevole dei suoi doveri, essa tuttavia non ne cambiava il significato, seguitando a fare appello alla “”solidarietà degli affetti””, all’ opportunità di un oculato dispendio del denaro e di un impiego produttivo del tempo. “”Vieppiù godiamo al sentire che il viaggio ti sia stato istruttivo giacché ‘nisi utile quod fecimus, stulta est victoria’ – rispondeva soddisfatto Giovanni Battista a Stefano che gli aveva comunicato il rientro dal suo primo viaggio, compiuto, faceva notare, non senza una punta di orgoglio, “”con quella somma che molti…conoscenti di Milano convertono in vestiari coi quali vanno a farsi ammirare sulle porte dei caffé””. Nessuno spreco dunque, “”giacché il saper spendere bene il denaro è uno dei primi elementi del saper vivere””, ma nemmeno una politica della lesina, poiché il giovane Jacini doveva essere all’ altezza del suo ceto e ben figurare nella società viennese alla quale si presentava””. (pag 132)”,”ITAE-175″
“BETRI Maria Luisa BIGAZZI Duccio a cura; scritti di L. ANTONIELLI M. BERENGO M. BRIGNOLI L. BRIGUGLIO G. CAPRA M.L. CICALESE E. COLLOTTI A. COLOMBO A. DE-BERNARDI C. DONATI L. GAMBI L. GANAPINI M. GANCI U. LEVRA G. LUSERONI M. MAZZA F. MAZZONIS M. MERIGGI S. MERLI M. MIRRI E. MORELLI M. NEJROTTI G. RUMI L. RUSSI G. SAPELLI M. SORESINA G. TALAMO A. VARNI R. ZANGHERI; redazione di Maria Luisa ROTONDI”,”Ricerche di storia in onore di Franco Della Peruta. Politica e istituzioni. Volume primo.”,”Tra i vari saggi – Il movimento anarchico itailano e spagnolo durante la Prima Internazionale, di Letterio Briguglio (pag 271-281) – Ancora a proposito di socialismo e criminalità. Una lettera di Turati a Costa, di Renato Zangheri (pag 327-334)”,”STOx-016-FSD”
“BETRI Maria Luisa BIGAZZI Duccio a cura; saggi di MORI Giorgio BIGAZZI Duccio ANGELI Stefano BERTA Giuseppe VIGEZZI Brunello SORCINELLI Paolo FRASCANI Paolo LACAITA Carlo G. BETRI Maria Luisa BORRUSO Edoardo BRAMBILLA Elena COSMACINI Giorgio FORTI-MESSINA Annalucia ONGER Sergio LIVA Giovanni DODI Luisa BRESSAN Edoardo CORTI Paola LONNI Ada BIGATTI Giorgio ISENBURG Teresa DECLEVA Enrico GIGLI-MARCHETTI Ada CANTARELLA Elvira; redazione di Maria Luisa ROTONDI”,”Ricerche di storia in onore di Franco Della Peruta. Economia e società. Volume secondo.”,”Tra i vari saggi – Il movimento anarchico itailano e spagnolo durante la Prima Internazionale, di Letterio Briguglio (pag 271-281) – Ancora a proposito di socialismo e criminalità. Una lettera di Turati a Costa, di Renato Zangheri (pag 327-334)”,”STOx-017-FSD”
“BETTANIN Fabio”,”La collettivizzazione della campagne nell’ URSS. Stalin e la ‘rivoluzione dall’ alto’ 1929 – 1933.”,”Fabio BETTANIN è nato a Fabriano nel 1950. E’ attualmente assistente di Storia contemporanea nella facoltà di lettere dell’ Università di Firenze. Collabora a ‘Democrazia e diritto’ e ‘Studi storici’.”,”RUSU-102″
“BETTANIN Fabio”,”Il lungo terrore. Politica e repressioni in URSS 1917-1953.”,”BETTANIN insegna storia dell’ Europa Orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato ‘La collettivizzazione delle campagne nell’ URSS’ (1976), ‘Pro e contro Stalin. La destalinizzazione in URSS’ (1988), ‘La fabbrica del mito. Storia e politica nell’ URSS staliniana’ (1996). Ha inoltre coordinato una ricerca che ha portato alla pubblicazione di due raccolte di documenti inediti degli archivi sovietici: ‘L’ Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’ URSS (1928-1933)’ e ‘Le repressioni degli anni Trenta nell’ Armata Rossa’.”,”RUSS-098″
“BETTANIN Fabio”,”Il lungo terrore. Politica e repressioni in Urss, 1917-1953.”,”Fabio Bettanin insegna storia dell’Europa orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato: La collettivizzazione in Urss, Pro e contro Stalin, La destalinizzazione in Urss, La fabbrica del mito. Storia e politica nell’Urss staliniana.”,”RUSS-067-FL”
“BETTANIN Fabio”,”Stalin e l’Europa. La formazione dell’impero esterno sovietico (1941-1953).”,”Fabio Bettanin insegna storia dell’Europa orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato: La collettivizzazione in Urss, Pro e contro Stalin, La destalinizzazione in Urss, La fabbrica del mito. Storia e politica nell’Urss staliniana.”,”EURC-083-FL”
“BETTATI Mario”,”Le conflit sino-sovietique. Tome 1. Le conflit entre partis.”,”BETTATI è Docteur en Droit (Univ Nice).”,”CINx-068″
“BETTATI Mario”,”Le conflit sino-sovietique. Tome 2. Le conflit entre Etats.”,”BETTATI è Docteur en Droit (Univ Nice).”,”CINx-071″
“BETTELHEIM Charles”,”Storia dell’ India indipendente.”,”L’A è un noto studioso di problemi asiatici.”,”INDx-002″
“BETTELHEIM Charles”,”La pianificazione sovietica.”,”Dalla Rivoluzione d’ Ottobre al 1° piano quinquennale, i quadri della pianificazione sovietica, controllo ed esecuzione, modificazione dei piani economici, limiti pianificazione, statistiche sovietiche, settori industria agricoltura trasporti commercio, salari e lavoro. BETTELHEIM ha vissuto per vari mesi in URSS ed è stato poi incaricato dal Ministero dell’ Educazione Nazionale dello studio della pianificazione sovietica.”,”RUSU-018″
“BETTELHEIM Charles”,”Class Struggles in the USSR. Third Period: 1930-1941. Part One. The Dominated.”,”BETTELHEIM Charles (nato nel 1913) studioso di economia e marxista francese, studiò il russo nel 1934, fece il suo primo soggiorno in Russia nel 1936 per studiare la pianificazione sovietica e pubblicò un libro sul tema nel 1939. Pubblicò altri libri sul tema della pianificazione e dell’ economia sovietica fino al 1950. In seguito visitò l’ URSS varie volte. Ha pubblicato anche due lavori sulla Cina: ‘Cultural Revolution e Industrial Organisation in China’ e ‘China since Mao’. E’ vissuto a Parigi.”,”RUSU-124″
“BETTELHEIM Charles”,”Esquisse d’ un tableau economique de l’ Europe.”,”Charles BETTELHEIM è stato direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. “”Il declino dell’ economia europea è comunque stato relativo. L’ Europa è progredita meno velocemente degli altri continenti. Ma, all’ indomani della crisi del 1929, si registra un regresso assoluto di certi settori dell’ economia europea. Questi sono i differenti aspetti del declino dell’ Europa che andiamo ad esaminare collocandoci successivamente dal punto di vista della produzione, del commercio estero e dei principali elementi della bilancia dei conti.”” (pag 248)”,”EURE-019″
“BETTELHEIM Charles; MAO TSE-TUNG”,”Via China versus modelo sovietico. China y la URSS: dos modelos de industrialización (Bettelheim); La cuestión de Stalin. Sobre las diez grandes relaciones (Textos inéditos) (Mao).”,””” 6. Relazione tra la nazionalità Han e le minoranze nazionali. La nostra politica coerente ha ottenuto l’approvazione delle minoranze nazionali. Noi poniamo l’ accento nella lotta contro il nazionalismo Han. Adesso esiste il nazionalismo locale, ma non ha importanza. Ciò che importa è la necessità d lottare contro il nazionalismo Han. Il popolo Han costituisce la maggioranza all’ interno della popolazione. Se la nazionalità Han diffonde il nazionalismo Han, collocando in condizioni di inferiorità le minoranze nazionali, questo è assolutamente negativo.”” (pag 57, Mao, Sulle 10 grandi relazioni)”,”CINE-016″
“BETTELHEIM Charles”,”Problemi teorici e pratici della pianificazione.”,”BETTELHEIM Charles, noto economista francese, si occupa principalmente dei problemi dell’ economia dei paesi sottosviluppati e non capitalisti. Oltre a questo volume sui ‘Problemi teorici e pratici’ tra le sue opere sono da segnalare ‘L’ economie allemand sous le nazisme’, ‘La planification sovietique’, ‘L’ Inde independante’, ‘La construction du socialisme en Chine’. Tempo di lavoro. “”Non è solo l’ offerta di manodopera a costituire, in determinate condizioni una grandezza determinata: lo è anche il tempo di lavoro. Se in effetti il tempo effettivo di lavoro è inferiore a quanto richiede l’ equilibrio tra produzione e bisogni sociali, si constaterà che una parte più o meno notevole di lavoratori cercherà o di fare delle ore supplementari o di fare un doppio lavoro (cosa possibile ove la giornata lavorativa sia particolarmente breve): è questo il fenomeno che si è talvolta riscontrato nell’ URSS. Tale fenomeno sta a indicare che il tempo di lavoro vigente non basta a soddisfare certi bisogni, stante il ‘livello dei salari’ che consente. Viceversa, ove il tempo di lavoro sia superiore a quanto richiede l’ equilibrio tra produzione e bisogni sociali, si avranno o dei frequenti fenomeni di assenteismo, oppure eventualmente, ove si giunga a una certa saturazione dei bisogni, si avranno dei fenomeni di tesaurizzazione che romperanno l’ equilibrio tra produzione e consumi e che renderanno necessaria una riduzione del tempo di lavoro (ove si voglia ristabilire l’ equilibrio).”” (pag 223)”,”PVSx-031″
“BETTELHEIM Charles, a cura di Eric VIGNE”,”Les luttes de classes en URSS. 3ème période, 1930-1941. Tome premier. Les dominés.”,”vedi cronologia p.n. Nel volume non si parla di SAPRONOV: Timoteï Sapronov Timoteï V. Sapronov , born in 1887 and died in 1939, was a Russian revolutionist He was House painter, and member of the Parti working social democrat Russia starting from 1911. After 1917, he is member of the left of the Bolchevik S. He is then member of the “” Group centralism démocratique”” who criticizes the lack of democracy. It joined the Left opposition later, then the unified Opposition. From 1926 he considers that the Communist party of the Soviet Union is not reformable any more, and that another Party must be created. Excluded from the Party in 1927, imprisoned in 1934, he is shot in 1939 on order of Stalin.”,”RUSU-201″
“BETTELHEIM Charles, a cura di Eric VIGNE”,”Les luttes de classes en URSS. 3ème période, 1930-1941. Tome deuxième. Les dominants.”,”Tesi capitalismo di partito (pag 221)”,”RUSU-202″
“BETTELHEIM Charles, a cura della redazione di Corrispondenza Internazionale”,”Marxismo rivoluzionario o marxismo sclerotizzato.”,”Marx a Mikhailovski (pag 58) “”Punti di vista divergenti appaiono necessariamente quando si tratta di valutare questi interessi contradditori, così la questione è di sapere ‘come arrivare’ in modo corretto ‘ad un accordo’ tra punti di vista che riflettono le diverse aspirazioni delle masse che devono appoggiare la rivoluzione perché questa possa continuare a svilupparsi. Per questo motivo, nella sua ‘Lettera al Congresso’, Lenin aveva scritto: “”Il nostro partito si appoggia su due classi; quindi sarebbe possibile il suo smembramento e inevitabile la sua caduta se non si potesse fare l’accordo tra queste due classi.”” Se si spinge al limite il “”principio del monolitismo”” si perdono i mezzi per unire le larghe masse, perché ‘siamo portati, in pratica, a negare il principio del centralismo democratico’. Questo suppone, in effetti, che ‘delle idee diverse possano essere centralizzate’ dopo un esame e una discussione critica. La reale messa in atto di questo principio esige che si riconosca che deve essere assicurata l’ ‘unità contraddittoria della centralizzazione e della democrazia’, e che il ‘primo termine non può aver significato che sotto il dominio del secondo’. Il “”monolitismo”” nega questo principio in nome di una “”unità”” formale che deve essere ottenuta, in modo sempre illusorio, per mezzo di una lotta ‘senza pietà’.”” (pag 50-51) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”Infatti, durante la NEP, la possibilità di esprimere idee divergenti in seno al partito è sempre più limitata e progressivamente non ha niente in comune con ciò che prima costituiva la regola. La ragione immediata di questa trasformazione dei rapporti politici è la debolezza del partito nelle campagne. Questa è considerata come il segno di ‘una situazione sempre pericolosa’ che spinge a limitare seriamente l’ampiezza delle discussioni nel partito. Questa situazione ‘tende a occultare l’idea che possa essere giusto andare contro corrente’. Inoltre conduce frequentemente gli stessi oppositori a rinunciare all’espressione del loro punto di vista e, infine, a dichiarare che non possono aver ragione contro il partito. In tal modo, si crea una certa pratica. Così Trotsky, senza rinunciare alle sue posizioni, non si dimostra da meno, davanti al XIII Congresso del 1924: “”Compagni, nessuno di noi vuole e può avere ragione contro il proprio partito (…) so che non si può avere ragione contro il partito. Si può avere ragione soltanto col partito e attraverso il partito””. In definitiva, se hanno ancora luogo dei dibattiti durante la NEP, ‘nessuno è condotto fino alla fine’ (…)””. (pag 52)”,”TEOC-461″
“BETTELHEIM Charles”,”L’organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale.”,”BETTELHEIM Charles direttore del Centro di Studi sulla Pianificazione Socialista persso la VI sezione dell’Ecole Pratique de Hautes Etudes (EPHE), studioso della pianificazione e delle economie di transizione. L’esperienza sovietica di gestione delle imprese (pag 90-) “”Lenin non riteneva che accordare agli specialisti un posto di direzione (e salari elevati) costituisse un “”metodo proletario””, ma vi vedeva un passo indietro imposto dalle circostanze nell’edificazione di nuovi rapporti sociali. Per questo egli scrive: “”E’ chiaro che un tale provvedimento non solo è un arresto – in un certo campo e in una certa misura – dell’offensiva contro il capitale (giacché il capitale non è una somma di denaro ma un determinato rapporto sociale), ma anche un ‘passo indietro’ del nostro potere statale socialista, sovietico, che fin dall’inizio ha proclamata e attuato una politica mirante a ridurre gli altri stipendi al livello salariale dell’operaio medio”” (V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, in Opere complete, 1967, t. 27, pp. 222-223) Lettera di Marx a Kugelmann. “”In breve, la tesi sostenuta in questa sede è che la Rivoluzione culturale proletaria rappresenta una svolta della massima importanza storica in quanto ha “”rivelato”” (nel senso in cui Marx ha usato questo termine a proposito della Comune di Parigi) una delle forme essenziali della lotta di classe per l’edificazione del socialismo. E’ noto come Marx abbia sottolineato il significato della Comune di Parigi: “”La lotta della classe operaia è entrata grazie alla Comune in una nuova fase. Qualunque sia il risultato immediato, un nuovo punto di partenza d’importanza storica universale è conquistato””. (Lettera a Kugelmann, aprile 1871)”” [Charles Bettelheim, Prefazione a ‘L’organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale’, 1974] (pag 8)”,”CINE-049″
“BETTELHEIM Charles”,”Les luttes de classes en URSS. Troisième Période 1930-1941. Tome premier: Les Dominés.”,”Charles Bettelheim achève aujourd’hui sa vaste enquête sur les luttes se classes en URSS 1917-1941, entreprise volilà près de dix ans. Et dix ans, c’est plus qu’il n’en faut pour qu’une vision d’ensemble se modifie grâce aux interpellations du monde contemporain. Pour analyser l’émergence et la mise en place du stalinisme dans les années trente, Charles Bettelheim a dû remettre en une perspective critique ses deux premiers volumes et rappeler qu’Octobre 17 fut d’abord la répression systématique d’une révolution populaire irréductible dans sa diversité au seul bolchevisme. Dix ans plus tard, l’offensive stalinienne reprendra et dépassera ce que Lénine et les siens avaient entrepris, A partir de ses recherches, mais aussi de celles menées par les plus grands instituts étrangers de soviétologie, l’auteur met à nu la logique di stalinisme; expropriation de la paysannerie, soumission de la classe ouvrière au despotisme d’usine, terreur de masse, généralisation du salariat et accumulation sans pareille du capital. Le stalinisme serait-il la plus sauvage des révolutions capitalistes de l’histoire? Le deuxième tome traitera des Dominants, 1930-1941.”,”RUSU-010-FL”
“BETTELHEIM Charles”,”Les luttes de classes en URSS. Troisième Période 1930-1941. Tome deuxième: Les Dominants.”,”Charles Bettelheim achève aujourd’hui sa vaste enquête sur les luttes se classes en URSS 1917-1941, entreprise volilà près de dix ans. Et dix ans, c’est plus qu’il n’en faut pour qu’une vision d’ensemble se modifie grâce aux interpellations du monde contemporain. Pour analyser l’émergence et la mise en place du stalinisme dans les années trente, Charles Bettelheim a dû remettre en une perspective critique ses deux premiers volumes et rappeler qu’Octobre 17 fut d’abord la répression systématique d’une révolution populaire irréductible dans sa diversité au seul bolchevisme. Dix ans plus tard, l’offensive stalinienne reprendra et dépassera ce que Lénine et les siens avaient entrepris, A partir de ses recherches, mais aussi de celles menées par les plus grands instituts étrangers de soviétologie, l’auteur met à nu la logique di stalinisme; expropriation de la paysannerie, soumission de la classe ouvrière au despotisme d’usine, terreur de masse, généralisation du salariat et accumulation sans pareille du capital. Le stalinisme serait-il la plus sauvage des révolutions capitalistes de l’histoire? Le deuxième tome traitera des Dominants, 1930-1941.”,”RUSU-011-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Calcolo economico e forme di proprietà.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”TEOC-081-FL”
” BETTELHEIM Charles, a cura di OCCHETTO Franco”,”Le lotte di classe in URSS 1917/1923.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-113-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Le lotte di classe in URSS 1923/1930.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-114-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Marxismo rivoluzionario o marxismo sclerotizzato.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”TEOC-095-FL”
“BETTELHEIM Charles”,”L’économie allemande sous le nazisme. Un aspect de la décadence du capitalisme. I. La dynamique de l’économie allemande de 1860 à 1933 et la montée au pouvoir du national-socialisme – Vue d’ensemble sur la structure économique et sociale – La concentration économique: Les cartels et les trusts – Les grandes banques et les compagnies d’assurances – Mesures de concentration et d’organisation économique.”,”The Reichsnährstand (RNST) was founded by the Reichsnährstandsgesetz (decree) of 13 September 1933; it was led by R. Walther Darré. (Nährstand or “”nourishing Estate”” is the name schools usually and somewhat simplifyingly use for the Third Estate of Plato’s Politeia and models influenced by it, together with Lehrstand “”teaching Estate”” and Wehrstand “”defending Estate””, which happens to rhyme in German.) (wiki) Reichsnährstand {m} [statutory corporation of farmers in Nazi Germany] hist. (società statutaria di agricoltori nella Germania nazista)”,”GERN-189″
“BETTELHEIM Charles”,”L’économie allemande sous le nazisme. Un aspect de la décadence du capitalisme. II. L’intervention de l’État dans la vie économique allemande – L’État et les relations de l’Allemagne avec le marché mondial – La politique économique du national-socialisme et l’evolution de la situation de l’industrie – Financement de la politique économique.”,”Effetti economici interni alla Germania nel corso della seconda guerra mondiale: aumento dell’inflazione monetaria e dell’inflazione creditizia, crescente sfiducia nella funzione monetaria del marco, fino all’istituzione del baratto. “”La guerre au début, n’a pas entraîné une accélération du rythme de l’accroissement de la circulation; au contraire, celui-ci s’est ralenti sous l’influence de la liquidité de plus en plus grande de l’économie, due, notamment, à l’épuisement des stocks. C’est ainsi que, de fin octobre 1939 à fin mai 1941, l’accroissement est de 3 milliards environ, dont la plus grande partie (environ 2 milliards) provient de la période octobre 1940 – mai 1941). Avec la guerre germano-soviétique, par contre, on assiste à un accroissement brutal de la circulation: 6 milliards de mai 1941 à avril 1942, près de 5.5 milliards d’avril 1942 à avril 1943. Pour ces deux dernières années, l’accroissement annuel de la circulation est donc de beaucoup supérieur à la circulation de 1932. Il y a là un phénomène de nature inflationniste, puisque pendant la même période la production des biens destinés au marché est en régression. Au total, de fin 1932, à fin avril 1943, la circulation s’est accrue de près de 22 milliards ou de plus de 600%. Commes tous cet billets son-ils entrés dans la circulation? Ils y sont entrés, essentiellement, par la voie du réescompte des traites et des Bons du Trésor auprès de la Reichbank, réescompote grâce auquel les banques on pu élargir de plus en plus leurs crédits – se livrant elles-mêmes à une inflation de crédit. On retrouve la trace de ce phénomène dans le gonflement du portefeuille effets de la Reichbank, portefeuille constitué dans une mesure sans cess croissante par des effets publics (traites spéciales et Bons du Trésor). Ce portefeuille passe de 2.946 millions fin 1932 à 41.342 millions fin 1943, les étapes de cet accroissement retraçant à peu de choses près celles de l’accroissement de la circulation fiduciaire. A l’inflation monétaire proprement dite, il faut évidemment ajouter l’inflation de céridt dont nous vavons déjà aperçu l’ampleur lorsque nous avons examiné, dans la deuxième partie de cette étude, l’accroissement considérable des comptes créditeurs des grande banques allemandes. Cette inflation de crédit, rendue nécessaire pour le financement de la politique économique nazie, constitue en fait une menace constante pour la monnaie, puisqu’à tout instant pèse sur les banques le risque de voir une partie des déposants exiger la transformation de leur monnaie scripturale en billets de banque. En fait d’ailleurs, cette situation a entrainé de la part du public en Allemagne une méfiance croissance vis-à-vis de la monnaie, méfiance qui s’est traduite par la fuite devant la monnaie et par la recherche de valeurs réelles. Le système de blocage des prix, dont nous avons vu la relative efficacité, a d’ailleurs eu pour conséquence que la monnaie, en réalité plus fortement dépréciée que ne le font ressortir les prix officiels, a été de plus en plus incapable de jouer son rôle d’instrument des échanges, et rien n’est plus caractéristique de cet état de choses que la création, à titre officiel, d’établissements municipaux dans lequels les particuliers peuvent se livrer à des opérations de troc: l’officialisation du troc constitue un aveu de la décheance de la fonction monétaire du mark”” (pag 150-151) Traduzione approssimativa: La guerra all’inizio non ha determinato un’accelerazione del tasso di aumento della circolazione; al contrario, ha rallentato sotto l’influenza della crescente liquidità dell’economia, dovuta in particolare all’esaurimento delle scorte. Così, dalla fine di ottobre del 1939 alla fine di maggio del 1941, l’aumento era di circa 3 miliardi, di cui la maggior parte (circa 2 miliardi) provenivano dal periodo ottobre 1940 – maggio 1941). Con la guerra tedesco-sovietica, d’altra parte, c’è un forte aumento della circolazione: 6 miliardi dal maggio 1941 all’aprile 1942, circa 5,5 miliardi dall’aprile 1942 all’aprile del 1943. Negli ultimi due anni, l’aumento La circolazione annuale è quindi molto più alta della circolazione del 1932. Si tratta di un fenomeno inflazionistico, poiché nello stesso periodo la produzione di beni destinati al mercato è in declino. In totale, dalla fine del 1932 alla fine di aprile 1943, il traffico è aumentato di quasi 22 miliardi o più del 600%. Come sono entrati in circolazione tutti questi soldi? Sono entrati, essenzialmente, attraverso il risconto di cambiali e buoni del tesoro con la Reichbank, un risconto attraverso il quale le banche sono state in grado di espandere i propri crediti sempre di più – indulgendosi nell’inflazione del credito. Vi è evidenza di questo fenomeno nel gonfiore del portafoglio di banconote della Reichbank, un portafoglio che è sempre più costituito da fatture pubbliche (fatture speciali e buoni del tesoro). Tale portafoglio è passato da 2.946 milioni alla fine del 1932 a 41.342 milioni alla fine del 1943, le fasi di questo aumento sono state approssimativamente ricondotte a quelle dell’aumento della circolazione fiduciaria. Nel caso dell’inflazione monetaria, è naturalmente necessario aggiungere il tasso di inflazione di cui abbiamo già visto l’entità quando abbiamo esaminato, nella seconda parte di questo studio, il considerevole aumento dei conti delle grandi banche tedesche. Questa inflazione creditizia, resa necessaria per il finanziamento della politica economica nazista, costituisce di fatto una minaccia costante per la valuta, poiché in qualsiasi momento pesa sulle banche il rischio di vedere una parte dei depositanti chiedere la trasformazione dei propri fondi scritturali in banconote. In realtà, questa situazione ha portato il pubblico in Germania a diffidare della crescita nei confronti della moneta, la sfiducia che ha portato alla fuga verso la valuta e alla ricerca di valori reali. Il sistema di blocco dei prezzi, la cui efficienza relativa abbiamo visto, ha anche significato che la valuta, che in realtà è molto più deprezzata rispetto ai prezzi ufficiali, è stata sempre più incapace di fare la sua parte. come strumento di scambio, e nulla è più caratteristico di questo stato di cose che la creazione, in una capacità ufficiale, di stabilimenti comunali in cui gli individui possono impegnarsi in transazioni di scambio: la formalizzazione del baratto costituisce un’ammissione del decadimento della funzione monetaria del marchio “””,”GERN-190″
” BETTELHEIM Charles”,”La pianificazione sovietica.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RUSU-138-FL”
“BETTELHEIM Bruno”,”Il cuore vigile. Autonomia individuale e società di massa.”,”Studio dei prigionieri dei campi. “”Per un certo tempo, il disumano trattamento dei prigionieri da parte delle SS aveva così completamente assorbito ogni altro interesse del pubblico che i veri scopi della Gestapo rimasero nell’ombra. Ciò dipendeva anche dal fatto che le persone in grado di parlare dei campi e più interessate a falro, erano gli ex internati, ai quali, come è naturale, stava a cuore di narrare ciò che era loro accaduto più che cercare di spiegarsene il perché. La Gestapo, invece, aveva numerosi scopi diversi, anche se collegati tra loro. Uno dei più importanti era di frantumare la personalità dei prigionieri come individui e di trasformarli in una docile massa dalla quale non si potesse scaturire alcuna azione di resistenza né individuale né collettiva. Un altro scopo era di seminare il terrore tra la popolazione civile, usando i prigionieri sia come ostaggi sia come esempi intimidatori di ciò che sarebbe accaduto a chi avesse cercato di resistere. Inoltre, i campi erano considerati un terreno sperimentale particolarmente adatto all’istruzione delle SS. A costoro si insegnava sia come liberarsi di ogni senso di umanità sia come apprendere i metodi più efficaci per infrangere ogni resistenza in una popolazione civile indifesa; in questo senso i campi diventarono dei veri e propri laboratori sperimentali. Vi si imparava anche come amministrarli con la massima «efficienza», vale a dire a conoscere le minime quantità di cibo, di cure mediche e igieniche necessarie non solo per tenere in vita i prigionieri, ma anche per mantenerli in grado di eseguire duri lavori, quando la minaccia di punizione avesse sostituito ogni altro incentivo; e a stabilire quale incidenza sul rendimento avesse il fatto che ai prigionieri, separati dalle loro famigie, non si lasciasse altro tempo se non per lavorare. Questa utilizzazione dei campi come laboratori sperimentali fu successivamente estesa fino a comprendere i cosiddetti esperimenti «medici», nei quali al posto degli animali ci si serviva di esseri umani. I campi di concentramento tedeschi appartengono ormai al passato. Nessuno, tuttavia, può essere sicuro che l’idea di trasformare la personalità dei cittadini per meglio sopperire ai bisogni dello Stato appartenga anch’essa al passato”” (pag 124-125) Studio della psicologia dei prigionieri. La traumatizzazione. Il cambiamento nella personalità. Lo shock dell’imprigionamento (pag 135) Intaccata l’autonomia della popolazione “”Anche i campi di concentramento intaccarono solo gradualmente l’autonomia della popolazione. Nei primi anni (1933-1936), i campi servivano a punire e a terrorizzare gli antinazisti attivi nel senso tradizionale, cioè determinate persone in quanto individui. Successivamente, però, si ebbe un’innovazione importante: il tentativo sistematico di depersonalizzare totalmente tutti i cittadini. Ho già descritto come questa nuova impostazione venisse attuata nei campi. Voglio ora dare unidea de metodi adottati per raggiungere lo stesso scopo fra la popolazione civile tedesca, e di come le tecniche della Gestapo seguissero un piano generale ben definito ed efficacemente «propagandato». Dopo il 1936, rafforzatosi lo Stato di Hitler e distrutta ogni opposizione politica, non restavano in Germani né individui né gruppi organizzati che potessero minacciarne seriamente l’esistenza. Anche se si continuava a internare la gente nei cami di concentramento per atti di opposizione individuali, negli anni successivi la stragrande maggioranza veniva internata in base alla sua appartenenza a determinati gruppi sociali. Le persone erano punite perché, per una ragione o per l’altra, il gruppo sociale cui appartenevano era caduto in disgrazia”” (pag 311-312) Risvolto di copertina: ‘Questo libro, che parte da un’analisi minuziosa del comportamento delle varie categorie di deportati e dei loro rapporti con le SS, rappresenta forse il primo tentativo di chiarire i motivi profondi alla base di un fenomeno che è una delle prove più dure per la nostra capacità di capire: i campi di concentramento nazisti. Nato a Vienna, cresciuto in un ambiente influenzato dalle teorie freudiane da un lato e da quelle marxiste dall’altro, Bruno Bettelheim viene rinchiuso, nel 1938, prima a Dachau e poi a Buchenwald. Ben presto si rende conto che il campo di concentramento, più ancora della vita del recluso, tende a distruggerne la personalità, e che l’unico modo per tentare di salvarsi consiste nell’opporsi a questo processo di disintegrazione restando incrollabilmente attaccati ad alcuni valori fondamentali della vita e mantenendo lucida la propria capacità di comprendere fino in fondo il significato di un’esperienza così terrificante. L’osservazione del comportamento proprio e altrui in quella situazione di «estrema coercizione» gli fa capire che le teorie freudiane in cui crede non bastano a spiegare le profonde modificazioni prodotte nella personalità degli internati dalla vita del campo e, più in generale, il fenomeno stesso dei campi di concentramento nei suoi complessi legami con la realtà sociale circostante. Quando, un anno dopo, uscito da Buchenwald ed emigrato negli Stati Uniti, egli comincerà a riflettere sulla propria esperienza, a completarla con notizie che va man mano raccogliendo e a inquadrarla in un sistema di pensiero più vasto, suggeritogli dalla sua attività di educatore, di psicologo e di sociologo, il Lager nazista gli apparirà come una società di massa in miniatura, organizzata secondo i metodi più efficienti per ottenere il massimo rendimento possibile con il minimo dei costi. Il principio fondamentale di una società tecnologica, secondo cui il valore dell’uomo è dato dalla sua capacità produttiva, giunge qui alle sue estreme conseguenze: l’uomo può non valere nulla, neppure i tre Pfennig che sono il prezzo di una pallottola di fucile. Così, quello che era sorto, in un dato contesto storico, come un sistema per produrre beni con il minimo dei costi, si trasforma paradossalmente in una grande industria di morte. Ma il «dato contesto storico» non deve trarci in inganno: se la Germania di Hitler rappresenta il primo e più aberrante esempio di una società «totale» di massa, non possiamo nasconderci che l’intervento sociale e statale nella vita dell’individuo, nelle sue idee e nei suoi gusti, va aumentando di pari passo col progredire della tecnica. E l’autore, esaminando vari aspetti della società tecnologicamente più avanzata, quella americana, giunge in questo libro alla conclusione che il pericolo è ancora ben vivo, e che la sola speranza di tenerlo lontano sta nella consapevolezza dei nessi profondi che ne sono all’origine, e quindi in un’educazione fondata su princìpi capaci di assicurare la necessaria integrazione del singolo senza imporgli, insieme alla perdita del rispetto di se stesso, quella della propria autonomia di giudizio e di azione.’ Bruno Bettelheim nato a Vienna nel 1903, si trasferì negli Stati Uniti nel 1939 dopo essere stato internato per un anno nei campi di concentramento di Dachau e di Buchenwald. Ha diretto per quasi trent’anni la Sonia Shankman Orthogenic School per bambini psicotici. É stato Distinguished Profesor of Education e Professor Emeritus di psicologia e psichiatria all’Università di Chicago.”,”TEOS-334″
” BETTELHEIM Charles, a cura di OCCHETTO Franco”,”Le lotte di classe in URSS, 1917-1923.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-218-FL”
“BETTI Eloisa CERUSICI Tommaso DORIGATTI Lisa LORETO Fabrizio MONTALI Edmondo MORO Angelo PALAIA Francescopaolo POLO Gabriele RINALDINI Matteo”,”Fiom. Una storia di democrazia, contrattazione e conflitto.”,”Saggi di BETTI Eloisa CERUSICI Tommaso DORIGATTI Lisa LORETO Fabrizio MONTALI Edmondo MORO Angelo PALAIA Francescopaolo POLO Gabriele RINALDINI Matteo”,”SIND-202″
“BETTI Carmen”,”L’Opera Nazionale Balilla e l’educazione fascista.”,”Carmen Betti è autrice di saggi e di ricerche a carattere socio-educativo, in particolare vanno ricordati: ‘I mass-media e l’educazione’ (in collaborazione), 1976, ‘Educazione e propaganda’ (1977), ‘L’ideologia del lavoro nella storia della borghesia’ (1979).”,”GIOx-003-FFS”
“BETTINELLI Ernesto”,”Par condicio. Regole opinioni fatti.”,”L’A insegna diritto costituzionale all’Univ di Pavia. Tra i suoi scritti in tema di partiti e di legislazione elettorale: ‘All’origine della democrazia dei partiti’, COMUNITA’. 1982″,”ITAP-007″
“BETTINI Romano”,”Russia: sociologia del sommerso.”,”Romano Bettini insegna Sociologia del Diritto alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ed ha insegnato Scienza dell’Amministrazione alla Facoltà di Giurisprudenza della stessa Università, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina ed alla Scuola superiore della pubblica Amministrazione. É membro straniero dell’Accademia russa delle scienze naturali, da cui è stato decorato per il suo contributo alla scienza e all’economia. Tra le sue pubblicazioni: Il circolo vizioso legislativo, Legislazione e politiche in Italia, Razionanalità efficacia e modernizzazione imperfetta, Modernizzazione politica e apparato di stato negli anni ’90, Processi legislativi e teoria generale della funzione del diritto, in collaborazione con S. Bobotov, Istituzioni e società in Russia tra mutamento e conservazione, La transizione russa nell’età di El’cin, Sociologia del diritto positivo, Sociologia del diritto amministrativo.”,”RUSx-009-FL”
“BETTINI Romano”,”L’Urss nell’era di Gorbacev. Modernizzazione politica e apparato di Stato negli anni novanta.”,”Romano Bettini insegna Sociologia del Diritto alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ed ha insegnato Scienza dell’Amministrazione alla Facoltà di Giurisprudenza della stessa Università, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina ed alla Scuola superiore della pubblica Amministrazione. É membro straniero dell’Accademia russa delle scienze naturali, da cui è stato decorato per il suo contributo alla scienza e all’economia. Tra le sue pubblicazioni: Il circolo vizioso legislativo, Legislazione e politiche in Italia, Razionanalità efficacia e modernizzazione imperfetta, Modernizzazione politica e apparato di stato negli anni ’90, Processi legislativi e teoria generale della funzione del diritto, in collaborazione con S. Bobotov, Istituzioni e società in Russia tra mutamento e conservazione, La transizione russa nell’età di El’cin, Sociologia del diritto positivo, Sociologia del diritto amministrativo.”,”RUSU-051-FL”
“BETTINI Filippo BEVILACQUA Mirko a cura; scritti di Antonio GRAMSCI Luigi RUSSO Natalino SAPEGNO Walter BINNI Gaetano TROMBATORE Giuseppe PETRONIO Carlo SALINARI Antonio BANFI Galvano DELLA VOLPE Ignazio AMBROGIO Sebastiano TIMPANARO Romano LUPERINI Edoardo SANGUINETI Gianni SCALIA”,”Marxismo e critica letteraria in Italia.”,”Manca la pagina 39-40 (di chiusura delle prefazione e dei ‘Consigli didattici’ Scritti di Luigi RUSSO Natalino SAPEGNO Walter BINNI Gaetano TROMBATORE Giuseppe PETRONIO Carlo SALINARI Antonio BANFI Galvano DELLA VOLPE Ignazio AMBROGIO Sebastiano TIMPANARO Romano LUPERINI Edoardo SANGUINETI Gianni SCALIA”,”GRAS-125″
“BETTINI Maurizio GUIDORIZZI Giulio”,”Il mito di Edipo. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi.”,”Maurizio Bettini insegna Filologia classica all’Università di Siena. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Il ritratto dell’amante’ (1992) e ‘I classici nell’età dell’indiscrezione’ (1995), ‘Con i libri’ (1998).”,”STAx-008-FSD”
“BETTINI Maurizio”,”Nascere. Storie di donne, donnole, madri ed eroi.”,”Maurizio Bettini insegna Filologia classica all’Università di Siena. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Il ritratto dell’amante’ (1992) e ‘I classici nell’età dell’indiscrezione’ (1995), ‘Con i libri’ (1998).”,”DONx-005-FSD”
“BETTINI Maurizio”,”Hai sbagliato foresta. Il furore dell’identità.”,”Maurizio Bettini, Classicista e scrittore, è professre di Filologia classica dell’Università di Siena. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di ‘Repubblica’. Per il Mulino dirige la collana ‘Antropologia del mondo antico’ e fra l’altro ha pubblicato ‘Elogio del politeismo’ (2014), ‘Radici’ (2016), ‘Il grande racconto dei miti classici’ (2018), ‘Viaggio nella terra dei sogni’ (2017), ‘Dai Romani a noi’ (con F. Prescendi e D. Morresi, 2009). “”Non sei della tribù. Hai sbagliato foresta””: due icastici versi di Giorgio Caproni, l’epigrafe ideale per i nostri anni ossessionati dall’identità, identità culturale, nazionale, regionale, gastronomica, padana, veneta, catalana,.., ormai sembriamo preoccupati solo di stabilire chi appartiene alla tribù e chi no, chie deve stare nella nostra foresta e chi andarsene, chi è “”noi”” e chi è “”loro””., angosciati nella nostra identità da affermare, da difendere in quanto paurosamente mincacciata dal proprio declino. Le nuove parole d’ordine sono delimitare, escludere e soprattuto “”rimettere a posto”” i diversi, per vincere la ripugnanza suscitata dal “”disordine”” che essi sembrano introdurre. Questo libro passa in rassegna i misfatti del furore identitario nella nostra conversazione culturale, dall’atteggiamento verso i migranti e i rom, all’ossessione per la purezza, persino alla moda dei tatuaggi. Una guida alla nostra foresta, un filo per uscirne”” (seconda di copertina) “”Chiunque ragiona in modo così ripugnante da credere che il posto dove è nato sia il più delizioso che esiste sotto il sole, costui stima anche la sua lingua materna al di sopra di tutte le altre (…). Ma io che ho il mondo per patria (…) benché ami Firenze a tal punto da patire ingiustamente l’esilio (…) a leggere e rileggere i volumi dei poeti e degli altri scrittori che descrivono il mondo nell’insieme e nelle sue parti (…) ho tratto questa convinzione: che esistono molte regioni e città più nobili e più deliziose della Toscana e di Firenze, di cui sono nativo e cittadino, e che ci sono molti popoli e genti che hanno una lingua più piacevole e più utile di quella degli italiani”” (Dante Alighieri, ‘De vulgari eloquentia’, 6,2″” (in apertura)”,”TEOS-001-FFS”
“BETTINOTTI Mario”,”Vent’anni di movimento operaio genovese. Pietro Chiesa Giuseppe Canepa Lodovico Calda.”,”Il libro riproduce la foto del corteo interventista in Via XX settembre a Genova.”,”MITT-041 MITS-137″
“BETTIZA Enzo”,”Il diario di Mosca, 1961-1962.”,”BETTIZA soggiornò per quattro anni a Mosca come corrispondente della Stampa registrando gli eventi di quel periodo (ultimo periodo kruscioviano dal XXII congresso del PCUS fino alla caduta di Krusciov).”,”RUST-090″
“BETTIZA Enzo”,”1956. Budapest, i giorni della rivoluzione.”,”Libro dedicato a F. Fejto BETTIZA, giornalista, ha scritto molte opere sul mondo comunista e i paesi dell’ Est Europa. Appena nel 1996, quattro decenni dopo la rivoluzione magiara, già denigrata da Togliatti come “”controrivoluzione teppista e fascista””, consegneranno a un opuscolo edito da “”l’ Unità”” un giudizio opposto: il titolo forte, ‘La rivoluzione calunniata’, sarà illustrato con pagine competenti e talora sferzanti dallo storico Federigo Argentieri. Il postcomunista e prefatore Giancarlo Bosetti cercherà di ammorbidirle con qualche goccia di miele, mitigando la condanna del sistema con l’ apprezzamento sfumato dei saggi restauratori kadariani “”L’ evoluzione del partito comunista ungherese, il Posu di Kádár, si era spinta così avanti rispetto ai suoi confratelli da farne il cavallo di Troia che ora permetteva la disfatta della cittadella del socialismo reale””. (pag 22-23) “”(…) (secondo Mao non c’era nulla da fare con i “”fascisti ungheresi”” se non “”ucciderli e ucciderli””) (…)”” (risvolto 4° copertina)”,”PCIx-309″
“BETTIZA Enzo”,”La cavalcata del secolo. Dall’ attentato di Sarajevo alla caduta del Muro.”,”BETTIZA Enzo, giornalista, ha pubblicato vari libri tra cui ‘Il fantasma di Trieste’, ‘Esilio’, ‘Via Solferino’ e ‘Mostri sacri’. Attentato a Togliatti. “”I colpi di pistola esplosi da un folle contro Palmiro Togliatti furono, almeno a mia memoria, la comprova di quanto asserisco. Delle quattro rivoltellate del 14 luglio 1948 oggi si può dire tutto ciò che si vuole tranne che siano state fatali. Per un attimo, solo per un attimo, sembrò che l’Italia intera fosse sul punto di precipitare nella rivoluzione e nella guerra civile; poi, dopo quarantott’ore, l’incipiente prova insurrezionale svaporò in una bolla di sapone e niente di fatalmente irreparabile si compì. L’impennata popolare si esaurì in rapidissimo fallimento politico, che non servì se non a riconfermare il recente fallimento elettorale. Per due tre giorni i comunisti di base, secchiani massimalisti, ex partigiani frustrati, relitti o simpatizzanti delle “”volanti rosse””, si credettero fallacemente imbattibili. Fu Giuseppe Alberganti, l’impetuoso oratore e dirigente dell’organizzazione lombarda, a dar voce al furore di migliaia di dimostranti convenuti a Milano dopo le prime notizie sull’attentato. Urlò a pieni polmoni: “”Il 18 aprile ci siamo contati numericamente, oggi ci pesiamo!””.”” (pag 136-137) Vittorio Valletta preso in ostaggio all’interno della Fiat occupata (pag 137)”,”EURC-096″
“BETTIZA Enzo”,”1956. Budapest: i giorni della rivoluzione.”,”BETTIZA Enzo”,”MUNx-060″
“BETTIZA Enzo INTINI Ugo”,”Lib/Lab. Le prospettive del rapporto tra liberali e socialisti in Italia e in Europa.”,”Rapporto Marx Proudhon (pag 15) Nel suo libro ‘Il principio maggioritario’ (1) lo studioso Ruffini conferma che la prassi delle decisioni politiche si è sempre basata sul principio dell’ unanimismo; il principio di maggioranza e minoranza sarebbe quindi una eccezione”” (M. Pini) (1) Edoardo Ruffini, Il principio maggioritario, Milano 1976 (pag 22)”,”TEOP-275″
“BETTIZA Enzo”,”Saggi. Viaggi. Personaggi.”,”BETTIZA Enzo nato a Spalato nel 1927, giornalista di lunga carriera, corrispondente da Vienna e da Mosca per ‘La Stampa’ e inviato speciale del Corsera nel decennio 1964-74. E’ stato tra i fondatori del ‘Giornale niuovo’, direttore editoriale de La Nazione e del ‘Resto del Carlino’, senatore nel 1979 del partito liberale. Eletto al parlamento europeo di Strasburgo. “”Max Horkheimer è tutt’altro che forastico. Come sanno a volte esserlo gli autentici pessimisti (Schopenhauer è stato il maestro poetico della sua gioventù, Marx il precettore critico della sua maturità), è un uomo socievole, sorridente, colloquiale, elegante. L’intellettuale raffinato e il grande borghese si fondono nelle sue maniere civili, nel nodo della cravatta intrecciato con disinvolta maestria, nell’abito di taglio esatto e solido: si avverte l’umanista tedesco di classe, il conversatore dotto che trascorse parte dei pomeriggi della sua vita sulla costa americana del Pacifico in compagnia di Adorno e Thomas Mann. (…) Un po’ meno illustre di Adorno, più riservato, più nitido come scrittore, più filosofo, Max Horkheimer può essere considerato l’autentico fondatore e promotore della “”scuola di Francoforte”” nel cui clima si è formata la grande protesta sociologica di massa, poi dilatata in azione politica dalla corrente estremistica dei marcusiani. (…) Sul rapporto che ci sembra essenziale ai fini dell’intervista, di Horkheimer con Marx, otteniamo la risposta: “”Marx ha avuto molta influenza sulla mia formazione sociologica; penso sempre che egli sia stato il più grande critico della struttura economica della società nel secolo XIX. Oggi, però, sono diventato io stesso critico nei confronti di Marx e del marxismo. La pretesa odierna del marxismo di applicare concetti aggressivi come “”dominio di classe”” o “”imperialismo”” soltanto agli Stati capitalistici e non altrettanto agli Stati che si suppongono comunisti, è in contrasto con gli impulsi che, da sempre, mi mossero nella mia ricerca. Il socialismo, l’idea di una vera democrazia, sono stati da lungo tempo pervertiti nei Paesi del Diamat (materialismo dialettico burocratizzato) in uno strumento di manipolazione, come lo fu il Vangelo nei secoli cruenti della cristianità””. (pag 371 373-4) “”Frequentandolo, e ascoltandolo talvolta parlare con amarezza della dissoluzione dello spirito religioso nella società e nella famiglia contemporanee, si poteva quasi fraintenderlo e dubitare che fosse lo stesso uomo che aveva organizzato da solo e in équipe una delle più implacabili critiche culturali al mondo moderno. (…) Il filosofo, il critico della società, il costruttore della più raffinata demolizione di tutte le illusioni ottiche della civiltà industriale, sottintendevano senza rivelarlo in superficie un teologo deluso. Nei momenti in cui m’accorgevo di questo suo fondo mistico e teologale, che teneva più della psicologia che della sua formazione intellettuale, tornavo sempre a scrutarne con rinnovata curiosità i tratti del volto. Riscoprivo, dietro le spoglie del grande borghese tedesco, del rampollo elegante anche negli abiti di una dinastria industriale sveva, i segni caprigni e dolenti di una testa da antico rabbino. Capivo allora per un attimo che, alla formazione del suo pensiero, oltre a Hegel, a Marx, a Nietzsche, a Schopenhauer, a Freud, avevano collaborato in maniera più atavica e più inconscia, ma forse più indelebile, anche Abramo e Mosè. Ed era molto difficile dire, in quell’attimo, dove finisse il professore tedesco che conosceva a memoria ‘Il Capitale’ e ‘La fenomenologia dello spirito’, e dove ricominciasse il bambino semita che aveva compitato le prime sillabe sull’Antico Testamento”” (pag 378-379) [Enzo Bettiza, ‘Il filosofo tradito’ e ‘Horkheimer’] [(in) Enzo Bettiza, Saggi. Viaggi. Personaggi, 1984]”,”BIOx-284″
“BETTIZA Enzo”,”Viaggio nell’ignoto. Il mondo dopo l’11 settembre.”,”Ringraziamenti di BETTIZA per la stesura dell’opera a Dario FERTILIO Laura GRANDI e Rosanna COLOMBO”,”TEMx-062″
“BETTIZA Enzo”,”Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus.”,”Enzo Bettiza, scrittore e giornalista, è nato a Spalato nel 1927. Nella sua vasta produzione si distinguono e si intrecciano, tre filoni: dello scritore di robusto impianto saggistico, del grande giornalista che coglie e documenta i fenomeni non effimeri del mondo contemporaneo, dello studioso acuto e documentato del comunismo.”,”LENS-042-FL”
“BETTIZA Enzo”,”L’anno della Tigre. Viaggio nella Cina di Deng.”,”””Deng ha intuito che per un miliardo di cinesi, che nel Duemila saranno un miliardo e duecento milioni, l’opzione non poteva essere più quella, utopica e semplicistica, tra ideologia e benessere, già disastrosamente fatta da Mao a vantaggio onnivoro della prima. Il continente cinese non fruisce di un rapporto spazio-popolazione simile a quello di cui dispone il bicontinente sovietico, dove l’ideologia centripeta, coi suoi tentacoli burocratici, ha costituito da sempre un tessuto connettivo fra scarsa densità demografica, grandi vuoti e dispersione delle risorse”” (pag 14)”,”CINx-299″
“BETTIZA Enzo CACCAMO Domenico CHESSA Pasquale CURZI Sandro DE-LEONARDIS Massimo LOSURDO Domenico MELOGRANI Piero NEGLIE Pietro PERFETTI Francesco PETRACCHI Giorgio ROMANO Sergio RUSSO Giovanni SANTAMARIA Aldo SOGNO Edgardo SCIROCCO Giovanni PARLATO Giuseppe”,”La crepa nel muro: Ungheria 1956. Annali della Fondazione Ugo Spirito 1996 VIII.”,”Atti Convegno “”La crepa nel muro: Ungheria 1956″” organizzato a Milano dalla Fondazione Ugo Spirito in occasione del quarantesimo anniversario di quell’evento.”,”MUNx-014-FL”
“BETTIZA Enzo”,”Hotel Lux. I fantasmi di Mosca.”,”‘Hotel Lux’ costituisce la prima parte de ‘I fantasmi di Mosca’, affresco di uno dei momenti più drammatici della storia russa. “”Il mio senso di meraviglia non finiva. Non me l’aspettavo davvero che un bolscevico romantico come Lawrence, ch’era andato in India e in Cina a soffiare sul fuoco della rivoluzione planetaria e che sul disastro cinese aveva condiviso per qualche tempo le medesime critiche dell’opposizione trotskista, venisse da me, all’improvviso, in un’ora così insolita a dirmi che lidea della rivoluzione permanente era stata una follia e che Trotsky non era altro che un traditore e un saccente. Io non aveva mai parlato con lui di queste cose. Non m’ero mai occupato di rivoluzione cinese e non aveva avuto rapporti speciali con l’opposizione di sinistra”” (pag 57)”,”RUSS-261″
“BETTIZA Enzo”,”Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus.”,”Enzo Bettiza, scrittore e giornalista, è nato a Spalato nel 1927. Nella sua vasta produzione si distinguono e si intrecciano, tre filoni: dello scritore di robusto impianto saggistico, del grande giornalista che coglie e documenta i fenomeni non effimeri del mondo contemporaneo, dello studioso acuto e documentato del comunismo.”,”LENS-078-FL”
“BETTIZA Enzo”,”La campagna elettorale.”,”Grimello nonostante il suo eroico passato, non crede più nel Pci e viene inviato un ispettore del partito per liquidarlo… Ma l’ispettore subisce il contagio e il suo viaggio ‘nel sottosuolo’ suscita grandi interrogativi esistenziali e problemi di coscienza”,”PCIx-517″
“BETTS Raymond”,”L’alba illusoria. L’imperialismo europeo nell’Ottocento.”,”Raymond F. Betts studioso di storia coloniale francese, insegna Storia nell’Università del Kentucky. Nel paragrafo ‘Teorie e argomenti contro l’imperialismo economico’ (pag 174-182) si citano le opere sull’imperialismo di Hobson, G.B. Shaw (opuscolo ‘Fabianism and the Empire’), Kautsky, Otto Bauer, Rudolph Hilferding, Lenin, Rosa Luxemburg.”,”EURx-003-FSD”
“BETTS Raymond F.”,”La decolonizzazione.”,”Raymond F. Betts insegna Storia nell’Università del Kentucky, Studioso del colonialismo europeo è autore tra l’altro di ‘L’alba illusoria. L’imperialismo europeo nell’Ottocento’, Mulino, 1992. Contiene il capitolo ‘Oltre l’impero. Il dibattito sull’imperialismo e sulla decolonizzazione’ (pag 143-149) (poco interessante)”,”PVSx-006-FFS”
“BEUCLER André ALEXINSKY G.”,”Les amours segrètes de Lénine. D’après les mémoires de Lise de K.”,”Lise de K. fa leggere l’ opera datale da Lenin ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ ad un eminente filosofo per avere il suo parere dicendo che l’ autore era un suo amico russo emigrato. Il filosofo dopo averlo letto lo definisce impressionante ma poi ironicamente e criticamente dice che l’ autore del libro spiega gli “”errori”” di un certo filosofo sia con le sue origini che per le sue funzioni ecclesistiche, si tratta di un vescovo. Inoltre l’ autore ammira molto un filosofo tedesco materialista notorio dimenticando il fatto che questo filosofo tedesco ha fatto eleggere dottore honoris causa di una celebre università un principe della corona (kronprinz)! Ciò in virtù del principio secondo il quale il solo fatto di appartenere alla famiglia Hohenzollern conferisce automaticamente il diritto ai gradi supremi nelle Lettere, Arti e Scienze! Lise de K. riporta a Lenin questi rilievi e Lenin risponde con l’ aria più naturale del mondo: “”Ciò non ha alcuna importanza. Io sostengo, primo: che il mestiere, e principalmente il mestiere ecclesiastico, pesa sulle opinioni; secondo: che un materialista tedesco può ammettere un principe imperiale nell’ elite intellettuale – a tito di oggetto d’ arte naturalmente””. Le sfumature e gli imponderabili non lo preoccupavano mai (…)””. (pag 130-131)”,”LENS-162″
“BEUMELBURG Werner”,”La Guerre de 14-18 racontée par un Allemand.”,”Werner Beumelburg (1899-1963) fa parte della generazione di Ernst Jünger che ha ben conosciuto. Entrato nel conflitto a 16 anni, nel 1916, appena dopo la battaglia di Verdun, promosso ufficiale al fronte compie una esperienza vera della guerra. Poco dopo la fine della guerra, nel 1921, diventa redattore capo della ‘Deutsche Soldatenzeitung’ al ministero della Reichswehr. Prosegue poi una lunga carriera nella stampa e nell’editoria. Falkenhayn. “”Falkenhayn n’était pas homme à perdre la tête et à s’effondrer. Le changement terrible de situation, qui s’était abattu de toutes parts en quelques semaines sur l’Allemagne comme un orage gigantesque, se trouva à son poste comme aux temps plus heureux de son commandement suprême quil exerçait maintenant depuis près de deux ans. Il n’eut pas le temps de faire des comparaisons entre la situation qu’il avait trouvée jadis au départ de Moltke et la situation qui venait de se développer. Savait-il encore dans quelles circonstances on l’avait alors appelé de son poste de ministre de la guerre prussien? À l’Ouest, le plan génial de Schlieffen venait de s’effondrer deux semaines avant sa réalisation complète… les armées allemandes venaient d’être arrêtées à grand-peine après une retraite terrible qui les avait frappées comme un coup de tonnerre en pleine décision victorieuse…les Français et les Anglais, poussés par l’enthousiasme de leurs peuples, étaient sur le point de porter le coup de grâce à l’armée allemande vacillante en le débordant par le nord… À l’Est, malgré Tannenberg et les Lacs Mazures, l’armée russe partie de la Pologne Centrale était en marche, avec ses millions d’hommes, vers l’Allemagne; les Autrichiens, battus à plate couture et repliés derrière les Carpathes, appelaient désespérément les Allemands à leur secours… Les Serbes eux-mêmes se préparaient à envahir la plaine hongroise…”” (pag 247) Falkenhayn Erich von. – Generale tedesco (Burg Belchau 1861 – Schloss Lindstedt, Potsdam, 1922); capo di S. M. dell’esercito tedesco (1914-16). Convinto della preminente importanza del fronte occidentale, insistette a lungo, vanamente, nell’offensiva di Verdun. Fallita questa, ebbe il comando della 9a armata che conquistò quasi tutta la Romania. Fu uno dei generali più eminenti della prima guerra mondiale. Scrisse: Die oberste Heeresleitung 1914-1916 in ihren wichtigsten Entschliessungen (1920). (Treccani) di Adriano Alberti FALKENHAYN, Erich von. – Generale tedesco, nato a Belchau presso Graudenz l’11 settembre 1861, morto a Potsdam l’8 settembre 1922. Sottotenente di fanteria nel 1880, fu poi ufficiale di stato maggiore; nel 1896 andò in Cina come istruttore di quell’esercito; nel 1900 fece parte del corpo di spedizione tedesco contro la Cina stessa; rimpatriò nel 1903. Maggiore generale nel 1912, fu nominato nel 1913 ministro della Guerra e subito dopo promosso a scelta tenente generale. Come ministro della Guerra si oppose ad un aumento di corpi d’armata che lo stato maggiore aveva proposto (Ludendorff, allora colonnello). Fu, per questa sua resistenza, accusato di demagogismo. Dopo la battaglia della Marna egli venne nominato capo di stato maggiore dell’esercito. Intuì la fallacia del metodo che, secondo le teorie dello Schlieffen, si prefiggeva di applicare sempre ed esclusivamente la manovra avvolgente. Appena dichiarata la guerra, egli aveva iniziato l’aumento dell’esercito. Riuscita vana l’offensiva in Fiandra (fine 1914), il F. consentì nel 1915 (come richiedeva Hindenburg) ad attaccare la Russia, ottenendo risultati grandiosi; poi fece invadere la Serbia. Nel 1916, attaccò Verdun, riuscendo a richiamare intorno alla piazza forte il grosso dell’esercito francese. Ma Verdun non fu conquistata e ciò costituì un grave scacco morale per i Tedeschi. Esonerato dalla carica di capo di stato maggiore (fine agosto 1916) e nominato comandante della 9ª armata contro la Romania, guidò magistralmente le operazioni che condussero alla conquista della maggior parte del territorio di quello stato. Ebbe nel giugno 1917 il comando del gruppo di armate destinato ad operare nella Palestina e poi (marzo 1918) il comando della 10ª armata sulla fronte russa. Il F. fu uno dei condottieri eminenti rivelati dalla guerra. Assunto alla suprema direzione dell’esercito, senza aver mai tenuto in precedenza nessun comando di truppa, qualcuna delle sue concezioni, come l’affidare a truppe di nuova formazione l’offensiva delle Fiandre nell’ottobre 1914 e l’impresa di Verdun, non sembrano aver tenuto conto sufficiente delle reali difficoltà tattiche; ma la disfatta della Russia fu in gran parte opera sua. Scrisse: Die oberste Heeresleititng 1914-16 in ihren wichtigsten Entschliessungen (Berlino 1920) e Der Feldzug der 9. Armee gegen die Rumänen und Russen (Berlino 1921) tradotte anche in italiano (Roma 1923). Bibl.: A. Alberti, Il generale Falkenhayn, Roma 1924, ed. tedesca, Berlino 1924; H. Zwehl, General Erich von Falkenhayn, Berlino 1926. (Enciclopedia italiana, 1932)”,”QMIP-179″
“BEUTIN Wolfgang HOPPE Wilfried a cura; saggi di Thomas MEYER Jürgen LÜTHJE Jost HERMAND Thomas HÖHLE Wolfgang BEUTIN Thomas METSCHER Friedrich MÜLDER William BOEHART Waldemar SCHUPP”,”Franz Mehring (1846-1919). Beiträge der Tagung vom 8. bis 9. November 1996 in Hamburg anläßlich seines 150. Geburtstags.”,”Saggi di Thomas MEYER Jürgen LÜTHJE Jost HERMAND Thomas HÖHLE Wolfgang BEUTIN Thomas METSCHER Friedrich MÜLDER William BOEHART Waldemar SCHUPP”,”MEHx-065″
“BEVACQUA Stefano TURANI Giuseppe”,”La svolta del ’78. Il sindacato e il Pci dall’intervista di Lama alla Conferenza operaia di Napoli.”,”Stefano Bevacqua è nato a Milano nel 1952. E’ stato segretario della Federazione dei lavoratori edili della Cisl di Varese fino al 1976. E’ redattore di ‘Repubblica’. Turani è nato a Voghera nel 1941, giornalista (Repubblica), autore con Scalfari di ‘Razza padrona’.”,”SIND-026-FV”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto MATALDI Amedeo RECCHIUTI Martina TORTORELLA Bruna”,”Il Mondo in cifre. 1996.”,”Supplemento al numero 159 di Internazionale del 6 dicembre 1996, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-018-FL”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto CHIOINI Giovanna GRISANTI Claudia NOTARBARTOLO Alberto VILALTA Francisco”,”Il Mondo in cifre. 2001.”,”Supplemento al numero 364 di Internazionale del 8 dicembre 2000, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-019-FL”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto CHIOINI Giovanna CARDILE Liliana JOLLIVET Melissa NOTARBARTOLO Alberto VILALTA Francisco”,”Il Mondo in cifre. 2003.”,”Supplemento al numero di Internazionale del29 dicembre 2002, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-020-FL”
“BEVERE Elio”,”La logica della programmazione dell’elaboratore elettronico.”,”L’Autore, nel presente volume, tratta di come ottenere il prodotto finito “”programma””, tramite un razionale metodo di lavoro e stabilisce, attraverso una analisi rigorosa delle variabili condizionanti ed un opportuno legame tra programmi ed operazioni sugli insiemi, precise regole cui sottostanno tutti i programmi a carattere amministrativo-gestionale.”,”SCIx-117-FL”
“BEVILACQUA Piero DE-CLEMENTI Andreina FRANZINA Emilio a cura, saggi di Giovanni PIZZORUSSO Marco PORCELLA Antonio GOLINI e Flavia AMATO Dora MARUCCO Matteo SANFILIPPO Piero BEVILACQUA Francesco Paolo CERASE Matteo SANFILIPPO Franco RAMELLA Gino MASSULLO Andreina DE-CLEMENTI Paola CORTI Augusta MOLINARI Bruna BIANCHI Adolfo PEPE e Ilaria DEL-BIONDO Amoreno MARTELLINI Maria Rosaria OSTUNI Oscar GASPARI Brunello MANTELLI Federica BERTAGNA Amoreno MARTELLINI Raoul PUPO Federico ROMERO Michele COLUCCI Sabastiano MARTELLI Gian Piero BRUNETTA Francesca ANANIA Emilio FRANZINA Antonio GIBELLI e Fabio CAFFARENA Vito TETI”,”Storia dell’ emigrazione italiana. Partenze.”,”Saggi di Giovanni PIZZORUSSO Marco PORCELLA Antonio GOLINI e Flavia AMATO Dora MARUCCO Matteo SANFILIPPO Piero BEVILACQUA Francesco Paolo CERASE Matteo SANFILIPPO Franco RAMELLA Gino MASSULLO Andreina DE-CLEMENTI Paola CORTI Augusta MOLINARI Bruna BIANCHI Adolfo PEPE e Ilaria DEL-BIONDO Amoreno MARTELLINI Maria Rosaria OSTUNI Oscar GASPARI Brunello MANTELLI Federica BERTAGNA Amoreno MARTELLINI Raoul PUPO Federico ROMERO Michele COLUCCI Sabastiano MARTELLI Gian Piero BRUNETTA Francesca ANANIA Emilio FRANZINA Antonio GIBELLI e Fabio CAFFARENA Vito TETI “”Fu per questo motivo che la politica migratoria si volse a cercare anche altre soluzioni, in particolare proponendo la libera circolazione della manodopera nel contesto del processo di integrazione europea. Dopo aver ottenuto una parziale – ma inefficace – dichiarazione di principio in tal senso con il trattato del 1951 che dava vita alla Comunità europea per il carbone e l’ acciaio (Ceca), l’ Italia riuscì a far inserire nei Trattati di Roma (1957), che istituivano il Mercato comune europeo, l’ art. 48 che garantiva la libera circolazione della manodopera per rispondere a “”un’ effettiva domanda di lavoro””. (pag 406)”,”ITAS-077″
“BEVILACQUA Piero DE-CLEMENTI Andreina FRANZINA Emilio a cura, saggi di Angelo TRENTO Fernando DEVOTO Rudolph J. VECOLI Bruno RAMIREZ Vittorio CAPPELLI Adriano BONCOMPAGNI Enrico PUGLIESE Eric VIAL Giovanna MEYER SABINO Anne MORELLI Marco CLEMENTI Francesco SURDICH Nicola LABANCA Maria Susanna GARRONI Ferdinando FASCE Salvatore LUPO Elisabetta VEZZOSI Gian Antonio STELLA e Emilio FRANZINA Benedicte DESCHAMPS Patrizia AUDENINO Bruna BIANCHI Augusta MOLINARI Daniele MARCHESINI Andreina DE-CLEMENTI Luciano TOSI Ludovico INCISA DI CAMERANA Matteo SANFILIPPO Stefano LUCONI Fernando DEVOTO Joao Fabio BERTONHA Patrizia SALVETTI Sergio BUGIARDINI Federica BERTAGNA Michele COLUCCI Alessandro PORTELLI Caterina ROMEO Vanni BLENGINO Ugo SERANI Paolo COLAIACONO Vito TETI Regina SORIA Maddalena TIRABASSI Anna Maria MARTELLONE”,”Storia dell’ emigrazione italiana. Arrivi.”,”Saggi di Angelo TRENTO Fernando DEVOTO Rudolph J. VECOLI Bruno RAMIREZ Vittorio CAPPELLI Adriano BONCOMPAGNI Enrico PUGLIESE Eric VIAL Giovanna MEYER SABINO Anne MORELLI Marco CLEMENTI Francesco SURDICH Nicola LABANCA Maria Susanna GARRONI Ferdinando FASCE Salvatore LUPO Elisabetta VEZZOSI Gian Antonio STELLA e Emilio FRANZINA Benedicte DESCHAMPS Patrizia AUDENINO Bruna BIANCHI Augusta MOLINARI Daniele MARCHESINI Andreina DE-CLEMENTI Luciano TOSI Ludovico INCISA DI CAMERANA Matteo SANFILIPPO Stefano LUCONI Fernando DEVOTO Joao Fabio BERTONHA Patrizia SALVETTI Sergio BUGIARDINI Federica BERTAGNA Michele COLUCCI Alessandro PORTELLI Caterina ROMEO Vanni BLENGINO Ugo SERANI Paolo COLAIACONO Vito TETI Regina SORIA Maddalena TIRABASSI Anna Maria MARTELLONE. “”Né questa ostilità era così callosa solo nei paesi di lingua inglese. A parte i sussulti xenofobi in Francia o in Argentina, prima e dopo i massacri di Aigues-Mortes e di Tandil di cui diremo più in là, ci sono infatti paesi come la Svizzera dove i sentimenti anti-italiani si sono manifestati in forma carsica (…)”” (pag 289-90)”,”ITAS-079″
“BEVILACQUA Franco e BEVILACQUA Gabriella MANTOVANI Andrea GAMBETTI Luca CICCONI Claudia CUTTICA Cesare PLATANIA Marco SULLAM Simon Levis BRIGHI Elisabetta GRASSI Davide SARTORI Giovanni BUSINO Giovanni EINAUDI Luigi SODDU Paolo PAOLINI MERLO Silvio”,”‘Random walks’ nelle serie storiche macroeconomiche? Evidenza empirica e implicazioni teoriche (Bevilacqua); Does a market economy promote freedom? (Mantovani); The Effectiveness of monetary policy: Evidence from a non-standard identifying criterion (Gambetti); I piccoli aggiustamenti di bilancio. I paesi europei nel periodo 1970-99 (Cicconi); Riflessioni inaspettate. Robert Filmer, ‘vertuous wife’ e caccia alle streghe (Cuttica); Repubbliche e repubblicanesimo in Montesquieu. Percorsi bibliografici, problemi e prospettive di ricerca (Platania); «Pensiero e azione»: Giovanni Gentile e il fascismo tra Mazzini, Vico (e Sorel) (Sullam); Tra necessità ed autonomia: congetture ed ipotesi sugli ultimi vent’anni di politica estera italiana (Brighi); Sindacati e politica in Spagna: dalla transizione democratica ai governi di Aznar (Grassi); Metodologia della scienza politica. Relazione al Convegno di studi sulla scienza politica (Università di Torino, 27-28 ottobre 1962) a cura di Silvio Paolini Merlo (Sartori); Materiali per la bio-bibliografia di Umberto Ricci (Busino); Bibliografia di Umberto Ricci (Busino); Appunti di diario, 28 aprile – 11 maggio 1948, a cura di Paolo Soddu (Einaudi).”,”Giovanni Sartori su Marx e lo Stato (pag 302-303) e Marx e la Comune di Parigi (pag 310-311) (gli errori di Marx…)”,”ANNx-032-FP”
“BEVINS Vincent”,”Il Metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo.”,”Vincent Bevins è un giornalista pluripremiato. In veste di corrispondente dal Sud Est asiatico del ‘Washington Post’ si è occupato in particolare degli effetti del massacro del 1965 e di politica indonesiana contemporanea. In precedenzxa ha lavorato come corrispondente dal Brasile per il Los Angeles Times coprendo zone limitrofe e da Londra per il Financial Times. Nato e cresciuto in California ha trascorso gli ultimi anni a Giacarta Sterminio. “”Nel 1965 il comandante dei militari di Aceh era Ishak Djuarsa, un accanito anticomunista che aveva studiato a Fort Leavenworth in Kansas (5). Il 7 ottobre lasciò la capitale, Banda Aceh, per un frenetico giro della provincia dove tenere discorsi a folle raccolte in fretta. Secondo i testimoni presenti proclamò: «Quelli del Pki sono ‘kafir’ (infedeli). (…) Li estirperò dalle radici! Se trovate dei membri del Pki in un villaggio e non li ammazzate, sarete voi ad essere puniti!». Djuarsa incitò la folla al grido di ‘Morte al Pki! Morte al Pki! Morte al Pki!. La gente di Aceh Centrale capì che veniva loro detto di ammazzare i comunisti, altrimenti sarebbero stati ammazzati loro (6). Si crede che sull’isola di Sumatra la strage iniziò quel giorno. Qualche uccisione avvenne «spontaneamente» a opera di civili che agivano per proprio conto dopo aver ricevuto quel tipo di ordini, ma non fu la regola: i militari e la polizia iniziarono ad arrestare un enorme numero di persone. Molte persone di sinistra si consegnarono spontaneamente pensando che fosse la cosa più sicura e prudente da fare. I militari rimisero in funzione le strutture civili che avevano creato durante la campagna antimalese. Nel corso della ‘Konfrontasi’, l’esercito aveva istituito organizzazioni paramilitari che potevano essere usate per applicare la legge marziale e schiacciare i comunisti (7). La frase usata da Djuarsa, «estirparli dalle radici», era già stata usata prima, a mezzanotte del 1° ottobre, da Mokoginta, un altro comandante militare di Sumatra che aveva studiato a Leavenworth. Queste parole sarebbero diventate il pubblico e costante ritornello del programma di sterminio di massa (8). 8 ottobre. Il quotidiano dell’esercito «Angkatan Bersendjata» pubblicò la vignetta di un uomo che prende a colpi d’ascia un grande tronco. Sul tronco c’è l’acronimo indonesiano per il Movimento 30 settembre, «G30S», e sulle radici quello del Partito comunista, «Pki». La didascalia diceva: «Estirpateli dalle radici» (9). Ma all’interno dell’esercito indonesiano l’operazione aveva un altro nome: ‘Operasi Penumpasan’ – Operazione Annientamento (10). (…) 20 ottobre. Washington DC. – Il Dipartimento di Stato ricevette un telegramma dell’ambasciatore Howard Green. Green riferiva che il Pki aveva subito «arresti, attacchi e, in alcuni casi esecuzioni dei quadri di partito, che avevano comportato alcuni danni alla sua forza organizzativa». Il telegramma proseguiva: “”Se la repressione dell’esercito ai danni del Pki continua e i militari rifiutano di cedere la loro posizione di potere a Sukarno, la forza del Pki potrebbe essere ridimensionata. A lungo termine, tuttavia, la repressione nei confronti del Pki non funzionerà se l’esercito non deciderà di attaccare il comunismo in quanto tale””. Green concluse: «In ogni caso, l’esercito sta facendo ogni sforzo per distruggere il Pki e io ho sempre più rispetto per la determinazione e l’organizzazione con cui sta portando avanti questo compito fondamentale» (11)”” (pag 155-157); “”Si stima che siano state massacrate dalle cinquecentomila al milione di persone e che un milione di persone venne mandato nei campi di concentramento. Sarwo Edhie, l’uomo che a marzo tese l’imboscata a Sukarno, una volta si vantò che i militari avessero ucciso tre milioni di persone (44). C’è un motivo per cui dobbiamo accontentarci di stime: per più di cinquant’anni il governo indonesiano ha resistito a tutti i tentativi di documentare quello che era successo e nessuno al mondo si preoccupava molto di insistere. Milioni di persone furono vittime indirette dei massacri ma nessuno ha mai chiesto loro quante persone care abbiano perso”” (pag 173); “”Le liste delle persone da uccidere non furono fornite all’esercito indonesiano soltanto dai funzionari del governo degli Stati Uniti: alcuni dirigenti di piantagioni di proprietà americana diedero i nomi di sindacalisti e comunisti «scomodi» che poi furono uccisi (50)”” (pag 174)”,”ASIx-124″
“BEVINS Vincent”,”Se noi bruciamo. Dieci anni di rivolte senza rivoluzione.”,”Vincent Bevins è giornalista e scrittore. In veste di corrispondente dal Sudest asiatico del “”Washington Post”” si è occupato in particolare degli effetti del massacro del 1965 e di politica indonesiana contemporanea. In precedenza ha lavorato come corrispondente dal Brasile per il “”Los Angeles Times””, coprendo anche le zone limitrofe, e da Londra per il ‘Financial Times’. Per Einaudi ha pubblicato ‘Il Metodo Giacarta’ (2021)”,”AMLx-199″
“BEW Paul SASSOON Donald”,”Coscienza di classe e rivoluzione industriale nella storiografia urbana inglese.”,”Da alcune note: (7) (…) Per un saggio che discute in maniera rigorosa i problemi teorici che si presentano nell’affrontare il materiale del censimento si veda B. Hindess, ‘The Use of Official Statistics’, London, 1973, un contributo marxista influenzato dalla epistemologia francese di Bachelard e Canguilhem, ma anche dall’uso che dei dati statistici fa Lenin ne ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (pag 525) (13) E’ da notare inoltre che Marx, nella sua critica al programma di Gotha, escluse specificamente la possibilità di una eguaglianza dei salari sia nella società socialista (dove la remunerazione dipende dal lavoro) sia in quella comunista (dove dipende dal bisogno di ciascuno) (pag 528)”,”STOx-011-FGB”
“BEYERLEIN Bernhard H. BABICENKO Leonid G. FIRSOV Fridrich I. VATLIN Aleksandr J. a cura”,”Deutscher Oktober 1923. Ein Revolutionsplan und sein Scheitern.”,”Saggi di Friedrich I. FIRSOV Pierre BROUE’ Karsten RUDOLPH. “”Il gruppo di destra di Paul Levi fondò la Kommunistische Arbeitsgemeinschaft (KAG) (comunità operaia comunista, sie verlangte vor allem mehr Unabhängigkeit von der Komintern und eine realistischere Politik der KPD. Innerhalb der Partei gingen die Auseinandersetzungen das ganze Jahr 1921 hindurch weiter””. (pag 23) (traduzione) “”Wenn die Partei in einer solchen Situation, die durch das Gestrige, das Vorhergehende bestimmt wird, fatalistische Tendenzen bemerken lässt, so ist es die grösste Gefahr. Der Fatalismus kann ja verschiedene Formen annehmen. Erstens kann man sagen, ja, die Sietuation ist revolutionär, jetzt kommt die Revolution. Man wiederholt es von Tag zu Tag, man gewöhnt sich daran, und die Politik besteht darin, dass man auf die Revolution wartet.”” (pag 166, Trotsky, Conferenza di Mosca tra i compagni russi dell’ Esecutivo con le delegazioni del KPD, del PCF e del Partito comunista cecoslovacco, 25 settembre 1923) Se il partito in una tale situazione, che per quanto riguarda ieri, era stata precedentemente indicata, fa rimarcare delle tendenze fatalistiche, allora il pericolo è uno dei più grandi. Il fatalismo può prendere delle forme differenti. Si può dire, si, la situazione è rivoluzionaria, allora c’è la rivoluzione. Lo si ripete giorno dopo giorno, ci si abitua, e la politica consiste nell’ attendere la rivoluzione.”” (pag 166)”,”MGER-071″
“BEZBAKH Pierre”,”Histoire du socialisme français.”,”BEZBAKH Pierre è maitre de conferences all’Université Paris-Dauphine. E’ una rassegna veloce di temi e personaggi nel corso di due secoli di ‘socialismo’ francese che termina con Mitterand e soci (è forse la parte ‘centrale’ del libro). Può essere utile solo per compilare una cronologia. La bibliografia sta in una paginetta…”,”FRAP-112″
“BEZSONOV Youri”,”Mes Vingt-Six Prisons et mon Évasion de Solovki.”,”Youri Bezsonov, ancien Capitaine de Cavalerie de la Division Caucasienne dite ‘Division Sauvage’. Note, avec 9 Illustrations hors texte et 4 cartes, traduit du Russe par E. SEMENOFF, note du traducteur, épilogue, Collection d’études, de documents et de témoignages pour servir a l’Histoire de notre temps.”,”RIRx-067-FL”
“BEZZA Bruno a cura; saggi di Emilio LUSSU Umberto ROMAGNOLI Aris ACCORNERO Emilio RAYNERI Gino GIUGNI Francesco CIAFALONI F. LIUZZI e A. PERRELLA F. BIANCHI Bruno MANGHI Italo VIGLIANESI Livio LABOR Luciano PALLAGROSI Marino REGINI M.S. ROMA Lucio DE-CARLINI Leopoldo PIRELLI Ada BECCHI”,”Lavoratori e movimento sindacale in Italia dal 1944 agli anni 70.”,”Saggi di Emilio LUSSU, Umberto ROMAGNOLI, Aris ACCORNERO, Emilio RAYNERI, Gino GIUGNI, Francesco CIAFALONI, F. LIUZZI e A. PERRELLA, F. BIANCHI, Bruno MANGHI, Italo VIGLIANESI, Livio LABOR, Luciano PALLAGROSI, Marino REGINI, M.S. ROMA, Lucio DE-CARLINI, Leopoldo PIRELLI, Ada BECCHI.”,”MITT-044″
“BEZZA Bruno a cura; saggi di O. BAYER L. BRUTI LIBERATI B. CARTOSIO G. CERRITO Z. CIUFFOLETTI G. CRESCIANI D. VON DELHAES-GÜNTHER T.S. DI-TELLA D. FABIANO C. FILGUEIRA E. FRANZINA F. GRASSI M.L. LEIVA A.M. MARTELLONE A. MORELLI A. MIGLIAZZA M.R. OSTUNI R. PARIS M. PUNZO R.H. RAINERO J. RIAL G. ROSOLI E. SCARZANELLA H. SCHÄFER E. SORI S.M. TOMASI R.J. VECOLI L. DELLA BRIOTTA”,”Gli italiani fuori d’ Italia. Gli emigrati italiani nei movimenti operai dei paesi d’ adozione (1880-1940).”,”saggi di O. BAYER L. BRUTI LIBERATI B. CARTOSIO G. CERRITO Z. CIUFFOLETTI G. CRESCIANI D. VON DELHAES-GÜNTHER T.S. DI-TELLA D. FABIANO C. FILGUEIRA E. FRANZINA F. GRASSI M.L. LEIVA A.M. MARTELLONE A. MORELLI A. MIGLIAZZA M.R. OSTUNI R. PARIS M. PUNZO R.H. RAINERO J. RIAL G. ROSOLI E. SCARZANELLA H. SCHÄFER E. SORI S.M. TOMASI R.J. VECOLI L. DELLA BRIOTTA “”E’ indubbio però che l’ alto indice di disoccupazione tra gli italiani, l’ indifferenza, l’ ignoranza delle leggi sindacali e il risentimento nei confronti della politica settaria e razzista del movimento operaio e del Labour Party, inducessero alcuni emigranti ad accettare un impiego durante situazioni di sciopero. Il giornale italiano dell’ epoca riporta frequenti episodi di crumiraggio di manovalanza italiana, spesso incitata in ciò da datori di lavoro italiani ed australiani privi di scrupoli. Alcuni leaders sindacali australiani, consci del pericolo che questa situazione creava per il movimento operaio e desiderosi di migliorare le condizioni di lavoro degli italiani, arrivarono perfino a scrivere ai socialisti in Italia nella speranza che questi potessero convincere in qualche modo gli emigranti italiani dell’ utilità di iscriversi ai sindacati australiani.”” (pag 322)”,”CONx-119″
“BEZZA Bruno”,”Salario e cannoni. Tra la fabbrica e il fronte durante la grande guerra.”,”””La partecipazione dei sindacati fu però attiva, o comunque fu implicito il loro assenso, nelle deliberazioni adottate dal ministero della guerra prussiano per l’industria metallurgica berlinese. Queste deliberazioni riguardavano la libertà di circolazione degli operai e il lavoro obbligatorio. Nel primo caso vennero posti dei limiti alla libera circolazione dietro compensi di aumenti salariali, mentre nel secondo caso venne promulgata una legge che prescriveva l’obbligo al lavoro per tutti gli uomini dai diciassette ai sessanta anni. Come contrappeso a questi obblighi e limitazioni fu autorizzata l’introduzione, nelle aziende con più di cinquanta dipendenti, di “”commissioni operaie”” permanenti (10), “”si possono considerare le dirette precorritrici dei futuri consigli di fabbrica”” (11). La collaborazione fra Stato, imprenditori e sindacati, dopo il 1916, si accentuò in occasione dell’ingresso nell’ufficio di guerra, come rappresentante operaio, di Alexander Schlicke, presidente del sindacato degli operai metallurgici. La costante del comportamento del movimento sindacale tedesco fu la difesa strenua della legalità e del riconoscimento dell’organizzazione anche contro gli interessi del movimento. In Gran Bretagna sin dall’inizio delle ostilità i dirigenti delle organizzazioni sindacali si orientarono favorevolmente verso la politica del governo”” (pag 12) (10) G. Feldman, op.cit., p. 535 ss. (11) G. Hardach, op.cit, p.211 Cita il libro di R. Sichler, J. Tiburtius, Die Arbeiterfrage, eine Kernfrage des Weltkrieges, Berlin”,”QMIP-192″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, A3

“AMABLE Bruno”,”Les cinq capitalismes. Diversité des systèmes économiques et sociaux dans la mondialisation.”,”AMABLE Bruno, professore di scienze economiche all’Università di Parigi X – Nanterre, e ricercatore al CEPREMAP.”,”ECOI-288″
“AMADEI Leonetto GAIANI Luigi VITALI Walter AGOSTINI Gerardo AMENDOLA Pietro ANIASI Aldo TAVIANI Paolo Emilio BOLDRINI Arrigo, interventi”,”I 50 anni dell’ANPI. Bologna 25 e 26 novembre 1994.”,”Allegati esterni opuscolo dedicato alla storia del partigiano russo Fjodor Poletajev + cartine rastrellamenti nazifascisti”,”ITAR-180″
“AMADO Jorge”,”Il cammino della speranza.”,”AMADO Jorge, romanziere, è nato nello Stato di Bahia il 10 agosto 1912. Amado ha pubblicato il suo primo libro a 19 anni e nel 1935 era già celebre in tutto il Brasile e fuori dal paese. Nel 1951 ha ricevuto il premio Stalin per la pace. Comunista militante è stato arrestato due volte ed è anche fuggito dal Brasile. E’ stato deputato del partito comunista brasiliano. E’ giudicato un narratore realista con una tendenza al populismo romantico legato alla gente e ai problemi della sua terra. (f. Garzantine) “”Fu però intorno al ’30, in concomitanza con più aperte lotte per la emancipazione economica e politica del paese, che i letterati brasiliani cominciarono in modo diretto e meno “”strumentale”” a scavare nella realtà dei loro nuclei urbani (la vita squallida e senza prospettive della piccola borghesia, la formazione progressiva della coscienza operaia, il mondo popolare di colore delle città del Nord-Est), nella situaizone delle loro campagne (il dramma del totale abbandono, dell’ alienazione completa della condizione contadina, l’ epopea della conquista della terra strappata col sangue alla foresta tropicale), nella vita dei pastori, dei pescatori della costa, dei lavoratori delle saline, di tutta quella vasta e variata umanità del Brasile, negri e bianchi, meticci e mulatti, emigranti giunti da ogni parte del mondo a convogliare nuove energie, nuovi tipi fisici e nuove culture in una società nata essa stessa da tre filoni opposti, portoghese, indio e africano.”” (pag 10) (presentazione)”,”VARx-170″
“AMALDI Edoardo, a cura di Giovanni BATTIMELLI Michelangelo DE-MARIA Adele LA-RANA”,”Da via Panisperna all’America. I fisici italiani e la Seconda guerra mondiale.”,”La prima esplosione nucleare. (pag 42-45) (dalla prefazione alla prima edizione) “”La notizia della caduta di Mussolini il 25 luglio del 1943 e della successiva occupazione dell’Italia da parte delle truppe naziste giunse a Los Alamos attraverso i giornali, ma Segrè riuscì ad avere le prime notizie sui suoi familiari rimasti in Italia soltanto nel giugno del 1944 dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati. «Le prime truppe entrate a Roma – riferisce Segré – avevano l’ordine di cercare Amaldi e altri fisici per raccogliere informazioni sul progetto atomico tedesco, e così attraverso i servizi segreti militari ottenni alcune notizie da casa. Oppenheimer mi convocò nel suo ufficio e mi disse che mio padre era salvo ma che mia madre era stata catturata dai nazisti in una retata dell’ottobre del 1943. (…) Mio padre non sopravvisse a lungo e morì (…) il 4 ottobre 1944. (…) Soltanto nel 1947, e anche allora soltanto in modo parziale. La pagina tragica e penosa della fine dei miei genitori è sepolta nel profondo della mia anima e là deve restare» (52). A Los Alamos Segrè diresse un gruppo di ricerca di una quindicina di fisici con i quali impiantò subito un suo laboratorio per proseguire le ricerche iniziate a Berkeley sulla fissione spontanea degli elementi pesanti; qui riuscì a scoprire tra l’altro che il plutonio 240, un isotopo che era il «compagno inseparabile» del plutonio 239, aveva un’elevata probabilità di fissione spontanea che avrebbe provocato una «predetonazione», cioè un’esplosione precoce di basso rendimento. Ciò rendeva irrealizzabile l’esplosione di una bomba al plutonio se innescata con il cosiddetto «metodo del cannone», l’unico modo fino ad allora preso in considerazione per il raggiungimento della massa critica. Il progetto della bomba al plutonio fu «salvato» dall’invenzione di un nuovo metodo dovuta al fisico del California Institute of Technology, Seth Neddermeyer, il «metodo di detonazione per implosione», il cui funzionamento venne verificato in un esperimento preliminare effettuato a Alamogordo il 7 maggio del 1945, al quale partecipò anche Segrè. Mentre Segrè e gli altri fisici si trovavano nel deserto a effettuare questo esperimento, furono raggiunti dalla notizia del suicidio di Hitler, della resa della Germania e della fine della guerra in Europa. Segrè ricorda che il suo primo pensiero fu: «Siamo arrivati troppo tardi». «Per me – prosegue Segrè – Hitler era la personificazione del male e la giustificazione principale per il lavoro sulla bomba atomica. Sono sicuro che questo sentimento era condiviso da molti dei miei colleghi, specialmente dai fisici europei. Ora che la bomba non poteva essere utilizzata contro i nazisti sorsero i dubbi. Discutemmo di questi dubbi in molte conversazioni private, anceh se ciò non appare nei rapporti ufficiali» (53). Nonostante questi dubbi, il lavoro nei laboratori di Los Alamos proseguì con urgenza inalterata fino all’esperimento «Trinity», la prima esplosione nucleare della storia, avvenuta ad Alamogordo il 14 luglio 1945. Il gruppo di Segrè era incaricato di misurare sia l’intensità dei raggi gamma «immediati», cioè quelli emessi nell’istante dell’esplosione e non quelli dovuti ai prodotti della fissione, sia l’intensità totale dei raggi gamma e l’intensità dei neutroni a varie distanze. Quel giorno Segrè si trovava con Fermi all’aperto a circa 10 miglia dal luogo dell’esplosione. Per precauzione si erano sdraiati a terra e portavano occhiali scuri per proteggeri gli occhi. «Improvvisamente – ricorda Segrè – l’intero paesaggio fu inondato da una luce estremamente brillante, (…) molto più brillante della luce del sole a mezzogiorno. (…) Al momento dell’esplosione, per un istante, mi venne in testa il pensiero che forse l’atmosfera avrebbe potuto prendere fuoco provocando la fine del mondo, sebbene sapessi che questa possibilità era stata attentamente studiata ed esclusa». Immediatamente dopo l’esplosione Fermi si alzò in piedi e fece cadere alcuni pezzettini di carta da lui disposti su un tavolo e ne misurò lo spostamento rispetto alla verticale provocato dall’onda d’urto. «Poi – prosegue Segrè – Fermi estrasse un pezzo di carta dove aveva calcolato in precedenza una tabella degli spostamenti in funzione dell’energia liberata. In questo modo ricavò istantaneamente una stima, sia pure approssimata, dell’energia liberata nell’esplosione» (54)”” (pag 42-45) (dalla prefazione alla prima edizione) [(52) E. Segrè, ‘A mind always in motion’, cit., p. 195; (53) Ivi, p. 200; (54) Ivi, p. 202]”,”SCIx-551″
“AMALRIK Andrej”,”Rasputin. Il “”monaco nero”” e la corte dell’ultimo Zar.”,”Quella di Amalrik è un’opera incompiuta. AMALRIK Andrej nato a Mosca nel 1938 fu espulso dall’Università nel 1963 per uno studio considerato non ortodosso sui normanni e la Russia di Kiev. Nel 1965 venne arrestato e condannato alla deportazione in Siberia da dove ritorna solo nel 1975 a Mosca. L’anno dopo viene espulso dall’URSS. Muore nel 1980 in un incidente automobilistico (?) mentre si reca a Madrid per sostenere la causa dei dissidenti alla Conferenza Europea. Ha scritto ‘Sovpravviverà l’URSS fino al 1984?’, ‘Viaggio involontario in Siberia’ e ‘Il giornale di un provocatore’. Leonid PLJUSC cita il libro di Agurskij (Agursky) ‘L’ideologia del nazional-bolscevismo’ (pag 266)”,”RUSx-140″
“AMALRIK Andrej”,”Sopravviverà l’Unione Sovietica fino al 1984?”,”Amalrik è nato nel 1938 a Mosca nella famiglia di uno storico. E’ finito in carcere con l’imputazione di aver scritto opere di carattere antisovietico.”,”RUSS-002-FMP”
“AMALVI Christian a cura; voci biografiche di J.L. ABBE’ D. ALIBERT P. AMBERT R. ANDREANI S. AUFRERE L. AVEZOU L. BERGES P. BARRAL J.L. BIGET Y. BILLARD D. BILOGHI J.O. BOUDON M. BOUYSSY A. BRENON P. CABANEL N. CADENE C.O. CARBONELL M. CHALON C. CHANDEZON M.T. CHEROUTRE J.L. CLEMENT S. COURTOIS G. DEDEYAN F. DOSSE V. DUCLERT S. DULUCQ L. DUMOND O. DUMOULIN S. DURAND Y. DURAND J. FOUILLERON J.H. FOULON A. GERARD P. GILLI J.M. GOULEMOT J. GREVY J. GRONDEUX . GUYOTJEANNIN F. HARTOG C. HOTTIN D. IOGNA-PRAT D. IANCU-AGOU C. IANCU B. JOLY A. JOUANNA B. LACHAISE A.F. LAURENS S. LAURENT D. LE-BLEVEC G. LE-THIEC S.A. LETERRIER M. LEYMARIE J.M. MAYEUR H. MICHEL A. MIQUEL B. NEVEU M.A. NIELEN M. OZOUF J.M. PAILLER B. PELLISTRANDI C. POMEYROLS O. PONCET D. POULOT A. PROST P. RICHE’ F. ROUSSEAU J.F. SIRINELLI M. SOT D. TRIAIRE J. TRICARD J.F. VERGNAUD B. VOUILLOT”,”Dictionnaire biographique des historiens francais et francophones. De Grégoire de Tours à Georges Duby.”,”AMALVI Christian lavora nell’ Università Paul Valery di Montpellier. Elenco degli autori: J.L. ABBE’ D. ALIBERT P. AMBERT R. ANDREANI S. AUFRERE L. AVEZOU L. BERGES P. BARRAL J.L. BIGET Y. BILLARD D. BILOGHI J.O. BOUDON M. BOUYSSY A. BRENON P. CABANEL N. CADENE C.O. CARBONELL M. CHALON C. CHANDEZON M.T. CHEROUTRE J.L. CLEMENT S. COURTOIS G. DEDEYAN F. DOSSE V. DUCLERT S. DULUCQ L. DUMOND O. DUMOULIN S. DURAND Y. DURAND J. FOUILLERON J.H. FOULON A. GERARD P. GILLI J.M. GOULEMOT J. GREVY J. GRONDEUX . GUYOTJEANNIN F. HARTOG C. HOTTIN D. IOGNA-PRAT D. IANCU-AGOU C. IANCU B. JOLY A. JOUANNA B. LACHAISE A.F. LAURENS S. LAURENT D. LE-BLEVEC G. LE-THIEC S.A. LETERRIER M. LEYMARIE J.M. MAYEUR H. MICHEL A. MIQUEL B. NEVEU M.A. NIELEN M. OZOUF J.M. PAILLER B. PELLISTRANDI C. POMEYROLS O. PONCET D. POULOT A. PROST P. RICHE’ F. ROUSSEAU J.F. SIRINELLI M. SOT D. TRIAIRE J. TRICARD J.F. VERGNAUD B. VOUILLOT”,”STOx-100″
“AMATO Sergio”,”Il problema “”partito”” negli scrittori politici tedeschi (1851-1914).”,”Sergio AMATO (Napoli 1950) insegna storia delle dottrine politiche prosso la facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Siena e si è occupato degli sviluppi del pensiero politico in RUssia Austria e Germania tra Otto e Novecento. Ha pubblicato i volumi ‘M.I. Tugan-Baranovskij (1865-1919)’ (Firenze, 1980) e ‘Parlamentarismo e partito operaio nella genesi del pensiero politico di Kautsky’ (Firenze, 1984). Ha in corso di preparazione una monografia su Friedrich NAUMANN.”,”TEOP-107″
“AMATO Giuliano a cura”,”Il governo dell’industria in Italia.”,”Fondo Davoli”,”DIRx-035″
“AMATO Massimo”,”Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente.”,”Massimo Amato insegna Storia economica presso l’Università Bocconi di Milano. La pubblicato pure: ‘Il bivio della moneta’, Egea, Milano, 2009. “”A questo proposito, il giovane Marx aveva già puntato il dito nella giusta direzione. A proposito dell’aria di sufficienza dell’economia politica nei confronti del sistema mercantilistico, e del suo culto feticistico dell’oro come unica forma della ricchezza, egli osservava quanto segue: «ecco perché l’opposizione dell’economia politica moderna al “”sistema monetario”” (ossia al mercantilismo) non può, nonostante la sua sagacia, condurci a una vittoria decisiva; se, infatti, la grossolana superstizione economica del popolo e dei governi fa riferimento a un sacchetto di monete, ‘sensibili, manipolabili, ben visibili’, e crede dunque al valore assoluto dei metalli preziosi e al loro possesso come alla sola realtà della ricchezza – e invece l’economista illuminato, informato delle cose del mondo, arriva e dimostra loro che la moneta è una merce come tutte le altre, il cui valore quindi dipende, esattamente come quello di ogni merce, dal rapporto fra i costi di produzione, la domanda e l’offerta, e la quantità o la concorrenza delle altre merci – ciò che potrà essere correttamente obiettato all’economista è che il valore ‘effettivo’ delle cose è purtuttavia il loro ‘valore di scambio’, e che, in ultima istanza, esso esiste nella moneta così come essa esiste nei metalli preziosi, e che dunque la moneta è il ‘vero’ valore delle cose, e per questo motivo è la cosa più degna di essere desiderata. Le dottrine dell’economista si sono peraltro incamminate in direzione di una siffatta saggezza, salvo il fatto che egli ha una capacità di astrazione tale da riconoscere l’esistenza della moneta in tutte le forme di merce e da non credere al valore esclusivo della sua esistenza metallica ufficiale. L’esistenza metallica della moneta è solo l’espressione sensibile ufficiale dell’anima della moneta che si nasconde in tutte le componenti della produzione e dei movimenti della società borghese. L’opposizione degli economisti moderni al sistema mercantilistico è tutta qui, essi colgono tale sistema nella sua astrazione e nella sua universalità, e in tal modo godono di superiori lumi sulla superstizione ‘sensibile’ che crede all’esistenza esclusiva di questo essere nel metallo prezioso. Al posto di tale grossolana superstizione, l’economista pone una superstizione raffinata. Ma, giacché entrambe hanno la propria radice nell’essere, la forma illuminata non porta a rimuovere completamente la forma grossolanamente sensibile della superstizione, dal momento che essa si oppone non all’essere stesso della superstizione, ma a una sua forma determinata. L’esistenza ‘personale’ della moneta in quanto rapporto di ‘conversione’ interno, in sé, nascosto, ossia come ‘rapporto di stabilità’ delle merci fra loro, corrisponde tanto più all’essere della moneta quanto più la moneta è astratta, ossia quanto meno essa ha un rapporto ‘naturale’ con le altre merci, ossia quanto più essa appare come un prodotto e tuttavia al contempo come un non-prodotto dell’uomo, quanto meno l’elemento della sua esistenza risulta ‘naturalmente generato’, quanto più essa è elaborata dall’uomo, o, nei termini dell’economia politica, quanto è maggiore il rapporto del suo ‘valore in quanto moneta’, con il valore monetario del materiale nel quale essa esiste. Ecco perché la ‘cartamoneta’ e i numerosi ‘rappresentanti cartacei della moneta’ (come le lettere di cambio, gli assegni, i titoli di debito ecc.) costituiscono l’esistenza ‘compiuta’ della ‘moneta in quanto moneta’, e un momento necessario nel processo di sviluppo del regime monetario» (15). Marx non parla da storico, e non descrive nulla di empirico. Almeno così sembra. La sua descrizione si limita, consapevolmente, a ‘riflettere’ il senso di un processo che oggi possiamo comprendere con meno difficoltà che non al tempo in cui il giovane Marx scriveva. Il modo in cui egli espone il processo di smaterializzazione della moneta può dunque tenere assieme ‘un fatto e il suo necessario superamento'”” (pag 243-244) [Massimo Amato, ‘Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente’, Bruno Mondadori, Milano, 2008] [(15) K. Marx, ‘Auszüge aus James Mills Buch “”Éléments d’économie politique’, in Mew, ‘Ergänzungsband’, I. Teil, Dietz Verlag, Berin, 1968, pp. 445-463. Traduzione condotta a partire dalla trad. fr., inedita, di A. Schild]”,”EURE-012-FV”
“AMATO Ivan a cura, scritti di Stephen Jay GOULD David J. STEVENSON Eric S. LANDER Robert A. WEINBERG Joshua LEDERBERG Gregory B. OLSON Anne McLAREN Robert LUCKY Daniel KLEPPNER Roman JACKIW Paul NURSE Paul J. CRUTZEN Veeabhadran RAMANATHAN Eric R. KANDEL Larry R. SQUIRE Martin J. REES”,”Le vie della scoperta scientifica. I più grandi scienziati raccontano dove sta andando la scienza.”,”Ivan Amato scrittore e divulgatore scientifico”,”SCIx-004-FAP”
“AMATO Giuliano”,”Rileggendo Proudhon.”,”Per Proudhon il socialismo si configura non come un emisfero diferso, ma come un correttivo di quello esistente… L’attributo socialismo va riferito non tanto al modo di produzione quanto alla società… Critica di Proudhon allo statalismo comunista…”,”PROD-001-FGB”
“AMATO Sergio a cura; saggi di Lea CAMPOS-BORALEVI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Luigi COMPAGNA Marco FERRARI Salvo MASTELLONE Andrea MIGNONE Fabio GRASSI-ORSINI Maria Pia PATERNÒ Massimo L. SALVADORI Francesco TUCCARI Sergio AMATO”,”La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca.”,”Marx ed Engels intervennero nel dibattito, sollevato dal ‘Manifesto’ di Cracovia, con l’ ‘Address’ del 17 luglio 1846′ “”In un lontano 1969, Gian Mario Bravo ha pubblicato nella rivista «Il Pensiero politico» (II, pp. 224-254) un saggio su ‘Il concetto di rivoluzione nel socialismo premarxista’, ripubblicato nel volume ‘Il socialismo da Moses Hess alla Prima Internazionale nella recente storiografia’ (Torino, Giappichelli, 1971). In questo saggio ha affermato che nel socialismo premarxista tedesco il teorico più coerente della rivoluzione fu Wilhelm Weitling; questi, soprattutto nelle ‘Garanzie dell’armonia e della libertà’ (‘Garantien der Harmonie and Freiheit’, 1842), precisò che la rivoluzione è l’unico mezzo per render possibile il progresso, e deve essere realizzata senza compromessi, tramite l’insurrezione armata degli oppressi; essa è voluta dal proletariato, e sarà reale soltanto se sarà sociale, cioè se sarà comunista; la rivoluzione politica borghese, invece, opera solo riforme (op: cit., p. 38). In un precedente lavoro su ‘Wilhelm Weitling e il comunismo tedesco prima del Quarantotto’ (Torino, Giappichelli, 1963), Bravo aveva ricordato che Weitling giunse a Londra nell’agosto 1844 ed il 22 settembre 1844 ebbe luogo in suo onore un «meeting» internazionale organizzato dalle associazioni democratiche, in cui egli viene salutato come il rappresentante della causa comunista. Fu anche pubblicato un opuscolo dal titolo: ‘Young Germany. An account of the rise, progress, and present position fo German communism’ (London, 1844). (…) Il dibattito divenne più acceso quando giunsero nel dicembre 1845 le prime notizie delle agitazioni in Polonia, soprattutto a Cracovia, città controllata dall’Austria. Il 13 dicembre 1845 in un «democratic fraternal meeting», presenti esuli di molti paesi, Karl Schapper dichiarò: «The next Revolution must and will be social, as well political and national». Il 22 febbraio 1846 il governo provvisorio di Cracovia emanò un ‘Manifesto’ in lingua polacca, tradotto in tedesco e poi in inglese, nel quale si annunciava che «the nation shall have the absolute property of land». Si aprì una polemica sul quesito se il ‘Manifesto’ di Cracovia rispecchiasse «the principles of European democracy». Secondo Harney, il ‘Manifesto’ era rivolto ai «working men of all nations»; secondo Schapper, esso interessava Polonia e Italia, «the two nations at present oppressed and deprived of their political existence». Anche Marx ed Engels intervennero nel dibattito, sollevato dal ‘Manifesto’ di Cracovia, con l’ ‘Address of the German Democratic Communist of Brussels to Feargus O’Connor’, firmato Engels e Marx, Bruxelles 17 luglio 1846, e pubblicato nel giornale ‘The Northern Star’. Tale ‘Address’ nella edizione italiana degli scritti di Marx ed Engels, porta l’errata data del 1849. In questo importante testo, che anticipa il ‘Manifesto del partito comunista’, si sottolinea «the great struggle of Capital and labour, of bourgeoisie and proletarians», si afferma che «the working class will become the ruling class of England», e si teorizza la «working class democracy». Mazzini dall’agosto 1846 al giugno 1847 rispose sul «People’s Journal» con otto articoli sulla democrazia, rivolgendosi agli «English readers» ed affrontando il problema del rapporto tra casta governante e popolo governato (‘Pensieri sulla democrazia in Europa’, Milano, Feltrinelli, 1997)”” (pag 236-238) [Salvo Mastellone, ‘La classe governante nel pensiero di Mazzini (1846-1847)’, (in) ‘La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca’, a cura di Sergi Amato, Cet – Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001]”,”TEOS-028-FMB”
“AMATORI Franco BIGAZZI Duccio GIANNETTI Renato SEGRETO Luciano a cura; saggi di Luciano SEGRETO Nicola CREPAS Albert CARRERAS Stefano BATTILOSSI Pier Angelo TONINELLI Renato GIANNETTI Giuseppe CONTI Giandomenico PILUSO Andrea GIUNTINI Marco DORIA Franco AMATORI Andrea COLLI Marco BELLANDI Duccio BIGAZZI Giuseppe BERTA Michelangelo VASTA Giovanni FEDERICO e Renato GIANNETTI Giovanni GOZZINI Raffaele TETI”,”Storia d’ Italia. Annali 15. L’ industria.”,”Saggi di Luciano SEGRETO Nicola CREPAS Albert CARRERAS Stefano BATTILOSSI Pier Angelo TONINELLI Renato GIANNETTI Giuseppe CONTI Giandomenico PILUSO Andrea GIUNTINI Marco DORIA Franco AMATORI Andrea COLLI Marco BELLANDI Duccio BIGAZZI Giuseppe BERTA Michelangelo VASTA Giovanni FEDERICO e Renato GIANNETTI Giovanni GOZZINI Raffaele TETI “”Nei primi mesi del 1943, mentre l’ indice della produzione industriale calava bruscamente e gli operai con gli scioperi del marzo di quell’ ano ritornavano ad essere un soggetto politicamente attivo, i rappresentanti dei maggiori gruppi industriali privati cominciarono a muoversi in vista della preparazione di un dopoguerra che avrebbe avuto come interlocutori principali gli Stati Uniti. Questa sorta di diplomazia parallela mirava alla salvaguardia degli impianti, oltre che alla ricostruzione di una nuova immagine presso i futuri vincitori del conflitto. La grande industria italiana desiderava insomma separare il proprio destino da quello della dittatura prima di essere coinvolta direttamente nella disfatta militare del regime. Adottando tale strategia, gli industriali trovarono nella classe operaia e nei sindacati, oltre e forse anche prima che nelle forze politiche democratiche, importanti alleati che condividevano l’ obiettivo della conservazione più o meno completa delle attrezzature. I legami che in tale occasione si vennero a creare, cementati da episodi drammatici (operai “”imboscati”” e protetti in reparti già strapieni di manodopera per evitare loro la deportazione in Germania, coperture a favore di alti dirigenti della Resistenza, fornitura di armi e sostegni logistici per i partigiani, sabotaggi mirati e “”intelligenti”” agli impianti da parte degli stessi lavoratori) avrebbero costituito un elemento determinante di quello spirito di rinnovata coesione sociale e nazionale che gli eventi bellici avevano quasi frantumato (…)””. (pag 55, Luciano Segreto)”,”ITAE-176″
“AMATORI Franco COLLI Andrea”,”Impresa e industria in Italia dall’Unità a oggi.”,”Franco Amatori, (Ancona 1948), è professore associato di Storia economica nell’Università Bocconi di Milano. Andrea Colli (Varese, 1966) insegna Storia economica presso l’Università Bocconi. “”Del ruolo dello Stato quale attore di primo piano di questa straordinaria stagione si è detto nelle pagine precedenti [gli anni dal 1896 al 1914, ndr]. Va ancora enfatizzata l’opera di risanamento finanziario che porta, con la nascita nel 1893 della Banca d’Italia, alla fine della «fratellanza siamese» fra finanza privata e istituti d’emissione, essenziale prerequisito per il pieno inserimento dell’Italia nel sistema economico internazionale. Gli effetti si concretizzano nell’immediato e nel biennio 1894-95, grazie all’intervento di capitali provenienti dalla Germania, sorgono le due grandi banche miste, la Banca commerciale italiana e il Credito italiano, le quali, seppure, lo si è visto, eventualmente garantite dallo Stato, risultano determinanti nell’iniziale sostegno delle maggiori iniziative industriali e e nella creazione di settori interamente nuovi. L’arrivo in Italia delle banche universali tedesche è parte di quei potenti impulsi provenienti dal cuore del capitalismo mondiale decisivi nel determinare l’ascesa economica del Paese. I venti anni precedenti la prima guerra mondiale costituiscono la fase ascendente di un lungo ciclo economico indispensabile al buon andamento delle esportazioni italiane, agricole, ma anche industriali (in particolari tessili). Ed è un gigantesco episodio di «globalizzazione» quello che consente l’originale soluzione di un problema grave, quanto inevitabile, data l’intensità della crescita industriale: lo squilibrio della bilancia dei pagamenti dovuto alla necessità di importazioni. Sono le rimesse, inviate da oltreoceano da milioni di emigranti in larga prevalenza meridionali, a costituire più della metà delle «partite invisibili» che bilanciano abbondantemente il deficit commerciale. Allo stesso modo è dal centro dell’«economia-mondo» occidentale che proviene quel fascio di innovazioni in settori quali la metallurgia, la meccanica, la chimica, definito Seconda Rivoluzione Industriale, a cui devono corrispondere imprese di grandi dimensioni, in grado di attivare le tecniche più avanzate sul piano produttivo e organizzativo tali da spiegare il rapido avanzamento economico che l’Italia sperimenta con il nuovo secolo. Ed è all’interno di questo nuovo paradigma tecnologico che si colloca quell’industria idroelettrica con la quale all’inizio del secolo parve che l’Italia potesse liberarsi di un altro grave ostacolo sulla via della modernizzazione economica: la carenza di risorse energetiche”” (pag 60-61)”,”ECOG-115″
“AMATORI Franco a cura; scritti di Andrea COLLI Marina COMEI Leandro CONTE Augusto DE-BENEDETTI Daniela FELISINI Fabio LAVISTA Giandomenico PILUSO Ferruccio RICCIARDI”,”Storia dell’IRI. 2. Il «miracolo» economico e il ruolo dell’IRI, 1949-1972.”,”Franco Amadori è ordinario di Storia economica all’Università Bocconi. Si è occupato di Storia d’impresa, un settore nel quale si è specializzato ad Harvard sotto la guida di Alfred Chandler e David Landes. IRI: TUTTI I PRESIDENTI DAL ’33 AD OGGI Roma, 24 giu. – (Adnkronos) – Ecco i presidenti dell’Iri, dalla sua fondazione ad oggi. Alberto Beneduce: dal 1933 (gennaio) al 1939 Francesco Giordani:dal 1939 al 1943 Quattro commissari:dal 1943 al ’46 Giuseppe Paratore: dal 1946 (marzo) a fine ’47 Enrico Marchesano: dal 1948 al 1950 (marzo) Isidoro Bonini: dal 1950 al 1955 (dicembre) Aldo Fascetti: dal 1956 al 1960 Giuseppe Petrilli: dal 1960 (ottobre) al 1979 (gennaio) Pietro Sette: dal 1979 (febbraio) al 1982 Romano Prodi: dal 1982 (ottobre) al 1989 (ottobre) Franco Nobili: dal 1989 (novembre) al 1992 (Nel ’92, l’Iri viene trasformato in spa). Franco Nobili: dall’agosto ’92 al maggio ’93 Romano Prodi: maggio ’93 al luglio ’94 Michele Tedeschi: dal 1994 al 1997 Gian Maria Gros-Pietro: dal 1997 all’autunno ’99 Piero Gnudi: dicembre ’99. (Mcc/Zn/Adnkronos)”,”ECOG-121″
“AMBRIERE Madeleine a cura”,”Dictionnaire du XIX siecle europeen.”,”Comitato scientifico: M. AMBRIERE, Francoise BALIBAR, Jean BERNARD, Jean BONAMOUR, Bernard BOURGEOIS, Pierre BRUNEL, Bruno FOUCART, Elisabeth FOUCART-WALTER, Jean-Louis HAROUEL, Jean JACQUES, Claude JESSUA, Alain JUMEAU, Jean-Marie MAYEUR, Arlette MICHEL, Michel MORANGE, Jean TULARD, Jean-Marie VALENTIN”,”REFx-010″
“AMBROGIO Ignazio”,”Belinskij e la teoria del realismo.”,”””Le citazioni dagli articoli, dalle recensioni e dal carteggio potrebbero anche infoltirsi, ma non farebbero che convalidare quanto ormai risulta dall’insieme del discorso: sia nei confronti degli avversari che dei suoi stessi alleati Belinskij assunse una posizione originale e gravida di sviluppi: egli vide chiaramente che il capitalismo, con il suo bene e con i suoi tanti mali, avrebbe infine trionfato in Russia, sostituendosi all’antiquato e ingiusto e inumano regime feudale, e non si illuse utopisticamente (come accadde allo stesso Herzen e, più tardi, a Cernysevskij) sull’obscina, quale mezzo per operare il «salto del capitalismo» e giungere direttamente all’assetto socialista; ma egli comprese con altrettanta acutezza e persino con genialità (se si pensa alla situazione storico-sociale in cui le sue proposizioni vennero formulate) che il capitalismo e le forme politiche liberal-borghesi non avrebbero assicurato la completa libertà e il benessere delle masse popolari (1), che la struttura capitalistica sarebbe stata una condizione necessaria, e tuttavia transitoria, solo un «momento», più o meno esteso nel tempo, per compiere il trapasso a uno stadio economico-sociale superiore, più libero e più giusto. In tal senso, egli vide molto più lontano non solo degli «occidentalisti» liberali del suo tempo, ma anche dei populisti degli anni settanta-novanta e degli stessi marxisti «legali», e si andò accostando, ormai alla vigilia della morte, alla prospettiva secondo la quale aveva «già cominciato a operare a quel tempo ‘il pensiero rivoluzionario dell’occidente’», il socialismo scientifico di Marx e di Engels (2). In realtà, Belinskij non abbandonò «sempre più le sue idee socialiste per una visione più realistica» e non si propose di «restare alla testa degli “”occidentalisti””, di coloro che diverranno liberali» (3), come invece per raccogliere ed esprimere sempre più nitidamente nelle sue concezioni l’ansia profonda di emancipazione del popolo russo, le istanze più radicali, democratiche e rivoluzionarie, delle masse contadine e piccolo-borghesi, delle forze intellettuali plebee, oppresse e sfruttate dal regime dell’autocrazia feudale: lo attesta, se non altro, la celebre lettera-pamphlet in cui, prendendo lo spunto dalle idee mistico-irrazionalistiche enunciate da Gogol nei ‘Brani scelti del carteggio con gli amici’ (1846), il critico tirava «il bilancio di tutta la sua attività letteraria» (Lenin) e scriveva il suo «testamento spirituale» (Herzen)”” [(1) Cfr., ad esempio, la seguente opinione (nell’articolo sui ‘Misteri di Parigi’ di Sue, 1844, ora in ‘Pol. sobr. soc., VIII, pp. 171-172) sui limiti della democrazia borghese (…); (2) Georgij Plechanov, ‘Socinenija’, X, pp. 347-348. E’ da notare che per mezzo di Plechanov, comunque si giudichi la sua interpretazione, il pensiero democratico russo – non solo Belinskij, ma anche Cernysevskij, Dobroljubov, ecc. – venne immesso per la prima volta nel circolo della cultura europea. Quest’opera è stata proseguita, con maggiore o minor successo, dalla storiografia sovietica; (3) Franco Venturi, ‘Il populismo russo’, I, p. 89, 90. L’opinione di uno slittamento “”a destra”” di Belinskij, nel periodo del ‘Sovremennik’, fu già espressa da Vladislav Evgeniev-Maksimov (…)] [Ignazio Ambrogio, ‘Belinskij e la teoria del realismo’, Roma, 1963] Treccani: di Ettore Lo Gatto BELINSKIJ, Vissarion Grigorevic. – Critico russo della prima metà del sec. XIX, nacque il 30 maggio 1810 a Sveaborg; suo nonno era prete, suo padre medico. Crebbe in mezzo a una agitata vita familiare. Nel 1825 entrò al ginnasio di Penza, dove incominciò a interessarsi per il romanticismo. Nel 1829 passò all’università di Mosca e vi ascoltò le lezioni di estetica di N. J. Nadeždin e di filosofia di M. G. Pavlov. A Mosca frequentò il Circolo di Stankevic (v.) dove si discutevano problemi di letteratura, di arte, di filosofia. Idealista per natura, sensibile fino alla morbosità, egli trovò nella filosofia tedesca, e soprattutto nelle opere di Schelling e Fichte, un punto d’appoggio da sostituire alla mancanza di legame con la realtà, della quale soffriva il suo spirito. Da questo stato d’animo nacque la tragedia Dmitrij Kalinin (1830-1831), il cui eroe, vittima della servitù della gleba, diventa un fratricida e un incestuoso. Le autorità universitarie, vedendo in essa “”un’opera immorale””, allontanarono il B. dall’università. Cominciò allora la sua carriera giornalistica: nel 1834 pubblicò nella rivista Molva (La fama corrente) il suo primo grande articolo intitolato Sogni letterarî. Nell’anno 1835 gli fu affidata la direzione della Molva e del Teleskop. Nel 1836 quest’ultima rivista fu proibita, e il B. dovette continuare la sua attività in altra rivista: fino al 1839 fu direttore del Moskovskij Nabljudatel? (L’osservatore moscovita). Nel 1839 si trasferisce a Pietroburgo e inizia la collaborazione alla rivista Otecestvennyjla Zapiski (Gli annali patrî). Durante gli anni 1840-46 su gli Annali patrî videro la luce gli articoli su Deržavin, Lermontov, Majkov, Poležaev, Marlinskij, e la serie di articoli su Puškin, iera storia t ritica della letteratura russa da Lomonosov a Puskin. Nell’autunno del 1845 il B. si ammalo gravemente di tisi e al principio del 1847 dové lasciar la rivista. Dopo aver soggiornato varî mesi nella Russia meridionale, tornò a Pietroburgo e iniziò la collaborazione al Sovremennik (Il contemporaneo), intorno al quale si raccoglievano i migliori ingegni letterarî. Ma fu breve collaborazione. Dopo lo Sguardo alla letteratura del 1847, a causa d’un peggioramento del suo male, egli dovette partire per la Svizzera. Ritornato in patria, morì il 28 maggio 1848. B. fu il più grande critico letterario che abbia avuto la letteratura russa. La sua storia spirituale è nettamente divisa in due periodi, coincidenti col soggiorno moscovita l’uno, col soggiorno pietroburghese l’altro. Le idee del primo periodo furono da B. stesso enunciate nell’articolo Sogni letterarî. Partendo dal concetto che appartengono alla letteratura soltanto gli scrittori “”capaci di esprimere pienamente lo spirito del popolo per il quale furono generati ed educati””, egli vi dimostra che una vera e propria letteratura russa ancora non esisteva e che solo vi sarebbe stata quando vi fosse stata una cultura creata sul terreno patrio con sforzi autoctoni. Questa idea fondamentale subì poi, per qualche tempo, forti modificazioni in conseguenza dell’entusiasmo di B. per Hegel. Nei tre articoli degli anni 1837-39 (L’anniversario di Borodinò; Menzel, il critico di Goethe; La ragione crea la passione), il culto della realtà raggiunge infatti il suo culmine. L’assolutismo dello zar russo viene celebrato come istituzione divina, al principio “”tutto ciò che è reale è razionale”” viene innalzato un vero e proprio altare. Ma fu periodo di breve dutata; e il passaggio alle nuove correnti fu fermo e deciso, perché la convinzione di avere errato gli venne proprio dall’esame della realtà “”cupa, volgare, disumana””. Centro di tutte le nuove idee del B., diventò così la considerazione della tendenza sociale dell’opera d’arte. Da ciò appunto derivò il suo crescente entusiasmo per le opere di Gogol’ che egli rivelò ai contemporanei, e la sua indignazione quando questi voltò le spalle alle questioni sociali. Gl’interessi etici predominano ora su quelli estetici; tuttavia il senso critico e l’innata passione per la bellezza difficilmente indussero il B. in errore. Infatti, nessuna delle più alte manifestazioni dello spirito nella letteratura sfuggì alla sua acuta intuizione: il suo entusiasmo, fondato sempre su analisi profonde e minute, contribuì al riconoscimento dei meriti di tutte le forze letterarie che o maturarono o incominciarono ad affermarsi durante gli anni della sua attività. I nomi di Puškin. Griboedov, Gogol?, Lermontov e Kol’cov sono per sempre legati a quello del B. Se la breve vita non gli consentì di assistere al pieno fiorire di Turgenev, Goncarov, Dostoevskij, Nekrasov, seppe tuttavia prevedere la loro gloria. L’importanza del B. non si limita tuttavia alla critica letteraria; egli fu anche educatore e maestro della società russa che voleva preservare dalle influenze che gli sembravano dannose. Da ciò il suo occidentalismo e i suoi attacchi, in parte eccessivi, alla corrente slavofila. Grandissima è stata la sua influenza sul movimento liberale del sessanta, ma oggi ancora scrittori, critici e storici della letteratura si richiamano a lui. L’edizione più recente delle sue opere è: Sobranie Socinenij V. G. Belinskago (Raccolta delle opere di B.), a cura di Ivanov Razumnik, Pietroburgo 1919, voll. 3. In Italia sono state tradotte La scuola naturale e la Lettera a Gogot (a cura di E. Lo Gatto, in Russia, I, 1920) e Uno sguardo alla letteratura russa nell’anno 1847, a cura di E. Lo Gatto, in Critici letterari russi, Foligno 1925. Bibl.: A. N. Pypin, V. G. Belinskij, ego Žizn’i perepiska (V. G. B., la sua vita e corrispondenza), voll. 2, Pietroburgo 1876; id., Charakteristiki literaturnych mnenij ot 1820 do 50-ch godov (Caratteristiche delle opinioni letterarie dal 1820 al 1850), 2ª edizione, Pietroburgo 1890; N. G. Cernyševskij, Ocerki gogolevskago perioda russkoj literatury (Saggi del periodo gogoliano della letteratura russa), in Sovremennik, 1855-56; A. Grigorev, B. i otricatel’nyi vzgljad v literature (B. e il punto di vista negativo nella letteratura), Mosca 1915-16, I; G. V: Plechanov, Mosca 1923; N. O. Lerner, Belinskij, Berlino 1922. In italiano: La caratteristica di Belinskij data da Turgenev, in Memorie letterarie, trad. di E. Damiani, Firenze 1924; B. Jakovenko, B. in Russia, I (1920-22) e in Filosofi russi, Firenze 1927.”,”RUSx-182″
“AMBROGIO Ignazio”,”Formalismo e avanguardia in Russia.”,”””La definizione bodganoviana dell’arte come «sistematizzazione dei sentimenti in immagini», già ripresa e prososta nel saggio popolare sul materialismo storico (1921) (3), viene da Bucharin tralasciata nella densa relazione sulla poesia (4)”” (pag 71) Nella nota 3 si cita il volume di Bucharin ‘La teoria del materialismo storico’ (1924), ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ di A. Gramsci (1949) e il saggio di Aldo Zanardo, Il “”manuale”” di Bucharin visto dai comunisti tedeschi e da Gramsci’, in ‘Studi gramsciani’, Roma; 1958, pp. 337-368; Nella nota 4 la relazione di Bucharin ‘Sulla poesia, la poetica e i compiti della creazione poetica in Urss’, 1934, Primo congresso degli scrittori sovietici di tutta l’Unione, 1934, Mosca; e i cenni contenuti nel discorso di chiusura sulla relazione (Il testo di Bucharin è stato tradotto in italiano, con qualche taglio, in ‘Rivoluzione e letteratura’, Bari, 1967, pp. 209-265; le conclusioni sono a pp. 298-310)”,”RUSx-195″
“AMBROSE Stephen E.”,”Rise to Globalism. American Foreign Policy Since 1938.”,”2° GM Europa ed Asia, inizi guerra fredda, dottrina TRUMAN e piano MARSHALL, guerra di Corea, EISENHOWER e DULLES, Ungheria, Suez e Cuba, KENNEDY, guerra Vietnam: si pagano i costi del contenimento, NIXON, CARTER, REAGAN, BUSH e la guerra del Golfo.”,”USAP-007″
“AMBROSE Stephen E., nuova edizione a cura di Maurizio PAGLIANO”,”D-Day. Storia dello sbarco in Normandia.”,”AMBROSE Stephen E. ha insegnato all’ Università di New Orleans. E’ autore di una biografia in due volumi di D.D. EISENHOWER e di numerosi saggi storici. “”L’ operazione più difficile e complessa che abbia mai avuto luogo”” W. CHURCHILL “”Come Rommel, il colonnello generale Dollmann, comandante della 7° armata in Normandia, era convinto che il peggioramento delle condizioni atmosferiche precludesse un’ invasione. Ordinò esercitazioni a tavolino da svolgere a Rennes, il 6 giugno: avevano l’ ordine di essere presenti tutti i comandanti di divisione più due comandanti di reggimento per ogni divisione. L’ ammiraglio Krancke annullò le azioni di pattugliamento delle unità sottili a causa del maltempo. Solo il generale Erich Marcks, privo di una gamba, comandante dell’ LXXXLV corpo d’ armata nel settore occidentale della costa del Calvados e del Cotentin, era inquieto. In particolare riguardo alla 716° e alla 352° divisione nel Calvados. Ogni divisione aveva 50 chilometri da difendere. “”E’ il settore più debole dell’ intero corpo””, si lamentava. Il 1° primo giugno si recò ad Arromanches, osservò il mare e disse a un capitano dell’ esercito al suo fianco: “”Se conosco i britannici, andanno in chiesa la prossima domenica per l’ ultima volta e salperanno lunedì (5 giugno). Il gruppo d’ armate B sostiene che non arriveranno ancora, e che quando lo faranno sarà a Calais; perciò penso che daremo loro il benvenuto lunedi, proprio qui””, (pag 177)”,”QMIS-095″
“AMBROSI Christian AMBROSI Arlette”,”La France, 1870-1981.”,”AMBROSI Christian è professore onorario della Prima Superiore al Liceo Louis le Grand, AMBROSI Arlette è ex-allieva dell’ ENS (Ulm), professore onorario della Prima Superiore al Liceo Victor Duruy. “”In Indocina, la generazione montante d’ intellettuali formatisi al pensiero francese e di una borghesia arricchita dallo sviluppo economico fece nascere nel 1924 un partito progressista che chiedeva la formazione di una repubblica vietnamita associata alla Francia. Nel 1925 si era formato a Canton l’ Associazione della gioventù rivoluzionaria vietnamita, animata da Nguyen Ai Quoc, detto Ho-Chi-Minh; costui aveva militato in Francia nel partito socialista, poi, dopo il Congresso di Tours nel 1920, aveva aderito al partito comunista; dopo un soggiorno a Mosca si era poi trasferito in Cina, ove, grazie all’ appoggio di Chiang Kai-shek, aveva potuto raggruppare i rifugiati politici.”” (pag 194)”,”FRAV-091″
“AMBROSINI Maurizio”,”La fatica di integrarsi. Immigrati e lavoro in Italia.”,”Maurizio Ambrosini insegna Metodologia della ricerca sociale e Organizzazione e gestione delle risorse umane nell’Università di Genova e svolge ricerche sull’immigrazione presso la Fondazione Ismu di Milano. Ha pubblicato: ‘Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano’ (Angeli, 2000). Complementarità o concorrenza (pag 61-63) “”All’idea di un lavoro immigrato che si inserisce pacificamente ai bassi livelli del sistema economico-produttivo è sottesa l’idea di una «complementarietà» del ruolo della manodopera immigrata, rispetto alla forza lavoro nazionale. Il concetto proviene dall’analisi economica, che tenta di comprendere quali effetti abbia l’inserimento degli immigrati per l’occupazione degli italiani. (…) finire (pag 61-63)”,”CONx-245″
“AMBROSIUS Gerold”,”Lo Stato come imprenditore. Economia pubblica e capitalismo in Germania nel XIX e XX secolo.”,”Pubblicato in Germania nel 1984 e ampiamente rielaborato e aggiornato per l’edizione italiana, il testo di Ambrosius è una ricostruzione storica dello sviluppo dell’economia pubblica nei vari periodi della storia tedesca (l’impero, la repubblica di Weimar, la Repubblica federale) e insieme un ‘indagine sistematica sulla posizione e sulla funzione delle imprese pubbliche negli ordinamenti fondati sull’economia di mercato. Nel corso degli ultimi anni, privatizzazioni, deregulations, ecc.. sono state interpretate da molti e in diversi paesi come la prova della scomparsa definitiva dell’epoca dello Stato interventista e dell’avvio diuna nuova era del capitalismo liberale. La tesi dell’autore – documentata attraverso l’analisi sia dei diversi specifici settori dell’intervento pubblico, sia della funzione delle imprese pubbliche nell’ambito cimplessivo dell’economia nazionale – è invece che l’economia pubblica è destinata a svolgere anche in futuro un ruolo importante in ordinamenti che continuano ad avere il carattere di economie miste di mercato.”,”E2-CAST-001″
“AMBROSIUS Gerold”,”Lo Stato come imprenditore. Economia pubblica e capitalismo in Germania nel XIX e XX secolo.”,”Pubblicato in Germania nel 1984 e ampiamente rielaborato e aggiornato per l’edizione italiana, il testo di Ambrosius è una ricostruzione storica dello sviluppo dell’economia pubblica nei vari periodi della storia tedesca (l’impero, la repubblica di Weimar, la Repubblica federale) e insieme un ‘indagine sistematica sulla posizione e sulla funzione delle imprese pubbliche negli ordinamenti fondati sull’economia di mercato. Nel corso degli ultimi anni, privatizzazioni, deregulations, ecc.. sono state interpretate da molti e in diversi paesi come la prova della scomparsa definitiva dell’epoca dello Stato interventista e dell’avvio diuna nuova era del capitalismo liberale. La tesi dell’autore – documentata attraverso l’analisi sia dei diversi specifici settori dell’intervento pubblico, sia della funzione delle imprese pubbliche nell’ambito cimplessivo dell’economia nazionale – è invece che l’economia pubblica è destinata a svolgere anche in futuro un ruolo importante in ordinamenti che continuano ad avere il carattere di economie miste di mercato. Contiene il capitolo: La repubblica di Weimar il primo paragrafo 1. Dall’economia di guerra alla crisi economica mondiale. (pag 65-69) “”Se l’esposizione dei fondamentali elementi strutturali del sistema economico tedesco suggerisce l’impressione di una relativa continuità dello sviluppo, il quadro cambia se si considera l’andamento reale dell’economia. Quale profonda cesura avesse rappresentato la prima guerra mondiale appare già chiaro se si considerano le perdite che essa provocò in Germania: il 13% del territorio di prima della guerra e con esso il 10% della popolazione, il 15% della superficie coltivabile, il 75% dei giacimenti di minerali ferrosi, e inoltre una diminuzione della capacità di produzione di ferro grezzo di circa il 44%, di acciaio di circa il 38% e di carbone intorno al 26%. Le conseguenze di tutto ciò sulla situazione economica sono mostrate chiaramente sia dall’evoluzione del prodotto nazionale sia della produzione industriale. Mentre in altri stati industriali europei il prodotto nazionale in termini reali nel 1925 aveva già superato di nuovo il livello del 1913, in Germania esso era ancora al di sotto. Solo alla fine degli anni ’20 esso superò per un breve periodo il livello del 1913, ma poi, con la crisi economica mondiale, tornò a calare con forza. Ancora più marcata fu l’involuzione della produzione industriale. Nel 1919 essa era inferiore del 60% al livello del 1913, lo superò di qualche punto alla fine degli anni ’20 e già nel 1932 era di nuovo inferiore del 40%. Queste cifre mostrano come il prolungato processo di crescita dell’età imperiale abbia subito una radicale interruzione in seguito alla guerra mondiale. Malgrado fasi congiunturali di espansione nel periodo dell’inflazione e nella seconda metà degli anni ’20, la storia economica della repubblica di Weimar è segnata dalla prima guerra mondiale e dalle sue conseguenze, dalla stagnazione relativa degli anni ’20 e dalla profonda depressione all’inizio degli anni ’30. Tutto ciò si è riflesso in alcuni importanti indicatori economici: bassa quota di investimenti, alto tasso di disoccupazione, debole commercio estero, forte indebitamento, basso reddito pro-capite, ridotta utilizzazione delle capacità produttive, quota calante nella produzione mondiale, limitato potenziale di innovazioni, ecc.”” (pag 66-67)”,”GERE-001-FL”
“AMBROSOLI L. BERSELLI A. BOLDT H. CHIARINI R. CAVAZZOLI L. CIUFFOLETTI Z. GRASSI ORSINI F. DELLA PERUTA F. KISKER G. DEGLI’INNOCENTI M. POHL H.H. RUGGE F. SCHNORR S.G. VARNI A.”,”La costruzione dello Stato in Italia e Germania.”,”Roberto CHIARINI è docente di storia contemporanea all’ Università di Ferrara. Ha condotto studi sul liberalismo (Giuseppe Zanardelli, Milano, 1987), sul fascismo (L’armonia e l’ ardimento. L’ascesa del fascismo nella Brescia di Augusto Turati, Milano 1988) e sul neofascismo. Ha condotto pure analisi di impostazione politologica.”,”ITAB-037″
“AMBROSOLI Luigi”,”Né aderire né sabotare, 1915 – 1918.”,”Appendice seconda: documenti dei Convegni di Zimmerwald e Kiental (pag 370), manifesto di Zimmerwald (pag 375) ecc.. “”Il socialista svizzero Grimm, segretario della Commissione zimmerwaldiana di Berna, aveva risposto con un netto rifiuto all’ invito del segretario del Bureau, Huysmans, ed aveva, d’accordo con la Commissione socialista internazionale, ritenuto opportuno indire la terza conferenza dei secessionisti bernesi (la prima era stata quella di Zimmerwald, la seconda quella di Kiental) alla stessa data e nello stesso luogo del convegno dell’ Internazionale socialista. Anche da parte di Grimm c’era l’ idea di dare alla rottura una forma significativa e di renderla quindi particolarmente efficace anche agli effetti propagandistici. Angelica Balabanoff, che aveva trascorso cinque settimane in Russia dopo lo scoppio della rivoluzione, raggiunse Stoccolma essendo desiderio di Lenin che essa mantenesse in vita il movimento di Zimmerwald attraverso il quale si sarebbero garantiti i contatti fra i russi e i socialisti occidentali.”” (pag 203)”,”MITS-281″
“AMBROSOLI Umberto”,”Qualunque cosa succeda.”,”Umberto Ambrosoli (Milano 1971) avvocato penalista è il più giovane dei tre figli di Girogio Ambrosoli. Da anni è impegnato a valorizzare e attualizzare la storia del padre.”,”ITAE-363″
“AMBROSOLI Luigi”,”La Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media (FNISM) dalle origini al 1925.”,”Nell’indice il nome più citato è quello di Gaetano Salvemini “”Un altro problema affrontato dal Consiglio generale (della FNISM, ndr) fu quello dell’insegnamento religioso nelle scuole, in occasione della discussione dell’argomento in Parlamento. L’organo direttivo della Federazione si espresse con un ordine del giorno così concepito: “”Il Consiglio della Federazione fra gli Insegnanti medii esprime a V.E. la propria fiducia che nella questione dell’insegnamento religioso il Governo interprete della coscienza nazionale, memore delle ragioni per le quali sorse lo stato italiano, riaffermi che dallo stato laico sovrano nessun privilegio può essere concesso nelle sue scuole ad alcuna particolare confessione religiosa”” (1). Era un ordine del giorno coerente con le decisioni del Congresso di Napoli sulla laicità della scuola, ma non arrivò a modificare una situazione ormai delineata. Di fronte al Regolamento 3 febbraio 1908, n. 150, art. 3, in cui si era cercato di risolvere in modo tortuoso ed oscuro il problema dell’insegnamento religioso con la giustificazione di consentire sia la libertà di impartirlo che di non impartirlo, i deputati socialisti, con i testa Turati, Bissolati, Enrico Ferri, Badaloni, Agnini, Morgari, Andrea Costa, e repubblicani, capeggiati da Alfredo Comandini, Eugenio Chiesa e Barzilai, presentarono una mozione per invitare «il governo ad assicurare il carattere laico della scuola elementare, vietando che in essa venga impartito, sotto qualsiasi forma, l’insegnamento religioso». L’atteggiamento dei radicali, che partecipavano al governo, fu piuttosto incerto e si concretò in un ordine del giorno per cui l’insegnamento religioso non doveva essere accolto solo perché non esisteva un titolo di studio legale per insegnar la religione e non era ammesso insegnare legalmente in una pubblica scuola non essendo in possesso dell’adeguato titolo di studio. L’ordine del giorno Bissolati-Turati fu respinto, come era da prevedersi. «La mossa del Bissolati arrivava troppo tardi. Essa si trovava contro, già in atto, l’alleanza dei clericali coi moderati» (2). A distanza di pochi mesi dall’affermazione di principio sulla laicità della scuola formulata dal Congresso di Napoli si trattava, anche per la Federazione, di un’indubbia sconfitta”” (pag 202-203) [(1) Bollettino, 20 febbraio 1908, p. 22; (2) D. Bertoni Jovine, ‘La Scuola italiana’, cit., pp. 154-155]”,”GIOx-117″
“AMBROSOLI Luigi”,”Libertà e religione nella riforma Gentile.”,”Luigi Ambrosoli insegna storia della scuola e delle istituzioni educative nella Facoltà di Magistero dell’Università di Padova. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La formazione di Carlo Cattaneo’ (1959). ‘Giovanni Gentile fu «liquidato» da Mussolini il 30 giugno 1924, venti giorni dopo il delitto Matteotti di fronte al quale si era dimostrato titubante e preoccupato dell’indignazione dell’opinione pubblica per l’orrendo crimine e per le responsabilità che venivano attribuite ai fascisti. Il Mack Smith collega l’eliminazione di Gentile all’esigenza da parte di Mussolini, dopo la crisi Matteotti, di stringere un rapporto più stretto con la Chiesa al quale il filosofo siciliano poteva essere di impedimento in quanto rimaneva l’idealista che considerava la religione soltanto come un momento di transizione verso la verità che sarebbe stata attinta dalla filosofia. Gentile rimase comunque fascista e, dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che segna il definitivo superamento della crisi Matteotti, non trovò di meglio che scrivere al Duce: «Il Paese tutto si sveglia e torna a Lei»; ma nel 1929 egli sopportò con molta rassegnazione il Concordato con la Santa Sede soprattutto per l’estensione dell’insegnamento religioso obbligatorio alla scuola secondaria che sconvolgeva completamente la giustificazione teoretica della riforma. Del gruppo idealista rimase presto solo o quasi; Lombardo Radice lo abbandonò subito dopo il delitto Matteotti, Codignola si staccò da lui più lentamente, infine si ebbe la rottura con Benedetto Croce destinato a diventare l’ispiratore dell’opposizione liberale al fascismo. Gli furono dati dal fascismo altri incarichi di grande autorità e prestigio e divenne l’interprete ufficiale del regime per i problemi della cultura, anche se la sua immagine politica rimase sbiadita e numerose furono le contraddizioni che rivelò. Alessandro Casati, chiamato a succederli, era amico più di Croce che di Gentile e aveva sostenuto le iniziative crociane nel periodo in cui Croce era stato ministro della Pubblica istruzione; anche la riforma Gentile, di conseguenza; aveva ottenuto il suo pieno consenso ed egli aveva collaborato con il ministro coerentemente con la linea di cui era stato sempre fautore. Casati era liberale (e il chiamarlo al ministero della Pubblica istruzione significava cercare ancora il consenso dei liberali) ed era anche cattolico, anche se un cattolico indipendente, come l’esperienza del «Rinnovamento» aveva dimostrato. Era stato comunque facile che Casati potesse essere più sollecito di Gentile alle richieste del Vaticano. Che Casati fosse entrato nel gabinetto presieduto da Mussolini dopo il delitto Matteotti era ragione di stupore del quale si rendeva interprete Filippo Turati scrivendo alla Kuliscioff: «che Casati entri nella masnada per surrogare il suo maestro e amico Gentile, è un’altra stranezza». L’influenza di Gentile era stata determinante, secondo l’interpretazione dello Scoppola, prima ancora del suo avvento al ministero della Pubblica Istruzione, perché il nazionalismo italiano, abbandonato il tradizionale pregiudizio anticlericale (la Chiesa era considerata come un fattore negativo per la storia d’Italia), prendesse coscienza dell’«importanza del fattore religioso come elemento di coesione e di esaltazione dell’anima nazionale»; la posizione di Gentile era però molto sottile e maturata culturalmente mentre l’accostamento del nazionalismo alle istanze religiose rimase rozzo e strumentale tanto che, come riconosce lo stesso Scoppola, non modificò nulla «della sua più profonda ispirazione anticristiana», che trovava sempre espressione nell’esaltazione della violenza e nei miti dell’imperialismo. Divenuto ministro e accostatosi sempre di più al fascismo fino ad aderirvi ufficialmente, Gentile finì per arrendersi agli aspetti opportunistici che motivavano le concessioni fatte alla Chiesa; egli subì, ad esempio, l’imposizione di Mussolini, in adesione alla richiesta della Santa Sede, che l’idoneità all’insegnamento della religione fosse riconosciuta dall’autorità ecclesiastica mentre tale insegnamento, secondo la sua impostazione, essendo stato voluto da una legge dello Stato, dallo Stato stesso avrebbe dovuto essere gestito senza interferenze della Chiesa’ (pag 174-175)]”,”GIOx-119″
“AMBROSOLI Luigi”,”Interpretazioni e studi sul movimento cattolico italiano.”,”Recensione dei saggi di Ettore Passerin (Recenti studi sull’Azione Cattolica in Italia tra Ottocento e Novecento’, rivista Studium, 1954) e Pietro Scoppola (Orientamenti della recente storiografia sul movimento cattolico in Italia, Quaderni di cultura e storia sociale, 1954) Arturo Carlo Jemolo (Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni) presenta una sorta di storia della coscienza religiosa in Italia tra il 1848 e il 1948. (pag 137) Gramsci nei suoi studi (nelle note e appunti, v. Quaderni del carcere) riduce la storia del movimento cattolico a quella di un movimento esclusivamente politico: ‘… il cattolicismo è diventato un partito fra gli altri, è passato dal godimento incontestato di certi diritti, alla difesa di essi e alla rivendicazione di essi in quanto perduti”” (Note sul Machiavelli, p. 273) (pag 137) Fausto Fonzi (Per una storia del movimento cattolico italiano (1861-1919) (Rassegna storica del Risorgimento, 1950) tende a sottlineare le posizioni sociali avanzate che avrebbero avuto i cattolici ‘intransigenti’ (pag 139) Opera di De Rosa ‘Storia politica dell’Azione Cattolica in Italia’ (1953)”,”RELC-006-FGB”
“AMBROSOLI Mauro”,”John Symonds. Agricoltura e politica in Corsica e in Italia (1765-1770).”,”John Symonds citato da Mauro Ambrosoli nel libro “”John Symonds. Agricoltura e politica in Corsica e in Italia (1765–1770)”” è un personaggio storico del XVIII secolo, probabilmente un viaggiatore o osservatore britannico interessato alle condizioni agrarie e politiche dell’Italia e della Corsica in quel periodo. John Symomds era uno di quei ‘travel-writers’ che durante il Settecento ebbero grande pubblico, per le loro annotazioni e osservazioni, ma a volte la qualità di questi scritti non si allontanava dalla media. Diversamente è il caso di J. Symonds, le sue lettere sull’agricoltura italiana formano praticamente un vero e proprio testo di storia dell’agricultura italiana della seconda metà del Settecento… ‘ll passaggio da semplice osservazione a indagine sistematica. Mentre molti travel-writers settecenteschi si limitavano a descrizioni folcloristiche, paesaggi pittoreschi o costumi “esotici” agli occhi britannici, John Symonds — quello attivo tra il 1765 e il 1770 — si distingue proprio per la profondità analitica delle sue lettere. – Lettere come strumento d’indagine agraria Le sue osservazioni sull’agricoltura in Italia non sono semplici impressioni da viaggiatore curioso, ma: analisi dettagliate delle tecniche colturali locali; riflessioni sull’organizzazione sociale delle campagne e sulla distribuzione della terra; confronti tra il sistema agrario italiano e quello inglese; osservazioni su bonifiche, irrigazione e pratiche pastorali. Un valore storiografico vero e proprio Il lavoro analizzato da Mauro Ambrosoli mostra come Symonds anticipi, in qualche modo, l’approccio etnografico e agro-economico che diventerà centrale solo un secolo dopo. La sua attenzione per i dati concreti, per la varietà regionale, e per gli effetti delle politiche statali sull’agricoltura fa delle sue lettere un unicum nel panorama delle scritture di viaggio dell’epoca’ (copil.)”,”BIOx-033-FMB”
“AMENDOLA Giorgio; a cura di Piero MELOGRANI”,”Intervista sull’ antifascismo.”,”AMENDOLA è nato a Roma nel 1907. Dal 1924 al 1928 partecipò con orientamenti democratici-liberali al movimento antifascista studentesco. Iscritto dal 1929 al PCI fu delegato al IV Congresso del Pcd’I di Colonia (1931) dall’ organizzazione di Napoli. Ritornato illegalmente in Italia fu arrestato e inviato al confino dal 1932 al 1937. Espatriato clandestinamente in Francia nel 1937 ritornò di nuovo in Italia nel 1943. Membro del CLN centrale fu poi sottosegretario alla presidenza del consiglio nei governi Parri e De-Gasperi. Dal 1945 fu membro della direzione del PCI. Ha scritto ‘Lettere a Milano’ (1973) e ‘Fascismo e movimento operaio’ (1975).”,”PCIx-044″
“AMENDOLA Giorgio”,”Una scelta di vita. Un’ isola.”,”Figlio di Giovanni AMENDOLA, esponente politico dell’ Italia liberale, antifascista morto nel 1926 colpito dallo squadrismo, Giorgio entrò a 26 anni nel PCI e due anni dopo fu costretto ad espatriare a Parigi dove iniziò un’ attività politica clandestina e tornando più volte in Italia. Durante uno di questi viaggi venne arrestato e confinato a Ponza dove rimase quattro anni. Qui sposò Germaine LECOCQ conosciuta in Francia e da cui ebbe una figlia prematuramente scomparsa. Con il 1943 ebbe un ruolo nella resistenza e dopo la liberazione è stato deputato del PCI e membro della direzione. E’ morto nel 1980. Una scelta di vita termina nel 1929. Un’ isola riprende il discorso due anni dopo e lo porta fino alla vigilia della seconda guerra mondiale.”,”PCIx-079″
“AMENDOLA Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano, 1921-1943.”,”La stretta staliniana nel Partito Comunista Italiano. “”Nel febbraio 1937 Lo Stato operaio aveva già pubblicato un articolo di Giuseppe Berti inviato da Mosca, dove egli dirigeva il settore italiano della Scuola leninista. Il titolo indicava già chiaramente il significato dell’ intervento: Un blocco di banditi. Nell’ accusa erano accomunati ai processati Pjatakov e Radek anche Bucharin e Rykov, in quel momento non ancora arrestati. Al centro dell’ articolo di Berti v’è l’ esaltazione della funzione di Stalin, la cui opera doveva essere considerata come un “”sol pezzo”” con l’ opera di Lenin. Cominciò così la critica, al gruppo dirigente del PCd’I, di non dare il necessario rilievo alla persona di Stalin. (…)””. (pag 346-347) “”Già nel corso dell’ inverno 1936-1937 Grieco aveva rettificato la linea della riconciliazione nazionale e fatto cadere le formulazioni propagandistiche più criticate (l’ appello ai “”fratelli in camicia nera”” o il richiamo al programma fascista del 1919), indicando in termini nuovi una prospettiva di democrazia nuova capace di distruggere le basi della reazione, spezzare il potere dei monopoli e attuare una grande riforma agraria””. (pag 347) “”L’ accordo tedesco-sovietico si concluse in tempi rapidissimi. Il 19 agosto (1939, ndr) venne firmato a Berlino l’ accordo commerciale. Ribbentrop volò a Mosca il 23 agosto e firmò il patto tedesco-sovietico. L’ annuncio del patto (e la pubblicazione delle fotografie di Ribbentrop con Molotov e Stalin) scoppiò come una bomba e mutò tutti i termini, politici e militari, della situazione mondiale. Il patto di non aggressione era accompagnato da un protocollo segreto che delimitava le rispettive sfere d’ influenza. Nella sfera d’ influenza sovietica venivano inclusi gli Stati baltici, tranne la Lituania, la Polonia orientale fino ad una linea tracciata dai fiumi Narew, Vistola e San, e la Bessarabia, attribuita dai trattati precedenti alla Romania e sempre rivendicata dall’ URSS.”” (pag 390)”,”PCIx-148″
“AMENDOLA Eva Paola DI-CASTRO Federica, mostra e catalogo a cura; saggi di Furio COLOMBO e Ignazio DELOGU”,”Spagna 1936 – 1939. Fotografia e informazione di guerra. Mostra organizzata dalla Biennale di Venezia.”,”L ‘alzamiento’. Decisivo per Franco l’ aiuto internazionale. “”Nella penisola, solo un terzo delle guarnigioni si era sollevato. In uno studio recente il colonnello dell’ aviazione nazionalista Ramon Salas, scrive che il 21 luglio, tre giorni dopo la sollevazione, “”il governo disponeva di una chiara superiorità, sempre però a condizione di mantenere l’ isolamento dell’ Esercito d’ Africa e delle guarnigioni insulari””. Il piano di Mola, insomma, si era rivelato approssimativo e eccessivamente ottimistico. Ed è sintomatico che sia Franco a rendersene conto per primo e ad agire di conseguenza. La sua prima mossa tende a rompere l’ isolamento e a gettare sulla bilancia il peso dell’ Esercito d’ Africa, cosa impossibile da realizzare senza un aiuto dall’ esterno. Il 19 luglio Franco compie la sua prima mossa di politica internazionale. Scrive un messaggio per Mussolini con la richiesta di un numero di aerei (12 da trasporto, per l’ esattezza) sufficienti per avviare il trasporto delle truppe sulla penisola e lo affida a Luis Bolìn (…) che (…) giunse a Roma il 21 luglio e il 22 ebbe un primo incontro col Ministro degli Esteri conte Ciano. In quello stesso giorno Franco compie la sua seconda mossa a livello internazionale, rivolgendo un messaggio a Hitler nel quale sollecitava il suo aiuto. Il 25 luglio sarà Ciano ad informare Hitler della richiesta di Franco, contribuendo in tal modo a vincerne le residue perplessità””. (pag 31, Ignazio Delogu)”,”MSPG-134″
“AMENDOLA Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano, 1921-1943.”,”””Malgrado che anche il partito comunista fosse rimasto sorpreso dalle legge eccezionali, esso era l’ unico che aveva preparato una sua struttura illegale, che poteva disporre di un gruppo di militanti già passati nell’ illegalità, o che erano pronti ad entrarvi. Il PCdI era l’ unico partito che aveva predisposto una rete di collegamenti, di basi tecniche, di abitazioni illegali. Il partito comunista fu l’ unico partito a tenere all’ inizio di novembre – il 10 novembre, a Milano – una riunione del suo organo dirigente, la segreteria, allargata a qualche membro del CC ancora in circolazione. Nell’ autunno 1926 e nell’ inverno 1927 le organizzazioni comuniste svolsero una febbrile attività di propaganda, curando la diffusione dei numeri dell’ Unità, spesso con frequenza quindicinale, e di una serie di fogli clandestini di vario tipo (…). (pag 124) La disgregazione dei partiti antifascisti spinti verso l’ espatrio. (pag 124-125)”,”MITC-067″
“AMENDOLA Giorgio”,”Lettere a Milano, 1939-1945.”,”La formazione dei GAP. “”Poi, per avere a disposizione del comando uno strumento che ci permettesse di intervenire direttamente, formammo i GAP centrali. Il primo comandante fu Trombadori, sostituito, quando egli fu arrestato, prima da Alfio Marchini, e poi da Carlo Salinari. Egli formò un gruppo di giovanissimi; Franco Calamandrei, Maria Teresa Regard, Franco Ferri, Carla Capponi, Sasà Bentivegna, Marisa Musu, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini, Pasquale Balsamo, Silvio Serra ed i pochi altri, coi quali non ebbi diretti contatti, o di cui non seppi i nomi. A Giuliana De Francesco, venne affidato un incarico particolarmente delicato e pericoloso in seno alle organizzazioni fasciste. L’ addestramento era severo, essenzialmente politico e morale. Vi era, nel gruppo, un gran fervore ideale. Ricorderò sempre con emozione una visita che feci una volta nella sede di un gruppo di GAP in una villetta di piazza Bainsizza. Ho detto una visita, e qui si esprime, ancora una volta, la mia mancanza di coscienza della gerarchia militare. Longo l’ avrebbe chiamata una “”ispezione””, in quanto io ero un comandante che andava a visitare un reparto avanzato. Doveva essere il tardo pomeriggio. I compagni gappisti avevano fatto un’ ora di studio, leggendo e commentando le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin. Io feci una breve informazione politica, inquadrando i compiti dei GAP nella linea generale che il partito seguiva. Poi due compagni si alzarono e dichiararono, con una forzata serenità, di dover uscire perché dovevano recarsi al “”lavoro””, come dissero. C’era un grande pudore, un palese sforzo di togliere alla loro attività ogni carattere eccezionale, come se fosse una attività ordinaria di partito””. (pag 227)”,”PCIx-223″
“AMENDOLA Giovanni”,”In difesa dell’Italia liberale.”,”AMENDOLA Giovanni”,”ITAD-119″
“AMENDOLA Giorgio BREGA Gian Piero CAFAGNA Luciano FOA Vittorio GIOVANA Mario LIBERTINI Lucio OCCHETTO Achille PAGLIARANI Luigi”,”Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.”,” “”””Soprattutto bisogna evitare di vedere ancora una volta la “”società”” come un’astrazione opposta all’individuo. L’individuo ‘è l’essere sociale’. Il modo in cui la sua vita si manifesta – anche quando non appare come manifestazione di vita ‘in comune’, cioè compiuta insieme con altri – è pertanto espressione e conferma della ‘vita sociale’. La vita individuale dell’uomo e la sua vita entro il genere umano non differiscono tra loro, nonostante che il modo di esistere della vita individuale sia un modo più particolare o più universale della vita generica…””: questa raccomandazione Marx la esprime in un contesto in cui vengono coerentemente affermati questi principî: che la socializzazione dei mezzi di produzione è un mero fatto economico se i mezzi di produzione, nel nuovo ordine sociale, non vengono utilizzati per lo sviluppo e la soddisfazione dell’individuo libero; (…) che il comunismo come soppressione ‘positiva’ della proprietà privata coincide con l’umanismo e pertanto è la ‘vera’ “”risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa (…) tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere””. Così parla Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, un testo fondamentale per capire i moventi originari del marxismo – pienamente coincidenti coi sentimento e le speranze dell’uomo d’oggi – ma che la liturgia ufficiale ha gradatamente messo in disparte e svalutato (…). E dire che si tratta dell’opera di Marx più gravida, la matrice da cui prende vita tutto il resto – ‘Il capitale’ compreso – che va visto pertanto non già come il superamento del Marx giovane, un po’ folle – così come si insinua – e un po’ idealista, bensì come approfondimento di temi specifici il cui nucleo centrale resta sempre la motivazione originaria: restituire l’uomo a se stesso dopo aver individuato – nella storia e nella società – le condizioni che lo alienano (l’identificazione di comunismo e di umanismo è difatti per Marx anche la ‘soluzione dell’enigma della storia’)”” (pag 174-175) [Luigi Pagliarani, ‘La necessaria fine dell’infantilismo’] [(in) ‘AA.VV., Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966] Aristocrazia operaia. “”L’analisi leninista dell’imperialismo conferiva al fenomeno della “”aristocrazia operaia”” carattere precario, poché lo collegava a una situazione di dominazione economica internazionale non dotata, per la sua natura, di capacità diffusive e, comunque, transeunte. Questa analisi soffriva degli stessi limiti di aderenza storica propri alla analisi marxiana del processo di accumulazione: ambedue sottovalutavano il potenziale moltiplicativo della accumulazione capitalistica, connesso essenzialmente al suo potere di mobilitazione del progresso tecnico, e che doveva consentire alla accumulazione stessa di riprodursi in un contesto sociale non stazionario ma progressivamente migliore, ben sopportando i fattori di rigidità introdotti nel mercato del lavoro dalla organizzazione sindacale”” [Luciano Cafagna, ‘Fine della “”classe generale””‘] [(in) ‘Classe Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.] (pag 227)”,”PCIx-350″
“AMENDOLA Giorgio”,”Situazione italiana e movimento socialista italiano in Togliatti.”,”Il metodo dell’ analisi differenziata “”In tutta la sua azione come dirigente del PCI e dell’Internazionale comunista, dal 1920 al 1940, è ininterrotta la battaglia volta a fare accettare, nello stesso studio del fascismo, il metodo dell”analisi differenziata’. E’ stato fortemente sottolineato da Luciano Gruppi (14), come una ‘costante’ della concezione politica di Togliatti, che annoda le diverse fasi della sua azione e del suo pensiero, sia il valore che egli attribuiva all’analisi differenziata. Per Togliatti la definizione delle leggi che governano il sistema capitalistico, l’indicazione delle sue interne contraddizioni, dalle quali deriva la necessità obiettiva del socialismo e del comunismo, è solo un’indispensabile premessa, quella indispensabile analisi delle strutture che deve poi, se vuole giungere a risultati politicamente validi, individuare come quelle strutture si attuino in una determinata fase, in quel determinato paese, e come si intreccino alle sovrastrutture statali, alla presenza dei partiti e dei loro uomini, alla lotta politica, alle correnti culturali. Togliatti ha sempre respinto il metodo delle generalizazioni schematiche, per cui ogni forma di reazione viene chiamata fascismo. Le generalizzazioni schematiche servono alla facile agitazione, ma non consentono di individuare le differenze e le contraddizioni degli schieramenti avversari, e di utilizzare, così, nella lotta, le possibili alleanze e convergenze, precisando, di fronte a queste possibilità, i mutevoli compiti del partito. Se prendessimo — diceva Togliatti – come punto di partenza il famoso detto “”di notte tutti i gatti sono bigi””, “”ne dedurremmo che tutti i fenomeni di reazione sono fascisti; non arriveremmo mai ad isolare ed abbattere il fascismo”” (15). “”Al metodo delle generalizzazioni schematiche Togliatti sostituisce il metodo della dialettica, intesa come analisi dei processi sociali e politici nella loro concretezza, come capacità a coglierne la complessità, e soprattutto le contraddizioni, che dal di dentro si muove e contiene la loro negazione da parte dell’azione rivoluzionaria”” (16)”” (pag 1380-1381) [(14) Luciano Gruppi, ‘Il senso della storia’, in ‘L’Unità’, 21 agosto 1973; (15) Palmiro Togliatti, A proposito del fascismo, in ‘La via italiana al socialismo’, Roma, 1964. pp. 12 sgg; (16) L. Gruppi, art. cit.”,”PCIx-379″
“AMENDOLA KÜHN Eva”,”Vita con Giovanni Amendola. Epistolario 1903-1926.”,”Prima guerra mondiale. Lettera da Giovanni Amendola a G. Salvemini. Zona di guerra, 20 giugno 1915 “”Caro Salvemini, mandami qualche volta notizie dal mondo che ci siamo lasciati alle spalle. E cerca di sostenere la tesi della guerra lunga: indispensabile sia a risolvere in modo radicale la situazione europea, sia a costruirci quella base di possesso senza di cui non potremmo utilmente trattare. Io guardo con preoccupazione ai sintomi di stanchezza che si manifestano in Germania. E mi spaventa il pericolo che ci fermino a mezza strada come nel ’60. Cordiali saluti dal tuo: Giovanni Amendola”” (pag 389)”,”ITAD-134″
“AMENDOLA Giorgio”,”Lettere a Milano 1939-1945.”,”Con lettere a Milano, Giorgio Amendola non fece solo opera storiografica, ma impresse al suo lavoro – tessuto di ricordi, documenti, corrispondenze – quel carattere di diario partigiano che, al tempo della lotta, non si era curato di scrivere. Sullo sfondo, campeggia l’immagine di una Italia devastata dalla guerra, e tuttavia capace, scrive Amendola, di esprimere una sorprendente volontà di lotta e, assieme, un bisogno di pace, di vita, di felicità. Nelle pagine di Lettere a Milano si colgono alcuni aspettik significativi della storia politica del comunismo italiano, nel suo costituirsi progressivamente come forza nazionale, interprete del riscatto di un intero paese teso ad acquistare un suo regime di indipendenza, libertà e democrazia.”,”PCIx-011-FL”
“AMENDOLA Giorgio”,”Un’isola.”,”Figlio di Giovanni Amendola, esponente politico dell’ Italia liberale, antifascista morto nel 1926 colpito dallo squadrismo, Giorgio entrò a 26 anni nel PCI e due anni dopo fu costretto ad espatriare a Parigi dove iniziò un’ attività politica clandestina e tornando più volte in Italia. Durante uno di questi viaggi venne arrestato e confinato a Ponza dove rimase quattro anni. Qui sposò Germaine LECOCQ conosciuta in Francia e da cui ebbe una figlia prematuramente scomparsa. Con il 1943 ebbe un ruolo nella resistenza e dopo la liberazione è stato deputato del PCI e membro della direzione. E’ morto nel 1980. Una scelta di vita termina nel 1929. Un’ isola riprende il discorso due anni dopo e lo porta fino alla vigilia della seconda guerra mondiale.”,”PCIx-024-FV”
“AMENDOLA Giorgio BREGA Gian Piero CAFAGNA Luciano FOA Vittorio GIOVANA Mario LIBERTINI Lucio OCCHETTO Achille PAGLIARANI Luigi”,”Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.”,” “”””Soprattutto bisogna evitare di vedere ancora una volta la “”società”” come un’astrazione opposta all’individuo. L’individuo ‘è l’essere sociale’. Il modo in cui la sua vita si manifesta – anche quando non appare come manifestazione di vita ‘in comune’, cioè compiuta insieme con altri – è pertanto espressione e conferma della ‘vita sociale’. La vita individuale dell’uomo e la sua vita entro il genere umano non differiscono tra loro, nonostante che il modo di esistere della vita individuale sia un modo più particolare o più universale della vita generica…””: questa raccomandazione Marx la esprime in un contesto in cui vengono coerentemente affermati questi principî: che la socializzazione dei mezzi di produzione è un mero fatto economico se i mezzi di produzione, nel nuovo ordine sociale, non vengono utilizzati per lo sviluppo e la soddisfazione dell’individuo libero; (…) che il comunismo come soppressione ‘positiva’ della proprietà privata coincide con l’umanismo e pertanto è la ‘vera’ “”risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa (…) tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere””. Così parla Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, un testo fondamentale per capire i moventi originari del marxismo – pienamente coincidenti coi sentimento e le speranze dell’uomo d’oggi – ma che la liturgia ufficiale ha gradatamente messo in disparte e svalutato (…). E dire che si tratta dell’opera di Marx più gravida, la matrice da cui prende vita tutto il resto – ‘Il capitale’ compreso – che va visto pertanto non già come il superamento del Marx giovane, un po’ folle – così come si insinua – e un po’ idealista, bensì come approfondimento di temi specifici il cui nucleo centrale resta sempre la motivazione originaria: restituire l’uomo a se stesso dopo aver individuato – nella storia e nella società – le condizioni che lo alienano (l’identificazione di comunismo e di umanismo è difatti per Marx anche la ‘soluzione dell’enigma della storia’)”” (pag 174-175) [Luigi Pagliarani, ‘La necessaria fine dell’infantilismo’] [(in) ‘AA.VV., Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966] Aristocrazia operaia. “”L’analisi leninista dell’imperialismo conferiva al fenomeno della “”aristocrazia operaia”” carattere precario, poché lo collegava a una situazione di dominazione economica internazionale non dotata, per la sua natura, di capacità diffusive e, comunque, transeunte. Questa analisi soffriva degli stessi limiti di aderenza storica propri alla analisi marxiana del processo di accumulazione: ambedue sottovalutavano il potenziale moltiplicativo della accumulazione capitalistica, connesso essenzialmente al suo potere di mobilitazione del progresso tecnico, e che doveva consentire alla accumulazione stessa di riprodursi in un contesto sociale non stazionario ma progressivamente migliore, ben sopportando i fattori di rigidità introdotti nel mercato del lavoro dalla organizzazione sindacale”” [Luciano Cafagna, ‘Fine della “”classe generale””‘] [(in) ‘Classe Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.] (pag 227)”,”PCIx-032-FV”
“AMENDOLA Mario a cura; saggi di Giovanni DOSI Luigi L. PASINETTI Franco MALERBA e Luigi ORSENIGO Adriano BIROLO e Mario CIMOLI Paolo SYLOS LABINI Cristiano ANTONELLI Domenico SINISCALCO Marco LIPPI e Lucrezia REICHLIN”,”Innovazione e progresso tecnico.”,”Saggi di Giovanni DOSI Luigi L. PASINETTI Franco MALERBA e Luigi ORSENIGO Adriano BIROLO e Mario CIMOLI Paolo SYLOS LABINI Cristiano ANTONELLI Domenico SINISCALCO Marco LIPPI e Lucrezia REICHLIN Sulle teorie evolutive del cambiamento economico”,”ECOT-379″
“AMENDOLA Giorgio”,”Gli anni della Repubblica.”,”E’ una raccolta di saggi scritti nell’arco della sua esperienza politica.”,”PCIx-048-FF”
“AMENDOLA Giorgio NATTA Alessandro”,”Costruire nella lotta una alternativa democratica al centro-sinistra. Discorsi pronunciati alla Camera dei Deputati il 22 e il 23 dicembre 1968.”,”Stampa Fratelli Spada, Ciampino, Roma”,”PCIx-474″
“AMENDOLA Giorgio”,”Analisi e prospettive politiche in un documento del 1941 riveduta da Togliatti. La situazione economica e politico-sociale dell’Italia.”,”‘Sbarcando a Napoli nel marzo 1944 Palmiro Togliatti portrà con sicurezza e audacia affermare una linea non improvvisata, ma lungamente meditata, una linea che aveva trovato nel marzo 1941, nel documento presentato all’IC, le sue prime formulazioni’ (G.A.) (pag 81) Togliatti (marzo 1941): La situazione del nostro partito alla vigilia della nuova guerra imperialistica (settembre 1939) (…) (pag 98) Pci: campagna di accusa contro il fascismo fondata sulle parole d’ordine: 1. Immediata pace separata per salvare l’Italia dalla catastrofe; 2. Messa sotto accusa dei responsabili della guerra. 3. Formazione di un governo che si appoggi alle masse popolari…; 4. Libertà per i popoli coloniali: né con la Germania, né con l’Inghilterra, né con l’Italia; 5. Via i soldati tedeschi! (pag 102) Nota: Precisazioni di Massola su questo ducumento (Critica marxista, n. 3, maggio-giugno 1968, pag 100-102). – ‘Ho preso visione dell’importante relazione sulla situazione economica e politico-sociale dell’Itali presentata dai compagni Togliatti e Bianco all’Internazionale comunista nel marzo 1941 (relazione della quale ignoravo l’esistenza) e della presentazione che la precede, scritta dal compagno G. Amendola, e anch’essa apparsa su ‘Critica marxista’ di gennaio-febbraio 1968. Mi pare doveroso precisare (…)’ (pag 100) ‘Urss: trattato russo britannico dopo l’attacco germanico e forniture alla Russia di materiali da parte degli Alleati. “”In seguito all’aggressione hitlero-fascista all’Urss, apparvero nella situazione degli elementi completamente nuovi, non esistenti nel 1939-40 e neppure nei primi mesi del 1941, e l’enorme portata che essi avrebbero potuto avere, nel corso della guerrra, non venne subito compresa dalle classi dirigenti del nostro Paese e da una grandissima parte dell’opinione pubblica. Il principale di questi elementi nuovi era costitutito dalla resistenza sovietica agli eserciti aggressori di Hitler. Per la prima volta la “”guerra lampo””, riuscita in tutte le aggressioni effettuate fino allora da Hitler (in Polonia, in Francia ecc.), subiva ad opera dell’esercito sovietico una seria battuta d’arresto che si può ben dire foriera di sconfitta. Un altro elemento nuovo era costituito dal trattato russo-britannico «per la condotta in comune delle operazioni belliche contro la Germania», concluso quasi subito dopo l’inizio dell’aggressione hitleriana all’Urss. A questo trattato seguivano quasi subito anche le forniture di materiali bellici americani all’Urss””‘ (pag 102)”,”PCIx-010-FGB”
“AMERIKS Karl, contributi di Frederick BEISER Andrew BOWIE Daniel DAHLSTROM Paul FRANKS Paul GUYER Rolf-Peter HORSTMANN Charles LARMORE Terry PINKARD Robert PIPPIN Dieter STURMA Günter ZÖLLER”,”The Cambridge Companion to German Idealism.”,”Karl Ameriks is McMahon – Hank Professor of Philosophy at the University of Notre Dame. Frederick Beiser is professor of Philosophy at Indiana University. Andrew Bowie is Chair of German at Royal Holloway College, University of London. Daniel O. Dahlstrom is professor of Philosophy at Boston University. Paul Franks is Assistant Professor of Philosophy at Indiana University. Paul Guyer is Florance R.C. Murray Professor in the Humanities at the University of Pennsylvania. Rolf-Peter Horstmann is Professor of Philosophy at the Humboldt University un Berlin. Charles Larmore is Professor of Philosophy in the Department of Philosophy at the University of Chicago. Terry Punkard is Professor of Philosophy at Georgetown University. Robert P. Pippin is Raymond W. and Martha Hilpert Gruner Distinguished Service Professor of Philosophy and Chair of the Committee on Social Thought at the University of Chicago. Dieter Sturma is Professor of Philosophy at Essen University. Allen Wood is Professor of Philosophy at Stanford University. Günter Zöller is Professor of Philosophy at the University of Munich.”,”HEGx-033-FL”
“AMI Ben”,”Les Juifs en Union Soviétique.”,”La seconda concentrazione di ebrei al mondo (pag 148-) “”Gli ebrei in URSS: allo stesso tempo una nazionalità e una religione, ma una nazionalità senza territorio né diritti, una religione senza gerarchia né rappresentazione. Gli stretti legami con la Russia, stabiliti in occasione di molti viaggi fatti nel corso di vent’anni in URSS, hanno permesso a scrittore israeliano, Ben Ami, di tracciare questo affresco straordinario. Ci conduce nelle regioni occidentali (Galizia, Lituania) che furono in passato un centro prestigioso di civiltà ebraica, alle comunità ddella Georgia, del Daghestan, di Bokhara. “”Etre juif en Union Soviétique”” (Nouvel Obs) Processo staliniano dei camici bianchi. STALINE n’aime pas les juifs et les craint. Trop cosmopolites, trop frondeurs, trop ironiques : à éliminer. Il ordonne les « grandes purges » de 1936-1939 et, à la suite du pacte germano-soviétique, son antisémitisme se déclare ouvertement et de manière inquiétante. Il se manifestera dramatiquement, en 1948-1952, au cours des « années noires ». Le 12 août 1952, vingt-six écrivains soviétiques juifs (parmi lesquels Markisch, Feffer, Bergelson, Babel, Kvtiko) sont exécutés. En novembre, c’est le procès Slansky. De janvier à mars 1953 a lieu, à Moscou, le « procès des blouses blanches » dirigé contre des médecins juifs. Où s’arrêtera ce cauchemar ? Il tourne court à la mort de Staline. L’U.R.S.S. respire. Pas les juifs : sur la longue liste des « crimes staliniens » révélés par Khrouchtchev au XXe congrès, il n’est pas fait mention des actions antisémites. Les juifs soviétiques y voient, pour l’avenir, un signe inquiétant. Avec raison : pour eux, la déstalinisation sera brève. Pourtant, le contexte n’est plus le même. De 1940 à 1953, la rigueur stalinienne s’est adoucie deux fois : pendant la guerre pour une brève union sacrée (en 1943, Mikhoels appelle : « Mère juive, même si tu n’as qu’un fils, bénis-le et envoie-le combattre la peste brune »). Une seconde fois, curieusement, en 1947, lorsque l’U.R.S.S. reconnaît — avant tout le monde — le nouvel Etat d’Israël. Etait-ce comme on l’a dit un « moment de distraction » ? Sûrement pas. Derrière le vibrant discours que prononce alors Gromyko (« Les Etats occidentaux n’ont pas su protéger les vies et les biens de leurs ressortissants juifs. C’est là un fait qui donne le droit aux Israéliens de rechercher une terre où ils puissent défendre leur sécurité »), il faut voir certainement une stratégie précise : le but est d’éliminer les Anglo-Américains de Palestine, voire de la Méditerranée. Objectif permanent, que les nouveaux dirigeants soviétiques reprendront, dès 1955, avec de nouveaux partenaires : les Arabes. Aujourd’hui, quelle est la situation des citoyens juifs en U.R.S.S. ? Théoriquement, ils jouissent des mêmes droits que les citoyens de n’importe quelle autre nationalité ; c’est-à-dire, entre autres, du droit à une culture et à un enseignement, nationaux dans la forme, socialistes dans le contenu, donnés dans la langue maternelle, et le droit à la pratique religieuse. Dans la vie quotidienne, il en va autrement. Certes, rien n’est interdit (la loi punit l’antisémitisme comme les autres discriminations raciales). Mais tout est désaffecté, gommé, supprimé ou réduit à l’état de symbole. C’est une répression négative qui s’exerce, non par la contrainte, mais par le refus sous toutes ses formes. Il n’est pas interdit d’apprendre le yiddish, mais on ne l’enseigne pas dans les écoles, même dans celles du Birobidjan (3). Il n’est pas défendu de connaître la culture ou l’histoire juive, mais il n’existe plus actuellement une seule classe en U.R.S.S. où ces matières soient enseignées — que ce soit en yiddish, en hébreu ou en russe. Il y avait en 1930 seize théâtres juifs (dont le célèbre « Habbima », auquel collaborèrent Gorki, Chaliapine et Stanislavski). Il n’en reste plus un seul. 450 synagogues en 1956 : 55 en 1969. Sur les trois seuls rabbins en fonction en U.R.S.S., deux ont plus de soixante-quinze ans. Même dramatique étiolement dans la vie politique, publique ou professionnelle : la représentation juive aux Soviets, qui devrait être de 21 000 députés, est tombée à 8 000. Enfin, en 1935, les juifs représentaient 13 % des étudiants de l’enseignement supérieur. En 1960 : 3,2 %. En 1967 : 2,5 % (4). Des « buveurs de sang » Cette consomption lente, dont seuls souffrent les juifs, leur est insupportable. Les 130 000 tziganes, eux aussi disséminés, ont leur théâtre national à Moscou. Les 300 000 Allemands de la Volga, eux aussi répartis à travers le pays, se voient redire sans cesse l’obligation d’enseignement dans leur langue maternelle. Aux 3 500 000 juifs (1,9 % de la population d’U.R.S.S., le quart du judaïsme mondial) on rappelle constamment leur « nationalité juive », en leur en interdisant constamment le plein exercice. Il y a là, à la longue, une contradiction grave qui, si elle n’est pas résolue, éclatera en crise. De cette tension, il existe de multiples témoignages (voir, page précédente, l’interview de Tania Brodskaya). « Pourquoi avez-vous quitté votre pays ? », a demandé en Israël notre correspondant Victor Cygielman à une nouvelle immigrante russe, Ala, vint et un ans. « Parce que j’étais autre. Russe et pas russe à la fois. » Et cette différence, soulignée, prend des aspects pénibles dans l’actuel climat d’un antisémitisme, populaire ou officiel, de plus en plus évident. Des preuves ? Elles sont partout. Dans la presse, où l’on peut à l’infini relever des textes parfois effarants de simplisme et de brutalité. Les deux seules issues Dans le langage courant : savez-vous ce qu’est un « point cinq » ? Théoriquement, c’est la cinquième ligne où est inscrite, sur la carte d’identité, la nationalité. En pratique, un « point cinq », c’est un juif russe, simplement. « Un jour, raconte une jeune fille, mon chef de service à l’Intourist, un juif comme moi, est venu me dire : « Surtout ne recrutez plus de « point cinq ». Il y en a trop ici. Nous allons devenir suspects… » Il faut noter d’ailleurs que cet antisémitisme russe, parfois très primitif (« Selon leur religion […] bon nombre de juifs achètent chaque année cinq à dix grammes de sang musulman qu’ils mélangent avec de l’eau pour le boire », écrit le journal « Kommunist » de Buynaksk du 9 août 1960), est le plus souvent l’antisémitisme démodé de l’Europe d’avant guerre, lorsqu’on parlait dans les familles bourgeoises de « youtres » ou de « youpins ». Il ne ressemble pas à la systématisation froide de l’Allemagne nazie. Il est lancinant, étouffant. Pas exterminateur. Peut-on dire alors que l’antisémitisme russe actuel est le même que celui de 1880 — comme l’affirmait récemment Ben Gourion ? Non, pour au moins deux raisons : — d’abord, l’existence de l’Etat d’Israël cristallise passionnément, surtout depuis la guerre de Six-Jours, un nouveau nationalisme juif depuis trop longtemps brimé ; — ensuite, on sait (plus clairement encore depuis l’intervention en Tchécoslovaquie en 1968) qu’il n’y aura aucun changement à l’intérieur du bloc soviétique, à plus forte raison en U.R.S.S. même. Pour les juifs d’U.R.S.S., corsetés dans leur nationalité diminuée comme autrefois dans les ghettos, il n’existe que deux issues. L’une, étroite et pratique, consiste à épouser un non-juif pour (c’est l’expression consacrée) « faire passer sa progéniture en fraude » (les enfants ont alors la possibilité de choisir à dix-huit la nationalité d’un de leurs parents). L’autre voie, messianique, large, c’est le sionisme ressuscité, avec l’objectif lointain d’Israël. Oui, en U.R.S.S., le sionisme, de toute évidence, renaît. Il suffit de lire les textes de protestation, d’écouter le « ton » des lettres envoyées de Moscou, d’interroger ceux qui sortent : c’est en U.R.S.S. (plus même qu’en Israël) que flotte maintenant le rêve sioniste, avec ses exaltations et ses faiblesses. Il n’y a plus dans le monde que les jeunes juifs de Kiev pour « voir » la Terre Promise comme un aboutissement qui vaut qu’on y risque sa vie. Conséquence fatale d’une politique hésitante et d’un antisémitisme actif ? Sans doute. Mais les dirigeants de Moscou auraient tort de ne voir là qu’un avatar de l’éternelle « question juive ». Il s’agit en fait d’un problème intérieur soviétique, d’une contradiction interne grave. Car toutes les solutions théoriquement possibles — l’assimilation totale, l’exode massif, la reconnaissance officielle d’une nationalité juive spécifique et de plein droit — semblent inapplicables : un exode « saignerait » l’Union soviétique et serait sans doute refusé par les juifs. L’assimilation totale serait considérée par les autres nationalités d’U.R.S.S. comme le premier pas vers une russification plus que jamais repoussée. La reconnaissance d’une nationalité juive enfin ancrée sur un territoire habitable ne ferait qu’exacerber le nationalisme juif, ou susciter en U.R.S.S. même un nouvel Israël — plus sioniste que communiste. La situation des juifs en U.R.S.S., on le voit, ne se ramène donc pas à quelques données simples. C’est pour cela qu’il faut suivre de près le procès de Leningrad et ceux qui suivront. Ils ne sont pas seulement choquants pour l’opinion mondiale. Ils sont révélateurs des réactions du Kremlin, sur un point particulièrement difficile. On se félicite que les deux condamnés à mort de Leningrad aient été graciés car un Etat n’a jamais résolu un problème en faisant fusiller quelques citoyens « pour l’exemple ». Josette Alia (1) Cf. article de Michel Tatu dans « le Monde » du 29 décembre 1970. (2) Section juive du parti communiste, créée pour faire pièce à « Paole Zion ». (3) Comme le précise, le 29 mai 1969, une lettre du département de l’Education nationale pour le Birobidjan (région autonome juive). (4) L’argument officiel est que chaque république bénéficie d’un « quota préférentiel » d’admission dans les universités. Les juifs n’ayant pas leur propre république, n’ont donc la priorité nulle part… Bibliographie Voir notamment : — « Israël et le refus arabe », Maxim Rodinson (Seuil). — « Les juifs du silence », Elie Wiesel (Seuil). — « Méditerranée rouge », Michel Salomon (Laffont). — « Contes d’Odessa », Isaac Babel (Gallimard). — « Les juifs en Union soviétique », Ben Ami (Fayard). — Publications et documents de la Bibliothèque juive contemporaine. – Cet article a paru dans le n°321 du Nouvel Observateur, daté du 4 janvier 1971.”,”EBRx-070″
“AMICI Nicola F.”,”Enrico Ferri. Autobiografia – Ancora l’uomo – L’oratore – Il giornalista – Rabagas?”,”AMICI Nicola F. Ferri e Bebel su monarchia pag 50-51″,”MITS-426″
“AMICO Giorgio a cura”,”Gramsci e Bordiga alle origini del comunismo italiano.”,”””Si è parlato per il periodo 1921-1923 di partito “”bordighiano””, quasi per contrapporlo in negativo ad un ipotetico “”partito di Lione”” finalmente recuperato ad una corretta strategia leninista. Certo il Pcd’I fu in quel periodo un partito modellato sulla “”personalità vigorosa”” del suo fondatore, ma senza forzature o esasperazioni leaderistiche. Le testimonianze a favore si sprecano, anche da parte di chi “”bordighista”” non è mai stato. Scrive ad esempio una storica di matrice “”picista””: “”Nel partito comunista bordighiano poterono trovare posto, per fare un esempio, Tasca e Terracini, Leonetti e Togliatti, Gramsci e Misiano, per dire d’ uomini forniti ciascuno di una concezione dell’ azione politica che in avvenire si rivelerà non sempre coincidente e talora anche opposta. (…)””. (pag 9) “”L’ occasione per mettere in pratica il cambiamento auspicato la fornisce la polizia fascista che arresta Bordiga al suo rientro in Italia. Questa volta Gramsci non può più “”anguilleggiare”” ed è costretto a prendere una posizione chiara in un momento che vede il partito in grave difficoltà. “”Essendo stato arrestato l’ esecutivo nelle persone di Amadeo e di Ruggero -scrive Gramsci- si attese invano per circa un mese e mezzo di avere delle informazioni che stabilissero con esattezza come i fatti si erano svolti (…). Invece dopo una prima lettera scritta immediatamente dopo gli arresti e nella quale si diceva che tutto era stato distrutto e che la centrale del partito doveva essere ricostruita ab imis, non si ricevette più nessuna informazione concreta, ma solo delle lettere polemiche sulla questione della fusione (…). La questione fu posta brutalmente di ciò valesse il centro del partito italiano. Le lettere ricevute furono criticate aspramente e si domandò a me che cosa intendessi suggerire… Anch’io ero rimasto sotto l’ impressione disastrosa delle lettere… E perciò arrivai fino a dire che se si riteneva che veramente la situazione fosse tale come obbiettivamente appariva dal materiale a disposizione, sarebbe stato meglio farla finita una buona volta e riorganizzare il partito dall’ estero con elementi nuovi scelti d’ autorità dall’ Internazionale””. (pag 12)”,”BORD-060″
“AMICO Giorgio COLOMBO Yurii”,”Un comunista senza rivoluzione. Arrigo Cervetto dall’ anarchismo a Lotta Comunista: appunti per una biografia politica.”,”””Cervetto si è infatti convinto che i rapporti internazionali stiano rapidamente mutando e che l’equilibrio che si era costituito con gli accordi di Yalta stia tramondando e che, pertanto impegno prioritario dei rivoluzionari diventi comprendere in quale direzione la storia si stia incamminando, quali siano i fattori fondanti quella nuova fase dei rapporti internazionali che dai primi anni ’80 egli definisce come “”nuova contesa imperialistica””: ‘E’ assurdo pensare -annota in uno dei suoi più interessanti articoli – ad un mondo di potenze statico ed in equilibrio perpetuo. Il mondo è un campo di forze che variano in termini economici, dato lo sviluppo ineguale del capitalismo. Ciò avviene non solo sul terreno economico ma pure sul terreno politico, dato che le forze economiche tendono ad esprimere una corrispondente forza politica (…)'””. (pag 108)”,”MITC-086″
“AMICO Giorgio”,”Il “”rinnegato Korsch””. Storia di un’eresia comunista.”,”Nota 1 a pag 41 si cita, criticandola, Lotta Comunista: “”Una deformazione scientista del marxismo già presente nel tardo Engels della ‘Dialettica della natura’ e dell’ Antidühring che trova in Italia la sua massima espressione nel rigido determinismo bordighiano e successivamente negli scritti di Arrigo Cervetto e nella produzione teorica del gruppo di ‘Lotta comunista’. Per una critica delle posizioni teoriche di Cervetto e di Lotta comunista vedere M. Pasquinelli, ‘Una parodia economicista del marxismo’, Edizioni Voce Operaia, Foligno, 1990 (…)”,”MGEK-125″
“AMICO Giorgio”,”Guy Debord e la società spettacolare di massa.”,”””L’aria del tempo è dunque alla revisione del marxismo”” (E. Brun, Les situationnistes, p. 317), che non è solo rifiuto dello stalinismo, ma anche e forse soprattutto critica del leninismo”” (pag 182) L’avvicinamento di Debord a ‘Socialisme ou Barbarie’ (pag 183) Tre grandi poli del trotskismo francese: 1. La sezione francese della Quarta Internazionale, 2. la corrente lambertista frutto di una scissione del 1952 e 3. l’ Union communiste (Lutte ouvriere). Per una bibliografia sui trotskisti francesi v. nota 4. (pag 183)”,”FRAP-120″
“AMICO Giorgio”,”Azione comunista, da Seniga a Cervetto (1954-1966).”,”Giorgio Amico (Imperia 1949) ex dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (ISREC) è autore di numerosi lavori sulla storia del movimento operaio. I dollari di Seniga. “”In varie occasioni Seniga fa riferimento ai fondi trafugati al Pci. Lo fa in modo allusivo, perché chi deve capire capisca, qualche volta con toni velatamente ricattatori, come nell’articolo ‘La nostra lotta, apparso sul numero 37 del 15 settembre 1958 di ‘Azione comunista’ (…). Quanto all’entità del capitale sottratto qualcuno scriverà di circa un milione di dollari, circa 620 milioni di lire dell’epoca pari a più di nove milioni di euro attuali. Altri dimezzeranno la cifra, calcolandola attorno ai 421 mila dollari (M. Albertaro, op. cit, p. 164, e Carlo Feltrinelli, Senior Service, Milano, 1999 p. 65). (…) Comunque sia, una somma enorme e non solo per l’epoca. La defezione di Seniga avviene in un momento particolarmente difficile per il Pci. Nel giugno 1954, su consiglio degli americani, Scelba ha proposto al Governo l’adozione di un provvedimento straordinario mirato a colpire duramente sul piano organizzativo e finanziario il Partito comunista al fine di ridurne drasticamente le possibilità di azione. (…) Secchia capisce immediatamente che la sua carriera politica è finita, ha un collasso nervoso e pensa di suicidarsi. Un gesto che Nino si aspettava tanto che, la mattina del 25 luglio, prima di uscire dall’abitazione di Secchia, gli ha scaricato la pistola e ne nascosto i proiettili. Nell’impossibilità di riconoscere pubblicamente che il Partito ha fondi segreti ed una apparato clandestino, si decide di mantenere il più scrupoloso riserbo sull’accaduto. Anche ai vertici dell’apparato solo pochi dirigenti sono messi a conoscenza di quanto è avvenuto, anche se alle Botteghe Oscure è chiaro a tutti che qualcosa di molto grave è appena successo. (…)”” (pag 49-51)”,”MITC-144″
“AMICO Giorgio”,”Azione comunista, da Seniga a Cervetto (1954-1966).”,”Giorgio Amico (Imperia 1949) ex dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (ISREC) è autore di numerosi lavori sulla storia del movimento operaio. Cervetto incontra per la prima volta Seniga (pag 88) Una proposta ad Amadeo Bordiga (pag 281 e segg) …. finire Luciano Raimondi citato nell’ambito dell’affare Mitrokhin, dal 1969 risulta esser in forza al Kgb in qualità di informatore con il nome in codice ‘Vittorio’. (pag 340)”,”ITAC-001-FGB”
“AMICO Giorgio”,”Per una storia della sinistra comunista italiana nel dopoguerra, 1943-1952.”,”Foto di Bordiga Scontro Damen Bordiga e scissione (1948-1952) “”Nel Congresso di Firenze (maggio 1948) lo scontro è furibondo fra Damen e i suoi e quella che questi definiscono la “”massoneria napoletana””, Bordiga, Vercesi e altri teorici dell’attendismo. Il contrasto è chiaro: da un lato Vercesi, sostenuto da Bordiga, che considera inesistenti le condizioni minime per un intervento attivo del partito nella società e nella classe e dall’altra Damen che, pur riconoscendo la disfatta storica del proletariato, ritiene ancora valide le motivazioni alla base della fondazione del PC Int. Lucidamente, come suo solito, Damen denuncia come ci sia “”una tendenza, in alcuni compagni, che mira a restringere i compiti del partito, se non addirittura a negare la legittimità storica della sua esistenza. Su questo piano è facile arrivare alla teoria che postulerà la liquidazione del partito. Il congresso non risolve alcun nodo lasciando tutti i problemi aperti. Il voto finale a favore delle tesi astensioniste di Maffi, mostra tuttavia che Bordiga può ormai contare su una maggioranza di partito. (…) In reazione nel gennaio 1952 si costituisce sotto la direzione di Damen un “”Comitato di Congresso”” che organizza un “”Secondo Congresso Nazionale”” a cui la maggioranza non partecipa. È la scissione che segna la nascita di due organizzazioni, entrambe con lo stesso nome di PC Internazionalista, attorno a Damen (“”Battaglia Comunista””) e a Bordiga (“”Programma Comunista””) (pag 11-12)”,”BORD-005-FGB”
“AMICO Giorgio”,”Bordiga, il fascismo e la guerra (1926-1944).”,”appendici: 1. Relazione alla segreteria del Pcd’I (Ustica 1928); 2. L’espulsione di Bordiga dal Partito (1930); 3. Lettera all’Ill.mo Sig. Questore di Napoli (maggio 1930); 4-5. Relazione dell’Alto Commissario di Napoli (maggio 1930 e ottobre 1930); 6. Lettera di Bordiga al Ministro degli interni (giugno 1934); 7. Incontro con Amadeo Bordiga (maggio 1936) Bordiga e gli americani (pag 164-165) Giorgio Amico (Imperia, 1949) ex Dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (Isrec), autore di numerosi lavori sul movimento operaio.”,”BORD-176″
“AMICO Giorgio”,”Arrigo Cervetto, l’uomo e il rivoluzionario, 1927-1995.”,”‘La smania di apprendere’ del giovane Cervetto diciottenne (pag 8) (lettera a Masini)”,”MITC-153″
“AMICO Giorgio”,”Danilo Montaldi. Vita di un militante politico di base (1929-1975).”,”Danilo Montaldi (1929-1975) è stato un militante comunista “”senza partito”” e, negli anni Cinquanta, punto di contatto tra la realtà italiana e le esperienze francesi, americane inglesi. Ha contribuito alla riscoperta del marxismo, contro un marxismo ossificato ridotto a un dogma, della centralità della fabbrica ma anche della vita quotidiana della classe operaia spogliata da ogni alone mitico. Montaldi pensava e agiva ‘dal basso’ e tentava di dar voce agli invisibili (v. Autobiografie della leggera e MIlitanti politici di base). Il libro ripercorre la vita dell’intellettuale cremonese con il suo personalissimo metodo di lavoro. (quarta di copertina) Volumi usciti di recente e citati nella bibliografia di Giorgio Amico su Montaldi: – F. Bondi, Narratori della leggera. Danilo Montaldi e la letteratura dei marginali, Carocci, Roma, 2020 – D. Frager, Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969), Syllepse, 2021 -G. Fofi M. Salvati, a cura, Lasciare un segno nella vita. Danilo Montaldi e il Novecento, Viella, Roma, 2021″,”MITC-158″
“AMIN Samir”,”Marxisme en Afrique et en Asie.”,”Il volume contiene riproduzioni di giornali (Neue Reinische Zeitung e giornali in occasione morte Marx e Engels). Altri saggi: -Walter HESSELBACH, Rede zum 100. Todestag von Karl Marx -Leopold Sedar SENGHOR, Marx et l’Afrique.”,”MADS-145″
“AMIN Samir FAIRE Alexandre HUSSEIN Mahmoud MASSIAH Gustave”,”La crise de l’ imperialisme.”,”AMIN, professore di scienze economiche, ha lavorato dal 1957 al 1960 nell’ amministrazione egiziana, dal 1960 al 1963 è stato consigliere del governo del Mali. Dal 1970 è Direttore dell’ Institut Africain de Developpement economique et de planification a Dakar. “”La teoria delle fasi del capitalismo sviluppato non deve essere confusa con quella del ciclo e della congiuntura”””,”ECOI-093″
“AMIN Samir”,”La deconnexion. Pour sortir du systeme mondial.”,”Contiene il capitolo: “”C’è una economia politica del fondamentalismo islamico?”””,”ECOI-075″
“AMIN Samir SENGHOR Leopold S. HABIB Irfan SEN GUPTA Anil G. TICHELMAN Fritjof MONJARAS-RUIZ J. ARICO José HASSELBACH Walter e altri interventi”,”Karl Marx in Africa, Asia and Latin America. International congress organized by the Friedrich Ebert Foundation in cooperation with the German Unesco-Commission, in Trier, March 14th-16th, 1983.”,”L’ inaugurazione del Congresso è stata fatta da Günter GRUNWALD (F. Ebert), Otto von SIMSON (German-UNESCO Commission), Arnd MORKEL (P Università di Trier, Amadou-Mahtar M’BOW DG UNESCO, Paris. Contiene i saggi: AMIR, Le marxisme in Asie et en Afrique (La vocation asiatique et africaie du marxisme) (pag 1-52 + note) Walter HASSELBACH, Rede zum 100 Todestag von Karl Marx’ (pag 1-10) Leopold Sedar SENGOR, Marx et l’ Afrique (1-26) Partecipanti al Simposio: André G. FRANK, Maxime RODINSON, Sidney POLLARD, Claus KERNIG, Peter von OERTZEN, Dietmar ROTHERMUND, Rong JINGBEN, Prof. PRIMAKOV, Prof. WIGOTZKIJ.”,”MADS-354″
“AMIN Samir”,”Come funziona il capitalismo? Lo scambio ineguale e la legge del valore.”,”Il dibattito sullo scambio ineguale. “”Nel III libro Marx affronta il processo d’ insieme di accumulazione del capitale’, il movimento complessivo (produzione, circolazione, realizzazione) dei valori prodotti, del plusvalore in particolare e comunque del capitale, togliendo alcune ipotesi semplificatrici, in particolare quella di una uguale composizione organica del capitale. Non è mai mancato (da Tugan-Baranowsky e Böhm-Bawerk a Joan Robinson) chi ha visto in questo passaggio una contraddizione: è da qui che sono partite le grandi controversie sulla trasformazione dei valori in prezzi, sulla tendenza della composizione organica del capitale e del saggio del profitto. A noi interessa tuttavia rilevare questo passaggio (iniziato da Marx ma purtroppo non terminato: il III libro si presenta palesemente come un’ analisi non compiuta) come passaggio alla descrizione del movimento concreto del capitale, come affronto di concrete situazioni storiche di esistenza del modo di produzione capitalistico””. (pag 9-10)”,”TEOC-333″
“AMIN Samir”,”La crisi. Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi?”,”AMIN Samir (Il Cairo, 1931) dirige il Forum du Tiers Monde a Dakar ed è presidente del Forum Mondiale delle Alternative. Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di alcuni paesi africani. Ha al suo attivo parecchi opere una parte pubblicate da ‘Punto Rosso’.”,”PVSx-047″
“AMIN Samir”,”La teoria dello sganciamento. Per uscire dal sistema mondiale.”,”…Sganciamento concetto complementare a quallo di sviluppo autocentrato nazionale e popolare si impone con forza ai popoli del Terzo Mondo….”,”PVSx-069″
“AMIN Samir”,”L’accumulazione su scala mondiale: critica della teoria del sottosviluppo.”,”””Questa teoria dello sviluppo e del sottosviluppo è stata formulata in modo chiaro e conciso dal W.W. Rostow”” (pag 19) [W.W. Rostow, ‘The stages of economic growth’, Cambridge, 1960] (si tratta di una teoria universale secondo cui tutte le società sono passate o dovranno passare attraverso cinque stadi…) L’analisi marxista: la legge della tendenza alla riduzione del tasso profitto Teoria pura del ciclo Tesi di Raul Prebisch sul deficit cronico dei paesi sottosviluppati (pag 591)”,”PVSx-075″
“AMIN Samir”,”Oltre il capitalismo senile. Per un XXI secolo non americano.”,”Samir Amin (Il Cairo 1931) dirige attualmente il Forum du Tiers monde a Dakar ed è promotore del Forum mondiale delle alternative. Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di vari paesi africani.”,”ECOI-191-FL”
“AMIOTTI Gabriella ROSINA Alessandro, a cura; contributi di Cinzia BEARZOT Anna Maria BIRINDELLI Elena DELL’AGNESE Alessandro GHISALBERTI Daniele MONTANARI Rosella PELLERINO Sergio ROVAGNATI Giovanna SALVIONI Laura TERZERA Teresio VALSESIA Tommaso VITALE Giuseppe ZECCHINI”,”Identità e integrazione. Passato e presente delle minoranze nell’Europa mediterranea.”,”Gabriella Amiotti è docente di Geografia storica del mondo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano. Alessandro Rosina è docente di demografia presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Contiene il saggio di Rosella Pellerino, Teresio Valsesia, Sergio Rovagnati: ‘Le Alpi ed oltre: Occitani, Walser, Ladini’ (pag 93-120)”,”ITAS-005-FFS”
“AMIRANTE Domenico”,”India.”,”AMIRANTE Domenico insegna Diritto pubblico italiano e comparato nella Seconda Università di Napoli. Ha svolto attività di ricerca einsegnamento presso le Università di Bombay, New Delhi, e la National Law School of India.”,”INDx-106″
“AMIRANTE Domenico”,”India.”,”Domenico Amirante insegna Diritto pubblico italiano e comparato nella Seconda Università di Napoli. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso le Università di Bombay (Law Department) New Delhi (Faculty of Law), la National Law School of India, Università di Bangalore, e la Delhi School of Economics. Tra i suoi libri: Diritto ambientale e costituzione, Diritto ambientale italiano e comparato, La forza normativa dei principi.”,”INDx-002-FL”
“AMIR-MOEZZI Mohammad CARRIERE Jean-Claude CHABBI Jacqueline COLOSIMO Jean-François CROUZET Denis KEPEL Gilles LAURENS Henry LUIZARD Pierre-Jean SOLNON Jean-François”,”Le retour des guerres de religion.”,”Contiene una pagina di Jules Michelet sulle guerre di religione (massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo, come colpo di stato cattolico che interrompe l’ascesa del partito protestante) (pag 98)”,”STAT-465″
“AMIS Martin”,”Koba il Terribile. Una risata e venti milioni di morti.”,”Martin Amis è nato a Oxford nel 1949. É uno dei più importanti scrittori inglesi contemporanei. Stalin ‘Koba’ per gli amici, fu uno dei dittatori più sanguinari che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Ma fu anche un leader estremamente amato. E i suoi crimini, per molto tempo, apparvero quasi ‘necessari’ non soltanto all’interno dell’Urss, ma soprattutto tra gli intellettuali liberal occidentali.”,”STAS-019-FL”
“AMMIANO Marcellino, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Storie. Volume I.”,”Adulescens nell’anno 357 d.C. Ammiano nasce dunque negli anni 330-335, come coetaneo di Giuliano Imperatore (nato nel 332), in Antiochia, la grande, la bella, capoluogo della provincia di Siria e frequente residenza imperiale a causa delle tante guerre contro la Persia. In Antiochia si mescolavano Fenici, Armeni, Egiziani, Siriani, Greci, Giudei, Persiani, era infatti Antiochia base di concentramento di uomini e di materiali bellici per azioni contro la Persia. Antiochia era anche città di studi e di cultura Ellenica (greco, pagana,) e cristiana , Libanio era faro anche politico per la città delle cui classi sociali sapeva farsi commentatore; era sede del Patriarcato d’Oriente e patria di Giovanni Crisostomo. Discorsi e lettere immessi da Ammianoi nell’opera sua riguardano la filosofia del potere, la sua concordia, i suoi scopi filantropici e nessun autore offre analisi così complete della natura e dei doveri dell’imperatore.”,”STAx-097-FL”
“AMMIANO Marcellino, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Storie. Volume II.”,”Adulescens nell’anno 357 d.C. Ammiano nasce dunque negli anni 330-335, come coetaneo di Giuliano Imperatore (nato nel 332), in Antiochia, la grande, la bella, capoluogo della provincia di Siria e frequente residenza imperiale a causa delle tante guerre contro la Persia. In Antiochia si mescolavano Fenici, Armeni, Egiziani, Siriani, Greci, Giudei, Persiani, era infatti Antiochia base di concentramento di uomini e di materiali bellici per azioni contro la Persia. Antiochia era anche città di studi e di cultura Ellenica (greco, pagana,) e cristiana , Libanio era faro anche politico per la città delle cui classi sociali sapeva farsi commentatore; era sede del Patriarcato d’Oriente e patria di Giovanni Crisostomo. Discorsi e lettere immessi da Ammianoi nell’opera sua riguardano la filosofia del potere, la sua concordia, i suoi scopi filantropici e nessun autore offre analisi così complete della natura e dei doveri dell’imperatore.”,”STAx-098-FL”
“AMODIO Luciano, a cura di Tito PERLINI”,”Storia e dissoluzione. L’ eredità di Hegel e Marx nella riflessione contemporanea.”,”AMODIO Luciano (Milano, 1926-2001) si è laureato nel 1952 presso l’Università statale di Milano con una tesi dal titolo Lo Spirito oggettivo in Gramsci, relatore Antonio BANFI. Tra il 1944 e il 1945 ha lavorato presso l’ editore Bompiani nella redazione del Dizionario delle Opere e dei Personaggi. Dal 1947 al 1981 è stato funzionario nell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana Ha collaborato a varie riviste (Il Politecnico, Discussioni ecc.). Nel 1955 è stato co-fondatore della rivista politico-culturale “”Ragionamenti””. Nel 1963 ha pubblicato presso la casa editrice Avanti! la prima antologia italiana di Rosa LUXEMBURG. “”Un discorso così incominciato con l’ apologia della guerra si conclude in un “”inattuale”” discorso pacifista. La funzione storico-universale della guerra si è esaurita di fronte ai nuovi compiti socio-economici, che essa non è in grado di risolvere. Ma la “”vecchia merda”” di marxiana memoria è sempre in movimento, anche se ha esaurito la sua funzione storica, e sopravvive a se stessa nella sovrastruttura politica. Sebbene si possa dire che Proudhon sia in sostanza per un’ Europa delle patrie, egli è contro ogni micro-nazionalismo e pan-nazionalismo che riproponga ad ogni istante il problema delle frontiere, storicamente risolto da quel diritto alla forza, che corrisponde alla ragione storica.”” (pag 207) “”La Rivoluzione è lotta per il piegamento dela volontà degli avversari come fine in sé; ma finisce, attraverso il sospetto, per essere volontà di piegamento di tutte le volontà. Perché la Rivoluzione è idealmente solo lotta disinteressata per il potere, ed è lotta contro l’ alienazione. Ma l’ alienazione è al limite il limite. Solo il “”terrore”” abbatte i limiti (alla generalità della volontà generale, alla socialità immediata) che l’ uomo frappone all’ uomo. Il “”terrore”” è la libertà della volontà, volontà assoluta (ciò che non è volontà è interesse), e in questo realizza la Rivoluzione, è la negazione di ogni “”altro”” possibile, come ha mostrato Hegel nella Fenomenologia. La Rivoluzione è la guerra assoluta senza “”politica””, la guerra assoluta, la guerra propria alla volontà generale. Come ha scritto Clausewitz a proposito della Francia del ’93, ’94, ’95, e di Lazare Carnot, del resto il più disinteressato e il meno discusso dei giacobini francesi, che proprio il maturo Hegel si sentì in obbligo, ancora nel settembre 1822 a Magdeburgo, di visitare e omaggiare: “”solo i governi rivoluzionari hanno il terrore a loro disposizione”” “”perché una guerra risponda interamente ai disegni della politica e perché la politica sia all’ altezza dei mezzi di guerra (Della guerra, cit., pag 816-817). (pag 211-212) “”Politicamente parlando, Proudhon rimase sempre per Marx il punto di riferimento negativo; quando Engels attaccò Dühring, l’accostamento di costui a Proudhon fu d’obbligo ed esplicito. E se il punto fondamentale positivo contro Proudhon fu come fondare il comunismo su un lavoro fourieristicamente attrattivo, il punto fondamentale in accusa fu la conservazione – nei “”sistemi”” socialisti – dello scambio e quindi, alle sue spalle, del diritto al frutto del proprio lavoro. Commentando le sopra citate parole di Marx nel ‘Capitale’, Engels esce a dire: ‘””In altri termini: anche se escludiamo la possibilità di ogni rapina, di ogni atto di forza, di ogni imbroglio, se ammettiamo che tutta la proprietà privata originariamente poggia sul lavoro proprio del possessore, e che in tutto il processo ulteriore vengano scambiati solo valori eguali, tuttavia, con lo sviluppo progressivo della produzione e dello scambio, arriviamo necessariamente all’attuale modo di produzione capitalistico, alla monopolizzazione dei mezzi di produzione e di sussistenza nelle mani di una sola classe poco numerosa, alla degradazione dell’altra classe, che costituisce l’enorme maggioranza, a classe di proletari pauperizzati, arriviamo al periodico alternarsi di produzione vertiginosa e di crisi commerciale e a tutta l’odierna anarchia della produzione. Tutto il processo viene spiegato da cause puramente economiche senza che neppure una sola volta ci sia stato bisogno della rapina, della forza, dello Stato, o di qualsiasi interferenza politica”” [Luciano Amodio, Storia e dissoluzione. L’eredità di Hegel e Marx nella riflessione contemporanea, a cura di Tito Perlini, 2003] (pag 171-172)”,”TEOC-308″
“AMODIO Luciano”,”La rivoluzione bolscevica nell’interpretazione di Rosa Luxemburg.”,”Rosa Luxemburg: “”I punti decisivi sono: 1) l’economia capitalista come ‘processo’ e non come ‘stato’ (…); 2) il particolare rapporto che ne deriva tra proletariato e borghesia – che non è puramente ed estremamente frontale, ma dialettico (…); 3) Il rifiuto della tattica del ‘salto’ nella rivoluzione sociale, che ne consegue, in quanto il processo investe tutto lo scontro-rapporto proletariato-borghesia (46); 4) la funzione di pura ‘agitazione e illuminazione’ del partito verso la classe, mentre il momento organizzativo resta in una certa misura ‘spontaneo’, soprattutto aperto, che significa non specificatamente e artificialmente “”politico”” (47). Tale riduzione della funzione ‘organizzativa’ vuol dire (verso Oriente) soprattutto la liquidazione di ogni aspetto e sospetto di ‘anticipazione’ e prevaricazione blanquista e settaria nel movimento operaio”” (pag 299-300) “”E’ caratteristico che essa diciari senz’altro nel febbraio 1904: “”Un sano movimento di massa ha cioè questo in sé che se non vuole tornare indietro, deve incondizionatamente avanzare, svilupparsi, accentuarsi”” (93). Non si può dire che abbiamo a che fare con pura fraseologia. Rosa Luxemburg ci crede, ci fonda sopra tutta la teoria, e l’applicherà ai moti spartachisti che essa non auspicava. E in nome di essa sostanzialmente si rifiuterà al consiglio di Radek di ordinare la ritirata”” (pag 308) “”L’atteggiamento di Rosa Luxemburg verso la rivoluzione di Febbraio (interpretata come ultima rivoluzione borghese e come continuazione della prima rivoluzione russa,, successivamente come prima rivoluzione proletaria di transizione e di portata storico-mondiale, in ‘Zwei Osterbotschaften’, ripete l’atteggiamento del 1905-1906, con in più la giustificazione della guerra di difesa rivoluzionaria sullo schema delineato per la Germania nella ‘Juniusbrochüre’ e in un generale inquadramento di maturità rivoluzionaria sul piano mondiale. Comunque le osservazioni che seguono riguardo al suo atteggiamento sulla rivoluzione d’Ottobre implicano necessariamente il suo giudizio su Febbraio. Il punto decisivo è la sua incredulità sulla possibilità di una rivoluzione socialista in Russia (145), che si allarga in incredulità in generale di una rivoluzione socialista in un paese solo. Cioè l’internazionalismo si a del movimento operaio si a del socialismo in sé”” (pag 317) (145) Vedi ‘Sp. (Spartakusbriefe), p. 356: essa crede che arrivi la dittatura del proletariato (o un governo tutto socialista), ma non crede che possa durare a causa della reazione sia interna che estera. Per Nettl, p. 684, i risultati durevoli agli occhi di Rosa Luxemburg sono quelli del febbraio, il potere della cosiddetta “”democrazia rivoluzionaria”” Engels su particolarità Russia, rapporto con Europa e due tipi di comunismo (pag 290-291-292-293) “”Engels negli anni novanta in cui avviene la formazione ideologica di Rosa Luxemburg liquida da parte sua l’eccezionalità della situazione russa, sia sottolineando l’ormai avanzato processo di disgregazione della comunità agraria, sia accentuandone nei rispetti di Marx i caratteri regressivi; politicamente rompeva così con le aperture marxiane al populismo dando una mano ai giovani discepoli marxisti dell’Impero russo. Il testamento di Engels sulla funzione della Russia nel quadro della rivoluzione, il suo ‘Nachwort’ del 1894 alla ripubblicazione di ‘Soziales aus Russland’ (scritto – è bene avvertire – nell’atmosfera della difesa della Germania contro l’alleanza franco-russa) (5), presenta due punti interessanti: il primo, ideologico, di netta distinzione del comunismo dell’avvenire rispetto a tutte le forme di comunismo del passato; il secondo, conseguente, di collocamento della Russia in una posizione in ogni caso subalterna rispetto alla rivoluzione proletaria occidentale. Interpretando anche dei passaggi procedenti di Marx-Engels insiste ripetutamente che non esiste passaggio spontaneo tra le due forme di comunismo: “”mai in nessun luogo il comunismo agrario tramandato dalla società gentilizia ha sviluppato da se stesso qualcosa di diverso dalla sua propria dissoluzione”” (6). (…) Ciò che differenzia i due tipi di comunismo è che quello futuro si appropria “”le gigantesche forze produttive della società capitalistica come proprietà e strumento sociale””, che esso è appunto il “”particolare e ultimo prodotto del capitalismo”” (8); ciò che li divide è che l’uno appartiene all’epoca della barbarie, l’altro a quella della civiltà. Che questa contrapposizione di barbarie e civiltà implichi marcatamente anche un tratto individualista (9) si può ricavare da un altro scritto dell’epoca dell’inizio del 1893: ‘Kann Europa abrüsten?’. Nel giudizio che Engels dà del soldato russo, si rileva che il suo valore è legato alle forme di combattimento di massa come riflesso che il collettivismo della comunità di villaggio semicomunista e dell”artel’ cittadina esercita sulla sua psicologia di combattente. Ma le nuove armi hanno trasformato la tattica e reso pericoloso “”questo istinto di raggrupparsi””, “”oggi ogni soldato deve essere in condizione di fare autonomamente ciò che nel momento deve essere fatto, e nello stesso tempo non perdere la coesione col tutto. Si tratta di una coesione che non può essere resa possibile mediante l’istinto gregario primitivo dei russi, ma soltanto attraverso l’educazione dell’intelletto di ogni singolo, e di questa noi incontriamo i presupposti solo a un livello di cultura di più alto sviluppo “”individualistico””, come esiste presso le nazioni capitalistiche dell’occidente”” (10)”” (pag 290-291-292) [Luciano Amodio, La rivoluzione bolscevica nell’interpretazione di Rosa Luxemburg, ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] [(5) Citato più tardi da Rosa Luxemburg, ‘In memoria del ‘Proletariat’ (1903), in Rosa Luxemburg, Gesammelte Werke, Berlin, 1970-73, pp. 325-26 (…); (6) Werke, vol. 22, p. 427; (7) Werke, vol 22, pp. 427-28; (8) Werke, vol. 22, pp. 427, 428; (9) La cui ispirazione ricondurrei al “”basso continuo”” hegeliano che accompagna l’evoluzione del pensiero dei “”fondatori”” (…); (10) Werke, vol. 22, p. 388]”,”LUXS-061″
“AMODIO Luciano; DOLFINI Giorgio; FERGNANI Franco;”,”Il concetto dello Stato in Hegel e in Marx. Contributi metodologici (Amodio); Engels filologo (Dolfini); Il rapporto Marx-Feuerbach nel giudizio di L. Althusser (Fergnani); Tra Lenin e Luxemburg. Commentario al periodo “”estremistico”” di G. Lukacs 1919-1921 Lukács e Max Weber; Primi scritti di G.L. in esilio; Radicalismo di sinistra; La teoria dell’offensiva; Coscienza e classe; appendice A. La révolution n’aura pas liue; appendice B. Gyorgy Lukács e Rosa Luxemburg.”,”(pag 27-32); (65-82); (311-322); (361-431) N. 1 marzo 1965; N. 2 settembre 1965; N. 4 giugno 1966; N. 5 maggio 1967 “”La storia è per Hegel il prodotto delle relazioni tra Stati (2). Lo Spirito universale si produce sulla base della dialettica dei vari spiriti nazionali (Volksgeist) – è quindi il risultato di realtà storiche concrete e soltanto la positività della loro dialettica. In Hegel la cristallizzazione del concetto non è mai effettiva in un positivo semplice, in un immediato cogli attributi soliti dell’attualismo e del crocianesimo, di attività o di creazione, in cui gli elementi costitutivi del concetto diventano astratti nel senso di illusori e irreali. (…) Il paragrafo 260 contiene quello che è il problema dello Stato moderno per Hegel – conciliare la massima particolarità con l’universalità dello Stato. In sostanza per Hegel l’individuo non ha senso politico, «l’affare di stato» è qualcosa di qualitativamente diverso dagli affari privati (13). Perciò la massa di cittadini non può delelgare nessuno in grado di avere questa coscienza. Soltanto individui che hanno per loro particolare interesse, un interesse generale, possono essere politici. Gli interessi individuali vanno quanto più mediati attraverso gli interessi di categoria, che portano le istanze concrete ai dirigenti politici, che possiedono l’universale solo formalmente. Il momento politico in Hegel è la distinzione ideale e la separazione sostanziale realizzata dallo stato dalla società civile. (…) Marx anzitutto rileva che non si tratta di «collisioni empiriche» (14) tra Stato e società civile, ma del «’rapporto essenziale’ di queste sfere». Non solo gli interessi ma anche le leggi, le «determinazioni essenziali» della società civile e della famiglia sono dipendenti e subordinati allo Stato. Perciò il rapporto tra i due elementi è di «’esterna’ necessità». Marx rimprovera a Hegel di invertire i rapporti: mentre nella realtà sono la famiglia e la società civile «i presupposti dello Stato» la parte attiva, in Hegel esse si presentano come poste dall’idea, che diviene soggetto. «Ciò che è reale diventa fenomeno, ma l’idea non ha per contenuto altro che questo fenomeno», osserva Marx, ma dà nello stesso tempo una specie di giustificazione alla posizione hegeliana. «La stessa idealità di una sfera reale potrebbe, tuttavia, esserci soltanto come ‘scienza’» (15), afferma Marx (…)”” (pag 27-28-29) (L. Amodio, Il concetto dello Stato in Hegel e in Marx) [(2) Hegel, Lineamenti di Filosofia del Diritto, Laterza, Bari, 1913, par. 340; (13) “”I compiti del Governo sono di natura oggettiva, per sè già decisa secondo la loro sostanza”” (Hegel: Op., cit. par. 291); (14) K. Marx, ‘Critica della filosofia del diritto statuale hegeliano’, in Opere filosofiche giovanili, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, pag 14; (15) Op. cit. pag 20)]”,”TEOC-771″
“AMORETTI Giuseppe BALDAZZI Vincenzo BARBIERI Orazio BARISONE Stefano BARTELLINI Ermanno BAUER Riccardo BETTI Paolo BETTI GIACCAGLIA Lea BIBOLOTTI Aladino BRUSTOLON Arturo CAPRIOLO Luigi CARRETTO Giorgio CEVA Umberto DE-GASPERI Alcide DELLA-MAGGIORA Michele D’ONOFRIO Edoardo FANCELLO Francesco FARINA Giovanni FLECCHIA Vittorio FUSCHINI Luigi GRAMSCI Antonio LI-CAUSI Girolamo LO-SARDO Francesco MANNINI Delfo MARMOCCHI Giuseppe MELEGA Guido MOLINARI Alberico MUSOLINO Eugenio NEGARVILLE Celeste NICOLA Giovanni NICOLETTO Italo NISCHIO Tito PAJETTA Giancarlo PARONITTI Guerrino PARRI Ferrucio PEDEMONTE Silvio PEDRAZZI Alfonso PERTINI Sandro PIERI Alessandro PORRONE Innocente RAVERA Camilla ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSI Ernesto SALVEMINI Gaetano SANTHIA’ Battista MENOTTI SERRATI Giacinto SOLA Guido SOZZI Gastone TAROZZI Leonildo TERRACINI Umberto TRAQUANDI Nello TURCHI Giulio VACCHIERI Ettore VOCCOLI Odoardo ZANASI Augusto, lettere di”,”Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino. Volume I.”,”Lettere di AMORETTI Giuseppe BALDAZZI Vincenzo BARBIERI Orazio BARISONE Stefano BARTELLINI Ermanno BAUER Riccardo BETTI Paolo BETTI GIACCAGLIA Lea BIBOLOTTI Aladino BRUSTOLON Arturo CAPRIOLO Luigi CARRETTO Giorgio CEVA Umberto DE-GASPERI Alcide DELLA-MAGGIORA Michele D’ONOFRIO Edoardo FANCELLO Francesco FARINA Giovanni FLECCHIA Vittorio FUSCHINI Luigi GRAMSCI Antonio LI-CAUSI Girolamo LO-SARDO Francesco MANNINI Delfo MARMOCCHI Giuseppe MELEGA Guido MOLINARI Alberico MUSOLINO Eugenio NEGARVILLE Celeste NICOLA Giovanni NICOLETTO Italo NISCHIO Tito PAJETTA Giancarlo PARONITTI Guerrino PARRI Ferruccio PEDEMONTE Silvio PEDRAZZI Alfonso PERTINI Sandro PIERI Alessandro PORRONE Innocente RAVERA Camilla ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSI Ernesto SALVEMINI Gaetano SANTHIA’ Battista MENOTTI SERRATI Giacinto SOLA Guido SOZZI Gastone TAROZZI Leonildo TERRACINI Umberto TRAQUANDI Nello TURCHI Giulio VACCHIERI Ettore VOCCOLI Odoardo ZANASI Augusto”,”ITAR-018″
“AMORÓS Miguel”,”Durruti dans le labyrinthe.”,”””Nella capitale, non ottiene da Giral che delle buone parole. Largo Caballero, quando succede a Giral, propone immediatamente un ministero alla CNT. Il clima delle relazioni tra i dirigenti anarchici e lo Stato comincia a cambiare: la CNT e la FAI volevano mostrarsi “”responsabili””, e i loro dirigenti diedero delle garanzie di buona volontà collaboratrice. In Catalogna, accettarono di sciogliere il Comitato centrale delle milizie allo scopo di ridare credito e legittimità alla Généralité, ma ben evidentemente ciò non spinge per adesso nessun governo europeo a fornire delle armi””. (pag 46) Generalitat istituzione di autogoverno della Catalogna. “”Tocca a Garcia Oliver, finora tenuto da parte, annunciare la partecipazione alla Generalità: “”Oggi la Generalità ci rappresenta tutti””, dichiara in questa occasione”” (pag 47) La partecipazione al governo della Generalità. I ministri. “”Le choix des conseillers participant au nom de la CNT à ce gouvernement “”qui nois représente tous”” constituait una victoire de la bureaucratie libertaire sur García Oliver et son camarade Aurelio Fernández, relégués au second plan quoique conservant leurs postes aux côtés des conseillers à la Défense et à l’ Ordre public. Le conseiller García Birlán (Santé publique et Affaires sociales) était l’ homme de Santillán, Fábregas (Economie) celui de Federica Montseny, et J.J. Doménech (Ravitaillement) celui de “”Marianet””.”” (pag 47)”,”MSPG-190″
“AMOROS Miquel”,”La revolución traicionada. La verdadera historia de Balius y Los Amigos de Durruti.”,”El secuestro de Nin había revelado la existencia de una red – una “”checa””, con sus oficinas, vehículos, cárceles privadas – en Barcelona, como la organizada en las principales capitales republicanas, dirigida por agente soviéticos, que se dedicaba a la eliminación de enemigos políticos de estalinismo. Así se explicaban anteriores desapariciones y muertes como las de Arís, Rúa, Berneri, Alfredo Martinez, Nin, Mark Rein… La red también operaba en el frente. El Comité Nacional estaba al corriente puesto que desde mayo recibía con regularidad toda clase de informes sobre arbitraredades, tropelías y asesinatos cometidos, pero nunca hizo nada publico. El periódico ‘Libertat’, en noviembre, fue el primero que denunció la existencia de la red, con datos, nombres y direcciones, sin duda facilitadas por algún dirigente bien situado en los comités. Los trabajadores encarcelados ya eran más de ochocientos en agosto, lo que resultaba escandaloso.”” (pag 286-287)”,”MSPG-206″
“AMORÓS Miguel”,”Durruti en el laberinto.”,”Introducción, Notas, Anexo fotográfico, Colección Muturreko Burutazioak n. 13,”,”MSPG-029-FL”
“AMORÓS Miquel”,”La Revolución traicionada. La verdadera historia de Balius y Los Amigos de Durruti.”,”introducción, principales archivos y publicaciones consultadas, Reediciones de las publicaciones de Los Amigos de Durruti, Libros, articulos y folletos sobre Los Amigos de Durruti, bibliografia, notas, indice onomástico.”,”MSPG-052-FL”
“AMOROSINO Vittorio LANTIERI Alfredo”,”Le tasse nella storia. I tributi dall’ antichità ad oggi.”,”””Il sistema approntato, che va sotto il nome di progetto A.T.E.N.A. (Anagrafe Tributaria Elettronica Nazionale), divergerà profondamente dalle indicazioni raccolte sul sistema americano. Infatti, la procedura italiana accentrava praticamente quasi tutte le attività di elaborazione presso un centro solo, che doveva gestire un imponente archivio di dati; mentre la procedura americana si affidava esclusivamente al decentramento. Inagurando il Centro, alcuni lo definirono “”L’ occhio di Argo””. In seguito, dopo la constatazione della misera fine dell’ ambizioso disegno, ci si ricordò di “”Argo”” e si disse che “”aveva un solo occhio, e per giunta spento””. Il fallimento del progetto ATENA è stato ampiamente descritto da Bruno Visentini nella sua relazione alla Camera dei Deputati del 2 febbraio 1976 (…)””. (pag 60)”,”ITAE-181″
“AMOUROUX Henri”,”La grande histoire des Francais sous l’Occupation. 1. Le peuple du desastre, 1939 – 1940; 2. Quarante millions de petainistes. Giugno 1940 – giugno 1941; 3. Les beaux jours des collabos. Juin 194 1- juin 1942; 4. Le peuple reveillè. Juin 1940 – avril 1942.”,”1. Le peuple du desastre, 1939-1940. 2. Quarante millions de petainistes. Giugno 1940-giugno 1941 3. Les beaux jours des collabos. Juin 1941-juin 1942. 4. Le peuple reveillè. Juin 1940-avril 1942″,”FRAV-026″
“AMPOLO Carmine”,”La politica in Grecia.”,”Neutralità. Una legge attribuita a Solone puniva con la perdita dei diritti politici il cittadino che in caso di lotta civile non si fosse schierato con una delle fazioni. (pag 3) Vita sociale all’ aperto. “”Un influsso sulla politica possono aver avuto invece i fattori climatici, sia pure indirettamente.”” (pag 11) “”E infatti quando si cerca una definizione della polis, viene sempre ricordata quella di Aristotele, secondo cui la polis è una comunità (koinonìa) di cittadini liberi. (pag 14) Dimensioni città. “”Anche il numero degli abitanti, soprattutto dei cittadini con pieni diritti, era in genere limitato. Certuni consideravano ideale una città di diecimila cittadini (polis myriandros; così Ippodamo di Mileto), per Platone il numero ideale era di 5.040 (ottentuo secondo un calcolo artificiale, di tipo pitagorico), per Aristotele non doveva essere né 10 né 100.000 e spiegava: “”Una polis, quando ha troppo pochi abitanti, non è autosufficiente (e la polis è autosufficiente, autárkes); quando ne ha troppi sarà autosufficiente in ciò che è necessario, come un éthnos, ma non sarà una polis, perché non è facile che abbia un ordinamento politico (politeía): chi sarà infatti lo stratego di una massa di gente troppo smisurata? o chi l’ araldo se non ha la voce di Stentore?””. (pag 16)”,”STAx-122″
“AMPOLO Carmine edizione italiana a cura, saggi di MOSSÉ Claude SCHNAPP-GOURBEILLON Annie”,”Storia dei Greci. Dalle origini alla conquista romana.”,”Claude Mossé ha insegnato Storia antica all’Università di Parigi-VII. Annie Schnapp-Gourbeillon insegna storia antica all’Università di Parigi-VII. Carmine Ampolo è professore ordinario di Storia greca all’Università di Pisa.”,”STAx-027-FL”
“AMSON Daniel”,”Carnot.”,”Daniel AMSON, avvocato alla cour e maïtre de conferences all’ Università di Paris II, è autore di una ‘Histoire de la cohabitationb politique en France’, della ‘Histoire de la Haute Cour’ (con Raymond LINDON) e di una biografia di Adolphe CREMIEUX, con la quale ha vinto il premio Diritti dell’ Uomo condiviso con André FROSSARD. Lazare CARNOT (1753-1823).”,”FRAR-198″
“ANANABA Wogu”,”The Trade Union Movement in Africa. Promise and Performance.”,”L’A è un ex Direttore dell’ Organisation of the United Labour Congress of Nigeria.”,”MAFx-002″
“ANAND Mulk Raj”,”Untouchable.”,”ANAND (Peshawar 1905) è considerato il DIckens indiano, il maggior scrittore del secolo sulla condizione sociale in India, sull’ ‘altra’ India.”,”INDx-045″
“ANANIA Francesca”,”Breve storia della radio e della televisione italiana.”,”ANANIA Francesca insegna storia delle comunicazioni di massa e storia del giornalismo alla facoltà di scienze politiche dell’Università della Tuscia. E’ autrice di programmi storici in TV.”,”EDIx-089″
“ANATRA Bruno BIAGIANTI Ivo MENOZZI Daniele MINECCIA Francesco MONTRONI Giovanni NASSINI Carla NICOLETTI Giuseppe PATETTA Luciano SALVADORI Rinaldo SINISI Agnese TESSITORE Fulvio TOGNARINI Ivan”,”Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XIII. L’Italia giacobina e napoleonica.”,”””Anche per le scelte dell’architettura e delle strutture urbane calza perfettamente il passo di Marx, riferito agli anni rivoluzionari in Francia, in cui si rivela come «tanto gli eroi quanto i partiti e la massa (…) adempirono, in costume romano e con frasi romane, il compito dei tempi loro, instaurare la moderna società borghese. Essi trovarono gli ideali e le forme artistiche, le illusioni di cui avevano bisogno per dissimulare a se stessi il contenuto grettamente borghese delle loro lotte e per mantenere la loro passione all’altezza della grande tragedia storica» (23). Le concrete realizzazioni dell’architettura milanese nel periodo napoleonico non sono molte, ma sono particolarmente importanti: l’Arena di Luigi Canonica (1805-1815), e la sequenza delle porte monumentali, che come archi trionfali segnano l’accesso alla città, la Porta Ticinese (1801-1815) e l’Arco della pace (1806-1838) di Luigi Cagnola e la Porta Nuova (1810) di Giuseppe Zanoja. L’urbanistica, anche se molti «piani» restano irrealizzati, corrisponde in pieno ai nuovi criteri tecnocratici dello stato e delle amministrazioni locali, fondati sulla priorità della politica delle opere pubbliche, su interventi pianificatori che diventino guida per tutto lo sviluppo urbano”” (pag 417-148) [Luciano Patetta, ‘Il neoclassicismo’, (in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XIII. L’Italia giacobina e napoleonica’, Teti editore, Milano, 1985] [(23) K. Marx F. Engels, Il 1848 in Germania e in Francia’, Roma, 1948, p. 260]”,”ITAG-030-FL”
“ANCARANI Vittorio”,”La scienza decostruita. Teorie sociologiche della conoscenza scientifica.”,”STS Science and Technology Studies SSST Social Studies of Science and Technology SSK Sociology of Scientific Knolwledge”,”SCIx-004-FMB”
“ANCEL Alfred”,”Il movimento operaio.”,”L’ A è vescovo ausiliare di Lione. Dottrina sociale cristiana. “”L’ anticapitalismo è la reazione spontanea della classe operaia davanti alle ingiustizie sociali del capitalismo attuale. 2. L’ anticapitalismo è stato rafforzato ed è diventato rivoluzionario per opera della teoria marxista. 3. L’ anticapitalismo è stato rafforzato, in se stesso e nel suo carattere rivoluzionario, dai capitalisti stessi. Tuttavia l’ anticapitalismo e il movimento operaio non sono la stessa cosa. (…)”” (pag 44) Trust universale di Stato. “”E se riuscite nella vostra rivoluzione, allora “”tutti i cittadini diventano gli impiegati, gli operai di un solo “”trust”” universale di Stato””. Non sono io a dirlo, è Leni. Egli ha scritto questa frase nel suo libro “”Lo Stato e la Rivoluzione””. Nella vostra biblioteca marxista troverete il testo al N. 20, pag 238 (edizione francese).”” (pag 47)”,”RELC-150″
“ANCHIERI Ettore”,”Antologia storico-diplomatica. Raccolta ordinata di documenti diplomatici politici memorialistici di trattati e convenzioni dal 1815 al 1940.”,”””Dopo aver regolato la sorte futura dell’ Italia, l’ Imperatore mi domandoò che cosa otterrebbe la Francia e se V.M. cederebbe la Savoia e la Contea di Nizza. Risposi che V.M., professando il principio delle nazionalità, comprendeva risultarne che la Savoia dovesse esser riunita alla Francia; che di conseguenza Essa era pronta a farne il sacrificio benché le costasse immensamente a rinunciare ad un paese che era stato la culla della sua famiglia e ad un popolo che aveva dato ai suoi antenati tante prove di affetto e di devozione. Che, quanto a Nizza, la questione era diversa, perché i Nizzardi, per la loro origine, la loro lingua e le loro abitudini, appartengo più al Piemonte che alla Francia, e che di conseguenza la loro riunione all’ Impero sarebbe contraria a quello stesso principio per il trionfo del quale ci si apprestava a prender le armi””. (pag 103-104, lettera di Cavour a Vittorio Emanuele II, 24 luglio 1858)”,”RAIx-060″
“ANCONA Martino STERI Francesco a cura, saggi di BONAZZI Giuseppe BERLINGUER Giovanni MINUCCI Adalberto CACCIARI Massimo PIPITONE Ugo DINA Angelo CIAFALONI Francesco CHIAROMONTE Ferdinando BRONZINO GERMANETTO GUIDI MARRI GARAVINI E AKTRI ODDONE Ivar LIBERTINI Lucio GUIDUCCI Roberto MANACORDA Paola M. CACACE Nicola REYNERI Emilio”,”Proletariato industriale e organizzazione del lavoro.”,”La presente antologia assolve un ruolo estremamente utile per lo studioso di sociologia del lavoro: raccoglie in forma organica una ricca serie di contributi apparsi nell’arco dell’ultimo quadriennio su varie riviste e in circostanze diverse, ma legati dal filo rosso di una critica ‘da sinistra’ all’organizzazione capitalistica del lavoro.”,”MITT-033-FL”
“ANDALO’ Learco a cura, scritti di Lucio CARACCIOLO Nadia CAITI Luciano CASALI Roberto BALZANI Roberto MARCUCCIO Oreste ANDALO’ Michele ZAPPELLA Learco ANDALO’ Siriana SUPRANI Linda GIUVA Giuseppe CUCCHI Tito MENZANI”,”L’eresia dei Magnacucchi sessant’anni dopo. Storie, analisi, testimonianze.”,”””…E’ quanto accadde, infatti, ai due autorevolissimi esponenti del Pci emiliano, Valdo Magnani ed Aldo Cucchi, che decisero, alle soglie del decennio Cinquanta, in piena ‘guerra fredda’, di manifestare il loro dissenso verso una linea politica perseguita dal proprio partito, del tutto prona ai voleri e agli interessi di Mosca, quasi che la loro mai smentita adesione alla visione sociale marxista non avesse alcun diritto di manifestarsi e non dovesse essere marchiata altro che con l’infamia del tradimento verso il “”dogma”” staliniano, l’unico ammissibile”” (pag 5, presentazione di Angello Varni)”,”PCIx-001-FC”
“ANDERLINI Fausto”,”Lavoro produttivo e improduttivo. Nel capitalismo in transizione.”,”Fausto Anderlini (1949) ha pubblicato, in collaborazione con Salvatore Sechi, ‘Dalle Sezioni sindacali ai Consigli di fabbrica’ (Annali Feltrinelli, 1974-1976. Collabora a ‘Rinascita’ ‘Politica ed Economia’, L’Unità. Attualmente è esperto economico dell’Amministrazione provinciale di Bologna”,”TEOC-003-FSD”
“ANDERS Günther”,”L’ uomo è antiquato. Considerazioni sull’ anima nell’ era della seconda rivoluzione industriale.”,”ANDERS Günther è lo pseudonimo del figlio di William STERN a cui questo libro è dedicato e del quale si ricorda l’ opera ‘Persona e cosa’ molto nota prima che cominciassero le catastrofi del XX secolo. Nato a Breslavia nel 1902, ANDERS studiò alla scuola di HUSSERL e si laureò in filosofia nel 1925. Nel 1933 lasciò la Germania per ragioni ‘razziali’ e politiche, trasdferitosi in America visse delle professioni più disparate. Nel 1950 torna in Europa per risiedere a Vienna. Ha sempre scritto in tedesco. La parabola negativa. “”Quando Esopo o La Fontaine volevano dire: gli uomini assomigliano alle bestie – mostravano forse uomini simili a bestie? No. Scambiavano invece i due elementi dell’ equivalenza, il soggetto e il predicato – e con ciò ottenevano quel divertente effetto di distacco, peculiare delle favole: cioè sostenevano che le bestie sono uomini. Brecht fece lo stesso venticinque anni fa, quando nell’ Opera dei tre soldi volle affermare che i borghesi sono briganti; anch’ egli mise il soggetto al posto del predicato e viceversa, presentò cioè i briganti come borghesi. Pirma di affrontare la favora di Beckett bisogna aver capito questo qui pro quo degli autori di favole. Perché anche Beckett lo impiega. E anzi in maniera raffinatissima.”” (pag 217)”,”FILx-341″
“ANDERS Günther”,”L’uomo è antiquato. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale. Volume I.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992.”,”FILx-076-FL”
“ANDERS Günther”,”L’uomo è antiquato. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale. Volume II.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992.”,”FILx-077-FL”
“ANDERS Günther, alias di Günther STERN”,”Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992. “”La bomba – paragonabile per potenza esplosiva a un'””atomica tattica”” di oggi – esplose il 6 agosto 1945 alle 8.30 antimeridiane, a 66 metri sull’ospedale Shima di Saiku-machl. Calore sviluppato 50 milioni di gradi. Numero di abitanti il giorno della catastrofe 250.000 Soldati e forestieri 150.000 Totale 400.000 morti (fino al 1950) 282.000 (1) sopravvissuti (compresi i feriti) 158.000. distribuzione nel tempo: 50 per cento il giorno della catastrofe 35 per cento nei tre mesi successivi 15 per cento dal novembre 1945 malattie dei sopravvissuti. malattie del sangue (anemia perniciosa, leucemia) cheloidi (escrescenze e tumori della pelle causati dalle bruciature) malattie del fegato cataratta nevrosi”” (pag 63) [(1) Le cifre variano. Ma anche se si accetta la variante più bassa, 170.000 morti, in linea di principio non cambia nulla]”,”QMIS-019-FSD”
“ANDERSEN Uwe WOYKE Wichard, a cura”,”Handwörterbuch des politischen Systems der Bundesrepublik Deutschland. 5. Überarbeitete und aktualisierte Auflage.”,”Andersen Uwe Dr. Professor für Politikwissenschaft an der Universität Bochum. Woyke Wichard Dr. Professor für Politikwissenschaft an der Universität Münster.”,”GERV-014-FL”
“ANDERSON Perry”,”Il dibattito nel marxismo occidentale.”,”Perry ANDERSON, D della ‘New Left Review’, è noto per l’intervista a Lucio COLLETTI (‘Intervista politico-filosofica’). E’ autore di una ricerca sullo sviluppo dello Stato, in due volumi: 1. Passages from Antiquity to Feudalism; 2. Lineages of the Absolutist State;”,”TEOC-063″
“ANDERSON W.K.”,”James Connolly and the Irish Left.”,”ANDERSON è Research Fellow and Lecturer al National Centre for Australian Studies al Monash Univ in Melbourne. E’ autore pure di ‘Roads for the People’ (Melbourne, 1993). Nato nel Lanarkshire, il distretto industriale della Scozia, ha sempre avuto come interesse la storia del movimento operaio.”,”MIRx-001″
“ANDERSON Perry”,”El Estado absolutista.”,”ANDERSON Perry è stato direttore e saggista alla New Left Review. Ha scritto pure ‘Considerazioni sul marxismo occidentale’.”,”EURx-132″
“ANDERSON Matthew S.”,”L’ Europa nel Settecento (1713-1783).”,”ANDERSON M.S. insegna storia internazionale alla LSE London School of Economics. Ha pubblicato ‘Britain’s Discovery of Russia, 1553-1923’ (1966) e ha curato assieme a Ragnhild HATTON la raccolta di saggi ‘Studies in Diplomatic History’ (1970). Gli Stati tedeschi. “”(…) si è calcolato che durante il diciottesimo secolo la Germania avesse il doppio degli ufficiali, in rapporto alla popolazione, che ebbe dopo l’ unificazione del 1866-71. Altrettanto importante fu l’ effetto repressivo che la divisione politica ebbe sulla vita intellettuale. I despoti che regnarono su quasi tutto il paese erano, salvo poche eccezioni, ostili alle novità intellettuali e alla libertà di pensiero, sia pure limitata. I giornali e l’ industria editoriale ebbero un lento sviluppo. Tra il 1760 e il 1769 il numero complessivo dei titoli pubblicati in Germania – circa 1500 – non fu superiore a quello del 1610, e fu solo alla fine del diciassettesimo secolo che al latino subentrò il tedesco come principale lingua letteraria del paese. In queste circostanze non sorprende che la vita intellettuale tedeca fosse per molti aspetti in grande ribasso, nella prima metà di quel periodo. Il suo svilluppo fu ulteriormente ritardato dall’ immenso prestigio culturale della Francia (…) che faceva apparire l’ arte e la letteratura tedesche arretrate e provinciali (e tali furono infatti fino al 1750-70).”” (pag 249)”,”EURx-200″
“ANDERSON Andy”,”Hongrie 1956. La commune de Budapest. Les conseils ouvriers.”,”””Le socialisme…est la conscience de soi positive de l’ homme”” K. Marx, Manuscrits économiques et philosophiques (1844) Citazioni Marx Engels Lenin ad inizio capitoli “”I temi dei colpi di mano, delle rivoluzioni eseguite da parte di minoranze coscienti alla testa di masse incoscienti è passato. Là dove si tratta di una trasformazione completa delle organizzazioni sociali, occorre che le masse stesse vi cooperino, che esse abbiano già compreso del perché si agisce, perché esse intervengono (con i loro corpi e con le loro vite).”” F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx (1895) Lenin sul dualismo di potere (pag 102)”,”MUNx-035″
“ANDERSON Perry”,”Ambiguità di Gramsci. (Tit.orig.:The Antinomies of Antonio Gramsci).”,”ANDERSON Perry direttore della New Left Review è autore di un’ importante ricerca sullo Stato in due volumi: 1. Passages from Antiquity to Feudalism, 2. Lineages of the Absolutist State. “”In realtà, la ragione della superiorità teorica attribuita da Gramsci a Croce fu proprio l’ accento, per quanto eccessivo, posto da quest’ ultimo sul ruolo della cultura e sull’ importanza del consenso. Per Gramsci queste posizioni rappresentavano una premessa filosofica, ovvero un equivalente della dottrina dell’ egemonia all’ interno del materialismo storico. “”Il pensiero del Croce deve dunque, per lo meno, essere apprezzato come valore strumentale, e così si può dire che esso ha energicamente attirato l’ attenzione sull’ importanza dei fatti di cultura e di pensiero nello sviluppo della storia, sulla funzione dei grandi intellettuali nella vita organica della società civile e dello Stato, sul momento dell’ egemonia e del consenso come forma necessaria del blocco storico concreto””.”” (pag 87)”,”GRAS-056″
“ANDERSON Jon Lee”,”Che Guevara. Una vita rivoluzionaria.”,”””Ernesto Guevara era tutto l’ opposto di Fidel Castro. A ventotto anni Castro era un animale politico consumato, incredibilmente sicuro di sé, uno dei nove figli di una famiglia di proprietari terrieri di Mayari, una provincia orientale di Cuba. Il padre, Angel Castro, era un emigrato analfabeta della Galizia, che, arrivato a Cuba senza una lira, si era costruito una piccola fortuna in terra, zucchero, legname e bestiame. (…) Fidel era anche profondamente antimperialista e fu membro di diverse associazioni studentesche (…). Fidel Castro provava una forte antipatia per gli yankee (…). Per Guevara la politica era un meccanismo di cambiamento sociale, ed era appunto il cambiamento sociale, non il potere, a stimolarlo. Se aveva delle insicurezze, non erano di carattere sociale. Non provava quel risentimento che evidentemente animava Castro e che quest’ ultimo aveva trasformato in forza””. (pag 235-238) L’ autorità di Fidel. 1963. “”Se altri si erano preoccupati del ‘caudillismo’ di Fidel, adesso questo era diventato un problema discutibile. Non era mai stato un problema per il Che. Egli aveva sempre guardato oltre, verso il giorno in cui si sarebbe dovuto costruire la “”vera”” Rivoluzione, e sapeva che solo un uomo forte avrebbe potuto farlo. Da lì in avanti, la strada successiva appariva chiara.”” (pag 445) ANDERSON Jon Lee ha cominciato a lavorare come reporter in Perù nel 1979 per il Lima Times. Ha scritto vari libri su temi di guerra e di politica internazionale. E’ inviato del New Yorker.”,”AMLx-075″
“ANDERSON Kevin”,”Lenin, Hegel, and Western Marxism. A Critical Study.”,”ANDERSON Kevin è professore associato di sociologia al Northern Illinois University, DeKalb. “”Lenin was the first Marxist leader or theorist since Marx to undertake the type of serious Hegel studies exemplified in the work he did on Hegel’s ‘Science of Logic’ from September to December 1914, studies that he expanded in 1915 to include other works of Hegel. Even though younger Marxist intellectuals such as Lukacs and those of the Frankfurt School delved into the same areas from the 1920s on, they for the most part tended to keep their dialectical philosophy and sociology far removed from practical politics, especially the type of dialectical analysis of politics and economics that Lenin was to carry out in his studies of imperialism, national self-determination, and the state and revolution”” (pag 5-6) Articolo di Lenin sulla scienza della logica di Hegel. Sviluppo concetto aristocrazia operaia. “”The first detailed elaboration of his antiwar views is the unpublished twenty-page article “”Under a False Flag””, written in February 1915 , two months after he had written his “”Abstract of Hegel’s ‘Science of Logic'”” and during his study of other works by Hegel. There he begins to develop his concept of a labor aristocracy that was to be so crucial to his later theory of imperialism: “”The enjoyment of crumbs of advantage from the colonies, from privileges, by an insignificant minority of the working class in Britain, for instance, is an established fact, recognized and pointed out by Marx and Engels. Formerly confined to Britain alone, this phenomenon became common to all the great capitalist countries of Europe, as their colonial possessions expanded, and in general as the imperialist period of capitalism grew and developed”” (CW 21:152). This unpublished article also includes explicitly Hegelian language, apparently drawn from his “”Abstract of Hegel’s ‘Science of Logic'””, as in a passage where Lenin writes that the development of imperialism led to “”an entire opportunist trend based on a definite stratum within present-day democracy, and linked with the bourgeoisie of its own national ‘shade’ by numerous ties of common economic, social and political interests – a trend directly, openly, consciously and systematically hostile to any idea of a ‘break in gradualness'”” (CW 21:153). Here, the Hegelian phrase “”break in gradualness”” refers to the possibility of a revolutionary transformation”” (pag 99-100)”,”LENS-245″
“ANDERSON Perry”,”Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee.”,”Perry Anderson è uno storico britannico di orientamento marxista. Insegna Storia e Sociologia all’UCLA. Ha fondato la New Left Review e la casa editrice Verso. Collabora con la London Review of Books e la rivista progressista americana ‘The Nation’. “”Lo stato tedesco così creato non era affatto un «puro» esemplare di stato capitalista (non ne esisteva alcun altro al mondo, in quel periodo) (51). Esso era pesantemente segnato dalla natura feudale dello stato prussiano che l’aveva preceduto. In verità, in senso letterale e palese, l’architettura del nuovo stato incarnava lo sviluppo ‘combinato’ che definiva la congiuntura. La costituzione prussiana, infatti, non venne abrogata: dato che la Prussia era divenuta oramai una delle unità federali dell’impero, essa sopravvisse all’interno della costituzione imperiale, completa di sistema elettorale restrittivo basato sui «tre ordini». Gli ufficiali dell’esercito prussiano, che naturalmente formavano il grosso dell’apparato militare imperiale, non dovevano render conto al cancelliere, ma giuravano fedeltà direttamente all’imperatore, che esercitava personalmente il controllo su di loro mediante i militari del suo seguito (52). Nei decenni successivi al ’70, i ranghi superiori della burocrazia imperiale, epurati e riorganizzati da von Puttkamer, divennero più che mai un santuario dell’aristocrazia. Per di più, il cancelliere imperiale non era responsabile di fronte al Reichstag, e poteva contare su entrate permanenti provenienti dalle dogane e dalle imposte di consumo, e sottratte al controllo del parlamento, anche se il Reichstag era tenuto ad approvare il bilancio e a promulgare le leggi. Certi diritti amministrativi e fiscali di minore importanza furono lasciati al controllo delle varie unità federali dell’impero, limitando così sul piano formale l’impianto unitario della costituzione. Queste anomalie diedero un’impronta sconcertante allo stato tedesco della fine del XIX secolo. Il modo stesso con cui Marx caratterizza lo stato bismarckiano rivela un misto d’irritazione e perplessità. In una frase furibonda e famosa, che Rosa Luxemburg amava citare, Marx descrisse questo stato come «nichts anderes als ein mit parlamentärischen Formen verbrämter, mit feudalem Beisatz vermischter, schon von der Bourgeoisie beeinflusster, bürokratisch gezimmrter, polizeilich gehüteter Militärdespotismus» – «nulll’altro che un dispotismo militare abbellito di forme parlamentari, misto di ingredienti feudali, già influenzato dalla borghesia, apparecchiato dalla burocrazia e protetto dalla polizia» (53). L’accumularsi degli epiteti indica una difficoltà concettuale cui l’Autore non fornisce alcuna soluzione. Molto più chiaramente di Marx, Engels comprese che lo stato tedesco, a dispetto delle sue caratteristiche peculiari, aveva ormai raggiunto il rango dei suoi rivali inglese e francese. Della guerra austro-prussiana e del suo artefice, egli scrisse: «Bismarck comprese la guerra civile tedesca del 1866 per quello che era realmente, vale a dire una ‘rivoluzione’… ed era preparato a condurla a termine con mezzi rivoluzionari» (54). Il risultato storico della guerra con l’Austria fu che «proprio le vittorie dell’esercito prussiano scossero la base della struttura dello stato prussiano», cosicché «le fondamenta sociali dell’antico stato conobbero una completa trasformazione» (55). Tracciando un paragone tra le costruzioni statali di Bonaparte e di Bismarck, Engels affermava a tutte lettere che la Costituzione creata dal cancelliere prussiano costituiva «una moderna forma di stato che presupponeva l’abolizione del feudalesimo» (56). Lo stato tedesco, in altre parole, era ormai una struttura capitalista, sovradeterminata dalle sue origini feudali, ma fondamentalmente corrispondente a una formazione sociale che agli inizi del XX secolo risulterà dominata in modo massiccio dal modo di produzione capitalista: ben presto, la Germania imperiale sarà la maggior potenza industriale d’Europa. Dopo molte vicissitudini, l’assolutismo prussiano si era così trasformato in ‘un altro’ tipo di stato. Geograficamente e socialmente, e sul piano sociale in quanto ciò si era verificato sul piano geografico, lo stato prussiano era stato a poco a poco trascinato dall’Oriente all’Occidente. Le ‘condizioni di possibilità’ teoriche di questa «trasmutazione» devono ancora essere stabilite: le prenderemo in esame in altra sede”” (pag 226-227) [Perry Anderson, ‘Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee’, Milano, 2014] [(51) A.J.P. Taylor rileva che la costituzione della confederazione tedesca del Nord del 1867 – donde derivò la costituzione imperiale – conteneva in realtà il suffragio elettorale più ampio tra i maggiori stati europei, l’unico dotato di un vero e proprio voto segreto – e ciò prima della seconda riforma elettorale in Inghilterra e dell’avvento della Terza repubblica in Francia: A.J.P. Taylor, ‘Bismarck’, London 1955, p. 98; (52) Per una buona analisi della costituzione imperiale tedesca, si veda K. Pinson, ‘Modern Germany. Its History and Civilization’, New York 1966, pp. 156-63; (53) Questa formula è tratta dalla ‘Critica del programma di Gotha’, in K. Marx e F. Engels, ‘Werke’, cit., vol. 19, p. 29; (54) F. Engels, ‘The Role of Force in History’, London, 1968, pp. 64-65; (55) K. Marx e F. Engels, ‘Selected Works’, pp. 246-47; (56) Ivi, p. 247]”,”EURx-330″
“ANDERSON Perry”,”Dall’antichità al feudalesimo.”,”Perry Anderson vive e lavora in Gran Bretagna, dove dirige la ‘New Left Review’: è autore di ‘Lineages of Absolutist State’ (1975) e di ‘Considerations on Western Marxism’ (1976) Il declino del sistema schiavistico (pag 82-83-84) “”(…) i villaggi abitati da piccoli proprietari e contadini liberi – che nell’impero erano sempre esistiti accanto agli schiavi – caddero sotto il «patronato» di grandi magnati agrari, nell’intento di cercar protezione dalle estorsioni del fisco e dalla coscrizione statale; e vennero così a trovarsi in una situazione economica assai simile a quella degli ex schiavi. Il risultato fu l’emergere, e alla fine il netto prevalere in quasi tutte le province, della figura del ‘colonus’ – il coltivatore dipendente, legato alla terra del signore, e tenuto a versargli censi in natura o in denaro per il suo podere, o a coltivarlo sulla base della spartizione del prodotto (le prestazioni d’opera in senso stretto non costituivano la norma). In genere, ai coloni toccava circa metà del raccolto del podere. I vantaggi che, in termini di costo, la nuova organizzazione del lavoro assicurava alla classe sfruttatrice finirono per diventare brutalmente evidenti, quando i proprietari accettarono di sborsare una somma maggiore del prezzo di mercato di uno schiavo per sottrarre il colono al richiamo alle armi (62). Diocleziano aveva decretato che i coloni fossero considerati inseparabili dal loro villaggio ai fini della riscossione delle imposte; da allora e per tutto il IV e V secolo, con una serie di decreti di Costantino, Valente e Arcadio, la giurisdizione del signore sui coloni venne continuamente ampliata. Gli schiavi agricoli, nel contempo, cessavano di rappresentare un convenzionale articolo di scambio, finché Valentiniano I – l’ultimo grande imperatore pretorio dell’Occidente – ne proibì formalmente la vendita separatamente dalle terre che lavoravano (63). Con un processo convergente, si era così formata nel corso del basso impero una classe di produttori agricoli dipendenti, giuridicamente e economicamente distinta così dagli schiavi come dai contadini liberi o dai piccoli proprietari indipendenti. Né l’ascesa del sistema del colonato aveva significato un declino della ricchezza o nel potere dei proprietari fondiari: al contrario, proprio perché assorbiva i piccoli coltivatori un tempo indipendenti, e tuttavia alleviava i problemi di gestione e di sorveglianza su vasta scala, quel sistema comportò un grosso aumento complessivo del patrimonio fondiario dell’aristocrazia romana. La proprietà complessiva dei magnati rurali – spesso dispersa in un gran numero di province – toccò il culmine nel V secolo. La schiavitù, naturalmente, non scomparve affatto in modo totale; il sistema imperiale anzi non poté mai farne a meno. L’apparato statale, continuò a dipendere da manodopera schiavile per la sua rete d’approvvigionamento e di comunicazione, tenuta a un livello di efficienza prossimo a quello tradizionale sino all’ultimo giorno di vita dell’impero d’Occidente. Se nella produzione artigianale urbana il ruolo degli schiavi diminuì sensibilmente, ovunque essi continuarono a fornire abbondante servizio domestico alle classi possidenti: e inoltre, almeno in Italia e in Spagna, e probabilmente anche in Gallia più di quanto normalmente si supponga, rimasero relativamente numerosi sul suolo delle campagne, coltivando i latifondi dei proprietari provinciali. Melania, gentildonna convertitasi alla fede agli inizi del V secolo, soltanto nelle sue proprietà vicino a Roma possedeva forse 25.000 schiavi distribuiti in 62 villaggi (64). Il settore schiavile dell’economia rurale, gli schiavi dei servizi e quelli delle industrie di stato, sommati insieme, bastavano ampiamente a conservare sulle attività manuali il marchio della degradazione sociale, e a bandire l’invenzione dal campo del lavoro. «La schiavitù, morendo, lasciò dietro di sé il suo pungiglione avvelenato, bollando come ignobile il lavoro dei liberi» ha scritto Engels. «Questo fu il vicolo cieco in cui restò imprigionato il mondo romano» (65). Le isolate scoperte tecniche del principato, ignorate dal mondo di produzione schiavista al suo culmine, gli restarono ugualmente celate nel periodo della disgregazione. La tecnologia non ricevette alcuno stimolo dalla trasformazione degli schiavi in coloni: le forze produttive dell’antichità rimasero bloccate al loro tradizionale livello. Con la formazione del colonato però, l’asse centrale dell’intero sistema economico si spostò, e venne a imperniarsi sul rapporto tra produttore agricolo dipendente, signore e stato. L’ingigantita macchina militare e burocratica del basso impero, infatti, estorceva un prezzo spaventoso a una società le cui risorse economiche si erano di fatto ridotte”” [Perry Anderson, ‘Dall’antichità al feudalesimo’, Milano, 1978] [(62) Jones, ‘The Later Roman Empire’, II, p. 1042; (63) ibid., p. 795; (64) In totale, possedeva terre in Campania, Puglia, Sicilia, Tunisia, Numidia, Mauritania, Spagna e Britannia; e tuttavia il suo reddito appariva, ai contemporanei, quello normale di una famiglia senatoria di media ricchezza (v. Jones, ‘The Later Roman Empire’, II, pp. 793, 782, 554); Marx-Engels, ‘Selected Works’, Londra, 1968, p. 570]”,”STAx-308″
“ANDERSON Matthew S.”,”L’Europa nel Settecento (1713-1783).”,”ANDERSON M.S. insegna storia internazionale alla LSE London School of Economics. Ha pubblicato ‘Britain’s Discovery of Russia, 1553-1923’ (1966) e ha curato assieme a Ragnhild HATTON la raccolta di saggi ‘Studies in Diplomatic History’ (1970). Note manoscritte a margine”,”EURx-004-FV”
“ANDERSON Robert O.”,”Fundamentals of the Petroleum Industry.”,”Robert O. Anderson è Chairman del Board e dell’ Executive Committee della Atlantic Richfield Company. Ha lavorato per 40 anni in campo petrolifero cominciando con la sua piccola compagnia nel New Mexico per poi laurearsi all’Università di Chicago. Residente in New Mexico dal 1941, ha fatto parte del National Petroleum Council del 1951. Volume molto incentrato sugli Stati Uniti In allegato ritagli di giornale sulla questione del petrolio”,”ECOI-395″
“ANDERSON Kevin B.”,”Marx at the Margins. On Nationalism, Etnicity, and Non-Western Societies.”,”Kevin B. Anderson è professore di sociologia e scienza politica all’Università della California Santa Barbara. ha curato la pubblicazione di quattro libri ed è autore di ‘Lenin, Hegel, and Western Marxism: A Critical Study’ e con Janet Afary ‘Foucault and the Iranian Revolution: Gender and the Seductions of Islamism’. Dibattito sulla tesi di Marx che “”il paese più sviluppato industiralmente mostra a quello meno sviluppato la strada del proprio futuro””. Anderson cita nella bibliografia il volume di Teodor Shanin, a cura, ‘Late Marx and the Russian Road: Marx and the ‘Peripheries’ of Capitalism’, New York, Monthly Review Press, che contiene il saggio di Derek Sayer e Philip Corrigan ‘Late Marx: Continuity, Contradiction, and Learning’ ; di questi autori si parla a pagina 177-178 a proposito della comparazione fatta da Marx della situazione in Inghilterra e quella in Europa continentale, specie in Germania (le condizioni dello sviluppo capitalistico della Germania e la possibilità che potesse seguire la via inglese, il problema si poneva per altri paesi arretrati non europei. A pagina 178 si cita Trotsky e la sua teoria dello sviluppo diseguale e combinato ecc.)”,”MADS-779″
“ANDERSON Perry”,”Ambiguità di Gramsci.”,” Il fronte unico e il terzo periodo (pag 110) Kautsky e la strategia del logoramento (pag 113) Trotsky e la guerra di movimento (pag 134-) Perry Anderson, direttore della ‘New Left Review’ è autore di un’importante ricerca sullo Stato in due volumi.”,”GRAS-003-FC”
“ANDERSON Douglas R.”,”Strands of System. The Philosophy of Charles Peirce.”,”Studi legati alla logica e all’epistemologia, Peirce è stato un importante studioso, considerato fondatore del pragmatismo e uno dei padri della moderna semiotica (o teoria del segno, inteso come atto di comunicazione”,”FILx-125-FRR”
“ANDERSON Perry”,”La nozione di rivoluzione borghese in Marx.”,”””Marx ed Engels si soffermarono a lungo su questa esperienza (il 1848, ndr) in alcune delle loro opere più celebri – ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il 18 Brumaio’, ‘Rivoluzone e controrivoluzione in Germania’. Se tutto questo ci è sufficientemente noto, minore attenzione è stata invece prestata al fatto che dagli ultimi anni Cinquanta fino alla svolta degli anni Sessanta, Marx ed Engels furono testimoni diretti di una vasta ondata di rovesciamenti di strutture politiche assolutistiche o precapitalistiche, condotti con successo, attraverso l’uso della violenza armata, non solo in Europa, ma anche nell’America settentrionale e perfino nell’Estremo oriente. …. finire (pag 153-154)”,”MADS-019-FGB”
“ANDERSON Perry AYMARD Maurice BAIROCH Paul BARBERIS Walter GINZBURG Carlo a cura di, Saggi di Hervé LE BRAS Ignacy SACHS Alan S. MILWARD Éva EHRLICH Gábor RÉVÉSZ Charles S. MAIER A.F. Kenneth ORGANSKI Peter LUDLOW Göran THERBORN Karin HAUSEN Ernest GELLNER Danièle HERVIEU-LÉGER Jacques SUTTER Jutta SCHERRER Jack GOODY Franco MORETTI Giulio LEPSCHY Luigi Luca CAVALLI SFORZA Alberto PIAZZA”,”Storia d’Europa. L’Europa oggi. Vol. 1.”,”Perry Anderson è uno storico, sociologo e saggista britannico. Intellettuale afferente alla tradizione teorica del marxismo occidentale, si è specializzato nella storia culturale. Insegna Storia e sociologia alla University of California. Maurice Maynard è uno storico francese, esperto in storia economica e sociale dell’era moderna. Nato a Tolosa il 20/12/1936. Paul Bairoch è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza Svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. Nato ad Anversa, Belgio il 24/07/1930, morto a Ginevra nel 1999. Walter Barberis è uno storico e editore italiano, presidente della Giulio Einaudi Editore a partire dal 2014. Nato il 27/12/1950 a Torino. Carlo Ginzburg (n. Torino 1939), figlio di Leone e di Natalia. Si è occupato prevalentemente di storia della mentalità e della cultura popolare tra il 16° e il 17° secolo con particolare attenzione ai problemi metodologici e ai rapporti tra ricerca storica e altri ambiti disciplinari.”,”EURx-120-FL”
“ANDERSON Perry”,”Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee.”,”Perry Anderson ha vissuto e lavorato in Gran Bretagna, dove ha diretto la ‘New Left Review’. E’ pure autore di ‘Dall’antichità al feudalesimo’ (1978) e di ‘Dibattito sul marxismo occidentale’ (1979) Perry Anderson è uno storico britannico di orientamento marxista. Insegna Storia e Sociologia all’UCLA. Ha fondato la New Left Review e la casa editrice Verso. Collabora con la London Review of Books e la rivista progressista americana ‘The Nation’. Perry Anderson, vero nome Francis Rory Peregrine Anderson, è uno storico, sociologo e saggista britannico. Intellettuale afferente alla tradizione teorica del marxismo occidentale, si è specializzato nella storia culturale. Attualmente insegna storia e sociologia alla University of California. Tra le sue opere più note, figurano: “Ambiguità di Gramsci”: Un’analisi sulla figura di Antonio Gramsci e le sue ambiguità teoriche. “Dall’antichità al feudalesimo. Alle origini dell’Europa”: Un’esplorazione delle radici dell’Europa medievale. “Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee”: Uno studio sulle monarchie assolute europee. “Spectrum. Da destra a sinistra nel mondo delle idee”: Un’indagine sulle ideologie politiche da diverse prospettive. “L’Italia dopo l’Italia. Verso la Terza Repubblica”: Un’analisi della politica italiana contemporanea. (copil) – Al fuoco dell’impegno. Incontri-scontri con dodici maestri del pensiero contemporaneo, Collana La Cultura:Discussioni, Milano, Il Saggiatore, 1993, (vedere) Riflessioni di Marx ed Engels sul ‘dispotismo asiatico’. «Solo Bernier aveva studiato i paesi asiatici di prima mano. Solo Montesquieu aveva formulato la teoria generale coerente del dispotismo orientale come tale. I riferimenti geografici degli scrittori successivi si erano estesi dalla Turchia all’India e anche alla Cina. Solo Hegel e Jones avevano cercato di distinguere delle varianti regionali all’interno di una norma asiatica comune. – Possiamo ora dedicarci ai famosi brani della corrispondenza fra Marx ed Engels in cui entrambi discutono per la prima volta i problemi dell’Oriente. Il 2 giugno 1853 Marx scrive a Engels, che aveva studiato la storia dell’Asia e imparato un po’ di persiano, per raccomandargli di leggere la descrizione delle città orientali fatta da Bernier: «Brillanti, pittoresche, impressionanti». Egli adotta in seguito la tesi principale di Bernier in una formula celebre e senza possibilità di equivoci: «Bernier giustamente considera essere alla base del fenomeno orientale – si riferisce alla Turchia, alla Persia, all’Indostan- ‘l’assenza della proprietà privata fondiaria’. Ecco la vera chiave anche del cielo orientale» (1). Nella sua risposta, qualche giorno dopo, Engels avanza l’ipotesi che la spiegazione storica fondamentale di questa assenza di proprietà privata delle terre potesse trovarsi nell’aridità del suolo nord-africano e asiatico che ha bisogno di una irrigazione intensa e quindi di lavori idraulici che possono essere compiuti solo da uno stato centrale e da altri poteri pubblici. «L’assenza di proprietà fondiaria è infatti la chiave di tutto l’Oriente, sia per la storia politica che per la storia religiosa. Ma come spiega che gli orientali non siamo mai giunti alla proprietà fondiaria anche feudale? A mio parere, la ragione principale è il clima, insieme con le condizioni del suolo, specialmente i grandi spazi desertici che, partendo dal Sahara, attraversano l’Arabia, la Persia, l’India e la pianura tartara, fino ai più elevati altipiani dell’Asia. L’irrigazione artificiale vi costituisce la prima condizione per l’agricoltura e questo vale anche per le comuni, le province, il governo centrale. Il governo in Oriente ha solo tre dipartimenti: le Finanze (bottino all’interno), la Guerra (bottino all’interno e all’estero), e i Lavori Pubblici (che si occupano della riproduzione)… La fertilizzazione artificiale del suolo, che finiva quando le condotte d’acqua andavano in rovina, spiega questo fatto peraltro curioso: cioè che distese intere una volte ben coltivate, sono ora aride e incolte (Palmyra, Petra, le rovine dello Yemen, alcune regioni dell’Egitto, della Persia, dell’Indostan): questo spiega il fatto che una guerra devastatrice può spopolare per secoli un paese e spogliarlo di tutta la sua civiltà» (2). Una settimana più tardi Marx rispose cbe era d’accordo sull’importanza dei lavori pubblici nella società asiatica e sottolineò la coesistenza di villaggi autosufficienti con questi ultimi. «Il carattere stazionario di questa parte dell’Asia – malgrado tutta l’inutile agitazione alla superfice politica – è chiaramente spiegato da due circostanze che si rafforzano puntualmente: 1. i lavori pubblici erano opera del governo centrale; 2. accanto a questo governo, tutto l’impero, tranne qualche città, è diviso in ‘villaggi’ dotati di un’organizzazione particolare e ciascuno dei quali costituisce un piccolo mondo a parte…In alcune di queste comunità le terre sono coltivate in comune, ma nella maggior parte di esse ogni coltivatore lavora il suo campo. In segno a queste comunità esistono la schiavutù e la divisione in caste. I terreni incolti sono utilizzati come pascoli pubblici. Le mogli e le figlie si occupano della tessitura dei filati. Queste repubbliche idilliache che si limitano a difendere gelosamente i limiti del loro villaggio contro il villaggio vicino, esistono ancora quasi perfettamente intatte nelle province del nord-ovest dell’India che sono recenti accessioni inglesi. Non credo si possa immaginare una base più solida per uno stagnante dispotismo asiatico». Marx aggiunge in modo significativo : «Sembra a ogni modo che ovunque in Asia siano stati i maomettani a stabilire il principio, per primi, di “”non proprietà sulla terra””» (3)”” (pag 419-420) [(1) Marx-Engels, ‘Selected Correspondence’, pp. 80-1. Vale la pena riprodurre qui per tono e contenuto il passo centrale dell’opera di Bernier cui si riferiva Marx: «Questi tre paesi, la Turchia, la Persia e l’Indostan non hanno alcuna idea dei principi di ‘meum’ e ‘tuum’ per quanto riguarda la terra o altri possessi immobiliari; e avendo perso quel rispetto per il diritto di proprietà che sta alla base di tutto quanto c’è d’utile e buono al mondo, devono necessariamente rassomigliarsi in taluni aspetti essenziali: essi cadono negli stessi, rovinosi errori, e devono, prima o poi, conoscerne le conseguenze naturali – rovina, desolazione e tirannide. Quanto dovremmo dunque esser grati e sentirci felici del fatto che i monarchi europei non sono gli unici proprietari del suolo. Se così fosse, invano cercheremmo paesi popolosi e ben coltivati, città prospere e ben costruite, e genti floride e colte. Se prevalesse questo principio, ben diverse sarebbero le ricchezze e il potere reale dei sovrani d’Europa, e la lealtà, la fedeltà con le quali vengono serviti: regnerebbero ben presto su deserti e solitudini, barbari e mendicanti. Mossi da cieca passione e dall’ambizione di cogliere un potere più assoluto di quello consentito dalle leggi di Dio e della natura, i sovrani d’Asia vogliono avere tutto, finché alla lunga tutto perdono; bramosi di troppe ricchezze, essi se ne ritrovano privi, o dispongono di beni assai minori di quelli cui mirava la loro cupidigia. Se quel medesimo sistemadi governo fosse in vigore da noi, dove troveremmo i principi, i nobili o i prelati, i ricchi borghesi e i prosperi mercanti, ovvero gli artigiani ingegnosi? Dove protremmo cercare città come Parigi, Lione, Tolosa, Rouen o, se preferite, Londra, e tante altre? Dove potremmo scorgere il numero infinito di cittadine e di villaggi, tutte le splendide dimore di campagna, i campi e le belle colline con tanta cura coltivate, con tanto lavoro e industria? Che ne sarebbe degli ampli redditi che ne derivano ai sudditi quanto al sovrano? Le nostre grandi città sarebbero inabitabili per l’aria mefitica e andrebbero in rovina senza che alcuno pensasse a ripararle; le nostre colline sarebbero abbandonate, e le pianure invase da canne e rovi, o coperte di paludi pestilenziali». ‘Travels in the Mogul Empire’, pp. 232.3; (2) Marx-Engels, ‘Selected Correspondence’, p. 82; Si noti che qui Engels parla specificatamente di «civiltà»; (3) Ibid., pp. 85-6]”,”EURx-010-FSD”
“ANDERSON Perry”,”Lo Stato assoluto. Origini e evoluzione dell’assolutismo occidentale e orientale.”,”Contiene tra l’altro i capitoli: – Lo stato assouto in Oriente – Il feudalesimo giapponese – Il modo di produzione asiatico India e Cina nel XIX secolo: stagnazione e immutabilità del mondo orientale: il ‘modo di produzione asiatico’ “”In un lungo paragrafo di estrema passione ed eloquenza, Marx valuta le conseguenze storiche che allora incominciavano a essere più chiare, della conquista dell’Asia da parte degli europei: «Per triste che sia dal punto di vista dei sentimenti umani vedere queste miriadi di organizzazioni sociali, patriarcali, inoffensive e laboriose, dissolversi, disgregarsi in elementi costitutivi, essere ridotte alla disperazione e i loro singoli membri perdere al tempo stesso la loro antica forma di civiltà e i loro mezzi tradizionali di sussistenza, non dobbiamo tuttavia dimenticare che queste comunità idilliache malgrado la loro apparenza inoffensiva, sono sempre state una base solida per il dispotismo orientale, che rinchiudeva la ragione umana in un ambito molto ristretto facendone un docile strumento di superstizione, vincolandola alle leggi tradizionali, spogliandola di ogni grandezza e di ogni forza storica. Non dobbiamo dimenticare l’esempio dei barbari che, egoisticamente aggruppati al loro misero pezzetto di terra, osservavano tranquillamente la rovina degli imperi, la perpetrazione di indicibili crudeltà, il massacro della popolazione nelle grandi città, prestando a tutto questo solo l’attenzione che si presta ai fenomeni naturali, anche essi vittime di ogni oppressione che si degnava di notarli» (7). Egli aggiunge ancora che «non dobbiamo dimenticare che queste piccole comunità portavano il marchio infamante delle caste e della schiavitù, che esse sottoponevano l’uomo alle eterne circostanze, che esse conducevano uno stato sociale in via di sviluppo spontaneo verso un destino naturale immutabile» (8). La corrispondenza privata di Marx e il suo intervento come giornalista nel 1853, sono dunque vicini, nello spirito e nel tono, ai temi principali dei commenti europei tradizionali sulla storia e la società asiatica. La continuità affermata fin all’inizio da un riferimento a Bernier, colpisce soprattutto per l’osservazione, più volte ripetuta da Marx, della stagnazione e dell’immutabilità del mondo orientale: «La società indiana – egli scrive – non ha affatto storia, perlomeno non ha una storia conosciuta» (9): qualche anno dopo si riferiva in modo particolare alla Cina che «stava vegetando malgrado lo spirito del tempo» (10). Si può però notare che nella sua corrispondenza con Engels, egli insiste su due punti essenziali che erano stati appena abbozzati nella tradizione precedente. Il primo sosteneva che i lavori pubblici di irrigazione, resi necessari dalla aridità del clima, hanno avuto un ruolo determinante e fondamentale per gli stati dispotici e centralizzati dell’Asia, che detenevano il monopolio della proprietà terriera. Era di fatto una fusione di tre temi che erano stati fino ad allora tenuti distinti – agricoltura irrigata grazie ai grandi lavori idraulici (Smith), determinismo geografico (Montesquieu) e proprietà fondiaria di stato (Bernier). Montesquieu aggiunge un secondo elemento tematico quando chiarisce che le cellule sociali in base cui si sovrapponeva il dispotismo orientale, erano comunità rurali autarchiche che comportavano un’unione di mestieri e di culture locali. Questa concezione come abbiamo già visto, era stata avanzata dalla tradizione precedente (Hegel). Marx trovando le prove nei rapporti dell’amministrazione coloniale britannica in India, le ridà vita con più forza di quanta ne avesse nello schema originale da cui egli l’aveva ereditata. Lo stato idraulico «sopra» e il villaggio autarchico «sotto» sono legati in un’unica formula in cui i due concetti si equilibrano. Quattro o cinque anni dopo, quando Marx stava elaborando i ‘Grundrisse’, fu quest’ultima nozione di «comunità di villaggio autosufficiente» che assunse una funzione nettamente ‘predominante’ nell’analisi di ciò che egli chiama «modo di produzione asiatico». Marx pensava a quel punto che la proprietà fondiaria di stato in Oriente nascondeva una proprietà tribale comunitaria del suolo da parte di villaggi autarchici che erano una realtà socio-economica al di là dell’«unità immaginaria» della appropriazione delle terre da parte del sovrano dispotico”” (pag 421-423) [Perry Anderson, ‘Lo Stato assoluto. Origini e evoluzione dell’assolutismo occidentale e orientale’, Mondadori, Milano, 1980] [(7) Marx-Engels,’On Colonialism’, Mosca, 1960, ‘The Future Results of British Rule in India’, articolo del 22 luglio 1853, p. 36; (8) Ibid. p. 37; (9) Ibid. p. 76); (10) Ibid. p. 188]”,”TEOC-003-FMDP”
“ANDLER Charles”,”La décomposition politique du socialisme allemand, 1914-1919.”,”Dello stesso autore: Le socialisme impérialiste dans l’ Allemagne contemporaine. Dossier d’ une Polémique avec Jean Jaurès (1912-1913), BOSSARD. Perché la vecchia socialdemocrazia non ha fatto la rivoluzione (paragrafo VI pag 171). “”Il capo della Rivoluzione inglese è stato Cromwell. Il capo della Rivoluzione francese è stato Napoleone. Alla testa della Rivoluzione tedesca, c’è Bethmann-Hollweg””. (Paul Lensch, Die Sozialdemokratie, ihr Ende und ihr Glück, 1916) (pag 171) “”In effetti, la Rivoluzione tedesca, per questi socialisti imperialisti, era la guerra””. (pag 172)”,”MGER-067″
“ANDLER Charles”,”Vie de Lucien Herr, 1864-1926.”,”Bachelier à 15 ans, agrégé de philosophie à 22, Lucien Herr sera nommé bibliothécaire de l’Ecole normale supérieure en 1888. Il conservera ce poste jusqu’à sa mort. Il deviendra directeur du Musée pédagogique en 1916, collaborera à de nombreuses revues et deviendra secrétaire de rédaction de la Revue de Paris. Il abandonne ce poste lors de l’affaire Dreyfus. Militant au Parti ouvrier socialiste révolutionnaire en 1889, il entrera au Parti socialiste unifié en 1905. Ami de Léon Blum, Charles Péguy et Charles Andler, il contribuera, avec Jaurès, à la fondation du journal L’Humanité auquel il donnera son nom. Il contribuera à renouer les relations intellectuelles avec les allemands après la Première guerre mondiale aura pour mission de négocier à Berlin le réapprovisionnement des bibliothèques de France. Il décédera à Paris en 1926. (Fonte Insecula) Herr contro la tirannia dello zarismo. “”E’ ben difficile, passato un quarto di secolo, esigere che tutte le previsioni di Herr si siano verificate fondate. Occorre tuttavia riconoscere che quelle che riguardano la Russia sono di una lucidità profetica. Non so se la rottura totale dell’ alleanza franco-russa salvò la Francia da una guerra; e ho sempre creduto il contrario. Ma tutti noi abbiamo sostenuto l’ amicizia con un popolo russo libero dallo zarismo; e questo fu il senso della ‘Societé des Amis du peuple russe’ che fondò nel 1905 una donna di gran cuore, che occorre qui nominare, Madam Ménard-Dorian. Herr è stato l’ interprete di questa protesta unanime del socialismo internazionale “”contro il trionfo materiale e morale”” dello zarismo.”” (pag 172)”,”MFRx-244″
“ANDOLFATTO Dominique LABBE’ Dominique”,”Histoire des syndicats (1906-2006).”,”Dominique ANDOLFATTO e D. LABBE’ sono maitres de conferences en sciences politique alle Università di Nancy 2 e di Grenoble 2. Sono entrambi ricercatori all’ Institut d’ etudes politiques di Grenoble e al Conservatoire national des arts et metiers de Paris, autori di vari lavori sul sindacalismo e i partiti politici. Il testo della Charte d’ Amiens con i firmatari (scheda pagina 40-41). “”Tra i 44 firmatari, si trovano 8 anarchici (tra cui 3 membri del BC (Bureau Confederal, ndr)), 21 socialisti di diverse tendenze ma anche 15 “”inclassificabili””. Per alcuni, essi sono effettivamente inclassificabili, come Alphonse Merrheim che, giovane, fu guesdista e che ha avuto delle simpatie allemaniste senza aver probabilmente aderito al POSR (Parti ouvrier socialiste révolutionnaire (allemaniste), ndr)). Altri non hanno lasciato alcuna traccia nella storia: per esempio J. Samay non figura nella liste dei delegati e non è mai apparso in un altro congresso confederale (…). In sostanza, per la maggior parte dei congressisti, la charte non stabilisce alcuna incompatibilità; è un testo di circostanza che riafferma che i responsabili sindacali sono autonomi, nell’ esercizio delle loro funzioni, anche di fronte ai loro propri amici politici””. (pag 43) Fonte Pelloutier.net: Allemane, Jean (1843-1935) [Vu 190 fois] Jean AllemaneJean Allemane était le leader du Parti ouvrier socialiste révolutionnaire (POSR), l’une des principales organisations socialistes françaises de l’époque. A l’opposé de leurs rivaux marxistes orthodoxes du Parti ouvrier français (POF) de Jules Guesde, les « allemanistes » étaient très pragmatiques, ils pensaient que tous les moyens étaient bons pour faire avancer la cause ouvrière. Ils étaient aussi favorables à l’agitation électorale qu’à la grève générale, la première devant d’ailleurs préparer la seconde. Pour eux, l’ébauche de la société future pouvait aussi bien être tentée par la conquête d’un conseil communal que par la participation au mouvement syndical. Sur le plan syndical, les allemanistes étaient proches des anarchistes (antiparlementarisme, grève-générale), au point que Pelloutier vit un moment dans le parti d’Allemane la « pépinière de l’anarchie ». A partir de 1900, le POSR entra dans une période de déclin, et se fondit dans la SFIO en 1905. En savoir: * Didier Bigorgne, Les allemanistes (1882-1905). Itinéraires,place et rôle dans le mouvement socialiste français, Université Paris 13, 2001, 3 vol., 793 p. (Thèse d’histoire). * Siân Reynolds, La vie de Jean Allemane (1843-1935), Paris, Université Paris 7, 1981, 503 p. (Thèse de Doctorat de 3e cycle d’histoire) . * Siân Reynolds, « Allemane, the Allemanists and Le Parti Ouvrier : the problems of a socialist newspaper 1888-1900 », European history quarterly, vol. 15, 1985, pp. 43-70.”,”MFRx-265″
“ANDORNINO Giovanni”,”La politica di vicinato della Repubblica Popolare Cinese e il ruolo della Cina nella promozione dell’integrazione regionale in Asia.”,”ANDORNINO Giovanni è ricercatore e docente di relazioni internazionali dell’Asia orientale presso l’Univ. di Torino. E’ Vice Presidente di T.wai, il Torino World Affairs Institute e dirige il mensile di analisi e commento ‘Orizzonte Cina’ programma congiunto T.wai – IAI”,”CINE-053″
“ANDRADE Juan”,”La burocracia reformista en el movimiento obrero.”,”Dello stesso autore: ‘China contra el imperialismo’, Ediciones Oriente “”Prima del crack del 1927 si avevano in Nord America 35 banche operaie, con 109 milioni di dollari in depositi e mezzi complessivi per 128 milioni. Nel luglio 1929 non c’erano più di 24 banche, i depositi erano discesi a 94 milioni, e il totale dei mezzi a 110 milioni (1). Successivamente, con l’ aggravamento della crisi, il quadro che ci ha presentato questo tentativo di capitalismo sindacale è di catastrofe completa””. (1) ‘Bilans’ di Lucien Laurat, Editions du Carrefour, 1931) (pag 178) “”Marx e Engels già avevano previsto che a causa dell’ influenza dei professori e avvocati il socialismo internazionale poteva degenerare rapidamente. Per questo, Marx, in una lettera diretta a Sorge il 19 settembre 1879, parlava effettivamente della necessità di stabilire un rigoroso controllo contro la “”banda dei dottori, studenti e la crapula dei socialisti della cattedra””. Losovsky, aggiungeva che Marx “”protestava contro questi signori teoricamente nulli e inservibili nella pratica, che pretendevano di masticare di socialismo, che avevano confezionato secondo le loro ricette universitarie, e, soprattutto, di partito socialdemocratico, e istruire gli operai, o, come essi dicevano, fornigli gli elementi di istruzione. Non sono né più né meno che lamentevoli ciarlatani controrivoluzionari””””. (2) ‘Marx e i sindacati’ (pag 193)”,”MSPx-035″
“ANDREANI Tony”,”Marxismo y antropologia.”,”””Cómo pueden las práticas ser otra cosa que el efecto estricto de la estractura? Cómo pueden convertirse los agentes, engranajes del sistema de producción, en representantes de los “”intereses”” de su clase? Poulantzas ha visto la dificultad. Ha hecho un intento de clarificación conceptual importante distinguiendo las estracturas y las prácticas de clase. “”No se pueden localizar los intereses en la estructuras (…) los intereses no pueden concebirse más que por referencia a una práctica””. Se opone así a una concepción de la clase en sí, según la cual el lugar de los agentes en el proceso de producción determinaría “”intereses objetivos””, concepción que proviene del historicismo (las clases consideradas como sujetos) o del funcionalismo (que distingue los intereses “”latentes”” y los intereses “”manifiestos””). Las clases sociales están claramente diferenciadas de las relaciones sociales. “”No son, de hecho, una ‘cosa empírica’ cuyas estructuras serían el concepto””, formulación que se dirige a Lévi-Strauss.”” (pag 40-41)”,”TEOC-451″
“ANDREANI Edgard”,”Greves et fluctuations. La France de 1890 a 1914.”,”Sciopero generale di Marsiglia (1901). Comincia con la fermata degi portuali del porto di Marsiglia. Scontro tra un sindacato “”francese”” e un sindacato “”internazionale””. Il primo vuole riservare il lavoro solo agli operai francesi. Il secondo non vuole discriminazioni (pag 61) Il primo maggio 1906 (pag 62)”,”MFRx-349″
“ANDREAS Bert”,”Karl Marx / Friedrich Engels. Das Ende der klassischen deutschen Philosophie. Bibliographie.”,”In apertura: In ricordo di Emile Bottigelli.”,”MADS-472″
“ANDREAS Joel CHAN Kam Wing FENG Zhao FROISSART Chloé HUNG Ho-Fung NOLAN Peter PELTIER Christine PRINGLE Tim ZHANG Yu”,”Il mistero del dragone. La dinamica economica della Cina.”,”Saggio finale di Cholé Froissart e Tim Pringle: ‘La lotta delle classi in Cina’ (pag 285-300): C. Froissart: 1. Cina: il cammino dei lavoratori verso un sindacalismo autonomo. Negli ultimi anni, gli scioperi in Cina sono aumentati sia come numero che come radicalità delle rivendicazioni (1). Dopo essersi limitati per molto tempo a chiedere ai loro datori di lavoro l’applicazione del salaio minimo, i lavoratori chiedono ora una condivisione più equa degli utili dell’azienda, così come la garanzia dei diritti sociali e dei sindacati, e talvolta chiedono un rinnovamento dei sindacati. [(1) Nella misura in cui il diritto di sciopero in Cina non viene riconosciuto, non esistono statistiche ufficiali su questo argomento, sono disponibili solo le statistiche in materia di conflitti affrontati dalla mediazione o dall’arbitrato oppure portati in tribunale. Tutti gli osservatori concordano, però, nel constatare che dal 2003 si è verificato un aumento significativo di scioperi]; 2. Tim Pringle: ‘Verso una ripresa del movimento operaio. Negli ultimi anni il crescente numero di scioperi in Cina si è rivelato come un fenomeno importante troppo poco conosciuto nei paesi capitalisti avanzati. In questo articolo, Tim Pringle, ricercatore britannico, ripercorre lo sviluppo generale delle relazioni industriali in Cina dopo la scomparsa della “”ciotola di riso di ferro”” nel settore pubblico alla fine degli anni ’90, e la risistenza che ne è seguita, fino all’emergere del movimento diretto dagli stessi lavoratori annunciato dalle ondate di scioperi nella primavera del 2010. Pringle mostra il ruolo centrale svolto dalle mobilitazioni operaie e dalle organizzazioni non governative nella lotta per contrastare il capitale e difendere gli interessi dei lavoratori. L’equilibrio di potere in CIna sta subendo un cambiamento?’ [Chloé Froissart dirige il Centro Franco-Cinese presso l’Università Tsinghua a Pechino. E’ ricercatrice collegata al CEPC (French Centre for Reseach on Contemporary China) ad Hong Kong ed è professore associato presso l’Università di Rennes. Tim Pringle è Seniro Lecturer in Labour, Social Movements ad Development presso la SOAS University di Londa. Con Simon Clark ha recentemente pubblicato due libri sul movimento sindacale in Cina dal titolo: ‘Trade Unions in China: the challenge of labour unrest’ (Routledge, 2013) e ‘The Challenge of Transition: trade unions in Russia, China and Vietnam’, Palgrave, 2011). ‘Il Manifesto del Partito Comunista proclamò la diffusione del capitalismo in tutto il mondo in termini estremamente inequivocabili: «Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre. Dappertutto deve annidarsi, dappertutto deve costruire le sue basi, dappertutto deve creare relazioni. Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un’impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi». L’espansione vertiginosa del capitalismo in Cina sembra finalmente portare a completamento la previsione di Marx ed Engels, ma quali sono le implicazioni per i lavoratori dei paesi ricchi?’ (in apertura)”,”CINE-097″
“ANDREAS Bert, a cura”,”Documents constitutifs de la Ligue des communistes (1847). Documents constitutifs rassemblés par Bert Andreas.”,”””È un’epoca in cui ci stiamo dirigendo verso una gigantesca rivoluzione che deciderà il destino dell’umanità per secoli”” F. Engels diventa un membro a pieno titolo della Lega dei comunisti (1846-1847): i comunisti devono organizzarsi seriamente “”Le contenu de l’Adresse de février fut sans doute discuté dans ses grandes lignes au cours des négociations de janvier: il s’agit pour l’essentiel d’une répétition de ce qui était dit dans l’Adresse de novembre, mais cette fois sur un ton plus ferme. Le mouvement chartiste y était proposé en exemple aux communistes qui «malheureusement ne costituent toujours pas un parti puissant» et qui doivent maintenant «s’organiser sérieusement» en parti prolétarien. A une époque «où nous nous dirigeons de toute évidence vers une gigantesque révolution qui déciderà du destin de l’humanité pour des siècles sans doute» les communistes sont «présentement à la pointe du mouvement» et «doivent donc arborer leur propre pavillon». C’est pourquoi on rappelle comme «un point particulièrement important la brève profession de foi communiste» qu’il faudra «éditer dans toutes les langues d’Europe et diffuser dans tous les pays». La date du Congrès de la Ligue est définitivement fixée au 1er juin 1847. Tandis que les communes londoniennes préparaient le Congrès et qu’Engels, désormais membre de plein droit de la Ligue, poursuivait son travail de formation à Paris en compagnie d’un nouvel adhérente, le compositeur en imprimerie Stephan Born, Marx terminait (fin mars ou début avril 1847) la rédaction de la ‘Misère de la philosophie’, ce travail de critique de l’ouvrage de Proudhon paru entre-temps et que Karl Grün avait déjà traduit en allemand. Le fait que Marx ait rédigé ce livre en français et l’ait publié simultanément à Paris et à Bruxelles prouve que son intention était d’agir principalement sur les socialistes de langue française parmi lesquels se recrutaient la plupart des partisans de Proudhon. Mais la ‘Misère de la philosophie’ peut être également considérée comme una première forme du programme et de la «nouvelle théorie» qui allaient être soumis à la discussion au Congrès de juin, face à l’eclectisme théorique de la Ligue des Justes”” (pag 34-35) [Bert Andreas a cura, ‘La ligue des communistes (1847). Documents constitutifs rassemblés par Bert Andreas’, Aubier Montaigne, Paris, 1972] “”Il contenuto del discorso di febbraio è stato senza dubbio discusso nelle sue linee generali durante i negoziati di gennaio: è essenzialmente una ripetizione di quanto detto nel discorso di novembre, ma questa volta con toni più decisi. Il movimento cartista è stato offerto come esempio ai comunisti che “”purtroppo non stanno ancora costituendo un partito potente”” e che ora devono “”organizzarsi seriamente”” in un partito proletario. In un momento “”in cui si va evidentemente verso una gigantesca rivoluzione che deciderà senza dubbio per secoli le sorti dell’umanità”” i comunisti sono “”attualmente in prima linea nel movimento”” e “”devono quindi alzare la propria bandiera””. Per questo ricordiamo come “”un punto particolarmente importante fu la breve professione di fede comunista”” che doveva essere “”pubblicata in tutte le lingue d’Europa e distribuita in tutti i paesi””. La data del Congresso della Lega fu definitivamente fissata per il 1° giugno 1847. Mentre i London Commons stavano preparando il Congresso ed Engels, ormai membro a pieno titolo della Lega, continuava la sua opera di formazione a Parigi in compagnia di un nuovo membro, il compositore in stampa Stephan Born, Marx terminava (a fine marzo o inizio aprile 1847) la stesura della ‘Miseria della Filosofia’, quest’opera di critica dell’opera di Proudhon apparsa nel frattempo e che Karl Grün aveva già tradotto in tedesco. Il fatto che Marx abbia scritto questo libro in francese e lo abbia pubblicato contemporaneamente a Parigi e a Bruxelles dimostra che la sua intenzione era quella di agire soprattutto sui socialisti francofoni dai quali erano stati reclutati la maggior parte dei sostenitori di Proudhon. Ma la ‘Miseria della Filosofia’ può essere considerata anche come una prima forma del programma e della ‘nuova teoria’ che dovevano essere messi in discussione al Congresso di giugno, di fronte all’eclettismo teorico della Lega dei Giusti”” ( pagine 34-35)”,”SOCx-273″
“ANDRÉAS Bert MOLNÁR Miklós a cura,”,”L’Alliance de la Démocratie Socialiste. Procès-verbaux de la Section de Genève (15 janvier 1869 – 23 décembre 1870).”,”Dedica di B. Adréas a G.M. Bravo”,”INTP-001-FMB”
“ANDRÉAS Bert; DE-CLEMENTI Andreina”,”A proposito di una biografia di Marx; La politica del Partito Comunista d’Italia nel 1921-22 e il rapporto Bordiga-Gramsci, 1 (Problemi della storia del Pci).”,”A proposito di una biografia di Marx. “”La pubblicazione, a cura di Sergio Caprioglio, d’una biografia anonima di Marx del 1871, e le sue interessanti osservazioni e conclusioni in proposito (1), interessano la bibliografia di Marx e di Engels – che io sto preparando – degli anni dal 1863 al 1876. Ciò mi ha obbligato ad un nuovo esame del testo del 1871 (2). Caprioglio attribuisce senza riserve ad Engels la maggior parte (di carattere soprattutto biobibliografico) di questo testo, e avanza l’ipotesi che Vaillant ne avrebbe redatto la prima parte, che serve d’introduzione. Quanto alla attribuzione engelsiana, Caprioglio si basa soprattutto sulla presenza di numerosi punti comuni fra il testo del 1871 che egli pubblica e un testo firmato da Engels, nel 1877 (3) ma che, per la parte che qui ci interessa (4), è fondato su una prima stesura del 1868. Caprioglio trae un altro argomento dalle lettere di Jenny Marx (5) a Kugelmann, del 21 dicembre 1871, che permette di attribuire lo scritto nell’ ‘Illustration’ del 1871 all’uno o all’altro dei due amici di Marx, giacché questa lettera dimostra che in casa Marx si era perfettamente al corrente di questa pubblicazione. La lettera si accorda con l’ipotesi di Caprioglio, secondo la quale Marx autorizza lo scritto del 1871 (6). Visto questo particolare interesse della biografia del 1871, messo in luce da Caprioglio, mi è sembrato utile riesaminare la sua genesi e gli esatti rapporti che intercorrono tra questo testo e quello del 1877. La biografia del 1871 non è la sola situata fra il primo abbozzo di Engels del 1868-69 (7) e la versione accresciuta del 1877 (8). Ebbi l’occasione di segnalare quella di Frankel, del 1873, nella bibliografia del ‘Manifesto’ (9). Un certo numero di queste biografie sarà brevemente esaminato nella lista ‘A’, qui di seguito. Ricordiamo a proposito di tutte queste biografie la dichiarazione di Engels nella sua ultima biografia di Marx (10), nel 1892: «’La maggior parte delle biografie di Marx formicolano di errori. L’unica autentica è quella pubblicata nel 1878 nel Calendario popolare di Bracke a Brunswick (di Engels)’»”” (pag 115-116) [Bert Andréas, ‘A proposito di una biografia di Marx’, Rivista Storica del Socialismo, Roma, n. 28, maggio-agosto 1966] [(1) Sergio Caprioglio, ‘Un profilo biografico di Marx redatto da F. Engels’, in ‘Rivista storica del socialismo’, maggio-agosto 1963, n 19, p. 349-359. Alcune lacune e inesattezze di informazione, contenute in una mia pubblicazione di qualche anno fa a proposito della stessa biografia, sono state colmate e corrette da Caprioglio (p. 351 nota 9, e p. 352 nota 10); (2) Tengo a ringraziare i numerosi amici che mi hanno aiutato nella ricerca. Devo parecchi suggerimenti e preziose informazioni in special modo a Maurice Dommanget (Orry-la Vilel), Louis Lazarus (New York), W. Mönke (Berlino), Ferenc Brody e Miklós Práger (Budapest), così come a F.T. Walter (Londra); (3) Cfr. n. XXVII della lista 4; (4) Segnalando questa prima biografia engelsiana di Marx, Caprioglio rettifica un altro errore, presente nel n. 84 della mia bibliografia de ‘Manifesto Comunista’ (Milano, 1963): il ‘Demokratisches Wochenblatt’, che portava questa biografia nel numero del 21 agosto 1869 , deve essere considerato come organo socialista, giacchè a partire dal 14 agosto 1869 ostenta il sottotitolo ‘Organ des sozialdemocratischen Arbeiterpartei’; (5) Si tratta della figlia di Marx e non di sua moglie, come indica, per errore Caprioglio (p. 349 nota 1); (6) Si trae la stessa impressione dalla lettera di Luciani a Marx del 30 novembre 1871. Tuttavia non ho trovato alcuna indicazione di rapporti tra i redattori dell’ ‘Illustration’ e Marx o Engels. (7) Cfr. i testi II e V della tabella A; (8) Il testo XXVII della tabella A; (9) N. 84 della bibliografia segnalata nella nota 4 qui sopra. Una cortese comunicazione di Maurice Dommanget mi permette di completare l’informazione insufficiente che ne è colà data: il testo di Frankel è stato ripubblicato in traduzione francese, probabilmente a cura di Amédée Dunois, nel ‘Bulletin communiste’, Paris, 30 giugno 1921, a. II, n. 27, p. 447-452; (10) Marx, Karl Heinrich, in ‘Handwörterbuch der Staatswissenschaften’, Jena (1893), t. IV, p. 1130. In italiano in ‘Lotta di Classe’, Milano, 11-12 e 18-19 marzo 1893, a. II n. 10-12 e p. 5-12 di Marx, ‘Capitale e Salario’, Milano 1893 (senza la parte bibliografica). Si constata ancora qualche errore di fatto in quest’ultimo testo di Engels su Marx. Così egli indica Berlino in luogo di Jena come il luogo dove Marx conseguì la laurea in filosofia; come anno di pubblicazione dell’edizione di Basilea delle ‘Rivelazioni’ (cfr. nota 56 più avanti) è indicato il 1852 invece del 1853]”,”MADS-032-FGB”
“ANDREASI Annamaria a cura, scritti di F. PELLOUTIER V. GRIFFU E. POUGET P. MONATTE A. MERRHEIM Arturo LABRIOLA E. LEONE A. DE-AMBRIS A.O. OLIVETTI T. MASOTTI F. CORRIDONI C. NENCINI F. FERRER A. LORENZO S. SEGUI I. PUENTE F. MONTSENY”,”L’ anarcosindacalismo in Francia, Italia e Spagna. Tomo I.”,”Annamaria Andreasi si è laureata nel 1967 in Scienze politiche con una tesi sulle origini del movimento operaio sindacale a Torino. Dopo la laurea ha svolto ricerche presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio. Nel 1973 ha lavorato presso l’Institut francçais d’histoire sociale. Nel 1975 ha ottenuto l’incarico di Storia dei movimenti sindacali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. Ha pubblicato saggi sul movimento sindacale italiano nel periodo giolittiano, su Bruno Buozzi, Sorel, sull’ anarcosindacalismo italiano. Aldo Agosti – Annamaria Andreasi et al. IL MOVIMENTO SINDACALE IN ITALIA Rassegna di studi (1945-1969) Fondazione Luigi Einaudi. Torino. Studi, vol. 9 1971, 148 pp. II edizione”,”ANAx-002-FF”
“ANDREASI Annamaria a cura; scritti di F. PELLOUTIER V. GRIFFU E. POUGET P. MONATTE A. MERRHEIM Arturo LABRIOLA E. LEONE A. DE-AMBRIS A.O. OLIVETTI T. MASOTTI F. CORRIDONI C. NENCINI F. FERRER A. LORENZO S. SEGUI I. PUENTE F. MONTSENY”,”L’ anarcosindacalismo in Francia, Italia e Spagna. Tomo II.”,”Annamaria Andreasi si è laureata nel 1967 in Scienze politiche con una tesi sulle origini del movimento operaio sindacale a Torino. Dopo la laurea ha svolto ricerche presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio. Nel 1973 ha lavorato presso l’Institut francçais d’histoire sociale. Nel 1975 ha ottenuto l’incarico di Storia dei movimenti sindacali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. Ha pubblicato saggi sul movimento sindacale italiano nel periodo giolittiano, su Bruno Buozzi, Sorel, sull’ anarcosindacalismo italiano. Aldo Agosti – Annamaria Andreasi et al. IL MOVIMENTO SINDACALE IN ITALIA Rassegna di studi (1945-1969) Fondazione Luigi Einaudi. Torino. Studi, vol. 9 1971, 148 pp. II edizione”,”ANAx-003-FF”
“ANDREAS-SALOME’ Lou”,”Nietzsche, una biografia intellettuale.”,”Questo libro, una biografia ‘eccentrica’ della SALOME’, è stato pubblicato nel 1894 a pochi anni dal rivelarsi della follia di NIETZSCHE. Estraneo da intenzioni celebrative il libro affronta la sua opera e si addentra anche nell’ esperienza disgregatrice della malattia. “”Perciò egli dice ancora: “”La falsità di un giudizio non può servirci di obiezione contro un giudizio; – la questione è di sapere quanto tale giudizio possa giovare a favorire, a conservare la vita, la specie… Rinunciare ai giudizi falsi equivarrebbe al rinunziare alla vita, al rinnegare la vita”” (Al di là del bene e del male, p.4). “”Per quanto grande possa essere il valore della verità, del disinteresse, potrebbe darsi cionondimeno che all’ apparenza, alla volontà del falso, all’ interesse e alla cupidigia bisognasse ascrivere un valore superiore e più fondato per tutto ciò che si riferisce alla vita. (…)”” (ibid. p.2)””. “”…Noi siamo in fondo abituati, sin dai tempi più remoti, a mentire. Oppure per esprimerci più virtuosamente o ipocritamente, insomma più amabilmente, siamo più artisti di quanto possa sembrare”” (ibid. p.192) (…)””. “”E la capacità vivificante della bugia è ciò che pone l’ artista al di sopra dello scienziato e della sua ricerca della verità. “”…l’ arte in cui proprio la menzogna si santifica e la volontà di ingannare ha in suo aiuto la buona coscienza”” (Genealogia della morale, III, p.25)””. (pag 144)”,”FILx-267″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Giovanni GIORGINI Gianfrancesco ZANETTI Emanuele NARDUCCI Carlo DOLCINI Roberto LAMBERTINI Andrea TABARRONI Paolo VITI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 1. Età antica e medioevo. A cura Carlo DOLCINI”,”Saggi di Giovanni GIORGINI, Gianfrancesco ZANETTI, Emanuele NARDUCCI, Carlo DOLCINI, Roberto LAMBERTINI, Andrea TABARRONI, Paolo VITI”,”TEOP-060″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Alberto ANDREATTA Daniela ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Giovanni BOGNETTI Norberto BOBBIO Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo TESTONI BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 2. Età moderna. A cura ANDREATTA A. BALDINI A.E.”,”Saggi di Alberto ANDREATTA, Daniela ANDREATTA, Artemio Enzo BALDINI, Giuseppe BEDESCHI, Giovanni BOGNETTI, Norberto BOBBIO, Dino COFRANCESCO, Vittor Ivo COMPARATO, Vittorio CONTI, Roberto FARNETI, Diego QUAGLIONI, Salvatore ROTTA, Saffo TESTONI BINETTI, Edoardo TORTAROLO, Maurizio VIROLI, Ermanno VITALE.”,”TEOP-061″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Paolo BAGNOLI Giampietro BERTI Bruno BONGIOVANNI Michelangelo BOVERO Michela DALL’AGLIO MARAMOTTI Domenico FISICHELLA Marco E.L. GUIDI Antonello LA-VERGATA Gianfranco PASQUINO Massimo L. SALVADORI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 3.1 Ottocento e Novecento. A cura G. PASQUINO”,”Saggi di Paolo BAGNOLI, Giampietro BERTI, Bruno BONGIOVANNI, Michelangelo BOVERO, Michela DALL’AGLIO MARAMOTTI, Domenico FISICHELLA, Marco E.L. GUIDI, Antonello LA-VERGATA, Gianfranco PASQUINO, Massimo L. SALVADORI.”,”TEOP-062″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Raffaello BARITONO Marco CESA Alessandro FERRARA Maurizio FERRARIS Simona FORTI Gustavo GOZZI Gianfranco PASQUINO Pier Paolo PORTINARO Francesco TUCCARI Nadia URBINATI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 3.2 Ottocento e Novecento. A cura G. PASQUINO”,”Saggi di Raffaello BARITONO, Marco CESA, Alessandro FERRARA, Maurizio FERRARIS, Simona FORTI, Gustavo GOZZI, Gianfranco PASQUINO, Pier Paolo PORTINARO, Francesco TUCCARI, Nadia URBINATI.”,”TEOP-063″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo a cura; contributi di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Norberto BOBBIO Giovanni BOGNETTI Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo Testoni BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE”,”Il pensiero politico dell’ età moderna. Da Machiavelli a Kant.”,”Contributi di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Norberto BOBBIO Giovanni BOGNETTI Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo Testoni BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE Artemio E. BALDINI è professore di storia delle dottrine politiche all’ Univ di Torino. Ha pubblicato ‘Aristotelismo politico e ragion di Stato’ (1995) e ‘Jean Bodin a quattrocento anni dalla morte’ (1997). Alberto ANDREATTA è professore di storia delle dottrine politiche all’ Università di Padova. Tra le sue opere ricordo ‘Leger-Marie Deschamps. La metafisica al servizio dell’ utopia politica’ (1979) e ‘Le Americhe di Gaetano Filangieri’ (1995).”,”TEOP-098″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; volume quarto a cura di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Carlo DOLCINI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Volume quarto. Antologia. Tomo I.”,”Autori antologia a cura di Giovanni GIORGINI Gianfrancesco ZANETTI Emanuele NARDUCCI Carlo DOLCINI Roberto LAMBERTINI Andrea TABARRONI Paolo VITTI Maurizio VIROLI Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Diego QUAGLIONI Vittor Ivo COMPARATO Ermanno VITALO Roberto FARNETI Ermanno VITALE Daniela ANDREATTA Vittorio CONTI Edoardo TORTAROLO Salvatore ROTTA Saffo TESTONI BINETTI Giuliano MARTIGNETTI. “”In conclusione: un patto non ha nessuna forza e nessun valore se non in ragione dell’ utilità che procura ai contraenti: tolta questa, viene inficiato nello stesso tempo anche il patto che cade in stato di nullità””. (pag 465, B. Spinoza, TTP)”,”TEOP-179″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; volume quarto tomo II a cura di Gianfranco PASQUINO”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Volume quarto. Antologia. Tomo II.”,”Autori antologia a cura di Dino COFRANCESCO Ermanno VITALE Giampietro BERTI Paolo BAGNOLI Marco E.L. GUIDI Michela DALL’AGLIO FISICHELLA Bruno BONGIOVANNI Michelangelo BOVERO Antonello LA-VERGATA Massimo L. SALVADORI Maurizio FERRARIS Gianfranco PASQUINO Francesco TUCCARI Raffaella BARITONO Simona FORTI Alessandro FERRARA Gustavo GOZZI Nadia URBINATI Marco CESA Pier Paolo PORTINARO. “”Ci si può meravigliare che uomini intelligenti come Lenin e Trotsky non siano arrivati alla naturale conclusione che scaturisce da questi avvenimenti. Poiché l’ Assemblea costituente, eletta molto tempo prima della svolta decisiva, l’ insurrezione di ottobre, rifletteva nella sua composizione l’ immagine del passato ormai superato e non la nuova situazione, la conclusione che naturalmente ne discendeva era la soppressione di questa Costituente sorpassata e nata morta, e l’ immediata convocazione di nuove elezioni per una nuova Costituente. Non volevano e non potevano affidare le sorti della rivoluzione ad una Assemblea che rappresentava la kerenskiana Russia di ieri, che rifletteva un periodo di oscillazioni e di alleanza con la borghesia. Bene! non restava altro che convocare subito al suo posto un’ assemblea scaturita dalla Russia rinnovata e più avanzata. Invece Trotsky trae le sue conclusioni dall’ insufficienza specifica della Assemblea costituente d’ ottobre, e addirittura la generalizza fino ad affermare l’ inutilità di ogni assemblea rappresentativa uscita da elezioni generali in tempo di rivoluzione…””. (pag 263, R. Luxemburg, Scritti politici)”,”TEOP-180″
“ANDREATTA Nino BIANCONI S. CASSARA J. CAZZELLA G. COCO G. DEL-PONTE C. DE-GENNARO G. DI-FEDERICO G. FALCONE G. GARGANI G. GIANANI F. KATHOLNIGG O. MATTARELLA S. MORI M. PANSA A. RAMPONI L. RIOLO F. SANGIORGIO G. VIGNA P.L.”,”Criminalità e finanza.”,”””I fautori di un sistema di segnalazione centralizzata (…) muovono dall’ esperienza USA, ove esiste un’ agenzia che raccoglie i flussi informativi relativi alle operazioni per contanti di importo superiore a 10 mila dollari. Di tale esperienza vengono magnificate l’ efficienza delle strutture ed un ruolo centrale per la verifica delle operazioni di riciclaggio; per contro si è sottolineata l’ inutilità di tenere in Italia dati presso le banche che sono più di 1.200″”. (pag 112)”,”ITAE-126″
“ANDREATTA Filippo a cura; saggi di Francesco RASCHI Michele CHIARUZZI Lorenzo ZAMBERNARDI Giovanni DESSÍ Filippo ANDREATTA Marco CLEMENTI Brunello VIGEZZI Angelo PANEBIANCO Emanuele CASTELLI Eugenia BARONCELLI”,”Le grandi opere delle relazioni internazionali.”,”ANDREATTA Filippo è docente di Relazioni internazionali nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì. Tra le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino ricordiamo “”Alla ricerca dell’ordine mondiale. L’Occidente di fronte alla guerra”” (2004) e “”Relazioni internazionali”” (con M. Clementi A. Colombo, M: Koenig Archibugi e V.E. Parsi) (2007). “”Claude [Inis L. Claude, jr, Power and International Relations, New York, Random House, 1962] sostiene che il concetto di sicurezza collettiva abbia svariate somiglianze con quello di ‘balance of power’. Entrambi i sistemi sono basati sulla deterrenza , e quindi sul paradosso che per evitare la guerra si debbe credibilmente essere pronti a combatterla. Entrambi fondano inoltre l’efficacia della deterrenza sul coinvolgimento di potenze non direttamente e immediatamente minacciate. Entrambe infine comportano una riduzione dell’incertezza, con gli Stati che “”in entrambi i casi rinunciano in qualche misura al diritto di formulare la propria politica estera su una base completamente arbitraria””. E’ per questo che Claude cita con approvazione Edward Gulick (1955) quando afferma, nella sua spiegazione della progressione dalle alleanze a coalizioni alla sicurezza collettiva; che quest’ultima “”deve essere vista come il punto di arrivo logico del sistema dell’equilibrio di potenza, l’ideale verso il quale questo si è mosso, lentamente e con incertezza, per diversi secoli””””. (pag 113, saggio di Filippo Andreatta, ‘Inis Claude: le soluzioni istituzionali’ (pag 107-125)”,”RAIx-311″
“ANDREATTA Daniela”,”Proudhon, dall’anarchia alla federazione.”,”Questo è un secondo volume sul pensiero politico proudhoniano avviato con la pubblicazione del primo saggio ‘L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva’ (1995), in cui il tema dell’ordine politico-sociale veniva affrontato da una pluralità di punti di vista, per il periodo compreso tra il 1837 e il 1846. Daniela Andreatta insegna filosofia delle scienze sociali e teoria dello stato presso la Facoltà di scienze politiche dell’Unviersità di Padova. Ha condotto ricerche su Spinoza, Proudhon, e sul sindacalismo rivoluzionario francese e italiano. Ha scritto inoltre ‘Tra mito e scienza. La revisione del marxismo nel pensiero politico di Georges Sorel e di Enrico Leone (1999) e ‘Dalle leggi ai contratti. Saggio sulla filosofia politica di P.J. Proudhon nel periodo della Seconda Repubblica’ (2002). “”Proudhon procede a definire la società stessa in termini di serie, dando a tale concetto un senso molto particolare. “”Série réelle et série idéelle tout ensemble”” (23) egli chiama l’ente collettivo, intendendo significare con questa espressione che la società ha una realtà, una consistenza ontologica propria che la rende indipendente dagli arbitri individuali; che essa è un organismo sintetico dotato di un principio intrinseco e di una legalità autonoma (le leggi della divisione e dell’organizzazione del lavoro sono, appunto, le sue leggi); ma che è tutto questo senza risolversi in un dato fisico-naturalistico, né costituire un tutto sovrastante unilateralmente le parti. La riduzione di queste ultime a variabili dipendenti del potere sociale è esclusa da Proudhon proprio in considerazione della natura specialissima delle parti: a suo giudizio, infatti, in quanto esseri intelligenti e liberi, le unità che compongono la serie sociale sono – e devono restare – centri autonomi di iniziativa. Questo può essere meglio compreso se si riflette su quel putno della concezione proudhoniana, che è costituito dal concetto di totalità. (….) (pag 22-24)”,”PROD-076″
“ANDREATTA Beniamino”,”La politica dei giusti e la convenzione del mercato. Un testo di Beniamino Andreatta.”,” Andreatta da Keynes al mercato. “”Era in fondo l’inizio di una conversione da un’impostazione keynesiana… “”Una conversione poi lunga, perché durante il periodo in cui fui vicino a Moro, in quella sua prima incarnazione governativa, nei suoi primi due o tre governi degli anni Sessanta, suggerii politiche di grande cautela rispetto alle impostazioni di Colombo e Carli, che di fronte al rapido aumento dei salari nel ’62-’63, a un peggioramento drammatico della bilancia dei pagamenti, applicarono ricette classiche di restrizione monetaria”” (pag 3) A proposito della linea Colombo-Carli. “”Il compagno Ingrao, che ha preso la parola per primo ieri pomeriggio (dibattito alla Camera, ndr) ha denunciato con forza non solo l’inusitato modo in cui il Parlamento e il Paese sono venuti a conoscenza, tramite indiscre. zioni giornalistiche, delle gravi osservazioni fatte dal ministro del Tesoro sulla situazione economica italiana, ma anche del fatto che ormai la linea Colombo-Carli. cioe la politica dei redditi, e diventata, dopo la cosiddetta verifica di Villa Madama e sulla base del discorso fatto da Moro al Senato, la politica ufficiale del governo. Si vuole sostituire la politica dei redditi, cioè la regolamentazione centralizzata della dinamica salariale, alla programmazione democratica”” (L’Unità, venerdì 12 giugno 1964)”,”ITAE-331″
“ANDREATTA Filippo”,”Mercanti e guerrieri. Interdipendenza economica e politica internazionale.”,”Filippo Andreatta insegna Relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì. Con il Mulino ha pubblicato Istituzioni per la pace. Teoria e pratica della sicurezza collettiva da Versailles alla ex Jugoslavia.”,”ECOI-142-FL”
“ANDREATTA Daniela”,”L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva.”,”””Non abbiamo temuto di riportare per esteso questo lungo frammento del ‘Système’ (a), per la ragione che su di esso (e sull’uso che del suo contenuto viene fatto nell’analisi delle dieci epoche) si è focalizzato fin dall’inizio il dibattito critico, vuoi per fulminare l’Autore con l’accusa di idealismo, vuoi per assolverlo dalla medesima. Marx, al quale risalgono sia la suddetta accusa sia la lettura “”eternizzante”” del ‘Système’, come è noto apre il secondo capitolo della sua ‘Risposta’ al saggio di Proudhon, addebitandogli l’identico procedimento astrattivo in cui sarebbero incorsi, a suo avviso, i metafisici e lo stesso Hegel. «C’è da meravigliarsi forse – egli chiede – se, eliminando a poco a poco tutto ciò che costituisce l’individualità di una casa, facendo astrazione dai materiali di cui essa si compone, dalla forma che la distingue, voi arrivate a non avere più che un corpo; se, facendo astrazione dai contorni di questo corpo, ben presto, non avrete più che uno spazio; e se facendo infine astrazione dalle dimensioni di questo spazio finirete per non avere più che la quantità di sé, la categoria logica? (…) Così i metafisici, i quali, facendo queste astrazioni, si immaginano di far dell’analisi, e che, a misura che si staccano sempre più dagli oggetti, si immaginano di avvicinarsi a loro fino a penetrarli, questi metafisici hanno a loro volta ragione di dire che le cose di quaggiù sono dei ricami, di cui le categorie logiche formano l’ordito» (40). E dopo aver ricordato come tutto quanto esiste esista in forza di un qualche movimento, il medesimo Marx prosegue osservando che: «Nello stesso modo in cui, a forza di astrazione, abbiamo trasformato ogni cosa in categoria logica, così è sufficiente fare astrazione da ogni carattere distintivo dei differenti movimenti per arrivare al movimento allo stato astratto, al movimento puramente formale, alla formula puramente logica del movimento», nella quale sta il metodo assoluto di cui parla Hegel «che non solo spiega ogni cosa – egli precisa -, ma che abbraccia anche il movimento delle cose». Cosicché, ogni cosa essendo ridotta a categoria e ogni movimento al metodo, «segue naturalmente che ogni complesso di prodotti e di produzione, di oggetti e di movimento, si riduce a una metafisica applicata. Ciò che Hegel ha fatto per la religione, il diritto, ecc., Proudhon tenta di farlo per l’economia politica» (41). Ecco dunque liquidato dal filosofo tedesco, in nome di un diverso apprezzamento dell’individualità storica, l’intero sforzo analitico del ‘Système’, accusato di costituire una esangue applicazione del metodo speculativo hegeliano, del tutto priva della potenza del negativo che è invece propria della dialettica di Hegel (42). Di avviso differente – né tal divergenza può stupire, considerato il vincolo simbiotico che lega l’accusa di idealismo alla lettura “”eternizzante”” – è invece, ancora una volta l’Ansart”” (pag 192-194) [Daniela Andreatta, ‘L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva’, Cedam, Padova, 1995] [(40) Marx, ‘Miseria della filosofia, cit., p. 66; (41) Ivi, p. 67; (42) Cfr. Ivi, pp. 70-2. In particolare Marx osserva: “”Il movimento dialettico proprio di Proudhon è la distinzione dogmatica del bene e del male. (…) Se egli ha su Hegel il vantaggio di porre dei problemi, che si riserva di risolvere per il bene dell’umanità, ha però l’inconveniente di essere affetto da sterilità quando si tratta di dar concepimento, attraverso il travaglio della generazione dialettica, ad una categoria nuova. Ciò che costituisce il movimento dialettico è la coesistenza dei due lati contraddittori, la loro lotta e il loro passaggio in una nuova categoria. Basta porsi il problema di eliminare il lato cattivo, per liquidare di colpo il movimento dialettico”” (p. 71); (a) P. Proudhon, ‘Système des contradictions économiques’]”,”PROD-001-FMB”
“ANDREEV A. KIROV S. STALIN G. KALININ M. GORBUNOV N. GOURBUNOV N. DANILOV P. ALEXANDROV P. KEDROV M. KRUPSKAIA N. FOTIEVA L. KAMENEV S. LUNACHARSKIJ A. IVANOV A.. ROZANOV V. VOLIN B. GUIL S. ZETKIN C. BORISSOV V. LOZOVSKI S CHERNOV P. KATAYAMA S. GAVRILOV I. GERMANETTO G. SEMARD P. SMIRNOVA E. KARPINSKI V. TCHITCHERINE G. CICERIN G. MANOUTCHARIANTZ C. e altri”,”Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. II.”,”KIROV, Marx e Lenin pag 59 estratti quaderno Kedrov (pag 101) Ch. Manoutchariantz, Il mio lavoro alla biblioteca di Vladimir Ilitch (pag 759) “”Avant tout, Vladimir Ilitch se distinguait par une ponctualité absolue dans le travail et il exigeait cette qualité de tous ses collaborateurs. Chaque affirmation devait être appuyée de preuves sûres, et chaque argument présenté avec una clarté absolue. Quiconque travaillait avec Vladimir Ilitch ne tardait donc pas à s’apercevoir qu’une supposition gratuite, mal fondée, ne valait rien. Pour avancer nettement quelque chose, il faut connaître des noms, des énumérations, des chiffres, des citations, bref des données concrètes minutieusement contrôlées. Il vaut mieux faire peu de chose, mais le faire avec tout le discernement requis, il est préférable de ne rien dire que d’émettre une assertion dénuée de fondement. Les questions les plus caractéristiques sous ce rapport étaient celles que Vladimir Ilitch posait dans ses billets au sujet des problèmes qui naissaient pendant les discussions. Elles contenaient en somme l’analyse exacte des thèmes abordés et fixaient le cadre dans lequel ces thèmes devaient être examinés”” [G. Tchitcherine, Que la jeunesse prenne exemple sur Lenine] [(in) Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. II., 1959] [Lenin-Bibliographical-Materials] (pag 885) [LBM]”,”LENS-185″ “ANDREEVA Nina GORBACIOV Mikhail AGANBEGHJAN Abel ANTONOV Mikhail POPOV Gavriil SHMELIOV Nikolaj SERGHEEV Boris”,”Perestrojka. Amici e nemici.”,”Questo piccolo volume è una documentazione sintetica di una battaglia politica. Una battaglia politica che è iniziata da tempo nell’Unione Sovietica, ma è andata salendo di tono e di asprezza via via che ci si avvicinava alla grande Conferenza del partito comunista, preannunciata già un anno e mezzo fa e definitivamente fissata per la fine di giugno 1988. (Dalla prefazione di Giuseppe Boffa).”,”RUST-058-FL” “ANDREEVA Nina GORBACIOV Mikhail AGANBEGHJAN Abel ANTONOV Mikhail POPOV Gavriil SHMELIOV Nikolaj SERGHEEV Boris”,”Perestrojka. Amici e nemici.”,”Questo piccolo volume è una documentazione sintetica di una battaglia politica. Una battaglia politica che è iniziata da tempo nell’Unione Sovietica, ma è andata salendo di tono e di asprezza via via che ci si avvicinava alla grande Conferenza del partito comunista, preannunciata già un anno e mezzo fa e definitivamente fissata per la fine di giugno 1988. (Dalla prefazione di Giuseppe Boffa).”,”RUST-013-FV” “ANDREIS Mario”,”L’Africa e la Comunità economica europea.”,”Mario Andreis, nato a Saluzzo nel 1907, laureato in giurisprudenza, ha avuto un ruolo importante nella lotta antifascista clandestina e ha trascorso 10 anni in carcere in seguito a condanna del Tribunale Speciale. Ha preso parte alla Resistenza e alla Consulta nazionale. Nel 1962 ha pubblicato: ‘Gli Stati Uniti e i paesi sottosviluppati’.”,”AFRx-099″ “ANDREOLI Vittorino”,”Il denaro in testa.”,”ANDREOLI Vittorino”,”ITAS-159″ “ANDREOLI Vittorino”,”Giovani.”,”V. Andreoli laureato in medicina, specializzato in neurologia e psichiatria. “”Un giovane è esposto al televisore per quattro ore al giorno. Ogni ora di televisione contiene mediamente due morti provocate. A diciotto anni egli ha assistito a quarantamila morti, senza quelle da cinematografo e da carta stampata. In questo stesso periodo raramente un giovane ha visto una morte vera: tutti muoiono sempre all’ospedale. C’è una morte spettacolo ed una concreta. Sono diversissime: la prima è immediata, non agonica, accade senza espressione di dolore, senza l’angoscia del passaggio, della perdita dei legami affettivi di questo mondo. La morte spettacolo è asettica, anzi il regista la rappresenta in modo estetico, come nei film di cow-boy fra straordinari salti e urla: gradevole, persino divertente. Una morte che finisce per sembrare temporanea con l’attore che riappare in scena nel corso dello spettacolo o in una nuova storia e, magari, muore di nuovo”” (pag 61-62)”,”GIOx-095″ “ANDREOLI Annamaria AVELLINI Luisa BATTISTINI Andrea BRAGAGLIA Cristina ERMILLI Marilena RAIMONDI Ezio, relazione; comunicazioni e interventi di Andrea BATTISTINI Annamaria ANDREOLI Cristina BRAGAGLIA Paolo FORTUNATI Lino MARINI, discorso di chiusura di Tino CARNACINI”,”Crisi della cultura e dialettica delle idee. Vol. IV. de ‘L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione.”,”Tra gli autori: Ezio Raimondi, nato a Lizzano in Belvedere nel 1924, professore di letteratura italiana nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna.”,”ITAR-008-FP” “ANDREONI Pierenrico”,”Tempo e lavoro. Storia, psicologia e nuove problematiche.”,”ANDREONI Pierenrico è docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso la Facoltà di lettere e filosofia e di medicina e chirurgia dell’ Università di Ferrara. Ha scritto ‘Sicurezza e benessere nel lavoro’ (1997), ‘Lavoro temporaneo e salute’ (2000), ‘Libertà di andare’ (2001), ‘Agorà di Newsletter’ (2002). “”Il primo a notare questo “”volto nuovo dell’ economia”” fu Bell nel suo celebre saggio The Coming of Post-Industrial Society: Bell è considerato il padre dell’ espressione “”società post-industriale”” e ne fissa la data di nascita al 1956, anno in cui per la prima volta negli Stati Uniti i colletti bianchi superarono numericamente i colletti blu. Per Bell il carattere discriminante della nuova società è oa prevalenza numerica dei lavoratori addetti al terziario; egli ritiene che il sopravvento del settore terziario modifichi la società e sia indice di cambiamento””. (pag 145)”,”CONx-128″ “ANDREOTTI Giulio, a cura di Antonio GAMBINO”,”Intervista su De-Gasperi.”,”””Il contrasto, però, non era soltanto su questo punto. Ma anche su un altro, sul quale a me sembra che De Gasperi avesse invece completamente ragione. Dossetti e, ancor più, molti degli uomini che gli erano vicini, erano convinti che la Dc dovesse far sentire la propria presenza nel paese a tutti i livelli, che dovesse penetrare a fondo, coi suoi uomini, in tutta la struttura della società civile e della realtà economica. De Gasperi si opponeva a quest’ idea. Si opponeva a quella che oggi si chiama lottizzazione, e che allora, data la maggioranza assoluta di cui disponevamo, sarebbe stata una appropriazione del paese da parte della Dc. De Gasperi pensava che là dove vi erano uomini capaci, di qualunque partito fossero, andassero utilizzati e non bisognasse invece allontanarli dai posti dove stavano.”” (pag 101)”,”ITAP-099″ “ANDREOTTI Giulio”,”Visti da vicino. Terza serie.”,”Andreotti e la Thatcher. “”Devo dire che non solo sono terminati – ed era ovvio – rodaggio e noviziato, ma metallici non sono più soltanto gli occhi della Molto Onorevole Signora Primo Ministro: l’ infelice attacco argentino alle isole Falkland-Malvinas l’ hanno indotta a rivestirsi di una totale armatura, con cui nel campo interno si sono scontrati i minatori ed altre categorie sindacali. Mi avvidi di questa trasformazione nel primo incontro ministeriale, quando accennai all’ ipotesi, elaborata insieme a Claude Chaysson, di una attenuazione nel voto all’ ONU della rigidità sulla ripresa delle trattavie britanniche con l’ Argentina. Mutato il regime laggiù, sembrava logico riprendere quel che la follia dei generali aveva interrotto; tanto più che il popolo argentino, di cui una buona metà ha sangue italiano, con fatica accoglie quella che per noi è solidarietà europea e per loro è incomprensibile ostilità – o almento disinteresse. La Thatcher troncò il discorso su questo tema; considerava quasi una provocazione il fatto di averlo posto.”” (pag 38)”,”ITAP-113″ “ANDREOTTI Giulio”,”Onorevole, stia zitto. Montecitorio: interruzioni, battute, battibecchi sentiti da vicino.”,”Contiene ritagli di giornale Giacomo Matteotti: (…) Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto; anzi noi abbiamo potuto avere il nostro voto il più delle volte, quasi esclusivamente, da coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialisti, si sono sottratte al controllo o hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressioe del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra, rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinuncio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (rumori)… per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.”” (pag 135)”,”ITAP-131″ “ANDREOTTI Giulio”,”L’ Urss vista da vicino.”,”ANTE3-1″,”ITQM-140″ “ANDREOTTI Giulio”,”Governare con la crisi. Dal 1944 a oggi.”,”””In ottobre accompagnai Craxi da Reagan. Il presidente degli Usa mi domandò se mi sentivo a disagio nell’essere il numero due, dopo essere stato al primo posto, e gli risposi he preferivo il nostro sistema di lunga vita politica rispetto al ciclo americano che tocca al massimo due quadrienni. Gli portai anche il saluto di un altro ministro ex numero uno, Giovanni Spadolini. L’Italia, anche per la sua presenza nella forza navale multinazionale nel Libano godeva di un particolare favore in quel momento. E Reagan e Schulz registrarono con soddisfazione che il mutar di governi in nulla modificava la politica estera della nostra Nazione”” (pag 342-343)”,”ITAP-217″ “ANDREOTTI Giulio”,”Il potere logora… ma è meglio non perderlo.”,”Il capitale di Marx “”Un amico della Germania dell’Est mi ha detto, tra il serio e il faceto: «I nostri rapporti con i tedeschi occidentali sono molto migliorati, ma non possiamo perdonar loro di averci lasciato Marx e di essersi tenuto ‘Il Capitale’» (da Bloc notes, Ottobre 1983) (pag 174)”,”ITAP-224″ “ANDREOTTI Giulio”,”Ore 13: il Ministro deve morire.”,”Róssi, Pellegrino. – Economista, giurista e uomo politico (Carrara 1787 – Roma 1848). Liberal-moderato, fu nominato da Pio IX ministro dell’Interno e della Polizia, con l’interim delle Finanze, nel governo formato nel settembre 1848. Il suo tentativo di laicizzare il dominio temporale gli attirò l’ostilità tanto dei reazionari quanto dei democratici; venne ucciso in un attentato. Insegnò all’Accademia calvinista di Ginevra; assunta la cittadinanza svizzera (1820), fu deputato al Consiglio rappresentativo (1820-33) e nel 1831 ebbe dalla Dieta federale l’incarico di redigere un progetto di revisione costituzionale (Patto R.), che fu però respinto. Nel 1833 accettò la cattedra di economia politica al Collegio di Francia a Parigi, poi alla Sorbona quella di diritto costituzionale (1834); divenuto cittadino francese, svolse intensa attività politico-legislativa e fu convinto sostenitore della politica di F. Guizot, che nel 1845 gli affidò la missione di negoziare a Roma l’espulsione dei gesuiti dalla Francia; per il successo conseguito fu nominato conte ed ebbe l’incarico di ambasciatore presso lo Stato pontificio. Persa la carica con la proclamazione in Francia della seconda repubblica (1848), rimase a Roma; Pio IX lo volle nel governo formato nel settembre 1848, in cui assunse il ministero dell’Interno, della Polizia e l’interim delle Finanze; il suo programma di governo liberal-moderato, impegnato nel tentativo di laicizzare il dominio temporale e contrario alla ripresa della guerra, suscitò ostilità tanto negli ambienti reazionari quanto tra i democratici; rigidi provvedimenti di polizia voluti da R. acuirono le tensioni, ed egli rimase vittima di un attentato alla riapertura del Parlamento. Opere principali: Cours d’économie politique (1829-41); Traité de droit pénal (1829); Mélanges d’économie politique, d’histoire et de philosophie (post., 1857); Cours de droit constitutionnel (post., 4 voll., 1866-67). (f. Trecc) Zappelli collaboratore di Pellegrino Rossi”,”BIOx-336″ “ANDREOTTI Giulio”,”Onorevole, stia zitto. Montecitorio: interruzioni, battute, battibecchi sentiti da vicino.”,” 4.6.1924 “”Giacomo Matteotti: ‘L’ amnistia ai disertori è stata approvata dai giornali fascisti! Dal “”Popolo d’Italia””! (Vivi rumori) Benito Mussolini, presidente del Consiglio: ‘Non è vero! Era per quelli che non avevano disertato al nemico! Lei mentisce sapendo di mentire! (Applausi a destra e al centro). La sfido a documentare la sua asserzione! Giacomo Matteotti: ‘L’abbiamo data la documentazione e la ripeteremo!’ (Approvazioni dall’estrema sinistra, rumori vivissimi)”” (pag 136)”,”ITAP-029-FV” “ANDREOTTI Giulio”,”I minibigami.”,”””Di gran lunga più importante è la seconda occasione che mi ricondotto a considerare il diritto canonico. Nella grande disputa parlamentare pro e contro l’introduzione del divorzio in Italia i riferimenti alla disciplina matrimoniale della Chiesa erano d’obbligo ed occorreva quindi approfondire bene i temi sia nell’ordine di un dibattito quasi dottrinale sia in chiave di reazione a quella che avrebbe potuto essere una proiezione nell’Aula di Montecitorio di certe impostazioni podrecchiane della Lega per il divorzio. (…)”” (pag 8-9) Nota: Trent’anni prima Andreotti si era laureato all’Università di Roma discutendo una tesi di diritto canonico sugli influssi delle tendenze penali positiviste nella disciplina ecclesiastica dei delitti e delle pene (pag 8)”,”RELC-012-FGB” “ANDRÉS-GALLEGO José”,”El socialismo durante la dictadura, 1923-1930.”,”ANDRÉS-GALLEGO José insegna storia contemporanea (UNED).”,”MSPx-092″ “ÁNDRES-UROZ Maria Luisa”,”Guía e inventario del Archivo Municial de Vera.”,”Vera è un comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Andalusia.”,”ARCx-011-FSL” “ANDREU Maurice”,”L’ Internationale communiste contre le capital, 1919-1924. Ou Comment empoigner l’ adversaire capitaliste?”,”Maurice ANDREU, dottore in scienze economiche, insegna all’ Università Paris Nord – Paris XIII (IUT di Bobigny) Il dibattito sull’ imperialismo. Il problema dell’ imperialismo. Quattro punti di vista. Kautsky. Luxemburg. Bucharin. Lenin. La singolarità della posizione di Lenin. (pag 13-51) Sulla rivoluzione mondiale russa e tedesca, Lenin invita a studiare. “”Dopo il maggio 1922 un attacco celebrale ha interrotto le sue attività, già ridotte dopo il luglio 1921. Il suo stato di salute gli impedì di partecipare alle sedute del IV Congresso dell’ IC. Presentò tuttavia, il 13 novembre 1922, un rapporto su Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale. E’ il suo penultimo discorso pubblico, che tenne in tedesco, non senza difficoltà di trovare le parole, malgrado l’ aiuto di Radek. Per Rosmer, che l’ aveva visto all’ epoca del precedente congresso, “”non era consentita nessuna illusione””. Il pensiero di Lenin era sempre fermo, ma era profondamente colpito. In dicembre, avrà un secondo attacco. Il messaggio di quest’ uomo isolato e indebolito è breve e pressoché tragico. Occorre collocarlo nel contesto di quello che va ad essere, dal dicembre 1922 al marzo 1923, il suo ultimo combattimento, disperato e mancato, per salvare la sua opera. A fronte delle prospettive per la rivoluzione mondiale, lascia in eredità una semplice consegna: occorre studiare. Dopo il tornante della NEP, è quello che ripete senza soste. Disse nuovamente che non c’era nulla di più importante e che finché le potenze capitalistiche lasceranno un respiro, occorreva utilizzarlo per studiare “”dall’ inizio””. (pag 155-156) “”la guerra del 1914-1918 è stata da una parte e dall’ altra una guerra imperialista””, è là il suo “”carattere di classe”” specifico obiettivo. Essa ha provocato una “”rovina universale”” la cui conseguenza è una “”crisi rivoluzionaria mondiale (…)””””. (pag 95)”,”INTT-197″ “ANDREU Maurice”,”L’ Internationale communiste contre le capital, 1919-1924. Ou Comment empoigner l’ adversaire capitaliste?”,”Tesi imperialismo (pag 13) Teoria offensiva trotsky (pag 109) Levi 291 Maurice ANDREU è dottore in scienze economiche, insegna all’ università Parigi Nord Paris XIII (IUT di Bobigny).”,”INTT-206″ “ANDREU Pierre”,”Georges Sorel. Entre le noir et le rouge.”,”ANDREU Pierre è l’autore di vari studi biografici su Drieu la Rochelle e Max Jacob. Ha pubblicato un volume di sue memorie ‘Le rouge et le blanc’. Georges SOREL (1847-1922) è stato un intellettuale difficile da collocare oscilalnte tra il nero dell’anarchia e il rosso della rivoluzione proletaria, tra il nero delle camicie di Mussolini e il rosso del sindacalismo rivoluzionario…”,”BIOx-148″ “ANDREU Maurice”,”L’Internationale communiste contre le Capital 1919-1924. Ou comment empoigner l’adversaire capitaliste?”,”Maurice Andreu, docteur en Sciences Économiques, enseigne à l’Université Paris Nord – Paris XIII (IUT de Bobigny). Table des sigles et des acronymes, introduction, conclusions, Bubliographie: I- Journaux et revues, II- Recueils de documents et de textes d’auteurs variés, III- Auteurs d’ouvrages ou d’articles, Index des noms, Table des matières, Actuel Marx Confrontation, Sous la direction de: Jacques Bidet, Gérard Duménil, Jacques Texier,”,”INTT-005-FL” “ANDREU Maurice e altri, a cura”,”Lire Boukharine dans le texte en français / Oeuvres de Nicolas Boukharine en langue française.”,”Maurice Andreu è autore di una tesi di dottorato sul concetto di “”Crisi generale del capitalismo”” nei dibattiti in seno all’IC tra il 1919 e il 1929 Nota: Testo rilegato assieme a: M. Andreu, ‘Les manuscrits de prison de Boukharine’ (stesso codice alfan.)”,”BUCS-029″ “ANDREU Maurice”,”Les manuscrits de prison de Boukharine (1937-1938).”,”ANDREU Maurice Université Paris XIII, France Nota: Testo rilegato assieme a: Maurice Andreu, a cura, ‘Lire Boukharine dans le texte en français’ (stesso codice alfan.) Scritto di Bucharin del 1924: ‘Lenin come marxista’ (pag 97)”,”BUCS-030″ “ANDREU Pierre”,”Georges Sorel. Entre le noir et le rouge.”,”ANDREU Pierre è l’autore di vari studi biografici su Drieu la Rochelle e Max Jacob. Ha pubblicato un volume di sue memorie ‘Le rouge et le blanc’. Georges SOREL (1847-1922) è stato un intellettuale difficile da collocare oscilalnte tra il nero dell’anarchia e il rosso della rivoluzione proletaria, tra il nero delle camicie di Mussolini e il rosso del sindacalismo rivoluzionario…”,”TEOP-022-FV” “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Nicola BADALONI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Gian Mario BRAVO Manlio BRIGAGLIA Luciano CAMURRI Elvira CANTARELLA Stefano CARRETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Francesco M. CECCHINI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Rita GUERRICCHIO Libertario GUERRINI Silvio LANARO Ariane LANDUYT Silvano LEVRERO Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Guido MELIS Renato MONTELEONE Sergio NARDI Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca Pieroni BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Alessandro ROVERI Piero SANNA Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Giulio SAPELLI Paolo SPRIANO Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Antonio ZAMBONELLI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 1″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Nicola BADALONI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Gian Mario BRAVO, Manlio BRIGAGLIA, Luciano CAMURRI, Elvira CANTARELLA, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Francesco M. CECCHINI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Rita GUERRICCHIO, Libertario GUERRINI, Silvio LANARO, Ariane LANDUYT, Silvano LEVRERO, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Sergio NARDI, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Alessandro ROVERI, Piero SANNA, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Giulio SAPELLI, Paolo SPRIANO, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Antonio ZAMBONELLI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Giacomo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Manlio BRIGAGLIA Pietro CABRINI Roberta CALVETTI Luciano CAMURRI Stefano CARETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Enzo COLLOTTI Carmelo D’AMATO Attilio ESPOSTO Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Giorgio GATTEI Elvira GENCARELLI Paolo GIANNOTTI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Guido MELIS Renato MONTELEONE Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca PIERONI BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Domenico PRETI Ernesto RAGIONIERI Francesco RENDA Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Malcom SYLVERS Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Renato ZANGHERI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 2″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Giacomo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Manlio BRIGAGLIA, Pietro CABRINI, Roberta CALVETTI, Luciano CAMURRI, Stefano CARETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Enzo COLLOTTI, Carmelo D’AMATO, Attilio ESPOSTO, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Giorgio GATTEI, Elvira GENCARELLI, Paolo GIANNOTTI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca PIERONI BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Domenico PRETI, Ernesto RAGIONIERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Renato ZANGHERI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Piero ALBONETTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Gaetano ARFE’ Oscar BANDINI Giuseppe BARBALACE Lorenzo BEDESCHI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Francesco BOGLIARI Gian Mario BRAVO Pietro CABRINI Nino CALICE Renato CAMPINOTI Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Renza CASERO Luciano CASALI Rolando CAVANDOLI Ughetta CAVALLUCCI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Maurizio DEGL’INNOCENTI Franco DELLA PERUTA Maria Teresa DI PAOLA Roberto G. DROANDI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Tamara GASPARRI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Libertario GUERRINI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco RENDA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Teodoro SALA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Gabriele TURI Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol 3″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Piero ALBONETTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Gaetano ARFE’, Oscar BANDINI, Giuseppe BARBALACE, Lorenzo BEDESCHI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Francesco BOGLIARI, Gian Mario BRAVO, Pietro CABRINI, Nino CALICE, Renato CAMPINOTI, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Renza CASERO, Luciano CASALI, Rolando CAVANDOLI, Ughetta CAVALLUCCI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Franco DELLA PERUTA, Maria Teresa DI PAOLA, Roberto G. DROANDI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Tamara GASPARRI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Libertario GUERRINI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Alessandro MARIANELLI, Giacomo MARRAMAO, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Silvana PANCIROLI CAMPORESI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Francesco RENDA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Teodoro SALA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Gabriele TURI, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco”,”Il marxismo collettivo. Socialismo marxismo e circolazione delle idee dalla Seconda alla Terza Internazionale.”,”Franco ANDREUCCI (Certaldo, 1943), insegna storia contemporanea presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Univ di Pisa. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e di storia del socialismo pubblicando tra l’altro i sei volumi del ‘Dizionario biografico del movimento operaio italiano’. Attualmente dirige una ricerca sui parlamentari italiani dall’Unità alla 1° GM. E’ D della rivista di storia contemporanea ‘Passato e presente’ e P dell’Istituto Ernesto Ragionieri.”,”INTS-010″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Idomeneo BARBADORO Roberto BEATRIZOTTI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Francesco BOGLIARI Carmen BREDARIOL Giuseppe Nino CALICE Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Lorenzo GESTRI Enzo GHIDETTI Paolo GIANNOTTI Roberto GILARDENGHI Luciano GRUPPI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Giuseppe Carlo MARINO Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Giuseppe MICCICHE’ Aldo MORELLI Mariella NEJROTTI Carmelo PASIMENI Mariangela REINERI Francesco RENDA Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Rudolf J. VECOLI; indice dei nomi a cura di Gianni ISOLA”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 5 e 6 indici nomi”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Idomeneo BARBADORO, Roberto BEATRIZOTTI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Francesco BOGLIARI, Carmen BREDARIOL, Giuseppe Nino CALICE, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Lorenzo GESTRI, Enzo GHIDETTI, Paolo GIANNOTTI, Roberto GILARDENGHI, Luciano GRUPPI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Giuseppe Carlo MARINO, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Giuseppe MICCICHE’, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Mariangela REINERI, Francesco RENDA, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Rudolf J. VECOLI. Volume indici nomi a cura Gianni ISOLA”,”MITC-002″ “ANDREUCCI Franco”,”Socialdemocrazia e imperialismo. I marxisti tedeschi e la politica mondiale 1884-1914.”,”ANDREUCCI (Certaldo, Firenze 1943) ha studiato all’Univ di Firenze dove si è laureato con Ernesto RAGIONIERI e insegna storia contemporanea all’Univ di Pisa. Ha scritto pure ‘Marxismus und Arbeiterbewegung nach 1917’ (Frankfurt, New York, 1985). Dirige un gruppo di ricerca sulla circolazione delle idee socialiste in Europa presso la Maison des Sciences de l’Homme di Parigi, presiede la Fondazione Ernesto Ragionieri ed è D della rivista ‘Passato e presente’. Il volume studia gli aspetti fondamentali delle discussioni politiche e delle elaborazioni teoriche da cui nacque, nei trent’anni precendenti alla 1° GM il termine e il concetto di imperialismo. Ne sono protagonisti principali i marxisti tedeschi.”,”MGEx-030 TEOC-108″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Gabriella ARCANGELI Giuseppe BARBALACE Roberto BEATRIZOTTI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Giorgio BOCCOLARI Francesco BOGLIARI Marina BONACCINI Piero CABRINI Giuseppe Nino CALICE Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Salvatore COSTANZA Maurizio DEGL’INNOCENTI Maria Teresa DI PAOLA Giovanni Carlo DONNO Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Giorgio GATTEI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Roberta GILARDENGHI Renato GIUSTI Fabio GRASSI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Francesco MANCONI Enrico MANNARI Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Massimo L. SALVADORI Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI Nicola TRANFAGLIA Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI Cesare VETTER”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol 4″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Gabriella ARCANGELI, Giuseppe BARBALACE, Roberto BEATRIZOTTI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Giorgio BOCCOLARI, Francesco BOGLIARI, Marina BONACCINI, Piero CABRINI, Giuseppe Nino CALICE, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Salvatore COSTANZA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Maria Teresa DI PAOLA, Giovanni Carlo DONNO, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Giorgio GATTEI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Roberta GILARDENGHI, Renato GIUSTI, Fabio GRASSI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Francesco MANCONI, Enrico MANNARI, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Luigi MASCILLI MIGLIORINI, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Giuseppe MICCICHE’, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Gaetano PERILLO, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Maria Giovanna RAGIONIERI, Mariangiola REINERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Massimo L. SALVADORI, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI, Nicola TRANFAGLIA, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI, Cesare VETTER.”,”MITC-002″ “ANDREUCCI Franco”,”Falce e martello. Identità e linguaggi dei comunisti italiani fra stalinismo e guerra fredda.”,”ANDREUCCI Franco è nato nel 1943 e ha studiato all’ Università di Firenze. Dal 1976 è professore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Pisa. Ha insegnato a Barcellona e a Chicago. Si occupa di storia politica del XIX e XX secolo, con competenze nei campi della storia del socialismo, del marxismo e del comunismo. E su questi temi ha pubblicato estesamente. “”Seguiamo, aiutati dal lavoro pionieristico di Arnaldo Nesti (1), i sei comunisti di Boccheggiano che fondano, il 22 agosto 1938, la O.3.R., sigla che sta per Organizzazione Comunista Rivoluzionaria (nella sigla, come in un vocabolario per iniziati, la lettera C è sostituita dal numero 3..). Nonostante l’ incertezza della denominazione (“”cellula””, “”sezione””, “”organizzazione””), i sei sono sicuramente legati al PC d’I anche per il loro richiamo a Stalin che, nel 1938, appare inequivocabile. Ciò che qui interessa, al di là degli obbiettivi politici dell’ organizzazione, è la concezione dell’ ingresso e della milizia, indicata negli “”articoli disciplinari”” del documento: ‘Colui che entra a far parte della O3R deve prestare giuramento. OGni organizzato deve ubbidire ciecamente agli ordini che gli vengono trasmessi. (…)””””. (pag 244-245) Arnaldo Nesti, Anonimi compagni. Le classi subalterne sotto il fascismo. Coines, Roma, 1976 L’ iniziazione (pag 239) il funerale e l’ espulsione. (segg.)”,”PCIx-307″ “ANDREUCCI Franco”,”La svolta del 1870.”,”ANDREUCCI Franco “”Un elenco dei decreti della Comune potrebbe rappresentare a prima vista il modo migliore di conoscerne il carattere: 2 aprile, decreto che stabiliva la separazione della Chiesa dallo Stato; 3 aprile, legge che decretava un salario massimo nei pubblici impieghi; 12 aprile, decreto che sospendeva la scadenza delle cambiali; 25 aprile, requisizione per i senza-tetto degli appartamenti abbandonati; 27 aprile, divieto alla imposizione di multe e trattenute sui salari; 28 aprile, creazione di una commissione per organizzare l’insegnamento primario laico e gratuito; 4 maggio, divieto di qualunque lavoro notturno; 5 maggio, decreto che proibiva il cumulo di più stipendi. Ma, come affermò Carlo Marx, “”la più grande misura sociale della Comune fu la sua stessa esistenza operante””, perché la classe operaia non aveva “”utopie belle e pronte da introdurre ‘par décret du peuple'”””” (pag 100) [Franco Andreucci, La svolta del 1870, 1969]”,”EURx-286″ “ANDREUCCI Franco”,”La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” Si è tentato di creare da parte di alcuni studiosi una frattura tra Marx ed Engels (Marx il vero marxismo e Engels il volgarizzatore e i semplificatore) (pag 19) Scuole di partito. ‘Date all’operaio il metodo e acquisterà la pienezza delle conoscenze’ “”Anche la socialdemocrazia russa disponeva di scuole di partito. Se non erano così efficienti come quelle tedesche, per i nomi degli insegnanti non erano meno prestigiose. Delle scuole di Capri e di Bologna, volute e dirette da Bogdanov e oggetto di polemiche intense con Lenin, che organizzò per parte sua quella di Longjumeau vicino a Parigi, ci ha dato un’immagine molto ricca Jutta Scherrer (12). I programmi erano letti e approvati da Kautsky; tra gli insegnanti primeggiavano Bogdanov stesso, Lunacharskij, Gorkij, Pokrovskij. A Capri il corso si componeva di 140 lezioni, delle quali cento erano coperte dalle materie storiche ed economiche; delle 166 lezioni del corso di Bologna, le stesse materie occupavano oltre l’80 per cento del tempo. Gli scopi della scuola erano quelli della preparazione di “”rivoluzionari di professione”” in grado di diventare buoni propagandisti. Nelle lezioni sulla propaganda, si chiedeva “”a ogni allievo di elaborare un capitolo dal libro di Kautsky, ‘Le dottrine economiche di Marx’, e di completarlo con altre fonti… per farne una lezione di propaganda””. “”Un intellettuale, aveva scritto Trotsky a proposito di quella attività – acquisisce delle abitudini metodologiche elementari alla scuola secondaria. Come che essa sia, essa disciplina il cervello. E ciò dà all’intellettuale, nel quadro del partito, enormi vantaggi rispetto all’operaio. Quest’ultimo, se lo si strappa alla massa, si sente nudo e indifeso. Il caos dei fatti lo confonde. Perché? Perché manca di metodo. Date all’operaio il metodo e acquisterà la pienezza delle conoscenze…Il partito ha bisogno di lavoratori intellettuali: la scuola intende offrirli al partito (13). Simili iniziative, rivolte spesso, oltre che allo scopo di formare quadri politici, a quello di offrire ai meno abbienti sedi d’istruzione gratuite, erano realizzate anche in zone più periferiche del movimento socialista. Julian Marchlewski, conosciuto sotto lo pseudonimo di Karski, aveva fondato nel 1889 la lega degli operai polacchi, nel cui programma era prevista “”l’educazione degli operai attraverso la coscienza dei loro interessi di classe””, “”la creazione di circoli culturali e la pubblicazione (legale) di opuscoli””, “”la formazione di quadri di agitatori che devono uscire dai “”circoli marxisti”” degli intellettuali”” (14)”” [Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1978] [(12) J. Scherrer, ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia révolutionnaire’, (in ) ‘Cahiers du monde russe et sovietique’, 1978, n. 3, pp. 259-84; cfr, anche in questo volume il suo saggio su Bogdanov e Lenin; (13) Ibid. , p. 259; (14) U. Haustein, ‘Sozialismus und nationale. Frage in Polen. Die Entwicklung der sozialistischen Bewegung in Congresspolen von 1875 bis 1900 unter besonderer Berücksichtigung der Polnischen Sozialistischen Partei (Pps), Köln-Wien, 1969, pp. 60 sgg.] (pag 36-37) “”E’ presso Kerr che viene pubblicata la prima traduzione inglese di tutti e tre i libri del Capitale”” (Charles H. Kerr di Chicago fondata nel 1886) (pag 45.-46) “”Soffermiamoci sul ‘Capitale’. Dell’opera di Marx, il secondo e il terzo libro non ebbero, nel movimento operaio, una fortuna pari al primo. Rosa Luxemburg ci ha lasciato un passo nel quale si esprime con molta chiarezza come le condizioni di esistenza del movimento operaio abbiano finito col privilegiare il primo libro. Non si trattava solo dei tempi di edizione: “”Il terzo libro del ‘Capitale’ è senza dubbio da considerare, dal punto di vista ‘scientifico’, soltanto come il complemento della critica marxiana del capitalismo. Senza il terzo libro non si possono comprendere la particolare legge dominante del tasso di profitto, la divisione del plusvalore in profitto, interesse e rendita, l’effetto della legge del valore all’interno della ‘concorrenza’. Ma, ed è la cosa capitale, tutti questi problemi, per importanti che siano dal punto di vista teorico, sono però sufficientemente indifferenti dal punto di vista della lotta di classe pratica. Per questa il grande problema teorico era: il ‘sorgere del plusvalore’, cioè la spiegazione scientifica dello ‘sfruttamento’ come pure la ‘tendenza’ alla socializzazione del processo di produzione, cioè la spiegazione scientifica dei ‘fondamenti obbiettivi della trasformazione socialista’. A entrambi i problemi risponde già il primo volume, che deduce l'””espropriazione degli espropriatori”” come immancabile risultato finale della produzione del plusvalore e della progressiva concentrazione dei capitali. Con ciò le necessità teoriche vere e proprie del movimento operaio erano nelle loro grandi linee soddisfatte. Come il plusvalore si divida tra i singoli gruppi di sfruttatori e quali modifiche la concorrenza nella produzione susciti nei riguardi di questa spartizione, ciò non presentava nessun immediato interesse per la lotta di classe del proletariato. E perciò il terzo libro del ‘Capitale’ è sinora rimasto in complesso per il socialismo un capitolo non letto (30)””. Poiché fra l’apparizione del primo libro del ‘Capitale’ e la pubblicazione, da parte di Engels, del secondo, nel 1855, si era collocata sia tutta l’ampia fase di formazione dei partiti socialisti in Europa, sia la prima affermazione del marxismo nel movimento operaio, tutti i compendi e le sintesi divulgative del ‘Capitale’ furono in realtà sintesi del primo libro.”” (pag 49-50) [Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1978] [(40) R. Luxemburg, Ristagno e progresso del marxismo’, in Id. ‘Scritti scelti’, a cura di L. Amodio, Torino, 1975, pp. 227-28]”,”MADS-660″ “ANDREUCCI Franco”,”Da Gramsci a Occhetto. Nobiltà e Miseria del PCI.”,”ANDREUCCI Franco è stato professore di storia contemporanea all’Università di Pisa dal 1975 al 2013. Si è occupato di storia del socialismo, del marxismo, della socialdemocrazia tedesca e del Partito comunista italiano. Ha recentemente pubblicato: ‘Falce e martello. Identità e linguaggi dei comunisti italiani fra stalinismo e guerra fredda’ (2005) e ‘Visioni del comunismo. H. Lasswell, N. Leites e B. Wolfe fra politica e scienze sociali’ (Milano, 2010). Sparizione di Togliatti nel 1923 (pag 79-)”,”PCIx-394″ “ANDREUCCI Franco”,”La questione coloniale e l’imperialismo.”,”L’autore ricostruisce la storia del cambiamento del titolo originale dell’opera di Lenin L’imperialismo: ‘L’imperialismo, tappa più recente del capitalismo’ in ‘L’imperialsmo fase suprema del capitalismo’ dalle prime edizioni apparse in Europa e Russia in avanti. (p. 899-891) Kautsky e Engels sui popoli oppressi “”Kautsky fu tra i primi ad affrontare, negli ambienti socialdemocratici rivolti verso il marxismo, la questione coloniale (3). Essa occupa addirittura un ruolo di un certo rilievo sia nella sua formazione culturale, sia nel processo del suo avvicinamento al marxismo. Curioso di etnologia, di storia primitiva, affascinato dalle teorie malthusiane, sensibile ai problemi dell’emigrazione, infine sollecitato da Höchberg, il giovane mecenate che finanziava alcune iniziative editoriali ai margini della socialdemocrazia tedesca, Kautsky dedicò al problema delle colonie alcuni dei suoi primi scritti e l’argomento lo interessò talmente, ne discusse con tanta vivacità, ne trasse tali motivi di contrasto intellettuale con lo stesso Höchberg, a suo parere smanioso per l’espansione coloniale, da rompere con l’amico proprio su questo terreno e da sentire il bisogno di chiarimenti da parte di un’autorità come Engels. “”Vorrei rivolgerle una domanda – gli scriveva nel maggio 1882 – sulla quale ho riflettuto, senza però giungere a nessun chiaro risultato; come si comporterà il socialismo nei confronti delle colonie, particolarmente in Asia? Ad esempio, il proletariato inglese libererà o no l’India? Dal punto di vista dottrinario si dovrebbe subito rispondere affermativamente a questa domanda; ma, credo, i nostri principi valgono incondizionatamente solo per i popoli del nostro ambito di civiltà (4). Al centro dell’attenzione di Kautsky stava il problema del rapporto fra le prospettive d’indipendenza dei popoli coloniali, le fasi del loro sviluppo economico e sociale e la rivoluzione in Europa. A suo giudizio, il possesso dell’India da parte del proletariato vittorioso avrebbe rappresentato un vantaggio anche per il popolo indiano: abbandonato a se stesso, quest’ultimo avrebbe dovuto subire il più ferreo dispotismo “”orientale””, mentre la comune contadina indiana, disgregata e dissolta, non avrebbe più potuto impedire la nascita in Oriente di quella stessa borghesia sconfitta dalla rivoluzione europea. “”Sotto la guida del proletariato europeo al contrario – aggiungeva Kautsky – l’India potrebbe essere condotta assai bene al moderno socialismo, senza dover percorrere lo stadio intermedio del capitalismo”” (5). Non si trattava, né per Engels né per Marx, di domande nuove o originali: era, in sostanza, un angolo visuale particolare dal quale veniva proposta la stessa questione dello sviluppo verso il socialismo di aree dominate da forme di produzione precapitalistiche, alla quale avevano dato risposta sulla base delle numerose sollecitazioni dei populisti russi. Engels, in ogni caso, non rispose subito alla domanda di Kautsky, anche se trovò l’occasione di affrontare il problema da un altro punto di vista. Gliene dette l’occasione la pubblicazione sul settimanale della socialdemocrazia tedesca di un articolo sulla questione egiziana. Al centro dell’interesse della politica internazionale stava, in quei mesi, il problema del significato del bombardamento inglese del porto di Alessandria””(pag 869-870) [Franco Andreucci, ‘La questione coloniale e l’imperialismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(3) Cfr. K. Kautsky, ‘La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo’, a cura di R. Monteleone, Milano, 1977, pp. 23 sgg.; (4) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky. Zweite, durch die Briefe Karl Kautskys vervollständigte Ausgabe von “”Aus der Frühzeit des Marxismus””‘, Wien 1955, pp. 54-57; (5) Ibid.; (6) ‘Die Sozialdemokratie und die egyptische Frage’, in “”Der Sozialdemokrat””, 3 agosto 1882] “”Le simpatie di numerosi partiti e gruppi socialisti andavano ad Arabi Pascià e alle forze nazionaliste che egli capeggiava in opposizione sia alla posizione passiva del Khedivé, sia alle pesanti interferenze anglo-francesi con l’obiettivo di condurre il paese all’indipendenza. Lo scritto sul “”Sozialdemokrat”” sulla ‘Socialdemocrazia e la questione egiziana’ riportava con approvazione il contenuto degli appelli votati a Parigi nel corso di una manifestazione di solidarietà organizzata dai guesdisti. In essi si esprimeva l’appoggio al partito nazionale formatosi in Egitto come a un partito che si batteva per la causa dell’indipendenza e della sovranità come aveva fatto la borghesia europea, e si salutava con entusiasmo l’offerta fatta da due ex-combattenti della Comune di Parigi di voler accorrere in aiuto ai ‘fellah’ sulle sponde del Nilo e ripetere le gesta che i “”valorosi internazionalisti avevano compiuto nel 1871 per il proletariato sulle sponde della Senna”” (6). Di fronte a una simile presa di posizione, che né a Bernstein né a Kautsky era sembrata da nessun punto di vista sbagliata, Engels esprimeva una serie di giudizi che avevano una duplice origine: anzitutto, la volontà di richiamare i suoi due giovani corrispondenti alla necessità di assumere di fronte ai problemi della politica un atteggiamento freddo e distaccato: “”Non appena da qualche parte si verifica un tumulto, ecco tutti i rivoluzionari latini delirare, senza alcun atteggiamento critico… In tutte le questioni di politica internazionale, i giornali di partito italiani e francesi, con il loro sentimentalismo politico debbono essere usati con la più grande diffidenza, mentre noi tedeschi abbiamo il dovere di confermare anche in questo settore, attraverso la critica, la superiorità teorica, uno volta che ce l’abbiamo”” (7). In secondo luogo Engels esprimeva alcuni punti di una ‘Realpolitik’ disincantata e severa, frutto delle esperienze quarantottesche, ma collegata all’insieme di riflessioni che lui stesso e Marx avevano compiuto sui contadini delle aree extraeuropee e sulle caratteristiche del dispotismo e della stagnazione in Oriente. Secondo Engels, niente autorizzava a valutare Arabi come un pascià diverso dagli altri: Arabi era semplicemente un avversario militare degli inglesi che, in caso di vittoria, avrebbe sottratto agli stranieri il privilegio dell’esazione delle imposte al fine di riscuoterle per proprio conto. Nei confronti dei contadini egiziani, dei ‘fellah’, egli non era che l’incarnazione della forma tradizionale dello sfruttamento, quello esercitato appunto da satrapi o da pascià: “”E’ di nuovo – scriveva – l’eterna storia dei popoli contadini. Dall’Irlanda alla Russia, dall’Asia minore all’Egitto, il contadino di un paese contadino si trova lí per essere sfruttato… A mio parere, potremmo benissimo parteggiare per i ‘fellah’ oppressi, senza condividere le loro momentanee illusioni (giacché un popolo contadino deve essere imbrogliato per secoli prima di essere reso intelligente dall’esperienza), e potremmo assumere un atteggiamento contrario alla brutalità degli inglesi senza solidarizzare con i loro momentanei avversari militari”” (8). Engels, scrivendo a Bernstein, aveva introdotto alcuni elementi di novità nella posizione del problema delle colonie e dei popoli “”oppressi””, di cui Kautsky gli aveva scritto a sua volta, ma non aveva ancora risposto alla domanda iniziale: “”Devo confessare apertamente – scriveva Kautsky il 6 settembre 1882, sollecitando la risposta di Engels – che su questa cosa non sono ancora riuscito a rendermi le idee chiare””. (…) Finalmente, il 12 settembre, Engels si decise a rispondere ai ripetuti inviti di Kautsky: “”Mi domandate che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale? Ebbene, esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: e cioè lo stesso di ciò che pensa la borghesia””. Nel merito della questione coloniale Engels entrava subito dopo, affrontando per primo il problema delle prospettive di sviluppo delle colonie: esse dovevano essere distinte in primo luogo fra quelle nei confronti delle quali poteva essere applicato il principio dell’indipendenza e quelle che avrebbero dovuto essere ancora guidate nel loro sviluppo. Nel caso di una vittoria del proletariato europeo – questa, è bene ripeterlo, costituisce la premessa di tutta la discussione – le colonie propriamente dette, ossia l’Australia, il Canada, il Capo, sarebbero divenute indipendenti, mentre i possedimenti popolati da indigeni sarebbero stati affidati al proletariato e condotti “”il più rapidamente possibile”” verso l’indipendenza. “”Come questo processo si svolgerà – proseguiva Engels – è difficile a dirsi. L’India forse farà la rivoluzione, come è probabile, e poiché il proletariato che si libera non può condurre guerre coloniali, bisognerà lasciarlo seguire il suo corso… Lo stesso potrebbe accadere altrove, ad esempio in Algeria e in Egitto e sarebbe, ‘per noi’, la cosa migliore””. Il proletariato vittorioso avrebbe “”riorganizzato”” l’Europa e l’America del Nord, che avrebbero costituito un esempio di tale potenza da condurre al loro rimorchio tutti i paesi semicivili. “”Quali fasi sociali e politiche, tuttavia, questi paesi devono trascorrere per giungere anch’essi all’organizzazione socialista, è una domanda alla quale credo si possa oggi rispondere solo con ipotesi oziose. Solo una cosa è certa: il proletariato vittorioso non può imporre la felicità a nessun popolo senza perciò minare la sua stessa vittoria”” (10)”” [Franco Andreucci, ‘La questione coloniale e l’imperialismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(6) ‘Die Sozialdemokratie und die egyptische Frage’, in “”Der Sozialdemokrat’, 3 agosto 1882; (7) ‘Eduard Bernsteins Briefwechsel mit Friedrich Engels’, a cura di H. Hirsch, Assen, 1970, pp. 120-21; (8) Ibid.; (9) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, cit, p. 59; (10) Ibid. p: 63] (pag 870-871-872)”,”LENS-269″ “ANDREUCCI Franco; BALDI Gaetano”,”Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in occidente (Andreucci); Sul cosiddetto problema della trasformazione in Marx (Baldi).”,”Bernstein affrontò il tema con un articolo su Neue Zeit del 1896, gli rispose il socialista inglese Ernest Belfort-Bax sulla stessa rivista di Kautsky (Bernstein spregiudicatamente portava avanti una difesa ‘filistea’ del capitalismo, Bax poneva la questione ‘etica’ sulle nefandezze del capitalismo). Uno dei primi ad affrontare il tema negli anni ’80 con ‘Kolonialfrage’ fu proprio Kautsky. Gli scritti di Kautsky su tale questione, dopo la fondazione di Neue Zeit furono numerosi. Engels intervenne con decisione con una lettera a Bernstein del 1882 e criticò l’atteggiamento del ‘Sozialdemokrat’ verso (la poco meditata di difesa de) il “”partito nazionale”” egiziano di Arabi Pascià (nel luglio 1882 c’era stato il bombardamento del porto di Alessandria da parte di una squadra navale inglese). Dopo le insistenze di Kautsky, Engels gli rispose il 12 settembre: “”Mi domandate che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale? Ebbene, esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: e cioè lo stesso che ne pensa la borghesia”” (Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, p. 63, risposta alla lettera di Kautsky a Engels del 6 settembre 1882) Simpatia di Kautsky per gli slavi (pag 454) Posizione di Engels spiegata anche dalla imminenza della rivoluzione in Europa e in Russia Posizione di Engels su popoli oppressi”,”MAES-190″ “ANDREUCCI Franco”,”Il marxismo collettivo. Socialismo, marxismo e circolazione delle idee dalla Seconda alla Terza Internazionale.”,”Franco Andreucci (Certaldo, 1943) insegna storia contemporanea presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Pisa. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e di storia del socialismo. É direttore della rivista di storia contemporanea Passato e Presente e presidente dell’Istituto Ernesto Ragionieri.”,”INTT-052-FL” “ANDREUCCI Franco HOBSBAWM Eric J. NEGT Oskar STEINBERG Hans-Josef WALDENBERG Iring SALVADORI Massimo L. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio GETZLER Israel SCHERRER Jutta GERRATANA Valentino DE-PAOLA Gregorio ARATO Andrew HEGEDÜS András GALLISSOT René REBERIOUX Madeleine”,”Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale. La diffusione e la volgarizzazione del marxismo – La cultura europea e il marxismo tra Otto e Novecento – Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels – Il partito e la formazione dell’ortodossia marxista – La strategia politica della socialdemocrazia tedesca – Bernstein e la sfida all’ortodossia – Kautsky tra ortodossia e revisionismo – Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo – Socialismo russo e populismo – Il “”marxismo legale”” in Russia – Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia – La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905 – Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio – La socialdemocrazia tedesca e la rivoluzione russa del 1905. Il dibattito sulla sciopero di massa e sulle “”differenze”” fra Oriente e Occidente – Il marxismo polacco fra Otto e Novecento – Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia – Georges Sorel, dalla metafisica al mito – L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia – La questione agraria – Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio – La questione coloniale e l’imperialismo – Il dibattito sulla guerra.”,” Contiene tra l’altro: – Oskar Negt, ‘Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels (pag 110-180) – Marek Waldenberg, ‘La strategia politica della socialdemocrazia tedesca’ (pag 205-236) – Iring Fetscher, ‘Bernstein e la sfida all’ortodossia’ (pag 237-278) – Massimo L. Salvadori, ‘Kautsky fra ortodossia e revisionismo’ (pag 279-317) – Oskar Negt, ‘Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo’ (pag 318-361) – Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (pag 411-443) – V. Strada, ‘La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905 (pag 444-495) (tra cui ‘Trotsky, Parvus e la “”rivoluzione permanente””‘) – Jutta Scherrer, ‘Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio’ (pag 496-548) “”Ciò che Marx disse nel 1872 sul Congresso dell’Aja – le cui decisioni divennero la base per la creazione di partiti politici nazionali autonomi della classe operaia – indica proprio questa esigenza di concretizzazione spinta fino agli usi e costumi di un paese (anche se in prima istanza si riferisce solo al problema della rivoluzione violenta o pacifica). «L’operaio un giorno dovrà prendere il potere politico per fondare la nuova organizzazione del lavoro; deve rovesciare la vecchia politica che sostiene le vecchie istituzioni: altrimenti non vedrà mai, come gli antichi cristiani che l’hanno negletto e sdegnato, l’avvento del regno dei cieli in questo mondo. Noi non abbiamo affatto preteso che per arrivare a questo scopo i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi e le tradizioni dei vari paesi, e non neghiamo che esistono dei paesi come l’America, l’Inghilterra e, se io conoscessi meglio le vostre istituzioni, aggiungerei l’Olanda, in cui i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici. Se ciò è vero, dobbiamo però riconoscere che, nella maggior parte dei paesi del continente, è la forza che deve essere la leva delle nostre rivoluzioni; è alla forza che bisognerà fare appello per instaurare il regno del lavoro (3). In che misura processi oggettivi – come la drastica contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione – si intreccino con la struttura del sistema di dominio politico, con le opinioni e con la capacità decisionale delle masse e delle classi dominanti, fino a costituire un tutto indivisibile, quando una crisi dell’intera nazione produce una situazione rivoluzionaria, lo ha detto Lenin, con una formulazione pregnante e ancora oggi valida, che esprime sinteticamente le esperienze rivoluzionaria sia della borghesia, sia del proletariato. Non a caso in questo formula, che indica la possibilità della vittoria rivoluzionaria, si sottolinea proprio il momento della decisione e della volontà, dunque un elemento socio-psicologico, soggettivo. «La legge fondamentale della rivoluzione, convalidata da tutte le rivoluzioni e in particolare dalle tre rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non basta che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’impossibilità di continuare a vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli «strati inferiori» non vogliono più il passato e gli «strati superiori» non possono più vivere come in passato, la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità significa che la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè gli sfruttati e gli sfruttatori). Per la rivoluzione è quindi anzitutto necessario che la maggioranza degli operai (o, quanto meno, la maggioranza degli operai coscienti, pensanti, politicamente attivi) comprenda pienamente la necessità del rivolgimento e sia pronta ad affrontare la morte per esso, e, inoltre, che le classi dirigenti attraversino una crisi di governo che trascini nella politica anche le masse più arretrate (l’inizio di ogni vera rivoluzione è caratterizzato dal rapido decuplicarsi o centuplicarsi del numero dei rappresentanti della massa lavoratrice e oppressa, fino a quel momento apatica, capaci di condurre la lotta politica), indebolisca il governo e consenta ai rivoluzionari di abbatterlo al più presto»”” (pag 132-133) [Oskar Negt, ‘Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels’] [(in) AaVv, ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale] [(3) Karl Marx, ‘Rede über den Haager Kongreß’, in Mew, vol. 18, p. 160 [trad. it. ‘Discorso tenuto ad Amsterdam l’8 settembre 1872’, in ‘Opere scelte’, cit., pp. 935-936]. Questo articolo apparve dapprima in “”La Liberté””, 15 settembre 1872, n. 37. Sul “”Volksstaat”” l’ultima frase è sostituita da «Ma non è questa la situazione di tutti i paesi». La direzione della socialdemocrazia tedesca ha censurato più volte articoli di Marx ed Engels o ne ha pubblicato versioni indebolite, per evitare un’impressione di “”violenza””; (4) V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, in ‘Opere’, Roma, 1967, vol. 31, pp. 74-75] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MAES-001-FMP”
“ANDREW Christopher GORDIEVSKIJ Oleg”,”La storia segreta del KGB.”,”ANDREW è uno storico, GORDIEVSKIJ un ex-colonnello del KGB”,”RUSS-033″
“ANDREW Anita M. RAPP John A., scritto e a cura”,”Autocracy and China’s Rebel Founding Emperors. Comparing Chairman Mao and Ming Taizu.”,”ANDREW Anita M. insegna presso il dipartimento di storia al Northern Illinois University e ha diretto il giornale Ming Studies dal 1994 al 2000. John A. RAPP insegna presso il dipartimento di scienze politiche ed è il fondatore dell’Asian studies program al Beloit College. Fondo RC”,”CINx-224″
“ANDREW Christopher MITROKHIN Vasilij”,”L’archivio Mitrokhin. Una storia globale della guerra fredda da Cuba al Medio Oriente.”,”””Ridicolizzata e vituperata alla fine dell’era sovietica, la comunità dell’intelligence russa ha ottenuto da allora notevoli successi nel reinventare se stessa e recuperare la sua influenza politica. Gli ultimi tre primi ministri della Federazione Russa durante la presidenza di Boris Eltsin – Evgenij Primakov, Sergej Stepasin e Vladimir Putin – erano tutti ex-capi dell’intelligence. Putin, che succedette a Eltsin come presidente nel 2000, è l’unico ufficiale dell’FCD che sia mai diventato un dirigente russo (56). Secondo il capo dell’SVR, Sergej Nikolaevic Lebedev, «la comprensione dell’attività di intelligence del presidente e l’opportunità di parlare con lui lo stesso linguaggio rendono il nostro lavoro considerevolmente più semplice» (57). Nessun precedente capo di Stato in Russia, e forse in nessun’altra parte del mondo, si è mai circondato di tanti ex agenti dell’intelligence (58). Putin ha anche un maggior controllo diretto dell’intellingence rispetto a qualsiasi altro leader russo dopo Stalin. Secondo Kirpicenko, «siamo sotto il controllo del presidente e della sua amministrazione, perché l’intelligence è direttamente subordinata al presidente e solo a lui». Ma mentre i capi dell’intellingece di Stalin gli dicevano di solito solo ciò che lui voleva sentire, Kirpicenko afferma che «adesso gli diciamo le cose come stanno» (59). (…) Nonostante la sua enfasi senza precedenti sulla «sicurezza spirituale», comunque, l’FSB () resta un’agenzia di intelligence politicizzata che segue i critici e gli oppositori del presidente Putin tra la crescente diaspora russa all’estero (62), come nella Russia stessa. Durante il suo primo periodo in carica, mentre affermava il suo impegno per la democrazia e i diritti umani, Putin riuscì poco a poco a emarginare la maggior parte dell’opposizione e a ottenere il controllo sui canali televisivi e sui principali media. Il vigoroso dibattito pubblico dei problemi politici durante gli anni di Eltsin è ampiamente scomparso. Ciò che pian piano è emerso è un nuovo sistema di controllo sociale nel quale coloro che escono troppo dai ranghi sono costretti ad affrontare intimidazioni da parte dell’FSB e dei tribunali. Il rapporto annuale del dipartimento di Stato del 2003 sui diritti civili informa che una serie di presunti casi di spionaggio che coinvolgono scienziati, giornalisti e ambientalisti «ha causato preoccupazioni continue riguardanti la mancanza di processi adeguati e l’influenza dell’FSB sui tribunali». Secondo Ljudmila Akekseeva, l’attuale capo del Gruppo Mosca Helsinki che conduce campagne per i diritti umani in Russia dal 1976, «l’unica cosa di cui sono colpevoli questi scienziati, giornalisti e ambientalisti è il parlare agli stranieri, che nella Russia è un’offesa imperdonabile» (63)”” (pag 461-462)] [(56) Andropov non aveva esperienza nei servizi segreti esteri; fu membro del PCUS e diplomatico prima di diventare presidente del KGB nel 1967; (57) Intervista con Lebedev, “”Rossijskaja gazeta””, 20 dicembre 2002; (58) Nick Holdsworth e Robin Gedye, ‘Putin brings back the Cold War spy system’, “”Daily Telegraph’, 15 luglio 2004; (59) Intervista con Kirpicenko, “”Vremia novostej””, 20 dicembre 2004; (62) ‘Senior Whitehall and security sources’, citato da Jason Bennetto, ‘Carry on Spyings: Russian Agents Flood UK in Revival of Intelligence Cold War’, “”Independent””, 26 ottobre 2004; (63) Dipartimento di Stato americano, ‘Country Reports on Human Rights Practices’, 2003: Russia; Anna Badkhen, ‘Democracy on the Brink: Spy Mania’, “”San Francisco Chronicle””, 7 marzo 2004; Kathy Lally, “”Spy mania”” Strikes Russia””, “”Baltimore Sun””, 4 gennaio 2004; () FSB Servizio di sicurezza e intelligence russo (dal 2004 ha assorbito l’ex SVR)]”,”RUSU-260″
“ANDREW Christopher GORDIEVSKIJ Oleg”,”La storia segreta del KGB.”,”Christopher Andrew (1941), preside della Facoltà di Storia dell’Università di Cambridge, dove insegna Storia moderna e contemporanea, è uno dei massimi studiosi di Intelligence mondiali e autore di vari libri sui servizi segreti fra cui L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del KGB in Occidente (con Vasilij Mitrokhin). Oleg Gordievskij (1938), agente del KGB dal 1962, sconvolto dalla repressione seguita alla Primavera di Praga nel 1968, iniziò a collaborare con i Servizi segreti britannici nel 1974 come infiltrato nel KGB; fu protagonista di una racambolesca fuga in Occidente nel 1985, quando i sospetti su di lui divennero tali da mettere in pericolo la sua vita.”,”RUSS-059-FL”
“ANDREYEVA-GEORG V. TOLMACHEVA V.”,”The Russian Verb. Prepositional and Non-Prepositional Government.”,”Foreword, List of Abbreviations, Translated by V. KOROTKY,”,”RUSx-259-FL”
“ANDRIANI Silvano”,”L’ ascesa della finanza. Risparmio, banche, assicurazioni: i nuovi assetti dell’ economia mondiale.”,”ANDRIANI Silvano, economista e studioso di politica finanziaria, è presidente delle compagnie di assicurazione del Gruppo Montepaschi di Siena. Senatore per due legislature, è stato presidente del Cespe (Centro studi di politica economica), vicepresidente della commissione bilancio del Senato ed attualmente presidente del Cespi (Centro studi di politica internazionale). Stati Uniti. Il controllo sindacale delle assunzioni. “”Roosevelt, come è noto, ridusse la portata delle leggi antimonopolio, rafforzando il potere oligopolistico delle corporation allo scopo di dare a esse maggiori possibilità di controllare mercati estremamente turbolenti, ma, simultaneamente, determinò per legge il riconoscimento istituzionale dei sindacati, che fino ad allora erano stati combattuti con ogni mezzo, fino al riconoscimento del “”closed shop”” cioè del potere monopolistico dei sindacati di controllare le assunzioni. Il tutto nel quadro di una politica economica che rafforzava l’intervento dello Stato per superare la Grande depressione e rilanciare l’occupazione.”” (pag 162-163)”,”ECOI-239″
“ANDRIANI Silvana VIOLANTE Luciano a cura; saggi di Vincenzo VISCO Giuseppe D’ALEMA Giancarlo FERRERO Varese ANTONI Giovanni MONACO Enrico DE-NICOLA Astolfo DI-AMATO Nicola MAZZACUVA Luciano VIOLANTE Ugo SPAGNOLI Pier Giorgio FERRI Carlo Federico GROSSO Carlo FIORE Raffaele SATURNINO Giuseppe RICCIO Eugenio BAFFI”,”Le evasioni fiscali. Politica economica, riforma dell’amministrazione e sanzioni penali.”,”Saggi di Vincenzo VISCO Giuseppe D’ALEMA Giancarlo FERRERO Varese ANTONI Giovanni MONACO Enrico DE-NICOLA Astolfo DI-AMATO Nicola MAZZACUVA Luciano VIOLANTE Ugo SPAGNOLI Pier Giorgio FERRI Carlo Federico GROSSO Carlo FIORE Raffaele SATURNINO Giuseppe RICCIO Eugenio BAFFI”,”ITAE-399″
“ANDRIC’ Ivo”,”Il ponte sulla Drina. Romanzo.”,”””Nella cittadina giungevano sempre nuove truppe, ed insieme con loro munizioni, vettovaglie ed equipaggiamento, non solo per mezzo della linea ferroviaria, che era sovraccarica, ma anche per l’antica carreggiata, attraverso Rogatica. Giorno e notte, attraversavano il ponte carri e cavalli, e la prima cosa che li attendeva all’uscita del ponte erano i tre impiccati sulla piazza. E dato che l’inizio della colonna rimaneva solitamente bloccata nelle strade ingombre, ogni colonna doveva fermarsi al ponte o nella piazza, accanto alla forca, finché quelli davanti non trovavano via libera. Impolverati, accesi in viso, rauchi per le grida e per la rabbia, i sergenti maggiori passavano tra i carri e i cavalli carichi, facevano disperati cenni con le mani, bestemmiavano in tutte le lingue della monarchia austro-ungarica tutti i santi di tutte le confessioni riconosciute”” (pag 443) ‘Il ponte sulla Drina è un romanzo storico scritto da Ivo Andric, pubblicato nel 1945. Il libro racconta la storia del ponte Mehmed Pasa Sokolovic, situato nella città di Visegrad, in Bosnia ed Erzegovina. Il ponte, costruito nel XVI secolo, diventa il simbolo centrale attorno al quale si sviluppano le vicende storiche, sociali e culturali della regione. Il romanzo copre un periodo di circa quattro secoli, dal periodo ottomano fino alla Prima Guerra Mondiale. Attraverso una serie di racconti e personaggi, Andric descrive le diverse fasi storiche e i cambiamenti che hanno influenzato la vita degli abitanti di Visegrad. Il ponte diventa testimone silenzioso di eventi significativi, come invasioni, guerre, rivolte e cambiamenti politici. Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è la capacità di Andric di intrecciare le storie personali dei personaggi con la grande storia, creando un affresco vivido e dettagliato della vita nella regione balcanica. Il ponte sulla Drina è considerato uno dei capolavori della letteratura jugoslava e ha contribuito a far guadagnare a Ivo Andric il Premio Nobel per la Letteratura nel 1961.’ (f. copilot)”,”VARx-003-FMDP”
“ANDRIEU René”,”Les communistes et la révolution.”,”Libertà e democrazia ipocrita. “”Ma è Marx a cui va il merito di aver mostrato con precisione il carattere storicamente relativo della libertà in legame con i rapporti sociali reali a tale epoca di sviluppo della società. Nel 1847, a Bruxelles, nel suo discorso sul libero-scambio, dichiara: “”Signori non vi lasciate imporre la parola astratta di libertà. Libertà di chi? Non è la libertà di un semplice individuo di fronte ad un altro individuo. E’ la libertà che ha il lavoro di schiacciare il lavoratore””. (pag 253)”,”PCFx-039″
“ANDRIEUX Louis”,”La Commune a Lyon en 1870 et 1871.”,”””Si sa come Parigi rispose ai primi atti dell’ Assemblea nazionale e del Governo di M. Thiers con l’ insurrezione del 18 marzo. L’ autonomia comunale, che doveva servire da programma alla Comune di Parigi, trovò a Lione un terreno ben preparato. L’ abbiamo vista trionfante dal 4 settembre in questo Comitato di Salute pubblica che pretendeva governare la città senza interferenza del governo centrale e trattare da pari a pari con il Governo della Difesa nazionale. Spogliata durante l’ Impero di ogni rappresentanza municipale, avendo subito per vent’anni il regime delle Commissioni e l’ arbitrio di un prefetto-sindaco, caduta, per così dire, allo stato di ‘città imperiale’, la città di Lione, per una naturale reazione, era portata verso l’ esagerazione contraria. Essa sembrava allora incoraggiata alla prova del regime federalista dall’ esempio della sua vicina Confederazione Elvetica. Si potrebbe dire che, come il Rodano, il federalismo scendeva dalle cime della Svizzera, attraversando il lago di Ginevra””. (pag 217-218)”,”MFRC-096″
“ANDRONIKOW I.G. MOSTOWENKO W.D., a cura di F.M. von SENGER e ETTERLIN”,”Die roten Panzer. Geschichte der sowjetischen Panzertruppen 1920-1960.”,”””Am 31. August 1920 verließ der erste leichte Panzer das Werk in Sormowo. Er erhielt den Namen “”Freiheitskämpfer Genosse Lenin””. Die ersten Panzer sowjetischer Produktion standen in nichts den besten Panzer sowjetischer Herstellung ausgerüstet; sie nahm am 22. Februar 1922 an der Parade auf dem Roten Platz in Moscau teil, die anläßlich des 4. Jahrestages der Gründung der Sowjetarmee abgehalten wurde.”” (pag 15) Il primo carro armato leggero lascia la fabbrica Sormowo il 31 agosto 1920. Riceve il nome di “”compagno Lenin combattente per la libertà””. I primi carri di produzione sovietica nell’ armamento non avevano nulla in confronto ai migliori carri di fabbricazione sovietica; essi presero parte alla parata del 22 febbraio 1922 sulla piazza Rossa a Mosca in occasione del 4° anniversario della fondazione dell Armata Rossa.”,”QMIS-097″
“ANDROUAIS Anne BOISSEAU du ROCHER Sophie BOUISSOU Jean-Marie DELALANDE Philippe EYRAUD Henri FAURE Guy GARRIGUE Anne GENTELLE Pierre HENRIOT Alain HUCHET Jean-Francois JAN Michel MENGUY Marc PERELMAN Remi PERRIN Jean RAILLON Francois TAILLARD Christian DE-VILLEPIN Xavier WANG Alain, saggi di”,”L’ Asie demain. Permanences et mutations.”,”Xavier de VILLEPIN, senatore, ex presidente della Commissione affari esteri, della difesa e delle forze armate, del Senato Saggi di ANDROUAIS Anne BOISSEAU du ROCHER Sophie BOUISSOU Jean-Marie DELALANDE Philippe EYRAUD Henri FAURE Guy GARRIGUE Anne GENTELLE Pierre HENRIOT Alain HUCHET Jean-Francois JAN Michel MENGUY Marc PERELMAN Remi PERRIN Jean RAILLON Francois TAILLARD Christian DE-VILLEPIN Xavier WANG Alain. “”Infine, la scelta della Cina per il multilateralismo mondiale e regionale (le Nazioni Unite di cui l’ OMC; l’ APEC; l’ AFTA …) le permetteranno di manifestare discretamente la sua opposizione all’ unilateralismo come pure implicitamente, al diritto detto di “”intervento preventivo”” rivendicato da Washington. Si noterà che si tratta, qui di un dominio che tocca gli interessi fondamentali della Cina popolare, che afferma la sua indipendenza politica. Con questa “”via di differenze calcolate a debole coefficiente di provocazione”” presa da Pechino, le capitali asiatiche, attualmente obbligate al faccia a faccia con gli Stati Uniti, potrebbero – il vero problema – forgiare delle relazioni meglio equilibrate tra i due protagonisti e questo, senza conseguenze vitali per la stabilità economica o politica.”” (pag 114)”,”ASIx-076″
“ANDRUCCIOLI Paolo”,”Spine rosse. Breve storia della minoranza congressuale della CGIL (1978-2006).”,”ANDRUCCIOLI Paolo è giornalista professionista. Lavora oggi per l’ Agenzia di stampa “”Redattore sociale””, dopo essere stato cronista sindacale e poi caporedattore del quotidiano Il Manifesto. Collabora con ‘Rassegna sindacale’. Ha pubblicato libri sui fondi pensione e sulla finanza responsabile. Cita lotta comunista pag 57, 60, 65 e 113 Cita F. Grondona (pag 60)”,”MITT-259″
“ANFOSSI Riccardo”,”Le internazionali (1864-1943). Storia di un’idea.”,”Dati sulle purghe, liquidazione del partito comunista polacco ad opera della segreteria dell’internazionale (presente Togliatti), giustiziati in Russia 10 mila polacchi (pag 147)”,”INTx-045″
“ANGEL Pierre”,”Eduard Bernstein et l’ evolution du socialisme allemand.”,”ANGEL Pierre è agregé de l’ Universitè.”,”BERN-008″
“ANGELA Piero, contributi di F. FORESTA MARTIN D. MAINARDI L. PINNA G. POLI M. VISALBERGHI”,”Viaggi nella scienza. Il mondo di Quark.”,”Contributi di F. FORESTA MARTIN D. MAINARDI L. PINNA G. POLI M. VISALBERGHI”,”SCIx-137″
“ANGELA Piero”,”Quark Economia. (Per capire un mondo che cambia)”,”””Cominciano dal ‘dematerializzare’, vale a dire fare le cose con meno materiale, meno macchine, meno braccia e più intelligenza (o, come si dice oggi, più ‘software’). Un esempio tipico è l’elettronica.”” (pag 27)”,”ECOI-015-FV”
“ANGELINI Giovanna”,”L’ altro socialismo. L’ eredità democratico- risorgimentale da Bignami a Rosselli.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Ha pubblicato nelle edizioni Angeli ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzianianesimo e istanze libertarie’, ‘La cometa rossa. Internazionalismo e quarto stato. Enrico Bignami e ‘La Plebe” nonché ‘La galassia repubblicana. Voci di minoranza nel pensiero politico italiano’ (in collaborazione con Arturo COLOMBO e V. Paolo GASTALDI. Di GNOCCHI-VIANI ha curato anche l’ antologia di scritti ‘Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova’ e l’ inedito ‘I sansimoniani’. “”L’attività che seguì fu strettamente legata alle agitazioni sviluppatesi in seno alle due categorie di lavoratori. Gli armatori, che sempre avevano mirato a distruggere la forza della FILM, avevano infatti ottenuto che il prefetto di Genova nominasse un commissario a reggere l’organizzazione, privando Giulietti delle sue funzioni di segretario; un altro commissario era stato designato ad amministrare la Cooperativa di navigazione “”Garibaldi””. Contro questi provvedimenti ingiustificati il Comitato di difesa della gente di mare aveva elevato e continuava ad elevare le sue proteste, che, non sorrette da alcuna azione concreta, restavano senza effetto. Il Comitato sindacale nazionale comunista per i marittimi si unì al Comitato di difesa nella riaffermazione dei diritti dei lavoratori del mare, ma ribadì le tesi comuniste sulla necessità di una lotta solidale dei lavoratori e la sua opposizione ai metodi di direzione di Giulietti (…)””. (pag 177)”,”MITS-085″
“ANGELINI Giovanna COLOMBO Arturo GASTALDI V. Paolo”,”Poteri e libertà. Autonomie e federalismo nel pensiero democratico italiano.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Ha scritto e curato varie opere tra cui ‘La galassia repubblicana’ (con A. COLOMBO e V.P. GASTALDI) (v.retrocopertina). Arturo COLOMBO insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Anche lui ha all’ attivo vari libri tra cui ‘Lenin e la rivoluzione’. V. Paolo GASTALDI insegna storia del pensiero politico contemporaneo all’ Università di Pavia e presiede la Lidu. Ha scritto ‘Agostino Bertani e la democrazia repubblicane’ e altre opere.”,”ITAB-060″
“ANGELINI Giovanna”,”Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie.”,”ANGELINI Giovanna è ricercatrice di storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia e si occupa del dibattito ideologico e poltiica del XIX e XX secolo tra repubblicani, socialisti e anarchici. Ha pubblicato: ‘Giovanni Bovio e l’ alternativa repubblicana’ (1981). “”Gnocchi-Viani non poteva conoscere, allora, le riflessioni che Marx aveva svolto nella ‘Guerra civile in Francia’, a proposito di questo evento parigino, in sé limitato, ma destinato a rimanere fondamentale nella storia europea della seconda metà dell’ 800 per la risonanza e le ripercussioni che avrà su tutto il movimento operaio (…).”” (pag 99) “”Non solo: anche Engels a conclusione del suo scritto ‘Dell’ autorità’ (quello pubblicato sull’ Almanacco della Plebe per il 1874), contro la pregiudiziale antiautoritaria degli anarchici, aveva chiamato in causa proprio gli avvenimenti comunardi e il ruolo fondamentale che l’ autorità e i “”mezzi autoritari”” avevano svolto al fine del successo, effimero ma significativo, conseguito dagli insorti. Gli interrogativi (retorici) che il segretario dell’ Internazionale proponeva al lettore, non avrebbero potuto essere più eloquenti. “”La Comune di Parigi – si domandava – sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita (dell’) autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi?””. E come se non bastasse, rincarava la dose giungendo a supporre che, forse le sue conquiste non erano state durature proprio perché non si era “”servita abbastanza largamente”” di metodi autoritari. Lo scritto di Engels era apparso sul finire del 1873, quando il contrasto tra le due correnti dell’ Associazione dei lavoratori, emerse all’ Aja, si era radicalizzato fino a rivelarsi insanabile, e ciascuna puntava a intensificare la propaganda dei propri principi e dei propri schemi d’ azione. Nel febbraio dell’ anno successivo, Gnocchi-Viani dava alle stampe, sotto forma di dialogo (che, a suo avviso, meglio si prestava a “”scartare (…) le signorili pompe oratorie e a immedesimarsi invece colla schietta semplicità dei lavoratori””), le sue riflessioni su ‘La Comune di Parigi e l’ Internazionale’, articolate con il preciso intento di fornire una risposta esauriente agli interrogativi engelsiani””. (pag 99-100)”,”MITS-296″
“ANGELINI Giovanna COLOMBO Arturo GASTALDI V. Paolo”,”La galassia repubblicana. Voci di minoranza nel pensiero politico italiano.”,”Giovanna ANGELINI insegna stora delle dottrine politiche all’Università di Pavia come pure Arturo COLOMBO che è anche presidente della Fondazione Riccardo Bauer. Paolo GASTALDI insegna storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università di Pavia ed è presidente della Lidu (lega italiana diritti umani).”,”TEOP-373″
“ANGELINI Giovanna”,”Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie.”,”””Quando nel 1884, con il titolo di ‘Socialismo utopico e socialismo scientifico’ cominciavano a circolare, tradotti in italiano dall’infaticabile Martignetti, i capitoli più significativi dell”Antidühring’ di Engels, Gnocchi-Viani ne consigliava la lettura al giovane Casati. “”Leggilo, rileggilo, meditalo”” (1), gli scriveva in settembre, mentre Casati al “”cellulare”” di Milano sperimentava, per la prima volta, la durezza della reazione governativa contro il Partito operaio. Ciò che nel lucido testo engelsiano Gnocchi-Viani aveva particolarmente apprezzato apparirà chiaro alcuni anni più tardi, quando, nel 1892, in un breve saggio sul “”socialismo germanico”” (2), riconoscerà a Engels il merito di aver attribuito un posto rilevante nella storia delle idee sociali a Fourier, a Saint-Simon e a Owen, definiti “”fondatori del socialismo”” e qualificati sì come “”utopisti””, ma senza caricare tale connotazione di quella forte valenza negativa, di quel “”significato altezzoso di sprezzo””, come Gnocchi-Viani dirà nei suoi ‘Ricordi’ (3), che aveva, invece, nel “”Manifesto”” in cui l’influenza di Marx era stata preponderante. In realtà, le proposte dei tre percursori del socialismo, nel discorso di Engels, assumevano una dimensione utopistica solo perchè “”non potevano essere null’altro in un’epoca in cui la produzione capitalistica era ancora così poco sviluppata”” (4). Il “”loro nuovo edificio”” (per dirla con Engels) era una pura costruzione della ragione, elargito “”alla società dall’esterno”” (5), a causa delle arretrate condizioni della struttura economica che avevano impedito a quei “”grandi utopisti”” di scorgere nelle contraddizioni “”latenti nel modo di produzione capitalistico””, gli “”elementi”” (6) sui cui edificare una realtà migliore. Ciò nonostante, molte delle loro intuizioni continuavano a mantenere una vitalità inalterata. Lo stesso Engels lo aveva posto in evidenza, ricordando, per esempio, il ruolo centrale che, nel sistema saintsimoniano, spettava ai fattori economici, destinati a diventare “”la base delle istituzioni politiche””, fino a trasformare l’organismo statale in “”un’amministrazione di cose e in una direzione di processi produttivi”” (7).”” (pag 242-243) [Giovanna Angelini, Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie, 1987] [(1) Lettera di Gnocchi-Viani a Casati, 19 settembre 1884; (2) Gnocchi-Viani, Alcuni appunti sul socialismo germanico, in ‘Il pensiero italiano’; (3) Gnocchi-Viani, Ricordi di un internazionalista; (4) (5) (6) (7) Engels, Antidühring]”,”MITS-010-FPA”
“ANGELINI Antonio”,”””L’arte militare”” di Flavio Renato Vegezio.”,”Di Flavius Vegetius Renatus (un codice anche Publi Vegeti Renati), autore di una Epitoma rei militaris, si sa molto poco. Era un alto funzionario, vir inlustris comes (pare comes sacrarum largitionum, ministro delle finanze) e cristiano. Non pare abbia mai servito nell’esercito. L’imperatore, al quale l’opera è dedicata, è ritenuto da alcuni Teodosio I (379-395); altri pensarono a Valentiniano III (424-455) o a Teodosio II (408-450). Siamo quindi alla fine del sec. IV o al principio del V d. C. Vegezio era persuaso che la decadenza dell’impero aveva la sua causa principale nella decadenza dell’esercito, che aveva perduto la disciplina Romana e s’era imbarbarito. Bisognava quindi tornare all’antico e vedere come e dove gli antichi reclutavano i soldati e come li istruivano. V. scrisse così il primo libro, che, offerto all’imperatore, piacque e l’autore fu invitato a trattare anche le altre parti della scienza miliiare. E così V. espose nel secondo libro l’organizzazione e l’addestramento antico della legione, nel terzo trattò della condotta delle operazioni. Il quarto libro tratta della guerra d’assedio, con un’appendice sulla guerra navale (IV, 31 seg.).”,”QMIx-123-FSL”
“ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio”,”Il Vaticano nella Seconda guerra mondiale.”,”ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio avvocato penalista del Foro di Roma, pubblicista, autore di scritti giuridici è cultore di studi sulla storia della Chiesa (in particolare nel secondo conflitto mondiale) e conoscitore del mondo vaticano. Ha scritto pure ‘Pio XII. Hitler e Mussolini. Il Vaticano tra le dittature)’. “”Roosevelt aveva avuto sentore delle manovre di Hitler verso il Vaticano per ottenere la mediazione del papa per una pace negoziata. Ciò spiega l’ intransigenza di Taylor sulla continuazione della guerra fino alla vittoria alleata. L’ atteggiamento inflessibile di Taylor non dovette essere gradito al papa che in divesi momenti del conflitto aveva fatto ogni sforzo per assicurare una pace giusta e durevole. Pio XII, nell’ ultima udienza concessa all’ ambasciatore personale di Roosevelt, il sabato 26 settembre 1942, alle ore 11.55, lo aveva rassicurato che la Santa Sede non desiderava, né avrebbe approvato mai una pace di compromesso a qualsiasi costo.”” (pag 139)”,”RELC-172″
“ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio”,”Pio XII, Hitler e Mussolini. Il Vaticano fra le dittature.”,”Giorgio Angelozzi Gariboldi avvocato, pubblicista è autore di diversi testi di carattere giuridico. E’ un profondo conoscitore della storia del Vaticano e ha pubblicato con Mursia: ‘Il Vaticano nella Seconda Guerra Mondiale’ In apertura: “”Di me non pianger tu; ché i miei dì fèrsi / morendo eterni, e ne l’interno lume / quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi”” (Petrarca, Canzoniere, 279) “”Hitler era la perfetta personificazione del principe di machiavelliana memoria: nei suoi discorsi in pubblico, assicurava il rispetto per la religione cattolica. (…) Hitler, dunque, non affrontava ancora apertamente il Vaticano, preferendo neutralizzare l’opposizione della Chiesa cattolica al nazismo adottando comportamenti ambigui, senza per questo escludere atti intimidatori. Il cardinale Pacelli, ancora una volta, non si faceva soverchie illusioni sulle dichiarazioni ufficiali di Hitler e nutriva sempre minori speranze a mano a mano che pervenivano dalla Germania notizie non certo confortanti. I vescovi tedeschi reclamavano dalle autorità naziste il rispetto dei princípi che finora avevano rassicurato il Vaticano, essendo stati enunciati dallo stesso partito nazionalsocialista. (…) Nel medesimo tempo, come si è già intravisto nelle pagine precedenti, Alfred Rosenberg progettava di creare una chiesa nazionale tedesca elevando il ‘Mein Kampf’ hitleriano a sacra scrittura del Terzo Reich. L’esaltazione del nuovo mito tedesco della superiorità della razza ariana e del «messia» Hitler, salvatore del popolo tedesco, avveniva ormai pubblicamente. In un raduno politico a Berlino nel gennaio del 1933 si udirono grida che inneggiavano reclamando ‘una chiesa, un Reich, un Führer’. Il cardinale Bertram, arcivescovo di Breslavia, ammoniva sui pericoli del movimento nazionalsocialista che non era più soltanto politico, poiché predicava una deforme filosofia che doveva essere combattuta con assoluta fermezza. La nuova filosofia era la «religione del sangue» sostenuta da Rosenberg il cui libro sul mito del XX secolo (apparso nel 1930 (…)) doveva diventare la base dottrinaria del partito. In esso si potevano leggere frasi come queste: «Oggi si desta una nuova fede: il mito del sangue, l’essenza divina dell’essere umano». L’opera era talmente intrisa di neopaganesimo e d’esaltazione di tutte le teorie basate sulla razza che l’avevano preceduta (da Gobineau a Chamberlain [Houston Stewart Chamberlain, ndr]) che arrivò a suscitare ampie riserve e perfino dissensi all’interno dello stesso partito nazionalsocialista. Per il ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, che, malgrado tutto, aveva ricevuto un’educazione religiosa la quale lo poneva, almeno nei primi anni del potere, di fronte a non semplici dilemmi, ciò che Rosenberg scriveva non era che un «rutto ideologico». Per cercare di «calmare» e al tempo stesso screditare Rosenberg, venne fatta circolare la voce che Hitler avesse letto l’opera e l’avesse trovata «noiosa». Era vero, invece, il contrario, come sarà confermato da Otto Strasser: “”«Tutte le rivoluzioni nella storia universale» aveva detto Hitler, «non sono altro che idee razziali. Se soltanto si leggesse il nuovo libro di Rosenberg – nel suo genere, la più straordinaria delle opere – si capirebbero queste cose!»””. Il Vaticano mise all’indice l’opera di Rosenberg nel 1934 (…)”” (pag 44-45-46)”,”RELC-359″
“ANGELUS Jerold a cura”,”Fritz Platten. Communism, Second International, Zimmerwald Conference, February Revolution, World War I.”,”E’ un’accozzaglia di voci enciclopediche, testi presi da Internet (Wikipedia ecc.) più o meno collegati al nome Fritz Platten Ruolo di Platten nell’organizzazione del viaggio di ritorno di Lenin in Russia dopo la rivoluzione di febbraio.”,”INTx-050″
“ANGENOT Marc”,”Les grands recits militants des XIX et XX siecles. Religions de l’ humanité et sciences de l’ histoire.”,”ANGENOT Marc è autore di varie opere di teoria letteraria, di analisi del discorso e della storia delle idee politiche. E’ titolare di una cattedra di lingua e letteratura francese all’ Università McGill di Montreal e membro della Societé Royale del Canada.”,”SOCx-088″
“ANGENOT Marc”,”La démocratie, c’est le mal.”,”ANGENOT Marc è autore di una ventina di opere di storia delle idee politiche e di teoria della letteratura. Occupa la cattedra James McGill di lingue e letteratura francese all’ Università McGill ed è segretario dell’ Accademie des lettres et sciences humaines de la Société Royale du Canada. Democrazia strumento della dominazione capitalistica (pag 49) “”La democrazia è un’ impostura in una società capitalistica dove ‘tutto’ è menzogna organizzata. “”Il giorno in cui la borghesia cesserà di mentire, scomparirà perché essa non potrà più sussistere””, è un commento famoso del leader tedesco August Bebel.”” (pag 51) “”Jaures batte per anni sull’ equazione ‘socialismo = democrazia’, associa costantemente questi termini, opponendo ‘democrazia’ a ‘violenza’ e invitando i socialisti non solo a dirsi democratici, ma ad integrarsi nella democrazia repubblicana: il Partito socialista deve “”riconoscere che è il grande partito della democrazia e delle riforme, (…) mettere da parte le vane violenze di parola o di gesto che creano tra la democrazia ed esso dei funesti malintesi””””. (pag 113)”,”TEOP-319″
“ANGENOT Marc”,”Le marxisme dans les grands récits. Essai d’analyse du discours.”,”ANGENOT Marc è autore di una ventina di opere di storia delle idee politiche, di analisi del discorso e di teoria letteraria. Occupa la cattedra James McGill di studio del discorso sociale all’ Università McGill ed è vice-presidente dell’ Académie des lettres et des sciences humaines (Société royale du Canada). Le prix du Quebec ‘Léon Gérin’ gli è stato attribuito nel 2005. “”A’ la fin du XIXe siècle, une petite dystopie, oeuvre d’un député libéral au ‘Reichstag’, Eugen Richter, les ‘Sozialdemokratischen Zukunftsbilder’, vend en Allemagne 250000 exemplaires en quatre mois avant d’être traduite dans toutes les langues européennes. Ce roman est le journal fictif d’ un ouvrier relieur, d’abord enthousiasmé par la prise de pouvoir des social-démocrates allemands, mais bientôt poussé au désenchantement, à l’ angoisse, au doute et au désespoir à mesure que le nouveau régime s’organise selon ses principes, puis dérapé. Certains socialistes se sentirent forcés de le réfuter et de montrer sourtut “”combien est peu fondée cette affirmation de Richter qui consiste à dire que l’ Etat socialiste sera tyrannique au suprême degré””.”” (pag 151) “”Socialisme ou barbarie””: cette alternative a été développée par Engels et reprise par Karl Kautsky. Elle exclut un déterminisme absolu: la société présente étant condamnée, les humains aspirant à un monde nouveau et les signes avant-coureurs de l’ effondrement abondant, ce monde de bonheur et de justice est possible. Il n’est pas absolutament certain. Tout ce qui est certain, c’est que le système actuel ne peut plus durer. Mais un dérapage est possible, il y a un autre “”scenario”” comme disent les médias de nostre siècle. La “”barbarie””, selon Engels; la “”mort sociale””, selon Colins.”” (pag 234) “”La formula di Engels e di Kautsky, ‘Socialismo o barbarie’, non è che una variante di questo dilemma profetico: “”è impossibile, scrive il leader tedesco, di restare ancora lungo tempo nella civiltà capitalistica. Si tratta sia di progredire fino al socialismo sia di ricadere nella barbarie”” (1)”” (pag 235) (1) ‘Programme socialiste sociale, pag 131 (Paris 1910) = programma d’ Erfurt del 1892, riveduto Marxismo in Francia. Pubblicazione del Capitale di Marx tradotto da J. Roy nel 1872. Il Manifesto comunista del 1848 tradotto da Laura Marx nel 1882 appare ne L’ Egalité (…)””. (pag 366)”,”MFRx-286″
“ANGHELE’ Federico”,”Il modello tedesco per la politica italiana, 1866-1900.”,”ANGHELE’ Federico, dottorato in storia politica dell’età contemporanea, Università di Bologna. ‘I ‘germanofili’ italiani’ più nei banchi della ‘Sinistra’ che della ‘Destra’ (pag 7). La collocazione geografica del ‘partito tedesco’ (pag 8)”,”STOx-218″
“ANGHER Roberto BAIOCCHI Serafino CASCIANI Enrico GENSINI Gastone LA-PICCIRELLA Renzo VITALI Franco, collaborazione di”,”Partito comunista italiano. XVI Congresso nazionale. Organizzazione dati statistiche.”,”Centri di cultura e ricerca: Dipartimento attività culturali, Riforma dello Stato, CESPI, Istituto Gramsci.”,”PCIx-282″
“ANGIOLIERI Cecco, a cura di Gigi CAVALLI”,”Rime.”,”Cecco ANGIOLIERI (Siena 1260-1310) poeta, i suoi sonetti, circa un centinaio, sono un rovesciamento dissacrante dei temi dello stilnovo. Tra i più famosi: ‘Si fosse foco’ ‘La mia malinconia’. (Eug)”,”VARx-085″
“ANGIOLINI Alfredo”,”Cinquant’ anni di socialismo in Italia.”,”””Costa. Risponderò ad un’ altra osservazione che mi si fa e che è la più grave; in quanto che non viene solamente da quei banchi, ma viene dai banchi dell’ opposizione e pur troppo, mi duole notarlo, anche da alcuni miei amici dell’ estrema sinistra. Si dice: infine in Africa ci siamo e bisogna restarci. Noi non possiamo, dopo una sconfitta, andarcene con le pive nel sacco. Ora, signori miei, io capirei questo ragionamento quando uno qualunque di noi potesse venirmi a dire che quando avremo accordato questi cinque milioni e mandato nuovi soldati in Africa, saremo sicuri di vendicare l’ onore d’ Italia e a ritornare gloriosi e trionfanti. Ma io vi domando, o signori che sedete al banco del Governo, a voi onorevole Genala che sbagliate di un miliardo, (commenti), a voi onorevole di Robilant, che confondete quattro predoni con un esercito agguerrito, potete darci voi questa sicurezza che quando avremo votati i cinque milioni, saprete rivendicare l’ onore dell’ Italia? (Bene all’ estrema sinistra). No, o signori, voi non ci potete dare questa sicurezza, ed io alla mia volta non vi darò un centesimo. (Rumori e risa ironiche)””. (pag 149)”,”MITS-241″
“ANGIOLINI Alfredo CIACCHI Eugenio”,”Socialismo e socialisti in Italia. Storia completa ed imparziale del movimento socialista italiano dal 1850 fino al Congresso di Livorno del 1921, compilata dal Prof. Alfredo Angiolini e da Eugenio Ciacchi, vice segretario dell’ Università Popolare di Milano.”,”””Il socialismo è il sole dell’ avvenire”” (Garibaldi) Un blocco di fogli bianchi chiude il volume. Uno storico dell’ Internazionale: Bertolini. Ritardo italiano. “”Uno storico dell’ Internazionale, Bertolini, considerando l’opera di quest’ Associazione rivoluzionaria, si esprime così: “”La Internazionale nacque in Italia quando altrove incominciò a decadere, e perciò non ebbe che poco tempo di vita, limitata quasi unicamente all’ Italia centrale””.”” (pag 153) Congresso di Genova. “”Come era stato stabilito al Congresso di Milano, entro l’anno 1892 doveva tenersi un nuovo Congresso operaio, e difatti questo venne indetto per l’ agosto del 1892 a Genova, durante le feste per il Centenario Colombiano.”” (pag 208) PSLI. Quote di adesione. “”Nella seduta pomeridiana presiede Agnini e si comincia la discussione sulle “”modificazioin alla denominazione, al programma, allo statuto del Partito.”” Dietro proposta di Zirardini, fra grandi applausi, si delibera che il partito prenda il nome di ‘Partito socialista de’ lavoratori italiani’. Chiesa, Sciolla, Battelli, Cabrini, De Franceschi, Zirardini, Rossi, De Felice, Douglas, Treves, Marabini e Leonardi discutono la progettata cassa di solidarietà per gli scioperi e le tasse proposte per le società aderenti al Partito. E’ respinta la tassa mensile di 5 centesimi per i soci del Partito e si approva la proposta Garibotti di pagare per tassa federale annua lire 5 per Società di 100 soci, più lire 3 per ogni 100 soci successivi””. (pag 227) Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (1893-1895), denominazione assunta dal Partito Socialista Italiano (PSI) dal 1893 al 1895 (wikip) Foto di Eugenio CIACCHI, primos Segretario della Camera del lavoro di Firenze (pag 361) Foto di Alfredo ANGIOLINI autore dell’ opera Socialismo e socialisti in Italia (pag 409)”,”MITS-316″
“ANGIOLINI Alfredo”,”Socialismo e socialisti in Italia.”,”Edizione fuori commercio per gli abbonati della rivista Rinascita. Repressione moti 1898. “”Ai primi di luglio cominciarono a funzionare i tribunali militari. Si sollevò subito l’eccezione giuridica , cui già si era ricorso nel 1894, quando era stato proclamato lo stato d’assedio in Sicilia e nella Lunigiana, sostenendo la irretroattività della nuova legge: ma, come nel 1894, la forza e la volontà de’ consorti prevalsero sopra i principi elementari del diritto e i tribunali marziali funzionarono. Parlando della loro opera non ripeteremo cose già note: che gli imputati non poterono mai avere un difensore civile; che i testimoni non significavano nulla – quali si fossero – quando dovevano contrastare con gli agenti della pubblica forza, che perfino ai difensori militari era vietata e limitata la libertà di difesa, che si dichiaravano punibili le idee, i propositi, le probabilità, le possibilità, anche quando nessun disordine e nessun tumulto si aveva a deplorare. E nemmeno insisteremo su l’enormità feroce di quasi tutte le condanne o sulle ridicolaggini assurde delle motivazioni e de’ ‘considerando’; anche queste sono cose che tutti conoscono e che vanno sulle bocche di tutti. Soltanto a Milano avemmo dinanzi ai giudici militari 129 processi con 828 imputati, de’ quali 224 erano minorenni e 36 donne. Di tutti questi soltanto 140 vennero assolti, tutti gli altri, 688 furono condannati. Fra i condannati più notevoli, ricordiamo l’avv. Beltrami, Angiolo e Maria Cabrini, l’avv. Caldara, Dell’Avalle, Costantino Lazzari, l’avv. Tanzi. I processi più celebri di Milano furono quello contro i giornalisti e quello contro i deputati””. (pag 330)”,”SOCx-160″
“ANGLADE Jean”,”La vie quotidienne des immigres en France de 1919 à nos jours.”,”Jean ANGLADE è nato a Thiers nel 1915. A tredici anni ha avuto per compagno di gioco e lavoro Said ben TAIEB che gli ha rivelato il mondo dell’ immigrazione. Più tardi entra all’ Ecole Normale di Clermont-Ferrand e diviene istituteur de campagne. Dopo la guerra, professore di lettere, agregé d’italiano nel 1947, è nominato successivamente a Tunis, Gap, Clermont-Ferrand. Parallelamente, pubblica una trentina di opere di tutti i generi e raccoglie una dozzina di premi letterari.”,”FRAS-010″
“ANGLANI Bartolo”,”La solitudine di Gramsci. Politica e poetica dal carcere.”,”ANGLANI Bartolo è docente di letterature comparate all’Università di Bari. Ha insegnato in Francia e negli USA. Studioso di Gramsci ha pubblicato altri saggi sulla letteratura del Settecento europeo. “”Le ricerche sulla cultura di Gramsci hanno mostrato la varietà e la ricchezza di ingredienti, anche antitetici, di cui egli si è servito, nobilitando in seguito tale pratica (comune a tutti i pensatori di tutti i tempi) con la teoria della ‘traduzione’ dei linguaggi e delle ideologie. Queste ricerche hanno messo in evidenza non solo, volta per volta, i debiti contratti con le esperienze più svariate, ma soprattutto il fatto decisivo che la formazione di quel pensiero ‘precede’ la conoscenza di Marx e dei classici del marxismo, che da essa “”è assente il Marx scienziato dell’economia e della società, il Marx del ‘Capitale'””, che comunque i riferimenti a Marx “”sono spesso di seconda mano””, che “”l’analisi strutturale è negletta””, che “”la visione economica è come immiserita nello schema liberistico””, che persino Labriola “”non lascia che deboli tracce”” in Gramsci (e nel suo amico Gobetti) e che Sorel e Lenin vengono ‘prima’ di Marx (1); mentre l’edizione critica degli scritti giovanili ha indotto gli studiosi a sostenere che certe categorie teorico-politiche (come il privilegiamento della tematica ‘produttivistica’ rispetto a quella della distribuzione) si presentano in Gramsci degli anni 1916 e 1917 “”prima del suo incontro con il leninismo e con la rivoluzione sovietica”” (2)””. [(1) P. Spriano, Gramsci e Gobetti (1977); (2) C. Levy, A New Look at the Young Gramsci, in Boundary, 1986] [B. Anglani, La solitudine di Gramsci. Politica e poetica dal carcere, 2007]”,”GRAS-079″
“ANGRAND Pierre e altri”,”La revolution russe de 1905.”,”Importanza prima rivoluzione russa, testimonianze e documenti, movimenti dei contadini, università di Mosca, rivoluz russa e movimento rivoluzionario in FR”,”RIRx-011″
“ANGRAND Pierre”,”Etienne Cabet et la republique de 1848.”,”CABET, uomo politico francese (Digione 1788-Saint Louis, Missouri, 1856). Avvocato, nel 1830 fu nominato dal governo di Luigi Filippo procuratore generale in Corsica, ma di lì a poco fu destituito per il suo estremismo democratico. Eletto deputato, condusse un’aspra opposizione nell’assemblea parlamentare e attraverso articoli sul giornale ‘Le Populaire’, che gli costarono un processo e una condanna. C. riparò allora in Inghilterra, dove, anche per influenza di R. OWEN, elaborò una concezione della società di tipo comunista, basata sulla comunanza dei beni e l’esclusione di ogni forma di autorità e di coercizione, teorizzandola nel suo ‘Voyage en Icarie’ (1840). Tornato in FR, C. partecipò attivamente al processo di formazione dei primi movimenti associativi dai lavoratori francesi. Nel 1848 si trasferì con un gruppo di seguaci nel Texas per fondarvi una “”Colonia di Icariani””, che, come le altre create successivamente nell’ Illinois e nello Iowa, si sgretolò rapidamente. (GE20)”,”QUAR-037″
“ANGRAND Pierre a cura; testi di PANKRATOVA A.M. DOUBROVSKI S.M. BOVYKINE V.I. LATYCHEVA O.I. MANFRED A.Z.”,”La révolution russe de 1905.”,”In copertina: cartina degli scioperi, manifestazioni e azioni armate in Russia novembre dicembre 1905″,”EMEx-084″
“ANGRAND Pierre”,”Travailleurs italiens dans la Commune de Paris.”,”ANGRAND Pierre agrégé de l’Université. Tutte le province d’Italia sono rappresentate tra i 113 italiani citati da Nigra. (pag 59) 168 italiani su 1263 nomi sono presenti negli elenchi di detenuti non francesi che hanno preso parte all’insurrezione di Parigi. Gli italiani rappresentano cil 13.3% dei detenuti stranieri. (pag 60)”,”MFRC-160″
“ANGRESS Werner T.”,”Stillborn Revolution. The Communist Bid for Power in Germany, 1921-1923.”,”ANGRESS Werner T. Molti riferimenti nel testo al ruolo di Radek Questione linea Schlageter e nazional-bolscevismo. “”By far the most persuasive expalation for Radek’s “”Schlageter line”” has been presented by Professor Carr, who sees it as an attempt to split the ranks of the various nationalist groups, especially of the lower middle class, by “”proving that effective opposition to the Versailles treaty could in the long run be offered only by the Communists”” (Carr, The Interregnum). It is ths emphasis on the role of Communist which holds the key to the motives behind Radek’s words. All German unwilling to subscribe to the Communist objectives, all those who continued to support the existing regime and bourgeois class structure were and remained enemies who had to be vigorously fought. In addition, … (pag 336-337)”,”MGEK-107″
“ANGUS Ian”,”Canadian Bolsheviks. The Early Years of the Communist Party of Canada.”,”Ian Angus has written extensively on labour and socialist history. He is Director of the Socialist History Project, a division of South Branch Publishing that focuses on documenting the revolutionary socialist tradition in Canada, For further information on the Project, visit http://www.socialisthistory.ca. Preface to the Second and First Edition, Frequently Used Abbreviations, Appendix: The Tim Buck Version, Reference Notes, Bibliography, Index,”,”MCAx-001-FL”
“ANIANTE Antonio”,”Vita di Bellini.”,”Risultano mancanti le prime 16 pagine del volume. Antonio Aniante, pseudonimo di Antonio Rapisarda (Viagrande, 2 gennaio 1900 – Ventimiglia, 1983), è stato uno scrittore e commediografo italiano. Esordì come giornalista per la rivista “”900″”, Cahiers d’Italie et d’Europe di Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte, ma si rivelò ben presto come buon autore teatrale. Fu influenzato inizialmente dal realismo magico e dal futurismo. Tra le sue opere principali si ricordano le commedie d’avanguardia scritte per il Teatro degli Indipendenti di Roma Gelsomino d’Arabia (1926) e Bob-Taft (1927); Carmen Darling (1929, rappresentata da Carlo Ludovico Bragaglia); inoltre Domenico Modugno nel 1958 presentò al Festival della Prosa di Venezia la sua commedia La rosa di zolfo. Come romanziere, ha scritto Sara Lilas. Romanzo di Montmartre (1923), Amore mortale (1928), Venere ciprigna. Novelle (1929), Il paradiso dei 15 anni (1929), Ricordi di un giovane troppo presto invecchiatosi (1939), La zitellina (1953), L’uomo di genio dinnanzi alla morte (1958), Figlio del sole (1965, che ha vinto il Premio Selezione Campiello), Memorie di Francia (1973) e Vita di Bellini.”,”BIOx-210″
“ANIN David”,”La rivoluzione russa del 1917 vista dai suoi protagonisti.”,”Ampia introduzione seguita da una raccolta di scritti di storici e protagonisti della rivoluzione russa del 1917 David Sergeevic Anin, nato in Russia da una famiglia ebraica di accesi rivoluzionari, militò giovanissimo tra gruppi menscevichi. Emigrato in occidente, studiò storia alla Columbia University, New York. E’ autore di saggi e articoli sulla rivoluzione russa e sull’Urss, pubblicati in riviste russe, americane, inglesi e francesi. E’ stato uno dei redattori dell’Enciclopedia sull’URSS edita nel 1961 da McGraw-Hill, New York. Attualmente (1980) vive in Israele, approfondendo le ricerche sulla rivoluzione del ’17 nonchè sul modo con cui la storia russa degli ultimi 60 anni è stato e viene tuttora presentata. “”Anin si sofferma quasi esclusivamente sulla rivoluzione di febbraio 1917 sia facendo la radiografia dell’enorme materiale bibliografico (russo e occidentale), sia ricostruendo (…) la rivoluzione di febbraio con le testimonianze di quanti occupavano allora i posti di maggiore responsabilità”” (quarta di copertina) Indice. A. Introduzione: 1. La storiografia sovietica 2. La rivoluzione e gli storici occidentali 3. Febbraio e ottobre: uomini, obiettivi e metodi 4. La storiografia secondo le prospettive dei partiti e delle varie correnti (contiene tra l’altro: ‘La duplicità di Trockij come storico’ ) B. L’inizio, la vittoria e la stabilizzazione della rivoluzione. I. Febbraio-marzo (Cronaca degli avvenimenti, ecc.); II. Aprile-agosto (La crisi del potere e della rivoluzione), III. Settembre-dicembre (La preparazione e la realizzazione del colpo di stato d’Ottobre). Epilogo: Le cause della sconfitta. Russia 1917: lo scoppio della rivoluzione di febbraio era inaspettato “”Così, ad esempio, sappiamo che, malgrado tutte le sue teorie, Lenin dubitava della possibilità di una prossima rivoluzione in Russia. Due mesi prima della rivoluzione in una delle sue conferenze tenute a Zurigo egli dichiarò: «Forse noi vecchi non vivremo neanche abbastanza per vedere la futura rivoluzione» (50). Altri rivoluzionari, bolscevichi e non bolscevichi, condividevano il suo scetticismo. V. Kajurov, noto bolscevico di Pietrogrado, spesso e volentieri citato dagli storici sovietici, raccontava che alla vigilia della rivoluzione i bolscevichi insieme ai menscevichi e ai socialrivoluzionari avevano molto esitato a decidere di appoggiare lo sciopero e avevano preso tale decisione a malincuore, perché «nessuno immaginava che la rivoluzione potesse essere così vicina» (51). «Nessun partito si era veramente preparato al cambiamento di regime», conferma il noto cronista della rivoluzione N. Suchanov, il quale aggiunge: «Quasi nessuno capì che quel che stava avvenendo a Pietrogrado il 23 febbraio era l’inizio di una rivoluzione; sembrava che quella sommosse fosse assai poco diversa da tante altre avvenute nelle settimane precedenti» (52). Anche il socialrivoluzionario di sinistra Mstislavskij insiste sul fatto che la rivoluzione sorprese tutti: «La rivoluzione sorprese tutti noi, uomini di partito di allora, addormentati come le vergini stolte del Vangelo» (53). Persino lo storico bolscevico Pokrovskij ha scritto che alla vigilia della rivoluzione i bolscevichi non pensavano neanche ad un’insurrezione armata (54). Dal canto suo Kerenskij ricorda che i rappresentanti dei partiti socialisti si radunarono a casa sua la sera del 26 febbraio e che il bolscevico Jurenev dichiarò categoricamente: «Non c’è e non ci sarà una rivoluzione; l’insurrezione fra le truppe si sta smorzando e bisogna prepararsi ad un lungo periodo di reazione» (55). (…) La rivoluzione avvenne in modo inatteso, a sorpresa; questo è un fatto indiscutibile. Ma è anche un fatto che l’atmosfera generale negli ultimi mesi era satura di umori rivoluzionari e di attesa di grandi sconvolgimenti. Non erano però i marxisti, i rivoluzionari, i bolscevichi ad avvertire fortemente questo clima, bensì i socialisti moderati, i liberali, gli appartenenti ai partiti di destra e soprattutto la polizia politica. Lo dimostrano chiaramente gli ammonimenti pronunciati alla vigilia della rivoluzione da noti leaders della Duma, quali Kerenskij, Miljukov, Rodzjanko. Tutti dicevano che il paese si stava avvicinando ad un’esplosione, in una corsa veloce e fatale, e che l’esplosione l’avrebbe travolto e gettato in un abisso. Una settimana prima della rivoluzione Kerenskij aveva predetto che ben presto ci sarebbe stato uno scontro decisivo con il potere dello Stato (57). Uno dei documenti più significativi di quei giorni è l’ultimo rapporto di Rodzjanko (presidente della Duma, ndr) allo zar. Rodzjanko presentò il suo rapporto il 10 febbraio cioè due settimane prima della rivoluzione”” (pag 42-43) [(50) S.P. Mel’gunov, ‘Le giornate di marzo 1917’, Parigi, 1961, p. 17; (51) “”Proletarskaja revolucija””, n. 1 (13-1923), pp. 156-170; (52) N.N. Suchanov, ‘Taccuini della rivoluzione’, vol. I, p. 19; (53) Mel’gunov, op. cit., p. 18; (54) Ibidem, p. 18; (55) Ibidem, p. 20; (…) (57) N. Avdeev, ‘I primi giorni della rivoluzione di febbraio’ in “”Proletarskaja revolucija””, n. 1 (1923), p. 17]”,”RIRx-190″
“ANNENKOV P.V., a cura di I.N. KONOBEEVSKIY”,”[Lettere da Parigi].”,”Pavel Vasil’evic Annenkov (Mosca, 1º luglio 1812 – Dresda, 20 marzo 1887) è stato un critico letterario e storico russo. Nato in una ricca famiglia di latifondisti, completò i suoi studi di filosofia all’Università di San Pietroburgo. Impiegato nella burocrazia imperiale, svolse il suo servizio presso il Ministero delle finanze solo per un anno. Negli anni trenta ebbe modo di incontrare e conoscere Vissarion G. Belinskij, eminente critico letterario dell’epoca; Michail A. Bakunin, rivoluzionario e filosofo; lo scrittore Ivan Sergeevic Turgenev e Nikolaj V. Gogol, scrittore e commediografo, divenendo di quest’ultimo il segretario personale. Esponente di spicco della nobiltà di tendenze liberali, durante gli anni quaranta ebbe modo di effettuare vari viaggi in Europa, visitando prevalentemente la Germania e l’Italia. Soggiornò per un certo periodo a Parigi, con lo scopo di frequentare i corsi di Adam Mickiewicz. In questo periodo iniziò un lungo rapporto epistolare con Karl Marx, conosciuto a Bruxelles in uno dei suoi viaggi. Iniziò collaborare con gli Otecestvennye Zapiski, (Annali patrii), rivista russa, che pubblicò le sue lettere dall’Europa. In seguito le sue corrispondenze furono ospitate su Sovremennik, (Il Contemporaneo) sotto il titolo di Parižkie pis’ma (Lettere da Parigi). La sua attività comprese anche la cura per la pubblicazione della prima edizione delle opere complete di Aleksandr S. Puškin e in virtù di tutto il suo lavoro sul corpus delle opere del poeta, durante le celebrazioni puškiniane del 1880 fu insignito di un dottorato honoris causa dall’Università di Mosca.[1] Annenkov, Pavel Vasil’evich Born June 19 (July 1), 1813 (according to other information, June 18 [30], 1812), in Moscow; died Mar. 8 (20), 1887, in Dresden. Russian literary critic and memoirist. In the 1840’s Annenkov was close to V. G. Belinskii, N. V. Gogol, and A. I. Herzen, and later, to I. S. Tur-genev. He was a liberal westernizer in his political convictions. He knew K. Marx personally and corresponded with him during 1846–47. In his literary criticism, he asserted the necessity for literature to exert a moral influence on society; however, he took the position of aesthetic criticism in his struggle against N. G. Chernyshevskii’s circle. His memoirs are a valuable source for the study of the social movement of the 1830’s and 1840’s. WORKS Vospominaniia i kriticheskie ocherki, vols. 1–3. St. Petersburg, 1877–81. Literaturnye vospominaniia. Foreword by N. K. Piksanov. Leningrad, 1928. Literaturnye vospominaniia. Introductory article by V. P. Dorofeev. [Moscow,] 1960. REFERENCE Istoriia russkoi kritiki, vol. 1. Moscow-Leningrad, 1958. The Great Soviet Encyclopedia, 3rd Edition (1970-1979). © 2010 The Gale Group, Inc. All rights reserved.”,”RUSx-171″
“ANNINO Antonio CARMAGNANI Marcello CHIARAMONTI Gabriella FILIPPI Alberto FIORANI Flavio GALLO Alberto MARCHETTI Giovanni, a cura; saggi di Adam ANDERLE Jean-Paul DELER Yves SAINT-GEOURS Frédéric MAURO Juan Carlos GARAVAGLIA Juan Carlos GROSSO Tristan PLATT Javier PEREZ SILLER Manuel Lucena SALMORAL Anthony McFARLANE Nikita HARWICH VALLENILLA Manuel PLANA Gabriella CHIAROMONTI Maria Rosaria STABILI Domenico SINDICO Eulália Maria LAHMEYER LOBO Eduardo NAVARRO STOTZ Ryszard STEMPLOWSKI Yves CHARBIT Elizabeth DORE”,”America Latina: dallo stato coloniale allo stato nazione – América Latina: del estado colonial al estado nación – América Latina: do estado colonial ao estado nação (1750-1940). Volume I.”,”Contiene il saggio di Eulália Maria LAHMEYER LOBO Eduardo NAVARRO (in portoghese): ‘Fluttuazioni economiche di breve durata, condizioni di vita, movimento operaio e Stato’ (pag 322-361)”,”AMLx-134″
“ANNUNZIATA Lucia”,”1977. L’ ultima foto di famiglia.”,”ANNUNZIATA L. tra le firme del giornalismo italiano ha scritto pure ‘La sinistra. La guerra. L’ America.’ (Mondadori, 2005). ANNUNZIATA L. tra le firme del giornalismo italiano ha scritto pure ‘La sinistra. La guerra. L’ America.’ (Mondadori, 2005). “”Il parricidio venne consumato quasi fisicamente nell’espulsione dell’Università di Roma occupata di una delle figure più potenti del movimento operaio, il capo della Cgil Luciano Lama. Un atto fino a pochi mesi prima inimmaginabile, che rompe il tabù e il credo della mitologia operaia. Lama scappa via dall’Università “”di corsa, sudato, circondato dai suoi uomini agitati”” (come scrivono le cronache di quei giorni) e nel corso del tempo quell’episodio invece di sparire dalla memoria si è dilatato e caricato di tutta una serie di significati premonitori. (…) Il 1977, che parte il 17 febbraio con l’attacco a Lama, conclude il suo perfetto ciclo di distruzione nel marzo del 1978 con il rapimento di Moro.”” (pag 4) L’A cita un brano tratto da V. Milucci, Una sparatoria tranquilla. Per una storia orale del ’77 (Odradek, Roma, 1977), pp.6-7) in cui si dice: “”Da una aprte il quartiere San Lorenza con la sua lunga tradizione di resistenza popolare e antifascista, già luogo di tutte le sedi degli extraparlamentari – Voce operaia, Nuclei comunisti rivoluzionari, Lotta continua, Lotta comunista. Quello che passerà alla storia come il Collettivo di Via dei Volsci era già in San Lorenzo una forza riconosciuta e “”protetta”” dal quartiere per essere alla testa dei bisogni popolari – case, bollette, asili nido (…)””. (pag 5)”,”PCIx-312″
“ANONIMA”,”Una donna a Berlino. Diario aprile-giugno 1945.”,”La prima edizione tedesca è stata pubblicata nel 1959. La prima edizione americana è apparsa nel 1954. La postfazione di Kurt W. Marek fu concepita per questa edizione americana. L’introduzione di H.M. Enzensberger è scritta appositamente per l’edizione italiana Donne al lavoro obbligatorio forzato (pag 203-204)”,”DONx-071″
“ANONIMO”,”Histoire des marechaux de France. Contenant leurs principaux faits d’armes dans les campagnes d’Italie, d’Egypte, d’Autriche, de Pologne, de Prusse, d’Espagne, de Russie et de France; precedée d’une notice biographique sur chacun d’eux.”,”Ritratti di KELLERMAN, BERNADOTTE, MACDONALD, MONCEY, MORTIER, PERIGNON, OUDINOT, DAVOUST, VICTOR, MARMONT, LEFEBVRE, BEURNONVILLE, COIGNY, AUGEREAU, BRUNE, CLARKE, MASSENA, NEY, BESSIERES, BERTHIER, VIOMENIL, GOUVION-SAINT-CYR, LANNES, SERRURIER, SOULT, JOURDAN, DESAIX, MURAT. Il libretto contiene firma autografa J. DISON”,”FRQM-008″
“ANONIMO”,”Numero speciale di Rinascita (apocrifo). Elenco dei comunisti italiani vittime delle epurazioni staliniane – Elenco dei comunisti italiani corresponsabili delle epurazioni staliniane.”,”L’8 Marzo 1983, immediatamente dopo il congresso del PCI, usciva un numero apocrifo di Rinascita, che pubblicava l’ ”Elenco dei comunisti italiani corresponsabili delle epurazioni staliniane””. A completare gli elenchi – affermavano nell’introduzione gli autori, tuttora ignoti – era stato Paolo Robotti: gli elenchi risultavano scritti sui diari in possesso dell’Editore Napoleone. DA INTERNET: http://www.geocities.com/Hollywood/3879/naut006.htm&#8221;,”PCIx-089″
“ANONIMO”,”La cuoca rossa. Storia di una cellula spartachista al Bauhaus di Weimar. Con un ricettario di cucina tedesca.”,”Hannah R. è la cuoca del leggendario Bauhaus, la scuola di arte, design e architettura fondata da Walther GROPIUS negli anni della Repubblica di Weimar. Chiamata “”la cuoca rossa”” dagli studenti e insegnanti del Bauhaus, nel 1918, Hannah R., dà vita, insieme a un gruppo di compagni e allievi di Paul KLEE, a una cellula spartachista all’ interno della scuola. Ai ricordi e alle ricette di questa cuoca, artista e militante, si intrecciano, un una singolare biografia, discussioni sull’ arte, l’ architettura, la rivoluzione scandite da incontri con i massimi esponenti della cultura e del pensiero mitteleuropeo di quegli anni pieni di inquietudine: da W. KANDINSKY e R.M. RILKE, da Arthur SCHNITZLER a Gerard HAUPTMANN. Foto del consiglio di gestione della Fiat durante l’ occupazione operaia della fabbrica. (pag 123) Contiene foto della ‘rivoluzione spartachista’. Manifesto dei marinai spartachisti di Kiel. (pag 54)”,”MGEK-070″
“ANONIMO (ZAJDLEROWA Zoe)”,”L’ altra faccia della luna. (Tit. orig.: The Dark Side of the Moon)”,”Fonti dirette e testimonianze vagliate. “”Ricostruendo, in queste pagine, la storia delle deportazioni, non voglio seguire l’ odissea di una persona o di un particolare gruppo. Le centinaia di relazioni scritte dagli interessati e dalle quali è stata, in parte, tratta, questa ricostruzione, descrivendo l’ esperienza individuale di migliaia di polacchi, descrivono l’ esperienza di altre centinaia di migliaia di uomini che furono loro compagni.”” (pag 79) Anonymous. [Zoe Zajdlerowa] 1946. Preface by T. S. Eliot. The Dark Side of the Moon. New York: Charles Scribner’s Sons. Originally published in London in 1946. Exiled to Siberia A Polish Child’s WWII Journey By Klaus Hergt Crescent Lake Publishing Copyright 2000 by Klaus Hergt; All rights reserved. ISBN: 0-9700432-0-1 Table of Contents of this Book Book Chapters Home Page Info-Poland Home Page Sources and Suggested Readings The books by Jerzy Gorski (1989), Esther Hautzig (1968), Apolonja Kojder (1995), John Kramek (1990), Zdzislawa Kawecka (1989), Eugene Lachocki (1996), Anita Paschwa-Kozicka (1996), Barbara Porajska (1988), Stella H. Synowiec-Tobis (1998), and Eugenia Wasilewska (1970) are first-person biographies of Polish youths (ten to sixteen years of age) deported by the Soviets together with their families under the same administrative procedure as Hank because of their alleged anti-Soviet attitudes. Rachel Rachlin and Israel Rachlin (1982) refer to a Jewish family from Lithuania, not to Poles, but otherwise document the same experience. B. Plezere-Eglite (1996) covers the same subject matter, “”administrative deportation,”” as the above mentioned books, but of a Latvian-not a Polish-child, though of comparable age to Hank. Its particular value lies in the drawings by a ten-year-old child depicting the various steps of the deportation process. None of the books referred to above discuss the underlying social, political and historical events and relationships of that time comprehensively. Several books are exceptions to the foregoing: Anna and Norbert Kant (1991) were deported as adults and describe their experiences as trustees for the Polish government in the Soviet Union and their life there after the revocation of the “”amnesty.”” Andrzej and Karolina Jus (1991) were a professional Polish-Jewish couple who describe their life in Poland during the war, first under the Soviets, then under the Germans, and eventually in postwar communist Poland. Jan S. Kowal (1992) was in high school when he was deported. He writes about his life in a city (Tarnopol) in prewar Poland, comments on the Polish class system, and gives examples of discrimination against Ukrainians. Vengeance of the Swallows by Tadeusz Piotrowski (1995) combines a first-person biography with the related political and historical circumstances, but the author and his family were deported to Germany, not the Soviet Union. His Poland’s Holocaust (1998) contains a chapter on the Soviet terror in Eastern Poland as well as a chapter on the Nazi terror, but the remaining chapters deal with collaboration. His most recent work, Genocide and Rescue in Wolyn (2000), deals only with Polish-Ukrainian relations under the German occupation. The Dark Side of the Moon is unique both in its content and time of publication (1946). Begun in 1943, its author, Zoe Zajdlerowa, had access to the official records of the Polish government-in-exile. She, however, wished to remain anonymous, perhaps out of a need to protect relatives in communist Poland. With a comment by Helena Sikorska, widow of General Wladyslaw Sikorski, and a preface by T. S. Eliot, the book covers the essentials of the history of Polish-Soviet relations until shortly after the end of the Second World War, including the formation and installation of the communist Lublin Government. It also depicts in moving language the trials faced by those Poles imprisoned, those condemned to a camp in the Gulag, as well as those simply deported. The political currents underlying the Soviet actions toward Poland as well as the formation of the Polish army under General Anders and of the Polish-Soviet Berling Army are also described. The book thereby gives a comprehensive overview of the fate of Poland from 1939 to 1945. Books and articles written by Irena Beaupres-Stankiewicz et. al. (1989), Robert Conquest (1960), Jan T. Gross (1988), Peter Irons (1973), Richard Lukas (1982 and 1986), Robert Kesting (1991), Witold Majewski (1943), Rachel Toor (1981), Zbigniew Siemaszko (1991), Keith Sword (several 1994), and Elzbieta Wrobel and Janusz Wrobel (1992) are primarily historical texts with brief narrative summaries of individual experiences as illustrative examples. Irena Grudzinska-Gross and Jan T. Gross (1981) devote their book to the fate of Polish children during the deportation by the Soviets. They present 120 narratives without going into their individual pre-deportation childhood or their post-deportation experiences. Their main emphasis is on the children’s deportation and survival until their liberation through the “”amnesty.”” These short narratives were selected from among the thousands deposited in the Hoover archives. Richard Lukas (1989) discusses Polish-Jewish relations in German- occupied Poland editing over 50 personal accounts. Some of these contain only brief comments on the Soviet deportations. His 1994 work deals with the fate of Polish and Jewish children under the German occupation. Eileen Egan (1995) as well as Lucjan Krolikowski (1983) focus mainly on the post-deportation experiences of Polish orphans. They include illustrative narratives and psychological observations. The book The Rape of Poland by Stanislaw Mikolajczyk (1948), the successor to General Sikorski, is a first-person narrative with extensive reflections on the history of the time. It is primarily concerned with the attempts to establish a democratic government in Poland after the conclusion of the war. Joseph Czapski (1951) reports on the historical background of the Polish army in the Soviet Union in 1941-42 and on his experiences, especially his unsuccessful efforts to locate over 15,000 missing-later found murdered by the Soviets-Polish officers. Books Anonymous. [Zoe Zajdlerowa] 1946. Preface by T. S. Eliot. The Dark Side of the Moon. New York: Charles Scribner’s Sons. Originally published in London in 1946. Beaupre-Stankiewicz, Irena, Danuta Waszczuk-Kamieniecka, and Jadwiga Lewicka-Howells, eds. 3d ed. 1989. Isfahan: City of Polish Children. Hove, Sussex UK: Association of .Former Pupils of Polish Schools, Isfahan and Lebanon. Benet, Sula. 1951. Song, Dance, and Customs of Peasant Poland. London, U.K.: Dennis Dobson Ltd. Conquest, Robert. 1960. The Soviet Deportation of Nationalities. New York: St. Martin’s Press. Czapski, Joseph. Translated from the French by Gerard Hopkins. 1951. The Inhuman Land. London, U.K.: Chatto & Windus. David, Kati. 1989. A Child’s War: World War II through the Eyes of Children. New York: Four Walls Eight Windows. Deutsch, Leo. 1905. Sixteen Years in Siberia. London, U.K.: John Murray. Egan, Eileen. 1995. For Whom There is No Room. New York: Paulist Press. Fluek, Toby Knobel. 1990. Memories of My Life in a Polish Village, 1930-1949. New York: Alfred A. Knopf. Gorski, Jerzy W. 1989. Glodne stepy [Hungry Steppes]. London, U.K.: Polish Cultural Foundation Ltd. Gross, Jan T. 1988. Revolution from Abroad: The Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia. Princeton: Princeton University Press. Grudzinska-Gross, Irena, and Jan Tomasz Gross, eds. 1981. War through Children’s Eyes: The Soviet Occupation of Poland and the Deportations, 1939-41. Stanford, CA: Hoover Institution Press. Hautzig, Esther. 1968. The Endless Steppe: A Girl in Exile. New York: Thomas Y. Crowell Co. Jus, Andrzej and Karolina. 1991. Our Journey in the Valley of Tears. Toronto: University of Toronto Press. Kant, Anna, and Norbert Kant. 1991. Extermination: Killing Poles in Stalin’s Empire. London, U.K.: Unicorn Publ. Kawecka, Zdzislawa Krystina. 1989, 2d. ed. Journey Without a Ticket: To England through Siberia. Nottingham, U.K.: Z. K. Kawecka. Kojder, Apolonja Maria, and Barbara Glogowska. 1995. Marynia, Don’t Cry: Memoir of Two Polish-Canadian Families. Toronto: Multicultural History Society of Ontario. Kowal, Jan S. 1992. My First Survival or My Life in Poland and in the USSR. Ann Arbor, MI: n.p. Kramek, John S. 1990. Refugee’s Trails. St. Clair Shores, MI: Refugee’s Trails Fund, Inc. Krolikowski, Lucjan. 1983. Stolen Childhood: A Saga of Polish War Children. Buffalo, NY: Franciscan Fathers Minor Conventuals, St. Anthony of Padua, Province USA. Printed John Deyell Co., Canada. Lachocki, Eugene. 1996. No Return. New Smyrna Beach, FL: Luthers. Lukas, Richard C. 1982. Bitter Legacy: Polish-American Relations in the Wake of World War II. Lexington, KY: University Press of Kentucky. .1994. Did the Children Cry? Hitler’s War Against the Jewish and Polish Children, 1939-1945. New York: Hippocrene Books. .1986. The Forgotten Holocaust: The Poles under German Occupation, 1939-1945. Lexington, KY: University Press of Kentucky. .1989. Out of the Inferno: Poles Remember the Holocaust. Lexington, KY: University Press of Kentucky. Majewski, Witold. 1943. Polish Children Suffer. Foreword by Helena Sikorska. Canfield Gardens, U.K.: F. P. Agency Ltd. Mikolajczyk, Stanislaw. 1948. The Rape of Poland: Pattern of Soviet Aggression. New York: McGraw-Hill Book Co. Inc. Mostwin, Danuta. 1971. The Transplanted Family: A Study of Social Adjustment of the Polish Immigrant Family to the United States After the Second World War. New York: Arno Press Inc. Paschwa-Kozicka, Anita. 1996. My Flight to Freedom: An Autobiography. Chicago: Panorama Publishing Co. Piotrowski, Tadeusz. 2000. Genocide and Rescue in Wolyn: Recollections of the Ukrainian Nationalist Ethnic Cleansing Campaign Against the Poles During World War II. Jefferson, NC: McFarland. .1998. Poland’s Holocaust: Ethnic Strife, Collaboration with Occupying Forces and Genocide in the Second Republic, 1918-1947. Jefferson, NC: McFarland. .1995. Vengeance of the Swallows: Memoir of a Polish Family’s Ordeal under Soviet Aggression, Ukrainian Ethnic Cleansing and Nazi Enslavement, and Their Emigration to America. Jefferson, NC: McFarland. Plezere-Eglite, B. 1996. Through the Eyes of a Child: Drawings of Eleven-Year Old Nita Mailed from Siberian Exile to Latvia, 25.03.1949-56. Riga, Latvia: “”Latvia During 50 Years of Occupation”” Museum Foundation, in Cooperation with the National Oral History Project, Institute of Philosophy and Sociology, Latvian Academy of Sciences. Porajska, Barbara. 1988. From the Steppes to the Savannah. Port Erin, Isle of Man, U.K.: Ham Publ. Co. Ltd. Rachlin, Rachel, and Israel Rachlin. 1982. Sixteen Years in Siberia: Memoirs of Rachel and Israel Rachlin. Translated from Danish by Brigitte M. de Weille. Tuscaloosa: University Alabama Press. Sosnowski, Kiryl. 1983. The Tragedy of Children under Nazi Rule. New York: Howart Fertig. Originally published in Polish in Poznan, 1962. Sword, Keith. 1994. Deportation and Exile: Poles in the Soviet Union, 1939-48. New York: St. Martin’s Press. ,ed. 1994. The Soviet Takeover of the Polish Eastern Provinces, 1939-41. New York: St.Martin’s Press. Synowiec-Tobis, Stella H. 1998. The Fulfillment of Visionary Return. Northbrook, IL: Artpol Printing. Wasilewska, Eugenia. 1970. The Silver Madonna. New York: The John Day Co. Wrobel, Elzbieta, and Janusz Wrobel. 1992. Rozproszeni Po Swiecie. [Scattered Throughout the World]. Chicago, IL: Panorama. Articles: Irons, Peter H. “”The Test is Poland: Polish Americans and the Origins of the Cold War.”” Polish American Studies 30 (1973): 51-59. Kesting, Robert W. “”American Support of Polish Refugees and their Santa Rosa Camp.”” Polish American Studies 48 (1991): 79-86. Lopata, H.C. “”A Life Record of an Immigrant.”” Society 13 (1975): 64-74.”,”RUSS-174″
“ANONIMO”,”La cuoca rossa. Storia di una cellula spartachista al Bauhaus di Weimar. Con un ricettario di cucina tedesca.”,”Hannah R. è la cuoca del leggendario Bauhaus, la scuola di arte, design e architettura fondata da Walther GROPIUS negli anni della Repubblica di Weimar. Chiamata “”la cuoca rossa”” dagli studenti e insegnanti del Bauhaus, nel 1918, Hannah R., dà vita, insieme a un gruppo di compagni e allievi di Paul KLEE, a una cellula spartachista all’ interno della scuola. Ai ricordi e alle ricette di questa cuoca, artista e militante, si intrecciano, un una singolare biografia, discussioni sull’ arte, l’ architettura, la rivoluzione scandite da incontri con i massimi esponenti della cultura e del pensiero mitteleuropeo di quegli anni pieni di inquietudine: da W. KANDINSKY e R.M. RILKE, da Arthur SCHNITZLER a Gerard HAUPTMANN. Foto del consiglio di gestione della Fiat durante l’ occupazione operaia della fabbrica. (pag 123) Contiene foto della ‘rivoluzione spartachista’. Manifesto dei marinai spartachisti di Kiel. (pag 54)”,”MGER-070″
“ANSALDI Saverio”,”Che Guevara. Quel giorno d’ottobre in Bolivia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Saverio Ansaldi è professore di Storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Reims. È autore di numerosi saggi e monografie sul pensiero di Giordano Bruno e Spinoza. Per il ‘Corriere della Sera’ ha pubblicato ‘Giordano Bruno. L’eretico impenitente e ostinato’ “”Il primo evento che cambierà le sorti della missione boliviana si verifica l’ultimo giorno dell’anno. Il 31 dicembre, infatti, Mario Monje, segretario del Partito Comunista Boliviano, giunge al campo base per incontrare il Che e definire con lui la strategia politica da seguire nei mesi seguenti. All’inizio l’incontro sembra cordiale, ma ben presto emergono tutte le divergenze politiche che separano i due uomini. Monje pone tre condizioni essenziali per dare l’appoggio del suo partito all’operazione condotta dal Che: vuole che i cubani rinuncino a sostenere le fazioni filo-maoiste minoritarie, fonte di divisione all’interno del movimento; intende assumere la direzione militare della guerriglia fino a quando essa si svolgerà in territorio boliviano; pretende di gestire i rapporti con gli altri partiti comunisti sudamericani, affinché essi sostengano le lotte di liberazione nell’intero continente. A questo punto il confronto si fa sempre più aspro. Il Che replica con durezza alle condizioni poste da Monje. Considera la sua prima richiesta un gravissimo errore, che avrebbe indebolito il ruolo del suo partito, promuovendo una politica vacillante e accomodante, sempre alla ricerca di equilibri e di compromessi fra le parti. Rifiuta in modo categorico di cedere il comando della lotta armata: è arrivato in Bolivia per guidare i suoi uomini e per cercare di portare a termine un processo rivoluzionario di lungo termine. Nessuno può farlo al posto suo. Per quanto riguarda il terzo punto, il Che ritiene che si tratti di un’ipotesi destinata al fallimento. I contrasti fra i partiti comunisti del continente sono al momento troppo importanti e non si giungerà mai a un’intesa a breve termine. La discussione dura diverse ore, ma alla fine non viene trovato nessun accordo, nemmeno sulla base della piattaforma programmatica minima. I due rimangono sulle loro rispettive posizioni e si lasciano con l’intenzione di rivedersi nei prossimi mesi. Al termine dell’incontro, il Che scrive nel suo diario: «L’atteggiamento di Monje può, da un lato, ritardare lo sviluppo, dall’altro contribuirvi nella misura in cui mi libera da compromessi politici». La prima ipotesi sarà quella che troverà conferma nei fatti. Il Partito Comunista Boliviano, malgrado la posizione ambigua mantenuta da Monje, al limite della provocazione, rappresenta in realtà l’unica forza politica presente nelle città in grado di sostenere e di appoggiare le azioni della guerriglia”” (pag 40-42)”,”AMLx-190″
“ANSALDO Marco”,”Chi ha perso la Turchia. Viaggio al termine dell’Europa fra nuovi Lupi grigi e scrittori sotto scorta.”,”ANSALDO Marco (Genova, 1959) è inviato speciale per la politica internazionale e vaticanista di ‘La Repubblica’. Docente di Giornalismo estero presso l’Università LUISS di Roma, è da quasi vent’anni uno dei maggiori esperti italiani di Turchia, Cipro, Nord Iraq, questione curda. Ha scritto ‘Top secret: il caso Ocalan. Un intrigo italiano fra Cia, Mossad e Kgb’ (2002).”,”TURx-030″
“ANSALDO Giovanni”,”Grigioverde.”,”Giovanni Ansaldo, scrittore e giornalista, direttore del ‘Telegrafo’ e del ‘Mattino’ collaboratore a importanti riviste tra cui l’Illustrazione italiana, Il Tempo, Il Borghese. La casa editrice Le Lettere ha pubblicato oltre alla ristampa della biografia di Giolitti, ‘In viaggio con Ciano’ (2005), e ‘Gli anarchici della Bella Epoque’ (2010)”,”ITQM-224″
“ANSALONE Gianluca”,”I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo.”,”ANSALONE Gianluca (1977) manager di imprese multinazionali ha svolto incarichi istituzionali. E’ membro della Fondazione ‘Il Vicino Oriente’. Collabora con varie testate quotidiane e periodiche quale esperto di strategia e relazioni internazionlai. E’ membro dell’Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza di Nomisma. Ha pubblicato (2005) ‘Oltre l’Iraq. L’asse del male e le armi di distruzioni di massa’.”,”RAIx-279″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’ anarchismo.”,”Pierre ANSART nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per 8 anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 insegna filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). Tesi: rapporti tra teorie SAINT-SIMON PROUDHON e MARX più stretti di quanto non si pensi”,”ANAx-016 MADS-019″
“ANSART Pierre”,”Sociologia de Saint-Simon.”,”Pierre ANSART, noto studioso francese di scienze sociali, è maitre-assistant alla Sorbona e si è occupato di storia del pensiero sociale e in particolare dell’ opera di Saint-Simon (1760-1825). Lo studio ‘Les cadres sociaux de la morale de Saint-Simon’ è stato pubblicato sui ‘Cahiers internationaux de sociologie’. Ha scritto pure ‘Marx e l’ anarchismo’ (1969). Secondo MARX, SAINT-SIMON fu, durante i suoi ultimi anni di vita “”il portavoce della classe lavoratrice””. “”Saint-Simon interpreta in termini di conflitto di classe la rivoluzione del 1789. Nel ‘Sistema industriale’ analizza la stratificazione di classe prima della rivoluzione, e interpreta poi la successione degli eventi basandosi sugli scontri tra le tre classi definite””. (pag 96)”,”SOCU-104″
“ANSART Pierre”,”Naissance de l’ anarchisme. Esquisse d’une explication sociologique du proudhonisme.”,”ANSART Pierre Maitre-Assistant à la Sorbonne. “”L’ histoire du Mutuellisme fournissait à Proudhon un remarquable exemple de cette spontaneité qu’il prêtait à la pratique organisationnelle des classes ouvriéres. Les origines du Mutuellisme, telles que les à étudiées Fernand Rude (1), montrent en effet l’ enracinement historique du mouvement dans des traditions antérieures à la Revolution et la rémanence, dans l’ esprit du fondateur, Pierre Charnier, de modèles d’associations constituées avant l’ avèmnement de la grande industrie””. (pag 142) (1) Fernand Rude, Le mouvement ouvrier à Lyon de 1827 à 1832, Paris, 1944″,”PROD-051″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’anarchismo.”,”Pierre ANSART nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per 8 anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 insegna filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). “”Nel 1817, Saint-Simon ha espresso con estrema precisione il principio di cui Marx doveva fare lo strumento essenziale del suo metodo: la comprensione e la spiegazione del fatto sociale con la prassi lavorativa. Sotto forma umanistica nel 1844, sociologica-storica nel 1845, metodologica nella prefazione alla ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ nel 1859, è sempre questo principio che verrà ripreso, dando alla prassi scientifica il suo mezzo primordiale di comprensione. Quando Saint-Simon afferma che bisogna partire dall’industria per capire lo sviluppo delle società, non intende con questo termine quella forma particolare che sarà la meccanizzazione industriale, ma l’attività lavorativa in generale, della quale la manifattura rappresenta il primo momento. Saint-Simon scopre con alcuni contemporanei quello che Marx proclamerà in ‘Die deutsche Ideologie’: quel movimento creativo per il quale il lavoro fa la storia, quel movimento per cui gli uomini fanno la storia e possono capire che la fanno. Queste formule implicano che gli uomini fanno la storia anche quando non lo sanno ancora. Tuttavia queste formule si collegano immediatamente nel pensiero di Saint-Simon al loro significato sociale: affermando che l’industria è la forza reale della società, egli associa direttamente questo principio alla natura dei rapporti sociali. Il lavoro non è pensato in sé o nelle sue conseguenze individuali e morali, ma come agente di trasformazione dei rapporti sociali e come contestazione dell’ordine antico. E”del lavoro sociale che si tratta e dei rapporti sociali in cui si sviluppa”” [Pierre Ansart, Marx e l’anarchismo, 1972] (pag 149-150)”,”SOCU-186″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’anarchismo.”,”Pierre Ansart nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per otto anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 ha insegnato filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). Lassalle. “”Ugualmente il fatto che gli operai tedeschi aderissero all’organizzazione creata da Lassalle, che non è che una «cricca» (83), mostra sufficientemente che il proletariato non è di per se stesso e ineluttabilmente portato a creare un partito che realmente esprime i suoi interessi. Spontaneamente si manifestano all’interno della classe operaia gruppi parziali e rivali, alcuni animati da intriganti e disonesti (84), altri sostenuti da un comune interesse per teorie false, utopiche, o piccolo-borghesi. Ora, qualunque setta è, per definizione, non proletaria o reazionaria (85). E’ tuttavia giocoforza riconoscere che vi sono sette forti, numerose, e che sono realmente sorte nei ranghi del proletariato. Il riconoscimento di queste debolezze inficia in Marx quanto in Proudhon la conclusione circa la necessità della rivoluzione proletaria. Ma questa stessa coscienza delle difficoltà porta precisamente a due conclusioni divergenti. Essa rende più urgente, nel pensiero di Marx, l’unificazione delle forze operaie e il passaggio dalla dispersione dei conflitti economici all’unità della lotta politica: le difficoltà reali del proletariato sottolineano la distanza tra l’essere economico della classe e la sua missione politica, rendendo così più urgente la sua unificazione in una prassi politica (86)”” Parte III, cap. Classe passiva e classe cosciente, Il proletariato Karl Marx a F. Bolte, 29 novembre 1871, in Marx-Engels, Opere scelte, cit., p. 942; (84) «Come dappertutto, naturalmente anche fra gli operai londinesi esiste ‘a knot of asses, fools and rogues, rallying’ (una banda di asini, pazzi e furfanti che si schierano) intorno a un briccone». Marx a Engels 9 maggio 1865, Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pp. 332-333; (85) Marx a Bolte, 29 novembre 1871, in Marx-Engels, Opere scelte, cit., p. 942; (86) «La classe operaia è rivoluzionaria o non è niente», Marx a Engels, 18 febbraio 1865, Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, p. 300]”,”MADS-033-FF”
“ANSART Pierre a cura; scritti di P.J. PROUDHON”,”P.J. Proudhon.”,”Pierre Ansart (1922) è stato autore di numerose pubblicazioni tra cui ‘Sociologie de Proudhon’ (1967) (in it. La sociologia di P.), ‘Marx et l’anarchisme’ (1969) (in it. Marx e l’anarchismo), Saint-Simon (1969), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970), ‘Naissance de l’anarchisme’ (Paris, 1970) ecc. Ha insegnato presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Parigi VII. “”La critica di Proudhon nei confronti di quella che egli chiama l’ utopia comunista si basa su una concezione fondamentale della dialettica sociale. Egli vede nel modo di produzione capitalistico il perfetto esempio di una logica delle contraddizioni in cui l’opposizione dei contrari, mentre continua ad assicurare la vitalità del sistema, provoca insieme una letale tendenza autodistruttiva”” (pag 21) Notizia biografica. Lo storico e sociologo francese Pierre Ansart, studioso del pensiero sociale e politico e della sociologia delle ideologie, è morto a Parigi all’età di 94 anni. L’annuncio della scomparsa, a funerali avvenuti, secondo la volontà del defunto, è stato dato dal quotidiano “Le Monde”. Tra i suoi libri pubblicati in italiano figurano “La sociologia di Proudhon. Le origini dell’anarchismo” (Il Saggiatore) e “Marx e l’anarchismo” (Il Mulino). Era professore emerito di storia della sociologia dell’Università di Parigi. Pierre Ansart era noto per i suoi studi su Pierre-Joseph Proudhon, sul socialismo utopistico di Henri Saint-Simon e Karl Marx e sulla nascita dell’ideologia anarchica. Ha svolto un’ampia attività di ricerca sulle ideologie politiche e sul rapporto tra filosofia e sociologia. Dal 1950 al 1953 Ansart insegnò all’Università di Hanoi e dopo un breve periodo al liceo classico di Chasseloup-Laubat ripetè l’esperienza vietnamita lavorando all’ateneo di Saigon (1953-1958). Rientrato in Francia, Ansart ottenne prima la cattedra di filosofia alla Sorbona e poi la cattedra di sociologia all’Università Denis-Diderot di Parigi (1970). Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2016/11/storia-addio-a-pierre-ansart-sociologo-delle-ideologie/788603/#1ELOJzBrkCzq1qH7.99&#8243;,”SOCU-011-FF”
“ANSART Pierre”,”Les idéologies politiques.”,”Pierre Ansart, già professore di sociologia all’Università di Parigi VII. Ha pubblicato: Sociologie de Proudhon (1967); ‘Marx et l’anarchisme’ , ‘Essais sur les sociologies de Saint-Simon, Proudhon et Marx’, ‘Saint-Simon’ (1969), ‘Sociologie de Saint-Simon’, ‘Naissance de l’anarchisme. Esquisse d’une explication sociologique du proudhonisme’ (1970). C.B. MacPherson, ‘La théorie politique de l’individualisme possessif de Hobbes à Locke’, Gallimard, Paris, 1971 Marx. Il doppio ruolo delle ideologie borghesi nel mascherare i propri interessi e mantenere sottomesse le classi dominate «Una sociologia delle ideologie tesa a spiegare le deformazioni e le allucinazioni dovrebbe tratteggiare delle ipotesi sulle condizioni di possibilità di una tale patologia. Marx, nei suoi studi sulle ideologie borghesi, piccolo-borghesi e contadine, non mancò di incontrare questo problema del “”delirio”” (1) e di proporre un modello di spiegazione basato sulla contraddizione tra la situazione particolare della classe e la dinamica della sua azione. La classe borghese impegnata in una lotta per il potere politico – sostenendo provvisoriamente gli interessi di tutta la popolazione ma realizzando, di fatto e soprattutto, i propri obiettivi, sarebbe portata a costruire un linguaggio adatto alla sua impresa ma anche incaricato di mascherare il suo dominio sulle classi che sfrutta. L’ideologizzazione si imporrebbe in ragione della sua doppia funzionalità come illustra l’esempio del giacobinismo: l’ideologia permetterebbe alla classe di mascherare i propri fini particolari e favorirebbe lo sviluppo di un entusiasmo creativo nel medesimo tempo in cui darebbe alle classi dominate le illusioni necessarie alla loro sottomissione”” (pag 86) [(1) Karl Marx, Le 18 Brumaire de Louis-Napoléon Bonaparte ‘(1852), Parigi, Ed. Sociales, 1969, p. 18] “”Une sociologie des idéologies visant à une explication des distorsions et des hallucinations devrait esquisser des hypothèses sur les conditions de possibilité d’une telle pathologie. Marx, dans ses études sur les idéologies bourgeoises, petites-bourgeises et paysannes, n’a pas manqué de rencontrer ce problème du «délire» (1) et de proposer un modèle d’explication fondé sur la contradiction entre la situation particulière de la classe et la dynamique de son action. La classe bourgeoise engagée dans une lutte pour le pouvoir politique, portant provisoirement les intérêts de toute la population mais réalisant, en fait et avant tout, ses propres objectifs, serait amenée à construire un langage adapté à son entreprise mais chargé aussi de masquer sa domination sur les classes qu’elle exploite. L’idéologisation s’imposerait en raison de sa double fonctionnalité comme l’illustre l’exemple du jacobinisme: l’idéologie permettrait à la classe de se masquer à elle-même ses fins particulières et favoriserait le développement d’un enthousiasme créateur en même temps qu’elle donnerait aux classes dominées les illusions nécessaires à leur soumission”” (pag 86) [(1) Karl Marx, Le 18 Brumaire de Louis-Napoléon Bonaparte’ (1852), Paris, Ed. Sociales, 1969, p. 18] Delirio (lat. delirium, da deliro “”esco dal solco””: fr. délire; sp. delirio; ted. Irrereden; ingl. delirium). – Si dicono delirî le aberrazioni di giudizio suggerite da uno stato passionale o, in genere, da perturbamenti affettivi d’origine morbosa. Sotto l’influenza della deviazione affettiva, la critica diventa unilaterale, s’accanisce contro tutto ciò che potrebbe scalzare il delirio e lascia passare inosservati tutti gli errori che lo rinforzano. L’esperienza si lascia dominare dal preconcetto: le immagini subiettive, sgorgate dalla fantasia, inquinano d’elementi illusorî la percezione e determinano allucinazioni, che ribadiscono il delirio. Nati come sospetti, i giudizî deliranti s’affermano presto come convinzioni che sfidano ogni critica e diventano guida ideale, talvolta incontrastata, dell’azione. (trecc)”,”TEOS-336″
“ANSUATEGUI Antonio”,”Los cien últimos días de Berlín.”,”Dedica a Eva Schneider que yace los escombros de la Siemens Stadt. [Antonio Ansuategui, ‘Los cien últimos días de Berlín’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1945] “”Al hablar de los berlineses hablo tan sólo del hombre de la calle y no de los hombres del Partido, ni de las clases dirigentes, ni de los intelectuales. Pongo aquí lo que mi trato con las gentes del pueblo me ha dado a conocer. Los personajes sobre los que más se hablaba y comentaba eran sin duda Hitler, Goebbels y Goering. En principio a Hitler se le consideraba envuelto en una aureola de misterio y de poder sobrehumano. Se tenia fe en él. Se opinaba que vivia tan sólo por Alemania, que estaba dispuesto a sacrificarlo todo por ella, y que no podia equivocarse. Muchos veían en él un istrumento de la divina providencia para llevar a cabo una gran transformación de la historia. Cualquier palabra de Hitler era acatada sin ningún género de discusión y sus intenciones se consideraban siempre ectas sin que la duda siquiera llegara a enturbiarlas. Era el simbolo del Movimiento Nacional Socialista y del resurgimiento de Alemania. Si se le odiaba, como algunos creen, este odio no se véia al exterior. Yo estoy plenamente seguro que a Hitler en Alemania se le quéria al menos en los primeros tiempos y que si el pueblo alemán le siguió no fué por una presión violenta sino por espontánea voluntad. Pero así come el prestigio de Goering se vino ruidosamente abajo cuando los aviones aliados empezaron a bombardear seriamente Berlin, de la misma manera el prestigio de Hitler se empezò a resquebrajar cuando después de afirmar categóricamente que Stalingrado seria tomado, est capital hubo er ser abandonada y las tropas alemansa empezaron su profundo repliegue. (…) El pueblo veía en Goebbels a una gran inteligencia, a un gran sofista y a un mentiroso genial. Le tenía por un hombre capaz de hacer ver blanco lo negro y lo negro blanco. Por un intelectual que ponía su inteligencia y su saber al servicio de una causa sin reparar demaciado en los medios. El pueblo sabía perfectamente que Goebels le engañaba y que le pequeños motivos promovia grandes escándalos (…) “” (pag 68, 73) [Antonio Ansuategui, ‘Los cien últimos días de Berlín’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1945] “”Quando parlo dei berlinesi, parlo solo dell’uomo della strada e non degli uomini del partito, né delle classi dominanti, né degli intellettuali. Riporto qui ciò che i miei rapporti con la gente della città mi hanno fatto conoscere. I personaggi di cui si è parlato e che si è commentato di più sono stati senza dubbio Hitler, Goebbels e Goering. All’inizio, Hitler era considerato avvolto in un’aura di mistero e di potere sovrumano. C’era fede in lui. Si pensava che vivesse solo per la Germania, che fosse pronto a sacrificare tutto per essa e che non potesse sbagliarsi. Molti videro in lui uno strumento della divina provvidenza per operare una grande trasformazione della storia. Ogni parola di Hitler veniva ascoltata senza alcun tipo di discussione e le sue intenzioni erano sempre considerate rette senza nemmeno essere offuscate dal dubbio. Era il simbolo del movimento nazionalsocialista e della rinascita della Germania. Se era odiato, come alcuni credono, questo odio non si vedeva esternamente. Sono abbastanza sicuro che Hitler in Germania fosse amato almeno nei primi tempi, e che se il popolo tedesco lo seguì, non fu per pressione violenta, ma per volontà spontanea. Ma proprio come il prestigio di Goering crollò rumorosamente quando gli aerei alleati cominciarono a bombardare seriamente Berlino, così il prestigio di Hitler cominciò a incrinarsi quando, dopo aver dichiarato categoricamente che Stalingrado sarebbe stata presa, questa capitale dovette essere abbandonata e le truppe tedesche iniziarono la ritirata in profondità. (…) Il popolo vedeva in Goebbels una grande intelligenza, un grande sofista e un brillante bugiardo. Lo considerava un uomo capace di far sembrare bianco il nero e il nero bianco. Come un intellettuale che mette la sua intelligenza e la sua conoscenza al servizio di una causa senza badare troppo ai mezzi. Il popolo sapeva perfettamente che Goebbels lo ingannava e che per piccoli motivi promuova grandi scandali (…)”””,”QMIS-001-FMB”
“ANTA Claudio Giulio”,”Guerra alla guerra. La lezione di “”Coenobium””.”,”ANTA Claudio Giulio è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Collabora con il dipartimento di studi politici e sociali dell’Università di Pavia e con le riviste ‘Nuova Antologia’ ‘Il Politico’ ‘Humanitas’ e ‘Rivista di studi politici internazionali’. Ha scritto vari libri (v. 4° cop.) “”Negli articoli di Modigliani, Treves, Turati, Liebknecht e Greulich traspare dunque un “”neutralismo di principio”” ideologicamente affine alle tesi dell’internazionalismo (a cominciare dall’affermazione della solidarietà tra le classi lavoratrici dei vari Paesi, tanto più necessaria di fronte a un conflitto di vaste proporzioni che rischia oramai di coinvolgere drammaticamente il proletariato). Ma negli scritti dei tre socialisti italiani, sia pure con sfumature diverse, emerge altresì un “”neutralismo di opportunità”” (1), secondo il quale un Paese storicamente giovane come l’Italia, a differenza di Stati quali la Francia e l’Inghilterra, non è in grado di affrontare il peso economico e finanziario di un conflitto di vaste proporzioni e, quindi, ha tutto l’interesse a mantenere la propria neutralità (una tesi sostenuta soprattutto da Modigliani e Turati). “” (pag 71) (1) Sui concetti di “”neutralismo di principio”” e di “”opportunità”” cfr. Norberto Bobbio, op. cit. (‘Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino; 1984) Marx e la politica internazionale. “”L’internazionalismo socialista implica l’affermazione della solidarietà tra le classi lavoratrici, indipendentemente dalla loro nazionalità. Nelle ultime pagine del ‘Manifest der Kommunistische Partei’ (1848) Karl Marx e Friedrich Engels ne delineano i contenuti: “”Il potere politico è il potere organizzato di una classe per l’oppressione di un’altra. Il proletariato, nella lotta contro la borghesia (…), distruggendo gli antichi rapporti di produzione, abolisce (…) anche le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe e le classi in generale, e così anche il proprio dominio”” (Marx Engels, Manifesto del partito comunista, prefazione di L. Colletti, 1991 p. 121). Se a queste parole si aggiunge un’altra citazione contenuta nella stessa opera, si comprende maggiormente la loro argomentazione: finendo “”l’antagonismo fra le classi all’interno delle nazioni, scompare la posizione di reciproca ostilità fra le nazioni”” (Ivi, p. 116). Dunque, la visione marx-engelsiana sul problema della guerra discende da cause strutturali, insite cioè nella natura dei rapporti sociali. Solo abolendo la lotta tra le classi, i conflitti cessano sia all’interno di ciascun Paese che a livello internazionale, poiché essi non sono altro che la diretta conseguenza degli antagonismi tra le borghesie dei diversi Paesi che si disputano il controllo dei mercati, l’accaparramento delle risorse e il dominio sugli altri Stati. Del resto, già nel saggio ‘Die deutsche Ideologie’ (1845-46) emerge il pensiero internazionalista dei due intellettuali tedeschi quando scrivono che “”i rapporti fra nazioni diverse dipendono dalla misura in cui ciascuna di esse ha sviluppato le sue forze produttive, la divisione del lavoro e le relazioni interne”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, in Opere complete, 1972 vol V, p 17). Ne deriva quanto segue: poiché la crescita industriale avviene in modo disomogeneo nei diversi Paesi, le relazioni internazionali sono necessariamente basate su rapporti di diseguaglianza. Date tali premesse, Marx affida all’Associazione Internazionale dei Lavoratori (più nota come Prima Internazionale), fondata a Londra nel 1864, un’ambiziosa missione che emerge nelle ultime righe del suo ‘Indirizzo inaugurale: “”Alle classi operaie [spetta] il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi ad essi, se necessario, con tutti i mezzi in loro potere (…) e rivendicare le semplici leggi della morale e della giustizia che devono regolare tanto le relazioni degli individui, quanto quelle superiori dei popoli. La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l’emancipazione della classe operaia”” (Cfr. G.M. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria’, 1978 vol I. p. 130)”” [Claudio Giulio Anta, Guerra alla guerra. La lezione di “”Coenobium””, 2010] (pag 63-65)”,”QMIP-079″
“ANTA Claudio Giulio”,”Les différents visages de la guerre dans la pensée politique européenne entre XIXeme et XXeme siècle.”,”Claudio Giulio Anta ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso l’Università degli Studi di Torino. Tra i suoi libri: Il rilancio dell’Europa. Il progetto di Jacques Delors, FrancoAngeli, Milano, 2004; Padri dell’Europa Sette brevi ritratti, Bruno Mondadori, Milano, 2005 (pubblicato in francese da Peter Lang, Bruxelles, 2007); Winston Churchill e l’idea dell’Europa unita, Bruno Mondadori, Milano, 2007; L’europeismo di Winston Churchill, Arance, Roma, 2009; Guerra alla Guerra. La lezione di “Coenobium”, Aracne, Roma, 2010 (pubblicato in francese da Peter Lang, Bruessels, 2012); Lord Lothian: The Paths of Federalism, Peter Lang, Bruxelles, 2014; Albert Einstein: The Roads to Pacifism, Peter Lang, Oxford, 2017. (f. Aracne)”,”TEOP-547″
“ANTEGHINI Alessandra”,”Stato, governo, società civile nell’opera di Charles Dunoyer.”,”Dunoyer e l’ industrialismo (pag 18) “”Il pensiero di Dunoyer si inserisce nel vasto movimento che va sotto il nome di industrialismo, sviluppatosi in Francia agli inizi del secolo XIX, e caratterizzato da un riconoscimento sul piano politico del ruolo preminente svolto dalle nuove forze produttive nella società francese del tempo”” (pag 18-19) Opera di Dunoyer: ‘De la liberté du travail’ (1845) (pag 60)”,”TEOP-528″
“ANTEGHINI Alessandra”,”Socialismo e femminismo nella Francia del XIX secolo: Jenny d’Héricourt.”,”Molto spazio alla polemica tra J. d’Hericourt e Proudhon.”,”DONx-004-FMB”
“ANTELMINELLI Alessandro, a cura di Orietta SANTINI”,”In forma di Republica o Stati. La corrispondenza del residente fiorentino a Londra (1645-1649).”,”Lettere inviate al Granduca dal residente fiorentino a Londra nel periodo 1645-1649. Si tratta di una rappresentazione e intepretazione della ‘Great Rebellion’. Il punto di vista è quello di un seguace della monarchia assoluta. L’autore cerca di individuare il modello politico al quale ricondurre ciò che sta accadendo.”,”UKIR-004-FMB”
“ANTINOLFI Ricciotti”,”La crisi economica italiana 1969-1973.”,”ANTINOLFI Ricciotti (Napoli 1934) ha insegnato economia monetaria e creditizia nell universita di Siena e successivamente teoria e politica dello sviluppo economico nella universita di Napoli. “”Durante la fase che stiamo esaminando, proprio per le insufficienze strutturali del mercato coloniale, il problema della domanda aggregata non sarebbe stato risolto se non si fosse sviluppato anche il mercato dei consumi interni; questa volta non più fondato, come nella prima fase, sui consumi “”signorili””, dei quali abbiamo rilevato il carattere di staticità, ma essenzialmente “”tirato”” dai consumi popolari e in particolare della classe operaia. Questa, infatti, dopo aver posto nel ’48 in termini perentori ma con limiti soggettivi, un problema di potere, negli anni successivi combatte con vigore l’ aspra battaglia per la difesa e l’ allargamento dell’ occupazione, che se pur se assume nell’ immediato un carattere riformistico, pone però le premesse per acquisire, dopo alcuni decenni, con le “”armi”” teoriche fornite da Marx, dimensioni e qualità politiche rivoluzionarie. Durante la fase coloniale si assiste, perciò, ad una crescita del movimento operaio che si traduce in aumento notevole della massa salariale, più che in un incremento del saggio salariale. E’ naturale che tutto ciò rafforzi la capacità di lotta degli operai, tanto che essa diviene oggettivamente dirompente rispetto agli equilibri del sistema sul finire del secolo scorso, quando, cioè, si esaurisce ogni potenziale espansione del sistema coloniale. Succede allora che la borghesia, messa con le spalle al muro, rompe la propria solidarietà internazionale di classe e imbocca la strada dell’ avventura imperialistica, al fondo della quale c’è la fine delo stato liberal-liberista e, con esso, della stessa egemonia borghese sulla società. La guerra, però, segna la rottura non solo dell’ internazionalismo borghese, ma anche di quello proletario (…)””. (pag 66-67)”,”ITAE-177″
“ANTINOLFI Ricciotti”,”La teoria economica di J.K. Galbraith.”,”Ricciotti Antinolfi insegna Economia politica alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. In passato è stato professore di Economia monetaria e creditizia presso la Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Siena. John Kenneth Galbraith è senza dubbio uno dei pochi economisti il cui nome è conosciuto, oltre che dagli studiosi, anche dal pubblico colto. Galbraith si avvicina alla scienza economica tramite gli studi di economia agraria che intraprende all’Ontario Agricultural College e prosegue alla Berkeley University in California, dove arriva nel 1930. Nominato, nel 1934, assistente ad Harvard vi tiene il suo primo corso di economia agraria. In Galbraith il fruttuoso approccio empirico con i fenomeni economico-sociali non si limita alle esperienze di studioso di Economia applicata e a quelle di dirigente di istituzioni economiche, ma ha modo di estrinsecarsi anche attraverso l’attività politica che egli svolge intensamente, anche se a periodi alterni, nel Partito Democratico, a diretto contatto con prestigiosi leaders come Stevenson, Kennedy, Johnson e McGovern.”,”ECOT-174-FL”
“ANTINUCCI Francesco MASSOBRIO Giulio a cura; saggi di Marco GIOANNINI Guido GENTILE Cecilia GHIBAUDI Stefano SCIALOTTI”,”Napoleone a Marengo. Dal mito alla storia. Catalogo multimediale della Mostra.”,”Contiene il saggio di Marco GIOANNINI: ‘Esistono i principi della guerra napoleonica? Note sulla seconda campagna d’Italia di Bonaparte’ (pag 3-18) Primo principio: la distruzione completa delle forze nemiche Secondo principio: la concentrazione delle forze Terzo principio: la velocità dei movimenti Quarto principio: mantenere le armate a spese del territorio”,”FRAN-002-FV”
“ANTISERI Dario”,”Karl Popper.”,”ANTISERI-D ha insegnato materie filosofiche presso le UNIVERSITA’ di ROMA (LA SAPIENZA), SIENA e PADOVA. E’ attualmente docente di Metodologia delle Scienze Sociali presso la Facoltà di Scienze Politiche della della LUISS (ROMA). ANTISERI-D, BIBLIOGRAFIA – Karl Popper. Epsitemologia e società aperta ARMANDO. ROMA. 1972. – Teoria unificata del metodo. LIVIANA. PADOVA. 1981. – Trattato di metodologia delle scienze sociali. UTET. TORINO. 1996. – Liberali: quelli veri e quelli falsi. REBETTINO. SOVERIA-MANNELLI (Cz). 1998. – Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi. 3 voll. LA SCUOLA. BRESCIA. 1983. L’opera giunta alla 22^ edizione (1998), è stata anche tradotta in spagnolo, portoghese e russo.”,”SCIx-078″
“ANTISERI Dario”,”Critiche epistemologiche al marxismo.”,”ANTISERI Dario Volume incentrato in particolare sulle tesi di Popper. Geymonat a proposito della dialettica e del metodo dialettico critica sia le tre leggi di Engels sia le triadi hegeliane. (pag 67) “”[Geymonat] indice il metodo dialettico come lo strumento migliore per interpretare fenomeni storici, per interpretare la storia della scienza, e per capire lo sviluppo della società. Che cos’è dunque la dialettica o, meglio, il ‘metodo dialettico’, che Geymonat afferma di difendere con “”accanimento””? In primo luogo, Geymonat sgombra il campo. I materialismo engelsiano, se interpretato alla lettera, non è più soddisfacente, “”qualora si pensi di poterlo ricapitolare nei tre famosi princìpi (legge della conversione della quantità in qualità, della compenetrazione degli opposti, e della negazione della negazione)”” (65). D’altra parte, se Engels non soddisfa, ancor meno soddisfacente è Hegel, in quanto sia lui sia molti suoi seguaci possono venire, a buon diritto, accusati “”di aver costruito le loro triadi dialettiche sulla base di termini equivoci, di metafore illusorie, di analogie fantastiche prive di qualsiasi fondamento reale”” (66). “”Una elencazione precisa e accurata – dice Geymonat – tutte queste obiezioni si trova nel saggio di Popper ‘Che cos’è la dialettica?’, che merita di venire considerato veramente esemplare per rigore e chiarezza”” (67). Ma a questo scritto di Popper Geymonat rimprovera un solo difetto: “”Quello di identificare il metodo dialettico (inteso in tutta la sua generalità) con il metodo triadico hegeliano (…). I fautori odierni della dialettica, pur riconoscendo i meriti di Hegel nell’avere evidenziato – mediante le sue triadi – l’importanza della contraddizione, non sembrano affatto disposti ad accogliere la successione delle triadi hegeliane e nemmeno, in generale, il ricorso al metodo triadico”” (68).Ecco dunque che, ad avviso di Geymonat, la dialettica non può essere pensata come racchiusa né nelle tre leggi di Engels né nelle triadi hegeliane.”” [Dario Antiseri, Critiche epistemologiche al marxismo, 1986] [(65) L. Geymonat, Metodologia neopositivistica e materialismo dialettico, in ‘Critica marxista’, Quaderni, 6, 1972, p. 25]”,”TEOC-636″
“ANTISERI Dario”,”La Vienna di Popper.”,”Dario Antiseri, dopo la laurea in Italia, ha proseguito i suoi studi, dal 1963 al 1967, presso le Università di Vienna, Münster ed Oxford. A Vienna ha avuto per maestri Bela von Juhos e Kurt Christian. Ha insegnato materie filosofiche nelle Università di Roma La Sapienza, Siena e Padova. Attualmente è ordinario di Metodologia delle scienze sociali presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli di Roma.”,”TEOP-079-FL”
“ANTOLINI Paola BARTH-SCALMANI Gunda ERMACORA Matteo FONTANA Nicola LEONI Diego MALNI Paolo PISETTI Anna”,”Donne in guerra 1915-1918. La grande guerra attraverso l’analisi e le testimonianze di una terra di confine.”,”Foto di donne al lavoro in fabbrica (pag 116) Militarizzazione lavoro ‘Il servizio della manodopera militarizzata’ “”La giornata lavorativa variava dalle nove sino alle dieci ore (con una pausa di un paio d’ore per il pranzo) durante le quali, secondo una rigida ripartizione delle mansioni, gli operai professionisti come falegnami, muratori, scalpellini e con loro la manodopera generica, trovavano impiego nelle opere di scavo delle trincee, di perforazione di lunghe galleria nella roccia, di lavorazione della pietre di costruzione di grossi edifici in calcestruzzo armato, mentre per lo più ai ragazzi ed alle donne spettava il trasporto del materiale edile: lunghe assi di legno, travi di ferro, sacchi di cemento ma an che rotoli di filo spinato e sacchi di ghiaia. D’inverno i reparti di lavoratori venivano impegnati nello sgombero della neve dall’intera superficie del cantiere, dei sentieri e delle strade. Diversi furono i casi di congelamento registrati. Assai frequenti erano del resto gli incidenti dovuti, nella maggior parte dei casi, allo scoppio di mine o alle frane da esse provocate e che non di rado costarono agli operai gravi lesioni se non addirittura la vita”” (Nicola Fontana, L’impiego della manodopera femminile nei lavori di fortificazione sul fronte trentino) (pag 56)”,”QMIP-101″
“ANTOLOGIA”,”Lotte operaie negli Stati Uniti d’ America, 1890-1910. Sindacati e movimento operaio nell’ ascesa degli USA a grande potenza.”,”I socialisti e la lotta dell’ antracite. E’ interessante riportare anche il comportamento tenuto in occasione di questa importante battaglia sindacale dai due partiti socialisti: il Socialist Party (SP) e il Socialist Labor Party (SLP). Il loro atteggiamento è rappresentativo dei motivi che li portarono ad avere un ruolo marginale nelle grandi battaglie che la classe operaia americana condusse negli anni a venire. (…) Sulla questione fondamentale (se si dovesse proclamare uno sciopero generale del settore carbonifero), il Socialist Party non prese una posizione ufficiale. Gli elementi della destra all’ interno della dirigenza del partito furono d’accordo con i dirigenti della AFL sul fatto che uno sciopero generale avrebbe rappresentato la “”rottura del contratto””. (…) Agli occhi di tutte e tre le frazioni del SP, l’ attività dei socialisti nei sindacati doveva limitarsi al lavoro di propaganda per convertire gli iscritti alla causa del socialismo. A sua volta il SLP di De Leon guardò all’impegno sindacale con scarso interesse perché ritenuto ininfluente per la lotta di classe. Il giornale del partito, il “”Weekly People”” del 29 febbraio 1900 e del 3 febbraio 1901 sostenne che centinaia di scioperi avevano dimostrato l’ inutilità di quell’ arma e descrisse il boicottaggio come una “”buffonata”” (…). Col loro atteggiamento i due partiti socialisti scelsero di “”abbandonare le masse operaie arretrate o non abbastanza evolute all’ influenza dei capi reazionari, degli agenti della borghesia (2)”””” (pag 265) (2) (Lenin, l’ estremismo)”,”ELCx-104″
“ANTOLOGIA”,”Lotte operaie negli Stati Uniti d’ America, 1890-1910. Sindacati e movimento operaio nell’ ascesa degli USA a grande potenza.”,”AFL e IWW. “”Quando nel 1905 un gruppo di dirigenti sindacali si riunì a Chicago per fondare gli Industrial Workers of the World, un sindacato industriale a carattere nazionale, l’ American Federation of Labor organizzava meno del 10% della forza-lavoro americana, concentrata soprattutto fra gli strati operai più qualificati.”” (pag 305)”,”MUSx-206″
“ANTOMMARCHI François”,”Gli ultimi giorni di Napoleone.”,”””«Deciso a dare battaglia, mi informai della forza del mio esercito. Avevo in tutto ventiseimila uomini; Mélas ne aveva quaranta, di cui diciottomila di cavalleria. Alle due del mattino, vennero ad annunciarmi che il nemico era piombato sulla avanguardia e che le nostre truppe cedevano. I francesi non amano essere attaccati e ripiegavano un po’ in disordine; il nemico aveva già fatto qualche prigioniero e nella ritirata avevamo perduto una lega e mezza di terreno. «I generali dell’avanguardia, Lannes, Murat e Berthier, mi inviavano ordinanze su ordinanze comunicandomi che le loro truppe erano in fuga e non riuscivano a fermarle. Chiedevano rinforzi e mi pregavano di mettermi in marcia con la riserva. Rispondevo a tutti “”Tenete finché potete, poi battete in ritirata!””. Vedevo che gli austriaci non avevano impiegato la riserva. In casi come questi, il punto importante è fare in modo che il nemico impieghi tutte le sue forze, risparmiare invece le proprie e costringerlo ad attaccare sui fianchi finché non si accorge dell’errore. La difficoltà è forzarlo ad impiegare la riserva. Il nemico aveva quarantaquattromila uomini contro ventimila al massimo; e questi erano in rotta. A Mélas non rimaneva dunque che approfittare del vantaggio. Mi portai alla testa delle prima legione in un’uniforme elegante; attaccai io stesso con una mezza brigata, feci piegare gli austriaci e rompere le file; Mélas, vedendomi in testa e con le sua legioni sbaragliate, credette fossi arrivato con la riserva per contenere le truppe in ritirata. Avanzò con tutta la sua, che si componeva di seimila granatieri ungheresi, il meglio della fanteria. Essi chiusero il varco che avevo fatto ed attaccarono a loro volta. Cedetti. Dopo una ritirata di mezza lega, esposto al loro fuoco, riunii tutto l’esercito e lo rimisi in linea. Appena ebbi raggiunta la riserva, forte di seimila uomini con quindici pezzi di cannone, sotto gli ordini di Desaix, che era allora la mia ancora di salvezza, con una manovra rapida, spiegai l’intero esercito mettendolo alle ali di Desaix, e opposi al nemico seimila uomini freschi. Una vigorosa salva di artiglieria e una carica disperata alla baionetta si abbatté sugli austriaci spazzandone le ali. Ordinai allora a Kellermann di attaccare con ottocento cavalieri. Egli si mosse e isolò i seimila granatieri ungheresi dal resto dell’esercito sotto gli occhi stessi della cavalleria austriaca. Questa però era a mezza lega e le ci voleva un quarto d’ora per arrivare, ‘e ho notato che sono sempre questi quarti d’ora che decidono la sorte delle battaglie’. Le truppe di Kellermann spinsero i granatieri ungheresi addosso alla nostra fanteria. Furono immediatamente fatti prigionieri. La cavalleria austriaca arrivò, ma i nostri fanti erano in linea, con l’artiglieria in testa. Una scarica spaventosa, una barriera di baionette, la fecero retrocedere; si ritirò un po’ in disordine, la inseguii con tre reggimenti che mi avevano appena raggiunto; si schierò; la ributtai e in gran parte annegò nel tentativo di passare il ponte della Bormida, che è molto stretto. Si diede la caccia al resto sino a notte. «Seppi dopo la battaglia, dalla bocca di qualche ufficiale generale prigioniero, che persino nel pieno del primo successo, gli austriaci erano inquieti: avevano il segreto presentimento della disfatta. Durante il combattimento, interrogavano i nostri prigionieri e domandavano: “”Dov’è il generale Bonaparte?”” “”In retroguardia”” e coloro che si erano già battuti contro di me in Italia, e che conoscevano la mia abitudine ‘di riservarmi per la fine’, gridavano: “”Il nostro compito non è ancora terminato””. Confessarono pure che poi, vedendomi in prima linea, erano completamente caduti nel tranello credendo che avessi impegnata la riserva. In tutte le battaglie arriva sempre un momento in cui i soldati anche i più coraggiosi, dopo aver fatto i più grandi sforzi, si sentono disposti alla fuga. Questo terrore viene da una mancanza di fiducia nel loro coraggio; non occorre che una piccola occasione, un pretesto per restituirla; l’arte è di farla rinascere. «Ad Arcole, ho vinto con venticinque cavalieri cogliendo l’istante di stanchezza nei due eserciti. Mi accorsi che gli austriaci, benché vecchi soldati, non avrebbero domandato di meglio che di trovarsi nel loro accampamento, e che in nostri, per coraggiosi che fossero, avrebbero voluto essere sotto le loro tende. Tutte le mie forze erano state impegnate e parecchie volte ero stato costretto a riordinarle. Non mi restavano che venticinque guide; le inviai sul fianco del nemico con tre trombe che suonarono la carica. Un grido generale si sollevò dalle file austriache: “”Ecco i cavalieri francesi!”” Si diedero alla fuga. E’ vero che bisogna cogliere il momento. Un istante prima o più tardi il tentativo sarebbe stato inutile. Se avessi inviato duemila cavalli, la fanteria avrebbe fatto un quarto di ‘conversione’. Coperta dall’artiglieria, avrebbe fatto una buona scarica, e la cavalleria non avrebbe neppure attaccato. «Vedete, gli eserciti sono come due individui che si incontrano e si spaventano a vicenda; c’è il momento di panico e bisogna saperlo cogliere. Non è che l’effetto di un principio meccanico e morale. Bisogna essere del mestiere; quando si è pratici, si distingue questo momento senza fatica: è facile come un’addizione”” (pag 94)”,”FRAN-106″
“ANTONELLI A. e altri”,”Cinquant’anni dell’ Unione Donne di Azione Cattolica. Giornata celebrativa. Bologna 26 aprile 1959.”,”””Diceva Pio XII di santa memoria che la donna non può affrontare i problemi della vita se non sotto l’ aspetto familiare, ed è vero. (…)”” (pag 53)”,”DONx-012″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Gaio Mario. Il grande generale, fiero rivale di Silla, che salvò l’ Italia dall’ invasione germanica.”,”Giuseppe ANTONELLI, studioso del mondo antico, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Pompeo’ (1992), ‘Crasso’ (1987). Gaio MARIO è passato alla storia come l’ avversario di SILLA. Gli veniva rimproverato di non aver compreso i risultati che si sarebbero potuti ottenere nella lotta politica utilizzando le più grandi concentrazioni di potere della sua epoca: le legioni. Formazione di un proletariato militare. “”Nel frattempo però aveva perso l’ appuntamento con la storia. Ma se le sue idee sul da farsi erano contradditorie o confuse, se soltanto dopo l’ esempio dell’ occupazione di Roma da parte di Silla, ha cominciato ad intravedere quella che avrebbe potuto diventare la funzione dell’ esercito nel riequilibrio dei rapporti di forza all’ interno dello stato romano, bisogna dire che la sua azione riformatrice, per quanto necessitata e in parte inconsapevole, ha interpretato perfettamente alcune novità maturate all’ interno della società romano-italica. La sua riforma dell’ esercito, da questo punto di vista, è molto significativa. La egualizzazione dell’ armamento nelle tre linee di combattenti della legione, nonché la leva basata sul volontariato, sono la presa d’atto di un livellamento sociale ormai assimilato dalla coscienza pubblica. (…) Con quella riforma si riconosceva formalmente l’ esistenza di una terza classe, quella del proletariato militare, definibile meglio come plebe delle campagne (…)””. (pag 165-166)”,”STAx-130″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Mitridate il nemico mortale di Roma. La vicenda umana e politica del principe orientale che ha avuto il coraggio di opporsi all’ imperialismo di Roma.”,”ANTONELLI Giuseppe ha collaborato con articoli e saggi a settimanali. “”E’ stato detto da alcuni storici che Mitridate volesse costituire un grande impero asianico che comprendesse l’ Anatolia ed eventualmente le regioni dell’ impero seleucidico. Possiamo ammettere che il re, in un contesto diverso, non si sarebbe tirato indietro di fronte all’ ipotesi, ma no è questa la molla che attiva la sua azione e che spiega la sua vicenda. La chiave di interpretazione del personaggio non è l’ ambizione ma l’ indomabilità. Forse se Mitridate fosse stato certo di conservare la propria indipendenza, cioè se non avesse sentito incombere sul suo regno l’ ombra fitta della prepotenza romana, probabilmente la sua politica sarebbe stata molto più convenzionale e tranquilla e si sarebbe espressa in un espansivismo moderato, suggerito più dalle occasioni che gli si sarebbero offerte che da un vero e proprio programma di acquisizioni territoriali””. (pag 45-46)”,”STAx-147″
“ANTONELLI Etienne”,”La Russie Bolchéviste.”,”””C’est alors, le 4 novembre (a.s.), que les membres du Conseil des Commissaires du peuple, partisans d’un accord, donnent leur démission de leurs fonctions, par le manifest suivant: “”Les Commissaires du peuple dont les noms suivent donnent leur démission: V. Noghine, du Commerce et de l’Industrie; A. Rykov, de l’Intérieur; V. Milioutine, de l’Agriculture; I. Theotorovitch; de l’Approvisionnement; A. Chliapnikov, du Travail. Ils donnent comme motifs les raisons suivantes: “”Nous sommes pour la constitution d’un gouvernement socialiste de tous les partis du Conseil. Nous considérons que suele la création d’un tel gouvernement peut donner la possibilité d’affermir les résultats de la lutte héroïque de la classe ouvrière et de l’armée révolutionnaire. Hors de là, il ne reste qu’une voie: la constitution d’un gouvernement purement bolchéviste au moyen de la terreur politique. C’est dans ce chemin qu’est entré le Conseil des Commissaires du peuple. Nous ne pouvons pas et ne voulons pas le suivre. Nous voyens que cela conduit à éliminer de la vie politique de nombreuses organisations prolétariennes, à rétablir un régime irresponsable et à écraser la révolution et le pays. “”Nous ne pouvons pas prendre la responsabilité d’une telle politique et nous renonçons devant le C.C.E. à nois fonctions de Commissaires du peuple””. Les Commissaires suivants se sont ralliés à cette déclaration: D. Riazanov, des Voies et Communications; N. Derbychev, de la Presse; T. Arbouzov, de l’Imprimerie de l’Etat; Joureniev, de la Garde rouge; G. Fédorov, gèrant de la Section des conflits au Ministère du Travail; Gr. Ion. Larine, gèrant de la Section de l’élaboration des projets de lui. En même temps, Zinoviev, Kamenev, Rykov, Milioutine et Noghine donnent leur démission du Comité central du parti bolchéviste. Si le coup avait été porté le premier jour, il aurait certainement amené la fraction léniniste à l’accord. Mais le 5 novembre (a.s.), les troupes du soviet sont victorieuses, le pouvoir des commissaires est consolidé. Lénine peut compter sur l’appui de la garnison et des usines. Il prend l’offensive. Illance en vibrant appel aux membres du parti bolchéviste et à tous les travailleurs, où on peut lire: “”….Cette désertion ne fera pas chanceler l’union des masses qui marchent avec nous. “”Rappelez-vous que déjà deux de ces déserteurs: Kamenev et Zinoviev avaient agi comme tels, avant le soulèvement, en votant le 10 octobre dernier, contre tout manifestation..,”” (…)”” (pag 116-117-118) controllare e inserire”,”RIRO-421″
“ANTONELLI Quinto”,”Storia intima della grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte.”,”Seconda edizione con una nuova prefazione Quinto Antonelli è responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso il Museo storico della guerra di Rovereto. Ha collaborato a ‘La Grande guerra’, opera della Utet curata dal Mario Isnenghi e Daniele Ceschin.”,”QMIP-270″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Storia di Roma antica dalle origini alla fine della Repubblica.”,”Giuseppe Antonelli, studioso del mondo antico, ha pubblicato sulla storia di Roma, in ordine cronologico: Crasso, Il banchiere di Roma, Locullo, Roma tra repubblica e impero, Pompeo, Mitridate, il nemico mortale di Roma.”,”STAx-080-FL”
“ANTONELLI Cristiano BARBIELLINI AMIDEI Federico GIANNETTI Renato GOMELLINI Matteo PASTORELLI Sabrina PIANTA Mario, scritti di”,”Innovazione tecnologica e sviluppo industriale nel secondo dopoguerra.”,”Il modello di competizione dell’Italia: tra moderazione salariale e innovazione tecnologica (pag 560-561)”,”ITAE-034-FP”
“ANTONELLI Giuseppe”,”L’influenza delle parole.”,”Giuseppe Antonelli è professore di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia e collabora con il ‘Corriere della Sera’. Ha pubblicato ‘La volgare eloquenza’. Come le parole hanno paralizzato la politica’ (Laterza, 2017). ‘«Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi». Sono passati circa quattro secoli, ma le parole di Galileo rimangono attuali anche nell’odierna società della comunicazione. Perché ci ricordano che esprimersi in modo nitido, comprensibile, efficace richiede uno sforzo fatto di impegno, competenza, attenzione. Molto più facile, quando si parla e anche quando si scrive, adagiarsi pigramente nel calco delle proprie abitudini linguistiche e di quello del proprio ambiente. Da qui la sfilza dei tanti «esi» che negli anni hanno attirato pubblici strali: il ‘sindacalese’ e il ‘politichese’, che oggi – all’epoca della volgare eloquenza – si è riconvertito in ‘gentese’, colorito e popolaresco fino al triviale; il ‘burocratese’ che ha pian piano ceduto il passo all”aziendalese’; lo ‘scolastichese’ contrapposto al ‘giovanilese’. La storia ha gli «-ismi», la lingua gli «-esi»: e anche gli «-orum». A partire dal «latinorum» che nei ‘Promessi sposi’ Renzo rinfacciava a Don Abbondio, dopo che il sacerdote aveva provato a confondergli le idee infarcendo il discorso di altisonanti espressioni latine. Se gli «-esi» mostrano soprattutto conformistica passività, gli «-orum» hanno in sé una più netta intenzionalità legata all’esercizio del potere. Il che vale anche per l’«inglesorum»: il modo di esprimersi dei tecnocrati del terzo millennio, fitto di anglicismi che finiscono per creare una altrettanto fitta cortina di prestigiosa incomprensibilità. «Il “”latinorum”” sta scomparendo», scriveva Cristina Taglietti nel «Corriere della Sera» il 30 giugno del 2000, «ma solo per essere sostituito dall'””inglesorum””». La larga presenza di parole inglesi nelle cronache del virus è stata denunciata da molti in questi mesi. Spesso con toni allarmistici o apocalittici’ (pag 33-35) Si credeva un tempo che i nomi fossero conseguenza delle cose. Oggi sappiamo che sono piuttosto le cose a essere spesso conseguenza deli nomi: sono le parole a influenzare i nostri comportamenti.”,”VARx-622″
“ANTONELLI Cristiano LAMBORGHINI Bruno”,”Impresa pubblica e tecnologie avanzate. Il caso della STET nell’elettronica.”,”Cristiano Antonelli è nato a Firenze nel 1951. E’ autore di studi sui temi della competività internazionale delle piccole imprese, del finanziamento delle imprese pubbliche. Collabora con l’OCSE (Parigi) (1978) Bruno Lamborghini è nato a Ferrara nel 1936. Si occupa di problemi di economia industriale. (1978)”,”ECOG-011-FV”
“ANTONELLI Giuseppe”,”Catilina.”,”Giuseppe Antonelli, studioso del mondo antico.”,”STAx-137-FL”
“ANTONELLI Giacomo (Card.) SACCONI Carlo (Mons.), a cura di Mariano GABRIELE”,”Il carteggio Antonelli-Sacconi. Volume I (1858-1860). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”carteggio tra il cardinale Antonelli e il nunzio apostolico a Parigi Mons. Carlo Sacconi Giacomo Antonelli (Sonnino, 2 aprile 1806 – Roma, 6 novembre 1876) è stato un cardinale italiano e segretario di Stato della Santa Sede sotto il pontificato di Papa Pio IX 1. Il carteggio Antonelli-Sacconi (1858-1860), che è stato curato da M. Gabriele e pubblicato dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano 2. Il carteggio contiene dispacci inviati dal segretario di Stato Antonelli ai nunzi il 18 settembre 1860, giorno della battaglia di Castelfidardo 2. (copil.)”,”RISG-038-FSL”
“ANTONELLI Giacomo (Card.) SACCONI Carlo (Mons.), a cura di Mariano GABRIELE”,”Il carteggio Antonelli-Sacconi. Volume II (1858-1860). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”carteggio tra il cardinale Antonelli e il nunzio apostolico a Parigi Mons. Carlo Sacconi Giacomo Antonelli (Sonnino, 2 aprile 1806 – Roma, 6 novembre 1876) è stato un cardinale italiano e segretario di Stato della Santa Sede sotto il pontificato di Papa Pio IX 1. Il carteggio Antonelli-Sacconi (1858-1860), che è stato curato da M. Gabriele e pubblicato dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano 2. Il carteggio contiene dispacci inviati dal segretario di Stato Antonelli ai nunzi il 18 settembre 1860, giorno della battaglia di Castelfidardo 2. (copil.)”,”RISG-039-FSL”
“ANTONELLI Giacomo DE-LUCA Antonino; a cura di Carla MENEGUZZI ROSTAGNI”,”Il carteggio Antonelli – De Luca, 1859-1861. II Serie: Fonti. Vol. LXXII.”,”Trec: DE LUCA, Antonino (in religione Antonio Saverio) voce scritta da Giuseppe Monsagrati Nacque a Bronte, in provincia di Catania, il 28 ott. 1805 da Vincenzo e da Francesca Saitta. Ultimo di dieci figli, compiuti i primi studi nel collegio “”Capizzi”” di Bronte, passò al seminario di Monreale ove, affidato a due dotti canonici, si distinse, oltre che nelle materie teologiche, per una spiccata predisposizione all’apprendimento delle lingue straniere e allo studio delle scienze. Non si sentiva, tuttavia, ancora pronto per il sacerdozio e, dopo che nel 1826 ebbe vinto il premio Di Giovanni che assegnava un legato di 1.000 scudi al giovane siciliano che sapesse meglio di latino, greco, italiano, storia sacra e storia regionale, restò a Palermo per completare la propria formazione culturale, trovando anche saltuario impiego come istitutore privato. Nel 1827 il D. si spostò a Napoli pensando di farne una tappa nel viaggio di avvicinamento a Roma, ma, non avendo trovato gli appoggi giusti, tornò a Palermo. Di Roma lo attirava la possibilità che essa sola offriva a chi., come lui, aspirava ad intraprendere una carriera nella diplomazia pontificia e vi si preparava restando in provincia, senza poter contare sulle, tradizioni di famiglia e per di più senza aver frequentato i corsi della romana Accademia dei nobili ecclesiastici. A tali carenze il D. suppliva con l’ambizione e la volontà e, nel dicembre del 1829, provveduto di lettere di presentazione per mons. G. Grassellini e per i cardinali E. De Gregorio e T. Arezzo, si risolse finalmente a partire. L’esordio romano non fu per lui facile: l’ambiente, non particolarmente evoluto, respingeva gli estranei o ne diffidava, e per esservi ammesso il D. prese a muoversi nella dimensione che gli era congeniale, quella culturale, cominciando a scrivere articoli su temi di attualità e cercando di accreditarsi come difensore della religione dagli attacchi cui la esponevano le moderne teorie filosofiche o estetiche. Nel 1830 apparve a Roma (“”primo frutto delle mie tenui fatiche””, lo definiva il D. stesso nella dedica a mons. P. Di Giovanni) un lungo saggio di riflessioni critiche Sulla pretesa attitudine del politeismo a preferenza del culto ebreo e cristiano ad incivilire i popoli e a render le bell’arti fiorenti… in risposta ad un nuovo saggi . o .critico di un anonimo sul Genio del Cristianesimo, inserito nella Rivista enciclopedica di Parigi, tom. XXXIX, luglio 1828: come chiariva il lungo titolo, si trattava di una puntigliosa confutazione della tesi che aveva attribuito alla mitologia greca capacità di evocazione fantastica e poetica; polemizzando con tale tesi il D. rivendicava alle religioni monoteistiche una inconfutabile “”attitudine a spargere e far tra’ popoli germogliare i semi della civiltà e della vera socievol cultura”” (p. 17). Le doti dialettiche palesate in questo primo lavoro unitamente a una personalità già matura se non compiuta fornirono al D. un buon lasciapassare per il mondo della pubblicistica cattolica, in quegli anni impegnata, al di là delle occasionali dispute teoriche, soprattutto nella difesa dell’assolutismo e nella riaffermazione del valore irrinunciabile del principio d’autorità. Ammesso nell’Arcadia e chiamato a collaborare ad alcuni periodici (il Giornale arcadico di Roma o il NuovoGiornale dei letterati di Pisa) con articoli stesi prevalentemente in forma di recensione, il D. venne via via dando un carattere più marcatamente politico ai propri interventi, anche se in famiglia c’era chi, come il fratello Placido, più tardi professore di economia politica a Napoli e dopo l’unificazione deputato al Parlamento italiano, gli consigliava di non scoprirsi eccessivamente per difendere ideali che ripugnavano alla maggioranza dell’opinione pubblica colta. Ascoltandolo almeno in parte, il D. fece uscire anonimo un altro corposo saggio Sulla eccessiva diffusione e lettura delle gazzette francesi in Italia, che, ospitato nel primo fascicolo della Voce della ragione di M. Leopardi (1832), al modello francese propagandato dalla stampa d’Oltralpe di una società caotica. turbolenta, anarcoide, pervasa di principi deleteri quali quello della sovranità nazionale, contrapponeva il vagheggiamento di un ideale legittimistico dove il monarca fosse assoluto, la Chiesa rispettata, ogni progresso frutto non di uno strappo rivoluzionario ma di una lenta evoluzione. Di notevole c’era in questo scritto che, pur di esorcizzare lo spettro di un’Italia esposta al corruttore influsso della stampa transalpina e quindi devastata da una rivoluzione che, a suo dire, avrebbe fatto solo il gioco della Francia, il D. non esitava a fare l’apologia del riformismo settecentesco da una parte esaltando personaggi come B. Tanucci per la sua lotta contro il feudalesimo meridionale o come Vittorio Amedeo III di Savoia per i limiti imposti alla “”eccessiva potenza de’ nobili”” (p.34), dall’altra rievocando con accenti nostalgici il grande rigoglio culturale dell’Italia del ‘700 e la funzione trainante esercitata in Lombardia ed a Parma dal pensiero dei philosophes. Questo ed altri elementi del saggio del D. dimostravano che egli non era in tutto e per tutto assimilabile agli scrittori di tendenza reazionaria operanti prevalentemente in città come Modena e Pesaro. Proprio su un fascicolo successivo della Voce della ragione (I [1832], pp. 257 ss.) apparve una lettera anonima Aisignori redattori che polemizzava con gli spunti antiaristocratici presenti nello scritto dei D. dicendoli convergenti con quelle tesi rivoluzionarie che pure si pretendeva di combattere. E in effetti non è difficile rintracciare nel giovane abate siciliano i segni d’una irrequietezza intellettuale che in quegli stessi anni, cioè all’indomani della rivoluzione del 1830, lo spingeva a coltivare un altro tipo di ricerca, di natura più teologica, intrattenendo una breve relazione epistolare con F. de Lamennais, da lui conosciuto di persona a Roma nel 1832, nel periodo in cui questi, superato l’ultramontanismo degli anni della giovinezza, gettava le basi teoriche del cattolicesimo liberale e dalle colonne dell’Avenir predicava l’urgenza di un rinnovamento della Chiesa in senso antiatitoritario. Dimentico di avere appena tuonato contro gli effetti delle pubblicazioni francesi, nel marzo del 1833 il D. si felicitava col Lamennais della diffusione dei suoi scritti in Italia e si augurava che la sua meditazione filosofica non lo portasse fuori della Chiesa: quando, nel 1834, ciò avvenne, i rapporti tra i due si interruppero e il D. non dette seguito all’intenzione, preannunziata in un’altra lettera dell’ottobre del 1832, di recarsi in Francia a studiare teologia col Lamennais. La rinunzia a tale proposito lo ricondusse alla pubblicistica: forse anche dietro l’influsso di F. Ozanam, il suo sforzo appariva ora volto a tracciare il quadro di uno sviluppo storico universale in cui la Chiesa, il Papato, il cattolicesimo erano presentati come fattori di progresso, di difesa degli umili, di liberazione degli oppressi; applicato all’Italia tale criterio interpretativo indurrà il D. a sostenere, in una conferenza tenuta il 23 luglio 1835 presso l’Accademia di religione cattolica, che il Papato non aveva in passato diviso la penisola ma l’avgva salvata dai pericoli esterni, aveva costituito prima un “”principio di assimilazione morale””, quindi, dopo Carlo Magno, un “”principio di equilibrio politico””, infine un “”principio di unione”” (De’ vantaggi che i romani pontefici hanno arrecato alla condizione politica de’ popoli italiani, Roma 1835). L’area che al D. sembrava meglio testimoniare la funzione positiva esercitata dal cattolicesimo sul piano storico era però quella anglosassone, dove la voce di Roma da secoli arrivava flebile e viveva tra mille contrasti: una Storia del cattolicesimo in Irlanda, a cui lavorò per parecchi anni, non vide mai la luce, ma il bisogno di documentarsi lo mise in contatto con il card. Th. Weld, cui il D. fece da segretario trg il 1833 e il 1836, e con i settori più aperti di tutta la cultura cattolica, spingendolo a riflettere sull’arretratezza dell’ambiente romano, povero di iniziative adeguate nel campo della ricerca e della divulgazione e spesso addirittura ostile, e sulla necessità di metterlo al passo con le più progredite città europee. Nacquero così gli Annali delle scienze religiose, bimestrale che il D. fondò, compilò e diresse dal 1835 al 1845 con l’intenzione di aprire la cultura cattolica a “”quanto di più notabile e pregevole si va ogni di pubblicando nella nostra penisola e fuori intorno alla Religione, sia per riguardo alla ecclesiastica disciplina, sia per riguardo ad alcuna altra cristiana istituzione che a lei si appartenga”” (I, pp. V-VI). Concepiti anche come strumento di lotta contro il protestantesimo, gli Annali, oltre a pubblicare documenti ufficiali del Vaticano, pareri delle congregazioni, sunti di conferenze tenute nelle istituzioni culturali romane, traduzioni di articoli ripresi da riviste straniere e un notiziario bibliografico su quanto si stampava all’estero, chiamava a raccolta alcuni tra i più validi teologi e studiosi romani (p. E. Visconti, C. Antici, G. Perrone, G. B. Pianciani, G. Mazio tra gli altri) per testimoniare lo sforzo di aggiornamento di cui era capace la cultura cattolica anche su temi notoriamente poco praticati quali quelli scientifici, anzi con l’ambizione abbastanza scoperta di conciliare la religione e la scienza, la Bibbia e la moderna ricerca storica. Sempre attenti ad affermare i valori del cattolicesimo e a difenderli dalle insidie del razionalismo e delle altre dottrine di matrice protestante (o presunta tale), il D. e i suoi collaboratori, pur all’interno di confutazioni critiche quali erano spesso i loro articoli, facevano comunque conoscere, e quasi sempre con spirito che, compatibilmente con la loro posizione, risulta abbastanza equilibrato, nomi ed opere di autori come Ranke, Sismondi, Strauss, Bianchi Giovini, Gabriele Rossetti. Promosso dalla sua laboriosità al rango di luminare della cultura romana, il D., cui peraltro non si può attribuire alcuna originalità di pensiero, ricevette i primi riconoscimenti ufficiali in Italia e fuori: e infatti, mentre a Roma gli era conferito l’incarico di coadiutore della cattedra di fisica sacra alla Sapienza (1837) nello stesso torno di tempo in cui era nominato consultore delle congregazioni dell’Indice (1836) e di Propaganda Fide (1838), censore dell’Accademia di religione cattolica (1840), e rettore del collegio irlandese di Roma (1840), da Lovanio gli giungeva la laurea honoris causa in sacra teologia (1839) e da Parigi V. Cousin gli comunicava di averlo nominato corrispondente del ministero della Pubblica Istruzione “”pour les travaux historiques”” (6 maggio 1840). Ma, proprio mentre sembrava precisarsi questa vocazione per gli studi, il D. rientrava nell’alveo della tradizionale carriera ecclesiastica: ordinato sacerdote il 10 febbr. 1839, cameriere segreto dei papa nel 1843, l’8 dic. 1845 fu consacrato vescovo e inviato a reggere la diocesi di Aversa previa approvazione di Ferdinando II, anch’egli lusingato dal prestigio che il D. si era guadagnato come uomo di profonda dottrina. Kena ha l’offerta per te a 4,99€/mese. Minuti che cadono come fiocchi di neve ?? Kena Mobile Raccomandato da Ultimo parto di un certo rilievo della sua attività pubblicistica era stata una dissertazione, letta all’Accademia di religione cattolica il 28 luglio 1842, sul Cattolicesimo e i sistemi socialisti considerati ne’ loro rapporti colla condizione economica de’ popoli (Roma 1843), dove il desiderio di confrontare la posizione della Chiesa con il socialismo umanitario portava l’autore a condannare, ancora una volta in sintonia con le tesi dei conservatori, non solo pensatori come Saint-Simon, Fourier, Owen e le loro utopie più o meno collettivistiche ma la stessa idea di rivoluzione industriale, i nuovi rapporti di produzione, l’ordinamento sociale che ne conseguiva e, insomma, tutto il pensiero economico classico cui il D. contrapponeva il magistero morale della Chiesa, l’avversione per “”l’egoismo mercantile”” (p.31), un modello di società fondata sul solidarismo e sulla carità e attenta a sviluppare le risorse agricole più che la produzione industriale. L’episcopato distolse completamente il D. dalla saggistica e lo costrinse a lasciare gli Annali (che, diretti da G. Arrighi, si pubblicarono fino al 1854). Ad Aversa tuttavia portò un certo fervore innovativo teso a vivificare il tono della diocesi con cicli di conferenze morali, l’apertura di un seminario per i giovani e il completamento di un refettorio diocesano. Queste ed altre iniziative pastorali lo resero popolare e, soprattutto, gli conferirono l’autorità necessaria per portare a Ferdinando II alcune richieste dell’episcopato campano (1849) e, successivamente, per guidare a Napoli una missione incaricata di trattare la limitazione dell’autonomia del Tribunale della monarchia sicula dall’autorità di Roma (1852-53). La missione fallì, ma il D. rivelò qualità di negoziatore tali da indurre Pio IX a promuoverlo arcivescovo di Tarso (22 dic. 1853) e contemporaneamente ad inviarlo come nunzio pontificio in Baviera (24 dicembre). Si aprì così una lunga parentesi nella vita del D. che rimase in diplomazia per dieci anni. Più che l’esperienza a Monaco, che comunque gli servì per prendere confidenza col mondo cattolico germanico, è però importante la successiva nunziatura a Vienna (nomina del 9 sett. 1856), dove il D. rimase fino al 1863, un settennio in cui, pur muovendo da una situazione iniziale molto positiva quale quella aperta dal concordato del 1855, i rapporti tra Austria e Stato pontificio si trovarono presto a subire i contraccolpi dell’alterazione degli equilibri europei derivata dal mutato assetto della penisola negli anni 1859-61. Da Vienna il D. si sforzò di far capire al segretario di Stato G. Antonelli che l’Austria, per quanto desiderosa di sostenere le ragioni del Papato, doveva fare i conti con una difficile situazione interna che era il prodotto del declino inarrestabile dell’idea imperiale e sovranazionale, da essa impersonata, di fronte al prevalere di forti tendenze centrifughe quali, da un lato, l’ostilità delle popolazioni ungheresi e, dall’altro, la fine della dominazione sulla Lombardia. Questo pessimismo di fondo e un certo naturale distacco gli impedirono inizialmente di riversare nella difesa degli interessi temporali della Chiesa il fanatismo proprio di altri ecclesiastici, al punto che uno storico cattolico, il Pirri, ha scritto di lui che “”si dimostrò assolutamente impari all’altezza del suo compito”” e che l’Antonelli dovette “”servirsi di frasi anche dure e pungenti per spronare la sua innata indolenza”” (p. 179). Le sollecitazioni dell’Antonelli a dispiegare maggiore energia furono in realtà giustificate fino al dicembre del 1859, quando apparve l’opuscolo del visconte L-E, de La Guéronnière su Le pape et le congrés:dopo di allora il D. si fece molto più battagliero, e qualche diplomatico straniero si sorprese a vederlo ora “”très ému””, ora “”presque violent, j’allais dire presque menaçant”” (La questione italiana, pp. 287 s.) nella difesa dei diritti della S. Sede. In effetti il D., oltre a sollecitare da tutti i vescovi dell’Europa cattolica indirizzi di solidarietà al papa, non esitò a consigliare a Roma di accettare animosamente la lotta puntando sul sostegno delle potenze conservatrici e cercò anche di portare al servizio del Papato le truppe dei deposto duca di Modena, in una anticipazione di quella che sarebbe stata la linea, ostile all’Antonelli, del cardinale de Mérode. Al di là di tutto c’era però nel D. la convinzione che la Chiesa fosse solo uno degli elementi di un quadro che coinvolgeva tutta l’Europa in una fase di cambiamenti storici: sullo sfondo egli scorgeva infatti la crisi dell’assolutismo, e la stessa avversione da lui manifestata contro l’orientamento nazionalistico del clero ungherese, i cui problemi aveva conosciuto da vicino in un lungo viaggio nell’autunno del 1858, denunziava il timore che ogni indebolimento della posizione austriaca si traducesse automaticamente in un indebolimento della Chiesa. La nunziatura a Vienna precedeva usualmente la promozione al cardinalato: forse con qualche ritardo dovuto all’insoddisfazione della segreteria di Stato, il D. l’ottenne comunque il 16 marzo 1863, con il titolo dei Ss. Quattro Coronati (1º ottobre). Il ritorno a Roma lo riportò ad occupazioni meno affannose: aveva conservato fama di uomo di scienza, fama che fu consolidata dal conferimento della prefettura della congregazione dell’Indice (28 dic. 1864). In tal veste il D., che già a Vienna aveva conosciuto i più bei nomi dell’aristocrazia europea, e non solo di quella intellettuale, era un interlocutore naturale di quanti, soprattutto stranieri, visitavano Roma, sempre traendo dagli incontri con lui impressioni molto favorevoli per il suo moderatismo. Presto si parlò di lui come di uno degli esponenti di punta della corrente liberale in seno al Sacro Collegio – “”sans cependant qu’il ait donné des epreuves de la consistence des sentiments qu’on lui prête””, notava un consulente dell’ambasciata francese a Roma all’inizio del 1863 (Weber, Kardinäle…, II, p. 656) – ma probabilmente si equivocava su di un atteggiamento come il suo che metteva in subordine le vicende politiche rispetto al più vasto campo degli interessi culturali e spirituali. Ma, anche da questo lato, il D., si era come adagiato in un placido ozio, che qualcuno diceva provocato da un ottundimento delle capacità mentali, e non produceva più nulla, lasciando invece molto spazio alla vita di società. Tornò in primo piano quando, durante il concilio Vaticano I, tra i cinque cardinali incaricati di presiedere a turno le sedute, si palesò come il più aperto alle istanze della minoranza antinfallibilista e si impegnò a sostenerne in qualche misura le posizioni; si disse anche che il papa, infastidito per il suo anticonformismo a volte eccessivamente ostentato, meditasse di sostituirlo, cosa che poi non avvenne, ma che rafforzò l’opinione che negli ambienti liberali lo faceva ritenere uno dei candidati da preferire per la successione a Pio IX. Allo stesso modo si fece il suo nome nel 1876 quando, scorhparso l’Antonelli, si attese la scelta di un nuovo segretario di Stato. Nel 1878, dopo la morte di Pio IX, il D. non diede gran prova della duttilità che gli veniva da più parti riconosciuta e insistette perché, in segno di sfiducia verso lo Stato liberale e la legge delle guarentigie, il conclave si tenesse all’estero. Non fu difficile fargli cambiare parere, e nelle due votazioni che precedettero l’elezione del cardinale Gioacchino Pecci il D. raccolse qualche suffragio di stima. Leone XIII mostrò subito di tenerlo in grande considerazione nominandolo, nel concistoro del 15 luglio 1878, vicecancelliere di S. Romana Chiesa, preconizzandolo vescovo suburbicario di Palestrina, creandolo commendatario di S. Lorenzo in Damaso e ponendolo alla testa della congregazione degli Studi (13 ag. 1878). In omaggio all’autorità derivatagli da tale incarico il D., che sul finire del 1879 era stato consultato per la fondazione della Accademia tomistica, fu chiamato, con motu proprio del 18 genn. 1880, a far parte della commissione di tre cardinali incaricata di curare l’edizione completa delle opere di s. Tommaso: nonostante che all’origine del progetto si potesse vedere l’esigenza, dal D. molto avvertita negli anni della giovinezza, di mettere d’accordo scienza e religione, l’incarico fu accolto con scarso entusiasmo e il risultato che se ne ebbe fu tardivo e qualitativamente assai mediocre. Il 18 ag. 1883 il papa gli comunicava con una lettera l’apertura agli studiosi dell’Archivio e della Biblioteca apostolica Vaticana: da tempo malato, il D. non fu neanche in grado di valutare l’importanza della novità con cui si mirava a rilanciare una seria cultura storica di matrice cattolica anche in risposta alla scienza laica e ai suoi veleni. Il D. si spense il 29 dic. 1883 a Roma, dove fu sepolto al Verano; sembra che lasciasse un patrimonio ingentissimo. Più tardi gli fu eretto un monumento funebre a S. Lorenzo in Damaso. Fonti e Bibl.: Il materiale documentario relativo alle nunziature del D. in Baviera e in Austria è conservato in Arch. segr. Vaticano, rispettivamente nell’Archivio della nunziatura di Monaco, buste 85-91, e in quello della nunziatura di Vienna, voll. 373-431a. In Vaticano sono anche conservate, nel fondo Spogli dei cardinali, 3 buste intestate al D. contenenti documentazione varia (corrispondenza privata, carte delle nunziature, relazioni manoscritte, registri e inventari, lettere d’ufficio) di un certo interesse. Due lettere del D. al Lamennais sono custodite nella Bibl. dell’Ist. per la storia del Risorg. di Roma, b. 171/32; altre, a vari destinatari, in Bibl. ap. Vaticana, Racc. Ferrajoli-Visconti, nn. 2434-40. I principali dispacci da Vienna sono editi in molteplici raccolte di fonti: in partic. si vedano P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele dal loro carteggio privato, II, La questione romana 1856-64, Roma 1951, ad Indicem;L. Lukics, The Vatican and Hungary 1846-1878. Reports and correspondence on Hungary of the apostolic nuncios in Vienna, Budapest 1981, ad Indicem;I. Dumitriu Snagov, Le Saint-Siège et la Roumanie moderne 1850-1866, Roma 1982, ad Indicem; Il carteggio Antonelli-De Luca 1859-1861, a cura di C. Meneguzzi Rostagni, Roma 1983. Numerose le biografie del D.: la più completa, in parte condotta su documentazione originale, è quella di B. Radice, Due glorie siciliane. I fratelli De Luca, Bronte 1925; cfr. inoltre: G. M. Mira, Bibliografia siciliana, Palermo 1875, pp. 532 ss.; G. De Luca, Storia della città di Bronte, Milano 1883, pp. 270-276, 356 s.; L. Boglino, La Sicilia e i suoi cardinali. Note stor., Palermo 1884, pp. 94-98. Dati sulla carriera ecclesiastica del D. in R. Ritzler-P. Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, VII-VIII, Patavii 1968-78, ad Indices. Testimonianze sparse sull’attività del D. si leggono in G. Moroni, Diz. d’erudiz. st.-ecclesiast. (per la consultazione si rinvia all’Indice generale, II, ad nomen);F.Procaccini di Montescaglioso, La Pontificia Accademia dei nobili ecclesiastici, Roma 1889, p. 51; W. Ward, The life of John Henry card. Newman…, London 1912, II, pp. 163, 175, 547; J. Tracy Ellis, The life of James cardinal Gibbonsarchbishop of Baltimore 1834-1923, Milwaukee 1952, I, p. 174; R. Carmignani, Simpatie lamennesiane nella cittadella cattolica, in Il Risorgimento, XII (1960), pp. 91 s.; O. Majolo Molinari, La stampa periodica romana dell’Ottocento, Roma 1963, ad Indicem;F. Gregorovius, Diari romani, a cura di A. M. Arpino, Roma 1967, ad Indicem; La questione ital. dalle annessioni al Regno d’Italia nei rapporti fra la Francia e l’Europa, s. 3, 1848-1860, I, a cura di A. Saitta, Roma 1968, ad Indicem;G. Manfroni, Sulla soglia del Vaticano 1870-1901, Milano 1971, ad Indicem;N. Roncalli, Diario romano, a cura di M. L. Trebiliani, I, Roma 1972, ad Indicem;Ch. Weber, Quellen und Studien zur Kirche und zur vatikanischen Politik unter Leo XIII…, Tübingen 1973, ad Indicem; Docc. dipl. it., s. 2, Il (1º genn.-30 giugno 1871), e VI (1ºgenn. 1875-24 marzo 1876), Roma 1966 e 1978, ad Indices. Singoli momenti della vita del D. sono inquadrati storicamente in H. Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, Bonn 1885, II, pp. 1120, 1143 s., 1150, 1174, 1216; R. De Cesare, Il conclave di Leone XIII, Città di Castello 1887, pp. 162, 186, 194, 196, 202, 273 s., 289, 305, 307, 382; A. Battandier, Le cardinal J.-B. Pitra évêque de Porto…, Paris 1893, pp. 397 ss.; E. Soderini, Ilpontificato di Leone XIII, Milano 1932, ad Indicem;E. Di Carlo, La fortuna di Lamennais in Sicilia, in Arch. st. per la Sicilia orientale, XLVII (1951), pp. 182 ss.; Aspetti della cultura cattolica nell’età di Leone XIII, Roma 1961, pp. 197, 488; R. Mori, La questione romana 1861-1865, Firenze 1963, ad Indicem;R. Aubert, Il pontificato di Pio IX 1846-1878, Torino 1964, pp. 480, 492; M. Maccarrone, Il concilio Vaticano I e il “”Giornale”” di mons. Arrigoni, Padova 1966, ad Indicem;G. Capasso, Cultura e religiosità ad Aversa nei secc. XVIII-XX, Napoli 1968, p. 38; D. Cantimori, Storici e storie, Torino 1971, ad Indicem;A. Piolanti, L’Accademia di religione cattolica. Profilo della sua storia e del suo tomismo…, Città dei Vaticano 1977, ad Indicem;M. Caravale-A. Caracciolo, Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, Torino 1978, p. 638; Ch. Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates…, Stuttgart 1978, ad Indicem;G. Martina, Pio IX, II, 1851-1866, Roma 1986, ad Indicem.”,”RISG-068-FSL”
“ANTONETTI Nicola”,”La FUCI di Montini e di Righetti. Lettere di Igino Righetti ad Angela Gotelli (1928-1933).”,”””Inoltre dalle lettere di quel periodo pare che gravi una pesante atmosfera di sospetto sulle attività della Federazione da parte fascista e che intervengano spesso pressioni interne del mondo cattolico ufficiale, perché in giorni cruciali si evitino “”imprudenze”” pericolose. Esemplare a questo proposito è una lettera del 25 aprile, giorno in cui è ordinato il sequestro del numero del 21 aprile di “”Azione Fucina””: scrive Righetti: ‘…Rispondo alla Sua in un momento di amarezza; l’ incidente capitato al giornale è meno semplice di quanto si possa credere. Viene in una forma e in un momento propizi per convertirsi, nelle mani di troppi che ci sospettano o non ci amano, in arma pericolosa. (…)’. Sul numero sequestrato di “”Azione Fucina”” è apparso un articolo di Guido Gonella, “”XXI aprile. Le due Rome””, nel quale nell’ occasione del giorno genetliaco della capitale, così importante per la “”sensibilità”” nazionalistica dei fascisti, si contrappone alla Roma dei Cesari di tutte le epoche, con accenti che ancora una volta paiono ricalcare la polemica antimaurrassiana di Maritain, l’ universalismo del cristianesimo romano””. (pag 33)”,”RELC-168″
“ANTONETTI Elena”,”Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito sociale nella Francia tra due rivoluzioni, 1830-1848.”,”ANTONETTI Elena, dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il Dip. di Studi Politici dell’Univ. di Torino. Ha partecipato con ‘John Stuart Mill’ al volume curato da Raffaella Gherardi, ‘La politica e gli Stati. Problemi e figure del pensiero occidentale’ (Carocci). L’A ringrazia G.M. Bravo e R. Gherardi per i consigli ricevuti sul suo lavoro.”,”QUAR-073″
“ANTONETTI Pierre”,”La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico.”,”ANTONETTI Pierre”,”STOS-155″
“ANTONETTI Elena”,”Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito sociale nella Francia tra due rivoluzioni, 1830-1848.”,”Contiene: La monarchia di Luglio e il problema della povertà L’invenzione del sociale o la scoperta della società Organizzazione del lavoro e diritto al lavoro (Blanc) Che cosa non è la proprietà (Proudhon) Dalla rivoluzione di febbraio (1848) all’Assemblea Nazionale L’Assemblea al lavoro Il dibattito in seduta plenaria La seconda lettura e la costituzione del 4 novembre (l’emendamento di Felix Pyat) Elena Antonetti, dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politicyhe presso l’Univ. di Torino. Ha partecipato con la voce ‘John Stuart Mill’ al volume curato da Raffaella Gherardi: ‘La politica e gli Stati. Problemi e figure del pensiero occidentale’ (Carocci). Il confronto Louis Blanc – Marx (pag 86-87) “”Louis Blanc non esce certo vincitore dal confronto con Marx. (…)”” (pag 86)”,”SOCU-005-FV”
“ANTONETTI Pierre”,”La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Dante.”,” Grande mutamento nell’esercito fiorentino. “”(…) [L’] esercito fiorentino non differisce dagli altri. Ha i propri eroi, i propri mercenari predatori, crudeli e dissoluti, i propri bordelli mobili da campagna con le loro schiere di prostitute e di magnaccia, i propri ‘ribaldi’ destinati ai lavori più umilianti (torture, sepolture, ecc.). Possiede anche macchine da guerra (balestre: piccole e grandi), fuochi greci, bombarde, guastatori, il proprio genio (con ponti prefabbricati), i propri sabotatori che espletano lo squallido lavoro dei ‘guasti’: vale a dire della terra bruciata. Quell’esercito è vendicativo, impulsivo, vinto facilmente dal panico, pronto per l’assalto ma non già per la difesa, si sbanda rapidamente davanti alle cariche di cavalleria, ma è altrettanto crudele nella caccia al vinto quanto spavaldo nel provocare l’avversario. Ma il grande mutamento, lo si è detto, sta per compiersi. Questo esercito di cittadini-soldati che era la gloria e il vanto del Comune, diventa sempre più, a partire dall’epoca di Dante, un esercito di mercenari: nel 1302 su 6.750 fanti, 1.000 sono mercenari. Questa evoluzione che porterà alle ‘condotte’ e ai ‘condottieri’ del Rinascimento, sarà ritenuta dal Machiavelli responsabile della decadenza dell’Italia del suo tempo e della sua incapacità nel fronteggiare l’invasione dei «barbari» alla fine del XV secolo. Anche se questa tesi è eccessiva, ciò non toglie che la coesione, la pugnacità, il patriottismo dell’esercito comunale non possono non essere intaccati dalla presenza di questi stranieri. Nondimeno, ciò non è ancora percettibile all’epoca di Dante e il poeta, così sollecito nel fustigare i suoi contemporanei, non accenna mai, fra le cause dei mali che sopraffecero, secondo lui, la sua città natale, ai danni provocati dalle truppe mercenarie. L’ultimo aspetto di questo esercito comunale è il suo patriottismo fatto a misura della Città-Stato, secondo cui tutti i vicini sono dei nemici potenziali, anche quelli che possono essere temporaneamente degli alleati”” (pag 133-134) rileggere e inserire”,”ITAG-005-FGB”
“ANTONI Carlo”,”Considerazioni su Hegel e Marx.”,”””Ranke era discepolo di Boeckh, e dalla filologia trasse la diffidenza verso la speculazione e il gusto del particolare. Ma lo separava dalla filologia il suo bisogno di capire lo svolgersi degli avvenimenti. Non voleva giudicare, non voleva ammaestrare: voleva soltanto capire “”come le cose erano andate””. Ciò era per lui beatitudine. Ma per intendere questa sua beatitudine giova sottolineare, come ha fatto il W. il suo fondo religioso. L’ imparzialità di Ranke non era fredda indifferenza, perchè dovunque, nei più opposti campi, sentiva pulsare la vita, perché si rallegrava dinanzi ad ogni esistenza particolare, manifestazione della vita divina. Questo senso quasi panteistico della storia lo portava a negare ogni piano prestabilito della Provvidenza, a giudicare ingiusta la dottrina dei gradi dell’ evoluzione. Tutte le epoche gli apparivano uguali davanti a Dio, tutte fornite di un loro intrinseco valore””. (pag 145)”,”TEOC-330″
“ANTONI Carlo”,”La formazione della concezione dialettica della storia.”,”””In una lettera a Hölderling Hegel ha dichiarato la sua decisa volontà di conciliarsi col reale. Non gli piacevano gli slanci inconcludenti, le vaghe aspirazioni delle anime belle eternamente infelici, le rivolte dei geni, le nostalgie indefinite e le evasioni dal mondo e dai suoi compiti. Vi era in lui una robusta e, per dir così, borghese volontà di vivere nel mondo, di partecipare al suo lavoro, di trovare in esso le norme e gli ideali dell’ esistenza. Per suo conto egli lasciava ben dietro a sè le generazioni dello Sturm und Drang e della Scuola romantica, e si volgeva verso una sorta di realismo””. (pag 6)”,”FILx-315″
“ANTONI Carlo”,”Considerazioni su Hegel e Marx.”,”””Viceversa, per opera del Weber e del Troeltsch, è apparsa la differenza radicale che passa tra Calvinismo e Luteranesimo, tra l’ aspra volontà calvinistica di conquistare e trasformare il “”mondo”” e l’ indifferenza politica luterana, che non solamente abbandonava il “”mondo”” all’ autorità del principe, ma subordinava la stessa organizzazione ecclesiastica, in quanto opera umana, alla sua sovranità. La libertà luterana dell’ individuo è libertà mistica, esperienza della propria redenzione, è libertà paolina, per la quale le esterne condizioni giuridiche e sociali non hanno importanza. Nè ha importanza lo Stato. Le origini della cosidetta apoliticità della nazione tedesca sono ben più lontane della “”Humanitas”” di Goethe e di Humboldt.”” (pag 200-201)”,”FILx-317″
“ANTONICELLI Franco, presentazione; lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”Dall’ antifascismo alla resistenza. Trent’ anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”ITAD-035″
“ANTONICELLI Franco”,”La vita di D’Annunzio raccontata da Franco Antonicelli.”,”ANTONICELLI Franco “”Nella mondanità quale protagonista D’annunzio amerà buttarsi voluttuosamente e con frenesia e., dopo il 1903, per un’altra decina d’anni sarà quella un’abitudine costante, il suo modo di oziare per infervorarsi di nuovo al lavoro (…)””. (pag 67)”,”BIOx-252″
“ANTONICELLI Franco, presentazione; lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”Dall’antifascismo alla resistenza. Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI Contiene tra l’altro la lezione ottava: ‘La seconda guerra mondiale, 1949-43’ di Roberto Battaglia (pag “”«Il sistema autarchico italiano nuoce gravemente alla Germania, – dichiara il ministro dell’Economia del Terzo Reich, Funk, il 20 giugno 1939. – Ciò evidentemente non può durare e saremo costretti al più presto a prendere le nostre misure». Le misure consistoo nell’individuare il punto più debole del sistema economico fascista e di lì far breccia per penetrare, affermando la propria egemonia. Il regime autarchico si sviluppa infatti in Italia seguendo un circolo obbligato: forzare al massimo l’esportazione per ottenere le materie prime o la valuta pregiata necessaria a sua volta per incrementare il ritmo frenetico cui è sottoposto l’apparato produttivo italiano e specie l’industria pesante. All’interno di questo circolo s’introduce la Gemrania conducendo sl mercato italiano una vera campagna d’accaparramento dei prodotti specie alimentari, in modo da tirare il filo dalla propria parte. Segue cioè lo stesso sistema che essa usa per condurre la guerra economica a oltranza nel bacino danubiano e nell’Europa sud-orientale, tendendo a divenire la massima e insolvibile debitrice dell’Italia fascista. Un solo dato fra i tanti: i suoi debiti in conto ‘clearing’ salgono rapidamente dai 140 milioni nel dicembre 1938 ai 350 milioni del marzo 1939, ai 780 dell’agosto dello stesso anno. Un pericolo mortale minaccia così i gruppi più interessati all’autarchia che vedono minato uno dei pilastri della loro potenza, l’esportazione forzata nella direzione più utile; e ciò spiega, a mio avviso, l’ondata di pacifismo e di ostentati sentimenti antitedeschi che pervade l’Italia fascista proprio dopo la firma del Patto d’acciaio. Fanno parte di questi gruppi neopacifisti – tanto può l’ironia della storia – anche i «mercanti dei cannoni» protetti o inseriti nelle strutture dello Stato corporativo. Nell’ambito di questo urto o dissidio insanabile tra le due economie autarchiche è da collocarsi l’atteggiamento assunto dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, la cui famiglia possiede, non a caso, la Terni. All’interventismo ideologico di Mussolini, invidioso dei lauri militari del Terzo Reich, ansioso di carpire anche lui qualche bandiera al nemico, si contrappone così il «neutralismo» o il pacifismo strumentale dei più forti gruppi dell’autarchia. Sono essi che, almeno provvisoriamente, prevalgono allo scoppio della guerra, allorché il primo settembre 1939 le truppe tedesche valicano il confine polacco. La formula della non belligeranza, accettata a malincuore da Mussolini, segna la loro vittoria; ed un vero grido di trionfo è quello che sgorga dalla penna di Galeazzo Ciano il 5 settembre: «La neutralità comincia a dare frutti concreti. Le borse vanno alle stelle, giungono le prime commesse dalla Francia, i piroscafi riprendono a navigare a prezzi raddoppiati e sono pieni come un uovo»”” (pag 260-261) Testimonianze presentate nel corso della Lezioni ottava: Enrico Martini Mauri, ‘Gli italiani nel deserto’; Carlo Zini-Lamberti, ‘La campagna delle Alpi occidentali’, V.E. Alfieri, ‘Benedetto Croce e il regime fascista’, Emilio Sereni, ‘L’antifascismo nelle trincee’, Nuto Revelli, ‘La ritirata italiana in Russia’ inserire in ISC e in 2GM”,”ITAF-001-FP”
“ANTONICELLI Franco, a cura di Vanni SCHEIWILLER”,”Improvvisi.”,”””anche a farsi piccini, a scomparire, si è schiacciati ugualmente’ (6 aprile 1929) (pag 39) “”Sul fianco d’una collina si stende un sentiero sassoso dalle larghe curve che s’indugiano nell’ascesa lenta alla vetta lontana (…)”” (pag 20)”,”VARx-009-FMB”
“ANTONIELLI Livio CAPRA Carlo INFELISE Mario a cura; scritti di L. ANTONIELLI L. ARCANGELI G. ASSERETO A. BARZAZI E. BONORA E. BRAMBILLA L. BULIAN H. BURSTIN C. CAPRA G. CHITTOLINI D. COLOMBO G. CORAZZOL M. DELLA-VALENTINA G. DEL-TORRE R. DEROSAS C. DI-FILIPPO BAREGGI C. DONATI M. FOLIN G. GARAVAGLIA D. GASPARINI D. GIGLIO M. GOTTARDI M. INFELISE G. NICOLETTI A. PASTORE S. PEYRONEL RAMBALDI M. PITTERI A. PIZZATI G. POLITI M. SIMONETTO E. TONETTI A. VIANELLO A. VISCONTI”,”Per Marino Berengo. Studi degli allievi.”,”Saggi su vicende storiche e sociali di Venezia, Milano, Genova e altri paesi”,”STOx-031-FSD”
“ANTONIELLO Donato”,”Da Mirafiori alla S.A.L.L.. Una storia operaia.”,”Donato Antoniello nasce nel 1955 a Cerignola, paese di Di Vittorio e di aspre lotte bracciantili. A 16 anni con la famiglia si trasferisce a Torino nel quartiere Mirafiori. Consegue il diploma di ragioniere e si impiega in banca ove diventa delegato sindacale. Si laurea nel 1996 con una tesi di storia sociale. Si interessa ai ‘senza-storia’ della Resistenza e del movimento operaio torinese”,”MITT-374″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 2. Fascisti, cospiratori, costruzione del regime: 1923-1925.”,”ANTE1-49 Sandro ANTONINI è nato a Sestri Levante nel 1952 dove tuttora risiede. E’ studioso del fascismo (già dalla sua tesi di laurea) in tutte le sue implicazioni.”,”LIGU-018″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 3. Lo Stato fascista: 1926-1929.”,”ANTONINI Sandro è ligure. E’ studioso del fascismo e ha pubblicato varie opere per l’editore De-Ferrari (v.risvolto 4° cop)”,”LIGU-037″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 1. Dal “”biennio rosso”” alla “”marcia su Roma””: 1919-1922.”,” Sandro ANTONINI è nato a Sestri Levante nel 1952 dove tuttora risiede. E’ studioso del fascismo (già dalla sua tesi di laurea) in tutte le sue implicazioni.”,”LIGU-039″
“ANTONINI Sandro”,”La Liguria di Salò. Repubblica sociale e guerra civile 1943-1945.”,”Volume incentrato sulla storia locale della Resistenza Attacchi della formazione Cichero (Brigate Garibaldi) (Pci) alla ‘Gielle’ (GL) formazione guidata di Umberto Parodi. Proteste di questi al CLN che cerca di appianare la controversia riconoscendo la formazione di Parodi. (pag 297) Anche la banda autonoma di Enrico Martini, ‘Mauri’ (seimila uomini) (agiva nelle Langhe, Alessandrino, Monferrato e anche in Liguria) considerava nemici i comunisti e questi consideravano il Mauri un reazionario. Mauri fucilava i capigruppo che non sottostavano a lui. (pag 297)”,”LIGU-178″
“ANTONINI Sandro”,”Io, Bisagno… Il partigiano Aldo Gastaldi.”,”Sandro Antonini, Sestri levante, 1952, è uno studioso di storia contemporanea, con particolare riferimento al Novecento. Si è occupato, a più riprese, di Resistenza e guerra civile. Ha pubblicato numerosi lavori tra cui ‘Partigiani – Una storia di uomini’ (2010). [“”L’improvvisa e imprevedibile fine sopraggiunge il 21 maggio (1945) per incidente stradale, nel viaggio di ritorno dal Garda alla Liguria, al termine di una missione rivelatrice della generosità di Bisagno, che mantiene la promessa di accompagnare verso casa un folto gruppo di ex componenti della divisione Monterosa, disertori nella fase finale dei combattimenti: senza la sua scorta, correrebbero pericoli mortali in un itinerario costellato da posti di blocco. Al decesso – dovuto a una brusca frenata che lo scaglia a terra dal tetto del camion, sul quale imprudentemente si era sistemato con un compagno – seguono il 23 maggio a Genova memorabili funerali, con tratti dell’apoteosi. Il quotidiano comunista ‘l’Unità’ interpreta le partecipatissime esequie come un simbolico mutamento di fase: il passaggio epocale dall’eroismo resistenziale all’ordinarietà della vita civile, nella quale Bisagno non ebbe il tempo di inserirsi. Alla luce delle roventi polemiche interpartigiane, l’incidente fatale suscita in ambienti anticomunisti scia di sospetti e dicerie: si crede nell’eliminazione di un elemento scomodo. Tanto più che ‘post mortem’ ‘l’Unità’ ne decanta la figura, in vita osteggiata e denigrata. Dopo decenni di polemiche, Antonini analizza le testimonianze e la documentazione esistente, concludendo per l’accidentalità dell’evento, d’altronde in linea col carattere pubblico (verrebbe da dire: teatrale) di quella morte, ben diversa dagli agguati senza testimoni riservati a chi nel dopoguerra entrò – come il trotzkista Mario Acquaviva, assassinato a Casale Monferrato l’11 luglio 1945 – nel mirino delle formazioni clandestine legate ai settori più fanaticamente staliniani del Pci”” (pag III, introduzione di Mimmo Franzinelli)]”,”ITAR-014-FER”
“ANTONINI Sandro”,”L’ultima diaspora. Soccorso ebraico durante la seconda guerra mondiale.”,”Molto citato Raffaele Cantoni Sandro Antonini, ligure, studioso del fascismo, ha pubblicato molti libri per le edizioni Deferrari, tra cui ‘Storia della Liguria durante il fascismo. 2. Fascisti, cospiratori, costruzione del regime, 1923-1925’, (2005). Genova e Roma. “”L’altra città che condivise con Genova l’onere di provvedere all’assistenza degli ebrei fu sicuramente Roma. Non poteva essere che così; Roma era il centro politico e spirituale d’Italia, da cui tutto si irraggiava, sede del governo e del Vaticano, dell’Unione delle comunità e di una «centrale» ‘Delasem’ non meno importante dell’altra di Genova; a Roma operavano Settimio Sorani – che al principio del 1943 arrivò sul punto di dimettersi per dissapori con alcuni membri dell’Unione, ma poi ebbe un ripensamento e restò al proprio posto – e Dante Almansi; contrariamente ai dirigenti genovesi essi, durante l’occupazione tedesca, rimasero nella capitale fino alla sua liberazione (49).Soprattutto al primo, un uomo fortemente motivato alla causa ebraica, nutrito d’idealismo ma che non mancava neppure di senso della realtà, di saldi principi morali e di carattere caparbio, abituato da tanti anni a confrontarsi con un potere dal quale aveva imparato a difendersi, si debbono i maggiori interventi per il salvataggio dei profughi ebrei, che già dal giorno successivo all’armistizio affluirono in gran numero e da diverse direzioni. Rispetto alle altre città del nord, Roma ebbe in seguito almeno un vantaggio: quello della fine dell’occupazione tedesca al principio del giugno 1944, quando fecero il loro ingresso, dopo mesi di combattimenti durissimi (Anzio, Montecassino, ecc.), gli Alleati. Da quel momento l’icubo per gli ebrei sopravvissuti terminò. Ma nei move mesi precedenti – tanto intercorse tra la data dell’armistizio e la liberazione – le sofferenze non erano mancate”” (pag 157)”,”EBRx-094″
“ANTONINI Sandro”,”Omicidi in appennino. Menzogne e verità sul «mostro di Bargagli»: 1939-1989.”,”Sandro Antonini, ligur, studioso del fascismo, per l’editore Ferrari ha pubblicato ‘L’ultima diaspora. Soccorso ebraico durante la seconda guerra mondiale’, ‘La “”banda Spiotta”” e la brigata nera genovese’, e una ‘Storia della Liguria durante il fascismo’. Dono di Mario Caprini”,”LIGU-222″
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura; saggi di ANTONIOLI A. DE-BERNARDI F. FASCE N. FISHMAN L. GANAPINI I. MARßOLEK C. MOLINERO M. PIGENET J.L. ROBERT F. ROMERO J.T. SANTOS N. WHITESIDE P. YSAS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Saggi di ANTONIOLI, A. DE-BERNARDI, F. FASCE, N. FISHMAN, L. GANAPINI, I. MARßOLEK, C. MOLINERO, M. PIGENET, J.L. ROBERT, F. ROMERO, J.T. SANTOS, N. WHITESIDE, P. YSAS.”,”SIND-005″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Pietro Gori. Il cavaliere errante dell’ anarchia. Studi e testi.”,”La figura di Pietro GORI (1865-1911) è intrecciata con le vicende del movimento operaio italiano dalle origini, nella fase di costituzione del Partito del Lavoratori italiani, dell’ Internazionale operaia e socialista degli anni 1890, eppure la sua immagine è legata solamente all’anarchismo. ANTONIOLI non ha scritto tanto una biografia di GORI quanto una sorta di biografia della sua immagine, una ricostruzione del processo di formazione del mito che mise radici soprattutto in Toscana. Nel libro si riportano vari testi tra cui ‘Addio a Lugano’ nella prima stesura, sequestrata a GORI in carcere dalle autorità elvetiche. ANTONIOLI insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ agli studi di Milano.”,”ANAx-060″
“ANTONIOLI M. BARBADORO I. BERTA G. BEZZA B. CASTRONOVO V. JULLIARD J. KENDALL W. e altri contributi di D. LANGEWIESCHE D. MONTGOMERY M. PERROT A. RIOSA G. SAPELLI K. SCHÖNHOVEN G. SPINI K. TENFELDE H. VOLKMANN”,”Sindacato e classe operaia nell’ età della Seconda Internazionale.”,”Altri contributi di D. LANGEWIESCHE (Univ Amburgo), D. MONTGOMERY (Yale Univ), M. PERROT (Univ Parigi), A. RIOSA (Univ Milano), G. SAPELLI (Univ Trieste), K. SCHÖNHOVEN (Univ Schönhoven), G. SPINI (Univ Firenze), K. TENFELDE (Univ Monaco Baviera), H. VOLKMANN (Libera Univ Berlino). Tre saggi si occupano della FIOM nei primi decenni del ‘900: quelli di BERTA (Univ Torino), ANTONIOLI (Fondazione Brodolini) e BEZZA (idem). JULLIARD lavora all’ Univ di Parigi e KENDALL al Ruskin College di Oxford.”,”SIND-018″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Errico Malatesta l’ organizzazione operaia e il sindacalismo 1889 – 1914.”,”Nota a fondo libro dell’A: A saggio ultimato ho avuto modo di leggere il lavoro di Carl LEVY, Malatesta in exile, in ANNALI DELLA FONDAZIONE LUIGI EINAUDI, 1981, che apre notevoli spiragli ad una conoscenza più approfondita del periodo londinese dell’ anarchico italiano, anche per quanto concerne i suoi rapporti con i sindacalisti.”,”ANAx-081″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam ROMERO Federico a cura; saggi di”,”Le scissioni sindacali: in Europa.”,”saggi di L. BERTUCELLI A. CERERA T. CAREW P. CRAVERI A. DE-BERNARDI N. FISHMAN G. FORMIGONI G. GOZZINI A. PEPE M. PIGENET K. RENTOLA F. ROMERO J. TORRE SANTOS”,”MEOx-015″
“ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno a cura”,”La Fiom dalle origini al fascismo 1901-1924.”,”Il volume è un parziale risultato della ricerca su La condizione e l’ organizzazione operaia in Italia dall’ Unità al 1926. I materiali pubblicati, i cappelli introduttivi ai singoli congressi, l’ appendice sui contratti e la relativa introduzione sono opera e cura di Maurizio ANTONIOLI per il periodo 1901-1914 e di Bruno BEZZA per il periodo 1915-1924.”,”MITT-073″
“ANTONIOLI Maurizio COLOMBO Eduardo COLSON Daniel DE-JONG Rudolf ENCKELL Marianne MADRID Francisco MINTZ Frank PELLETIER Philippe PORTIS Larry VENZA Claudio interventi”,”De l’ Histoire du mouvement ouvrier revolutionnaire. Actes du colloque international ‘Pour un Autre Futur””.”,”Interventi di Maurizio ANTONIOLI Eduardo COLOMBO Daniel COLSON Rudolf DE-JONG Marianne ENCKELL Francisco MADRID Frank MINTZ Philippe PELLETIER Larry PORTIS Claudio VENZA”,”MOIx-015″
“ANTONIOLI Maurizio COLOMBO Eduardo COLSON Daniel DE-JONG Rudolf ENCKELL Marianne MADRID Francisco MINTZ Frank PELLETIER Philippe PORTIS Larry VENZA Claudio interventi”,”De l’ Histoire du mouvement ouvrier revolutionnaire. Actes du colloque international ‘Pour un Autre Futur””.”,”Interventi di Maurizio ANTONIOLI Eduardo COLOMBO Daniel COLSON Rudolf DE-JONG Marianne ENCKELL Francisco MADRID Frank MINTZ Philippe PELLETIER Larry PORTIS Claudio VENZA. Contiene il saggio di Larry PORTIS: Gli IWW e l’ internazionalismo (pag 49-72) e quello di Rudolf DE-JONG ‘L’ AIT di Berlino. Dal 1922 alla rivoluzione spagnola”” (pag 229-224). Il padre di Rudolf DE-JONG, Albert (1891-1970) ha giocato un ruolo attivo nell’ AIT. Come antimilitarista e come rappresentante dell’ organizzazione anarcosindacalista olandese, fu presente a tutti i congressi dell’ AIT nel periodo tra le due guerre, ad eccezione del congresso di fondazione dell’ organizzazione. Nella letteratura libertaria, l’ AIT di Berlino è, generalmente considerata come un’ alternativa all’ Internazionale rossa di Mosca (Comintern) e all’ Internazionale riformista di Amsterdam. Sarebbe la risposta del sindacalismo rivoluzionario e libertario al bolscevismo e alla socialdemocrazia.”,”ANAx-172″
“ANTONIOLI Maurizio GINEX Giovanna PANACCIONE Andrea a cura”,”Per i cent’anni della festa del lavoro.”,”””Ma è importante notare subito che questa internazionalità – e qui sta il suo primo carattere distintivo rispetto all’ epoca dell’ Associazione Generale dei Lavoratori diretta da Marx, si afferma proprio nella fase in cui comincia ad essere ormai evidente la configurazione allo Stato-nazione come l’ orizzonte obbligato entro il quale si situano le fondamentali linee d’ azione e di crescita delle organizzazioni proletarie. Eric J. Hobsbawm, nel suo recente volume su L’ età degli imperi (Bari, Laterza, 1987) ha giustamente notato a questo proposito: “”Lo Stato-nazionale non solo costituiva il quadro di vita del cittadino, ne stabiliva i parametri, e determinava le condizioni concrete e i limiti geografici della lotta operaia; ma i suoi interventi politici, giuridici e amministrativi incidevano in misura crescente sulla vita della classe operaia. (…)””. Se l’ internazionalità è comunque, da subito, un carattere distintivo della manifestazione, essa ne diviene anche rapidamente un essenziale contenuto ideale, che si affianca, fin dai primissimi anni, all’ obiettivo originario delle otto ore. Già al congresso di Bruxelles della Seconda Internazionale, nell’ agosto del 1891 Edouard Vaillant aveva proposto di “”aggiungere al carattere economico il carattere socialista”” e, in particolare, aveva indicato “”il mantenimento, con tutti i mezzi, della pace mondiale””, come motivo ispiratore nel Primo Maggio; al congresso di Zurigo, nel 1893, la lotta per la pace sarà indicata come un contenuto permanente della manifestazione nella risoluzione sul Primo Maggio che viene approvata. (…)””. (pag 44-45)”,”MPMx-020″
“ANTONIOLI Maurizio BERTI Giampietro FEDELE Santi IUSO Pasquale; comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudio VENZA, collaborazione di Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGIOLETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI GUido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI Fiamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Givanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LENZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Franciasca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Mazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurzio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA”,”Dizionario biografico degli anarchici italiani. Volume primo A-G.”,”Comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.), Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudio VENZA Elenco collaboratori (tra i quali Paolo CASCIOLA Luigi PISANI e Pier Carlo MASINI e poi Enzo SANTARELLI, Maurizio RIDOLFI Marco SCAVINO) V. voce CERVETTO A. scritta da A. PISANI.”,”ANAx-198″
“ANTONIOLI Maurizio MASINI Pier Carlo”,”Il sol dell’ avvenire. L’ anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). MASINI (1923-1998) è stato uno storico del movimento operaio e libertario in Italia collaborando a riviste come Movimento operaio, Rivista storica del socialismo, Critica sociale e Rivista storica dell’ anarchismo. “”Alla vigilia del congresso londinese Malatesta giungeva a una concezione del sindacato che si potrebbe definire, senza timori di equivoci, protosindacalista e vi arrivava in parte accogliendo la “”lezione”” francese, ma soprattutto sviluppando coerentemente quel nucleo di idee che aveva iniziato a propagandare già nel 1889. La sintesi più completa delle posizioni malatestiane in materia apparve a pochi giorni dall’ apertura dei lavori congressuali nel “”Labour Leader””. Il documento, parzialmente riprodotto sul numero unico “”L’ Anarchia””, è stato completamente sottovalutato dai biografi di Malatesta, come pure dalla storiografia successiva. (…) Malatesta non pretendeva che i diversi partiti rinunciassero “”al loro programma ed alla loro tattica””, ma chiedeva “”il diritto di ogni lavoratore di combattere contro la borghesia insieme ai suoi fratelli di lavoro e di pena senza distinzione d’ idee politiche””. Al di là dell’ indubbio tatticismo, tale scritto conteneva una serie di punti che inducono a qualificarlo come protosindacalista (…)””. (pag 102-103)”,”ANAx-213″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam GANAPINI Luigi a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Giancarlo CONSONNI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Flores REGGIANI Giuseppe PALETTA e Valeria ROSSETTI Ester BIELLI Nedda BONARETTI Alessandra TACCHINI e Daniela VISMARA Annamaria GALBANI Gianni ISOLA Giovanna GINEX Stefano PIVATO Maurizio ANTONIOLI Giuseppe DE-SALVO Alberto DE-BERNARDI Ivano GRANATA Maurizio PUNZO”,”Milano operaia dall’ 800 a oggi. Volume I. Dall’ Unità alla fondazione della Repubblica.”,”Saggi di Franco DELLA-PERUTA Giancarlo CONSONNI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Flores REGGIANI Giuseppe PALETTA e Valeria ROSSETTI Ester BIELLI Nedda BONARETTI Alessandra TACCHINI e Daniela VISMARA Annamaria GALBANI Gianni ISOLA Giovanna GINEX Stefano PIVATO Maurizio ANTONIOLI Giuseppe DE-SALVO Alberto DE-BERNARDI Ivano GRANATA Maurizio PUNZO Milano: aggregazione attraverso il consenso e la coercizione. “”Lo sviluppo industriale determinatosi nel corso della Prima guerra mondiale rese ancora più impellente la necessità di aumentare la superficie municipale. In particolare la Giunta socialista guidata da Emilio Caldara perseguì, a partire dal 1917, un piano di ampliamento del territorio cittadino mediante l’ aggregazione di alcuni comuni finitimi “”auspicando che questa potesse avvenire sulla base di una volontaria associazione””. La proposta fu accolta con interesse da parte dei comuni interpellati (tutti amministrati da maggioranze socialiste tranne quelli di Lambrate e di Trenno), propensi a lasciarsi annettere per poter fruire dei servizi sociali disponibili nel capoluogo: (..). Solamente nel 1923 il programma che l’ aministrazione socialista – nel rispetto delle leggi locali e delle autonomia comunali – non era riuscita a realizzare, fu portato a compimento dall’ amministrazione fascista: i comuni di (…) furono aggregati a Milano; i consigli comunali furono disciolti ed i sindaci delle amministrazioni soppresse entrarono a far parte del consiglio comunale di Milano.”” (pag 101-102)”,”MITT-205″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam GANAPINI Luigi a cura; saggi di Luigi GANAPINI Luigi FREY Sergio GIUNTINI Stefano MUSSO Sergio ZANINELLI Bianca BECCALLI Ivana BERGAMASCHI Myriam BERGAMASCHI con Cinzia MARINELLI e Chiara PENELLO Marino REGINI Emilio REYNERI Gianfranco PETRILLO”,”Milano operaia dall’ 800 a oggi. Volume II. Gli anni della Repubblica.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Luigi FREY Sergio GIUNTINI Stefano MUSSO Sergio ZANINELLI Bianca BECCALLI Ivana BERGAMASCHI Myriam BERGAMASCHI con Cinzia MARINELLI e Chiara PENELLO Marino REGINI Emilio REYNERI Gianfranco PETRILLO. “”Torino e il movimento operaio torinese. Il dibattito storiografico’ di Stefano MUSSO (pag 377-395) (segue: bibliografia) Rapporto tra la mobilità occupazionale e la mobilità residenziale. Le percentuali di popolazione stabile, “”fedele”” al quartiere, sono dell’ ordine del 50 per cento a Parigi nel decennio 1896-1907 (Faure, 1984), del 30 per cento per Borgo San Paolo a Torino nel quindicennio 1921-1936. A Berlino, fra gli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta del secolo scors, si hanno percentuali molto alte di popolazione stabile, del 78 per cento negli undici anni fra il 1864 e il 1875: qui è stata riscontrata una differenza molto significativa nel conteggio degli stabili tra i due censimenti, di 12 punti percentuali in più, (…). Se è legittimo sostenere in generale il rapporto tra mobilità occupazionale e residenziale, la seconda non è immediatamente ricollegabile alla prima””. (pag 382)”,”MITT-206″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Lavoratori e istituzioni sindacali. Alle origini delle rappresentanze operaie.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato vari libri (v. 4° cop.). “”Le Camere del lavoro si ponevano questioni organizzative e temi rivendicativi di grande respiro, che bene presto sarebbero stati fattipropri dalle Federazioni o dal Partito socialista (come il ben noto progetto Kuliscioff sul lavoro femminile e infantile). Al Congresso di fondazione della FIOM (Livorno, giugno 1901), gli aspetti della legislazione sociale (legge sugli infortuni del lavoro, legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli, legge sulla cassa nazionale di previdenza), sarebbero stati al centro del dibattito.”” (pag 81) I tratti evangelici del socialismo. “”Il Primo maggio era la “”Pasqua dei lavoratori”” che segnava una pietra miliare sulla via della “”redenzione”” del proletariato. Prampolini si rivolgeva ai lavoratori con la sua ‘Predica di Natale’. I cortei riprendevano spesso i moduli sperimentati delle processioni. Gli “”eroi”” del proletariato venivano in un certo qual modo beatificati. Come ricordava Michels nel “”Volksstimme”” del 1° maggio 1905, a Roma, a Ponte Molle, sempre in occasione del Primo maggio, si erano svolti “”battesimi socialisti””, con le madri che, sollevando i bimbi sopra le teste, dicevano “”Questo è mio figlio! L’ ho chiamato Libero””, oppure “”Questa è la mia piccola Marxina””. E così via.”” (pag 158)”,”MITT-220″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Armando Borghi e l’ Unione Sindacale Italiana.”,”ANTONIOLI Maurizio (Università degli Studi di Milano) si occupa di storia del movimento operaio e sindacale. Ha pubblicato tra l’ altro ‘La Fiom dalle origini al fascismo, 1901-1924′, Bari, 1978 (curando la parte relativa all’ età giolittiana), ‘Sindacato e progresso. La Fiom tra immagine e realtà (1901-1914)’ (Milano, 1983) ecc. Bordiga e la dittatura del proletariato (pag 258) “”Per esempio io sono per l’ autonomismo. Ma sarei contro l’ autonomia di una provincia che volesse la libertà, per ilprevalere in un certo momento di forze borghesi, di staccarsi dal vincolo federale, territoriale con noi! Eh! troppa cuccagna. Io dico che a quei liberi cittadini di… quel paese non si dovrebbe lasciare la … libertà dei popoli, perché intanto ciò significherebbe la libertà per i borghesi di quel paese di ‘schiacciare’ gli sfruttati dello stesso paese. Poi vi sono certe provincie dove i borghesi avrebbero tutto da guadagnare a rifugiarsi in maggioranza e cercare di farne degli stati – cuscinetti per la riserva reazionaria.”” (pag 259)”,”ANAx-247″
“ANTONIOLI Maurizio BERTI Giampietro FEDELE Santi IUSO Pasquale direzione, comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudia VENZA; collaboratori: Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGELETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI Guido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero BRUNELLO Fausto BUCCI Rodolfo BUGIANI Claudio CANTINI Eliana CAPONETTO Roberto CAPPUCCIO Antonella CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI FIamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Giovanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Tobia CORNACCHIOLI Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Valerio GENTILI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LANZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Francesca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Nazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Edoardo PUGLIELLI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurizio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA”,”Dizionario biografico degli anarchici italiani. Volume secondo, I-Z.”,”comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudia VENZA Collaboratori: Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGELETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI Guido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero BRUNELLO Fausto BUCCI Rodolfo BUGIANI Claudio CANTINI Eliana CAPONETTO Roberto CAPPUCCIO Antonella CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI FIamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Giovanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Tobia CORNACCHIOLI Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Valerio GENTILI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LANZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Francesca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Nazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Edoardo PUGLIELLI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurizio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA Si citano CERVETTO e PARODI”,”ANAx-246″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Azione diretta e organizzazione operaia. Sindacalismo rivoluzionario e anarchismo tra la fine dell’ Ottocento e il fascismo.”,”ANTONIOLI Maurizio (Università degli Studi di Milano) si occupa di storia del movimento operaio. Tra i suoi studi, ‘La FIOM dalle origini al fascismo (1901-1924)’ (per la parte relativa all’ età giolittiana), ‘Dibattito sul sindacalismo. Atti del Congresso internazionale anarchico di Amsterdam’ (1907) (Milano, 1983). ‘Vieni o maggio. Aspetti del Primo Maggio in Italia tra otto e novecento’ (Milano, 1988). “”Sempre nel 1908, nella sua relazione sui ‘Ventunn mesi di vita della Confederazione del Lavoro’, il segretario confederale Rigola sosteneva la necessità di “”avvicinarsi sempre più alle Unioni nazionali per industrie, trasformando le… Leghe autonome e federate in altrettante Sezioni delle Unioni nazionali””, con il chiaro intento di pervenire a Federazioni rigidamente centralizzate sull’ esempio degli organismi tedeschi. Anche sul piano del livello di coscienza teorica dei modelli di organizzazione, in rapporto con l’ evoluzione della società industriale, netto era lo stacco tra l’ atteggiamento del riformismo italiano e quello del tradeunionismo anglo-americano. Estremamente indicativo in proposito è il saggio di Fausto Pagliari, ‘Oligarchia e democrazia nell’ organizzazione operaia’, pubblicato nel 1909 in risposta al Michels (L’oligarchia organica costituzionale). Il Pagliari, proprio a causa del nuovo corso dell’ economia nazionale e internazionale, avvertiva la necessità di superare una politica sindacale “”fondata sulla difesa delle barriere professionali e del monopolio dell’ occupazione”” e l’ urgenza della sostituzione della solidarietà di categoria con “”la coscienza di una solidarietà di mestiere, di industria, di classe””. “”Alla politica della “”porta chiusa””, sottolineava il Pagliari, “”subentra la politica larga della difesa delle condizioni minime di salario e di lavoro per tutti gli operai di un’intera industria (…)””. (pag 25-26)”,”MITT-248″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Sentinelle perdute. Gli anarchici, la morte, la guerra.”,”ANTONIOLI Maurizio è professore di storia contemporanea nell’Università Statale di Milano. E’ autore di numerosi saggi di storia sindacale e dell’anarchismo.”,”ANAx-304″
“ANTONIOLI Maurizio TORRE SANTOS Jorge”,”Riformisti e rivoluzionari. La Camera del lavoro di Milano dalle origini alla Grande guerra.”,”M. ANTONIOLI insegna storia contemporanea (Facoltà di Scienze politiche, Università di Milano). J. TORRE SANTOS lavora presso il dipartimento di Storia della società e delle istituzioni dell’Università di Milano. Per le opere v. 4° copertina.”,”MITT-300″
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”Editori e tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento.”,”Saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”ANAx-324″
“ANTONIOLI Maurizio GIULIANELLI a cura; relazioni di Roberto BERTI Giampietro MANGINI Giorgio LUPARINI Alessandro FEDELE Santi PALLA Marco MANFREDONIA Gaetano ORTALLI Massimo RODENBURG Kees LANDI Gianpiero TAROZZI Fiorenza RAGO Margareth PEZZICA Lorenzo FINZI Paola; comunicazioni di GATTI Stefano SPEDALETTI Francesco”,”Da Fabriano a Montevideo. Luigi Fabbri: vita e idee di un intellettuale anarchico e antifascista.”,”‘Fabbri, il più fedele collaboratore di Malatesta’ L’analisi del fascismo. “”L’istituzionalizzazione del regime mussoliniano poneva nuovi problemi. Il fascismo non poteva più essere considerato come l’espressione di una banda di avventurieri senza scrupoli che si erano impadroniti del potere utilizzando qualsiasi mezzo. Il consolidamento del regime e la sua capacità di ottenere l’appoggio di una aprte delle classi medie e popolari facevano apparire come superate le interpretazioni avanzate fino ad allora che consideravano il fascismo, nel migliore dei casi, comeuna semplice “”controrivoluzione preventiva””. Già in “”Pensiero e volontà””, Fabbri aveva sottolineato come il fascismo, anche se restava un’arma utilizzata dalla borghesia contro il proletariato, si affermava sempre di più come il nemico di tutte le libertà fondamentali difese fino ad allora dalla stessa borghesia. Il dubbio non era più permesso. Il fascismo non poteva continuare ad essere confuso con le altre forme di reazione del passato. (…) A Fabbri va quindi il merito di essere stato tra i primi antifascisti a denunciare non solo il suo carattere violento ma soprattutto la sua dimensione totalitaria””. (pag 155) (nel saggio: ‘Fabbri fuoriuscito in Francia’ di Gaetano Manfredonia)”,”ANAx-355″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Figli dell’officina. Anarchismo, sindacalismo e movimento operaio tra Ottocento e Novecento.”,”Rapporto organico almeno fino al 1921-22 di Di Vittorio con l’USI l’Unione Sindacale Italiana (pag 86)”,”ANAx-384″
“ANTONIOLI Maurizio MASINI Pier Carlo”,”Il sol dell’ avvenire. L’anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). MASINI (1923-1998) è stato uno storico del movimento operaio e libertario in Italia collaborando a riviste come Movimento operaio, Rivista storica del socialismo, Critica sociale e Rivista storica dell’ anarchismo. “”Molti storici di parte comunista si sono mossi su questa linea, concentrando la critica contro la spontaneità, l’avventurismo, il dilettantismo, l’ingenuità, l’infantilismo ecc. degli internazionalisti italiani (senza rendersi conto, sia detto tra parentesi, che l’infantilismo è una malattia dell’età adulta e non può essere una malattia dell’infanzia). Nel quadro clinico non si salva niente. Eppure, anche a non voler condividere l’indirizzo libertario, degli internazionalisti italiani; un riconosceimento non può esser loro legittimamente negato: quello di aver dissodato per primi il terreno alle idee socialiste, a prezzo di una tale somma di sacrifici personali, di carcere, di esilio, di morte precoce nei sanatori e nei manicomi, quale non si riscontra, in quelle condizioni di disperato isolamento, in nessun altro momento della storia del movimento operaio”” (pag 53 [Pier Carlo Masini, La Prima Internazionale] (pag 11-54)”,”ANAx-010-FV”
“ANTONIOLI Maurizio CHECCOZZO Giorgio a cura, saggi di Roberto BERNARDI Franco DAMIANI Gigliolo DINUCCI Andrea GIUNTINI Giorgio SACCHETTI”,”Il sindacato ferrovieri italiani dalle origini al fascismo, 1907-1925.”,”Gli scioperi pro-Russia e la crisi del SFI. “”La Russia rivoluzionaria, specialmente a partire da quell’Ottobre rosso e vittorioso, non cesserà più di essere un mito. Lo è e lo sarà a lungo per tutto il movimento operaio internazionale. I ferrovieri italiani fin dall’ultimo anno di guerra, e durante lo stesso IX Congresso, hanno inserito nei loro ordini del giorno solidarietà e protesta. Solidarietà allo stato proletario nascente; protesta contro i governi del’Intesa che non esitavano ad inviargli le truppe contro. Nel giorno del I Maggio del 1919 il SFI conferma ai propri associati l’impegno, comune ormai a tutta la sinistra, a non lasciare solo il primo governo bolscevico della storia, a mettere sulle bandiere dell’organizzazione l’obiettivo del «ritiro immediato dei soldati italiani dalla Russia». Ciò in quanto «rivendicazione immediata del proletariato» (44). Ed è in questo contesto ed in una occasione che tutto sommato potrebbe apparire ordinaria e di ambito locale, quale quella della inaugurazione di un vessillo alla Casa dei ferrovieri a Milano, che si svolge la prima vera grande manifestazione pro-Russia organizzata dal SFI. E’ il 18 maggio 1919, domenica. Oratori, fra gli altri, sono leader nazionali come Filippo Turati e Armando Borghi. Membri del Cc, dirigenti del Sindacato e della Camera del lavoro milanese, esponenti delle varie correnti del socialismo, rivoluzionari e riformisti, anarchici, sindacalisti si alternano prima sul palco sistemato nel cortile alberato della antica sede dei ferrovieri in via S. Gregorio, poi nel salone della Casa del Popolo dove confluisce successivamente il corteo, tra i «fragorosissimi applausi della folla» e le «musiche che suonano gli inni proletari». Il contenuto delle invettive e finanche delle frasi di circostanza pronunciate dagli oratori converge tutto, al di là di ogni per ora sfumata differenza, verso un unico obiettivo: mobilitare al più presto i ferrovieri e tutto il movimento operaio italiano per la Russia rivoluzionaria. Abigaille Zanetta, figura di spicco della Camera del lavoro milanese e della corrente rivoluzionaria del PSI (i futuri ‘terzini’), parlando contro «le illusioni bugiarde delle democrazie e dei riformismi» conclude invitando i ferrovieri ad «ascoltare il grido evangelico della Russia (…) e il motto bolscevico: chi non lavora non mangia». Per il SFI Passeri della sezione di Milano e Fanti del Cc si limitano ad invocare l’unità proletaria quale obiettivo desiderato dalla massa ed al momento ostacolato da «dirigenti d’ogni parte». Vola alto invece Turati, interrotto soltanto dalle grida di ‘viva Mosca!’ non appena accenna, in modo interlocutorio, all’Internazionale di Amsterdam (quella che altri chiamano Internazionale dei ‘socialpatrioti’). Il capo dei riformisti, fra le ovazioni degli intervenuti, finisce il suo discorso inneggiando ad un «socialismo per l’umanità». Borghi per l’USI accusa Turati di «debolezze verso i traditori di ieri», e dichiara: «Non sappiamo di preciso che cosa sia l’Internazionale di Mosca, e che efficacia d’azione possa avere. Ma il nostro cuore e le nostre speranze sono là (Applausi. Viva la Russia!)» Ed inoltre dichiara di accettare la formula della Direzione del Partito che propone lo sciopero generale per instaurare la dittatura del proletariato. L’assemblea accoglie con applausi fragorosi la chiusa del discorso di Borghi»”” [Giorgio Sacchetti, ‘Il sindacato ferrovieri italiani durante il “”biennio rosso””] (pag 230-231) [(44) Cfr. “”La Tribuna dei ferrovieri””, n. 271 cit.; (45) Ivi, n. 273, cit., per il resoconto della manifestazione]”,”SIND-164″
“ANTONIOLI Maurizio BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di Giampietro BERTI Maurizio ANTONIOLI Alessandro BRECCIA Franco BERTOLUCCI Roberto GIULIANELLI Marco SCAVINO Mauro STAMPACCHIA Maurizio BINAGHI Pietro DI-PAOLA Arnaldo TESTI Vincenzo RUGGIERO Emanuela MINUTO Alessandro VOLPI Alessandro LUPARINI Natale MUSARRA Santo CATANUTO Franco SCHIRONE Katia MASSARA Oscar GRECO Massimo ORTALLI”,”Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale.”,”Pietro Gori (1865-1911), avvocato e pubblicista, è stato uno dei più noti anarchici italiani. Oltre che per l’attività politica, Gori è ricordato come autore di alcune fra le più famose canzoni anarchiche: ‘Addio a Lugano’, ‘Stornelli d’esilio’, La ballata di Sante Caserio’. Questo volume è stato ideato in occasione delle iniziative promosse per il centenario della morte di Gori. “”La fortuna di Pietro Gori negli anni del secondo dopoguerra sembra aver subito un “”declino quasi inarrestabile…”” (pag 7)”,”ANAx-428″
“ANTONIOLI Maurizio a cura, in collaborazione con Jorge TORRE SANTOS e Andrea DILEMMI; scritti di Juan AVILES FARRE’ Jorge TORRE SANTOS Roberto GIULIANELLI Andrea DILEMMI Giuseppe ARAGNO Edoardo PUGLIELLI Santi FEDELE Natale MUSARRA Antonio MAMELI Massimo ORTALLI Franco BERTOLUCCI”,”Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia.”,”Francisco Ferrer Y Guardia anarchico promotore del movimento delle scuole laiche in Spagna venne fucilato a Barcellona cento anni fa (2009), nell’ottobre 1909. In tutta Europa si svilupparono manifestazioni per la sua liberazione e contro l’esecuzione, e in alcuni casi, in forme preinsurrezionali. Nell’accusare la Chiesa della sua morte, i moti pro Ferrer si inserivano in un processo che vide la diffusione di motivi culturali e rivendicazioni politiche laici e anticlericali. Ferrer divenne in breve un nuovo Giordano Bruno, simbolo e mito nella lotta contro l’oscurantismo della Chiesa cattolica.”,”ANAx-429″
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”Editori e tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento.”,”Saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI Importanza della stampa per la propaganda anarchica, ruolo degli opuscoli”,”ANAx-003-FGB”
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura; saggi di ANTONIOLI Alberto DE-BERNARDI Ferdinando FASCE Nina FISHMAN Luigi GANAPINI Inge MARßOLEK Carme MOLINERO Michel PIGENET Jean Louis ROBERT Federico ROMERO Jorge TORRE SANTOS Noel WHITESIDE Pere YSAS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Saggi di ANTONIOLI, A. DE-BERNARDI, F. FASCE, N. FISHMAN, L. GANAPINI, I. MARßOLEK, C. MOLINERO, M. PIGENET, J.L. ROBERT, F. ROMERO, J.T. SANTOS, N. WHITESIDE, P. YSAS. Maurizio Antonioli insegna Storia contemporanea all’Università di Milano; Luigi Ganapini insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna (1998).”,”SIND-021-FV”
“ANTONIOLI Maurizio GIULIANELLI a cura; relazioni di Roberto BERTI Giampietro MANGINI Giorgio LUPARINI Alessandro FEDELE Santi PALLA Marco MANFREDONIA Gaetano ORTALLI Massimo RODENBURG Kees LANDI Gianpiero TAROZZI Fiorenza RAGO Margareth PEZZICA Lorenzo FINZI Paola; comunicazioni di GATTI Stefano SPEDALETTI Francesco”,”Da Fabriano a Montevideo. Luigi Fabbri: vita e idee di un intelletuale anarchico e antifascista.”,”‘Fabbri, il più fedele collaboratore di Malatesta’ Roberto Giulianelli è assegnista presso l’Università Politecnica delle Marche (2008). Maurizio Antonioli insegna Storia contemporanea alla Statale di Milano (2008). ‘L’Archivio Luigi Fabbri presso l’IISG di Amsterdam’ di Kees Rodenburg (pag 181-194)”,”BIOx-046-FV”
“ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno a cura”,”La Fiom dalle origini al fascismo, 1901-1924.”,”Il volume è un parziale risultato della ricerca su La condizione e l’ organizzazione operaia in Italia dall’ Unità al 1926. I materiali pubblicati, i cappelli introduttivi ai singoli congressi, l’ appendice sui contratti e la relativa introduzione sono opera e cura di Maurizio Antonioli per il periodo 1901-1914 e di Bruno Bezza per il periodo 1915-1924.”,”SIND-027-FV”
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Fiorella IMPRENTI Ivano GRANATA Jorge TORRE SANTOS Ignazio MASULLI Eva CIVOLANI Adele MAIELLO Maurizio ANTONIOLI”,”Per una storia del sindacato in Europa.”,”Maurizio Antonioli insegna storia del movimento sindacale all’Università degli Studi di Milano. Declino sindacato britannico. “”Nei primi anni ottanta vi erano circa 335.000 rappresentanti o delegati sindacali nei posti di lavoro. Nel 2002 il TUC riteneva che vi fossero ancora 230.000 rappresentanti sindacali sul posto di lavoro, tra delegati sindacali, i rappresentanti della sicurezza e rappresentanti dell’ ‘union learning'”” (pag 127)”,”SIND-186″
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura di, saggi di Noel WHITESIDE Michel PIGENET Ferdinando FASCE Alberto DE BERNARDI INGE MARSSOLEK Carme MOLINARO Pere YSÀS Jean Louis ROBERT Nina FISHMAN Federico ROMERO Jorge Torre SANTOS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Le ricerche raccolte in questo volume, presentate al seminario tenuto alla fine dell’aprile 1994 a Milano, non sono del resto lavori definibili come comparativi in senso proprio: si limitano ad affiancare ricerche condotte nei differenti contesti nazionali e articolate secondo tematiche comuni.”,”SIND-029-FL”
“ANTONIOLI Maurizio”,”Malatesta, l’organizzazione operaia e il sindacalismo.”,”inserire in Correna Maurizio Antonioli ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università Statale di Milano ed è uno dei principali storici che hanno rinnovato, dagli anni Settanta a oggi, la ricerca sulla storia del movimento operaio e in particolare del sindacalismo di azione diretta e dei movimenti antiautoritari e libertari. Condirettore del ‘Dizionario degli anarchici italiani’, ha pubblicato molte opere sul tema tra cui una biografia di Pietro Gori, una storia dell’anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale. “”Malatesta non pretendeva che i diversi partiti rinunciassero «al loro programma ed alla loro tattica», ma domandava: «Il diritto di ogni lavoratore di combattere contro la borghesia insieme con i suoi fratelli di lavoro e di pensa senza distinzione di idee politiche. Noi domandiamo che ciascuno lotti come meglio crede, d’accordo con quelli che la pensano come lui, ma che tutti siano uniti e solidali nella lotta economica. Ché se i socialisti-democratici vorranno persistere nel loro tentativo d’irreggimentazione e nel loro sistema d’intolleranza, possano gli operai comprendere e far trionfare la gran parola di Marx: ‘Lavoratori del mondo unitevi’ (78). Al di là dell’indubbio tatticismo (il tentativo di rovesciare sui socialdemocratici la responsabilità della scissione del movimento operaio, il ricorso alla «gran parola di Marx»), lo scritto di Malatesta conteneva una serie di punti che inducono a qualificarlo come protosindacalista: l’unità sulla base degli interessi di classe, l’autonomia del movimento sindacale nei confronti delle «scuole» politiche (come dirà dieci anni dopo la ‘charte d’Amiens’). Certo, Malatesta non giungeva apertamente ad assegnare all’organizzazione operaia una funzione rivoluzionaria; differenziava anzi l’azione economica da quella politica (rivoluzionaria), preoccupato piuttosto di evitare che i sindacati si trasformassero in palestra di scontro tra le diverse tendenze. Tuttavia, nel successivo commento al congresso lamentava che, durante i lavori, non fosse stata discussa né «la questione dello ‘sciopero generale’, che oggi appare a tanti il mezzo più pratico per determinare un cambiamento radicale della costituzione sociale; né l’organizzazione economica del proletariato, che altra volta appariva a tutti i socialisti ed appare sempre a noi come il primo passo verso l’auspicata emancipazione» (79). Le sue posizioni, in definitiva, non sembravano molto dissimili da quelle che Pelloutier andava esponendo nel suo rapporto sulla situazione francese durante le sedute delle conferenze anarchiche, tenute ai margini del congresso (80)”” (pag 36-37) [Maurizio Antonioli, ‘Malatesta, l’organizzazione operaia e il sindacalismo’, BFS Edizioni, Pisa, 2023] [(78) Il documento venne pubblicato in italiano successivamente in ‘I Congressi Socialisti Internazionali’, Paterson, Tipografia della Questione Sociale’, 1900, pp. 43-49; (79) E. Malatesta, Il Congresso Internazionale’, cit.; (80) Cfr. A. Hamon, ‘Le socialisme et le congrès de Londres’, cit., p. 173; ‘Fragmenten uit autobiograpnie van Christiaan Cornelissen, cit.; [É. Pouget], ‘Conférénces anarchistes à Londres’, “”La Sociale””, 9 août 1896]”,”ANAx-475″
“ANTONY Michel, a cura”,”Bibliographie sur les utopies et l’anarchisme mexicains.”,”Michel Antony fut de 1969 à 1971 membre du groupe communiste libertaire de Besançon (GCL) : « …Nous étions une douzaine d’étudiants…avec des contacts avec des militants de la CFDT et avec quelques liens avec des militants libertaires (jeunes ouvriers du pays de Montbéliard) ». Il collabora au bulletin ronéoté L’Antiveau (Besançon, 1970, 3 numéros) : « En 1970 nous avons publié 3 numéros d’un journal de quartier (celui de Planoise, ZUP à la sortie de Besançon). Le premier numéro fut tiré à 500 ex., les deux autres à 1000 ex. Le ton était globalement antiautoritaire et exprimait des idées sans doute bien influencées par le marxisme libertaire de Guérin ». Sources : R. Bianco « Un siècle de presse anarchiste… », op. cit. (Témoignage de M. Antony, septembre 1985)// http://militants-anarchistes.info/spip.php?article7018 Bianco : 100 ans de presse anarchiste http://bianco.ficedl.info/ Liste des périodiques | Par année de 1re création | Plan du site | Se connecter Accueil du site Bianco : 100 ans de presse anarchiste Mise en ligne de la thèse de René Bianco (1941-2005) : Répertoire des périodiques anarchistes de langue française : un siècle de presse anarchiste d’expression française, 1880-1983, Aix-Marseille, 1987. Ce travail sera complété et mis à jour par une équipe de militantes et militants. Ce qui est possible actuellement Consulter : – la liste complète et simplifiée des 2002 notices par ordre alphabétique (pour l’état actuel) – la liste par lettre alphabétique (une page par lettre, avec un peu plus d’info) – la liste par date de première création – la liste par lieu de publication-> il s’agit ici des départements français, provinces belges, cantons suisses et pays pour les autres régions ; il serait possible de faire aussi des regroupements par région administrative française ou par pays pour la Belgique et la Suisse ou à l’inverse de développer les États des États-Unis. — Il suffit, ici, de choisir dans la liste pour d’arriver à une liste chronologique des journaux ; ici, pour les Bouches-du-Rhône — Si vous cliquez ensuite sur l’en-tête d’un des lieux — un département, par exemple — vous accéder à une page avec cette même liste par ordre alphabétique ; ici, encore les Bouches-du-Rhône – la liste des organisations éditrices (à compléter ?) ; avec classement chronologique dans chacune (exemple de l’AIT) – la liste des lieux de dépôts ; il reste à développer les notices de ces lieux (noms et adresses actuelles) – les périodes de parutions des journaux pour faire des recherches sur une date. Reste à faire : – développer le contenu des collections donc d’abord faire des fiches listant les numéros parus dans chaque revue (travail en cours). Enfin, la navigation actuelle dans le site peut être améliorée. Contact provisoire : cgecaf”,”MALx-053″
“ANTONY Michel, a cura”,”Anarchisme Espagnol et Utopies Libertaires. Partie I. De A à M. Partie II. De N à Z.”,”Michel Antony fut de 1969 à 1971 membre du groupe communiste libertaire de Besançon (GCL) : « …Nous étions une douzaine d’étudiants…avec des contacts avec des militants de la CFDT et avec quelques liens avec des militants libertaires (jeunes ouvriers du pays de Montbéliard) ». Il collabora au bulletin ronéoté L’Antiveau (Besançon, 1970, 3 numéros) : « En 1970 nous avons publié 3 numéros d’un journal de quartier (celui de Planoise, ZUP à la sortie de Besançon). Le premier numéro fut tiré à 500 ex., les deux autres à 1000 ex. Le ton était globalement antiautoritaire et exprimait des idées sans doute bien influencées par le marxisme libertaire de Guérin ». Sources : R. Bianco « Un siècle de presse anarchiste… », op. cit. (Témoignage de M. Antony, septembre 1985)// http://militants-anarchistes.info/spip.php?article7018 Bianco : 100 ans de presse anarchiste http://bianco.ficedl.info/ Liste des périodiques | Par année de 1re création | Plan du site | Se connecter Accueil du site Bianco : 100 ans de presse anarchiste Mise en ligne de la thèse de René Bianco (1941-2005) : Répertoire des périodiques anarchistes de langue française : un siècle de presse anarchiste d’expression française, 1880-1983, Aix-Marseille, 1987. Ce travail sera complété et mis à jour par une équipe de militantes et militants. Ce qui est possible actuellement Consulter : – la liste complète et simplifiée des 2002 notices par ordre alphabétique (pour l’état actuel) – la liste par lettre alphabétique (une page par lettre, avec un peu plus d’info) – la liste par date de première création – la liste par lieu de publication-> il s’agit ici des départements français, provinces belges, cantons suisses et pays pour les autres régions ; il serait possible de faire aussi des regroupements par région administrative française ou par pays pour la Belgique et la Suisse ou à l’inverse de développer les États des États-Unis. — Il suffit, ici, de choisir dans la liste pour d’arriver à une liste chronologique des journaux ; ici, pour les Bouches-du-Rhône — Si vous cliquez ensuite sur l’en-tête d’un des lieux — un département, par exemple — vous accéder à une page avec cette même liste par ordre alphabétique ; ici, encore les Bouches-du-Rhône – la liste des organisations éditrices (à compléter ?) ; avec classement chronologique dans chacune (exemple de l’AIT) – la liste des lieux de dépôts ; il reste à développer les notices de ces lieux (noms et adresses actuelles) – les périodes de parutions des journaux pour faire des recherches sur une date. Reste à faire : – développer le contenu des collections donc d’abord faire des fiches listant les numéros parus dans chaque revue (travail en cours). Enfin, la navigation actuelle dans le site peut être améliorée. Contact provisoire : cgecaf”,”ANAx-473″
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei soviet 1905 – 1921.”,”L’A è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è dedicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente (1972) insegna all’Univ di Bochum.”,”RIRx-013 RIRO-098″
“ANWEILER Oskar”,”Les Soviets en Russie, 1905-1921. (Tit.orig.: Die Rätebewegung in Russland)”,”Nato nel 1925 ANWEILER Oskar professore all’ Università della Ruhr ha dedicato vari saggi alla risorgenza del modello sovietico nel mondo (Jugoslavia, Polonia, Ungheria del 1956). “”A Zurigo, nel marzo 1917, egli (Lenin, ndr) riassumeva la sua concezione d’insieme in questi termini: “”La Russia è un paese contadino, uno dei paesi più arretrati d’ Europa. Il socialismo non può qui vincere immediatamente e spontaneamente. Ma il carattere contadino del paese può, sulla base dell’ esperienza del 1905 ed essendo data l’ enorme superficie di terre rimasta nelle mani dell’ aristocrazia fondiaria, dare una formidabile ampiezza alla rivoluzione democratica borghese in Russia e fare della nostra rivoluzione il prologo della rivoluzione mondiale, una tappa verso questa (…). Il proletariato russo non può, con le sue sole forze, raggiungere vittoriosamente la rivoluzione socialista. Ma può dare alla rivoluzione russa un’ ampiezza che creerà le condizioni migliori per la rivoluzione socialista e la comincerà in un certo senso.”” (1) Trotsky vede in queste linee “”il punto di giunzione tra la vecchia posizione del bolscevismo, che limitava la rivoluzione a dei compiti democratici, e la nuova posizione che Lenin espone per la prima volta davanti al Partito nelle sue tesi del 4 aprile””. Ma Lenin dichiarava già, nel 1905, in uno dei rari testi con cui contemplava l’ avvenire lontano: “”Compiuta la rivoluzione democratica, affronteremo immediatamente, nella misura precisa delle nostre forze (…), la via della rivoluzione socialista. Noi siamo per la rivoluzione permanente. Non ci fermeremo a metà cammino.”” (2)”” (pag 187) (1) Opere vol 23 pag 402-403 (in francese) (2) Opere vol 9, pag 244 (in francese)”,”RIRx-127″
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei Soviet. I Consigli di fabbrica in URSS 1905-1921.”,”Oskar Anweiler è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è didicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente insegna pedagogia all’Università di Bochum.”,”RIRx-038-FL”
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei Soviet. I Consigli di fabbrica in URSS, 1905-1921.”,”Oskar Anweiler è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è didicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente insegna pedagogia all’Università di Bochum. “”La dittatura del proletariato, è sì rivolta contro la minoranza degli sfruttatori, che essa reprime con la violenza, ma in nome della maggioranza degli sfruttati. «Democrazia per l’immensa maggioranza del popolo, e repressione con la forza, vale a dire esclusione dalla democrazia, per gli sfruttatori, gli oppressori del popolo: tale è la trasformazione che subisce la democrazia nella transizione del capitalismo al comunismo» (71). Un tale Stato delle fase di transizione secondo le parole di Lenin «non è più uno Stato nel senso proprio del termine» (72)”” (pag 290) (71) Lenin, Samtliche Werke, XXI, p. 544 (Opere complete, vol. XXV, p. 434) (72) Ivi, XX, 1, p. 179 (ivi, vol. XXIV, p. 77)”,”RIRO-019-FV”
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei soviet. I consigli di fabbrica in Urss, 1905 – 1921.”,”Lenin: c’è un nesso tra la Comune di Parigi, la rivoluzione russa del 1905 e i soviet degli operai e dei soldati del 1917 “”La rivoluzione di febbraio in Russia scoppiò quindi in un momento in cui Lenin aveva sviluppato nuove posizioni teoriche sui problemi di ‘Stato e rivoluzione’. La formazione del soviet di Pietroburgo e il ruolo di primo piano che esso svolgeva, furono gli elementi decisivi che indussero Lenin ad applicare la nuova concezione alla situazione concreta della Russia rivoluzionaria. Questa convergenza estremamente significativa di teoria e realtà storica si può seguire passo passo nei primi scritti di Lenin sui consigli del marzo 1917. Alle prime notizie dalla Russia lo colpì subito il carattere dualistico del nuovo potere, la coesistenza del governo provvisorio e del consiglio degli operai e dei soldati di Pietroburgo. In quest’ultimo scorse «un governo operaio, che è il governo principale, non ufficiale, ancora poco sviluppato e relativamente debole» (34). «Il consiglio dei deputati degli operai e dei soldati è l’embrione di un governo operaio» (35). Queste frasi riprendono quasi testualmente la caratterizzazione dei consigli della prima rivoluzione russa data nel 1906. Allora Lenin aveva detto che si dovevano «studiare gli embrioni del nuovo potere e le condizioni che possono garantire il loro successo», ora constatava senza possibilità di equivoco: il prossimo obiettivo della rivoluzione era «la conquista del potere da parte di un governo operaio», cioè da parte dei consigli dei deputati operai (36). Nella sua terza ‘Lettera da lontano’; dell’11 Marzo 1917, Lenin manifestò l’intenzione di trattare in un articolo il giudizio di Marx ed Engels sulla Comune di Parigi e le «deformazioni» che aveva subito ad opera di Kautsky – un’anticipazione di ‘Stato e rivoluzione’, che avrebbe scritto più tardi. Nella stessa lettera collegava la sua vecchia concezione dei consigli con l’interpretazione marxiana della Comune e con i nuovi soviet. Scriveva: «Che cosa devono fare i soviet dei deputati degli operai? Devono essere considerati come organi per l’insurrezione, come organi del potere rivoluzionario – scrivevamo nel n. 47 del ginevrino «Sozialdemokrat» il 13 ottobre 1915. Questa tesi teorica, desunta dall’esperienza della Comune del 1871 (37) e della rivoluzione russa del 1905 deve essere chiarita e svolta più concretamente in rapporto alla prassi della fase presente e della presente rivoluzione in Russia» (38). D’allora in poi Lenin doveva scorgere una linea di sviluppo che dalla Comune del 1871, attraverso i soviet del 1905, portava ai consigli del 1917 – in tutti e tre i casi si era affermato uo Stato di nuovo tipo, lo Stato proletario, che rappresentava una forma organizzativa superiore rispetto alla repubblica democratica borghese”” (pag 276-278) [(34) Lenin, ‘Sämtliche Werke’, XX, 1, p. 21 (Opere complete), vol. XXIII, pp. 305-36; (35) Ivi, p. 22 (ivi, p.306); (36) Ivi, pp. 4, 12 (ivi, vol. XXXV, p. 212, vol. XXIII; (37) Lenin cerca qui di dimostrare ‘a posteriori’ che aveva stabilito un nesso tra la Comune e i consigli russi già nel 1915 o addirittura nel 1905. Come abbiamo visto, ciò è inesatto; (38) Lenin, ‘Sämtliche Werke’, XX, I, p. 43 (Opere complete, vol. XXIII, p. 324)] [Oskar Anweiler, ‘Storia dei soviet. I consigli di fabbrica in Urss, 1905 – 1921’, Laterza, Bari, 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MRSx-001-FC” “ANZI Felice”,”Il Movimento Operaio Socialista Italiano (1882-1894). Episodi e appunti. Cronistoria autobiografica di un giornalaio-giornalista.”,”””Un altro episodio clamoros e disgustoso si verificò in quell’epoca quale strascico alla sempre aperta vertenza Cavallotti-Partito operaio. I membri dell’ex- Comitato Centrale del Partito avevano promesso di non dar quartiere a Cavallotti fino a che non fosse provata o ritratta l’accusa di “”spie””. Nell’aprile 1888, Felice Cavallotti, dimessosi da deputato per un mancato appello nominale, chiamava gli elettori a giudicare tra lui e Crispi. L’elezione di Cavallotti doveva essere una dimostrazione anticrispina. Achille Bizzoni nella “”Commedia Umana”” così tratteggiò la lotta: “”Chi in questo caso non vota per la rielezione di Cavallotti si unisce alla maggioranza della Camera e vota fiducia al “”Cancelliere”” in erba… L’astensione predicata dai moderati è un tranello agli elettori per favorire S.E. il ministro, al quale preme dare alla rielezione di Cavallotti, inevitabile e sicura in ogni modo, l’apparenza di un fiasco””. Per la verità, se l’astensione era caldeggiata dai moderati non lo era meno da quelli del Partito operaio; che, oltre ad essersi proposti di ottenere, a pubblica ingiuria, pubblica riparazione, intendevano domandargli conto di tutto il suo atteggiamento parlamentare, specie nella questione della guerra in Africa””. (pag 87-88) Segue rissa al comizio di Cavallotti”,”MITS-331″ “APERGI Francesco”,”Marxismo e ricerca sociale nella Scuola di Francoforte 1932-1950.”,”APERGI è nato a Padova nel 1947. Svolge la sua attività a Firenze presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, cattedra di antropologia culturale.”,”TEOS-035″ “APICELLA Rossana ASCARI Giorgio BATTAGLINI Giovanni BELLI NICOLETTI Enrico CAPRIOGLIO Sergio CAPRIOLO Ettore CASTALDI Paolo CASTIGLIONI Niccolò CAVALLOTTI Carlo CROVI Raffaele DELL’ACQUA Giampiero DEFFENU Giuseppe DRAGONE Umberto FELCHER Giampiero FERRATA Giansiro FIN Mario GRÜNANGER INDOVINA Francesco LA-MALFA Giorgio LANZI Giorgio LEGNANI Massimo LEVI Nerina MAGGI Wilma MARIMONTI Rosalba MIZZAU Marina MONTALDI Danilo MORMINO Ignazio NERI Guido NOTARIANNI Michelangelo PENATI Enrico RESCIGNO Eduardo ROSSI Aldo SCOLARI Ennio SOLMI Raffaella SPAZZALI Sergio SPINAZZOLA Vittorio TORTORETO Emanuele TREVES Tullio UNGARI Paolo VERONESI Giulia VERONESI Silvia ZAGARA Paolo, collaboratori all’inchiesta”,”Milano com’è. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta.”,”Questo libro non è stato “”pianificato””. Ha avuto origine da un’inchiesta promossa dal prof. Giuseppe Del Bo sulla situazione della cultura a Milano nel decennio immediatamente seguito alla guerra…”” (pag XXI, avvertenza) Tra le riviste mensili: ‘La Verità’ a cura di Danilo Montaldi, ‘Prometeo’ di Danilo Montaldi, Critica Sociale, a cura di Raffaello Mazzoletti, Movimento Operaio, a cura di Raffaello Mazzoletti, Rivista storica del socialismo, a cura di Raffaello Mazzoletti, Problemi del socialismo, a cura di Giampietro Dell’Acqua Montaldi: Milano, 1946, non si è saputo o potuto scriverle… le nuove Tesi d’Aprile’ ‘La Verità’ è uscita per 17 numeri: ha pubblicato un numero unico dedicato alla Comune di Parigi nel febbraio ’46; ha fatto conoscere documenti come ‘Le Tesi di Feuerbach’ di Marx, ‘Il Testamento’ di Pisacane, ‘Le Tesi di Aprile’ di Lenin; ha ricordato rivoluzionari come Marat e Lassalle. L’atmosfera culturale nella quale si mossero le sue esigenze era ancora quella del periodo fascista: i poeti russi (1), americani e Lorca e anche Rimbaud costituivano allora una lettura clandestina: era naturale che venissero gettati d’impulso sul giornale, ripresi dagli stessi vecchi luoghi di quell’amorosa frequentazione, prima ancora di una critica e adeguata rielaborazione ed interpretazione, come conveniva a generazioni diverse, e che infatti venne compiuta in seguito. ‘La Verità’ ha commentato le sole letture che si potevano fare in quell’epoca: da Babeuf a J. Reed, dai problemi dell’emancipazione alla guerra civile spagnola; criticando le insufficienze della Costituente ha guardato alla Repubblica spagnola, alle sue realizzazioni rivoluzionarie; dal n. 5 ha chiarito “”un equivoco”” spiegando perché ‘comunismo’ non equivalesse a ‘Russia’; ha protestato contro “”l’amnistia di pacificazione””; ha posto di fronte ai lettori una serie di domande incalzanti (“”Chi controlla l’operato della polizia? Nessuno,”” ecc.) abituandoli a considerare controllabili tutti i centri di potere della società, e quindi demistificandoli, avvicinando e allargando le loro possibilità concrete di partecipazione, ripubblicando articoli di economia scritti nel periodo clandestino; ha divulgato com’erano le analisi donde derivavano idee-forza prospettate da settori partigiani combattenti. Ma non ha saputo scriverle, le nuove Tesi d’Aprile. Né in quelle condizioni ‘La Verità’ avrebbe potuto, nonostante l’aria ‘pietroburghese’ della Milano di quegli anni. Ed ha vissuto la tragedia del nostro dopoguerra analizzandola con un metro ereditato da un passato ricchissimo, ma col sentimento che tutto fosse ormai stato giocato, che a noi non restasse che la protesta: mentre bisognava portare l’insegnamento nella massa, trovarla insieme la misura, scriverle di nuovo le Tesi. Ma forse è proprio in nome di quanto abbiamo imparato dalla stessa ‘Verità’ che facciamo oggi, queste tardive e massime richieste. La Verità, redazione e amministrazione: Milano; Tipografia A. e C. Matti, Milano, Responsabile: Leone Krachmalnicoff. Dal n. 3 si aggiunge una redazione romana presso Claudio Pavone. Dal n. 4 si aggiunge una redazione torinese presso Paolo Faraggiana”” (pag 208-209) [‘La Verità’ a cura di Danilo Montaldi] [(in) AaVv, ‘Milano com’era’. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta’, Feltrinelli, Milano, 1962] [(1) Cfr., in particolare, gli articoli di N.(ino) F.(ugazza) su ‘La Poesia Russa dopo la Rivoluzione] [La Verità, dicembre 1945 – settembre 1946, 17 fascicoli]”,”EDIx-237″ “APITZSCH Ursula BARATTA Giorgio BENSELER Franck BIRNBAUM Norman BOVE’ Paul BRIE Michael COHEN Robert DEPPE Frank BAABA FOLSON Rose HENSCHE Detlev HERMANSSON C.H. KAGARLITZKI Boris LLEDO’ Emilio MÖLLER Carola MONAL Isabel PANITCH Leo PARDINI Corrado SIGRIST Christian VAN-DER-LINDEN Marcel WACQUANT Loic WALLIS Victor HAUG Wolfgang Fritz NEGT Oskar BUTLER Judith HAUG Frigga SPIVAK Gayatri Chakravorty e altri”,”50Jahre Das Argument. Kritisch-intellektuelles Engagement heute.”,”APITZSCH Ursula BARATTA Giorgio BENSELER Franck BIRNBAUM Norman BOVE’ Paul BRIE Michael COHEN Robert DEPPE Frank BAABA FOLSON Rose HENSCHE Detlev HERMANSSON C.H. KAGARLITZKI Boris LLEDO’ Emilio MÖLLER Carola MONAL Isabel PANITCH Leo PARDINI Corrado SIGRIST Christian VAN-DER-LINDEN Marcel WACQUANT Loic WALLIS Victor HAUG Wolfgang Fritz NEGT Oskar BUTLER Judith HAUG Frigga SPIVAK Gayatri Chakravorty e altri”,”EMEx-068″ “APOLLINAIRE Guillaume, a cura di Giorgio CAPRONI”,”Poesie.”,”APOLLINAIRE Guillaume nasce a Roma nel 1880. Dovendo seguire la madre giovane avventuriera di origine polacca, vivrà un’ infanzia disordinata. A. conia il termine ‘surrealista’. (v. prefazione) “”La dimostrazione di quanto sia vero il principio: “”Il talento, e il suo stile, sono spesso una fatalità che s’impiglia col primo ‘sentire’, i sensi, i sensi primari, che agganciano l’ esistenza dell’ imprevedibilità del mondo””. Una frase, attribuita a Mozart, che suona esemplare: Apollinaire, anche come poeta e protagonista del labirintico passaggio fra Otto e Novecento, si trovò a seguire, lungo il suo cammino, una bussola impazzita che continuamente indicava, alternandole, due direzioni opposte: il ritorno e la fuga in avanti; la nostalgia genetica del passato e della tradizione, a cui si contrapponeva l’ ansia scenica dell’ avventurarsi nell’ ignoto del futuro””. (pag V)”,”VARx-239″ “APOLLONIO Mario”,”I contemporanei. Cronache, testi, saggi. Con un’ appendice sulla cultura di massa.”,”Giuseppe Ungaretti e il futurismo. “”(…) è stato Giuseppe De Robertis a indicare documentando certe sue collusioni di novizio con ironisti, crepuscolari e futuristi: “”patì del mal del secolo”” dice; ma leggiamo tutto il passo: ‘Chi lo crederebbe? Anche Ungaretti, poeta così assoluto, così essenziale, così incognito, ptì del mal del secolo: anche lui soffì quella crisi del verso che prima aveva portato il verso a dorare, inutilmente, tanta non poesia dell’ ultima grande stagione, poi, per reazione, lo portò ad avvilirsi ad una quasi-prosa. (…)””.”” (pag 195) La scuola drammaturgica di Ugo Betti. “”Ricomponiamo dunque il panorama accentrandolo nel tempo intorno a un grande drammaturgo, Ugo Betti, e dilatandolo nello spazio verso l’ oriente e verso l’ occidente””. (pag 490)”,”ITAB-218″ “APOLLONIO RODIO, a cura di Alberto BORGOGNO”,”Argonautiche.”,”La vita di Apollonio Rodio si svolse nel III secolo a.C., ma le vicende e le date sono molto controverse perchè si collegano con le più difficili questioni relative alla cronologia della storia letteraria alessandrina (soprattutto in rapporto a Callimaco e a Teocrito). Lo stesso appellativo Rodio ci conduce già in mezzo ai problemi connessi con le malsicure notizie che ci sono pervenute. Egli fu chiamato così perchè trascorse una parte della sua vita a Rodi, di cui forse ricevette la cittadinanza ma era nato in realtà in Egitto, ad Alessandria (o, secondo altre fonti, a Naucrati). Apollonio era più giovane del poeta di Cirene, e pertanto possiamo collocare la sua nascita fra il 295 e il 290.”,”STAx-114-FL” “APOLLONIO Mario”,”Teresio Olivelli.”,”””La guerra rompeva quell’indifferenza titubante, quello scaltro ignorare da una parte e non disturbare dall’altra, che aveva caratterizzato i rapporti italo-russi dal riconoscimento fascista della repubblica sovietica al circospetto quietismo momentaneamente successo al patto Hitler-Ribbentrop. Occorrerà ripercorrere tutti gli scritti per rendersi conto della parte che ebbero gli studi all’Istituto di cultura fascista e i soggiorni in Germania nel definirsi di un nuovo e tanto più vasto intervento. Uno che si vieta il polemismo è nella miglior condizione per cogliere gli elementi attivi dell’antagonista: esattamente il contrario dello stile mussoliniano e delle improvvisazioni ministeriali”” (pag 26) “”In queste condizioni ha valore di fuga anche i giorni passati, trasferito da Flossenburg al campo di eliminazione di Hersbruck, ad una compagnia di disciplina, reo di essersi interposto per un minimo di giustizia alla distribuzione della zuppa. I servi del potente sono spietati; e questo servo dell’Onnipotente li urta nell’intimo, con la sua parola azione. Si vendicano su di lui selvaggiamente della loro condanna: quella morale, che pesa di più della condanna materiale. Nel dramma sacro che Olivelli vive nelle ultime settimane di Hersbruck, accomiatandosi, tocca ad un polacco far traboccare il vaso, mentre intercede: con un calcio allo stomaco, aggiunte venticinque nerbate. Il corpo schiantato, discende adagio nella morte (…)”” (pag 33-34)”,”ITAR-004-FFS” “APONTE Salvatore; TROTSKY Leon”,”Il «Corriere» tra Stalin e Trockij, 1926-1929.”,”Salvatore Aponte (Vico Equense, 1892 – Parigi 1956) scrive per il “”Corriere della Sera”” dal 1926 al 1942. Dal 1926 al 1929 è corrispondente da Mosca. Luciano Canfora (Bari, 1942) insegna Filologia greca e latina presso l’Università di Bari. Provvedimenti del ‘Governo dell’Unione’ contro Trotsky, Sapronov e seguaci (pag 317-318) Articolo: ‘Le previsioni di Trotsky’ (25 aprile 1929) (pag 562-569) “”Le previsioni storiche si distinguono nettamente da quelle astronomiche: queste sono precise e certe quanto quelle sono dubbie e relative. Quando si tratta del contrasto di forze vitali, è ridicolo pretendere una sicura predizione; si possono soltanto studiare con cura le idee e le energie in campo e fare ipotesi di maggiore o minore probabilità. Per rispondere adeguatamente alla domanda sugli sviluppo futuri della rivoluzione russa, analizzando le forze interne ed internazionali che influiscono su di essa, occorrerebbe un libro intero. Durante la mia segregazione ad Alma-Ata ho iniziato tale libro e spero di completarlo fra non molto. Posso ora anticipare le linee essenziali. Il bolscevismo è prossimo alla liquidazione? Ha esaurito le interne risorse? E in quale forma di governo sboccherà: una democrazia, una dittatura, una restaurazione monarchica? Il processo d’una rivoluzione è ben più complesso che il corso d’un torrente montano, nell’un caso e nell’altro però non si può escludere il più improvviso e paradossale mutamento di direzione. Ma, per il torrente, un criterio di massima si può arguire dal volume delle acque, dalla conformazione del terreno, dalle correnti aeree predominanti e così via; in politica, una rivoluzione è sottoposta ad alternative di sviluppo e di declino e il trionfo contiene già i germi della decadenza, come questa, giunta nella fase estrema, racchiude in sé stessa la possibilità della ripresa. Le tre rivoluzioni che hanno travagliato la Russia nell’ultimo quarto di secolo non sono altro che fasi di una stessa rivoluzione. Fra la prima e la seconda sono passati dodici anni; fra la seconda e la terza, nove mesi soltanto. Gli undici anni di esistenza del bolscevismo si possono dividere in due periodi: la linea di divisione è data dall’inizio della battaglia contro il trotskismo, dopo la malattia di Lenin. Nel primo periodo, le masse hanno svolto una funzione decisiva, che ha pochi riscontri nella storia. Eppure, vi è ancora qualcuno che attribuisce al caso la rivoluzione d’ottobre. Ma qual valore avrebbe avuto un’organizzazione sociale dovuta al semplice caso? In verità, la vittoria della rivoluzione contro le legioni dei suoi nemici negli anni critici fu dovuta allo spirito d’iniziativa e all’attività delle masse campagnole e cittadine. Su tale base l’improvvisazione del Governo centrale e dell’esercito rosso si poté sviluppare. Il secondo periodo, che ha portato a un radicale cambiamento nelle direttive di governo, è caratterizzato dall’indiscutibile indebolimento dell’attività immediata delle masse: il fiume è ritornato nel suo letto. Sopra le masse s’erge la centralizzata macchina burocratica dello Stato e dell’esercito. Si scava un solco sempre più profondo fra i centri direttivi e il popolo; la macchina burocratica diventa «fine a se stessa»; i funzionari credono fermamente che la rivoluzione sia stata fatta all’unico scopo di concentrare il potere nelle loro mani, garantendo ad essi una situazione privilegiata. In un notevole saggio sui processi degenerativi del Governo e del partito, Rakovski ha mostrato chiaramente in qual modo, dopo la conquista del potere, si sia formata, nel cuore della classe operaia, una burocrazia indipendente, distinta prima soltanto per le funzioni e poi differenziata dal punto di vista sociale. Naturalmente, questo sviluppo burocratico è in nesso strettissimo con un’altra e più profonda modificazione della struttura sociale del paese. In accordo con i principi della Nuova Politica Economica, nelle città si è costituita una classe numerosa di piccoli borghesi e di professionisti liberali; nelle campagne è sorto il contadino arricchito, il «kulak»; e i funzionari usciti dalle masse si sono andati sempre più accordando a questi strati borghesi. Era naturale che una tal burocrazia dovesse considerare come un inciampo l’iniziativa e lo spirito critico del popolo e che la macchina burocratica premesse per soffocare ogni reazione psicologica delle masse, indebolite nella funzione politica. Quante volte, in questi ultimi anni, burocrati e nuovi proprietari hanno ricantato agli operai il ritornello «Non siete più nel ’18!». In altre parole, la proporzione delle forze è stata modificata a danno dei lavoratori. A questo processo corrisponde una trasformazione interna del partito. Non bisogna dimenticare che la schiacciante maggioranza del partito, che conta attualmente un milione di seguaci, ha un’idea molto confusa di quello che il partito era durante il primo periodo rivoluzionario, e non parliamo neanche dei tempi zaristi. Basti dire che il 75 o l’80 per cento del partito attuale è formato da iscritti dopo il 1923, mentre sono meno dell’1 per cento coloro che erano già membri del partito prima della rivoluzione. (…)”” (pag 562-566) [Salvatore Aponte, ‘Il «Corriere» tra Stalin e Trockij, 1926-1929′, Fondazione Corriere della Sera, Milano; 2010]”,”TROD-388″ “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico. Cibernetica, logica, marxismo.”,”APOSTEL Leo nato nel 1925 dottore in filosofia all’ Università libera di Bruxelles ha proseguito gli studi con Rudolf CARNAP all’ Università di Chicago, ha collaborato al centro d’ epistemologia genetica di Jean PIAGET a Ginevra, insegna dal 1957 all’ Università di Gand. “”Tuttavia, nei Quaderni filosofici, Lenin ci dice: “”La prosecuzione dell’ opera di Hegel e Marx deve consistere nell’ elaborazione dialettica della storia del pensiero umano e della tecnica””. A p. 81 dice ancora: “”La logica è… il compendio, la somma, la conclusione tratta dalla storia della conoscenza del mondo””: A p. 91 troviamo: “”è la scienza pura, vale a dire il sapere puro nell’ intera cerchia del suo sviluppo…””; e ancora più chiaramente a p. 337: “”Storia della filosofia Storia delle singole scienze Storia dell’ evoluzione dell’ intelligenza del bambino Storia dell’ evoluzione dell’ intelligenza degli animali Storia della lingua + psicologia + fisiologia degli organi di senso Ecco i campi della scienza da cui si deve costituire la teoria della conoscenza e la dialettica””.”” (pag 48-49)”,”TEOC-357″ “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico.”,”Leo Apostel, nato nel 1925, dottore in filosofia all’Università libera di Bruxelles, ha proseguito gli studi con Rudolf Carnap all’Università di Chicago, ha collaborato al centro d’epistemologia genetica di Jean Piaget a Ginevra, insegna dal 1957 all’Università di Gand. Collaboratore di numerose riviste (Logique et analyse, Synthèse), le sue pubblicazioni sono: Logique, langage et théorie del l’information (con B. Mandelbrot e A. Morf), Logique et équilibre (con B. Mandelbrot e J. Piaget), Les liaisons analytiques et synthétiques dans le comportement du sujet (con W. Mays, A. Morf e J. Piaget), Logique, apprentissage et probabilité (con A.R. Jouckheepe e B. Mautalon).”,”TEOC-090-FL” “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico. Cibernetica, logica, marxismo.”,”Leo Apostel nato nel 1925 dottore in filosofia all’ Università libera di Bruxelles ha proseguito gli studi con Rudolf Carnap all’ Università di Chicago, ha collaborato al centro d’ epistemologia genetica di Jean Piaget a Ginevra, insegna dal 1957 all’ Università di Gand. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Logique, Langage et théorie de l’information’ (con B. Mandelbrot e A. Morf).”,”TEOS-136-FF” “APOSTEL L. CELLERIER G. DESANTI J.T. GARCIA R. GRANGER G.G. HALBWACHS F. HENRIQUES G.V. LADRIERE J. PIAGET J. SACHS I. SINCLAIR DE ZWART H.”,”La spiegazione nelle scienze.”,”””Come ha detto F. Braudel non sono i modelli che ispirarono Marx a dover essere posti in discussione ma l’utilizzazione che di essi si è fatta: «Il genio di Marx, il segreto del suo potere prolungato dipende da questo: egli è stato il primo a fabbricare dei veri modelli sociali e a partire dalla lunga durata storica. Questi modelli sono stati sclerotizzati nelle loro semplificazioni dando loro il valore di leggi, di spiegazione preliminare, automatica, applicabile a tutti i luoghi e a tutte le società» (5)”” (pag144-145) [(5) F. Braudel, Ecrits sur l’Histoire’, Paris, 1968, si veda pure di Braudel ‘Il mondo attuale’, Einaudi, Torino, 1966] Citato nel volume il testo ‘Marx and Contemporary Scientific Thought’, La Haye, 1969 che contiene il saggio di E. Hobsbawm ‘Karl Marx. Contribution to Historiography’ (il contributo di Marx alla storiografia) Marx and contemporary scientific thought. Marx et la pensée scientifique contemporaine. “”Lenin polemizzando con V. Tchernov, l’accusa di «ignoranza crassa» per non tener conto del fatto che: «””La verità oggettiva”” del pensiero non significa altro che l”esistenza’ degli oggetti (= “”delle cose in sé””) riflessi ‘dal pensiero così come sono’» (5)”” (pag 158) [(5) Cfr. Materialisme et empiriocriticisme’ in Oeuvres Tome 14, p. 106, Ed. Sociales et Moscou, ed en Langues Entragéres, Paris, 1968, trad. it., Materialismo e empiriocriticismo’, Ed. Sapere, Milano, 1970] (pag 158) (dal saggio di R. Garcia, A proposito della contraddizione nella dialettica della natura, pag 150-159)”,”SCIx-046-FV” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. I. Analisi 1.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-173-FL” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. II. Geometria.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-174-FL” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. III. Analisi 2.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-175-FL” “APPADORAI A.”,”Indian Political Thinking in the Twentieth Century. An Introductory Survey.”,”APPADORAI A. insegna nella Jawaharlal Nehru University, New Delhi. Caste e democrazia. “”La casta (una istituzione peculiare in India) è compatibile con la democrazia? La risposta è chiaramente negativa per K.M. Panikkar (1895-1963) nel suo ‘Caste and Democracy’ (1933). Analizzando la casta come una istituzione, Panikkar trova che essa incorpora tre concezioni di base: ineguaglianza basata sulla nascita, gradazione delle professioni e loro ineguaglianza e restrizioni sul matrimonio all’ esterno del proprio sotto-gruppo. Similarmente, analizzando la democrazia trova che essa è l’ organizzazione della società in cui il potere politico investe l’ intera comunità; (…)””. (pag 123)”,”INDx-065″ “APPIAH Kwame Anthony GATES Henry Louis a cura”,”The Dictionary of Global Culture.”,”Associate Editor: Michael Colin VAZQUEZ. Il libro contiene 1200 termini che comprendono: artisti, musicisti, scrittori, saggisti e poeti; politici, divinità, religioni, tribù, popoli, luoghi di culto; lingue, culture e forme letterarie; filosofi e scuole di pensiero”,”REFx-018″ “APPLEBAUM Anne”,”Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici.”,”APPLEBAUM Anne (Washington, 1964), editorialista del ‘Washington Post’ è stata Vicedirettore e capo dei servizi esteri dello ‘Spectator’ e corrispondente da Varsavia per l’ Economist. Ha collaborato inoltre a importanti giornali britannici e americani. Nel 1995 ha pubblicato ‘Between East and West’ un viaggio attraverso Lituania, Ucraina compiuto all’ indomani del crollo dell’ URSS. “”Nelle alte sfere, molti temevano che il processo di riabilitazione fosse troppo rapido e si espandesse troppo. In seguito Krusciov scrisse: “”Eravamo spaventati, proprio spaventati. Avevamo paura che il disgelo scatenasse un’ alluvione in cui saremmo annegati perché non eravamo in grado di dominarla””. (…) Anastas Mikojan, membro del Politburo ai tempi di Stalin che era riuscito a sopravvivere fino a Krusciov, spiegò ad un certo punto perché era impossibile riabilitare troppo in fretta le persone: se gli accusati fossero stati tutti dichiarati subito innocenti, “”si sarebbe visto che il paese non era governato da una struttura legale, ma da una banda di delinquenti””. (pag 536)”,”RUSS-172″ “APPLEBAUM Anne”,”Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici.”,”Anne Applebaum (Washington 1964), editorialista del Washington Post, è stata vicedirettore e capo dei servizi esteri dello Spectator e corrispondente da Varsavia per l’Economist. Ha collaborato inoltre a importanti giornali britannici e americani, tra cui: Daily Telegraph, Evening Standard, The Guardian, The Wall Street Journal, Financial Times, International Herald Tribune. Nel 1995 ha pubblicato Between East and West, il resoconto di un viaggio attraverso Lituania, Ucraina e Bielorussia compiuto all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Nel 2004 ha vinto con il presente libro il premio Pulitzer per la saggistica.”,”RUSS-057-FL” “APPLEBAUM Anne”,”La grande carestia. La guerra di Stalin all’Ucraina.”,”Anne Applebaum, giornalista e saggista americana naturalizzata polacca, collabora con il Washington Post e insegna alla London School of Economics. Ha pubblicato ‘Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici’ (Premio Pulitzer 2004) (Mondadori) e ‘La cortina di ferro. La disfatta dell’Europa dell’Est’. Bucharin, Lenin e la Nep “”Entrambe le nuove politiche, tuttavia, avevano sostenitori entusiasti ai massimi livelli. La Nuova politica economica trovò un paladino nell’intellettuale bolscevico Nikolaj Bucharin, che giunse a convincersi che l’URSS avrebbe raggiunto gli stadi più alti del socialismo attraverso rapporti di mercato, e si schierò con energia contro le requisizioni di cereali (67). Anche grazie al suo appoggio, e a quello di Lenin nei mesi precedenti la sua morte nel gennaio 1924, la Nuova politica economica, diffusamente nota con l’acronimo NEP, si trasformò in breve in una nuova forma di quello che Lenin aveva definito «capitalismo di Stato». Il nuovo sistema vedeva i mercati operanti, ma soltanto sotto un pesante controllo statale. Lo Stato abolì la ‘prodrazvërstka’, la consegna obbligatoria di cerali, e la sostituì con una tassa. I contadini ripresero a vendere i raccolti nel modo tradizionale, cioè in cambio di denaro. E anche i piccoli commercianti, o nepmany, «uomini della Nep», ricominciarono a comprare e vendere cereali, organizzandone così la distribuzione, come facevano da secoli. A questo livello molto elementare l’economia di mercato fu ripristinata e, gradualmente, la carenza di generi alimentari diminuì. Anche l’ucrainizzazione non mancò di veri sostenitori. Dopo l’esperienza delle rivolte contadine, lo stesso Lenin dichiarò nel 1919 che ignorare il sentimento nazionalista in Ucraina sarebbe stato un «profond e pericoloso errore» (68). Nel febbraio 1920, durante la terza e ultima occupazione bolscevica del paese, inviò un telegramma a Stalin per dirgli di assumere interpreti per l’Armata rossa di stanza in Ucraina e «obbligare incondizionatamente tutti gli ufficiali ad accettare domande e altri documenti in ucraino» (69). Lenin non voleva perdere di nuovo l’Ucraina e, se per non perderla occorreva indulgere ai sentimenti nazionali ucraini, era pronto a farlo. Era giunto, in Ucraina, il momento dei «comunisti nazionali». Essi credevano, ottimisticamente, che i sentimenti nazionali ucraini avrebbero giovato alla rivoluzione, e che ucrainizzazione e sovietizzazione non erano solo compatibili, ma si sarebbero rafforzate a vicenda. Il più entusiasta a questo riguardo era Skrypnyk, lo stesso funzionario ucraino la cui resistenza ai soccorsi americnai aveva tanto sorpreso gli uomini dell’ARA”” (pag 103-104) [(67) Alan M. Ball, ‘Russia’s Last Capitalists: The Nepmen, 1921-29′, Berkekey, Ca, Univ. California Press, 1987, pp. 45-48; (68) Jurij Borys, ‘The Sovietization of Ukraine, 1917-1923: The Communist Doctrine and Practice of National Self-Determination’, Edmonton (Alberta), Canadian Institute of Ukrainian Studien, 1980, pp. 249-250; (69) George Y. Shevelov, ‘The Ukrainian Lnguage in the First half of the Twentieth Century, 1900-1941: Its State and Status’, Cambridge (Ma), Harvard Ukrainian Research Institute, 1989, p. 86]”,”RUSS-267″ “APPLEBY Joyce Oldham”,”Pensiero economico e ideologia nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Joyce Oldham Appleby insegna storia alla San Diego State University. Un confronto di interpretazioni economiche nell’Inghilterra del XVII secolo. “”Nell’analisi marxista della trasformazione economica, al potere sociale è assegnato il giusto ruolo; tuttavia, Marx indica nell’esercizio del potere da parte di una nuova classe la spiegazione della nascita del capitalismo (1). L’esperienza inglese alla fine del XVII secolo suggerisce una diversa ricostruzione storica. La nuova classe di banchieri e commercianti non trionfò, anche se promosse una vigorosa campagna in difesa della svalutazione e del libero commercio e fece uso dell’empirismo in modo socialmente radicale. Essa si fece strada fra le ombre di ricercati concettismi su ricchezza e virtù per far posto alla libera manipolazione degli elementi di mercato. La sua audacia intellettuale rese espliciti i pericoli sociali insiti nel suo programma. Opponendosi a queste teorie, comunque, la classe fondiaria dominante in Inghilterra dimostrò quanto progressista fosse ormai divenuta, perché essa non fece appello né alle tradizioni né all’autorità dello stato per favorire la sua causa, bensì ad una diversa teoria dell’economia di mercato, che aveva le stesse basi presunte della natura, le stesse regolarità e le stesse aspettative circa l’umana tendenza a ricercare il profitto (2). Nella teoria della bilancia commerciale essi trovarono un’ideologia che saldava insieme gli interessi dei datori di lavoro, la politica del liberalismo, il patriottismo dei ‘whigs’ e le virtù economiche dei puritani”” [Joyce Oldham Appleby, Pensiero economico e ideologia nell’Inghilterra del XVII secolo, 1983] [(1) “”Per un esame di quest’argomento si veda R.S. Neale ‘The Bourgeoisie, Historically, Has Played a Most Revolutionary Part’. Sfidando i suoi oppositori su tutti i fronti, [F.] Gardiner in ‘Some reflections’, pp. 22-23 arriva a “”scoprire”” l’era del capitale finanziario quando nota che gli olandesi, mandando denaro in Inghilterra “”a interesse eccessivo, porteranno un considerabile aumento alle ricchezze del loro Stato senza esportare Prodotti per questo né il Lavoro della loro Gente””; (2) I moderni preconcetti sull’oligarchia dei ‘whigs’ possono essere compresi meglio comparandoli a quelli dell’opposizione al principio del XVIII secolo, come esposto da Isaac Kramnick, ‘Bolinbroke and his Circle’, Cambridge, 1968, pp. 56-83, e Pocock, ‘The Machiavellian Moment’, cit., pp. 423-61″”] (pag 295-296)”,”UKIE-052″ “APPLEYARD Reginald PAYE Jean Claude ABADAN-UNAT Nermin LAROQUE Pierre MAILLAT Denis KÖRNER Heiko HAWKINS Freda GOLINI Antonio BONIFAZI Corrado WEINTRAUB Sidney STOLP Chandler HEIJKE Hans WITHERS Glenn HAMMAR Tomas LITHMAN Yngve Georg SIMON Gildas ALLEFRESDE Maurice CALVARUSO Claudio SOULIS Sotiris”,”L’avenir des migrations.”,”Si parla dell’ Europa, dell’ Australia, del Medio Oriente, Africa del Nord, Italia e Grecia, paesi produttori di petrolio”,”CONx-203″ “APRILE Sylvie HUARD Raymond LEVEQUE Pierre MOLLIER Jean-Yves”,”La revolution de 1848 en France et en Europe.”,”APRILE è Maitres de conferences all’Univ Francois Rabelais de Tours. HUARD è Prof emerito all’Univ Paul Valery de Montpellier, LEVEQUE è Prof emerito all’Univ di Bourgogne, MOLLIER è Prof all’Univ Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines.”,”QUAR-038″ “APROSIO Sergio BONINO Enrico BOTTARO Silvia BRANCA Vittore CATTANEI Luigi CESARINI Secondo Francesco CICILIOT Furio COCCOLUTO Giovanni COSTA Emilio CRUCCU Rinaldo DE-BERNARDIS Lazzaro Maria FERRETTI Franco FERRO Gaetano FIASCHINI Giulio FOLCO Flavia LONI Francesco MALANDRA Guido MOLTENI Ferdinando MURIALDO Francesco MUSSO Riccardo NOBERASCO Maria Teresa NOVELLA Gaspare PRESTIPINO Carmelo QUAINI Massimo RESTAGNO Dede RICCARDI Edoardo TAVIANI Paolo Emilio TRAVI Edoardo PELUFFO Rocco PETTITI Louis Edmond MARENGO Silvio Riolfo”,”Studi. Omaggio a Carlo Russo, Presidente Onorario nel suo settantacinquesimo compleanno.”,”Contiene tra l’altro: – La Savona di Italo Calvino (Branca) – Per una storia economica della Val Bormida savonese (Cesarini) – Da Genova alle Fiandre: maestri d’ascia per Filippo II (Ciciliot) – Sisto IV e Giulio II Della Rovere: il nepotista ed il mecenate guerriero (Noberasco) – Che cosa mangiavano Colombo e i suoi equipaggi (Taviani)”,”LIGU-010-FR” “APTHEKER Herbert”,”La verità sull’ Ungheria. Una tragedia e le sue origini. Dagli Asburgo a Bela Kun, da Horthy a Mindszenty. 1945: la rivoluzione dell’ Europa orientale. Progressi ed errori. Le cause dello scontento popolare. Potenza e fine di Rakosi. “”Hidverok”” alla riscossa. I 12 giorni ora per ora. Guerra per le strade. Dalla cospirazione in occidente all’ intervento sovietico. Si poteva evitare la tragedia ungherese?”,”””Shelley scrisse una volta: “”Una cosa non diventa vera per il fatto che tutti la dicono””. Naturalmente, non diventa neppure falsa: ma è il pensiero del poeta, che è di conforto a chi protesta, che merita di essere meditato””. (pag 3) “”Le terribili rivelazioni sulle confessioni ottenute con la forza nei processi politici svoltesi in paesi socialisti, che hanno scosso tanto profondamente gli animi, gettano naturalmente, ora, un’ombra di dubbio su tutti i procedimenti giudiziari di quel tempo ed è possibile che qualche singolo elemento, nel processo del cardinale, non sia stato completamente autentico: ma è certo che la sua colpa essenziale, che egli riconobbe in parte; era e rimane provata. Fu per questo, senza dubbio, che la stessa gerarchia cattolica ungherese, come ricorda l’ apologeta di Mindszenty, “”non protestò contro l’ arresto del cardinale””. Certamente per lo stesso motivo, nel gennaio 1949 Gaetano Salvemini, professore emerito a Harvard, scrisse nell’ agosto 1949 di essersi convinto “”in base a spassionato esame””, che “”l’ accusa fatta al cardinale di aver intrapreso atti miranti alla restaurazione degli Asburgo sembra provata al di là di ogni dubbio””. (pag 197) “”Che la stampa mantenuta dalla borghesia levi pure i suoi schiamazzi per tutto il mondo a ciascun errore che facciamo. Non abbiamo paura dei nostri errori. Gli uomini non sono diventati santi solo perché la rivoluzione è cominciata. (…) Ma anche se fosse vero il contrario – sebbene io sappia che quest’ ipotesi è falsa- anche se ci fossero diecimila errori per cento nostre azioni giuste, anche allora la nostra rivoluzione sarebbe potente e invincibile, e così apparirà agli occhi della storia, perché per la prima volta non una minoranza, non i ricchi soltanto, non solo gli uomini colti, ma veramente le masse, la grande maggioranza dei lavoratori si costruiscono loro stessi una nuova vita, e risolvono per diretta esperienza i più difficili problemi dell’ organizzazione socialista””. (pag 442, Lenin, Lettera agli operai americani, 1918)”,”MUNx-030″ “APULEIO Lucio”,”L’ asino d’ oro. (Asinus aureus)”,”Lucio APULEIO, di origine africana, visse nel secondo secolo della nostra era, al tempo di Adriano, Antonino Pio, Marc’ Aurelio. Grande nell’ osservazione, curioso di tutto, viaggiò molto, interessandosi in particolare di filosofia e delle religioni del mistero. Dal cristianesimo non parla apertamente; ma nei suoi libri esso si sente, tra studio e ironia. L’ asino d’ oro è infatti la trasformazione da uomo in bestia e da bestia in uomo, una specie di sacrilega resurrezione. APULEIO si mescola con la gente comune, con la plebe, coi teppisti, fingendo di avere abitudini che non sono affatto le sue, rifacendo il verso a tutti, compiacendosi della sua elasticità. Il suo fondo è filosofico, sofistico, dottrinario e perfino accademico. Narratore sommo, inferiore nel mondo antico soltanto a Petronio, ora anticipa Boccaccio, ora Cervantes, ora perfino il Gogol delle Anime morte. Non c’è ambiente che Apuleio non illumini con la sua arte. Non c’è ceto che non ci rievochi con l’ apparente facilità di chi ha molto osservato: il popolano e il patrizio, l’ avaro e il prodigo, il soldato e il mercante, le ragazze e le matrone, i sacerdoti e i briganti, i giovani e gli anziani. A volte, ed è un effetto voluto dall’ autore, pare di essere in un mondo abitato soltanto da asini. Come in certe commedie di Shakespeare, genio moderno nel quale è avvertibile quasi un influsso dell’ Asino d’oro. “” (…) non per nulla i savi antichi avevano raffigurato, come la ritenevano, cieca e addirittura senz’ occhi la Fortuna che distribuisce i suoi beni sempre ai malvagi e agl’ indegni, e non fa distinzione di stima tra i mortali, anzi si accompagna con quelli che dovrebbe fuggire soltanto a vederli di lontano, e quel che è peggio, facendoci ritenere per l’ opposto di quel che siamo, al punto che un malvagio è esaltato colla reputazione di un uomo per bene, e uno che è innocentissimo è invece diffamato con calunnie che lo portano alla rovina””. (pag 122)”,”VARx-095″ “APULEIO Lucio, a cura di Marina CAVALLI e Costanza VIAREGGI”,”L’Asino d’oro (Metamorfosi) (a cura di Marina Cavalli). Sulla magia (a cura di Costanza Viareggi).”,”Apuleio nacque verso il 125 d.C. a Madaura, ai confini fra la Numidia e la Getulia, nell’attuale Algeria. Era di famiglia illustre, e il padre aveva ricoperto la carica di duumivir, il grado più alto della burocrazia romana nell’amministrazione municipale della provincia. Dopo aver compiuto gli studi di grammatica e retorica a Cartagine, Apuleio si recò ad Atene, dove allargò il suo sapere soprattutto alla filosofia, ma anche alla poesia, alla musica, alla dialettica, alla geometria, completando poi la sua aspirazione a un sapere di tipo universale. Apuleio visse in uno dei periodi di maggior benessere, pace ed equilibrio dell’Impero romano.”,”STAx-109-FL” “AQUARONE Alberto”,”Le origini dell’ imperialismo americano. Da McKinley a Taft (1897 – 1913).”,”Alberto AQUARONE è nato nel 1930. Dal 1963 insegna storia moderna nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Pisa. I suoi interessi di studio si dividono fra la storia d’Italia postunitaria e quella americana. Le sue pubblicazioni principali sono: ‘Due costituenti settecentesche. Note sulla Convenzione di Filadelfia e sull’Assemblea Nazionale francese’ (Pisa, 1959), ‘L’unificazione legislativa e i codici del 1865’ (Milano, 1960), ‘L’organizzazione dello Stato totalitario’ (Torino, 1965), ‘Alla ricerca dell’Italia liberale’ (Napoli, 1972). Ha inoltre curato l’Antologia degli scritti politici di Thomas Jefferson’ (Bologna, 1961) e in collaborazione con Guglielmo NEGRI e Cipriana SCELBA, ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’ (2 voll. Pisa 1961).”,”USAP-020″ “AQUARONE Alberto, a cura di Romano Paolo COPPINI”,”I problemi dell’ Italia unita, dal Risorgimento a Giolitti.”,”Alberto AQUARONE, nato a Barcellona nel 1930 si è interessato alla storia delle istituzioni politiche degli stati preunitari italiani. A Pisa ha insegnato storia moderna nella facoltà di scienze politiche dal 1963 al 1973 per poi spostarsi a Roma. Ha collaborato al Mondo di PANNUNZIO e alla Voce repubblicana. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina) “”La sua regola? Non piegare in nulla alle convenzioni e ai miti correnti; avere sempre il gusto dell’ impopolarità; andare contro corrente nelle aule accademiche non meno che nella battaglia politica. Aquarone apparteneva a quel mondo, a quella generazione che si riconobbe nello spirito di Ugo La Malfa, nella situazione di correzione e di revisione di “”quest’ Italia che non ci piace””: il motto degli uomini della Voce, il motto del maestro di Ugo La Malfa, cioè di Giovanni Amendola. Con l’ insofferenza verso i grandi partiti: la tolleranza come regola di vita contro tutte le intolleranze. Il richamarsi ad una visione della democrazia che, per essere precisi, era la democrazia liberale rigorosa, intransigente, senza cedimenti o camuffamenti. Esattamente, la linea di Vittorio De Caprariis.”” (pag 259)”,”ITAB-170″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’ America. Documenti. Vol. I (1606-1776).”,”Rivoluzione americana. Dichiarazione sulle cause e sulla necessità prendere le armi. (6 luglio 1775) “”(…) A prezzo del loro sangue, a rischio dele loro fortune, senza muovere accusa alcuna al paese dal quale provenivano, con incessanti fatiche e spirito indomito, essi (i nostri avi, abitanti dell’ isola di Gran Bretagna, ndr) si stabilirono nelle remote ed inospitali plaghe d’ America, abitate allora da numerose e sanguinarie nazioni di barbari. Società o governi, con piena potestà legislativa, vennero formati in base a carte concesse dalla corona, ed un’ armoniosa relazione fu stabilita fra le colonie ed il regno dal quale avevano tratto origine. I reciproci vantaggi di questa unione divennero in breve tempo così straordinari, da suscitare stupore. E’ universalmente riconosciuto, che l’ eccezionale incremento della ricchezza, della forza, e del commercio marittimo del regno, derivò da questa fonte (…)””. (pag 389)”,”USAS-132″ “AQUARONE Alberto”,”Alla ricerca dell’ Italia liberale.”,”””La lunga gestazione del nuovo ministero Ricasoli si concludeva, infatti, con l’ accettazione da parte di Depretis del dicastero della Marina; a lui si affiancava, come rappresentate del centro-sinistra, il Cordova, che Ricasoli era stato costretto ad accettare sia pur riluttante, affindadogli il portafoglio dell’ Agricoltura. Il 20 giugno, lo statista toscano poteva così finalmente presentare alla Camera il suo gabinetto. Dopo tanto discutere, la sua caratteristica principale apparve subito, agli occhi dei commentatori dei diversi settori dello schieramento politico, l’ assenza della Sinistra””. (…) Il Dina, sull’ “”Opinione””, lamentò, con sobrietà di toni, l’ occasione volontariamente perduta dalla Sinistra per cominciare a temprarsi alle responsabilità di governo. (…)””. (pag 240-241)”,”ITAA-098″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’ America. Documenti. Vol. II (1770-1796).”,”L’ eguaglianza tra gli Stati. Sherman: (…) Il ricco che entra in società con il povero compie una rinuncia maggiore che non il povero, ma se il voto è eguale egli è comunque al sicuro. Qualora invece egli avesse un numero di voti maggiore di quello del povero in proporzione alla sua maggiore ricchezza, i diritti del povero cesserebbero immediatamente dall’ avere un’ efficace tutela. Queste erano le considerazioni che erano prevalse al momento della redazione degli articoli di Confederazione.”” (pag 262)”,”USAS-133″ “AQUARONE Alberto”,”L’organizzazione dello stato totalitario.”,”Alberto Aquarone è nato nel 1930. Si è laureato nell’Università di Roma ed attualmente (1965) è professore incaricato di Storia moderna nella Facoltà di Giurisprudenza Corso di Laurea in Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si è dedicato alla storia del Risorgimento e alla storia americana. “”Le basi del nuovo ordinamento sindacale e della nuova strutturazione dei rapporti di lavoro erano già state gettate, quando il fascismo – sia per il gusto delle grandi dichiarazioni di principio in luogo delle sempre vantate ma scarsamente realizzate misure rivoluzionarie, sia per offrire una contropartita a buon mercato all’acuitosi disagio economico delle classi lavoratrici – ritenne giunto il momento di fissare in un documento ad effetto i cardini della sua politica sociale. Nacque così la Carta del lavoro, preannunciata dal seguente ordine del giorno approvato, su proposta di Bottai, dal Gran Consiglio del 7 gennaio 1927 (…). Al di là delle compiaciute enunciazioni della Carta del lavoro sulla collaborazione di classe e sull’armonia tra i vari fattori della produzione, i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori, e tra le rispettive organizzazioni sindacali, proprio negli anni successivi raggiunsero punte di rilevante tensione, che la crisi economica imperante non poteva che aggravare”” (pag 141)”,”ITAF-347″ “AQUARONE Alberto”,”Politica estera e organizzazione del consenso nell’età giolittiana: il Congresso dell’Asmara e la fondazione dell’Istituto Coloniale Italiano.”,”””Evidentemente piccato dall’abbastanza esplicito rimprovero di disinteresse per la questione coloniale mosso da Mantegazza, l'””Avanti!”” diede largo spazio, nelle settimane successive; ad una serie di corrispondenze dall’Eritrea, a firma Osman, che avrebbero dovuto dimostrare a chiare lettere – secondo la nota editoriale di presentazione – come il fatto di essere ostile ad una politica di espansione in Africa non significasse affatto che il giornale dovesse o volesse disinteressarsi delle questioni coloniali. Era invece dovere ben preciso dell’organo del partito socialista occuparsi da vicino dell’Eritrea, esercitando una critica non aprioristica, ma basata sui fatti, al fine di aprire gli occhi all’opinione pubblica ed ai contribuenti sul continuo sperpero di denaro che vi veniva consumato sotto l’amministrazione di Martini”” (pag 111-112)”,”ITQM-217″ “AQUARONE Alberto VERNASSA Maurizio a cura; saggi di Paolo UNGARI Piero CALAMANDREI Alberto AQUARONE Giorgio ROCHAT Gian Carlo JOCTEAU Philip V. CANNISTRARO Pietro SCOPPOLA Ronand SARTI Ester FANO DAMASCELLI Pierluigi PROFUMIERI Sabino CASSESE Silvio LANARO Paul CORNER Giampietro CAROCCI Giorgio RUMI Salvatore SECHI Renzo DE-FELICE”,”Il regime fascista.”,”Contiene il saggio di Giorgio Rochat ‘Mussolini e le forze armate’ (pag 113-132) ‘In teoria, tutta l’attività militare di Mussolini avrebbe dovuto passare attraverso lo stato maggiore di Badoglio, che avrebbe avuto in mano la situazione, orientato il capo politico e tradotto le sue direttive di massima in ordini operativi. In pratica Badoglio fu subito messo in disparte, ridotto ad una specie di saggio oracolo cui si sottoponevano le questioni per un consiglio raramente seguito. Il vecchio maresciallo si adattò a questa situazione di tutto riposo, consolandosi con la convinzione che senza la sua resistenza passiva le cose sarebbero andate ancora peggio. Tutto ciò non aveva alcun senso: sotto Cavallero (il suo successore nel 1941-42) lo stato maggiore generale assunse un peso maggiore (anche se non mai preponderante) nella direzione della guerra, con effetti benefici. Probabilmente Badoglio credeva che la guerra sarebbe stata breve, anzi che fosse già stata decisa sui campi di battaglia francesi; un comando anche formale che lo tenesse sulla cresta dell’onda, era tutto ciò che egli si augurava. E difatti il suo stato maggiore bellico era ridottissimo: una ventina di ufficiali, sufficienti per tenere il maresciallo aggiornato, non per permettergli di intervenire realmente nella condotta delle operazioni. Quanto fosse considerato lo stato maggiore generale, appare chiaro dalla nomina di Soddu a sottocapo di Badoglio. Costui aveva fatto tutta la sua carriera negli uffici del ministero, di cui era in quel momento sottosegretario; era quindi più che gravato di lavoro per suo conto. Ottenne tuttavia da Mussolini di aggiungere alla sua carica anche quella di sottocapo di stato maggiore generale, con l’intesa che sarebbe rimasta (per il momento almeno) puramente onorifica, come del resto fu. Le maggiori cariche di comando venivano così distribuite secondo una politica di corte ai favoriti del dittatore, senza alcun riguardo al lavoro da compiere! In definitiva, il comando effettivo delle forze armate nei primi mesi di guerra fu suddiviso tra quattro grandi comandi o meglio tra quattro persone, perché la maggior parte di costoro aveva un doppio incarico. L’amm. Cavagnari diresse la marina, di cui era contemporaneamente sottosegretario e capo di stato maggiore, mentre il gen. Pricolo ebbe la stessa autorità e posizione verso l’aeronautica. L’esercito fu invece diviso tra il sottosegretario Soddu ed il capo di stato maggiore Graziani, cui subentrò di fatto il suo vice Roatta; infatti Graziani fu invitato a fine giugno a comandare le forze armate dell’Africa settentrionale, pur conservando formalmente il titolo di capo di stato maggiore dell’esercito (siamo sempre nella politica di corte!) con tutte le spiacevoli conseguenze immaginabili nei rapporti di dipendenza gerarchica. La direzione di questi quattro comandi spettava a Badoglio, che non ne aveva il potere né l’autorità, ed a Mussolini, che non ne aveva la capacità né la costanza; né l’uno né l’altro, poi, disponevano dei mezzi tecnici necessari, cioè di uno stato maggiore adeguatamente attrezzato. I quattro comandi rimasero di fatto autonomi, salvo momentanee intese. Ognuno di essi tendeva poi ad accentrare in sé tutti i poteri che fosse possibile sottrarre alle unità dipendenti, furono perciò costituiti comandi interforze solo per i settori più lontani e venne in genere limitata l’autorità di tutti i comandanti. Le operazioni navali, ad esempio, erano dirette da Roma, che lasciava ai comandanti in mare un margine ristrettissimo di autonomia; se poi una nave da guerra in navigazione aveva bisogno dell’appoggio aereo, doveva richiederlo a Supermarina (la centrale di comando della marina, a Roma) che, senza avere notizie sulla disponibilità delle forze aeree, girava la richiesta a Superaereo (centrale di comando dell’aviazione, sempre a Roma), che a sua volta, senza avere un quadro completo della situazione navale, trasmetteva l’ordine alle basi da cui partivano le squadriglie ritenute disponibili. Nel migliore dei casi, questo giro vizioso richiedeva alcune ore in pura perdita, specie se l’operazione non era stata prevista. Non fu d’altra parte costituita un’Intendenza generale, che accentrasse e coordinasse tutti i rifornimenti del paese alle forze armate; questi compiti furono divisi tra sei organi diversi: i tre ministeri per la produzione e la distribuzione alle truppe territoriali, i tre stati maggiori per la distribuzione alle truppe mobilitate. Una reale unificazione di comandi avrebbe urtato troppi interessi burocratici. E si potrebbe continuare a citare altri incredibili casi di disorganizzazione negli alti comandi’ (pag 130-132) [dal saggio di Giorgio Rochat ‘Mussolini e le forze armate’ (pag 113-132)]”,”ITAF-004-FP” “AQUARONE Alberto”,”Due costituenti settecentesche. Note sulla Convenzione di Filadelfia e sulla Assemblea Nazione Francese.”,”””Il principio teorico sul quale i costituenti americani si fondavano nel negare che la semplice maggioranza numerica costituisse un titolo sufficiente per governare era rappresentato dalla così detta ‘stake-in-society theory’, che essi tutti sostanzialmente condividevano, la teoria cioè in base alla quale solo coloro che hanno un interesse immediato nell’ordinamento sociale hanno diritto di partecipare attivamente alla vita politica dello stato e di guidarne il corso. Il vero principio di governo, come ebbe a mettere in rilievo Mason, esprimendo peraltro quello che era un sentimento generale dei membri della Convenzione di Filadelfia, era: «that every man having evidence of attachment to and permanent common interest with the society ought tho share in all its rights and privileges»”” (pag 49); “”Naturalmente, la ‘stake-in-society theory’ non era propria del pensiero politico americano della seconda metà del XVIII secolo o dei costituenti di Filadelfia; essa rappresentava piuttosto la fede comune anche dei riformatori europei, con le poche eccezioni di coloro che già avevano cominciato a predicare contro le fondamentali ingiustizie nella distribuzione dei beni fra gli uomini e contro il principio stesso della proprietà, additata come la principale fonte di oppressione e di umana infelicità. Non vi sono dubbi, tuttavia, che questi del resto sporadici attacchi contro il principio di proprietà non trovarono che scarsissima eco sia in Francia che altrove e che comunque la ‘stake-in-society theory’ venne a formare la base della costituzione francese del 1791 non meno che di quella americana del 1787. Robespierre poteva anche usare tutto il suo amaro sarcasmo contro la sostanziale ipocrisia che stava a fondamento di un siffatto sistema politico-sociale, un’ipocrisia che non esitava a far passare gli interessi individuali di pochi privilegiati come gli interessi generali dell’intera comunità (57); il sentimento prevalente dell’assemblea era sotto questo rispetto meglio rappresentato dal conservatore Malouet il quali anzi andò tanto lontano nella sua difesa della ‘stake-in-society theory’ da proclamare apertamente che, in fin dei conti, la libertà politica era ben meno preziosa che non il libero godimento e la ferma tutela della proprietà (…)”” (pag 53) “”La fortuna della ‘stake-in-society theory’ trovava d’altra parte in America il suo presupposto dogmatico nella filosofia politica di Harrington e di Locke, in particolare nell”Oceana’ del primo e nel ‘Second treatise on government’ del secondo, due opere la cui influenza su tutto il pensiero politico della classe dirigente americana del XVIII secolo non potrebbe in alcun modo essere esagerata. In Harrington noi troviamo la prima completa elaborazione moderna della teoria della base essenzialmente economica delle istituzioni politiche e del principio che il potere politico non può che rispecchiare fedelmente il sistema della distribuzione della proprietà esistente in un dato organismo sociale (62). Locke aveva ripreso la concezione di Harrington, spostando tuttavia l’accento dalla proprietà fondiaria a quello mobiliare ed affermando con precisione e vigore il carattere di diritto naturale, anzi di diritto naturale per eccellenza, della proprietà (65). In entrambe, comunque, la sostanziale identificazione di proprietà e di governo era espressa in termini inequivocabili che non potevano lasciare dubbi, e l’identificazione venne ripresa da tutti gli uomini politici del Settecento americano per trovare poi una definitiva e organica sistemazione dottrinale nell’opera di John Adams, in particolare nella ‘Defence of the constitution of government of the United States of America’ e nei ‘Discourses on Davila’”” (pag 55-56)”,”TEOP-541″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’America. Documenti. Vol. I. 1606-1776.”,”Rivoluzione americana. Dichiarazione sulle cause e sulla necessità prendere le armi. (6 luglio 1775) “”(…) A prezzo del loro sangue, a rischio dele loro fortune, senza muovere accusa alcuna al paese dal quale provenivano, con incessanti fatiche e spirito indomito, essi (i nostri avi, abitanti dell’ isola di Gran Bretagna, ndr) si stabilirono nelle remote ed inospitali plaghe d’ America, abitate allora da numerose e sanguinarie nazioni di barbari. Società o governi, con piena potestà legislativa, vennero formati in base a carte concesse dalla corona, ed un’ armoniosa relazione fu stabilita fra le colonie ed il regno dal quale avevano tratto origine. I reciproci vantaggi di questa unione divennero in breve tempo così straordinari, da suscitare stupore. E’ universalmente riconosciuto, che l’ eccezionale incremento della ricchezza, della forza, e del commercio marittimo del regno, derivò da questa fonte (…)””. (pag 389)”,”USAG-009-FV” “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’America. Documenti. Vol. II. 1776-1796.”,”L’ eguaglianza tra gli Stati. Sherman: (…) Il ricco che entra in società con il povero compie una rinuncia maggiore che non il povero, ma se il voto è eguale egli è comunque al sicuro. Qualora invece egli avesse un numero di voti maggiore di quello del povero in proporzione alla sua maggiore ricchezza, i diritti del povero cesserebbero immediatamente dall’ avere un’ efficace tutela. Queste erano le considerazioni che erano prevalse al momento della redazione degli articoli di Confederazione.”” (pag 262)”,”USAG-010-FV” “AQUARONE Alberto”,”Tre capitoli sull’Italia giolittiana.”,”Alberto Aquarone, docente di Storia del risorgimento nella Facoltà di Lettere di Roma è scomparso agli inizi del 1986. Era esperto studioso di storia americana. Tra le sue pubblicazioni: ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’, Nistri Lischi, Pisa, 1961, in collaborazione con G. Negri e C. Scelba. E ‘Alle origini dell’imperialismo americano’ (1979).”,”ITAA-001-FFS” “AQUECI Francesco”,”Capitalismo e cognizione sociale.”,”AQUECI Francesco insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’.”,”TEOS-332″ “AQUECI Francesco”,”Ancora Gramsci.”,”Francesco Aqueci insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’. Due principi di sviluppo in Gramsci: il principio di processualità e il principio di continuità (pag 104-105)”,”GRAS-164″ “AQUECI Francesco”,”Dalla filosofia alla politica. Saggi, recensioni, interventi.”,”Francesco Aqueci insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’. Contiene il capitolo: ‘Prima del naufragio. Colletti e la ricostruzione del marxismo’ (equivoci teorici, rapporti sociali di produzione, idea di società cristiano-borghese, la merce “”come se”” o realtà metafisica oggettiva?,”,”TEOP-560″ “AQUECI Francesco”,”Politica XXI secolo.”,”Francesca Aqueci insegna Filosofia morale ed Etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha già pubblicato ‘Dalla filosfia alla politica’ (Roma, 2022) e il saggio ‘Il dramma storico dell’autocoscienza morale. Per il centenario di Storia e coscienza di classe’ (2023). Collabora con riviste come ‘Politeia’, ‘Critica marxista’, Historia Magistra’ del cui Comitato scientifico fa parte. Excursus sui concetti di ‘egemonia’ e ‘socialismo’”,”TEOC-812″ “AQUILANTE Sergio”,”Per un socialismo cristiano. Testimonianze da un osservatorio meridionale.”,”Sergio Aquilante pstore metodista (1931).”,”RELP-006-FMP” “ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri”,”Lavoratori a Napoli dall’ Unità d’ Italia al secondo dopoguerra. Catalogo della mostra. Napoli Palazzo Reale 28 settembre – 30 novembre 1995. Saggi.”,”Saggi di ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri.”,”MITT-152″ “ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri”,”Lavoratori a Napoli dall’ Unità d’ Italia al secondo dopoguerra. Catalogo della mostra. Napoli Palazzo Reale 28 settembre – 30 novembre 1995. Documenti.”,”Riporta la riproduzione di un manifesto del 1920 ‘Manifestazione proletaria per le vittime politiche e la Russia dei Soviet, giovedì 14 ottobre 1920’, con comizi di CECCHI, BORDIGA, STEFANILE, ABBATE, MELCHIONNA. (pag 94), riproduzione di un manifesto ‘Per il 4° anno della rivoluzione russa’ (pag 103).”,”MITT-153″ “ARAGNO Giuseppe”,”Socialismo e sindacalismo rivoluzionario a Napoli in età giolittiana.”,”ARAGNO Giuseppe è nato a Napoli nel gennaio 1946, insegna materie letterarie in scuole statali. “”Enrico Leone affermava che, con l’ espulsione dei sindacalisti, il PSI aveva celebrato “”il suo divorzio dal socialismo, espellendo Carlo Marx dal Partito come anarchico””. Nettamente negativo e polemico era il giudizio di Silvano Fasulo, mentre Labriola (Arturo, ndr) rilevava che il Congresso seppelliva “”un’ illusione””, aggiungendo che “”il Partito Socialista Italiano deve vivere sulla forza degli interessi coalizzati. Il riformismo, costretto ad operare, non può vivere di promesse””. Pochi giorni dopo la conclusione del Congresso, Longbardi criticava aspramente l’ accentramento confederale del PSI, che ignorava le vere istanze delle grandi masse di lavoratori, badando a salvaguardare quelle di una aristocrazia operaia e dei ceti inferiori delle classi medie””. (pag 74-75)”,”MITT-203″ “ARAGNO Giuseppe”,”Siete piccini perché siete in ginocchio. Il “”Fascio dei Lavoratori”” prima Sezione Napoletana del PSI (1893-1894).”,”””Né la Sezione socialista, comunque, né la Federazione, che abbiamo visto appena nascere, sopravvissero alla reazione crispina, scatenatasi di lì a poco. E’ tuttavia significativo che, già alla fine del 1893, si delineasse quella dicotomia del movimento socialista a Napoli, tra una sua anima più schiettamente classista e rivoluzionaria, che sembra privilegiare il terreno della lotta economica come strumento di crescita proletaria, che è attenta alla funzione del Partito a livello ideologico e strategico, che intende la lotta elettorale come strumento atto a conseguire obiettivi intermedi, nel quadro di un programma definito e tutt’altro che astratto, pur puntando alal emancipazione economica e sociale di tutti i proletari, e l’ altra anima, non riformista, ma elettoralistica, massone e “”bloccarda””, che diverrà poi caratteristica di una buona parte del socialismo napoletano negli anni di Giolitti””. (pag 87) “”Questo discorso, che pure sarebbe interessante da proseguire, andrebbe fatto alla luce di una documentazione meno incompleta e, comunque, ci condurrebbe lontano dai limiti del nostro lavoro. A noi basta osservare che, quando Bordiga intraprese a Napoli la lotta contro il “”degenere”” socialismo bloccardo dei Labriola e dei Lucci, non fu solo per caso che Gino Alfani fosse con lui, a combattere, nel sindacato e nel partito, la battaglia per il rinnovamento””. (pag 90)”,”MITS-311″ “ARAGNO Giuseppe, a cura”,”La settimana rossa a Napoli. Giugno 1914: due ragazzi caduti per noi.”,”Giuseppe Aragno insegnante alla metà degli anni ottanta nella Scuola Media Statale Bice Zona.”,”MITS-039-FL” “ARAGON Louis”,”Histoire parallele. URSS 1917-1960. Tome 1.”,”Louis ARAGON (1897-1982) scrittore francese, dadaista poi surrealista, ritorna in seguito a una struttura più tradizionale e si consacra all’ illustrazione dei temi del comunismo. La sua compagna è stata Elsa TRIOLET. Aderisce al PCF nel 1927 e si impegna nella resistenza. Dirigerà ‘Les Lettres francaises’ dal 1953 fino alla fine della rivista (1972).”,”RUST-093″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallele. URSS 1917-1960. Tome 2.”,”Louis ARAGON (1897-1982) scrittore francese, dadaista poi surrealista, ritorna in seguito a una struttura più tradizionale e si consacra all’ illustrazione dei temi del comunismo. La sua compagna è stata Elsa TRIOLET. Aderisce al PCF nel 1927 e si impegna nella resistenza. Dirigerà ‘Les Lettres francaises’ dal 1953 fino alla fine della rivista (1972).”,”RUST-094″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome I. Histoire de l’URSS de 1917 à 1960.”,”2° copia “”Lénine répétait sans cesse ce qu’il télégraphiait encore le 29 mai au Conseil militaire révolutionnaire du front Est:: ‘Si nous ne nous emparons pas de l’Oural, alors j’estime que la perte de la révolution est inévitable!’. Mais le projet que ce Conseil élabor où le coup principal doit être porté sur le centre du triangle Perm-Oufa-Iékatérinenbourg, c’est-à-dire Krasnooufimsk, continue à avoir l’opposition de Vatsétis, qui donne le 6 juin l’ordre de se retrancher sur la Biélaïa et la Kama, c’est-à-dire d’arrêter l’offensive. C’est qu’il tient, comme Trotski, le front Sud pour le principal et entend lui envoyer contre Dénikine des troupes prélevées à l’Est””. (pag 159)”,”RAIx-286″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome II. Histoire de l’URSS de 1917 à 1960.”,”2° copia”,”RAIx-287″ “ARAGON Louis”,”Storia dell’Unione Sovietica. Vol. II.”,”Questa storia dell’Unione Sovietica esce in edizione economica in occasione del cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. L’autore ringrazia l’Accademia delle Scienze dell’URSS, la Biblioteca Lenin e la Biblioteca di Scienze Sociali di Mosca, La Biblioteca Nazionale, la Biblioteca della Scuola di Lingue Ortientali e la Biblioteca di Documentazione Internazionale Contemporanea dell’Università di Parigi, e i suoi immediati collaboratori Pierre Hentgès e Antoine Vitez.”,”RUSS-017-FL” “ARAGON Louis”,”Storia dell’Unione Sovietica dal 1917 ai nostri giorni. Tomo secondo.”,”Questa storia dell’Unione Sovietica esce in edizione economica in occasione del cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. L’autore ringrazia l’Accademia delle Scienze dell’URSS, la Biblioteca Lenin e la Biblioteca di Scienze Sociali di Mosca, La Biblioteca Nazionale, la Biblioteca della Scuola di Lingue Ortientali e la Biblioteca di Documentazione Internazionale Contemporanea dell’Università di Parigi, e i suoi immediati collaboratori Pierre Hentgès e Antoine Vitez.”,”RUSS-008-FV” “ARAIZA José Luis”,”La clase obrera y acumulación capitalista en México (1960-70).”,”””El proceso de concentración y centralización que ha vivido la gran industria, contribuye a la explicación de la estructura piramidal del sistema educativo (véase cuadro No 6). Pues el hecho de que sobre el 30.2% del personal ocupado en el sector industrial recaiga el 52.7% de la producción, muestra que con una proporción bastante reducida de trabajadores, se obtiene lo fundamental de la producción.”” (pag 18-19) “”De tal forma que el Estado encuentra una fuente importante de generación de empleo en el Aparato Ecolar; pues en 1965 tenia empleada a nivel primaria una planta de personal docente de 136.441 trabajadores (cuadro No 8).”” (pag 20)”,”MALx-027″ “ARAIZA Luis”,”Genesis significado y mixtificacion del primero de mayo.”,”””Carta de Parsons. “”Soy internacional: mi patriotismo va más allá de las fronteras que limitan a una nación: el mundo es mi patria, todos los hombres mis paisanos: Eso es lo que el emblema de la bandera roja significa; ella es el símbolo del trabajo libre, del trabajo emancipado. “”Los trabajadores no tienen patria: en todas partes se ven desheredados; América no es una excepción de la regla””””. (pag 92)”,”MPMx-026″ “ARALDI Vinicio”,”URSS: mezzo secolo di epurazioni.”,”Collaborazione di Radek condannato a dieci anni. “”Come mai Radek figura tra coloro che sfuggono al plotone di esecuzione? La sua confessione è stata piena e le sue responsabilità – se si vuol credere alle risultanze processuali sono enormi. (…) Se così è perchè mai nei suo confronti i giudici hanno dato prova di inconsueta clemenza? Il fatto è che Radek ha svolto un ruolo particolare, forse sulla base di promesse insolitamente poi mantenute. Si è prestato ottimamente al gioco, accusando se stesso e gli altri, ed ha gettato il seme dal quale germoglierà un altro processo. Nella sua deposizione c’è infatti un passo cui sul momento quasi nessuno dà peso pur trattandosi della scintilla che servirà a provocare una grossa fiammata. C’è stato cioè l’ accenno ad un incontro col generale Putna, addetto militare a Londra, recatosi da lui con una richiesta da parte di Tukhacevskij. Lo scambio di battute su questo argomento tra imputato e procuratore generale riveste un eccezionale interesse perché prelude ad altri eventi in maturazione. (…) Un nome importante è stato citato, sia pure con tutta la cautela necessaria. Il resto viene gradatamente, mettendo in moto una macchina che finirà con lo schiacciare decine di generali e centinaia di ufficiali subalterni, la parte migliore dei comandi militari sovietici. Non si può attaccare subito e direttamente Tukhacevskij, il cui prestigio nelle forze armate è enorme come è enorme la sua popolarità nell’ intera Russia. La storia della guerra civile è infatti largamente legata al suo nome ed alle sue sfolgoranti vittorie. A lui si deve in massima parte, inoltre, la repressione della rivolta di Kronstadt mentre alla sua abilità è da attribuire – prima quale direttore dell’ Accademia militare di Mosca e poi quale capo di stato maggiore dell’ Armata Rossa – il potenziamento degil strumenti difensivi dell’ URSS e la motorizzazione dell’ esercito. (…) Il primo accenno a Tukhacevskij è servito a chiamarlo in qualche modo in causa, sia pure sostenendo la sua estraneità alle attività controrivoluzionarie. Si vuol dare l’ impressione di essere convinti che egli è al di sopra di ogni sospetto e che se qualcuno trama, nelle forze armate, lo fa a sua insaputa. E’ un abile metodo per gettare le prime ombre sulla sua leggendaria figura””. (pag 147-148)”,”RUSS-176″ “ARANGIO RUIZ Grazia”,”Che cos’è la statistica.”,”Grazia Arangio Ruiz (Torino, 1927) è funzionario all’Istituto centrale di statistica dove dirige il reparto Forze del lavoro e consumi delle famiglie.”,”SCIx-090-FL” “ARANYOSSI Magda”,”Leo Frankel.”,”Lettera di Karl Marx a Leo Frankel a Parigi, 26 aprile 1871 (pag 263-264) wikip: Leó Frankel, o anche Léo Fränkel (Budapest, 25 febbraio 1844 – Parigi, 29 marzo 1896), è stato un politico ungherese. Socialista, fu membro della Prima e della Seconda Internazionale, e partecipò all’esperienza della Comune di Parigi. Nacque a Budapest da Albert Frankel e Regina Deutsch, e rimasto presto orfano, visse in Germania e forse anche in Inghilterra prima di giungere nel 1867 a Lione, da dove chiese l’iscrizione all’Internazionale a Londra. Passato a Parigi, dove lavorò come operaio gioielliere, vi rappresentò la sezione tedesca dell’Internazionale. Per questo motivo fu arrestato alla fine dell’aprile 1870 con l’accusa di complotto e di appartenenza a società segreta. Condannato a luglio a due mesi di prigione, fu liberato alla caduta dell’Impero nel settembre 1870. Divenne membro della Guardia nazionale, del Comitato centrale dei venti arrondissements e con Varlin ricostituì la sezione parigina dell’Internazionale. Non venne eletto all’Assemblea Nazionale dell’8 febbraio 1871, dove si era presentato come candidato socialista rivoluzionario. Il 26 marzo si costituì a Parigi la Comune, e Frankel venne chiamato a far parte del Consiglio. Il 30 marzo scrisse a Marx: «Se riusciremo a trasformare radicalmente il regime sociale, la rivoluzione del 18 marzo sarà stata la più efficace di tutte quelle che si sono avute fino a oggi. Così facendo, risolveremmo i problemi cruciali delle rivoluzioni sociali a venire».[1] Fece parte della Commissione Finanze, della Commissione Lavoro e Scambio e poi ancora della Commissione Finanze. Decretò l’abolizione del lavoro notturno dei panettieri, il divieto delle multe sui salari e il censimento delle officine abbandonate in vista della creazione di officine cooperative. Votò per la costituzione del Comitato di salute pubblica ma poi aderì alla minoranza, contraria a quella decisione. Durante la Settimana di sangue fu ferito in una barricata di rue du Faubourg-Saint-Antoine e fu salvato da Elisabeth Dmitrieff, la fondatrice dell’Union des Femmes. Sfuggito ai versigliesi, si rifugiò in Svizzera e poi in Inghilterra, mentre in Francia il Consiglio di guerra lo condannava a morte in contumacia. A Londra prese parte nel settembre del 1872 alla conferenza dell’Internazionale, unendosi alle tesi di Marx, e l’anno dopo, al Congresso de L’Aia, votò per l’espulsione di Bakunin. Nel 1875 si trasferì in Germania ma ne fu subito espulso. Passato in Austria, in ottobre fu arrestato a Vienna. Liberato nel marzo del 1876, si trasferì in Ungheria per organizzare il Partito operaio. Arrestato nel 1881, fu condannato a diciotto mesi di carcere. Liberato nel febbraio del 1883, lavorò come tipografo e collaborò alla rivista socialista Gleichheit. Tornò in Francia nel 1889,[2] partecipando al Congresso di fondazione della II Internazionale. Collaborò al quotidiano dei socialisti tedeschi Vorwärts e a La Bataille di Lissagaray. Morì di polmonite nel 1896 e fu sepolto nel cimitero del Père Lachaise. Aveva disposto nel testamento « funerali semplici come quelli dell’ultimo morto di fame » e chiesto di essere avvolto nella bandiera rossa, « la bandiera del proletariato internazionale, per l’emancipazione del quale ho dato la parte migliore della vita ».[3] Dal 1968 i suoi resti riposano nel cimitero Kerepesi di Budapest. Note ^ B. Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, I, 1978, p. 300. ^ Dopo l’amnistia concessa ai comunardi nel 1880. ^ B. Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, cit., p. 301. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Bernard Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, I, Paris, Flammarion, 1978″,”INTP-085″ “ARASKOG Rand V.”,”Le guerre della ITT. Come fronteggiare una scalata.”,”Rand V. Araskog nato e educato in una famiglia di agricoltori del Minnesota, diplomato all’Accademia di West Point, ha prestato servizio presso i servizi segreti militari del dipartimento della Difesa USA, per poi partecipare alla fase iniziale dei programmi spaziali degli Stati Uniti. Uscito dall’ambito governativo ha lavorato per sei anni alla Honeywell e poi è passato alla ITT fino ad arrivare al vertice della multinazionale”,”ECOG-103″ “ARATO Andrew”,”L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia.”,”””Perfino i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin, indicati spesso come la pietra di paragone di una ripresa della dialettica hegeliana nella teoria marxista, non portarono oltre un’elaborazione estremamente ricca della dialettica oggettivistica. In effetti, nella maggior parte dei teorici della II Internazionale, nonostante l’interesse piuttosto diffuso per la filosofia, troviamo un’ignoranza quasi totale del pensiero di Hegel. Convinti che Marx e la scienza moderna li proiettassero oltre Hegel, essi in realtà regredirono su posizioni teoriche prehegeliane e talvolta prekantiane. Come abbiamo visto, lo stesso Engels sviluppò in taluni casi formulazioni di un ingenuo realismo epistemologico, e Kautsky (che non presunse mai di essere competente in filosofia) accentuò ulteriormente, rispetto a Engels, la “”scienza dell’evoluzione””. Vorländer (nonostante la sua posizione di revisionista e di studioso di Kant) seguí su questo punto Kautsky, sostenendo che, data la teoria scientifico-naturale dell’evoluzione, unico nucleo razionale della dialettica, il resto di Hegel poteva e doveva essere eliminato (1). Negò altresì che i concetti di Hegel avessero molto a che fare con il ‘Capitale’, nonostante le affermazioni di Marx in contrario (2). In linea con la maggior parte dei progressisti suoi contemporanei – marxisti, neokantiani o positivisti – Vorländer riteneva decisamente che Hegel fosse un filosofo reazionario della “”restaurazione””, colpevole delle più folli speculazioni filosofiche. Per parte sua Bernstein giunse invece ad associare Hegel all’errore opposto, quello di avere introdotto le illusioni rivoluzionarie nelle opere degli ignari Marx ed Engels. Interpretando nel modo più volgare la dialettica hegeliana, sostenne che la dialettica significa l’imposizione di una struttura di contraddizioni esplosive, autosviluppantisi, su una realtà che si sviluppa, ma solo in modo molto lento: per conseguenza, proseguiva Bernstein, Marx e Engels tendevano ad attendersi sbocchi rivoluzionari con un'””autosuggestione storica degna di un perfetto visionario politico””, incomprensibile “”se non fosse possibile scorgervi il prodotto di un residuo di hegeliana dialettica della contraddizione, di cui Marx (come Engels, del resto) non si è mai completamente liberato”” (3). Entro l’intero spettro della socialdemocrazia tedesca solo due pensatori sembrano sfuggire l’addebito di “”Hegel-Ignoranz””: il russo Plechanov, e l’austriaco Adler. Nel 1896 Kautsky scrisse a Bernstein di Plechanov: “”E’ il nostro filosofo, anzi l’unico tra noi che abbia studiato Hegel”” (4). Tuttavia tale studio non gli impedì di trasformarne la dialettica in una prehegeliana filosofia della sostanza deterministica”” [Andrew Arato, ‘L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia’, Torino, 1979] [(1) Steinberg, ‘Sozialismus’ cit., p. 57; I. Fetscher, ‘Das Verhältnis des Marxismus zu Hegel’, in ‘Marxismustudien’, Tübingen, 1960, pp. 88 sgg.; (2) Vorländer, ‘Kant und Marx’, cit. (1° ed.), p. 64; (3) E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bari, 1974, p. 54; (4) Citato da Steinberg, ‘Sozialismus’ cit. p. 58. Lo stesso Steinberg sembra concordare con questo giudizio fondato su prove piuttosto scarse]”,”TEOC-672″ “ARATO Guido a cura; testi di Gabriella AIRALDI Guido ARATO Erico BASSO Carlo BITOSSI Piero BOCCARDO e Clario DI-FABIO Ferdinando BONORA Tiziano MANNONI Giustina OLGIATI Rodolfo SAVELLI”,”Genova Genova. La splendida avventura.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-207″ “ARBASINO Alberto”,”Mekong.”,”””Nei bellissimi reportages di Goffredo dal Laos in guerra e in resistenza, ancora nel 1970 si incontravano personaggi tesissimi di rivoluzionari patriottici e romantici come discesi da Malraux e Koestler. O anche “”modello 1917″”: gelidi e appassionati e impeccabili nell’ ascesi nazionalistica, con un profumo di ‘grandeur’ scolastica francese loquace con tutta la ‘consecutio’ in ordine a lato del fanatismo sovietico militante…”” (pag 17) Fra le opere dello scrittore giornalista Alberto ARBASINO ricordiamo ”Un paese senza’, ‘Fratelli d’ Italia’. Questo volume ‘Mekong’ trae origine da un reportage apparso su ‘Repubblica’.”,”ASIx-088″ “ARBELLOT Guy LEPETIT Bernard BERTRAND Jacques”,”Atlas de la Revolution francaise. 1. Routes et communications. 2. L’enseignement 1760-1815. 3. L’armée et la guerre.”,”Il 2° volume è curato da Dominique JULIA, Huguette BERTRAND, Serge BONIN, Alexandra LACLAU. Il 3° volume è curato da Jean Paul BERTAUD, Daniel REICHEL e Jacques BERTRAND”,”FRAR-073″ “ARBIB Michael A.”,”La mente, le macchine e la matematica.”,”Il prof. Arbib, attualmente Università di Londra (1968). Ha insegnato a Mit e a Berkeley.”,”SCIx-001-FMP” “ARBIZZANI Luigi CALTABIANO Alberto a cura, lezioni di BASSI Enrico BARDELLINI Giuseppe RÉPACI Antonino SCHIAVI Alessandro MACRELLI Cino EMERY Luigi VIGHI Roberto RAPELLI Giuseppe TRAQUANDI Nello SCOCCIMARRO Mauro RAVERA Camilla PAJETTA Gian Carlo VENTURI Lionello MALAVASI Gioacchino FANCELLO Francesco SALINARI Carlo ROGERS Ernesto N. ARCANGELI Francesco ALPI Carlo TARCHIANI Alberto LONGO Luigi MARZOCCHI Umberto SUPINO Giulio BASSANI Giorgio LEVI Primo CALEFFI Piero TROMBETTI Ettore DOZZA Giuseppe ORLANDI Luigi CASTELLANO Giuseppe BERTESI Ferruccio CAVALLINI Vito MAGNANI Valdo GAROSCI Aldo TOGLIATTI Palmiro NERI Virgilio VENZI Ernesto BOLDRINI Arrigo DELLE PIANE Mario CROCIONI Pietro TRAUZZI Romolo RUGGERI Elide MICHELINI Lino GRAZIA Verenin”,”Storia dell’antifascismo italiano. II. Testimonianze.”,”Paolo Alatri, nato a Roma il 17/2/1918. Titolare di storia e filosofia nei licei classici, libero docente, incaricato di storia del Risorgimento nell’Università di Palermo per sette anni. Ha pubblicato: Silvio Spaventa (1942, edito sotto il nome di Paolo Romani per sfuggire alle leggi antisemite), Carducci giacobino, L’evoluzione dell’ethos politico, Lotte politiche in Sicilia sotto il goverso della destra, Le origini del fascismo, Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica. Ha ordinato le seguenti antologie: L’unità d’Italia 1859-61, L’antifascismo italiano, con E. Vallini ha pubblicato La questione adriatica. Fu redattore capo dei quotidiani L’Italia libera, La Repubblica d’Italia e poi vicedirettore del Paese. Dal 1961 è segretario generale dell’Associazione per i rapporti culturali con l’Unione Sovietica. Il 28/4/1963 è stato eletto deputato per il PCI. Carlo Alpi, nato a Monghidoro (Bologna) il 18/10/1909. Emigrò nel Belgio nel giugno 1923 ove fu tra i fondatori dei gruppi antifascisti di lingua italiana all’estero. Dopo varia attività antifascista fra l’emigrazione, partecipò ad un corso politico a Mosca nel 1930. Nel luglio 1931 fu arrestato in Italia per attività clandestina, venne condannato a 20 anni di carcere nell’aprile 1932, fu scarcerato il 20/8/1943. Dopo l’8 settembre 1943 fu nelle file della resistenza fino alla Liberazione. Componente del Consiglio generale della Federazione internazionale della resistenza (FIR). Milita nel PSI. Franco Antonicelli, nato a Voghera il 15/11/1902. Laureato in lettere e giurisprudenza. Scrittore, nel 1929 fu arrestato per aver solidarizzato con Benedetto Croce che si era pronunciato contro i Patti lateranensi. Venne nuovamente arrestato nel 1935 (assieme ad altri componenti del gruppo torinese di Giustizia e Libertà e ai redattori della rivista La Cultura) e fu assegnato al confino. Nel periodo fra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, concorse alla creazione del Comitato fra i partiti antifascisti che tentò la difesa di Torino dall’occupazione tedesca. Fu arrestato dai nazifascisto il 6/11/1943, a Roma, liberato, tornò a Torino, ove fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale Piemontese. Dopo la liberazione diresse il quotidiano liberale L’Opinione. Francesco Arcangeli, nato a Bologna il 10/7/1915, allievo di Roberto Longhi, libero docente di storia dell’arte medievale e moderna, svolse, un’attività anticonformista nel campo della critica d’arte collaborando a quotidiani e periodici, fra i quali Architrave. Gaetano Arfè, nato a Somma Vesuviana (Napoli) l’11/11/1925. Laureato in lettere e filosofia. Studioso di storia del movimento operaio. Condirettote della rivista del PSI Mondo operaio. Ha scritto diversi libri di storia, fra i quali: Storia dell’Avanti, Il PSI nei suoi congressi, I congressi dell’esilio. Giuseppe bardellini, nato il 25/5/1892. artigiano metallurgico. Nel 1907 aderì al gruppo sindacalista di Borgo S. Luca (Ferrara). Nel 1914 al PSI, nello stesso anno fu eletto consigliere comunale e provinciale di Ferrara e nel 1920 fu nominato assessore. Coll’avvento del fascismo subì violenze e bastonature e fu estromesso dai Consigli. Dopo la liberazione il CLN di Ferrara lo designò assessore comunale. Nel 1953 e nel 1958 fu eletto senatore nel collegio di Comacchio-Portomaggiore. Giorgio Bassani, nato a Bologna il 4/3/1916. Giornalista, scrittore, consulente di case editrici. Di famiglia ferrarese, a Ferrara trascorse l’infanzia e la giovinezza, fu arrestato e incarcerato nei mesi precedenti alla caduta della dittatura. É stato redattore delle riviste Botteghe Oscure e Paragone. Enrico Bassi, nato a Bologna il 19/4/1896. Nel 1911 si iscrisse alla Federazione giovanile socialista, nel quale rimase sino alla sua soppressione nel 1926. Organizzatore sindacale, nel marzo 1922 vinse il concorso al posto di segretario ispettore dell’Ufficio provinciale del lavoro e dell’emigrazione di Bologna (soppresso nel 1926 dal governo fascista). Oppositore al fascismo durante il ventennio, nel corso della Resistenza fu tra i redattori dell’Avanti clandestino, edizione bolognese, e poi membro del PSIUP. Dal 1947 milita nel PSDI. Lelio Basso, nato a Varazze (Savona) il 25/12/1903. Laureato in legge e filosofia. Fra il 1923 e il 1926 collaborò all’Avanti, a Critica Sociale, a La rivoluzione liberale ed a Quarto Stato, dal gennaio 1928 diresse Pietre. Arrestato nell’aprile 1928 venne condannato dal Tribunale Speciale e scontò tre anni tra carcere e confino. Nel 1934 fondò, con Rodolfo Morandi, il Centro interno del PSI. Nuovamente arrestato nel 1939, nel 1940 fu rinchiuso in campo di concentramento, Fra il 1942 e il 1943 fondò il Movimento per l’unità proletaria che poi confluì col PSI a fondare il PSIUP. Dall’agosto 1945 fu vicesegretario del PSIUP. Divenne segretario generale del PSI nel gennaio 1947 e venne confermato nel gennaio 1948. Deputato alla Costituente è stato poi rieletto deputato nelle successive quattro legislature della Camera, nel collegio Milano-Pavia. Ha diretto le riviste Problemi del socialismo, Revue Internationale du socialisme e International Socialist Journal. Roberto Battaglia, nato a Roma il 16/2/1913. Partecipò alla guerra di liberazione nelle file di Giustizia e Libertà prima in Umbria e poi a Roma. Dietro sua richiesta, nel giugno 1944 fu paracadutato oltre la linea gotica in zona nazifascista, in Garfagnana, ove divenne comandante della divisione partigiana Lunense che poi guidò in molte azioni belliche. Nel 1948 si iscrisse al PCI. Le principali sue opere sono: Storia della resistenza italiana, 8 settembre 1943-25 aprile 1945, in collaborazione con G. Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, La prima guerra d’Africa, La seconda guerra mondiale, in collaborazione con G.Ramat: Un popolo in lotta, Risorgimento e Resistenza. É stato libero docente di storia contemporanea all’Università di Roma. É morto a Roma il 20/2/1963. Riccardo Bauer, nato a Milano nel 1896. Volontario nella guerra 1915-18, fu ferito e più volte decorato. Si laureò in scienze economiche nel 1920. Divenne segretario del Museo sociale della Società umanitaria di Milano, da qui fu cacciato dai fascisti nel 1924. Collaborò a La Rivoluzione liberale e suggerì al Gobetti la costituzione dei gruppi omonimi per l’azione politica. Fondò il foglio antifascista Il Caffè, soppresso poi nel 1925. Dopo le leggi eccezionali fu attivo antifascista. Nel novembre 1926 fu arrestato e carcerato per sette anni. con Carlo Rosselli organizzò la fuga dall’Italia di Filippo Turati, nel maggio 1927 fu confinato ad Ustica. Liberato nella primavera del 1928 si dedicò, con Ernesto Rossi, alla organizzazione del centro italiano di Giustizia e Libertà. Nel 1929 collaborò a La lotta politica, periodico scritto da antifascisti italiani e stampato dagli esuli in Francia. Arrestato nuovamente, assieme ad altri ‘Gielle’ nel maggio 1931 fu condannato a 20 anni di carcere, dopo averne scontati più di dodici, fu liberato nell’agosto 1943. Al primo congresso clandestino del Partito d’azione fu eletto componente dell’esecutivo centrale. Poco dopo, a Roma, divenne capo della giunta militare del Partito d’azione e componente del comando generale. Fu dirigente della Resistenza romana fino alla liberazione della capitale e poi delle formazioni partigiane del nord. Nel 1945 venne eletto consultore nazionale. Fondò e diresse Realtà politica. Ha pubblicato: La Società umanitaria, Alla ricerca della Libertà, Kermesse italica. Ferruccio Bertesi, nato nel 1886 da famiglia di nobili tradizioni patrottiche, prese parte alla lotta politica. Compì gli studi fisico-matematici all’Università di Pisa. Partecipò quale volontario al primo conflitto. Avverso al fascismo, fu fatto oggetto di varie persecuzioni, nel 1926 i fascisti diedero alle fiamme il suo studio commerciale in Modena. Dopo la Liberazione fu un fervente repubblicano nonchè dirigente del PRI della sua città. Nel 1950 fu tra i fondatori dell’Istituto modenese della Resistenza e della giunta nazionale della Federazione italiana delle associazioni partigiane (FIAP) e, infine, presidente, fin dalla costituzione, del Consiglio federativo della Resistenza di Modena. Quivi morì il 15/3/1962. Norberto Bobbio, nato a Torino il 18/10/1909. Laureato in giurisprudenza. Fu incaricato di filosofia del diritto all’Università di Camerino fra il 1935 e il 1938, per la sua appartenenza a Giustizia e Libertà fu arrestato nel 1935, rilasciato ebbe contatti col gruppo liberal-socialista di A. Capitini e G. Calogero, Professore di ruolo insegnò a Siena fino al 1940, poi passò all’Univbersità di Padova. Fu tra i promotori del Partito d’Azione del Veneto. Il 7/12/1943, a Padova, venne arrestato assieme ad altri componenti del Comitato di liberazione nazionale di Verona, fu rilasciato alla fine del febbraio 1944. Passò a Torino dove fu rappresentante del Partito d’Azione nel fronte degli intellettuali e nel Comitato della scuola, organismi della Resistenza piemontese. Insegnò all’Università di Padova fino al 1948, e poi passato all’Università di Torino ove insegna filosofia del diritto. Arrigo Boldrini, nato a Ravenna il 6/9/1915. Perito Agrario. Fu un attivo organizzatore del movimento partigiano e gappista della Romagna. Divenne il leggendario comandante della 28° brigata Garibaldi, con il nome di battaglia di Bulow. Nel corso della guerra partigiana fu ferito gravemente. Per il suo valore venne decorato di medaglia d’oro dal comandante della VIII armata inglese, nel febbraio del 1945. Fu consultore nazionale e nel 1946 venne eletto deputato alla Costituente. Fu rieletto deputato nella circoscrizione di Bologna nel 1948 e nelle successive elezioni politiche del 1953,1958 e 1963. É componente del Comitato centrale del PCI. Fu presidente dell’ANPI. Pietro Caleffi. nato a Suzzara (Mantova) il 9/6/1901. A 24 anni divenne segretario della Federazione provinciale socialista di Mantova. Nel 1922 venne condannato a quattro mesi di reclusione per attività politica e nel 1923 a un anno, dalla Corte d’assise di Mantova, per uno scritto contro la fascistizzazione dell’esercito. Nel 1930 fu arrestato, a Milano, sotto l’accusa di cospirazione contro lo Stato, ma fu assolto in istruttoria. Nel 1936 fu arrestato a Genova senza motivazione e rilasciato dopo due mesi. L’ultima fase della guerra lo trovò a Genova dove nel 1943 fece parte della giunta esecutiva del Partito d’azione. Nell’agosto 1944 venne catturato dalla polizia fascista, consegnato alle SS, e successivamente inviato al campo di sterminio di Mauthausen. Nel 1958 venne eletto senatore per il PSI nel V collegio di Milano. Giornalista e scrittore, è autore di Si fa presto a dire fame, e Pensaci, uomo! Giuseppe Castellano, nato a Prato nel 1893. Generale di divisione, proveniente dall’arma di artiglieria. Frequentò i corsi dell’Accademia militare di Torino e la scuola di applicazione di artiglieria e genio. Durante la prima guerra mondiale fu decorato al valore, nel corso della seconda venne promosso da colonello a Generale. Vito Cavallini, nato a Portomaggiore (Ferrara) nel 1905. Si laureò in giurisprudenza nel 1927. Svolse le funzioni di giudice a Ferrara dal 1934. Nel luglio del 1943 si iscrisse al Partito socialista. Per la sua attività antifascista fu arrestato e detenuto nelle carceri di Ferrara dall’ottobre 1943. Rilasciato, fu di nuovo arrestato dalle SS nel settembre 1944. Nell’aprile 1945 divenne sindaco di Portomaggiore e vice presidente della deputazione provinciale di Ferrara, su designazione del CLN. Fondò e diresse L’Idea socialista, settimanale della Federazione di Ferrara del PSIUP fra il 1945 e il 1946. Si iscrisse al PSLI nel 1947. Pietro Crocioni, nato a Reggio Emilia il 18/8/1913, Laureato in giurisprudenza. Partecipò alla lotta di liberazione nel bolognese militando nelle file del Partito d’azione. Fu componente del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. Scioltosi il Partito d’azione passò al PSDI e poi al PSI. É consigliere ed assessore al Comune di Bologna. Mario Delle Piane, nato il 20/10/1914. Studente, arrivò abbastanza presto all’antifascismo. Militò prima nel movimento liberal-socialista e poi nel Partito d’azione. Dalla primavera del 1943 e fino alla caduta del fascismo fu in prigione a Bologna. Partecipò alla Resistenza. Si iscrisse al PSI. É autore di: Liberalismo ed antiparlamentarismo, Funzione storica dei Comitati di Liberazione nazionale, Gaetano Mosca: classe politica e liberalismo, Vecchio e nuovo nelle idee politiche di Pietro Dubois. Giuseppe Dozza, nato a Bologna il 29/11/1901. Di professione impiegato, aderì alla Federazione giovanile socialista nel 1915, passò al Partito comunista dalla sua fondazione. É stato membro del Comitato centrale del PCI dal 1931 al 1959. Segretario della FGCI dalla fine del 1923 al luglio 1927. Partecipò alla lotta partigiana dal settembre 1943, prima a Milano e poi a Bologna ove, con Ilio Barontini e Giuseppe Alberganti, formò il Triumvirato insurrezionale del PCI per la regione Emilia e Romagna. Fu eletto deputato all’Assemblea costituente. Fu sindaco di Bologna. Luigi Emery, nato a Bologna nel 1893. Si laureò in filosofia nel 1915. Prestò servizio militare fra il 1915 e il 1919 e fu congedato con il grado di capitano di complemento di fanteria. Collaborò a La voce e all’Unità di Gaetano Salvemini e poi alle riviste di Piero Gobetti, Energie Nuove, La Rivoluzione liberale, Il Baretti. Nel 1919 fu redattore del Resto del Carlino, e fra il 1920 e il 1926 corrispondente da Parigi dello stesso giornale nonchè del Lavoro di Genova, del Popolo e del Corriere della Sera. Fu corrispondente della Stampa da Berlino del 1926-27. Nel 1927 fu escluso dal giornalismo professionale italiano perchè rifiutò di iscriversi al sindacato fascista. Rimase a berlino fino al 1945, poi rientrò in Italia. É stato redattore del Giornale d’Italia di Torino fra il 1945-47, direttore del Giornale dell’Emilia a Bologna fra il 1947-48, corrispondente della RAI a Parigi e delegato della stessa Francia fra il 1950 e il 1960. Enzo Enriques Agnoletti, nato a Bologna il 17/5/1909. Studiò a Firenze e si laureò in legge con Piero Calamandrei di cui è stato assistente. Partecipò al movimento liberal-socialista e fu particolarmente attivo nella lotta antifascista a partire dal 1937. Scoppiata la guerra, mentre era alla direzione della casa editrice La Nuova Italia venne arrestato e condannato a cinque anni di confino. Liberato il 25/7/1943 partecipò attivamente alla resistenza a Firenze nella sua qualità di dirigente del Partito d’azione, sia CLN toscano, sia nella stampa clandestina, sia in azioni partigiane. In questo periodo gli vennero arrestate la madre e la sorella Anna Maria che fu poi fucilata dai tedeschi il 12/7/1944 (medaglia d’oro al valor militare). Dopo la liberazione partecipò alla fondazione della rivista Il Ponte diretta da Piero Calamandrei. É stato vicesindaco del comune di Firenze dal 1961. Francesco Fancello, nato a Oristano il 19/3/1884. Giornalista. Dopo la prima guerra mondiale fu con Emilio Lussu fra i fondatori del Partito sardo d’azione. Nel 1927 venne allontanato dal suo posto di capo ufficio degli Ospedali Riuniti di Roma per antifascismo. Aderì al grupppo milanese di Giustizia e Libertà, fu arrestato con altri esponenti del gruppo, per attività clandestina nel 1930, venne condannato dal Tribunale speciale a dieci anni di reclusione. Dopo aver scontato cinque anni di carcere fu confinato a Ponza. Nel 1938 fu nuovamente processato e trasferito al confino di Ventotene. Liberato nell’agosto 1943, partecipò alla Resistenza nelle file del Partito d’azione, in quel tempo diresse, assieme a Leone Ginzburg il foglio clandestino Italia libera. Ha scritto : Il diavolo tra i pastori, Il salto delle pecore matte. Aldo Garosci, nato a Meana di Susa (Torino) nel 1907. Laureato in legge, giornalista, dopo le leggi eccezionali promulgate dai fascisti, prese parte alle manifestazioni antifasciste all’Università di Torino. Nel 1930 con Andreis dette vita al gruppo torinese di Giustizia e Libertà e fu redattore del foglio clandestino Voci di officina. Sfuggito agli arresti espatriò a Parigi, lavorò con Carlo Rosselli. Accorse in Spagna contro i franchisti. Quando la Francia fu occupata dai nazisti riparò neli Stati Uniti. Rientrò in Italia per partecipare alla Resistenza. Dopo la liberazione diresse L’Italia socialista. Ha scritto: Vita di Carlo Rosselli, Storia della Francia moderna, 1870-1946, Storia dei fuoriusciti, Pensiero politico e storiografia moderna, Gli intellettuali e la guerra di Spagna, è insegnante di storia moderna all’Università di Torino, collabora a Il Mondo ed alla RAI. Verenin Grazia, nata a Rimini il 2/6/1898. Sindacalista anarchico, fece parte della segreteria milanese dell’Unione sindacale italiana. Dall’agosto 1917, partecipò alla guerra, congedato nel 1919 fu organizzatore del movimento cooperativo agricolo in Romagna. Fu poi direttore del Consorzio delle cooperative agricole e di consumo socialiste del circondario di Rimini, fino a quando, nell’ottobre 1922, il consorzio venne posto in liquidazione, Nel 1942 lavorò per la ricostruzione del partito socialista e nel 1943, insieme a Paolo Fabbri e Giuseppe Bentivogli organizzò agitazioni e scioperi tra i braccianti agricoli del bolognese. Dopo l’8 settembre 1943 fu tra gli organizzatori delle prime formazioni partigiane romagnole. Divenne poi vicecommissario del comando regionale volontari della libertà del comando unico militare Emilia-Romagna, e segretario del Comitato regionale di liberazione nazionale. Deputato della Costituente e quindi in successive legislature. É stato segretario generale della Lega nazionale delle cooperative. Ugo La Malfa, nato a Palermo il 16/5/1903. Direttore di Scienze applicate alla carriera diplomatica. Dal 1924 esplicò attività antifascista, partecipò al congresso della Unione nazionale, collaborò alla rivista antifascista Pietre, venne arrestato nel 1928. A Milano svolse attività clandestina contro la guerra d’Etiopia e contro la guerra intrapresa dal fascismo nel 1940. Fu uno dei fondatori del Partito d’azione. Nel 1943, onde evitare l’arresto, emigrò in Svizzera. Rientrò in Italia dopo la caduta di Mussolini. Fu tenace oppositore del governo Badoglio e propugnatore della costituzione nel primo governo Bonomi nel 1944. Nel 1946 passò al Partito repubblicano. Fu eletto deputato alla Costituente e poi in tutte le successive elezioni politiche. Fu ministro del governo Parri 1945, e nel primo e nel sesto e nel settimo governo De Gasperi. Dal marzo 1962 al maggio 1963 è stato ministro del bilancio nel governo di centro-sinistra, presieduto da Amintore Fanfani. Primo Levi, nato a Torino nel 1919. Dottore in chimica. Il 13/12/1943, a 24 anni, fu arrestato dalla milizia fascista, perchè ebreo. Agli inizi del 1944 (assieme col contingente d’ebrei italiani racchiusi nel campo di Fossoli), fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Finita la prigionia, il 27/1/1945 coll’arrivo dei soldati dell’Armata Rossa, iniziò il viaggio di ritorno in patria. Nel 1947, pubblicò un diario sulla vita nel campo nazista, dal titolo Se questo è un uomo. A Torino esercita la professione di chimico. Luigi Longo, nato a Fubine Monferrato (Alessandria) il 15/2/1900. Frequentato il terzo anno di ingegneria, venne chiamato alle armi a diciotto anni. Aderì al Partito socialista nel 1920, collaborò all’Avanti! e partecipò al movimento di occupazione delle fabbriche a Torino. Fu segretario della frazione comunista per il Piemonte, partecipò al congresso di fondazione del PCI. Organizzatore antifascista e direttore di Avanguardia, subì nel 1923 e nel 1924 due arresti scontando 10 mesi di carcere. Rappresentò i giovani comunisti nel Comitato esecutivo della Internazionale giovanile comunista col nome di Gallo. In Francia e in Svizzera, dal 1927 al 1932, organizzò un servizio speciale per gli espatri e per garantire il lavoro illegale antifascista in Italia. Dal 1933 al 1935 rappresentò il PCI nell’Internazionale comunista. A Bruxelles nel 1935, organizzò un congresso contro la guerra fascista d’Etiopia, Accorse in Spagna, ove divenne dirigente delle Brigate internazionali antifranchiste, combattè a Madrid e a Guadalajara, restò ferito. Nel 1939, rientrato in Francia, venne arrestato e internato nel campo di concentramento di Vernet, nel 1941 il governo fascista lo confinò a Ventotene per cinque anni. Liberato dopo il crollo fascista, divenne, dirigente della lotta partigiana a Roma.Al Nord, rappresentò il PCI nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. Divenne comandante generale delle brigate d’assalto Garibaldi e, assieme a Ferruccio Parri, dal novembre 1944 vicecomandante del Corpo volontari della libertà. Autore di: Un popolo alla macchia, Le Brigate internazionali in Spagna, Sulla via dell’insurrezione nazionale. Fu deputato alla Costituente e poi eletto in tutte le successive legislature. Diresse, fino al 1956 il settimanale Vie Nuove, dal 1963, assieme ad Alessandro Natta, dirige la rivista Critica marxista. Vicesegretario del PCI dalla Liberazione è stato eletto segretario generale dopo la morte di Palmiro Togliatti 1l 26/8/1964. Raimondo Luraghi, nato a Milano il 16/8/1921. Ufficiale nella seconda guerra mondiale, si schierò, sin dall’8 settembre 1943, nelle file della resistenza armata. Mutilato nella guerra contro i nazifascisti, è libero docente di storia contemporanea all’Università di Torino e ordinario di storia e filosofia al liceo scientifico G.Ferraris di Torino. É autore, tra l’altro, di una Storia del movimento operaio torinese durante la Resistenza. Cino Macrelli, nato a Sarsina (Forlì) il 21/1/1887. Fu ardente repubblicano fin dalla prima giovinezza. Nel 1910 si laureò in legge. Partecipò volontario alla guerra 1915-18 nel corso della quale fu ferito due volte. Nelle elezioni del 1921 fu eletto deputato per il Partito repubblicano e così pure nel 1924. Oppositore del fascismo, dopo il delitto Matteotti, fu aventiniano. Nel 1943 si portò a roma ove organizzò il PRI e lo rappresentò nel Comitato di liberazione nazionale. Fu eletto all’Assemblea costituente nel 1946, sindaco di Cesena per oltre un anno, fu nominato senatore nel 1948. É morto a Cesena il 25/8/1963. Valdo Magnani, nato a Reggio Emilia nel 1912, laureato in scienze economiche e commerciali e in filosofia all’Università di Bologna, Antifascista, aderì al PCI nel 1936, Ufficiale di complemento, l’8 settembre 1943 si trovava con truppe italiane in Jugoslavia. Passò ai partigiani, comandò un battaglione della XII brigata partigiana Erzegovese, fece parte del comando della divisione italiana partigiana Garibaldi che operò in Montenegro, Bosnia Erzegovina, Dalmazia, per meriti partigiani fu decorato medaglia di bronzo.. Nel 1945-46 fu segretario della Commissione nazionale riconoscimento partigiani italiani all’estero. Nel 1947 divenne segretario della Federazione del PCI di Reggio Emilia. Fu eletto deputato nel 1948 nelle liste del Fronte democratico popolare. Dimessosi dal PCI nel gennaio 1951 partecipò alla costituzione del Movimento lavoratori italiani. Con l’USI confluì nel PSI nel gennaio 1957. Nel 1961 dimessosi dal PSI rietrò nel PCI. Gioacchino Malavasi, nato a Concordia (Modena) il 6/12/1903. Si laureò in giurisprudenza presso l’Università cattolica del S.Cuore di Milano. Fu arrestato il 20/3/1933 per cospirazione antifascista e venne condannatp a 5 anni di reclusione. A Milano, per la DC firmò il Manifesto lanciato al paese il 26/7/1943 dai partiti antifascisti. Partecipò attivamente alla lotta di Liberazione. Dal 1945 al 1954 fu commissario straordinario dell’ENAL. Umberto Marzocchi, nato a Firenze il 10/10/1900. Militante sindacalista e anarchico dal 1917. Oppositore del fascismo sin dalle origini, organizzò gruppi di Arditi del popolo nelle provincie di La Spezia e di Massa Carrara. Partecipò alla difesa della città di Sarzana contro il tentativo di invasione fascista del giugno 1921. Ricercato dai fascisti riparò a Savona da dove, per sfuggire ad una cattura certa, espatriò in Francia nel 1922, per 23 anni restò in esilio. Partecipò a varie manifestazioni antifasciste internazionali e fu più volte arrestato ed espulso dai vari paesi d’Europa. Fece parte prima della colonna Francesco Ascaso comandata da Carlo Rosselli e Giuseppe Bifolchi,e, poi della 26° divisione spagnola sul fronte repubblicano di Aragon. Fece parte del maquis dell’Ariège delle forze francesi dell’interno e della Resistenza francese fino alla liberazione della Francia avvenuta il 20/8/1944. Mantenne dall’estero un contatto costante con il movimento anarchico italiano fino alla liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista. Lino Michelini, nato a Bologna il 29/12/1922. Partigiano nella VII brigata GAP Gianni di Bologna. Aderì al PCI nel gennaio del 1942, tramite l’organizzazione clandestiona presente nell’officina ove lavorava. Svolse attività clandestina contro la guerra e il fascismo in contatto con il gruppo comunista della zona S.Vitale-Mazzini di Bologna. Fu tra i primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna da cui sorse la leggendaria VII brigata GAP Gianni. Partecipò all’azione che portò alla liberazione di 240 detenuti politici antifascisti dal carcere di S.Giovanni in Monte di Bologna nell’agosto del 1944, rimanendo ferito alle gambe. Partecipò alla battaglia cittadina di Porta Lame, nel novembre 1944, colla responsabilità di commissario politico della base di Via del Macello e sostituito il comandante, caduto ferito, portò gli uomini più volte al contrattacco ed a spezzare il cerchio nemico. É decorato di medaglia d’argento al valor militare. Virgilio Neri, nato a Bologna il 25/12/1904. Durante il secondo conflitto mondiale fu tra i promotori, con Gronchi, Grilli, La Malfa, Parri, Veratti ed altri, del Comitato antifascista interpartitico che si trasformò poi in Comitato di liberazione nazionale. Nell’agosto 1943, assieme a Gronchi, lavorò per determinare le condizioni favorevoli all’attuazione di un piano di resistenza ai tedeschi da parte dell’esercito italiano al Brennero, piano che non fu adottato per le esitazioni dello stato maggiore. Dopo l’armistizio, si dedicò alla organizzazione dei collegamenti radio fra la Resistenza e gli alleati, e con Radio Zella, installata nella propria abitazione a Rivalta (Faenza) combinò vari lanci di armi da parte degli alleati alle brigate partigiane dislocate a ridosso della linea gotica. Nell’agosto 1944, i nazisti, lo arrestarono e trasferirono verso la Germania, a Colle Isarco riuscì a fuggire, gettandosi dal treno in corsa. Ora esercita la professione di notaio in Milano. Francesco Fausto Nitti, nato a Pisa il 2/9/1899. Pubblicista. Partecipò, volontario, alla prima guerra mondiale. Svolse attività antifascista fin dall’avvento del fascismo. Nella capitale organizzò una associazione clandestina fra studenti ed operai. Sul finire del 1926 fu assegnato al confino, a Lipari, da dove riuscì, assieme a Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, ad evadere. A Parigi concorse alla fondazione del movimento Giustizia e Libertà. Nel 1936 per combattere il franchismo si arruolò nell’Esercito spagnolo. Un anno dopo aderì al PSI. In Francia, sotto l’occupazione nazista, partecipò ai primi nuclei di maquis, indi militò nella Resistenza. Ha pubblicato: Le nostre prigioni e la nostra evasione, Il Maggiore è un rosso. Dirige il periodico dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, Patria indipendente. Luigi Orlandi, nato a Bologna il 1/10/1909. Tecnico modellatore, svolse attività politica fin dalla giovinezza nelle file del PCI. Nel 1931 dovette emigrare in Francia. Rietrato più volte in Italia per svolgervi attività clandestina fu arrestato il 29/1/1932 e condannato a 9 anni di carcere. Dopo il carcere proseguì la lotta antifascista in Italia, Partigiano, combattè col grado di Capitano della brigata Bolero, nella provincia di Bologna. Dopo il 25 aprile 1945 ebbe importanti responsabilità nelle organizzazioni comuniste di Bologna, di Frosinone, della Sardegna e del Piemonte. Fu membro del Comitato centrale del PCI fra il 1951 e il 1962. Il 28/4/1963, nel I collegio di Bologna, è stato eletto senatore per il PCI. Gian Carlo Pajetta, nato a Torino il 24/6/1911. Aderì alla FGC nel 1925, all’età di 14 anni. Nel 1927, mentre frequentava la II liceo, fu espulso per la durata di due anni da tutte le scuole del Regno, per aver svolto propaganda antifascista. Arrestato nello stesso anno fu condannato e scontò due anni di carcere. Divenuto uno dei dirigenti della FGC e passato al lavoro illegale, venne arrestato a Reggio Emilia nel febbraio del 1933 e condannato a 21 anni di carcere, fu liberato soltanto un mese dopo la caduta del governo di Mussolini. Durante la guerra di Liberazione fece parte del comando generale del corpo volontari della libertà e fu vicecomandante generale delle brigate d’assalto Garibaldi. Inviato a Roma, alla fine del 1944, con la missione Parri, firmò con il presidente Bonomi il documento del riconoscimento legale del Comitato liberazione Alta Italia e rimase nella capitale come rappresentante del CLNAI e del Comando generale del CVL. Membro della direzione del PCI, nel 1945 venne inviato a Milano come direttore dell’Unità e segretario regionale del partito in Lombardia. Successivamente, tornò a Roma alla direzione della stampa e propaganda e nella segreteria del PCI. Dirige la rivista Rinascita. Ferruccio Parri, nato a Pinerolo (Torino) il 19/1/1890. Laureato in lettere. Nella guerra 1915-18 fu ferito quattro volte ed ebbe una decorazione al valore. Nel dopoguerra fu dirigente dell’Opera nazionale combattenti e redattore, fino al 1922, del Corriere della Sera. Fu attivo antifascista intorno al gruppo del Caffè. Nel 1927 con Carlo Rosselli portò a termine l’espatrio clandestino di Filippo Turati. Fu arrestato e condannato a 10 mesi di carcere e inviato al confino. Dal confino di Lipari organizzò la fuga di Rosselli, Lussu e Fausto Nitti e perciò fu sottoposto a pesanti misure di rigore. Liberato agli inzi del 1930, tornò all’attività antifascista, fu nuovamente arrestato, condannato e confinato fino al 1934. Venne nuovamente arrestato e processato nel 1942. Fu tra i fondatori del Partito d’azione e, dopo l’8 settembre 1943, scelse di restare al Nord per dirigere la lotta partigiana sotto il nome leggendario di Maurizio. Dal novembre 1944, fu vicecomandante, assieme a Luigi Longo, del corpo volontari della libertà. Nel gennaio 1945 fu arrestato dalle SS naziste, portato a Verona per essere fucilato, dopo un fallito tentativo per liberarlo, ebbe salva la vita grazie ad uno scambio di prigionieri. Tornò alla lotta partigiane nella sua fase conclusiva e insurrezionale. Dal 21 giugno al 9 dicembre 1945 fu presidente del governo espresso sal CLN. Fu consultore nazionale e deputato alla Costituente. Divenne senatore di diritto nel 1948. Deputato del movimento di Unità popolare e nel 1958 deputato nelle liste del PSI. Nel 1963 è stato nominato senatore a vita. É presidente dell’Istituto storico della Resistenza e del Consiglio federativo nazionale della Resistenza. Carlo Ludovico Ragghianti, nato a Lucca il 18/3/1910. Laureato in lettere. Nel corso della lotta di Liberazione comandò le brigate Rosselli e la divisione Giustizia e libertà. Fu presidente del Comitato di liberazione nazionale per la regione toscana. Partecipò, in qualità di sottosegretario, al governo presieduto da Ferruccio Parri. Fu componente della Consulta nazionaled. É ordinario di storia dell’arte medievale e moderna nell’Università di Pisa e docente di estetica alla Scuola normale superiore della stessa città. Dirige le riviste Critica d’arte, Selearte e criterio. Nel 1954 diede alle stampe un’opera sulla Resistenza: Disegno della liberazione italiana. Giuseppe Rapelli, nato a Castelnuovo Don Bosco (Asti) il 21/10/1905. Militò nella Gioventù italiana di azione cattolica e nei sindacati ‘bianchi’, Segretario della Federazione impiegati e commessi, divenne, nel 1923, segretario dell’Unione del lavoro di Torino. Nel 1925 fece parte dell’esecutivo della Confederazione italiana dei lavoratori, con Grandi e Gronchi fu uno dei Triumviri dell’ultima resistenza dei sindacalisti cristiani contro i fascisti. In quei anni fondò e diresse Il Lavoratore. Nel 1926 entrò come operaio alla fabbrica di automobili Itala. Nel 1942 partecipò alla riorganizzazione del movimento sociale cristiano. Nel 1943 fu nominato commissario ai sindacati dell’industria di Torino. Partecipò alla lotta di resistenza come membro del CLN piemontese. Consultore nazionale nel 1945, fu poi eletto all’Assemblea costituente. Dopo la morte di Grandi venne eletto segretario generale della CGIL carica a cui rimase fino all’aprile 1947. Nel 1948 fu eletto deputato per la DC e così nel 1953 e 1958. Camilla Ravera, nata ad Acqui il 18/6/1889. Insegnante. Nel 1923 fu espulsa dalla scuola per attività antifascista. Iscritta fin dalla fondazione al PCI, collaborò all’Ordine Nuovo. Dal febbraio 1923 al 1927 lavorò negli uffici clandestini del PCI (con gli pseudomini di Silvia e poi Micheli) come dirigente politica, e diresse il periodico Compagna. Dal 1928 al maggio 1930 lavorò all’estero, a Mosca come rappresentante del PCI e poi a Parigi nel Centro estero del PCI. Nel luglio 1930 fu arrestata e condannata a 15 anni di reclusione, ne scontò cinque, per altri otto anni fu assegnata al confino in Basilicata, poi a Ponza, e infine a Ventotene, dove rimase fino alla caduta del fascismo. Dopo la liberazione fu dirigente della Federazione comunista di Torino, deputata al Parlamento dal ’48 al ’58 componente degli organi direttivi centrali del PCI e dirigente nazionale dell’UDI. Ha pubblicato La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento. Antonio Repaci, nato a Torino il 9/11/1910. Laureato in giurisprudenza, magistrato. Con Duccio Galimberti, nel 1941, scrisse il Progetto di costituzione europea e interna (reso pubblico nel 1946). Partecipò alla lotta partigiana. Dopo la Liberazione riprese l’attività di magistrato e si dedicò allo studio della storia del fascismo. Ha pubblicato: Fascismo vecchio e nuovo, in collaborazione con Claudio Pavone, Dio e popolo-Antologia del Risorgimento e della Reistenza, La marcia su Roma – Mito e realtà. Ernesto N. Rogers, nato a Trieste il 16/3/1909. Laureato in architettura nel 1932 alla facoltà di architettura presso il Politecnico di Milano, in questa medesima scuola universitaria insegna dal 1952. Ha tenuto corsi alle Università di Harvard, di California, Universidad Nacional de Tucuman (Argentina), Università di Losanna, Ginevra, ecc. Con Banfi (morto a Mauthausen), Belgioioso e Peressutti, tutti compagni di scuola, aprì nel 1934 lo studio (Studio architetti BBPR) che ha fatto lavori in tutti i campi dell’architettura, urbanistica, edilizia, disegno industriale, arredamento. Elide Ruggeri, nata a Marzabotto (Bologna) il 14/4/1925. Fu fucilata dai tedeschi nel corso degli eccidi perpetrati a Marzabotto tra la fine del settembre e gli inizi dell’ottobre 1944. Come racconta nella testimonianza qui pubblicata riuscì a scampare dalla morte. Attualmente vive a Bologna e fa la stiratrice. Carlo Salinari, nato a Montescaglioso (Matera) il 17/10/1919. Si laureò in letteratura italiana nel 1941. Dopo l’8 settembre 1943, partecipò alla lotta partigiana, nelle formazioni garibaldine, per l’attività fu decorato con due medaglie d’argento. Fu redattore responsabile della rivista Risorgimento. Ha pubblicato: La poesia lirica del duecento. La questione del realismo, Miti e coscienze del decadentismo italiano, Storia popolare della letteratura italiana. Dal 1962 è direttore del Contemporaneo (rivista da lui fondata con A. Trombadori e R. Bilenchi nel 1954). Mauro Scoccimarro, nato a Udine il 30/10/1895. Laureato in scienze economiche e giuridiche. Pubblicista. In Puglia, terra di origine dei suoi genitori, visse a contatto con i contadini e nel 1917 aderì al PSI. Ferito e decorato nella guerra 1915-18, congedato nel 1919, iniziò la sua attività nel Fiuli, prima come segretario della sezione socialista udinese, poi come segretario dell Federazione provinciale friulana, della quale diresse Il Lavoratore friulano. Nel 1921 passò al PCI, nel 1923, fu chiamato a far parte della segreteria nazionale. Tra il 1922 e il 1925 compì varie missioni all’estero. Nel 1924 e nel 1925 rappresentò il PCI nel Comitato esecutivo della III Internazionale. Il 5/11/1926 fu arrestato e condannato a 21 anni di reclusione. trascorse 4 anni e mezzo di segregazione cellulare e poi trasferito a Padova. Nel 1937 fu assegnato al confino da dove venne liberato nell’agosto 1943. Dopo l’8 settembre 1943, a Roma, come segretario del PCI, si dedicò all’organizzazione partigiana in collegamento con l’organizzazione comunistadel Nord Italia. Fu rappresentante del PCI nel Comitato di liberazione nazionale centrale. Ebbe il dicastero delle finanze nel governo Parri e nel I e II ministero De Gasperi. Fu deputato alla Costituente nel 1946 e senatore di diritto nel 1948. Ha pubblicato: Il secondo dopoguerra e Nuova democrazia. Alessandro Schiavi, nato a Cesenatico (Forlì) il 30/11/1872. Laureato in Legge, si iscrisse, nel 1894, al PSI. Nel dicembre 1896 divenne redattore dell’Avanti! e vi rimase fino al 1903. Diresse l’Ufficio del lavboro della società umanitaria in Milano fino al 1910 quando assunse, per concorso, la carica di direttore dell’Istituto case popolari di Milano dal quale fu estromesso dai fascisti nel 1924. Fondò la rivista La Casa. Durante il periodo fascista, tradusse e pubblicò opere di: Laski, De Madariaga, De Man, Dubreuil, e preparò il carteggio Turati-Kuliscioff. Ha pubblicato vari saggi nella collana editoriale Opere Nuove ed ha curato vari volumi di scritti sul socialismo internazionale. Giulio Supino, nato a Firenze l’8/10/1898. A Bologna compì gli studi secondari e universitari. Combattente della prima guerra mondiale, ebbe due croci al valore. Ingegnere e dottore in matematica, nel 1934, ebbe, nella facoltà di ingegneria, la cattedra di costruzioni idrauliche, che tenne fino al 1938 quando fu dimesso per le leggi razziali. Ha preso parte alla lotta di Liberazione col Partito d’azione. Ha insegnato scienza delle costruzioni nella Università segreta di Roma (diretta da Guido Castelnuovo). Dal 1957 è iscritto al PSI. Alberto Tarchiani, nato a Roma il 1/11/1885. Giornalista. Redattore capo del Corriere della Sera dal 1919 al 1925. Emigrò in Francia all’atto dell’esproprio di quel giornale per azione fascista e vi rimase, sempre avversando Mussolini e il regime nel modo più deciso, fino all’invasione germanica del 1940. Con Carlo Rosselli ed Emilio Lussu fondò a Parigi nel 1929 Giustizia e Libertà. Organizzò poi (1940-43) negli Stati Uniti la Mazzini Society. Fu ministro dei lavori pubblici nel governo di Salerno nel 1944. Resse l’ambasciata italiana a Washington dal 1945 al 1955. Ha pubblicato: Il mio diario di Anzio, America-Italia. Dieci anni tra Roma e Washington. Palmiro Togliatti, nato a Genova il 26/3/1893. Laureato in Giurisprudenza. Già cronista dell’Avanti!, con Gramsci e Terracini nel 1919 fondò Ordine Nuovo, di cui divenne poi capo redattore, e partecipò al movimento torinese dei Consigli di fabbrica, Nel 1922, a Roma, fu redattore capo del Comunista, nel febbraio 1924, dette vita al quotidiano, voluto da Gramsci, l’Unità. Eletto nel CC del PCI nel 1923 e nell’esecutivo nel 1924 per la sua attività fu più volte arrestato. Organizzò il III Congresso del PCI (svoltosi a Lione nel gennaio 1926). Divenne allora leader dei comunisti italiani. Nel 1931 organizzò a Colonia il IV Congresso del PCI. Fece parte della segreteria dell’Internazionale comunista dal 1935 all’epoca in cui fu sciolta 1943. Nel corso della guerra di Spagna fra il 1937 e il 1939 fu rappresentante dell’Internazionale presso il Partito comunista spagnolo. Durante il secondo conflitto mondiale, da radio Mosca, incitò gli italiani alla lotta contro il fascismo sotto il nome di Mario Correnti. Dall’estero rientrò nel marzo 1944. Nel 1945, al V Congresso del partito, fu confermato segretario generale del PCI. Fu vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Bonomi e ministro della giustizia nei governi Parri e De Gasperi del 1945 e 1946, É stato consultore nazionale. Fu deputato alla Costituente ed è stato rieletto alla Camera in tutte le legislature successive. Nel 1944 fondò la rivista Rinascia. Una raccolta di vari saggi storici è stata pubblicata nel 1963 sotto il titolo Momenti della storia d’Italia. Tra le numerose opere di carattere politico sono: Discorsi agli italiani, Per la salvezza del nostro paese, Gramsci, L’opera di De Gasperi, Il PCI, La formazione del gruppo dirigente del PCI nel 1923-1924, Problemi del movimento operaio internazionale (1956-1961). É morto a Yalta (URSS) il 21/8/1964, Nello Traquandi, nato a Firenze l’11/10/1898. Ferroviere. Partecipò alla prima guerra mondiale, rimanendo ferito in combattimento. Dal 1912 al 1925 fu nel partito repubblicano. Dopo il delitto Matteotti fu segretario del Comitato delle opposizioni di Firenze. Fece parte del gruppo del Non Mollare clandestino e quindi fu membro del Comitato nazionale di Giustizia e Libertà. Nell’ottobre 1930 fu arrestato con Parri, Ernesto Rossi, Bauer, Calace, Fancello, Ceva ed altri. Venne condannato a sette anni di reclusione. Liberato nell’agosto del 1943, dopo aver complessivamente scontato quasi tredici anni di carcere e confino, tornò a Firenze dove riprese l’attività antifascista. Membro del Comitato esecutivo del Partito d’azione prese parte alla lotta partigiana. I nazifascisti non riuscendo ad arrestarlo, rapirono ed uccisero il fratello Fernando il 1/5/1944. Romolo Trauzzi, nato a Bologna il 6/9/1895. Ancora studente, partecipò al primo conflitto mondiale, fatto prigioniero tentò la fuga, ripreso, fu inviato in campo di punizione a Comarom. Nel dopoguerra si laureò in giurisprudenza. Insegnò materie giuridiche. Dopo l’8/9/1943 partecipò alla lotta di Liberazione, fece parte del Comando unico militare Emilia-Romagna e del Comitato di liberazione regionale, per la sua attività venne condannato a morte in contumacia dai nazifascisti. Alla liberazione di Bologna fu designato alla responsabilità di questore politico. Ettore Trombetti, nato a S.Maria Capua a Vetere (Caserta) il 13/8/1895. Militò nel Partito repubblicano fin dalla giovinezza. Partecipò alla prima guerra mondiale, fu ferito ed ebbe una medaglia d’argento. Durante il ventennio fascista ebbe molteplici contatti con antifascisti all’interno ed all’estero. Dal 1945 al 1952, per nomina del CLN fu presidente della deputazione provinciale. Scioltosi il Partito d’azione passò al PSDI. Ha pubblicato: Il ventennio fascista, col titolo ’22-’43, sotto lo pseudonimo Alberto Favonio e Ritorno alla libertà. Lionello Venturi, nato a Modena il 25/4/1885. Conseguì la laurea nel 1907. Fu ispettore delle belle arti ad Urbino, poi divenne insegnante universitario a Torino. Si arruolò volontario nella guerra 1915-18. Finita la guerra ampliò i suoi interessi di storico dell’arte. Nel 1932 rifiutò il giuramento di fedeltà imposto dal regime fascista, lasciò la cattedra ed emigrò in Francia. Dal 1932 al 1939 in Francia, e poi dal 1939 al 1944 negli Stati Uniti, svolse sempre attività antifascista.Tornato in patria nel 1945 fu chiamato a succedere al padre, Adolfo, nella cattedra romana che resse per un decennio. Sue opere principali: Giorgione e il giorgionismo, Critica ed arte di Leonardo da Vinci e Il gusto dei primitivi, Cézanne, Archives de l’impressionisme, Storia della critica d’arte, Saggi di critica, e arte moderna, Pittori italiani d’oggi. É morto a Roma nel 1961. Ernesto Venzi, nato a Bologna il 9/10/1908. Artigiano marmista, agli inizi del 1930 aderì alla Federazione giovanile comunista. In occasione di una manifestazione clandestina, il 7/11/1930, venne arrestato e poi condannato a 9 anni di carcere. Nell’ottobre 1943 lavorò alla costituzione dei primi nuclei armati di partigiani nel bolognese e nella Valle del Vajont. Iniziatore, con pochi altri della 36° brigata Garibaldi Bianconcini, quando la brigata affrontò i grandi combattimenti dell’estate 1944, ne fu il vicecomandante. Roberto Vighi, nato a Monaco di Baviera il 7/5/1891. Si laureò nel 1916 in giurisprudenza. Nel 1921-22 fu più volte aggredito dai fascisti – a Porretta, a Imola a Vergato – reo di aver difeso i contadini denunciati per l’applicazione dei Patti conseguiti nel corso delle lotte del dopoguerra. Difese i famigliari di Anteo Zamboni accusati di complotto nell’attentato a Mussolini dell’ottobre del 1926. Nel 1939 fu arrestato e proposto per il confino perchè alla corte d’appello di Bologna commemorò l’avv. Eugenio Jacchia (padre della futura medaglia d’oro della Resistenza Mario). Durante la lotta partigiana fu componente del Comitato di liberazione nazionale della provincia di Bologna, per esso elaborò un progetto di legge sul ‘Maltolto’ per ridare ai lavoratori ciò che era stato a loro strappato con la violenza da parte dei fascisti nel corso degli anni fra il 1921-1926. É presidente dell’Amministrazione provinciale di Bologna (dal 1951) e presidente del Consiglio federativo della Resistenza nella stessa provincia.”,”ITAD-007-FL” “ARBORIO-MELLA Federico A.”,”Il Messico. Storia, civiltà, cultura dell’America centrale.”,”ARBORIO-MELLA Federico A. nato a Vercelli nel 1920 e morto a Milano nel 1985 è stato titolare di uno dei più importanti studi di ricerche iconografiche, specializzato in fotografie di carattere storico-artistico.”,”AMLx-165″ “ARBORIO-MELLA Federico A.”,”Gli Arabi e l’Islam. Storia, civiltà e cultura.”,”Federico A. Arborio Mella (1920-1985) per Mursia ha pubblicato ‘L’Egitto dei faraoni’, ‘Dai Sumeri a Babele’, ‘La Mesopotamia’ e ‘L’Impero Persiano. Da Ciro il Grande alla conquista araba’.”,”VIOx-006-FSD” “ARCANGELI Stefano”,”Errico Malatesta e il comunismo anarchico italiano.”,”MALATESTA è con CAFIERO e KROPOTKIN fautre del “”comunismo libertario”” in avversione al “”collettivismo””. Nella prima parte degli anni 1880 è in polemica con COSTA e la scelta del socialismo parlamentare. La stessa polemica si ripeterà con l’altro compagno di lavoro e di lotta: MERLINO. Contro l’uso del parlamento e ugualmente contro ogni forma di terrorismo e di individualismo, conservando la fiducia nella sommossa, M. porta avanti con equilibrio il comunismo anarchico e la posizione “”volontarista””. Fedele all’ internazionalismo proletario, polemizza con lo stesso KROPOTKIN e con ogni interventismo nella 1° GM. Tra il 1919 e il 1922 è l’ apogeo del lavoro di MALATESTA, l’ uso anarchico del sindacato, l’ occupazione delle terre e delle fabbriche.”,”ANAx-089″ “ARCARI Paola Maria”,”Socialismo e democrazia nel Pensiero di Vilfredo Pareto.”,”””Fortunatamente, la dottrina positivista viene a mettere ordine in ciò; essa conduce “”alla separazione normale delle potenze sociali”” (I, p. 149). Augusto Comte aveva consapevolezza che, scrivendo queste parole: “”La ragione pubblica condannerà ormai come perturbatore e insieme retrivo, ogni dottore che pretenderà di comandare e ogni governante che vorrà insegnare””, egli non faceva che applicare il principio posta da Platone, secondo il quale ciascuno deve occuparsi della sua specialità, senza ingerirsi in quella di altri.”” (pag 80) Comunismo spartano (pag 55)”,”TEOS-150″ “ARCARI Paolo”,”Manzoni.”,”””Ecco, (Napoleone, ndr) era rientrato trionfante in Parigi. Ecco, muoveva contro il nemico. Ecco, il 16 giugno 1815 lo vinceva a Ligny. Indicibili attese di quel giugno! Ma una funesta mattina, subito dopo il 18 della battaglia di Waterloo, essendo entrato in una bottega di libraio, ci venne un tale che disse: “”Oggi c’è una novità grossa: tutto l’esercito dell’imperatore è stato disfatto””. “”L’impressione che ho ricevuto – è il Manzoni che parla e che di quella triste mattina aveva, dopo più che mezzo secolo, un ricordo non solo vivido ma acerbo – da questa notizia fu tale, che mi si rinnovò quel mio male di nervi che mi era cominciato … a Parigi cinque anni prima (aprile 1810), quando mi trovai con mia moglie chiuso entro una folla, ad una festa pubblica, fatta per il matrimonio di Napoleone”” (pag 31)”,”ITAB-315″ “ARCELLI Mario”,”L’ economia monetaria e la politica monetaria della Unione Europea.”,” —————————- Autore ———————————— Mario Arcelli è professore ordinario di Economia monetaria e rettore della Luiss – Guido Carli dal 1992. E’ socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei ed è stato vice-presidente della Società Italiana degli Economisti (SIE). Nato a Milano nel 1935 si è laureato con lode alla Bocconi nel 1957 ed è diventato docente di Politica Economica e Finanziaria nel 1964. E’ stato primo ternato del concorso per la cattedra di Politica Economica e Finanziaria del 1967. Nel 1973 ha ha trascorso un periodo di ricerca come Visiting Scholar presso il Massachussetts Institute of Teechnology (MIT). E’ stato direttore dell’ Istituto di Scienze Economiche dell’ Università di Trieste e successivamente dell’omonimo Istituto della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Padova. Ordinario di Economia Politica a La Sapienza (Roma) dal 1974, ha diretto l’ Istituto di Economia della Facoltà di Economia e Commercio dal 1977 al 1980. Dal 1981 al 1989 ha ricoperto la cattedra di Economia Monetaria e Creditizia presso la medesima Facoltà.”,”E2-EU-001″ “ARCELLI Mario a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Antonio Maria FUSCO Antonio MARZANO Mariano D’ANTONIO Giorgio BASEVI e Paolo ONOFRI, Mario ARCELLI e Stefano MICOSSI Giuseppe DE-RITA Maurizio DI-PALMA e Margherita CARLUCCI”,”Storia, economia e società in Italia, 1947-1997.”,”Mario Arcelli, rettore della Luiss Guido Carli dal luglio 1992 e professore ordinario di Teoria e politica monetaria presso la stessa università (al 1997) I due shock petroliferi (1973-76, 1979) (pag 226-245) Il divorzio tra Tesoro e Bankitalia (pag 247)”,”ITAE-432″ “ARCHAMBAULT Paul”,”Stuart Mill. Choix de Textes et Etude du Système philosophique.”,”ARCHAMBAULT Paul Contro il paternalismo delle classi ‘superiori’ c’è un processo di indipendenza e di difesa degli interessi autonomi dei lavoratori “”L’état des travailleurs, considéré au point de vue de la morale et de la société, a été dans ces derniers temps l’objet de beaucoup plus d’études et de discussions que dans les temps antérieurs; et l’opinion que cet état n’est pas ce qu’il doit être est devenue générale. Les projets qui ont été proposés, les discussions auxquelles ils ont donné lieu, sur des détails plutôt que sur le fond même de la question, ont mis en lumiére l’existence de deux théories opposées sur la position qu’il conviendrait de faire aux travailleurs. L’une peut être appelée théorie de dépendance et de protection, et l’autre théorie de l’indépendance. D’aprés la première de ces théories, le sort des pauvres et tout ce qui les touche comme classe devrait être réglé dans leur intérêt, mais non par eux-mêmes, à donner à leurs réflexions et à leur prévoyance une autorité dans le règlement de leur destinée. On suppose que le devoir des classes supérieurs est de penser pour eux et de prendre la responsabilité de leur sort, comme le général et les officiers d’une armée sont responsables du sort des soldats qui la composent. (…) Le riche serait un e sorte de père pour les pauvre (…). Quant aux ouvriers, on peut affirmer avec certitude, au moins lorsqu’il s’agit des pays les plus avancés de l’Europe, qu’ils ne seront plus soumis désormais au régime patriarcal ou paternel. Cette question a été décidée lorsque les travailleurs ont appris à lire et ont eu la faculté de lire des journaux et des brochures politiques; lorsqu’on a permis à des prédicateurs dissidents d’aller parmi eux et de faire appel à leurs facultés et à leurs sentiments contre la religion professée et soutenue par leurs supérieurs; lorsqu’on les a réunis en grand nombre pour travailler ensemble sous le même toit; lorsque les chemins de fer leur ont permis d’aller d’un lieu à l’autre, et de changer de patron aussi facilement que d’habit; lorsque surtout on a cherché, en étendant les franchises électorales, à leur faire prendre part au gouvernement. Les classes laborieuses se sont chargées elles-même de leurs intérêts, et témoignent constamment qu’elles considèrent les intérêts de ceux qui les emploient, non come identiques, mais comme opposées aux leurs”” (pag 158 – 162) Mill, John Stuart. – Filosofo ed economista (Londra 1806 – Avignone 1873). Figlio primogenito di James, che ne curò personalmente l’educazione, fu introdotto dal padre, in giovane età, nell’ambiente dei filosofi radicali. Frequentò specialmente J. Bentham e studiò gli scritti di A. Smith e D. Ricardo. All’età di diciassette anni si impiegò nella Compagnia delle Indie Orientali (1823). Dal 1826 al 1828 attraversò una crisi spirituale che, come spiega nella sua Autobiography (1873), lo avvicinò alla cultura romantica e lo spinse a rifiutare alcune semplificazioni intellettualistiche rintracciabili nell’ambiente culturale in cui si era formato. Abbandonò la Compagnia delle Indie nel 1858; nello stesso anno, mortagli la moglie, si trasferì in una villa presso Avignone, dove abitò poi spesso anche se impegnato nell’attività politica come membro della camera dei Comuni (1866-68). La sua vasta produzione copre i campi della logica, dell’etica e della teoria politica ed economica. La posizione logica e metodologica di M. (svolta in A system of logic ratiocinative and inductive, 2 voll., 1843) si colloca in una prospettiva empiristica, che ha recepito la critica di D. Hume, e intende proporre una logica induttiva in cui ogni proposizione trovi il suo fondamento nell’esperienza del soggetto conoscente e nell’attività di associazione che questi è capace di compiere. Le leggi generali e gli stessi assiomi sono assolutizzazioni di dati dell’esperienza. Il carattere induttivo della logica di M. comporta la possibilità di organizzare in serie continua e complessa le esperienze, partendo dal presupposto dell’uniformità e costanza della natura. Anche le verità e gli assiomi della matematica sono casi di constatazione estremamente uniforme e trovano origine nell’esperienza (esterna o psicologica). Ai problemi gnoseologici M. dedicò An ex amination of Sir William Hamilton’s philos ophy (1865): la materia è per M. una possibilità permanente di sensazioni; il concetto di un oggetto esistente fuori di noi non viene perciò formulato in termini di sensazioni effettive (mutevoli, intermittenti e personali) ma di sensazioni possibili (stabili, permanenti e pubbliche) che verrebbero esperite qualora si realizzassero talune condizioni. In M. troviamo un contributo originale all’etica utilitaristica: là dove J. Bentham considerava come unico criterio di valutazione morale delle azioni la differente quantità di piacere prodotto, M. afferma la validità di una differenziazione anche di tipo qualitativo. Egli ripropone invece come unico fondamento della morale la “”regola aurea”” dell’utilitarismo, che fa coincidere il bene con la massima felicità del maggior numero di persone (Utilitarianism, 1863). In politica M. insistette sull’opportunità di un’applicazione radicale dei principî della libertà (Essay on liberty, 1859), su di un’organizzazione del potere politico che collegasse le esigenze locali e quelle nazionali, non perdendo mai di vista i diritti individuali (Thoughts on parliamentary reform, 1859; Considerations on representative government, 1863), difendendo inoltre il parlamentarismo e la democrazia come la migliore forma di governo, l’unica capace di tutelare l’interesse dell’individuo e di permetterne la libera espressione. Il sistema della proprietà privata andava comunque, secondo M., corretto per rendere possibile una minore sperequazione sociale (di qui la simpatia con cui guardò al movimento socialista e alle rivendicazioni sociali del suo paese e del suo tempo). Si batté inoltre per l’estensione alle donne del voto e dei diritti politici (The subjection of women, 1869). In economia M. auspicò un liberismo temperato che conciliasse il principio della proprietà e della libera produzione con una certa giustizia distributiva, concependo come fenomeni naturali, retti da leggi immutabili, i fenomeni della produzione e come processi storici, soggetti quindi a mutamento in seguito all’intervento umano, quelli della distribuzione. Mentre i cinque Essays on some unsettled questions in political economy (scritti nel 1827-30, ma pubblicati nel 1844) – tra cui particolarmente significativo quello sulla legge dello scambio internazionale – sono di netta ispirazione ricardiana, i Principles of political economy (2 voll., 1848), specie nelle successive edizioni (7a ed. 1871), risentono anche dell’influenza di J. B. Say, W. N. Senior, R. Malthus, J. Rae e soprattutto del socialismo francese (C.-H. Saint-Simon, Ch. Fourier, P.-J. Proudhon, ecc.). Opera di grande chiarezza e di vasto disegno, che compone in sistema i risultati dell’economia classica, mettendo in rilievo la connessione generale dei fenomeni sociali, e che combina l’analisi di scienza pura con l’indagine sui fatti concreti, i Principles hanno esercitato un’enorme influenza sul pensiero economico. Altre opere: Auguste Comte and positiv ism (1865); England and Ireland (1868); Chapters and speeches on the Irish land ques tion (1870); Three essays on religion: the nature, the utility of religion and theism (post., 1874). In Dissertations and discussions (3 voll., 1859-67) sono compresi gli scritti minori. (Treccani)”,”FILx-478″ “ARCHAMBAULT Bennett”,”The Origins, Growth and Development of Stewart-Warner Corporation.”,”Fondo Palumberi Bennett Archambault, Chairman e presidente della Stewart-Warner Corporation di Chicago.”,”ECOG-055″ “ARCHER Jules”,”Strikes bombs and bullets. Big Bill Haywood and the IWW.”,”J. ARCHER (New York 1915-) è autore di molti libri e di un migliaio di articoli di vario tipo. Sugli infortuni sul lavoro: “”In gennaio, 1912, una grande esplosione in miniera a Bryceville, Tennessee, uccide 207 minatori. Indirizzandosi ai lavoratori di New York City, Haywood deplora ogni “”omicidio con la connivenza o la negligenza deliberata della classe capitalistica, che considera la vita umana più a buon prezzo dei dispositivi di sicurezza””. Egli sostiene che 35 mila operai muoiono ogni anno in incidenti industriali a causa di condizioni di lavoro pericoloso””. (pag 110) Sulla questione etnica: “”La guida magnetica di Haywood serviva anche come legame che univa gli scioperanti di diversa provenienza etnica. Egli insisteva che i delegati delle varie nazionalità si ponessero al suo fianco sul palco durante le assemblee di sciopero, e gli incoraggiava a intervenire in un inglese sgrammaticato. Ripetendo le loro parole e un po’ correggendole, egli voleva amplificare il loro messaggio in sala””. (pag 112)”,”MUSx-154″ “ARCHER Margaret S.”,”Realist social theory: the morphogenetic approach.”,”Margaret S. Archer is Professor of Sociology at the University of Warwick. From 1986 to 1990, she was President of the International Sociological Association, and was the first woman to be elected to this position. She is the only British member of the newly founded Pontifical Academy of Social Sciences.”,”TEOS-125-FL” “ARCHER Margaret S.”,”Structure, Agency and the Internal Conversation.”,”Margaret S. Archer is Professor of Sociology at the University of Warwick. An internationally respected social theorist, she was the first woman to become President of the international Sociological Association and is a former editor of current Sociology.”,”TEOS-131-FL” “ARCHIBUGI Franco”,”L’economia associativa. Sguardi oltre il Welfare State e nel post-capitalismo.”,”Franco Archibugi, professore ordinario all’Università di Napoli e professore stabile alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Roma, presidente del Planning Studies Centre, è stato consulente di organismi internazionali (Unuted Nations University, Undp, Un-Ece, Oecd, Commissione europea) e di numerosi ministeri ed Enti pubblici italiani. Tra le sue opere ricordiamo: Principi di pianificazione regionale, Eco-sistemi urbani in Italia, The ecological City and the City Effect. Che futuro aspetta il Welfare State, messo oggi profondamente in crisi dalla sua complessità organizzativa e dalle pressioni multiple che la domanda politica esercita sulle finanze e sui pubblici bilanci? Secondo Franco Archibugi la sopravvivenza di questo sistema sociale è legata a un processo di pianificazione strategica. Dopo un’attenta analisi dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni nelle preferenze di consumo, nei modi di produzione, nel mercato del lavoro e nel ruolo dello Stato dei paesi avanzati, l’autore individua l’esito auspicabile di un simile processo in una nuova forma di produzione, l’economia associativa.”,”TEOS-020-FL” “ARCHIVI DI STATO”,”Gli archivi degli istituti e delle aziende di credito e le fonti d’archivio per la storia delle banche.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Roma tra il 14 e il 17 novembre 1989.”,”E1-BAIT-007″ “ARCINIEGAS Germán”,”Il mare d’oro.”,”Germán Arciniegas è nato a Bogotà nel 1900 e ha svolto per lunghi anni attività diplomatica. Di tendenze democratiche ha mostrato predilezione per il saggio storico. Ha vissuto a Parigi”,”AMLx-167″ “ARDANT Gabriel”,”Storia della finanza mondiale.”,”ARDANT Gabriel “”La Gran Bretagna aveva ripristinato l’imposta sul reddito nel 1842. Ma l”income tax’ del XIX secolo colpiva separatamente i diversi tipi di reddito senza cercare di sommarli per conoscere il reddito globale di ciascun contribuente. In altre parole, era impossibile introdurre una vera tassazione progressiva. Essa avrebbe colpito pesantemente i contribuenti i cui redditi avevano una sola origine, in rapporto a quelli che beneficiavano, insieme, di redditi fondiari, mobiliari e industriali. (…) Bisogna aggiungere che, fatta eccezione per gli anni 1854-1856, le tariffe furono contenute, per tutto il XIX secolo, entro limiti che oscillavano dallo 0.83 al 3.33 per cento. Se si tiene conto dell’importanza dei diritti percepiti in Gran Bretagna sul tè, la birra, l’alcol e il tabacco, si può dire che il sistema inglese del XIX secolo sia in fondo stato, per quanto concerne princípi e caratteri, simile al sistema francese.”” (pag 241-242)”,”ECOI-310″ “ARDANT Gabriel”,”Storia della finanza.”,”Gabriel Ardant ha scritto un libro che va “”dall’antichità ai nostri giorni””.”,”ECOI-160-FL” “ARDAU Giuseppe”,”Giuseppe Mazzini. Apostolo d’italianità.”,”ARDAU Giuseppe Mazzini contro l’internazionalismo e contro il socialismo (pag 419)”,”BIOx-324″ “ARDENTI Piero”,”Partito ed apparato: contributo ad una discussione.”,”””Il problema dell’organizzazione ed il problema, riflesso, dei funzionari sono stati ampiamente sviscerati e non servirebbe agli scopi della nostra analisi odierna, soffermarsi sulle diverse polemiche, sulle situazioni politiche in cui esse si collocavano: basterà qui ricordare, a grandi linee, come l’organizzazione di un partito operaio rispecchiando in nuce l’organizzazione dello Stato socialista, la discussione [sull’organizzazione] avesse sempre un grande valore teorico per i marxisti. Non per caso Lenin dedica ad essa la sua attenzione, giudicando la polemica di Kautsky con Pannekoek, e polemizzando egli stesso con Kautsky (in ciò ampiamente riferendosi alle note osservazioni di Marx ed Engels sulla Comune). E, giacché ci siamo, varrà ricordare come in questa occasione Lenin, partendo dalla premessa che «la rivoluzione non deve consistere nel fatto che la nuova classe comandi o governi per mezzo della ‘vecchia’ macchina dello Stato, ma che, dopo averla spezzata, comandi e governi per mezzo di una macchina ‘nuova’» (1), passi a confutare le posizioni kautskiane fornendo alcune indicazioni che possiamo rileggere attentamente. «Non facciamo a meno dei funzionari ‘in regime capitalistico, sotto il dominio della borghesia’. Il proletariato è oppresso e le masse lavoratrici sono asservite dal capitalismo. In regime capitalistico, la democrazia è ristretta, compressa, monca, mutilata da tutto l’ambiente creato dalla schiavitù del salario, dalla povertà e dalla miseria delle masse. Per questa ragione – ed è questa la sola – nelle nostre organizzazioni politiche e sindacali i funzionari sono corrotti (o, più esattamente hanno tendenza ad esserlo) dall’ambiente capitalistico e manifestano l’inclinazione a trasformarsi in burocrati, cioè in persone privilegiate, staccate dalle masse e poste al di sopra di esse. Qui è l’essenza del burocratismo e fino a quando i capitalisti non saranno stati espropriati, fino a quando la borghesia non sarà stata rovesciata, una certa burocratizzazione degli stessi funzionari del proletariato è inevitabile. Secondo Kautsky risulta quindi che, poiché vi saranno impiegati eletti, vuol dire che anche in regime socialista ci saranno dei funzionari, ci sarà la burocrazia! Ma è precisamente ciò che è falso. Servendosi appunto dell’esempio della Comune, Marx dimostrò che i detentori di funzioni pubbliche cessano, in regime socialista, di essere dei «burocrati», dei «funzionari» man mano che, oltre alla eleggibilità, se ne stabilisce la revocabilità in ogni momento, man mano che inoltre si riduce il loro stipendio al salario medio di un operaio e ‘per di più’ si sostituiscono le istituzioni parlamentari con istituzioni di «lavoro, cioè legislative ed esecutive nello stesso tempo» (2). Il lettore ci perdonerà questa citazione che riteniamo estremamente significativa nell’economia di questo nostro «contributo» odierno, anche perché essa serve a superare certe precedenti polemiche (Bernstein e la democrazia «primitiva» contrapposta al «democraticismo dottrinario») che vanno, comunque, a nostro avviso, collocate pure esattamente nell’ambiente e nel momento storico in cui ebbero a verificarsi, se si voglia evitare il pericolo di una rigidità di posizioni che mal si concilia con il marxismo. Pertanto giusto ci sembra sottolineare come la medesima concezione leninista del partito vada inquadrata nelle esigenze del periodo storico (in questo senso possiamo anche accettare la validità delle repliche leniniste alla Luxemburg, ma non certo possiamo sostenere una identità tra i «rivoluzionari di professione» di Lenin ed i burocrati di Stalin) e non abbia ad essere indiscriminatamente intesa valida per chiunque e per dovunque (3)”” [Piero Ardenti, ‘Partito ed apparato: contributo ad una discussione’, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 8 agosto 1958] [(1) Lenin, ‘La polemica di Kautsky con Pannekoek’ in ‘Stato e Rivoluzione; (2) Lenin, op. cit.; (3) Per quanto riguarda la polemica Lenin-Luxemburg sembra a me che si possano condividere i punti-base del giudizio espresso dal Lúkacs nel suo saggio “”Osservazioni critiche sulla ‘Critica della Rivoluzione’ di Rosa Luxemburg””] (pag 600-601) (inserire in Cas3)”,”PARx-044″ “ARDENTI Piero BOBA Silvia AMADUZZI Ruggero; scritti di Michele LANZETTA, Alfonso FAILLA, Enrico GUARNIERI, Pio BALDELLI, Franco PEDONE, Ugo FEDELI, Ugo RISTORI, Gianna PIRELLI-BIGI, Giovanna BERNERI, Eclettico COLONO, Nevio ROSSO, Antonio COSTA, Emilio FACCIOLI, Pasqualino MARCHESE, Michele VAUDANO”,”Almanacco socialista 1962″,”Contiene scritti di Michele LANZETTA, Alfonso FAILLA, Enrico GUARNIERI, Pio BALDELLI, Franco PEDONE, Ugo FEDELI, Ugo RISTORI, Gianna PIRELLI-BIGI, Giovanna BERNERI, Eclettico COLONO, Nevio ROSSO, Antonio COSTA, Emilio FACCIOLI, Pasqualino MARCHESE, Michele VAUDANO Tra l’altro l’articolo di Ugo Fedeli: ‘Il movimento operaio anarchico in Italia nel secondo dopoguerra’ (pag 472-492)”,”MITS-002-FER” “ARDIGO’ Achille a cura; contributi di A. ARDIGO’ Enrico COSTA Franco CRESPI Nadio DELAI Massimo DE-SANCTIS Pierpaolo DONATI Paolo GUIDICINI Gerardo RAGONE Alberto TAROZZI”,”Classi sociali e strati nel mutamento culturale.”,”Contributi di A. ARDIGO’ E. COSTA F. CRESPI N. DELAI M. DE-SANCTIS P.P. DONATI P. GUIDICINI G. RAGONE A. TAROZZI “”Marx stesso dice che «la proprietà fondiaria non ha nulla a che vedere con l’effettivo processo di produzione» (54). Perchè allora la rendita fondiaria (anzitutto la rendita assoluta) non può essere assimilata ad una sorta di interesse? Per due ragioni. Perché attraverso la privata proprietà fondiaria la società capitalisica ha rapporti con la natura, con la terra che è limitata, specie con il crescere della popolazione. Ma soprattutto perchè ‘i proprietari fondiari esercitano come classe una funzione storica indiretta e però necessaria’, per il capitale, capitale che è per essenza movimento storico di rapporti sociali”” (Achille Ardigò, Struttura di classe e coscienza) (pag 68) [(54) KMIC, III, 3, 233] “”Sulla possibilità, inoltre, che un conflitto antagonistico, di mutamento sociale, ristagni, almeno temporaneamente, con esiti di mera paralisi o disgregazione, si era espresso Lenin, in uno scritto del 1905. Egli faceva riferimento alla condizione di una società in cui alla maturazione, pel cambiamento, delle forze produttive non corrisponda la maturazione della forza politica rivoluzionaria, dal seno della lotta di classe. «La società – dirà allora Lenin – marcisce… e la sua putrefazione dura talora dei decenni» (ottobre 1905: ‘L’ultima parola della tattica dell’Iskra’) Ardigò trova una contraddizione interna iniziale del pensiero marxiano, ossia un limite radicale della teoria marxiana delle classi (sulla falsa coscienza o coscienza deformata, Marx, Agnés Heller) (pag 90-91)”,”TEOS-295″ “ARDIGÒ Annibale”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II.”,”La formula Say: ‘Le produzioni e i consumi concordano naturalmente’ (pag 23) Marx e il ciclo economico capitalistico “”«Gli economisti come Ricardo – scriveva in proposito Marx – i quali considerano il modo di produzione capitalistico come una forma assoluta, constatano che siffatto modo di produzione crea a se medesimo un limite ed attribuiscono tale limite non al modo di produzione, ma alla natura stessa». In questi termini ancora molto approssimativi, e in parte erronei sta pertanto delineato il problema quando il Marx iniziava quello studio delle crisi che trovò le sue concretazioni più chiare nel «Manifesto del Partito Comunista» del 1848, nel 1° e 3° libro del «Capitale» (rispettivamente del 1867 e 1894) e nella «Teoria del plus-valore» uscita postuma nel 1920. Subito egli si pose al di sopra dell’orgogliosa intedeterminatezza degli altri, con l’affermare: 1. che le depressioni lamentate erano il frutto esclusivo di una particolare struttura economica della società: quella capitalistica; 2. che la causa delle crisi non era da ricercarsi in perturbazioni celesti o in ostacoli antiliberistici, ma all’interno dello stesso funzionalismo capitalistico. «È solo a partire dall’epoca in cui l’industria meccanica mise radici abbastanza profonde – scrive infatti Marx – in cui, mercè essa, il commercio forestiero cominciò a superare in importanza il commercio interno; in cui il mercato universale riuscì ad annettersi, le une dopo le altre, vaste terre del nuovo mondo, in Asia, nell’Australia, in cui infine le nazioni industriali rivali furono abbastanza numerose ‘è solo a partire da quell’epoca che datano i cicli sempre rinascenti, le successive fasi dei quali comprendono interi anni, e che portano sempre ad una crisi generale, fine di un ciclo è punto di partenza per un altro» (1). L’importanza e l’originalità del passo sopracitato non può sfuggire a nessuno; esso contiene «in nuce» tutta la teoria congiunturale marxista delle crisi. Determinata l’ambientazione storica del fenomeno, e fissatane le origini che volutamente o meno, gli «economisti borghesi» del tempo non avevano scoperto, la costruzione marxista potè infatti innalzarsi su una base di salda chiarezza, non prima raggiunta”” (pag 23-24) [(1) ‘Il Capitale’ vol. 1, ed. cit., Sez. IV, Capo XV, pagg. 379-389] [Annibale Ardigò, ‘La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II’, ‘Tempi Nuovi’, n. 4, novembre 1945] “”La singolare concordanza fra i primi quattro autori (Lescure, Bouniatan, De Laveley, Juglar, ndr), che meglio appare dalle divergenze e dalle inesattezze dei due ultimi ai quali s’oppone, come vedremo, anche il Jevons, ci porta a tracciare con sicurezza il concetto di crisi implicito allo studio di Marx. Esso è innanzi tutto contro la erronea interpretazione di taluni economisti che tentano di definire con la parola «crisi» un periodo di disquilibrio economico – così s’è espresso recentemente il Bucci – distinto in fase ascendente, in cui si ha un aumento della prosperità generale, ed in una fase discendente successiva, in cui si verifica una depressione corrispondente». Ciò significa confondere nella ‘maniera più approssimativa il ciclo con la crisi: fine di ciclo’. D’altra parte il concetto marxistico è contro l’indeterminatezza che parecchi anni dopo la pubblicazione del 1° libro del «Capitale» regnava ancora nelle opere del Baron Mour, di Edward D. Jones, di Wagner, di Neymarck, di Roscher, di Herkner, di Schoeffle e di tanti geni professorali tedeschi che accettavano come conquista estrema la definizione della crisi come «sconvolgimento apportato all’equilibrio fra la produzione e la domanda effettiva». Per Carlo Marx la crisi, invece, costituisce «un’interruzione violenta» (1) che avviene in breve spazio di tempo, allorché lo stato di sovraproduzione, di prosperità artificiale, di ottimismo esagerato crolla dinanzi alla mancata realizzazione dei profitti e all’insufficienza del credito. Il nostro autore ha usato infatti tale parola solo per quei periodi segnati da una fase di squilibrio acutissimo, fine d’un ciclo ed inizio di un altro. Essa è insomma solamente appropriabile alle gravi disfunzioni che lasciano un solco non facilmente colmato nella storia d’un paese e nell’equilibrio fluido della vita economica. Come ultima convalida, a tale riguardo, stanno poi le voci dei più autorevoli studiosi dell’argomento che già altre volte abbiamo avuto occasione di citare. «La crisi generale – scrive il Lescure – è il punto d’intersezione di un periodo di sforzo della durata da 3 a 5 anni, con un periodo di depressione di durata analoga. Essa è inoltre periodica». «La crisi – scrive il Prof. Aftallon – è il punto d’inserzione… in cui la prosperità diviene depressione». La crisi – scrive Tugan-Baranowski, alludendo, conformemente al Marx, alle crisi in senso proprio, quelle generali – irrompe come tempesta in mezzo alla prosperità, portando bancarotte, disoccupazione, miseria, ecc.» (2). «La parola «crisi» – conclude il Mitchell, decretando chiaramente al termine il valore di rapido sconvolgimento generale, attribuitogli dal Marx – deve essere usata come la parola «panico» o «boom», per indicare ‘grado d’intensità’. Ogni ciclo d’affari include infatti una fase di arretramento ma «questo può e non può essere segnato da una crisi» (3). «Circa il caso particolare del Marx – dichiara infine Antonio Graziadei – alcune concezioni sulle crisi economiche sono state conformate dagli avvenimenti del dopo guerra. Mentre la scuola classica inglese da una parte e quella del Say dall’altra negavano la possibilità di una crisi che avesse coinvolto la totalità o quasi dei vari rami dell’attività economica, l’esperienza, specialmente con le vicende degli anni 1929-1932, ha provato come sia possibilissima anche una crisi generale» (pag 26-27) [Annibale Ardigò, ‘La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II’, ‘Tempi Nuovi’, n. 4, novembre 1945] [(1) Cfr. ‘Il Capitale’, Lib. I, Sez. III, Cap. VIII, pag 154, ed cit.; (2) Tugan Baranowski: “”Geschichte der Handels Krisen in England””, 1913, pag 34; (3) W.C. Mitchell, ed. cit., pag 389] Jean Lescure (opera sulle crisi economiche) Annibale Ardigò, da Mario – ferroviere – e Adelaide Bertazzoni; nato nel 1922 a Modena. Residente con la famiglia a Bologna, fratello di Achille, fece parte delle associazioni giovanili bolognesi di Azione cattolica. Iscrittosi, nel 1940, alla facoltà di economia e commercio dell’università di Bologna, durante la guerra – allievo di Paolo Fortunati – segui l’attività del Gruppo intellettuali Antonio Labriola. Dopo la Liberazione, laureatosi e rimasto come assistente volontario nell’istituto di statistica, venne eletto nel comitato direttivo del Gruppo, insieme con Giovanni Merlini , quale rappresentante della DC, e fu inserito nel comitato di direzione della rivista «Tempi nuovi». [A] (f. Storiamemoriadibologna)”,”MADS-014-FGB” “ARDLING G.”,”Le problème de la paysannerie dans “”Bilan et Perspectives””.”,”Una leggenda tenace vuole che Trotsky sia stato il “”nemico”” accannito dei contadini. Questa leggenda fu inventata nel 1919, quando il problema strategico essenziale che affrontava il giovane potere sovietico era quello dell’alleanza nel quadro del comunismo di guerra del proletariato e dei contadini, ossia il problema della politica agraria del partito bolscevico (pag 89)”,”TROS-006-FGB” “ARDOVINO Adriano BRECHT Bertolt KETHLY Anna KOLAKOWSKI Leszek BIKONT Anna GOZDZIK Lechoslaw CARNEVALI Emilio ASOR ROSA Alberto ONOFRI Fabrizio INGRAO Pietro TOGLIATTI Palmiro MARCHESI Concetto GIOLITTI Antonio NAPOLITANO Giorgio CASTORIADIS Cornelius TRAVAGLIO Marco CAMUS Albert FLORES D’ARCAIS Paolo NATTA Alessandro MUSSI Fabio BUFALINI Paolo FASSINO Piero”,”L’ indimenticabile ’56.”,”Testi di ARDOVINO Adriano BRECHT Bertolt KETHLY Anna KOLAKOWSKI Leszek BIKONT Anna GOZDZIK Lechoslaw CARNEVALI Emilio ASOR ROSA Alberto ONOFRI Fabrizio INGRAO Pietro TOGLIATTI Palmiro MARCHESI Concetto GIOLITTI Antonio NAPOLITANO Giorgio CASTORIADIS Cornelius TRAVAGLIO Marco CAMUS Albert FLORES D’ARCAIS Paolo NATTA Alessandro MUSSI Fabio BUFALINI Paolo FASSINO Piero 2° Copia per Biblioteca Solidarietà con i lavoratori ungheresi. ‘Deplorato l’ intervento delle truppe sovietiche’. Approvato dalla segreteria della Cgil il 27.10.1956, questo comunicato fu pubblicato integralmente dal quotidiano del Psi, l’ Avanti!, il 28.10.1956. (Segue il testo della dichiarazione) (pag 95) Giorgio Napolitano contro Giolitti appoggia Togliatti e la dichiarazione della Direzione del PCI sui fatti di Ungheria. (pag 115) “”(…) (Giolitti ci ha detto, ndr) che l’ intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell’ Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento della guerra calda, l’ intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’ Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’ URSS di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente, abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’ Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’ URSS ma a salvare la pace nel mondo””. (pag 116)”,”MUNx-039″ “ARDUINO Marcello a cura”,”Napoleone che parla in 300 aneddoti storici tutti. L’uomo, suoi tratti, sua arguzia.”,”NAPOLEONE BONAPARTE (Ajaccio 1769 – Sant’Elena 1821). Condottiero e statista francese, imperatore dei francesi (1804-1814 e 1815). Appartenente alla piccola nobiltà provinciale corsa, studiò nel collegio di Autun, poi nelle scuole militari di Brienne e di Parigi. Nominato sottotenente di artiglieria (1785), alternò la vita di guarnigione a lunghi soggiorni in Corsica dove si legò al partito di Pasquale Paoli. Quando però questi insorse contro la Convenzione rivendicando l’indipendenza dell’isola, Napoleone e la sua famiglia, ritenuta filofrancese, dovettero fuggire a Marsiglia (1793). Divenuto fervido sostenitore della causa giacobina, si distinse nell’assedio di Tolone, occupata dagli inglesi, e fu nominato generale di brigata. Arrestato dopo il colpo di stato del termidoro e radiato dall’esercito, tornò rapidamente in auge allorché Barras gli affidò il compito di reprimere il colpo di stato realista del 13 vendemmiaio (1795). Avuto il comando dell’armata in Italia contro gli eserciti della prima coalizione, le vittorie conseguite (1796-1797) lo affrancarono progressivamente dalla subordinazione al Direttorio. Forte del prestigio conquistato sul campo, impose una linea diplomatica e scelte sull’assetto istituzionale dei territori conquistati che si discostavano dalla politica ufficiale. La successiva spedizione in Egitto (17981799), destinata a colpire l’Inghilterra nei suoi traffici in oriente, non fu un completo successo. Ben più gravi furono, tuttavia, le sconfitte subite dalle armate francesi in Europa che screditarono completamente il Direttorio. Il diciotto brumaio Napoleone volse la situazione a suo favore instaurando una dittatura militare nelle forme sancite dalla costituzione dell’anno VIII (1799) in base alla quale fu proclamato primo console. Successivi plebisciti popolari gli consentirono il passaggio al consolato a vita (1802) e, infine, all’impero (1804). Strenuo fautore di una riorganizzazione dello stato fondata su un forte potere esecutivo e sull’accentramento amministrativo, Bonaparte sottopose l’intero territorio francese al controllo del governo centrale tramite l’azione dei prefetti e dei sindaci che erano di nomina governativa. In ambito giuridico realizzò un’imponente opera di omogeneizzazione degli ordinamenti legislativi, ponendo fine alla molteplicità delle fonti del diritto che aveva caratterizzato la Francia di antico regime. In particolare fu di grande importanza il Codice civile che, esteso a tutti gli stati annessi o vassalli, sancì i principi della libertà individuale, dell’uguaglianza giuridica e della proprietà privata. Napoleone si sforzò di riorganizzare le finanze pubbliche e istituì la Banca di Francia, liberando lo stato dalla dipendenza dai banchieri privati. Per favorire la pace sociale riammise gli emigrati monarchici disposti a giurare fedeltà al regime e soddisfece le istanze dei cattolici stipulando un concordato con la Santa sede (1801) con il quale si riconosceva il cattolicesimo come religione della maggior parte dei francesi. La politica estera perseguita da Bonaparte gli consentì, con la forza delle armi (guerre napoleoniche), di riorganizzare temporaneamente l’Europa centroccidentale in modo conforme agli interessi francesi, introducendo tuttavia profonde riforme negli assetti istituzionali e sociali dei paesi assoggettati. E. Papagna ——————————————————————————– G. Lefèbvre, Napoleone, Laterza, Bari 1969; L. Bergéron, Napoleone e la società francese, 1799-1815, Guida, Napoli 1975; J. Tulard, Napoleone, Rusconi, Milano 1989.”,”FRAN-090″ “ARDUINO Giovanni LIPPERINI Loredana”,”Schiavi di un dio minore. Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi.”,”‘Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo, e rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori. E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere’ “”(…) Jean-Baptiste Malet (1), giovane collaboratore di ‘Le Monde diplomatique’ e ‘Charles Hebdo’, (…) nel 2012 si fa assumere da Amanzon Francia nel magazzino di Montélimar, 36000 metri quadri, cartelli pieni di slogan. “”Viva l’economia digitale””, “”Work hard, Have fun, Make history””. 110.000 prodotti spediti in un solo giorno di attività. Comunità, Identità, Stabilità. Ah no, l’ultimo è Huxley, in effetti. Malet prende nota di tutto: dei rilevatori di metalli che controllano i dipendenti; del manager con gilet arancione fluorescente che grida nell’altoparlante: “”Ieri notte abbiamo superato l’obiettivo! Se abbiamo potuto realizzare questa prestazione è grazie a coloro che ieri hanno accettato di fare delle ore di straordinario dalle 4.50 alle 5.50. Un grande, grandissimo grazie a tutti loro. Facciamo loro un applauso. Questa sera dovremo fare 19.000 pacchi””. Le annotazioni di Malet sembrano venire dai mondi immaginati da Auden, Orwell, Huxley: qui vogliono che tu sia felice. (…) Malet lavora come ‘picker’, percorre oltre venti chilometri a piedi per otto ore. I suoi colleghi, tutti, accettano le condizioni. Perché “”in questo momento, c’è solo Amazon””. Non importa se la paga è minima (poco più di 9 euro l’ora). Poco conta che non esistano tutele, che si possa venir chiamati nel giorno di riposo o la domenica o la notte. Poco importa che non siano previsti buoni pasto, premi di produzione, spese di viaggio. Che al terzo ritardo si viene licenziati. Che se si rompe la macchina serve la nota del meccanic. Che nei parcheggi del magazzino si deve entrare sempre e solo a marcia indietro (perché, poi?). Che i tempi di pausa sono così corti che salterete il pasto (“”Il sito è grande, quando suona la sirena avete appena il tempo di arrivare alla sala pausa, oltrepassare il tunnel di sicurezza e vi restano solo cinque minuti. Non si mangia durante il lavoro e ci sono solo due pause di venti minuti. La seconda pausa è a carico del lavoratore””). (…) Quando Malet viene assunto, non ha preso visione del suo contratto, non lo ha firmato, non conosce la paga oraria: lo riceverà per posta dopo due settimane. Non ha effettuato visite con i medici del lavoro. Eppure il suo turno è 21.30 – 4.50, per cinque e poi sei notti consecutive a settimana. Sono 42 ore di lavoro notturno settimanale. … “” (pag 110-111-112) [(1) Jean-Baptiste Malet,. “”En Amazonie””. Un infiltrato nel “”migliore dei mondi””, Kogoi Edizioni, Roma, 2013]”,”CONx-227″ “ARE Giuseppe”,”Radiografia di un partito. Il PCI negli anni ’70. Struttura ed evoluzione.”,”Giuseppe ARE, nato a Orani (Nuoro) nel 1930, è ordinario di storia contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Pisa. Dopo aver scritto molti volumi sulle origini dell’ Italia industriale, sul movimento sociale cattolico, sulla cultura economica dell’ Italia liberale, sui rapporti tra industria e governo negli anni sessanta e settanta, si è dedicato prevalentemente allo studio dell’ attualità politica nazionale e internazionale. Il suo ultimo libro è: ‘L’ Italia e i mutamenti internazionali. 1971-1976′, FIRENZE, 1977.”,”PCIx-034″ “ARE Giuseppe”,”Economia e politica nell’ Italia liberale (1890-1915).”,”Crisi marxismo (pag 43) “”L’eccesso dell’istinto delle combinazioni nella sua classe dirigente, ossia la smodata prevalenza delle attitudini affaristiche, utilitarie, combinatorie che si esprime nel dominio delle ‘volpi’, è per una nazione un fattore primario di sconfitta nelle contese di potenza; come lo è, del resto, l’eccesso di persistenza degli aggregati, ossia la soverchia misura di rigidità e di riluttanza al nuovo. Fra i molti esempi (Italia del ‘400, Provenza del ‘200, ecc.) il più ampiamente svolto è l’evento storico che aveva assillato un’intera generazione: il crollo della Francia speculatrice, scettica, gaudente, guidata da un avventuriero coronato ormai irresoluto e stanco, nel 1870, davanti alla Prussia, povera, forte, disciplinata, guidata da un’aristocrazia fiera e animata da una forte volontà di potenza””. (pag 317-318) “”Ma non sempre chi suscita la tempesta può quindi quietarla a sua posta, e per gli speculatori c’è il pericolo che venga la volta in cui la spinta alle discordie vada oltre il segno che essi si sono prefissi e metta capo all’aborrita guerra”” (1) Citazione con fonte riportata in nota (pag 317)”,”ITAA-127″ “ARE Giuseppe”,”Alle origini dell’Italia industriale.”,”G. ARE è incaricato di storia contemporanea (1974) presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa.”,”ITAE-239″ “ARE Giuseppe”,”Industria e politica in Italia.”,”G. ARE è nato in provincia di Nuoro nel 1930. Ha studiato alla Normale di Pisa e alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa. E’ stato visiting professor (1972-73) ad Oxford.”,”ITAE-240″ “ARE Giuseppe”,”La scoperta dell’imperialismo. Il dibattito nella cultura italiana del primo novecento.”,”Opera già apparsa in due articoli su ‘Nuova rivista storica’ tra il 1974 e il 1975 a nome di ARE e di Luciana GIUSTI Giuseppe ARE (1930) ‘ ordinario di storia contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa. E’ stato Visiting Professor a Oxford.”,”ITQM-153″ “ARE Giuseppe”,”Il problema dello sviluppo industriale nell’età della Destra.”,”Lorenzo Parodi ingegnere, ‘Industria zolfifera in Sicilia’ (pag 188) Noi abbiamo reso povero un paese dalla natura fatto ricco. L’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata L’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata “”C’era, questi dati, la sostanziale stagnazione dell’economia italiana; e c’erano le esperienze, i tentativi, le indicazioni, i confronti che ho esposto nel capitolo precedente [‘I trattati di commercio e i loro effetti sull’interscambio con l’estero’, ndr]. Ma si erano aggiunti; e con importanza non certo secondaria, anche fatti di altra natura, che sembravano rimandare puntualmente alle valutazioni e alle previsioni che erano state prospettate dagli industrialisti, inculcare con drammatica evidenza la suprema importanza di una potente organizzazione tecnico-industriale nella vita delle nazioni moderne, ai fini della stessa capacità di affermazione nella spietata palestra internazionale, fugare, infine, tutte le illusioni, che solevano incorniciare gli schemi liberoscambisti, di un’èra di pace e di fraterna collaborazione tra i popoli, di una graduale estinzione degli egoismi nazionali, per virtù della divisione internazionale del lavoro. La guerra del 1866 doveva fornire ampia materia a ripensamenti di questo genere. La guerra moderna dimostra ormai non solo chi è più eroico ma chi è più civile, scriveva Pasquale Villari all’indomani del ’66 in quella prima, amara autocritica della classe dirigente italiana che fu il famoso articolo ‘Di chi la colpa?’. I mezzi bellici, gli approvvigionamenti, egli proseguiva, suppongono «una grandissima forza industriale». All’Esposizione di Londra la Prussia si è piazzata d’un balzo accanto all’Inghilterra e alla Francia. Noi ci siamo nascosti la dura lezione, ed ora mietiamo miserabili insuccessi. Ma potrà mai essere altrimenti «finché il nostro operaio sarà vinto in tutte le Esposizioni?». Noi abbiamo reso povero un paese dalla natura fatto ricco, mentre la Prussia «con la sua industria e le sua ammirabile amministrazione» ha fatto ricchissimo un paese povero. «Noi dobbiamo chiedere allo straniero rotaie, cannoni, fucili, navi e qualche volta anche i macchinisti delle navi. E non son queste le forze che vincono la guerra?» (17). Era l’ombra del germanesimo che, anche per questo verso, andava profilandosi all’orizzonte, proponendo nuovi metri di valore, nuovi modelli di sviluppo economico e di organizzazione sociale. Le esposizioni avevano rivelato gli imponenti risultati del potente coordinamento di forze e del volontarismo produttivistico che caratterizzava la sua struttura economica. La guerra ne manifestava ora la inarrestabile forza politica e, come qualcuno cominciò a rilevare anche prima della grande svolta del ’70, ammoniva che, con l’imporsi di esso sulla scena della storia, l’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata (18). La lezione era destinata ad essere tanto più suggestiva in quanto essa fu parallela al rapido e irrimediabile esautoramento della formula liberista, nelle estreme applicazioni che ne furono fatte con gli ultimi trattati di commercio che completarono e chiusero la serie aperta dal trattato italo-francese del ’63. Il trattato commerciale con l’Austria, concluso nel ’67, non trovò alla Camera un solo difensore, se si eccettua la poco convinta difesa d’ufficio del relatore Cappellari della Colomba, il quale del resto, attirandosi i fulmini del Ferrara, in una sua opera dell’anno precedente era già apparso acquisito all’idea di una sostanziale revisione dei criteri che avevano ispirato la politica economica italiana in relazione alle industrie (19). «Sventuratamente per noi – aveva osservato un oratore – quando noi facciamo un trattato di commercio, o contempliamo un trattato d’alleanza, o contempliamo la questione romana, o qualche altra cosa; non mai o quasi mai consideriamo l’utilità economica del paese (20)”” (pag 216-217) [Capitolo 16. ‘Cause e aspetti dell’inerzia economica del paese’] [(17) Pasquale Villari, ‘Di chi la colpa? O sia la pace e la guerra in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. II, settembre 1866, pp. 260-261; (18) V. Giulio Robecchi, ‘L’industria del ferro in Italia e l’officina Glisenti a Carcina’ in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. VI, settembre 1868. Su questo «insegnamento della Prussia» v. il bellissimo quadro che ne fa lo Chabod in ‘Storia della politica estera italiana’, cit., pp. 4-26 (…); (19) V. Giovanni Cappellari della Colomba, ‘Le imposte di confine e i monopoli governativi e i dazi di consumo in Italia, Firenze, 1866. (…); (20) Civinini, ivi, p. 1772]”,”ITAE-400″ “ARE Giuseppe a cura; scritti di Giuseppe TONIOLO Salvatore TALAMO Filippo MEDA Franco INVREA Romolo MURRI Igino PETRONE Filippo MEDA Luigi STURZO”,”I cattolici e la questione sociale in Italia, 1894-1904.”,”Giuseppe Are è nato in proivincia di Nuoro nel 1930. Ha studiato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. E’ professore di ruolo nei Licei e negli Istituti Magistrali di Pisa, dove risiede. Ha collaborato a diverse riviste Annali Feltrinelli, Critica Economica, Cronache Meridionali, Mondo Operaio, Problemi del Socialismo, Belfagor, ecc. Tra i vari articoli: ‘Basi e orientamenti del socialismo contemporaneo’ (pag 518-530) di Giuseppe Toniolo”,”TEOP-538″ “ARE Giuseppe”,”Economia e politica nell’Italia liberale (1890-1915).”,”Giuseppe Are, nato in provincia di Nuoro nel 1930 ha studiato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. In seguito è stato all’Istituto per la Storia moderna e contemporanea di Roma. Dal 1966 insegna Storia economica alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa (1974). Ha pubblicato tra l’altro: ‘I cattolici e la questione sociale in Italia, 1894-1904′ (1963).”,”ITAA-001-FP” “ARENA Leonardo Vittorio a cura”,”L’arte della guerra e della strategia.”,”””Colui che sa in anticipo se vincerà o sarà sconfitto conosce il tao”” (Sun Pin) pag 711 utilizzo capacità umane (principi segnati da pag 600 in poi)”,”QMIx-187″ “ARENA Giuliana”,”Pasquale Saraceno commis d’Etat. Dagli anni giovanili alla ricostruzione, 1903-1948.”,”ARENA Giuliana è dottore di ricerca in storia contemporanea. Ha dedicato altri saggi a Saraceno. E ha scritto un volume sull’ Omni.”,”ITAE-281″ “ARENA Leonardo Vittorio”,”Kamikaze. L’epopea dei guerrieri suicidi.”,”L.V. Arena insegna Filosofie dell’Estremo Oriente all’Università di Urbino. Ha pubblicato pure un libro sui ‘Samurai’.”,”QMIS-186″ “ARENA Adele; FINALE Carlo”,”Formazione ideale e prima attività politica di Giuseppe Emanuele Modigliani (Arena); Gli anni genovesi di Giovanni Lerda e la polemica con Bernstein (Finale).”,”””Quanto si è detto fin qui mostra quanto poco allora Modigliani conoscesse Marx, che pure è citato più volte nel suo libro, e può valre a spiegare gli atteggiamenti politici che egli prenderà in seguito”” (pag 11) “”Il primo scontro ufficiale con l’ideologia riformista del PSI, scontro che doveva immediatamente rivelare la condizione di profondo disorientamento del Lerda e le insufficienze (come vedremo di lunga data) del pensiero politico di lui, fu quello con Treves”” (pag 43) (ultimi mesi del 1900) “”Non si può dire che vi fosse nel Lerda una accettazione totalmente acritica del positivismo evoluzionistico, ma piuttosto una movimentazione ideologica di tali teorie che si manifestava, è vero, non in profondi conflitti o in improvvise folgorazioni teoriche, ma nell’insofferenza un po’ moralistia e discontinua per le mistificazioni sociali che da quelle teorie positivistiche scaturivano e che il Lerda avvertiva non certo con sicura consapevolezza critica, ma per lo meno con quell’istinto di classe un po’ saltuario che più volte egli aveva avuto agio di manifestare – come già si è visto – nella sua attività di militante socialista”” (pag 49) Polemica Giovanni Lerda-Bernstein. “”Della polemica Lerda-Bernstein ci una certa conoscenza e una risonanza non limitata nell’ambito dei dibattiti ideologici del movimento operaio europeo, che aveva allora il suo più prestigioso organo di diffusione e orientamento teorico nella ‘Neue Zeit’, sulla quale appunto il Lerda ebbe l’onore di trovare ospitalità (37) e un interlocutore di così grande prestigio come il Bernstein. Ancora nel 1925 Paul Frölich, scrivendo l’introduzione alle opere complete di Rosa Luxemburg (38) curate da Clara Zetkin e Adolf Warsky, nel citare gli scritti della Luxemburg diretti contro il revisionismo bernsteiniano, ricorda il nome di Giovanni Lerda come di uno tra quei socialisti coi quali il Bernstein entrò in polemica ancora nel periodo in cui difendeva l’ortodossia marxista contro coloro che esprimevano «richtige Gedanken in verschrobener Form» e cioè «pensieri giusti in forma bislacca». Il saggio del Lerda dal titolo ‘Die Taktik der sozialdemokratischen Partei’ appariva sul n° 14 della rivista nel gennaio del 1897 ed aveva per tema centrale l’intransigenza come imprescindibile esigenza di una autentica «tattica» di classe socialista. La circostanza particolare voleva che la pubblicazione del lungo articolo cadesse proprio nel momento in cui colui che doveva insieme col Kautsky del prestigio di difensore d’ufficio, e di depositario erede, del marxismo, stava attraversando la fase acuta di quel travaglio ideologico che doveva portarlo più tardi ad essere l’eretico numero uno del movimento operaio legato alla II Internazionale. Gli anni 1896-’98 sono caratterizzati dalla più fervida maturazione delle esperienze londinesi del Bernstein a contatto con i gruppi fabiani del movimento operaio inglese: sono gli anni in cui egli scrive sulla ‘Neue Zeit’ quella serie di saggi, ‘Probleme des Sozialismus’, che, pur non suscitando all’inizio alcun sospetto nella socialdemocrazia tedesca, costituiscono tuttavia il primo nucleo di osservazioni che troveranno una definitiva formulazione nelle ‘Voraussetzungen des Sozialismus’ che il Congresso di Hannover scomunicherà nel 1899. L’articolo ‘Klassenkampf und Kompromiss’ (39) con cui Bernstein risponde polemicamente al Lerda (accogliendo così l’invito che la redazione stessa della ‘Neue Zeit’ aveva fatto ai suoi collaboratori di promuovere una discussione intorno alle tesi del corrispondente da Genova) costituirà, insieme con l’altro articolo ‘Die Theorie des Zusammenbruchs und der Kolonialpolitik’ (che il Bernstein pubblica rispondendo all’inglese Belfort-Bax, dal quale era stato accusato di aver messo in dubbio la teoria degli scopi finali del socialismo (40) la prima allarmante rivelazione dell’eresia che si è introdotta nel pensiero del redattore del programma di Erfurt. Nella loro polemica dovrebbero essere di fronte un Bernstein depositario dell’ortodossia socialista e un Lerda deviazionista. In realtà, si verifica un singolare capovolgimento per cui è Lerda che, malgrado la «forma bislacca» dei suoi pensieri, tende con forza ad esprimere un contenuto intransigente e rivoluzionario e trova nel Bernstein l’antagonista revisionista che smantella con la tecnica freddezza di una dialettica formale scaltrita la sua costruzione teorica, evitando di discernere nella sovrastruttura mitologica concettuale del Lerda quanto in esse incideva la scarsezza speculativa arcaica del suo interlocutore e quanto di genuinamente rivoluzionario vi si proiettava in modo appassionato ancorché confuso. La precarietà del pensiero intransigente del Lerda diveniva per il Bernstein un ulteriore incentivo giustificatore per la formulazione di teorie che sviluppavano con abile coerenza gli spunti concettuali evoluzionisti-riformisti dei quali il Lerda si era servito come di un pericolosamente ingenuo apparato culturale. Non c’è dubbio che il pensiero del Lerda conteneva ampie possibilità di sviluppi teorici gradualistici e integralistici (e una lettura attenta di tutti i suoi scritti, compreso quello che determinò la polemica con il Bernstein, avvalora questa affermazione), ma è altrettanto certo che l’accento ideologico de ‘Il socialismo e la sua tattica’ era combattivamente intransigente. Tra l’altro, l’accoglienza che lo scritto ebbe da parte del PSI fu freddissima”” (pag 51-52) [Carlo Finale, ‘Gli anni genovesi di Giovanni Lerda e la polemica con Bernstein’, Movimento operaio e socialsita, Genova, N. 1, 1962] [(37) G. Lerda, ‘Die Taktik der sozialdemokratischer Partei’, in ‘Die Neue Zeit’, 1896-97, pp. 420-431; (38) Rosa Luxemburg, ‘Gesammelte Werke’, herausg. von Clara Zetkin und Adolf Warsky, Band III, 1925, pag 16; (39) Ed. Bernstein, ‘Klassenkampf und Kompromiss’ in ‘Die Neue Zeit’, 1896-97, pp. 516-24: (40) Cfr. Peter Gay, Das Dilemma des sozialdemokratischen Sozialismus, Nest Verlag, pag 85 e passim; (41) G. Lerda, ‘Il socialismo e la sua tattica’, Genova, Libreria Moderna, 1902, p. 5. La prima edizione era stata pubblicata nel 1897 dalla Libreria Editrice Ligure (estratto dalla ‘Rivista di sociologia’, ottobre-novembre 1896)]”,”MITS-469″ “ARENA Giuseppe Antonio”,”Prima della ragione. Cultura e diritto del popolo in Vico e Sorel.”,”Contiene dedica dell’autore a GM Bravo”,”DIRx-008-FMB” “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 1. Sur l’ antisemitisme.”,”‘Sur l’antisemitisme’ costituisce la prima parte dell’opera ‘The Origins of Totalitarism’ (HARTCOURT, BRACE and WORLD, NY, 1951). Hannah ARENDT (1906-1975) è nata a Hannover. Ottenne il dottorato in filosofia a Heidelberg ove seguì i corsi di Karl JASPERS. Fuggì all’estero con l’avventod del nazismo nel 1933 prima in Francia e poi negli USA. Naturalizzata americana nel 1951, è una delle figure principale del pensiero politico contemporaneo. H. ARENDT. filosofa e politologa tedesca (Hannover 1906-New York 1975). Allieva di Martin Heidegger, Karl Jaspers e Rudolf Bultmann, studiò alle università di Marburgo, Friburgo e Heidelberg, dove si laureò con una tesi sull’amore in Sant’Agostino. All’avvento del nazismo in Germania, l’A., che era di origine ebraica, emigrò prima in Francia, poi, nel 1941, negli Stati Uniti, dove, dopo aver intrapreso diverse attività, si dedicò all’insegnamento universitario. L’opera di A. comprende saggi filosofici   come La vita della mente (pubblicato incompiuto nel 1978) e The human Condition (1958; trad. it. Vita activa, 1964)   e decisive riflessioni politiche che molto hanno influenzato il dibattito contemporaneo, come Le origini del totalitarismo (1951; trad. it. 1967) e Sulla violenza (1970). Nella sua produzione politologica confluiscono critica allo statalismo (e denuncia delle involuzioni totalitarie del marxismo politico), federalismo anglosassone e quella “”filosofia della polis”” che rivendica la restituzione della politica al cittadino, in un’originale rivisitazione del filone liberale e di quello anarchico libertario. Si è occupata anche di letteratura. Nell’ultimo decennio l’attenzione per la figura e segnatamente per il pensiero politico della A. è assai cresciuta. Sono numerosissimi i titoli (comprese riedizioni) usciti in Italia e altrove, quasi tutti arricchiti da saggi di curatori (quali Bettini, Boella, Dal Lago, Duso, Flores d’Arcais, Martinelli, ecc.) di formazione filosofica e politica. Si segnalano: La vita della mente (1987), Carteggio (1926-1969) – Arendt H.- Jaspers K. (1989), Sulla rivoluzione (1989), Vita Activa. La condizione umana (1989), Tra passato e futuro (1991), Le Banalità del male, Eichmann a Gerusalemme (1992), Ebraismo e modernità (1993), La lingua materna (1993), Cos’è6 la politica? (1995), Il futuro alle spalle (1995), Le origini del totalitarismo (1996). Bibliografia R. Esposito, Categorie dell’Impolitico, Bologna, 1988.”,”TEOP-046″ “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 2. L’ Imperialisme.”,”‘L’imperialisme’ forma la 2° parte dell’opera della ARENDT ‘Les origines du totalitarisme’. ARENDT Hannah, Les origines du totalitarisme. 2. L’Imperialisme. CALMANN-LEVY. Paris. 1997 ediz orig 1951 pag 348 16° traduz dall’inglese note bibliografia. .”,”TEOP-047″ “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 3. Le Systeme totalitaire.”,”‘Le systeme totalitarie’ è la terza parte dell’opera ‘Les Origines du totalitarisme’ (NY. 1951) Il sistema politico messo a punto nella GERM hitleriana e la Russia staliniana non consiste in una semplice radicalizzazione dei metodi dittatoriali. E’ un sistema completamente originale che si basa sulla trasformazione delle classi in masse, che fa della polizia il centro del potere e mette in opera una politica estera mirante alla dominazione del mondo. Hannah ARENDT (1906-1975) è nata a Hannover. Ottenne il dottorato in filosofia a Heidelberg ove seguì i corsi di Karl JASPERS. Fuggì all’estero con l’avvento del nazismo nel 1933 prima in Francia e poi negli USA. Naturalizzata americana nel 1951, è una delle figure principale del pensiero politico contemporaneo. Tesi: trasformazione delle classi in masse”,”TEOP-048″ “ARENDT Hannah”,”Le origini del totalitarismo.”,”””La forte influenza del marxismo sulla classe operaia tedesca fu una delle principali ragioni per cui il movimento rivoluzionario in Germania fu pressoché immune da sentimenti antiebraici”” (pag 49). ARENDT Hannab (1906-1975) fu allieva di HEIDEGGER, BULTMANN e JASPERS. Emigrata a Parigi all’ avvento del nazismo, nel 1941 si trasferì negli Stati Uniti e insegnò nelle università americane. Ha scritto numerose opere (v. retrocopertina).”,”TEOP-123″ “ARENDT Hannah”,”Sulla violenza.”,”ARENDT Hannah (1906-1975) nacque ad Hannover e fu allieva di JASPERS. Dopo l’ avvento del nazismo si stabilì in Francia e successivamente (1941) negli Stati Uniti. Fra le sue opere ‘Le origini del totalitarismo’, ‘Vita activa’, ‘La banalità del male’ e ‘Teoria del giudizio politico’.”,”TEOP-127″ “ARENDT Hannah, a cura di Giovanna BETTINI”,”Ebraismo e modernità.”,”La ARENDT (1906-1975) filosofa tedesca allieva di HEIDEGGER e JASPERS, emigrata nel 1933 dalla Germania in Francia ha insegnato poi negli Stati Uniti. Ha scritto molte opere vedi retrocopertina. “”Se gli ebrei che vivevano nei paesi occidentali e centrali dell’ Europa avessero manifestato anche solo un minimo d’ interesse per le realtà politiche del loro tempo, avrebbero avuto motivi sufficienti per non sentirsi sicuri. In Germania, i primi partiti antisemiti nacquero negli anni ottanta. Treitschke riteneva che l’ antisemitismo “”si addicesse alla buona società””, per usare le sue stesse parole. La fine del secolo vide in Austria l’ agitazione Lüger-Schönerer, che finì con l’ elezione di Lüger a sindaco di Vienna. In Francia l’ affaire Dreyfus (…)””. (pag 55″,”EBRx-028″ “ARENDT Hannah BROCH Hermann, a cura di Roberto RIZZO”,”Carteggio 1946-1951.”,”ARENDT Hannah (Hannover 1906 – New York 1975) allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers, emigrata prima in Francia e poi negli Usa. Ha indagato sul totalitarismo. BROCH Hermann (Vienna 1886, New Haven 1951) è considerato un ‘classico’ del Novecento e uno dei maggiori interpreti della ‘disintegrazione dei valori’ e della crisi spirituale della società contemporanea. I suoi romanzi più noti sono ‘I sonnambuli’, (1931-32), ‘L’incognita’ (1933), ‘Il romanzo della montagna’ (1936), ‘La morte di Virgilio’ (1945), ‘Gli incolpevoli’ (1950).”,”BIOx-303″ “ARENDT Hannah”,”Vita activa. La condizione umana.”,”””Il termine ‘vita activa’, comprendente tutte le attività umane e definito dal punto di vista della assoluta quiete contemplativa, corrisponde tuttavia più strettamente alla ‘askholia’ greca, “”inquetudine””, con cui Aristotele designava ogni attività, piuttosto che all’espressione greca ‘bios politikos’. Antica quanto Aristotele, la distinzione tra quiete e inquietudine, tra un’astensione quasi assoluta dal movimento fisico esterno e l’attività d’ogni genere, è più decisiva che la distinzione tra il modo di vita politico e quello teoretico, perché può essere eventualmente ritrovata all’interno di ciascuno de tre modi di vita. Essa è simile alla distinzione tra la guerra e la pace: proprio come la guerra ha luogo in nome della pace, così ogni genere di attività, perfino i processi di puro pensiero, debbono culminare nell’assoluta quiete contemplativa (11). Tutti i movimenti, quelli del corpo e dell’anima come quelli del linguaggio e della riflessione, debbono cessare di fronte alla verità. La verità, sia essa l’antica verità dell’Essere o la verità cristiana del Dio vivente, può rivelarsi soltanto in una completa serenità umana (12)”” (pag 12-13) (11) Cfr. Aristotele, Politica, 1333 a 30-33. Tommaso d’Aquino definisce la contemplazione come ‘quies ab exterioribus mobitus’ (Summa theologica, 2,, 179, 1; (12) Tommaso d’Aquino è perfettamente esplicito sulla connessione tra la ‘vita actiiva’ e le esigenze e le necessità del corpo che gli uomini hanno in comune con gli animali (Summa theologica, 2,2,182, 1)”,”FILx-514″ “ARENDT Hannah, a cura di Simona FORTI”,”Karl Marx e la tradizione del pensiero occidentale.”,”Hannah Arendt (1906-1975), figura eminente della cultura contemporanea, è autrice di opere di carattere storico e filosofico tra cui ‘Le origini del totalitarismo’ (1951) e ‘La banalità del male’ (1963). ‘Marx risulta una figura chiave, di rottura e di continuità, nel suo rapporto con la tradizione che va da Platone e Aristotele a Hegel, per la comprensione della catastrofe politica del XX secolo e i ripensamento pensiero occidentale’ (dalla 4° di copertina) ‘Quando Hegel, in un ultimo grandioso sforzo, riunì in un tutto coerente le diverse direzioni imboccate dalla filosofia partendo dal concetto originario di Platone, si assistette nuovamente a una scissione tra due scuole di pensiero antagonistiche, seppure a un livello più basso. Per un breve periodo, la destra e la sinistra hegeliane poterono dominare la scena del pensiero filosofico. Ma i tre grandi rivolgimenti che dovevano porre termine, almeno fino ai nostri giorni, alla grande tradizione della filosofia, il salto di Kierkegaard dal dubbio alla fede, il platonismo rovesciato di Nietzsche e il salto di Marx dalla teoria alla ‘praxis’ – costituiscono una rottura con la tradizione molto più radicale di quelle che una semplice operazione di rivolgimento comporterebbe. Anche se è vero che nessuno di questi capovolgimenti sarebbe stato possibile senza Hegel e il suo concetto di storia: per questo singolo e importante aspetto tutti e tre i filosofi furono e rimasero seguaci di Hegel. Di tali fratture, quella provocata da Marx ebbe le conseguenze più immediate, semplicemente perché riguardava l’aspetto politico della nostra tradizione e pertanto poteva influenzare direttamente gli avvenimenti politici. Questa frattura non consisteva certo nel fatto che Marx era un “”materialista”” o che aveva capovolto Hegel. Lenin aveva assolutamente ragione nel rimarcare che non era possibile capire ‘Il Capitale’ senza conoscere la ‘Logica’ di Hegel. Secondo Marx, ciò che rendeva scientifico il socialismo, e lo distingueva dal precedente “”socialismo utopistico””, non era una teoria economica corredata di nozioni e intuizioni scientifiche, ma la scoperta di una legge di movimento che governava la materia e che al contempo si manifestava nella capacità razionale dell’uomo come “”coscienza”” di sé e di classe’ (pag 92-93)”,”TEOC-772″ “ARENDT Hannah”,”Sulla rivoluzione.”,”Dedica dell’autrice a Gertrud e Karl Jaspers Hannah Arendt (1906-1975) fu allieva di Heidegger, Bultmann e Jaspers. Emigrata a Parigi all’avvento del nazismo, nel 1941 si trasferì negli Stati Uniti. Docente all’Università di Chicago e, dal 1968, alla New School for Social Research di New York, è autrice di molte opera alcune tradotte anche in Italia. Divisione o equilibrio dei poteri. “”È noto che in questi dibattiti nessun problema ebbe una parte tanto importante quanto il problema della divisione o equilibrio dei poteri; ed è perfettamente vero che la nozione di questa divisione non fu affatto scoperta esclusiva di Montesquieu. In realtà l’idea stessa – ben lungi dall’essere conseguenza di una visione del mondo meccanica, newtoniana, come qualcuno recentemente suggeriva – è molto antica: la troviamo, almeno implicitamente, nella tradizionale descrizione delle forme miste di governo, e si può quindi farla risalire ad Aristotele, o almeno a Polibio, che forse fu il primo a rendersi conto di alcuni vantaggi insiti nei controlli e negli equilibri reciproci. Sembra che Montesquieu non fosse a conoscenza di questi precedenti storici; si era orientato in base a ciò che riteneva essere la struttura unica ed esclusiva della costituzione inglese; e non ha importanza oggi, come non ne aveva neppure nel diciottesimo secolo, che egli abbia o non abbia interpretato questa costituzione nel modo corretto. La scoperta di Montesquieu infatti concerneva effettivamente la natura del potere: e questa scoperta è in contraddizione così flagrante con tutte le nozioni convenzionali sull’argomento che è stata quasi totalmente dimenticata, malgrado abbia in larga misura ispirato la fondazione stessa della repubblica americana. Questa scoperta, contenuta in una sola frase, enuncia il dimenticato principio che è a base di tutta la struttura dei poteri divisi: solo “”il potere arresta il potere””, ossia dobbiamo aggiungere, senza distruggerlo, senza porre l’impotenza al posto del potere (19)”” (pag 168-169) [(19) La frase si trova in ‘Esprit des Lois’, XI, 4 (trad. it., cit., p: 206) (…)] [‘Montesquieu distingue fra libertà filosofica, che consiste “”nell’esercizio della volontà”” (”Esprit des Lois’, XII, 2) e libertà politica, che consiste nel ‘pouvoir faire ce que l’on doit vouloir’ (ibidem, XI, 3), in cui l’accento è sulla parola ‘pouvoir’ (…) [Nota 17 (pag 167)]”,”TEOP-550″ “ARENDT Hannah, a cura di Rosaria PELUSO”,”Rosa Luxemburg.”,”Hannah Arendt (Hannover, 1906 – New York 1975), nota pensatrice politica del Novecento, ha pubblicato in particolare ‘Le origini del totalitarismo’ (1951) e ‘La banalità del male’ (1963). ‘Per trovare risposta all’interrogativo che espone l’autrice a un serrato confronto con l’opera marxiana bisogna spostarsi nella terza parte dell’ ‘Accumulazione del capitale’, la meno scolastica, stando al giudizio dell’economista harvardiano Paul M. Sweezy, che ha scritto nel 1958 un’ancora utile introduzione al libro, mettendo in evidenza la sua impalcatura logica, poco gravata dal contesto di polemica politica in cui suo malgrado pure si inserì. Questa sezione è dedicata, infatti, alla risoluzione della “”difficoltà inaspettata”” – enunciata da Rosa nell’avvertenza al libro (48) – a render conto del processo di accumulazione del capitale nel quadro della “”situazione capitalistica pura”” ipotizzata da Marx: si intitola ‘Le condizioni storiche dell’accumulazione’ e rappresenta il contributo più notevolmente critico di Rosa Luxemburg alla storia degli studi marxisti e socialisti in generale. Il punto di partenza è costituito dall’insufficienza dello schema della società marxiana organizzata in due classi, la capitalistica e la lavoratrice, con l’aggiunta di una “”appendice”” non capitalistica né produttiva ma riferibile alla prima classe. Perché la società marxiana – che è uno schema astratto – genererebbe contraddizioni nella spiegazione dei processi di accumulazione? Perché, commenta Rosa, non sarebbe “”minimamente visibile per chi, per quali nuovi consumatori, la produzione sempre più si allarghi”” (49): se, infatti, il consumo venisse “”assorbito”” interamente dalle due classi (per il loro mantenimento e sotto forma di mezzi di produzione nei quali reinvestire il plusvalore realizzato), come si produrrebbe quell’ampliamento della riproduzione che genera l’accumulazione? “”Per chi producono i capitalisti, se e in quanto non consumano essi stessi ma ‘si astengono’, cioè accumulano?”” (50). Nel “”magazzino generale delle merci capitalistiche”” c’è un altro prodotto, la vera fonte dell’accumulazione, destinato a clienti che non sono capitalisti né salariati (51). La risposta all’interrogativo va cercata nell’analisi delle periodiche crisi del sistema capitalistico: qui soltanto, e soprattutto nei loro esiti catastrofici che espongono il capitalismo al limite estremo, si vede chiaramente, secondo Luxemburg, che quell'””appendice”” marxiana della società rappresenta propriamente un “”terzo ramo”” sociale, certamente non capitalistico, come diceva Marx, ma tale da costituire l'””ambiente”” da cui il capitalismo tra origine e sussistenza: è a esso che si aggrappa per sopravvivere. La tesi luxemburghiana relativamente ai processi di accumulazione nell’ambito del sistema capitalistico tiene dunque conto di un’organizzazione sociale in cui agiscono, come fattori determinanti, “”varianti non capitalistiche”” (52). La genesi dell’economia capitalistica va cercata nel contesto di lotta contro le economie naturali, mercantili e contadine: di esse il capitalismo ha bisogno per strutturare dialetticamente se stesso. Il punto è che, una volta fagocitato questo “”contorno”” pre-capitalistico che lo ha reso possibile, dal momento che è in questi settori non capitalistici della società che si genera il processo di accumulazione, non potendo più accumulare se essi vengono a mancare, il capitalismo si trova esposto a un grave rischio di sopravvivenza. «L’impossibilità dell’accumulazione significa, dal punto di vista capitalistico, l’impossibilità di un’ulteriore espansione delle forze produttive , e perciò la necessità storica obiettiva del tramonto del capitalismo. Di qui il moto contraddittorio della fase ultima, imperialistica, come conclusione della parabola storica del capitale» (53). La contrazione della “”piccola Europa””, sempre più ridotta a “”provincia””, non soddisfa più la fame di plusvalore illimitato: il capitalismo parte all’assalto del globo intero, “”fruga”” in ogni angolo della terra alla ricerca di nuovi ambienti non ancora contaminati da fagocitare e assorbire nella propria sfera d’influenza. Le manifestazioni di “”commercio globale”” (sistema di prestiti esteri, costruzione di ferrovie, guerre e rivoluzioni) sono all’origine dell’imperialismo e dei suoi annessi come il protezionismo e il militarismo. «L’imperialismo è l’espressione politica del processo di accumulazione del capitale nella sua lotta di concorrenza intorno ai residui di ambienti non-capitalistici non ancora posti sotto sequestro. (…) con quanta maggiore energia, potenza d’urto e sistematicità l’imperialismo opera all’erosione delle civiltà non-capitalistiche, tanto più rapidamente toglie il terreno sotto i piedi all’accumulazione del capitale. L’imperialismo è tato un metodo storico per prolungare l’esistenza del capitale, quanto il più sicuro mezzo per affrettarne obiettivamente la fine. (…) Il capitale non soltanto nasce “”sudando da tutti i pori sangue e fango””, ma s’impone gradatamente come tale in tutto il mondo e così prepara, fra convulsioni sempre più violente, il proprio sfacelo» (34). Il libro e la sua tesi, tranne qualche eccezione, come l’entusiastico giudizio di Julian Marchiewski-Karski e Franz Mehring, che definisce Rosa la “”testa più geniale che sia comparsa finora tra gli eredi scientifici di Marx ed Engels”” (55), non ottengono consenso nel movimento socialista europeo: si consolida anche su questo aspetto la leggenda di Rosa Luxemburg come “”donna dai molteplici errori”””” (pag 104-109) [note: (48) Così scrive Luxemburg, ‘Avvertenza’ a Ead. ‘L’accumulazione del capitale’, cit., p. 3: “”Lo spunto al presente lavoro mi è stato dato da un’introduzione in forma popolare all’economia politica che andava da tempo preparando (…). Rimessami al lavoro nel gennaio di quest’anno [1912], dopo le elezioni al Reichstag, col proposito di concludere almeno nelle grandi linee quella volgarizzazione della dottrina economica marxista, mi trovai di fronte a una difficoltà inaspettata: non riuscivo a presentare con sufficiente chiarezza il processo d’insieme della produzione capitalistica nei suoi rapporti concreti e nei suoi limiti storici obiettivi. A un esame più attento, dovetti convincermi che non si trattava di una semplice questione di esposizione, ma di un problema connesso, sul piano teoretico, al contenuto del II libro del ‘Capitale’ e, nello stesso tempo, alla prassi dell’attuale politica imperialistica nelle sue radici economiche””; (49) Ivi, p. 322; (50) Ivi, p. 327; (51) Ivi, p. 479; (52) Ivi, p. 345; (53) Ivi, p. 416; (54) Ivi, pp. 447 e 454; (55) Il giudizio è espresso in un articolo di Mehring pubblicato sulla “”Neue Zeit”” nel luglio 1907 e aggiunge che le “”canzonature”” di Luxemburg “”hanno in ultima analisi radice solo nel fatto che è una donna ad avere questa testa sulle spalle””. La citazione è tratta da P. Frölich, op. cit., p. 173] [Hannah Arendt, Rosa Luxemburg, Mimesis, Milano, 2022]”,”LUXS-089″ “ARENDT Hannah”,”La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.”,”Hannah Arendt (1906-1975), allieva di Heidegger e Jaspers, emigrata nel 1933 dalla Germania in Francia, dal 1941 ha insegnato in università statunitensi. Arendt segue il processo a Eichmann (catturato a Buenos Aires nel maggio 1960) in qualità di corripondente del New Yorker. Negli articoli per quel giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann.”,”GERN-006-FSD” “ARENZ Horst ASCHE Helmut BIERBAUM Heinz BISCHOFF Joachim FLEISCHER Katja FRACKMANN Edgar GERLACH Ulla GRUSCHEZYK Jochen HASENCLEVER Volker HUMMEL Joe JESCHONNEK Christiane KREIMER Hans-Joachim KROLL Margit KÜMMEL Gudrun KUHLS Hinrich LOHAUS Peter LÜHN Klaus-Dieter MEDITSCH Ulrich MENARD Michael NEUMANN Horst SCHILD Stefan, SCHWIEGELSHON Karl-Heinz SIEBECKE Gerd SPITZ Bobby STAHN Peter UMBACH Detlef WILLIG Brigitte”,”Projekt Klassenanalyse. Leninismus – neue Stufe des wissenschaftlichen Sozialismus? Zum Verhältnis von Marxscher Theorie, Klassenanalyse und revolutionärer Taktik bei W.I. Lenin. 1. Halbband.”,”Einleitung, note, Studien zur Klassenanalyse”,”LENS-067-FL” “ARENZ Horst ASCHE Helmut BIERBAUM Heinz BISCHOFF Joachim FLEISCHER Katja FRACKMANN Edgar GERLACH Ulla GRUSCHEZYK Jochen HASENCLEVER Volker HUMMEL Joe JESCHONNEK Christiane KREIMER Hans-Joachim KROLL Margit KÜMMEL Gudrun KUHLS Hinrich LOHAUS Peter LÜHN Klaus-Dieter MEDITSCH Ulrich MENARD Michael NEUMANN Horst SCHILD Stefan, SCHWIEGELSHON Karl-Heinz SIEBECKE Gerd SPITZ Bobby STAHN Peter UMBACH Detlef WILLIG Brigitte”,”Projekt Klassenanalyse. Leninismus – neue Stufe des wissenschaftlichen Sozialismus? Zum Verhältnis von Marxscher Theorie, Klassenanalyse und revolutionärer Taktik bei W.I. Lenin. 2. Halbband.”,”Einleitung, note, Studien zur Klassenanalyse 2/2″,”LENS-068-FL” “ARETINO Pietro a cura di Paolo PROCACCIOLI”,”Ragionamento. Dialogo.”,”Pietro ARETINO (Arezzo 1492-Venezia 1556) scrittore d’ indole inquieta e violenta, fu temuto per la sua penna velenosa, da principi e sovrani. Sperimentò vari generi portandovi una forte carica eversiva anche dal punto di vista linguistico. Celebri le ‘pasquinate’ contro il governo pontificio, i licenziosi ‘Ragionamenti’ (dialoghi 1534-36), la tragedia L’Orazia (1545) e le commedie. (EUG).”,”VARx-070″ “ARFE’ Gaetano”,”Storia del socialismo italiano 1892 – 1926.”,”Gaetano ARFE’, nato nel 1925, si è laureato in lettere e filosofia all’Univ di Napoli, e si è specializzato in discipline storiche presso l’ Istituto Italiano di Studi Storici, presieduto da Benedetto CROCE e diretto da Federico CHABOD. Attualmente (1965) è titolare della cattedra di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Firenze. Ha condotto studi e ricerche sulla storia culturale e politica del Mezzogiorno nell’ Ottocento, sulla questione meridionale, sulla guerra di secessione americana e in particolare sulla storia del socialismo italiano ed europeo.”,”MITS-053″ “ARFE’ Gaetano antologia a cura; scritti di Aris ACCORNERO Lelio BASSO Giampiero CAROCCI G.D.H. COLE Enzo COLLOTTI Bettino CRAXI Luigi DE-ROSA Furio DIAZ M. DOBB Vittorio FOA Emilio LUSSU Massimo PACI Giovanni PIRELLI Enzo SICILIANO Antonio SPINOZA Giuseppe TAMBURRANO Domenico TARIZZO Leo VALIANI Bruno WIDMAR Domenico ZUCARO Pietro ZVETEREMICH e altri”,”Mondo Operaio 1956 – 1965.”,”‘Mondo Operaio’ nacque con periodicità settimanale nel 1948. Fondatore e D politico ne era Pietro NENNI e D responsabile Antonio BORGONI. Notizie biografiche di Gaetano ARFE’, Carlo CASTAGNOLI, Francesco DE-MARTINO, Antonio GIOLITTI, Carlo MUSCETTA, Pietro NENNI, Raniero PANZIERI, Giuseppe PETRONIO, Tullio VECCHIETTI. Tra le altre cose c’è una ‘Inchiesta di massa a cura di Aris ACCORNERO’ ‘Gli operai della RIV parlano del consiglio di gestione’ (settembre 1958) e un articolo di Lelio BASSO ‘L’ esperienza sovietica e la dittatura del proletariato’. Altri scritti sono di Giampiero CAROCCI, G.D.H. COLE, Enzo COLLOTTI, Bettino CRAXI, Luigi DE-ROSA, Furio DIAZ, M. DOBB, Vittorio FOA, Emilio LUSSU, Massimo PACI, Giovanni PIRELLI, Enzo SICILIANO, Antonio SPINOZA, Giuseppe TAMBURRANO, Domenico TARIZZO, Leo VALIANI, Bruno WIDMAR, Domenico ZUCARO, Pietro ZVETEREMICH e altri.”,”ITAC-019 ITAC-019-B” “ARFE’ Gaetano con L. RAPONE A. BOSCO D. BIDUSSA A. VARSORI B. GROPPO D. LEFEBVRE M. ZAGARI G. DEVIN W. LOTH R. STEININGER R. SCHNEIDER K. MISGELD L. HAMON A. RIOSA J. OPAT K. KAPLAN A. PANACCIONE F.M. CATALUCCIO W. ALTER A. VENTURI S. COLARIZI”,”I socialisti e l’ Europa.”,”Saggi di G. ARFE’ L. RAPONE A. BOSCO D. BIDUSSA A. VARSORI B. GROPPO D. LEFEBVRE M. ZAGARI G. DEVIN W. LOTH R. STEININGER R. SCHNEIDER K. MISGELD L. HAMON A. RIOSA J. OPAT K. KAPLAN A. PANACCIONE F.M. CATALUCCIO W. ALTER A. VENTURI S. COLARIZI”,”MEOx-017″ “ARFE’ Gaetano, a cura di Donatella CHERUBINI”,”I socialisti del mio secolo.”,”Raccolta di saggi biografici su socialisti italiani, scritti tra il 1958 e il 2001. Ampio spazio è riservato ai ‘padri fondatori’ turatiani, ma ci sono esponenti del meridionalismo, del sindacalismo rivoluzionario, dell’ interventismo democratico, di martiri dell’ antifascismo, di leader politici, militanti, parlamentari, intellettuali. ARFE’ (1925) partecipa giovanissimo alla resistenza, si laurea in lettere (Napoli) e frequenta l’ Istituto Italiano di Studi Storici presieduto da Benedetto CROCE e diretto da Federico CHABOD. Lavora agli arcivi di Stato e all’ Istituto italiano per la storia moderna e contemporanea. Libero docente nel 1964, insegna all’ Università di Bari, Salerno, Firenze, Napoli. Nel 1945 entra nel PSI rimanendovi fino alla metà degli anni 1980. Condirettore di ‘Mondo Operaio’, direttore dell’ Avanti!, menbro della direzione socialista (1972-1984). E’ autore di varie opere (v. retrocopertina). “”Zimmerwaldiano, repubblicano, solidale col disertore Misiano: è quanto basta perché Modigliani diventi in breve giro di tempo oggetto di odio dei monarchici, dei nazionalisti, dei fascisti, il bersaglio di brutali aggressioni. Agli squadristi, che armi alla mano gli impongono di gridare “”viva l’ Italia””, Modigliani risponde che sotto la minaccia non avrebbe gridato neanche “”viva il socialismo””. Vera, al suo fianco, distribuisce ombrellate e lo incoraggia a gran voce: “”Menè, non gridare!””””. (pag 446)”,”MITS-200″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume IV: I Congressi dell’ esilio.”,”Il discorso del compagno Tasca: la lotta per la democrazia. “”Ma il terreno di incubazione del fascismo è la crisi. L’ oratore analizza gli spostamenti che la crisi provoca sul piano sociale, fra i ceti medi cui si chiudono le porte del paradiso capitalista e che non vogliono precipitare nell’ inferno proletario (…). Noi possiamo trovarci in questa situazione paradossale che là dove la libertà è un bene effettivo, possiamo; per salvarla, limitare le nostre rivendicazioni sociali, contando su una più alta coscienza politica della classe operaia, là dove la libertà è oppressa possiamo essere condotti a porre invece il problema sociale nella sua integrità o con maggior forza.”” (pag 119)”,”MITS-267″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Storia dell’ Avanti! 2. 1926-1940″,”””All’ unità d’ azione giungono, nell’ estate del 1934, i partiti socialista e comunista dell’ emigrazione italiana. Nessun successo registra invece la nuova politica nei paesi sui quali non incombe imminente la minaccia fascista; e dove i comunisti non rappresentano che esigue minoranze operanti ai margini del movimento operaio. L’ Internazionale comunista sancirà ufficialmente l’ avvenuta svolta nel suo VII Congresso, abbandonando di fatto, senza però sconfessarla, la tesi del “”social-fascismo””, e assegnando ai partiti comunisti nazionali il compito di promuovere in ogni paese larghi schieramenti popolari, in unione non soltanto con i partiti socialisti, ma con tutte le altre forze antifasciste, quale ne sia l’ indirizzo politico. Sul piano diplomatico la svolta ha già avuto la sua rispondenza con l’ avvicinamento tra governi sovietico e francese in funzione antitedesca.”” (pag 108)”,”EDIx-056″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Storia dell’ Avanti! 1. 1896-1926.”,” “”Il 19 luglio, il governo di “”Sua Eccellenza Nutro fiducia””, così l’ Avanti! definisce Facta, cade, e il giornale saluta l’ evento come una vittoria. Pochi giorni prima, Novara socialista era stata presa d’ assalto dalle bande fasciste, e a Cremona i popolari avevano conosciuto anch’ essi la violenza delle squadre emiliane di Balbo e Farinacci. L’ Alleanza del Lavoro, primo e ultimo tentativo di dirigere unitariamente le varie organizzazioni sindacali ai fini della difesa della legalità, aveva proclamato uno sciopero di protesta che si era attuato, e fiaccamente, nel solo Piemonte. In questa situazione, rompendo ogni vincolo di disciplina, Turati va dal re per partecipare alle consultazioni per la formazione del nuovo governo. E per l’ Avanti! questa è una seconda vittoria.”” (pag 191)”,”EDIx-058″ “ARFE’ Gaetano BENEDETTINI Gian Franco GAROSCI Aldo LANDUYT Ariane MARIANELLI Alessandro MARUCCI Valerio PUGLIESE SILVA Vittoria SPADONI Ugo TESORO Marina VALLAURI Carlo VERNASSA Maurizio WORSDORFER Rolf”,”G.E. Modigliani e il socialismo italiano.”,”Scritti di ARFE’ G. BENEDETTINI G.F. DALLA-CHIESA E. GAROSCI A. LANDUYT A. MARIANELLI A. MARUCCI V. PUGLIESE SILVA V. SPADONI U. TESORO M. VALLAURI C. VERNASSA M. WORSDORFER R. “”Durante il corso della XXIV legislatura la fama di Modigliani deputato si era affermata e allargata ben al di là dell’ ambito locale, specialmente per le sue eloquenti e generose perorazioni contro la guerra. Nel congresso tenuto a Bologna dal partito socialista nell’ ottobre 1919, congresso che precedette le elezioni e in cui si trattò anche dei criteri per le candidature, il giovane Romita espresse una opinione generale, osservando che il compagno Modigliani era sì un riformista, ma si era battuto e aveva lottato alla Camera molto meglio di quelli che si dicevano rivoluzionari ma poi non facevano niente. Dopo la sua rielezione perciò Modigliani entrò naturalmente nel comitato direttivo del Gruppo parlamentare socialista, di cui divenne di fatto il portavoce””. (pag 108) “”Una delle prime questioni che si posero alla nuova Camera fu il problema del riconoscimento del Governo sovietico e dell’ ingerenza occidentale nella guerra civile russa. Nella discussione sull’ indirizzo di risposta al discorso della Corona è un socialista, Graziadei, che propone un emendamento per il riconoscimento immediato del Governo Sovietico da parte italiana; tale emendamente viene naturalmente respinto, ma passa almeno, anche per l’ appoggio socialista espresso proprio da Modigliani nella dichiarazione di voto, un o.d.g. Manes (della democrazia sociale), perché in seno al Consiglio Alleato il governo italiano prepari il non intervento in Russia e il riconoscimento del nuovo ordinamento sovietico””. (pag 109)”,”MITS-285″ “ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, saggi di ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, interventi di Leo VALIANI Tommaso DETTI Brunello VIGEZZI Gaetano ARFE’ Idomeneo BARBADORO Leo VALIANI Angelo VENTURA, comunicazioni di Pier Carlo MASINI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Umberto GUERINI Adolfo ZAVARONI Luciano SERRA Roberto FEDI RInaldo SALVADORI Alberto M. ROSSI Tommaso DETTI Enrico DECLEVA Lorenzo BEDESCHI”,”Prampolini e il socialismo riformista. Atti del Convegno di Reggio Emilia, ottobre 1978. Vol. 1.”,”Saggi di ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, interventi di Leo VALIANI Tommaso DETTI Brunello VIGEZZI Gaetano ARFE’ Idomeneo BARBADORO Leo VALIANI Angelo VENTURA, comunicazioni di Pier Carlo MASINI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Umberto GUERINI Adolfo ZAVARONI Luciano SERRA Roberto FEDI RInaldo SALVADORI Alberto M. ROSSI Tommaso DETTI Enrico DECLEVA Lorenzo BEDESCHI “”Già Labriola, recensendo il lavoro di Traina sulla Morale di Spencer, avvertiva: “”Il positivismo ha per fermo dei lati nuovi ed originali, ed è una manifestazione seria dello spirito moderno, ma al postutto non l’ ha inventata essoproprio la scienza. Se vuole essere qualche cosa, innanzi tutto si collochi al posto suo””; ciò intendendo i limiti di un metodo sperimentale di indagine che volesse porsi come scienza, e cioè comprensiva spiegazione del reale. (…) Queste erano, d’altronde, le critiche mosse da uomini come De Sanctis o A.C. De Meis, che pure avevano con favore guardato al progresse delle scienze in quegli anni””. (pag 65-66)”,”MITS-286″ “ARFE’ Gaetano supervisione scientifica, PISI Guido ideazione e coordinamento generale, CASALI Luciano CATTINI Marco SERENI Umberto comitato scientifico coordinamento delle sezioni, scritti di CATTINI Marco QUINTELLI Carlo MIANI ULUHOGIAN Franca CAPRA Marco BOTTIONI Graziano GENOVESI Giovanni e QUINTAVALLA Paolo MINARDI Marco CATTANEO Angelo ALESSANDRINI Clelia OLIVETTI Anna Paola e ZANETTI Paola COSTANTINI Roberto GHIRETTI Mario CASALI Luciano GAGLIANI Daniella SERENI Umberto BONARDI Pietro GIUFFREDI Massimo”,”Dietro le barricate, Parma, 1922. Mostra Parco ex Eridania, 30 aprile, 30 maggio 1983″,”scritti di CATTINI Marco QUINTELLI Carlo MIANI ULUHOGIAN Franca CAPRA Marco BOTTIONI Graziano GENOVESI Giovanni e QUINTAVALLA Paolo MINARDI Marco CATTANEO Angelo ALESSANDRINI Clelia OLIVETTI Anna Paola e ZANETTI Paola COSTANTINI Roberto GHIRETTI Mario CASALI Luciano GAGLIANI Daniella SERENI Umberto BONARDI Pietro GIUFFREDI Massimo”,”ITAD-049″ “ARFE’ Gaetano”,”Storia dell’ Avanti!”,”Nasce nel 1896 come quotidiano dei lavoratori italiani e organo del partito socialista. Si interrompe con l’ascesa del fascismo. Riprende all’estero come ‘Nuovo Avanti’ e porta avanti la politica di unificazione socialista e di unità d’azione con il partito comunista. Nel 1917 si apre per l’Avant! un periodo nuovo, con la crisi di Caporetto e la rivoluzione in Russia “”Nonostante la scarsità di notizie, la solidarietà dell’Avanti! con la rivoluzione è immediata e senza riserve. Lunghe precedenti campagne antizariste, condotte dallo stesso giornale, avevano preparato i socialisti italiani a circondare di ammirazione e di affetto i rivoluzionari russi. La condotta dei bolscevichi durante la guerra era valsa a ridare nuovo vigore agli antichi sentimenti e a essi si guarda già durante la prima fase della rivoluzione come ai veri futuri protagonisti. Il governo Kerenski è considerato dall’Avanti!, fin dal primo momento, come transitorio e comunque non tale da rappresentare lo spirito della rivoluzione in marcia. Alla rivoluzione proletaria non si addice un governo borghese, afferma il giornale, esprimendo al tempo stesso la propria fiducia nei bolscevichi. Così, già nell’estate del 1917, i rappresentanti dei Soviet, giunti in Italia col permesso dei governi dell’Intesa per invocare la solidarietà dei socialisti italiani col governo Kerenski e con la guerra «democratica», erano stati accolti a Torino da grida inneggianti a Lenin e a Trotzki. Gli stessi nomi, e quelli dei loro maggiori collaboratori, appaiono ora circondati da un alone di leggenda. Comincia per l’Avanti! la faticosa caccia a ogni notizia, a ogni voce che si riferisca ai fatti di Russia, e i commenti e le osservazioni che le accompagnano sono talvolta ingenui, ma sempre caldi di entusiasmo. L’idea di una nuova Internazionale che rompa tutti i ponti col passato e della quale i rivoluzionari russi siano il nucleo, comincia naturalmente a farsi strada, prima ancora che si abbia notizia di analogo progetto da parte dei bolscevichi. Si riaccende contemporaneamente il dibattito sui problemi di natura ideologica, dai quali discende la grande strategia rivoluzionaria. E’ Bordiga, innanzi tutto, che dai fatti russi trova conferma di una sua antica linea di pensiero, fatta in realtà di astratto estremismo nel quale il gusto per la deduzione paradossalmente rigorosa prevale su ogni altro interesse. In questo stesso periodo, appare sull’Avanti! la voce del gruppo dirigente della sezione socialista torinese, entro il quale, uno posto di particolare rilievo occupa Antonio Gramsci. Di Gramsci è un suggestivo articolo, apparso il 25 luglio del 1918, nel quale, con linguaggio più hegeliano che leninista, si indaga sulla intima ragione per la quale l’«utopia» bolscevica è passata nel regno della realtà. Sono anche di Gramsci altri interessanti tentativi di analizzare, al lume dell’esperienza leninista, alcuni dei maggiori problemi politici della società italiana. Serrati stesso, sotto il nome di Ariste Tormenti, Panfilo Gentile, numerosi altri collaboratori, più spesso nascosti da pseudonimi, intervengono in questa prima presa di contatto con i problemi scaturiti dalla rivoluzione russa, mentre l’Avanti! cerca di soddisfare l’appassionato interesse dei suoi lettori, pubblicando scritti e lettere di Lenin, Trotzki, di Radek, considerazioni e informazioni sulla rivoluzione e i suoi capi, di Barbusse, di Rolland, di Reed, di Weiss, di Rappoport.”” (pag 115-116)”,”MITS-460″ “ARFÉ Gaetano”,”Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 (di Federico Chabod).”,”Il primo volume apparso del programma ISPI è opera di Federico Chabod ed è volto a chiarire quali fossero “”le basi, materiali e morali”” dalla quali la politica estera era destinata a svilupparsi. Si tratta cioè di una larga analisi delle condizioni generali d’Italia tra il ’70 e il’96, con lo sguardo costantemente rivolto alla posizione di essa in Europa, ed agli nflussi ideali e politici che dall’Europa si esercitano su di essa. (pag 861)”,”ITQM-003-FGB” “ARFÈ Gaetano, a cura di Franca ASSANTE”,”Storia dell’Avanti!”,”Gaetano Arfè, nato a Somma Vesuviana il 12 novembre 1925, laureato in Lettere e in filosofia presso l’Università di Napoli, ha frequentato quale borsista l’Istituto Italiano per gli Studi storici, presieduto da Benedetto Croce e diretto da Federico Chabod. Funzionario degli Archivi di Stato nelle sedei di Genova, Napoli dove si è diplomato in Paleografia e diplomatica e ha collaborato alla ricostruzione dei registri della Cancelleria angioina distrutti da soldati tedeschi, e poi per lungo tempo di Firenze. Conseguita la libera docenza in Storia contemporanea, ottiene l’incarico di tale disciplina presso le Università di Bari e poi di Salerno. Iscritto al partito socialista nel 1945, segue Saragat nella scissione di palazzo Barberini.”,”MITS-034-FL” “ARFÉ Gaetano”,”Storia del Socialismo italiano (1892-1926).”,”Gaetano Arfé, nato a Somma Vesuviana il 12 novembre 1925, laureato in Lettere e in filosofia presso l’Università di Napoli, ha frequentato quale borsista l’Istituto Italiano per gli Studi storici, presieduto da Benedetto Croce e diretto da Federico Chabod. Funzionario degli Archivi di Stato nelle sedei di Genova, Napoli dove si è diplomato in Paleografia e diplomatica e ha collaborato alla ricostruzione dei registri della Cancelleria angioina distrutti da soldati tedeschi, e poi per lungo tempo di Firenze. Conseguita la libera docenza in Storia contemporanea, ottiene l’incarico di tale disciplina presso le Università di Bari e poi di Salerno. Iscritto al partito socialista nel 1945, segue Saragat nella scissione di palazzo Barberini.”,”MITS-040-FL” “ARFÉ Gaetano; BERTI Nico”,”La leadership morale di Filippo Turati (Arfé); Merlino, un precursore del lib/lab (Berti).”,”Socialismo per turati è un ordine di libertà e di giustizia verso cui la storia spinge…. Dalla sua concezione del partito deriva il mondo in cui Turati concepisce la funzione di chi ne la la rappresentanza.”,”MITS-010-FGB” “ARGAMAKOW Igor”,”Morte da cani. Piccola storia stalinista.”,”Calvario vissuto sessat’anni fa da Alexej Alexandrovic, ufficiale di antica famiglia aristocratica, arrestato la notte del 26/09/1939 e scomparso per sempre negli impenetrabili meandri del sistema repressivo sovietico. Igor Argamakow, alias Argamante, è un russo-polacco naturalizzatosi italiano durante la guerra. Per trent’anni dirigente alla Olivetti, poi uomo d’affari e console onorario del Sud Africa, vive a Trieste, dove si dedica a ricerche storiche.”,”RUSS-081-FL” “ARGENTERI Letizia”,”Tina Modotti. Fra arte e rivoluzione.”,”Letizia Argenteri è professore di Storia nel Dipartimento di ‘Social Sciences’ al San Diego Mesa College e ‘scholar’ affiliata all’UCLA. Nativa di Bollate (Milano), si è laureata in Lingue e Letterature Straniere a Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il re borghese. Costume e società nell’Italia di Vittorio Emanuele III’ (Mondadori, 1994).”,”BIOx-004-FSD” “ARGENTIERI Federigo”,”Budapest ’56. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo ARGENTIERI, studioso di storia e di politica internazionale, insegna alla John Cabot University di Roma e all’ Università di Firenze. Nella nota 6 si fa riferimento al nostro opuscolo ‘Ungheria. Necessità di un bilancio’.”,”MUNx-025″ “ARGENTIERI Federigo a cura, saggi di Adriano GUERRA Lapo SESTAN Antonio MISSIROLI Renzo DAVIDDI George SCHÖPFLIN Mauro MARTINI Francesco LEONCINI Federigo ARGENTIERI”,”La fine del blocco sovietico.”,”Saggi di Adriano GUERRA Lapo SESTAN Antonio MISSIROLI Renzo DAVIDDI George SCHÖPFLIN Mauro MARTINI Francesco LEONCINI Federigo ARGENTIERI. Federigo ARGENTIERI è responsabile per le ricerche sull’ Europa centro-orientale del CEPSI. Ha scritto varie opere. “”Una parte di questo mito vuole che l’ America (non gli Stati Uniti, ma l’ America) sia una specie di “”super-Europa””, una terra dove sono destinati a scomparire tutti gli impacci, le piccole frustrazioni e gli obblighi meschini cui sono soggetti gli individui in Europa, dove la libertà, le opportunità offerte e le scelte da compiere sono illimitate. Da qui deriva il fatto che le aspettative europee nei confronti dell’ America siano grandissime, come se l’ America stessa incarnasse il sogno di un’ Europa alternativa. Naturalmente si tratta di un ruolo che gli Stati Uniti non possono ricoprire; (…). Nello stesso tempo tra Europa e Stati Uniti esistono differenze molto profonde che spesso vengono colte solo parzialmente”” (pag 150 saggio di George SCHÖPFLIN)”,”EURC-058″ “ARGENTIERI Federigo GIANOTTI Lorenzo”,”L’ Ottobre ungherese.”,”ARGENTIERI Federigo ha studiato i problemi dei paesi ‘socialisti’ dapprima a Budapest presso il Bureau della Federazione della gioventù democratica e poi all’ Istituto Gramsci di Roma. GIANOTTI Lorenzo, senatore, ha pubblicato ‘Automobile, crescita zero’, ‘Trent’anni di lotte alla Fiat’ (De Donato). Si è anche occupato di politica estera seguendo i problemi del movimento pacifista. “”Sulle lezioni da trarre dal caso Rajk, Rakosi fu estremamente chiaro in un discorso all’ assemblea dei quadri comunisti di Budapest e sobborghi. Innanzitutto le confessioni avevano dimostrato che gli imperialisti americani, nel quadro della politica antisovietica, si proponevano l’ obiettivo più circoscritto di “”strappare le democrazie popolari dall’ alleanza con l’ Unione Sovietica””. (…) La lotta alla diversione e al sabotaggio doveva essere considerata un fondamentale impegno di ogni giorno. L’ affermazione “”noi siamo nella stessa posizione in cui ci troveremmo con il mitologico drago dalle sette teste: non abbiamo il tempo di tagliare una testa che un’ altra ricresce””, era una parafrasi della tesi di Stalin sull’ inasprimento della lotta di classe man mano che il socialismo si sviluppava. Infine Rakosi lanciò un avvertimento alle altre democrazie popolari e ai partiti comunisti: le confessioni avevano reso evidente che si stavano “”tessendo piani analoghi a qullo per l’ Ungheria”” in altri paesi. Occorreva procedere ovunque con la stessa determinanzione con la quale l’ Ungheria si era posta sul terreno della vigilanza “”rivoluzionaria””. Peraltro, Rakosi fece redigere una lista di circa trecento comunisti stranieri, che sarebbero stati coinvolti in qualche modo nell’ affare Rajk. Tra questi vi sarebbero stati una sessantina di francesi solo due italiani: uno era Giuliano Pajetta, che fu amico di Rajk dalla guerra di Spagna e fu escluso dal Comitato Centrale del PCI nel congresso del 1951; l’ altro addirittura Luigi Longo, vicesegretario del PCI, il quale si era trovato nella stessa baracca con Rajk nel campo di concentramento del Vernet, dopo la sconfitta della Repubblica spagnola. Il grande rito inquisitorio era compiuto. Esso ebbe gravi conseguenze internazionali””. (pag 62-63)”,”MUNx-033″ “ARGENTIERI Federigo”,”L’ Europa centro-orientale e la Nato dopo il 1999. Il nuovo assetto politico strategico dell’ Europa.”,”ARGENTIERI F. insegna presso l’ Università di Firenze e la John Cabot University dfi RToma. Da molti anni si occupa di storia contemporanea e di questioni politico-strategiche relative all’ Europa centrale e orientale. Con il CeMiSS ha già pubblicato ‘L’ Ucraina, nuovo architrave della sicurezza europea’ (CeMiss papers, 1999). Il CeMiSS è il Centro Militare di Studi Strategici (Ministero della Difesa) fondato nel 1987. Si avvale dell’ opera di esperti civili e militari, italiani ed esteri. Estonia, Lettonia e Lituania. “”Similmente a quasi tutti i paesi cosiddetti dell’ Est, i baltici ottennero l’ indipendenza nel 1918 in seguito al crollo degli Imperi centrali e alla notevole contrazione territoriale di quello russo successiva alla sconfitta e alla rivoluzione bolscevica. Il 23 agosto 1939, le clausole segrete del patto di non aggressione russo-tedesco stipularono l’ annessione all’ Urss di molti dei territori perduti dalla Russia durante e dopo la Prima guerra mondiale, comprese le repubbliche baltiche dove nell’ estate 1940, con cinque anni di anticipo sul resto dell’ Europa centro-orientale, furono sperimentate le tecniche di presa del potere da parte dei partiti comunisti locali attraverso l’ eliminazione, fisica o politica, di tutti coloro che vi opponevano. Sul piano formale, l’ ingresso nell’ Unione delle repubbliche socialiste sovietiche avvenne in seguito a “”elezioni””, vinte dai partiti comunisti locali grazie a brogli, intimidazioni e deportazione forzata di interi settori della popolazione, e alla richiesta, presentata nell’ estate del 1940, di annessione all’ Urss.”” (pag 58-59)”,”EURC-085″ “ARGENTIERI Federigo GIANOTTI Lorenzo”,”L’ Ottobre ungherese.”,”ARGENTIERI Federigo ha studiato i problemi dei paesi ‘socialisti’ dapprima a Budapest presso il Bureau della Federazione della gioventù democratica e poi all’ Istituto Gramsci di Roma. GIANOTTI Lorenzo, senatore, ha pubblicato ‘Automobile, crescita zero’, ‘Trent’anni di lotte alla Fiat’ (De Donato). Si è anche occupato di politica estera seguendo i problemi del movimento pacifista. “”A base delle difficoltà del nuovo corso vi erano altri motivi. Lo scontro tra Nagy e Rákosi accresceva l’ incertezza; peraltro in agosto Farkas rientrò nella Segreteria del partito, grazie ad una petizione firmata da vari membri del CC. I segnali contradditori che provenivano dal vertice; anziché riaprire una dialettica di posizioni alla base, accrebbero la paralisi in apparati disabituati alle differenze e alla battaglia politica aperta. Anche l’ atteggiamento sovietico in campo economico appariva oscillante. Nel 1954 furono sciolte le “”società miste””. Tuttavia Mosca non era disposta ad allargare i cordoni della borsa, anzi “”i negoziati con l’ URSS, che si conclusero con un accordo nel gennaio 1955, mostrarono che l’ Unione sovietica non era disposta a fornirci se non circa il 50 per cento del materiale che ssa aveva esportato in Ungheria l’ anno precedente, ossia soltanto il 36 per cento della merci da noi richieste””.”” (pag 90) “”Emergevano anche le cifre delle esecuzioni. Secondo la “”France Presse””: “”474 dirigenti comunisti di sinistra e nazionali, socialdemocratici e sindacalisti sono stati impiccati, fucilati o sono morti nelle prigioni di Rákosi tra il 1945 e il 1953″”, mentre complessivamente le vittime sarebbero state 20 mila. In questa situazione venivano annunciati il processo e la condanna all’ergastolo di Gábor Péter. I torturatori cominciavano ad essere giudicata. Tutto ciò incoraggiava l’ evoluzione della coscienza collettiva sociale””. (pag 91)”,”UNGx-009″ “ARGENTIERI Federigo, saggi di GUERRA Adriano SESTAN Lapo MISSIROLI Antonio DAVIDDI renzo SCHÖPFLIN George MARTINI Mauro LEONCINI Francesco”,”La fine del blocco sovietico.”,”Federico Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. Renzp Daviddi lavora come economista presso la Direzione generali per gli Affari economici e finanziari della Commissione delle Comunità europee a Bruxelles. Ha pubblicato numerosi saggi sulle economie dei paesi dell’Europa centro-orientale e dell’Unione Sovietica. Adriano Guerra, giornalista e storico, è autore di numerosi libri e saggu sull’URSS, sull’Europa orientale e sul movimento comunista. Fra i suoi principali lavori, Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò. Francesco Leoncini si occupa da oltre vent’anni di storia e politica dell’Europa centro-orientale con particolare riferimento alla Cecoslovacchia. Ha pubblicato tra l’altro: La questione dei Sudeti 1918-1938, L’opposizione all’Est 1956-1981, Che cosa fu la Primavera di Praga?. Lavora all’Università di Venezia. Mauro Martini, redattore capo alla rivista ‘MondOperaio’ e redattore del bimestrale ‘L’Europa ritrovata’, è autore del volume Le mura del Cremlino. Negli ultimi anni ha tradotto in italiano gran parte della produzione pubblicistica dell’ex opposizione democratica in Polonia. Antonio Missiroli ha studiato e si è perfezionato in Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa. Dopo essere stato borsista presso diverse università tedesco-occidentali, è attualmente ricercatore della sezione Europa del CRS. Ha scritto saggi e articoli sui partiti socialisti europei e sulla storia e la cultura dei paesi di lingua tedesca. George Schöpflin insegna Istituzioni politiche dell’Europa orientale presso la London School of Economics e la School of Slavonic and East European Studies dell’Università di Londra. Il suo libro più recente è la raccolta di scritti In Search of Central Europe. Lapo Sestan è ricercatore presso il Dipartimento di studi dell’Europa orientale dell’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato su riviste e libri vari saggi sulla politica estera sovietica. Ha curato il volume CESPI, La politica estera della perestrojka.”,”EURC-017-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Ungheria 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-003-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Budapest 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F. Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-004-FL” “ARGENTIERI Federigo”,”Ungheria 1956: La Rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-009-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Budapest 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-015-FL” “ARGENTIERI Federigo”,”Il proletariato contro la dittatura. Protagonisti e interpreti del 1956 ungherese.”,”Quarta edizione di un testo uscito per la prima volta 25 anni fa, nel novembre 1996, come allegato al quotidiano ‘L’Unità’ con il titolo ‘Budapest 1956 – La rivoluzione calunniata’. La terza edizione amplikata e riveduta uscì quindici anni fa nel 2006 in occasione del cinquantesimo del ’56 ungherese. “”L’analisi qui sviluppata costituiva una risposta a quelle tendenze anarco-trotskiste così temute da Giovanni Russo, presenti in misura trascurabile all’interno della rivoluzione, che vedevano semplicemente l’aspetto soviettista e antiburocratico del sollevamento e consideravano il pluripartitismo come un orpello superfluo, se non una degenerazione borghese: tali posizioni avevano trovato eco tanto in Jugoslavia, in particolare nel discorso sull’Ungheria pronunciato il 7 dicembre 1956 dall’ideolgo E. Kardelj davanti all’Assemblea federale di Belgrado (15), quanto in Ocidente, presso alcuni gruppi della sinistra libertaria, come ad esempio il francese ‘Socialisme ou Barbarie’, all’interno di questi ultimi si verificava un’ulteriore diffenziazione, tra chi (anarchici) esaltava la spontaneità e la multiformità dell’auto-organizzazione di massa e chi (trotskisti) rimproverava gli operai di non essersi dotati di un’avanguardia cosciente (16)”” (pag 118-119) [(16) Si vedano rispettivamente C. Castoriadis, ‘La rivoluzione contro la burocrazia’, vol. II, Milano, Sugarco, 1979, pp. 65-73 e 114-116, e A. Anderson, ‘Ungheria ’56 – La comune di Budapest – I Consigli Operai’, Milano, Zero in Condotta, 1990; inoltre C. Lefort, ‘L’invention démocratique’, Paris, Fayard, 1981, specie pp. 224-225. Le classiche posizioni trotskiste sono espresse da Lotta comunista , ‘Ungheria 1956. Necessità di un bilancio’, Milano, 1986] Federigo Argentieri, laureato in Scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma e PhD in Storia contemporanea all’Elte di Budapest.”,”MUNx-074″ “[ARGENTON Mario PIASENTI Paride, testi]”,”Cos’è stata la resistenza. Dalla caduta del fasciso alla costituente repubblicana.”,”Dono di RP Il materiale è tratto da un volume curato dal Corpo Volontari della Libertà (CVL) ‘L’Italia dal fascismo alla costituente repbblicana’, testi di Mario Argenton e Paride Piasenti, utilizzato per gentile concessione dello stesso CVL.”,”ITAR-373″ “ARGERI Dante”,”La dialettica dissacrata. Le ragioni della crisi del marxismo.”,”””La dialettica è … l’anima del marxismo, sicché metterla in discussione equivale senz’altro a contestare le smisurate ambizioni teorico-pratiche del così detto «socialismo scientifico»”” (pag 7, prefazione di Pellicani) “”Torno a ripeterlo: porre al centro dell’attenzione il problema dei nessi esistenti tra marxismo e totalitarismo leninista non significa necessariamente pensare che era nelle intenzioni di Marx e di Lenin la creazione di quel sistema di schiavitù generale di Stato chiamato a torto «socialismo reale»”” (pag 9, idem) Nota 24 pag 142 “”Marx fu ossessionato per tutta la vita dal problema della «inversione della coscienza», del ‘quid-pro-quo’, dell’abbaglio alla rovescia la realtà delle cose. Parallelamente, attraverso tutta l’opera ricorre il motivo dell”impulso a confessare’, ossia del «segreto rivelato», dell’ «arcano» o del «mistero» finalmente scoperto o confessato ecc. ecc. Queste ossessioni hanno avuto, fino ad un certo punto, una funzione euristica positiva (ad es. la scoperta della illusione ideologica), per altro verso hanno travolto l’autore, facendogli sisteticamente leggere nelle cose i propri problemi. Sul nesso, in Marx, tra opera e psicologia personale, siamo fondamentalmente d’accordo con le fini osservazioni del Topitsch (‘Per una critica del marxismo’, Bulzoni, Roma, 1977, pagg. 162-174), specialmente). In particolare appare estremamente verosimile l’episodio – riportato da Topitsch – dell?incontro con il tenente Techow, durante il quale Marx, in preda all’ebbrezza, rivela la sua smania di potere e il suo sostanziale disprezzo per gli uomini”” (sic!)”,”TEOC-002-FB” “ARGERI Dante”,”La dialettica dissacrata. Le ragioni della crisi del marxismo.”,”Dante Argeri, nato a Tripoli nel 1940, ha studiato filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Insegnante nelle scuole secondarie, ha collaborato alle riviste Filosofia, L’Est, Critica sociale. Nel 1972 ha collaborato con l’Istituto Srorico della Resistenza di Cuneo, interessandosi alla realtà concentrazionaria nazista.”,”TEOC-117-FL” “ARIAS Adelardo Fernandez”,”La agonia de Madrid, 1936-1937. Diario de un supervivente.”,”ARIAS Adelardo Fernandez ‘El duende de la Colegiata’, è stato un testimone dell’ assedio di Madrid schierato dalla parte dei franchisti. Calcoli sull’ evacuazione della città di Madrid: “”Così, il calcolo dell’ evacuazione è impraticabile. La prima volta che si ordinò non poté realizzarsi. Ora, dato il suo carattere urgente, non si realizzerà. Basta riflettere un attimo in “”ciò che significa l’ Ordinanza””. Madrid ha oggi circa un milione e mezzo di abitanti. Dato che l’ evacuazione comprende i minori di venti e i maggiori di quarantacinque anni, considerando le eccezioni che l’ ordine specifica, si può calcorare – molto imprecisamente – una “”cifra rotonda”” di: 300.000 persone, quantità minima, a confronto con il totale della popolazione. Calcolando che in ciascun camion dello sgombero salgano: trenta persone, sarebbero necessari per evacuare le 300 mila persone: 10 mila camion! Posti in fila, quando il primo si trova a Valencia, l’ ultimo sarebbe ancora a Madrid.”” (pag 171)”,”MSPG-126″ “ARICÓ José M.”,”Marx y América Latina.”,”Pubblicata per la prima volta nel 1980, questa di Aricó è considerata un’opera fondatrice del pensiero marxista latinoamericano e costituisce uno dei testi centrali di José Aricó. Come sostiene Horacio Crespo nella prefazione a questa edizione: “”Ha aperto una prospettiva radicalmente nuova in uno spazio di riflessione e dibattito intorno a un problema capitale e, tra l’altro, attuale oggi attraverso schizzi nuovi, originali e veramente controversi: le forme specifiche di ricezione del socialismo in America Latina””. A partire da una lettura contestuale dell’opera di Karl Marx, attraverso la quale i testi si illuminano e si interrogano a vicenda, José Aricó propone una prospettiva critica e originale dalla quale avvicinarsi alle cause dell’elusione dell’America Latina nel pensiero di Marx e, contemporaneamente, indagare le ragioni del disaccordo secolare tra socialismo e continente latinoamericano. Lungi dal mero esercizio filologico, la brillante delucidazione dei contorni precisi di questi problemi consente all’autore di interrogarsi sulla natura e l’autonomia della politica all’interno del lavoro e della tradizione marxista. A trent’anni dalla sua prima edizione, le pagine di Marx e dell’America Latina ci permettono anche di recuperare l’audacia intellettuale e lo spirito politico creativo di José Aricó, che non ha smesso di “”lavorare su Marx”” per evidenziare la sua rilevanza. Bolivar. Marx vedeva in Bolivar una imitazione del bonapartismo. L’articolo su Bolivar fu chiesto da Dana per il New York Daily Tribune, e venne scritto da Marx con il contributo di Engels. Esso avrà una strana fortuna. Quasi sconosciuto fino al 1934, quando fu incluso nelle edizioni russe delle opere di Marx Engels, Aníbal Ponce lo riscoprì per i lettori di lingua spagnola pubblicandolo nel primo numero della sua rivista ‘Dialéctica’, nel marzo del 1936. Dal 1937 in avanti fece parte della raccolta di lavori di Marx ed Engels su ‘La rivoluzione spagnola’, anche se non sono state inserite note al testo da parte dell’editore. Tuttavia nel 1951 il dirigente americano William Z. Foster lo citò favorevolmente nel suo testo ‘Outline Political History of the Americas’, che però fu inserito con una sorta di accettazione acritica non tanto dei testi di Marx ma delle tendenze storiografiche sovietiche (pag 157-159)”,”AMLx-194″ “ARIEMMA Iginio”,”La casa brucia. I Democratici di Sinistra dal PCI ai giorni nostri.”,”ARIEMMA, torinese, negli anni settanta è stato segretario del PCI a Torino e negli anni 1980 segretario regionale del Veneto. Dopo vari incarichi a livello nazionale è stato responsabile dell’ ufficio stampa con A. NATTA e poi con A. OCHETTO. Oggi si occupa di questione settentrionale e di federalismo.”,”PCIx-056″ “ARIENZO Alessandro”,”Alle origini del conservatorismo politico inglese. George Savile e la restaurazione Stuart.”,”Alessandro Arienzo ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo presso l’Università degli Studi di Perugia. Collabora con l’università di Napoli Federico II.”,”UKIx-002-FMB” “ARIENZO Alessandro BORRELLI Gianfranco”,”Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité.”,”Alessandro Arienzo è ricercatore in Storia delle Dottrine politicjhe presso l’Università degli Studi “”Federico II””, si occupa della ‘ragion di stato’ e del machiavellismo nella teoria politica inglese del Cinque e Seicento. Gianfranco Borrelli insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche nella stessa Università. Si è occupato della letteratura politica della ragion di Stato e della teoria politica di Thomas Hobbes: Marx. Il conflitto tra potere legislativo e potere governativo nello stato moderno “”L’altro testo che richiamo all’attenzione è lo scritto di Marx del 1843, che costituisce il serrato confronto con i paragrafi della ‘Rechtphilosophie’ di Hegel. Una critica determinata della nozione hegeliana di stato, ove da un canto Marx esalta la centralità del potere legislativo in quanto principale mediazione all’introduzione della novità politica: contemporaneamente, il potere legislativo viene criticato in quanto strumento intrinsecamente contraddittorio poiché, a modo di vedere di Marx, la funzione legislativa rimane di fatto contrapposta alla funzione rappresentativa, politico-astratta, ed alla stessa costituzione. In tale contesto, Marx pone in evidenza un’altra contraddizione che emerge dai testi hegeliani, anche questa direttamente rispondente alle condizioni effettive di funzionamento dello stato moderno, il conflitto tra potere legislativo e potere governativo (‘gesetzgehende Gewaltl Regierungsgewalt’): «Il potere legislativo ha fatto la Rivoluzione francese; esso, là dove ha dominato nella sua specialità, ha fatto, in genere, le grandi rivoluzioni organiche generali; esso non ha combattuto la costituzione, ma una particolare costituzione antiquata, precisamente perché il potere legislativo è stato il rappresentante del popolo, della volontà generale. Per contro il potere governativo ha fatto le piccole rivoluzioni, le rivoluzioni retrograde, le reazioni; esso non ha fatto la rivoluzione per una nuova costituzione contro una invecchiata, ma contro la costituzione, precisamente perché il potere governativo è stato il rappresentante della volontà particolare, soggettiva, della parte magica della volontà (…). Poiché Hegel ha già rivendicato alla sfera della società civile il potere della “”polizia”” e il “”potere giudiziario””, il ‘potere governativo’ non è nient’altro che l’amministrazione, ch’egli sviluppa come ‘burocrazia’ (…). Nel ‘potere governativo’ abbiamo sempre ‘due cose’: l’azione reale e la ragion di Stato di questa azione, come un’altra coscienza reale che, nella sua totale struttura, è la burocrazia (30)”” (pag 36-37) [Alessandro Arienzo Gianfranco Borrelli, ‘Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité’, Giannini editore, Napoli, 2011] [(30) ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, traduzione e note di G. Della Volpe, Roma, 1963, pp. 67-70 e 133] “”In accordo con Tocqueville, che aveva già richiamato le preoccupazioni di Jefferson, Marx segnala i pericoli posti nell’esercizio del potere legislativo in quanto funzione che sancisce una realtà separata dalla società civile. Per questa via, lo stato politico può portare al ‘dispotismo’ di una parte della nazione che riesce a conquistare per via elettorale la maggioranza dei consensi. Inoltre, viene analizzata e denunciata la funzione del potere governativo-esecutivo, assimilato alle funzioni proprie della ragion di Stato. È questo l’annuncio della crisi che rimane destinata, secondo Marx ad attraversare in permanenza il parlamentarismo di tipo rappresentativo: da una parte, le difficoltà nell’attivare un congegno democratico diretto per la presa di decisione politica nel merito dei bisogni che riguardano soggetti e popolazioin; dall’altra parte, il ricorso inevitabile a Luigi Bonaparte, come Marx descriverà negli scritti sulle lotte di classe in Francia e ne ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’. Vale a dire la necessità da parte di chi detiene il comando politico di ricorrere periodicamente ed inevitabilmente ad una forza concentrata che svolga la funzione decisionale senza alcuna autorizzazione legittimante da parte della popolazione. Ed ancora un altro elemento viene sottolineato da Marx: il potere governativo-esecutivo dello stato moderno produce in permanenza, quindi sui tempi quotidiani dell’esercizio del potere politico, il fenomeno della burocrazia della grande impresa statale con la esplicita finalità di realizzare insieme consenso e controllo su di una parte della società civile grazie a forme governamentali di attivo coinvolgimento di parti notevoli della popolazione: «In un paese come la Francia, in cui il potere esecutivo ha sotto di sé un esercito di più di mezzo milione di funzionari, e dispone quindi continuamente in modo assoluto di una massa enorme di interessi e di esigenze; in cui lo Stato, dalle più ampie manifestazioni della vita fino ai movimenti più insignificanti, dalle sue forme di esistenza più generali sino alla vita privata, avvolge la società borghese, la controlla, la regola, la sorveglia e la tiene sotto tutela: in cui questo corpo di parassiti, grazie alla più straordinaria centralizzazione, acquista una onnipresenza, una onniscienza, una più rapida capacità di movimento e una agilità che trova il suo rispettivo soltanto nello stato di dipendenza e di impotenza e nell’incoerenza informe del vero corpo sociale; si capisce che in un paese simile l’Assemblea nazionale, insieme alla possibilità di disporre dei posti ministeriali, perdesse ogni influenza reale, a meno che non avesse in pari tempo semplificato l’amministrazione dello Stato, ridotto il più possibile l’esercito degli impiegati, in una parola, fatto in modo che la società civile e l’opinione pubblica creassero i loro propri organi, indipendenti dal potere governativo. L’interesse materiale della borghesia francese è precisamente legato nel modo più stretto al mantenimento di quella grande e ramificata macchina statale. Qui essa mette a posto la sua popolazione superflua: qui essa completa, sotto forma di stipendi statali, ciò che non può incassare sotto forma di profitti, inmteressi, renditi e onorari. D’altra parte il suo interesse politico la spingeva ad aumentare di giorno in giorno la repressione, cioè i mezzi e il personale del potere dello Stato. .. Così la borghesia francese era spinta dalla sua stessa situazione di classe, da un lato ad annientare le condizioni di esistenza di ogni potere parlamentare, e quindi anche del suo proprio, dall’altro lato a rendere irresistibile il potere esecutivo che le era ostile» (31)”” (pag 37-39) [Alessandro Arienzo Gianfranco Borrelli, ‘Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité’, Giannini editore, Napoli, 2011] [(31) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, in ‘Opere scelte’, Roma, 1966, pp. 526-527]”,”TEOP-040-FMB” “ARIENZO Alessandro CARUSO Dario a cura; saggi di Bruno ACCARINO Alessandro ARIENZO Giovanni ARRIGHI Lorenzo BERNINI Gianfranco BORRELLI Fabienne BRUGERE Dario CARUSO Giuseppe DI-MARCO Furio DI-PAOLA Roberto FINELLI Luc FOISNEAU Carlo GALLI Marco GEUNA Simona GIACOMETTI Guillaume LEBLAND Marie GAILLE-NIKODIMOV Bruno MORONCINI Paolo NAPOLI Carlo NITSCH Pasquale PASQUINO Asher SALAH Maurizio ZANARDI”,”Conflitti.”,”Contiene il saggio di Roberto Finelli ‘Il conflitto di Marx tra moderno e postmoderno’ (pag 151-168)”,”TEOS-040-FMB” “ARIES Philippe”,”Le temps de l’ histoire.”,”””La concezione marxista della Storia si basa su delle medie, senza riguardo alle singolarità del momento, se questo non è lo stato dello sviluppo economico”” (pag 42) “”Il materialismo dialettico è stato la tentazione di una coscienza globale della storia (…)”” (pag 43)”,”STOx-076″ “ARIÈS Philippe”,”Storia della morte in Occidente.”,”Philip Ariès (1914-1984), uno tra i maggiori storici francesi del XX secolo, è autore di molti saggi tra i quali, tradotto in italiano: ‘Padri e figli nell’Europa medievale e moderna’ (1960).”,”STOS-225″ “ARIFF Mohamed FAROUK Omar SIDDIQUI M.N. MAN Zakariya MASTURA Michael O. RAHARDJO M.D. PITSUWAN Surin MANNAN M.A.”,”Islam e finanza. Religione musulmana e sistema bancario nel Sud-est asiatico.”,”Bimb, Bank Islam Malaysia Berhad (pag 82)”,”ASIE-034″ “ARISI-ROTA Arianna, a cura di MassimoCACCIARI”,”Profughi.”,”Dedica: ‘ai profughi di ogni tempo e luogo’ ‘Donne, bambini, anziani: sono gli attori di un dramma ormai al centro di nuova attenzione, protagonisti di un fermo-immagine che comunica incredulità, rassegnazione, dignità. Quadro-icona dell’esilio ottocentesco, I Profughi di Parga di Francesco Hayez racconta l’abbandono forzato del luogo natale e il trauma collettivo e individuale dello sradicamento. Ma i gesti, gli sguardi smarriti che ci catturano in questo dipinto si fanno oggi carne viva, coinvolgendo lo spettatore dei nostri giorni come quello di allora, poiché sono gli stessi, di quelli a noi così familiari, dei profughi afghani e ucraini, e di coloro che a centinaia sbarcano sulle coste delle nostre isole’. Arianna Arisi Rota ha insegnato Storia dell’Italia contemporanea: l’Ottocento e History of Diplomacy nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni: Il processo alla Giovine Italia in Lombardia, 1833-1835 (Angeli, 2003); Formare alle professioni. Diplomatici e politici (a cura di, Angeli, 2009). Con il Mulino ha pubblicato anche I piccoli cospiratori. Politica ed emozioni nei primi mazziniani (2010), 1869: il Risorgimento alla deriva. Affari e politica nel caso Lobbia (2015), e Risorgimento. Un viaggio politico e sentimentale (2019). “”Al tempo di Hayez le partenze dei profughi sono prevalentemente imbarchi su navi – volontari o coatti – oppure fughe via terra, a piedi o con mezzi di fortuna. Le direttrici dell’esilio, se si escludono destinazioni nel continente come la Svizzera, il Belgio, la Francia o l’Inghilterra, sono opposte a quelle dei nostri giorni, vanno cioè dall’Europa verso hub insulari quali Corfù e Malta, e raggiungono spesso la sponda del Nord Africa: l’Algeria francese, oppure l’Egitto e la Tunisia, territori ancora legati alla Porta ottomana. Alcuni Stati come l’Impero asburgico e lo Stato Pontificio prevedono persino la deportazione a vita negli Stati Uniti o in Sud America, una strategia pensata per recidere i legami affettivi e materiali dei nemici politici, espellendoli così dal consorzio civile europeo. Spesso salpare e abbandonare tutto per cercare di salvare la vita può voler dire essere catturati in mare e conoscere mesi di detenzione prima di tornare ad errare nel Mediterraneo in cerca di un approdo: è quanto accade ad alcuni tra i profughi dei moti dell’Italia centrale del 1831 – lo stesso anno in cui Hayez espone a Brera – imbarcatisi ad Ancona sull’ ‘Isotta’, una nave malmessa battente bandiera pontificia, subito intercettata da una corvetta austriaca al comando dell’ammiraglio Francesco Bandiera e condotti in carcere a Venezia. Da qui, verranno nuovamente imbarcati con destinazione Marsiglia, correndo il rischio di essere in realtà trasportati in Algeria”” (pag 98-99) [Esiste qualcuno costretto a fuggire, da sempre e ovunque. I profughi di Parga è un dipinto olio su tela del 1831 (grande quasi due metri per tre, iniziato nel 1816) del grande artista italiano Francesco Hayez (Venezia, 1791-Milano, 1882). Si trova nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Mostra un gruppo di profughi greci in fuga da Parga, piccolo comune greco sull’Adriatico proprio sotto l’attuale Albania, dopo che gli inglesi nel 1819 lo avevano ‘venduto’ all’impero ottomano. Fu esposto subito e per la prima volta al pubblico all’Accademia di Brera. A primavera 2021 il Parlamento ellenico in piazza Sintagma lo ha ospitato per la mostra sul bicentenario della rivoluzione d’indipendenza greca. Il dipinto è ancor più prezioso perché cattura la dimensione intermedia in una migrazione (tanto più se forzata), la sospensione tra la vita che c’era e quella che sarà, tra la normalità quotidiana e un nuovo, stordente senso di alienazione. Insomma l’asimmetria e la diacronia del fenomeno migratorio. Il libro, il saggio della professoressa Arianna Arisi Rota:. ‘I profughi’. Ogni sapiens delocalizzato (forcibly displaced people) è condannato a una condizione (non scelta, nemmeno un poco, e spesso conseguente a una fuga avventurosa) governata dall’arbitrarietà e dalla contingenza. Immaginate da Hayez quasi due secoli fa, le genti di Parga ci parlano delle decine di milioni di altri uomini e donne che hanno avuto la medesima condanna, prima e dopo, degli altri che ancora ora l’hanno o la avranno. La bella interessante collana ‘Icone’ della casa editrice Il Mulino (già una quindicina di titoli) consente di narrare e leggere alcune brevi colte riflessioni scaturite da un’immagine, pensieri provocati da quella specifica immagine, qui la tela sui profughi greci di Hayez esaminata da una notevole esperta. Il saggio della professoressa Arianna Arisi Rota. La docente di storia contemporanea, Storia delle rivoluzioni nel Mediterraneo dell’Ottocento e History of Diplomacy, presso l’Università di Pavia Arianna Arisi Rota (1964) prende spunto dai personaggi rassegnati e dignitosi di un quadro-icona degli esili ottocenteschi (divenne un caso internazionale, come noto molto se ne occupò Foscolo) per affrontare il trauma dello sradicamento, di ogni delocalizzazione forzata. Il volume è appunto dedicato ‘ai profughi di ogni tempo e luogo’, risultando suddiviso in sei capitoli con le note in fondo a ciascuno. Nei primi due l’autrice contestualizza storicamente la decisione inglese nelle vicende mediterranee e documenta la tenace resistenza dei ‘pargioti’. Il terzo (che contiene anche un inserto fotografico a colori, di documentazione visiva) affronta la committenza del quadro e la ‘solidarietà creativa’ emersa attraverso l’asse Berchet-Hayez. Nel quarto e nel quinto il quadro viene acutamente meticolosamente analizzato. Si cerca di rispondere innanzitutto alla domanda sui dolori reali di vivi e morti rappresentati da quel grande pittore, fotoreporter a distanza e ‘genio democratico’ (Mazzini). Continui sono i riferimenti, i dati ulteriori e le comparazioni geopolitiche con situazioni analoghe o storie successive di rifugiati. Il titolo del sesto capitolo segnala, così, una dimensione frequente e ‘senza tempo: partenze, respingimenti, accoglienze’. Come i profughi di Parga, presto dimenticati da quella stessa opinione pubblica internazionale che si era mobilitata per la loro causa, il destino di molti rifugiati finisce rapidamente nell’oblio, bloccandoli per anni in tendopoli e campi concepiti per transitare, non per vivere. Così, il viaggio dei profughi, quello interiore, quello che non finisce mai, è tutto lì, nella tela. La scommessa di Hayez, fare pittura civile, è vinta. (https://librieparole.it/recensioni/7591/profughi-arianna-arisi-rota/)”,”CONx-008-FSD” “ARISTARCO Guido”,”Il dissolvimento della ragione. Discorso sul cinema.”,”Guido Aristarco è nato a Mantova, il 7 ottobre 1918. Ha diretto ‘Cinema Nuovo’ e la rivista-collana ‘Cinema’. Si è occupato come saggista e critico di letteratura sul cinema. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’arte del film’. Il libro si apre con il capitolo ‘Marx, il cinema e la critica del film. A mo’ di prefazione e proposta di lavoro’ (pag 13-129) “”Se vuoi godere dell’arte, devi essere una persona educata all’arte’ (Marx ) (pag 13) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”EDIx-002-FAP” “ARISTOFANE”,”Tutte le commedie. Gli acarnesi. I Cavalieri. Le nuvole. Le vespe. La pace. Gli uccelli. Lisistrata. Le Tesmoforiazuse. Le rane. Le donne a Parlamento. Pluto.”,”ARISTOFANE visse tra il 445 e il 385 aC e iniziò a scrivere le sue prime commedie in un momento particolarmente drammatico per la città, Atene coinvolta nello scontro con Sparta nella guerra del Peloponneso. Questa realtà e la preoccupazione per il declino della forza e della ricchezza di Atene sono costantemente presenti nell’ opera di ARISTOFANE che si scaglia con le armi della satira contro coloro che considera responsabili. Celebre l’ attacco contro SOCRATE (Le nuvole) considerato un corruttore di giovani. A lungo sottovalutato, fu riscoperto verso la fine del ‘700 e apprezzato particolarmente da NIETZSCHE.”,”VARx-027″ “ARISTOFANE, a cura di Dario DEL CORNO Giulio GUIDORIZZI Carlo PRATO Massimo VETTA Giuseppe ZANETTO”,”Commedie.”,”Aristofane le notizie biografiche ci provengono da fonti che si possono far risalire all’attività dei grammatici di epoca ellenistica. Fra le poche notizie ulteriori si possono ricordare il nome del padre, Filippo, e il demo di appartenenza, Citadene. La data di nascita è incerta; di norma viene collocata verso il 445/44 a.C., anche se per alcuni studiosi essa andrebbe anticipata intorno al 450. La data di morte più probabile è il 386/85.”,”VARx-148-FL” “ARISTOFANE”,” Le Commedie.”,”Aristofane le notizie biografiche ci provengono da fonti che si possono far risalire all’attività dei grammatici di epoca ellenistica. Fra le poche notizie ulteriori si possono ricordare il nome del padre, Filippo, e il demo di appartenenza, Citadene. La data di nascita è incerta; di norma viene collocata verso il 445/44 a.C., anche se per alcuni studiosi essa andrebbe anticipata intorno al 450. La data di morte più probabile è il 386/85. Benedetto Marzullo (1923) ha studiato a Firenze, con Giorgio Pasquali. Dal 1953 ha insegnato melle Università di Firenze, Padova, Cagliari, Bologna, Roma. Ha istituito nel 1966 la rivista Museum Criticum, pubblicandone trentacinque annate; dal 1970 è nel Comitato coordinatore di Philologus. Dal 1969 ha promosso e guidato a Bologna quel Corso di laurea in Disciplina delle Arti, della Musica e dello Spettacolo DAMS, che oggi ha prodotto repliche straripanti nelle patrie Università, ha collaborato alla creazione di un’analoga e perfezionata struttura a Berlino.”,”VARx-255-FL” “ARISTOFANE, a cura di Raffaele CANTARELLA”,”Lisistrata.”,”Le sole date sicure della vita di Aristofane sono quelle di alcune fra le quaranta commedie che egli compose… (pag IX, premessa). Nacque in Atene ebbe tre figli, anch’essi poeti ma di scarso rilievo. Non partecipò alla vita politica attiva e non ricoprì alcuna carica. Dopo l’eccezionale successo delle ‘Rane’ fu insignito della corona dell’olivo sacro di Pallade, che era onore pari alla corono d’oro per i cittadini benemeriti. Morí poco dopo la rappresentazione della sua ultima commedia, probabilmente nel 385, a sessant’anni circa. (pag IX) ‘Trovare un mezzo per fare cessare finalmente l’inutile guerra fratricida, tra Atene e Sparta, che da vent’anni insanguina e distrugge l’Ellade intera, ecco il pensiero che da lungo tempo angoscia la ateniese Lisistrata (1). Ma la guerra, sono gli uomini a deciderla e a farla; anche se lutti e sofferenze ricadono sullle donne incolpevoli: madri, spose, figlie, sorelle. E che cosa mai possono fare, per opporsi, le povere donne? Ma Lisistrata ha avuto un’idea geniale. Le donne salveranno gli uomini , anche se non vogliono. Per ricondurli alla ragione (e alla pace) esse vieteranno oramai il talamo ai mariti; e li ammetteranno solo quando avrannopromesso di fare la pace. Gli uomini dovranno capitolare: e la nuova incruenta guerra delle donne vincerà la sanguinosa guerra degli uomini…’ (pag V) (1) Anche questo è nome allusivo: ‘colei che distrugge gli eserciti'”,”VARx-012-FAP” “ARISTOTELE a cura di Franco AMERIO”,”Etica nicomachea.”,”Secondo PLATONE la virtù viene concepita come il dominio della ragone sulla passione. Per un altro verso, viene concepita, come l’ intendeva SOCRATE, come conoscenza del bene, sapienza. La virtù è scienza. Per ARISTOTELE la virtù è il giusto mezzo tra due vizi opposti, l’ eccesso o il difetto di passione. Il giusto mezzo sarà stabilito dalla ragion pratica. Quindi virtù come equilibrio, come medietà.”,”FILx-152″ “ARISTOTELE, a cura di Enrico BERTI e Cristina ROSSITTO”,”Il libro primo della “”Metafisica””.”,”Gli esperti sanno il che ma non il perché. “”Orbene, in rapporto all’ agire, sembra che l’ esperienza non differisca affatto dall’ arte, anzi noi vediamo che gli esperti conseguono an che un successo maggiore rispetto a quelli che hanno la ragione delle cose senza avere l’ esperienza (e il motivo di ciò sta nel fatto che l’ esperienza è conoscenza del particolare, mentre l’ arte è conoscenza dell’ universale, e tutte le attività pratiche e produttive si occupano del particolare, giacché il medico non ha sotto cura l’ uomo se non in via accidentale, ma ha sotto cura Callia o Socrate o qualche altro individuo designato con tale appellativo e a cui è cosa accidentale essere uomo; se, pertanto, qualcuno ha la ragione del fatto senza l’ esperienza, e conosce l’ universale, ma ignora il particolare che è in esso, molte volte sbaglia la cura, perché è proprio il particolare quello che bisogna curare); ciò nonostante, però, noi siamo del parere che il sapere e l’ intendere siano proprietà piuttosto dell’ arte che dell’ esperienza, e consideriamo quelli che hanno l’ arte più sapienti di quelli che hanno l’ esperienza, giacché, in tutti, la sapienza consegue piuttosto alla conoscenza: e ciò è dovuto al fatto che gli uni conoscono la causa, gli altri no.”” (pag 57-58)”,”FILx-328″ “ARISTOTELE”,”Opere. Volume sesto. Metafisica.”,”Opere (volume primo): introduzione e indice dei nomi a cura di Gabriele GIANNANTONI “”Tenendo presente che all’inizio abbiamo distinto in quanti modi noi definiamo la sostanza e che uno di questi modi è l’essenza, proprio su questa dobbiamo soffermare la nostra attenzione. E in primo luogo dobbiamo fare, a proposito di essa, alcune precisazioni di carattere dialettico, osservando cioè, che l’essenza di ciascuna cosa è ciò che si afferma essere di per sé. Così, il tuo essere non si identifica affatto col tuo essere-musico, giacché tu non sei musico per il semplice fatto che esisti. Dunque, la tua essenza è ciò che tu sei di per te. Ma neppure è essenza tutto ciò che è di per sé (…)”” (pag 189)”,”FILx-487″ “ARISTOTELE, a cura di Roberto RADICE”,”Aristotele.”,”Roberto Radice (Busto Arsizio, 1947) è professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università Cattolica di Milano. E’ direttore di collane per le edizioni Vita e pensiero e Edizioni Bibla, Milano. Movimento eterno e tempo infinito “”(…) il primo motore muove di un movimento eterno e per un tempo infinito. E’ certo, pertanto, che esso è indivisibile, sprovvisto di parti e di grandezza”” (Fisica, 266 a 10)”” (pag 122)”,”FILx-541″ “ARISTOTELE, a cura di Renato LAURENTI”,”Il trattato sull’economia.”,”””nessuno cura gli affari altrui allo stesso modo che i propri, sicché, per quanto è possibile, conviene prendersene cura da sé”” (pag 18)”,”FILx-001-RC” “ARISTOTELE, a cura di Renato LAURENTI”,”Politica.”,”Testo fondamentale di tutta la tradizione politica occidentale. “”La ‘politeia’ (…) è la costituzione in cui convengono, in maniera più vistasa, ricchi e poveri, le due classi fondamentali di ogni ‘polis”” (pag XVII) Aristotele: Forme politiche. “”Ma bisogna paralre un po’ più a lungo sulla natura di ciascuna di queste costituzioni: l’argomento presenta alcune difficoltà ed è proprio di chi in ogni investigazione segue un metodo scientifico e non guarda solo all’aspetto pratico non tralasciare né trascurare alcunché, bensì chiarire la verità su ogni cosa. La tirannide, come s’è detto, è una monarchia che esercita potre dispotico sulla comunità politica: c’è oligarchia quando sono sovrani del regime coloro che hanno proprietà, democrazia, al contrario, quando lo sono coloro che non possiedono grandi proprietà, ma sono poveri”” (pag 85)”,”FILx-002-FC” “ARISTOTELE, a cura di Antonio RUSSO”,”La Fisica.”,”””Tutto ciò che cangia, cangia o per accidente, (…) oppure si dice che una cosa cangia, semplicemente per il fatto che cangia solo qualche parte di essa….”” (pag 125)”,”FILx-001-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Armando PLEBE”,”Grande etica – Etica eudemia.”,”””È dunque evidente dalle cose che abbiamo detto che tutti riportano la felicità a tre generi di vita: quello politico, quello filosofico e quello edonistico”” (pag 105) [Etica Eudemia]”,”FILx-002-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Manara VALGIMIGLI”,”Poetica.”,”””È dunque evidente dalle cose che abbiamo detto che tutti riportano la felicità a tre generi di vita: quello politico, quello filosofico e quello edonistico”” (pag 105) [Etica Eudemia]”,”FILx-003-FRR” “ARISTOTELE”,”Generazione e corruzione.”,”””Dinanzi ai contrasti dei predecessori Aristotele scrive: «… il motivo di questo contrasto di opinioni è nel fatto che una cosa va studiata nella sua totalità, mentre di fatto gli uni e gli altri si trovano a non indagare che una parte”” (1). In questa affermazione è implicita tutta la giustificazione della ragione sintetica dominante l’opera aristotelica, e del suo spirito sistematico”” (pag 9, introduzione) (1) 1, 7. 323b 17″,”FILx-006-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Antonio RUSSO”,”Metafisica.”,”””Si dicono «opposti» la contraddizione, i contrari, i relativi, la privazione, lo stato e i punti di partenza e di arrivo dei processi di generazione; inoltre, tutte le cose che non possono essere contemporaneamente presenti nel medesimo sostrato che le riceve (…)”” (pag 141)”,”FILx-032-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Carlo Augusto VIANO”,”Politica e Costituzione di Atene.”,”””Bisogna innanzitutto stabilire se la monarchia costituisca un solo genere o se si differenzi in generi diversi; ed è facile accorgersi che essa comprende più generi in ognuno dei quali il comando si esercita in modo diverso. Nella costituzione spartana il regno è più che in ogni altro luogo ispirato al rispetto delle leggi, sicché ad esso non spetta l’autorità assoluta, ma solo il comando supremo nella condotta della guerra, quando l’esercito è uscito in territorio straniero, e l’assoluto potere nelle pratiche di culto. Questo tipo di regno è, perciò, una specie di supremo comando militare il cui titolare non viene nominato da nessuno ed è di durata perpetua. Infatti i re non hanno diritto di vita e di morte, se non in qualche tipo particolare di regno, per esempio nelle età antiche quando si trattava di spedizioni militari dove valeva la legge della forza. Lo testimonia Omero: infatti Agamennone sopportava le ingiurie nell’assemblea, ma era padrone della vita dei suoi quando l’esercito usciva in battaglia. Dice il poeta: «Per chi dalla mischia assente trovi vano sarà l’esser sfuggito a cani ed avvoltoi ché da me la morte avrà» (31) Questo è l’unico tipo di regno che possa essere considerato un comando militare vitalizio che può essere assegnato in base alla nascita o in base ad un’elezione. Oltre a questa vi è un’altra specie di monarchia che è propria di molti popoli barbari. Essa ha un potere molto affine a quello delle tirannidi, sebbene sia leggitima e trasmessa per diritto ereditario. Infatti questi popoli barbari, essendo più servili dei Greci (ed i popoli asiatici sono più servili di quelli europei), sopportano senza difficoltà un potere dispotico esercitato su di loro. Per queste ragioni questi regni sono tirannici, sebbene siano sicuri in quanto sono fondati sulla legge e sulla trasmissione ereditaria. (…) Questi sono due tipi di monarchia, ma ce n’è ancora un terzo che vigeva presso gli antichi Greci, praticato da quei sovrani chiamati ‘esimneti’. Si tratta, per così dire, di una tirannide elettiva che differisce da quella che in vigore presso i barbari non perché non sia legale, ma perché non è fondata sul diritto ereditario. (…) Questa sovranità ha un duplice carattere: è tirannica in quanto viene esercitata dispoticamente ed è regia in quanto è di carattere elettivo ed è esercitata con il consenso dei sudditi. Un quarto tipo di monarchia è quella che sorse nei tempi eroici e che, secondo la legge era, ereditaria e basata sul consenso dei sudditi. I primi re furono in genere i primi benefattori del popolo che trasse giovamento dalle loro arti o dalla loro perizia di condottieri in guerra o che, ancora fu da essi raccolto in comunità politica e per mezzo di essi poté procurarsi il territorio; per questo essi diventarono re con il consenso del popolo e poterono trasmettere il loro potere ai discendenti. (…) Queste dunque sono le quattro specie di regno. 1. quello dei tempi eroici (fondato sul consenso e dotato di poteri ben definiti: il comando militare, il potere giudiziario e l’autorità religiosa); 2. quello barbarico (che è legale, dispotico ed ereditario); 3. quello che si chiama ‘esimnetia’ (che è una tirannide elettiva); 4. il tipo spartano di regno (che, in parole semplici, è il comando militare ereditario e vitalizio). Queste quattro specie di regno differiscono tra loro per le caratteristiche che abbiamo messo in luce; 5. il tipo che si ha quando una sola persona è signora di tutto; in questo caso essa ha un’autorità simile a quella che un popolo o una città, a regime familiare, ha sopra gli interessi comuni. Come, infatti, l’economia è una specie di regno della casa, così il regno esercitato su di una città o su di un popolo è l’economia esercitata su di una città o su più città”” (pag 161-163) Aristotele, ‘Politica e Costituzione di Atene’, a cura di Augusto Viano, Utet, Torino, 1955 La citazione pare tratta da ‘Iliade’, II 301, segg., ma non è esatta e pare contaminata con una reminiscenza imprecisa del passo XV, 348 sgg.]”,”FILx-010-FMB” “ARISTOTELE, a cura di Giovanni REALE”,”La metafisica. Vol. I.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”FILx-164-FL” “ARISTOTELE, a cura di Giovanni REALE”,”La metafisica. Vol. II.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”FILx-165-FL” “ARISTOTELES (ARISTOTELE)”,”La politica.”,”Collana ‘Libros celebres españoles y extranjeros’ direttore letterario V. BLASCO IBAÑEZ “”Non conviene affermare in modo assoluto, come alcuni fanno, che la democrazia consiste in quella forma di governo in cui è signore il popolo; perché a volte nelle oligarchie è la maggioranza che ha la signoria.”” (pag 125)”,”TEOP-193″ “ARKOUN Mohammed”,”La filosofia araba.”,”ARKOUN M è autore di molti libri sulla religione e sulla filosofia islamica.”,”VIOx-159″ “ARMACOST Michael H.”,”Friends or Rivals? The Insider’s Account of U.S.-Japan Relations.”,”Michael H. Armacost è presidente di The Brookins Institution, è stato ambasciatore in Giappone (1989-1993) e sottosegretario di stato per gli affari politici (1984-89) e ambasciatore nelle Filippine. Ha pubblicato ‘The Politics of Weapons Innovation’ e ‘The Foreign Relations of the United States’.”,”RAIx-327″ “ARMANI Giuseppe BEZZA Franco BIAGIANTI Ivo CARPANETTO Dino CERRUTI Marco LANDI Fiorenzo MICHELI Gianni PAGLIERO Giovanni RAO Anna Maria RICUPERATI Giuseppe SABA Franco SALVADORI Roberto G. SCOTTI Aurora, testi di”,”Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XII. Il secolo dei lumi e delle riforme.”,”””La rivalutazione della terra e la polemica contro le bardature feudali erano motivi non meno cari ai ‘philosophes’ che ai fisiocrati (e non casualmente Quesnay collabora all’Enciclopedia), ma l’orientamento dei secondi per il potere assoluto e per una società fondata sulla disuguaglianza era destinato a suscitare le critiche dei primi e Voltaire arriverà a scrivere «che un solo uomo sia proprietario di tutte le terre, è un’idea mostruosa» (74) (ciò che non gli impedirà di valutare positivamente il decreto «fisiocratico» che stabiliva, nel settembre del 1774, a opera del Turgot, la libertà del commercio dei grani all’interno del regno e la libertà di importazione). Mettere in evidenza le astrattezze e quasi si direbbe le ingenuità delle dottrine fisiocratiche è agevole e già a suo tempo il Galiani avanzò critiche acute e penetranti (75), che non è qui il caso di ripercorrere. Ed è anche da ricordare che, nonostante le adesioni che ricevette e gli entusiasmi che in molti suscitò, la teoria rimase tale e non ebbe applicazioni che potessero darne una verifica convincente, nemmeno nel Baden dove fu ufficialmente adottata. Tutto questo non deve far dimenticare, però, che, dall’altro lato, la fisiocrazia rappresenta una delle prime elaborazioni razionali e in sé coerenti di un «modello economico». Un modello, oltretutto, che, nel caso specifico, prefigura l’organizzazione capitalistica. Un secolo più tardi Marx scriverà: «Il sistema fisiocratico è la prima concezione sistematica della produzione capitalistica» (76) e, sottolineando l’importanza di aver compreso e posto in primo piano il processo di accumulazione necessario al capitale per i suoi investimenti periodici, antepone a quelle di Adam Smith i meriti dei fisiocrati, anche se essi, a suo dire, hanno confuso il ciclo del denaro con il corso del denaro e anche se non sono riusciti a vedere che il processo di accumulazione non appartiene solo all’agricoltura, ma anche ad altre attività a cominciare da quella manifatturiera-industriale e ha la sua radice non nel tipo di produzione che si privilegia rispetto alle altre, ma nel modo con il quale una certa società organizza la produzione (77). Non solo, ma la fisiocrazia, pur restando separata dalla realtà (prezzi e salari dovunque sono in ascesa continua, anche se non regolare, nel Settecento, e sarebbe sufficiente questo fenomeno, non dovuto a ragioni protezionistiche o non dovuto solo a quelle, al contrario di ciò che ritenevano i seguaci di Quesnay, per rendere inapplicabile la teoria), esprime, in modo indiretto ed efficace al tempo stesso, le aspirazioni, che potremmo chiamare genericamente «borghesi» (ma condivise anche da più di un nobile), di molti proprietari agricoli a un uso più libero delle loro terre e dei prodotti che ne ricavano, a un possesso non condizionato dagli usi civici e a un commercio che garantisca maggiori guadagni”” [Ivo Biagianti – Roberto G. Salvadori, ‘Il riformismo leopoldino in Toscana’, (in) ‘Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XII. Il secolo dei lumi e delle riforme’, Teti editore, Milano, 1989] [(73) v. F. Diaz, Filosofia e politica nel Settecento francese’, Torino, 1973; (74) Ivi, cit., a p. 395, n. 2; (75) v. F. Diaz, ‘Filosofia e politica’, cit., pp. 411-418; (76) K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1970, L. II, sez. III, cap. XIX, par. I; (77) Ivi, L. I., sez. I, cap. I, par. 4; L. I, sez. V, cap. XIV; L. I, sez. VII, cap. XXII, par. 2; L. II, sez II., cap. X; L. II, sez. II, cap. XVII, par. I]”,”ITAG-029-FL” “ARMAO Fabio PARSI Vittorio Emanuele a cura; coordinamento scientifico: Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Luigi BONANATE Lorenzo ORNAGHI V.E. PARSI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Roberto ZOBOLI, collaborazione di Vittorio ANGIOLINI Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Nicola BELLINI Simona BERETTA Giampiero BIANCHI Luigi BONANATE Giuliana BOSSI ROCCA Anna CAFFARENA Marco CESA Sergio CHILLE’ Ian CLARK Alessandro COLOMBO Silvio COTELLESSA Massimo DE-LEONARDIS .Raimondo FASSA Marcella FAVRETTO Guido FORMIGONI Marinella FUMAGALLI MERAVIGLIA Gabriella PAGLIANI Vittorio Emanuele PARSI Nicoletta PAVESI Andrea PETTINELLI Roberto POLIDORI Riccardo REDAELLI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Franca RONCAROLO Rocco Walter RONZA Francesco ROSSINI Meri SALATI Pascal SERRES Giorgio VECCHIO Ezio VISCONTI Laura ZANFRINI Roberto ZOBOLI”,”Società internazionale. Vocabolario.”,”Coordinamento scientifico: Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Luigi BONANATE Lorenzo ORNAGHI V.E. PARSI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Roberto ZOBOLI, collaborazione di Vittorio ANGIOLINI Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Nicola BELLINI Simona BERETTA Giampiero BIANCHI Luigi BONANATE Giuliana BOSSI ROCCA Anna CAFFARENA Marco CESA Sergio CHILLE’ Ian CLARK Alessandro COLOMBO Silvio COTELLESSA Massimo DE-LEONARDIS .Raimondo FASSA Marcella FAVRETTO Guido FORMIGONI Marinella FUMAGALLI MERAVIGLIA Gabriella PAGLIANI Vittorio Emanuele PARSI Nicoletta PAVESI Andrea PETTINELLI Roberto POLIDORI Riccardo REDAELLI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Franca RONCAROLO Rocco Walter RONZA Francesco ROSSINI Meri SALATI Pascal SERRES Giorgio VECCHIO Ezio VISCONTI Laura ZANFRINI Roberto ZOBOLI”,”RAIx-340″ “ARMAO Fabio”,”Capire la guerra.”,”Fabio Armao (Palermo 1957) è ricercatore di Relazioni internazionali presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si occupa delle forme di violenza e delle alternative pacifiste. È autore di saggi e articoli pubblicati anche su ‘Teoria politica’ di cui è membro del comitato di redazione, e su ‘Rivista italiana di scienza politica’ ‘Il nucleo centrale del volume, che consiste nell’analisi di un campione 67 guerre internazionali combattute tra il 1815 e il 1980, ha costituito l’argomento della tesi di dottorato in scienza politica da me concluso nel 1989, ma da allora ha subito numerose modifiche’ (pag 13)”,”QMIx-001-FMB” “ARMATI Cristiano”,”Cuori rossi. La storia, le lotte e i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee. Dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra all’esecuzione di Valerio Verbano e Peppino Impastato, dai caduti del ’77 alla morte di Carlo Giuliani.”,”ARMATI Cristiano è nato nel 1974 a Roma la città dove vive e scrive. Giornalista free lance ha scritto pure ‘Roma criminale’ (con Yari Selvetella).”,”ITAC-119″ “ARMELLIN Bruno a cura, autobiografie di Gustavus VASSA Nat TURNER James W.C. PENNINGTON Henry BIBB William Wells BROWN Salomon NORTHUP Frederick DOUGLASS Booker T. WASHINGTON William HALL”,”La condizione dello schiavo. Autobiografie degli schiavi neri negli Stati Uniti.”,”Bruno Armellin ha insegnato in Italia e all’estero (negli Stati Uniti e alla University of Pennsylvania di Filadelfia per due anni).”,”CONx-242″ “ARMELLINI Antonio”,”L’elefante ha messo le ali. L’India del XXI secolo.”,”ARMELLINI Antonio ha collaborato con Altiero Spinelli e Aldo Moro. E’ stato ambasciatore italiano a New Delhi dal 2004 al 2008. Attualmente (2008) è ambasciatore presso l’OCSE di Parigi. “”L’India cerca di costruire una rete di alleanze che la ponga al riparo da cedimenti eccessivi nei confronti della Cina e possa costituire l’ossatura di un quadro di sicurezza regionale, in cui sia immaginabile una graduale diminuzione della presenza americana. Gli ingredienti per un riavvicinamento stabile indo-giapponese ci sono tutti, attraverso la creazione di un “”crescente cooperativo”” che riassorba le spinte espansionistiche di Pechino. Permane ancora una certa miopia nell’approccio tanto degli uni come degli altri, ma i segnali di mutamento si vanno facendo più evidenti. Come ha osservato Brahma Chellaney: “”la collaborazione strategica e la partnership con il Giappone… avranno effetti positivi per la sicurezza dell’Asia. Pochi paesi come l’India e il Giappone hanno a che fare con vicini altrettanto ostili”” (35). Una ricaduta indiretta, ma di particolare interesse, dalla ‘look east policy’ è quella dell’importanza crescente dell’Australia per la politica estera indiana”” (pag 233) (35) ‘The Asian Age, 3 luglio 2007)”,”INDx-126″ “ARMELLINI Antonio”,”L’elefante ha messo le ali. L’India del XXI secolo.”,”Antonio Armellini ha collaborato con Altiero Spinelli e Aldo Moro. E’ stato ambasciatore italiano a New Delhi dal 2004 al 2008. Attualmente (2008) è ambasciatore presso l’OCSE di Parigi. “”Lo studio della Cia già citato afferma che entro il 2050 l’India sarà la terza potenza mondiale: non vi è ragione, agli occhi di Delhi, perché questa previsione non debba tradursi in un riconoscimento formale sin da adesso, visto che è comunque iscritta a chiare lettere nel ‘karma’ del paese e, pertanto, è una realtà praticamente già attuale”” (pag 183)”,”INDx-013-FC” “ARMENGAUD A. DOMMANGET M. DROZ J. DUBIEF H. GAILLARD Jeanne GODECHOT J. HAMELIN A. VIDALENC J.”,”Etudes.”,”Contiene il saggio di J. DROZ ‘L’ influence de Marx en Allemagne pendant la Révolution de 1848′ (pag 3-16). Quello di H. DUBIEF su Arsene Meunier e di M. DOMMANGET su Auguste Blanqui aà la citadelle de Doullens. “”Les Veillées du Peuple””. “”Il primo numero, oltre alla lettera di Blanqui, conteneva il debutto di una commedia socialista di Eugene Sue: “”M. Duchignon ou La famille, la propriété, la religion””, un articolo pieno di fatti di Toussenel su “”Le seize impôts du vin””, uno studio di Fulgence Girard sullo scoppio della rivoluzione di Febbraio (…). Questo numero porta la data di novembre 1849. In effetti, fu depostitato il 5 dicembre alle tre. Ora, alle quattro, due dei suoi articoli erano incriminati, e il giornale assediato da tre commissari di polizia verso le quattro e mezza. Così non potendo uccidere il giornale in gestazione, lo potevano soffocare nelle fasce! Quale crimine aveva dunque commesso l’umile foglio a cinquanta centesimi? Semplicemente quello di aver iscritto sulle sue prime pagine il nome di Auguste Blanqui, del “”Prometeo della Rivoluzione””, della “”vittima di tutti i dispotismi”” (…)””. (pag 72-73, M. Dommanget)”,”QUAR-064″ “ARMENGAUD André MINCHINTON Walter LILLEY Samuel GILLE Bertrand SUPPLE Barry HARTWELL Ronald Max BERGIER J.F. BAIROCH Paul WINCH Donald LEWIS M.J.T.”,”La Rivoluzione industriale. Storia economica d’Europa. Volume terzo.”,”Contiene il capitolo VII: La borghesia industriale e l’ascesa della classe operaia (1700-1914) di J.F. Bergier (pag 357-407) Capitolo IX: Le origini dell’economia come scienza (1750-1870) di Donald Winch (ultimo paragrafo: ‘Il culmine dell’economia politica classica: Karl Marx e John Stuart Mill’) (pag 461-526) “”Secondo il punto di vista di Marx la scienza borghese dell’economia politica aveva raggiunto il suo culmine in Inghilterra con l’opera di Ricardo e in Francia con l’opera di Sismondi. Aveva indagato i «reali rapporti di produzione della società borghese» e aveva messo a nudo molti dei meccanismi e delle fonti di conflitto strettamente connesse alla demolizione della società feudale da parte del capitalismo nelle fasi iniziali della sua storia. Il suo errore principale stava nel considerare il capitalismo come la forma «assolutamente finale della produzione sociale, anziché come fase storica transitoria della sua evoluzione». Dopo la morte di Ricardo, lo sviluppo dei conflitti di classe all’interno del capitalismo rese impossibile alla borghesia condurre un’analisi oggettiva delle leggi dello sviluppo capitalistico. L’economia scientifica borghese aveva aperto la strada all’«economia volgare», alla sofisticheria e alla difesa apologetica degli interessi del capitale. In nazioni come la Germania il successivo sviluppo dell’industria moderna e della borghesia non solo aveva reso necessario importare la scienza bella e pronta dall’Inghilterra e dalla Francia, ma ciò era avvenuto in condizioni in cui una ricerca imparziale non era più possibile. Marx considerò proprio compito sviluppare una critica socialista del capitalismo e dell’economia politica per scoprire e portare alla luce le «leggi del movimento» e le contraddizioni interne della società capitalistica, contraddizioni che si sarebbero alla fine rivelate fatali per la continuità dello stesso sistema capitalistico. I materiali di pensiero economico con cui si poteva costruire questa critica – la teoria del valore-lavoro, i salari di sussistenza, il declino dei profitti -, potevano essere cercati e trovati negli scritti di Smith e di Ricardo. Ciò che era necessario fare era una trasformazione e un adattamento di questi materiali da costruzione, in modo da individuare e mettere in evidenza la connessione tra i modi di produzione e i rapporti di classe. Marx si avvide che la teoria del valore-lavoro poteva sostenere un edificio assai più importante di quello dei primi socialisti ricardiani. Si rendeva conto che quella teoria poteva diventare il nucleo della spiegazione delle origini sociali del plusvalore e di una teoria dello sfruttamento di classe. Quando fosse stata posta in rapporto con l’accumulazione del capitale, la teoria del valore-lavoro poteva fornire un quadro della dinamica capitalistica che si modellava sulla dialettica hegeliana ma non conduceva ad una condizione stazionaria di equilibrio, come volevano gli economisti classici, ma alla rivoluzione e all’espropriazione degli espropriatori. Una volta che si fosse realizzato questo obiettivo l’antagonismo tra capitale e lavoro sarebbe emerso in forma più chiara e si sarebbe così potuto dimostrare la natura autodistruttiva degli sforzi fatti dal capitale per espandersi e per mantenere il controllo del plusvalore. Estendendo la logica del modello ricardiano Marx cercò di prendere in considerazione, più di quanto non avessero fatto i precedenti scrittori della tradizione borghese, la realtà della «macchinofattura», delle innovazioni tecniche e delle crisi cicliche del processo di espansione capitalistica. Marx applicò lo stesso tipo di approccio ai suoi predecessori della tradizione socialista. Le loro opere appartenevano ad una fase immatura del capitalismo e della lotta di classe. Conseguentemente anche i rimedi da loro proposti erano immaturi e inadeguati. Non essendo in condizione di discernere la fisionomia della nuova società che si stava creando dall’interno dell’esistente società capitalistica, erano stati costretti a costruire delle utopie basate più sulla ragione che non sulla conoscenza delle leggi della trasformazione storica. Fu una delle caratteristiche positive del sistema marxiano, come veniva considerato dallo stesso Marx, quella di evitare gli errori dei socialisti utopisti, dimostrando che il capitalismo era intrinsecamente autodistruttivo e che non poteva essere riformato con l’eliminazione di specifiche ingiustizie ed abusi”” (pag 511-512) [Donald Winch, ‘Le origini dell’economia come scienza (1750-1870). ‘Il culmine dell’economia politica classica: Karl Marx e John Stuart Mill’] [(in) AaVv, ‘La Rivoluzione industriale. Storia economica d’Europa. Volume terzo’, Torino, 1980]”,”EURE-137″ “ARMENI Ritanna”,”Di questo amore non si deve sapere. La storia di Inessa e Lenin.”,”Ritanna Armeni giornalista e scrittrice ha lavorato al ‘Manifesto’ ‘Il Mondo’, ‘Rinascita’, ‘L’Unità’. E’ stata portavoce di Fausto Bertinotti e ha condotto la trasmissione ‘Otto e mezzo’ con Giuliano Ferrara. Attualmente scrive per ‘L’Osservatore Romano’, ‘Il Foglio’.”,”RIRB-149″ “ARMENI Ritanna”,”Di questo amore non si deve sapere. La storia di Inessa e Lenin.”,”Ottobre “”Aderire o non aderire? La questione non si pone per me. E’ la mia rivoluzione”” (Vladimir Majakovskij) (in apertura) Ritanna Armeni, giornalisa e scrittrice, ha lavorato al ‘Manifesto’, ‘Il Mondo’, Rinascita, L’Unità. E’ stata portavoce di Fausto Bertinotti. Ha condotto la trasmissione ‘Otto e mezzo’ con Giuliano Ferrara. Scrive oggi per ‘L’Osservatore romano’, Il Foglio. “”””Non si possono avere due passioni””, le (Inessa) aveva detto Vladimir Ilic durante la passeggiata al Castello di Wawel”” (pag 101) Non vanno bene gli uomini che corrono dietro alle gonnelle (pag 140) La rivoluzione per Lenin “”esige concentrazione, tensione delle forze… Gli eccessi nella vita sessuale sono un segno di decadenza borghese. Il proletariato è una classe che sale. Non ha bisogno di inebriarsi, di stordirsi, di eccitarsi. Non chiede di ubriacarsi né con eccessi sessuali né con alcol… Dominarsi, disciplinare i propri atti non è schiavitù, neanche in amore». (pag 140)”,”LENS-001-FC” “ARMILLOTTA Giovanni”,”La cosiddetta sinistra.”,”Giovanni Armillotta è direttore responsabile di ‘Africana’. Collabora a varie riviste di geopolitica (Limes e Eurasia), è giornalista e cultore di Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici all’Università di Pisa”,”ITAP-001-FMDP” “ARMILOTTA Giovanni”,”Imperialismo e rivoluzione latino-americana.”,”Giovanni Armillotta (PhD) (Università di Pisa) è direttore responsabile di ‘Africana’: Collabora a riviste italiane di geopolitica (Limes, Eurasia).”,”AMLx-004-FMDP” “ARMISTEAD David”,”Cristiani in divisa. Un secolo di storia dell’Esercito della Salvezza fra gli italiani (1887-1987).”,”David Armistead nato nel 1946 nel West Yorkshire, Inghiterra, entrò nell’Esercito della Salvezza nel 1971. L’Esercito della Salvezza (in inglese Salvation Army) è un movimento internazionale evangelico, fondato a Londra nel 1865 da William Booth, che lascia la Chiesa metodista (Methodist New Connection) nella quale era ministro di culto per iniziare un’opera umanitaria nei bassifondi di Londra, con lo scopo di diffondere il cristianesimo e portare aiuto ai bisognosi. Secondo il suo fondatore lo scopo dell’Esercito della Salvezza è dimostrare che è possibile e necessario, in un mondo votato al materialismo, vivere un cristianesimo visibile, gioioso ed attivo, cercando in tutti i modi di sconfiggere la fame nel mondo, l’indigenza e il disagio sociale. È la più grande organizzazione missionaria cristiana al mondo, dopo la Chiesa cattolica. (wikip)”,”RELP-013-FMP” “ARMSTRONG Karen”,”Storia di Dio. Da Abramo a oggi: 4000 anni alla ricerca di Dio.”,”Karen Armstrong, per sette anni suora cattolica, è giornalista e cura importanti rubriche televisive di orientamento religioso.”,”RELx-019-FL” “ARNALDI Girolamo”,”L’Italia e i suoi invasori.”,”ARNALDI Girolamo è nato a Pisa nel 1929. Ha studiato a Napoli, è stato archivista di stato e membro della Scuola nazionale di studi medievali. Ha insegnato storia medievale nelle Università di Bologna e La Sapienza di Roma. Si è occupato di storia del papato e di Roma. Dei cronisti italiani, delle origini dell’Università di Bologna, Padova, Napoli, di Dante e l’Italia.”,”ITAG-245″ “ARNALDI Girolamo”,”L’Italia e i suoi invasori.”,”Girolamo Arnaldi è nato a Pisa nel 1929. Ha studiato a Napoli. E’ stato archivista di stato e membro della Scuola nazionale di studi medievali e ha insegnato Storia medievale nelle Università di Bologna e di Roma La Sapienza. Si è occupato di storia del papato e di Roma nell’Alto Medioevo, di Dante e l’Italia.”,”STMED-011-FSD” “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-029″ “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand CORDELLIER Serge DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LAUPATRE Catherine LENNIKH Annie MASSIAH Gustave VALLADÃO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1992. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand CORDELLIER Serge DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LAUPATRE Catherine LENNIKH Annie MASSIAH Gustave VALLADÃO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-148″ “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-168″ “ARNAULT Jacques”,”Gli operai americani.”,”””Questi tre fattori – rallentamento dell’ immigrazione e diminuzione del “”comportamento tipico dell’ immigrato””; integrazione dei negri nella vita industriale; mescolanza delle popolazioni americane – concorrono in diversa misura a cancellare i particolarismi, le solidarietà di origine etnica o di origine nazionale di cui si è appunto detto che hanno contribuito ad oscurare le realtà di classe””. (pag 173)”,”MUSx-147″ “ARNESEN Eric a cura; saggi di Mary HALE e Ann EDMONDS James SIDBURY Teresa MURPHY Paul KRAUSE Karin A. SHAPIRO Colin J. DAVIS Annelise ORLECK Chris FRIDAY Bryant SIMON Eric ARNESEN Risa L. GOLUBOFF Margaret ROSE Kevin BOYLE”,”The Human Tradition in American Labor History.”,”ARNESEN Eric è professore di storia e di studi afro americani all’Università dell’Illinois, Chicago. Ha scritto e pubblicato vari libri tra cui ‘Waterfront Workers of New Orleans: Race, Class and Politics, 1863-1923’ (1991). Saggi di Mary HALE e Ann EDMONDS James SIDBURY Teresa MURPHY Paul KRAUSE Karin A. SHAPIRO Colin J. DAVIS Annelise ORLECK Chris FRIDAY Bryant SIMON Eric ARNESEN Risa L. GOLUBOFF Margaret ROSE Kevin BOYLE”,”MUSx-248″ “ARNETT Peter”,”Io e Saddam. La mia guerra nel Golfo.”,”ARNETT Peter giornalista neozelandese della CNN, 59 anni, ha seguito come inviato di guerra i conflitti che hanno insanguinato il mondo negli ultimi 35 anni vincendo anche un premio Pulitzer. Le sue esperienze durante la rivolta di GIacarta del 1965 hanno ispirato il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’.”,”VIOx-062″ “ARNETT Peter”,”Io e Saddam. La mia guerra nel Golfo.”,”Peter Arnett giornalista neozelandese della CNN, 59 anni, ha seguito come inviato di guerra i conflitti che hanno insanguinato il mondo negli ultimi 35 anni vincendo anche un premio Pulitzer. Le sue esperienze durante la rivolta di GIacarta del 1965 hanno ispirato il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’. (1993) “”L’invasione di Panama fu breve, e la stampa ne fu in gran parte esclusa, ma era la prima guerra che costituiva un avvenimento mediatico. La Cnn si dimostrò alla pari delle altre reti quanto a personale e apparecchiature; noleggiò a Miami un jumbo jet L1011 delle Eastern Airlines che atterrò nella Howard Air Force Base nella zona del Canale. Portavamo il materiale di montaggio e il nostro disco satellitare. I militari rimandarono indietro molti reporter sostenendo che non disponevano di spazio, ma io fui uno dei dieci operatori della Cnn che ottennero il permesos di rimanere. (…)”” (pag 26)”,”QMIx-038-FV” “ARNHEIM Rudolf”,”Il pensiero visivo.”,”Di Rudolf ARNHEIM nato a Berlino nel 1904, note per i suoi studi psicologici sulle forme e funzioni artistiche, Einaudi ha pubblicato altri volumi (v. quarta di copertina). “”L’infinito appariva, nella filosofia classica della natura, come un elemento positivo – non semplicemente, cioè, come uno sfondo informe – secondo un atteggiamento che limitava la forma alle unità minime della materia. Gli atomisti – Leucippo, Democrito, Epicuro e più tardi Lucrezio – trattavano l’universo come uniforme e infinito, sebbene lo concepissero non come un continuum, ma come una moltitudine di corpuscoli brulicanti nello spazio vuoto. Nella concezione degli atomisti, il mondo non aveva alcun centro; peraltro essi semplicemente respingevano la centricità come “”oziosa fantasia di folli””, nelle parole di Lucrezio. “”Non può esservi alcun centro nell’infinito”””” (pag 338)”,”SCIx-402″ “ARNHEIM Rudolf”,”Entropia e arte. Saggio sul disordine e l’ordine.”,”L’autore è nato a Berlino nel 1904 e si è laureato in psicologia sperimentale.”,”FILx-234-FRR” “ARNOLD James R.”,”Chickamauga 1863.”,”Le perdite della guerra civile americana. “”La battaglia di Murfreesboro (o Stones River) vide 33.500 fanti e artiglieri sudisti contrapporsi a 40.100 nordisti. Le perdite ammontarono a circa 12.000 uomini per parte. Questa spaventosa percentuale di perdite (pari rispettivamente al 35 e al 30% delle forze) era in netto contrasto con quelle delle battaglie combattute a est.”” (pag 9)”,”USAQ-045″ “ARNOLD James R.”,”Ardenne 1944. L’ultima sfida di Hitler in Occidente.”,”””Durante l’offensiva delle Ardenne, le armate tedesche non riuscirono mai ad avvicinarsi agli obiettivi che si erano prefissi, tuttavia, secondo Bradley, attaccando provocarono battaglie politiche e strategiche ad alto livello che «scossero violentemente, fin quasi a frantumarlo, l’alto comando alleato». Una tale rottura era esattamente quello che Hitler si prefiggeva: da questo punto di vista, l’offensiva «Wacht am Rhein» giunse pericolosamente vicina al successo”” (…). “”Durante l’interrogatorio cui fu sottoposto al termine del conflitto, von Manteuffel riconobbe che gli americani erano riusciti a ostacolare le sue truppe, ma fece notare con orgoglio che le punte avanzate della 2° Divisione Panzer erano arrivate a quattro chilometri della Mosa senza doversi impegnare in combattimenti decisivi. Questo è tutto vero, ma la divisione tedesca ottenne questo risultato solo evitando tutte le posizioni difensive e affidando alle unità d’appoggio il compito di organizzare una via di rifornimento. Secondo von Manteuffel, il fallimento che aveva caratterizzato la seconda ondata era dovuta a carenze intrinseche al piano: ai tedeschi mancava la forza di sostenere l’offensiva e contemporaneamente conquistare le posizioni nemiche evitate dalla prima ondata. Von Manteuffel osservò inoltre che l’alto comando tedesco avrebbe dovuto ripiegare sulla «piccola soluzione» quando divenne evidente che la marcia accanita fino ad Anversa era impraticabile. (…) Di fatto, la vittoria parziale che avrebbero potuto ottenere i tedeschi applicando il piano della «piccola soluzione» non si addiceva agli obiettivi di Hitler, che voleva una vittoria schiacciante e non riusciva a rendersi conto che i mezzi di cui disponeva non corrispondevano alle sue speranze. In ultima analisi, l’offensiva tedesca delle Ardenne non aveva fin dall’inizio ragionevoli possibilità di vittoria”” (pag 86-88)”,”QMIS-193″ “ARNOLD James R.”,”L’offensiva del Tet 1968. Il punto di svolta della guerra del Vietnam.”,”Offensiva del Tet: vittoria militare degli Stati Uniti ma sconfitta mediatica e nella percezione dell’opinione pubblica “”Per venticinque anni le forze militari americane avevano avuto l’abitudine di assumere il ruolo di vittima davanti agli attacchi a sorpresa del nemico: Pearl Harbour, Cassandra, le Ardenne e l’intervento cinese sul Fiume Gialli, tutti eventi che avevano preso gli americani alla sprovvista. La violenza sincronizzata dell’offensiva del Tet è forse comparabile solo a quella tedesca delle Ardenne. E tra tutte le esperienze storiche precedenti, l’offensiva del Tet fu la sola a fornire risultati decisivi. In termini militari convenzionali, il Tet si era rivelato un successo alleato di enorme portata. I comunisti avevano riportato qualcosa come 40.000-50.000 vittime al costo di 4.000 morti e feriti americani e 4.000-8.000 morti dell’ESV. La cosa più importante era che tra le file vietcong erano stati eliminati gli elementi più importanti e insostituibili. (…) Secondo Douglas Spike, uno dei pochi studiosi esperti dei nordvietnamiti e vietcong, «se la Guerra del Vietnam fosse stata un conflitto di natura convenzionale, se tutto fosse stato deciso come nelle guerre che l’avevano preceduta, sarebbe terminata verso la metà del 1968 con la sconfitta delle forze comuniste». La realtà fu ben diversa: il modo in cui l’opinione pubblica percepiva gli scontri a distanza fu sorprendente, soprattutto per i veterani americani. In piedi accanto ai cadaveri del nemico, impilati come legna da ardere all’esterno della base generale dell’unità, un ufficiale di Cavalleria commentò: «Nelle settimane immediatamente seguenti al Tet nessuno parlò né festeggiò il trionfo americano sul campo di battaglia; invece, tutti parlarono di una nostra sconfitta!». E’ importante ricordare che gli strateghi comunisti avevano pianificato l’offensiva più per far colpo sui sudvietnamiti che non sull’opinione pubblica americana”” (pag 85)”,”USAQ-103″ “ARNOL’D Vladimir I.”,”Huygens & Barrow, Newton & Hooke. I primi passi dell’analisi matematica e della storia delle catastrofi, dalle evolventi ai quasicristalli.”,”V.I. Arnol’d svolge la sua attività di ricerca a Mosca, presso l’Istituto Steklov dell’Accademia delle Scienze russa. É uno dei più famosi fisici matematici viventi. Il suo bestseller mondiale La teoria delle catastrofi è stato pubblicato in traduzione italiana dalla nostra casa editrice nel 1990.”,”SCIx-163-FL” “ARNOLD James R.”,”L’offensiva del Tet. I vietcong all’attacco.”,”””Nei precedenti venticinque anni, sembrava essere diventata un’abitudine per gli americani quella di sostenere il ruolo di vittime di attacchi nemici a sorpresa. Pearl Harbor, il passo di Kasserine, l’offensiva delle Ardenne e l’intervento cinese sul fiume Yalu erano tanti tutti eventi che li avevano colti alla sprovvista. La violenza sincronizzata dell’Offensiva del Tet fu uguagliata forse da quella tedesca nelle Ardenne. Di tutti questi attacchi a sorpresa, solo l’Offensiva del Tet conseguì risultati decisivi. Eppure, secondo una valutazione strettamente militare, il Tet fu un grandioso successo degli alleati. Il prezzo pagato dagli americani fu di circa 4000 americani uccisi o feriti, mentre tra i soldati dell’ARVN se ne contarono tra i 4000 e gli 8000; dal canto loro, i comunisti ebbero tra i 40.000 e i 50.000 morti sul campo, e, cosa più importante, un gran numero di combattenti e contingenti locali insostituibili dei vietcong erano morti. In sostanza, il nemico aveva concentrato le proprie forze di cui, tuttavia, una gran parte era stata decimata dalla potenza di fuoco americana. Questo successo sul campo venne offuscato dalle conseguenze politiche dell’Offensiva del Tet, ben più importanti. Ciononostante, il Tet rientrava nel record imbattuto messo a segno dai soldati americani che, tra il 1965 e il 1973, non persero una sola battaglia importante. Come osserva Douglas Pike, uno dei pochi esperti che hanno studiato e compreso i vietcong e i nordvietnamiti: “”Se la guerra del Vietnam fosse stata di tipo convenzionale, se fosse stata decisa sulla base delle guerre del passato, sarebbe terminata già nei primi sei mesi del 1968 con la sconfitta delle forze comuniste””. E effettivamente, il modo in cui l’opinione pubblica percepì la battaglia sbalordì molti veterani americani. In piedi accanto ai cadaveri dei nemici ammucchiati come cataste di legna fori dal quartier generale della sua unità, un ufficiale di cavalleria commentava sorpreso: “”Con nostro grande stupore nelle settimane che seguirono, nessuno rese noto questa impresa descrivendola come una vittoria sul campo di battaglia. Anzi leggevamo che eravamo stati sconfitti!””. È importante ricordare che gli strateghi comunisti avevano messo a punto l’offensiva più per suscitare impressione sudvietnamiti che sull’opinione pubblica americana. Un generale nordvietnamita, Trail Do, commentò dopo la guerra: “”Non abbiamo conseguito il nostro obiettivo principale, cioè quello di spingere la popolazione all’insurrezione in tutto il Sud. Eppure abbiamo inflitto al nemico molte perdite… Quanto a creare un forte impatto negli Stati Uniti, questo non era nostra intenzione, ma il risultato ci è stato propizio”” (pag 87-88)”,”QMIx-315″ “ARNOULD Arthur”,”Histoire populaire et parlementaire de la Commune de Paris.”,”ARNOULD Arthur, nato a Dieuze, Moselle, nel 1833, morto a Parigi nel 1895. Fu uno dei grandi giornalisti d’opposizione all’Impero, amico di Jules Valles. Eletto nel Consiglio della Comune, fu membro di diverse commissioni: relazioni estere, lavoro e scambio, sussistenza, insegnamento. Fu pure responsabile con Vermorel della redazione del ‘Journal officiel’ a partire dal 1° maggio. Di tendenza moderata, si oppose alla maggioranza giacobina. Rifugiato in Svizzera, redigerà questa ‘Storia popolare’. Questo libro secondo Noel sarebbe complementare con quello di Lissagaray. “”C’etait aussi un acte de justice, car il est temps d’en finir avec cet inique préjugé, cette barbarie de la loi, qui, dans ce qu’on appelle aujourd’hui le ‘concubinage’, par opposition au mariage légal, ne frappent que les ‘faibles’: – la femme séduite, l’enfant innocent. L’union de l’homme et de la femme doit être un acte essentiellement libre, accompli par deux personnalités responsables. Dans cette union, les droits comme les devoirs doivent être réciproques et égaux””. (pag 165)”,”MFRC-138″ “ARON Raymond”,”Leçons sur l’histoire. Cours du College de France.”,”L’A fa dialogare le due principali tradizioni intellettuali in cui si è sviluppata la riflessione tra scienze umane, corrente tedesca e corrente anglosassone, e traducendo gli apporti dell’una nel linguaggio dell’altra.”,”STOx-026″ “ARON Raymond introduzione di COFRANCESCO Dino”,”Machiavelli e le tirannie moderne.”,”Titolo saggio introduttivo di COFRANCESCO: ‘Raymond Aron, l’ analisi del totalitarismo come esercizio di liberalismo (realistico e prudente). ARON (Parigi 1905- 1983) tra i più prestigiosi docenti dell’Univ francese, insegna dal 1956 al 1968 sociologia alla Sorbona e, dal 1970 al 1983, Sociologia della civiltà moderna al ‘College de France’.”,”TEOP-066″ “ARON Raymond”,”Dix-huit lecons sur la societé industrielle.”,”””C’è una frase di Marx che amo citare: Le società per azione, la dispersione del capitale delle grandi imprese tra azionariati molteplici costituiscono già una distruzione della proprietà privata. Ben inteso, aggiungeva: nel quadro del capitalismo”” (pag 276)”,”TEOS-064″ “ARON Raymond”,”Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber.”,”ARON Raymond è nato a Parigi nel 1905. Ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968, dal 1970 è prefessore di sociologia della civiltà moderna al College de France. “”Marx dispone di tre diversi termini che spesso sono tradotti con lo stesso termine di alienazione, mentre le tre parole tedesche non hanno esattamente lo stesso significato. I termini sono: Entäusserung, Veräusserung e Entfremdung. Quest’ ultimo è quello che corrisponde, pressappoco, al termine italiano di alienazione, significando etimologicamente: divenire estranei a se stessi””. (pag171)”,”TEOS-065″ “ARON Jean-Paul”,”I moderni. Per farla finita con i “”maitres à penser””.”,”ARON Jean-Paul, filosofo, storico delle scienze e del costume, saggista, drammaturgo, direttore di studi in scienze sociali alla prestigiosa Ecole des Hautes Etudes di Parigi, deve la sua notorietà a due libri tradotti anche in Italia: ‘La Francia a tavola dall’ Ottocento alla Belle Epoque’ (EINAUDI, 1975) e ‘Il pene e la demoralizzazione dell’ Occidente’ (SANSONI 1979).”,”FRAP-059″ “ARON Raymond”,”Plaidoyer pour l’ Europe decadente.”,”””Non voglio negare la ‘legge dello sviluppo ineguale’. Ma questa ineguaglianza non risale al capitalismo e non presenta un carattere specificatamente economico. Quello che determina, in effetti, storicamente, l’ instabilità delle relazioni interstatali, è, in effetti, l’ aumento ineguale delle potenze rispettive degli Stati, la subitanea decadenza di una istituzione militare, l’ ascesa di una entità politica, in precedenza sconosciuta o misconosciuta. L’ ineguale sviluppo di cui parla Lenin costituisce l’ espressione economica di questa instabilità…”” (pag 264) “”… né Marx né Engels hanno elaborato una teoria dell’ imperialismo o della colonizzazione benché Marx, alla fine del Capitale facesse allusione alla colonizzazione e che avesse conosciuto e analizzato la distruzione dell’ artigianato indiano da parte dei cotonieri di Manchester. Né l’ uno né l’ altro hanno cercato nell’ India o nell’ Africa il segreto delle guerre europee. Essi interpretavano queste in funzione dei regimi interni degli Stati e prendevano posizione in favore del o degli Stati la cui vittoria, ai loro occhi, avrebbe favorito le idee o la causa da loro sostenuta e che giudicavano conformi all’ interesse del socialismo. (…)”” (pag 265)”,”TEOC-175″ “ARON Raymond”,”La lutte de classes. Nouvelles lecons sur les societés industrielles.”,”””Marx scriveva: non è sufficiente che degli uomini vivano in mondo analogo perché essi costituiscano una classe, occorre ancora che siano in relazioni sufficientemente strette gli uni con gli altri per scoprire la loro comunità e per opporsi agli altri gruppi”” (pag 103)”,”TEOC-183″ “ARON Raymond”,”In difesa di un’ Europa decadente.”,”Raymond ARON (Parigi, 1905) ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968. Dal 1970 ha insegnato al College de France (sociologia della civiltà moderna). “”…il movimento operaio spontaneo è il tradeunionismo e il tradeunionismo è l’ asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Ecco perché il nostro compito (…) è di combattere la spontaneità, di sviare il movimento operaio da questa aspirazione spontanea al tradeunionismo, al cercare rifugio sotto l’ ala della borghesia, per attirarlo invece sotto l’ egida della socialdemocrazia rivoluzionaria”” (Lenin, pag 41) “”Per quale miracolo lo sviluppo delle forze produttive potrebbe avvenire senza che i proletari, le masse, consumino di più? Come potrebbero le industrie produrre merci in serie se queste non fossero alla portata del potere d’ acquisto dei più? In una fase transitoria, i capitalisti, e ancor più i bolscevichi al potere, hano riservato una parte considerevole della produzione per l’ accumulazione del capitale, vale a dire di nuovi mezzi di produzione (o di armamenti). La visione di una minoranza di potentati del capitale che succhiano tutta la ricchezza, in opposizione alle masse in miseria, appartiene al delirio del romanticismo nero”” (Aron, pag 108)”,”TEOC-204″ “ARON Raymond”,”Marxismi immaginari. Filosofia e politica nell’ interpretazione fenomenologico-esistenzialista di Sartre e Merleau-Ponty e in quella strutturalista di Althusser.”,”””Del pari, non avrei nessuna difficoltà a seguire l’ esempio di Sartre e ad “”accettare senza riserve le tesi esposte da Engels nella lettera a Marx: “”Gli uomini fanno la loro storia da sé ma in un ambiente dato che li condiziona””. Aggiungerei volentieri, con Sartre, che questo testo non è dei più chiari e che resta suscettibile di numerose interpretazioni. Un’ altra formula di adesione, ancor più solenne non sconvolge i non marxisti. “”Aderiamo senza riserve a quella formula del Capitale con cui Marx intende definire il suo “”materialismo””: “”Il modo di produzione della vita materiale domina in generale lo sviluppo della vita sociale, politica e intellettuale””. I due termini domina e in generale sfuggono a una definizione precisa in modo che il primato del modo di produzione nella vita materiale, presentato in questa forma, guadagna in fatto di verità quello che perde in incisività”” (pag 110) “”Marx ignorava la distinzione tra filosofia, economia, sociologia, storia, politica, demografia. Ciascuna di queste discipline, oggi separate, con i suoi concetti, le sue pratiche, le sue ambizioni o i suoi pregiudizi, può trovare nell’ opera di Marx suggerimenti per la propria ricerca e al tempo stesso delle ragioni per mettere in causa il campo di studio che si è ritagliato. Marx aveva una coscienza acuta; come gli storici, dell’ interdipendenza dei settori della totalità che gli specialisti isolano a seconda dell’ orientamento della loro curiosità e della specificità della loro concettualizzazione. Ma simultaneamente aveva, come gli economisti o i sociologi, una coscienza acuta dell’ insufficienza della cronaca, della semplice collocazione nel tempo, della successione degli eventi””. (pag 239)”,”TEOC-205″ “ARON Raymond”,”Histoire et dialectique de la violence.”,”””Il marxismo di Sartre, all’ indomani della guerra, arrivava troppo trardi: per quale aberrazione si ostinava a confondere “”il socialismo che veniva dal freddo””, la rivoluzione dall’ alto, l’ accesso al potere del partito grazie alla presenza dell’ Armata Rossa con l’ umanesimo rivoluzionario o la realizzazione dell’ uomo con la rivoluzione? In compenso, la teoria del gruppo in fusione e della folla combattente annuciava lo spontaneismo del gauchisme degli anni 60″” (pag 11)”,”TEOC-207″ “ARON Raymond”,”Paix et guerre entre les nations.”,”Questione unificazione dell’ Europa: “”Makinder est conscient de ce dualisme, mais c’est le destin de son pays qui nourrit et oriente sa recherche. Au regard de la diplomatie et de la strategie, la position insulaire n’existe qu’à partir de l’ unification politique de l’ île. Dans l’ ordre international, une puissance devient insulaire le jour où elle n’à plus de voisin terrestre. Les îles sont unifiées, le continent est divisé: tel est le contraste qui, avant tout, est la cause de la grandeur imperiale du Royaume-Uni. Or ce contraste n’est peut-être pas éternel: non que l’ unité du royaume soit menacée mais l’ unité du continent n’est plus inconcevable””. (pag 199)”,”RAIx-142″ “ARON Raymond”,”Memoires. 50 ans de reflexion politique.”,”Aron (Raymond), giornalista e sociologo francese (Parigi 1905-1983). Professore di sociologia alla Sorbona (1957), pubblicò: L’ uomo contro i tiranni (1946), La sociologia tedesca contemporanea (1949-1950), La filosofia critica della storia (1951), Le guerre a catena (1951), L’ Algeria e la Repubblica (1958), La società industriale e la guerra (1959), Pace e guerra tra le nazioni (1962), Il grande dibattito (1963), Filosofia critica della storia (1964), La lotta delle classi (1964), Saggio sulla libertà (1965), Lo sviluppo sociale (1965, in collaborazione con B. F. Hoselitz), Democrazia e totalitarismo (1965), La società industriale (1966), Le tappe del pensiero sociologico (1967), Storia e dialettica della violenza (1973). Nel 1963 fu eletto membro dell’ Accademia di scienze morali e politiche e dal 1970 fu professore di sociologia della civiltà moderna al Collegio di Francia di Parigi. In Pensare la guerra, Clausewitz (1976) illustrò alcuni princìpi fondamentali sul rapporto fra potenza militare e intelligenza politica in relazione alle armi nucleari. Nel 1977 apparve In difesa di un’ Europa decadente e nel 1983 furono pubblicate le Memorie. (RIZ) Contiene il capitolo: ‘Henry Kissinger et la fin de l’ egemonie americaine’ (pag 607-633) “”Secondo Naville, K. Marx aveva introdotto la quantità nell’ analisi economica. Quello era il suo contributo decisivo nella storia della scienza economica. Ora, siccome il concetto di plusvalore tiene un posto essenziale nell’ analisi marxista, gli posi la questione: “”E’ stato possibile, dopo un secolo, calcolare il plusvalore? (…) Naville, se i miei ricordi sono precisi, non seppe che rispondere, se non che, più o meno, Marx cercava di determinare le quantità. E. Labrousse venne in suo soccorso, ma con un argomento debole, o per meglio dire, privo di senso. “”Non si è ancora calcolato il plusvalore, mi disse, ciò non prova che non si perverrà al suo calcolo nel secolo a venire.”” (…). La sola replica valida fu quella del mio amico Jon Elster: esistono altri concetti, in altre teorie, che non sono quantificabili, senza essere per questo privati della loro validità (…)”” (pag 348-349) “”(…) Kissinger avrebbe risposto che, senza lo scandalo del Watergate, il Nord-Vietnam non avrebbe lanciato, due anni dopo gli accordi del 1973, un’ offensiva generale. Gli accordi di Parigi non salvarono definitivamente la Repubblica del Sud, essi ne implicarono l’ esistenza, che il Nord-Vietnam, di fatto, riconosceva per la prima volta”” (pag 625)”,”FRQM-028″ “ARON Raymond”,”Il ventesimo secolo. Guerre e società industriale.”,”Gli scritti di questo volume sono attinti dai titoli seguenti: – War and Industrial Society. Auguste Comte Memorial Trust Lecture, LSE, 1957 – Nations et Empires, in Encyclopedie francaise, 1957 – L’ Aube de l’ histoire universelle, Lord Samuel Lecture, London, 1960 – Thucydide et le recit historique, in ‘Theory and History’, 1961 – Introduction a M. Weber, Le savant et le politique, PLON, 1959 “”La relazione necessaria fra capitalismo e guerra viene generalmente dimostrata in due fasi: il capitalismo implica l’ espansione imperialista e questa, a sua volta, culmina inevitabilmente in guerre fra imperi. Una vasta letteratura è stata dedicata a questa teoria. In quale misura, e in che senso, un regime basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione è costretto all’ espansione territoriale? Per provare la necessità dell’ espansione territoriale l’ economista dovrebbe provare, con un’ analisi formale, che tale economia non può procurarsi le materie prime o gli sbocchi di cui ha bisogno. (…) Questa dimostrazione, che fu tentata da Rosa Luxemburg, ha sempre dato per scontato un certo tasso di eccedenza di valore e accumulazione di eccedenza di valore nei due settori (beni di produzione e beni di consumo) (…). (pag 24) “”L’ imperialismo coloniale è ancor meno la causa della prima guerra mondiale. Lenin afferma dogmaticamente che le guerre sono combattute sul continente, ma la posta in gioco sono i possedimenti oltremare. Egli non spiega affatto questa conclusione.”” (pag 28) “”Che si tratti di diplomazia o di battaglia, si passa dalla razionalità all’ irrazionalità senza uscire dall’ intelligibilità immediata. Le battaglie, che Tucidide racconta instancabilmente, ora confermano, ora smentiscono i calcoli degli strateghi. Normalmente lo storico indica gli effettivi da ambo le parti, le disposizioni adottate, la superiorità qualitativa degli uni e degli altri correntemente riconosciuta (superiorità della fanteria spartana e della flotta ateniese). Poi interviene il caso, sotto molteplici forme, in particolare quella che maggiormente spiazza lo stratega: la perdita di controllo sui soldati nel corso della battaglia (…). (pag 179-180)”,”TEOS-088″ “ARON Raymond”,”Scienza e coscienza della società. (Titolo originale: Etudes sociologiques).”,”E’ una raccolta di saggi, conferenze e lezioni curata dagli allievi del grande studioso francese, Raymond ARON. R. ARON (1905-1983) è stato uno dei maggiori sociologi del secolo XX. Nel 1940 seguì DE-GAULLE a Londra dove fu redattore capo della France-Libre. Dal 1956 insegnò sociologia alla Sorbona e fu uno dei più qualificati commentatori politici francesi. Ha scritto varie opere v. retrocopertina. “”Quando ci si riferisce ai testi giovanili di Marx, anteriori al Manifesto comunista, e che sono stati in parte pubblicati soltanto dopo la prima guerra mondiale (in particolare il manoscritto intitolato Economico-filosofico e l’ Ideologia tedesca), si constata che la volontà di rivoluzione sociale è anteriore, nel pensiero di Marx, allo studio della storia e della società contemporanea””. (pag 116) “”Inoltre, se si considera l’ attività professionale, le distinzioni all’ interno del proletariato industriale si sono accresciute a seguito della evoluzione tecnica. Nel 1950, su 51 milioni di persone attive, negli Stati Uniti, vi erano meno di nove milioni di manovali, ivi compresi i 3.530.000 operai agricoli dei quali 1.193.000 membri delle famiglie di coltivatori. La proporzione di questi proletari integrali era dunque caduta al 18% nel 1950, mentre superava il 25% nel 1910 e raggiungeva il 65% nel 1830″”. (pag 117) “”Più importante ancora è la ripartizione della mano d’opera tra i differenti settori dell’ attività economica. Colin Clark, nel suo libro sulle Conditions of Economic Progress, indubbiamente insieme alla General Theory di Keynes il libro più importante di questi ultimi venti anni, ci ha insegnato a distinguere fra tre settori fondamentali, quello delle attività primarie (produzioni agricole e materie prime), quello delle attività secondarie (fabbricazione di oggetti manufatti), quello delle attività terziarie (servizi pubblici, commercio e amministrazione). (…) Negli Stati Uniti, le attività terziarie impiegano attualmente più della metà della mano d’opera, le attività secondarie il 35% circa. Cioè, l’ operaio industriale del tipo marxista non rappresenta la massa umana delle società future, ma una frazione decrescente della popolazione””. (pag 118)”,”TEOS-100″ “ARON Raymond”,”Le marxisme de Marx.”,”Marx, l’ economia e gli economisti. “”Per suggerire che Marx non ragiona da economista, si invocano in generale due argomenti, che sono pure invocati dal padre Bigo e sui quali vado a dire qualche parola. 1. Si fa osservare che Marx non ha una teoria coerente delle crisi e che i diversi testi relativi alle crisi non si integrano facilmente in una teoria generale delle crisi soddisfacente. 2. I molti testi di Marx relativi alla moneta e al credito non si integrano facilmente in una teoria economica d’ insieme. Da qui si può concludere: questo prova a qual punto Marx s’ interessava ai problemi specificatamente e strettamente economici. Penso che questa conclusione è radicalmente falsa. Povero Marx! Se non si fosse interessato ai problemi propriamente economici, perché avrebbe consacrato trentacinque anni a studiarli? Perché avrebbe letto tutti gli economisti del suo tempo? Bisogna vedere quello che Marx ha letto: ha letto tutto quello che si poteva leggere; e non solamente ha scritto Il Capitale, ma ha scritto anche ciò che è contenuto negli otto tomi della traduzione Molitor (1), ovvero uno studio delle teorie del plusvalore e del profitto di tutti gli economisti del suo tempo””. (pag 441)”,”MADS-349″ “ARON Raymond”,”Les élections de mars et la V° République.”,”””La Francia è passata da un tasso medio di 4.6 % alla fine degli anni 1950 a un tasso del 5.8% a partire dal 1960 (aveva conosciuto una forte caduta nel 1958-1959 ma la ripresa era stata rapida). Il ritmo della crescita del suo PNB ha superato quello della Germania con un rapporto di 1.20 a 1 e questo scarto si è ancora accentuato recentemente: il rapporto è passato da 1.23 a 1 per il periodo 1965-1970 e a 1.41 a 1 per i tre anni 1970-1971-1972.”” E’ sufficiente prolungare le tendenze per annunciare “”il volo””: “”Sulla base delle statistiche dell’ OCDE si può prevedere che la Francia avrà un tasso di crescita del 5.7%, in media, per gli anni 1969-1975, tasso che si eleverà a 6.1 nel corso dei cinque anni seguenti. Per la Germania federale, la crescita sarà molto più lenta nel corso del prossimo decennio, con una media annuale del 4.9% (…)””. (pag 14) “”Scartati dal potere, condannati a unirsi al PCF, gonfiati dall’ afflusso di militanti, che, grazie alla loro età, non preservano il ricordo di Stalin e della guerra fredda, i socialisti ritornano a una ideologia marxista che la SFIO non aveva mai rinnegato, a differenza della SPD, ma che, dopo il 1936, e più ancora a partire dal 1947, degradata a livello di un rituale verbale, non ispirava più l’ azione. La trasfigurazione della SFIO in PS con Francois Mitterand primo segretario, non la imputo esclusivamente alle istituzioni. Solo l’ esercizio del potere, in Europa, permette la vittoria dei revisionisti all’ interno del partiti socialisti; 1936, 1945-1958 illustrano questa proposizione.”” (pag 137)”,”FRAV-090″ “ARON Raymond”,”Republique imperiale. Les Etats-Unis dans le monde, 1945-1972.”,”Guerra di Suez e rivolta ungherese. “”E’ a partire dal 1956 e dalle due crisi simultanee, in Europa centrrale e in Medio Oriente, che gli Europei presero coscienza della loro subordinazione al Grande fratello e del prezzo da pagare per la sicurezza che gli assicurava uno più potente tra loro. Ridotto a non all’ essenziale ma alla percezione che ne ebbero gli Europei, l’ avvenimento combinato – Ungheria e Suez – comportò due allineamenti, inevitabili e incompatibili: da una parte, i membri dell’ Alleanza atlantica denunciarono la repressione da parte dell’ Armata rossa della rivoluzione ungherese; dall’ altra, gli Stati Uniti, coalizzati con l’ Unione sovietica, mobilitarono le Nazioni Unite e la coscienza universale per condannare Francesi e Inglesi. L’ azione degli Occidentali uniti rimase verbale, inefficace; l’ azione sovietico-americana contro i Franco-Inglesi ottenne i suoi scopi””. (pag 83)”,”USAP-065″ “ARON Jean Paul KEMPF Roger”,”Il pene e la demoralizzazione dell’ Occidente.”,”ARON Jean Paul è docente alla EHESS, Ecole des hautes etudes en sciences sociales. E’ epistemologo e storico oltre che autore di romanzi, saggi critici e opere teatrali. Ha scritto ‘La Francia a tavola dall’ Ottocento alla Belle Epoque’. Roger KEMPF, etnologo della letteratura, è professore al politecnico di Zurigo. Alessandro FONTANA lavora all’ Ecole normale superieure di Pargii. Ha curato le edizioni italiane delle opere di Michel FOUCAULT e di Gilles DELEUZE e collaborato all’ ‘Enciclopedia’ e alla ‘Storia d’ Italia’ Einaudi. “”La notte aristocratica è percorsa da luci (…). La notte aristocratica sciorina svergognata i peggiori eccessi (…). La notte borghese è disseminata di demoni. Da Restif a Lautréamont, i nottambuli sfiorano prostitute e malviventi. Già nel Medioevo i comuni urbani in via di sviluppo si purificano dei miasmi del piacere e esiliano il carnevale nella notte delle foreste. E quando la stregoneria ossessiona l’ Occidente, le genti delle città risospingono i sabba nelle tenebre dei deserti. Nel 1682, Colbert mette fine alla caccia alle streghe. Nel 1750, si scatena la caccia agli onanisti. Nel XVI secolo, la chiesa delega ai magistrati la funzione punitiva.”” (pag 124)”,”STOS-116″ “ARON Raymond”,”La sociologie allemande contemporaine.”,”””Era riservato a un marxismo borghese, come si è definito la dottrina di Mannheim, di andare al di là del marxismo stesso e di cadere in un relativismo storico integrale di cui la sociologia della conoscenza non è che la traduzione cosidetta scientifica. Mannheim utilizza il concetto totale e generale di ideologia: altrimenti detto la struttura stessa del pensiero, e non solo il contenuto dei risultati, è “”rapportata al piano sociale””, considerato come l’ “”espressione della realtà storica”” e, d’altra parte, nessuna idea di nessun campo sfugge a questa riduzione: tutte sono “”funzione”” del reale. (…)””. (pag 67)”,”TEOS-110″ “ARON Robert”,”Le Socialisme francais face au marxisme.”,”Titolo originario dell’ opera apparsa nel 1970: ‘Le Socialisme francais, victime du marxisme’. Secondo l’ A il socialismo francese dei vari FOURIER, SAINT-SIMON Louis BLANC, BLANQUI e soprattutto PROUDHON che ha ispirato le due rivoluzioni del XIX secolo, il 1848 e la Comune di Parigi si è trovato di fronte il socialismo tedesco di Karl MARX che mirava a ‘indottrinare’ i lavoratori francesi. Rivendicando il 1871 che era di ispirazione blanquista e proudhoniana i marxisti avrebbero commesso una falsificazione della storia. “”Infine Proudhon, lo stesso Proudhon che, presentandosi alla loggia massonica di Besançon, aveva esclamato: “”Giustizia a tutti gli uomini e guerra a Dio, ovvero all’ assoluto””, pronuncia, all’ istituzione della Banca del Popolo, questo giuramento che deve sorprendere: “”Giuro davanti a Dio, davanti agli uomini, sul Vangelo e sulla Costituzione””””. (pag 158)”,”MFRx-230″ “ARON Raimundo”,”La revolucion estudiantil. (Tit.orig.: La revolution introuvable. Réflexions sur la Révolution de Mai)”,”””André Malraux ha terminato con ragione, almeno apparentemente: “”ci siamo noi, i comunisti e nulla più””, dunque si possono fare alcuni chiarimenti. Per la prima volta i gollisti non hanno la maggioranza assoluta: se si vosse uno scrutinio proporzionale si scoprirebbe che il ‘pantano’ (marais, ndr), seconda la formula di Maurice Duverger, ovvero, i francesi che stanno tra il partito socialista e il centro destra, sono sensibilmente più della metà degli elettori””. L’ articolazione “”i gollisti, i comunisti e niente più””, è il risultato dello scrutinio uninominale a due turni. E siccome in Francia si governa a partire da una legittimità elettorale, e siccome le regole della competizione elettorale determinano la struttura dei partiti, il gollismo, nel sistema stabilito, ha ottenuto, nonostante tutto uno dei suoi obiettivi, ha reso praticamente impossibile un governo diverso da quello del generale De-Gaulle e dalla costituzione gollista; (…)””. (pag 113)”,”FRAV-012″ “ARON Raymond”,”La société industrielle et la guerre. Suivi d’ un Tableau de la diplomatie mondiale en 1958.”,”””D’altro lato, tutta la diplomazia di uno Stato deve piegarsi a calcoli di forza e molte decisioni, prese dall’ Unione Sovietica, possono essere interpretate secondo le categorie del gioco tradizionale e invocate come prove che, riguardo ai suoi alleati e ai suoi rivali, l’ Unione Sovietica si muove come qualsiasi altro Stato non ideocratico. Nel 1921, il governo sovietico s’ alleava con una Turchia il cui regime, fuoriuscito da una rivoluzione, aveva perseguitato i comunisti. Nel 1939, Stalin non esita a stringere la mano a quella di Ribbentrop. Nei momenti cruciali, è l’ interesse nazionale che serve da guida agli uomini del Cremlino””. (pag 106)”,”RAIx-207″ “ARON Raymond”,”Il grande dibattito. Introduzione alla strategia atomica. Agli uomini si impone oggi un compito paradossale: utilizzare diplomaticamente la minaccia di ricorrere alle armi nucleari in modo da non essere mai costretti ad eseguire questa minaccia.”,”””Von hier und heute fängt eine neue Eteppe in der Welgeschichte an”” (Da qui, da oggi, incomincia una nuova tappa della storia universale) (pag 5, Goethe la sera della battaglia di Valmy) “”Altri analisti, meno numerosi, venuti dalla scienza politica, H.A. Kissinger, Bernar Brodie, il gruppo di R. Strausz-Huppé, comprendono meglio, anche se non l’ approvano completamente, la volontà francese di darsi un armamento atomico e sarebbero più disposti ad una forza europea di dissuasione o ad un compromesso con l’ ambizione d’ autonomia francese. Nella compagine di Kennedy o di Johnson, attorno al ministro della Difesa Robert MacNamara, la maggiore influenza spetta agli scienziati ed agli analisti che desiderano, anzitutto, rallentare la corsa al progresso ed impedire la disseminazione delle armi nucleari””. (pag 78) “”L’ origine del dibattito è triplice: geografica, politica e strategica. Fra i due blocchi sovietico e atlantico esiste una asimmetria fisica di cui gli strateghi americani sono inclini a sottovalutare il significato. Il blocco sovietico costituisce una massa terrestre contigua e, sebbene si possano immaginare delle ostilità nelle marche dell’ impero senza colpire direttamente la metropoli russa, l’Unione Sovietica e i paesi sovietizzati dell’ Europa orientale, anche se i dirigenti dei satelliti non dipendono più dall’appoggio dell’ URSS, si sentirebbero più spontaneamente solidali che gli Stati Uniti e i paesi dell’ Europa occidentale, questi ultimi a contatto immediato con il nemico potenziale e i primi distanti parecchie migliaia di chilometri.”” (pag 174-175) “”La teoria strategica non è portatrice, come vorrebbero le menti in cerca dell’ assoluto, di una lezione semplice e di una soluzione miracolosa. Il pericolo della violenza è implicito nella pluralità di Stati sovrani e forse nella stessa natura sociale dell’ uomo. Qualsiasi dottrina d’ azione, anche la più pericolosa a scadenza per chi la pratica, può comportare in certe circostanze dei vantaggi. Dissuadere significa, in parole, far paura: chi, possendendo una piccola forza atomica, dà agli altri la sensazione di essere irresponsabile, incosapevole di ciò che è in gioco, eserciterà forse per un qualche tempo un’influenza sproporzionata ai suoi mezzi materiali. Così come Clausewitz, dopo aver teorizzato il concetto di guerra assoluta, ha introdotto a poco a poco i fattori che scavano il solco fra guerra assoluta e guerra reale, è necessario mettere in luce le considerazioni che entrano nei calcoli degli strateghi e che rendono il mondo del duopolio termonucleare meno terrificante di quanto non appaia dalle ricerche degli analisti””. (pag 226-227)”,”RAIx-214″ “ARON Robert a cura, scritti di DANDIEU Arnaud HOLSTEIN Henri IZARD Georges MAULNIER Thierry MILLET Raymond MONNEROT Jules PLISNIER Charles SALLERON Louis SIGAUX Gilbert VOYENNE Bernard”,”De Marx au marxisme, 1848-1948.”,”Un testo inedito di Karl Marx: Il lavoro salariato. (tradotto da Maximilien Rubel e Frederique Berthelot) (pag 301-317) “”Va da sé che l’ economia politica non vede nel ‘proletario’ che l’ ‘operaio’; – il proletario, ossia colui che senza capitale e senza rendita fondiaria, non vive che del lavoro, di un lavoro unilaterale e astratto. Essa può affermare dunque che, esattamente come il cavallo, l’ operaio deve ricevere l’ indispensabile per poter lavorare. Essa non lo considera nel suo tempo libero, nella sua umanità, lasciando questa cura alla giustizia criminale, al medico, alla religione, alle statistiche, alla politica e all’ ufficio di disoccupazione.”” (Marx, pag 312) “”Si può scrivere un libro su Karl Marx pangermanista, raggruppando i testi assai sorprendenti per uno dei leaders della Prima Internazionale. (…)”” (pag 57″,”TEOC-402″ “ARON Raymond”,”L’opium des intellectuels.”,”In apertura: ‘La religion est le soupir de la créature accablée par le malheur, l’âme d’un monde sans coeur, de même qu’elle est l’esprit d’une époque sans esprit. C’est l’opium du peuple.’ (Karl Marx) “”History is again on the move””, formula di Toynbee (pag 202)”,”STOx-140″ “ARON Raymond”,”Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber.”,”Fondo FP 2° copia ARON Raymond è nato a Parigi nel 1905. Ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968, dal 1970 è prefessore di sociologia della civiltà moderna al College de France. “”Marx ha parlato spesso delle ideologie e ha cercato di spiegare i modi di pensare o i sistemi intellettuali con il contesto sociale. L’interpretazione delle idee con la realtà sociale piò essere fatta seguendo diversi metodi. Si possono spiegare i modi di pensare col modo di produzione o con lo stile tecnico della società in questione. Ma la spiegazione che ha ottenuto il maggior successo è quella che attribuisce idee determinate a una certa classe sociale. In generale, Marx intende per ideologia la falsa coscienza o la falsa rappresentazione che una classe sociale si fa della sua situazione e della società nel suo insieme. In larga misura, considera le teorie degli economisti borghesi come un’ideologia di classe. Non già che egli attribuisca agli economisti borghesi l’intenzione di ingannare i lettori o di dare una falsa interpretazione della realtà, ma tende a pensare che una classe non può vedere il mondo se non in base alla sua situazione.”” [Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber, 1972] (pag 196-197) “”Marx dispone di tre diversi termini che spesso sono tradotti con lo stesso termine di alienazione, mentre le tre parole tedesche non hanno esattamente lo stesso significato. I termini sono: Entäusserung, Veräusserung e Entfremdung. Quest’ ultimo è quello che corrisponde, pressappoco, al termine italiano di alienazione, significando etimologicamente: divenire estranei a se stessi. L’idea è che in alcune circostanze, o in alcune società, le condizioni fatte all’uomo sono tali che questi diventa estraneo a se stesso, nel senso che non si riconosce più nella sua attività e nelle sue opere””. (pag171) [Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber, 1972]”,”TEOP-244″ “ARON Raymond”,”La società industriale. (Tit.orig: Dix-huit leçons sur la société industrielle)”,”ARON Raymond è nato a Parigi nel 1904. Professore di sociologia alla Sorbona, direttore di ‘France Libre’ redattore di ‘Combat’, editorialista de ‘Le Figaro’. E’ autore di molte opere (v. bibliografia) “”(…) Questo riassunto altro non è che un commento alla prefazione di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx. Come si può interpretare questo testo e quali conseguenze trarne per il problema del metodo? La prima interpretazione possibile, che io chiamo ‘monista’ o metafisica, non è l’interpretazione marxista autentica, anche se alcuni testi di Marx possono suggerirla. Essa consisterebbe nell’affermazione che gli uomini sono integralmente definiti dal lavoro e dalla sua forma d’organizzazione, che i regimi economici si trasformano obbedendo ad un dinamismo loro proprio, senza l’intervento di fenomeni estranei all’ordine economico. Questa interpretazione monista non è quella di Marx, perché Marx non nega l’esistenza di alcuni o l’efficacia di altri fenomeni. Quando cerca d’interpretare il movimento globale della società, egli assegna un posto ai fenomeni intellettuali, politici e religiosi. Nella dialettica della lotta di classe interviene un momento essenziale: la presa di coscienza da parte del proletariato della sua condizione. Proprio perché prende coscienza, in parte grazie ai filosofi, della sua condizione di classe sfruttata, il proletariato diviene una classe rivoluzionaria e può rovesciare il sistema capitalistico. Se tale presa di coscienza è una delle molle della storia, l’intepretazione monista non è conforme al pensiero autentico di Marx. Chiamerò ‘antropologica’ la seconda interpretazione possibile. Per essa i fenomeni economici sono essenziali nell’interpretazione di tutte le società, non perché posseggano una causalità più efficace degli altri, ma perché l’uomo è essenzialmente un essere che lavora. Nella misura in cui l’essenza dell’uomo si realizza nel lavoro, il modo in cui il lavoro è organizzato diviene la caratteristica di ogni società. (…)””. [Raymond Aron, La società industriale, 1965] (pag 46-47)”,”ECOT-180″ “ARON Raymond, a cura di Serge PAUGAM”,”Les sociétés modernes.”,”Nell’indice dei nomi il nome Karl Marx è il più frequente. Marx e il concetto di classe (pag 461-500) “”Reportons-nous, une fois encore, aux textes de Marx. Implicitement, nous y trouvons la distinction que nous venons de faire entre analyse théorique et description concrète. En effet, si nous ouvrons ses ouvrages historiques: ‘Le dix-huit brumaire’; ‘La Révolution de 1848 en Allemagne’ nous y notons des énumérations variées et non systématiques de classes, ici Marx oppose le capitalisme financier au capitalisme industriel, là il s’étend longuement sur les petits commerçants ou sur les petits fermiers. En d’autres termes, il considère les groupes sociaux tels qu’ils lui paraissent se séparer en fait, dans une société particulière, en fonction des communautés ou contradictions d’intérêts. En revanche, dans ‘Le capital’, l’intention de Marx manifestement était de procéder à une détermination rigoureuse des classes ou, si l’on veut, à une théorie de la structure sociale du système. Il n’a pas été jusqu’au bout de la tentative. Il n’est pas impossible cependant de retrouver le mouvement général de l’argumentation et d’en apprécier le bien-fondé. (…) Marx n’aurait-il donc pas pu rattacher les formules agressives mais vagues du ‘Manifeste’ à l’analyse du ‘Capital’? Je pense, au contraire, que cette synthèse était possible. La détermination des classes ne se confond pas avec celle des types de revenus, de même que la lutte des classes n’est pas ‘essentiellement’ économique. Mais il n’en reste pas moins que l’attitude des groupes dans les conflits économiques se rattache étroitement à la place qu’ils occupent dans le procès de production. Tout d’abord chaque groupe, sinon chaque classe, a tendance à utiliser l’influence dont il dispose pour amélierer sa situation économique; il demande à l’Etat de modifier les conditions de la concurrence dès que celles-ci se modifient à son détriment, drotis de douane, contingents, subventions et primes diverses d’une part, interdictions d’entreprises nouvelles, monopole réservé de l’autre, salaire minimum, limitation des immigrations enfin, correspondent également à une intervention de la politique, c’est-à-dire d’une force et d’une volonté collective dans les relations qui, selon la théorie économique, devraient être soumises à la loi de la rivalité libre et de l’échange. En second lieu, fait également indiscutable, le désir de transformer l’ordre social actuel se retrouve avant tout dans les groupes prolétariens, cependant que les groupes bourgeois sont en général, à cet égard, conservateurs. La lutte des classes serait ainsi une donnée positive en un double sens: mais, qu’elle agisse sur la vie économique ou ait pour enjeu la destinée du système lui-même, à l’intérieur de l’ordre capitaliste, pour ou contre cet ordre, elle est ‘essentiellement politique'”” (pag 466-468) [Raymond Aron, Le concept de classe (1939)] [(in) Raymond Aron, a cura di Serge Paugam, Les sociétés modernes, 2006]”,”TEOS-232″ “ARON Raymond”,”Pace e guerra tra le nazioni.”,”ARON Raymond “”La teoria astratta dell’equilibrio è esposta nel modo più semplice e nello stesso tempo più convincente nel piccolo saggio di Hume intitolato ‘On the Balance of Power’. Il punto di partenza dal quale muove David Hume è la domanda: l’idea dell’equilibrio è moderna o solo la formula è stata inventata recentemente, mentre l’idea è vecchia come il mondo? Il secondo termine dell’alternativa è quello vero: (…) “”In tutta la politica della Grecia è evidente l’ansietà per l’equilibrio di potenza, che anzi è espressamente sottolineata dagli storici antichi. Tucidide ritiene che la lega contro Atene, che provocò la guerra del Peloponneso fu interamente dovuta a questo principio. E dopo il declino di Atene, quando i Tebani e gli Spartani si consideravano la supremazia, troviamo che gli Ateniesi (come molte altre repubbliche) si gettarono sempre sul piatto più leggero, cercando di mantenere l’equilibrio della bilancia”” (nota, traduzione italiana di Mauro Misul, in D. Hume, Discorsi politici, saggio VII: ‘Sull’equilbio di potenza, Boringhieri, 1959, pp. 104-12). L’impero persiano agisce non diversamente: “”Il monarca persiano era in realtà, nella sua forza, un piccolo principe, in confronto con le repubbliche greche, e gli convenne perciò, più per sicurezza che per emulazione, interessarsi alle loro contese e sostenere la parte più debole in ogni contrasto””. I successori di Alessando adottarono lo stesso principio: “”I successori di Alessando si mostrarono assai gelosi dell’equilibrio di potenza; una gelosia fondata su una vera politica e sulla prudenza, e che mantenne intatta per molte generazioni la ripartizione avvenuta dopo la moprte di quel famoso conquistatore””. Appartengono al sistema le popolazioni suscettibili di intervenire nella guerra: “”…i principi orientali, considerando i Greci e i Macedoni la sola vera forza militare con cui avessero relazione, tenevano d’occhio attentamente quella parte del mondo”” (pag 159-160) nel testo le citazioni sono riportate in lingua inglese e le traduzioni in italiano in nota L’Impero romano si genera e sottomette gli antichi perché le altre popolazioni, oltre la romana, non sono state in grado di concludere alleanze che le avrebbero salvate dal gioco dell’impero di Roma (pag 160)”,”RAIx-328″ “ARON Raymond”,”Plaidoyer pour l’Europe décadente.”,”L’Europe que l’on appelle décadente, c’est l’Europe de l’Ouest, plus riche, plus féconde, plus civilisée en un mot, que l’autre. C’est aux frontières de cette autre Europe que patrouillent les chiens policiers, que s’allument la nuit les miradors, ainsi que jadis aux limites des camps de concentration. Trente ans après la fin de la guerre, en dépit de la déclaration universelle des Droits de l’Homme des Nations unies, en dépit de la déclaration finale d’Helsinki, les pays qui s’appellent eux-memes socialistes s’efforcent d’empecher les hommes et les idées de franchir la ligne de démarcation. L’avenir appartiendrait-il au despotisme et l’Europe de l’Ouest serait-elle vouée à la décadence, comme le pensait Oswald Spengler, parce qu’elle s’obstine à croire à la démocratie et au libéralisme? Tel est le theme du livre que m’inspire la conjoncture historique. Raymond Aron. “”Lénine [après le livre ‘Que faire?] apporta une deuxième contribution à l’ensemble baptisé marxisme-léninisme par le petit livre intitulé ‘L’imperialisme, stade suprême du capitalisme’, écrit au début de la guerre mondiale. Bien avant 1914, il avait, comme d’autres doctrinaires de la IIe Internationale, évoqué l’exploitation des colonies par les pays capitalistes pour répondre au démenti apparent de l’histoire. Il niait l’élévation du niveau de vie dans les pays capitalistes et il introduisait la notion d’une aristocratie ouvrière qui recevrait de la bourgeoisie le denier de Judas, des salaires relativement élevés pour prix de sa trahison, autrement dit de l’abandon de la lutte de classes au profit de la collaboration des classes. Ainsi s’expliquait, selon lui, le révisionnisme, la propension de certains social-démocrates à compter sur le progrès économique et les réformes ponctuelles pour améliorer le sort du prolétariat sans rompre avec le capitalisme. L’attitude des différents partis socialistes au moment où éclata la guerre européenne l’indigna plus qu’elle ne le surprit: la IIe Internationale tout entière trahissait, et non plus les seuls révisionnistes. Lui et les siens finissaient par incarner seuls le prolétariat mondial et le socialisme. Marx lui-même n’ignorait pas la tendance des sociétés capitalistes à l’expansion vers le dehors; le mode de production capitaliste, le plus avancé, bouleverserait les sociétés traditionelles et couvrirait la planète entière. Il ne regrettait nullement l’expansion tout à la fois de l’Europe et du capitalisme; s’il en dénonçait les cruautés, il discernait aussi les promesses qu’apportait le pillage de la planète par les colonialistes. Aux Indes les Anglais briseraient les survivances d’un mode de production asiatique, l’organisation séculaire des villages, à laquelle se superposait le pouvoir arbitraire d’une bureaucratie inefficace et prédatrice. (…) Lénine aurait pu interpréter la guerre du 1914 comme Marx avait fait celle de 1870. Les Etats européens se sont maintes fois combattus à travers les siècles avant de se donner une économie capitaliste – et Lénine le savait bien. Mais les auteurs, R. Hilferding et surtout J.H. Hobson lui fournissaient une autre issue: démontrer non pas seulement que le Français, les Anglais, les Allemands qui s’étaient partagés l’Afrique méritaient également le qualificatif d”impérialistes’, ce qui ne prête pas au doute, mais qu’ils se détruisaient les uns les autres en un combat inexpiable, ‘parce qu’ils étaient impérialistes’. Il suffisait d’établir un lien entre la structure monopolistique de l’économie capitaliste, le rôle des banques, la concentration du capital d’un côté, les conquêtes coloniales de l’autre, et de décréter ensuite que les expansions rivales des capitalismes nationaux ne permettaient pas un partage à l’amiable. Il décréta que la guerre présentait un caractére impérialiste des deux côtés et il justifia le diagnostic en se référant à la formule de Clausewitz: la guerre, continuation de la politique d’Etat par d’autres moyens. Tous les Etats avaient mené une politique impérialiste avant 1914; la guerre par laquelle ils poursuivaient leur politique, ne changeait pas de nature, elle demeurait impérialiste. Les socialistes trahissaient donc leur foi et leur engagements antérieurs en ne s’opposant pas, chacun dans son pays et par tous les moyens, à l’impérialisme, donc à la guerre”” (pag 55-57) [Raymond Aron, ‘Plaidoyer pour l’Europe décadente’, Paris, 1977]”,”EURx-021-FL” “ARON Raymond”,”Delle libertà. Alexis de Tocqueville e Karl Marx. Libertà formali e libertà reali.”,”Marx (pag 108-109) “”«La suprema bellezza della produzione capitalista consiste in questo, che non soltanto essa riproduce costantemente il salariato come salariato ma che, ‘proporzionalmente all’accumulazione del capitale, essa fa sempre nascere dei salariati in soprannumero’. La legge della domanda e dell’offerta è così sempre mantenuta nella carreggiata più conveniente, le oscillazioni del salario si muovono entro i limiti più favorevoli per lo sfruttamento, e infine la subordinazione tanto indispensabile del lavoratore al capitalista è garantita» (41). Così si esprime Marx nell’ultimo capitolo (‘Teoria della colonizzazione’) del primo libro del ‘Capitale’. E’ a tutti manifesto che tale non è stato il corso della Storia. I salariati non sempre sono in soprannumero; i salari non oscillano «fra i limiti più favorevoli allo sfruttamento», progrediscono in valore reale nella misura in cui progredisce la produttività del lavoro; i sindacati hanno sostituito, nei paesi più sviluppati, alla pura e semplice subordinazione del lavoratore al capitalismo delle relazioni spesso contrattuali e a volte prossime a rapporti fra eguali. Ne consegue quindi che il quadro generale dato da Marx dell’evoluzione capitalista è in parte vero, in parte falso, in parte eccessivo. «Questa espropriazione si compie attraverso il gioco delle ‘leggi immanenti della stessa produzione capitalista’, attraverso ‘la concentrazione dei capitali’. Ogni capitalista ne colpisce a morte molti altri per suo conto. Di pari passo con questa centralizzazione, ossia con l’espropriazione di molti capitalisti da parte di pochi, si sviluppano su scala sempre crescente la forma cooperativa del processo di lavoro, la consapevole applicazione tecnica della scienza, lo sfruttamento metodico della terra, la trasformazione dei mezzi di lavoro in potenti mezzi di lavoro utilizzabili solo collettivamente, la economia di tutti i mezzi di produzione mediante il loro uso come mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale, mentre tutti i popoli vengono via via intricati nella rete del mercato mondiale e così si sviluppa in misura sempre crescente il carattere internazionale del regime capitalistico. Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, dell’oppressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo, dal processo di produzione capitalistico. Il monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione, che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso. La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati» (42). E’ vero che progrediscono «l’applicazione tecnica della scienza» e l’allacciamento di tutti i popoli nella rete del mercato mondiale, è però esagerato rappresentarsi la concentrazione del capitale sotto forma di esproprio della maggior parte dei capitalisti a profitto soltanto di una piccola minoranza, è falso che questo processo trascini con sé «miseria, oppressione, asservimento, degenerazione, sfruttamento» delle masse popolari. Il modo di produzione è effettivamente sociale: fa esplodere in una direzione l’involucro capitalistico, ma questa esplosione si opera all’interno del quadro legale dei regimi occidentali che i sovietici chiamano capitalisti”” [Raymond Aron, ‘Delle libertà. Alexis de Tocqueville e Karl Marx. Libertà formali e libertà reali’, Milano, 1990] [(41) Marx, ‘Das Kapital, tomo XXIII, p. 726; (42) Karl Marx, ‘Il capitale’, libro I, tomo 3°, Roma, 1952, pp. 222-223] La critica di Raymond Aron a Karl Marx non coglie nel segno: oggi più che mai”,”TEOP-491″ “ARON Raymond a cura; relazioni di Raymond ARON Arthur SCHLESINGER German ARCINIEGAS François BONDY; interventi di FREUND SHENOY GORWALA SCHMID BONDY CZERNETZ FLECHTHEIM ALLEMAN BUSIA WILES SETON-WATSON NARAYAN MANGLAPUS PHILIP GAROSCI MORAZE’ MAUNG-MAUNG ANWAR WORSTHORNE MANGASHA JARGY FREYMOND DE-MADARIAGA KENNAN GEYL OPPENHEIMER KOHN MASANI SEKI HOFER PHILIP ROSTOW LUTHY LOEWITH HERSCH SPINELLI WITSCH HARPPRECHT HOOK”,”La democrazia alla prova del XX secolo.”,”Incontro a Berlino in occasione del X anniversario della fondazione del Congresso per la Libertà della Cultura, di circa duecento intellettuali appartenenti alal maggior parte delle discipline del sapere e dell’azione, venuti a tesitmoniare la loro comune passione per la libera ricerca, doveva fornire l’opportunità di fruttuosi confronti. Parecchi gruppi di lavoro si adoperarono durante cinque giorni a studiare nuovi aspetti del tema centrale: «Tradizione ed evoluzione», che i colloqui internazionali organizzati dal Congresso studiano metodicamente da tre anni. (pag 5)”,”TEOP-505″ “ARON Raymond, a cura di Oreste DEL-BUONO”,”Gli ultimi anni del secolo.”,”Raymond Aron (Parigi, 1905-1983)”,”RAIx-365″ “ARON Robert”,”La Francia di Vichy, 1940-1944.”,”Robert Aron è nato in Francia nel 1908. Durante la guerra ha partecipato alla resistenza, è stato prigioniero della Gestapo riuscendo però a fuggire ad Algeri dove ha fatto parte dell’amministrazione de Gaulle. Fra le sue opere: ‘Histoire de la Libération de la France’ e la ‘Histoire de l’Epuration’. “”Le prime estorsioni naziste avvengono ancora prima dell’armistizio con una serie di ordinanze prese durante l’invasione «nell’interesse dei territori occupati (3)». Una moneta d’occupazione, il Reichkreidtkassenmark (marco delle casse di credito del Reich), viene messa in circolazione d’autorità. Il 20 maggio il cambio è fissato a 20 franchi 1 marco, invece di 16, com’era prima della guerra. Così i tedeschi pagano a prezzo vile, con una moneta imposta con la forza, tutto ciò che a loro conviene comprare in Francia. Seguono poi le requisizioni di tutte le materie prime nei territori occupati, la nomina di amministratori delle imprese che non sono «gestite normalmente»: e come potrebbero esserlo, dato l’esodo della popolazione?”” (pag 226-228)”,”FRAV-004-FV” “ARON Raymond”,”Saggio sulla destra. Il conservatorismo nelle società industriali.”,”Disuguaglianza economica. I conti di R. Aron. ‘Si possono distinguere tre tipi di disuguaglianza: a livello di ripartizione dei beni, a livello di redditi propriamente capitalistici (redditi di capitale, profitto) e a livello di salari e stipendi. Le ragioni morali e persino sociali per denunciare la concentrazione di beni o profitti rimangono le stesse, ma i ‘radicali’ riconoscono che sopprimere l’eredità o eliminare i dividendi non influirebbe in maniera significativa sul tenore di vita delle masse. Le riforme laburiste non hanno colmato il divario tra la donna di servizio e il lord che circola in Rolls Royce: hanno dimostrato quanto fosse vana l’illusione che la ridistribuzione dei redditi capitalistici possa elevare in modo considerevole il tenore di vita delle masse. In Gran Bretagna, nel 1955, salari e stipendi ammontano a 10.040 milioni di sterline; il totale dei redditi privati arriva a 15.688, mentre quello dei redditi capitalistici (rendite, dividendi, interessi) a 1.702. La ridistribuzione di tutti i dividendi tra milioni di salariati frutterebbe ad ognuno di loro solo qualche scellino in più alla settimana. Pochi anni di sviluppo, invece, arricchiscono i lavoratori più della spoliazione dei ricchi. Negli Stati Uniti, l’ideologia della libera impresa e della concorrenza è parte integrante del credo nazionale. Pianificazione e proprietà collettiva vengono assimilate all’Unione Sovietica e, quindi, al male. Inseparabile da fallimenti e da successi sul mercato, la disuguaglianza dei redditi appare legittima quanto il regime di cui è l’espressione. Allo stesso tempo, il progresso economico gonfia il numero dei redditi medi riducendo quello dei redditi bassi, mentre la quantità dei redditi molto consistenti aumenta appena. Il numero delle famiglie o delle persone sole che guadagnano meno di 1.000 dollari (3) è diminuito del 44% tra il 1941 e il 1955. Quello delle famiglie e delle persone che guadagnano tra i 1.000 e i 2.000 dollari è sceso del 29%. La categoria tra i 2.000 e i 3.000 è calata dell’8%. In compenso la fascia tra i 3.000 e i 4.000 dollari è aumentata del 53%, quella tra i 4.000 e i 5.000 del 57%, quella tra i 5.000 e i 7.500 del 96%, quella tra i 7.500 e i 10.000 del 92%, quella tra i 10.000 e i 15.000 del 103%, quella tra i 15.000 e i 20.000 del 79%, quella tra i 20.000 e i 25.000 dell’80% e quella al di sopra dei 25.000 dell’8%. Sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, le grandi compagnie capitaliste pagano al fisco o decidono di investire una parte considerevole degli utili lordi. La tassazione sugli scaglioni più elevati dei redditi privati è enorme: equivale quasi a un’espropriazione. Ne consegue che il tenore di vita delle masse, ‘nei paesi con una civiltà industriale sviluppata’, dipende più dallo sviluppo che dalle leggi sociali. E’ logico, quindi, che i dibattiti più accesi vertano sul metodo di sviluppo piuttosto che sul criterio di ridistribuzione dei redditi’ (pag 66-67) [(3) Si tratta di redditi ‘reali’, non nominali]”,”TEOP-544″ “ARON Raymond”,”Pace e guerra tra le nazioni.”,”Raymond Aron è nato a Parigi nel 1905. Professore di sociologia alla Sorbona, è tra i più quotati commentatori politici francesi. Già direttore di La France Libre, redattore di Combat, dal 1947 è editorialista del Figaro.”,”RAIx-056-FL” “ARON Raymond”,”Mémoires. 50 ans de réflexion politique.”,”Raymond Aron è nato a Parigi nel 1905. Professore di sociologia alla Sorbona, è tra i più quotati commentatori politici francesi. Già direttore di La France Libre, redattore di Combat, dal 1947 è editorialista del Figaro. Épilogue, Bibliographie, note, Index, 50 ans de réflexion politique,”,”BIOx-040-FL” “ARON Robert”,”Histoire de l’épuration. I. De l’indulgence aux massacres, novembres 1942 – septembre 1944.”,”Robert Aron, agrégé dell’Università, è stato prima della guerra, con Arnaud Dandieu uno degli iniziatori delle idee del personalismo in Francia e del movimento federalista europeo.”,”FRQM-064″ “ARON Raymond”,”Dimensions de la conscience historique.”,”‘Una potenza marittima è costretta, per conservare il dominio dei mari, a sottomettere una dopo l’altra le isole, gli istmi, vicino alle isole che vuole dominare. La proposizione è evidentemente troppo vaga, perché il valore strategico delle isole varia secondo la tecnica della guerra navale, secondo le risorse delle popolazioni stabilite sulle basi, ecc. Essa resta intelligibile perché è conforme alle necessità della lotta mortale. La potenza marittima cerca di controllare le isole da cui una potenza rivale potrebbe minacciarla e gli istmi o le isole che dominano le vie di passaggio. A questa necessità astratta, Tucidide ha constatato che Atene non aveva potuto sottrarsi. Non ha cercato, come un sociologo, di giustificare o precisare la proposizione, enumerando le circostanze che ne determinano o ne limitano l’applicazione. Egli l’ha mantenuta implicita, in modo che il determinismo della guerra non si separi dagli uomini nel momento stesso in cui li tirannizza. Queste verosimiglianze, psicologiche o psicosociali, rendono intelligibili allo stesso tempo l’umanità e l’inumanità, il carattere tragico del destino storico. La potenza marittima è spinta a una sorta di fuga in avanti dalle costrizioni del controllo dei mari e l’obbligo d’essere o di apparire sempre più forte al fine di mantenere il proprio impero. Ma per accrescere la propria forza, essa deve intraprendere delle nuove conquiste (Sicilia), esigere dai suoi alleati più navi e più denaro. L’impero di Atene, per il fatto stesso della guerra, si fa sempre più pesante. Atene deve mostrarsi inesorabile contro i rivoltosi e i dissidenti perché non può più contare – essa lo afferma – sulla buona volontà dei suoi alleati o dei suoi tributari. Al livello inferiore della battaglia, tre fattori generano il contrasto tra le intenzioni e gli accadimenti: lo shock delle intenzioni, la perdita della disciplina (ossia l’ordine voluto) dei protagonisti, l’intervento di un fenomeno imprevisto, in particolare cosmico. A livello della politica, le cause del divario tra intenzioni e accadimenti sono altre, più complesse e soprattutto più tragiche. La guerra stessa obbliga i partecipanti a una sorta di irrazionalità. Questa è stata provocata in occasione di conflitti secondari, per via della paura che la potenza ateniese ispira alle città greche e singolarmente a Sparta (…)’ (pag 164-166)]”,”STOx-343″ “ARON Raymond”,”Trois essais sur l’âge industriel.”,”‘Il marxismo scientifico è immediatamente e prima di tutto ua scienza del capitalismo’ (pag 173)”,”TEOS-339″ “ARON Raymond”,”Penser la guerre, Clausewitz. Volume 1. L’âge européen.”,”ARON R. (Parigi 1905 – 1983). Filosofo, sociologo, storico e politologo francese, Promotore liberalismo moderno contrapposto a intellettualismo di sinistra. 3 413872 SBN”,”QMIx-157-FSL” “ARON Raymond”,”Penser la guerre, Clausewitz. Volume 2. L’âge planétaire.”,”ARON R. (Parigi, 1905 – 1983). Filosofo, sociologo, storico e politologo francese. Promotore liberalismo moderno contrapposto a intellettualismo di 3 413873 SBN”,”QMIx-158-FSL” “ARON Raymond DEHIO Ludwig HAMILTON Alexander HINTZE Otto LOTHIAN Lord MEINECKE Friedrich VON-RANKE Leopold ROBBINS Lionel, a cura di Sergio PISTONE”,”Politica di potenza e imperialismo. L’analisi dell’imperialismo alla luce della dottrina della ragion di Stato.”,”Dottrina della ragion di Stato. Ha come suo punto di partenza in Machiavelli, e si sviluppa con i trattatisti del ‘500 e del ‘600 e trova in epoca più recente le sue espressioni più rilevanti nella dottrina tedesca dello Stato-potenza dell’ ‘800 e del ‘900 (Ranke, Meinecke, Hintze, Dehio, ecc.) e nella scuola federalista anglosassone (soprattutto Lord Lothian e Lionel Robbins). Contiene tra l’altro: – La Germania e l’epoca delle guerre mondiali (Dehio) – La causa ultima dei conflitti internazionali (Robbins) – La prima guerra mondiale e la crisi del sistema europeo degli Stati (Meinecke) – Imperialismo e politica mondiale (Hintze) – Politica di potenza e forma di governo (Hintze) “”La causa immediata del conflitto è il desiderio dei governi di mantenere o estendere la loro potenza – interesse, questo, nazionale e non interesse egoistico”” (pag 299) (Lionel Robbins, La causa ultima dei conflitti internazionali) “”I marxisti avevano ragione nel sospettare che, nel causare le principali guerre, egoistici interessi fossero in azione in qualche modo. Ma sbagliarono la natura degli interessi. Non sono gli interessi dei capitalisti come classe, ma gli interessi di gruppi sezionali (che possono essere gruppi di capitalisti o gruppi di operai o temporanea alleanza di ambedue) che danno origine alle pratiche del restrizionismo, e così sono indirettamente responsabili della guerra”” (pag 301-302) (Lionel Robbins, La causa ultima dei conflitti internazionali)”,”TEOP-570″ “ARON Raymond”,”Sur Clausewitz.”,”. Il libro è una raccolta di articoli e conferenze di Aron su Clausewitz e la guerra; ARON Raymond: (nato a Parigi il 14/3/1905 e morto a Parigi il 17/10/1983). Studia filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Parigi. Filosofo, storico e politologo francese amico di una vita di SARTRE Jean-Paul, non per questo, in Francia, furono considerati il simbolo di una contrapposizione intellettuale. Si oppose alla fascinazione verso il marxismo degli intellettuali dell’epoca. Partecipa al Secondo conflitto mondiale dal 1939 al 1940. Quando nel 1940 Parigi fu occupata dai nazisti seguì Charles de GAULLE a Londra, a differenza di SARTRE che rimase a Parigi. Negli anni ’60 del Novecento prese le distanze dai Movimenti studenteschi e coniò il termine “”gruppuscoli”” riferito alle posizioni frammentate di estrema sinistra. Nega una teoria generale delle relazioni internazionali per una visione più sociologica delle dinamiche degli Stati e appartiene alla corrente del realismo classico. Studiò a lungo Karl MARX aprezzandone la profondità dell’analisi ma severamente antimarxista-leninista. Nel 2017 Angelo PANEBIANCO scriverà l’Introduzione a “”L’oppio degli intellettuali”” traduzione italiana del libro di Aron del 1955. Pierre Hassner, geopolitologo e filosofo naturalizzato rumeno francese, Bucarest 1933- Parigi 2018. <> (dalla Prefazione, pag 8). <> (trad. d. r. pag 14).”,”QMIx-212-FSL” “ARON Raymond BAUER E. BAULANT M. BEREND I. BERTHE J.P. BRUNSCHWIG H. BURGUIERE A. CARACCIOLO A. CAUWENBERGHE E. CHAUNU P. CLOUGH S.B. DELUMEAU J. DREMS H. DREYFUS F.G. DUBY G. DUPRONT A. ENDREI W.FERRO M. FURET F. GOROSTEGUI-DE-TORRES H. GOUBERT P. GOY J. HUPPERT G. KULA W. LAZARSFELD LE-GOFF J. LEON P. LE-ROY-LADURIE E. LEUILLIOT P. LEVI-STRAUSS C. LOPEZ R.S. MACEK J. MAHN-LOT M.MASCHKE E. MATHIAS P. MAURO F. MORAZE C. NORA P. PORCHNEV B. RANKI G. SOUSTELLE J. TOPOLSKI J. VAN-DER-WEE VERLINDEN C. WOLFF P. TENENTI B.”,”Méthodologie de l’Histoire et des sciences humaines.”,”Purtroppo alcune pagine bianche pag 290-291 294-295 298-299 302-303 306-307 310-311 313-314 Tra i vari saggi: – Jerzy Topolski, Marx et la méthode des modèles (pag 435-442)”,”STOS-023-FSD” “ARON Raymond, colloqui con Jean-Louis MISSIKA e Dominique WOLTON”,”L’etica della libertà. Memorie di mezzo secolo.”,”Seconda guerra mondiale: fronte occidentale. ‘Questa battaglia è stata perduta in soli quattro giorni’. “”J.L. M.: “”Come mai un esercito potente come quello francese poteva perdere una simile battaglia in soli quattro o cinque giorni? R.A.: “”Di fronte a Napoleone, l’esercito prussiano di Iena è scomparso in ventiquattro ore. Nel ’40, c’erano un centinaio di divisioni francesi: non è poco. Ma dal momento in cui la punta di lancia dell’esercito fu spezzata nel Belgio, la battaglia, ripeto, era persa. È stato il risultato di una classica manovra di accerchiamento. Nel 1914, il maresciallo von Manstein ebbe l’idea di attraversare le Ardenne: il che consentiva di tagliare le unità francesi ed inglesi dal resto dell’esercito. Per il seguito, sono solo dettagli. Non dimentichiamo fra l’altro che i russi, durante le prime due settimane della battaglia, hanno perso più divisioni di quanto disponesse la Francia, da cento a centocinquanta. La verità è che l’esercito tedesco superava tutti gli altri. Finalmente è stato sconfitto, come l’esercito francese nel 1812, dall’inverno, dallo spazio e dal carattere ancora primitivo dell’Unione Sovietica”” (pag 74-75)”,”TEOP-574″ “ARON Raymond, a cura di Alessando CAMPI e Giulio DE-LIGIO”,”Teoria dell’azione politica. Corso del Collège de France 1973.”,”Contiene tra i vari capitoli: – Il partito e l’utopia. Il genio rivoluzionario di Lenin “”A mio avviso Lenin è rimasto sostanzialmente marxista perché non ha mai dubitato che, servendo il partito come incarnazione del proletariato, serviva allo stesso tempo il dio rivoluiozne. In altri termini, se il non credente formula: “”Egli ha sostitiio il partito allla classe, il partito al proletariato, serviva allo stesso tempo il dio rivoluzione, In altri termini, se il non cedere , l’ateo che io sono presenta il genio di Lenin con la seguente formula: Egli ha sostituiti il partito alla classe , il partito al proletariato””, mii espriom da ateo, da ateo rispettato al marxismo. Ma, se mi metto all’interno del modo di pensare di Lenin, devo riconoscere che egli è rimasto un marxista: non ha mai dubitato che lo schema del divenire storico che ha trovato in Marx rimanesse valido, né ha mai dubitato che il partito al potere fosse davvero il proletariato al potere. Non ha mai dubitato un solo istante che la rivoluzione fatta dal partito fosse staa fatta allo stesso tempo in nome del proletariato e attraverso il proletariato, anche se in alcune circostanze qualche proletario in carne e ossa poteva non essere d’accordo con l’azione del partito. In altri termini, ciò che è necessario per il genio rivoluzionario non è soltanto il fatto di aver rinnovato lo strumento, ossia il partito, ma è la combinazione tra innovazione dello strumento e fedeltà ai principi, essendo questi ultimi, nella fattispecie, la rappresentazione della dialettica storica. Ciò che richiede una spiegazione è piutto come egli abbia potuto combinare la responsabilità essenziale del partito in quanto strumento della rivoluzione con l’adesione integrale e intransigente allo schema marxista. …. finire correggere gli errori (pag 277)”,”TEOP-582″ “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. I. Da Monaco a Mosca.”,”””Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la grandezza, perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi”” (Guicciardini) (in apertura)”,”QMIS-001-FPB” “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. II. Da Pearl Harbor a Stalingrado.”,”””Fare la guerra non ci piace, ma eccodci arrivati a questo punto: e allora la faremo, impegnando tutte le risorse di cui disponiamo”” (F.D. Roosevelt) (in apertura)”,”QMIS-002-FPB” “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. III. Dalla Sicilia a Hiroshima.”,”””Ma buio per noi, e terrore e crolli di altane e di ponti su noi come Giona sepolti nel ventre della balena”” (Eugenio Montale) (in apertura) “”La tracotanza quando dà i suoi frutti, produce la spiga dell’errore, e la messe che se ne raccoglie è fatta solo di lagrime”” (Eschilo)”,”QMIS-003-FPB” “ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Marc HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul jr STEIN Joe scritti di; a cura di BRECHER Jeremy BURNS Rick LONG Elisabeth MATTICK Paul jr RACHLEFF Peter a cura, collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Steven HERMANN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Tom SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”Root and Branch. Le nouveau mouvement ouvrier américain.”,”Libro dedicato a Paul MATTICK ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Marc HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul jr STEIN Joe scritti di; BRECHER Jeremy BURNS Rick LONG Elisabeth MATTICK Paul jr RACHLEFF Peter a cura, collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Steven HERMANN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Tom SCHWEITZER Robert SHAPIRO “”Per Marx l’ idea di comunismo non aveva esistenza reale se non corrispondeva a una pratica reale di lotta di classe da parte della classe operaia. In questo si distingueva dai suoi pretesi discepoli, Kautsky e Lenin, per i quali il proletariato era piuttosto un agente capace, grazie al numero dei suoi membri e alla posizione chiave nella società moderna, di mettere in pratica una idea elaborata da degli intellettuali della classe media grazie alla loro critica scientifica del capitalismo. Marx, al contrario, ha sviluppato la sua concezione di comunismo e l’ analisi del capitalismo per tentare di spiegare e di esprimere nel dominio delle idee la lotta degli operai contro l’ organizzazione attuale della società””. (pag 111, Paul Mattick)”,”MUSx-185″ “ARONOWITZ Stanley”,”False Promises. The Shaping of American Working Class Consciousness.”,”ARONOWITZ Stanley (New York, 1933) è stato un organizzatore per l’Amalgamated Clothing Workers of America dal 1960 al 1964. Poi ha rappresentante internazionale per Oil, Chemical, and Atomic Workers. E’ direttore di ‘Studies on the Left’.”,”MUSx-268″ “ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Mac HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul STONE Katherine STEIN Joel RACHLEFF Peter PANNEKOEK Anton CHAMEAU Albert Paul MATTICK jr; volume curato da Jeremy BRECHER Rick BURNS Elizabeth LONG Paul MATTICK jr Peter RACHLEFF collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Peter HERMAN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”Root & Branch: The Rise of the Workers’ Movements.”,”Libro dedicato a Paul Mattick Volume curato da Jeremy BRECHER Rick BURNS Elizabeth LONG Paul MATTICK Jr Peter RACHLEFF collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Peter HERMAN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”MUSx-327″ “AROSTEGUI Julio”,”Francisco Largo Caballero en el exilio. La ultima etapa de un lider obrero.”,”Accordo totale tra Prieto e Caballero nella lotta antifranchista. “”Risulta del massimo interesse la constatazione che le posizioni antifranchiste di Caballero, sia per le analisi su cui si fondavano, sia per il suo inveterato pragmatismo e per la flessibilità che alla fine dimostrarono le sue soluzioni, come pure, certamente, per la sua coincidenza con Indalecio Prieto, si formarono durante l’ esilio e, in definitiva, buona parte di queste saranno quelle che saranno adottate dopo la sua morte dai più influenti dirigenti.”” (pag 104)”,”MSPG-148″ “ARÓSTEGUI Julio a cura, saggi di Jordi PALAFOX Eduardo GONZÁLEZ CALLEJA Manuel REDEIRO Ángeles GONZÁLEZ Sergio RIESCO Fernando VALDÉS DAL-RÉ Julio ARÓSTEGUI Carlos NAVARRO-LÓPEZ e Arturo VILORIA FUENTES Jesús ARANGO José Ma. MONTOLIO Santiago GONZÁLEZ”,”La República de los trabajadores. La segunda república y el mundo del trabajo.”,”Molte belle foto sul mondo del lavoro, operai, manifestazioni, vita quotidiana”,”MSPx-003-FSD” “ARÓSTEGUI Julio”,”Por qué el 18 de julio… Y después.”,”J. Arostegui è un cattedratico di Storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid. In apertura una dedica manoscritta a Vittorio Scotti Douglas ‘Dedica In memoriam a Pierre Broué, Manuel Tuñon de Lara, Herbert R. Southworth, Ramón Salas Larrazábal, competenti e diligenti studiosi della guerra civile spagno, a volte con contraddizioni, ma sempre amici’ Herbert R. Southworth è stato uno storico e accademico americano, noto per i suoi studi sulla guerra civile spagnola. Tra le sue opere più famose si annoverano ‘La Guerra Civil Española’ e ‘El mito de la cruzada de Franco’ 1. Il libro di Herbert R. Southworth “La Guerra Civil Española” non è stato tradotto in italiano né in francese. In francese Bibliografia: Herbert R. Southworth (1908-1999). Le passioni di un bibliofilo, la lezione di un controversista Autori Alfonso Botti Università di Modena e Reggio Emilia Biografia autore Alfonso Botti, Università di Modena e Reggio Emilia Alfonso Botti è professore ordinario di Storia con presso il Dipartimento di studi linguistici e culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia condirettore di “Spagna contemporanea”. La sua bio-bibliografia è reperibile sul sito: http://www.spagnacontemporanea.it/botti Bibliografia di Southworth: La Destruction de Guernica, Ruedo Ibérico, Paris, 1975. Le mythe de la croisade de Franco, Ruedo Ibérico, 1964. Bibliografia generale: pallinored.gif (326 byte)Opere di carattere generale sulla storia spagnola 1) Brenan Gerald, Storia della Spagna (1874-1936), Ed. Einaudi, Torino 1970. 2) Carr Raymond, Storia della Spagna (1808-1939), Ed. Nuova Italia, Firenze 1966. 3) De Madariaga Salvador, Storia della Spagna, Bologna 1957. pallinored.gif (326 byte)La formazione del movimento operaio spagnolo 1) Lorenzo Anselmo, Il proletariato militante, Ed. Anarchismo, Catania 1978. pallinored.gif (326 byte)La guerra civile 1) AA.VV., La guerra civile spagnola tra politica e letteratura, Shakespeare & C., Firenze 1995. 2) AA.VV., Spagna quando?, Il Ponte, Milano 1984. 3) AA.VV., Spagna 1936-1939 – Fotografie e informazioni di Guerra, Ed. Marsilio, Venezia 1976. 4) Bolloten Burnett, Il grande inganno, Ed. Volpe, Roma 1966. 5) Borkenau Franz, Spanish cockpit (in francese), Ed. Champ libre. 6) Brenan Georges, Le labyrinte espagnol, Ed. Champ libre. 7) Broué-Temine, La rivoluzione e la guerra di Spagna, Ed. Sugar, Milano 1962. 8) Caronna Mario, Le cause della guerra civile spagnola, Ed. ISEDI, Milano 1977. 9) Dellacasa Gianfranco, Rivoluzione e fronte popolare in Spagna ’36/’39, Ed. Jaca Book, Milano 1973. 10) Garosci Aldo, Gli intellettuali e la guerra di Spagna, Milano 1959. 11) Gibson Ian, La morte di Lorca e la repressione nazionalista di Granada, Milano 1973. 12) Jackson Gabriel, La repubblica spagnola e la guerra civile, Ed. Il Saggiatore, Milano 1967. 13) Koestler Arthur, Dialogo con la morte, Ed. Bompiani, Milano 1947. 14) Matthews Herbert L., Esperienze della guerra di Spagna, Ed. Laterza, Bari 1948. 15) Ranzato Gabriele, La Guerra di Spagna, Ed.Giunti, Firenze 1955. 16) Ranzato Gabriele, Rivoluzione e guerra civile in Spagna, Ed. Loescher, Torino 1975. 17) Rosselli Carlo, Oggi in Spagna domani in Italia, Ed. Einuadi, Torino 1967. 18) Roux Georges, La guerra civile di Spagna, Firenze 1966. 19) Signorino Mario, Il massacro di Barcellona, Ed. Fabbri, Milano 1973. 20) Thomas Hugh, Storia della guerra civile spagnola, Ed. Einaudi, Torino 1963. 21) Tunon de Lara Manuel, Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna, Editori Riuniti, Roma 1976. 22) Vilar Pierre, La Guerra di Spagna 1936-1939, Ed. Lucarini, Roma 1988. pallinored.gif (326 byte)Gli anarchici, la CNT, le collettivizzazioni, il punto di vista libertario 1) Abel Paz, Durruti, cronaca della vita, Ed. La Salamandra, Milano 1980. 2) Anonimo, Protesta davanti ai libertari di ieri e di oggi sulle capitolazioni del 1937, Ed. Nautilus, Torino 1981. 3) Berneri Camillo, Guerra di classe in Spagna, Ed. RL, Pistoia 1971. 4) Enzensberger H.M., La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di B.Durruti, Ed. Feltrinelli, Milano 1973. 5) Fabbri-De Santillan, Gli anarchici e la rivoluzione spagnuola, Ginevra 1938. 6) Garcia Felix, Collettività contadine e operaie durante la rivoluzione spagnola, Ed. Jaca Book, Milano 1980. 7) Gomez Casas J., Storia dell’anarcosindacalismo spagnolo, Ed. Jaca Book, Milano 1975. 8) Gonzales Ildefonso, Il movimento libertario spagnolo, Torino 1976. 9) Kaminski H.E., Quelli di Barcellona, Ed. Mondadori, Milano 1950. 10) Leval Gaston, Ne Franco ne Stalin, Ist. Ed. Ital., Milano 1952. 11) Madrid Santos F., Camillo Berneri, Pistoia 1985. 12) Mera Cipriano, Rivoluzione armata in Spagna, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1978. 13) Nash Mary, Mujeres Libres – Donne Libere Spagna 1936-1939, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1991. 14) Peirats Josè, La C.N.T. nella rivoluzione spagnola, Ed. Antistato, Milano 1977. 15) Peirats Josè, Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo, Ed. RL, Genova 1962. 16) Richards Vernon, Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939), Ed. Vallera, Pistoia 1974. 17) Semprun Maura Carlos, Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna, Ed. Antistato, Milano 1976. 18) Tellez Antonio, Facerias: guerriglia urbana in Spagna, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1984. pallinored.gif (326 byte)Il POUM, i trotzkisti e l’opposizione di sinistra 1) 1931-1937 Rivoluzione e controrivoluzione in Spagna, Ed. Falce Martello, Milano 1995 2) Barrot Jean, Bilan, la contre-révolution en Espagne, Ed. UGE. 3) C.C.I., La sinistra comunista italiana (1927-1952) Cap.5-6, Ed. CCI, Napoli 1984. 4) C.C.I., Rivista Internazionale n.1 – Articoli di Bilan sulla Spagna, Ed. CCI, Napoli 1976. 5) Chazé, Chroniques de la révolution espagnole, Ed. Spartacus. 6) Gervasini Virginia, Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola, Ed. C.S.P. Tresso, Foligno 1993. 7) Guillamon Iborra A., I bordighisti nella guerra civile spagnola, Ed. C.S.P. Tresso, Foligno 1993. 8) Jéhan, La guerre d’Espagne – in Invariance n.8, 1969. 9) Morrow Felix, L’opposizione di sinistra in Spagna, Ed. Samonà e Savelli, Roma 1970. 10) Nin Andres, Guerra e Rivoluzione in Spagna 1931/37, Ed. Feltrinelli, Milano 1974. 11) Trotzsky Lev, Scritti 1936-39 “”Parte seconda: la rivoluzione spagnola””, Ed. Einaudi, Torino 1962. pallinored.gif (326 byte)I comunisti e il punto di vista frontista 1) Cattel David, I comunisti e la guerra civile spagnola, Ed. Feltrinelli, Milano 1962. 2) Cattel David, La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnola, Ed. Feltrinelli, Milano 1963. 3) Togliatti Palmiro, Particolarità della rivoluzione spagnola – in Stato Operaio dell’ottobre 1936, Parigi 1936. 4) Vidali Vittorio, La caduta della repubblica, Ed. Vangelista, Milano 1979. pallinored.gif (326 byte)Le brigate internazionali 1) Arbizzani L., Spagna e Italia una sola battaglia, Bologna 1966. 2) Attanasio S., Gli italiani e la guerra di Spagna, Roma 1956. 3) Longo Luigi, Le brigate internazionali in Spagna, Roma 1956. 4) Pacciardi Randolfo, Il battaglione Garibaldi, Lugano 1938. 5) Vidali Vittorio, Il Quinto Reggimento, Ed. La Pietra, Milano 1976. pallinored.gif (326 byte)Testimonianze 1) AA.VV., Chi c’era racconta, Ed. ZIC, Milano 1995. 2) Calandrone Giacomo, La Spagna brucia (1938). Cronache garibaldine, Roma 1962. 3) Cantalupo Roberto, Fu la Spagna, Milano 1948. 4) Canoso M.F., Chiesa e imposture: memorie di un miliziano di Spagna, Bari 1945. 5) Ibarruri Dolores, Memoria di una rivoluzionaria, Roma 1963. 6) Koltsov Michail, Diario della guerra di Spagna, Ed. Schwarz, Milano 1961. 7) Minnig Albert, Diario di un volontario svizzero nella guerra di Spagna, Ed. La Baronata, Lugano 1986. 8) Nenni Pietro, Spagna, Ed. Sugar, Milano 1976. 9) Nitti Francesco F., Il maggiore è un rosso, Ed. Avanti, Milano 1953. 10) Orwell George, Omaggio alla Catalogna, Ed. Il Saggiatore, Milano 1964. pallinored.gif (326 byte)Opere di ispirazione letteraria 1) Bernanos Georges, I grandi cimiteri sotto la luna, Ed. Mondadori, Milano 1992. 2) Hemingway Ernest, Per chi suona la campana, Ed. Mondadori, Milano 1954. 3) Hermanos Juan, Spagna clandestina, Ed. Feltrinelli, Milano 1955. pallinored.gif (326 byte)Dopo il ’39 a. l’esilio o la guerriglia: 1) Semprùn Jorge, Autobiografia di Federico Sanchez, Ed. Sellerio, Palermo 1979. 2) Tellez Antonio, La guerriglia urbana in Spagna – Sabate, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1972. b. sul franchismo 1) Artieri Giovanni, Quattro momenti di storia fascista, Napoli 1968 2) Gallo Max, Storia della Spagna franchista, Ed. Laterza, Bari 1972 pallinored.gif (326 byte)La storiografia fascista 1) Belforte Francesco, La guerra civile in Spagna, Varese 1938. 2) Bardèche – Brasillach, Storia della guerra di Spagna. 3) Castrillo Santos Juan, I distruttori della Spagna 1936-1939, Ed. Sonzogno, Milano 1937. 4) Ciarrapico Tullio, Spagna 1936, Ed. Ciarrapico, Roma 1976. 5) Enriquez Nello , La Spagna risorge, Milano 1937. 6) Solmi Arrigo, Lo Stato nuovo nella Spagna di Franco, Roma 1940. 7) Massis-Brasillach, La guerra civile in Spagna. Tra le rovine dell’Alcazar, Milano 1936. 8) Volta Sandro, Spagna a ferro e fuoco, Firenze 1937. pallinored.gif (326 byte)I volontari fascisti 1) AA.VV., Legionari di Roma in terra iberica, Milano 1940. 2) Coverdale John F., I fascisti italiani alla guerra di Spagna, Ed. Laterza, Bari 1977. 3) Piazzoni S., Le Frecce Nere nella guerra di Spagna (1937-1939), Roma 1939. pallinored.gif (326 byte)Testimonianze fasciste 1) Bassi Maurizio, Da Cadice ai Pirenei. Taccuino di guerra di un legionario, Firenze 1940. 2) D’Arienzo Giulia, Madrid, mesi d’incubo, Milano 1937. 3) Faldella Emilio, Venti mesi di guerra in Spagna, Ed. Le Monnier, Firenze 1939. 4) Mortari Curio, Con gli insorti in Marocco e in Spagna, Ed. Treves, Milano 1937 5) Segalà R., Trincee di Spagna, Roma 1938 6) Sulliotti Italo, Europa, svegliati!, Milano 1938 (dal sito “”Altrastoria””) Il 18 luglio del 1936, le truppe spagnole di stanza in Marocco, con i legionari del Tercio in prima fila, si ribellarono al governo di Madrid, il governo del Fronte Popolare che aveva vinto le elezioni in Spagna pochi mesi prima 1. Questo evento segnò l’inizio della guerra civile spagnola, che durò tre anni e causò la morte di centinaia di migliaia di persone 23. La guerra civile spagnola fu un conflitto tra le forze nazionaliste guidate da una giunta militare e le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola 4. (copil)”,”MSPG-013-FSD” “ARÓSTEGUI Julio”,”La historia vivida. Sobre la historia del presente.”,”Julio Arostegui ha la cattedra di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid. Ha lavorato sui movimenti sociali e politici (carlismo, operaismo, sindacalismo), sulla guerra civile spagnola e l’epoca di transizione post-franchista. in prima pagina dedica dell’autore a Vittorio e Daniela (V. Scotti-Douglas e consorte) (2004)”,”STOx-023-FSD” “ARP Halton”,”La contesa sulle distanze cosmiche e le Quasar.”,”Halton Arp, nato a New York (USA), ha ricevuto il baccalaureato presso lo Harvard College nel 1949 ed il dottorato di ricerca presso il California Institute of Technology nel 1953, entrambi con lode. Per ventinove anni è stato astronomo di ruolo di quegli osservatori che erano originariamente noti come ‘Mt. Wilson and Palomar Observatories’. Noto esperto di osservazioni di quasar e galassie, Arp è autore dell’Atlante delle galassie peculiari e di numerose pubblicazioni scientifiche. É stato presidente della Società Astronomica del Pacifico dal 1980 al 1983. Al presente Arp è di ruolo al Max-Planck Institut für Physik und Astrophysik di Monaco.”,”SCIx-080-FL” “ARPINO Giovanni”,”Serghej A. Esenin. L’estremo cantore dell’antica Russia di fronte alla rivoluzione.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Giovanni Arpino (1927-1987) è autore di numerosi romanzi e racconti tradotti in tutto il mondo.”,”RUSx-210-FL” “ARQUIE’ M.J. HENRY R. POIRE’ C. PUYJARINET M. ROESCH L. SERANDOUR M.”,”A Glossary of British and American Institutions. Politics Economics Education Culture Social Services.”,”Gli AA sono membri del CRESAB (Centre de recherche pour l’etude des societé americaine et britannique). Sono pure un team di lecturers and researchers in British and American civilisation all’Univ di Metz and Nancy II.”,”REFx-015″ “ARRABAL Fernando”,”Lettre au Général Franco. Texte intégral de la lettre envoyée par Arrabal à Franco le 18 mars 1971.”,”Arrabal Fernando. – Drammaturgo, poeta e regista cinematografico spagnolo (n. Melilla, Marocco spagnolo, 1932). Segnalatosi giovanissimo a Madrid con due lavori teatrali, Los soldados e Los hombres del triciclo, si trasferì a Parigi nel 1954, dove finì per stabilirsi. Della sua copiosa produzione teatrale va ricordato Le cimitière des voitures (1958; trasposizione nel film omonimo del 1983), messo in scena nel ’66 da V. García, che fuse in un unico spettacolo altri testi di A. come Oraison, Les Deux Bourreaux, La Communion solennelle. Tra il 1960 e il ’62 fondò assieme a A. Jodorowsky, R. Topor, J. Sternberg e altri, il Movimento Panico. Epigono del surrealismo e tipico/””>tipico rappresentante della neoavanguardia degli anni ’60, A. si interessò ben presto al cinema come mezzo particolarmente idoneo alla libera espressione delle ossessioni personali. Realizzò la sua prima regia con … Et ils passèrent des menottes aux fleures (1969), seguita da Viva la muerte (1970; tratto da un suo romanzo autobiografico del 1959, Baal Babylone), nel quale rievoca, in un alternarsi di realismo crudele e di allucinazione, la guerra civile, la tragica morte del padre e la figura della madre. Dopo questo film, che resta la sua prova più convincente, girò J’irai comme un cheval fou (1974). Con L’arbre de Guernica (1976) A. è ritornato sul tema della guerra civile. (Trecc) Lettera al giornale ‘Le Monde’ di Arrabal scritta alla sua uscita dal carcere. denuncia la condanna di operai spagnoli negli anni 1960 per propaganda illegale (pag 86-87)”,”SPAx-154″ “ARRATE Jorge ROJAS Eduardo”,”Memoria de la Izquierda chilena. Tomo I. (1850-1970).”,”Jorge Arrate professore universitario e autore di saggi, è stato militante socialista e segretario geerale del Partido Socialista e presidente del partido unido nel Congreso de Unidad Salvador Allende (1990). E’ stato ministro dei governi Allende, Aylwin e Frei Ruiz-Tagle. Durante il governo Lagos fu ambasciatore cileno in Argentina. Eduardo Rojas, laureato, si è occupato di teoria sociale e politica, ed è stato vicepresidente della CUT tra il 1970 e il 1973. Militante DC negli anni sessanta, fu uno dei fondatori del Mapu nel 1969 e dal 1985 membro del Partito socialista. Esiliato nel 1974, nel 1985 si è stabilito a Buenos Aires. E’ stato anche consigliere tecnico dell’Ambasciata cilena in Argentina. Pochi riferimenti a Marx ed Engels, Lenin e Trotsky, molti riferimenti a S. Allende.”,”MALx-066″ “ARRATE Jorge ROJAS Eduardo”,”Memoria de la Izquierda chilena. Tomo II. (1970-2000).”,”Jorge Arrate professore universitario e autore di saggi, è stato militante socialista e segretario geerale del Partido Socialista e presidente del partido unido nel Congreso de Unidad Salvador Allende (1990). E’ stato ministro dei governi Allende, Aylwin e Frei Ruiz-Tagle. Durante il governo Lagos fu ambasciatore cileno in Argentina. Eduardo Rojas, laureato, si è occupato di teoria sociale e politica, ed è stato vicepresidente della CUT tra il 1970 e il 1973. Militante DC negli anni sessanta, fu uno dei fondatori del Mapu nel 1969 e dal 1985 membro del Partito socialista. Esiliato nel 1974, nel 1985 si è stabilito a Buenos Aires. E’ stato anche consigliere tecnico dell’Ambasciata cilena in Argentina. Pochi riferimenti a Marx ed Engels, Lenin e Trotsky, molti riferimenti a S. Allende.”,”MALx-067″ “ARRIANO”,”L’India.”,”Arriano alto funzionario imperiale e ufficiale dell’esercito di Traiano (90 ca – dopo il 150 d.C.). E’ l’autore di Anabasi di Alessandro.”,”STAx-234″ “ARRIANO Lucio Flavio, a cura di Francesco SISTI”,”Anabasi di Alessandro.”,”Lucio Flavio Arriano nacque fra l’85 e il 90 a Nicomedia (odierna Ismit) in Bitinia, nella Turchia asiatica. Da lungo tempo la sua famiglia, appartenente alla ricca aristocrazia provinciale, godeva della cittadinanza romana. In un’iscrizione in suo onore, scoperta a Corinto, Arriano è definito allo stesso tempo filosofo e legato di Adriano della provincia di Cappadocia. Le due qualifiche riflettono i due volti di Arriano e lo collocano tra quelle figure del I e II secolo – retori, filosofi e storici – che, provenendo dalle provincie orientali dell’Impero e quindi di educazione greca, all’attività letteraria unirono spesso l’ompegno politico-amministrativo, giungendo anche a ricoprire le più alte cariche di governo.. Arriano fu favorito dall’amicizia e dalla protezione di Adriano l’imperatore ellenizzante, soprannominato Graeculus.”,”VARx-153-FL” “ARRIANO DI NICOMEDIA, a cura di Gianni SCHILARDI”,”L’India di Alessandro Magno.”,”Una ricostruzione delle imprese di Alessandro sulla estrema frontiera orientale, l’India e una antologia che raccoglie varie tematiche etnografiche (fiumi indiani, caste, caccia all’elefante ecc.).”,”STAx-008-FFS” “ARRIGHI Giovanni”,”Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo.”,”Giovanni ARRIGHI (1937) è professore di sociologia presso la SUNY.”,”USAE-006″ “ARRIGHI Giovanni”,”Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo.”,”Giovanni ARRIGHI (1937) è professore di sociologia presso la SUNY. “”Come ha sottolineato Polanyi “”il termine “”sfruttamento”” descrive solo parzialmente una situazione che diventò veramente grave (per i produttori indiani) soltanto dopo che lo spietato monopolio della East India Company fu abolito e in India fu introdotto il libero scambio””. Il monopolio della Compagnia era stato uno strumento per sfruttare l’ industria tessile indiana; e questo sfruttamento, a sua volta, aveva logorato la vitalità di quell’ industria e preparato in tal modo la sua successiva distruzione a opera dei prodotti più economici del Lancashire. Ma, durante il monopolio della Compagnia, “”la situazione era stata tenuta bene sotto controllo con l’ aiuto dell’ organizzazione arcaica della campagna (…) mentre con il libero scambio gli indiani morivano a milioni””. (pag 344)”,”ECOI-121″ “ARRIGHI Giovanni ATTALI Jacques BARON Enrique CLAUDIN Fernando GRANOU André HOLLAND Stuart KOLM Serge-Christophe MANDEL Ernest MARAVALL José Maria MUÑ0Z Juan PARAMIO Ludolfo ROLDAN Santiago SEGURA Julio TRENTIN Bruno ZOLL Rainer”,”La izquierda ante la crisis economica mundial. Texto de las jornadas organizadas por la Fundacion Pablo Iglesias durante los dias 19-24 de mayo de 1980.”,”Saggi di ARRIGHI Giovanni ATTALI Jacques BARON Enrique CLAUDIN Fernando GRANOU André HOLLAND Stuart KOLM Serge-Christophe MANDEL Ernest MARAVALL José Maria MUÑ0Z Juan PARAMIO Ludolfo ROLDAN Santiago SEGURA Julio TRENTIN Bruno ZOLL Rainer”,”ECOI-123″ “ARRIGHI Giovanni SILVER Beverly J.”,”Caos e governo del mondo. Come cambiano le egemonie e gli equilibri planetari.”,”ANTE1-18 Saggi di Giovanni ARRIGHI Beverly J. SILVER PO-KEUNG HUI Krishnendu RAY Kenneth BARR Shuji HISAEDA Eric SLATER Iftikar AHMAD Miin-wen SHIH”,”RAIx-235″ “ARRIGHI Giovanni BARCELLA Fausto DI-MARCO Paolo DEL-PUNTA Maria MONICI Renza CAMPIONE Vittorio”,”Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929.”,”ARRIGHI Giovanni all’epoca faceva parte del Centro Ricerche sui Modi di Produzione, Fausto BARCELLA, Vittorio CAMPIONE e Gianmario E. CAZZANIGA appartenevano al Centro Karl Marx di Pisa. “”Per chiarire i problemi d’analisi finora affrontati esaminiano in breve alcune interpretazioni dell’accumulazione originaria, che fanno ricorso a fattori ‘esterni’ alla lotta di classe, come determinanti nel promuovere lo sviluppo iniziale del capitalismo. Sweezy, per esempio, in una nota controversia con Dobb, Takahashi ed altri, vede nella ripresa dei commerci internazionali con la cessazione delle invasioni nel X secolo lo stimolo fondamentale allo sviluppo del capitalismo in quanto essa provoca sia la disgregazione del modo di produzione feudale, sia l’accumulazione di capitale-lavoro che è visto come un primo momento dell’accumulazione capitalistica. Hamilton e Keynes vedono invece nella grande inflazione del XVI secolo, dovuta all’afflusso di metalli preziosi dalle Americhe, la causa fondamentale dello sviluppo del capitalismo, in quanto essa aumentò i prezzi delle merci ma ridusse i salari reali aumentando così i margini di profitto disponibili per l’accumulazione capitalistica. Una terza interpretazione di questo tipo possiamo attribuirla a A.G. Frank, che vede nell’espropriazioner, da parte delle metropoli, del surplus prodotto in paesi satelliti, la ragione ultima dello sviluppo del capitalismo nelle prime. Prescindendo pure dalle particolarità, in tutte queste interpretazioni vi sono tre errori fondamentali (…)”” (pag 26-27) [‘L’accumulazione originaria’, relazione di Giovanni Arrighi] [in ‘Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929’, Milano, 1971]”,”TEOC-593″ “ARRIGHI Giovanni”,”La geometria dell’imperialismo.”,”Giovanni Arrighi (Milano, 1937) si è laureato in economia alla Bocconi di Milano. Ha insegnato in varie università estere e italiane (tra cui Trento e Milano, alla Scuola di formazione di sociologia, e nell’Università di Calabria (1978). L’autore nel volume dedica molto spazio a Hobson. “”Hobson è stato dunque preso in considerazione nella presente indagine in quanto “”fonte”” del pensiero scientifico di Lenin sull’imperialismo. Su questo punto è probabile che molti non si trovino d’accordo. Ad esempio, Sutcliffe (1977: 380-1) afferma che la teoria dell’imperialismo di “”Hobson e Lenin”” è un mito inventato dagli storici e dagli economisti non marxisti: «Com’è noto Lenin dovette molto a Hobson per i dati che egli fornì sul rapporto tra la politica imperiale inglese e le esportazioni di capitali. Ma dal punto di vista teorico Lenin non riprese assolutamente nulla da Hobson (…). Parlare di una teoria di ‘Lenin e Hobson’ significa (…) esagerare a dismisura la parentela teorica esistente tra i due. Lenin d’altra parte rifiutò esplicitamente la parentela teorica di Hobson». A me sembra che questo punto di vista contrasti, sia con l’esplicito riconoscimento del proprio debito scientifico verso Hobson e Hilferding che Lenin (1971: 576) premette al suo ‘pamphlet’, sia con i continui riferimenti a tesi o ipotesi hobsoniane che Lenin fa proprie assegnando loro un ruolo di primo piano nella sua analisi. Mi riferisco non solo, né principalmente, all’ipotesi di un legame tra esportazione di capitali e spartizione territoriale del mondo (debito che anche Sutcliffe riconosce) e nemmeno all’ipotesi, collegata a questa, di una tendenza al parassitismo dei paesi imperialisti; mi riferisco soprattutto al fatto che lo stesso Lenin riconosca a Hobson il merito di avere formulato per primo una definizione di imperialismo storicamente determinata rispetto alle condizioni concrete della loro epoca. «Kautsky, che pretende di continuare nella difesa del marxismo, di fatto fa un passo indietro in confronto del ‘social-liberale’ Hobson, il quale molto ‘più giustamente’ prende in considerazione due concrete peculiarità “”storiche”” (Kautsky invece, con la sua definizione, si beffa della concretezza storica!) del moderno imperialismo, e cioè: 1. la concorrenza di ‘diversi’ imperialismi; 2. la prevalenza del finanziere sul commerciante» (Lenin, 1971:641; corsivi nell’originale). Il fatto che Lenin concordi con questa definizione, mentre avvalora l’opinione espressa nelle pagine precedenti che “”al fondo”” del discorso leniniano sull’imperialismo vi era la questione della guerra tra paesi capitalisti rivali, mostra come Lenin condividesse ben più di qualche ipotesi isolata, ma il modo stesso in cui Hobson aveva impostato la ‘diagnosi’ dell’imperialismo. Da questo punto di vista, cioè della diagnosi, mi sembra che le differenze tra Lenin e Hobson fossero sostanzialmente due e che derivassero interamente dalla diversa angolatura “”spazio-temporale”” da cui essi osservavano i fenomeni imperialistici. In primo luogo, Hobson scriveva dieci anni prima che scoppiasse la grande guerra e la sua preoccupazione principale era proprio di mettere in risalto quelle tendenze che a lui sembrava conducessero a un tale evento (cfr. capitolo II). Lenin scriveva invece quando la prima guerra mondiale era già scoppiata e la sua preoccupazione principale era di mostrare la precarietà della pace che sarebbe seguita: di qui il suo contributo più originale rispetto alla teoria hobsoniana, rappresentato dalla tesi che lo “”sviluppo ineguale”” avrebbe riacceso il conflitto tra paesi capitalistici per una nuova ridivisione del mondo (cfr. capitolo III). In secondo luogo, la teoria di Hobson si riferiva in modo specifico all’Inghilterra della fine dell’Ottocento. Nonostante che questa fosse, come dice Lenin (1971: 650) il paese “”più ricco così di colonie come di capitale finanziario e di esperienza imperialistica””, era anche il paese dove la concentrazione dell’apparato produttivo era rimasta più indietro rispetto ai livelli raggiunti nell’Europa continentale e in particolare in Germania su cui si fondava l’analisi di Hilferding – l’altra fonte scientifica di Lenin. Di qui il diverso accento posto da Hobson e da Lenin sul ruolo giocato dalla concentrazione capitalistica nel favorire l’ascesa del capitale monopolistico e dell’imperialismo: pressoché assente in Hobson, gioca invece un ruolo decisivo nell’analisi di Lenin. Questa seconda differenza, tuttavia, non “”depone”” interamente a favore di Lenin come potrebbe sembrare a prima vista. La sua analisi rimane infatti indeterminata tra due concezioni di “”capitale finanziario”” diverse e incommensurabili. In che senso le concezioni di Hobson e di Hilferding fossero incommensurabili verrà chiarito nelle conclusioni quando almeno una delle due sarà stata definita. Per il momento basterà menzionare il fatto che per Hobson l’espressione “”capitale finanziario”” (o altre analoghe che egli usava in sue vece) denotava una entità ‘sovranazionale’ con legami pressoché nulli con l’apparato produttivo, mentre per Hilferding denotava un’entità a carattere ‘nazionale’ con legami tendenzialmente molto stretti con l’apparato produttivo. Lenin oscilla continuamente tra queste due concezioni, senza mai distinguerle in modo chiaro ed esplicito. Anzi, si ha la netta impressione che non le distingua affatto e che usi, consapevolmente o inconsapevolmente, lo stesso termine, “”capitale finanziario””, per designare insiemi di fenomeni del tutto diversi. Se si escludono queste due differenze, non mi sembra che, sul piano della diagnosi, Lenin si sia discostato molto dalle posizioni teoriche di Hobson. In effetti, ciò che Lenin ha rifiutato ‘esplicitamente’ non è tanto l’impostazione teorica di Hobson quanto le conclusioni politiche che questi traeva dalla sua diagnosi. E’ da questo punto di vista che Hobson, normalmente contrapposto a Kautsky, finisce col venirgli equiparato. «Anche Hobson nella sua critica dell’imperialismo assume una posizione analoga. Hobson precorre Kautsky nel dichiararsi contro la “”inevitabilità dell’imperialismo”” e nell’appellarsi alla necessità di “”elevare [in regime capitalista!] la capacità di consumo della popolazione!» (Lenin, 1971: 657-658)”” [Giovanni Arrighi, ‘La geometria dell’imperialismo’, Milano, 1978] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] pag 21-22-23) “”Va innanzitutto rilevato il carattere nazionalista dell’imperialismo tedesco in quanto proiezione diretta e immediata dell’espansionismo prussiano che aveva portato all’unificazione politica della Germania. Come nel caso dell’imperialismo inglese del Seicento, sarebbe difficile, senza il senno di poi, dire dove finisse il nazionalismo e dove incominciasse l’imperialismo: la sanguinosa riconquista dell’Irlanda da parte di Cromwell, che preludeva agli atti di navigazione e alla guerra contro l’Irlanda, era ancora nazionalismo o era già imperialismo? E che cosa era la conquista dell’Alsazia-Lorena da parte della Prussia nel 1871? Come l’Inghilterra due secoli e mezzo prima, la Germania della fine dell’Ottocento era una ‘late-comer’ che aspirava ad una ridivisione del mondo che creasse lo “”spazio vitale”” (‘Lebensraum’) necessario all’espansione della propria nazionalità: “”Non avendo significativi possedimenti oltremare e sentendosi rinchiusi nel loro territorio, i tedeschi finirono per affidare le loro speranze all’idea di un’egemonia sull’Europa centrale. Da qui non vi fu che un passo per arrivare all’idea di “”colonizzare gli slavi: l’Ucraina doveva essere la loro Africa. Su questo Hitler non fu che un semplice esecutore di un programma pan-germanico che aveva iniziato a prender forma nel decennio 1890-1900″” (Lichtheim, 1974: 60). Questa visione strategica richiedeva il controllo dei Balcani e del Medio Oriente, in opposizione alle mire espansionistiche della Russia, e fin dagli anni 1890 la Germania fu spinta a sfidare la supremazia navale britannica per non dover dipendere dalla benevolenza dell’Inghilterra nella realizzazione dei propri piani di egemonia continentale: “”Senza forza navale la posizione della Germania nel mondo assimiglia a quella di un mollusco senza conchiglia”” ebbe a scrivere Tirpitz, ideatore del programma navale tedesco adottato all’inizio del Novecento (cit. in Neumann, 1942: 172). La Germania, in altre parole, tentava di ripercorrere quel cammino militarista e colonialista che aveva portato l’Inghilterra all’egemonia mondiale nella seconda metà del Seicento; e come questo tentativo aveva portato direttamente l’Inghilterra in conflitto con l’Olanda, così la Germania entrò direttamente in conflitto con l’Inghilterra. Ben diverso era il significato di imperialismo di cui era portatrice l’altra grande potenza emergente alla fine del secolo scorso, gli USA. Sebbene fossero anch’essi dei ‘late-comers’, gli USA non avevano alcun problema di ‘Lebensraum’, avendolo per tempo risolto nella prima metà dell’Ottocento. Il problema aveva occupato un posto di primo piano nell’ideologia dei coloni nordamericani prima dell’Indipendenza. Così, Franklin “”aveva predetto che la popolazione delle colonie sarebbe raddoppiata ogni quarto di secolo ed esortava il governo inglese ad assicurare un più ampio spazio per questa popolazione addizionale, poiché quel principe ‘(who) acquires new Territory, if he finds it vacant, or removes the Natives to give his own People Room’, merita la gratitudine della posterità”” (Lichtheim, 1974: 51). Liberatisi del controllo imperiale inglese, i giovani Stati Uniti d’America si erano lanciati in una pressoché illimitata espansione territoriale a spese delle popolazioni indigene e degli altri popoli coloniali d’America (francesi e spagnoli). Al nord la conquista del Canada fu bloccata dagli inglesi nel 1812, ma al sud e all’ovest l’espansione sembrava non avere limiti: tra il 1803 e il 1853 gli USA acquistarono / conquistarono dalle potenze coloniali in declino (Francia e Spagna) o dalle emergenti nazioni latino-americane (Messico) quasi 2,3 milioni di miglia quadrate, pari a nove volte il loro territorio all’inizio del periodo. I limiti dell’espansione erano più interni che esterni: raggiunte le sponde del Mar dei Caraibi, gli Stati del Sud erano infatti favorevoli a continuare l’espansione annettendo Cuba come nuovo territorio schiavista, ma incontrarono la ferma opposizione degli Stati del Nord, timorosi di un mutamento nei rapporti di forza tra Stati liberi e Stati schiavisti. Era questo uno degli aspetti del crescente conflitto interno che sarebbe ben presto sfociato nella guerra civile (1861-5). La vittoria dei nordisti aveva poi suggellato la fine dell’espansione territoriale statunitense, cosicché, quando nella seconda metà dell’Ottocento iniziò la corsa all’annessione territoriale da parte delle altre potenze, gli USA l’avevano già completata. Come ha osservato Stedman Jones (1973: 216-17): «Gli storici americani che parlano con compiacimento dell’assenza di un colonialismo di insediamento caratteristico delle potenze europee, nascondono il fatto che la storia ‘interna’ dell’imperialismo degli Stati Uniti fu nel suo insieme un processo di conquiste territoriali ed occupazioni su larga scala. L’assenza di espansione territoriale in paesi “”stranieri”” era fondata sul fatto che essa si era verificata in un modo senza precedenti “”in patria”” (corsivo nell’originale)”” (pag 68-69-70)”,”TEOC-715″
“ARRIGHI Giovanni LUNGHINI Giorgio MOISO Francesco NATOLI Salvatore ZAMAGNI Stefano ZARMANDILI Bijan”,”Tutto travolge il turbine dell’oro. Consumo e felicità, mercato e valori, lavoro e potere, democrazia e globalizzazione negli ultimi cinquant’anni.”,”Consumo e felicità, mercato e valori, lavoro e potere, democrazia e globalizzazione negli ultimi cinquant’anni. Riflessione su alcuni dei temi fondamentali del nostro tempo affrontati , secondo diverse prospettive, da economisti, filosofi, storici, giornalisti alla Casa Zoiosa di Milano”,”ECOS-019″
“ARRIGHI Giovanni”,”Adam Smith in Beijing. Lineages of the Twenty-First Century.”,”Giovanni Arrighi is Professor of Sociology at Johns Hopkins University. List of Figures, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Epilogue, Bibliography, Index,”,”ASIE-005-FL”
“ARRIGHI Giovanni BARCELLA Fausto CAMPIONE Vittorio CAZZANIGA Gianmario, relazioni”,”Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929.”,”Giovanni Arrighi, del Centro Ricerche sui Modi di Produzione, Fausto Barcella, Vittorio campione e Gianmario E. Cazzaniga del Centro Karl Marx di Pisa.”,”MITT-035-FL”
“ARRIGHI Giovanni HOPKINS Terence K. WALLERSTEIN Immanuale”,”Antisystemic Movements.”,”Giovanni Arrighi si è occupato per molto tempo della interdipendenze tra le economie nazionali. Terence K. Hopkins collabora al Fernand Braudel Center di Bighampton negli Stati Uniti. Immanuale Wallerstein insegna alla State University di New York.”,”STOS-033-FL”
“ARRU Angiolina”,”Classe e partito nella prima internazionale. Il dibattito sull’ organizzazione fra Marx Bakunin e Blanqui 1871 – 1872.”,”Angiolina ARRU è nata a Sassari dove si è laureata in giurisprudenza. Assistente, dal 1968, di Filosofia del diritto a Sassari, insegna attualmente (1972) Storia economica alla facoltà di Magistero della stessa università. Ha già pubblicato altri saggi di storia del movimento operaio e ha curato la traduzione italiana della polemica di MARX ed ENGELS contro HEINZEN, apparsa sulla ‘Deutsche-Brüsseler Zeitung’ del 1847.”,”INTP-006 PAR-013″
“ARSENEV A. ELJUTIN V. OGLOBIN I. STYLCO A. KURASCIOV S.V. LYKOVA L.”,”Il cittadino e lo Stato sovietico.”,”Libro del fondo Scucchia”,”RUSU-252″
“ARTAUD Denise”,”Le New Deal.”,”ARTAUD Denise Chargée de Recherches au CNRS, Maitre de Conferences à l’Institut d’Etudes Politiques de Paris Stati Uniti 1933: scontro sulla politica economica pro svalutazione e aumento artificiale dei prezzi. [‘Parmi tous le problèmes qui assaillent le gouvernement américain en mars 1933, la chute des prix est celui qui attire le premier son [Roosevelt] attention, car il semble être le noeud de toutes les difficultés. En effet, un reversement de la tendance inciterait les industriels à produire, augmenterait l’emploi, rendrait moins urgents les secours gouvernementaux aux chômeurs, et donc diminuerait les charges budgétaires. De plus, pendant toute la Prospérité, l’économie américaine a reposé sur le crédit. Or, du fait de la déflation, le poids des dettes est devenu intolérable, et, si le chômeurs restent dans l’ensemble fort passifs, la menace d’émeute se précise dans les régions agricoles, où les habitants sont lourdement endettés. Bref, Roosevelt se demande si le remède le plus rapide ne consisterait pas à provoquer un relèvement artificiel des prix, quitte à s’occuper plus tard de réformes profondes qui sans aucun doute seront nécessaires. Mais ce projet ne fait pas l’unanimité dans l’entourage du Président. Les mesures susceptibles d’entraîner un relèvement des prix (augmentation de la masse monétaire, impasse budgétaire, dévaluation) rencontrent la résistance des «tenants de l’orthodoxie» attachès à l’étalon-or, à l’equilibre du budget, à la stabilité de la monnaie, pour qui l’inflation signifie l’arrêt de mort de la civilisation occidentale. Ce groupe est fort influent, puisqu’il comprend Woodin et Dean Acheson, respectivement secrétaire et sous-secrétaire au Trésor, Lewis Douglas, directeur du budget, et le banquier P. Warburg, conseiller très écouté de Roosevelt, qui est soutenu par les milieux financiers de New York et une bonne partie des industriels du Nord-Est. Il a de surcroit l’appui indirect du secrétaire d’Etat Hull qui, bien que dépourvu d’idée très précises en matière monètaire, reste persuadé que seuls la reprise du commerce international et l’abaissement des barrières douanières mettront fin à la crise. Car la dévaluation américaine risque d’en susciter d’autre ou de provoquer des représailles économiques a l’étranger, en particulier le durcissement du protectionnisme. Mais l’abaissement des barrières douanières proposé par Hull est-il possible et souhaitable en 1933?”” [‘Di tutti i problemi che affliggono il governo degli Stati Uniti nel marzo 1933, il calo dei prezzi è quello che attira la sua [Roosevelt] prima attenzione perché sembra essere il punto cruciale di tutte le difficoltà. Infatti, un’inversione di tendenza nella incentivazione ai produttori di produrre, aumentare l’occupazione, rendono gli aiuti pubblici meno urgenti ai disoccupati, e quindi diminuiscono le spese di bilancio. Inoltre, in tutta la fase di prosperità, l’economia americana si è basata sul credito. Tuttavia, a causa della deflazione, il peso del debito è diventato insopportabile, e se i disoccupati rimangono generalmente molto passivi, la minaccia di disordini diventa più chiara nelle zone agricole, dove le persone sono fortemente indebitate. In breve, Roosevelt si chiede se il rimedio più veloce non sia quello di un aumento artificiale dei prezzi, per occuparsi più tardi delle riforme profonde che senza dubbio saranno necessarie. Ma questo progetto non è unanime nell’entourage del presidente. Le misure suscettibili di causare un aumento dei prezzi (aumento della massa monetaria, impasse di bilancio, svalutazione) trovano la resistenza dei “”fautori dell’ortodossia”” legati al gold standard, all’equilibrio di bilancio, alla stabilità monetaria, per i quali l’inflazione significa la condanna a morte della civiltà occidentale. Questo gruppo è molto influente, poiché include Woodin e Dean Acheson, rispettivamente Segretario e Vice Segretario del Tesoro, Douglas Lewis, direttore del bilancio, e il banchiere P. Warburg, consigliere molto ascoltato di Roosevelt, che è supportato dagli ambienti finanziari di New York e da gran parte del nord-est industriale. Ha inoltre, il sostegno indiretto del Segretario di Stato Hull che, pur privo di un’idea molto specifica nel settore monetario, resta convinto che solo la ripresa del commercio internazionale e la riduzione delle barriere doganali potranno porre fine alla crisi. Perché la svalutazione americana rischia di suscitarne altre o di provocare rappresaglie economiche all’estero, in particolare l’indurimento del protezionismo. Ma la riduzione delle barriere doganali proposta dal Hull è possibile e auspicabile nel 1933?’] (pag 75-76) [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”USAE-111&#8243;
“ARTERO Giovanni”,”Luigi Repossi. Vita di un operaio rivoluzionario.”,”pag 7 ARTERO Giovanni (Torino 1946) bibliotecario del Consiglio regionale della Lombardia, si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”MITC-089″
“ARTERO Giovanni”,”Luigi Repossi. Vita di un operaio rivoluzionario.”,”2° copia ARTERO Giovanni (Torino 1946) bibliotecario del Consiglio regionale della Lombardia, si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”MITS-340″
“ARTERO Giovanni”,”Il punto di Archimede. Biografia politica di Raniero Panzieri da Rodolfo Morandi ai “”Quaderni Rossi””.”,”Giovanni ARTERO (Torino, 1946), bibliotecario del Consiglio Regionale della Lombardia si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”ITAC-108″
“ARTERO Giovanni”,”Apostoli del socialismo nell’Italia nord-occidentale: Giovanni Lerda, Oddino Morgari, Costantino Lazzari, Dino Rondani.”,”Contiene: – Giovanni Lerda tra massoneria e ‘intransigenza’. – Oddino Morgari. Biografia politica di un “”cittadino del mondo””. – Costantino Lazzari. Un socialista lombardo da Bertani a Lenin. – Dino Rondani. “”Commesso viaggiatore’ del socialismo”,”MITS-341″
“ARTERO Giovanni”,”Futurismo comunismo “”proletkult”” in Italia tra dopoguerra e fascismo.”,”ARTERO Giovanni ha pubblicato vari libri tra cui ‘Guida alle biblioteche speciali della Lombardia’ (1991)”,”MITC-090″
“ARTERO Giovanni”,”L’albero e le “”fronde””. Ricerche di storia del socialismo italiano.”,”Il modello riformista genovese (pag 47)”,”MITS-416″
“ARTERO Giovanni”,”Alle origini del socialismo ligure. Gruppi dirigenti e ‘leaders’.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Partendo dai fascicoli personali dei ‘sovversivi’ nel Casellario Politico Centrale, quindi dalle biografie dei militanti di base, si è abbozzata una ricostruzione “”dal basso”” della storia del movimento operaio e socialista per alcune aree della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia. Partendo sempre dalle biogradfie, ma questa volta da quelle dei dirigenti e quadri politici e sindacali del movimento operaio e socialista, abbiamo abbozzato una ricostruzione della storia dei due “”centri dirigenti”” liguri: quello riformista di Genova, che si innesta sulla tradizione mazziniana, cui fa da contraltare quello “”sindacalista rivoluzionario”” e anarchico dell’interland industriale di Genova: Sestri Ponente e Sampierdarena. Nelle altre aree della Liguria: il Ponente savonese, il Ponente imperiese, il Levante spezzino, il Levante del Tigullio, non ci furono veri e propri “”centri dirigenti”” che abbiano esercitato una egemonia nei loro territori, ma emersero ‘leaders’ che, usciti dall’ambito locale, si proposero sulla scena nazionale, quali Giacinto M. Serrati, Pasquale Binazzi, Umberto Marzocchi, Arrigo Cervetto che riteniamo meritevoli di essere rivisitati’ (pag 3-4) Indice. – L’associazionismo operaio ligure. – Genova: le origini del modello socialista. – Giovanni Lerda: gli anni genovesi (1893-1902). – Il centro riformista genovese: Pietro Chiesa, Giovanni Battista Canepa, Luigi Murialdi, Ludovico Calda. – Genova nel secondo dopoguerra: il porto e le fabbriche. – Il centro rivoluzionario di Sestri Ponente: La Camera del Lavoro. Pietro Caviglia, Giovanni Mariani, Antonio Negro, Carlo Stanchi, Angelo Faggi. – Il Ponente savonese: Andrea Aglietto, Michele Bianchi, Umberto Marzocchi, Arrigo Cervetto. – Il Ponete imperiese: Giacinto Menotti Serrati, Orazio Raimondo. – Il Levante spezzino: Pasquale Binazzi. – Tra Malatesta e D’Annunzio: Giuseppe Giulietti.”,”LIGU-191″
“ARTERO Giovanni”,”Per un atlante storico del movimento operaio in Italia. Rassegna bibliografica.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Alle origini la “”classe operaia”” in Italia è costituita da una eterogenea aggregazione di pochi autentici operai di fabbrica e una massa di lavoratori semi-artigiani, di sartine, lavandaie, cocchieri, panettieri, muratori, e soprattutto lavoratori agricoli: braccianti, “”obbligati””, mezzadri. Solo nell’ultimo ventennio dell’Ottocento è iniziata la formazione di un proletariato di fabbrica (1). “”La classe operaia è andata sensibilmente crescendo dal 1881 al 1921, in corrispondenza del formarsi di un primo nucleo di capitalismo industriale moderno; specialmente nelle regioni settentrionali, e poi dal 1936 al 1961. Nell’ultimo decennio la classe operaia è alquanto diminuita, principalmente come conseguenza della forte flessione nel numero di salariati in agricoltura (2). Gli operai in Italia erano 8.5 milioni nel 1991 e 8.6 nel 2001 (3) e 8.7 milioni nel 2018, e rappresentano oltre un terzo dei 23.4 milioni di lavoratori, in particolare il 55% dei 15.7 milioni di lavoratori del settore privato, cui vanno aggiunti 3.3 milioni di dipendenti pubblici e 5.3 milioni di lavoratori indipendenti. Se non si può parlare della loro estinzione (4) – questione che si ripresenta periodicamente: già alla vigilia del ciclo di lotte operaie dell’autunno caldo del ’69 si parlava di “”fine della classe generale”” (5) e del 1994 sono le “”Tesi sulla cosiddetta ‘fine del movimento operaio in Europa’ di Helga Grebing – ci si può porre la questione dell’esistenza a partire dagli anni ’90 di una classe operaia (7) e di conseguenza di un “”movimento operaio”” in Italia’ [dalla premessa] (pag 4-5) [(1) ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale: il caso italiano, 1880-1900’, Stefano Merli, 1972-73, 2. v.; (2) Paolo Sylos Labini, ‘Sviluppo economico e classi sociali in Italia’, in “”Quaderni di sociologia””, 1972, n. 4. L’Istat non aggrega gli operai in una distinta categoria e l’autore ha rielaborato censimenti della popolazione e rilevazioni campionarie ottenendo questi dati: Classe operaia: 1881: 6.6 milioni su 15.4 m. occupati; 1901: 7.7 m. su 16.3 m.; 1921: 8.5 su 17.7; 1936: 8.5 su 18.1; 1951: 9.5 su 19.5; 1961: 9.9 su 19.5; 1970: 9.1 su 19.4; (3) Ilario Salucci, ‘Que rest-t-il delle classi sociali (1991-2001)’, marzo 2009; (4) Edmondo Berselli ‘L’estinzione della classe operaia’, in ‘Il Mulino’, 1990, n. 330, pp. 575-584; (5) Luciano Cafagna in ‘Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966; (6) in ‘Mito e politica: il socialismo europeo dall’ideologia alla democrazia sociale’, 1994 (Quaderni Fondazione Feltrinelli); (7) Con ‘classe in sé’ la letteratura marxista indica un insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione; usa invece l’espressione ‘classe per sé’ quando questi individui prendono coscienza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe]”,”MITT-418″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio novarese e vercellese dalle biografie di militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. Il libro è basato sui fascicoli personali relativi ai ‘sovversivi’ nel Casellario Politico Centrale (CPC) inseriti dal 1880 al 1967 e conservati nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma integrati da fonti cartacee (monografie, tesi di laurea, saggi su periodici), archivistiche e dalla rete. Tra le biografie: Corrado Bonfantini, Alberto Jacometti, ‘Cino’ Vincenzo Moscatelli, Carlo Chiappo, Modeste Cugnolio, Francesco Leone, Giuseppe ‘Spartaco’ Perotti, Battista Santhià…”,”MITT-419″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio pavese: dalle biografie di militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Con le 106 schede biografiche contenute in questo libro si completa la “”mappatura”” (1) di un’area compresa tra Piemonte Orientale (province di Novara e Vercelli (2) e di Biella (3)) e Lombardia occidentale (province di Como, Varese e Lecco (4) e di Pavia). La lettura complessiva delle 426 biografie contenute nei quattro libri consente, al di là dei ‘leaders’ e dei gruppi dirigenti – di sondare la “”base sociale”” del movimento operaio e contadino sviluppatosi in questa area nel corso di un secolo, tra Otto e Novecento. Come i precedenti, questo lavoro è basato sui fascicoli personali dei “”sovversivi”” presenti nel Casellario Politico Centrale (CPC) inseriti dal 1880 al 1967 e ora conservati nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma, integrati dalle fonti disponibili in biblioteche e archivi e sulla rete. I fascicoli relativi alla provincia di Pavia sono 1776 (1720 uomini e 56 donne) divisi politicamente in 699 socialisti, 448 comunisti, 262 anarchici, 258 genericamente “”antifascisti””, 45 repubblicani; per il mestiere più di 300 sono contadini e braccianti, 123 muratori, 200 operai e manovali di cui 75 meccanici.’ [[(1) Iniziata nel 2008 cn ‘Le associazioni dei lavoratori nella Lombardia nord-ovest dalle origini al fascismo: percorso storico-bibliografico’, e proseguita nel 2011 con ‘Tra Sesia e Adda: rassegna bibliografica sulle organizzazioni dei lavoratori tra Piemonte nord-orientale e Lombardia nord-ovest’; (2) ‘Scorci di movimento oiperaio nell’Insubria lombarda: dalle biografie di militanti varesini, comaschi e lecchesi, Giovanni Artero, 2018; (3) Scorci di movimento operaio biellese dalle biografie dei militanti’, G. Artero, 2019; (4) Scorci di movimento operaio novarese e vercellese dalla biografie dei militanti’, 2020. Tra le biografie: Luigi Vercesi, Ettore Tibaldi, Pietro Roveda, Ettore, Paolo, Vittorio Ravazzoli, Luigi Montemartini, Alcide Malagugini, Mario Lanfranchi (ricordato su Azione Comunista da Bruno Fortichiari), Giuseppe Faravelli, Carlo Codevilla, Emilio Canevari, Giuseppe Beltrametti, Giuseppe ‘Cristallo’ Alberganti…”,”MITT-420″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio e contadino nell’Emilia ferrarese e bolognese dalle biografie dei militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. Tra le biografie: Paolo Betti, Ilio Bosi, Alda Costa, Andrea Costa, Giuseppe Dozza, Edgardo ‘Sentinella’ Fogli, Ennio Gnudi, Antonio Graziadei, Terzo Lori, Andrea Marabini, Anselmo Marabini, Giuseppe Massarenti, Marino Mazzetti, Nino Nannetti, Giulio ‘Lenin’ Peggi, Armando Pilati, Giuseppe Reggiani, Vittorio Saltini, Vittorio Suzzi, Leonildo Tarozzi, Pio Turroni ….”,”MITT-421″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio e socialista nel milanese e in Brianza dalle biografie dei militanti.”,”Foto dell’occupazione delle fabbriche nel milanese agosto settembre 1920 Giovanni Artero (Torino 1946) v. bibliografia in quarta di copertina Citato come fonte l’ ABMO”,”MITT-426″
“ARTHUR Chris DIMOULIS Dimitri LIETZ Barbara STAMATIS Georg KLIMAN Andrew RAMOS Alejandro SCHAUPETER Reinhard WIARDS Mathias MORI Kenji FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg PARAGENIGS Heinz”,”Marx’ Ökonomiekritik im ‘Kapital’. Marx, Orthodoxy, Labour, Value – Wertheorie, Ideologie und Fetischismus – Abstrakte Arbeit und Beziehung zwischen Werten und Preisen – Determination of Value in Marx and in Bortkiewiczian Theory – Value and Price of Production: New Evidence on Marx’s Transformation Procedure – Zur Begründbarkeit ansteigender organischer – Zusammensetzung des Kapitals – Kapitalumschlag und Profitrate – Genesis der nachklassischen Geld- und Einkeomenstheorie – Zur Grundrente. Von Marxschen Anweiseungen und Engelsschen Umsetzungen.”,”scritti di ARTHUR Chris DIMOULIS Dimitri LIETZ Barbara STAMATIS Georg KLIMAN Andrew RAMOS Alejandro SCHAUPETER Reinhard WIARDS Mathias MORI Kenji FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg PARAGENIGS Heinz Saggi in tedesco e in inglese”,”MADS-682″
“ARTIERI Giovanni a cura, scritti di Giovanni ARTIERI Carlo BERNARI John H. BURNS Luigi COMPAGNONE Aldo DE-JACO Gino DE-SANCTIS Giuseppe MAROTTA Amedeo MAIURI Mario NUZZO ALfredo PARENTE Michele PRISCO Domenico REA Paolo RICCI Mario STEFANILE”,”Le quattro giornate.”,”ARTIERI Giovanni Scritti di Giovanni ARTIERI Carlo BERNARI John H. BURNS Luigi COMPAGNONE Aldo DE-JACO Gino DE-SANCTIS Giuseppe MAROTTA Amedeo MAIURI Mario NUZZO ALfredo PARENTE Michele PRISCO Domenico REA Paolo RICCI Mario STEFANILE “”A proposito di insurrezioni e rivoluzioni a Napoli, le «Quattro giornate» suggeriscono qualche considerazione interessante. Gino Doria, nella sua ‘Storia di una Capitale’ (Napoli dalle origini al 1860) s’associa, dimostrandone le ragioni, al giudizio pessimistico di altri storici sulla qualità e le virtù della plebe partenopea, di certe epoche. Prima di tutto nota come nelle vicende dei napoletani sia rara la vera tragedia. Uno dei casi tragici fu la Rivoluzione liberale del 1799; ma tragicommedia, definisce la Rivoluzione del Masaniello. Le barricate del ’48 e l’opera svolta da una parte del popolaccio, dietro gli svizzeri e le truppe di Ferdinando II, meritano i gravi giudizi pronunciati allora dal Settembrini e, dopo, da altri. Ma la «vil plebe» di cui Pietro Giannone fa un governo così severo, sia che si riferisca a quella che seguì e poi uccise Masaniello, sia che alluda a quella della «Santafede» del 1799, che giocava a bocce con le teste di fresco tagliate, deve considerarsi un ricordo archeologico. Non abbiamo il gusto dell’agiografia; ma il popolo che aveva resistito ai bombardamenti di tutta la guerra ed effettuata la insurrezione delle «Quattro giornate», non poteva e non può più essere colpito dai giudizi negativi del passato. Con ciò si vuole confermare ancora una volta che il Doria come il Croce si riferirono alla plebe dei tempi di Tommaso Aniello, pescivendolo e capo-popolo e non alla plebe che, nei medesimi quartieri della rivoluzione antispagnola del 1647, combattette e morì, con le armi in mano, durante la insurrezione antitedesca. E d’altra parte se a proposito delle «Quattro giornate» si è parlato retoricamente e fuori luogo di Masaniello, non bisogna spaccare il capello in quattro. Lasciamo ai simboli i loro valori, anche se sbagliati. Spinoza attribuiva a Masaniello un tale fascino, che lui stesso – a parte il ritratto che ne teneva al capezzale – si lasciò dipingere in costume di pescivendolo napoletano. Ma Pietro Giannone che chiamò «vilissima plebe» il popolo che insorse contro gli spagnoli, chiamò «uomo vilissimo» il capo di quella plebe, senza pietà per la sua fine miseranda. E che vale tutto questo, se poi, anche tra gli insorti delle «Quattro giornate» si fece strada la convinzione di stare lì a vivere uno straordinario ricorso storico? Anche per la partecipazione, che vedremo in particolare, dei ragazzi, degli «scugnizzi» alla rivolta e quel loro adoperare, adesso, i moschetti e le bombe a mano, in luogo delle canne appuntite dei loro uguali del 1647. In realtà se «ricorso» si deve cercare alle «Quattro giornate», questo è nella unica giornata di rivoluzione napoletana del 15 maggio 1848: e non solo pei luoghi dove essa si svolse, lungo l’asse maggiore della città dalla piazza del Palazzo Reale, a San Ferdinando e poi al largo della Carità e a quello del Mercatello (o piazza Dante) e infine alla salita del Museo, a Santa Teresa e alle adiacenze. Le barricate sorsero quasi agli stessi incroci, sbarrarono le stesse strade, e si combattette in taluni posti (a via Toledo e a piazza della Carità) lungo gli stessi muri, dalle medesime finestre e balconi. Patetici richiami da non trascurarsi, per offrire al lettore il senso vivo e vero di quei fatti. Nei quali due grida, già nei secoli trascorsi echeggiate tra i selci di Napoli, furono ripetute: quello che Eleonora de Fonseca Pimentel scrisse nel ‘Monitore repubblicano’, nel maggio del 1799, che cioè: «Pure San Gennaro si è fatto giacobino», parafrasato nel settembre del 1943 in «Pure San Gennaro è antitedesco»; e l’altro che «I Masanielli non sono morti», riudito a via del Duomo, durante un combattimento del 30 settembre, mentre si rovinava a furia di mitraglia una camionetta armata carica di tedeschi”” (pag 22-24) Sanfedismo Movimento popolare (al quale non erano estranei anche elementi della classe colta e aristocratica), di carattere fortemente clericale e reazionario, sorto nel Napoletano come reazione alla Repubblica napoletana del 1799. Le bande si sollevarono in difesa della ‘santa fede’ e delle vecchie tradizioni e istituzioni contro gli invasori francesi. Movimento sorto nello Stato pontificio, dopo la Restaurazione del 1815, costituito da sette reazionarie in opposizione alle sette liberali. (trecc) ll nome divenne celebre nel 1799 per le gesta degli insorgenti nel Regno di Napoli e nello Stato Pontificio. La parola “”sanfedismo”” deriva infatti da “”Esercito della Santa Fede””, l’armata creata dal cardinale Fabrizio Ruffo che, tra febbraio e giugno del 1799, prese parte attiva alla restaurazione del dominio borbonico a Napoli ponendo fine alla Repubblica napoletana. Per analogia il nome fu esteso successivamente a tutti i gruppi e alle associazioni cattoliche che, all’interno dei vari Stati italiani, lottarono contro i giacobini per la “”difesa della Santa Fede”” e, con essa, delle monarchie tradizionali (wikip)”,”ITAR-256″
“ARTIERI Giovanni”,”Le guerre dimenticate di Mussolini. Etiopia e Spagna.”,”Giovanni Artieri (1904-1995) già ventennale inviato speciale della “”Stampa”” di Torino, nel 1944 è tra i fondatori, con Renato Angiolillo del “”Tempo”” di Roma. Ha scritto una trentina di libri. “”Qualcuno tra loro, come il Turati, il Modigliani, avrebbe potuto – se avesse voluto – assumere carica e dignità di ministro del re e, anzi, uno di essi, il repubblicano Eugenio Chiesa, lo era stato. La Concentrazione, almeno per la parte tanto notevole e predominante del gruppo socialdemocratico, rifletteva il patriarcalismo dei socialisti romantici della Terza Internazionale e il complicato rancore, non scevro da segreta ammirazione, per quell’indemoniato di Mussolini, che, ‘enfant prodige’ della rivoluzione proletaria, aveva giocato tutti trasformandosi in autore di una «reazione prima della rivoluzione» (come – e l’abbiamo già ricordato – doveva dire più tardi Leone Trotsky) a carico dei suoi compagni di fede”” (pag 32)”,”ITAF-354″
“ARTOM Isacco ARTOM Ernesto”,”Iniziative neutralistiche della diplomazia italiana nel 1870 e nel 1915.”,”Isacco ARTOM fu segretario e collaboratore di CAVOUR, segretario di legazione a Parigi ministro plenipotenziario a Copenaghen e Carlruhe, segretario generale del ministero degli esteri di VISCONTI VENOSTA e dal 1876 senatore. Il secoondo, nipote del primo, diplomatico e collaboratore di VISCONTI VENOSTA e del PRINETTI, senatore dal 1919. Isacco Artom a Emilio Visconti Venosta. 29 luglio 1870. “”(…) Risulta da tutto ciò che, se la Russia si serba neutrale, se il conflitto rimane circoscritto alla Germania ed alla Francia, l’ Austria troverà con gran pena la via d’ intervenir nella guerra. Ed appunto perciò si fa pompa dei negoziati coll’ Italia (…). Io reputo ottima politica che l’ Italia e l’ Austria, appunto per mantenersi libere da ogni impegno diretto con alcuno dei belligeranti, stringano tra loro un’ alleanza eventuale, avente per iscopo in primo luogo il mantenimento della loro neutralità, in secondo luogo un’ azione comune in certi casi preveduti sia per intervenir nella guerra, sia per camminar insieme nei negoziati di pace. Un accordo di tal genere sarebbe a quanto pare a me, accolto con soddisfazione dall’ opinione pubblica dei due paesi. Ma il trattato a due, partecipato ed approvato a Parigi, sarebbe nulla più che una vera triplice alleanza, anzi ne avrebbe gli inconvenienti e non i vantaggi.”” (pag 67-68)”,”ITQM-106″
“ARTUR DU PLESSIS Laurent”,”L’ Iran dans la Troisième Guerre mondiale.”,”ARTUR DU PLESSIS Laurent nato nel 1952 in Algeria, giornalista al Figaro Magazine dal 1978 al 1991, è specialista di problemi di geopolitica. Ha pubblicato: ’10 Questions sul la Turquie e 10 réponses qui derangent’ (2002). Iran vocazione storica alla potenza. Alleanza con gli USA. Le origini del nucleare iraniano. “”L’augmentation des renevus pétroliers résultant de la crise déclenchée par l’Opep en 1973, et l’appui des Etats-Unis, dopèrent les ambitions iraniennes. Les grand projets industriels passèrent à la vtesse supérieure. Encouragé par les Américains qui voulaient contrer l’URSS, le chah forgea une formidable machine militaire donnant à l’Iran le rôle de “”gendarme du Golfe””, principalement au profit des Etats-Unis. L’Iran renouait avec la puissance perce, allant jusqu’à démarrer, avec l’aide des Occidentaux, une industrie nucléaire à finalité évidentemment militaire eu égard à la richesse pétrolière du pays. Mais cette cavalcade effrénée engendra des traumatismes. Le ressentiment religieux fut avivé par l’occidentalisation à marche forcée. Celle-ci alla jusqu’au bouleversement du calendrier: à partir du 21 mars 1976, son origine ne fut plus l’Hégire du Prophète mais la fondation de l’empire perse par Cyrus le Grand, faisant passer les Iraniens subitement de 1354 à 2535. La déstructuration des campagnes et une urbanisation anarchique génératrice de misère et de perte des repères accrurent le malaise populaire. Le développement de nouvelles forces socio-économiques déstabilisa la société iranienne.”” (pag 60) L’alleanza sino-iraniana, l’avvicinamento iran-russia.”,”GOPx-009″
“ARTZYBASCEV Michele”,”Al limite estremo. Romanzo.”,”””(…) – Cige replicò, con una categorica animosità. – E’ semplicemente l’istinto vitale che resiste a tutte le vostre teorie. – Disgraziatamente, questo è vero, disse Naumov con tono fermo. Una forza sconosciuta, astuta e maligna ha posto in noi questo istinto che è il nostro anatema… Ma l’umanità non ha vissuto inutilmente; e se qui c’è un istinto, lo si deve distruggere. – Ma per riuscirvi si dovrà trasformare il genere umano, osservò Davidenko sconvolto. Naumov rispose tranquillamente: – Se è necessario, lo trasformeremo”” (pag 174) “”Di Michele Artzybascev sono già stati pubblicati in Italia alcuni racconti e diverse commedie. In tutti i suoi lavori è predominante una nota di profondo pessimismo. In questo ‘Limite estremo’ essa ragginge l’esasperazione. Ma il romanzo è pervaso da tanta fine psicologia, da tanta umana passione che ci sembra quasi logico il suo funebre svolgimento. Insieme a ‘Sanin’, un altro grande romanzo di vita russa (…) ‘Al limite estremo’ ha un grande valore per la consocenza dell’anima, dei costumi, della vita russa. Oltre alle opere di Gorki, ‘La Spia’ e ‘La Madre’, il lettore italiano troverà di che saziare la sua curiosità in ‘La Fosse’ di Kuprin e in ‘Humus’ di Ljdia Sejfulina – una interessante rivelazione, questa, della Russia d’oggi”” (pag 5, in apertura)”,”VARx-081-FV”
“ARUFFO Alessandro”,”Breve storia degli anarchici italiani, 1870-1970.”,”ARUFFO Alessandro studioso dei paesi afroasiatici, ha scritto ‘Africa, Afriche’ (1993), ‘Il mondo islamico’ (1995), ‘La Chiesa e gli ebrei’ (1998), ‘Questione ebraica e questione israeliana’ (2005) e altro. Labriola sul positivismo. “”In una lettera ad Engels, del 14 dicembre 1893, Labriola lamenta l’ assenza in Italia di una cultura socialista di collegamento fra i “”fenomeni spontanei”” del movimento operaio e la coscienza della rivoluzione proletaria. Nel contempo, dinanzi ai moti siciliani, parla di “”gran fermento””, di iniziativa popolare, di “”coscienza democratica nel lato senso della parola””. Non manca una stilettata indirizzata a determinati settori operai: “”La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese””.”” (pag 50-51) “”Gli stessi anarchici mostrano inadeguatezza d’ atteggiamenti derivante dalla carenza analitica del fenomeno fascista. Inoltre, pesa l’ eredità di una mancata elaborazione strategica rivoluzionaria, territorialmente coordinata. Riduttivismo analitico che riduce il fascismo a strumento normalizzatore antioperaio nelle mani della borghesia e dello Stato oppressore. Quest’ultimo continua ad essere additato come il nemico principale delle classi subalterne. Di conseguenza, “”peggio del fascismo sarebbe il consolidamento dello Stato””, avverte Malatesta su “”Umanità Nova”” (14 marzo 1922). Posizione tesa a recuperare le frange giovanili confluite nel fascismo e sorretta dalla convinzione che gli apparati dello Stato se ne sarebbero disfatti una volta conseguito il proprio rafforzamento. Malatesta, cioè, è convinto dell’ imminente fine del fascismo. Ottimismo non condiviso da Fabbri – in ‘La controrivoluzione preventiva’ (1922) – propenso a considerarlo come forza del tutto autonoma il cui obiettivo è la distruzione delle organizzazioni operaie””. (pag 96-97)”,”ANAx-260″
“ARUFFO Alessandro”,”L’inferno dei Balcani. Da fine Ottocento alla guerra del Kosovo.”,”Alessandro Aruffo è studioso dei paesi afroasiatici. Tra i suoi libri: Lumumba, Africa, Afriche, Dossier Somalia, Messico rivoluzionario, Il mondo islamico, Storia di Ernesto Che Guevara, La chiesa e gli ebrei.”,”EURC-015-FL”
“ARUFFO Alessandro”,”Messico rivoluzionario. Da Zapata al Chiapas.”,”Un libro che descrive la storia sociale del Messico dall’epoca di Benito Juárez, passando attraverso i movimenti rivoluzionari di Pancho Villa, Emiliano Zapata ecc.”,”AMLx-011-FL”
“ARUFFO Alessandro”,”Breve storia degli anarchici italiani, 1870-1970.”,”ARUFFO Alessandro studioso dei paesi afroasiatici, ha scritto ‘Africa, Afriche’ (1993), ‘Il mondo islamico’ (1995), ‘La Chiesa e gli ebrei’ (1998), ‘Questione ebraica e questione israeliana’ (2005) e altro. Labriola sul positivismo. “”In una lettera ad Engels, del 14 dicembre 1893, Labriola lamenta l’ assenza in Italia di una cultura socialista di collegamento fra i “”fenomeni spontanei”” del movimento operaio e la coscienza della rivoluzione proletaria. Nel contempo, dinanzi ai moti siciliani, parla di “”gran fermento””, di iniziativa popolare, di “”coscienza democratica nel lato senso della parola””. Non manca una stilettata indirizzata a determinati settori operai: “”La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese””.”” (pag 50-51) “”Gli stessi anarchici mostrano inadeguatezza d’ atteggiamenti derivante dalla carenza analitica del fenomeno fascista. Inoltre, pesa l’ eredità di una mancata elaborazione strategica rivoluzionaria, territorialmente coordinata. Riduttivismo analitico che riduce il fascismo a strumento normalizzatore antioperaio nelle mani della borghesia e dello Stato oppressore. Quest’ultimo continua ad essere additato come il nemico principale delle classi subalterne. Di conseguenza, “”peggio del fascismo sarebbe il consolidamento dello Stato””, avverte Malatesta su “”Umanità Nova”” (14 marzo 1922). Posizione tesa a recuperare le frange giovanili confluite nel fascismo e sorretta dalla convinzione che gli apparati dello Stato se ne sarebbero disfatti una volta conseguito il proprio rafforzamento. Malatesta, cioè, è convinto dell’ imminente fine del fascismo. Ottimismo non condiviso da Fabbri – in ‘La controrivoluzione preventiva’ (1922) – propenso a considerarlo come forza del tutto autonoma il cui obiettivo è la distruzione delle organizzazioni operaie””. (pag 96-97)”,”ANAx-011-FV”
“ARUFFO Alessandro”,”Il mondo islamico. Da Maometto ad oggi.”,”Alessandro Aruffo, studioso dei paesi afroasiatici ha diretto una collana di saggi e letteratura del ‘terzo mondo’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Messico rivoluzionario’.”,”VIOx-222″
“ARVATI Paolo CONTI Piero PENCO Carlo RUGAFIORI Paride”,”Partiti e Resistenza il Liguria. Contributo per una storia politica del CLN.”,”Saggi di: ARVATI ‘I cattolici’, CONTI ‘Appunti critici dell’ attività del Partito d’ Azione, RUGAFIORI ‘I comunisti’, ARVATI ‘I liberali’, PENCO ‘Note sull’ attività del Partito Socialista’”,”LIGU-049″
“ARVATI Paolo”,”Cronache resistenti. La Lotta di Liberazione a Sestri e altre riflessioni antifasciste.”,”Paolo Arvati è nato a Genova nel 1949. E’ membro del Comitato direttivo dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea’. E’ direttore responsabile del ‘Corriere di Sestri Ponente’. E’ autore di diversi saggi dedicati alla storia e alla società ligure (v. quarta di copertina)”,”ITAR-266″
“ARVATI Paolo”,”Franca Pieroni Bortolotti, ‘Francesco Misiano: vita di un internazionalista.”,”””Proprio in questi giorni ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Dimitrov, e l’accostamento tra il rivoluzionario bulgaro e il Misiano diventa naturale ed immediato. I Dimitrov, i Misiano, i Münzenberg, furono sicuramente l’espressione più cara, – e direi quasi il simbolo -, di tutta una generazione di “”rivoluzionari di professione””, la cui militanza classita e internazionalista fu la prova tangibile della rottura della tradizione della Seconda Internazionale, e il prodotto più autentico dei contenuti rivoluzionari del leninismo e della Terza Internazionale”” (pag 117)”,”BIOx-005-FGB”
“ARVATOV Boris a cura di Hans GÜNTHER Karla HIELSCHER”,”Arte produzione e rivoluzione proletaria. Le proposte dell’ avanguardia sovietica degli anni 20 per un’ estetica socialista e un’ arte proletaria.”,”Esponente fra i maggiori del LEF e del Proletkult, collaboratore di BRIK, MAJAKOVSKIJ e EJZENSTEJN, ARVATOV fu tra i principali teorici di quel movimento che, nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre, ricercò la possibilità e le forme di un’ arte proletaria. In questo frangente fu fatta precipitare la crisi delle arti figurative, e venne distrutto il teatro borghese, furono inventati nuovi moduli di comunicazione…”,”RIRO-161″
“ARVATOV Boris a cura di Hans GÜNTHER Karla HIELSCHER”,”Arte produzione e rivoluzione proletaria. Le proposte dell’avanguardia sovietica degli anni ’20 per un’estetica socialista e un’arte proletaria.”,”Esponente fra i maggiori del LEF e del Proletkult, collaboratore di BRIK, MAJAKOVSKIJ e EJZENSTEJN, ARVATOV fu tra i principali teorici di quel movimento che, nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre, ricercò la possibilità e le forme di un’ arte proletaria. In questo frangente fu fatta precipitare la crisi delle arti figurative, e venne distrutto il teatro borghese, furono inventati nuovi moduli di comunicazione…”,”RUSS-005-FV”
“ARVON Henri”,”La revolte de Cronstadt.”,”Prof all’Univ di Paris X, ARVON è uno specialista dell’ anarchismo. E’ autore di ‘Aux sources de l’existentialisme: Max Stirner’; ‘Bakunin: absolu et revolution’ e di ‘L’anarchisme au XX siecle’.”,”RIRO-080″
“ARVON Henry”,”L’ Atheisme.”,”ARVON è Maitre de conferences alla facoltà di Lettere e scienze umane di Clermont. Ateismo s.m. (da a priv. e gr. theós, dio). La negazione dell’esistenza di Dio. L’accusa di ateismo è stata talora rivolta arbitrariamente e impropriamente da alcuni filosofi e teologi a tutti coloro che dell’Essere eterno e infinito, causa prima del mondo, non avevano una concezione esattamente conforme alla loro (anche Socrate fu accusato di ateismo, perché rifiutava di seguire le credenze popolari dei suoi tempi). In particolare, si è voluto vedere nel panteismo una forma dissimulata di ateismo; ma questo non è esatto. L’identificazione di Dio con il mondo sostenuta dai panteisti si risolve in genere in una concezione di Dio come principio immanente dell’unità dell’universo, mentre il mondo è inteso come il molteplice in cui l’essenza unica di Dio si manifesta o si realizza. Così, per il panteismo stoico, Dio pervade tutto l’universo, è immanente in tutte le cose, ma ne è in certo qual modo distinto, in quanto principio attivo, provvidenza: non si può quindi parlare di ateismo a proposito dello”,”FILx-120″
“ARVON Henri”,”L’ esthetique marxiste.”,”ARVON Henri è stato professore alla Facoltà di lettere e scienze umane di Clermont-Ferrand. “”La lettera di Federico Engels a Heinz Starkenburg del 25 gennaio 1894 costituisce a questo proposito una perfetta messa a punto. “”L’ evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc., si appoggia sull’ evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte una sull’ altra e anche sulla base economica. La situazione economica non è la causa, non è la sola attiva e tutto il resto unicamente un effetto passivo, ma c’è un effetto reciproco sulla base della necessità economica che finisce sempre in ultima istanza per imporsi”” (pag 26). Starkenburg (pseudonimo è Borgius)”,”RUSS-134″
“ARVON Henri”,”Le marxisme.”,”ARVON Henri è Dottore in Lettere, Agregé de l’ Université “”Tuttavia, vivendo nel XIX secolo, che, più di ogni altra epoca precedente, conosce un sviluppo prodigioso delle scienze naturali, Marx e più ancora Engels ne subiscono l’ impronta. La corrispondenza scambiata tra Marx ed Engels apporta numerose prove di questa progressiva impregnazione. Nella sua lettera del 14 luglio 1858, Engels coglie due grandi scoperte scientifiche che allora fanno epoca: la teoria della cellula e la teoria della costanza della materia. E conclude: “”Ci si chiede con disgusto e sdegno, per quale ragione l’ uomo si crede superiore agli animali””. In un’ altra lettera datata fine novembre 1859, Engels rende onore a Darwin per aver dimostrato l’ evoluzione storica nella natura, riducendo così la teleologia a niente. Marx abbonda da parte sua. “”Questo libro, scritto a proposito della selezione naturale di Darwin, che contiene i fondamenti scientifici della nostra teoria.”” E a proposito di un libro di Trémaux dedicato all’ origine e alla trasformazione dell’ uomo e degli altri esseri, Marx dichiara: “”Fuori dalle grandi leggi della natura, i progetti degli uomini non sono che disastri””. (pag 19) “”Evidentemente – precisa Marx – il metodo di esposizione deve differenziarsi formalmente dal metodo di ricerca. La ricerca deve appropriarsi della materia nel dettaglio, analizzare le diverse forme di sviluppo e scoprirne il legame profondo. E’ solo dopo aver compiuto questo lavoro che si può dare al movimento reale l’ esposizione corrispondente. Quando vi si riesce e la vita della materia si riflette nell’ idea, può sembrare di aver dato luogo a una costruzione a priori.”” (pag 33) “”L’ unità (coincidenza, identità, equipollenza) dei contrari, scrive Lenin, è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta dei principi che si escludono reciprocamente è assoluta, l’ evoluzione, il movimento essendo in sé assoluto”” (pag 180) Rivoluzione tedesca. “”Non è in Francia né in Inghilterra, paesi in cui il capitalismo ha raggiunto la più grande potenza, che la rivoluzione proletaria, secondo Marx, incontra le condizioni più favorevoli, ma nella Germania ritardataria del 1848. Ciò per due ragioni: la borghesia tedesca non è né forte né organizzata, il proletariato tedesco, al contrario, ha potuto approfittare delle esperienze anteriori del proletariato francese e inglese. “”E’ alla Germania, proclama Marx, che i comunisti dedicano la loro attenzione principale, perché la Germania è alla vigilia di una rivoluzione borghese, perché compie questo rovesciamento in un momento in cui le condizioni della civiltà europea in generale, sono più avanzate e il proletariato ben più sviluppato che nell’ Inghilterra del XVII e nella Francia del XVIII secolo, e perché la rivoluzione borghese tedesca non può dunque essere che il preludio immediato di una rivoluzione proletaria””. Leon Trotsky, in La Nostra Rivoluzione, paragona la Russia arretrata del 1905 alla Germania arretrata del 1848. Lenin non manca di fare lo stesso confronto.”” (pag 186)”,”MADS-346″
“ARVON Henri”,”L’ anarchisme au XXe siècle.”,”ARVON Henri è professore all’ Università di Parigi X. Antimodernismo. “”E’ nella seconda metà della sua vita che Tolstoi, si orienta verso la predicazione di un cristianesimo rinnovato, riportato alla stretta osservazione della legge dell’ amore.Va da se che una vita comandata da questa unica legge si trova singolarmente allegerita e semplificata; volta esclusivamente verso il perfezionamento morale, essa supera facilmente le strutture multiple del mondo moderno. Tolstoi stesso si sforza di impregnare la sua propria vita di questa semplicità evangelica che si dedicherà a propagare fino alla fine della sua vita. (…) L’ opera di Tolstoi riflette l’ ostilità che l’ autore prova per una civiltà fondata sul gusto del lusso e sulla ricerca del superfluo.”” (pag 159)”,”ANAx-224″
“ARVON Henri, a cura, BAKOUNINE Michel (BAKUNIN)”,”Michel Bakounine ou la vie contre la science.”,”Contiene ritaglio di giornale su centenario Bakunin. Bakunin, lettera a Marx dai toni concilianti. “”Rien, en effet, ne laissait prévoir que Marx et Bakounine allaient un jour occuper des positions doctrinales diamétralement opposées. En 1868 encore, Bakounine écrit a Marx: “”Mon cher ami, je comprends maintenant plus que jamais combien tu as raison de suivre le grand chemin de la révolution économique et de nous convier à nous y engager en méprisant les gens qui errent dans les chemins de traverse des équipées tantôt nationales tantôt politiques. Je fais maintenant ce que tu fais déja depuis vingt ans… Ma patrie est désormais l’ Internationale dont tu es l’un des fondateurs. Ainsi, mon cher ami, je suis ton disciple et fier de l’ être.”””” (pag 79)”,”ANAx-265″
“ARVON Henri”,”Bakunin. La vita, il pensiero, i testi esemplari.”,”- L’ antistatalismo del giovane Marx (pag 72-) – Marx e Bakunin (pag 107-) “”Sono note le funeste conseguenze della disputa di influenza fra Marx e Bakunin entro la Prima Internazionale: la prima organizzazione operaia importante dilaniata da lotte intestine che la paralizzano e finiscono per disgregarla, un fossato ormai insormontabile fra autoritari e libertari, infine un irrigidimento delle due dottrine, le quali, molto vicine in partenza l’una all’altra, cercano a tutti i costi di differenziarsi. Infatti nulla lasciava prevedere che Marx e Bakunin avrebbero un giorno preso posizioni dottrinali diametralmente opposte. Ancora nel 1868, Bakunin scrive a Marx: «Caro amico, comprendo ora più che mai quanto tu abbia ragione di seguire la grande strada della rivoluzione economica e di invitare a impegnarvici, rimproverando le persone che errano nelle vie traverse delle imprese temerarie, sia nazionali sia politiche. Faccio ora ciò che tu fai già da venti anni…. La mia patria è ora l’ Internazionale della quale tu sei uno dei fondatori. Così, mio caro amico, sono tuo discepolo e sono fiero di esserlo». Bakunin ha finito per adottare la maggior parte delle idee di colui che egli considera come suo maestro, in particolare il materialismo storico con le sue implicazioni politiche ed economiche, l’importanza primaria accordata al proletariato e alla sua organizzazione internazionale. Egli inizia a tradurre il ‘Capitale’ per conto di un editore russo, fino a quando Nietchaïev lo convince che vi sono cose migliori da fare e si incarica di convincere a rinunciare all’anticipo versato da Bakunin. Egli entra anche nel gioco politico di Marx, scatenando una violenta campagna contro Mazzini. «Tuttavia farò preparare a Firenze da Bakunin delle contromine contro Mazzini», si legge in una lettera di Marx ad Engels dell’11 aprile 1865. In compenso divergenze personali si sono manifestate fin dal loro primo incontro a Parigi nel 1844″” (pag 107-108) [Henri Arvon, ‘Bakunin. La vita, il pensiero, i testi esemplari’, Sansoni editore, Firenze, 1970]”,”ANAx-002-FMB”
“ARVON Henri”,”Le gauchisme.”,”Henri Arvon professore all’Università di Parigi X (1974) Engels sul ‘rivoluzionarismo’ (dei giovani): “”Quelle naiveté enfantine que d’ériger sa propre impatience e argument théorique”””,”FRAP-002-FMB”
“ARZUMANIAN A.A. BARJONET BASSO BENARD DOBB TIMOFEEV TRENTIN VITELLO”,”Tendenze del capitalismo europeo. Atti del Convegno di Roma organizzato dall’ Istituto Gramsci, 25-27 giugno 1965.”,”Saggi di Maurice DOBB Timur TIMOFEEV A.A. ARZUMANIAN André BARJONET Bruno TRENTIN Jean BENARD Vincenzo VITELLO Lelio BASSO Michael BARRATT BROWN Camillo DANEO Jean-Pierre DELILEZ Griscia FILIPOV Sergio GARAVINI Gyorgy GONCOL André GORZ Laszlo HAY Stefan HERETIK Miroslav HIRSL Pierre JOYE Antonio LETTIERI Silvano LEVRERO Fernand NICOLON Theodor PRAGER Osvaldo SANGUIGNI Jozef SOLDACZUK Ludek URBAN Teodor VLADIGHEROV Barbu ZAHARESCU Teodor POSTOLAKE. Il declino del “”miracolo economico”” in Europa (di Laszlo Hay). “”La Comunità economica europea è stata creata con l’ appoggio degli Stati Uniti per diventare il sostegno economico della NATO e per fondersi nel corso del proprio sviluppo con il blocco economico atlantico dipendente dagli Stati Uniti. Tuttavia, in seguito al mutamento dei rapporti di forza, il piano del blocco economico atlantico è fallito, la NATO fa acqua da tutte le parti.”” (pag 405) “”E’ quindi una vana illusione la supposizione che la Comunità economica europea aprirà le proprie porte all’ Inghilterra e che è possibile la rinascita dell’ idea del blocco economico atlantico””. (pag 405)”,”EURE-042″
“ASARO MAZZOLA Gigliola”,”Gramsci fuori dal mito.”,”Alla diffusione del mito di Gramsci pochi seppero opporsi, tra questi Benedetto Croce ed Emilio Cecchi i quali nelle ‘disorganiche’ noterelle di Gramsci videro l’impiego di un sociologismo di bassa lega positivistica che aveva poco a che fare con la dialettica marxista (Quarta di copertina a firma di M.P.) Autrice di ‘La scuola della resa’, e di ‘Cronachette scolastiche della provincia’ la Asaro Mazzola insegna materie letterarie nel Liceo scientifico di Terni.”,”GRAS-095″
“ÅSBRINK Elisabeth”,”Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia.”,”””Una nazione è un gruppo di persone unite da un fraintendimento condiviso sulle proprie origini e da un’avversione comune per i propri vicini”” (Karl W. Deutsch, ‘Nationalism and Its Alternatives’) (in apertura) Nota scrittrice e giornalista svedese, si è affermata in patria e all’estero con reportage letterari di argomento storico e sociale che fondono narrativa, ricerca storica. L’autrice scava nei retroscena degli eventi e compone un racconto poetico e documentato di un anno emblematico per la sua identità personale e per quella collettiva ‘Da Linneo a Ibrahimovic, da Olof Palme a Pippi Calzelunghe, dal martello di Thor all’Ikea, cinquanta storie per capire la Svezia di oggi. Con la sua società aperta, accogliente e tollerante, il suo welfare collaudato, il civismo proverbiale e l’ambientalismo d’avanguardia, la Svezia è da tempo un modello che si osserva con ammirazione e stupore: uno stato che sa coniugare la ricchezza con la redistribuzione, la libertà con l’eguaglianza. A questo idillio politico-sociale si sono aggiunti il design, la moda, il cibo, la cultura, ma ancor più la sensazione che lo stile di vita scandinavo sia quanto di più desiderabile, sofisticato ed evoluto ci sia al mondo. Ma dove affonda le radici questa idea di società? O meglio, come sono nate le idee che hanno reso possibile questa sorta di utopia? O peggio, e se invece non fosse che una bella favola che gli svedesi raccontano a se stessi (e agli altri)? Con divertita intelligenza, in un caleidoscopio di storie e salti nel tempo, Elisabeth Åsbrink – svedese di nascita ma di origini anglo-ungheresi – ci accompagna in un viaggio tra cinquanta parole, eventi, persone e personaggi che hanno fatto la Svezia. Dall’ambizione di Linneo di catalogare la natura intera all’esuberanza del leggendario primo ministro Olof Palme, deciso a rendere la Svezia la prima «superpotenza morale» della storia, dalla rivoluzionaria visione pedagogica di Ellen Key – fonte di ispirazione sia per Astrid Lindgren e la sua Pippi che per Maria Montessori – al divismo di Zlatan Ibrahimovic, tanto inviso a inizio carriera per l’individualismo sfacciato quanto poi celebrato come icona della nuova «svedesità», Åsbrink affascina con collegamenti sorprendenti mentre infrange miti indiscutibili, come può permettersi solo una patriota la cui solidità intellettuale è fuori discussione: «Amo il paese in cui mi è capitato di nascere, ma non ciecamente.» (risvolto di copertina) “”Se la lingua è potere, ogni evoluzione linguistica è espressione di un’evoluzione nei rapporti di potere. Un passo avanti in senso democratico fu per esempio la cosiddetta «riforma del ‘fröken», di cui si fece promotore nel 1866 il quotidiano liberale ‘Aftonbladet’ . Da quel momento fu permesso alle donne nubili del ceto medio di farsi chiamare ”fröken’ al posto del precedente ‘mamsell'”” (appellativi entrambi traducibili con ‘singnorina’. Fino al 1866 il primo era riservato esclusivamente alle giovani donne non sposate di rango nobiliare, mentre il secondo – svedesizzazione del francese ‘mademoiselle’ – a quelle della borghesia) (pag 118) ‘La storia è fatta di diversi sentieri, ed è tutt’altro che scontato quale sia quello che conduce al nostro presente’ (quarta di copertina)”,”EURN-013″
“ASCAGNI Paolo MEROLLA Luigi NUCCI Fausto VEDOVATO Giuseppe”,”Lavoratori, banche, assicurazioni in cinquant’anni di storia della FIBA-CISL.”,”FIBA Federazione Italiana Bancari Assicurativi”,”SIND-125″
“ASCARELLI Roberta, testi di Otto BOURNOT Georg RADBRUCH Max ADLER Anna SIEMSEN Jakob STERN Paul FRANKEN John SCHIKOWSKI Adolf BEHNE Wilhelm HANS Paul KAMPFFMEYER”,”Socialismo e cultura di massa. Potere e cultura nella socialdemocrazia tedesca durante la repubblica di Weimar.”,”””Mentre per Max Adler e per la componente marxista del movimento operaio, “”società e Stato non sono due cose diverse”” (106) e sia l’una che l’altro vengono condizionati dalla coscienza di classe e, quindi, dai progressi della politica, la socialdemocrazia elabora la sua concezione del potere sulla base della complessità della fenomenologia sociale. Lo scritto di Renner del 1916, ‘Zur Krise des Sozialismus’ (107), frantuma la fondamentale organicità teorica del socialismo ottocentesco, nel tentativo di far luce sulla natura contradditoria del potere, e segna l’inizio della revisione di uno dei concetti chiave del marxismo, l’identità cioè tra classe dominante e organizzazione del dominio. “”Già oggi – scrive Renner negli anni del conflitto – i proletari avvertono: ‘noi siamo il popolo! Noi siamo lo Stato!’ Sorge per la teoria socialista il dovere rigoroso di distinguere in maniera più precisa lo Stato in quanto insieme del popolo organizzato, dallo Stato in quanto istituzione di dominio”” (108). A pochi anni dalla fine della guerra, Kelsen porta alle estreme conseguenze la tesi di Renner (109), facendosi portavoce del “”disagio culturale”” del periodo che inibiva, a livello di massa, la fiducia nella rappresentatività sociale delle istituzioni: “”Fa parte di una soddisfacente definizione del concetto di Stato la sua chiara delimitazione rispetto a quello di società”” (110), sostiene Kelsen, separando nettamente da quest’ultima, considerata “”concetto causale dell’unificazione degli uomini””, da quello, definito invece “”concetto normativo dell’ordinamento di questa convivenza”” (111). Sottratto alla storia e sradicato dalla società, lo Stato socialdemocratico si emancipa dalla dialettica “”politica”” tra “”idea ed effettualità”” e si riduce ad una semplice metafora del potere”” [Roberta Ascarelli, Socialismo e cultura di massa. Potere e cultura nella socialdemocrazia tedesca durante la repubblica di Weimar, 1983] [“”(106) M. Adler, La concezione dello Stato nel marxismo, cit., p. 33; (107) Ivi, pp. 87-97; (108) Ivi, pp, 93; (109) H. Kelsen, op.cit; (110) Ivi, p. 25; (111) M. Adler, ‘La concezione dello Stato nel marxismo’, cit., p. 27. Per la risposta di Kelsen cfr. la nota 16 del testo citato””] (pag 48-49)”,”GERG-084″
“ASCARELLI Roberta”,”Il «papa rosso» Kautsky.”,”Giudizio secco di Trotsky su Kautsky: “”Kautsky è il fondatore e il perfetto rappresentante della falsificazione austriaca del marxismo: accademia della passività e della fuga… storicamente volgare e conservatrice”” (L. Trotsky, Terrorismo e comunismo, 1921, p. 167) Secondo la Ascarelli Waldenberg colma le lacune della storiografia, si distacca da questa tradizione (di condanna, ndr) e tenta un’analisi sistematica del pensiero kautskiano, restituendo alle diverse posizioni politiche il loro reale spessore, rivalutando il patrimonio ideologico delle sue opere e la fuzione ideologica da lui svolta nei decenni precedenti la prima guerra mondiale… contro chi lo ha voluto vedere unicamente come un “”teorico da tavolino””…. (pag 174) tra le varie opere citate nell’articolo: – Karl Kautsky zum 70. Geburstage. «Ein Sonderheft der» ‘Gesellschaft’, 1924 [Karl Kautsky zum 70. Geburtstage. Die Gesellschaft – Internationale Revue für Sozialismus und Politik, herausgegeben von Rudolf Huilferding. Eine Sonderheft zu Karl Kautsky 70. Geburtstag. Max Adler, Karl Vorländer, Louis Boudin, Victotr Tschernow, Adolf Braun, Eduard Bernstein, Friedrich Stampfer, Paul Kampfffmeyer U.a. Verlag: Dietz, Berlin, 1924 Hardcover Für später vormerken Verkäufer Antiquariat Clement (Bonn, Deutschland) AbeBooks Verkäufer seit 11. April 2003 Verkäuferbewertung 4 Sterne Zwab Anzahl: 1 Gebraucht kaufen EUR 30,00 Währung umrechnen Versand: EUR 14,95 Von Deutschland nach Italien Versandziele, Kosten & Dauer Beschreibung Gold-/schwarzgeprägter Leineneinband (Entwurf von Frenzel), Einband lichtrandig, goldgeprägte Rückentitelei, Lesebändchen, sehr ordentlich. Original Fotoportrait von Kautsky als Frontispiz, weiterhin graphisches Blatt von Tobias Schwab mit Text: Karl Kautsky dem Wahrer und Mehrer der marx’schen Lehre zum 70ten Geburtstage””(diskreter Bibliotheksstempel auf Rückseite des Blattes). 159 Seiten, Text in klaren lateinischen Lettern. Insgesamt guter Zustand. +++ 15,3 x 24,5 cm, 0,35 kg. +++ Stichwörter: Festschrift Hommage Festgabe Sozialismus Gewicht in Gramm: 350. Bestandsnummer des Verkäufers 025531 Dem Anbieter eine Frage stellen Bibliografische Details Titel: Karl Kautsky zum 70. Geburtstage. Die … Verlag: Dietz, Berlin Erscheinungsdatum: 1924 Einband: Leinen Gut Anbieterinformationen Nach 31 Jahren Präsenz in der Rathausgasse 18 in Bonn habe ich mein Antiquariat in meine privaten Gemächer – Am Römerkastell 6, 53111 Bonn- verlegt und arbeite überwiegend online mit einem inzwischen verkleinerten, aber um so verfeinerten Bestand von ca.10000 Büchern. Über 40000 Bücher habe ich im Jahr 2010 an die Tongji-Universität in Shanghai gespendet, was zur Gründung der Bibliothek Catherine Clément führte. Bei Fragen zu meinen Angeboten (VERSAND, GEMÄß AKTUELLE DHL TARIF) zögern Sie bitte nicht mich anzusprechen. Bibliotheksbesichtigungen vereinbare ich so zeitnah wie möglich. Meine Leidenschaft ist die Bibliophilie, ich bin aber ebenso an rein akademischen Büchern oder Kuriosem/Skurrilem interessiert… Welcome to my bookshop! Any questions? Please don?t hesitate to ask for more details as to your order! N?hésitez pas à me contacter pour plus de précisions quant à l?envoi de votre commande! Telefon 0049 228 63 66 22 oder 0049 171 480 22 93, E-Mail: info@antiquariat-clement.de. Zur Homepage des Verkäufers Geschäftsbedingungen: Ihnen als Verbraucher (jede natürliche Person, die ein Rechtsgeschäft zu einem Zwecke abschließt, der weder ihrer gewerblichen noch ihrer selbständigen beruflichen Tätigkeit zugerechnet werden kann) steht in Bezug auf den gekauften Artikel ein Widerrufsrecht nach Maßgabe der folgenden Belehrung zu: Widerrufsbelehrung 2014 (rechtsgültig ab dem 13.06.2014) _______________________________________________________ Widerrufsrecht für Verbraucher (Verbraucher ist jede natürliche Person, die… Mehr Information Versandinformationen: Es gelten die gesetzlichen Vorschriften unter Einbeziehung der Widerrufsbelehrung]”,”KAUS-001-FGB”
“ASCHER Abraham”,”Pavel Axelrod and the Development of Menshevism.”,”AXELROD (1850-1928) iniziò la sua carriera influenzato dagli scritti di LASSALLE. Organizzò Kiev il primo circolo socialista e partecipò el 1875 al movimento ‘andata al popolo’. Seguace di BAKUNIN alla fine degli anni 1870 si unì nel 1879 alla corrente populista ‘Black Repartition’. Negli anni 1880, esule in Svizzera, fu con PLECHANOV cofondatore del ‘Gruppo marxista di emancipazione del lavoro’. Negli anni 1890 pubblicò pamphlets. Co-fondatore dell’ Iskra, nei primi anni del nuovo secolo fu uno dei supporters di MARTOV al 2° Congresso del RSDRP (1903). Scrisse articoli per l’Iskra menscevica nel 1903-1904. Influenzato dalla SPD aspirò alla costituzione di una socialdemocrazia russa con quei caratteri. Durante la guerra fu rappresentante dei menscevichi alle conferenze di Zimmerwald (1915), Kienthal (1916) e Stoccolma (1917). Definì se stesso come uno ‘zimmerwaldiano’ per distinguersi dai ‘kienthaliani’ (all’ opposto di MARTOV rifiutò di votare il manifesto di K). Fu contrario alla Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRB-039″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Vol. 1. Russia in Disarray.”,”ASCHER Abraham è professore di storia alla Graduate School of the City University of New York. E’ autore di ‘Pavel Axelrod and the Development of Menshevism’.”,”RIRx-088″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Vol. 2. Authority Restored.”,”ASCHER Abraham è professore di storia alla Graduate School of the City University of New York. E’ autore di ‘Pavel Axelrod and the Development of Menshevism’.”,”RIRx-089″
“ASCHER Abraham”,”P.A. Stolypin. The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”ASCHER è Distinguished Professor di storia al Graduate Center of the City University of New York.”,”RUSx-078″
“ASCHER Abraham a cura; documenti e scritti di LENIN MARTOV EGOROV AXELROD PLECHANOV DAN POTRESOV TSERETELI”,”The Mensheviks in the Russian Revolution.”,”Scritti di LENIN MARTOV EGOROV AXELROD PLECHANOV DAN POTRESOV TSERETELI Vedi pure: Tsereteli, a democrat in the Russian revolution: a political biography Di W. H. Roobol”,”RIRx-152″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. A Short History.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”RIRx-020-FL”
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Russia in Disarray. 1″,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Maps, Twelve pages of illustrations follow,”,”RIRx-061-FL”
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Authority Restored. 2.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Maps, Twelve pages of illustrations follow,”,”RIRx-062-FL”
“ASCHER Abraham”,”P.A. Stolypin. The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Peter Arkadevich Stolypin, prime minister and minister of internal affairs from 1906 to 1911. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, 14 Pages of Photographs follow page 260,”,”RUSx-123-FL”
“ASCHIERI Gabriella”,”Anche noi sulla linea gotica.”,”””Nel Luglio del ’44 ad un esame della situazione il Consiglio Militare dell’XI zona rilevò che in poco tempo si era verificato un forte incremento fra gli arruolati tanto da creare alla formazione problemi di assorbimento e difficoltà per l’accertamento della posizione penale e politica dei nuovi arruolati. Molti giovani si sentirono disposti a combattere più per desiderio difensivo che offensivo ed inoltre non erano dotati di capacità militari. Scarseggiava l’armamento e gli Sten, di cui erano dotati, non si mostravano efficienti in montagna; (…)””. (pag 79) (Sten moschetto automatico inglese, assai usato nella seconda guerra mondiale, lunghezza di tiro limitata e difetto nell’alimentazione delle cartucce)”,”ITAR-119″
“ASCOLI Ugo a cura; saggi di REGALIA Ida REGONINI Gloria LONGOBARDI Ernesto PIPERNO Aldo DAVID Patrizia TRIVELLATO Paolo TOSI Antonio BUSANA BANTERLE Clara CELLA Gian Primo PACI Massimo”,”Welfare State all’italiana.”,”Ugo Ascoli insegna Sociologia economica all’Università di Ancona, C.Busana Banterle insegna scienza delle Finanze all’Università di Trieste, G.P.Cella insegna Teoria dei sindacati e conflitti sociali all’Università di Trieste, P.David è ricercatrice in Sociologia all’Università di Ancona, E.Longobardi è ricercatore in Scienza delle Finanze all’Università di Roma, M.Paci insegna sociologia economica all’Università di Ancona, A.Piperno insegna Sociologia all’Università di Napoli, I.Regalia si occupa di relazioni industriali e politica del lavoro, G.Regonini è ricercatrice in Scienza politica all’Università di Milano, A.Tosi insegna sociologia urbana al Politecnico di Milano, P.Trivellato è ricercatore in Sociologia all’Università di Milano.”,”ITAS-013-FL”
“ASCOLI Luciano”,”Sinistra e questione ebraica. Antisionismo fase suprema dell’antisemitismo?”,”Luciano Ascoli: nato a Venezia nel 1929, avvocato, specialista in diritto del lavoro, e giornalista pubblicista. Ha diretto dal 1960 al 1964 la rivista di studi giuridici e politici ‘Democrazia e diritto’. Collaboratore di quotidiani e riviste come l’Unità, Rinascita, Vie Nuove, Il Contemporaneo, Critica Marxista, l’Astrolabio. La sua posizione verso lo Stato di Israele, dove si è recato per un viaggio nel 1967, è rispecchiata in alcuni articoli apparsi sulla stampa di sinistra e risulta critica non verso la natura ebraica dello Stato, ma nei confronti delle sue strutture economiche e politiche, e delle sue alleanze.”,”EBRx-018-FL”
“ASCOLI Ugo CALICE Nino DE-BERNARDI Alberto DELLA-VALENTINA Gianluigi EVANGELISTI Valerio GUERRI Roberto KOCH Francesca Romana MADERA Romano SAPELLI Giulio SECHI Salvatore TADDEI Francesca VARSORI Antonio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXIV. Il miracolo economico e il centro-sinistra.”,”Contiene i saggi: – Le ‘basi del miracolo economico’ di Giulio Sapelli – Gli anni delle migrazioni interne’ di Ugo Ascoli – Il sessantotto in Italia di Alberto De-Bernardi e Romano Madera – L”autunno caldo’: l’offensiva della classe operaia’ di Valerio Evangelisti e Salvatore Sechi”,”ITAE-111-FL”
“ASH Timothy Garton”,”In Europe’s Name. Germany and the Divided Continent.”,”ASH è membro del St Antony’s College di Oxford. Dopo aver insegnato storia moderna ad Oxford, le sue ricerche sulla resistenza tedesca al nazismo lo conducono a Berlino dove si stabilisce per molti anni passando da 0vest ad Est. Si mette poi a viaggiare oltre cortina. Nel 1989 è testimone e corrispondente e analista della liberazione dell’EU orientale con contributi per ‘Spectator’ , ‘Indipendent’, NYR, ecc. Bibliografia di ASH: -Die DDR heute. (pubblicato in RFT) -The Polish Revolution: Solidarity -The Uses of Adversity: Essay on the Fate of Central Europe -We the People. The Revolution of ’89. Witnessed in Warsaw, Budapest, Berlin and Prague.”,”EURx-042″
“ASH Robert F. KUEH Y.Y. a cura; saggi di K.C. YEH Robert F. ASH Robert Michael FIELD Tatsu KAMBARA Y.Y. KUEH Nicholas R. LARDY Joseph C.H. CHAI”,”The Chinese Economy under Deng Xiaoping.”,”Saggi di K.C. YEH Robert F. ASH Robert Michael FIELD Tatsu KAMBARA Y.Y. KUEH Nicholas R. LARDY Joseph C.H. CHAI”,”CINE-038″
“ASH Timothy Garton”,”Free World. America, Europa e il futuro dell’Occidente.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”RAIx-368″
“ASH Timothy Garton”,”Free World. America, Europa e il futuro dell’Occidente.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURx-047-FL”
“ASH Timothy Garton”,”Le rovine dell’impero. Europa centrale 1980-1990.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURC-077-FL”
“ASHBY TURNER Henry Jr.”,”I trenta giorni di Hitler. Come il nazismo arrivò al potere.”,”Henry Ashby Turner Jr. (Atlanta 1932), insegna dal 1971 storia all’Università di Yale. É autore, fra gli altri, di German Big Bisiness and the Rise of Hitler, Germany from Partition to Reunification, curatore del volume Nazism and the third Reich. Vive a Brandford, Connecticut.”,”GERN-021-FL”
“ASHLEY Maurice”,”The Glorious Revolution of 1688.”,”Le misure della Gloriosa Rivoluzione. “”Il ‘Triennial Act (1694) provvide per il rinnovo di un Parlamento ogni tre anni e affinchè non potesse mantenersi in carica per più di tre anni. Il Civil List Act destinò a Re Guglielmo una somma annuale di denaro per coprire i costi della sua dimora e della famiglia. Altre disposizioni di denaro furono destinate sempre più ad usi specifici, così da ridurre il potere reale. L’ Act of Settlement (1701), una misura di largo raggio, (…) assicurava l’ indipendenza del giudiziario – che William III in ogni caso accettava forzatamente nella pratica – insisteva che i futuri monarchi dovevano essere membri della Chiesa di Inghilterra, proibendo loro di lasciare il paese senza il consenso del Parlamento o di fare guerra in nome di territori non appartenenti alla Corona briannica (…)””. (pag 186)”,”UKIR-036″
“ASHMAN Charles R.”,”Kissinger. Le avventure di Super Kraut.”,”L’A è avvocato e professore di diritto costituzionale, D del Public Affairs Institute alla University of thePacifici e della Melvin Bell Foundation.”,”USAP-046″
“ASHTON Robert”,”Counter-revolution. The Second Civil War and its Origins, 1646-8.”,”ASHTON Robert è professore emerito di storia inglese all’ Università dell’ Est Anglia e autore di ‘The Crown and the Money Market, 1603-1640’ (1960), ‘Reformation and Revolution, 1558-1660′ (1984). “”Molti inglesi erano irritati oltre misura dall’ uso di Covenant di giustificare l’ interferenza scozzese in ciò che venivano visti come affari autonomi inglesi. Se tutte le questioni affrontate dalla Solemn League e Covenant erano sulla via di essere risolte dalla volontà di entrambe le nazioni, sosteneva un giornale inglese, gli Scozzesi avrebbero avuto voce in capitolo in modo inaccettabile su una inaccettabile ampia varietà di affari inglesi. Gli inglesi non dovrebbero pensare di interferire negli affari scozzesi; e neppure questi dovrebbero farlo con gli inglesi””. (pag 313)”,”UKIR-034″
“ASHTON Robert”,”The English Civil War. Conservatism and Revolution, 1603-1649.”,”ASHTON Robert è professore di storia inglese all’ università East Anglia. E’ autore di ‘The Crown and the Money Market’ e ‘James I by his Contemporaries’. “”Gli eventi del 1642 e le controversie intorno ad essi accrebbero in forma acuta il problema del locus della sovranità in Inghilterra. Le dichiarazioni della monarchia e i pamphlets realisti furono pronti nell’ evidenziare che l’ effetto delle ‘Nineteen Propositions’ (diciannove proposizioni) fu quello di strappare al re ogni reale potere ed a collocare la sovranità nel Parlamento””. (pag 179)”,”UKIR-035″
“ASHTON Owen FYSON Robert ROBERTS Stephen a cura”,”The Chartist Movement. A New Annotated Bibliography.”,”ASHTON O. è Principal Lecturer in Modern British History presso la School of Arts della Staffordshire University. FYSON è Research Associate presso la stessa università. ROBERTS è Research Fellow all’ Institute for Advanced Research in Humanities, Facoltà Arti Università di Birmingam. “”I primi storici del Cartismo tesero a cadere in due categorie. Da una parte gli storici come Mark Hovell videro i cartisti come i discendenti dei ‘Commonwealthsmen’ del XVIII secolo. Per loro la Carta era la riaffermazione della posizione del “”country party””, l’ opposizione democratica alla Corona e alla Corte, ed esso si collocava in una tradizione politica che continuava da almeno il diciassettesimo secolo attraverso Wilkes, Cartwright e l’ agitazione degli anni 1820 e 1830″” dell’ Association Movement per le riforme.”” (pag XII, introduzione) “”G.D.H. Cole, uno dei primi seri storici del Cartismo, in tempi recenti, vide nel Cartismo sia gli elementi politici che quelli economici, ma li vide in modo piuttosto più sofisticato di Mark Hovell. Cole fece una distinzione tra “”Hunger Chartism”” e la forma politica più razionale del movimento. Egli non vide il potere della massa distruttivo nel modo in cui lo aveva visto Hovell, nondimento egli lo vide come irrazionale e difficile da controllare per i leaders politici più razionali””. (pag XIII, introduzione)”,”MUKC-022″
“ASHTON Owen R. PICKERING Paul A.”,”Friends of the People. Uneasy Radicals in the Age fo the Chartists.”,”ASHTON Owen R è prof. di storia sociale moderna alla Staffordshire University. PICKERING è un Queen Elizabeth II Fellow all’Humanitas Research Centre, The Australian National University.”,”MUKC-027″
“ASHTON Rosemary”,”Little Germany. Exile and Asylum in Victorian England.”,” Contiene tra l’altro i capitoli: 2. Three Communist Clerks: Engels, Weerth, and Freiligrath in Manchester, Bradford, and Londn 3. The Communist Intellectuals: Marx and his Party. Engels e Marx (pag 64-65) “”Engels more than once gave Marx an idea for a book. His notes entitled ‘Principles of Communism’ were worked up by Marx into the arresting ‘Communist Manifesto ‘ in 1848, and Engels gave Marx a hint for the striking opening of the ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte’ (1852). Writing to Marx on 3 December 1851, the day after Louis Napoleon’s ‘coup d’état’, Engels wittily invoked Hegel: ‘it really seems as though old Hegel, in the guise of the World Spirit, were directing history from the grave and, with the greatest conscientiousness, causing everything to be re-enacted twice over, once as grand tragedy and the second time as rotten farce’. The remark, made briefer and more trenchant, duly appeared at the beginning of Marx’s work. Engels wanted no credit for such gifts of ideas, any more than he did for money given. Indeed, he often insisted to Marx that only Marx could work up the ideas satisfactorily. Referring to another such case, which had resulted in Marx’s ‘Holy Family, or Critique of Criticism’ (1845), Engels reminded Marx, ‘I similarly wrote a few sheets because a pamphlet was envisaged, and you turned it into a full-blown book of 20 sheets in which my trifle looked strange indeed. Once again you would assuredly do so much to it that my contribution, in any case hardly worth mentioning, would quite disappear before your heavy artillery’ (27). Engels’s modesty here serves both to flatter Marx and to keep him at work. No doubt Engels himself felt relieved that he could give Marx the financial and moral support he needed to complete important works, especially the great work on capital, and thus evade the direct responsibility himself of painstakingly laying the scholarly groundwork for future action”” [Rosemary Ashton, ‘Little Germany. Exile and Asylum in Victorian England’, Oxford, 1986] [(27) Engels to Marx, 3 Dec. 1851, MECW, XXXVIII. 505; to the same, 27 Nov. 1851, ibid. 495]”,”MAES-173″
“ASHTOR Eliyahu”,”Storia economica e sociale del vicino oriente nel Medioevo.”,”ASHTOR E. è nato a Vienna nel 1915. Dal 1955 insegna all’ Università di Gerusalemme dove è professore di storia e di civiltà musulmana. Nel 1967 1968 ha inegnato a Parigi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, nel 1968-69 al’ Università di Harvard e nel 1972-73 in quella di Zurigo. Ha scritto varie opere tra cui ‘Histoire des prix et des salaires dans l’ Orient medieval’ (Paris, 1960). “”Tutte queste industrie non rifornivano soltanto il mercato interno, la cui domanda peraltro era in continua crescita, ma producevano anche in larga misura per l’ esportazione, e si può immaginare che gli industriali abbiano ricavato profitti considerevoli. Ma i trionfalistici resoconti degli scrittori medievali sulla proprietà economica dell’ Egitto al tempo dei Fatimidi non devono trarci in inganno su altri aspetti della realtà sociale dello stesso periodo. I dati relativi al livello dei prezzi che troviamo nei documenti gheniza, e riassunti nella tabella 27, ci mostrano come i prodotti industriali fossero ancora molto cari, mentre i redditi reali degli operai erano ancora molto bassi. Per quanto riguarda infatti la situazione economica delle masse operaie i polverosi documenti smentiscono gli autori medievali e moderni secondo i quali il regno fatimide sarebbe stato un periodo interamente felice nella storia dell’ Egitto. Esso fu in realtà un’ età dell’ oro per le classi borghesi, ma la condizione dei lavoratori era peggiore di quanto non fosse mai stata prima (e forse anche di quanto non sarebbe stata dopo). Questa è infatti la conclusione, piuttosto sorprendente che dobbiamo ricavare dai dati che compaiono nei documenti gheniza e in alcuni resoconti di autori arabi.”” (pag 205)”,”VIOx-139″
“ASHWIN Sarah”,”Russian Workers. The anatomy of patience.”,”ASHWIN Sarah è Lecturer in Industrial Relations presso la London School of Economics (LSE). Studiando il ciclo di lotte operaie e di scioperi del 1989 – 1991, molti commentatori si aspettavano che gli operai russi giocassero un ruolo determinante nel corso della transizione. Invece emerse la ‘pazienza’ apparente dei lavoratori che sopportarono una caduta catastrofica del livello di vita e dei salari nell’ arco di sei mesi. L’A indaga su questa passività dell’ operaio russo. L’ analisi è basata su un caso-studio etnografico (una miniera di carbone del South Kuzbass).”,”MRSx-035″
“ASHWORTH William; autori dei singoli volumi E. CARUS-WILSON F.J. FISHER T.S. ASHTON A.H. JOHN W. ASHWORTH”,”An Economic History of England 1870-1939.”,”Il libro fa parte della collana ‘An Economic History of England’ curata da T.S. ASHTON. Gli autori dei singoli volumi sono: -Prof E. CARUS-WILSON ‘The Medieval Period’ -Prof F.J. FISHER ‘The 16th and 17th Centuries’ -Prof T.S. ASHTON, ‘The 18th Century’ -A.H. JOHN, ‘1800-1879’ -Prof W. ASHWORTH, ‘1870-1939’ ASHWORTH è Prof di storia sociale ed economica all’Univ di Bristol.”,”UKIE-013″
“ASHWORTH William”,”Breve storia dell’ economia mondiale. Dal 1850 ad oggi.”,”Nato nel 1920, ASHWORTH William è decano della facoltà di Scienze sociali dell’ Università di Bristol, dove insegna dal 1958 Storia economica e sociale. Tra le sue opere ‘Economic History of England, 1870-1930’ (1960).”,”ECOI-105″
“ASIMOV Isaac”,”Cronologia delle scoperte scientifiche.”,”ASIMOV, laureato in biochimica, è conosciuto in tutto il mondo come divulgatore scientifico e scrittore di racconti e romanzi di fantascienza. Ha pubblicato oltre 450 libri e saggi.”,”SCIx-054″
“ASIMOV Isaac”,”La maquina que ganò la guerra.”,”Questo volume raccoglie sei racconti di ASIMOV. Nelle pagine dello scrittore emergono con ironia allusioni a eventi e circostanze dell’ epoca in cui viviamo. Nello scritto che dà il titolo all’ intero volume si parla della creazione di una macchina capace di dirigere, con il talento e la petulanza di uno stratega geniale, lo svolgimento di una guerra. ASIMOV (1920-92) biochimico russo naturalizzato statunitense, divulgatore scientifico (ha scritto ‘Breve storia della chimica’ (1968), ‘In principio’ (1981)) e narratore di fantascienza (‘Io, robot’ (1950) e la trilogia ‘Cronache della Galassia’ (1951-53).”,”VARx-053″
“ASIMOV Isaac”,”Il cervello umano. Titolo originale: ‘The Human Brain. Its Capacities and Functions’.”,”ASIMOV Isaac si è laureato in chimica alla Columbia University e ha insegnato biochimica all’ università di Boston. “”Si potrebbe perfino affermare che i più alti attributi della mente umana- la deduzione logica e perfino la creatività scientifica o artistica- possano essere ridotti a forme di condizionamento…”” (pag 406) “”Se dunque cose come queste possono avvenire nella mente umana, ci dobbiamo anche aspettare che esistano nel cervello delle grandi aree che non ricevono direttamente sensazioni né sovraintendono a risposte, ma sono interamente dedicate ad associazioni, ed in effetti si è dimostrato così”” (pag 407)”,”SCIx-139″
“ASIMOV Isaac”,”L’uovo del dinosauro. Riflessioni e divagazioni sulla scienza e dintorni.”,”Isaac Asimov, laureato in biochimica, ha pubblicato oltre 450 libri e innumerevoli saggi sugli argomenti più diversi. E’ uno dei grandi maestri della fantascienza. “”L’insieme totale della conoscenza umana manca di un indice valido. Come possiamo correggere tale situazione, se non chiedendo aiuto a una memoria sovrumana che funga da indice, e a un sistema di recupero dotato di una velocità sovrumana per far uso dell’indice? In breve, abbiamo bisogno di un computer. (…) Dando per scontato che la nostra civiltà continui a esistere e progredisca dal punto di vista tecnologico, la computerizzazione delle biblioteche è inevitabile. Una quantità sempre maggiore di informazione verrà registrata su microfilm, e una quantità sempre maggiore di questa sarà accessibile tramite computer. Ci sarà una tendenza a centralizzare l’informazione della biblioteca in modo che la richiesta di particolari voci sia in grado di risalire alle risorse di tutte le biblioteche di una regione o di una nazione, tramite computer collegati fra loro. Inevitabilmente il processo sarà graduale…”” (pag 21)”,”SCIx-398″
“ASIMOV Isaac”,”A perdita d’occhio. Gli sconfinati orizzonti della scienza d’oggi.”,”ASIMOV Isaac, nato a Smolensk in Russia, nel 1920, emigrò con i genitori negli Stati Uniti a tre anni. Ha iniziato a pubblicare fantascienza nel 1939. Ha svolto una lunga carriera di scrittore, divulgatore scientifico e curatore – con una parentesi di otto anni per insegnare biochimica alla Boston University School of Medicine – che includce oltre 350 volumi che spaziano dalla bibbia alla fantascienza. Tratta di astronomia, delle teorie su origine pianeta terra, sole sistema solare ecc. Aneddoto sull’ autostima (apprezzata da Asimov) “”Goethe, recatosi a Vienna a trovare Beethoven, uscì con lui per una passeggiata. I viennesi, nel riconoscerli, si mostrarono grandemente ossequiosi. Ognuno si affrettava a farsi da parte per lasciare loro il passo, gli uomini con un profondo inchino e le donne con una reverenza. “”A un certo punto, Goethe disse: “”Sapete, Herr van Beethoven, io trovo queste espressioni di adulazione piuttosto noiose””. Al che Beethoven replicò: “”Non lasciate che la cosa vi turbi, Herr von Goethe, sono praticamente sicuro che queste espressioni di adulazione sono dirette a me”””” (pag 27)”,”SCIx-403″
“ASIMOV Isaac”,”Cronache della galassia. Romanzo.”,”La Trilogia Galattica di I. Asimov è il “”ciclo”” fantascientifico più famoso e venduto nel mondo. I tre volumi sono usciti per la prima volta nel 1951, 1952, 1953. Al primo volume seguiranno ‘Il crollo della Galassia centrale’ e ‘L’altra faccia della spirale'”,”VARx-102-FV”
“ASKOL’DOV S. BERDJAEV N. BULGAKOV S. IZGOEV A. (A.S. LANDE) KOTLJAREVSKIJ S. MURAV’EV V. NOVGORODCEV P. POKROVSKIJ I. STRUVE P. IVANOV V. FRANK S.”,”Dal profondo. Raccolta di saggi sulla rivoluzione russa. (Tit. orig.: Iz glubiny)”,”””Se vincerà la Germania dominerà il mondo assieme al Giappone e allora invece di una mezza dozzina di leviathani di seconda categoria avremo una sola bestia bicipite germano-giapponese. Se vincerà l’ Intesa, dappertutto si affermerà il sistema degli Stati Uniti. Per questa ragione dobbiamo considerare anche l’ attuale situazione russa come qualcosa di provvisorio, di abbozzato. Infine non bisogna dimenticare la prospettiva di un bolscevismo mondiale dopo la guerra e questo rimescola le carte. In tutte queste tempeste resterà intatto il Giappone, militare per religione, per temperamento, per interesse e per la situazione straordinariamente propizia del momento. In una parola, anch’io ammetto la minaccia da oriente per l’ Europa e anzitutto per la Russia. In quanto al qui tenet (1) russo, non sta a me giudicare. Del resto anche Tjutcev aveva intravisto qualcosa di simile. Noi politici realisti eravamo soliti da lungo tempo a tradurre il qui tenet con “”il gendarme mondiale”” che era in effetti la Russia di Nikolaj.”” (pag 116, Bulgakov, A banchetto con gli dei, 1918)”,”RUSx-103″
“ASKOLDOVA Svetlana”,”Le Trade-Unionisme américain. Formation d’une ideologie (fin du XIX-debut du XX siecle).”,”ASKOLDOVA Svetlana è una collaboratrice all’ Istituto di storia universale dell’ Accademia delle Scienze dell’ URSS. “”Gompers accusava il movimento per la creazione degli IWW di “”complotto socialista””. Questi attacchi di Gompers si univano a quelli dei leaders di destra del movimento socialista come V. Berger. Gli operai che simpatizzavano con gli IWW accusavano Gompers di tradimento e di rifiuto di aiutare questa organizzazione sindacale combattiva.”” (pag 151)”,”MUSx-169″
“ASKOLOVITCH Claude”,”Lionel.”,”ASKOLOVITCH, 38 anni, grande reporter al Nouvel Obs, ha pubblicato presso Grasset ‘Voyage au bout de la France, le Front National tel qu’il est’ (1999).”,”FRAP-056″
“ASLUND Anders”,”How Russia Became a Market Economy.”,”Anders Aslund is a senior associate at the Carnegie Endowment for International Peace and economic advisor to the Ukraine government. Aslund has served as economic advisor to the Russian government, guest scholar at the Brookings Institution, and professor and director of the Stockholm Institute of East European Economics at the Stockholm School of Economics. Introductions, Foreword, Acknowledgments, Conclusion, Abbreviations, Chronology, Cast of Characters, Endnotes, Index, Tables, Figure,”,”RUSU-104-FL”
“ÅSLUND Anders”,”Building Capitalism. The Transformation of the Former Soviet Bloc.”,”Anders Aslund is a senior associate at the Carnegie Endowment for International Peace and economic advisor to the Ukraine government. Aslund has served as economic advisor to the Russian government, guest scholar at the Brookings Institution, and professor and director of the Stockholm Institute of East European Economics at the Stockholm School of Economics. Introduction, List of Tables and Charts, Acknowledgments, List of Abbreviations, bibliography, Index,”,”RUSU-120-FL”
“ASOR ROSA Alberto”,”Scrittori e popolo. Saggio sulla letteratura populista in Italia.”,” “”Questo è vero soprattutto nel campo letterario e delle arti figurative; mentre nel cinema l’ assenza di una forte tradizione nazionale permette un’ invenzione più libera e spregiudicata (…). Invece, nella narrativa, nella poesia, nella pittura, nella critica lettteraria ed artistica, la presenza massiccia di ragioni ideologiche assai forti e nello stesso tempo assai confuse e velleitarie, produsse come conseguenza l’ incapacità di creare una grande, matura cultura popolare. Voglio dire che i limiti dell’ esperimento populistico resistenziale debbono apparire evidenti anche a chi non assuma nei suoi confronti una posizione dichiaratamente e globalmente alternativa. (…)””. (pag 191) “”E’ abbastanza significativo, però, che di questo contributo operaio (alla Resistenza, ndr) venga esaltato dalla pubblicistica di sinistra proprio l’ aspetto “”meno operaio”” (ad esempio: la lotta per salvare le fabbriche dalla distruzione tedesca nell’ aprile del ’45 viene presentata come un modo di partecipare attivamente prima alla difesa e poi al risanamento dell’ “”economia nazionale””). La classe operaia è fin da allora in questa visione politica una frazione – e magari la più cosciente e la più solida – del popolo italiano; e proprio in questa deformazione ideologico-riformista della sua natura e dei suoi compiti trova origine e giustificazione il fondamentale compito “”nazionale””. (…)””. (pag 194)”,”ITAB-202″
“ASOR ROSA Alberto”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. 10. Dalla Grande Guerra al ’68. La cultura.”,” La Prima guerra mondiale. L’intervento. “”La crisi europea del luglio 1914 estremizza le posizioni e fa precipitare gli eventi. Anche qui non c’è molto da scoprire: le spaccature fra i due opposti schieramenti erano presenti già dieci anni prima. “”Le due Italie”” si ritrovano a drammatico confronto: ma non hanno da dirsi molto più di quanto fino allora avevano saputo dirsi. Dunque, da una parte, c’è l’Italia del blocco antigiolittiano: conservatori, liberali nazionali, nazionalisti, democratici, mazziniani, anarcosindacalisti, anarchici. I primi sono neutralisti; i secondi interventisti (1). La cultura, intimamente collegata con il blocco antigiolittiano, è, nella grandissima maggioranza, interventista. Il disegno comune, anche se diversificato in molte prospettive diverse, è di abbattere, attraverso la guerra, l’Italia giolittiana. Ci furono anche – ma furono pochi – coloro che si illusero che la guerra, riportando sotto un segno comune le opposte volontà del tempo di pace, fosse lo strumento di una riconquistata concordia patriottica (lo stesso Gentile nutrì in parte questo convincimento). Non poteva essere e non fu così: la guerra approfondì il solco fra le due Italie e lo rese irrimediabile. E giovò, e non poteva giovare, a quelli appunto che la guerra avevano intesa fin dall’inizio come strumento di liquidazione dell’Italia prebellica, con i suoi statuti, le sue regole e i suoi uomini”” [“”La Grande guerra”” (1914-1918)””, pag 1318-1319]. Nota: (1) ‘Fenomeni di sfaldamento si verificarono però all’interno del blocco giolittiano: i radicali, ad esempio, dopo aver ritirato l’appoggio al governo Giolitti con il loro congresso del febbraio 1914, in conseguenza, soprattutto del patto Gentiloni, ma anche per una ripresa nel loro seno delle forze liberiste, si schierarono in maggioranza in favore dell’intervento. Agivano, nel caso loro, oltre ai motivi della tradizione risorgimentale, ancora molto forti, la viva simpatia per la democrazia francese e, pare, la spinta degli aderenti massoni, che erano assai numerosi nelle loro file’]”,”ITAG-252 ITAG-262-B”
“ASOR ROSA Alberto”,”La sinistra alla prova. Considerazioni sul ventennio, 1976-1996.”,”Alberto Asor Rosa (Roma 1933) è professore di letteratura italiana presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha progettato e diretto la Letteratura italiana Einaudi, e ha dedicato una particolare attenzione ai rapporti tra ideologie e forme letterarie nella cultura dell’Italia unita.”,”ITAP-037-FL”
“ASOR ROSA Alberto”,”Sintesi di storia della letteratura italiana,”,”Alberto Asor Rosa (Roma 1933) è professore di letteratura italiana presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha progettato e diretto la Letteratura italiana Einaudi, e ha dedicato una particolare attenzione ai rapporti tra ideologie e forme letterarie nella cultura dell’Italia unita.”,”ITAG-041-FL”
“ASOR-ROSA Alberto”,”La guerra. Sulle forme attuali della convivenza umana.”,”Alberto Asor-Rosa di professione critico letterario e scrittore, ha pubblicato ‘Fuori dall’Occidente, ovvero ragionamento sull”Apocalissi” (1992) e ‘La sinistra alla prova’ (1996).”,”QMIx-001-FAP”
“ASOR-ROSA Alberto, a cura di Simonetta FIORI”,”Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali.”,”””Ci sembrò di percorrere ma in pratica, nella nostra esperienza, il cammino di Marx e di Engels per arrivare alla grande “”decostruzione”” dell’ ‘Ideologia tedesca’”” (pag 58)”,”ITAV-001-FMDP”
“ASQUER Enrica CASALINI Maria DI-BIAGIO Anna GINSBORG Paul a cura; saggi di Matteo BARAGLI Anna SCATTIGNO Ayse SARACGIL Marcella SIMONI Maria CASALINI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Enrica ASQUER Sofa SERENELLI MESSENGER Paul GINSBORG DI-BIAGIO Anna”,”Famiglie del novecento. Conflitti, culture e relazioni.”,”Contiene il paragrafo: ‘Patologia del matrimonio’ (a proposito del libro di Giuseppe Cattani ‘Igiene del matrimonio’ (1925)) (da pag 67-)”,”STOS-174″
“ASQUER Enrica BERNARDI Emanuele FUMIAN Carlo a cura; saggi di Mauro MAGATTI e Giovanna FULLIN Enrico GIOVANNINI Gustavo DE-SANTIS Chiara SARACENO Francesca IZZO Elisabetta VEZZOSI Maurizio AMBROSINI Paolo MOROZZO DELLA ROCCA Paolo CAPUZZO Emanuela SCARPELLINI Stefano CAVAZZA Giovanni GOZZINI Massimo SCAGLIONI Giuseppe RICHERI Rocco SCIARRONE Mimmo CARRIERI Francesco BONINI Augusto D’ANGELO”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume II. Il mutamento sociale.”,”Saggi di Mauro MAGATTI e Giovanna FULLIN Enrico GIOVANNINI Gustavo DE-SANTIS Chiara SARACENO Francesca IZZO Elisabetta VEZZOSI Maurizio AMBROSINI Paolo MOROZZO DELLA ROCCA Paolo CAPUZZO Emanuela SCARPELLINI Stefano CAVAZZA Giovanni GOZZINI Massimo SCAGLIONI Giuseppe RICHERI Rocco SCIARRONE Mimmo CARRIERI Francesco BONINI Augusto D’ANGELO”,”ITAV-018″
“ASSANTE Arturo”,”Il porto di Napoli. Saggio storico-geografico economico. Guida descrittiva amministrativa tariffarie e commerciale.”,”Contiene appendice alle parti I e II: ‘Brevi cenni sul porto di Genova (pag 189-213), pianta del porto di Genova, bibliografia appendice alla parte III Concorrenza dei porti italiani. “”Tutti i porti italiani , a causa della conformazione del territorio e degli impianti delle linee ferroviarie, non hanno retroterra nettamente definiti e sovente si verificano elisioni e concorrenze. Senza entrare in particolare esame, che ci porterebbe lontano dal compito nostro, diremo che Genvoa e Venezia hanno una zona mista di retroterra intorno a Milano; che Spezia si incunea nel retroterra di Genova; che Livorno estende la sua zona fino a Bologna e nel retroterra della stessa Ravenna; che Ancona e Civitavecchia si contendono il rifornimento di Terni, ecc.”” (pag 179)”,”ITAE-205″
“ASSANTE Franca COLONNA Maurizio DI-TARANTO Giuseppe LO-GIUDICE Giuseppe”,”Storia dell’economia mondiale (secc. XVIII-XX).”,”Cap. settimo paragrafo 2.2. La crisi del 1921 e la “”Nuova Politica Economica’ (NEP) (pag 372-374) (in) Franca Assante: ‘Il decollo di nuove economie ovvero il processo di modernizzazione in Russia e in Giappone’ (Franca Assante, ordinario di Storia dell’economia nella Facoltà di scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli)”,”ECOI-008-FP”
“ASSAYAG Jackie”,”L’Inde. Désir de Nation.”,”””La Passion qu’il faut mobiliser est la Peur”” (Thomas Hobbes, Léviathan, 1651) (in apertura) Jackie Assayag è direttore di ricerca al CNRS e membro del Centre d’ètudes de l’Inde et de l’Asie du Sud à l’EHESS. Il a notamment publié ‘La Colère de la déesse décapitée’, ‘Au Confluent de deux rivières’ e ‘L’Inde fabuleuse’. Asse internazionale tra induisti, buddhisti e jainisti. “”La révérence payée à Ambedkar par le mouvement de l’hindouité a pour but de restaurer l’harmonie en Inde – elle aurait existé avant les invasions musulmanes et britanniques -, c’est-à-dire entre l’hindouisme et les autres formes d’expressiones religieuses hindoues comme le bouddhisme ou le jainisme. L’objectif est à court terme, en effet, de constituer un axe international entre hindous, jains et bouddhistes. Une conférence a déjà scellé cette ambition à Bangkok en février 1996. Quant au sort des religions non hindoues, il a été traité à Ramtek les jours précédents. Les chefs hindouistes y ont appelé publiquement à l’extermination des démons, comprenons: les anti-‘Bharat’. Le chef du “”Mouvement de la jeunesse””, le ‘Bajrang Dal’, Jaibhan Sing Powayya, flanqué de l’égérie “”safran””, Sadhavi Rithambara, et de Ramchand Paramahans, connu pour ses déclarations incendiaires, ont promis l’applicatin de la loi du talion aux “”races chrétiennes et musulmanes”” en cas de discrimination à l’égard des hindous où qu’ils vivent!”” (pag 270)”,”INDx-133″
“ASSELAIN Jean-Charles”,”Histoire économique du XXe siècle. La montée de l’Etat (1914-1939).”,”Jean-Charles Asselain, ex allievo dell’Ecole normale superieure, agregé d’histoire et de sciences économiques, est professeur de sciences économiques à l’Université de Bordeaux I, où il dirige le Centre d’histoire économique comparative. Bilancio economico dei danni provocati dalla guerra civile scatenata dai Bianchi. Il comunismo di guerra (pag 241) “”Autant il est facile de constater l’effondrement de l’économie sovietique vers le 1921 (une évidence), autant il est difficile d’etablir un bilan équitable de cette période d’exception. L’objectif primordial du régime – survivre – a été atteint, par la défaite de toutes les armées blanches, de leurs alliée occidentaux et des insurrections paysannes. Personne ne conteste que le prix payé ait été énorme: «Nous avons ruiné le pays pour battre les Blancs», constate Trotski en 1920, lors du IXe congrès du parti bolchevik. Le coût n’est pas seulement économique, mais humain; il met directement en cause les relations entre le pouvoir soviétique, la classe paysanne et l’ensemble de la population. Etait-il réellement inévitable (en vertu de quelle nécessité historique?) d’en passer par là? La chute l’activité économique, vers 1921, est d’une ampleur sans précédent. Indices pour l’année 1921: (1913 = 100) Production agricole 60; Production industrielle («grande industrie» 21; Fonte 2; Acier 4; Sucre 4; Tonnage transporté par rail 30; Volume des exportations 1; Volume des importations 15 (Source: A. Nove (1969)). Tout se conjuge, durant les années de guerre, pour désorganiser l’économie: le «blocus capitaliste» (le commerce extérieur tombe pratiquement à zero), l’arrestation de cadres bourgeois, les mouvements du front, l’irrégularité des approvisionnements, la priorité absolue aux besoins de l’armée… Vers 1920-1921, cependant, même les activités prioritaires n’echappent plus à l’effondrement général. Alors que l’artisanat et la petite industrie gardent un minimum d’activité, les industries de base sont paralysées. La production de céréales est évaluée, pour 1920, à la moitié de celle de 1913, et pour 1921; aux deux cinquièmes seulement; la production commercialisée a diminuè dans une proportion encore plus forte. Les villes se vident de leur population: Petrograd (Saint-Pétersbourg), qui comptait 2 millions d’habitants en 1918, n’en a plus que 740.000 en 1921. Les ouvriers son massivement retournés vivre dans les campagnes; l’effectif de la main-d’oeuvre industrielle a diminué de plus de moitié (2,6 millions en 1917, 1,2 en 1920). La productivité de ceux qui restent est anormalement basse, ce que les conditions de vie de l’époque – le froid (à Petrograd, on dépave les rues pour faire du feu avec les pavés de bois), la disette, puis la famine -suffisent amplement à expliquer. La capacité d’exportation est è peu près annihilée, au moment même où se desserre l’étatu du blocus et où la population soviétique bénéficie d’un flux d’importations de secours pour atténuer les conséquences de la famine. Ce n’est pas la chute de production au plus fort de la guerre civile qui fait problème, mais plustôt l’aggravation dramatique de 1920-1921 pendant les mois qui suivent la victoire”” (pag 241-242) “”Anche se è facile vedere il crollo dell’economia sovietica intorno al 1921 (ovvio), per cui è difficile stabilire un giusto equilibrio di questo periodo eccezionale. L’obiettivo generale del programma – sopravvivere – è stato raggiunto, con la sconfitta di tutti gli eserciti bianchi, dei loro alleati occidentali e delle rivolte contadine. Nessuno contesta che il prezzo pagato è stato enorme. “”Abbiamo rovinato il paese per battere i bianchi””, dice Trotskij nel 1920, in occasione del nono congresso del partito bolscevico. Il costo non è solamente economico, ma umano, coinvolge direttamente il rapporto tra il potere sovietico, i contadini e l’intera popolazione. Era davvero inevitabile (in virtù di quale necessità storica?) passare di là? La caduta dell’attività economica, intorno al 1921, è di una ampiezza senza precedenti per l’anno 1921 (1913 = 100) 60 produzione agricola; Produzione industriale (“”grande industria ’21; ferro 2; Acciaio 4; Zucchero 4; Stazza trasportato su rotaia 30; Il volume delle esportazioni 1; Volume delle importazioni 15 (Fonte: A. Nove (1969)). Tutto coniugato durante gli anni della guerra, per interrompere l’economia: il “”blocco capitalista”” (commercio estero scende praticamente a zero), l’arresto di dirigenti borghesi, i movimenti del fronte, l’irregolarità della domanda, priorità alle esigenze dell’esercito … Verso il 1920-1921, tuttavia, anche le attività prioritarie non sfuggono al collasso generale. Mentre artigianato e piccole industrie mantengono un minimo di attività, le industrie di base sono paralizzate. La produzione di cereali è stimata per il 1920 alla metà di quella del 1913 e per il 1921; solo due quinti; la produzione commercializzata è scesa a una percentuale ancora più elevata. Le città si svuotano della loro popolazione: Pietrogrado (San Pietroburgo), che contava 2 milioni nel 1918, non più di 740.000 nel 1921. I lavoratori sono massicciamente tornati a vivere in campagna; la dimensione della forza lavoro industriale è diminuita di oltre la metà (2,6 milioni nel 1917, 1,2 nel 1920). La produttività di coloro che rimangono è anormalmente bassa, dato che le condizioni di vita del tempo – il freddo (a Pietrogrado, si strappa la pavimentazione in legno dalle strade per accendere il fuoco), la scarsità e la carestia – spiegano ampiamente e sufficientemente. La capacità di esportazione è quasi annientata, proprio nel momento in cui si allenta la morsa del blocco e quando la popolazione sovietica beneficia di un flusso di importazione di emergenza per mitigare le conseguenze della carestia. Non è il calo della produzione, al culmine della guerra civile che è il problema, ma piuttosto il drammatico peggioramento del 1920-1921 nel corso dei mesi successivi alla vittoria “””,”ECOI-375″
“ASSENNATO Mario; GIBELLI Antonio; DORIA Giorgio”,”Le lotte agrarie in Puglia alla ribalta nazionale (1905-1906); La resistenza degli operai genovesi nel primo periodo dell’ occupazione tedesca (8 settembre 1943 – 1° maggio 1944); Per la storia dei salari nella provincia dei Genova. I salari dal 1878 al 1915 nel settore dei trasporti pubblici urbani.”,”Elenco collaboratori alla rivista Movimento operaio e socialista: Franco ANTOLINI Luigi ARBIZZANI Adele ARENA Mario ASSENNATO Mario BAGGIOLI Leonida BALESTRERI Mirella BARTOLOTTI Antonio BERNIERI Gino BIANCO Gianni BOSIO Salvino BRUNO Nicla CAPITINI MACCABRUNI Gino CERRITO Arrigo CERVETTO Luigi CORTESI Claudio COSTANTINI Salvatore COSTANZA Franco DELLA-PERUTA Ennio DI-NOLFO Giorgio DORIA Nora DORIA GOLDSCHMIEDT Gianfranco FAINA Mario FARINA Ugo FEDELI Giuseppe FELLONI Carlo FINALE Franco FRANZETTI Elio FRANZIN Antonio GIBELLI Giovanni GILARDI Edoardo GRENDI Georges HAUPT Aurelio LEPRE Pier Carlo MASINI Giuseppe MICCICHE’ Renato MONTELEONE Robert PARIS A. Gaetano PARODI Tommasio PESIO Gaetano PERILLO Franca PIERONI BORTOLOTTI Carlo PINZANI Pier Paolo POGGIO Ernesto RAGIONIERI Salvatore ROTTA Rinaldo SALVADORI Cristino G. SANGIGLIO Enzo SANTARELLI Attilio SARTORI Adolfo SCALPELLI Rino VACCARO Mario VAINI Guido VALABREGA Marc VUILLEUMIER Il Pci e la resistenza a Genova “”Il 5 settembre Dellepiane, che fino a quel momento aveva esercitato di fatto la funzione di guida, cedette formalmente la direzione del partito a Pieragostini. Ma anche questo nuovo assetto del PCI doveva essere rapidamente sconvolto dall’incalzare degli avvenimenti. Una circolare della direzione del Partito, giunta subito dopo l’8 settembre, dette la disposizione che una forte percentuale di militanti si recasse in montagna per organizzarvi le formazioni partigiane. I più esposti dovevano comunque allontanarsi dalla città, dove sarebbero stati presto identificati e presi. Molti dirigenti partirono dunque subito per la montagna e tra essi Walter Fillak, Bugliani, Diodati, Severino Bianchini. In quei giorni arrivò da Torino Remo Scappini, dirigente di provata maturità ed esperienza, che tenne da quel momento la direzione del partito. I rimasti si divisero le zone di azione, concentrando i principali sforzi nella zona operaia di ponente e della Valpolcevera. A Buranello e a Montan venne affidato il lavoro “”sportivo””, cioè l’organizzazione della lotta armata e del terrorismo antitedesco.”” (pag 117)”,”MITT-262″
“ASSERETO Giovanni GOY Franco SPINELLA Mario PASSI Mario TASSI Federico TRAMONTANO Paolo GIORELLO Giulio GIORGI Massimiliano TARGETTI Ferdinando VERTONE Saverio VECA Salvatore SETTEMBRINI Domenico GUERRA Adriano COLLOTTI PISCHEL Enrica MELIS Antonio BELLOCCHIO Piergiorgio RUNFOLA Patrizia SERRA Franco CASIRAGHI Ugo PASSI Mario, articoli di”,”Marx.”,”””La Londra di Marx è tuttavia soprattutto quella della biblioteca del British museum dove per anni Karl trascorre le sue giornate, la Londra del piccolo hotel Red Lyon dove si riuniscono i congressi della Lega dei comunisti. Infine, quella delle tombe disordinate tra i fiori e le piante del cimitero di Highgate; dove Marx è sepolto dal marzo del 1883″” (articolo di Mario Passi) (pag 39)”,”MADS-661″
“ASSERETO Giovanni DORIA Marco a cura; saggi di Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Paolo ARVATI Carlo BITOSSI Marco DORIA Giuseppe FELLONI Bruno GIONTONI Luca LO-BASSO Paola MASSA Riccardo MUSSO Valeria POLONIO Rodolfo PROFUMO M. Elisabetta TONIZZI Giovanni B. VARNIER”,”Storia della Liguria.”,”Giovanni Assereto insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Genova. Marco Doria insegna Storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova.”,”LIGU-119″
“ASSO Pier Francesco DE CECCO Marcello”,”Storia del Crediop. Tra credito speciale e finanza pubblica, 1920 – 1960.”,”Il Consorzio di credito per le opere pubbliche (Crediop) e l’ Istituto di credito per le imprese di pubblica utilità (Icipu) sono stati due protagonisti del credito mobilare in Italia e più in generale dello sviluppo del mercato finanziario nazionale. Fondate da Alberto Beneduce, queste due istituzioni hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo economico italiano, con la realizzazione di imponenti oepre infrastrutturali e anche industriali (ricostruzione della industria elettrica e della rete di trasporti, opere pubbliche promosse dagli enti locali) nonchè sistemazione del debito estero e degli squilibri della finanza locale. Pier Francesco Asso è uno studioso autore di numerosi saggi di storia economica e storia del pensiero economico. Per la Collana storica della Banca d’Italia ha collaborato ai volumi “”L’Italia e il sistema finanziario internazionale, 1861 – 1914 e 1919 – 1936, e ha pubblicato il saggio “”L’Italia e i prestiti internazionali”” nel volume “”Finanza internazionale, vincolo esterno e cambi, 1919 – 1940″”.”,”ECOG-014-FP”
“ASSOUN Paul Laurent”,”La scuola di Francoforte.”,”Critica della ragione fondata sull’identità: la filosofia della scuola di Francoforte. Critica del paralogismo dell’identità. La teoria critica: soggetto della crisi di identità. Critica del dominio: la sociopolitica della Scuola di Francoforte, la sociologia critica, il marxismo e la teoria critica, psicoanalisi e teoria critica. Critica della ragione storica. Ragione e dominio. Dall’ estetica critica alla critica della cultura.”,”TEOS-007″
“ASTALDI Maria Luisa a cura; saggi di Alessandro BAUSANI Sergio NOJA Naim KATTAN Georges C. ANAWATI Gianroberto SCARCIA Maurizio BORRMANS Umberto RIZZITANO Aurelio RONCAGLIA Francesco GABRIELI Nada TOMICHE Francesco CASTRO Syed Hussein ALATAS Anouar ABDEL-MALEK Biancamaria SCARCIA AMORETTI Luigi MANFRA Lelio BASSO Aldo GAROSCI Moenis TAHA-HUSSEIN Mario ZAGARI Arturo BARONE”,”L’ islam.”,”Saggi di Alessandro BAUSANI Sergio NOJA Naim KATTAN Georges C. ANAWATI Gianroberto SCARCIA Maurizio BORRMANS Umberto RIZZITANO Aurelio RONCAGLIA Francesco GABRIELI Nada TOMICHE Francesco CASTRO Syed Hussein ALATAS Anouar ABDEL-MALEK Biancamaria SCARCIA AMORETTI Luigi MANFRA Lelio BASSO Aldo GAROSCI Moenis TAHA-HUSSEIN Mario ZAGARI Arturo BARONE”,”VIOx-079″
“ASTARIAN Bruno”,”Luttes de classes dans la Chine des réformes (1978-2009).”,”Per più dettagli sulla prospettiva del comunismo nel mondo e in Cina l’autore, Astarian, cita il suo scritto: “”Histoire du capital, histoire des crises et histoire du communisme””, e “”Le Communisme, tentative de définition”” testi pubblicati in Hic Salta (1998). Ora in internet. (pag 165)”,”MCIx-070″
“ASTARIAN Bruno / GRASSI Enrico”,”Elementi sulla periodizzazione del modo di produzione capitalistico. Storia del capitale, delle crisi e del comunismo (Astarian) / La transizione in Marx (Grassi).”,”Introduce il concetto di fase e crisi della ‘sottomissione formale’ di cui avrebbe parlato Marx (Marx in realtà parla di fase in cui non c’è ancora la “”sottomissione del lavoro al capitale”” (Marx, Capitolo VI inedito, Newton Compton, 1977, p. 50) (pag 2 del 2° fascicolo) (La transizione in Marx) In forma schematica la penetrazione del capitale nell’insieme dell’economia avviene nell’ordine seguente: 1 – sottomissione formale: primo ciclo: produzione di mezzi di produzione per il capitale e di beni di consumo destinati all’esportazione verso i settori precapitalistici, secondo ciclo: agricoltura; 2 – sottomissione reale: primo ciclo: produzione di beni di consumo destinati alla forza-lavoro (esclusa l’industria agro-alimentare); secondo ciclo: tutta la produzione diventa produzione capitalistica (sviluppo dell’industria agro-alimentare) KPD Kommunistische Partei Deutschland (Partito comunista tedesco) KAPD Kommunistische Arbeiter Partei Deutschland (Partito comunista operaio di Germania) AAUD Allgemeine Arbeiter Union Deutschland (Unione Generale Operaia di Germania)”,”TEOC-716″
“ASTENGO Piero”,”Paolo Boselli. Vita e opere.”,”””Le simpatie per la Germania erano più diffuse presso la maggioranza della Sinistra; sia perché più sensibile a talune tendenze della nuova età, sia per ostilità alla Frnacia, prima napoleonica, poi clericale, e principale ostacolo a una nostra eventuale politica mediterranea. Il Boselli non fu francofilo: infatti il governo Lanza si era deciso ad occupare Roma sulle pressioni della Sinistra e del Sella stesso; il Boselli era pienamente d’ accordo perché vedeva nella Roma papalina e francese un grosso ostacolo per la futura politica di potenziamento del giovane Regno e in particolar modo di potenziamento della flotta italiana nel Mediterraneo.”” (pag 14-15) “”Al contrario in politica interna, nella soluzione dei complessi problemi sociali presenti e che si profilavano, la Destra presentava profonde lacune. Boselli, che pure militava nel centro-destra, dedicava ogni sua attenzione alle condizioni dei ceti meno abbienti, soprattutto proponendo quelle inchieste e verifiche sulla situazione del lavoro, che negli anni novanta dimostrarono la loro utilità e necessarietà. Discepolo dell’ economista Francesco Ferrara, aveva da tempo compreso che i principi della libertà economica devono essere integrati da leggi che difendano i fondamentali diritti dei lavoratori (…)””. (pag 15)”,”ITAA-111″
“ASTON T.H. PHILPIN C.H.E. a cura; saggi di Robert BRENNER M.M. POSTAN e John HATCHER Patricia CROOT e David PARKER Heide WUNDER Emmanuel LE ROY LADURIE Guy BOIS R.H. HILTON J.P. COOPER Arnost KLIMA”,”El debate Brenner. Estructura de clases agraria y desarrollo economico en la Europa preindustrial.”,”Saggi di Robert BRENNER M.M. POSTAN e John HATCHER Patricia CROOT e David PARKER Heide WUNDER Emmanuel LE ROY LADURIE Guy BOIS R.H. HILTON J.P. COOPER Arnost KLIMA. Titolo dei due saggi di R. BRENNER riportati nel volume ‘Struttura della classe agraria e sviluppo economico nell’ Europa pre-industriale’, ‘Le radici agrarie del capitalismo europeo’.”,”EURE-016″
“ASTON Trevor a cura; contributi di John BOSSY Alan COLE Mark H. CURTIS J.H. ELLIOTT Pierre GOUBERT E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN Brian MANNING Roland MOUSNIER Terence RANGER Michael ROBERTS Keith THOMAS H.R. TREVOR-ROPER”,”Crisis in Europe, 1560-1660. Essays from ‘Past and Present’.”,”Contiene il saggio di Alan Cole, ‘The Quakers and the English Revolution’ (pag 341-358) [I quaccheri e la rivoluzione inglese] “”Pacifism was not a characteristic of the early Quakers: it was forced upon them by the hostility of the outside world (20). The same is true in a more general sense of the Quakers’ political position. The Quaker emphasis on the primary authority of the inner light and their rejection of the doctrine and ceremonial of a ‘hireling ministry’ challenged the foundations of the established ecclesiastical order. But their belief in human equality found expression, not only in their own democratic organization and in their attitude towards women, the Jews, and American Indians, but also in the demand for cheap justice and the reform and simplification of the law (21). Again, the earliest Quaker declaration of faith included a pronouncement in favour of annual Parliaments (22), while one Quaker writer criticized plural voting, the limitations of the franchise and the class-system of justice in the authentic tones of the Leveller pamphleteers of the previous decade (23). If these echoes from the past were never embodied in a political programme, it was largely because the Quakers were too well aware of the power of propertied and clerical interests to influence elections to pin their faith in constitutional reform (24). Hence the overriding importance which the Quakers, like other Radicals, attached to the abolition of tithes; they were also the main survival of the old economic order and more burdensome to the mass of the people than royal taxation had ever been. Moreover, as Richard Hubberthorne pointed out, they were the basis of the State Church, the main obstacle to political reform and the source of much of the strife of the past twenty years”” (25). Unlike Winstanley, the Quakers did not go beyond this attack on tithes to challenge the property system as such. On the contrary, some of them attacked tithes on the grounds that their exaction constituted an infringement of property rights; and while they apparently demanded that the clergy should suffer unconditional expropriation, lay impropriators were to be compensated for their loss (26). Similarly, although some Quakers advocated the use of ecclesiastical and royalist lands for the relief of poverty (27), and others even looked with favour on the community of goods which they believed had benne practised by the early Christian, they consistently repudiated the charge that they sought the wholesale levelling of men’s estates by political means (28)”” (pag 346-347) [(20) M.R. Brailsford, ‘A Quaker from Cromwell’s Army’ (London, 1927); (21) G. Fox, ‘The Law of God (1658); ‘An Instruction to Judges and Lawyers’ (1657), esp. pp. 17-31; ‘Fifty-nine Particulars’ (1659), etc.; (22) E. Burrough, ‘A Declaration to all the World’ (1657), pp. 5-6; (23) G. Fox the Younger, ‘A Few Plain Words’ (1659); (24) Ibid.; J. Fuce, ‘A Visitation by way of Declaration’ (1659), p. 2; (25) R. H(ubberthorne), ‘The Good Old Cause’ (1659); ‘The Commonwealth’s Remembrancer’ (1659); (26) J. Crook, ‘Tythes no property to nor lawful maintenance for a Gospel, powerful preaching Ministry’ (1659), p. 1; A. Pearson, ‘The Great Case of Tythes’ (1657), pp. 34 ff; (27) R. Crane, ‘A few Plain Words’ (1659), p. 4; F. Hogwill, ‘One Warning more’ (1660), p. 9; G. Fox, ‘Fifty-nine Particulars’, nos. 17, 29, 32; (28) c.g:, J. Nayler, ‘A True Discoverie of Faith’ (1655), pp. 13-14; A. Parker, ‘A Discovery of Satans Wiles (1657), pp. 39-40; J. Audland, ‘The Innocent Delivered’ (1655), pp. 6-7] (saggio di Alan Cole, ‘The Quakers and the English Revolution’ (pag 341-358))]”,”EURx-312″
“ASTON Trevor a cura; contributi di John BOSSY Alan COLE Mark H. CURTIS J.H. ELLIOTT Pierre GOUBERT E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN Brian MANNING Roland MOUSNIER Terence RANGER Michael ROBERTS Keith THOMAS H.R. TREVOR-ROPER”,”Crisi in Europa, 1560-1660. Saggi da ‘Past and Present’.”,”Le cause della crisi. “”Nell’analizzare la crisi del XVII secolo ci troviamo di fronte ad uno dei problemi fondamentali circa le origini del capitalismo: come mai l’espansione economica del tardo ‘400 e del ‘500 non portò direttamente alla rivoluzione industriale del XVIII e XIX secolo? In altre parole, quali furono gli ostacoli frapposti all’espansione capitalistica? Le risposte concernono aspetti generali e particolari della questione. La risposta di carattere generale può essere riassunta nel seguente modo. Per il trionfo del capitalismo è necessaria una rivoluzione nelle strutture feudali ed agrarie della società. La divisione sociale del lavoro deve essere spinta al massimo se si desidera un aumento della produzione, contemporaneamente la forza-lavoro sociale deve essere radicalmente spostata dall’agricoltura all’industria. La quota del prodotto da scambiare al di fuori del mercato puramente locale deve aumentare in modo addirittura drammatico. Fino a quando non si disponga di una numerosa classe di operai salariati, fino a quando la massima parte degli uomini supplisce ai propri bisogni col prodotto del proprio lavoro o attraverso lo scambio in una pluralità di mercati più o meno autarchici, che esistono persino nelle società primitive, vi è un limite al profitto capitalistico, manca l’incentivo a realizzare quella che potremmo definire produzione di massa, la base dell’espansione del capitalismo industriale. Storicamente questi processi non possono essere separati l’uno dall’altro. Si può parlare di creazione di «mercato interno capitalistico» o della separazione dei produttori dai mezzi di produzione che Marx definì «accumulazione primitiva» (24); la formazione di un grosso mercato sempre in espansione e la creazione di una forza lavoro libera, numerosa e facilmente utilizzabile procedono di pari passo; come due aspetti diversi dello stesso processo. Si è talvolta preteso che lo sviluppo di «una classe di capitalisti» e degli elementi per il tipo di produzione capitalistica all’interno della società feudale abbiano prodotto automaticamente queste condizioni. Nel lungo periodo, considerato il più ampio arco di tempo, dal 1000 al 1800, le cose vanno indubbiamente così. Nel breve periodo il discorso è diverso. A meno che certe condizioni non siano presenti – non è ancora del tutto chiaro quali esse siano – la prospettiva dell’espansione capitalistica sarà limitata dalla generale prevalenza della struttura feudale della società, cioè dal predominante settore rurale o da una serie di altre «strutture» che immobilizzano allo stesso tempo la potenziale forza-lavoro, il potenziale surplus (destinato agli investimenti produttivi) e la potenziale domanda dei beni prodotti in base al sistema capitalistico, come avviene con la prevalenza del tribalismo e della produzione dei beni di prima necessità. In simili condizioni, come ha dimostrato Marx, per ciò che concerne l’impresa mercantile (25) il commercio può adattarsi ad operare in una struttura sostanzialmente feudale accettandone i limiti ed il particolare tipo di domanda e diventandone in un certo senso parassita. In tal modo si rivelerà incapace di superare le crisi della società feudale e potrà persino aggravarle. Sostanzialmente lo sviluppo capitalistico è cieco. La debolezza della vecchia teoria che attribuiva il successo del capitalismo allo sviluppo dello «spirito capitalistico» o allo «spirito imprenditoriale» consiste nel fatto che il desiderio di realizzare instancabilmente il massimo profitto non produce come conseguenza automatica la necessaria rivoluzione nella società e nella tecnica. Insomma si deve giungere alla produzione di massa (che tende alla realizzazione dei massimi profitti aggregati, o meglio, grossi profitti ma non necessariamente grossi utili per ogni singola vendita) in luogo della produzione per il massimo profitto per ogni unità venduta”” (pag 18-19-20) [E.J. Hobsbawm, ‘La crisi del XVII secolo’] [(in) ‘Crisi in Europa, 1560-1660. Saggi da ‘Past and Present”, Napoli, 1968, a cura di Trevor Aston] [(24) V.I. Lenin, ‘The Development of Capitalism in Russia’, cap. I (conclusioni), cap. II (conclusioni), cap. III (la formazione del mercato nazionale). Marx, Il Capitale, I, ed. inglese 1938, pp. 738, 772-4. Che Marx non si riferisca all’effettiva accumulazione di risorse è dimostrato penso da un manoscritto preparatorio della ‘Critica dell’Economia Politica’. «’Null’altro è proprio del capitale se non l’unione delle masse di braccia e di strumenti che esso trova. Esso li agglomera sotto il suo potere’. Questa è la sua ‘vera accumulazione’; l’accumulazione di operai in alcuni punti assieme ai loro strumenti» (‘Forme economiche precapitalistiche’, trad. it, con prefaz. di E.J. Hobsbawm, Roma, 1967, p. 115; (25) ‘Capital’ III, parte IV (Merchant’s Capital); e in particolare vol. II, p. 63, ediz inglese. Vedere inoltre R.H. Milton, ‘Capitalism, What’s in a Name?’, Past and Present, n. 1, febbraio 1952] Altro saggio sulla crisi: ‘La crisi generale del XVII secolo’ di H.R. Trevor-Roper (pag 83-135)”,”EURE-108″
“ASTRALDI Romolo, a cura”,”La costituzione degli Stati Uniti d’America.”,”Documenti nella seconda parte: testi ufficiali dal 1100 al 1931″,”USAG-088″
“ASTROW W. SLEPKOW A. THOMAS J.”,”Illustrierte geschichte der russischen Revolution 1917. Mit Beiträgen von Blagonrawow, Bucharin, Engelhardt, Kajurow, Krylenko, Lenin, Lunatscharski, Olminski, Rachja, Raskolnikow, Saleschski, Sarabjanow, Schenewski, Serebrjanski, Stalin, Trotzki, Wermenischew, Wladimirowa u.a..”,”””Tuttavia il partito bolscevico, pur sviluppando una tremenda attività durante lo scoppio della rivoluzione, era debole in termini numerici per via della condizione di illegalità e la persecuzione poliziesca. Schelavin scrive nel suo libro ‘La classe operaia e il partito bolscevico nella rivoluzione di febbraio’ (Verlag Priboj, Leningrado, 1927, in russo): “”Alla fine del 1916 il partito bolscevico (RSDAP) era così organizzato: da 1500 a 2000 membri del partito a Pietrogrado su 450 mila operai, a Mosca da 300 a 500 militanti, nel distretto moscovita da 60 a 80 militanti su 400 mila operai, a Ivano-Vosnesensk da 150 a 160 membri del partito a fronte di 500 mila lavoratori, a Nischnij-Novgorod da 150 a 200, a Samara da 80 a 100, a Saratov da 70 a 80, a Charkov 120 membir, a Kiev 200 membri, 400 a Ekaterinoslav, 100 a Lugansk, da 80 a 100 a Makajevka, 900 negli Urali, 1000 a Irkutsk, da 50 a 60 a Kranosjarsk.”” (pag 141)”,”RIRx-110″
“ASTURIAS Miguel Àngel”,”L’Uomo della Provvidenza. Il signor Presidente. Romanzo.”,”Teso tra una scrittura liricamente aperta e un forte impianto epico, l’opera di Asturias è un romanzo arditamente moderno. L’autore ha raccolto da Sarmiento e dalla Valle Inclán la raffigurazione del dittatore sudamericano che ha eretto il proprio potere sulla violenza, sul dispotismo militaresco, sulla corruzione; senza togliergli nulla di pittoresco, ne ha fatto una figura universale; ha infuso in questo personaggio tipico dei tempi moderni il marchio profondo del mito, lo ha corroso dall’interno, insinuandogli nella pelle e nell’animo il bruciante ricordo dei giorni di pochezza e di miseria. Questo “”signor Presidente”” eternamente vestito di nero, sdentato, flaccido, grinzoso, malato e untuoso, che si accanisce sui suoi concittadini per punirli dell’antico loro disprezzo, questo avvocaticchio senza clienti che abitava ai tempi bui in una via per la quale passavano i funerali della città – ricorda certi imbianchini, certi maestri di recente memoria divenuti d’un tratto “”uomini della Provvidenza””. Ma Asturias ha evitato, sapientemente, di far del “”Presidente”” la figura centrale del libro e ha preferito dagli forma e volto proiettandone la fosca immagine sopra tutto il paese dominato, verminoso di congiure e di rancori, imputridito di miserie e di angosce (…). Ci vollero vent’anni perché ‘El señor Presidente’ potesse venir pubblicato. Il primo capitolo del romanzo è il nucleo più antico: fu pensato come racconto per un concorso letterario, nel 1922, e si intitolava ‘I mendichi politici’. A Parigi, tra il’23 e il ’29, il racconto crebbe a romanzo, sulla traccia dei ricordi che il giovane studente raccontava ai compagni di scuola per far loro intendere l’orrore della dittatura di Manuel Estrada Cabrera. Solo nel ’46 un piccolo editore messicano ebbe il coraggio di affrontare l’edizione di quello che ormai era diventato definitivamente ‘El señor Presidente’. Ripubblicato in Argentina, solo il clamoroso successo di pubblico scampò l’opera dalle grinfie della censura peronista.”,”AMLx-001-FGB”
“ATKIN Ronald”,”Dieppe 1942. The Jubilee Disaster.”,”Altra opera dell’autore: ‘Revolution! Mexico 1910-20’. Trec: Lo sbarco di Dieppe. – La notte del 18 agosto 1942, al sorgere della luna, salparono dall’Inghilterra, su oltre 200 navi di ogni genere, le truppe destinate allo sbarco. Il nucleo principale della spedizione, al comando del gen. I.H. Roberts, era costituito da quattro reggimenti canadesi, da un battaglione carristi con 28 carri armati pure canadesi, da reparti speciali dei servizî, da “”commandos”” britannici, “”rangers”” americani e unità della “”Francia combattente””. La costa di Dieppe doveva essere investita sopra un tratto di circa 16 km. ed erano previsti sbarchi su otto punti differenti: due da parte di “”commandos”” e “”rangers”” su ciascuna delle estremità del fronte di attacco e quattro al centro, due dei quali proprio sulla spiaggia della città, lungo la passeggiata a mare. Gli sbarchi dovevano essere preceduti da un breve, intenso fuoco delle artiglierie navali, seguito da un attacco aereo che avrebbe dovuto isolare le difese a tergo della spiaggia di Dieppe. Alle ore 3,47 del mattino del 19 agosto, la formazione incontrò, a circa 11 km. dalla costa, una flottiglia di motopescherecci tedeschi, che aprirono prontamente il fuoco e diedero l’allarme. La reazione germanica fu pronta ed efficace, molte unità da sbarco furono disperse e le superstiti presero terra con qualche ritardo sul previsto, le perdite delle truppe furono sensibili, i carri armati sbarcarono con difficoltà, molti andarono distrutti e quelli che scesero a terra non riuscirono a progredire. La speranza di potersi impadronire di Dieppe andò delusa e solo la batteria di Berneval, ad oriente del porto, fu distrutta. Le truppe sbarcate si comportarono con altissimo valore, ma furono ben presto inchiodate nei pressi della spiaggia e alle ore 13,08, il brigadier generale Southam, comandante delle truppe a terra, era costretto ad arrendersi. Dei 5000 canadesi impegnati, 593 erano morti, 1901 caddero prigionieri, 287 andarono dispersi, 591 tornarono feriti in Inghilterra. Imprecisate le perdite subite dalle altre truppe britanniche, americane e francesi. Quali siano stati gli scopi dell’operazione, troppo in grande per essere ritenuta una ricognizione, troppo debole per essere considerata un principio d’invasione, non è ancor chiaro. Può darsi che non siano state estranee alla decisione considerazioni di carattere internazionale, derivanti dai rapporti tutt’altro che facili fra alleati, nelle guerre di coalizione. (di Luigi MONDINI – Enciclopedia Italiana – II Appendice (1948)) Bibl.: L. Mondini, Dal Blitzkrieg alla sconfitta, in Nuova Antologia, maggio-giugno-luglio 1947; The combined operations command, Combined operations 1940-1942, Londra 1943.”,”QMIS-018-FSD”
“ATKINSON Anthony B.”,”Welfare State. Le conseguenze economiche dei tagli allo Stato sociale.”,”Anthony B. Atkinson è preside del Nuffield College (Oxford), docente di Political Economy alla University of Cambridge e direttore del Suntory Toyota International Centre della London School of Economics. Il Center for Economic Studies dell’Università di Monaco ha insiglito Atkinson, per i suoi contributi agli studi economici, del titolo di ‘Distinguished CES Fellow.”,”ECOS-003-FL”
“ATKINSON Dorothy”,”The End of the Russian Land Commune 1905-1930.”,”Dorothy Atkinson has taught Russian history at Stanford University for the past decade, and is currently Executive Director of the American Association for the Advancement of Slavic Studies. Preface, List of Table, Notes, Conclusion, Appendix: Communal Tenure and Population Growth in European Russia, 1861-1914, Works Cited, Index,”,”RUSU-093-FL”
“ATKINSON Anthony B.”,”La povertà in Europa.”,”Anthony B. Atkinson, professore di Economia politica, è rettore del Nuffield College di Oxford. E’ stato presidente della Royal Academic Society, della Econometric Society, della European Economic Association e della International Economic Association. Ha pubblicato pure ‘Poverty and Social Security’ (1989) e in italiano ‘Per un nuovo welfare state’ (1998)”,”EURE-143″
“ATTALI Jacques SPAVENTA Luigi HOLLAND Stuart LAIGNEL André KRIPPENDORF Ekkehart CRAVERI Piero PELIKAN Jiri, relazioni, BARCA Luciano RUFFOLO Giorgio DE-CECCO Marcello OLIVI Bino LETTIERI Antonio OSTI Gianlupo GIANNOTTA Michele CAFAGNA Luciano DORIGO Wladimiro, interventi”,”Quale socialismo, quale Europa.”,”ATTALI Jacques SPAVENTA Luigi HOLLAND Stuart LAIGNEL André KRIPPENDORF Ekkehart CRAVERI Piero PELIKAN Jiri, relazioni, BARCA Luciano RUFFOLO Giorgio DE-CECCO Marcello OLIVI Bino LETTIERI Antonio OSTI Gianlupo GIANNOTTA Michele CAFAGNA Luciano DORIGO Wladimiro, interventi Sono gli atti di un convegno dell’ Associazione ARA. “”Così, le grandi linee di un programma socialista superano ampiamente il problema tanto dibattuto di sapere se il rilancio (soluzione della crisi ciclica) si debba fare con la scappatoia del consumo o dell’ investimento. Certo, questo problema rimane centrale e rinvia ad un dibattito teorico fondamentale, illustrato dal dibattito tra Hayek e Keynes negli anni Trenta. Ma proprio perché rinvia a una analisi più strutturale dela crisi, io vi risponderò solo partendo dall’ analisi d’ insieme della problematica socialista.”” (pag 33, Jacques Attali)”,”EURE-045″
“ATTALI Jacques, a cura di Massimiliano PANARARI, con una conversazione fra Eric HOBSBAWM e Jacques ATTALI”,”Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo.”,”””Nel gennaio del 1860, Lassalle lo convince che le devastanti accuse di Vogt rischiano di trovare eco tra quanti non lo conoscono, e gli consiglia pertanto di dar loro una risposta. Marx scrive allora a Engels di essere risoluto a querelare la “”National Zeitung”” che ha divulgato le calunnie di Vogt. Ha ora l’impressione che contro di lui sia stata montata una cospirazione: Vogt, afferma, “”falsifica tutto il [mio] passato””. In febbraio è lotta aperta. Scrive lettere, sollecita testimonianze che lo sostengano, scrive un libro di duecento pagine contro Vogt: ‘Herr Vogt’. Le copie vengono però sequestrate dalla polizia e Marx deve pagare comunque l’editore. Il 3 marzo 1860 spedisce a Weber, l’avvocato che lo difende contro Vogt, una lettera di dodici pagine, in cui spiega i sacrifici economici che ha dovuto affrontare per poter pubblicare la “”Rheinische Zeitung”” a Colonia. “”Giacché io stesso sono figlio di un avvocato (il defunto consigliere di giustizia Heinrich Marx di Treviri che per lungo tempo fu batonnnier dei barreaus di quella città e si distingueva tanto per l’integrità del suo carattere quanto per il suo talento giuridico), so come sia importante essere assolutamente in chiaro sul carattere del proprio cliente per un avvocato coscienzioso””. E’ straordinario il ricordo del padre, sempre presente, sempre venerato, ricordo che rivela di Marx l’immagine di una persona estremamente attaccata ai valori più tradizionali del rispetto dei diritti e del ruolo degli avvocati. Engels gli offre il suo appoggio, dichiarando che ‘Herr Vogt’ è la sua migliore opera polemica, anche se avrebbe preferito che la querela non raggiungesse una simile portata. Engels, in realtà, trova che Karl perda il suo tempo in queste polemiche, indegne di lui. Dieci anni più tardi, gli archivi della polizia francese sequestrati dalla Comune riveleranno che Vogt era davvero un agente di Napoleone III”” (pag 163) [Jacques Attali, Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo, 2006]”,”MADS-449″
“ATTALI Jacques, collaborazione di BONVICINI Stéphanie”,”Amours. Histoires des relations entre les hommes et les femmes.”,”””En Europe, malgré tous les efforts du christianisme, la polygynie perdure, en réalité dans de nombreux secteurs de la société jusqu’au XVIII° siécle. Dans la pratique, les rois de France restent polygames jusqu’à Louis XV. La Réforme n’y aura rien changé (…)”” (pag 95) poligenia: poligenesi origine molteplice, derivazione da ceppi diversi (direttamente contrapposto a monogenesi) poliandria In antropologia sociale, la relazione matrimoniale tra una donna e più di un uomo, sia illegittima sia legittima poligamia : legittima”,”STOS-176″
“ATTALI Jacques”,”Histoires du temps.”,”Diderot riprende l’analisi, la metafora di un mondo a immagine dell’ orologio (già l’aveva fatto Voltaire, La-Mettrie, e ancor prima Descartes e François de Sales. Per Cartesio e San Francesco de Sales il corpo umano è un orologio ma immenso e costruito con grande abilità. A differenza di Cartesio e de Sales, La Mettrie non considera Dio come motore di questo orologio. (pag 157-158) Francesco de Sales San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. Patronato: Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco (f. http://www.santiebeati.it)”,”STOS-201″
“ATTALI Jacques”,”Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg.”,”Il Lend-lease. Il Lend-Lease e i Warburg americani in guerra. “”Per allontanare dall’America il pericolo della guerra, l’11 marzo Roosevelt decide di aumentare concretamente gli aiuti all’Inghilterra e fa votare dal Congresso il Lend-Lease Act. L’idea era venuta prima a Jean Monnet, che è stato senz’altro con Siegmund Warburg uno fra gli uomini più influenti di questo secolo. È una novità: poiché non si può dare in prestito, si affitta. Mentre prima, per diciotto mesi, non è sopravvissuta che grazie alla vendita dei suoi titoli, l’Inghilterra ottiene ora dei quasi prestiti e anche delle offerte di comprare armi e materiali in America. Ma prima che il Lend-Lease (prestito-affitto) venga applicato si svolgono delle trattative fra Londra e Washington sulle sue modalità. Lord Keynes le negozia per l’Inghilterra. Il Congresso esige che prima della sua applicazione del Lend-Lease Act tutti i beni britannici negli Stati Uniti siano considerati come pegni a garanzia di questi nuovi prestiti e che tutti i prestiti precedenti vengano saldati (ammontano a settecento milioni di dollari, prima dell’entrata in vigore del nuovo piano). In maggio Morgenthau suggerisce a Keynes di chiedere un prestito americano di quattrocento milioni di dollari per rimborsare i prestiti inglesi precedenti. Immaginando un probabile rifiuto del Congresso, Keynes propose invece che tale prestito sia accordato non dallo stato americano, ma dalla Reconstruction Finance Corporaion (RFC), creata prima del New Deal. Il 10 giugno, pe rendere effettiva tale operazione, una legge decide l’aumento delle risorse della RFC e autorizza a concedere prestiti a governi stranieri, senza precisare quali. Così potrà prestare, senza troppa pubblicità, quattrocentoventicinque milioni di dollari per quindici anni al Tesoro inglese avendo come garanzia i beni inglesi negli Stati Uniti. Le condizioni d’uso dei beni ricevuti con questo accordo si discuteranno in seguito. (…) Tutti questi negoziati sono molto difficili. Le comunicazioni fra Londra e Washington sono molto lente…”” [Jacques Attali, Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg, Sperling e Kupfer, Milano, 1987] (pag 226) “”Il 7 dicembre 1941, Pearl Harbor non è una sorpresa per tutti. A Londra l’entrata in guerra degli Stati Uniti è accolta con sollievo e con ironia: è troppo tempo che la si aspetta. A New York i banchieri specializzati nell’investimento, Morgan, Kuhn Loeb, Dillon Read, che il New Deal ha allontanato dagli affari pubblici, vi ritornano in forza per finanziare l’economia di guerra. Il governo americano distribuisce centosettantacinque miliardi di dollari di contratti militari e il complesso militar-industriale si sviluppa attorno alle banche. La RFC finanzia il Land-Lease per tutta l’economia americana e vi spende cinquantacinque miliardi di dollari. A quell’epoca in America molti ritengono, un po’ semplicisticamente, che i sei gruppi finanziari che controllano la maggior parte dell’economia industriale americana impegnata per la guerra siano: il gruppo Du Pont (General Motors, Du Pont, US Rubber), il gruppo Mellon (Gulf Oil, Westinghouse), il gruppo Morgan (United States Steel, General Electric, Kennecott Copper, ATT), il gruppo Rockefeller (Standard Oil, Chase National Bank), il gruppo Kuhn Loeb (tutti i servizi pubblici) e il gruppo Boston (United Fruit, First National Bank di Boston). In effetti non si è molto lontani dalla realtà. A quel tempo l’impiego del capitale americano non è privo di ambivalenze e i suoi legami con la Germania rimangono importanti: ancora nel 1942 alcuni americani, insieme con francesi e tedeschi, creeranno a Vichy un sindacato di banche per operare nell’Europa occupata, con il nome di Société de Crédit Intercontinental. Vi fanno parte la Banca d’Indocina, la banca Schneider, il Sindacato degli assicuratori, la Deutsche Kreditbank e le filiali francesi della Ford e della IBM. Ma l’America interviene presto a chiarire la situazione e l’associazione si scioglie rapidamente. I Warburg americani, che hanno molto meno potere dei loro antenati, si arruolano in massa nell’esercito: mentre Max riscrive il suo diario sotto forma di memorie (di cui la famiglia impedirà la pubblicazione), Frederick si arruola in Marina, Erik diventa uno dei rari ufficiali americani nati in Germania ed è luogotenente-colonnello nel dipartimento informazioni durante la campagna d’Africa. Dopo Pearl Harbor Jimmy va a Londra e si occupa della propaganda in Germania alle dipendenze dell’Ufficio informazioni di guerra diretto da Elmer Davis. Vi incontra spesso Siegmund e collabora con gli ambasciatori americani a Londa, John G. Winant e poi Averell Harriman, che coordinano la propaganda inglese e americana, e con sir William Wiseman (83). Anche uno dei figli di Felix, Paul, mecenate e mercante d’arte, succeduto al padre come presidente del Joint Distribution Commitee, passa da Londra prima di arrivare in Francia. In seguito diverrà assistente di Lewis Douglas, che sarà ambasciatore dopo Harriman”” (pag 227-228) [Jacques Attali, Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg, Sperling e Kupfer, Milano, 1987]”,”BIOx-043-FSD”
“ATTANASIO Sandro”,”Gli italiani e la guerra di Spagna.”,”””Il 18 luglio i nazionali passarono alla controffensiva, sgretolando le forze repubblicane. I combattimenti per la conquista del cimitero di Brunete, che aveva una grande importanza tattica, furono micidiali e costarono la vita a migliaia di valorosi dei due eserciti. (…) A Brunete avvenne una brillante azione della Brigata “”Garibaldi””. I morti furono tanti che l’ esercito franchista si vide costretto a creare un corpo speciale, quello dei “”Sepultureros””, i cui uomini diedero un’onorata sepoltura a diecine di migliaia di caduti. La sanguinosa tragedia di Brunete stremò le forze repubblicane, costringedole a una pausa per riorganizzarsi, e non impedì alle forze italo-spagnole di iniziare l’ offensiva contro Santander.”” (pag 159)”,”MSPG-173″
“ATTAR Frank”,”Aux armes, Citoyens! Naissance et fonctions du bellicisme révolutionnaire.”,”Frank Attar è professore e ricercatore interdisciplinare. Ha studiato storia all’Ecole Nationale supérieure e all’EHESS. Enarca, diplomato ad Harvard e Cambridge, insegna negli Stati Uniti e a Sciences-Po, Parigi. “”Selon Dumouriez, l’Europe de 1792 regardait la France comme un Etat en décomposition, une seconde Pologne. Alors que d’aucuns parlaient de “”congrès”” ou de “”concert””, le général craignait que cela ne préfigure un partage. Influencé par une ‘austrophobie’ quasi maladive, le “”ministre patriote”” crut déceler la main du cabinet viennois derrière ces sombres projets. Pour contrer les manoeuvres qu’il prêtait à Kaunitz, il n’entrevoyait qu’une seule possibilité: l’offensive. Son plan: attaquer le maillon faible de l’Autriche en envahissant la Belgique et le pays de Liège et, si la victoire souriait, porter le feu contre les princes de la rive gauche du Rhin. On comprend donc mieux pourquoi, loin de ménager le successeur de Léopold, Dumouriez s’efforça de le pousser à déclarer la guerre à la France. Comme l’écrit Mathieu Dumas, il “”ne songeait qu’à rendre la déclaration de guerre inévitable”” (pag 261)”,”FRAR-404″
“ATZENI Paolo BATINI Carlo DE-ANTONELLIS Valeria”,”La teoria relazionale dei dati.”,”Paolo Atzeni, laureato in Ingegneria elettronica a Roma, è attualmente ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica di Roma. Ha svolto attività didattica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma e presso l’Università di Toronto. Carlo Batini, laureato in Ingegneria elettronica a Roma, è professore associato di Programmazione dei Calcolatori elettronici presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, qui insegna anche Impianti per l’Elaborazione dell’Informazione, nel corso di specializzazione in Ingegneria dei Sistemi di Controllo e Calcolo automatico. Ha svolto attività didattica e di ricerca presso l’università di California (Los Angeles) e l’Università di Pechino. É stato coordinatore di progetti nazionali di ricerca. Valeria De-Antonellis, laureata in Fisica a Milano, è ricercatrice presso l’Istituto di Cibernetica di Milano nell’ambito del corso integrativo di Basi di dati. É responsabile dell’unità operativa dell’Istituto di Cibernetica di Milano nel quadro del progetto ESPRIT-OSSAG della Comunità Economica Europea, e coordina il progetto nazionale di ricerca ISI-DATAID del CNR.”,”SCIx-077-FL”
“AUBERT Paul”,”La frustration de l’intellectuel libéral. Espagne, 1898-1939.”,”Paul Aubert è professore di letterature e civiltà spagnole contemporanee all’Università della Provenza (Aix-Marseille I). Diplomato in Scienze politiche ex direttore di studi della Casa de Velázquez, specialista degli intellettuali spagnoli nel XIX e XX secolo, è autore della tesi di laurea su ‘Les intellectues espagnols et la politique dans le premier tiers du XXe siècle’ e dirige un programma di ricerca all’ UMR Telemme (CNRS 6570) sulla cultura politica nei paesi d’Europa mediterranea.”,”SPAx-024-FSD”
“AUBET Maria-José”,”Rosa Luxemburg y la cuestión nacional.”,”Questo libro ha ricevuto il 1° premio internazionale degli editori In bibliografia citato il libro di Renato Levrero: – Nación, metrópoli y colonias en Marx y Engels, Anagrama, 1975: «Los escritos, cuya coherencia política y teórica más que filológica estamos intentando reconstruir, forman parte de aquella inmensa masa de trabajos de Marx y Engels que más de una vez suelen llamarse «escritos de circunstancias». De hecho, los trabajos de los dos revolucionarios alemanes sobre la India y China, sobre España, Irlanda y Rusia, aparecieron principalmente, por motivos casi siempre ocasionales (relacionados frecuentemente a las vicisitudes financieras de la familia Marx), en el periódico radical-liberal americano New York Daily Tribune entre abril de 1853 y marzo de 1862; también en la correspondencia de ambos amigos aparecen algunas notas sobre estos países y, de vez en cuando, en sus obras mayores. Por consiguiente, pese a que a menudo aparezcan estos textos y apuntes consideraciones muy importantes, que demuestran la atención e inteligencia con que seguían, incluso en sus más ínfimos detalles, el desarrollo de la lucha política de su tiempo, además de la extraordinaria amplitud de sus intereses culturales, existe la tentación de creer que tales obras tienen un escaso interés teórico y político, sobre todo porque no iban dirigidas al movimiento revolucionario, sino, por regla general, a un público burgués. Así pues, muchos han preferido liquidar la totalidad entregándose a una tarea de mera restauración filológica; otros, por el contrario, han dado más crédito y espacio a los pocos centenares de páginas «menores» que a los muchos miles en que, especialmente Marx, habían considerado que debían confiar su pensamiento teórico y revolucionario: en especial las interminables discusiones sobre el llamado modo de producción asiático, que han originado un material mucho más abundante que todo el producido en los últimos años, al menos por parte marxista, sobre el capitalismo y su desarrollo, proceden de escritos claramente marginales en la producción y en los intereses de Marx y Engels. De este modo, se ha llegado a olvidar la importancia de algunos escritos que no eran menores ni marginales, sino, al contrario, esenciales para la comprensión del pensamiento y la evolución de las concepciones políticas de Marx y Engels: los escritos sobre Irlanda, los más importantes de estos trabajos «perdidos» para la teoría y la práctica de los marxistas, sn el más típico y grave ejemplo de la negatividad de operaciones político-culturales basadas, fundamentalmente, en la filología o en consideraciones de conveniencia «editorial» y no sobre la política.» Serie: Documentos.”,”LUXS-083″
“AUBET Maria José, a cura, antologia di scritti di Rosa LUXEMBURG”,”El pensamiento de Rosa Luxemburg.”,”Critica al centralismo ‘rigido e dispotico’ di Lenin, alla ‘corrente ultra-centralista’ del partito russo. Questioni: organizzazione del partito, definizione di opportunismo, decentralizzazione o centralizzazione, vertici e ruolo masse ecc. (pag 189-200-201) [Dagli scritti politici di Rosa Luxemburg (pp. 523-549), pubblicati originariamente su ‘Die Neue Zeit’ 10.6. 1904 e su Iskra 10.7.1904. Riferimento all’opera di Lenin ‘Un passo avanti e due indietro, vol. 1, Ed Progreso, Moscù, 1970]”,”LUXD-124″
“AUBIER Dominique TUÑON DE LARA Manuel”,”Spagna.”,”Molte foto e illustrazioni”,”SPAx-146″
“AUBRY Octave”,”Brumaire. Le roman de Napoleon.”,”””Nulle vie plus que la mienne n’a du aux circonstances”” (Napoleone)”,”FRAN-052″
“AUDENINO Patrizia”,”Un mestiere per partire. Tradizione migratoria lavoro e comunità in una vallata alpina.”,”Patrizia AUDENINO (Milano, 1947) si è a lungo occupata di storia della stampa e della cultura socialista in Italia pubblicando numerosi scritti fra cui ‘Cinquant’anni di stampa operaia’.”,”CONx-020″
“AUDENINO Patrizia”,”L’ avvenire del passato. Utopia e moralità nella sinistra italiana alle soglie del XX secolo.”,”Patrizia AUDENINO insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della società e delle istituzioni nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Milano. Si è occupata di storia della cultura laica e del socialismo dell’ epoca antecedente la prima guerra mondiale e ha condotto studi sui movimenti di popolazione italiani e su alcune comunità italiane all’ estero (v. retroc.). Collana Mappe dell’ immaginario: Comitato scientifico: Pietro ADAMO, Maurice AYMARD, Maurizio ANTONIOLI, David BIDUSSA, Cristophe CHARLE, Michele CILIBERTO, Patrizia DOGLIANI, Marco GERVASONI, Mario ISNENGHI, Silvio LANARO, Achille OLIVIERI, Leandro PERINI, Christophe PROCHASSON, Alceo RIOSA, Mario ROSA, Alberto TENENTI.”,”MITS-201″
“AUDENINO Patrizia ROSOLI Gianfausto ATTANASIO Livio CONFESSORE Ornella MAURCCO Dora MAIELLO Adele TIRABASSI Maddalena CELLA Michela DOMINIONI Armando GANELLI Giovanni BARBIERATO Federico FAUCCI Riccardo D’ORSI Angelo BRESSER PEREIRA Luiz Carlos MONASTEROLO Monica”,”Il problema dell’emigrazione italiana tra Ottocento e primo Novecento a partire dalle pagine della “”Riforma sociale””. «La Riforma sociale» nel dibattito sui fenomeni migratori al tempo della «grande migrazione»: analisi, giudizi e proposte (Audenino); La politica migratoria italiana durante il periodo liberale dall’unità politica al fascismo (Rosoli); L’emigrazione italiana: correnti di pensiero ed indirizzi politici nelle pagine della «Riforma sociale» (Attanasio); Il dibattito sull’emigrazione nelle pagine della «Rassegna nazionale» (Confessore); La «Riforma sociale» e le statistiche dell’emigrazione (Marucco); Il quotidiano cattolico genovese «Il Cittadino» nel dibattito sull’emigrazione: 1873-1914 (Maiello); Amy Bernardy e l’emigrazione italiana negli Stati Uniti (Tirabassi); Saggi: ‘Ancora sul Teorema di Arrow (Cella); Investimenti e incertezza (Dominioni); Effetti di benessere della politica fiscale in un modello a due paesi con concorrenza imperfetta (Ganelli); Il testo impossibile: la ‘Clavicula Salomonis’ a Venezia (secoli XVII-XVIII) (Barbierato); Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo, con particolare riferimento alla scuola di Torino (Faucci); Intellettuali e fascismo. Appunti per una storia (ancora) da scrivere (D’Orsi); Nove interpretazioni della realtà brasiliana (Bresser Pereira); Guida all’archivio informatico delle carte relative alla «Riforma sociale» (Monasterolo, a cura, premessa di Malandrino).”,”Contiene i saggi: – Riccardo Faucci, Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo, (pag 285-303) “”Più che di Cognetti (De Martiis), tuttavia, Mosca risentì di Achille Loria, che nonostante fosse di un solo anno più anziano, era già assai noto per i precoci e discussi, volumi sulla ‘Rendita fondiaria e la sua elisione naturale’ (1880) e soprattutto per ‘La teoria economica della costituzione politica’ (1886). Risentire di un autore non significa necessariamente concordare con lui. Negli ‘Elementi di scienza politica’ (1896) Mosca cita quest’ultimo studio, definendolo espressione di un «modo di vedere troppo unilaterale ed esclusivo» (45). Mosca prende in esame la teoria loriana della terra libera, per confutarla, ma in un modo tale da dare l’impressione che essa sia desunta da Marx, per cui confutando Loria si confuti Marx (46). Eppure gli ‘Elementi’ rinviano a Loria per la critica degli «errori d’indole puramente economica» di Marx (47). Anche Mosca, come molti, attribuiva a Marx gli eccessi e le «stranezze» di Loria. Il 2 gennaio 1917 (48), Mosca loda il profilo di Marx scritto dal collega per l’editore Formiggini, ma osserva che esso è troppo favorevole a Marx, in quanto non sottolinea abbastanza la derivazione del pensiero marxiano da quel socialismo utopistico francese che Marx pure «attacca rudemente». Mosca – come del resto Einaudi – manifesta a varie riprese l’idea che Marx fosse un plagiario. L’aggiunta del capitolo sul marxismo, avvenuta nell’edizione degli ‘Elementi’ del 1923, fu pubblicata in anteprima da Gobetti (49) con il titolo ‘Il materialismo storico’ (50). Sorprende come Mosca non solo non tenga conto del dibattito teorico sul marxismo svoltosi a cavallo fra i due secoli, ma insista nell’identificare il nucleo teoretico del marxismo con l’affermazione della dipendenza della sovrastruttura dalla struttura, obiettando ad essa, a mo’ di critica decisiva, che anche altri fattori contano. Viene ammesso genericamente il merito di Marx nell’aver dato voce alla protesta delle classi inferiori, ma viene osservato che il socialismo marxiano sfocia inevitabilmente col collettivismo burocratico ed è quindi totalmente da respingere. Anche nella ‘Storia delle dottrine politiche’ (1933; 2a ed. 1937) la parte di critica economica di Marx è molto sommaria e non aliena da inesattezze anche gravi, a cominciare dalla confusione fra profitto e plusvalore (51). Mosca insiste molto sulla psicologia anticapitalistica di Marx, che appare nel presentare il capitalista quasi fosse di una razza diversa (54). In qualche misura il concetto è ribadito facendo seguire al capitolo sul marxismo uno di maggiore ampiezza, sulle teorie razziste dell’Ottocento (Gobineau, Charberlain, ecc.), che vengono esaminate con notevole attenzione e con evidente conoscenza diretta dei testi (55)”” (pag 297-299) [Riccardo Faucci, ‘Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo’ (in) ‘Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Vol. XXXII, 1998 – Leo S. Oschki editore, Firenze, 1999] [(45) Vedine la ristampa in G. Mosca, ‘Scritti politici’ a cura di G. Sola, Torino, Utet, 1982, vol. II, p. 552; (46) Ivi, p. 900; (47) Ivi, p. 1062; (48) Lettera conservata tra le carte di Loria presso la Sopraintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. (,..); (49) Gobetti, di solito graffiante con i liberali conservatori, fa una eccezione per Mosca: «(…) la cultura storica di Mosca non è quella di certo deteriore idealismo che si serve di illustri nomi antichi per proporre i propri schemi e le proprie idee. Si tratta invece della storia in senso tradizionale, e per lui storia è ‘maestra di vita’» (‘Un conservatore galantuomo’, “”Riv. lib.””, 29 aprile 1924, in ‘Scritti politici’ a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, p. 654). E dopo aver rilevato la «genialità del suo canone metodologico», Gobetti conclude che «la teoria di Mosca della classe dirigente è veramente una di quelle idee che aprono distese infinite di terre alla ricerca degli uomini» (pag 656); (50) “”Riv. lib””, genn. 1923; cfr. ‘Scritti politici’, p. 1055 n.; (51) Cfr. la nuova ed. Bari, Laterza, 1964, p. 262. Anche questo potrebbe essere retaggio della lettura loriana di Marx; (52) ‘Il mito dello strumento tecnico ed i fattori umani del movimento operaio’, “”Rif. soc.””, 1930, pp. 579-589; (53) Gramsci osserva che Einaudi imputa a Marx un errore che Croce aveva imputato alla critica di Loria; cfr. ‘Quaderni del carcere’, cit., pp. 1289-1290); (54) ‘Storia’, cit., p. 271; (55) Mosca, come molti positivisti, era appassionato cultore di antropologia, come ben risulta dal I capitolo degli ‘Elementi di scienza politica’] – Angelo D’Orsi, Intellettuali e fascismo. Appunti per una storia (ancora) da scrivere (pag 305-336)”,”ANNx-029-FP”
“AUDENINO Patrizia CORTI Paola”,”L’emigrazione italiana.”,”Patrizia Audenino lavora presso l’Università di Torino e la Fondazione Sella di Biella ed è autrice di vari studi sulla cultura laica e socialista e sull’emigrazione italiana. Paola Corti, insegnante di storia dei movimenti contadini all’Università di Torino, ha scritto saggi sulla società rurale, i movimenti migratori, la stampa degli italiani in Spagna. “”Al declino dei vecchi mestieri artigiani si aggiunse, a partire dagli anni Ottanta, la crisi della manifattura domestica contadina che investì molte zone del paese. Il crollo di questo settore manifatturiero, che si identificava quasi totalmente con il settore tessile, non fu dovuto soltanto al trionfo della produzione industriale, ma anche agli effetti della crisi agraria degli anni Ottanta. La crisi ridusse drasticamente i redditi agricoli comprimendo la domanda rurale di manufatti e trasformò anche la distribuzione del lavoro contadino tra terra e manifattura a scapito del lavoro extra agricolo. La crisi agraria dette ulteriormente impulso ai movimenti migratori dal nostro paese: il crollo dei prezzi dei cereali, dovuto alla ridotta domanda internazionale e al contemporaneo afflusso in Europa dei grani americani, provocarono la pauperizzazione dei coltivatori europei e costituì un ennesimo stimolo alla partenza. Gli effetti furono particolarmente distruttivi nell’area della piccola proprietà e dell’affittanza e a tali settori si aggiunsero, per difficoltà indotte, anche quelli dell’economia meridionale e delle culture specializzate degli agrumeti e dell’orticultura. Un ultimo fattore che favorì l’esodo fu infine costituito dal rapporto tra salari, disoccupazione ed emigrazione: all’esiguità del salario agricolo percepito dalla popolazione rurale si accompagnava, con effetti ancor più disastrosi, il basso numero di giornate lavorative che i coloni riuscivano a realizzare in un anno”” (pag 36)”,”CONx-284″
“AUDENINO Patrizia a cura, saggi di Charles KILLINGER Santi FEDELE Fraser OTTANELLI Bénédicte DESCHAMPS Maddalena TIRABASSI Davide GRIPPA Elisa SIGNORI Gian Giacomo MIGONE Antonio VARSORI Antonio CARDINI Sergio SOAVE Andrea RICCIARDI Pier Paolo PORTINARO Edoardo TORTAROLO Giuseppe RICUPERATI Francesco BARBAGALLO Massimo L. SALVADORI Patrizia AUDENINO”,”Il prezzo della libertà. Gaetano Salvemini in esilio (1925-1949).”,”Patrizia Audenino insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Si occupa di Storia sociale e di storia delle migrazioni e ha collaborato a varie iniziative di ricerca e editoriali sull’emigrazione in Italia e all’estero. Tra le sue recenti pubblicazioni ‘L’avvenire del passato: utopia e moralità nella sinistra italiana alle soglie del XX secolo’, Milano, Unicopli, 2002; ‘Migrazioni italiane. Storia e storie dell’Ancien régime a oggi, con Maddalena Tirabassi, Milano, Bruno Mondadori, 2008. Contiene il saggio di Elisa Signori, ‘Da sponda a sponda. Gaetano Salvemini e Angelo Tasca tra politica e storia’ (pag 141-170) e quello di Sergio Soave ‘Dalla stessa parte. Gaetano Salvemini e Angelo Tasca negli anni della Repubblica’ (pag 251-276) Altro saggio da segnalare: Andrea Ricciardi, ‘Gaetano Salvemini e Leo Valiani: un epistolario tra eretici (1945-1947) (pag 277-318)”,”ITAD-166″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette”,”La violenza, la crociata, il lutto. La Grande Guerra e la storia del Novecento.”,”AUDOIN-ROUZEAU Stephane è docente di storia all’ Università della Piccardia. BECKER Annette insegna all’ Università Paris X. In Italia è stato tradotto il loro libro ‘1914-1918. La prima guerra mondiale’ (ELECTA GALLIMARD, 1999). “”Già nei primi mesi di guerra, Sigmund Freud annota, nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, la sua visione sull’ instaurarsi della guerra totale. Egli qualifica di “”delusione”” la scoperta che gli europei si comportano alla stregua di “”barbari”” nei loro odi reciproci: “”Anche la scienza ha perduto la sua serena imparzialità; i suoi servitori, esacerbati nel profondo, cercano di trar da essa armi per contribuire alla lotta contro il nemico. L’ antropologo è indotto a dimostrare che l’ avversario è un essere inferiore e degenerato: lo psichiatra a diagnosticare in lui perturbazioni spirituali e psichiche””. (pag 129) “”E’ in questo contesto che viene evocato l’ argomento razziale, secondo la terminologia dell’ epoca. Già dalle prime settimane di guerra lo scontro intellettuale e la propaganda si muovono attorno al concetto di barbarie: è questo dunque il terreno su cui ci si pone.”” (pag 137)”,”QMIP-036″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Jean-Jacques a cura; edizione italiana a cura di Antonio GIBELLI; saggi di Enzo TRAVERSO Patrick CABANEL Anne RASMUSSEN Syméon KARAGIANNIS Olivier COSSON Bertrand JOLY Gerd KRUMEICH Wolfgang MOMMSEN Jean-Jacques BECKER Gian Enrico RUSCONI Antonio GIBELLI Anne DUMENIL Nicola LABANCA Stéphane AUDOIN-ROUZEAU Diego LEONI Olivier LEPICK Danielle DELOUCHE Marc MICHEL Sophie DELAPORTE Bruna BIANCHI John HORNE Leonard V. SMITH Uta HINZ Giovanna PROCACCI Annette BECKER Jay WINTER Hew STRACHAN Philippe MASSON Olivier FORCADE Alain PLESSIS Fabienne BOCK Vincent DUCLERT Ferdinando FASCE Armelle ENDERS Olivier COMPAGNON Wolfgang SCHWENTKER”,”La prima guerra mondiale. Volume primo.”,”I saggi di Bianchi, Fasce, Gibelli Labanca, Leoni, Rusconi e Traverso sono stati scritti appositamente per l’edizione italiana Saggi di Enzo TRAVERSO Patrick CABANEL Anne RASMUSSEN Syméon KARAGIANNIS Olivier COSSON Bertrand JOLY Gerd KRUMEICH Wolfgang MOMMSEN Jean-Jacques BECKER Gian Enrico RUSCONI Antonio GIBELLI Anne DUMENIL Nicola LABANCA Stéphane AUDOIN-ROUZEAU Diego LEONI Olivier LEPICK Danielle DELOUCHE Marc MICHEL Sophie DELAPORTE Bruna BIANCHI John HORNE Leonard V. SMITH Uta HINZ Giovanna PROCACCI Annette BECKER Jay WINTER Hew STRACHAN Philippe MASSON Olivier FORCADE Alain PLESSIS Fabienne BOCK Vincent DUCLERT Ferdinando FASCE Armelle ENDERS Olivier COMPAGNON Wolfgang SCHWENTKER “”Sul problema della guerra, il movimento operaio aveva posizioni distinte da quelle delle altri correnti politiche o ideologiche e, in qualche misura, da quelle della stessa nazione: riuniti nella Seconda Internazionale, i partiti socialisti avevano fatto della lotta contro la guerra, che consideravano come la conseguenza del capitalismo, un oggetto prioritario della loro battaglia e, in una delle sue frasi più celebri, Jean Jaurès aveva dichiarato che il capitalismo “”porta con sé la guerra come le nuvole il temporale””. Tuttavia nella maggioranza dei casi essi non condannavano la nazione: Jaurès in particolare aveva stigmatizzato la formula di Marx “”i proletari non hanno patria”” scrivendo ne “”L’Armée nouvelle”” che si trattava di un'””idea sacrificata alla battuta””. D’altra parte non tutti i socialisti la pensavano allo stesso modo; per quanto riguarda il caso francese, Gustavo Hervé si era a lungo firmato come “”il senza patria”” e aveva animato una corrente violentemente antipatriottica all’interno del Partito socialista, attenuando le proprie posizioni solo negli ultimi anni. Diverso ancora il caso dellla Cgt (Confédèration générale du travail), fortemente indipendente dal Partito socialista: già da molto tempo essa aveva avvertito che avrebbe sabotato la mobilitazione, qualunque fossero state le circostanze. Per far fronte a questo pericolo, preso molto seriamente, era stato creato uno schedario, chiamato ‘Carnet B’, allo scopo di arrestare, in caso di mobilitazione, gli antimilitaristi e gli antipatrioti dichiarati””. [Jean-Jacques Becker, Unioni sacre] [in ‘La prima guerra mondiale. Volume primo’, a cura di Stéphane Audoin-Rouzeau e Jean-Jacques Becker, edizione italiana a cura di Antonio Gibelli, 2007] (pag 154)”,”QMIP-074″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Jean-Jacques a cura; edizione italiana a cura di Antonio GIBELLI; saggi di Jean-Jacques BECKER Gerd KRUMEICH John HORNE Françoise THEBAUD Manon PIGNOT Jay WINTER Emmanuelle CRONIER Patrick CABANEL Diego LEONI Annette BECKER Carlo STIACCINI Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Annette BECKER Laurent VERAY Christian DELPORTE Gundula BAVENDAMM Vincent DUCLERT Philippe NIVET Nicolas WERTH Nadine-Josette CHALINE Anne DUMENIL Piero DEL-NEGRO Bruno CABANES Annie DEPERCHIN Marc MICHEL Syméon KARAGIANNIS Antoine PROST Annette BECKER Olivier FARON Massimo BAIONI Nicholas J. SAUNDERS Lucio FABI Diego LEONI Mimmo FRANZINELLI Christophe PROCHASSON Franco CONTORBIA Fabio CAFFARENA Giaime ALONGE”,”La prima guerra mondiale. Volume secondo.”,”Alcuni saggi sono stati scritti appositamente per l’edizione italiana Saggi di Jean-Jacques BECKER Gerd KRUMEICH John HORNE Françoise THEBAUD Manon PIGNOT Jay WINTER Emmanuelle CRONIER Patrick CABANEL Diego LEONI Annette BECKER Carlo STIACCINI Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Annette BECKER Laurent VERAY Christian DELPORTE Gundula BAVENDAMM Vincent DUCLERT Philippe NIVET Nicolas WERTH Nadine-Josette CHALINE Anne DUMENIL Piero DEL-NEGRO Bruno CABANES Annie DEPERCHIN Marc MICHEL Syméon KARAGIANNIS Antoine PROST Annette BECKER Olivier FARON Massimo BAIONI Nicholas J. SAUNDERS Lucio FABI Diego LEONI Mimmo FRANZINELLI Christophe PROCHASSON Franco CONTORBIA Fabio CAFFARENA Giaime ALONGE”,”QMIP-075″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette”,”La Grande Guerre, 1914-1918.”,”AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette sono due professori di storia contemporanea che codirigono il Centre de recherche de l’Historial de la Grande Guerre (Péronne, Somme) pag 52-53 Lavoro femminile: foto di una fabbrica di armi inglese dove lavorano le operaie “”Au fond, la grande question n’est pas tant de savoir pourquoi l’armée française a compté trois ou quatre dizaines de milliers de mutins en 1917, mais pourquoi elle n’en a pas compté beaucoup plus, beaucoup plus tôt, et dans des formes beaucoup plus graves d’insoumission: là encore, le sentiment national a joué un rôle décisif dans une sorte d’autocontention du mouvement de révolte”” (pag 94)”,”QMIP-091″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane PROCHASSON Christophe a cura, saggi di Bruno CABANES Adrian GREGORY Leonard V. SMITH Antoine MARES Patrizia DOGLIANI Gerd KRUMEICH Manfried RAUCHENSTEINER Laurence VAN-YPERSELE Florin TURCANU Andrew WACHTEL Nicolas WERTH Piotr WANDYCZ Hamit BOZARSLAN Kostas KOSTIS Christopher HILLIARD Marc MICHEL”,”Sortir de la Grande Guerre. Le monde et l’après-1918.”,”Saggi di Bruno CABANES Adrian GREGORY Leonard V. SMITH Antoine MARES Patrizia DOGLIANI Gerd KRUMEICH Manfried RAUCHENSTEINER Laurence VAN-YPERSELE Florin TURCANU Andrew WACHTEL Nicolas WERTH Piotr WANDYCZ Hamit BOZARSLAN Kostas KOSTIS Christopher HILLIARD Marc MICHEL “”La population italienne, que des années de privations et de pénuries avaient rendue vulnérable, a été littéralement décimée par la grippe européenne. Le sentiment général de malheur et d’injustice du destin s’accentua – avant même que les statistiques le révèlent – lorsque la population constata que les plus jeunes, qui n’avaient pas encore eu le temps de s’enrôler, étaient plus fréquemment victimes de la “”grippe espagnole””. Entre 1915 et 1920, la mortalité de la tranche d’âge entre 15 et 45 ans – c’est-à-dire de la population active masculine et féminine – tripla par rapport à la période précédente (atteinant chez les hommes mobilisables 16 fois le taux d’avant la guerre), alors qu’elle ne fut guère modifiée pour les personnes entre 45 et 65 ans et augmenta lègèrement pour plus de 65 ans. Les démographes de l’époque ont estimé qu’en moyenne, 100 morts dus à la guerre avaient laissé 32 veuves et 65 orphelins, et jurèrent favorablement la décision prise par le gouvernement d’éviter, pendant les dernières années de la guerre, d’envoyer au front les classes les plus âgées, et donc les plus susceptibles d’avoir une famille à charge”” (pag 119) (saggio di Patrizia Dogliani)”,”QMIP-190″
“AUER Peter MARUANI Margaret REYNAUD Emmanuele, textes réunis et présenté par; contributi di Bernard CASEY Christoph F. BÜCHTEMANN Klaus MOSLEY Hans MAIER Peter AUER Ronald SCHETTKAT Bernd REISSERT Günther SCHMID Friederike MAIER Hugh MOSLEY Klaus JACOBS Heinz-Peter SPAHN”,”Chroniques internationales du marché du travail et des politiques d’emplois, 1986-1989.”,”contributi di Bernard CASEY Christoph F. BÜCHTEMANN Klaus MOSLEY Hans MAIER Peter AUER Ronald SCHETTKAT Bernd REISSERT Günther SCHMID Friederike MAIER Hugh MOSLEY Klaus JACOBS Heinz-Peter SPAHN”,”STAT-034″
“AUERSWALD D. TH.”,”Offener Brief an Herrn Reichstagsabgeordneten August Bebel.”,”L’A è un pastore luternano.”,”MGEx-096″
“AUGÉ Marc”,”Per una antropologia della mobilità.”,”Marc Augé (1935) antropologo, è stato Directeur d’études all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (EHESS) di cui è stato a lungo anche presidente. Africanista di formazione da anni si occupa di antropologia delle società complesse. “”Prendiamo in esame alcune (…) parole. Esse condividono il fatto di privilegiare il linguaggio spaziale. Creano così una metafora di cui ogni descrizione e ogni analisi restano prigioniere. «Esclusione» è la prima di queste parole. Essa sottintende, in modo quanto mai evindente, l’esistenza di un interno e di un esterno, di una frattura e di un confine. Frattura e frontiere fisiche, geografiche, quando si tratta di controllo dei confini nazionali di fronte alla pressione delle persone originarie dei paesi poveri che tentano di accedere alle regioni ricche del pianeta, spesso a rischio della propria vita. Frattura e frontiera sociologiche quando si pensa a tutti quelli che, all’interno dei paesi ricchi, non beneficiano, o beneficiano assai poco, della ricchezza, e tra i quali si trovano proprio alcuni di coloro che sono fuggiti dalle zone più povere del pianeta. «Clandestini», «irregolari», parole o espressioni che definiscono alcune categorie di immigrati, ma contrariamente a quanto suggeriscono, l’esistenza di questi immigrati è spesso ufficialmente nota. Semplicemente non è riconosciuta. I clandestini si distinguono dagli altri immigrati anzitutto per via del diniego di cui è oggetto la loro esistenza. L’intera categoria generale dell’immigrazione è peraltro colpita da questa precarietà di ‘status’. La qualifica di immigrato «ufficiale» non costituisce un’assicurazione assoluta contro lo scivolamento nella clandestinità: un visto turistico ha una durata limitata, così come un permesso di soggiorno, le leggi sull’immigrazione possono cambiare in funzione della congiuntura politica ed economica”” (pag 38-40) [Marc Augé, ‘Per una antropologia della mobilità’, Jaca Book, Milano, 2010]”,”TEOS-017-FMDP”
“AUGÉ Marc”,”Disneyland e altri nonluoghi.”,”Marc Augé, professore all’ EHSS di Parigi. Autore di ricerche di storia sociale e culturale e di carattere etnologico. Tra i suoi libri ‘Etnologia della casa di campagna’.”,”VARx-003-FFS”
“AUGE’-LARIBE’ BERTHOD Aimé BOUGLE’ C. GUY-GRAND Georges HARMEL M. OUALID William PICARD Roger PIROU Gaëtan PUECH J.L.”,”Proudhon et notre temps. L’ère Proudhon – Proudhon et le mouvement ouvrier – La philosophie du travail et l’école – La marianne des champs – Proudhon banquier – Proudhon et l’impot – Proudhonisme et marxisme – Proudhon et la guerre – Proudhon fédéraliste.”,”Pag 175-176 Marx vs Proudhon “”Historiquement Proudhon et Marx sont adversaires et forment antithèse. Après avoir entretenu des relations amicales et suivies en 1844, lors du séjour de Marx en France, et avoir pendant des nuit entières discuté philosophie et économie politique, ils se brouillèrent irrémédiablement lorsque Marx eut répondu aux “”Contradictions économiques”” par la “”Misère de la Philosophie”” et traité dédaigneusement Proudhon de petit-bourgeois. Les années passèrent sans atténuer cette animosité. En 1865, dans sa célèbre lettre au “”Sozial Democrat””, Marx n’hésitait pas, oublieux de ses éloges passés, à juger en ces termes le mémoire de Proudhon: “”Qu’est-ce que la proprieté?”” “”dans une histoire rigoureusement scientifique de l’économie politique cet écrit serait à peine digne d’être mentionné””, et il s’élevait contre “”le charlatanisme scientifique””, l’insupportable bavardage, le cynisme imbécille”” de Proudhon.”” (pag 175-176) [Gaëtan Pirou, Proudhonisme et marxisme] [in Aa.vv, ‘Proudhon et notre temps’, 1920]”,”PROD-073″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Massimo M. AUGELLO Marco E.L. GUIDI Gabriella GIOLI Antonio MAGLIULO Concetta SPOTO Pina TRAVAGLIANTE Giulia BIANCHI Riccardo FAUCCI Fabrizio SIMON Roberto ROMANI Marco E.L. GUIDI Massimo M. AUGELLO Fabrizio BIENINTESI Piero BINI Carmen VITA tefano PERRI Luigino BRUNI Daniela GIACONI Daniela PARISI Claudia ROTONDI Luca MICHELINI Stefano PERRI Gianna VIOLANTE Piero BARUCCI”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume I. Manuali e trattati.”,”Saggi di Massimo M. AUGELLO Marco E.L. GUIDI Gabriella GIOLI Antonio MAGLIULO Concetta SPOTO Pina TRAVAGLIANTE Giulia BIANCHI Riccardo FAUCCI Fabrizio SIMON Roberto ROMANI Marco E.L. GUIDI Massimo M. AUGELLO Fabrizio BIENINTESI Piero BINI Carmen VITA tefano PERRI Luigino BRUNI Daniela GIACONI Daniela PARISI Claudia ROTONDI Luca MICHELINI Stefano PERRI Gianna VIOLANTE Piero BARUCCI”,”ECOT-169″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Luigino BRUNI Pier Luigi PORTA Giovanni PAVANELLI Manuela MOSCA Terenzio MACCABELLI Katia CALDARI Luca MICHELINI Gianfranco TUSSET Teodoro Dario TOGATI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Guido TORTORELLA ESPOSITO Stefano FIGUERA Guglielmo FORGES DAVANZATI Andrea PACELLA Rosaria Rita CANALE”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume II. Teorie e paradigmi.”,”Saggi di Luigino BRUNI Pier Luigi PORTA Giovanni PAVANELLI Manuela MOSCA Terenzio MACCABELLI Katia CALDARI Luca MICHELINI Gianfranco TUSSET Teodoro Dario TOGATI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Guido TORTORELLA ESPOSITO Stefano FIGUERA Guglielmo FORGES DAVANZATI Andrea PACELLA Rosaria Rita CANALE”,”ECOT-170″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Massimo M. AUGELLO e Marco E.L. GUIDI Giovanni MICHELAGNOLI Piero ROGGI Gabriello GIOLI Riccardo FAUCCI e Antonella RANCAN Fabio MASINI Antonio MAGLIULO Pier Francesco ASSO e Luca FIORITO Rosaria ADRIANI e Massimo M. AUGELLO”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume III. La “”Biblioteca dell’economista”” e la circolazione internazionale dei manuali.”,”Saggi di Massimo M. AUGELLO e Marco E.L. GUIDI Giovanni MICHELAGNOLI Piero ROGGI Gabriello GIOLI Riccardo FAUCCI e Antonella RANCAN Fabio MASINI Antonio MAGLIULO Pier Francesco ASSO e Luca FIORITO Rosaria ADRIANI e Massimo M. AUGELLO”,”ECOT-171″
“AUGELLO Massimo M. BIANCHINI Marco GIOLI Gabriella ROGGI Piero a cura; saggi di Francesco DI-BATTISTA Marco BIANCHINI Luciano SPOTO Luciano PALLINI Giovanni PAVANELLI Leandro CONTE M.M. AUGELLO e Denis GIVA Simonetta BARTOLOZZI BATIGNANI Renzo A. CASTELNUOVO Marco E.I. GUIDI Gabriella GIOLI”,”Le cattedre di economia politica in Italia. La diffusione di una disciplina «sospetta» (1750-1900).”,”Saggi di Francesco DI-BATTISTA Marco BIANCHINI Luciano SPOTO Luciano PALLINI Giovanni PAVANELLI Leandro CONTE M.M. AUGELLO e Denis GIVA Simonetta BARTOLOZZI BATIGNANI Renzo A. CASTELNUOVO Marco E.I. GUIDI Gabriella GIOLI”,”ECOT-387″
“AUGIAS Corrado MANCUSO Vito”,”Disputa su Dio e dintorni.”,”AUGIAS scrittore e giornalista televisivo, Ha scritto una serie di racconti sulle città (‘I segreti di …. Parigi, New York, Londra, Roma). MANCUSO insegna teologia presso la facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha scritto ‘Hegel teologo’ (Piemme, 1996), ‘Il dolore innocente. L’handicap la natura e Dio’ (Mondadori, 2002) e altri libri.”,”RELC-251″
“AUGIAS Corrado”,”Le fiamme e la ragione. La vita e la morte sul rogo di Giordano Bruno.”,”””Giordano Bruno, mentre elaborava il suo pensiero, sapeva di contrapporsi all’insegnamento delle Scritture secondo le quali l’Universo è finito e al suo centro si trova la Terra. Rispondeva: “”…se gli dèi si fussero degnati d’insegnarci la teorica delle cose della natura, come ne han fatto favore di proporci la prattica di cose morali, io più tosto mi accostarei alla fede de le loro revelazioni, che muovermi punto della certezza de mie raggioni e proprii sentimenti”” (La cena delle ceneri). Avrebbe voluto credere, se avesse potuto, ma i suoi pensieri, la sua ragione, i suoi sentimenti lo portavano altrove. Scrive anche: “”… la fede richiede per l’instituzione di rozzi popoli, che denno esser governati…”” (De l’infinito universo e mondi)”” (pag 11) Vari tentativi del Vaticano di far demolire il monumento a Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori.”,”RELC-336″
“AUGIAS Corrado CACITTI Remo”,”Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione.”,”Il professor Remo Cacitti insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano, materie su cui ha grande competenza. R. Cacitti ha scritto tra l’altro ‘Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale’ (1999) “”Come è nata la ricerca scientifica in questo ambito e quando?”” “”La ricerca scientifica, così come l’ho in breve descritta; è ovviamente un portato dell’Iluminismo. C’è però anche una preistoria che ha una datazione precisa, senza dubbio simbolica ma efficace, cioè la rottura della cristianità occidentale con la Riforma di Martin Lutero, nel 1517″” (pag 21) Augias è scrittore e giornalista,”,”RELC-340″
“AUGIAS Corrado CACITTI Remo”,”Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione.”,”Il professor Remo Cacitti insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano, materie su cui ha grande competenza. R. Cacitti ha scritto tra l’altro ‘Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale’ (1999) “”Nel preambolo di questo libro ho scritto che Gesù non ha mai detto di voler fondare una nuova religione che avrebbe dovuto chiamarsi cristianesimo”” (pag 150) Augias è scrittore e giornalista,”,”RELC-006-FV”
“AUGIAS Corrado”,”I segreti di Istanbul. Storie, luoghi e leggende di una capitale.”,”Corrado Augias giornalista e scrittore, è autore pure de ‘I segreti di New York’, (e poi Roma, Parigi…).”,”TURx-001-FGB”
“AUGIAS Corrado”,”I segreti del Vaticano. Storie, luoghi, personaggi di un potere millenario.”,”Capitolo XI. I banchieri di Dio (tra cui l’impiccagione di Calvi e un giorno prima della morte di Calvi l’assassinio della sua segretaria Gabriella Corrocher volata da una finestra…) (pag 225)”,”RELC-003-FER”
“AUGIAS Corrado”,”Giornali e spie. Faccendieri internazionali, giornalisti corrotti e società segrete nell’Italia della Grande Guerra.”,”Corrado Augias è nato a Roma nel 1935. Giornalista e autore di saggi e romanzi, ha condotto trasmissioni tv di successo. Il più grande scandalo spionistico italiano negli anni della prima guerra mondiale rivive in questo libro sulla base dei documenti originali e di altre fonti di prima mano. Il piano, ideato dai servizi segreti del Kaiser, era semplice e pazzesco nello stesso tempo: acquistare la proprietà di alcuni giornali italiani tra il quali ‘Il Tempo’ e ‘La Stampa’; per organizzare una campagna di neutralità che spingesse fuori l’Italia dalla guerra. Il 5 dicembre 1918, un mese dopo la fine del conflitto, comincia davanti alla corte d’Assise di Roma il processo contro alcuni degli uomini accusati, Filippo Cavallini, ex deputato della Lomellina, con lui giornalisti, faccendieri, belle donne equivoche, affaristi. Un ambiente che ha straordinarei rassomiglianze con quello affiorato, oggi, tra le pieghe di Tangentopoli”” (quarta di copertina)”,”EDIx-254″
“AUGUST Andrew”,”The British Working class, 1832-1940.”,”AUGUST Andrew è Associate Professor of History presso l’Abington College of Penn State University, Pennsylvania, USA. Ha scritto pure: ‘Poor Women’s Lives: Gender, Work and Poverty in Late-Victorian London’ (1999) Nell’indice l’autore non riporta nomi di persona. “”In 1842 William Dodd published an account of miserable conditions in textile factories. Describing himself as a ‘cripple’, incapacitated through work in such a factory, Dodd emphasized the physical dangers facing factory workers due to accidents and the strain of standing at machines through 12-hour shifts. Of those unable to continue working, he complained, ‘the great evil to be blamed is the long hours of labour, and standing chiefly in one position’ (…). Dodd’s account and others like it contributed to a trend in which the textile factory dominated understandings of modern manufacturing and work in the ‘factory age’ (2)”” (pag 30) [(2) R. Gray, The Factory Question and Industrial England, 1830-1860, Cambridge, 1996]”,”MUKx-186″
“AUGUSTIJN Cornelis”,”Erasmo da Rotterdam. La vita e l’ opera.”,”LUTERO definì ERASMO “”un’ anguilla”” e aggiunse: “”Nessuno riesce ad afferrarlo, se non Cristo””.”,”BIOx-057″
“AULARD F.A.”,”Les Orateurs de l’Assemblee constituante.”,”F.A. AULARD era professore di letteratura francese alla facoltà di lettere di Poitiers.”,”FRAR-176″
“AULARD F.A.”,”Notes sur l’ éloquence de Danton.”,”””Quando si tenta una soluzione radicale, quando gli hebertisti vogliono continuare Voltaire e distruggere il cristianesimo con il ridicolo, accoglie male questo tentativo, senza proporne un altro, e parla mal disposto contro queste “”mascherate antireligiose”” di cui non vede che una infrazione alle norme parlamentari””. (pag 7) “”Se dei letterati del tempo erano scioccati dal modo poco classico con cui Danton disponeva le idee, che dovevano pensare del suo stile? Il periodo, continuo presso Mirabeau, in Vergniaud, in Robespierre, è raro in Danton. Questo è fatto di frasi corte, sminuzzate, ruvide, i cui vuoti venivano colmati dall’ azione. Dire l’ indispensabile con meno parole possibile, ecco il fine di questo oratore. Questa non è solo velocità dell’ uomo d’ azione, è anche delicatezza di un gusto puro. Danton ha l’ orrore del banale, del convenuto. Evita questi fiori di retorica, così velocemente sbiaditi, con i quali si addobbano rispettivamente girondini e montagnardi.”” (pag 31-32) “”Io venduto? Un uomo della mia tempra è impagabile!”” (pag 46)”,”FRAR-310″
“AULETTA Ken”,”Backstory. Inside the Business of News.”,”Ken Auletta, giornalista e scrittore, ha scritto gli ‘Annals of Communication’ column and profiles per il New Yorker dal 1992. E’ autore di otto libri.”,”EDIx-162″
“AULETTA Ken”,”Three Blind Mice. How the TV Networks. Lost Their Way.”,”Ken Auletta, giornalista e scrittore, ha scritto gli ‘Annals of Communication’ column and profiles per il New Yorker dal 1992. E’ autore di otto libri.”,”EDIx-163″
“AULNEAU J.”,”Histoire de l’ Europe centrale (Depuis les origines jusqu’a nos jours).”,”””Le modificazioni che Napoleone portava all’ Europa centrale dovevano trascinare nuovi conflitti con la Prussia e l’ Austria che avevano, in Germania, dei potenti interessi. Con Federico II, la Prussia si era svincolata dalla sovranità austriaca e aveva manifestato la sua volontà di regnare sulla Germania del Nord. Essa (…) non aveva alcuna ambizione sulla riva sinistra del Reno, così come l’ aveva proclamata pure il Grande Federico, lasciando perfettamente la Francia di stabilirvisi. C’era stata un’ intesa tra la Prussia e il governo repubblicano, e come le popolazioni germaniche della riva sinistra del Reno si erano date a noi con la più grande allegria, quelle della riva destra salutavano con gioia la creazione di un nuovo impero, che il nome di Napoleone, vittorioso della feudalità, vi risplendeva di una gloria immensa, l’ intesa non poteva durare?”” (pag 153) Il sogno napoleonico degli Stati Uniti d’ Europa. “”L’ imperatore sognava infine di conquistare l’ Impero dell’ Europa riunendo i popoli divisi, creando degli Stati nazionali che egli avrebbe diretto dopo aver abbattuto le vecchie costruzioni storiche, e la Francia avrebbe avuto la presidenza di questi nuovi Stati Uniti d’ Europa; egli vedeva più in grande che i capi del Sacro Romano Impero!””. (pag 154)”,”EURC-074″
“AUNG SAN Suu Kyi”,”Libera dalla paura.”,”Elementi della vita del padre, Aung San leader dell’indipendenza birmana (1939-1940) “”Nel 1938-39 si svolse una serie di avvenimenti assai rilevanti noti complessivamente come la Rivoluzione del 1300 (secondo il calendario birmano, in cui l’inizio dell’anno cade a metà aprile). Vi furono la marcia dei lavoratori del petrolio di Yenangyuang, la marcia dei contadini su Rangoon per chiedere riforme agrarie, le proteste studentesche in cui Aung Gyaw venne mortalmente ferito a bastonate durante una carica della polizia, i conseguenti scioperi studenteschi in tutto il paese, scontri civili fra Birmani e musulmani indiani, gli scioperi operai, le dimostrazioni di Mandalay, in cui diciassette persone furono uccise dalla polizia, e la caduta del governo del primo ministro Ba Maw. Tutto questo contribuì a creare fermenti di rivolta mai conosciuti prima dal paese, che accelerarono l’intensità delle attività nazionaliste. Ma anche durante questi avvenimenti epocali i due flagelli della politica birmana, il frazionismo e la gelosia, gettarono la loro ombra. L’aspirazione a distinguersi come i migliori, i più incisivi, i più patriottici, si impossessò di gruppi e individui, portando a infinite recriminazioni e amarezze. Aung San era uno fra i pochi considerati al di sopra delle fazioni e delle gelosie. Aveva inclinazioni di sinistra e fu uno dei fondatori e segretario generale di un gruppo costituito nel 1939, descritto da alcuni come «iniziativa di studio marxista», da altri come «prima cellula comunista birmana». Ma Aung San non era un fanatico, né del comunismo, né di qualsiasi altra rigida ideologia. Molte cose lo attraevano nell’ampio ventaglio delle teorie socialiste, ma le sue aspirazioni erano sempre rivolte a idee e tattiche intese a portare la libertà e l’unità al suo paese. Nel 1939, poco dopo lo scoppio della guerra in Europa, vedendo che «le difficoltà del colonialismo sono un’occasione per la libertà», contribuì a fondare il «Blocco per la Libertà», una coalizione formata da partito Sinyetha di Ba Maw, il Dohbama Asi-ayone, il movimento studentesco e alcuni politici indipendenti. Ba Maw venne nominato ‘anashin’ (letteralmente «Signore del Potere») e Aung San segretario generale del blocco, definito da Nu come «figlio del cervello di Thakin Aung San». Il messaggio del Blocco per la Libertà alla nazione fu di sostenere lo sforzo bellico britannico solo in cambio della promessa dell’indipendenza a guerra finita (…). Le autorità reagirono disponendo arresti di nazionalisti su vasta scala; alla fine del 1940 molti leader dei Thakin e Ba Maw erano in carcere. Venne emesso un mandato di cattura anche per Aung San, il quale però fu avvertito tempestivamente e scomparve. L’alleanza con i Giapponesi. (…) I contatti fra politici birmani e giapponesi non costituivano una vera e propria novità. Di Saw, successore di Ba Maw quale primo ministro, si diceva che avesse fatto fortuna con i finanziamenti giapponesi e Ba Maw stesso aveva chiesto l’aiuto nipponico contro il Blocco per la Libertà. (…) Gli aderenti al Blocco per la Libertà erano divisi sull’opportunità di accettare l’aiuto nipponico, in particolare i comunisti (fra cui Soe, Ba Hein, Than Tun e Thein Pe) erano contrari alla collaborazione con il Giappone fascista. Tuttavia, Aung San affermò pragmaticamente di accettare aiuto da qualsiasi parte provenisse e di stare a vedere in che modo la situazione si sarebbe sviluppata. Tuttavia, come indicavano le sue stesse parole, non sembrava averne previsto chiaramente le conseguenze. A Tokyo, Aung San e Suzuki stabilirono una specie di accordo reciproco, ma, a quanto sembra, con riserve da entrambe le parti. Suzuki rispettava Aung San per la sua onestà e il suo patriottismo, ma pensava che il suo pensiero politico fosse poco maturo, critica non del tutto ingiustificata a quell’epoca, in quanto Aung San stesso ha scritto che lui e i suoi compagni avevano auspicato l’invasione nipponica «non per simpatie fasciste, ma per i nostri ingenui errori e la nostra timidezza piccolo-borghese»”” (pag 13-15)”,”ASIx-113″
“AURELLE Bruno”,”Les télécommunications.”,”L’autore, Bruno Aurelle, diplomato dell’ ESSEC, economista e sociologo, insegna all’ Ecole Nationale Supérieure e des Telecommunications. È stato consulente per gli Stati Uniti e ha effettuato una missione di vari mesi in Giappone. Ha lavorato per una grande impresa francese.”,”ECOG-126″
“AURIEMMA Antonio CAMMAROTA Domenico PEZZELLA Antonio”,”La letteratura italiana del ‘900. Catalogo ragionato di 2500 prime edizioni.”,”Tra le 2500 opere riportate: Curzio MALAPARTE (pseud. di Kurt Erich Suckert, Prato 1898 – Roma 1957). – 1307. Das Kapital precedéé Du coté de chez Proust. Roma-Milano, Aria d’ Italia, 1951. In 16°, pag 360. … scritta “”Malaparte le scrisse in francese””. Per un parallelo letterario con la prima, cfr. Mio marito Carlo Marx di Indro Montanelli (1954) – 1318. Lenin buonanima. Firenze, “”Opere di C. Malaparte””, Vallecchi Editore, 1962. In 16° pag 382 … . L’ opera apparve già nel 1932 in francese; l’ autore, avendo smarrito il testo originale, non volle eseguire una propria “”ritraduzione”” in italiano, che fu affidata solo nel 1950 a Paola Ojetti, per incarico di Daria Guarnati. In seguito fu fortunosamente ritrovato l’ originale, e il presente vol., curato da Enrico Falqui, rispecchia fedelmente la prima stesura, riportando le varianti dell’ ed. francese.”,”ITAB-159″
“AURIOL Vincent a cura; saggi di Gaston POULAIN Georges BASTIDE René FROMILHAGUE Frederic MAURO Rolande TREMPE’ Daniel LIGOU Jacques GODECHOT Daniel FAUCHER Vincent AURIOL”,”Jean Jaures.”,”Saggi di Gaston POULAIN, Georges BASTIDE, René FROMILHAGUE, Frederic MAURO, Rolande TREMPE’, Daniel LIGOU, Jacques GODECHOT, Daniel FAUCHER, Vincent AURIOL.”,”JAUx-016″
“AUROBINDO Sri”,”Les fondements de la culture indienne.”,”Sri AUROBINDO è stato con Lokamanya TILAK, la figura emblematica della lotta per l’ indipendenza durante gli anni 1905-10. I suoi articoli infiammarono l’India intera. L’A divenne per gli inglesi “”l’ uomo più pericoloso dell’ India””. Imprigionato, poi minacciato di deportazione, dal 1910 si consacrerà solo allo yoga.”,”INDx-023″
“AUSLANDER Shalom”,”A dio spiacendo.”,”Shalom Auslander è nato e cresciuto a Monsy, New York. Ha scritto per le testate ‘New Yorker’, ‘Esquire’, ‘New York Times Magazine’ e collabora regolarmente alla trasmissione radiofonica ‘The American Life’.”,”VARx-016-FMDP”
“AUSTIN Victor, a cura”,”La guerre de Sécession.”,”Nord: la propaganda di guerra. “”Per reclutare dei volontari, c’erano vari metodi. Nel 1861, chiunque avesse fatto parte dell’ esercito regolare poteva prendere l’ iniziativa di far circolare una lista di arruolamento allo scopo di raccogliere delle firme. Aveva allora grandi probabilità di ottenere la carica di capitano. (…) A volte, in queste riunioni, il patriottismo era così ben esaltato attraverso il dispiegamento di bandiere, musica, canti militari, eloquenza bruciante degli oratori, che una quota di una città poteva essere ottenuta in meno di un’ ora. Era sufficiente che un uomo desse il segnale iscrivendo il suo nome, si ci congratulasse con lui posto sulla strada e acclamato da tutti come l’ eroe del giorno, perché un secondo, un terzo, un quarto seguissero; e per finire c’era una vera corsa ad iscriversi nella lista di arruolamento.”” (pag 60-61)”,”USAQ-034″
“AUTHIER D. BARROT J.; saggi di Heinrich LAUFENBERG, Fritz WOLFFNHEIM, Hermann GORTER, Henriette ROLAND-HOLST, Anton PANNEKOEK”,”La sinistra comunista in Germania.”,”Parte 2°: saggi di Heinrich LAUFENBERG, Fritz WOLFFNHEIM, Hermann GORTER, Henriette ROLAND-HOLST, Anton PANNEKOEK. Temi trattati: sinistra tedesca anni 1930 questione russa, nazismo e fascismo, crisi mortale, fondamenti e contenuti comunismo Contiene: Note sul “”nazional-bolscevismo””. (pag 137-139)”,”MGER-017-B”
“AUTHIER Denis e Gilles DAUVE’ a cura; testi di APPEL Jan GORTER Hermann LAUFENBERG Heinrich MEYER Ludwig PANNEKOEK Anton PFEMFERT Franz RÜHLE Otto REICHENBACH Bernhard SCHWAB Alexander WOLFFHEIM e altri”,”Ni parlement ni syndicats: Les Conseils ouvriers! Les communistes de gauche dans la Révolution allemande (1918-1922).”,”Altra opera di Denis AUTHIER e Gilles DAUVE’ : La Gauche communiste en Allemagne 1918-21, Payot, 1976 (D. Authier si presentava con il nome di Jean BARROT APPEL Jan GORTER Hermann LAUFENBERG Heinrich MEYER Ludwig PANNEKOEK Anton PFEMFERT Franz RÜHLE Otto REICHENBACH Bernhard SCHWAB Alexander WOLFFHEIM”,”MGER-105″
“AUTIN Jean”,”Les Frères Pereire. Le bonheur d’entreprendre.”,”ex-libris T. Albertocchi Ritardo francese nel mercato dei capitali rispetto all’Inghilterra “”(…) C’est l’abondance de capitaux qui anime toutes les entreprises et le bon intêret de l’argent est tout à la fois l’effet et l’indice de l’abondance des capitaux”” [Turgot, ‘Reflexions sur la formation et la distribution des richesses’, 1765]. Ma que peut-on attendre de la Banque de France? Dirigée par des viellards et des bourgeois nantis, elle a adopté et maintient une politique timorée, conservatrice et stérilisante. Au lieu d’accepter des effets à deux signatures seulement et de faciliter la création de comptes courants elle se replie sur son monopole et n’irrigue pas le corps économique. Pourquoi, à l’instar de la Banque d’Angleterre et de la Banque fédérale américaine, ne crée-t-elle pas quelque 30 ou 40 succursales dans les principales villes de province? Emile Pereire est un jour fort cinglant: Les capitaux, écrit-il, ne manquent pas, mais on ne cherche pas à en diriger l’emploi d’une manière large, générale; à les attirer vers des centres pour de là les répandre avec intelligence et ‘mesure’ (3) dans les diverses branches de la production, selon les besoins que chacun éprouve. C’est là l’office des banques et la France n’en a pas (1)””. L’économiste Adolphe Blanqui, frère du révolutionnaire, lui fait écho de façon non moins pittoresque: “”les capitaux anglais sont mobiles, énergiques, confiants; les nôtres sont moroses, craintifs, apoplectiques, ils ont peur de tout…””. A que l’aîné des Pereire rétorque, de façon non moins redoutable: “”Le meilleur moyen d’éloigner toutes les réclamations et de mettre hors de toute critique le monopole de la Banque, est de la rendre profitable au public”” (2)”” (pag 41-42) (1) Le National, 2 novembre 1834 (2) Le National, 25 janvier 1833 Definizione. Il mercato dei capitali si distingue dal mercato monetario per via della connotazione temporale, sui primi avvengono le emissioni e le negoziazioni si strumenti a medio/lungo termine, mentre sul secondo avviene il trasferimento di fondi a breve termine. Sono transazioni di mercato dei capitali quelle su azioni (che avvengono generalmente all’interno di mercati regolamentati quali ad esempio il MTA gestito da Borsa Italiana) e su titoli di debito a medio-lungo termine (che possono avvenire su mercati regolamentati, quali MOT ed EuroMot gestiti da Borsa Italiana opure MTS gestito da MTS Spa, su mercati non regolamentati oppure bilateralmente). Il termine mercato dei capitali è a volte utilizzato in un’accezione più ampia come sinonimo di mercato finanziario. (f. la borsa italiana)”,”FRAE-049″
“AUZANNEAU Matthieu”,”Or noir. La grande histoire du pétrole.”,”Matthieu Auzanneau è direttore del Shift Project, think thak della transizione energetica. Des premiers puits américains jusqu’à nos jours, une passionnante relecture de l’histoire moderne à l’aune du lien, sans cesse resserré, qui unit l’homme au pétrole. Remarquablement documentée, emmenée sur un rythme haletant, cette grande histoire du pétrole se lit comme un roman. Depuis les premiers puits désormais à sec jusqu’à la quête frénétique d’un après-pétrole, du cartel secret des firmes anglo-saxonnes (les “” Sept Seurs “”) jusqu’au pétrole de schiste, Or noir retrace l’irrésistible ascension de la plus puissante des industries. Ce livre éclaire d’un jour inattendu des événements cruciaux – l’émergence de l’URSS, la crise de 1929, les deux guerres mondiales, les chocs pétroliers, les guerres d’Irak, la crise de 2008, etc. –, bousculant au passage beaucoup de fausses certitudes. Le pétrole, notre source primordiale et tarissable de puissance, est présent à l’origine des plus grands déchaînements du siècle passé. Or la fin de ce carburant de l’essor de l’humanité devrait se produire bien avant que ce siècle ne s’achève. De gré ou de force. Et nul ne peut dire où cette fin va nous conduire… Prix Spécial 2016 de l’Association des Economistes de l’Energie”,”ECOI-403″
“AUZIAS Jean-Marie”,”La Philosophie et les techniques.”,”AUZIAS è Agrégé de l’Université”,”FILx-143″
“AVAGLIANO Lucio”,”Stato e imprenditori in Italia. Le origini dell’ Iri.”,”””Nell’ opinione di Raffaele Mattioli, l’ intervento dello Stato reso necessario dalla crisi del ’30-’31, non avrebbe potuto essere più organico e migliore. L’ IRI controllava le sue banche come si controlla una normale partecipazione, non vi erano stati cioè interventi discriminatori, ma piena responsabilità e libertà lasciata alle medesime. Tale indipendenza era anche basata su elementi obbiettivi “”perché l’ IRI, quando ha assunto il controllo delle banche, per prima cosa ha vietato nel modo più assoluto a queste banche di fare operazioni che, comunque, potessero avere carattere finanziario.””. L’ intervento – continua Mattioli – aveva dato ottimi risultati, anche per “”aprire uno spiraglio verso la possibilità di un’ economia semipianificata””, mentre aveva in parte mancato al suo compito la Banca d’ Italia, che avrebbe dovuto impartire direttive ragionate alle aziende bancarie, e non lasciare che queste agissero per loro conto, controllandole solo attraverso l’ andamento dei bilanci””. (pag 125)”,”ITAE-136″
“AVAGLIANO Mario PALMIERI Marco”,”Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali.”,”Marco Palmieri giornalista e storico è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della SISSCO . Ha pubblicato tra l’altro con Mario Avagliano ‘Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945’ (2009) e ‘Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia’ (2010), ‘Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici, 1943-1945’ (2012). Marco Avagliano giornalista e storico è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della SISSCO. Tra i suoi libri più recenti ‘Generazione ribelle. Diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945’ (2006). La proliferazione degli intellettuali razzisti (pag 171). L’insofferenza verso gli ebrei si propaga a macchia d’olio. Attorno agli ebrei si va il vuoto (pag 227) “”Le voci sulla corruzione degli addetti alle pratiche sono riportate anche in diari dell’epoca. Il 2 marzo 1940 Piero Calamandrei annota nel suo taccuino: «Il prof. Redenti mi diceva ieri gli sconci che succedono per il Tribunale della razza. Più di 50 domande di ebrei che chiedono di dimostrare di essere figli di puttane, cioè figli adulterini di padre ariano. E ci sono avvocati e funzionari che guadagnano fior di quattrini su queste speculazioni» (82). Peraltro le pratiche di discriminazioni sono lunghe e laboriose e intorno ad esse si addensano «vendite di fumo, di intimidazioni, di soprusi» (83). Ma nel frattempo che la burocrazia fa il suo lento corso, gli ebrei ci rimettono lavoro e condizioni di vita. Anche questo è sotto gli occhi di tutti, come rivela un informatore della polizia che raccoglie queste notizie: «Non vi sono fra gli ebrei solamente i ricchi, che hanno comunque beni stabili da tutelare e altre categorie di attività, ma vi sono anche coloro che difendono l’unica loro attività di lavoro, il posto in una qualche azienda anche privata, che permette loro di vivere, pare che in vari di questi casi, non sia contemplato, o non sia esplicitamente detto, che coloro che hanno in corso la pratica di discriminazione, non possono esser toccati, fino a quando non giunga o no il decreto favorevole. Secondo quanto abbiamo sentito, vi sarebbero aziende che danno un termine preciso, per licenziare i loro dipendenti, giunga o no il decreto favorevole. Queste ditte non si vogliono curare che l’interessato abbia dimostrato di aver in corso la pratica corredata da tutti i documenti e inoltrata dalle autorità prefettizie al Ministero competente e provvedono secondo la loro veduta» (84). Furono circa novemila gli ebrei che alla fine resteranno esclusi da tale beneficio. Una sofferenza nella sofferenza, che porterà a volte a scelte disperate e sacrificali”” (pag 199-200) [Marco Avagliano e Marco Palmieri, ‘Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali’, Baldini e Castoldi, Milano, 2013]”,”EBRx-092″
“AVALLI Carlo”,”La questione storica dell’unità italiana.”,”Il volume raccoglie articoli in parte già pubblicati su ‘Lotta Comunista’ da marzo 2015 a novembre 2017 e in parte inediti.”,”ELCx-237″
“AVANTAGGIATO-PUPPO Franca”,”Gli armistizi francesi del 1940.”,”Il caso della flotta francese. “”Questione molto dibattuta è se il problema della flotta fu sollevato dal gen. Weygand. Secondo Bouthillier, Baudouin, e lo stesso Weygand, il generalissimo avrebbe consigliato di porre la flotta francese al riparo nei porti del nord Africa prima che iniziassero i negoziati per l’armistizio, ma questa proposta avrebbe sollevato l’opposizione di Campinchi, Monnet e Marin, che temevano di compromettere la possibilità di un armistizio, essendo quasi sicuramente la consegna della flotta una condizione essenziale per la Germania. Al che Weygand, appoggiato da Darlan, avrebbe risposto che nemmeno una nave da guerra doveva essere consegnata al nemico, a costo di causare il fallimento delle trattative per l’armistizio. Secondo Lebrun sarebbe stato invece Frossard a proporre di esaminare la sorte della flotta da guerra. Reynaud ha smentito categoricamente ogni intervento del gen. Weygand relativo alla flotta. Questa è pure l’opinione di Marin, che si è assunto il compito di avvalorarla, ponendo la stessa domanda per iscritto ai vari ministri e più tardi interrogando diversi testimoni nella sua qualità di presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Monnet rispose che non si parlò affatto della flotta e la sua affermazione è stata confermata dai ministri Laurent-Eynac, Queuille, Rio e Reynaud. Altri invece, come Sérol, Rollin, Pernot, Julien, Dautry ed il presidente della Repubblica, affermarono di non ricordarsi di una proposta in tal senso fatta dal gen. Weygand. Il solo Pomaret ha sostenuto che il generalissimo consigliò realmente di mettere in salvo la flotta e che solamente Campinchi si oppose, mentre egli non lo aveva né appoggiato né avversato, perché non aveva afferrato l’importanza delle questione e riteneva che se la flotta fosse uscita dai porti della Francia, le condizioni dell’armistizio sarebbe state ancora più dure. Mandel infine avrebbe riferito all’ambasciatore britannico Campbell che il gabinetto francese aveva discusso la sorte della flotta nell’eventualità di un armistizio, ma che la discussione non aveva portato ad alcuna conclusione benché la maggioranza fosse favorevole ad un affondamento della flotta nel caso che la risposta di Roosevelt all’appello di Reynaud fosse stata negativa”” (pag 120-122) Gli armistizi francesi del 1940 (by Franca Avantaggiato Puppo, Giuffré, Milano). (Rassegna di lettere) Prefazione al libro della Puppo, di Mario Toscano Nel corso della recensione viene citato il volume di Elisabeth Wiskemann che ricostruisce il quadro dei difficili rapporti tra l’Italia e i Terzo Reich dal titolo ‘L’asse Roma-Berlino’ Sintesi dei piani militari dei due avversari L’autrice tratta dei due armistizi della Francia con la Germania e l’Italia Il piano tedesco fu preparato da Manstein ma Hitler ebbe il merito di averlo fatto applicare nonostante il parere avverso dell’ OKH (Oberkommando des Heeres), il comando supremo tedesco. E’ destino delle grandi battaglie di avere ascendenza incerta se se si concludono con una vittoria L’autrice rileva l’età avanzata dei capi francesi: Weygand, 73 anni, era fuori dall’epoca in cui viveva e Petain (84 quando divenne capo dello Stato) erano rimasti ancorate a superate forme di arte militare. Viene anche ricordata la stupefacente proposta di De Gaulle di ‘unione indissolubile. a tutti gli effetti’ fatta a Londra e appoggiata da Churchill Quando Mussolini dichiarò guerra alla Francia, la domanda di armistizio di questa lo sorprese, lo rese scontento e turbato, avrebbe pronunciato la frase “”questa volta dichiaro la guerra ma non la faccio”” Estrema mitezza delle richieste italiane e rinuncia ad occupare la Tunisia La guerra sembrava finita ma invece era appena cominciata I due armistizi accentuarono la volontà di resistenza della Gran Bretagna”,”QMIS-366″
“AVARNA-DI-GUALTIERI Carlo a cura; AVARNA Giuseppe BOLLATI Riccardo”,”Il carteggio Avarna-Bollati. Luglio 1914 – Maggio 1915.”,”””Assai opportuna è (…) la pubblicazione curata con reverenza filiale del generale Carlo Avarna, duca di Gualtieri, della corrispondenza sconosciuta sinora in cui due diplomatici, estranei entrambi alla politica di partiti, servitori fedeli del Paese, conoscitori profondi dei problemi internazionali, diversi per origini ed abitudini di vita, dotati di temperamento dissimile, si scambiano le loro idee e le loro preoccupazioni dalle quali traspare lo stesso travaglio sentimentale, l’intimo tormento per quanto accadeva in Italia dopo la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia e la pazzesca attitudine assunta da vari Stati che, anzichè adoperarsi per circoscrivere il conflitto o evitare per lo meno che si estendesse soverchiamente, si buttarono nella mischia con voluttà come se si trattasse di partecipare ad un festino e non già ad un orrendo massacro. Entrambi erano pervasi dal timore che la guerra in cui l’Italia avrebbe dovuto finire per entrare creasse fatalmente situazioni internazionali che potessero riuscire funeste, forse fatali per il nostro Paese. (…) Avevano in comune entrambi questi diplomatici una, dirò così, lacuna: la loro carriera non si era mai svolta nei paesi anglosassoni talchè non avevano avuto agio di approfondire la mentalità britannica ed americana che riusciva loro difficile comprendere attraverso la lettura, dato che conoscevano solo ad un dipresso la lingua inglese. Possedevano però un’ampia visione dei problemi internazionali, con particolare riguardo a quelli balcanici che alla fine del secolo scorso ed allo inizio dell’attuale costituivano il substrato della politica estera mondiale. Entrambi consideravano quanto avveniva nel turbolento settore del Vicino Oriente non solo come interessanti episodi di storia contemporanea , ma come altrettanti elementi da tenere presenti e da vagliare onde evitare che l’Italia si trovasse un giorno a dover fronteggiare due forze di molto superiori alla propria: il pangermanesimo e il panslavismo. Entrambi scorgevano nell’esistenza di una Austria-Ungheria vitale e forte il mezzo per evitare che tutti i tedeschi si unissero in un solo blocco per imporre poi la propria volontà all’Europa e che, smembrandosi il mosaico di nazionalità ch’era la monarchia asburgica, avessero vita e soprattutto nutrissero aspirazioni nazionaliste altri Stati slavi che, in epoca più o meno vicina, avrebbero finito per cadere tutti nell’orbita della Russia. Non altrimenti aveva pensato e conseguentemente agito il principe di Bismarck, di cui nessuno porrà certo in dubbio il proposito di fare grande la Germania. Eppure, egli, quando fu vincitore dell’Austria, si guardò bene dall’annientarla e rinunciò ad annettere alla Germania i sudditi tedeschi dell’Imperatore Francesco Giuseppe perchè si rendeva conto che la scomparsa dell’Austria avrebbe innanzi tutto sconvolto l’equilibrio sul quale si basava la politica europea, suscitato problemi di soluzione assai ardua e rafforzato in ogni caso il panslavismo che si sarebbe estero paurosamente verso il centro dell’Europa”” (pag V-VI, VIII-IX) [dalla prefazione di Vittorio Cerruti]”,”QMIP-016-FV”
“AVELING Edward B.”,”Die Darwin’sche Theorie. I. Die Entwicklungstheorie. II. Die Abstammung des Menschen. III. Affe und Mensch.”,”Dello stesso autore: E.B. AVELING, The Students Darwin. LONDON, 1881 pag XII 339. L’A ha insegnato (fellow) all’ University College di London.”,”SCIx-164″
“AVELING Edward Bobbins”,”The Students’ Marx. An Introduction to the study of Karl Marx’s Capital.”,”In appendice profilo biografico e bibliografia di E.B. AVELING a cura di M. SAHA pag VII appendice vicenda opinioni religiose di Charles DARWIN (ateismo) rapporto con E.B. AVELING. “”Colonie. In Europa Occidentale, abbiamo un regno già compiuto del capitale. Nelle colonie, il regime capitalista entra in collisione con la resistenza del produttore, che preferisce impiegare la sua forza lavoro da sé. Per cui, nelle colonie, l’ economista politico proclama ciò che nega in Europa,ovvero: che la produzione capitalistica è impossibile senza l’ espropriazione dei lavoratori.”” (pag 173)”,”MADS-402″
“AVELING Edward”,”Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison.”,”Edward Aveling, D. Sc. Lond., Fellow of University College, London Metodo di lavoro: generalizzazioni; profondità delle conoscenze, carattere “”There are five stages in scientific work: observation, experiment, recordal, reflection, generalisation. Through all these five stages Darwin and Marx, as scientific men, went. Darwin, as we have seen, observed and experimented upon plants and animals for twenty-eight years before he announced his great discovery. He recorded the results of these observations and experiments. In his study at Down, besides the printed books, the microscopes, the pots and pans in which his experiments were going on, there were countless note-books containing the record of what he had observed, read of, and seen as the result of experiment. Upon this record he reflected, and as the result of his reflection made a generalisation, or rather a series of generalisations. This last and highest stage in scientific work is only reached by the highest. Many others can observe, experiment, record, and reflect. But only the rarer souls can generalise ; that is, can draw out of the multitude of observed and recorded phenomena some one connecting, unifying principle, some golden thread linking together all the multitude of details and producing order out of chaos. These generalisations, these verbal expressions of some general principle running through a mass of individual facts, are often badly called “”laws of nature””. The misfortune of the name is that ordinary people think that there is something in common between a law of nature and a law of government or of society. Perhaps the only thing they have in common is the misleading name “”law””. A law of nature is a generalisation, i.e., the verbal expression of certain observed sequences or coincidences in natural phenomena. A law of society or of government is a decree promulgated by the society or the government to direct the conduct of human beings. Hence, only very loose thinking could give rise to the fallacy that a law of nature implies a law-giver. To avoid the possibility of that loose thinking it would be better to drop altogether the phrase “”law of nature”” and to use only the word “”generalisation””. (…) “”Another difference between the two is that Marx was the more universal man. Darwin was a geologist and biologist pure and simple. He read with difficulty any other language than his own, and, as far as I know, spoke no language but English. He confessed to me personally that he had no read Shakespeare for many years. His letter already quoted shows that economic science was not studied by him. On the other hand, Marx read practically every European language, and wrote and spoke perfectly, English, French, and German. His knowledge of the general literature of all countries was immense”” (…) “”Indirectly, a great deal has already been said about the characters of Darwin and Marx. Their physical appearance was in harmony with those characters. Both were men of singularly commanding presence as well as personality. Their faces, even as only known to us by portraits, are full of remarkable strength and beauty. Compare, for example, the pictures of Darwin with, say, those of the various gentlemen who profess to satisfactorily reconcile the teachings of Darwin with those of the orthodox people. Or compare the head of Marx with, say, that of the present German Emperor. Head, eyes, body, manner, with both these men proclaim them kings among men; whilst the others possess only the ordinary characteristics or ordinary citizens. In both Darwin and Marx there was that beautiful modesty without affectation characteristic of the highest minds. They had none of the affected mock modesty that you and I suffer from. And their moral character was on the same level with their intellectual character. Truth, rectitude, purity, marked those characters. They both seemed to have an instinct for what is right in life as well as in science. Altogether two very beautiful natures. And therefore necessarily the subject of calumny and misrepresentation. Their critics were not content with attacking their theories. They assailed the men in their private characters. The foulest statements were made about the private lives of both men. And in the case of Marx at a time when no newspaper in Europe would open its columns to any refutation of the calumnies. However, Darwin and he lived it all down ; and – this rare – outlived it. Before their death the world knew them both, not as their intimates knew them, but as men of the very highest and most irreproachable moral character”” [Edward Aveling, ‘Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison’, The New Century Review’, March-April, 1897] (pag 5-12-13) Edward Aveling (wikip) From Wikipedia, the free encyclopedia Edward Aveling Aveling-Edward.jpg Born Edward Bibbins Aveling November 29, 1849 London Died August 2, 1898 (aged 48) Battersea Education University College London Occupation biologist, writer, politician, translator, zoologist Edward Bibbins Aveling (29 November 1849 – 2 August 1898) was a prominent English biology instructor and popular spokesman for Darwinian evolution, atheism, and socialism. Aveling was the author of numerous books and pamphlets and was a founding member of the Socialist League and the Independent Labour Party. For many years he was the partner of Eleanor Marx, the youngest daughter of Karl Marx. Biography[edit] Early years[edit] Aveling was born on 29 November 1849 in Stoke Newington, the fifth of eight children of Rev. Thomas William Baxter Aveling (1815–1884), a Congregationalist minister, and his wife, Mary Ann (d. 1877), daughter of Thomas Goodall, farmer and innkeeper, of Wisbech, Cambridgeshire. Aveling attended Taunton School, and in 1867 began to study medicine at University College London. He graduated with a BSc degree in Zoology in 1870.[3] Aveling began teaching biology and lecturing in science at King’s College London but was unable to advance due to his atheism and avowed leftist views. He subsequently lectured on Anatomy and Biology at the London Hospital until 1882.[4] On 30 July 1872, Aveling married the heiress Isabel Campbell Frank (22 November 1849 – September 1892), but the marriage lasted only two years before they separated amicably. According to Aveling, the cause of the split was that Isabel could not abide his atheist views, although there were rumours that he had married her for her money. From 1872 to 1876 Aveling was a teacher of elementary physics and botany at the North London Collegiate School for Girls. In 1880, Aveling delivered over a hundred freethought lectures and was made a vice-president of the National Secular Society. He edited the secular humanist magazine, The Freethinker when its founding editor George William Foote was imprisoned for blasphemy in 1883. Political career[edit] In 1884, Aveling became the partner of Eleanor “”Tussy”” Marx, the daughter of Karl Marx, and thus was thrust into the inner circle of British socialism. Later in 1884, Aveling and Eleanor were both elected to the Executive Council of the Social Democratic Federation. This position proved temporary, because the couple separated from the SDF at the end of the year along with William Morris and Belfort Bax in the acrimonious split which formed the Socialist League. In 1884, Frederick Engels enlisted Aveling to help in translating the first volume of Karl Marx’s book Das Kapital.[4] Aveling also achieved some small success as a playwright under the pen-name Alec Nelson.[4] In the autumn of 1886, Aveling and Eleanor Marx toured the United States, lecturing on behalf of the Socialist Labor Party. After their return, they wrote a book for British readers detailing the situation of the left-wing political movement and trade unions in the US, which they said was populated by “”unconscious socialists,”” people who shared socialist values but disclaimed socialist ideas. Aveling and Marx wrote: The mass of American Workers had scarcely any more conception of the meaning of Socialism than had ‘their betters.’ They also had been grievously misled by capitalist papers and capitalist economists and preachers. Hence it came to pass that after most of our meetings we were met by Knights of Labour, Central Labour Union men, and members of other working-class organisations, who told us that they, entering the place antagonists to Socialism as they fancied, had discovered that for a long time pas they had been holding its ideas.[5] During his time in the Socialist League Aveling wrote and translated various socialist texts but nonetheless remained personally unpopular in the movement, the object of a steady steam of gossip and accusations. In August 1888, the branch to which Aveling and Marx belonged separated from the anarchist-dominated Socialist League in favour of an independent existence as the Bloomsbury Socialist Society.[4] After leaving the Socialist League, Aveling became active in the Gasworkers’ Union, for whom he served as an auditor.[6] Aveling was a founding member and was elected to the Executive Committee of the Independent Labour Party by the 1893 Conference which established the organisation. He left that group to rejoin the Marxist Social Democratic Federation in 1896, despite his long-standing personal and political quarrel with SDF leader Henry Hyndman.[6] Playwright[edit] Under the pen name Alec Nelson, Aveling wrote several successful plays,[7] including an adaptation of Nathaniel Hawthorne’s The Scarlet Letter that premiered in London in May 1888. By August, he was supervising the mounting of three different plays in New York, Chicago, and, in the words of Engels, “”God knows where besides.””[8] Writings on Science[edit] From his standpoint as a comparative anatomist Aveling easily accepted Darwin’s theory of evolution by natural selection. As an atheist he eagerly promoted the division between some evolutionists and some Christians. His colourful writings on Darwinism were widely read by the general public. However, some of the arguments that he constructed himself were not widely accepted amongst the scientific community; he says, for example, that “”the special creation of a species of animal or plant is not thinkable”” because it would contravene the principle that both matter and energy are conserved.[9] Later life, death, and legacy[edit] In 1897, Aveling left Marx and on 8 June that year secretly married an actress, Eva Frye, using his pen-name “”Alec Nelson””. He returned to Marx when he was struck down with kidney disease. After nursing him for some time, Eleanor Marx committed suicide mainly due to his infidelity. A coroner’s inquest delivered a verdict of “”suicide while in a state of temporary insanity,”” clearing Aveling of criminal wrongdoing, but he was widely reviled throughout the socialist community as having caused Eleanor to take her life.[10] It has even been suggested that Aveling might have murdered her.[11] Aveling died four months later, on 2 August 1898, in Battersea of kidney disease.[6] He was 48. His body was cremated at Woking Crematorium, Surrey, three days later. Despite his prominence as a member of the fledgling British Marxist movement, no representatives of the Socialist or Labour movements were present at the funeral due to the widely held belief that he was responsible for Eleanor Marx’s death. Aveling was also disliked by many of his contemporaries for his tendency to borrow money from everyone. A biographer of Eleanor wrote in 1976: The truth is that in moral terms Aveling presented something akin to an optical illusion: looked at in one light, he could be seen as feckless, happy-go-lucky but fundamentally sound; in another, as an unmitigated scoundrel. What, however, could not escape notice from any angle was his infinite propensity to borrow money, which age could not wither nor — more surprisingly — custom stale. He might be cheated…so that resigning from the Secular Society he was loaded with debt. Yet this hardly accounts for his habit of borrowing from the rich, the poor and the positively indigent for trifling amounts — though sometimes cleaning them out — since he never at any time — and this in an age of ostentatious spenders… — lived in a style above that of any other middle-class socialist who had neither business interests nor inherited wealth. * * * It is not uncommon to come across individuals from whose company and a small sum of money one simultaneously parts. This compulsion to borrow is not easy to explain in those who are neither on their beam ends nor aspire to high living.””[12] Although he had numerous relationships with women, as far as is known, Aveling had no children. Footnotes[edit] Jump up ^ Bergman, Jerry (2011). The dark side of Charles Darwin a critical analysis of an icon of science. Green Forest, Ark.: Master Books. p. 48. ISBN 9781614580096. Jump up ^ Richard Dawkins (2015). Brief Candle in the Dark: My Life in Science. Random House. p. 253. ISBN 9781448169979. Jump up ^ Paul Henderson, “”Edward Bibbens Aveling”” in A. Thomas Lane (ed.), Biographical Dictionary of European Labor Leaders. In Two Volumes. Westport, CT: Greenwood Press, 1995; pg. 36. ^ Jump up to: a b c d Henderson, “”Edward Aveling,”” pg. 36. Jump up ^ Edward Aveling and Eleanor Marx Aveling, The Working-Class Movement in America. Enlarged Second Edition. London: Swan Sonnenschein & Co., 1891; pp. 21–22. ^ Jump up to: a b c Henderson, “”Edward Aveling,”” pg. 37. Jump up ^ A History of English Drama 1660–1900: Late 19th Century Drama 1850–1900 by Allardyce Nicoll, p.246 Jump up ^ Friedrich Engels, Paul Lafargue, Laura Lafargue. Correspondence vol. 2: 1886–1890, translated by Yvonne Kapp. Moscow: Foreign Languages Publishing House, 1960. p. 121, 140. Jump up ^ Aveling, Edward B, The Darwinian Theory, London: Progressive Publishing 1884: 26 Jump up ^ Matthew Gwyther: Inside story: 7 Jew’s Walk. In: The Daily Telegraph. 23 September 2000 Jump up ^ Wilson, A N, God’s Funeral, London: John Murray 1999: 293-4. Jump up ^ Yvonne Kapp, Eleanor Marx: Volume Two. New York: Pantheon Books, 1976; pp. 205–206. Publications by Edward Aveling[edit] Writings[edit] Why I Dare Not Be a Christian. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. Irreligion of Science. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Wickedness of God. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Creed of an Atheist. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Student’s Darwin. London: Freethought Publishing Co., 1881. The Plays of Shakspere… : The Substance of Four Lectures Delivered at the Hall of Science, London. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. Biological Discoveries and Problems. London: Freethought Publishing Co., n.d. [c. 1881]. God Dies, Nature Remains. London: Freethought Publishing Co., n.d. [c. 1881]. Science and Secularism. London: Freethought Publishing Co., 1882. Botanical Tables: For the Use of Students. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1882]. A Godless Life: The Happiest and Most Useful. London, A. Besant and C. Bradlaugh, 1882. Science and Religion. London, A. Besant and C. Bradlaugh, n.d. [1882]. On Superstition. London, A. Besant and C. Bradlaugh, n.d. [c. 1882]. The Borderland Between Living and Non-Living Things: A Lecture Delivered Before the Sunday Lecture Society, on Sunday Afternoon, November 5, 1882…”” London: Sunday Lecture Society, 1882. General Biology: Theoretical and Practical. London: n.p., 1882. The Religious Views of Charles Darwin. London: Freethought Publishing Company, 1883. The Darwinian Theory. London: Progressive Publishing Company, n.d. [c. 1883]. Christianity and Capitalism. With Charles L Marson and Stewart D Headlam. London: Modern Press, 1884. The Curse of Capital. London: Freethought Publishing Co., 1884. The Darwinian Theory: Its Meaning, Difficulties, Evidence, History. London: Progressive Publishing Co., 1884. The Origin of Man. London: Progressive Publishing Co., 1884. The Factory Hell. With Eleanor Marx Aveling. London: Socialist League Office, 1885. Monkeys, Apes and Men. London: Progressive Publishing Co., 1885. The Woman Question. With Eleanor Marx Aveling. London: Swan Sonnenschein & Co., 1886. Chemistry of the Non-Metallics. London : J. Hughes, 1886. Natural Philosophy for London University Matriculation. London: n.p., 1886. Darwin Made Easy. London: Progressive Publishing Co., 1887. Mechanics and Experimental Science as Required for the Matriculation Examination of the University of London..”” London: n.p., 1887. The Working Class Movement in America. With Eleanor Marx Aveling. London: Swan Sonnenschein & Co., 1887. Second Edition, 1891. Shelley’s Socialism: Two Lectures. With Eleanor Marx Aveling. London: privately published, 1888. Key to Mechanics. London: Chapman and Hall, 1888. Key to Chemistry. London: Chapman and Hall, 1888. Mechanics, and Light and Heat: For London University Matriculation. London : W. Stewart & Co., n.d. [1888]. Mechanics and Experimental Science as Required for the Matriculation Examination of the University of London: Magnetism and Electricity. London: Chapman and Hall, 1889. An Introduction to the Study of Botany. London: Swan Sonnenschein & Co., 1891. The Students’ Marx: An Introduction to the Study of Karl Marx’ Capital. London: Swan Sonnenschein & Co., 1892. An Introduction to the Study of Geology, Specially Adapted for the Use of Candidates for the London B.Sc. and the Science and Art Department Examinations. London: Swan Sonnenschein & Co., 1893. Wilhelm Liebknecht and the Social-Democratic Movement in Germany. London: Twentieth Century Press, n.d. [1896]. Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison. London: Twentieth Century Press, n.d. [c. 1897]. Translations[edit] L.A. Tikhomirov, Russia: Political and Social. London: Swan Sonnenschein & Co., 1888.”,”MADS-719″
“AVENARIUS Richard a cura di Antonio VERDINO”,”Critica dell’ esperienza pura.”,”L’ opera di AVENARIUS è apparsa tra il 1888 e il 1890 e fu la più articolata ed esauriente presentazione delle idee e delle tesi dell’ empiriocriticismo.”,”FILx-113″
“AVENAS Denise”,”Economia e politica nel pensiero di Trotsky. La legge dello sviluppo ineguale e combinato e la rivoluzione permanente.”,”””La teoria della rivoluzione permanente, intesa nel senso della fusione della tappa democratica con la dittatura del proletariato, in ultima analisi non era che l’espressione di una nuova comprensione della teoria della rivoluzione per tappe, intesa come il processo storico generale dell’umanita”” (AVENAS pag 42)”,”TROS-011″
“AVENAS Denise”,”La pensée de Léon Trotsky.”,”Trotsky: divergenze con Lenin fino alla sua morte su questione organizzazione, partito, Che fare? “”Et Trotsky, après quelquers ultimes hésitations, rejoignit avec son groupe le parti bolchevik, dont il fut d’emblée considéré par Lénine comme l’un des dirigeants, appelé à jouer un rôle clef dans la révolution d’Octobre. “”Trotsky vint à Lénine comme à un maître dont il avait compris la force et l’importance bien plus tard que beaucoup d’autres, mais peut-être beaucoup plus complètement”” (15). Son ralliement en effet n’eut rien d’une conversion aveugle, il naquit d’une réflexion approfondie sur quinze années de lutte révolutionnaire. De ce fait, la conception trotskyste du parti a ses caractéristiques propres, même si elle se développe, après 1917, sur le même terrain principal que celle de Lénine. Trotsky se défit de son relatif spontanéisme, de son conciliationisme, et admit toute la portée des principes fondamentaux du léninisme en matière d’organisation: centralisation démocratique et sélection des militants. Cependant, son passé le rendit plus sensible que tout autre à l’impérieuse nécessit° du débat politique interne au parti, alors que les staliniens ne craignirent pas de transformer le centralisme démocratique en centralisme bureaucratique, transformant le léninisme en une conception dictatoriale du parti totalement étrangère au bolchevisme. Tout en mettant en garde contre la tentation de déduire du schéma léniniste sa caricature stalinienne, Trotsky maintint jusqu’à sa mort sa dénonciation de l’esprit “”comitard””, né d’une assimilation dogmatique des thèse de ‘Que Faire?'”” (pag 56-57) (15) ‘Histoire de la révolution russe, Seuil”,”TROS-276″
“AVENAS Dénise”,”Economia e politica nel pensiero di Trotskij.”,”‘Trotskij veniva a Lenin come a un maestro di cui aveva compreso la forza e il valore più tardi di molti altri, ma forse più profondamente’ L.D. Trotskij, Storia della rivoluzione russa. ‘Da quando Trotskij si era distaccato dai menscevichi, non vi era stato migliore bolscevico di lui’ Affermazione di Lenin riportata da I. Deutscher.”,”TROS-026-FL”
“AVENATI Carlo Antonio”,”Perché difendiamo l’indipendenza dell’Austria.”,”””L’unione con l’Austria è sempre stata considerata in Ungheria come un male necessario, un compromesso fra l’aspirazone all’assoluta indipendenza e le ferree leggi della realtà e del bisogno”” (pag 41) Opposizione all’Anschluss. “”Tuttavia avvenimenti più recenti, fra i quali è da ricordare l’assassinio del Cancelliere austriaco Dolfuss, campione e martire dell’indipendenza austriaca, commesso da gente che vanta – e non è stata a tutt’oggi sconfessata – una aperta solidarietà da parte degli uomini responsabili della Germania hitleriana, legittimando il dubbio che l”Anschluss’, fatale antecedente del problema dell’Alto Adige, non sia considerato fuori causa. Ora, poichè per noi italiani un problema dell’Alto Adige non esiste, non può esistere e non esisterà mai, è pacifico che la situazione ci impone l’obbligo di affermare ancora una volta – anche a prescindere da altri, validissimi motivi – la nostra recisa e precisa opposizione all’Anschluss””. (pag 59-60)”,”AUTx-001-FV”
“AVENEL Georges”,”Anacharsis Cloots. L’orateur du genre humain.”,”CLOOTS (Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, barone di), soprannominato Anacarsi Cloots, uomo politico francese d’origine prussiana (Gnadenthal, presso Cleve, 1755 – Parigi 1794). Stabilitosi a Parigi nel 1776, partecipò al movimento dell’ Enciclopedia e nel 1785 pubblicò ‘I voti di un gallofilo’, in cui invocava per la Francia le ‘frontiere naturali’. Nel 1792, denominatosi ‘cittadino dell’umanità’ (sognava una repubblica universale) e ‘oratore del genere umano’, fu, tra i rifugiati politici in Francia, uno dei più veementi propugnatori della guerra di crociata. Naturalizzato francese ed eletto deputato alla Convenzione, divenne uno dei capi della fazione hebertista; proclamatosi ‘nemico personale di Gesù Cristo’, si dedicò con zelo all’opera di ‘scristianizzazione’. Accusato da Robespierre di aver partecipato al complotto hebertista, fu ghigliottinato. (RIZ)”,”FRAR-163″
“AVENEL Jean-David”,”Interventions alliées pendant la guerre civile russe (1918-1920).”,”AVENEL Jean-David è professore all’ università e direttore dell’ UFR Sciences sociales et de gestion de l’ Université d’ Evry-Val d’ Essonne. Ha insegnato in vari paesi dell’ ex-URSS e ha pubblicato una quindicina di opere in tre diverse collezioni.”,”RIRO-217″
“AVERARDI Giuseppe a cura”,”I grandi processi di Mosca, 1936-37-38. Precedenti storici e verbali stenografici.”,”Contiene cartina dei gulag con foto dei bambini denutriti trovati nei gulag.”,”RUSS-012″
“AVERARDI Giuseppe”,”Le carte del PCI. Dai Taccuini di Eugenio Reale la genesi di Tangentopoli.”,”AVERARDI Giuseppe è nato nel 1928 a Roma ove risiede. E’ stato deputato e senatore per più legislature, sottosegretario e membro del Consiglio d’ Europa. Giornalista, ha diretto per venticinque anni la rivista ‘Ragionamenti’ e ha pubblicato tra l’ altro ‘I grandi processi di Mosca’ (1977), ‘I socialisti democratici’ (1972), ‘Il Kominform’ (1991).”,”PCIx-065″
“AVERARDI Giuseppe”,”I socialisti democratici. Da palazzo Barberini alla costituente socialista.”,”ANTE3-55 Giuseppe AVERARDI è nato a Roma nel 1928. Ha fatto parte della direzione del partito socialista democratico italiano. E’ stato eletto deputato e membro del Consiglio d’Europa. Ha svolto anche la professione di giornalista. Ha studiato i problemi interni del movimento socialista.”,”ITAP-137″
“AVERARDI Giuseppe”,”I socialisti democratici. Da palazzo Barberini alla costituente socialista.”,”Giuseppe Averardi è nato a Roma nel 1928. Ha fatto parte della direzione del partito socialista democratico italiano. E’ stato eletto deputato e membro del Consiglio d’Europa. Ha svolto anche la professione di giornalista. Ha studiato i problemi interni del movimento socialista.”,”ITAP-005-FB”
“AVERARDI Giuseppe, a cura”,”I grandi processi di Mosca, 1936-1937-1938. Precedenti storici e verbali stenografici.”,”appendice due articoli di M. GORKI; La sorte dei comunisti italiani in URSS; La tragedia della famiglia di TROTSKI”,”RUSS-099-FL”
“AVERARDI Giuseppe CASANOVA Antonio G. TAMBURRANO Giuseppe BERTI Angiolo AGNESE Gino COHEN Stephen”,”Quel nodo Bucharin-Togliatti. In nome della classe operaia italiana. Un processo annunciato (Averardi); Una goccia di sangue nel rosso della bandiera (Casanova); Il Pci non può sfuggire la verità storica. Intervista a cura di Enrico Landolfi (Tamburrano); Non abbiamo aspettato gorbaciov noi socialdemocratici (Berti); Il centenario di Angelo Tasca il Bucharin italiano (Agnese); Interpretazione di Bucharin nell’opera di Stephen Cohen (Cohen). Documenti: I grandi processi di Mosca 1934-38.”,”Comitato di direzione della rivista mensile del Partito Socialista Democratico Italiano : Leo BIRZOLI Giuseppe DE-VERGOTTINI Emanuele EMMANUELE Mauro FERRI Corrado FIACCAVENTO Aldo GAROSCI Francesco GRISI Antonio LA-PERGOLA Piercarlo MASINI Matteo MATTEOTTI Flavio ORLANDI Gian Piero ORSELLO Cosmo Giacomo Sallustrio SALVEMINI Stefano SANDRI Leo SOLARI ‘Interpretazione di Bucharin nell’opera di Stephen Cohen. Dichiarandosi innocente di ogni crimine, Bucharin scrisse che accusarlo di essere un nemico della rivoluzione e un agente del capitalismo era come scoprire che l’ultimo zar “”avesse dedicato tutta la sua vita alla lotta contro il capitalismo e contro la monarchia, alla lotta a favore della rivoluzione proletaria””. Egli si appellava ai futuri capi di partito perché la verità storica un giorno trionfasse. Il suo comportamento in tribunale dev’essere inteso in relazione alle scelte che fu costretto ad affrontare durante il carcere. (pag 31-40). ‘Queste pagine sono riprodotte dall’opera di Stephe Cohen “”Bucharin e la rivoluzione bolscevica”” pubblicata da Feltrinelli nel 1975. Si tratta di una biografia che reintegra il rivoluzionario nella sua vera grandezza e insieme di una storia della rivoluzione bolcevica alla quale restituisce uno fra i suoi principali protagonisti. Questa ‘interpretazione’ di Bucharin viene oggi ritenuta – da tutti gli storici contemporanei – come la più vicina alla relatà dei fatti’ (pag 31) Riproduzione anastatica della copertina del volume pubblicato a Mosca nel 1938 contenente il testo stenografico del processo a Bucharin”,”BUCS-035″
“AVEROFF TOSSIZZA Evangelos”,”Prigioniero in Italia. L’ odissea di un antifascista greco in un campo di concentramento italiano. (Titolo originale greco: ‘Quando gli dei dimenticavano’)”,”AVEROFF TOSSIZZA E. nato in Tessaglia nel 1910 sin da giovane si è rivelato storico, economista e politico di talento. Attivo nel servizio segreto ellenico durante la guerra greco-italiana, poi prefetto di Corfù, venne arrestato nel 1942 e trasferito in un campo di concentramento in Italia dove riuscì a fuggire nel settembre 1943 per entrare nella resistenza. Deputato di Giannina dal 1946 al 1967 e nel 1974, è stato ministro degli esteri dal 1956 al 1963, ministro dell’ agricoltura nel 1967 e nel 1974 dopo aver contrastato il regime dei colonnelli dal quale fu imprigionato, divenne ministro della difesa nel nuovo governo di Caramanlis.”,”ITAF-162″
“AVES Jonathan”,”Workers against Lenin: Labour protest and the Bolshevik dictatorship.”,”This study is based on my doctoral dissertation, entitled ‘Industrial Unrest in Soviet Russia during War Communism and the Transition to the New Economic Policy: 1918-1922’ and presented to the School of Slavonic and East European Studies, University of London, at the end of 1989. I must thank my former supervisor, Professor Robert Service, not only for his help and advice whilst I was writing the thesis but also for his encouragement whilst I dealt with the tricky problem of editing it for publication. Acknowledgements, Note on transliteration and Russian weights and measures, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, International Library of Historical Studies n. 6,”,”RIRO-170-FL”
“AVEY Denis, con Rob BROOMBY”,”Auschwitz. Ero il numero 220543.”,”Nel campo le sigarette valevano più dell’oro. “”Avevamo cercato un canale di comunicazione, e questo contava più di tutte quelle sigarette messe insieme, per quanto preziose fossero. Il contatto che quella lettera aveva stabilito era una sfida lanciata contro il male. Provai una gioia immensa. Ora dovevo trovare il modo di consegnare la lettera e le sigarette a Ernst, contrabbandandole all’interno del cantiere della IG Farben. A volte avvenivano delle perquisizioni, ma io fui fortunato. Nel campo le sigarette valevano più dell’oro. Quando io e Hans ci eravamo scambiati di posto, avevamo messo le nostre vite nelle mani dei kapò, e il prezzo perché distogliesse lo sguardo era stato di cinquanta sigarette, venticinque prima, e altrettante a cose fatte. Nella situazione in cui si viveva al campo, quella somma equivaleva a una fortuna, e adesso stavo per consegnarne a Ernst molte di più. Non avevo mai saputo con precisione quale compito svolgesse Ernst nel cantiere, ma riusciva a spostarsi più liberamente di gran parte dei suoi compagni, e sembrava esentato dalle mansioni più faticose che si compivano all’esterno. Pensavo facesse da fattorino e da corriere. Passò del tempo prima che lo rivedessi. Aspettai l’occasione giusta per avvicinarlo, e gli sussurrai di incontrarci in un luogo appartato nel giro di cinque minuti. Arrivò. Controllai che fossimo soli, e poi presi di tasca la lettera di sua sorella. (..)”” (pag 193); “”È possibile immaginare che qualcuno si sia introdotto volontariamente ad Auschwitz? Eppure nel 1944 un uomo è stato capace di farlo. Denis Avey è un prigioniero di guerra inglese, che durante il giorno è costretto ai lavori forzati insieme ai detenuti ebrei. Gli basta poco per capire quale sia l’orrore che attende quegli uomini, consunti e stravolti, quando la sera fanno rientro al loro campo… Quello che intuisce è atroce, ma Denis vuole vedere con i propri occhi: in un gesto che pare folle, decide di scambiare la sua divisa da militare con gli stracci a righe di un ebreo di nome Hans, ed entrare nell’inferno di Auschwitz. Da quel momento ha inizio la sua lotta per salvare la propria vita e quella di tanti prigionieri ebrei. Una storia scioccante e commovente che, a più di sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, Avey ha finalmente trovato la forza di raccontare, per testimoniare, ancora una volta l’orrore dell’Olocausto”” (seconda di copertina); “”Denis Avey è nato nell’ Essex nel 1919, si è arruolato nel 1939 nell’esercito britannico e ha combattuto nel deserto durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato catturato, venne trasferito prima in Italia e poi nel campo di prigionia vicino ad Auschwitz III. Alla fine del conflitto, riuscì tra mille peripezie a tornare nel Regno Unito. È stato insignito dall’ex Primo Ministro inglese Gordon Brown, della medaglia d’onore come eroe dell’Olocausto. Grazie a Red Broomby, giornalista della BBC, la storia di Avey è diventata di pubblico dominio prima con un documentario e poi con un libro tradotto in molti paesi””.(quarta di copertina). [Denis Avey con Rob Broomey, ‘Auschwitz. Ero il numero 220543. Una storia vera’, Newton Compton, Roma, 2019].”,”QMIS-001-FMDP”
“AVILES FARRE’ Juan”,”Le origini del Partito Comunista di Spagna, 1920-1923.”,” AVILES FARRE’ Juan dell’Università nazionale di educazione a distanza, Madrid Autori di saggi vari del numero in oggetto della rivista: POMBENI Paolo COMMARANO Fulvio QUAGLIARIELLO Gaetano BARITONO Raffaella CAVAZZA Stefano FORMIGONI Guido ORSINA Giovanni PIRETTI Maria Serena PRIVITERA Francesco ZANATTA Loris”,”MSPx-102″
“AVILÉS FARRÉ Juan”,”Francisco Ferrer Y Guardia. Pedagogo, anarquista y màrtir.”,”AVILÉS FARRÉ Juan, cattedratico in storia contemporanea presso la UNED. Ha condotto studi sulla storia spagnola. Ha pubblicato ‘La fe que vino de Rusia: la revolución bolchevique y los españoles’ (1999) () () Este libro trata del eco inicial que tuvo en España el nacimiento de lo que Unamuno llamó una nueva fe, una fe laica que anunciaba el inminente triunfo de una sociedad justa en la que se realizarían todas las potencialidades de la historia humana. Esa fe era el comunismo, cuyo advenimiento había predicho Marx setenta años antes, pero que sólo comenzó a adquirir realidad con la revolución bolchevique de 1917. Rusia se convirtió en un tema del mayor interés para muchos españoles. Hubo quien se zambulló en las lecturas de Dostoievski y de Gorki, buscando en sus novelas las claves para la comprensión del pueblo que se había atrevido a dar aquel paso hacia el futuro, mientras que ciertos campesinos andaluces trataban de emular el ejemplo ruso procediendo al ansiado reparto de tierras. Todo ello sobre la base de una información muy limitada y confusa acerca de lo que realmente estaba ocurriendo en Rusia y en un momento en que España atravesaba a su vez una gran crisis, con el hundimiento del sistema canovista, la fracasada experiencia de la dictadura y, finalmente, la aurora de esperanza que supuso la proclamación de la República. (SubTitle: La revolución bolchevique y los españoles Collection: Historia Biblioteca Nueva Author: Avilés, Juan Publisher : Biblioteca Nueva isbn: 8470306774 Place of publication: Madrid , Spain Year: 1999 Pages: 352 CDU: 94(460) Language: Spanish) (http://www.digitaliapublishing.com/a/2006)”,”ANAx-404″
“AVINERI Shlomo”,”Il pensiero politico e sociale di Marx.”,”L’A insegna teoria politica all’Univ ebraica di Gerusalemme.”,”MADS-092″
“AVINERI Shlomo”,”Il pensiero politico e sociale di Marx.”,”Shlomo Avineri insegna teoria politica all’Università ebraica di Gerusalemme. (1972) Shlomo Avineri su l”«Absterben des Staates» di Engels e l’«Aufhebung des Staates» di Marx’ “”La difficoltà maggiore per capire il postulato marxiano sull’abolizione dello stato deriva dal fatto che si trascurano le implicazioni dialettiche del termine ‘Aufhebung’. Si dovrebbe tener presente inoltre l’ammissione di Marx che, anche nello stadio più alto, la società socialista avrà bisogno di organi direttivi e di coordinamento, almeno per quanto riguarda la produzione economica, poiché il socialismo richiede la sottomissione dei poteri creativi dell’uomo alla sua direzione consapevole (1). In ‘La guerra civile in Francia’ Marx parla di una «delegazione nazionale», che avrebbe dovuto essere istituita dalla Comune, e non lascia capire in nessun punto che alla fine questo nuovo organismo debba scomparire (2). (…) La difficoltà può in parte essere superata rilevando che Marx ed Engels differiscono notevolmente nel modo di interpretare la scomparsa finale dello stato per opera del socialismo. Mentre Engels, nel famoso passo dell”Antidühring’ parla dello stato «che avvizzisce» (‘der Staat wird nicht «abgeschafft», er stirb ab) (4), Marx fa sempre riferimento alla soppressione e superamento (‘Aufhebung’) dello stato. ‘Absterben des Staates’ e ‘Aufhebung des Staates’ sono chiaramente due termini differenti derivanti da tradizioni intellettuali del tutto diverse: mentre l’ ‘Absterben’ di Engels pone un’analogia di ordine biologico, l’ Aufhebung’ di Marx è un termine filosofico con chiare implicazioni dialettiche. Marx si riferisce per la prima volta all’ ‘Aufhebung des Staates’ nei vari saggi del 1843. Come abbiamo già visto concepisce lo stato moderno come una tensione perpetua tra l’idea di universalità, presa a baluardo ideale contro gli interessi particolaristici della società civile, e questi stessi interessi antagonistici. Da questo punto di vista Marx considera sempre lo stato in modo diverso da Engels (e così da Kautsky e da Lenin che seguirono largamente Engels). Per Engels lo stato non è altro che un’organizzazione coercitiva esterna, meccanicisticamente diretta dalle forze economiche dominanti (5). Per Marx l’esistenza dello stato attesta l’esistenza di una tensione tra reale e ideale, tra le forze sociali esistenti, particolaristiche, volte all’interesse, e il postulato dell’universalità. Questa tensione esiste, secondo Marx, perché il moderno stato politico, in quanto tale, riguarda solo un segmento della vita reale, mentre tutte le altre sfere della vita restano aperte al ‘bellum omnium contra omnes’ della società civile. In un articolo sul «Vorwarts!» del 1844 Marx dice che quanto più distinta è l’esistenza di una sfera politica separata, tanto più lontana è una società dal realizzare gli autentici principi informatori dello stato, cioè l’universalismo”” (pag 255-256) [Shlomo Avineri, ‘Il pensiero politico e sociale di Marx’, Il Mulino, Bologna, 1972] [(1) ‘L’ideologia tedesca’, cit., p. 73; ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, cit., p. 574; ‘Il Capitale’, cit., vol. III, pp. 932-933; (2) ‘La guerra civile in Francia’, cit., p. 59. D’altra parte Lenin (‘Stato e rivoluzione’, in ‘Opere scelte’, cit., pp. 915 ss.), interpreta che anche questo «residuo di stato» scomparirà. Potrebbe essere una glossa interessante di Lenin al testo di Marx, che tuttavia non espresse mai quel concetto in modo inequivocabile; (3) Questa tesi è stata avanzata in modo molto convincente, da Thilo Ramm, ‘Die Künftige Gesellschaftsform nach der Theorie von Marx und Engels’, in ‘Marxismusstudien, cit., vol. II, pp. 77-119; (4) F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1968; (5) Cfr. R. Miliband, ‘Marx and the State’; in “”Social Register””, London, 1965, pp. 278-296; (6) “”Vorwarts!””, 7 agosto 1844 (‘Scritti politici giovanili’; cit., p. 42); cfr. anche ‘Annali franco-tedeschi’, cit., pp. 270-271]”,”MADS-004-FMB”
“AVNERY Uri”,”Israele senza sionisti. Una proposta per la pace nel Medio Oriente.”,”Uri Avnery (Hannover, 1924) è emigrato in Palestina all’avvento del nazismo. Militante dell’ Haganah e combattente nella guerra del 1948, giornalista e uomo politico, fra i più discussi e impegnati di Israele, ha diretto dal 1950 il settimanale ‘Ha’olam Hazeh’ e rappreenta in parlamento di Tel Aviv la vera opposizione sulla scena politica israeliana odierna. Progetto di Avney: rifiuto del sionismo e creazione di uno Stato arabo-palestinese federato con Israele.”,”VIOx-001-FFS”
“AVRICH Paul”,”An American Anarchist. The Life of Voltairine de Cleyre.”,”Bibliografia AVRICH: – Anarchist Portraits -Anarchist Voices; An Oral History of Anarchism in Amreica -God and the State -The Haymarket Tragedy -Russian Rebels, 1600-1800; Four Great Rebellions Which Shook the Russian State in the Seventeenth – Sacco and Vanzetti; The Anarchist Background -An American Anarchist: The Life of Voltairine de Cleyre – Proudhon and His Bank of the People Paul Avrich Born: 1931, New York, NY Nationality: American Personal Born August 4, 1931, in New York, N.Y.; married, 1954. Education Cornell University, A.B., 1952; Columbia University, A.M., 1959, Ph.D., 1961. Career”,”ANAx-025″
“AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”Gli anarchici nella rivoluzione russa.”,”AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”ANAx-071″
“AVRICH Paul”,”Kronstadt 1921. La sanguinosa repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt contro la dittatura bolscevica nel quadro dello sviluppo e del rafforzamento dello Stato sovietico.”,”Nel marzo del 1921 i marinai della fortezza e della base navale di Kronstadt “”onore e gloria della rivoluzione”” come li aveva definiti TROTSKY nel 1917, si rivoltarono contro il potere bolscevico. Rivolta che LENIN giudicò il fatto più grave che egli dovette affrontare dopo la presa del potere. La ribellione si concluse con la repressione dei ribelli. AVRICH afferma che “”Lo storico può simpatizzare con i rivoltosi di Kronstadt e tuttavia riconoscere che i bolscevichi erano giustificati nello stroncare la ribellione. Ammettere questo, significa cogliere tutta la tragedia di Kronstadt””.”,”RIRO-178″
“AVRICH Paul”,”Les anarchistes russes.”,”AVRICH Paul è professore associato al Queen’s College (New York). Ha scritto questo libro nel quadro delle ricerche dell’ Institut russe dell’ Università Columbia. Il controllo operaio e i problemi sul posto di lavoro. “”Ma, mentre un numero crescente di operai giungeva a far valere i propri diritti, il paese affondava in un disastro economico. Pubblicando questo decreto estremista, Lenin non ignorava assolutamente che rischiava di aggravare una situazione già pericolosa, ma la sua tattica consisteva nell’ assicurarsi prima di tutto la lealtà e la fedeltà degli operai promettendo loro la realizzazione rapida dei loro sogni. Alla fine del 1917, non c’era praticamente più direzione effettiva dell’ industria russa. Una delegazione di sindacalisti britannici che visitò la Russia nel 1924 concluse, con un senso dell’ eufemismo tipicamente inglese, che il controllo esercitato dagli operai nel 1917 aveva avuto “”un effetto deplorevole sulla produzione””. Gli operai, si legge in questo rapporto, si erano dall’ oggi al domani trasformati “”in azionisti””. Un commenatore bolscevico faceva all’ inizio del 1918 una considerazione identica: gli operai, scriveva, considerano gli utensili e l’ equipaggiamento come “”loro proprietà””. I casi di saccheggio e di furto non erano rari.”” (pag 187)”,”ANAx-250″
“AVRICH Paul”,”La tragédie de Cronstadt, 1921.”,”Trotsky simbolo vivente del comunismo di guerra “”Trotsky, en particulier, était le symbole vivant du communisme de guerre, de tout ce contre quoi les matelots s’étaient levés. Son nom était mêlé à la centralisation, la militarisation, la discipline de fer et l’embrigadement. Sur la question des syndicats, il avait adopté la ligne la plus dure, la plus dogmatique, contrairement à Lénine; tenant d’une démarche plus conciliante. En tant que force révolutionnaire, il tenait les paysans en piètre estime, alors que Lénine avait compris depuis toujours que la coopération de la population rurale était indispensable à la conquête puis à la conservation du pouvoir, une attitude qui lui valait le mépris de ses contemporains plus ortthodoxes, convaincus qu’il s’agissait d’une survivance de la vieille hérésie populiste, ‘narodnik’. Tandis que Trotsky était intolérant; brillant, hautain, tandis qu’il faisait montre de ce que Lénine lui-même était estimé pour ses habitudes de vie simple, son absence de prétention. Et puis, Lénine était grand-russien, originaire de la Moyenne-Volga, coeur de la Russie paysanne. Frugal, effacé, austère, il passait pour un simple fils de Russie, partageant les inquiétudes du peuple, prompt à s’émouvoir de ses souffrances. Trotsky et Zinoviev étaient juifs au contraire, plus volontiers associés avec l’aile internationaliste du mouvement communsite qu’avec la Russie elle-même”” (pag 171)”,”RIRO-427″
“AVRICH Paul”,”Russian Rebels 1600-1800.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. Acknowledgments, Introduction, Notes, Bibliography, Index, Illustrations,”,”RUSx-029-FL”
“AVRICH Paul”,”L’altra anima della rivoluzione.”,”Paul Avrich è docente di storia al Queens College ed alla City University di New York. Ha pubblicato ‘Kronstadt 1921’. Dal retrocopertina: Nel 1917 a Pietrogrado si stampava un quotidiano anarchico in 25 mila copie In Ucraina il movimento che si ispirava all’anarchismo riunì decine di migliaia di contadini”,”ANAx-389″
“AVRICH Paul”,”The Haymarket Tragedy.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. Illustrations, Preface, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”MUSx-015-FL”
“AVRICH Paul a cura, saggi di PETROV N. GORDIN V. L. PAVLOV N.I. MAKSIMOV G.P. SHAPIRO A.M. DOLININ E.Z. VLADIMOROVA Anna MOGILA P. KROPOTKIN Pëter TRIUK Victor GOLDMAN Emma”,”Gli anarchici nella rivoluzione russa.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”ANAx-020-FL”
“AVRICH Paul, a cura di Antonio SENTA”,”Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti.”,”Paul Avrich (1931-2006), nato a New York da una famiglia originaria di Odessa e professore per quasi un quarantennio al Queens College, dagli anni Sessanta ha scritto per un gran numero di pubblicazioni. Ha pubblicato ‘Kronstadt 1921’ e ‘Anarchist Voices’.”,”ANAx-002-FC”
“AVRICH Paul”,”Kronstadt 1921.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York.”,”RIRO-211-FL”
“AVTORKHANOV Abdurakhman”,”The Communist Party Apparatus.”,”AVTORKHANOV A.. di nazionalità cecena, divenne un membro del PCUS nel 1927. Dal 1930 al 1934 fu capo del dipartimento organizzativo del Comitato regionale ceceno del partito e capo della casa editrice del partito. Nel 1937 frequentò l’ Istituto dei Professori Rossi a Mosca. Nello stesso anno, nel corso della Grande Purga fu arrestato come ‘nemico del popolo’ e imprigionato per cinque anni. Dal 1943 si stabilì in Germania. E’ stato uno dei fondatori dell’ Istituto di Monaco per gli studi dell’ URSS ed è stato membro del suo Academic Board. E’ stato professore di scienze politiche presso l’ U.S. Army Institute of Advanced Russian Studies. E’ autore di ‘Stalin au Pouvoir’ (1951) pubblicato sotto lo pseudonimo di Alexander URALOV).”,”RUSS-144″
“AXELOS Kostas”,”Marx penseur de la technique. De l’alienation de l’homme à la conquete du monde.”,”Questa riedizione del 1963 rispetto a quella del 1961 ha una bibliografia ampliata 2° esemplare fotocopiato La categoria del progresso per Marx è vuota di contenuto: “”…la catégorie du “”progrès”” est tout à fait vide de contenu et abstraite…”” (Marx, Sainte Famille, t. II, p. 148) Eraclito e Aristotele “”La philosophie moderne n’a fait que poursuivre une táche commencée déjà par Héraclite et Aristete (Marx, in ‘Gazette rhénane’ del 14 luglio 1842) Altra opera di Axelos: Kostas Axelos, Héraclite et la philosophie. La première saisie de l’être en devenir de la totalité, Les Editions du Minuit, 1962 Collection Arguments , 272 pages 26.00 € Présentation Pour comprendre la dialectique – platonicienne, théologique et chrétienne, hégélienne et marxiste – il faut remonter à Héraclite, chez qui nous rencontrons une pensée originelle, avant la constitution systématique de la philosophie et de la métaphysique, avant le fractionnement des disciplines (en logique, théologie, métaphysique, physique, biologie, anthropologie, éthique, politique et esthétique). On s’efforce de présenter ici la pensée d’Héraclite dans son ensemble cohérent, dans sa totalité fragmentée et fragmentaire. Car cette pensée, qui reconnaît la vérité de l’errance et la puissance de la bêtise, contient déjà les pensées qui se développèrent ensuite dans les perspectives autonomisées ; elle éclaire toute la problématique de la fondation et du dépassement de la philosophie. Il s’agissait donc de grouper autour des grands foyers – du logos, du cosmos, du divin, de l’homme, de la cité – les fragments qui s’y rapportent le plus explicitement, tous les fragments émanant d’un même centre et convergeant vers lui : l’être en devenir de la totalité une, le Jeu suprême. Indice: Prologue – Introduction : À la recherche d’Héraclite Première partie : Chapitre unique : Héraclite d’Ephèse (L’obscur) Deuxième partie : Première section : Le rythme de la pensée héraclitéenne. Le logos. La « dialectique » – Section II : Cosmologie. Physique. Théologie – Section III : Attitudes religieuses, politiques, éthique – Section IV : L’homme – Section V : La dimension poétique de la pensée héraclitéenne Troisième partie : Chapitre unique : La pensée d’Héraclite dans l’histoire de la pensée Conclusion : Dialectique synoptique – Épilogue – Orientation bibliographique – Table analytique des matières Héraclite est un penseur. Héraclite pense, le premier, le logos de l’être du devenir total. Lui, pour la première fois, pense et dit, dans l’horizon du logos ainsi nommé, ce qu’est le Monde. Héraclite ne fait pas « encore » de la philosophie, c’est-à-dire de la métaphysique. Sa pensée demeure ouverte et multidimensionnelle, questionnante et énigmatique, fragmentaire et poétique ; elle ne fixe pas l’Être, elle ne sépare pas l’être du devenir – l’être est devenir et le devenir est être –, elle ne ferme pas la Totalité, elle ne construit pas de systématique. Héraclite pense avant même la constitution de la métaphysique et la formation des écoles philosophiques : il est présocratique, à savoir préplatonicien. Héraclite est le premier penseur qui déploie la pensée (le logos) scrutant le sens (le logos) de la nature, de la divinité, de l’homme et de la cité, modes d’être du devenir de l’être du monde total – qu’Héraclite essaie de saisir. Essayant d’entrer en dialogue avec sa pensée – qui féconda toute la philosophie, bien que celle-ci, articulée en Métaphysique et en Théologie, en Logique, en Physique et en Éthique, semble le laisser derrière elle –, il convient de rester sur le plan de la pensée. Tout en employant le matériel critique et historique de la recherche contemporaine, et en le prenant scrupuleusement en considération, il faut oser libérer Héraclite autant de la prison de la pure et simple érudition archéologique et philologique que de la confusion du bavardage littéraire et des ratiocinations ou des illuminations « philosophiques ». Il s’agit presque de tenter l’impossible : lui donner la parole, le rendre parlant.”,”MADS-184-B”
“AXELOS Kostas”,”Marx penseur de la technique. De l’alienation de l’homme à la conquete du monde.”,”Libro di GB”,”MADS-016-FV”
“AXELOS Kostas”,”Marx pensatore della tecnica. Dall’alienazione dell’uomo alla conquista del mondo.”,”Kostas Axelos è nato ad Atene nel 1924. Compiuti i primi studi parallelamente in un liceo greco, nell’Istituto francese e nella Scuola germanica della sua città, si iscrive alla facoltà di legge e inizia ricerche di carattere giuridico ed economico. La seconda guerra mondiale l’orienta verso la politica. Durante l’occupazione nazifascista della Germania partecipa attivamente alla Resistenza e, in seguito, alla guerra civile (nella quale si trovarono militarmente impegnati gli inglesi) come organizzatore, giornalista e teorico comunista. Espulso al PC greco, condannato a morte dal governo di destra, è costretto a rifugiarsi in Francia. Qui riprende gli studi, prima alla Sorbona, poi a Basilea e a Friburgo. Si lega con Martin Heidegger. La scienza è una forza produttiva. “”Marx è quanto mai esplicito nella formulazione di questo pensiero centrale: la scienza è un prodotto dell’industria. «Anche queste scienze “”pure”” della natura – egli scrive – in realtà ricevono il loro fine e i loro materiali solo dal commercio e dell’industria, dall’attività sensibile degli uomini» (‘Ideologia tedesca’, cit., pag 163). Infatti, anche se la ‘tecnica moderna’ appare come un prodotto, un risultato della scienza, è pur sempre tale tecnica che costituisce la molla e il segreto dello sviluppo scientifico”” (nota 25, pag 245, nota a, pag 422)]; “”L’alienazione scientifica fa pensare che vi siano da una parte le scienze della natura e dall’altra le scienze della storia umana, che la realtà effettiva e le costruzioni del sapere siano differenti e che esistano verità specifiche e particolari. Tradendo i bisogni sensibili (naturali e umani) dell’uomo, questa alienazione scientifica, parte integrante dell’alienazione ideologica, esprime la reale alienazione dell’uomo. Separate l’una dall’altra e senza rapporto con la totalità – indissolubilmente naturale, storica e umana -, le scienze perdono anche ogni rapporto effettivo con il pensiero filosofico. L’alienazione filosofica, sistematizzazione speculativa e astratta dell’alienazione scientifica, si prolunga, per così dire, nell’alienazione scientifica, la quale, a sua volta, si rende autonoma. «Le ‘scienze della natura’ hanno dispiegato una attività enorme e si sono appropriate di un materiale sempre crescente. Cionondimeno, la filosofia è rimasta loro estranea così come esse sono rimaste estranee alla filosofia. La loro unione momentanea fu soltanto un’ illusione immaginaria (‘phantastische Illusion’). La volontà c’era, ma mancò il potere. La stessa storiografia presta attenzione alla scienza della natura soltanto incidentalmente: come momento del rischiaramento dai pregiudizi, [non considerando che] l’utilità di alcune grandi scoperte isolate. Ma quanto più ‘praticamente’ la scienza della natura è intervenuta, per mezzo dell’industria, nella vita umana, l’ha trasformata e ha preparato l’emancipazione dell’uomo, tanto più essa immediatamente ha dovuto completarne la disumanizzazione» (39). Vedendo nella tecnica, nell’attività pratica e sensibile, il motore dello sviluppo storico dell’umanità e della trasformazione della natura in materia del lavoro sociale, e vedendo nella tecnica più sviluppata, l’ ‘industria’, cioè che prepara la disalienazione dell’uomo, la liberazione della sua attività (benché nel presente essa porti a compimento l’alienazione), l’appagamento della totalità dei suoi bisogni naturali, umani e sociali, Marx associa senza dubbio la ‘tecnica’ e la ‘scienza’; la ‘tecnica produttiva’ e ‘industriale’ è anzi inseparabile dalla ‘tecnica scientifica’. Ciononostante, come abbiamo già visto, «non c’è storia della politica, dello Stato, della scienza, ecc. dell’arte e della religione, ecc.»”” (pag 248-249) [(30) Nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′ Marx getta le basi filosofiche del suo pensiero partendo dall’alienazione radicale per giungere alla riconciliazione totale e comunista; egli non ritorna più su questo fondamento considerato stabilito. La prima parte dell”Ideologia tedesca’ (1845-46), libro, anche questo, lasciato allo stato di manoscritto, tenta di illuminare il comunismo in modo più pratico. ‘Manoscritti economico-filosofici’ e ‘Ideologia tedesca’ restarono inediti sino al 1932. Il marxismo filosofico dei primi trent’anni del XX secolo (Plechanov, Lenin, Lukacs, Korsch, ecc.) ignorava dunque questi scritti fondamentali, e ciò è stato – ed è tuttora – storicamente e filosoficamente importante]”,”MADS-747″
“AXELROD P.”,”Die Entwicklung der sozial-revolutionären Bewegung in Russland. (Separatabdruck aus dem “”Jahrbuch für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik”” von Dr. L. Richter, II. Jahrgang)”,”””Dieses Programm des nordrussischen Bundes der “”Semlja i Wolja”” lautet folgendermassen: “”Seinen Jahrhunderte lang dauernden Konflikt mit dem Staate und den höheren Klassen hat das russische Volk durch die revolutionäre Formel ‘Land und Freiheit’ (Semlja i Wolja) ausgedrückt.”” (pag 27) Questo programma della federazione nord-russa “”Zemlja i Volia’ afferma: “”Il popolo russo ha espresso il suo secolo da lungo tempo con un conflitto continuo con lo Stato e le classi più alte con la formula rivoluzionaria “”Terra e libertà”” (Zemlja i Volia).”” “”Im gegenwärtigen Moment stehen also zwei Fraktionen im Vordergrund. Die eine, welche sich um das “”Exekutiv-Komite”” gruppirt; die andere, die den Namen “”russische föderalistische Sozialisten”” trägt, und deren Zentrum im Norden der Bund “”Semlja i Wolia”” ist.”” (pag 31)”,”MRSx-040″
“AXIOTI Melpo”,”La vita non muore. Romanzo.”,”‘La resistenza eroica del popolo greco, specchiata nel cuore di una donna e nell’amore che la unisce, oltre la morte, al compagno di lotta ed alla patria’ Melpo Axioti era una scrittrice greca che professava il comunismo. Ha scritto in greco moderno. Trascorse gran parte del suo esilio dal 1947 al 1964, nella Repubblica democratica tedesca. (wikip)”,”GREx-023″
“AYALA Giuseppe”,”Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino.”,”Giuseppe AYALA ha fatto parte del pool antimafia di Palermo e ha rappresentato l’ accusa nel primo maxiprocesso. E’ stato deputato e senatore per quattro legislature e sottosegretario alla giustizia dal 1996 al 2000. E’ rientrato in magistratura nel 2006. Ha scritto con CAVALLARO Felice, ‘La guerra dei giusti: i giudici, la mafia e la politica’ (1993).”,”ITAS-126″
“AYCARD Mathilde VALLAUD Pierre”,”Russie. Révolutions et Stalinisme, 1905-1953.”,”Pierre Vallaud è specialista di storia delle guerre nel XX secolo. Ha scritto pure ‘La Première guerre mondiale’ (2004) ‘La Seconde Guerre mondiale’ (2002). Mathilde Aycard storica ed editrice ha scritto assieme a Vallaud: ‘Histoire de la guerre froide’ ed altri due lavori rispettivamente sul 3° Reich e l’Assedio di Leningrado,. Due inserti: di foto e di cartine Il patto germano sovietico. Pierre Vallaud è specialista di storia delle guerre nel XX secolo. Ha scritto pure ‘La Première guerre mondiale’ (2004) ‘La Seconde Guerre mondiale’ (2002). Mathilde Aycard storica ed editrice ha scritto assieme a Vallaud: ‘Histoire de la guerre froide’ ed altri due lavori rispettivamente sul 3° Reich e l’Assedio di Leningrado,. Due inserti: di foto e di cartine Il patto germano sovietico del 1939 e le sue conseguenze. “”La montée des tensions dans l’entre-deux-guerres favorise une pactomanie frénétique: pacte Laval-Staline (1935) entre la France e l’URSS; pacte anti-Komintern (1936) entre le Japon et l’Allemagne puis l’Italie; pacte d’Acier (1939) entre l’Allemagne et l’Italie. Depuis deux ans, un tournoi de poker acharné a commencé entre le bloc franco-britannique, l’axe Rome-Berlin et Moscou. Dans une telle partie, chacun sait que c’est le partenaire de l’URSS qui détiendra l’atout maître. Tandis que Londres et Paris recherchent une alliance de revers, les Allemands veulent avoir les mains libres à l’Est, éviter de se retrouver comme pendant la Première Guerre mondiale, pris entre deux fronts,et s’ouvrir l’accès à une riche réserve d’approvisionnement (pètrole, matières premières, ravitaillement). Staline doit se prononcer. La conférence de Munich, à laquelle il n’a même pae été convié, l’entrée des troupes allemandes à Prague accélèrent sa décision. Il comprend que les démocraties ne sont pas prêtes, le cas échéant, à le soutenir en cas de conflit avec l’Allemagne, et qu’il peut devenir une sorte d’arbitre entre le Reich et les démocraties. Il décide donc d’adopter la solution qui fait basculer le rapport de force en sa faveur et qui lui permet de gagner du temps face à une guerre inéluctable. L’échec des pourparlers avec les Alliés n’est pas encore reconnu que le monde apprend, incrédule, l'””alliance contre-nature””, le pacte de “”non-agression”” germano-soviétique, signé le 23 août 1939 par Viatcheslav Molotov et Joachim von Ribbentrop. L’essentiel de l’accord se trouve, en fait, dans les protocoles annexes. Le premier, évidemment secret, détermine des “”zones d’influences”” dans les Etats baltes, en Finlande et bien sûr en Pologne. Les autres organisent les nouvelles frontières, traitent du sort de la Lituanie et prévoient de ne tolérer aucun acte hostile contre l’une ou l’autre partie de la part del Polonais. Aussitôt, les attaques antifascistes soviétiques sont gommées des médias soviétiques (presse, littérature, cinéma), alors que le NKVD élimine la majorité des communistes allemands réfugiés en URSS. L’une des victimes les plus célèbres du revirement soviétique est la veuve d’Heinz Neumann: Margaret est déportée en Sibérie, puis un “”geste d’amitié de Staline à Hitler”” lui vaut d’être remise par les Soviétiques à la Gestapo, qui l’envoie au camp de concentration de Ravensbrück. Les premiers mois, intégrité morale et politique mise à part, les Soviétiques n’ont qu’à se féliciter de ces accords porteurs de paix, annonciateurs de nouveaux territoires et d’avantages économiques.”” (pag 266-267)”,”RUSS-233″
“AYÇOBERRY Pierre”,”La società tedesca sotto il Terzo Reich, 1933-1945.”,”AYÇOBERRY Pierre è professore emerito di storia contemporanea all’Università Marc Bloch di Strasburgo. Ha pubblicato pure ‘La science sous le Troisième Reich (con Josiane Olff-Nathan) e ‘La question nazie’. Questione operaia in prossimità della guerra. “”La storiografia dell’economia di guerra ha a lungo accettato la distinzione proposta da Alan S. Milward in due fasi distinte: quella della guerra lampo fino al 1942-43 e successivamente quella della “”guerra totale””. Secondo questo schema, il regime avrebbe a lungo limitato, fino alle prime grandi disfatte, gli interventi nella vita dei civili e le restrizioni dei consumi come la pianificazione della manodopera, perseguendo una politica di prudenza che era in armonia con la sua strategia generale. Infatti, come scrive un commentatore, “”i regimi dittatoriali e demagogici hanno la caratteristica di intraprendere guerre di saccheggio per evitare agitazioni all’interno””. T. Mason ha rafforzato questa tesi ponendo l’accento sulla sorprendente debolezza del dittatore il quale, dopo aver deciso, durante i primi giorni di guerra, misure drastiche nell’ambito del mercato del lavoro, degli orari e dei salarI fece rapidamente marcia indietro davanti al malumore degli operai appoggiati dal Fronte del Lavoro. Abbiamo però già visto che allo stesso tempo alcuni beni di consumo erano sottoposti a restrizioni, e che le imprese non considerate indispensabili continuavano a essere l’obiettivo di operazioni di “”scrematura””. Tali obiezioni, insieme ad alcune altre, sono state sviluppate più recentemente dall’economista Richard J. Overy, che è giunto alla conclusione che il Terzo Reich fu caratterizzato da un’economia di “”guerra totale”” fin dallo scoppio del conflitto: in un anno, la percentuale di operai destinati alla produzione di armi balzò dal 22% al 50%, ed era destinata a crescere ancora e rapidamente, se si deve credere a Goering che, all’indomani della vittoria sulla Francia, annunciava: “”Adesso ci riarmeremo veramente”” (14)”” (pag 269) (14) A.S. Milward, ‘L’economia di guerra della Germania’, F. Angeli, Milano, 1978, passim; T. Mason, Arbeiterklasse und Volksgemeinschaft. Dokumente und Materialen zur deutschen Arbeiterpolitik 1936-1939′, Westdeutscher Verlag, Opladen, 1975, pp, 158 e sgg.; Overy, ‘Blitzkriegswirtschaft’, cit, pp. 379-424″,”GERN-162″
“AYER Alfred J.”,”Hume.”,”AYER A.J. professore della cattedra Wykeham di logica ad Oxford dal 1959 al 1978, è membro dell’Istituto Wolfson di Oxford e dell’Accademia britannica.”,”FILx-419″
“AYER Alfred J., a cura di Giannantonio DE-TONI”,”Linguaggio, verità e logica.”,”AYER Alfred J. nato nel 1910 è stato uno dei maggiori esponenti de positivismo logico.”,”FILx-437″
“AYMARD M. con M.L. BACCI A.F. CARDAMONE C.A. CORSINI G. DELILLE M.R. DUGLIO J. DUPAQUIER S. FEDELE G. HAWTHORN G. LEVI A. SANTINI E. SONNINO; a cura di Ercole SORI”,”Demografia storica.”,”Saggi di AYMARD, M.L. BACCI, A.F. CARDAMONE, C.A. CORSINI, G. DELILLE, M.R. DUGLIO, J. DUPAQUIER, S. FEDELE, G. HAWTHORN, G. LEVI, A. SANTINI, E. SONNINO.”,”DEMx-012″
“AYMARD Maurice LEVI Giovanni MALANIMA Paolo BIANCHINI Marco VISCEGLIA Maria Antonietta VIVANTI Corrado PERINI Leonardo PAGANO DE DIVITIIS Gigliola ROMANO Ruggiero”,”Storia dell’economia italiana. II. L’età moderna: verso la crisi.”,”Contiene il paragrafo ‘L’occidentalizzazione degli interessi genovesi’ (pag 315-318) in capitolo di Gigliola Pagano de Divitiis ‘L’Italia fuori d’Italia’”,”ITAE-365″
“AYMARD Maurice; FINZI Roberto”,”L’Italia-mondo nell’opera di Braudel (Aymard); Fra Marx e Braudel (Finzi).”,”””Il cuore industriale ed economico di questo «enorme Mediterraneo» è costituito, ai suoi occhi ,dal quadrilatero Genova-Milano-Venezia-Firenze, in funzione del quale «è organizzata tutta la grande economia»”” (pag 82) (Aymard) “”«Noi abbiamo accettato il pensiero marxista come uno fra gli altri – ebbe a dire retrospettivamente Braudel nel 1977 – Non ci è servito da credo, non ci è servito da inquadramento ma non lo abbiamo tenuto in disparte. Più di quanto si possa pensare (…) in tutti i paesi dell’Occidente le idee di Marx sono penetrate in profondità (…). Non vi stupirà dunque che noi ci siamo intesi con qualche marxista inglese, che abbiamo avuto un ottimo rapporto con i marxisti polacchi, che abbiamo avuto un rapporto migliore di qunato si creda con i marxisti italiani, che abbiamo imparato gli uni dagli altri. E che nessuna barriera ci abbia separato dai marxisti francesi»”” (pag 93) F. Braudel, ‘A mo’ di conclusione’, in Id. ‘I tempi della storia’, cit., p. 103 “”Il tempo storico lungo di Marx”,”STOS-004-FGB”
“AYMARD Maurice a cura di, Saggi di Wolfgang REINHARD Gilles VEINSTEIN Serge GRUZINSKI Antoni MACZAK Adriano PROSPERI Emiliano Fernández DE PINEDO Bernard LEPETIT Cesare MOZZARELLI Giovanni CARERI Mario BIAGIOLI Geoffrey PARKER Osvaldo RAGGIO Lars MAGNUSSON Anton BLOK”,”Storia d’Europa. L’età moderna, Secoli XVI-XVIII. Vol. IV.”,”Maurice Aymard, nato a Tolosaq il 20/12/1936, è uno storico francese, esperto in storia econimica e sociale dell’era moderna.”,”EURx-124-FL”
“AYMONE Fiorella SIVINI CAVAZZANI Ada SIVINI Giordano a cura; saggi di Michael BARRATT BROWN Ernest MANDEL Gilles MARTINET Jean AUGIER Paul MATTICK Rainer ZOLL Manuel BRIDIER Johannes AGNOLI”,”Sviluppo economico e rivoluzione.”,”Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (pag 133-162) Nel saggio di Paul Mattick si cita nelle note il libro: ‘Betriebsräte in der Novemberrevolution: Eine politikwissenschaftliche Untersuchung über Ideengehalt und Struktur der betrieblichen und 1918/19’ (Internationale Bibliothek) di Peter von Oertzen, Dusseldorf 1963 “”Dal 1906 in poi, l’iniziativa organizzativa cadde di nuovo in mano ai partiti politici e ai sindacati. Ma l’esperienza del 1905 non era andata perduta. I soviet, scrisse Trotsky (6) «erano la realizzazione della necessità obiettiva di un’organizzazione che avesse autorità senza avere una tradizione, e che riuscisse contemporaneamente ad abbracciare centinaia di migliaia di lavoratori. Un’organizzazione, inoltre, che fosse capace di unificare tutte le tendenze rivoluzionarie all’interno del proletariato, che possedesse iniziative e autocontrollo, e che, e questa è la cosa più importante, potesse essere creata nello spazio di 24 ore». I soviet attirarono i membri ideologicamente più vivaci, e quindi in generale, i più pronti politicamente, della popolazione operaia, e trovarono appoggio nelle organizzazioni socialiste e nei primi sindacati. La differenza fra queste organizzazioni tradizionali e i soviet è spiegata dall’osservazione di Trotsky secondo cui «i partiti erano organizzazioni ‘interne al’ proletariato, mentre i soviet erano l’organizzazione ‘del’ proletariato. La rivoluzione del 1905 rafforzò le opposizioni di sinistra nei partiti socialisti occidentali, ma più nel campo della spontaneità degli scioperi di massa che per ciò che riguarda la forma organizzativa che queste azioni assumevano. Esistevano comunque delle eccezioni Anton Pannokoek (7), per esempio, sentiva che con i soviet, «le masse passive diventano attive e la classe operaia diventa un organismo indipendente che raggiunge l’unificazione… Alla fine di questo processo rivoluzionario, essa diventa un’entità dotata di coscienza di classe ed altamente organizzata, pronta ad ottenere il controllo di tutta la società ed a prendere in mano il processo di produzione». Secondo Lenin (8), i soviet erano «organi di lotta di massa. Vennero alla luce come organizzazioni di sciopero sotto la spinta della necessità, divennero preso organi di lotta rivoluzionaria contro il governo. Non fu una teoria, o una dichiarazione, o considerazioni tattiche, o dottrina di partito, ma fu la forza degli eventi che tramutò queste organizzazioni di massa in organizzazioni della rivoluzione». Mentre Lenin insisteva che il suo partito «non si doveva rifiutare di usare organizzazioni non di partito o pluripartitiche, quali i soviet», sosteneva però ancora che «il partito deve comportarsi così per rafforzare la propria influenza sulla classe operaia ed aumentare il proprio potere» (9). Lenin vedeva la rivoluzione russa come un processo ininterrotto che portava dalla rivoluzione borghese alla rivoluzione socialista”” (pag 139-140) [(in) Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’] [(6) ‘Die Russische Revolution, 1905’, Berlino, 1923; (7) ‘Massenaction und Revolution’ (Neue Zeit, 1912); (8) ‘La fine della Duma e il compito del proletariato’, 1906; (9) ‘Risoluzione per il V Congresso del Partito Socialdemocratico Russo del Lavoro’]”,”TEOC-759″
“AYMONE Fiorella SIVINI CAVAZZANI Ada SIVINI Giordano a cura; saggi di Michael BARRATT BROWN Ernest MANDEL Gilles MARTINET Jean AUGIER Paul MATTICK Rainer ZOLL Manuel BRIDIER Johannes AGNOLI”,”Sviluppo economico e rivoluzione.”,”Il saggio di Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (pag 133-162) si apre con la citazione di Marx ‘Il proletariato è rivoluzionario o non è nulla’. (pag 133) “”All’inizio del secolo le organizzazioni operaie tradizionali – partiti socialisti e sindacati – non erano più movimenti rivoluzionari. Solo una piccola sinistra all’interno di queste organizzazioni si occupava di questioni di strategia rivoluzionaria e, quindi, di questione di organizzazione di spontaneismo. Questo implicava il problema della coscienza rivoluzionaria e dei rapporti della minoranza rivoluzionaria con la massa del proletariato indottrinato dal capitalismo. Veniva considerato improbabile che senza una coscienza rivoluzionaria la massa degli operai avrebbe agito in modo rivoluzionario solo per la spinta delle circostanze. Questo problema assunse una importanza speciale a causa della scissione del partito socialdemocratico e della cristallizzazione del concetto di Lenin (1) circa la necessità di un’avanguardia rivoluzionaria formata da rivoluzionari di professione. Cosciente del fattore spontaneismo, Lenin diede molta importanza alla necessità speciale di un’attività e di una dirigenza organizzate centralmente. Più i movimenti spontanei acquistavano forza e si espandevano, più sarebbe stato necessario controllarli e dirigerli attraverso un partito profondamente disciplinato. Gli operai dovevano essere messi in guardia contro se stessi, per così dire, perché la loro mancanza di comprensione teorica poteva portarli facilmente a dissipare i loro poteri, formatisi in modo spontaneo, e a sconfiggere la loro stessa causa. Un’opposizione di sinistra a questo particolare punto di vista fu espressa con grande coerenza da Rosa Luxemburg (2). Sia Lenin che la Luxemburg vedevano la necessità di combattere l’evoluzionismo opportunista e riformista delle organizzazioni operaie costituite e domandavano a un ritorno a politiche rivoluzionarie. Ma mentre Lenin cercò di giungere a ciò attraverso la creazione di un tipo nuovo di partito rivoluzionario, Rosa Luxemburg preferiva un aumento dell’autodeterminazione del proletariato, sia in generale che all’intero delle organizzazione operaie, attraverso l’eliminazione dei controlli burocratici e rendendo così attiva la base. Sia Lenin che la Luxemburg pensavano fosse possibile che una minoranza rivoluzionaria giungesse a controllare la società. Ma mentre Lenin vedeva in ciò la possibilità della realizzazione del socialismo attraverso il partito, Rosa Luxemburg temeva che qualunque minoranza, posta nella posizione di classe dirigente, potesse presto cominciare a pensare ed agire come la borghesia di un tempo. Essa sperava in movimenti spontanei che delimitassero l’influenza delle organizzazioni che aspiravano a centralizzare il potere nelle loro mani. Secondo la Luxemburg, i socialisti dovevano semplicemente aiutare a liberare le forze creative nelle azioni di massa, e integrare i propri tentativi nella lotta di classe, indipendente, del proletariato. La sua posizione dava per scontata l’esistenza di una classe operaia intelligente in una situazione di capitalismo avanzato, una classe operaia capace di scoprire, attraverso i propri sforzi, modi e mezzi di lotta per i propri interessi e, in ultima analisi, per il socialismo”” (pag 134-135) [Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (in) ‘AaVv, Sviluppo economico e rivoluzione, De Donato, Bari, 1969] [(1) ‘Che fare?’, 1902, e ‘Un passo avanti e due indietro’, 1904; (2) ‘Questioni organizzative della socialdemocrazia russa’, 1903-1904] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”TEOC-001-FSD”
“AYTON Andrew PRICE Leslie J. a cura; saggi di Barbara ENGLISC e altri”,”The Medieval military revolution. State, society and military change in Medieval and Early Modern Europe.”,”AYTON Andrew docente di Storia Università di Hull, specializzato nella storia sociale e militare dell’Europa medievale, organizzazione della guerra e ruolo militare dell’aristocrazia inglese. PRICE J. Leslie,. Senior Lecturer in Storia presso Univerità di Hull, specializzato nel primo periodo moderno della storia europea, particolarmente sulla Repubblica olandese. ‘In recent years military history has moved out of its specialized ghetto and has come to be regarded as central to the mainstream study of the past. The concepts of a “”military revolution”” (consisting of the emergence of large infantry-based armies in early-modern Europe, the use of potent gunpowder weapons, and the rapid escalation of war costs) are now seen to have had far-reaching political and social consequences for European society. Indeed, war itself is now seen as a major engine of state development during this period.’ (cat)”,”QMIx-068-FSL”
“AZAÑA Manuel”,”La veglia a Benicarló.”,”””Pubblicato a Buenos Aires nell’agosto del 1939, sei mesi dopo la definitiva vittoria di Franco e un anno prima che la morte cogliesse Azaña nell’esilio di Montauban, in terra di Francia, questodialogo sulla guerra di Spagna idealmente apre la ricca sequenza delle oere letterarie suscitate da quell’avvenimento e resta come il documento più alto dello “”stato d’animo”” di colui che ne è stato il massimo protagonista: all’apice dello Stato, a rappresentarne la legalità, il diritto; e con una forza morale e intellettuale unica più che rara”” (dalla prefazione di Leonardo Sciascia) “”Rivera. Da ciò che ha finito di dire debbo dedurre che ancora la rivoluzione non ha trionfato. Che nemmeno è stata vinta, né che è abortita, ma che segue il suo corso ascendente. In questa situazione una rivoluzione va contro qualcuno, contro qualcosa. Il governo dirige la rivoluzione? Barcala. In qualche modo. Rivera. Va contro il governo? Barcala. Evidentemente no. Rivera. Contro chi? Barcala. Contro la classe borghese ed il sistema capitalista. Rivera. Ma questa classe, questo sistema, da chi sono rappresentati? Contro chi si indirizza l’attacco o la difesa, se il governo responsabile non difende chi è attaccato e non riceve in forma immediata l’attacco? Barcala. La rivoluzione progredisce per azione diretta contro le istituzioni, le persone e i beni della borghesia. Rivera. Di tutti i borghesi? Ne vedo molti che parteggiano per la rivoluzione e altri tranquilli nella loro borghesia. Barcala. Segnatamente contro i borghesi fascisti per strappar loro il potere economico. Garcés. In una rivoluzione sociale mi sorprende questa distinzione. (…)”” (pag 69-70)”,”MSPG-005-FV”
“AZEMA Jean-Pierre WINOCK Michel”,” La IIIe Republique (1870-1940). “”Naissance et mort…””.”,”AZEMA Jean-Pierre e WINOCK Michel sono nati a Parigi nel 1937 e hanno compiuto i loro studi al liceo Lakanal, poi alla Sorbona. Sono agregée d’ histoire. AZEMA è maitre-assistant all’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) di Parigi. WINOCK è maitre-assistant all’ Université de Paris-VIII (Vincennes). “”In occasione dell’ annuncio del patto (Hitler-Stalin, ndr), il PCF rimane due giorni senza reazione precisa. Passato lo stupore, viene la giustificazione: l’ URSS aveva salvato la pace. Questo non impedirà per nulla i comunisti dal restare fedeli alla linea antifascista. “”Se Hitler, scrive l’ Humanité il 25 agosto, malgrado tutto, scatena la guerra, allora che sappia bene che troverà davanti a lui il popolo di Francia unito, i comunisti in prima fila, per difendere la sicurezza del paese, la libertà e l’ indipendenza dei popoli””. La conseguenza di questo atteggiamento fu il voto dei crediti di guerra chiesti dal governo Daladier il 2 settembre, da parte del gruppo comunista: “”Il nostro partito comunista approva le misure che sono state prese dal governo per garantire le nostre frontiere e apportare in caso eclatante l’ aiuto necessario alla nazione che potrebbe essere aggredita e alla quale noi siamo legati da un trattato d’ alleanza””. La politica di difesa nazionale non era dunque rimessa in causa. Ma nella seconda quindicina di settembre, il partito comunista stravolge completamente le sue posizioni: la guerra, qualificata d’ora in poi, “”imperialista”” doveva conseguentemente essere combattuta senza debolezze””. (pag 253-254) “”Mais on en demande trop aux combattants; leur endurance, en 1916, n’est plus souvent qu’une résignation. “”Le soldat de 1916 ne se bat ni pour l’Alsace, ni pour ruiner l’Allemagne, ni pour la patrie. Il se bat parce qu’il ne peut faire autrement (2)””. Les justifications patriotiques ne sont plus de saison au début de l’année 1917. L’exemple de la révolution russe, au mois de mars, semble éclairer les combattants: de la guerre peut naître la révolution; la somme de souffrances consenties n’aura pas été inutile si un monde meilleur en est le fruit. La crisi èclate en mai 1917, doublement: sur le front; dans les usine de l’arrière. Le 16 avril, Nivelle a lancé dans sa grande offensive des dizaines de milliers d’hommes épuisés. Tuerie inutile: pour 180 canons et 22 000 prisonniers, on compte 90 000 tués et 80 000 blessés. Comme encouragé par le résultat, il lance, le 5 mai, de nouvelles attaques aussi meurtrières et aussi vaines. Le 10 mai, Nivelle est averti de son remplacement au poste de généralissime par Pétain, mais, dès le 4 mai, les premières mutineries commencent. Une compagnie, d’abord, refuse de monter à l’assaut; de proche en proche, le mouvement gagne des dizaines de régiments. Des drapeaux rouges sont brandis; on chante ‘l’Internationale’. Pendant ce temps, la crise sociale éclate dans les villes à la suite d’une hausse des prix continue qui a entraîné la baisse du pouvoir d’achat. Dès janvier, les usines de guerre sont touchées par les grèves. Le socialiste Albert Thomas, chargé de remettre bon ordre dans ces usines, prend des mesures répressives et, tout à la fois, donne satisfaction à certaines revendications, en imposant notamment le salaire minimal. Mais la crise déborde les usines de guerre. En mai et juin, en raison des difficultés du ravitaillement consécutives à la guerre sous.-marine, une nouvelle hausse des prix conduit la crise à son paroxysme: grève générale dans la couture, nouvelle grève dans la métallurgie… Démoralisation des troupes avides de repos et de paix, grèves dans les usines, exemple russe… Les conditions semblaient réunis pour constituerr une situation révolutionnaire. Jamais, depuis le début de la guerre, le gouvernement français n’avait connu pareille crise. Il pouvait en résulter deux dangers successifs pour le régime: la révolution socialiste – comme ce devait être le cas en Russie, au mois de novembre – et, dans l’hypothèse où celle-ci échouerait, la dictature militaire. Ni l’une ni l’autre n’eurent lieu”” (pag 177-178) (2) Louis Mairet, Carnets d’un combattant; cité par Ducasse, Meyer et Perroux, Vie et Mort des Français, 1914-1918, p. 97″,”FRAV-096″
“AZEMA Jean-Pierre”,”De Munich à la Libération, 1938-1944.”,”AZEMA Jean-Pierre (1937) insegna storia contemporanea nell’Institut d’études politiques de Paris (IEP)”,”FRAV-146″
“AZÉMA Jean-Pierre”,”1940, l’année terrible.”,”Jean-Pierre Azéma, agrégé d’histoire, docteur ès lettres et sciences humaines, maitre de conferences à l’Institut d’études politiques de Paris. A publié, entre autres, ‘De Muich à la Libération (1938-1944), dans la collection “”Points Histoire””. 1940: primi segni di resistenza all’occupante. “”L’appel du 18 juin et l’émergence de la France libre ne dovient d’aucune manière faire oublier que se sont manifestés dès l’été 40 des femmes et des hommes décidés, eux aussi, à «faire quelque chose», agissant de façon spontanée, sans se réclamer d’un mentor: ils forment l’embryon de la Résistance intérieure. Dans l’analyse de ce phénomène – qui vaut, précisons-le bien, pour toute l’Europe occupée, ou presque -, il faut éviter tout anachronisme: la Résistance n?est encore, à la fin de 1940, qu’une juxtaposition d’initiatives dépourvous de moyens et demeure, somme toute, peu crédible. C’est pourtant une relève politique potentielle. Et tous ceux qui se son levés contre l’occupant aiment à affirmer qu’ils avaient sauté le pas dès 40.”” (pag 345) “”L’appello del 18 giugno e l’emergere della Francia libera non devono in alcun modo farci dimenticare che, dall’estate del 1940, anche le donne e gli uomini hanno deciso di “”fare qualcosa””, agendo spontaneamente, senza la pretesa di avere un mentore: essi costituiscono l’embrione della Resistenza interna. Nell’analisi di questo fenomeno – che vale, sia chiaro, per tutta l’Europa occupata, o quasi -, va evitato ogni anacronismo: la Resistenza è ancora, alla fine del 1940, soltanto una giustapposizione di iniziative prive di mezzi e tutto sommato poco credibili. Si tratta, tuttavia, di un potenziale risultato politico. E tutti coloro che si sono opposti all’occupante amano affermare di aver fatto il grande passo negli anni ’40″”. (pagina 345) “”A l’époque, ces résistants éprouvaient une difficulté certaine à contourner cet obstacle supplémentaire que représentait al ligne de démarcation: mis à part le Front national (créé par les comunistes au printemps 41), aucun mouvement ne se développera durablement à la fois au Nord et au Sud. Cette incapacité tenait à des problèmes d’ordre technique; mais elle reflétait peut-être aussi des manières différentes de réagir: la tonalité était volontiers plus militaire, plus apolitiques, en zone occupée, alors qu’au Sud certains enjeux politiques apparurent plus précocement. Ajoutons que les divergences entre les résistants aux-mêmes n’arrangèrent nien. Ceux qui n’étaient pas dans la mouvance du PCF clandestin se défiaient, voire excluaient les communistes. Car, si la ligne de ‘L’Humanité’ clandestine évolue (dans l’autumne, elle en reste à la thèse de la «guerre impérialiste», mais le Reich devient le «gangster» le plus redoutable), reste vivace la mémoire du tournant à 180 degrés qu’avait effectué le Parti à l’automne 1939. Symétriquement, les convictions républicaines de ceux qui condamnaient sans appel Philippe Pétain contribuaient à les opposer à ceux qui récusaient la collaboration d’État mais approuvaient pour partie la Révolution nationale, comme c’était par exemple, en 1940 du moins, le cas d’Henry Frenay parmi bien d’autres”” (pag 348) “”All’epoca, questi combattenti della resistenza incontrarono una certa difficoltà nell’aggirare questo ulteriore ostacolo rappresentato dalla linea di demarcazione: a parte il Fronte Nazionale (creato dai comunisti nella primavera del ’41), nessun movimento si sarebbe sviluppato in modo sostenibile sia nel Nord che nel Sud. Questa incapacità è dovuta a problemi tecnici ma forse riflette anche diversi modi di reagire: il tono era più militare, più apolitico, nella zona occupata, mentre nel Sud alcune questioni politiche erano apparse più precocemente. Aggiungiamo che le divergenze tra le resistenze non hanno aiutato le cose. Coloro che non erano nel movimento clandestino del PCF diffidavano, escludevano addirittura i comunisti. Perciò se la linea de ‘L’Humanité’ clandestina evolve (in autunno, è ancora con la tesi della “”guerra imperialista””, ma il Reich diventa il più formidabile “”gangster””), rimane vivo il ricordo della svolta di 180 gradi che il Partito aveva compiuto nell’autunno del 1939. Simmetricamente, le convinzioni repubblicane di coloro che condannarono inequivocabilmente Philippe Pétain contribuirono a contrapporle a coloro che rifiutarono collaborazione dello Stato ma approvavano in parte la Rivoluzione Nazionale, come fu, ad esempio, almeno nel 1940, il caso di Henry Frenay tra molti altri”””,”QMIS-061-FSD”
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume primo: Karl Brandt, l’uomo in camice del Terzo Reich.”,”””L’uomo non è né un angelo né una belva, e sfortuna vuole che, chi vuole fare l’angelo, fa la belva…”” (Pascal) (in apertura) “”Né Himmler né Hitler furono processati a Norimberga, cosa che indusse il presidente del tribunale a dichiarare: «Una figura invisibile sta tra gli accusati: Hitler». Il problema stava proprio lì. I giudici di Norimberga parlavano agli accusati di un certo tipo di medico che non esisteva tra le file dei medici nazisti. La coscienza individuale, la responsabilità erano termini che non avevano nessun senso nella Germania hitleriana poiché non corrispondevano a nessuna realtà. Brandt insisteva tanto sulla necessità di prendere in considerazione la situazione storica della Germania, ma non lo faceva solo per difendersi. Nelle sue frasi c’era qualcosa di profondamente vero: il nazionalsocialismo aveva cancellato le parole «etica medica» dal dizionario, e la mano del Führer aveva scritto al loro posto altre due parole: «morale del guerriero». Dopo centotrentatrè giorni di dibattimento, il processo terminò il 21 agosto 1947. Quel giorno una folla densa si accalcava nella sala delle udienze e attorno al tribunale. Giornalisti, provenienti da tutto il mondo, erano venuti ad assistere a quell’eccezionale avvenimento. La sala era immersa in un pesante silenzio. I medici SS, pallidi, sfiniti, attendevano con ansia la sentenza. Furono chiamati ad uno ad uno al banco degli imputati per ascoltare le sentenze, che, a dire il vero, furono spesso sorprendenti. Karl Brandt, Viktor Brack, Gebhardt, Mrugowsky, Hoven (che aveva aiutato il comitato clandestino dei prigionieri di Buchenwald), Sievers e Rudolf Brandt furono condannati a morte per impiccagione. Fischer che aveva attuato i terribili esperimenti di Ravensbrück, Genzen, Handloser, la cui responsabilità era «schiacciante» secondo il procuratore McHaney, Rose e Schröder l’istigatore degli esperimenti su esseri umani, furono condannati all’ergastolo. Becker-Freyseng e Herta Oberheuser, anch’essi medici di Ravensbrück, furono condannati a vent’anni; Beiglböck, che aveva attuato gli esperimenti a Dachau, a quindici anni, Poppendick a dieci anni. Blome, Pokorny, Romberg, Rostock, che si era recato a Strasburgo con Brandt, Schäfer e Wetz, tutti individui la cui responsabilità era stata a volte più diretta di quella del commissario del Reich, furono assolti. Alla fine di quest’ultima udienza essi lasciarono il tribunale da uomini liberi”” (pag 248-249)”,”GERN-168″
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume secondo: Joseph Mengele. L’incarnazione del male.”,”””Il gigantesco massacro di Auschwitz non aveva in sé la passione, la brutalità, l’elemento imprevisto di tutti gli altri massacri della storia. Era qualcosa di calmo, di ponderato, di studiato a lungo e con metodo… Auschiwitz ponein modo angoscioso il problema dell’uomo”” (dottor Haffner) (in apertura) “”16 aprile 1972. Sprofondato in una comoda poltrona dell’Hilton di Tel Aviv, Moshe R. sottolinea con lunghi silenzi le sue evasive risposte. Si trattava, come mi hanno riferito, di uno tra i più temibili agenti del ‘Mossad’, un settore poco conosciuto dei servizi speciali israeliani. Il ‘Mossad’, creato nel 1951 per iniziativa di David Ben Gurion, ha il compito di dare la caccia ai nazisti, ovunque si trovino, per mezzo dei suoi agenti volontari, efficientissimi e implacabili. La cattura di Adolf Eichmann è opera sua. (…) Ho chiesto a Moshe se Mengele era veramente un mostruoso criminale, peggiore delle altre centinaia di medici SS che imperversavano nei campi di concentramento, effettuando sugli uomini esperimenti o «selezioni». In che cosa differiva dagli altri, e qual è il segreto della sua leggenda? «Effettivamente», mi ha risposto Moshe, «non penso che Mengele abbia commesso più crimini di molti altri suoi colleghi, come Clauberg o Schumann. Il suo grado nelle SS era piuttosto basso e si può dire che la sua era una carriera mancata. «In realtà la sua fuga e il fatto che sia sopravvissuto hanno contribuito a crearne la leggenda. «Tuttavia bisognava che qualcuno personificasse tutti gli orrori e i crimini della medicina nazista: Mengele ha sostenuto e sostiene questa parte. Quando gli diamo la caccia, e lo costringiamo a cambiare continuamente nazione, città, residenza, in realtà noi diamo la caccia, attraverso lui, a tutti gli altri medici SS e a tutti i criminali nazisti»”” (pag 250-252)”,”GERN-169″
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume terzo: Milioni di cavie umane.”,”””Il medico SS prima di essere medico è soprattutto un soldato”” (Himmler) (in apertura) “”Il professor Hirt è stato senza dubbio il più sinistro rappresentante della medicina SS”” (pag 224)”,”GERN-170″
“AZNAR Guy”,”Lavorare meno per lavorare tutti. Venti proposte.”,”Guy Aznar, sociologo, è segretario nazionale di Génération écologie. Ha pubblicato in precedenza Tous à mi-temps e Le Travail, c’est fini.”,”CONx-011-FL”
“AZNAR Guy”,”Lavorare meno per lavorare tutti. Venti proposte.”,”Guy Aznar, sociologo, è segretario nazionale di Génération écologie. Ha pubblicato in precedenza Tous à mi-temps e Le Travail, c’est fini.”,”CONx-018-FV”
“AZZARA Claudio”,”L’Italia dei Barbari.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”STAx-031-FL”
“AZZARA Claudio”,”Le invasioni barbariche.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”STAx-043-FL”
“AZZARA Claudio”,”Il papato nel Medioevo.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”RELC-017-FL”
“AZZARÀ Stefano G.”,”Comunisti, fascisti e questione nazionale. Germania 1923: fronte rossobruno o guerra d’egemonia?”,”Stefano G. Azzarà (Messina, 1970), insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. E’ segretario alla presidenza della ‘Internationale Gesellschaft Hegel-Marx’ e dirige la rivista ‘Materialismo storico’. Il suo lavoro si concentra sul confronto delle grandi tradizioni filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo, liberalismo, marxismo. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali ‘Democrazia cercasi’, ‘Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice’, ‘Nonostante Laclau’. “”Dopo decenni di entusiasmo per la globalizzazione e l’unificazione europea, l’emergere dei movimenti sovranisti e populisti in un’epoca di crisi organica sembra rendere di nuovo attuale la questione nazionale ed evoca la suggestione di un blocco trasversale di contenstazione del capitalismo neoliberale e apolide che unisca tutti i “”ribelli”” della società borghese, lasciandosi alle spalle l’alternativa tra destra e sinistra. Anche nella Germania degli anni Venti, ai tempi delle riparazioni di guerra e dell’occupazione della Rühr, questi temi erano all’ordine del giorno. L’appello di Karl Radek per un fronte unito dei lavoratori, aperto ai ceti medi e alla piccola borghesia patriottica e capace di difendere l’indipendenza del paese dall’ imperialismo straniero, non era però la proposta di un’alleanza totalitaria degli opposti radicalismi estremistici ma la dichiarazione di una furibonda guerra d’egemonia. Uno scontro ideologico che puntava semmai a bruciare il terreno sotto i piedi al fascismo nascente e a candidare la classe operaia tedesca, sulla scorta dell’esperienza bolscevica e del dibattito aperto nel Komintern da Lenin, alla guida della nazione e della sua rinascita. La disputa dei comunisti con Arthur Moeller van den Bruck e la Rivoluzione conservatrice tedesca sfata il mito dell’estraneità del materialismo storico agli interessi nazionali. Tuttavia, al contrario degli odierni equivoci eurasiatisti e socialsciovinisti, attesta l’insuperabile incompatibilità filosofica – prima ancora che politica e morale – tra il particolarismo naturalistico delle destre, con le loro persistenti pulsioni discriminatorie di stampo coloniale, e l’universalismo concreto del marxismo e del suo sogno di un mondo senza guerre”” 1923. I comunisti contro il movimento populista e la rivoluzione conservatrice in Germania ‘Paul Frölich: “”Voi dite, conte Reventlow: «Noi ‘volkisch’ non abbiamo pregiudizi, accettiamo aiuto da qualunque parte venga offerto». Anche noi. Voi pretendete che non aggrediamo più i ‘volkisch’ e non li insultiamo. Non avremo occasione di farlo se i ‘volkisch’ cambieranno fronte e invece di marciare contro gli operai marceranno contro il vero nemico interno del popolo tedesco. E perciò; rompere con la reazione, rompere con i cospiratori internazionali della controrivoluzione, rompere con i venduti che sfruttano i movimenti reazionari per gli interessi del capitale e per interessi ancora più infami (pensiamo ai finanziatori della grande industria e al processo Fuchs-Machhaus (4)), rompere con le organizzazioni di assassini come [i Freikorps di] Erhardt e i suoi camerati, porre fine alla persecuzione degli operai e al loro assassinio”” [dall’articolo di Paul Frölich ‘Una risposta al conte E. Reventlow] (pag 201); Ernst Reventlow: “”Nel testo “”Schlageter”” (pubblicato dalla Vereinigung Internationaler Verlagsanstalten di Berlino), Paul Frölich si occupa del mio articolo “”Con Radek?””, che avevo pubblicato nel “”Reichswart”” per prendere posizione sul discorso di Radek dal titolo ‘Leo Schlageter, il viandante nel nulla’. Nella sua risposta il signor P. Frölich mi pone alcune domande, alle quali vorrei qui rispondere per quanto è possibile in un articolo. Secondo il signor P. Frölich c’è contraddizione se dico che noi ‘völkisch’ siamo schietti e rigorosi avversari delcapitalismo ma che d’altro canto non conosciamo e non vogliamo classi! Il signor Frölich motiva così la sua affermazione: chi parla di capitalismo, contrappone la classe dei capitalisti alla classe operaia; e ne trae tacitamente la conclusione che chi voglia combattere il capitalismo debba di conseguenza riconoscere la classe come un dato di fatto e condurre perciò una ‘lotta di classe’. Io non condivido questa prospettiva, perché intendo il concetto di capitalismo in maniera assai più vasta. Al capitalismo non sono ostili e non si contrappongono soltanto i lavoratori dell’industria ma anche ‘tutti’ gli altri strati e ceti professionali che ne sono esponenti agiati. In generale, un concetto di Stato che si razionale e fondato sul diritto e la giustizia deve essere anticapitalistico e deve farsi Stato in maniera conforme. Considero le classi e la lotta di classe come manifestazioni di una malattia [‘der Ungesundheit’»] e le ritengo nocive perché lacerano l’unità organica del popolo nella sua profondità [‘die im Grunde organische Volkseinheit’]. E in tal modo allargano le crepe preesistenti e impediscono che i tedeschi di diverse professioni e gradi di istruzione si intendano tra loro, che cerchino di avvicinarsi gli uni agli altri e infine che acquistino fiducia gli uni verso gli altri, come si addice al ‘Volksgenossen’. Il signor Frölich dice: le classi esistono, non si lasciano spazzar via a parole! A parole certamente non è possibile e però possono essere eliminate con il lavoro comune all’interno del popolo”” [Ernst Reventlow, ‘Un tratto di strada?’ [Rote Fahne, 176, 2 agosto 1923] (pag 203)'”,”GERG-102″
“AZZARELLO Adamo FERRARA Carlotta PIAZZESI Paolo testi; biografie e cronologia a cura di Renzo ROSSI”,”La grande storia del Novecento. L’immagine di un secolo. 1900-1910 il mondo nuovo: presagi e scoperte. Volume 1.”,”Direzione di progetto CAIAZZO Cinzia MELLI Filippo FLORIO”,”FOTO-033″
“AZZARONI Alfredo”,”Blasco. Pietro Tresso. La vie d’un militant.”,”-Blasco. Pietro Tresso, capo dell’apparato illegale del PCI all’epoca di Gramsci. -Pietro Tresso. Articoli 1930-1939. -Pietro Tresso. Lettere dalla prigione. -Il PCi e la sparizione di Pietro Tresso. Lettere a Rinascita. -Note della Commissione per la Verità sui crimini di Stalin. TRESSO già membro dell’Ufficio politico del PCI, passato all’ opposizione nel 1930, arrestato e condannato in Francia nel 1942, evaso e passato al maquis nel 1943 è sparito nel 1944. La figura di questo militante ‘esemplare’ è evocato nello scritto di AZZARONI con una scelta di articoli politici di BLASCO sui problemi rivoluzionari dell’Italia e con le sue lettere dal carcere.”,”MITC-004″
“AZZARONI Alfredo”,”Socialisti anticlericali. La sinistra anticlericale. Il nero e il rosso. Il mago. La sala dei carabinieri. Il cristo dei socialisti. Dalli al tronco! Le varietà della cronaca internazionale. Non taceremo. Contro il catechismo.”,”””Milano era, in quei tempi, la “”capitale morale.”” E questo titolo non era frutto di orgoglio campanilistico perché le era attribuito e riconosciuto soprattutto dagli abitanti delle altre regioni. Nel 1898 il siciliano Napoleone Colajanni giustificando il primato del capoluogo lombardo, ricordava dei dati estremamente significativi. Confrontando l’ aumento della popolazione nel decennio 1881-1891 tra Milano e Napoli notava che in media a Milano l’ aumento era stato di circa 10 mila abitanti all’ anno contro i 3 mila di Napoli. “”Questa prima ed enorme differenza – sottolineava – acquista un significato economico sociale interessantissimo quando si saprà che la natalità di Milano era molto al di sotto di quella media de regno.”””” (pag 57-58) I dati di Colajanni. “”””Occorrerebbe una speciale monografia per illustrar la vita economica industriale di Milano, che non è eguagliata da quella di verun’altra città italiana”””” (Colajanni) (pag 58) “”Talvolta anche i più acuti e consapevoli tra essi parevano perdere la speranza. “”Turati – scriveva Labriola al vecchio Engels il 21 maggio del ’92 – è un ottimo figliolo, onesto e disinteressato, ma di animo e temperamento esclusivamente italiano, anzi milanese. Conosce assai poco l’ “”Italia reale””…””. E proseguiva: “”Gli operai italiani sono in gran parte dei semplici artigiani, e anzi dei famuli dei loro padroni, o dei prestatori di servizi personali. Per tutti questi il 1° Maggio è un quissimile della festa della Madonna””.”” (pag 89) “”Sulla medesima rivista di Ferri, nella stessa annata 1903, Paolo Orano veniva pubblicando una serie di profili di “”patriarchi del Socialismo””. Nell’ ordine apparvero così rievocati Platone, Gesù, Tommaso Münzer, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Morelly, Mobly, Rousseau, Brissot, De Warville, Babeuf e Buonarotti.”” (pag 135-136)”,”MITS-318″
“AZZERRI Michele”,”Rivoluzione e internazionalismo. Trotsky e i trotskismi tra ortodossia marxista e prefigurazione del futuro.”,”Michele Azzerri (Sassoferrato, 1978) è laureato in Scienze politiche presso ‘La Sapienza’ di Roma . Collabora con il ‘Centro Livio Maitan’ di documentazione e ricerca sul marxismo rivoluzionario e la storia del movimento operaio italiano e internazionale. La teoria della rivoluzione permanente. Lo sviluppo ineguale e combinato (pag 84-89) “”Sul piano della teoria economica più generale, Trotsky, in riferimento alla teoria delle “”onde lunghe”” di Kondratiev, sostenne che nel mondo si marciasse verso una sincronizzazione crescente ed una contrazione crescente nella durata dei cicli economici del capitalismo, tale da predeterminare con maggiore forza tutte le altre tendenze all’internazionalizzazione dei fenomeni socio-politici. In un articolo apparso nel luglio 1923 Trotsky affermò che «i cicli spiegano molte cose, costituendo mediante la loro pulsazione automatica una molla dialettica indispensabile nel meccanismo della società capitalistica. I punti di rottura della congiuntura commerciale-industriale ci portano più vicino ai nodi critici della rete di sviluppo delle tendenze politiche, della legislazione e di tutte le forme di ideologia (…). Se la sostituzione periodica dei boom “”normali”” con crisi “”normali”” trova il suo riflesso in tutte le sfere della vita sociale, allora la transizione di un’epoca di pieno boom ad un’epoca di declino, o viceversa, produce i più profondi sommovimenti storici; e non è difficile dimostrare che in molti casi le rivoluzioni e le guerre stanno a cavallo della linea di confine che divide due epoche diverse dello sviluppo economico (…). Analizzare tutta la storia moderna da questo punto di vista è davvero uno dei compiti più gratificanti del materialismo dialettico (23)». In aggiunta, la crisi dello Stato-nazione, mentre favoriva l’esplodere di conflitti interimperialistici di portata sempre più ampia, accelerava contemporaneamente i processi d’internazionalizzazione del conflitto di classe. Da tali considerazioni Trotsky ne dedusse che: « finire (pag 85-86)”,”TROS-341″
“AZZI Nicoletta a cura; saggi di L. BELLANI N.AZZI M.L. BETRI L. BULFERETTI I. PORTIOLI A. COLUCCIA I. PIVA L. GUALTIERI P. CORTI L. CAVAZZOLI P. SORCINELLI A. LONNI C. SANNA C. VETRO M. LEGNANI R. SALVADORI G. OLMI”,”Sapere scientifico e questione sociale tra ‘800 e ‘900. Atti del Convegno in occasione del cinquantesimo della morte del Prof. Pietro Albertoni. Gazoldo degli Ippoliti – Sabbioneta, 12 e 13 settembre 1984.”,”La rivoluzione igienica e i medici condotti; Un grande sciopero dei medici condotti, Positivsmo, socialismo e medicina (in) R. Salvadori, Positivismo, socialismo e medicina: il caso mantovano (pag 297-320)”,”ITAS-008-FMB”
“AZZOLINI Riccardo DIMALTA Gianluigi PASTORE Riccardo”,”L’industria chimica tra crisi e programmazione.”,”Riccardo Azzolini (Roma 1952) è responsabile dell’Ufficio Studi della federazione lavoratori chimici della CGIL di Milano. Dimalta (Milano 1946) è responsabile a Genova di un centro studi per la politica industriale. R. Pastore (Milano 1943) è responsabile dell’attività di studio e programmazione dell’ANIC.”,”EURE-124″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, B1

“BABEL Isaak a cura e traduzione di Chiara SPANO”,”L’ armata a cavallo.”,”Babel’ (Isaak Emmanuilovic), scrittore ucraino (Odessa 1894 – † 1941). Di famiglia ebraica, seguì studi commerciali e arrivò alla letteratura per spontanea vocazione. Nel 1915, dopo l’incontro con Gorki, per lui decisivo, pubblicò i suoi primi racconti; ma lo scarso successo lo allontanò per lungo tempo dall’attività letteraria. Commissario del popolo, poi agente della Ceka, prestò servizio come ufficiale nell’ armata di cavalleria cosacca del generale Budënnyj (BUDJONNY). Dalla sua partecipazione alla guerra russo-polacca trasse ispirazione per i racconti dell’ Armata a cavallo (1926), rapide e incisive ‘miniature’ in cui la realtà, trasferita su un piano irreale, si esprime con toni ora lirici, ora ironici e grotteschi. La sua fama di narratore è affidata anche ai Racconti ebraici (1927), al racconto autobiografico Storia della mia colombaia (1927), ai Racconti di Odessa (1931), descrizione della vita della piccola borghesia ebraica, e ai drammi Tramonto (1928) e Maria (1935), in cui i particolari descrittivi e scenografici creano pagine tra le migliori della letteratura sovietica. Non riuscendo ad adattarsi al clima culturale staliniano, si chiuse nel silenzio. Arrestato nel 1939 e rinchiuso in un campo di concentramento, venne in seguito fucilato. (RIZ)”,”RIRO-046″
“BABEL Isaac”,”Correspondance, 1925-1939.”,”Nel 1925 BABEL è un giovane scrittore sovietico già celebre: è considerato come uno dei più dotati della nuova generazione letteraria. Lo stesso anno, sua sorella Maria lascia la Russia per stabilirsi a Bruxelles. La madre dello scrittore la raggiunge poco dopo. Inizia così una corrispondenza che durerà fino al tragico arresto di BABEL nel 1939. Nel frattempo anche la moglie è emigrata ed è a Parigi che nasce la loro figlia Natacha. Le lettere qui riuniti sono scritte da BABEL alla madre e alla sorella. Il carteggio ci fa scoprire la personalità dell’ autore ed è un documento sulle condizioni della vita letteraria in URSS durante lo stalinismo. “”Firenze ha eclissato tutto quello che ho visto in Italia. E’ un’ impressione incancellabile, per tutta la vita””. (pag 214, Maggio 1933) Alcune pagine di autobiografia di BABEL (pag 10-11)”,”RUSS-170″
“BABEL Isaak Emmanvilovich”,”Caballeria roja.”,”BABEL Isaak Emmanvilovich nacque ad Odessa nel 1894 e morì in circostanze incerte nel 1941 (purghe staliniane). Pubblicò il suo primo libro ‘Storia di Odessa’ nel 1923. Cavalleria rossa è una delle migliori novelle sulla rivoluzione russa. E’ basata sulla esperienza militare di BABEL che combatté nel Reggimento di Cavalleria di BUDIENNY. “”Budionni, che indossava pantaloni rossi con bande di metallo, stava sotto un albero. Avevano ucciso il comandante della seconda brigata. Al suo posto, il capo dell’ esercito aveva nominato Kolesnikov. Un’ ora prima, Kolesnikov era capo di reggimento. La settimana prima, Kolesnikov era capo di squadrone. Chiamarono il nuovo comandante di brigata affinché si presentasse a Budionni. Il capo dell’ esercito lo aspettava in piedi sotto l’ albero. Kolesnikov arrivò con Almasov, il suo commissario. “”Ci rompono i coglioni queste canaglie -disse il capo dell’ esercito con un sorriso ammirato. Vincere o perire. Non c’è altra strada. Capito?”” -Capito. – rispose Kolkesnikov spalancando gli occhi. – E se fuggi ti farò fucilare – affermò il capo dell’ esercito mentre sorridendo, volgeva gli occhi verso il capo della Sezione speciale.”” (pag 97)”,”RIRO-299″
“BABEL Isaac”,”Chroniques de l’an 18 et autres chroniques (1916).”,”Babel osservatore attento e cronista minuzioso rende conto senza ricorrere alla narrativa di una realtà terrificante, dalle condizioni di vita della popolazione al problema del soccorso dei feriti e dei malati. Una città di tre milioni di abitanti sotto-alimentata. Questa è un’opera in inedita, integralmente, in francese. In russo non esiste se non all’interno delle opere complete di Babel.”,”RIRO-457″
“BABEL’ Isaak, a cura di Gianlorenzo PACINI”,”Tramonto.”,”Tramonto (1926) rientra nella cerchia d’interessi che legava Babel’ alla Moldavanka quartiere ebraico della sua Odessa, e ai personaggi più o meno leggendari la cui fama, celebrata nel quartiere aveva colpito l’immaginazione dell’adolescente, che più tardi ne avrebbe esaltato le vicende nel ciclo dei Racconti di Odessa.”,”RUSx-221-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Costantino DI PAOLA”,”L’armata a cavallo. Diario 1920.”,”Isaak Emmanuilovic Babel’ nasce a Odessa il 13 luglio 1894 in una famiglia di piccoli commercianti ebrei. La data dell’esordio letterario di Babel’ è il 9 settembre 1913, quando sulla rivista Fuochi (Ogni), edita a Kiev vine pubblicato il racconto Il vecchio Slojme (Staryj Slojme), la storia di un misero vecchio ebreo che venuto a sapere che il figlio ha intenzione di cambiare religione si uccide impiccandosi. Babel’ venne condannato a morte e fucilato il 27 gennaio 1940, a Mosca. Costantino Di Paola è docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia.”,”RIRO-217-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Adriano DELL’ASTA, scritto di Serena VITALE”,”Tutte le opere.”,”Isaak Emmanuilovic Babel’ nasce a Odessa il 13 luglio 1894 in una famiglia di piccoli commercianti ebrei. La data dell’esordio letterario di Babel’ è il 9 settembre 1913, quando sulla rivista Fuochi (Ogni), edita a Kiev viene pubblicato il racconto Il vecchio Slojme (Staryj Slojme), la storia di un misero vecchio ebreo che venuto a sapere che il figlio ha intenzione di cambiare religione si uccide impiccandosi. Babel’ venne condannato a morte e fucilato il 27 gennaio 1940, a Mosca.”,”VARx-173-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Costantino DI-PAOLA”,”Odessa.”,”Odessa. ‘Metà della sua popolazione è costituita da ebrei e gli ebrei sono gente che si è fissata nella testa alcune cosette molto semplici. (…)’ (pag 53) (Babel). ‘Babel’ scrive che fu Gorkij il primo a parlare del sole in un libro russo, che la letteratura russa doveva liberarsi di Pietroburgo, fuggire dalla pesante cappa di nebbia che l’opprimeva, soffocando e snaturando l’uomo. «Si avverte la necessità di rinnovare il sangue», dice. E perché ciò potesse avvenire la letteratura russa doveva cantare il sole. Solo «dall’astro della vita» e dal respiro del meridione, dalla sua calura, dalle steppe assolato, lambite dal mare, sarebbe potuto venire il nuovo messia delle lettere russe. Il nuovo Maupassant, il Maupassant russo, sarebbe venuto, – dice ancora Babel’, – dal fecondo e vivificante meridione della Russia, dalla solare Odessa, la «porta di Dio», come da sempre la chiamano i suoi abitanti. E Bab-El’ («la porta di Dio» è lo pseudonimo con cui firma il suo primo e singolare scritto programmatico, ‘Odessa’. Quando Babel’ varca questa porta si riversano nella letteratura russa il sole e l’idioma del meridione. Il sole fiammante della rivoluzione e l’astro nascente di Odessa, la complessione allucinata e visionaria dello stile e il gioioso metaforizzarsi della parola illuminano la sua stagione creativa più libera e felice. Nascono così ‘L’armata a cavallo’ e i racconti del ciclo di Odessa. Il 20 aprile del 1920 la Polonia decreta la mobilitazione generale e cinque giorni dopo attacca le forze sovietiche nell’Ucraina nord-occidentale. Quando gli eserciti di Pilsudski, attraversata l’Ucraina, occupano Kiev e si attesta sulla riva sinistra del Dniepr, i bolscevichi sferrano una violenta controffensiva cui prende parte anche la leggendaria Prima armata di cavalleria cosacca comandata da Semen Budennyi, inverosimile mescolanza di genti e di parlate, di eroi e di codardi, di asceti e di bravacci. Aggregato alla sesta divisione come corrispondente dell’agenzia telegrafica Jug-Rosta, l’ebreo Isaak Babel’, nascosto sotto la falsa identità di Kirill Ljutov, vive l’esperienza più esaltante e disperata della sua vita. «Ljutov, – ha scritto Simon Markis, – à la metà ebraica di Babel’, che aspira ardentemente ad acquisire l’altra sua metà, la sua metà rivoluzionaria, bolscevica, senza per questo perdere la prima. Ljutov-Babel’ non sa dove andare. Il vecchio mondo da cui è fuggito, ma che lo attira, lo trattiene, è stato sostituito da un mondo nuovo al quale egli aspira con tutto il suo essere, ma che non lo accetta e lo terrorizza con la sua bestialità e ferocia. La solitudine e la disperazione dell’intellettuale nella rivoluzione – conflitto frequente nella letteratura degli anni venti – è in Babel’ accentuata dalla solitudine dell’ebreo, un ebreo di una specie particolare, diviso in due nel suo rapporto con il giudaismo come l’intellettuale è diviso nel suo rapporto con la rivoluzione» (2) (pag 11-12) [introduzione di C. Di Paola] [(1) J. Pilsudski (1867-1935), militare e uomo politico polacco (…); (2) S. Markis, ‘La litterature russe-juive et Isaak Babel’, in “”Cahiers du Monde russe et soviétique””, 1977, XVIII, 1-2]”,”VARx-630″
“BABEUF G. a cura di Claude MAZAURIC”,”Babeuf.”,”Claude MAZAURIC è Prof di storia all’Univ di Rouen, autore di numerose opere e studi sulla Rivoluzione francese, VP della Società di studi robespierristi, membro della ‘Commissione Jaures’ di storia della rivoluzione presso il Comitato dei lavori storici e scientifici del Ministero dell’Educazione nazionale. Siede nella Commissione della ricerca storica per il bicentenario della Riv Francese (CNRS).”,”FRAR-137″
“BABEUF Gracchus”,”The Defense of Gracchus Babeuf Before the High Court of Vendome.”,”Contiene il saggio di John Anthony SCOTT, Francois-Noel Babeuf and the conspiration des egaux, il ‘Manifeste des Egaux’ di Sylvain MARECHAL, i ‘Thoughts on the Defense of Gracchus Babeuf’ di Herbert MARCUSE”,”FRAR-001″
“BABEUF Francois Noel, a cura di Claude MAZAURIC”,”Il Tribuno del Popolo.”,”””(…) la Rivoluzione non ha dunque prodotto che un più grande servaggio. Lo ripeto: sotto il regno del dispotismo, mai ci si è opposti così apertamente a che i cittadini facessero pervenire la verità ai governanti: mai sospettosa amministrazione prese mezzi meno riguardosi per intercettare la comunicazione delle idee; ma l’ inquieta tirannide spinse le precauzioni al punto di chiudere decisamente la bocca alle proteste, e mai ancora la rigida inquisizione sulla stampa, congiunta alla severa formalità della censura, fu esercitata con maggiore arbitrio di quanto abbiate fatto voi tramite la municipalità della città in cui s’è stampato lo scritto su cui avete scagliato i fulmini della riprovazione””. (pag 128, lettera di Babeuf al Comitato delle ricerche, 1790)”,”SOCU-085″
“BABEUF Gracchus, a cura di Armando SAITTA”,”Le tribun du peuple, 1794-1796.”,”””Ora, quando è tutto il popolo che vuole la rivoluzione e segue il suo Tribuno che gode della sua fiducia, il dovere di questo Tribuno, è di dire senza soste a tutto il popolo, dove esso si trova, quello che è fatto, quello che resta da fare, dove e come occorre andare, e perché””. “”Che fare?””, articolo apparso nel numero 36 del 20 frimaio dell’ anno IV (10 dicembre 1795). (pag 211) Energia rivoluzionaria. (pag 31)”,”FRAR-309″
“(BABEUF Gracchus)”,”Le cri du peuple français contre ses oppresseurs. (1796)”,”‘Le cri du peuple français contre ses oppresseurs’ stampato anonimo durante la Cospirazione e distribuito il 1° floreale dell’anno IV (20 aprile 1796) consta di 8 pagine in 16°. Ne è autore Babeuf (V. Daline, A. Saitta, A. Soboul, Inventaire des manuscrits et imprimés de Babeuf, Paris, 1966, pag 99, n° 40)”,”FRAR-360″
“BABEUF Gracchus”,”François-Noël Gracchus Babeuf: communisme de l’an IV. (Marx, à mesure. Une anthologie commentée des écrits de Marx et d’Engels)”,”Contiene ‘Babeuf sous le regard de Marx et d’Engels’ (pag 1-11) (BME)”,”FRAR-380″
“BABEUF Gracchus, a cura di Maurice DOMMANGET”,”Pages choisies de Babeuf recueillies, commentées, annotées avec une Introduction et una Bibliographie critique par Maurice Dommanget.”,”2° esemplare vetrina 572 “”Mathiez paraît n’avoir pas attaché grande importance au communisme de Babeuf; il y voyait comme une adjonction, d’importance secondaire, improvisée pour la circonstance, au programme de la conspiration des Egaux, dont l’essentiel aurait été, en somme, celui des Robespierristes; en sorte que Babeuf, s’il en fut le chef et le bouc émissaire, n’en aurait pas été, au point de vue idéologique, le véritable inspirateur et, en tout cas, ne lui aurait pas conféré un caractère aussi original qu’on est habitué à la croire. Que le communisme soit demeuré indifférent à la plupart des complices de Babeuf; que les gens du peuple qui étaient disposés à le suivre, s’il avait réussi, n’en aient pas eu d’idée claire et ne l’aient pas mis au premier rang de leurs préoccupations, on peut l’admettre sans difficulté; mais qu’il fût pour Babeuf lui-même une sorte d’expédient démagogique, Mr Dommanget ne le croit pas et je ne le pense pas non plus. Mr Dommanget a bien mis en lumière les documents qui attestent que les communisme était au centre de sa pensée dès avant 1789 et ils paraissent décisifs. En tout cas, le problème étant posé, on en doit chercher la solution dans l’évolution des ses idées durant les années qui ont précédé la Terreur et l’avènement de la démocratie sociale. (…) Mais le communisme de Babeuf a-t-il pris sa source dans le seule philosophie? J’ai dit ailleurs que je ne le croyais pas et j’ai plaisir à constater que Mr Dommanget partage cette opinion. Babeuf était picard et c’est au milieu des paysans de la plaine picarde que son esprit s’est formé. (…) Sans doute, le communisme de Babeuf allait bien au delà de la réglementation; il supprimait la propriété individuelle, tandis que les paysans tendaient plutôt à donner à chacun sa part, sous réserve de restrictions imposées à la jouissance. Il n’est pas moins vrai qu’il peut apparaître comme l’expression la plus radicale de leurs voeux et comme leur “”limite””. Ainsi conçu, il cesse d’étre purement “”utopique”” et idéologique et trouve sa racine dans la tradition communautaire de nos campagnes; il en a donné une interpretation systématique au moment où elle allait marcher rapidement vers sa disparition. Sous cette forme, Babeuf l’a léguée à l’avenir et il lui a même rendu une force de pénétration inconnue jusqu’alors, puisque, comme Mr Dommanget le remarque, sa doctrine n’était point purement agraire, mais s’appliquait aussi à l’industrie et au commerce où le socialisme moderne a précisement trouvé son domaine d’élection. Se demandant où le prolétariat avait puisé la notion d’un idéal social qu’il pût opposer à la conception individualiste qui est à la base du capitalisme, Marx a jugé qu’il l’avait trouvé dans les survivances de l’ancien régime économique et social. Si la pensée de Babeuf est née en effet de la vie même des communautés rurales où il a vécu, cette hypothèse se trouverait remarquablement confirmée. Puisse se trouver un historien pour la vérifier”” [George Lefebvre, Préface] [(in] ‘Pages choisies de Babeuf recueillies, commentées, annotées avec une Introduction et una Bibliographie critique par Maurice Dommanget’, 1935] (pag XI-XI)”,”SOCU-189″
“BABEUF François Noël, a cura di Claude MAZAURIC”,”Textes choisis.”,”Claude MAZAURIC agrégé de l’Université “”La cultura di Babeuf fu quella di un autodidatta”” (pag 15) Il comunismo di Babeuf nel 1796 (pag 34) Babeuf e l’equivoco del Termidoro contro Robespierre (pag 159)”,”SOCU-214″
“BABINGER Franz”,”Maometto il Conquistatore.”,”Franz BABINGER (1891-1967) nacque a Weiden, in Baviera. Professore all’ Università di Monaco, è autore di vari lavori sulle origini dell’ impero ottomano e sui suoi rapporti con gli stati cristiani del Rinascimento. MAOMETTO II (1430-1481)”,”VIOx-089″
“BABINGTON MACAULAY Thomas, a cura di Alberto AQUARONE”,”Saggi sui grandi uomini politici. Machiavelli – Bacone – Hampden – Federico il Grande – Hastings.”,”La biografia più ampia è quella dedicata a Bacone, segue Hastings, Hampden e infine Machiavelli. “”Neppure in questo frangente il signor Montagu abbandona il suo eroe. Si direbbe davvero ch’egli sia convinto che l’ affetto di un biografo debba essere altrettanto devoto di quello degli innamorati del signor Moore (1); e non riesce a concepire a che cosa serva una biografia ‘se non è la stessa nella gioia e nel tormento, nella gloria e nella vergogna’. Egli ci assicura che Bacone era innocente, che aveva la possibilità di difendersi in maniera del tutto soddisfacente, che quando “”con semplicità e franchezza confessò di essere colpevole di corruzione”” e quando successivamente affermò che la sua confessione era “”sua, sua la firma e sua la volontà””, disse una grossa bugia e che si astenne dal presentare le prove della propria innocenza perché non poteva disubbidire al re e al favorito i quali, per i loro egoistici scopi, premevano su di lui perché si dichiarasse colpevole””. (pag 165-166)”,”BIOx-084″
“BABU Mohamed RAHMAN Abdul”,”African Socialism or Socialist Africa?”,”Dedicato ai lavoratori e ai giovani dell’ Africa”,”MAFx-007″
“BABUDIERI Fulvio a cura”,”I porti di Trieste e della Regione Giulia dal 1815 al 1918.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ”,”ITAE-075-FP”
“BABUSKIN (BABUCHKIN) Ivan Vasil’evic Z.S. ZELIKSON-BOBROVSKAJA”,”Ivan V. Babuskin militante bolscevico. Memorie scritti corrispondenze.”,”Contiene anche una nota biografica di V. S. ZELIKSON-BOBROVSKAJA e il necrologio di LENIN”,”ELCx-050″
“BABY Jean”,”L’ antisoviétisme contre la France.”,”Koestler “”diffamatore dell’ Urss””. “”J’ai sous les yeux un document très remarquable qui est la lettre envoyée le 20 novembre 1946 au journal ‘Rèsistance’ par M. Cathala, attaché de l’ Informatio à l’ Ambassade de France de Moscou. ‘Rèsistance’ ayant publié une série d’articles de Koestler intitulés “”La fin d’une illusion””. M. Cathala écrivit au journal: nous donnons ci-dessous quelques extraits de sa lettre, (…). “”””Que le but principal de M. Koestler soit de diffamer l’ Union Sovietique, ceci est éclantant et se passe de démonstration””””. (…) “”Le plaidoyer de M. Koestler en faveur de l’Allemagne hitlérienne est, en revanche, dissimulé avec assez d’astuce. Mais l’ analyse du texte en dénude vite les fils. “”Le procédé dont use le plus fréquemment M. Koestler dans sa tentative de réhabilitation consiste à identifier l’ Allemagne hitlérienne à l’ Union Soviétique.”” (…)””. (pag 35-36)”,”RUST-126″
“BACCETTI Carlo”,”Il PDS. Verso un nuovo modello di partito?”,”Carlo Baccetti è professore associato di Scienza politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze, dove insegna Partiti politici e gruppi di pressione e Governo locale.”,”ITAP-080-FL”
“BACCHIET Massimiliano BERTOLUCCI Franco BERTOLUCCI Letizia CARPITA Caterina FAVATI Gabriella FRANCHINI Elena GALLO Stefano LIPPI Furio PARRI Mauro PEPE Pierluigi PETRONIO Maria Grazia PICCIONI Francesco ROSSI Luca SERRANI Anna SISTI Ernesto VALLEGGI Gabriele VIERUCCI Giulia VIGOTTI Mariangela, collaborazione; scritti e documenti di Luciano DELLA-MEA Umberto TERRACINI Piero NISSIM Pino MASI Soriano CECCANTI Umberto MARZOCCHI Athos BIGONGIALI Antonio FRANCOLETTI Franco BERTOLUCCI Paolo FINZI Corrado STAJANO Givanno BOURSIER Marco ROSSI”,”Franco Serantini. Cinquant’anni di memoria contro l’ingiustizia, 1972-2022.”,”Dedicato a Luciano Della Mea, Paolo Finzi Arnaldo Massi, Gianni Sorbi e Giacomo Verde, speciale ringraziamento a Corrado Stajano A cura del Circolo culturale Biblioteca Franco Serantini”,”ANAx-464″
“BACCHIET Massimiliano”,”Malfattori e birri nel fosco fin del secolo morente. Pisa 1872-1900.”,”Massimiliano Bacchiet è nao e vive a Pisa. Laureato in Scienze politiche con una tesi sul sindacalismo degli inizi del ‘900 ha collaborato al dizionario biografico degli anarchici italiani e ha pubblicato ‘Riglione. Questa centrale e laboriosa borgata’ (2017). Partecipa al gruppo di studio della Biblioteca F. Serantini sulle origini del PcdI nella provincia pisana”,”ANAx-478″
“BACCHINI Furio”,”Un laico dell’ Ottocento. Andrea Costa. Libero Muratore, Libero Pensatore, Socialista libertario.”,”Alessandro Aldo MOLA, Direttore del Centro per la Storia della Massoneria. BACCHINI dà molto spazio alle vicende relative alla massoneria. “”Non solo, ma secondo sempre l’ ex Direttore della IISH di Amsterdam (B. Nicolaevsky, nrd), che vi fosse comunque un accordo tra Mazzini, Garibaldi e i Filadelfi è fuori discussione; non solo, ma assieme progettarono la convocazione di un congresso democratico internazionale per la creazione di una Associazione internazionale. La riunione preparatoria tenutasi il 20 di luglio del 1863 a La Chaux de Fonds, in Svizzera, che sarà uno dei punti chiave della propaganda bakuniniana negli anni ’70, decise la convocazione sulla base di un rapporto di Johann-Philipp Becker, anch’egli libero muratore.”” (pag 237) “”La sorda lotta iniziata tra Bakunin e Marx in seno all’ Internazionale ebbe il suo epilogo italiano alla Conferenza di Rimini svoltasi il 4 agosto 1872, che è considerata la nascita ufficiale dell’ Internazionale in Italia come organizzazione strutturata””. (pag 244)”,”MITS-248″
“BACCI Michele”,”Investimenti per l’aldilà. Arte e raccomandazione dell’anima nel Medioevo.”,”Michele Bacci (Pisa 1970), storico dell’arte, insegna Iconografia e iconologia presso l’Università di Siena ed è condirettore della rivista ‘Iconographica’ . Ha studiato vari aspetti del culto e delle funzioni delle immagini nel Medioevo.”,”STMED-061-FSD”
“BACCIANINI Mario TARTARINI Angelo a cura”,”Socialisme ou Barbarie. Antologia critica.”,”I processi di Mosca del 1936 e le notizie sui campi di lavoro forzato in Russia avevano sconvolto gli intellettuali della ‘petit gauche’ i cui massimi portavoce, SARTRE e MERLEAU-PONTY, tentarono nel 1945, attraverso ‘Temps Modernes’, il collegamento tra la piccola borghesia intellettuale e gli intellettuali comunisti. Negli anni 1950 proprio la rivista ‘Les Temps Modernes’ per bocca di MERLEAU-PONTY e altri si chiese se alla luce dei processi di Mosca, dei gulag e di quanto andava accadendo in URSS era ancora lecito parlare di socialismo. In questo clima politico ed intellettuale nacque ‘Socialisme ou Barbarie’. Nel novembre 1948 apparve su Temps modernes un saggio di Claude LEFORT intitolato ‘Les contradictions de Trotckjj et le probleme revolutionnaire. Reflexions sur le ‘Staline’ de Trotckij’ dove colui che diventerà, nello stesso anno, uno dei massimi collaboratori di ‘Socialisme ou Barbarie’ si propose di regolare i conti con TROTSKY e con il PCF, dal quale era appena uscito, insieme ad altri che confluirono in SoB. Il saggio di LEFORT è una lunga recensione critica allo ‘Stalin’ di TROTSKY. Il 10 giugno 1949 si svolse a Parigi la prima riunione dei ‘lettori’ della rivista ‘Socialisme ou Barbarie- Organe de Critique et d’ Orientation Revolutionnaire’ della quale era uscito in marzo il primo fascicolo. Erano presenti circa 40 compagni. Il gruppo intrattenne rapporti con una serie di minoranze di sinistra tra le quali ‘L’ impulso’ organo dei gruppi anarchici italiani d’azione proletaria considerati “”al pari della Federazione Comunista Libertaria francese, rappresentanti in Italia di una tendenza nuova, internazionalista e rivoluzionaria, affermatasi all’interno del vecchio movimento anarchico e decisa a rompere con le concezioni e i gruppi tradizionali sulla base di un’analisi materialista dei rapporti sociali”” (S.ouB., 15-16 pag 83). L’importanza di S.ouB. all’interno della sinistra francese in quegli anni viene sottolineato dallo spazio che la rivista di Edgard MORIN, ‘Arguments’ dedica alla tematica portata avanti dal gruppo. L’atteggiamento sociologico di MORIN, che collaborerà in seguito a S.ouB., in dissidio con la teoria politica del gruppo (LEFORT), segnerà negli anni 1960 l’involuzione e la crisi della rivista.”,”MFRx-131″
“BACCIANINI Mario LANDOLFI Antonio a cura; scritti di Pietro NENNI Rodolfo MORANDI Massimo GIANNINI Fernando SCHIAVETTI Eugenio DUGONI Vincenzo BALZAMO Mario BRACCI Lelio BASSO Emilio AGAZZI Lucio LIBERTINI e Raniero PANZIERI Venerio CATTANI Sandro PETRICCIONE Antonio GIOLITTI Riccardo LOMBARDI Luciano PAOLICCHI Franco MOMIGLIANO Francesco DE-MARTINO Giorgio RUFFOLO Roberto GUIDUCCI Fidia FASSANO Luciano CAFAGNA Furio DIAZ Leone IRACI Gaetano ARFE’ Francesco FORTE Antonio LANDOLFI Riccardo LOMBARDI Giuseppe TAMBURRANO Alberto BENZONI Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuliano AMATO Giuseppe BEDESCHI Claudio MARTELLI Bettino CRAXI Paolo FLORES D’ARCAIS Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Roberto GUIDUCCI Luciano PELLICANI Marcello PERA Vittorio STRADA Federico COEN Luciano VASCONI Paolo SYLOS LABINI Domenico SETTEMBRINI Federico MANCINI Gino GIUGNI Lucio COLLETTI Francesco FORTE Giuliano VASSALLI Antonio LANDOLFI Agostino MARIANETTI Luciano PELLICANI”,”La stampa socialista. I quarant’anni di Mondoperaio.”,”Contiene gli articoli di Lucio Libertini e Raniero Panzieri ‘Sette tesi sulla questione del controllo operaio’ (pag 69-74) ‘Esiste una dottrina marxista dello Stato?’ di Norberto Bobbio (pag 180-185), ‘Da Marx a Stalin e da Stalin a Marx’ di Vittorio Strada (pag 249-255) Bobbio: “”Il pensiero politico di Marx si iscrive nella grande corrente del realismo politico che spoglia lo Stato dei suoi attributi divini e lo considera come organizzazione della forza, del massimo di forza disponibile ed esercitabile in un determinato gruppo sociale. Rispetto al suo grande predecessore immediato, Marx ha una concezione strumentale dello Stato – lo Stato come apparato al servizio della classe dominante – che è il rovesciamento radicale della concezione etica secondo cui la forza dello Stato è prima di tutto una forza morale e spirituale (l’antihegelismo del giovane Marx è fuori discussione). L’originalità di Marx consiste nel fatto che egli è forse il primo scrittore politico che congiunge una concezione realistica dello Stato con una teoria rivoluzionaria della società. I realisti sono stati di solito dei conservatori che hanno giustificato lo Stato-forza come male necessario partendo da una concezione pessimistica dell’uomo. I due maggiori scrittori politici del Rinascimento, Machiavelli e Lutero, sono realistici e pessimisti: lo Stato non può non essere fondato sulla forza (o sull’inganno) perché ha a che fare con sudditi indocili e subdoli. Marx è realista: condivide con gli scrittori realisti l’idea che lo Stato è il dominio della forza. Ma non ha una concezione pessimistica della natura umana, o della storia. Che lo Stato sia buono o cattivo dipende da chi ne tiene in mano le redini. Per questo può fare di una concezione realistica dello Stato (lo Stato come male necessario) una delle leve di una teoria rivoluzionaria della società. In secondo luogo Marx è l’unico scrittore realista che conduca la concezione realistica dello Stato sino alle estreme conseguenze, con una consapevolezza che ne fa il continuatore e in certo senso l’inventore di Machiavelli. L’idea dello Stato-forza non era mai andata disgiunta dall’idea che a ogni modo questa forza fosse destinata ad attuare il “”bene comune””, l'””interesse generale””, la “”giustizia”” e così via, e uno Stato che non perseguisse questi nobili fini fosse uno Stato corrotto, non fosse un “”vero”” Stato, ecc. Per la prima volta Marx denuncia con estrema chiarezza l’aspetto ideologico di questa presunta teoria: lo Stato non soltanto è uno strumento, un apparato, un insieme di apparati, di cui il principale e determinante è quello che serve all’esercizio della forza monopolizzata, ma è uno strumento che serve alla realizzazione d’interessi non generali ma particolari (di classe). Marx giunge a questa conclusione in quanto rovescia la concezione precedente dei rapporti fra società e Stato. Da Hobbes a Hegel la società prestatale (sia essa considerata come stato di natura o come società civile), considerata come il luogo dello scatenamento delle passioni, o degli interessi, si risolve, deve risolversi, tutta quanta nello Stato, elevato a luogo della più alta forma di convivenza razionale fra gli uomini (lo Stato come “”dominio della ragione”” di Hobbes o come “”il razionale in sé e per sé”” di Hegel). Per Marx, al contrario, lo Stato lungi dall’essere il superamento dello stato di natura, ne è in un certo senso la perpetuazione, in quanto è come lo stato di natura, il luogo di un antagonismo permanente e insolubile.”” [Norberto Bobbio, Esiste una dottrina marxista dello Stato?] [in La stampa socialista. I quarant’anni di Mondoperaio, a cura di Mario Baccianini e Antonio Landolfi, 1988] (pag 184)”,”EDIx-122″
“BACCIANINI Mario MATHIEU Michel, con interviste a Menachem MILSON Karim KHALEF Mustafà al-NATSHA; RABIN Yitzhak, intervista a cura di Mario BACCIANINI e Michel MATHIEU; AVNERY Uri, intervista a cura di M.B. e M.M.”,”Le due rive del Giordano (interviste); La ricetta dei laburisti (intervista a Rabin); I nostri fratelli dell’OLP (intervista a U. Avnery). (Inchiesta)”,”Domanda: “”Non vedi il pericolo che il nuovo Stato palestinese divenga la base per la continuazione delle ostilità verso Israele?”” Risposta: “”È come dire che la tana del coniglio è la base per continuare le ostilità contro il leone. Secondo l’Istituto per gli studi strategici di Londra, l’esercito israeliano è il quarto al mondo. Spendiamo molti più dollari dell’Italia per gli armamenti, anche se siamo un paese forse diaci volte meno ricco del vostro. Quando Begin, con i suoi toni di capopololo, agita certi spettri, mi sembra Napoleone a Parigi che parla come se fosse nel ghetto di Varsavia”” (pag 47) [interivista con Uri Avnery, a cura di Mario Baccianini e Michel Mathieu] [Uri Avnery, proprietario e direttore del settimanale ‘magazine’ stile ‘Newsweek’ “”Ha’olam Hazen’ (Questo mondo) ma col mordente di ”Die Stern””. Ebreo tedesco di Hannover ha combattuto nel ’48 nelle file dell’Hagana (esercito israeliano). Ed è stato corrispondente di guerra del giornale di Tel Aviv ‘Ha’aretz’. Va intessendo un dialogo con i moderati dell’Olp’] “”Ma quali sono in concreto le vostre migliori carte?”” “”Noi siamo pronti a un compromesso territoriale, anche considerevole, in conformità al piano Allon. Siamo disposti ad accettare l’idea di uno Stato sovrano giordano-palestinese a est di Israele, con capitale ad Amman”” [intervista con Itzhak Rabin a cura di Mario Baccianini e Michel Mathieu, ‘La ricetta dei laburisti’] (pag 42) Allegato: ‘Libano: l’indignazione selettiva’ (‘Interventi’) (pag 116-117-118) [fonte Mondo Operaio, n. 7-8, luglio-agosto 1982] L’esercito israeliano (Zahal) e la minaccia delle regioni confinarie contro Israele. “”Superiori a ogni previsione sono state, inoltre le armi atturate ai palestinesi: 500 carri armati contro i 100 previsti. Le città della costa meridionale del Libano, – Tiro, Sidone e Damur – erano dei veri e propri arsenali mimetizzati pronti ad essere usati per azioni contro Israele, sufficienti ad armare migliaia di uomini. “”Il trasporto in Israele di questo arsenale – scrive Giorgio Romano – richiederà da uno a due mesi””. Se le vittime civili sono state numerose, lo si deve precisamente alla capillare “”infiltrazione”” degli elementi palestinesi in seno alla popolazione libanese. Prima che l’aviazione e le artiglierie israeliane aprissero il fuoco su Beirut, tuttavia, migliaia di volantini venivano lanciati dagli aerei esortando la popolazione ad abbandonare la città. E indicando in quale direzione. Ma gli altoparlanti dell’Olp sollecitavano la popolazione, in preda al panico, a non raccoglierli perché “”contaminati”””” (pag 116-117) “”L’Olp è veramente rappresentativo dell’intero popolo palestinese? Qualche dubbio è legittimo. Sicuramente nel caso della creazione di uno Stato palestinese, molti ben radicati altrove, non vi farebbero ritorno se non come visitatori”” (pag 117) “”Dal 1948 ad oggi, la popolazione non ebraica residente in Israele è passata da un tasso di scolarità del 32,5% al 95%. Oltre 110.000 non ebrei sono occupati in tutti i settori dell’economia. Maggior indipendenza dei giovani, accesso all’istruzione e alla cultura, emancipazione delle donne (nel ’48 quasi nessuna donna araba lavorava fuori casa, oggi sono più di 15.000, mentre quelle che studiano sono il 46%…”” (pag 117)”,”VIOx-007-FGB”
“BACCIANINI Mario; GARIMBERTI Paolo”,”Neumann e l’interpretazione del nazismo (Baccianini); Il Pci e l’Urss (Garimberti)”,”Baccianini: Neumann non è uno storico ma uno scienziato sociale e il libro lo ha scritto a caldo nel 1942. Il rapporto di Neumann con il nazismo è, come quello di Salvemini con il fascismo, di netta antitesi morale e intellettuale… Nel suo libro Neumann assimila le spiccate propensioni per la ricerca empirica della scienza sociale americana senza rinunciare ha inquadrare i dati raccolti in una solida struttura teorica (pag 117-118) Nel libro di E.N. Peterson ‘The Limits of Hitler’s Power, Princeton, N.J. 1969, vengono minuziosamente esaminati i molteplici conflitti e le disfunzioni rilevati nelal struttura e nel funzionamento del Terzo Reich. (pag 117) Galimberti: Dalle parole di Spriano emerge una situazione reale che si viene contrapponendo nel Pci tra una base filo-sovietica o peggio stalinista a un vertice eurocomunista. Ossia si potrebbe dire rendendo più esplicito l’intervento di Spriano (al CC del Pci di gennaio 1978) che l’ eurocomunismo è un modo d’essere che non è ancora penetrato capillarmente nel partito, ma resta piuttosto ristretto a un’elite politica… (pag 124)”,”STOx-028-FGB”
“BACCOLO Luigi”,”Luigi Pirandello. Con una lettera di S.E. Arturo Farinelli.”,”””L’opera di Pirandello sorse in pieno Naturalismo, da questo ebbe la spinta al suo cammino…”” (pag 40) “”Pirandello aborriva dall’esser chiamato filosofo…”” (pag 157) Trecc: Drammaturgo e narratore (Girgenti, od. Agrigento, 1867 – Roma 1936). Apprezzato narratore, rivoluzionò il teatro del Novecento, divenendo uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Pur prendendo le mosse dal verismo di scuola siciliana, nella sua opera si delineano una visione angosciosamente relativistica della vita e del mondo, che precorre temi definitivamente moderni. Fu il teatro, però, a diffondere ovunque la sua fama: dalla commedia borghese degli esordi, nella cd. seconda maniera il dramma dell’essere e del parere lievita in simbolo e allegoria dell’esistenza. Vita e opere Iniziati gli studî di lettere all’univ. di Palermo, li proseguì a Roma e li compì in Germania, dove si laureò con una tesi di argomento linguistico all’univ. di Bonn (1891; trad. it. La parlata di Girgenti, 1981) e cominciò a tradurre le Elegie romane di Goethe (pubbl. 1896), assecondando un’iniziale vocazione poetica (Mal giocondo, 1889; Pasqua di Gea, 1891), in seguito testimoniata da poche altre raccolte (Elegie renane, 1895; Zampogna, 1901; Fuori di chiave, 1912). Stabilitosi a Roma nel 1893 e introdotto da L. Capuana negli ambienti giornalistici e letterarî, si dedicò a un’intensa attività pubblicistica e creativa (dal 1913 anche con soggetti e sceneggiature per il cinema), insegnando nel contempo (1897-1922) all’Istituto superiore di Magistero (per la nomina a professore gli valsero gli studî su Arte e scienza e quello fondamentale su L’umorismo, pubblicati nel 1908). Il tracollo dell’impresa paterna in cui erano stati investiti tutti i beni della famiglia (1903) ebbe gravi ripercussioni sulla sua vita, soprattutto per l’acuirsi dei disturbi nervosi della moglie (Antonietta Portulano, da lui sposata nel 1894), di cui nel 1919 si rese necessario il ricovero definitivo in una clinica di Roma. A partire dal 1915 fu sempre più assorbito dall’esperienza del teatro, anche nella regia, con frequenti spostamenti all’estero; diresse il Teatro d’Arte di Roma (1925-28) e creò una propria compagnia, chiamandovi come prim’attrice la giovane M. Abba, alla quale rimase legato da profonda passione fino alla morte. Accademico d’Italia dal 1929 (nel 1924 aveva suscitato scalpore la sua pubblica richiesta di iscrizione al partito fascista), nel 1934 gli era stato conferito il premio Nobel per la letteratura. Nel 1949 la Villa del Caos dove era nato fu dichiarata monumento nazionale. Se nei suoi versi giovanili, pieni di echi soprattutto leopardiani, il tono dominante è ancora quello di un vago pessimismo, nelle prime novelle (Amori senza amore, 1894; Beffe della morte e della vita, 2 serie, 1902-03; Quand’ero matto…, 1902; Bianche e nere, 1904) e nei romanzi (L’esclusa, 1901; Il turno, 1902) comincia già a delinearsi una visione più problematica e angosciosamente relativistica della vita e del mondo. Pur prendendo le mosse dal verismo di scuola siciliana (De Roberto, Capuana e soprattutto Verga), P. concentra infatti l’interesse sulle discordanze che si rivelano, nei personaggi e nelle vicende, tra l’essere e il parere, e interviene nel racconto con un’ironia e un umorismo che già oltrepassano il canone naturalistico dell’impersonalità narrativa; mentre la prosa tende al discorsivo, al parlato, per lo sviluppo che comincia ad avervi il dialogo. Tali caratteristiche, che emergono in pieno nel romanzo Il fu Mattia Pascal (1904), considerato il capolavoro del P. narratore, sono proprie anche delle successive raccolte di novelle (Erma bifronte, 1906; La vita nuda, 1910; Terzetti, 1912; Le due maschere, 1914, poi intitolata Tu ridi, 1920; La trappola, 1915; Erba del nostro orto, 1915; E domani, lunedì…, 1917; Un cavallo nella luna, 1918; Berecche e la guerra, 1919; Il carnevale dei morti, 1919) e dei romanzi che le intramezzano o seguono (Suo marito, 1911, più tardi in parte rifatto col tit. Giustino Roncella nato Boggiolo, post., 1941; I vecchi e i giovani, 2 voll., 1913; Si gira…, 1916, tit. poi mutato in Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1925; Uno, nessuno e centomila, 1926), anche se non sempre con uguale ricchezza d’invenzione e felicità di resa artistica. E sebbene un piglio realistico rimanga sempre in P., i modi della narrativa verista appaiono ora, oltre che superati, capovolti; perché sullo sfondo provinciale e borghese di quella narrativa, e nel bel mezzo dei temi che le sono proprî (gelosie, adulterî, terzetti matrimoniali, pazzie, vendette), prende rilievo un’inquietudine nuova, per la quale il nome di P. è stato giustamente accostato a quello dei maggiori esponenti del decadentismo italiano ed europeo: l’ansia dell’uomo che invano cerca di ribellarsi agli schemi della vita per essere soltanto sé stesso e inutilmente si sforza di comporre il dissidio tra forma (maschera) e vita (autenticità). Ai personaggi della narrativa verista, “”vinti”” ma non privi di una loro grandezza epica, succedono così in P. figure di medî o piccoli borghesi, di impiegati, professionisti, pensionati e simili, squallidi rappresentanti di una società priva d’ideali (giusto il contrario dei superuomini dannunziani), e condannati per l’impossibilità di comunicare a un tetro o arrovellato solipsismo; e la narrazione si fa convulsa e aggrovigliata, intesa com’è a seguire le tortuosità del pensiero e a creare intorno a personaggi e vicende un’aria allucinata, di caos. -ALT E poiché in tale forma narrativa, così portata all’evidenza scenica, è già implicita quella drammatica, il passaggio di P., a un certo momento, dall’una all’altra risponde a una naturale esigenza della sua arte. Il suo teatro, analogamente alla narrativa, da cui del resto derivano la maggior parte degli spunti drammatici, si muove dapprima sulle orme della commedia borghese allora in voga, di cui accetta le situazioni e i canoni, sia pure per piegarli al nuovo contenuto e colorirli di un umorismo con forti venature grottesche (Lumie di Sicilia, 1910; Pensaci Giacomino!, 1916; Liolà, 1916, scritta originariamente in dialetto siciliano; Così è (se vi pare), 1917; Il piacere dell’onestà, 1917; La patente, 1918; Ma non è una cosa seria, 1918; Il berretto a sonagli, 1918; Il giuoco delle parti, 1918; Tutto per bene, 1920; Come prima, meglio di prima, 1920; La signora Morli, una e due, 1920; ecc.). Ma poi quegli schemi vengono abbandonati e il clima si fa di dramma e di tragedia (Sei personaggi in cerca d’autore, 1921, l’opera scenicamente rivoluzionaria che, insieme con Ciascuno a suo modo, 1924, e Questa sera si recita a soggetto, 1930, costituisce la cosiddetta trilogia del “”teatro nel teatro””; Enrico IV, 1922; Vestire gli ignudi, 1922; L’uomo dal fiore in bocca, 1923; La vita che ti diedi, 1923; Diana e la Tuda, 1927; Come tu mi vuoi, 1930; Quando si è qualcuno, 1933; Non si sa come, 1935): è il teatro che si suol dire della “”seconda maniera””, ma che in verità continua e perfeziona la prima; dove, superata l’angustia dell’ambiente provinciale, quel dramma dell’essere e del parere, di vita e forma, quella nostalgia del focolare distrutto e della famiglia, degli amori, delle amicizie dissolti nel frantumio della personalità, sono ormai contemplati sub specie aeternitatis, quasi fuori del tempo e dello spazio; e quel realismo allucinato lievita in simbolo, in allegoria, fino a sfiorare il “”mistero””. Il che, se non sempre avviene con pienezza di risultati artistici, in quanto si accentua anche l’innata tendenza di P. a cristallizzare in sillogismi o in sofismi (il cosiddetto pirandellismo di P.) la suggestiva spontaneità di certi gridi, è tuttavia riprova di un’ispirazione più alta, più lirica, come dimostrano anche le novelle degli ultimi anni. Restò incompiuta la sua ultima opera, I giganti della montagna (1ª rappr., post., 1937), il più ispirato tra i “”miti”” moderni (La nuova colonia, 1928; Lazzaro, 1929), che P. concepì in parte avvicinandosi alla poetica di Bontempelli. Con il suo teatro, mentre utilizzava gli stimoli della più viva sperimentazione europea (non escluso il teatro futurista), P. indicava al contempo una direzione di ricerca che avrebbe largamente influenzato la drammaturgia posteriore; così come, reagendo con la sua disadorna, antiletteraria parola al virtuosismo verbale e musicale dell’età dannunziana, egli accompagnava piuttosto e precorreva le esperienze della letteratura più giovane (Alvaro, Moravia, Brancati). L’autore stesso provvide a riordinare editorialmente la sua produzione drammaturgica (col tit. complessivo Maschere nude) e novellistica (col tit. Novelle per un anno). La prima raccolta delle Maschere nude (11 commedie in 4 voll., 1918-21) apparve presso Treves; la seconda (39 drammi in 31 voll.) presso Bemporad (voll. I-XXV, 1920-29) e poi Mondadori (voll. XXVI-XXXI, 1929-35); a Mondadori, divenuto suo unico editore, fu anche affidata la terza raccolta (43 drammi in 10 voll., 1933-38). Le Novelle per un anno (15 voll.) furono affidate al fiorentino Bemporad (voll. I-XIII, 1922-28) e poi a Mondadori (voll. XIV, 1934, e XV, post., 1937). Presso questa casa editrice vide la luce l’ed. post. di tutte le Opere di L. P. a cura di M. Lo Vecchio-Musti (6 voll., 1957-60), comprendente anche un vol. di Saggi, poesie, scritti varii (1960), ed è ancora in corso la nuova ed. completa diretta da G. Macchia (Opere di L. P., 1973 segg.). Oltre a varî carteggi (tra cui Carteggi inediti con Ojetti-Albertini-Orvieto-Novaro-De Gubernatis-De Filippo, 1980), sono state pubblicate le Lettere a Marta Abba (1995). © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani -“,”BIOx-029-FGB”
“BACH Lydia”,”Histoire de la Révolution russe. I. La révolution politique.”,”Le tesi di aprile 1917. “”Tale è il programma che gli agitatori e i giornali bolscevichi vanno adesso propagandando con metodo e disciplina tra le masse popolari. La conferenza rielegge il Comitato centrale bolscevico che comprende, al fianco di Lenin, Kamenev e Zinoviev, Stalin, la Kollontai, Sverdlov, Noguin, Rykov, Bukharin e Miliutin. L’ organizzazione militare del Comitato centrale bolscevico, diretta da Nevsky e Podvoisky, è fondata dalla fine di marzo. Alla fine di aprile, essa conta già più di seimila aderenti e pubblica il suo giornale, la Pravda del soldato, con una tiratura di 50 mila copie.”” (pag 133)”,”RIRx-122″
“BACH Richard”,”Il gabbiano Jonathan Livingston.”,”Richard Bach è stato scrittore e pilota. Ha pubblicato articoli e racconti su varie riviste e periodici specializzati. J. Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiain per i quali il volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi cibo. E impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia. Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri; di chi prova un piacere particolare nel far vene le cose… Dedica autore: ‘Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di tutti noi'”,”VARx-022-FMDP”
“BACHELIN Henri”,”P.J. Proudhon. Socialiste national (1809-1865).”,”””Je suis du parti du travail”” (Proudhon) L’autore ha pubblicato tra l’altro la biografia d Gustave Flaubert, di J.H. Huysmans, Charles-Louis Philippe e Jules Renard Un passaggio della sua ‘Lettre à M. Blanqui’ del 1841: «J’ai été tour à tour protestant, papiste, arien et semiarien, manichéen, gnostique…, monarchique, aristocrate, constitutionnel, babouviste et communiste…». Non era che al suo debutto da polemista… (pag 44) Proudhon si definisce rivoluzionario ma non rivoltoso (bousculeur). Il 17 marzo 1846 scrive a Karl Marx: non dobbiamo porre l’azione rivoluzionaria come mezzo di riforma sociale, perché questo preteso mezzo sarebbe soltanto un appello alla forza, all’arbitrarietà, ossia una contraddizione.. Preferisco far bruciare la proprietà con piccoli fuochi piuttosto che dargli nuova forza facendo una San-Bartolomeo di proprietari. Queste mi sembrano anche le inclinazioni della classe operaia francese; i nostri proletari hanno grande sete di scienza e sarebbe sbagliato riceverli se non si ha da fargli da bere che del sangue…”” (pag 94)”,”PROD-081″
“BACHIR HADJ Ali”,”La révolution socialiste mondiale et les mouvements de libération nationale.”,”L’ aristocrazia operaia inglese, la Seconda Internazionale e il colonialismo. “”Ce fait avait été noté déja en ce qui concerne l’ Angleterre par Engels qui écrivait en 1882 à Kautsky: “”Vous me demandez ce que les ouvriers anglais pensent de la politique coloniale? Ma foi, la même chose que ce qu’ils pensent de la politique en général. Il n’y a pas ici de parti ouvrier, il n’y a que le parti conservateur et le parti libéral-radical, et les ouvriers profitent tranquillement avec eux du monopole colonial de l’ Angleterre et de son monopole sur le marché mondial”” (1). Enterrant sous des phrase humanitaires les décisions du Congrès de 1889 qui condamnait les conquête coloniales, c’est en fait d’une manière ou d’une autre le colonialisme que défendent bientôt les sociaux-démocrates chauvins de la II”” Internazionale.”” (pag 11) (1) K. Marx F. Engels, Textes sur le colonialisme (pag 357-358)”,”INTx-038″
“BACHOFEN Johann Jakob, a cura di R. DEL PONTE”,”Storia del matriarcato.”,”BACHOFEN (1815-1887) storico svizzero delle religioni e del diritto, studiò il mito e il simbolo. Secondo alcuni, l’ ipotesi dell’ esistenza storica del matriarcato sembra derivare da una scorretta identificazione tra matriarcato e matrilinearità (Eug). “”La stessa legge della materia compenetra tutto. Una comunità di diritto, basata sulla loro parentela naturale, unisce uomini e animali. L’ idea – che si ritrova fino ad un Pitagora e ad un Empedocle – di un continuo trasmigrare delle anime in ogni specie di corpi, ci dice che la creazione animale veniva concepita come una unità e quanto naturale apparisse la grande legge fisica della natura, di cui tratta specialmente Plutarco nel secondo trattato De esu carnium, ove egli espone i principii degli anzidetti filosofi presentandoli come una continuazione di antichissime concezioni greche””. (pag 223)”,”SCIx-156″
“BACHRACH Peter”,”La teoria dell’elitismo democratico.”,”BACHRACH Peter “”Secondo il Bachrach la teoria dell’elitismo democratico comprende le seguenti componenti: il ripudio dell’ideale etico della democrazia e la riduzione della stessa a un metodo politico per la scelta dei leaders; una interpretazione «unidimensionale» dell’interesse del popolo per la politica nel senso che si tiene conto del solo interesse per gli ‘outputs’ del sistema politico, e non di quello alla partecipazione alle decisioni; l’arretramento del principio egualitario dell’uguaglianza di potere all’uguaglianze delle possibilità di accedere ale posizioni di potere; una concezione ristretta della sfera della politica, riferita ai soli processi decisionali di governo e a ciò che con essi è collegato; l’assunto della inalterabilità della struttura élite-massa delle società industriali moderne; e la propensione a fare affidamento nelle elites, anziché nell’allargamento e nell’arricchimento del processo democratico, per difendere il sistema dal pericolo costituito dalle tendenze illiberali di gran parte delle masse.”” (pag XV, XIX)”,”TEOP-497″
“BACINO Leo J.”,”Reconstructing Russia. U.S. Policy in Revolutionary Russia, 1917-1922.”,”Leo J. Bacino received his Ph.D. from Northern Illinois University. He is presently visiting professor at Grand Valley State University in Grand Rapids, Michigan. Map of Post-Revolutionary Russia, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-067-FL”
“BACKHAUS Giorgio a cura; scritti di WEISS Peter WALSER M. ENZENSBERGER H.M. LETTAU R. JOHNSON Uwe B. NIRUMAND NEGT O. FABIG K.R. OBERLERCHER R. KARSUNKE Y. SCHICKEL J.”,”””Kursbuch””: l’opposizione extraparlamentare.”,”””Il coincidere della trasformazione del reale con l’attività umana o trasforrmazione di se stessi può essere concepito e inteso razionalmente solo come ‘prassi rivoluzionaria’”” (pag VII) (K. Marx, 1845) “”””L’idea si è sempre resa grottesca quando si dissocia dall’interesse”” scrisse Marx che non ha letto Peter Weiss”” (pag 89)”,”GIOx-063″
“BACKHAUS Hans-George”,”Materiali per una ricostruzione della teoria marxiana del valore.”,”””La teoria ‘marxista’ del valore è rimasta sul terreno della teoria ‘premarxiana’, e per la sua struttura concettuale potrebbe venir definita come una versione di tipo terminologicamente nuovo dalla teoria del valore-lavoro dei ‘ricardiani di sinistra’”” (pag 169)”,”TEOC-688″
“BACKHAUS Hans-Georg SCHMIED-KOWARZIK Wolfdietrich DIEZ Barbara e TÜRCK Hartmut ZECH Reinhold LÜDTKE Alf, saggi di”,”Gesellschaft Beiträge zur Marxschen Theorie. II. Materialien zur Rekonstruktion der Marxschen Wertheorie – Zur Rekonstruktion der materialistischen Dialektik – Sraffa erneut gelesen. Eine kritische Einschätzung – Die Reduktion komplizierter auf einfache Arbeit – Alltagswirklichkeit, Lebensweise ud Bedürfnis-artikulation.”,”BACKHAUS Hans-Georg Punti di convergenza nella critica a Marx da parte della scuola di Francoforte e della scuola di Althusser (pag 97) “”Il problema della trasformazione”” nasce con l’uscita del terzo libro del Capitale (la questione della formazione dei prezzi ecc.) (pag 232) Genesi dell’esperienza individuale e collettiva nel lavoro, le migrazioni interne e la mobilità locale (pag 327)”,”TEOC-701″
“BACON Robert ELTIS Walter, edizione italiana a cura di Stefano ZAMAGNI”,”Base produttiva e crescita economica. Il caso inglese. (Tit.orig.: Britain’s Economic Problem: Too Few Producers)”,”BACON Robert è docente di econometria nell’ Università di Oxford (Lincoln College), ELTIS Walter è docente di economia nella stessa università (Exeter College). Thatcher. “”Quale sia la differenza tra le due suddivisioni viene subito chiarito non appena i dai statistici suesposti siano confrontati con quelli del Prof. Cedric Sandford e della dott.ssa Ann Robinson, che hanno pubblicato uno studio sulla spesa pubblica in Gran Bretagna in cui hanno mostrato che la spesa dell’ amministrazione centrale e locale, incluse le pensioni e gli altri trasferimenti, è cresciuta dal 40.6 al 52.5% del prodotto nazionale lordo in appena dieci anni – dal 1964 al ’74. Escludendo la spesa per interessi, si è passati dal 38.0 al 49.3%. E’ molto più plausibile che dati di questo tipo che rivelano una riduzione di circa un quinto nella quota del reddito nazionale corrente disponibile per la parte restante dell’ economia, abbiano rilevanza per il nostro discorso.”” (pag 98)”,”UKIE-037″
“BACON Jean”,”Les Saigneurs de la Guerre. Brève histoire de la guerre et de ceux qui la font.”,”Libro dedicato alle centinaia di milioni di morti delle guerre passate presenti e a venire. Dizionario: Saigneur: colui che uccide un animale o una persona Saigner: uccidere, dissanguare, indebolire Jean BACON è un benedettino.”,”QMIx-193″
“BACONE Francesco a cura di Enrico DE-MAS”,”Novum Organum. O veri indizi dell’ interpretazione della natura, 1620.”,”””La scienza e la potenza umana coincidono””. “”Sarebbe stolto e in sé contradditorio ritenere che quello che finora non si è potuto fare, possa farsi per l’ avvenire senza ricorrere a metodi non ancora tentati””. “”Il processo latente del quale parliamo è ben lontano dal poter essere facilmente concepito dalla mente umana, così piena di preconcetti com’è ora. Non intendiamo, infatti, parlare di misure o segni o scale del processo visibile nei corpi, ma diun processo continuativo, che per lamassima parte sfugge al senso””.”,”FILx-210″
“BACONE Francesco (BACON Francis)”,”Per il progresso della scienza. (“”Cogitata et Visa”” ed estratti del “”De Augmentis Scientiarum””)”,”Superiorità della teoria sulla pratica. “”(…) l’officina somiglia molto alla biblioteca, che anch’essa offre tanta varietà di libri, che (però) investigati accuratamente, si rivelan come pure e semplici ripetizioni all’infinito della stessa cosa, nuove per il modo di trattar l’argomento e di disporlo, ma vecchie come invenzione”” (pag 55) “”Non è infatti uguale il pericolo di non tentar l’avventura e quello che essa non riesca: poiché nel non tentarla, si arrischia la perdita di un grandissimo bene, mentre non riuscendo, non si perderà che una piccolissima opera umana””. (pag 106) Idee generali sul metodo. (pag 107) “”La mano è lo strumento degli strumenti e l’ anima la forma delle forme”” (Aristotele) (pag 178) Tentativi. (pag 194) Francesco Bacone: « Se l’uomo vuole cominciare con certezze, allora finirà con dei dubbi; ma se sarà contento di cominciare con dei dubbi, allora finirà con certezze » « Audacter calumniare, semper aliquid haeret » « Sapere è Potere » (Wikipedia) Sir Francis Bacon Francis Bacon o, in italiano, Francesco Bacone (Londra, 22 gennaio 1561 – Londra, 9 aprile 1626) è stato un filosofo, politico e saggista inglese. Formatosi con studi di legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato. Vissuto alla corte inglese, fu nominato Lord Cancelliere sotto il regno di Giacomo I Stuart, ma in seguito a una condanna per corruzione fu costretto a ritirarsi a vita privata e dedicarsi esclusivamente ai suoi studi. Morì infatti di polmonite, proprio mentre si dedicava ad esperimenti naturalistici riguardanti gli effetti del rigido freddo invernale. Nei suoi scritti filosofici si dipana una complessa metodologia scientifica, spesso indicata con il suo nome (metodo baconiano). Sir Francis Bacon è il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che ha incentrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che possiamo definire scientifico, nel senso che vuole essere ripetibile, parte dall’osservazione della natura e come la scienza è volto al suo dominio per ricavarne applicazioni utili per il genere umano come erano quelle dell’età industriale. Riprendendo le idee dei pensatori del ‘400 italiani (fra i quali Leonardo da Vinci), Francis Bacon teorizza che l’osservazione della natura deve essere praticata compilando una tabula presentiae e una tabula absentiae in proximitate in cui si mettono per iscritto i dati di temperatura, oggetti anche nel dettaglio di sostanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato momento in cui si è ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori favorevoli e poi la causa determinante. Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore presunto, allora il fattore che è rilevato nel contesto è ininfluente. Se il fenomeno muta d’intensità, in presenza del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, ciò significa che il fattore condiziona il fenomeno ma non ne è ancora la causa. L’obiettivo dell’analisi è trovare quel fattore la cui presenza è condizione necessaria (anche se non sufficiente) del fenomeno stesso, almeno questo è quanto si direbbe oggi. La filosofia naturale si distingue in due parti: quella speculativa, che riguarda la ricerca delle cause dei fenomeni naturali, e quella pratica che si occupa della produzione degli effetti. La parte speculativa, a sua volta, si divide in fisica e metafisica: la fisica “”indaga e tratta le cause materiali ed efficienti; la metafisica studia le cause finali e formali””. Senza conoscere una causa sufficiente non si potrà riprodurre il fenomeno e nemmeno conoscerlo: un attributo se sarà presente in un oggetto, non necessariamente diventerà visibile e conoscibile, stimolato l’oggetto con la causa necessaria di quell’attributo; altrimenti se non si manifesta, ciò non vorrà dire che l’oggetto non possiede tale attributo. Con una causa sufficiente (anche se non necessaria) si può replicare il fenomeno e se non si manifesta nell’oggetto stimolato da quella causa escluderne la possibilità in quel caso. Bacone passò la vita a cercare un esperimento che chiamò “”istanza cruciale”” (experimentum crucis), tale da interrogare la natura in modo da costringerla a risponderci sì o no, come dicevano i naturalisti italiani. Il suo metodo anticipa quello galileiano che dimostrerà come occorra un approccio quantitativo con equazioni e misure per trovare delle condizioni necessarie e/o sufficienti per conoscere i fenomeni e replicare quelli a noi più utili (e non soltanto qualitativo con tabule presentiae ed absentiae, ancora oggi utilizzate negli esperimenti dove è importante indicare le condizioni ambientali in cui avviene la misura). Indice [nascondi] 1 Il Nuovo Organo 1.1 Gli Idola: la pars destruens 1.2 Il metodo delle Tabulae: la pars costruens 2 Voci correlate 3 Altri progetti Il Nuovo Organo [modifica] Nella pars construens del “”Novum Organum””, Bacone cerca di dare una teorizzazione del ragionamento induttivo, più esatta di quella già accennata da Aristotele. Infatti, l’induzione aristotelica, o induzione per enumerazione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai princìpi generali. Conclude, cioè, troppo precipitosamente, procedendo per semplice enumerazione. Ad es., dalle osservazioni particolari che questo cigno è bianco, che quest’altro è bianco, e che quest’altro ancora è sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono essere sempre falsificati da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla constatazione futura dell’esistenza di un cigno nero). La pars construens del metodo baconiano è invece l’induzione vera, cioè non l’induzione per enumerazione semplice, ma quella per esclusione degli elementi inessenziali a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacone vuole scoprire con l’induzione vera è la legge dei fenomeni. Sennonché questa legge è ancora concepita da Bacone aristotelicamente come “”forma”” (o “”essenza””, o “”causa””, o “”natura””) del fenomeno studiato, e non, come farà Galileo, come relazione quantitativa, di tipo matematico. In altre parole, la forma di un fenomeno (per es., del calore) è intesa, più o meno alla maniera di Aristotele, come il complesso delle qualità essenziali del fenomeno stesso, ossia come ciò che lo fa essere quello che è. Più precisamente, Bacone intende per forma il principio interno che spiega la costituzione, la struttura del fenomeno, ma che spiega anche il suo sviluppo, cioè la sua generazione e produzione. Il grave limite di Bacone consiste dunque nel fissare la sua attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza moderna si interessa solo dei suoi aspetti quantitativi, di quelli, cioè che, appunto perché quantitativi, possono essere espressi in una formula matematica. Gli Idola: la pars destruens [modifica] Bacone presuppone l’esistenza di idola, cioè di pregiudizi che impediscono una reale concezione della natura. Egli identifica cinque tipi di idola: Idola tribus, comuni a tutta la specie; Idola specus, propri di ciascun individuo,dipendenti dalla sua educazione,dal suo stato sociale,dalle sue abitudini e dal caso; Idola fori, derivanti dalla “”piazza””, cioè dal linguaggio e dai suoi equivoci; Idola Theatri, pregiudizi che derivano dalle dottrine del passato (paragonate a mondi fittizi o a scene teatrali) che egli suddivide in tre specie: sofistica, empirica e superstiziosa; Idola scholae, consistenti nel porre cieca fiducia in regole come il sillogismo a scapito del giudizio personale. Della filosofia sofistica egli attacca Aristotele perché cercò di dare più una descrizione delle cose che andare alla ricerca della loro verità; della filosofia empirica egli attacca Gilbert e gli alchimisti, perché spiegano le cose per mezzo di ristretti esperimenti; della filosofia “”superstiziosa””, cioè quella che si fonde con la teologia, egli attacca Pitagora e Platone. Il metodo delle Tabulae: la pars costruens [modifica] L’induzione vera proposta da Bacone può anche definirsi la “”dottrina delle tavole””. Secondo Bacone, infatti, quando vogliamo studiare la natura di un certo fenomeno fisico, dobbiamo far uso di tre tavole: la tavola della presenza (tabula praesentiae), la tavola dell’assenza (tabula absentiae in proximitate) e la tavola dei gradi (tabula graduum). Nella tavola della presenza sono raccolti tutti i casi positivi, cioè tutti i casi in cui il fenomeno si verifica (per es., tutti i casi in cui appare il calore, comunque prodotto, dal sole, dal fuoco, dai fulmini, per strofinamento, ecc). Nella tavola dell’assenza sono raccolti tutti i casi in cui il fenomeno non ha luogo, mentre si sarebbe creduto di trovarlo (per es. nel caso dei raggi della luna, della luce delle stelle, dei fuochi fatui, dei fuochi di Sant’Elmo, che sono fenomeni di fosforescenza marina, ecc.). Nella tavola dei gradi, infine, sono presenti i gradi in cui il fenomeno aumenta e diminuisce (ad es., si dovrà porre attenzione al variare del calore nello stesso corpo in ambienti diversi o in particolari condizioni). Dopo aver effettuato l’analisi e la comparazione dei risultati segnati nelle tre tavole, possiamo senz’altro tentare una interpretazione iniziale o vindemiatio prima, ossia “”prima vendemmia””; in altre parole, le tavole consentono una prima ipotesi sulla forma cercata. Questa prima ipotesi procede per esclusione e per scelta. Lo scienziato esclude (cioè scarta) come forma del fenomeno le caratteristiche mancanti nella prima tavola, presenti nei corpi nella seconda, e che non risultano decrescenti col decrescere dell’intensità del fenomeno, o viceversa. Lo scienziato, invece, sceglie come causa del fenomeno una natura sempre presente nella prima tavola, sempre mancante nella seconda, e con variazioni correlate a quelle del fenomeno nella terza. Nel caso del calore, si può ipotizzare che la causa del fenomeno sia il movimento, non di tutto il corpo, ma delle sue parti, e piuttosto rapido. Il movimento, infatti, si trova quando il caldo è presente, manca quando il caldo è assente, aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore intensità del calore. La causa del calore non può essere, invece, la luce, perché la luce è presente nella tavola dell’assenza. L’ipotesi va poi verificata con gli esperimenti. Bacone propone ben 27 tipi diversi di esperimenti e pone al culmine l’esperimento cruciale (“”experimentum crucis””), il cui nome deriva dalle croci erette nei bivi. Quando, dopo aver vagliato le tavole, ci troviamo di fronte a due ipotesi ugualmente fondate, l’esperimento cruciale ci toglie dall’incertezza, perché dimostra vera una delle due ipotesi, e falsa l’altra. Esempi di problemi che richiedono l’esperimento cruciale sono la teoria della rotazione o meno della Terra intorno al Sole, le teorie sul peso dei corpi, ecc. Consideriamo, per es., quest’ultimo problema. Ecco il bivio: o i corpi pesanti tendono al centro della Terra per la loro stessa natura, cioè per una qualità intrinseca, come voleva Aristotele, o sono attratti dalla forza della massa terrestre. Se fosse vera la prima ipotesi, un corpo dovrebbe avere sempre lo stesso peso; invece, se fosse vera la seconda ipotesi, un corpo dovrebbe pesare di più avvicinandosi al centro della Terra, e di meno allontanandosene. Ed ecco l’esperimento cruciale: si prendano due orologi, uno con contrappesi di piombo e l’altro a molla. Si accerti che le loro lancette si muovano alla stessa velocità. Si ponga il primo in cima a un luogo altissimo, e l’altro a terra. Se è vera l’ipotesi che il peso dipende dalla forza di gravità, l’orologio piazzato in alto si muoverà più lentamente, a causa della diminuita forza di attrazione terrestre.”,”SCIx-263″
“BACONE Francesco (BACON Francis)”,”The Essays or Cousels Civil and Moral. With copious notes and notice of Lord Bacon by A. Spiers.”,”””8. But, above all, for empire and greatness, it importeth most, that a nation do profess arms as their principal honour, study, and occupation. For the things which we formerly have spoken of are but habilitations towards arms: and what is habilitation without intention and act? Romulus, after his death (as they report or feign), sent a present to the Romans, that above all they should intend arms, and then they should prove the greatest empire of the world. The fabric of the state of Sparta was wholly (though not wisely) framed and composed to that scope and end. The Persians and Macedonians had it for a flash. The Gauls, Germans, Goths, Saxons, Normans, and others had it for a time. The Turks have it at this day, though in great declination. Of Christian Europe they that have it are, in effect, only the Spaniards. But it is so plain that every man profiteth in that he most intendeth, that it needeth not to be stood upon, it is enough to point at it; that no nation which doth not directly profess arms, may look to have greatness fall into their mouths. (…)”” (pag 121)”,”TEOP-347″
“BACONE Francesco, a cura di Michele MARCHETTO Michele”,”La Grande instaurazione. Parte seconda. Nuovo Organo.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-025-FL”
“BACONE Francesco, a cura di Roberto BONDÌ”,”Dei principi e delle origini, secondo le favole di Cupido e del Cielo ovvero la filosofia di Parmenide e di Telesio e specialmente di Democrito trattata nella favola di Cupido. Testo latino a fronte.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-031-FL”
“BACONE Francesco, a cura di Paolo ROSSI”,”Scritti filosofici.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-075-FL”
“BACONE Francesco, traduzione a cura di D’ALEMBERT”,”Traduction de quelques Pensée du chancelier Bacon sur différents sujets.”,” De l’Audace. Dell’ audacia. “”Demostene disse una frase molto conosciuta, ma degna d’essere rimarcata dai saggi. Gli si chiedeva qual’era la prima qualità dell’ oratore? L’ azione, rispose. Quale la seconda? L’azione. Quale La terza. L’azione. Egli parlava da esperto, e in quanto conoscitore tanto meno sospetto, dato che la natura era stata avara al suo riguardo, di un vantaggio ch’egli elevava così in alto. E’ una cosa sorprendente che una qualità, un talento che non oltrepassa la scorza, e che è più quello di un commediante che di un oratore, sia stato messo da Demostene al di sopra delle più belle parti dell’ eloquenza, dell’ invenzione, dell’ elocuzione, e di altre; infine, che egli l’abbia pressoché guardata come la sola parte necessaria; la ragione è evidente: gli uomini sono molto più sciocchi che saggi, e le qualità che si impongono alla sciocchezza sono le più potenti. Si può comparare all’ ‘azione’ nell’ eloquenza, l’ audacia negli affari civili. Quale deve esser negli affari la prima qualità?, L’audacia. Quale la seconda? L’audacia. Quale la terza? L’audacia. Essa è pertanto figlia dell’ignoranza e della debolezza, e molto al di sopra di altre parti della scienza civile; ma essa abbaglia e cattura i piccoli spiriti e le anime timide, ossia; pressoché tutti gli uomini. Essa conquista qualchevolta anche i saggi, quando manca loro la fermezza e la guardia; è per questo che l’ audacia ha tanto potere nelle democrazie, e che essa riesce meno nell’aristocrazia e la monarchia. (…)”” (pag 222-234)”,”VARx-614″
“BACONE Francis”,”Saggi – Del progredire della scienza – Nuova Atlantide.”,”””L’uomo vorrebbe morire, sebbene non coraggioso né disgraziato, soltanto per il tedio di rifare tanto spesso la stessa cosa. Non mette meno conto osservare quanto poco mutamento l’appressarsi della morte produca nei buoni spiriti; poiché essi sembrano essere gli stessi uomini fino all’ultimo istante. Cesare Augusto morì con un saluto (…); Settimio Severo dando ordini (…). E’ tanto naturale morire quanto nascere”” (F. Bacone, Della morte) (pag 37)”,”SCIx-141-FF”
“BACONE Francesco, a cura di Enrico DE-MEO”,”Opere filosofiche. Primo volume.”,”Prometeo, ovvero lo stato dell’umanità (pag 187-197) “”Gli antichi narrano che l’uomo fu opera di Prometeo, il quale lo costruì col fango, nella cui massa mescolò però qualche parte delle diverse specie di animali. Volendo poi proteggere la sua opera con qualche beneficio, per non sembrare solo il fondatore del genere umano, ma anche il benefattore, salì di nascosto al cielo, portndo con sé un fascio di arbusti di ferula, lo avvicinò al carro del cielo e lo incendiò, portandosi dietro a terra il fuoco, che offrì agli uomini. Di sì grande beneficio, però, gli uomini furono assai poco grati a Prometeo, giacché cospirarono contro di lui e lo deferirono a Giove con la scoperta da lui fatta. La delazione non fu accolta in cielo come giustizia avrebbe voluto che fosse, perché Giove e gli altri dèi furono molto contenti dell’accusa fatta, e per loro benevolenza non solo concessero agli uomini il libero uso del fuoco, ma ancora aggiunsero un dono nuovo, assai gradito e ambito, cioè la perpetua giovinezza. Ma gli uomini, trionfanti e sciocchi, posero il dono degli dèi sul dorso di un asinello. L’asinello, durante la via del ritorno, era gravemente afflitto da una sete ardente; arrivato ad una fonte, un serpente, che vi era di guardia, non gli permise di bere se non a patto di cedere ciò che portava sul dorso, qualunque cosa fosse. Il misero asinello accettò la condizione, e così l’instaurazione della giovinezza (1) passò dagli uomini ai serpenti in cambio di un sorso d’acqua. (…) Infine, poiché Giove imputava a Prometeo molte e gravi colpe: il furto del fuoco, il dileggio alla maestà sua con quel sacrificio ridicolo e fraudolento; l’aver disdegnato il suo dono; cui aggiungeva ancora un nuovo delitto, di aver tentato di violare Minerva; lo mise in ceppi e lo condannò a subire un tormento infinito. Fu dunque per volere di Giove condotto sul monte Caucaso e legato ad una colonna in modo che non potesse mai muoversi; un’aquila gli stava attorno tutto il giorno per rodergli e consumargli il fegato, che però durante la notte ricresceva in proporzione della parte beccata, e dava perciò ancora occcasione di dolore. Pare, però, che a un certo momento questo supplizio abbia avuto termine, perché Ercole, dopo avere attraversato l’oceano su una coppa che gli aveva data il Sole, giunse al Caucaso, liberò Prometeo, dopo avere uccisa l’aquila con le frecce (2). Presso alcuni popoli esistevano delle gare di portatori di lampade in onore di Prometeo. Costoro dovevano correre portando una face (3) accesa: se questa si spegneva, venivano squalificati e perdevano la possibilità di vincere; il primo che riusciva a portare la sua face accesa fino al traguardo riceveva la palma della vittoria”” (pag 187-189)] [(1) ‘instauratio iuventutis’, cioè la facoltà di ringiovanire; (2) Per questa parte cfr. Saggi, 5; dove in Prometeo è identificata, però, la natura umana; (3) fiaccola (ndr)] [F. Bacone, Della sapienza degli antichi, 1609]”,”FILx-352-FF”
“BACONE Francesco, a cura di Enrico DE-MEO”,”Opere filosofiche. Secondo volume.”,”Storia della vita e della morte (1623) “”Quello che «la vita è breve e l’arte è lunga» è un vecchio ritornello e compianto. Ci sembra dunque che, quasi per coerenza, noi, che ci adoperiamo con tutte le nostre forze a far progredire le arti, dobbiamo altresì darci pensiero di prolungare la vita degli uomini, col favore dell’Autore tanto della verità quanto della vita. Perché, per quanto la vita mortale non sia altro che un cumulo crescente di peccati e di travagli, e coloro che aspirano all’eternità diano scarso valore alla vita; tuttavia anche noi cristiani non dobbiamo disprezzare la prosecuzione delle opere di carità”” (pag 629)”,”FILx-353-FF”
“BACONE Ruggero, a cura di Francesco BOTTIN”,”La scienza sperimentale. Lettera a Clemente IV – La scienza sperimentale – I segreti dell’arte e della natura.”,”””La maggior parte degli uomini ragiona in questo modo: si è sempre fatto così, si è sempre detto così, dunque deve essere così… ma chi vuole veramente conoscere la verità dei fenomeni naturali deve saper fare buon uso dell’esperienza”” (Ruggero Bacone, ‘La scienza sperimentale’) (in apertura) Ruggero Bacone nacque in Inghilterra intorno al 1210 o 1214, studiò a Oxford, poi a Parigi; a Parigi e a Oxford fu maestro delle arti (filosofia) e di teologia. In età matura decise di farsi francescano. Un momento felice nella vita ebbe in occasione del breve pontificato di Clemente IV (1265-1268), uomo a lui amico, al cui comune interesse per la scienza ed il rinnovamento umano rispose componendo i lavori suoi più significativi: l’Opera maggiore, l’Opera minore, l’Opera terza. Treccani: Bacóne, Ruggero (ingl. Roger Bacon o Bachon). – Filosofo e scienziato (Ilchester, Somersetshire, 1214 circa – forse Oxford dopo il 1292), detto talora per la sua vasta cultura Doctor mirabilis. Agostiniano, fu animato dal gusto per l’osservazione della natura; tale interesse scientifico-pratico di B. si connette strettamente con i motivi religiosi e teologici del suo pensiero, in una prospettiva di riforma della Chiesa che comprendeva la conversione di tutto il genere umano (con suggestioni apocalittiche). Discepolo a Oxford di Roberto Grossatesta prima del 1235, nel 1245-55 si trova a Parigi per gli studi di teologia; entrato nel 1255 nell’ordine francescano, B. v’incontrerà gravi difficoltà a proseguire l’attività scientifica, soprattutto a motivo dei suoi programmi di riforma (che B. credette di poter realizzare ispirando l’opera di Clemente IV, che li aveva incoraggiati). L’altro Bacone: Bacóne, Francesco (ingl. Francis Bacon). – Filosofo inglese (Londra 1561 – ivi 1626). All’astrattezza del metodo sillogistico-deduttivo della scienza aristotelica, B. – che sottolinea le finalità pratiche del sapere – contrappone il metodo induttivo fondato sull’esperienza (Novum Organum, 1620). Nel metodo di B. si distingue una ‘parte distruttiva’, la critica degli ‘idoli’ (cioè i pregiudizi che sviano il discorso scientifico) e una ‘parte costruttiva’, con la dottrina delle ‘tavole’ per classificare i fenomeni. Importante il suo contributo al pensiero utopistico, con la New Atlantis (composta forse nel 1621, edita postuma nel 1627) in cui viene prefigurata la moderna società scientifico-industriale. (Trec) Il caso dei due Bacone. Nel gennaio 1561 nasce a Londra il filosofo Francesco Bacone autore di un’opera utopistica “”La nuova Atlantide”” dal nome di un’isola immaginaria abitata da uomini sapienti e pacifici. Ma la sua fama poggia soprattutto sulla proposta del metodo induttivo esposto nel Novum Organon improntato a un empirismo critico che nell’intenzione dell’autore consegna all’uomo “”il dominio sulla natura””. L’osservazione dei fatti -secondo Bacone- deve essere preceduta dalla distruzione degli idoli ossia dei pregiudizi che infestano la mente e nascono dalla accettazione passiva di una tradizione culturale e di un linguaggio stereotipato che ostacolano la libera ricerca Gli illuministi apprezzarono grandemente il pensiero di Francesco Bacone che costituì per les philosophes dell’ Encyclopédie un punto di riferimento fondamentale Vorrei tuttavia aggiungere qualcosa che generalmente è poco noto tre secoli prima un altro filosofo inglese, di nome Ruggero Bacone – famoso maestro all’università di Parigi, autore di progetti enciclopedici e pensatore controcorrente – nella sua opera aveva segnalato il pericolo dei pregiudizi che ostacolavano il progredire di quella che – anche lui! – chiamava “”scienza sperimentale”” Ruggero chiamava i pregiudizi offendicula ossia ostacoli che avevano origine nel ricorso acritico alle “”“autorità””, alla tradizione culturale o più semplicemente all’opinione sostenuta dalla maggioranza. Naturalmente i pregiudizi dovevano anche per Ruggero essere allontanati prima di ogni ricerca. “”Sconcertante”” la somiglianza fra i due così alcuni studiosi hanno definito il caso dei due Bacone Ma un’indagine approfondita sulle fonti del pensiero di Francesco può mettere in luce punti intermedi che risalendo indietro nei secoli ci portano a Ruggero, uno dei filosofi più originali del cosiddetto medioevo. In conclusione la storia non coincide con la storiografia La prima viaggia nei secoli per vie sotterranee spesso invisibili agli studiosi, anche ai più eruditi. (rsi.ch)”,”SCIx-147-FF”
“BACONE Francesco”,”Saggi.”,”””È così naturale morire come nascere; e per un bambino, forse, l’uno è tanto doloroso quanto l’altro. Chi muore nel mezzo di una impresa seria è come uno che è ferito a sangue caldo, che per il momento sente appena il male; quindi una mente fissa e intenta a qualche bene, allontana le pene della morte; ma sopra tutto, credetelo, il più dolce cantico è: ‘Nunc dimittis’; quando si son raggiunti nobili fini e aspettazioni. La morte ha anche questo, che apre la porta alla buona fama ed estingue l’invidia: ‘Exstinctus amabitur idem'”” (pag 72) [Della morte]”,”FILx-134-FRR”
“BACQUE James”,”Gli altri Lager. I prigionieri tedeschi nei campi alleati in Europa dopo la 2ª guerra mondiale.”,”””Sembra che sotto i francesi siano aumentate le fucilazioni a caso, sebbene entrambi gli eserciti cercassero di nascondere i fatti e i dati possano risultare distorti. In ogni modo, il rapporto del tenente colonnello Barnes in aprile, «27 morti per cause non naturali» (10) era largamente superato in una notte dagli ufficiali francesi ubriachi che, a Andernach; guidarono la loro jeep attraverso il campo ridendo e gridando mentre sparavano sui prigionieri con i loro mitragliatori Sten. le perdite: 47 morti e 55 feriti (11). Un ufficiale francese rifiutò il permesso nonostante il rifornimento fosse stato già concordato tra la Croce Rossa e il comandante francese del campo (12). Le guardie francesi di un campo, sostenendo di aver notato un tentativo di fuga, uccisero a fucilate dieci prigionieri nei loro recinti. Il tenente Soubeiray, del Troisième Régiment de Tirailleurs Algériens, scrisse, di suo pugno, una lettera di protesta al suo comandante, denunciando quegli uomini che «con il pretesto d’aver sofferto a causa dei tedeschi, mostrano l’intollerabile inumanità dell’Esercito Regolare» (13). Nel 108° Reggimento di Fanteria la violenza raggiunse tali limiti che il comandante militare della regione, il generale Billotte, su suggerimento del comandante del reggimento, tenente colonnello de Champvallier, che aveva riunciato a cercar di disciplinare i suoi uomini, raccomandava che il reggimento venisse sciolto (14). I treni che trasferivano i prigionieri dalla Germania in Francia erano talmente terribili che gli ufficiali responsabili avevano ordini permamenti di evitare soste nelle stazioni francesi, per timore che i civili potessero vedere come venivano trattati i prigionieri”” (pag 98-99)”,”QMIS-026-FV”
“BACULO Liliana a cura; saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”La crisi degli anni ’70 nel dibattito marxista. Saggi di analisi e teoria economica.”,”Saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”TEOC-162″
“BÀCULO Liliana”,”Il prezzo del petrolio. Inflazione, ristrutturazione e crisi nelle economie occidentali.”,”Liliana Bàculo insegna Teoria e politica dello sviluppo economico nell’Università di Napoli.”,”ECOI-168-FL”
“BACULO Liliana a cura; saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”La crisi degli anni ’70 nel dibattito marxista. Saggi di analisi e teoria economica.”,”Saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”TEOC-002-FSD”
“BACZKO Bronislaw BADALONI Nicola BOBBIO Norberto CERUTTI Furio CESA Claudio DE-GIOVANNI Biagio FETSCHER Iring GARIN Eugenio HABERMAS Jürgen LANDUCCI Sergio MONETI Maria TORZINI Roberto TOSEL André VACATELLO Marzio VRANICKI Predrag ZANARDO Aldo”,”Filosofia e politica. Scritti dedicati a Cesare Luporini.”,”Recensione di Pietro Di Giorgi, Filosofia e politica. (Rassegne) (Libri e problemi) IL PONTE, LA NUOVA ITALIA FIRENZE, N° 9, 30 SETTEMBRE 1982, pag 951-955 . . Rivista di dibattito politico e culturale fondata da Piero Calamandrei recensione del volume: ‘Filosofia e politica. Scritti dedicati a Cesare Luporini’, Firenze, La Nuova Italia, a cura di P. Guarnieri Nel testo è compreso il saggio ‘Il metodo della critica marxiana dell’economia politica’ di Fulvio Cerutti Citato il volume De-Giovanni ‘La teoria politica delle classi nel “”Capitale””, Bari, De Donato, 1976″,”TEOC-034-FF”
“BACZKO Bronislaw”,”L’utopia. Immaginazione sociale e rappresentazioni utopiche nell’età dell’illuminismo.”,”B. Baczko è nato a Varsavia nel 1924, di formazione filosofica è stato direttore del Dipartimento di storia e filosofia moderna dell’Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1968. Destituito dall’incarico universitario, si è trasferito all’estero per insegnare alla Facoltà di lettere dell’Università di Ginevra. E’ tra i maggiori conoscitori dell’illuminismo.”,”FILx-361-FF”
“BACZKO Bronislaw BAILYN Bernard BAKER Keith M. BERENGO Marino CASINI Paolo COMPARATO Vittor Ivo COZZI Gaetano CROCKER Lester G. DARNTON Robert DE-MADARIAGA Isabel DE-MADDALENA Aldo DE-MAIO Romeo DIAZ Furio DIONISOTTI Carlo EHRARD Jean FIRPO Luigi GALANTE GARRONE Alessandro GALASSO Giuseppe GAROSCI Aldo GIARRIZZO Giuseppe JACOB Margaret C. KOSSMANN Ernst H. LOUGH John MOMIGLIANO Arnaldo NICOLAS Jean POCOCK John G.A. ROBERTS Michael ROCHE Daniel ROTONDO’ Antonio SESTAN Ernesto SHACKLETON Robert STAROBINSKI Jean VERNIÈRE Paul VILLANI Pasquale”,”L’età dei Lumi. Studi storici sul Settecento europeo in onore di Franco Venturi. Volume secondo.”,”Su Babeuf e la cospirazione degli Eguali v. il saggio di Alessandro Galante Garrone ‘Da pratile alla cospirazione degli Eguali (Romme, Goujon, Tissot, Buonarroti)’ (pag 395-452)”,”STOx-012-FSD”
“BADAJEW A.E.”,”Die Bolschewiki in der Reichsduma. Die bolschewistische Fraktion in der Reichsduma und die revolutionäre Bewegung in Petersburg. Erinnerungen.”,”I bolscevichi vincono sul campo la battaglia della stampa. “”Il successo della Pravda tra le masse operaie fu assicurato dalla sua forte linea bolscevica; esso contrastava in modo schietto e puntuale la stampa degli opportunisti e liquidatori (‘Lutsch’ e altri giornali). Mentre l’ edizione della liquidatrice “”Lutsch”” all’ epoca non superava la sua massima diffusione di 15- 16.000 copie, la Pravda diffondeva quotidianamente e mediamente 40 mila copie. Tre quarti di tutti gli abbonati alla stampa operaia confluivano sul giornale bolscevico””. (pag 254) “”Nel 1913 la Pravda riceve 2180 contributi di gruppi operai, Lutsch ne riceve approssimativamente un quarto: 650. L’ anno successivo la Pravda riceve fino a maggio 2873 contributi contro i 671 di Lutsch. La Pravda supera abbondantemente la stampa menscevica riguardo al numero di corrispondenze, di lettere al giornale, di visitatori””. (pag 255)”,”RIRx-109″
“BADALONI Nicola”,”Sulla dialettica della natura di Engels e sull’attualità di una dialettica materialistica.”,”Altro saggio: -André DEMICHEL, Le probleme de l’Etat et de la prise du pouvoir dans les derniers ecrits d’Engels”,”MAES-018″
“BADALONI Nicola DE-GIOVANNI Biagio O’CONNOR James WALLERSTEIN Immanuel NOVAK Leszek TOPOLSKI Leszek BRAVO Gian Mario DI-LISA Mauro GRUPPI Luciano LUNGHINI Giorgio MARGLIN Stephen A. MARKOVIC Mihailo PERROTTA Cosimo, saggi di”,”Karl Marx 1883-1983. Giornate di studio.”,”Nicola BADALONI, Forme, soggetti, prassi rivoluzionaria. Biagio DE-GIOVANNI, Praxis e tempo nel modello logico di Marx. James O’CONNOR, Historical materialism reconsidered: forces of social production or social forces of production? Immanuel WALLERSTEIN, Marx e il sottosviluppo. Leszek NOVAK, Neither Revolution nor Evolution. Jerzy TOPOLSKI, Karl Marx’s Conception of the Process of History. Gian Mario BRAVO, Elaborazione collettiva, ricostruzione storica e azione miiltante nel Manifesto Comunista. Mauro DI-LISA, Astrazione e meccanizzazione. Luciano GRUPPI, Appunti a proposito della teoria di Marx sulla rivoluzione e sullo Stato. Giorgio LUNGHINI, Dall’ ordine naturale al caso: il denaro e le macchine. Stephen A. MARGLIN, On the Labor Theory of Value. Mihailo MARKOVIC, Presentday meaning of Marx’s theory. Cosimo PERROTTA, Lavoro produttivo, lavoro statale e accumulazione in Marx e nei marxisti contemporanei.”,”MADS-146″
“BADALONI Nicola PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Movimento operaio e lotta politica a Livorno, 1900-1926. Socialisti e lotte di classe a Livorno nel primo ventennio del secolo (N. Badaloni). Comunisti e fronte operaio nella lotta contro il fascismo (F. Pieroni Bortolotti).”,”””Il ribellismo anarchico, con la sua tradizione di solidarietà internazionalista, aveva offerto il terreno idoneo alla frazione intransigente per agire sulla direzione del PSI in senso contrario a quel riformismo di cui il socialismo livornese era stato fino a quel momento, una roccaforte sicura. Di quella azione e della conseguente polemica, il momento della sconfitta italiana a Caporetto era stato forse, almeno a giudicare dalla situazione livornese, quello decisivo; l’ ondata di furore nazionalistico che si abbatté contro i socialisti quando il fronte orientale fu travolto, contribuì in gran parte a convincere il Modigliani che un generale sconfitto diventa un alleato potente per i gruppi rivolti alla repressione antipopolare: l’ assimilazione dell’ oppositore interno a complice dello straniero, a traditore, diventava un gioco di sicuro effetto sull’ opinione pubblica: questa sua convinzione, espressa da lui con chiarezza in una adunanza socialista a Livorno, e che ben rifletteva lo stato d’ animo comune al fronte operaio cittadino, e in gran parte nazionale, intanto lo induceva a sollecitare, con gli altri parlamentari socialisti, un pubblico dibattito sull’ operato di Cadorna e sul congiunto tentativo delle destre di attribuire il peso degli errori strategici agli effetti della propaganda antibellicista.”” (pag 109)”,”MITT-164″
“BADALONI Nicola GRUPPI Luciano NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Sono lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Lenin, tecnica e violenza. “”Questo mutamento del rapporto tra violenza e progresso fu da Lenin presentito, quando egli ebbe ad affermare in una intervista al giornalista Wells, che, quando la tecnica umana fosse diventata capace di voli interplanetari, allora la violenza avrebbe raggiunto una tale potenzialità distruttiva da cessare di essere uno strumento di progresso. Lenin obbediva ad una visione dialettica del rapporto tra violenza e progresso, cogliendo come anche qui lo sviluppo porti alla negazione.”” (pag 44) Capitalismo di stato. “”Già Engels diceva, nel suo scritto Per la critica del progetto di programma del partito socialdemocratico, del 1891, precisamente questo che quando “”dalle società per azioni passiamo ai trust, che dominano e monopolizzano intere branche dell’ industria… non possiamo parlare più neppure di assenza di un piano (da parte del capitalismo)””. Ancora più si ha un piano quando siamo alla fase dell’ industria capitalistica statale.”” (pag 55)”,”PCIx-166″
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”BADALONI Nicola nato a Livorno nel 1924 è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. “”Nell’ idea di Marx, dunque, il credito ha una funzione di indicatore della tendenza della società capitalistica a superare i propri limiti. Esso nel suo “”eccesso”” mostra sensibilmente le ricchezze inutilizzate in rapporto ad una soprapproduzione che è a sua volta condizionata dai limiti del mercato, rispetto a cui del resto, assume significato l’ eccesso. Il fatto che il valore delle merci sia di continuo sacrificato al valore del denaro costituisce il grande spreco della società capitalistica. Si tratta del fatto che, attraverso di esso, si viene delineando la possibilità di una proprietà sociale dei mezzi di produzione. Proprio in tale direzione, Marx coglie in esso un importante elemento teorico in vista del problema della transizione. La società comunistica è, per Marx, quella società in cui il pluslavoro non deve necessariamente apparire nella forma del profitto. Ciò significa che la sua destinazione non dovrà più essere necessariamente o il reddito dei capitalisti o l’ allargamento della produzione. I produttori associati potranno decidere della destinazione del plusvalore o nella forma dell’ accrescimento del loro reddito, o dello accrescimento della produzione o in quella della riduzione della giornata lavorativa, restando presupposto che la perpetuazione della produzione non ha niente a che fare col plusvalore ma è già compresa nella normale giornata lavorativa.”” (pag 137-138)”,”TEOC-344″
“BADALONI Nicola”,”Marxismo come storicismo.”,”””””Engels sottolinea come “”la vecchia metafisica, che considerava le cose come compiute in se stesse, sorse da una scienza naturale che indagava le cose vive e le morte come cose compiute in se stesse. Ma quando questa indagine fu andata tanto lontana ch fu possibile il progresso decisivo, il passaggio alla indagine sistematica delle modificazioni che queste cose subiscono nella natura stessa, allora suonò anche nel campo filosofico l’ ultima ora della vecchia metafisica. E in realtà, se le scienza naturali furono fino alla fine del secolo scorso scienze provelentemente ‘raccoglitive’, scienze di cose compiute in se stesse, nel nostro secolo la scienza è essenzialmente ‘ordinativa’, è scienza dei processi, dell’ origine e della evoluzione delle cose e del nesso che unisce tutti i processi naturali in un grande tutto. La fisiologia che studia i processi dell’ organismo vegetale e animale, l’ embriologia, che tratta dell’ evoluzione dell’ organismo singolo, dal germe sino alla maturità, la geologia, che studia la formazione graduale della superficie terrestre, sono tutte figlie del secolo nostro.”” Esiste dunque nel mondo reale: 1. Il movimento, 2. una certa direzione o tensione di questo movimento””. (pag 115)”,”TEOC-381″
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”BADALONI Nicola nato a Livorno nel 1924 è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. Il carattere sociale del lavoro. “”Abbiamo la fortuna di avere un altro testo che chiarisce questi punti. Riferendosi a Rodbertus, Marx scrive infatti nelle ‘Glosse a Wagner’: “”il valore d’ uso è … un concetto logico… Tutta la superficialità di Rodbertus… viene fuori dalla sua contrapposizione di concetti “”logici”” e “”storici””! Egli prende il ‘valore’ (quello economico in antitesi al valore d’uso della merce) solo nella sua forma fenomenica come valore di scambio; e poiché esso appare solo dove almeno una qualche parte dei prodotti del lavoro, degli oggetti d’ uso, funziona come merce, il che non accade fin dall’ inizio, ma solo in certo periodo dello sviluppo sociale… così il valore di scambio è un concetto storico. Ora se Rodbertus avesse analizzato ulteriormente il valore di scambio delle merci…egli avrebbe trovato dietro questa forma fenomenica il ‘valore’. Se poi avesse ancora indagato il valore avrebbe trovato che qui la cosa, il valore d’uso, vale come pura e semplice oggettivazione di lavoro umano, come dispendio di uguale forma lavorativa umana e che perciò questo contenuto è presentato come carattere oggettivo della cosa, come carattere che spetta ad essa oggettivamente, sebbene questa oggettività non appaia nella sua forma naturale (il che rende appunto necessaria una forma di valore particolare). Avrebbe insomma trovato che il valore della merce esprime soltanto, in una forma storicamente sviluppata, ciò che esiste parimenti in tutte le altre forme storiche di società, sebbene in forma diversa, cioè il carattere sociale del lavoro, in quanto esso esiste come dispendio di forza lavoro sociale.”” (pag 96-97)”,”MADS-394″
“BADALONI Nicola MUSCETTA Carlo”,”Labriola, Croce, Gentile.”,”Dalla Destra storica al marxismo: Antonio Labriola. (pag 3-15) Antonio Labriola. “”La sua vicenda fu quella di un intellettuale che, formatosi alla scuola di Bertrando Spaventa e quindi nel clima dell’ hegelismo e della Destra storica (cfr. Il secondo Ottocento, § 34), prende successivamente le distanze da questo movimento di pensiero e dalla corrispondente ideologia politica liberale, mantenendone peraltr viva l’ esigenza di rigore intellettuale. Ma non fu il positivismo ad avviare questo processo di distacco bensì l’ influenza di Herbart e della sua scuola, che, ristabilendo la priorità del “”fatto”” nel suo nesso con le tensioni ideali (considerate anche attraverso le mediazioni della psicologia sociale), gli fece intendere ciò che si andava maturando nel profondo della vita sociale italiana””. (pag 3-4) Nicola BADALONI è ordinario di storia della filosofia presso l’ università di Pisa e presidente dell’ Istituto Gramsci di Roma. In questa stessa collana ha pubblicato: ‘Cultura e vita civile tra Riforma e controriforma’ (con R. BARILLI e W. MORETTI 1973, 1982). Ha scritto pure ‘Introduzione a Vico’ (1984). Carlo MUSCETTA (Avellino, 1912) ha insegnato nelle università di Roma, Catania e Parigi III. In questa collana da lui diretta ha pubblicato “”Boccaccio”” (1989) (Francesco De Sanctis (1990). Ha curato anche ‘I fiori del male’ di Baudelaire (1984).”,”LABD-054″
“BADALONI Nicola”,”Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona.”,”BADALONI Nicola Dedicato in gran parte al libro curato da V. Gerratana, A. Labriola ‘Scritti politici’, 1970 Labriola, il colonialismo e l’ imperialismo “”Il punto discriminante mi sembra quel concetto di ‘sperimentazione’ che nella polemica del ’90 (come ha osservato P.C. Masini) è influenzato dai generosi tentativi di Giovanni Rossi in nesso alla sperimentazione di colonie agricole ed alla emigrazione delle forza lavoro. Labriola è convinto a questa data che un “”colonialismo”” democratico abbia un senso, se non nella versione esplicitamente utopistica del Rossi, almeno come modo di fare direttamente sperimentare gli ostacoli e le contraddizioni che tali volontà democratiche incontrano. Negli anni seguenti invece la difesa del colonialismo è fatta da un lato sulla base della necessità della universalizzazione dello scambio e dall’altro su quella del pericolo di dirottare, attraverso l’emigrazione, la forza-lavoro, attenuando le spinte rinnovatrici (42). Vi è in ciò (nonostante la larga diffusione di queste idee e la loro parziale ragionevolezza) un limite nella comprensione labriolana del fenomeno dell’imperialismo”” (pag 34) (42) Si veda su questo punto anche ‘La concezione materialistica della storia’, cit., p. 284. Aumenterebbe il numero dei proletari “”se la grande industria si affrettasse a svolgersi”” o il numero dei lavoratori nelle colonie “”se ce ne fosse”””,”LABD-085″
“BADALONI Nicola”,”Marx e la ricerca della libertà comunista. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Bentham anticipa dunque una tendenza che Ricardo farà sua fissando entro limiti invalicabili l'””infelicità”” dei produttori diretti e definendo come “”felicità”” il rapporto di servitù implicito o esplicito che la maggior parte degli uomini instaura con il reddito dei sovrastanti. Andando assai oltre il “”cinismo”” di Ricardo, che non manca mai di mantenere un rapporto con le verità della scienza e che posto dinanzi alla scelta tra queste e gli interessi di classe, sa optare per la prima (10), Bentham resta del tutto involto nei rapporti borghesi. E’ nota la pagina ferocemente polemica che Marx gli dedica: “”L’economia classica ha prediletto da sempre concepire il capitale sociale come una ‘grandezza fissa’ dal grado di efficacia fisso. Ma questo pregiudizio è stato consolidato in dogma dall’arcifilisteo Geremia Bentham, questo oracolo del senso comune borghese del secolo XIX, arido pedante e chiacchierone banale… Col suo dogma diventano del tutto incomprensibili i fenomeni più comuni del processo di produzione, come per esempio le improvvise espansioni e contrazioni e perfino l’accumulazione. Questo dogma è stato utilizzato a scopi apologetici tanto dallo stesso Bentham, quanto dal Malthus, da James Mill, dal McCulloch, ecc. E in particolare è stato usato per rappresentare come ‘grandezza fissa una parte del capitale, il capitale variabile, ossia quello convertibile in forza-lavoro’. L’esistenza materiale del capitale variabile, cioè la massa dei mezzi di sussistenza che esso rappresenta per l’operaio, ossia il cosiddetto ‘fondo di lavoro’, venne favoleggiato come una ‘parte speciale’ della ricchezza sociale recinta da catene naturali e impenetrabili…””. Certo, per mettere in movimento i mezzi di produzione occorre una “”massa determinata di lavoro vivente””, “”data tecnologicamente””. Ma “”non è dato né il numero degli operai necessari per rendere liquida questa massa di lavoro, perché ciò cambia con il cambiare del grado di sfruttamento della forza-lavoro individuale, né è dato il prezzo di questa forza-lavoro, ma soltanto il suo limite minimo che per giunta è molto elastico””. Alla base di questo dogma stanno questi fatti: “”da una parte l’operaio ‘non ha diritto di dir la sua’ nella divisione della ricchezza sociale in mezzi di godimento di coloro che non lavorano e in mezzi di produzione; dall’altra parte, l’operaio può ampliare il cosiddetto ‘fondo di lavoro’ a spese del ‘reddito’ del ricco soltanto in casi d’eccezione favorevoli”” (11)”” [Nicola Badaloni, Marx e la ricerca della libertà comunista. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(10) “”La mancanza di riguardo di Ricardo era dunque non solo ‘scientificamente onesta’, ma ‘scientificamente necessaria’ per il suo punto di vista. Ma perciò gli è anche del tutto indifferente che lo sviluppo delle forze produttive uccida la proprietà fondiaria o gli operai…Se la concezione di Ricardo è nel complesso nell’interesse della ‘borghesia industriale’, lo è solo ‘perché e in quanto’ l’interesse di questa coincide con quello della produzione e dello sviluppo produttivo del lavoro umano. Quando quello entra in conflitto con questo, egli è altrettanto ‘privo di riguardi’ verso la borghesia, come del resto lo è verso il proletariato e l’aristocrazia”” (Marx, Teorie sul plusvalore’, cit., vol. 2, p. 120). A questo si riduce la teoria della partiticità della scienza in Marx; (11) Marx, Il Capitale, cit., libro primo, pp. 748-50] (pag 193-194)”,”MADS-662″
“BADALONI Nicola”,”Teoria della società e dell’economia in A. Labriola. I, II.”,”K. Marlo. “”La fonte di Labriola circa l’economia è principalmente K. Marlo “”le cui argomentazioni di tendenza socialista furono alcune volte ripetute di seconda mano, con minore efficacia e per altri intenti”” (11). (…) L’influenza del Marlo è forte sia in quest’ultimo saggio [‘I problemi della filosofia della storia’, a cura di N. Siciliani de Cumis, Napoli, 1976] sia nell”Indice’ di una ‘serie di lezioni sul Socialismo’, datato ugualmente 1887, in molte parti scarsamente comprensibile, ove appare in discussione l’idea di un “”federalismo”” antistatalistico (16)”” (pag 4-5) (11) I problemi della filosofia della storia’, a cura di N. Siciliani de Cumis, Napoli, 1976; (16) idem “”(…) moderatismo di Marlo, legato alla tradizione localistica tedesca (…) (pag 6) “”Alla fine del ‘Discorrendo’ Labriola, sulle tracce di Engels, aveva in verità indicato quelli che a lui sembravano i cambiamenti sopravvenuti nella realtà storica. In primo luogo, “”a misura che cresce nei proletari e nel popolo minuto la capacità di organizzarsi in partiti di classe, la prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell”era nuova’ secondo una misura di tempo, che è assai lenta, a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto”” (121). In secondo luogo, egli aveva notato che anche le ‘crisi’ avevano “”subito uno spostamento. Invece della periodicità (che per Marx era decennale, dato l’esempio tipico dell’Inghilterra) ci si presenta ora lo stato diffuso e cronico della crisi”” ed aveva aggiunto “”si vuol rendere responsabile il ‘marxismo’, in quanto è dottrina, degli errori di previsione e di calcolo nei quali è potuto cadere Marx, in quanto visse in determinati limiti di tempo, di spazio e di circostanze”” (122). In terzo luogo gli era apparso evidente lo scadimento della capacità critica del marxismo (123). C. Schmidt aveva recensito quasi benevolmente lo scritto di Böhm-Bawerk, ‘Zum Abschluss des Marxschen Systems’, uscito nel 1896, in cui si sosteneva che “”la teoria del saggio medio del profitto e dei prezzi di produzione non si concilia con la teoria del valore”” (124). Labriola aveva scritto l’8 ottobre 1898 a Kautsky: “”‘Tu sei’, se non erro, rimasto ‘quasi solo'””. Più diffusamente e criticamente, il 5 aprile 1899, egli si era confidato con Luise Kautsky: “”Mi dispiace che Carlo non abbia il tempo di leggere il mio “”Socialisme et philosophie”” – come temo non abbia letto i miei ‘Essays’, che furono tradotti anche in russo…. Mi dispiace per lui, perché gli è mancata l’occasione di vedere come lo stesso ordine di idee si svolga diversamente in un altro cervello, che, nello svolgerlo, ci porti altri elementi di cultura, altre esperienze, e altro temperamento intellettuale””, ed aggiungeva “”il caso di Bernstein è una ‘vera disgrazia’, per il nome che godeva, pei suoi precedenti, per le sue relazioni con l’Engels… Io ho trovato ‘utile’ fino a pochi mesi fa il suo atteggiamento critico… Io credo fermamente che i socialisti di tutto il mondo devono fare ancora una buona ‘digestione di utopismo’. Io credo fermamente che la complicazione politica del mondo ritardi le nostre aspettazioni. ‘Ma credo fermamente anche’, che questa ‘correzione’ si debba farla ‘prudentemente e opportunamente’ dentro il partito stesso, e dentro i limiti del marxismo come dottrina progressiva”” (125)”” [Nicola Badaloni, Teoria della società e dell’economia in A. Labriola. II, Dimensioni, Livorno, 1983] (pag 10-11) [(121) A. Labriola, ‘La concezione materialistica…’, cit., pp. 286-7; (122) G. Procacci, ‘Antonio Labriola e la revisione del marxismo attraverso l’epistolario con Bernstein e con Kautsky (1895-1904)’, in ‘Annali Istituto G. Feltrinelli’, A. III, 1960. Si veda in particolare la lettera a Kautsky del 12 giugno 1897 in A. Labriola, ‘Epistolario’, vol. III, cit: p. 791; (124) Böhm-Bawerk, ‘La conclusione del sistema marxiano’, in Böhm-Bawerk, Hilferding, Bortkiewicz, ‘Economia borghese ed economia marxista’, trad. it., Firenze 1971, p. 27; (125) A. Labriola, ‘Epistolario’, vol. III, cit., pp. 914-15]”,”LABD-093″
“BADALONI Nicola PETRUCCIOLI Claudio VACCA Giuseppe, relazioni; interventi di Lucio LOMBARDO RADICE Alberto CECCHI Giuseppe PRESTIPINO Gianmario CAZZANIGA Claudio NAPOLEONI Anselmo GOUTHIER Lucio LIBERTINI Achillo OCCHETTO Valentino GERRATANA Salvatore D’ALBERGO Fabio MUSSI Luciano GRUPPI Antonio PESENTI Gabriele GIANNANTONI Bruno CERMIGNANI Emilio SERENI Renato RISALITI Umberto CERRONI A. LEONE DE CASTRIS Mario SPINELLA Aldo ZANARDO Adalberto MINUCCI Cesare LUPORINI Giorgio NAPOLITANO Vincenzo VITELLO Claudio SIGNORILE Gastone SCLAVI; interventi non pronuciati di Gianfranco BORGHINI Salvatore COSTANTINO Aldo ZANCA Carlo CICERCHIA Silvano LEVRERO Mario Alighiero MANACORDA Claudio NAPOLEONI Alberto POZZOLINI Lucio VILLARI, contributi di Gian Mario BRAVO M. Lorenzo CALABI Franco CASSANO Giulietto CHIESA e Giorgio REBUFFA A. LEONE-DE-CASTRIS Biagio DE-GIOVANNI Riccardo GUASTINI Marco MAESTRO Alessando MAZZONE Marcello MONTANARI Mario SPAGNOLETTI Franca PAPA Federico PIRRO Gian Enrico RUSCONI Domenico TARANTO e Carmine FINAMORE Renato TROILO”,”Il marxismo italiano degli anni sessanta e la formazione teorico-politica delle nuove generazioni.”,” Contiene di Badaloni: ‘Il marxismo italiano degli anni sessanta e la formazione teorico-politica delle nuove generazioni’ (pag 19-47) Badaloni: ”Il marxismo italiano degli anni Sessanta’ (pag 689-775) M. Lorenzo Calabi (pag 465) (Bacone): la verità è figlia del tempo e non dell’autorità Marx, il regno della necessità e regno della libertà “”Nel capitolo III del volume del ‘Capitale’ sulla «formula trinitaria» Marx, in un famoso passo, dà la chiave decisiva per dissipare questa confusione (la comprensione della contraddizione capitale-lavoro, ndr): «L’effettiva ricchezza della società e la possibilità di un continuo allargamento del suo processo di produzione non dipende dalla durata del pluslavoro, ma dalla sua produttività, e dalle condizioni di produzione più o meno ampie nelle quali è eseguito. «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. «A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. «La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre il regno della necessità. «Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (17). E Marx, e credo che questo sia l’aspetto più significativo, conclude con una affermazione perentoria che riassume e concretizza, quasi con valore simbolico, il senso di tutto il ragionamento e contemporaneamente determina il soggetto sociale protagonista e guida del processo di passaggio ad una produzione sociale razionalmente regolata. «Condizione fondamentale di tutto ciò – dice Marx – è la riduzione della giornata lavorativa» (18). Questo è il nucleo essenziale della scienza marxista del capitalismo e della rivoluzione. La confusione fra lavoro necessario e pluslavoro, fra pluslavoro, plusvalore e profitto («(…) pluslavoro in generale – dice Marx – inteso come lavoro eccedente la misura dei bisogni dati deve sempre continuare a sussistere» (19)) si capovolge poi inevitabilmente nell’identificazione fra lavoro in generale e lavoro nel capitalismo, e quindi nella identificazione fra la classe operaia e quel regno della necessità che si vorrebbe negare, e che, invece può essere solo «regolato nazionalmente»”” [Claudio Petruccioli, ‘Su alcuni aspetti del rapporto fra stratificazione sociale e orientamenti ideologici’] [(17) K. Marx, ‘Il Capitale’, II, 3, pp. 231-232; (18) K. Marx, ‘Il Capitale’, III, 3, p. 232. Il capitolo su ‘La formula trinitaria’, fondamentale per la comprensione della teoria del comunismo; va da p. 225 a p. 244; (19) ‘Il Capitale’, III, 3, p. 230] (pag 63-64) Saggio di M. Lorenzo Calabi, ‘Forze produttive, scienze, composizione di classe. Appunti per una discussione’ (pag 455-470); in questo saggio l’autore cita Bacone: la verità «figlia del tempo, non dell’autorità» ; cita pure l’espressione di Marx: penetrare “”la fisiologia del sistema”” (pag 465) e cita nella nota a pag. 454 un suo saggio ‘Sul problema delle classi medie e il metodo del “”Capitale””, in N. Birnbaum, ‘La crisi della società industriale’, Padova, 1971″,”TEOC-714″
“BADALONI Nicola”,”Per un aggiornamento culturale: bilanci e prospettive. (Sul volume di Emilio Agazzi, ‘Il giovane Croce e il Marxismo’).”,”””L’Agazzi sottolinea (…), con acutezza, che il Croce giunge allo studio del materialismo storico «con un patrimonio di convinzioni già stabilite, che … condizioneranno in maniera non indifferente lo stesso accostamento ai nuovi studi, anzi lo stesso ‘tipo di lettura’ che egli verrà facendo degli scritti di Labriola, di Marx e di Engels» (p. 74). Aggiungerei che il complesso di tali idee (che l’Agazzi con generosità invero eccessiva definisce, in relazione a questa fase del pensiero crociano, assai vario e vivace) (p. 74), si presenta non solo privo di legami unitari, ma anche abbastanza ‘ovvio’, sì da farci riflettere sulla umiltà di origine di una filosofia destinata a tanta fortuna. Col capitolo secondo intitolato ‘Antonio Labriola e la ‘crisi del marxismo”, si entra nel vivo anche delle questioni teoriche. Dobbiamo perciò tratteggiare brevemente la interpretazione del pensiero labriolano che viene proposto dallo Agazzi. Egli insiste sul fatto che «profondamente diverso è lo spirito che anima la ‘critica labriolana’ del marxismo, da quella che domina sia la ‘revisione’ crociana sia l’opera dei ‘revisionisti’ di destra o di sinistra» (p. 102). Mentre il Croce non seppe affrontare « lo studio del marxismo con una totale assenza di presupposti e di soluzioni precostituite» (p. 103), il Labriola invece «seppe sviluppare la problematica marxista, per così dire, ‘dall’interno’, approfondendola senza tradirne lo spirito» (p. 103). Alludendo alla fase herbartiana, l’Agazzi respinge «la tendenza a collegare troppo strettamente il marxismo finale con l’iniziale hegelismo del Labriola, che si manifesta in taluni interpreti marxisti di stretta ortodossia» (p. 105), e vede invece nella utilizzazione herbartiana operata dal Labriola «una correzione della prospettiva filosofica hegeliana mediante l’indagine concettuale legata all’esperienza concreta» (p. 106). Il marxismo del Labriola si definisce così come «un ‘metodo genetico’ o ‘epigenetico’ che è l’espressione più chiara del suo bisogno di concretezza e di storicità» (p. 106). Mentre per altri interpreti che l’Agazzi, lo abbiamo visto, ama chiamare ‘ortodossi’ (ma il termine nell’attuale fase del marxismo nel mondo ha uno scarsissimo senso o ne mantiene solo uno limitato e provinciale), il cammino dall’hegelismo italiano al marxismo labriolano, riproduce quello dallo hegelismo tedesco al pensiero di Marx attraverso una ripetizione del celebre rovesciamento materialistico, per l’Agazzi invece, che rifiuta quella interpretazione del rapporto tra Hegel e Marx, l’aspetto centrale del cammino di Marx e del Labriola dallo hegelismo al materialismo storico è dato «dalla demistificazione della dialettica hegeliana mediante l’utilizzazione dei concetti scientifici determinati» (p. 107). Risulta da ciò il significato che l’Agazzi attribuisce al marxismo, e conseguentemente anche al pensiero del Labriola. Esso consiste essenzialmente in questi due elementi: «’il carattere scientifico’, secondo propri specifici metodi dell’interpretazione della storia (che proprio in quanto è scientifica è al contempo anche guida dell’azione politica); e la ‘funzione demistificante’, la critica radicale di ogni illusione ideologica. Motivi», continua l’Agazzi, «che sono, naturalmente, connessi in modo assai stretto: perché è proprio per il suo carattere scientifico che il materialismo storico può mostrare l’insignificanza teoretica delle ideologie, spiegandone la genesi reale ed illustrandone il significato pragmatico-sociale» (p. 110). Questa concezione del marxismo labriolano induce l’Agazzi a respingere la interpretazione che Gramsci dà del Labriola (2). Induce inoltre lo Agazzi a cogliere una vicinanza tra Labriola e la genuina esigenza «che sta al fondo del programma positivistico, in quanto, nel carattere scientifico, sostanzialmente affine a quello dello stesso materialismo storico» (pp. 111-112)”” (pag 226-227) [Nicola Badaloni, ‘Per un aggiornamento culturale: bilanci e prospettive’. (Sul volume di Emilio Agazzi, ‘Il giovane Croce e il Marxismo’), ‘Critica storica’, Roma, n. 2 1964]”,”CROx-054″
“BADALONI Nicola BALDUCCI Ernesto BARBERA Lorenzo BOBBIO Norberto DEBRACH Maurice DRAGO Antonino GARAUDY Roger L’ABATE Alberto LAURE Vincent MORAMARCO Michele NESTI Arnaldo PINNA Pietro PONTARA Giuliano REGIS Domenico Sereno TOMASETTA Leonardo VIVARELLI Gilberto, scritti di”,”Marxismo e nonviolenza.”,”Il libro è stato edito per l’interessamento e con la collaborazione del ‘Movimento Nonviolento’, Perugia Marx e la cooperazione consapevole nel comunismo “”Il corrispettivo della cooperazione consapevole nel comunismo è, per Marx, nel sistema capitalistico, la violenza: dapprima aperta e sfacciata alle origini (si ricordino le splendide pagine a questo proposito di un celebre capitolo del ‘Capitale’), poi abituale, struttura stessa di movimento della società stessa. Nel capitalismo maturo la violenza si è formalizzata, spersonalizzata, regolarizzata attraverso l’impostura del contratto e le forme giuridiche ad esso connesse, ma non per questo ha cessato di essere tale. A questa violenza impersonale e formale Marx ha sempre categoricamente escluso che avesse un senso rispondere con atti di violenza individuale: svelando il carattere di violenza della società capitalistica e togliendo alla classe dominante il monopolio della scienza politica e di quella economica e delle stesse scienze in generale, attraverso un lungo processo di assimilazione sociale della cultura e del sapere, le forze produttive nel loro lato soggettivo, cioè gli individui sociali, sarebbero arrivati a sentirsi proprietari della società nel suo complesso. La dialettica marxista sostiene che il capitalismo si rovescia per le sue interne contraddizioni, ma anche perché gli uomini diventano tutti compartecipi, «azionisti» (per usare un termine capitalistico) di quella società che li vorrebbe semplice forza-lavoro. Non è un caso che Marx passi gli ultimi anni della sua vita a leggere Morgan e i grandi etnologi del suo tempo, che gli fornivano elementi a sostegno della naturalità del carattere comunitario della società umana, carattere che andava però unito al problema del massimo sviluppo possibile delle forze produttive nel loro lato soggettivo: non si trattava di vagheggiare un ritorno al comunismo primitivo, ma di fare della scienza, divenuta patrimonio comune, passando attraverso la critica, una forza propulsiva, antidogmatica, antireificante, capace di prospettare un fine, una meta del tutto nuova, perché in grado di unire ai caratteri comunitari dell’umanità primitiva l’eredità della scienza come disponibilità sociale del sapere. Unendo questi elementi, la possibilità di creare un potere alle spalle delle masse diventa sempre più difficile: questa è la grande fede che anima noi marxisti, e nonostante tutti i limiti a cui è andato incontro durante le fasi della sua storia, questo rimane il fine ultimo del marxismo stesso ed è anche la chiave esplicativa di tanti aspetti, per altri versi incomprensibili, della storia del nostro presente”” [Nicola Badaloni, ‘Considerazioni di un marxista sui rapporti tra marxismo e nonviolenza’] [(in) Aa.Vv, ‘Marxismo e nonviolenza’, Genova, 1977] (pag 176-177) Marx, Engels e la questione della violenza “”Il marxismo (…) a mio modo di vedere, non solo è la teoria sociale complessiva della trasformazione della società, ma è teoria sociale complessiva della trasformazione della società ‘capitalistica’. Credo sia importante sottolineare questo attributo, perché, se perdiamo di vista la ‘specificità’ della teoria marxiana della trasformazione sociale (trasformazione del modo capitalistico di produrre), non comprenderemo neppure bene il nesso che intercorre fra marxismo e violenza, marxismo e nonviolenza. Bobbio ha parlato anche di vioneza come «mezzo» necessario – s’intende entro la concezione marxiana- per operare questa trasformazione. … finire [Leonardo Tomasetta, ‘La violenza non è una «scoperta» del marxismo’] (pag 199-200) “”Lo stesso Trotsky riconosceva chiaramente questo fatto [le vittime civili provocate dalla reazione alla violenza rivoluzionaria, ndr] laddove, osservando come di regola una rivoluzione si sviluppi in una guerra civile, metteva a nudo la brutalità di quest’ultima scrivendo che proprio essa «è la più crudele delle guerre» in quanto «è inconcepibile senza violenze esercitate su terze persone e, tenendo conto della tecnica moderna, senza uccisione di vecchi e bambini» (9)”” (pag 161-162); (…) [sulla Questione violenza militare, ndr]: (…) “”E’ in base questo argomento (dittatura – militare – del proletariato) [per impedire all’avversario di riprendere il potere, ndr], ad esempio, che Lorenzo Barbera, nel suo intervento su ‘Azione Nonviolenta’ (numero di gennaio-febbraio, 1975) sostiene la «assoluta inconciliabilità» del marxismo (leninismo) con la nonviolenza”” (pag 163) [Giuliano Pontara, ‘Marxismo, violenza e nonviolenza’]”,”TEOC-738″
“BADALONI Nicola; CAZZANIGA Gian Mario; GRUPPI Luciano”,”””Trasformazione e riproduzione”” del plusvalore in un testo di Marx del 1863 (Badaloni); Le metamorfosi del lavoro vivo. Sistema di macchine e innovazione tecnologica nella critica dell’ economia politica (Cazzaniga); Note sulla rivoluzione tecnologica (Gruppi).”,”Badaloni si riferisce al testo di Marx intitolato ‘Rückverwandlung des Mehrwerths in Capital’ (in Karl Marx, Zur Kritik des politischen Ökonomie (Manuskript 1861-1863), Band III, 6, 1982, pp. 2214-2379. (“”Riconversione del valore aggiunto in capitale””) (pag 5-) Cazzaniga su Marx e i ‘salariati tecnici’ (pag 40-41-) Gruppi sulla rivoluzione tecnologico-scientifica in corso (pag 54-) “”Abbiamo dunque una distinzione fra settori di lavoro scientifico che operano all’esterno del processo di produzione, con una relativa autonomia di ricerca, a carattere prevalentemente teorico, e settori che operano all’interno di esso, dunque nella forma capitalistica all’interno del processo di valorizzazione, con un carattere prevalente tecnico-applicativo. Mentre i primi, sulla base delle relative fonti di reddito, rientrano nella categoria del lavoro improduttivo nella forma specifica di «ceto ideologico», non c’è dubbio che i secondi, in quanto salariati che operano all’interno del processo capitalistico di produzione, rientrino nella categoria del lavoro produttivo (54). E’ dubbio invece che queste stesse figure di lavoro salariato tecnico-scientifico rientrino pienamente nell’accezione marxiana di ‘classe operaia’. Un’analisi del lessico marxiano è su questo punto illuminante. Mentre Marx utilizza classe (Klasse) per indicare le funzioni sociali distinti ed antagonistiche all’interno del processo sociale di riproduzione, nei confronti di funzioni di mediazione sociale e ideologica usa piutto il termine feudale di ceto (Stand) (55), mentre nei confronti di sottofunzioni che, pur avendo una loro specificità e autonomia, sono in sostanza riconducibili alle funzioni principali, usa invece il termine strato (Schicht) (56). Nei confronti dei salariati tecnici di fabbrica Marx dovrebbe usare quindi ‘Schicht’, ma è significativo che in un passo del ‘Manoscritto 1861-1863’ utilizzi invece ‘Klasse’. «Viene certamente formata una piccola ‘classe’ di operai superiori, che però non ha rapporto alcuno con la massa degli operai senza conoscenza» (57). Tratta dosi di un manoscritto, potremmo qui parlare di un lapsus calami, ma l’analisi di queste figure si pone in modo assa problematico in tutti i materiali della ‘Critica dell’economia politica’”” (pag 40-41) [(54) Il capitale, libro I, 2, pp. 221-222; cfr MEGA II, 3,6, p. 2018 e ‘Capitolo VI inedito’, cit., p. 74; (55) «I ceti ‘ideologici’ (ideologischen Stande) come governo, preti, giuristi, militari» (Il capitale, libro I, 2, p. 155); (56) «Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo… questo strato sociale (‘Gesellschaftsschicht’ consisnte di tre categorie» (ivi, libro I, 3, p. 95); « … di ingrandire, insieme alla sostanza di cui si nutrono la classe dei capitalisti e le sue appendici, questi stessi strati della società (‘Gesellschaftsschichten’)» (ivi, libro, I. 2, 153); (57) «Es wird allerdings eine kleine Höhrer Arbeiter gebildet, dies jedoch in keinem Verhältins zu den Massen der “”entkenntssten’ Arbeiter» (MEGA, II, 3, 6, p: 2062); altrove Marx parla di «una classe operaia superiore, in parte scientificamente istruita, in parte di tipo artigiano, che è al di fuori della sfera degli operai di fabbrica ed è sostanto aggregata ad essi» (‘Il capitale’, libro I, 2, p. 126; cfr ivi, libro II, 1, p. 183] inserire”,”MADS-760″
“BADALONI Nicola”,”Introduzione a Vico.”,”””Sulla successione delle forme, Vico polemizza soprattutto con J. Bodin, cui attribuisce il seguente schema d’ordine: 1) monarchie; 2) libertà popolari, dopo esperimenti tirannici; 3) governi aristocratici”” (pag 84)”,”FILx-321-FF”
“BADALONI Nicola CALABI Lorenzo CARANDINI Andrea LA GRASSA Gianfranco LUKÁCS György LUPORINI Cesare MAZZONE Alessandro SCHIAVONE Aldo”,”Problemi teorici del marxismo.”,”I saggi di Lorenzo Calabi “”Marx e la storiografia del mondo antico”” e di Aldo Schiavone ‘Per una rilettura delle ‘Formen’: teoria della storia, dominio del valore d’uso e funzione dell’ideologia’, sono rielaborazioni di lavori svoltisi nell’ambito del gruppo di studio sul ‘modo di produzione schiavistico’ istituito nel 1975 a Roma presso l’Istituto Gramsci.”,”TEOC-001-FGB”
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”Nicola Badaloni, nato a Livorno nel 1924 (morto nella stessa città nel 2005) è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. Badaloni. Due modelli e mezzo “”In mezzo tra i due modelli, l’uno (quello leninista) volto a ricavare immediatamente da una situazione determinata il suo significato rivoluzionario, l’altro (quello di Hilferding) volto in direzione del futuro nel presupposto di uno sviluppo delle condizioni oggettive, si pone quel ricco ed articolato modello gramsciano che volge a ricavare immediatamente risultati rivoluzionari da una situazione già oggettivamente più vicina a quella analizzata da Hilferding. Gramsci sviluppa infatti il tema dell’egemonia a partire dalla analisi di una situazione (quella italiana) in cui l’intreccio già notevolmente avanzato delle forze sociali viene analizzato per sviluppare contemporaneamente la contraddizione al massimo della sua possibile intensità. Poiché molte delle previsioni di Hilferding si sono realizzate, la possibilità di costruire una comune piattaforma di lotta per gruppi sociali, che sembravano collocati su posizione antagonistica, è oggi assai più reale. Lo sviluppo storico ripresenta infatti, nella loro maturità, alcuni dei problemi che Hilferding vedeva solo in riferimento al futuro”” (pag 189-190) [Nicola Badaloni, ‘Per il comunismo. Questioni di teoria’, Torino, 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-002-FMP” “BADALONI Nicola”,”Espansione democratica e controllo sulle catastrofi in Togliatti «politico» e «interprete» di Gramsci.”,”””Più complessa e più diversificata è la concezione della «catastrofe» in Gramsci e in Togliatti. È noto che, morto Gramsci, Togliatti scrisse su di lui uno studio assai impegnato, intitolato ‘Antonio Gramsci capo della classe operaia italiana’. Ricostruendo il clima che aveva reso possibile a Giolitti di affermare che il pensiero di Marx era stato «messo in soffitta», Togliatti attribuisce al movimento socialista il carattere di protagonista della storia dell’Italia moderna e a Gramsci quello di restauratore del marxismo. (…) Togliatti nel 1937 non conosceva i ‘Quaderni’, ma Gramsci aveva seguitato a pensare sul concetto di «catastrofe». Dopo avere esemplificato, nel modo più semplice, un rapporto catastrofico in quella funzione della piccola borghesia che «consiste nel contendere “”politicamente”” al contadino coltivatore di migliorare la propria esistenza, perché ogni miglioramento della posizione relativa del contadino sarebbe catastrofica per la sua posizione sociale» (18), Gramsci sposta il discorso su un piano politico più generale e precisamente sul tema del cesarismo o bonapartismo. Questo «esprime una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca. (…) La strategia, che Gramsci proponeva, implicava, in primo luogo, la liberazione da questo equilibrio imposto a mezzo della violenza dei gruppi marginali che il fascismo aveva saputo esprimere; il ritorno a una diversa situazione di equilibrio fondata su un regime rappresentativo e su ciò che egli chiamava «guerra di posizione» cioè a una concezione della lotta che venisse concepita non come sola distruzione, «meccanicisticamente», ma come una «distruzione-ricostruzione» (22), perché vincolata da una superiore capacità razionale della forza antagonistica progressiva. Una tale lotta per l’egemonia, che non escludeva compromessi sulla base di tale superiore consapevolezza, avrebbe reso possibile di controllare, per un periodo di tempo non breve, la tendenza catastrofica. L’equilibrio così controllato, che, tuttavia, non si sarebbe mantenuto indefinitamente, avrebbe permesso alle due forze fondamentali di spiegare tutte le loro potenzialità in modo costruttivo, se pure antagonistico. Gramsci affidava, poi, all’azione corrosiva delle «trasformazioni molecolari», cioè al verificarsi di una serie di mutamenti consci e inconsci nell’uno o nell’altro campo, la possibilità di far emergere lo schieramento più dotato di capacità egemoniche e quindi di sviluppare le sue energie latenti, attraendo anche gli strati marginali. La teoria degli equilibri catastrofici subiva così un profondo mutamento. La guerra di liberazione, la «svolta di Salerno», aprivano per l’appunto la strada a un modo costruttivo di affrontare il tema della «catastrofe». (…) Le forze reali che possono produrre il risultato di stabilire un equilibrio nuovo col mondo proprietario, non più di tipo catastrofico, sono, per Togliatti, quelle del lavoro, assunte alla direzione dello Stato, indipendentemente dalla loro ideologia che è affare dei «singoli» (27)”” (pag 29-33) [(18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, vol. III, Torino, 1975, p. 1606; (22) Ivi, p. 1612; (27) P. Togliatti, ‘Per una costituzione democratica e progressiva’, in Opere, vol. V, p. 247]”,”GRAS-003-FGB” “BADALONI Nicola; SICHIROLLO Livio; TABONI Pier Franco; GIANQUINTO Alberto;”,”Baruch de Spinoza: sul crepuscolo della servitú e sulla filosofia dell’intuizione (Badaloni); Spinoza tra Kant e Marx (Sichirollo); Spinoza e le origini del pensiero democratico (Taboni).”,”Riflessioni sul volume: ‘Spinoza nel 350° anniversario della nascita’ Atti del Congresso (Urbino 4-8 ottobre 1982) A cura di: Giancotti Emilia Collana: Saggi Bibliopolis Categoria: Filosofia. Pagine: 542 Anno: 1985 Edizione: Bibliopolis €52.00 Una raccolta delle relazioni presentate al primo congresso che in Italia sia stato dedicato a Spinoza. Tra i problemi che qui vengono presi in esame: l’ateismo, il materialismo, il razionalismo, il ruolo dell’immaginazione, il determinismo e la scienza intuitiva. (in vendita da Bibliopolis Euro 52, ancora da ordinare)”,”FILx-007-FGB” “BADALONI Nicola; CARDIA Carlo; PRATESI Piero; LONGO Raffaele Giura; SANTINI Alceste; CHITI Vannino; TASSANI Giovanni; MASULLO Aldo; NITTI Silvana; DE-MATTEIS Vittorio; LONGO DI-CRISTOFORO Gioia”,”Sulla dialettica materialistica della «liberazione» (Badaloni); Mondo cattolico e Democrazia cristiana (Cardia); La Chiesa italiana dopo il Concilio. Unità e pluralismo nel confronto con il movimento operaio (Pratesi); Il movimento cattolico nella società italiana. Idee per una rassegna bibliografica (Longo); La Chiesa cattolica di fronte alla crisi del mondo contemporaneo (Santini); La Chiesa in Toscana (Chiti); Le scelte religiose e civili dell’associazionismo cattolico (Tassani); La filosofia cattolica nell’Italia democratica (Masullo); Coscienza religiosa e impegno politico: alcuni temi in discussione (Nitti); L’ideologia di Comunione e Liberazione (De-Matteis); La Chiesa e la donna (Di-Cristoforo).”,”””[Antonio] Labriola studia dunque qui [la rivolta dolciniana, ndr] una esplosione rivoluzionaria specifica, riferendola a determinate condizioni storiche. La esamina tuttavia anche come caso particolare del «ribellismo cristiano», cui attribuisce (prima di Bloch) caratteristiche «tipiche» da Montano a Dolcino a Münzer. D’altro canto l’incontro della Chiesa e dell’Impero nel III e IV secolo d.C. dà luogo ad un altro caso tipico, quello della funzione semistatale della Chiesa. La Chiesa da allora in poi esercitò «una azione politica o d’accordo con lo Stato o diventando essa lo Stato». Ciò produsse il caso comune ad ogni associazione, la quale «dal momento che ha ‘cose’ da amministrare ed ufficii da adempiere diventa di necessità un governo» (1). Labriola ne conclude che la Chiesa stessa «ha avuto nel suo proprio seno particolari lotte di classe, per es., di patriziati gerarchici e di plebi cenobitiche, di alto e basso clero, di cattolicità e sette» (2). La storia del cristianesimo è storia di associazioni cristiane che si collocano in modo talvolta radicalmente contrapposto nell’ambito di lotte che scaturiscono dalla società civile. Il carattere cristiano è certo un carattere importante di questi comportamenti umani, esso resta però indecifrabile senza riferirsi alle contraddizioni della società civile ed al modo come esse emergono all’interno degli stessi comportamenti cristiani. Al di là del contributo metodologico ad una definizione di storia del cristianesimo (che avrà ampi svolgimenti in terra protestante), Labriola (come Engels) sceglieva come campo di ricerca situazioni diverse da quelle che Weber verrà ponendo al centro della sua attenzione. Per Weber il contributo essenziale del cristianesimo al sorgere della civiltà moderna era indicato nella sua capacità di aprire la strada ad un’etica dell’accumulazione. Per Labriola esso consisteva invece nell’aver saputo dar forma ad una prima etica della liberazione. Engels aveva già mostrato, nel suo scritto ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’ (3), come, sul finire degli anni sessanta, l’Apocalisse fosse l’indice di un confuso movimento di massa, il cui atteggiamento di ribellione ha come unica «via di uscita» il terreno religioso. Scrive Engels che in quegli anni, agli uomini asserviti, oppressi ed impoveriti, con interessi estranei, gli uni agli altri, si poteva offrire solo una salvezza, una «via di uscita», che non era di questo mondo. Così come stavano le cose, «poteva essere soltanto una via di uscita religiosa… Il cristianesimo prese sul serio la ricompensa e la punizione nell’aldilà, creò cielo ed inferno e si trovò la via di uscita che conduceva gli afflitti e gli oppressi da questa terrena valle di lacrime nel paradiso eterno. E in realtà soltanto con la prospettiva di una ricompensa nell’aldilà era possibile innalzare la rinuncia al mondo e l’ascetismo stoico-filosofico a principio etico di una nuova religione mondiale che trascinasse le masse popolari oppresse» (4). Labriola studia un altro momento del ribellismo cristiano, i cui caratteri sono profondamente diversi da quelli qui tratteggiati da Engels. Il punto caratterizzante della rivolta di fra Dolcino è infatti che alla espulsione di vasti strati sociali dal possesso dei mezzi di produzione, egli risponde con una rivolta che vuole ristabilire la giustizia anche in questo mondo. Il punto comune è però l’attenzione che sia Engels sia Labriola rivolgono al momento della liberazione”” (pag 47-48) [Nicola Badaloni, ‘Sulla dialettica materialistica della «liberazione»’, Critica marxista, Roma, n. 5-6, settembre-dicembre 1976] [(1) A. Labriola, ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, 1965, p. 273; (2) Ibidem; (3) F. Engels, ‘Sulle origini del cristianesimo, trad. it., Roma, 1954. Originariamente pubblicato sulla ‘Neue Zeit’ nel 1895; (4) Ivi, p. 37]”,”RELC-008-FGB” “BADALONI Nicola”,”Marx e l’etica della rivoluzione industriale.”,”””Non esiste un’unica versione del modo di produzione capitalistico; esso si può esprimere anche lasciando in piedi strutture di potere che integrano e sostituiscono lo sfruttamento. Scrive Marx che in Germania «la sfera particolare alla quale, per la divisione dei poteri, toccò l’amministrazione dei pubblici interessi, ricevette un’indipendenza anormale che fu ancora accresciuta nella burocrazia moderna. Così lo Stato si costituì in potenza apparentemente indipendente e… ha conservato fino ad oggi questa posizione che in altri paesi è solo transitoria, uno stadio di transizione. Questa posizione spiega tanto l’onesta coscienza da funzionari che non si trova altrove, quanto tutte le illusioni correnti in Germania sullo Stato, quanto l’apparente indipendenza che qui i teorici hanno nei confronti dei borghesi, l’apparente contraddizione tra la forma in cui questi teorici esprimono gli interessi dei borghesi e questi stessi interessi» (59). Dunque ciò che Marx teme non è solo l’arretratezza della Germania, ma lo stabilizzarsi di questo stadio di transizione, il suo solidificarsi in un peculiare modo di produzione entro cui lo Stato rammodernato mantenga una posizione preminente e integrativa rispetto all’assenza di consapevolezza della materialità degli interessi borghesi da parte degli intellettuali. Questa situazione si rispecchia nella ‘Critica della Ragion pratica’ di Kant, il quale «si appagò della pura e semplice “”buona volontà””, anche quando essa rimase senza alcun risultato, e pose l”attuazione’ di questa buona volontà, l’armonia fra essa e i bisogni e gli impulsi degli individui, nell”aldilà’» (60). Per quanto riguarda Hegel la sua polemica si rivolge contro l’unità negativa, cioè la subordinazione di uno dei lati dell’antitesi all’altro, affinché questo abbia modo di svilupparsi. Secondo Marx, invece, «l'””intesse generale”” è creato dagli individui determinati in quanto “”uomini privati””». I comunisti teorici «sanno che quest’antitesi è solo apparente, perché uno dei lati, quello così detto “”generale””, è continuamente generato dall’altro, l’interesse privato, e non si oppone affatto ad esso come potenza autonoma, che dunque nella pratica quest’antitesi viene continuamente distrutta e generata. Non si tratta dunque di una “”unità negativa”” hegeliana di due lati di un’antitesi, ma della distruzione, materialmente condizionata, di un modo di esistenza degli individui, materialmente condizionato, unitamente al quale scompare quest’antitesi insieme con la sua unità» (61)”” (pag 164) [Nicola Badaloni, Marx e l’etica della rivoluzione industriale, Critica marxista, Roma, n. 4, luglio-agosto 1982] [(59) Marx Engels, ‘L’ideologia tedesca’, cit, p. 189; (60) Ivi, pp. 187-188; (61) Ivi, p. 244]”,”MADS-016-FGB” “BADALONI Nicola”,”Discussioni umanistiche su fato e libertà.”,”””Un filone di studi di grande interesse è stato riaperto or sono alcuni anni da François Masai con la sua opera riassuntiva anche di precedenti ricerche: ‘Pléthon et la platonisme de Mistra’ (Paris, 1956). Masai ha mostrato che un fondo paganeggiante e comunisteggiante impronta l’opera di Pletone, volta a contrastare l’opinione di Aristotele per cui la natura, pur dotata di finalità, non è tuttavia sottomessa ad una direzione intelligente. Cià che vi è di pericoloso nell’aristotelismo secondo il Pletone di Masai è il fatto che esso fa posto alla fortuna, al caso, come qualcosa di estraneo allo intervento divino; la convinzione di Pletone è che non vi è modo di salvare l’impero universale di dDio e la sua provvidenza, senza ammettere in tutta la sua pienezza la dottrina ellenica della [necessità o causalità] …. “” (pag 258) “”Per il filosofo di Mistra, continua il Masai, il caso è in definitiva l’incontro, imprevisto per l’uomo, di due serie causali, ugualmente determinate in se stesse”” (pag 258) Pletone e il platonismo di Mistrà, di François Masai, Vitrix edizioni, Forlì €38.00 La figura e l’opera di Giorgio Gemisto Pletone, che gli studiosi di volta in volta hanno definito “l’ultimo degli Elleni” antichi, o “il primo dei greci” moderni, non è stata ancora adeguatamente trattata in Italia con opere complete e sufficientemente esaustive, che colgano, nel suo complesso, l’importanza della vita e del magistero del grande sapiente di Mistrà.”,”FILx-011-FGB” “BADALONI Nicola”,”Marxismo come storicismo.”,”Il marxismo è quindi essenzialmente per il Badaloni una “”metodologia’… (risvolto di copertina) “”I testi più frequentemente citati per la questione della dialettica sono senza dubbio quelli di Engels. Su di essi ci soffermeremo perciò all’inizio della nostra esposizione. Come è noto Engels ha fissato in tre punti le leggi della dialettica. In un testo della ‘Dialettica della natura’, scrive: “”Le leggi della dialettica vengono dunque ricavate per astrazione tanto dalla storia della natura come da quella della società umana. Esse non sono appunto altro che le leggi più generali di entrambe queste fasi dell’evoluzione, e del pensiero stesso. Esse, invero, si riducono fondamentalmente a tre: la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione”” (14). Il testo di Engels passa quindi a rimproverare ad Hegel l’artificiosità della sua costruzione per cui “”l’universo, volente o nolente, si deve regolare su un sistema di pensiero, che a sua volta non è altro che il prodotto di un determinato grado di sviluppo del pensiero umano”” (15); ma, conclude Engels, “”se noi capovolgiamo le cose, tutto diviene semplice; le leggi della dialettica, che nella filosofia idealistica appaiono estremamente misteriose, divengono subito semplici e chiare come il sole”” (16). Possiamo per un istante abbandonare questo testo engelsiano per chiedere conferma delle posizioni espresse allo ‘Antidühring’ (17). (…) Engels sottolinea come “”la vecchia metafisica, che considerava le cose come compiute in se stesse, sorse da una scienza naturale che indagava le cose vive e le morte come cose compiute in se stesse. Ma quando questa indagine fu andata tanto lontana che fu possibile il progresso decisivo, il passaggio alla indagine sistematica delle modificazioni che queste cose subiscono nella natura stessa, allora suonò anche nel campo filosofico l’ultima ora della vecchia metafisica. E in realtà, se le scienze naturali furono fino alla fine del secolo scorso scienze prevalentemente ‘raccoglitive’, scienze di cose compiute in se stesse, nel nostro secolo la scienza è essenzialmente ‘ordinativa’, è scienza dei processi, dell’origine e della evoluzione delle cose e del nesso che unisce tutti i processi naturali in un grande tutto. La fisiologia che studia i processi dell’ organismo vegetale e animale, l’embriologia, che tratta dell’evoluzione dell’organismo singolo, dal germe sino alla maturità, la geologia, che studia la formazione graduale della superficie terrestre, sono tutte figlie del secolo nostro”” (27) Esiste dunque nel mondo reale: 1. Il movimento, 2. una certa direzione o tensione di questo movimento”” (pag 112-115) [Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo’, Feltrinelli, Milano, 1962] [(14) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, 1955, p. 56; (16) Ibidem; (17) Ibidem; (17) F. Engels ‘Antidühring’, Roma, 1950, p. 134; … (27) F. Engels, ‘Lodovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, ed. cit., p. 91]”,”MADS-007-FMB” “BADARELLO R. DE VINCENZI E.”,”Savona insorge. Fatti cronache avvenimenti lotta partigiana nel savonese dal 1921 al 1945.”,”””Gli ufficiali che comandavano il reparto decisero di uccidere subito coloro che erano stati trovati in possesso di armi e il tenente delle Brigate Nere Ferrari, rivolto ai prigionieri e in particolare a “”Leone””, disse loro: “”Sapete cosa vi spetta?””. Ho ancora davanti a me la solida figura di Gin Bevilacqua e torno a udire la sua voce calma e tranquilla; l’ anziano garibaldino rispose per tutti, guardando l’ ufficiale diritto negli occhi: “”Quello che succede a noi oggi potrà succedere a te domani. C’è solo una differenza: noi sappiamo perché moriamo, tu non lo saprai nemmeno!””. L’ ufficiale, voltandogli le spalle, disse: “”bastardo!””, e diede l’ ordine di “”rompere le ossa a quei ribelli””, ordine che i militi non si fecero ripetere. Li uccisero colpendoli con il calcio dei fucili, poi li crivellarono di colpi””. (pag 186)”,”ITAR-062″ “BADARELLO Rodolfo”,”Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze.”,”BADARELLO Rodolfo, Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze, EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2006, pag 158 8° Il livello di sindacalizzazione. “”Nel gennaio del 1950 le maestranze delle officine Scarpa & Magnano contavano 831 unità e di queste 807 erano iscritte alla Fiom, nel modo seguente: 490 operai su 499, 99 impiegati su 115, 77 giovani su 77, 137 donne su 139.”” (pag 79) Con il pretesto della mancanza di commesse. “”La sera del 30 giugno 1953 alla Camera del Lavoro di Savona (e alla Cisl, ed alla Uil provinciali) pervennero, mediante l’ Unione Industriale, due lettere della Direzione degli stabilimenti Ilva e Scarpa & Magnano, richiedenti rispettivamente 1.150 e 200 licenziamenti (…)””. (pag 101)”,”MITT-224″ “BADARELLO Rodolfo”,”Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze.”,”Gli studi sull’ evoluzione del movimento operaio italiano. “”Giorgio Doria sottolineava che in questo campo il contributo dato da Savona era stato notevole, a cominciare dagli scritti “”… di Gaetano Perillo e di Arrigo Cervetto comparsi su ‘Movimento operaio e socialista in Liguria’ nella seconda metà degli anni Cinquanta””. Per G. Doria, il movimento operaio savonese ha avuto una crescita decisiva nei primi due decenni del Novecento.”” (…) (pag 11, prefazione)”,”ELCx-094″ “BADARELLO Rodolfo”,”Cronache politiche e movimento operaio del savonese, 1850-1922.”,”BADARELLO Rodolfo, Cronache politiche e movimento operaio del savonese, 1850-1922, EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag XXII 454 8°, indice illustrazioni prefazione prefazione alla 1° edizione, note, appendice: elenco dei segretari della Camera del Lavoro di Savona e del suo Circondario Elenco delle Società Operaie e di Mutuo Soccorso, Cooperative di Lavoro e di Consumo nominate nel testo, Fonti essenziali del libro indice nomi “”Sulla questione del pane all’inizio di giugno si dimise il Ministero di Francesco Saverio Nitti revocando il decreto che ne aumentava il prezzo a lire 1,50 al chilo, di un tipo unico, onde limitare il disavanzo finanziario di oltre 4 miliardi che comportava l’acquisto di circa 40 milioni di quintali di grano consumato annualmente in Italia. Gli successe un nuovo Ministero di Giovanni Giolitti, del quale, mentre i Popolari savonesi scrivevano su L’Avvenire: “”si propone di dare all’Italia la tranquillità interna, rinsanguare le finanze dello Stato, abolire le ricchezze di guerra costruite sullo sfruttamento dei dolori della nazione””, i socialisti savonesi si commentavano su ‘Bandiera Rossa’: “”Giovanni Giolitti è l’uomo della Banca Romana, il responsabile della guerra di Libia è tornato al potere e non si è smentito. E’ l’uomo del cosiddetto pugno di ferro, il dittatore. La morte che speriamo presto venga a trovarlo, nella sua vecchiaia non lo ha reso più umanitario di ciò che fu nel tempo passato””””. (pag 305-306)”,”ELCx-111″ “BADARELLO Rodolfo”,”Cronache savonesi dell’800. Vita politica, Amministrazioni comunali, Movimento operaio e cooperativistico, Cultura, sport, spettacoli, Costume, industria e commercio.”,”BADARELLO Rodolfo alla memoria di Pietro, il padre, operaio dell’ILVA. Forte terremoto a Savona (oltre dieci morti e feriti) il 23 febbraio 1887, crollo di abitazioni in città, epicentro nel golfo di Genova, i maggiori danni nella provincia di Porto Maurizio (pag 127)”,”LIGU-116″ “BADARELLO Rodolfo”,”Un racconto e trenta poesie di un tempo che fu.”,”Ricordo di Alce. (Piero Parisotto) “”RIcordo che i giovani del suo Gruppo Anarchico qualche tempo dop fecero pubblicare una fotografia di Alce sul loro periodico nazionale ed un lungo articolo commemorativo scritto da Arrigo [Cervetto]; diffusero le copie nel quartiere, in città e molti che lo avevano conosciuto ne presero una. Nella foto, scattata subito dopo la Liberazione, Alce era così giovane e così triste, alto e magro, in posa imbracciando la sua mitraglietta. Io l’ho tenuto in buon conto il giornale e lo mostrai anche a mia moglie, una volta, ma ho finito per perderlo e non credo che ci sia qualcuno capace di averne conservata una copia, perché ormai è trascorso – fa paura pensarlo, quasi mezzo secolo”” [‘Ricordo di Alce’] (pag 20)”,”ITAR-253″ “BADARELLO Rodolfo”,”Militanza operaia. (Poesie)”,”Quanto era bello… “”Quanto era bello stare in corteo con chi portava la bandiera rossa, cantando l’Inno dei Lavoratori e poi “”Popolo, avanti alla riscossa””, sapendo che ai vetri dei balconi, spauriti, ci spiavano i “”Signori”” e che schierata in piazza ci aspettava la sbirraglia al servizio dei padroni”” (pag 39)”,”LIGU-197″ “BADARELLO Rodolfo”,”Quarantacinque giorni di speranze (25 luglio – 8 settembre 1943).”,”Caduti durante la resistenza citati nel volumetto: C. Astengo A. Bevilacque A. Bruzzone F. Falco A. Gori P. Mamino G. Rizzoglio E. Sola M. Tamagnone P. Trevisan”,”ITAR-389″ “BADAYEV A.”,”The Bolsheviks in the Tsarist Duma. With an Article by Lenin on the Work and Trial of the Bolshevik Group in the Duma, and an Introduction by Em. Yaroslavsky.”,”A. Badayev former Deputy of the Fourth State Duma Scritto di Lenin in appendice: ‘What has the Trial of the R.S.-D.W. Fraction proved? (pag 245)”,”RIRx-182″ “BADE Klaus J.”,”L’ Europa in movimento. Le migrazioni dal settecento a oggi.”,”BADE Klaus J. dal 1992 dirige l’ Istituo di ricerca sui movimenti migratori e di studi interculturali dell’ Università di Osnabrück. Fra le sue molte opere: ‘Von Ausenwanderungsland zum Einwanderungsland? Deutschland 1880-1890 (1983). “”Il bilanciamento del principio di trasmissione ereditaria con quello di territorialità nel diritto di cittadinanza francese fu una sorta di compromesso storico: il principio di territorialità, valido fino alla rivoluzione del 1789, era stato, sì, sostituito nel Code civil di Napoleone del 1804 dal principio di trasmissione ereditaria, ma attraverso un lungo processo giuridico esso era stato poi, passo dopo passo, reintrodotto nuovamente. La paura di un indebolimento militare ed economico per “”spopolamento”” contribuì essenzialmente ad allargare, attraverso varie riforme, i diritti a favore degli immigrati e ad agevolare l’ accesso alla cittadinanza.”” (pag 372)”,”EURx-168″ “BADER Veit-Michael BERGER Johannes GANSSMANN Heiner HAGELSTANGE Thomas HOFFMANN Burkhard KRÄTKE Michael KRAIS Beate KÜRSCHNER Lor STREHL Rüdiger”,”Krise und Kapitalismus bei Marx. Band II.”,”””Marx’ “”letzer Grund”” aller Krisen muß also so verstanden werden, daß mit der Reduktion der “”Konsumtion der großen Masse der Gesellschaft auf ein nur innerhalb mehr oder minder enger Grenzen veränderliches Minimum”” (MEW 25/254; Vgl. MEW 26 3/50, 55, 118) die Grundbedingung der Überproduktion gegeben ist, die für Verwertung und Akkumulation des Kapitals einen Rahmen definiert, der nur mit widersprüchlichen Mitteln gesprengt werden kann. Wenn nicht schon (bei Akkumulation in dieser Abteilung) Abteilung II über die zahlungsfähige Nachfrage der Konsumenten hinaus produziert, muß Abteilung I über die durch Abteilung II zu gegebenem Zeitpunkt gegebene Nachfrage nach Produktionsmitteln hinaus ausgedehnt werden (was sich früher oder später ungünstig in “”Erinnerung”” (GR/319) bringt (1)), oder das Kapital wird seinem “”historischen Beruf”” untreu: der Ruf Moses’ und der Propheten: Akkumuliert, akkumuliert! verhallt ungehört (vox clamans in deserto)”” (1) Vgl. Hilferding (1968), S. 330: “”Die enge Basis, die die Konsumtions-verhältnisse der kapitalistischen Produktion bieten, ist aber deshalb allgemeine Bedingung der Krise, weil die Unmöglichkeit, sie zu erweitern, eine allgemeine Voraussetzung der Absatzstockung ist. Wäre die Konsumtion beliebig ausdehnbar, so wäre Überproduktion nicht möglich””; (2) “”Each time we secure to-days equilibrium by increased investment we are aggravating the difficulty of securing equilibrium to-morrow”” (Keynes, 1936, S. 105) [AA.VV., ‘Krise und Kapitalismus bei Marx. Band II, 1975] (pag 462)”,”MADS-612″ “BADER Werner”,”Une armée pour la guerre civile. Les Groupes de Combat du Parti Communiste en Allemagne de l’Est.”,”350 mila ‘Combattenti’ dei ‘Kampfgruppen’ del Partiti sono equipaggiati di armi da fanteria leggere e pesanti, tra cui cannoni da campagna e mortai, veicoli blindati. Obiettivo ultimo della loro istruzione: missioni offensive nel quadro di una guerra civile”,”GERV-001-FGB” “BADIA Gilbert”,”Clara Zetkin feministe sans frontieres.”,”Infanzia adolescenza anni decisivi a Parigi, Germania 1890, questione femminile e femminismo, lotta per diritto di voto, Partito SPD. guerra e rivoluzione russa, riv di novembre 1918, URSS Terza Internazionale , KPD opposizione a STALIN, Q fascismo.”,”ZETx-003″ “BADIA Gilbert”,”Rosa Luxemburg. Journaliste Polemiste Revolutionnaire.”,”Q nazionale, accumulazione del capitale e teoria dell’ imperialismo. BADIA, prof di tedesco, resistente, ha partecipato alla costituzione del Front National. Alla liberazione è redattore in capo di ‘Ce soir’. Oggi è Dottore in lettere, Prof Univ di Paris-VIII. Anima il collettivo pluridisciplinare che coordina la pubblicazione delle opere di MARX-ENGELS presso le Editions Sociales. Le sue traduzioni di BRECHT sono ben conosciute e la sua ‘Histoire de l’Allemagne contemporaine’ è un libro di riferimento.”,”LUXS-005″ “BADIA Gilbert TYCH Feliks AMODIO Luciano COLLOTTI Enzo MATTICK Paul, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume quarto. Luxemburg, Liebknecht, Pannekoek.”,”Saggi di BADIA Gilbert TYCH Feliks AMODIO Luciano COLLOTTI Enzo MATTICK Paul”,”MADS-284″ “BADIA Gilbert”,”Histoire de l’ Allemagne contemporaine, 1917-1933. Tome premier.”,”[‘Il voto dei crediti di guerra. Per prudenza, il cancelliere aveva convocato un deputato socialdemocratico conosciuto per le sue opinioni di destra, Sudekum, per informarsi, alla vigilia della guerra, dell’atteggiamento che avrebbe adottato la socialdemocrazia. Il 29 luglio, costui rese conto a Bethmann dei contatti che aveva appena avuto con Ebert, Braun, Müller, Bartels e Fischer: “”Ho avuto la conferma di quello che vi avevo detto: nel desiderio precisamente di servire la causa della pace, nessuna azione (sciopero generale o parziale, sabotaggio, ecc.) era né prevista né temuta””. Il 2 agosto, l’organismo di direzione dei sindacati si riunisce, considera la guerra come inevitabile, pensa che i crediti militari dovrebbero essere votati. I dirigenti sindacali decidono di fermare tutti gli scioperi in corso e di proclamare la loro volontà di aiutare il governo. L’appello lanciato agli iscritti quel giorno insiste sulla necessità di rimanere fedeli all’organizzazione e si limita a constatare: “”Tutti gli sforzi della classe operaia organizzata per mantenere la pace sono rimasti vani. La guerra si è abbattuta sulle nazioni civili…”’ (pag 46)]”,”GERG-059″ “BADIA Gilbert presentazione”,”Les spartakistes. 1918: l’ Allemagne en revolution présentée par Gilbert Badia.”,”Force réelle des Spartakistes. “”Lorsque Rosa Luxemburg, le 15 décembre 1918, demande, à l’ Assemblée générale des militants du Grand Berlin, la tenue dans les plus brefs délais d’un Congrès du parti – à ce moment-là les Spartakistes font encore partie des Indépendants – sa motion recueille 195 voix contre 485 à celle de Hilferding. On pourrait en conclure qu’à Berlin du moins, il y a chez les Indépendants, environ deux Spartakistes sur sept adhérents. On serait donc tenté de tenir pour quasi négligeable une tendance (le futur parti communiste) qui ne devait compter, selon A. Rosenberg, tout au plus que quelques centaines de milliers de partisans dans l’ ensemble du Reich au début de 1919. Précisons d’ailleurs que cette faiblesse numérique n’est contestée par parsonne. Mais comme l’ont dit des historiens allemands: ‘L’ influence du Spartakisme était plus grande que son pouvoir d’organisation…””.”” (pag 113)”,”MGER-089″ “BADIA Gilbert”,”Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,” “”Un dispaccio giunto da Düsseldorf, alla metà di febbraio, annunciava che gli spartachisti avevano organizzato “”duemila giovani, costituito un battaglione d’assalto di duemila uomini appoggiato da operai della ‘Rheinische Metallwarenfabrik’. Troviamo un’annotazione analoga nel ‘Landrat’ di Beuthen che si riferiva ai giovani: “”In generale gli operai di una certa età vogliono continuare a lavorare, ma spesso sono i giovani che glielo impediscono””. Il documento stabiliva poi che questi giovani avevano molta simpatia per le idee “”radicali””. Radek, nel suo ‘Diario’, riportava questa osservazione di Liebknecht: “”I socialdemocratici sono più forti di noi, ma sono vecchi…. La gioventù è con noi””. Come si ricorderà, anche Rosa Luxemburg era rimasta colpita dalla giovane età dei delegati al congresso costitutivo del KPD””. (pag 232)”,”MGEK-098″ “BADIA Gilbert”,”La fin de la république allemande, 1929-1933.”,”Sciopero dei trasporti a Berlino. (Novembre 1932). “”Le jeudi, la vie de la capitale est paralysée. Les piquets de grève réussissent à empêcher la sortie des voitures. Le quelques briseurs de grève qui acceptent de conduire les tramways, sont malmenés, malgré la présence de policiers. Les voitures sont renversées. La police tire. Des ouvriers sont tués. Mais les syndicats refusent toute aide financière à cette grève “”illégale””. la police arrête de nombreux grévistes (près de 1.000), en blesse d’autres, en tue quelques-uns (10 morts, 100 blessés). Devant la brutalité de la répression et le désaveu syndical, la grève commence à “”pourrir””: le comité de grève décide la reprise du travail après cinq jours de grève.”” (pag 95) Sui rapporti nazismo grande capitale l’A cita l’articolo di KLEIN, F. : Comment la grande bourgeoisie allemande a préparé la dictature fasciste. Recherches Internationales N° 1, pp. 107-146, 1958, Mai-Juin”,”GERG-086″ “BADIA Gilbert”,”L’analisi dello sviluppo capitalistico in Rosa Luxemburg.”,”La critica agli schemi di Marx di Rosa Luxemburg “”Prima di proseguire dobbiamo far presente che Rosa Luxemburg non ha affatto dimostrato l’assunto da lei affermato. E’ vero che essa è riuscita a dimostrare bene, ci sembra, che Marx aveva torto nell’assimilare l’accumulazione del capitale nuovo alla riproduzione del capitale vecchio (70). La riproduzione allargata implica effettivamente un “”estero””. Essa ha certamente dimostrato che nel caso della riproduzione allargata, gli scambi tra le sezioni I (mezzi di produzione) e II (beni di consumo), persino partendo dagli schemi stabiliti da Marx nel II libro del ‘Capitale’, non si effettuano senza ‘resto’ (71). Tale resto poteva trovare posto soltanto all”esterno’ delle due sezioni. Ma partendo da questo problema reale, a partire da una critica fondata sugli schemi di Marx che parevano evitare o aggirare la difficoltà, più che risolverla (72), Rosa Luxemburg giunge ad affermare che il “”plusvalore che deve essere capitalizzato (…) non può esserlo però, in ambiti capitalistici”” (73). Già qualche pagina prima aveva scritto che “”questa realizzazione (…) era un compito insolubile in una società composta unicamente di operai e di capitalisti”” (74). E’ su questo punto che le concezioni di Rosa Luxemburg sono state più vivacemente criticate persino da economisti che, come Fritz Sternberg (75), hanno sempre dimostrato nei suoi confronti una viva ammirazione. Concludendo la sua polemica, Otto Bauer scrive: “”A nostro avviso, il capitalismo è concepibile anche senza espansione [geografica]”” (76). Rosa Luxemburg si prende gioco di questa formula, ma non ha ritenuto opportuno rifiutarla. In realtà, nel corso della sua dimostrazione, nel vocabolario adoperato da Rosa Luxemburg si produce uno slittamento terminologico. Il mercato estero, definito dapprima economicisticamente, si riduce man mano al suo significato geografico, vale a dire che viene riferito ai ‘paesi’ non capitalistici, alle colonie. Nell’espressione ‘nichtkapitalistische Schichten und Länder’, che troviamo di frequente nella sua penna, è la seconda parte, i ‘nichtkapitalistische Länder’, che sarà privilegiata: essendo gli strati non capitalistici in seno ai paesi industrializzati, relegati a poco a poco in secondo piano”” [Gilbert Badia, L’analisi dello sviluppo capitalistico in Rosa Luxemburg, Estratto da ‘Annali’, Milano, 1974] (pag 242-243) [(70) Marx, ‘Theorien über den Mehrwert, MEW, t. 26, pp. 483-84, cit. da Rosa Luxemburg, ‘Akkumulation’, p. 320; (71) Otto Bauer per esempio riconosceva l’esistenza di questo resto, ed è sempre a questo problema che si sono interessati i “”marxisti russi””. Cfr. ‘Akkumulation, capp. XVIII-XXIV, pp. 239-98; (72) Perché questo resto non appaia, Marx è obbligato a ricorrere, nei suoi schemi a delle vere acrobazie numeriche. Cfr. ‘Capital’, cit., t. V, pp. 156-57 e le annotazioni critiche di Rosa Luxemburg, ‘Akkumulation’, pp. 93-95; (73) ‘Akkumulation’, p. 330; (74) ‘Akkumulation’, p. 320-21; (75) Nella sua opera ‘Der Imperialismus’ (Berlin, 1926) Sternberg enumera quattro elementi che, in un sistema capitalistico, permettono di allargare gli sbocchi ai fini dello smercio della produzione eccedente: 1) l’accrescimento del potere d’acquisto della popolazione; 2) l’accrescimento numerico della popolazione; 3) l’integrazione di territori non capitalistici; 4) il commercio estero; (76) Otto Bauer, in ‘Neue Zeit’, 1913, n. 24, p. 874. Vedi anche ‘Antikritik, p. 113]”,”LUXS-059″ “BADIA Gilbert”,”Les spartakistes. 1918: l’Allemagne en révolution.”,”Relations avec la Russie soviétique. “”Dans sa proclamation du 10 novembre, le Comité exécutif des Conseils de Berlin, «décidait» le rétablissement immédiat des relations diplomatiques avec la Russie soviétique, interrompues huit jours plus tôt par le gouvernement du prince Max de Bade , sur la suggestion de Scheidemann: “”[Le Comité] exprime son admiration aux ouvriers et aux soldats russes, qui se sont engagés les premiers sur la voie de la révolution; il est fier que les ouvriers et soldats allemand aient suii leur exemple, maintenant ainsi leur gloire d’antan, celle de précurseurs des Internationales. Il transmet au gouvernement russe des ouvriers et des soldats ses salutations fraternelles. Il décide que le gouvernement de la République allemande rétablira immédiatement des relations diplomatiques aec le gouvernement russe, et espère la venue à Berlin d’une représentation de ce gouvernement”” (139).. Le 11 novembre, de son côté, le gouvernement soviétique avait envoyé un radiogramme non pas au nouveau gouvernement, dont il ignorait peut-être encore l’existence, mais à «tous les Conseils d’ouvriers, de soldats et de marins d’Allemagne». Ce radiogramme attaquait violemment les Scheidemann et les Erzberger: “”Tant que vous tolérerez un gouvernement composé de Princes, de capitalistes et de Scheidemann (149), vous ne détiendrez pas le pouvoir. Avec les Erzberger, les Scheidemann, vous serez livrés au capital (…). Il s’agit de prendere réellement le pouvoir partout, les armes à la main, et de constituer un gouvernement des ouvriers, des soldats et des marins, dirigé par Liebknecht. Ne vous laissez pas imposer une Assemblée nationale par des radoteurs. Après avoir rappelé que l’armée rouge lutte contre des généraux soutenus par les Anglais et aussi «vos géneraux et le gouvernément des Scheidemann», évoqué la rupture des relations diplomatiques, le télégramme conclut: “”Nous ne pouvons envoyer immédiatement des représentants [à Berlin] car les généraux allemands qui occupent la Lithuanie et la Pologne nous barrent le chemin et nous le barreront tant que vous n’aurez pas mis à la raison les généraux Hoffmann et Beseler [commandant sur le front oriental]. Mettez-vous en liaison avec nous par radio. Appelez la station de Moscou et de Tsarskole-Selo et dites-nous ce qui se passe en Allemagne. Nous bandons toutes nos forces pour vous envoyer bientôt du pain. Vive la République allemande des Conseils”” (141)”” (pag 149-150) [(139) Ce texte a été publié par le journal officiel ‘Deutscher Reichsangzeiger und Preussischer Staatsanzeiger, n° 268 du 12 novembre 1918. (…); (140) Cette phrase vise le gouvernement du prince Max de Bade; (141) Télégramme publié par la ‘Rote Fahne’ du 18 novembre 1918, n° 3 (…)]”,”MGER-140″ “BADIA Gilbert”,”Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,” Titolo originale ‘Le Spartakisme. Les dernières années de Rosa Luxemburg et de Karl Liebknecht’ A Stoccarda, nel 1907, Lenin e Rosa Luxemburg avevano proposto con esito favorevole un importante emendamento che impegnava i socialisti a condurre un’opposizione rivoluzionaria alla guerra… “”Il 4 agosto 1914 il Partito socialdemocratico tedesco votava al Reichstag i crediti militari all’unanimità, dando così inizio a quella politica di “”unione sacra”” (a) che sarà portata avanti dalla maggioranza dei suoi dirigenti fino alla fine delle ostilità (…). Quella sera stessa del 4 agosto, alcuni oppositori si riunivano nell’appartamento di Rosa Luxemburg a Berlino. Erano presenti Franz Mehring, Julian Karski-Marchlewski, Ernst Meyer, Käthe e Hermann Duncker, Hugo Eberlein e William Pieck. La proposta di abbandonare il partito venne respinta. Si stabilì di invitare i socialdemocratici noti per le loro simpatie verso le posizioni della sinistra a un incontro di discussione: si spedirono così immediatamente più di trecento telegrammi. Il risultato fu una catastrofe. L’unica a esprimere subito il proprio accordo incondizionato fu Klara Zetkin; molti non diedero neppure segno di vita. Quelli che, nonostante tutto, risposero, invocarono risibili e sciocche scuse per dire di no (1). Quei pochi oppositori si ritrovarono così da soli, o quasi. Era il segno del crollo pressoché completo della sinistra del partito, di quel fenomeno definito da Liebknecht la «polverizzazione dell’ala radicale». Al congresso di Jena, nel 1913, la sinistra socialdemocratica aveva potuto, in occasione di due votazioni, contare le proprie forze: aveva raccolto un pò meno di un terzo dei voti. Ma, ora, la guerra appena scoppiata aveva rovesciato tante cose! E tuttavia si trattava di un’eventualità che era stata prevista e che aveva anzi dato origine a lunghi e accesi dibattiti. Sul problema della guerra, il partito aveva preso posizione già molto prima del 1914. A Stoccarda, nel 1907, Lenin e Rosa Luxemburg avevano proposto con esito favorevole un importante emendamento che impegnava i socialisti – nel caso in cui, nonostante tutto, fosse scoppiata la guerra – «a far di tutto per farla cessare rapidamente e a far leva con tutte le loro forze sulla crisi economica e politica suscitata dalla guerra per far entrare in agitazione i più profondi strati popolari e per affrettare la caduta della dominazione capitalistica». Ma una cosa erano le risoluzioni che la socialdemocrazia tedesca accettava di votare nei congressi internazionali e un’altra cosa era invece la pratica politica corrente”” (pag 12-13) [Gilbert Badia, ‘Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht’, Savelli, Roma, 1976] [(a) «’Unione sacra’ (Union sacrée, ndr) di combattenti e popolo fino alla vittoria» fu il celebre motto lanciato in Francia nel 1914 dal ministro Viviani per spingere il proletariato a sacrificarsi in nome della patria] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LUXS-003-FV”
“BADIA Gilbert”,”La Lega spartachista. La rivoluzione infranta di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht.”,”Titolo originale: ‘Le Spartakisme. Le dernières années de Rosa Luxemburg et de Karl Liebknecht, 1914-1919’ Gilbert Badia (1916-2004) storico e germanista francese, ha insegnato alle università di Paris VIII e di Algeri. Nel corso della sua carriera si è occupato di spartachismo e delle figura di Rosa Luxemburg. Ha tradotto Brecht e h pubblicato in francese la corrispondenza tra Marx ed Engels. La sua opera più nota è ‘Histoire de l’Allemagne contemporaine’ (a cura, 1962), mentre in traduzione italiana si ricordano ‘Rivoluzione tedesca, 1918-1923’ (1980) e ‘Clara Zetkin, femminista senza frontiere’ (1994). [() Documenti: ‘Due lettere di Rosa Luxemburg a Franz Mehring (settembre 1914)’; ‘L’attività degli spartachisti (1914-1915)’; ‘Rapporto Eberlein’; ‘Due lettere di Karl Liebknecht (febbraio 1915)’; ‘La situazione all’inizio del 1915 vista da Rosa Luxemburg’; ‘La situazione all’inizio del 1916: divergenze nell’opposizione’; ‘L’espulsione di Liebknecht dal parlamento (aprile 1916)’; ‘Festeggiamenti all’uscita di prigione. Rosa Luxemburg fa il punto (febbraio-marzo 1916)’; ‘Conferenza nazionale spartachista (giugno 1916)’; ‘Rosa Luxemburg a Lipsia (luglio 1916)’; ‘Opuscolo e rapporto spartachisti sugli scioperi di gennaio (febbraio 1918)’; ‘Manifesto spartachista pubblicato alla vigilia della rivoluzione (agosto 1918)’; ‘L’ultima «Lettera» di Spartaco – Lettera n. 12 (metà ottobre 1918)’; ‘Discorso del presidente Otto Rühle pronunciato al Reichstag (25 ottobre 1918)’; ‘Appello di Liebknecht ai soldati dell’intesa (31 ottobre 1918)’; ‘Difficoltà per la pubblicazione del “”Die Rote Fahne””‘; ‘Gli spartachisti mettono sotto accusa gli indipendenti (dicembre 1918)’; ‘Saluto degli spartachisti ai comunisti polacchi’; ‘Il programma del partito comunista tedesco’; ‘Un episodio importante della settimana di sangue: il voltafaccia della “”Volksmarinedivision”” (La congiura di Marstall (…)’; ‘Radek e i dirigenti spartachisti’; ‘Una lettera inedita di Rosa Luxemburg’; ‘La repubblica dei consigli di Brema (gennaio-febbraio 1919)’; ‘Una conversazione ascoltata per strada (marzo 1919)’] Cap. XII. Spartachisti e bolscevichi (pag 132-139)”,”MGER-154″ “BADIALE Marino BONTEMPELLI Massimo, Seguito da Renata BRUZZONE”,”Il mistero della sinistra. Sinistra, ma di che cosa?”,”Marino Badiale, dopo aver insegnato presso l’Università di Padova e la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente Professore ordinario di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Matematica all’Università di Torino Nato a Pisa, 26 gennaio 1946, Il 31 luglio del 2011 veniva a mancare Massimo Bontempelli nella sua città d’origine Pisa. Non è un dettaglio secondario, Massimo Bontempelli ha vissuto la sua esistenza nella sua comunità, l’ha servita da docente e da filosofo. La sua filosofia ha guardato la notte del nichilismo.”,”ITAP-087-FL” “BADIA-Y-LEBLICH Domingo”,”Viaggio in Siria e Palestina.”,”BADIA-Y-LEBLICH Domingo nasce a Barcellona nel 1767. Autodidatta entra nella pubblica amministrazione e soli 14 anni. Dopo aver studiato l’ arabo, dal 1803 al 1807 porta a termine una spedizione scientifica e diplomatica attraverso l’ Islam, adottando il nome di ALI BEY EL ABBASI. Travolto dagli avvenimenti politici spagnoli, pubblica Parigi i propri appunti di viaggio. Muore nel 1822 durante la seconda missione in Oriente. La PATANIA è ricercatrice presso la Cattedra di Lingua e Letteratura spagnola all’ Università di Palermo. “”Secondo la costituzione, la metà delle spese dei conventi e chiese in Terrasanta si debbono pagare sui fondi della Spagna e l’ altra metà su quelli di altre nazioni. Ma siccome in quel periodo gli altri paesi d’ Europa non fornivano nulla, i fondi della Spagna facevano fronte a tutto e avevano anticipato alle altre casse più di ‘un milione di duros’. Disgraziatamente, erano già tre anni che la Spagna non mandava rimesse e il povero procuratore generale si trovava nel più grande imbarazzo, aumentato dalle vessazioni e insulti dei turchi. I conventi inviano mensilmente i loro conti al procuratore generale, certificati e firmati da tutti i frati di ciascuna comunità. Ogni quattro mesi il procuratore generale presenta i propri al discretorio. Questo sistema mantiene il buon ordine e la purezza nell’ amministrazione delle finanze. I frati sono ben trattati, nutriti e vestiti: la loro organizzazione è eccellente, il governo prudente e saggio e la condotta strettamente regolata.”” (pag 96-97)”,”VIOx-145″ “BADIE Bertrand”,”Strategie de la greve. Pour un approche fonctionnaliste du parti communiste francais.”,”BADIE è dottore in scienze politiche, assistente al dip di scienze politico della Sorbona (Paris I).”,”PCFx-014″ “BADIE Bertrand ARNAUD Hélène BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco, comitato di redazione”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-029″ “BADIOU Alain ZIZEK Slavoi a cura; saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Terry EAGLETON Peter HALLWARD Michael HARDT Minqui LI Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Wang HUI Slavoj ZIZEK”,”L’idée du communisme.”,”Saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Terry EAGLETON Peter HALLWARD Michael HARDT Minqui LI Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Wang HUI Slavoj ZIZEK”,”SOCx-252″ “BADIOU Alain”,”Il concetto di modello.”,”Nell’inverno-primavera 1967-1968 aveva luogo all’Ecole Mormale Supérieure di Parigi un “”Cours di Philosophie pour scientifiques”” sotto la guida di Louis Althusser, con la partecipazione di un vasto pubblico studentesco. Il maggio francese veniva ad interrompere lo svolgimento del “”Cours””, di cui fa ceva parte “”Il concetto di modello”” di A. Badiou che qui pubblichiamo,”,”SCIx-120-FL” “BADOGLIO Pietro”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale. Memorie e documenti.”,”””Tutti puntavano decisamente su determinati Ministeri e specialmente su quello dell’ Interno. Alla fine, distribuendo equamente i Ministri senza Portafoglio e con una certa compensazione gli altri Dicasteri, riuscii a comporre un Gabinetto al quale aderì per ultimo anche il partito d’ azione. Un’ osservazione mi venne subito fatta da molti: perché tanti Ministri senza portafoglio? In passato era stata nominata eccezionalmente Ministro senza portafoglio qualche personalità che, col suo nome, dava forza al Gabinetto. Così io avevo pensato di nominare a tale carica Benedetto Croce, nome universalmente conosciuto e onorato, anche perché, per la sua età, non era più in grado di sottostare al duro lavoro di direzione di un qualsiasi Dicastero. Ma Sforza volle anch’egli essere Ministro senza portafoglio. Subito Rodinò mi fece osservare che, essendo stato Ministro più volte, mentre Sforza lo era stato una volta sola, spettava anche a lui tale distinzione. Allora anche socialisti e comunisti pretesero i loro rappresentanti in quella categoria di superministri, e così, nella stessa carica, furono nominati Togliatti e Mancini””. (pag 196-197)”,”ITQM-087″ “BADSEY Stephen”,”Arnhem 1944. L’ operazione Market-Garden.”,”””La vittoria alleata nella battaglia di Normandia era dipesa anche in gran parte dal massiccio supporto aereo alle truppe terrestri, un compito imposto da Eisenhower ai piloti, spesso riluttanti, dell’ Aviazione della Forza di Spedizione Alleata (Allied Expeditionary Air Force, AEAF) comandata dal poco apprezzato maresciallo dell’ aria Sir Trafford Leigh-Mallory. Il 15 agosto, Leigh-Mallory, anch’ egli convinto che la guerra in Europa fosse vinta, iniziò a smobilitare il Quartier generale dell’ AEAF e a pianificare i suoi incarichi futuri. Le flotte aeree alleate di bombardieri pesanti del Commando bombardieri della RAF e l’ 8° Flotta aerea della USAAF tornarono alla strategia, da loro preferita, di bombardare le città tedesche (…)””. (pag 9)”,”QMIS-099″ “BAECHLER Jean”,”Los origenes del capitalismo.”,”BAECHLER Jean è nato nel 1937, è professore aggiunto presso la Università di Parigi dal 1962. Collabora al Centro nazionale di ricerche scientifiche, sezione di sociologia dal 1966. Ha pubblicato: ‘Politique de Trotsky”” (1968), ‘Les phenomenes revolutionnaires”” (1970).”,”ECOI-083″ “BAECHLER Jean”,”Les phenomenes revolutionnaires.”,”BAECHLER Jean è agregé de l’ Université, Chargé de recherche al CNRS. Dello stesso autore ‘Politique de Trotsky’, A. COLIN, 1968″,”PARx-021″ “BAECHLER Christian”,”L’ Allemagne de Weimar, 1919-1933.”,”BAECHLER Christian professore di storia contemporanea all’ Università Marc Bloch di Strasburgo, è specialista della Germania del XIX secolo e del XX secolo. Ha scritto varie opere sul tema tra cui una biografia di Guglielmo II (Fayard, 2003). Euro 47″,”GERG-070″ “BAECHLER Christian”,”L’ Allemagne de Weimar, 1919-1933.”,”BAECHLER Christian professore di storia contemporanea all’ Università Marc Bloch di Strasburgo, è specialista della Germania del XIX secolo e del XX secolo. Ha scritto varie opere sul tema tra cui una biografia di Guglielmo II (Fayard, 2003). 2° copia “”L’idée d’une “”dictature légale”” est une idée aussi vieille que la République de Weimar, particulièrement en faveur depuis septembre 1923 dans les milieux de l’administration, de l’armée et de l’économie, proches des nationaux-conservateurs. Un groupe dirigé par le général von Seeckt, le chef de la Heeresleitung, souhaite, pour la durée de la crise, former un “”directoire”” indépendant du parlement et des partis, capable de mener une politique énergique contre le radicalisme de droite et de gauche. Seeckt espère gagner à cette idée les partis de la droite modérée, mais aussi le centre et même les sociaux-démocrates gouvernementaux. Il veut convaincre le président Ebert, car il rejette l’idée d’un putsch et souhaite s’appuyer sur les pouvoirs que confère au président l’article 48 de la constitution.”” (pag 186)”,”GERx-113″ “BAER George W.”,”La guerra italo-etiopica e la crisi dell’ equilibrio europeo.”,”BAER G.W. è un ex ricercatore presso la Rhodes University, insegna attualmente storia al Crown College, Università di CaliforniaM a Santa Cruz. “”Un altro fatto che merita di essere rilevato nel discutere della diplomazia italiana a metà agosto, è una mossa specifica compiuta da Mussolini per migliorare le sue relazioni con la Germania, Quanto maggiore era l’ opposizione che il Duce avvertiva nei suoi alleati di ieri, tanto più sentiva il bisogno di garanzie dalla Germania che la frontiera del Brennero non sarebbe stata in pericolo mentre l’ Italia era impegnata in Africa. Quanto più il Duce sentiva parlare di possibile minaccia di sanzioni economiche o militari che avrebbero interrotto l’ afflusso dal mare di merci dirette in Italia, tanto maggiore era il bisogno che aveva di un’ intesa con la Germania che consentisse all’ Italia di procurarsi viveri e combustibile necessari alla sopravvivenza della penisola””. (pag 358)”,”ITAF-167″ “BAER Robert”,”Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l’anima per il petrolio dell’Arabia Saudita.”,”Robert Baer è stato agente operativo della CIA dal 1976 al 1997. Ha servito tra l’altro in Irak, Rabat, Beirut, Khartoum e New Delhi. Nel 1997 è stato insignito della ‘Career Intelligence Medal’. Per Piemme ha pubblicato ‘La disfatta della Cia’. “”L’Arabia Saudita fece persino da mediatrice per i Fratelli [Musulmani]. nell’estate del 1971 re Feisal tentò una riconciliazione tra la Fratellanza e Sadat inviandogli una delegazione di Fratelli il cui capo, Said Ramadan, era sul libro di paga dei sauditi come direttore di un’organizzazione con sede a Ginevra denominata Centre Islamique..”” (pag 182) “”Per vautare l’effetto devastante della combinazione Fratelli-wahabiti, basta guardare il percorso di Osama bin Laden al’interno dell’estremismo islamico”” (pag 183)”,”USAP-092″ “BAFFI Paolo”,”Le origini della cooperazione tra le banche centrali. L’ istituzione della Banca dei Regolamenti Internazionali.”,”Comitato scientifico (Collana storica banca d’ Italia): Antonio FAZIO Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO. “”In conclusione, la ricostruzione di Baffi sul difficile avvio della BRI getta piena luce sui problemi di finanza internazionale emersi dopo la prima guerra mondiale e negli anni Venti, soprattutto sulla mancanza di obiettivi comuni e di comune sentire tra i rappresentanti delle principali economie che portò al disastro degli anni Trenta e Quaranta. L’ isolazionismo degli americani, il declino della leadership inglese, l’ insistenza dei francesi nel percorrere la loro strada separatamente dagli altri, la perdita di adeguatezza dell’ oro come standard monetario internazionale, vengono tutti chiaramente dimostrati. Nello stesso tempo, le componenti necessarie ad un efficace sistema monetario internazionale – assenza di riparazioni e di debiti di guerra, riattivazione di un mercato dei capitali a breve e a lungo termine e cooperazione tra le banche centrali sulle linee di fondo e in risposta agli shocks – vengono mostrate in dettaglio e indicano la via per i concreti sviluppi istituzionali che si realizzeranno dopo la seconda guerra mondiale””. (pag XXXVII, C.P. Kindleberger)”,”ECOI-182″ “BAGAROLO Tiziano a cura”,”Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito.”,”Il ricambio organico (pag 23-24) “”L’intera attività produttiva degli uomini – il loro ‘lavoro’ – si svolge, quali che siano i rapporti sociali, come appropriazione e trasformazione di elementi naturali con l’aiuto di mezzi e forze tratti dalla natura stessa, il cui scopo è la riproduzione della vita: «In primo luogo il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra sé stesso e la natura: contrappone sé stesso, quale una tra le potenze della natura, alla materialità della natura. Egli mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura in forma usabile per la propria vita» (Il Capitale, I). L’attività economica, in quanto produttrice di ‘valori d’uso’, è dunque concepita come una ‘forma modificata del “”ricambio organico (Stoffwechsel) tra l’uomo e la natura””, come dice Marx con termine significativamente mutuato dalle scienze naturali del suo tempo. Il concetto di ‘ricambio organico’ è di straordinaria modernità; esso equivale all’idea di metabolismo della natura, fatto di cicli di materia e di flussi di energia, sostrato delle mutue relazioni fra le specie e fra esse e ambiente circostante, quale è proprio della moderna ecologia. Si veda la descrizione che ne dà Jacob Moleschott, naturalista tedesco contemporaneo di Marx e come lui influenzato dall’antropologia materialistica di Feuerbach, probabilmente l’ispiratore diretto di Marx stesso: «Ciò che l’uomo elimina, nutre la pianta. La pianta trasforma l’aria in elementi solidi e nutre l’animale. I carnivori si nutrono di erbivori, per divenire a loro volta preda della morte e diffondere nuova vita nel mondo delle piante. A questo scambio della materia si è dato il nome di ricambio organico» (Jacob Moleschott, ‘Il ciclo della vita’, 1857). L’accusa di non aver colto le relazioni tra attività economica e cicli naturali, tra economia ed ecologia, rivolta continuamente a Marx (da Nicholas Georgescu-Roegen, ad esempio), messo nello stesso sacco con la quasi totalità degli economisti borghesi, è completamente ingiustificata. Da questo punto di vista, anzi, Marx è un precursore. Per ciò che riguarda la sua forma materiale, dunque, l’attività economica è un processo naturale, prolungamento e modificazione dei processi della natura stessa piegati dall’uomo ai suoi fini. I risultati della produzione sono frutto pertanto non solo dell’attività dell’uomo ma anche di quella della natura: «Il lavoro, come formatore di valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo, indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediar il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini. (…) Nella sua produzione l’uomo può soltanto operare come la natura stessa: cioè ‘unicamente modificando le forme dei materiali’. E ancora: in questo stesso lavoro di formazione l’uomo è costantemente assistito da forze naturali. Quindi ‘il lavoro non è l’unica fonte dei valori d’uso che produce, della ricchezza materiale’. Come dice William Petty, il lavoro è il padre della ricchezza materiale e la terra né è la madre» (Capitale I). Ma il processo lavorativo si distacca dalla mera appropriazione animale della natura fin dai primordi della specie umana, essendo l’uso degli ‘strumenti’ – organi extracorporei dell’uomo – specifica caratteristica umana: «L’uso e la creazioni dei mezzi di lavoro, benché già propri, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il processo lavorativo specificamente umano; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti». Con l’evolvere della vita sociale dell’uomo, il suo metabolismo con la natura diviene progressivamente un processo mediato ‘socialmente’: «Ogni produzione è un’appropriazione della natura da parte dell’individuo, entro e mediante una determinata forma di società» (Grundrisse)”” [Tiziano Bagarolo, a cura, ‘Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito’, Milano, 1989] (pag 23-24-25) finire Darwin e Marx “”Negli stessi anni in cui prendeva forma definitiva l’analisi del capitalismo nel ‘Capitale’, gli sviluppi delle scienze naturali ponevano le basi per una conoscenza della natura qualitativamente superiore a quello che era accessibile a Marx. Le conoscenze acquisite dopo di allora sono tali che ogni marxista serio, che voglia restare fedele al ‘metodo’ scientifico di Marx, non può limitarsi a ripetere dogmaticamente le sue analisi, ma deve riesaminare la categoria del “”ricambio organico fra uomo e natura”” alla luce degli sviluppi scientifici contemporanei. Sono soprattutto la biologia, la termodinamica e l’ecologia che oggi hanno molte e importanti cose da dirci. Delle tre, indubbiamente è la ‘biologia’ che Marx ed Engels poterono seguire almeno in parte nei suoi sviluppi e di cui poterono intuire le implicazioni. La pubblicazione dell’opera di Darwin sull”Origine delle specie’ (novembre 1859) fu immediatamente salutata con entusiasmo da Marx ed Engels, che videro nella ‘teoria dell’evoluzione’ mediante selezione naturale una conferma della analisi materialistica della società e della concezione dell’uomo come parte della natura. In effetti la teoria dell’evoluzione è oggi un principio basilare, un’ipotesi irrinunciabile della moderna biologia, a cui si deve la spiegazione non solo dell’origine delle specie e della vita, ma anche di molte scoperte della biologia molecolare e della genetica. Ogni nuova scoperta della biologia, riconferma la profonda unità che sussiste tra l’uomo e la natura già colta da Marx nel 1844 (‘Manoscritti economico-filosofici’) con la formula: l’uomo è una parte della natura e la natura è il suo “”corpo inorganico”””” [Tiziano Bagarolo, a cura, ‘Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito’, Milano, 1989] (pag 45) Marx. Da regno della necessità a regno della libertà (da Il Capitale) (pag 105) Nella bibliografia si cita il volume di Alfred Schmidt ‘Il concetto di natura in Marx’ (v. biblioteca), autore della scuola di Francoforte (pag 185) Biografia dell’autore in commemorazione seguente: “”E’ scomparso il compagno Tiziano Bagarolo 7 Ottobre 2010 Tiziano E’ con grandissimo dolore che informiamo i compagni e le compagne del partito, i/le suoi/e simpatizzanti e tutti i compagni e la compagne che seguono la nostra attività, della repentina, inaspettata e assolutamente precoce scomparsa del compagno Tiziano Bagarolo, membro della Direzione del PCL e validissimo teorico marxista, in particolare, ma certamente non solo, sul terreno della questione ambientale. Il compagno Tiziano è morto a causa di quella che è stata diagnosticata come un’ipertrofia cardiaca, poco dopo essersi sentito male in un supermercato ed essere stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Milano, nella mattina di mercoledì 29 settembre. Incredibili intoppi burocratici hanno fatto sì che i parenti di Tiziano, che vivono nel Veneto e in Friuli, e tramite loro noi, siamo stati informati solo oggi del decesso. E’ una grave colpo per il nostro partito e per il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale. Ritorneremo più ampiamente sulla figura di Tiziano Bagarolo, sulla sua militanza e il suo contributo al marxismo, limitandoci qui ad una prima esposizione. Nato 54 anni fa in una famiglia proletaria della provincia di Pordenone, Tiziano si accostò giovanissimo al marxismo rivoluzionario, aderendo in Friuli alla gruppo locale dei Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), l’allora sezione Italiana del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale. Fin da allora sviluppò, con altri compagni, posizioni critiche rispetto all’adattamento dei GCR alle forze centriste e movimentiste allora imperanti nell’estrema sinistra. Dopo la crisi di tale sinistre con il 1977, che si riverberò sui GCR, Tiziano fu uno dei protagonisti della loro ricostruzione come Lega Comunista Rivoluzionaria. Si trasferì allora a Milano, diventando funzionario dell’organizzazione, componente del suo Ufficio Politico e, per un periodo abbastanza lungo, direttore del suo giornale quindicinale Bandiera Rossa. Gli impegni di funzionario gli impedirono di completare gli studi universitari classici alla statale di Milano, in cui pure eccelleva. Terminato l’impegno gravoso e sottopagato di funzionario, pur restando dirigente nazionale della LCR, Tiziano trovò lavoro come istitutore presso il Convitto Longoni di Milano, struttura pubblica di insegnamento con annesso collegio. A questo suo lavoro dedicò, per circa 25 anni, tanta parte del suo impegno, in un rapporto umano ed educativo profondo con i suoi allievi. Nell’attività politica Tiziano fu sempre sia un militante che un teorico, che passava dal volantinaggio mattutino davanti ad una fabbrica ad un saggio di analisi dell’AntiDhuring di Engels o dalla vendita del giornale di partito in una manifestazione ad una disamina delle più recenti teorie sull’evoluzione o sull’ambiente. Su questo tema particolare divenne un profondissimo teorico marxista, certo il migliore in Italia (e non solo), sapendo sempre combinare interesse a e attenzione alle novità analitiche e scientifiche e fermezza del metodo e del progetto marxista. Questo si può vedere nel volume ‘Marxismo ed ecologia’, pubblicato dalle Nuove Edizioni Internazionali negli anni ’80, che pur nel suo grande significato non rappresenta che una piccola parte del contributo di Tiziano. Contributo che si esprimeva anche su una importante e raffinata rivista storico-teorica, indipendente nel quadro della sinistra, intitolata ‘GIANO’ di cui egli fu a lungo componente del comitato di redazione. La sua coerenza di marxista rivoluzionari trotskysta lo spinse, di fronte al processo della nascita di Rifondazione Comunista, ad unirsi al nucleo della precedente Lega Operaia Rivoluzionaria (confluita nella LCR nel 1984 e da allora sua minoranza di sinistra) ed ad altri pochi compagni, per difendere la prospettiva di un ingresso in tale partito riformista di sinistra, finalizzato alla costruzione nel tempo, per rottura organizzativa da tale forza, di un vero partito operaio marxista rivoluzionario; ciò in contrasto con la maggioranza della LCR (diventata nel frattempo Associazione Quarta Internazionale- AQI), che concepiva il futuro della sua azione in termini di pressione politica sui dirigenti riformisti apparentemente più radicali, sperando in una evoluzione sostanzialmente spontanea del PRC. Furono quindi gli anni prima della Tendenza Leninista dell’AQI, poi, con la separazione da quest’ultima, della rivista Proposta e dei/lle compagni/e organizzati intorno ad essa, infine dell’Associazione Marxista Rivoluzionaria (AMR). Di Proposta Tiziano fu al contempo direttore politico, redattore capo e grafico, utilizzando anche su questo terreno le sue peculiari capacità. Dell’AMR Tiziano fu, per quasi tutto il suo percorso, componente della segreteria nazionale, contribuendo in maniera significativa alla elaborazione della sua linea politica, che certo portò ad alcuni significativi successi (basti pensare che quando il PCL nacque, nonostante alcune traversie finali dell’AMR, aveva più di 10 volte il numero di militanti del nucleo iniziale raccoltosi, in rottura con l’AQI, intorno alla rivista Proposta). Su Proposta Tiziano Bagarolo scrisse moltissimi articoli di grande valore politico e teorico. Ci permettiamo di ricordarne solo tre. Una analisi storica dell’esperienza dell’”Unidad Popular” di Allende in Cile e della sua tragica sconfitta nei primi anni ’70 e, collegato ad esso, una storia del MIR, la principale organizzazione, centrista, dell’estrema sinistra cilena in quegli anni (i due testi sono stati recentemente ripubblicati in opuscolo dalla nostra sezione di Firenze) e un saggio sulla questione ecologica nella rivoluzione russa, eccezionale nella informazione e nell’analisi di una pagina nascosta della storia, cioè la battaglia ambientalista di Lenin e dei bolscevichi al potere (distrutta dal successivo falso efficentismo dello stalinismo). La nascita del PCL fu il coronamento della battaglia politica pluridecennale di Tiziano. E anche se aveva scelto di avere un ruolo leggermente meno prominente che negli anni di Proposta o dell’AMR, Tiziano ne restava sempre uno dei principali dirigenti, come componente della sua direzione nazionale ed animatore di tante battaglie particolari , ma centrali, come, ultimamente, quella dei referendum in difesa del carattere pubblico dell’acqua. Né mancò mai a Tiziano l’aspetto dell’impegno non solo internazionalista, ma anche internazionale. Così negli anni ’90 fu delegato alle conferenze internazionali della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI) cui l’AMR aderiva; e, al momento della confluenza politico-organizzativa che diede vita al Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI), Tiziano fu uno dei delegati al suo congresso costitutivo, svoltosi a Buenos Aires nel 2004. Moltissimo altro ci sarebbe da dire su Tiziano. Ci limitiamo ad aggiungere solo che le capacità e la correttezza di Tiziano gli hanno procurato il rispetto e la sima non solo di tutti i/le militanti e gli/le iscritti/e al PCL, ma dei compagni e compagne di tutta la variegata sinistra che lo ha conosciuto. Da atei militanti, come era ovviamente Tiziano, sappiamo che la morte rappresenta un punto finale e che non vi è nulla per qualsiasi essere umano oltre ad essa. Oggi noi siamo a lutto per quello che abbiamo perso, come persone e come partito, con la scomparso del compagno Tiziano Bagarolo. Su alcuni terreni sarà assolutamente insostituibile. Noi inchiniamo le nostre bandiere a lutto, ne preserveremo la memoria e l’importante contributo al marxismo, e saremo fedeli al metodo politico, di fermezza sui principi e flessibilità nella tattica per realizzare le condizioni della rivoluzione socialista, che Tiziano ha contribuito a dare al nostro partito. Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Lavoratori”””,”MAES-168″ “BAGAROLO Tiziano”,”Un posto nella storia dell’ecologia per Marx e Engels? – Marxismo e ambiente – Marx ed Engels su temi ecologici – Società e natura nel materialismo storico – Un abbozzo di critica ecologica del capitalismo – Produzione e ambiednte nella critica dell’economia politica – Un’idea embrionale di sviluppo sostenibile – Un bilancio critico. (Articoli di Tiziano Bagarolo).”,”Moltissime ‘suggestioni ecologiche’ nei Manoscritti economico filosofici di Marx (pag 6) Altre opere citate Ideologia tedesca, Il capitale, Antiduhring, Dialettica della natura, Origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, Manoscritti del 1861-1863 (Macchine. Impiego delle forze naturali e della scienza), Critica al programma di Gotha Cita nelle note il libro di Vittorio Hösle, ‘Filosofia della crisi ecologica’ Einaudi, Torino, 1992 (che coglie bene i meriti di Marx nel considerare la tendenza dell’economia capitalistica alla crescita illimitata) (pag 30) Lettere di Engels su Podolinskij pubblicate anche in inglese”,”MAES-177″ “BAGEHOT Walter; a cura di Maurizio GRIFFO”,”Napoleone III.”,”BAGEHOT (1826-1877) nato in Inghilterra, nel 1851-52 è a Parigi dove collabora la giornale ‘Inquirer’ per il quale scrive articoli sul colpo di Stato francese del futuro Napoleone III. Tornato a Londra, fonda nel 1855 la ‘National Review’ e dal 1860 dirige ‘The Economist’. Tra le sue opere più conosciute: ‘La costituzione inglese’, ‘Physics and Politics’, ‘Lombard Street’.”,”FRAD-002″ “BAGELLA Michele GIANNOLA Adriano a cura, saggi di Massimo LO CICERO Laura CAVALLO Roberta RIGILLO Ciro RAPACCIUOLO Gennaro SCARFIGLIERI Leonardo BECCHETTI Luigi FUCITO Antonia CALORA Andrea DE-PANIZZA”,”Performance, assetto proprietario e Internazionalizzazione del sistema Bancario italiano.”,”Michele Bagella è professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Leonardo Becchetti, Cnr-Isfse e Università di Roma Tor Vergata. Antonia Calora, Cnr-Isfse. Laura Cavallo, Cnr-Isfse e Università di Roma Tor Vergata. Andrea de Panizza, Cnr-Isfse. Luigi Fucito, Cnr-Isfse. Antonio Maria Fusco, Università di Napoli Federico II e Cnr-Isfse. Massimo Lo Cicero, Università di Roma Tor Vergata. Federico Pepe, Amministratore delegato del Banco di Napoli. Ciro Rapacciuolo, Cnr-Isfse. Roberta Rigillo, Cnr-Isfse. Gennaro Scarfiglieri, Cnr-Isfse.”,”ITAE-065-FL” “BAGET-BOZZO Gianni ZUCCONI Guglielmo COVATTA Luigi ROMANO Angelo RANDI Umberto MACARIO Luigi BELLOCCHIO Alberto LA-VALLE Raniero TOMAI Bepi BIANCHI Enzo ZANINELLI Sergio CARDIA Carlo ROSSI Leandro”,”La questione cattolica.”,”I testi qui riportati sono la trascrizione del Convegno su ‘La questione cattolica’ promosso dalla Biblioteca Popolare Comunale di Gorgonzola (Milano, 30 settembre e 1-2 ottobre 1977). Non tutti i testi sono stati rivisti dai rispettivi autori.”,”RELC-005-FB” “BAGHIOU Jeanne”,”Come non vincemmo la campagna di Grecia. Fatti e retroscena.”,”””A Mussolini tuttavia prudevano le mani: l’altolà tedesco non gli andava molto a genio; egli doveva essere pari nelle conquiste con il suo avversario-alleato, per cui nella sua comunicazione in data 24 agosto faceva presente che “”le misure di carattere militare alla frontiera greca e a quella jugoslava sono semplicemente di carattere precauzionale, dato che i due paesi sono profondamente ostili all’Asse e pronti a vibrargli il colpo nella schiena se l’occasione favorevole si presentasse… La Grecia ha dato prova che la sua intesa con la Gran Bretagna continua. Tutti i porti greci servono da basi contro di noi. Malgrado ciò e salvo avvenimenti imprevedibili, non è in questo settore che intendo dirigere il mio sforzo militare, ma verso l’Egitto””. Hitler però non era del tutto convinto delle intenzioni di Mussolini per cui Alfieri, il 27 agosto, faceva presente per la terza volta l’altolà tedesco. Alfieri comunicava fra l’altro che “”la Germania non vuole in sostanza, per il momento, complicazioni balcaniche in quanto possano costituire l’origine di una pericolosa estensione del conflitto””. Intanto, accanto agli ordini e contrordini di carattere politico dati a Jacomoni, lo stato maggiore dell’esercito, il 23 agosto, faceva presente a Visconti Prasca quanto segue (…)””. (pag 126-127)”,”ITQM-131″ “BAGIOLI Gianni D’INNELLA Michele, testi a cura di”,”Le città. Itinerari.”,”””Se a Milano si concentrano dunque le attività più qualificate ed evolute, corrispondenti ai livelli superiori della produzione e del consumo, da un punto di vista quantitativo lo sviluppo economico e demografico è assorbito dai comuni del comprensorio (…)””. (pag 51) “”Con la restaurazione della potenza e signoria della Chiesa su Roma e patrimonio, la città torna ad avere il ruolo di capitale degli stati della Chiesa; si attuano un nuovo ordinamento politico interno e programmi per una ristrutturazione urbanistica atta ad adeguarla ai criteri unitari di una politica accentrata. Da qui in poi, per quasi cinque secoli, è possibile leggere una sorta di grande piano della Roma dei papi che, realizzato attraverso una serie di piani parziali, segue un unico criterio di impostazione, coerente col fine politico di assicurare prestigio alla Chiesa romana.”” (pag 169)”,”ITAS-096″ “BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio a cura”,”I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte I.”,”Anna Pellanda Università di Padova apoftegma (pag 17) apoftegma Sentenza memorabile, detto breve e sentenzioso. Presso i Greci, gli a. erano conservati nella tradizione orale o da scrittori di memorie e biografie o nelle scuole di filosofia e di retorica (per es. gli a. d’Isocrate). apoftegma Apoftegmi dei Padri (lat. Apophthegmata Patrum) Raccolta di detti memorabili e fatti esemplari dei più celebri monaci del deserto (generalmente egiziani), tramandata in differenti redazioni e versioni, che conobbe grande fortuna per tutto il Medioevo e oltre. (trecc) Marx (pag 32-33) (dall’introduzione) “”Marx s’è nutrito alla scuola di Smith e questo era il suo maggior vanto rispetto agli economisti «volgari». Nella sua infedeltà esegetica egli fu più profondamente fedele alla ‘Ricchezza’ di Ricardo, Malthus e seguaci. Difatti Smith non aveva altra ortodossia se non quella di investigare indeterminatamente, come il Galilei dei ‘Dialoghi’, attorno all’oggetto della ricerca. Di lui classici, radicali e neoclassici hanno fatto soprattutto glossa, e il trionfo della libertà commerciale o liberismo è stato largamente una circostanza di interessi e d’opinione. La fedeltà di Marx è stata invece di elezione. Egli certamente non gli ha fatto giustizia adottando l’idea che il lavoro è l’elemento che commisura tutti gli oggetti di scambio ottenuti attraverso la produzione anche nell’ambito della società capitalista e differenziata, cioè un criterio commutativo per tempi di lavoro, che Smith riteneva potesse valere solo in epoche antiche e incolte. Inoltre, se in altro luogo della ‘Ricchezza’ Smith sembra anticipare Marx nel dire biblicamente (1) che quando la terra di un paese è appropriata, i proprietari, «come tutti gli uomini, amano raccogliere dove non hanno mai seminato» e domandano quindi una rendita, subito argomenta come l’uso stesso del capitale che impiega il lavoro, diversamente dai tempi primitivi senza divisione del lavoro, sia titolo non arbitrario a una quota di prodotto o profitto. Però Marx ha sviluppato il genio di Smith: con la teoria del valore-lavoro; con la distinzione di lavoro produttivo e improduttivo; con il diritto del lavoro all’intero reddito da esso prodotto; con il diverso «command of labour» che il capitale circolante ha nelle diverse attività o industrie e conseguente distinzione del rapporto fisso-circolante, che in Marx diventa «composizione organica», per industrie a composizione superiore, con quota relativamente elevata di capitale fisso, e industrie a composizione inferiore, con rapporto fisso-circolante relativamente basso; con la caduta del saggio di profitto e il tentativo di dividere la parte di questo originata dal capitale da quella originata dall’imprenditore; con la critica al colonialismo. E restiamo alle prime associazioni. Centrando sul capitale la sua critica all’economia politica, Marx ha sviluppato le possibilità e i modi del divenire del sistema produttivo e con esso della società. Per l’analisi come per il sentimento e per i criteri determinativi della politica economica questo ha conseguenza ben maggiore della riduzione utilitaristica di osservanza classica e neoclassica. L’economia difatti è diventata veramente politica per le implicazioni del processo di interazione dei fattori della produzione. E sotto questo profilo, List, teorico delle forze produttive, non a torto definiva «annacquatori» i maggiori seguaci di Smith, a cominciare da Say. Marx ed epigoni, al contrario, hanno usato l’alambicco e fatto teorema di una quantità di intuizioni e illustrazioni smithiane”” [dall’introduzione al volume ‘I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte I’, Milano, 2010, a cura di Anna e Tullio Bagiotti] [(1) Luca, XIX, 23; «Tu sapevi che sono un uomo severo, che colgo ciò che non ho piantato e mieto ciò che non ho seminato»]”,”ECOT-311″ “BAGLIANO Fabio Cesare ZAFFARONI Paolo CARTIGLIA Filippo GARIBALDI Pietro MARINUCCI Domenico COTTICA Alberto CASINI Matteo BIANCHI Paola GALLERINI Stefano CIOLI Monica EINAUDI Luigi CARDOSI Gabriella”,”La politica monetaria nel dibattito fra spiegazioni «reali» e «monetarie» del ciclo economico: teoria ed evidenza empirica (Bagliano); Le parità internazionali: verifica empirica ed implicazioni nel caso dello SME (Zaffaroni); Capitale umano e teoria del commercio internazionale (Cartiglia); Economica della crescita e progresso tecnico: un’introduzione (Garibaldi); Recenti sviluppi nella letteratura neoclassica sulla crescita economica (Marinucci); L’economia del consumismo verde (Cottica); «Dux habet formam regis». Morte e intronizzazione del principe a Venezia e Firenze nel Cinquecento (Casini); L’Università di Torino dopo la chiusura, nella crisi dell’antico regime (1792-1798). Lo sfaldamento e la sopravvivenza dell’organizzazione didattica (Bianchi); Benedetto Coletti. Un borghese gentiluomo nella Toscana del tramonto mediceo (Gallerini); Ceti politici e modelli organizzativi alla ricerca di un nuovo equilibrio. Le associazioni costituzionali all’indomani della «rivoluzione parlamentare» del 18 marzo 1876 (Cioli).”,”Contiene tra l’altro il saggio: ‘La questione dei matrimoni «misti» durante la persecuzione antiebraica, nella seconda guerra mondiale, in Europa. Aspetti della legislazione razziale. Documenti e testimonianze’ di Gabriella CARDOSI (pag 507-572)”,”ANNx-023-FP” “BAGLIONI Guido”,”L’ ideologia della borghesia industriale nell’ Italia liberale.”,”Guido BAGLIONI insegna sociologia del lavoro nella Facoltà di Sociologia di Trento e sociologia nell’ Univ cattolica di Milano. Tra i suoi scritti: -Il conflitto industriale e l’azione del sindacato (1966) -Il problema del lavoro operaio (1967) -Sindacalismo e protesta operaia (1969) -Atteggiamento operaio e lavoro siderurgico (1969)”,”ITAA-030″ “BAGLIONI Guido”,”Il conflitto industriale e l’ azione del sindacato.”,”BAGLIONI Guido è nato a Gardone Valtrompia nel 1928. Laureato in lettere si è dedicato alla formzione culturale e professione degli operatori culturali. E’ autore di alcuni volumi. E’ libero docente di sociologia, facoltà di economia e commercio della Università cattolica. Lobby. “”Del sindacato e del suo ruolo sostitutivo nei confronti dei partiti diremo più avanti. Ora ci limitiamo ad accennare ad altre agenzie politiche quali i cosiddetti gruppi di pressione. I gruppi di pressione sono una realtà composita che però sostanzialmente rappresenta l’ immissione di interessi economico-corporativi nella sfera politica. Tale realtà non è cosa nuova, il fatto nuovo è piuttosto che mentre queste immissioni erano un tempo unilaterali ed automatiche (per cui nella visione marxista il governo era l’ agenzia d’ affari della borghesia capitalistica), oggi i gruppi di pressione vengono ad assumere una fisionomia più precisa, si differenziano meglio dalle elites di partito e appaiono sempre più legittimati nella loro azione. Oggi la critica dell’ ingerenza dei gruppi di pressione nella sfera politica ha più di mira il contenuto dell’ ingerenza (…) che non il fatto che sussistano certi legami informali””. (pag 250-251).”,”SIND-073″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore a cura; saggi di Guido BAGLIONI Jean-Daniel REYNAUD Otto JACOBI Walther MÜLLER-JENTSCH Colin CROUCH Gosta REHN Francois RAISON Jean-Claude PAYE Armand SPINEUX”,”L’ Europa sindacale nel 1981. Un’analisi comparata promossa dal Cesos, Centro di Studi Sociali e Sindacali.”,”Saggi di Guido BAGLIONI Jean-Daniel REYNAUD Otto JACOBI Walther MÜLLER-JENTSCH Colin CROUCH Gosta REHN Francois RAISON Jean-Claude PAYE Armand SPINEUX Economia sommersa. “”In Svezia, come del resto in altri paesi, si parla molto della tendenza alla crescita dell'””economia invisibile”” e di altre forme di evasione fiscale, il che è visto come risultato delle elevate aliquote fiscali. Tanto le elevate aliquote marginali nelle imposte dirette sul reddito, quanto l’imposta sul valore aggiunto rappresentano un invito ad accomodamenti sottobanco, mediante i quali tanto i datori di lavoro quanto il lavoratore, oppure tanto un venditore quanto un compratore, tengono le autorità fiscali all’oscuro delle loro transazioni. Anche nel commercio internazionale esistono possibilità di rilevanti evasioni fiscali. E’ difficile dire se l’efficacia dell’accertamento fiscale si sia veramente deteriorata, in confronto al periodo precedente alla guerra. Ad ogni modo con la crescita delle aliquote fiscali ogni caso di frode diventa più importante. Nel 1981 è stato effettuato un primo sforzo serio per misurare, con metodi scientifici di ricerca, l’ampiezza dell'””economia invisibile””: si è così pervenuti a valutare un livello fra il 3,8% e il 5,5% del PIL””. (pag 220)”,”SIND-083″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di FREY LEON DI-VEZZA TARANTELLI Leo TRONTI BORDOGNA VENEZIANI ARRIGO BECCHI COLLIDA’ CELLA PISANI DI-GIOACCHINO MANTOVANI RUSSO CARRIERI SCIARRA REGINI SOMAINI SERAVALLI BUTERA PERO ROMAGNOLI PONTACOLONE CARCANO BONIFAZI CRAVERI MORICONI STEFANELLI REGALIA GENNARI FERRANTE MUCCI PONTAROLLO MARTELLI SOLUSTRI CAPO FUSCO BERSELLI SORACE CHIDICHINO FERRI TREU ISEPPI MARCHETTI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1981.”,”Scritti di FREY LEON DI-VEZZA TARANTELLI Leo TRONTI BORDOGNA VENEZIANI ARRIGO BECCHI COLLIDA’ CELLA PISANI DI-GIOACCHINO MANTOVANI RUSSO CARRIERI SCIARRA REGINI SOMAINI SERAVALLI BUTERA PERO ROMAGNOLI PONTACOLONE CARCANO BONIFAZI CRAVERI MORICONI STEFANELLI REGALIA GENNARI FERRANTE MUCCI PONTAROLLO MARTELLI SOLUSTRI CAPO FUSCO BERSELLI SORACE CHIDICHINO FERRI TREU ISEPPI MARCHETTI”,”STAT-119″ “BAGLIONI Guido CAMONICO Marina SANTI Ettore a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Ada BECCHI COLLIDA’ Ettore BERSELLI Giuseppe BIANCHI Piero BONIFAZI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Marina CAMONICO Maria Pia CAMUSI Giuseppe CAPO Mario CARCANO Mimmo CARRIERI Gian Primo CELLA Gianfranco CEREA Rinaldo CHIDICHIMO Massimo D’ANTONA Giuseppe DELLA-ROCCA Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Piero FERRI Angelo GENNARI Diana GILLI Fabio GOBBO Domenico LAISE Giorgio LAUZI Giovanni MANTOVANI Antonio MARTELLI Ettore MASSACESI Marilisa MERLINI Angelo PANDOLFO Luciano PERO Paolo PERULLI Orazio M. PETRACCA Elena PISANI Carla POMA Claudio PONTACOLONE Giancarlo PROVASI Ida REGALIA Matteo ROLLIER Guido ROMAGNOLI Francesco Saverio ROSSI Carmine RUSSO Carlo SALA Ettore SANTI Gilberto SERAVALLI Eugenio SOMAINI Rocco SORACE Lorenzo SPERANZA Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ezio TARANTELLI Tiziano TREU Leo TRONTI Giacomo VACIAGO Bruno VENEZIANI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1982-83.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Ada BECCHI COLLIDA’ Ettore BERSELLI Giuseppe BIANCHI Piero BONIFAZI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Marina CAMONICO Maria Pia CAMUSI Giuseppe CAPO Mario CARCANO Mimmo CARRIERI Gian Primo CELLA Gianfranco CEREA Rinaldo CHIDICHIMO Massimo D’ANTONA Giuseppe DELLA-ROCCA Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Piero FERRI Angelo GENNARI Diana GILLI Fabio GOBBO Domenico LAISE Giorgio LAUZI Giovanni MANTOVANI Antonio MARTELLI Ettore MASSACESI Marilisa MERLINI Angelo PANDOLFO Luciano PERO Paolo PERULLI Orazio M. PETRACCA Elena PISANI Carla POMA Claudio PONTACOLONE Giancarlo PROVASI Ida REGALIA Matteo ROLLIER Guido ROMAGNOLI Francesco Saverio ROSSI Carmine RUSSO Carlo SALA Ettore SANTI Gilberto SERAVALLI Eugenio SOMAINI Rocco SORACE Lorenzo SPERANZA Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ezio TARANTELLI Tiziano TREU Leo TRONTI Giacomo VACIAGO Bruno VENEZIANI”,”STAT-120″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di Aris ACCORNERO Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Roberto BATTISTI Lauralba BELLARDI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Gigi BONFANTI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Gino FAUSTINI Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Domenico LIPARI Stefano LIPPARINI Massimo MASCINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gianni MORIANI Mario NAPOLI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Anna PICCIOLINI Maurizio POLVERARI Mario S.I. REINA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Roberto ROMEI Carmine RUSSO Claudio SABATTINI Carlo SALA Ettore SANTI Romeo SCARPARI Roberto SERPIERI Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Olga TURRINI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1986-87″,”Scritti di Aris ACCORNERO Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Roberto BATTISTI Lauralba BELLARDI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Gigi BONFANTI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Gino FAUSTINI Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Domenico LIPARI Stefano LIPPARINI Massimo MASCINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gianni MORIANI Mario NAPOLI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Anna PICCIOLINI Maurizio POLVERARI Mario S.I. REINA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Roberto ROMEI Carmine RUSSO Claudio SABATTINI Carlo SALA Ettore SANTI Romeo SCARPARI Roberto SERPIERI Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Olga TURRINI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-121″ “BAGLIONI Guido DE-SANCTIS Antonietta POLVERARI Maurizio a cura; scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Francesco BENVENUTI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Aviana BULGARELLI Marina CAMONICO Giacomina CASSINA Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Leopoldo COEN Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Gilberto DE-SANCTIS Luigi DI-VEZZA Sebastiano FADDA Ivan FASSIN Enrico GIACINTO Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Franco LAGO Vittorio MAPELLI Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Emidio PICHELAN Maurizio POLVERARI Ida REGALIA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Mario RUSCIANO Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Nadia SGARAMELLA Corrado SQUARZON Claudio STANZIANI Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Fausto TORTORA Rosario TRAFILETTI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1987-88.”,”Scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Francesco BENVENUTI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Aviana BULGARELLI Marina CAMONICO Giacomina CASSINA Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Leopoldo COEN Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Gilberto DE-SANCTIS Luigi DI-VEZZA Sebastiano FADDA Ivan FASSIN Enrico GIACINTO Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Franco LAGO Vittorio MAPELLI Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Emidio PICHELAN Maurizio POLVERARI Ida REGALIA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Mario RUSCIANO Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Nadia SGARAMELLA Corrado SQUARZON Claudio STANZIANI Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Fausto TORTORA Rosario TRAFILETTI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-122″ “BAGLIONI Guido FELTRIN Paolo PISU Gregoriana a cura, scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Nicola BELLINI Massimo BIANCHI Giuseppe BIANCHI Annaflavia BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Innocenzo CIPOLLETTA Leopoldo COEN Mario CONCLAVE Luigi DI-VEZZA Paolo FELTRIN Enrico GIACINTO Edoardo GHERA Roberto GIORDANI Giuseppina GUALTIERI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PALUMBO Achille PASSONI Stefano PATRIARCA Paolo PERULLI Enrico PUGLIESE Enrico REBEGGIANI Emilio REYNERI Marina RICCIARDELLI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Corrado SQUARZON Ferdinando TARGETTI Maurizio TORTORELLA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1988-89. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Nicola BELLINI Massimo BIANCHI Giuseppe BIANCHI Annaflavia BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Innocenzo CIPOLLETTA Leopoldo COEN Mario CONCLAVE Luigi DI-VEZZA Paolo FELTRIN Enrico GIACINTO Edoardo GHERA Roberto GIORDANI Giuseppina GUALTIERI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PALUMBO Achille PASSONI Stefano PATRIARCA Paolo PERULLI Enrico PUGLIESE Enrico REBEGGIANI Emilio REYNERI Marina RICCIARDELLI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Corrado SQUARZON Ferdinando TARGETTI Maurizio TORTORELLA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-123″ “BAGLIONI Guido DE-SANCTIS Antonietta NEGRELLI Serafino a cura, scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Massimo D’ANTONA Luigi DI-VEZZA Dario GREGORI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Chiara MORICONI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Corrado SQUARZON Tiziano TREU Leonello TRONTI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1989-90. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Massimo D’ANTONA Luigi DI-VEZZA Dario GREGORI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Chiara MORICONI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Corrado SQUARZON Tiziano TREU Leonello TRONTI”,”STAT-124″ “BAGLIONI Guido LIVERANI Bruno NEGRELLI Serafino a cura; scritti di di Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Maurizio BENETTI Lorenzo BORDOGNA Cecilia BRIGHI Domenico CARRIERI Paolo CASCINO Mario CONCLAVE Antonietta DE-SANCTIS Antonio D’HARMANT FRANCOIS Aldo GIOBBIO Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Francesca MERCUSA Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Maurizio POLVERARI Anna M. PONZELLINI Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1990-91. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Maurizio BENETTI Lorenzo BORDOGNA Cecilia BRIGHI Domenico CARRIERI Paolo CASCINO Mario CONCLAVE Antonietta DE-SANCTIS Antonio D’HARMANT FRANCOIS Aldo GIOBBIO Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Francesca MERCUSA Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Maurizio POLVERARI Anna M. PONZELLINI Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-125″ “BAGLIONI Guido LIVERANI Bruno NEGRELLI Serafino a cura; scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1992-93. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-126″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI; scritti di critti di Gianni ARRIGO Mirella BAGLIONI Marco BARBIERI Lauralba BELLARDI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Marco CARCANO Domenico CARRIERI Rino CAVIGLIOLI Mario CONCLAVE Enrico GIACINTO Antonio D’ARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Renato DI-MARCO Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Claudio PELLEGRINI Fulvio PELLEGRINI Anna M. PONZELLINI Loretta RICCI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Paola TANDA Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1993-94. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Mirella BAGLIONI Marco BARBIERI Lauralba BELLARDI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Marco CARCANO Domenico CARRIERI Rino CAVIGLIOLI Mario CONCLAVE Enrico GIACINTO Antonio D’ARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Renato DI-MARCO Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Claudio PELLEGRINI Fulvio PELLEGRINI Anna M. PONZELLINI Loretta RICCI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Paola TANDA Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-127″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Marco BIAGI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Domenico CARRIERI Giacomina CASSINA Gian Primo CELLA Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Mimma GIANGRANDE Jürgen HOFFMANN Reiner HOFFMANN Otto JACOBI Canio LAGALA Giorgio LAUZI Gabriella LEONE Antonio LONGO Massimo MASCINI Monica McBRITTON Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLMI Achille PALIOTTA Stefano PATRIARCA Roberto PEDERSINI Anna M. PONZELLINI Udo REHFELDT Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Luc VOETS Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1994-95. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Marco BIAGI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Domenico CARRIERI Giacomina CASSINA Gian Primo CELLA Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Mimma GIANGRANDE Jürgen HOFFMANN Reiner HOFFMANN Otto JACOBI Canio LAGALA Giorgio LAUZI Gabriella LEONE Antonio LONGO Massimo MASCINI Monica McBRITTON Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLMI Achille PALIOTTA Stefano PATRIARCA Roberto PEDERSINI Anna M. PONZELLINI Udo REHFELDT Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Luc VOETS Maurizio ZENEZINI”,”STAT-128″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Carlo BASTASIN Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Alessandra BOSCO Marco CARCANO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Anna CECI Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Reiner HOFFMANN Canio LAGALA Giorgio LAUZI Salvo LEONARDI Gabriella LEONE Daniele MARINI Massimo MASCINI Monica McBRITTON Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Philippe POCHET Anna Maria PONZELLINI Udo REHFELDT Vilma RINOLFI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Alberto STANCARELLI Leonello TRONTI Lucia ZABATTA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1996-97. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Carlo BASTASIN Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Alessandra BOSCO Marco CARCANO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Anna CECI Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Reiner HOFFMANN Canio LAGALA Giorgio LAUZI Salvo LEONARDI Gabriella LEONE Daniele MARINI Massimo MASCINI Monica McBRITTON Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Philippe POCHET Anna Maria PONZELLINI Udo REHFELDT Vilma RINOLFI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Alberto STANCARELLI Leonello TRONTI Lucia ZABATTA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-129″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di Renato BRUNETTA Luigi DI-VEZZA Bruno CHIARINI e Ezio TARANTELLI Gianfranco CEREA e Ivano DALMONEGO Lorenzo BORDOGNA Giuseppe BIANCHI e Domenico LAISE Bruno VENEZIANI Gianni ARRIGO e Angelo PANDOLFO Ada BECCHI COLLIDA’ Elena PISANI e Valerio SPEZIALE Roberto DI-GIOACCHINO Giovanni MANTOVANI Carmine RUSSO Marina CAMONICO Paolo PERULLI Piero FERRI Luciano PERO Carla POMA Guido ROMAGNOLI Guido ABBADESSA e Claudio PENTACOLONE Marco CARCANO Gilberto DE-SANTIS Romeo SCARPARI Renzo STEFANELLI Ida REGALIA Angelo GENNARI Lorenzo CASELLI Orazio M. PETRACCA Sebastiano DI-GIACOMO e Ettore MASSACESI Nicola BELLINI e Patrizio BIANCHI Francesco CESARINI Paolo ANNIBALDI Giuseppe CAPO Guido FANTONI Sandro NACCARELLI Rocco SORACE Rinaldo CHIDICHIMO Geo BRENNA Pietro KEMENY Giuseppe DELLA-ROCCA e Mario ZOCCATELLI Mario DAL-CO Antonio MARTELLI Gian Primo CELLA Gianni DE-MICHELIS Carlo SALA Rosana BARCELLONA”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1983-84.”,”Scritti di Renato BRUNETTA Luigi DI-VEZZA Bruno CHIARINI e Ezio TARANTELLI Gianfranco CEREA e Ivano DALMONEGO Lorenzo BORDOGNA Giuseppe BIANCHI e Domenico LAISE Bruno VENEZIANI Gianni ARRIGO e Angelo PANDOLFO Ada BECCHI COLLIDA’ Elena PISANI e Valerio SPEZIALE Roberto DI-GIOACCHINO Giovanni MANTOVANI Carmine RUSSO Marina CAMONICO Paolo PERULLI Piero FERRI Luciano PERO Carla POMA Guido ROMAGNOLI Guido ABBADESSA e Claudio PENTACOLONE Marco CARCANO Gilberto DE-SANTIS Romeo SCARPARI Renzo STEFANELLI Ida REGALIA Angelo GENNARI Lorenzo CASELLI Orazio M. PETRACCA Sebastiano DI-GIACOMO e Ettore MASSACESI Nicola BELLINI e Patrizio BIANCHI Francesco CESARINI Paolo ANNIBALDI Giuseppe CAPO Guido FANTONI Sandro NACCARELLI Rocco SORACE Rinaldo CHIDICHIMO Geo BRENNA Pietro KEMENY Giuseppe DELLA-ROCCA e Mario ZOCCATELLI Mario DAL-CO Antonio MARTELLI Gian Primo CELLA Gianni DE-MICHELIS Carlo SALA Rosana BARCELLONA”,”STAT-429″ “BAGLIONI Guido, collaborazione di Bruno MANGHI”,”Il problema del lavoro operaio. Teorie del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale.”,”Il capitolo III è stato scritto da Bruno Manghi: ‘L’analisi del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale come momento di una più vasta visione sociale’ (si parla dell’origine del sindacato, del marxismo tedesco (Kautsky e la Luxemburg, dell’azione sindacale nel pensiero di Lenin, si riporta la posizione della Kollontai, ecc.) (da pag 120-) “”(…) Lenin vede nel movimento operaio internazionale molte forze che si attestano in posizioni di mera lotta sindacale o di riformismo politico, come testimoniano le sue dure critiche ai fabiani, alle ‘trade-unions’, a Gompers, agli «economisti» brentaniani. In ‘Che fare?’ (1) l’opera che più ampiamente discute questo tema, Lenin muove appunto dalla constatazione che l’unionismo inglese, al pari dei brentaniani e dei moderati, non soltanto limita l’azione del proletariato, ma con ciò stesso rappresenta un ostacolo reale alla sua liberazione dal sistema salariale. Esattamente come il Kautsky (2) che sempre aveva ribadito l’importanza della ‘leadership’ intellettuale, Lenin rifiuta la spontaneità della lotta economica e il determinismo storico che rinuncia all’opera di organizzazione delle masse, senza organizzazione politica non si ha la coscienza socialista, e lo spontaneismo economico, che la le sue più tipiche espressioni nelle ‘trade unions’, comporta inevitabilmente la sottomissione pratica alla borghesia. Gli operai, lasciati a se stessi, seguono necessariamente la linea del minimo sforzo, ed aggiunge: «la classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ideologia borghese, che è la più diffusa… resta pur sempre l’ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’operaio» (3); di qui la necessità di un’azione sul proletariato che, partendo dalle condizioni obiettive del sistema economico, indichi la via rivoluzionaria, in quanto in essa trovano soddisfazione sia le esigenze di fondo sia quelle contingenti e particolari della classe operaia; leggiamo infatti: «… l’ideale di un socialdemocratico non deve essere il segretario di una ‘trade-union’, ma il tribuno popolare, il quale sa reagire contro ogni manifestazione d’arbitrio e oppressione, ovunque essa si manifesti…» (4). Lenin non conclude però che azione sindacale ed azione politica debbano svolgersi nel medesimo ambito organizzativo; sindacato e partito debbono restare distinti poiché il partito è, in condizioni di lotta, una formazione ristretta e saldissima composta di rivoluzionari professionisti, mentre il sindacato raccoglie la massa degli operai non in base alle distinzioni politiche, bensì in base ai loro interessi economici. La permissività politica nell’affiliazione sindacale non esclude che tra sindacato e partito debbano sussistere stretti legami: il sindacato rappresenta la modalità organizzativa propria del partito per far giungere il messaggio politico alla massa operaia, e perciò può definirsi una scuola di socialismo. Non a caso Lenin polemizzò duramente con i socialisti rivoluzionari e con Plechanov (5) a proposito appunto della neutralità del sindacato: la teorizzazione di una neutralità ideologica dell’azione sindacale significa appunto isolamento dal partito tanto del sindacato in quanto struttura organizzativa, quanto della massa operaia che soltanto così, attraverso la promozione dei suoi interessi economici, può essere politicamente avvicinata”” (pag 164-165) [(in) capitolo di Bruno Manghi: ”L’analisi del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale come momento di una più vasta visione sociale’, (in) Guido Baglioni, ‘Il problema del lavoro operaio. Teorie del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale’, Milano, 1967] [(1) Lenin, “”Che fare?””, in ‘Opere scelte’, 2 voll. Mosca, Ed. in lingue estere, V ed. 1948, pp. 141-258 (edizione originale 1902); (2) Lenin, Ibidem, pp. 166-167; (3) Lenin, Ibidem, p. 167; (4) Lenin, Ibidem, p. 198; (5) Lenin, “”La neutralità dei sindacati””, in “”Sui sindacati”” (ed. originale 1908), cit., pp. 18-31] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOS-015-FV”
“BAGLIONI Guido”,”La politica sindacale nel capitalismo che cambia.”,”Guido Baglioni (1928) è ordinario di sociologia economica nella facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Brescia. Presidente del CESOS (Centro di studi sociali e sindacali) di Roma.”,”SIND-020-FL”
“BAGLIONI Guido”,”L’ideologia della borghesia industriale nell’Italia liberale.”,”Paternalismo organico e istituzionalizzato, partecipazione indiretta degli operai “”Gli imprenditori sono consapevoli che gli operai devono partecipare ai benefici della produzione. Nel caso della grande impresa, l’unico tipo di partecipazione possibile – chamata dall’autore ‘partecipazione indiretta’ – è costituita da un insieme di iniziative (premi, pensioni, casse di mutuo soccorso, scuole per operrai, aiuti alle famiglie, operai sociali nell’ambiente), dovute alla benevolenza dell’industriale e, quindi, nell’ottica di un ‘paternalismo’ organico e istituzionalizzato”” (pag 143)”,”ITAE-012-FC”
“BAGLIVO Adriano”,”Il mercato dei bambini.”,” BAGLIVO Adriano nato nel 1934, è inviato speciale del ‘Corriere della Sera’ per il Mezzogiorno. Ha pubblicato con Giovanni PELLICCIARI ‘Sud amaro’ (Sapere, 1970) e ‘La tratta dei meridionali’ (Sapere, 1973). Lavoro infantile. L’ impiego della colla. “”Il maggior numero dei casi interessa il settore industriale che registra anche numerose conseguenze mortali. Nord e Sud si dividono quasi a metà le percentuali dei casi di infortunio. Un esempio e una domanda: quale futuro avranno i bambini di Napoli (15% della manodopera locale) adibiti alla lavorazione delle pelletterie? Usano solventi che attaccano il sistema nervoso provocando spesso la paralisi degli arti. La polinevrite uccide.”” (pag 46)”,”CONx-131″
“BAGNASCO Arnaldo”,”Tre Italie. La problematica territoriale dello sviluppo italiano.”,”Arnaldo Bagnasco è nato nel 1939. Laureato all’Università di Genova, insegna sociologia urbana nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAS-062-FL”
“BAGNASCO Mario GAGLIONE Vittorio”,”Come eravamo. Riflessioni storiche e sindacali dei lavoratori portuali di Genova della FILP-CGIL.”,”Mario Bagnasco è nato a Genova Sampierdarena nel 1932. Assunto dal CAP nel 1955 con la qualifica di operaio gruista, è stato segretario della Lega Porto – CAP e Coordinatore nazionale dipendenti Enti portuali e Aziende Mezzi meccanici. Vittorio Ghiglione è nato a Genova Vernazzola nel 1928. Dopo la scuola media inferiore e la scuola apprendisti Ansaldo ha lavorato per due anni all’ Ansaldo Meccanico alla Fiumara ed è entrato come occasionale della Compagnia Unica Sezione San Giorgio nel marzo1948. Iscritto nei ruoli della Compagnia nel 1956 viene eletto per diversi anni Caposezione della San Giorgio e Viceconsole della Compagnia. E’ stato Segretario provinciale e nazionale della FILP CGIL e Coordinatore nazionale dei portuali nella FILT-CGIL.”,”LIGU-217″
“BAGNOLI Paolo”,”Carlo Rosselli. Il socialismo delle libertà.”,”ANTE3-17 Carlo ROSSELLI (1899-1937). Paolo BAGNOLI è professore di storia delle dottrine politiche. Insegna presso l’Università di Siena e l’Università Bocconi di Milano. Si è occupato in vari studi di Carlo Rosselli.”,”ITAD-098″
“BAGNOLI Paolo”,”Il socialismo di Tristano Codignola.”,”Con il contributo del circolo Carlo Rosselli Carlo BAGNOLI (1947) storico e giornalista è professore ordinario di storia delle dottrine politiche presso l’Università di Siena. Ha insegnato alla Bocconi di Milano. E’ stato Senatore.”,”ITAP-145″
“BAGNOLI Paolo”,”Una famiglia nella lotta. Carlo, Nello, Amelia e Marion Rosselli: dalle carte dell’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.”,”BAGNOLI Paolo professore ordinario di storia delle dottrine politiche, Univ. di Siena. Direttore dell’Istituto storico della resistenza in Toscana.”,”ITAD-122″
“BAGNOLI Paolo”,”L’eretico Gobetti.”,”Paolo BAGNOLI nato a Colle Val d’Elsa nel 1947 si è laureato in Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la facoltà di lettere dell’Univ. di Firenze. E’ stato membro del CC del PSI. “”L’insufficienza della borghesia italiana dalla unificazione in poi ha creato le premesse per un suo sostanziale superamento; ben lontana dall’aver esaurito la funzione rivoluzionaria che la situazione esigeva, essa si è logorata, e non sa più rispondere alle esigenze che la nuova maturazione dei tempi richiede. Così, mentre Gramsci in via teorica ci offre un’interpretazione classica del ruolo della borghersia, Gobetti scende sul piano specifico della realtà italiana e si limita a registrare come di tutte quelle prerogative un tempo caratteristiche della vecchia classe arntifeudale sia erede il proletariato. Erede e portatore dello spirito liberale, esso si contrappone alla pratica conservatrice della vecchia borghesia che ha esaurito il proprio liberalismo limitandosi a svolgere una funzione governativa senza il concorso del popolo, restringendo il proprio ruolo libertario e abdicando alla propria capacità di forza creativa. (1)”” (pag 68) (1) Cfr., P.G., Liberali e conservatori, ‘La Rivoluzione Liberale’, 26 marzo 1922′ ora in ‘Opere’, cit, p.277″,”ITAD-125″
“BAGNOLI Paolo”,”Piero Calamandrei. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””Nel suo saggio, Isnenghi, con brillante precisione, focalizza Calamandrei a partire dall’esperienza di tutta una generazione di “”pontieri””, al fine di ben evidenziare la lettura che deve essere data della rivista e del suo fondatore-direttore. Scrive, infatti: “”Chi ha avuto vent’anni ai tempi della “”Voce”” ri-nasce, appunto, o ri-sorge, fra i cinquanta e i sessanta, con “”Il Ponte””, dopo aver attraversato due guerre e due eclissi di sistemi politici, il liberale e il fascista”” (7) (pag 15) (7) M. Isnenghi, La vita della patria, p. 21. Calamandrei sotto il fascismo. (wiki). Rapporti con Dino Grandi. Sotto il fascismo Politicamente schierato a sinistra, subito dopo la marcia su Roma e la vittoria del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell’Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Partecipò, insieme con Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e Nello Rosselli alla direzione di Italia Libera, un gruppo clandestino di ispirazione azionista. Manifestò sempre la sua avversione alla dittatura mussoliniana, aderendo nel 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista[1] continuando sempre a far parte del movimento antagonista, collaborando ad esempio con la testata Non Mollare. Nonostante ciò, nel 1931 giurò come professore universitario fedeltà al regime fascista e divenne collaboratore di Dino Grandi nella redazione del codice di procedura civile (del quale scrisse anche la relazione ministeriale di accompagnamento[2]). Contrario all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderì al movimento Giustizia e Libertà [senza fonte] ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d’Azione [senza fonte] insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri. In questo periodo (1939-1945) tenne un diario, pubblicato nel 1982. I rapporti tra Calamandrei e il fascismo sono stati, negli ultimi anni, oggetto di un acceso dibattito tra gli studiosi del diritto processuale civile. In particolare autori come Franco Cipriani, da un lato hanno contestato l’effettiva adesione di Calamandrei a Giustizia e Libertà ed al Partito d’Azione[3], dall’altro hanno evidenziato la stretta collaborazione del maestro fiorentino con Dino Grandi nella redazione del codice di procedura civile (v. infra). Secondo tale orientamento Calamandrei, pur restando sempre antifascista, tenne – ad onor del vero al pari di quasi tutti gli intellettuali italiani – una condotta relativamente ambigua, dal momento che si trovò a diventare uno dei più stretti collaboratori di Grandi nella redazione di un codice “”fascista””, ed arrivando a predisporre il testo della stessa Relazione ministeriale, firmata poi dallo stesso Guardasigilli[4]. Secondo altra dottrina i rapporti tra Calamandrei e il fascismo, ed in particolare tra Calamandrei e Grandi (ed il conseguente apporto del giurista alla redazione del codice di rito), andrebbero letti come un tentativo di – per così dire – “”limitare il più possibile i danni””; evitare, cioè, che la legislazione italiana (e quel che più conta l’imminente codice processuale) imboccasse una deriva nazionalsocialista[5]. In ogni caso, va registrato il fatto che il regime lo sorvegliò come antifascista sin dal 1931[6]. Il codice di procedura civile[modifica | modifica sorgente] Fu, insieme a Francesco Carnelutti, a Enrico Redenti, a Tito Carnacini e al magistrato Leopoldo Conforti, uno dei principali redattori del codice di procedura civile del 1942, in parte ancora in vigore, dove, secondo una teoria classica, avrebbero trovato formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. A riprova di questa teoria, Alessandro Galante Garrone (Calamandrei, Garzanti 1987) sostiene che la relazione del Guardasigilli al Re, scritta in uno stile inconfondibilmente scorrevole e piano, è opera dello stesso Calamandrei. E immediatamente dopo l’entrata in vigore del codice, Conforti in alcuni scritti giuridici e lo stesso Grandi nel suo epistolario con Calamandrei affermarono in maniera esplicita di essersi richiamati all’insegnamento di Giuseppe Chiovenda.”,”ITAP-187″
“BAGNOLI Paolo BIAGIANTI Ivo BIANCHI Mirco DEL-CORNO Nicola LANDUYT Ariane BIANCIARDI Silvia GHIANDELLI Enno DILETTOSO Diego POSTORINO Francesco CIUFFOLETTI Zeffiro BIDUSSA David VISCIOLA Simone GABRIELLI Patrizia”,”Carlo e Nello Rosselli (1937-2017). Carlo Rosselli e il rossellismo nella storia d’Italia (Bagnoli); I fratelli Rosselli nel dibattito politico culturale degli ultimi anni (Biagianti); Carlo Rosselli: guerra, solidarietà, socialismo (Bianchi); «Una traccia di sangue inglese nelle mie vene». Carlo Rosselli e l’Inghilterra (Del-Corno); Gli Stati Uniti d’Europa nel pensiero di Carlo Rosselli (Landuyt); Il Socialismo liberale di Carlo Rosselli e il revisionismo socialista (Bianciardi); Carlo Rosselli e il dibattito sul piano (Ghiandelli); Carlo Rosselli e i “”miti”” di Giacomo Matteotti (Dilettoso); Serge Audier interprete di Rosselli. Una replica alla ‘Third Way’ (Postorino); Nello Rosselli: l’uomo e lo storico (Ciuffoletti); Il Risorgimento di Nello Rosselli e la rinascita della storia del movimento operaio e socialista nel secondo dopoguerra (Bidussa); Dopo Bagnoles-de-l’Orne. Gaetano Salvemini, Amelia e Maria Rosselli: la difesa della memoria di Nello e la sistemazione dei suoi scritti (Visciola); Amelia Pincherle, Maria Todesco, Marion Cave: sentimenti, legami parentali, politica in casa Rosselli (Gabrielli).”,”Tra i vari saggi: – Zeffiro Ciuffoletti, Nello Rosselli, l’uomo e lo storico (pag 169-184) “”Sull’influenza di Benedetto Croce su Nello si era già scritto, ma occorre ritornarci proprio per le profonde ripercussioni che la ‘Storia d’Europa’ ebbe sul giovane storico fiorentino in quegli anni cruciali della sua vita, dopo le esperienze del confino e dell’esilio di Salvemini e del fratello Carlo. Norberto Bobbio scrisse nella prefazione alla monografia di Giovanni Belardelli su Nello che, per lui, quello del progetto rosselliano di una rivista europea fu il periodo «più felice, più fervido, più lungimirante della sua opera di storico»”” (pag 175)”,”ITAD-164″
“BAGNOLI Paolo”,”Il risorgimento eretico di Piero Gobetti.”,”A proposito dell’opera di Gobetti (saggi raccolti nel volume): ‘Risorgimento senza eroi’ Tutta la storia del Piemonte è, per Gobetti, una rivoluzione spirituale, ossia un continuo prendere coscienza dei problemi… (pag 19) Altra opera di Gobetti citata: ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’ ora in ‘Opere complete di Piero Gobetti’, II, pag 87-144 “”L’eresia è il vero momento creativo della religioen”” aveva scritto Alfred Loisy, il grande storico del cristianesimo (pag 65) Salvemini. “”Nel 1899 studiando ‘I partiti politici milanesi nel secolo XIX’ (1), aveva definito il Risorgimento una rivoluzioen mancata, ossia “”La cosiddetta rivoluzione italiana è stata una mistificazione bella e buona””. In questo libro Salvemini sotto l’influenza di Cattaneo e di Ferrari, nonché di letture di Marx, approfondiva le ragioni dell’insuccesso dei democratici in termini di classe per arrivare alla conclusione che spetta ai socialisti (allora Salvemini militava nel partito socialista) di riprendere l’eredità dei democratici non sabaudi per rendere compiuta la rivoluzione italiana”” (pag 59) (1) Ora in ‘Scritti sul Risorgimento’, cit., pp. 29-123″,”ITAB-002-FMB”
“BAGOT Richard”,”Gl’ italiani d’ oggi.”,”””Tra le varie professioni civili, la più ricercata è quella dell’ impiegato governativo o municipale: la “”impiegomania”” è forse la principale malattia di cui soffra l’ Italia contemporanea, ed è una malattia che ha profonde radici”” (pag 80). Contiene riflessione su utilizzo carta fiscale gioco lotto.”,”ITAS-021″
“BAGROW Leo, edizione riveduta e ampliata da R.A. SKELTON”,”History of Cartography.”,”Leo Bagrow (1881-1957), R.A. Skelton sovraintendente del ‘Map Room’ al British Museum.”,”QMIN-104-FSL”
“BAHNE Siegfried”,”Die KPD und das Ende von Weimar. Das Scheitern einer Politik, 1932-1935.”,”Trotsky, il KPD e la tattica del fronte unico (pag 38)”,”MGEK-132″
“BAIARDO Enrico”,”Socialismo in movimento. Il Psiup e la sinistra degli anni Sessanta.”,”Enrico Baiardo è studioso delle comunicazioni di massa e della storia dello spettacolo.”,”ITAC-001-FFS”
“BAILEY Alyson J.K. a cura; saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN Sara LINBERG e Neil J. MELVIN Vladimir BARANOVSKY Pal DUNAY Hans BORN e Ian LEIGH Kamila PRONINSKA Elisabeth SKÖNS Petter STALENHEIM Catalina PERDOMO Eamons SURRY Siemon T. WEZEMAN Mark BROMLEY Damien FRUCHART Paul HOLTON Pieter D. WEZEMAN Ian ANTHONY Jon HART Frida KUHLAU Zdzislaw LACHOWSKI Martin SJÖGREN Matt SCHROEDER Sibylle BAUER”,”Sipri Yearbook 2007. Armaments, Disarmament and International Security.”,”Saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN Sara LINBERG e Neil J. MELVIN Vladimir BARANOVSKY Pal DUNAY Hans BORN e Ian LEIGH Kamila PRONINSKA Elisabeth SKÖNS Petter STALENHEIM Catalina PERDOMO Eamons SURRY Siemon T. WEZEMAN Mark BROMLEY Damien FRUCHART Paul HOLTON Pieter D. WEZEMAN Ian ANTHONY Jon HART Frida KUHLAU Zdzislaw LACHOWSKI Martin SJÖGREN Matt SCHROEDER Sibylle BAUER”,”STAT-318″
“BAILEYS Alyson J.K. a cura; saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN C. HOLMQVIST L. HARBOM P. WALLENSTEEN H. BORN H. HANGGI R. HOLLIS M.C. ROSAS E. SKONS W. OMITOOGUN C. PERDOMO P. STALENHEIM N. NAZET E. SURRY S.T. WEZEMAN M. BROMLEY I. ANTHONY S.N. KILE H.M. KRISTENSENR. GUTHRIE H. HART F. KUHLAU V. FEDCHENKO S. BAUER M. SCHROEDER R. STOHL C. AHLSTROM”,”Sipri Yearbook 2005. Armaments, Disarmament and International Security.”,”Saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN C. HOLMQVIST L. HARBOM P. WALLENSTEEN H. BORN H. HANGGI R. HOLLIS M.C. ROSAS E. SKONS W. OMITOOGUN C. PERDOMO P. STALENHEIM N. NAZET E. SURRY S.T. WEZEMAN M. BROMLEY I. ANTHONY S.N. KILE H.M. KRISTENSENR. GUTHRIE H. HART F. KUHLAU V. FEDCHENKO S. BAUER M. SCHROEDER R. STOHL C. AHLSTROM”,”STAT-145″
“BAILLARGEON Normand”,”L’ordre moins le pouvoir. Histoire & actualité de l’anarchisme.”,”Militante anarchico insegnante all’Università del Quebec a Montreal, Baillargeon è autore di ‘Petit cours d’autodéfense intellectuelle’ (Lux, 2005). “”Gli anarco-capitalisti sostengono che la loro posizione è autenticamente anarchica poiché è anti-statalista; aggiungono che ciò che li distingue dagli anarchici classici (o di sinistra) è che essi pensano che l’egualitarismo sia un’illusione: non concependo altra eguaglianza possibile che l’eguaglianza del diritto, gli anarco-capitalisti assicurano dunque che le ineguaglianze di fatto tra gli individui si manifesteranno immancabilmente in una società libera”” (pag 185)”,”ANAx-382″
“BAILO Gigi”,”Struttura al negativo.”,”Engels, Marx, Lenin e la critica alla ‘catena hegeliana’ “”«Se un chicco di orzo trova le condizioni per esso normali, se cade su un terreno favorevole, sotto l’influsso del calore e dell’umidità subisce un’alterazione specifica, cioè germina; il chicco come tale muore, viene negato, e al suo posto spunta la pianta che esso ha generato, la negazione del chicco. Ma quale è il corso normale della vita di questa pianta? Essa cresce, fiorisce, viene fecondata e, infine, a sua volta produce dei chicchi di orzo e, non appena questi sono maturati, lo stelo muore, viene a sua volta negato. Come risultato di questa negazione della negazione abbiamo di nuovo l’originario chicco di orzo, non però semplice, ma moltiplicato per dieci, per venti, per trenta» (1). Per illustrare la terza legge della dialettica Federico Engels nella sua polemica con Dühring giustapponeva temerariamente questa posizione botanica ad un’altra matematica. «Prendiamo una qualsiasi grandezza algebrica, per esampio a. Neghiamo questa negazione moltiplicando -a per -a, avremo così +a², cioè la primitiva grandezza positiva, ma ad un grado più elevato ossia alla seconda potenza (2). Jacques Monod all’inizio del capoverso «Il fallimento epistemologico del materialismo dialettico» nel secondo capitolo del suo libro ‘Il caso e la necessità’, qualifica lo specioso raffronto dell’Anti-Dühring una balordaggine. Certo che questa operazione di Engels à maldestra e la voce dialettica, come vedremo, ‘è tutt’altro che pacifica’ nel linguaggio materialistico, il cui fallimento epistemologico, ciò non di meno, è tutto da dimostrare. Come l’estrapolazione arbitraria di Monod dal testo di Engels è tutta da giustificare. (…) Mi pare che il biologo famoso, con quasi un secolo di ritardo, cada nell’interpretare l’Anti-Dühring più o meno nello stesso errore del meno famoso liberalpopulista Mikhailovski, che è poi l’errore che rese famoso Dühring: il non aver capito che la dialettica hegeliana è rifiutata da Marx. Vale quindi la pensa di rileggere la risposta di Lenin a Mikhailovski: «La magnifica lezione che Engels impartisce a Dühring può per intiero essere rivolta anche al signor Mikhailovski, il quale afferma esattamente la stessa cosa, e cioè che per Marx l’avvenire si regge esclusivamente all’estremità della catena hegeliana e che la convinzione della sua inevitabilità può essere soltanto fondata sulla fede. Non sarà superfluo, mi pare, rilevare a questo proposito che tutta questa spiegazione di Engels si trova nello stesso capitolo nel quale si parla del seme, della dottrina di Rousseau e di altri esempi con le dichiarazioni così chiare e categoriche di Engels (e di Marx al quale fu letto preventivamente il manoscritto di quest’opera), affermanti che non si può nemmeno parlare di ‘dimostrare’ una cosa qualsiasi con le triadi (tesi, antitesi e sintesi, ndr) o che non si può introdurre nella rappresentazione del processo reale i «termini convenzionali» di queste triadi, debba essere del tutto sufficiente per comprendere quanto sia assurda l’accusa di dialettica hegeliana lanciata contro il marxismo» (3)”” [Gigi Bailo, ‘Struttura al negativo’, Bulzoni, Roma, 1977] [(1) F. Engels, Antidüring’, a cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1968, pag 144; (2) Ibid., pag 145; (3) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo’, in ‘Opere’, Roma, Ed: Riuniti, 1965, pag 37-38] ‘La filosofia di Hegel è famosa per il suo approccio dialettico, spesso rappresentato attraverso la triade di tesi, antitesi e sintesi. Questo processo descrive il modo in cui il pensiero e la realtà si sviluppano attraverso contrasti e risoluzioni2. Tuttavia, è interessante notare che Hegel non ha mai usato direttamente questi termini per descrivere la sua logica dialettica. La dialettica hegeliana è vista come una “”logica concreta””, che riflette la struttura stessa della realtà. La triade è spesso associata alla relazione servo-padrone, dove il padrone rappresenta la tesi, il servo l’antitesi, e la sintesi emerge come il riconoscimento reciproco della libertà 3.’ (copilot)”,”TEOC-002-FPB”
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Univ di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferezna, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in EU, a quelli che egli chiama ‘spiriti liberi’: Bernardino OCHINO (1940), CASTELLIONE, David JORIS (1934), Michele SERVETO (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su LUTERO, Einaudi ha pubblicato ‘La riforma protestante’.”,”RELP-027″
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato Storia della Chiesa nella Yale University. Tra i suoi libri tradotti in italiano ‘Lutero’ (Einaudi) ‘La riforma protestante’ (idem).”,”RELP-003″
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato Storia della Chiesa nella Yale University. Tra i suoi libri tradotti in italiano ‘Lutero’ (Einaudi) ‘La riforma protestante’ (idem).”,”TEOP-351″
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferenza, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in Europa, a quelli che egli chiama ‘spiriti liberi’: Bernardino Ochino (1940), Castellione, David Joris (1934), Michele Serveto (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su Lutero, Einaudi ha pubblicato ‘La riforma protestante’. I santi rivoluzionari: Münzer (pag 228-) Münzer fomenta la ribellione (pag 244-) La disfatta dei contadini ed i suoi effetti sulla Riforma (pag 247) ‘Con queste disposizioni di spirito Münzer si recò a Mühlausen, dove si rese responsabile di fomentare la guerra dei contadini. Davanti al pulpito sciolse una lunga bandiera di seta decorata con un arcobaleno ed il motto «La Parola del Signore permane in eterno». «Questo è il momento, – proclamava, – se siete soltanto tre interamente consacrati a Dio non dovete temerne centomila. Avanti! Avanti! Avanti! Non risparmiate nessuno! Nessuna pietà per il pianto degli empi. Ricordate il comandamento di Dio a Mosè di distruggere interamente e di non mostrare pietà. Tutto il paese è in agitazione. Colpite! All’armi! All’armi! Avanti! Avanti!». Il paese era effettivamente in agitazione; i contadini si erano del tutto sollevati, mentre Federico il Savio era stanco e sul punto di morte. (…) Lutero cercò di contenere il diluvio, recandosi in mezzo ai contadini per protestare, ma fu accolto con modi sprezzanti e violenti. Allora buttò giù l’opuscolo ‘Contro le orde di contadini ladri ed assassini’. Secondo lui, l’inferno si era svuotato e tutti i diavoli erano entrati nei contadini e l’arcidiavolo in Thomas Münzer, «che non fa altro che eccitare al furto, all’uccisione e allo spargimento di sangue». (…) Alcuni principi erano perfin troppo disposti a colpire, trafiggere ed uccidere; e Thomas Münzer era persino troppo propenso a provocarli. Il duca Giorgio ed il langravio Filippo d’Assia, tra gli altri, furono pronti in un batter d’occhi. Münzer ed i contadini furono respinti fino a Frankenhausen; da qui mandarono un’ambasciata ai principi dicendo che cercavano soltanto la giustizia di Dio e volevano evitare di spargere sangue; i principi risposero: «Consegnate Thomas Münzer e gli altri avranno salva la vita». La proposta era attraente, ma Münzer sciolse la sua eloquenza: «Non temete: Gedeone con un pugno di uomini sconfisse i Madianiti e Davide uccise Golia» e in quello stesso momento un arcobaleno, simbolo della sua bandiera, apparve in cielo. Egli lo indicò come un segno premonitore ed i contadini serrarono le file, ma i principi approfittarono di una tregua per circondarli: soltanto seicento furono fatti prigionieri, mentre cinquemila furono sterminati. Münzer scappò, ma fu preso, torturato e giustiziato. Quindi i principi rastrellarono il paese. Altre bande non ebbero miglior fortuna. (…) Purtroppo il feroce opuscolo di Lutero fu pubblicato in ritardo ed apparve proprio nel momento in cui i contadini venivano sgominati. Egli cercò di controbilanciarne l’effetto con un altro scritto in cui diceva pur sempre che le orecchie dei ribelli devono essere aperte a fucilate, ma non intendeva negare grazia ai prigionieri. Tutti i diavoli, dichiarava, invece di lasciare i contadini e tornare all’inferno, erano ora penetrati nei vincitori, che stavano semplicemente sfogando le loro vendette. Ma quest’opuscolo passò inavvertito, e quell’unica frase: «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurò un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato. I contadini lo considerarono come un traditore della loro causa, sebbene i principi cattolici non cessassero mai di considerarlo responsabile di tutto il conflitto”” (pag 245-248) Le parole di Lutero «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurarono un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato dai contadini”,”RELP-017-FF”
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale. Autore di numerose opere dedicate a quelli che egli definiva spiriti liberi, da Bernardino Ochino a Michele Serveto, presso Einaudi ha anche pubblicaro La riforma protestante.”,”RELP-003-FL”
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale. Autore di numerose opere dedicate a quelli che egli definiva spiriti liberi, da Bernardino Ochino a Michele Serveto, presso Einaudi ha anche pubblicaro La riforma protestante.”,”RELx-028-FL”
“BAINVILLE Jacques”,”Histoire de deux peuples. La France et l’ Empire allemande.”,”BAINVILLE ha fatto parte dell’ Academie francaise. “”Tuttavia l’ entrata in scena della Prussia aveva avuto un carattere tale da far riflettere i più storditi. Il ratto della Slesia segnava veramente l’ inizio di un’ era nuova per l’ Europa e nelle relazioni tra gli Stati.”” (pag 136) “”Il sistema di equilibrio al quale il mondo europeo era pervenuto, grazie alla Francia, e che riposava essenzialmente sull’ impotenza della Germania, è stato rotto. Il germanesimo una volta in libertà, il regno della forza senza condizione è tornato con l’ antico mondo, aggravato ancora dalla potente concentrazione degli Stati moderni e le risorse della scienza: terribile regressione della specie umana in un’ era in cui mai gli uomini erano stati così persuasi del loro progresso…”” (pag 281)”,”FRQM-025″
“BAINVILLE Jacques”,”Histoire de deux peuples. Continuée jusqu’a Hitler.”,”””Conservata nella sua unità, la Germania aveva dunque maturato questo frutto! E pure, l’ unità salvata dai vincitori, fu consumata da Hitler. Egli andò più lontano di Bismarck, più lontano della rivoluzione del 1918 e dell’ assemblea di Weimar. Egli soppresse le ultime tracce del federalismo. Mise un statthalter, un governatore. perfino a Monaco e la Baviera protestò ancora meno che nel 1871 quando era stata “”inghiottita””. (pag 251)”,”FRQM-026″
“BAINVILLE Jacques”,”Storia di Francia.”,”””Meglio, dunque liquidare la partita fintantoché avevamo in mano dei pegni. Fu così che quella prima guerra di sette anni terminò con una pace bianca (1748). Il trattato di Aix-la-Chapelle è passato alla storia come un monumento di assurdità, tanto che dall’ epoca in cui esso venne stipulato diventò proverbiale il detto: “”Bête comme la paix””. Ma quando è errato il principio informatore della guerra, come può da questa scaturire una buona pace? Tutto il guadagno da noi ottenuto con l’ aver voluto riprendere nel diciottesimo secolo la politica contro gli Asburgo, opportuna nel diciassettesimo, era stato quello di far ingrandire la Prussia e di distruggere l’ equilibrio europeo. Dell’ errore commesso dalla Francia nel 1741 Federico, infatti, fu il solo beneficiario. Già durante la guerra egli era stato l’ arbitro della situazione, prestandoci il suo aiuto fino a quando aveva interesse a farlo e non per un minuto di più, ed ancro meglio lo avrebbe potuto essere in avvenire, poché da quella stess aguerra la sua potenza era uscita accresciuta. Fin da quel momento era chiaro che la Prussia aspirava a prendere in Germania il posto dell’ Austria e che quell’ aspirazione non era più da ritenersi smodata. Se la Francia si fosse dunque ostinata in una politica anti-austriaca, avrebbe lavorato in favore di Federico; se avesse mutato sistema, se avesse rovesciato le proprie alleanze, avrebbe dovuto contare Federico tra i propri nemici. In entrambi i casi l’ Inghilterra, con la quale nulla era stato definito e con la quale la nostra rivalità coloniale continuava, avrebbe avuto a sua disposizione un soldato sul continente. Ecco ciò che ci era costato l’ errore commesso dal partito del Belle-Isle, l’ anacronismo della lotta contro la Casa d’ Austria. La politica francese aveva perduto la sua chiarezza.”” (pag 247-248)”,”FRAG-009″
“BAINVILLE Jacques”,”Bismarck.”,”Bismarck non ha avuto che un discepolo: Stresemann. (pag VII introduzione) La guerra prossima tra la Prussia e l’ Austria. “”Lorsque Bismarck était entré dans la politique, c’était l’ Autriche qu’il fallait ménager. L’ Autriche venait de faire sentir sa puissance à la Prusse en lui infligeant l’ humiliation d’ Olmütz. Le jour de prendre une revanche et de l’ expulser d’ Allemange n’était pas encore venu. Le 3 décembre 1850, Bismarck prononcait un discours pour la paix. Et après l’ avoir reproduit dans ses mémoires, il commente: “”Conformément aux idées du ministre de la Guerre, ma pensée directrice était d’obtenir que le conflit fûs différé jusqu’à ce que nous fussions armés””. C’est tout l’ esprit de la mémorable lettre de Stresemann au Kronprinz avant Locarno.”” (pag IX) “”Non è troppo pretendere dalla nostra diplomazia di chiederle secondo i casi di rimandare la guerra, di impedirla o di farla scoppiare, aggiunge ancora Bismarck, che la fece scoppiare nel 1866 e fu Sadowa.”” (pag X) Libro di Ernest DENIS sulla Fondazione dell’ impero tedesco. (pag 242) “”Non è l’ Austria, non è la Francia, ad essere state vinte a Sadowa e a Sedan: è l’ autocrazia degli Asburgo e la tirannia di Napoleone. E il loro vero vincitore fu lo spirito di Lutero e di Kant.”” (pag 243)”,”GERx-107″
“BAINVILLE Jacques”,”La troisième république, 1870-1935.”,”BAINVILLE Jacques de l’ Académie Francaise “”Les menaces de l’Allemagne avaient engendré le boulangisme. L’analyse la plus sommaire ne permettait pas d’en douter. On ne pouvait non plus se tromper sur le véritable caractère des appels à la revanche qui étaient comme le panache de l’anxiété. Ce qu’on prenait pour une bravade n’était qu’une forme de l’alarme pubblique. Boulanger n’avait pas seulement caracolé sur un cheval noir, peint les guérites aux trois couleurs et, comme disait Barrès, “”revelé le pompon du soldat””. Son véritable titre de popularité, c’était la mélinite et le fusil Lebel. Il répondait au besoin de savoir le pays gardé et la nation défendue. L’isolement de la France aiguisait cette inquiétude et ce désir de protection. Les entreprises de Ferry avaient irrité parce que l’on redoutait que, tout en distrayant nos forces, elles ne nous valussent de nouveaux ennemis. Naguère Clemenceau avait allégué, pour que l’on renonçât à intervenir en Egypte, le danger d’un conflit en Orient après lequel l’Allemagne eût tenu la France à sa discrétion. Tunis nous brouillait avec l’Italie, non autres conquêtes portaient ombrage à l’Angleterre””. (pag 153-154)”,”FRAD-086″
“BAIONI Giuliano”,”Classicismo e rivoluzione. Goethe e la rivoluzione francese.”,”””Il più genuino momento rivoluzionario dell’ opera goethiana è rappresentato senza dubbio da Prometheus (Prometeo), l’ inno che accanto all’ omonimo frammento drammatico costituisce forse l’ attacco più radicale che la poesia dello Sturm und Drang abbia mai portato alla cultura ed alla società dell’ assolutismo. Una interpretazione di questa opera, in cui il giovane Goethe seppe espriemere con tanta immediata violenza la situazione prerivoluzionaria europea, presuppone purtroppo ancor oggi, per il persistere di equivoci creati da una tradizione critica che risale addirittura al secolo scorso, una sia pur breve considerazione dello Sturm und Drang e della sua posizione nei confronti della coeva cultura dell’ illuminismo e della posteriore epoca romantica””. (pag 19) “”Fu infatti Herder, e non Goethe, a chiarire, nel 1792, in Thiton und Aurora, in modo molto esplicito e circostanziato che cosa si dovesse intendere politicamente per evoluzione ed a chidersi se fosse lecito attendersi il rinnovamento della società umana dalla rivoluzione. Herder naturalmente lo nega. Egli avverte cheil termine “”rivoluzione”” è purtroppo una parola di moda che ha assunto un significato orribile, perché vuol dire ormai soltanto oppressione, violenza, barbarie, guerre di conquista, e tiene a chiarire che in passato si parlava di rivoluzioni solo nell’ astronomia ove il termine significava l’ immutabile movimento periodico dei corpi celesti. RIvoluzione pertanto era solo “”il concetto di un quieto movimento delle cose”” e nulla in questo movimento era “”discontinuo, casuale, senza ragione””. Perciò egli conclude: “”Non le rivoluzioni, ma le evoluzioni sono il quieto ritmo di questa grande madre””. Soltanto l’ evoluzione è quindi ‘naturale’, mentre la rivoluzione è contro natura. Ma perché contro natura? Forse che nella natura non esistono violenza, istinto, sopraffazione, eruzioni e cataclismi?”” (pag 130) “”La natura dunque non educa alla mitezza (Sanftmut) ed alla soavità dei sentimenti (Empfindsamkeit). Al contrario. Essa educa “”i suoi veri figli”” alla durezza e ad affrontare con coraggio “”i mali ed i dolori che essa loro procura, sicché noi possiamo chiamare il più felice degli uomini colui che ha più forze per affrontare il male, allontanarlo da sé, e, sfidandolo, imporre il proprio valore”” (HA 12, 17). L’ ethos volontaristico del Prometeo traspare da queste righe che riflettono in modo estremamente perspicuo lo spirito imprenditoriale del nascente capitalismo borghese che intende la vita come competizione e, appunto, come affermazione del più forte””. (pag 131)”,”GERS-021″
“BAIRATI Piero a cura ; saggi di Sara VOLTERRA Charles P. KINDLEBERGER Richard W. VAN ALSTYNE Tiziano BONAZZI Anna Maria MARTELLONE Peppino ORTOLEVA Maurizio VAUDAGNA Aldo LANZA Bruno CARTOSIO Claudio GORLIER Roberto GIAMMANCO Maurizio VAUDAGNA Michael WALLACE Eric FONER Valeria Gennaro LERDA Arnaldo TESTI Roberto PERIN Loretta VALTZ MANNUCCI Claude FOHLEN e Piero BAIRATI”,”Il mondo contemporaneo. Storia del Nord America.”,”Saggi di Piero BAIRATI, Sara VOLTERRA, Charles P. KINDLEBERGER, Richard W. VAN ALSTYNE, Tiziano BONAZZI, Anna Maria MARTELLONE, Peppino ORTOLEVA, Maurizio VAUDAGNA, Aldo LANZA, Bruno CARTOSIO, Claudio GORLIER, Roberto GIAMMANCO, Maurizio VAUDAGNA, Michael WALLACE, Eric FONER, Valeria Gennaro LERDA, Arnaldo TESTI, Roberto PERIN, Loretta VALTZ MANNUCCI, Claude FOHLEN IWW. La parabola storica dei Wobblies. “”Gli Industrial Workers of the World (Lavoratori industriali del mondo, IWW) vennero fondati a Chicago il 27 giugno 1905 nel corso di una convenzione che concluse un lavoro preparatorio durato circa un anno. Al processo di formazione del nuovo sindacato, che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto permettere l’ organizzazione unitaria della vasta maggioranza del proletariato americano, tenuto diviso e in gra parte disorganizzato dalla pratica tradunionistica dell’ American Federation of Labor (AFL), partecipò un vasto schieramento di forze; l’ ala sinistra del Socialist Party of America (SP), guidata da Eugene Debs, il sindacato dei minatori dell’ Ovest (Western Federation of Miners), il Socialist Trade and Labor Alliance, esponenti di sindacati di industria variamente in dissenso con la linea corporativa dominante dell’ AFL.”” (pag 147, Peppino Ortoleva, Industrial Workers of the World) “”Ma almeno fino al 1908, la presenza di massa degli Iww nel movimento operaio, se non fu (come dimostrano le indagini recenti di Dubofsky e Foner) del tutto trascurabile, rimase però limitata; al centro dei primi tre anni della storia della nuova organizzazione si collocò lo scontro interno tra i vari gruppi. Mentre Debs e la sinistra del Socialist Party, (…) si ritiravano di fatto da sindacato (che ritenevano dominato essenzialmente dai “”settari”” del SLP e dagli “”anarcosindacalisti””, e mentre i massimi dirigenti della Western Federation of Miners – il presidente Moyer e il segretario Haywood – erano in carcere sotto processo per omicidio, si sviluppò uno scontro durissimo tra i sostenitori di De Leon e l’ ala filoanarchica di Trauttman e Saint-John da un lato , e il presidente Sherman dall’ altro””. (pag 147, idem)”,”USAG-058″
“BAIRATI Piero”,”Vittorio Valletta.”,”Piero Bairati è nato nel 1946 e si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino nel 1969. Dopo alcuni studi sulla tradizione politica americana (‘Gli orfani delle ragione, Firenze, 1975), si è dedicato all’analisi storica della cultura industriale (‘Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano’, Milano, 1979) e dei rapporti tra l’industria americana e quella europea. Per la serie ‘Il Mondo Contemporaneo’ ha curato il volume ‘Storia del Nordamerica’ (Firenze, 1978). Membro della American Historical Association e della Society for the History of Technology, è professore di Storia americana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1980 collabora a ‘Il Sole 24 Ore’. Lo sciopero del 5 marzo 1943 a Mirafiori. “”I rapporti di Agnelli e Valletta con la Confindustria non erano mai stati facili. Anche in questo la Fiat si considerava un’azienda «a parte». Nel caso specifico, la distanza si accentuò fino alla rottura. Valletta si mosse con abilità tra la resistenza della Confindustria e la forza rinascente del movimento operaio. Come alcuni dei dirigenti che gli stavano vicino, coglieva il significato politico dello sciopero che si stava preparando ma capiva anche che la solidarietà operaia si coagulava su motivazioni essenzialmente economiche. Affrontò quindi la questione come il capo di un’azienda che affronta una vertenza sindacale: calcolando i limiti della trattativa. Inizialmente, comunque, anche Valletta non aveva ancora misurato la consistenza organizzativa del movimento operaio; non prevedeva che la lotta operaia avrebbe raggiunto tanta intensità. (…) Di ritorno da Roma, la mattina del venerdì 5 marzo, Valletta decide di pubblicare in tutti gli stabilimenti Fiat la circolare del Ministero delle Corporazioni, nel testo del 13 gennaio. Vi aggiunge una precisazione: nell’indennità di sfollamento saranno compresi gli anticipi già percepiti. Gli scioperi cominciarono quel giorno stesso, alle dieci del mattino, ora di prova per l’allarme aereo, al suono delle sirene. Non fu certamente la pubblicazione della circolare a determinare l’ondata della lotta operaia, che era già predisposta da tempo. Ma il contenuto «provocatorio» era evidente. Da quel momento Valletta cominciò ad agire per conto proprio, indipendentemente dalle linee confindustriali. Pur essendo al corrente di ciò che sarebbe accaduto, Valletta e tutta la direzione della Fiat furono colti di sorpresa dalle dimensioni e dalla qualità politica degli scioperi, che nel giro di una settimana investirono tutti gli stabilimenti Fiat e tutte le più importanti fabbriche di Torino, per poi estendersi ad altri complessi del triangolo industriale. (…) Valletta provò a spiegare che si trattava di una vertenza salariale, complessa e difficile, che poteva essere tuttavia assorbita e ammortizzata dagli industriali e dal regime. Viene convocato ancora una volta a Roma dal Duce, l’11 marzo. Ma, al di là dei termini specifici della controversia, vi è ormai una divergenza sostanziale; Valletta è il solo che, molto a malincuore, ammetteva che il movimento operaio era una forza organizzata sviluppatasi su una base oggettiva di estremo, talora disperato, disagio economico di massa; ed era anche il solo a credere che gli operai torinesi non erano un’accozzaglia di disfattisti, come si ostinavano a ripetere Mussolini, i suoi ministri e sottosegretari. Dal clima dei primi giorni di sciopero, Valletta aveva capito che l’iniziativa operaia non era il frutto della propaganda e della sobillazione, anche se così si esprimeva con qualche stretto collaboratore; il movimento operaio era una forza reale organizzata che non poteva essere neutralizzata con la militarizzazione, nella quale egli stesso aveva creduto fin dall’inizio della guerra. Si era quindi adoperato ad evitare che scattassero alcuni piani di attacco in forze contro le fabbriche torinesi. Il dispiegamento di mezzi militari aveva assunto proporzioni ingenti, ma nessuna forza di polizia aveva osato entrare negli stabilimenti in sciopero”” (pag 96-97-98) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983]”,”ECOA-019″
“BAIRATI Piero CARRUBBA Salvatore”,”La trasparenza difficile. Storia di due giornali economici: «Il Sole» e «24 Ore».”,”Pietro Bairati (1946) professore di storia economica presso la facoltà di scienze politiche di Torino. Salvatore Carrubba (1951) è stato direttore della Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica economia di Roma.”,”EDIx-005-FPA”
“BAIRATI Piero”,”Vittorio Valletta.”,”Piero Bairati è nato nel 1946 e si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino nel 1969. Dopo alcuni studi sulla tradizione politica americana (‘Gli orfani delle ragione, Firenze, 1975), si è dedicato all’analisi storica della cultura industriale (‘Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano’, Milano, 1979) e dei rapporti tra l’industria americana e quella europea. Per la serie ‘Il Mondo Contemporaneo’ ha curato il volume ‘Storia del Nordamerica’ (Firenze, 1978). Membro della American Historical Association e della Society for the History of Technology, è professore di Storia americana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1980 collabora a ‘Il Sole 24 Ore’. La Commissione d’Epurazione, Valletta e il silenzio del Pci “”Il comportamento di Valletta fu quello di un normale imputato: sottolineare tutte le circostanze sfavorevoli, citare i testimoni più opportuni. Nessuno dei commissari, viceversa, fece ricorso a documenti acquisiti negli archivi Fiat che potessero in qualche modo mettere in difficoltà l’imputato. Lo stesso Valletta fu stupito della cortese equità manifestata dalla Commissione, alla quale non faceva certamente difetto la capacità di valutare il suo caso tenendo nel giusto conto quanto stava accadendo alla Fiat e nel paese. Il 28 agosto comincia la sfilata dei testi, che durerà fino alla fine di novembre. Si tratta di dirigenti, funzionari e operai della Fiat. Sono tutti unanimemente d’accordo nello scagionare Valletta dall’accusa di collaborazionismo. Alcuni lo accusano di aver favorito i fascisti nell’attribuzione di determinati posti, oppure gli imputano comportamenti a danno dei lavoratori: i termini delle contestazioni sono, comunque, talmente generici da assumere ben scarso rilievo nel corso del procedimento. I testi sminuiscono anche l’importanza della XVIII Novembre: «i dipendenti della Fiat consideravano la XVIII Novembre come un sistema di imboscamento e ne approfittavano per non fare il servizio militare». (…) Tra i testi compare anche Teresio Guglielmone, che è in quel momento membro della Commissione Economica del CLN. Proclama Valletta «nemico del capitalismo» e ricorda gli aiuti ai partigiani richiesti da Alfredo Pizzoni, presidente del CLN dell’Alta Italia, «dato il ritardo con cui il governo italiano inviava i finanziamenti». Emergono anche i vari espedienti con cui la Fiat ha salvato dai campi di concentramento in Germania quasi 3.000 persone, tra cui i rastrellati della Val di Susa del giugno 1944. I fatti ricordati dai venticinque testi erano e sono ampiamente verificabili. Ma a parte il loro contenuto escusatorio, il dato più significativo è la distribuzione «politica» delle testimonianze: tra i testi ci furono molti democristiani, qualche azionista, qualche socialista, ma nessun comunista. Nessun militante del Partito Comunista si sentì in dovere di contestare le affermazioni di Valletta o di ripetere le accuse di pochi mesi prima. Non si sentì nessuno, come ci si poteva ragionevolmente attendere, che si preoccupasse di smentire le affermazione di Benedetto Rognetta secondo cui, «negli ultimi giorni il Partito Comunista mandò a chiedere un aiuto extra per poter organizzare le Squadre d’Azione Partigiane» (erano le stesse squadre che vennero a fargli visita a casa il 4 di maggio), alle quali Valletta concesse 5 milioni. Nessun esponente o militante di Partito volle sollevare un dubbio o avanzare una richiesta di chiarimenti sui «contatti diretti» che Valletta affermava di aver avuto con Cino Moscatelli, il comandante garibaldino della Valsesia. Eppure il rappresentante comunista nella Commissione continuava a chiedere istruzioni al Partito e ad informarlo sull’andamento del processo. Tutta fa credere che ci fosse una precisa consegna da rispettare, che si poteva riassumerein due parole: silenzio assoluto. In seno al Comitato Centrale comunista, il problema suscitò un dissidio tra Secchia e Togliatti che fu poi risolto nel senso desiderato dal Segretario comunista”” (pag 144-147) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983] Lo sciopero del 5 marzo 1943 a Mirafiori. “”I rapporti di Agnelli e Valletta con la Confindustria non erano mai stati facili. Anche in questo la Fiat si considerava un’azienda «a parte». Nel caso specifico, la distanza si accentuò fino alla rottura. Valletta si mosse con abilità tra la resistenza della Confindustria e la forza rinascente del movimento operaio. Come alcuni dei dirigenti che gli stavano vicino, coglieva il significato politico dello sciopero che si stava preparando ma capiva anche che la solidarietà operaia si coagulava su motivazioni essenzialmente economiche. Affrontò quindi la questione come il capo di un’azienda che affronta una vertenza sindacale: calcolando i limiti della trattativa. Inizialmente, comunque, anche Valletta non aveva ancora misurato la consistenza organizzativa del movimento operaio; non prevedeva che la lotta operaia avrebbe raggiunto tanta intensità. (…) Di ritorno da Roma, la mattina del venerdì 5 marzo, Valletta decide di pubblicare in tutti gli stabilimenti Fiat la circolare del Ministero delle Corporazioni, nel testo del 13 gennaio. Vi aggiunge una precisazione: nell’indennità di sfollamento saranno compresi gli anticipi già percepiti. Gli scioperi cominciarono quel giorno stesso, alle dieci del mattino, ora di prova per l’allarme aereo, al suono delle sirene. Non fu certamente la pubblicazione della circolare a determinare l’ondata della lotta operaia, che era già predisposta da tempo. Ma il contenuto «provocatorio» era evidente. Da quel momento Valletta cominciò ad agire per conto proprio, indipendentemente dalle linee confindustriali. Pur essendo al corrente di ciò che sarebbe accaduto, Valletta e tutta la direzione della Fiat furono colti di sorpresa dalle dimensioni e dalla qualità politica degli scioperi, che nel giro di una settimana investirono tutti gli stabilimenti Fiat e tutte le più importanti fabbriche di Torino, per poi estendersi ad altri complessi del triangolo industriale. (…) Valletta provò a spiegare che si trattava di una vertenza salariale, complessa e difficile, che poteva essere tuttavia assorbita e ammortizzata dagli industriali e dal regime. Viene convocato ancora una volta a Roma dal Duce, l’11 marzo. Ma, al di là dei termini specifici della controversia, vi è ormai una divergenza sostanziale; Valletta è il solo che, molto a malincuore, ammetteva che il movimento operaio era una forza organizzata sviluppatasi su una base oggettiva di estremo, talora disperato, disagio economico di massa; ed era anche il solo a credere che gli operai torinesi non erano un’accozzaglia di disfattisti, come si ostinavano a ripetere Mussolini, i suoi ministri e sottosegretari. Dal clima dei primi giorni di sciopero, Valletta aveva capito che l’iniziativa operaia non era il frutto della propaganda e della sobillazione, anche se così si esprimeva con qualche stretto collaboratore; il movimento operaio era una forza reale organizzata che non poteva essere neutralizzata con la militarizzazione, nella quale egli stesso aveva creduto fin dall’inizio della guerra. Si era quindi adoperato ad evitare che scattassero alcuni piani di attacco in forze contro le fabbriche torinesi. Il dispiegamento di mezzi militari aveva assunto proporzioni ingenti, ma nessuna forza di polizia aveva osato entrare negli stabilimenti in sciopero”” (pag 96-97-98) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983]”,”BIOx-036-FSD”
“BAIRATI Piero”,”Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano.”,”I proverbi del ‘Poor Richard’s Almanack’, l’etica del lavoro e del calcolo economico che ispirano l’Autobiografia e il culto non edonistico della ricchezza e del successo che traspare da mote pagine di Benjamin Franklin hanno ispirato a Max Weber alcune parti de ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’. Guerra di indipendenza americana La stessa idea di ingaggiare degli ingegneri militari francesi non era interamente nuova. Il duca di Choiseul, dopo la bruciante sconfitta della guerra dei Sette Anni, aveva seguito la crsi americana con molto interesse e nel 1764 avva inviato come suo “”informatore”” il Pontleroy, un ufficiale di marina e nel 1768 il barone de Kalb, con il compito di accertarsi se esisteva un piano di rivolta (…). (pag 108) “”Gli ingegneri francesi per tutto il corso della guerra ebbero forti dissensi sulla strategia militare sia fra di loro che con Washington e i contrasti con Kosciuszko, che dall’estate del 1775 si trovava a Philadelphia e dall’ottobre del 1778 fu ingegnere capo degli stati centrali, furono altrettanto frequenti. Ma il loro contributo fu cruciale, soprattutto nelle fortificazioni dell’accampamento invernale di Valley Forge e nella proparazione dell’assedio di Yorktown, che porrà termine alla guerra”” (pag 110)”,”USAG-001-FMB”
“BAIRATI Piero a cura, saggi di Benjamin FRANKLIN James MAURY John ADAMS Andrew BURNABY Jonathan CARVER William Henry DRAYTON George WASHINGTON James MADISON Alexander HAMILTON Jeridiah MORSE Thomas JEFFERSON John C. MARSHALL Charles SUMNER De Witt CLINTON John O’SULLIVAN Thomas Hart BENTON Benjamin F. PORTER Albert GILLIAM William SEWARD Jesup D. SCOTT Henry Charles CAREY Linus Pierpont BROCKETT Josiah STRONG Emory UPTON John FISKE Albert J. BEVERIDGE Brooks ADAMS Douglas MACARTHUR Walter LIPPMANN Francis Parker YOCKEY Max LERNER Leland HAZARD Irving KRISTOL George LISKA James BURNHAM”,”I profeti dell’impero americano. Dal periodo coloniale ai nostri giorni.”,”Piero Bairati, nato a Torino nel 1946, si è laureato nel 1969 sotto la guida di Nicola Abbagnano con una tesi su John Dewey e la cultura liberale americana. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti come fellow dell’American Council of Learned Societies, si è dedicato allo studio sistematico delle ideologie e dei movimenti politici americani. Tra i risultati di questa ricerca vi sono il saggio sulla nuova sinistra americana Gli orfani della ragione e l’edizione italiana di The Politics of Unreason di S.M. Lipset E.Raab. Dal 1973 è assistente ordinario presso l’Università di Torino.”,”USAP-021-FL”
“BAIRATI Piero”,”Gli orfani della ragione. Illuminismo e nuova sinistra in America.”,”Piero Bairati è nato a Torino nel 1946 dove si è laureato con una tesi su John Dewey e il pragmatismo americano. Dopo la tesi si è dedicato allo studio delle ideologie politiche americane. Per Einaudi ha raccolto tesi sull’ ideologia dell’ imperialismo americano: ‘I profeti dell’impero americano’.”,”TEOP-580″
“BAIROCH Paul”,”Economia e storia mondiale. Miti e paradossi.”,”Paul BAIROCH insegna attualmente Economia e storia dell’ economia all’ Università di Ginevra. Tra le sue opere ‘Tiers Monde dans l’ impasse (1983) e Cities (1988). Alcuni capitoli: ‘Gli Stati Uniti: culla e bastione del moderno protezionismo (1791-1860) ‘Gli Stati Uniti: dalla tesi delle ‘industrie bambine’ alla protezione dei salari americani (1861-1914) ‘Il successo degli Stati Uniti è maggiore nei periodi più protezionistici'”,”ECOI-110″
“BAIROCH Paul”,”Storia economica e sociale del mondo. Vittorie e insuccessi dal XVI secolo a oggi. Volume primo.”,”Contiene un saggio di Anne-Marie PIUZ. Paul BAIROCH (1930-1999) è stato uno dei più illustri studiosi di storia economica di questo secolo. “”Negli Stati Uniti, la guerra di Secessione (1861 – 1865) tra Nord antischiavista e Sud favorevoole alla schiavitù è anche una guerra tra un Nord protezionista e un Sud liberoscambista, per cui la vittoria del Nord fu anche la vittoria del protezionismo. Le tariffe di stampo già protezionistico del 1861 vennero ulteriormente inasprite nel 1861 e nel 1866, e non è esagerato affermare che, nel periodo compreso tra 1866 e 1913, gli Stati Uniti furono il paese avanzato più protezionista.”” (pag 532)”,”ECOI-152″
“BAIROCH Paul”,”Storia economica e sociale del mondo. Vittorie e insuccessi dal XVI secolo a oggi. Volume secondo.”,”Paul BAIROCH (1930-1999) è stato uno dei più illustri studiosi di storia economica di questo secolo. Spostamento del centro di gravità economico e percezione ritardata del fenomeno. “”Una conseguenza tra le più importanti – peraltro non del tutto percepita in qualnto tale dal paese che ne beneficiò – fu lo spostamento del centro di gravità economico, e in misura minore finanziario, dall’ Europa agli Stati Uniti. Già intorno al 1890, come vedremo più dettagliatamente nel capitolo XXVIII.4b, gli Stati Uniti erano diventati la prima potenza economica mondiale. La guerra accelera e accentua il fenomeno, nonostante gli Stati Uniti prendano parte al conflitto; non va però dimenticato che si trattò di una partecipazione più tardiva (aprile 1917) e, soprattutto, che il territorio statunitense rimase indenne dai guasti della guerra.”” (pag 936-937)”,”ECOI-153″
“BAIROCH Paul HOBSBAWM Eric J. a cura; saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE e Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU e Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN, Patrice CARRE’ e Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TISSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA e Heinz-Gerhard HAUPT Michelle PERROT Hervé LE-BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Giovanni BUSINO Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean-Paul GAUDILLIERE e Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH”,”Storia d’ Europa. Volume quinto. L’ età contemporanea. Secoli XIX-XX.”,”Saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE e Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU e Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN, Patrice CARRE’ e Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TISSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA e Heinz-Gerhard HAUPT Michelle PERROT Hervé LE-BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Giovanni BUSINO Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean-Paul GAUDILLIERE e Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH. “”La fine della guerra fredda ha innescato la più massiccia ristrutturazione delle industrie europee di armi dopo quella dei primi anni Cinquanta. Le forniture interne di armi hanno subito un drastico calo e le opportunità di esportazione sono crollate, per effetto della fine della guerra fredda e di molti conflitti regionali ad essa collegati (il traffico mondiale di armi è caduto dal picco di 74 miliardi di dollari nel 1987 a meno di 25 miliardi agli inizi degli anni Novanta). Naturalmente questo calo si è ripercosso sull’ occupazione industriale, che si stima abbia perso da un quarto a un terzo dei posti di lavoro. Questa circostanza, sommandosi ai costi unitari crescenti degli armamenti più sofisticati, ha indotto una ristrutturazione dell’ industria europea, soprattutto nei settori tecnologicamente più avanzati, l’ aerospaziale e l’ elettronica militare.”” (pag 463, K. Krause)”,”EURx-156″
“BAIROCH Paul”,”Commerce extérieur et développement économique de l’ Europe au XIXe siècle.”,” BAIROCH Paul è professore all’Università di Ginevra. “”L’ Europa del XIX secolo è stata il campo del più importante movimento di emigrazione a lunga distanza mai registrato prima e non ancora ripetuto da allora. Dal 1815 al 1915, quasi 46 milioni di Europei sono emigrati oltremare, soprattutto verso i paesi temperati. Di questi 46 milioni, 37-39 milioni sono emigrati dal 1865 al 1915, ossia in media 760 mila per anno, media che ha pure superato il milione annualmente dal 1901 al 1915. A titolo di comparazione, ricordiamo che si stima a circa 15-20 milioni il numero totale dei neri oggetto della tratta dall’ inizio del XVI alla fine del XIX secolo e che il numero annuale medio durante il periodo in cui questa tratta ha raggiunto il suo apogeo (XVIII secolo) era dell’ ordine di 70.000″”. (pag 111) “”Il est certain que, sans cet afflux d’ émigrants, l’ industrie américaine n’ aurait pas été capable de satisfaire aussi complètement la demande intérieure et qu’il s’en serait découlé un rythme de croissance des importations d’articles manufacturés plus rapide.”” (pag 119)”,”EURE-055″
“BAIROCH Paul”,”Economia e storia mondiale. Miti e paradossi.”,”Paul Bairoch insegna attualmente Economia e Storia dell’Economia all’Università di Ginevra, Tra le sue opere Tiers Monde dans l’Impasse e Cities.”,”ECOI-124-FL”
“BAIROCH Paul”,”Lo sviluppo bloccato. L’economia del Terzo Mondo tra il XIX e il XX secolo.”,”Paul Bairoch (1930-1999), storico ed economista, ha insegnato all’Università di Bruxelles. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Rivoluzione industriale e sottosviluppo’. ‘Storia del decollo dei paesi sviluppati’ (Parte prima, da pag 13) ‘Perché il Terzo Mondo non ha imitato l’Europa del XIX secolo?’ (Parte seconda, da pag 105) ‘Il lavoratore della rivoluzione industriale, il pane quasi gratuito’ (pag 82) ‘L’errore di Marx’ (pag 132) “”A metà del XIX secolo, osservando i positivi effetti della costruzione delle ferrovie in Europa, si sarebbe potuto essere inclini a pensare che conseguenze simili si sarebbero avute nei paesi d’oltremare. Così Marx scriveva nel 1853 (nel «New York Daily Tribune» di cui era corrispondente): «Lo so che la ‘millocracy’ inglese si propone di dotare l’India di ferrovie al solo scopo di trarne il cotone ed altre materie prime per le sue manifatture. Ma, una volta introdotte le macchine nel sistema di locomozione di un paese che possiede ferro e carbone, non potete più impedirgli di fabbricarle sul posto. Non potete mantenere in esercizio la rete ferroviaria di un paese immenso senza introdurre quelle attrezzature che sono indispensabili per soddisfare i bisogni immediati e correnti della locomozione a vapore, branche industriali non direttamente connesse alle ferrovie. Perciò, in India, il sistema ferroviario diverrà il battistrada dell’industria moderna» (1). L’errore di Marx, del resto comprensibile per l’epoca, è stato quello di sottovalutare gli effetti del calo dei costi dei trasporti. Perché, a causa di questa diminuzione – accentuata inoltre per quel che riguarda l’Asia dall’apertura del Canale di Suez – diveniva redditizio importare quei «bisogni immediati e correnti del traffico»”” (pag 132-133) [(1) Dal ‘New York Daily Tribune’, dell’8 agosto 1853 [ora in ‘India, Cina, Russia’, Il Saggiatore, Milano, 1960, p. 89]. Citato da L.J. Lebret, ‘Dynamique concrète du dévéloppement’, Paris, 1961] Paul Bairoch (Anversa, 24 luglio 1930 – Ginevra, 12 febbraio 1999) è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. (wikip)”,”PVSx-076″
“BAIROCH Paul”,”Urban unemployment in developing countries. The nature of the problem and proposals for its solution.”,”P. Bairoch già Professore di Economia alla Sir George Williams University in Montreal e Assistant Director of Studies alla Ecole Pratique des Hautes Etudes in Paris.”,”PVSx-078″
“BAIROCH Paul HOBSBAWM Eric J. a cura di, Saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN Patrice CARRÉ Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TOSSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA Heinz-Gerhart HAUPT Michelle PERROT Hervé LE BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean.Paul GAUDILLIÈRE Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH”,”Storia d’Europa. L’età contemporanea. Secoli XIX – XX. Vol. V.”,”Paul Bairoch è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza Svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. Nato ad Anversa, Belgio il 24/07/1930, morto a Ginevra nel 1999. Eric J. Hobsbawm è stato uno storico e scrittore britannico. Considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicto la sua vita agli studi sull’evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo. Nasce il 09 giugno 1917 ad Alessandria, Egitto. Muore il 01 ottobre 2012 nel Royal Free Hospital, Londra, Regno Unito.”,”EURx-125-FL”
“BAIS Sander”,”Relatività. Guida illustrata molto speciale.”,”Sander Bais insegna all’Università di Amsterdam, dove ha diretto a lungo l’Istituto di Fisica teorica. Si è formato in Olanda e successivamente negli Stati Uniti, dove ha ottenuto un PhD in Fisica teorica presso l’Università della California a Santa Cruz. La sua attività di ricerca si è concentrata per molto tempo sulla fisica delle particelle, la teoria dei campi, la relatività e la teoria delle stringhe. Attualmente si occupa delle proprietà delle interazioni topologiche e delle loro possibili applicazioni al calcolo quantistico. É autore di The Equations: Icons of Knowledge.”,”SCIx-158-FL”
“BAISTROCCHI Massimo S.”,”Ex-URSS. La questione delle nazionalità in Unione Sovietica da Lenin alla CSI.”,”Massimo S. Baistrocchi è nato in Giappone nel 1942. Giornalista e fotografo, ha fra l’altro vissuto negli Stati Uniti e in Unione Sovietica. A Mosca ha potuto assistere al progressivo affermarsi della perestroika e della democratizzazione gorbacioviane, entro le quali è maturato e poi esploso il problema delle nazionalità. Attualmente vive a Roma.”,”RUST-050-FL”
“BAITALSKY Mikhail”,”Notebooks for the Grandchildren. Recollections of a Trotskyist Who Survived the Stalin Terror.”,”M. Baitalsky (1908-1978), trotskista, prigionero politico in URSS Il caso di Nina Lasova moglie di Vladimir Karkhanov arrestato e poi giustiziato assieme ad altri a Mosca quando segretario del partito moscovita era Krusciov (1937). In seguito agli appelli della moglie per la liberazione del marito anche lei venne deportata nel campi separata dal figlio. (pag 286)”,”RUSS-244″
“BAKER G.P.”,”Annibale.”,”Libro di GB Ruolo di Fabio (Quinto Fabio Massimo) nell’evitare la demoralizzazione dei romani (pag 141)”,”STAx-012-FV”
“BAKER Mark”,”Voci dal Vietnam.”,”Baker, Mark <1950- > 1: Voci dal Vietnam / Mark Baker Novara : Istituto geografico De Agostini, \1988! Fa parte di: Nam : i testimoni oculari”,”FOTO-101″
“BAKHRUSCIN BAZILEVIC FOGHT PANKRATOVA”,”Storia dell’ URSS. Parte seconda.”,”A pag 220 si dice che non fu il ‘generale Inverno’ a battere NAPOLEONE. Nella sua opera ‘E’ stato il gelo a sterminare l’ esercito francese nel 1812?’ Denis DAVYDOV scrisse che durante la ritirata il clima era mite; la prima ne ve cadde soltanto presso Elnia e il gelo raggiunse i 12 gradi sotto zero pre tre o cinque giorni. Ben più freddo si ebbe in Olanda nel 1795 e nel 1807 durante la campagna di Eylau quando il gelo durò due mesi e nel 1808 sui monti della Castiglia, ma qui non si ebbero perdite francesi altrettanto gravi.”,”RUSx-060″
“BAKUNIN Michele”,”Libertà e rivoluzione.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-005″
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia. E altri scritti.”,”Risvolto di copertina contiene sintetica biografia e foto di BAKUNIN.”,”ANAx-048″
“BAKUNIN M. (BAKOUNINE)”,”Federalismo Socialismo y Antiteologismo. Cartas sobre el patriotismo.”,”Federalismo e Stati Uniti d’ Europa. “”1. Per far trionfare la libertà, la giustizia e la pace nelle relazioni internazionali d’ Europa, per rendere impossibile la guerra civile tra i diversi popoli che compongono la famiglia europea, non c’è che un mezzo: costituire gli Stati Uniti d’ Europa.”” (pag 15)”,”ANAx-209″
“BAKUNIN Mijail A.”,”Estatismo y anarquía.”,”Il russo BAKUNIN Mijail A. (1814-1876) fu un teorico e fondatori dell’ anarchismo e del movimento libertario. A differenza del marxismo, il collettivismo di BAKUNIN non ammette l’ autorità statale sotto alcuna forma e propugna la distruzione totale dello Stato come necessità fondamentale della rivoluzione dei lavoratori se vogliono giungere alla libertà individuale. “”Il potere degli innumerevoli stati che si dividevano la Germania era illimitato. I professori si schiaffeggiavano reciprocamente e dopo si denunciavano alle autorità. Gli studenti che dividevano la loro vita tra la scienza morta e la birra erano degni dei loro maestri. Quanto alla massa lavoratrice, nessuno ne parlava, nessuno pensava ad essa. Tale era la situazione in Germania anche durante la seconda metà del XVIII secolo, quando, repentinamente, come per miracolo, si elevò in questa immensa estensione di volgarità e di bassezza una letteratura ammirevole, aperta da Lessing e chiusa da Goethe, Schiller, Kant, Fichte e Hegel.”” (pag 135)”,”ANAx-214″
“BAKUNIN Michel (BAKOUNINE), a cura di Fernand RUDE”,”De la guerre à la Commune. Lettre à un Francais. L’ empire knouto-germanique et la révolution sociale. Dieu et l’ Etat. Trois conférences. La Commune de Paris. Correspondance. Texte de 1870-1871.”,”Tessera di iscrizione alla Alleanza per la Democrazia Socialista (pag 451) Storia del liberalismo tedesco. (a cura di James Guillaume) (pag 254-274) “”(…) A partire dal 1517 fino al 1525, non si sentiva altro in Germania che i colpi di tuono di queste voci che sembravano chiamare il popolo di Germania a un rinnovamento generale, alla rivoluzione. Il loro appello fu ascoltato. I contadini della Germania, si levarono con questo grido formidabile, il grido socialista: “”Guerra ai castelli, pace ai focolari!”” che si traduce oggi in un grido ancora più formidabile: “”Abbasso tutti gli sfruttatori e tutti i tutori dell’ umanità; libertà e prosperità al lavoro, eguaglianza di tutti e fraternità del mondo umano, costituito liberamente sulle rovine di tutti gli Stati!”” (pag 271) Sull’ alleanza tra Italia e Germania. “”Esse (le città tedesche ndr) potevano trarre vantaggio: approfittando dell’ unione più o meno fittizia che la mistica del Sacro Romano Impero aveva stabilito tra l’ Italia e la Germania, le città tedesche avrebbero potuto allearsi con le città italiane, come si erano alleate con le città fiamminghe e più tardi con qualche città polacca; esse avrebbero dovuto naturalmente farlo non su una base esclusivamente tedesca, ma ampiamente internazionale; e chi sa che una tale alleanza, aggiungendo alla forza nativa e un po’ pesante e bruta dei tedeschi, lo spirito, la capacità politica e l’ amore della libertà degli italiani, non avesse dato allo sviluppo politico e sociale dell’ Occidente una direzione assolutamente diversa e ben altrimenti vantaggiosa per la civiltà del mondo intero?”” (pag 259)”,”ANAx-243″
“BAKUNIN Michel, a cura di Michel DRAGOMANOV”,”Correspondance de Michel Bakounine. Lettres a Herzen et a Ogareff (1860-1874).”,”M. DRAGOMANOV è stato professore dell’ università di Sophia. Contiene anche alcune lettere di Herzen e Ogareff a Bakunin. E una lettera di N.W. SOKOLOFF a OGAREFF Marx, Bakunin e la Prima Internazionale. “”Marx è innegabilmente un uomo molto utile nella ‘Société Internationale’. Ancora oggi, esercita sul suo partito un’influenza saggia e rappresenta il più fermo appoggio del socialismo, il più forte ostacolo all’ invasione delle idee e delle tendenze borghesi. E non mi perdonerei mai, se avvessi solamente tentato di fronteggiare o anche di indebolire la sua benevola influenza, al semplice scopo di vendicarmi di lui. Però, si potrebbe arrivare, ed anche in breve tempo, a che scenda in lotta contro di lui, non per un’ offesa personale, ben inteso, ma per questioni di principio, a proposito del comunismo di Stato, di cui lui stesso e il partito inglese e tedesco che dirige, sono dei calorosi partigiani. Allora, questa sarebbe una lotta mortale. Ma c’è un tempo per ogni cosa e oggi l’ora per questa lotta non è ancora suonata.”” (pag 290-291, Lettera di Bakunin ad Herzen, 28 ottobre 1869, Ginevra)”,”ANAx-244″
“BAKUNIN Michel, a cura di Arthur LEHNING”,”Michel Bakounine et l’ Italie, 1871-1872. Première partie. La polémique avec Mazzini. Ecrits et matériaux.”,”””La révolte, la négation passionée, théologiquement personnifiée, dans la grande et noble figure de Satan, voilà le vrai émancipateur pratique du genre humain. A chaque époque de l’ histoire, ‘Dieu c’est la Résultante de tous les travaux humains des siècles passés’, incarnée dans l’ ensamble des institions religieuses, politiques, juridiques, économiques et sociales qui forment l’ ‘ordre officiellement établi’, et résumée par une synthèse théologique et métaphysique, dont la prétention est toujours de s’imposer aux générations vivantes, comme ‘un idéal absolu’. Et ‘Satan, c’est la Révolte de la vie sociale’, tant collective qu’individuelle et qui devient d’autant plus puissante, plus large qu’elle se développe davantage, contre ‘l’ insolente pétrification de cet idéal’ et contre ‘l’étroitesse de cet ordre’. La ‘révolte’, dont Mazzini dit tant de mal et qu’il conseille à la jeunesse italienne de remplacer par ‘l’apostolat’, cette rébellion satanique est donc la mère de toute liberté et de tout progrès humain.”” (pag 126-127)”,”ANAx-254″
“BAKUNIN Michele”,”Lettera ai compagni d’ Italia.”,”Lettera scritta all’ indomani della mortedi Giuseppe Mazzini (marzo 1872) “”L’operaio di città è più o meno cosmopolita. D’altra parte, evidentemente sotto l’influenza delle dottrine borghesi che egli ha subito così a lungo, egli non è molto avversario della centralizzazione dello Stato. Gli operai tedeschi e inglesi sognano oggi questa centralizzazione di un grande Stato, purchè, essi dicono questo Stato sia popolare: ‘lo Stato dei lavoratori’, ciò che, a mio avviso, costituisce una utopia, poiché ogni Stato e ogni governo centralista implicano necessariamente una aristocrazia ed uno sfruttamento, se no altro della classe dominante. Non dimentichiamo mai che Stato significa dominazione e che la natura umana è cosiffatta che ogni dominazione si traduce fatalmente e sempre in sfruttamento””. (pag 16)”,”ANAx-272″
“BAKUNIN Michele”,”Dio e lo Stato.”,”””La missione della scienza è di constatare i rapporti generali delle cose; riconoscendo le leggi generali inerenti allo sviluppo dei fenomeni del mondo fisico e del mondo sociale, essa assicura il cammino progressivo dell’umanità. In una parola, la scienza è la bussola della vita; ma non è la vita. La scienza è immutabile, impersonale, generale, insensibile, come le leggi di natura che essa interpreta e riproduce. (La scienza stessa è il prodotto di un organo materiale: ‘il cervello’). La vita è tutta fuggitiva e passeggera, ma palpitante di realtà ed individualità, di sensibilità, di sofferenze, di gioie, di aspirazioni, di bisogni e di passioni. E’ essa sola che crea le cose e gli esseri reali. La scienza non crea nulla, ‘constata e riconosce solamente le creazioni della vita’. E tutte le volte che gli uomini di scienza, uscendo dal loro mondo astratto, si occupano del mondo reale, tutto ciò che propongono o creano è povero, ridicolmente astratto, privo di sangue e di vita, nato morto, simile all’ ‘homunculus’ creato da Wagner, il discepolo pedante dell’immortale dottor Faust. Ne risulta che la scienza ha per missione unica di rischiarare la vita, non di governarla””. (pag 66) ‘in corsivo’ nel testo”,”ANAx-277″
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia (1873) e altri scritti.”,”‘Patriottismo’ (sic!) di Marx “”Fichte cominciò le sue lezioni con un appassionato discorso particolarmente rivolto alla gioventù tedesca ma pubblicato in seguito col titolo ‘Discorso alla nazione tedesca’ in cui pronosticò molto bene e molto lucidamente la futura grandezza politica della Germania e in cui espresse il suo patriottico e fiero convincimento che la nazione tedesca fosse destinata a diventare la suprema rappresentante anzi la guida o, per così dire, l’aureola dell’umanità; illusione in cui caddero altri popoli, quantunque con maggior diritto dei tedeschi, come, in special modo, gli antichi greci, i romani e, ai giorni nostri, i francesi; ma essa si è profondamente radicata nella coscienza di ogni tedesco e ha oggi assunto in Germania dimensioni eccessivamente deformi e brutali. In Fichte aveva almeno un carattere nonostante tutto eroico; Fichte la proclamò davanti alle baionette francesi in un momento in cui Berlino era governata da un generale napoleonico e nelle strade echeggiavano i tamburi francesi. Inoltre la concezione del mondo del filosofo idealista, che sosteneva il suo orgoglio patriottico, respirava largamente l’umanesimo, quell’aperto umanesimo in larga parte panteistico di cui è impregnata la grande letteratura tedesca del secolo XVIII. Ma i tedeschi contemporanei pur continuando a sostenere le esagerate pretese del loro patriota filosofo hanno respinto il suo umanesimo. Semplicemente non lo capiscono fin quasi al punto di burlarsene come di una concezione abortita, astratta e affatto impraticabile. Il patrottismo del principe Bismarck o del signor Marx risulta loro molto più comprensibile”” (pag 118-119)”,”ANAx-001-FGB”
“BAKUNIN Michail”,”La Comune e lo Stato.”,”Gli scritti dell’anarchico Bakunin sulla esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi Saggio di Andrea Costa sul 18 marzo e la Comune di Parigi”,”ANAx-439″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume II. La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx. Scritti e materiali.”,”appendici: I. Estratti di Bakunin degli scritti di Mazzini; II. Agli operai delegati al Congresso di Roma; III. Giuseppe Mazzini: Ai rappresentanti gli artigiani nel Congresso di Roma; IV. La «Neue Rheinische Zeitung» e Bakunin; V. Marx e Engels su Bakunin; VI. Documenti sulla Conferenza di Londra. Settembre 1871; VII. Documenti del Congresso di Sonvillier. Novembre 1871; VIII. Giuseppe Mazzini «Un’altra accusa». “”Bakunin fa parte dell’Internazionale da circa un anno e mezzo. È un nuovo venuto. Al congresso di Losanna (settembre 1868) della Lega della Pace e della Libertà (egli era membro del comitato esecutivo di questa associazione internazionale borghese creata per far da contrappeso all’Internazionale proletaria) svolse uno dei suoi ruoli di imbonitore che gli sono tanto congeniali. Propose una serie di risoluzioni che, nonostante la loro insulsaggine, con il loro tono contrassegnato da un burbanzoso radicalismo erano indicate a spaventare i cretini borghesi. In tal modo, messo in minoranza, uscì con gran clamore dalla Lega e fece annunciare trionfalmente alla stampa europea questo grande evento. Sa usare la pubblicità quasi con la stessa abilità di Hugo che – come dice Heine – non è semplicemente egoista, ma hugoista. Poi entrò nella nostra associazione, nella sua branca romanda di Ginevra. Il suo primo atto fu una cospirazione. Costituì l’«Alleanza della Democrazia Socialista». Il programma di questa società non era altro che l’insieme delle risoluzioni che Bakunin aveva proposto al congresso di Berna della Lega per la Pace. L’organizzazione aveva un carattere di setta con il centro principale a Ginevra e si costituì come associazione internazionale che avrebbe dovuto tenere dei congressi generali, essere una società internazionale indipendente e ‘in pari tempo’ parte integrante della nostra Internazionale. In breve, con l’infiltrazione di questa società segreta, la nostra associazione si sarebbe progressivamente dovuta trasformare in uno strumento del russo Bakunin. Servì da pretesto l’affermazione che questa nuova società era stata creata con il fine specifico di «fare della propaganda teorica». Il che è proprio molto divertente, se si pensa al fatto che Bakunin e i suoi apostoli non sanno nulla di teoria. Ma il programma di Bakunin era «la teoria». (…)”” [da Appendice V. Marx ed Engels su Bakunin; Lettera di Karl Marx a Paul e Laura Lafargue, Londra, 19 aprile 1870 (pag 301-321) (in) Michail Bakunin, ‘Opere complete. Volume II. La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx. Scritti e materiali’, Edizioni della rivista Anarchismo, Catania, 1976]”,”ANAx-449″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume III. La questione germano-slava. Il comunismo di Stato 1872.”,”appendice: I. Documenti dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori in riferimento alla Russia e alla Polonia; II. Documenti relativi al discorso pronunciato da S. Brokheim al Congresso della Lega internazionale della pace e della libertà Ginevra 1867; III. [Cesar De Paepe] Le istituzioni attuali dell’internazionale dal punto di vista dell’avvenire; IV. Lettere di Marx e Becker alla sezione russa dell’A.I.T. a Ginevra; V. [Friedrich Engels] Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale; VI. [K. Marx e F. Engels] Le cosiddette scissioni nell’Internazionale. Circolare privata del Consiglio Generale; VII. Referendum sulla revisione della Costituzione federale svizzera; VIII. Documenti relativi alla revisione degli Statuti generali dell’AIT; IX. Documenti relativi alla Conferenza della Federazione italiana a Rimini il 4 agosto 1872; X. Documenti relativi al Congresso dell’Aia; XI. Risoluzioni delle Federazioni giurassiana, belga, spagnola, inglese e olandese sul Congresso dell’Aia. A. Williams (pseud. di Marx) Il valore dell’organizzazione.Engels. ‘Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale’ (pag 297-299) “” Il 12 novembre, al momento del suo Congresso di Sonvillier, la Federazione del Giura, appoggiandosi sul fatto che il Consiglio generale non aveva convocato un congresso quest’anno, ma soltanto una conferenza, ha deciso d’indirizzare una circolare a tutte le sezioni aderenti all’Internazionale. Stampata a grande tiratura, essa fu lanciata ai quattro angoli del mondo, con lo scopo di invitare le altre sezioni a reclamare la convocazione immediata di un Congresso. Per noi, almeno in Germania ed in Austria, sono evidenti le ragioni per le quali il congresso ‘doveva’ essere sostituito da una conferenza. Noi non potevamo riunirci in Congresso, senza che, al ritorno, i nostri delegati fossero immediatamente arrestati e messi al fresco. I delegati di Spagna, d’Italia e di Francia si sarebbero trovati nella stessa situazione. Invece, una conferenza, di cui i dibattiti non sono pubblici e si limitano a questioni amministrative, era perfettamente possibile, non essendo divulgati i nomi dei partecipanti. Una tale conferenza presentava l’inconveniente di non poter decidere, né questioni di principio, né una modifica degli statuti, né, in modo più generale, degli atti relativi alla giurisdizione. Essa doveva limitarsi a decisioni amministrative in vista di un miglior funzionamento dell’Organizzazione, così come era stata stabilita dagli statuti e dalla risoluzioni dei congressi. Tuttavia la situazione esigeva misure di urgenza; si trattava di far fronte a una crisi momentanea e una conferenza bastava. Gli attacchi contro la conferenza non erano tuttavia che un pretesto. D’altronde la circolare non ne parla che occasionalmente. Al contrario, assicura anche che il male è più profondo. Sostiene che, secondo gli statuti e le prime risoluzioni dei congressi, l’Internazionale non è niente altro che una «libera federazione di sezioni autonome», di cui lo scopo è l’emancipazione dei lavoratori da parte dei lavoratori stessi, «al di fuori di ogni autorità dirigente, anche se emana dal libero consenso di tutti». Di conseguenza, il Consiglio generale non dovrebbe essere che un «semplice ufficio di statistica e di corrispondenza». Questa base iniziale sarebbe stata presto falsata, prima con il diritto accordato al Consiglio generale di decidere egli stesso l’ammissione dei nuovi membri e ancora di più dalle risoluzioni del Congresso di Basilea, accordanti al Consiglio generale il diritto di sospendere ogni sezione fino al prossimo congresso e di regolare provvisoriamente le controversie fino a che questo congresso non si fosse pronunciato (4). Il Consiglio generale si troverebbe così investito di un potere pericoloso. La libera associazione delle sezioni autonome sarebbe trasformata in un’organizzazione gerarchica ed autoritaria di «sezioni disciplinate» in modo che le sezioni sarebbero «poste interamente sotto le mani del Consiglio generale che può a suo piacimento, rifiutare la loro ammissione o anche sospendere la loro attività». I nostri lettori tedeschi sanno troppo bene il valore di un’organizzazione atta a difendersi, per non trovare tutto ciò molto sorprendente. E molto naturale, perché le teorie di Bakunin, che qui si sono sviste sbocciare completamente, non sono ancora penetrate in Germania. Una società operaia, che ha scritto sulle sue bandiere il motto della lotta per l’emancipazione della classe dei lavoratori; dovrebbe avere alla sua testa non un comitato esecutivo, ma un semplice ufficio di statistica e di corrispondenza. Infatti, la lotta per l’emancipazione della classe operaia non è che un semplice pretesto per Bakunin e i suoi compagni; il vero scopo è tutt’altro. «La società futura non deve essere nient’altro se non l’universalizzazione dell’organizzazione che l’Internazionale si sarà data. Noi dobbiamo aver cura di avvicinare il più possibile questa organizzazione al nostro ideale… L’Internazionale, embrione della società futura dell’umanità, è tenuta, fin da adesso, ad essere l’immagine fedele dei nostri principi di libertà e di federazione, essa deve rigettare dal suo seno ogni principio tendente all’autorità e alla dittatura». A noialtri Tedeschi, ci si rinfaccia il nostro misticismo; ma noi non raggiungiamo, e nemmeno da lontano, quello che abbiamo appena visto. L’Internazionale, embrione di una società futura, da cui saranno escluse le fucilazioni di Versailles, le corti marziali, gli eserciti permanenti, la censura della posta; il processo criminale di Brunswick! Noi difendiamo oggi la nostra pelle con tutti i mezzi; il proletariato, esso stesso dovrebbe organizzarsi non per la necessità della lotta che gli è imposta ogni giorno ogni ora, ma per la vaga rappresentazione che certi spiriti chimerici si fanno di una società dell’avvenire!”” (pag 297-299) [F. Engels. ‘Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale’ (in appendice al volume: M. Bakunin, ‘Opere complete’. Volume III. La questione germano-slava. Il comunismo di Stato 1872, Edizioni della Rivista Anarchismo, Catania, 1977] [(4) L’articolo sesto (VI) delle Risoluzioni amministrative; votate dal Congresso di Basilea, stipula: «Il Consiglio generale ha ugualmente il diritto di sospendere, fino al prossimo Congresso, una sezione dell’Internazionale. Ogni gruppo, da parte sua, potrà rifiutare od escludere dal suo seno una sezione o società, senza tuttavia poterla privare del suo carattere d’internazionalità, ma potrà domandarne la sua espulsione al Consiglio generale»]”,”ANAx-450″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume IV. Stato e Anarchia. Dove andare cosa fare 1873.”,”””Abbiamo già espresso a più riprese una vivissima avversione verso la teoria di Lassalle e di Marx che raccomanda ai lavoratori, se non come ideale supremo, almeno come scopo immediato ed essenziale, la ‘fondazione di uno Stato popolare’, il quale, come essi stessi hanno spiegato, non sarebbe altro che «il proletariato organizzato in classe dominante». Se il proletariato, ci si domanderà, diviene la classe dominante, sopra chi dominerà?”” (pag 197)”,”ANAx-451″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume V. Rapporti con Sergej Necaev, 1870-1872.”,”Citato varie volte in indice nomi P.N. Tkatckev (Tkacev) Appendice. Istruttoria giudiziaria: “”(…) All’epoca non si conoscevano con precisione fatti che potevano stabilire chi, e con quale intenzione, aveva spinto la gioventù studentesca a partecipare a questi disordini. Si sapeva soltanto che i sunnominati Sergio Necaev, allora maestro di catechismo nella scuola parrocchiale di San Sergio a San Pietroburgo, Vladimir Orlov, figlio del prete del villaggio di Ivanovo (governatorato di Vladimir) e istitutore alla scuola dello stesso villaggio, allora domiciliato a San Pietroburgo, e Pietro Tkatchev, laureato in diritto all’Università di San pietroburgo, avevano preso parte attiva alle riunioni degli studenti in gennaio e febbraio; (…)”” (pag 193)”,”ANAx-452″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VI. Relazioni slave, 1870-1875.”,”introduzione di Alfredo M. BONANNO (pag 7-15), abbreviazioni, note al testo, note, appendice: I. ‘Documenti sui conflitti nell’Internazionale relativi alla Alleanza e al Congresso de L’Aia’; Lettera di Nikolaj Outine, Victor Bartenev e Anton Trusov a Karl Marx; Lettera di Nikolaj Outine a Karl Marx; (…) Lettera di Nikolaj Outine a Karl Marx; Karl Marx, Lista dei materiali sull’Alleanza; F. Engels, Materiali per l’opuscolo “”L’Alleanza della Democrazia socialista””, F. Engels, Idem; Introduzione all’opuscolo “”L’Alleanza della Democrazia socialista””; Kasper Turski, Alcune parole sull’opuscolo “”L’alleanza della Democrazia socialista””; Prefazione all’edizione russa dell’opuscolo “”Internazionale e rivoluzione””; II. Documenti riguardanti le relazioni di Bakunin con i Polacchi. (…) “”Ecco un’ associazione che, sotto la maschera dell’anarchismo più estremista, dirige i suoi colpi non contro i governi esistenti, ma contro i rivoluzionari che non accettano la sua ortodossia e la sua guida. Fondata ad opera della minoranza di un Congresso borghese, s’insinua tra le fila dell’organizzazione internazionale della classe operaia, cerca anzitutto di prendere la testa e, quando vede fallire il suo piano lavora per disorganizzarla. Essa sostituisce sfrontatamente il suo programma settario e le sue idee ristrette al vasto programma, alle grandi aspirazioni della nostra organizzazione; essa organizza, nelle sezioni pubbliche dell’Internazionale, le sue piccole sezioni segrete che, obbedendo ad una medesima parola d’ordine, riescono in molti casi a dominarle con la loro azione preordinata: attacca pubblicamente, sui suoi giornali, tutti coloro che si rifiutano di assoggettarsi ai suoi voleri; provoca la guerra aperta – sono parole sue – nelle nostre file. Per raggiungere i suoi fini non arretra di fronte a nessun mezzo, a nessuna slealtà; la menzogna, la calunnia, l’intimidazione, l’agguato le sono ugualmente propri. Infine, in Russia, prende completamente il posto dell’Internazionale e commette, sotto il nome di questa, crimini di diritto comune, alcune truffe, un omicidio, per i quali la stampa governativa e borghese ha addossato la responsabilità alla nostra organizzazione. E l’Internazionale dovrebbe tacere tutti questi fatti perché l’associazione che ne è colpevole è segreta! L’Internazionale ha in mano gli statuti di questa associazione, sua mortale nemica; statuti in cui essa si proclama apertamente moderna Compagnia di Gesù e dichiara che è suo diritto e suo dovere mettere in opera tutti i metodi d’azione gesuitici; statuti che spiegano in un sol colpo tutta la serie di azioni ostili di cui l’Internazionale è stata fatta bersaglio da questa parte; ma essa non dovrebbe servirsi di questi statuti, perché significherebbe denunciare una società segreta! Contro tutti questi intrighi c’è un solo mezzo, ma di un’efficacia folgorante: bisogna darne la più ampia pubblicità. Svelare questi maneggi nel loro insieme significa renderli inoffensivi. Proteggerli col nostro silenzio non sarebbe solo un’ingenuità di cui i capi dell’Alleanza sarebbero i primi a ridere, sarebbe una vigliaccheria. E ancora sarebbe un atto di tradimento verso quegli Internazionalisti spagnoli, membri dell’Alleanza segreta, che non hanno esitato a divulgarne l’esistenza e il modo d’agire quando essa è passata all’aperta ostilità verso l’Internazionale. Del resto tutto ciò che è contenuto negli statuti segreti si trova già; ed in forma ancor più accentuata, nei documenti pubblicati, in lingua russa, da Bakunin e Necaev stessi. Gli statuti non sono altro che una conferma. Che gli intriganti dell’Alleanza gridino pure alla delazione. Noi li denunciamo al disprezzo degli operai e alla benevolenza dei governi che han così bene servito disorganizzando il movimento proletario. La ‘Tagwacht’ di Zurigo, in una risposta a Bakunin, aveva ben ragione di dire: “”Se non siete un agente prezzolato, quel che c’è di sicuro è che un agente prezzolato non potrebbe fare più danni di voi”” [Friedrich Engels, “”Introduzione all’opuscolo “”L’Alleanza della democrazia socialista”””” (pag 280-281) (in) Michail Bakunin, ‘Opere complete. Volume VI. Relazioni slave, 1870-1875’, Edizioni Anarchismo, Catania, 1985]”,”ANAx-453″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VII. La guerra franco-tedesca e la rivoluzione sociale in Francia, 1870-1871.”,” “”Louis Blanc, Rospespierre in miniatura, adoratore del cittadino intelligente e virtuoso, è il tipico comunista di Stato, seguace del socialismo dottrinario ed autoritario”” (pag 171) “”La Francia come Stato è perduta. Essa non può salvars con i mezzi regolari e amministrativi. Spetta alla Francia naturale, alla Francia del popolo entrare sulla scena della storia, e salvare la sua libertà e quella dell’Europa intera, con un sollevamento immenso, spontaneo, popolare, al di fuori di ogni organizzazione ufficiale, di ogni centralizzazione governativa. E la Francia, spazzando via dal proproi territorio gli eserciti del re di Prussia, avrà, nello stesso tempo, affrancato tutti i popoli d’Europa e compiuto l’emancipazione sociale del proletariato”” (pag 173-174) [Lettera VI, Lettere a un francese sulla crisi attuale, settembre 1870] “”I Tedeschi hanno appena reso un immenso servizio al popolo francese. Hanno distrutto il suo esercito”” (pag 175) (Risveglio dei popoli, 1870)”,”ANAx-454″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VIII. L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale, 1870-1871.”,”Documenti allegati: Estratti da un articolo di D.A. Klemenc; Estratti dal programma dell”Obscina’; Prefazione di Élisee Reclus per l’opuscolo ‘Dieu et l’Etat’ (1882); Sull’edizione del ‘Preambolo’; Lettere di James Guillaume a Max Nettlau: estratti, 1906-1907; Sull’edizione di ‘Dio e lo Stato'”,”ANAx-455″
“BAKUNIN Michele”,”L’organizzazione dell’Internazionale. (Almanacco del popolo, 1872)”,”‘Nasce a Priamouchino (Russia) nel 1814, da famiglia nobile, studia filosofia prima Mosca poi a Berlino; dove si avvicina alla “”sinistra hegeliana””. Nel ’47-’48 conosce i principali pensatori socialisti europei dell’epoca: Weitling, Marx, Proudhon. Partecipa attivamente ai moti del ’48-’49, in Germania e Boemia. Arrestato nel maggio ’49, viene condannato a morte due volte (Germania ed Austria) e consegnato infine alla Russia che lo richiude per 4 anni nel terribile carcere di Pietro e Paolo a Pietroburgo e poi in Siberia da dove, dopo tre anni, riesce a fuggire e avventurosamente a tornare in Europa, dove riprende l’attività rivoluzionaria. Passato da posizioni democratiche a posizioni dapprima socialiste rivoluzionarie e poi decisamente anarchiche, fonda successivamente la “”Fratellanza Rivoluzionaria”” e la “”Alleanza della Democrazia Socialista”” che, nel ’68 si scioglie per entrare nell’Internazionale. Nel ’71 prevede e sostiene la Comune di Parigi e partecipa alla Comune di Lione. Muore nel 1876 a Berna’. (4° di copertina)”,”ANAx-001-FER”
“BAKUNIN Michail, a cura di Mariella NEJROTTI”,”Rivolta e libertà.”,”””La dottrina di Bakunin parrebbe quindi caratterizzata da una mancanza di coerenza intima e da una pressoché assoluta asistematicità. Essa trova invece un momento unitario e un suo ordine logico quando si consideri come fulcro del suo pensiero quel concetto di «libertà» intorno al quale esso si sviluppa”” (pag 9)”,”ANAx-011-FER”
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia e altri scritti. (1873)”,”‘Stato e anarchia’ fu scritta da Bakunin nell’estate del 1873, composta e stampata in russo a Zurigo da un gruppo di giovani fuorusciti o evasi dalla Russia… (pag 8) Un giudizio dell’anarchico Bakunin su Ferdinand Lassalle. “”Mentre la teoria politico-sociale dei socialisti antistatalisti o anarchici li conduce infallibilmente e direttamente a una completa rottura con tutti i governi, con tutte le forme della politica borghese non lasciando altra via d’uscita che la Rivoluzione Sociale, la teoria opposta, la teoria dei comunisti di Stato e dell’autoritarismo scientifico altrettanto infallibilmente attira e invischia i suoi fautori, sotto il pretesto della tattica politica, in una rete di transazioni incessanti con i governi e con i vari partiti politici borghesi; e cioè li spinge direttamente verso la reazione. La prova migliore ne fu lo stesso Lassalle. Nessuno ignora le sue relazioni e i suoi negoziati con Bismarck. Liberali e democratici, contro i quali aveva portato una guerra implacabile e molto fortunata, ne hanno approfittato per accusarlo di corruzione. La stessa accusa, quantunque meno apertamente, è stata propalata fra i seguaci personali del signor Marx in Germania. Ma sia gli uni che gli altri mentivano. Lassalle era ricco e non aveva nessun motivo di vendersi; era troppo intelligente e troppo orgoglioso per non preferire la parte dell’agitatore indipendente alla spregevole situazione di un agente del governo o di chicchessia. Abbiamo già detto che Lassalle non era un uomo del popolo perché era troppo mondano per mantenere contatti col proletariato fuori di quelle riunioni pubbliche durante le quali lo magnetizzava regolarmente con il suo notevole talento oratorio; troppo viziato dalla fortuna e dalle abitudini lussuose e sofisticate che ne derivano, per trovare qualche piacere nella frequentazione del popolo; troppo ebreo per sentirsi a proprio agio in mezzo al popolo; e infine troppo cosciente della propria autorità intellettuale per non avvertire un certo disprezzo nei confronti della turba ignorante dei manovali alla quale si rivolgeva più come un medico all’ammalato che da fratello a fratello. Entro questi limiti si era seriamente consacrato alla causa del popolo come un medico onesto potrebbe consacrarsi alla cura del proprio paziente in cui però vede meno l’uomo che il soggetto. Siamo profondamente convinti che era tanto onesto e fiero che per nulla al mondo avrebbe tradito la causa del popolo. Non è necessario ricorrere a vili supposizioni per spiegare i rapporti e le transazioni di Lassalle con il ministro prussiano. Lassalle era, come abbiamo detto, in lotta aperta con tutte le tendenze liberali e democratiche e disprezzava profondamente quei retori ingenui dei quali vedeva così chiaramente l’impotenza e l’inconsistenza; anche Bismarck, sebbene per altri motivi, li osteggiava; questa fu la prima ragione che li avvicinò. Ma la causa fondamentale di questo avvicinamento era nel programma politico e sociale di Lassalle, nella teoria comunista creata dal signor Marx”” (pag 192-193) [Michail A. Bakunin, ‘Stato e anarchia e altri scritti’, Feltrinelli, Milano, 1968] Ancora Bakunin su Lassalle. (pag 196-197) Lassalle ‘negli ultimi anni sono stati ripubblicati o rieditati diversi suoi scritti, e alcuni volumi recenti ne approfondiscono il pensiero. ? Tra le pubblicazioni più recenti troviamo: “”Zwei Berichte”” (2022): una raccolta in tedesco che include due importanti discorsi di Lassalle, tra cui la sua autodifesa davanti al tribunale di Berlino. È un testo utile per comprendere il suo stile oratorio e la sua visione politica. “”The Working Man’s Programme (Arbeiter-Programm)”” (2017): una riedizione in inglese del celebre programma politico di Lassalle, in cui propone riforme sociali a favore della classe lavoratrice. “”O que é uma Constituição?”” (2017): edizione portoghese del suo celebre discorso sulla natura della costituzione, ancora oggi studiato in ambito giuridico e politico’ (f. copilot) Ecco alcune biografie e studi recenti su Ferdinand Lassalle ? “”Ferdinand Lassalle. Der erste deutsche Sozialist”” di Helga Grebing (riedizione aggiornata, 2021) Una delle studiose più autorevoli del socialismo tedesco, Grebing offre un ritratto completo di Lassalle come figura chiave nella nascita della socialdemocrazia. Analizza il suo pensiero politico, il rapporto con Marx e il contesto storico in cui operò. ? “”Ferdinand Lassalle: Sozialist und Staatsmann”” di Jürgen Schmidt (2020) Questa biografia si concentra sul ruolo di Lassalle come fondatore dell’Associazione Generale degli Operai Tedeschi e sul suo tentativo di conciliare socialismo e istituzioni statali. È apprezzata per l’equilibrio tra rigore accademico e leggibilità. ? “”Ferdinand Lassalle. Ein Leben für die Arbeiterbewegung”” di Georg Fülberth (2018) Un testo più divulgativo ma ben documentato, che ripercorre la vita di Lassalle con attenzione particolare alla sua eredità politica e culturale nella sinistra europea. ? Inoltre, per un taglio più critico e filosofico: Eugen Galasso, “”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca”” (CEDOCS, 2011), che riflette sul suo pensiero in relazione alla crisi della socialdemocrazia contemporanea. cedocs.it (f. copil.)”,”INTP-004-FMB”
“BALABANOFF Angelica”,”La mia vita di rivoluzionaria.”,”La BALABANOFF nacque a Kiev nel 1869 e morì a Roma nel 1965. Nel 1915 fu cofondatrice e poi segretaria del movimento di Zimmerwald e, nel 1917, prima segretaria della 3° Internazionale. Dopo aver abbandonato la Russia andò esule negli USA e quindi tornò in Italia alla caduta del fascismo entrando nel PSIUP e poi nella direzione del nuovo Partito Socialista dei Lavoratori.”,”INTT-060″
“BALABANOFF Angelica”,”Il traditore. Mussolini e la conquista del potere.”,”””Siamo sempre lì: perché questo stesso entusiasmo per Mussolini non si era manifestato prima, quando lo stesso uomo, colle stesse capacità oratorie, propugnava un ideale di giustizia ed eguaglianza sociale? A quell’epoca i forestieri e i giornalisti schivavano Mussolini, lo ritenevano un forsennato, si sarebbero ben guardati dall’ ascoltare un suo discorso o di avvicinare il luogo in cui egli lo teneva. Se fosse vero ch’egli è un oratore di tale calibro perché non se n’è mai parlato nei ritrovi politici, nei giornali prima che fosse salito al potere?”” (pag 86-87) “”Siccome non era mai sicuro di sé e gli piaceva attirare attenzione, di distinguersi dagli altri, soleva, nei suoi scritti come nel parlare, imitare oratori e scrittori non italiani. Frasi brevi e staccate. Chi lo ascoltava, non sapendo ch’egli imitava o parafrasava altri, lo credeva originale”” (pag 87)”,”ITAF-136″
“BALABANOFF Angelica”,”Ma vie de rebelle. Le mémoires d’une grande militante du mouvement ouvrier. De son adhesion à la IIe Internationale à son exclusion du Parti communiste soviétique en 1924.”,”Collaboratrice del giovane MUSSOLINI nel partito socialista italiano, leader del movimento di Zimmerwald poi segretaria della 3° Internazionale con Zinoviev sarà critica per l’ opportunismod del primo e del ‘settarismo’ e dell’ intransigenza di LENIN e TROTSKY. “”Al nono congresso del Partito, le ultime vestigia dell’ autonomia sindacale e del potere operaio nell’ industria vengono spazzate via; l’ autorità passa nelle mani dei commissari politici. La Kollontai era diventata la leader dell’ “”Opposizione operaia””, un movimento di protesta contro il soffocamento, da parte della burocrazia, dei sindacati e dei diritti democratici dei lavoratori. Dato che era impossibile, anche in quest’ epoca, criticare pubblicamente il Comitato centrale o difendere una posizione non ufficiale davanti ai militanti di base, essa aveva avuto il coraggio di pubblicare clandestinamente un’ opuscolo che aveva fatto distribuire ai delegati della convenzione del Partito. Non avevo mai visto Lenin così in collera quando gli fu portato uno di questi opuscoli (…). Sale sul palco e denuncia la Kollontai come il peggior nemico del Partito, una minaccia per la sua unità. E spinge il suo attacco fino ad evocare certi episodi della vita privata della Kollontai che non avevano niente a che fare con il dibattito””. (pag 250)”,”RIRB-071″
“BALABANOFF Angelica”,”Ricordi di una socialista.”,”Fatto compiuto. “”In seguito rividi Rakovsky a Stoccolma. La notizia della conquista del potere da parte dei bolscevichi fu da lui accolta non senza riserve ed esitazione, né egli approvò l’ atteggiamento d’ incondizionata solidarietà colla Rivoluzione d’ Ottobre che io e l’ Esecutivo di Zimmerwald assumemmo. Allora Rakovsky era ancora molto vicino ai menscevichi. Quello che secondo me gli fece vincere ogni titubanza e l’ indusse a passare anima e corpo dalla parte bolscevica fu il fatto compiuto, le difficoltà e le responsabilità derivanti dalla creazione della Repubblica del Lavoro. Dinanzi ad una situazione di tal genere Rakovsky, al pari di altri rivoluzionari, dovette uscire dal riserbo impostosi e sposare la causa degli insorti””. (pag 201) Stile di Lenin. “”Rimase lo stesso parlatore – per essere precisa non vorrei chiamarlo oratore – che era sempre stato. Lenin voleva convincere, spingere la gente all’ azione, all’ azione in una data direzione ed esclusione di tutte le altre; voleva adoperare il metodo che considerava più adatto al raggiungimento del suo scopo. Penso che se una qualche “”fata”” gli avesse fatto il dono della parola adorna ed irresistibile di un Trotsky, o di quella elevata, affascinante, d’una classicità impeccabile di un Jaures, egli non l’ avrebbe apprezzato né ne avrebbe fatto uso. Lo scopo cui egli mirava non richiedeva questi coefficienti…””. (pag 221-222) “”Lenin poi era la personificazione del coraggio non solo dopo il suo trionfo, quando le sue parole, venendo dal piedistallo del potere, non erano più contrastate, ma anche prima, quando nell’ ambiente ristretto dei suoi correligionari politici sosteneva il suo punto di vista, quando da emigrante senza seguito confutava ed attaccava i rappresentanti di partiti potenti per numero di aderenti e per l’ influenza esercitata. Quale profanazione sarebbe il paragonare due esseri diametralmente opposti, quali erano Lenin e Zinoviev, in ciò che costituisce la qualità fondamentale, la nota dominante di ogni essere umano, di ogni uomo d’ azione e rivoluzionario per giunta: il coraggio.”” (pag 265)”,”RIRB-072″
“BALABANOFF Angelica a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Marx et Engels libres penseurs dans leurs ecrits.”,”BALABANOFF Angelica “”L’homme qui n’aura trouvé, dans la réalité fantasmagorique du ciel, où il cherchait un surhomme, que le ‘reflet’ de lui-même, n’inclinera plus à ne trouver que ‘l’apparence’ de lui-même, que le non-homme, là où il cherche et doit chercher nécessairement sa vraie réalité. Le fondement de la critique irréligieuse est: ‘c’est l’homme qui fait la religion’, ce n’est pas la religion qui fait l’homme. Certes, la religion est la conscience de soi et le sentiment de soi qu’a l’homme qui ne s’est pas encore trouvé lui-même, ou bien s’est déjà reperdu. Mais ‘l’homme’, ce n’est pas un être abstrait blotti quelque part hors du monde. L’homme, c’est le ‘monde de l’homme, l’Etat, la société. Cet Etat, cette societé produisent la religion, ‘conscience inversée du monde’, parce qu’ils sont eux-mêmes un ‘monde à l’envers’. La religion est la théorie générale de ce monde, sa somme encyclopédique, sa logique sous forme populaire, son point d’honneur spiritualiste, son enthousiasme, sa sanction morale, son complétement solennel, sa consolation et sa justification universelles. Elle est la ‘réalisation fantastique’ de l’être humain, parce que l”être humain’ ne possède pas de vraie réalité. Lutter contre la religion c’est donc indirectement lutter contre ce ‘monde-là’, dont la religion est ‘l’arôme’ spirituel.”” [Marx, Critique de la philosophie du droit de Hegel, p.41-42][in Angelica Balabanoff a cura; scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, Marx et Engels libres penseurs dans leurs ecrits, 1995]”,”MAED-398″
“BALABANOFF Angelica”,”Lenin visto da vicino.”,”Angelica Balabanoff nacque a Cernigov nel 1869 e morì a Roma nel 1965. Esponente di primo piano del movimento socialista fu condirettrice dell’Avanti! rientrata in Unione Sovietica nel 1917, divenne nel 1922, segretaria dell’Internazionale cpmunista. Tornò in Italia nel 1947. “” Lo scopo delle azioni è consapevolmente voluto, ma le conseguenze di queste non lo sono, oppure, pur sembrando di corrispondere alla mèta, finiscono col generare risultati ben diversi da quelli cui si mirava”” Federico Engels.”,”LENS-071-FL”
“BALASSA Bela NOLAND Marcus”,”Japan in the World Economy.”,”BALASSA è Visiting Fellow all’Institute for International Economics. E’ Prof di economia politica alla J. Hopkins Univ ed è Consultant alla World Bank. E’ autore di numerosi libri. NOLAND è Research Associate all’Institute e pure Visiting Assistant Professor alla Graduate School of Policy Sciences, Saitana Univ in Japan. E’ autore di numerosi articoli sull’economia internazionale e sull’economia JAP.”,”JAPE-002″
“BALASSA Bela NOLAND Marcus”,”Japan in the World Economy.”,”BALASSA è Visiting Fellow all’Institute for International Economics. E’ Prof di economia politica alla J. Hopkins Univ ed è Consultant alla World Bank. E’ autore di numerosi libri. NOLAND è Research Associate all’Institute e pure Visiting Assistant Professor alla Graduate School of Policy Sciences, Saitana Univ in Japan. E’ autore di numerosi articoli sull’economia internazionale e sull’economia JAP.”,”STAT-033″
“BALAZS Étienne”,”La burocrazia celeste. Ricerche sull’economia e la società della Cina del passato.”,”L’autore di questi saggi, Étienne Balazs (1905-1963), è uno dei più grandi storici sulla Cina nell’Occidente contemporaneo. Nato a Budapest, compie il suo tirocinio di sinologia in Germania, non esistendo allora né in Ungheria né in Austria insegnamento del cinese. Si laurea all’Università di Berlino con una tesi, tanto originale quanto profonda, sulla storia economica dei Tang.”,”CINE-011-FL”
“BALBI Rosellina”,”Madre paura. Quell’istinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia.”,”BALBI Rosellina è redattore capo per i servizi culturali del quotidiano “”La repubblica””. E’ stata per dieci anni vicedirettore della rivista ‘Nord e Sud’. Nel 1983 ha scritto ‘Hatikvà. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa’ con cui ha vinto il premio Estense.”,”STOS-144″
“BALBI Rosellina”,”Hatikvá. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa.”,”Rosellina Balbi è redattore-capo per i servizi culturali del quotidiano la Repubblica. É stata per dieci anni vicedirettore della rivista Nord e Sud. Ha collaborato alla Stampa, al Mondo, al Globo.Nel 1980 ha vinto il Premio Calabria per il giornalismo culturale. Nel 1981, insieme al fratello Renato, ha pubblicato nei Robinson, Lungo viaggio al centro del cervello, che ha raggiunto sei edizioni, è stato tradotto, e ha vinto il Premio Rhegium Julii per la saggistica.”,”EBRx-020-FL”
“BALBI Rosellina”,”Madre Paura. Quell’istinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia.”,”Rosellina Balbi (Napoli, 14 gennaio 1923 – Roma, 2 gennaio 1991) è stata una scrittrice e giornalista italiana. Rosellina Balbi già redattore capo per i servizi culturali del quotidiano “”La Repubblica””, è stata per dieci anni vicedirettore della rivista ‘Nord e Sud’. Nel 1983 ha scritto ‘Hatikvà. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa’ con cui ha vinto il premio Estense. Dopo il ‘Lungo viaggio al centro del cervello’, che è stato uno dei bestsellers della stagione 1981-82, l’autrice affronta in queste pagine un altro viaggio, attraverso un’emozione profonda dell’uomo: la Paura, istinto atavico «che domina la vita e percorre la Storia» (…). ‘[L]a dura predicazione di monaci e preti (per i quali, osserva Tuchman (1), nella vita quotidiana medievale «non c’era quasi atto o pensiero – sessuale, commerciale o militare – che non contravvenisse ai dettami della Chiesa»), i loro moniti sui tremendi castighi che attendevano gli uomini in questo mondo e nell’altro, generarono un diffuso senso di colpa e quindi diedero luogo a un vero e proprio «acquitrino di paura» che sommerse l’Europa (e rafforzò il potere della Chiesa). I popoli scandinavi, ricorda ancora Tuchman, «ritenevano che una Vergine della Peste uscisse dalla bocca dei morti sotto forma di una fiamma azzurra, e volasse nell’aria fino a infettare la casa vicina. In Lituania si diceva che la Vergine della Peste sventolasse una sciarpa rossa sulla porta o sulla finestra, per far entrare la malattia. Stando alla leggenda, un uomo audace aspettò di proposito davanti alla propria finestra aperta brandendo una spada; e quando vide sventolare la sciarpa, tagliò via la mano che la reggeva. Morì per quel gesto, però il suo villaggio venne risparmiato e la sciarpa conservata a lungo come una reliquia nella chiesa del luogo». Lo stesso papa affermò che dietro quella calamità c’era la mano del Signore; in una bolla del settembre 1348, si riferì infatti alla «pestilenza con la quale Dio sta affliggendo i cristiani». E anche per l’imperatore Giovanni Cantacuzeno «era evidente che una malattia accompagnata da simili orrori, tanfi e agonie, e in particolare un morbo in cui una lugubre disperazione s’impadroniva delle vittime prima che morissero, non era un flagello naturale dell’umanità, ma un castigo del Cielo». «Queste pestilenze», diceva a sua volta Pietro l’Aratore «sono dovute esclusivamente al peccato». Naturalmente ci si interrogava ansiosamente sulla natura di questi peccati; e, a seconda dei luoghi, ciascuno identificava i propri. Così, ad esempio, per spiegare la sciagura che s’era abbattuta a Firenze, città di banchieri e di mercanti, Giovanni Villani (destinato anch’egli a soccombere al male), concludeva che Dio aveva voluto punirla «per quei peccati d’avarizia e d’usura con cui si opprimevano i poveri». Questa, dunque, è la spiegazione «religiosa» della peste”” (pag 41-42) [(1) Barbara Tuchmann, ‘Uno specchio lontano’, Mondadori, Milano, 1979]”,”STOS-012-FV”
“BALBO Cesare, a cura di Arrigo SOLMI”,”Sommario della storia d’Italia. Dalle origini fino ai nostri giorni.”,”Contiene in Appendice: I. Del Risorgimento II. Del Risorgimento (dal 1848 al 1922) di Arrigo SOLMI”,”ITAG-012-FF”
“BALCELLS Albert; scritti di COT DE REDDIS (Jaume AGUADE’) Pablo IGLESIAS Anselmo LORENZO Joaquin MAURIN Joan PEIRO’ J. LLUHI Y VALLESCA Martin VILANOVA Andreu NIN R. JOVE’ Jordi ARQUER Jaume MIRAVITLLES Rafael VIDIELLA”,”El arraigo del anarquismo en Cataluña. Textos de 1926 – 1934.”,”BALCELLS Albert, storico e professore all’ Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato molte opere tra cui ‘El sindicalismo en Barcellona, 1916-1923′ (v. retrocopertina). Scritti di COT DE REDDIS (Jaume AGUADE’) Pablo IGLESIAS Anselmo LORENZO Joaquin MAURIN Joan PEIRO’ J. LLUHI Y VALLESCA Martin VILANOVA Andreu NIN R. JOVE’ Jordi ARQUER Jaume MIRAVITLLES Rafael VIDIELLA”,”MSPx-023″
“BALCET Giovanni”,”Industrializzazione, multinazionali e dipendenza tecnologica. L’esperienza dei paesi arabi esportatori di petrolio.”,”Giovanni Balcet, nato a Pinerolo nel 1950, insegna Economia internazionale all’Università di Perugia. Ha lavorato come ricercatore e come docente all’ Institut de Planification et d’Economie Appliquée di Algeri. Ha pubblicato tra l’altro ‘La speranza tecnologica: tecnologie e modelli di sviluppo per una società a misura d’uomo’ (1980).”,”VIOx-232″
“BALCET Giovanni”,”L’economia italiana. Evoluzione, problemi e paradossi.”,”Giovanni Balcet ha insegnato nella Università di Perugia, Brescia e Algeri, e attualmente insegna Economia internazionale all’Università di Torino. Svolge ricerca sulle imprese multinazionali, sulle politiche economiche di fronte ai processi di globalizzazione e sull’inserimento internazionale dell’economia italiana.”,”ITAE-143-FL”
“BALDAN Attilio”,”Gramsci come storico. Studio delle fonti dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Attilio BALDAN (Venezia, 1949) si è laureato in sociologia nel 1972 con una tesi sulla 2° Internazionale. Assegnista presso il Dipartimento di ‘Teoria e storia sociale’ dell’Univ di Trento, si occupa della cultura politica e storiografica dell’Ottocento e Novecento. Ha pubblicato saggi su GRAMSCI, sulla cultura fascista, sui rapporti tra intellettuali e PCI, sui primi quarant’annid ella ‘Rivista storica italiana’ e sul Trentino dell’inizio del secolo.”,”GRAS-019″
“BALDAN Attilio”,”Gramsci come storico. Studio delle fonti dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Attilio Baldan (Venezia 1949) si è laureato in Sociologia nel 1972 con una tesi sulla Secodna Internazionale. Ha pubblicato saggi su Gramsci, sulla cultura fascista, sui rapporti tra intellettuali e Pci. Capitolo 4. La storiografia marxista da “”canone”” ad antropologia (pag 15-) Capitolo 5. “”Logico”” e “”storico”” nel marxismo di Gramsci (pag 23-) Gramsci e la storiografia tedesca e francese”,”STOx-031-FGB”
“BALDASSARRI Fabio, edizione a cura di Rosalba DE-SILVESTRIS”,”Ilio Barontini. Fuoriuscito, internazionalista e partigiano.”,”BALDASSARRI Fabio è stato da giovane corrispondente dell’Unità e poi ha fatto altri mestieri. Ha lavorato nella pubblica amministrazione ed è stato sindaco di Piombino e presidente della provincia di Livorno. Ha scritto anche romanzi. Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti di viaggio “”Tra la falce e il martello’ (viaggi nei paesi del comunismo e del socialismo in Euroasia e America centrale). Questo libro è una nuova edizione di una biografia pubblicata nel 2001.”,”PCIx-389″
“BALDASSARRI Mario TOBIN James MCCALLUM Bennet T. CASSONE Alberto MASERA Rainer S. ELTIS Walter ARCELLI Mario DE CECCO Marcello PEDONE Antonio SPAVENTA Luigi SYLOS LABINI Paolo BLANCHARD Olivier DORNBUSCH Rudiger KOMIYA Ryutaro IRINO Mutsunori WALTER Norbert FITOUSSI Jean Paul MUET Pierre Alain BOLTHO Andrea GRAHAM Andrew D’ADDA Carlo SALITURO Bruno”,”Keynes e le politiche economiche negli anni ’80.”,”James Tobin, Yale University. Bennett T. McCallum Carnegie Mellon University, Pittsburgh, e NBER Cambridge (Mass.). Alberto Cassone, Università di Torino. Rainer S. Masera, Direttore generale dell’IMI. Walter Eltis National economic development office (Nedo). Mario Arcelli, Università di Roma La Sapienza. Marcello De Cecco Università di Roma La Sapienza. Antonio Pedone Università di Roma La Sapienza. Luigi Spaventa Università di Roma La Sapienza. Paolo Sylos Labini Università di Roma La Sapienza. Olivier Blanchard e Rudiger Dornbusch Massachusetts Institute of Technology. Ryutaro Komiya e Mutsunori Irino Università di Aoyamagakuin, Research Institute Miti. Norbert Walter Deutsche Bank. Jean Paul Fitoussi e Pierre Alain Muet, Institut d’Etudes Politiques, Ofce, Paris, Ecole Polytechnique e Ofce, Paris. Andrea Boltho e Andrew Graham Magdalen College, Balliol College, Oxford. Carlo D’Adda e Bruno Salituro, Università di Bologna. Mario Baldassarri è un economista e politico italiano. Già Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze è stato parlamentare di AN, nel PDL e di Futuro e Libertà per l’Italia. Nato 10/09/1946 a Macerata.”,”ECOT-246-FL”
“BALDASSARRI Mario MAZZOTTA Roberto PESOLE Dino CIOCCA Pierluigi QUADRIO-CURZIO Alberto BISIN Alberto RIZZO Sergio RIZZUTO Luca GIARDA Piero MANZOCCHI Stefano BARBERA Alessandro MELONI Maurizio GAIOTTI Eugenio FOLLI Stefano DE-RITA Giuseppe LASORELLA Carmen HEUZE Richard MIGLIACCO Alessandra PILLER Tobias COSTI Bruno CASERO Luigi COLANINNO Matteo MONTI Mario FOLLI Stefano”,”Uscire dalla crisi, riprendere la crescita, come? quando?”,”RP”,”ITAE-439″
“BALDELLI Pio”,”Informazione e contro informazione.”,”BALDELLI Pio è nato a Perugia e insegna “”Storia del cinema””, “”Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa””. Tra le sue opere principali segnaliamo la “”Sociologia del cinema”” (Editori Riuniti 1963)., “”Film e opera letteraria”” (Marsilio, 1964), “”Politica culturale e comunicazione di massa”” (1968). Successo del cinema italiano. “”Quali film italiani hanno raggiunto il massimo successo di pubblico popolare dal ’52 al 67′? Nella tabella che segue gli incassi di ciascun film sono ragguagliati al costo medio del biglietto d’ingresso nel giugno 1969. 1. Guerra e pace (1955) (4.283.530.000) 2. Per qualche dollaro in più (1965) 3. UIisse (1954) 4. Per un pugno di dollari (1964) 5. La donna più bella del mondo (1955) 6. Don Camillo (1952) 7. La dolce vita (1961) 8. Il Gattopardo (1962) 9. Marcellino pane e vino (1955) 10. La tempesta (1958) 11. Pane amore e fantasia (1953) 12. Matrimonio all’ italiana (1964) 13. Pane amore e gelosia (1959) 14. La grande guerra (1959) 15. Il buono, il brutto e il cattivo (1967) (2.668.003.000) (pag 345)”,”EDIx-072″
“BALDELLI Pio”,”Politica culturale e comunicazioni di massa.”,”Alla memoria di Ada Gobetti Pio Baldelli (1923-2005) ha insegnato ‘Storia e critica del cinema’ all’Università di Cagliari e dal 1958 ed è stato titolare della cattedra ‘Comunicazioni di massa’ Presso l’Accademica d’Arte di Perugia. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Sociologia del cinema’ Editori Riuniti, 1963. Baldelli, Pio (Trecc), di Daniele Dottorini – Enciclopedia del Cinema (2003); Baldelli, Pio, sociologo e critico del cinema, nato a Perugia il 23 gennaio 1923. Si è distinto, nel panorama degli studi italiani, per la coerenza con la quale ha posto il problema ? sempre presente nei suoi scritti ? dell’impatto pedagogico dei mass media e ha sottolineato la necessità di considerare il cinema e gli altri mezzi di comunicazione audiovisiva strumenti necessari per comprendere le trasformazioni sociali e politiche. Iniziò gli studi a Perugia per poi trasferirsi a Milano dove si laureò nel 1949 in teoria e tecnica dei mezzi di comunicazione di massa. A Perugia ebbe inizio la sua carriera universitaria con la cattedra di Storia del cinema; passato poi a Cagliari, dal 1971 ha insegnato a Firenze storia e critica del cinema presso la facoltà di Magistero e di Sociologia e critica del cinema all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Parallelamente all’attività accademica, sin dagli anni Sessanta B. ha proposto interventi politico-culturali sul cinema e la televisione in riviste e quotidiani italiani e stranieri, tra cui “”Lotta continua”” (di cui è stato direttore) e “”Image et son””. Deputato del Parlamento italiano dal 1980 al 1983 nelle file del Partito radicale è passato, l’anno successivo, nei banchi della sinistra indipendente. Interessato, sin dagli inizi della sua carriera, alle forme e agli sviluppi dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, in Sociologia del cinema: pubblico e critica cinematografica (1963) si è occupato delle mutazioni del pubblico e dell’impatto del cinema nel dibattito culturale del dopoguerra. In Film e opera letteraria (1964), ha offerto un’analisi del rapporto tra testo cinematografico e testo letterario che sarà un punto di riferimento nel dibattito teorico italiano e internazionale. In testi come Comunicazione audiovisiva e educazione (1966), Politica culturale e comunicazioni di massa (1968) e Informazione e controinformazione (1972), B. ha sviluppato il problema del rapporto tra le trasformazioni della società e l’evoluzione dei mass media, visti sia come mezzi per la formazione del consenso, sia come forme in grado di offrire strumenti per l’analisi critica della realtà. Tra le sue opere più recenti, Cybercomunicazione e spazi pubblicitari (1998) e Neorazzismi e mutazione biotecnologica (1999), entrambe scritte in collaborazione con S. Fortunato. J. Urrutia, Imago litterae. Cine, literatura, Sevilla 1984, pp. 10-14; C. Bragaglia, Critica e critiche, Milano 1987, passim; L. Pellizzari, Contributi ad una storia della critica cinematografica italiana, Roma 1999, p. 251 e passim.”,”TEOS-322″
“BALDELLI Pio”,”Informazione e contro informazione.”,”BALDELLI Pio è nato a Perugia e insegna “”Storia del cinema””, “”Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa””. Tra le sue opere principali segnaliamo la “”Sociologia del cinema”” (Editori Riuniti 1963)., “”Film e opera letteraria”” (Marsilio, 1964), “”Politica culturale e comunicazione di massa”” (1968). Successo del cinema italiano. “”Quali film italiani hanno raggiunto il massimo successo di pubblico popolare dal ’52 al 67′? Nella tabella che segue gli incassi di ciascun film sono ragguagliati al costo medio del biglietto d’ingresso nel giugno 1969. 1. Guerra e pace (1955) (4.283.530.000) 2. Per qualche dollaro in più (1965) 3. UIisse (1954) 4. Per un pugno di dollari (1964) 5. La donna più bella del mondo (1955) 6. Don Camillo (1952) 7. La dolce vita (1961) 8. Il Gattopardo (1962) 9. Marcellino pane e vino (1955) 10. La tempesta (1958) 11. Pane amore e fantasia (1953) 12. Matrimonio all’ italiana (1964) 13. Pane amore e gelosia (1959) 14. La grande guerra (1959) 15. Il buono, il brutto e il cattivo (1967) (2.668.003.000) (pag 345)”,”EDIx-028-FV”
“BALDERSTON Theo”,”Economics and Politics in the Weimar Republic.”,”BALDERSTON Theo è Senior Lecturer in Storia economica all’ università di Manchester. Ha studiato l’ economia di Weimar e ha scritto ‘The Origins and Cours of the German Economic Crisis, 1923-1932′ (Berlino, 1993). “”La teoria quantitativa dell’ inflazione tedesca. La più fondamentale teoria dell’ inflazione tedesca è la ‘teoria della quantità’. Popolarizzata come “”troppo denaro prende troppe poche merci”” (too much money chasing too few goods), la sua classica applicazione all’ inflazione germanica fu di Bresciani-Turroni (1937).”” “”The most basic theory of the German inflation is the ‘quantity theory’. Popularised as ‘too much money chasing too few goods’, its classic historiographic application to the German inflation was by Bresciani-Turroni (1937).”” (pag 36-37)”,”GERG-063″
“BALDET Marcel”,”La vie quotidienne dans les Armées de Napoléon.”,”Mito di Bonaparte. Thiers ha suggerito a Luigi Filippo la grandiosa celebrazione del “”ritorno delle Ceneri”” per associare la nuova monarchia all’esaltazione di Napoleone e della sua armata. Molti anziani soldati hanno partecipato al corte funebre… (pag 312)”,”FRAN-062-FSL”
“BALDI Stefano CAGIANO DE AZEVEDO Raimondo”,”La popolazione italiana verso il 2000. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi.”,”Stefano BALDI è diplomatico, studioso di problemi della popolazione (in servizio presso le Organizzazioni internazionali a Ginevra); CAGIANO DE AZEVEDO è docente di demografia e preside della Facoltà di economia nell’Università la Sapienza di Roma.”,”ITAS-129″
“BALDI Gianni”,”I potenti del sistema o il sistema dei potenti.”,”BALDI Gianni è stato redattore dell’Avanti! clandestino poi è passato a Milano Sera (1945) e più tardi a ‘Epoca’ e ‘Storia illustrata’. Ha collaborato con ‘Il Mondo’ e l’Europeo. Quindi è diventato vicedirettore di ‘Successo’.”,”ITAE-242″
“BALDI Ernesto”,”Giordano Bruno.”,”””Per ragioni non bene accertate, ma forse a causa delle opinioni manifestate in lezioni pubbliche dal Bruno (che in quell’Accademia impartì insegnamenti matematici sviluppando le intuizioni del Cusano), venne in contesa col Boethius, pastore e soprintendente della Chiesa evangelica, alla quale il Bruno aveva aderito a Ginevra. Fu scomunicato da questa chiesa luterana, come a Ginevra dal calvinismo, come a Parigi era stato investito dagli scolastici, come ad Oxford osteggiato dai dottori di quella Università, come poi a Venezia sarà carcerato e infine a Roma condannato a morte dai teologi del Sant’Uffizio. Era questo il destino di Bruno, il destino di chi in quell’epoca intendeva professare la libera speculazione filosofica, di chi proponeva di ricercare criticamente la verità. E non solo nella comunità cattolica, ma anche in nazioni protestanti, perché ancora il principio di tolleranza era un’utopia (…)””. (pag 57) “”La libera Venezia, l’anti-Roma, dove è consultore di Stato fra Paolo Sarpi, che discute con Galilei intorno alle nuove applicazioni matematiche, la repubblica del Rinascimento, che aveva imprigionato il più grande filosofo del Rinascimento, ora lo consegna all’inquisizione di Roma””. (pag 72-73″,”RELC-286″
“BALDI Stefano CAGIANO DE AZEVEDO Raimondo”,”La popolazione italiana. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi.”,”Stefano Baldi, diplomatico, studioso di problemi della popolazione, è capo dell’ufficio di Statistica del ministero degli Affari Esteri; Raimondo Cagiano de Azevedo è docente di Demografia e preside della Facoltà di economia nell’Università la Sapienza di Roma. Anni 1970. Profondi mutamenti. Calo della mortalità infantile Calo dei matrimoni e delle nascite Inversione di tendenza del saldo migratorio Decentramento urbano”,”DEMx-005-FV”
“BALDINI Massimo”,”La storia delle utopie.”,”BALDINI è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università di Perugia. Ha insegnato nelle università di Bari, Siena, Roma ‘La Sapienza’ e LUISS. E’ autore di numerose opere.”,”SOCU-003″
“BALDINI Umberto”,”Michelangelo.”,”””Quattro anni di lavoro memorabile, a creare quell’ opera che- come dice il Vasari – ‘è stata ed è veramente la lucerna dell’ arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all’ arte della pittura, che ha bastato ad illuminare il mondo, per tate centinaia d’anni in tenebre stato’. Essa è veramente quella che realizza la più compiuta espressione del suo genio. In quasi cinquecento metri quadrati di volta Michelangelo dà vita alla più grande storia spirituale dell’ umanità (…). Ecco perché la Sistina è il canto più formidabile della sua aperta esaltazione dell’ eroica lotta dell’ uomo contro la schiavitù, ecco perché ha una terribilità così spaventosa e una temperatura morale che richiama alla memoria il mondo della Commedia dantesca”” (pag 60-61)”,”BIOx-063″
“BALDINI Artemio Enzo”,”L’educazione di un principe luterano. Il ‘Furschlag’ di Johann Eberlin, tra Erasmo, Lutero e la sconfitta dei contadini. Edizione critica in ‘Neuhochdeutsch’ e versione italiana del testo manoscritto inedito.”,”Artemio Enzo Baldini è professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Torino, dove insegna anche Teorie e storia della democrazia. Tra le sue pubblicazioni. ‘Istanze utopiche e dibattito politico agli inizi della Riforma luterana’ in ‘Alberto Tenenti. Scritti in memoria’ a cura di P. Scaramella, Bibliopolis, 2005, e ‘Machiavellismo e machiavellismi’, in ‘Anglo-american faces of Machiavelli’ (a cura di A. Arienzo e G. Borrelli, Polimetrica, 2009).”,”RELP-006-FMB”
“BALDINI Enzo A. a cura; saggi e interventi di Enrico NUZZO Cesare VASOLI Maurizio VIROLI Robert BIRELEY Davide BIGALLI Antonio Manuel HESPANHA Horst DREITZEL Wolfgang WEBER Gianfranco BORRELLI A. Enzo BALDINI Moisés GONZÁLES Vittorio DINI Diego QUAGLIONI Silvio SUPPA Yves Charles ZARKA Alberto ANDREATTA Saffo TESTONI-BINETTI Mario TURCHETTI Luis Reis TORGAL Valerio MARCHETTI Michael STOLLEIS Maurizio BAZZOLI Gian Luigi BETTI Paolo PASSAVINO Cesare VASOLI Costantino GARCÍA Antonio ALVAREZ DE MORALES Walter GHIA Franco Alberto CAPPELLETTI Michel SENALLART”,”Aristotelismo politico e ragion di stato. Atti del convegno internazionale di Torino, 11-13 febbraio 1993.”,”Tra i nomi più citati Aristotele, Bodin, Botero, Machivelli, Tacito”,”TEOP-036-FMB”
“BALDINI Artemio Enzo a cura; saggi di Michel SENELLART Aldo MAZZACANE Michel STOLLEIS Alberto ANDREATTA Hans W. BLOM Maurizio VIROLI Yves Charles ZARKA Gianfranco ZANCARINI Artemio Enzo BALDINI”,”La Ragion di Stato dopo Meinecke e Croce. Dibattito sulle recenti pubblicazioni. Atti del seminario internazionale di Torino, 21-22 ottobre 1994.”,”Artemio Enzo Baldini (Licciana Nardi, Massa Carrara, 1945) ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato, tra l’altro un volume di Atti: ‘Botero e la Ragion di Stato’ (Olschki, 1992) e ‘Jean Bodin a 400 anni dalla morte: bilancio storiografico e prospettive di ricerca’ (Olschki, 1997). Ragion di Stato: Questo concetto, sviluppato da Niccolò Machiavelli nel suo libro “”Il Principe””, si riferisce alla pratica di utilizzare qualsiasi mezzo necessario per mantenere il potere e la stabilità dello stato, anche se ciò comporta azioni moralmente discutibili. Realpolitik: Questo termine tedesco, che significa “”politica della realtà””, si riferisce a una politica basata su considerazioni pratiche e realistiche piuttosto che su ideali o principi morali. È stato utilizzato per descrivere la politica estera pratica e pragmatica, in particolare nel XIX secolo in Germania. Realismo politico: Questa è una teoria delle relazioni internazionali che enfatizza l’importanza del potere e degli interessi nazionali rispetto a ideologie o principi morali. Il realismo politico sostiene che gli stati agiscono principalmente per garantire la propria sicurezza e il proprio potere in un sistema internazionale anarchico2. In sintesi, tutti e tre i concetti condividono l’idea che la politica dovrebbe essere basata su considerazioni pratiche e realistiche, piuttosto che su ideali morali o etici. La “”Ragion di Stato”” può essere vista come un precursore della “”Realpolitik”” e del realismo politico, poiché tutti enfatizzano l’importanza del potere e della sicurezza nazionale. (f. google)”,”TEOP-039-FMB”
“BALDINI Artemio Enzo GUGLIELMINETTI Marziano a cura; saggi di Marziano GUGLIELMINETTI Emanuela SCARANO Elena FASANO-GUARINI Artemio Enzo BALDINI Jean-Claude ZANCARINI Jean-Louis FOURNEL Pierre JODOGNE Raffaella CASTAGNOLA Paolo CARTA Mario POZZI Diego QUAGLIONI Franco BARCIA Gianfranco BORRELLI”,”La «riscoperta» di Guicciardini. Atti del Convegno internazionale di studi. Torino 14-15 novembre 1997.”,”A.E. Baldini (Massa Carrara, 1945) è stato Prof ord. di Storia del pensiero politico nella Fac. di Scienze politi che dell’Università di Torino. M. Guglielminetti (Torino, 1937-2006) è stato Prof. ordinario di Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Univ. di Torino.”,”STOx-028-FMB”
“BALDISSARA Luca PEZZINO Paolo a cura; saggi di Lutz KLINKHAMMER Pieter LAGROU Christian INGRAO Joanna BOURKE Jay WINTER Olivier WIEVIORKA Adolfo MIGNEMI Gabriella GRIBAUDI H. James BURGWYN Nicola LABANCA Lidia SANTARELLI Dianella GAGLIANI”,”Crimini e memorie di guerra. Violenze contro le popolazioni e politiche del ricordo.”,”Saggi di Lutz KLINKHAMMER Pieter LAGROU Christian INGRAO Joanna BOURKE Jay WINTER Olivier WIEVIORKA Adolfo MIGNEMI Gabriella GRIBAUDI H. James BURGWYN Nicola LABANCA Lidia SANTARELLI Dianella GAGLIANI “”Nel caso del massacro di Oradour, compiuto dalla Divisione Waffen-SS Das Reich il 10 giugno 1944, si può invece dimostrare che la decisione di assassinare donne, bambini e uomini del posto, fu presa durante un colloquio tra i comandanti di compagnia la sera precedente l’eccidio ed eseguita a sangue freddo : le vittime furono condotte nella chiesa locale e uccise attraverso l’innesco di una carica esplosiva”” (Lutz Klinkhammer) (pag 87) “”A parte il diverso trattamento riservato agli ebrei, il comportamento delle forze di occupazione italiane non si era discostato in modo significativo da quello dell’alleato tedesco. Gli italiani, semmai, esasperarono alcuni aspetti delle violenza militare sui civili, anticipando pratiche di guerra totale che sarebbero state adottate su larga scala dai comandi tedeschi solo nel corso dell’ultimo anno di occupazione nel 1943-44. A queste conclusioni giunsero i giudici incaricati di istruire l’indagine sui crimini di guerra; i quali, tra l’altro, misero l’accento sull’attitudine, che ritennero particolarmente spiccata nei reparti italiani, verso la spoliazione della popolazione civile. Se, in generale, la “”mania della razzia”” acveva costituito un elemento peculiare della mentalità degli occupanti, essa era stata soprattutto una caratteristica degli italiani, i quali – stando ai risultati dell’inchiesta governativa – non si erano mai astenuti dal saccheggio, né durante i rastrellamenti, né durante le fucilazioni: sempre, prima di dare alle fiamme i villaggi o di ordinarne il bombardamento, gli ufficiali italiani davano disposizioni alla truppa di procedere al saccheggio degli abitati e alla spoliazione delle vittime”” (pag 280) (Lidia Santarelli)”,”QMIS-150″
“BALDISSARA Luca BERGAMASCHI Myriam CANOVI Antonio DE-BERNARDI Alberto PEPE Adolfo, a cura; studi e ricerche di Luca BALDISSARA Sandro BELLASSAI Myriam BERGAMASCHI Nicola BRUGNOLI Antonio CANOVI Alberto DE-BERNARDI Ilaria DEL-BIONDO Claudia FINETTI Fabrizio LORETO Giannetto MAGNANINI Adolfo PEPE Andrea RAPINI Marica TOLOMELLI”,”Un territorio e la grande storia del ‘900. Il conflitto, il sindacato e Reggio Emilia. Vol. II. Dal secondo dopoguerra ai primi anni ’70.”,”Studi e ricerche di Luca BALDISSARA Sandro BELLASSAI Myriam BERGAMASCHI Nicola BRUGNOLI Antonio CANOVI Alberto DE-BERNARDI Ilaria DEL-BIONDO Claudia FINETTI Fabrizio LORETO Giannetto MAGNANINI Adolfo PEPE Andrea RAPINI Marica TOLOMELLI”,”MITT-002-FP”
“BALDISSARA Luca, a cura; saggi di Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Riccardo BELLOFIORE Robert LUMLEY Charles S. MAIER Patrick McCARTHY Giorgio NEBBIA Domenico PRETI Federico ROMERO Mariuccia SALVATI Luca BALDISSARA”,”Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta.”,”Luca Baldissara, assignista di ricerca presso l’Università di Pisa (2001), collaboratore dell’Istituto Gramsci Emilia-Romagna di Bologna e redattore della rivista ‘Novecento. Rassegna di storia contemporanea’ è coautore di ‘Storia contemporanea e università’ (1993) e ha pubblicato alcuni volumi per le Edizioni Il Mulino. Saggi di Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Riccardo BELLOFIORE Robert LUMLEY Charles S. MAIER Patrick McCARTHY Giorgio NEBBIA Domenico PRETI Federico ROMERO Mariuccia SALVATI Luca BALDISSARA Lo spettro di una crisi generale del capitalismo. “”Hobsbawm è un po’ generico, o reticente, sulle ragioni della crisi, ma a questo proposito vi è solo l’imbarazzo della scelta se si procede alla consultazione delle trattazioni specialistiche. Per quel che riguarda per esempio, le analisi degli economisti, le linee che sono state percorse sono innumerevoli. Tra queste, segnalo soltanto tre grandi gruppi. Il primo insieme di spiegazioni ha a che vedere con la tecnologia. In questo modo di vedere le cose, per il quale recentemente è possibile vedere i lavori degli economisti francesi Gérard Duménil e Dominique Lévy, la causa profonda della crisi sarebbe da individuare nella riduzione del tasso di crescita della produttività, a sua volta riconducibile alla natura delle tecniche impiegate (3). Almeno dagli anni Sessanta, si sostiene, è possibile constatare un rallentamento nella produttività oraria del lavoro e un declino del saggio del profitto dovuto al peso crescente del capitale fisso rispetto al lavoro vivo. Il riferimento esplicito degli autori, statisticamente attrezzati e al passo con le teorie economiche di impostazione classico-ricardiana e keynesiana, è al Marx del terzo libro del ‘Capitale’, quello della caduta tendenziale del saggio del profitto, lo stesso Marx che sta dietro la ricostruzione della crisi che fu tempestivamente fornita nei primi anni Settanta da Ernest Mandel, recentemente scomparso, nel suo ‘Spätkapitalismus’, dove però il tema della crescita della composizione organica del capitale veniva inserito dentro una ripresa della teoria delle “”onde lunghe”” del capitalismo (4). Alla tecnologia e alle onde lunghe hanno fatto, in vario modo, riferimento anche autori non marxisti, come Gerhard Mensch o i neoschumpeteriani. Il secondo blocco di spiegazioni si volge invece al tema dell’anarchia nel modo di produzione capitalistico, e perciò della concorrenza fra capitali, articolandolo con il tema della sovrapproduzione. Esemplare di questo approccio è il recente contributo di Robert Brenner che copre l’intero numero 229 della “”New Left Review”” (5). A parere di Brenner, tra il 1965 e il 1973 i capitalismi tedesco e giapponese avevano oramai ultimato l’inseguimento degli Stati Uniti ed erano di conseguenza in grado di impiegare nel settore manifatturiero tecnologia avanzate con manodopera relativamente meno costosa, e potevano perciò praticare prezzi inferiori rubando quote di mercato all’economia del paese guida. Ne risultò una minore profittabilità per le imprese americane, che si trovarono con un eccesso di investimenti e di capacità produttiva. A impedire una uscita morbida dalle difficoltà e a determinar un rallentamento di lungo periodo dell’economia mondiale contribuì in modo decisivo l’irreversibilità dell’investimento in capitale fisso che indusse i produttori manifatturieri Usa a non spostare i propri capitali su altre attività. La risposta americana alla concorrenza – introduzione di nuove tecniche e attacco al lavoro, da parte delle imprese; uso aggressivo della propria posizione di vantaggio nel sistema internazionale dei pagamenti, che sfociò nel crollo del sistema di Bretton Woods e nel successivo, continuo scivolamento del dollaro per tutto il decennio, da parte del governo – generalizzò la crisi agli altri paesi avanzati. Il referente teorico potrebbe essere qui individuato nel Marx del secondo libro del ‘Capitale’, secondo il quale la caccia all’economia dei costi delle singole imprese si traduce in una crisi di realizzazione dell’intero sistema economico per il tramite delle sproporzioni, mentre il gruppo raccolto attorno a Paul Sweezy e al gruppo della “”Monthly Review”” insiste piuttosto sul filone del sottoconsumo. Il terzo gruppo di spiegazioni individua la radice della crisi nel conflitto sociale, ritenuto responsabile di una compressione dei profitti che viene interpretata come non interamente riconducibile alla autonomia dinamica tecnologica o all’insufficienza di sbocchi. (…)”” (pag 60-62) [note: (3) Cfr. G. Duménil D. Lévy, La dynamique du capita. Un siécle d’économie américaine, Puf, Paris, 1996 e, degli stessi autori, ‘La disoccupazione strutturale nella crisi di fine secolo. Un confronto fra l’esperienza europea e quella statunitense’ in R. Bellofiore (a cura), ‘Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione’, BFS, Pisa, 1998; pp. 51-70; (4) Cfr. E. Mandel, ‘Late Capitalism’, New Left Books, London, 1975 (ed. orig. 1972); Id., The Second Slump’, idem, London, 1978 (ed. orig. 1977). Un’altra analisi che rivendica, con argomenti ancora diversi, la teoria della caduta del saggio del profitto come chiave interpretativa dello sviluppo e della crisi del secondo dopoguerra è quella di M.J. Webber, D.L. Rigby, ‘The Goldn Age Illusion Rethinking Postwar Capitalism’, Guilford press, NY, 1996; (5) Cfr. R. Brenner, The Economic of Global Turbolence. Uneven Development and The Long Downturn: The Advanced Capitalist Economies from Boom to Stagnation, 1950-1998′, in ‘New Left Review’, 1998, n. 229, p. 1-265] [Riccardo Bellofiore, ‘I lunghi anni Settanta. Crisi sociale e integrazione economica internazionale’ (pag 57-102) (in) Luca Baldissara, a cura, ‘Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta’, Carocci, Roma, 2001]”,”ECOI-013-FP”
“BALDISSARA Luca a cura, saggi di Charles S. MAIER Riccardo BELLOFIORE Domenico PRETI Mariuccia SALVATI Federico ROMERO Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Patrick McCARTHY Robert LUMLEY Giorgio NEBBIA”,”Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta.”,”Luca Baldissara, assegnista di ricerca presso l’Università di Pisa, collaboratore dell’Istituto Gramsci Emilia-Romagna di Bologna, redattore della rivista ‘Novecento’. Ha al suo attivo varie pubblicazioni. Tra i temi trattati: La “”guerra dei tassi di interesse”” e la trasmissione internazionale della politica monetaria americana, 1965-71 (pag 191-) [di S. Battilossi]”,”ITAE-095-FP”
“BALDISSERA Annalisa”,”La teoria delle crisi economiche da Marx a Sweezy.”,”””Il medesimo invariato presupposto delle sproporzioni tra settori mutuato da Marx conduce infatti in un caso, nell’ interpretazione di Hilferding, alla deduzione di crisi cicliche, per natura ricorrenti; nell’ altro, ovvero nelle teoretiche di Tugan-Baranowski all’ individuazione di crisi di assestamento, non necessariamente ripetitive, ma al contrario temporanee e risolvibili””. (pag 60) “”Così i primi, inclini alle sproporzioni inter-settoriali (Tugan-Baranowskij; Hilferding), tralasciano le inclinazioni disfattistiche marxiane e privilegiano la via della risolvibilità delle crisi, appunto accogliendo, sebbene con toni e sfumature più o meno accesi, l’ ipotesi dell’ equilibrio potenziale della riproduzione allargata e la tesi di una possibile sopravvivenza del sistema, ancorché in contesti riformati, rectius organizzati ad assicurare esogenamente quell’ equilibrio. Diversamente i secondi, e fra loro specialmente Rosa Luxemburg, che nella predilezione, fra le deduzioni marxiane, di quelle più marcatamente pessimistiche, conviene con il Maestro sul destino conclusivo del sistema capitalistico, ma intravede fra quest’ ultima predizione e lo schema della riproduzione allargata una contraddizione logica, alla cui soluzione ritiene di pervenire attraverso l’ eliminazione delle ipotesi astratte (“”autosufficienza”” e “”isolamento””) su cui placidamente riposa lo schema medesimo””. (pag 74)”,”TEOC-293″
“BALDISSONE Giusi”,”Filippo Tommaso Marinetti.”,”BALDISSONE Giusi è nata nel 1948 a Vercelli dove insegna italiano e storia in una scuola secondaria. “”Nel 1924 viene pubblicato il ‘Primo Manifesto surrealista’, scritto da Breton. Nel ’35 Breton scrive: ‘””Trasformare il mondo””, ha detto Marx; “”Cambiare la vita””, ha detto Rimbaud; queste due parole d’ordine sono per noi una sola””. Al di là del segno dell’ideologia, la posizione nei confronti del mondo e dell’arte è molto vicina a quella di Marinetti.”” (pag 213)”,”BIOx-260″
“BALDOLI Claudia”,”Il nostro maggio. All’ origine della festa dei lavoratori: autobiografie e testimonianze di Chicago.”,”BALDOLI Claudia è ricercatrice alla Hertfordshire University (UK). Per le edizioni Spartaco ha già curato nel 2004, l’ antologia degli scritti di Marie Louise BERNERI e Vera BRITTAIN ‘Il seme del caos. Scritti sui bombardamenti di massa (1939-1945)’. “”Il comizio di Haymarket Square del 4 maggio 1886 doveva essere una manifestazione di protesta. A Chicago, il corteo del 1° maggio per le otto ore era stato pacifico e molto partecipato: 80.000 persona avevano scioperato e, insieme alle loro famiglie, avevano riempito la città. Gli slogan su cartelli e striscioni dicevano in inglese e in tedesco: “”Otto ore – orario di lavoro 1° maggio 1886″”, “”Libertà senza uguaglianza è una menzogna””, “”Capitale privato è lavoro rubato””, “”La nostra civiltà – il manganello e il proiettile del poliziotto””. Due giorni dopo, quando i lavoratori licenziati di una fabbrica che produceva mietitrici, la McCormick protestarono davanti ai cancelli e si lanciarono contro i crumiri, la polizia iniziò a sparare e ammazzò sei persone. (…)””. La manifestazione di Haymarket fu convocata il giorno dopo la sparatoria e i morti ai cancelli McCormick per protestare contro la violenza della polizia, oltre che per continuare la lotta per le otto ore che ormai dilagava nel paese””. (pag 57-58)”,”MUSx-188″
“BALDONE Salvatore”,”Produzione e distribuzione del reddito. Appunti di economia politica,”,”Salvatore Baldone è assistente ordinario nell’Università di Bologna dove è anche incaricato di Economia politica presso la Facoltà di Scienze politiche. Si interessa di teoria della produzione e della distribuzione: un suo lavoro sul capitale fisso è stato recentemente pubblicato in ‘Contributi alla teoria della produzione congiunta’.”,”ECOT-128-FL”
“BALDRY H.C.”,”I greci a teatro. Spettacolo e forme della tragedia.”,”H.C. Baldry (1907) è professore emerito di letterature classiche all’Università di Southampton. “”La messa in scena di un dramma implica una spesa, e nell’antica Grecia nessuno immaginava che il teatro potesse o dovesse essere economicamente autosufficiente. Un ulteriore compito dell’arconte era quello di provvedere al primo finanziamento della competizione, trovando per ogni drammaturgo un ‘corego’ o promotore, un patrono, se si può parlare di patronato obbligatorio, un contribuente di sovrimposta, se il pagamento di imposte eccezionali può condurre alla gloria”” (pag 35)”,”STAx-306″
“BALDUCCI Rolando”,”Alessandro Balducci e gli albori del socialismo nel forlivese, 1880-1904.”,”””Ed ora eccolo a mani giunte davanti a Crispi: “”A Forlì corro rischio di perdere la mia base””. E Crispi gli dà il decreto di nomina del commissario regio col nome in bianco. Il disastro forlivese era l’ ultimo anello di una catena di interessi politici-finanziari di cui il primo anello era Fortis legato agli altri due maneggioni: “”L’ affare della Banca Popolare è come l’ acqua che fa sortir dal buco il grillo che se ne stava nascosto e che ora saltabecca per salvarsi.”” Ormai Fortis deve lui, pigro nato, tirarsi su le maniche e lavorar al proprio salvataggio. Dove sono i beati tempi di Brasini che faceva tutto?””. (pag 65)”,”MITS-247″
“BALDWIN James”,”La prossima volta il fuoco. Due lettere.”,”James BALDWIN (New York 1924, Nizza 1987) è stato il grande narratore della condizione dei neri d’ America. Impegnato nelle battaglie per i diritti civili e per l’ integrazione razziale ha scritto: -Gridalo forte (1953) -La camera di Giovanni (1956) -Un altro mondo (1961) -Blues per l’ uomo bianco (teatro, 1964) -Stamattina, stasera, troppo presto (1965) -L’ angolo dell’ amen (teatro, 1968) -Sulla mia testa (1979) Tra i suoi saggi: -Mio padre doveva essere bellissimo (1955) -La prossima volta, il fuoco (1963) -Il prezzo del biglietto (1985).”,”VARx-010″
“BALDWIN Hanson W.”,”Strategie pour demain.”,”Hanson BALDWIN, vincitore di un premio Pulitzer, è stato specialista di questioni militari sul ‘New York Times’. Nel suo libro molto documentato esamina gli elementi essenziali di una dottrina militare realista quanto alla filosofia che la ispira, ambiziosa quanto agli obbiettivi che si assegna. Sul piano internazionale la fine del mondo bipolare richiede una nuova divisione di responsabilità tra gli USA e i suoi alleati. Cosi l’A proconizza la modifica dei trattati NATO.”,”USAQ-017″
“BALDWIN James”,”La prossima volta il fuoco. Due lettere.”,”James BALDWIN (New York 1924, Nizza 1987) è stato il grande narratore della condizione dei neri d’ America. Impegnato nelle battaglie per i diritti civili e per l’ integrazione razziale ha scritto: -Gridalo forte (1953) -La camera di Giovanni (1956) -Un altro mondo (1961) -Blues per l’ uomo bianco (teatro, 1964) -Stamattina, stasera, troppo presto (1965) -L’ angolo dell’ amen (teatro, 1968) -Sulla mia testa (1979) Tra i suoi saggi: -Mio padre doveva essere bellissimo (1955) -La prossima volta, il fuoco (1963) -Il prezzo del biglietto (1985).”,”USAS-072″
“BALDWIN Hanson W.”,”La campagna di Polonia. La battaglia d’Inghilterra. L’invasione di Creta.”,”L’autore è stato un critico militare del New York Times. Già nel dicembre 1939, con la conquista lampo della Polonia, egli fu uno dei pochissimi a notare che pur essendo stata una dimostrazione di forza tedesca essa non fu un capolavoro assoluto di arte bellica come Hitler e Goebbels pretendevano. Ciò gli permise allora di predire con esattezza gli errori che i capi tedeschi avrebbero commesso in seguito.”,”QMIS-174″
“BALES Kevin”,”I nuovi schiavi. La merce umana nell’ economia globale. (Tit. orig.: Disposable People. New Slavery in the Global Economy)”,”Kevin BALES, militante di Anti-Slavery International, lavora presso il Roehampton Institute dell’ Università del Surrey, in Gran Bretagna. E’ tra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea. ‘I nuovi schiavi’ ha vinto il Premio Internazionale Viareggio Versilia nel 2000. “”Si può instaurare un regime di terrore: “”Per intimidirli, il padrone non deve fare altro che presentarsi e, senza ragione, spaccare tutti i mattoni crudi appena fatti, il lavoro di un’ intera giornata, senza nessuna ragione””. Niente mattoni significa niente paga, e l’ operaio può vivere nel terrore di un trattamento ancora peggiore. Zafar Iqbal confermava le torture denunciate in alcune fornaci: “”Se un operaio giovane alza la testa o crea fastidi, gli terranno la gamba nel forno per qualche secondo e gliela bruceranno. E’ una cosa che capita spesso. Fanno venire al forno gli altri operai e li obbligano a guardare””. (pag 152)”,”CONx-114″
“BALES Kevin”,”I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale.”,”Kevin Bales, militante di Anti-Slavery International, lavora presso il Roehampton Institute dell’Università del Surrey, in Gran Bretagna. É tra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea. I nuovi schiavi ha vinto il Premio Internazionale Viareggio Versilia nel 2000.”,”CONx-022-FL”
“BALESTRERI Leonida”,”Stampa e opinione pubblica a Genova tra il 1939 e il 1943. Dagli inizi della seconda guerra mondiale al colpo di stato del 25 luglio.”,”BALESTRERI Leonida giornalista è nato a Genova nel 1907. Ha partecipato alla lotta antifascista nelle file del Movimento Giustizia e Libertà- Arrestato durante il fascismo per due volte ha subito processo detenzione e campo di concentramento. Dopo la Liberazione ha svolto attività politica in PdA e poi nel movimento di Unità Popolare infine nel Partito Radicale venendo anche eletto consigliere al Comune di Genova. Si è interessato di Risorgimento e Resistenza. “”Uno dei sintomi di più singolare natura degli umori dell’opinione pubblica italiana, di giorno in giorno più ostile al fascismo, fu, dagli ultimi mesi del 1942, la frequenza con cui si cominciarono a notare persone regolarmente iscritte al PNF prive del relativo distintivo. Molti che la tessera del partito avevano preso non per convinzione, ma unicamente per avere un lascia passare per il loro lavoro, traevano dagil sviluppi degli avvenimenti la speranza di potersi finalmente scrollare di dosso il peso che, nolenti, erano stati costretti a subire.”” (pag 97)”,”ITAR-161″
“BALESTRERI Leonida”,”Stampa e opinione pubblica a Genova tra il 1939 e il 1943. Dagli inizi della seconda guerra mondiale al colpo di stato del 25 luglio.”,”””Alla fine di luglio del 1940 la mancata occupazione di Nizza – attribuita a un veto hitleriano – portò un battaglione di camicie nere nella provincia di Lucca dislocate nelle estreme zone della Liguria occidentale a meditare un colpo di mano alla D’Annunzio sulla città natale di Garibaldi”” (il progetto poi non ebbe seguito) (pag 57)”,”LIGU-146″
“BALESTRERI Leonida”,”La Brigata Balilla. Pagine delle lotta partigiana.”,”Quarta edizione a cura dell’ANPI Sezione M. SELLA Ge-Bolzaneto Leonida Balestreri, giornalista, è nato a Genova nel 1907. Ha partecipato alla lotta antifascista nelle file dl movimento di Giustizia e Libertà (GL). Dopo la Liberazione ha svolto attività politica prima nel Partito d’Azione, in seguito nel Movimento di Unità Popolare, e infine nel Partito Radicale venendo anche eletto consigliere al Comune di Genova. Cultore di studi storici ha pubblicato scritti attinenti al Risorgimento, alla Resistenza e alla storia del giornalismo.”,”ITAR-380″
“BALESTRINI Nanni MORONI Primo; a cura di BIANCHI Sergio; brani di Danilo MONTALDI Bruno CARTOSIO Cesare BERMANI Sandro MANCINI Edoarda MASI Franco BOLELLI Sergio BIANCHI Andrea VALCARENGHI Sergio BOLOGNA Paolo VIRNO Rossana ROSSANDA Toni NEGRI Lucio CASTELLANO Lucia MARTINI Oreste SCALZONE Lanfranco CAMINITI Franco TOMMEI Paolo POZZI Aldo BONOMI Umberto ECO G. CORBI G. AMENDOLA Elvio FACHINELLI”,”L’ orda d’oro. 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa politica ed esistenziale.”,”Brani di MONTALDI, Bruno CARTOSIO, Cesare BERMANI, Sandro MANCINI, Edoarda MASI, Franco BOLELLI, Sergio BIANCHI, Andrea VALCARENGHI, Sergio BOLOGNA, Paolo VIRNO, Rossana ROSSANDA, Toni NEGRI, Lucio CASTELLANO, Lucia MARTINI Oreste SCALZONE, Lanfranco CAMINITI, Franco TOMMEI Paolo POZZI, Aldo BONOMI, Umberto ECO, G. CORBI G. AMENDOLA, Elvio FACHINELLI.”,”ITAC-010″
“BALESTRINI Nanni, a cura di Margherita BECCHETTI Giovanni RONCHINI Andrea ZINI”,”Parma 1922. Una resistenza antifascista.”,”Nanni BALESTRINI è uno scrittore di fama internazionale. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della “”neoavanguardia””. Lo scritto ‘Parma 1922′ (1973), un radiodramma trasmesso dalla televisione, ricostruisce le cinque giornate di Parma dell’ agosto 1922, quando i rioni popolari della città, organizzati da Guido Picelli e dagli Arditi del popolo, resistettero in armi, erigendo barricate e sbarramenti alle incursioni delle camicie nere di Italo Balbo. La resistenza della Parma proletaria durò fino al 5 agosto, quando le squadre fasciste, sconfitte, abbandonarono la città. “”Picelli: Sono le nostre uniche vittorie. Solo gli Arditi del popolo hanno battuto i fascisti”” (pag 111)”,”ITAD-042″
“BALESTRINI Nanni MORONI Primo, a cura di Sergio BIANCHI Hanno collaborato Franco BERARDI (BIFO) Franca CHIAROMONTE Giairo DAGHINI Letizia PAOLOZZI”,”L’orda d’oro 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale.”,”Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Autore di poesie e romanzi, ha aderito negli anni sessanta al gruppo di neoavanguardia dei poeti novissimi a al gruppo 63. Primo Moroni, nato in val di Nievole, in Toscana, nel 1936, si è trasferito a Milano negli anni cinquanta. Ha fatto un pò di tutto prima di fondare la libreria Calusca che, in Porta Ticinese, poi in piazza Sant’Eustorgio e infine in via Conchetta col nome City Lights, diventa rapidamente punto di riferimento per la nuova sinistra. É morto a Milanonel 1998.”,”ITAC-019-FL”
“BALFOUR Sebastiàn”,”Castro.”,”BALFOUR Sebastian, professore di storia contemporanea spagnola presso la LSE London School of Economics and Political Sciences. Ha scritto altri libri sul mondo latino americano.”,”AMLx-136″
“BALIBAR Etienne”,”La filosofia di Marx.”,”L’A insegna filosofia alla Sorbona (1942). E’ stato allievo e collaboratore di Louis ALTHUSSER con il quale ha scritto ‘Leggere il Capitale’.”,”MADS-148″
“BALIBAR Etienne”,”Cinq etudes du materialisme historique.”,”Si legge nel Manifesto riguardo alla ‘fine della politica’: “”Una volta spariti gli antagonismi di classe (…) allora il potere pubblico perde il suo carattere politico”” (pag 83)”,”MADS-299″
“BALIBAR Etienne”,”Sur la dictature du proletariat.”,”La questione della dittatura del proletariato è stata pubblicamente posta dal XXII Congresso del Partito Comunista francese (PCF). “”Noi riflettiamo su ciò che si deve intendere per capitalismo di Stato, e consultiamo i vecchi libri. Ora questi vecchi libri parlano di tutt’altra cosa: trattano del capitalismo di Stato che esiste in regime capitalista; ma non c’è un solo libro che esamini il capitalismo di stato in regime comunista. Anche Marx non ha scritto una sola parola su questo soggetto…”” (Lenin, 1922) (pag 157) (Il capitalismo di Stato) “”è un capitalismo a tal punto inatteso, un capitalismo che nessuno assolutamente aveva previsto (…) è un capitalismo tollerato dal nostro Stato proletario: ora, lo Stato siamo noi. Occorre studiare, occorre fare in modo che il capitalismo di Stato nello Stato proletario non possa e non osi debordare il quadro e le condizioni che gli sono state fissate dal proletariato, che sono vantaggiose per il proletariato””. (Lenin, XXXIII, 282, 316-317) (pag 158)”,”LENS-129″
“BALIBAR Etienne”,”La paura delle masse. Politica di filosofia prima e dopo Marx.”,”BALIBAR Etienne (1942) insegna filosofia alla Sorbona. E’ stato allievo e collaboratore di Louis ALTHUSSER, con il quale ha scritto Leggere il Capitale. Ha scritto con Immanuel WALLERSTEIN ‘Razza nazione classe’ (1991). Ha pubblicato libri anche in Italia tra cui ‘La filosofia di Marx’ (1994) e ‘Spinoza e la politica’ (1996). Contiene il capitolo: ‘Un giacobino chiamato Marx?’ (Marx e la rivoluzione francese) (pag 89-94) Il motto repubblicano: liberté, égalité, fraternité. “”Fratellanza, prima di tutto: è la questione degli anni 1840 e 1850, quando Marx, giovane filosofo, giovane rivoluzionario, assume la guida della Lega dei Giusti, divenuta Lega dei comunisti, e le impone di cambiare la sua parola d’ ordine, passando da “”Tutti gli uomini sono fratelli”” a “”Proletari di tutti i paesi unitevi!””. Poi, Libertà: è la questione degli anni 1860, gli anni dell’ “”economia””, quando l’ autore del Capitale smonta il meccanismo di sfruttamento fondato sul libero contratto tra imprenditore e salariato e scrive questa frase vendicatrice: “”La sfera della circolazione, ossia dello scambio di merci, entro i cui limiti si muovono la compera e la vendita della forza-lavoro, era in realtà un vero Eden dei diritti innati dell’ uomo. Quivi regnano soltanto Libertà, Uguaglianza, Proprietà e Bentham””. Uguaglianza infine: forse il punto più delicato, perché avvia la definizione del comunismo, dunque il “”senso della storia””. E’ la questione degli anni 1870, dopo la Comune di Parigi (che prendeva essa stessa il nome dal suo prototipo del 1793), quando Marx, “”maître à penser”” del socialismo internazionale, si confronta con le ideologie dei partiti socialdemocratici: uguaglianza dei diritti, uguaglianza dei compiti, uguaglianza dei bisogni, qual è il principio che fa uscire dall’ ordine borghese?””. (pag 90) “”Basterebbe notare (…) che lo stesso testo, quando comincia a definire le “”fasi”” successive della “”società comunista””, ha fatto ricorso a due formule di origine immemorabile (Aristotele, l’ Apocalisse), ma prese immediatamente in prestito dal socialismo utopistico e pervenutegli dai dibattiti e dai conflitti della Rivoluzione francese; sono entrambe delle interpretazioni del principio di eguaglianza: “”A uguale lavoro uguale salario”” e “”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””. Assumendosi come sempre il rischio di spiegare le cose, e dunque di andar fuori le righe, Engels nell’ Antidühring (1878) opponeva la rivendicazione proletaria dello stesso nome: prendendo la prima in parola, rivolgendo contro i capitalisti il loro stesso linguaggio, “”l’ effettivo contenuto della rivendicazione proletaria dell’ uguaglianza è la rivendicazione della soppressione delle classi. Ogni rivendicazione di eguaglianza che esce da questi limiti va necessariamente a finire nell’ assurdo.”” (pag 92-93)”,”TEOC-309″
“BALIBAR Etienne, a cura di Anna SIMONE e Beppe FOGLIO”,”Noi cittadini d’Europa? Le frontiere, lo Stato, il Popolo.”,”Etienne Balibar è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. Per i nostri tipi ha pubblicato: Le frontiere della democrazia, Spinoza e la politica, Per Althusser, La filosofia di Marx, L’Europa, L’America, la guerra.”,”EURx-041-FL”
“BALIBAR Etienne WALLERSTEIN Immanuel”,”Razza nazione classe. Le identità ambigue.”,”Etienne Balibar (1942) è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. Per i nostri tipi ha pubblicato: Le frontiere della democrazia, Spinoza e la politica, Per Althusser, La filosofia di Marx, L’Europa, L’America, la guerra. Immanuel Wallerstein (1930) insegna sociologia presso la State University di New York a Binghamton, dove dirige il fernand Braudel Center. Già noto studioso dei processi di decolonizzazione dei paesi africani, lavora da anni a un’ampia ricostruzione del capitalismo mondiale dal titolo Il sistema mondiale dell’economia moderna, del quale tre volumi sono apparsi in Italia. Inoltre è stato pubblicato Il capitalismo storico. Contiene: Immanuel Wallerstein, ‘Marx e la storia: percorsi utili e inutili’ (pag 165-176)”,”TEOS-092-FL”
“BALIBAR Etienne MACHEREY Pierre”,”Lingua nazionale e lotte di classe nella Rivoluzione francese.”,”Si tratta della presentazione del libro di Renée Balibar e Dominique Laporte, ‘Le français national’ che studia il processo per cui il francese viene a strutturarsi come lingua nazionale all’opera della rivoluzione democratica borghese del 1789. A partire dalla metà del secolo XVIII (l’epoca dei “”lumi””!), si ha la percezione che si entri, al contrario, in un lungo periodo di ‘descolarizzazione di massa’, che assume questo carattere rispetto alle tendenze precedenti, e il cui carattere “”reazionario”” in tal senso può spiegare in parte le rivendicazioni popolari in materia di istruzione sotto la Rivoluzione. Il progresso dei “”lumi”” nelle classi dominanti vuol dire, per il popolo, o meglio per la “”plebaglia””, il progresso nell’analfabetismo”” (10). Il fatto è che una tale descolarizzazione non si trova compensata da alcuna forma di istruzione professionale o familiare. Quale è la causa di ciò? Essa è, tendenzialmente, l’estensione del ‘lavoro dei fanciulli’, caratteristica fondamentale del passaggio dalla manifattura alla grande industria, e delle prime tappe della “”rivoluzione industriale”” capitalistica, ma anche necessità permanente nella famiglia contadina che è la sede del lavoro manifatturiero “”a domicilio”” (11). I figli del popolo non possono e non devono andare a scuola, perché devono andare in fabbrica, in officina. E’ per questo che non c’è scuola “”primaria”””” (pag 112-113) [(10) Questo fenomeno è testimoniato dai rari storici del problema, e meriterebbe di essere approfondito, se possibile. Cfr. Philip Ariès, ‘L’enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime’, Paris, Plon, 1960, e si confrontino le sue conclusioni con le tabelle statistiche di Leroy-Ladurie, ‘Les paysans du Languedoc’, Paris, Flammarion, che mostrano la regressione dell’analfabetismo nelle campagne fino ai secoli XVI e XVII; (11) Su questo punto, cfr. K. Marx, Il capitale, Libro I, sezioni III e IV, e Jürgen Kuczinski, ‘Les origines de la classe ouvriere’, Paris, Hachette, 1967]”,”FRAR-003-FB”
“BALIBAR Etienne; MONTANARI Marcello; DETLEV Albers”,”Marx, Engels e il partito rivoluzionario (Balibar); La riforma leniniana del partito socialdemocratico (Montanari); Socialdemocrazia di sinistra ed eurocomunismo: la tradizione dell’ austromarxismo (Detlev).”,”””(…) l’elemento di materialismo irriducibile che muove l’evoluzione teorica di Marx e la sua progressiva rottura con tutta l’ideologia borghese. Questa impossibilità, Marx la legge anzitutto nello ‘scarto’ tra l’ideologia illuministica e la storia reale della Rivoluzione francese, da essa ispirata, poi nello scarto tra il socialismo utopistico e la lotta di classe operaia. L’aveva scritto già nel 1843: la politica non è educazione né propaganda («non affronteremo il mondo in modo dottrinario, con un principio nuovo: qui è la verità, qui inginocchiati!» (2)), ma è lotta materiale («occorre sostituire l’arma della critica con la critica delle armi» (3)) (2) Lettera a Ruge, settembre 1843, in K. Marx-F. Engels, Opere complete, III, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156; (3) Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, in Opere complete, p. 197″” (pag 105, Balibar) “”Ciò significava anche – e certo le condizioni storiche lo spiegano in gra parte – che Marx ed Engels credevano di poter risolvere le contraddizioni ideologiche interne al partito distinguendo formalmente ‘due centri’, l’uno «politico» e l’altro «teorico», e mettendoli in contatto attraverso rapporti personali. («La gente si immagina che noi dirigiamo tutto di qui a bacchetta, mentre Lei sa quanto me che noi non ci siamo mai menomamente immischiati nelle questioni interne di partito, e se lo abbiamo fatto è stato solo per correggere, possibilmente, errori che a nostro modo di vedere si erano commessi e per giunta ‘soltanto in campo teorico’» (7)”” (pag 114, Balibar) (7) Lettera di Engels a Bebel del 18-28 marzo 1875, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, pp. 984-985, corsivo di Engels”,”PARx-001-FB”
“BALIBAR Etienne”,”La paura delle masse. Politica e filosofia prima e dopo Marx.”,”Etienne Balibar (1942) è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. É stato allievo e collaboratore di Louis Althusser, con il quale ha scritto Leggere il Capitale.”,”TEOS-118-FL”
“BALINKY Alexander”,”A economia de Marx: Analise e critica.”,”BALINKY Alexander Opera dedicata dall’autore ai suoi ‘tre grandi maestri’ Donald Piatt, Joseph Schumpeter, Marx Gideonse”,”TEOC-638″
“BALL Alan M.”,”Russia’s Last Capitalists. The Nepmen, 1921-1929.”,”BALL Alan M. è Assistant Professor of History, Marquette University.”,”RIRO-225″
“BALL Philip”,”Molecules. A Very Short Introduction.”,”Philip Ball is a science writer and a consultant editor for Nature. Ackledgements, Preface, List of illustrations, Further reading, Notes, Index, A Very Short Introduction 101,”,”SCIx-196-FL”
“BALL Philip”,”The Elements. A Very Short Introduction.”,”Philip Ball is a science writer and a consultant editor for Nature. Preface, List of figures, Further reading, Notes, Index, A Very Short Introduction 104,”,”SCIx-197-FL”
“BALLADORE PALLIERI G.”,”Diritto internazionale pubblico.”,”Corte permanente di giustizia internazionale. “”(…) La volontà diretta a riconoscere valore alle norme che presiedono al funzionamento della Corte e in ispecie a quelle che sanciscono l’ obbligatorietà delle sue decisioni, è stata manifestata in modo esplicito dagli Stati che hanno ratificato lo Statuto della Corte, o vi hanno acceduto. Tale volontà sarebbe anche implicita nel semplice fatto di sottoporre una controversia determinata al giudizio della Corte (…). Ma nella pratica internazionale si è preferita anche in tale caso una esplicita dichiarazione di volontà, e quando uno Stato non membro della Società accetta per una singola controversia la giurisdizione della Corte, il Consiglio della Società gli richiede (con una procedura regolata dalla risoluzione del 17 maggio 1922) una preventiva dichiarazione di accettare la giurisdizione della Corte conformemente alle norme che ne regolano la attività. Anche quando alcuni Stati, come gli Stati Uniti di America nel 1929, dichiararono di voler ricorrere in modo permanente alla Corte come ad organi per la risoluzione delle loro controversie internazionali, una preventiva accettazione dello statuto venne reputata necessaria.”” (pag 303-304)”,”DIRx-010″
“BALLANTYNE Tony BURTON Antoinette”,”L’età degli imperi globali, 1870-1945.”,”Tony Ballantyne insegna Storia alla University of Otago. Antoinette Burton insegna Storia alla University of Illinois Urbana-Champaign Imperialismo ferroviario giapponese. “”Tuttavia, i collegamenti tra le nuove aspirazioni imperiali e la politica ferroviaria furono chiarissimi, se non proprio all’inizio del periodo Meiji, certamente dalla fine del secolo: al punto che, nel 1899, un giornalista di un settimanale di Tokyo poté osservare ‘en passant’: «Lo strumento migliore per estendere un territorio senza ricorrere alle truppe (…) è la politica ferroviaria» (35). L’affermarsi di una convizione del genere sull’efficienza dell’imperialismo ferroviario è istruttiva. Sulla scia dell’«apertura» forzosa dei porti del Giappone per opera dello squadrone navale di Perry e della diplomazia statunitense verso la fine degli anni Cinquanta del XIX secolo, il Giappone abbandonò la politica del ‘sakoku’ («paese chiuso») adottata dallo shogunato Edo. La flotta delle «navi nere» che il commodoro Matthew Perry guidò verso le coste nipponiche nel luglio del 1853 e nel febbraio del 1854 suscitò interesse e allarme nella classe dirigente del Paese. Le armi, le apparecchiature telegrafiche, il treno a vapore in piccola scala ma funzionante, la sezione circolare di rotaie come campionario dello stato dell’arte, ossia i «doni» recati da Perry all’imperatore, volevano essere, ovviamente, un’inequivocabile e impressionante dimostrazione delle capacità industriali occidentali e della potenza militare statunitense. Le autorità giapponesi, che avevano mostrato un permanente interesse per la medicina e la tecnologia occidentali, studiarono attentamente questi omaggi; i tecnici e i militari discussero del loro valore e realizzarono degli schizzi particolareggiati del funzionamento di una Colt e di una carabine in dotazione alla cavalleria (14). Subito dopo la prima visita di Perry una schiera di burocrati, signori della guerra e studiosi di vari aspetti della politica esplorarono possibilità e conseguenze dei «doni» del commodoro. Furono elaborati numerosi progetti per la creazione di un istituto preposto al coordinamento dello studio delle nuove tecnologie industriali e militari il Bansho Shirabesho (“”Ufficio per lo studio dei libri barbarici””). Il compito di questo istituto di cultura era duplice: valutare la potenza militare, il grado di sviluppo tecnologico e le intenzioni strategiche dei rivali del Giappone; tradurre libri dedicati al «bombardamento», alle «fortificazioni», alla «cantieristica navale», ai «macchinari», ai «prodotti». Con la creazione del Bansho Shirabesho si avviò una riorganizzazione sostanziale della produzione scientifica giapponese e si mutarono radicalmente le relazioni del Giappone con il mondo esterno. Tentativi di sviluppare nuove forme di conoscenza si moltiplicarono soprattutto dopo la restaurazione Meiji del 1868, che accentrò le strutture di governo e rese possibile la creazione di un patrimonio scientifico nazionale favorita e diretta dallo Stato. Lo sviluppo di nuovi sistemi di comunicazione e di trasporto fu un aspetto fondamentale dei tentativi dello Stato Meiji di creare «un Paese ricco e un esercito forte»”” (pag 74-76)”,”RAIx-394″
“BALLARDINI Achille”,”Il risparmio attraverso i secoli. Le Casse di Risparmio ordinarie in Italia.”,”Appendice: – Testo unico delle leggi sulle Casse di Risparmio e sui Monti di Pietà di 1^ categoria. – Statuto dell’ Associazione fra le Casse di Risparmio italiane con le modificazioni deliberate dal III Congresso delle Casse tenuto in Trieste il 22-23 maggio 1922. – Statuto dell’ Istituto di Credito delle Casse di Risparmio italiane. – Statuto dell’ Istituto Internazionale del Risparmio (sede in Milano).”,”E1-BAIT-001″
“BALLARINI Franco”,”Dal liberalismo al corporativismo.”,”‘Dopo il 1922, e principalmente dopo il discorso di Pesaro, cominciò la grandiosa opera di difesa della lira e della sua rivalutazione sino al punto che poi con la legge di stabilizzazione del 20 dicembre 1927 fu ritenuto più confacente all’interesse pubblico. Opera grandiosa e benefica. Essa produsse naturalmente effetti di contrazione dei prezzi, non solo delle cose necessarie alla vita, ma anche dei valori dei terreni, delle case, delle azioni rappresentative delle industrie. Una azione, invece di valere 200 lire, ribassò a 150 od a 100 lire; il che in sostanza non mutò nulla alla realtà, perché tanto valgono 100 lire di adesso come le 200 lire di ieri quando ogni lira nuova attuale, invece di scambiarsi nel rapporto di 6 a 1 contro una lira antica, si scambia nel rapporto di 3 a 1. Ma, frattanto, molti furono i bilanci di banche e di grosse società anonime i quali non poterono più bilanciarsi. Una banca la quale aveva in portafoglio titoli o partecipazioni per 1000 milioni di lire (all’attivo del bilancio) bilanciava con tale attività depositi o conti correnti per 1000 milioni. Quando per effetto benefico della stabilizzazione, i titoli si ridussero all’attivo di valore a 700 od a 500 milioni, al passivo la cifra dei debiti rimase fissa in 1000 milioni. Nacque un deficit, intorno alla cui natura si poté discutere. In certi casi, la colpa della perdita era evidentemente dei dirigenti di banche e società, i quali avevano commesso l’errore di volersi estendere troppo, di voler dominare sull’industria o su aziende connesse. La stabilizzazione, fra gli altri risultati benefici, produsse quello di risvegliare banchieri ed industriali da un sogno troppo roseo, al quale si erano venuti abbandonando da qualche tempo; il sogno di un mondo sempre in ascesa, con guadagni facili, in cui fosse comodo speculare emettendo e vendendo, comprando e vendendo titoli, esercitando industrie non tanto per produrre merci quanto per immaginare espedienti per moltiplicare, con catene fra aziende e aziende, i titoli rappresentativi delle aziende medesime e farne lucroso commercio. Vennero i tempi duri ed il castello di carta crollò. Sarebbe assurdo pretendere che lo Stato abbia ad indennizzare tutte le perdite dovute ad ingordigia, insipienza, animo speculativo’ (pag 119-120)”,”ITAE-374″
“BALLARINO Gabriele COBALTI Antonio”,”Mobilità sociale.”,”Gabriele Ballarino insegna Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Tra le sue pubblicazioni: Cogestione, conflitto, cooperazione. Antonio Cobalti insegna Sociologia dell’educazione presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni: con A. Schizzerotto, La mobilità sociale in Italia e, sempre per i tipi della Carocci Lo studio della mobilità.”,”TEOS-033-FL”
“BALLERINI Luigi VANGELISTI Paul a cura, scritti di BLASER Robin BROMIGE David CHERKOVSKI Neeli CLARK Jeff COLE Norma CONOLEY Gillian DUNCAN Robert HASS Robert HEJINIAN Lyn HILLMAN Brenda JOHNSON Ronald KAUFMAN Bob KYGER Joanne LAMANTIA Philip MELTZER David MORIARTY Laura OPPEN George REED Ishmael RICE Stan SCALAPINO Leslie SCHEVILL James SHURIN Aaron SILLIMAN Ron SNYDER Gary SPICER Jack STANLEY George WELCH Lew WHALEN Philip”,”Nuova poesia americana. San Francisco.”,”É questo il secondo volume di una serie dedicata alla poesia contemporanea degli Stati Uniti. Dall’introduzione ‘Per guadagnarsi da vivere con la poesia bisogna prima di tutto ridurre le spese’.”,”USAS-008-FL”
“BALLESTEROS GAIBROIS Manuel AMADEL BASSETTI Bruna CABRERO FERNANDEZ Leoncio CHIARENO Ernesto OCCHINO Rosario SARPA Maria Paola, redazione degli atti; Ernesto LUNARDI presidente del comitato direttivo del Convegno; interventi di Gaetano FERRO Ernesto LUNARDI Raymond Marcus Norero VICENTE Pietro SCOTTI Francesco SURDICH Emilio BIAGINI Silvia CARBONE Silvana ZANOVELLO Ramon R. QUERALTO Alexander RANDA Raquel THIERCELIN-MEMIAS Andrzej WIERCINSKI Manfred KOSSOK e altri”,”Primo convegno internazionale di studi americanistici. Genova-Rapallo, 10-14 novembre 1974. Atti. Organizzato dall’ Associazione Italiana di Studi Americanistici.”,”Tra i relatori c’era Gabriella AIRALDI”,”AMLx-109″
“BALLET René BRISARD Pierre CORNIL Etienne EVANGELISTI Athos FRÈ Camillo FRYDMAN Luciano NAVIRE Ennio POLI Gabriella, testi di; collaborazione di Giancarlo CASTAGNA Danilo FERRERO Emilia FOCACCIA Filippo GRILLO Adriana JEZZI Eleonora MIONTTO Paolo MINUCCI Noris MORANO Saverio PANSA Marisa REGGE; per l’indagine su Torino raccolta di scritti di Roberto BELLATO Ferruccio BERNABO’ Marziano BERNARDI Carlo CASALEGNO Egisto CORRADI Rinaldo DE-BENEDETTI Sergio DEVECCHI Luigi FIRPO Domenico GARBARINO Guido PIOVENE André SIEGFRIED”,”Le capitali dell’auto nel mondo. [Göteborg – Detroit – Wolfsburg – Togliattigrad – Billancourt – Coventry – Cowley – Barcellona – Brasilia – Toyota City – Varsavia – Bielsko Biala – Torino.”,”La storia di Wolfsburg durante il nazismo. (pag 51-57)”,”ECOS-001-FGB”
“BALLETTA Francesco a cura; saggi di Antonella BORRIELLO Francesco BALLETTA Maria Carmela SCHISANI Giuseppe DELLA TORRE Domenicantonio FAUSTO”,”Epicarmo Corbino. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Epicarmo Corbino (1890-1984) è stato uno dei maggiori economisti italiani “”Separato il settore industriale da quello armatoriale, Corbino criticava anche tutti gli aiuti e i premi che il governo dava agli armatori, i quali incassavano i compensi, ma continuavano a utilizzare navi che definiva “”vecchie carcasse””. Ciò significava attuare un “”doppio delitto – egli scriveva – perché si imponeva al paese un salasso annuale di varie decine di milioni, e nello stesso tempo gli si vietava di avere una marina pari ai nostri bisogni”” (Corbino, 1922, p. 53). In un altro articolo, che intitolò ‘La moda delle costruzioni navali’, Corbino criticò la corsa all’ampliamento o alla costruzione di nuovi cantieri, vedendo in essi i segni del progresso industriale dell’Italia. Egli invece vedeva, in tali costruzioni solo un grave pericolo per le industrie “”ed un nuovo serio attentato alla sana costituzione delle forze e delle attività economiche del paese”” (Corbino, 1922, p. 54). La ragione della corsa alle costruzioni derivava dalla diffusa convinzione che, con la fine della guerra e la ripresa degli scambi commerciali, sarebbe cresciuta la richiesta di accrescere la disponibilità di navi. Egli rilevava che, secondo le statistiche, durante la guerra, era stata raggiunta una potenzialità di costruzioni tali, che, dopo la guerra, in tutto il mondo, si sarebbe subito soddisfatta la domanda di navi. Pertanto l’Italia si sarebbe trovata a dovere competere con le grandi potenze, senza riuscirvi, perché l’Italia era priva di materie prime necessarie a quelle costruzioni, con i costi più elevati di quelle estere (Corbino, 1922, pp. 55-56) “”sicché non è difficile profezia – scriveva Corbino – quella che afferma che dopo appena qualche anno dal termine della guerra, nel mondo mancheranno di pane se i raccolti non saranno buoni, di tante altre cose se la pace sociale sarà turbata, ma di una cosa sola ci sarà pletora, di cantieri navali. Ora, che queta pletora l’abbiano gli Stati Uniti e l’Inghilterra a noi importa ben poco; è un problema che riguarda quei paesi i quali, d’altra parte, per l’abbondanza del ferro e del carbone, possono sempre lavorare a costi più bassi degli altri. Ma che la si debba avere anche in Italia, proprio quando più sensibile sarà la deficienza di capitali e maggiore il bisogno di attività economiche veramente redditizie, è cosa che non può lasciarci indifferenti”” (Corbino, 1922, pp. 56-57)”” (pag 68-69)”,”ITAE-315″
“BALLHAUSE Walter BECHER Johannes R.”,”Überflüssige Menschen. Fotografien und gedichte aus der Zeit der großen Krise. [Persone superflue. Fotografie e poesie dal tempo della grande crisi]”,”Walter Ballhause, 1911 in Hamein als Sohn eines Schuhmachers und einer Lederstepperin geboren, begam 1930 als junger Arbeitsloser zu fotografieren. Walter Ballhause, nato a Hameln nel 1911 come figlio di un calzolaio e di un quilter in pelle, iniziò a fotografare nel 1930 da giovane disoccupato. Johannes R. Becher, 1891 in München als Sohn eines Amtsrichters und späteren Oberlandesgerichts präsidenten geboren. Johannes R. Becher, nato a Monaco nel 1891, figlio di un giudice distrettuale e poi presidente del Tribunale regionale superiore.”,”FOTO-004-FL”
“BALLINI Pier Luigi RIDOLFI Maurizio, a cura; saggi di Pier Luigi BALLINI Maurizio RIDOLFI Emma MANA Serge NOIRET Enzo FIMIANI Stefano CAVAZZA Francesca ANANIA Fabrice D’ALMEIDA”,”Storia delle campagne elettorali in Italia.”,”Pier Luigi Ballini è docente di storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Maurizio Ridolfi insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo), dove presiede il Centro Studi per la Storia dell’Europa Mediterranea.”,”ITAP-242″
“BALLONE Adriano DELLAVALLE Claudio GRANDINETTI Mario”,”Il tempo della lotta e dell’ organizzazione. Linee di storia della Camera del Lavoro di Torino.”,”Il volume è uscito in occasione del centenario della Camera del Lavoro di Torino 1891-1991. Adriano BALLONE si occupa di storia sociale e del movimento operaio. E’ autore di ‘Uomini fabbrica e potere. Storia dell’ associazione nazionale perseguitati e licenziati per rappresaglia politica e sindacale’ (ANGELI. 1987). Claudio DELLAVALLE docente di storia dei movimenti sindacali presso l’ Università di Torino si è occupato di storia della Resistenza della storia della seconda guerra mondiale e di storia del movimento operaio. Mario GRANDINETTI docente di lettere negli istituti tecnici, collaboratore del Centro studi sul giornalismo ‘G. Pestelli’, si è occupato di storia dei quotidiani (‘I quotidiani di Torino dalla caduta del fascismo al 1948’ (Centro Studi Piemontesi, 1986) e di storia del movimento operaio.”,”MITT-059″
“BALLONE Adriano”,”Uomini, fabbrica e potere. Storia dell’Associazione nazionale perseguitati e licenziati per rappresaglia politica e sindacale.”,”BALLONE Adriano nato nel 1948, si è interessato alla storia del movimento operaio, di didattica della storia e di etologia. Ha pubblicato una ricerca sul militante comunista torinese in ‘ I muscoli della storia’ (a cura di A. Agosti). Il saggio si è avvalso di una documentazione inedita e orignale (autobiografie operaie, materiale sindacale ecc.).”,”MITT-347″
“BALLONI Silvio GUARNASCHELLI Alda NOMELLINI Eleonora Barbara”,”Nomellini a Genova. Ricerca pittorica e passione politica: dagli ulivi e gli scogli di Albaro al carcere di Sant’Andrea.”,”””Nomellini dunque avverte profonda simpatia per l’internazionalismo socialista, poiché vi riconosce un movimento politico che vuole colorare di idealità e sentimento le istituzioni, rendendole finalmente democratiche e tolleranti, ed è per questo che inizia a frequentare i circoli operai del capoluogo ligure, stringendo amicizia in particolare con Luigi Galleani, storico esponente del movimento anarchico, nonché raffinato uomo di cultura, la cui formazione universitaria e i numerosi viaggi all’estero avevano aggiornato sulle correnti più attuali del pensiero politico europeo, molto spesso legate a doppio filo alle esperienze artistiche della modernità. Questa apertura cosmopolita di Galleani è certo all’origine delle conversazioni sul ruolo della pittura nella società contemporanea intrattenute con Nomellni, che condurranno quest’ultimo all’incriminazione per “”sovversione anarchica””. (pag 34-35)”,”ANAx-373″
“BALOGH Thomas”,”Una società di ineguali. Saggi sullo squilibrio e gli scambi internazionali. (Tit.orig.: Unequal Partners)”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Raniero PANZIERI e Sergio STEVE Svalutazione monetaria e riequilibrio economico. “”Il recente articolo di Polak sulla svalutazione rappresenta un ulteriore importante passo verso l’ accettazione della tesi sostenuta coerentemente dai critici di Bretton Woods. Egli sostiene, ed in modo convincente, che anche se assumiamo una perfetta eguaglianza fra i paesi in termini di reddito nazionale e di commercio estero, la svalutazione operata da un paese per superare uno squilibrio nella sua bilancia dei pagamenti può, anzi non è improbabile che debba – provocare un equivalente o maggiore squilibrio nella bilancia commerciale di uno o più altri paesi.Se lasciamo cadere l’ ipotesi della eguaglianza e prendiamo in considerazione non solo le disparità di dimensioni dei paesi e del loro commercio estero, ma anche la natura altamente concentrata di questo commercio a causa delle particolarità del sistema tariffario, la sua conclusione sembra assolutamente incontestabile.”” (pag 127) La grande crisi del 1929 e le sue conseguenze. Salari, disoccupazione e dazi doganali. Un problema di trasferimento. (pag 239)”,”ECOI-194″
“BALSAMINI Luigi”,”Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste.”,”BALSAMINI Luigi è nato ad Urbino il 9 dicembre 1967. Si è laureato nel 2000 in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Bologna con una tesi su Gli Arditi del Popolo. Fondato dal tenente Argo SECONDARI, un ex-combattente di tendenza anarchica della prima guerra mondiale, a partire dal mese di giugno del 1921 gli AdP divennero in breve tempo una forte organizzazione nazionale in grado di contrapporsi alle camicie nere. Ne facevano parte anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani. Memorabili scontri si ebbero a Sarzana, Viterbo, Parma dove gli squadristi furono respinti (le squadracce erano comandate da Italo BALBO). Arditi del popolo, PCdI, Bordiga e fascismo. “”Negli stessi giorni in cui si andavano organizzando le squadre comuniste, quasi a giustificare l’ inequivocabile indirizzo settario che veniva loro imposto dalla direzione, “”Il Comunista”” pubblica una lunga disquisizione firmata da Bordiga, volta a sottolineare come recita lo stesso titolo: il valore dell’ isolamento. Innanzitutto Bordiga sgombra il campo dalle eventuali paure di un colpo di stato da parte delle forze reazionarie: “”non crediamo alla possibilità di un colpo di stato di destra, della rivoluzione a rovescio; che ci regali un regime peggiore di quello monarchico e parlamentare che godiamo. Questo ridicolo spauracchio è stato troppe volte agitato da demagoghi di tutti i colori, perché si possa prenderlo sul serio.”” La lotta contro il fascismo non ha quindi, per Bordiga, nulla di eccezionale, nulla che possa esigere, per combatterla, dei compromessi da parte dei comunisti con proletari di altre tendenze politiche””. (pag 155-156)”,”ITAD-075″
“BALSAMINI Luigi”,”Una biblioteca tra storia e memoria. La “”Franco Serantini””, 1979-2005.”,”BALSAMINI Luigi (Urbino, 1977) si è laureato nel 2001 in storia contemporanea presso l’Università di Bologna e nel 2006 in Biblioteconomia presso l’Università di Urbino. Nell’elenco donatori c’è anche il nome di Luigi Pisani”,”ARCx-040″
“BALSAMINI Luigi”,”Fragili carte. Il movimento anarchico nelle biblioteche, archivi e centri di documentazione.”,”””Poiché le nostre conoscenze sono in sé banali, esse non possono avvantaggiare se non gli spiriti che non lo sono”” (Raoul Vaneigem) (in apertura) Cervetto citato in nota (biografia su) nota 51 introduzione”,”ANAx-361″
“BALSAMINI Luigi SACCHETTI Giorgio a cura; contributi di contributi di: Tiziano ANTONELLI Tommaso AVERSA Luigi BALSAMINI Mariella BERNARDINI Franco BERTOLUCCI E. C. Antonio CARDELLA Tiziana CASATI COMIDAD Giordano COTICHELLI Federico DENITTO Rino ERMINI Aurora FAILLA Ludovico FENECH Gianandrea FERRARI Francesco FRICCHE Giovanna GERVASIO CARBONARO Pippo GURRIERI Massimiliano ILARI Gianni LANDI Domenico LIGUORI Roberto MANFREDINI Maria MATTEO Alfredo MAZZUCCHELLI Jorio MEDICI Enrico MORONI Leonardo MUGGEO Patrizia NESTI Soledad NICOLAZZI Massimo ORTALLI Settimio PRETELLI Italino ROSSI Giorgio SACCHETTI Fausto SAGLIA Alfredo SALERNI Walter SIRI Cosimo SCARINZI Franco SCHIRONE Alfredo TARACCHINI ANTONAROS Cristina VALENTI Massimo VARENGO Claudio VENZA Maurizio ZICANU”,”Sentieri libertari. Storie e memorie sulla Federazione Anarchica Italiana (1945-2015). Atti del Convegno storico nel settantesimo della fondazione, Imola, 22 ottobre 2016.”,”Nel volume contributi di: Tiziano Antonelli, Tommaso Aversa, Luigi Balsamini, Mariella Bernardini, Franco Bertolucci, E. C., Antonio Cardella, Tiziana Casati, Comidad, Giordano Cotichelli, Federico Denitto, Rino Ermini, Aurora Failla, Ludovico Fenech, Gianandrea Ferrari, Francesco Fricche, Giovanna Gervasio Carbonaro, Pippo Gurrieri, Massimiliano Ilari, Gianni Landi, Domenico Liguori, Roberto Manfredini, Maria Matteo, Alfredo Mazzucchelli, Jorio Medici, Enrico Moroni, Leonardo Muggeo, Patrizia Nesti, Soledad Nicolazzi, Massimo Ortalli, Settimio Pretelli, Italino Rossi, Giorgio Sacchetti, Fausto Saglia, Alfredo Salerni, Walter Siri, Cosimo Scarinzi, Franco Schirone, Alfredo Taracchini Antonaros, Cristina Valenti, Massimo Varengo, Claudio Venza, Maurizio Zicanu. Nell’indice dei nomi citati Cervetto e Parodi, Marzocchi Contributo di Franco Bertolucci, ‘Un’esperienza «revisionista» comunista-libertaria: i GAAP (1949-1957)’ (pag 237-252)”,”ANAx-438″
“BALSAMINI Luigi”,”Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste.”,”BALSAMINI Luigi è nato ad Urbino il 9 dicembre 1967. Si è laureato nel 2000 in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Bologna con una tesi su Gli Arditi del Popolo. Fondato dal tenente Argo Secondari, un ex-combattente di tendenza anarchica della prima guerra mondiale, a partire dal mese di giugno del 1921 gli AdP divennero in breve tempo una forte organizzazione nazionale in grado di contrapporsi alle camicie nere. Ne facevano parte anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani. Memorabili scontri si ebbero a Sarzana, Viterbo, Parma dove gli squadristi furono respinti (le squadracce erano comandate da Italo Balbo). “”Gli Arditi del popolo diventano quindi il capro espiatorio cui ricorrono i fascisti per giustificare il loro rifiuto della pacificazione. La stampa nazionalista e fascista addita negli «arditi di Cagoja» i violatori della pace; sarebbero loro ad aggredire, a provocare tafferugli e bastonature, a scatenare gli scontri, se non addirittura, come a Fano, ad «imporre alle signorine di ballare con loro, e al maestro di piano di suonare ciò che a loro più gli piace». L’accusa è evidentemente strumentale, visto che lo squadrismo mai aveva conosciuto una tregua nella sua violenza antiproletaria e che i socialisti firmatari del patto nulla avevano a che vedere, con gli Arditi del Popolo”” (pag 245)”,”MITC-001-FC”
“BALSDON J.P.V.D.; saggi di P.A. BRUNT M.L. CLARKE M.W. FREDERIKSEN Colin HARDIE A.H.M. JONES F.H. LAWSON A.H. McDONALD I.A. RICHMOND A.N. SHERWIN-WHITE”,”I romani. Cultura e vita quotidiana nell’ antica Roma.”,”Saggi di P.A. BRUNT M.L. CLARKE M.W. FREDERIKSEN Colin HARDIE A.H.M. JONES F.H. LAWSON A.H. McDONALD I.A. RICHMOND A.N. SHERWIN-WHITE Roma campo di battaglia delle religioni (pag 247)”,”STAx-193″
“BALTRUSCH Ernst”,”Sparta.”,”BALTRUSCH Ernst insegna storia antica alla Freie Unviersität di Berlino. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). Atene e Sparta. “”La società civile antica era composta, come ogni altra società, in pari misura da donne e uomini; moglie e marito costituivano una famiglia, che a sua volta era alla base di un ‘oikos’, un nucleo economico domestico. La molteplicità degli oikos componeva la ‘polis’, la città-stato, che tuttavia comprendeva anche persone che non facevano parte di un oikos: stranieri residenti (meteci), nullatenenti, salariati, stranieri. (…) La scienza politica antica, che raggiunse il suo punto più alto con Aristotele, ha teorizzato e interiorizzato coerentemente questa evoluzione, che tendeva a svalutare il ruolo della donna, e ne ha tratto persino il principio di una superiorità fisica e morale dell’ uomo. Il presupposto dell’inferiorità femminile portava a sostenere che, tra i due sessi, era a quello maschile che la natura aveva dato la capacità di dominare; solo l’ uomo avrebbe potuto reggere l’ ‘oikos’ ed esercitare un’ attività politica. Al contrario il lavoro femminile doveva rimanere limitato ai servizi domestici e al ruolo materno; le donne inoltre, essendo considerate nel complesso di condizione inferiore, non dovevano sconfinare nella sfera direttiva o in quella politica. (…) A Sparta il rapporto fra i due sessi era assolutamente paritario e complemenare. Questa circostanza era inusuale per la Grecia, tanto da spingere molti osservatori antichi (e anche molti moderni) ad esercitare un malevolo sarcasmo sul fatto che le donne incarnassero il ‘kosmos’ di Spara nella medesima misura degli uomini””. (pag 75-76-77)”,”STAx-170″
“BALZAC Honoré de”,”Onorina.”,”BALZAC è il padre del romanzo realistico.”,”VARx-365″
“BALZAC Honoré de, a cura di Carmine DE LUCA”,”I giornalisti. Monografia della stampa pagina.”,”Nel 1843 Balzac dava alle stampe il pamphet dedicato al giornalismo parigino 5 varietà di piccoli giornalisti: il bravo, il buffone, il pescatore, l’anonimo, il guerrigliero (pag 134) Il pamphlet. “”Chi dice pamphlet dice Opposizione. Non si sono ancora saputi scrivere in Francia dei pamphlet a favore del potere. Il pamphlet ha dunque solo due facce: è radicale o monarchico. L’Opposizione all’acqua di rose dei giornali dinastici non permette loro di fabbricare il meglio dei pamphlet. Il vero pamphlet è un’opera del più alto talento, quando nonè addirittura l’urlo del genio. L”Uomo dai quaranti scudi’, uno dei capolavori di Voltaire, e ‘Candide’, sono due pamphlet. Il pamphlet deve diventare popolare. E’ la sua ragion d’essere: perché la critica fa fuoco come un moschetto e uccide o ferisce un abuso, una questione politica o un governo. Il panflettista è raro. Egli deve, d’altronde, essere stimolato dalle circostanze. Ma allora diventa più potente di un giornale. Il pamphlet esige una scienza reale messa in forma piacevole, richede una penna impeccabile, perché deve essere senza errori. La sua fraseologia deve essere breve, incisiva, calda e ricca di immagini, quattro facoltà che denotano genio”” (pag 80)”,”EDIx-135″
“BALZAC Honoré de”,”Il medico di campagna.”,” Balzac sui mutati costumi della Francia. L’individualismo e gli interessi materiali. “”Il bene sparso stando al buio non abbaglia nessuno. Non abbiamo la preziosa virtù civica dei grandi uomini.del passato i quali, dopo aver servito la patria, rientravano nelle ultime file non appena deposta l’insegna del comando. La malattia del nostro tempo è il voler ritenersi superiori sempre e dappertutto: ci sono più santi che nicchie; tutto qui. Insieme con la monarchia abbiamo perduto l”onore’; con la religione dei nostri padri, la ‘virtù cristiana’; coi vari arrangiamenti di governo, il ‘patriottismo’. Questi principi vivono solo in parte anzichè essere linfa nelle masse: e vivono perché le idee non muoiono mai. Oggi, per puntellare la società, non s’è trovato che l”egoismo’. E tutti credono in questo nuovo idolo. L’avvenire è l’uomo; non ci è concesso di vedere oltre. Colui che ci potrà salvare dal naufragio verso cui siamo un po’ tutti avviati, avrà per risorsa l’individualismo, non ne dubito; ma nell’attesa della rigenerazione, che ci rimane da fare se non vivere nel secolo degli interessi materiali, ossia del positivismo? Tale parola regna oggi sul mondo. Siamo cifre, ecco; e non si è considerati per ciò che si vale, bensì per quel che siamo all’apparenza. L’uomo energico in abito di lavoro non raccoglie che sguardi di commiserazione. Questo “”spirito”” prevale anche al governo. Il ministro fa avere al massimo una misera medaglia al marinaio che rischiando la vita porta in salvo una dozzina di persone, ma insignisce quella croce della Legion d’Onore il deputato che gli vende il voto. Sventura al paese che si regge su basi cosiffatte. Le nazioni, come gli individui, debbono ispirarsi alle grandi idee. Da esse un popolo si avvia alle forti persuasioni. E invece di idee qui non ci sono che interessi”” (pag 58-59)”,”VARx-499″
“BALZAC Honoré de”,”Il curato di Tours.”,”””Cinquantun anni di vita: ventuno di ininterrotta febbre letteraria, durante i quali pubblicò duemila pagine all’anno, novantasei romanzi che, suddivisi in differenti serie, chiamò complessivamente ‘Commedia umana’. Ecco i principali titoli: “”Scene della vita privata”” (…); “”Scene della vita di provincia”” (…); “”Scene della vita parigina”” (…); “”Scene delal vita militare”” (…); “”Scene della vita di campagna”” (…). E, oltre alla ‘Commedia Umana’, scrisse studi filosofici, alcune commedie, una serie di racconti rabelaisiani, ecc. Questo breve romanzo del Balzac, ‘Il curato di Tours’ (Le curé de Tours), è il secondo della serie dei “”Celibi””, nelle “”Scene della vita provinciale”” della ‘Commedia umana’; e porta la data del 1832. (…) E’ un romanzo di singolare penetrazione psicologica (…) un quadro fedele del costume politico e religioso inoterno al 1826-28, e dell’influenza esercitata dalla congregazione: “”Quest’associazione segreta””, scrive “”comandava tutti gli ingranaggi del governo, s’infiltrava in tutti gli strati sociali. Sotto colore di pietà, i suoi fidi esercitavano un dispotismo ostile su tutti i funzionari sostetti di liberalismo. Per lo meno, era tale l’opinione corrente”””” (nota di P.B.) (pag 5-6-7)”,”VARx-500″
“BALZAC Honoré de, saggio introduttivo di Mariolina BONGIOVANNI BERTINI”,”Poetica del romanzo.”,”Balzac non è stato soltanto uno dei massimi romanzieri dell’Ottocento europeo; ha anche riflettuto per tutta la vita, dagli anni degli esordi sino alla morte, sullo statuto del romanzo, da lui definito ‘il solo genere creato dalla modernità’. Mariolina Bongiovanni Bertini è professore ordinario di Lingua e letteratura francese all’Università di Parma. Ha curato edizioni di varie opere di Marcel Proust e attualmente sta curando un’ampia scelta della Commedia umana di Balzac. Ha pubblicato Introduzione a Proust e Proust e la teoria del romanzo. Daniela Schenardi, dottoranda in Francesistica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, ha studiato i rapporti fra la Comédie Humaine di Balzac e l’opera di Byron e svolge attività di ricerca sulla poetica del romanzo nelle prefazioni balzachiane.”,”VARx-030-FL”
“BALZAC Honoré de”,”Papà Goriot.”,”Una sorta di “”Cristo della paternità”” ‘Papà Goriot’, capolavoro indiscusso della ‘Commedia Umana’ è soprattutto (ma non soltanto, come vedremo) la storia di un sentimento, l’amore paterno, vissuto sino alle estreme conseguenze. Il tema della paternità, sentito da Balzac molto intensamente, è presente in vari romanzi (…). Rozzo vermicellaio arricchitosi durante la Rivoluzione (siamo ora nel 1819), Goriot si è ritirato dagli affari e vive di rendita in una sordida pensione «familiare». La sua grande competenza in fatto di grani e di farine viene fuori a tratti in qualche gesto meccanico e incontrollato (le famose deformazioni professionali che tanto affascinavano Balzac), che sembra ancorarlo per un momento alla realtà, alla vita quotidiana. Perché Goriot, altrimenti, vive solo di riflesso, all’ombra delle sue due figlie, in attesa di un gesto, tormentandosi per la loro felicità. «Papà Goriot è come il cane dell’assassino che lecca la mano al padrone quando è lorda di sangue; non discute, non giudica, ama» commenta Balzac nella prefazione alla seconda edizione, quando già risponde alle accuse di immoralità rivoltegli da certa critica. Rimasto presto vedovo, Goriot ha trasferito sulle figlie tutta la sua capacità d’amare, tutti i modi d’amare anche. Di qui l’ambiguità, la morbosità del suo sentimento, che gli detta impulsi e reazioni quasi da innamorato (…). Già all’apparizione del romanzo si è parlato di Goriot come di un Re Lear, e il parallelo in effetti salta agli occhi, data anche l’esplicita ambizione di Balzac in questo periodo di riconnettersi, oltre che a Dante, appunto a Shakespeare. La prima edizione aveva anzi in epigrafe una citazione shakesperiana (almeno così egli affermava): «All is true. E’ tutto vero». La morte di Goriot è un pezzo sublime e apocalittico. Solo portandolo fino in fondo al suo destino, senza paura del ridicolo, Balzac è riuscito appunto a evitare di cadervi. La passione di questo padre è inumana, patologica, spaventosa: mai ridicola però. Nella morte, Goriot giunge infine all’intuizione terribile della verità: le figlie non lo amano, lo hanno sopportato sinché c’era denaro da spillare, sono crudeli ed egoiste, le sue care figlie sono dei mostri. Ma no, colpa sua che le ha abituate ad avere tutto; a ritenere tutto dovuto, tutto facile (…). Papà Goriot fa parte, nel vasto piano della ‘Commedia Umana’, delle «Scene di vita parigina». Balzac lo scrisse negli ultimi quattro mesi del ’34, lavorando, in novembre, fino a diciotto ore al giorno. Mentre stendeva per la prima volta i capitoli finali, correggeva anche furiosamente l’inizio sulle bozze, per rendere possibile la pubblicazione a puntate sulla «Revue de Paris». (…) Oggi, critici e lettori sono concordi nel riconoscere la complessità, lo strano fascino di questo romanzo. André Maurois, nella sua recentissima biografia che ha per titolo ‘Prometeo o la vita di Balzac’, stabilisce un rapporto suggestivo fra l’autore e il suo personaggio: «In tutta l’opera di Balzac si può rintracciare questo bisogno appassionato di vivere, per interposta persona, una vita più felice e più vasta…»”” [introduzione di E. Melon] (pag 6-11)”,”VARx-573″
“BALZAC Onorato, a cura di Alessandro PRAMPOLINI”,”Storia dei tredici. Scene della vita parigina. Ferragus capo dei divoranti – La duchessa di Langeais – La fanciulla dagli occhi d’oro.”,”Quest’opera “”dà un’idea abbastanza chiara del suo metodo e della sua tecnica, e anche della sua visione del mondo; della sua straordinaria facoltà di fondere i dati dell’osservazione con una fantasia quasi da veggente (che indusse Baudelaire a dare la famosa definizione di «Balzac visionario»; e del risultato miracoloso che Engels chiamava «il trionfo del realismo», per aver dato della propria epoca e delle forze sociali che la compongono un quadro lucido e preciso, anche ‘contro’ le proprie opinioni politiche”” (introduzione, pag 8) “”Esaminiamo per prima la categoria degli indigenti. L’operaio, il proletario, colui che per vivere deve muovere piedi e mani, lingua e schiena, braccia e dita; colui che dovrebbe economizzare le proprie forze vitali, non fa invece che logorarle, aggioga la moglie a qualche macchina, sfibra i figlioli inchiodando anch’essi a qualche meccanismo. Il datore di lavoro, quel certo filo secondario che dà la spinta iniziale a questo popolo il quale, con le mani sporche, modella al tornio e poi indora le porcellane, cuce abiti e indumenti, forgia il ferro, pialla il legno, lavora l’acciaio, rende duttili canapa e cotone, indora il bronzo, decora il cristallo, imita i fiori, ricama la lana, abbevera i cavalli, intreccia finimenti e galloni, incide il cuoio, dipinge vetture, pialla tronchi, vaporizza il cotone, soffia il vetro, intaglia i diamanti, pulisce i metalli, taglia in fogli il marmo, lima i ciottoli, colorisce, imbianca e annerisce qualsiasi cosa; ebbene, questa specie di sottocapo è venuto a promettere a questo mondo di sudore e volontà, di studio e pazienza, un salario eccessivo, sia in nome dei capricci cittadini, sia in nome di quel mostro che ha nome Speculazione. (…)”,”VARx-004-FV”
“BALZAC Honoré de”,”I piccoli borghesi.”,”””La fortuna dell’epiteto «piccolo borghese», diventato oggi ossessivo e logorato dall’uso, comincia certamente allora, sotto la «monarchia borghese» di Luigi Filippo (1830-48). E’ allora che s’afferma tra i borghesi la coscienza di essere una classe che ha vinto la sua battaglia, e insieme la necessità di stabilire delle distinzioni interne al proprio universo. E come se al senso del trionfo s’accompagnasse quello d’una decadenza già in atto, e una nostalgia di valori perduti. … finire [nota introduttiva di Italo Calvino] (pag III-IV)”,”VARx-132-FV”
“BALZANI Roberto”,”Aurelio Saffi e la crisi della Sinistra romantica (1882-1887).”,” Roberto BALZANI (Forlì 1961) laureato in scienze politiche a Firenze svolge attività di ricerca presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha curato un volume su Alberto MARIO assieme a Fulvio CONTI. Ha scritto un libro con Davide GIACALONE, una sintesi di storia della Federazione Giovanile Repubblicana. “”L’ idea di Municipio in Saffi è stata oggetto di vari studi, anche accurati: è forse il lato più noto del suo pensiero. La tesi prevalente è che Saffi dovesse gran parte della sua cultura autonomistica agli esempi americano e svizzero, che egli, in pagine memorabili, aveva minuziosamente descritto. Senza dubbio, a lui, come ad Alberto Mario, come a chi aveva vissuto l’ esilio in Gran Bretagna, il self-government dovette apparire una delle maggiori conquiste della società anglosassone e numerosi sono i casi in cui egli tentò di applicare, almeno in via teorica, alcuni aspetti di quel tipo di governo alla nostra cultura. Nonostante questo, però, Aurelio Saffi aveva troppo senso storico per fondare il proprio municipalismo su indagini ed analisi, per quanto brillanti, di politica comparata: era solo guardando alla storia d’ Italia, ai caratteri originali della nazione, che si sarebbe potuto definire un realistico progetto di “”repubblica delle autonomie””. Ed il precedente storico più prossimo era, per lui, uomo del Risorgimento, imbevuto di cultura romantica, che aveva letto Sismondi – come lo aveva letto Mazzini -, il Medioevo, l’ età dei liberi Comuni, il rifiorire della civiltà italiana sotto l’ egida di un sistema politico nuovo, alternativo al modello gerarchico e feudale. Esaminando i suoi scritti storici, dalle prime prove giovanili sulla “”vita morale”” dei Comuni italiani a ‘Delle rivoluzioni di Firenze nel Medio Evo e di Michele di Lando’, alle lezioni universitarie, questa ricerca puntigliosa di precisi elementi della tradizione che consentissero di rafforzare la sua interpretazione del Municipio, emerge con chiarezza””. (pag 76-77)”,”ITAB-206″
“BALZARRO Anna”,”Isole libere tra Francia e Italia. La resistenza nel Vercors e nell’alto Tortonese (1944-1945).”,”Anna Balzarro è dottore di ricerca in storia presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e in Storia moderna e contemporanea presso l’Università di Cagliari. Ha pubblicato volumi e articoli sul periodo fascista e sulla Resistenza. Insegna all’American University di Roma.”,”ITAR-005-FSD”
“BALZERANI Barbara”,”Compagna luna.”,”Barbara Balzarani (Roma 1949-2024) di famiglia operaia aderisce dapprima al movimento studentesco romano e poi a Potere operaio. Dopo lo scioglimento di questo gruppo entre a far parte delle Brigate Rosse. Nel 1978 entra nella clandestinità fino all’arresto avvenuto nel 1985. Viene processata nel processo chiamato ‘Moro ter’. Condannata all’ergastolo,già laureata in filosofia, si laurea in antropologia in carcere. Successivamente viene inserita in un regime di “”lavoro esterno”” presso una cooperativa di informatica.”,”TEMx-002-FAP”
“BAMBIRRA Vania”,”Il capitalismo asservito dell’ America Latina. Per una teoria generale dell’ imperialismo.”,”BAMBIRRA è nata nel 1937 in Brasile dove si è laureata in sociologia e scienze politiche specializzandosi presso l’ Università di Brasilia.”,”AMLx-038″
“BAMFORTH Charles”,”Grape vs. Grain. A Historical, Technological, and Social Comparison of Wine and Beer.”,”C. Bamforth è Chair of the Depart;ment of Food, Science and Anheuser-Busch Endowed Professor of Malting and Brewing Sciences all’Università della California.”,”STOS-229″
“BANC Jean-Claude”,”Dictionnaire des maréchaux de Napoléon.”,”pag 63 BANC Jean-C. è animatore di varie associazioni storiche. E’ autore di articoli e conferenze su Napoleone e i generali della Rivoluzione e dell’Impero. Ha tolto dall’oblio il generale CHAMPIONNET e ha gettato una luce nuova sui 26 marescialli di Napoleone. BANC Jean-Claude, Vie et exploits du général Championnet. Editions Theles, 2004. Indice. Augereau, duc de Castiglione Bernadotte, prince de Pontecorvo, roi de Suède Berthier, prince de Wagram et de Neuchâtel Bessières, duc d’Istrie Davout, duc d’Auerstaedt et prince d’Eckmühl Gouvion-Saint-Cyr, comte de l’Empire Grouchy, comte de l’Empire Jourdan, comte Kellermann, duc de Valmy Lannes, duc de Montebello Lefebvre, duc de Dantzig Macdonald, duc de Tarente Marmont, duc de Raguse Masséna, duc de Rivoli et prince d’Essling Moncey, duc de Conegliano Mortier, duc de Trévise Murat, grand-duc de Berg et de Clèves, roi de Naples Ney, duc d’Elchingen, prince de la Moskova Oudinot, duc de Reggio Pérignon, comte de l’Empire Poniatowski, prince polonais Sérurier, comte de l’Empire Soult, duc de Dalmatie Suchet, duc d’Albufera Victor, duc de Bellune”,”FRQM-042″
“BANDELLO Matteo, a cura di Bruno CAGLI”,”Le novelle. Tomo IV. Opera integrale in sei tomi.”,”Matteo Bandello, umanista, ecclesiastico e diplomatico, nacque a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1485 e morì nel 1561 a Bazens nei pressi di Agen una cittadina del sud della Francia. Era nipote del priore del convento della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano e dal 1494 al 1497 studiò come seminarista in quel convento dove ebbe modo di conoscere ed osservare Leonardo da Vinci mentre dipingeva L’ultima Cena. [vedi nota] Compiuti gli studi a Pavia, nel 1504 prese i voti nel convento dell’Ordine Domenicano a Genova, dal quale uscì nel 1526 per dedicarsi alla carriera diplomatica (senza abbandonare però l’abito monastico). Fu alla corte di Isabella d’Este a Mantova, dove si innamorò di una donna, rimasta sconosciuta, che cantò in versi col nome di Mencia, o Nencia ed al seguito di Francesco Gonzaga e Giovanni dalle Bande Nere in diverse guerre rinascimentali. Entrò poi al servizio di Ranuccio Farnese e dal 1528 di Cesare Fregoso, generale della Repubblica Veneta, passato poi nell’esercito del re di Francia Francesco I. Quando il Fregoso fu assassinato dagli Spagnoli nel 1541 per ordine di Carlo V, il Bandello si rifugiò, insieme alla vedova e ai figli dell’uomo d’armi, prima a Venezia e poi in Francia a Bazens,ospite di Francesco I. In questa località, il Bandello visse il resto della sua vita, come vescovo della diocesi della vicina città di Agen, nel dipartimento della Garonna,(1550-55) attendendo alla rielaborazione e pubblicazione delle sue Novelle e alla stesura di altre opere minori. Nacque nel 1485[1] a Castelnuovo Scrivia, «in provincia di Alessandria: in Piemonte»,[2] volendo egli sempre sottolineare essere lombarde le sue origini e la sua lingua. Non risulta che abbia avuto fratelli o sorelle, né è noto il nome di sua madre, della quale egli non parla mai. Il padre Giovan Francesco doveva essere un cortigiano degli Sforza, poiché Matteo scrive come, alla caduta di Ludovico il Moro nel 1499, egli fosse riparato a Roma sotto la protezione di Prospero e di Pompeo Colonna.[3] Nella sua biografia di Vincenzo Bandello, zio di Matteo, Leandro Alberti dichiara che egli non era di nobile famiglia,[4] mentre lo scrittore rivendica la nobiltà[5] dei suoi antenati (la famiglia Bandelli, di origine ostrogota), che sarebbe risalita all’anno 962, quando l’imperatore Ottone I avrebbe accordato loro il feudo di Castelnuovo, perduto però nel 1277 nelle lotte tra i Torriani e i Visconti.[6] Del resto, i Bandello intrapresero spesso carriere di qualche prestigio, come lo stesso zio Vincenzo, priore del convento milanese di Santa Maria delle Grazie e dal 1501 generale dell’Ordine domenicano, l’altro zio paterno Cristoforo, teologo francescano, o i cugini Antonio, «dottissimo filosofo e poeta soavissimo»[7] e Girolamo, «uomo ne le lettere greche e latine dottissimo e medico eccellente».[8] A dodici anni, nel 1497, Matteo era a Milano ed entrava nel convento domenicano retto dallo zio Vincenzo. Qui vide il grande Leonardo dipingere sulla parete del refettorio l’ultima cena[9] e qui pronunciò i voti nel 1500. Per completare gli studi, fu trasferito a Pavia, dove fu allievo di Tommaso De Vio e di Giasone del Maino, poi a Ferrara e quindi a Genova, dove concluse gli studi nel convento di Santa Maria del Castello e fu condiscepolo e amico di Giovanni Battista Cattaneo, del quale commemorò la morte prematura nel 1504 con il suo primo scritto, la Religiosissimi Beati Fratis Joannis Baptistae Cattanei Genuensis, Ordinis Praedicatoris novitii Vita.[10] Dal 1505 lo zio Vincenzo lo prese con sé come guardasigilli in un lungo viaggio di ispezione ai conventi domenicani d’Italia, forse per fargli acquisire quell’esperienza degli uomini e delle cose necessarie a seguire una prestigiosa carriera diplomatica e giuridica. A Firenze si sarebbe innamorato platonicamente della giovane Violante Borromeo, che Bandello celebrerà un giorno con il nome di Viola, dopo la morte della ragazza avvenuta già nel 1506, in due strofe dei Canti XI.[11] Come a Firenze, anche a Roma il giovane frate diede prova del suo spirito mondano frequentando le famose cortigiane Isabella Luna e Imperia,[12] e il ricchissimo banchiere Agostino Chigi.[13] Furono poi a Napoli, e qui Matteo conobbe le opere del Pontano, e dal De prudentia e dal De fortuna dell’umanista egli trasse l’idea del primato della ragione nella guida delle azioni umani, insieme però al ruolo imponderabile esercitato dal caso. In Calabria, nel convento di Altomonte, il 27 agosto del 1506 morì improvvisamente Vincenzo Bandello e il nipote ne accompagnò la salma per la sepoltura in San Domenico Maggiore a Napoli. Matteo, depresso anche per la notizia della morte di Violante, si ammalò gravemente – di «mal d’amore», disse[14] – e si ebbe l’affettuosa e protettiva vicinanza di Beatrice d’Aragona, la vedova dell’ex-re d’Ungheria Mattia Corvino, alla quale dedicherà dei versi.[15] Ristabilitosi, ai primi mesi del 1507 Matteo Bandello fece ritorno al convento di Santa Maria delle Grazie, dove soggiornerà, salvo qualche interruzione, fino al 1526. A Milano, in quegli anni in mano francese (1506-1512), Bandello continuò lo studio delle lettere e dell’esercizio del latino, proponendosi in un’intensa attività mondana e cortigiana nei circoli umanistici collegati ai salotti delle famiglie aristocratiche e borghesi della città. Nelle case degli Archinto, degli Atellani, dei Borromeo, dei Paleari, dei Sanseverino dei Della Torre e dei Bentivoglio, trasferitisi a Milano in seguito alla perdita della signoria bolognese, conobbe e frequentò poeti e poetesse, Lancino Curzio, Stefano Dolcino, Antonio Fregoso, e Cecilia Gallerani, Margherita Pelletta Tizzone, Camilla Scarampa. Dei letterati conobbe Leandro Alberti, Niccolò Amanio, Jacopo Antiquario, Tommaso Castellano, Girolamo Cittadino, Marcantonio Sabino, Tommaso Radini Tedeschi e Girolamo Tizzone, e degli storici e cronachisti Marco Burigozzo, Bernardino Corio, Antonio Grumello e Giovanni Andrea Prato. Castel Goffredo, Palazzo Gonzaga-Acerbi, corte di Aloisio Gonzaga Fuoriuscito da Milano dopo la Battaglia di Marignano del 1515, chiese protezione ai Gonzaga di Mantova dei marchesi Francesco II Gonzaga e Isabella d’Este. Frequentò anche altre corti gonzaghesche, tra cui Gazzuolo, ospite di Antonia del Balzo[16] e Castel Goffredo. « … giunsi al castel c’ha di Gioffredo il nome. » (Matteo Bandello, III parche, V[17][18]) Qui soggiornò dal 1538 al 1541, col condottiero Cesare Fregoso suo protettore, Costanza Rangoni e i loro figli, alla sfarzosa corte del marchese Aloisio Gonzaga, dove incontrò Lucrezia Gonzaga, che divenne sua discepola[18][19] e per la quale scrisse I canti XI, poema in ottave in lode di Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo[20]. Dopo aver lavorato come diplomatico al seguito di diversi signori, sfruttò i legami con il re di Francia Enrico II (presso la cui corte aveva soggiornato per due anni) per diventare nel 1550 vescovo di Agen, un incarico ad interim dal quale si dimise nel 1555. Da quell’anno non si hanno più notizie. Documenti ormai scomparsi facevano risalire la sua morte a Bazens nel 1561, e la sua sepoltura nel vicino convento domenicano di Port-Sainte-Marie, andato distrutto nel 1562 durante le guerre di religione. L’attività letteraria[modifica | modifica wikitesto] Frontespizio della prima edizione della traduzione francese delle Novelle del Bandello L’importanza letteraria di Bandello va ricercata – più che in alcune opere minori come un Canzoniere in stile petrarchesco ed ai capitoli de “”Le tre Parche”” – nella ampia produzione di novelle (in totale 214) contenute in tre libri pubblicati nel 1554 da Vincenzo Busdraghi ed in una quarta parte pubblicata postuma nel 1573. Nel suo novelliere, pensato per un pubblico cortigiano, Bandello abolisce la cornice e premette a ogni novella una dedica ad un personaggio illustre, nella quale fa riferimento all’occasione in cui sarebbe stata raccontata la novella stessa: in questo modo la narrazione non viene riferita ad una società ideale, ma alle occasioni reali di incontro della società contemporanea. I materiali narrativi hanno le origini più diverse, e diverse sono le ambientazioni, ma i diversi racconti intendono essere una vera e propria cronaca della vita contemporanea. Per quanto concerne il problema della lingua, Bandello rifiutò i canoni bembeschi, preferendo un linguaggio di uso tipicamente cortigiano. Bandello come ispiratore di autori successivi[modifica | modifica wikitesto] La cultura italiana godeva di grande prestigio presso la corte inglese del Cinquecento, tanto che si attingeva a piene mani dalla letteratura virgiliana, ma anche petrarchesca e boccaccesca. Matteo Bandello non fu da meno come fonte di ispirazione: George Gascoigne nel suo ciclo di poesie del Green Knight (incluso in “”The Posies””, 1575) affermò di ispirarsi ad un immaginario autore italiano di novelle, tal Bartello: questo nome era un chiaro riferimento al novelliere Bandello. Molto probabilmente William Shakespeare conobbe la traduzione francese delle novelle di Bandello, da cui trasse il soggetto per le commedie Molto rumore per nulla e La dodicesima notte. Anche la tragedia Romeo e Giulietta si ispirerebbe ad un testo di Bandello (la novella nona della Seconda parte), che aveva rielaborato un racconto del vicentino Luigi Da Porto, l’Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, scritta nel 1529. Invece Lopez de Vega si servì per la maggior parte dei testi originali italiani delle Novelle – anche se già nel 1589 era stata pubblicata a Salamanca da Pedro Lasso e Juan de Millis Godínez una traduzione spagnola (eseguita da Vicente de Millis Godínez, padre del precedente, a partire da quella francese di Bouistau e Belleforest del 1559) contenente, però, solo 14 novelle – come fonte d’ispirazione per almeno sedici delle sue commedie, tra le quali si conta anche una versione a lieto fine della stessa storia dei due sfortunati amanti di Verona, dal titolo Castelvines y Monteses. La novella 4 della parte II servì da spunto invece a Miguel de Cervantes per alcuni degli elementi della storia della sua novella ejemplar La española inglesa; e molti altri autori spagnoli del Cinquecento e del Seicento, da Joan de Timoneda a María de Zayas, si servirono delle novelle del vescovo de Agen come materiale diegetico per le loro novelle e per le loro commedie.”,”VARx-554″
“BANDI Giuseppe, a cura di Renata VIGANO'”,”Anita Garibaldi.”,”L’autore, Giuseppe Bandi, fu uno dei Mille e segretario di Garibaldi.”,”ITAB-357″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Primo volume: 1939: storia di una guerra preventiva.”,”BANDINI è uno storico esperto del 2° conflitto mondiale. “”La soluzione opposta (all’ invasione della Russia, ndr) era impraticabile, e poteva condurre alla catastrofe. La conquista dell’ Inghilterra non avrebbe significato la fine della guerra, avrebbe accresciuto a dismisura gli oneri delle forze armate, e sarebbe stata probabilmente così costosa da pregiudicare gravemente successive e necessarie operazioni contro la Russia, che erano indispensabili qualora si volesse, come fatalmente si sarebbe dovuto, proseguire l’ attacco contro le posizioni oltremare inglesi. Non solo, ma esisteva il rischio, non piccolo, che la Russia scegliesse accuratamente il suo momento, in occasione degli sbarchi, per attaccare la Germania alle spalle: in quel caso, se anche poteva esistere la probabilità di fermare Stalin su qualche linea arretrata sarebbe comunque rimasto un pio desiderio quello di beneficiare del petrolio del Caucaso.”” (pag 111-112)”,”QMIS-087″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Secondo volume: 1940: le sei incredibili settimane.”,”””Gli errori che si fanno nelle altre cose si possono qualche volta correggere, ma quelli che si fanno nella guerra, sopravvenendo subito la pena, non si possono emendare””. (pag 128, Machiavelli) “”Così anche nel campo navale esistettero ed esistono errori di apprezzamento. Ma la loro particolare natura, questa volta, fa ritenere che si sia trattato non tanto di inesatte valutazioni che dipendessero da cattiva informazione, ma piuttosto di una stima “”di comodo””. Quando rimanemmo soli contro l’ Inghilterra i conti e le possibilità vennero misurati non sul metro della situazione esistente, straordinariamente favorevole nei riguardi della zona occidentale, dove esisteva una sola nave da battaglia inglese senza alcun appoggio aereo, e buona nei riguardi del bacino orientale: ma su quella che presumibilmente si sarebbe verificata in un futuro più o meno prossimo.”” (pag 125) “”(…) vi era una contraddizione stridente tra la Grande Marina costruita tra il 1930 ed il 1940, e l’ attuale rifiuto ad accettarne le conseguenze logiche. In più, e da ultimo, essa commise un grave errore, caratteristico di tutte le correnti di pensiero teoriche, con scarsi rapporti con la realtà: immaginò la guerra come l’ applicazione scolastica del manuale di combattimento, nel quale le quantità politiche e quelle ideologiche, quelle psicologiche e quelle casuali sono completamente ignorate. Pensò, insomma, che avere una Direzione politica incompetente, o navi non adatte, o scarsezza di nafta fossero dati di partenza dopo i quali una guerra non avrebbe mai dovuto essere fatta: non pensando che la guerra, per tutti, è sempre così, come ogni generale ed ogni ammiraglio ha perennemente sperimentato in trenta secoli di storia.”” (pag 126)”,”QMIS-088″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Storia dei quaranta giorni che precedettero e seguirono l’entrata dell’Italia in guerra.”,”””(…) Bandini prende in esame le politiche di guerra della Germania, dell’Inghilterra e dell’Unione Sovietica. L’intervento italiano era voluto e desiderato solo dall’Inghilterra, che doveva allargare in ogni modo il campo del conflitto, per provocare l’intervento degli Stati Uniti. Mussolini e la classe dirigente italiana di cui resa l’esponente caddero in una trappola, che doveva infine redere giustizia delle esaltazione imperialistiche e di una politica cieca e predatoria. Questo libro, che definiamo – per quanto non stia a noi dirlo – fondamentale per la comprensione dei motivi della ‘débacle’ militare italiana e del crollo del regime fascista, scopre un altro mito: e cioè che di tutto si dovesse dare la colpa a Mussolini. In questo senso, per i reali responsabili militari e civili, Mussolini è diventato un vero e proprio “”uomo della provvidenza”””” (risvolto di copertina)”,”ITQM-021-FR”
“BANDINI BUTI Antonio”,”Manuale di bibliofilia.”,”Lessico bibliografico (pag 237-263) Nota ‘acaro cieco’ insetto utile perché si nutre di altri insetti dannosi ai libri. Espansione della stampa a caratteri mobili nel Quattrocento in Europa. (pag 37-43) – 1448 Magonza Germania G. Gutenberg – 1460 Bamberga Germania Alberto Püster – 1461 Strasburgo (Francia) Giovanni Mentelin – 1465 Subiaco Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz – 1467 Roma (i due di sopra) – ….. Genova solo nel 1473 (Antonio Mathias) Savona nel 1474 (Giovanni Buono) 1475″,”EDIx-153″
“BANDINI Mario”,”Cento anni di storia agraria italiana.”,”””La guerra vide una larga partecipazione di contadini, che sopportarono i più duri sacrifici; calcola il Serpieri che dei 5.700 mila individui venuti alle armi, 2.600 fossero contadini: circa il 46% cioè. E se dura fu la condizione dei combattenti pure difficili le condizioni dei rimasti a casa. Se nelle zone mezzadrili o coloniche, di piccola proprietà o affitto, l’elasticità delle famiglie permise alla men peggio, di mandare avanti i poderi; nelle zone di bracciantato ed in quelle dell’Italia meridionale gli adattamenti alle nuove situazioni furono assai più difficili, ed i sacrifici quindi maggiori. Le incette di grano, di bestiame, di foraggi erano assai gravose; il bestiame bovino ad esempio, alla fine della guerra, si calcolava diminuito di un milione di capi. Per contro, come la storia sempre rileva in queste situazioni, furono larghe le promesse e le speranze suscitate. Molto si disse circa la terra ai contadini, che starebbe stata concessa quale premio al sacrificio, molto si parlò di gestioni collettive di latifondi e di terre incolte. Il socialismo riformista del Bissolati, agitava queste idee. Le forze cattoliche, che andavano prendendo forza e consistenza, affermano pure la politica della espropriazione delle terre incolte onde farne la base di una nuova vita contadina. Si parlò molto di arricchimento delle classi contadine. A dir vero la produzione agraria durante gli anni di guerra ebbe una lieve contrazione, che il Serpieri calcola circa nella misura media del 5%. Per di più i prezzi di requisizione incisero notevolmente, specie in talune zone o per quei tipi agrari dove più difficile era ad esse sfuggire”” (pag 93-94) [Mario Bandini, Cento anni di storia agraria italiana, Roma, 1957] Arrigo Serpieri, La struttura sociale dell’agricoltura italiana, Edizioni italiane, Roma, 1947; Arrigo Serpieri, La guerra e le classi rurali italiane, Laterza, Bari, 1930″,”ITAE-338″
“BANFI Arialdo COLARIZI Simona FEDELE Santi SPINI Valdo VALLAURI Carlo, a cura delle Fondazione Brodolini”,”Storia del Partito Socialista. Dall’ antifascismo alla ricostruzione.”,”””Ma il discorso avviato da Basso era destinato ad avere un seguito, naturalmente in forme diverse, tanto che su “”Giustizia e Libertà”” saranno Andrea Caffi e Carlo Rosselli a mettere l’ accento sulla necessità di non considerare “”perduta”” la generazione “”fascista””. Ben presto verso le posizioni socialiste e comuniste o in genere antifasciste cominceranno a indirizzarsi molte giovani energie che si formavano negli incontri dei Guf o nei Littoriali””. (pag 51-52, Carlo Vallauri, Presenza socialista in Italia negli anni trenta).”,”ITAC-058″
“BANFI Antonio”,”Vida de Galileo Galilei.”,”””In quanto al valore della scoperta delle macchie solari, Galileo, tanto nella sua lettera a Welser come in quelle che nello stesso tempo inviava a Cesi e Gualdo, si riferisce ad essa come una prova in più contro il principio aristotelico della distinzione naturale tra i corpo celesti e la regione sublunare (…)”” (pag 117)”,”SCIx-185″
“BANFI Antonio”,”L’ uomo copernicano.”,”Antonio BANFI è nato a Vimercate nel 1886. Compiuti a Milano gli studi universitari sotto la guida di F. NOVATI e P. MARTINETTI, passòall’ estero. Lì ebbe contatti con Georg SIMMEL e Edmund HUSSERL. Tornato in Italia ebbe la cattedra di filosofia prima a Genova poi a Milano. E’ definito nella nota biografica ‘uno dei più lucidi rappresentanti del marxismo’. Partigiano combattente nel periodo della resistenza è da allora entrato nella vita politica interessandosi di cultura. Critica a Croce. “”Il concetto dello spirito, (…), riassume la crisi che va dallo Sturm und Drang al Romanticismo. Essa, come rivoluzione degli spiriti, accompagna al suo inizio la rivoluzione politico-sociale nella sua lotta contro la fissità del costume, i vincoli ch’essa impone alla spiritualità ed è l’ espressione dei medi ceti tedeschi, non ancora postisi sul piano univoco economico-sociale della nuova borghesia, socialmente dispersi; ma uniti da una tradizione intellettuale e religiosa, sollecitata dall’ illuminismo che vien d’oltre Reno e d’oltre Manica, qui profodanamente trasformato (…). Qui è il punto ove la rivoluzione degli spiriti si tocca, si fonde e nell’ ultimo romanticismo, si risolve nella reazione di una borghesia che rinuncia all’ universalismo illuminista, alla sua missione di civiltà sociale impaurita dall’ esito della Rivoluzione francese – questa crisi è evidente in tutti i pensatori idealisti, da Fichte a Pestalozzi, da Schelling a Hegel – per ritirarsi in un mondo di interiorità e di tradizionalità. Il pensiero schellinghiano e la filosofia del teismo speculativo sono su questa via. Ma il concetto dello spirito è in Hegel non pure l’ espressione dell’ autonomia e quindi dell’ universalità spirituale della cultura, ma della sua dinamicità in cui s’invera il processo storico e si svolge la tensione tra la sua oggettività e soggettività . (…) L’ idealismo è qui la forma, sia pur ancor metafisica, di un dialetticismo razionale ricco di potenzialità interpretativa. In Croce invece l’ idealismo è una metafisica astratta e vuota, che lascia cadere fuori di sé l’ esperienza, in balia di una sistemazione concettuale empiririca, sia pur raffinata da un nativo gusto intellettuale e dominata da uno schema metodico che esprime non un sistema di leggi strutturali, ma un dover essere, per rispetto alla soggettività di forme spirituali.”” (pag 116-117)”,”FILx-289″
“BANFI Antonio”,”Vita di Galileo Galilei.”,”Antonio BANFI ‘nato a Vimercate nel 1886, morto a Milano nel 1957 fu il fondatore di un razionalismo critico in lotta con l’idealismo, lo spiritualismo e l’irrazionalismo contemporanei e uno dei più validi rappresentanti del marxismo. Tra le sue opere ricordiamo ‘Principi di una teoria della ragione’ (1926), ‘Galileo Galilei’ (1949) e ‘Filosofi contemporanei’ (1961).’ “”La clausura fu di fatto così rigorosa, che il 29 marzo fu necessario uno speciale decreto per recarsi ad udir messa nella chiesetta distante pochi passi dalla sua casa, “”in ore proporzionate e con poco apparato e accompagnamento””. Nulla del resto sfuggiva alla vigilanza di Roma, che voleva non solo la rinuncia da parte di Galileo ad ogni attività di propaganda e diffusione delle idee copernicane, ma la sua costante “”mortificazione”””” (pag 271)”,”SCIx-360″
“BANFI Rodolfo”,”Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro. Significati del valore d’uso nel ‘Capitale’.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SERENI Emilio, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale. (A proposito del dibattito sui prezzi ottimali in Unione sovietica). ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 6 N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1968 “”La dissoluzione della famiglia operaia europea ha storicamente inizio nel secolo scorso, in termini così brutali che oggi possono sembrare il parto di un romanziere. Non è tuttavia un romanziere, ma un economista che scriveva allora: “”…il potere paterno è suscettibile di abuso come ogni altro potere… per prendere esempio dal campo specifico dell’economia politica, è giusto che i bambini e i ragazzi siano protetti, fin dove può giungere l’occhio e la mano dello Stato, dall’esser sottoposti a un lavoro eccessivo… La libertà di contratto nel caso dei bambini, non è che un altro nome della libertà di coercizione”” (18). Quanto in questo brano è visto nella sua immediatezza empirica e quindi interpretato in termini generici di “”potere coercitivo””, in Marx trova la sua specifica determinazione allorché rileva che “”…le macchine rivoluzionano dalle fondamenta la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioè il ‘contratto’ fra operaio e capitalista. Finché si rimane sul fondamento dello scambio di merci, il primo presupposto ‘era’ che il capitalista e l’operaio stessero l’uno di fronte all’altro ‘come persone libere’, come possessori di merci indipendenti, l’uno possessore di denaro e di mezzi di produzione, l’altro possessore di forza-lavoro. Ma ora il capitale acquista dei minorenni o dei semimaggiorenni. Prima l’operaio vendeva la propria forza-lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende mogli e figli. Diventa ‘mercante di schiavi'”” (19)”” [Rodolfo Banfi, Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(18) J. St. Mill, Principi di economia politica, 1953; (19) Marx, Il Capitale, I, 2, p. 99] (pag 49) Passaggio dalla manifattura al sistema di fabbrica (riproduzione permanente di nuova piccola industria con uso di macchine con processi disparati…9 (pag 58-59)”,”MADS-635″
“BANFI Antonio”,”Metodologia scientifica. I Lezione. Sviluppo storico del pensiero scientifico con particolare riguardo all’economia. Dagli inizi dell’età moderna alla crisi attuale.”,”Saggio in ECOT-237 La crisi del pensiero scientifico”,”ECOT-237-E-2″
“BANFI Antonio”,”Metodologia scientifica. II Lezione. Sviluppo storico del pensiero scientifico con particolare riguardo all’economia. La soluzione della crisi del pensiero nel marxismo.”,”Saggio in ECOT-237 La crisi del pensiero scientifico”,”ECOT-237-F-2″
“BANFI Rodolfo / WIDMAR Bruno / AMBROSOLI Luigi DE-ALOYSIO Francesco / MASINI Pier Carlo / ZUCARO Domenico / BASILE Antonino / BOBBIO Norberto / MERLI Stefano / COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”Considerazioni sulla prima sezione del ‘Capitale’ di Marx, 1 (Banfi) / La giovinezza di Antonio Labriola (Widmar) / Profilo del movimento cattolico milanese nell’Ottocento (Ambrosoli) / Note su Guido de Ruggiero politico nel periodo della nascita e dell’avvento del fascismo (de Aloysio) / Lettere di amici russi a Anna Kuliscioff (1878) (Masini) / Il primo antifascismo clandestino a Torino e in Piemonte (Zucàro) / Il moto contadino nel Napoletano e il ministero del 3 aprile 1848 (Basile) / Rodolfo Morandi dall’idealismo al marxismo (Bobbio) / Il ‘Quarto Stato’ di Rosselli e Nenni e la polemica sul rinnovamento socialista nel 1926 (Merli) / Marx e la fase iniziale dell’imperialismo (Collotti Pischel).”,”Su Marx: – Considerazioni sulla prima sezione del ‘Capitale’ di Marx, 1 (Banfi) – Marx e la fase iniziale dell’imperialismo (Collotti Pischel) (recensione del volume di Marx e Engels sulla Cina, l’India e la Russia curato da Bruno Maffi) “”Gli scritti di Marx sulla Cina e sull’India, oltre ad affrontare una serie di temi dell’attualità quotidiana del tempo in cui furono concepiti (si trattava in prevalenza di articoli da quotidiano, con tutte le conseguenze che ciò implica), si concentrarono su una duplice problematica: da un lato gli effetti e le ripercussioni che l’espansione dell’influenza britannica in India e in Cina ebbero sul mercato britannico e quindi sulla politica generale di Londra (e soprattutto la serie di problemi posti ai cotonieri), dall’altro le conseguenze locali dell’inclusione della Cina e dell’India nel ciclo di produzione capitalistico, con la conseguente irreparabile frattura di tutte le strutture tradizionali sociali politiche ed economiche di questi paesi. Benché Marx non sia stato il teorico della fase imperialistica del capitalismo (nessun’altra sua opera mette in luce quanto questa (1) l’originalità dell’opera di Lenin nel fondare un’analisi marxista del fenomeno dell’imperialismo nelle sue strutture e nella sua fenomenologia), egli fu comunque pienamente ed esplicitamente consapevole del carattere globale del fenomeno capitalistico, dell’impossibilità di porre un limite territoriale alla espansione della borghesia (o del proletariato), dell’assurdità di concepire l’esistenza o la sussistenza di società non inserite nel ciclo di produzione capitalistico, una volta che sia data l’esistenza e l’espansione di questo e una volta che la borghesia possa fare uso di certi mezzi di comunicazione. In questo senso il giudizio di Marx sui fenomeni che vengono esplicitamente studiati in queste pagine e che caratterizzavano la fase iniziale dell’espansione imperialista (anche se egli non la definisce come tale) non può non essere positivo, alla stessa stregua in cui nel ‘Manifesto’ è positivo il giudizio sul ruolo della borghesia nell’abbattimento dell’ordine feudale in Europa. Una frase, presa a caso tra le molte che nel volume ribadiscono questo concetto, afferma infatti (p. 61): «E’ vero: nel promuovere una rivoluzione sociale nell’Indostan la Gran Bretagna era animata dagli interessi più vili ed il suo modo di imporli fu idiota. Ma non è questo il problema. Il problema è: può l’umanità compiere il suo destino senza una profonda rivoluzione nei rapporti sociali dell’Asia?». Questo principio ed il modo in cui è espresso formano naturalmente parte dell’essenza stessa del materialismo storico: rappresentano infatti la mera estensione ad un ambito mondiale del giudizio della positività e dell’indispensabilità della affermazione della borghesia contro le forze feudali enunciato nel ‘Manifesto’. Tuttavia, nel contesto di questi scritti, si ripropone in modo più vivo che per gli scritti di Marx sull’Europa, il problema del rapporto fra giudizio morale e concezione della necessità storica (…)”” [Enrica Collotti Pischel, ‘Marx e la fase iniziale dell’imperialismo’, (in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, Bergamo, n. 11 1960] [(1) K. Marx, F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1960, pp. 360] (pag 830-831) Importanza storica dell’immissione della Cina nel ciclo storico mondiale (E. Collotti Pischel) “”La stessa coscienza della decisiva importanza per la storia di tutto il mondo che l’immissione della Cina nel ciclo storico mondiale e la conseguente rivoluzione (contro l’antico ordine e contro la dominazione occidentale) avrebbero avuto, pone Marx assai più vicino a noi che ai suoi contemporanei, cui mai sarebbe occorso di concepire i cinesi e gli indiani come soggetti attivi di un qualsiasi processo storico né tantomeno come fattore decisivo in una fase di esso. Ma ancor più innovatori erano gli elementi di giudizio concreto sui quali Marx fondava la consapevolezza del peso del nuovo fattore entrato in gioco nella situazione mondiale: esso si basava infatti soprattutto sulla concezione dell’irreversibilità dei fenomeni che la invasione capitalistica aveva provocato con reazioni a catena nelle società asiatiche. Basilare per ogni indagine sulla situazione cinese è infatti per Marx la constatazione che «un isolamento completo era premessa necessaria per la conservazione della vecchia Cina» e l’intuizione che quell’isolamento era frutto di una deliberata scelta della classe dirigente cinese, che volle evitare ad ogni costo e finché poté un contatto del paese con «i germi» della nuova società che i mercanti europei portavano, nella giusta persuasione che quel contatto avrebbe significato il crollo delle vecchie strutture feudali. Quest’ultimo elemento distingue nettamente l’analisi condotta da Marx sull’«apertura» della Cina dalle concezioni generalmente accettate con certezza assiomatica da tutti i borghesi ottocenteschi, secondo le quali la classe dirigente cinese avrebbe impedito ai mercanti britannici di affermare il loro «naturale diritto» a commerciare sul suolo del Celeste impero soltanto per cecità politica e «inumanità», alterigia nazionalistica e razziale, ignoranza assurda ed incomprensibile spregio dei benefici del commercio e della scienza. La realtà era invece proprio nel senso dell’intuizione di Marx, anche se egli non era allora a conoscenza dei dati storici ed economici per dimostrare in qual modo la classe dirigente cinese aveva deliberatamente e coscientemente operato la chiusura al commercio europeo. Agli storici marxisti che negli ultimi decenni hanno affrontato il problema sulla base di materiale che solo ora consente di delineare una storia economica della Cina è stato possibile tracciare un quadro della società cinese nei secoli precedenti l’«urto» con la società capitalistica che suffraga in pieno e spiega col metodo che sarebbe stato caro a Marx le ragioni del fenomeno da lui sommariamente rilevato. Sotto la dinastia Ming (1368-1644) si era avuta in Cina una forte espansione economica, in particolare si erano moltiplicate le manifatture, statali e private con il manifestarsi dei fenomeni del salariato e del credito (in forme iniziali), con la comparsa dei tributi e della rendita fondiaria in denaro, con l’aggravamento della tensione agraria e la conseguente necessità di ricorrere ad un intervento armato di forze feudali-tribali (i Mancesi saliti poi sul trono), per stroncare la rivoluzione nel paese e soprattutto nelle campagne che rappresentavano il centro dell’attività produttiva. In questa situazione la scintilla esterna avrebbe provocato l’esplosione che infatti ebbe inizio con la guerra dell’oppio e si concluse solo nel 1949 quando il ciclo rivoluzionario fu interamente compiuto: la classe dirigente cinese aveva «chiuso» la Cina a quella scintilla. In queste pagine Marx dimostra che di fronte alla logica dell’economia capitalistica nessuna «chiusura» avrebbe potuto resistere. Egli però non conosceva il corso preciso della storia sociale cinese prima dell’invasione occidentale, ed ignorava soprattutto la complessità dei fenomeni che l’avevano contraddistinta. Nelle sue pagine si ritrovano larghi indizi per affermare che egli riteneva la società cinese assai più semplice e meno contraddittoria (e probabilmente anche più «barbara») di quanto essa in realtà fosse: Marx tende infatti (e ciò deriva indubbiamente dalla mancanza di informazioni sulla storia della Cina nell’Europa del tempo suo) a considerare la Cina da sempre statica e immobile nella sua primitività economica e sociale e a porre il paese, così come l’India, su un piano assai prossimo a quello delle primitive società tribali dell’Africa. Egli non sembra sospettare che la società cinese si sia arrestata ad un livello di sviluppo eguale a quello della società europea del tardo medioevo non per mancanza di tensione e di contraddizioni sociali, bensì per l’incapacità di risolvere le gravissime tensioni e contraddizioni che si erano poste in modo sempre più grave nel corso del suo processo storico e che il peculiare regime di «feudalesimo burocratico» era riuscito bensì a bloccare ma mai a superare. Questa mancata conoscenza delle caratteristiche proprie della società cinese tradizionale spiega l’orientamento che Marx assunse nell’interpretazione della rivolta dei T’ai-p’ing. Se va dato atto che Marx intese allora assai più di molti altri europei l’importanza del fenomeno rivoluzionario che scosse la Cina alla metà del secolo scorso e fu colpito dalla sua entità, egli tuttavia errò nell’attribuirne la causa principale alle rovine portate in seno all’artigianato cinese dalla concorrenza dei manufatti europei o, più in generale, dai mutamenti rapidamente ripercossisi sulla Cina a seguito della guerra dell’oppio. La rivoluzione dei T’ai-p’ing fu un fenomeno assai complesso, sul quale influirono indubbiamente l’impoverimento derivato alla Cina dalla guerra dell’oppio ed il drenaggio dell’argento (assai giustamente segnalato da Marx in tutta la sua importanza) dalla Cina alla Gran Bretagna, ma che tuttavia derivò la sua caratteristica primaria dal fatto di essere una colossale rivolta contadina contro la sperequazione nella proprietà della terra: questa sperequazione era stata fenomeno ricorrente nella storia della Cina e si era aggravata dopo il sec. XVII, in quanto non era più intervenuto il ciclico ripetersi delle rivolte contadine e delle riforme agrarie che nei secoli precedenti aveva in qualche modo ristabilito l’equilibrio. La penetrazione occidentale aveva inasprito proprio questo aspetto della tensione sociale cinese, per l’aggravio dell’incidenza fiscale derivante dalla necessità di pagare i tributi agli occidentali per l’aumento del prezzo dell’argento, che faceva rincarare ulteriormente i fitti e le tasse gravanti sui contadini (e pagati in natura ma sulla base del valore dell’argento): tuttavia le ragioni strutturali che portarono alla rivoluzione preesistevano all’invasione occidentale, non furono portate da essa, come Marx sembra in più di un punto accennare. (…) Sempre alla tendenza di Marx di attribuire le contraddizioni sociali manifestatesi in Cina alla metà dell’800 all’invasione occidentale, mettendone invece in secondo piano l’origine autoctona, risale la tesi secondo cui la corruzione amministrativa sarebbe stata portata in Cina degli occidentali (p. 161) (…)”” [Enrica Collotti Pischel, ‘Marx e la fase iniziale dell’imperialismo’, (in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, Bergamo, n. 11 1960] (pag 834-835)”,”MADS-734″
“BANFI Antonio”,”La crisi.”,”Antonio Banfi (VImercate 1886 – Milano 1957) laureato in lettere e in filosofia rispettivamente con Francesco Novati e Piero Martinetti. Ha al suo attivo decine di opere. La sua rivista era ‘Studi filosofici’. E’ considerato il ‘Cassirer italiano'”,”FILx-583″
“BANFI Arialdo Simona COLARIZI Santi FEDELE Valdo SPINI Carlo VALLAURI, a cura della Fondazione BRODOLINI”,”Storia del Partito Socialista. Dall’antifascismo alla ricostruzione. Vol. II.”,”Alceo Riosa direttore della sede milanese della Fondazione G. Brodolini.”,”MITS-042-FL”
“BANNOCK G. BAXTER R.E. REES R. , edizione italiana a cura di Federico CAFFE’ e Nicola ACOCELLA”,”Dizionario di economia.”,”Graham BANNOCK ha compiuto gli studi universitari alla London School of Economics. E’ direttore generale dell’ Economists Advisory Group di Londra. Ron E. BAXTER è lauretato alla London School of Economics ed è attualmente direttore della sezione economica e statistica al National Ports Council. Ray REES pure lui laureato alla London School of Economics, insegna economia all’ University College di Cardiff.”,”ECOT-129″
“BANTI Alberto Mario”,”Terra e denaro. Una borghesia padana dell’Ottocento.”,”Esempio del caso prussiano (1890, SPD, ecc.Lander, AFL Arbeitergeberverband für Landwirtschaft, junker) (pag 296)”,”ITAS-007-FPA”
“BAQUE’ Jean Francois”,”L’ homme qui devinait Napoleon. Jomini.”,”L’A, giornalista e storico, ha pubblicato presso PERRIN ‘Les Grandes Heures des Pyrenees’ e ‘La Conquete de l’Amerique’. Secondo l’A, con JOMINI, NAPOLEONE ha avuto al fianco un grande tattico il cui pensiero ed intuizioni si combinavano perfettamente con le sue. Nato in Svizzera, a Payerne (cantone del Vaud) nel 1779, J. è morto a Parigi nel 1869. Intervenendo al tempo opportuno prima o durante la battaglia, seppe evitare difficoltà, errori o disastri ai marescialli, in particolare a NEY, di cui fu prima aiutante di campo e poi capo di stato maggiore dal 1804 al 1809, intuendo le intenzioni dell’Imperatore. A 25 anni, quando non aveva ancora nessuna formazione militare, scrisse il ‘Traité des grandes operations militaires’ che NAPOLEONE pensò di vietare alla pubblicazione perchè rifletteva troppo le sue concezioni e metodi. J. fu fatto barone e generale di brigata. Governatore di Vilna e poi di Smolensk nel 1812, giocherà un ruolo importante nel passaggio della Berezina. Nel 1813, non sopportando le angherie di BERTHIER e non avuta la nomina di generale di divisione, passa al servizio della coalizione e qui farà una critica dei piani del generale in capo degli alleati, il principe SCHWARTZENBERG, indisponendo lo Zar. Autore di numerose opere di carattere militare, J. diventerà capo di SM di NICOLA I e governatore militare del futuro ALESSANDRO II. Comanderà l’armata russa contro i turchi (1828-1829) e rientrerà in Francia nel 1843.”,”FRQM-006″
“BAR Antonio”,”La CNT en los años rojos del sindicalismo revolucionario al anarcosindicalismo (1910-1926).”,”La corrente egemonica anarchica nella CNT e i sindacalisti rivoluzionari. “”Las principales voces discrepantes contra lo que era la imposición de la ideologia anarquista en el movimiento sindicalista provenian, lógicamente, de los más destacados representantes de la corriente sindicalista revolucionaria, que tuvierono así la oportunidad de dejar bastante claro cuál era el espiritu y la idea que jabia inspirado originariamente a la CNT y que ahora, olvidando aquella motivación inicial, se vulneraba en favor de una definición anárquica. Aunque, en realidad, de poco sirvió su clarificación, que quedó en el aire como una posición más, casi tan ajena y rechazable como pudiera serlo cualquier otra ‘desviación’. Según los sindicalistas revolucionarios, la CNT no debería tener ninguna ideología política concreta, ni siquiera el anarquismo.”” (pag 500)”,”MSPx-074″
“BARA Bruno G.”,”Scienza cognitiva. Un approccio evolutivo alla simulazione della mente.”,”Bruno G. Bara, laureato in medicina e specializzato in psicologia, è professore ordinario al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. Dirige il Centro di ricerca in scienza cognitiva costituito a Torino fra Università e Politecnico, e a Milano il Centro studi sulla comunicazione.”,”SCIx-205-FL”
“BARACCA Angelo RUFFO Stefano RUSSO Arturo”,”Scienza e industria, 1848 – 1915. Gli sviluppi scientifici connessi alla 2° rivoluzione industriale.”,”BARACCA (Lugo di Ravenna 1939) è docente di fisica teorica e Prof incaricato di Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze. RUFFO S. e RUFFO A. lavorano presso l’Univ di Pisa e di Palermo.”,”SCIx-068″
“BARACCA Angelo ROSSI Arcangelo”,”Marxismo e scienze naturali. Per una storia integrale delle scienze.”,”Angelo BARACCA insegna Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze e svolge la sua attività di ricercatore nel campo della fisica e delle particelle elementari. Ha scritto con S. BERGIA, ‘La spirale delle alte energie’ (Milano, 1975). Arcangelo ROSSI è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e insegna storia della fisica presso l’Univ di Lecce. E’ autore di lavori su Copernico, la fisica del ‘700 e l’ epistemologia di POPPER (‘Popper e la filosofia della scienza, Firenze, 1975).”,”TEOC-105″
“BARACCA Angelo ROSSI Arcangelo”,”Marxismo e scienze naturali. Per una storia integrale delle scienze.”,”Angelo Baracca insegna Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze e svolge la sua attività di ricercatore nel campo della fisica e delle particelle elementari. Ha scritto con S. Bergia, ‘La spirale delle alte energie’ (Milano, 1975). Arcangelo Rossi è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e insegna storia della fisica presso l’Università di Lecce. È autore di lavori su Copernico, la fisica del ‘700 e l’ epistemologia di Popper (‘Popper e la filosofia della scienza’, Firenze, 1975). “”Il compito di Engels si muoveva necessariamente entro un orizzonte oggettivamente piuttosto ristretto, con scarsi margini di manovra. Non gi restava che contrastare di volta in volta i maggiori esponenti dell’epistemologia dominante, come in fondo egli e Marx avvano fatto in passato, sul terreno dell’ideologia, con la ‘Sacra famiglia’, l’ ‘Ideologia tedesca’, la ‘Miseria della filosofia’. Ci pare che, benché engels si sia attenuto scrupolosamente a questo compito e lo abbia svolto egregiamente, in lui sia assente una premessa metodologica simile alla marxiana ‘Introduzione del ’57’. È irrilevante sapere se Engels non abbia ‘voluto o saputo’ sviluppare coerentemente le premesse del materialismo storico, ma certamente – e questo è il dato veramente rilevante – non ha potuto farlo”” (pag 9) “”Il piano su cui si ponevano gli avversari che Engels doveva contrastare era quello del positivismo dominante, delle sue espressioni meccanicistiche deteriori (non dimentichiamo che gli avversari erano i Dühring che oggi non dicono più nuulla!): ed Engels seppe farlo – qui sta il valore delle sue analisi in questo campo – mettendosi da punto di vista della scienze più avanzata del suo tempo, l’evoluzionsmo darwiniano”” (pag 12)”,”MADS-001-FSD”
“BARAGETTI Stefania”,”Carducci e la rivoluzione. I sonetti di ‘Ça ira’. Storia, edizione, commento.”,”Stefania Baragetti è dottoranda di Italianistica presso l’Università degli Studi di Parma e svolge attività di collaborazione presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell’Università degli Studi di Milano. Ha in corso ricerche sull’Accademia dell’Arcadia.”,”FRAR-024-FL”
“BARAKA Amiri (LeRoi Jones)”,”Il popolo del blues. Sociologia degli afroamericani attraverso il jazz. (Tit. orig.: Blues People)”,”BARAKA Amiri (LeRoi Jones) nato nel 1934, nel New Jersey nel 1961 si afferma come poeta. Poi fonda la casa editrice Totem Press e pubblica testi di Allen GINSBERG, KEROUAC e altri autori della Beat Generation. Incrocia i movimenti afro-americani in un percorso che dal nazionalismo nero va al marxismo. E’ autore di ‘Black Music’ (1967). Ha scritto un’autobiografia. La “”redenzione”” del Sud (la segregazione razziale dopo l’affrancamento degli schiavi neri) “”Proprio durante questo periodo, in cui vennero legalmente soppressi i diritti dei neri in quanto nuovi cittadini, apparvero organizzazioni quali il Ku Klux Klan, i Pale Faces (Visi pallidi), i Men of Justice (Giustizieri), i Knights of White Camelia (Cavalieri della camelia bianca) eccetera. Queste organizzazioni, composte principalmente dai bianchi più poveri e disaffrancati, ma che spesso erano ispirate dalla ben più agiata ‘combine’ commercianti-piantatori, cercarono di terrorizzare i neri affinché rinunciassero ai diritti appena ottenuti, in particolare al diritto di voto. In molti casi questi tentativi ebbero successo. Naturalmente ci fu un’ondata di proteste e resistenza da parte di molti neri, soprattutto della classe più istruita, ma presto troppi accettarono l’idea della segregazione come il solo modo per continuare a vivere nel bianco Sud. L’élite nera, cioè medici, avvocati, piccoli commercianti ambiziosi, fu presto quasi entusiasta nel promuovere lo slogan “”separati ma uguali””. Così, a soli dieci anni dall’emancipazione, era già in atto un grande movimento di reazione sociale. Ogni cavillo legale e anche le soppressioni fisiche con i cui sudisti “”mettevano a posto”” i neri fecero affidamento di fatto, sulla complicità di molti cosiddetti “”leader neri””.”” (pag 74)”,”USAS-154″
“BARALDI E. BARALDI M. BAUDO E. BELLANOVA B. MAGNANIMO”,”Storia e storiografia e insegnamento della storia. Problemi – metodi e ipotesi di lavoro per la preparazione professionale per abilitazioni e concorsi in scuole secondarie.”,” L’ approccio empirico di Toynbee sul problema del declino, della decadenza. “”Toynbee, nei suoi dieci volumi, Studi di storia, tenta un approccio empirico e fattuale al problema della conoscenza storica. Egli mette a confronto tutte le civiltà conosciute (ne conta fino a 23) per scoprire le cause del loro sorgere e decadere. E’ evidente la sua polemica contro ogni storia di tipo nazionale (…). La lezione che ricava da queste ricerche può essere fissata in tre costanti: – una civiltà sorge non “”naturalmente””, ma come risposta alle varie sfide recate dall’ ambiente fisico (…). – una civiltà si sviluppa per un movimento creativo che fa nascere sempre ulteriori problemi (…). – una civiltà decade quando la leadership è coinvolta nella “”nemesi della creatività””: il protagonista, in caso di successo, diventa incapace di far fronte alla sfida successiva.”” (pag 61)”,”STOx-109″
“BARAN Paul A.”,”Il “”surplus”” economico e la teoria marxista dello sviluppo.”,”Paul A. BARAN studiò economia, sociologia e storia prima della guerra a Berlino, Francoforte sul Meno e Parigi. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti continuando gli studi presso l’ Università di Harvard. Durante la guerra prestò servizio nell’ Office of Strategic Services, come economista. Fu poi membro del “”research staff”” della Federal Research Bank of New York. Dal 1949 è stato professore di economia alla Stanford University, California. BARAN, militante marxista negli Stati Uniti, è deceduto nel 1964. “”Anche se nel caso del Giappone furono gli Stati Uniti ad effettuare l’ apertura iniziale e ad imporgli il suo primo trattato iugulatorio, né lo stadio raggiunto dallo sviluppo del capitalismo americano, né il rango internazionale permettevano ancora agli Stati Uniti di provarsi a imporre il loro controllo esclusivo sul Giappone. “”La vicinanza della Cina dava al Giappone un’ eccezionale importanza strategica. Le potenze che imponevano trattati iugulatori al Giappone vigilavano gelosamente affinché nessuna di esse vi acquistasse una influenza predominante, e tanto meno riuscisse a trasformarlo in una sua colonia e quindi in un trampolino di lancio per l’ ulteriore avanzata in Cina”” Kh. Eydus, Il Giappone dalla prima alla seconda guerra mondiale)””. (pag 175)”,”PVSx-029″
“BARAN Paul A.”,”La economía politíca del crecimiento. (Tit.orig.: The Political Economy of Growth)”,”””Sin embargo, nuevamente en esto los dirigentes del capital monopolista han mostrado tener un mejor instinto de los principios de operación de la economía capitalista que los economistas profesionales, quienes consideran a la ocupación plena (tal como se ha definido) como un objetivo posible de alcanzar en el capitalismo. Los dirigentes del capital monopolista tienen plena consciencia del hecho de que una ocupación plena de esta clase es imcompatible con el funcionamiento norma del sistema capitalista. En condiciones de una escasez permanente de trabajo, la empresa capitalista tiene que operar bajo una fuerte presión, pues tiene que incluir en su nómina de pagos a trabajadores marginales y aun submarginales, aun cuando su contribución a la producción de la empresa sea relativamente pequeña; la tarea de supervisión se hace mucho más pesada y los costos tienden a aumentar.”” (pag 123)”,”ECOI-227″
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”libro dedicato al ‘Che'”,”ECOT-014-FV”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Note sulla teoria dell’ imperialismo.”,”Questo articolo è apparso nella raccolta di saggi di vari autori in onore di M. Kalecki intitolata ‘Problems of Economics and Planning’ (Monthly Review, n. 10, marzo 1966) “”Nel vecchio tipo di capitalismo – ha scritto Lenin – in cui prevaleva la libera concorrenza, l’ esportazione di merci era l’elemento tipico. Nel capitalismo moderno, in cui prevale il monopolio, l’esportazione di capitale è diventato l’elemento tipico”” (L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, cap. 4) (nota 1 pag 19 di questo saggio)”,”TEOC-005-FB”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”””E tuttavia l’affermazione di Hegel che abbiamo scelto a epigrafe del presente ligro conserva integra la sua validità: «La verità è il tutto»”” (pag 4, Introduzione) “”(…) L’anaisi marxista del capitalismo, in fondo, riposa ancora sul presupposto di una economia concorrenziale. Coloro i quali conoscono le opere di Lenin, siano o no marxisti, possono trovare sorprendente tale affermazione, poiché proprio Lenin ha scritto: «Se si volesse dare la più concisa definizione possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo» (1). E non vi è dubbio che Lenin, nell’analizzare le politiche interne e internazionali del periodo culminato nella prima guerra mondiale abbia dato il massimo peso al prevalere del monopolio nei paesi capitalistici avanzati. (…) In questo campo ‘Il Capitale di Marx continua a regnare sovrano. Non che Marx abbia ignorato l’esistenza del monopolio nell’economia britannica del suo tempo, il sistema storico reale da cui egli ricavò il suo modello teorico. Ma al pari degli economisti classici che lo avevano preceduto, egli considerò i monopoli non come elementi fondamentali del capitalismo, ma come residui del passato feudale e mercantile da cui bisognava prescindere allo scopo di ottenere il quadro più chiaro possibile della struttura e delle tendenze fondamentali del capitalismo. È vero che, a differenza dei classici, Marx riconobbe pienamente la potente tendenza alla concentrazione e centralizzazione del capitale insita in una economia concorrenziale: la sua visione del futuro del capitalismo anticipò senz’altro nuove forme di monopolio puramente capitalistiche. Ma egli non cercò mai di indagare che cosa sarebbe stato allora un ipotetico sistemacarattereizzato dal prevalere della grande impresa e del monopolio. In parte questo avvenne senza dubbio perché il materiale empirico su cui si sarebbe dovuta basare una tale indagine era troppo scarso per permettere generalizzazioni attendibili. Ma più importante ancora, perché forse Marx prevedeva il rovesciamento del capitalismo molto prima del manifestarsi di tutte le sue possibilità, nel pieno della fase concorrenziale del sistema. Engels, in alcuni dei suoi scritti successivi alla morte di Marx e nelle aggiunte fatte in qualità di curatore al secondo e terzo libro del ‘Capitale’ da lui preparati per la stampa, si soffermò sul rapido sviluppo dei monopoli negli anni 1880-1900, ma non cercò di inserire il monopolio nel corpo della teoria economica marxiana. Il primo a fare questo tentativo fu Rudolf Hilferding nella sua importante opera ‘Das Finanzkapital’, pubblicata nel 1910 (trad.it. Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1961). Ma nonostanta tutta l’importanza attribuita al monopolio, Hilferding non lo considerò come un elemento qualitativamente nuovo nell’economia capitalistica, ma lo vide come fattore di modificazioni essenzialmente quantitative nelle fondamentali leggi marxiane del capitalismo. Come abbiamo rilevato, Lenin, il quale fu fortemente influenzato dall’analisi delle origini e della diffusione del monopolio, fatta da Hilferding, basò apertamente la sua teoria dell’imperialismo sul predominio del monopio nei paesi capitalistici avanzati”” (pag 5-7, introduzione) “” (pag 5-6) (introduzione) [(1) L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, cap. 7 (trad. it. in Opere scelte, Ed. in Lingue estere, Mosca, 1974, vol. I p. 676]; “”Alla domanda se gli piaccia il suo lavoro, uno dei personaggi di John Updike risponde: «Diavolo, non sarebbe un lavoro se mi piacesse». Tolta una esigua minoranza di lavoratori particolarmente fortunati o privilegiati, tutti gli altri sarebbero senza dubbio d’accordo. Non c’è nulla di intrinsecamente interessante nella maggior parte delle mansioni estremamente frazionate che i lavoratori sono costretti a svolgere; d’altra parte nello scopo di una mansione – nel migliore dei casi oscura e nel peggiore umanamente degradante -, il lavoratore non può trovare alcuna soddisfazione nel frutto dei suoi sforzi. Per quanto lo riguarda, l’unica giustificazione è la busta paga”” (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] «Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate – ha scritto Marx – tanto più solida e pericolosa è la sua dominazione» (Il Capitale, vol. 3, cap. 36 (trad, cit., vol. III,2, pp. 310-11) (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”Anche nell’epoca del capitalismo monopolistico, come ai tempi di Marx, è dunque vero che «il potere politico dello … Stato moderno non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese» (Manifesto del Partito Comunista, Rinascita, Roma, 1955, p. 29] (pag 55) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”La sostituzione del capitalista individuale con il capitalista della società per azioni costituisce una istituzionalizzazione della funzione del capitalista. Il centro vitale e decisivo di tale funzione è l’accumulazione: l’accumulazione è sempre stata il motore primo del sistema, il centro dei suoi conflitti, l’origine ad un tempo dei suoi trionfi e dei suoi disastri. Ma soltanto nell’infanzia del sistema si poteva dire che l’accumulazione esaurisse i doveri del capitalista. Con il successo vennero anche le responsabilità. Per dirla con le parole di Marx: «A un certo livello di sviluppo, un grado convenzionale di sperpero che è allo stesso tempo ostentazione della ricchezza e quindi fonte di credito, diventa una necessità professionale per il «disgraziato» capitalista. Il lusso rientra nelle spese di rappresentanza del capitale (1). Queste spese di rappresentanza hanno tradizionalmente assunto la forma di spreco vistoso da un lato e di filantropia dall’altro. Sia l’uno che l’altra hanno sempre perseguito un fine che oggi si chiamerebbe di relazioni pubbliche: il primo per abbagliare e intimidire il pubblico, la seconda per assicurarsene l’attaccamento e la simpatia. Sia l’uno che l’altra sono stati sostenuti dal capitalista privato”” (pag 28-29) [(1) Il Capitale, vol. I, cap. 22, par. 4 (trad. cit. vol. I-3, p. 39)] (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968]”,”USAE-009-FV”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”””E tuttavia l’affermazione di Hegel che abbiamo scelto a epigrafe del presente ligro conserva integra la sua validità: «La verità è il tutto»”” (pag 4, Introduzione) “”(…) L’anaisi marxista del capitalismo, in fondo, riposa ancora sul presupposto di una economia concorrenziale. Coloro i quali conoscono le opere di Lenin, siano o no marxisti, possono trovare sorprendente tale affermazione, poiché proprio Lenin ha scritto: «Se si volesse dare la più concisa definizione possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo» (1). E non vi è dubbio che Lenin, nell’analizzare le politiche interne e internazionali del periodo culminato nella prima guerra mondiale abbia dato il massimo peso al prevalere del monopolio nei paesi capitalistici avanzati. (…) In questo campo ‘Il Capitale di Marx continua a regnare sovrano. Non che Marx abbia ignorato l’esistenza del monopolio nell’economia britannica del suo tempo, il sistema storico reale da cui egli ricavò il suo modello teorico. Ma al pari degli economisti classici che lo avevano preceduto, egli considerò i monopoli non come elementi fondamentali del capitalismo, ma come residui del passato feudale e mercantile da cui bisognava prescindere allo scopo di ottenere il quadro più chiaro possibile della struttura e delle tendenze fondamentali del capitalismo. È vero che, a differenza dei classici, Marx riconobbe pienamente la potente tendenza alla concentrazione e centralizzazione del capitale insita in una economia concorrenziale: la sua visione del futuro del capitalismo anticipò senz’altro nuove forme di monopolio puramente capitalistiche. Ma egli non cercò mai di indagare che cosa sarebbe stato allora un ipotetico sistemacarattereizzato dal prevalere della grande impresa e del monopolio. In parte questo avvenne senza dubbio perché il materiale empirico su cui si sarebbe dovuta basare una tale indagine era troppo scarso per permettere generalizzazioni attendibili. Ma più importante ancora, perché forse Marx prevedeva il rovesciamento del capitalismo molto prima del manifestarsi di tutte le sue possibilità, nel pieno della fase concorrenziale del sistema. Engels, in alcuni dei suoi scritti successivi alla morte di Marx e nelle aggiunte fatte in qualità di curatore al secondo e terzo libro del ‘Capitale’ da lui preparati per la stampa, si soffermò sul rapido sviluppo dei monopoli negli anni 1880-1900, ma non cercò di inserire il monopolio nel corpo della teoria economica marxiana. Il primo a fare questo tentativo fu Rudolf Hilferding nella sua importante opera ‘Das Finanzkapital’, pubblicata nel 1910 (trad.it. Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1961). Ma nonostanta tutta l’importanza attribuita al monopolio, Hilferding non lo considerò come un elemento qualitativamente nuovo nell’economia capitalistica, ma lo vide come fattore di modificazioni essenzialmente quantitative nelle fondamentali leggi marxiane del capitalismo. Come abbiamo rilevato, Lenin, il quale fu fortemente influenzato dall’analisi delle origini e della diffusione del monopolio, fatta da Hilferding, basò apertamente la sua teoria dell’imperialismo sul predominio del monopio nei paesi capitalistici avanzati”” (pag 5-7, introduzione) “” (pag 5-6) (introduzione) [(1) L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, cap. 7 (trad. it. in Opere scelte, Ed. in Lingue estere, Mosca, 1974, vol. I p. 676]; “”Alla domanda se gli piaccia il suo lavoro, uno dei personaggi di John Updike risponde: «Diavolo, non sarebbe un lavoro se mi piacesse». Tolta una esigua minoranza di lavoratori particolarmente fortunati o privilegiati, tutti gli altri sarebbero senza dubbio d’accordo. Non c’è nulla di intrinsecamente interessante nella maggior parte delle mansioni estremamente frazionate che i lavoratori sono costretti a svolgere; d’altra parte nello scopo di una mansione – nel migliore dei casi oscura e nel peggiore umanamente degradante -, il lavoratore non può trovare alcuna soddisfazione nel frutto dei suoi sforzi. Per quanto lo riguarda, l’unica giustificazione è la busta paga”” (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] «Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate – ha scritto Marx – tanto più solida e pericolosa è la sua dominazione» (Il Capitale, vol. 3, cap. 36 (trad, cit., vol. III,2, pp. 310-11) (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”Anche nell’epoca del capitalismo monopolistico, come ai tempi di Marx, è dunque vero che «il potere politico dello … Stato moderno non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese» (Manifesto del Partito Comunista, Rinascita, Roma, 1955, p. 29] (pag 55) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”La sostituzione del capitalista individuale con il capitalista della società per azioni costituisce una istituzionalizzazione della funzione del capitalista. Il centro vitale e decisivo di tale funzione è l’accumulazione: l’accumulazione è sempre stata il motore primo del sistema, il centro dei suoi conflitti, l’origine ad un tempo dei suoi trionfi e dei suoi disastri. Ma soltanto nell’infanzia del sistema si poteva dire che l’accumulazione esaurisse i doveri del capitalista. Con il successo vennero anche le responsabilità. Per dirla con le parole di Marx: «A un certo livello di sviluppo, un grado convenzionale di sperpero che è allo stesso tempo ostentazione della ricchezza e quindi fonte di credito, diventa una necessità professionale per il «disgraziato» capitalista. Il lusso rientra nelle spese di rappresentanza del capitale (1). Queste spese di rappresentanza hanno tradizionalmente assunto la forma di spreco vistoso da un lato e di filantropia dall’altro. Sia l’uno che l’altra hanno sempre perseguito un fine che oggi si chiamerebbe di relazioni pubbliche: il primo per abbagliare e intimidire il pubblico, la seconda per assicurarsene l’attaccamento e la simpatia. Sia l’uno che l’altra sono stati sostenuti dal capitalista privato”” (pag 28-29) [(1) Il Capitale, vol. I, cap. 22, par. 4 (trad. cit. vol. I-3, p. 39)] (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968]”,”USAE-001-FC”
“BARANELLI Luca BONGIOVANNI Giuseppe BOSIO Gloriano BUZZANO Enrico CALVINO Italo CANNISTRA’ Antonio CARENA Carlo CERATI Roberto COLOMBO Nino EINAUDI Giuliana FOSSATI Paolo JOUVE Roberto MAGNALDI Alda MELOSSI Enrica MOLINA Oreste RUGAFIORI Claudio TRONI Riccardo VIVANTI Corrado, collaborazione di”,”Cinquant’anni di un editore. Le edizioni Einaudi negli anni 1933-1983.”,”collaborazione di BARANELLI Luca BONGIOVANNI Giuseppe BOSIO Gloriano BUZZANO Enrico CALVINO Italo CANNISTRA’ Antonio CARENA Carlo CERATI Roberto COLOMBO Nino EINAUDI Giuliana FOSSATI Paolo JOUVE Roberto MAGNALDI Alda MELOSSI Enrica MOLINA Oreste RUGAFIORI Claudio TRONI Riccardo VIVANTI Corrado”,”EDIx-017″
“BARANELLI Luca CHERCHI Grazia a cura”,”Quaderni Piacentini. Antologia, 1962-1968.”,”Contiene di Vittorio Strada: ‘Proposte per uno studio di Trotskij’ (pag 107-110) e di Luca Amodio, ‘Il contrasto Lenin-Luxemburg sull’organizzazione del partito’ (pag 157-171)”,”EMEx-122″
“BARATIER Edouard a cura; saggi di Max ESCALON DE FONTON Francois SALVIAT Maurice EUZENNAT Edouard BARATIER Felix REYNAUD René PILLORGET Charles CARRIERE André BOURDE André VILLARD Michel VOVELLE Pierre GUIRAL Antoine OLIVESI Louis PIERREIN”,”Histoire de Marseille.”,”Saggi di Max ESCALON DE FONTON, Francois SALVIAT, Maurice EUZENNAT, Edouard BARATIER, Felix REYNAUD, René PILLORGET, Charles CARRIERE, André BOURDE, André VILLARD, Michel VOVELLE, Pierre GUIRAL, Antoine OLIVESI, Louis PIERREIN.”,”FRAS-011″
“BARATTA M. FRACCARO P.”,”Piccolo atlante storico. Fascicolo secondo. Medio Evo.”,”Contiene tra le varie cartine: 14-15. L’ impero al tempo degli Hohenstaufen. L’ Impero; Le grandi case tedesche; Montecassino e paesi circost.; Pisa e il porto; Il porto pisano secondo Targioni-Tozzetti; Territorio di Milano, Bergamo e Crema; Corteolona e Roncaglia.”,”ASGx-029″
“BARATTA Giorgio”,”Le rose e i quaderni. Il pensiero dialogico di Antonio Gramsci.”,”Giorgio Baratta insegna Filosofia morale all’Università di Urbino. E’ tra i fondatori della International Gramsci Society e presidente di IGS-Italia. Gramsci e Marx. “”Quella di Marx è, secondo Gramsci, “”una concezione del mondo che non è stata mai dall’autore-pensatore esposta sistematicamente””, un ‘opera cioé di “”un pensatore non sistematico (…) di una personalità nella quale l’attività teorica e l’attività pratica sono intrecciate indissolubilmente, di un intellettuo pertanto in continua creazxione e in perpetuo movimento”” (pag 81-82) Gramsci e Engels (da pag 118-)”,”GRAS-132″
“BARAVELLI Maurizio”,”Strategia e organizzazione della banca.”,”Maurizio Baravelli è professore ordinario di Economia e gestione della banca nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.”,”ECOG-005-FL”
“BARBA Vincenzo”,”La “”scappatoia”” della libertà. Sul pensiero etico-politico dei materialisti francesi del settecento e di Kant.”,”””I materialisti dovettero essere assi poco fiduciosi nelle possibilità di affermazione della morale laica, alla cui elaborazione dedicarono gran parte delle loro energie (…). Inconsapevolmente, e tuttavia decisamente, Helvétius sembrò proprio incamminarsi verso questo stato di polizia, che Holbach cercò di evitare, ma del quale solo DIderot fu forse in grado di intravvedere veramente il pericolo e di adoperarsi per scongiurarlo”” (pag 31)”,”TEOP-005-FRR”
“BARBACETTO Gianni GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Mani pulite. La vera storia. Da Mario Chiesa a Silvio Berlusconi.”,”Gianni Barbacetto scrive su Diario e Micromega. Peter Gomez scrive su L’Espresso e Micromega. Marco Travaglio scrive su La Repubblica L’Espresso e Micromega.”,”ITAP-079-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra. II. La CGdL.”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste.”,”MITT-008″
“BARBADORO Idomeneo”,”Il sindacato in Italia. Dalle origini al congresso di Modena della Confederazione del lavoro (1908).”,”BARBADORO Idomeneo, uno dei maggiori studiosi del movimento operaio e sindacale italiano, scomparso nel 1983, ha fatto parte della Federbraccianti e dell’ Ufficio Studi della CGIL, rappresentando per alcuni anni le organizzazioni sindacali all’ Economic Commission for Europe dell’ ONU.”,”MITT-061″
“BARBADORO Idomeneo”,”Il sindacato in Italia. 1908-1914.”,”BARBADORO Idomeneo, uno dei maggiori studiosi del movimento operaio e sindacale italiano, scomparso nel 1983, ha fatto parte della Federbraccianti e dell’ Ufficio Studi della CGIL, rappresentando per alcuni anni le organizzazioni sindacali all’ Economic Commission for Europe dell’ ONU.”,”MITT-062″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra.”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste. Il bulgaro Kabatcev era il rappresentante della 3° Internazionale comunista al XVII congresso del PSI (pag 351) “”In Lenin risultava chiaro che la parola d’ ordine “”la terra ai contadini”” aveva valore transitorio relativamente alla specifica situazione russa. ‘I contadini vogliono mantenere la piccola proprietà, fissare una norma egualitaria… procedere periodicamente a nuovi livellamenti – scriveva nell’ agosto del 1917 -. Ebbene, che lo facciano! Su questo punto nessu socialista ragionevole entrerà in conflitto con i contadini poveri. (…)'””. (pag 74-75) “”Tale spiegazione dell’ origine del fascismo (del Preti, ndr) – che, per un verso, assimila le interessate tesi del Missiroli, del Serpieri e della variopinta storiografia liberale e conservatrice sull’ “”estremismo delle leghe rosse”” e, per un altro verso, attribuisce colpe altrettanto gravi al padronato – se si presenta così squisitamente socialdemocratica nella ricerca del “”giusto mezzo”” nelle responsabilità, non ha molti numeri per risultare attendibile: l’A. non fornisce alcuna documentazione sugli “”eccessi”” leghisti, (…)””. (pag 244)”,”SIND-076″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. II. La Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste. “”Il principio di strutturare la lega sul “”mestiere”” faceva sì che i lavoratori di un settore e persino di un’ azienda venivano scomposti, a seconda delle diverse qualifiche, in altrettante istanze diverse. Così, ancora nel 1902, gli operai occupati nella Siderurgia di Savona non costituivano una sola lega di metalmeccanici, bensì erano inquadrati in ben 12 leghe distinte in base alle specializzazioni. Per converso, ogni istanza di base raggruppava in un dato ambito territoriale, i lavoratori che praticavano lo stesso “”mestiere””, presso aziende di tipo e di dimensioni le più diverse. Si arrivava in tal modo all’ assurdo che un aggiustatore di un grande complesse meccanico aveva un collegamento organizzativo con un collega che lavorava in un’ officina artigiana, ma non con il tornitore che gli era compagno di lavoro tutti i giorni.”” (pag 83)”,”SIND-077″
“BARBADORO Idomeneo SANTI Fernando ROBERTAZZI Chiara BROGLIA B. FACCIO A. LAUZI Giorgio PEDONE Franco DE-POLI Franco VISMARA Luigi WIDMAR Bruno CAVALLI Libero LIBEROVICI Sergio FORTINI Franco BASEVI Enrica MODIGLIANI Vera VAILATI Maria PACCINO Dario FERTONANI Roberto GAIANI Adriano ACCORNERO Aris ARDENTI Piero, articoli di; lavoro editoriale a cura di Adele FACCIO”,”Almanacco socialista 1961.”,”Articoli di BARBADORO Idomeneo SANTI Fernando ROBERTAZZI Chiara BROGLIA B. FACCIO A. LAUZI Giorgio PEDONE Franco DE-POLI Franco VISMARA Luigi WIDMAR Bruno CAVALLI Libero LIBEROVICI Sergio FORTINI Franco BASEVI Enrica MODIGLIANI Vera VAILATI Maria PACCINO Dario FERTONANI Roberto GAIANI Adriano ACCORNERO Aris ARDENTI Piero”,”MITS-365″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”MITT-029-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. II. La Confederazione Generale del Lavoro.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”MITT-030-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Enciclopedia del sindacato.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”SIND-015-FL”
“BARBAGALLO Francesco CERRITO Elio MASELLA Luigi MORI Giorgio NATOLI Claudio RAPONE Leonardo VITTORIA Albertina”,”Gastone Manacorda: storia e politica.”,”””Complessivamente a quella data (gennaio 1952), il giudizio di Cantimori sull’ attività e la produzione dei giovani marxisti era incoraggiante, anche se non esente da rilievi, poiché a suo avviso la storia del movimento operaio e del socialismo, “”anche quando trattata da giovani bene orientati metodologicamente”” (e faceva i nomi di Zangheri, Manacorda, Caracciolo, Ragionieri), tendeva ancora “”a rimanere, non solo, com’è ovvio, poiché si è agli inizi, allo stato frammentario, ma anche distaccata dalla considerazione della storia nazionale, come uun residuo di quell’ antico anarchismo e sindacalismo economicistico (specie in G. Bosio, direttore della rivista “”Movimento Operaio”” per la storia di quel movimento)””. Il suo apprezzamento andava a Carlo Morandi, che aveva concepito “”la storia del socialismo come storia di un movimento politico nel quadro più vasto di una storia dei partiti politici italiani”” e ai giovani che venivano dalla sua scuola, Conti, Ragionieri, Procacci, Saitta, il “”più maturo, più formato (…) e ormai con posizione autonoma””. (pag 786)”,”STOx-092″
“BARBAGALLO Corrado”,”Le origini della grande industria contemporanea.”,”””Questa la storia dell’ industria inglese nei trentacinque anni che corrono dalla fine delle guerre napoleoniche alla metà del secolo XIX: una storia, come più volte è stato ripetuto, che non ha pari negli annali dell’ umanità. Noi possiamo, ora che l’ abbiamo tutta distesa sott’occhio, tentar di coglierne le caratteristiche fondamentali. Le industrie tessili formano ancora, come nei secoli precedenti, il gruppo di attività economiche più notevoli. Ciò avviene, principalmente, grazie ai prodigi della nuova industria del cotone – la industria, capitalistica e meccanica, per eccellenza, nata sessant’anni prima, anarchicamente, fuori di tutte le regole – (…)””. (pag 319)”,”EURE-043″
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal ’43 al ’48. La formazione dell’ Italia democratica.”,”Questo saggio è tratto dal volume ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ pubblicato da Einaudi. “”La Democrazia Cristiana nasce, a cavallo del ’43, come partito laico dei cattolici, espressione di una interpretazione cristiana della democrazia, che unisce gli ex popolari e le più giovani energie del cattolicesimo organizzato specialmente nelle associazioni e nei movimenti intellettuali. L’ appoggio, che pure non sarà immediato, della Chiesa alla DC, come unico partito dei cattolici, risulterà peraltro decisivo ai fini dell’ insediamento diffuso nella società italiana e dell’ orientamento del partito. L’ affermazione politica della DC sarà lungamente fondata e influenzata dal ruolo trainante esercitato dal collateralismo di massa della tante associazioni e organizzazioni sociali di ispirazione cattoclia: dall’ Associazione cattolica alle Acli, dalle unioni di medici, insegnanti, giuristi, tecnici, imprenditori, artigiani fio alla Coldiretti.”” (pag 90)”,”ITAP-105″
“BARBAGALLO Corrado”,”L’ oro e il fuoco. Capitale e lavoro attraverso i secoli.”,”Statalismo industriale dell’ impero romano. Declino del sistema schiavistico. Lavoro degli schiavi. Nel primo secolo dell’ èra volgare tutto il vasto mondo conosciuto dagli antichi è unificato sotto l’ impero di Roma. Non ci sono più grandi e popolose contrade da conquistare, non monarchie possenti da rovesciare, non ricchi territori da annettere: la pace è dovunque. I mari sono sicuri; si può traversare da un capo all’ altro il Mediterraneo senza correre il rischio di scontrarsi nelle flottiglie dei pirati, che ancora lo infestavano nell’ età di Silla e di Cesar. Le legioni e le flotte imperiali stanno garanti della sicurezza universale. Questo fatto inaudito, che gli antichi celebreranno con gioia inusitata, è la causa principale di un ulteriore rivolgimento economico: la lenta, ma fatale disparizione, in tutto il mondo – non solo Oriente, ma anche in Occidente – della schiavitù, quale strumento dell’ agricoltura e dell’ industria””. (pag 49-50)”,”CONx-127″
“BARBAGALLO Corrado PELLEGRINI Cleofe”,”Storia. Il Medio Evo.”,”Il “”Tumulto dei Ciompi”” (1378-1382). (Questa parola ha forse origine da una corruzione di ‘compari’ appellativo usato dai soldati francesi del duca di Atene coi popolani fiorentini) (pag 139) 1378. Il 22 luglio, i Ciompi, s’ impadroniscono del Palazzo della Signoria e del governo; nominano lì per lì gonfalorniere di giustizia un popolano, un artigiano cardatore di lana, Michele di Lando, e fanno approvare alcune leggi, di cui la principale è quella per cui vengono create tre nuove arti o corporazioni di mestiere, nelle quali sono ripartiti i più umili operai, con diritto di partecipare al governo. E’ questo il primo momento, nella storia dei Comuni del Medioevo, in cui l’ eguaglianza di tutte le classi di fronte alla legge è praticamente applicata: infatti le tre serie di arti – maggiori, medie, minori – conquistano ora, ciascuna, il diritto alla terza parte delle cariche comunali. Ma nell’ agosto l’ agitazione precipita.”” (pag 140) “”(…) la restaurazione dell’ antica aristocrazia, che, nel 1382, riprese il governo, e compiì una severa e sanguinosa repressione contro i Ciompi e i trionfatori degli anni precedenti: fra i colpiti, andarono in esilio Silvestro dei Medici e Michele di Lando””. (pag 141) Aggiungere BARBAGALLO Corrado PELLEGRINI Cleofe”,”ITAG-147″
“BARBAGALLO Francesco MORI Giorgio ROMERO Federico BARONE Giuseppe SALVATI Mariuccia MICCOLI Giovanni MANGONI Luisa DE-LUNA Giovanni ROSSI-DORIA Anna MUSELLA Luigi ROSSI Mario G.”,”Storia dell’ Italia repubblicana. Volume primo. La costruzione della democrazia. Dalla caduta del fascismo agli anni cinquanta.”,”Saggi di Francesco BARBAGALLO Giorgio MORI Federico ROMERO Giuseppe BARONE Mariuccia SALVATI Giovanni MICCOLI Luisa MANGONI Giovanni DE-LUNA Anna ROSSI-DORIA Luigi MUSELLA Mario G. ROSSI Opera ‘Storia dell’ Italia repubblicana’, BARBAGALLO Francesco, coordinatore, BARONE Giuseppe BRUNO Giovanni DE-FELICE Franco MANGONI Luisa MORI GiorgioROSSI Mario G. TRANFAGLIA Nicola, progetto e direzione “”Tipico della rivolta morale antifascista è infatti l’ avere a volte ignorato, a volte sottovalutato, il peso delle trasformazioni intervenute negli anni trenta, tale per cui, come recita la stessa relazione del ministero delle Finanze, “”le condizioni ambientali create dal fascismo… hanno dato luogo alla formazione di un determinato clima favorevole – per fascisti e non fascisti – all’ acquisizione di utili eccezionali””””. (pag 420, M. Salvati) Piano Vanoni, Iri. “”Ciò che è interessante dei testi qui presentati è la sottolineatura della dipendenza della politica economica italiana da quella europea e internazionale, nonché l’ accenno, nuovo in questi “”piani”” tecnici, ma che sarà sempre più frequente negli anni successivi, alle specificità della struttura economica del paese presentate come limiti invalicabili per un’ azione veramente dirigista””. (pag 496, M. Salvati) La Costituente. Difesa del concordato. Patti lateranensi. “”Non aveva torto Togliatti a rilevare che il vero interlocutore dell’ Assemblea era la Santa Sede: dalle condizioni che essa aveva perentoriamente poste alla Democrazia cristiana derivavano i termini del dibattito in corso. Ancora nei giorni delle discussione generale in aula il presidente dell’ Azione cattolica Vittorino Veronese, scrivendo a De Gasperi il 15 marzo 1947, aveva affermato inammissibile “”qualsiasi modificazione dell’ atteggiamento del gruppo parlamentare democristiano”” sulla questione, ribadendo che “”l’ attuale formulazione rappresenta l’ unica, minima espressione dell’ indubbia volontà della maggioranza cattolica del paese che il 2 giugno ha concentrato i voti sulla Democrazia Cristiana, neé si saprebe prevedere le reazioni di tale massa elettorale qualora i democristiani dimostrassero perplessità, anche solo di forma, su un problema fondamentale, che oltre tutto è anche indubbiamente diretta competenza dell’ autorità ecclesiastica””. E a scanso di equivoci aveva concluso minacciosamente: “”dipenderà da tale votazione la preferenza dei cattolici stessi nelle future elezioni politiche.”” (pag 554-555, G. Miccoli)”,”ITAP-116″
“BARBAGALLO Corrado”,”Inghilterra ed India.”,”La compagnia inglese delle indie. “”La condizione della colonia è, dunque, in questo periodo, seriamente peggiorata. “”Io devo infliggere un dispiacere agli Inglesi””, scriveva nel 1769 un funzionario della Compagnia, “”dichiarando di pensare che dal giorno in cui la Compagnia cominciò ad amministrare l’ India, la condizione del popolo di questo paese è peggiorata al paragone di quella che era per l’ innanzi; il fatto, pur troppo, è fuori dubbio…; questa bella contrada, che fioriva sotto il governo più dispotico ed arbitrario del mondo, ora che gli Inglesi hanno così gran parte nella sua amministrazione, va precipitando a rovina…””. Per contro i guadagni della Compagnia sono notevoli””. (pag 52) (seguono dati sui guadagni e il profitto netto annuale della Compagnia (1763-1773, 1768))”,”INDx-085″
“BARBAGALLO Francesco BARONE Giuseppe COLOMBO Arturo D’AURIA Elio FORTE Francesco LACAITA Carlo G. MONTELEONE Renato MONTICONE Alberto ROSSI-DORIA Manlio SERRA Enrico SOMOGYI Giovanni VENERUSO Danilo”,”Francesco Saverio Nitti. Meridionalismo e europeismo. Atti del Convegno di Potenza, 27-28 settembre 1984.”,”Saggi di BARBAGALLO Francesco BARONE Giuseppe COLOMBO Arturo D’AURIA Elio FORTE Francesco LACAITA Carlo G. MONTELEONE Renato MONTICONE Alberto ROSSI-DORIA Manlio SERRA Enrico SOMOGYI Giovanni VENERUSO Danilo “”Il merito di Nitti fu proprio questo: l’ aver intuito il ruolo dirompente della piccola borghesia come classe emergente e di essersi posto il problema di utilizzarne le spinte rinnovatrici, le tradizioni e i valori politici contro gli interessi del grande capitale che, egli riteneva indebitamente accresciutosi con sovraprofitti di guerra e che era necessario colpire””. (pag 58-59, Elio D’Auria) “”Senza dubbio, questo bisogna riconoscerlo, l’ analisi che Nitti fa del fascismo è, sotto molti punti di vista parziale, proprio per il fatto di essere un’analisi, in cui erano presenti indubbi elementi di modernità e di innovazione, tutto sommato ancora tradizionale della società italiana. La sensibilità che egli aveva dimostrato durante la sua azione di governo nel percepire “”il carattere nuovo che la vita politica italiana andava organizzando”” si scontrava con limiti obiettivi della sua formazione politica, che erano poi i limiti di tutta una classe dirigente di quegli anni, e che spiegano, a mio avviso, anche il suo comportamento pratico nei confronti del fascismo””. (pag 66-67) “”E’ noto che Francesco Saverio Nitti cercò durante il periodo della sua presidenza del Consiglio, di normalizzare i rapporti con la Russia, annullando la politica d’ intervento perseguita dal governo Orlando-Sonnino.”” (pag 176) Nitti e l’ equilibrio europeo e la questione tedesca (pag 231)”,”ITAS-118″
“BARBAGALLO Antonino”,”La libertà della dialettica. Saggio sul materialismo dialettico nel centenario della morte di Friedrich Engels.”,”Antonio BARBAGALLO, laureato in Economia e commercio (Univ. Catania) ha studiato l’ economia siciliana ed il credito. Ha coordinato diversi convegni una parte dei quali inerenti i problemi del marxismo. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Crisi del marxismo: realtà storica o ideologia?’ (1982), ‘Marxismo in crisi o crisi dei marxisti?’ (1992), ‘Marxismo e ceti medi’ (1994). “”Tale unificazione del sapere viene teorizzata dal giovane Marx, nei Manoscritti del 1844, con l’abituale chiarezza: ‘Le ‘scienze naturali’ hanno svolto un’enorme attività e si sono appropriate di un materiale ognora crescente (…). Ma tanto più ‘praticamente’ la scienza della natura è penetrata, mediante l’industria, nella vita umana e l’ha riformata e ha preparato l’emancipazione umana dell’uomo, quanto più essa immediatamente ha dovuto completarne la disumanizzazione. L”industria’ è il ‘reale’ rapporto storico della natura, e quindi della scienza naturale, con l’uomo. Se, quindi, essa è intesa come rivelazione ‘essoterica’ delle ‘forze essenziali’ dell’uomo, anche la ‘umanità’ della ‘natura’ o la ‘naturalità’ dell’uomo è intesa. E dunque le scienze naturali perderanno il loro indirizzo astrattamente materiale, o piuttosto idealistico, e diventeranno la base della scienza ‘umana’, così come ora sono già divenute – sebbene in figura di alienazione – la base della vita umana effettiva; e dire che v’è ‘una’ base per la vita e un’altra per la ‘scienza’, questo è fin da principio una menzogna. (…).La storia stessa è una parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, della umanizzazione della natura. La scienza naturale, un giorno, sussumerà sotto di sé la scienza dell’uomo, come la scienza dell’uomo sussumerà sotto di sé la scienza naturale: non ci sarà che ‘una’ scienza””.”” (pag 69)”,”MAES-080″
“BARBAGALLO Antonino PALUMBO Orazio”,”Economia e società nell’età borbonica. Riflessioni e note sparse sul Meridione preunitario.”,”Dedicato ai difensori di Gaeta e ai “”briganti”” che difesero il Meridione d’Italia Libro ricevuto in omaggio dagli autori Lager di Fenestrelle: lager sabaudo dove morirono 25 mila prigionieri. Il motto di questo campo di concentramento era “”Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce”” antesignano del motto nazista “”arbeit macht frei”” (pag 58) BARBAGALLO Antonino insegna economia aziendale al Commerciale di Regalbuto. PALUMBO Orazio dirige il settore cultura del Comune di Paternò. Insieme hanno pubblicato ‘Il riformismo borbonico e la Sicilia’.”,”ITAB-277″
“BARBAGALLO Antonino”,”Il marxismo tra uomo e natura. Analisi critica della modernità.”,”BARBAGALLO Antonino insegna economia aziendale al Commerciale ‘Citelli’ di Regalbuto. Ha scritto vari libri sul tema (v. risvolto 4° copertina). E’ stato dirigente bancario.”,”TEOC-530″
“BARBAGALLO Corrado”,”La catastrofe di Nerone.”,”BARBAGALLO Corrado”,”STAx-227″
“BARBAGALLO Corrado”,”Attraverso i secoli. Che cosa è il materialismo storico. Gli Etruschi. Emilio Ollivier sconosciuto. Ruggero Bonghi. L’ultimo ministro dell’Italia liberale: Giolitti. Un solitario della politica: Napoleone Colajanni. nel paese di Maria: Lourdes.”,”BARBAGALLO Corrado Che cosìè il materialismo storico (pag 1-100)”,”STOx-149″
“BARBAGALLO Corrado SERENI Emilio RUSSO Luigi PIZZETTI Ildebrando LEVI Alessandro BACCHELLI Riccardo JEMOLO Arturo Carlo CANTIMORI Delio SALVATORELLI Luigi”,”Il 1848-1849. Conferenze fiorentine.”,”Contiene il saggio di Delio CANTIMORI ‘Realtà storica e utopia nel 1848 europeo’ (pag 159-160) “”Idee e sentimenti, che si riassumevano tutti nella gran parola: “”rivoluzione”” che era stata insomma brutalmente fermata dalla sconfitta napoleonica, e che sembrava volesse riprendere il suo corso. Essa ora nella sua forma più risoluta si ispirava agli scritti di Babeuf, ai discorsi di Robespierre, al libro del Buonarroti; aveva fatto le sue prove nei “”moti di Spagna, di Napoli, di Torino, di Parigi, delle Romagne””, (De Sanctis) e aveva il suo nemico nella Santa Alleanza. Come è noto, quelle idee e quegli uomini furono gli sconfitti del 1848: per pochi anni ancora (dopo il giugno parigino, dopo le sconfitte romana, veneziana, ungherese, del 1849), i rivoluzionari poterono sperare che il ‘movimento’ riprendesse; non mancò neppure chi poté sperare addirittura che a capo di esso si potesse porre Napoleone III: ma fu presto ben chiaro ai più acuti osservatori che, sia pure scomparso dalla scena il Metternich, l’Austria, simbolo della Santa Alleanza, aveva ripreso la sua potenza, anzi sembrava più salda, e che la “”razza dei diplomatici e dei preti incanutiti nei peccati””, come diceva sarcastico Enrico Heine, aveva ripreso i suoi diritti – e questo è l’aspetto che primo salta agli occhi -; ma fu chiaro anche che la vita politica e militare della società europea continuava a esser dominata dal giuoco delle grandi potenze, guidato dall’Inghilterra vittoriana e dalla autocrazia degli zar, e questa era la sostanza. “”Rivoluzione degli intellettuali”” ha chiamato perciò il movimento del 1848 uno storiografo e politico inglese di oggi (il Namier), con evidente dispregio per quelle illusioni e per quegli insuccessi, per quelle speranze e per quel fallimento, e con unilaterale riduzione di quegli ‘intellettuali’ a due categorie, “”nazionalisti””, com’egli si esprime, e “”costituzionali””: e ha concluso: “”attraverso il 1848 il controllo definitivo della macchina statale, e, più ancora, quello degli eserciti delle grandi potenze sul continente europeo rimase in mano ai conservatori; ed è questo che conservò la pace in Europa. La ‘rivoluzione degli intellettuali’ si esaurì senza raggiungere risultati concreti: lasciò la sua impronta soltanto nel regno delle idee””.”” (pag 159-160) (saggio di Delio CANTIMORI ‘Realtà storica e utopia nel 1848 europeo) “”La Lega dei Comunisti del 1847 e 1848 darà i suoi uomini migliori, e il suo ‘Manifesto’ e la sua critica della economia politica, cioè di quella scienza che sembrava dover guarire il “”corpo sociale ammalato””, come dicevano gli economisti, darà la sua idea e la sua potenza organizzativa alla Associazione Internazionale dei Lavoratori. E il ‘Manifesto del Partito comunista’ del 1848 sarà riprodotto, com’è noto, in capo alla prima costituzione uscita dalla Rivoluzione sovietica, dalla Rivoluzione russa d’ottobre. Qui c’è vera continuità di idee e di azione, qui è realtà storica, se dobbiamo giudicare come ci ha insegnato il Droysen; “”Fra i materiali storici sono anche le conseguenze di quelle cose che il nostro tema, il nostro problema ci ha indotto a studiare; conseguenze che i contemporanei non conoscevano e non presentivano. Quel che segue a grandi avvenimenti è quasi una dissezione ed una elaborazione ideale dei momenti che erano nascosti ed operavano in quegli avvenimenti stessi; … è diritto della considerazione storica considerare i dati di fatto nella luce che hanno raggiunto mediante le loro conseguenze…””. E’ noto del resto come Marx ed Engels, e poi, ad essi richiamandosi, Lenin, abbiano attribuito sempre grande importanza alle esperienze, dottrinali e politiche, del 1848, come Marx ed Engels ritornino spesso, spessissimo anzi, su quel periodo della storia del movimento socialista ed operaio europeo, giudicando in riferimento a quelle lotte le formazioni posteriori; del resto ciò non deve fare meraviglia, perché per Marx ed Engels quel momento costituisce un punto centrale della loro attività, alle cui esperienze si rifanno come tipiche punto di partenza originario, esemplare, per definire in forma classica, si potrebbe dire, l’essenza intima delle varie classi e delle loro tendenze: e ciò fin quasi sulla soglia del nuovo secolo”” [Delio Cantimori, Realtà storica e utopia nel 1848 europeo] (pag 171-172)”,”QUAR-082″
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Sulla Prima guerra mondiale: Capitolo XV. Le mediazioni difficili: pace e guerra, pubblico e privato, sviluppo e profitto [Dal neutralismo all’intervento; Nitti consulente di Pogliani nella fondazione della BIS; Capitale nazionale e capitale straniero; L’ardua ricerca del capitale americano; Per l’unità delle banche e l’espansione armonica; Bacini statali ed elettrificazione privata: il lago Nitti; Dalla “”Lucana”” alla SME: un difficile finanziamento felicemente concluso; Sostenitore e consulente di società elettriche; Notizie dell’interno dell’INA] Capitolo XVI. Una politica per l’economia di guerra. [Il ritorno sulla scena politica nel 1916; Critiche e suggerimenti al governo; In America, nel ’17; Per una svolta nella condotta della guerra; Accordo con Orlando, familiarità coi nazionalisti; La contrastata assunzione al Tesoro] Capitolo XVII. Il ministro e gli alleati [I primi provvedimenti sui cambi e per i combattenti; Tutto per la guerra e l’aiuto alleato; Ambizioni, capacità, conflitti, crisi; Un terribile inverno, senza grano e carbone; Attivismo bellico; contrasti nel governo; La Francia, il Vaticano, l’offensiva, la pace; La difficile ricerca di prestiti a Washington e a Londra; Il rafforzamento del cambio; Socialismo di guerra e nuova burocrazia; Consigli di amici, scontri ideali, intrighi di gabinetto; Il destino dei seguaci di San Francisco; La temuta offensiva, l’ostilità alleata, l’imprevista vittoria; Produzione, lavoro e sviluppo: un programma per il dopoguerra; Dimissioni sofferte per un migliore avvenire]”,”ITAE-327″
“BARBAGALLO Francesco”,”Stato, Parlamento e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno 1900-1914.”,”Questa ricerca fu avviata, nel 1970, su una indicazione di Giuseppe Galasso per una analisi della rappresentanza meridionale nel parlamento dell’Italia liberale.”,”ITAS-010-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Enrico Berlinguer.”,”Francesco Barbagallo è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca.”,”PCIx-018-FL”
“BARBAGALLO Francesco SALES Isaia a cura, relatori: Paolo MANCUSO Massimo AMODIO Ferdinando IMPOSIMATO Carmine NARDONE Amato LAMBERTI Vito FAENZA Andrea CINQUEGRANI Imma APREDA Salvatore LUBRANO Rita PENNAROLA Silvia TESSITORE Guglielmo ALLODI Antonio PASTORE Franco PELELLA”,”Rapporto 1990 sulla camorra.”,”Questo è il primo rapporto su di una organizzazione criminale preparato per iniziativa di una forza politica: Unione Regionale campana del PDS. Hanno collaborato docenti universitari, giornalisti, magistrati, operatori economici, parlamentari.”,”TEMx-009-FL”
“BARBAGALLO Francesco MANCUSO Paolo MELILLO Giovanni ed altri”,”Il potere della camorra (1973-1998).”,”Francesco Barbagallo (Salerno 1945) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca.”,”TEMx-010-FL”
“BARBAGALLO Antonino”,”La lunga marcia del ‘Capitale’. Un’avventura cui Marx ed Engels dedicarono la loro vita.”,”Antonino Barbagallo ha insegnato economia aziendale all’Istituto Commerciale “”Citelli”” di Regalbuto. E’ stato dirigente bancario, direttore di ‘Economia siciliana’, componente del Comitato regionale di controllo della Sicilia. Ha pubblicato ‘Pedagogia della partecipazione’ (con Sebastiano Barbagallo, Palermo, 1990), ‘La libertà della dialettica’ (Firenze, 1995), ‘Il riformismo borbonico e la Sicilia’ ed ‘Economia e società nell’età borbonica’ (con O. Palumbo, Paternò, 1997 e 2011), ‘L’illuminismo possibile (Paternò, 2011). Ha curato e commentato il ‘Manifesto del partito comunista’ (Palermo, 2003. Con Giacomo Borbone ha collaborato a ‘Voci del Novecento’ (Villasanta, BM, 2012). I suoi saggi sono apparsi sulle riviste: ‘Problemi’, ‘Marx Centouno’, ‘Il Calendario del Popolo’, ‘Marxismo Oggi’, ‘Marx Ahora’, ‘Essere comunisti’, ‘Critica marxista’. Louise Kautsky Freyberger. “”Dopo la morte di Marx (1883), ricadde solo su Engels il gravoso compito di guidare teoricamente il movimento socialista e di pubblicare i libri inediti del “”Capitale””. La casa londinese di Engels accentuò così il suo carattere di “”centrale”” del socialismo internazionale: punto di partenza e di arrivo della fitta rete di corrispondenza che il “”Generale”” intratteneva, in qualsiasi lingua, coi socialisti di tutto il mondo; luogo di ritrovo degli esiliati che si rifugiavano nella capitale inglese; riferimento essenziale dei massimi esponenti del Partito socialdemocratico tedesco, specialmente nel periodo delle leggi anti-socialiste varate in Germania (1878-1890). La capacità di Engels di occuparsi di tutti questi compiti era straordinaria, ma non c’è dubbio che essa fu favorita dalle condizioni di tranquillità in cui egli poté lavorare. Nei sette anni successivi alla morte di Marx (1883-1890), tali condizioni furono assicurate da Helene Demuth, per 40 anni governante fedele “”seconda madre”” di casa Marx, che Engels, dopo la morte dell’amico, accolse nella sua casa come governante. Dopo la morte della Demuth (fine 1890), gli ultimi cinque anni di vita di Engels furono illuminati dall’amicizia e dalla collaborazione di Louise Kautsky (poi Freyberger), una giovane socialista viennese che Engels volle assolutamente accanto a sé, come segretaria e governante della casa. Engels aveva conosciuto Louise (nata Strasser, 1860-1950) come moglie di Karl Kautsky, uno dei massimi esponenti della socialdemocrazia tedesca. La giovane donna si guadagnò subito la simpatia del “”Generale””, che ne parlò a Laura Marx Lafargue come di un “”nice little body”” (marzo 1885). I coniugi Kautsky frequentarono casa Engels per svariati anni (1885-1888), durante i quali la stima e l’affetto di Engels per la ragazza non fecero che crescere. Ciò spiega l’enorme dispiacere di Engels, quando, nell’autunno del 1888, il rapporto tra Karl Kautsky e Louise entrò in crisi (…). Il 28 gennaio del 1889 Engels propone a Karl Kautsky di occuparsi della trascrizione e della pubblicazione del IV libro del “”Capitale”” (Le ‘Teorie del plusvalore’). Ma la proposta è in realtà diretta ad entrambi i coniugi, come si evince da diversi passi della lettera: Louise potrà scrivere ciò che Karl le detterà e tale lavoro le sarà sicuramente congeniale. Inoltre, nessun problema per trasferirsi da Vienna a Londra: Karl avrà un buon compenso per due anni; casa e mobilio si potranno trovare per poca spesa. Engels ha fatto ai coniugi Kautsky una proposta che è davvero difficile rifiutare: lavorare sui manoscritti di Marx – e a stretto contatto con il “”Generale”” – è un onore eccezionale, un privilegio che può toccare solo a poche persone (a Bernstein, oltre che a Kautsky). Eppure l’accettazione della proposta resta in sospeso ancora per molti mesi. La causa non sta soltanto negli impegni di studio e di lavoro di Louise, che sta frequentando un corso di ostetricia, ma soprattutto nel riemergere della crisi coniugale che sembrava superata. Dopo svariati mesi, Engels deve prendere atto della rottura definitiva, pur rassicurando Karl circa la prosecuzione del progetto concordato: “”questa volta nei vostri rapporti non può cambiare nulla di ciò che ti proposi riguardo al manoscritto del IV libro”” (lettera del 15.9.1889). E, infatti, Karl Kautsky si stabilisce a Londra nei mesi successivi (novembre 1889-fine marzo 1890) per essere istruito da Engels sulla decifrazione dei manoscritti marxiani. (…) Il destino si manifesta presto in modo doloroso. Helene Demuth, la donna che gli aveva assicurato “”la calma per lavorare””, muore il 4.11.1890, dopo una breve ma impietosa malattia. Engels è affranto e scrive (5.11) a Sorge: «Ora sono di nuovo solo (…). Cosa ne sara di me non lo so. Rimpiangerò anche i suoi consigli così meravigliosamente pieni di tatto negli affari di partito». (…) Louise non impiega molto a decidere e, prima della fine del mese (novembre 1890), è a Londra, in tempo per festeggiare il 70° compleanno di Engels, assieme ai massimi esponenti del Partito socialdemocratico tedesco (Bebel, Liebknecht, Singer) e in mezzo a un mucchio di lettere e telegrammi giunti da ogni parte d’Europa. (…) Louise non rinuncia a crescere politicamente e a darsi un ruolo pubblico. Il 3 maggio del 1891 è – assieme a Engels, Sam Moore, Aveling e Eleanor Marx – nella tribuna di una grande manifestazione a Hyde Park. Nel luglio dello stesso anno partecipa, come delegata austriaca, al III Congresso della Seconda Internazionale. (…)”” (pag 126-129) [Antonino Barbagallo, ‘La lunga marcia del ‘Capitale’. Un’avventura cui Marx ed Engels dedicarono la loro vita’, Edizioni La Ginestra, Belpasso, 2019] Luise Kautsky (11 August 1864 – 8 December 1944) was a German politician and member of the USPD. Luise Kautsky was a Socialist and active Social Democrat. She married the prominent Marxist theorist Karl Kautsky.[1] She was also a friend of Rosa Luxemburg and Berlin city councilor for the USPD. In 1938, because she was Jewish, she had to flee to Prague and then the Netherlands. In 1944 she was deported from Westerbork to Auschwitz, where she died from heart failure. (wikip) Louise Kautsky Freyberger, Lebensdaten 1860 bis 1950 Beruf/Funktion Sekretärin von Friedrich Engels; Namensvarianten; Strasser, Louise (geborene); Freyberger, Louise (verheiratete); Kautsky, Louise Ludwig Freyberger war der Sohn des Steueroberinspektors Ludwig und seiner Frau Amalia Freyberger. In Krems besuchte er das k.k. Gymnasium und erhielt 17. Juli 1883 das Zeugnis der Reife. Ab dem Wintersemester 1883/1884 studierte er Medizin an der Universität Wien. Nach der Promotion am 7. Juni 1889 war er als Assistent von Professor Carl Wilhelm Hermann Nothnagel in Wien tätig. Anfang November 1892 ging Freyberger nach London, wo er nach Angabe von Karl Kautsky Friedrich Engels mit einer Empfehlung von Engelbert Pernerstorfer aufsuchte. Nach Tätigkeiten in verschiedenen Londoner Krankenhäusern wurde er 1896 Mitglied der Pathological Society of London. Als bestellter Sachverständiger untersuchte er unter anderem die Fälle des Seriengiftmörders George Chapman, des Bergwerksbesitzers und Bilanzfälschers James Whitaker Wright (1846–1904) sowie des amerikanischen Journalisten und Schriftstellers Harold Frederic. Er stand mit August Bebel im Briefwechsel [1] für eine Ausgabe von dessen Die Frau und der Sozialismus.[2] Dafür analysierte er das Buch von Alfred Hegar: Der Geschlechtstrieb. Eine social-medicinische Studie. Stuttgart 1894 auch in der Neuen Zeit. Freyberger heiratete im Februar 1894 Louise Kautsky (1860–1950), die bis 1889 mit Karl Kautsky verheiratet gewesen war.[3] Am 6. November 1894 wurde die Tochter Louise Frieda (1894–1977) geboren.[4] Mit Friedrich Engels lebte die Familie in einem Haus in der Regent’s Park Road 41. Ludwig Freyberger wurde der letzte Hausarzt von Friedrich Engels. Dieser bedachte ihn in seinem Testament, nachdem Freyberger ihn stets kostenlos behandelt hatte.5“,”MAES-196”
“BARBAGALLO Francesco; DI-DONATO Riccardo”,”Potere politico ed economia assistita nel Mezzogiorno repubblicano (Barbagallo); Preistoria di Ernesto De Martino (Di Donato).”,”Macchioro maestro del giovane Ernesto De Martino. “”A Trieste, lontano dalla famiglia, Macchioro vive come una liberazione l’allontanamento dal lavoro in seguito all’applicazione delle leggi razziali. E’ il 2 febbraio del 1939: “”Da ieri infatti sono libero: Vittorio Macchioro è morto nel modo più semplice di questo mondo: è morto di senilità o di paralisi progressiva. Morì verso le ore 18 del giorno 31 gennaio e me ne andai senza altre cerimonie. Il momento in cui mi chiusi dietro la schina l’uscio dell’ufficio fu uno di quei momenti che non si dimenticano più. Non vi posso descrivere, il senso di libertà oceanica che sento””. De Martino sembra essere, a questo punto, vicino con maggiore affetto (…). (pag 241)”,”STOx-315″
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal camorrista plebeo al criminale imprenditore: una modernizzazione riuscita.”,”L’autore cita in nota gli studi sulla camorra di M. Monnier, P. Villari, G. Fortunato, G. Alongi, A. De Blasio, Arturo Labriola (La leggenda della camorra, Napoli, 1911)”,”ITAS-230″
“BARBAGALLO Francesco a cura, saggi di Marcella MARMO Giulio MACHETTI Giuseppe ACOCELLA Antonio PALERMO Mauro CALISE Carlo FIORE Guido D’AGOSTINO Pasquale COLELLA Amato LAMBERTI Corrado GUGLIELMUCCI Nicola DI GUGLIELMO Amalia SIGNORELLI Adele NUNZIANTE CESARO Giuseppe FIORENZA Fabio MAZZIOTTI Laura ALENI SESTITO”,”Camorra e criminalità organizzata in Campania.”,”Francesco Barbagallo è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca. Marcella Marmo è professore di Storia sociale nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Giulio Machetti è ricercatore di Storia contemporanea nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Giuseppe Acocella è professore di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Napoli. Antonio Palermo è professore di Letteratura italiana nell’Università di Napoli. Mauro Calise è professore di Scienza della politica nell’Università di Salerno. Carlo Fiore è professore di Diritto penale nell’Università di Napoli. Guido D’Agostino è professore di Storia delle istituzioni parlamentari nell’Università di Napoli. Pasquale Colella è professore di Diritto canonico nell’Università di Salerno. Amato Lamberti è ricercatore di Sociologia nell’Università di Napoli. Corrado Guglielmucci è magistrato negli Uffici giudiziari di Napoli. Nicola Di Guglielmo è generale della Guardia di Finanza. Amalia Signorelli è professore di Antropologia culturale nell’Università di Napoli. Adele Nunziante Cesaro è professore di Psicologia differenziale nell’Università di Napoli. Giuseppe Fiorenza è docente negli Istituti medi. Fabio Mazziotti è professore di Diritto del lavoro nell’Università di Napoli. Laura Aleni Sestito è ricercatore di Psicologia nell’Univesità di Napoli.”,”ITAS-049-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal ’43 al ’48. La formazione dell’Italia democratica.”,”Questo saggio è tratto dal volume ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ pubblicato da Einaudi. Contiene il capitolo: – Dal fascismo alla liberazione. In particolare il paragrafo: – La resistenza, le fratture, l’indifferenza”,”ITAR-041-FV”
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Francesco Barbagallo è nato a Salerno nel 1945. É stato borsista di scienza della politica all’Università di Firenze, poi presso l’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli, quindi assistente di Storia moderna nell’Università di Napoli e docente di storia delle istituzioni politiche nell’Università di Salerno. Ha collaborato a Nord e Sud, Rivista storica italiana, Paese Sera, collabora all’Unità e Rinascita. É ordinario di storia dei partiti e dei movimeti politici nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli. Dirige la sezione di storia dell’Istituto Gramsci e la rivista Studi storici.”,”BIOx-075-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Francesco Barbagallo è nato a Salerno nel 1945. È stato borsista di scienza della politica nell’Università di Firenze, poi presso l’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. Quindi assistente di Storia moderna nell’Università di Napoli e docente di storia delle istituzioni politiche nell’Università di Salerno. Ha collaborato a ‘Nord e Sud’ e alla ‘Rivista storica italiana’, Paese sera, L’Unità, Rinascita. Tra i suoi scritti ‘Lavoro ed esodo nel Sud, 1961-1971 (Napoli, 1973). Tra i vari capitoli: Cap. XXV. Tramonto liberale: il nemico è Giolitti. La prospettiva celata. L’incontro mancato con D’Annunzio e Mussolini. L’illusione liberale, la sconfitta socialista. La trattativa ineguale fra Nitti e Mussolini. Patti leonini: il discorso di Lauria (pag 448-459)”,”BIOx-035-FSD”
“BARBAGLI Marzio KERTZER David I. a cura; saggi di Massimo LIVI BACCI e Marco BRESCHI Rossella RETTAROLI Chiara SARACENO Maura PALAZZI Pier Paolo VIAZZO e Dionigi ALBERA Anna OPPO Giovanna DA MOLIN Raul MERZARIO Angiolina ARRU Giovanni LEVI”,”Storia della famiglia italiana, 1750-1950″,”Saggi di Massimo LIVI BACCI e Marco BRESCHI Rossella RETTAROLI Chiara SARACENO Maura PALAZZI Pier Paolo VIAZZO e Dionigi ALBERA Anna OPPO Giovanna DA MOLIN Raul MERZARIO Angiolina ARRU Giovanni LEVI. BARBAGLI insegna sociologia nell’ Università di Bologna. E’ autore di studi sulla stratificazione e la mobilità sociale. KERTZER insegna antropologia al Bowdoin College di Brunswick (USA). “”Uno degli sviluppi più importanti dell’ ultimo ventennio negli studi di storia della famiglia è stato l’ emergere di una prospettiva di analisi basata sul concetto di corso della vita. Questa impostazione ha il merito di far pensare alle connessioni esistenti fra le grandi trasformazioni storiche e i cambiamenti che avvengono nella vita degli individui. (…) Se per esempio troviamo che, in una data comunità, ed in un determinato momento, un quarto delle famiglie erano multiple e tre quarti nucleari, si può pensare che la popolazione seguisse due diversi modi di formazione della famiglia: una parte di essa si rifaceva alla regola di residenza patrilocale, l’ altra invece a quella neolocale. Tuttavia come vari studiosi hanno rilevato (Berkner 1972; 1975), possiamo in realtà trovarci di fronte ad una situazione in cui tutti seguono lo stesso modo di formazione della famiglia, ma il censimento ha colto le varie persone in momenti diversi del loro corso di vita””. (pag 24)”,”ITAS-078″
“BARBAGLI Marzio”,”Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo.”,”Marzio BARBAGLI insegna sociologia all’ Università di Bologna. “”Dunque, a differenza di Shorter, Stone ritiene che la famiglia nucleare domestica chiusa preceda di un un lungo periodo di tempo l’ industrializzazione e sia di conseguenza del tutto indipendente da questa. Secondo Stone, il formarsi di questo nuovo tipo di famiglia va ricondotto invece alla nascita dell’ “”individualismo affettivo””, cioè ai profondi mutamenti avvenuti nel modo in cui “”l’ individuo considerava se stesso in rapporto alla società (l’ affermarsi dell’ individualismo) e nel modo in cui si comportava e sentiva nei confronti di altri esseri umani, da un lato la moglie ed i figli, dall’ altro i genitori ed i parenti (l’ affermarsi dell’ affetto)””. E la nascita di questo nuovo complesso di valori è a sua volta dovuta a numerosi fattori di ordine economico, sociale e politico.”” (pag 269)”,”ITAS-087″
“BARBAGLI Marzio”,”Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente.”,”BARBAGLI Marzio insegna sociologia nell’Università di Bologna. “”I dati esistenti – scrisse nel 1879 Enrico Morselli – mostrano “”questo fatto dolorosissimo, che il suicidio è andato e va tuttora aumentando dal principio del secolo in quasi tutti gli stati civili dell’Europa e del Nuovo mondo”” (1). “”Da un secolo a questa parte”” – ripeté una ventina d’anni dopo Durkheim – si è prodotto un “”enorme incremento delle morti volontarie”” (2). Come vedremo, timori analoghi erano già stati espressi molte altre volte in passato, a partire almeno dal Cinquecento Diversa fu tuttavia la spiegazione che ne veniva fornita dagli studiosi ottocenteschi. Il numero annuo di suicidi – osservò nel 1846 Karl Marx – non è altro che “”il sintomo della deficiente organizzazione della nostra società”” (3). Uccidersi, “”che un tempo era l’invidiabile privilegio delle classi superiori, è diventato di moda in Inghilterra anche tra i proletari, e molti poveri si uccidono per sfuggire alla miseria, dalla quale non sanno come salvarsi altrimenti”” (4), aggiunse Friedrich Engels”” [Marzio Barbagli, Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente, 2009] (pag 31) [(1) Morselli (1879, 51); (2) Durkheim (1897, trad. it. 1969, 437); (3) Plaut e Anderson, ‘Marx on Suicide’ (1999, 47); Engels (1845, trad. it. 1973, 152)]”,”STOS-160″
“BARBAGLI Marzio”,”Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973).”,”Marzi Barbagli è nato a Montevarchi, Arezzo, nel 1938. Si è laureato a Firenze e ha insegnato Sociologia presso l’Università di Bologna. E’ autore con M. Dei, del volume ‘Le vestali della classe media’ (Il Mulino, 1969) e ha curato la raccolta di saggi ‘Scuola potere e ideologia’, il Mulino, 1972.”,”GIOx-094″
“BARBAGLI Marzio SARACENO Chiara”,”Separarsi in Italia.”,”Marzio Barbagli insegna Sociologia nell’Università di Bologna. Chiara Saraceno insegna Sociologia della famiglia nell’Università di Torino. (1998)”,”ITAS-193″
“BARBAGLI Marzio”,”Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973).”,”Marzi Barbagli è nato a Montevarchi, Arezzo, nel 1938. Si è laureato a Firenze e ha insegnato Sociologia presso l’Università di Bologna. E’ autore con M. Dei, del volume ‘Le vestali della classe media’ (Il Mulino, 1969) e ha curato la raccolta di saggi ‘Scuola potere e ideologia’, il Mulino, 1972. All’interno del capitolo II, ‘Disoccupazione intellettuale e analfabetismo’: Paragrafo quarto: L’emigrazione intellettuale (pag 49-) Paragrafo quinto: La disoccupazione nelle varie categorie intellettuali (pag 60-) Paragrafo sesto: L’espansione della burocrazia (pag 65-) Capitolo sesto: ‘Istruzione e mercato del lavoro nel periodo fascista’ (pag 211-)”,”GIOx-007-FV”
“BARBAGLI Marzio SARACENO Chiara a cura; saggi di Gabriella GRIBAUDI Diana VINCENZI AMATO Alessandra RIGHI Paolo DE-SANDRE Maria CASTIGLIONI e Gianpiero DALLA ZUANNA Linda Laura SABBADINI Valerio POCAR Marzio BARBAGLI Antonio SANTINI Gustavo DE-SANTIS Paola RONFANI Franca PIZZINI Simonetta PICCONE STELLA Rosella PALOMBA Maria BONATO Laura TERRAGNI Luisa LEONINI Rossana TRIFILETTI Elisabetta CIONI Daniela DEL-BOCA Guido MAGGIONI Anna Laura ZANATTA Rosella RETTAROLI Adele MENNITI e Susanna TERRACINA Carla FACCHINI Antonio TOSI Chiara SARACENO Nicoletta BOSCO Nicola ROSSI Giovanni B. SGRITTA”,”Lo stato delle famiglie in Italia.”,”Saggi di Gabriella GRIBAUDI Diana VINCENZI AMATO Alessandra RIGHI Paolo DE-SANDRE Maria CASTIGLIONI e Gianpiero DALLA ZUANNA Linda Laura SABBADINI Valerio POCAR Marzio BARBAGLI Antonio SANTINI Gustavo DE-SANTIS Paola RONFANI Franca PIZZINI Simonetta PICCONE STELLA Rosella PALOMBA Maria BONATO Laura TERRAGNI Luisa LEONINI Rossana TRIFILETTI Elisabetta CIONI Daniela DEL-BOCA Guido MAGGIONI Anna Laura ZANATTA Rosella RETTAROLI Adele MENNITI e Susanna TERRACINA Carla FACCHINI Antonio TOSI Chiara SARACENO Nicoletta BOSCO Nicola ROSSI Giovanni B. SGRITTA Barbagli insegna Sociologia nella Facoltà di Statistica dell’Università di Bologna; Chiara Saraceno insegna Sociologia della famiglia nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAS-218″
“BARBAGLI Marzio”,”Immigrazione e reati in Italia.”,”Marzio Barbagli è nato a Montevarchi (AR) nel 1938. Si è laureato a Firenze ed insegna attualmente Sociologia presso l’Università di Bologna. É autore (con M. Dei) del volume Le vestali della classe media ed ha curato una raccolta di saggi dal titolo Scuola, potere e ideologia. Questo è il primo studio di storia sociale nella scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni. Basandosi su una ricca documentazione e su una grande quantità di dati statistici, Barbagli cerca di ricostruire e di interpretare l’andamento dell’istruzione italiana (soprattutto quella secondaria e superiore) negli ultimi cento anni. Egli dimostra che la disoccupazione intellettuale, ben lungi dall’essere un fenomeno nuovo, è stata una caratteristica endemica della società italiana dal 1880 ad oggi, insieme all’analfabetismo o al basso livello di istruzione di una gran parte della popolazione.”,”ITAS-073-FL”
“BARBAGLI Marzio”,”Immigrazione e criminalità in Italia.”,”Marzio Barbagli è nato a Montevarchi (AR) nel 1938. Si è laureato a Firenze ed insegna attualmente Sociologia presso l’Università di Bologna. É autore (con M. Dei) del volume Le vestali della classe media ed ha curato una raccolta di saggi dal titolo Scuola, potere e ideologia. Questo è il primo studio di storia sociale nella scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni. Basandosi su una ricca documentazione e su una grande quantità di dati statistici, Barbagli cerca di ricostruire e di interpretare l’andamento dell’istruzione italiana (soprattutto quella secondaria e superiore) negli ultimi cento anni. Egli dimostra che la disoccupazione intellettuale, ben lungi dall’essere un fenomeno nuovo, è stata una caratteristica endemica della società italiana dal 1880 ad oggi, insieme all’analfabetismo o al basso livello di istruzione di una gran parte della popolazione.”,”ITAS-074-FL”
“BARBALACE Giuseppe”,”Genova in età giolittiana.”,”Contiene il capitolo: – ‘I porti non hanno ringhiere: riformisti e sindacalisti rivoluzionari (pag 57-70) Libro incentrato sulla figura e l’opera dell’avvocato Luigi Murialdi, che impersona il “”contrattualismo riformista””. Murialdi , deputato di Acqui nel 1913 e di Alessandria nel 1919, entrerà nel primo gabinetto Nitti come sottosegretario di Stato per gli approvvigionamenti e i consumi alimentari . Barbalacve, Univ. di Roma III, lettere e filosofia “”Per il porto di Genova, primo novecento, valgono i versi di Luigi Pulci ripresi dal ‘Morgante’: “”Il mio nome è Margutte ed ebbi voglia, anch’io, d’esser gigante / poi, mi pentii quando al mezzo fui giunto””. Si potrebbe anche dire: il gigante Morgante (Marsiglia, Amburgo, Rotterdam) e il mezzo gigante Margutte (Genova). Latitante, nella Genova dell’età giolittiana, è una moderna cultura imprenditoriale…”” (dalla quarta di copertina)”,”LIGU-092″
“BARBALUCCA Giuseppe”,”Malato e malattia oggi.”,”Giuseppe Barbalucca, laureato in medicina e sociologia, come medico si è dedicato alla patologia clinica, cioè alle basi biologiche della medicina; come sociologio alle basi psico-sociali della malattia e al problema della violenza nelle attuali società avanzate. Giornalista professionista, è stato inviato speciale di alcuni quotidiani. Ha insegnato anatomia e antropologia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Breve storia dell’anatomia’ (1981). “”Se Platone costruisce con la sua ‘Repubblica’ un modello ideale di Stato, seguendo un procedimento logico soltanto deduttivo, cioè in linea diretta, avulso dai dati dela realtà e perciò indifferente alla sua realizzazione effettiva, Tommaso D’Aquino, Thomas More e Tommaso Campanella sembrano invece propensi a riconoscere il divario fra la loro costruzione utopistica (teoria) e la possibilità di realizzarla (pratica), senza peraltro rinunciare a perseguire una soluzione fondata sulla giustizia. In altre parole, mentre Platone disconosce del tutto il valore dei fatti, che considera illusori e fuorvianti, gli utopisti dopo il ‘500 (More, 1517; Campanella, 1620), e in un certo senso la filosofia politica di Tommaso D’Aquino, riconoscono che i fatti sono un punto di partenza, o comunque di riferimento, da cui non si può prescindere. È, il loro, un passaggio necessario per giungere, con l’affermarsi del metodo scientifico, al riconoscimento che teoria e pratica non sono espressioni antitetiche ma correlative: che la pratica è la base fattuale, direi biologica, della conoscenza, e la teoria costituisce l’organizzazione sistematica, direi culturale, della pratica. È la loro unione, inseparabile, che rende il concetto stesso di «pensiero». Ma il grande merito di Platone è l’aver posto le basi ‘dialettiche’ della costruzione dello Stato. Quando afferma che «bisogna dare il potere ai filosofi o educare i re alla filosofia», egli pensa alla ‘facoltà dialettica’, a cui fondamento sta la pratica del dialogo, cioè la disponibilità a dire e farsi dire, così che ne venga fuori la verità. «Credi tu che persone incapaci di condurre e sostenere una discussione (di dare e intendere ragione di una cosa) sapranno mai qualcosa di ciò che noi riteniamo si debba sapere?». Per Platone è dialettico colui che dimostra «la capacità di interrogare e rispondere il più scientificamente possibile»”” (cit. da ‘Repubblica’)”” (pag 57-58)”,”SCIx-039-FV”
“BARBANO Filippo”,”La sociologia in Italia. Storia, temi e problemi (1945-60).”,”Carocci editore nuova denominazione della NIS La Nuova Italia Scientifica BARBANO Filippo è stato tra i protagonisti della rinascita della sociologia in Italia nel secondo dopoguerra. Ha insegnato Sociologia e Storia del pensiero sociologico a Torino e a Trento. Studioso di Robert K. Merton, he ha introdotto il pensiero nel nostro paese. “”Negli anni Cinquanta, Ferrarotti aveva a lungo informato sulla situazione sindacale industriale ed operaia negli USA; negli anni Sessanta, la classe operaia statunitense, ad osservatori come Laura Balbo non sembrava affatto, se lo era mai stata, così mobile ed acculturata alla democrazia industriale: un’altra ambivalenza. Da un lato, l’esperienza ferrarottiana della fabbrica-comunità territoriale Olivetti era orientata ed inclinava ad un comunitarismo politico ispirato all’omonimo Movimento di Comunità ma che rischiava di proporre, come si diceva allora, l’azienda “”dalla culla alla tomba””. Tuttavia non è negabile, ed ora appare tanto più vero, che nella proiezione territoriale della fabbirca c’erano ‘in nuce due’ realtà della massima importanza e che saranno messe nel più grande risalto dai disastri ambientali ed urbani, dei quali ci si comincerà ad accorgere solo negli anni Settanta (…)”” (pag 410)”,”TEOS-223″
“BARBANO Filippo GARELLI Franco NEGRI Nicola OLAGNERO Manuela”,”Strutture della trasformazione. Torino, 1945-1975.”,”Molto citato Gramsci.”,”ITAS-013-FP”
“BARBANO Filippo a cura; saggi di Paolo CHIUNI e Andrea ROLLI Anna Maria BONO Filippo BARBANO”,”Le “”150 ore”” dell’emarginazione. Operai e giovani degli anni ’70.”,”Anna Maria Bono, Palo Chiuni, Andrea Rolli e Gianni Perosino che hanno lavorato al corso delle 150 ore e ne hanno trascritto cronache e risultati, operano a vario titolo come ricercatori presso l’Istituto di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”GIOx-004-FMB”
“BARBANO Filippo SOLA Giorgio”,”Sociologia e scienze sociali in Italia, 1861-1890. Introduzioni critiche e repertorio bibliografico.”,”Filippo Barbano ideò il progetto del Repertorio fin dai primi anni ’70. Giorgio Sola a cui va il merido della raccolta bibliografica.”,”TEOS-023-FMB”
“BARBANO Filippo, a cura; saggi di Luigi BERZANO Roberto BONINO Emanuele BRUZZONE Paolo CHIUNI Andrea ROLLI Donatella SIMON”,”Progetto Torino. Sette ricerche per una città. 2. Le frontiere della città. Casi di marginalità e servizi sociali.”,”In apertura citazione di Rosa Luxemburg ‘L’ospizio dei poveri’, 1912 e di Franco Basaglia e Giovanna Galllio Vedi articolo di Rosa Luxemburg ‘Nel dormitorio’ a cura di Maria TURCHETTO, DEP, DEPORTATE ESULI PROFUGHE, RIVISTA ELETTRONICA DI STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE, pag 1-5 (in allegato esterno) (fonte: Rosa Luxemburg ‘Dans l’asile de nuit. Suivi de Lettres de ma prison’ , L’Herne, Paris, 2007) (v. Archiv)”,”ITAS-013-FMB”
“BARBANTI BRODANO Francesca”,”Un Uomo, un Tempo. Bologna 1870-1900. Inizi del Socialismo. Vita, cultura, politica.”,”L’autrice è la figlia dell’avvocato Giuseppe Barbanti Brodano.”,”MITS-357″
“BARBARANELLI Fabrizio”,”Manuale dell’agitatore operaio. Salari, istituti normativi, contratti, accordi interconfederali.”,”BARBARANELLI F. segretario della Camera del Lavoro di Civitavecchia.”,”SIND-098″
“BARBAROSSA Imma RICCIARDELLI Simona a cura; Contributi di Lidia MENAPACE Gabriella BONACCHI Aldo TORTORELLA Christiane REYMANN Guido D’AGOSTINO Nadia NAPPO SImona RICCIADELLI Ingeborg HUNZIGER Lidia CIRILLO Domenico JERVOLINO Maria Letizia PELOSI Scipione SEMERARO Fausto BERTINOTTI Imma BARBAROSSA”,”La Rosa e le spine. Atti del seminario internazionale su Rosa Luxemburg, Napoli, Bagnoli, Città della Scienza, 4 dicembre 2004.”,”Contributi di Lidia MENAPACE Gabriella BONACCHI Aldo TORTORELLA Christiane REYMANN Guido D’AGOSTINO Nadia NAPPO SImona RICCIADELLI Ingeborg HUNZIGER Lidia CIRILLO Domenico JERVOLINO Maria Letizia PELOSI Scipione SEMERARO Fausto BERTINOTTI Imma BARBAROSSA”,”LUXS-045″
“BARBASH Jack”,”Dinamica dei sindacati americani. (Tit. orig.: Labor Unions in Action. A Study of the Mainsprings of Unionism)”,”A proposito del sindacalismo comunista i due migliori libri sono quelli di David J. SAPOSS, ‘Left-Wing Unionism’ e Lewis LORWIN ‘Labor and Internationalism’. Particolari situazioni del s.c. sono trattate con maggiore o minore simpatia nelle autobiografie di Bill HAYWOOD, di FOSTER, Morris HILLQUIT ‘Lose Leaves from a Busy Life’ (New York, MACMILLAN, 1934), Fred E. BEAL, ‘Proletarian Journey’ (New York, HILLMAN-CURL, 1937), Benjamin GITLOW, ‘I confess’ (NY, E.P. DUTTON, 1940). L’azione del sindacalismo c. nei singoli sindacati è illustrata nelle opere di SEIDMAN ‘The Needle Trades’, Vernon JENSEN ‘Lumber and Labor’ (NY., RINEHART & CO, 1945), James WECHSLER, ‘Labor Baron’. Lo studio più recente è qello del Research Institute of America ‘Communists in Labor Unions’ (NY, 1946). Titolo originale: ‘Labor Unions in Action. A Study of the Mainsprings of Unionism’, HARPER. NY. 1948″,”MUSx-043″
“BARBATI Vittorio a cura; saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI”,”La pace fredda. Speranze e realtà della sicurezza europea.”,”Saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI.”,”RAIx-125″
“BARBATI Vittorio a cura; saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI”,”La pace fredda. Speranze e realtà della sicurezza europea.”,”Saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI Tra i capitoli: Forza e debolezza della CEE Riflessi mondiali di un nuovo equilibrio europeo L’ ‘atlantismo’ della Cina “”Anche per quanto riguarda le forze convenzionali dei paesi Cee si possono fare solo delle brevissime considerazioni. Ad eccezione di quelle francesi (com’è noto, dal 1966, la Francia è uscita dall’ organizzazione militare della Nato, pur continuando a far parte dell’ Alleanza), queste forze sono strutturate in funzione di impostazioni strategiche “”atlantico-nazionali””, la cui validità, sia sotto il proflo “”atlantico”” che sotto il profilo “”nazionale””, è condizionata dalla presenza determinante, in Europa e nelle aree marittime che circondano l’ Europa, di consistenti forze americane (con tutto il loro arsenale di armi atomiche tattiche e con il sostegno alle spalle, della riserva strategica e del deterrente nucleare degli Stati Uniti). Bisogna dire chiaramente che, senza la presenza americana, le forze militari dei paesi europei della Nato (membri e non membri della Comunità) avrebbero ben scarso significato”” (pag 103-104) “”I cinesi vedono in sostanza un’ evoluzione in due fasi: nella prima l’ Europa occidentale e il Giappone non rinunciano alle vecchie alleanze: non è possibile fare a meno di colpo di forze che hanno un ruolo centrale nella difesa europea, garantendo in misura notevole la “”credibilità”” dell’ ombrello nucleare americano. In questa fase, i due poli si pongono già però, per il loro stesso emergere, in contrapposizione all’ URSS, dando respiro alla Cina. In un secondo tempo, lo sviluppo delle contraddizioni con gli Stati Uniti costringerà la Comunità Europea (dotatasi nel frattempo di una difesa integrata e più autonoma) e il Giappone di rendersi autonomi da Washington, dando luogo ad una situazione strategica più equilibrata di quella attuale, che- ove non mutasse- nel lungo periodo rischierebbe di “”integrare”” anche la Cina”” (pag 129)”,”EURx-157″
“BARBER Malcolm”,”La storia dei templari. Vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri.”,”BARBER Malcolm è lettore di storia medievale presso l’ Università of Reading in Gran Bretagna. E’ uno dei più accreditati studiosi dei Templari. L’ ordine del Tempio, fondato nel 1119 per proteggere i pellegrini nei dintorni di Gerusalemme si sviluppò fino a diventare una delle più potenti corporazioni del mondo medievale e rimase in vita per quasi due secoli. Il re di Francia, Filippo IV il Bello nel 1307 avviò i processi per eresia contro i ricchi e potenti templari, utilizzando la tortura e comminando condanne a morte per i cavalieri templari. L’ ordine fu sciolto nel 1312 per disposizione di papa Clemente V. “”L’ archivio centrale dell’ ordine, contenente documenti che sarebbero stati di enorme importanza per ricostruire le sue attività in Oriente, scomparve improvvisamente dopo la soppressione, lasciando solo vaghe tracce della propria esistenza. La perdita per gli storiografi seri è incalcolabile (…)”” (pag 356)”,”RELC-146″
“BARBER William J.”,”Historia del pensamiento económico.”,”””L’ analisi di Marx della instabilità cronica del capitalismo conteneva il germe di una teoria del ciclo economico. Anche se la sua posizione gli permetteva di sottolineare che l’ intricato sistema di produzione e di scambio lo rendeva estremamente vulnerabile e sensibile alle perturbazioni, si collocava molto vicino alla tradizione classica della Legge di Say per fornire una dimostrazione sistematica delle fluttuazioni cicliche”” “”Aun cuando su posición le permitía subrayar quel lo intricado del sistema de producción e intercambio lo hacía vulnerable y altamente sensible a las perturbaciones, estaba demasiado cerca de la tradición clásica de la Ley de Say para suministrar una demostración sistemática de las fluctuaciones cíclicas. En su sistema no podía haber ninguna deficiencia en la domanda total; sólo los capitalistas estaban en posición de ahorrar; y lo que ahorraban iba a gastos de inversión””. (…)”” (pag 141)”,”TEOC-410″
“BARBER Richard J.”,”Le Pouvoir américain. Les grandes sociétés, leur organisation, leur puissance politique.”,”BARBER Richard J. ex professore presso la facoltà di diritto di Yale, ex consigliere tecnico della sottocommissione anti-trust del Senato a Washington. Fondo Davoli Rivoluzione scientifica e tecnologica. Le spese per la ricerca e sviluppo (R&S) sul PIL. “”Jusqu’aux premières années de la décennie 50, nos dépenses de R&D étaient relativement faibles. Elles n’ont crevé le plafond qu’en 1953, en sextuplant et en représentant alors pour la première fois une part du PNB triple de ce qu’elle avait eté en 1945. Aujourd’hui, la R&D est devenue un facteur essentiel du l’activité économique. Depuis quinze ans, alors que doublait notre PNB, les dépenses de R&D augmentaient, elles, de 400%. La comparaison est encore plus frappante quand on la fait avec l’avant-guerre. En 1930, la recherche coûtait dans les 166 millions de dollars. En 1945, ce prix était passé tout doucement à 345 millions. Et elle n’avait jamais coûté, pendant les années de guerre, plus de 600 millions de dollars par an. Avant la Seconde Guerre mondiale, les dépenses de R&D ne dépassaient à aucun moment 0,5% du PNB. Et même en 1948, elles étaient encore inférieures à 1%; elles le demeurèrent jusqu’à 1952. Il est vrai que depuis lors la recherche a accaparé une part de plus en plus grande des biens et services de la nation, de sorte qu’aujourd’hui elle représente 3% du PNB. Il n’existe aucun autre pays au monde qui arrive à la cheville du nôtre sur ce plan, et l’Angleterre seule en approche, consacrant à la recherche plus de 2% de son PNB. En 1954, aux États-Unis, les dépenses de recherche avoisinaient quelque 5 milliards de dollars (…)”” (pag 168)”,”USAE-095″
“BARBER William J.”,”Storia del pensiero economico.”,”William J. Barber professore di economia alla Wesleyan University di Middletown, Connecticut. E’ nato nel 1925 e ha studiato ad Harvard e Oxford. Ha studiato la teoria economica e la storia delle dottrine economiche. E’ autore di uno studio dei problemi dei paesi sottosviluppati (‘The Economy of British Central Africa’, 1961). Ha fatto parte di un gruppo di ricerca, diretto da Gunnar Myrdal, sui problemi dello sviluppo e della pianificazione nei paesi dell’Asia meridionale. Contiene: Capitolo Quinto: ‘Karl Marx e l’economia politica del Capitale; L’economia marxiana: Teoria marxista della crisi, conclusioni (pag 109-150) “”Con un’analisi del tutto corretta….. finire (pag 140-141)”,”ECOT-376″
“BARBER John HARRISON Mark”,”The Soviet Home Front, 1941-1945: a social and economic history of the USSR in World War II.”,”John Barber is a Lecturer in Politics and Fellow of King’s College at Cambridge. Mark Harrison is Senior Lecturer in economics at the University of Warwick. List of tables and maps, Preface, Acknowledgements, Abbreviations and technical terms, Epilogue, Tables, Important Dates, References, Maps, Notes, Index,”,”RUST-073-FL”
“BARBERA Gaspero”,”Memorie di un editore, 1818-1880.”,”‘La vita di un editore è la storia delle sue edizioni’ (G. Barbera) A Firenze, Ridolfi, Ricasoli, Peruzzi, Corsi, Cempini, Bianchi, editori della ‘Biblioteca Civile dell’Italiano’ erano i capi del partito costituzionale diretti da Cavour da Torino (pag 152) Ruolo di Antonio Panizzi in sviluppo Museo Britannico (British Museum) (pag 274)”,”EDIx-097″
“BARBERA Augusto a cura, contributi di BACCELLI Luca BELVISI Francesco BONGIOVANNI Giorgio FACCHI Alessandra FARALLI Carla GOZZI Gustavo TROMBINO Mario ZANETTI Gianfrancesco”,”Le basi filosofiche del costituzionalismo. Lineamenti di filosofia del diritto costituzionale coordinati da Augusto Barbera e Gianfrancesco Zanetti.”,”Augusto Barbera (Aidone, 1938) è ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: I principi costituzionali della libertà personale, Ragioni e interesse nazionale, Le istituzioni del pluralismo, Una riforma per la Repubblica, Manuale di diritto pubblico (con G. Amato), Un dialogo su federalismo e secessione (con G.Miglio), Il governo della democrazia (con C.Fusaro). Per i nostri tipi ha fornito un contributo al volume a cura di Jader Jacobelli Un’altra Repubblica? Perchè come quando, ed è autore di I parlamenti. Luca Baccelli. É ricercatore di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università degli studi di Pisa. Francesco Belvisi. É docente di Sociologia del diritto presso la facoltà di giurisprudenza dell’università degli studi di Modena. Giorgio Bongiovanni. É dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Collabora alle attività scientifiche del CIRFID (Centro interdipartimentale di ricerca in filosofia del diritto e informatica giuridica ‘Hans Kelsen’ dell’università di Bologna. Alessandra Facchi. É docente di Sociologia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Bologna. Carla Faralli. É ordinario di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza delle università degli studi di Bologna e Modena. Gustavo Gozzi. É docente di Storia delle dottrine politiche (corso avanzato) presso la facoltà di Scienze politiche dell’università degli studi di Bologna. Mario Trombino. É docente di Storia e filosofia nei licei dal 1985; è membro della Commissione didattica nazionale della Società filosofica italiana (SFI) dal 1995. Gianfrancesco Zanetti. É docente di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza e presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’università degli studi di Bologna.”,”TEOP-047-FL”
“BARBERA Augusto”,”Governo locale e riforma dello Stato. Dalla legge 382 ai decreti attuativi.”,”Augusto Barbera, titolare della cattedra di diritto pubblico facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna. Nel 1976 è stato eletto deputato nelle liste del Pci. Ha collaborato all’attuazione della legge 382, ha lavorato nella commissione Giannini e nella commissione parlamentare per le questioni regionali (1976).”,”ITAP-249″
“BARBERA Lorenzo”,”I ministri dal cielo. I contadini del Belice raccontano.”,”Lorenzo Barbera è nato a Partinico nel 1936. Nel 1956 conobbe Danilo Dolci, col quale collaborò fino al 1969. Alla fine del 1972 promosse il CRESM (Centro di ricerche economiche e sociali per il Meridione) che da 1974 ha dato vito alla rivista ‘Meridione città e campagna’.”,”ITAS-030-FV”
“BARBERINI Carlo Antonio a cura; saggi di CINGOLI Mario GALLI Giorgio MANZELLI Gianguido MERIGGI Maria Grazia QUARTIM DE MORAES João ROMAGNOLI Daniela VANZULLI Marco VOVELLE Michel BARBERINI Carlo Antonio; testi di Karl MARX e Friedrich ENGELS”,”Marx e la storia. Con un’antologia di testi.”,”Il libro raccoglie gli atti del convegno ‘Marx e la storia’ svoltosi l’11 marzo 2008 in occasione del 125° anniversario della morte di Karl Marx (14 marzo 1883) convegno organizzato dal Centro Filippo Buonarroti di Milano in collaborazione con l’istituto di Studi sul Capitalismo di Genova e con Mario Cingoli e la cattedra di storia della filosofia dell’Università di Milano Bicocca.”,”MADS-477″
“BARBERINI Carlo Antonio a cura; saggi di Jorge TORRE SANTOS Aldo CARERA Piero DI-GIROLAMO Fiorella IMPRENTI Maurizio ANTONIOLI Maria ARCANGIOLI Carlo Antonio BARBERINI Giorgio GALLI Andrea PANACCIONE Enrico BARBANOTTI Giovanni ARTERO Tommaso DETTI”,”Il movimento operaio milanese di fronte alla grande guerra.”,”BARBERINI Carlo Antonio: “”Nell’imminenza della guerra, Milano era diventata sempre più il centro del partito, e l’Avanti! di Serrati era ormai il vero punto di riferimento in una fase in cui non si potevano tenere congressi né manifestazioni pubbliche, ed era difficile riunire la stessa Direzione. Ma lo scontro più marcato era quello che opponeva Turati e l’amministrazione Caldara alla Sinistra socialista che ormai prevaleva negli equilibri della sezione milanese. L’asprezza di questi scontri ed il ruolo della Zanetta sono confermati da fonti “”insospettabili”” come i verbali redatti per conto della Prefettura dalle spie della polizia”” (pag 172) [La lotta contro la guerra della Sinistra socialista milanese]”,”MITT-322″
“BARBERINI Giovanni”,”L’Ostpolitik della Santa Sede. Un dialogo lungo e faticoso.”,”Nell’indice dei nomi non si parla di Nagy (Ungheria, 1956) Giovanni Barberini è professore di Diritto ecclesiastico e diritto canonico nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia e collabora con l’Ufficio OSCE del Ministero degli Esteri. Tentativo di avviare relazioni ufficiali tra il governo sovietico (pag 16-17) “”Tuttavia il governo bolscevico sembrò in un primo tempo incline ad avere relazioni ufficiali con la Santa Sede, facendo comprendere che avrebbe gradito anche un rappresentante del Vaticano a Mosca (31). Colloqui in tal senso avvennero a Berlino nel 1920 fra Mons. de Ropp e rappresentanti russi concernenti tre punti: piena libertà di coscienza, piena libertà di culto e di istruzione religiosa e restituzione dei beni confiscati. In quel periodo, quando tutte le grandi potenze gli erano nemiche, il governo russo pensava di potere risollevare il suo prestigio all’estero pure in questo modo; e fece passi in tale direzione anche durante le trattative che precedettero l’invio di soccorsi del papa alle popolazioni russe. Le trattative si arenarono quasi subito. La Santa Sede non venne incontro a questi desideri del governo russo ritenendo che corrispondessero ad una ragione di tattica, peraltro velleitaria, anche perché non avevano avuto seguito i tentativi di negoziato messi in atto dalla Santa Sede con diversi canali diplomatici, quali la nunziatura di Varsavia e le rappresentanze russe in Germania e in Italia. Comunque, Benedetto XV non ritenne opportuno di riprendere il processo al socialismo e al comunismo e neppure di condannare espressamente la rivoluzione. Nonostante il clima generale di persecuzione, il papa Benedetto XV nell’agosto 1921, dinanzi a quella che definì «una delle più spaventose catastrofi della storia» (32), si attivò per aiutare le popolazioni russe colpite dalla carestia che portava fame e morte, soprattutto fra i bambini; poi, tramite il comitato internazionale di soccorso che si era costituito a Ginevra, invitò tutte le nazioni ad organizzare l’invio di aiuti senza ritardi superando le lungaggini della politica. Il papa destinò come personale contributo la somma di 1.000.000 di lire italiane. Queste gravissime condizioni avevano indotto Lenin, nel marzo del 1921, a decidere un parziale e provvisorio ritorno al capitalismo privato con la NEP (Novaja Ekonomiceskaja Politika), reso necessario dalle gravi distruzioni provocate dalla lunga guerra civile alle strutture economiche e sociali della Russia, ma senza nascondersi i rischi di una restaurazione capitalista; a tal fine Lenin aveva deciso l’assoluta concentrazione del potere nella mani del partito, limitando fortemente la libertà dei partiti non comunisti (33). Pio XI, succeduto a Benedetto XV nel 1922 e sommo pontefice fino al 1939, riprese l’iniziativa per gli aiuti alla popolazione russa, rinnovando l’appello agli stati e ai vescovi di tutto il mondo e destinando anche la somma di 2.500.000 di lire italiane; successivamente decise l’invio di una missione in Russia guidata dal padre Walsh, che dopo difficili negoziati tra il card. Gasparri e il rappresentante russo Vorovskij giunse a Odessa il 29 settembre 1922 (34). Questo diplomatico russo fu anche incaricato dal suo governo di curare rapporti costruttivi con il Vaticano al fine di giungere all’ottenimento almeno del riconoscimento di fatto del governo russo. In concomitanza, fu approntato a Mosca un progetto di decreto sullo ‘status’ giuridico della chiesa cattolica in Unione Sovietica; era un progetto che aveva il forte sostegno del commissario per gli affari esteri Cicerin che più di ogni altro si rendeva conto della rilevanza politica internazionale di una simile decisione. Ma tutto si arenò soprattutto per il progressivo irrigidimento degli organi politici sovietici (35). Ma forse la fase più drammatica dei difficili rapporti fra la Santa Sede e il regime bolscevico si ebbe nel marzo-aprile 1923 con la celebrazione del processo e la condanna dell’arcivescovo cattolico mons. Cieplak, arrestato una prima volta nell’aprile 1920, e di altri ecclesiastici. Il processo, durato cinque giorni, si concluse con la condanna a morte dell’arcivescovo Cieplak e del prelato Budkiewicz, che fu poi fucilato, e pene detentive per gli altri ecclesiastici cattolici. L’esecuzione della condanna di mons. Cieplak fu prima rinviata, poi commutata nel carcere a vita, infine, su pressioni esercitate e fatte esercitare da Pio XI, mons. Cieplak fu liberato e raggiunse Roma il 9 maggio 1924 (36)”” [Giovanni Barberini, ‘L’Ostpolitik della Santa Sede. Un dialogo lungo e faticoso’, Bologna, 2007] [(31) Si veda l’ampio lavoro di S. Trasatti, ‘La croce e la stella. La chiesa e i regimi comunisti in Europa dal 1917 a oggi’, Milano, 1993; (32) Lettera di Benedetto XV al card. segretario di stato del 5 agosto 1921, in “”Civiltà cattolica””, III (1921), p. 289; (33) Documentazione e resoconti in “”La civiltà cattolica””, I, 1920, pp. 187 s; III, 1921, pp. 291 s. e 377; IV, 1921, pp. 165 s. Per tutti si veda R. David e J.N. Hazard, ‘Le droit soviétique’, t. I, Paris, 1954, pp. 125 s. E’ stato osservato che «conservare il potere fu per i bolscevichi un’impresa ben più straordinaria che assumerlo». Nel periodo difficilissimo dal 1918 al 1922 si manifestarono le grandi delusioni delle masse popolari che avevano accettato la dottrina del bolscevismo con entusiasmo, impossessandosi delle terre e realizzando il controllo delle fabbriche: Chamberlin, ‘Storia della Rivoluzione russa, 1917-1921’, cit. p. 857. Frattanto, dal 1922, Lenin aveva progressivamente lasciato la piena attività politica perché colpito da emiplegia, fino alla morte avvenuta il 21 gennaio 1924. Gli successe temporaneamente Rykoff come presidente del consiglio dei commissari del popolo; fino a che, dopo lotte violente all’interno del partito, tutto il potere fu preso da Stalin; un personaggio che già Lenin avrebbe voluto allontanare dalla segreteria del partito per le sue tendenze dittatoriali, come aveva scritto nel suo testamento politico che Stalin riuscì a non far pubblicare con l’appoggio di alcuni membri del comitato centrale] (pag 16-17-18-19)”,”RELC-381″
“BARBERINI Carlo Antonio GIANNI Emilio CALLESEN Gerd MANZELLI Gianguido ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco SYLVERS Malcolm BARONE Eros TOSEL André VANZULLI Marco VIDONI Ferdinando GARIN Eugenio”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”2° copia”,”LABD-005-FV”
“BARBERINI Carlo Antonio BARONE Eros CALLESEN Gerd GARIN Eugenio GIANNI Emilio MANZELLI Gianguido SYLVERS Malcolm TOSEL André VANZULLI Marco VIDONI Ferdinando ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”Antonio Labriola nacque a Cassino il 2 luglio 1843 da Francesco Saverio, modesto insegnante di lettere umane nelle scuole secondarie classiche, e da Francesca Ponari. Il padre, dotato di interessi culturali e legato agli ambienti liberali, gli dette una prima educazione, continuata in seguito alle scuole dell’abbazia di Montecassino. Dal 1861 in poi completò i suoi studi alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli, dove la famiglia si trasferì, pur rimanendo il padre insegnante al ginnasio di Maddaloni. Si legò a Bertrando Spaventa. Documento importante del processo di avvicinamento di Labriola al socialismo è il discorso Del socialismo tenuto a Roma il 20 giugno 1889 al Circolo operaio romano di studi sociali, dove gli era stato chiesto di commemorare la Comune. Muore a Roma il 2 febbraio 1904. Carlo Antonio Barberini. É stato tra i fondatori, con Gianguido Manzelli, del Centro Filippo Buonarroti di Milano a cui si deve l’organizzazione del Convegno su Labriola. Eros Barone. Si è laureato all’Università di Genova con una tesi sul Marxismo italiano tra teoria e politica. Ha partecipato al dibattito sul marxismo e sul leninismo con interventi e saggi apparsi sulle seguenti riviste: Democrazia proletaria, Lineamenti, Ideologia proletaria, L’Uguaglianza economica e sociale, Questioni del socialismo, Contropiano, La contraddizione. Nel 1995 ha costituito il Centro Italiano di Studi Engelsiani. Gerd Callesen. É membro dell’Advisory board della MEGA2 (Marx-Engels- Gesamtausgabe), per conto della quale sta curando con Malcolm Sylvers il volume III/29 (corrispondenza di Engels 1888-’89). Studioso di Engels, ha lavorato a lungo presso la Biblioteca ed Archivio del movimento operaio di Copenaghen. Franco Della Peruta. professore emerito di storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli studi di Milano. Eugenio Garin. Filosofo e storico della filosofia, professore emerito all’Università di Firenze e alla Scuola Normale di Pisa. Emilio Gianni. É responsabile del dipartimento di Storia del movimento operaio presso l’Istituto per gli Studi sul Capitalismo di Genova. Gianguido Manzelli. Si è laureato in Lettere classiche all’Università di Padova. Dal 1979 ha insegnato Filologia Ugro-finnica presso l’Università di Pavia, prima come incaricato e poi come associato. Attualmente è ordinario di Linguistica generale e docente di Lingua Ungherese e Letteratura Ungherese a Pavia. Malcolm Sylvers. Ha studiato al Brooklyn College di New York e alla University of Wisconsin. Ha pubblicato libri e articoli sul movimento operaio negli Stati Uniti, sul pensiero politico e sociale di Thomas Jefferson, sulla teoria dell’imperialismo e sugli Stati Uniti oggi. André Tosel. Professore di filosofia nelle Università di Besançon, Paris I (Sorbonne) e Nizza. Marco Vanzulli. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ferdinando Vidoni. Studioso del pensiero filosofico-scientifico e particolarmente del marxismo e del positivismo, fa parte del Comitato di redazione della rivista Quaderni Materialisti. Marzio Zanantoni. Si occupa da tempo di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento, intorno a cui ha pubblicato numerosi contributi in Riviste e Convegni.”,”LABD-002-FL”
“BARBERIO Raffaele MACCHITELLA Carlo”,”L’Europa delle televisioni.”,”Raffaele Barberio media analyst, Carlo Macchitella ricercatore.”,”EDIx-212″
“BARBERIS Corrado; saggi di Takeo MISAWA Kveta CIHAKOVA Vlado PULJIZ Irena FORNARI DABROWSKA”,”Gli operai contadini.”,”Saggi di Takeo MISAWA Kveta CIHAKOVA Vlado PULJIZ Irena FORNARI DABROWSKA ‘CEE, 7 milioni di aziende, 14 di orti’ . “”Su sessantuno milioni di famiglie, costituenti la Comunità Economica Europea (CEE), più di ventuno – una su tre, ed oltre – producono, chi più chi meno, derrate alimentari. Su cinquantaquattro milioni di famiglie non agricole, quasi quattordici – una su quattro – ricorrono all’autoconsumo”” (pag 32)”,”EURE-080″
“BARBERIS Corrado”,”Aristide Merloni. Storia di un uomo e di un’industria in montagna.”,”Corrado Barberis è presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, professore di sociologia all’Università di Roma. Ha pubblicato ‘La società italiana’ (1985) e il saggio ‘Operai e contadini’ (1970).”,”ECOG-003-FC”
“BARBERIS Corrado”,”La società italiana. Classi e caste nello sviluppo economico.”,”Corrado Barberis (n. a Bologna nel 1929), è presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (Insor), professore di sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Roma e medaglia d’oro della Académie d’agriculture de France. Direttore della Rivista di Economia Agraria.”,”ITAE-146-FL”
“BARBERO Alessandro”,”La battaglia. Storia di Waterloo.”,”Sul crollo morale dei francesi: “”Molti testimoni collegarono in seguito il crollo morale dell’ esercito francese all’ incertezza che aveva regnato tra i soldati fin dall’ inizio della campagna. Secondo il capitano Duthilt, che era stato buttato giù da cavallo, ferito alla testa da una sciabolata e fatto prigioniero già durante la grande carica della cavalleria pesante inglese, poi liberato dai lancieri di Jacquinot, e che ora si ritrovava, a piedi e coperto di sangue, in mezzo ai fuggiaschi, i soldati erano impressionati per i troppi ufficiali superiori che avevano tradito o si sospettava fossero pronti a tradire l’ imperatore; non avevano fiducia nei loro comandanti né capacità di sopportare la disciplina, e soprattutto erano ossessionati dai proclami dei sovrani alleati, in cui si minacciavano brutalmente i prigionieri “”i deserti della Siberia o i pontoni inglesi e spagnoli, dove si sarebbero perduti per sempre””; sicché il terrore di cadere prigionieri contribuì ad affrettare il loro sbandamento””. (pag 310) “”Il comandante dei dragoni stava protestando aspramente con Colborne, additando i suoi uomini e i suoi cavalli abbattuti dal fuoco della fanteria (“”E’ sempre così, perdiamo sempre più uomini per colpa dei nostri che del nemico!””), quando Wellington arrivò sul posto e gridò a Colborne: “”Non importa! Vada avanti! Vada avanti!””.”” (pag 311)”,”QMIx-121″
“BARBERO Alessandro”,”La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone.”,”Alessandro BARBERO insegna storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale. Fra i suoi volumi ‘Carlo Magno. Un padre dell’ Europa’ (Roma, 2000), ‘La battaglia. Storia di Waterloo’ (2003). Rivoluzione militare. “”In un primo momento, la formazione di maggior successo fu il tercio spagnolo, che combinava una dozzina di compagnie, per un totale che poteva giungere anche a due o tremila picchieri e archibugieri, in una formazione profonda fino a trenta file. La profondità del tercio era meno di metà rispetto a quella della falange svizzera, ma a un certo punto anche questa formazione cominciò ad apparire troppo massiccia. Alla fine del Cinquecento, in linea con il crescente ruolo delle armi da fuoco, emerse una preferenza per formazioni ancora più piccole e maneggevoli, d’un migliaio di uomini o anche meno, da schierare su un minor numero di file. Queste formazioni vennero chiamate in genere battaglioni (…). La necessità di garantire la cooperazione fra i diversi battaglioni ispirò l’ idea della brigata, termine che si usa ancora oggi per indicare un raggruppamento di unità costituito a fini tattici e non amministrativi. (…)”” (pag 34-35) “”La nuova egemonia dei fanti sul campo di battaglia mise fine per sempre a quell’ identificazione fra mestiere delle armi e condizione nobiliare che aveva regnato per secoli nelle società europee. I nobili continuavano beninteso a considerarsi come i soli depositari della tradizione militare. Alla fine del Cinquecento, anche un pensoso intellettuale come Montaigne continuava a dare per scontato che i sacrifici sopportati in guerra fossero la naturale contropartita del privilegio nobiliare: “”Se non si dovesse dormire sul duro, sopportare con tutte le armi addosso il calore del mezzogiorno, nutrisi di cavallo e di asino, vedersi fare a pezzi ed estrarre una palla di fra le ossa, sopportare suture, cauterizzazioni e sonde, come acquisteremmo la superiorità che vogliamo avere sugli uomini del volgo?””””. (pag 37)”,”QMIx-136″
“BARBERO Alessandro”,”Carlo Magno.”,”BARBERO Alessandro è professore di storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Ha pubblicato diversi libri. Si interessa pure alla storia militare. Ha scritto romanzi storici. “”L’ assegnazione delle abbazie come ricompensa. Finalmente, il re non si faceva scrupolo di disporre di intere abbazie, assegnadole in vitalizio. Un monastero, per esempio, poteva essere concesso in beneficio al conte locale, con l’ intesa che quest’ ultimo avrebbe potuto utilizzarne le entrate per mantenersi nell’ ufficio. Concessioni di questo genere, peraltro, rischiavano di provocare malcontento fra i monaci, e benché Carlo non si lasciasse certo scoraggiare da qualche mormorio, anch’egli non doveva ignorare che i conti, trovandosi a disposizione una manna così inattesa, avevano una spiacevole tendenza a sfruttare il beneficio fino all’ osso. Assai più pratica era un’altra forma d’ impiego dei monasteri, che consisteva nel nominare direttamente abati quei collaboratori che il re voleva ricompensare per i loro servigi, o di cui voleva assicurare largamente il mantenimento affinché potessero continuare a servirlo. Nel primo caso rientrano molti intellettuali di palazzo; primo fra tutti Alcuino, che a partire dal 796 venne insediato come abate nella ricchissima abbazia di San Martino a Tours. Nel secondo caso, la nomina ad abate non implicava ovviamente un obbligo di residenza…””. (pag 158)”,”BIOx-094″
“BARBERO Bruno FIASCHINI Giulio MASSA Paola RICCHEBONO Marco VARALDO Carlo”,”Savona nel Quattrocento e l’istituzione del Monte di Pietà.”,”Opera stampata in 5000 esemplari numerati: questa copia è la n° 3451 Schiavitù. “”La varietà etnica degli schiavi presenti a Savona è assai ampia e riflette da vicino l’ andamento del capoluogo ligure; solo parziale è stata però la dipendenza dal mercato genovese, essendo documentate forniture autonome direttamente dall’isola di Chio e pagamenti effettuati in ducati dell’ isola egea. Le indicazioni sull’ origine razziale dei soggetti sono piuttosto precise, solo in pochi casi c’è l’incertezza se si tratta di ‘Avogasiorum sive Mingrellorum’, ‘Burgerorum sive Ungarorum’, ‘Rubeorum sive Boxnie’; per i Mori si ha talvolta la più esatta specificazione sull’ origine berbera, o sul colore ‘albo’ della pelle (…)””. (pag 34) Età media delle schiave a Savona nel secolo XV (tabella pagina 35) Prezzi medi degli schiavi e schiave a Savona (in lire di Genova, moneta corrente) (tabella pagina 37) “”La Marchi ha già messo in evidenza come venditori ed acquirenti siano soprattutto “”nobili o mercanti, o comunque cittadini facoltosi””, mentre scarsa sarebbe stata la partecipazione degli artigiani savonesi soprattutto se confrontata con la situazione genovese. Se ciò è vero per l’ aristocrazia mercantile e nobiliare (che a Savona rappresenta il 58% dei proprietari di schiavi, su un totale di 137 casi utilizzabili a questo fine), non si può affermare lo stesso per gli artigiani, che possiedono il 15% della manodopera servile contro il 6% posseduto da imprenditori e professionisti, il rapporto diretto fra gli artigiani, da un lato, e gli imprenditori e professionisti, dall’ altro, che a Genova si fissava in un 55% contro un 45%, a Savona è ancora più favorevole agli artigiani che rappresentano il 70% contro il 30%. E ciò si giustifica se pensiamo a quale importante ruolo ha svolto l’ artigianato a Savona (…)””. (pag 38-39)”,”LIGU-007″
“BARBERO Alessandro”,”Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’ impero romano.”,”ANTE1-9 Alessandro BARBERO insegna storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Studioso di storia militare ha pubblicato ”La battaglia. Storia di Waterloo’.”,”STAx-194″
“BARBERO Alessandro”,”9 Agosto 378. Il giorno dei Barbari.”,”Alessandro Barbero insegna Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e per il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo. I suoi libri di storia: Medioevo, Storia di voci, racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, Carlo Magno, Un padre dell’Europa, Dizionario del Medioevo (con Chiara Frugoni), La battaglia. Storia di Waterloo.”,”STAx-037-FL”
“BARBERO Alessandro”,”Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’Impero Romano.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”STAx-047-FL”
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Manuela MONTAGNARI KOKELJ Giorgio MANZI Margherita MUSSI Isabella CANEVA Marcella FRANGIPANE Alessandra MANFREDINI Alberto CAZZELLA”,”L’origine dell’umanità. Dalla preistoria alla storia. Libro 1. Volume 1.”,”Volume 1 La rivoluzione neolitica nel Vicino Oriente (pag 215)”,”STOU-124″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Marco BETTELLI Onofrio CARRUBA Alessandra LOMBARDI Horst KLENGEL Francesco POMPONIO Patrizia PIACENTINI Alfonso ARCHI”,”Le prime civiltà superiori. Sumeri ed Egizi. Volume 2.”,”Volume 2″,”STOU-125″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Gloria ROSATI Maria Giovanna BIGA Elisabetta BORGNA Stefano DE-MARTINO Mauro GIORGIERI Flora SILVANO”,”L’età dei grandi regni. Volume 3.”,”Volume 3″,”STOU-126″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Maurizio GIANGIULIO, saggi di Antonietta MARINI Mauro MOGGI Flavia FRISONE e Mario LOMBARDO Marco RENDELI Alessandro NASO Andrea PIRAS”,”La Grecia arcaica e l’origine della Polis. Grecia e Mediterraneo dall’VIII secolo A.C. all’età delle guerre persiane. Libro 1. Volume 5.”,”Volume 5″,”STOU-128″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Giusto TRAINA, saggi di Andrea RAGGI Domitilla CAMPANILE Tommaso GNOLI Carlo G. CERETI Antonio IBBA Carlo FRANCO Carla SALVATERRA Giancarlo LACERENZA”,”Dalla ‘Pax Augusta’ alla crisi dell’Impero. Da Augusto a Diocleziano. Libro I. Volume 11.”,”Volume 11 Con la vittoria di Cesare Ottaviano sull’Egitto, inizia una nuova fase della storia di Roma e d’Europa: il secolo di Augusto.”,”STOU-134″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Giusto TRAINA, saggi di Antonio IBBA Alessandro BARBERO Sylvain JANNIARD Pierfrancesco PORENA Tammo WALLINGA Federico MARAZZI Michel-Yves PERRIN”,”L’avvento del cristianesimo. Transizione di un impero. L’impero tardoantico Libro 2. Volume 14.”,”Volume 14″,”STOU-137″
“BARBERO Alessandro”,”Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo.”,”Inviato dal Congresso degli Stati Uniti, Mr. Pyle sbarca enl 1806 ad Amsterdam e punta verso la Prussia, perché è alla corte di Federico Guglielmo che si decideranno le sorti dell’Europa divisa tra le ambizioni napoleoniche, i timori dell’Inghilterra e le minacce della Russia. Il viaggio non è tra i più agevoli, ma Pyle è un giovane gentiluomo pieno di risorse, svelto a carpire notizie utili quanto a procurarsi i favori delle fanciulle nobili o plebee. Questo è il diario della sua missione diplomatica. C’è una galleria di personaggi e tante avventure.”,”VARx-591″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Sandro CAROCCI, saggi di Chris WICKHAM Giulia BARONE e Bianca SCARCIA AMORETTI E. Igor MINEO Luigi PROVERO Claudio MARAZZINI Giuliano MILANI Alessio FIORE Enrico ARTIFONI Simone M. COLLAVINI”,”La società medievale tra continuità e cambiamento, Libro 1. Strutture, preminenze, lessici comuni. Volume 17.”,”Volume 17 Ultimo capitolo: ‘Guerra e potere’ (pag 363-403) di Simone M. COLLAVINI”,”STOU-145″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Sandro CAROCCI, saggi di Giuseppe PETRALIA David ABULAFIA Amedeo DE-VINCENTIIS Luigi CANETTI Michele BACCI Leonardo CAPEZZONE Alessandro BARBERO Paul FREEDMAN”,”Fede e saperi nel Medioevo. Libro 2. Strutture, preminenze, lessici comuni. Volume 18.”,”Volume 18″,”STOU-146″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Paolo MALANIMA Marco BRESCHI e Alessio FORNASIN Franco CAZZOLA Daniel NORDMAN Maria FUSARO Francesca TRIVELLATO Luciano PEZZOLO Luca MOCARELLI”,”L’invenzione della modernità. Libro 1. Ambiente, popolazione, società. Volume 19.”,”Volume 19″,”STOU-147″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Raffaella SARTI Sandra CAVALLO Wolfgang KAISER David GENTILCORE Salvatore BONO Luciano ALLEGRA Giulia CALVI Roni WEINSTEIN Giorgio VERCELLIN Gérard DELILLE”,”Vita pubblica e vita privata nell’età moderna. Parte III. Forme della vita sociale (seguito). Libro 2. Ambiente, popolazione, società. Volume 20.”,”Volume 20 Legame tra rivolta e festa (pag 493)”,”STOU-148″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Caterina MADEIRA SANTOS Sandro LANDI Franco FANCIULLO Patrizia DELPIANO e Marina ROGGERO Susanna PEYRONEL RAMBALDI Gaetano GRECO Bernard HEYBERGER Biancamaria SCARCIA AMORETTI e Samuela PAGANI Alessandro GUETTA Oscar DI-SIMPLICIO”,”Riforma e controriforma. Culture, religioni, saperi. Libro I. Volume 21.”,”Volume 21 Il nuovo ruolo assunto dalla ‘disputa’. “”In un caso studiato dalla Scribner (23), quello della città di Magdeburgo, toccata dalle idee evangeliche fin al 1521, il partito evangelico ottenne precocemente dal Consiglio cittadino predicatori permanenti, contro l’opposizione del clero ortodosso. Nel 1524 avvennero alcuni scontri decisivi, anche con atti di iconoclastia e un tumulto perché venisse rilasciato un uomo, arrestato per aver distribuito nella piazza del mercato scritti di Lutero. Dopo una serie d attacchi alle proprietà monastiche, il Consiglio permise il culto riformato, benché i militanti evangelici si trovassero di fronte alle resistenze del capitolo della cattedrale ancora per molto tempo. Caratteristico della Riforma di città, dunque, fu l’attivo intervento dei Consigli cittadini nella questione religiosa, intervento che rafforzò le ‘élites’ urbane. Prototipo di questa “”Riforma di città”” può essere considerata Zurigo, città libera di mercanti e artigiani , all’interno della Confederazione svizzera, nella quale da tempo la nobiltà si era adattata agli ordinamenti cittadini. Nel 1519 fu chiamato come parroco del duomo e predicatore il sacerdote Uldrych Zwingli (1484-1531), uomo colto di formazione umanistica, la cui teologia maturò quasi contemporaneamente, ma in gran parte indipendentemente da Lutero. Le esigenze riformatrici erano comuni e ormai mature in varie parti d’Europa, ma differenti le esperienze politiche e sociali, e così furono parzialmente diverse le risposte dei riformatori. Gli scontri tra Zwingli e i predicatori ortodossi convinsero il Consiglio cittadino ad assumersi lo ‘ius reformandi’, esautorando l’autorità episcopale del vescovo di Costanza e indicendo, nel 1523, una disputa pubblica, cui parteciparono circa seicento ecclesiastici e laici. Alla fine il Consiglio autorizzò Zwingli a continuare la predicazione, poiché nessuno era riuscito a addurre prove bibliche contro le sue tesi. La disputa era diventata uno strumento nuovo per dirimere le questioni ecclesiastiche, uno strumento laico, adottato in molte altre città che sarebbero passate alla Riforma”” [Susanna Peyronel Rambaldi, ‘Riforma protestante e protestantesimo’] (pag 167) [(23) R.W. Scribner, ‘Anticlericalism and the Cities’, in ‘Anticlericalism n Late Medieval’, cit, pp. 147-66]”,”STOU-149″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI, saggi di Claudio ROSSO Paola BIANCHI Maria Antonietta VISCEGLIA Carlos José Hernando SANCHEZ Angelantonio SPAGNOLETTI Angelo TURCHINI Diego VENTURINO Maarten PRAK Gianpaolo GARAVAGLIA Marco NATALIZI Frank GÖSE”,”Dal Rinascimento alla guerra dei Trent’anni Popoli, Stati, equilibri del potere, Libro 1. Volume 23.”,”Volume 23 “”””Il gigante che dorme””: il Regno di Prussia ai tempi del “”Re Soldato”” (1713-1740) (pag 529-533)”,”STOU-151″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI, saggi di Ariel SALZMANN Olga KATSIARDI HERING Sadok BOUBAKER Abdul-Karim RAFEQ Daniela FRIGO Marco BELLABARBA Rolando MINUTI Bernard GAINOT Gilles PECOUT”,”Sovrani e rivoluzioni dal Re Sole a Napoleone. Popoli, Stati, equilibri del potere, Libro 2. Volume 24.”,”Volume 24 “”Il confine tra insurrezione, rivolta e operazioni belliche era spesso difficile da tracciare. Si deve a Victor Hugo, figlio del generale dell’Impero che riuscì a catturare il mitico bandito contro-rivoluzionario Fra Diavolo, la seguente osservazione: «La guerra esaurisce e raccoglie tutte le forme di banditismo». Nessun’altra regione illustra meglio della penisola iberica questa confusione. Fu una vera e propria guerra, con truppe regolari francesi inviate in massa, a investire la Spagna dal 1808 al 1814. Dopo l’invasione e l’occupazione del Portogallo da parte delle armate di Junot nel 1807, il marzo 1808 fu segnato dall’abdicazione del re Carlo IV di Borbone a vantaggio di suo figlio Ferdinando e dall’entrata di Murat a Madrid. In seguito alla partenza dei sovrani, convocati a Bayonne da Napoleone, e dell’ultimo membro della famiglia reale, l’infante Francisco, la capitale fu teatro di una grande sommossa a partire dal 2 maggio 1808. La ribellione del 2 maggio e l’esecuzione dei suoi promotori a Madrid il 3 maggio (ai quali sono oggi dedicati a Madrid non meno di due monumenti pubblici, uno ufficiale e l’altro più popolare) alimentarono una vena artistica feconda, simboleggiata da due celebri quadri destinati da Goya a queste due giornate”” (pag 935) [Gilles Pécout, ‘L’Europa e il Mediterraneo nell’età napoleonica’ (pag 893-942)”,”STOU-152″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Maria Rosa PROTASI Paola CORTI Bruno P.F. WANROOJI Ayse SARAÇGIL Giuseppe SCIORTINO Alessandro CHEBAT Frank UEKÖTTER Mauro AGNOLETTI”,”L’uomo e le trasformazioni dell’ambiente. Le migrazioni. Parte II. Popolazione e demografia. Ambiente, popolazioni, economia, Libro 2. Volume 26.”,”Volume 26″,”STOU-154″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Alfredo DE-PAZ Antonello LA-VERGATA Guido GHIA Elisabetta G. RIZZOLI Thomas MERGEL Andrea SANGIOVANNI Luciano PACCAGNELLA Patrizia DOGLIANI Renato G. MAZZOLINI Giovanni PAOLONI”,”Cultura d’élite e cultura di massa tra otto e novecento. Culture, ideologie, religioni, Libro 1. Volume 27.”,”Volume 27 Contiene all’interno del capitolo III Pensieri deboli e teorie critiche del Novecento’ di Guido Ghia, il paragrafo 2. “”La tesi di Paul Ricoeur: i «maestri del sospetto» Marx, Nietzsche e Freud”””,”STOU-155″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Giovanni VIAN Pavel Andrzej GAJEWSKI Simona MERLO Massimo GIULIANI Paola PIZZO Donatello ARAMINI Monica CIOLI Paolo FAVILLI Matteo PASETTI Simone DURANTI Maurizio RICCIARDI”,”Orizzonti della contemporaneità. Religione e politica. Culture, ideologie, religioni, Libro 2. Volume 28.”,”Volume 28 Contiene il saggio di Paolo FAVILLI ‘Socialismo e comunismo’ (pag 621-652) Questioni preliminari, Comunismo e socialismo nel lungo Ottocento, Comunismo e socialismo nel secolo breve’ “”«Ritengo – ha sostenuto Colletti – che, nel complesso, sia stata proprio questa parte dell’opera di Marx [‘Il Manifesto’, ndr] quella che più ha fecondato positivamente la cultura moderna e contemporanea (…). L’attenzione primaria rivolta alle condizioni economiche dell’agire storico ci viene da lì. E da lì anche quella sorta di illuminazione “”dal basso”” della conoscenza, onde quest’ultima è stata spesso svelata non solo come veicolo inconsapevole di “”interessi”” (e perciò abbassata a ideologia), ma fatta anche materia di considerazione prospettica, che è l’aspetto per cui Marx ha aperto la via alla “”sociologia della conoscenza””» (6). «Sotto questo aspetto il ‘Manifesto’ era già un documento che definiva il marxismo. Esso ne racchiudeva la visione storica, anche se o schema generale si sarebbe in seguito arricchito di analisi più complete» (7) . Inoltre l’apparato concettuale di cui si è detto viene pensato dagli autori del ‘Manifesto come discriminante fondamentale nei confronti «dei seguaci dei vari sistemi utopistici», delle «sette» socialiste, dei «molteplici ciarlatani sociali», così afferma Engels. «Nel 1847 – continua Engels – socialismo significava un movimento di borghesi, comunismo un movimento di operai. (…) E poiché noi avevamo già allora, e molto decisa, la convinzione che l’emancipazione degli operai deve essere opera della classe operaia stessa non potevamo dubitare neppure un istante quale dei due noi scegliere. E anche dopo non ci è mai venuto in mente di respingerlo» (8). D’altra parte quello che va dal 1839-’40 alla conclusione del ciclo rivoluzionario del ’48 è stato giustamente definito come il «decennio del comunismo» (9). Il termine cominciò ad avere una gran fortuna. La parola compare in tutte le principali lingue europee: lo «spettro» sembra materializzarsi. Dunque nel 1848 ci troviamo di fronte a un libro che per molti aspetti può essere considerato a struttura marxista, a un termine, “”comunismo”” che pare sul punto di affermarsi nella galassia “”sovversiva””. Il termine scomparirà quasi nell’ultimo quarto di secolo. Il marxismo dovrà aspettare proprio quell’ultimo quarto per diventare il punto di riferimento fondamentale del socialismo. La storia culturale non procede per progressive e lineari filiazioni intellettuali. – Il marxismo come identità socialista. Georges Haupt, uno dei più acuti studiosi della II Internazionale, scrive che, dopo il Congresso internazionale di Bruxelles del 1891, Engels aveva maturato la convinzione secondo la quale era stato ormai tacitamente riconosciuto il postulato dell’identità di obiettivi tra il «marxismo rivoluzionario e i partiti operai moderni» (10). Haupt ci avverte che in realtà la base dell’accordo che permise la formazione della nuova Internazionale nacque su una molteplicità di ragioni legate al momento specifico di crescita e capacità d’incidenza delle forze operaie e/o socialiste in alcuni paesi europei. Nondimeno quelle organizzazioni, i partiti socialisti in particolare, ma qualche volta anche organizzazioni sindacali, indicarono nel marxismo la chiave culturale per dare senso alla loro prassi nel processo di emancipazione dei subalterni. Perché ciò avvenne e in tempi piuttosto brevi? Quali erano i punti di forza del marxismo di cui le organizzazioni avevano bisogno? Il problema va visto sia dalla parte dell’elaborazione teorica che dalla parte della crescita della resistenza sia sindacale che politica. Tra i molti aspetti della questione due sono certamente essenziali: 1864, nascita della I Internazionale; 1867 uscita del primo volume de ‘Il capitale’. Marx non ebbe nessun ruolo nella fondazione dell’Internazionale. Nei quasi tre lustri di soggiorno londinese egli si era tenuto, tranne i primissimi anni, sempre in disparte rispetto alle organizzazioni politiche degli emigrati. Dopo la conclusione dell’esperienza della “”Lega dei Comunisti”” temeva soprattutto la regressione settaria dei piccoli gruppi sganciati dalla realtà dei grandi movimenti sociali. Ciononostante all’interno di molti circoli operai politici e sindacali la sua fama di studioso dottissimo e di originale elaboratore di teorie che davano giustificazione scientifica ai movimenti di classe era piuttosto diffusa. Non era casuale il fatto che quei dirigenti della ‘Trade Unions’ che si accingevano in quel momento a stabilire collegamenti internazionali per rendere più efficace la loro azione rivendicativa cercassero la collaborazione di Marx onde meglio definire il quadro generale di riferimento concettuale della loro azione. Il Marx che non accettava inviti a far parte di alcuna associazione ora accetta immediatamente. La discriminante fondamentale per il ritorno al ruolo politico attivo era dunque quella di aver a che fare con “”vere potenze””, cioè con un movimento operaio che avesse elaborato già del tutto autonomamente le logiche fondamentali della propria antitesi alle logiche del capitale”” (pag 631-632) [(6) Lucio Colletti, ‘Prefazione a ‘Manifesto del partito comunista”, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 17; (7) E.J. Hobsbawm, ‘Introduzione a ‘Manifesto del partito comunista”, Milano, Rizzoli, 1998, p. 24; (8) F. Engels, ‘Prefazione all’edizione tedesca del 1890’, in ‘Manifesto del partito comunista’, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Torino, Einaudi, 1962, pp. 315-16; (9) B. Bongiovanni, ‘Postfazione a ‘Manifesto del partito comunista”, Torino, Einaudi, 1998, p. 123; (10) G. Haupt, ‘La II Internazionale’, Firenze, La Nuova Italia, 1968, p. 17]”,”STOU-156″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Carolina CASTELLANO Jörn LEONHARD Roberto BALZANI Nicola LABANCA Guido FRANZINETTI Daniele CESCHIN Italo GARZIA Richard James Boon BOSWORTH Marco NATALIZI Brunello MANTELLI Pasquale FORNARO Giorgo DEL-ZANNA”,”Dai nazionalismi ai totalitarismi. Stati, nazioni, politica. Libro 1. Parte I. Il lungo ottocento. Parte II. Il secolo breve. Volume 29.”,”Volume 29 La scelta di Lenin di varare la Nep (pag 321) “”Ci si è a lungo interrogati su quale sia stata la molla che spinse Lenin a varare la Nuova Politica Economica (NEP), ma oggi sappiamo che la decisione fu accelerata dall’inizio del febbraio 1921 dai rapporti sull”antonovscina’, la rivolta contadina guidata dal militante socialrivoluzionario Aleksandr Stepanovic Antonov. Se il nemico, come se ne evinceva, non erano ormai più i ‘kulaki’ (contadini ricchi), ma ventidue milioni di famiglie di piccoli proprietari dei villaggi, i dirigenti del partito erano davanti a una scelta: andare alla guerra civile aperta contro i contadini oppure rafforzare la base sociale del potere sovietico, attraverso la riammissione controllata di elementi di libero mercato e dell’iniziativa privata. Con la NEP fu scelta la seconda alternativa: le requisizioni agricole ebbero termine e fu ripristinato un circuito di natura commerciale e non più amministrativa tra città e campagna, in una cornice di relative libertà economica che consentiva lo svolgersi di piccole attività industriali e l’esercizio del commercio urbano. Fu un periodo di pacificazione sociale che favorì in un certo qual modo un modesto sviluppo economico, ma non la libertà politica”” [Marco Natalizi, “”L’Unione sovietica dalla rivoluzione al post-stalinismo””] [(in) Aa.Vv, ‘Dai nazionalismi ai totalitarismi. Stati, nazioni, politica’. Libro 1. Volume 29. Serie ‘La storia. Italia Europa Mediterraneo. Dall’antichità all’era della globalizzazione’, Milano, 2017]”,”STOU-157″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Jacopo CALUSSI Gustavo CORNI Mario DEL-PIERO e Michele DI-DONATO Sara LORENZINI Marco ALLEGRA Gabriele D’OTTAVIO Bernd SCHAEFER Simone Attilio BELLEZZA Vittorio Emanuele PARSI”,”Dalla seconda guerra mondiale agli scenari del nuovo millennio. Stati, nazioni, politica. Libro 2. Parte II. Il secolo breve (seguito). Parte III. Verso la globalizzazione. Volume 30.”,”Volume 30″,”STOU-158″
“BARBERO Alessandro”,”La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”QMIx-045-FL”
“BARBERO Alessandro”,”La battaglia. Storia di Waterloo.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”QMIx-048-FL”
“BARBERO Alessandro”,”Le parole del papa. Da Gregorio VII a Francesco.”,”Pio IX si scaglia contro il socialismo e il comunismo. “”E, infine, il papa torna a menzionare e denunciare esplicitamente i novissimi nemici: «Gli attuali nemici di Dio e dell’umana famiglia» contano «di ammorbare l’Italia coll’empietà delle loro dottrine e colla peste dei loro nuovi sistemi», e bisogna fare i nomi. «Tutto il mondo conosce che il loro scopo primario si è di spargere nel popolo, abusando delle parole di libertà e di eguaglianza, i perniciosi trovati del ‘comunismo’ e del ‘socialismo’, avvegnacché adoperino metodi e mezzi differenti, hanno per iscopo comune di tenere in continua agitazione ed avvezzare a poco a poco ad atti, anche più criminosi gli operai e gli uomini d’inferior condizione, ingannati dal loro scaltrito linguaggio e sedotti dalle promesse di una vita più felice. Essi contano di servirsi poi del loro braccio per attaccare il potere d’ogni autorità superiore, per invadere, saccheggiare, oltraggiare, dilapidare le proprietà della Chiesa dapprima, e poi di tutti gli altri particolari, per violare finalmente tutti i diritti divini ed umani, disperdere dal mondo il culto di Dio e sovvertire da capo a fondo le civili società». Perciò la Chiesa ha un dovere, che, enunciato per la prima volta con chiarezza in questa enciclica del 1849, un anno appena dopo la pubblicazione del ‘Manifesto’ di Marx ed Engels, rimarrà al vertice delle sue priorità per un buon secolo: predicare contro il socialismo e il comunismo, spiegando agli ingenui che le promesse dei mestatori sono solo illusioni, che chi crede alla loro propaganda affretta la propria rovina, che è vano proporsi di cambiare l’ordine sociale e che disubbidire alle autorità significa agire contro natura: «In così grande pericolo per l’Italia, egli è vostro dovere, Venerabili Fratelli, di spiegare tutte le forze dello zelo pastorale per far intendere al popolo fedele che, se essi si lasciano trascinare a queste opinioni da questi perversi sistemi, ne avranno per solo frutto l’infelicità temporale e l’eterna perdizione. I fedeli affidati alle vostre cure siano dunque fatti avvertiti che è essenziale alla natura stessa dell’umana società, che tutti ubbidiscano all’autorità legittimamente in essa costituita». La disuguaglianza è naturale, e perciò immutabile. E lo stesso vale per la proprietà privata, di cui i papi dei secoli precedenti si erano preoccupati ben poco, ma che a partire da questo momento diverrà una delle parole più importanti nei loro discorsi, dato che lì si appunta la minaccia comunista all’ordine costituito, in un modo che nessun empio sovvertitore aveva mai immaginato prima d’allora. La proprietà privata, si affanna a ribadire Pio IX, non è solo naturale, ma è prescritta da Dio, che ha dato all’uomo i Dieci Comandamenti con la precisa intenzione di difenderla; ché, «nella condizione delle cose umane, è cosa naturale ed invariabile che, anche tra coloro che non sono costituiti in autorità, gli uni soprastino gli altri, sia per diverse qualità di spirito o di corpo, sia per ricchezze od altri beni esteriori di questa fatta: e che giammai sotto nessun pretesto di libertà o di eguaglianza, può esser lecito invadere i beni od i diritti altrui, o violarli in un modo qualsiasi. A questo riguardo, i comandamenti divini, che sono scritti qua e colà nei libri santi, sono chiarissimi, e ci proibiscono formalmente non pure d’impadronirci del bene altrui, ma eziandio di desiderarlo»”” (pag 60-62)”,”RELC-408″
“BARBERO Alessandro”,”Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione.”,”Alessandro Barbero (Torino, 1959) è uno fra i più noti storici italiani. Insegna Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Ha scritto pure alciuni contributi al volume II della ‘Storia di Torino’ (1977) ‘Nel giugno 1944 Mussolini tuona: «il centro della Vandea monarchica, reazionaria, bolscevica è il Piemonte», e dà l’ordine perentorio di domarlo. La raffica di rappresaglie che ne consegue, con impiccagioni di civili per le strade di Torino, produce secondo i rapporti di polizia «penosissima impressione nella massa che ha assistito a esse allibita e raccapricciata». Inevitabilmente, a novembre l’ispezione del sottosegretario agli Interni Pini dipinge un quadro vieppiù deteriorato, non soltanto a Cuneo che già da tempo la stampa fascista descrive come «la vergogna d’Italia» e dove prevedibilmente il clima è «di umore antifascista pesante» ma anche nei due principali centri repubblichini piemontesi: Vercelli, dove il governo controlla soltanto la città, sede di una numerosa guarnigione, ma le risaie sono in mano ai partigiani, e Novara, dove il capo della provincia Vezzalini spadroneggia mediante una «formazione di torturatori criminali» (così lo stesso Pini), ma l’amministrazione è in bancarotta, la polizia regolare si è praticamente dissolta e gli attentati partigiani sono continui. «I partigiani piemontesi» affiorano a più riprese come un’ossessione nelle memorie del federale milanese Costa, soprattutto dopo che nel novembre 1944 la 4ª Brigata nera «Resega» fu trasferita da Milano a Dronero per integrare la vacillante divisione «Littorio», una delle tre divisioni dell’esercito regolare di Salò schierate sulle Alpi liguri-piemontesi per la lotta antipartigiana. Nella sua persuasione di stare dalla parte giusta il federale non può capacitarsi che i Piemontesi comincino subito a sparare e ad ammazzare «i fascisti milanesi», andati laggiù, secondo lui, animati da «sentimento di fratellanza». Lo «stillicidio di morti tra le file della Resega» crea a Milano un malessere rafforzato dalla sensazione sempre crescente che i partigiani possano interrompere quando vogliono le comunicazioni fra le due regioni. Se n’era già avuto un esempio che a Milano aveva suscitato enorme impressione quando, a settembre 1944, uno dei più famigerati elementi dello squadrismo fiorentino, Raffaele Manganiello, fuggito dalla sua città ormai occupata dagli Alleati, era stato nominato da Mussolini capo della provincia di Torino. Salito in macchina una sera per raggiungere la sua nuova sede, il dottor Manganiello non c’era mai arrivato, perché appena entrato in Piemonte i partigiani l’avevano intercettato a Rondissone e fucilato. Nei giorni della Liberazione il virtuale isolamento del Piemonte rappresentò per il governo di Salò un ulteriore motivo di angoscia. Le formazioni che combattevano laggiù avrebbero voluto mettersi in salvo in Lombardia, ma ebbero ordine di asserragliarsi sul posto e cercare di arrendersi agli angloamericani, perché il rientro era troppo pericoloso”” (pag 485-486)”,”ITAG-286″
“BARBERO Alessandro”,”Carlo Magno. Un padre dell’Europa.”,”Alessandro Barbero è professore di storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Ha pubblicato molti libri di storia medievale, moderna, contermporanea, romanzi storici, storia militare.”,”STMED-097-FSD”
“BARBERO Alessandro”,”All’arme all’arme! I priori fanno carne!”,”La Jacquerie, il tumulto dei Ciompi e la successiva repressione da parte dei Priori, l’insurrezione inglese, la rivolta dei Tuchini notizie biografiche aggiornate dell’autore in risvolto di copertina.”,”FOLx-032″
“BARBEY Bernard”,”P. C. du Général. Journal du Chef de L’État-Major Particulier du Général Guisan. 1940 – 1945.”,”BARBEY Bernard (Nato in Svizzera il 2 luglio 1900 e morto a Parigi il 25 gennaio 1970). Ufficiale di milizia, dal 1939 al 1945 comandò lo Stato maggiore personale del generale Guisan Henri curando le relazioni con l’alto comando francese durante la “”drôle de guerre””. Rievocò le esperienze di quegli anni nelle opere “”P. C. du Général (1948) e “”Aller et retour”” (1967). Fu consigliere culturale all’ambasciata svizzera di Parigi (1945-65) e rappresentante svizzero presso l’UNESCO (1964-70). << (…) rinunciai a chiedere al Gen. Guisan la prefazione che, forse, avrebbe voluto concedermi e che mi avrebbe dato tanto piacere quanto onore. Perché intendo assumermi la responsabilità esclusiva di questo libro, senza farmi coprire da colui di cui sono stato, per 5 anni, il capo dello staff personale, l’immediato collaboratore. (…)>> (dalla Prefazione, trad. d. r.). (GUISAN Henri, nato a Mézières, Svizzera il 21/10/1874 e morto a Pully il 7/4/1960. Generale dell’esercito svizzero, in servizio dal 1894 al 1945. Ideatore della dottrina militare del “”Ridotto nazionale svizzero”” sistema di fortificazioni e postazioni difensive costruite a partire dalla fine dell’800 per difendere la parte montuosa centrale svizzera nel caso di invasione. Consisteva nel ripiegare delle truppe elvetiche all’interno della regione alpina. Si prevedeva anche la distruzione delle trasversali alpine, ostacolando i passi e agevolando la difesa del territorio che, essendo montano, non sono possibili abbiramenti). [c.f.r. il testo di GAUTSCHI Willi, “”Le Général Guisan. Le commandement de l’armée suisse pendant la Seconde Guerre mondiale.””]”,”QMIx-196-FSL”
“BARBI Michele”,”La nuova filologia e l’edizione dei nostri scrittori. Da Dante al Manzoni.”,”Pagine 18 e 19 e varie altre bianche, mancanti Michele Barbi (1887-1941) insegnò letteratura italiana a Messina e a Firenze, legato dapprima alla scuola storica di D’Ancona e di Rajna, sviluppò in seguito interessi di critico alla formazione di filologo.”,”VARx-012-FMDP”
“BARBIER Maurice”,”La pensée politique de Karl Marx.”,”Nato nel 1937, Maurice BARBIER è dottore in scienze politiche. Ha pubblicato numerose opere concernenti la storia del pensiero politico e le relazioni internazionali. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Nancy-II.”,”MADS-041″
“BARBIERI Frane”,”Il miliardo. La Cina è tornata sulla terra.”,”BARBIERI è nato nel 1923 a Makarska in Dalmazia. Dopo la guerra partigiana si è dedicato al giornalismo.”,”CINx-022″
“BARBIERI Carlo”,”Il giornalismo. Dalle origini ai nostri giorni.”,”BARBIERI Carlo presidente del Consiglio dell’ Ordine dei Giornalisti di Roma, titolare della cattedra di Storia del Giornalismo della Facoltà di Scienze politiche delle Università di Trieste, Padova e Roma. E’ autore di molte pubblicazioni (v. risvolto copertina). Turati la nostra Italia è sul Grappa (pag 146) “”La guerra contribuisce al successo della stampa illustrata d’ attualità come L’ Illustration, Le Miroir e J’ai vu, La Vie Parisienne, Le Rire e La Baionette. Le grandi calamità nazionali, i grandi avvenimenti in generale favoriscono lo sviluppo delle tirature. Una conferma impressionante di questo fenomeno si ebbe in Francia nel 1914. Agli inizi del conflitto, con l’ eccitazione del pubblico per le sconvolgenti novità, vento in poppa per tutt’i giornali, che andavano a ruba; poi anche per i giornali sono guai. La pubblicità cade di schianto, quasi scompare; la carta diventa cara e non si trova, è giocoforza ridursi a due pagine e portare il prezzo da 5 a 10 centesimi; i trasporti diventano un rompicapo perché i militari ovviamente hanno la precedenza su tutti.”” (pag 156) “”Uno dei più accanniti avversari della censura è Georges Clemenceau, che non le risparmia giudizi spesso ingenerosi e invettive al vetriolo. Non meraviglia che passando dal tavolo di redazione al tavolo della presidenza del Consiglio il Tigre cambi, servendosi dell’ arma che aveva tanto disprezzato, e con l’ accanimento che gli conosciamo””. (pag 157)”,”EDIx-049″
“BARBIERI Frane”,”L’ organizzazione cattolica nel mondo.”,”Il Vaticano contribuisce ai pieni poteri di Hitler. “”Poco più tardi, nel marzo del 1933, Kass e Brüning cominciarono a trattare con Hitler per la realizzazione di una più stretta collaborazione tra il partito del “”centro”” e quello nazionalista. Kass chiedeva che hitler concludesse un concordato con il Vaticano. Avendo sfruttato come nel passato l’ appoggio della Chiesa (anche materialmente: l’ associazione cattolica degli industriali bavaresi forniva a Hitler abbondanti fondi fin dal 1922), Hitler accettò il concordato. L’ appoggio vaticano poteva solamente rafforzare il regime fascista tra le masse tedesche e permettergli in modo particolare di stabilire relazioni internazionali. Il “”führer”” fascista espresse anche apertamente in un discorso la sua intenzione di giungere ad un concordato con il Vaticano. Ottenne così immediatamente i voti dei deputati cattolici allorquando richiese in parlamento i poteri illimitati. Come in Italia, anche in Germania, il Vaticano, nel momento del rafforzamento del regime fascista, ordinò lo scioglimento dei partiti cattolici: il 5 luglio 1933 il partito del “”centro”” proclamò la cessazione della sua attività e la stessa cosa fece anche il partito popolare cattolico bavarese””. (pag 168-169)”,”RELC-180″
“BARBIERI Carlo”,”Quarto potere negli Stati Uniti.”,”Carlo BARBIERI è professore di storia del giornalismo nell’ Università di Roma. Ha scritto molti libri sulla stampa e il gionalismo fra cui ‘Contributo della stampa scientifica agli ideali unitari’ (Roma, 1961).”,”EDIx-080″
“BARBIERI Gino”,”La dottrina economico-sociale della Chiesa. Dal Vangelo agli ultimi messaggi pontifici.”,”BARBIERI Gino (Legnano 1913) si è laureato alla Cattolica di Milano. Ha insegnato dottrine economiche nell’Università di Cagliari. Poi come ordinario ha tenuto la cattedra nella facoltà di economia e commercio dell’ateneo barese, e quindi a Padova. Ha scritto tra l’altro ‘Origini del capitalismo lombardo’ e ‘Milano e Mosca nella politica del Rinascimento’. Mi pare che l’autore nel testo non parli di interesse ed usura Montini si richiama al Capitale di Marx (pag 189) “”Quella di Leone XIII fu voce consapevole ed ardita, con cui la Chiesa ritenne giunta l’ora di rispondere, in certo senso, anche alla pressante invocazione che nel terzo decennio del secolo Saint-Simon, nel ‘Nuovo Cristianesimo’, aveva rivolto a Papa Leone XII. Perché la Chiesa riconquistasse tutta la sua potenza morale sui popoli, era necessario promuovere delle grandi riforme sociali, impegnando ogni suo mezzo ed energia nella elevazione fisica e morale della classe più numerosa: il mondo dei lavoratori (18)”” (pag 129) [(18) Cfr P. De Luz, Histoire des Papes, vol. 2, Albin Michel, 1960, vol II, p. 210]”,”RELC-315″
“BARBIERI Pietro”,”Le cause della guerra civile spagnola.”,”Pietro Barbieri è nato a Bordighera nel 1937. É laureato in Lettere e vive a Roma. Ha pubblicato, nel 1984, il saggio Vita e idealità di Giuseppe Mazzini, nel 1986 il trattato La filosofia della violenza in Georges Sorel, nel 1987, il saggio Liberalismo e marxismo, nel 1992 l’opera storica L’idealità politica di Stalin, nel contrasto tra ortodossia marxista e pragmatismo imperialista e nel 2001 L’austriaco. Storia di una dittatura. Esperto in politica internazionale ha redatto numerosi articoli per riviste, periodici e quotidiani italiani.”,”MSPG-044-FL”
“BARBIERI Gino BOLDRINI Marcello LIVI Livio DE-MADDALENA Aldo ACERBO Giacomo DAL-PANE Luigi TREMELLONI Roberto ABBATE Mario SAPORI Armando PETINO Antonio CIANO Cesare TAGLIACARNE Guglielmo DELL’AMORE Giordano LUZZATTO Gino BAFFI Paolo FRANCHINI Vittorio VANNUTELLI Cesare TALAMONA Aldo GEREMIA Giusto BARBERI Benedetto SARACENO Pasquale PIRRANI Silvio CAROSELLI Maria Raffaella, saggi di”,”L’economia italiana dal 1861 al 1961. Studi nel I° centenario dell’Unità d’Italia.”,”Saggi di BARBIERI Gino BOLDRINI Marcello LIVI Livio DE-MADDALENA Aldo ACERBO Giacomo DAL-PANE Luigi TREMELLONI Roberto ABBATE Mario SAPORI Armando PETINO Antonio CIANO Cesare TAGLIACARNE Guglielmo DELL’AMORE Giordano LUZZATTO Gino BAFFI Paolo FRANCHINI Vittorio VANNUTELLI Cesare TALAMONA Aldo GEREMIA Giusto BARBERI Benedetto SARACENO Pasquale PIRRANI Silvio CAROSELLI Maria Raffaella Contiene tra l’altro i saggi: – Giordano Dell’Amore, Il processo di costituzione della Banca centrale in Italia (pag 360-420) – Paolo Baffi, La lira nell’ultimo quarto di secolo (pag 453-487) – Vittorio Franchini, Prime lotte operaie nell’Italia Unita (pag 509-560) – Cesare Vannutelli, Occupazione e salari dal 1861 al 1961 (pag 560-597)”,”ITAE-359″
“BARBIERI Fabio”,”Padroni di Germania.”,”Fabio Barbieri, 42 anni, è stato responsabile dal 1984 al 1988 della redazione di Milano di ‘Repubblica’. Ha pubblicato nel 1988 ‘Alla conquista di un impero’.”,”GERE-001-FV”
“BARBIERI Fabio”,”Alla conquista di un impero. Carlo De Benedetti e la Générale.”,”””Ho detto a mia moglie che, se dovessi aver bisogno di un trapianto cardiaco, voglio un cuore di un arbitraggista. Non è mai stato usato”” (Carl Icahn) (in apertura) Fabio Barbieri (40 anni, 1988), è il responsabile della redazione di Milano del quotidiano ‘La Repubblica’ dal giugno 1984. Laureato nel 1970 in Scienze politiche a Padova, con una tesi in Dottrine dello Stato sulle teorie dello sviluppo, ha incominciato la professione al giornale ‘Alto Adige’ di Bolzano prima di arrivare a Padova nel 1978 dove ha diretto, dal 1981 al 1984, i due quotidiani ‘Il Mattino di Padova’ e la ‘Tribuna di Treviso’.”,”ECOG-119″
“BARBIERI Marcello”,”La teoria semantica dell’evoluzione.”,”Marcello Barbieri si è laureato all’Università di Bologna nel 1964 ed è stato ricercatore al Laboratory of Molecular Biology del Medical Research Council a Cambridge. E’ stato ricercatore nel laboratorio di biologia molecolare al National Institutes of Health a Bethesda e al Max-Planck Institut di Berlino (per la genetica molecolare). Ha insegnato embriologia molecolare e biologia teorica a Bologna, Sassari e Torino. Quindi fisiologia cellulare a Cambridge.”,”SCIx-035-FRR”
“BARBIERI Carlo”,”Quarto potere negli Stati Uniti.”,”Carlo Barbieri, professore di Storia del giornalismo nell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘Storia e vita del giornale’, Cedam, 1942, Giornalismo di ieri e di oggi, ecc. Giornalista dal 1928 ha diretto quotidiani, riviste e periodici, tra cui ‘Tribuna illustrata’. ‘La serie dei «titani» aperta da Bennett continua a distanza di qualche anno con due personaggi che non si rassomigliano: uno è Charles Anderson Dana, che ha comprato dai successori di Beniamino Day il ‘Sun’ e gli dà nuovo vigore; l’altro lo conoscete già, è quell’ Horace Greeley, tenace e sfortunato sognatore, che s’era visto morire in mano il ‘Morning Post’ nel gelido inverno del 1833. Da allora Greeley ha ancora lottato per otto anni, senza mai cedere. Nel marzo 1834 aveva fondato il ‘New Yorker’, un settimanale intorno al quale era riuscito a raccogliere i migliori ingegni del tempo, e che difatti raggiunse ben presto un notevole prestigio negli ambienti letterari. (…) Ora arriva la sua giornata: il 10 aprile 1841 esce il ‘New York Tribune’. Stavolta è primavera: alla seconda settimana il suo giornale è già sulle 6 mila copie, dopo due mesi raddoppia, poco prima della guerra civile è a 45 mila copie. (…) Il ‘Tribune’ diventa presto la bandiera delle nascenti unioni operaie, degli abolizionisti, dei più ardenti e decisi sostenitori delle riforme sociali, che gli attribuiscono l’insegna di «Great moral organ», grande organo morale. È ormai sulla cresta d’una crescente ondata d’umanitarismo, di ribellione morale, che aveva investito vaste zone del paese, specialmente fra gl’intellettuali, la borghesia del Nord, gente di ogni credo religioso – specie i quacqueri e i metodisti – uomini e donne d’ogni tendenza che avevano fondato circoli, istituzioni di beneficienza, organizzazioni segrete per favorire gli schiavi fuggiti nel Canada o che rischiavano d’essere riconsegnati dagli Stati liberi a quelli del Sud. (…) Ora l’idolo delle folle è Horace Greeley, che è tra le figure più popolari di New York e dell’Unione: la popolarità lo inebria, lo spinge a gesti e a posizioni contraddittorie. I sarcasmi degli avversari, anziché spegnere il fuoco suo e dei seguaci, lo attizzano. Il socialismo? Viva il socialismo; fa sue le tesi di Fourier. (…) Egli sceglie come suo diretto collaboratore Albert Brisbane, che costruisce teorie, inventa l’ ‘associazionismo’; e apre il ‘Tribune’ ai pensatori americani ed europei, purché progressivi. Come si sa, al ‘Tribune’ collaborarono anche Carlo Marx e Federico Engels (2). In effetti i primi successi di Greeley sono alimentati proprio dagli attacchi del ‘Sun’ che, nei primi mesi di crescente fortuna del ‘Tribune’, l’aggredisce per fermarne l’ascesa; e invece ottiene l’effetto opposto. Non sono soltanto motivi di concorrenza giornalistica a spingere il ‘Sun’ contro il ‘Tribune’: i due giornali s’attestano su posizioni ideologiche diverse; difendono interessi contrastanti”” (pag 65-68) [Carlo Barbieri, ‘Quarto potere negli Stati Uniti’, Cappelli editore, Firenze, 1967] [(2) Da quando, dopo il 1848, è a Londra, negli anni della povertà nera, più noto come agitatore e giornalista che come filosofo (‘Critica dell’economia politica’ esce nel 1859, il primo volume del ‘Capitale’ verso la fine del 1867) Carlo Marx vive di collaborazioni ai giornali americani e con gli aiuti del suo amico Engels: le lettere che gli scrive dànno i brividi. Sono gli anni in cui gli muoiono per denutrizione due bambini, la moglie è allo stremo ed egli non ha danaro per i pochi dollari che gli arrivano da New York sono una manna. Nelle corrispondenze al ‘Tribune’, nei panorami che egli traccia sulla situazione europea, si trovano molti giudizi sulle cose italiane, quelli spietati sugli errori di Mazzini, sulla pericolosità di Cavour (abilissimo, secondo Marx, ma complice dell’imperialismo francese) sulla politica dei Savoia, ecc. Marx collaborò anche al N.Y. Times, particolarmente negli anni che precedettero la contesa tra Russia e Turchia – che portò al conflitto del 1855 – della quale egli s’era occupato in una serie di corrispondenze al quotidiano di Raymond (Henry Raymond, uno dei fondatori del New York Times, ndr)] Marx pag 66, 67 e Charles Dana 61 65 67 68 69 70 71 88 ecc.”,”EDIx-255″
“BARBIERI Pietro”,”Liberalismo e marxismo. Lo sviluppo delle ideologie politiche socialiste e repubblicane in Italia. Il Sindacato Italiano.”,”Pietro Barbieri, nato a Bordighera nel 1937 si è laureato in Lettere e ha vissuto a Roma lavorando presso l’Ufficio Stama e Pubbliche Relazioni della Direzione generale dell’Enel. Ha pubblicato pure un saggio dal titolo ‘La filosofia della violenza in Georges Sorel’ (1986).”,”MITS-012-FGB”
“BARBINI Tito”,”Le nuvole non chiedono permesso. Dalla Patagonia all’ Alaska cento giorni a piedi e in corriera.”,”””Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’ avere nuovi occhi””. (Marcel Proust, in apertura) “”A difendere i lavoratori era nata la Sociedad Obrera di Rio Gallegos e Santa Cruz, un sindacato di ispirazione anarchica che riuniva nel suo seno i lavoratori di tutti i settori, dai facchini dei porti ai tosatori di pecore. Il 24 maggio del 1920 venne eletto segretario del sindacato un giovane immigrato spagnolo che aveva da poco compiuto vent’anni, Si chiamava Antonio Soto.”” (pag 75) “”Lo scontro raggiunse una durezza particolare a Santa Cruz. Il Governatore, sollecitato dai grandi proprietari e dai latifondisti, fece intervenire l’ esercito. Fu così che nell’ autunno del 1922 il tenente colonnello Hector Vazela, al comando del decimo cavalleggeri, fece il suo ingresso a Santa Cruz per sedare gli animi e pacificare le parti. La campagna di “”pacificazione”” si concluse un mese più tardi con il massacro di migliaia di lavoratori che furono frettolosamente sepolti in fosse comuni. Nessuno riuscì mai a stabilire il numero dei morti, ma una cosa è certa: tra quelli che ripararono in Cile e quelli che morirono la popolazione della cittadina passò da diciassettemila abitanti ad appena undicimila. I fatta di Santa Cruz furono rimossi dalla memoria collettiva dell’ Argentina (…)””. (pag 76-77) Caso Benetton (pag 32) Tito BARBINI (Arezzo) nel 1970 a 25 anni è staot eletto sindaco di Cortona. E’ diventato in questa circostanza amico di F. MITTERAND. In seguito è stato presidente della provincia di Arezzo e per 15 anni assessore regionale alla sicurezza sociale, all’ urbanistica e all’ agricoltura. ———- Le accuse dei Mapuche a Benetton —— “”Signor Benetton, Lei ha comprato novantamila ettari in Patagonia per accrescere la sua ricchezza e il potere e si muove con la stessa mentalità dei conquistatori; non ha bisogno di armi per raggiungere i suoi obiettivi ma uccide allo stesso modo, usando il denaro. Vorrei ricordale che non sempre ciò che è legale è giusto, e non sempre quello che è giusto è legale. Vorrei dirle che Lei ha tolto, con la complicità di un giudice ingiusto, 385 ettari di terra, con le armi del denaro, a un’ umile famiglia mapuche con una dignità, un cuore una vita. (…) Oggi, quasi tre anni dopo lo sfratto quella terra è ancora disabitata e inutilizzata.”” ————————————————————————— (pag 36)”,”CONx-141″
“BARBONE Luca TREBBI Giuseppe CAVALLO Sandra ALBERTONE Manuela CAMPANELLI Giuliana CASANA TESTORE Paola VACCARO Giambattista COGNETTI Giuseppe PERRI Stefano RANCHETTI Fabio DOGLIANI Patrizia GARAVAGLIA Juan Carlos VIOLINI D. e BERTOLA E. MARCOALDI Franco RUSTICHINI Aldo”,”Formazione delle aspettative e politica monetaria (Barbone); La cancelleria veneta nei secoli XVI e XVII (Trebbi); Assistenza femminile e tutela dell’onore nella Torino del XVIII secolo (Cavallo); I Condorcet e i Necker: morale, politica ed economia nel pensiero di due coppie del XVIII secolo (Albertone); La prima formulazione matematica del capitale fisso nel sistema di Ricardo: il contributo di William Whewell (Campanelli); Le riforme carcerarie in Piemonte all’epoca di Carlo Alberto (Casana Testore); Hegelismo e liberalismo tra Eduard Gans e Arnold Ruge (Vaccaro); Materialismo, scienza e politica in Ludwig Büchner (Cognetti); Crisi, moneta e credito in Francesco Ferrara (Perri); Tâtonnement e recontracting, mercato ideale e mercato reale. La discussione tra Walras, Bertrand, Edgeworth e Bortkiewicz (Ranchetti); L’apprendistato nella modificazione della professionalità operaia dalla grande depressione alla I guerra mondiale (1880-1919) (Dogliani); Soldati e contadini: due secoli nella storia rurale del Paraguay (Garavaglia); Il comportamento economico dell’oligarchia cilena durante il primo ventennio del XX secolo (Violini e Bertola); Maffeo Pantaleoni, la riforma finanziaria e il governo fascista nel periodo dei pieni poteri, attraverso le lettere ad Alberto De’ Stefani (Marcoaldi); Produttività e prezzi relativi nell’idustria manifatturiera italiana negli anni 1951-1973 (Rustichini).”,”Contiene il saggio: Patrizia Dogliani, L’apprendistato nella modificazione della professionalità operaia dalla grande depressione alla 1° guerra mondiale, pag 469-526″,”ANNx-013-FP”
“BARBOU Alfred”,”Le Général Boulanger. Biographie. Sa vie militaire et politique.”,”Barbou, Alfred (1846-1907) Homme de lettres et historien. – Journaliste littéraire à “”La Vogue””, au “”Tintamarre””, à “”L’éclipse””, au “”Petit journal””, etc., sous son nom et sous les pseudonymes : Brévannes, Lussac, Hassan, Thomas Grimm. – Conservateur honoraire de la bibliothèque Sainte-Geneviève. (Bnf)”,”FRAD-123″
“BARBUJANI Guido BRUNELLI Andrea”,”Il giro del mondo in sei milioni di anni.”,”Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara e collabora con il Domenicale del “”Sole 24 Ore””. Tra i suoi libri “”L’invenzione delle razze”” (Bompiani 2006), “”Il gene riluttante”” (con L. Vozza) (Zanichelli, 2016), “”Gli africani siamo noi”” (Laterza, 2016). Andrea Brunelli è dottorando di ricerca in Biologia evoluzionistica ed Ecologia all’Università di Ferrara.”,”SCIx-482″
“BARBUJANI Guido”,”Gli africani siamo noi. Alle origini dell’uomo.”,”Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara e collabora con il Domenicale del “”Sole 24 Ore””. Tra i suoi libri “”L’invenzione delle razze”” (Bompiani 2006), “”Il gene riluttante”” (con L. Vozza) (Zanichelli, 2016), “”Gli africani siamo noi”” (Laterza, 2016). “”La gestazione non è brevissima, ma nel 1938 si decide finalmente di lanciare una rivista quindicinale che verrà pubblicata fino al 1943: ‘La difesa della razza’. Dovrà diffondere, con articoli «piani e divulgativi», la dottrina fascista della razza e condannare la mescolanza del sangue italico con sangue estraneo (ebreo, ma anche africano). Lo scopo esplicito della rivista, insomma, è quello di creare il clima sociale nel quale gran parte della popolazione finirà per accettare le cosiddette leggi razziali che privano di ogni diritto civile i cittadini italiani di razza ebrea. Direttore è un esperto propagandista e antisemita dichiarato, Telesio Interlandi, ma alla rivista collabora il fior fiore degli intellettuali e degli scienziati del regime: nomi che forse oggi non dicono molto, ma che all’epoca erano famosi: Sabato Visco, Nicola Pende. Vicedirettore è Giorgio Almirante, che ritroveremo nel dopoguerra segretario del partito neofascista, il Movimento Sociale Italiano. Il ‘Decalogo”” degli scienziati razzisti, con tutta probabilità dettato nelle sue linee generali da Benito Mussolini in persona, inizialmente redatto con la collaborazione di alcuni giovani antropologi e infine siglato da illustri cattedratici, vede la luce il 6 agosto 1938, a pagina 2 del primo numero della rivista. Dal punto di vista della comunicazione scientifica è un documento ammirevole: funziona benissimo e risponde in pieno agli intenti divulgativi degli autori. Dieci slogan, semplici ed efficaci, ciascuno accompagnato da un breve paragrafo di spiegazione. Dal punto di vista scientifico è invece un testo pessimo e ce ne accorgeremo subito. (…) Ma intanto diamo un’occhiata al ‘Decalogo’ degli scienziati razzisti. Lo ricopio qui sotto, evidenziando in corsivo (‘ ‘) quattro parole su cui riflettere: “”1. Le razze umane esistono. 2. Esistono grandi e piccole razze. 3. Il concetto di razza è un concetto puramente biologico. 4. La popolazione dell’Italia attuale è di origine ‘ariana’ e la sua civiltà è ariana. 5. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. 6. Esiste ormai una pura razza ‘italiana’. 7. E’ tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. 8. E’ necessario fare una distinzione fra i ‘mediterranei’ d’Europa occidentale da una parte, gli orientali e gli africani dall’altra. 9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. 10. I caratteri fisici e psicologici puramente ‘europei’ degli italiani non devono essere alterati in nessun modo””. (…) Piuttosto, è importante il punto 3, dove si precisa che le razze umane sono biologiche. Nel 1938 il tema era controverso, e dunque questa dichiarazione non va presa sottogamba. La razza ce l’abbiamo nel sangue, dicevano loro; ce l’abbiamo nel DNA, si direbbe oggi. E’ una caratteristica ereditata dai tuoi genitori, che non cambierà nel corso della vita e che trasmetterai invariata ai tuoi figli (tranne nel caso, deprecato come abbiamo appena visto, di commistione del sangue, di incrocio con qualche estraneo alla razza). Non ci si può far niente, è un’etichetta naturale che ti porti per tutta la vita. L’idea è meno scontata di quanto possa sembrare. Molte culture umane dividono il mondo in razze, e spesso sono due: noi e loro, greci e barbari, tanto per fare un esempio. Ma Alessandro Barbero ci spiega che già nell’impero romano non si trattava di una divisione irreversibile. Se un barbaro si tagliava la barba, si toglieva i vestiti di pelli per indossare la toga come tutta la gente civile, e soprattutto se accettava di rispettare le leggi dello Stato, poteva cambiare razza, smettere di essere barbaro e diventare cittadino romano”” (pag 11-16)”,”SCIx-483″
“BARBUJANI Guido”,”Questione di razza. Romanzo.”,”Guido Barbujani è nato ad Adria, in provincia di Rovigo, nel 1955. E’ uno scienziato, insegna genetica all’Università di Ferrara e si occupa di evoluzione. Oltre alle opere di carattere scientifico ha pubblicato ‘Dilettanti’ (Marsilio, 1994), ispirato alla vita di Charles Darwin, e il romanzo ‘Dopoguerra’ (Sironi, 2002).”,”VARx-610″
“BARBUSSE Henri”,”Il fuoco.”,”[In attesa dell’assalto. ‘La sera piomba sulla trincea. Per tutta la giornata si è avvicinata, invisibile come il destino, e adesso invade i terrapieni di questi fossati lunghi come i labbri di una ferita smisurata. In fondo al crepaccio, fin dal mattino, abbiamo parlato, mangiato, dormito, scritto. Al calar della sera un fermento si è propagato lungo le buche, scuotendo e unificando l’inerte disordine degli uomini sparpagliati. E’ l’ora in cui ci si prepara per andare al lavoro’ (pag 245); Dopo l’assalto. ‘Adesso è un innaturale cimitero. Il terreno è cosparso ovunque di esseri che dormono, oppure che si agitano lievemente, sollevando un braccio, una testa, mentre ritornano a vivere oppure si accingono a morire. (…) Non riusciamo a stabilire l’identità di quelle creature: non dalla divisa coperta da uno spesso strato di fango, né dall’elmetto, perché sono tutti a testa scoperta oppure con un berretto di lana sotto lo strato di melma fluida e fetida; e neppure dalle armi, perché o non hanno il fucile, oppure le mani gli scivolano su quella cosa che si sono trascinati dietro, e adesso è diventata una informe massa viscida, simile a uno strano pesce. Questi uomini dalla faccia cadaverica che ci stanno davanti e dietro, stremati, senza più parole né volontòà, tutti questi uomini carichi di terra, che si portano addosso come un sudario di morte, si assomigliano come se fossero nudi. Qua e là; da questa notte terribile escono dei sopravvissuti, vestiti esattamente con la stessa uniforme di miseria e lordura. E’ la fine di tutto (…)’ (pag 263); ‘Pacifista fino all’invasione tedesca, lo scrittore e giornalista Henri Barbussse si arruolò volontario alla fine del 1914. Due anni dopo, convalescente per le ferite riportate in combattimento, organizzò in forma narrativa il diario tenuto al fronte, scrivendo un classico dell’antimilitarismo (…). Henri Barbusse (1873-1935), scrittore, giornalista e attivista politico francese, esordì nel 1908 con il romanzo naturalista ‘L’inferno’. Nel 1916 uscì con ‘Il fuoco’ (Le feu) basato sulle sue esperienze al fronte. Fu membro dal 1923 del Partito comunista francese e nel 1935 pubblicò una biografia di Stalin'”,”QMIP-243″
“BARBUSSE Henri, a cura di Francesco FRANCAVILLA”,”Stalin.”,”Henri Barbusse nacque nel 1874 ad Asnières (Francia). Rivelato giovanissimo da un concorso letterario, direttore di un grande giornale parigino e poi di una casa editrice. Barbusse sentì ben presto l’influsso di Jean Jaurès, leader del socialismo francese fino al 1914. Scoppiata la guerra, vi si arruolò volontario, perchè vide in essa la fine del militarismo e del capitalismo. Deluso nei suoi ideali pacifisti, aderì al comunismo, si recò in Russia dove, fra l’altro, scrisse Stalin, una biografia ch’egli stesso definì Un mondo nuovo visto attraverso un uomo. Morì nel 1935.”,”STAS-036-FL”
“BARBUTO Gennaro Maria”,”Machiavelli e i totalitarismi.”,”L’autore è docente di storia delle dottrine politiche presso l’Università Federico II di Napoli.”,”TEOP-001-FC”
“BARBUTO Gennaro Maria”,”Ambivalenze del moderno. De Sanctis e le tradizioni politiche italiane.”,”””A questa impostazione (di De Sanctis su Machiavelli, ndr) avrebbe reagito Benedetto Croce in un’assai significativa digressione al suo libro su Marx. Alludendo a un’analogia fra il realismo machiavelliano e quello del filosofo tedesco, difendeva la posizione critica di De Sanctis, in quanto risultava emancipata dalla vieta questione morale riguardo a un autore, come il Segretario fiorentino, che aveva voluto appuntare la sua attenzione alle regole adatte alle condizioni di fatto della lotta politica (72)”” (pag 91) (72) Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, ottava edizione riveduta e con un’appendice, Bari, Laterza, 1946, pp. 106-107; si tenga presente cheil saggio porta in calce la data: ottobre 1899 Gennario Maria Barbuto (Napoli, 1960) è ricercatore confermato presso il Dipartimento di discipline storiche dell’Università Federico II di Napoli. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Il principe e l’Anticristo. Gesuiti e ideologie politiche’, Napoli, Guida, 1994.”,”TEOP-001-FMB”
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”Saggi di AMATORI, ARRIGHETTI, BARCA, BERTUCCI, BRIOSCHI, BRUSCO, CAPELLO, CASAVOLA, CONTI, D’ANTONE, DE-CECCO, FERRI, MAGNANI, MARCHETTI, OLIVA, ORTOLEVA, PABA, SERAVALLI, TRENTO.”,”ITAE-001″
“BARCA Luciano”,”Le classi intermedie. Bisogni vizi virtù.”,”Luciano BARCA (Roma, 1920), ha pubblicato diversi volumi tra cui: ‘Il meccanismo unico’ (EDITORI RIUNITI, 1968), ‘Progetto 80’ (a cura, con Giorgio RUFFOLO, SANSONI, 1970), ‘L’ Italia delle banche (con Gianni MANGHETTI ) (EDITORI RIUNITI, 1976), ‘Dizionario di politica economica’ (ivi, 1971 1979), ‘Uscire da dove? La crisi del meccanismo unico’ (ivi, 1986).”,”ITAS-023″
“BARCA Luciano”,”Le classi intermedie. Bisogni vizi virtù.”,”Luciano BARCA (Roma, 1920), PCI, ha pubblicato diversi volumi.”,”TEOS-189″
“BARCA Luciano BOTTA Franco ZEVI Alberto”,”I comunisti e l’ economia italiana, 1944-1974. Antologia di scritti e documenti.”,”Luciano BARCA (Roma 1920) è stato membro della direzione del PCI. ha scritto articoli e saggi e ha pubblicato ‘Il meccanismo unico’ (1968), ‘Dizionario di politica economica’ (1974). Franco BOTTA (Trani, 1942) lavora presso l’ Istituto di Storia delle dottrine politiche dell’ Università di Bari. Ha pubblicato ‘Teoria economica e marxismo’ e ha curato le antologie ‘Sul capitale monopolistico’ e ‘Dibattito su Sraffa’. Alberto ZEVI (Buenos Aires 1945) lavora presso l’ Istituto di politica economica dell’ Università di Roma, è consulente economico della Lega nazionale delle cooperative e fa parte della redazione di ‘Quaderni di Rivista trimestrale’. Mercato comune europeo reazionario. “”(…) il Mec si è rapidamente rivelato come un fattore di divisione, di rottura, di guerra economica non solo nei riguardi del mondo socialista, delle nuove realtà nazionali afro-asiatiche, dell’ America Latina, ma anche all’ interno dell’ Occidente capitalistico. La decisione di convertibilità della valute, ponendo fino all’ Unione europea dei pagamenti e rendendo indifferente comprare in una area valutaria piuttosto che in un’altra. ha distrutto anche l’ illusione che il Mec potesse rappresentare un incentivo a una intesificazione degli scambi nell’ ambito dell’ Europa occidentale. (…) Caduti così gli orpelli europeistici, il Mec si mostra alla luce del sole per ciò che è sempre stato; lo strumento di una operazione politica reazionaria (…)””. (pag 254) “”Per questi motivi, la Direzione del PCI condanna e considera del tutto negativa la linea di irresponsabile e totale adesione al Mec che il governo Fanfani ha seguito (…)””. (pag 255) Il PCI chiama alla lotta per la sospensione del Mec. “”Gli sviluppi di tali contrasti all’ interno dell’ area del Mec e con le altre forze capitalistiche dell’ Occidente sono lungi dall’ essere conclusi. La sorte stessa che avrà il trattato del Mec è in discussione. Gli avvenimenti ultimi hanno però confermato in modo netto ciò che è comune, ciò che è al fondo di queste convulsioni e conflitti dei gruppi dominanti dell’ Occidente: la tendenza ad accentuare la concentrazione capitalistica, a rafforzare il dominio dei grandi monopoli, facendo pagare alla classe operaia, ai contadini, ai ceti intermedi le spese della crisi generale (…). E’ noto che i provvedimenti adottati dal governo De Gaulle sono divenuti un punto di riferimento e di ispirazioni per tutte le forze reazionarie nell’ Occidente. Quanto ai monopoli italiani, essi non nascondono il loro ardente desiderio di vedere “”coordinata””, in nome del Mec, la politica economica del nostro paese con la linea fatta propria dal governo francese (…). Ciò richiede la sospensione del Mec, il quale si muove in un senso diametralmente opposto. I comunisti sostengono che questa scelta politica di fondo non può oggi essere elusa, e che anzi essa alla luce dei fatti di queste settimane si rende più indispensabile di ieri. I comunisti non si limitano a chiedere la sospensione del Mec, ma indicano una concreta alternativa di politica economica nazionale, di commerci con tutti i paesi, sul piano della eguaglianza e del reciproco vantaggio””. (pag 255-257)”,”PCIx-155″
“BARCA Luciano”,”Il meccanismo unico. Problemi della lotta per il socialismo nell’ attuale fase del capitalismo monopolistico di Stato.”,”””E come, d’altra parte, avviare un processo di revisione della politica estera americana senza rimettere in discussione “”tutto””? Gli Stati Uniti sono, dal 1930 in poi, il più maturo esemplare di capitalismo monopolistico di Stato. Ma sono anche il paese in cui le tendenze spontanee delle “”società per azioni giganti””, si riflettono più rozzamente al livello politico – su questo Baran e Sweezy hanno ragione – attraverso un massimo di violenza e un massimo, insieme, di integrazione. Non a caso il settanta per cento di tutte le spese americane per armamenti finiscono nelle casse di ventiquattro società””. (pag 53)”,”PCIx-195″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume I. Con Togliatti e Longo.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. “”(Nagy, Ungheria) “”Penso, e Minucci è d’accordo con me, che un provocatore prezzolato dai sovietici non avrebbe potuto far meglio. A casa ci sono con Gloria già Calvino, Boringhieri, Cominotti, Bollati. Poi arrivano Amendola con gli altri. Nel complesso atmosfera grave, ma cordiale. Un po’ di convenevoli, poi si arriva al dunque. Ed è Amendola a iniziare con un introibo che sa troppo di riunione anche se si tratta solo di forma. Nei contenuti Amendola non risparmia critiche a nessuno: dall’Urss al partito ungherese, dagli articoli di Ingrao, particolarmente presi di mira, a Togliatti, anche se rivela, a proposito di quest’ultimo che Togliatti ha avuto un ruolo positivo per la Polonia con un intervento sui sovietici. La situazione ungherese è tuttavia diversa da quella polacca e non se ne può non tener conto anche se l’Urss sbaglia…ecc. Continuerebbe ancora a lungo con le critiche, se Calvino con la seccheza che in certi momenti caratterizza le sortite dei timidi non lo interrompesse: “”E perché queste cose non le hai dette al comizio e hai sostenuto il contrario?””. Amendola tenta di rispondere che anche al comizio ha criticato i ritardi dell’URSS e delle democrazie popolari, ma Calvino non molla. Non a caso è stato fra la folla al comizio e ora, spostando l’asse della discussione dalla valutazione delle singole vicende ungheresi al PCI, rimprovera ad Amendola il gioco delle due verità. La verità per le masse, parlando alle quali, dopo un fugace accenno critico all’Urss, l’accento è stato posto sull’affermazione che “”quando c’è il terrore bianco le truppe sovietiche sono per noi una garanzia di sicurezza””, e la verità per gli intellettuali da tener buoni””. (pag 161)”,”PCIx-315″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume II. Con Berlinguer.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. Euro 15 “”Della buona fede di Lombardi non dubito, ma dietro la copertura di Lombardi ci sono i lombardiani – così come dietro i De Martino c’erano i socialisti di diversa stoffa – e, fatta eccezione per pochi (Giolitti), da loro, in particolare dai più giovani, c’è da aspettarsi di tutto. De Martino, nella sua ingenuità, si era fidato fino all’ultimo di Enrico Manca e lo aveva nominato plenipotenziario per trattare un accordo con le altre correnti. Al di là delle diverse caratteristiche vengono in definitiva tutti, come Pannella, dalla stessa matrice di organizzazioni universitarie ormai prive dal ’50 di ogni controllo democratico di base (l’ultima leva idealmente motivata è stata quella del ’48, in risposta al 18 aprile anche se non sono mancate adesioni di rilievo negli anni successivi). A vent’anni hanno imparato tutti i trucchi della politica e del parlamentarismo più deteriore, non ostante la battaglia data in alcune facoltà contro la degenerazione degli organi universitari. Tra i traditi non c’è solo De Martino. Anche Giolitti è stato giocato dopo essere stato usato come schermo per far fuori De Martino””. (pag 644)”,”PCIx-316″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume III. La crisi del PCI e l’effetto domino.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. (v. 4° copertina)”,”PCIx-261″
“BARCA Luciano D’ALEMA Massimo MACALUSO Emanuele MINUCCI Adalberto NAPOLITANO Giorgio OCCHETTO Achille REICHLIN Alfredo SERONI Adriana TORTORELLA Aldo ZANGHERI Renato PERNA Edoardo, elaborazione di”,”Proposta di progetto a medio termine.”,”La commissione incaricata dalla direzione del PCI di curare l’elaborazione del progetto era così composta: Barca, Massimo D’Alema, Macaluso, Minucci, Napolitano, Occhetto, Perna, Reichlin, Adriana Seroni, Tortorella, Zangheri”,”PCIx-446″
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”Contiene il capitolo: – Sebastiano BRUSCO e Sergio PABA, ‘Per una storia dei distretti industriali italiani dal secondo dopoguerra agli anni novanta’ (pag 265-334)”,”ITAE-024-FV”
“BARCA Luciano”,”Uscire da dove? La crisi del meccanismo unico.”,”Luciano Barca (Roma, 1920) Parlamenare e membro della direzione del PCI. Già direttore dell’Unità e di Rinascita, esperto di questioni economiche. Dirige attualmente (1986) la Sezione agraria del CC.”,”PCIx-041-FV”
“BARCA Luciano MANGHETTI Gianni”,”L’Italia delle banche.”,”Luciano Barca fa parte della direzione del PCI ed è il responsabile della sezione Programmazione economica e riforme del partito. Gianni Manghetti è collaboratore della stessa sezione e si occupa dei problemi finanziari. Insegna ragioneria e tecnica bancaria ed è autore di vari saggi economici. (1976) Il primo errore che risale a tempi lontani, alla DC di Alcide De Gasperi, ma che il centrosinistra ha fatto proprio in tutte le sue componenti politiche, è stato quello di sposare, anche a copertura e giustificazione di scelte moderate, la cosiddetta «teoria dei due tempi». Alla base di tale teoria sta la ipotesi che esiste comunque un meccanismo autopropulsivo di sviluppo (meccanismo che va ripristinato con misure congiunturali quando si inceppi) e che sulla base delle risorse e delle scelte date da tale meccanismo vadano poi affrontati a livello di distribuzione del surplus, i cosiddetti problemi sociali. Il tempo o momento delle riforme viene su questa base continuamente rinviato e comunque separato dal problema di garantire l’accumulazione e lo sviluppo”” (pag 24, Barca, Manghetti)”,”ITAE-423″
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”La vicenda chimica (pag 220-226)”,”ITAE-112-FL”
“BARCA Luciano MANGHETTI Gianni”,”L’Italia delle banche.”,”Luciano Barca fa parte della direzione del PCI ed è il responsabile della sezione Programmazione economica e riforme del partito. Gianni Manghetti è collaboratore della stessa sezione e si occupa dei problemi finanziari. Insegna ragioneria e tecnica bancaria ed è autore di vari saggi economici. (1976)”,”ECOG-001-FMP”
“BARCA Luciano BOTTA Franco ZEVI Alberto”,”I comunisti e l’ economia italiana, 1944-1974. Antologia di scritti e documenti.”,”La crisi profonda e “”diversa”” che travaglia il mondo capitalistico impone un ripensamento nella politica economica del governo e dei partiti… Luciano Barca (Roma 1920) è stato membro della direzione del PCI. ha scritto articoli e saggi e ha pubblicato ‘Il meccanismo unico’ (1968), ‘Dizionario di politica economica’ (1974). Franco Botta (Trani, 1942) lavora presso l’ Istituto di Storia delle dottrine politiche dell’ Università di Bari. Ha pubblicato ‘Teoria economica e marxismo’ e ha curato le antologie ‘Sul capitale monopolistico’ e ‘Dibattito su Sraffa’. Alberto Zevi (Buenos Aires 1945) lavora presso l’ Istituto di politica economica dell’ Università di Roma, è consulente economico della Lega nazionale delle cooperative e fa parte della redazione di ‘Quaderni di Rivista trimestrale’.”,”ITAE-010-FSD”
“BARCELLONA Pietro”,”Il capitale come puro spirito. Un fantasma si aggira per il mondo.”,”Fondo Pegoraro”,”TEOC-658″
“BARCIA Robert alias HARDY”,”La véritable histoire de Lutte Ouvriere. Entretiens avec Christophe Bourseiller.”,”””Perciò, se c’è una crisi della idee rivoluzionarie, essa proviene meno dai lavoratori che dagli intellettuali di sinistra. Tempo addietro, Trotsky scriveva che “”la crisi storica dell’ umanità si riduce alla crisi della direzione rivoluzionaria”” (‘Il programma di transizione’, settembre 1938). E la crisi della direzione rivoluzionaria, è prima di tutto la defaillance degli intellettuali di sinistra. Molti tra loro fanno una timida esperienza di qualche anno; poi, vedendo che non sono immediatamente ascoltati dai lavoratori, si dicono che, decisamente, il proletariato non è rivoluzionario e, come Maximilien Rubel; concludono che non sarà lo strumento della trasformazione sociale””. (pag 322)”,”FRAP-066″
“BARCIA Robert, alias HARDY”,”La véritable histoire de Lutte ouvrière.”,”Robert Barcia alias Hardy est membre de la direction politique de Lutte ouvrière. Christophe Bourseiller, écrivain et journaliste, est l’auteur d’une vingtaine d’ouvrages parmi lesquels Les Ennemis du système, Les Maoïstes, Vie et mort de Guy Debord. Préface Christophe BOURSEILLER, Chronologie,”,”FRAP-007-FL”
“BARCIA Franco”,”Salvatore Cadana. Diplomazia e ragion di stato alla corte dei Savoia (1597-1654).”,”Padre Salvatore Cadana, dell’Ordine dei Minori Osservanti, fu nel corso del Seicento un oratore sacro di grande fama e un fortunato autore di numerose opere di edificazione religiosa e di argomento politico. Cristina di Francia, duchessa di Savoia, lo volle al suo servizio come teologo di corte e consigliere del duca Carlo Emanuele II. Nel 1653 lo mandò in missione segreta in Portogallo per stipulare un’alleanza contro la Spagna, rafforzata dal matrimonio tra Carlo Emanuele II e l’infanta Caterina. Grazie alle lettere inviate a corte da Cadana e alla sua relazioni, conosciamo dettagliatamente le vicende del viaggio, estremamente difficoltoso, attraverso la Francia e nell’Atlantico e l’esito dell’incarico. Egli alterna i dati politici con episodi di cronaca e di storia della monarchia portoghese, traccia un quadro delle corti del Seicento, della drammatica realtà nella Francia devastata da lotte intestine e dalle epidemie, mostra la totale incertezza dei viagig, che guerre, pestilenze, tempeste e incursioni di pirati rendevano rari e pericolosissimi. Nella prima parte il saggio comprende la vita, il pensiero politico e la bibliografia delle opere di Salvatore Cadana; nella seconda contiene i testi delle lettere inviate a madama reale durante il viaggio verso il Portogallo e la relazione sulla missione.”,”RAIx-002-FMB”
“BARCIA Franco”,”Un politico dell’età barocca: Gregorio Leti.”,”‘Profilo biografico di Gregorio Leti. Gregorio Leti (29 maggio 1630 – 9 giugno 1701) è stato uno storico e scrittore italiano, noto per le sue opere satiriche e critiche sulla Chiesa cattolica, in particolare sul papato2. Nato a Milano, Leti studiò presso i gesuiti di Cosenza e successivamente sotto la tutela dello zio, mons. Agostino Leti, vescovo di Acquapendente. Tuttavia, Leti abbandonò presto la carriera ecclesiastica e si trasferì a Ginevra, dove si convertì al calvinismo e sposò Maria Guérin 3. Leti visse in diverse corti europee, tra cui quella di Luigi XIV in Francia e quella di Carlo II in Inghilterra, dove scrisse una storia dell’Inghilterra. Le sue opere, spesso critiche e scandalistiche, furono molto popolari ma anche controverse, tanto che molte di esse furono inserite nell’Indice dei libri proibiti 1’. (f. copilot) Franco Barcia (Pescara, 1937) è stato assistente ordinario di Storia delel dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Univ. dI TOrino. Ha pubblicato la ‘Bibliografia delle operei di Gregorio Leti’ (F. Angeli, 1981). Si è occupato anche di pensiero utopico francese.”,”BIOx-006-FMB”
“BARCIA Franco”,”Bibliografia delle opere di Gregorio Leti.”,”F. Barcia (Pescara, 1937) risiede a Torino, dove è assistente di storia delle dottrine politice presso la Facoltà di scienze politiche. E’ laureato in filosofia e si è occupato del pensiero utopico francese. Gregorio Leti è stato un infaticabile poligrafo del Seicento e inondò l’Europa di scritti, libelli ecc. ai quali il pubblico assicurò un successo strepitoso… “”Notizie biografiche di Gregorio Leti Gregorio Leti (Milano, 29 maggio 1630 – Amsterdam, 1701) è stato un letterato italiano noto per le sue opere storiche e biografiche. Figlio di un nobile bolognese al servizio dei Medici e di una nobildonna milanese, trascorse i primi anni della sua giovinezza a Cosenza studiando presso i gesuiti2. Dopo la morte del padre nel 1639, Leti si trasferì a Roma con uno zio ecclesiastico. Successivamente, visse a Milano, Orvieto e Venezia, dove entrò in contatto con l’ambiente degli Incogniti. Nel 1660, si trasferì a Ginevra, dove aderì al calvinismo e iniziò a scrivere opere sulle corti italiane e scritti antipapali1. Tra le sue opere più famose c’è la “”Vita di Sisto V”” (1669), che ebbe grande successo per il ritratto romanzesco del pontefice e per il quadro salace dei tempi. Leti visse anche in Francia e Inghilterra, dove pubblicò il “”Teatro Britannico”” nel 16821. A causa della sua spregiudicatezza, fu costretto a lasciare l’Inghilterra e si trasferì in Olanda, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita 2.”” (Copilot)”,”STOx-022-FMB”
“BARCIA Franco”,”Gregorio Leti. Informatore politico dei principi italiani.”,”Gregorio Leti (Milano 1630 – Amsterdam 1701) fu uno dei pochi scrittori politici italiani della seconda metà del Seicento che, pur non spiccando per salda costruzione dottrinale, raggiunse una fama europea. Franco Barcia è professore associato (1987) di Storia del pensiero politico medievale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”BIOx-024-FMB”
“BARCO TERUEL Enrique”,”Valle del Jarama. (Brigada Internacional)”,”BARCO TERUEL E. è nato a Madrid e ha 48 anni (1969). Appartiene alla generazione in cui comincia la storia qui narrata e che alcuni chiamano “”generación puente”” e altri “”generación frustrada””. Volontario delle División Azul stette per due anni in Russia e quindi a Barcellona. Di solida formazione intellettuale suoi maestri sono Azorín, Marañon e Ortega. Ha pubblicato altri libri.”,”MSPG-223″
“BARCO Luigi FERRAZZA Piero”,”Una pagina della Resistenza. La Casa dello Studente di Genova.”,”Dedica: “”A Rudolf Seiffert e ai resistenti che in tutti i paesi europei lottarono sino alla morte perché fosse bandita per sempre l’oppressione dell’uomo sull’uomo”””,”ELCx-170″
“BARDACH Juanusz GLEESON Kathleen”,”L’uomo del gulag.”,”Janusz Bardach (1919-2002), chirurgo plastico di fama internazionale, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti durante gli anni settanta, ha insegnato alla University of Iowa. Kathleen Gleeson si è laureata alla University of Iowa frequentando il Nonfiction Writing Program.”,”RUSS-009-FL”
“BARDI Luciano RHODES Martin; saggi di Gianfranco BALDINI Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE e Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI appendice documentaria di Marzia ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’ anno e le interpretazioni.”,”Saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE, Paolo LEGRENZI, Rinaldo VIGNATI, James I. WALSH, Salvatore VASSALLO, Mary L. VOLCANSEK, James NEWELL, Mark DONOVAN, Marco MIRA D’ERCOLE e Flavia TERRIBILE, Giuseppe SCIORTINO, Giancarlo GASPERONI, appendice documentaria di Marzia ZANNINI. Luciano BARDI insegna relazioni internazionali nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Bologna. E’ autore e coauture di due volumi sulle istituzioni dell’Unione Europea. Martin RHODES è Senior Research Fellow al Centro Robert Schuman dell’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra le sue pubblicazioni ‘Southern European Welfare States’ (LONDON, 1997) e con Yves MENY, ‘The Future of European Welfare: A New Social Contract?’ (LONDON, 1998).”,”ITAP-012″
“BARDI Ubaldo”,”La guerra civile di Spagna. Saggio per una bibliografia italiana.”,”””Mi sono deciso a raccogliere la documentazione necessaria dopo aver letto l’ appello contenuto in una nota al saggio di Pierre Broué ed Emile Temime, ‘La rivoluzione e la guerra di Spagna’, pubblicato dall’ editore Sugar, e rivolto agli studiosi italiani e a quanti possedevano libri e giornali del periodo sopra indicato”” (pag 11) La bibliografia include scritti che risalgono al 1931 e arrivano agli anni 1974″,”MSPG-115″
“BARDI Luciano RHODES Martin a cura; saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI Maria ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1998.”,”Saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI Maria ZANNINI”,”STAT-519″
“BARDI Luciano IGNAZI Piero”,”Il Parlamento europeo.”,”Luciano Bardi, insegna relazioni internazionali nell’Università di Pisa e Politica comparata nell’Università di Bologna. Piero Ignazi, insegna Scienza della politica nell’Università di Cosenza.”,”EURx-081-FL”
“BARDI Simona BILANZONE Guglielmo CALEF David CAVELLI Melania DONATI Anna FREY Marco GAUDIOSO Domenico LOMBARDI Paolo MARTONE Francesco MASULLO Andrea MELONI Maurizio PETRETTI Francesco ONUFRIO Giuseppe PAOLELLA Adriano PIETROBELLI Maria PISICCHIO Michele TRICARICO Antonio SERAFINI Gilda ZAMBRINI Mario, a cura di Gianfranco BOLOGNA”,”Italia capace di futuro.”,”Simona Bardi, architetto, unità progetti sostenibilità WWF Italia. Guglielmo Bilanzone, architetto, responsabile CRAS (Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile). Gianfranco Bologna, naturalista ambientalista, portavoce nazionale WWF Italia, segretario generale Fondazione Aurelio Peccei-Club di Roma Italia, docente Scuola di Specializzazione gestione delle risorse naturali, Università di Camerino. David Calef, fisico, già ricercatore presso lo Stockholm Environment Institute, Boston (USA), docente del corso “”Le dimensioni sociali dello sviluppo sostenibile”” presso la Facoltà di Scienze Sociali, Università Gregoriana (Roma). Melania Cavelli, architetto urbanista, membro della Commissione Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente. Anna Donati, esperta di politiche dei trasporti e di mobilità sostenibile, membro del Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie dello Stato, responsabile unità istituzionale e referente trasporti WWF Italia. Marco Frey, economista, già vicedirettore della divisione ambientale dello IEFE (Istituto per l’Economia delle Fonti di Energia) all’Università Bocconi di Milano, è professore di marketing all’Università di Cassino (Facoltà di Economia), membro del Consiglio nazionale del WWF Italia e del Board del WWF Internazionale. Domenico Gaudioso, ingegnere chimico, responsabile clima e ambiente globale, divisione Strategie Integrate dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA). Paolo Lombardi, biologo ambientalista, coordinatore area progetti WWF Italia. Francesco Martone, Coordinatore Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, presidente di Greenpeace Italia. Andrea Masullo, referente energia, clima e rifiuti WWF Italia, docente corso di laurea per tecnici dello sviluppo ecocompatibile, Università di Camerino. Maurizio Meloni, coordinatore campagna “”Dire Mai al Mai”” e campagna “”Stop Millennium Round”” redattore di Altraeconomia. Francesco Petretti, biologo, consulente WWF e programmi televisivi RAI “”Geo & Geo”” docente Scuola di specializzazione gestione risorse naturali, Università di Camerino. Giuseppe Onufrio, fisico, ricercatore, componente del consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA). Adriano Paolella, architetto, professore DASTEC, Università di reggio Calabria, responsabile unità progetti sostenibilità WWF Italia. Maria Pietrobelli, architetto, responsabile CRAS. Michele Pisicchio, architetto, CRAS. Antonio Tricarico, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. Gilda Serafini, economista, responsabile ambiente LUISS. Mario Zambrini, esperto di pianificazione ambientale e mobilità sostenibile, ricercatore dell’Istituto Ricerche Ambientale Italia.”,”AFRx-014-FL”
“BARDINI Carlo”,”Senza carbone nell’età del vapore. Gli inizi dell’industrializzazione italiana.”,”Fondo Palumberi Carlo BARDINI lavora (1998) presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.”,”ITAE-199″
“BARDOT Christian”,”Géopolitique de l’Inde.”,”Chrstian Bardot, agrégé d’histoire, professore de chaire supérieure en classes préparatoires au lycée Jacques Amyot, Melun juin 2007″,”INDx-129″
“BARDUCCI Marco”,”Oliver Cromwell negli scritti italiani del Seicento.”,”””Oliver Cromwell fu il personaggio centrale nel contesto degli avvenimenti che sconvolsero l’Europa a partire dagli anni Quaranta del Seicento; la storiografia anglosassone ha contribuito, a partire dalla metà del XIX secolo, a costruire un vero e proprio “”mito”” attorno a tale figura”” (pag 9) Marco Barducci ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo presso l’Università di Perugia e collabora con il Dipartimento di Studi Sociali dell’Univ. di Firenze. Si è occupato del linguaggio politico del Seicento italiano e del rapporto tra stampa periodica e cultura politica in Europa tra Cinque e Seicento.”,”UKIR-003-FMB”
“BARDY Roland, testo pubblicato sotto la direzione di Max CHALEIL”,”1919 – La Commune de Budapest.”,”‘1917 – 1919. Quattro anni sconvolgono il mondo: Russia, Germania, Baviera, Ungheria. In Ungheria dopo una prima rivoluzione borghese, il popolo, benché senza partito organizzato, prende il potere e instaura la Repubblica dei Consigli. Essa dura 133 giorni prima di essere schiacciata. Assieme alla guerra rivoluzionaria, le masse, spingendo i dirigenti, intraprendono un compito gigantesco: collettivizzazione delle terra, autogestione delle imprese, riforma dell’istruzione, emancipazione della donna. Una rivoluzione sconosciuta e profondamente originale'”,”MUNx-072″
“BARER Shlomo”,”The Doctors of Revolution. 19th Century Thinkers who Changed the World.”,”BARER Shlomo èuno studioso israeliano che scrive in inglese. Ha scritto ‘The Magic Carpet’ e ‘The Week-End War’. “”Lo schema visionario di Hess per un’ Europa unita sotto l’ egida della Francia, Germania e Inghilterra era basato non solo su considerazioni geopolitiche – ‘la Francia ha il Mediterraneo, e le nazioni latine raggruppate intorno ad essa; l’ Inghilterra guarda al mondo degli oceani; la Germania ha legami con la Scandinavia, e l’ Europa Centrale e del Sud’ – ma su altre quali la Rivoluzione del 1789 ha mostrato che la Francia ha sia la volontà che l’ attitutine all’ azione politica. (…)””. (pag 695) “”In linea con le sue tesi che la Francia e la Germania avevano da imparare una dall’altra, Hess presentava Saint-Simon nella “”The Europea Triarchy”” come un uomo che percepiva il futuro e i suoi problemi””. (pag 696)”,”MEOx-060″
“BARESANI Camilla e MANNHEIMER Renato”,”Tic. Tipi italiani contemporanei.”,”Camilla Baresani (Brescia 1961) ha pubblicato libri di narrativa, romanzi e saggi. Renato Mannheimer (Milano, 1947) è professore di Scienze politiche presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca.”,”ITAS-209″
“BARETTA Pier Paolo BERRINI Alberto GALLO Giuseppe”,”Soci o salariati? Riflessioni su sindacato e capitalismo finanziario.”,”Un omaggio a Ezio TARANTELLI I tre autori hanno incarichi rilevanti nella CISL “”Secondo Minsky, “”la teoria di Keynes è incompleta senza un modello che spieghi il modo in cui si producono endogenamente espansioni, crisi e deflazioni da debiti”” (citato in Caffé F., In difesa del “”welfare state””. Saggi di politica economica, p. 103) (…) Sostiene Minsky: “”Se guardiamo l’economia dalla prospettiva della sala di un consiglio di amministrazione di Wall Street, vediamo un mondo di carta, un mondo di impegni di pagare contanti oggi e nel futuro”” (Minsky, 1977, p. 99). Già nel 1931 Keynes scriveva: “”Nella realtà esiste una quantità enorme di attività reali che costituiscono la nostra ricchezza capitale: edifici, stock di merci, beni in corso di fabbricazione e di trasporto, e così via. Non di rado, però, i proprietari nominali di queste attività hanno preso a prestito moneta per poterne entrare in possesso. In misura corrispondente, i proprietari effettivi della ricchezza hanno diritti non sulle attività reali ma sulla moneta. Una parte considerevole di questo “”finanziamento”” avviene attraverso il sistema bancario, il quale interpone la propria garanzia tra i depositanti, che gli prestano la moneta, e i clienti mutuanti, ai quali presta moneta con cui finanziare l’acquisto di attività reali. L’interposizione di questo velo di moneta tra l’attività reale e il possessore di ricchezza è una caratteristica particolarmente marcata del mondo moderno (Keynes, 1931, citato in Minsky, 1977, p. 97)”” (pag 67-68)”,”SIND-082″
“BARFIELD Thomas”,”Afghanistan. Una storia politica e culturale.”,”Il gioco militare delle tre carte (pag 376-377) “”Dopo la vittoria sui talebani, gli Stati Uniti mantennero solo una «leggera impronta» in Afghanistan, inizialmente così leggera da essere invisibile. Nel biennio 2002-2003, Washington impegnò solo settemila soldati in un paese grande come la Francia e con una popolazione di trenta milioni di abitanti. La magior parte delle truppe americane fu incaricata di scovare quanto rimaneva di al-Qaeda e dei talebani nel Sud e nell’Est dell’Afghanistan nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom. La responsabilità di mettere al sicuro Kabul, la capitale, fu afidata a un apposito comando militare su mandato dell’Onu, l’ Isaf (International Security Assistance Force), inizialmente composto da cinquemila soldati provenienti da quaranta nazioni. Poiché gli Stati Uniti si erano inizialmente opposti a un ampliamento del mandato dell’Isaf al di là di Kabul, la maggior parte delle regioni al di fuori della capitale non aveva alcuna presenza militare internazionale. Quando Washington decise di appoggiare il potenziamento dell’ Isaf nel 2003, il sostegno degli alleati riguardo all’invio di ulteriori truppe in Afghanista era ormai scemato”” (pag 376-377) Thomas Barfield insegna Antropologia alla Boston University. Tra i suoi libri ‘The Perilous Frontier. Nomadic Empires and China, 221 Bc to Ad 1757’; ‘The Central Asian Arabs of Afghanistan’ e ‘Afghanistan. An Atlas of Indigenous Domestic Architecture’.”,”ASIx-133″
“BARGELLINI Piero”,”Pian dei giullari. Panorama storico della letteratura italiana. Volume II. Il trecento.”,”ANTE3-45″,”ITAG-177″
“BARGELLINI Piero”,”Città di Pittori.”,”””Se non poteva subito cambiare i suoi soldi in terra lavorativa, veniva tentato anche dal demonio dell’usura. Il pittore della Cappellina degli Scrovegni comprava telai dandoli in affitto a poveri lavoratori… (39). Ma aveva a casa otto figlioli, e per quelle creature si sarebbe fatto dissanguare. E la Ciuta invecchiava, povera donna, e dopo tanta fatica anche a lei forse piacevano le comodità. Per sè Giotto non chiedeva che lavoro. La salute gli reggeva. Per risparmiare, anche vecchio e rugoso, coi capelli corti e bianchi, il «protopictor» della corte angioina, il familiare di Re Roberto, forse mangiava sui palchi, con le mani sporche di terre colorate. Non conosceva nè siesta nè svago. «Giotto, s’io fussi in te – gli disse un giorno il Re, nelle ore di caldura, che anche i buglioli dei colori ribollivano – s’io fussi in te, ora che fa caldo, tralascerei un poco di dipingere». E Giotto sogguardando il Re da sermone, con riso più a scherno dell’altro che a compassione di sè, rispose pronte: «E io certo, s’io fussi voi!» (40). Nella canzone contro la Povertà, Giotto era ricorso a questa similitudine: ‘Et a ben far difizio, si vuol sì provveder dal fondamento, che per crollar di vento o altra cosa, che ssì ben reggha, che non convegnia poi si ricorregha.’ Ci si sente l’eco di Dante in quel «crollar di vento», ma nell’insieme è similitudine dove la competenza, anzi la compiacenza dell’architetto si fa evidente. Giotto era ancora a Napoli, quando a Firenze fu ripreso il lavoro per la fabbrica di Santa Maria del Fiore”” (pag 104-105) (39) vedi Davidsohn (40) vedi F. Sacchetti, Novelle Piero Bargellini, Città di Pittori, 1942″,”VARx-030-FGB”
“BARGHOUTI Iyad DESSOUKI Ali GUAZZONE Laura HERMASSI Abdelbaki HUDSON Michael C. HUNTER Shireen T. KRÄMER Gudrun MUSTAFA Hala ROUADJIA Ahmed”,”Il dilemma dell’Islam. Politica e movimenti islamisti nel mondo arabo contemporaneo.”,”””la violenza dello scontro politico tra gli islamisti radicali e lo stato ha raggiunto livelli di altissima intensità in alcuni paesi. Si ritiene che in Algeria, nei soli primi due anni dopo l’annullamento delle elezioni siano rimaste uccise più di 30.000 persone, mentre nello stesso periodo 1992-93 in Egitto le vittime degli scontri (morti e feriti) sono stati 1.428″” (pag 41)”,”VIOx-218″
“BÄRHAUSEN Anne ROSE Gabriele a cura”,”Das Trozkismus-Archiv (Sammlung Hermann Weber) in der Bibliothek der Friedrich-Ebert-Stiftung. Ein Bestandsversichnis. [Il fondo ‘Trotskismo’ (collezione Hermann Weber) nella biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert. Un inventario]”,”Il fondo ‘Trotskismo’ (collezione Hermann Weber) nella biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert. Un inventario. 1491 lemmi tra titoli monografie e periodici (in senso ampio relativi alla questione del trotskismo) Rüdiger Zimmermann direttore della Biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert Stiftung”,”TROS-324″
“BARIE’ Ottavio”,”Idee e dottrine imperialistiche nell’ Inghilterra vittoriana.”,”””Avventura, cinismo e demagogia furono per gl’ impotenti capi dell’ opposizione le caratteristiche della politica di lord Beaconsfield nel 1877-78… Il Bright constatò amaramente come “”politica imperiale”” e “”grande impero”” fossero parole che affascinavano gli ignoranti e le teste calde. In una ‘Vita’ di lord Beaconsfield, scritta da un contemporaneo, si legge questa descrizione prezzante ma efficace del jingoismo, che sembrava dominare la vita pubblica: “”Il gaudente frequentatore dei music-halls; l’ imberbe studentello, tutta la massa degli ignoranti, dei furfanti e degli stolti stornarono qualsiasi tentativo da parte degli intelligenti e degli onesti di far sentire la propria voce””.”,”UKIx-068″
“BARIE’ Ottavio a cura; testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”Antologia degli scritti politici dei liberali vittoriani.”,”Testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL.”,”UKIx-070″
“BARIE’ Ottavio”,”Gli Stati Uniti da colonia a superpotenza.”,”BARIE’ è nato nel 1923 ed è stato professore di storia delle relazioni internazionali presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fra i suoi studi di argomento americano: ‘L’ opinione interventistica negli Stati Uniti, 1914-1917′ (1960) e ‘Il pensiero politico dell’ età di Wilson’ (1962). Dottrina Monroe. “”Gli avvenimenti prodottisi recentemente in Spagna e in Portogallo mostrano che l’ Europa non ha ancora raggiunto una tranquilla sistemazione. Di questo importante fatto non può essere addotta nessuna prova più convincente di questa: che le potenze alleate abbiano ritenuto giusto ed opportuno, sulla base di principi che debbono ritenersi unilaterali, di intervenire con la forza negli affari interni della Spagna. Fino al qual punto, in base la principio medesimo, l’ intervento possa essere spinto, è questione che interessa tutti gli Stati indipendenti, anche quelli più remoti, i cui governi differiscono da quelli delle potenze stesse; sicuramente non interessa nessuno più che gli Stati Uniti. La nostra politica nei riguardi dell’ Europa – politica adottata già nella fase iniziale dei conflitti che per tanto tempo hanno agitato quella parte del globo – rimane tuttavia la medesima: e cioè di non interferire con gli affari interni di nessuna potenza europea; di considerare il governo de facto come governo legittimo nei nostri riguardi; di coltivare con esso relazioni amichevoli in una politica franca, ferma e forte, soddisfacendo in tutti i casi le giuste richieste di ogni potenza, e non piegandoci alla prepotenza di nessuna. Ma nei riguardi dei nostri continenti, le cose sono eminentemente e profondamente diverse, Non è possibile che le potenze alleate estendano i loro sistemi politici in alcuna parte dell’ uno o dell’ altro continente americano senza metter in pericolo la nostra pace e tranquillità; e nessuno può pensare che i nostri fratelli delle regioni verso sud, se lasciati liberi, adotterebbero di loro propria volontà i sistemi politici medesimi. E’ di conseguenza egualmente impossibile per noi accettare comunque con indifferenza un simile intervento.”” (pag 108, Messaggio annuale del presidente Monroe, 2 dicembre 1823.”,”USAP-066″
“BARIE’ Ottavio”,”L’ Italia nell’ Ottocento.”,”””Un fatto più caratteristico – sebbene non tanto delle città italiane quanto appunto di quest’ epoca e poi, più ancora, di quella che seguì – è che lo sviluppo dei mezzi di trasporto, dopo aver favorito l’ accentramento della popolazione nelle grandi città, tende a promuoverne entro certi limiti il decentramento, in quanto il centro delle città diviene sempre più il quartiere riservato al commercio, agli istituti bancari, agli uffici pubblici, mentre i quartieri di abitazione tendono a spostarsi verso le zone periferiche. Negli ultimi vent’anni dell’ Ottocento il Comune di Milano vide crescere la sua popolazione del 53%, ma l’ aumento del “”circondario interno”” fu minimo (9%) e fortissimo quello delle zone periferiche (138%). A Torino la popolazione ebbe nello stesso periodo aumento generale del 32%; ma il centro crebbe del 23% e il resto del Comune del 134″”. (pag 249-251)”,”ITAS-112″
“BARIE’ Ottavio a cura; scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”Il pensiero politico nell’ età di Wilson.”,”Scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON. Economia e politica. “”””Dateci un uomo d’affari””, -egli dice (e intende “”come me””) – “”e lasciate che egli introduca metodi d’affari nella politica e nel governo; allora potrò strmente tranquillo ad occuparmi dei miei affari””. Non v’è carica, da quella di senatore degli Stati Uniti a quella di consigliere comunale in una parte qualsiasi del paese, cui non siano stati eletti uomini d’affari; tuttavia la politica rimane corrotta, il governo in cattive condizioni e il cittadino egoista deve tenersi pronto come il vecchio pompiere volontario ad uscire in qualsiasi momento, con qualsiasi tempo, per spegnere un incendio; e qualche volta esce e spegne il fuoco (dopo che il danno è stato fatto) e ritorna ai suoi affari sospirando per la presenza di uomini d’affari nella politica. L’uomo d’affari ha fallito in politica come ha fallito come cittadino. Perché? Perché la politica ‘è’ affari. Ecco il nocciolo del problema. Ecco il nocciolo di ogni cosa – arte, letteratura, religione, giornalismo, diritto, medicina -: sono tutti affari e tutti… come voi li vedete.”” (Lincoln Steffens) (pag 70) “”Vi sono naturalmente delle eccezioni. Molti uomini politici sono entrati in affari e hanno avuto successo (ex sindaci di Tammany Hall e quasi tutti i vecchi ‘bosses’ politici di Filadelfia sono finanzieri importanti nelle loro rispettive città), e uomini d’affari sono entrati in politica e hanno avuto successo (ed esempio Mark Hanna). Essi tuttavia non hanno portato alcuna riforma alle nuove professioni adottate, pur avendone a volte accentuate le caratteristiche””. (Lincoln Steffens) (pag 70-71)”,”USAG-069″
“BARIE’ Ottavio DE-LEONARDIS Massimo DE’ ROBERTIS Anton Giulio ROSSI Gianluigi”,”Storia delle relazioni internazionali. Testi e documenti (1815-2003).”,”BARIE’ Ottavio (Univ. cattolica, Milano), DE-LEONARDIS Massimo (idem), DE’ ROBERTIS Anton Giulio (Univ. Bari), ROSSI Gianluigi (Univ. Roma La Sapienza).”,”RAIx-243″
“BARIE’ Ottavio, a cura; testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”Antologia degli scritti politici dei liberali vittoriani.”,”Testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”TEOP-403″
“BARIE’ Ottavio a cura; scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”Il pensiero politico nell’età di Wilson.”,”Scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”TEOP-416″
“BARIE’ Ottavio”,”Luigi Albertini.”,”Ottavio Barié è nato a Santa Margherita Libure nel 1923. È stato professore di storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Idee e dottrine imperialistiche nell’Inghilterra vittoriana’ (1953), ‘L’Inghilterra e il problema italiano’, 2 voll. 1960-65, ‘Epistoliario di Luigi Albertini’, 5 voll., 1968″,”BIOx-033-FSD”
“BARIETY Jacques POIDEVIN Raymond”,”Les relations franco-allemandes, 1815-1975.”,”R. Poidevin è stato professore di storia contemporanea all’Università di Metz, dove ha diretto il Dipartimento di storia e il Centro di ricerca ‘Relations internationales’. Jacques Bariéty ha diretto l’Institut d’histoire contemporaine di Strasburgo. Contiene il paragrafo: – Le problème des minorités allemandes et le projet Briand de’Union européenne (pag 274-276) L’anno 1939. Hitler esita non sulla scelta di aprire le ostilità, ma sul primo colpo da dare: all’Ovest o all’Est? “”En trois jours, et sans avoir à tirer un coup de feu. Hitler fait disparaître l’État slovaque indépendant. Le 15, la Wehrmacht entre à Prague et, le soir, Hitler couche dans le palais des rois de Bohême; il n’y a plus de Tchècoslovaque, mais, à côté d’une Slovaquie vassalisée, un «protectorat de Bohême-Moravie». La France et l’Angleterre qui, en signant les accords de Munich, avaient garanti les nouvelles frontières de la Tchécoslovaquie, ne réagissent pas; elles n’en ont pas encore la possibilité matérielle, c’est-à-dire les moyens militaires. Hitler maintenant veut qu’éclate sans délai cette guerre qui est l’objectif de toute sa politique. De 1933 à 1938, il a joué au pacifique, pour pouvoir asseoir son autorité en Allemagne même, pour paralyser les réactions de la France et de l’Angleterre et pour pouvoir, pendant ce temps, réarmer l’Allemagne. Désormais Hitler pense qu’il n’a plus intérêt à retarder la guerre. L’Allemagne a acquis en matière d’armements une avance qualitative et quantitative sur ses adversaires éventuels, et d’abord la France, qui a des effectifs réduits («classes creuses» correspondant à la sous-natalité des années 1914-1918) et dont le réarmement, notamment aéronautique, a été freiné par toutes sortes de raisons. Or l’Allemagne risque de perdre dans les années à venir cet atout: la situation sociale se stabilise en France, ce qui permet d’accroître la production d’armements; les effectifs des jeunes classes mobilisables en France iront en s’accroissant; la Grande-Bretagne commence à sortir de sa léthargie et des ses illusions et entreprende de réarmer. Jamais plus, pense Hitler, le rapport des forces ne sera plus favorable à l’Allemagne; de plus il sent dans la force de l’âge et le peuple allemand, grisé par le succès de 1938, le suit aveuglément. C’est le moment de déclencher la guerre. A l’automne 1938, Hitler avait déjà fait préparer un plan d’opérations militaires contre la France pour le cas où elle aurati réagi. Les événements du 15 mars 1939 à Prague prennent l’allure d’un défi politique jeté à la face de la France et de l’Angleterre. Pourtant Hitler hésite encore, non pas sur le principe de la gurre, mais sur l’orientation des premiers coups à donner: à l’Ouest ou à l’Est?”” (pag 307-308)”,”RAIx-375″
“BARILE Giuseppe LEVRERO Renato CELLA Gian Primo REYNERI Emilio TEMPIA Anna BOVONE Laura STUCCHI Donatella MANGIAROTTI Gabriella ROSSI Giovanna TAVOLATO Vittorio ZANUSO Lorenza GIORI Danilo BOLZANI Paolo MASIERO Attilio, contributi di,”,”L’ operaio massa nello sviluppo capitalistico.”,”responsabile Stefano MERLI”,”MITT-106″
“BARILE Paolo”,”Libertà di manifestazione del pensiero.”,”Riproduce la voce ‘Libertà di manifestazione del pensiero’ apparsa nell’Enciclopedia del diritto, volume XXIV con molti aggiornamenti e qualche aggiunta. “”In realtà, quando la Corte [costituzionale] definisce l’ordine pubblico come bene di valore non inferiore alla libertà di manifestazione del pensiero; dice una cosa lapalissiana, ma inconcludente, in quanto identifica l’ordine pubblico con il fine di pacifica convivenza sociale che è il fine dello Stato, e che anzi precede, logicamente e storicamente, i diritti di libertà. Quando però poi la Corte afferma che l’ordine pubblico costituisce un limite insuperabile alla tutela delle libertà in quanto bene egualmente garantito dalla costituzione, mette a paragone entità fra loro incommensurabili (“”diritti”” e “”beni””, “”limiti”” e “”beni””), senza accorgersi che il problema si pone correttamente solo in termini di ampiezza dei diritti costituzionalmente garantiti, e quindi di limiti ai diritti, limiti che non possono ricavarsi da astratte entità, come i “”beni garantiti dala costituzione””, ma da precise norme giuridiche costituzionali”” (pag 129)”,”DIRx-031″
“BARILE Alessandro”,”Il fronte rosso. Storia popolare della guerra civile spagnola.”,”Alessandro Barile, romano, 1984, svolge ricerche nel campo della storia del movimento operaio. Questo è il suo primo libro. Libro di chiara impronta stalinista che ‘assolve’ Carlos (V. Vidali) negando i delitti a lui attribuiti dalla storiografia sulla guerra civile spagnola (vedi prefazione e testo)”,”MSPG-268″
“BARILLI Bruno a cura Giorgio PELLEGRINI”,”Le guerre serbe.”,”Uno dei massimi prosatori italiani del Novecento racconta le guerre balcaniche del 1912 e del 1914. Un mondo arcaico che ritroviamo crudamente intatto in questi anni.”,”EURC-033″
“BARIS Tommaso”,”Resistenza, antifascismo e guerra civile. Un dibattito tra storia e politica.”,”””Nel quadro di tale polemica, Procacci spiegava le sue perplessità circa l’uso della categoria di guerra civile applicata alla Resistenza. In Italia, a suo avviso, lo scontro fascisti-antifascisti aveva riguardato una parte limitata del Paese, la popolazione non aveva avuto «consistenti reazioni di insofferenza e ostilità (…) nei confronti dei partigiani» ed anche la Chiesa cattolica si era schierata contro la Rsi e i tedeschi (23). Nelle principali guerre civili del Novecento (Russia 1918-20, Spagna 1936-39, Grecia 1946-49 e Jugoslavia 1941-45), Procacci ricordava che: «l’intero Paese e l’intera popolazione sono stati coinvolti in un conflitto nel quale ognuna delle due parti era sorretta da valori (o presunti valori) della cui giustezza essa era fermamente convinta talvolta sino al fanatismo ed in cui entrambe disponevano di forze sufficienti per sperare di prevalere. In tali condizioni di surriscaldamento ideologico e di relativo equilibrio lo scontro assumeva le forme di un’autentica guerra combattuta sui fronti e nelle retrovie con l’impiego di eserciti regolari e dotati di tutte le armi disponibili, un conflitto le cui sorti si decidevano perciò prevalentemente sul campo, sul terreno. Per queste loro caratteristiche le guerre civili sono sanguinosissime e in esse la violenza degenera spesso in barbarie ed efferatezza» (24). Complessivamente, a parere di Procacci, tutto questo era mancato nel bienno 1943-45, anche perché quello italiano era stato il territorio «più a lungo teatro di operazioni militari da parte di due eserciti stranieri che se ne contendevano il controllo e il possesso». Rispetto ai due principali contendenti, fascisti ed antifascisti avevano avuto una funzione di supporto rispettivamente verso i tedeschi e gli Alleati. Concludeva Procacci: «L’Italia era dunque un Paese occupato e l’occupante tedesco contro il quale si dibatteva la Resistenza era perciò di fatto «il nemico principale», indipendentemente dalle varie e diverse percezioni che Claudio Pavone registra a questo proposito» (25). I fascisti, esigua minoranza e largamente consapevoli del proprio isolamento, giocavano un ruolo marginale e subordinato, potendosi richiamare, crollati i miti del regime, solo alla retorica dell’onore, intesa come fedeltà all’alleanza con i tedeschi, peraltro considerata dalla gran parte dell’opinione pubblica una debole giustificazione del loro collaborazionismo. Per questo, la contrapposizione «Resistenza – collaborazionismo» appariva a Procacci concettualmente più feconda e, quindi, complessivamente, a suo avviso, tenendo conto del contesto della seconda guerra mondiale, «la vecchia formula della Resistenza come una guerra di liberazione (…) conserva pienamente il suo valore» (26)”” (pag 112-113) [(23) Procacci, Postfazione, cit., pp. 582 e 584-5; (24) Procacci, Postfazione, cit., pp. 580; (25) Ivi, p. 585; (26) Ivi, p. 587. Sulla centralità della categoria di collaborazionismo: M. Palla, ‘Guerra civile o collaborazione?’ in ‘Guerra, guerra di liberazione, guerra civile’, cit., pp. 83-96] Resistenza, antifascismo e guerra civile. Un dibattito tra storia e politica, Tommaso Baris, Meridiana, No. 76, GUERRE CIVILI (2013), pp. 105-126 (22 pages), Viella”,”STOx-024-FGB”
“BARISIONE Mauro”,”L’immagine del leader. Quanto conta per gli elettori?”,”Mauro Barisione insegna Analisi dell’opinione pubblica nell’Università di Milano. Ha insegnato anche all’ IEP di Parigi. Fa parte del programma di ricerca ITANES e del comitato direttivo della SISE. Ha pubblicato un saggio per il Mulino assieme a R. Mannheimer. ‘Il teorema di Johnson’ (pag 141) “”Per due cose – così sosteneva il presidente americano Lyndon B. Johnson – i suoi nipoti sarebbero stati fieri di lui: «Quello che ho fatto per i negri, e il Vietnam». «I negri», aggiungeva, «mi sono costati 15 punti nei sondaggi, il Vietnam me n’è costato 20». Questa idea – le curve di popolarità di un leader politico salgono o scendono in misura direttamente proporzionale alla pubblica approvazione delle sue ‘policies’ – è ciò che definiremo il «teorema di Johnson». Più verosimilmente, quello che il successore di Kennedy sperimentò sulla propria pelle fu una dinamica di popolarità – un po’ volatile sul breve, in netta discesa sul lungo periodo – che diverrà tipica e in qualche misura prevedibile nei decenni a venire. Quindi nel calo di popolarità di Johnson non c’entrava tanto la politica di emancipazione degli afroamericani, né il caso specifico della guerra del Vietnam, almeno in quegli anni. Erano però finiti i tempi della popolarità «garantita» del presidente – come per Eisenhower e Kennedy -, soppiantati dal declino generalizzato dei livelli di soddisfazione e del senso di efficacia politica dei cittadini, nonché dall’affermazione di un’audience sempre più scettica e politicamente meno ‘naif’. Da Johnson in avanti, la «curva di discesa» (o ‘decay curve’) si imponeva anzi come il modello più altamente prevedibile per la popolarità presidenziale. Ignorando per ora le più o meno significative fluttuazioni congiunturali, la curva può essere descritta così: il presidente in carica conosce il proprio punteggio massimo di approvazione entro i primi sei mesi del mandato, per poi assistere – al più tardi dall’inizio del secondo anno – a un pressoché inesorabile declino, che culminerà con il punteggio più basso di popolarità verso il terzo anno dell’azione presidenziale. Gli ultimi sei mesi del quarto anno potranno vedere un tendenziale recupero, insufficiente tuttavia a riavvicinare i livelli di popolarità di inizio mandato. Morale: «Se un presidente vuole lasciare la carica da uomo popolare» – concludeva lo studioso – «deve dare le dimissioni all’indomani dell’insediamento». Questo schema, che certo conosce immancabili controesempi ed eccezioni, è sembrato approssimare per alcuni decenni in modo così efficace l’andamento tipico delle curve di popolarità presidenziali da imporre una domanda: quanto conta la qualità dell’azione del presidente, se l’esito di questa sul piano dell’immagine è già in qualche modo prevedibile? E soprattutto: da che cosa dipende allora l’andamento della popolarità del presidente?”” (pag 141-142)”,”TEOP-018-FV”
“BARJONET André”,”La C.G.T. Histoire. Structure. Doctrine.”,”BARJONET André, 47 anni (1968) studi superiori di storia e geografia. Responsabile degli studenti comunisti di Tolosa e Montpellier 1940-1942. Resistenza nel Sud-Ovest. Segretario dopo il 1946 del Centro di studi economici e sociali della CGT. Membro del consiglio economico e sociale. Si dimette nel 1968.”,”MFRx-336″
“BARJONET André”,”Vocabolario dei termini marxisti.”,”André Barjonet, già direttore del centro studi economici del più grande sindacato francese, la CGT, è professore universitario, giornalista e scrittore”,”TEOC-029-FV”
“BARJOT Dominique”,”Francis Bouygues. L’ ascension d’un entrepreneur (1952-1989).”,”Il modello Bouygues. “”Una delle sue carte più importanti sta nel valore di molti suoi collaboratori. Tra tutti, colui che ha giocato il maggior ruolo è stato senza dubbio R. Auereau. Discendente dal maresciallo d’ Impero, questo nantese aveva fatto l’ “”X””, poi come lo stesso F. Bouygues, il Centro di perfezionamento agli affari, CPA, della Camera di Commercio di Parigi.”” (pag 47-48)”,”FRAE-018″
“BARJOT Dominique DARD Olivier GARRIGUES Jean MUSIEDLAK Didier ANCEAU Eric a cura; saggi di Eric ANCEAU Frank BAJOHR Dominique BARJOT Christophe BOUNEAU Eric BUSSIERE Francois CARON Giuseppe CONTI Olivier DARD Jean-Claude DAUMAS Anne DEYSINE Claude FOHLEN Jean GARRIGUES Pierre GERVAIS Pascal GRISET Hervé JOLY René LEBOUTTE Isabelle LESCENT-GILES Severine Antigone MARIN Michel MARGAIRAZ Bruno MARNOT Didier MUSIEDLAK Christian PONCELET Gilles RICHARD Jean RIVIERE Beatrice TOUCHELAY Xavier de VILLEPIN”,”Industrie et politique en Europe occidentale et aux Etats-Unis (XIX – XX siècles).”,”Saggi di Eric ANCEAU Frank BAJOHR Dominique BARJOT Christophe BOUNEAU Eric BUSSIERE Francois CARON Giuseppe CONTI Olivier DARD Jean-Claude DAUMAS Anne DEYSINE Claude FOHLEN Jean GARRIGUES Pierre GERVAIS Pascal GRISET Hervé JOLY René LEBOUTTE Isabelle LESCENT-GILES Severine Antigone MARIN Michel MARGAIRAZ Bruno MARNOT Didier MUSIEDLAK Christian PONCELET Gilles RICHARD Jean RIVIERE Beatrice TOUCHELAY Xavier de VILLEPIN. Una grande Europa elettrica. “”Avec cette nouvelle ére des transcontinentaux électriques, l’ historien économiste peut alors se prendre à rêver d’une prochaine ‘Mare Nostrum’ de l’ électricité, en tissant la toile de ce nouveau système électrique international, où les régions d’exploitation englobent désormais plusieurs pays. Cette construction d’une grande Europe électrique, par intégration et modernisation des différents systèmes, constitue l’ enjeu majeur actuel de la communauté internationale de opératuers électriciens. Les pannes majeures des systèmes électriques depuis le mois d’août 2003, par un jeu de réactions en chaîne ou phénomène “”d’écroulement de château de cartes””, aux Etats-Unis, à Londres et en Italie, ont montré la pace stratégique des réseaux de transport d’électricité dans le monde occidental et ses choix de politique industrielle””. (pag 223) Industria e corruzione politica durante il fascismo. Capitolo di Didier MUSIEDLAK, ‘Industrie et corruption politique sous le régime fasciste’. (pag 273-285)”,”ECOI-210″
“BARKER Theo SUTCLIFFE Anthony a cura”,”Megalopolis. The Giant City in History.”,”Theo BARKER ex Prof di storia economica alla London School of Economics and Political Science. Anthony SUTCLIFFE è Prof di economia e storia sociale all’Univ of Leicester. Oltre ai due curatori i saggi sono di H.W. PLEKET, Ge JIANXION, Josef W. KONVITZ, Max ENGMAN, Ya E. VODARSKY, Gerhard BRUNN, Helen MELLER, Lionel FROST, Malcolm FALKUS, D.J. OLSEN. Nicolau SEVCENKO, Robert FISHMAN.”,”DEMx-001″
“BARKER Colin WEBER Kara”,”Solidarnosc from Gdansk to Military Repression.”,”Situazione in Polonia primi anni 1980, ruolo URSS e Chiesa cattolica polacca, scioperi e lotta operaia in Est Europa, sindacato Solidarnosc, repressione militare esercito POUP”,”POLx-048″
“BARKER Stephen F.”,”The Elements of Logic.”,”Stephen F. Barker, Department pf Philosophy the Johns Hopkins University. Preface, Introduction, Glossary of Terms, Glossary of Symbols, figure, Index,”,”FILx-053-FL”
“BARKER Thomas M.”,”The Military Intellectual and Battle. Raimondo Montecuccoli and the Thirty Years War.”,”Le parole ‘virtù’ e ‘fortuna’, un problema perenne per gli studenti del ‘Cinquecento’ e ‘Seicento’, merita una speciale menzione. Entrambi questi termini machiavelliani, hanno un ampio spettro di significati, a volte approssimati, ma spesso quasi contrastanti. Le forme italiane sono spesso usate in inglese, una pratica da evitare per quanto possibile. Perciò, nel caso di Montecuccoli, le varietà inglesi possibili per ‘fortuna’ sono fortune, luck, chance e prosperity, happiness, riches, property, fate o destiny… (pag XV, prefazione)”,”QMIx-037-FSL”
“BARLETTA Giuseppe”,”Marxismo e teoria della scienza. Materiali di analisi.”,”BARLETTA Giuseppe (Bari, 1949) lavoro presso l’Istituto di filosofia della facoltà di lettere. “”Non si tratta soltanto del fatto che, come ha osservato Cerroni, sul n° 29 di “”Rinascita”” del 1971, “”Con i grandi pensatori non si finisce mai di fare i conti. Così anche con Della Volpe”” ma anche, ed essenzialmente, di rendere a Della Volpe l’enorme merito della scoperta di un Marx “”scienziato”” in senso affatto diverso sia dalla lettura positivistica e secondinternazionalista sia dalla più aggiornata interpretazione ‘storicista’ del marxismo che, in Italia soprattutto, aveva una lunga e solida tradizione di studi”” (pag 105)”,”TEOC-601″
“BARLETTA Laura CARDINI Franco GALASSO Giuseppe a cura; relazioni di Giovanni PETTINATO Luciano CANFORA Paolo GROSSI Riccardo FUBINI Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Marco MERIGGI Aurelio MUSI Luigi BONANATE Paolo PISSAVINO Patrizia SABBATUCCI-SEVERINI Luigi FERRARI-BRAVO Stefano ZAMAGNI Paolo LINGUA Gabriele GATTI, tavola rotonda Giuseppe GALASSO Luciano CANFORA Franco CARDINI Stefano ZAMAGNI Maurice AYMARD”,”Il piccolo Stato. Politica storia diplomazia. Atti del convegno di studi. San Marino, 11.13 ottobre 2001.”,”\1″,”EURx-011-FMB”
“BARLETTI Antonio, collaborazione ai testi di Enrico ROMOLI”,”Afghanistan prima e dopo.”,”Una delle pagine più nere della storia coloniale britannica. La guerra anglo-afghana e il grande gioco con la Russia “”Il primo anno di occupazione non fa registrare avvenimenti di rilievo; gli Inglesi mantengono a Kabul, sotto gli occhi scanalizzati degli Afghani, il proprio stile di vita: corse di cavalli, cricket, pattinaggio sul ghiaccio in inverno, spettacoli teatrali, serate danzanti a cui gli ufficiali partecipano con le mogli; i soldati, poi, non risparmiano i corteggiamenti alle donne locali, facendo giungere al parossismo l’odio già virulento della popolazione. A ciò vanno sommate l’impopolarità di Shah Shula – nient’altro che un fantoccio agli occhi degli Afghani – e l’incauta decisione da parte inglese di ridurre le tangenti pagate alle tribù Ghilzai per il controllo dei passi fra Kabul e Jalalabad. Ci sono tutti gli ingredienti per il futuro disastro. La rivolta, che matura lentamente, non sortisce, all’inizio risultati positivi…”” (pag 96) “”Ma come è finita la prima guerra anglo-afghana? Conun nulla di fatto. Gli Inglesi dopo la prova di forza e la «giusta punizione» inflitta agli Afghani hanno ripreso la via dell’India; Dost Mohammed, lasciato libeor di tornare in patria, è salito di nuovo sul trono di Kabul. Quattro anni di guerra e migliaia di morti sono serviti per creare una situazione assolutamente identica alla precedente; abbandonata l’idea dell’occupazione diretta dell’Afghanistan, l’Inghilterra riprende il «Grande Giuoco» con la Russia sposando di nuovo la soluzione dello stato cuscinetto, da controllare dall’esterno”” (pag 102)”,”ASIx-125″
“BARLOCCO Leontino; a cura di Irma DEMATTEIS”,”Una tragedia dimenticata. 1943-1944: gli internati italiani a Creta. Memorie.”,”Leontino BARLOCCO nasce a Bormida (SV) nel 1923. Dopo il 20 settembre 1943 rifiuta di aderire alla Repubblica sociale e finisce prigioniero a Creta. Dopo varie peregrinazioni e due naufragi viene spedito nel campo di concentramento in Germania (Fulda) dovie viene liberato dagli americani il 2 aprile 1945.”,”ITAR-124″
“BARMINE Alessandro”,”Uno che sopravvisse. La vita di un russo sotto il regime sovietico.”,” Altro libro: Memorie di un diplomatico sovietico di A. Barmine”,”RUSS-204″
“BARNABA’ Enzo”,”Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893.”,”Pag 37 Socialisti ideologia e realtà politica Sulle cifre si valuta l’uccisione di una decina di operai italiani. BARNABA’ Enzo ha stutidato lingue e letteratura e storia. In insegnato in vari licei. Ha scritto pure ‘Fasci siciliani a Valguarnera’.”,”CONx-160″
“BARNABA’ Enzo”,”I Fasci siciliani a Valguarnera.”,”BARNABA’ Enzo è nato a Valguarnera (Enna) nel 1944 e vive a Belluna dove insegna in una scuola superiore. E’ uno studioso di storia del movimento operaio.”,”MITT-190″
“BARNABA’ Enzo”,”Aigues-Mortes, il massacro di Aigues-Mortes.”,”BARNABA’ Enzo ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei. Ha scritto pure ‘Fasci siciliani a Valguarnera’ e altro:”,”CONx-006-FV”
“BARNARD John”,”Walter Reuther and the Rise of the Auto Workers.”,”John Barnard is Professor and Chairman of the Department of History at Michigan’s Oakland University. President for twenty-four years of the largest, most dynamic, most progressive industrial union in the world, the United Auto Workers, Walter Philip Reuther was a pioneer of the twentieth-century labor movement. In Walter Reuther and the Rise of the Auto Workers, John Barnard presents the first concise, selective account of Reuther’s life and stormy career. Editor’s Preface by Oscar HANDLIN, Acknowledgments, A note on the Sources, Index, Illustrations,”,”MUSx-004-FL”
“BARNAVI Eli”,”Storia di Israele. Dalla nascita dello Stato all’ assassinio di Rabin.”,”Storico e politologo, Eli BARNAVI insegna al Dipartimento di Storia dell’ Univ di Tel Aviv. Specialista del XVI secolo europeo e della storia contemporanea di Israele, ha curato la direzione scientifica dell’ ‘Atlante storico del popolo ebraico’ (1995). Ha tra l’altro pubblicato nel 1988 presso Flammarion ‘Lettre d’un ami Israelien à l’ami Palestinien’.”,”VIOx-042″
“BARNAVI Eli”,”Storia d’Israele. Dalla nascita dello stato all’assassinio di Rabin.”,”Storico e politologo, Eli Barnavi insegna al Dipartimento di Storia dell’Università di Tel Aviv. Specialista del XVI Secolo europeo e della storia contemporanea d’Israele, ha curato la direzione scientifica dell’Atlante storico del popolo ebraico (1995).”,”VIOx-077-FL”
“BARNBY Henry G.”,”The Prisoners of Algiers. An account of the forgotten american-algerian war 1785-1797.”,”””I prigionieri di Algeri”” segnano l’inizio di una particolare situazione di conflitto algerino-americano tra il Dey di Algeri e gli Stati Uniti che durò dal 1785 al 1797. Dopo che gli Stati Uniti divennero indipendenti dall’Impero britannico a seguito della Guerra di Indipendenza americana (1765-1783), Algeri dichiarò guerra agli Stati Uniti. Algeri, infatti, dopo aver recepito dai diplomatici britannici che la Continental Navy era stata sciolta nel 1783 e che quindi la navigazione mercantile americana non era più sotto la protezione della Royal Navy, scatenò i pirati barbareschi che operavano in quelle coste. I pirati catturarono 53 navi mercantili statunitensi e 1 brigantino assieme a 180 marinai americani tenuti in ostaggio ad Algeri, 82 dei quali furono successivamente riscattati dal governo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, non avendo ancora una marina per proteggere le proprie navi e il proprio commercio, furono costretti a chiedere la pace ad Algeri nel 1795, accettando di pagare un tributo annuale. La guerra portò il Congresso degli Stati Uniti ad approvare il Naval Act del 1794, che istituì la United States Navy.”,”USAG-002-FSL”
“BARNET Miguel; nuova edizione a cura di Gaetano LONGO”,”Autobiografia di uno schiavo (Cimarron).”,”Etnologo, poeta e romanziere, Miguel BARNET (L’Avana 1940) è considerato uno dei più importanti esponenti della cultura latino-americana. Nel 1963 un giornale dell’Avana dedicò un servizio agli abitanti più vecchi dell’isola. BARNET notò tra essi un ‘cimarron’, un ex-schiavo fuggiasco di centoquattro anni. BARNET registrò il racconto della sua vita.”,”CONx-006″
“BARNETT Correlli”,”I generali delle sciabole. Studi sui Comandi Supremi della prima guerra mondiale.”,”[Clemenceau conduceva una campagna contro i princìpi di Pétain, e questa campagna incontrava la simpatia di tutti i comandanti subordinati la cui mentalità si era ormai fossilizzata nella guerra di trincea e che non potevano ammettere che la Germania sarebbe riuscita dove essi erano falliti: la penetrazione in profondità. Il 24 gennaio Clemenceau trasmetteva a Pétain il rapporto del suo “”ispettore generale per le costruzioni difensive””, generale Roques, da cui risultava che il comandante in capo non aveva attribuito la dovuta importanza al filo spinato e alle fortificazioni, che molte truppe, in addestramento, non scavavano abbastanza. Tutto questo movimento contro Pétain dimostrava che dopo il brutto spavento della primavera-estate 1917, lo “”spirito”” della scuola di guerra (attaccare sempre senza mai cedere terreno e combattere sempre sulla prima linea) stava risuscitando; e ciò rendeva più difficile il compito del comandante in capo di preparare l’esercito secondo i comuni princìpi di addestramento e di tattica. Ciò significava inoltre che in una prossima campagna critica e decisiva, le probabilità di successo sarebbero state ridotte da questo fatale idealismo francese, da questa scuola “”morale”” che nell’inverno 1917-18 non teneva conto dele realtà tecniche più di quanto non aveva fatto nel 1887 o nel 1914, o nella stessa primavera del 1917. Mentre i lunghi treni tedeschi si snodavano attraverso l’Europa, dalla Russia verso la Francia, con il loro carico di truppe vittoriose e un massiccio equipaggiamento, e la fiumana di forze continuava a salire, dall’altro lato della linea alleata, come una misteriosa corrente che sommerge una diga, nelle alte sfere politiche militari inglesi e francesi si protraeva la discussione intorno al probabile comandante supremo’ (pag 404)]”,”QMIP-010″
“BARNETT Correlli a cura; saggi di Shelford BIDWELL Martin BLUMENSON Briand BOND Lord CARVER Carlo D’ESTE Wlater GÖRLITZ John HACKETT Franz KUROWSKI Richard LAMB Barry A. LEACH Kenneth MACKSEY Martin MIDDLEBROOK Samuel W. MITCHAM Klaus-Jurgen MÜLLER Robert O’NEILL Ferdinand VON SENGER UND ETTERLIN Earl F. ZIEMKE”,”I generali di Hitler. Esercito e casta militare del Terzo Reich.”,”BARNETT Correlli è autore di importanti libri sulla questione militare. Ha lavorato come consulente storico e soggettista per la BBC. Dal 1977 è conservatore del Churchill Archives Centre e membro del Churchill College di Cambridge. Saggi di Shelford BIDWELL Martin BLUMENSON Briand BOND Lord CARVER Carlo D’ESTE Wlater GÖRLITZ John HACKETT Franz KUROWSKI Richard LAMB Barry A. LEACH Kenneth MACKSEY Martin MIDDLEBROOK Samuel W. MITCHAM Klaus-Jurgen MÜLLER Robert O’NEILL Ferdinand VON SENGER UND ETTERLIN Earl F. ZIEMKE”,”GERN-079″
“BARNETT Lincoln”,”L’ universo e Einstein.”,”L’ universo è un continuo a quattro dimensioni. La distanza come il tempo è un concetto relativo L’ universo di Einstein non è euclideo ed è finito. “”Il lungo intervallo durato più di quaranta anni – fin da quando fu pubblicata la teoria della relatività ristretta nel 1905 – fra la celebrità di Einstein e la comprensione di essa da parte del pubblico, misura la lacuna nella cultura delle genti””. (pag 18) “”La scienza moderna è nata quando Galileo cercò di investigare “”come”” avvengono (i fatti, ndr), dando così origine al “”metodo sperimentale””, il quale oggi costituisce la base della ricerca scientifica.”” (pag 22) “”””Il non matematico”” dice Alberto Einstein “”quando sente parlare di cose “”a quattro dimensioni””, è afferrato da un brivido misterioso, da un senso non troppo dissimile da quello destato dalle idee dell’ occultismo. Eppure non vi è una affermazione più comune di quella che il mondo nel quale viviamo è uno spazio-tempo continuo a quattro dimensioni””.”” (pag 103) “”Platone, circa 2300 anni fa, dichiarava: “”Colui che veramente si appassiona alla scienza è sempre alla affannosa ricerca dell’ essere… Egli non si arresterà davanti a quei molteplici fenomeni i quali esistono solo apparentemente””. (pag 173)”,”SCIx-224″
“BARNETT Vincent”,”The Revolutionary Russian Economy, 1890-1940. Ideas, debates and alternatives.”,”””The creation and function of Gosplan. On 22 February 1921 SNK proposed a ‘general state planning commission’ and on 17 March 1921 it issued a decree entitled ‘On a Planning Commission was to be accomplished through the organs of the corresponding People’s Commissariats. Various published works foreshadowed the creation of Gosplan, works such as ‘A Single Economic Plan and a Single Economic Apparatus’ of 1920 by S.I. Gusev. In A.M. Kaktyn ‘s ‘A Single Economic Plan and a Signle Economic Centre’, also of 1920, the creation of a unified, strong-willed, centralised planning unit was posited as the cardinal condition for the existence of a socialistic system of production and exchange. The basic task of Gosplan was given as to compose a single unified plan for the entire Soviet economy (…).”” (pag 97) ‘Kondratiev ‘s plan for agriculture and forestry, 1924-1928.’ (pag 98)”,”RUSU-197″
“BARNETT Correlli”,”I generali nel deserto.”,”””I tedeschi, da parte loro, avevano impiegato i cinque mesi antecedenti la battaglia “”Crusader”” ad adattare la loro già eccellente e provata tattica della guerra corazzata alle particolari circostanze del deserto. Con la meticolosa, seria e intelligente accuratezza che è loro propria, avevano non solo perfezionato la condotta operativa e i servizi di riparazione sul campo di battaglia, ma li avevano provati e riprovati sul terreno. Come risultato, nelle parole di un ufficiale di stato maggiore tedesco: “”Una divisione ‘panzer’ tedesca era una formazione estremamente elastica che si appoggiava sempre all’artiglieria, nell’attacco e nella difesa. Al contrario, i britannici consideravano il cannone anticarro come arma difensiva e non fecero buon uso della loro potente artiglieria da campagna, che avrebbe dovuto essere addestrata a eliminare i nostri cannoni anticarro””. (…) Ci fu ancora un altro fattore contrario: la qualità dell’equipaggiamento britannico. Le ricerche effettuate dopo la guerra hanno indicato che i cannoni e le corazze dei carri britannici erano presso a poco alla pari con quelli tedeschi. Tuttavia, le più recenti corazzature di alcuni carri germanici potevano esser perforate solo da un proiettile da 37 millimetri rivestito che i britannici non avevano””. (pag 160-161)”,”QMIS-110″
“BARNETT Vincent”,”A History of Russian Economic Thought.”,”Vincent Barnett is the author of many books and journal articles exploring the intellectual of Russia. This book will prove essential reading to all those interested in international economic history and the evolution of Russian economic thought. Preface, Acknowledgements, Timeline – key developments in Russian economics and statistics, Introduction, Prelude, Epilogue, Appendix: I) the first Russian translations of the works of Western economists, II) dramatis personae, Notes, Select bibliography, Author index, Subject index,”,”RUSU-050-FL”
“BARNETT Vincent”,”Marx.”,”L’attenzione di Marx all’insurrezione polacca del 1863 e l’intenso studio della storia della Polonia ‘An Immense Accumulation of Research. (…) Marx never stopped the process of learning new subject areas and researching additional topics within the field of political economy widely interpreted. Hence, in the first half of the 1860s, he continued the process of gathering materials that might provide assistance to his long-term goals. In political terms, the early 1860s were a period of upturn in the fortunes of the socialist movement, with an insurrection in Poland in 1863 and the defeat of slavery in the USA. In relation to these events in 1861, Marx and Engels had both written numerous journalistic articles on the America civil war, and in 1863 Marx devoted considerable time to studying Polish history and politics. In the mid-1860s he also devoted a significant amount of time to his role as a leading figure in the First International Working Men’s Association, which was a successor (of sorts) to the defunct Communist League. In preparation for the formal creation of the First International in 1864, Marx composed an inaugural address and also a set of provisional rules for this association, which demonstrated clearly his views on the political organisation necessary in order to secure proletarian aims. In this period, therefore, continuing his more abstract research on economics topics was by no means the only possibility that was available, as this chapter will document, but work on ‘Capital’ was certainly his main theoretical focus’ (pag 135-136) [Vincent Barrett, Marx, Routledge, London, 2009] [Vincent Barnett has been research fellow on a wide variety of History, Russian Studies and Economics projects at various UK universities. His publications include ‘A History of Russian Economic Thought’ (2005), ‘The Revolutionary Russian Economy, 1890-1940′ (2004) and Kondratiev and the Dynamics of Economic Development’ (1998)]”,”MADS-816″
“BARNETT Correlli”,”I generali del deserto.”,”””Mentre si dirigevano al mare sul terreno disuguale, incontrarono branchi di antilopi vaganti, che si divedevano lasciarli passare. Videro qualche otarda. L’odore pungente del mare penetrava dal finistrino aperto dell’auto. Dorman-Smith chiese a O’Connor come si sentisse un comandante che aveva ottenuto un successo completo. O’Connor rimase zitto per un momento, gli occhi calmi e riflessivi fissi sulle gazzelle. Poi risposte: «Non credo che un comandante possa dire di aver ottenuto un successo completo se non quando è riuscito a ristabilire la situazione dopo una seria sconfitta e una lunga ritirata». Dorman-Smith doveva ricordarsi di questa risposta modesta e saggia diciotto mesi dopo, mentre accomagnava Sir Claude Auchinleck in volo verso Maaten Bagush, il vecchio quartier generale di O’Connor, ad assumere il comando dei resti dell’ottava armata, ritiratasi per quattrocentosettanta chilometri con la perdita di ottantamila uomini”” (pag 89)”,”QMIS-040-FGB”
“BARNETT Correlli”,”Marlborough.”,”””War is the province of uncertainty”” (la guerra è la provincia dell’incertezza) Karl Von Clausewitz “”… uncertainty is the worst of all conditions, for death itself is easier than the fear of it…”” John Churchill, First Duke of Marlborough (“”… l’incertezza è la peggiore di tutte le condizioni, perché la morte stessa è più facile della paura di essa…”” John Churchill, primo duca di Marlborough)”,”QMIx-146-FSL”
“BARNETT Correlli”,”Britain and Her Army 1509-1970. A Military, Political and Social Survey.”,”BARNETT Correlli: (28.6.1927-10.7.2022) è stato uno storico militare inglese, scrisse anche opere di storia economica, in particolare sulla deindustrializzazione del Regno Unito nel dopoguerra. «L’importanza della guerra e delle istituzioni militari è stata generalmente trascurata negli scritti storici britannici, il cui tono è stato dato dall’enfasi Whig e liberale sul progresso costituzionale pacifico. In questa visione liberale la guerra appare come un’aberrazione, un’interruzione di una condizione “”naturale”” di pace: quasi come una forma di crimine, non degno di attenzione intellettuale. La visione liberale e pacifica della storia può essere mantenuta solo con una risoluta distrazione dello sguardo dai fatti. Infatti il conflitto tra gruppi tribali o sociali e tra nazioni costituisce la condizione umana essenziale in assenza di uno Stato mondiale con il monopolio della forza. Le relazioni tra gli stati nazionali sono sempre state quelle di una lotta per il vantaggio e il dominio, dove le alleanze possono effettivamente fiorire fintanto che gli interessi coincidono temporaneamente, per poi, però, languire quando tali interessi divergono. Pace e guerra nella storia fluiscono continuamente l’una nell’altra, momenti alternativi dell’unico fenomeno della lotta per il potere. É quindi falso e irrealistico dividere la politica tra rigide categorie di “”pace”” e “”guerra””. La politica può spaziare dalla rivalità commerciale e diplomatica, al conflitto indiretto e alla guerra limitata, fino alla guerra totale; le distinzioni sono di grado, non di genere. Nel caso della stessa storia britannica, i Whig e gli storici liberali hanno contrapposto quella che credono essere l’evoluzione ordinata delle istituzioni parlamentari e del progresso economico con le guerre, gli eserciti e le tirannie dell’Europa. Anche gli storici contemporanei, ad eccezione dei marxisti, tendono a trascurare il ruolo della forza, del conflitto e della guerra. Eppure il corso della storia britannica, per quanto la Gran Bretagna sia stata protetta dal mare e dalla Royal Navy, è stato plasmato dalla guerra e dalle istituzioni militari. L’ottimismo e il pacifismo liberali del diciannovesimo secolo furono resi possibili dalla vittoria su Napoleone, una vittoria consumata da un generale britannico e in parte dalle truppe britanniche a Waterloo; il liberalismo era custodito dalla più grande marina del mondo e da un esercito mercenario sempre più utilizzato di qualsiasi altro esercito delle nazioni militariste d’Europa. In effetti, le grandi crisi della storia britannica sono state spesso decise da battaglie ed eserciti, piuttosto che da giuristi costituzionali o da politici rumorosi. Bosworth Field fondò la monarchia Tudor. La disputa tra Carlo I e il Parlamento fu risolta con la guerra. La monarchia fu restaurata nel 1660 grazie all’intervento dei soldati. Giacomo II perse il trono e Guglielmo d’Orange lo conquistò in funzione dell’atteggiamento assunto dalle forze armate. La questione delle istituzioni militari fu al centro delle lotte costituzionali del XVII secolo. Gli Hannover restarono al potere nel XVIII prevalendo sui pretendenti Stuart grazie all’esercito. L’India e il Canada furono battuti in guerra. L’America ha perso. La strada verso la supremazia industriale e commerciale vittoriana fu aperta sui campi di battaglia napoleonici. Nel XX secolo la sopravvivenza stessa della nazione britannica è dipesa due volte dagli eserciti di massa che gli inglesi non avevano mai avuto intenzione di formare. (…)» (dall’introduzione, pag XVII, XVIII. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-010-FSL”
“BARNI Giulio LABRIOLA Arturo POLLEDRO Alfredo DE-AMBRIS Alceste OLIVETTI A.O. TANCREDI Libero”,”Pro e contro la guerra di Tripoli. Discussioni nel campo rivoluzionario.”,”””Evidentemente se l’ Italia non avesse preso la Tripolitania, se ne sarebbe impadronito qualcun altro, con danno e iattura di tutta la nazione, del proletariato in prima linea.”” (pag 120, A.O. Olivetti) “”Anzi, addentrandoci nella vi di una motivata opposizione speciale, perderemo di vista quella opposizione fondamentale che il sindacalismo vuol formulare contro il sistema capitalistico. mentre per quel tanto per cui la nostra vita è ancora imperniata a fatti di indole n nazionale, l’ impresa tripolina, serenamente considerata, si presenta piuttosto vantaggiosa che dannosa al proletariato italiano. E mentre il famoso socialismo tedesco, che manda voti di plauso per la nostra agitazione antitripolina, approvò incondizionamente la politica dell’ imperatore al Marocco.”” (pag 121, A.O. Olivetti) “”Una guerra noi socialisti la malediremo, ma essa ci farà più seri, ci avvezzerà a un esame più profondo delle cose, a una intelligenza più piena della vita. Darà a noi italiani il senso del nostro potere nazionale. Vincitori o vinti, supereremo tutti la spaventevole leggerezza del nostro consueto giudizio. Essa ci imporrà problemi nuovi, più precisi, di portata più lunga, di effetti più persistenti di quelli ai quali noi ci siamo abituati. Sarà una cosa tremenda e dolorosa, ma sotto quella pedagogia noi ci rifaremo.”” (pag 49, Arturo Labriola)”,”MITS-292″
“BARNI Walter”,”Una scheggia della CGIL.”,”Squarci di guerra e resistenza. 50 anni di battaglie dei lavoratori delle assicurazioni nello sfondo dello scontro tra classi e regimi in Italia e nel mondo. I sindacalisti dei lavoratori e degli imprenditori..”,”SIND-002-FL”
“BARNOSELL Genìs”,”Orìgens del sindicalisme català.”,”BARNOSELL I JORDA’ Genìs (1968) è dottore in storia contemporanea nell’ Università Pompeu Fabra, si è dedicato alla ricerca dei movimenti sociali del secolo XIX.”,”MSPx-031″
“BARNOUW Erik”,”Il canale dell’opulenza. Storia della televisione americana.”,”Erik Barnouw, docente di arte drammatica alla Columbia University, è autore di ‘Documentary’ e ‘History of the Non-Fiction Film'”,”EDIx-221″
“BARNSBY George J.”,”Socialism in Birmingham and the Black Country, 1850-1939.”,”BARNSBY George J. è nato nel 1919 a Londra. Suo padre ferroviere è morto per i gas sul fronte della prima guerra mondiale quando lui ne aveva tre. Ha frequentato la Central School e l’ ha lasciata a sedici anni. Dopo sei anni di servizio militare (Birmania) ha studiato presso la London School of Economics. E’ diventato così uno dei primi giovani di estrazione operaia a frequentare l’ Università e a diventare insegnante. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Working Class Movement in the Black Country 1750 to 1867’ e ‘Social Conditions in the Black Country. Si è spostato nelle Black Country dal 1954. Ha scritto pure ‘Birmingham Working People’. Nel 1942 aveva aderito al CPGB Communist Party of the Great Britain. Ha svolto un’attiva politica anti-razzista all’ interno dell’ esercito. Carenza di cibo. “”Food problems became intractable in 1917 as a result of the German blockade and destruction of shipping. In November 1916 BICS (Birmingham Industrial Co-operative Society, nrd) had to announce that new members could be accepted only on the understanding that they would not be entitled to sugar, bread and coal.”” (pag 224) Scioperi e manifestazioni sindacali per la situazione alimentare. “”The food situation worsened in 1918. The Trades Council had passed a resolution at the end of 1917 demanding strike action if the food situation did non improve. There were food demonstrations at the big factories, notably Austin, and Metropolitan Carriage and Wagon. On 16 January 1918 Longbridge came out on strike.”” (pag 225) Birmingham è una città e un Metropolitan borough con status di city delle West Midlands, Inghilterra, Regno Unito. La città di Birmingham ha una popolazione di 992.400 abitanti secondo una stima del 2004. Con Wolverhampton, Solihull e le città del Black Country forma il secondo agglomerato urbano del Regno Unito denominato West Midlands Conurbation, con una popolazione di 2.275.000 abitanti. Birmingham fa parte della contea del West Midlands che comprende anche la città di Coventry con una popolazione totale di 2.579.200 abitanti. Grazie alle reciproche influenze economiche, l’area metropolitana si estende in effetti molto al di là della contea di West Midlands e della stessa regione delle Midlands Occidentali. La città è conosciuta col nomignolo di Brum (dal nome dialettale “”Brummagem””), e la sua popolazione è chiamata Brummies; vi si parla un dialetto chiamato Brummie. È una città plurietnica e multiculturale in quanto il 30% circa dei suoi abitanti non è di origine europea. Nel 2001 il 70,4% della popolazione era di origine europea, (compresi il 3,2% di irlandesi), il 19,5% di origine asiatica di lingua inglese, il 6,1% di origine africana o afro-americana, lo 0,5% di origine cinese, il 2,9% di etnia mista e lo 0,6% di altra origine. (Wikip)”,”MUKx-151″
“BAROLINI Teodolinda”,”La “”Commedia”” senza Dio. Dante e la creazione di una realtà virtuale.”,”Teodolinda Barolini è critica letteraria e direttrice del Dipartimento di italiano della Columbia University di New York, dove insegna letteratura italiana.”,”ITAG-037-FL”
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian marxism.”,”PLECHANOV (Georgij Valentinovic) (Gudalovka, Tambov, 1856 – Terijoki, Finlandia, 1918). Aderì dapprima al movimento populista, ma se ne allontanò quando questo nel 1879 si frazionò in diversi gruppi propugnanti la lotta con metodi terroristici. Orientatosi verso il marxismo, dovette più volte rifugiarsi all’estero dove svolse intensa attività pubblicistica (tradusse in russo, oltre al Manifesto del partito comunista, nel 1882, numerose altre opere di Marx ed Engels) e di divulgazione della dottrina marxista tra gli esuli russi (nel 1883 fondò a Ginevra con P. B. AKSELROD e Vera ZASULIC il Gruppo per l’emancipazione del lavoro [Osvobozdenie truda]). Convinto che la Russia avrebbe potuto essere liberata dal regime zarista solo dalla classe operaia, sostenne tuttavia la necessità che la rivoluzione sociale doveva condurre all’avvento del socialismo attraverso una prima fase intermedia nella”,”PLED-015″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov in Russian History and Soviet Historiography.”,”Samuel H. BARON è Alumni Distinguished Professor Emeritus, Univ of North Carolina. Due saggi trattono delle relazioni tra PLECHANOV (1856-1918) e lo storico marxista M.N. POKROVSKI (1868-1932). I due uomini gareggiarono per esercitare un’influenza per tutta la loro vita.”,”PLED-017″
“BARON Samuel H. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio PIPES Richard KOWAL Lubomyr M. WILLARD Claude REBERIOUX Madeleine GERRATANA Valentino GRENDI Edoardo CAMPORESI Cristiano, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume terzo. Plechanov, Struve, Tugan-Baranovskij, Lafargue, Jaures, Labriola, Hyndman, De-Leon.”,”Saggi di BARON Samuel H. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio PIPES Richard KOWAL Lubomyr M. WILLARD Claude REBERIOUX Madeleine GERRATANA Valentino GRENDI Edoardo CAMPORESI Cristiano”,”MADS-283″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian Marxism.”,”””L’ arresto di Lenin, Martov e Potresov rimosse la leadership politicamente orientata e consentì agli economicisti di acquisire il dominio. Struve, nel frattempo, passò dal marxismo rivoluzionario al revisionismo. Avendo perduto i loro principali supporters in Russia, gli Osvobozhdentsi (1) soffrirono una lunga serie di disfatte e rifiuti. Essi si riunirono per il contrattacco, quando alla fine venne, chiaramente dovettero qualcosa alle imbeccate e iniziative di Lenin, Potresov e Martov (…). Il rilascio dei tre dall’ esilio coincise quasi con la pubblicazione del Vedemecum di Plechanov. Rapidamente, essi e il pioniere marxista si trovarono uniti come mai prima nel progetto Iskra-Zaria. La loro rinnovata collaborazione ancora una volta diede un potente impeto al movimento socialdemocratico. Persino in Siberia, Lenin aveva seguito la lotta ideologica con forte interesse. A Martov e Potresov, (…) propose “”una triplice alleanza”” “”per la lotta contro il Revisionismo e l’ Economicismo””. Lenin sottolineava che “”questa alleanza deve prima di tutto il resto unire le forze con il Gruppo Emancipazione del Lavoro””. (pag 209)”,”PLED-029″
“BARON Xavier”,”Aux origines du drame syrien, 1918-2013.”,”BARON Xavier è un ex direttore di Afp per il Medio Oriente. Il suo libro ‘Les Palestiniens. Genèse d’une nation’ (1978) è diventato di riferimento. “”La volonté du nouveau parti Baas d’être neutraliste face aux rivalités des grandes puissances se trouve rapidement mise à l’épreuve avec l’accord de coopération mutuelle, connu sous le nom de pacte de Bagdad, que l’Irak et la Turquie signent le 25 février 1955. La Grande-Bretagne, le Pakistan et l’Iran se joindront ultérieurement à ce pacte qui introduit la guerre froide au Proche-Orient et qui a pour effet de refaire l’unanimité entre les baasistes pro- et antinassériens de Syrie au profit d’un rapprochement syro-égyptien destiné à faire face à l’alliance militaire pro-occidentale. Un pacte de défense syro-égyptien est signé à Damas le 20 octobre 1955 avc come conséquence la création d’un commandament commun”” (pag 117)”,”VIOx-190″
“BARON Samuel H. / WALICKI Andrzej / STRADA Vittorio”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia nel pensiero di Plechanov. / Il problema della rivoluzione russa in Plechanov. / Materialismo e dialettica nel marxismo di Plechanov.”,” “”Plechanov aveva già delineato nel 1883-1885 la sua concezione del ruolo del capitalismo nello sviluppo storico della Russia e non la mutò fin quasi alla morte; essa formava il centro del suo pensiero, tanto che vi ritornò sopra ripetutamente dopo il 1885, ogni volta approfondendo l’analisi e aggiornandola. Inoltre, i suoi lavori in questo settore stabilirono l’indirizzo generale dei marxisti russi, Lenin incluso. In ‘Le nostre divergenze’ – scrisse Lenin nel 1894 – Plechanov aveva dimostrato che la Russia era avviata sulla strada del capitalismo (21). Il suo stesso grosso volume ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (1898) contiene bensì alcune idee nuove; ma per buona parte può essere definito un ulteriore ampliamento dell’analisi che Plechanov aveva già compiuto in precedenza. Dopo la scissione del partito nel 1903 e la rivoluzione del 1905, le idee di Plechanov continuarono ad esercitare una profonda influenza sui menscevichi. Il comportamento di molti bolscevichi nelle settimane immediatamente successive alla caduta dello zar nel 1917 fa pensare che anche molti di loro fossero convinti che il livello di sviluppo economico della Russia in quel momento rendeva impensabile una rivoluzione socialista (22)”” (pag 435-436) [S.H. Baron, Lo sviluppo del capitalismo in Russia nel pensiero di Plechanov, ‘Annali’, Milano, 1974] [(21) V.I. Lenin trad it. ‘Che cosa sono gli “”Amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’, in ‘Opere complete’, Roma, 1955-1970, vol. I, pp. 192-93; (22) Soltanto dopo il ritorno di Lenin, nell’aprile del 1917, i bolscevichi furono incitati ad accelerare la rivoluzione socialista ed egli incontrò grandi difficoltà a persuadere i suoi compagni a seguire quella politica] Nel primo dei tre saggi, molto spazio è dedicato a Pokrovskij 2° saggio: Plechanov riprende tesi di Tkacev: socialismo è possibile in Russia perché il paese non ha ancora imboccato la via del capitalismo (pag 454) Simpatia di Plechanov per la socialdemocrazia tedesca (pag 455) Plechanov vede in Lenin un ‘blanquista’ continuatore ideologico di Tkacev e della frazione blanquista della “”Narodnaja Volja”” (pag 465)”,”PLED-048″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian Marxism.”,”This is the first biography in a Western language of G.V. Plekhanov, the man who almost singlehandedly launched the movement that was to culminate in the Bolshevik Revolution. Mr. Baron is Associate Professor of History at Grinnell College. Preface, Notes, Bibliography, Index, The illustrazion fallow page 146, foto,”,”PLED-004-FL”
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. In Russian History and Soviet Historiography.”,”This is the first biography in a Western language of G.V. Plekhanov, the man who almost singlehandedly launched the movement that was to culminate in the Bolshevik Revolution. Mr. Baron is Associate Professor of History at Grinnell College. Professor Emeritus, University of North Carolina. Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”PLED-005-FL”
“BARON Xavier”,”I Palestinesi. Genesi di una nazione.”,”Xavier Baron (1943), laureato al Centre de Formation des Journalistes a Parigi, lavora per France Presse dal 1966. É stato corrispondente dall’Africa centrale, dal Vietnam, dalla Cambogia – dove è stato prigioniero degli Kmer per due mesi – dalla Giordania. Dal 1970 al 1978 ha seguito il conflitto arabo-israeliano da Beirut, la guerra nello Yemen, in Kurdistan, in Libano. Nel 1982 è di nuovo a Beirut durante l’invasione israeliana. Caporedattore a Parigi dal 1984 al 1987, poi responsabile per il Medio Oriente, caposervizio a Roma, direttore del servizio diplomatico a Parigi, dal 2000 è caposervizio a Madrid.”,”VIOx-103-FL”
“BARONCELLI Flavio PASINI Mirella a cura, relazioni di Carlo Augusto VIANO Eugenio CORSINI Arrigo PACCHI Fulvio PAPI Ezio RIONDATO Albino BABOLIN Luigi BAGOLINI Daniela BIANCHI Luigi BONANATE Paola DE-CUZZANI Mirella PASINI Daniele ROLANDO Cesare VASOLI interventi di Dante BERNINI Mario MENCARELLI ALdo VISALBERGHI”,”I filosofi e la pace. Atti del V Convegno tra studiosi di Filosofia Morale in memoria di Romeo Crippa (Sanremo, Villa Nobel 13-15 dicembre 1984).”,”Relazioni di Carlo Augusto VIANO Eugenio CORSINI Arrigo PACCHI Fulvio PAPI Ezio RIONDATO Albino BABOLIN Luigi BAGOLINI Daniela BIANCHI Luigi BONANATE Paola DE-CUZZANI Mirella PASINI Daniele ROLANDO Cesare VASOLI interventi di Dante BERNINI Mario MENCARELLI ALdo VISALBERGHI Contiene i saggi: ‘La pace ambigua tra dialettica e storia’ (F. Papi) (dedicato al pensiero di Marx e di Engels, la questione della pace e della guerra nelle opere di M. e E.) (pag 105-119), ‘Non violenza e progetti di pace perpetua nell’Inghilterra del XVII e del XVIII secolo: i quaccheri (1650-1710)’ (D. Bianchi), ‘La bilancia e il torrente: metafore della pace e delal guerra nella letteratura politica da Machiavelli a Botero’ (Mirella Pasini) Engels e Marx (pag 107 – 108) “”Per quanto riguarda l’inizio della storia umana, la scena da prendere in considerazione è quella descritta da Engels nell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884), quando racconta la primitiva vita sociale e struttura tribale. In una unità territoriale vivono le ‘gentes’, gruppi consanguinei matrilineari che rendono possibili tra di loro gli scambi matrimoniali. Si tratta di una società semplice retta da un consiglio i cui membri anziani provengono dalle ‘gentes’ e che prende decisioni sempre in maniera unanime. Una società, sottolinea Engels, senza il potere separato dallo stato, “”senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza nobili, re, luogotenenti, prefetti e giudici, senza prigioni senza processi, tutto segue il corso regolare…””. L’uso diretto dell’antropologia di Morgan e Bachofen consentiva ad Engels di strutturare in un sistema sociale organizzato il teatro della pace roussoiana delle origini. Uomini e donne uguali, con bisogni analoghi, con una produzione e una assistenza equamente distribuite. Questo modello di pace delle origini ha in Engels il suo opposto simmetrico, come risulta anche dalla citazione, nella struttura coattiva dello stato contemporaneo. Vale la pena di ricordare che questa simmetria sarà ripetuta anche dall’antropologia contemporanea, laddove la nostalgia sofisticata del primitivo ha agito ancora una volta sulle forme della vita sociale contemporanea come un corrosivo ideologico di tipo radicale. In Engels sarà la guerra a rompere l’incanto sociale di questa vita comunitaria delle origini. La storia sarà segnata da una decadenza di valori e contemporaneamente da una immensa moltiplicazione di oggetti che manifestano lo sviluppo della specie umana, l’allargamento indefinito del corpo umano nello spazio mondano. A questo corpo occorre ricuperare il senso. Per quanto riguarda la fine del processo storico, quando si compie questo destino e si ha il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà, secondo il celebre finale dello schizzo storico dell”Antidühring’, nuovamente troviamo l’assenza di conflitti in una scena sociale dove la produzione nasce come piano cooperativo deciso da una intelligenza collettiva e amministrativa che elabora i bisogni sociali, dove ognuno collabora a questo piano con il suo talento individuale, anzi con il bisogno di affermare nello scambio sociale la propria realizzazione individuale tramite una attività che, tendenzialmente, non si riduce mai a puro e semplice lavoro costrittivo per diventare il mezzo di costruzione della propria vita come opera d’arte. “”Di fatto, si legge nei ‘Grundrisse’ marxiani, se la si spoglia della limitata forma borghese, che cos’è la ricchezza se non l’universalità dei bisogni, delle capacità, dei godimenti, delle forze produttive, degli individui, generata dallo scambio universale? Cos’è se non il pieno sviluppo del dominio dell’uomo sulle forze della natura, sia in quelle della cosiddetta natura, sia in quelle della sua propria natura? Cos’è se non l’estrinsecazione assoluta delle sue doti creative, senz’altro presupposto che il precedente sviluppo storico, che rende fine a se stessa questa totalità dello sviluppo, cioè dello sviluppo di tutte le forze umane come tali, non misurate su un metro già dato. Nella quale l’uomo non si riproduce in una dimensione determinata, ma produce la sua totalità?””. Nei ‘Grundrisse’ vi è di certo la ripresa filosofica del tema più antico in Marx intorno al comunismo come “”umanesimo dispiegato””, e persino nel lessico di questo testo sono rintracciabili le radici dell’idealismo umanistico tedesco. Vi è una continua dialettica di accrescimento che ha i due poli sull’individuo e sulla società: è questa la ragione che ha consentito a Bloch, che vede nel comunismo realizzato una così integrata fusione dell’individuo con la specie, e quindi dell’essere individuale con l’essere sociale, di poter parlare persino di una vittoria sulla morte”” [F. Papi, ‘La pace ambigua tra dialettica e storia’ ] [(in) ‘I filosofi e la pace. Atti del V Convegno tra studiosi di Filosofia Morale in memoria di Romeo Crippa (Sanremo, Villa Nobel 13-15 dicembre 1984)’, Genova, 1987]”,”FILx-489″
“BARONE Michael UJIFUSA Grant”,”The Almanac of American Politics 1994. The Senators, the Representatives and the Governors: Their Records and Election Results, Their States and Districts.”,”Contiene: una sintesi di storia pol interna US 2° dopoguerra, note sull’Amministrazione CLINTON, dati elettorali su senatori, governatori e rappresentanti a livello di Stati e distretti, Comitati al Senato e alla Camera, spese per la campagna elettorale ed entrate, carte demografiche, indici.”,””
“BARONE Enrico”,”La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto.”,”Fattore morale. “”Negare la tremenda manifestazione di affievolimento dello spirito combattivo di alcune truppe della 2° Armata che si ebbe a Caporetto, sarebbe negare l’evidenza. I fatti parlano. Potrei citare a josa gli episodi dolorosi e le testimonianze. Ma a che imporre a me ed al lettore il tormento d’indugiarci a lungo col coltello nella piaga?”” (pag 207) Cadorna. “”E quando ogni speranza fu perduta e fu manifesto che gettare nel gorgo anche le ultime riserve disponibili sarebbe stata una follia, il generale Cadorna non esitò ad ordinare, ‘allora’, subito la ritirata sul Tagliamento. Un generale pavido, di fronte alla terribile responsabilità di abbandonare al nemico il terreno conquistato con tanto sangue, di abbandonargli tanta parte di provincie nostre, si sarebbe attardato ancora; ed avrebbe perduto il territorio e l’esercito ad un tempo. Cadorna no: abbandonò il territorio per salvare l’esercito. E la storia imparziale registrerà a suo grande merito tale risoluzione E gli registrerà a grande merito il modo mirabile come fu condotta la sua ritirata sul Piave.”” (pag 198-199)”,”QMIP-092″
“BARONE Antonio”,”Piazza Spartaco. Il movimento operaio e socialista a Castellamare di Stabia, 1900-1922.”,”Uscita di Bordiga dalla sezione napoletana (1912) del Psi e nascita del Circolo socialista Carlo Marx (pag 37-38-43) Contiene tra l’altro i capitoli: – Le avanguardie rivoluzionarie e il bordighismo (pag 38-46) – La crisi del bordighismo nel dopoguerra (pag 54-60) – Le noterelle locali sul “”Soviet”” (pag 73-79) ‘In ogni modo, dopo la scissione sindacalista, si accentuò l’influenza massonica sulla sezione del PSI e sempre più evidente divenne il piano massonico di attrarre il socialismo «nell’orbita di un movimento popolarista» (Bordiga). Il occasione delle elezioni amministrative del 1910 abbiamo il primo esperimento bloccardo, con socialisti e democratici schierati contro l’amministrazione clericale. In questa operazione fu coinvolto anche il movimento sindacalista rivoluzionario. All’interno delle varie forze, ognuno, in base alle proprie predisposizioni e per finalità del tutto contingenti, si schiera pro o contro i blocchi, e le polemiche e le beghe si moltiplicano in una rete fittissima di interessi contrastanti «L’equivoco socialismo» (Bordiga) della sezione napoletana portò anche molti soci a plaudire allegramente alla guerra di Tripoli e a suscitare lo sdegno dei giovanissimi, che con alla testa Amadeo Bordiga e Eduardo Venditti «furono costretti il 2 aprile 1912 a decidere l’uscita in massa dalla sezione napoletana non ritenendola più socialista (1) e dando inizio all’attività del Circolo Socialista Rivoluzionario Carlo Marx, con lo scopo precipuo di dare al socialismo una fisionomia di classe» (Bordiga). Al tradimento di tanti falsi socialisti e al loro spostamento su posizioni interventiste, al tempo della guerra di Libia, fece riscontro, dunque, la nascita di una «vera» avanguardia rivoluzionaria, rappresentata, innanzitutto dall’ingegnere di Portici Amadeo Bordiga e dai suoi più fedeli e convinti teorici dello scontro di classe. A proposito di questi ultimi è del tutto impossibile rintracciare e valutare il contributo da essi dato al dibattito teorico, sia perché la maggior parte di essi fu dominata dalla forte personalità bordighiana, sia perché la concezione stessa del bordighismo non dava spazio a qualsivoglia genere di personalismi, neanche in campo dell’elaborazione teorica. Scrive infatti Bordiga: «Il movimento di Napoli poté dare un contributo che non si misurerà nemmeno nei tempi posteriori con «successi politici» e con rimorchio vantaggioso di maggioranze di seguaci, ma resterà fondamentale nel campo delle più vitali questioni di metodo del marxismo rivoluzionario. Questo contributo tanto meno lo si misura con l’apparizione di personaggi di rilievo eccezionale, di valenti scrittori, oratori, organizzatori, i cui nomi a noi non importano nulla, né nel nostro campo, né in quello nemico» (2). Anche se il bordighismo resterà fino al secondo dopoguerra una «caratteristica» (3) notevole del movimento socialista napoletano ed una eredità da cui non sarà facile liberarsi, bisogna riconoscere che questo fenomeno, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale ebbe aspetti del tutto positivi per l’energico richiamo alla corretta impostazione marxista, contro ogni forma di degenerazione teorica e per dimostrare all’avversario di classe che non da tutti Marx era stato posto in «soffitta», secondo la sprezzante espressione di Giolitti. (…) Fu per merito dunque della propaganda e dell’attivismo di Bordiga, Alfani, Misiano, Grieco, Lizzadri, Serpi, Carrese, Gaeta (Oscar, Guido e Nino), Cecchi (Antonio e Pasquale), Ortensia De Meo, Bianchi, Pappalardi, Venditti, Esposito Antonio, ecc. e tanti altri giovanissimi che centri come Torre, S. Giovanni a Teduccio, Portici e Castellamare s’imposero a livello nazionale come le più salde roccaforti del socialismo rivoluzionario, organizzando e rafforzando quel proletariato industriale, spesso in precedenza coinvolto in battaglie non sue. L’attività redazionale de ‘La Voce’ di Castellamare di Stabia fu tutt’uno col proselitismo più diffuso, con l’allargarsi dell’orizzonte teorico sul terreno dell’antimilitarismo e dell’anticlericalismo, che furono i cardini della predicazione marxista nell’imperversare della tempesta reazionaria e nazionalista che porterà alle «radiose giornate di maggio» e all’immane carneficina europea’ (pag 37-38-43) [(1) «La vicenda di Bordiga in tutto il periodo compreso tra il 1912-1913 e il 1919 s’identificò con la storia della sua progressiva presa di coscienza, scaturita non da un processo intellettuale ma da una molteplice iniziativa politica, della estraneità del PSI ai principi marxisti di fronte a esigenze e a scadenze che imponevano una soluzione univoca», in Andreina De Clementi, ‘Amadeo Bordiga’, Torino, 1971, pp. 24-25; (2) A. Bordiga, ‘Storia della Sinistra comunista’, ed. Il Programma comunista, I, 1964; (3) Il vecchio militante napoletano Michele Persico in una sua testimonianza dattiloscritta definisce il bordighismo «un po’ la macchia pesante come il peccato originale sui comunisti napoletani»”,”MITT-395″
“BARONE Eros”,”Aporie della ‘dipendenza’ e ‘sviluppo ineguale’ tra Inghilterra, Irlanda e Russia. La ricerca-azione di Marx ed Engels.”,”””Dopo lunghi anni trascorsi a studiare la questione irlandese, sono giunto alla conclusione che il colpo decisivo contro le classi dirigenti inglesi (e sarà decisivo per il mondo intero) non può essere sferrato in Inghilterra ma soltanto in Irlanda”” (Lettera di Marx a Sigfried Meyer e August Vogt, 9 aprile 1870) “”La rivoluzione comincia in Oriente, là dove finora si trovava l’intatto baluardo e l’armata di riserva della controrivoluzione”” (Lettera di Marx ad Albert Sorge, 27 settembre 1877) aporìa s. f. [dal gr. «difficoltà, incertezza», der. di «essere incerto»]. In filosofia, difficoltà di fronte alla quale viene a trovarsi il pensiero nella sua ricerca, sia che di tale difficoltà si ritenga raggiungibile la soluzione sia che essa appaia intrinseca alla natura stessa della cosa e quindi ineliminabile: le a. eleatiche; la discussione aristotelica delle a. del concetto di moto; un’a. insolubile. (trecc)”,”IRLx-016″
“BARONE Charles”,”Viceversa. La grammatica francese e il tradurre. Morfologia.”,”Charles Barone (1955) è dottore di ricerca in scienze del linguaggio (Università di Grenoble) e insegna lingua francese all’Università di Pisa.”,”VARx-093-FL”
“BARONE Charles”,”Viceversa. La grammatica francese e il tradurre. Intorno al verbo.”,”Charles Barone (1955) è dottore di ricerca in scienze del linguaggio (Università di Grenoble) e insegna lingua francese all’Università di Pisa.”,”VARx-094-FL”
“BARONI Antonio”,”Il caso K.”,”‘Recensendo questo libro sulla ‘Stampa’, Guido Piovene scrisse: “”Di Antonio Baroni si potrebbe dire quello che Bakunin scrisse di Marx: ‘Pochi hanno letto tanto e con tanta intelligenza’ (4° di copertina) Detto di Mirabeau: “”Se vuoi avere successo nella vita uccidi la coscienza”” (pag 30)”,”RUSS-004-FPA”
“BARONI Isidoro ANZI Felice LAZZARI Costantino ZIBORDI Giovanni VELLA Arturo RIGOLA Rinaldo PIRRO Raffaele AGNETTI Virgilio”,”Almanacco socialista italiano 1917.”,”Contiene: Elenco delle opere di Marx e Engels pubblicate dalla Casa editrice “”Avanti!”” (pag 184-185) (otto volumi Marx Engels Lassalle)”,”MITS-450″
“BARONTINI Corrado BUCCI Fausto, collaborazione di ClaudiO CARBONCINI e Luca VERDINI, scritti di Severino CAGNESCHI Francesco BENELLI Natale CRESCIOLI”,”A Monte Bottigli contro la guerra. Dieci ragazzi, un decoratore mazziniano, un disertore viennese. Fra oralità e storia.”,”””Si tratta della vicenda di una decina di “”pacifisti””: disertori, renitenti o clandestini, che, dopo aver rifiutato la Repubblica di Salò e il Reich millenario, presero la via delle macchi nel febbraio 1944. Per trascorrere, inermi, sui greppi di Monte Bottigli, un periodo difficile della loro vita e di quella del paese e ritornare poi – se il piombo repubblichino non l’avesse impedito – alla normalità”” (pag 7, premessa)”,”ITAR-004-FB”
“BAROU N. a cura, saggi di J. BAILEY N. BAROU N.S. BEATON K. BENNETT M. DIGBY D. FLANAGAN A. HEMSTOCK J.A. HOUGH H.J. TWIGG W.P. WATKINS G.D.N. WORSWICK”,”The Co-operative Movement in Labour Britain.”,”Opera curata dalla Fabian Society. Saggi di J. BAILEY N. BAROU N.S. BEATON K. BENNETT M. DIGBY D. FLANAGAN A. HEMSTOCK J.A. HOUGH H.J. TWIGG W.P. WATKINS G.D.N. WORSWICK. I sindacati e i contratti nazionali. “”(Durante la guerra gli accordi locali rimasero inalterati all’ interno di un accordo di status quo). A queste richieste per una revisione degli accordi d’ anteguerra, la National Wages Board replicò con una offerta di negoziare un accordo nazionale per i principali livelli dei lavoratori delle cooperative. I sindacati, mentre ammettevano la necessità di un accordo nazionale, assunsero la linea che il momento era inopportuno per cominciare il grande compito di sostituire i circa 250 accordi locali con una serie di accordi nazionali. Questa diversità di opinioni condusse la disputa davanti al National Conciliation Board, il cui presidente indipendente, il Professor Jack della Durham University, diede un parere in favore del National Wages Board. In obbedienza a questa decisione, il National Wages Board e le Trade Unions, dopo aver accettato di partecipare al Joint Committee for National Negotiations, cominciarono – nell’ agosto 1945, – i negoziati per un accordo nazionale””. (pag 78-79, K. BENNETT)”,”MUKx-121″
“BAROZZI Giulio Cesare”,”Introduzione agli algoritmi dell’algebra lineare.”,”Giulio Cesare Barozzi, straordinario di Analisi Numerica nell’Università di Bologna.”,”SCIx-099-FL”
“BARR James”,”A Line in the Sand. Britain, France ad the Struggle that Shaped the Middle East.”,”BARR James Cartina all’inizio del volume: sfera di influenza britannica e francese”,”VIOx-213″
“BARRACLOUGH Geoffrey”,”Guida alla storia contemporanea.”,”Geoffrey BARRACLOUGH, nato nel 1908, ha insegnato all’Univ di Liverpool, alla London School of Economics, a Oxford e a Brandeis (Massachusetts).”,”STOx-038 RAIx-062″
“BARRACLOUGH Geoffrey”,”Atlante della storia, 1945-1975.”,”Contiene il paragrafo: Il marxismo e la storiografia marxista’ (pag 26-43) Geoffrey Barraclough, storico britannico, è nato nel 1908. Ha studiato alla Bootham School di New York e all’Oriel College di Oxford. Ha insegnato alla London School of Economics e in varie università (Oxford e Brandeis, Massachusetts). Ha pubblicato nel 1971 ‘Guida alla storia contemporanea’. E’ morto nel 1984. “”Per Marx, la storia era da un lato un processo naturale, soggetto a leggi precise, e dall’altro un dramma universale, scritto e messo in scena dall’uomo stesso. Se sottolinearono che lo storico non deve limitarsi a registrare la sequenza cronologica degli eventi, ma di questi deve piuttosto fornire una spiegazione teorica, impiegando a questo scopo un complesso schema concettuale, Marx ed Engels dichiararono però anche categoricamente che «Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore (…) non danno affatto una ricetta o una schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (62). In una parola, Marx non negò mai la natura specifica né del processo storico né della conoscenza storiografica. “”La ‘storia’ non fa ‘niente’, essa non «possiede ‘alcuna’ enorme ricchezza», «’non’ combatte nessuna lotta»! E’ piuttosto l’uomo reale, vivente, che fa tutto, possiede e combatte tutto; non è la «storia» che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, come se essa fosse una persona particolare; essa ‘non’ è ‘altro’ che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini”” (63). Entro questa cornice, i postulati essenziali della filosofia della storia di Marx sono limpidi e conseguenti. In luogo del «caos delle concezioni soggettivistiche» – libertà, individualità, nazione, religione – la storiografia marxista assunse a proprio punto di partenza la funzione primaria di tutte le società umane, di quelle primitive come di quelle avanzate; vale a dire la soddisfazione dei bisogni fisiologici dell’uomo; mangiare, vestirsi, un tetto per ripararsi, la sicurezza e le altre necessità elementari del vivere. «Ci vuole forse una profonda perspicacia – si domanda Marx – per comprendere che, cambiando le condizioni di vita degli uomini, i loro rapporti sociali e la loro esistenza sociale, cambiano anche le loro concezioni, i loro modi di vedere e le loro idee, in una parola, cambia anche la loro coscienza? Che cos’altro dimostra la storia delle idee, se non che la produzione spirituale si trasforma insieme con quella materiale?» (64). Questa concezione della storia ricevette la sua formulazione classica nella prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ (…)”” [(62) K. Marx- F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, in Marx-Engels, Werke, 44 voll, Dietz Verlag, Berlin, 1956-1968, vol. III (1962), p. 27, trad. it. L’ideologia tedesca, in M-E, Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 23; (63) K. Marx – F. Engels, ‘Die heilige Familie’, in Marx-Engels, ‘Werke’, cit., vol. II (1962), p. 98, trad. it . La sacra famiglia, in M-E. Opere, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 103] Non è la «storia» che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, essa ‘non’ è ‘altro’ che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini (pag 28-29)”,”STOx-050-FF”
“BARRASS Robert”,”Biologia: cibo e popolazione. L’importanza economica della biologia.”,”Robert Barrass, laureatosi all’Università di Nottingham, è stato lettore di biologia alla Sunderland Polytechnic (Uk). “”Il biologo, che ha tanto contribuito all’aumento della produzione alimentare e al controllo delle malattie, potrebbe anche fornire nuovi strumenti di distruzione di massa. Sono già state effettuate delle irrorazioni dagli aerei per defogliare gli alberi nelle zone di combattimento e domani si potrebbero utilizzare deliberatamente gli stessi prodotti per distruggere le colture. In futuro si potrebbe ricorrere, in guerra, all’uso di microrganismi che diffondano le malattie nei paesi nemici, anche se esso è stato bandito da un accordo internazionale del 1972. La devastante epidemia di afta epizootica, verificatasi in Gran Bretagna nel 1967-68, è stata una chiara dimostrazione del potenziale distruttivo dei microrganismi. Durante lo scoppio di questa epidemia, che si diffuse in 18 contee, vennero uccisi nelle operazioni di controllo 211.825 bovini, 108.345 ovini e 113.766 suini. La caratteristica più notevole di questo evento fu il grande numero di casi che scoppiarono quasi simultaneamente in una vasta zona. L’agente patogeno è un virus filtrabile, presente nella saliva che cola dalla bocca degli animali infetti. Esso può sopravvivere per sei mesi o anche più nella carne refrigerata o congelata e, per parecchie settimane, nel fieno o nella paglia. Una volta introdotto, il morbo si diffonde con rapidità, probabilmente ad opera del vento e degli spostamenti degli animali allo stato libero, delle persone e dei veicoli. Anche le malattie delle piante potrebbero essere la base di un’arma terribile in una guerra biologica. Le spore fungine, disperse tra colture ad esse suscettibili, sarebbero ancora più pericolose oggi, dato che, in seguito al miglioramento vegetale, accade comunemente che una tenuta agricola, o addirittura una regione o un continente, venga coltivata con un unico tipo di coltura ad alta resa. Direttamente contro le popolazioni umane potrebbero essere usati, per esempio sotto forma di aerosol, il virus dell’influenza e il batterio della polmonite. Il bacillo del tifo potrebbe essere introdotto negli acquedotti e, poiché non produce per una settimana sintomi avvertibili, potrebbe colpire intere popolazioni umane. L’uso di simili armi, oltre alle conseguenze immediate sulla salute pubblica, avrebbe anche imprevedibili conseguenze di ordine psicologico e sociale (1)”” (pag 273-274) [(1) World Health Organization, Health aspects of chemical and biological weapons, Ginevra, 1970]”,”SCIx-544″
“BARRATT BROWN Michael”,”L’ economia dell’ imperialismo.”,”Michael BARRATT BROWN, nato a Birmingham nel 1918, fellow della Royal Statistical Society, è senior lecturer in studi industriali all’ Extramural Department dell’ Università di Sheffield. Tra le sue opere ricordiamo quelle tradotte in italiano: “”Introduzione all’ economia politica”” (1972), “”Storia economica dell’ imperialismo”” (1977). “”Ecco il punto dove inizia l’ analisi di Marx: il processo di accumulazione della ricchezza in un’ economia capitalista. La famosa frase di Marx “”Accumulate, accumulate! Questa è la Legge e questo dicono i profeti!”” (Marx, 1975a, p. 730) è generalmente citata come se egli stesse parlando di una motivazione personale. Ma Marx dice chiaramente: “”Vedremo (…), in primo luogo, come il capitalista eserciti col capitale il suo potere di governo sul lavoro, ma come poi il potere stesso di governo del capitale si eserciti sul capitalista stesso”” (Marx, 1968, p. 30). (…) Nel modello di Marx del sistema capitalista, la forza traente è la concorrenza per l’ accumulazione del capitale. Poiché “”espandersi o morire”” è la parola d’ordine di ogni singolo capitalista, e poiché la concorrenza costringe tutti i capitalisti a procedere in maniera analoga, ciò si riflette nella spinta espansionistica delle nazioni capitaliste. Le origini dell’ imperialismo vanno ritrovate nel sistema capitalista stesso; questa affermazione è in netto contrasto con la teoria liberale classica, la quale spiega l’ imperialismo in termini di atavismo subconscio di una popolazione infiammata dagli appelli nazionalistici di uomini politici avidi di potere; essa è ugualmente in contrasto con clò che si potrebbe attendere che la teoria keynesiana metta in rilievo nello spiegare il fenomeno dell’ imperialismo, sia che questo sia basato sulle motivazioni personali di amore per il potere e per il prestigio, o sulle motivazioni nazionali di tipo mercantilista che hanno vinto la cronica tendenza storica verso un eccesso di risparmio desiderato rispetto all’ investimento effettivo in tutte le economie monetarie.”” (pag 42-43)”,”TEOC-397″
“BARRATT-BROWN Michael, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Storia economica dell’imperialismo.”,”Michael Barratt Brown, fellow della Royal Statistical Society, presidente della Society of Industrial Tutors, professore universitario, dirige i corsi dell’Extramural Department dell’Università di Sheffield per quadri sindacali, collabora con la Workers’ Educational Association.”,”ECOI-158-FL”
“BARRENO Maria Isabel HORTA Maria Teresa COSTA Maria Velhoda”,”Le nuove lettere portoghesi. [I movimenti femministi d’Europa e d’America si sono riconosciuti in questo libro proibito sulle “”clausure”” della donna]”,”Le tre autrici durante il regime di Salazar sono state incarcerate e processate, poi il paese si mobilitò tra il 1972 e il 1974 fino a che nel 1974 non vennero riabilitate. Lettera di Dona Joana de Vasconcelos a Mariana Alcoforado suora nel convento di nostra signora della concezione a Beja (pag 88-90)”,”DONx-004-FV”
“BARRESE Orazio CAPRARA Massimo”,”L’anonima DC. Trent’anni di scandali da Fiumicino al Quirinale.”,”BARRESE già redattore di Paes Sera. CAPRARA già segretario di Togliatti ha scritto per ‘Rinascita’. E’ autore del volume ‘I Gava’.”,”ITAP-162″
“BARRIA Jorge S.”,”El movimiento obrero en Chile. Sintesis historico-social.”,”edizione originaria per le edizioni Editorial de la Universidad Tecnica del Estado, 1971″,”MALx-012″
“BARROERO Guido”,”Ret Marut – B. Traven. Dalla rivoluzione tedesca al Messico in fiamme.”,”BARROERO Guido si occupa di storia. Ha ricostruito il secondo dopoguerra genovese e la formazione dei GAAP (“”gli antesignani di Lotta Comunista””) (4° copertina) STARA risiede a Genova, collabora con Umanità Nova e la rivista Collegamenti Wobbly.”,”ANAx-306″
“BARROERO Guido”,”I Figli dell’Officina. I Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (1949-1957).”,”Guido Barroero nato a Sampierdarena da famiglia operaia nel 1946 (deceduto alla fine del 2015), abbandona gli studi di matematica e diventa metalmeccanico fino al pensionamento (1998). Nel frattempo si è laureato in filosofia (1989). Dopo un’esperienza sindacale, anche come RSU, ha iniziato la militanza politica nella FGCI quand’era studente medio. Nel 1968 si avvicina al movimento anarchico partecipando all’esperienza neo-piattaformista dei primi anni ’70. Si interessa quindi alla storia dei Gaap ha cui dedica anni di ricerche. Fino al 2008 è direttore della rivista ‘Collegamenti Wobbly’ per una teoria critica libertaria. Ha studiato pure il movimento anarchico ligure e genovese. E’ riportato l’articolo firmato Lorenzo Parodi ‘Sotto la coltre della politica ufficiale premono le istanze della lotta di classe’ (L’impulso n: 8 15 agosto 1954) (pag 190-195)”,”MITC-134″
“BARROT Jean BORCZUK Albert RIVIALE Philippe”,”La legende de la gauche au pouvoir. Le front populaire.”,”La stessa Camera dei deputati del 1936 insieme al Senato nel 1940 vota in favore di PETAIN per 569 voti contro 80. Per l’ essenziale gli orientamenti economici e sociali del regime di Vichy, così come il personale dell’ amministrazione e del mondo degli affari, sono conservati dopo la Liberazione.”,”FRAP-049″
“BARROT Jean AUTHIER Denis; con scritti di H. LAUNFENBERG F. WOLFFHEIM H. GORTER H. ROLAND HOLST A. PANNEKOEK”,”La izquierda comunista en Alemania, 1918-1921. Con textos y documentos de: Laufenberg, Wolffheim, Gorter, Roland-Holst y Pannekoek.”,”Scritti di H. LAUNFENBERG F. WOLFFHEIM H. GORTER H. ROLAND HOLST A. PANNEKOEK “”Prima e seconda Repubblica dei consigli: aprile-maggio. E’ Landauer che propone, il 6-7 aprile la creazione di una “”Repubblica dei consigli””. Una parte del governo bavarese, gli illuminati USPD, incluso qualche SPD e gli anarchici decretano pomposamente questa repubblica sotto l’ influenza della Russia, dell’ Ungheria, tanto vicina, e soprattutto sotto l’ influenza della forza dei consigli bavaresi. I comunisti, diretti da Levine, formatosi in Russia, e Frölich unico membro della Centrale, esiliato in Baviera, non prendono parte al governo della nuova repubblica. Uno (Frölich e la sinistra) lavorano per portare la cosa più lontano di quello che desiderava l’ USPD. Ma sono criticati dalla tendenza di destra (senza dubbio Levine), che, con la giusta giustificazione che non si decreta una repubblica dei consigli, prevede la caduta del nuovo regime. Ma come avvenne nel mese di gennaio, a Berlino, essi parteciperanno alla sua difesa quando verrà attaccata””. (pag 127)”,”GERR-027″
“BARROT Jean”,”Violence et solidarité révolutionnaires – Les procès des communistes de Barcelone.”,”””Dans les moment de crise, la manque de tête devient un crime contre le parti, et ce crime réclame un châtiment public”” [Marx] [in Jean Barrot, ‘Violence et solidarité révolutionnaires – Les procès des communistes de Barcelone’, 1974] (citaz in apertura)”,”BORD-107″
“BARROT Jean a cura, articoli di Virgilio VERDARO, VERCESI e altri”,”””Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne. Tre articoli firmati con lo pseudonimo di ‘Gatto mammone’ (al secolo Virgilio VERDARO e uno da Vercesi (Ottorino PERRONE) I tre articoli firmati con lo pseudonimo di ‘Gatto mammone’ pubblicati nel volume antologico “”Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939. a cura di Jean BARROT, ED. 10/18, 1979: ‘Quand manque un parti de classe. A propos des événements d’Espagne’ (N° 14, décembre 1934-janvier 1935); ‘Le ‘Front populaire’ triomphe en Espagne’ (N° 28, mars-avrile 1936); ‘La tragédie espagnole’ (N° 35, septembre-octobre 1936)”,”MSPG-250″
“BARROT Jean”,”«Bilan». Contre-révolution en Espagne 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne.”,”MSPG-053-FL”
“BARROT Jean”,”Contributo alla critica della ideologia ultrasinistra.”,”Concezione marxista del partito, leninista Limitazione storica dell’ultra-sinistra “”Il leninismo non faceva che esprimere l’impossibilità della rivoluzione alla sua epoca. Le idee di Marx sul partito erano messe da parte da lungo tempo, Engels stesso le aveva abbandonate alla fine della sua vita. E’ l’epoca delle grandi organizzazioni riformiste, poi dei partiti di stile bolscevico (che in pratica ricadono velocemente nel riformismo)”” (pag 36) “”La sinistra italiana (“”bordighismo””) offre un altro esempio di corrente interessante uscita dallo stesso periodo e che non è riuscita a ‘comprendere ed a superare le sue origini’. Essa accetta le idee di Lenin fino al fronte unico: verità al di qua del 1921, errore al di là”” (pag 37-38)”,”TEOC-749″
“BARROT Jean a cura, articoli di Virgilio VERDARO, VERCESI e altri”,”””Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne.”,”MSPG-006-FV”
“BARROW R.H.”,”I romani.”,”La civiltà di Roma ha contribuito in modo determinante alla formazione di quelle nazioni che un tempo costituivano le province di un immenso impero e che, dopo le invasioni barbariche, assunsero i loro caratteri peculiari. Inoltre la tradizione romana, dalla storia alla letteratura, dal diritto all’architettura, ha improntato di sé tutta la cultura del Medioevo e dell’epoca moderna. Partendo da tali considerazioni l’autore di questo libro si propone di individuare i cardini di una struttura che si è dimostrata così vitale anche dopo il suo crollo politico. I rapporti fra Stato e individuo, fra libertà e controllo dall’alto, il conflitto fra uso e abuso del potere, il problema della civilizzazione dei popoli più arretrati, la condizione di duplice lealtà dei sudditi verso Roma e verso la propria cittadinanza sono alcuni degli argomenti trattati da Barrow in questa rapida ed efficace sintesi. Le direttrici di un’evoluzione che iniziò nel 753 a.C, e che nei suoi riflessi postumi non si è ancora esaurita, emergono dalla lettura di queste pagine con la costante di una perenne attualità. Il genio pratico dei romani “”””Veramente voi avete dato realtà al detto di Omero, che la terra è proprietà di tutti: avete misurato l’ intero mondo, avete gettato attraverso i fiumi ponti di ogni genere, avete scavato le montagne per fare strade piane al viandante, riempito spazi desolati di campi e reso più facile la vita col provvedere alle sue necessità nella legge e nell’ ordine. Ovunque sono palestre, fontane, porte e archi trionfali, templi, opifici, scuole, e si potrebbe dire cheil mondo, il quale era stato travagliato dal morto, ora è stato restituito alla salute… Le città sono radiose di splendore e di venustà, e l’ intero orbe è ordinato come un giardino.”” Elio Aristide, II secolo d.C.”” (pag 127)”,”STAx-164″
“BARRUE’ Jean”,”L’ anarchismo oggi. Saggio di un anarchico sulle idee libertarie e il movimento operaio.”,”””Occorre riconoscere che Marx non è stato affatto prodigo di spiegazioni sulla fase di transizione. Non si possono trovare nella sua opera che quattro passaggi molto affermativi e Lenin ne fa naturalmente testo (…) (1). Questi testi affermano la necessità di una dittatura – termine molto vago – esercitata dal proletariato – termine molto astratto! Lenin, invocando dopo Marx l’esempio della Comune di Parigi, precisa che si tratta di fare a pezzi la macchina burocratica e militare dello Stato, di reprimere la borghesia e di vincere la sua resistenza. “”La democrazia, da borghese diventa proletaria, lo Stato (forza speciale destinata a reprimere una classe determinata) si è trasformato in qualcosa che non è più propriamente uno Stato”” (Lenin). Lo strumento di repressione è la maggioranza della popolazione, non la minoranza: “”Ora, poiché è la maggioranza del popolo che opprime i suoi oppressori, non occorre più una forza speciale di repressione. E’ in questo senso che lo Stato comincia a deperire”” (Lenin)””. (pag 70-71) “” (…) Lenin cita Engels: “”Finché il proletariato avrà bisogno dello Stato, non sarà per la libertà ma per reprimere i suoi avversari; ed il giorno in cui si potrà parlare di libertà non ci sarà più lo Stato””.”” (pag 71-72) (1) Lenin riporta quattro citazioni attinte rispettivamente dal Manifesto del partito comunista, da La Lotta di classe in Francia, dalla lettera a Waldemeyer (Weydemyer) del 1852, dalla Critica al programma di Gotha (pag 70-71)”,”ANAx-271″
“BARRY Brian”,”Teorie della giustizia.”,”Brian BARRY (Londra 1936) insegna alla LSE. Tra le sue opere ‘La teoria liberale della giustizia’ (1994), dedicata all’ interpretazione della teoria di RAWLS.”,”TEOP-134″
“BARRY Tom WOOD Beth PREUSCH Deb”,”Dollars and Dictators. A Guide to Central America.”,”Nel termine America Centrale di solito non viene inserito il Messico. “”The main strength of U.S. foreign policy, said Salvadoran poet Roque Dalton, is its ability to use local governments and armies for the protection of its own interests. In the early 1960s, the coordination of the armies of Centra America was part of the strategy to prevent another Cuba in the hemisphere. Upon the urging of the United States, the Defense Ministers of Guatemala, Honduras, El Salvador, and Nicaragua signed an agreement in 1964 to establish CONDECA (Central American Council for Defense) as a joint defense organization for the region. The council’s goal was to create a coordinated attack on “”internal subversion”” and to “”centralize all information on subversives””””. (pag 68)”,”AMLx-091″
“BARRY Quintin”,”The Franco-Prussian War 1870-71. The Campaign of Sedan: Helmuth von Moltke and the Overthrow of the Second Empire. Vol. I.”,”Quintin Barry is married and lives in Sussex. He is a solicitor, specializing in employment law. He has been chairman of a local radio station and for the past ten years has served as chairman of an NHS Trust. Throughout his professional career he has maintained his lifelong interest in military and naval history. He has made a psecial study of the period from 1848 to 1871, with particular reference to the Wars of German Unification. List of Illustrations, List of Maps and Plans, Acknowledgements, Introduction, Appendix: I. German Forces August 1 1870, II. Imperial French Army August 1 1870, III. German Forces Gravelotte.St.Privat August 18 1870, IV. French Forces Gravelotte.St.Trivat August 18 1870, V. Terms of the Capitulation at Sedan, Bibliography, Index, This is copy number 743 of 750,”,”QMIx-041-FL”
“BARRY Quintin”,”The Franco-Prussian War 1870-71. After Sedan: Helmuth von Moltke and Defeat of the Government of National Defence. Vol. II.”,”Quintin Barry is married and lives in Sussex. He is a solicitor, specializing in employment law. He has been chairman of a local radio station and for the past ten years has served as chairman of an NHS Trust. Throughout his professional career he has maintained his lifelong interest in military and naval history. He has made a psecial study of the period from 1848 to 1871, with particular reference to the Wars of German Unification. List of Illustrations, List of Maps and Plans, Acknowledgements, Notes, Appendix: I. Order of Battle of the 13th French Corps (mid September 1870), II. Order of Battle of the 14th French Corps (August 31st 1870), III. Strength of the III Army and Army of the Meuse, IV. Order of Battle of the 15th French Corps (12th October 1870), V. Order of Battle of the XIV Army Corps (beginning of October 1870), VI. Order of Battle of the 4th Reserve Division (beginning of October 1870), VII. Order of Battle of the 16th French Corps (about the middle of November 1870), VIII Order of Battle of the Seconf Army (15th November 1870), IX. Order of Battle of the Detachment under the command of The Grand Duke of Mecklenburg-Schwerin (15th November 1870), X. Order of Battle of the 17th French Corps (end of November 1870), XI. Order of Battle of the 18th French Corps (early in December 1870), XII. Order of Battle of the 18th French Corps (end of November 1870), XIII. Order of Battle of the Third Army (30th November 1870), XIV. Order of Battle of the Army of the Meuse (30th November 1870), XV. Order of Battle of the 2nd Paris Army (8th November 1870), XVI. Order of Battle of the First Army (15th November 1870), XVII. Order of Battle of 21st French Corps, XVIII. Order of Battle of the French Army of the North (23rd December 1870), XIX. Order of Battle of the 25th French Corps (end of January 1871), XX. Order of Battle of the 19th French Corps (end of January 1871), XXI. Order of Battle of the French Eastern Army (commencement of January 1871), XXII. Staff of the Artillery and Engineer attack on Paris, XXIII. Order of Battle of the South Army, Bibliography, Index, This is copy number 654 of 750,”,”QMIx-042-FL”
“BARS Henry”,”La politique selon Jacques Maritain.”,”Il popolo ebraico. “”Il tema generale dei saggi consacrati da Maritain a questo popolo è, naturalmente, la denuncia dell’ antisemitismo””. (pag 151) La società mondiale. L’ organizzazione politica del mondo. “”Gli Stati moderni hanno definitamente smesso di essere delle società ‘perfette’, ovvero sufficienti a se stesse. Esse sono chiaramente incapaci di mantenere la pace. (…) Una istituzione come l’ ONU è sicuramente utile e necessaria nello stato presente del mondo, ma è assolutamente insufficiente perché proviene da Stati falsamente sovrani (…). D’altra parte la creazione di unioni federali come l’ unione europea risponde a una necessità storica. Abbiamo già visto che, dal 1939, Maritain l’ aveva progettata. Ma egli ricordava pure, verso la fine della guerra, che “”l’ idea di federazione non è un’ idea semplice””.”” (pag 159-160)”,”TEOP-315″
“BARSANTI Giulio a cura; scritti di J.B. LAMARCK E. Geoffroy SAINT-HILAIRE R. CHAMBERS Charles DARWIN A.R. WALLACE T.H. HUXLEY H. SPENCER”,”Teorie dell’evoluzione nell’Ottocento.”,”Scritti di J.B. LAMARCK E. Geoffroy SAINT-HILAIRE R. CHAMBERS Charles DARWIN A.R. WALLACE T.H. HUXLEY H. SPENCER”,”SCIx-321″
“BARSHAY Andrew E.”,”The Social Sciences in Modern Japan. The Marxian and Modernist Traditions.”,”BARSHAY Andrew E. è professore di storia all’Università California Berkeley. E’ autore di ‘State and Intellectual in Imperial Japan: The Public Man in Crisis’ (California, 1988). “”For Yamada, the “”key to the whole process”” of clarifying the basic structure – the antagonisms – and prospects of Japanese capitalism lies in explicating the initial formation of industrial capitalism, roughly in the period between Japan’s two successful wars, that is, between the mid-1890s and mid-1900s. In that formation is subsumed the process of primitive accumulation; the simultaneous, mutually determining moments for domestic industrial revolution and the turn toward imperialism; the initial emergence of finance capital (the second, “”genuine”” appearence comes around 1918), and the necessary impetus toward the general crisis of the late 1920s – the latter, of course, forming the enunciative moment of the ‘Analysis’ itself. In other words, the dissolution of industrial capitalism in Japan is immanent in its own structure, and is the condition for the – cataclysmic – general crisis that is now not only immanent, but imminent as well.”” (pag 82)”,”JAPx-073″
“BARSOTTI Iacopo”,”Appunti di algebra.”,”Questi appunti contengono le definizioni, gli enunciati e le dimostrazioni del corso diu Algebra che ho tenuto agli studenti del primo anno del corso di laurea in matematica dal 1961-62 in poi, e con le modificazioni via via suggerite dall’esperienza. Pisa, gennaio 1968.”,”SCIx-097-FL”
“BARSOV A.S., a cura di Corrado MANGIONE”,”Cos’è la programmazione lineare?”,”Corsi che illustri docenti tengono alla Università di Mosca o in altri Atenei.”,”SCIx-135-FL”
“BARSOV A.S.”,”Cos’è la programmazione lineare?”,”Corsi che illustri docenti tengono alla Università di Mosca o in altri Atenei.”,”SCIx-335-FRR”
“BART Philip BASSETT Theodore WEINSTONE William W. ZIPSER Arthur a cura; articoli di William WEINSTONE Philip BART Charles E. RUTHENBERG Ella REEVE BLOOR Robert MINOR William Z FOSTER Rose WORTIS Thomas MYERSCOUGH Pat TOOHEY Robert W. DUNN Elizabeth Gurley FLYNN Carl WINTER Jack DOUGLAS Hosea HUDSON James ALLEN William L. PATTERSON Frank SPECTOR James W. FORD William SIMONS Grace HUTCHINS Jim MALLORY B.K. GEBERT Richard O. BOYER Herbert MORAIS Mike QUIN William SCHNEIDEMANN John WILLIAMSON Lem HARRIS Cyril BRIGGS Cyril PHILLIP George ROBBINS George POWERS Wyndham MORTIMER George MORRIS James W. FORD Louis SASS Joseph NORTH Gil GREEN Harry GANNES Earl BROWDER Henry WINSTON Theodore BASSETT Gurley FLYNN Phillip BONOSKY Eugene DENNIS Benjamin DAVIS Paul ROBESON Simon W. GERSON Jacques DUCLOS Jack STACHEL Herbert APTHEKER Ferdinand C. SMITH Augusta STRONG Gilbert GREEN Abner GREEN Henry WINSTON Angela DAVIS Bettina APTHEKER Claude M. LIGHTFOOT William C. TAYLOR Alexader TRACHTENBERG Daniel MASON Jessica SMITH Hyman LUMER Betty GANNETT Gerge MEYERS Michael ZAGARELL Tony MONTEIRO Jay SCHAFFNER Karl G. YONEDA Joseph NORTH Art SHIELDS Jim WEST James E. JACKSON Charlene MITCHELL Daniel RUBIN Roscoe PROCTOR John PITTMAN Lorenzo TORRES Victor PERLO Alva BUXENBAUM Fern WISTON Grace MORA James STEELE Jarvis TYNER”,”Zur Geschichte der Kommunistischen Partei der USA. 60 Jahre Kampf. (Tit.orig.: Highlights of a Fighting History. 60 Years of the Communist Party.”,”Gus HALL è al momento (1979) segretario generale del Partito Comunista degli Stati Uniti. Articoli di William WEINSTONE Philip BART Charles E. RUTHENBERG Ella REEVE BLOOR Robert MINOR William Z FOSTER Rose WORTIS Thomas MYERSCOUGH Pat TOOHEY Robert W. DUNN Elizabeth Gurley FLYNN Carl WINTER Jack DOUGLAS Hosea HUDSON James ALLEN William L. PATTERSON Frank SPECTOR James W. FORD William SIMONS Grace HUTCHINS Jim MALLORY B.K. GEBERT Richard O. BOYER Herbert MORAIS Mike QUIN William SCHNEIDEMANN John WILLIAMSON Lem HARRIS Cyril BRIGGS Cyril PHILLIP George ROBBINS George POWERS Wyndham MORTIMER George MORRIS James W. FORD Louis SASS Joseph NORTH Gil GREEN Harry GANNES Earl BROWDER Henry WINSTON Theodore BASSETT Gurley FLYNN Phillip BONOSKY Eugene DENNIS Benjamin DAVIS Paul ROBESON Simon W. GERSON Jacques DUCLOS Jack STACHEL Herbert APTHEKER Ferdinand C. SMITH Augusta STRONG Gilbert GREEN Abner GREEN Henry WINSTON Angela DAVIS Bettina APTHEKER Claude M. LIGHTFOOT William C. TAYLOR Alexader TRACHTENBERG Daniel MASON Jessica SMITH Hyman LUMER Betty GANNETT Gerge MEYERS Michael ZAGARELL Tony MONTEIRO Jay SCHAFFNER Karl G. YONEDA Joseph NORTH Art SHIELDS Jim WEST James E. JACKSON Charlene MITCHELL Daniel RUBIN Roscoe PROCTOR John PITTMAN Lorenzo TORRES Victor PERLO Alva BUXENBAUM Fern WISTON Grace MORA James STEELE Jarvis TYNER. “”Unter den Bedingungen der Wirtschaftskrise erlitten die Farmer in der Zeit von 1929 bis 1933 drastische Verluste: Ihre Bruttoeinnahmen verringerten siche um mehr als 55 Prozent. Der Kampf auf dem Lande blieb nicht auf die Anteil pächter beschränkt.”” (pag 85) “”Nelle condizioni di crisi economica tra il 1929 e il 1933, i farmers soffrirono delle perdite radicali. Le loro entrate lorde si sono ridotte di oltre il 55%. La lotta sul terreno non è rimasta limitata agli affittuari””.”,”MUSx-179″
“BARTA (Albert, A. Mathieu)”,”La Lutte de classes. Organe de l’ Union communiste (IVe Internationale). Proletaires de tous les pays, unissez-vous! Reproduction des textes parus du n° 1 (15 octobre 1942) au n° 49 (11 juillet 1945).”,”Curato dai membri del Groupe d’ etudes trotskystes (GET) e supervisionato da Louise, questa riedizione de ‘Lutte de classes’ presenta integralmente i quarantanove primi numeri di questo giornale apparsi durante la guerra tra l’ ottobre 1942 e il luglio 1945. Gli originali sono molto difficili da reperire, i testi sono stati nuovamente dattilografati, rispettando per quel che si poteva la presentazione originale. L’ ordine cronologico della pubblicazione è rispettato. La Lutte de classes, organo del Groupe communiste, diventato Union communiste (trotskyste), apparso nel corso della seconda guerra mondiale si colloca sul terreno dell’ internazionalismo rivoluzionario. Rifiuta di identificare l’ occupazione della Francia ad una oppressione coloniale, rifiuta di assimilare il “”lavoratore soldato”” tedesco alla sua borghesia, denunciando senza concessioni le devastazioni del nazionalismo. Di fronte alle forme mostruose prese dalla dominazione borghese, BARTA e compagni iscrivono l’ avvenire dell’ umanità nell’ alternativa “”socialisme ou barbarie””.”,”TROS-089″
“BARTA (Albert, A. Mathieu)”,”La Lutte de classes. Organe de l’ Union communiste (IVe Internationale). Proletaires de tous les pays, unissez-vous! Selection de textes parus entre le 3 septembre 1945 et le 16 mai 1947.”,”Questo secondo volume presenta una selezione degli articoli di La Lutte de Classes, l’ organo dell’ Union Communiste (trotskyste), da settebre 1945 a maggio 1947 e la quasi integralità della prima serie di La Voix des Travailleurs (octobre 1945-avril 1946). L’ UC (di cui era fondatore e dirigente BARTA) ebbe un ruolo determinante nello sciopero Renault dell’ aprile-maggio 1947, che ha dato il segnale a tutta la lotta operaia. Gli articoli sulla Voix des Travailleurs rappresentano una testimonianza vivente e documentata sulla condizione operaia dell’ epoca: salari da fame, sotto-alimentazione, questione delle abitazioni, lavoro, vita quotidiana ecc.. Gli articoli sulla Lutte de Classes, si rivolgono all’avanguardia operaia. Si denunciano i primi atti di guerra coloniale in Algeria e Indocina. In Francia il PCF esercita una dittatura sulla classe operaia, la parola d’ordine è ‘ricostruzione’. “”Agire è comprendere”” ripeteva BARTA.”,”TROS-090″
“BARTA; a cura di Paolo CASCIOLA”,”Des internationalistes face à la deuxieme guerre mondiale. Textes du Groupe Communiste (IVeme Internationale) 1941-1944.”,”Pag 5: difesa dell’ URSS e viva l’ Armata Rossa! (1941)”,”TROS-100″
“BARTA (David KORNER)”,”Des révolutionnaires à l’ aube de la guerre froide. Textes de l’ Union communiste (IVeme Internationale), 1944-1946.”,”””Alcuni compagni hanno osservato che il rapporto di forze era a nostro sfavore, dato che la cellula staliniana GR (Gnôme e Rhône) ha 600 aderenti. Una tale modo di porre la questione non è giusto. 1. I compagni conoscono il modo di reclutamento di questo partito parlamentare. 2. Gli operai iscritti al PCF, se hanno sentimenti comunisti, sono lungi dall’ essere staliniani. (…) Se si volessero enumerare gli stalinisti di GR se ne troverebbe una trentina””. (pag 42-43)”,”TROS-132″
“BARTALINI Ezio, a cura di Tiziano ARRIGONI”,”Garibaldi socialista.”,”Internazionalismo democratico e socialista di Garibaldi e Flourens (1), il repubblicano rosso (pag 29-32) (1) autore di ‘Paris livré’, di Gustave Flourens, 1871″,”SOCx-271″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav”,”Das Sozialistengesetz. Illustrierte Geschichte des Kampfes der Arbeiterklasse gegen das Ausnahmengesetz, 1878-1890.”,”Il quinto capitolo ‘Bilanz’ si occupa del programma del partito discusso al Congresso di Halle e Erfurt (1890 e 1891). Il sesto e ultimo capitolo ‘Tradition’ si occupa del movimento rivoluzionario del XX secolo LENIN, LIEBKNECHT, LUXEMBURG e il KPD.”,”MGEx-004″
“BARTEL Hors e altri; Lothar BERTHOLD (Segretario) Ernst DIEHL Friedrich EBERT Ernst ENGELBERG Dieter FRICKE Fritz GLOBIG Kurt HAGER Werner HORN Bernard KOENEN Wilhelm KOENEN Albert SCHREINER Hanna WOLF Walter ULBRICHT (Presidente); collaborazione di Horst BARTEL Günther BENSER Lothar BERTHOLD Ernst DIEHL Stefan DOERNBERG Rolf DLUBEK Gerhard ENGEL Wilhelm ERSIL Herwig FÖRDER Dieter FRICKE Heinrich GEMKOW Heinz HEITZER Werner HORN Günter HORTZSCHANSKY Annelies LASCHITZA Bruno LÖWEL Walter NIMTZ Walter SCHMIDT Wolfgang SCHUMANN Walter WIMMER”,”Geschichte der deutschen arbeiter bewegung. Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der SED.”,”Collettivo di autori: Walter ULBRICHT (Presidente), Hors BARTEL, Lothar BERTHOLD (Segretario), Ernst DIEHL, Friedrich EBERT, Ernst ENGELBERG, Dieter FRICKE, Fritz GLOBIG, Kurt HAGER, Werner HORN, Bernard KOENEN, Wilhelm KOENEN, Albert SCHREINER, Hanna WOLF. Collaboratori: Horst BARTEL, Günther BENSER, Lothar BERTHOLD, Ernst DIEHL, Stefan DOERNBERG, Rolf DLUBEK, Gerhard ENGEL, Wilhelm ERSIL, Herwig FÖRDER, Dieter FRICKE, Heinrich GEMKOW, Heinz HEITZER, Werner HORN, Günter HORTZSCHANSKY, Annelies LASCHITZA, Bruno LÖWEL, Walter NIMTZ, Walter SCHMIDT, Wolfgang SCHUMANN, Walter WIMMER.”,”MGEx-035″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav WOLTER Heinz”,”Der Sozialdemokrat, 1879-1890. Ein Beitrag zur Rolle des Zentralorgans im Kampf der revolutionären Arbeiterbewegung gegen das Sozialistengesetz.”,”Contiene il capitolo ‘Friedrich Engels’ Hilfe für den “”Sozialdemokrat”” bei der Verbreitung und Durchsetzung des Marxismus’ (pag 107-126) (Il contributo di Engels al Sozialdemokrat per la diffusione del maxismo) pag 113-114 “”In den beiden Aufsätzen “”Marx und die ‘Neue Rheinische Zeitung’ 1848-1849″” (10) und “”Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten”” (11) wurden noch einmal in denkbar knapper und präziser Form die wichtigsten Grundsätze und Erfahrungen der Politik von Marx und Engels in der Revolutionszeit von 1848/1849 zusammengefaßt und die bedeutsamsten programmatischen Forderungen des Bundes der Kommunisten sowie taktischen Leitsätze aus dem Kommunistischen Manifest wiedergegeben. Engels’ Skizze “”Marx und die ‘Neue Rheinische Zeitung'”” war die konstruktive Antwort auf eine Anfrage Bernsteins anläßlich des ersten Todestages von Marx, “”wie wir das Andenken unseres großen Vorkämpfers am besten ehren können”” (12). Die historische Leistung und vorwärtsweisende Bedeutung der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” umreißend, wies Engels ausdrücklich auf die Aktualität des taktischen Programms von 1848/1849 für den Kampf gegen das Sozialistengesetz hin. Unter wörtlicher Hervorhebung jener Stellen des Kommunistischen Manifests, die die grundsätzliche Stellung der Kommunistischen Partei und ihre Strategie un Taktik in Ringen gegen den vom Junkertum beherrschten Militärstaat sowie gegenüber der Bourgeoisie fixierten, konstatierte Friedrich Engels: “”Nie hat sich ein taktisches Programm so bewährt wie dieses. Aufgestellt am Vorabend einer Revolution, hielt es die Probe dieser Revolution aus; wo seit jener Zeit eine Arbeiterpartei von ihm abwich, strafte sich jede Abweichung; und heute, nach beinahe vierzig Jahren, bildet es die Richtschnur aller entschiedenen und selbstbewußten Arbeiterparteien Europas von Madrid bis Petersburg”” (13). Wenn Engels die konkrete Umsetzung der im Manifest formulierten Grundprinzipien in der Politik der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” nachwies, so war das, weit über eine historische Rückschau und Würdigung hinausgehend, eine unmittelbare Anleitung zum Handeln. Auch in seinem Artikel “”Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten”” unterstrich er an mehreren Stellen, daß die Forderungen und Prinzipien des Bundes in den achtziger Jahren des 19. Jahrhunderts keinesweges veraltet seien, sondern im Gegenteil erneute Aktualität gewonnen hätten (14). Dies bezog er vor allem auf die Theorie von der permanent Revolution”” (15). Besonderen Wert legte Engels weiterhin in beiden Aufsätzen auf die Rolle der Partei.”” (pag 113-114) [Horst Bartel Wolfgang Schröder Gustav Seeber Heinz Wolter, Der Sozialdemokrat, 1879-1890. Ein Beitrag zur Rolle des Zentralorgans im Kampf der revolutionären Arbeiterbewegung gegen das Sozialistengesetz, 1975] [(10) Siehe Der Sozialdemokrat, Nr 11, 13 März 1884; (11) Siehe Der Sozialdemokrat, Nr 46, 47 und 48, 12, 19, und 26 November 1885; (12) Eduard Bernstein an Friedrich Engels, 30. Januar / 2 Februar 1884, in: Eduard Bernstein Briefwechsel mit Friedrich Engels, S. 244; (13) Friedrich Engels: Marx und die “”Neue Rheinische Zeitung”” 1848 bis 1849. In: Karl Marx / Friedrich Engels: Werke, Bd. 21, Berlin 1973, S. 17; Siehe Friedrich Engels: Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten (Einleitung zum neuen Abdruck von Marx’ “”Enthüllungen über den Kommunisten-Prozeß zu Köln”” (1885)). In: Karl Marx / Friedrich Engels: Werke, Bd. 8, Berlin, S. 577, 581, 592-593; (15) Siehe ebenda, S. 589-590]”,”MGEx-223″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav”,”Das Sozialistengesetz. Illustrierte Geschichte des Kampfes der Arbeiterklasse gegen das Ausnahmengesetz, 1878-1890.”,”Il quinto capitolo ‘Bilanz’ si occupa del programma del partito discusso al Congresso di Halle e Erfurt (1890 e 1891). Il sesto e ultimo capitolo ‘Tradition’ si occupa del movimento rivoluzionario del XX secolo LENIN, LIEBKNECHT, LUXEMBURG e il KPD.”,”MGEx-003-FV”
“BARTEZZAGHI Stefano”,”L’orizzonte verticale. Invenzione e storia del cruciverba.”,”Stefano Bartezzaghi (1962), enigmista e saggista, collabora a ‘Repubblica’ ed è autore di ‘Lezioni di enigmistica’ (2001) e di ‘Incontri con la Sfinge’ (2004). ‘Per secoli e secoli l’invenzione del cruciverba è stata nell’aria. (…) L’accumulo delle condizioni necessarie sarebbe prima o poi precipitato: tuttavia la scelta del tempo e del luogo di questa invenzione non sarebbe toccata al Caso. Il 21 dicembre 1913 era una domenica. Il passanta newyorkese che avesse acquistato una copia del ‘New York World’, il giornale quotidiano che era stato rifondato e portato al successo da Joseph Pulitzer – si sarebbe trovato fra le mani un involto molto più voluminoso che negli altri giorni della settimana’”,”VARx-034-FSD”
“BARTH Hans”,”Verità e ideologia.”,”Hans Barth, nato nel 1904, è morto nel marzo del 1965. Laureatosi in giurisprudenza, ha in seguito condotto studi approfonditi nel campo della filosofia, del pensiero politico e della storia. Dal 1929 al 1946 ha fatto parte della redazione della “”Neue Zürcher Zeitung”” e dal 1946 al 1965 ha insegnato scienza politica e filosofia all’Università di Zurigo. Ha pubblicato numerosi contributi di carattere politico-filosofico ed è autore di varie opere, fra cui, oltre a ‘Verità e ideologia’ (1961) vanno ricordate “”Pestalozzis Philophie der Politik”” (1954) e “”Die idee der Ordnung”” (1958) Esemplare difettoso mancano le pagine 160-161 164-165 del capitolo III. ‘Ideologia e coscienza ideologica nella filosofia di Karl Marx’ La critica di Barth al comunismo. Marx Engels e la dialettica “”Come Hegel concepisce la dialettica non solo come metodo del pensare, ma come principio dell’essere, così anche Marx ed Engels partono «dal moto antagonistico, che si afferma dovunque nella natura» (229). Ogni essere vivo sviluppa accanto al principio dell’autoconservazione anche il principio della negazione. «La negazione», dice Engels, «è contenuta essenzialmente nella stessa vita» (230). Tutto ciò che è si trova nello stato del divenire, che include il «sì» ed il «no». La dialettica cioè, se si trasferisce alle forme della società e dello Stato, come fa Marx, è «critica rivoluzionaria» (231). Essa risolve le cose in processi (232), pone le forme divenute nel «flusso dell’evoluzione» e concepisce ciò che è e che ideologicamente pretende di essere valido per sempre (per esempio l’idea della giustizia come vero Stato e vera religione) sotto il duplice aspetto della sua necessaria nascita e del suo necessario tramonto. L’opinione, secondo la quale la dialettica è il principio dominante nella natura e nella storia, comporta che Marx possa pretendere di aver esposto nel ‘Capitale’ «le leggi naturali della produzione capitalistica» (233). Ciò che egli descrive comparando il suo metodo scientifico con quello di un fisico, sono le «tendenze che si affermano e che esercitano il loro effetto con ferrea necessità». Marx concepisce «lo sviluppo della formazione economica sociale come processo storico-naturale»”” (pag 206-207)] [(229) Engels, ‘Dialektik der Natur’, trad.it., cit, p. 77. La storia attraversa dunque tre fasi, qualificate dalla dialettica. Tesi: comunismo originario, Antitesi, (= negazione): proprietà privata, Sintesi, (= negazione della negazione): comunismo a livello più elevato. Vedasi, su questo , August Thalheimer, ‘Einführing in den dialektischen Materialismus’, cit., p. 125. Ma se il movimento dialettico è la legge fondamentale della natura e della storia, allora al comunismo dovrebbe seguire la sua stessa negazione. Ciò tuttavia non avviene, perché il sistema economico collettivo senza classi è concepito come uno stato definitivo. Ma la società senza classi resta comunque un’illusione, in seguito alla formazione di una nuova aristocrazia o casta dominante, sotto l’aspetto di un partito unico al governo, il solo ente provvisto dei mezzi di potere politico nello Stato. Cfr. anche nota 239 ed il testo relativo; (230) ‘Dialektik der Natur’, trad.it., cit, p. 77; (231) ‘Das Kapital’, trad.it., cit., p. 77; (232) Engels, ‘Feuerbach and der Ausgang der klassische deutschen Philosophie’, trad.it., cit., p. 1133; (233) ‘Das Kapital’, trad.it, cit., vol. I, p. 32]”,”FILx-350-FF”
“BARTHEL Günter BAUMANN Herbert BELLMANN Dieter BÖRNER Armin BRANDT Jürgen HAIKAL Fattah HOFFMANN Gerhard MÄHRDEL Ingrid NIMSCHOWSKI Helmut PREIßLER Holger RATHMANN Lothar RICHTER Ilse SERAUKY Eberhard, autori”,”Geschichte der Araber. Von den Anfängen bis zur Gegenwart. Band 5. Der Zusammenbruch des imperialistischen Koloialsystems und die Bildung souveräner arabischer Nationalstaaten.”,”Scritti di BARTHEL Günter BAUMANN Herbert BELLMANN Dieter BÖRNER Armin BRANDT Jürgen HAIKAL Fattah HOFFMANN Gerhard MÄHRDEL Ingrid NIMSCHOWSKI Helmut PREIßLER Holger RATHMANN Lothar RICHTER Ilse SERAUKY Eberhard.”,”VIOx-066″
“BARTHES Roland”,”Miti d’ oggi.”,”BARTHES Roland è uno dei maggiori critici francesi. E’ autore di ‘Grado zero della scrittura’ (LERICI). “”Tuttavia Poujade ha una concezione della razza a prima vista paradossale. Constatando che il francese medio è il prodotto di incroci multipli (noto ritornello: la Francia, crogiolo di razze), proprio questa varietà di origini Poujade contrappone superbamente alla setta ristretta di quelli che si sono sempre incrociati tra loro (s’intenda ovviamente gli ebrei). Designando Mendes-France esclama: “”Sei tu il razzista”” poi comemnta: “”Di noi due, è lui che può essere razzista, perché lui ha una razza””. Poujade pratica a fondo quello che si potrebbe chiamare razzismo dell’ “”incrocio””, senza rischi del resto, poiché questo “”incrocio”” tanto vantato, secondo lo stesso Poujade, non ha mescolato altro che dei Dupont, dei Durand e dei Poujade, cioè l’ identico con l’ identico. Evidentemente, l’ idea di una “”razza”” sintetica è preziosa, perché permette di giocare ora sul sincretismo ora slla razza. Nel primo caso Poujade dispone della vecchia idea, un tempo rivoluzionaria, di nazione (…). Nel secondo caso, egli ritrova agevolmente il fondamentale oggetto razzista, il Sangue (ed è soprattutto il sangue celtico, quello di Le Pen, solido bretone separato da un abisso razziale dagli esteti della Nouvelle Gauche, o il sangue gallico, che manca a Mendes).”” (pag 190) “”Prima di tutto, l’ effige del candidato stabilisce un legame personale tra questo e gli elettori; il candidato non da a giudicare solo un programma, propone un clima fisico, un insieme di scelte quotidiane espresse in una morfologia, un modo di vestire, una posa. La fotografia tende in tal modo a ristabilire il fondo paternalistico delle elezioni…Nella misura in cui la fotografia è ellissi del linguaggio e condensazione di tutta una “”ineffabilità”” sociale, essa costituisce un’arma anti-intellettuale, tende a schivare la “”politica”” (cioè un corpo di problemi e di soluzioni) a vantaggio di un “”modo di essere””, di uno statuto socio-morale. Si sa che tale contrapposizione è uno dei miti capitali del poujadismo (Poujade alla televisione: “”Guardatemi: sono uno come voi””). (…) la fotografia è specchio, dà a leggere elementi familiari, noti, propone all’ elettore la propria effige chiarificata, magnificata, superbamente portata allo stato di tipo. Tale maggiorazione del resto definisce molto esattamente la fotogenia: l’ elettore si trova espresso ed eroicizzato insieme, è invitato a eleggere se stesso, a caricare il mandato che sta per dare di un vero e proprio transfert fisico: egli delega la propria “”razza””.”””,”FRAS-026″
“BARTHES Roland”,”Elementi di semiologia. Linguistica e scienza delle significazioni.”,”Roland Barthes, nato nel 1915 (Cherbourg, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980), ha vissuto e ha insegnato a Parigi. Delle sue opere Einaudi ha pubblicato ‘Saggi critici’, ‘Critica e verità’, ‘Sistema della moda’, ‘Miti d’oggi’ (1974), ‘Il piacere del testo’. Nel suo Cours de linguistique générale, Ferdinand de Saussure postulava l’esistenza di una scienza generale dei segni, o semiologia, di cui la linguistica sarebbe solo una parte. R. Barthes è un professore di sociologia dei segni alla Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”TEOS-307″
“BARTIER John, a cura e presentazione di Francis SARTORIUS”,”Fourier en Belgique.”,”Emigrazione come soluzione a questione sociale (pag 107) L’A, John BARTIER è morto nel 1980.”,”SOCU-130″
“BARTIER John, a cura di Francis SARTORIUS”,”Fourier en Belgique.”,”J.P. DEVROEY è professore e direttore delle biblioteche dell’ Università, coeditrice dell’ opera. “”Ma se le rivalità politiche non offrivano interesse per i fourieristi, non si poteva dire la stessa cosa per le questioni sociali. In effetti, se gli adpti dell’ Ecole sociétaire erano convinti che gli uomini non avrebbero conosciuto la felicità che dopo il trionfo delle loro idee, essi nondimeno ritenevano che si potesse nell’ immediato, lavorare in molti modi per alleggerire le loro sofferenze.”” (pag 101) “”Ma gli adepti dell”Ecole sociétaire’ potevano ottenere la collaborazione dei profani solo evitando di spaventarli. Così nei numerosi lavori che essi dedicarono alle questioni di attualità, parlarono il meno possibile dei principi che guidavano la loro azione.”” (pag 101) “”Niente di più caratteristico a questo riguardo è la più audace delle sue opere (di E. Ducpétiaux): ‘Le paupérisme en Belgique’. (…) Ducpétiaux constatava che tutti ammettevano che la carità non era sufficiente a risolvere il problema del proletariato, ma che le opinioni divergevano riguardo al tema della soluzione. Gli uni la trovavano nel libero scambio e gli altri nel protezionismo, certi spingevano per la colonizzazione interna ma anche l’emigrazione trovava dei sostenitori. Ducpétiaux si proponeva di liberare da queste tesi contraddittorie gli elementi di verità che esse racchiudevano. Pur riconoscendo la complessità del problema, affermava che: “”la miseria non esiste di per sé; essa il più sovente è la conseguenza di certi vizi sociali, di certi abusi che si perpetuano da secoli e che è urgente combattere alla fonte”””” (pag 102)”,”SOCU-133″
“BARTIER John, a cura di Arlette SMOLAR-MEYNART”,”Naissance du socialisme en Belgique. Les saint-simoniens.”,”BARTIER John è professore nell’ Università di Bruxelles, specialista di correnti politiche e intellettuali del XIX secolo. Ma anche sotirco del periodo borgognone. E’ morto nel 1980. E’ autore di una biografia di Carlo il Temerario e di vari studi sul XV secolo tra cui ‘Légistes et Gens de Finances’. ex MEO-084 “”Quételet et quelques autres reçurent des missionnaires saint-simoniens “”une empreinte dont tous, à des degrés divers, demeurènt marqués parfois jusqu’au bout de l’existente””. Utilisant des données analogues, Gustave Charlier se range du côté de ceux qui pensent “”qu’à la base même de la fameuse ‘Physique sociale’ de Quételet, il y a une idée saint-simonienne, tout autant qu’une conception fouriériste””. Pour Kuypers, Delhasse “”figurait sur la liste des premiers disciples bruxellois déjà initiés au saint-simonisme””. Quant a Fakkar, il va jusqu’à écrire: “”On peut compter parmi les premiers disciples de la doctrine en Belgique, deux grande révolutionnaires républicains: l’homme d’Etat Charles Rogier (…) De Potter”” et l’on pourrait sans difficulté multiplier les citations de ce genre.”” (pag 108) “”Quant à Louis De Potter, on peut voir en lui, comme M. Fakkar, “”le premier socialiste belge””, mais sans pour cela en faire à la suite de cet auteur, un saint-simonien. Les membres de l’Eglise saint-simonienne en Belgique ne l’ont jamais rivendiqué commeun des leurs, et lui-même ne se fit jamais passer pour tel””. (pag 108)”,”MHLx-031″
“BARTIER John, a cura di Guy CAMBIER”,”Libéralisme et Socialisme au XIX Siècle. Etudes rassemblées et publiées par Guy Cambier.”,”Contiene due aggi su Proudhon in relazione al Belgio: ‘Proudhon et ses amis belges’ (pag 25-63) ‘Proudhon et la Belgique’ (pag 117-176) Un saggio sull’epoca della Prima internazionale: ‘Etudiants et mouvmement révolutionnaire au temps de la Première Internationale’ (pag 177-206) Due saggi sul sansimonismo e uno sulla Comune di Parigi”,”MHLx-040″
“BARTOCCI Enzo COTESTA Vittorio a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Carlos BARBE’ Enzo BARTOCCI Roberto BIORCIO Adriano BONCOMPAGNI Paolo BORRUSO Franco CASSANO Vittorio COTESTA Marcella DELLE DONNE Paolo DE NARDIS Luca DI SCIULLO Emilio FRANZINA Sergio MELLINA Umberto MELOTTI Mabel OLIVIERI Andrea PANACCIONE Franco PITTAU Nicola PORRO Giuseppe SCIDA’ Leonello TRONTI”,”L’ identità italiana: emigrazione, immigrazione, conflitti etnici.”,”Saggi di Patrizia AUDENINO Carlos BARBE’ Enzo BARTOCCI Roberto BIORCIO Adriano BONCOMPAGNI Paolo BORRUSO Franco CASSANO Vittorio COTESTA Marcella DELLE DONNE Paolo DE NARDIS Luca DI SCIULLO Emilio FRANZINA Sergio MELLINA Umberto MELOTTI Mabel OLIVIERI Andrea PANACCIONE Franco PITTAU Nicola PORRO Giuseppe SCIDA’ Leonello TRONTI”,”CONx-070″
“BARTOCCI Enzo”,”Sindacato e potere nella Russia Sovietica. Il sistema di relazioni industriali in URSS.”,”Questo libro documenta la collocazione reale del sindacato nella società sovietica, ricostruendo quelle che sono state storicamente le funzioni da esso effettivamente esercitate, il rapporto di rappresentanza che lo lega ai suoi iscritti, le relazioni intercorrenti con il vero, unico protagonista della vita politica e sociale russa: il PCUS. Enzo Bartocci (Roma, 1929) ha diretto dal 1961 al 1964 ‘Sindacato moderno’ rivista di studi sindacali della Fiom-Cgil. Nel 1967 diede vita, con Giacomo Brodolini, alla rivista ‘Economia e Lavoro’ che tuttora dirige. Docente di sociologia industriale prima all’Università di Torino presso la Facoltà di scienze politiche, successivamente all’Università di Roma, dove attualmente insegna presso il corso di laurea di sociologia della Facoltà di magistero. Ha curato il volume ‘Sindacato, classe, società’ ed è autore di ‘Alle origini della contrattazione articolata’.”,”RUSU-069-FL”
“BARTOCCINI Fiorella”,”Roma nell’ Ottocento. Il tramonto della “”città santa””. Nascita di una capitale.”,”””Nel settembre del 1851, sempre da Mazzini, arrivò nella città un monito di chiarimento in senso repubblicano, nel 1853 l’ invito ad organizzarsi in partito d’ azione: il monito e l’ invito furono formalmente accettati, ma sostanzialmente elusi, con l’ eccezione di pochissimi fedeli, nel clima politico locale che abbiamo già rievocato. La situazione precipitò ulteriormente, nel 1853, con il fallimento della rivolta di Milano: dal gruppo dirigente del partito liberale e nazionale romano furono defenestrati i mazziniani, e non tanto per il profilarsi di un interesse per i nuovi orizzonti politici che la scena italiana e internazionale sembrava permettere, quanto per una più aperta ripulsa di quelle iniziative insurrezionali che Mazzini continuava a proporre e riproporre. Egli ricevette un invito ad aderire a un programma che lasciasse “”la scelta dei mezzi agli avvenimenti, quella delle forme di governo alla libera volontà della Nazione””, ma lo respinse nettamente “”come un atto di ateismo politico, un passo retrogrado””: “”prostituiscano Roma se vogliono””. E tentò quindi un’ azione politica disperata: nel novembre del 1853 un gruppetto di esuli pontifici, partito da Genova senza un suo ordine diretto ma certo per sua ispirazione, sbarcò sulla costa laziale e si avviò verso Roma con la certezza di trovarla pronta alla insurrezione: quasi nessuno si mosse in loro appoggio e il governo papale approfittò della occasione per imprigionare, per condannare, per eliminare dalla città tutti gli avversari, repubblicani e moderati, decine di e decine di persone, incarcerate, esiliate, ammonite.”” (pag 381) “”Con la richiesta della libertà di stampa si poneva, nel 1846, il problema della censura (la debolezza del nuovo papa faceva intanto fiorire una miriade di iniziative giornalistiche più o meno clandestine), cui il regime non voleva – non poteva – rinunciare: l’ editto del 15 marzo 1846 la limitava, permettendo che si trattassero con alcune cautele, oltre ai soliti argomenti di scienze, lettere ed arti, anche “”la storia contemporanea e le materie appartenenti alla pubblica amministrazione””, e tutto ciò che contribuiva a promuovere l’ agricoltura, l’ industria, il commercio, la navigazione, le imprese di opere pubbliche””. (pag 353)”,”ITAB-178″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaduesimo volume: Giovanni ASSERETO Riccardo FAUCCI Sandro SETTA Francesco SURDICH André VAUCHEZ e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 42. Dugoni – Enza.”,”Tra i collaboratori del XLII volume: Giovanni ASSERETO Riccardo FAUCCI Sandro SETTA Francesco SURDICH André VAUCHEZ e altri”,”REFx-R-042″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantatreesimo volume: Giovanni ASSERETO Riccardo GUALDO Alessandro PORRO Bruno SIGNORELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 43. Enzo-Fabrizi.”,”Tra i collaboratori del XLIII volume: Giovanni ASSERETO Riccardo GUALDO Alessandro PORRO Bruno SIGNORELLI e altri”,”REFx-R-043″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaquattresimo volume: Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Luisa BERTONI Alessandro BROGI Mario CRESPI Mauro DI-LISA Nicola LABANCA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 44. Fabron – Farina.”,”Collaboratori del quarantaquattresimo volume: Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Luisa BERTONI Alessandro BROGI Mario CRESPI Mauro DI-LISA Nicola LABANCA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA”,”REFx-R-044″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Carlo Alberto BUCCI Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Elisabetta BIANCHI TONIZZI Giuseppe SIRCANA Albertina VITTORIA Andrea ZORZI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 45. Farinacci – Fedrigo.”,”Collaboratori del quarantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Elisabetta BIANCHI TONIZZI Giuseppe SIRCANA Albertina VITTORIA Andrea ZORZI”,”REFx-R-045″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Carlo Alberto BUCCI Vittorio CAPRARA Franco DELLA PERUTA Eugenio DI-RIENZO Riccardo FAUCCI Paolo FERRARI Adriano ROCCUCCI Matteo SANFILIPPO Alfonso SCIROCCO Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Francesco M. BISCIONE Giuseppe SIRCANA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 46. Feducci – Ferrero.”,”Collaboratori del quarantaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Carlo Alberto BUCCI Vittorio CAPRARA Franco DELLA PERUTA Eugenio DI-RIENZO Riccardo FAUCCI Paolo FERRARI Adriano ROCCUCCI Matteo SANFILIPPO Alfonso SCIROCCO Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Francesco M. BISCIONE Giuseppe SIRCANA”,”REFx-R-046″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantasettesimo volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Pietro CORSI Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 47. Ferrero – Filonardi.”,”Collaboratori del quarantasettesimo volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Pietro CORSI Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH e altri Biografia di Enrico Ferri”,”REFx-R-047″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Laura INDRIO Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantottesimo volume: Gerardo BIANCO Vittorio CAPRARA Paolo COMANDUCCI Giorgio ISRAEL Gina LAGORIO Andrea ROMANO Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 48. Filoni – Forghieri.”,”Collaboratori del quarantottesimo volume: Gerardo BIANCO Vittorio CAPRARA Paolo COMANDUCCI Giorgio ISRAEL Gina LAGORIO Andrea ROMANO Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”REFx-R-048″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Laura INDRIO Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantanovesimo volume: Mauro CANALI Roberto CANNATA’ Valerio CASTRONOVO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 49. Forino – Francesco da Serino.”,”Collaboratori del quarantanovesimo volume: Mauro CANALI Roberto CANNATA’ Valerio CASTRONOVO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-049″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del cinquantesimo volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Francesco M. BISCIONE Domenico DA-EMPOLI Nicola LABANCA Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 50. Francesco I Sforza – Gabbi.”,”Collaboratori del cinquantesimo volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Francesco M. BISCIONE Domenico DA-EMPOLI Nicola LABANCA Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”REFx-R-050″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del cinquantunesimo volume: Giovanni ASSERETO Marino BERENGO Piero CRAVERI Nunzio DELL’ERBA Eugenio DI-RIENZO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 51. Gabbiani – Gamba.”,”Collaboratori del cinquantunesimo volume: Giovanni ASSERETO Marino BERENGO Piero CRAVERI Nunzio DELL’ERBA Eugenio DI-RIENZO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-051″
“BARTOLI Henri”,”La doctrine economique et sociale de Karl Marx.”,”Nato nel 1918 a Lione, fece i suoi studi alla facoltà di diritto di quella città. Nel 1943 BARTOLI sostenne la tesi di dottorato sull’ ‘autofinanziamento della nazione’, tesi censurata. Lo stesso anno entrò nella Fondazione Thiers. Nell’agosto 1944 diventò membro del Gabinetto di M. COURTIN, segretario generale all’Economia nazionale. Poi entrò nell’ Institut de Science economique appliquée diretto da Francois PERROUX. Nel 1945 ricevette l’agregation e insegnò alla Facoltà di diritto di Grenoble.”,”MADS-208″
“BARTOLI Gloria”,”L’economia politica anglosassone nell’età marshalliana.”,”Gloria Bartoli è nata a Roma nel 1950. E’ ricercatore di politica economica presso l’Università della Calabria e ha svolto attività di consulenza presso numerosi enti privati e pubblici. Ha al suo attivo varie pubblicazioni. (1983) L’antologia entra nel merito di questo controverso punto (l’equilibrio fra domanda e offerta nelal determinazione del valore delle merci) della storia del pensiero economico ponendo a confronto la teoria del valore di Marshall con quella di Edgeworth e degli altri padri del marginalismo”,”ECOT-302″
“BARTOLI Domenico”,”La fine della monarchia.”,”Domenico Bartoli è nato a Torino nel 1912. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, si è dedicato al giornalismo. Pubblicista politico brillante, ha collaborato a quotidiani e periodi. E’ stato uno dei fondatori di ‘Risorgimento liberale’.”,”BIOx-326″
“BARTOLINI Stefano”,”The Political Mobilization of the European Left, 1860-1980. The Class Cleavage.”,”BARTOLINI è professore di istituzioni politiche comparate presso l’ European University Institute a Firenze.”,”MEOx-042″
“BARTOLINI Alfonso MAZZON Giulio MERCURI Lamberto a cura”,”Resistenza. Panorama bibliografico.”,”””Evidentemente la bibliografia è seria, razionale ed utile se il bibliografo è all’ altezza del compito, se cioè è padrone della materia””. (pag 10) “”A questo punto si è usciti dal campo della semplice elencazione alfabetica delle fonti: arriviamo cioè alla bibliografia selezionata e ragionata, che è la meta superiore da raggiungere. Ben difficile meta. Ricordo l’ esempio caratteristico della prima guerra mondiale, che presentava anch’ essa difficoltà analoghe. Vi fu un saggio abbastanza ben riuscito, ma ancor provvisorio che non fu ripreso. E forse per le difficoltà veramente grandi dello scegliere e del graduare si arrivò soltanto all’ esauriente e completo catalogo redatto dal benemerito Ufficio Storico dello Stato Maggiore. Ricordo anche come modelli di opere del genere le guide bibliografiche che il compianto editore Formiggini aveva affidato a maestri di grande competenza nel campo rispettivo. Si potrà fare qualcosa del genere per la Resistenza.”” (pag 11)”,”ITAR-092″
“BARTOLOMMEI Sergio a cura”,”Illuminismo e utopia. Temi e progetti utopici nella cultura francese (1676-1788).”,”Profetismo e rivolta nell’utopia “”plebea”” di Jean Meslier”” (pag 67-) “”Risalendo a Montaigne, Meslier ripercorre una illustre tradizione di pensiero scettica e libertino-erudita e svolge impietosamente la denuncia della religione come invenzione umana, pregiudizio e impostura (201). Corredando il ‘Testament’ di ampie citazioni dalle opere di Gabriel Naudé e Giovanni Paolo Marana, Meslier sottolinea l’originale politica delle credenze, siano esse pagane o cristiane. Assimilate tali credenze all’idolatria, l’autore riprende il tema – caro all’averroismo padovano – del carattere illusorio dei miracoli, dei quali svela un identico fondo antropomorfico. Con lineare consequenzialità Meslier rigetta non soltanto le «ingenuità» della fede, ma anche l’idea stessa di un Essere fantasmatico-trascendente. Le otto prove del ‘Testament’ costituiscono una serrata requisitoria contro «l’inconsistenza e falsità delle religioni» come ‘istrumentum regni’, messa a disposizione – questo è il punto – non più dagli intelletti raffinati, ma dalla umile ‘paysannerie’. Il valore maieutico della solitaria riflessione di Meslier doveva infatti esser verificato e reso operativo – almeno nell’intenzione dell’autore – fuori dai circoli eterodossi e anticlericali (ma elitari) della capitale. Da questo punto di vista l’opera di Meslier assume il significato di uno scavalcamento «a sinistra» delle implicazioni politico-lealiste che spesso accompagnano i pur audaci fermenti filosofico-intellettuali fatti agitare dagli ‘esprits forts’. L’incredulità di Meslier in materia religiosa è invece strettamente connessa col suo incitamento al rifiuto d’ogni autorità politica. La critica alla «sovranità del cielo» si converte davvero nel curato delle Ardenne, in critica alla «sovranità della terra». La dissoluzione del concetto di Dio procede di conserva, nel pensiero di Meslier, con la elaborazione di un punto di vista materialistico. La discussione con il cartesianesimo è il momento-chiave di questa elaborazione. Se il nome di Descartes non compare mai nel ‘Testament’, la sua presenza non è meno centrale trovandosi, per così dire, filtrata negli scritti dei due autori che Meslier si incarica di utilizzare-confutare: Malebranche e Fénelon”” (pag 68-69)”,”SOCU-213″
“BARTON Paul”,”Conventions collectives et réalités ouvrières en Europe de l’ Est.”,”Il codice del lavoro del 1922. “”All’ indomani della rivoluzione bolscevica d’ ottobre 1917, la fissazione dei salari per via di negoziati collettivi conobbe uno sviluppo considerevole. (…) Le organizzazioni sindacali presero presto l’ abitudine di fare appello al potere dello Stato per costringere degli imprenditori recalcitranti ad accettare le loro proposte. D’altra parte, si conferì al ministero del Lavoro il diritto di estendere all’ insieme delle imprese dello stesso genere i tassi di salario determinati da un accordo tra il sindacato e solamente una parte dei padroni interessati (…)””. (pag 49)”,”RUSU-178″
“BARTON Mary S.”,”Counterterrorism Between the Wars. An International History, 1919-1937.”,”Mary S. Barton, storica e analista di Washington. Ha ricevuto il Ph.D. dall’Università della Virginia nel 2016.”,”QMIP-015-FSL”
“BARUCCI Piero MAGLIULO Antonio”,”L’ insegnamento economico e sociale della Chiesa (1891-1991). I grandi documenti sociali della Chiesa cattolica.”,”Piero BARUCCI (1933) è professore universitario di economia ed ex-ministro del tesoro. MAGLIULO (1962) è ricercatore di storia del pensiero economico (Firenze).”,”RELC-108″
“BARUCCI Piero”,”Unicredit, una storia dell’economia italiana. Dalla Banca di Genova al Credito Italiano, 1870-1945.”,”Seconda guerra mondiale. 1943. I tedeschi e la richiesta di denaro alla banca. “”Dopo l’8 settembre (1943) il Credito dovrette affrontare una serie di avvenimenti particolarmente sfidanti, che sono in parte siamo in grado di ricostruire. Il fatto più drammatico fu probabilmente costituito dalla richiesta dell’esercito germanico in Italia di un’apertura di credito di ben 160 milioni di lire da parte del ministero delle Finanze, allora retto dal senatore Bartolini, a favore delle truppe. La richiesta giunse inattesa per il minostro e per Azzolini, che ne discussero in una serie di riunioni convulse che, secondo il non conosciuto verbalizzante, cominciarono l’11 settembre alle ore 11.35 (dopo la visita dei tedeschi al ministro delle Finanze), proseguirono poi in fine mattinata dello stesso giorno con una visita delle truppe tedesche alla succursale della Banca d’Italia, e si conclusero il giorno successivo alle ore 12.30 con un incontro fra i due. Fu una di quelle occasioni che il ministro delle Finanze individuò nel Credit la banca ideonea a svolgere l’operazione, data «l’abitudine delle somministrazioni» che essa aveva. I tedeschi avevano bisogno di fondi per pagare le truppe. Se la loro richiesta non fosse stata accolta, non avrebbero «esitato a mettere in circolazione i marchi di occupazione, il che disturberebbe molto la valuta». Dissero di venire da parte del comando generale e di avere urgenza di quei fondi. Il tentativo di Azzolini di far intervnire qualcuno della Reichsbank per garantire la banca italiana che concedeva il credito non ebbe successo. I tedeschi chiarirono che avevano bisogno di «un prestito nella mattina del giorno dopo». Non dissero di quanto avrebbero avuto bisogno. Il governatore commentò: «Data la situazione attuale con la città nelle loro mani non si ritiene che si possa fare altro che accogliere la richiesta». Disse di aver cercato di prendere contatto col ministro per gli Scambi e Valute, «ma non c’è nessuno», e che avrebbe voluto mettersi in contatto con Calvi di Bergolo, il quale avrebbe dovuto avere il controllo della città, «ma non sapeva dove trovarlo». La mattina del 12 settembre i due trovarono la forma con cui concedere il prestito: «lo Stato che ha la vigilanza sull’Istituto di emissione autorizza a fare un prestito al Credito Italiano» (…). Così avvenne. Il 14 settembre 1943 il tenente colonnello Neumeyer inviò al ministro delle Finanze a Roma una lettera (…) nella quale precisava che il credito da aprire avrebbe dovuto essere di 160 milioni e che sarebbe stato «pareggiato secondo le norme da stabilire». Non abbiamo trovato traccia di questo «ordine di esecuzione» nell’Archivio del Credit, il quale fu rassicurato sul fatto che si trattava di un’operazione «garantita dallo Stato e che la garanzia diviene operativa per l’importo totale all’atto della esecuzione dell’operazione medesima» (lettera del capo dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito del 18 settembre 1943 (…)). Sembra capire che, nel migliore dei casi, ebbe qualche avvertimento orale. In quel momento a Roma tutti percepivano di essere stati lasciati soli, di fronte alle richieste di truppe di occupazione cui venivano trasmessi solo ordini da eseguire. Il quadro appena delineato getta qualche tenue luce sullo stato di confusione e di disordine amministrativo, già ben noto, in cui si trovava Roma in quei giorni, durante i quali il Credit stava pensando di darsi una direzione romana in grado di tutelare meglio i proprio interessi”” (pag 365-367) [Piero Barucci, ‘Unicredit, una storia dell’economia italiana. Dalla Banca di Genova al Credito Italiano, 1870-1945’, Editori Laterza, Roma Bari, 2021] Wikip: In seguito all’approvazione dell’ordine del giorno Grandi da parte del Gran Consiglio del Fascismo, Vittorio Emanuele III rimosse Benito Mussolini dalla carica di Capo del governo primo ministro segretario di Stato e lo fece porre agli arresti. Il sovrano nominò capo del Governo il generale Pietro Badoglio, il quale procedette a eliminare molte riforme effettuate dal fascismo all’ordinamento statutario dello Stato liberale. Il 2 agosto 1943 il Partito Nazionale Fascista, il Gran Consiglio del Fascismo, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni e le organizzazioni legate al partito furono sciolte tramite regi decreti-legge e la denominazione “”fascista”” venne rimossa dai nomi degli enti pubblici. Venne ricostituita la Camera dei Deputati, per la quale vennero disposte nuove elezioni entro quattro mesi, mentre il Senato del Regno rimase in carica senza variazioni; gli eventi successivi resero tuttavia impossibile la ripresa dei lavori parlamentari. L’8 settembre 1943, in seguito alla firma dell’armistizio di Cassibile, le forze armate tedesche invasero l’Italia (Operazione Achse), sopraffacendo rapidamente gran parte delle forze armate del Regno. La sera stessa Roma fu attaccata dalle forze della Wehrmacht e, il giorno seguente, il Re, Badoglio, la famiglia reale e lo Stato maggiore dell’esercito lasciarono la capitale; prive di guida, le forze militari a difesa di Roma capitolarono il 10 settembre, dopo tre giorni di feroci combattimenti. I principali membri del governo non avevano lasciato la capitale al seguito di Vittorio Emanuele III, in quanto neanche avvisati.[3] Furono abbandonati alla ventura: Raffaele Guariglia, ministro degli esteri, Umberto Ricci, ministro dell’interno, Leonardo Severi, ministro dell’educazione nazionale, Giovanni Acanfora, ministro per gli scambi e le valute, e Domenico Bartolini, ministro delle finanze. A parte Guariglia, che si rifugiò nell’ambasciata di Spagna, gli altri ministri trovarono ospitalità presso il Palazzo del Laterano della Santa Sede. Il Re e il Presidente del Consiglio si insediarono a Brindisi. Il governo provvisorio, sotto la tutela dell’Amministrazione militare anglo-americana, ebbe il controllo delle province di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto. Badoglio diede incarico al ministro dell’interno Umberto Ricci di coordinare l’attività dei ministri rimasti in Laterano. Ricci convocò una riunione del consiglio dei ministri presenti, che si concluse con l’autoscioglimento dell’organismo[4]. Il rimpasto ed eventi successivi[modifica wikitesto] Da Brindisi, in novembre, il Re nominò alcuni Sottosegretari facenti funzione di Ministri, in sostituzione di quelli rimasti nella Capitale. Il 13 ottobre 1943 il Regno del Sud, come Regno d’Italia, dichiarò guerra alla Germania, rientrando nel conflitto al fianco delle forze alleate in qualità di Paese cobelligerante. Nel gennaio 1944 il governo abrogò tramite regio decreto-legge le leggi razziali fasciste e ripristinò i diritti civili e politici dei cittadini italiani di fede ebraica. Fu contestualmente soppresso il Tribunale della razza (di fatto non più operativo).[5] Nel febbraio 1944 il governo si stabilì a Salerno e ricevette dagli alleati il controllo di tutta l’Italia meridionale. Il presidente del Consiglio Badoglio, con un rimpasto, procedette alla sostituzione dei ministri assenti. Il governo diede le dimissioni il 17 aprile 1944[6], e fu seguito dal secondo governo Badoglio.”,”ECOG-127″
“BARUCCI Piero”,”Adam Smith e la nascita della scienza economica.”,”Piero Barucci è nato a Firenze nel 1933. Docente di Economia politica e Storia delle dottrine economiche presso l’Università di Firenze è stato Ministro del Tesoro e della Funzione pubblica del Governo Amato e Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi; attualmente è Presidente della Aloisio Foglia Ventura SIM e Consigliere di Amministrazione dell’IRI.”,”ECOT-272-FL”
“BARZANTI Roberto”,”Nitti e la “”grande guerra””.”,”BARZANTI Roberto “”Le pagine di maggior interesse di questa ricerca di Monticone [‘Nitti e la grande guerra, 1914-1918′, Giuffré, Milano, 1961, ndr] sono certo quelle centrali, sui rapporti tra Nitti e le industrie di guerra, in particolare tra Nitti e i Perrone, i dirigenti dell’Ansaldo: è una ricercha che dipiace non sia continuata fino a coprire anche gli anni del dopoguerra, perché le vicende del ministero Nitti, soprattutto negli ultimi mesi di vita, sono legate a filo doppio all’azione dei grandi gruppi industriali e finanziari, che proprio durante la guerra avevano assunto un ruolo decisivo. Nei vari settori dell’industria di guerra grandeggiavano – si sa – il gruppo ILVA, legato alla Banca Commerciale e il gruppo Ansaldo, vigorosamente appoggiato dalla Banca Italiana di Sconto. Nitti fu legato con i Perrone da profondi vincoli d’amicizia e fu in contatto epistolare con essi per tutto il periodo in cui resse il ministero del Tesoro. E’ facile comprendere – e Monticone lo mette bene in luce – come uno dei punti fondamentali del programma di Nitti, e cioè l’italianizzazione del capitale bancario fosse entusiasticamente condiviso dai Perrone. Essi infatti erano, come si è visto, strettamente uniti alla Banca di Sconto in netto contrasto con la Commerciale, su cui gravava il sospetto di filogermanesimo e a cui i commendatori dell’Ansaldo facevano risalire ogni boicottaggio, vero o presunto, a danno della loro attività industriale. Il programma di “”nazionalizzazione”” delle banche è motivato da Nitti con argomentazioni tecniche e di concordia economica nazionale, ma nei fatti si tramutò in validissimo appoggio per lo strapotere che certi gruppi economici (i Perrone in primo luogo) avrebbero progressivamente assunto nella situazione del paese e per le forze più sfrenate dell’interventismo nazionalista: questo è il succo della tesi dell’autore del saggio”” (pag 507) L’autore. Roberto Barzanti (Monterotondo Marittimo, 24 gennaio 1939) è un politico italiano. È stato vicepresidente del Parlamento europeo dal 14 gennaio 1992 al 18 luglio 1994. Iscritto prima al Partito Socialista Italiano, dirigente della Federazione Giovanile Socialista, quindi al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fin dalla sua fondazione nel 1964, dal 1974 è esponente del Partito Comunista Italiano, del PDS, dei DS e infine del Partito Democratico. È stato sindaco di Siena dal 1969 al 1974, quindi assessore nella giunta della Regione Toscana dal 1975 al 1979 con l’incarico degli affari generali. Quindi è stato vicesindaco del comune di Siena fino al 1984. È stato eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 1984, e poi riconfermato nel 1989 e nel 1994, per le liste del PCI e del PDS. È stato presidente della delegazione per le relazioni con il Giappone e della commissione per la gioventù, la cultura, l’istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport e vicepresidente del Parlamento. Nel corso del suo mandato europeo ha dedicato in prevalenza il suo impegno alle politiche per la cultura, alle normative finalizzate alla creazione di un spazio audiovisivo comune direttiva Televisione senza Frontiere, alla promozione della produzione cinematografica Programma MEDIA e alla protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi. Attualmente è presidente della Società Giornate degli Autori Venice Days che organizza una rassegna all’interno della Mostra d’arte cinematografica di Venezia; fa parte, in qualità di esperto, del comitato consultivo sul diritto d’autore nell’ambito del Ministero per i beni e le attività culturali. Tiene corsi su istituzioni e politiche audiovisive in Europa nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa e nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena, laurea specialistica in radiofonia. Ha pubblicato il volume I confini del visibile (Lupetti, Milano 1994) sulle politiche comunitarie in tema di cinema e audiovisivo. Suoi saggi, articoli e recensioni tra l’altro in economia della cultura, il Riformista, L’indice dei libri del mese, Gli argomenti umani, Testimonianze, Gulliver, Il Ponte, rivista quest’ultima della cui direzione è membro. Risiede a Siena, dove è presidente dell’Accademia degli Intronati e dal marzo 2012 presidente della Biblioteca comunale degli Intronati. (wikip)”,”ITQM-190″
“BARZANTI Roberto”,”Note sulla formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista d’Italia negli anni 1923-24.”,”””Nell’aprile del ’24, come vedremo, la maggioranza per consolidarsi sicuramente doveva trovare l’appoggio di tutta una serie di quadri e militanti di indirizzo bordighiano e così doveva avallare il proprio atteggiamento nel seno del II congresso [Roma, marzo 1922, ndr] adducendo come giustificazione il pericolo della destra liquidatrice capeggiata da Tasca e Graziadei. Sicché, tutto considerato, oggi si può affermare che Gramsci e gli ordinovisti (del resto a Roma su posizioni tutt’altro che omogenee) non dettero battaglia per la propria debolezza e la massiccia presenza del gruppo di Bordiga. Seppure polemicamente forzata non appare lontana dal vero l’affermazione resa a suo tempo da Angelo Tasca: «E’ dunque falso parlare di una ‘maggioranza bordighiana’ al congresso di Roma, poiché questa maggioranza comprendeva tanto il gruppo dell”Ordine Nuovo’ che quello del Soviet’ e lasciava fuori solo una piccola minoranza, non organizzata in franzione, divisa pure su talune questioni e di cui gli elementi più decisi o meno indecisi apparvero essere, nelle discussioni del congresso di Roma, Graziadei e Tasca» (6). Se si tien conto che le «Tesi di Roma» erano un documento di sostanziale opposizione alla strategia della III Internazionale e che gli unici oppositori manifesti furono Tasca e Graziadei, si capisce facilmente lo svolgimento dei lavori, in ordine al problema italiano, della seconda sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale del 7-11 giugno 1922 e la sostanziale alleanza che in esso si attua tra Zinoviev e Tasca. La Commissione per la questione itailana, costituitasi nel ‘plenum’ del giugno 1922, tenne due sedute (il 9 e l’11 giugno), ma concluse i suoi lavori con una mozione interna, seguendo la proposta del presidente dell’Internazionale di demandare al ‘presidium’ una decisione definitiva in ordine alla complessa situazione italiana. E’ sostanzialmente nel vero Tasca quando scrive che la delegazione italiana al ‘Plenum’ registrò un atteggiamento univoco nei componenti la maggioranza, tra cui Gramsci, che si mossero sulla linea del Congresso di Roma (7). Ambrogi, Bordiga e Gramsci a proposito della cosidetta mozione confidenziale di Zinoviev dichiararono: «… finire (pag 658-659) “”Il giudizio sul fascismo che prende luogo nelle “”Tesi di Lione”” sarà opera essenziale, anche se contraddittoria, proprio del gruppo che fa capo a Gramsci”” (pag 661) Gramsci su fascismo appoggiato da piccola borghesia (pag 673) “”[Gramsci] Aveva scritto: «Le gouvernement fasciste ne peut se maintenir au pouvoir que tant qu’il rend la vie impossible à toutes les organisations non-fascistes. Mussolini a fondé son pouvoir sur l’appui de couches profondes de la petite bourgeoisie qui, n’ayant aucune fonction dans la production et ignorant, en conséquence, les antagonismes et les contradictions résultant du régime capitaliste, croyaient fermement la lutte de classes une invention diabolique des socialistes et des communistes» [‘L’échec du syndicalisme fasciste’, in “”La Correspondance internationale””, a. IV, n. 1, 3 janvier 1924, ora in “”Rivista storica del socialismo””, a. IV, nn. 13-14, pp. 633 e sgg. (pubbl. a cura di Aldo Romano, col titolo A. Gramsci, ‘Note sulla situazione italiana, 1922-1924)] [cit. in Roberto Barzanti, ‘Note sulla formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista d’Italia negli anni 1923-24’, “”Critica storica””, Messina-Firenze, n. 6 novembre 1963] “”La ‘leadership’ di Gramsci e Togliatti fonda il suo perso sulla totale adesione all’Internazionale: se ciò gli dà garanzie di vittoria a lungo termine la espone però all’attacco durissimo della sinistra e di Bordiga in modo particolare”” (pag 680)”,”MITC-138″
“BARZINI Luigi”,”Gli italiani. 53 milioni di protagonisti.”,”Luigi BARZINI, nato a Milano nel 1908, figlio del grande BARZINI di cui porta il nome, si è formato negli USA, incominciando a lavorare da reporter nel ‘New York World’ nel 1929. In seguito fu inviato speciale del Corriere della Sera fino al 1940, quando fu spedito al confino dal fascismo. Dopo la guerra ha fondato e diretto il giornale economico ‘Il Globo’, ha diretto riviste a rotocalco, ha collaborato a quotidiani. E’ stato deputato dal 1958. Ha scritto vari saggi sui problemi del mondo contemporaneo.”,”ITAS-045″
“BARZINI Luigi”,”Viaggio in Terrasanta.”,”Luigi Barzini (Orvieto 1874 – Milano 1947) giornalista e scrittore è stato inviato speciale del Corriere della Sera e coi i suoi reportages inaugurò una tecnica giornalistica basata sulla vivace immediatezza del tono.”,”VIOx-207″
“BARZINI Luigi”,”Vita vagabonda. Ricordi di un giornalista.”,”BARZINI Luigi “”Dicono che per fare la guerra, come per fare l’amore, bisogna essere in due. L’originalità della guerra dei ‘Boxers’ consiste nel fatto, assai raro nella storia, che, salvo nei primi due mesi, essa fu fatta da una parte sola. Il grosso dell’esercito internazionale arrivò quando tutto era finito. Le legazioni erano liberate, i Boxers erano dispersi, la Corte era fuggita, le truppe cinesi si erano dileguate”” (pag 302)”,”EDIx-182″
“BARZINI Luigi”,”Gli italiani.”,”Luigi BARZINI, nato a Milano nel 1908, figlio del grande BARZINI di cui porta il nome, si è formato negli USA, incominciando a lavorare da reporter nel ‘New York World’ nel 1929. In seguito fu inviato speciale del Corriere della Sera fino al 1940, quando fu spedito al confino dal fascismo. Dopo la guerra ha fondato e diretto il giornale economico ‘Il Globo’, ha diretto riviste a rotocalco, ha collaborato a quotidiani. E’ stato deputato dal 1958. Ha scritto vari saggi sui problemi del mondo contemporaneo.”,”ITAS-005-FV”
“BARZINI Luigi Senior BARZINI Luigi Junior BARZINI Ludina”,”Una dinastia di giornalisti. Un secolo di fatti.”,”Ludina Barzini, ‘Silone, uomo a prova di tradimento’ (pag 94-97)”,”EDIx-002-FV”
“BARZINI Luigi”,”Nell’Estremo Oriente.”,”””Allontanadosi dal mare, cresce la bellezza del paese…”” Guerra per liberazione Legazioni assediate. Rivolta Boxers La strage dei ‘coolies’. Quando i ‘diavoli bianchi’ vennero a portare la civiltà’ “”Un cinese in Cina – parlo di questo pezzo di Cina – è diventato una cosa strana. Non si ammettono che dei «coolies» che portano i pesi, tirano i carri e le giunche sul fiume. Questi «coolies» sono della gente afferrata per il codino e costretta al lavoro, ben felice di non venire ammazzata; la loro vita non vale nulla. Si ammazzano spesso per divertimento. Un ufficiale di artiglieria tedesco mi ha detto che ammazzava un cinese al giorno, per sostenere il morale delle sue truppe. Due «coolies» che tiravano le nostre giunche, allontanatisi dal bivacco, sono stati ammazzati da due giapponesi a Ho-schi-wa. Ho veduto io un soldato francese tirare sopra un «cooly» che lavorava per dei soldati inglesi. Sui fili dei tre telegrafi da campo; che corrono sulle canne di bambù lungo il percorso, si trovano spesso dei codini attaccati e il teschio, manciucchiato dai cani, è già tra l’erba. Un capitano medico francese mi raccontava dell’esercizio di tiro compiuto dai soldati di tutte le nazioni sopra ai contadini terrorizzati, che fuggivano. Questi spiega la tragica solitudine della campagna, una volta la più popolata del mondo, l’abbandono delle città e dei villaggi. Per tutto cadaveri che si putrefanno al sole, e che serbano nella tragiche posizioni in cui la morte li ha colti, l’espressione di un terrore e d’una disperazione infiniti. Ogni tanto, tra le rovine di qualche villaggio, si vede la figura di un uomo che tenta di nascondersi trascinandosi a stento. Sono poveri esseri che l’età ha immobilizzato, vecchi morenti di fame sul luogo che li ha visti nascere e dove hanno speso l’intera vita. Molti di essi non vollero seguire la famiglia, forse per non morire lontano dal loro paese, lo che, secondo le credenze cinesi, equivale alla dannazione eterna. La loro anima almeno continuerà ad aggirarsi fra quegli alberi, attraverso a quei campi, intorno a quella sorgente, come sempre ha fatto il loro corpo, quando i diavoli bianchi non erano venuti ancora a portare la civiltà”” (pag 83) [Luigi Barzini, ‘Nell’estremo oriente’, Editoriale L’arte Bodoniana, Piacenza, 1915]”,”ASGx-029-FFS”
“BARZINI Luigi”,”Dall’Impero del Mikado all’Impero dello Zar.”,”‘L’Amur-Argun’ è un fiume di grande importanza che attraversa vasti territori della Russia e della Cina. Con la sua lunghezza impressionante e il suo percorso affascinante, il fiume Amur-Argun’ svolge un ruolo fondamentale dal punto di vista geografico, ecologico e culturale. (bing)”,”ASGx-030-FFS”
“BARZUN Jacques”,”Darwin, Marx, Wagner. Critique of a Heritage.”,”BARZUN, professore di storia alla Columbia University. Nato nel 1907 a Parigi si spostò negli Stati Uniti all’ età di dodici anni. Ha scritto varie opere (v. nota biografica).”,”TEOC-112″
“BASAGLIA Franco, a cura di Franca ONGANO BASAGLIA”,”Scritti. I. 1953-1968. Dalla psichiatria fenomenologica all’esperienza di Gorizia.”,”Franco Basaglia (1924-80), è la figura di maggior spicco della psichiatria italiana contemporanea.”,”SCIx-135-FF”
“BASAGLIA Franco, a cura di Franca ONGANO BASAGLIA”,”Scritti. II. 1968-1980. Dall’apertura del manicomio alla nuova legge sull’assistenza psichiatrica.”,”Franco Basaglia (1924-80), è la figura di maggior spicco della psichiatria italiana contemporanea.”,”SCIx-136-FF”
“BASALLA George”,”L’evoluzione della tecnologia.”,”Marx (la quantità di tipi diversi nella produzione di martelli di diversa foggia, pag 12, Necessità di scrivere una storia della tecnologia, pag 37-38, Necessità di una storia delle invenzioni nate come armi del capitale contro le sommosse operaie, p. 158, Sulla teoria evoluzionistica della tecnologia, l’evoluzione secondo Marx e secondo Darwin, p. 289-290) “”La varietà degli oggetti foggiati dalla mano dell’uomo non è meno sorprendente di quella degli esseri viventi. Si consideri la distanza che separa gli utensili di pietra dai microprocessori, le ruote idrauliche dai veicoli spaziali, le puntine da disegno dai grattacieli. Nel 1867 Karl Marx apprese con stupore (e aveva ben ragione di stupirsi) che a Birmingham, in Inghilterra, venivano prodotti cinquecento tipi diversi di martelli, ognuno adatto ad una funzione specifica nell’ambito dell’industria o dell’artigianato. Quali forze dettero origine a tante varianti di un utensile così antico e così comune come il martello? O, più in generale, perché esistono tanti e così diversi generi di oggetti?”” (pag 12); “”Non molto tempo dopo la pubblicazione dell”Origine delle specie’, di Charles Darwin, Karl Marx, grande ammiratore del naturalista inglese, sostenne la necessità di una storia critica della tecnologia, scritta secondo linee evoluzionistiche. Egli riteneva che questa storia avrebbe mostrato quanto poco la Rivoluzione industriale era l’effetto del lavoro dei singoli inventori. L’invenzione, sosteneva Marx, è un processo sociale che si basa sull’accumulazione di tanti piccoli miglioramenti, non sugli sforzi eroici di poche menti geniali”” (pag 39-38); “”«Si potrebbe scrivere», affermava Marx, «tutta una storia delle invenzioni che dopo il 1830 sono nate soltanto come armi del capitale contro le sommosse operaie» (3). Egli pensava alle innovazioni introdotte a bella posta dagli imprenditori per domare gli operai recalcitranti o in sciopero. L’esigenza, posta da Marx, di una storia dell’influenza dei conflitti industriali sui cambiamenti tecnologici non è stata ancora pienamente soddisfatta. Non esiste a tutt’oggi uno studio di ampio respiro sull’argomento; un primo tentativo è stato compiuto da Tine Bruland, che ha legato ai cronici problemi della manodopera tre invenzioni chiave verificatesi nell’industria tessile inglese dell’Ottocento”” (pag 158) [(3) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Torino, 1975, Vol 1, pag 588; Tine Bruland, ‘Industrial conflict as a source of technical innovation: three cases’, “”Economy and Society””, n. 11, 1982, pp. 91-121]; “”E’ del tutto naturale che un libro il quale si ispira a un modello evoluzionistico si concluda così com’è iniziato, con un richiamo all’opera di Charles Darwin. Sebbene Darwin non avesse mai pensato di applicare la sua teoria evoluzionistica alla tecnologia, alcuni suoi contemporanei istituirono ben presto delle analogie fra lo sviluppo degli esseri viventi e quello dei manufatti materiali. Il primo, e forse il più famoso, personaggio dell’Ottocento che si mosse in tale direzione fu Karl Marx, il quale pubblicò il ‘Capitale’ nel 1867, otto anni dopo l’apparizione della darwiniana ‘Origine delle specie’. (…) Dopo aver ridotto al minimo le differenze esistenti fra il mondo delle cose fatte dall’uomo e il mondo organico, Marx passa alla seconda fase della sua argomentazione, e propone di trasferire alla «storia della tecnologia naturale» (1). Egli sostiene che si dovrebbe applicare la concezione evoluzionistica sia agli organi che le piante e gli animali usano per la loro sopravvivenza sia agli strumenti della tecnologia di cui gli uomini si servono per il processo immediato di produzione della loro vita. Partendo dall’assunto che importanti aspetti del corpo umano possono essere spiegati in termini evoluzionistici, Marx ritiene che lo stesso si possa fare con la tecnologia, in quanto estensione del corpo umano nel mondo naturale. Vi sono, tuttavia, importanti differenze fra l’evoluzione come l’intende Marx e l’evoluzione come l’intende Darwin. Nella teoria biologica darwiniana, l’evoluzione è un processo che genera se stesso; nello schema marxiano, l’evoluzione della tecnologia non è qualcosa che si autogenera, ma è un processo diretto dalla volontà cosciente e attiva dell’uomo, un processo modellato da forze storiche”” (pag 290) [(1) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Torino, 1975, Vol 1, pag 454-55]”,”SCIx-499″
“BASBOUS Antoine”,”L’ Arabie Saoudite en question. Du wahhabisme à Bin Laden, aux origines de la tourmente.”,”BASBOUS Antoine, politologo, è fondatore e direttore dell’ Observatoire des Pays arabes, organo che consiglia le imprese francesi e l’ Unione europea. E’ autore pure di ‘Islamism, une revolution avortée?’ (2000) e coautore di ‘Guerres secretes au Liban’ (1987). “”Il “”Vaticano wahabita”” esercita il suo potere per mezzo di una trentina di istituzioni. Al primo posto c’è il Comitato dei grandi ulémas che è composto di 17 membri. Tiene un conclave annuale e decreta delle fatwas che il potere politico sovente utilizza per far conoscere delle posizioni che non desidera assumere ufficialmente.”” (pag 124)”,”VIOx-118″
“BASCIANI Alberto MACCHIA Antonio SOMMELLA Valentina a cura; saggi di Eugenio DI-RIENZO Emilio GIN Ettore CINNELLA Angelantonio ROSATO Valentina SOMMELLA Alessandro VITALE Marek KORNAT Pirkko KANERVO Irena VAISVILAITE’ Sandra CAVALLUCCI Massimo LONGO ADORNO Maurizio PASQUALETTI Giuliano CAROLI Alberto BASCIANI Milan RISTOVIC Emanuela COSTANTINI Stéphane COURTOIS Davide ZAFFI Roberto VALLE Federigo ARGENTIERI Antonio MACCHIA Stefano CAPRIO Pietro U. DINI”,”Il patto Ribbentrop-Molotov, l’Italia e l’Europa (1939-1941). Atti del convegno (Roma, 31 maggio – 1 giugno 2012).”,”Alberto Basciani è ricercatore di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi ‘Roma Tre’. Antonio Macchia svolge attività di ricerca sull’Europa orientale e si occupa di Relazioni internazionali. Valentina Sommella è ricercatrice di Storia delle Relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia Contiene tra l’altro il capitolo ‘Testimoni e storici del patto Hitler-Stalin’ di Federigo Argentieri (pag 375-390) “”Dopo il patto Molotov-Ribbentrop, la spartizione della Polonia e la guerra d’inverno tra Urss e Finlandia, che fu tutt’altro che ‘drôle’ e provocò tra l’altro una crisi di sette mesi nei rapporti italo-sovietici, il 1940 rappresentò un anno di svolta. Nel mese di febbraio, Margarete Buber-Neumann fu trasportata in condizioni gravemente disagevoli da Karaganda a Brest Litovsk, in compagnia di una ventina di altri ‘zek’, tutti comunisti austriaci e tedeschi: giunti alla nuova frontiera sovieto-tedesca, si verificò ciò che ella aveva già intuito ma che si rifiutava ancora di credere, ossia la loro consegna alla ‘Gestapo’ (9). La sua descrizione di questo evento, ivi compreso il modo attonito in cui si mise a fissare la ‘Totenkopf’ stampigliata sopra la visiera del berretto dei nuovi carcerieri, da lei mai vista prima, è davvero un’epitome ineguagliata dell’intero XX secolo o perlomeno della sua prima metà. Come dice giustamente Victor Zaslavsky (10) nella prefazione al secondo libro di Margarete, di cui si tratterà in seguito e in cui è narrata questa vicenda, si trattava di un gesto unilaterale di cortesia da parte di Stalin verso Hitler, che quest’ultimo non poteva ricambiare forse solo per mancanza di un numero sufficiente di avversari di Stalin da consegnare alla NKVD, oppure – aggiungo io – per la difficoltà di identificare esattamente chi fosse un nemico di Stalin, dato che potevano esserlo tutti. Nel giro di qualche settimana, Gretchen con le altre donne del gruppo fu trasportata a Ravensbrück, il campo di lavoro femminile: li avrebbe stretto un’amicizia indimenticabile con Milena Jeszenská, la compagna di Franz Kafka, che quattro anni dopo le sarebbe morta quasi tra le braccia e alla quale avrebbe dedicato il suo libro forse più famoso (11)”” (pag 379)] [(9) M. Buber-Neumann, ‘Prigoniera…’, cit, pp. 159 e ss.; (10) V. Zaslavsky, ‘Margarete Buber-Neumann’, cit.; (11) M. Buber-Neumann, ‘Milena l’amica di Kafka’, Milano, Adelphi, 1999, in particolare a p. 16 dove narra tra l’altro come «Già dal terzo giorno della mia permanenza a Ravensbrück, le prigioniere politiche tedesche mi avevano sottoposto a un interrogatorio perché sapevano che ero la compagna di Heinz Neumann e che non facevo mistero delle nostre amare esperienze nella Russia sovietica. Da momento che le comuniste di Ravensbrück avevano sulle altre detenute un grandissimo ascendente, il loro ostracismo ebbe l’esito desiderato: le prigioniere politiche mi evitavano come fossi affetta da una malattia contagiosa. La ceca Milena Jeszenská fu la prima prigioniera politica del campo di concentramento tedesco che non solo mi parlò, ma mi diede fiducia e credette in me»] (F. Argentieri) Un gesto di cortesia di Stalin verso Hitler: la consegna dei comunisti austriaci e tedeschi nelle mani della Gestapo”,”QMIS-233″
“BASEVI Giorgio SOCI Anna”,”La bilancia dei pagamenti italiana. Specchio dello sviluppo e delle debolezze di un’economia.”,”Giorgio Basevi è nato nel 1938 a Genova e ha studiato nelle Università di genova e di Chicago. Dopo un periodo di insegnamento in Belgio all’Università di Lovanio, è attualmente professore di Economia internazionale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’università di Bologna. Anna Soci è nata nel 1949 a Bologna. Ha studiato economia nelle Università di Bologna e di Princeton, e insegna economia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna.”,”ITAE-085-FL”
“BASILE Corrado”,”Problemi della rivoluzione tedesca, 1918-1923. Saggio introduttivo estratto dal volume ‘Germania 1923: la mancata rivoluzione’, di Victor Serge.”,”””La rivendicazione del “”governo operaio”” trovò una prima formulazione, dopo vari interventi di Radek, nel Progetto di programma della KPD presentato al Comitato centrale nell’ ottobre del 1922. Il testo, per lo più opera di August Thalheimer, chiarito che la lotta immediata per il potere dei consigli non era più all’ ordine del giorno in Germania dalle sconfitte del 1919, sottolineò come si dovesse lottare per cambiare l’ equilibrio delle forze in campo al fine di creare nuovamente le condizioni per un’ azione tendente al potere (…)”” (pag 44) “”Lo storico israeliano Mikhail Agursky ha affermato in una nota opera: ‘Quando era in pieno svolgimento l’ avanzata sovietica, Lenin e altri dirigenti bolscevichi si convinsero che fosse venuta l’ ora di lanciare il “”1793 russo”” e cioè di non fermare le forze russe in territorio polacco e di invadere la Germania con l’ ausilio della KAPD’. A parte l’ improbabilità di un piano di invasione della Germania, del quale non esistono tracce di alcun genere, l’ “”ausilio della KAPD””, a proposito del quale non c’è una parola di più nel libro di Agursky (‘La Terza Roma. Il nazionalbolscevismo in Unione Sovietica’), potrebbe essere scambiato per un’altra fantasia, se non fosse per quanto si legge nell’ intervento di un membro dello stesso partito al terzo congresso dell’ Internazionale e nel diario, apparso per la prima volta nel 1961, di un altro rappresentante di esso”” (Hempel, pseudonimo di Jan Appel). (pag 69)”,”MGER-052″
“BASILE Corrado LENI Alessandro”,”Amadeo Bordiga politico. Dalle lotte proletarie del primo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta.”,”Bordiga su F. Adler. “”Dopo uno scritto intitolato ‘La dottrina socialista e la guerra’ (234), dell’ottobre 1916, di riproposizione delle tematiche già svolte, degno di essere richiamato è un breve articolo di rivendicazione della figura di Fritz Adler (235), apparso il mese successivo: Adler aveva ucciso il primo ministro austriaco e Bordiga riuscì a riportarne il gesto non già alla disperazione, bensì alla consapevolezza di dover dar corso a un atto di ribellione”” (pag 120) (235) Si veda la scheda biografica in appendice pag 716 in voce Bruno Fortichiari (schede biografiche) si cita Cervetto Parodi Lotta Comunista e Masini”,”BORD-129″
“BASILE Elisabetta TORRI Michelguglielmo a cura; saggi di PRAYER Mario CORSI Marco ADDUCI Matilde TASGIAN Astrig CASOLARI Marzia CISILIN Alessandro SORRENTINO HOLDEN Livia MILANETTI Giorgio CONSOLARO Alessandra ALBERTAZZI Silvia CASSIO Francesca”,”Il subcontinente indiano verso il terzo millennio. Tensioni politiche, trasformazioni sociali ed economiche, mutamento culturale.”,”Il volume raccoglie le riflessioni dui un gruppo di studiosi italiani sul cambiamento osservato nel subcontinente indiano nel corso del ‘900, hanno contribuito storici, economisti, antropologi, socio-linguisti, letterati. Elisabetta Basile è professore straordinario di Agricoltura e sviluppo economico presso l’Università di Rola ‘La Sapienza’ e vice presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. Ha studiato presso le Università di Bologna, Napoli e Oxford e ha pubblicato numerosi saggi e volumi sulle relazioni fra Nord e Sud, sulle istituzioni rurali e sul cambiamento nei paesi in via di sviluppo. Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino e presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. I suoi lavori comprendono una quarantina circa di articoli, pubblicati su riviste specializzate italiane e straniere, e tre volumi il più recente è Storia dell’India.”,”INDx-003-FL”
“BASILE Corrado”,”La lotta di Lenin contro lo sciovinismo grande-russo (1917-1923).”,”Note bibliografiche molto ampie Questo saggio è stato pubblicato inizialmente nel settembre 2005 come allegato al libro di Roman Rosdolsky (F. Engels e il problema dei popoli senza storia’, Genova, 2005). Questa versione è stato rivista in alcune parti e ampliata nel maggio 2015. Roman Rosdolsky, comunista di sinistra Lo sciovinismo grande russo era il pane quotidiano della ‘trojka’ Stalin Zinoviev e Kamenev dopo la morte di Lenin (pag 2) La ‘Piattaforma dell’Opposizione di Sinistra’ era un compromesso tra Trotsky e un Zinoviev, fino al 1925 alleato di Stalin, che agli occhi di Lenin era un rappresentante dello sciovinismo grande russo. Trotsky sul terreno della questione nazionale mostrò reticenze (pag 2-3) Contiene nelle note una bibliografia sull’ Ucraina P. Chaulieu (C. Castoriadis), ‘I rapporti di produzione in Russia’, Roma, 1971 Lenin (…) si rese conto che il gruppo di Stalin concepiva la Transcaucasia come un’autonomia di facciata e iniziò a studiare le ragioni della resistenza al progetto da parte dei georgiani, resistenza che prima di allora aveva giudicato negativamente (pag 8)”,”RUST-164″
“BASILE Corrado”,”L’«Ottobre tedesco» del 1923 e il suo fallimento. La mancata estensione della rivoluzione in Occidente.”,”Ringraziamenti a Paolo Casciola per le ricerche e la traduzione dei testi collocati in appendice. Nel libro manca la bibliografia”,”MGER-148″
“BASILE Corrado a cura; scritti di V.I. LENIN N.I. BUCHARIN E.B. BOS Karl RADEK”,”I bolscevichi e la questione nazionale. La polemica tra Lenin e il «gruppo di Baugy» (1915-1916).”,”””Questa antologia presenta scritti di Lenin – relativi proprio alla questione nazionale – inseriti nell’edizione italiana delle ‘Opere complete’ in 45 volumi, curata dagli Editori Riuniti di Roma negli anni Cinquanta- Sessanta. Ormai è noto che si è trattato di una edizione incompleta: infatti in lingua russa tra il 1967 e il 1969 uscirono dieci volumi supplementari (uno dei quali di indici). E’ stato anche pubblicato, sempre in russo, un corposo volume di inediti (1), una piccola parte dei quali erano già stati resi noti in Occidente dall’inglese Richard Pipes alla metà degli anni Novanta (2). Questo volume di inediti, per la discussione che qui ci interessa, non contiene se non una serie di lettere, senza particolari novità. L’edizione delle ‘Opere’ in 55 volumi è stata comunque analizzata dal punto di vista della questione nazionale dall’eminente specialista francese Hélène Carrère d’Encausse, che non vi ha trovato nulla di significativo che ritenessimo di aggiungere ai testi di questa antologia (3). Gli scritti di Lenin sulla questione dell’ autodeterminazione delle nazioni oppresse erano usciti più volte, in tutto o in parte, anche separatamente (4). Abbiamo ritenuto indispensabile inserire nella nostra scelta la critica di Lenin, breve e al tempo stesso molto incisiva, alle tesi di Rosa Luxemburg. Nel libro che presentiamo sono compresi testi di autori con i quali Lenin polemizzò, precisamente Bucharin, Pjatakov, Evgenija Bos e Radek. Di questo gruppo di testi uno soltanto è conosciuto in italiano (5), cosa che ha senz’altro contribuito alla scarsa comprensione delle posizioni di Lenin. Gli altri contributi sono ricavati da una versione inglese contenuta in un volume apparso a ridosso dello scoppio della seconda guerra mondiale (6). Aggiungiamo, per la precisione, che Radek non era ancora un bolscevico nel periodo della polemica, ma lo divenne a tutti gli effetti nel 1917, condividendo, per quanto i documenti consentono di affermare, le posizioni di Lenin sulla questione nazionale”” (pag 7-8-9, introduzione di Corrado Basile: ‘L’attualità della questione nazionale’ (pag 7-83) [note (1) V.I. Lenin, Neizvestnye dokumenty, 1891-1922′, Rosspen, Moskva, 2000; (2) R. Pipes (a cura), ‘The Unknown Lenin: From the Secret Archive’, Yale University press, New Haven-London, 1996; (3) Cfr. H. Carrère d’Encausse, ‘Unitè prolétarienne et diversité nationale. Lénine et la théorie de l’autodétermination’, ‘Revue française de science politique’, n. 2, avril 1971; (4) V.I. Lenin, ‘Sul diritto delle nazioni all’autodecisione’, Editori Riuniti, Roma; 1957; Id., ‘Rivoluzione e indipendenza nazionale: sul diritto delle nazioni all’autodecisione’, Del Bosco, Roma, 1973; Id., ‘L’autodecisione delle naizoni’, Editori Riuniti, Roma, 1976; Id., ‘L’autodeterminazione dei popoli: i testi fondamentali’, Massari, Bolsena, 2005. Dalla fine degli anni Quaranta anche le Edizioni in lingue estere di Mosca diffusero alcuni testi; (5) Si tratta di un articolo tratto da Nikolaj Ivanonovic Bucharin, ‘Lo Stato leviatano. Scritti sullo Stato e la guerra, 1915-1917’, Unicopli, Milano, 1984. Non ci pare che si tratti di una buona traduzione, ma possiamo soltanto dichiararlo; (6) Olga Hess Gankin Harold Henry Fischer, ‘The Bolsheviks and the World War. The Origin of the Third International’, Stanford University Press, Stanford, California, 1940] Nota 10 a pag 13 (introduzione): Cfr. K. Marx – F. Engels, Lettere 1880-1883 (marzo), Lotta comunista, Milano, 2008, pp. 153-157, 162-168, 226-229, 237-239 e 252-254.”,”LENS-324″
“BASILE Corrado”,”Il biennio rosso ungherese, 1918-1919.”,”E. Lui Tipografia srl, Reggiolo Ringraziamenti a Paolo Casciola che ci ha fornito un aiuto prezioso, con informazioni, materiali, consigli e traduzioni…. (pag 8) ‘Le ‘domande’ di Lenin a Bela Kun. Radiogramma di B. Kun a Lenin ‘Era indubitabile che in Ungheria fosse avvenuta una rivoluzione e che i bolscevichi dovessero esprimerle, anzitutto, solidarietà (abbiamo già visto che in precedenza essi avevano fornito al Partito comunista un sostegno finanziario e militante, che continuava, come riferito da Kun alla fine del suo radiogramma), cercando di superare le difficoltà derivanti dalla mancanza di un contatto diretto e di favorire in tutti i modi l’orientamento corretto dei comunisti, e di Kun in primo luogo. Il fatto che Lenin avesse avuto buoni motivi per dubitare del “”ruolo”” dei socialdemocratici nel Consiglio rivoluzinario di governo, a parte la storia concreta che esamineremo, è dimostrato da due dichiarazioni di loro esponenti, una successiva alla sconfitta di agosto e una di poco antecedente. Li facciamo precedere da un brano estratto dalla prefazione scritta da Jakob Weltner ai ‘Documenti dell’unità. Storia delle premesse della fusione tra socialdmocratici e comunisti’, quando le cose a Budapest sembravano andare per il meglio (…)’ (pag 351-352)”,”MUNx-073″
“BASILE Corrado”,”La lotta di Lenin contro lo sciovinismo grande-russo (1917-1923); Gli «aspetti negativi» della nascita del Partito Comunista d’Italia. Per una critica non riformista della scissione di Livorno nel 1921.”,”Il saggio sul sciovinismo grande russo è stato già pubblicato (2005) allegato al libro di Roma Rosdolsky ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli senza storia. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della ‘NRZ”, Graphos, Genova, 2005 ‘Nella sua autobiografia Trotsky cercò di dare una spiegazione del proprio atteggiamento, che attesta unicamente l’incomprensione della gravità della situazione e la «moderazione» che lo animava (…). Poche pagine prima, Trotsky aveva annotato di essere stato sopraffatto dal timore di essere accusato di aver iniziato una lotta personale per il posto di Lenin nel partito e nello Stato. Ma non basta. Dal protocollo ufficiale del Congresso risulta che Trotsky lasciò da soli Rakovskij, Bucharin e i giorgiani a fronteggiare Stalin’ (pag 12) ‘In nome delle esigenze dell’industria statale sovietica e a scapito del primato della politica rivoluzionaria, Trotsky aveva realizzato un «marcio compromesso». Era stata questa l’espressione con la quale Lenin aveva definito la propensione di Kamenev a stipulare con Stalin accordi che favorivano solo le tendenze anticomunista di quest’ultimo’ (pag 13) (cit da A. Di Biagio, La lotta per la successione a Lenin, Studi Storici, 2-3, apr-sett. 1993)”,”LENS-329″
“BASILE Corrado”,”L’«Ottobre tedesco» del 1923 e il suo fallimento. La mancata estensione della rivoluzione in Occidente.”,”Ringraziamenti a Paolo Casciola per le ricerche e la traduzione dei testi collocati in appendice. Capitolo 16. L’analisi di Trotsky sulla crisi di direzione del KPD (pag 101-112) Citati nelle note del capitolo successivo (pag 110) – La socialdemocrazia tedesca e la questione delle riparazioni (1918-1924) di Brogi Roberto, Dottorato in: Teoria e Storia della Modernizzazione e del Cambiamento Sociale in Età Contemporanea, Istituzione: Università degli Studi di Siena, Facoltà: Scienze Politiche, Ciclo: XVIII, Anno: 2006, Primo tutore: Stefano Caretti, Oggetto della ricerca è l’atteggiamento assunto dalla SPD nei confronti delle riparazioni imposte alla Germania dopo la Grande Guerra. Si sono riscontrati una serie di comportamenti e di posizioni fortemente divergenti, sintomo chiaro delle divisioni interne che hanno continuato a lacerare il socialismo tedesco anche dopo la scissione dell’ala pacifista (USPD) e degli spartachisti durante la guerra. Queste fratture interne hanno portato all’incapacità della SPD di influenzare la politica estera della Germania repubblicana. Nonostante ciò, una visione nuova delle relazioni internazionali imperniata sul pacifismo e sulla collaborazione con le potenze vincitrici accomunava generalmente le varie voci interne al partito. Questo anche grazie ai proficui rapporti con i compagni dell’Internazionale Operaia e Socialista, le cui risoluzioni però ebbero un impatto pratico pari a zero. [La socialdemocrazia tedesca e la questione delle riparazioni (1918-1924), Siena, Dipartimento di Scienze Storiche, Giuridiche, Politiche e Sociali Di Gips, 2006, pp. 132, s.i.p. (Studi e ricerche, 17) – Dall’introduzione dell’autore: “”Oggetto di questo studio sono le linee di politica estera della socialdemocrazia tedesca di fronte alla questione delle riparazioni nel corso della prima fase della Repubblica di Weimar. Le coordinate temporali vannno dunque dal 1918 al 1924. Il periodo è particolarmente significativo perché caratterizzato da una forte crisi endemica delle istituzioni repubblicane tedesche. La difficoltà a stabilizzare la democrazia era dovuta anche ai problemi connessi alla costruzione della pace in Europa ed alle riparazioni. … Le fonti utilizzate sono formate prevalentemente dalla stampa socialdemocratica. … La storiografia italiana fatica ad affrontare queste tematiche. … Il fatto è piuttosto sorprendente, dato che comunque l’Italia aveva un rappresentante con diritto di voto nella Commissione per le Riparazioni al pari di Francia, Gran Bretagna e Belgio. … Senz’altro il poco peso a livello internazionale dell’Italia liberale non ha favorito l’interesse della comunità accademica nazionale per le riparazioni. Inoltre gli studi sulla politica estera del fascismo si concentrano maggiormente sugli anni ’30, collocando il primo periodo del governo Mussolini in forte continuità con la politica estera liberale””. Contiene: I. Il problema della pace nel periodo armistiziale. Novembre 1918-Giugno 1919. II. Il trattato di Versailles. III. Le conferenze internazionali e le riparazioni. IV. La socialdemocrazia e le riparazioni tra obbligo morale e rifiuto materiale. V. L’occupazione della Ruhr. VI. L’Internazionale Socialista e la costruzione di una pace duratura all’indomani della Grande Guerra. (LK-regalo DHI) zur Druckliste hinzufügen] – La socialdemocrazia tedesca e l’occupazione della Ruhr, di Roberto Brogi, da http://www.storiaefuturo.com, Il contesto tedesco e internazionale delle riparazioni fino all’approvazione del Piano Dawes, Le posizioni della socialdemocrazia tedesca sull’occupazione, Conclusioni [L’occupazione del ricco bacino carbonifero ed industriale che sorge attorno al fiume Ruhr fu il culmine della crisi postbellica attorno alle riparazioni. Dopo che i tedeschi ebbero sperperato le loro forze residue nella resistenza passiva ed i francesi nel cercare di sostenere l’occupazione e di rendere produttiva la regione, divenne necessario rivedere la questione delle riparazioni su altre, più fruttuose basi. Ormai si era fatto improcrastinabile l’intervento della solidità finanziaria americana. Gli Stati Uniti avrebbero da quel momento posto sul piatto della stabilità tutto il loro peso ed avrebbero influenzato la politica europea con la diplomazia economica fino allo scoppio della crisi del 1929 (Schwabe 1986). In questa situazione caratterizzata dal ricorso alla forza per risolvere i problemi del continente risulta molto interessante analizzare la politica di un partito pacifista come la socialdemocrazia tedesca. Per far questo si sono seguite le posizioni assunte dalla sua stampa. La politica estera socialdemocratica non aveva mai avuto un indirizzo preciso, sin dalla salita al potere durante la Rivoluzione tedesca (novembre 1918). Negli anni successivi, nonostante la presenza di suoi ministri ai vertici delle cariche istituzionali del Reich , non si era sviluppato un dibattito interno al partito che permettesse l’elaborazione di una chiara direzione di politica estera. Per questo la stampa assume una notevole importanza come fonte storica. Solo su di essa trovarono spazio le principali questioni riguardanti le relazioni internazionali; essa stessa fu luogo di elaborazione di concezioni di politica estera, spesso anche contrastanti tra di loro. Ciò comportò una profonda divisione interna del partito, con la destra socialimperialista determinata a proporre una politica estera pacifica, ma che non rinunciava allo strumento della potenza nazionale tedesca per difendere gli interessi del Reich , e la sinistra fautrice della collaborazione con i socialisti degli altri paesi e della centralità del ruolo dell’Internazionale socialista. La storiografia sull’occupazione della Ruhr è ormai piuttosto ricca ed esauriente. La Francia non viene più considerata l’unico, grande colpevole. Parigi aveva cercato volontariamente la prova di forza con Berlino, ma soltanto in risposta alla rigidità della politica britannica, americana e tedesca. Se gli inglesi non avessero richiesto nella seconda metà del 1922, con la nota Balfour, il pagamento di una parte dei crediti di cui disponevano con gli Alleati, se gli americani non avessero continuato a negare ciò che era evidente a tutti, il legame tra riparazioni e debiti interalleati, se i tedeschi avessero riformato il proprio sistema fiscale per garantire un afflusso di pagamenti regolare e costante, la politica di Poincaré sarebbe stata probabilmente differente. Per la storiografia recente il 1922 rappresenta un’occasione mancata, anzi, una serie di occasioni perse per raggiungere un equilibrio stabile nel continente (Petricioli 1995). E poi, ad occupazione avvenuta, se la Gran Bretagna avesse assunto un atteggiamento meno incerto, non avrebbe dato false speranze ai tedeschi, che non avrebbero sperperato risorse nella resistenza passiva in attesa di un intervento in loro favore. Certo, anche la Francia aveva le sue pesanti responsabilità: l’influenza politica di gruppi intenzionati a smembrare la Germania, come dimostrano i tentativi continui di appoggiare i secessionisti in Renania e nel Palatinato1, e la mancanza di volontà nel riformare il sistema fiscale in tutto e per tutto simile a quella tedesca, non depongono certamente a favore di Parigi. L’analisi più recente e completa da parte francese è quella di Jacques Bariéty, dove si esaminano quattro campi d’indagine: l’equilibrio economico sul continente, gli obiettivi politici francesi paralleli a quelli economici (soprattutto riguardo alla Renania), le finalità delle scelte di Poincaré nell’anno 1923, le reazioni degli alleati della Francia (Bariety 1977, 1986). Per Denise Artaud la decisione francese di procedere alla prova di forza è nata essenzialmente come risposta al problema dei debiti interalleati e per la volontà di Parigi di giocare ancora un ruolo di grande potenza. Si pone anche l’accento sulla “divisione delle spoglie” tra Francia e Gran Bretagna, con i tentativi inglesi di rinegoziare le percentuali di riparazioni spettanti alle due potenze inizialmente fissate a Spa nel 1920 (Atraud 1978, 1979). La recente storiografia anglosassone, e in particolar modo quella americana, giustifica la durezza francese alla luce delle incertezze e delle incoerenze della politica inglese e statunitense. Si tratta di una visione fortemente revisionista che ha dato buoni frutti nel risollevare un dibattito che negli anni Sessanta si era concentrato quasi esclusivamente sulla tesi dell’oltranzismo di Parigi (Schuker 1980, Trachtenberg 1980, Mc Dougall 1978). In Germania l’occupazione della Ruhr ha trovato spazio all’interno degli studi sulla politica estera della Repubblica di Weimar. Nonostante un iniziale ritardo rispetto alle ricerche sulla politica estera del Kaiserreich e del Terzo Reich, dagli anni Settanta un gruppo numeroso di storici tedeschi si è confrontato con il contesto internazionale della prima democrazia tedesca. Il culmine di questo filone è stata l’opera fondamentale di Peter Krüger (1993). A tutt’oggi il miglior studio specifico sull’occupazione della Ruhr è il volume curato da Klaus Schwabe (1986). La storiografia italiana fatica invece ad affrontare questa tematica. Non esiste ancora una ricerca originale sull’occupazione della Ruhr. Essa viene affrontata solamente all’interno di opere generali sulle relazioni internazionali. E questo nonostante l’Italia abbia giocato comunque un ruolo non totalmente passivo nella questione. La politica estera socialdemocratica è stata sinora poco indagata. Questo silenzio è il chiaro riflesso della mancanza di interesse del partito stesso verso questi problemi. La politica estera della Spd è stata parzialmente affrontata in saggi di argomento generale, ma sempre in posizione subalterna alle grandi questioni interne. Eppure la socialdemocrazia ha guidato la transizione dalla Germania imperiale alla Germania repubblicana; un suo esponente di spicco, Hermann Müller, ha firmato il Trattato di Versailles; la Spd ha supportato la “politica dell’esecuzione” dei governi di Wirth. Il silenzio storiografico è stato infranto solamente da un saggio di Stefan Feucht, che dedica una parte della trattazione proprio all’occupazione della Ruhr (Feucht 1998). Il contesto tedesco e internazionale delle riparazioni fino all’approvazione del Piano Dawes Le riparazioni rappresentarono la principale questione ereditata dal conflitto e dalla Pace di Versailles. Erano strettamente intrecciate con il problema politico della determinazione delle cause che portarono nel luglio del 1914 alla guerra. Erano, inoltre, un mezzo per i paesi vicitori per ottenere vantaggi politici nei confronti sia della Germania, sia degli altri alleati. La complessità della questione portò alla decisione di demandare la determinazione della cifra totale alla Commissione per le Riparazioni. Alla Conferenza di Pace di Parigi l’Intesa era, infatti, profondamente divisa. La Francia, caduta la possibilità di una prosecuzione della collaborazione economica interalleata a causa del veto di Washington (Trachtenberg 1979), vedeva nelle riparazioni il modo migliore di ottenere vantaggi politici ed economici sulla Germania, per mantenere la supremazia continentale acquisita con la vittoria; inoltre aveva la necessità di reperire le risorse finanziarie per pagare i debiti contratti con l’America e con la Gran Bretagna. Lloyd George era invece vincolato dalle cosiddette Kaki Elections del dicembre 1918 a chiedere una cifra consistente per includere nel conto totale le spese delle pensioni di guerra 2. Solo durante la primavera e dopo la consegna della bozza di trattato il 7 maggio 1919 si convinse ad una maggiore moderazione 3, peraltro smentita dalla sua politica degli anni successivi. Gli Stati Uniti cercarono di giocare il ruolo di arbitro, anche se Wilson era meno accomodante di quanto non sembrasse in apparenza: la colpevolezza della Germania nello scoppio del conflitto era certa e quindi andava punita per il male arrecato all’Europa 4. La mancata ratifica del Trattato di Versailles da parte del senato americano rese ancora più difficile una soluzione della questione delle riparazioni. Il posto vacante nella Commissione, che doveva inoltre essere presieduta da uno statunitense, venne occupato da rappresentanti non ufficiali di Washington senza diritto di voto. Questo portò ad una egemonizzazione francese di questo organismo 5. Le conferenze convocate nel 1920 a Sanremo, a Spa e a Bruxelles non portarono a una soluzione soddisfacente 6. Francesi ed inglesi erano ancora troppo distanti per raggiungere un accordo. Inoltre dal giugno 1920 la Germania era guidata dal governo conservatore del Cancelliere Fehrenbach. L’esclusione della Spd dalla maggioranza e la sua sostituzione con la moderata Dvp di Stresemann portò ad una politica meno accomodante verso gli Alleati e a un’inerzia finanziaria del Reich che con il tempo divenne catastrofica. A Parigi nel 1921 gli Alleati si accordarono sulla cifra di 226 miliardi di marchi-oro in 42 anni, chiaramente improponibile e rigettata dai tedeschi. La rottura della conferenza di Londra nel marzo 1921 e l’occupazione di Duisburg, Ruhrort e Düsseldorf portarono allo stallo definitivo. La Commissione per le Riparazioni prese nuovamente l’iniziativa, determinò la cifra complessiva di 132 miliardi di marchi-oro 7 e propose, su pressione del Consiglio supremo alleato, il noto piano di pagamenti di Londra 8. Il tentativo del cattolico Joseph Wirth, cancelliere fino alla fine del 1922, di “eseguire” nei limiti del possibile le richieste alleate del piano di Londra per dimostrarne l’insensatezza e l’impossibilità era al centro della sua “politica dell’esecuzione”. Sotto di lui si era ricomposta la “coalizione di Weimar” che aveva redatto la Costituzione e guidato la Germania fino alle elezioni del giugno 1920. Inoltre godeva dell’appoggio esterno della socialdemocrazia indipendente, necessario per raggiungere la maggioranza parlamentare. Nonostante la buona volontà, la politica di Wirth era destinata al fallimento. Per finanziare la prima rata si fece ricorso all’indebitamento, con conseguenze catastrofiche sul valore del marco. L’introduzione di una tassazione diretta sul reddito fu rinviata nell’attesa di una soluzione favorevole alla Germania della questione dell’Alta Slesia. Inoltre il tentativo continuo di includere la Dvp nella coalizione portò a frizioni politiche con la Spd, isolando l’ala riformista del governo. Il tanto esaltato accordo di Wiesbaden 9 fu affossato dagli imprenditori francesi e tedeschi, e guardato con sospetto dalla Gran Bretagna (Soutou 1975). Il Trattato di Rapallo fu un errore politico ed irritò profondamente le potenze occidentali. Sul piano internazionale il fallimento della Conferenza di Genova rappresentò l’epilogo della politica di Lloyd George: rilanciare l’economia europea senza aver prima risolto la questione delle riparazioni si era dimostrato impossibile. La nota Balfour del primo di agosto 1922 rappresentò un altro errore di Londra. Necessaria per placare l’opinione pubblica interna e per contrastare la politica americana volta ad ottenere il pagamento dei crediti che Washington aveva nei confronti degli europei, non fece altro che spingere la Francia verso la soluzione di forza. Poincaré, primo ministro dal gennaio 1922, si decise per l’occupazione. La Commissione per le Riparazioni dichiarò che la Germania aveva volontariamente ritardato la fornitura di pali telegrafici nell’anno precedente. L’11 gennaio 1923 le truppe franco-belghe occuparono il bacino della Ruhr. La crisi fu la prima grande prova alla quale venne sottoposto il nuovo governo moderato guidato da Wilhelm Cuno 10. Il Cancelliere proclamò la “resistenza passiva”, l’astensione cioè dal lavoro degli operai del ricco bacino industriale e carbonifero, per impedire ai francesi ed ai belgi di ottenere i “pegni produttivi” sperati. Lo sciopero fu finanziato direttamente dal governo federale tedesco. Per reperire le risorse necessarie si ricorse alla stampa di nuova cartamoneta, con conseguenze catastrofiche sull’inflazione e sul bilancio dello Stato. A livello internazionale la situazione giunse ben presto ad uno stallo. La Gran Bretagna non aveva dato il suo voto favorevole nella Commissione per le Riparazioni all’occupazione, ma la sua politica rimase molto attendista. Gli Stati Uniti approfittarono inizialmente delle difficoltà economiche degli imprenditori tedeschi, e politicamente si mantennero strettamente neutrali 11. L’Italia aveva dato il voto favorevole in Commissione, e inviò dei tecnici per assistere i francesi nello sfruttamento economico della regione, ma cercò comunque di osservare una neutralità formale. Su pressione britannica il governo Cuno prese l’iniziativa di inviare una nota diplomatica il 2 maggio 1923, ma i suoi termini furono giudicati negativamente da tutte le potenze. Il 7 giugno seguì una seconda nota con la quale la Germania chiedeva un esame oggettivo della sua capacità di pagamento. Durante l’estate iniziarono così i primi contatti franco-britannici per trovare un accordo. Gli inglesi sostenevano apertamente il progetto di delegare l’esame della capacità tedesca a un comitato internazionale di esperti, i francesi invece puntavano a investire di questo ruolo la Commissione per le Riparazioni. Nel frattempo in Germania la situazione politica, economica e sociale si era fatta insostenibile per Cuno. La radicalizzazione del proletariato tedesco, impoverito dall’inflazione, preoccupava ormai le classi possidenti, che tolsero il loro appoggio politico al Cancelliere. La formazione di una grande coalizione guidata da Stresemann era in questo momento la soluzione necessaria sia per la borghesia, sia per il proletariato moderato socialdemocratico. Il primo atto di politica estera del nuovo Cancelliere fu di annunciare l’interruzione della “resistenza passiva” il 26 settembre 1923, prerequisito per il risanamento della moneta tedesca. La socialdemocrazia, nonostante detenesse con Hilferding l’importante dicastero alle Finanze, accettò di rimandare l’imposizione di forti tasse per risanare il bilancio del Reich in favore della creazione del Rentenmark , una moneta temporanea basata sul valore dei terreni tedeschi. Inoltre dovette accettare l’eliminazione delle otto ore lavorative in cambio di una prima tassazione diretta del reddito. L’isolamento della Spd nella coalizione era però evidente, e il partito uscì dalla maggioranza il 2 novembre in seguito allo scioglimento con la forza dei governi (di coalizione Spd-Kpd) turingio e sassone, e all’indulgenza mostrata nei confronti della reazionaria Baviera. Nel frattempo gli imprenditori della Ruhr fecero pressioni su Stresemann per il ripristino di normali rapporti economici, e il governo acconsentì agli incontri tra le grandi industrie e la Micum – Mission interallièe de contrôle des usines et des mines – (Erdmann, Vogt, Boppard, Bolt 1978). Il 23 novembre queste siglarono il cosiddetto accordo Micum, con il quale si regolarono le consegne di carbone della Ruhr affidandone il controllo alla stessa Micum. L’accordo ammorbidì la posizione francese e permise un’intesa sul comitato di esperti 12. Il 30 novembre fu adottata all’unanimità una risoluzione che prevedeva la creazione di 2 comitati: uno avrebbe dovuto esaminare la possibilità di finanziare le riparazioni tedesche con prestiti internazionali, l’altro avrebbe invece dovuto analizzare la situazione interna della Germania per stabilizzare il marco e il bilancio del Reich . L’11 dicembre il governo americano dette il proprio supporto esterno a questi due comitati, favorendo la presenza di cittadini privati statunitensi al posto di rappresentanti ufficiali. Era nata la Commissione Dawes, che risolse temporaneamente il problema delle riparazioni sottraendolo alle passioni della politica e riportandolo nella sfera economica. Alla Conferenza di Londra dell’agosto 1924 il nuovo governo francese, guidato da Herriot, accettò di liberare la Ruhr nel giro di un anno, ma ormai il problema dell’occupazione potè dirsi ampiamente risolto già all’inizio del 1924. Le posizioni della socialdemocrazia tedesca sull’occupazione L’occupazione della Ruhr indignò tutta l’opinione pubblica tedesca. Anche la stampa della Spd condivise il risentimento collettivo 13. L’unico caso dove si elaborava un’analisi pacata e non emozionale lo si trova in un editoriale di Karl Kautsky sul “Vorwärts” il 31 gennaio 1923: “Anche il popolo tedesco è stato portato dalle conseguenze della politica delle riparazioni a degli sprechi folli. Con l’inflazione il denaro tedesco ha perso ogni valore. […] Ma la miglior riparazione per tutti gli interessati è la pace piena e perpetua. Una forma di riparazione, che impedisce una tale pace, non porta ad un miglioramento dei rapporti, ma a un loro peggioramento. […] Il miglior mezzo per evitare questo pericolo sarebbe senz’altro la creazione di un rapporto amichevole tra le repubbliche tedesca e francese, che richiederebbe l’esatto contrario dell’odierna politica francese”. Kautsky si mantenne nel solco della tradizione pacifista del partito, senza risparmiare una sorprendente critica ai tedeschi stessi sull’inflazione. Generalmente la dirigenza e la stessa stampa socialdemocratica si erano, infatti, rifiutate di ammettere le negligenze dei governi tedeschi nella perdita di valore del marco, scaricando ogni colpa sulle riparazioni. L’ammissione, seppur tardiva, era un passo importante verso un approccio più costruttivo sia nei confronti del problema delle riparazioni, sia per giungere finalmente a un risanamento dei conti pubblici. Rendeva, inoltre, evidente il peso assunto momentaneamente dalla sinistra del partito formata dagli ex-appartenenti alla Uspd in seguito alla riunificazione con i maggioritari del settembre 1922. Una critica di questo tipo era stata infatti appannaggio negli anni precedenti proprio degli indipendenti. Gli altri articoli pubblicati nel primo mese dell’occupazione avevano tutti come scopo la demolizione morale e giuridica dell’azione francese. Heinrich Cunow sulla “Neue Zeit” attaccò frontalmente la politica di Poincaré giudicandola falsa, dato che secondo lui le trattative dei mesi precedenti non sarebbero state altro che “una farsa con lo scopo di creare un motivo plausibile per la già decisa occupazione” (1923). Poi giunse anche alla condanna giuridica, ritenendo che il semplice voto a maggioranza della Commissione non fosse sufficiente per imporre delle sanzioni e che comunque ciò non avrebbe dato alla Francia il diritto di invadere un paese con il quale non era in stato di Guerra (Cunow 1923). Anche Eduard Bernstein su “Die Glocke” riteneva che l’occupazione fosse da considerarsi un atto di guerra, scrivendo che “l a supposta missione pacifica di queste truppe è dal punto di vista del diritto internazionale una rottura della pace” (Bernstein 1928). Più propositiva era la posizione del “Vorwärts”, dove comunque il giudizio sull’occupazione rimaneva molto negativo. Si evidenziava la necessità di mantenere aperta la strada a trattative, rimanendo così all’interno di una linea consolidata della politica socialdemocratica nei confronti delle riparazioni, basata sulla disponibilità al dialogo. Inoltre va sottolineato come nell’articolo si sia parlato anche di una soluzione economica delle riparazioni, dimostrando una certa lucidità delle analisi della Spd sull’argomento. Alla soluzione politica doveva infatti seguire un’azione volta a sostenere l’economia tedesca per permettere i pagamenti. D’altronde Hilferding (1923) nell’articolo non proponeva alcun piano concreto, mantenendosi nel vago con una generica disponibilità tedesca a qualsiasi proposta. Ancora più deciso era Erich Kuttner su “Die Glocke” (1923), dove si suggeriva una strategia di difesa dagli attacchi delle destre, il cui emblema era la celebre “leggenda della pugnalata alla schiena”. Era un tema propagandistico di primaria importanza per la socialdemocrazia, che subì anche in questo caso un “ricatto patriottico” da parte dei partiti pangermanisti. Si ribadivano però i doveri del partito: proseguire sulla strada della comprensione e dell’accordo internazionale. Oltre a condannare la politica di Poincaré se ne evidenziava l’inutilità: Stampfer (1923), caporedattore del “Vorwärts”, rilevò ad esempio che dopo tre mesi di occupazione ancora non si poteva intravedere alcun vantaggio per i franco-belgi. Un altro tema centrale era quello dell’eroismo della classe lavoratrice, il nerbo della “resistenza passiva”. In questi mesi si consolidò il mito del minatore e del ferroviere che, con la propria astensione volontaria dal lavoro, avrebbe impedito ai franco-belgi di ottenere i “pegni” sperati. Si trattava di una leggenda costruita dalla stampa socialdemocratica ad uso propagandistico, dato che l’unità della classe operaia durante l’occupazione non era nella realtà mai esistita 14. Già il 20 gennaio sul “Vorwärts” si scriveva che “i responsabili del colpo di mano sul territorio della Ruhr speravano di poter trovare i lavoratori dalla loro parte. Il signor Poincaré sperava di incontrare degli alleati nel suo atto vergognoso, invece è incappato solo in nemici decisi” 15. Anche “Die Glocke” glorificò l’atteggiamento del proletariato e ammonì Poincaré di non far morire di fame i lavoratori della Ruhr se questi non si fossero piegati al suo volere (Breuer 1923). Inoltre si tentò anche di trasformare in senso democratico la lotta dei lavoratori della Ruhr, di istituire cioè un’eroica resistenza in nome della Repubblica (Breuer 1923). I toni erano sostanzialmente simili a quelli impiegati tre anni prima in occasione dello sciopero generale contro il Putsch di Kapp. Si trattò di un’idea cara soprattutto alla rivista “Die Glocke”, che infatti la approfondì anche in seguito, esprimendo la necessità per il partito di dare un senso allo scontro aumentando l’influenza dei lavoratori sull’apparato dello Stato (Sollman 1923). Nei primi mesi dell’occupazione la Spd appoggiò la politica del governo Cuno 16, anche se non faceva parte della maggioranza moderata che lo sosteneva. Con il passare del tempo e il consolidarsi dello stallo tra i due contendenti, la socialdemocrazia avviò una campagna di stampa per portare il Cancelliere a un’azione più decisa, a fare delle proposte che potessero smuovere la situazione. All’inizio della primavera comparvero infatti i primi articoli che evidenziavano come fosse il momento di avanzare delle offerte. Ad esempio il “Vorwärts” pubblicò un editoriale intitolato “Proposte? Perché no?” dove, constatando che ormai all’estero si comprendeva la portata dei sacrifici sostenuti dal popolo tedesco, si spingeva il governo “a mostrarsi pronto in ogni momento a contribuire attivamente alla soluzione del problema della finanza mondiale” 17. Anche Cunow sulla “Neue Zeit” scrisse che “proprio adesso il momento sarebbe favorevole per arrivare a un accordo tra le due potenze sul problema delle riparazioni, e che questo momento deve essere immediatamente sfruttato dal governo Cuno. Il suo dovere è di rivolgersi prontamente al governo francese con delle precise proposte” (Cunow 1923). Anche “Die Glocke” criticò la passività del governo tedesco: “ Non è il caso oggi di interrogarsi se un altro governo avrebbe potuto impedire l’occupazione del territorio della Ruhr. Prendiamo dunque questa violenza come un dato di fatto, nascono però seri dubbi sul fatto che il signor Cuno ed il suo Consiglio dei Ministri abbiano fatto tutto il possibile per terminare questa disgrazia che è caduta sulle spalle del popolo tedesco. Finora ci siamo accorti veramente poco delle ben note qualità nelle trattative del Cancelliere. […] In ogni caso ha dimostrato poca iniziativa, ed anche quando gli è stata presentata l’occasione nel Reichstag di inviare un’offerta […] si è indurito nel suo tirarsi indietro, fino al punto che la seria ammonizione di Lord Curzon gli ha reso chiaro che persino nel paese sulla cui simpatia lui aveva maggiormente contato non era più presente alcuna comprensione per la sua politica attendista ed esitante. La nota fu infine inviata 18. Ma purtroppo all’abile negoziatore mancarono sia la forma che i contenuti. (Breitscheid 1923). Questi articoli corrisposero alla nuova linea politica del partito, improntata su una tolleranza del governo Cuno molto più limitata. Successivamente “Die Glocke” criticò anche il popolo tedesco, “corresponsabile, nel suo complesso, proprio come durante la guerra”, con i partiti borghesi, di permettere a forze extraparlamentari di influenzare e rendere incerta la politica di Cuno (Breitscheid 1923) . Nella sostanza si riproponeva così una delle tesi della Uspd, che aveva accettato negli anni precedenti la colpevolezza tedesca nello scoppio della guerra. Era un modo anche per criticare la politica “socialpatriota” perseguita dalla maggioranza moderata della Spd durante la guerra. Dal mese di maggio il valore del marco iniziò un crollo verticale e il peso dell’inflazione cominciò ad essere intollerabile per le masse lavoratrici. La stampa della Spd reagì attaccando il metodo utilizzato dal governo per sostenere la resistenza passiva. “Die Glocke” fece da apristrada: già a febbraio, ad appena un mese dall’inizio dell’occupazione, lanciò un primo allarme sui rischi sociali che comportava la stampa continua di nuova cartamoneta 19. Anche il “Vorwärts” attaccò su questo problema il governo. Si diceva senza mezzi termini che “non si sarebbero ascoltati i consigli della socialdemocrazia e si avrebbe finanziato la lotta per la Ruhr con gli stessi mezzi con i quali si perse la guerra.”… “Bisogna smetterla di usare questi sistemi” 20. Ed ancora: “Dobbiamo chiedere al governo che finalmente prenda le misure necessarie per risolvere il problema. Per questo serve in prima linea una politica finanziaria energica e radicale, che ancori le tasse ed i salari alla svalutazione e blocchi così in qualche modo la fonte principale dell’inflazione 21. La critica si fece poi con il passare delle settimane e l’aggravarsi della crisi sempre più radicale 22. La fine della resistenza passiva annunciata dal nuovo Cancelliere Stresemann il 26 settembre 1923 fu accolta con un forte senso di sconfitta dalla stampa socialdemocratica 23. Ancora più grave le appariva l’inerzia politica che ormai caratterizzava l’intero popolo tedesco. Però “Die Glocke” non interpretava il fatto in modo totalmente negativo, ritenendo che fosse l’occasione per rieducare le masse liberandole dal delirio del nazionalismo e dalla fame 24. Il compito della socialdemocrazia sarebbe stato quello di eliminare ogni estremismo, ma allo stesso tempo di non rinunciare al proprio carattere classista, compreso il concetto della lotta di classe. Questa posizione conferma lo spostamento a sinistra del partito in seguito alla riunificazione con gli indipendenti, che troverà di lì a poco la sua sanzione nel nuovo programma approvato ad Heidelberg nel 1925. Dopo l’autunno l’interesse della stampa socialdemocratica per l’occupazione scemò rapidamente. Adesso l’attenzione era tutta rivolta alla convocazione della Commissione Dawes ed alle sue proposte per risolvere il problema delle riparazioni. Solo “Die Glocke” continuò a seguire la vicenda della Ruhr, peraltro senza portare grandi novità: si proseguì nell’accusare i francesi di non voler assolutamente cercare un accordo con i tedeschi, danneggiando gli stessi interessi della Francia 25. Nel primo anniversario dell’occupazione si ripercorsero soprattutto i primi mesi dello scontro, criticando nuovamente il governo Cuno per non aver avviato subito trattative con gli avversari e per essersi così posto in un vicolo cieco 26. Purtroppo per quest’ultima fase mancano totalmente le posizioni della “Neue Zeit”, che aveva chiuso le pubblicazioni nel 1923 a causa delle difficoltà economiche. “Die Gesellschaft”, la rivista che le era succeduta, non espresse posizioni apprezzabili sulla questione della Ruhr, perché nata quando ormai il problema potè dirsi esaurito. La socialdemocrazia durante l’occupazione mantenne sempre una linea chiara e precisa: resistere eroicamente contro l’invasione ma allo stesso tempo cercare di trattare per raggiungere un compromesso. Le azioni del partito furono tutte improntate a perseguire un accordo che permettesse la liberazione della Ruhr 27. I lavori e le proposte della Commissione Dawes vennero attentamente seguiti. Ad esempio sul “Vorwärts” si espresse molta soddisfazione per il fatto che la Commissione richiedesse la liberazione della Ruhr come requisito necessario per stabilizzare il bilancio del Reich 28. Quando poi nella primavera vennero rese note le sue conclusioni, la socialdemocrazia si schierò prontamente a favore della loro accettazione. L’unico timore espresso era quello di perdere la sovranità economica del Reich , e infatti inizialmente si chiese di introdurre una clausola che lasciasse alla Germania l’ultima parola in fatto di politica finanziaria 29. Si cercò anche di sfruttare la concomitanza del dibattito sulle proposte della Commissione con le elezioni politiche per il nuovo Reichstag del 4 maggio 1924 per attaccare i partiti di destra, contrari all’accettazione del Piano 30. Simili erano le opinioni espresse su “Die Glocke”, dove un lungo articolo ripercorreva la storia delle riparazioni e di come si fosse giunti alla Commissione Dawes 31. Resta da analizzare la posizione dell’Internazionale socialista. In questa organizzazione la Spd ripose la speranza di riuscire a creare una pressione esterna sui governi francese e belga per terminare l’occupazione. La prima reazione dell’Internazionale fu infatti di pronta e ferma condanna dell’azione di forza. Il 26 ed il 27 gennaio 1923 si tenne ad Amsterdam una prima riunione tra le due internazionali socialiste 32 e la Federazione internazionale dei sindacati per concordare una linea comune. Le posizioni del Presidente della Spd Otto Wels caratterizzarono il dibattito. Egli rigettò la proposta laburista di far ritirare il contingente britannico in Renania in segno di protesta perché gli inglesi sarebbero stati sostituiti dai francesi, fatto che avrebbe aperto “ la possibilità per una completa revisione delle aree economiche dell’Europa e permesso alla Francia di crearsi una posizione dominante in Europa, non solo economicamente, ma anche politicamente” 33. Wels chiese invece il pieno appoggio dei compagni nella lotta e rifiutò un eventuale arbitrato della Società delle Nazioni, perché ritenuta non imparziale 34. La Conferenza chiuse i lavori votando una risoluzione comune dove si condannava fermamente l’occupazione e si propugnavano le seguenti azioni: 1) una decisa campagna di stampa a favore dei principi della pace; 2) il rafforzamento dei contatti tra i partiti socialisti europei; 3) il passaggio della questione alla Società delle Nazioni, di cui doveva far parte da subito anche la Germania; 4) il contrattacco delle organizzazioni dei lavoratori contro il militarismo ed in favore della pace 35. Ai socialisti era ben chiaro che il problema centrale per la soluzione della questione della Ruhr era il soddisfacimento del bisogno francese di sicurezza. Purtroppo a questa chiarezza non seguì una serie di proposte concrete. La risoluzione di una successiva conferenza interparlamentare tra deputati belgi, francesi, inglesi ed italiani, concordata con i socialdemocratici tedeschi, prevedeva su questo punto soltanto una vaga assicurazione tedesca di non dichiarare guerra nei prossimi 99 anni e riproponeva il patto di sicurezza franco-anglo-americano già caduto per il rifiuto americano di ratificare il Trattato di Versailles 36. Il piano fu proposto a Theunis, primo ministro belga, che lo ritenne interessante ma impossibile da applicare a causa di molti punti controversi di difficile accettazione da parte francese 37. La nascita dell’Internazionale operaia e socialista nel maggio del 1923 dette senz’altro maggior forza al movimento socialista internazionale. Nel mese di luglio i rappresentanti di Francia, Belgio e Gran Bretagna 38 decisero di inviare direttamente nella Ruhr Tom Shaw, il segretario dell’Internazionale. La sua relazione riscontrò la necessità di arrivare alla fine della resistenza passiva. Per far ciò era necessario che i socialisti francesi facessero pressioni sul loro governo perché accordasse ai lavoratori tedeschi alcune concessioni. Dopo la fine della resistenza si sarebbe poi potuto aprire un tavolo di trattative mantenendo intatto l’amor proprio francese e liberando al contempo la Ruhr 39. La richiesta di apertura di trattative venne ulteriormente ribadita anche dopo che Stresemann aveva dichiarato la fine della resistenza passiva. Questo anche per scongiurare il caos politico e sociale in Germania 40. La politica dell’Internazionale sull’occupazione della Ruhr rispecchiò la debolezza sia di questo organismo, sia del socialismo europeo dopo la Grande Guerra. Le sue proposte non ebbero alcun seguito pratico perché l’influenza dei partiti socialisti europei sui loro governi era molto debole. Le posizioni dell’Ios erano nella sostanza simili a quelle della socialdemocrazia tedesca. La speranza da parte di larghi settori della Spd di riuscire tramite l’Internazionale a risolvere il problema dell’occupazione della Ruhr fu però ben presto delusa dall’inconsistenza delle risoluzioni dell’Ios. Conclusioni La socialdemocrazia si mosse nei confronti dell’occupazione della Ruhr ponendo l’accento sia sulla “ causa ” nazionale tedesca, sia ribadendo le sue convinzioni pacifiste. Inoltre cercò di sfruttare i suoi legami con i socialisti francesi, belgi ed inglesi all’interno dell’Internazionale per cercare di trovare una soluzione diplomatica. Nonostante infatti il suo appoggio al governo Cuno, nonostante il supporto dato a Stresemann, la Spd non si lasciò mai trascinare dall’emotività della propaganda delle destre tedesche, ed anzi rigettò l’idea dell’uso della forza. In questo il suo atteggiamento differì in modo sostanziale dal comportamento adottato durante la Grande Guerra, dato che adesso il suo supporto alla politica del governo era molto più limitato e condizionato rispetto al Burgfrieden . L’analisi della stampa socialdemocratica mostra senz’altro un partito fortemente indeciso nel porre una linea chiara di politica estera ed anche la mancanza di concretezza nelle sue proposte. Bisogna però anche evidenziare la ricchezza di posizioni differenti espresse sulle varie riviste dalle correnti della Spd, una ricchezza che da un lato permetteva una difesa costante contro gli attacchi dei pangermanisti, dall’altro serviva a mantenere compatto il proletariato tedesco anche nelle sue correnti di sinistra ed a difendersi dalle accuse di tradimento di classe provenienti dai comunisti. In tal contesto la mancanza di senso pratico che caratterizzava le differenti proposte socialdemocratiche va certamente rapportata alla necessità di creare una coesione interna al partito. Ciò si riflette anche nella poca importanza data al dibattito sulla politica estera. Nel periodo tra la rivoluzione e la firma del Trattato di Versailles la socialdemocrazia delegò le questioni internazionali agli “esperti” del Ministero degli esteri. I due ministri, prima Solf e poi von Brockdorff-Rantzau, erano diplomatici di carriera di simpatie liberali, senz’altro molto distanti da una concezione socialdemocratica della politica estera. Anche la riforma del Ministero non intaccò il vecchio apparato burocratico, ma si limitò a modernizzarlo spostando alcune competenze (Grupp 1986). Karl Kautsky, incaricato di affiancare il ministro e di supervisionarne l’operato, non riuscì mai a controllarne il lavoro. Non deve dunque sorprendere che al congresso del partito tenuto a Weimar nel giugno 1919 il dibattito sulla eventuale firma del Trattato di Versailles sia stato escluso dall’ordine del giorno, e che solo un intervento contestato di Bernstein abbia portato la politica estera nella discussione 41. Anche nell’anno in cui Hermann Müller era stato Ministro degli esteri (giugno 1919-marzo 1920) non fu tentata alcuna seria riforma che permettesse a personale socialdemocratico di chiara fede repubblicana di sostituire il corpo diplomatico del periodo guglielmino. D’altronde, in secondo luogo, non esisteva tra i ranghi del partito un numero sufficiente di persone esperte di questioni internazionali. Così dalle elezioni del 1920 il Ministero degli esteri fu sempre appannaggio di personalità dell’area politica liberale, fino ad arrivare al lungo periodo di Stresemann. Questa situazione derivò dal fatto che la socialdemocrazia era stata un partito antisistema nel periodo imperiale. Com’era possibile per una forza politica esclusa a priori dalla gestione del potere sviluppare le competenze necessarie a comprendere le complesse relazioni tra gli Stati europei? La Spd non disponeva alla fine del 1918 delle capacità necessarie per governare un grande organismo moderno e burocratizzato quale era il Reich tedesco. E non si trattava soltanto della politica estera. In tutti i settori si scelse la collaborazione con i rappresentanti del vecchio ordine. Queste manchevolezze si riflettevano poi anche sulle proposte politiche del partito. Se alla dirigenza e agli intellettuali del partito mancava una conoscenza approfondita dei problemi della politica estera, non ci si può meravigliare che sulle riviste della Spd comparissero soltanto proposte generiche basate su formule teoriche e su buoni propositi, ma poco legate alla realtà.”,”TEOC-001-FER”
“BASILICO Alessio”,”Umberto I. Regicidio e anarchia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alessio Basilico ha conseguito il dottorato in Storia presso l’Università di Teramo e pubblicato alcuni articoli e una monografia dal titolo ‘Infanticidio. Violenza in una comunità di confine (Secolo XVII)’. Insegna Lettere presso l’Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo. Dibattito acceso tra anarchici a Paterson, le discussioni appassionate finiscono male con insulti e urla. Un ventenne di nome Domenico Pazzaglia prese in mano una pistola e esplose un colpo in direzione di Malatesta che fu colpito a una gamba e finià a terra. Stava per sparare una seconda volta quando intervennero altri anarchici presenti tra cui Gaetano Bresci. (pag 144)”,”ANAx-445″
“BASILICO Alessio”,”Giacomo Matteotti. L’assassinio e il totalitarismo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Alessio Basilico ha conseguito il dottorato in Storia presso l’Università di Teramo e pubblicato alcuni articoli e una monografia dal titolo ‘Infanticidio. Violenza in una comunità di confine (Secolo XVII)’. Insegna Lettere presso l’Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo. Le contromisure: il controllo della stampa. ‘Mai come in quei giorni fu chiara l’enorme importanza della stampa nella lotta politica e nessuno ne era più consapevole di Mussolini, già direttore dell’«Avanti!» e fondatore del «Popolo d’Italia». Appena giunto alla presidenza del Consiglio aveva fatto pagare una serie di giornalisti, anche dell’opposizione. Le prove furono ritrovate dagli inquirenti in una cassaforte nell’ufficio di Cesare Rossi dopo il suo arresto. C’erano i nomi, l’ammontare delle somme e le ricevute dei pagamenti. Attraverso i giornali si potevano governare le emozioni che dilagavano nel Paese e che furono percepite da subito come un pericolo. Già la sera del 12 giugno, dopo il discorso di Mussolini in parlamento, fu mandato Piero Gotti, funzionario dell’ufficio stampa, a parlare con le direzioni dei quotidiani romani per suggerire una linea editoriale neutrale. Quando fu interrogato dalle autorità, disse che aveva semplicemente raccomandato di evitare di turbare gli animi, cosa che sarebbe certamente accaduta «se i giornali nel commentare le parole del presidente avessero esagerato». Era nell’interesse di tutti, «non solo dell’ordine pubblico, ma per non gravare le ansie della famiglia dell’on. Matteotti che la stampa avesse moderato i toni». Ma certi mezzi non servivano più. Il momento era estremo, ideale per imporre un giro di vite. La stampa doveva essere controllata nella sua interezza. Prima di arrivare a questo punto, Mussolini procedette a un rimpasto di governo a luglio. Cedette il suo ‘interim’ al ministero dell’Interno al nazionalista conservatore Federzoni. Uomo politico astuto, sapeva fiutare il momento in cui fare un passo indietro e cedere spazio alle componenti non fasciste dell’esecutivo: furono sostituiti tre ministri e numerosi sottosegretari, dando maggior peso nella compagine a liberali, nazionalisti ed esponenti del fascismo moderato come Dino Grandi. L’8 luglio il nuovo governo rese effettivo il regolamento, risalente all’anno prima, che limitava la libertà d’informazione e dava facoltà ai prefetti di sequestrare i giornali che attraverso i loro articoli avessero turbato l’ordine pubblico. Le motivazioni addotte per questa misura parlavano di uno stato di crescente tensione nel Paese alimentato da notizie false e tendenziose, fatte circolare ad arte. Nonostante le proteste delle opposizioni, la misura divenne effettiva, venendosi a configurare come una vera sospensione della libertà di stampa contraria ai dettami costituzionali’ (pag 63-65)”,”ITAF-391″
“BASS Hans-H. SCHÜLLER Margot a cura”,”Weltwirtschaftsmacht China.”,”Saggi di ZHONG HONG Frank MÜLLER Dieter BENDER Beate Christina HOCKER Hans-Heinrich BASS Markus WAUSCHKUHN Sabine JOHANNSEN Margot SCHÜLLER.”,”CINx-111″
“BASSANI Luigi Marco”,”Marxismo e liberismo nel pensiero di Enrico Leone.”,”Luigi Marco BASSANI è ricercatore di storia delle dottrine politiche nel dipartimento giuridico politico dell’ Università di Milano, dove insegna Storia del pensiero politico federalista. Nato a Chicago nel 1963, dopo aver studiato a Pavia, Pisa e Berkeley, ha conseguito il perfezionamento presso la Scuola Sant’Anna di Pisa. I suoi principali interessi riguardano la teoria politica del federalismo, la storia del pensiero politico americano nel periodo compreso tra la rivoluzione e la guerra civile, la tradizione liberale classica e libertaria. E’ autore del volume ‘Thomas Jefferson. Un profilo intellettuale’ (2002) e altro. “”Molti avevano ben compreso già ai suoi tempi come il filosofo tedesco fosse il punto di arrivo e di non ritorno della dottrina del valore lavoro. Un economista tedesco, secondo Marx seguace di Bastiat, scriveva nel 1868: “”La confutazione della teoria del valore è il solo fine che si pone chi combatte Marx; infatti, se viene ammesso questo assioma, si devono anche concedere a Marx quasi tutte le conclusioni, dedotte con la logica più serrata”” (1).”” (1) K. Marx, ‘Il mio plagio di F. Bastiat’ (circa 11 luglio 1868) in Opere Complete, Marx ed Engels. (pag 58) “”Nella partita che si giocò negli anni Settanta dell’ Ottocento fra il lascito Ricardo-Marx e le nuove dottrine di Menger, Jevons, Walras, la palma della vittoria spettò proprio a queste ultime. E, come vedremo subito, Enrico Leone fu tra i pochi socialisti disposti a riconoscerlo.”” (pag 61) “”Leone rifiuta l’ accusa di Wieser sul fatto che Marx “”avrebbe creato quella dottrina (del valore lavoro) per i suoi scopi politico-sociali. E tuttavia egli stesso riconosce che “”porre delle premesse – d’ indole sommamente astratta – a capo d’ un sistema filosofico, sociologico, ecnomico, è metodo superato nell’ attuale stadio dello sviluppo scientifico””. Egli rimane convinto della infondatezza economica della teoria marxista del valore e tuttavia “”essa potrebbe essere vera sociologicamente””. Anzi la Scuola austriaca ha proprio “”avuto il torto di non accorgersi che (…) la formulazione edonistica del valore non intacca la base teoria della formulazione marxista (…)””””. (pag 75-76)”,”TEOC-387″
“BASSANI Maddalena PRESUTTI Marco”,”Filippo di Macedonia. Il regicidio perfetto.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Maddalena Bassani è professore di Archeologia classica all’Università Iuav di Venezia. Marco Presutti dottore di ricerca in Storia e storiografia dell’antichità classica Le spinte che indussero la regina ad architettare il regicidio sono due, la prima è personale, verso il marito che le aveva preferito una ragazzina, il secondo motivo più incisivo è quello di voler assicurare il regno al suo primogenito, unico legittimo successore al trono. Un calcolo dinastico. (pag 126-128)”,”STAx-369″
“BASSANINI Franco TIBERI Giulia a cura, saggi di Giuliano AMATO Fiorenza BARAZZONI Giuseppe BUCCINO GRIMALDI Giuseppe BUSIA Rocco A. CANGELOSI Manin CARABBA Luigi CARBONE Vincenzo CERULLI IRELLI Mario P. CHITI Francesco CLEMENTI Giovanna DE MINICO Luigi GIANNITI Cesare PINELLI Franco PIZZETTI Romano PRODI”,”Una Costituzione per l’Europa. Dalla Convenzione europea alla Conferenza Intergovernativa.”,”Giuliano Amato, Vice presidente della Convenzione europea, Senatore della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri negli 1992-1993 e 2000-2001. Fiorenza Barazzoni, Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Franco Bassanini, Senatore della Repubblica, già Ministro della Funzione Pubblica nei governi Prodi, D’Alema, Amato (1996-2001), Professore ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Giuseppe Buccino Grimaldi, Capo Ufficio VI (Affari giuridici e istituzionali) della Direzione Generale Integrazione europea del Ministero degli Affari Esteri. Giuseppe Busia, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e istituzioni politiche comparate. Dirigente presso il Garante per la protezione dei dati personali. Rocco A. Cangelosi, Direttore Generale dell’Integrazione europea del Ministero degli Affari Esteri. Manin Carabba, Presidente di Sezione della Corte deo conti. Luigi Carbone, Consigliere di Stato. Vincenzo Cerulli Irelli, Professore ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Mario P. Chiti, Professore ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università degli Studi di Firenze. Francesco Clementi, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Giovanna De Minico, Professore associato di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione nell’Università degli studi di Napoli Federico II. Luigi Gianniti, Dottore di ricerca i n Diritto costituzionale. Responsabile dell’Ufficio Rapporti con le istituzioni dell’Unione europea del Senato della Repubblica. Cesare Pinelli, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli studi di Macerata. Franco Pizzetti, Professore ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università degli studi di Torino. Romano Prodi, Presidente della Commissione europea. Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1996 al 1998. Giulia Tiberi, Dottore di ricerca in Diritto costituzionale. Assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale nell’Università degli studi dell’Insubria.”,”EURx-079-FL”
“BASSE Pierre-Louis BITOUN Carole”,”””Aux armes citoyens””. Barricades et manifestations de rue en France de 1871 à nos jours.”,”Foto sala del congresso di Tours del Parti socialiste, 27 dicembre 1920, nascita partito comunista francese, PCF, pag 93); congresso Marsiglia 1921 e riunione gruppo Vie Ouvriere (Monatte) 1920 (pag 92) 1° maggio 1919: lavoratori parigini con il coltello tra i denti”,”MFRx-319″
“BASSETTI Remo”,”Storia e storie dello sport in Italia. Dall’ Unità ad oggi.”,”BASSETTI-R (Napoli, 1961), notaio, vive a TORINO. Organizzatore culturale, giornalista pubblicista, ex atleta di scherma. Questa è la sua prima pubblicazione non giuridica.”,”ITAS-015″
“BASSIGNANA Pier Luigi”,”Quintino Sella. Tecnico, politico, sportivo.”,”Pier Luigi Bassignana è nato nel 1941 a Torino dove si è laureato conuna tesi sulla storia della spesa pubblica italiana. Dirige l’archivio storico dell’Associazione industriale metalmeccanici di Torino ed è direttore della rivista ‘Le culture della tecnica””. “”Questa ingente massa di debito andava ad aggiungersi ai debiti accumulati dagli Stati preunitari che, all’atto dell’unificazione, il nuovo Regno aveva dovuto riconoscere. E siccome la solidità di quest’ultimo risultava in quei primi tempi piuttosto problematica, come sempre avviene in casi analoghi, gli interesse da corrispondere alle banche risultavano particolarmente esosi. In conclusione, come nel classico caso del cane che si morde la coda, la poca affidabilità del nuovo Stato comportava la richiesta di alti interessi passivi, destinati a raggiungere nel 1867, l’impressionante, per il tempo, aliquota del 9.3%; e il livello degli interessi contribuiva ad aggravare le già difficili condizioni di bilancio. Di fatto, il debito pubblico, che all’atto dell’unificazione si aggirava attorno ai 2500 milioni, raddoppiò nel giro di un decennio, facendo lievitare la spesa per interessi dai 148 milioni del 1862 ai 262 milioni del 1865, sino a raggiungere i 394 milioni nel 1872: il 365 della spesa effettiva dello Stato””. (pag 52)”,”ITAB-303″
“BASSIGNANA Pier Luigi CASTAGNOLI Adriana REVELLI Marco a cura”,”Storia fotografica dell’industria automobilistica italiana. Dal fordismo al postfordismo.”,”Indice: – I luoghi della produzione: l’incerta parabola del fordismo italiano (M. Revelli) – La città fordista fra unità d’Italia e i Sud del mondo (A. Castagnoli) – Belva d’acciaio o ronzino a quattro ruote? (P.L. Bassignana) (pag 9-85) Pier Luigi Bassignana dirige l’Archivio storico dell’Amma, presso l’Unione industriali di Torino Adriana Castagnoli lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino Marco Revelli professore all’Università di Torino (1998)”,”FOTO-107″
“BASSO Lelio introduzione ZANNINO Franco a cura; saggi di Lelio BASSO Iring FETSCHER Dick HOWARD Oskar NEGT Jurgen HENTZE Anneliese LASCHITZA Giuseppe BEDESCHI Josef SCHLEIFSTEIN Norman GERAS Tadeusz KOWALIK Armando CORDOVA Georges HAUPT Feliks TYCH Horace B. DAVIS Alexandr I. SOBOLEV Gilbert BADIA Gunter RADCZUN Michael LÖWY Jurgen SEIFERT Dario MELOSSI Annette JOST Serena DI-GASPARE Miriam CAMPANELLA Narihiko ITO Boris N. KRICEVSKIJ Giovanni LERDA”,”Annali. Vol II. Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista.”,”Saggi di Lelio BASSO, Iring FETSCHER, Dick HOWARD, Oskar NEGT, Jurgen HENTZE, Anneliese LASCHITZA, Giuseppe BEDESCHI, Josef SCHLEIFSTEIN, Norman GERAS, Tadeusz KOWALIK, Armando CORDOVA, Georges HAUPT, Feliks TYCH, Horace B. DAVIS, Alexandr I. SOBOLEV, Gilbert BADIA, Gunter RADCZUN, Michael LÖWY, Jurgen SEIFERT, Dario MELOSSI, Annette JOST, Serena DI-GASPARE, Miriam CAMPANELLA, Narihiko ITO, Boris N. KRICEVSKIJ, Giovanni LERDA. “”””Federico Engels dice una volta: la società borghese si trova davanti a un dilemma, o progresso verso il socialismo o regresso nella barbarie (…) (16). Noi ci troviamo oggi dunque, proprio come Federico Engels aveva presagito una generazione addietro, davanti alla scelta: o trionfo dell’ imperialismo e crollo di tutta una civiltà come nell’ antica Roma, spopolamento, distruzione, degenerazione, un grande cimitero, oppure vittoria del socialismo, cioè dell’ azione cosciente della lotta del proletariato internazionale contro l’ imperialismo e il suo metodo: la guerra. Questo è un dilemma della storia mondiale, un’ alternativa, in cui i piatti della bilancia oscillano tremando davanti alla decisione del proletariato cosciente: Il futuro della civiltà e dell’ umanità dipende dal fatto che il proletariato sappia, con decisione virile, gettare la sua spada rivoluzionaria sulla bilancia””. Socialismo o barbarie! Quest’ affermazione di un’ alternativa storica, di un risultato ancora da decidere e chiaramente incerto, non è un semplice pensiero effimero di Rosa Luxemburg. Ella lo ripeté molte volte e negli ultimi mesi di vita, durante la Rivoluzione tedesca, lo inserì nei proclami e nel programma stesso della Lega di Spartaco.”” (pag 149-150)”,”LUXS-009″
“BASSO Lelio”,”Socialismo e rivoluzione.”,”BASSO nacque a Varazze nel 1903. Giovanissimo si accostò al movimento socialista collaborando con la stampa del partito e con molti fogli democratici tra cui ‘Rivoluzione liberale’ di Pietro GOBETTI. Laureatosi in giurisprudenza nel 1925 con una tesi sulla concezione della libertà in Marx, iniziò la professione forense senza cessare la sua attività politica. Durante il fascismo diresse la rivista ‘Pietre’. Arrestato nel 1928 finì al confino a Ponza e poi nuovamente incarcerato nel 1939 e nel 1940. Nel 1943 costituì il MUP (Movimento di unità proletaria) che successivamente confluirà nel PSI dando vita a un nuovo partito socialista (PSIUP). Partecipò all’insurrezione di Milano il 25 aprile 1945. Nello stesso anno, nominato Vice segretario del partito entrò come deputato all’Assemblea Costituente. In polemica con”,”MADS-178 SOCx-076″
“BASSO Antonio a cura; collaborazione di Vittorio Enzo ALFIERI Gaetano BALDACCI Antonio BANDINI BUTI Arturo BARONE Riccardo BAUER Andrea BIRAGHI Aldo BONESCHI Mario BONESCHI Giorgio BORSA Giorgio CABIBBE Bruno CAIZZI Dodovico D’ARAGONA Giulio DA-RE Gianangelo DE-FRANCESCO Guido DE-RUGGIERO Antonio DONATI Aldo GAROSCI Stefano JACINI Giuseppe LATRONICO Libero LENTI Fabio LUZZATTO Gino LUZZATTO Bruno MAFFI Piero MALVESTITI Ada MARCHESINI GOBETTI Gigi MARTELLO Ugo Guido MONDOLFO Mario MONTAGNANA Guido MORPURGO TAGLIABUE Vittorio ORILIA Mario PAGGI Pietro PALLAVIDINO Ferruccio PARRI Giacomo PERTICONE Giovanni PIOLI Giuliano PISCHEL Alfredo PIZZONI Giulio PRETI Luigi RODELLI Umberto SEGRE Luigi SIMONAZZI Mariangelo TIMBAL Augusto TORRE Antonio ZANOTTI Piero ZICCARDI”,”Dizionario di cultura politica.”,”Collaboratori: Vittorio Enzo ALFIERI Gaetano BALDACCI Antonio BANDINI BUTI Arturo BARONE Riccardo BAUER Andrea BIRAGHI Aldo BONESCHI Mario BONESCHI Giorgio BORSA Giorgio CABIBBE Bruno CAIZZI Dodovico D’ARAGONA Giulio DA-RE Gianangelo DE-FRANCESCO Guido DE-RUGGIERO Antonio DONATI Aldo GAROSCI Stefano JACINI Giuseppe LATRONICO Libero LENTI Fabio LUZZATTO Gino LUZZATTO Bruno MAFFI Piero MALVESTITI Ada MARCHESINI GOBETTI Gigi MARTELLO Ugo Guido MONDOLFO Mario MONTAGNANA Guido MORPURGO TAGLIABUE Vittorio ORILIA Mario PAGGI Pietro PALLAVIDINO Ferruccio PARRI Giacomo PERTICONE Giovanni PIOLI Giuliano PISCHEL Alfredo PIZZONI Giulio PRETI Luigi RODELLI Umberto SEGRE Luigi SIMONAZZI Mariangelo TIMBAL Augusto TORRE Antonio ZANOTTI Piero ZICCARDI”,”REFx-023″
“BASSO Pietro”,”Tempi moderni, orari antichi. L’ orario di lavoro a fine secolo.”,”BASSO Pietro insegna metodologie sociologiche e Sociologia della devianza all’ Università di Venezia. Con la F. Angeli ha già pubblicato ‘Disoccupati e Stato’.”,”CONx-077″
“BASSO Lelio ALATRI Paolo VALERI Nino SALVATORELLI Luigi PERETTI-GRIVA Domenico Riccardo AMENDOLA Giorgio FOA Vittorio BO Carlo, lezioni di”,”Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze.”,”La pubblicazione di queste testimonianze avviene a cura del Comitato promotore composto da Paolo CALZINI Bianca CEVA Mario MAURI Rossanda ROSSANDA BANFI Brunello VIGEZZI.”,”ITAF-140″
“BASSO Lelio BETTELHEIM C. CLAUDE H. COLE G.D.H. DENIS H. DURET J. EBELY L. JUAREZ C. LANGE O. LUCENOY M. MOSSE’ E. ROBINSON J. SAUVY A. STRACHEY J., contributi di”,”Conquiste democratiche e capitalismo contemporaneo.”,”””Evidentemente, per chi pensa che i consumatori americani sono “”saturati”” di prodotti agricoli, può apparire “”assai dubbio”” che sia la insufficienza del potere di consumo delle masse a spiegare le difficoltà dell’ agricoltura americana: l’ abbassamento del suo reddito netto globale, l’ accumulazione dei “”surplus”” e la politica di restrizione delle superfici coltivate. Tuttavia, basta esaminare le statistiche sui consumi per classi di reddito, per vedere che anche negli Stati Uniti il consumo di prodotti agricoli si accresce sensibilmente, nell’ insieme, quando il reddito familiare supera i 4.000 dollari all’ anno.”” (pag 165)”,”TEOC-242″
“BASSO Lelio”,”Il partito socialista italiano.”,”””La monarchia accettava di calpestare lo statuto, l’ esercito si prestava a farsi complice di bande assassine e incendiarie, il governo, sia con Giolitti che con Bonomi e con Facta, appoggiava la violenza fascista, la classe dirigente la incoraggiava, la piccola borghesia plaudiva e vestiva la camicia nera, partiti e uomini politici trescavano dietro le quinte e offrivano la loro collaborazione, il parlamento si lasciava insultare, tutte le istituzioni si mostravano impotenti a difendere l’ ordine per cui erano state create: e in tanta codardia, in tanto sfacelo morale, si può dire che fosse pressochè solo il movimento operaio, e in prima linea i socialisti, a tenere alto l’ onore del nostro paese, a battersi coraggiosamente per la democrazia. La battaglia ineguale durò parecchi anni, ma alla fine l’ assassinio, la violenza, l’ incendio, la repressione e il carcere fecero tacere la stampa, le organizzazioni, gli uomini, fecero tacere la grande voce del Partito Socialista””. (pag 51)”,”ITAC-092″
“BASSO Lelio”,”Da Stalin a Krusciov.”,”””La dittatura del proletariato, come è noto, rappresenta per Marx il governo più democratico che sia mai esistito, cioè il governo dell’ immensa maggioranza del popolo costituita da lavoratori con esclusione della ex-classe dominante, cioè della borghesia, nei cui confronti appunto si esercita la dittatura dei lavoratori. Ma questo è possibile solo se la rivoluzione socialista scoppia in un paese ove esiste una classe lavoratrice già giunta a tale grado di coscienza e di maturità politica da poter assumere nelle sue mani la gestione del potere, in un momento particolarmente difficile come quello rivoluzionario. In Russia questa classe non esisteva: l’ immensa maggioranza dei lavoratori era costituita da popolazione agricola, in grandissima parte ancora analfabeta e non certo dotata di esperienza politica per la vita moderna; la classe operaia rappresentava una piccola minoranza, anche se combattiva, e quella parte della classe operaia che avrebbe potuto assolvere alle funzioni di “”dittatura”” nel senso marxista era in realtà uno strato assai sottile della popolazione, che per giunta fu largamente decimato dalla guerra e soprattutto dalla guerra civile, mentre quel che rimase fu in gran parte assorbito direttamente dai compiti di direzione politica, nel partito o nella amministrazione, cioè cessò di essere classe operaia per diventare a poco a poco burocrazia.”” (pag 142-143)”,”RUST-127″
“BASSO Luca”,”Socialità e isolamento: la singolarità in Marx.”,”‘Alles, was entsteht, Ist wert, daß es zugrunde geht’, J.W. Goethe, Faust ‘Tutto ciò che nasce, è degno di perire’ Luca BASSO, dottore di ricerca in Discipline filosofiche ha studiato presso le università di Padova, Berlino, e Pisa. Ha scritto ‘Individuo e comunità nella filosofia politica di G.W. Liebniz’ (Rubbettino, 2005)”,”TEOC-477″
“BASSO Sofia VERCESI Pier Luigi”,”Storia del giornalismo americano.”,”v. Charles Dana (indice nomi) Sofia BASSO è stata a lungo giornalista a L’Unità. VERCESI è vicedirettore del quotidiano Il Tempo. E’ docente di Teoria e tecniche dei Nuovi Media (Univ. Parma).”,”EDIx-096″
“BASSO Lelio GERRATANA Valentino MANVILLE Alain MARRAMAO Giacomo SANTAMARIA Ulysses TELO’ Mario VILLARI Lucio”,”Lenin e il leninismo. Per un’ analisi storico-critica.”,”Contiene il saggio di G. MARRAMAO ‘Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell'””estremismo storico”” (pag 53-96)”,”TEOC-534″
“BASSO Luca”,”Socialità e isolamento: la singolarità in Marx.”,”””Alles, was entsteht, Ist wert, daß es zugrunde geht””, J.W. Goethe, Faust Luca BASSO, dottore di ricerca in Discipline filosofiche, ha studiato presso le Università di Padova, Berlino e Pisa. Ha scritto ‘Individuo e comunità nella filosofia politica di G.W. Leibniz’ (Rubbettino, 2005). “”””Il comunismo non è per noi uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale (die wirkliche Bewegung) che abolisce (aufhebt) lo stato di cose presenti”” (Ideologia tedesca, trad. it. p. 25). Il comunismo non si configura come il necessario risultato, la meta finale del processo storico, ma come un “”flusso”” che si inscrive nelle “”pieghe”” del presente, sviluppando le energie di cui esso è carico. Il rilievo sul suo carattere costitutivo di “”movimento”” ne mette in luce il dinamismo, la mai completa riducibilità ad un determinato assetto e ad una determinata situazione (…)””. (pag 127) [Luca Basso, Socialità e isolamento: la singolarità in Marx, 2008]”,”MADS-534″
“BASSO Lelio e Lisli QUAZZA Guido SOBOUL Albert SALVATI Mariuccia ZANNINO Lucia ARRU Angiolina, redazione a cura di Roberto GIANNOTTI”,”Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849).”,”Contiene il saggio: ‘Marx e il movimento operaio francese della II Repubblica’ (pag XLIX-LXXVI) di Mariuccia SALVATI; ‘Libertà di stampa e lotta di classe in Inghilterra (1818-1842)’ di Lucia ZANNINO (pag LXXXVII-CXII); ‘La Fondation Basso et l’Histoire de la Révolution française’ di Albert SOBOUL (pag XLI-XLV) La lotta di Marx a Parigi per orientare il movimento rivoluzionario (pag LXXI-LXXII) “”Anche le elaborazioni storiografiche più recenti, quindi, confermano nella sostanza l’analisi che Marx fa immediatamente all’indomani della sconfitta quando sulla “”Neue Rheinische Zeitung”” del 29 giugno contrappone alla “”bella rivoluzione di febbraio, la rivoluzione della simpatia generale””, la ‘brutta’ rivoluzione di giugno che aveva osato attentare all”ordine’ borghese (il brano è ripreso da Marx nelle ‘Lotte di classe…’ cit., pp. 140-141; l’articolo è in K. Marx-F. Engels, Opere, cit., t. VII, p. 146), o quando nelle ‘Lotte di classe’ definisce il diritto al lavoro come la “”prima formula goffa in cui si riassumono le esigenze rivoluzionarie del proletariato. (…) Il diritto al lavoro è nel senso borghese un controsenso, un meschino, pio desiderio; ma dietro il diritto al lavoro sta il potere sul capitale, dietro il potere sul capitale sta l’appropriazione dei mezzi di produzione, il loro assoggettamento alla classe operaia associata, e quindi l’abolizione del lavoro salariato, del capitale e dei loro rapporti reciproci. Dietro ill ‘diritto al lavoro’ stava l’insurrezione di giugno”” (Op. cit., pp. 163-164). Tuttavia, giunto a Parigi all’indomani dell’insurrezione, il 4 marzo, Marx né si occupa del movimento sindacale né si avvicina alla Società repubblicana centrale portavoce di Blanqui (su quest’ultima v. “”La Voix des clubs””), ma frequenta un club rivoluzionario vicino a Ledru-Rollin, la Società dei diritti dell’uomo (Marx com’è noto aveva allora buone relazioni con Ledru-Rollin e Flocon). Organizzata per sezioni, la Società era molto temuta dai reazionari che le attribuivano la cifra inverosimile di 30.000 uomini armati (Cfr. A. Lucas, Les clubs et les clubistes, Paris, 1851, p. 118). Sorta dalla necessità di unire tutti i democratici in vista delle elezioni, essa denuncia fin dalle prime sedute la resistenza dei fabbricanti all’applicazione del decreto delle 10 ore e fa appello alle sezioni perché si impegnino nella propaganda in provincia (i resoconti delle sedute sono pubblicati da “”La Commune de Paris””, v.). Il primo intervento di Marx (il 14 marzo) verte su una questione vitale per i rivoluzionari, la richiesta al governo di rinviare le elezioni nazionali. Marx chiede che nel caso i clubs non riescano ad accordarsi, la Società presenti ugualmente un indirizzo in questo senso e promuova una manifestazione. L’accordo, come si sa, fu trovato e si ebbe la grande manifestazione del 17 marzo: era diffusa infatti la consapevolezza che nel momento in cui tutta la Francia fosse chiamata alle urne, il movimento operaio sarebbe stato sconfitto. Con il suo intervento Marx mostra di condividere l’azione dei rivoluzionari come Blanqui, Dezamy, lo stesso Cabet (v. “”Les Droits de l’homme””, “”L’Ami du peuple en 1848″”, “”Le Populaire””) che all’indomani della rivoluzione adoperano la loro influenza nei clubs e sulla stampa (anche nei cantieri, nel caso di Blanqui) per costringere il governo ad un indirizzo politico chiaro, per orientare a sinistra la nuova repubblica. Nonostante il successo della manifestazione del 17 marzo voluta in primo luogo da Blanqui, la maggior parte dei clubs aderisce al Club dei clubs fondato da Barbès la cui linea nei confronti del governo provvisorio era in questa fase di aperto sostegno. Solo Cabet e Raspail, schierandosi in difesa di Blanqui, mostrano di accorgersi che l’attacco sferrato al grande rivoluzionario il 3 aprile con il documento Taschereau (v. “”Revue retrospective””) non era che il preludio dell’attacco a tutto il fronte rivoluzionario e chiudeva la fase ‘alta’ della rivoluzione. La manifestazione reazionaria del 16 aprile e la sconfitta elettorale del 4 maggio (acutamente attribuita da “”La Commune de Paris”” alla persistenza della vecchia amministrazione) si incaricano di riunificare il fronte rivoluzionario ormai sulla difensiva”” [Mariuccia Salvati, Marx e il movimento operaio francese della II Repubblica] [(in) AA.VV., Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849), Issoco, Roma, 1975] “”Dai resoconti della “”Commune de Paris”” si ha notizia di un altro significativo intervento di Marx alla Società dei diritti dell’uomo. Il 10 e il 14 aprile Marx tenta di convincere l’assemblea a inviare una protesta contro la mancata applicazione del decreto governativo volto ad alleviare le difficoltà del credito per il piccolo commercio. Si ricava da questi due interventi l’impressione di una linea politica già chiaramente definita che verrà poi attuata a Colonia: nel momento in cui le forze dell’ordine sono in difficoltà ma le forze rivoluzionarie non sono ancora consolidate, unico compito dei rivoluzionari non è tanto quello di battersi per rivendicazioni salariali o per migliori condizioni del lavoro, ma di impedire il ricomporsi del fronte conservatore, allargare le alleanze del proletariato, salvare la repubblica democratica, cioè la forma politica più adatta all’organizzazione del proletariato in vista della battaglia finale con la borghesia”” (M.S.) O’Brien precursore socialista (pag CXI-CXII) “”Esaminare l’attività dell’ala sinistra dei Cartisti rappresentata da Harney e poi da Jones e l’attività dei Fraternal Democrats esula dal compito che ci siamo posti, perché implica l’approfondimento dei rapporti tra movimento operaio inglese e movimento operaio europeo e, quindi, lo studio di tutta l’attività teorica e pratica che portò alla fondazione della Associazione Internazionale dei Lavoratori. Come abbiamo detto all’inizio, quello che ci è sembrato utile sottolineare qui è il periodo in cui nella classe operaia inglese sorge la coscienza del suo esistere come classe. Non è un caso che i periodici più vivaci siano il “”Poor Man’s Guardian”” e il “”Pioneer””, entrambi degli anni ’30. E sia per l’uno che per l’altro l’interesse è attratto non solo dagli scritti degli intellettuali (O’Brien soprattutto), ma dalla maggior parte di ciò che vi veniva pubblicato, testimonianza di una vivacità e di una presa di coscienza sorprendenti. Nel 1929 Rothstein scriveva: “”(…) 15 anni prima della stesura del ‘Manifesto comunista’, la teoria degli antagonismi di classe e della lotta di classe nella società capitalistica era stata presentata sotto tutti gli aspetti, non in una forma frammentaria, ma in un modo così sistematico da destare ancora oggi stupore e ammirazione. Inoltre queste idee non erano difese da uomini sconosciuti su giornali poco noti, ma dai pubblicisti proletari più notevoli del tempo, i cui nomi erano sulla bocca di tutti, e i cui scritti erano letti dalle masse proletarie””. Sembra improbabile – egli aggiunge – che le idee di un famoso e popolarissimo scrittore come O’Brien non “”abbiano lasciato traccia in Marx ed Engels. Forse un giorno uno storico sarà in grado di offrire qualcosa di più che pure supposizioni su questo argomento”” (Th. Rothstein, op.cit., p. 123). Ora, così com’è chiaro che Marx non poté non conoscere gli scritti di O’Brien sul “”Poor Man’s Guardian”” (anche se i riferimenti che egli fa a O’Brien riguardano soprattutto il periodo successivo al ’48 quando lo scrittore irlandese era slittato su posizioni decisamente riformiste), è però altrettanto chiaro che O’Brien, nonostante i meriti che gli riconosce Rothstein, non riuscì mai “”a risolvere le contraddizioni tra la sua devozione a una rivoluzione alla Robespierre e la sensazione che l’ulteriore sviluppo del capitalismo richiedeva una soluzione diversa da quella proposta dal suo maestro”” (G.D.H. Cole, Chartist Portraits, London, 1965, p. 267). Non è tanto il problema della misura in cui Marx conobbe e utilizzò il pensiero di alcuni teorici proletari suoi precursori che a nostro parere va approfondito, quanto lo studio delle cause che, dopo gli anni ’47-’48, arrestarono il sorprendente sviluppo della classe operaia inglese, a proposito della quale Marx poteva scrivere nel 1878 che essa era ormai solo la coda del Grande Partito Liberale, cioè dei suoi oppressori, dei capitalisti (1)”” [Lucia Zannino, Libertà di stampa e lotta di classe in Inghilterra (1818-1842)] [(in) AA.VV., Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849), Issoco, Roma, 1975] (pag CXI-CXII) [(1) Lettera di Marx a W. Liebknecht dell’11 febbraio 1878 in Marx-Engels, On Britain, Moscow, 1953, pp. 509-510. F. Bedarida (‘Il socialismo inglese dal 1848 al 1871’ in ‘Storia del socialismo’, cit.), riferendosi a recenti studi sul movimento operaio inglese, ritiene eccessivo un giudizio drasticamente negativo sul progresso del socialismo inglese nel terzo venticinquennio del sec. XIX e mette piuttosto l’accento sugli sforzi compiuti in quel periodo verso una democrazia sociale] (Nota: Cercare in n/s emeroteca: A. Soboul, Karl Marx et l’experience révolutionnaire française’, La Pensée n: 36 Mai-June 1951 p.65 e altri saggi su Marx in riviste La Pensee ancora da schedare)”,”ANNx-005″
“BASSO Lelio”,”La teoria dell’imperialismo in Lenin.”,”””E’ possibile, in questa spinta verso l’internazionalizzazione, ipotizzare una fase successiva, quella dell’ultraimperialismo kautskiano, cioè di uno sfruttamento collettivo del mondo ad opera del capitale finanziario internazionalmente coalizzato. Tanto Lenin quanto Bucharin combattono come assurda questa ipotesi kautskiana: in regime capitalistico è solo il grado di potenza di ciascun partner che stabilisce il grado di partecipazione allo sfruttamento collettivo del mondo, e il rapporto di potenza varia continuamente, “”giacché in regime capitalistico non può darsi sviluppo ‘uniforme’ di tutte le singole imprese, trust, rami d’industria, paesi, ecc.””. Per chi non voglia addentrarsi nei misteri dell’avvenire, ma voglia, come giustamente voleva Lenin, tenersi strettamente sul terreno della realtà per potervi operare politicamente, la risposta è giusta, perché nulla poteva esservi di più assurdo, in mezzo all’infuriare della guerra mondiale, che vagheggiare un futuro ultraimperialismo pacifico, anziché combattere con tutta la forza del proletariato rivoluzionario l’imperialismo bellicistico che aveva scatenato la guerra e mandato al macello il proletariato europeo. (…) Anche Lenin considera che la guerra è lo sbocco inevitabile della fase imperialistica a causa dello sviluppo disuguale dei complessi finanziari e degli stati che rende sempre precari gli equilibri raggiunti e spinge e rende necessarie delle redistribuzioni dei mercati che non sono ottenibili se non mettendo alla prova i reali rapporti di potenza, cioè attraverso la guerra.”” (pag 722-723) [Lelio Basso, La teoria dell’imperialismo in Lenin, (in) ‘Annali’ Feltrinelli, 1974, anno 15°, 1973] Secondo Basso Lenin non è il primo a parlare di sviluppo ineguale, altri l’avevano affrontato prima di lui… Otto Bauer ecc. (pag 723)”,”LENS-260″
“BASSO Lelio”,”Giustizia e potere.”,”Relazione conclusiva tenuta da Lelio Basso al ‘Secondo Anno Culturale Chianciano’, settembre 1971. “”Ai sostenitori di una concezione del diritto secondo cui questo sarebbe soltanto espressione della classe dominante, Marx dà la più recisa smentita. Ci sono, è vero, nei testi di Marx, delle frasi a cui ci si può aggrappare per affermare che il diritto e la legislazione sono l’espressione della classe dominante, e che quanto si fa in questo campo non giova che a rafforzare la classe dominante. C’è un brano famoso di Marx, nella ‘Critica del programma di Gotha’, in cui egli dice che il diritto non può essere mai più elevato della configurazione economica e dello sviluppo culturale, da essa condizionato, della società. C’è un brano meno noto della sua autodifesa del ’49, davanti alla corte di assise di Colonia, dove pure si parla del diritto come espressione della società: della società, si badi, non della classe dominante, della società con le sue lotte, con le sue divisioni, con la presenza in essa della classe operaia. Ma la lotta di classe è una lotta che si combatte per il potere, questo lo ha insegnato Marx, e quindi si combatte anche per il diritto. La classe operaia partecipa a queste lotte, e il potere non è un monolite, non è qualche cosa che sia interamente e in blocco al servizio della classe dominante. Il potere è la risultante di uno scontro permanente di forze, nel quale siamo presenti anche noi, come classe operaia, come movimento operaio. E il potere effettivo risulta da questo scontro di forze, e quindi non è interamente al servizio della controparte. Certo, poiché riflette una società in cui i rapporti di forza sono a favore della classe dominante, è soprattutto espressione della classe dominante: ‘soprattutto’ non ‘esclusivamente’. Su questo punto Marx è assolutamente esplicito. Come voi sapete, Marx si è battuto con grande impegno in favore di due conquiste legali in Inghilterra. All’epoca della Prima Internazionale si batté per il diritto di voto, che allora non era universale e che, pur senza diventare universale, fu esteso nel ’67 anche a larghi strati operai, e Marx si vantò che l’Internazionale, che egli dirigeva, era stata l’elemento motore della lotta per l’allargamento del suffragio. L’altra conquista fu la legislazione sulle fabbriche, alla quale egli dedicò delle pagine indimenticabili del ‘Capitale’ e di altri suoi scritti, e che per lui fu un tema fondamentale. Tema fondamentale non solo e non tanto perché quella legislazione migliorava la condizione della classe operaia nelle fabbriche, perché riduceva a 10 le ore di lavoro o perché stabiliva condizioni igieniche e sanitarie migliori, perché diminuiva il lavoro notturno delle donne e dei bambini: questi erano certamente dei miglioramenti; ma non erano l’essenziale. L’elemento essenziale per Marx era che una legislazione di questa natura appariva ai suoi occhi l’intrusione, all’interno del vecchio sistema di leggi, di una logica nuova, di una logica socializzatrice della classe operaia, di una logica socializzatrice delle forze produttive. Nell’indirizzo inaugurale dell’Internazionale nel ’64 dice che la limitazione legale delle giornate di lavoro “”toccava invero la grave controversia fra il cieco dominio delle leggi dell’offerta e della domanda, che costituiscono l’economia politica della borghesia, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che è l’economia della classe operaia””. Non che la legislazione sulla fabbriche fosse già l’economia regolata dalla previsione, ma era un elemento di questa, era un elemento intorno a cui è possibile costruire una logica antagonistica. Aggiungeva perciò che “”la legge delle 10 ore non fu soltanto un grande successo pratico”” perché diminuì la fatica dell’operaio, ma “”fu la vittoria di un principio. Per la prima volta, alla chiara luce del giorno, l’economia politica della borghesia soggiaceva all’economia politica della classe operaia””. Queste poche righe sono, a mio giudizio, l’espressione essenziale del pensiero marxista su questo punto. E ancora: “”Noi consideriamo la riduzione delle ore di lavoro come la condizione preliminare senza la quale tutti gli ulteriori tentativi di miglioramento e di emancipazione abortiranno””. “”Questo può essere compiuto solamente mediante la trasformazione della ‘ragione sociale in forza sociale'”” (…)”” [Lelio Basso, ‘Giustizia e potere’, articolo in rivista ‘Problemi’, n. 31 Gennaio-Marzo 1972] (pag 29) Sul codice napoleonico. “”Il Codice Napoleone, diceva Marx nel ’49, è il riflesso di questa società, ed esprime gl’interessi della classe borghese. Però 41 anni dopo, Engels, in una famosa lettera a Schmidt, disse che la costruzione giuridica del Codice Napoleone era costretta a subire ogni giorno ogni sorta di attenuazioni in conseguenza della forza crescente del proletariato: la lotta del proletariato si trasferisce dunque all’interno della legislazione borghese e la trasforma progressivamente. (….)”” (pag 31)”,”TEOC-679″
“BASSO Lelio”,”Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg. Estratto dalla ‘Introduzione’ al volume di Rosa Luxemburg, ‘La rivoluzione tedesca, 1918-1919′”,”””La società socialista è, per la Luxemburg, una collettività di uomini responsabili che si autogovernano ed è appunto questa interpretazione del socialismo che deriva direttamente da Marx. Non c’è bisogno di ricorrere agli scritti giovanili di Marx per trovarne la conferma, perché quest’idea di un uomo cosciente e responsabile sottende tutta l’opera marxiana. Si ricordi l’accenno alla differenza fra l’ape e l’architetto: l’ape può costruire anche un alveare architettonicamente perfetto, ma la superiorità dell’uomo, anche del peggiore architetto, sta nel fatto che l’architetto costruisce nel suo cervello prima di costruire materialmente, che egli cioè è un essere dotato di una volontà cosciente e responsabile che domina la sua attività creatrice. E, al contrario, quello che costituisce l’aspetto più degradante della società capitalistica, non è lo sfruttamento economico del lavoro operaio, ma il fatto che l’operaio è condannato a un lavoro parcellare, che il risultato d’assieme può addirittura sfuggirgli completamente, che egli non costruisce più nel suo cervello prima che nella realtà, che non padroneggia più la sua attività creatrice, che è ridotto al rango di un semplice congegno meccanico dominato dall’esterno. Questa soggezione dell’uomo e della sua attività creatrice a una volontà e a una decisione esterna, questa privazione della responsabilità personale della capacità autonoma di partecipazione e decisione, questa rimane per Marx la suprema offesa che il capitalismo infligge all’uomo, per cui solo nel comunismo egli vedrà la piena realizzazione dell’uomo. In una risposta, sia pure scherzosa, data a un questionario postogli dalle sue figlie, egli dice che la sua idea dell’infelicità è la sottomissione, che il difetto che gl’ispira maggiore avversione è la servilità, che uno dei suoi due eroi preferiti è Spartaco, e uno dei suoi tre poeti preferiti è Eschilo, il cantore di Prometeo, che lo stesso Marx aveva chiamato “”il più nobile dei santi e dei martiri del calendario filosofico”” e di cui ricordava nella sua tesi di dottorato le parole rivolte al messaggero di Zeus: “”Io, t’assicura, / non cangerei la mia misera sorte / con la tua servitù. Meglio d’assai / lo star qui ligio a questa rupe io stimo, / che fedel messaggero di Giove””. La rivoluzione socialista rappresenta appunto per Marx la aspirazione a liberare l’umanità da ogni forma d’alienazione, di feticismo, di reificazione, di dominio del prodotto sul produttore, a fare cioè di ogni uomo un soggetto partecipe e cosciente del destino comune, anziché, oggetto dominato dall’esterno (dal passato, dall’ideologia, dalla merce, dal padrone, dai rapporti sociali, dal potere estraneo, dalla burocrazia, dall’organizzazione, ecc.). Il superamento delle differenze fra città e campagna, fra lavoro intellettuale e materiale sono viste in questa direzione. L’affermazione che l’emancipazione del proletariato debba essere opera del proletariato stesso, e di un proletariato cosciente, affermazione spesso ripresa da Rosa Luxemburg, va nella stessa direzione”” [Lelio, Basso, Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg. Estratto dalla ‘Introduzione’ al volume di Rosa Luxemburg, ‘La rivoluzione tedesca, 1918-1919’, 2016 ca.]”,”LUXS-067″
“BASSO Lelio”,”L’utilizzazione della legalità nella fase di transizione al socialismo.”,”Testo della relazione presentata al Simposio sulla transizione al socialismo e l’esperienza cilena, tenutosi a Santiago dal 17 al 23 ottobre 1971 su iniziativa del Ceren (Centro de Estudios de la Realidad Nacional), organo dell’Università cattolica di Santiago e del Ceso (Centro de Estudios Socioeconomicos) dell’Università statale di Santiago. Per ragioni di tempo (1h e mezza) al convegno fu letto solo un riassunto della relazione. “”Del pari mi riesce incomprensibile l’affermazione di Sweezy che non si trovino passi di Marx «che siano specificamente indirizzati al problema della capacità o della preparazione del proletariato a costruire una società socialista», per cui sia necessario ricorrere alla teoria leniniana della coscienza apportata dall’esterno. Va osservato innanzi tutto che non si trattoa di una teoria leniniana: l’affermazione contenuta nel ‘Che fare?’ è tratta di peso da un articolo di Kautsky della “”Neue Zeit””; ed è noto che Kautsky fu un travisatore e non un interprete autentico di Marx (5). Per contro i passi di Marx e di Engels in senso contrario sono innumerevoli. «… (pag 822-823-824) Testo della relazione presentata al Simposio sulla transizione al socialismo e l’esperienza cilena, tenutosi a Santiago dal 17 al 23 ottobre 1971 su iniziativa del Ceren (Centro de Estudios de la Realidad Nacional), organo dell’Università cattolica di Santiago e del Ceso (Centro de Estudios Socioeconomicos) dell’Università statale di Santiago. Per ragioni di tempo (1h e mezza) al convegno fu letto solo un riassunto della relazione. “”Del pari mi riesce incomprensibile l’affermazione di Sweezy che non si trovino passi di Marx «che siano specificamente indirizzati al problema della capacità o della preparazione del proletariato a costruire una società socialista», per cui sia necessario ricorrere alla teoria leniniana della coscienza apportata dall’esterno. Va osservato innanzi tutto che non si tratta di una teoria leniniana: l’affermazione contenuta nel ‘Che fare?’ è tratta di peso da un articolo di Kautsky della “”Neue Zeit””; ed è noto che Kautsky fu un travisatore e non un interprete autentico di Marx (5). Per contro i passi di Marx e di Engels in senso contrario sono innumerevoli. «I socialisti e i comunisti sono i teorici della classe proletaria. ‘Finché il proletariato non si è ancora sufficientemente sviluppato per costituirsi in classe’, e di conseguenza la stessa lotta del proletariato con la borghesia, non ha ancora assunto un carattere politico (…) ‘questi teorici non sono che utopisti’, i quali (…) improvvisano sistemi e rincorrono chimere di una scienza rigeneratrice. ‘Ma a misura che la storia progredisce, e che con essa la lotta del proletariato si profila più netta, essi (…) devono solo rendersi conto di ciò che si svolge davanti ai loro occhi e farsene portavoce» (6). «Gli operai cominciano col formare coalizioni contro i ‘borghesi’, e si riuniscono per difendere il loro salario. Fondano persino associazioni permanenti per approvvigionarsi in vista di quegli eventuali sollevamenti. Qua e là la lotta prorompe in sommosse. Ogni tanto vincono gli operai; ma solo transitoriamente. ‘Il vero e proprio risultato delle loro lotte non è il successo immediato ma il fatto che l’unione degli operai si estende sempre più’. Essa è favorita dall’aumento dei mezzi di comunicazione prodotti dalla grande industria, che mettono in collegamento gli operai delle differenti località. ‘E basta questo collegamento per centralizzare in una lotta nazionale, in una lotta di classe, le molte lotte locali che hanno dappertutto uguale carattere. Ma ogni lotta di classe è lotta politica» (7). «Per la vittoria finale delle tesi proposte nel ‘Manifesto’, Marx ‘confidava esclusivamente e unicamente in quello sviluppo intellettuale della classe operaia, che non poteva non derivare dall’azione comune e dalla discussione» (8). «L’emancipazione della classe operaia deve essere l’opera della classe operaia stessa» (9). «L”Internazionale’ venne fondata per porre in luogo delle sette socialiste o semisocialiste la vera organizzazione della classe operaia per la lotta. Tanto gli statuti originari quanto l’Indirizzo inaugurale lo mostrano a prima vista. D’altra parte l’Internazionale non avrebbe potuto affermarsi se le sette non fossero già state distrutte nel corso della storia. Lo sviluppo delle sette socialiste e quello del vero movimento operaio sono sempre in proporzione inversa. Sino a che le sette hanno una giustificazione (storica), la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. ‘Non appena essa giunge a questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie’ (…). E la storia dell’Internazionale è stata una ‘lotta continua del Consiglio Generale’ contro le sette e gli esperimenti dilettanteschi, che cercavano di prevalere sul movimento reale della classe operaia nell’interno stesso dell’Internazionale» (10). Si veda anche il preambolo al ‘Questionario’ preparato da Marx e pubblicato nella «Revue Socialiste» del 20 aprile 1880, dove parlando degli operai Marx dice che «’essi soltanto e non dei salvatori provvidenziali possono applicare energicamente i rimedi alle miserie sociali di cui soffrono». Come risulta chiaramente da questi testi, e dai molti altri che si potrebbero citare, è attraverso la lotta generalizzata della classe operaia della classe operaia che si forma la coscienza di classe e, cioè, la classe acquista maturità e dimensione politica. Da quel momento, i teorici, che prima erano utopisti, diventano dei semplici portavoce, e le sette scompaiono per far posto al movimento reale della classe. E’ questo processo che Marx definisce ‘geschichtliche Selbsttätigkeit’, cioè capacità creativa storica della classe operaia. E circa la possibilità di apportare agli operai la coscienza dall’esterno, che equivale ad attribuire agli intellettuali la capacità di educare il proletariato, basta ricordare la III glossa a Feuerbach: «La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l’una è sollevata al di sopra di essa [società]. La coincidenza del variare delle circostanze dell’attività umana, o autotrasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come ‘prassi rivoluzionaria’». Non solo, ma Marx ha anche spiegato la ragione storica per cui la classe operaia può dare questi «uomini nuovi», che giustamente Sweezy ritiene indispensabili per fondare e gestire la nuova società: «Noi sappiamo che le forze nuove della società reclamano degli uomini nuovi che le padroneggino e facciano render loro un buon servizio. ‘Questi uomini nuovi sono gli operai’ (…). Gli operai inglesi sono i figli primogeniti dell’industria moderna. Essi non saranno certo gli ultimi ad aiutare la rivoluzione sociale provocata da quest’industria, una rivoluzione che significa l’emancipazione della loro classe in tutto il mondo, che è così universale come lo è il dominio del capitale e la schiavitù salariale» (11)’ [Lelio Basso, ‘L’utilizzazione della legalità nella fase di transizione al socialismo’, (in) ‘Problemi del socialismo’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971] [(5) «La coscienza socialista è quindi un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall’esterno, e non qualche cosa che ne sorge spontaneamente» (K. Kautsky, Die Revision des Programms der Sozialdemokratie in Oesterreich’, in ‘Die Neue Zeit’, XX, 1901-1902, n. 1). E’ noto che Lenin subì grandemente l’influenza della socialdemocrazia tedesca e che fino alla vigilia del 1914 non si accorse delle sue tendenze opportunistiche. Non è un caso del resto che lo stesso ‘Che fare?’ si apra con una citazione di Lassalle, come non è un caso che ancora nel 1905 Lenin scriva: «Dove e quando ho preteso di creare nella socialdemocrazia internazionale una tendenza particolare, ‘non identica’ a quella di Bebel e di Kautsky? (…) La completa solidarietà della socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale in tutte le grandi questioni di programma e di tattica è un fatto assolutamente incontestabile» (‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, in ‘Opere complete’, IX, Editori Riuniti, Roma, 1960, p. 57); (6) ‘Miseria della filosofia’, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp. 106-107; (7) ‘Manifesto del Partito Comunista’, Einaudi, Torino, 1948, p. 104; (8) F. Engels, ‘Prefazione all’edizione tedesca del 1890’ del ‘Manifesto del Partito Comunista’, cit., p. 294; (9) ‘Indirizzo inaugurale e statuti provvisori dell’Associazione internazionale degli operai’, in ‘Opere’, cit., p. 763; (10) ‘Lettera di Marx a F. Bolte del 23 novembre 1871’, in ‘Opere’, cit. p. 761; (11) ‘Discorso nell’anniversario del «People’s Paper», in «People’s Paper» del 19 aprile 1856, ora in Mew, XII, p. 4 (corsivo nostro)] (pag 822-823-824)”,”TEOC-680″
“BASSO Lelio”,”Marxismo e religione (Impegno cristiano e scelta rivoluzionaria) / Cristianesimo e marxismo (Argomenti).”,”Citazione posta in apertura rivista: “”La morale per me è questa: che abbiamo enormemente ‘da fare’ e prima di tutto enormemente ‘da studiare’ (Rosa Luxemburg) Engels condanna i blanquisti: ‘non si può abrogare la religione per mezzo di un decreto’ “”Il primo punto – addirittura ovvio per dei marxisti – è che la religione è un fenomeno storico e sociale: il marxismo non conosce altra realtà (anche la natura interessa il marxismo in quanto oggetto della prassi). «’L’uomo fa la religione’ e non la religione l’uomo (…). Ma ‘l’uomo’ non è un essere astratto, isolato dal mondo. L’uomo è il ‘mondo dell’uomo’, lo Stato, la società» (1). «Feuerbach non vede dunque che il “”sentimento religioso”” è esso stesso un prodotto sociale e che l’individuo astratto, ch’egli analizza, appartiene ad una forma sociale determinata» (2). Come nasce storicamente questa religione? Come si produce questo fenomeno sociale? Anche qui la risposta di Marx è nota. La religione è il frutto delle contraddizioni terrene. L’uomo non è in grado di risolvere queste contraddizioni, dissocia la realtà umana e proietta fuori del mondo un momento di questa realtà: «che il fondamento mondano si distacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisse ed indipendente, è da spiegarsi con l’auto-contraddittorietà di questo fondamento mondano» (3). Non si tratta quindi, come predicava l’anticlericalismo volgare, di impostura, ma di un fenomeno che una sua radice nella realtà, nelle contraddizioni non risolte della realtà. E questo significa anche che non avrebbe senso per un marxista pretendere di fare sparire la religione combattendola sul terreno razionale e, tanto meno, combattendola con la violenza e con la repressione. Da un punto di vista marxista si può pensare ad una scomparsa del fenomeno religioso solo dopo che saranno eliminate le cause che hanno generato il fenomeni; cioè le contraddizioni cui abbiamo fatto riferimento (4)”” (pag 6-7) [Lelio Basso, Marxismo e religione (Impegno cristiano e scelta rivoluzionaria), Problemi del Socialismo, Roma, 1972] [(1) ‘Introduzione a ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, in ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 57; (2) ‘Tesi su Feuerbach’, in ‘Opere scelte’, cit., p: 190; (3) Ibidem, pp: 188-189; (4) «Il ‘riflesso religioso’ del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione, si toglie dal suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga, si richiede un fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali di esistenza che a lor volta sono il prodotto naturale originario della storia di uno svolgimento lungo e tormentoso» (K. Marx, Il Capitale, I, Editori Riuniti, Roma, 1964, pp. 111-112). «E quando questa azione sarà compiuta, quando la società, mediante la presa di possesso e l’uso pianificato di tutti i mezzi di produzione, avrà liberato se stessa e tutti i suoi membri dall’asservimento in cui essi sono mantenuti al presente da questi mezzi di produzione prodotti da loro stessi, ma che si ergono di fronte a loro come una prepotente forza estranea, quando dunque l’uomo non più semplicemente proporrà, ma anche disporrà, allora soltanto sparirà l’ultima forza estranea che oggi ha ancora il suo riflesso religioso nella religione e conseguentemente sparirà anche lo stesso riflesso religioso, per la semplice ragione che non ci sarà più niente da rispecchiare» (F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 337). Perciò Engels condanna l’atteggiamento dei blanquisti che vogliono «abrogare dio, come nel 1793, per mezzo di un decreto» e «tramutare la gente ‘par ordre du moufti’ in atei», senza rendersi conto «che si può comandare molto sulla carta, senza che all’ordine segua l’esecuzione e in secondo luogo che le persecuzioni sono il miglior mezzo per favorire le convinzioni invise!» (‘Programma dei blanquisti profughi della Comune’, in Marx-Engels-Lassalle, ‘Opere’, IV, ‘Cose Internazionali estratte dal Volkstaat’, Milano; 1914, p. 37). Il fatto che la religione non possa essere eliminata con la violenza, ma che possa scomparire soltanto con la scomparsa delle condizioni storico-sociali che l’han generata, non significa peraltro che la scomparsa di queste condizioni porti immediatamente anche alla scomparsa della religione come Marx sembrava ritenere quando scriveva ‘Sulla questione ebraica’ («Affermiamo che essi sopprimeranno la loro limitatezza religiosa non appena avranno soppresso i loro limiti terreni» (‘Opere’, cit., p. 81), perché il rapporto fra struttura e sovrastruttura non è mai meccanico e le sovrastrutture acquistano un grado di vitalità autonoma che ne permette la sopravvivenza al di là delle cause che le han generate””] Il secondo articolo di Basso è la presentazione (gennaio 1972) del libro di Carlos Alberto Libanio Christo ‘Dai sotterranei della storia’ a cura di Linda Bimbi (Milano; 1971), padre dominicano rinchiuso in un carcere brasiliano. “”Esiste in me un senso di giustizia che non mi permette di accettare tutto questo come un fenomeno normale, giusto, vero. La ragion d’essere della nostra lotta e del nostro sacrificio la trovo nel piccolo Flavio, nei bambini dei nostri compagni che costituiano una nazione libera solo perché un monarca portoghese lanciò ilgrido dell’indipendenza ai magini di un piccolo fiume”” (p.19) [Brano dell’autore (Carlos Alberto Libanio Christo)]. Sono parole che hanno lo stesso suono di quelle che Babeuf, il martire comunista della repressione termidoriana, scriveva alla moglie e ai figli alla vigilia della sua esecuzione il 24 maggio 1797, dicendo ch’egli andava incontro alla morte perché aveva voluo assicurare la felicità dei suoi figli, ma «non concepivo altro modo di rendervi felici se non attraverso la felicità di tutti»”” (pag 214-215)”,”TEOC-681″
“BASSO Lelio BETTELHEIM Charles CLAUDE Henri COLE G.D.H. DENIS Henri DURET Jean EBELY Louis JUAREZ Claudio LANGE Oskar LUCENAY Michel MOSSE’ Eliane ROBINSON Joan SAUVY Alfred STRACHEY John”,”Conquiste democratiche e capitalismo contemporaneo.”,”La discussione contenuta nel volume è nata in seguito alla pubblicazione del libro di John Strachey ‘Contemporary Capitalism’ (Londra 1956). Strachey, economista e uomo politico laburista presentò nel 1956 al pubblico polacco nel corso di un viaggio in quel paese gli elementi essenziali delle proprie tesi… (pag 5) Contiene tra l’altro: – Il marxismo non è superato dalle statistiche (Lelio Basso) – Il capitalismo di oggi non è più quello del 1929 (Michel Lucenay) – Si sono esaurite le possibilità di sviluppo del capitalismo? (Eliane Mossé) (sull’analisi di Marx sul fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione e la questione della teoria del crollo in Marx) – Note sullo svolgimento del ciclo (Henri Claude) – Validità attuale dell’analisi leninista (C. Bettelheim)”,”TEOC-764″
“BASSO Lelio, a cura di Giuseppe ALBERIGO”,”Scritti sul cristianesimo.”,”Lelio Basso nato a Varazze il 25/12/1903, si laureò in legge nel 1925 e in filosofia nel 1931. Dal 1923 fino alle leggi eccezionali fasciste del 1926 collaborò a Critica Sociale, Rivoluzione Liberale, Conscientia, L’Avanti, Il Caffè, Quarto Stato, cioè a tutta la principale stampa antifascista d’Italia. Nel 1924 fu eletto presidente degli studenti antifascisti milanesi (Gruppo goliardico per la libertà). Nel 1928 assunse la direzione di Pietre, l’ultima rivista culturale antifascista rimasta in Italia. Nell’aprile dello stesso anno fu arrestato e condannato a cinque anni di confino, ridotti a tre in appello. Dopo il ritorno a Milano (1931) fu tra i fondatori e i dirigenti del Centro interno del Partito socialista italiano. Arrestato di nuovo nel 1939, fu internato in campo di concentramento nel 1940, dopo l’entrata in guerra dell’Italia. In questo periodo collaborò a Gioventù cristiana e a L’Appello. Rimesso in libertà (1941) lavorò alla ricostruzione di un movimento socialista rinnovato. Fu tra i fondatori e dirigenti del Movimento di unità proletaria MUP, che nell’agosto 1943 si fuse col PSI, dando vita al PSIUP. Nel giugno 1946 fu eletto membro dell’Assemblea Costituente. Successivamente fu sempre eletto come rappresentante di Milano in Parlamento in tutte le successive legislature.É morto il 16/12/1978.”,”RELC-034-FL”
“BASSO Lelio VILLARI Lucio SANTAMARIA Ulysses e MANVILLE Alain MARRAMAO Giacomo GERRATANA Valentino TELÒ Mario PELINO Antonio Cesare SIMONICCA Alessandro AMATO Sergio MELIS Guido”,”Il leninismo oggi: introduzione al dibattito (Basso); Il concetto di imperialismo in Lenin e il «problema» del capitalismo sviluppato (Villari); Lenin e la transizione (Santamaria e Manville); Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’«estremismo storico» (Marramao); Sui rapporti tra leninismo e stalinismo (Gerratana); Note sul problema della democrazia nella traduzione gramsciana del leninismo (Telò); Il modello «bolscevico» dell’estremismo (Pelino); Metodologia marxiana e leninismo. Su alcuni aspetti teorici del dibattito sul Lenin nella RFT (Simonicca); «Lenin e i Soviet nella rivoluzione russa del 1905» di Alberto Tovaglieri (Amato); «Movimento operaio e storiografia marxista» di Salvatore Sechi (Melis).”,”numero preso da Emeroteca, a fronte di concomitante arrivo in Emeroteca del volume completo e rilegato di ‘Problemi del socialismo’ dell’anno 1976 Tra i saggi: ‘Il modello “”bolscevico”” dell’ Estremismo’ di Antonio Cesare Pellino (riflessioni sulla “”ritirata strategica”” della Nep e ‘l’ultima grande sintesi tattica’ di Lenin, l’ Estremismo, malattia infantile del comunismo’ (pag 187-207) ‘Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’«estremismo storico» (Giacomo Marramao) (97-128)”,”LENS-327″
“BASSO Pietro”,”Amadeo Bordiga, una presentazione.”,”Bordiga, il Pcd’I, Lenin e l’Internazionale. “”È Lenin stesso a organizzarne la partecipazione al II Congresso riservandogli “”un’affettuosa, festosa accoglienza”” (81). Bordiga è soltanto un invitato, ma interviene più volte nei dibattiti, marcando il suo radicale, generale dissenso dai riformisti italiani presenti, accolti a Mosca con immeritatissimi onori. Alla sua iniziativa si deve anche una delle 21 condizioni di ammissione all’Internazionale, la sola non proposta dai bolscevichi, volta a rendere il più difficile possibile la presenza di riformisti camuffati nelle sue file. Bordiga partecipa al II, IV e V congresso dell’Internazionale in maniera attiva e aperta, rifuggendo da ogni sorta di sotterfugio tatticista quando emergono differenze di vedute con l’autorevole direzione dell’Internazionale. Accetta di piegarsi più volte, per disciplina, alle sue decisioni pur non condivise, meritando da Zinoviev il titolo di “”soldato della rivoluzione””. Lo farà fino a quando non vedrà in esse un rischio di completo deragliamento dai principi fondativi del comunismo marxista. La rivoluzione russa, il bolscevismo, l’Internazionale hanno avuto una importanza ‘determinante’ nel processo di formazione di Bordiga e della Sinistra comunista in Italia. Lo si vedrà anche nel secondo dopoguerra. E tuttavia, se si considera la storia dell’Internazionale e il ciclo rivoluzionario del 1917-1923 come una ‘totalità’, vale anche l”inverso’: Bordiga, il Pcd’I, il movimento proletario italiano sono stati una componente viva dello sforzo titanico compiuto da milioni di sfruttati e da centinaia di migliaia di militanti comunisti per aprire la strada ad una nuova epoca storica segnata dal rivoluzionamento dei rapporti politici, economici, sociali capitalistici. Sebbene proprio nel secondo congresso si sia raggiunto il punto massimo di convergenza tra le posizioni di Bordiga e quelle dell’Esecutivo dell’Internazionale, anche in esso nasce una disputa con Lenin intorno al tema del parlamentarismo o anti-parlamentarismo rivoluzionario. Tale circostanza ha generato un’infondata leggenda: che il dissenso che ha opposto in modo sempre più acuto Bordiga e la direzione bordighiana del PCd’I alla direzione dell’Internazionale sia stato incentrato sulla questione della partecipazione alle elezioni ‘versus’ l’astensionismo di principio. Togliatti e soci l’hanno costruita e alimentata per mettere in caricatura la battaglia teorica e politica contro la superstizione, le illusioni, la truffa delle elezioni democratiche, che fu parte integrante dell’opera preparatoria della fondazione del PCd’I. Le cose stanno diversamente. Si potrà dire: certi atteggiamenti di Bordiga, certi suoi scritti dai toni assoluti e generali, e dunque “”di principio””, il suo stesso insistere sull’astensionismo come caratteristica distintiva del suo gruppo, vi hanno contribuito, ‘ed è certamente così’. Lo stesso Bordiga lo ha riconosciuto nel secondo dopoguerra (82). Nondimeno ogni volta che, prima nel PSI, poi nell’Internazionale, Bordiga è costretto a scegliere tra il suo convinto astensionismo attivo e la disciplina di partito che implicava la partecipazione alle elezioni, non ha esitazioni: “”La centralizzazione è il cardine del nostro metodo teorico e pratico: come marxista, prima sono centralista e poi astensionista”” (83). Questo accadeva nel 1919 quando è a capo della frazione comunista astensionista del PSI, l’anno seguente a Mosca, al II Congresso; nel 1921, alla guida del PCd’I, quando sostenne che è giusto partecipare alle elezioni in una fase di reazione politica; nel 1924, quando è all’opposizione dentro il PCd’I, e oltre a condividere la presentazione alle elezioni politiche, definita da lui “”atto politico felicissimo””, impone il rientro dei deputati comunisti in parlamento contro la “”ridicola fase della uscita”” (Aventino) decisa dalla nuova direzione centrista (84)”” (pag 63-64-65-66) [(81) Cfr. G. Pannunzio, ‘Ciò che ho visto nella Russia bolscevica (giugno-settembre 1920), Libreria editrice dell’Alleanza Cooperativa Torinese, Torino, 1921, pp. 13-14; (82) Lo ricorda L. Gerosa nella sua ‘Introduzione’ al IV volume degli ‘Scritti 1911-1926’, cit., nota 40, riportando un passo di Bordiga del 1953: “”La questione posta troppo in generale era difficile, e tutti i comunisti italiani si rimisero alla decisione del II Congresso di Mosca (giugno 1920), essendo chiara la soluzione: in principio, tutti contro il parlamentarismo; in tattica, non bisogna stabilire né la partecipazione sempre ed ovunque, né il boicottaggio sempre ed ovunque””. In effetti il suo discorso “”sulla questione del parlamentarismo”” al II Congresso dell’Internazionale ebbe proprio il difetto di porre la questione “”troppo in generale””, anche se neppure la replica di Lenin fu una delle sue più memorabili; (83) Cfr. A. Bordiga, ‘Scritti 1911-1926’…, vol. V., cit, p. 205; (84) Non a caso il discorso di rientro in parlamento è affidato al bordighiano Luigi Repossi, ed è un discorso così duro ed efficace da provocare un tentativo di assalto fascista all’oratore. Guardando indietro a quegli anni, nelle ‘Tesi caratteristiche del Partito’ del dicembre 1951, Bordiga afferma: “”L’opposizione in seno al Partito Comunista d’Italia e all’Internazionale Comunista non si fondò sulle tesi dell’astensionismo, bensì su altre questioni di fondo””, cit. in S. Saggioro, ‘Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952)’, Edizioni Colibrì, Torino, 2010, p. 363] [Pietro Basso, ‘Amadeo Bordiga, una presentazione’, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2021] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] Testo allegato (dalla Fondazione Bordiga): AMADEO BORDIGA (1889 – 1970) Nasce a Resina (Napoli) da Oreste Bordiga e Zaira Amadei il 13 giugno 1889. Formatosi in un ambiente familiare ed in un contesto sociale ricchi di fermenti intellettuali, morali e politici, ancora studente d’ingegneria a Napoli nel 1910 aderisce alla Federazione Giovanile Socialista, schierandosi immediatamente su posizioni antiriformiste, “antibloccarde” ed antimassoniche. Inizia ad operare, sia sul piano teorico che su quello pratico. per l’emancipazione sociale del proletariato e per l’affermazione del socialismo marxista rivoluzionario. Agisce nel napoletano come organizzatore e propagandista del movimento operaio e difende, a livello nazionale, la funzione “anticulturista” della Federazione, individuando nella partecipazione dei giovani alle agitazioni di classe del proletariato ”il migliore terreno per lo sviluppo della loro coscienza rivoluzionaria” e per la crescita di un autentico “sentimento socialista”, lontano dall’“utilitarismo” capitalistico. Nel 1912 a Napoli, insieme con altri militanti che condividono le sue posizioni, tra cui la sua compagna Ortensia De Meo, e in opposizione alla locale sezione socialista, accusata di riformismo, fonda un circolo significativamente chiamato Carlo Marx, trovandosi così collegato a quella “sinistra” del Partito Socialista Italiano, che intende respingere il tentativo giolittiano-riformista di mettere “Marx in soffitta”, e divenendone presto un esponente di rilievo. Oppostosi già nettamente, su posizioni d’antimilitarismo proletario ed anticoloniale, all’impresa di Libia del 1912, all’inizio del conflitto bellico nel 1914-15, ne denuncia la natura di lotta interstatale borghese per la spartizione dei mercati e delle colonie, individuando, con una prospettiva del tutto controcorrente, un rapporto diretto tra sviluppo della democrazia e tendenza al militarismo. Attraverso combattivi interventi sull’Avanti!, oltre che sul diffuso settimanale della FIGS L’Avanguardia e su Il socialista, nel novembre 1917 propaganda idee internazionaliste e, dopo la rotta di Caporetto e la conseguente diserzione di massa dei proletari-soldati, pone il problema del passaggio all’azione rivoluzionaria. Quasi negli stessi giorni si schiera senza esitazioni a difesa della rivoluzione russa, che considera da subito quale momento di una rivoluzione proletaria internazionale e che dimostra definitivamente al mondo la necessità dell’abbattimento violento dello stato borghese e il superamento della sua forma democratico-parlamentare. Anche per tale ragione, ritiene sia venuto il momento di dar corpo ad una corrente che abbia come compito la formazione di un partito rivoluzionario in Italia: rientra in questo progetto la fondazione a Napoli, nel dicembre del 1918, del settimanale Il Soviet, inteso come “organizzatore collettivo”. Per prendere le distanze dal massimalismo socialista, declamatorio ed inconcludente, sostiene la necessità di astenersi dalle elezioni parlamentari, tesi questa che insieme all’esigenza di separarsi dai riformisti, egli difende al XVI Congresso socialista di Bologna dell’ottobre del 1919, durante il quale la sua posizione risulta minoritaria. Nel 1920 a Mosca, Bordiga concorre in modo sostanziale all’organizzazione della Terza internazionale (o Internazionale Comunista), nel corso del suo Secondo Congresso. Criticato da Lenin per la posizione astensionista, ha tuttavia il suo accordo sulla proposta di aggiungere alle condizioni d’ammissione o di permanenza dei partiti comunisti nell’Internazionale l’espulsione di quei membri che respingono le condizioni e le tesi da essa formulate, il che significa di fatto proporre l’espulsione dei riformisti. Nel gennaio del 1921, al XVII Congresso Nazionale dello PSI a Livorno, quando la maggioranza dei socialisti rifiuta di votare la mozione comunista, i delegati comunisti, con Bordiga alla testa, fondano il Partito Comunista d’Italia (sezione italiana dell’Internazionale Comunista). La scissione dai socialisti sancisce il suo ruolo di direzione, che viene confermato nel marzo dell’anno seguente al Congresso di Roma, pur non essendo egli segretario del partito, carica allora inesistente, ma solo primus inter pares di un gruppo dirigente omogeneo. Guida del PCd’I dal gennaio del 1921 sino all’autunno del 1923, Bordiga dà un fondamentale contributo alla formazione di un partito caratterizzato sia da un alto grado d’unità d’intenti politica e di chiarezza programmatica che da un elevato livello di preparazione teorica e di moralità politica. Schieratosi su posizioni di netta opposizione al movimento e al regime fascista, viene arrestato ed incarcerato nel 1923 e poi confinato dal 1926 al 1929. Contrario a qualsiasi trasformazione del partito in senso socialdemocratico, il che a suo avviso conseguirebbe dall’adozione della tattica del “fronte unico” politico e del “governo operaio” proposta dalla III Internazionale, fortemente critico della “bolscevizzazione” imposta ai partiti comunisti europei dal partito comunista russo, guida, dal 1924, l’opposizione della corrente della “sinistra” all’interno del partito. Denunzia anticipatamente, con grande lucidità teorica e coraggio personale e politico, le degenerazioni staliniane nella pratica del partito comunista russo e dell’Internazionale ed in quella dello stesso partito comunista italiano, in difesa di una concezione della politica aliena da compromessi , da intrighi e carrierismi, ma soprattutto dalla risoluzione con metodi amministrativi dei conflitti politici. Richiede che le questioni russe vengano discusse apertamente e collettivamente da tutti i partiti comunisti in sede d’Internazionale ed individua nella prospettiva staliniana del “socialismo in un solo paese” una deviazione netta dalla teoria e dalla pratica del comunismo rivoluzionario, comportante la subordinazione della politica dell’I.C., quale organizzazione della classe proletaria internazionale, alle esigenze dello stato nazionale russo. L’espulsione dal Partito comunista italiano nel 1930, seguita alla sconfitta della “sinistra” al III Congresso a Lione nel gennaio del ’26 da parte del “centro” gramsciano e allo scontro con la dirigenza staliniana al VI Esecutivo allargato dell’I.C. a Mosca nel febbraio successivo, segna nella vita di Bordiga l’inizio di una diversa fase, caratterizzata da un’intensa attività di studio e di riflessione e, dal 1945, d’attività pubblicistica d’eccezionale rilevanza teorica e politica. Tornato in libertà nel 1929, non ritenendo possibile, data la situazione di riflusso rivoluzionario, costituire una nuova organizzazione partitica comunista al di fuori della Terza internazionale e non intendendo neppure dare vita al suo interno ad una frazione di sinistra organizzata, si dedica all’attività professionale d’ingegnere: lungi dall’essere una fonte cospicua di guadagno, come a lungo si è detto da parte di voci denigratorie dello stesso PCI, tale attività gli permette appena di far fronte alle necessità economiche della vita quotidiana, resa più difficoltosa dal continuo peggioramento delle condizioni di salute della moglie Ortensia De Meo, un tempo figura di primo piano nell’organizzazione socialista femminile, anch’essa, fino ad oggi, travolta in sede politica e storica dall’oblio della memoria che per lungo tempo ha colpito Bordiga. La posizione di Bordiga di fronte al secondo conflitto bellico, per quanto finora c’è dato di sapere, non è mutata: la natura della guerra resta imperialistica e richiede il sabotaggio proletario delle due coalizioni belligeranti, la sconfitta dei paesi capitalisticamente più avanzati offre migliori condizioni per un potenziale sviluppo rivoluzionario del proletariato. Dopo un quindicennio di silenzio, durante il quale non sembra abbia contatto con i suoi seguaci fuoriusciti che hanno dato vita nel 1928 in Francia alla Frazione di sinistra del Partito Comunista d’Italia, dal 1945 al 1952 contribuisce con numerosi scritti all’orientamento della rivista mensile “Prometeo” e del quindicinale “Battaglia comunista” del Partito comunista internazionalista, fondato nel 1942 dai seguaci di Bordiga raggruppati intorno a Bruno Maffi ed Onorato Damen. Nel 1952, dopo la separazione da Damen, aderisce a questo raggruppamento (dal 1965 Partito comunista internazionale), alla cui attività darà sino alla morte un contributo fondamentale, con le relazioni da lui tenute alle Riunioni di partito, pubblicate poi insieme con altri numerosi suoi scritti, tutti in forma anonima, sul quindicinale “ il programma comunista”, diretto da Bruno Maffi. Negli anni del cosiddetto “minoritarismo” politico (1945-70) Amadeo Bordiga si rivela un profondo conoscitore ed interprete controcorrente della teoria marxiana, da lui riproposta come valido strumento di comprensione scientifica della realtà storico-sociale contemporanea e quale fondamento per la ridelineazione del programma del comunismo rivoluzionario: emblematica a tale riguardo è l’analisi da lui condotta delle ragioni del fallimento della rivoluzione in Russia e della struttura economica e sociale dell’ex–Unione sovietica, definita come sistema di capitalismo di stato, del tutto estraneo alla prospettiva marxiana del socialismo. Tale analisi assume la portata di una riconsiderazione globale della tradizionale concezione del capitalismo ed intende essere insieme riproposizione al proletariato internazionale degli obiettivi storici del comunismo marxiano antimercantile, antisalariale ed antiaziendale. Per tutto il periodo che va dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni ’60, insieme all’assiduo impegno politico, Bordiga riprende a svolgere un’intensa attività professionale quale ingegnere edile, contrassegnata insieme da una vasta competenza tecnica e da una profonda moralità sociale, nel corso della quale ricopre la carica di Presidente del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Napoli e che lo vede impegnato nella discussione critica dei progetti per il Piano regolatore di Napoli: dalle soluzioni da lui proposte in merito alle relative questioni urbanistiche ed ambientali emerge una particolare attenzione e sensibilità, anche in quest’ambito fortemente “controcorrente” e in anticipo sui tempi storici, per tematiche sociali ed “ecologiche” affacciatesi, nella cultura della progettazione edilizia ed urbanistica, soltanto in tempi successivi. Attento al ruolo sociale dell’ingegnere, s’impegna anche nella promozione del Sindacato degli ingegneri liberi professionisti. L’apporto da lui dato, senza mai alcun risparmio d’energie, insieme allo svolgimento della sua professione sul piano sociale, all’elaborazione del marxismo quale teoria scientifica e alla causa del comunismo rivoluzionario viene meno alla soglia degli anni Settanta. Bordiga muore a Formia (Latina) il 23 luglio 1970. (a cura di Liliana Grilli per la FONDAZIONE AMADEO BORDIGA) Nota biografica di Luigi Agnello per il Dizionario Biografico degli italiani edito da Treccani http://www.fondazionebordiga.or&#8221;,”BORD-175″
“BASSO Lelio a cura; tre scritti di Rosa LUXEMBURG”,”Socialismo o barbarie. La vita e le idee di Rosa Luxemburg.”,”””La guerra mondiale è una svolta nella storia del mondo. (…) La guerra mondiale ha cambiato le condizioni della nostra lotta e soprattutto noi stessi. Non nel senso che le leggi fondamentali dello sviluppo capitalistico, la guerra per la vita o per la morte tra capitale e lavoro, abbiano avuto una deviazione o un’attenuazione. Già ora, a metà della guerra , cadono le maschere e ci riappare il gigno dei vecchi lineamenti ben conosciuti. Ma il ritmo dell’evoluzione ha avuto un impulso potente dall’eruzione del vulcano imperialista (…). Storicamente questa guerra era destinata a dare una spinta in avanti alla causa del proletariato. (…) E poi venne l’inaudito, il fatto senza esempi, il 4 agosto 1914. Doveva accadere tutto ciò? Un avvenimento di tale portata non è certamente uno scherzo del caso. Esso deve provenire da cause obiettive che hanno radici profonde e lontane. Ma queste cause possono consistere anche negli errori della guida del proletariato, la socialdemocrazia, nel venir Meno della nostra volontà di combattere; del nostro coraggio, della fedeltà ai nostri convincimenti. Friedrich Engels dice una volta: la società borghese si trova davanti a un dilemma, o progresso verso il socialismo o regresso nella barbarie. Che cosa significa «regresso nella barbarie» al grado ora raggiunto dalla nostra civiltà europea? Finora tutti noi abbiamo letto e ripetuto senza pensarci queste parole, senza sospettare la loro terribile gravità. Uno sguardo intorno a noi in questo momento ci dimostra che cosa significa un regresso della società borghese nella barbarie. Questa guerra mondiale – ecco un regresso nella barbarie. Il trionfo dell’imperialismo porta all’annientamento della civiltà (….). Noi ci troviamo oggi dunque, proprio come Friedrich Engels aveva presagito una generazione addietro, quarant’anni fa, davanti alla scelta: o trionfo dell’imperialismo e crollo di tutta la civiltà come nell’antica Roma, spopolamento, distruzione, degenerazione, un grande cimitero, oppure vittoria del socialismo, cioè dell’azione cosciente di lotta del proletariato internazionale contro l’imperialismo e il suo metodo: la guerra”” (pag 51-52) [da ‘La crisi della socialdemocrazia’ (1916) (in) ‘Socialismo o barbarie. La vita e le idee di Rosa Luxemburg’, Edizioni E/O, Roma, 2021]”,”LUXD-134″
“BASSO Pietro CAVICCHIOLI Gian Giacomo FATICA Michele GEROSA Luigi ORSOMARSO Vincenzo PANACCIONE Andrea”,”Partito comunista d’Italia 1921-2021. Atti del convegno a cento anni dalla nascita del PCd’I.”,”Michele Fatica Luigi Gerosa, ‘Prelogomeni alla fondazione del Partito comunista d’Italia: tre periodici gestiti da Amadeo Bordiga (1913-1918) contro la guerra e per la rivoluzione proletaria mondiale’ Luigi Gerosa, ‘Presentazione del IX volume degli Scritti 1911-1925 di Amadeo Bordiga. All’opposizione nel partito e nell’Internazionale Pietro Basso, ‘L’internazionalismo di Amadeo Bordiga: una lezione per l’oggi’ Gian Giacomo Cavicchioli, ‘Bordiga e la fondazione del Pcd’I’ Andrea Panaccione, I congressi della scissione (1920-1921): Halle, Tours, Livorno Vincenzo Orsomarso, ‘Bordiga di fronte al fascismo’ “”Fra Caporetto e Rivoluzione bolscevica in progresso non rimase inerte il Partito socialista italiano, unico in Europa, ad avere rifiutato l’approvazione dei crediti di guerra. Il 17 novembr 1917 ebbe luogo a Firenze una riunione segretissima del partito convocata da Costantino Lazzari. Alla riunione erano stati chiamati Giacinto Menotti errati, direttore dell’Avanti!, Amadeo Bordiga, direttore dal mese di luglio 1917 dell’ Avanguardia’, organod della Federazione giovanile, Antonio Gramsci, direttore del ‘Grido del popolo’. Lo scopo era una pressione fortissima sul governo attraverso la stampa, o di quello che sulla stampa socialsita riusciva a sfuggire la censura, in aggiunta alle richieste della Lega degli amministratori socialisti, organizzati dallo stesso Lazzari, per una pace immmediata senza vincitori e senza annessioni, riproponendo ancora una volta l’appello di Zimmerwald, sottoscritto da tutti i dirigenti socialisti europei contrari alla guerra, compreso Lenin”” (pag 124)”,”BORD-178″
“BASSO Michele”,”Dalla società plurale allo stato delle masse. Filosofia politica e sociologia in Emil Lederer (1882-1939).”,”Emil Lederer (1882-1939) è stato un sociologo ed economista tedesco di origine boema. Si è formato all’Università di Vienna e ha insegnato a Heidelberg, Tokyo e Berlino. Durante il suo periodo come direttore dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik (1921-1933), ha contribuito significativamente alla ricerca sociale e politica. Tuttavia, a causa delle sue idee socialiste e delle sue origini ebraiche, è stato sospeso dall’insegnamento con l’avvento del nazismo. In seguito, Lederer è emigrato negli Stati Uniti, dove ha contribuito a fondare la “University in Exile” presso la New School a New York City (f. copil.) “”Ove c’è società, c’è pluralità. È questa la convinzione profonda di Lederer che attraversa gran parte della sua opera””. (pag 109) “”Come si è visto nel capitolo precedente, a seguito del grande rivolgimento prodotto dalla prima guerra mondiale, il Lederer che attraversa l’età della Repubblica di Weimar è ancora convinto di poter rintracciare una pluralità dell’ordine politico e sociale in una nuova forma di organizzazione, in cui l’economico e il politico si intrecciano fino a confondersi, e in cui i sindacati assumono un ruolo primario. Tuttavia, gli viene il dubbio che la guerra possa aver aperto le porte anche a una possibilità differente, e molto più problematica: quella che vi possa essere una politica fondata solo sul rapporto tra una ristretta élite e grandi masse amorfe, non internamente strutturate. Un ordine privo di pluralità, dominato da un comando proveniente dall’alto, da forme sofisticate di propaganda, e da un’obbedienza istintuale, emotiva proveniente da un insieme di individui privi di ogni forma che non sia quella irriducibile del proprio corpo individuale. Questo dubbio sarà poi destinato tragicamente a diventare realtà. Il Lederer esiliato, decano dell’università in esilio, fornirà proprio questa interpretazione pionieristica del cosiddetto Stato totalitario: uno Stato che, fondandosi solo sul rapporto tra il leader e la massa amorfa, ha distrutto ogni pluralità, e con essa ha distrutto la società”” (pag 110)”,”TEOS-010-FGB”
“BASSOLINO Antonio”,”Mezzogiorno alla prova,. Napoli e il Sud alla svolta degli anni Ottanta.”,”Antonio Bassolino [ segretario regionale campano e membro della Direzione del PCI. Collabora assiduamente a varie riviste e giornali, tra cui: Rinascita e l’Unità.”,”ITAS-029-FL”
“BASTIAT Federico”,”Armonie economiche.”,”Statalismo. “”E qui si può segnare l’ origine e l’ importanza di quell’ errore, il più funesto che mai abbia infettata la scienza e che consiste a confondere la società e il governo, – la società, quel tutto che abbraccia ad un tempo i servizi privati ed i servizi pubblici, e il governo, quella frazione nella quale non entrano che i servizi pubblici. Quando per mala ventura, seguendo la scuola di Rousseau e di tutti i repubblicani francesi suoi adepti, si adoperano indifferentemente le parole governo e società, si decide implicitamente ed anticipatamente, senza esame, che lo Stato può e deve assorbire l’ attività privata tutta quanta, la libertà, la responsabilità individuali; si decide che l’ ordine sociale è un fatto contingente e convenzionale al quale la legge dà l’ esistenza, si decide l’ onnipotenza del legislatore e la decadenza dell’ umanità. Infatti noi vediamo i servizi pubblici, in cui l’ azione governativa si estende o si restringe secondo i tempi, i luoghi, le circostanze, dal comunismo di Sparta o delle missioni del Paraguay fino all’ individualismo degli Stati Uniti, passando per l’ accentramento francese.”” (pag 533-534)”,”ECOT-088″
“BASTIAT Frédéric”,”Oeuvres complètes de Frédéric Bastiat. Tome troisième. Cobden et la ligue ou l’agitation anglaise pour la liberté des échanges.”,”Cobden Richard (1804-1865). Industriale di Manchester, liberale libero-scambista, uno dei fondatori della Lega contro le leggi sul grano. Frédéric Bastiat (Bayonne, 30 giugno 1801 – Roma, 24 dicembre 1850) è stato un economista e scrittore francese, filosofo politico liberale. Biografia. Considerato attualmente molto vicino alle odierne posizioni libertarian, Bastiat nacque a Bayonne, in Aquitania, Francia. All’età di 9 anni perse i genitori, e a 16 anni lasciò al scuola per continuare l’attività della sua famiglia come esportatore. L’economista Thomas DiLorenzo sostiene che questa attività ha influito enormemente sulle future teorie economiche di Bastiat. La sua carriera di economista iniziò solo nel 1844, e durò molto poco, data la sua morte per tubercolosi nel 1850. Durante il suo viaggio sul territorio francese divulgò le idee liberali. Morì a Roma il 24 dicembre 1850. Sul letto di morte defininì Gustave de Molinari come suo erede spirituale. Il pensiero [modifica] Si può certamente considerare Bastiat come uno dei più importanti pensatori liberali del XIX secolo, se non di tutta la storia, e possiamo trovare in lui le basi per il pensiero economico della futura scuola austriaca e libertarian. Considerava il diritto naturale e l’utilitarismo due facce della stessa medaglia. Certamente Bastiat non può essere inserito nella diatriba anarchici-miniarchici, tipica del mondo libertarian, data la sua morte avvenuta ben prima della nascita di queste distinzioni, ma sicuramente può essere inserito nel filone del classical liberalism. Considerava lo Stato inevitabile nella pratica, anche se concentrò tutti i suoi sforzi nel tentativo di dimostrare come qualsiasi intervento statale nella vita dei singoli privati sia inefficiente, economicamente svantaggioso e fortemente immorale. Sosteneva che l’unico compito del governo è quello di proteggere i diritti di ogni individuo, ossia vita, libertà e proprietà. Date le sue teorie fortemente liberali, viene considerato da molti il precursore della Scuola austriaca.”,”UKIS-020″
“BASTIAT Federico”,”Armonie economiche.”,”Federico Bastiat (Bayonne 30 giugno 1801 – Roma 24 dicembre 1850) è stato un economista e scrittore francese filosofo della politica di ispirazione liberale. Nel 1848 è stato eletto deputato delle Landes all’Assemblea costituente della Seconda Repubblica francese.”,”ECOT-240-FL”
“BASTID Marianne BERGERE M.C. CHESNEAUX Jean”,”La Cina. Volume secondo. Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito Comunista cinese 1885 – 1921.”,”Marianne BASTID e Marie Claire BERGERE sono entrambe Chargée de recherche al CNRS.”,”CINx-063″
“BASTON Lewis”,”Reggie. The Life of Reginald Maudling.”,”Lewis Baston è uno storico contemporaneo i cui libri includono ‘Sleaze: The State of Britain’ e coautore di ‘Polico’s Guide to the General Election. Ha collaborato con Anthony Seldon alla biografia di Major: ‘Major: A Political Life’. Vive a Londra. Reginald Maudling (7 marzo 1917 – 14 febbraio 1979) era un politico britannico che ricopriva diversi incarichi di governo, incluso il Cancelliere dello Scacchiere . Dal 1955 fino alla fine degli anni ’60, fu visto come un potenziale leader conservatore , e due volte fu seriamente considerato per il posto; è stato il principale rivale di Edward Heath nel 1965. Ha anche ricoperto incarichi direttivi in diverse società finanziarie britanniche. Come segretario dell’ interno, è stato responsabile della politica dell’Irlanda del Nord del governo britannico durante il periodo che includeva la Bloody Sunday nel 1972. Poco dopo lasciò l’incarico a causa di uno scandalo avvenuto in una delle società di cui era dirigente (wikip).”,”UKIx-136″
“BASU Kaushik”,”Elé belé. L’India e le illusioni della democrazia globale.”,”K. Basu è uno dei maggiori studiosi mondiali di economia dello sviluppo. Contiene il capitolo: ‘La sinistra indiana e l’economia moderna’ (pag 148-) “”So che gli industriali inglesi intendono dotare l’india di ferrovie al solo scopo di estrarre a costi decrescenti (…) le materie prime per i loro processi produttivi. Ma una volta introdotte le macchine nella locomozione di un paese (…) diventa impossibile impedirne la fabbricazione (…). Il sistema ferroviario diventerà dunque il vero antesignano dell’industria moderna”” (Marx, 1853) (pag 70)”,”INDE-001-FC”
“BATAILLE Georges, a cura di Sergio FINZI”,”Critica dell’occhio.”,”Contiene il capitolo: ‘La struttura psicologica del fascismo’”,”TEOS-017-FV”
“BATAILLON Marcel SAINT-LU André”,”El padre Las Casas y la defensa de los indios.”,”Il prete sevigliano Bartolomé de LAS CASAS (1474-1566) è stato accusato di essere un nemico della Spagna ma al contrario la sua memoria è venerata in America Latina. LAS CASAS ha posto il problema dei diritti dei colonizzati e denunciato il genocidio o etnocidio della politica coloniale. Gli autori BATAILLON e SAINT-LU sono studiosi della Spagna.”,”SPAx-043″
“BATINI Carlo”,”Le basi dell’informatica. Concetti e metodi per usare bene i calcolatori.”,”Carlo Batini (Pescara, 1949) insegna programmazione dei calcolatori elettronici nell’Università di Roma. Oltre a numerose pubblicazioni specialistiche ha scritto testi didattici adottati nelle università.”,”SCIx-066-FL”
“BATINI Paride, collaborazione di Umberto SILVA”,”L’occasionale. Storia di un porto e della sua gente.”,”Paride Batini è nato a Vicopisano (Piso) nel 1934 ed è sempre vissuto a Genova. Entrato giovanissimo in porto ha iniziato verso la metà degli anni 1950 l’attività di lavoratore portuale dapprima come occasionale e, dal 1974 come socio della Compagnia Unica. Responsabile nazionale per la Cgil dei lavoratori occasionali dal 1974, poi consigliere e viceconsole della Compagnia, è stato console dal 1984 e successivamente rieletto alla carica per tre volte (il volume arriva al 1991). Umberto Silva si è occupato di economia politica. Ha pubblicato: ‘Larea socio-economica dell’illusione e dell’errore’ (Stoccolma 1960), ‘World Currency Studies’ (San Francisco, 1975). Ha insegnato econometria nell’Università di Torino, Basilea, Monaco di Baviera, Montpellier. Timbro con dedica e firma di Batini”,”MITT-384″
“BATINI Paride, collaborazione di Umberto SILVA”,”L’occasionale. Storia di un porto e della sua gente.”,”Paride Batini è nato a Vicopisano (Piso) nel 1934 ed è sempre vissuto a Genova. Entrato giovanissimo in porto ha iniziato verso la metà degli anni 1950 l’attività di lavoratore portuale dapprima come occasionale e, dal 1974 come socio della Compagnia Unica. Responsabile nazionale per la Cgil dei lavoratori occasionali dal 1974, poi consigliere e viceconsole della Compagnia, è stato console dal 1984 e successivamente rieletto alla carica per tre volte (il volume arriva al 1991). Umberto Silva si è occupato di economia politica. Ha pubblicato: ‘Larea socio-economica dell’illusione e dell’errore’ (Stoccolma 1960), ‘World Currency Studies’ (San Francisco, 1975). Ha insegnato econometria nell’Università di Torino, Basilea, Monaco di Baviera, Montpellier.”,”LIGU-001-FGB”
“BATLLORI Miquel”,”Cultura e finanze. Studi di storia dei Gesuiti da S. Ignazio al Vaticano II.”,”Omaggio a Padre Pedro ARRUPE L’ ordinato disordine degli Archivi Vaticani. “”Antonio Bonumbre, da Roma verso Mosca, gli chiedeva di fare o di far eseguire indagini nei registri del papa Sisto alla ricerca di nuovi documenti in proposito. Alla lettera in tedesco aggiungeva una nota in italiano che finiva in questo modo: “”Nei regesti di Sisto IV vi devono essere lettere del Papa a Giovanni III di Mosca e istruzioni al Vescovo di Accia, forse ancora altri documenti. Si chiede: in che volume e a che pagina si trovano?””. Per chi conosca la ricchezza e il disordinato ordine dell’ Archivio Vaticano, la richiesta – come ho già detto – non può sembrare che ingenua. Infatti solo dopo serie indagini eseguite in Roma dal Pierling stesso, questi poté pubblicare a Parigi nel 1891 ‘La Russie et l’ Orient: Mariage d’un tsar au Vatican, Ivan III et Sophie Paléologue, rifuso poi nel primo (1896) dei suoi cinque volumi su ‘La Russie et le Saint-Siége’- un’ opera che, centrata nei secoli XV e XVI, darà l’ avvio a molteplici ricerche russo-romane di altri studiosi sui quattro successivi secoli dell’ età moderna e contemporanea””. (pag 349)”,”RELC-206″
“BATRA Ravi”,”Il crack finanziario 1998-1999. Il crollo delle Borse asiatiche e il futuro dell’economia mondiale.”,”Contiene il capitolo 3 (pag 46-88): ‘Il Giappone: il leone malato e all’interno il paragrafo ‘La “”giapponesizzazione”” dell’Asia Sulle radici della crisi del 1989. “”Dopo il 1974, con l’estensione dei titoli di deficit, in Giappone diventò difficile controllare i prezzi dei titoli pubblici. Il debito pubblico aveva raggiunto dimensioni consistenti e il continuo ricorso dello stato ai finanziamenti privati rendeva necessaria la creazione di un mercato per i propri titoli pubblici. Alla fine degli anni Settanta i prezzi dei titoli cominciarono a essere determinati dal mercato. In altre parole, i tassi d’interesse, che vanno in direzione opposta ai prezzi dei titoli, presero a fluttuare. Così si dovette procedere a deregolamentare i tassi d’interesse a lungo termine. Man mano che il Giappone accumulava dollari grazie all’attivo commerciale, venivano eliminati i controlli sugli investimenti esteri. Inoltre, in seguito a reiterate pressioni degli Stati Uniti, la borsa di Tokyo introdusse nuovi prodotti finanziari, che si erano già affermati presso la borsa di New York. Dopo il 1985 vennero deregolamentati anche i tassi a breve. Come era avvenuto in America, le banche giapponesi furono autorizzate a corrispondere interessi più elevati a svariati tipi di conto. Tra il 1975 e il 1985 il settore finanziario cambiò dunque pelle, ma i cambiamenti prepararono le basi per l’economia della bolla che sarebbe emersa di lì a poco. Essi produssero due effetti principali: in primo luogo attirarono i risparmiatori, le aziende e le istituzioni finanziarie verso la borsa, che offriva una quantità di nuovi strumenti e di tentazioni, e poi fecero lievitare il costo dei depositi per le banche. Furono quindi questi due effetti, combinati con la solita speculazione immobiliare, a creare la bolla economica che continuò a crescere fino alla fine del 1989″” (pag 83)”,”JAPE-032″
“BATTAGLI Angela”,”Il movimento operaio nel territorio di Pontassieve dall’ Unità d’ Italia al Fascismo.”,”E’ una tesi di laurea. “”Purtroppo al rinato interesse politico e alla combattitività delle masse operaie i dirigenti politici pontassievesi non sapranno far corrispondere un’ adeguata impostazione di lotta e questo a causa della latente crisi ideologica in atto nelle sezioni, che avrà modo di manifestarsi pienamente in occasione della guerra di Libia. Infatti durante i preparativi per la guerra, alcuni iscritti alla sezione di Pontassieve, capitanati dal “”sindaco massone”” Riccardo Boninsegni, furono subito pronti ad accettarne in pieno le giustificazioni borghesi e ad organizzare nel paese e nelle frazioni dimostrazioni “”guerrafondaie e militaristiche””, mentre gli iscritti alla sezione Sieci protestavano energicamente dalla pagine della Difesa contro il governo d’ Italia e quei membri autorevoli del partito socialista che avevano dato il loro assentimento ad una nuova impresa guerresca e inconsulta avventura coloniale (…)”” (pag 140)”,”MITT-145″
“BATTAGLIA Roberto”,”La seconda guerra mondiale.”,”””Il problema più urgente era come reagire all’ iniziativa militare sovietica che aveva individuato il punto debole delle altrimenti invincibili panzerdivisionen nello “”spazio vuoto”” fra la fanteria e i carri. A tale scopo l’ organico della panzer (giù costituito da una brigata di carri e da una di fanteria) fu radicalmente modificato: diminuito il numero di carri in dotazione a ciascuna di esse da 500 a 350, l’ attenzione si concentrò sulla fanteria motorizzata, che venne trasportata non più su autocarri, ma su mezzi cingolati e blindati; la nuova panzer (un reggimento di carri, due di fanteria) diveniva così un organismo capace di vibrare il colpo, senza che il suo urto inizale si smorzasse nel passaggio dall’ azione dei carri armati a quello della fanteria: Alla “”strategia delle lacune”” instaurata dai sovietici si contrappose quella del “”pugno blindato”” (Mot-Pulk), mirante a risparmiare e a concentrare al tempo stesso i mezzi d’ offesa e di difesa. Inoltre, anche la divisione di fanteria fu resa più “”agile””, diminuendo il numero dei suoi uomini da 12.000 a 8.000.”” (pag 226)”,”QMIS-008″
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della resistenza italiana. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945.”,”””Il primo scontro diretto fra i partigiani e i tedeschi si è risolto a vantaggio di questi ultimi e sembra non solo aver confermato l’ invincibilità dei nazisti, ma anche la tesi fondamentale dell’ “”attesismo””: è impossibile dar vita a un esercito partigiano attivo e numeroso, ma sul momento è necessario limitarsi a un’ opera organizzativa dei suoi quadri futuri, mantenendo gli uomini o la truppa inattivi e lontani dall’ offesa nemica. Tutto quelche si può fare per il momento è sciogliere le formazioni e continuare la guerriglia con piccole squadre di sabotatori esperti. Questa è la tesi che viene esposta, ad esempio, nel convegno di Valle Pesio (fine di gennaio).”” (pag 176) “”Le posizioni dunque assunte da “”Tempi Nuovi”” sono assai avanzate, né si appagano di un generico appello al senso di responsabilità, ma intendono suscitare una coscienza di “”marxista italiano””, insistendo sui caratteri originali che nel nostro paese assume la lotta per il socialismo. Ciò sullo sfondo d’ una presentazione drammatica, non idillica del tema, in cui è ben presente l’ influsso della maggiore personalità culturale cui si richiama il gruppo di “”Tempi Nuovi””, Concetto Marchesi col pessimismo radicale della sua intelligenza, ma anche con l’ ottimismo della sua volontà, con la spregiudicatezza delle sue affermazioni. E del Marchesi è il saggio più importante pubblicato dalla rivista, Ai giovani.”” (pag 367)”,”ITAR-066″
“BATTAGLIA A. CALAMANDREI P. CORBINO E. DE-ROSA G. LUSSU E. SANSONE M. VALIANI L.”,”Dieci anni dopo, 1945-1955. Saggi sulla vita democratica italiana.”,”Saggi di Leo VALIANI Gabriele DE-ROSA Piero CALAMANDREI Achille BATTAGLIA Epicarmo CORBINO Emilio LUSSU Mario SANSONE ‘Legge truffa.’ “”La vera prova del fuoco doveva aversi comunque con le elezioni per la Camera, nel 1953. Nel novembre del 1952 i segretari dei quattro partiti di centro si erano accordati per far svolgere anche le elezioni politiche con il sistema dell’ apparentamento e del premio, inteso però stavolta nel senso che la coalizione che avesse riportato la metà più uno dei voti, avrebbe avuto automaticamente almeno 380 deputati, cioè poco meno dei due terzi del totale dei seggi (che sarebbe poi stato di 590). In caso di mancato raggiungimento del 50.01% si tornava ad applicare la legge elettorale del 1948. L’ esosità del premio di maggioranza, che avrebbe dato alla democrazia cristiana, ove il congegno fosse scattato, la maggioranza assoluta dei seggi, anche soltanto con il 38% dei suffragi, suscitò grande emozione negli altri partiti e nel paese. Essendosi fortemente opposti a siffatto enorme premio, gli ex-deputati azionisti Calamandrei e Codignola e l’ ex-sindaco di Milano Greppi furono estromessi dal partito socialista democratico. Ferruccio Parri uscì dal partito repubblicano. Aluni liberali di sinistra si affiancarono a Corbino, da tempo uscito dal partito, per formare un’ opposizione demcratica. I comunisti e i socialisti opposero al progetto elettorale una rude battaglia ostruzionistica, alla Camera e la Senato.(…)””. (pag 99, Leo Valiani)”,”ITAP-096″
“BATTAGLIA Roberto RAMAT R.”,”Un popolo in lotta. Testimonianze di vita italiana dall’ Unità al 1946.”,”Tra gli autori delle pagine riportate GARIBALDI CARDUCCI MARTINI VILLARI LABRIOLA COLAJANNI COSTA BARZINI PANSERI GIOLITTI D’ANNUNZIO OMODEO UNGARETTI LUSSU TURATI CANCOGNI BISSOLATI GRAMSCI MATTEOTTI GOBETTI SALVEMINI LEVI ROSSELLI NITTI STURZO CROCE LIVIO BIANCO CALAMANDREI REVELI VALIANI. Versi di ‘Addio Lugano bella’, pag 16-17 Colombo, Giuseppe, Sui progressi compiuti nell’ industria delle macchine (pag 17) “”La gravità della situazione economica negli anni immediatamente susseguenti all’ Unità fu affrontata dal governo della Destra storica mediante una politica di spietata pressione fiscale. A costo d’ enormi sacrifici, sopportati specie dalle classi meno abbienti, si riuscì a colmare il disavanzo statale che nel ’61 ascendeva alla cifra, allora paurosa, di 500 milioni. Fu anche merito della Destra storica la costruzione della rete ferroviaria (…)””. (pag 17)”,”ITAA-101″
“BATTAGLIA Roberto”,”Un uomo un partigiano.”,”””Intanto io posso esser certo che a quel gran lavoro mi ci mettevo sempre con una certa pigrizia o malavoglia, quasi rimpiangendo il giorno in cui la storia dell’ arte mi dava tutto il tempo di riflettere fra uno studio e l’ altro e ogni periodo poteva essere il frutto di una lenta osservazione. Qui invece, una volta messa in moto la macchina, dichiarate “”legalmente”” costituite le varie formazioni, si era presi in un moto continuo di ordini, di risposte, di chiarimenti, di avvertenze: una specie di valanga burocratica si riversava sul comando fino a sommergerlo sotto un cumulo di fogli, sparsi un un così breve spazio da rendere disperato il tentativo di riordinarli (….).”” (pag 192)”,”ITAR-078″
“BATTAGLIA Roberto GARRITANO Giuseppe”,”Breve storia della Resistenza italiana.”,”””Perciò le manifestazioni di piazza, sebbene pacifiche, non piacquero ai nuovi dirigenti politico-militari (ma erano poi tanto nuovi, se tra essi era quel Roatta che era stato capo del SIM sotto il fascismo?): il 27 luglio appunto Roatta emanava la famigerata circolare che porta il suo nome, e che vietava ogni assembramento e ordinava di sparare contro la folla “”mirando non in aria, ma a colpire come in combattimento””. Frutto di questo ordini furono i morti di Reggio (nove operai) e i ventitre morti e i settanta feriti di Bari: tra i morti della città pugliese era il figlio giovinetto di Tommaso Fiore, uno dei più strenui antifascisti meridionali, che si recava ad accogliere il padre il quale usciva quel giorno dal carcere!”” (pag 42) “”Le richieste vengono portate a Roma da Giorgio Amendola, ma vengono solo parzialmente accolte. Sciolto è il partito fascista ma immessa nell’ esercito la milizia, promessa soltanto la liberazione dei detenuti politici, negata la libertà di stampa e di organizzazione politica. L’ urto della classe operaia del Nord viene eluso e smorzato nell’ ambiente della capitale, dove i gruppi capeggiati da Bonomi e da De Gasperi, che ora s’affaccia nuovamente alla vita politica, sono tutt’altro che disposti ad assumersi la responsabilitàò di governo perché – come avverte De Gasperi – “”sarebbe un errore accettare la partita passiva”” della situazione e cioè la concusione dell’ armistizio.”” (pag 42-43)”,”ITAR-091″
“BATTAGLIA Roberto”,”La prima guerra d’Africa.”,”””Intanto a Roma Crispi era andato su tutte le furie alla notizia che l’Orero s’era mosso contro i suoi ordini espliciti (tanto da sollecitare dal ministero della Guerra “”i provvedimenti del caso””), appena conosciuto il successo e ricevuto il telegramma dell’Orero in cui quest’ultimo lo informava fra l’altro d’aver recuperato “”una delle mitragliatrici catturate a Dogali da ras Alula””, mutava parere di fronte ai fatti compiuti e “”si felicitava del successo”” con l’Orero il 28 gennaio, comunicandogli subito dopo di restare in Adua in attesa che lo raggiungessero gli sconfitti Makonnen e Antonelli. Ma dov’era dunque “”il senso dello Stato”” che abbiamo già tante volte indicato come essenziale per comprendere la mentalità del Crispi, se si permetteva a un generale di trasgredire così esplicitamente agli ordini del governo? L’episodio è prezioso appunto per chiarire ulteriormente quella mentalità e le sue contraddizioni. Forte in lui senza dubbio il “”senso dello Stato””, ma solo in rapporto ai “”sovversivi”” e ai “”traditori”” d’ogni specie; non verso un generale che aveva conseguito un così brillante successo, che aveva, al di fuori della lettera dei regolamenti, così bene adempiuta la propria missione di tener alta la bandiera italiana. E il Crispi si dimostra inquesta occasione, malgrado la sua apparente energia, dieci volte più debole d’un qualsiasi uomo politico della Destra storica, che mai avrebbe lasciato impunito un simile atto di ribellione alla “”autorità dello Stato”” rigorosamente o logicamente intesa. Di questa sua debolezza è ben conscio l’Orero, quando decide nuovamente per suo conto di tornare indietro e di abbandonare la città santa e gli indigeni alla loro disperata fame e miseria (…). Torna indietro velocemente e a sua giustificazione fa finta d’aver ricevuto ora soltanto il famoso contrordine!”” (pag 406-407) “”Se mi chiedesse quali sono le due battaglie che hanno più influito sulla storia d’Italia degli ultimi duecento anni – ha scritto A.C Jemolo – non esiterei a rispondere: Custoza e Adua””. (risvolto di copertina) BATTAGLIA Roberto è nato a Roma nel 1913. Ha studiato storia dell’ arte. Dopo aver preso parte alla guerra ha partecipato alla Resistenza come comandante della divisione Lunense sulle Alpi Apuane (v. suo libro Un uomo, un partigiano). Libero docento di storia moderna è scomparso prematuramenet ad Ostia nel febbraio 1963. Ha scritto ‘Storia della Resistenza italiana’ (1953) alla cui nuova edizione ha lavorato fino alla morte.”,”ITQM-132″
“BATTAGLIA Mattea BEZAT Jean-Michel BRAFMAN Nathalie CARAMEL Laurence CAROIT Jean-Michel EDELMANN Frederic GASNIER Annie HOPQUIN Benoit LANGELLIER Jean-Pierre LAROCHELLE Jean-Jacques LAUER Stéphane MORTAIGNE Véronique NOUGAYREDE Natalie PARANAGUA Paulo A. TUQUOI Jean-Pierre, redazione”,”Brésil. Un géant s’impose.”,”Redattori BATTAGLIA Mattea BEZAT Jean-Michel BRAFMAN Nathalie CARAMEL Laurence CAROIT Jean-Michel EDELMANN Frederic GASNIER Annie HOPQUIN Benoit LANGELLIER Jean-Pierre LAROCHELLE Jean-Jacques LAUER Stéphane MORTAIGNE Véronique NOUGAYREDE Natalie PARANAGUA Paulo A. TUQUOI Jean-Pierre”,”AMLx-113″
“BATTAGLIA Felice ABBAGNANO Nicola OGGIONI Emilio BANFI Antonio BRUNELLO Bruno CHIODI Pietro GOVI Mario BLOND Richard e E. jr, MASSOLO Arturo PACI Enzo PASTORE Annibale PALUMBO Giovanni RIZZOLI Francesco e VEZZOSI Vasco SEMERARI Giuseppe STEFANINI Luigi TREVES Renato MORPURGO-TAGLIABUE Guido VEDALDI Armando FASSO’ Guido MATTEUCCI Nicola CANESTRARI Renzo PEDRAZZI Luigi LUPORINI Cesare ZANGHERI Renato GALLI Dario MANFERDINI Tina MORRA Gianfranco SANTUCCI Antonio, scritti di”,”Filosofia e sociologia.”,”Dall’intervento di Giovanni Palumbo: “”Marx scoprì il carattere ideologico della filosofia borghese. Ma se è ideologia la filosofia della borghesia sarà pure ideologia la filosofia del proletariato. Come vi sono ideologie conservatrici, così vi sono ideologie rivoluzionarie (K. Mannheim, R. Aron)”” (pag 104) Contiene il saggio di Cesare LUPORINI: ‘Marxismo e sociologia. Il concetto di formazione economico-sociale’ (pag 195-204) Marx… investigò sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti ai rapporti di produzione “”Ma che cosa significa (…), nel marxismo, aver portato la sociologia sul piano della scienza? Significa che solo congiuntamente alla discriminazione essenziale dei rapporti di produzione come struttura della società può aversi un’applicazione non casuale e arbitraria ai fenomeni sociali del «criterio scientifico della reiterabilità». Osservava appunto Lenin: «L’analisi dei rapporti sociali materiali ha subito dato la possibilità di rilevare la reiterabilità e la regolarità, e di generalizzare i sistemi di diversi paesi in un unico concetto fondamentale di ‘formazione sociale’». Tale generalizzazione non urta affatto quel carattere di interezza come lo aveva chiamato Lenin, ossia di totalità (termine hegeliano assai caro a Marx) dei rapporti di produzione effettivamente e storicamente dati, ma anzi lo presuppone: presuppone appunto i «sistemi di diversi paesi». E qui Lenin chiariva: «Soltanto questa generalizzazione ha permesso di passare dalla descrizione (e dall’apprezzamento dal punto di vista dell’ideale) dei fenomeni sociali all’analisi rigorosamente scientifica di tali fenomeni, discriminando, per spiegarci con un esempio, ciò che distingue un paese capitalistico dall’altro e analizzando ciò che è comune a tutti». Riduzione allora della sociologia all’economia? Niente affatto. Non riduzione, ma intrinseca articolazione. Possiamo far parlare ancora Lenin. Dopo aver rapidamente sintetizzato l’ossatura ‘economica’ dell’opera fondamentale del marxismo, ‘Il Capitale’, egli scrive: «Questo è lo scheletro del ‘Capitale’. Tutto sta però nel fatto che Marx non si accontentò di questo scheletro, che egli non si limitò alla sola ‘teoria economica’ nel senso abituale della parola, che egli – pur ‘spiegando’ la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale ‘esclusivamente’ con i rapporti di produzione – investigò cionondimeno sempre e dappertutto le soprastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivestì lo scheletro di carne e di sangue». (E, sia detto fra parentesi, questa metafora dello scheletro e di ciò che lo riveste e ne consente la funzionalità vale anche a indicare quel rapporto fra struttura e sovrastruttura, nel marxismo, che vediamo tante volte incompreso e deformato;come l’operare del dio ascoso o altre trovate del genere). Non dunque mera opera di ‘teoria economica’ o di ‘critica dell’economia’, ma anche, e nel suo complesso, opera di sociologia in senso critico e scientifico”” [Cesare Luporini, ‘Marxismo e sociologia’] (pag 198-199) Scritti di BATTAGLIA Felice ABBAGNANO Nicola OGGIONI Emilio BANFI Antonio BRUNELLO Bruno CHIODI Pietro GOVI Mario BLOND Richard e E. jr, MASSOLO Arturo PACI Enzo PASTORE Annibale PALUMBO Giovanni RIZZOLI Francesco e VEZZOSI Vasco SEMERARI Giuseppe STEFANINI Luigi TREVES Renato MORPURGO-TAGLIABUE Guido VEDALDI Armando FASSO’ Guido MATTEUCCI Nicola CANESTRARI Renzo PEDRAZZI Luigi LUPORINI Cesare ZANGHERI Renato GALLI Dario MANFERDINI Tina MORRA Gianfranco SANTUCCI Antonio”,”TEOS-301″
“BATTAGLIA Roberto”,”Un uomo, un partigiano.”,”Roberto Battaglia, nato a Roma nel 1913 e morto a Ostia nel 1963, si distinse giovanissimo con una serie di saggi sull’arte barocca, tra cui uno dedicato a Bernini. Fece l’esperienza del servizio militare in Africa nel 1935-36, richiamato poi nel 1940 per un corso di Stato Maggiore. Già in contatto con ambienti del Partito d’Azione, dopo l’U settembre 1943 lasciò l’insegnametno per prendere parte attiva alla Resistenza. Dopo la liberazione fu paracadutato dagli Alleati oltre le linee tedesche e fu al comando della divisione Lunense sulle Alpi Apuane, come egli stesso racconta in ‘Un uomo, un partigiano’ (uscito nel 1943). Nel 1948, dopo lo scioglimento del Partito d’Azione si iscrisse al PCI e fu attivo nell’organizzazione del sindacato della scuola. Nel filone dei suoi studi sulla storia contemporanea si occupò della Resistenza e della storia coloniale italiana (‘La prima guerra d’Africa’, 1958).”,”ITAR-002-FMP”
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della resistenza italiana. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945.”,”””Le «zone libere» sono o dovrebbero essere in sostanza – così si deduce – centri d’insediamento, trampolini di lancio per una più larga offensiva partigiana. Questo è il concetto fondamentale (…)”” (pag 373)”,”ITAR-007-FMP”
“BATTAGLIA Roberto, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Risorgimento e Resistenza.”,”””Tutto l’ordinamento dato all’esercito dalla direzione moderata si ispirava in sostanza alla volontà di far nascere «la nazione dall’esercito»; mentre per i democratici il punto di partenza era esattamente l’opposto, consisteva nel far nascere «l’esercito dalla nazione», secondo la formula di Cattaneo: «militi tutti, soldati nessuno». Era sulla base di questa premessa che Carlo Pisacane, andando ben oltre il modello di nazione armata attuato nella vicina Confederazione elvetica, aveva elaborato il suo ordinamento dell’esercito italiano: un esercito da costituirsi dal basso nel corso dell’insurrezione nazionale, respingendo gli schemi della «guerra per bande», un esercito i cui gradi fossero tutti elettivi e i cui ufficiali avessero tutti lo stesso trattamento economico e la cui direzione suprema fosse collegiale. (…) In effetti l’unica nazione armata esistente in Europa, oltre l’esempio eccezionale della Svizzera, era quello della Prussia, il cui esercito di «riservisti» si contrapponeva decisamente a quello francese di «professionisti»; ma, se i democratici europei ben difficilmente potevano scindere il progresso tecnico dalla Prussia in campo militare dalla sua origine e sostanza reazionaria, i critici militari erano del tutto ciechi e ostinati nei loro schemi dogmatici, abbacinati dall’apparente splendore dell’esercito di caserma di tipo francese, finché la vittoria di Sadowa non aprì loro, ma troppo tardi, gli occhi”” (pag 42-43)”,”ITAB-008-FMP”
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della Resistenza italiana.”,”Roberto Battaglia nacque a Roma nel 1913. Partecipò alla guerra su diversi fronti, e dopo l’8 settembre prese parte attiva alla Resistenza come comandante della divisione Lunense sulle Alpi Apuane, come egli stesso ha raccontato nel bellissimo diario Un uomo, un partigiano. Libero docente di storia contemporanea si dedicò anche allo studio del colonialismo italiano, come documenta l’importante volume La prima guerra d’Africa. Morí a Ostia nel febbraio 1963.”,”ITAR-025-FL”
“BATTAGLIA Roberto”,”La seconda guerra mondiale. Problemi e nodi cruciali.”,”Motivazioni dell’ Operazione Barbarossa. Trattative bilaterali nazi-sovietiche e preparazione militare “”La battaglia d’Inghilterra era stata decisa, come abbiamo visto, con l’intento di sbarazzarsi dell’ultimo nemico rimasto ad occidente, prima di liquidare i conti ad oriente. Dileguata la speranza di una vittoria definitiva sulla Gran Bretagna, tornò ad affiorare in primo piano nella mente di Hitler la questione dell’attacco all’Urss. Anch’essa però non senza molte contraddizioni e incertezze. Sembra certo che in un primo momento, nel corso di settembre, quando ancora le sorti della battaglia di Londra non erano decise, egli invece che ad attaccare pensasse piuttosto a difendersi: tanto grandi erano le preoccupazioni suscitate in lui dalla abilità con cui l’Urss aveva saputo sfruttare nel frattempo le condizioni create dal patto di non aggressione del ’39. Il lungo e rischioso duello diplomatico, celato all’ombra dei buoni rapporti tedesco-sovietici, s’era risolto in una serie di clamorosi scacchi per il III Reich. Se la Germania aveva ricavato dal patto di non aggressione qualche vantaggio notevole ma provvisorio, come il rifornimento di materie prime e di viveri, l’Urss aveva ottenuto in cambio qualche cosa di assai più importante e decisivo: in sostanza la riacquisizione dei suoi vecchi confini a nord e a sud-ovest, consolidando enormemente la sua sicurezza strategica. È del principio dell’agosto la costituzione delle tre repubbliche socialiste d’Estonia, Lituania e Lettonia e il loro ingresso nella federazione dei popoli dell’Urss. Nello stesso mese tornavano all’Urss i territori che le erano stati strappati dalla Romania nell’immediato dopoguerra, la Bessarabia, costituitasi in Repubblica socialista di Moldavia e la Bucovina del nord, annessa alla Repubblica d’Ucraina. Hitler doveva sentirsi bene allarmato e preoccupato per questi successi della politica estera sovietica, che agivano prontamente da contrappeso ai suoi successi nella campagna di Francia. Così venne concepita in settembre e messa a punto nel mese successivo la «operazione est» con intenti ancora difensivi, e cioè nella prospettiva del paventato attacco da parte dell’Urss. Al tempo stesso riprese il duello diplomatico e si sollecitò la venuta di Molotov a Berlino per discutere le questioni in sospeso. Scopo essenziale da parte nazista: deviare la potenza militare dell’Urss verso sud, verso il golfo Persico e l’India, addormentare la diffidenza e la vigilanza sovietica, prospettando addirittura la possibilità di una adesione dell’Urss al tripartito. Ma la trappola era evidentemente troppo grossolana per poter scattare. Abbiamo sull’esito dei colloqui di Berlino una testimonianza d’eccezione, quella fornita direttamente da Stalin a Churchill nell’agosto ’43; testimonianza che lo stesso ‘premier’ britannico riconosce «sostanzialmente analoga alla versione tedesca, ma assai più succosa». Così parla Stalin nella narrazione di Churchill: « – Quando Molotov andò a conferire con Ribbentrop nel novembre ’40, voi ne aveste il sentore e faceste una incursione aerea. – Feci un cenno affermativo. – Quando suonò l’allarme Ribbentrop fece da guida per molte scale sino a un profondo rifugio sontuosamente ammobiliato. Quando vi entrò era già cominciata l’incursione. Chiuse la porta e disse a Molotov: “”Adesso noi qui siamo soli. Perché non dovremmo fare causa comune?””. Molotov disse: “”Che dirà mai l’Inghilterra?””. “”L’Inghilterra – disse Ribbentrop, – è finita. Non è più una potenza””. “”Se è così, – disse Molotov, – perché siamo in questo rifugio e di chi sono queste bombe che cadono ?””». L’episodio rispetta al vivo la realtà dei rapporti tedesco-sovietici. C’è solo da integrarlo con l’osservazione che proprio mentre erano in corso i colloqui di Berlino il 12 novembre, veniva enunciata la direttiva militare numero 18 in cui era detto testualmente: «Quali che siano i risultati di tale conferenza saranno fatti preparativi per una campagna all’est». Constatata l’impossibilità di mettere nel sacco i russi, Hitler decideva di prendere lui stesso l’iniziativa e di troncare una situazione divenuta troppo pericolosa”” (pag 115-116) [Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale. Problemi e nodi cruciali’, Editori Riuniti, Roma, 1964] “”Paradossale risultato dello sbarco anglo-americano in Africa è dunque la conservazione del regime di Vichy in colonia mentre esso viene abbattuto di fatto in patria dagli stessi tedeschi”” (pag 225)”,”QMIS-039-FSD”
“BATTAGLIA Felice”,”L’opera di Vincenzo Cuoco e la formazione dello spirito nazionale in Italia.”,”””La rivoluzione francese, prima di scatenarsi sulle piazze e sui patiboli col terrore, aveva tentato un esperimento costituzionale. Una monarchia moderata sarebbe stata quanto di meglio potea avere in quel momento la Francia”” (pag 160)”,”TEOP-022-FSD”
“BATTAGLIA Roberto”,”La prima guerra d’Africa.”,”La battaglia d’ Adua (1896) (pag 733-789) Fattore morale “”Non abbiamo nessuna descrizione se non superficiale dello stato d’animo del nostro esercito, ma certo è che non poteva esservi in esso, nelle masse dei suoi volontari accorsi al richiamo del “”mito dell’Africa”” nessun sentimento così saldo e profondo qual era quello che animava con le proprie chiese e le proprie terre, con le stesse figure dei propri capi. (…)”” (pag 771)”,”AFRx-007-FSD”
“BATTAIL Jean-Francois”,”Les destinées de la Norvège moderne (1814-2005).”,”BATTAIL ha insegnato lingue e civilizzazioni scandinave alla Sorbona di Parigi (IV) nello stesso tempo in cui era ricercatore all’ Università di Linkoping. BATTAIL ha insegnato lingue e civilizzazioni scandinave alla Sorbona di Parigi (IV) nello stesso tempo in cui era ricercatore all’ Università di Linkoping. “”L’ expansion économique s’opérait certes à un rythme élevé, mais l’ essor démographique était encore plus rapide. C’est une des causes de l’ importante émigration que connut la Norvège au XIXe siècle et au début du XXe. Le mouvement s’amorca en 1825 quand 52 personnes quittèrent Stavanger à bord du cotre ‘Restauration’ pour gagner le Nouveau Monde. A’ ce stade précoce, le mouvement ne concernait que de tout petits groupes, souvent animés de motifs religieux, notamment des piétistes, de pieux laics qui se rebellaient contre le rationalisme et l’ autoritarisme de l’ Eglise d’Etat. D’autres, en majorité des petits agriculteurs, étaient poussés au départ par le manque de terres et le rique de prolétarisatino. D’abord limitée, l’ émigration prit peu à peu de l’ ampleur. Un premier pic fut enregistré en 1859-60, années de mauvaises récoltes. Puis il y eut deux grandes vagues une fois la guerre américaine de sécession terminée.”” (pag 62-63)”,”EURN-007″
“BATTENTE Saverio”,”Alfredo Rocco dal nazionalismo al fascismo 1907-1935.”,”BATTENTE Saverio dottore di ricerca in storia amministrativa e costituzionale in età contemporanea all’Università degli Studi di Pavia. “”Pur facendo leva sull’importanza dell’industria ed in particolare di quella pesante, quindi, il nazionalismo di Rocco sebbene cercando di risolverne le esigenze, era altro rispetto ad una mera difesa di interessi di classe, per quanto spesso le due cose potessero coincidere. Erano le premesse, del resto, del corporativismo del giurista napoletano. L’uscita del piccolo volume del Prof. Giuseppe Belluzzo dal titolo emblematico “”Proiettili e cannoni””, offriva a Rocco, in sintonia con il contenuto tecnico del testo, l’opportunità di ribadire l’importanza “”della organizzazione delle industrie…da tutti i punti di vista, da quello della mano d’opera a quello del personale direttivo superiore, da quello delle officine di Stato a quello della mobilitazione industriale, da quello della materia prima a quello della distribuzione e della coordinazione del lavoro””, giungendo fino ad auspicare “”una adeguata preparazione militare della nazione””. Netta emergeva la precisa volontà del pensiero nazionalista di imporre un’economia di guerra gestita e strutturata secondo le esigenze del momento anche dopo la fine del conflitto, non come negazione dell’economia capitalistica ma in antitesi con le logiche proprie del libero mercato.”” (pag 260)”,”ITAF-318″
“BATTIFORA Paolo a cura, saggi di Alberto DE-SANCTIS Giovanni B. VARNIER Antonio GIBELLI Gianni MARONGIU Guido LEVI Franco PRAUSSELLO Marco AIME Vincenzo ROPPO”,”Patria, cittadinanza, Europa. Un percorso nella storia italiana del Novecento.”,”Contiene il paragrafo: ‘La rivoluzione finanziaria di Hamilton dopo l’indipendenza degli USA (pag 172-175) dal saggio di Franco Praussello, ‘Europa federale: dall’Unione monetaria all’unità politica? Il tempo delle grandi scelte’ (pag 155-182) “”Per finanziare gli elevati costi della guerra di indipendenza nei confronti dell’Inghilterra, il Congresso della Confederazione e i tredici stati si erano visti costretti a emettere forme di moneta fiduciaria (‘fiat money’) e, in parte minore, avevano fatto ricorso all’emissione di titoli a fronte di prestiti concessi dall’estero, accendendo in tal modo debiti consistenti che ora rischiavano di non essere ripagati per intero. I ‘continental’ messi in circolazione dal Congresso, le monete cartacee degli stati, i certificati emessi per pagare i veterani e in generale i titoli rilasciati dai diversi livelli di governo alla fine della guerra di indipendenza (1775-1783) venivano trattati sul mercato secondario a prezzi fortemente scontati, a causa sia dell’inflazione, sia dell’incerta solvibilità dei debitori. In particolare, il debito accumulato dal governo federale nel 1790 risultava in larga misura non ripagato, mentre alcuni anni prima, nel 1782, non disponendo allora la Confederazione – a differenza degli stati – del potere di stabilire imposte, aveva attuato ‘default’ selettivi nei confronti dei residenti e dei prestiti concessi dalla Francia. Di fronte a questa situazione, Hamilton propose un piano ambizioso destinato a riformare e a consolidare il nascente sistema finanziario degli Stati Uniti. Sulla base di una serie di proposte di leggi facenti capo a un insieme di ‘Report’ che illustravano le motivazioni e gli effetti attesi dalla legislazione presentata al Congresso, il progetto del segretario al Tesoro mirava a dar vita alle tre seguenti innovazioni: la creazione dell’unione monetaria degli stati indipendenti e del dollaro USA, basato sul sistema bimetallico; la fondazione di una Banca centrale, con il varo della prima banca degli USA; il consolidamento del debito degli stati con la nascita di un debito federale garantito da un gettito fiscale adeguato. Per quanto concerne specificamente il consolidamento del debito, Hamilton riteneva indispensabile sostituire i debiti degli stati, che ammontavano a 25 milioni di dollari, con un nuovo debito dell’unone perché tutti avevano avuto la stessa origine, la lotta per l’indipendenza, e rappresentavano il prezzo pagato per la libertà. Inoltre, la restituzione del debito avrebbe dovuto avvenire al vecchio valore nominale e non ai prezzi scontati del mercato secondario, allo scopo di rafforzare il merito di credito del paese. Comportarsi altrimenti avrebbe messo in pericolo il ricorso successivo al credito internazionale. Peraltro, per la ristrutturazione del debito interno, egli proponeva una riduzione del tasso di interesse dall’originario 6% al 4%, in considerazione della scarsità di risorse allora disponibili da dedicare al servizio dei prestiti. Allo scopo di far fronte agli impegni derivanti dall’accensione dei debiti, anche futuri, proponeva poi di garantire i prestiti con il gettito delle tariffe doganali e delle accise, in particolare sul consumo di whiskey, oltre che con i proventi ottenuti dalla vendita delle terre cedute dagli stati al demanio federale. Infine, chiedeva la creazione di un ‘sinking fund’, ovvero di un fondo di ammortamento del debito, con funzioni simili a quelle svolte in una esperienza precedente attuata in Inghilterra. Le proposte di Hamilton incontrarono l’opposizione di una parte della nuova classe politica, guidata dagli esponenti del partito democratico-repubblicano: Thomas Jefferson, James Madison, un tempo esponente della stessa corrente politica federalista di Hamilton, e in generale i politici degli stati del Sud, che come la Virginia, avendo gestito con oculatezza le proprie finanze, ritenevano che il programma del segretario al Tesoro riducesse le libertà degli stati e che gli stati più responsabili dal punto di vista fiscale non sarebbero dovuti intervenire con aiuti a favore dei governi oberati da maggiori debiti. In questo modo, infatti, il comportamento lassista di questi ultimi sarebbe stato premiato, dando luogo, nel linguaggio moderno degli economisti, a una situazione di ‘moral hazard’. A oltre duecento anni da questi avvenimenti, sembra di sentire le lamentele della classe politica tedesca a proposito dell’eccesso di debiti dei paesi periferici della zona euro, che richiede una lunga cura di austerità da parte dei paesi devianti. Hamilton, tuttavia, non si perse d’animo e insistette per mandare a effetto la sua rivoluzione finanziaria. Alla fine, una soluzione di compromesso con l’opposizione fu trovata e in cambio del trasferimento della capitale della Federazione da Philadelphia, dov’era localizzata allora, a una località sulle rive del Potomac, tra la Virginia e il Maryland, la quale avrebbe dato i natali all’odierna Washington, il piano del segretario al Tesoro fu approvato. Fra il 1789 e il 1791 i vari elementi della riforma entrarono in vigore, fornendo alla Federazione le principali componenti di un mercato finanziario sviluppato: una moneta stabile controllata da una banca centrale efficiente e in presenza di un sistema bancario articolato, una finanza pubblica stabile e dotata di un buon sistema di gestione del debito pubblico, un insieme di mercati obbligazionari funzionanti e un numero crescente di società finanziarie e non finanziarie. Inoltre, legando gli interessi dei finanzieri al governo federale, Hamilton contribuì a rafforzare il potere della Federazione nei confronti di quello degli stati. Tornando al parallelismo con le proposte intese a introdurre anche in Europa obbligazioni sovrane dotate della garanzia dell’intera eurozona, Hamilton, con la legge ‘Report on Public Credit’, sostituì i debiti delle tredici ex colonie con un unico debito federale finanziato da buoni del Tesoro emessi dagli Stati Uniti. In breve la fiducia nella finanza e in generale nell’economia americana fu ristabilita e il dollaro si avviò a diventare la valuta di riferimento degli scambi economici internazionali, che oggi conosciamo”” (pag 172-174)”,”ITAS-187″
“BATTILOSSI Stefano; a cura di CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni”,”Storia economica d’ Italia. 2. Annali.”,”BATTILOSSI Stefano (1961) è Visiting Research Fellow presso la Business History Unit della LSE e Jean Monnet Fellow presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato ‘L’ Italia nel sistema economico internazionale 1945-1955′ (1996). Occupazione delle fabbriche. “”Questa tuttavia non rappresenta il culmine, ma il punto di stallo delle lotte del dopoguerra: essa infatti interviene dopo il fallimento dello sciopero generale, quando l’ aumento della disoccupazione ha ormai indebolito la forza di mobilitazione sociale dei sindacati, scossi dallo scontro interno sempre più acceso tra riformisti e massimalisti-rivoluzionari, e si conclude con una vittoria solo apparente (Abrate, 1967; Barbadoro, 1973; Castronovo, 1975; Candeloro, 1979).”” (pag 238)”,”ITAE-130″
“BATTILOSSI Stefano”,”L’Italia nel sistema economico internazionale. Il managemenet dell’integrazione. Finanza, industria e istituzioni, 1945-1955.”,”Stefano Battilossi (Jesi, 1961) si è laureato in Storia contemporanea a Bologna e ha frequentato il dottorato di ricerca del dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”ECOA-031″
“BATTILOSSI Stefano”,”Le rivoluzioni industriali.”,”Stefano Battilossi insegna Storia economica presso l’Università Carlos III di Madrid. Si occupa di storia dell’ecoomia internazionale e di storia bancaria e finanziaria.”,”ECOI-392″
“BATTILOSSI Stefano; a cura di CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni”,”Storia economica d’ Italia. 2. Annali.”,”BATTILOSSI Stefano (1961) è Visiting Research Fellow presso la Business History Unit della LSE e Jean Monnet Fellow presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato ‘L’ Italia nel sistema economico internazionale 1945-1955′ (1996). Occupazione delle fabbriche. “”Questa tuttavia non rappresenta il culmine, ma il punto di stallo delle lotte del dopoguerra: essa infatti interviene dopo il fallimento dello sciopero generale, quando l’ aumento della disoccupazione ha ormai indebolito la forza di mobilitazione sociale dei sindacati, scossi dallo scontro interno sempre più acceso tra riformisti e massimalisti-rivoluzionari, e si conclude con una vittoria solo apparente (Abrate, 1967; Barbadoro, 1973; Castronovo, 1975; Candeloro, 1979).”” (pag 238)”,”ITAE-008-FC”
“BATTINI Michele”,”L’ordine della gerarchia. I contributi reazionari e progressisti alle crisi della democrazia in Francia, 1789-1914.”,”Michele Battini ha studiato storia del pensiero politico e religioso all’Università e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, compiendo questa ricerca in biblioteche e archivi di Amsterdam, Parigi, Milano. “”La comparazione tra la dottrina saint-simoniana e il Libro terzo del Capitale rivela un aspetto interessane della storia dell’affermarsi progressivo dell’egemonia dello statalismo tecnocratico nei movimenti socialisti europei. Marx condivise la prospettiva «storicistica» di Saint-Simon, che svolgeva innanzi tutto una critica dell’illusione rivoluzionaria del 1789 di fare ‘tabula rasa’ della tradizione (…)”” (pag 101) “”Nel 1904 l’olandese Veiegen aveva cercato di ridurre lo sciopero generale a semplice funzione di “”mezzo di pressione””, mentre Bernstein e Turati ne avevao ipotizzato u uso pacifico (…)”” (pag 305) “”Secondo Sorel, Marx era il filosofo della rivoluzione che nasce dalla continuità economica, tecnica e materiale della storia”” (pag 323)”,”TEOS-325″
“BATTISTA Pierluigi”,”Il partito degli intellettuali. Cultura e ideologie nell’ Italia contemporanea.”,”BATTISTA Pierluigi (Roma, 1955) è inviato ed editorialista de ‘La Stampa’ ed è stato condirettore di ‘Panorama’. E’ autore dell’ introduzione al volume ‘Gli irregolari: la libertà intellettuale nell’ era del conformismo’ (FIRENZE 1997) e di ‘La fine dell’ innocenza’ (VENEZIA, 2000).”,”ITAC-032″
“BATTISTA Pier Luigi DE-BORTOLI Ferruccio DI-VICO Dario CAZZULLO Aldo GAGGI Massimo NAVA Massimo RIZZO Sergio ROMANO Sergio SARZANINI Fiorenza STELLA Gian Antonio VENTURINI Franco, testi di”,”2001-2010. Dieci anni in 150 immagini.”,”BATTISTA Pier Luigi DE-BORTOLI Ferruccio DI-VICO Dario CAZZULLO Aldo GAGGI Massimo NAVA Massimo RIZZO Sergio ROMANO Sergio SARZANINI Fiorenza STELLA Gian Antonio VENTURINI Franco”,”FOTO-016″
“BATTISTA Pierluigi BIGAZZI Francesco BONNER SACHAROVA Elena BOYANOV Slavy CATALUCCIO Francesco M. CHODOROVIC Sergej CUKOVSKAJA Elena DANIEL’ Aleksandr DUNDOVICH Elena GINZBURG Arina GNOCCHI Didi GORBANEVSKAJA Natalija GUAITA Giovanni KOVALËV Sergej KUCIUKIAN Pietro MAL’CEV Jurij MANUKYAN Armenak NISSIM Gabriele RAPETTI Sergio RAZUMOV Anatolij ROGINSKIJ Arsenij SIROTINSKAJA Irina SMYROV Viktor STRADA Vittorio STRUVE Nikita TOL’C Vladimir VIRABYAN Amatuni”,”Storie di uomini giusti nel Gulag.”,”Gabriele Nissim, saggista, ha fondato nel 1982 L’Ottavo Giorno, rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell’Est europeo. Ha collaborato con le riviste Panorama, Il Mondo e con i quotidiani Il Giornale e Il Corriere della Sera. Pierluigi Battista, editorialista della Stampa. Francesco Bigazzi, ricercatore del CNR presso l’Accademia delle scienze Polacca, Ungherese e dell’URSS, responsabile dell’ufficio di corrispondenza dell’Agenzia ANSA prima a Varsavia e poi a Mosca, ha collaborato con il quotidiano Il Giorno da Mosca fino al 1996 ed è attualmente collaboratore del settimanale Panorama. Arina Ginzburg si laurea in lettere all’Università di Mosca, dove lavora dal 1960 al 1968, quando viene licenziata pre essersi rifiutata di ripudiare pubblicamente il fidanzato, Aleksandr Ginzburg, arrestato all’inizio del 1967.”,”RUSS-102-FL”
“BATTISTA Anna Maria, a cura di Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO”,”Politica e morale nella Francia dell’età moderna.”,”Anna Maria Battista ha insegnato Storia delle dottrine politiche nell’Università di Urbino e in quella di Roma La Sapienza. Ha studiato la cultura politica in Francia dal XVI al XIX secolo. Molto citato nel testo oltre a Machiavelli, il Montaigne.”,”FRAG-003-FV”
“BATTISTA Anna Maria”,”Lo spirito liberale e lo spirito religioso. Tocqueville nel dibattito sulla scuola.”,”Anna Maria Battista è nata a roma dove ha compiuto i suo studi. Dopo aver insegnato nell’Università di Urbino, è poi diventata professore ordinario di storia delle Dottrine politiche presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. E’ una studiosa di cultura francese.”,”FRAD-003-FMB”
“BATTISTA Anna Maria”,”Nascita della psicologia politica.”,”Contiene dedica dell’A. a GM Bravo”,”TEOS-018-FMB”
“BATTISTA Anna Maria”,”Il primo Tocqueville sulla «democrazia politica» (in margine ad un saggio recente).”,”Contiene dedica dell’A. a GM Bravo A proposito del libro di Francesco De Sanctis ‘Le régime nouveau. Saggio su Tocqueville’, Napoli, 1979 Le *Regime nouveau : saggio su Tocqueville / Francesco De Sanctis. – Napoli : [s.n.], 1979 (Napoli : Tipografia Simeone) De_Sanctis, Francesco M. <1944- >”,”TEOS-019-FMB”
“BATTISTELLI Fabrizio BERNARDINI Carlo DEVOTO Gianluca; scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”La via di Armageddon. Documenti dell’ età nucleare.”,”Scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”QMIx-085″
“BATTISTELLI Fabrizio a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BEBEL Eduard BERNSTEIN Karl KAUTSKY Rudolph HILFERDING Jean JAURES Rosa LUXEMBURG Karl LIEBKNECHT Franz MEHRING Vladimir I. LENIN Lev D. TROTSKY Palmiro TOGLIATTI Antonio GRAMSCI”,”Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista.”,”””Notava Marx, con un’intuizione destinata sfortunatamente a rimanere tale, che “”La ‘guerra’ è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo, ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti, prima che all’interno della società borghese. Anche il rapporto tra la forza produttiva e i rapporti di traffico diviene particolarmente evidente nell’esercito”” (28). E’ un dato innegabile che nelle società precapitalistiche la situazione bellica e soprattutto il suo strumento hanno spesso anticipato lo sviluppo complessivo della società e ad esso hanno in varia misura contribuito (29)”” (pag 22-23) [introduzione di Fabio Battistelli, (in) ‘Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista’, Antologia, 1976] [(28) K. Marx, ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 197. Cfr. anche ivi, p. 191, e la lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857: “”la storia dell’Army mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali. L”Army’ in generale è importante per lo sviluppo economico. Per es. presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia. Così il regime corporativo nella corporazione dei ‘fabri’. Così si trova qui il primo impiego delle macchine in grande. Perfino il valore particolare dei metalli e il loro ‘use’ come denaro pare che originariamente si basi – appena passata l’età della pietra di Grimm – sulla loro importanza bellica. Anche la divisione del lavoro all’interno di un determinato settore si compì primamente negli eserciti (….)”” (Karl Marx Friedrich Engels, Carteggio, Roma, Rinascita, 1950-53, vol. III, p. 94. Cfr anche il cap. ‘Forme che precedono la produzione capitalista’, in K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II, Firenze, La nuova Italia, 1970; (29) Il riconoscimento marxiano del nesso che lega il fenomeno militare al processo produttivo è cosa non solo diversa, ma antitetica rispetto alle posizioni che della ‘conflittualità’ individuale, di gruppo, o, peggio, di entità nazionali – fanno un principio astratto: dalla sua scoperta nell’individuo e nel sociale a opera di Ferguson (Essay on the History of Civil Society, Edinburgh, 1767), all’elaborazione del concetto di ‘conflitto di gruppo’ in Gumplowicz (‘Il concetto sociologico dello Stato’, Torino, 1904), alla valutazione della funzione socializzante della lotta in Simmel (‘Soziologie’, München-Leipzig, 1923), fino – a parte i classici Nietzsche e Spengler – all’esaltazione del conflitto propriamente bellico in Steinmetz (‘Der Krieg als soziologisches Problem’, Amsterdam, 1899; ID, ‘La Guerre, moyen de sélection collective’, in A. Costantin, ‘Le rôle sociologique de la guerre et le sentiment national’, Paris,1907, limitato ma già significativo precursore delle farneticazioni naziste]”,”MAED-451″
“BATTISTELLI Fabrizio, testi antologici di Adam FERGUSON Adam SMITH Herbert SPENCER C.H. SAINT-SIMON Auguste COMTE Alexis de TOCQUEVILLE Friedrich ENGELS Gaetano MOSCA Emile DURKHEIM Max WEBER Pierre NAVILLE Edward A. SHILS Charles MOSKOS Morris JANOWITZ Samuel HUNTINGTON Maury D. FELD José Antonio OLMEDA GOMEZ Kurt LANG Hans GESER Fabrizio BATTISTELLI Enrico POZZI Gian Paolo PRANDSTRALLER Michele MAROTTA Michel MARTIN Jürgen KUHLMANN Charles C. MOSKOS John H. FARIS”,”Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare.”,”Contiene il saggio di F. Engels, ‘Le condizioni materiali della violenza’ (pag 247-255) Marx. Capitolo 4. Il militare nel marxismo e nel pensiero sociologico classico. “”Lo stretto legame posto da Marx tra la funzione produttiva e quella distruttiva fin dal mondo classico, e, in età moderna, tra l’industria e la guerra (che invece, come abbiamo visto, filosofi, economisti e sociologi suoi contemporanei tendono unanimemente a contrapporre) non era fatto per assicurare popolarità alle valutazioni di Marx, in un’epoca dominata dal “”pacifismo della classe media, spaventata a morte dalla rivoluzione”” (Neumann 1971, p. 159). La continuità e l’omogeneità che nell’analisi di Marx contraddistinguono la pace e la guerra, in luogo della cesura e dell’estraneità poste dai positivisti, rischiavano di svelare l’intima natura del mercato, meno pacifica di quanto fossero disposte ad ammettere il senso comune e le dottrine correnti. “”Nell’economia politica – nota il giovane Marx – troviamo ovunque il contrasto ostile degli interessi, la lotta, la guerra come fondamento dell’organizzazione sociale”” (Marx 1968, p. 52). Sul piano storico, osservando come la guerra si sia sviluppata prima della pace, Marx (1971, p. 197) sottolinea che determinati rapporti economici come il lavoro salariato e l’uso delle macchine hanno trovato applicazione negli eserciti ancora prima che nella società civile. In particolare nell’esercito romano, oltre al salario e alle macchine, sono apparse specifiche forme di proprietà mobiliare (come il ‘peculium castrense’) e di regime corporativo (come nel caso dei ‘fabri’): e in genere gli eserciti hanno ospitato per primi la divisione del lavoro all’interno di uno stesso settore (Lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857 in Marx e Engels 1973, p. 207; v. qui, p. 453 n.)”” (pag 68-69) [Fabrizio Battistelli, Capitolo 4. ‘Il militare nel marxismo e nel pensiero sociologico classico’ (in) Fabrizio Battistelli, ‘Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare’, Milano, 1990] [Marx, Manoscritti economico-filosofici el 1844, Torino, 1968; Marx, Introduzione a ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1971; Marx-Engels, ‘Carteggio 1856-1859’, in Opere Complete, XL, Roma, 1973; Lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857 in Marx – Engels, 1950-53, III, p. 94] AmerIcan Soldier (pag 114-115 L’incremento della scolarità e del grado di istruzione tra le due guerre mondiali BATTISTELLI Fabrizio, Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare. FRANCO ANGELI. MILANO. 1990 pag 562 8°, premessa introduzione note testi scelti indice degli autori; Collana Sociologia del lavoro e delle organizzazioni [‘Costituito nel 1941 presso la Divisione informazione ed educazione del Dipartimento della guerra degli Stati Uniti, il reparto ricerche (‘Research Branch’) si avvale di uno staff che supererà le cento persone, tra ricercatori, militari e impiegati civili, cui si aggiungeranno varie sezioni distaccate presso i reparti. In poco meno di cinque anni di attività verranno condotte 243 inchieste su circa mezzo milione di uomini delle forze terrestri e aeree (…). Questa ingente massa di dati verrà trattata dagli appena introdotti elaboratori Ibm. A conclusione della guerra, infine, il Social Science Resarch Council incaricherà Samuel A. Stouffer, che già aveva diretto la ricerca, di rianalizzare i dati insieme a un gruppo di collaboratori. Dopo altri quattro anni di lavoro, appaiono i quattro volumi che, dal titolo dei primi due (…), diventeranno noti come ‘The American Soldier’. I volumi sono dedicati: il primo al soldato nella vita militare, il secondo allo stesso soggetto in combattimento, il terzo alla propaganda di guerra, il quarto alla misurazione degli atteggiamenti (Stouffer, 1949-1950). (…) E’ così che, a conclusione della ricerca, Stouffer e i suoi collaboratori constatano di avere portato alla luce “”una miniera di dati”” (…) Della discrepanza tra le caratteristiche dell’istituzione militare e quelle della società civile – il ‘leit motiv’ nell’analisi dell”American Soldier’ – vengono descritti tre elementi: “”1. La sue organizzazione autoritaria, che richiedeva una rigida obbedienza. 2. Il suo sistema sociale altamente stratificato, nel quale le gerarchie di dignità erano formalmente e minuziosamente stabilite da regole ufficiali, comprendenti sanzioni per le infrazioni (…). 3. La sua enfasi sui modi tradizionali di fare le cose e la sua ostilità verso l’iniziativa”” (I, p. 55). Da qui, tutta una serie di contraddizioni specifiche. Particolarmente rilevante, specie nella prima fase di immissione nei ranghi dei coscritti (destinati poi a sopravanzare numericamente i militari di carriera) lo squilibrio tra livello di istruzione dei primi e quello dei secondi (I, p. 59). Tra i due anni precedenti rispettivamente la prima e la seconda guerra mondiale, la popolazione scolastica degli Stati Uniti aveva compiuto un balzo (15); il massiccio incremento della scolarità aveva fatto sì che alle armi giungesse nel 1941 una leva di giovani con un grado di istruzione eccezionalmente elevato (41% di diplomati e di universitari), e comunque più elevato del personale volontario presente alle armi nello stesso periodo. Università: coscritti Prima guerra mondiale 5%, coscritti Seconda guerra mondiale 11%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 4%; Diploma scuola superiore: coscritti Prima guerra mondiale 4%, coscritti Seconda guerra mondiale 30%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 21%, (…) Scuola dell’obbligo: coscritti Prima guerra mondiale 79%, coscritti Seconda guerra mondiale 31%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 41%. Sono intuibili gli effetti di una simile situazione: crisi più o meno generalizzata dello status dei quadri di carriera, ufficiali e sottufficiali, la cui legittimità gerarchica e professionale viene posta in dubbio dal pari o superiore livello ‘culturale’ (e, data la tendenziale correlazione tra le due componenti, ‘sociale’) dei subordinati. E questo secondo una schema comune a tutti i sistemi sociali industriali, giunti ad un determinato grado di sviluppo, nel loro rapporto con il subsistema militare. Ma più profondo e soprattutto più duraturo di questo conflitto (…) è il contrasto che oppone i militari di truppa agli ufficiali, non importa se di carriera o di leva’. Nota: (15) Scuola superiore: da 1.700.000 unità del 1916 a 7.100.000 del 1940; università: da 400.000 del 1916 a 1.400.000 del 1940 (I, p. 57) (pag 100-114)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”QMIx-261″
“BATTISTELLI Fabrizio”,”Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia.”,”Fabrizio Battistelli è nato a Roma nel 1948. E’ borsista (1980) del Cosiglio nazionale delle ricerche presso l’Istituto di sociologia della facoltà di Magistero dell’Università di Roma. Si occupa di sociologia economica e politica con particolare riguardo al fen omeno militare. Ha curato l’antologia ‘Esercito e società borghese. L’istituzione imlitare moderna nell’analisi marxista’ (Roma, 1976). Collabora a ‘Politica ed economia’. L’autore per la sua ricerca ringrazia F. Ferrarotti e A. Statera Luxemburg “”(…) [U]na prospettiva materialistica – non metafisica come quella degli illuminati o dei positivisti, ma storicamente determinata e tesa a cogliere i ‘rapporti’ materiali fra gli uomini come quella proposta da Marx – è in grado di fornire un’interpretazione non idealizzata ma concreta, non moralistica ma politica, del militarismo industriale e delle realtà ad esso collegate come il protezionismo (3). Questa è la scoperta che compie Rosa Luxemburg nel momento in cui, sulle tracce di Engels, esamina il militarismo nella storia della Germania moderna. Diversamente da quanto mostrano di credere i liberali, militarismo e protezionismo non possono giudicarsi in astratto, come altrettanti fenomeni naturali, autonomi dal contesto nel quale hanno preso e prendono corpo. Capirne le caratteristiche, le contraddizioni, gli esiti, in una parola la ‘ragione’, significa invece valutare il ruolo che l’uno e l’altro hanno avuto nella storia, che è essenzialmente storia di rapporti di produzione e della coscienza che di questi rapporti gli uomini hanno posseduto. Appare così che protezionismo e militarismo, fenomeni degenerativi dell’economia e della società a cavallo tra i due secoli, avevano rivestito un ruolo diverso cento anni prima, alla nascita della Germania (e dell’Europa) contemporanea. Come nella Germania del primo Ottocento, frantumata in tanti stati feudali, il protezionismo aveva rappresentato un potente contributo alla nascita dell’industria e all’unificazione del mercato, così guerra e apparato militare sviluppatisi nel corso delle campagne antinapoleoniche, avevano creato i presupposti per l’unificazione del paese e per il sorgere dello stato moderno. «Se osserviamo la storia non come avrebbe dovuto essere, ma come realmente si è svolta – scrive la Luxemburg – è giocoforza constatare che la guerra ha costituito il fattore imprescindibile dello sviluppo del capitalismo. Stati Uniti d’America e Germania, Italia e stati balcanici, Russia e Polonia, tutte hanno trovato impulso od opposizione al loro sviluppo capitalistico nelle guerre combattute, non importa se vittoriose o meno. Finché sono esistiti paesi che dovevano superare lo sbriciolamento interno o l’isolamento dell’economia naturale, anche il militarismo ha svolto in senso capitalistico un ruolo rivoluzionario» (4). Sullo scorcio dell’Ottocento, in una fase non più giovane ed espansiva ma senescente e difensiva del sistema borghese, conclude la Luxemburg, le cose stanno diversamente: il protezionismo non serve più allo sviluppo dell’industria, ma alla difesa dei mercati degli imprenditori; quanto al militarismo, questo continua a esercitare una funzione centrale, sì, ma unicamente a favore della classe capitalistica. «Anzitutto come strumento di lotta per gli interessi «nazionali» in concorrenza con altri gruppi nazionali, in secondo luogo come il più importante genere di investimenti sia per il capitale finanziario che per quello industriale, e in terzo luogo come strumento di dominio di classe interno nei rispetti della popolazione operaia – tutti interessi questi che in sé non hanno nulla di comune col progresso del sistema di produzione capitalistico». Cartina al tornasole dello specifico ruolo del militarismo contemporaneo, «la generale corsa agli armamenti sostenuta da tutti i paesi, a causa, per così dire, di una propria interna spinta meccanica, un fenomeno che ancora un paio di decenni fa era completamente sconosciuto (…). Da forza motrice dello sviluppo capitalistico anche il militarismo è diventato una malattia capitalistica (5)»”” (pag 4-5) [Fabrizio Battistelli, ‘Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia’, Torino, 1980] [(3) ‘Per una ricostruzione del punto di vista marxista sulla questione militare in generale, rinviamo a F. Battistelli (a cura di), ‘Esercito e società borghese’, Savelli, Roma, 1976′; (4) R. Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’, in Id., ‘Scritti scelti’, a cura di L. Amodio, Einaudi, Torino, 1975, p. 94; (5) Ibid., p. 95] Max Schippel BATTISTELLI Fabrizio, Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia. EINAUDI. TORINO. 1980 pag XIV 412 16° introduzione ringraziamenti note tabelle grafici appendici: ‘L’universo ‘industria militare in Italia’; Stabilimenti e arsenali militari; Aziende italiane esportatrici di grandi sistemi d’arma nel periodo 1970-80; Aziende italiane esportatrici di licenze di produzione nel periodo 1970-80′; etc.’, indice delle aziende indice nomi; Collana Serie Politica. Fabrizio Battistelli è nato a Roma nel 1948. E’ borsista (1980) del Consiglio nazionale delle ricerche presso l’Istituto di sociologia della facoltà di Magistero dell’Università di Roma. Si occupa di sociologia economica e politica con particolare riguardo al fenomeno militare. Ha curato l’antologia ‘Esercito e società borghese. L’istituzione militare moderna nell’analisi marxista’ (Roma, 1976). Collabora a ‘Politica ed economia’. [‘Se nel movimento operaio organizzato è sempre esistito un filo rosso teorico e pratico lungo il quale si sono aggregate le analisi più lucide e le proposte politiche più coerenti, almeno altrettanto solida si è rivelata la tradizione del cedimento e della politica del giorno per giorno. A questa tendenza – che, proprio mentre la Luxemburg scrive, si esprime compiutamente con la revisione del marxismo propugnata da Bernstein – appartiene l’esponente della destra socialdemocratica tedesca Max Schippel che, prima su di una rivista della corrente, poi sull’organo del partito socialdemocratico «Die Neue Zeit», propone un’estensione del revisionismo alla questione militare e alle posizioni storicamente assunte dai socialdemocratici su questo terreno (6). Spingendosi là dove perfino Bernstein rifiuta di seguirlo, Schippel giunge a sostenere il positivo effetto delle spese militari come «sgravio» della «sovrapproduzione» nel sistema economico. A confutare le tesi di Schippel interviene la giovane e ancora poco conosciuta Rosa Luxemburg. Ciò che Schippel afferma non è di per sé inesatto – argomenta la Luxemburg – anzi è del tutto esatto per una precisa parte sociale: quella capitalista. Per i capitalisti, rileva la dirigente rivoluzionaria operando un’analisi cui ottanta anni dopo resta poco da aggiungere, il militarismo rappresenta «il più prolifico e imprescindibile tipo di investimento». Infatti «per il capitalista non è affatto indifferente trovare una determinata domanda di prodotti da parte di frazionati acquirenti privati o da parte dello stato. La domanda dello stato si distingue per una sicurezza, massiccità e favorevole, di solito monopolistica, configurazione dei prezzi, che fanno dello stato il più vantaggioso acquirente e le forniture ad esso diretto il più splendido affare per il capitale. Ciò che però particolarmente nel caso di forniture di carattere militare si aggiunge come estremamente importante vantaggio nei rispetti ad esempio delle spese statali a scopi sociali (scuole, strade, ecc.), sono le incessanti trasformazioni tecniche e l’incessante aumento delle spese». E’ così che «il militarismo, che per la società nel suo complesso rappresenta uno sperpero di enormi forze produttive economicamente pienamente assurdo, che per la classe operaia significa una riduzione del suo livello di vita economico al fine del suo asservimento sociale, costituisce per la ‘classe capitalistica’ economicamente il più splendido, insostituibile tipo di investimento, come socialmente e politicamente il miglior sostegno del proprio dominio di classe». Chi, come Schippel, vede nel militarismo un necessario «sgravio» economico scambia gli interessi capitalistici con quelli della società e della classe operaia, nella vecchia (e sempre nuova) prospettiva «dell’armonia di interessi tra capitale e lavoro» (7). Non è quindi un caso che lo stesso Schippel si pronunci in favore di alti dazi doganali che proteggano dalla concorrenza straniera, insieme, lavoratori e imprenditori tedeschi. Sul ruolo economico della produzione e della spesa militare Rosa Luxemburg tornerà in modo più approfondito un quindicennio più tardi, alle soglie di quel conflitto che rappresenterà l’inevitabile esito della corsa al riarmo intrapresa dagli stati europei. Nell”Accumulazione del capitale’, la Luxemburg sottolinea come i ‘benefici effetti’ del militarismo vengano pagati, economicamente e politicamente, dalla classe operaia. Il militarismo, così, ha un ruolo determinante nella produzione e, insieme, nella riproduzione delle condizioni della produzione: esso infatti «sulla base delle imposte indirette agisce in entrambi i sensi, assicurando a spese delle normali condizioni di vita della classe operaia sia il mantenimento degli organi di dominio del capitale, degli eserciti permanenti, sia il più vasto campo di accumulazione del capitale (8)». Come un brigante – aveva scritto Karl Liebknecht, l’altro esponente della sinistra dell’Internazionale che cadrà per mano del militarismo tedesco – il militarismo sta di fronte al proletariato «armato sino ai denti» e, più disonesto di un brigante, gli ingiunge: «la borsa e la vita!» (9). Lo sfruttamento economico è infatti il mezzo utilizzato dalle classi possidenti «non soltanto per far forgiare, ma possibilmente anche per far pagare dalle classi oppresse e sfruttate le loro stesse catene» (10)’] [(6) Isegrim (pseudonimo di M. Schippel), ‘War Friedrich Engels milizgläubig?’, in “”Sozialistische Monatshefte””, 1898, n. 11; M. Schippel, ‘Friedrich Engels und das Milizsystem’, in “”Der Neue Zeit””, 1898-99, nn. 19-20. Non a caso Schippel è tra quei socialisti tedeschi che appoggiano, palesemente o meno, l’esiziale politica di riarmo navale promossa dall’ammiraglio von Tirpitz; (7) R. Luxemburg, ‘Milizia e militarismo’, in Id, ‘Scritti scelti, cit., p. 172; (8) Id., ‘L’accumulazione del capitale’, Einaudi, Torino, 1972, pp. 466-67; (9) K. Liebknecht, ‘Militarismo e antimilitarismo con particolare riguardo al movimento giovanile internazionale’, in Id. ‘Scritti politici’, a cura di E. Collotti, Feltrinelli, Milano, 1971, p. 198; (10) Ibid., p. 118] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-284&#8243;
“BATTISTELLI Fabrizio”,”Armi e armamenti.”,”Fabrizio Battistelli (Roma, 1948) è ricercatore presso il dipartimento di sociologia nell’Università di Roma e segretario generale dell’Archivio Disarmo, il centro internazionale di documentazione che opera per la pace.”,”QMIx-046-FL”
“BATTISTELLI Fabrizio BERNARDINI Carlo DEVOTO Gianluca, a cura; scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”La via di Armageddon. Documenti dell’età nucleare.”,”Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”QMIx-026-FV”
“BATTISTELLI Fabrizio a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BEBEL Eduard BERNSTEIN Karl KAUTSKY Rudolph HILFERDING Jean JAURES Rosa LUXEMBURG Karl LIEBKNECHT Franz MEHRING Vladimir I. LENIN Lev D. TROTSKY Palmiro TOGLIATTI Antonio GRAMSCI”,”Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista.”,”A conclusione di un’intera fase di studi (e in una certa misura ad apertura di una successiva) si pone infine la ricerca di E. Cerquetti, ‘Le forze armate italiane dal 1945 al 1975’ (Milano, Feltrinelli, 1975, prefazione di A. Boldrini). Il contributo alla conoscenza della storia militare italiana dell’ultimo trentennio è reale: il materiale raccolto è sterminato e in alcuni casi – come in quello delle circolari dottrinali dell’esercito – assai importante e sinora mai adeguatamente valorizzato. (…) Si tratta di una prospettiva ‘interna’ all’istituzione. Lavori come quello di Cerquetti hanno il merito – a prescindere da altri che sono stati accennati – di impostare il problema di una prospettiva marxista sulla questione militare, di farne sentire l’urgenza, di offrire a questa i primi contributi fondati sulla ricerca. (pag 334-335)”,”QMIx-007-FGB”
“BATTISTINI René”,”L’Afrique australe et Madagascar.”,”René Battistini, Professeur à la Université de Tananarive. “”Puisque la politique d’intégration est, pour le parti nationaliste, impensable, il faut pratiquer une politique de séparation absolue. Cette séparation présente deux aspects: d’une part un aspect que l’on peut qualifier de négatif limitant les libertés des gens de couleur, d’autre part un aspect «positif» consistant en un regroupement des Noirs dans des territoires qu’ils administreront eux-mêmes, les Bantoustans, solution imaginée par les Blancs pour maintenir leur prééminence dans le reste du pays. La limitation des libertés des gens de couleur est obtenue par un appareil juridique destiné à briser les oppositions. Une loi de 1950 a interdit le parti communiste, le communisme étant défini d’une manière aussi large que possible pour pouvoir recouvrir toute forme de résistance au gouvernement. Cette loi fut renforcée en 1960 par un autre sur les organisations illégales,. Une loi de 1928, réglementant la fabrication, le commerce et l’usage des boissons alcoolisées, permit de justifier les perquisitions. Une loi de 1952 a crée l’obligation pour chaque non-Blanc de posséder un livret (le ‘reference book’) combinant une carte d’identité, la quittance de ses impôts, et un certificat d’emploi, qu’il est tenu de présenter à tout contrôle policier; cette loi fut, en 1956, étendue aux femmes. Une loi de 1956 retirait aux syndicats comportant des non-Blancs le droit aux conventions collectives et à l’arbitrage public. Enfin toute une série de lois réglementent l’emplois, interdisant aux gens de couleur d’accéder aux mêmes emplois que les Blancs, ou, à emploi égal, de toucher les mêmes salaires. La politique de séparation s’inscrit dans la loi de 1950 interdissant les mariages «mixtes» et tout rapport sexuel entre Blancs et gens de couleur. Elle s’inscrit de la maniere la plus frappante dans la vie quotidienne, par les multiples panneaux ‘Coloureds only’, ou ‘Whites only’, réservant à l’un ou à l’autre des groupes raciaux les bars et les réstaurants, les places d’autobus, les bancs, et jusqu’aux cabines teléphoniques. Elle s’inscrit aussi dans la ségrégation urbaine, et dans l’enseignement. La structure des villes sud-africaines est commandée par la ségrégation raciale. Les Noirs habitent des quartiers spéciaux, et n’ont pas le droit de venir s’installer dans les périmètres résidentiels blancs”” (pag 72-73)”,”AFRx-098″
“BATTISTINI Matteo CAPPUCCILLI Eleonora RICCIARDI Maurizio, a cura; saggi di Michele BASSO Isabella CONSOLATI Maurizio MERLO Paola RUDAN Eleonora CAPPUCCILLI e Roberta FERRARI Niccolò CUPPINI Fabio RAIMONDI Maurizio RICCIARDI Michele CENTO Luca COBBE Federico TOMASELLO Michele FILIPPINI Luca BASSO Giorgio GRAPPI Matteo BATTISTINI Mario PICCININI”,”Global Marx. Storia e critica del movimento sociale nel mercato mondiale.”,”«Matteo Battistini insegna Storia degli Stati Uniti all’Università di Bologna. Ha pubblicato ‘Una rivoluzione per lo Stato. Thomas Paine e la Rivoluzione Americana nel Mondo Atlantico (2012); Eleonora Cappuccilli è Postdoctoral Fellow all’Università di Oslo. Ha pubblicato ‘La critica imprevista. Politica, teologia e patriarcato in Mary Astell’ (2020); Maurizio Ricciardi insegna Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato per Meltemi, ‘Il potere temporaneo. Karl Marx e la politica come critica della società’ (2019). La storia genetica del capitale. “”«La cosiddetta evoluzione storica si fonda in generale sul fatto che l’ultima forma considera le precedenti come semplici gradini che portano a se stessa e, poiché è raramente, e solo in certe determinate condizioni, capace di criticare se stessa, (…) le concepisce sempre unilateralmente» (G. I, p. 33). Con queste parole Marx introduce nei ‘Grundrisse’ alcuni passaggi fondamentali relativi alla storicità delle categorie economiche e, in particolare, alla proprietà fondiaria e alla rendita. Contro gli economisti politici classici, che “”cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la classe borghese””, egli afferma che il capitale “”deve costituire il punto di partenza così come il punto d’arrivo””: la successione delle categorie economiche, cioè, non dipende dall'””ordine in cui esse furono storicamente determinanti”” ma “”dalla relazione in cui esse si trovano l’una con l’altra nella moderna società borghese e che è esattamente l’inversa di quella che si presenta come loro relazione naturale””. L’esempio di questo procedere è dato dalla proprietà fondiaria (Rosdolsky 1971, pp. 59 e ss.): «in tutte le forme in cui [essa] domina (…), il rapporto con la natura è ancora predominante. In quelle, invece, dove domina il capitale, prevale l’elemento sociale, prodotto storicamente. La rendita fondiaria non può essere intesa senza il capitale, ma il capitale può ben essere inteso senza la rendita fondiaria (G. I, p. 35). Questo discorso risulta particolarmente rilevante per capire la critica marxiana a Wakefield. Non solo perché, come si è visto, la sua teoria della colonizzazione è di fondamentale importanza proprio per la comprensione esatta della proprietà fondiaria capitalistica ma anche perché, secondo Marx, Wakefield commette lo stesso errore degli economisti politici classici chiamando “”capitale”” i mezzi di produzione che sono “”proprietà individuale di molti lavoratori indipendenti””, anche se in realtà sono proprio l’opposto. (…) Capita all’economista politico come al giurista feudale, che appiccicava le sue etichette giuridiche feudali anche a rapporti puramente monetari”” (K. I, p. 956). L’analisi della teoria moderna della colonizzazione, di conseguenza, risulta centrale per comprendere come Marx intenda la storicità del capitale”” (pag 89-90) [Paola Rudan, ‘La natura artificiale e la storia genetica del capitale. Marx e la moderna teoria della colonizzazione’ (in) ‘Global Marx. Storia e critica del movimento sociale nel mercato mondiale’, a cura di Matteo Battistini, Eleonora Cappuccilli Maurizio Ricciardi] Dalla bibliografia: DORIG, J.A. a cura, ‘Marx contra Rußland. Der russische Expansionsdrang und die Politik der Westmächte. Berichte von Karl Marx als europäischer Korrespondent der “”New York Daily Tribune””, 1853-1856, Seewald, Tübingen, 1960 MEZZADRA, S. NIELSON, B., Colonialismo, in M. Musto, a cura, Marx Revival. Concetti essenziali e nuove letture, Donzelli, Roma, 2019 POGGIO P.P., La Rivoluzione Russa e i contadini., Jaca Book, 2017 RAIMONDI F. , Marx, il lavoro e le macchine, il L. Basso, M. Basso, F. Raimondi, S. Visentini, a cura, Marx: la produzione del soggetto, Derive Approdi, Roma; 2018 RICCIARDI M., Il potere temporaneo. Karl Marx e la politica come critica della società, Meltemi, Milano, 2019 TOMASELLO F. La questione francese. Marx e la critica della politica, Mimesis, Milano, 2018″,”MADS-809″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo, 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”””Nella prefazione scritta in comune (Marx ed Engels, ndr) all’ edizione russa del 1882 al Manifesto dei Comunisti essi ammettevano che la Comune contadina russa avrebbe potuto resistere fino a quando si sarebbe trasformata in una unità agricola superiore di tipo comunista. Ma subordinavano tale possibilità, riprendendo la posizione già espressa da Engels nel 1875 nella sua polemica col populista Tkacev, alla vittoria socialista in Occidente. E’ ugualmente noto come Marx (forse fu la sua ultima intuizione vitale prima della morte due anni dopo) nelle famose e martoriate bozze di risposta a Vera Zasulic del 1881 (e pubblicate solo nel 1924) affrontasse in modo diverso e con quasi tangibile tensione intellettuale lo stesso problema: “”Perciò l’ analisi data nel Capitale non fornisce ragioni né pro né contro la vitalità della comune rurale: ma lo studio approfondito che ne ho fatto e di cui ho cercato materiali nelle fonti originali, mi ha convinto che la comune è il punto di appoggio della rigenerazione sociale in Russia. Tuttavia perché essa possa funzionare come tale occorrerebbe prima eliminare le influenze deleterie che l’ assalgono da tutte le parti, poi assicurarle condizioni normali di sviluppo organico””. (pag 22-23)”,”RIRx-117″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo, 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”Franco BATTISTRADA, di professione ingegnere, è nato ad Ascoli Piceno ma risiede a Genova da molti anni. E’ un collaboratore del CLSS (Centro ligure di storia sociale) e dell’ Istituto Gramsci. Un suo saggio “”Bolscevismo e populismo a 60 anni dall’ Ottobre”” è stato pubblicato in Momenti e problemi di storia dell’ URSS’, Editori Riuniti, Roma, 1978. E’ in corso di pubblicazione Bucharin e il neopopulismo degli anni 20, che comparir’ negli Atti del Convegno Internazionale dell’ Istituto Gramsci, giugno 1980, e il Nodo storico dell- arretratezza russa, dal dibattito teorico alla rivoluzione di Ottobre, relazione al II Convegno internazionale dell Istituto Gramsci, sulla società sovietica, Genova 1982 1983. “”In una parola non è per un atto di resipiscenza teorico-politica che viene decretato il fallimento del comunismo di guerra ma per il semplice convincentissimo fatto che la sua politica agraria non era stata in grado di ottenere dai contadini le eccedenze di generi alimentari sufficienti a sfamare le città e le fabbriche. Come sempre fu Lenin a dare il via alla nuova politica (1) e a porre correttamente al centro di essa l’ atteggiamento da tenere nei confronti del contadino medio””. (pag 228-229)”,”RIRO-276″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo: 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”Franco Battistrada, di professione ingegnere, è nato ad Ascoli Piceno ma risiede da molti anni a Genova. É collaboratore del ‘Centro ligure di storia sociale’ e dell’Istituto Gramsci e scrive su varie riviste. L’autore cita Marx e Lenin in dibattito su questione passaggio della Russia direttamente al socialismo senza attraversare la fase capitalistica “”Engels nel 1884 trasmise al Plekhanov della Emancipazione del Lavoro una lettera di Marx inviata nel 1877 alla populista ‘Otecestvennye Zapiski’ che commentava l’articolo di Michajlovskij: «Karl Marx davanti al tribunale del Sig. Zukovskij». …. finire (pag 132-135)”,”TEOC-089-FL”
“BATTISTRADA Franco”,”Marx e i populisti russi.”,” “”A proposito delle radici della tradizione di un agire politico «in nome del popolo» invece che «al servizio del popolo» («tutto mediante il popolo») va evindenziato come le categorie politiche giacobine (ovvero quelle dell’assolutismo cambiate di segno), attraverso il babuvismo e il blanquismo, avessero permeato profondamente la teoria e la pratica politiche di tutti i circoli rivoluzionari europei del secolo scorso, fossero essi socialisti, comunisti, anarchici, primointernazionalisti o altro. Quelle categorie, detto per inciso, furono ugualmente all’origine, sia pure in modo mediato, del fanatismo centralistico di Lassalle e degli Schweitzer, ed ebbe quindi forti radici nella stessa socialdemocrazia tedesca e nel secondo internazionalismo. Il che significa che il movimento socialista rivoluzionario nasceva segnato a fondo dalla matrice giacobina: il fine era certo l’emancipazione dell’uomo, i grandi ideali di eguaglianza e libertà espressi dall’illuminismo, ma i mezzi erano marcatamente connotati da come le società nei secoli precedenti avevano concepito e praticato il potere in quanto puro dominio o violenza. E questa concezione ancora permeava di sé lo stesso modo di rapportarsi tra gli uomini, di rapportare le proprie idee a quelle degli altri, lo stesso modo di pensare e di fare politica. Né potevano essere le poche pagine di Marx dell”Adresse’ o della ‘Critica al programma di Gotha’, oppure quelle di Bakunin, ad invertire la prevalente segnatura giacobina della teoria politica del socialismo rivoluzionario del secolo scorso. Per cui può affermarsi che rimasero a lungo egemoni nel movimento comunista e socialista rivoluzionario i capisaldi del giacobinismo: il processo rivoluzionario inteso come atto insurrezionalistico violento per la conquista del potere politico; l’«avanguardia rivoluzionaria» intesa come gruppo elitario che «in nome del popolo» elabora e indica la strategia che le masse, immature, applicano; il mantenimento del potere attraverso la «dittatura rivoluzionaria» contro i «nemici del popolo». Tali «categorie» furono, nella sostanza, il nerbo della teoria politica della stessa componente giacobino-terroristica del populismo: essa minoritaria e perdente negli anni cinquanta, sessanta e settanta, riuscirà nel 1879 a scindersi dalla Zemlja y Volja, a costituirsi in partito, e, con l’assassinio di Alessandro II, il 1° marzo 1881, a portare l’intero movimento alla disfatta”” (pag 154-155) Marx e il tardo Marx (pag 158) Luporini critica Marx sulla questione etnica (pag 160) Marx, Herzen e la comune rurale (pag 164)”,”MADS-759″
“BATTLES Matthew”,”Biblioteche: una storia inquieta. Conservare e distruggere il sapere da Alessandria a Internet.”,”BATTLES Matthew lavora alla Houghton Library la principale biblioteca di libri e manoscritti rari dell’ Harvard College. “”Quando il British Museum apriì nel 1753, pochi inglesi potevano pensare di andarvi a cercare il loro libro personale. E se ci avessero provato, sarebbero rimasti delusi: pur trattandosi della collezione nazionale britannica, era modesta rispetto agli standard di altre biblioteche simili in continente. Il giorno dell’ inaugurazione conteneva all’ incirca 51.000 libri; alla fine del diciottesimo secolo il numero era diminuito a 48.000. Questo perché la biblioteca del museo teneva molti duplicati, che i bibliotecari regolarmente vendevano o davano via nel modo più sbrigativo possibile. Allora come adesso, collezionare libri era una moda. La nuova biblioteca dipendeva dalle collezioni dei signori – regalate o acquistate con le sue modeste finanze-, sulle quali poi costruire un proprio fondo di libri. (…) La British Library poté crescere anch grazie al fatto che fungeva da deposito di copyright, vale a dire che correva l’ obbligo di destinarle la copia di ogni libro pubblicato in territorio britannico (…). Nel 1833 possedeva quasi 250.000 libri, si era dunque quintuplicata. (…)””. (pag 100)”,”ARCx-026″
“BAUDELOT Christian ESTABLET Roger MALEMORT Jacques”,”La petite bourgeoisie en France.”,” In questa copia si trova inserito al suo interno un volantino del 1974 del Comitato leninista di Balbi contro le azioni violente dei neofascisti (Milano) (di P. Sibelli)”,”FRAS-002-FGB”
“BAUDINO Mario”,”Il gran rifiuto. Storie di autori e di libri rifiutati dagli editori.”,”BAUDINO Mario vive a Torino dove è giornalista per “”La Stampa””. “”””E’ un ‘Via col vento’ della storiografia””: la condanna emessa da Delio Cantimori contro ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II’ è diventata giustamente celebre. Va detto che però i due grossi tomi del fondatore della scuola francese delle “”Annales”” – opera considerata fondamentale – vennero pubblicati da Einaudi nonostante il parere contrario dell’autorevole consulente”” (pag 64)”,”EDIx-130″
“BAUDRILLARD Jean”,”Le strategie fatali.”,”BAUDRILLARD Jean è nato nel 1929. Dal 1967 insegna sociologia a Nanterre. Ha dato vita alla rivista ‘Utopie’ e partecipato alla redazione di ‘Traverses’.”,”FILx-413″
“BAUDRILLARD Jean”,”La Gauche divine. Chronique des années 1977-1984.”,”BAUDRILLARD Jean”,”PCFx-103″
“BAUDRILLARD Jean”,”La società dei consumi. I suoi miti e le sue strutture.”,”Jean Baudrillard, nato nel 1929, ha collaborato dal 1960 al 1963 come critico letterario a ‘Temps Modernes’. Dal 1967 insegna sociologia all’Università di Nanterre. E’ autore di saggi tradotti pure in italiano: ‘Il sistema degli oggetti’ (1968), ‘Per una critica dell’economia politica del segno’. Baudrillard compie un’analisi acuta e minuziosa della nostra vita quotidiana in cui è difficile non riconoscersi; un’analisi in cui non vi è un aspetto di questa vita che sfugga alla sua attenzione e che non venga esaminato come segno del sistema consumistico”” (pag 9, presentazione)”,”TEOS-310″
“BAUDY Nicolas”,”Le marxisme. Le centenaire du ‘Capital’. Aux sources d’une doctrine qui remue le monde entier.”,”Nicolas BAUDY ha pubblicato per le stesse edizioni ‘Le Grandes Questions juives’. Il suo pensiero si è ofrmato a Vienna, Roma, Berlino, Parigi. Robert ARON è uno storico attento al socialismo.”,”MADS-219″
“BAUER Otto”,”Tra due guerre mondiali? La crisi dell’economia mondiale, della democrazia e del socialismo.”,”Prosperità e crisi dopo 1° GM, rivoluzione e controrivoluzione prezzi merci, crisi agricoltura industria, diagnosi crisi, economia dirigista, prognosi crisi, democrazia borghese, fascismo; dittatura proletariato, crisi di una cultura, socialismo e democrazia, guerra, socialismo rivoluzionario e riformista, due rivoluzioni, scissione del socialismo, socialismo integrale, epilogo per Austria”,”TEOC-050 MGEK-027″
“BAUER Otto”,”Bolscevismo o democrazia sociale?”,”‘””La più concentrata industria dell’ Europa sulal base dell’ economia agricola più arretrata dell’ Europa””, così TROTSKY caratterizza la base sociale della rivoluzione russa. (1)’ (pag 84) ‘La differenza fondamentale dello sviluppo delle città spiega perché in Russia non era possibile una rivoluzione borghese sul tipo di quella dell’ Europa occidentale e centrale. Il fatto che in Russia non si è mai sviluppata una borghesia numerosa, economicamente indipendente, e quindi cosciente di sé, spiega perché la Russia potesse arrivare alla sua rivoluzione solo quando la fabbrica ebbe trasformate le città russe, ed ebbe creato in esse un numeroso proletariato industriale. Questo fatto da una parte spiega perché l’ assolutismo in RUssia poté dominare per tanto più tempo, perché la rivoluzione borghese in RUssia dovè venire tanto più tardi che nell’ Europa occidentale e centrale; dall’altra spiega perché in Russia la rivoluzione borghese potesse compiersi solo come prologo immediato della rivoluzione proletaria””. (pg96)”,”RIRx-068″
“BAUER Otto”,”Die illegale Partei.”,”Otto BAUER nacque nel 1882 e morì nel 1938 in esilio in Francia. Esponente dell’ ‘austromarixsmo’, era vicino a G. ECKSTEIN, K. RENNER, Max ADLER, Rudolf HILFERDING e Leo TROTSKY e membro del ‘Sozialwissenschaftlichen Bildungsverein’ viennese.”,”PARx-020″
“BAUER Otto a cura di Tommaso LA ROCCA”,”La religione come fatto privato.”,”””Quando scompariranno le religioni che i preti, i pastori e i rabbini insegnano; non sarà la coscienza libera per una religione in senso filosofico? E’ il marxista Max Adler che pone queste questioni e vi risponde in maniera energicamente affermativa””. (pag 246)”,”TEOC-209″
“BAUER Otto”,”Bolscevismo o democrazia sociale?”,”””La massa dei contadini russi non è ancora politicamente organizzata; non è istruita, e non prende interesse alla politica. Se lo Stato la lascia in pace nei suoi villaggi, essa non si cura di sapere chi governa lo Stato. Solo piccole minoranze della popolazione rurale hanno un maggiore interessamento alle questioni politiche generali e una maggiore attività politica. Il sistema della rappresentanza indiretta, sulla quale è fondata la costituzione dei Soviet, ha quindi lo scopo e l’ effetto di dar voce in capitolo solo a queste minoranze politicamente attive””. (pag 60) Questione terrore nelle campagne: “”L’ efficacia del sistema di rappresentanza indiretta fu assicurata col terrorismo. Il contadino in generale non può servirsi del sistema di rappresentanza indiretta se non trove dei capi che dèstino il suo interesse per le elezioni delle assemblee distrettuali e regionali, che organizzino i suoi rappresentanti nel seno di queste assemblee, che difendano i suoi interessi e le sue vedute in seno ai Consigli. Di questi capi la massa dei contadini russi non ne produce. Solo l’ intelligentia poteva loro fornirli. Ma l’ influenza degli intellettuali fra i contadini, non è solo ostacolata dal fatto che la rivoluzione disprezza anche gli intellettuali come borghesi, e che ha quindi rafforzata la sfiducia dei contadini contro di essi; ma anche, prima di tutto, dal terrorismo, che rende impossibile ogni agitazione più vasta e più importante tra la massa dei contadini, se questa agitazione è rivolta contro il Partito dominante. Così la massa dei contadini resta senza capi, imprigionata nella rete del sistema di rappresentanza indiretta. Incapace di manovrare il complicato meccanismo, essa resta politicamente dipendente, privata della sua diretta influenza sul Governo della Repubblica dei Soviet. Se immaginiamo che invece della repubblica dei Soviet ci fosse una repubblica democratica, (…)””. (pag 61)”,”TEOC-290″
“BAUER Otto”,”Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. Erster Band: Rationaliserung Fehlrationalisierung.”,”Razionalizzazione e produttività industriale. “”La produzione totale dell’ industria manifatturiera degli Stati Uniti nel 1927 è il 30.8 % più grande di quella dell’ anno 1919. Ma di numero dei lavoratori occupati è calato da 9,1 milioni del 1919 a 8.3 milioni del 1927, il numero di impiegati è sceso da 1.7 milioni del 1919 a 1.5 milioni del 1927. Un 30.8 % in più di massa di merci può essere prodotto con un 8% in meno di forza-lavoro!””. (pag 65)”,”ECOI-144″
“BAUER Otto”,”Le “”Cours Nouveau”” dans la Russie des Soviets.”,”BAUER Otto ex ministro della socializzazione in Austria, BRACKE redattore del “”Populaire de Paris””. BAUER ha descritto la prima fase della Rivoluzione russa nell’opuscolo ‘La Révolution russe et le prolétariat europee’ (Die russische Revolution und das europaeische Proletariat’, Vienne, 1917) sotto lo pseudonimo di Einrich Weber. L’opuscolo terminava il 10 ottobre 1917, un mese prima della rivoluzione di ottobre. Biografia. Otto Bauer Pseudonyme: Amos; Franta Coliette; H. W.; Hagen; Karl Mann; Jean Meunier; Friedrich Schulze; Heinrich Schulze; Tonda; Heinrich Weber; Wolfgang geb. Wien, am 5. September 1881 gest. Paris, am 4. Juli 1938 sozialdemokratischer Politiker, Ökonom und Soziologe Otto Bauer, Sohn des Baumwoll- und Leinenwarenerzeugers Philipp Bauer (1853–1913) und dessen Ehefrau »Käthe« Katharina Bauer, geborene Gerber (1862–1912), sowie Bruder von Ida Adler (1882–1945), war seit 1900 Mitglied der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs« (SDAP) und zählte zu den Mitbegründern des kurz danach entstandenen Austromarxismus. Er studierte seit 1903 Rechtswissenschaft an der Universität Wien, wo er 1906 zum Doktor der Rechtswissenschaft (Dr. jur.) promoviert wurde. Während des Studiums lernte er Max Adler (1873–1937), Rudolf Hilferding (1877–1941) und Karl Renner (1870–1950) kennen, mit denen er den Verein »Zukunft« als Schule für die Wiener Arbeiter gründete, die Keimzelle des Austromarxismus. Bauer war 1907 Mitbegründer, bis 1914 Schriftleiter und bis 1934 Mitherausgeber der Zeitschrift »Der Kampf. Sozialdemokratische Monatsschrift« (Wien), bis 1912 Lehrer an der sozialdemokratischen Parteischule und 1912 bis 1914 Redakteur der »Arbeiterzeitung. Zentralorgan der österreichischen Sozialdemokratie« (Wien) sowie Lehrer an der sozialdemokratischen Arbeiterschule. Außerdem war er 1907 bis 1914 Abgeordneter zum Österreichischen Reichsrat und Fraktionssekretär der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs«. Am Ersten Weltkrieg nahm Otto Bauer seit 28. Juli 1914 als Leutnant der Infanterie teil und geriet bereits im November 1914 in russische Kriegsgefangenschaft, aus der er als Austauschinvalide im September 1917 entlassen wurde. Nach Wien zurückgekehrt, war Bauer vom Oktober bis November 1918 Unterstaatssekretär des Äußeren und vom November 1918 bis Juli 1919 Staatssekretär für Äußeres; zu seinen Mitarbeitern im Ministerium zählte die Soziologin Käthe Leichter (1895–1942). Er setzte sich für die Auflösung Österreich-Ungarns und für den Anschluss Deutsch-Österreichs an das Deutsche Reich ein, war österreichischer Verhandlungsführer in Saint-Germain-en-Laye (Île-de-France) und trat schließlich von seinem Ministerposten zurück, weil er weder den Anschluss Österreichs an Deutschland erreichen, noch die Abtrennung Südtirols und des Sudetengebiets von Österreich verhindern konnte. 1919 bis 1934 war Bauer sozialdemokratischer Abgeordneter zum Österreichischen Nationalrat und Führer der österreichischen Sozialdemokratie, obwohl er weder Partei- noch Fraktionsvorsitzender war. Von Bedeutung wurde das unter seiner Leitung verfasste Linzer Parteiprogramm der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei« von 1926. Otto Bauer heiratete 1920 die Journalistin Helene Landau, geborene Gumplowicz (1871–1942), welche aus ihrer geschiedenen Ehe die Tochter Wanda Janina Landau, verheiratete Lanzer (1896–1980), mitbrachte, später Bibliothekarin und Journalistin. Helene Landau war seit 1915 eng mit der Individualpsychologin und Schriftstellerin Sofie Lazarsfeld (1881–1976), der Mutter des Soziologen Paul Felix Lazarsfeld (1901–1976), befreundet. Seit 1917 unterhielt auch Otto Bauer enge Beziehungen zur Familie Lazarsfeld. Noch während des Aufstands im Februar 1934 zur Verteidigung der Demokratie in Österreich flüchtete Otto Bauer in die Tschechoslowakei, wo er Mitbegründer des »Auslandsbüros der österreichischen Sozialdemokraten« (ALÖS) in Brno wurde, welches der Unterstützung der nunmehr illegalen sozialistischen Bewegung in Österreich und der Aufklärung des Auslands über die österreichischen Verhältnisse diente. Er war 1934 bis 1938 Redaktionsleiter der »Arbeiterzeitung. Organ der österreichischen Sozialisten« (Brünn [Brno]) und Herausgeber der Zeitschrift »Der Kampf. Sozialistische Revue« (Prag). Im Mai 1938 emigrierte Otto Bauer nach Paris, wo er an der Konstituierung der »Auslandsvertretung der österreichischen Sozialisten« (AVÖS) mitwirkte und Herausgeber der Zeitschrift »Der sozialistische Kampf / La Lutte socialiste. Journal antihitlérien« (Paris) wurde. Otto Bauer gilt heute als führender Theoretiker des Austromarxismus und prägende Figur der österreichischen Sozialdemokratie der Zwischenkriegszeit. Er gilt als auch als jene Person, welche die Marienthal-Studie anregte. Selbstständige Publikationen von Otto Bauer ? (Anonym) Das arbeitende Volk und die Nationalitätenfrage. Wien: Wiener Volksbuchhandlung [1900] (= Lichtstrahlen. 4.), 16 S. ? Die Nationalitätenfrage und die Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1907, VIII, 500 S. Separatabdruck aus: Marx-Studien, 2. Bd. ? (Mitherausgeber) Der Kampf. Sozialdemokratische Monatsschrift. Herausgegeben von Otto Bauer, Adolf Braun, Karl Renner (Wien), 1.–27. Bd. (1907–1934). ? Deutschtum und Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1907 (= Lichtstrahlen. 13.), 32 S. ? Die Teuerung. Eine Einführung in die Wirtschaftspolitik der Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1910, 99 S. ? (Mit Julius Deutsch & Karl Renner) Otto Bauer: Stimmen aus der Internationale über die Gewerkschaften. – Karl Renner: Organisation der Welt. – Julius Deutsch: Vom Landesverein zum Reichsverband. – Einleitung von Otto Bauer. Wien: Hueber 1910, 32 S. ? Nationaler Kampf oder Klassenkampf? Ein Gespräch. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 2.), 16 S. ? Bergmannsnot und Kohlenwucher. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 4.), 16 S. ? Großkapital und Militarismus. Wem nützen die neuen Kriegsschiffe? Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 15.), 16 S. ? Geschichte Österreichs. Eine Anleitung zum Studium der österreichischen Geschichte und Politik. Wien: Danneberg 1911 (= Sammlung von Unterrichtsanleitungen. Herausgegeben von der Zentralstelle für das Bildungswesen der deutschen Sozialdemokratie in Österreich. 2.), 47 S. ? Der Balkankrieg und die deutsche Weltpolitik. Berlin: Vorwärts, Singer 1912, 52 S. ? (Mitarbeiter) Robert Danneberg: Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Unter Mitwirkung von Karl Kautsky, Max Adler, Otto Bauer, Gustav Eckstein, Leopold Winarsky und anderen. Wien: Verlag des Verbandes der jugendlichen Arbeiter 1913, 64 S. ? (Heinrich Weber) Die russische Revolution und das europäische Proletariat. Wien: Brand 1917, 40 S. ? Der Weg zum Sozialismus. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei. 1.), 32 S. ? (Anonym) Weltrevolution. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei. 11.), 20 S. ? Acht Monate auswärtiger Politik. Rede, gehalten am 29. Juli 1919. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei.12.), 12 S. ? Die Sozialisierungsaktion im ersten Jahre der Republik. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= 12. November. 5.), 16 S. ? Bolschewismus oder Sozialdemokratie? Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1920, 120 S. ? Der »neue Kurs« in Sowjetrußland. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 35 S. ? Die Offiziere und die Republik. Ein Vortrag über die Wehrpolitik der Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 16 S. ? Die Aufgaben der deutschen Sozialdemokratie in der Tschechoslowakischen Republik. Teplitz-Schönau [Teplice]: Druck- und Verlags-Anstalt 1921, 10 S. ? Schulreform und Klassenkampf. Ein Vortrag über die Funktionen der Schule in der Gesellschaft. Herausgegeben vom Reichsverein der sozialdemokratischen Lehrer und Lehrerinnen Deutschösterreichs. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 16 S. ? Der Genfer Knechtungsvertrag und die Sozialdemokratie. Rede des Abgeordneten Otto Bauer auf dem sozialdemokratischen Parteitag in Wien am 14. Oktober 1922. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1922, 32 S. ? Die österreichische Revolution. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1923, 293 S. ? Der Kampf um die Macht. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1924 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 2.), 31 S. ? Die Arbeiterjugend und die Weltlage des Sozialismus. Rede, gehalten auf der Jahreskonferenz des Kreises Wien des Verbandes der sozialistischen Arbeiterjugend am 2. März 1924. Wien: Verband der sozialistischen Arbeiterjugend 1924 (= Sozialistische Jugendbücherei. 1.), 27 S. ? Der Kampf um Wald und Weide. Studien zur österreichischen Agrargeschichte und Agrarpolitik. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1925 (= Agrarsozialistische Bücherei. 1.), 244 S. ? Die Wirtschaftskrise in Österreich. Ihre Ursachen – ihre Heilung. Wien: Verlag des Bundes der Industrieangesellten 1925 (= Schriftenreihe des Bundes der Industrieangestellten Österreichs. 5.), 16 S. ? Sozialdemokratische Agrarpolitik. Erläuterungen des Agrarprogramms der Deutschösterreichischen Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1926 (= Agrarsozialistische Bücherei. 6.), 187 S. ? Idealismus und Nüchternheit. Festrede gehalten im Volksbildungshaus Margareten am 17. Jänner 1926 anläßlich der Feier des zwanzigjährigen Bestandes des Arbeiter-Abstinentenbundes in Österreich. Wien: Arbeiter Abstinentenbund 1926, 11 S. ? Der blutige fünfzehnte Juli. Rede, gehalten im Nationalrat in der Sitzung am 26. Juli 1927. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1927 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 17.), 31 S. ? Das Zollattentat auf die Volkswirtschaft. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1927 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 18.), 16 S. ? Sozialdemokratie, Religion und Kirche. Ein Beitrag zur Erläuterung des Linzer Programms. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1927, 61 S. ? Die wirtschaftliche und soziale Lage Österreichs. Rede auf dem Kongreß der freien Gewerkschaften Österreichs am 20. Juni 1928. Wien: »Arbeit und Wirtschaft« 1928, 31 S. ? Revolutionäre Kleinarbeit. Rede. Herausgegeben vom Zentralverein der kaufmännischen Angestellten Österreichs. Wien: Verlag des Zentralvereines der kaufmännischen Angestellten Österreichs 1928 (= Freigewerkschaftliche Jugendschriften.), 15 S. ? Wie können wir den Mieterschutz erhalten? Rede [auf dem sozialdemokratischen Parteitag am 15. September 1928], gehalten von Otto Bauer. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1928 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 19.), 31 S. ? Mieterschutz, Volkskultur und Alkoholismus. Rede. Wien: Arbeiter-Abstinentenbund 1929, 14 S. ? Das Bundessanierungsgesetz. Vortrag. Wien: Postgewerkschaft 1931, 15 S. ? Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. Band 1: Rationalisierung – Fehlrationalisierung. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1931, 226 S. Mehr nicht erschienen. ? Wir kämpfen für die Freiheit! Rede des Abgeordneten Dr. Otto Bauer am 10. März 1933. Wien: Verlagsanstalt Vorwärts 1933, unpaginiert (4 S.). ? Nach der deutschen Katastrophe. Die Beschlüsse der Internationalen Konferenz der S.A.I in Paris, August 1933, und die Rede des Berichterstatters Otto Bauer. Zürich: Sozialistische Arbeiter-Internationale 1933, 32 S. ? (Redakteur) Der Kampf. Sozialistische Revue (Prag), 1.–5. Jg. (1934–1938). ? Der Aufstand der österreichischen Arbeiter. Seine Ursachen und seine Wirkung. Prag [Praha]: Verlag der Deutschen Sozialdemokratischen Arbeiterpartei in der Tschechoslowakischen Republik 1934, 31 S. ? Austrian democracy under fire. Dedicated to the memory of the heroes of the Republican »Schutzbund« killed in the fighting or executed under martial law. London: Labour Publications Department 1934, 51 S. ? (Mit Theodor Dan [????? ???, d.i. Fedor Ilic Gurvic / ????? ????? ??????] & Jean Zyromski) Die Internationale und der Krieg. Mit einem Vorwort von Friedrich Adler und einer Erklärung von H[enry] N[oel] Brailsford. Wien: [ohne Verlagsangabe 1935], 16 S. ? Zwischen zwei Weltkriegen? Die Krise der Weltwirtschaft, der Demokratie und des Sozialismus. Bratislava: Prager 1936, 355 S. ? (Herausgeber) Der sozialistische Kampf / La Lutte socialiste. Journal antihitlérien (Paris), 1. Jg. (1938). ? Die illegale Partei. Aus dem unveröffentlichten Nachlass. [Herausgegeben von Friedrich Wolfgang Adler.] Paris: Éditions »La Lutte Socialiste« 1939 (= Schriftenreihe des Sozialistischen Kampf. 1.), 205 S. ? (Mitarbeiter) Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Aufsätze von: Max Adler, Otto Bauer, Robert Danneberg. Herausgeber: Julius Deutsch. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1946, 91 S. ? Napoleons Ende. Ein Schauspiel in 5 Aufzügen. Wien: [ohne Verlagsangabe 1948], 32 S. ? Einführung in die Volkswirtschaftslehre. (Vorträge, gehalten 1927/28 in der Wiener Arbeiter-Hochschule.) Mit einer Einleitung von Ernst Winkler und einem Nachwort von Benedikt Kautsky. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1956 [recte 1955], 388 S. Davon gibt es auch einen Teilabdruck unter dem Titel: Der Übergang vom Kapitalismus zum Sozialismus. ? Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Politische, soziologische, historische und philosophische Schriften. Mit einem Lebensbild Ottos Bauer von Julius Braunthal. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1961, 338 S. ? (Mit Herbert Marcuse & Arthur Rosenberg) Faschismus und Kapitalismus. Theorien über die sozialen Ursprünge und die Funktion des Faschismus. Herausgegeben von Wolfgang Abendroth. Wien–Frankfurt am Main–Zürich: Europa Verlag 1967 (= Politische Texte.), 187 S. ? Zum Wort gemeldet: Otto Bauer. Herausgegeben und eingeleitet von Heinz Fischer. Wien–Frankfurt am Main–Zürich: Europa Verlag 1968, 397 S. ? Das Weltbild des Kapitalismus. Frankfurt am Main: Makol 1971 (= Marxismusbibliothek. Text. 1.), 61 S. ? Werkausgabe. Herausgegeben von der Arbeitsgemeinschaft für die Geschichte der Österreichischen Arbeiterbewegung. Redaktion: Hugo Pepper. Wien: Europaverlag 1975–1980, 9 Bände: 1. Band: 1975, IX, 940 S. 2. Band: 1976, 967 S. 3. Band: 1976, 1039 S. 4. Band: 1976, 1011 S. 5. Band: 1978, 1080 S. 6. Band: 1979, 1021 S. 7. Band: 1979, 1058 S. 8. Band: 1980, 1051 S. 9. Band: 1980, 1116 S. ? Fedor I. Dan [d.i. Fedor Ilic Gurvic / ????? ????? ??????] und Otto Bauer: Briefwechsel (1934–1938). Hartmut Rüdiger Peter (Hg.). Frankfurt am Main–New York: Campus 1999 (= Quellen und Studien zur Sozialgeschichte. 18.), 189 S. ? »Religion als Privatsache«. Der Weg zur demokratischen Freiheit. Einführung von Tommaso la Rocca. Vorwort von Paul Michael Zulehner. Wien: Geyer-Edition 2001 (= Veröffentlichungen des Internationalen Forschungszentrums für Grundfragen der Wissenschaften Salzburg. Neue Folge. 79. / Publikationen des Instituts für kirchliche Zeitgeschichte. Serie 2: Studien, Dokumentationen. 33.), 183 S. Texte über Otto Bauer auf dieser Website ? Marie Jahoda & Paul F. Lazarsfeld: Über Otto Bauers Rolle bei der Marienthal-Studie: © Reinhard Müller Stand: Oktober 2008 Bibliografie Auf dieser Website Biografien http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:gIzKsh74YroJ:agso.uni-graz.at/marienthal/biografien/bauer_otto.htm+Die+russische+Revolution+und+das+europaeische+Proletariat+E.+WEBER&cd=7&hl=it&ct=clnk&gl=it&#8221;,”RIRO-350″
“BAUER Otto”,”La Marche au Socialisme.”,”BAUER Otto presidente della Commissione di socializzazione nell’Assemblea nazionale d’Austria Austria in Grande Germania o Federazione danubiana? “”Mais il y a encore une autre condition du socialisme: c’est que l’Etat soit capable par sa nature d’accomplir la révolution sociale. Nous devons avoir tout particulièrement attention à cette condition en Autriche allemande. Car nous sommes encore devant cette grande question: notre Autriche allemande deviendra-t-elle partie constituante de la grande République allemande opu se réunira-t-elle avec les Tchèques, les Yougo-Slaves, les Hongrois, les Polonais et les Roumains pour former une Conféderation d’Etats, une “”Fédération danubienne””? L’avenir de notre constitution sociale dépend d’abord de la décision””. (pag 67)”,”MAUx-034″
“BAUER Otto, testi scelti annotati e presentati da Yvon BOURDET”,”Otto Bauer et la révolution.”,”””Otto Bauer précise ensuite que “”la guerre et la révolution ont dissous l’école austromarxiste: dans les discussions pendant la guerre et après la guerre, au sein du socialisme international, les hommes qui avaient appartenu à cette école se sont trouvés dans des camps différents, voire opposés. Pour illustrer ce phénomène on peut ajouter que, depuis cette date, on distingue une “”tendance de gauche”” animée par Max Adler, favorable au système des conseils ouvriers et très critique à l’égard du parlementarisme; une tendance “”de droite””, inspirée par Renner qui estimait que le prolétariat moderne avait cessé d’être révolutionnaire et qu’il fallait en conséquence modifier la pratique politique et enfin une tendance “”du centre”” dirigée par Otto Bauer suivie par la majorité du parti socialiste autrichien et qui fut la nouvelle incarnation de l’austromarxisme.”” (pag 15)”,”TEOC-637″
“BAUER Otto”,”Otto Bauer. Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Mit einem Lebensbild Otto Bauers von Julius Braunthal.”,”Otto Bauer. Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Una selezione di scritti e opere di Otto Bauer Contiene ritratti politici scritti da Otto Bauer di Victor Adler, August Bebel, Sigmund Kunfi, Max Adler, Ignaz Seipel, Julius Martov Socialdemocrazia austriaca: ‘Nel 1874 ebbe luogo il primo convegno dei socialisti austriaci, che fondarono la Sozialdemokratische Arbeiterpartei Österreichs (SDAPÖ) (Partito dei Lavoratori Social-Democratici dell’Austria) al congresso di Hainfeld (30 dicembre 1888 – 1º gennaio 1889), grazie soprattutto a Viktor Adler che ne redasse la ‘Prinzipienerklärung’ (Dichiarazione dei Principi), ispirata al marxismo. Il neonato partito partecipò alla fondazione della Seconda Internazionale a Parigi il 14 luglio 1889. In seguito all’introduzione del suffragio universale maschile nel 1905, alle elezioni del Reichsrat del 1907 la SDAPÖ ottenne 87 seggi su 516, diventando il secondo gruppo parlamentare dopo il Partito Cristiano Sociale (CSP), che superò alle elezioni del 1911. La SDAPÖ appoggiò la dichiarazione di guerra alla Serbia che diede avvio alla Prima guerra mondiale nel 1914, ma chiese la pace già dal dicembre 1916. Al termine della guerra il leader socialdemocratico Karl Renner divenne cancelliere e proclamò la Repubblica il 12 novembre 1918, nella prospettiva di una unione politica (proibita dai trattati di pace) con la Germania. Indebolita dalla contemporanea scissione dei comunisti (KPÖ) e divisa tra i socialdemocratici di Renner e gli austromarxisti di Otto Bauer, dopo le elezioni dell’ottobre 1920 la SDAPÖ passò all’opposizione dei cristiano-sociali, pur governando da sola la capitale Vienna (‘Rotes Wien’ ossia Vienna rossa) dal 1919; nel febbraio 1934 la SDAPÖ fu messa fuorilegge dalla neonata dittatura del cancelliere Engelbert Dollfuss. Il 12 marzo 1938 l’Austria fu annessa (Anschluss) dalla Germania nazista, un’annessione che a molti socialdemocratici apparve comunque la realizzazione della propria antica aspirazione’ (wikip)”,”MAUx-037″
“BAUER Otto”,”Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz.”,”Otto Bauer, deputato al parlamento austriaco, ex ministro. “”La société socialiste s’efforcera-t-elle de détruire la religion en interdisant l’enseignement religieux et la célébration des cultes? Marx et Engels ont toujours nettement repoussé de telles conceptions. Lorsqu’en 1874 les réfugiés blanquistes de la Commune firent entrer dans leur programme, à l’exemple de la grande Révolution française, des décrets antireligieux, Frédéric Engels leur répondit: “”Les persécutions constituent le meilleur moyen de favoriser des convictions indésirables. Le seul service que l’on puisse encore aujourd’hui rendre à Dieu est de proclamer l’athéisme article de loi obligatoire””. Et lorsque Eugène Dühring incorpora dans son utopie de l’avenir des mesures antireligieuses, Engels railla: “”Il excite ses gendarmes de l’avenir contre la religion et contribue ainsi à en faire une martyre et à prolonger son existence””. Marx et Engels concevaient tout autrement la disparition des grandes religions historiques. Ils déclaraient: “”Le besoin de conceptions et de cérémonies religieuses chez les hommes découle de leurs conditions d’existence économiques et sociales. Les hommes qui grandiront dans une société déja développée n’éprouveront plus ce besoin. La société socialiste ne “”ravira”” sa religion à personne, n’interdira à personne de vivre en toute liberté conformément à sa religion. Mais les hommes d’une societé socialiste, libérés de la misère et de l’insécurité de l’existence, vivront dans des conditions telles que le besoin de conceptions religieuses disparaîtra peu à peu. C’est ainsi que la religion mourra ‘de sa mort naturelle'(1). C’est dans ce sens que Marx considère que l’uno des principales tâches du socialisme est de “”débarrasser les consciences du fantôme religieux””. Marx ne pensait pas, comme les idéologues bourgeois, que l’on puisse libérer les hommes du “”fantôme religieux”” dans la société capitaliste même, par le seul moyen de la propagande anti-religieuse. L’une des idées fondamentales du socialisme marxiste est, au contraire, que l’on ne peut transformer l’idéologie religieuse des masses qu’au fur et à mesure de la transformation de la base économique de cette idéologie (…)”” [Otto Bauer, Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz, Bruxelles, 1928] [(1) Engels: ‘L’anti-Dühring’] pag 79-80 “”Au moment où la dépréciation de l’argent orientait les masses ouvrières dans la voie révolutionnaire, les gros financiers internationaux craignirent que la révolution sociale ne gagnât l’Autriche. Les gros capitalistes juifs, protestants, ou francsmaçons de Londres, d’Amsterdam et de Paris mirent, en 1922, des centaines de millions à la disposition du prélat catholique Seipel, pour qu’il assainît les finances autrichiennes et préservât ainsi l’Autriche de la révolution sociale. La grande bourgeoisie autrichienne considéra la stabilisation de la monnaie comme le salut. Les gros industriels, tant juifs que francs-maçons, acclamèrent le prélat catholique comme leur sauveur. Son portrait est accroché au mur des cabinets de travail des directeurs de banque. C’est ainsi que la grande bourgeoisie a passé dans le camp du cléricalisme. Son argent, sa presse, ses relations internationales sont entièrement à son service. Tant que la masse ouvrière fut exclue du droit de vote, la grande bourgeoisie pouvait dominer seule. Sa domination, c’était le libéralisme. Aujourd’hui, par contre, dans la République démocratique, où c’est la majorité du peuple qui décide, la grande bourgeoisie ne peut maintenir sa domination qu’en s’appuyant sur la masse des électeurs petits bourgeois et paysans ; elle ne peut donc dominer qu’en pénétrant dans le parti clérical, qui groupe les masses des électeurs petits bourgeois et paysans, et en mettant ce parti à son service. Et cette masse d’électeurs petits bourgeois et paysans qui, une génération auparavant, avait renversé la domination de la grande bourgeoisie libérale, elle était maintenant devenue mûre pour se placer sous la direction de la grande bourgeoisie, passant au cléricalisme. Elles-mêmes effrayées par l’assaut de la classe ouvrière, intimidées par le déployement de sa force, tremblantes devant la Révolution sociale, ces masses petites bourgeoises et paysannes ne virent plus qu’un devoir à remplir : défendre le régime de la propriété bourgeoise contre le socialisme. (…) Le résultat de tout ce développement a été la transformation du parti clérical. Ce parti est devenu, selon l’expression de Seipel, « le point de concentration de tous les éléments anti-marxistes », c’est-à-dire l’organisation de toute la bourgeoisie contre la classe ouvrière”” (pag 34-35-36); LEGGERE IN: BAUER Otto, Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz. L’ÉGLANTINE. BRUXELLES. 1928 pag VI 183 16° prefazione all’edizione tedesca (1927), traduzione dal tedesco, Collection Études politiques et sociales. (Otto Bauer, deputato al parlamento austriaco, ex ministro) [Versione digitale su richiesta] La trasformazione del partito clericale austriaco nell’analisi di Otto Bauer [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (MAUx041) Partito socialdemocratico austriaco (Sozialdemokratische Arbeiterpartei Österreichs, SDAPÖ, poi Sozialdemokratische Partei Österreichs, SPÖ) Partito politico austriaco. La SDAPÖ fu costituita al Congresso di Hainfeld (30 dic. 1888-1° genn. 1889) sulla base di una dichiarazione di principi redatta da V. Adler, uno dei maggiori esponenti del movimento socialista austriaco di orientamento marxista. Tra i fondatori nel 1889 della seconda Internazionale, la SDAPÖ fu il punto di riferimento organizzativo di quei teorici e dirigenti politici (Max e Viktor Adler, Otto Bauer, Rudolf Hilferding, Karl Renner) che furono i protagonisti del cd. «austromarxismo», particolarmente attento – operando all’interno di un impero multinazionale come quello asburgico – alla questione delle nazionalità. Alle elezioni del 1907 la SDAPÖ fu il secondo partito austriaco dietro i Cristiano-sociali, diventando il maggiore partito del Paese alle elezioni del 1911. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, anche la socialdemocrazia austriaca votò i crediti di guerra, il che aprì i primi dissidi al suo interno. Dinanzi alla crisi della seconda Internazionale, peraltro, proprio i socialisti austriaci furono i principali promotori della Unione internazionale socialista o Internazionale di Vienna (detta anche «Internazionale due e mezzo»), che intendeva riunire i socialisti critici verso la guerra ma non favorevoli a trasformarla in rivoluzione proletaria, come chiesto da Lenin. Alla fine del conflitto, che determinò la crisi dell’impero austro-ungarico, mentre la sinistra del partito, che si riconosceva nell’esperienza della Rivoluzione sovietica e intendeva avviare un’esperienza socialista in Austria, usciva dalla SDAPÖ per dar vita al Partito comunista austriaco (KPÖ), fu proprio uno dei leader socialdemocratici, K. Renner, a diventare cancelliere e a proclamare la Repubblica (12 nov. 1918). Nel 1919 la SDAPÖ conquistò il governo di Vienna, avviando l’esperienza della Rotes Wien («Vienna rossa»), ma nell’ott. 1920 passò all’opposizione sul piano nazionale. Nel 1934, a seguito dell’avvento al potere del regime autoritario di E. Doll­fuss, il partito fu messo fuori legge. Ricostituito nell’apr. 1945, assunse il nome di Partito socialista dell’Austria (SPÖ), mentre lo stesso Renner proclamava la nascita di un governo provvisorio e veniva quindi eletto presidente della Repubblica. Tra i fondatori dell’Internazionale socialista (1951), la SPÖ governò in coalizione col Partito popolare fino al 1966, per poi passare all’opposizione, tornare al governo da solo (1970-99), con i liberali e poi di nuovo con i popolari. Primo partito alle elezioni del 1999 col 33,2% dei voti, nel 2008 la SPÖ ha ottenuto il peggior risultato elettorale della sua storia, fermandosi al 29,7%, rimanendo tuttavia la principale forza politica del Paese. (voce Treccani)”,”MAUx-041″
“BAUGH Albert C. CABLE Thomas”,”A History of the English Language.”,”Albert C. Baugh, University of Pennsylvania, Thomas Cable, University of Texas”,”UKIx-135″
“BAUMAN Zygmunt”,”Memorie di classe. Preistoria e sopravvivenza di un concetto.”,”L’A è Prof di sociologia all’Univ di Leeds. Formatosi all’Univ di Varsavia vi ha insegnato fino al 1968. Poi P stato Prof all’Univ di Tel Aviv e di Haifa (dal 1968 al 1971).”,”TEOS-024″
“BAUMAN Zygmunt”,”Il disagio della postmodernità.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-037-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”La solitudine del cittadino globale.”,”Zygmunt Bauman è professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia. Tra le sue opere: Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Mortalità, immortalità e altre strategie di vita, Le sfide dell’etica, La società dell’incertezza, Dentro la globalizzazione, Le conseguenze sulle persone. Le politiche neoliberiste degli ultimi vent’anni hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale, esaltando la libertà dell’individuo a scapito della dimensione collettiva.”,”TEOP-045-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”Le sfide dell’etica.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”FILx-049-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”La decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-059-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”Modernità liquida.”,”Zygmunt Bauman (Pznan 1925 Leeds 2017) è stato un influente intellettuale del secondo Novecento. Ebreo, si rifugiò in Urss in seguito all’invasione nazista della Polonia. Tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato Sociologia presso l’università di Leeds (1971-1990). Di formazione marxista, dopo essersi occupato di questioni relative alla stratificazione sociale e al movimento dei lavoratori, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, elaborando il concetto di “”società liquida”” “”Pierre Bourdieu rileva il legame esistente tra il crollo della fiducia e la minore propensione all’impegno politico e all’azione collettiva: la capacità di fare proiezioni future, sostiene Bourdieu, è la ‘conditio sine qua non’ di qualsiasi pensiero «trasformativo» e di qualsiasi tentativo di rianalizzare e cambiare lo stato di cose attuale (…)”” (pag 193)”,”TEOS-308″
“BAUMAN Zygmunt”,”Stranieri alle porte.”,”Zygmunt Bauman (Pznan 1925 Leeds 2017) è stato un influente intellettuale del secondo Novecento. Ebreo, si rifugiò in Urss in seguito all’invasione nazista della Polonia. Tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato Sociologia presso l’università di Leeds (1971-1990). Di formazione marxista, dopo essersi occupato di questioni relative alla stratificazione sociale e al movimento dei lavoratori, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, elaborando il concetto di “”società liquida”” “”Senza nascondere sdegno e irritazione, Bauman denuncia gli «abomini morali», divenuti rapidamente ovvietà. Punta l’indice contro i politici che mostrano i bicipiti, quei populisti che, con promesse alettanti e truffaldine, trascinano i cittadini frustrati verso pericolose scorciatoie”” (pag VIII, prefazione) “”Ciò che alimenta queste reazioni difensive, sia nei confronti di minacce reali sia frutto dell’immaginazione, è la combinazione tra spostamenti di popolazione a livello internazionale e trasformazioni socio-economiche rapidissime, drastiche e senza precedenti» cui ancor oggi assistiamo. «In qualsiasi società urbanizzata vi sono luoghi in cui entriamo in contatto con stranieri: uomini e donne privi di radici che ci rammentano la fragilità o il vero e proprio disseccamento delle nostre radici familiari». Hobsbawm citava lo studioso ceco Miroslav Hroch, secondo cui il nazionalismo e l’etnia sono «un surrogato dei fattori di integrazione in una società in via di disgregazione. Quando vien meno la società, salta fuori il nazionalismo come estrema garanzia» (18). Hobsbawm ce lo ricorda dalla tomba: «loro», gli «stranieri», «possono, e devono, essere incolpati per tutto il malcontento e il senso d’insicurezza e di disorientamento che tanti di noi avvertono dopo questi quarant’anni, in cui la vita umana ha subito i più repentini e profondi sconvolgimenti che la storia ricordi». Come dicevano i nostri antichi progenitori – e noi incautamente e a nostro danno dimentichiamo -, «la storia è maestra di vita». Per la nostra stessa sopravvivenza, diamo ascolto a un maestro come Hobsbawm: leggiamo e rileggiamo un’opera pionieristica come ‘Nazioni e nazionalismo dal 1780’. La lezione che possiamo trarre da questo grande libro è che le società in crisi che ripongono le speranze in un salvatore, in un uomo (o donna) della provvidenza, cercano qualcuno che propugni un nazionalismo massiccio, militante, bellicoso, promettendo di lasciar fuori il pianeta globalizzato, richiudendo le porte che da tempo hanno perso (o hanno visto infrangere) i loro cardini e sono ormai inservibili”” (pag 54-55)] [(18) Eric J. Hobsbawm, ‘Nations and Nationalisms Since 1780. Programme, Myth, Reality’, Cambridge Unviersiy Press, Cambridge, New York, 190, trad. it. ‘Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà’, Einaudi, Torino, 1991, pp. 201, 202, 204]”,”TEOS-309″
“BAUMAN Zygmunt”,”Memorie di classe. Preistoria e sopravvivenza di un concetto.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-103-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”L’Europa è un’avventura.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”EURx-103-FL”
“BAUMGART Fritz”,”Das Kunstgeschichtsbuch. Von der Antike bis zur Gegenwart.”,”Cronologia internazionale di storia dell’ arte. Es. “”1421-69. S. Lorenzo in Florenz von Brunelleschi. Erste 3- schiffige kreuzförmige Basilika der Frührenaissance, mit Vierungskuppel und flachgedecktem Mittelschiff.”” (pag 94)”,”VARx-242″
“BAUMGART Winfried”,”Imperialism. The Idea and Reality of British and French Colonial Expansion, 1800-1914.”,”Lenin and Monopoly Capitalism (pag 111-112)”,”TEOC-005-FMDP”
“BAUMIER Jean”,”Ces banquiers qui nous gouvernent.”,”Jean Baumier, esperto di alta finanza, collaboratore di un grande settimanale, autore di varie opere di carattere economico, tra cui ‘La fin des maitres des forges’, giornalista, rivela qui i meccanismi della macchina bancaria internazionale. Traccia un ritratto dei managers che controllano la stanza dei bottoni, gli uomini d’affari, i grand commis che costituiscono una sorta di super-governo del pianeta. “”Le banquier est un conquérant qui sacrifie des masses pour arriver à un résultat caché; ses soldats sont les intérêts des particliers. Il a ses stratagèmes à combiner, ses embuscades à tendre, ses partisans à lancer, ses villes à prendre. La pluspart de ces hommes sont si contigus à la politique, qu’ils finissent par s’en mêler, et leur fortunes y succombent…”” (Honoré de Balzac, La Maison Nucingen)”,”ECOG-089″
“BAUMONT Maurice”,”L’ essor industriel et l’ imperialisme colonial, 1878-1904.”,”BAUMONT è Membre de l’Institut, Professeur honoraire à la Sorbonne.”,”RAIx-055″
“BAUMONT Maurice”,”La Faillite de la Paix. 1. De Rethondes a Stresa 1918 – 1935.”,”BAUMONT è membro dell’ Institut e Prof alla Sorbona.”,”RAIx-069″
“BAUMONT Maurice”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”Maurice BAUMONT è uno dei maggiori conoscitori di questa materia. Si è laureato a Parigi con due tesi su ‘La grosse industrie allemande et le charbon’ e ‘La grosse industrie allemande et la lignite’, è divenuto ordinario di geografia commerciale al conservatorio d’ Arti e Mestieri e di storia contemporanea alla Sorbona. Dopo l’ armistizio del 1918 ha collaborato con A.F. PONCET e René MASSIGLI all’ ambasciata francese di Berna. Dal 1919 al 1927 ha vissuto a Berlino vicino ad esperti di cose tedesche come Emile HAGUENIN. Dal 1927 al 1940 è stato membro del segretariato internazionale della Società delle Nazioni.”,”RAIx-108″
“BAUMONT Maurice BERTHELOT Marcel”,”L’Allemagne, lendemains de guerre et de révolution.”,”Maurice Baumont, agrégés de l’Université, e M. Berthelot in missione in Germania Mobilitazione finanziaria dall’inizio della Grande guerra. (pag 110-112) “”Lorsque la guerre éclata, la mobilisation des finances allemandes s’effectua avec autant d’ordre et de célerité que la mobilitsation de l’armée. Tout avait été organisé pour que la richesse du pays fût mise immédiatement à la disposition du gouvernement. Dès 1911, l’Allemagne, instruite par l’expérience d’Agadir, s’était rendu compte qu’il ne lui suffisait pas d’être prête militairement à la guerre; il lui fallait encore être en mesure de supporter sans plier les charges financières énormes qu’une pareille crise occasionnerait, et de rétablir ensuite, aussi vite que possible, son équilibre économique. La guerre n’était-elle point conçue par les disciples de Bismarck comme un phénomène naturel qui, loin de rompre la continuité de l’histoire, s’intercale logiquement dans le cours des événements et favorise les progrès de la nation la plus forte, la meilleure? Bien avant 1914, l’Allemagne a trouvé des financiers et des économistes qui ont préparé, d’accord avec ses soldats, la réalisation de la guerre intégrale. La Reichsbank, sous l’énergique direction de son président, Rudolf Havenstein, est devenue l’organisme central chargé d’opérer cette mobilisation financière. Havenstein exerça une véritable dictature sur le monde bancaire; il s’attache à libérer les finances allemandes de l’influence du capital étranger, à augmenter les encaisses en retenant et en faisant rentrer la monnaie d’or. En 1914, l’Allemagne, sans compter sur d’autres ressources que les siennes, pouvait faire face aux dépenses d’une guerre que l’on espérait courte et brillante. Le 23 juillet, l’encaisse métallique de la Reichsbank atteignait 1.700 millions, et restait à peine inférieure de 200 millions à la somme totale du papier-monnaie mis en circulation. Le gouvernement, de son côté, s’était occupé d’assurer la couverture des frais causés par l’augmentation des armements. (…) Mais la guerre se prolongea, et les combinaisons financières d’Havestein s’écroulèrent par la force des choses. Tandis que l’Etat-Major rédigeait des bullettins de victoire pour soutenir le moral du peuple, le gouvernement; bien que ses ressources diminuassent de jour en jour, voulut persister, lui aussi, à inspirer confiance. Helfferich, qui devint ministre des Finances en 1915 et, un an plus tard vice-chancellier, attacha son nom à une politique de banqueroute déguisée dont les deux principes furent la multiplication des emprunts et la multiplications du papier-monnaie. Pendant quatre années, les finances de l’Allemagne vécurent presque exclusivement d’emprunts intérieurs et de papier. C’était un procédé dont on comprit plus tard le danger. Le sort des neuf emprunts de guerre était lié à celui de la victoire. Dès le jouir qu’elle fut battue, l’Allemagne se trouva formidablement gravée.”” (pag 110-112)”,”GERG-092″
“BAURMEISTER Carl Leopold, Adjutant Generale Major”,”Revolution in America. Confidential Letters and Journals 1776-1784 of Adjutant General Major Baurmaister of the Hessian Forces.”,”Hessians, from Hesse, Germany) (dell’omonima regione tedesca): dell’Assia loc agg Hessian n (native of Hesse, Germany) (abitanti dell’Assia) assiano, assiana nm, nf There are more than six million Hessians. Hessian n historical (soldier from Hesse, Germany) (storico: mercenario) assiano nm Great Britain hired hessians to fight in the American Revolutionary War. La Gran Bretagna arruolò degli assiani affinché combattessero nella guerra d’indipendenza americana. Gli Assiani (in inglese: Hessians; in tedesco: Hessische Truppen) erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra; il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati. Il rapporto tra l’Assia e Hannover con la Gran Bretagna durante la Guerra di Indipendenza Americana è stato un argomento di interesse storico. Gli Assiani erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra. Il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati 1. Durante la Guerra di Indipendenza Americana, gli Assiani furono impiegati dall’esercito britannico. Tuttavia, il loro contributo alla guerra fu limitato e non ebbe un impatto significativo sul risultato finale della guerra 12.”,”USAG-001-FSD”
“BAUSANI Alessandro a cura; scritti di I.A. KRYVELEV S.V. JUROVSKIJ A.A. POPOV M.I. SAHNOVIC J.A. LEBADA V.I. MIHEEV e altri”,”La religione nell’ URSS.”,”scritti di I.A. KRYVELEV S.V. JUROVSKIJ A.A. POPOV M.I. SAHNOVIC J.A. LEBADA V.I. MIHEEV e altri “”Plechanov si serve come sinonimo di convinzioni religiose, del termine “”elemento mitologico della religione””; egli identifica in tal modo la convinzione religiosa con quella mitologica, e le concezioni religiose in generale con la mitologia. Questi concetti non si possono identificare. Per illustrare il concetto che qui ci interessa , il termine più adatto è “”credenze””. (pag 263, I.A. Kryvelev) “”A suo tempo, il marxista olandese Pannekoek diede la seguente definizione “”dell’ aspetto essenziale della religine””: “”fede in un essere soprannaturale, che dirigerebbe il mondo e disporrebbe del destino degli uomini””. Contro tale definizione, Plechanov sollevò due obiezioni: in primo luogo, la religione è legata alla fede non in uno, ma in diversi esseri soprannaturali; in secondo luogo, l’ aspetto caratteristico della religione secondo Plekhanov è il credere nell’ esistenza non semplicemente di esseri soprannaturali, ma di una o più divinità””. (pag 263, idem) “”Ogni religione altro non è che il riflesso fantastico nella mente degli uomini di quelle forze esterne le quali dominano su di loro nella vita quotidiana; riflesso, in cui le forze terrene assumono aspetto sovrannaturale.”” (F. Engels, pag 243, cit. in A. Bausani, a cura, ‘La religione nell’ URSS’)”,”RELx-040″
“BAUSANI Alessandro”,”L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica.”,”Dall’Atlantico al Pacifico oltre 600 milioni di fedeli. Alessandro BAUSANI (1921-1989), dopo esser stato ordinario dei lingua e letteratura persiana all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, ha insegnato Islamistica all’Università di Roma ed è stato direttore dell’Istituto di Studi Islamici presso quella Università. E’ autore di una ventina di volumi e di numerose pubblicazioni in riviste scientifiche italiane e straniere. Ha tradotto il Corano. “”(…) una conseguenza singolare è che, siccome solo all’ imam (sciita) spetta dichiarare (come al califfo sunnita) la guerra santa, la ‘si a’ – che pur mette la guerra santa come uno dei pilastri (arkan) dell’Islam alla pari della preghiera e del digiuno – ritiene impossibile farla, ora, in attesa del ritorno dell’imam, e la guerra santa è solo ammessa dagli sciiti in caso di estrema difesa contro attacchi nemici”” (pag 104-105)”,”RELx-001-FC”
“BAUSANI Alessandro, a cura”,”Testi religiosi zoroastriani.”,”‘La lingua pahlavi, conosciuta anche come medio persiano, è una fase storica della lingua persiana utilizzata principalmente durante l’Impero sasanide (III-VII secolo d.C.). Originariamente parlata nel sud-ovest dell’Iran, si diffuse in altre regioni, soppiantando gradualmente altre lingue e dialetti iranici 1. La lingua pahlavi è documentata attraverso una varietà di testi, tra cui iscrizioni, documenti amministrativi e opere religiose, come l’Avesta, il testo sacro dello zoroastrismo. La scrittura pahlavi deriva dall’aramaico del periodo achemenide e si sviluppò sia in carattere maiuscolo, utilizzato principalmente nelle iscrizioni, sia in carattere corsivo, usato per la comunicazione quotidiana. La letteratura pahlavi comprende opere di carattere religioso, cortese, sapienziali e d’intrattenimento, molte delle quali sono state trasmesse all’interno delle comunità zoroastriane d’India e d’Iran 3.’ (f. copilot) ‘Zoroastro, noto anche come Zarathustra, è stato un profeta e mistico iranico. La sua vita e il suo insegnamento sono strettamente legati all’antica Persia, che corrisponde all’odierno Iran 2. Sebbene non si conosca con precisione il periodo in cui sia vissuto, gli studiosi collocano la sua esistenza tra l’XI e il VII secolo a.C., con alcune ipotesi che lo situano addirittura nell’Età del Bronzo 2. La sua area geografica di attività è compresa tra gli odierni Afghanistan e Turkmenistan’. (idem)”,”RELx-002-FGB”
“BAVEREZ Nicolas”,”Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies.”,”””Conflit est le père de tous les êtres, le roi de tous les êtres; aux uns il a donné formes de dieux, aux autres d’hommes. Il a fait les uns esclaves, les autres libres”” (Héraclite) in apertura “”‘Les Etapes de la pensée sociologique’ retiennent sept grands auteurs, Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto et Weber, dont le choix était commenté en préambule. La présence de Montesquieu sonnait comme un manifeste en faveur d’une sociologie philosophique, qui se distinguait à la fois de Durkheim et de Talcott Parsons. ‘L’Esprit des lois’, par sa démarche comparative cherchant à cerner les variables des régimes et des Etats, introduisait la sociologie dans la philosophie politique. L’influence de Léon Brunschwicg joua également qui, dans ‘Les Progrès de la conscience dans la philosophie occidentale’, érigeait Montesquieu en figure du sociologique exemplaire par le recours à la méthode analytique contre la méthode synthétique qu’élaborènt au XIXe siècle Auguste Comte et ses successeurs. (…) Aron, comme à son habitude, joignait à un scrupuleux souci d’objectivité, qui l’amena à marquer l’importance de Durkheim en dépit des réticences qu’il éprouvait pour sa théorie totalisante du social, ou à critiquer Weber en dépit de la sympathie et de l’admiration qu’il nourrissait pour lui depuis sa jeunesse, un point de vue engagé: “”Je me réclame, dans la conclusion de la première partie, de l’école des sociologues libéraux, Montesquieu, Tocqueville, auxquels je joins Elie Halévy. Je le fais non sans une ironie (“”descendant attardé””) qui a échappé aux critiques de ce livre, déjà paru aux Etats-Unis et en Grande-Bretagne. Il ne me paraît pas inutile d’ajouter que je ne dois rien à l’influence de Montesquieu ou de Tocqueville dont je n’ai sérieusement étudié les oeuvres qu’au cours des dix dernières années. En revanche, j’ai lu et relu les livres de Marx depuis trente-cinq ans. J’ai plusieurs fois usé du procédé rhétorique du parallèle ou de l’opposition Tocqueville-Marx, en particulier dans le premier chapitre de l”Essai sur le libertés’. Je suis arrivé a Tocqueville à partir du marxisme, de la philosophie allemande et de l’observation du monde présent. Je n’ai jamais hésité entre ‘La Démocratie en Amérique’ et ‘Le Capital’. Comme la plupart des étudiants et des professeurs français, je n’avais pa lu ‘La Démocratie en Amérique’ quand, pour la première fois, ne 1930, je tentai, sans y parvenir, de me démontrer à moi-même que Marx avait di vrai et que le capitalisme était une fois pour toutes condamné par ‘Le Capital’. Je continue, presque malgré moi, à prendre plus d’intérêt aux mystères du ‘Capital’ qu’à la prose limpide et triste de ‘La Démocratie en Amérique’. Mes conclusions appartiennent à l’école anglaise, ma formation vient surtout de l’école allemande (1)”” ((1) Raymond Aron, ‘Les Etapes de la pensée sociologique’, p. 21)”” [Nicolas Baverez, Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies, 2006] (pag 404-405) [Nicolas Baverez, Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies, 2006] Baverez è uno storico ed economista, scrive su Le Point, Echos e sul Monde. Nicolas Baverez Wikip: Nicolas Baverez à l’université d’été du MEDEF en 2009. Nicolas Baverez Écouter, né le 8 mai 1961 à Lyon et avocat depuis 1998, est un essayiste français. Normalien de la rue d’Ulm (promotion 1980) et énarque (promotion Michel de Montaigne, 1988), il est également docteur en histoire et agrégé de sciences sociales1. Sa pensée a été fortement influencée par Raymond Aron. Sommaire [masquer] 1 Parcours 2 Pensée 3 Publications 4 Distinctions 5 Notes et références 6 Liens externes Parcours[modifier] Nicolas Baverez entre à l’École normale supérieure en 1980 ; durant sa scolarité à l’ENS, il obtient un diplôme de Sciences Po Paris (1982), un DEA d’histoire à l’Université Paris I Panthéon-Sorbonne (1983), et passe avec succès le concours d’agrégation en sciences sociales (1983). En 1986, il soutient sa thèse de doctorat-ès-lettres en histoire sur le thème Chômages et chômeurs dans les années 1930. Il intègre l’ÉNA en 1986. En 1988, Nicolas Baverez est nommé auditeur à la Cour des comptes, puis conseiller référendaire trois ans plus tard. De 1993 à 1995, il est membre du cabinet de Philippe Séguin, alors Président de l’Assemblée nationale, chargé des problèmes économiques et sociaux. De 1995 à 1998, il occupe chez Fimalac le poste de directeur de la communication et du développement. En 1998, il rejoint le barreau de Paris et devient associé chez Brandford-Griffith & Associés, en charge de l’activité de droit public économique. En 2004, il quitte ce cabinet pour Gibson, Dunn & Crutcher LLP1, pour qui il gère les intérêts, entre autres, des compagnies de chemin de fer française et britannique dans le conflit qui les oppose à Eurotunnel. Il est également inscrit au Barreau de Los Angeles. Depuis 2002, Nicolas Baverez est membre du comité d’éthique entrepreneuriale du MEDEF (Mouvement des entreprises de France)2. Il est également membre du comité directeur de l’Institut Montaigne3, et y préside le groupe de travail Affaires étrangères et défense. Nicolas Baverez est éditorialiste pour l’hebdomadaire Le Point4, il l’a longtemps été pour Les Échos et écrit pour Le Monde5, autant de tribunes qui lui valent d’être considéré comme chef de file des « déclinistes ». Depuis septembre 2008 il intervient de façon bimensuelle sur France Culture dans l’Économie en questions6 animé par Olivier Pastré. Il est membre du Comité de direction de la revue Commentaire, du comité international de parrainage de la revue Politique américaine et du comité éditorial de la revue Géoéconomie. Depuis 1995, il enseigne à l’École nationale d’administration. En 2008, Nicolas Baverez est membre du Conseil d’administration de l’université Jean Moulin Lyon 3 auquel il a été nommé par le président Hugues Fulchiron au titre des personnalités extérieures. Il a participé aux conférences Bilderberg de 20097, 20118 et 20129. Pensée[modifier] Nicolas Baverez est libéral (il écrit : « L’antilibéralisme est un fléau qui se trouve au principe du déclin et de la régression de la France10 »). Il est l’un des principaux représentants d’un courant qui se veut décrire avec réalisme la situation économique de la France et que ses opposants qualifient de « décliniste »11,12 : Nicolas Baverez dénonce un déclin relatif de la France par rapport au reste du monde dont il situe les causes dans l’intervention trop forte et à mauvais escient de l’État dans l’économie ou la fiscalité trop lourde. La France, selon lui, reste le seul pays développé qui s’échine à maintenir le modèle « caduc » d’économie fermée et administrée des années 196013. Publications[modifier] L’Impuissance publique (en collaboration avec Denis Olivennes), Calmann-Lévy, 1994 (ISBN 2702118224) L’ Invention du chômage (en collaboration avec Robert Salais et Bénédicte Reynaud-Cressent),Presses Universitaires de France – PUF, 1999 (ISBN 978-2130499435) Raymond Aron, un moraliste au temps des idéologies, Flammarion, 1997 (ISBN 2080667769), Flammarion, 2005 (ISBN 208210494X) ; Édition poche : Flammarion, 1999 (ISBN 2080813323), Perrin, 2006 (ISBN 2262025517) Les Trente Piteuses, Flammarion, 1998 (ISBN 2082115682). Édition poche : Flammarion, 1999 (ISBN 2080814125) La France qui tombe : Un constat clinique du déclin français, Perrin, 2003 (ISBN 2262021635) ; Édition poche : Perrin, 2006 (ISBN 2262025436) La Revanche de l’histoire, Flammarion, 2004 (ISBN 2082102289) Comment va la France ? La grande enquête du Monde (en collaboration avec Daniel Cohen, et Jean-Paul Fitoussi), Éditions de l’Aube, 2004 (ISBN 287678937X) Dictionnaire d’histoire, économie, finance (en collaboration avec Frédéric Teulon & Guillaume Bigot),Presses Universitaires de France – PUF, 2004 (ISBN 9782130543183) Aron : Penser la liberté, penser la démocratie, Gallimard, 2005 (ISBN 2070775771) Le chômage, à qui la faute?, (en collaboration avec Jean-Baptiste de Foucault, Alain Minc & Alain Houziaux), Editions de l’Atelier, 2005 (ISBN 9782708238008) Nouveau monde, vieille France, Perrin, 2006 (ISBN 2262024189) Psychanalyse de l’antilibéralisme : Les Français ont-ils raison d’avoir peur ?, Saint-Simon, 2006 (ISBN 2915134243) Vieux pays, siècle jeune : La France et le monde 2001-2005, Perrin, 2006 (ISBN 2262024189) Que faire ? Agenda 2007, Perrin, 2006 (ISBN 2262025207) ; Édition poche : Perrin, 2007 (ISBN 9782262026158) En route vers l’inconnu, Perrin, 2008 (ISBN 9782262029487) Après le déluge. La grande crise de la mondialisation, Perrin, 2009 (ISBN 9782262032005)”,”TEOS-207″
“BAVEREZ Nicolas”,”Francia: il declino.”,”Nato nel 1961, Nicolas Baverez ha coronato la sua formazione frequentando la prestigiosa Ecole Nationale d’Administration, fucina dell’élite amministrativa francese. Abbandonata la funzione pubblica per esercitare con successo l’attività di avvocato specializzato in questioni economiche, ha praticato, in parallelo, una brillante attività di saggista pubblicando diverse riflessioni a carattere storico ed economico ed una biografia di Raymond Aron. Editorialista per il quotidiano Le Monde ed il settimanale Le Point, è membro del Comitato di Direzione della rivista Commentaire. É stato uno stretto collaboratore di Philippe Séguin, quando quest’ultimo era Presidente dell’Assemblée Nationale. Collabora attualmente con il Corriere della Sera.”,”FRAV-018-FL”
“BAYARD Jean-Pierre”,”Le Compagnonnage en France.”,”ANTE3-39 “”Science sans conscience, c’est la mort de l’âme”” Rabelais (in Bayard, Le Compagnonnage) Le terme compagnonnage désigne principalement une branche du mouvement ouvrier français, célèbre pour son Tour de France, qui connut l’apogée de sa renommée avec Agricol Perdiguier au milieu du XIXe siècle avant de disparaître presque entièrement suite à l’industrialisation, à la transformation de l’apprentissage et à l’autorisation des syndicats ouvriers [1]. Il a cependant échappé à l’extinction au début du XXe siècle [2] avant de connaître une période de renouveau. Le compagnonnage a également été pratiqué plus marginalement en Belgique, et sous une forme un peu différente au Canada et en Allemagne. Mais il ne s’est jamais implanté en Grande-Bretagne, dans laquelle une autre forme d’organisation, les « sociétés amicales » ont succédé aux confréries et corporations du Moyen Âge.”,”MFRx-305″
“BAYAT Assef”,”Workers and Revolution in Iran.”,”Assef BAYAT ha studiato alla Univ of Kent a Canterbury e è attualmente visiting Research Fellow al Center for Middle Eastern Studies, Univ of California, Berkeley. Scrive pure su Monthly Review.”,”MVOx-003″
“BAYAT Assef”,”Workers and Revolution in Iran.”,”Proletarizzazione. Tabella 4-6. Compozione etnica degli operai delle fabbriche di Teheran (1981-82). (pag 43)”,”MVOx-003-FV”
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Dizionario storico-critico. Vol. I.”,”BAYLE Pierre, nato a Carla, nel Tolosano, nel 1647 da famiglia calvinista, per seguire i corsi di filosofia presso il collegio dei gesuiti a Tolosa si convertì al cattolicesimo, ma al termine del corso riabbracciò il calvinismo. Al centro di tutte le polemiche religiose del suo tempo, si attirò numerose persecuzioni che lo costrinsero a passare continuamente da una città all’ altra, da Ginevra a Parigi, da Sedan a Rotterdam, dove morì nel 1706. Critico irriducibile di ogni certezza dogmatica, BAYLE raccolse nelle 2039 fittissime voci del Dizionairo tutto il materiale che un’ erudizione criticamente sorvegliata poteva mettere al servizio del dibattito culturale e religioso contemporaneo. La selezione operata da CANTELLI ha raccolto voci da cui emergono chiaramente lo scetticismo e la miscredenza di BAYLE e i caratteri di un’ opera che aprì la via all’ Enciclopedia e al pensiero moderno. La protesta dell’ avversario. “”Dai tempi di Lutero e di Calvino non credo che si trascorso un anno senza che sia stata rivolta loro l’ accusa di fare Dio autore del peccato. Il professore di cui parlo riconosce che per quanto riguarda Lutero questa accusa è giusta; i luterani sostengono oggi la stessa accusa contro Calvino. I cattolici romani la sostengono tanto contro l’ uno che contro l’ altro. I gesuiti la sostengono contro i giansenisti. Coloro che sono un po’ più equi e moderati non considerano come un atto di cattiva fede la protesta sollevata dall’ avversario che dichiara di non imputare a Dio il peccato dell’ uomo e quindi di non farne Dio l’ autore; convengono cioè che l’ avversario non professa questa dottrina formalmente e ammettono che non vede tutto il significato implicito del suo dogma, ma aggiungono che “”protestatio facto contraria nihil valet”” (1) e che se quegli cercasse di definire esattamente ciò che Dio avrebbe dovuto necessariamente fare per essere l’ autore del peccato di Adamo, troverebbe che, secondo il dogma da lui stesso stabilito, Dio ha fatto tutto ciò che bisognava fare per essere tale. Voi fate dunque – aggiungono – tutto il contrario di ciò che faceva Epicuro: negava in fondo che esistessero degli dèi e purtuttavia diceva che ve ne erano; voi al contrario negate con le vostre parole che Dio sia l’ autore del peccato, ma in fondo è proprio questa la dottrina che professate””. (pag 57-58)”,”FILx-284″
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Dizionario storico-critico. Vol. II.”,”Nulla dal nulla. “”Questo principio degli antichi, ex nihilo nihil fit, “”nulla si fa da nulla””, si presenta incessantemente alla nostra immaginazione e risplende di una luce così vivida da constringerci a desistere dall’ impresa non appena avessimo cominciato a concepire qualcosa sulla creazione; che un Dio, poi, infinitamente buono, infinitamente santo, infinitamente libero, che poteva fare delle creature sempre sante e sempre felici, abbia invece preferito che fossero malvage e infelici per l’ eternità, è una cosa inconcepibile per la nostra ragione, tanto più che essa non è in grado di capire come sia possibile accordare la libertà dell’ uomo con le qualità di un essere tratto dal niente.”” (pag 415) Contro Spinoza. “”Siffatta ipotesi porta a concludere che questa causa necessaria, non ponendo alcun limite alla sua potenza, e non avendo come regola delle sue azioni né la bontà né la giustizia né la sapienza, ma la sola forza infinita della propria natura, ha dovuto modificarsi secondo tutte le realtà possibili, per cui, gli errori, i delitti, il dolore e la tristezza, modalità altrettanto reali quanto le verità, le virtù e i piaceri, sono dovuti entrare a far parte dell’ universo. Spinoza credeva di soddisfare in tal modo alle obiezioni dei manichei contro l’ unità di questo principio (…). Spinoza risponderebbe: poiché il mio principio ha la potenza di fare il bene e il male, e poiché fa tutto ciò che può fare, è necessario che nell’ universo ci siano tanto il bene che il male. Ponete ora – ve ne prego – su di una esatta bilancia, i tre inconvenienti che Spinoza ha voluto evitare e le stravaganti e abominevoli conseguenze dell’ ipotesi da lui seguita: troverete che la sua scelta non è stata né quella di un uomo dabbene né quella di un uomo intelligente.”” (pag 416, Benedetto Spinoza (pag 355-459))”,”FILx-285″
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Pensieri diversi scritti a un dottore di Sorbona in occasione della cometa apparsa nel mese di dicembre 1680 (Pensieri sulla cometa); con l’ ‘Aggiunta’ pubblicata il 1694.”,”‘Bayle è stato l’uomo, secondo Marx (cfr. La sacra famiglia, VI, 2), che avrebbe tolto ogni credito alla metafisica’ (vedi di seguito): Pierre Bayle ( http://www.filosofico.net/bayle.htm) A cura di Ernesto Riva Pierre Bayle nacque a Carla, vicino a Tolosa, nel 1647 da famiglia protestante (il padre era un modesto ministro calvinista). Apprese il latino e il greco sotto la guida del padre e, dopo aver frequentato la scuola del paese natale, entrò nel 1666 nell’accademia di Puylaurens. Si trasferì successivamente a Tolosa e qui si convertì al cattolicesimo, rompendo con la propria famiglia. Ma nel 1670 abiurò il cattolicesimo e ritornò alla religione riformata. Alla fine del 1675 fu nominato professore di filosofia dapprima all’Accademia protestante di Sedan, poi a quella di Rotterdam, svolse un’intensa attività pubblicistica difendendo la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero. La tolleranza religiosa trova il suo fondamento, secondo Bayle, nell’obbligo di ciascuno di seguire unicamente il giudizio della propria coscienza, obbligo che non può essere contrastato o impedito con la violenza anche se si tratta di una coscienza errante. Nel 1682 pubblicò i Pensieri sulla cometa, che costituiscono la sua prima presa di posizione contro il valore della tradizione come criterio o garanzia di verità. Nel 1684 iniziò la pubblicazione delle “Nouvelles de la République des Lettres”, un periodico letterario di grande diffusione e fortuna, che lo accreditò come protagonista della vita intellettuale europea. La critica di Bayle diventerà ancora più radicale nel Dizionario storico e critico (1697), che è la sua opera fondamentale. Morì nel 1706. Ragione e storia Il modo in cui il Dizionario storico critico è stato condotto rivela il compito negativo e critico che Bayle attribuisce alla ragione umana. La ragione risulta però purtroppo incapace di dirimere le dispute: essa è adatta soltanto a far conoscere all’uomo le sue tenebre e la sua impotenza. È più onesto riconoscere l’incapacità della ragione e accettare umilmente la parola di Dio, anziché ingannare se stessi con prove fittizie e dimostrazioni inconcludenti. Tuttavia c’è un altro insegnamento positivo e che è quello che Bayle esprime dicendo: “Non c’è nulla di insensato che ragionare contro i fatti”. Egli ritiene che bisogna risalire alle fonti di ogni testimonianza, vagliarla criticamente rispetto all’intento esplicito o sottinteso del suo autore, e rigettarla ogni volta che appaia infondata o sospetta. Da questo punto di vista, possiamo considerare Bayle il fondatore della acribia storica (rigore critico, precisione). Uno storico, per Bayle, “deve essere attento solo agli interessi della verità e deve sacrificare a questa il risentimento di un’ingiuria, il ricordo di un beneficio e l’amore stesso della patria”. Bayle ritiene disonesto per il filosofo o il teologo ignorare o chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni della propria dottrina almeno quanto è disonesto per lo storico ignorare o alterare i fatti. Pensieri sulla cometa Bayle è stato l’uomo, secondo Marx (cfr. La sacra famiglia, VI, 2), che avrebbe tolto ogni credito alla metafisica. Non solo. Egli avrebbe annunziato la società atea, la quale avrebbe dovuto cominciare presto ad esistere mediante la dimostrazione che una società di puri atei poteva esistere, che un ateo può essere un uomo rispettabile, che l’uomo non si degrada con l’ateismo ma soltanto con la superstizione e l’idolatria! L’occasione della celebre controversia sull’ateismo e della tesi difesa dal Bayle, fu l’apparizione nel 1680 di una cometa che mise in subbuglio tutta l’Europa poiché le masse la giudicavano un segno divino come presagio di malaugurio, foriero di fatti e eventi funesti: un castigo evidentemente e soprattutto contro quanti coltivavano l’incredulità e professavano l’ateismo. La tesi che Bayle sviluppò nei Pensieri diversi era contro ogni allarmismo superstizioso, ossia che nel caso non si trattava affatto di un segno straordinario di Dio, ma di un evento del tutto naturale. L’attribuire ogni fatto straordinario della natura a un miracolo o intervento speciale di Dio, il vedere in tali fatti dei presagi divini come fanno certi cristiani può essere un fomentare la superstizione e l’idolatria. I cristiani, se non vogliono ripetere l’errore dei pagani, farebbero meglio ad attribuirli alle cause naturali cioè alle leggi generali della natura stabilite da Dio, che non appellarsi a volontà particolari di Dio destinate a produrre miracoli. Quindi ciò che il Bayle vuole affermare è un criterio di sobrietà teologica: non nega affatto né la realtà né la possibilità dei miracoli ma, partendo dal caso specifico della comparsa della cometa, osserva che 1) simili fatti possono essere semplicemente naturali; 2) che non hanno affatto il carattere di un presagio divino, ossia non implicano una particolare connessione con la divina provvidenza ed i suoi rapporti con l’uomo e col governo del mondo; 3) un simile rapporto tornerebbe a tutto vantaggio dell’idolatria e della superstizione più che a danno e confutazione dell’ateismo. La polemica sull’ateismo Anzi – e qui Bayle entra nel vivo della questione – si può affermare che Dio abomina più l’idolatria e la superstizione, che pongono falsi dèi, che non l’ateismo. L’ateismo è semplice rifiuto, mentre l’idolatria è detta da Dio stesso furto e peggio ancora prostituzione. Più grave è errare sull’essenza del concetto stesso di Dio e adorare per Dio le creature, che non avere nessun concetto di Dio e non rendergli alcun onore. Infatti, basta scorrere la mitologia pagana che presenta gli dèi implicati in ogni sorta di brutture, per persuadersi che il genere umano era assai più corrotto nell’idolatria di quanto non possa esserlo nella semplice privazione della religione. Bayle osserva inoltre che, benché senza una grazia speciale nessun uomo possa, secondo la teologia, operare per il puro amore di Dio, pure l’uomo può comportarsi onestamente e fare buone azioni per i soli motivi umani, per inclinazione, per amore della lode o paura del biasimo: perciò può darsi benissimo che alcuni cosiddetti atei, benché privi di ogni religione, osservino una forma di convenienza e onestà civile. Perciò atei come Epicuro e Plinio potevano ben avere una vita onesta e regolata. Non è vero allora che l’ateo debba essere senz’altro immorale e immerso in ogni sorta di vizi, né basta sapere che una cosa è proibita da Dio per evitarla. L’ateismo è perciò minore ingiuria a Dio che non la negazione dei suoi attributi fondamentali e soprattutto della sua santità. È minore errore concepire Dio separato e disinteressato dal mondo, che non pensarlo dipendente dal medesimo come fa il paganesimo. In sintesi, il confronto non è perciò fra religione e ateismo in generale, ma fra paganesimo come religione corrotta e l’ateismo di alcuni, i quali possono aver ispirato la loro vita a principi di onestà e correttezza naturale. Il risultato del confronto è quindi che si possono dare persone che si dicono religiose, le quali conducono una vita disonesta, e persone che sono e si dicono atee, le quali conducono una vita onesta. In conclusione è dunque innegabile che lo scritto di Bayle sulle comete (si ricordi che siamo alla fine dei Seicento) tenda a togliere l’impressione di orrore che può suscitare l’ateismo e ad incutere un certo rispetto verso la categorie degli atei speculativi o teorici e a diffondere una esplicita accusa o sospetto di ipocrisia o di insufficienza verso la religione in generale. Quello che ha sollevato esplicitamente Bayle è in altri termini il problema dei rapporti fra morale e religione, che è tutt’altro che semplice. La morale e la religione sono correlate o devono essere autonome? In Bayle sembra che l’uomo possa arrivare a fare il bene anche partendo dalla negazione radicale di ogni religione. Qualunque sia stata l’intenzione di Bayle, il suo influsso sull’illuminismo e sul materialismo ateo dei secoli seguenti è stato enorme. Gli atei gli riconoscono il merito di aver messo fine alla loro clandestinità e di aver riconosciuto il patente diritto di uscire in pubblico e a fronte alta.”,”FILx-338-FF”
“BAYLE Pierre, scelta a cura di Gian Piero BREGA”,”Pensieri sulla cometa e Dizionario storico e critico.”,”‘Visse e morì da saggio: fra gli infiniti elogi che sono stati tributati a Bayle, questo di Voltaire, nella sua tacitiana brevità, è forse il più completo e commosso. L’uomo che gettò lo scompiglio nella cultura accademica settecentesca, che lasciò ai philosophes e agli enciclopedisti uno stile polemico lucido e agguerrito, che vide arridere alle proprie opere successi inauditi, che fu infine perseguitato e colpito con accanimento feroce da ua formidabile coalizione di fanatici, quest’uomo conservò sempre intatta, nella buona come nell’avversa fortuna la dignità e l’imperturbabilità di un filosofo antico. I suoi scritti lo misero in contatto con le più forti personalità d’allora, da Arnauld a Leibniz, che si fecero un punto d’onore di entrare in polemica con lui per misurarsi col suo invincibile spirito critico, la sua mirabile dialettica: egli venne così a trovarsi al centro della cultura europea, ma con discrezione e modestia, tanto che parve quasi non accorgersene. La sua vita è nelle sue opere: in esse ritroviamo l’ardore antidogmatico, la concezione di una ragione critica e spregiudicata, la libertà intellettuale, la tolleranza, l’autonomia della morale: posizioni, queste, che egli tenne e difese senza retorica, spinto solo dalla sua aperta coscienza di uomo nuovo, impegnato costantemente in ogni atto e in ogni pensiero nella lotta contro l’oscurantismo. In questa antologia vengono presetnate per la prima volta in traduzione italiana opere come ‘La Cometa’ e il ‘Dizionario Storico e Critico’, che nel settecento ebbero immensa fortuna. In quarant’anni, del solo ‘Dizionario’ si contarono undici edizioni e un paio di traduzioni inglesi: successo, per quell’epoca veramente clamoroso. Poi Voltaire e gli enciclopedisti, diretti eredi dello spirito bayliano, parvero eclissarne lo splendore, e l’autore della ‘Cometa’ fu più citato che letto”” (risvolto di copertina) Storico, filosofo e polemista (La Carla, Ariège, 1647 – Rotterdam 1706). La produzione di B., nata da intenti polemici e ispirata al razionalismo, trova la sua migliore espressione nel Dizionario storico-critico (1695-96), in cui le erudite voci biografiche diventano lo spunto per la discussione di grandi problemi filosofici. B. difese il principio della tolleranza religiosa e considerò possibile una società di atei. (Trec.) «La persuasione che l’ateismo sia il peggior stato in cui ci si possa trovare è la conseguenza di un falso pregiudizio concernente la luce della coscienza». Pierre Bayle è stato un filosofo, scrittore e storico francese (wikip)”,”FILx-586″
“BAYLY Christopher A.”,”The Birth of the Modern World, 1780-1914. Global Connections and Comparisons.”,”Christopher A. Bayly is Vere Harmsworth Professor of Imperial and Naval History at the University of Cambridge and a Fellow of St Catharine’s College, Cambridge. List of Illustrations, Photo, List of Maps and Tables, Series Editor’s Preface, Acknowledgments, Notes and Conventions, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”ECOI-149-FL”
“BAYLY Christopher A.”,”La nascita del mondo moderno, 1780-1914.”,”Christopher Alan Bayly è tra i più autorevoli storici dell’India e dell’Impero britannico. Oggi dirige il Centre of South Asian Studies dell’Università di Cambridge.”,”STOU-041-FL”
“BAYNAC Jacques”,”Les socialistes revolutionnaires.”,”Nato nel 1939, Jacques BAYNAC è uno storico specialista nella storia dei movimenti rivoluzionari. Ha pubblicato varie opere sulla rivoluzione russa. Si è interessato al terrorismo bolscevico prima della rivoluzione (Kamo, l’homme de Lenine) e al terrorismo di Stato post-rivoluzione (Le Terreur sous Lenine). Ha pubblicato una storia del 1° maggio (Mai retrouvé). Collabora occasionalmente a ‘Liberation’ e alla rivista ‘Libre’.”,”RIRx-063″
“BAYNAC Jacques”,”Kamo. L’ uomo di Lenin. Una biografia.”,”Semion Ter PETROSIAN nasce a Gori in Georgia nel 1882 e muore per incidente nel 1922. In quel momento svolgeva la carica di capo delle dogane in Transcaucasia.”,”RIRB-041″
“BAYNAC Jacques in collaborazione con Alexandre SKIRDA e Charles URJEWICZ; scritti di Jacques BAYNAC S.P. MELGUNOV W. WOITINSKY J. MARTOV A. SKIRDA D. CHARACHIDZE’ R. DUGUET I.Z. STEINBERG”,”La terreur sous Lenine, 1917-1924.”,”Contiene dedica dell’ A a J.F. Chiappe Scritti di Jacques BAYNAC S.P. MELGUNOV W. WOITINSKY J. MARTOV A. SKIRDA D. CHARACHIDZE’ R. DUGUET I.Z. STEINBERG. “”Dopo la prima grande retata degli anarchici nella primavera del 1918, le persecuzioni a loro riguardo si succedono in una catena ininterrotta, in tutta la Russia, durante gli anni seguenti, prendendo un carattere sempre più sfrenato e impudente. (…) Nel 1919, nello stesso tempo che le persecuzioni contro gli anarchici di Russia, che continuano bellamente, cominciano le persecuzioni sistematiche verso gli anarchici d’ Ucraina. (…) Durante l’ estate dello stesso anno, dopo il famoso ordine n° 1824 di Trotsky, che dichiarava fuori legge il movimento makhnovista, gli anarchici furano arrestati e fucilati assieme ai makhnovisti. (…)””. (pag 179-180)”,”RIRO-288″
“BAYNAC Jacques”,”Kamo. L’uomo di Lenin. Una biografia.”,”Semion Ter Petrosian (Kamo) nasce a Gori in Georgia nel 1882 e muore per incidente nel 1922. In quel momento svolgeva la carica di capo delle dogane in Transcaucasia. “”Il brigante del Caucaso come lo chiama Lenin scherzando”” (Medvedjeva Ter Petrosan) “”Secondo Trotzkij, uno dei maggiori protagonisti di questa prima rivoluzione russa, “”dal 9 gennaio 1905 fino alla convocazione della prima ‘duma’ di Stato [lo pseudo parlamento concesso dallo zar per spezzare la rivoluzione, accogliendo apparentemente le richieste dei liberali e dei borghesi], che ebbe luogo il 27 aprile 1906, il governo dello zar fece massacrare più di 15.000 persone; circa 20.000 furono ferite (e di queste molte morirono); 70.000 individui furono arrestati, deportati incarcerati”” (2). In ogni modo, i dati della ‘Strana’ non comprendono le vittime dei pogrom, il più famoso dei quali è quello di Kisinev. Dimenticano anche le numerosissime vittime armene e musulmane dei massacri razziali attuati nel 1905 nell’Azerbaigian e in Armenia, che si svolsero in un’atmosfera di terrore raramente eguagliata nella storia. In un periodo di calma, il console di Francia a Baku, Jules Claine, scriveva: “”Da nessuna parte la vita umana è meno rispettata (di qui); non passa giorno senza assassinii; l’autorità esiste solo di nome; la plebaglia rispetta solo la ‘nagajka’ (frusta) cosacca; e il governatore generale, forse lo stesso zar, senza questo necessario strumento del potere, sarebbero disconosciuti e rovesciati””. L’astio contadino, il grugnito borghese, la collera operaia, unendosi, misero il trono in pericolo. Al pope Gapon toccò l’onore di aprire le ostilità. Una repressione feroce fu la risposta a quella che in un primo tempo era solo un’ingenua contestazione. I partiti rivoluzionari, ripresisi dalla sorpresa, reclamarono la convocazione di una Assemblea nazionale, la ‘duma’ di stato. Aggrappati a questa rivendicazione, che significava concretamente la fine dell’assolutismo, sorretti da un’ondata che veniva dal profondo e che gonfiava gli effettivi di tutti i partiti – più di una ventina – essi si sforzarono di organizzare il movimento. La loro divisione non facilitò il compito. All’interno dall’estrema sinistra russa c’erano tre tendenze principali, quella degli anarchici, quella dei socialisti rivoluzionari (SR) e quella del partito operaio socialdemocratico russo (POSDR)”” (pag 13-14, introduzione) [(2) Trotskij, 1905]”,”RIRB-005-FV”
“BAYNE E.A.”,”Four ways of politics. Italy, Somalia, Israel, Iran. The dynamics of political partecipation as exhibited in four countries caught up in the process of modernization.”,”Biografia succinta di BAYNE in retrocopertina.”,”ITAP-015″
“BAZARD Armand RODRIGUES O. ENFANTIN”,”Doctrine de Saint-Simon. Exposition premiere année 1829. Nouvelle edition.”,”Contiene: Digression sur l’ouvrage intitulé: Troisieme cahier du Catechisme des Industriels, par Auguste COMTE, éleve de SAINT-SIMON. L”Esposizione’ fu un’opera collettiva. BAZARD fu l’oratore designato. Raramente fu rimpiazzato da Olindo RODRIGUES ed ENFANTIN. Le lezioni di BAZARD urono soventemente redatte da CARNOT. FOURNEL e DUVEYRIER parteciparono pure loro a questo lavoro. Il testo prima della stampa fu rivisto da BAZARD ed ENFANTIN. Claude-Henry SAINT-SIMON (Parigi 1760-1825) filoso e pensatore pol francese ebbe vita avventurosa fin da giovane. All’età di sedici anni si recò oltre oceano a combattere a fianco degli insorti nella guerra d’ indipendenza americana. Tornato in FR sostenne la Rivoluzione francese. E’ considerato uno dei fondatori del socialismo utopistico. Nei suoi scritti propugnò la creazione di un’ organizzazione sociale retta da uomini di scienza e industriali a beneficio dell’intera popolazione. I seguaci di S-S svilupparono le sue idee dopo la sua morte. L’opera principale di S-S è ‘Le nouveau Christianisme’ (1825). BAZARD (1791-1832) con ENFANTIN fu il principale esponente del sansimonismo.”,”SOCU-033″
“BAZAROV V. ZINOVIEV G. ILIN V. KAMENEV J. R. LUXEMBURG, NEVZOROV J., ORLOVSKIJ P. K. RENNER N. ROZKOV H. ROLAND-HOLST P. RUMJANCEV J. STEKLOV M. TAGANSKIJ A. FINN-ENOTAEVSKIJ”,”Karl Marx (1818-1883). Per il 25° anno dal giorno della sua morte, 1883 – 1908.”,”Altri autori: K. RENNER, N. ROZKOV, H. ROLAND-HOLST, P. RUMJANCEV, J. STEKLOV, M. TAGANSKIJ, A. FINN-ENOTAEVSKIJ.”,”MADS-143″
“BAZZANI Fabio”,”Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx.”,”BAZZANI Fabio (Empoli, 1955) svolge attività di ricerca presso l’Accademia toscana di scienze e lettere ‘La Colombaria’ e collabora alla cattedra di filosofia morale dell’Università di Firenze. “”””Sotto l’apparenza di un riconoscimento dell’uomo, l’economia politica, il cui principio è il lavoro, è, piuttosto, soltanto la conseguente effettuazione del rinnegamento dell’uomo, dacché l’uomo non sta più in una tensione esterna verso l’esistenza esteriore della proprietà privata, bensì è diventato esso stesso questo essere teso della proprietà privata. Ciò ch’era prima un ‘trovarsi fuori’, una reale espropriazione dell’uomo, è semplicemente divenuto l’azione dell’espropriarsi, dell’alienarsi”” (Marx, Manoscritti, p. 318). Dunque è il lavoro, la ‘Arbeit’, non la ‘Tätigkeit’, il principio dell’economia politica, ovvero il lavoro nella forma della mercificazione, l’attività produttiva che non corrisponde all’attività come essenza attiva della vita dell’uomo; la ‘Arbeit’, in altre parole, nel senso dell’attività alienata, espropriata. (…) La ‘Arbeit’, scrive Marx, viene valutata in conformità a parametri temporali (“”La misura del lavoro è il tempo””, Miseria della filosofia, p. 15) e “”il tempo è tutto, l’uomo non è più niente; è tutt’al più l’incarnazione del tempo… Questo livellamento del lavoro… è semplicemente la realtà dell’industria moderna””. Livellamento del lavoro si contrappone implicitamente a differenziazione nell’attività. Nell’industria moderna, il lavoro è livellato, e, dunque, il tempo, di cui l’uomo nell’industria moderna è incarnazione, è tempo del livellamento. Tempo del livellamento significa tempo della riproduzione sempre eguale a se stessa, ovvero, tempo della ripetizione. Il riferimento ad una temporalità come affermarsi dell’attività differenziata risulta eliminato. Quel che in altre parole risulta eliminato è un tempo fondamentale nella “”radice”” umana, nell’essere, la cui dimensione è differenziata nell’unità del genere: individui differenti nei differenti momenti della loro attiva esistenza ma regolati dalla circolarità in sé conchiusa del tempo universale della ‘Gattung’. In senso autentico, v’è dunque un tempo qualitativo, “”radicale””, in senso inautentico, un tempo quantitativo, ripetitivo, di superficie, cioè estraneo alla “”radice””. Nel sistema tecnico-industriale, il tempo si mostra come unico discrimine ‘quantitativo’ tra il lavoro compiuto da un singolo – che di per sé scompare quale singolo individuo umano per mostrarsi quale funzione del sistema, quale produttore di merce – e il lavoro compiuto da un altro singolo. Il lavoro tecnicizzato elimina – scrive Marx – ogni differenza “”qualitativa””. Questo termine sta ad indicare sia una differente “”qualità”” tra gli individui – capacità, bisogni, desideri differenti – (…) sia una qualità differente nell’attività degli individui, le differenti modalità di soddisfacimento dei bisogni e dei desideri e il differente utilizzo delle capacità. ‘Qualità’, insomma, rimanda all’idea della vita umana in quanto attiva per essenza. Ne consegue che il tempo di lavoro, come si dà nell’organizzazione tecnico-industriale della produzione, è tempo che si trova esternamente all’essenza, appunto perché livellante, tempo di ‘lavoro’, quantitativo e non qualitativo. E’ per tali motivi, quindi che con l’organizzazione tecnica del lavoro, con l’essere l’individuo gettato in una situazione di mera riproduttività / ripetitività temporale, le differenze spariscono. La tecnica è il regno della quantità, del tempo quantitativo, non del tempo qualitativo, essenziale””. [Fabio Bazzani, Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx, 1987] (pag 160-162)”,”FILx-459″
“BAZZARELLI Eridano, introduzione traduzione e note”,”Il canto dell’impresa di Igor’. Testo russo a fronte.”,”Autore del testo ignoto”,”RUSx-005-FV”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, A2

“ABAD DE SANTILLÁN Diego”,”Historia del movimiento obrero español 1. Desde sus origines a la restauración borbonica.”,”Storia dal taglio anarchico e antimarxista: ‘Miseria della filosofia’ di Marx ‘libello antiproudoniano’ (pag 192) Capitolo 4: contiene bibliografia ragionata sull’internazionale spagnola (pag 111)”,”MSPx-109″
“ABATE Carmine”,”La festa del ritorno.”,”””I primi tempi ho preferito lavorare a cottimo: scavavo sette, otto metri cubi di carbone al giorno e lo depositavo su un nastro scorrevole che lo carriàva in un’ altra galleria. Non era poco per un novellino come me, ero davvero contento della mia bravura. Ma una mattina, proprio là dove aveva lavorato io il giorno prima, la parete era tutta crollata. E sotto c’era rimasto vrovicàto il minatore del turno di notte. Mi è entrata dentro una paura, bir, non mi vergogno a dirlo, una fifa che mi toglieva il respiro, come quelle persone che non possono stare dentro un ascensore perché si sentono fucare. Ho cominciato a fare il paccio, “”voglio salire!”” gridavo “”fatemi salire subito!””, e i capisquadra cercavano di convincermi che non era pericoloso, che il minatore era stato imprudente, aveva colpito col compressore i puntelli di legno e un cugno di montagna era atterrato su di lui: lo avevano tirato fuori in un minuto le squadre di salvataggio, un po’ scamazzato ma vivo e pentito. Non volevo sentire ragioni, volevo salire e basta. Un siciliano che lavorava lì da anni mi fa incazzoso: “”E’ inutile che ti agiti tanto, tu devi aspettare che finiamo di travagliare noi e quand’ acchiani sopra, ti rispediscono in Italia a calci in culo””.”” (pag 38)”,”CONx-136″
“ABATI Velio BIANCHI Nedo BRUNI Arnaldo TURBANTI Adolfo a cura”,”Luciano Bianciardi tra neocapitalismo e contestazione. Convegno di studi per il ventennale della morte promosso dalla Camera del lavoro di Grosseto, 22-23 marzo 1991.”,”Contiene la relazione di Adolfo Turbanti. ‘Bianciardi e le lotte di classe in Maremma negli anni Cinquanta’ (pag 131-158) “”Ban più profonda comunque è l’attenzione che Bianciardi dedicò ai minatori. Nel rapporto con essi, che divenne in molti casi rapporto di amicizia, Bianciardi vide riconciliarsi le sue istanze di ‘modernità’ e la sua formazione intellettuale di stampo crociano e gramsciano con forti interessi per la cultura americana, il suo desiderio di superamento delle angustie provinciali e la sua convinzione circa la vitalità misconosciuta della provincia. La miniera si poneva infatti al di là di quel rapporto città-campagna troppo difficile da interpretare e soprattutto troppo coinvolgente: essa aveva dunque un potere di rassicurazione, anche se – anzi, proprio perché – rendeva netti e definiti i rapporti fra le classi, sgombrando il terreno da inquietanti figure dalla incerta collocazione sociale, quali potevano essere i mezzadri o gli assegnatari. La miniera appariva insomma come la strada maestra per condurre la Maremma verso una modernità giusta e priva di compromessi, in cui i lavoratori avrebbero visto riconosciuta la loro dignità e i loro meriti ed affermati i loro ideali di fratellanza: in cui anche i piccoli borghesi proletarizzati, come Bianciardi, avrebbero potuto vedere messo utilmente a frutto il proprio bagaglio culturale”” (pag 140)”,”ITAC-134″
“ABBA’ Ferdinando GOBBI Romolo NOLTE Ernst BERARDI Francesco COPPELLOTTI Francesco SALETTA Cesare”,”Revisionismo e revisionismi.”,”Questo volume contiene le relazioni a un convegno che si sarebbe dovuto svolgere a Trieste nei giorni 8 e 9 marzo 1996. Il saggio di Francesco COPPELLOTTI ha il titolo: “”La questione tedesca: chiave di volta del revisionismo””. Quello di Cesare SALETTA: “”Elementi sommari sul revisionismo storico in Francia””.”,”GERN-002″
“ABBA Giuseppe Cesare”,”La vita di Nino Bixio.”,”I giovani affluiscono a Genova da tutta Italia e dalla Sicilia in particolare. “”Nei primi giorni di maggio di quel bell’anno, Genova pareva la piazza forte del partito garibaldino. Il governo del Re vi aveva quasi nascosto i suoi rappresentanti; per non parere, per poter lasciar fare senza vedere. E lo spirito della città secondava””. (pag 71) La presa di porta Pia. “”(…) sebbene il general Cadorna, che nella sua relazione del 13 ottobre 1870 lo lodò, l’abbia poi biasimato nei suoi ‘Appunti intorno all’ultima spedizione di Roma’ nel 1870, e più ancora nel 1889 nel suo libro la ‘Liberazione di Roma’. Lo biasimò in questo per non aver bene approfittato delle accidentalità del terreno; per aver esposto le sue truppe a un’inutile carneficina; per aver fatto tirar all’impazzata, consumando relativamente con le sue quattro batterie più munizioni che le altre Divisioni con quindici che sfondarono tre porte. Ma il generale Ricotti, ministro della guerra nel 1870, difese il Bixio nelle sue ‘Osservazioni al libro del Cadorna’ (1)”” (pag 187-188) (1) V. Cadorna, Liberazione di Roma”,”BIOx-242″
“ABBAGNANO Nicola”,”Problemi di sociologia.”,”Abbagnano critica Marx. “”Si può cominciare col ricordare le tesi che Marx presentò negli scritti filosofici giovanili. Secondo queste tesi, l’ uomo è costituito esclusivamente dai rapporti sociali oggettivi, condizionati dalle forme storiche della produzione e del lavoro. Tali rapporti non sono estrinseci e accidentali, ma entrano a costituire la personalità stessa dell’ uomo la quale quindi è sempre determinata storicamente. La personalità reale e praticamente attiva dell’ uomo è solo quella che si risolve nei rapporti di lavoro in cui l’ uomo viene a trovarsi. Dice Marx: “”Nella produzione sociale della loro vita, gli uomini entrano in determinati rapporti necessari e indipendenti dalla loro volontà; rapporti di produzione che corrispondono ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’ insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale su cui si edifica una soprastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza””. Di qui l’ antitesi in cui Marx si pone di fronte a Hegel. “”Non è già la coscienza dell’ uomo a determinare il suo essere, ma al contrario il suo essere sociale a determinare la sua coscienza.””””. (pag 122)”,”TEOS-114″
“ABBAGNANO Nicola”,”Storia della filosofia. Volume secondo. Parte seconda. Filosofia del romanticismo. Filosofia contemporanea.”,”3° volume Marx. Il comunismo è “”il completo, consapevole ritorno dell’uomo a se stesso, come uomo sociale cioè come uomo umano”” (Gesamtausgabe, III, p. 114) (pag 171) Abbagnano : “”Il principio del materialismo storico assume in Engels un’ accentuazione positivistica e materialistica”” …. “”Engels tende a ridurre (soprattutto nell’Antidühring) la necessità razionale della dialettica hegeliana a un determinismo naturalistico, espresso nelle vuote formule di quella dialettica”” (pag 174)”,”FILx-426″
“ABBAGNANO Nicola”,”Introduzione all’esistenzialismo.”,”Nicola Abbagnano (Salerno, 1901) ha insegnato Storia della filosofia all’Università di Torino. E’ stato uno dei direttori della ‘Rivista di Filosofia’.”,”FILx-002-FFS”
“ABBATE Michele”,”La filosofia di Benedetto Croce e la crisi della società italiana.”,”””Sta di fatto che, in concreto, come si è visto e lo stesso Gramsci ha notato (in ‘Il materialismo storico’,ndr), neppure al Croce riuscì di distinguere filosofia da ideologia, tanto che confuse una ideologia politica, come quella dello Stato-potenza, della storia fatta da minoranze e dalla politica come forza, con una “”tesi scientifica’, una concezione generale della realtà”” (pag 203).”,”ITAA-065″
“ABBATE Michele”,”La filosofia di Benedetto Croce e la crisi della società italiana.”,”Michele ABBATE è nato a Potenza nel 1922 e lavora a Bari. Saggista, ha al suo attivo studi filosofici, storici e letterari e si dedica in generale all’ approfondimento dei problemi della società contemporanea. Mazzini. “”Per cui si può ben dire che il nucleo centrale del mazzinianesimo restò una dottrina democratica conservatrice, come sostanzialmente conservatore rimase quell’ ideale “”italiano-mazziniano”” in nome del quale parve all’ Omodeo che la gioventù borghese italiana avesse combattuto e vinto la guerra 1915-18; ma che, come vedremo meglio in seguito, in realtà da questa guerra uscì irrimediabilmente sconfitto e superato””. (pag 69) Croce. “”Giacché gli pareva che la guerra fosse “”come l’ amore e lo sdegno: qualcosa che mille raziocini ed incitamenti non producono, ma che, a un tratto, non si sa come, si produce da sé, invade l’anima e il corpo, ne centuplica e indirizza le forze, e si giustifica da sé, pel solo fatto che è ed agisce.”” I problemi che l’ amor di patria pone e risolve non gli parevano problemi del pensiero, e quelli nascenti dagli asseriti contrasti di civiltà e dalle connesse professioni di fede non già “”quesiti razionali ma… urti di passioni””, recanti in seno non “”soluzioni logiche ma… asserzioni d’ interessi””, e non suscettibili di “”ragionamenti, ma finti ragionamenti, costruiti dall’ immaginazione””.”” (pag 82) “”Non dunque negato risultava il primato del pensiero da questi atteggiamenti del Croce, bensì rafforzato col porre il pensiero al di sopra della mischia ed allargarlo a coscienza unitaria dell’ intero processo storico che in esso vedeva storicamente riflessa la sua intrinseca legge di svolgimento e di lotta, a superiore visione del mondo con congiunta fede morale e religiosa (…)””. (pag 83)”,”FILx-373″
“ABBATE Fulvio”,”Il ministro anarchico. Juan García Oliver, un eroe della rivoluzione spagnola. Con un testo di Fernando Arrabal.”,”ABBATE Fulvio (1956) ha pubblicato romanzi.”,”MSPG-225″
“ABBATISTA Guido a cura”,”La rivoluzione americana.”,”Guido Abbattista è docente di storia moderna all’Università di Trieste. Si occupa di storia politica e culturale della Gran Bretagna e del Nord America nel sec. XVIII e di rapporti tra cultura europea e mondi asiatici (India e Cina) all’epoca dell’espansione coloniale e dell’imperialismo. “”Lo scontro decisivo tra Gran Bretagna e Francia per il controllo del Nord America avvenne tra il 1756 (1754 in America) e il 1763, durante il conflitto noto in Europa come Guerra dei Sette Anni e come “”guerre francesi e indiane”” per l’opinione coloniale, una guerra che ebbe importantissime conseguenze nel Nuovo Mondo e produsse ripercussioni di portata globale anche in Asia Orientale. Su entrambi i teatri il vincitore assoluto fu la Gran Bretagna, che nel 1763 di fatto liquidò la Francia come possibile antagonista nel Nord America, imponendole la cessione di tutti i propri possedimenti dall’isola di Cape Breton al Canada e alla parte della Louisiana a est del Mississippi (quella a ovest andò alla Spagna). Il 1763 rappresentò dunque un autentico punto di svolta negli equilibri nordamericani perché risolse a favore dell’Inghilterra il pluridecennale conflitto con i rivali d’Oltre Manica e soprattutto perché la vittoria inglese eliminò, insieme al pericolo francese, uno dei motivi principali che avevano tenuto le colonie britanniche legate alla madrepatria per poter beneficiare della sua posizione militare. Al tempo stesso, la vittoria aprì la strada al processo di riorganizzazione imperiale dei possedimenti coloniali britannici in America: un processo che era già iniziato alla fine degli anni Quaranta e che nei primi anni Sessanta fu la vera miccia che innescò i contrasti e poi lo scontro tra Londra e le colonie”” (pag 78-79)”,”USAG-078″
“ABBATTISTA Guido”,”La rivoluzione americana.”,”Guido ABBATTISTA (Lucca, 1953) è Prof associato di storia moderna all’Univ di Trieste. E’ stato British Academy-Wolfson Fellow a Londra ed Oxford, Visitin Fellow presso la John Hopkins Univ di Baltimora, ed è Fellow dello European Enlightenment dell’Univ di Edinburgo. Tra i suoi lavori: -James Mill e il problema indiano. Gli intellettuali britannici e la conquista dell’ India. MILANO. 1979 – Commercio, colonie e impero alla vigilia della rivoluzione americana. FIRENZE. 1990. Ha inoltre curato l’edizione critica di BOLINGBROKE, ‘L’idea di un re patriota’, ROMA, 1995.”,”USAG-014″
“ABBATTISTA Guido”,”La rivoluzione americana.”,”I fattori economici e sociali e le concezioni politiche e costituzionali della nazione americana. Guido Abbattista insegna Storia moderna all’Università di Trieste (1998). Guido ABBATTISTA (Lucca, 1953) è Prof associato di storia moderna all’Univ di Trieste. E’ stato British Academy-Wolfson Fellow a Londra ed Oxford, Visitin Fellow presso la John Hopkins Univ di Baltimora, ed è Fellow dello European Enlightenment dell’Univ di Edinburgo. Tra i suoi lavori: -James Mill e il problema indiano. Gli intellettuali britannici e la conquista dell’ India. MILANO. 1979 – Commercio, colonie e impero alla vigilia della rivoluzione americana. FIRENZE. 1990. Ha inoltre curato l’edizione critica di BOLINGBROKE, ‘L’idea di un re patriota’, ROMA, 1995.”,”USAG-011-FSD”
“ABBOUD Nicole BOSC Serge DUBOIS Pierre DURAND Claude DURAND Michelle ERBES-SEGUIN Sabine HARFF Yvette CORNU Roger TOURAINE Serge”,”Les grèves.”,”Alain Touraine: ‘Serge Mallet, paysan, ouvrier et sociologue’ (pag 476-477)”,”MFRx-002-FC”
“ABBRI Ferdinando”,”La chimica del Settecento.”,”Ferdinando ABBRI è nato in provincia di Pistoia nel 1951. Dal 1976 è borsista della Domus Galileiana di Pisa. “”Sono stato condotto (…) a concludere che l’ affinità chimica segue leggi particolari, ma che tutti i fenomeni dipendenti dall’ azione reciproca dei corpi sono l’ effetto delle stesse proprietà delle quali la chimica cerca di abbracciare tutti i risultati. Non è quindi necessario, a questo proposito, stabilire una qualche distinzione tra fisica e chimica perché l’ affinità delle differenti sostanze che produce le combinazioni non è elettiva, è invece variabile secondo le quantità che operano e secondo le condizioni che concorrono ai suoi effetti”” (C.L. Berthollet, pag 161)”,”SCIx-152″
“ABBRUZZESE Salvatore”,”Sociologia delle religioni.”,”Salvatore Abbruzzese nato ad Arce nel 1954, laureatosi in Sociologia a Roma, ha proseguito i suoi studi a Parigi, dove ha conseguito il dottorato nel 1981. Da quell’anno ha iniziato la propia collaborazione con il Groupe de Sociologie des Religions del CNRS e con la rivista che ne è l’espressione scientifica: gli Archives de Sciences Sociales des Religions. Già chargé de conférence all’Ecole des Hautres Etudes en Sciences Sociales, è attualmente professore di Sociologia presso la Pontificia Università San Tommaso (Angelicum).”,”RELx-009-FL”
“ABBUNDO Vinicio”,”Tommaso Moro. Saggio.”,”Tommaso MORO, studioso e valente avvocato, tradusse in latino e in inglese la biografia di PICO DELLA MIRANDOLA (1) scritta da nipote Gian Francesco, corredandola con un’ antologia delle sue opere. MORO ebbe venerazione il ‘great lord of Italy’ verso il quale per tutta la vita guardò come ad ideale modello, quale filosofo tipico dell’ eclettismo e del sincretismo cristiano del Rinascimento. MORE scrisse anche una storia incompiuta di RICCARDO III che rimarrà fondamentale per la formazione dell’ inglese moderno. Per lungo tempo rimase modello insuperato di storiografia inglese.”,”SOCU-071″
“ABDEL-KADER A. Razak”,”Israele e il Mondo Arabo. Ebrei e arabi di fronte all’avvenire.”,”Sarà lo stesso A. Razak Abdel-Kader a fornire, quando lo crederà opportuno. e forse in occasione di una ristampa, le proprie notizie biografiche. Per il momento, egli desidera rendere noto che nel 1962, allorchè Israele e il mondo arabo apparve in Francia col titolo Le conflit judéo-arabe non potè esaminare gli ulteriori sviluppi del problema, data la sua condizione di detenuto nelle carceri Barberpusse di Algeri.”,”VIOx-078-FL”
“ABDEL-MALEK Anouar a cura, edizione preparata da Marie-Françoise CASSIAU, saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Elbaki HERMASSI Lucien V. THOMAS Rita CRUISE O’BRIEN Donal CRUISE O’BRIEN Florestan FERNANDES Augusto VARAS Anibal QUIJANO Klaus ERNST Peter CARSTENS Karl H. HOERNING L.V.. NAIDOO Shingo SHIBATA Roberto Decio DE-LAS-CASAS Jorge A. BUSTAMENTE Oscar URIBE-VILLEGAS Kalil ZAMITI Stanley Bréhaut RYERSON Mohamed Salah SFIA Gleb B. STAROUCHENKO Alberto MARTINELLI Takeshi HAYASHI Julio TRESIERRA Vic L. ALLEN Immanuel WALLERSTEIN Dimiter V. FILIPOV Yaga DIALLO Emile SICARD Ferdinand N’Sougan AGBLEMAGNON Theotonio DOS-SANTOS”,”Sociologie de l’impérialisme.”,”Saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Elbaki HERMASSI Lucien V. THOMAS Rita CRUISE O’BRIEN Donal CRUISE O’BRIEN Florestan FERNANDES Augusto VARAS Anibal QUIJANO Klaus ERNST Peter CARSTENS Karl H. HOERNING L.V.. NAIDOO Shingo SHIBATA Roberto Decio DE-LAS-CASAS Jorge A. BUSTAMENTE Oscar URIBE-VILLEGAS Kalil ZAMITI Stanley Bréhaut RYERSON Mohamed Salah SFIA Gleb B. STAROUCHENKO Alberto MARTINELLI Takeshi HAYASHI Julio TRESIERRA Vic L. ALLEN Immanuel WALLERSTEIN Dimiter V. FILIPOV Yaga DIALLO Emile SICARD Ferdinand N’Sougan AGBLEMAGNON Theotonio DOS-SANTOS Wallerstein sull’oppressione della classe operaia (pag 658-660) Wallerstein sull’oppressione della classe operaia (pag 658-660) I vari teorici dell’imperialismo. “”Un premier groupe de théoriciens, partis principalement des analyses du ‘Capital’, et notamment du volume III, tente de poursuivre la strutturation et la mise à jour théoriques de l’analyse du capitalisme dressés par Marx. Ces théoriciens, qui sont également, à divers degrés, des praticiens politiques, appartiennent pour l’essentiel à l’Europe centrale, qui va tout naturellement marquer leur approche de sa problématique historique spécifique. Dans l’Allemagne de Guillaume II, face à l’attitude droitière de la social-démocratie, Bernstein appelle à la poursuite de l’oeuvre de Marx, dans ‘Les prémisses du socialisme et les tâches de la social-démocratie (1899): le volume III du ‘Capital’ ne suffit plus à expliquer la politique expansionniste de l’Allemagne, notamment le ‘Drang nach Osten’; et Bernstein invoque l’autorité de Leroy-Beaulieu, maître à penser de l’expansion impérialiste française – au nom du socialisme. Otto Bauer va pouvoir utiliser J.A. Hobson, et aussi les travaux de Tugan-Baranowski: ‘La Question des nationalités et la social-démocratie’ (Wien, 1907) part de la contradiction entre les peuples et les nations “”sans histoire”” au sein de l’empire austro-hongrois, c’est-à-dire essentiellement les peuples de l’actuelle Tchécoslovaquie, et l’Allemagne détentrice de l’industrie moderne de pointe. Il y met l’accent sur l’accumulation de la plus-value extraite des premiers entre les mains des seconds; il estimait que le développement économique de pointe ainsi réalisé profitait également aux ouvriers de la nation dominante; et il prophétisait: “”Si le capital, dans sa lutte pour les marchés et les sphères d’influence met en mouvement des armées modernes géantes de millions de combattants, il aura atteint le sommet de sa puissance, et ce sera la chute dans l’abîme. Justement, l’effondrement mondial de l’impérialisme entraînera la révolution mondiale du socialisme. “”D’un bout à l’autre du raisonnement, il s’agit de l’Europe, des luttes intra-européennes, de la dialectique entre le mouvement ouvrier européen et les Etats nationaux qui dominent le continent: si le grand capital va au bout des choses, il déclenchera la guerra (intra-européenne), qui débouchera sur la victoire des ennemis du grand capital, les ouvriers socialistes. Pourtant, l'””austro-marxiste”” Bauer écrit en un temps où se déchire déjà le mythe de l’européocentrisme (victorie du Japon sur la Chine; mouvements nationaux d’envergure en Inde, en Chine, en Egypte; révolution au Mexique, etc.). Pour lui, comme pour ses compagnons, le jeu s’est toujours joué en Europe – en Europe, non en Occident, les Etats-Unis, nouvelle nation à l’époque, n’étant pas encore partie prenante. Certes, la situation est meilleure que chez Bernstein – qui défend “”le droit des peuples de civilisation supérieure à exercer leur tutelle sur les peuples de civilisation inférieure”” – mais on ne dépasse pas encore l’approche éthique-libérale: Kautsky, qui dénonce l’expédition allemande en Chine (1899-1900), y voit une politique “”semi-féodale””, c’est-à-dire non liée au stade d’évolution du capitalisme allemand et européen. Le point culminant de cette approche sera atteint avec R. Hilferding. Le ‘Capital financier’ (1910) va cristalliser l’approche économiste mécaniste, en mettant l’accent sur le palier infrastructurel: l’abolition de la concurrence à l’échelle nationale est due à la concentration croissante du capital, lui-même constitué par la fusion entre les secteurs industriel et bancaire; l’alternative se pose dès lors entre capitalisme monopolistique et socialisme. La négation du palier politique se fera, à partir de cette approche, en deux temps: l’impérialisme va chercher des champs d’investissement privilégié hors d’Europe; mais l’exportation de capitaux ne nécessite guère une domination politique directe; l’alternative sera soit la guerre mondiale soit le socialisme; l’une et l’autre seront le fruit d’un processus de rationalisation centripète, si l’on peut dire, c’est-à-dire l’intervention d’un “”super-impérialisme””, ou de son contraire à visage socialiste (européen). Rosa Luxemburg ne fait guère que nuancer et préciser cette approche. Au départ, elle se situe même en-deçà de Hilferding: l’impérialisme souhaite dominer le monde extérieur pour y déverser ses marchandises, non pour y implanter ses capitaux, d’où l’importance (mercantile) du marché extérieur. Partie de la problématique de l’Allemagne, elle entreprend une analyse économique sur les paramètres du développement ou du non-développement interne des puissances impérialistes, analyse qui s’appuie sur des évocations de cas (l’Egypte, notamment). D’un bout à l’autre de l”Accumulation du Capital’ (1913), se manifeste une coupure totale et fondamentale avec la question nationale et ses manifestations dans le monde colonial d’alors. (…) Tel va être le cadre théorique à partir duquel V.I. Lénine élaborera son essai sur l”Impérialisme, stade suprême du capitalisme’ (1917). L’essentiel est ailleurs: la problématique léninienne tout entière, partie de l’Europe et des traditions du marxisme et du mouvement ouvrier européen, était foncièrement une problématique de révolution à accomplir, non de discours théorique à parfaire (de 1917 à 1924, tout est en place: ‘Les Thèses d’Avril’; ‘L’Impérialisme’; ‘L’Etat et la révolution’; ‘La malaise infantile du communisme’ (…)”” (pag 23-24-25) [Anouar Abdel-Malek, Pour une sociologie de l’imperialisme] [(in) ‘Sociologie de l’impérialisme’, a cura di Anouar Abdel-Malek, 1971]”,”PVSx-055″
“ABDEL-MALEK Anouar”,”Idéologie et renaissance nationale. L’Egypte moderne.”,”Anouar Abdel-Malek (Cairo, 1924) proveniente da una famiglia di intellettuali, alti funzionari e uomini d’affari, strettamente legata al movimento nazionale e alla rinascita dell’Egitto. Compie studi all’estero e si laurea in sociologia (1954, 1964, dottore in sociologia alla Sorbona, 1969). Ha una parte centrale nell’orientamento del marxismo in Egitto, a cui attribuisce un carattere nazionale. Dopo la repressione contro la sinistra (1959) ripara in Francia e diventa direttore di ricerca al CNRS e professore in varie università. Dalla Missione scientifica francese all’arrivo de sansimoniani “”Les 18 mars et 23 septembre 1833, deux groupes de Saint-Simoniens, sous la conduite de Barrault et Félicien David, puis d’Enfantin lui-même, partent pour l’Egypte (1). Pourquoi l’Egypte? Nous sommes au lendemain de la crise de 1830, qui va séparér les deux “”pères””, Bazard et Enfantin. Celui-ci, deux fois arrêté, se retrouve à Ménilmontant avec quarante disciples. A peine sorti de Sainte-Pélagie, la question se pose de savoir quel cours donner au legs de Saint-Simon, en d’autres termes: où, et comment, mettre sur pied un Etat industriel, éclairé par la science moderne, au sein duquel l’association de tous prévienne la guerre et l’aristocatie du mérite travaille pour le bien commun, par la production dfe bien utiles? A quoi Enfantin ajoute ses idées sur la “”réhabilitation de la chair”” par la communauté des femmes, une tendance au sacerdotalisme, qui va le séparer d’Auguste Comte, et sa quête de la “”mère”” qui permettrait enfin de réaliser l’union de l’Orient et de l’Occident par le mariage du “”père”” (Enfantin) et de la mère”” (pag 189-190) (1) Sébastien Charléty, Essai sur l’histoire du Saint-Simonisme, 1825-1864, Hartmann, 1931 p. 220″,”VIOx-188″
“ABDEL-MALEK Anouar”,”Il pensiero politico arabo contemporaneo.”,”””Ogni lacuna nella nostra libertà deriva dalla legge, la legge antica e la legge moderna, ma anche dal comportamento dei governanti che, nella sua generalità, costituisce una specie di legge; e noi siamo intervenuti troppo poco nell’elaborazione di queste leggi, che provengono dalla sola volontà dei dirigenti, non da quella della nazione. Ogni restrizione alla nostra libertà – restrizione teorica o pratica – è una cosa artificiale e passeggera che deriva dalle leggi. Perché noi siamo, per nostra stessa natura, degli esseri umani, che hanno una immensa sete di libertà, e che non attribuiscono alcun valore ad una vita che non si svolgesse all’ombra della libertà (…)”” (pag 165); “”Il dispotismo è il carattere più specifico del governo, di qualunque tipo esso sia, monarchico e repubblicano; solo la paura di cadere può essergli di ostacolo. La storia delle azioni individuali e governative, in ogni tempo e luogo, dimostra che solo la morte o la debolezza vengono a mettere un termine al dispotismo. L’ingiustizia si trova potenzialmente nell’anima; la forza le permette di operare, mentre la debolezza la impaurisce. Ciò che è importante è quindi imporre al governante dei limiti chiaramente definiti, precisi e rigorosi, che non facciano concessioni alla estensione e all’interpretazione, limiti che non dovrà superare a nessun costo, in modo che le persone si premuniscano contro la sua ingiustizia. In mancanza di questo, se per noi vivere in società dovrebbe significare vivere da servi, sarebbe allora più degno vivere nell’isolamento, o come animali (…)”” (pag 166-167) [Ahmad Lutfi al-Sayyed (1872-1963), Egitto: ‘Elogio della libertà’ (‘Al-Garidah, 18, 20 e 31 dicembre 1913, riprodotto in ‘Al-Muntakhabat, Il Cairo, 1945, pp. 60-93]”,”TEOS-014-FV”
“ABDOLMOHAMMADI Pejman”,”La Repubblica Islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini.”,”P. Abdolmohammadi (Genova, 1979) dottore di ricerca in “”pensiero politico e comunicazione politica”” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova, è attualmente (2009) docente a contratto in Storia e politica internazionale del mediterraneo presso la stessa Facoltà. Nel 2007-2008 ha tenuto inoltre due corsi integrativi intitolati ‘Storia e politica dell’Iran contemporaneo’ e ‘La geopolitica del Golfo Persico’.”,”GOPx-025″
“ABEGG Lily”,”In Asia si pensa diversamente. Antitesi e complementarietà dell’Estremo Oriente e dell’Occidente.”,”””Come l’Estremo Oriente non conosce il dualismo di bene e di male, così non conosce dualismo di sorta ,né «al di qual e al di là», né di «materia e spirito», o di «corpo e anima»”” (pag 105)”,”ASIx-007-FFS”
“ABEGGLEN James C.”,”Sea Change. Pacific Asia as the New World Industrial Center.”,”ABEGGLEN è Prof di International Business alla Sophia Univ in Tokyo. E’ Chairman della Gemini Consulting in JAP, Chairman dell’Asia Advisory Service K.K. e autore e coautore di numerosi libri e servizi. Ha recentemente pubblicato in nove lingue ‘Kaisha: The Japanese Corporation’.”,”ASIE-001″
“ABEL Wilhelm ASHTOR E. AYMARD M. BARKAN O. BATAILLON M. BENASSAR B. BERGIER J.F. BERQUE J. CASTILLO A. CHASTEL A. CIPOLLA C.M. DE-ROSA L. GASCON R. GENTIL-DA-SILVA J. GEREMEK B. GIEYSZTOR A. HEMARDINQUER J.J. INALCIK H.JANACEK J. JEANNIN P. KELLENBENZ H. KONETZKE R. KREKIC B. LABROUSSE E. LANE F.C. MACZK A. MAKKAI L. MALOWIST M. MANSELLI R. MARAVALL J.A. MELIS M. MOLLAT M. OZANAM D. PACH S.P. PIUZ A.M. PONSOT P. RAU V. ROMANO R. DE-ROOVER R. RUIZ-MARTIN F. SAMSONOWICZ H. SELLA D. SERMET J. SPOONER F. STOLS E. TENENTI A. TRASSELLI C. TREMEL F. TUCCI U. VAN-HOUTTE J.A. VASQUEZ-DE-PRADA V. WYCZANSKI A.”,”Histoire économique du monde méditerranéen, 1450-1650.”,”Tra i molti saggi: – Carlo M. Cipolla, Crise à Florence, 1629-1630 (pag 151-158) – Raoul Manselli, Cristoforo Colombo tra fede e scienza (pag 339-368)”,”STOS-022-FSD”
“ABELIANSKY Ana PRETTNER Klaus”,”Automation and Demographic Change.”,”Questo studio viene citato da Philippe Askenazy nel suo articolo ‘Robots ou travailleurs immigrés’ (Lm, 16.11.2018). Secondo i due ricercatori tedeschi esiste una forte correlazione positiva tra decrescita demografica e introduzione e impiego dei robots industriali in un largo campione di paesi. Questa tesi permette, tra l’altro, di relativizzare la necessità di recuperare un “”ritardo”” francese. Ma si chiede Askenazy, l’automazione può essere imposta al di là dell’universo industriale normato e già meccanizzato? Il caso del Giappone è chiarificatore. Già punto di riferimento in questo campo da cinquant’anni, il paese si è lanciato in un massiccio “”piano robot””. Per Tokyo si tratta sia di preservare la sua leadership giungendo al ‘matrimonio’ robotico (IA-IdO) (Internet degli oggetti), che di rispondere attraverso queste nuove tecnologie al suo ‘inverno demografico’. Ma intanto il governo ha recentemente aperto ai lavoratori stranieri… Lo studio di Abeliansky e Prettner. ‘Analizziamo gli effetti del declino della crescita demografica sull’ automazione. Un semplice modello teorico di accumulazione del capitale prevede che i paesi con un tasso di crescita della popolazione più basso introducano per primi le tecnologie relative all’automazione. Verifichiamo questa previsione teorica con i dati relativi a 60 paesi per il periodo 1993-2013. L’analisi suggerisce che un aumento dell’1% nella crescita della popolazione è associato a una riduzione di circa il 2% del tasso di crescita della densità del robot. I nostri risultati sono solidi per l’inclusione di variabili di controllo standard, diversi metodi di stima, specifiche dinamiche e modifiche alla misurazione dello stock dei robot’ ‘Un paese in cui la popolazione – e con essa la forza lavoro – cresce rapidamente, mostra un tasso di rendimento relativamente alto del capitale fisico tradizionale e non è necessario investire nel capitale dell’automazione. Infatti, in tale paese, il tasso di rendimento degli investimenti nel capitale di automazione tende ad essere piuttosto basso. Esempi sono i paesi africani con un tasso di crescita della popolazione molto veloce tale come Mali e Niger: investire in automazione non sarebbe una strategia imprenditoriale interessante in questi paesi a causa dell’abbondanza di manodopera. Al contrario, in un paese in cui il la popolazione – e con essa la forza lavoro – ristagna o addirittura diminuisce, il tasso di rendimento degli investimenti nell’automazione è elevato e il tasso di rendimento degli investimenti nel capitale fisico tradizionale è piuttosto basso. Esempi sono l’ invecchiamento di paesi europei come la Germania e l’Italia e l’invecchiamento dei paesi dell’Asia orientale come il Giappone e la Corea del Sud in cui la manodopera è piuttosto scarsa. Di conseguenza, la nostra teoria prevede che la densità dell’automazione sia elevata nei paesi in cui il tasso di crescita della popolazione è basso o addirittura negativo (…)'”,”DEMx-072″
“ABELLA Rafael”,”La vida cotidiana durante la guerra civil. 2. La España republicana.”,”Problemi di organizzazione e militarizzazione dell’esercito. “”Cierto es que algunos destacados hombres de guerra confederales aparecidos al amparo de las circunstancias, come fue el caso de Cipriano Mera, se manifestaron inequívocamente en favor del restablecimiento de una disciplina acorde con las necesidades de la hora, pero no todos superaron fácilmente su repugnancia soportar la militarización. Personaje importante en esta labor de fragua del Ejército Popular sería el Comisario Politico. A partir del modelo de los delegatos politicos aparecidos en la Convención y dfe los comisarios creados por Trotski, artífice del Ejército Rojo, en 1917, el Comisariado concretaba la acción de unos hombres que en el asedio a Madrid habían mostrado una eficacia de indudable influjo sobre la resistencia”” (pag 208)”,”MSPG-248″
“ABELLÀN José Luis”,”Historia crìtica del pensamiento español. Tomo IV. Liberalismo y romanticismo (1808-1874).”,”Citato il volume di Marx Engels ‘Revolución en España’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1960″,”SPAx-147″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Storia sociale del movimento operaio europeo.”,”L’A, nato nel 1906, è Prof di economia politica all’Univ di Marburg-Lahn. Tra le sue opere ‘Die deutschen Gewerkschaften’ (2° ediz 1955), ‘Burokratischer Verwaltungsstaat und soziale Demokratie (in collaborazione con Herbert SULTAN, 1955), ‘Aufstieg und Krise der deutschen Sozialdemokratie’ (1964).”,”MEOx-002″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Historia social del movimiento obrero europeo.”,”Wolfgang ABENDROTH nacque a Elberfeld, Germania, nel 1906. Considerato come uno dei grandi storici dell’ Europa contemporanea sul movimento operaio e il mondo del lavoro. In collaborazione con Kurt LENK ha pubblicato ‘Introduzione alla scienza politica’. Inoltre ha scritto pure ‘Capitalismo monopolista e Stato autoritario’.”,”MEOx-044″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Socialismo e marxismo da Weimar alla Germania federale.”,”ABENDROTH è un prestigioso esponente della sinistra nella RFT. Questi suoi scritti vanno dal 1958 al 1964. Siamo nella fase della “”svolta di Bad Godesberg) della socialdemocrazia tedesca. ABENDROTH mette a fuoco nei suoi saggi i pericolosi risvolti di subalternità impliciti nell’ accettazione da parte della SPD del modello di economia di mercato “”sociale””. ABENDROTH, nato nel 1906, si iscrive giovanissimo al Partito Comunista tedesco. Compie gli studi universitari sotto la guida di Hugo SINZHEIMER e viene a contatto con Carl GRÜNBERG, dal cui insegnamento tra l’ interesse per lo studio del movimento operaio e per l’ analisi scientifica dei fenomeni sociali. Nel 1928 esce dal KPD per iscriversi alla KPD-Opposition. Nel dopoguerra, nella RFT si dedicherà all’ insegnamento. Verrà espulso dalla SPD nel 1961. (v. retrocopertina) “”La tendenza dello sviluppo affermata da Marx ed Engels, secondo cui gli strati intermedi della società e i gruppi che producono su base precapitalistica verrebbero subordinati a questi due fondamentali protagonisti del processo storico attuale, non si sarebbe realizzata. L’ aumento della produttività avrebbe condotto ad un tale innalzamento del livello dei consumi anche degli operai industriali che, quanto a posizione sociale e a tenore di vita, questi si sarebbero assimilati ai vecchi ceti medi. Di conseguenza, la società attuale si sarebbe trasformata in una società più o meno priva di classi, in cui non esisterebbe più il problema della lotta di classe.”” (pag 82-83)”,”MGES-012″
“ABENDROTH Wolfgang”,”La socialdemocrazia in Germania.”,”Lo studio di W. ABENDROTH compare oltre mezzo secolo dopo la pubblicazione del celebre libro del MEHRING. Edito in Germania nel centenario della fondazione dell’ Associazione generale dei lavoratori tedeschi da parte di Ferdinand LASSALLE il saggio fornisce un panorama critico degli avvenimenti che hanno portato il partito socialdemocratico a diventare il maggior partito del paese. Rispetto all’ edizione tedesca (1964) questa italiana è completata da un ulteriore capitolo. W. ABENDROTH è nato nel 1906 a Wuppertal-Elberfeld. Nel 1930 entra in magistratura ma ne viene allontanato con l’ avvento del nazismo nel 1933. Dal 1937 al 1941 viene incarcerato per attività contro il Terzo Reich poi inviato in un reparto di punizione. Dopo la guerra diventa docente nelle università di Halle, Lipsia, Jena e Marburgo. Ha scritto varie opere pubblicate anche in italiano. “”Attraverso la sua lotta contro le leggi antisocialiste e la sua univoca contrapposizione allo Stato autoritario monarchico la socialdemocrazia era divenuta il punto d’ attrazione non soltanto degli operai dell’ industria, ma anche di quegli strati dell’ intelligenza borghese che, nonostante l’ acquiescenza di quelli che erano stati i partiti borghesi liberal-democratici alla monarchia degli Hohenzollern saliti al potere nell’ impero tedesco, volevano restare fedeli all’ idea democratica. L’ SPD era ormai forte a sufficienza per assorbire questi strati indirizzandoli alle forme di pensiero proprie del partito. Franz Mehring che, da liberale di sinistra e avversario del socialismo, aveva compiuto il primo serio tentativo di abbracciare da un punto di vista storico la problematica del nuovo partito (1), dopo un lungo conflitto interiore, finì per entrare nel partito della classe operaia. Ben presto egli divenne non soltanto lo storico del partito, ma soprattutto uno dei migliori e più indipendenti teorici del marxismo. Dalla stessa cerchia dell’ intellighenzia liberale di sinistra proveniva Georg Ledebour, che divenne uno dei migliori oratori parlamentari della socialdemocrazia (…).””. (pag 44)”,”MGEx-162″
“ABENDROTH Wolfgang”,”Histoire du mouvement ouvrier en Europe.”,”ABENDROTH Wolfgang (1906-1985) è stato professore di scienze politiche, politologo, alla Philipps-Universität di Marburg. “”La lotta del comitato centrale del Partito comunista tedesco (KPD) contro i gruppi sindacalisti e putschisti all’ interno del partito stesso aveva portato alla scissione di questi e alla fondazione del Partito comunista operaio tedesco (KAPD). Lenin aveva sostenuto questa lotta contro il KAPD e i suoi amici in altri paesi con la sua opera “”La malattia infantile del comunismo, l’ estremismo””. Questi “”comunisti di sinistra”” si rifiutavano di prendere parte alle elezioni legislative e a collaborare con i sindacati riformisti. Lenin si poneva contro l’ estremismo illusorio e rinforzava in questo modo la fiducia dei grandi partiti socialisti nell’ Internazionale Comunista. Essi percepirono rapidamente che la direzione di quest’ultima rifiutava le concezioni utopiche di una parte dei suoi aderenti dell’ Europa occidentale. E’ così che subito il Congresso dell’ USPD, dei socialisti svizzeri, francesi e italiani, decisero di negoziare l’ ingresso dei loro partiti nell’ Internazionale Comunista””. (pag 85)”,”MEOx-062″
“ABENDROTH Wolfgang; TRIMARCHI Francesca; COLLOTTI Enzo”,”I sindacati tedeschi di fronte allo stato d’emergenza (Abendroth); I laburisti e la politica economica governativa (Trimarchi); La socialdemocrazia tedesca e la libertà dello spirito (Collotti).”,”La socialdemocrazia tedesca e la libertà dello spirito (Enzo Collotti).”,”SIND-003-FGB”
“ABENSOUR Miguel”,”Le proces des maitres reveurs. Suive de Pierre Leroux et l’ utopie.”,”Pochi sono quelli che oggi conoscono Pierre LEROUX, il “”geniale”” autore della “”Refutation de l’ eclectisme”” – il termine è di MARX – colui che era visto LAMARTINE, SAND e altri come il Rousseau del XIX secolo. Pierre LEROUX (1797-1871), socialista francese, influenzato dal sansimonismo, ha scritto: ‘De l’ humanité, de son principe et de son avenir’ (1840), ‘De la ploutocratie’ (1848). Fu deputato alla Costituente (1848) e alla Assemblea legislativa (1849).”,”SOCU-066″
“ABENSOUR Miguel JANOVER Louis”,”Maximilien Rubel. Pour redécouvrir Marx.”,”pag 31 pag 68-69 pag 76 Nel testo di Janover si ‘piega’ Marx verso l’ anarchismo, si critica Engels e lo si accusa di aver operato la cristalizzazione del marxismo in culto e in burocratizzazione. “”L’anarchisme mis à part, le communisme des conseils fut assurement le mouvement le plus proche des idées de Rubel. Tous le marxismes s’y annulaient déjà dans une idée de la spontanéité révolutionnaire qui accordait à des organes collectifs la conscience de l’émancipation sociale et rendait superflue la médiation des partis et des théories. Les ‘Cahiers de discussion pour le socialisme de conseils’, qui réunissaient quelques camarades, attestent de cette influence. Mais si cette référence est centrale dans la filiation historique, elle ne rend pas pleinement justice à l’originalité de la pensée de Rubel. Anton Pannekoek et Paul Mattick, auteurs qu’il contribua à faire connaitre, s’inscrivent dans la tradition du marxisme critique à laquelle Maximilien Rubel échappe, car il reprend l’oeuvre de Marx en quelque sorte ‘ob ovo’, et suit son cheminemenrt en dehors de ces courants. Quels furent les rapports de Maximilien Rubel avec les autres groupes militants, marxistes non inféodés au PC, syndicalistes révolutionnaires et revue indépendantes comme ‘Socialisme ou Barbarie’? On ne peut répondre à la question sans inverser la proposition: quels furent les rapports de ces groupes avec Maximilien Rubel? Nous retrouvons alors le sens logique de cette influence. Pour les cercles qui avaient au moins un temps pris au sérieux les dogmes du bolchevisme et s’en étaient détachés ensuite, mais sans réussir à se mettre à distance des thèses ambiguës du marxisme, une telle redécouverte de Marx était déjà à elle seule un changement de perspective radical””. (pag 68-69)”,”TEOC-460″
“ABENSOUR Miguel, a cura di Mario Pezzella”,”La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano.”,”Miguel Abensour insegna Filosofia politica all’Università Paris VII. Ha curato l’edizione delle Opere complete di Saint-Just (2004) ‘di cui ha ridesignato la figura in una prefazione destinata a segnare una svolta interpretativa’. Ha pubblicato un lavoro su Hannah Arendt. In Italia ha pubblicato un saggio in ‘Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo’ (di E. Levinas) del 2002. “”Marx scriverà con Engels nella ‘Sacra famiglia’ del 1845: “”Non si tratta di quello che un proletario o un altro, o anche l’intero proletariato s’immagina momentaneamente come scopo. Importa solo ciò che esso è e ciò che sarà storicamente costretto a fare in conformità del suo essere”” (11). Si può allora affermare che quando Marx scopre “”l’essere del proletariato””, esce dal momento machiavelliano e si allontana dalla logica delle cose politiche? Questa conclusione sarebbe quanto meno affrettata perché, senza impegnarsi in un dibattito sulla natura del proletariato, secondo Marx, basti ricordare che questa classe non può essere confinata nel sociale, poiché il suo essere, per ammissione stessa di Marx è paradossale. «Classe della società borghese, che in realtà non è una classe della società borghese» (12). Occorre intendere che per la sua missione rivoluzionaria e per la missione inscritta nel suo essere, questa classe fuoriesce decisamente da una localizzazione e da una determinazione sociologica. Nuova figura della negatività storica, che realizza – in ambito pratico – il metodo trasformativo, il proletariato appare come la classe, per cui il sociale, il suo essere sociale, è indissociabile dal politico, dal suo essere politico. «La classe operaia è rivoluzionaria o non è niente», scrive Marx nel 1865, in una lettera a J.B. Schweitzer (13). Le ultime pagine della ‘Miseria della filosofia’ non hanno appunto l’intenzione di confutare sia gli economisti che rinchiudono gli operai nella società così com’è, sia i pensatori che vedono nel proletariato solo un movimento sociale? Al contrario, Marx vuole rintracciare il passaggio dalla ‘classe in sé’, quale risulta dalla grande industria e dalle condizioni economiche, alla ‘classe per sé’, da momento in cui la classe trasforma la sua posizione ‘di fronte’ al capitale in lotta politica ‘contro’ il capitale, in vista di una rivoluzione totale. Di qui il rinvio a un’articolazione essenziale: «Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico, che non sia sociale nello stesso tempo» (14). Marx traduce subito citando Georges Sand: «O la lotta o la morte». [Miguel Abensour, ‘La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano’, a cura di Pario Pezzella, Napoli, 2008] [(11) K. Marx ‘Die Heilige Familie’, Dietz verlag, Berlin, 1955, p. 138; (12) Nel testo francese, invece che “”società borghese”” si traduce “”société civile””. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit, p. 410; (13) In M. Rubel, ‘Pages de K. Marx. Pour une éthique socialiste’, t. II. Révolution et socialisme’, Payot, Paris, 1970, p. 73; Marx Engels, Opere, vol. VI, Editori Riuniti, Roma, 1973; p. 225] (pag 141-142) Marx e la metafora dello specchio (1844) “”Seguendo Kant, Marx vede nel mondo della stampa uno strumento per la libera comunicazione tra gli uomini; egli rifiuta di dissociare la libertà di pensiero da quella di stampa. Ma a differenza di Kant, Marx non ritiene che la libertà di pensare e di comunicare i suoi pensieri possa costituire tutta l’attività politica dell’uomo. Così riconosce alla stampa altre funzioni oltre a quella della comunicazione. Oggettivazione dello spirito di un popolo, la stampa è ciò che permette al popolo di riconoscersi. Con una formulazione di spirito ermeneutico, Marx afferma nel ‘Dibattito sulla libertà di stampa’ (maggio 1842): la stampa libera «è l’occhio dello spirito popolare aperto su tutto, la fiducia incarnata di un popolo in se stesso, il legame parlante che unisce il singolo con lo Stato e col mondo […]. E’ la franca confessione di un popolo dinanzi a sé stesso, e com’è noto, la forza della confessione è di redimere. E’ lo specchio spirituale nel quale ogni popolo si guarda, e contemplare se stessi è la prima condizione della saggezza» (15). “”Specchio spirituale””, la stampa è costitutiva del luogo politico: essa apre l’accesso al luogo politico, allo spazio pubblico, in cui un popolo, grazie all’immagine speculare che rinvia a se stesso, si autocostituisce, acquista coscienza della sua identità, accede alla conoscenza di sé, condizione di libertà. Grazie alla stampa, il popolo pratica quotidianamente, in occasione dei molteplici conflitti, che sorgono nella società, il riconoscimento o meglio la conoscenza reciproca. Nel 1844, nelle ‘Note di lettura’, la metafora dello specchio si ripresenta, ma dal lato della produzione. Sotto il titolo ‘La produzione umana’, Marx scrive: «Supponiamo di produrre come esseri umani: ognuno di noi affermerebbe doppiamente nella sua produzione se stesso e l’altro. 1) Nella mia produzione si realizzerebbe la mia individualità, la mia particolarità (…). 2) Nel tuo godimento o nel tuo impiego del mio prodotto io avrei immediatamente il godimento derivante dalla coscienza di aver soddisfatto col mio lavoro un bisogno umano. 3) Proverei inoltre la soddisfazione di essere stato il mediatore fra te e il genere umano, di essere riconosciuto e sentito da te come un complemento del tuo proprio essere e come una parte necessaria di te stesso, di essere accettato nel tuo pensiero e nel tuo amore. 4) Avrei la soddisfazione di creare immediatamente la tua manifestazione vitale nella mia manifestazione vitale individuale, e di aver così realizzato e affermato nella mia attività individuale la mia vera natura, il mio essere umano comune (‘Gemeinwesen’). Le nostre produzioni sarebbero altrettanti specchi, da cui i nostri esseri si irraggerebbero l’uno verso l’altro» (16)”” [Miguel Abensour, ‘La democrazia contro lo Stato. Marx e il momento machiavelliano’, a cura di Pario Pezzella, Napoli, 2008] [(Kar: Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., p. 108; (16) Marx-Engels, ‘Gesamtausgabe’, erste Abteilung, band III, Marx-Engels Verlag GMBH, Berlin, 1932, pp. 546-547] (pag 142-143)”,”MADS-738″
“ABETTI Giorgio”,”Esplorazione dell’ universo. Il futuro dell’ astronomia.”,”ABETTI Giorgio (1882) è uno scienziato di fama internazionale . Dal 1921 al 1952 è stato professore di astronomia all’ Università di Firenze e direttore dell’ Osservatorio di Arcetri. Ha promosso gli studi di astrofisica in Italia. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”Non vi può essere dubbio che anche la costituzione interna di tutti i pianeti del sistema solare deve essere simile a quella della Terra. Come esiste dunque l’ unità della materia nell’ universo, che ci è dato investigare, così si può affermare l’ esistenza dell’ unità delle forze fisiche in esso dominanti”” “”Tutto è moto, tutto è vita nell’ Universo; non si possono concepire le stelle in quiete nello spazio o senza una vita, intesa come continua e potente produzione di energia, proveniente dalla trasformazione della materia di cui esse sono costituite””.”,”SCIx-131″
“ABIAN Alexander”,”La teoria degli insiemi e l’aritmetica transfinita.”,”Alexander Abian ha conseguito il dottorato in matematica all’Università di Cincinnati nel 1956. Ha quindi insegnato al Queens College di New york, all’Università di Pennsylvania e all’Ohio State University, Attualmente è professore di matematica all’Iowa State University.”,”SCIx-236-FL”
“ABIGNENTE Mariarosaria BIONDI Gennaro COPPOLA Pasquale DAMIANI Annamaria LEONE Ugo MAURY René-Georges VIGANONI Lida”,”Territorio e risorse in Campania. Vol. II. Il potenziale urbano.”,”Mariarosaria Abignente, (n.1948), docente di Geografia generale ed economica nelle scuole superiori. Gennaro Biondi, (n.1943), incaricato di Geografia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Pasquale Coppola, (n.1943), incaricato di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’istituto Universitario Orientale di napoli. Annamaria Damiani, (n.1946), contrattista di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ugo Leone, (n.1940), incaricato di Politica dell’ambiente presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli. Renè Georges Maury, (n.1948), contrattista di Geografia politica ed eco nomica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Lida Vigano ni, (n.1950), contrattista di Geografia economica presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAS-027-FL”
“ABITBOL Michel HEYMANN Florence a cura; saggi di Amos FUNKENSTEIN Israel Yaacov YUVAL Moshe IDEL Dina PORAT Benny MORRIS Israel BARTAL Uri RAM”,”L’ historiographie israelienne aujourd’hui.”,”Saggi di Amos FUNKENSTEIN, Israel Yaacov YUVAL, Moshe IDEL, Dina PORAT, Benny MORRIS, Israel BARTAL, Uri RAM.”,”VIOx-036″
“ABOLIN A.”,”Die Oktober-Revolution und die Gewerkschaften.”,”A. Abolin, Segretario della Centrale sindacale dell’Urss.”,”RUSU-004-FGB”
“ABOSCH Heinz”,”La Germania in movimento.”,”Heinz ABOSCH è nato a Magdeburg nel 1918. Emigrato in FR nel 1933 ha partecipato alla Resistenza. Giornalista professionista, è stato per molti anni il corrispondente parigino di ‘Vorwärts’ organo della SPD e ha collaborato anche a periodici italiani ‘Mondo nuovo’ e ‘Rinascita’. Nel 1960 ha pubblicato presso JULLIARD, ‘L’Allemagne sans miracle’.”,”GERV-005″
“ABOSCH Heinz”,”Trotzki – Chronik. Daten zu Leben und Werk.”,”Vorbemerkung, Siglen der zitierten Werke Trotzkis, Abkürzungen, Bibliographie, Reihe Hanser n. 130,”,”TROS-048-FL”
“ABOUT Edmond ANDRÉ Edouard AUBRYET Xavier DE-BANVILLE Théodore DE-LA-BÉDOLLIÉRE E. BLANC Louis BORIE Victor FÉVAL Paul KAEMPFEN Joliet Charles DE-KOCK Paul LE-FORT Léon LUCHET Auguste MAYER Alfred SAND Nadar George SAY Léon TEXIER Edmond”,”Paris-Guide. Par les principaux Écrivains et Artistes de la France. (1867)”,”Contiene 18 contributi di importanti scrittori e artisti francesi pubblicati nel 1867 al momento dell’inagurazione dell’Esposizione universale, all’apogeo del secondo impero. Guida storica, artistica, poetica, amministriva e pratica.”,”FRAD-120″
“ABRAHAM Pierre SOBOUL Albert BOUDRY Robert SCHELER Lucien BLOCH Marcel BOUISSOUOUSE Janine de VILLEFOSSE Louis FREVILLE Jean TREAL Guy BOUDRY Robert COHEN Gaston PARMELIN Hélène GOSSET Hélène TERSEN Emile ABUSCH Alexander ERENY Tibor SCHELER Lucien”,”La Commune de Paris. Spécial.”,”In appendice due testi di VERCORS e MARAT Jean Paul che i cui temi non rientrano nel numero speciale dedicato alla Comune. Esemplare originale posto in Emeroteca La Banque de France ‘risparmiata’ grazie all’intervento di Beslay che viene lasciato poi riparare in Svizzera all’arrivo dei versagliesi. “”Dans les derniers jours de la Commune, la situation devint plus tendue. Beslay, souffrant, n’allait plus guère à la Banque (de France, ndr). Le 12 mai, un bataillon de la Garde nationale se présenta, manifestant l’intention d’envahir l’établissement. On alla en toute hâte quérir le délégué de la Commune qui, ceint de son écharpe, s’opposa à cette invasion. Le commandant du bataillon, Le Moussu, était d’ailleurs breton, ce qui eut, dit Beslay, une heureuse influence dans la discussion qui s’ouvrit entre lui et le marquis de Ploeuc. Beslay fut néanmoins fort irrité et offrit sa démission qu’on le supplia aussi bien à la Commune qu’à la Banque, de retirer. Une nouvelle alerte se produisit le 23 mai qui se solda par un versement exceptionnel de 500.000 francs. A l’arrivée des Versaillais, De Ploeuc obtint en faveur de Beslay un passeport signé de Thiers et l’accompagna lui-même à Neufchatel, en Suisse, où le délégué parvint sans encombre. Il fut accusé par la suite d’avoir reçu de la Banque une somme importante et une pension, ce dont il s’est défendu avec indignation: au moment où il séjournait en Suisse, il avait hérité de sa soeur, récemment décédée, et c’est de disposer de cet héritage qui lui aurait valu cette calomnie. On ne peut nier toutefois qu’il fut traité avec égards et même avec reconnaissance. Jourde, au contraire n’échappa que de peu au poteau d’exécution. Après avir été arrêté et soumis à un premier interrogatoire, il fut sauvé par un ordre de l’état-major inspiré sans doute par le désir du gouvernement de Versailles d’en savoir plus long sur les finances de la Commune”” (pag 134)”,”MFRC-140″
“ABRAHAM Richard”,”Alexander Kerensky. The First Love of the Revolution.”,”In this innovative biography, Richard Abraham offers a comprehensive analysis of Alexander Kerensky’s politics and an intimate portrait of the Russian revolutionary’s role during the turbulent times of the 1917 Revolution and World War I. Preface, Illustrations appear as groups after pages 80 and 272, Notes, Index of Persons, Subject Index, Abbreviations,”,”RIRx-072-FL”
“ABRAMOVICI Pierre”,”Szkolnikoff. Le plus grand trafiquant de l’Occupation.”,”Pierre Abramovici già giornalista investigativo e autore di numerosi documentari, oggi è diventato storico e ha pubblicato vari libri tra cui ‘Le Putsch des généraux’ (Fayard, 2011) Mendel Szkolnikoff ebreo di origine russa, con passaporto tedesco, è stato trovato morto nel giugno 1945 vicino a Madrid. Era un grosso trafficante durante l’Occupazione, più importante del celebre Joanovici. Arrestato prima della guerra, nel 1941 diventa un agente finanziario dei tedeschi, in particolare della SS. Ma l’affaire Szkolnikoff è soprattutto il più grande sequestro della Liberazione: 2 miliardi di franchi dell’epoca accompagnato da altri 2 di ammenda. Per conto dell’occupante tedesco Szkolnikoff costruì un immenso impero immobiliare e una rete di hotel: deteneva delle vie intere nell’Ovest parigino e decine di “”palazzi”” sulla Costa Azzurra. Il quesito è se Szkolnikoff avesse delle protezioni. Di Himmler, di Goering, pure lui affarista, o da vari dignitari nazisti. Da dove veniva il misterioso commando che catturò e uccise Szkolnikoff nel 1945 in Spagna, dopo averlo alleggerito di 600 milioni di franchi in gioielli che aveva con sé nella sua fuga? Questa inchiesta è il frutto dello studio di oltre 6000 schede d’archivio di cinque paesi diversi.”,”FRAV-179″
“ABRAMOWITZ Morton BOSWORTH Stephen”,”Chasing the Sun. Rethinking East Asian Policy.”,” Richard C. LEONE presidente della The Century Foundation. ABRAMOWITZ è senior fellow alla The Century Foundatio. In precedenza era Presidente della Carnegie Endowment for International Peace. Ha scritto vari libri (v. profilo biogr.) Stephen BOSWORTH è decano della Fletcher School ol Law e Diplomacy alla Tufts University. E’ stato ambasciatore americano presso la Repubblica di Corea. Ha scritto con Abramowitz un altro libro: ‘The Pacific Community: American Myth? Asian Reality?’ (1996).”,”ASIE-020″
“ABRAMSKY Chimen”,”Marx and the General Council of the International Workingmen’s Association.”,”Abramsky Chimen (Londra, UK) “”The fact that the General Council was situated in London gave Marx a great advantage. He could gradually consolidate his ascendancy and win allies for is point of view. From the commencement of the International, Marx applied himself with remarkable speed to look for the phrase that would sound as a compromise, to reconcile thereby conflicting attitudes, and yet to appear in public with a uniform and coherent policy. He told Engels that at the time when English workers were holding meetings for the franchise «it will take time before the re-awakened movement allows the old boldness of speech. It will be necessary to be ‘fortiter in re, suaviter in modo’ (bold in matter, mild in manner)». This became his guiding motto right up to the publication of the Civil War in France in June, 1871″” (pag 77) [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-C”
“ABRATE M. BERGAMI G. BERTOLDI P. BOTTASSO E. CAORSI G. COGNAZZO R. COMOLI MANDRACCI V. DEPAOLI G. DRAGONE A. DRAGONE P. DONNA D’OLDENIGO G. GASCA QUEIRAZZA G. GIACOBINI G. e altri”,”Torino città viva. Da capitale a metropoli. 1880-1980. Cento anni di vita cittadina. Politica, economia, società, cultura.”,”””Con Monti, Burzio, Cajumi, tre scrittori che rifiutano la scrittura come professione, la letteratura torinese tra le due guerre dà il meglio di sé. Si tratta di tre scrittori dell’ultima generazione ottocentesca (e già Cajumi coetaneo di Sergio Solmi, reatino di attecchimento torinese, nasce nel Novecento: tanto da poter riconoscere come suo maestro Ambrosini, dell’89), che si trova a convivere con la prima generazione del Novecento, quella gobettiana per eccellenza, dei nati nel primo decennio del secolo: di Gobetti appunto, per intenderci, che è del ‘901 o di Gromo e di Debenedetti che gli sono coetanei, o ancora di Carlo Levi, che è del ‘902 come Antonicelli, e infine, se si vuole, di Soldati, che è del ‘906, dell’ appartatissimo Ravasenga che è del ‘907 o di Pavese che è del ‘908.”” (pag 414) “”Gli addetti di questo gruppo abbastanza composito fatto di persone più o meno assidue che comprendeva Pavese, Remo Giacchero, Massimo Mila, Tullio Pinelli, Mario Sturani, Renzo Laguzzi, Bobbio, Ginzburg e naturalmente Monti, si leggevano le loro cose, incontrandosi nella casa di Pinelli o nello studio-abitazione di Sturani o ancor, più alla buona, nei caffé e nelle birrerie”” (pag 416)”,”ITAB-115″
“ABRATE Mario”,”La lotta sindacale nella industrializzazione in Italia, 1906-1926.”,”ABRATE Mario Scontro tra Giuseppe Moschini, intransigente fascista con Gino Olivetti accusato dal primo di non essere fascista. Per decidere se Olivetti era un vero fascista si riunì un giurì d’onore composto nominato da Augusto Turati, segretario generale del PNF e composto da Enrico Corradini, Fulvio Suvich e Gino Maffei (14 luglio 1926). Olivetti venne ‘assolto’ e considerato fascista ma si affermò che si era “”adattato al fascismo in forza di circostanze esterne””, che era un fascista di adattamento”” (pag 458)”,”ITAE-310″
“ABRATE Mario BARTORELLI Momi CASTRONOVO Valerio COLITTI Marcello DUVA Antonio FUMAGALLI Mario IZZO Luigi MIONI Alberto MONDINI Alberto NEGRI Massimo PELLEGRINI Umberto TONIOLO Gianni ZACCARIA saggi di; testi degli inserti e ricerca iconogracixca Giuseppe ARISTARCO Roberto MAFFI Mario NEGRI Antonello NEGRI Massimo RASPONI Nicoletta VILLA-SELVAFOLTA Ornella, impostazione generale dell’opera di Mario FAZIO”,”Storia dell’industria europea.”,”Euforia e crisi finanziaria (e poi generale) del 1873 (pag 87) “”Sconfitta a Sedan, la Francia dovette pagare in oro alla Prussia riparazioni di guerra di ammontare che al tempo sembrò straordinario (e la lunga memoria dei francesi si ricordò bene di ciò al momento di stipulare la pace di Versailles). La Germania mise in circolazione quasi tutta questa nuova moneta (solo 120 milioni di marchi furono “”congelati”” in vista di una guerra successiva) sia sotto forma di larghi compensi ai generali vittoriosi e di piccole pensioni ai reduci e alle vedove dei caduti, che per un grandioso programma di lavori pubblici tra cui primeggiò la costruzione del nuovo Reichstag a Berlino (né mancarono le spese cospicue dei privati che avevano tratto vantaggio dalla guerra: è di questo periodo Villa Hügel di 200 stanze, costruita da Krupp a Essen). Nuovi redditi, dunque, anche nelle mani di ceti medio-bassi ed un innalzamento del tasso di risparmio che confluì in parte alle banche e in parte direttamente alla borsa per l’acquisto di titoli ferroviari nell’euforia di un momento che le aspettative di tutti vedevano, non a torto, come l’alba di una grande epoca di sviluppo. Si costruirono nuove società per azioni, regolarmente quotate alle borse di Berlino e Francoforte che si espandevano di giorno in giorno. Si trattava di imprese industriali e di banche. Le più importanti per la storia economica successiva della Germania furono la Deutsche Bank e la Dresden Bank. E fu in questi anni immediatamente successivi alla proclamazione del Reich che le banche cominciarono, oltre che a promuovere nuove iniziative industriali, a tenere numerose azioni nel proprio portafoglio anche come permanenti partecipazioni di controllo. Ciò era possibile sia per il rapido afflusso di depositi sia per il fatto che il sistema bancario poteva contare su talune istituzioni finanziarie sostanzialmente pubbliche per prestiti anche di grande ammontare (alla fine del 1872 Bleichröder e Hansemann ricevettero ciascuno dal governo un prestito di 15 milioni di talleri). Il legame tra banca e Stato, tra mondo finanziario e mondo politico si fece più stretto e non sempre limpidissimo (dopo la crisi finanziaria del 1873 vi saranno, come avviene quasi sempre, inchieste più o meno amministrate dall’alto e qualche grossa testa finirà per cadere). Lo sviluppo si tradusse in frenetica speculazione di borsa anche su titoli di dubbia solidità. E la febbre speculativa si estese alla vicina Vienna donde si iniziò, l’8 maggio 1873, la breve ma severa crisi che sempre succede a periodi di investimento troppo rapido da parte del grande pubblico ignaro dei segreti della borsa. Basta, in questi casi, che un grande investitore istituzionale decida di “”ricoprirsi”” o di monetizzare i propri guadagni perché una caduta dei titoli importanti provochi un panico generale ed una corsa inarrestabile alla vendita. La crisi di Vienna fu severa (la Banca centrale, cosa quasi inaudita per i tempi, sospese i pagamenti in oro) e finì per diffondersi anche a Berlino e Francoforte quando il 28 ottobre 1873 si assistette al fallimento della banca Quistrop, eccessivamente esposta alla speculazione bancaria, seguita dalla chiusura di altre ventisette banche. Questa crisi, ed è quanto interessa sottolineare nell’ambito di una nota dedicata ai legami tra banca e industria, non rimase limitata al settore finanziario ma si diffuse a quello cosiddetto reale. Il credito divenne praticamente inottenibile in una situazione in cui molte imprese, soprattutto manifatturiere, erano state create e mantenute dal credito bancario. La mancanza di ossigeno provocò per le più deboli tra esse la morte per asfissia. E i fallimenti si contarono a dozzine così come i suicidi degli imprenditori. I prezzi caddero rapidamente e ci vollero 3 o 4 anni perché riprendessero a salire insieme con la produzione industriale. La crisi lambì uno dei “”santuari”” stessi della nuova Germania militare e industriale: nel 1874 Krupp dovette ipotecare tutti i propri impianti a favore di un grande consorzio bancario che gli prestò 30 milioni di talleri che vennero poi restituiti lentamente lungo l’arco di ben 13 anni”” [Gianni Toniolo, Sviluppo industriale e intermediazione finanziaria’ (pag 88)”,”FOTO-086″
“ABRATE Mario”,”Lavoro e lavoratori nell’Italia contemporanea.”,”Mario Abrate (1927-) ha studiato a Torino ai tempi di F. Cognasso, G. Falco e W. Maturi. Attualmente (1981) è professore di storia economica nell’Università di Torino. Ha percorso un periodo di studi nell’Istituto Italiano di Studi Storici dove allora si incontrava con B. Croce e ascoltava F. Chabod. Alla storia economica e sociale è stato avviato da Luigi Einaudi.”,”CONx-229″
“ABS Robert”,”Emile Vandervelde.”,”Nato a Ixelles nel 1866, morto a Bruxelles nel 1938, VANDERVELDE è entrato nella vita politica a vent’anni. Rappresentante degli studenti socialisti al Congresso del P.O.B. deal 1890 al 1892, redige quindi il documentoche diventerà nel 1894 la Charte du POB, conosciuta come la “”Charte de Quaregnon””. Diventa deputato socialista nell’ ottobre 1894 e dirige il gruppo parlamentare fino alla morte. Alla Camera dei Rappresentanti prima della 1° guerra mondiale si interessa in particolare ai problemi che pone la ripresa del Congo da parte dello stato belga, alla questione dell’ alcool e alla politica estera. Nel 1914 diventa ministro di Stato e due anni più tardi entra nel governo. Dopo l’ armistizio, è uno dei firmatari del Trattato di Versailles. Ministro della giustizia, da il suo nome a importani riforme del regime penitenziario. Nel 1925, ministro degli esteri, assume un ruolo importante nella redazione degli accordi di Locarno. Nel 1935 è ministro della sanità nel governo Van Zeeland. Dal 1936 si impegna per la difesa della repubblica spagnola. Abbandona il governo nel 1937. “”Noi sappiamo che se c’è un partito dell’ Internazionale Operaia Socialista che si è sempre opposto fino allo spasimo, non solo a interventi stranieri in Russia, contro la dittatura bolscevica, è il partito di Martov, di Dan e di Abramovitch, il partito menscevico. E veramente, occorre, a un grado inaudito, fare affidamento, contro ogni evidenza, alla credulità umana, per osare accusare uomini come Hilferding, Leon Blum, Fr. Adler o io stesso, di aver legami con i “”bianchi””, di preparare segretamente un intervento straniero, di essere il tramite con gli stati maggiori imperialisti, quando, giornalmente, su tutta la stampa borghese d’ Europa, ci si rimprovera d’essere, malgrado tutto, con la Rivoluzione russa, di opporci, con tutte le nostre forze, alla politica di accerchiamento, di boicottaggio, di “”blocco”” dei Soviets, oppure, per ricordarci di vecchi ricordi, di aver fermato al passaggio, quando l’ esercito di Pilsudski marciava su Kiev, le munizioni francesi che gli erano destinate.”” (pag 223)”,”MHLx-022″
“ABSE Tobias, a cura di Mauro STAMPACCHIA”,”Sovversivi e fascisti a Livorno. Lotta politica e sociale (1918-1922).”,”Tobias Abse (Cardiff 1956), ha studiato al Gonville and Caius College dell’Università di Cambridge e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1983 ha conseguito il titolo di PhD presso l’Università di Cambridge, e ha lavorato come ricercatore al New Hall, Cambridge and Darwin College. Attalmente insegna storia contemporanea all’Università di Leeds.”,”ITAF-039-FL”
“ABULAFIA David”,”Il grande mare. Storia del Mediterraneo.”,”David Abulafia (Twickenham, Inghilterra, 1949), docente di Storia del Mediterraneo a Cambridge, per i mirti acquisiti con i suoi studi sulla storia italiana nel 2003 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana. Ha pubblicato in Italia ‘Le due Italie’ (1991), ‘I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500’ (1999) e ‘La scoperta dell’umanità’ (2010). Importanza della Sicilia per Genova (grano, materie prime ecc:) (pag 312) 1936. Gli italiani a Maiorca. Strage di Maiorchini. “”Nel 1936, inoltre, gli italiani intervennero a fianco delle forze falangiste spagnole, all’inflessibile comando del poco carismatico ma molto efficace generale Francisco Franco: oltre a 50.000 uomini, l’Italia fascista offrì supporto aereo e navale, giocando un ruolo decisivo nella battaglia per le isole Baleari. Se Mussolini non avanzò pretese sulla Spagna continentale, le isole erano tutt’altra questione. Gli italiani approdarono a Maiorca, da cui nel settembre 1936 cacciarono le ultime forze repubblicane, giustiziando circa 3000 maiorchini accusati di fiancheggiare i comunisti. Nei due anni successivi l’isola servì da base per le pesanti incursioni compiute dall’aeronautica italiana sui principali centri repubblicani, come Valenza e Barcellona. Probabilmente Mussolini avrebbe voluto tenere Maiorca, ma in fondo aveva ottenuto quello che gli interessava: una base operativa nel Mediterraneo occidentale, sufficientemente vicina a Tolone e a Orano per tenere a bada i contingenti navali francesi di stanza in quelle città, anche se la sua vera ossessione continuava ad essere la marina inglese. Gli italiani, comunque, non mancarono di far sentire la loro presenza nell’isola: la strada principale di Palma di Maiorca fu ribattezzata «via Roma» e abbellita all’imbocco da statue di giovani con aquile romane appollaiate sulle spalle. Dopo quindi secoli il ‘Mare nostrum’ era tornato a estendersi dall’Italia alle acque della Spagna”” (pag 572)”,”STOS-206″
“ABULAFIA David”,”Storia marittima del mondo. Quattro millenni di scoperte, uomini e rotte.”,”David Abulafia (Twickenham, Inghilterra, 1949), docente di Storia del Mediterraneo a Cambridge, per i mirti acquisiti con i suoi studi sulla storia italiana nel 2003 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana. Ha pubblicato in Italia ‘Le due Italie’ (1991), ‘I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500’ (1999), ‘La scoperta dell’umanità’ (2010), ‘Il grande mare. Storia del Mediterraneo’ (2016). Seconda guerra mondiale “”Nella storia marittima la seconda guerra mondiale, a confronto con la prima, ci pone di fronte a un paradosso. Benché il conflitto precedente avesse avuto origine nel cuore dei Balcani, una delle principali preoccupazioni dei tedeschi alla vigilia della prima guerra mondiale era stata, come emerge chiaramente dalle parole di Tirpitz sulla minaccia britannica, la potenza navale. Eppure il conflitto in mare, nonostante le gravi perdite della marina mercantile, era rimasto confinato più che altro nell’Atlantico. La seconda guerra mondiale ebbe origine dalle ambizioni tedesche in terraferma, nell’Europa orientale, ed è proprio pensando a queste ambizioni che ancora nel 1939 i fautori britannici dell”appeasement’ sostenevano che la Gran Bretagna avrebbe dovuto cogliere questa opportunità e lasciare che Hitler perseguisse i suoi progetti in Europa, così non avrebbe interferito con il dominio britannico dei mari. Quando scoppiò la guerra con la Germania e il Giappone si schierò a fianco dei tedeschi, il conflitto divenne veramente globlale e abbracciò i tre grandi oceani, fino a vedere la caduta di alcune delle più preziose basi britanniche in Estremo Oriente, in particolare Hong Kong (il giorno di Natale del 1941) e Singapore (il 15 febbraio 1942). Se nella prima guerra mondiale le reti commerciali delle compagnie di navigazione britanniche in Estremo Oriente avevano spesso prosperato, nella seconda, in cui persino l’Australia finì sotto attacco da parte dei giapponesi, esse furono completamente distrutte. La Blue Funnel Line perse le sue basi in Estremo Oriente, sulle quali si era fondato il suo successo (24). Il conflitto in mare fu inoltre più crudele persino di quanto era stato ai tempi dei primi U-Boot: non solo la tecnologia sottomarina aveva fatto giganteschi passi avanti, ma l’aggiungersi di un’efficace potenza aerea fece sì che gli attacchi alle navi non fossero più lanciati esclusivamente da altri natanti, sopra o sotto la superficie del mare. Massicciamente esposta alla potenza di fuoco tedesca e giapponese non fu soltanto la marina mercantile delle potenze alleate, ma anche quella delle nazioni neutrali, tra cui, fino al suo tardivo ingresso in guerra, gli Stati Uniti. Ciò significò anche che la minaccia all’approvvigionamento di cibo e beni industriali essenziali della Gran Bretagna fu costante e grave in misura di gran lunga superiore rispetto agli anni tra il 1914 e il 1918. Alcune rotte di approvvigionamento consolidate cessarono di essere accessibili: l’invio di truppe in Egitto comportò la circumnavigazione dell’Africa (25). Caduta la Francia, i tedeschi assunsero il controllo della maggior parte della marina mercantile francese. Nelle altre regioni conquistate dal Reich il destino delle flotte mercantili fu vario”” (pag 899-900) [(24) Falkus, ‘The Blue Funnel Legend’, cit., pp. 240, 245; (25) Miller, Europe and the Maritime World, cit., pp. 277-278; Falkus, ‘The Blue Funnel Legend’, p. 236] [D. Abulafia, Paragrafo III. Guerra e pace, e ancora guerra, all’interno del capitolo V. Gli oceani sotto controllo (1850-2000), (pag 889-903)]”,”ASGx-063″
“ABUSCH Isaac, a cura di Joachim KOWALCZYK”,”Erinnerungen und Gedanken eines oppositionellen Kommunisten.”,”Paul Frölich ist an der Problematik der Sowjetunion innerlich zerbrochen. “”Heinz hatte den Paul Frölich in Paris schwer gekränkt, wie er gesagt hat “”Paul Frölich, geborene Wolfstein””, das hat er ihm nie verziehen. Das war auch eine Demütigung.”” (pag 69)”,”MGEK-077″
“[A.C.]”,”Bibliografia. Strategia. Libri, riviste.”,”Ampia bibliografia citata dall’autore (Molnar) nel suo libro ‘La politica delle allenze del marxismo’ (in francese)”,”STOx-300″
“ACCAME Giano STRINATI Claudio a cura; articoli di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Giano ACCAME Diego REDIVO Massimo SCIOSCIOLI Aldo G. RICCI Gustavo RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Mariano GABRIELE Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO VIttorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARISI Giano ACCAME Claudio STRINATI”,”A 90 anni dalla Grande guerra. Arte e memoria.”,”Articoli di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Giano ACCAME Diego REDIVO Massimo SCIOSCIOLI Aldo G. RICCI Gustavo RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Mariano GABRIELE Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO VIttorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARISI Giano ACCAME Claudio STRINATI Contiene gli articoli: – Leonida Bissolati (di A.G. Ricci) (pag 71-75) – L’interventismo di Gramsci, Togliatti e Di-Vittorio (di G. Vacca) (pag 98-101) – Engels l’aveva previsto (di Giano Accame) (pag 200-201)”,”QMIx-189″
“ACCAME Giano STRINATI Claudio a cura; scritti di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Diego REDIVO Aldo G. RICCI Giovanni RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Oreste BOVIO Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Paolo CASOLARI Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO Vittorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giuseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARINI Giano ACCAME Claudio STRINATI”,”A 90 anni dalla Grande Guerra. Arte e memoria. GateTermini Art Gallery, Roma, 17 marzo-31 luglio 2005.”,”2° copia Interventismo di Mussolini, Gramsci, Togliatti e Di-Vittorio (pag 98) ‘Engels l’aveva previsto’ di Giano ACCAME (pag 200) “”In ‘Po e Reno’ del 1859 (Engels) aveva individuato con 58 anni d’anticipo Caporetto tra i punti di sfondamento per dilagare nella pianura padana. E il Belgio, molto tempo prima del piano Schlieffen messo a punto nel 1905, come il passaggio da cui invadere la Francia. La precoce lucidità dell’analisi traspare da questa visione strategica: “”Ancor più del Belgio, l’Italia settentrionale è da secoli il campo di battaglia sul quale tedeschi e francesi hanno combattuto le guerre che li hanno visti di fronte. Il possesso del Belgio e della valle del Po è, per chi attacca, la condizione necessaria sia per un’invasione tedesca della Francia, sia per un’invasione francese della Germania: soltanto questo possesso rende completamente sicuri i fianchi e le spalle dell’invasore. Soltanto il caso di una neutralità assolutamente certa di questi paesi potrebbe costituire un’eccezione; e ciò fino ad ora non si è verificato””. (Engels) Aveva persino immaginato l’aggiramento della linea del Piave, che agli austro-germanici non è invece riuscito. (…) Alla traduzione italiana degli scritti militari di Engels si oppose allora Filippo Turati, obiettando “”che la nazione armata e l’istruzione ginnastico militare di tutta l’adolescenza dei popoli par fatta per rinforzare anziché indebolire il pregiudizio patriottico e militare””. (pag 200) (fonti di questo scritto, ME: ‘Sul risorgimento italiano; Opere scelte di Marx ed Engels; Accame: ‘Socialismo e tricolore’) Scritti di Aldo A. MOLA Piero MELOGRANI Piero PALUMBO Rino CAMMILLERI Diego REDIVO Aldo G. RICCI Giovanni RAFFI Leonardo LATTARULO Giuseppe PARLATO Alessandro CAMPI Giuseppe VACCA Daniela COLI Luciano LUCIANI Carlo JEAN Oreste BOVIO Fabio MINI Mariano GABRIELE Fabio ANDRIOLA Gregory ALEGI Claudio QUARANTOTTO Marco GRANDI Fortunato MINNITI Oreste BOVIO Alessandra Maria SETTE Umberto ROCCA Paolo CASOLARI Giuseppe COSSIGA Luciano LUCIANI Isabella RAUTI Marcello VENEZIANI Flavia CRISTIANO Enrico NISTRI Simonetta BARTOLINI Gianni BORGNA Pietrangelo BUTTAFUOCO Marco CIMMINO Vittorio SGARBI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Marco BALBI Giuseppe SEVERINI Giorgio PELLEGRINI Francesco PARINI Giano ACCAME Claudio STRINATI “”In ‘Po e Reno’ del 1859 (Engels) aveva individuato con 58 anni d’anticipo Caporetto tra i punti di sfondamento per dilagare nella pianura padana. E il Belgio, molto tempo prima del piano Schlieffen messo a punto nel 1905, come il passaggio da cui invadere la Francia. La precoce lucidità dell’analisi traspare da questa visione strategica: “”Ancor più del Belgio, l’Italia settentrionale è da secoli il campo di battaglia sul quale tedeschi e francesi hanno combattuto le guerre che li hanno visti di fronte. Il possesso del Belgio e della valle del Po è, per chi attacca, la condizione necessaria sia per un’invasione tedesca della Francia, sia per un’invasione francese della Germania: soltanto questo possesso rende completamente sicuri i fianchi e le spalle dell’invasore. Soltanto il caso di una neutralità assolutamente certa di questi paesi potrebbe costituire un’eccezione; e ciò fino ad ora non si è verificato”” [F. Engels (1)] Aveva persino immaginato l’aggiramento della linea del Piave, che agli austro-germanici non è invece riuscito. (…) Alla traduzione italiana degli scritti militari di Engels si oppose allora Filippo Turati, obiettando “”che la nazione armata e l’istruzione ginnastico militare di tutta l’adolescenza dei popoli par fatta per rinforzare anziché indebolire il pregiudizio patriottico e militare”” [Giano Accame, ‘Socialismo e tricolore’] [(in) ‘A 90 anni dalla Grande Guerra. Arte e memoria. Gate Termini Art Gallery, Roma, 17 marzo-31 luglio 2005’, Roma, 2005, a cura di Giano Accame e Claudio Strinati] [(1) K. Marx F. Engels, Sul risorgimento italiano, K. Marx F. Engels, Opere scelte]”,”FOTO-005″
“ACCAME Pietro”,”George Sorel. Le mutazioni del sindacalismo rivoluzionario.”,”ACCAME Pietro vive e lavora a Milano dove è nato nel 1967. Si è laureato in scienze politiche a Milano. “”Grazie al “”Devenir social””, comunque, saldandosi anche l’amicizia con Croce, il rapporto di Sorel con l’Italia si amplierà notevolmente. Alla rivista, infatti, collaboreranno Adolfo Zerboglio (1866-1950), Antonio Labriola (1843-1904), Arturo Labriola (1873-1959), Enrico Ferri (1856-1929), Giuseppe Salvioli (1857-1928), Guglielmo Ferrero e Luigi Einaudi (1874-1961). Ed è da notare come proprio la collaborazione di Antonio Labriola al “”Devenir social””, ed una lettera a lui inviata dal Labriola stesso, costituiscano per Croce “”la data della nascita del marxismo teorico in Italia”” (1)”” (pag 18) (1) B. Croce, Come nacque e morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900) in appendice a Antonio Labriola, La concezione materialistica della storia, Laterza 1938 pag 267″,”TEOC-574″
“ACCARINO Bruno ARCHIBUGI Daniele BARBIERI Daniele BASCETTA Marco BIDUSSA David CALCHI NOVATI Giampaolo CARLINI Franco CINI Marcello CIORRA Pippo D’ERAMO Marco DOMINIJANNI Ida FUMAGALLI Andrea GUARRACINO Scipione ILLUMINATI Augusto MARCON Giulio MAZZETTI Giovanni MONELLI Roberto NEGRI Antonio PEZZELLA Mario POLI Francesco PORRO Mario SANTOMASSIMO Gianpasquale SENESE Salvatore TONELLO Fabrizio VOLTAGGIO Franco”,”Il futuro del Novecento. Come il XX Secolo ha pensato il tempo a venire.”,”Scritti di ACCARINO Bruno ARCHIBUGI Daniele BARBIERI Daniele BASCETTA Marco BIDUSSA David CALCHI NOVATI Giampaolo CARLINI Franco CINI Marcello CIORRA Pippo D’ERAMO Marco DOMINIJANNI Ida FUMAGALLI Andrea GUARRACINO Scipione ILLUMINATI Augusto MARCON Giulio MAZZETTI Giovanni MONELLI Roberto NEGRI Antonio PEZZELLA Mario POLI Francesco PORRO Mario SANTOMASSIMO Gianpasquale SENESE Salvatore TONELLO Fabrizio VOLTAGGIO Franco”,”TEOS-289″
“ACCARINO Bruno a cura di, Saggi di Antonietta BRILLANTE Nicola CASANOVA Friedrich GENTZ”,”La bilancia e la crisi. Il linguaggio filosofico dell’equilibrio.”,”Bruno Accarino insegna Etica sociale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze. Collabora a varie riviste ed è membro del comitato direttivo di Filosofia politica. Antonietta Brillante si è laureata a Firenze e ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia a Pisa con un lavoro su Eric Voegelin. Nicola Casanova è nato nel 1966 a Lugano. Dottore di ricerca in filosofia. Collabora con la cattedra di Etica sociale del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze e con la sede fiorentina della Georgetown University di Washington. É bgiornalista pubblicista. Friedrich Gentz. Nato a Breslavia nel 1764 ed entrato, seguendo la professione del padre, nell’amministrazione pubblica prussiana a partire dal 1785, ottenne il congedo negli anni successivi alla Rivoluzione francese, quando l’attività di pubblicista e traduttore assorbì gran parte del suo tempo. Prima di lavorare a Berlino era stato allievi di Kant a Koenigsberg.”,”FILx-145-FL”
“ACCARINO Bruno”,”Rappresentanza.”,”Bruno Accarino insegna Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Firenze. Tra i suoi libri ‘Ratio imaginis. Uomo e mondo nell’antropologia filosofica’ (a cura), Ponte alle Grazie, 1991); ‘Ingiustizia e storia. Il tempo e il male fra Kant e Weber’, Editori Riuniti, 1994.”,”FILx-25-FMB”
“ACCIAI Enrico CANSELLA Ilaria”,”Storie di indesiderabili e di confini. I reduci antifascisti di Spagna nei campi francesi (1939-1941).”,”Enrico Acciai è nato a Firenze (1980) Dottore di ricerca in storia dell’Europa contemporanea presso l’Università della Tuscia, ricercatore in varie sedi universitarie. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘1945. Violenza, conflitto sociale, ordine pubblico nel dopoguerra europeo’, Viella, 2017. Ilaria Cansella è nata a Milano (1982) e vive a Grosseto. Ha conseguito nel 2007 la Laurea magistrale in Documentazione e ricerca storica presso l’Università di Siena, dove ha in corso un Dottorato di ricerca sulle politiche di sviluppo dell’Italia in Africa anni Cinquanta-Settanta. Collabora con l’ISGREC e si è occupata anche di Resistenza ed epurazione. “”L’attraversamento del confine dei Pirenei e l’arrivo in Francia era stato di tutt’altro genere, per un numero non piccolo di rifugiati spagnoli, repubblicani in fuga, inseguiti dalle truppe franchiste vincitrici. Ancora Albert Camus in un’altro passo dell’articolo citato, a fine 1948, aveva scritto: «mi succede di nuovo, insieme a pochi altri francesi, di non essere fiero del mio paese». A suscitare un sentimento di vergogna, le responsabilità della Francia nei confronti del popolo spagnolo; della Repubblica fino al 1940, del governo collaborazionista di Vichy dopo l’occupazione. Dell’epoca della Repubblica citava in particolare un episodio: «il poeta Antonio Machado, messo in un campo di concentramento dal quale è uscito solo per morire (11)». Nelle parole di Camus si rintracciano ragioni morali, ma anche un segno di coerenza politica con il suo impegno di antifascista e resistente in Francia, consapevole della presenza attiva di non pochi spagnoli o membri delle Brigate Internazionali a combattere, come lui, per la libertà della Francia, tra 1940 e 1944″” (12). Poiché quello dell’internamento di reduci, civili non combattenti in fuga, compreso bambini e vecchi, feriti e quanti costituirono la “”marea umana”” che oltrepassò i Pirenei è il tema centrale dello studio di Acciai e Cansella, contare e interpretare le tracce di memorie che lascia, nell’immediato e in tempi più lunghi, ha uno speciale valore. Quella di Camus è una tra le non numerose voci di francesi che richiamano l’esistenza di campi”” (pag 11-12) [dalla prefazione di Luciana Rocchi] [(11) ‘Perché la Spagna. Risposta a Gabriel Marcel’, “”Combat””, 25 novembre 1948, p. 544; (12) A. Camus, ‘Lettres à un ami allemand’, Gallimard, Paris, 1948]”,”MSPG-282″
” ACCIAI Enrico a cura; saggi di Elena PAPADIA Giacomo BOLLINI Antonio SENTA Matteo STEFANORI Luigi BALSAMINI Giovanni C. CATTINI Eva CECCHINATO Claudio SILINGARDI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI”,”Anarchismo e volontariato in armi. Biografie e traiettorie di combattenti transnazionali.”,”Enrico Acciai insegna Global Histry presso l’Università di Roma ‘Tor Vergata’. Si è occupato di storia dell’antifascismo europeo, storia dell’anarchismo e storia del volontario transnazionale in armi. Tra i vari capitoli: – Luigi Balsamini, Gli Arditi del Popolo: dalla guerra per la patria alla difesa del proletariato (1917-1922) (pag 119-134) – Giorgio Sacchetti, Antifascismo in armi. Umberto Marzocchi combattente transnazionale (pag 199-214) ‘Ardito del Popolo a Sarzana, fuoriuscito in Francia, Marzocchi sarà combattente in Spagna nella Colonna italiana della Francisco Ascaso e quindi nel Maquis. La sua traiettoria transnazionale, foriera di spazi geografici e reti relazionali nuove, include ben tre fra le esperienze fondamentali di volontariato in armi sullo scenario novecentesco, e ci svela i processi multidirezionali della circolazione delle idee sul continente, fra adattamenti e rigenerazione intellettuale, in chiave cosmopolita (4). Già conosciuto come attivista sindacale ed esponente dei gruppi giovanili anarchici alla Spezia aveva avuto modo di compiere la sua prima esperienza personale di lotta armata. A Roma aveva incontrato Argo Secondari e Giuseppe Gaetano Mingrino, massimi dirigenti degli Arditi dl Popolo (AdP) (5), Proprio alla vigilia dei noti fatti di Sarzana. Qui, in collaborazione con Ugo Boccardi ‘Ramella’, aveva assunto il comando di una cinquantina di arditi (6). Il 21 luglio 1921 una colonna di cinquecento fascisti, in gran parte provenienti dalla Toscana, nel tentativo di liberare i propri camerati rinchiusi nella fortezza di Sarzanello a seguito di una sanguinosa spedizione punitiva, ingaggiava uno scontro a fuoco, prima con carabinieri e guardie regie, poi con gli AdP. Le perdite per le camicie nere erano state ingenti: quattordici morti e decine di feriti. Quanto al nostro, la sconfitta del movimento rivoluzionario e le tentate aggressioni degli squadristi lo avevano spinto a un primo trasferimento da Spezia a Savona. In quest’ultima città, dove aveva trovato un provvisorio impiego in Comune, svolgeva attività nel gruppo “”Pietro Gori”” e nel sindacato, mantenendo aperti canali di contatto sia con il direttorio nazionale degli AdP, sia con Errico Malatesta. Si occupava dell’espatrio clandestino dei perseguitati, per mare e per ferrovia, avendo approntato un percorso sicuro fra Savona e Ventimiglia, fino a Mentone e Nizza (7). Nell’estate 1922 le squadre fasciste erano padrone della Liguria e la seconda ondata aveva domato le roccaforti proletarie più riottose. Dopo Sarzana, Spezia, Genova, sarebbe toccato a Savona. Fra il 31 luglio e il 4 agosto, in concomitanza dello sciopero generale dell’Alleanza, si compiva il destino di quella città. Tremila camicie nere provenienti dal Carrarese, dall’Alessandrino e dal Genovesato, al comando dell’ex-sovversivo Massimo Rocca, chiudevano la partita debellando le ultime resistenze. Messe a ferro e fuoco tutte le sedi operaie, il comune “”rosso”” invaso fu pavesato con il tricolore. A seguire il provvedimento prefettizio che dichiarava decaduta la giunta. Si apriva allora la caccia al sovversivo anche fra gli impiegati comunali. E qualcuno, con affanno ma senza esito, cercava Marzocchi ormai uccel di bosco (8). La scelta della laica Francia come rifugio fu un fatto naturale, per vicinanza ma anche per una consuetudine consolidata nell’emigrazione economica. Era quella la prima ondata di fuggiaschi, popolare, spontanea e non organizzata, base per i successivi adattamenti, esito nefasto della guerra di classe. Si stabilizzavano così oltralpe gruppi di profughi sovversivi già in grado di pubblicare, fin dal 1923, propri organi di stampa (9)’ (pag 200-201) [(in Giorgio Sacchetti, ‘Antifascismo in armi. Umberto Marzocchi combattente transnazionale’ (pag 199-214)] [(4) Cfr. Renato Camurri, The Exile Experience Reconsidered: A Comparative Perspective in European Cultural Migration during the Interwar Periodo’ in ‘Transatlantica’, 1.2014, pp. 1-14; (5) Cfr. Luigi Balsamini, ‘Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), Casalvelino Scalo, Galzerano editore, 2018; 6. ACS, CPC, b. 3117 fasc. Marzocchi Umberto. Cfr. Giorgio Alberto Chiurco, ‘Storia della Rivoluzione Fascista, vol III, Anno 1921, Firenze Vallecchi, 1929, pp. 459 e ss.; Andrea Ventura, ‘I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921, Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò, 2010; (7) Cfr. Intervista a U.M. (1978); (8) Ibidem. Cfr. Rodolfo Badarello, ‘Cronache politiche e movimento operaio del Savonese’, Savona, Comune di Savona, 1987, pp. 363-370; (9) Cfr. Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo’, vol. 1, tomo 2. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all’estero (1872-1971), Firenze, CP editrice, 1976] [ISC Newsletter N° 95]”,”ANAx-463″
“ACCIARINI Filippo, a cura di Maria Chiara ACCIARINI”,”Autobiografia di un socialista (da Torino a Mauthausen).”,”Ha cooperato alla preparazione del grande sciopero di Torino nel febbraio -marzo 1944″,”ITAR-259″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Memorie istoriche sacro-profane di Genova.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-212″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Compendio delle storie di Genova. Dalla sua fondazione sino all’anno MDCCL. Tomo I.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-213″
“ACCINELLI Maria Francesco”,”Continuazione del Compendio delle storie di Genova dall’anno MDCC al MDCCL. Tomo II.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-214″
“ACCOLTI GIL Mario a cura; LORENZETTI Fabio; BAINI Alberto DE-BIASI Mario”,”Spagna 1936. Servizio illustrato / Trent’anni fa la guerra civile in Spagna: quel luglio del ’36 / Budapest ’56.”,”Servizio tratto dalla mostra fotografica del Gruppo permanente di lavoro per l’informazione e i mass media della Biennale di Venezia, coordinato da Dominco Bonanno ha dedicato alla ‘Spagna 1936-1939’, allestimento di Enrico Veneziani, mostra curata da Eva Paola Amendola e Federica Di Castro Gli anni della guerra di Spagna vedono la nascita del giornalismo fotografico moderno: il primo numero di “”Life”” esce in America il 23 novembre del 1936.”,”FOTO-103″
“ACCOLTI-GIL Mario a cura; collaborazione con Aldo G. RICCI”,”L’America di Reed.”,”Molte foto sulla condizione di povertà del proletariato urbano americano e sulla lotta e gli scioperi del movimento operaio statunitense.”,”REEx-001-FGB”
“ACCORINTI Giuseppe”,”Quando Mattei era l’ impresa energetica – io c’ero.”,”presentazione di Giuseppe DE-RITA; post scriptum, indice nomi 2° edizione (spazi in blocchetto) Le 7 sorelle contro l’Eni e contro Mattei. “”Peraltro i difficili rapporti fra Mattei e le società internazionali era già iniziati sulla scala nazionale con la battaglia contro l’istituzione dell’Eni e soprattutto contro l’esclusiva che riservava all’Eni la ricerca in Valle Padana. Successivamente il contrasto divenne violento quando nel 1956 Mattei decise di portare in forze l’attacco all’estero direttamente in quei paesi che fino ad allora erano stati una sorta di riserva di caccia delle società internazionali, le cinque americane Standard Oil California, Standard Oil New Jersey (Esso), Gulf, Texaco, Mobil, l’inglese Bp (che era la società dell’ammiragliato) e la anglo-olandese Shell, note sotto il nome di ‘seven sisters’ (“”sette sorelle””), un modo scherzoso di etichettarle che qualcuno fece risalire allo stesso Mattei (è una cosa che ho sempre sentito dire anch’io ma, francamente, non ho elementi certi al riguardo).”” (pag 143)”,”ECOI-222″
“ACCORNERO Aris a cura; saggi di Bruno BEZZA Emilio SOAVE Adolfo PEPE Benedetto DE-CESARIS Laura PENNACCHI Massimo LEGNANI Liliana LANZARDO Giovanni MOTTURA Enrico PUGLIESE Walter TOBAGI Francesco SILVA Sergio CHIAMPARINO Ada BECCHI COLLIDA’ Renzo RAZZANO Tiziano TREU Mario RICCIARDI Giuseppe DELLA-ROCCA Gian Primo CELLA Sergio GARAVINI Michele SALVATI Umberto ROMAGNOLI Gino GIUGNI Salvatore SECHI Emilio REYNERI Guido BAGLIONI Fausto ANDERLINI Bruno TRENTIN Alessandro PIZZORNO Mario TRONTI”,”Problemi del movimento sindacale in Italia 1943-1973.”,”Saggi di Bruno BEZZA, Emilio SOAVE, Adolfo PEPE, Benedetto DE-CESARIS, Laura PENNACCHI, Massimo LEGNANI, Liliana LANZARDO, Giovanni MOTTURA Enrico PUGLIESE, Walter TOBAGI, Francesco SILVA, Sergio CHIAMPARINO, Ada BECCHI COLLIDA’, Renzo RAZZANO, Tiziano TREU, Mario RICCIARDI, Giuseppe DELLA-ROCCA, Gian Primo CELLA, Sergio GARAVINI, Michele SALVATI, Umberto ROMAGNOLI, Gino GIUGNI, Salvatore SECHI, Emilio REYNERI, Guido BAGLIONI, Fausto ANDERLINI, Bruno TRENTIN, Alessandro PIZZORNO, Mario TRONTI.”,”MITT-012″
“ACCORNERO Aris”,”Gli anni ’50 in fabbrica. Con un diario di Commissione interna.”,”Aris ACCORNERO (Asti 1931) è stato operaio a Torino dal 1946 fino al licenziamento per rappresaglia nel 1957. Fra il 1957 e il 1967 è stato cronista sindacale poi redattore, infine capo servizio sindacale a ‘L’ Unità’. Dal 1967 è alla CGIL di cui dirige la rivista ‘Quaderni di rassegna sindacale’. Ha pubblicato ‘Fiat confino’ ‘La scatola di cemento’ ‘Il Consiglio di gestione alla Riv’ ‘Dalla rissa al dialogo’.”,”MITT-055″
“ACCORNERO Aris”,”San Precario lavora per noi. Gli impieghi temporanei in Italia.”,”Aris ACCORNERO è professore emerito di Sociologia industriale presso l’ Università di Roma ‘La Sapienza’ ed è stato ‘Visiting’ Professor al MIT e alla Harvard University e del Wisconsin. Esperto e membro di commissioni ministeriali e parlamentari e dell’ Autorità di garanzia sugli scioperi, ha curato per il CNEL l’ annuale ‘Rapporto sul mercato del lavoro’. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia Treccani. Tra i suoi libri: Era il secolo del Lavoro (1997), ‘L’ultimo tabù. Lavorare con meno vincoli e più responsabilità’ (1999) (con A. Orioli). Aris ACCORNERO è professore emerito di Sociologia industriale presso l’ Università di Roma ‘La Sapienza’ ed è stato ‘Visiting’ Professor al MIT e alla Harvard University e del Wisconsin. Esperto e membro di commissioni ministeriali e parlamentari e dell’ Autorità di garanzia sugli scioperi, ha curato per il CNEL l’ annuale ‘Rapporto sul mercato del lavoro’. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia Treccani. Tra i suoi libri: Era il secolo del Lavoro (1997), ‘L’ultimo tabù. Lavorare con meno vincoli e più responsabilità’ (1999) (con A. Orioli). “”Osservando separatamente i tragitti degli occupati a tempo indeterminato e a tempo determinato per l’intero periodo 1998-2003 si nota che fra i primi 72 su 100 non hanno cambiato contratto, mentre fra i secondi non l’hanno cambiato appena 38 su 100: effetto evidente della temporalità del rapporto. Significative comunque le quote di lavoratori che ottengono un rapporto permanente a partire dall’anno successivo a quello in cui sono entrati o rientrati nel mercato del lavoro (57.9 per cento), e di quelli che lo ottengono un anno dopo aver cambiato una o più volte il rapporto di lavoro (62.3 per cento).”” (pag 120) “”Isfol. Una ricerca dell’Isfol, pubblicata nel voume ‘Il tanto e il poco del lavoro flessibile’, consente un confronto di flusso fra dati individuali dell’indagine trimestrale Istat sulle forze di lavoro. Il campione elaborato comprende circa 300.000 lavoratori, di cui viene misurata la stabilità dell’occupazione fra due rilevazioni, effettuate nel gennaio 1999 e nell’ottobre 2000, cioè a un anno di distanza””. (pag 121)”,”CONx-154″
“ACCORNERO Aris”,”Il lavoro come ideologia.”,”Giudizi sulla positività e negatività del lavoro in Marx e altri “”[Marx] rimprovera a Smith di avere del lavoro una “”determinazione puramente negativa”” (17), così come parecchi anni prima aveva rimproverato a Hegel di “”vedere soltanto l’aspetto positivo del lavoro”” (18). Peraltro l’operazione dialettica con cui Marx ce ne fa vedere l’aspetto negativo muoveva da una determinazione sicuramente positiva del lavoro, tanto che egli aveva giudicato importante la ‘Fenomenologia’ proprio in quanto con essa Hegel “”coglie l’essenza del ‘lavoro'””, “”concepisce l’uomo reale come risultato del ‘proprio lavoro'””, e anzi “”intende il ‘lavoro’ come l”essenza’, l’essenza che si avvera dell’uomo”” (19). (…) Due e distinti sembrano gli elementi fondativi di questo chiaro pronunciamento marxiano sulla positività del lavoro. a) Il primo, quello dei ‘Manoscritti’ (…). La violenza della requisitoria sul lavoro che estrania l’operaio dalla propria essenza umana poggia interamente sull’opposta clausola, che attraverso il lavoro si autorealizzi l’essenza dell’uomo. Il furore dialettico rivela la passione politica. La positività del lavoro può dunque apparire come immanente, o anche presentarsi come senso comune, ma è soprattutto una scelta di campo, giovanile e definitiva. E’ per questo che non ha neppure bisogno di essere dimostrata. b) Il secondo fondamento non è più di genere filosofico bensì scientifico. Si affaccia già fin dall”Ideologia tedesca’ e accompagna poi il ragionamento marxiano più maturo. Potremmo definirlo antropologico e farlo discendere dallo spirito del Rinascimento, non più dalla logica hegeliana. “”Il lavoro – leggiamo nel ‘Capitale’ – è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura””, e nel quale, “”operando sulla natura fuori di sé e cambiandola, egli cambia allo stesso tempo la natura sua propria”” (22). Qui, col lavoro, l’uomo diventa uomo nella sua materialità, non più nella sua essenza. Come potrebbe non essere positivo, l’agente di questa trasformazione, del mondo e di sé? Tant’è vero “”che questa attività, questo continuo lavorare e produrre sensibile, è la base dell’intero mondo sensibile, quale ora esiste”” (23) – era già stato obiettato a Feuerbach. (…) Occorre vedere allora se la faccia positiva guarda avanti, verso la fine dello sfruttamento. Aiutano poco, in materia, le pagine dell”Ideologia tedesca’ sulla rivoluzione comunista dei proletari che “”per affermarsi personalmente, devono abolire il lavoro”” (38) come condizione di esistenza loro propria e di tutta la società (39). Meglio cercare nelle opere mature. E’ qui che Marx prospetta come nel ‘Capitale’ (40), il “”regno della libertà”” quale si instaura “”dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita”” – come scrive poi nella ‘Critica al programma di Gotha’ (41). Ed è oltremodo significativo che questo bisogno sia al tempo stesso elevato ed elementare. Nei ‘Grundrisse’ si parla infatti, per l’individuo, del “”bisogno di una normale porzione di lavoro”” (42). In tal modo la prospettiva avveniristica viene a coincidere con una esigenza vitale, anche psichica”” (43). Dove anzi la fuoriuscita dal regno della necessità è meglio delineata seppur fugacemente, cioè nel ‘Capitale’, Marx è così realistico da porre come “”condizione fondamentale di tutto ciò la riduzione della giornata lavorativa”” (44). E nei quaderni dei ‘Grundrisse’ avverte a più riprese, polemico con Fourier, che “”il lavoro non può diventare gioco”” anche quando saranno “”create le condizioni affinché sia lavoro attraente”” (45)”” [Aris Accornero, Il lavoro come ideologia, Bologna, 1980] [(17) K. Marx, Lineamenti, cit., vol II, p. 279; (18) K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 264; (19) Ibidem, pp. 263-4; (22) K. Marx, Il Capitale, Roma, Edizione Rinascita, 1956, vol I, p. 195; (23) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, Roma, 1958, p. 41; (38) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, cit., p. 76; (39) (…) Marx (o Engels?) non parlava di abolire il lavoro ‘tout court’ (…); (40) K. Marx, Il Capitale, cit, vol. III, p. 231; (41) K. Marx F. Engels, ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, Edizioni Rinascita 1948, p. 232 (…); (42) K. Marx, Lineamenti, cit., vol. II, p 278; (43) Ne parlerà poi S. Freud, ‘Il disagio della civiltà’, Torino, Boringhieri, 1971, p. 24 (…); (44) K. Marx, Il Capitale, cit., vol. III, p. 232; (45) K. Marx, Lineamenti, cit. vol. II, p. 410] (pag 16-20)”,”TEOS-236″
“ACCORNERO Aris”,”Lavoro e non lavoro.”,”ACCORNERO Aris, Lavoro e non lavoro. CAPPELLI EDITORE. BOLOGNA. 1980 pag 206 16° introduzione note bibliografiche; Collana ‘L’autonomia del politico’ diretta da Salvatore SECHI e Mario TRONTI. . Piemontese, Aris Accornero vive e lavora a Roma dove dirige la sezione ricerche sociali del CeSPE (Centro studi di politica economica del PCI). Ha diretto i “”Quaderni di rassegna sindacale”” ed è autore di saggi e volumi di politica sindacale tra cui ‘Gli anni ’50 in fabbrica’ (Bari, 1973). Ha diretto l’inchiesta sulla Fiat organizzata dal Pci. Sull’occupazione femminile (pag 110-111) “”Sull’occupazione femminile e sulle difficoltà in cui versa in Italia sono già state dette tante cose sensate che non ci dovrebbe essere molto da aggiungere. Tuttavia la discussione ha fatto un altro passo avanti dopo l’uscita del libro di una economista dove si afferma qualcosa in più: una cosa che tutti sappiamo, che è difficile dire, ma che è giusto dire. Scrive Fiorella Padoa Schioppa: «Nonostante che, a parità di altre condizioni, le lavoratrici siano ugualmente produttive e forse meno remunerate, esse costituiscono forza-lavoro debole perché costano di più all’impresa» (126). Tale debolezza sta oggigiorno alla radice dell’emarginazione e della discriminazione verso qualsiasi lavoro femminile. Questa è la tesi. Perché le lavoratrici costano di più dei lavoratori? «Perché, in presenza di una tendenziale eguaglianza retributiva, fattori biologici, culturali e sociali abbassano la durata media della loro vita attiva, riducono le ore annue da esse lavorate, aumentano l’assenteismo (127) e l’insicurezza delle loro prestazioni lavorative». Queste sono cose che i padroni dicono sempre, e c’è da rimanerci male a ripetere le cose che dicono i padroni, tanto più in un periodo in cui, mentre loro tambureggiano sul costo del lavoro, gli utili aziendali stanno ormai risollevandosi grazie anche ai ribassi praticati nel 1977 al costo del lavoro. (D’altra parte certe lagnanze sono fuori luogo: penso agli industriali del nord i quali cercano disperatamente migliaia di operai altamente qualificati. Oh bravi! Ma per quanti anni avete assunto operaio giovani-generici-robusti-adattabili, scoraggiando qualsiasi apprendimento di mestiere?). Il punto comunque non è questo, e molto dipende da dove si va poi a parare col discorso su quanto costa il lavoro femminile. Infatti l’emarginazione sussiste anche laddove l’occupazione delle donne è andata crescendo, forse per la carenza di una misura della produttività o di un controllo dell’assiduità: è il caso dell’impiego pubblico, dove il costo del lavoro risponde a tutt’altra logica. Il punto sottolineato dalla Padoa Schioppa è diverso e riguarda i fattori che condizionano l’apporto lavorativo delle donne facendone aumentare il costo, dove ciò è calcolabile e dove non lo è. Fra di essi, quello che gode di una doverosa, penosa e un po’ retorica tolleranza è ovviamente la procreazione. Ma in verità l’assenteismo ‘biologico’ femminile non pesa più di quanto pesi l’assenteismo ‘patrio’ maschile, e molti imprenditori li considerano alla pari cercando solo di scansare le conseguenze di ambedue questi impedimenti al lavoro: sia il far figli che l’andar soldato. Il fattore che più pesantemente condiziona l’apporto lavorativo delle donne è però quello del medesimo che sulle donne lavoratrici ricade e che meno viene tollerato: è il lavoro domestico, quella ‘corvée’ sempre assillante e a volte massacrante che Laura Balbo ha bene illustrato di recente (43). In termini di gestione familiare dei bisogni e delle risorse. Se il secondo lavoro, oggi in crescita, è un fenomeno maschile, la seconda occupazione femminile resta quella solita: l’attività domestica. Beninteso gratuita. Il lavoro della donna, che costa troppo quando è in produzione, non costa infatti niente quando è in casa. «La casalinga è un’occupata nascosta», scrive Fiorella Padoa Schioppa; e quando ha anche un’occupazione remunerata, allora è due volte occupata perché «tutte le donne sono anche casalinghe»”” (pag 110-111) [(126) F. Padoa Schioppa, La forza lavoro femminile’, Il Mulino, Bologna, 1977; (127) F. Padoa Schioppa, ‘Assenteismo e turnover nell’occupazione femminile: un confronto fra l’Italia e gli Stati Uniti’, “”Queste istituzioni””, n. 29, gennaio-giugno 1979; (43) L. Balbo, ‘Le radici profonde del consumismo’, “”Rinascita””, n. 17, 2 aprile 1977; ‘Riorganizziamoci la vita’, ivi, n. 18, 5 maggio 1978]”,”CONx-217″
“ACCORNERO Aris ALBERS Detlev”,”Dalla riscossa operaia all’autunno caldo.”,” – Luciano Lama, ‘Le lotte operaie degli anni ’60’ – Detlev Albers, ‘L’autunno caldo del 1969′”,”SIND-158″
“ACCORNERO Aris ALVATER Elmar AUGE’ Marc BADALONI Nicola BODEI Remo CERRONI Umberto DE-GIOVANNI Biagio e altri”,”Schede tratte dall’inserto pubblicato dall”Unità’ del 27 febbraio 1983 in occasione del 100° della morte di Marx. [‘Marx alla fine del XX secolo’]”,”Nel supplemento gli autori degli articoli sono: McLELLAN David LUPORINI C. GRAZIANI A. ALTVATER E. OFFE C. NAPOLEONI C. GALGANO F. BODEI R. ACCORNERO A. LE-GOFF J. VILLARI R. MOSSE G.L. PROCACCI G. SPRIANO P. SWEEZY P.M. MEDVEDEV R. CERRONI U. DE-GIOVANNI B. MUSATTI C. GODELIER M. ZANARDO A. PAPI F. AUGE’ M. TOURAINE A. SU SHAOZHI TRONTI M. VACCA G. BADALONI N. ROSSANDA R. SALVADORI M. SCOPPOLA S. TORTORELLA A. BARCA L. LUPORINI C. OTTOLENGHI F. AVINERI S. RODANO G. NELL E. MUGNAI M. PAGGI L. PERROTTA C. ARONOWITZ S. FETSCHER I. NAPOLEONI C. CARANDINI A. CALABI L. COHEN G.A. THERNBORN G. BALIBAR E. ZANGHERI R. KESSELMAN M. PACI M. DAL-PRA’ M. MANCINI I. GALASSO G. PRIETO L.J.”,”MADS-003-FC”
“ACCORNERO Aris”,”Gli anni ’50 in fabbrica. Con un diario di Commissione interna.”,”Aris ACCORNERO (Asti 1931) è stato operaio a Torino dal 1946 fino al licenziamento per rappresaglia nel 1957. Fra il 1957 e il 1967 è stato cronista sindacale poi redattore, infine capo servizio sindacale a ‘L’ Unità’. Dal 1967 è alla CGIL di cui dirige la rivista ‘Quaderni di rassegna sindacale’. Ha pubblicato ‘Fiat confino’ ‘La scatola di cemento’ ‘Il Consiglio di gestione alla Riv’ ‘Dalla rissa al dialogo’. Questione antiaziendalismo degli anni ’50. “”Questo egualitarismo moralistico e perdente sarebbe rovinoso, nell’Italia del dopoguerra, se non ci fosse il Pci – con la sua chiara scelta degli operai e della fabbrica – a contenere il radicalismo antioperaio dei vari «salveminiani»; e se non ci fossero le Commissioni interne – artefice misconosciuto e gestore abusivo della rivendicazione aziendale – a far arrivare la «questione operaia» sui tavoli della Cgil unitaria, avvicinando nonostante tutto i lavoratori al sindacato e il sindacato all’impresa industriale”” (pag 78)”,”SIND-004-FB”
“ACCORNERO Aris”,”Fiat confino. Storia della O.S.R.”,”OSR: Officina Sussidiaria Ricambi (Fiat)”,”CONx-004-FSD”
“ACCORNERO Aris, resoconto”,”Viaggio a Togliattigrad. Resoconto di una delegazione di studio CGIL.”,”La scelta di Togliattigrad, dove è già in attività il grande stabilimento automobilistico progettato dalla Fiat, aveva per la Cgil un’importanza particolare… (L. Lama)”,”SIND-009-FAP”
“ACCORNERO Aris”,”Era il secolo del Lavoro.”,”Aris Accornero è professore di Sociologia industriale all’Università di Roma La Sapienza. Con il Mulino ha pubblicato ‘La selva degli stipendi’ (in collaborazione con V. Visco, 1978), ‘Il lavoro come ideologia’ (1980), ‘I paradossi della disoccupazione’ (con F. Carmignani, 1986), ‘La parabola del sindacato’, 1992, ‘Il mondo della produzione’ (1994).”,”CONx-001-FPB”
“ACEMOGLU Daron RESTREPO Pascual”,”Robots and Jobs: Evidence from US Labor Markets.”,”Acemoglu è del MIT e Restropo è della Boston University.”,”USAE-115″
“ACHCAR Gilbert a cura; saggi di Gilbert ACHCAR Robin BLACKBURN Norman GERAS Michel HUSSON Francisco LOUCA Michael LÖWY Charles POST Catherine SAMARY”,”Le marxisme d’ Ernest Mandel.”,”Gli autori dei saggi sono Gilbert ACHCAR, Robin BLACKBURN, Norman GERAS, Michel HUSSON, Francisco LOUCA, Michael LÖWY, Charles POST, Catherine SAMARY. Gli scritti di Ernest MANDEL (1923-1995) riportati nella seconda parte sono: ‘Premisses materielles, sociales et ideologiques du genocide nazi’, ‘Pourquoi je suis marxiste’. Nel saggio di Norman GERAS ‘I marxisti di fronte all’ Olocausto: Trotsky, Deutscher, Mandel’, l’A mostra che TROTSKY nel dicembre 1938 intravide la catastrofe imminente per gli ebrei: “”E’ possibile immaginare senza difficoltà quello che attende gli ebrei dall’inizio della futura guerra mondiale. Ma, anche senza guerra, il prossimo sviluppo della reazione mondiale significa pressoché con certezza lo sterminio fisico degli ebrei”” (Trotsky, La bourgeoisie juive et la lutte revolutionnaire’ (22 dic 1938)).”,”TEOC-113″
“ACHCAR Gilbert a cura, contributi di Robin BLACKBURN Michael LÖWY Jesús ALBARRACIN Pedro MONTES Michel HUSSON Francisco LOUÇÃ Charles POST Catherine SAMARY Norman GERAS Ernest MANDEL Tariq ALI”,”The Legacy of Ernest Mandel.”,”Gilbert Achcar teaches political science at the University of Paris VIII and the American University of Paris. He is the author of Communism and Liberalism: Marxist Paradigms of Revolution. Jesús Albarracin works as an economic researcher at the Bank of Spain. He is a member of the Federal Executive Commission of the Workers’ Commissions. He has published several books on economics, including La economia de mercado. Robin Blackburn is the editor of New Left Review and the author of many books on politics and history, including The Making of New World Slavery. Norman Geras teaches political theory at the University of Manchester. He is the author of several books on politics and philosophy, including The Contract of Mutual Indifference. Michel Hussonworks as an economic researcherat the Institute for Social and Economic Research (IRES) in Paris. He is the author of several works, including Misère du capital, Une critique du néolibéralisme. Francisco Louçã teaches economics at the University of Lisbon. He is the author of Turbulence in Economics. Michael Löwy is research director of sociology at the National Centre for Scientific Research (CNRS) in Paris. He is the author of many books on philosophy, politics and social sciences, including Redemption and Utopia. Pedro Montes works as an economist at the Bank of Spain. He is the author of several books on economics and politics, including El desorder neoliberal. Charles Post teaches sociology at the Borough of Manhattan Community College of the City University of New York. Catherine Samary teaches economics at the University of Paris IX. She is the author of several works on economics and Eastern European affairs, including Yugoslavia Dismembered. Ernest Mandel nato a Francoforte sul meno nel 1923. Preface and Acknowledgements, Introduction, Notes, Notes on the Contributors,”,”TROS-038-FL”
“ACHEBE Chinua”,”Viandanti della storia. (Tit. orig.: Anthillis of the Savannah)”,”Il nigeriano ACHEBE Chinua è considerato uno dei massimi prosatori africani. In Viandanti della storia ha messo a fuoco il presente della Nigeria e il dramma delle sue generazioni. Questo romanzo fa parte di una trilogia che comincia con ‘Il crollo’ e prosegue con ‘Dove batte la pioggia’.”,”AFRx-066″
“ACHEBE Chinua”,”Il crollo – Ormai a disagio.”,”Chinua Achebe, massimo scrittore nigeriano di lingua inglese, penetra il proprio mondo con crudo realismo misto a un’acuta satira e una profonda ironia. Nei due romanzi ‘Il crollo’ (1958) e ‘Ormai a disagio’ 1960) c’è la storia di un continente, della sua cultura pre-europea, dell’esito di ciò che Achebe chiama l’ “”incontro fortuito”” fra Europa e Africa. “”Chinua Achebe (1930-2013) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario nigeriano, considerato il padre della letteratura africana moderna in lingua inglese. Nato ad Ogidi, Nigeria, Achebe è meglio conosciuto per il suo romanzo “”Il crollo”” (Things Fall Apart), pubblicato nel 1958, che racconta la storia di un villaggio Igbo e la sua reazione alla colonizzazione britannica. Achebe ha studiato inglese, storia e teologia all’Università di Ibadan, dove ha incontrato altri futuri grandi scrittori africani. Dopo la laurea, ha lavorato per la Nigerian Broadcasting Corporation e ha fondato la African Writers Series, una collana che ha contribuito a promuovere la letteratura africana postcoloniale1. Durante la guerra civile nigeriana, Achebe ha sostenuto l’indipendenza del Biafra e ha agito come ambasciatore. La sua opera è stata tradotta in oltre 50 lingue e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo 1″” Ormai a disagio”” (titolo originale: “”No Longer at Ease””) è un romanzo del 1960 di Chinua Achebe. È la seconda opera di una trilogia che include anche “”Il crollo”” e “”La freccia di Dio””. Questo romanzo segue la storia di Obi Okonkwo, un giovane nigeriano che torna in patria dopo aver studiato in Inghilterra, e affronta le difficoltà di adattarsi alla società nigeriana coloniale e alle pressioni della corruzione”” (copilot)”,”AFRx-001-FMDP”
“ACHENZA Lianella”,”Sui taccuini etnologici di Marx.”,”””Marx sottolinea che la differenziazione in ‘gentes’ maggiori e ‘gentes’ minori, che si verifica all’interno del sistema tribale, si sviluppa maggiormente in relazione all’assoggettamento di altre tribù (66)”” (pag 1404) (66) K. Marx, Grundrisse, cit., p. 99 Sui giudizi di Marx e Engels sull’analisi di Morgan si vedano anche le opere di S. Timpanaro, ‘Sul materialismo’ (1970), G. Prestipino ‘Sulle origini dello Stato in Engels’, Critica marxista, VIII, 1970, 60-71 e ‘L”antropologia’ di Engels e la tematica filosofica dei Grundrisse, ibidem, 66-104; Bruno Alpe, Origine ed estinzione dello Stato in Engels’, Rivista di Filosofia, 1975, 257-275 (pag 1411)”,”MADS-749″
“ACHMATOVA Anna, a cura di Bruno CARNEVALI”,”Luna allo Zenit e altre poesie.”,”Anna Achmatova è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966.”,”VARx-125-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Evelina PASCUCCI”,”Io sono la vostra voce…”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-126-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Carlo RICCIO”,”Poema senza eroe. E altre poesie.”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-129-FL”
“ACHMATOVA Anna, a cura di Michele COLUCCI”,”La corsa del tempo. Liriche e poemi.”,”Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, è nata l’11/06/1889 presso Odessa (Bol’soj Fontan) e morì nel 1966. Nel 1946 venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici per le sue denuncie contro gli orrori della guerra e dello stalinismo; fu riabilitata solo nel 1955.”,”VARx-130-FL”
“ACHTEN Udo”,”Illustrierte Geschichte des 1. Mai.”,”Bedeutung der Feier. “”Der Kölner Parteitag der SPD 1893 entschloß sich mit überwältigender Mehrheit (gegen nur 3 Stimmen) für die Resolution, die Wilhelm Liebknecht beantragte.”” Importanza della celebrazione del 1° maggio. “”Il congresso di Colonia del 1893 del partito SPD decise a stragrande maggioranza (contro solo 3 voti) l’ approvazione della risoluzione proposta da Wilhelm Liebknecht””. (pag 68)”,”MPMx-021″
“ACKERMAN Kenneth D.”,”Trotsky in New York. A Radical on the Eve of Revolution.”,”H.D. Acherman ha fatto di New York un tema favorito dei suoi scritti inclusa la biografia ‘Boss Tweed: The Corrupt Pol Who Conceived the Soul of Modern New York’. Si è occupato in particolare del periodo che va dall’ingresso degli Usa nella prima guerra mondiale. Oltre ai suoi libri Ackerman ha svolto la carriera legale a Washington, sia nel governo, consulente di due comitati del Senato (Amministrazione Reagan e Clinton) e come manager della USDA’s Federal Crop Insurance Corportation. E’ stato nel Board della ‘Washington Independent Review of Books’. Vive in Virginia. Trotsky in polemica con Bucharin e altri. (pag 146-147)”,”TROS-377″
“ACKOFF Russell L. RIVETT Patrick”,”Introduzione alla ricerca operativa. Guida ad uso dei dirigenti d’azienda.”,”Ackoff L. Russell è titolare e direttore del gruppo di Ricerca Operativa al Case Institute of Technology, dove insegna dal 1951. Ha conseguito il dottorato in filosofia della scienza alla University of Pennsylvania, dove è stato anche docente in tale campo. Ha insegnato Filosofia e Matematica alla Wayne University dal 1947 fino al 1951. É stato presidente della Operations Research Society of America e membro fondatore dell’Institute of Management Science. Rivett Patrick è, in Gran Bretagna, uno dei pionieri della RO applicata all’azienda. Per 10 anni si è occupato di RO presso il national Coal Board nel periodo in cui il gruppo RO di questa azienda è diventato uno dei più grandi del mondo. Ha lavorato per qualche tempo negli USA sia per l’Industria che con Ackoff, al Case Institute. Si è interessato dello sviluppo della Operational Research Society in Gran Bretagna; per otto anni ne è stato il segretario onorario e presidente nel 1962 e nel 1963. É titolare della cattedra di RO all’Università di Lancaster.”,”ECOG-012-FL”
“ACOCELLA Giuseppe”,”Sturzo e il sindacato.”,”Mezzo secolo di storia del sindacalismo nel pensiero politico di Luigi STURZO. Giuseppe ACOCELLA (32 anni) è professore di storia dei movimenti sindacali nell’Univ d Salerno ed è membro della direzione del centro nazionale CISL per il mezzogiorno.”,”MITT-030″
“ACOCELLA Giuseppe”,”Storia della Cisl.”,”Il libro riproduce con ampi aggiornamenti il testo pubblicato nel vol. V della ‘Storia del movimento cattolico in Italia’, diretta da Francesco Malgeri, Il Poligono, Roma, 1981 Caso Fiat. “”Le elezioni del 1955 segnarono pertanto una pesante sconfitta della Cgil e l’inizio di una spregiudicata linea di condotta della Fim-Cisl di Arrighi, mirante, con il concorso della Uil e la complicità della direzione aziendale, a togliere ogni possibilità di azione alla Fiom-Cgil in azienda. Ma la linea d’azione “”collaborativa”” della maggioranza della Commissione interna si dimostrò perdente: nel novembre 1955 le tre organizzazioni dovettero far fronte comune nel respingere i licenziamenti decisi dalla direzione. In questa situazione le elezioni del 1956, condotte nel clima della più accesa rivalità tra le organizzazioni sindacali, videro la Fiom-Cgil calare addirittura al 30,5%, la Cisl conquistare una netta maggioranza con 45,8% e la Uil attestarsi sul 23,6% dei voti. Le elezioni del 1957 (in un clima di intimidazioni verso la Cgil sempre più pesante, e con la complicazione dei fatti d’Ungheria) segnarono la riduzione della presenza Cgil nella Commissione interna a poco più di un quinto dei consensi (addirittura 21,1%), mentre la Fim-Cisl conseguì il 50%. E’ dunque una Fim-Cisl trionfante quella che si affaccia alla soglia del nuovo anno, che porterà la crisi più grave nella storia di questa organizzazione. (…) Il capitolo che ora occorre aprire – e che pure fa parte della storia del sindacalismo cattolico in Italia – è l’ambiguo capitolo relativo al Sida, il Sindacato italiano dell’automobile, nato dalla scissione della Cisl alla Fiat. E’ una vicenda che bisognerà, in altra occasione, ricostruire in dettaglio, perché rappresenta l’ultimo tentativo di creare un nucleo di una rinnovata ipotesi di “”sindacato cristiano”” in Italia, la cui esistenza la costituzione della Cisl aveva assorbito e reso improponibile come realtà autonoma. Si noti che ispiratore e mallevadore del Sida fu Giuseppe Rapelli, il glorioso sindacalista da dieci anni in disparte (fin dal Convegno di fondazione della Lcgil) perché sostenitore del Congresso straordinario delle Acli del 1948 del “”sindacato cristiano””, irriducibile avversario di Pastore. Rapelli, che aveva continuato a collaborare con Gronchi alla ‘Politica sociale””, si fece garante e patrocinatore del carattere “”confessionale”” del sindacato arrighiano [Edoardo Arrighi], favorendo l’adesione alla Confederazione internazionale dei sindacati cristiani (Cisc), nonché i contatti con quegli ambienti minoritari del partito democristiano non rassegnati all’assenza di un sindacato apertamente confessionale e subalterno alle indicazioni del partito. Per questa azione Rapelli fu espluso dalle Acli, di cui era ancora consigliere nazionale assai autorevole e giustamente stimato”” (pag 87-89) Bibliografia sul Sida: – Fissore Giampaolo – Dentro la Fiat. Il SIDA FISMIC. Un sindacato aziendale. Edizioni Lavoro, 2001, p. 272 (collana Studi di storia)”,”SIND-122″
“ACOCELLA Nicola ANNERSTEDT Jan BARRATT BROWN Michael BASSO Llelio BIBILE Seneka DE BRUNHOFF Suzanne GUSTAVSSON Rolf LALL Sanjaya LEVRERO Silvano LINDKVIST Kent LONGO Antonio LUCIANI Giacomo MARTINELLI Alberto NEERSE Peter PLASCHKE Henryk RUFFOLO Ugo”,”Multinazionali, imperialismo e classe operaia.”,”Nicola Acocella, è incaricato di Politica economica e finanziaria all’Università di Roma. Jan Annerstedt, politologo, ha appena ultimato una ricerca durata molti anni sulla divisione internazionale del lavoro per quanto concerne la ricerca scientifica e tecnica. Michael Barratt Brown, Senior Lecturer di Studi industriali, Department of Extramural Studies, Università di Sheffield. Membro fondatore dell’Institute for Workers Control; membro associato dell’Institute for Development Studies presso l’Università del Sussex. Lelio Basso, uno dei maggiori teorici del marxismo contemporaneo, ha diretto varie riviste, tra cui Pietre, Quarto Stato, la rivista bilingue International Socialist Journal – Revue Internationale du Socialisme, e dal 1958 dirige Problemi del Socialismo. Ha dato vita alla Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco per lo studio del marxismo e alla fondazione internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli. Seneka Bbile, è nato nello Sri Lanka. Ha studiato nello Sri Lanka e in Inghilterra. É stato per parecchi anni professore di farmacologia presso l’Università di Sri Lanka e presidente della State Pharmaceuticals Corporation. É attulmente consulente dell’Unctad per la politica farmaceutica nei paesi in via di sviluppo. Suzanne De Brunhoff, svolge attività di ricerca presso il Cnrs; è docente presso l’Università di Parigi VII e quella di Parigi X. Rolf Gustavsson, è laureato in storia economica ed è autore di numerose pubblicazioni sui problemi dello sviluppo in Africa. Sanjaya Lall, è nato a Patua in India. Ha studiato in India e presso la Oxford University. É attualmente ricercatore presso l’Institute of Economics and Statistics. Silvano Levrero dirige l’Ufficio Programmazione della Regione Umbria, dopo essere stato impegnato nel movimento sindacale come segretario della Fiom di Napoli, del Comitato della terra salernitano, della Camera del Lavoro di Napoli e successivamente in vari Uffici della CGIL nazionale. Kent Lindkvist, politologo, ha recentemente ultimato una ricerca sullo sviluppo del linguaggio politico in Svezia nel Novecento. Antonio Longo, è laureato in giurisprudenza e lavora attualmente presso un Istituto di credito. Ha svolto una intensa attività pubblicistica sulla rivista Lotta di classe e integrazione europea. Giacomo Luciani, è responsabile della sezione studi economici dell’Istituto Affari Internazionali. Alberto Martinelli, è docente di Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Ha studiato a lungo presso l’Università di California a Berkeley e ha insegnato in diverse università straniere. Peter Neerse è laureato in economia. Ha lavorato dal 1970 al 1976 presso il Centro ricerche dello sviluppo (Center for udviklingsforskning) di Copenaghen ad una ricerca sugli investimenti privati danesi nei paesi in via di sviluppo e ad una altra sui problemi delle materie prime negli stessi paesi. Dal 1976 ha un incarico sulla pianificazione nei paesi dell’Est presso il Centro universitario di Roskilde (Danimarca). Henryk Plaschke, lavora presso il Centre for Development Research di Copenaghen. Ugo Ruffolo, insegna Istituzioni di diritto privato all’Università di Perugia. Ha collaborato o collabora, fra l’altro, alle seguenti riviste: Diritto Civile, Rivista Trimestrale di Diritto e Procedura Civile, Democrazia e Diritto, Politica del Diritto, Mondoperaio, Il Segnalatore.”,”ECOI-162-FL”
“ACOCELLA Giuseppe”,”Dall’arte della politica alla scienza del governo. Il pensiero politico di Ruggero Bonghi.”,” “”Dunque le ragioni della politica sono più forti della valutazione «in sé» di una legge strettamente finanziaria come è quello sulla tassa sul macinato? Dunque è proprio Bonghi ad affermare il «primato della politica»? O non si tratta piuttosto della opzione tra due scelte innanzitutto politiche, da un lato l’alleggerimento delle condizioni di povertà delle classi sociali più deboli e dall’altro l’intangibilità della spesa militare? L’affermazione dell’interesse generale (il “”sentimento dello stato””) come criterio da seguire per scegliere tra queste due possibilità non riesce a nascondere che la tassa che Bonghi ritiene non di debba abolire gravi soprattutto sulle classi socialmente ed economicamente più deboli: «Credete voi di far bene, abolendo imposte che le classi povere avvertono di pagare, poiché tocca ad esse il pagarle direttamente? Errate, signori. Giova che tutte le classi sentano il peso dello Stato» (71). Bonghi riporta dunque il discorso alla radice, a quella «questione sociale» alla quale uomini della Destra, come Minghetti, proprio in quel periodo riconoscevano rilevanza tale da influenzare il corso stesso dell’indirizzo politico del Governo e l’azione dello Stato (72). «Taluno ha affermato che le classi abbienti pagano poco e si sono sgravate sulle classi povere. Terribili parole sono queste, o signori; terribili parole che non andrebbero dette neanche se fossero vere»”” (pag 110) [Giuseppe Acocella, ‘Dall’arte della politica alla scienza del governo. Il pensiero politico di Ruggero Bonghi’, Morano editore, Napoli, 1988] [(71) ‘Contro l’abolizione della tassa sul macinato’, in ‘Discorsi parlamentari, cit., p. 199; Cfr. G. Balandi, ‘La legislazione sociale nel pensieo e nell’opera di Marco Minghetti’.comunicazione al convegno “”Marco Minghetti e la cultura politica europea”” (Bologna, 7-10 ottobre 1986)]”,”TEOP-073-FMB”
“ACQUAVIVA Sabino S.”,”Automazione e nuova classe. Problemi di sociologia industriale.”,”ACQUAVIVA Sabino S. è nato a Padova nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nell’Università di Padova si è in seguito dedicato a studi e ricerche sociologiche, collaborando a numerose riviste italiane e straniere. Attualmente (1969) è professore ordinario di sociologia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. E’ autore di diversi volumi, fra cui sono da ricordare ‘L’eclissi del sacro nella società industriale’ (1961) e ‘La scelta illusoria’ (1964).”,”TEOS-261″
“ACQUAVIVA Sabino S.”,”La scelta illusoria. Democrazia politica e società industriale.”,”‘La propaganda, non consentendo a colui che ne è oggetto un diretto controllo e un controllo competente, in moltissimi casi finisce con il far prevalere le opinioni di chi: a) dispone di più adeguati mezzi di canalizzazione (nel senso e secondo le modalità di cui si è detto) (119); b) distribuisce più accortamente in maniera più massiccia, e con la tecnica più efficace, la sua «merce» ideologica: la guerra della propaganda è una guerra legalizzata, nella quale tuttavia, come nella guerra guerreggiata, prevale il più forte ed accorto e non chi in maggior misura è nel giusto. Si tratta quindi di uno strumento formidabile, capace di allontanare dalla parvenza di una scelta e quindi di una società democratica con grande facilità (120). Gli studiosi «si rendono conto di come la stampa ed i governi deformino i fatti e come sia difficile opporsi ad una costante manipolazione. Si osserva come un persistente fuoco di fila della propaganda possa portare al disprezzo di certi gruppi e di certe idee; come possa dare un’apparenza di giustezza a delle cause che sono dubbie, ed un’apparenza di fascino a personalità senza valore. Basandosi su tali osservazioni, molti pensatori sono giunti alla conclusione che è possibile manipolare le opinioni ed i sentimenti quasi a volontà» (121). La libertà di propaganda, ove non obblighi ad osservare certe regole del giuoco che non soltanto non vengono mai rispettate, ma neppure sono state proposte una sola volta da nessuna democrazia, non si risolve certo nella libertà dei cittadini, ma al più nella libertà di certi cittadini di diffondere le loro idee (o certe idee che non sono neppure le loro) per portare certi uomini dalla loro parte attraverso gli strumenti di cui possono servirsi in conseguenza della loro posizione di potere (122). La forza della propaganda, anche nei regimi a partito unico (123), ha tuttavia i suoi limiti: essa è tanto più forte quanto più va verso l’astratto dell’incontrollabile dall’uomo della strada; tanto più difficile è fare della propaganda quanto più il problema diviene controllabile e di dimensioni umane’] [(119) A questo punto sembra ormai chiaro il significato della stampa come degli strumenti di informazione che, volontariamente o involontariamente, direttamente o indirettamente finiscono per fare della propaganda (…). Ogni strumento di «comunicazione» può contrabbandare della propaganda in una qualsiasi delle forme sopra dette, in tal guisa da trasformarsi in uno strumento di deformazione, piuttosto che di informazione a livello politico.. In realtà non possiamo che essere d’accordo con l’Ellul quando sostiene che «une éducation orientée politiquement; créatrice de valeurs choisies, est una propagande». Cfr J. Ellul, op. cit., p. 156; (120) La nostra impostazione del problema della propaganda non ha certo le caratteristiche di una assoluta «avalutatività» scientifica: ma in nostra difesa ci sembra sufficiente richiamare le considerazioni di Giovanni Sartori nel suo articolo citato «Cosa è “”Propaganda””?; (121) Cfr. Salamon E. Asch, ‘Psicologia sociale’, citato, p. 719; (122) Basta riflettere sui principi che stanno alla base del messaggio propagandistico per rendersi conto che la necessità di convincere prevale talmente sull’intento informativo, da portare ad una deformazione dell’informazione anche se lo strumento propagandistico si trovi nelle mani del più onesto e sincero democratico. Rammentiamo a questo proposito quanto annota Otto Klineberg il quale riferisce criticamente gli otto principi della propaganda elaborati dal Dobb (…). Cfr. Otto Klineberg, ‘Psychologie sociale’, Puf, Paris, 1959, II, pp. 653, vedi p. 568; (123) (…) A proposito di questi problemi vedi fra l’altro Alex Inkeles, ‘L’opinion publique en Russie Sovietique’, Les Iles d’Or, Paris, 1956, pp. 339] (pag 108-109)”,”TEOP-499″
“ACQUILINO Pietro PANKOVITS Jozsef”,”Ungheria 1919. Gli insegnamenti di una sconfitta nel 100° anniversario della Repubblica Ungherese dei Consigli.”,”‘Naturalmente nella storiografia attuale e di moda in Ungheria viene di nuovo al pettine la posizione di quanti vogliono considerare il 1919 come un ‘putsch’, come il punto più basso della storia ungherese. Una posizione sedicentemente scientifica, consolidatasi già nel corso del periodo prebellico, dominato dal famigerato governatore del paese Horthy Miklós, responsabile di quel terrore bianco che ha soffocato la Rivoluzione “”diciannovista””, nonché di tutte le sciagure imposte dalla seconda guerra mondiale alla popolazione ungherese, che ha perso a causa della guerra quasi un milione dei suoi abitanti. Introducendo questo breve scritto vogliamo subito affermare che non condividiamo questa posizione storiografica di moda, diffusa dalle nostre parti con tutti i mezzi possibili. Siamo invece del parere che occorra dare un giudizio storico oggettivo al riguardo di un bilancio della Repubblica consiliare. Nel fare questo, diciamo innanzitutto che si è trattato di un ‘processo storico naturale’, conseguente e derivato dalla Grande Guerra. Un conflitto che produsse prima la rivoluzione borghese dell’ottobre 1918, la cosiddetta rivoluzione “”delle rose d’autunno””, e poi, in una seconda fase inevitabile, la rivoluzione proletaria e comunista della primavera del 1919. Se nella nostra analisi sottolineiamo come punto di partenza gli effetti e il retaggio della prima guerra mondiale il motivo è evidente a tutti. E’ infatti chiarissimo che, sia la guerra con i suoi effetti, che i suoi precedenti, ossia le contraddizioni sociali e politiche cumulatesi prima e durante la guerra stessa, non potevano non generare quei moti volti a cambiare la rotta dell’andamento storico, delle condizioni generali della società e dell’impalcatura politica di natura feudal-capitalistica, feudal-borghese. Una sovrastruttura dura a morire, che nel giro di un breve lasso di tempo, di solo qualche mese, ha dimostrato evidentemente di essere incapace di resistere agli scossoni tettonici di buona parte della società borghese, nonché di quelli emersi in vari altri paesi europei. Nel caso ungherese bisogna parlare di una società ancora arretrata: sia dal punto di vista economico che politico’ (pag 149-150) [‘La Repubblica dei Consigli del 1919 vista 100 anni dopo da un ungherese’]”,”ELCx-248″
“ACQUILINO Pietro PANKOVITS Jozsef”,”Ungheria 1919. Gli insegnamenti di una sconfitta nel 100° anniversario della Repubblica Ungherese dei Consigli.”,”‘Essendo la massa dei soldati composta soprattutto da contadini (gli operai erano indispensabili per la produzione bellica o – se mobilitati – erano destinati ai settori meccanizzati, come la marina o l’artiglieria), sotto le armi si riproducono rapporti di forza tra le classi vigenti nella campagna ungherese: una truppa in massima parte d’origine contadina alla mercé di una casta burocratico militare di ufficiali. Infine, essendo la Transleitania un regno multinazionale, le sue forze armate, come quello imperiali, sono un mosaico di popoli diversi. La stessa Honvéd, in base alla struttura del Regno, è a sua volta suddivisa in ungherese e croato-slavona. La prima, che utilizza come lingua di comando e servizio l’ungherese, è alle dipendenze del ministero della difesa di Budapest. La seconda, che utilizza il croato, amministrativamente dipende dal Bano (Governatore di provincia) di Zagabria. Ovviamente in entrambe ci sono consistenti minoranze appartenenti a popoli che, in un’epoca di sviluppo impetuoso del nazionalismo su scala continentale, spesso nutrono ambizioni d’indipendenza nazionale nei confronti dell’Ungheria altrettanto o più radicate quanto quelle degli ungheresi nei confronti dell’Austria. La guerra, ponendo slavi contro slavi, romeni contro romeni, italiani contro italiani è quindi un decisivo acceleratore della disgregazione del Regno d’Ungheria e del suo esercito’ (pag 170-171) [‘Le istituzioni civili e militari’] Jozsef Pankovits, Modern History Dipartimento di Filosofia e Storia. Argomenti di di ricerca: La situazione politica del Mediterraneo Relazioni ungherese-italiane L’Italia nel XX. secolo Elenco delle pubblicazioni di József Pankovits. Appartenenze organizzative: Commissione per la storia (https://mta.hu/koztestuleti_tagok?PersonId=10470)”,”MUNx-071″
“ACTIS PERINETTI Ludovico”,”Antonio Labriola e il marxismo in Italia.”,”””La frequentazione del circolo degli Spaventa non ostacola affatto questa evoluzione di pensiero: “”quel circolo conservatore e moderato valeva a sollevare i veli delle apparenze e a frugare nell’intimo della politica italiana e degli uomini che la dirigevano. Era una critica che poteva servire ai moderati come ai radicali; e nella particolare situazione del momento, certo più agli ultimi che ai primi”” (8) . Non appare perciò molto rilevante la preoccupazione espressa da Giuseppe Berti (9) tendente a minimizzare i rapporti di Labriola con il circolo degli Spaventa. Tali rapporti hanno al contrario in qualche modo favorito l’evoluzione radicale e socialista di Labriola, e la loro considerazione è essenziale per spiegare la stessa accezione labriolana di socialismo, il suo rifarsi a robuste tradizioni speculative contro il confusionarismo corruttore che inquinava tutte le formazioni politiche del tempo. L’importanza di Labriola consiste anzi proprio in questo suo poter essere considerato uno “”spaventiano di sinistra””, cioè nell’avere fatto di aspetti essenziali della critica spaventiana un elemento di guida delle istanze di rinnovamento anziché di quelle conservatrici. Il 1886 è per la maturazione politica di Labriola un anno decisivo; (…)””. (pag 64-65) (8) L. Dal Pane (op.cit) (9) cfr G. Berti, introduzione a ‘123 lettere…'”,”LABD-066″
“ACTIS PERINETTI Ludovico a cura; scritti di Gaetano FILANGIERI Mario PAGANO Cesare BECCARIA Pietro VERRI Antonio GENOVESI Giuseppe Maria GALANTI Melchiorre DELFICO Melchiorre GIOIA”,”Gli illuministi italiani. Una antologia dagli scritti di Filangieri, Pagano, Beccaria, Genovesi, Galanti, Delfico, Gioia.”,”Nato a Castiglione di Salerno nel 1713, morto a Napoli nel 1769, Antonio Genovesi ricevette contro la sua volontà gli ordini sacri, studiò poi giurisprudenza e fu discepolo del Vico. Nel 1741 ottenne a Napoli la cattedra straordinaria di metafisica, poi quella di morale. (…) (pag 99) Brani di Antonio Genovesi: ‘Educazione e natura. Diceosina, ossia della filosofia del giusto e dell’onesto. (…) L’uguaglianza degli uomini; La legge di natura; La convivenza umana; Le città civili; Funzione dell’educazione; La vera gloria’ (pag 97-110)”,”FILx-577″
“ACTON Edward CHERNIAEV Vladimir Iu. ROSENBERG William G.; saggi di Edward ACTON Olavi ARENS Francesco BENVENUTI Jane BURBANK Vladimir Iurevich CHERNIAEV Barbara EVANS CLEMENTS Robert DANIELS Andrew EZERGAILIS Orlando FIGES David S. FOGLESONG Ziva GALILI Peter GATRELL Israel GETZLER Mark VON HAGEN Tsuyoshi HASEGAWA Sergei V. IAROV Peter KENEZ John D. KLIER Diane P. KOENKER Boris I. KOLONITSKII Dominic LIEVEN Lars T. LIH Alter L. LITVIN Silvana MALLE Aleksei R. MARKOV Evan MAWDSLEY Michael MELANCON Albert P. NENAROKOV Martha BRILL OLCOTT Daniel ORLOVSKY Shane O’ROURKE Raymond PEARSON Alexander RABINOWITCH Christoper READ William G. ROSENBERG Robert SERVICE Mikhail V. SHKAROVSKII Nikolai N. SMIRNOV Steve SMITH Richard STITES Ronald G. SUNY Elizabeth WATERS Howard WHITE Allan WILDMAN Robert C. WILLIAMS Alan WOOD”,”Critical Companion to the Russian Revolution 1914-1921.”,”saggi di Edward ACTON Olavi ARENS Francesco BENVENUTI Jane BURBANK Vladimir Iurevich CHERNIAEV Barbara EVANS CLEMENTS Robert DANIELS Andrew EZERGAILIS Orlando FIGES David S. FOGLESONG Ziva GALILI Peter GATRELL Israel GETZLER Mark VON HAGEN Tsuyoshi HASEGAWA Sergei V. IAROV Peter KENEZ John D. KLIER Diane P. KOENKER Boris I. KOLONITSKII Dominic LIEVEN Lars T. LIH Alter L. LITVIN Silvana MALLE Aleksei R. MARKOV Evan MAWDSLEY Michael MELANCON Albert P. NENAROKOV Martha BRILL OLCOTT Daniel ORLOVSKY Shane O’ROURKE Raymond PEARSON Alexander RABINOWITCH Christoper READ William G. ROSENBERG Robert SERVICE Mikhail V. SHKAROVSKII Nikolai N. SMIRNOV Steve SMITH Richard STITES Ronald G. SUNY Elizabeth WATERS Howard WHITE Allan WILDMAN Robert C. WILLIAMS Alan WOOD”,”RIRO-187″
“ACTON John Emerich, Lord”,”Cattolicesimo liberale. Saggi storici.”,”””Studiando ‘La teoria protestante della persecuzione’, così Acton scriveva sul ‘Rambler’ nel marzo 1862: “”Non c’è niente in comune tra l’ intolleranza cattolica e quella protestante. La Chiesa cominciò con il principio della libertà come sua aspirazione e come sua regola, e circostanze esterne l’ hanno condotta all’ intolleranza, dopo che il suo spirito di unità aveva trionfato nonostante la libertà da essa proclamata e la persecuzione da essa sofferta. Il Protestantesimo stabilì l’ intolleranza come precetto imperativo e come parte della sua dottrina, ed è stato forzato ad ammettere la tolleranza dalle necessità della propria posizione, dopo che le rigorose punizioni da essa imposte non erano riuscite ad arrestare il processo di dissoluzione interna””. (pag XXXI) “”Gli antifallibilisti si dividevano in due schiere: coloro che erano contrari al dogma in se stesso, per ragioni teologiche, e coloro che pur non movendo al dogma obiezioni intrinseche pensavano che la sua proclamazione ufficiale fosse inopportuna perché avrebbe diviso il mondo cattolico e reso più difficile l’ avvicinamento tra le Chiese cristiane; in cui allora si nutriva viva speranza. L’ offensiva antiinfallibilista fu iniziata dall’ ex maestro di Acton, lo storico e teologo cattolico tedesco Ignaz von Doellinger che, dopo un viaggio a Roma nel 1857, aveva assunto un atteggiamento di netta opposizione alal Curia romana, e nel 1861 in una serie di conferenze aveva sostenuto contro il potere temporale una tesi analoga a quella dell’ Acton. Il Doellinger pubblicò infatti nella prima metà del 1869 sotto lo pseudonimo di ‘Janus’ un libro intitolato ‘Il Papa e il Concilio’ contro la tesi infallibilista e contro tutto il movimento reazionario prevalente a Roma; e il movimento antiinfallibilista si propagò ben presto in Baviera, dove Doellinger era decano dell’ Università di Monaco, nel resto della Germania, nella Svizzera tedesca, nell’ Austria-Ungheria e nei paesi di lingua inglese e francese.”” (pag XXXIV)”,”RELC-211″
“ACTON Edward”,”Rethinking the Russian Revolution.”,”Edward Acton is Professor of Modern European History University of East Anglia. Acknowledgements, General Editor’s Preface, Map: European Russia, Prologue, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-089-FL”
“ACTON Edward CHERNIAEV Vladimir Iu. ROSENBERG William G. a cura, Saggi di ARENS Olavi BENVENUTI Francesco BURBANK Jane CLEMENTS Barbara Evans DANIELS Robert EZERGAILIS Andrew FIGES Orlando FOGLESONG David GALILI Ziva GATRELL Peter GETZLER Israel VON HAGEN Mark HASEGAWA Tsuyoshi VIKTOROVICH IAROV Sergei KENEZ Peter KLIER John D. KOENKER Diane P. KOLONITSKII Boris Ivanovich LIEVEN Dominic LIH Lars T. LITVIN Alter L’vovich MALLE Silvana ROSTISLAVOVICH MARKOV Aleksei MAWDSLEY Evan MELANCON Michael PAVLOVICH NENAROKOV Albert BRILL OLCOTT Martha ORLOVSKY Daniel O’ROURKE Shane PEARSON Raymond RABINOWITCH Alexander READ Christopher SERVICE Robert VITAL’EVICH SHKAROVSKII Mikhail SMIRNOV Nikolai Nikolaevich SMITH Steve STITES Richard SUNY Ronald G. WATERS Elizabeth WHITE Howard WILDMAN Allan WILLIAMS Robert C. WOOD Alan”,”Critical Companion to the Russian Revolution, 1914-1921.”,”Edward Action is Professor of Modern European History at the University of East Anglia, Norwich. Vladimir Iu. Cherniaev is Senior Research Scholar at the Institute of Russian History, RAN, St Petersburg. William G. Rosenberg is Professor of Modern Russian and Soviet History at the University of Michigan. List of contributors, List of maps, Acknowledgements and note on transliteration and dates, Introduction, Glossary and abbreviations, Index of names, Index of subjects,”,”RIRO-148-FL”
“ACTON Edward”,”Russia.”,”Edward Action is Professor of Modern European History at the University of East Anglia, Norwich. Acton lectures in the Department of History at the University of Liverpool. List of Maps, List of Figures, List of Tables, Acknowledgements, Prologue, Epilogue, Bibliography, Index, The Present and the Past, General Editors: Michael Crowder and Juliet Gardiner,”,”RUSx-154-FL”
“ACZEL Gyorgy a cura Jacques DE-BONIS”,”Intervista sul socialismo ungherese.”,”‘Le risposte di un dirigente comunista al giornalista francese DE-BONIS sui più diversi temi della costruzione di una nuova società’. DE-BONIS è D del settimanale ‘France-Nouvelle’.”,”UNGx-005″
“ADAGIO Carmelo BOTTI Alfonso”,”Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero.”,”ADAGIO Carmelo ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Fa parte della redazione di ‘Spagna contemporanea’. E’ autore di ‘Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera, 1923-1930′ (2004). BOTTI Alfonso insegna storia contemporanea e storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. E’ condirettore di ‘Spagna contemporanea’. “”In Catalogna dopo la morte di Franco si intensificò la mobilitazione delle forze dell’opposizione (sinistra e nazionalisti) a favore dello Statuto. La massima espressione dell’autonomismo fu la ‘Diada’ dell’11 settembre 1977, giorno in cui si svolse la più ampia manifestazione della storia catalana. In risposta a tale iniziativa il capo del governo, Adolfo Suárez, creò una commissione, su finire del 1976, guidata da Juan Antonio Samaranch, presidente dell’amministrazione provinciale di Barcellona.”” (pag 36)”,”SPAx-115″
“ADAGIO Carmelo BOTTI Alfonso”,”Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero.”,”Carmelo Adagio ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’università La Sapienza di Roma. Fa parte della redazione di Spagna contemporanea e di Zapruder. É autore di Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera. Alfonso Botti insegna Storia contemporanea e storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’università degli studi Carlo Bo di Urbino. É codirettore di Spagna contemporanea e fa parte dei comitati di redazione o scientifici di Fonti e documenti, Storia e problemi contemporanei, Studia Histórica, Historia Contemporánea, Historia del presente. Tra le sue pubblicazioni: La Spagna e la crisi modernista, Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova, La questione basca.”,”SPAx-015-FL”
“ADAGIO Carmelo”,”Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera (1923-1930).”,”Carmelo Adagio fa parte del comitato di redazione di ‘Spagna contemporanea’.”,”SPAx-004-FSD”
“ADAM Gerard”,”Histoire des grèves.”,”Massimo storico (1948-1979) di scioperi (in numero di giornate perdute, milioni per anno): USA: 1959 (69) Francia: 1968 (150) Germania: 1972 (4.4) Gran Bretagna: 1979 (29.4) Svezia: 1971 (0.8) Italia: 1969 (37.8) (pag 118)”,”MOIx-021″
“ADAM Rémi”,”Histoire des soldats Russes en France (1915-1920). Les damnés de la guerre.”,”Né en 1966, Rémi Adam est diplomé de sciences politiques et docteur en histoire contemporaine. Il est actuellement chargé de cours à l’université de Grenoble.”,”QMIP-011-FL”
“ADAM Rémi”,”La Première Guerre mondiale. Dix millions de morts pour un repartage du monde.”,”ADAM Rémi Anatole France: “”On croit mourir pour la patrie, on meurt pour des industriels”” (retrocopertina) Movimento scioperi contro la guerra (pag 87) “”Les grèves n’avaient en fait jamais complètement cessé depuis le déclenchement de la guerre, mais elles n’avaient, par leur caractère isolé et la répression qui les avait frappées, jamais véritablement menacé la machine de guerre. En France, entre mai et juillet 1917, une multitude de conflits éclatèrent, notamment dans la région parisienne et dans la Loire où étaient concentrées le plus grand nombre et le plus vastes usines d’armement. Les femmes y étaient en première ligne: ce sont les “”cousettes”” et les “”munitionnettes”” souvent citées. Dans la deuxième quinzaine du mois de mai, la région parisienne comptait à elle seule cent mille grévistes. Pour ces deux mois de mai et juin, on comptabilisa jusqu’à quatre cents arrestations. Des dizaines de militants furent arrêtés et déférés devant les conseils de guerre, d’autres furent expédiés dans un camp militaire. Des troupes, enfin, furent également positionnées aux portes de Paris. Un mouvement d’une ampleur comparable avait touché simultanément les entreprises britanniques, sous la pression de “”comités locaux des délégués d’atelier””. À la même période, les usines de Berliln étaient paralysées par la grève de deux cent mille travailleurs. Dans son journal intime, le kronprinz, héritier de l’empereur Guillaume II écrivait à propos de cette vague montante: “”Si l’Allemagne n’obtient pas la paix avant la fin de l’année, le danger de révolution sera imminent””. En Autriche-Hongrie, les usines Skoda étaient à l’arrêt. Quant à la grève aux ateliers de confection à Prostejov, en Bohême, elle tourna au massacre, avec vingt-trois morts. Les ouvriers de Milan et de Turin se soulevèrent à leur tour en août, suivis par des émeutes dans les zones rurales proches des grands centres industriels. Les manifestants exigeant du pain et la paix dressèrent des barricades. Le gouvernement décréta l’état de siège. Dans la ville de Turin, il y eu quarante et un morts. Peu après, l’armée italienne faillit se désagréger intégralement. Au lendemain de la défaite de Caporetto en octobre, trois cent mille hommes s’étaient ainsi rendus, beaucoup sans combattre, tandis qu’un nombre équivalent de soldats avaient entamé une marche pour rentre chez eux. Pour contenir ce mouvement; qui empruntait certains traits de la décomposition de l’armée russe, l’état-major italien organisa l’exécution sommaire d’officier. Un épisode évoqué par Hemingway dans ‘L’Adieu aux armes’.”” (pag 87-88)”,”QMIP-145″
“ADAM Rémi a cura, testi di LENIN V.I. (LENIN) LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa MONATTE Pierre RAKOVSKY (RAKOVSKIJ) Christian ROSMER Alfred TROTSKY Léon”,”«L’ ennemi principal est dans notre propre pays». L’opposition à la guerre imperialiste. Textes de 1914 à 1916.”,”Karl Liebknecht: “”L’ennemi principal est dans notre propre pays! (27 maggio 1915) ‘La guerra e l’ internazioale’: lungo articolo di Trotsky sulla questione balcanica (da opuscolo ‘La guerre et l’internationale’ (31 ottobre 1914) pubblicato a Zurigo in tedesco: ‘Der Krieg und die Internationale’ (ed. Borba, 1914) Lenin: “”La signification réelle du mot d’ordre de la «défense de la patrie» dans la guerre actuelle, c’est la défense du «droit» pour «sa» bourgeoisie nationale d’opprimer d’autres nations, c’est la politique ouvrière natioal-liberale, c’est l’alliance d’une infime partie d’ouvriers privilégiés avec «leur» bourgeoisie natioale contre la masse des prolétaires et des exploités. Les socialistes qui mènent cette politique sont en fait des chauvins, des social-chauvins. La politique consistant à voter les crédits militaires et à entrer dans les ministères, la politique de la «Burgfrieden» (1), et., est une trahison du socialisme. …. finire (pag 222-223) [V.I. Lenin, ‘Projet de résolution de la gauche de Zimmerwald’, 2 septembre 1915]”,”INTT-315″
“ADAM Rémi”,”1917, la révolte des soldats russes en France.”,”Il corpo di spedizione russo in Francia e le reazioni dei soldati all’arrivo al potere dei bolscevichi “”L’arrivée au pouvoir des bolcheviks survient alors que les soldats du corps expéditionnaire se trouvent dans une situation extrêmement difficile: huit mille hommes environ sont sous la garde armée d’unités françaises au camp de La Courtine, et plusieurs centaines dans différents centres de détention. La tension est également de plus en plus palpable dans le camp du Courneau, où cantonne le restant du corps expéditionnaire. La troupe manifeste un enthousiasme général à l’annonce de la prise du pouvoir par les bolcheviks dans laquelle elle voit l’annonce de la fin de la guerre mondiale et l’ouverture d’une nouvelle ère pour les peoples. Lénine est cité à de nombreuses reprises comme un «héros», un représentant authentique des travailleurs, opposé au «traître» Kérenski. Dès novembre, les rapporteurs des commissions de contrôle soulignent que les soldats du camp de La Courtine sont «plus maximalistes que jamais» et que l’effervescence est «à son comble» à suite de l’insurrection bolchevique. Le mois suivant, l’influence de l’Octobre a encore grandi et ce dans l’ensemble des unités. Les rapporteurs de la commission concluent de façon catégorique: «La victoire des maximalistes en Russie n’a fait que raviver les sentiments révolutionnaires et pacifistes régnant parmi les troupes russes et général. Toutes les lettres traitant de politique, à quelques exceptions près, étaient favorables aux bolcheviks. Les cris de: Vive Lénine! Â bas la guerre! Mort aux bourgeois! sont devenus plus nombreux que jamais». La nouvelle révolution, seule issue à la guerre qu’ils abhorrent, a «ravivé» la flamme révolutionnaire de la troupe et l’a portée très haut dans le coeur de chaque soldat. «Lénine est l’unique lutteur pour le droit de la classe ouvrière. Il est fidèle à son idéal et ne travaillera jamais avec la bureaucratie. Kérenski a crié que Kornilov était un traître méritant la mort, et maintenant ils sont amis et envoient ensemble de appels au peuple! Kérenski, Kaledine, Kornilov conduisent la classe ouvrière à sa perte et nous remettront bientôt le joug qui nois a écrasés pendant centaines d’années. Camarade; regardez froidement les choses. On lutte en Russie contre le capitalisme, pour garder nos droits qu’une poignée de riches vont nous enlever. Camarades! (…) Nous avons besoin de la terre, de la Liberté et de l’Égalité. Nous n’avons pas besoin de faire la guerre. Nous prétendus ennemis sont des gens comme nous. Ils n’occupent pas nos terres. Au contraire, à l’intérieur, il y en a qui possèdent la terre, qui nous réclament le paiement du loyer et des impôts, et qui luttent avec nous! Ce sont les bourgeois capitalistes, voilà les ennemis qui sucent notre sang!»”” [Rémi Adam, ‘1917, la révolte des soldats russes en France’, Pantin, 2007] (pag 188-189)”,”QMIP-267″
“ADAMETS Serguei”,”Guerre civile et famine en Russie. Le pouvoir bolchevique et la population face à la catastrophe démographique, 1917-1923.”,”””Les sources citées jusqu’à présent permettent d’établir de facon très approximative la population affamée a un million de personnes dans ces trois républiques à l’ été 1922. La chiffre réel était certainement plus élevé et nous pouvons le fixer à 1.5 millions, soit 30% de la population totale de la Transcaucasie. Considérant toutes le sources dans leur ensamble, nous estimons le total définitif 23.9 millions selon la statistique de la C.C. Pomgol, plus 1.6 millions calculés par Poliakov dans les territoires de Voronèj, de Tambov, de Tioumème et du Daghestan, plus 1.9 millions dans les gouvernements de Nijni-Novgorod, de Riazan, d’Akmolinsk et dans la région du Térek et 1.5 millions dans les trois républiques transcaucasiennes. Ce chiffre corrispond à 22% de la population totale de l’ URSS.”” (pag 143)”,”RIRO-313″
“ADAMIC Louis”,”Dynamite. La storia della violenza di classe in America.”,”””Posso assumere metà della classe operaia perché uccida l’ altra metà””, Jay Gould (in apertura) Mancata solidarietà operaia. Nascita ARU. “”Fra i tanti piccoli scioperi dei primi anni novanta il più significativo fu quello dei deviatori di Buffalo nel 1892 per più salario e meno ore di lavoro. Come la maggior parte degli scioperi di quel periodo, si risolse in un fallimento. Ma pur coinvolgendo, direttamente, soltanto trecento lavoratori, le sue conseguenze furono di grossa portata. Le fratellanze dei ferrovieri, il cui modello e la cui politica erano simili a quelli della AFL, si rifiutarono di sostenere lo sciopero, fatto che fu la causa principale del fallimento e che esasperò un uomo di nome Eugene V. Debs, allora Gran Segretario-Tesoriere dei Locomotive Firemen. Aveva cercato di spingere la sua organizzazione a proclamare uno scipero di solidarietà; fallito il tentativo, si dimetteva dalla carica. A quel tempo Debs non era un socialista dichiarato; tuttavia, non riteneva il sindacalismo di mestiere uno strumento efficace. Quello che voleva erano tutti i ferrovieri uniti in “”una grande organizzazione””. Fu con questo scopo che nel 1893 dette vita alla American Railway Union, che nel giro di un anno raccoglieva 150.000 iscritti, minacciando il futuro delle fratellanze ferroviarie. Debs era allora alla fine della trentina, alto e magro, di discendenza franco-alsaziana. Era un fanatico dell’ eloquenza moderata con un enorme potere di persuasione, un messia infiammato pieno di sentimenti per i poveri e gli oppressi, coraggioso e sincero, emotivo e sentimentale, con un carattere eccezionalmente elevato e maniere che lo rendevano caro a chiunque venisse a conoscerlo.”” (pag 88-89)”,”MUSx-208″
“ADAMO Pietro”,”L’anarchismo americano nel Novecento. Da Emma Goldman ai Black Bloc.”,”Pietro Adamo (1959) insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Si è occupato del protestantesimo in età moderna, della storia dell’anarchismo, del percorso delle controculture, Ha curato l’edizione di opere di J. Knox, J. Goodwin, T. Jefferson, J. Michel, J.S. Mill, C. Berneri e P. Goodman. Ha scritto ‘Il dio dei blasfemi’ (1993), ‘La libertà dei santi’ (1998), ‘La città e gli idoli’ (1999), ‘Il porno di massa’ (2004) Rivoluzione personalista e comunitaria (rivista Esprit) “”Mounier giunge alla discussione dello schema economico del federalismo, a suo parere riassunto nella nota «formula di base» anarco-comunista. Per comprenderla, occorre in primo luogo liberarsi della mitologia dell’ espropriazione, che non riguarda la massa della popolazione ma soltanto – con debita citazione letterale, in nota, dalla ‘Conquista del pane’ – coloro che sfruttano il lavoro altrui: essa non tocca, per esempio, il coltivatore diretto (anche perché la Francia ne è piena …; la citazione esplicativa è qui da ‘Che cos’è la proprietà?'”” (pag 129) Volume citato in bibliografia: K. Zimmer, Immigrants against the State. Yiddish and Italian Anarchism in America, University of Illinois Press, Urbana, 2015″,”ANAx-462″
“ADAMO Pietro”,”Carlo Rosselli e la tradizione libertaria.”,”””L’atteggiamento successivo di Rosselli verso gli anarchici è rivelato da una lettera a Luigi Fabbri del dicembre 1932. Probabilmente Carlo la scrisse anche perché Fabbri era stato tra i pochi a recensire in fondo benevolmente ‘Socialisme liberal’ (15). Dalla missiva emerge una preoccupazione precisa: rassicurare il suo corrispondente sul carattere «rivoluzionario» di GL e assicurargli che il gruppo non aveva preclusione alcuna nei confronti degli anarchici. Rosselli cita le iniziative di GL che mostrano inequivocabilmente «quale sia il nostro pensiero sugli anarchici: la pubblicazione nei ‘Quaderni di GL’ del ‘Testamento’ di Schirru e della commemorazione di Malatesta a opera di Lussu, nonché ad alcune considerazioni dello stesso Rosselli in un suo saggio su Turati (16). Carlo riformula il suo progetto usuale: riferendosi all’analisi dell’antifascismo proposta da Fabbri, che lo divideva in tre correnti principali – la democratica, la comunista e l’anarchica – inconciliabili tra loro, commenta: «Oggi, ha ragione. Domani, non so». Invece, «il nuovo movimento socialista italiano» sarà – o dovrebbe essere – «il risultato di una fusione degli elementi più vivi e maturi delle tre correnti, che andranno scoprendo che ciò che li unisce è vitale e degno di sopravvivere»”” (pag 119-120); “”Dal punto di vista ideologico, la strategia di Rosselli era più articolata: da un lato si trattava di valorizzare la tradizione e l’eredità libertaria, che sembrava languire nella morsa di un’ortodossia superata e risultava – agli occhi dei leader di GL – incapace di adeguarsi alla realtà sociale e politica del XX secolo; dall’altro si trattava di rinvigorire lo spirito dello stesso socialismo, iniettandovi la linfa vitale dell”ethos’ libertario e liberandolo dalle opzioni statalistiche del marxismo, ma anche del riformismo socialdemocratico. Che le iniziative dei giellisti avessero più o meno questi obiettivi è facile arguirlo dal clima parigino a metà circa del fatidico 1936; Berneri intervenne sull”Adunata dei refrattari’ con un articolo in difesa di GL (23), offrendo, nei termini dello stesso Rosselli, «un’originale e, nel complesso, simpatica interpretazione del nostro movimento», e rivendicando apertamente, «di fronte a certi compagni anarchici che vedono compromissioni anche in semplici conversazioni, il diritto di frequentarci» (24); nello stesso periodo Consiglio scriveva allo stesso Berneri chiedendogli «che ne [fosse] di quel contatto … programmatico che doveva avvenire tra anarchismo e giellismo» (25). Qualche mese prima Andrea Caffi aveva forse voluto alludere proprio a questi contatti quando, condannando il «confusionismo» rosselliano, notava che era fondato su una mistura di «facili formule sovversive» e «vecchie memorie del Risorgimento», «in omaggio al ‘successo’ bolscevico, di Mazzini e di Marx, di Garibaldi e di Stecchetti, e magari di Malatesta» (26). Del resto, già nel maggio del 1934 Tasca insisteva – in positivo – sull’«ecumenismo» di Rosselli, scrivendogli di auspicare che GL divenisse «un’alleanza di gruppi politici, nella quale potessero trovar posto le varie tendenze socialiste – conviventi in un unico partito – i repubblicani, gli anarchici e il ‘liberali rivoluzionari’» (27)”” (pag 121-122)”,”TEOP-011-FGB”
“ADAMO Pietro”,”La libertà dei santi. Fallibilismo e tolleranza nella Rivoluzione inglese, 1640-1649.”,”Pietro Adamo (1959) insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Si è occupato del protestantesimo in età moderna, della storia dell’anarchismo, del percorso delle controculture, Ha curato l’edizione di opere di J. Knox, J. Goodwin, T. Jefferson, J. Michel, J.S. Mill, C. Berneri e P. Goodman. Ha scritto ‘Il dio dei blasfemi’ (1993), ‘La libertà dei santi’ (1998), ‘La città e gli idoli’ (1999), ‘Il porno di massa’ (2004)”,”RELP-007-FMB”
“ADAMO Pietro”,”Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella Rivoluzione inglese.”,”Pietro Adamo (1959) laureato in Lettere all’Università Statale di Milano si è occupato della cultura politico-religiosa del protestantesimo radicale, pubblicando saggi e interventi su ‘Il Pensiero politico’, ‘Società e storia’, ‘Annali della Fondazione Einaudi’, ‘Oikos’. Ha curato l’edizione italiana di C. Hill, ‘L’anticristo nel Seicento inglese’ (Milano, 1990).”,”UKIR-001-FMB”
“ADAMOV Arthur a cura”,”La commune de Paris, 18 mars – 28 mai 1871. Anthologie.”,”””La sola “”correzione”” che Marx giudicò necessario apportare al Manifesto comunista, la fece ispirandosi all’ esperienza rivoluzionaria dei Comunardi”” (Lenin, pag 288) “”(Marx, ndr) “”si mette alla scuola”” della Comune, come tutti i grandi pensatori rivoluzionari che non esitano a mettersi alla scuola dei grandi movimenti della classe oppressa, senza far loro pedantescamente la “”morale”” (…).”” (pag 293)”,”MFRC-086″
“ADAMOVA-SLIOZBERG Olga, a cura di Francesca FICI”,”Il mio cammino.”,”Soo nata a Samara nel 1902. I miei genitori avevano una sartoria ed erano considerati da tutti i migliori sarti di Samara. A otto anni entrai nel ginnasio privato finanziato da Nina Andreevna Chardina. Suo padre era l’avvocato Chardin, divenuto famoso perchè Lenin era stato suo aiutante negli anni dell’esilio a Samara, aveva frequentato la sua casa e aveva stretto amicizia con la figlia, Nina Andreevna. Quando morì il padre, questa ricevette in eredità una somma considerevole e con quei soldi mise su il ginnasio femminile. Tra gli insegnanti c’erano molti rivoluzionari in esilio, e alcune ragazze studiavano gratuitamente perchè i loro genitori, come appresi più tardi, erano stati vittime delle repressioni del governo zarista. Dopo la rivoluzione, quando corse voce che Lenin fosse una spia tedesca, giunta in Russia su un vagone piombato e roba del genere, un giorno Nina Andreevna entrò da noi in classe e disse: Statemi bene a sentire, ragazze. Io non sono d’accordo con Lenin per quel che riguarda l’assemblea costituente, ma di una cosa sono certa: Lenin è un uomo onesto e non può essere una spia tedesca.”,”RUSS-069-FL”
“ADAMS Henry”,”Gli Stati Uniti nel Milleottocento.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO. Questo libro comprende i primi sei capitoli del primo volume dell’ ‘History of the United States of America during the First Administration of Thomas Jefferson’, pubblicato nel 1889 da Charles Scribner’s Sons. Nel 1955 questi sei capitoli sono stati ristampati con il titolo ‘The United States in 1800’ dalla Cornell”,”USAS-055″
“ADAMS Henry”,”Democrazia. Un romanzo americano.”,”Libro di GB e PS Maria Vittoria D’AMICO (Milano) è professore associato di letteratura anglo-americana presso l’Univ. di Catania. Ha collaborato a ‘Studi americani’ e a ‘Novecento americano’. “”Di generazione in generazione, i membri della famiglia Adams, pur restando legati alla culla del New England, avevano giuocato a Washington la loro partita con il potere. Con disinvolto e aristocratico distacco, la pigra capitale sul Potomac venne sempre da loro considerata come lo scenario familiare più idoneo a far da sfondo alla figura di qualche Adams nobilmente impegnato in un leale torneo con le forze democratiche della nazione. Era stato così per John Adams, il secondo presidente degli Stati Uniti, e fu altrettanto per suo figlio John Quincy Adams, il sesto presidente e padre di Charles Francis Adams, quest’ultimo membro del Congresso, rappresentante degli Stati Uniti a Londra e padre dello storico Henry Brooks Adams. Se tale illustre genealogia costituì’ per il giovane Henry Adams, sin dalla nascita, il più valido dei lasciapassare, essa gli procurò anche quel marchio incancellabile che a suo dire non avrebbe potuto ostacolarlo maggiormente nelle competizioni che l’attendevano nella vita. Con pungente sarcasmo, Adams inizia la sua famosa autobiografia sottolineando questo stigma, che avrebbe segnato indelebilmente la sua diversità, e avrebbe messo in mano a questo “”figlio del diciassettisimo e del diciottesimo secolo”” delle carte assolutamente inadatte per “”il gioco del ventesimo secolo”” cui era invece destinato. Si potrebbe anche prestargli fede se non fosse ormai notoria la profonda ironia di ogni sua asserzione (…)”” (pag 2, introduzione)”,”USAS-199″
“ADAMS Arthur E.”,”Stalin and his Times.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory.”,”RUSS-056-FL”
“ADAMS Arthur E.”,”Bolsheviks in the Ukraine. The Second Campaign, 1918-1919.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Preface, Introduction, Notes, Conclusion, Epilogue, Bibliography, Index, Maps,”,”RIRO-154-FL”
“ADAMS Arthur E. a cura, saggi di George F. KENNAN Bernard PARES Peter I. LYASHCHENKO William H. CHAMBERLIN Leon TROTSKY Adam B. ULAM Nicholas N. GOLOVINE David MITRANY Launcelot A. OWEN Richard PIPES Isaac DEUTSCHER Alexander KERENSKY Leonid I. STRAKHOVSKY Robert V. DANIELS”,”The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Causes and Processes.”,”Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Introduction, The Conflict of Opinion, foto, Suggestions for Additional Reading,”,”RIRO-173-FL”
“ADAMS Henry”,”Democrazia. Un romanzo americano.”,”Libro di GB e PS “”Con in famiglia due Presidenti degli Stati Uniti, ministri e alte cariche dello Stato, lui stesso avviato alla carriera politica, non meraviglia che ‘Democracy’, l’opera di Henry Adams (1838-1918) comparsa anonima nel 1880 e per la prima volta presentata ora al pubblico italiano, sia anzitutto un romanzo politico”” (risvolto di copertina)”,”VARx-008-FGB”
“ADDARIO Nicolò”,”Una crisi di sistema. Economia, classi sociali e politica in Italia, 1960-1976.”,”ADDARIO Nicolò è docente di sociologia presso l’Università di Pavia. Si è occupato di problemi di sociologia economica e di mutamento sociale. Ha pubblicato saggi sul sottosviluppo, sulla formazione delle classe nei paesi socialisti e sull’imperialismo. Con Alessandro CAVALLI ha pubblicato ‘Economia, società e Stato’ (Il Mulino, 1980).”,”ITAE-216″
“ADDIS SABA Marina”,”Il dibattito sul fascismo. Le interpretazioni degli storici e dei militanti politici.”,”””Del resto, Bobbio lo ha notato, questi grossi intellettuali che divennero fascisti appartenevano per nascita e per formazione al mondo liberale. Il problema delle adesioni individuali al regime rientra d’altronde nella più vasta problematica del consenso. Si può veraente parlare di cosnenso al regime degli intellettuali e delle masse? Anche questa è una questione sub iudice ed è per lo meno imprudente intitolare un volume Gli anni del consenso o La fabbrica del consenso e anche affermare che esso c’è stato, come fa Amendola, sia pure con qualche limitazione, riferendolo “”a larga parte dell’ alta borghesia e dei ceti medi””, ammettendo anche “”appoggi in alcuni strati della popolazione lavoratrice”” e parlando di “”largo consenso conquistato dal regime, naturalmente con i suoi momenti di alti e bassi””, d’ accordo con De Felice e altri storici nell’ additare il massimo del consenso nei momenti della Conciliazione e della conquista dell’ Impero””. (pag 17-18) “”Il fascismo, secondo De Felice, non era nato né reazionario né borghese, ma cambiando volto “”aveva perso gran parte della sua originaria carica rivoluzionaria e sovversiva”” e secondo lui l’ incontro con le forze conservatrici si realizzò “”non perché queste forze avessero una particolare predilezione per il fascismo – tutt’ altro, ché dubbi e remore di vario tipo sussistettero a lungo e furono rese più forti dalla volontà e dall’ abilità di Mussolini nel non lasciarsi mai del tutto condizionare da esse e integrare in esse, sicché al momento opportuno riuscirà in gran parte a egemonizzarle, invece di essere egemonizzato da esse – ma perché solo il fascismo con la sua indubbia carica ideale e la sua apparenza rivoluzionaria poteva assurgere a vera forza reazionaria, poteva dare una veste ideologica, una ‘morale’ alla reazione””. (pag 61-62)”,”ITAF-205″
“ADDIS SABA Marina”,”Anna Kuliscioff. Vita privata e passione politica.”,”ADDIS SABA Marina insegna storia contemporanea alla facoltà di lettere dell’ Università di Sassari. Studiosa del regime fascista ha pubblicato tra l’ altro ‘Gioventù italiana del Littorio’ (1973) e ‘Il dibattito sul fascismo’ (1976). “”Per le feste Anna risolve di recarsi a Ginevra dove la colonia dei russi la accoglie con affetto; è con lei un’ amica bernese che è molto simpatica, “”condivide in pieno le nostre idee””; risiedono a Ginevra Plechanov, Vera Zasulic e il gruppo di Emancipazione del Lavoro, cui aderivano la Zasulic, Akselrod Axelrod, Dejc e Ignatov, che seguivano tutti Plechanov nel suo percorso di avvicinamento e di interpretazione del marxismo; più che un gruppo politico di azione, essi costituivano allora un gruppo di studio e di propaganda e si proponevano anche di convertire i loro vecchi compagni verso una nuova forma di lotta di classe. Essi erano innanzitutto un gruppo di amici, legato anche dalla comune origine russa, dall’ interesse per la patria lontana e sofferente. Anna resterà sempre legata a loro, (…)””. (pag 76) “”(…) la sala era affollatissima, la curiosità al massimo, la fama della ex terrorista bellissima, bionda, legata di libera unione con Costa prima e ora con Turati, fa insieme attrazione e scandalo: le madri pensano un po’ se sia il caso di dare il permesso alle loro figlie di andare a sentirla, infine la curiosità vince e Anna seduce il suo pubblico. “”Avrebbero dovuto buttarla dalla finestra per quello che diceva”” commenta Turati, ma invece ha unanimi applausi dal pubblico e dalla stampa. La “”dottora Kuliscioff”” è di moda.”” (pag 100)”,”MITS-288″
“ADDIS-SABA Marina”,”Partigiane. Tutte le donne della Resistenza.”,”Collaborazione editoriale di Cesare De-Simone Marina Addis Saba vive e lavora a Sassari dove insegna storia contemporanea alla facoltà di lingue (1998). “”Nelle loro testimonianze le donne non tendono a esaltare le loro gesta – non sono abituate al protagonismo (…)”” (pag 27) Nomi di battaglia “”A proposito dei nomi di battaglia delle partigiane, è stato già notato che le donne assumono nella lotta nomi assai differenti da quelli maschili, nei quali si trova sempre o un’espressione di forza Lupo, Falco o un ricordo storico o romanzesco Barbato, D’Artagnan, Robespierre, Danton. Le donne assumono nomi comuni adatti non per imprese belliche, ma per azioni quotidiane, così Carla è Elena, Marisa è Rosa, Maria Teresa è Piera, Lucia è Maria. I nomi comuni con i quali le ragazze sono chiamate sul lavoro sono usati per una giusta preoccupazione di prudenza; ma spesso le ragazze non scelgono, accettano il nome che viene dato loro (…)”” (pag 117)”,”ITAR-317″
“ADDUCI Matilde”,”L’India contemporanea. Dall’indipendenza all’era della globalizzazione.”,”ADDUCI Matilde insegna nell’Università di Torino. Fa parte di IIPPE e dell’osservatorio italiano di Asia Major.”,”INDx-109″
“ADELMAN Paul”,”The Rise of the Labour Party, 1880-1945.”,”ADELMAN Paul Reader in History, Kingston Polytechnic, Surrey. “”La Conferenza di Stoccolma, che fallì, risultò essere meno importante delle dimissioni di Henderson. Libero dall’ incarico, Arthur Henderson fu in grado di concentrarsi sulla riorganizzazione del Labour Party e sulla formulazione delle sue idee di politica estera, un programma che lo portò a stretto contatto con Ramsay MacDonald e col gruppo anti-guerra e così aprì la strada per la riconciliazione all’ interno del partito che fu uno dei suoi maggiori risultati. Nella seconda metà del 1917, perciò, con un piede ancora al governo, il Partito laburista (…) stava già “”lottando per la supremazia””. Con l’ ispirazione di Henderson il Labour Party cominciò a sviluppare un programma per una “”giusta pace””, un programma in cui Henderson lavorò strettamente con MacDonald e Sidney Webb ed ebbe il sostegno del TUC.”” (pag 49)”,”MUKx-128″
“ADENAUER Konrad”,”El papel de Europa en el mundo.”,”Fattori potenza demografia e superficie: “”A questi due giganteschi paesi (Stati Uniti e Russia sovietica, ndr) segue la Cina rossa come terza superpotenza. C’è da segnalare qui che, nel caso della Cina rossa, le indicazioni numeriche si basano in parte su calcoli approssimati. Ha una superficie di 9.7 milioni di chilometri quadrati, ossia, molto più degli Stati Uniti, e molto meno della metà del territorio della Russia sovietica. Si calcola che la popolazione ascende a 630 milioni, comprendendo le sue truppe tre milioni di uomini. E qual’è la situazione dell’ Europa?”” (pag 20) Rapporti Stati Uniti – Europa “”Non si deve credere che l’ unificazione politica dell’ Europa ci collocherebbe in contrapposizione agli Stati Uniti (…)””. (pag 30) Questione tempi rapida unificazione: “”Infine, si basa sull’ impossibilità di calcolare l’ evoluzione della Cina rossa. Questo pericolo della situazione, ovvero, la straordinaria velocità dei cambiamenti, obbliga l’ Europa a una attuazione rapida e netta, la obbliga a una rapida unificazione politica, al fine di poter difendere i suoi interessi speciali e conservare con ciò la sua esistenza come fattore dell’ avvenire mondiale.”” (pag 31)”,”EURx-177″
“ADENAUER Konrad”,”Mémoires. Tome 2. 1953-1956.”,”Negoziati israelo-tedeschi. La convenzione di Lussemburgo. (pag 129) “”La convenzione con Israele era qualcosa d’altro di un trattato abituale tra due Stati. Essa riposava su un obbligo morale imperativo. La Repubblica federale era decisa a riparare nella misura del possibile il male che Hitler aveva causato agli ebrei.”” (pag 139) L’ insurrezione nella zona russa e a Berlino. “”Ma la situazione non migliorava. Il 17 giugno 1953, tutta la zona orientale si trovava in stato d’ insurrezione. Manifestazioni avevano luogo in molte città, e sovente nelle campagne. E’ a Berlino che il sollevamento fu più violento. Gli oratori della SED tentarono invano di disperdere i manifestanti con l’ aiuto della Volkspolizei. Centinaia di blindati e di carri sovietici solcavano le strade. Le truppe russe, in tenuta da combattimento, chiudevano il quartiere governativo. Verso mezzogiorno furono sparati i primi colpi contro uomini disarmati; che provarono a difendersi con delle pietre. Alle 13, gli alti comandi militari sovietici proclamarono lo stato d’ eccezione. Gli arresti e le esecuzioni cominnciarono. E’ così che fu spezzata brutalmente la volontà di resistenza di una popolazione senza difesa.”” (pag 203) Scacco CED (pag 251)”,”GERV-052″
“ADIGA Aravind”,”La Tigre Bianca.”,”Aravind Adiga è nato a Madras nel 1974. Dopo aver soggiornato in diversi paesi, attualmente vive a Mumbai. Questo è il suo primo romanzo.”,”INDx-008-FC”
“ADINOLFI Adelina”,”I lavoratori extracomunitari. Norme interne e internazionali.”,”ADINOLFI Adelina è ricercatrice di Diritto Internazionale nell’Università di Firenze.”,”DIRx-026″
“ADKINS Roy”,”Trafalgar. The Biography of a Battle.”,”Roy Adkins è un autore che si è occupato dello sbarco e invasione di Napoleone in Egitto. Ha scritto ‘The Keys of Egypt: The Race to Read the Hieroglyphis’ con Lesley Adkins. In apertura: ‘Let us be masters of the Channel for six hours, and we are masters of the world!’ (Napoleone Bonaparte. luglio 1804) ‘It is necessary for us to be masters of the sea for six hours, and England will have ceased to exist’ (Napoleone Bonaparte, giugno 1805) “”Diventiamo padroni della Manica per sei ore e saremo padroni del mondo!». “”Bisogna essere padroni del mare per sei ore, e l’Inghilterra non esisterà più”””,”QMIN-050-FSL”
“ADLEMAN Robert H. WALTON George”,”Oggi è caduta Roma. La lunga campagna d’Italia, 1943-’44.”,”R.H. Adleman, giornalista, collabora a quotidiani e settimanali degli Usa. George Walton colonnello a riposo dell’Esercito americano è stato per un certo periodo professore di Scienze Politiche all’Università della Pennsylvania, avvocato nel New Jersey e capo dell’Ufficio PIani del Servizio di leva dell’Esercito. Di Adleman e Walton è anche ‘The Devil’s Brigade’. Esibizionismo. Giudizi contrapposti sul generale Clark. “”«Credo» disse un ex ufficiale del VI corpo «che la presunzione avvolgesse Clark come un’aura metapsichica. Dovunque andasse, dovunque si trovasse, magari semplicemente accanto alla sua jeep su una grande strada, emanava attorno a sé questa atmosfera particolare. Le sue stellette erano più grandi di quelle degli altri generali. Ed era più alto degli altri generali; se si trovava in un gruppo, ne emergeva. (…) Ero convinto che perfino il suo modo di salire nella jeep o di scenderne era studiato. La maggior parte di noi era arrivata alla conclusione che egli stesse sempre recitando una parte». Un fante di linea, parlando dell’abitudine di Clark di ossessionare con la sua presenza i reparti avanzati, disse: «Puah, ci capitava sempre fra i piedi, e si metteva a cercare i ‘Krauts’ col binocolo, mentre i fotografi lo fotografavano. Ma non lasciava ai tedeschi il tempo di puntarlo, ché saltava sulla jeep e via, e chi rimaneva a prendersi le granate eravamo noi». In contrasto con questo giudizio, però, ecco il ricordo di un ufficiale della Sezione Operazioni: «Una volta un collega e io avevamo deciso di andare a fare delle ricognizioni sulla cima di una alta collina. I tedeschi tenevano questa collina sotto il tiro diretto dei loro pezzi, cosicché ci arrampicammo strisciando nei canali di scolo ai due lati della strada. Arrivati in cima, quando stavamo per congratularci con noi stessi dell’impresa compiuta, chi vediamo? vediamo Clark che se ne stava lassù tutto solo (l’aiutante era al riparo in un fossato vicino) a guardare la situazione nella vallata e a prendere appunti su un bloc-notes. L’unica concessione che egli aveva fatta alle norme di sicurezza era stata quella di abbassare il parabrezza della jeep, perché non riflettesse i raggi del sole. Il collega che era con me mormorò: “”Come fa quel bastardo ad avere tanto coraggio?»”” (pag 148-149)”,”QMIS-055-FV”
“ADLER Max; introduzione e cura di Roberto RACINARO”,”La concezione dello Stato nel marxismo. Confronto con le posizioni di Kelsen.”,”Max ADLER (1873-1937) fu il massimo teorico dell’ austromarxismo. In un primo tempo sostenne la necessità di un socialismo fondato sull’ etica kantiana e fu convinto assertore della distinzione tra bolscevismo e comunismo. A partire dagli anni 1920, e nel corso della discussione sul programma del congresso di Linz (1926), A. si avvicinò progressivamente all’ala sinistra della socialdemocrazia sostenendo la necessità della dittatura del proletariato e accentuando le divergenze con Otto BAUER che sfoceranno in aperto dissidio negli anni 1930, durante l’ascesa del nazismo in GERM e AU fino alla sua espulsione dal partito. Di ADLER la DE-DONATO ha pubblicato: ‘Democrazia e consigli operai’, ‘Il socialismo e gli intellettuali’ ‘Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza’. “”Già nel ’18 Brumaio’ Marx ha mostrato che tutti i progressi della forma statale, dal feudalesimo, attraverso lo Stato assolutistico, la monarchia legittimistica e costituzionale, fino alla repubblica parlamentare, non potevano non condurre ad altro che a fare del potere statale uno strumento di dominio più conveniente per la classe o per i gruppi di classi di volta in volta dominanti. “”Tutti i rivolgimenti politici non fecero che perfezionare questa macchina invece di spezzarla””. I progressi della democrazia erano ugualmente soltanto mutamenti di ruolo nella lotta dei partiti borghesi, lotta nella quale “”il possesso di questo enorme edificio dello Stato”” fu considerato “”come il bottino principale del vincitore”” (Marx, Il 18 Brumaio, p. 206-7). E ciò che qui scriveva il ‘giovane’ Marx, lo confermava il Marx ‘maturo’, quando, ne ‘La guerra civile in Francia’, dice: “”Dopo ogni rivoluzione che segnava un passo avanti nella lotta di classe, il carattere puramente repressivo del potere dello Stato risultava in modo sempre più evidente”” (Marx, La guerra civile in Francia, p.60)”” (pag 127) [Max Adler, La concezione dello stato nel marxismo, 1979]”,”TEOC-017″
“ADLER Max”,”Democrazia e consigli operai.”,”Questo pamphlet del socialdemocratico di sinistra Max ADLER (1873-1937) venne pubblicato a Vienna nel 1919. ADLER dimostra che il nodo dei consigli operai esiste e dovrà essere alla fine tagliato. ADLER (Max), sociologo austriaco (Vienna 1873 – 1937), professore all’università di Vienna ed esponente dell’ austromarxismo; ispirandosi alla gnoseologia kantiana, cercò di dare una fondazione critica della sociologia, da lui accolta nell’interpretazione di Marx ed Engels. Tra le opere: ‘Marx come pensatore’ (1908), ‘L’importanza di Georg Simmel nella storia del pensiero’ (1919), ‘Engels come pensatore’ (1921), ‘Kant e il marxismo’ (1925), ‘L’enigma della società’ (1936). (RIZ)”,”MAUx-007″
“ADLER Max a cura Tommaso LA-ROCCA”,”Religione e società.”,”Max ADLER (1873-1937) è il maggior teorico dell’ austromarxismo. E’ anche uno dei pensatori marxisti più sensibili e attenti al tema della religione. Qui si riportano due scritti inediti ‘Sklaverei und Christentum’ (Schiavitù e cristianesimo) e ‘Religion Privatsache’ (Religione affare privato). Entrambi sono stati ritrovati nelle carte del Nachlass del ‘Max Adlers Archiv’ (Univ Vienna) diretto dal Prof. Norbert LESER. Sulla Q del proselitismo del socialismo tra le file dei credenti ci furono inviti di cautela ad ADLER da parte del compagno di partito Karl RENNER (v. nota 26 pag 42). Sulla Q della schiavitù nel mondo antico (v. pag 62) secondo ADLER essa non si caratterizza per il totale dominio del proprietario sullo schiavo (questo è in ogni tempo il privilegio dei più forti) ma per la condizione giuridica: era l’attuazione di un diritto.”,”RELP-001″
“ADLER Max; a cura e con un saggio introduttivo di Leonardo PAGGI”,”Il socialismo e gli intellettuali.”,”Max ADLER (1873-1937) fu il massimo teorico dell’ austromarxismo. In un primo tempo sostenne la necessità di un socialismo fondato sull’ etica kantiana e fu convinto assertore della distinzione tra bolscevismo e comunismo. A partire dagli anni Venti e in particolare nel corso della discussione sul programma del congresso di Linz (1926) si avvicinò progressivamente all’ ala sinistra della socialdemocrazia sostenendo la necessità della dittatura del proletariato e accentuando le divergenze con Otto BAUER che sfoceranno in un aperto dissidio negli anni Trenta durante l’ascesa del nazismo in Germania e in Austria, fino alla sua espulsione dal partito. Nei risvolti di copertina sono elencate le sue opere in tedesco.”,”MAUx-009″
“ADLER F. ABRAMOWITSCH BAUER BLUM BRACKE BRAILSFORD BUCHINGER CRISPIEN FAURE HENDERSON HILFERDING HILLQUIT HUYSMANS KUNF LEUTERITZ LIPINSKI MODIGLIANI OUDEGEEST SHAW STAUNING STOLTEN THOMAS VANDERVELDE WALLHEAD WEBB WELS, interventi”,”Protokoll des Internationalen Sozialistischen Arbeiterkongresses in Hamburg vom 21. bis 25. Mai 1923.”,”interventi di ADLER ABRAMOWITSCH BAUER BLUM BRACKE BRAILSFORD BUCHINGER CRISPIEN FAURE HENDERSON HILFERDING HILLQUIT HUYSMANS KUNF LEUTERITZ LIPINSKI MODIGLIANI OUDEGEEST SHAW STAUNING STOLTEN THOMAS VANDERVELDE WALLHEAD WEBB WELS ADLER (Friedrich), socialista austriaco (Vienna 1879 – Zurigo 1960) figlio di Viktor. Leader dell’ala sinistra del partito socialdemocratico e segretario del partito nel 1911, come atto di protesta contro la guerra uccise nel 1916 il primo ministro austriaco conte Stürgkh. Condannato a morte (pena commutata in diciott’anni di carcere), fu liberato nel 1918; in seguito ebbe parte di rilievo nella fondazione della Repubblica Austriaca. Eletto segretario dell’ Internazionale socialista (1923), tenne tale carica sino al 1940, vivendo, dal 1935, a Zurigo, a Londra e a Bruxelles, poiché era stato esiliato dall’ Austria (1934). Rifugiatosi in America dal 1940 al 1946, nel dopoguerra si stabilì in Svizzera. (RIZ).”,”INTx-013″
“ADLER Friedrich ADLER Emma ANKERSMIT Johan Frederik AUSOBSKY Alois BAUER Otto BEBEL August BERMANN Julius BERNSTEIN Eduard BRÜGEL Ludwig BUCHINGER Emanuel DAN-MARTOV Lydia DASZYNSKI Ignaz EINSTEIN Albert ELLENBOGEN Wilhelm FRANK Josef GRÜNWALD Julius HARTMANN Ludo M. HOFBAUER Josef HUYSMANS Camille JARMER Iganz KARPELES Benno KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise LANGER Alexander LEISSNER Ferdinand LEUTHNER Karl MUCHITSCH Vinzenz PERNERSTORFER Engelbert PÖLZER Johann POHL-GLAS Lotte RENNER Karl SEIDEL Robert TREVES Claudio TROELSTRA Pieter Jellis TROTSKY Leon VANDERVELDE Emile e altri; scritti di”,”Victor Adler im Spiegel seiner Zeitgenossen..”,”ADLER Friedrich ADLER Emma ANKERSMIT Johan Frederik AUSOBSKY Alois BAUER Otto BEBEL August BERMANN Julius BERNSTEIN Eduard BRÜGEL Ludwig BUCHINGER Emanuel DAN-MARTOV Lydia DASZYNSKI Ignaz EINSTEIN Albert ELLENBOGEN Wilhelm FRANK Josef GRÜNWALD Julius HARTMANN Ludo M. HOFBAUER Josef HUYSMANS Camille JARMER Iganz KARPELES Benno KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise LANGER Alexander LEISSNER Ferdinand LEUTHNER Karl MUCHITSCH Vinzenz PERNERSTORFER Engelbert PÖLZER Johann POHL-GLAS Lotte RENNER Karl SEIDEL Robert TREVES Claudio TROELSTRA Pieter Jellis TROTSKY Leon VANDERVELDE Emile e altri; scritti di. ADLER (Viktor), uomo politico austriaco (Praga 1852 – Vienna 1918). Israelita, fu, con Engels, Kautsky e Liebknecht, una delle figure più significative del socialismo tedesco. Laureato in medicina, si sforzò di riunire in un solo partito tutte le frazioni socialiste dell’ Impero austro-ungarico, e vi riuscì al congresso di Hainfeld (1889) nel quale nacque il partito socialdemocratico austriaco. Membro del comitato direttivo del partito, fondò nel 1893 a Vienna il quotidiano Die Arbeiterzeitung (La gazzetta dei lavoratori). Nel 1905, eletto, malgrado la tenace opposizione degli antisemiti, deputato al Reichsrat come rappresentante di Reichenberg (Boemia), assunse la direzione del partito operaio nella lotta per il suffragio universale. Mentre la monarchia austro- ungarica stava sfasciandosi fu, pochi giorni prima della morte, nominato segretario di Stato agli esteri. Oratore vivace e arguto, fu il principale avversario, a Vienna, degli antisemiti viennesi ed ebbe gran parte nel movimento internazionalista. (RIZ)”,”MAUx-017″
“ADLER F. BAUER FAURE MACDONALD RADEK SERRATI VANDERVELDE ZETKIN”,”Conference des Trois Internationales. Tenue à Berlin, les 2, 4 et 5 avril 1922 (compte rendu stenographique).”,”Ciascun Esecutivo si era fatto rappresentare da tre membri che costituirono il Comitato dei Nove, che tenne delle sedute di deliberazione durante tutta la durata della Conferenza. Questo comitato era così composto: per l’ Esecutivo della 2° Internazionale: MACDONALD, VANDERVELDE e WELS, per l’ Esecutivo dell’ IC, RADEK, FROSSARD e ZETKIN, per l’ Esecutivo dell’ Unione dei partiti socialisti per l’ azione internazionale (UPS), ADLER, BRACKE e CRISPIEN.”,”INTx-015″
“ADLER Georg”,”Stirners Anarchistische Sozialtheorie.”,”L’A è stato professore all’ Università di Kiel”,”ANAx-144″
“ADLER F. BAUER FAURE MACDONALD RADEK SERRATI VANDERVELDE ZETKIN”,”Conference des Trois Internationales. Tenue à Berlin, les 2, 4 et 5 avril 1922 (compte rendu stenographique).”,”Ciascun Esecutivo si era fatto rappresentare da tre membri che costituirono il Comitato dei Nove, che tenne delle sedute di deliberazione durante tutta la durata della Conferenza. Questo comitato era così composto: per l’ Esecutivo della 2° Internazionale: MACDONALD, VANDERVELDE e WELS, per l’ Esecutivo dell’ IC, RADEK, FROSSARD e ZETKIN, per l’ Esecutivo dell’ Unione dei partiti socialisti per l’ azione internazionale (UPS), ADLER, BRACKE e CRISPIEN.”,”INTx-022″
“ADLER Victor e altri”,”Briefwechsel mit August Bebel und Karl Kautsky. Sowie Briefe von und an Ignaz Auer, Eduard Bernstein, Adolf Braun, Heinrich Dietz, Friedrich Ebert, Wilhelm Liebknecht, Hermann Müller und Paul Singer.”,”Contiene lettere di Victor ADLER a BEBEL, a KAUTSKY e a LIEBKNECHT e altri; di BEBEL ad ADLER e altri, di KAUTSKY ad ADLER, ENGELS, HELLER e altri, di Wilhelm LIEBKNECHT ad ADLER e altri, di SINGER ad ADLER. Oltre ad altre lettere di altri esponenti, l’ opera contiene anche vari articoli e discorsi.”,”MAUx-023″
“ADLER Victor”,”Victor Adlers. Aufsätze, Reden und Briefe. Herausgegeben vom Parteivorstand der Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs. Erstes Heft: Victor Adler und Friedrich Engels.”,”Oltre allo scambio di lettere di V. ADLER con F. ENGELS (prima parte del volumetto), la seconda parte contiene gli articoli di Victor ADLER in commemorazione della morte di ENGELS (da pag 135), di Leo FRANKEL e di Eleanor MARX-AVELING apparsi su ‘Arbeiter-Zeitung’. Il suo intervento per il ventesimo della morte di MARX, un articolo (Arbeiter-Z) sul lascito di Marx, Engels e Lassalle, una lettera di ENGELS, il carteggio tra MARX ed ENGELS, il secolo di Karl Marx.”,”MAES-052″
“ADLER Max”,”Der Sozialismus und die Intellektuellen.”,”””Die Wissenschaft soll kein egoistisches Vergnügen sein; diese einigen, welche so glücklich sind, sich wissenschaftlichen Zwecken widmen zu können, sollen auch die ersten sein, welche ihre Kenntnisse in den Dienst der Menschheit stellen””. (in apertura, Karl Marx) “”La scienza non deve essere un piacere egoistico; coloro che sono così fortunati da potersi dedicare a compiti scientifici, devono anche essere i primi a porre le loro conoscenze al servizio dell’ umanità”””,”TEOC-294″
“ADLER Max”,”Der Marxismus als proletarische Lebenslehre.”,”Marx “”Selbstverständigung der Zeit über ihre Kämpfe und Wünsche””. “”Autocomprensione del tempo concernente le nostre lotte e le nostre richieste””. (pag 13)”,”MADS-344″
“ADLER Alan a cura”,”Theses, Resolutions and Manifestos of the First Four Congresses of the Third International.”,”Questa compilazione è presa principalmente da Kommunistischeskii Internatsional v Dokumentakh, Moscow, 1933, a cura di Bela KUN 21 Punti. Tesi sulle Condizioni di Ammissione alla Internazionale Comunista, 30 luglio 1920 presentate da Trotsky. (pag 92) “”21. I membri del partito che essenzialmente rifiutano le condizioni e Tesi stabilite dall’ Internazionale Comunista devono essere espulsi dal partito””. (pag 97)”,”INTT-201″
“ADLER Solomon”,”Dal Kuomintang alle Comuni del popolo. La prima, rigorosa sintesi storica dei grandiosi rivolgimenti economici che hanno trasformato il volto della Cina del dopoguerra. (Tit. orig.: The Chinese Economy)”,”ADLER Solomon è nato in Gran Bretagna e ha studiato all’ Università di Oxford e all’ Istituto di economia di Londra. Nel 1941 fu inviato in Cina per conto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. In seguito fu nominato attaché dell’ ambasciata americana presso il governo di Chiang (Ciang) Kai-shek, a Ciungking e a Nanchino. Ha lasciato la Cina nel 1947, ma vi è più volte ritornato negli anni seguenti compiendo studi sugli sviluppi dell’ economia cinese prima e dopo la repubblica popolare. “”Nel 1954 i lavoratori delle imprese statali e delle più grandi fabbriche avevano ottenuto la giornata di otto ore, che era ormai diffusa in tutta l’ industria tessile; nel 1956 il ministro del lavoro affermava che la settimana di sei giorni e la giornata di otto ore erano completamente generalizzate. Dopo il 1949 i salari sono cresciuti notevolmente anche se non uniformemente.”” (pag 193-194)”,”CINE-004″
“ADLER Federico”,”Autodifesa di Federico Adler dinanzi ai giudici di Vienna.”,”Attentato a Stürgkh. “”Fin da principio, dunque, io era già preparato ad essere condannato dal pubblico ed era an che preparato a vedere la stampa dei socialisti governativi in Austria ed in Germania disfarsi di me, come di un uomo che perduto la ragione. Infatti, ho visto poi il Vorwärts annunciare al mondo il mio atto col titolo: “”L’ atto di un pazzo””. Io ero anche preparato a vedere la Arbeiter Zeitung di Vienna chiamare in aiuto tutti i possibili momenti psicopatici e tentare di rappresentare il mio atto come se io non fossi stato in possesso dei miei sensi””. (pag 9) I rapporti tra padre e figlio (Victor e Friedrich Adler) (pag 50) Tre versi della Marsigliese operaia di Andorf (pag 62) “”Noi non contiamo il nemico, non i pericoli! Marsch, Marsch! Marsch, Marsch! e sia pure la morte! Poiché rossa è la nostra bandiera!”””,”MAUx-027″
“ADLER Max”,”Marx und Engels als Denker.”,”Max ADLER nasce a Vienna nel 1873 e muore nella stessa città nel 1937. Insieme a Karl RENNER e a Otto BAUER è stato uno dei pensatori del cosiddetto ‘austromarxismo’. “”Prophetisch hatte der junge Marx in den “”Deutsch-französichen Jahrbüchern””, dieser großartigen Ouvertüre des wissenschaftlichen Sozialismus, in der bereits seine tiefsten Gedankenmotive erklingen, geschrieben: “”Wie die Philosophie im Proletariat ihre materiellen, so findet das Proletariat in der Philosophie seine geistigen Waffen, und sobald der Blitz des Gedankens in diesen naiven Volksboden eingeschlagen ist, wird sich die Emanzipation der Deutschen zu Menschen vollziehen.”” Der Blitz des Gedankens in diesen naiven Volksboden war der Marxismus: er konnte, ja mußte dort einschlagen, weil das Proletariat in seinem Lichte ja nur sich selbst und seine eigenen Lebenverhältnisse und Lebenschicksale erkannte.”” (pag 149)”,”MADS-427″
“ADLER Friedrich”,”Le proces de Moscou. Un procès en sorcellerie.”,”ADLER Friedrich segretario dell’ Internazionale operaia socialista. Il sistema delle confessioni estorte. “”‘L’essentiel y réside dans les interrogatoires preliminaires’; lors des débats publics, on se contente de donner connaissance des résultats acquis, des aveux obtenus. Pritt, qui a étudié les divers systèmes juridiques, connaît évidemment bien tout cela, c’est pourquoi il fut si étrange de le voir expliquer et juger un procès mené conformément aux principes de la juridiction inquisitoriale, ‘comme si’ c’était à des juges anglais que ces aveux avaient été faits (1). C’est ainsi qu’en conclusion de ses observations, il déclarait que le procès avait été mené “”en toute justice””, exactement comme un Pritt du XVII° siècle après un voyage à Rome où il aurait assisté au Tribunal de l’Inquisition dans le couvent dominicain de Santa Maria sopra Minerva, aurait pu constater que le procès avait été mené “”en toute justice”” lorsque Galilée renia publiquement ses erreurs””. (pag 24-25) (1) A.J. Cummings, dans son livre “”Le Procès de Moscou”” (“”The Moscow Trial””, Victor Gollanz, 1933) (…)”,”RUSS-196″
“ADLER Friedrich, a cura di Enzo COLLOTTI”,”La guerra e la crisi della socialdemocrazia.”,”L’ “”autodifesa”” di Friedrich ADLER relativa all’ uccisione del Conte STÜRGKH, nel processo davanti al tribunale di Vienna itnrodotta da un saggio di Enzo COLLOTTI Cita libro di NECK (v. nota pag 14) (ordinato ad Abeb) (pag 49) “”(Adler) (…) Per la verità sei mesi fa l’Internazionale era in quel discredito del quale si è fatto espressione il signor procuratore di Stato. Ma ora ci troviamo in un’altra situazione. Non ho bisogno oggi di cominciare col dimostrare che ‘come internazionalista io non ero e non sono isolato’. Ma il procuratore di Stato fa anche dippiù, insinuando che io sarei stato isolato nel partito anche nell’atteggiamento assunto nei confronti del sistema d’oppressione vigente in Austria. Per quanto mi trovi costretto ad attaccare i miei compagni di partito, e in particolare la direzione, dovrò tuttavia dichiarare che questo è un ingiustificato rimprovero che ad essi muove il procuratore, che anzi tutto il disprezzo che io nutro per il sistema austriaco è condiviso dalla grande maggioranza della direzione del partito. Ci sono soltanto poche eccezioni, propriamente una soltanto, che giustifica l’assolutismo, e questa è rappresentata dal dottor Renner, il quale persino nelle ultime settimane nelle quali io mi trovavo ancora in libertà, è arrivato al punto da voler giustificare la legge antisocialista che fu emanata in Germania dopo la guerra del ’70.”” (pag 121)”,”AUTx-031″
“ADLER Felix McKELWAY A.J. ADAMS Myron E. LOVEJOY Owen R. e altri”,”Child Labor.”,”ADLER Felix Ph. D. Chariman of the National Child Labor Commitee e professore di Etica politica e sociale alla Columbia Università, New York.”,”CONx-167″
“ADLER Max”,”Sozialismus und Gewerkschaften. Der Sozialismus seit Marx und die internationale Gewerkschaftsbewegung.”,”Marx (pag 18-19) “”Von großer Bedeutung für das Verhältnis der Gewerkschaften zur politischen Bewegung im Sinne der marxistischen Theorie sind auch die vielzitierten Aeußerungen, die Marx gelegentlich seiner Anwesenheit in Hannover (1869) im Gespräch mit Haman, dem Kassier der Metallarbeiter-gewerkschaft, gemacht hat. Haman hatte nämlich gefragt, ob die Gewerkschaften von einem politischen Verein abhängig sein müssen. Darauf antwortete Marx: “”Niemals dürfen die Gewerkschaften mit einem politischen Verein in Zusammenhang gebracht oder von einem solchen abhängig gemacht werden, wenn sie ihre Aufgabe erfüllen sollen: geschieht dieses, so heißt das, ihnen den Todesstoß geben. Die Gewerkschaften sind die Schulen für den Sozialismus. In den Gewerkschaften werden die Arbeiter zu Sozialisten herangebildet, weil ihnen da täglich der Kampf vor Augen geführt wird””. Diese Aeußerung von Marx sieht nicht, wie es auf den ersten Blick scheinen möchte, in Widerspruch mit der grundsätzlichen Betonung der Notwendigkeit des politischen Kampfes zur Eroberung der Staatsmacht, die zum Wesen des Marxismus gehört. Sie will im Gegenteil die prinzipielle Verschiedenheit der Arbeiterpolitik von der im gewöhnlichen Sinne des Wortes politischen Parteitätigkeit unterstreichen, insofern die letzters nur politische Tätigkeit im Klassenstaate und nicht gegen den Klassenstaat sei.”” (pag 18-19) [Max Adler, Sozialismus und Gewerkschaften. Der Sozialismus seit Marx und die internationale Gewerkschaftsbewegung, 1973]”,”TEOC-612″
“ADLER Georg”,”Franz Mehring als Historiker.”,”ADLER Georg professore nell’Università di Kiel”,”MEHx-070″
“ADLER Nanci”,”Victims of Soviet Terror. The Story of the Memorial Movement.”,”Nanci Adler, a graduate of Columbia University and the University of Amsterdam (the Netherlands), is with the Geneva Initiative on Psychiatry and the Second World Center in Amsterdam. She is a contributor to numerous journals. Foreword by Jonathan SANDERS, Preface, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Appendix A e B, Selected Bibliography, foto, Notes, About the Author, Index,”,”RUSS-024-FL”
“ADLER Georg”,”Die imperialistische Sozialpolitik. Disraeli, Napoleon III, Bismarck. Eine Skizze.”,”””Die imperialistische Sozialpolitik der Gegenwart ist oft mit der caesaristischen des niedergehenden Römerreiches verglichen worden. Und wie die Parole “”Brot und Spiele!”” allgemein als Symptom der Decadence der antiken Welt gift, so wird dann auch die Sozialreform der modernen Träger des imperiastischen Gedankens als Sympton des Niederganges der neueren Kultur dargestellt. Aber diese Parallele ist unzutreffend”” (pag 48) “”La politica sociale imperialista di presenza è stata spesso paragonata con il cesaristico declino dell’Impero Romano. Come lo slogan “”pane e giochi”” era un sintomo della decadenza del mondo antico, così ora la riforma sociale del moderno conduttore del pensiero imperialista si presenta come un sintomo del declino della cultura moderna. Ma questo parallelo non è corretto “” Notizia su Georg Adler (storico): “”Sozialdemokratische Parteitage (1890 – 1959) Protokolle über die Verhandlungen der Parteitage der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands Online-Edition der Bibliothek der Friedrich-Ebert-Stiftung”” “”Eine Internetedition von Parteitagsprotokollen einer demokratischen Massenpartei bedarf keiner Begründung. Parteitage verabschieden die zentralen programmatischen Dokumente der Partei, wählen die leitenden Gremien und stellen mit den verabschiedeten Resolutionen die Weichen für die politische Orientierung der Partei. Für die Sozialdemokratische Partei Deutschlands kommt noch hinzu, dass seit ihrem Bestehen die Diskussionen auf den Parteitagen die breiten pluralistischen Flügelbildungen dokumentieren, die so charakteristisch für die Partei sind. Die Sozialdemokratische Partei Deutschlands war sich des hohen ,,Quellenwert”” ihrer Parteitagsprotokolle stets bewusst. Bereits vor knapp hundert Jahren legte der Mitarbeiter der ,,Sozialistischen Monatshefte””, Wilhelm Schröder, im Münchener Parteiverlag von Georg Birk sein ,,Handbuch der sozialdemokratischen Parteitage von 1863 bis 1909″” vor. Das Handbuch wurde in 19 Lieferungen verkauft und bot eine nach Stichworten geordnete Erschließung der Resolutionen und Debattenbeiträge. Die Begründung, die Wilhelm Schröder für die Herausgabe seines umfassenden Werkes gab, ist heute noch höchst aktuell: ,,Wer in die Geschichte der Sozialdemokratie eindringen, sich über ihre Bestrebungen unterrichten, ihre inneren Kämpfe und die aus ihnen resultierende Entwicklung der Partei beurteilen lernen will, ist vor allem auf das Studium der sozialdemokratischen Parteitage angewiesen. Was die Partei im Lande bewegt hat, spiegelt sich hier in den Verhandlungen und Beschlüssen wider; hier werden die Schlusssteine der Entwicklungsperioden gesetzt, hier werden die Wege markiert zu neuen Zielen.”” (S. 3) Allerdings fügte Schröder auch hinzu: ,,So unerlässlich nun die Kenntnis der Vorgänge auf den Parteitagen ist, so schwierig ist es in den meisten Fällen, zur Beurteilung irgendwelcher Fragen sich diese Kenntnisse anzueignen … [da] …sie vollständig gesammelt wohl selbst in großen öffentlichen Bibliotheken nicht aufzufinden sein werden.”” (ebda.) Ähnlich sah es die professionelle Zunft. 1911 beklagten sich im ,,Handwörterbuch der Staatswissenschaften”” die beiden renommierten Historiker Georg Adler und Gustav Mayer bitter, dass der Benutzer die ,,primären Quellen über die Geschichte der Sozialdemokratie in den öffentlichen Bibliotheken fast ausnahmslos vergeblich sucht””. (Adler, Georg und Gustav Mayer: Sozialdemokratie. In: Handwörterbuch der Staatswissenschaften, Bd. 7, 3. Aufl., Jena, 1911, S. 603) Ebenso drastisch fiel das Urteil des langjährigen Leiters der Bundestagsbibliothek Ende der fünfziger Jahre aus: SPD-Materialien seien in deutschen Bibliotheken faktisch nicht vorhanden.( Gülich, Wilhelm: Bibliotheken und Archive, sozialwissenschaftliche. In: Handwörterbuch der Sozialwissenschaften, Bd. 2, Stuttgart [u.a.], 1959, S. 204. Erst das ,,Reprint-Geschäft”” der 60er Jahre schaffte Abhilfe. Wenige internationale leistungsstarke Unternehmen hatten sich darauf spezialisiert, ,,klein aber teuer”” urheberrechtsfreie Materialien als ,,Neudrucke”” aufzulegen. Die Nachdruck-Verlage spezialisierten sich in der Regel auf Zeitschriften und zentrale Quellenwerke. Mit den westeuropäischen Universitätsgründungen der sechziger Jahre erschloss sich für die Reprint-Verlage ein neues lukratives Absatzgebiet. Hinzu kam ein starker asiatischer Markt mit Schwerpunkt in Japan. 1971 einigte sich der auf soziale Bewegungen spezialisierte Reprint-Verlag Detlev Auvermann in Glashütten im Taunus und der Verlag Neue Gesellschaft in Bonn-Bad Godesberg auf ein Gemeinschaftsunternehmen, um seltene SPD-Protokolle nachzudrucken. Das Joint Venture startete mit dem Neudruck der Protokolle vor und während des Sozialistengesetzes. Ab 1973 fungierte als Verlagspartner des Auvermann-Verlages der ehemalige sozialdemokratische Parteiverlag J.H.W. Dietz Nachf., der mit dem Verlag Neue Gesellschaft juristisch und verlegerisch eng verbunden war. Das ,,Dietz-Auvermann-Projekt”” begann 1974 mit dem Neudruck des Protokolls des Parteitages 1917 in Würzburg, dem alsbald alle übrigen Parteitagsprotokolle der Weimarer Republik folgten. Ferner wurden die ersten Nachkriegsprotokolle (1946, 1947, 1948) neu aufgelegt, die die ,,Wiedergeburt”” der Sozialdemokratie spiegelten. Als ,,Nachdruckunternehmen”” für Protokolle fungierten ferner der japanische Reprint-Verlag Shosehi in Osaka, das Zentralantiquariat der DDR sowie der ,,Mikrofilm-Verleger”” Mikropress GmbH. Mit der Übernahme der Socialistica des Auvermann-Verlages im Jahr 1977 begründete der Verlag J.H.W. Dietz Nachf. eine ungezählte Serie ,,Reprints zur Sozialgeschichte””, die von Dieter Dowe betreut wurde. Im Rahmen dieser Serie erschienen sukzessive alle SPD-Protokolle des Kaiserreichs. Der ehemalige SPD-Landtagsabgeordnete und Bibliograph der Arbeiterbewegung, Max Schwarz, verbesserte durch seine gründliche Registertechnik den Suchkomfort der Protokolle erheblich. 1986 wurden die ,,Reprints zur Sozialgeschichte”” eingestellt. In der Zwischenzeit waren alle SPD-Protokolle des Kaiserreichs erschienen. Nimmt man alle Neudrucke zusammen, so stand der interessierten Fach-Öffentlichkeit ein Set an zentralen SPD-Quellen von den frühen sechziger Jahre des 19. Jahrhunderts bis zur Neugründung der Bundesrepublik zur Verfügung. Die Fortschritte für die wissenschaftliche Forschung, die politische und Erwachsenenbildung waren unübersehbar. Schwierig blieb die ,,Versorgung”” mit den Niederschriften der ,,SPD-Parlamente”” für die Zeit seit den frühen fünfziger Jahre. Einzige Ausnahme blieb das Protokoll des Godesberger Parteitages: ,,Auf diesem außerordentlichen Parteitag wurde das sog. Godesberger Programm der SPD beschlossen, das das bis dahin formal noch gültige Heidelberger Programm von 1925 ablöste. Als Fazit einer eineinhalb Jahrzehnte dauernden Diskussion vollzog es ,den Abschied vom Sozialismus als Weltanschauung und von der Verabsolutierung bestimmter Methoden zur Verwirklichung des Sozialismus (K. Klotzbach).'”” (Reprints zur Sozialgeschichte bei J.H.W. Dietz Nachf. Hrsg. Dieter Dowe. Bonn, 1979, S. 38.) Im Rahmen des von der Deutschen Forschungsgemeinschaft geförderten Digitalisierungsprojekt ,,Programmatische Dokumente und Statuten der deutschen Gewerkschaftsbewegung und der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (von den Anfängen bis zur Gegenwart (http://library.fes.de/cgi-bin/populo/prodok.pl) kristallisierte sich in der Bibliothek der FES die Idee heraus, die digitalisierten sozialdemokratischen Parteitagsprotokollen als wichtige programmatische Grundsatzpublikationen dem Projekt hinzuzufügen. Mit eigenen finanziellen Mitteln wurden die Protokolle von einem externen Dienstleister für die Jahre 1890 bis 1931 sowie 1959 digitalisiert. Konzeptionell war ferner daran gedacht worden, durch manuelle Neuerfassung der Tagesordnungen und Inhaltsverzeichnisse sowie einer entsprechenden Verlinkung einen verbesserten inhaltlichen Zugriff auf die Dateien zu gewinnen. Auch Max Schwarz’ große Leistungen bei der Erschließung der Protokolle (1890 bis 1913) sollten für eine bessere Erschließung genutzt werden. Obgleich nicht alle ursprünglichen Ansprüche perfekt eingelöst werden konnten und obgleich nicht alle Nachkriegsprotokolle digitalisiert vorliegen, hat sich die Bibliothek der FES entschlossen, die zentralen Quellen zur Geschichte der deutschen Sozialdemokratie in einem eigenen Internetauftritt ins Netz zu stellen. Sie erfüllte damit einen Wunsch der Nutzer und Nutzerinnen. In der Online-Edition ist der Stand der Erschließung hinlänglich und selbsterklärend dokumentiert. Einen besonderen Service bietet die Bibliothek mit der Verlinkung zur Online-Version ,,Chronik der deutschen Sozialdemokratie”” von Franz Osterroth und Dieter Schuster. Dieses zentrale Nachschlagewerk zur Geschichte der deutschen Sozialdemokratie wurde 2001 von der Bibliothek der FES ins Netz gestellt. Der gelernte Arbeiter und Autodidakt Franz Osterroth und der langjährige Leiter des DGB-Archivs Dieter Schuster haben gekonnt die wichtigsten Ereignisse auf den Parteitagen dokumentiert. Mit der Verlinkung auf die entsprechenden Textseiten wird der Gebrauchswert der Internetedition deutlich erhöht. Rüdiger Zimmermann – Leiter der Bibliothek der FES -“” http://library.fes.de/parteitage/spd-pt-einl.html&#8221;,”MGEx-243″
“ADLER Alexandre COHEN Francis DÉCAILLOT Maurice FRIOUX Claude ROBEL Léon”,”L’URSS et Nous.”,”Alexandre Adler agrégé d’histoire, est l’auteur de divers travaux sur l’Union Soviétique; Francis Cohen directeur de La Nouvelle Critique et rédacteur en chef de Recherches internationales, est ancien correspondant de l’Humanité à Moscou; Maurice Decaillot économiste, est l’auteur du Mode de production socialiste; Claude Frioux est professeur à l’Université de Paris VIII-Vincennes; Leon Robel professeur à l’instritut national des Langues et Civilisations orientales (Paris III) est l’auteur de travaux sur la littérature et l’idéologie en URSS. Le presa del potere dei bolscevichi. Le misure energiche prese da Lenin all’inizio della guerra civile e i tentativi di controrivoluzione. “”Or, à ses débuts, ce pouvoir soviétique, dès alors accusé de tant d’horreurs, a été sans doute un des gouvernements révolutionnaires de l’histoire qui s’est le plus appliqué à ménager les vies et toutes les valeurs intellectuelles et artistiques. Attitude qui a contribué, malgré tout ce que la conjoncture avait d’incontrôlable, à ce que les journées révolutionnaires aient été très peu meurtrières et le vandalisme réduit à sa plus simple expression. Le souci de garantir la sécurité et les possibilités de travail des hommes de culture a été une idée fixe de Lénine. Toute cette orientation a pris la forme de mesures explicites et méritoires, parce que souvent difficiles à faire appliquer. La prise du pouvoir par les soviets, au début de novembre 1917, dans toutes les grandes villes russes, fut remarquablement dépourvue d’incidents sanglants (quelques dizaines de morts à Pétrograd en novembre 1917 contre plusieurs milliers de victimes lors de la répression de l’insurrection spartakiste de Berlin un an plus tard), à la seule exception de la résistance prolonguée pendant plusieurs jours des élèves-officier de Moscou. Quant aux contre-révolutionnaires arrêtés pendant cet épisode, il furent, aussi incroyable que cela paraisse aujourd’hui, relâchés sur simple parole de ne plus reprendre les armes contre les soviets (ainsi des Cadets qui défendaient le Palais d’Hiver, du général Krasnov, conseiller militaire de Kérenski, qui rompit sa promesse quelques semaines plus tard, des membres du Gouvernement provisoire, tous remis en liberté dans un premier temps, début décembre 1917) … Certes, dès l’automne 1917 et l’hiver 1918, les conditions terribles de la lutte engagée donnent lieu en peu partout à des actes de violence incontrôlés de plus en plus accéléré va amener l’explosion généralisée de la guerre civile, lorsque l’intervention étrangère commencée en avril 1918 apporte le soutien militaire nécessaire aux ennemis de la révolution. Or, même pour cette période particulièrement difficile, deux remarques sont nécessaires quant à l’attitude adoptée par le pouvoir soviétique. 1. Les seuls cas de fusillades de masse sont liés à des moments particulièrement tragiques de la guerre civile (insurrections sur les arrières de l’Armée rouge, affrontements armés avec des troupes blanches, etc.), et ils ne touchen, en tout état de cause, que des opposants pris ‘les armes à la main’, en train de lutter contre la révolution. Ils n’ont enfin aucun caractère systématique: bien souvent les instances du Parti bolchévik ou des soviets tentent de s’opposer aux agissements de l’Armée rouge ou de la Tchéka (1). 2. A plusierus reprises, le Conseil des commissaires du peuple et l’Exécutif des soviets prennent des mesures pour endiguer la terreur rouge, l’épisode le plus célèbre étant l’adoption par le 6° Congrès pan-russe des soviets in fin 1918 (on est pourtant en pleine guerre civile) du décret sur la «légalité révolutionnaire» que protège les citoyens contre des abus de pouvoir et confère un droit d’appel généralisé auprès des organes supérieurs. Si ce décret s’est avéré d’application délicate jusqu’à la fin des hostilités (1921), il témoigne cependant d’un état d’ésprit très profondément ancré dans le Parti communiste (le 6° Congrès des soviets est en effet le premier congrès à composition purement bolchévique) et surtout il constitue la base de ce qui va devenir «la legalité socialiste» à partir de la NEP. (…) Un mot, enfin, sur l’attitude personelle de Lénine: s’il lui est arrivé de se battre contre l’opinion de la majoroté du Parti bolchevik, favorable avec Kaménev à l’abolition immédiate de la peine de mort au front en novembre et décembre 1917, et s’il a eu parfois la responsabilité écrasante de faire appliquer des mesures sévères en temps de guerre, son hostilité aux violences indiscriminées est cependant constante; un seul exemple: lorsque Bela Kun et Rakosi prirent sur eux, lors d’une mission en Ukraine, de faire fusiller des prisonniers blancs qui s’étaient rendus volontairement, Lénine entra dans une colere si violente qu’ils envisagea un moment de les faire incarcérer malgré leur prestige, et résolut de les expédier en «mission» dans le Turkestan. De même le voit-on atterré des brutalités de Staline et Ordjonikidzé lors de l’invasion de la Géorgie pendant l’hiver 1921, et hostile à l’enrégimentement des syndicats par Trotski. Pourtant Soljénytsine cite une instructions de Lénine, datant de janvier 1918, qui, selon lui, est le véritable point de départ du Goulag. Or cette instruction, qui prône l’arrestation rapide des spéculateurs et des éléments hostiles, est liée à un contexte bien précis: les premiers soulèvements cosaques de l’hiver 1918, qui annoncent le début de la guerre civile, et le développement incessant dans les campagnes des «pogroms» (…). La sévérité des mesures envisagées, en effet, n’est compréhensible qu’en relation avec le climat de l’hiver 1918 et les dangers de famine absolue qui menaçait les grandes villes, faute de mesures énergiques”” [Av.Vv, ‘L’URSS et Nous’, Paris, 1978] [(1) Tchéka: mot formé par les initiales des mots russes signifiant «commission extraordinaire», de son nom entier «Commission extraordinaire pour la lutte contre la contre-révolution et le sabotage». Cet organisme de sécurité fondé en 1918 fut remplcé en février 1922 par la ‘Guépéou’ (direction politique d’Etat), poi en décembre 1922 par l”Oguépéou’ (direction politique unifiée d’Etat)] (pag 41-43)”,”RUSS-256″
“ADLER Nanci”,”Beyond the Soviet System. The Gulag Survivor.”,”Nanci Adler, a graduate of Columbia University and the University of Amsterdam (the Netherlands), is with the Geneva Initiative on Psychiatry and the Second World Center in Amsterdam. She is a contributor to numerous journals. Preface, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, References, Notes, Index,”,”RUSS-072-FL”
“ADLER Friedrich, a cura di Enzo COLLOTTI”,”La guerra e la crisi della socialdemocrazia.”,”In appendice: ‘Il manifesto della minoranza socialista austriaca’ (pag 183-195) Far prendere coscienza dell’oppressione del capitalismo. “”Sappiamo in quante parti del nostro paese languiscono dei compagni e compagne sentendo ciò che sentiamo noi e sappiamo pure a nome di quanti altri giacenti nelle lontane trincee noi parliamo. Ma non sopravvalutiamo il grado di coscienza delle masse. Per quanto odiata quest’Austria possa essere da tutti gli strati della popolazione, per quanto ogni impiegato che se ne fa lo strumento la schernisca, per quanto nessuna nazione o classe sia disposta ad identificarsi collo stato nero-giallo sappiamo però anche troppo bene quanti sopportano con muta rassegnazione le sopraffazioni. Gli austriaci sono abituati al dispotismo e, come tutti gli schiavi, essi hanno perduto molto della loro dignità. Difatti oggigiorno si può fare con loro tutto ciò che si vuole. Si fabbrica «’l’entusiasmo popolare’» coi soliti mezzi. Dai ministeri fino alla polizia tutti hanno formato una sola banda di ricattatori. In Boemia soprattutto essi esercitano la loro attività. Col ricatto ottengono la pubblicazione sui giornali di manifestazioni patriottiche e di articoli velamistici (sic) in merito ai prestiti di guerra; mercé il ricatto ottengono che le bandiere nero-gialle siano inalberate sulle case. L’infamia di questa banda viene superata soltanto dalla imbecillità la quale fa ritenere che tutte queste spudoratezze possano rimanere segrete ed invendicate. Oggi costoro hanno imposto all’Austria un silenzio sepolcrale. Ma verrà il giorno in cui non solo il mondo civile, ma anche gli stessi popoli dell’Austria bolleranno a fuoco codesta vile «arte di dirigere lo Stato». Che se oggi con forze e mezzi esigui soltanto lo possono fare, verrà pure senza dubbio il giorno in cui ci sarà dato di adempiere tutto quanto il compito additatoci da Marx. «Bisogna rendere l’oppressione ancora più opprimente, aggiungendovi la consapevolezza dell’oppressione, bisogna rendere la vergogna più vergognosa ancora, rendendola pubblica»”” (pag 184-185)”,”MAUx-002-FC”
“ADLER Max, KAUTSKY Karl; a cura di Leonardo PAGGI”,”Il socialismo e gli intellettuali (Adler); L’intelligenza e la Socialdemocrazia (Kautsky).”,” Il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo della società civile “”«Ma, per cotal predominio del quarto stato, – scriveva Lassalle nel ‘Programma operaio’, – si riscontra subito la immensa diversità che questa classe sociale è l’ultima, l’estrema, è la classe diseredata dell’umanità; la quale non impone e non può imporre ‘alcuna’ condizione esclusiva né di natura giuridica, né di natura materiale, né di nobiltà, né proprietà fondiaria, né proprietà capitalistica, e darle forma di nuovo ‘privilegio’ e compenetrarne le sociali istituzioni – la sua libertà è la libertà umana, il suo potere, il potere di tutti» (1). Anche in Marx leggiamo: «Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi. L’affrancamento della classe oppressa implica dunque la necessità di creazione di una società nuova… Ciò vuol dire forse che dopo la caduta dell’antica società ci sarà una nuova dominazione di classe, riassumentesi in un nuovo potere politico? No. La ‘condizione’ dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi’… La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile ‘una associazione’ che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo della società civile (2). Il mondo nel quale il socialismo sarà vittorioso non può essere che quello in cui è fondato e assicurato l’interesse assoluto di tutti, dove secondo la celebre espressione del ‘Manifesto’, «il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti». Ed è proprio il movimento operaio socialista del nostro tempo, che, sebbene movimento di classe, rivendica il merito di essere il primo a superare nella nostra azione storica ogni carattere che sia puramente di classe. Tale pretesa non deriva da un particolare merito morale dei suoi seguaci, sebbene certo niente più del socialismo possa elevare moralmente l’operaio. È piuttosto la peculiarità già descritta di questo movimento di classe, quale può scaturire solo da un determinato stadio di sviluppo storico ed economico, già oggi esistente, che rende realizzabile e urgente la attuazione della organizzazione sociale di un interesse comune che ci garantisce la esistenza. Infatti, ciò che Friedrich Engels poteva scrivere nell”Antidühring’ già una generazione fa, è diventato nel frattempo più chiaro: «La possibilità di assicurare, per mezzo della produzione sociale, a tutti i membri della collettività una esistenza che non solo sia completamente sufficiente dal punto di vista materiale e diventi ogni giorno più ricca, ma che garantisca loro lo sviluppo e l’esercizio completamente liberi delle loro facoltà fisiche e spirituali; questa possibilità esiste ora per la prima volta, ma ‘esiste’» (3)”” (pag 192-193) [(1) F. Lassalle, ‘Programma operaio’, Mongini, Roma, 1909, p. 25; (2) K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, Editori Riuniti, Roma, 1969, p. 146; (3) F. Engels, ‘Antidühring’, Edizioni Rinascita, Roma, 1955, p. 307]”,”MAUx-001-FGB”
“ADLER Friedrich”,”Friedrich Engels e la scienza della natura. I. Esperienza e sviluppo. II. Anti-metafisica. III. Materialismo e dialettica nella teoria della conoscenza. IV. Il materialismo meccanicistico e i concetti basilari della fisica.”,”(in) Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestag des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler. Herausgegeben und eingeleitet von Otto Jenssen. Jenssen, Otto (Hg.): Editore: Berlin., E. Laubßsche Verlagsbuchhandlung (1925) “”Come la concezione individuale del mondo, la scienza è un processo transitorio, un processo che comprende un campo limitato di esperienze. Possiamo fare delle affermazioni che abbiano un senso, solo nella misura in cui si tratta di questo processo. Dice Engels: «Nell’indagine si procede … sempre da questo punto di vista (della dialettica), così ha termine una volta per tutte la pretesa di soluzioni definitive e di verità eterne» (174). Qualsiasi affermazione riguardante un essere eterno, una sostanza eternamente indistruttibile è del tutto priva di senso. Oppure, come dice Engels: «L’essere è …. in generale una questione aperta a partire dal limite dove ha termine il nostro campo visivo» (175). Quanto poco ha senso l’affermazione dell’essere eterno, di una sostanza materiale, tanto poco senso ha anche la stessa affermazione di un’idea eterna, di un pensiero eterno, di un pensiero assoluto. Idee e pensieri storicamente limitati si presentano solo nel processo, da noi descritto, delle concezioni del mondo presenti e passate. Oppure, come espresso da Engels, il pensiero umano «esiste solo come pensiero singolo di molti miliardi di uomini passati, presenti e futuri» (176)”” (pag 51) [Friedrich Adler, ‘Friedrich Engels e la scienza della natura’, (traduzione interna, anni 1980); Friedrich Adler ‘Friedrich Engels und die Naturwissenschaft’ (in) ‘Marxismus und Naturwissenschaft’ (1925), a cura di Otto Jenssen] [(174) F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, Editori Riuniti, 1972, pag 59 (ndt); (175) Marx Engels Opere complete, Editori Riuniti, vol. XXV, Anti-Düring, pag 42]”,”MAES-005-FGB”
“ADOLFO MariaCamilla”,”Spartaco: l’origine di un mito.”,”MariaCamilla Adolfo è nata a Sanremo, Imperia, nel 1976. Dopo la maturità classica si à laureata in Lettere e successivamente, ha conseguito la laurea specialistica in Letterature e civiltà moderne presso l’Università degli Studi di Genova. Studiosa della cultura latina, si dedica all’approfondimento e alla ricerca riguardo tematiche e personaggi dell’antica Roma. Cristianesimo e schiavitu’. “”Questione dibattuta, e talvolta controversa, è quella della posizione conplessa dei cristiani antichi, poi della chiesa antica, riguardo alla schiavitù. Sul piano dei principi c’è un’evidente ambiguità: da una parte la condanna teorica della schiavitù in nome dell’eguaglianza fraterna di tutti gli uomini come figli di Dio, fondata sulla famosa dichiarazione paoliniana nella ‘Lettera ai Galati’: “”Non c’è più né Giudeo né Greco, non c’è più né schiavo né uomo libero, né uomo né donna: perché voi non siete che una persona davanti a Gesù Cristo””; dall’altra c’è il riconoscimento, basato sul medesimo passo, di questa realtà sociale come fosse una legge naturale. Paolo infatti pone il rapporto schiavo / uomo-libero esattamente sullo stesso piano delle discriminazioni religiose, culturali, sessuali: superare le distinzioni essenziali tra Giudeo e Greco, tra uomo e donna, la distinzione tra uomo libero e schiavo, è un modo indiretto di avallare la schiavitù come un’istituzione propria dell’ordine delle cose e rendere inconciliabile il rimetterla in causa. …. finire (pag 26-27)”,”STAx-002-FFS”
“ADOLFO MariaCamilla”,”Il mito di Spartaco nella cultura moderna. Una ricostruzione storica.”,”MariaCamilla Adolfo è nata a Sanremo, Imperia, nel 1976. Dopo la maturità classica si à laureata in Lettere e successivamente, ha conseguito la laurea specialistica in Letterature e civiltà moderne presso l’Università degli Studi di Genova. Studiosa della cultura latina, si dedica all’approfondimento e alla ricerca riguardo tematiche e personaggi dell’antica Roma. Spartaco e la guerra per la difesa della classe servile “”Anche in Germania, a parte qualche opera letteraria di scarso valore, il vero interesse per il nostro eroe si manifesta intorno alla metà del 1800, legato alle nuove ideologie politiche e sociali, soprattutto di sinistra. Marx, che conosceva Spartaco attraverso la lettura di Appiano, lo elogiava come «tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica (…) grande generale (…) rappresentante dell’antico proletariato (23). Marx ed i marxisti si occuparono molto del problema della schiavitù nel mondo antico ed è degno di nota lo sforzo d’integrare le rivolte degli schiavi in uno schema marxista, ma non riuscirono a formulare teorie soddisfacenti sul loro ruolo storico. Antonio Guarino, nell’opera già citata [‘Spartaco. Analisi di un mito’, Napoli, Liguori, 1979, ndr] entra nel vivo dell’attuale dibattito marxista sul mondo antico, che è in primo luogo dibattito teorico sui testi di Marx che al mondo antico si riferiscono: «quando mancano i presupposti obiettivi di un conflitto di classe, quando una categoria umana è universalmente considerata “”al di fuori”” della società, non vedo come possano essere assunti a sintomi di una latente lotta di classe i sensi di insoddisfazione o di rivolta che si producono nella pretesa classe subalterna» (24). È noto che il pensiero di Marx sulla schiavitù e sul modo di produzione schiavistico non è del tutto chiaro, o meglio presenta – come scrive M. Mazza a proposito del MPS – «dei nodi storiografici e teorici ancora non sufficientemente risolti». Per il Guarino «quanto al preteso conflitto di classe tra liberi (o paronato) e schiavi nella società romana, è improbabile che Marx, pur avendovi fatto polemicamente riferimento nel ‘Manifesto’ e in altri scritti , lo abbia mai meditatamente riconosciuto in sede scientifica» (25). All’inzio del XX secolo il proletariato, conscio del suo enorme potenziale, dette l’avvio alle lotte di classe con l’intento di rovesciare l’ordine stabilito. nacque il movimento Spartacihsta (20 novembre 1916), frangia dell’estrema sinistra del partito socialdemocratico tedesco, fondato da Karl Liebknecht con la sua compagna Rosa Luxemburg. Essi denunciavano i misfatti dell’imperialismo attraverso lettere politiche firmate “”Spartacus”” ed esortavano i proletari a seguire l’esempio russo del ’17; ma nel dicembre ’18 e nel gennaio ’19 insurrezioni mal organizzate vennero stroncate e segnarono la fine del movimento. Nella Germania contemporanea continuano studi ideologici sul diritto naturale in cui la figura di Spartaco ha una certa valenza. Un esempio si può trovare nella produzione di Ernst Bloch (1885.1997), filosofo tedesco di ideologia marxista, che influisce sulle varie forme di marxismo critico del nostro secolo, ad esempio sui pensatori della scuola di Francoforte. Nella sua opera ‘Diritto naturale e dignità umana, pubblicata nel 1961 (…). Nel nuovo stato comunista sovietico Lenin, in linea con Voltaire e Garibaldi, nella ‘Conferenza’ dell’11 luglio 1919 menzionava Spartaco come l’eroe «che ha condotto una guerra per la difesa della classe servile». Nella stessa occasione, a proposito delle guerre servili, sentenziava: «Si trattava di guerre giuste, di guerre che non sarebbe lecito condannare». E nel saggio ‘Sullo Stato’, tornava sull’argomento, sottolineando che l’impero romano, interamente fondato sulla schiavitù, aveva ricevuto una forte scossa per via di una potente sollevazione di schiavi, che si erano armati e avevano costituito, sotto il comando di Spartaco un gigantesco esercito”” [MariaCamilla Adolfo, ‘Il mito di Spartaco nella cultura moderna. Una ricostruzione storica’, Stamen edizioni, Roma, 2015] [(23) Lettera di Marx a Engels, 27 febbraio 1861; (24) ‘Spartaco. Analisi di un mito’, Napoli, Liguori, 1979., p. 97; (25) Op. cit., p. 153]”,”STAx-003-FFS”
“ADORNO T.W. ARON R. SCHAFF FROMM KAMENOV RAPOPORT MARKOVIC HABERMAS MARCUSE TUCKER FRANKEL e altri saggisti: ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI, RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen, CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA”,”Marx vivo. Vol 1. Filosofia e metodologia. Vol 2. Sociologia e economia.”,”Altri saggisti: ZELENY, OJZERMAN, LUPORINI, HYPPOLITE, GARAUDY, HELLER, SZIGETI, ONITIRI, HOBSBAWM, LAROUI, RODINSON, ZAMOCHKIN, BAUMAN, MARKUS, CARDOSO, RUMIANZEV, FERRAROTTI, TIMOFEEV, KUCZYNSKI Jurgen (Marx e l’analisi scientifica della condizione dei lavoratori), CINKARUK, HEGEDÜS, ABDEL-MALEK, SAUVY, VINOGRADOV, MILEIKOVSKY, KALACKI, ROBINSON, SACHS, TSURU, FURTADO, DAS-GUPTA”,”MADS-082″
“ADORNO Theodor W. FROMM Erich HORKHEIMER Max LÖWENTHAL Leo MARCUSE Herbert POLLOCK Friedrich, a cura di Enrico DONAGGIO”,”La Scuola di Francoforte. La storia e i testi.”,”In apertura brano di Franz Kafka. Donaggio Enrico è ricercatore all’ Università di Torino, dove insegna filosofia della storia. Ha pubblicato ‘Una sobria inquetudine. Karl Löwith e la filosofia (2004), ‘Che male c’è. Indifferenza e atrocità tra Auschwitz e i nostri giorni (Napoli, 2005). “”Ciò risulta con evidenza nella controversia tra Eduard Meyer e Max Weber, Meyer aveva sostenuto che era impossibile rispondere alla domanda se, supponendo che non si fossero verificate certe decisioni da parte di determinate persone storiche, presto o tardi le guerre da esse scatenate avrebbero avuto luogo ugualmente, e che di conseguenza la domanda era oziosa. In contrasto a ciò, Weber si proponeva di dimostrare che in tal caso la spiegazione storica sarebbe stata del tutto impossibile. Rifacendosi a teorie del fisiologo Johannes von Kries e di giuristi ed economisti quali Adolf Merkel, Moritz Liepmann e Gustav Radbruch, egli sviluppò la “”teoria della possibilità oggettiva””. Anche la spiegazione dello storico, al pari di quella del penalista, non consisterebbe in una elencazione possibilmente completa di tutte le circostanze concorrenti, bensì nel mettere in luce la connessione tra determinate componenti dell’evento interessanti ai fini del progresso storico e singoli processi determinanti. Questa connessione, ad esempio il giudizio che una guerra è stata scatenata dalla politica di uno statista consapevole dei propri fini, presuppone dal punto di vista logico che ove tale politica non fosse stata perseguita, non si sarebbe prodotto l’effetto che essa spiega, ma un effetto diverso. Se si afferma una determinata causazione storica, ciò implica sempre che, venendo essa a mancare, in seguito alle ben note regole dell’esperienza nelle circostanze date si sarebbe prodotto un determinato altro effetto. (…)””. (pag 14-15)”,”TEOP-343″
“ADORNO Theodor W.; edizione tedesca a cura di Rolf TIEDEMANN”,”Scritti sociologici. Con un testo inedito di “”Riflessioni sulla teoria delle classi””. (Tit. orig.:Soziologische Schriften, I)”,”L’edizione tedesca è stata curata da Rolf TIEDEMANN”,”TEOS-170″
“ADORNO Theodor W., a cura di Stefano PETRUCCIANI”,”Dialettica negativa.”,”Theodor W. Adorno (1903-1969) è stato uno dei maestri della scuola di Francoforte. Tra le sue opere pubblicate presso Einaudi ricordiamo: Minima moralia, Filosofia della musica moderna, Dialettica dell’illuminismo, Introduzione alla sociologia della musica, Teoria estetica, Terminologia filosofica, Scritti sociologici, i due volumi di Note per la letteratura, Beethoven, Filosofia della musica e Immagini dialettiche. Scritti musicali 1955-1965.”,”FILx-048-FL”
“ADORNO Theodor W., a cura di Gianni CARCHIA”,”Minima imMoralia. Aforismi «tralasciati» nell’edizione italiana (Einaudi, 1954).”,”””In quanto obbiettivamente minacciati, i detentori del potere ed i loro accoliti divengono soggettivamente del tutto disumani. Così la classe perviene a se stessa e fa propria la volontà distruttiva del corso del mondo. I borghesi sopravvivono come fantasmi che minacciano sventura”” (Le bourgeois reventant) (pag 22-23)”,”TEOS-259″
“ADORNO Theodor W., a cura di Stefano PETRUCCIANI”,”Contro l’antisemitismo.”,”””Una delle caratteristiche intrinseche del rituale fascista è l’ ‘insinuazione’, a volte seguita dall’effettiva rivelazione dei fatti accennati, ma il più delle volte no. (…) Ad esempio l’atitatore dice «queste forze oscure, voi sapete a chi mi riferisco», il pubblico capisce subito che queste osservazioni sono indirizzate contro gli ebrei”” (pag 67) Theodor W. Adorno (1903-1969) è stato uno dei più importanti filosofi tedeschi del XX secolo. Fondatore con Max Horkheimer e Herbert Marcuse, della Scuola di Francoforte, musicologo, sociologo e critico letterario, è autore di molte opere, tra cui, in italiano, ‘Minima moralia’ e ‘Dialettica negativa’ (…)”,”EBRx-003-FV”
“ADORNO T.W. FRENKEL-BRUNSWIK E. LEVINSON D.J. NEVITT SANFORD R. in collaborazione con B. ARON M. HERTZ LEVINSON W.R. MORROW”,”La personalità autoritaria. Volume III.”,”””Scrittori e agitatori anti-semiti, da Chamberlain a Rosenberg e a Hitler, hanno sempre sostenuto che l’esistenza degli Ebrei costituisce la chiave di qualsiasi questione. Parlando con individui di tendenze fascistiche è possibile apprendere le implicazione psicologiche di quest’idea della «chiave». Le loro allusioni più o meno criptiche rivelano di frequente una specie di orgoglio sinistro: essi parlano come se fossero a conoscenza di, e avessero risolto, uno stratagemma altrimenti insoluto al resto dell’umanità (e poco importa quanto sovente la loro soluzione sia già stata espressa). Essi levano l’indice, in senso letterale o figurato, talvolta con un sorriso di superiore indulgenza; essi conoscono la risposta a ogni problema e presentano all’interlocutore la sicurezza assoluta di coloro che hanno rescisso i contatti attraverso i quali potrebbe verificarsi una modificazione qualsiasi della loro formula. Probabilmente è questa sicurezza illusoria ad affascinare coloro che si sentono insicuri. Proprio attraverso la sua stessa ignoranza o confusione o semi-erudizione l’anti-semita può spesso conquistarsi la posizione di un mago del pensiero. Quanto più le sue formule drastiche sono primitive a causa della loro stereotipia, tanto più sono al tempo stesso attraenti, poiché riducono il complicato all’elementare, indipendentemente dal modo in cui funziona la logica di questa riduzione. La superiorità così acquisita non rimane al livello intellettuale. Da momento che il ‘cliché’ rappresenta regolarmente il gruppo esterno come cattivo e il gruppo interno come buono, il modello di orientamento anti-semitico offre gratificazioni emotive e narcisistiche, che tendono ad abbattere le barriere dell’auto-critica razionale. Sono questi gli strumenti psicologici che gli agitatori fascisti sfruttano incessantemente. Ed essi non vi riuscirebbero così facilmente se non vi fosse una disposizione verso un orientamento spurio tra i loro ascoltatori e lettori. Ci occupiamo qui soltanto dell’esistenza di tale disposizione tra le persone che non sono in alcun senso seguaci aperti del fascismo. Ci limitiamo a tre punti decisivi dell’attrattiva pseudo-conoscitiva dell’anti-semitismo: l’idea che gli Ebrei costituiscano un «problema», l’asserzione che essi siano tutti eguali e la pretesa che gli Ebrei possano essere riconosciuti come tali senza eccezione. La convinzione che gli Ebrei, o i Negri, costituiscano un «problema» ricorre regolarmente nelle nostre interviste con i soggetti affetti da pregiudizi”” (pag 179-180) [T.W. Adorno, ‘Il pregiudizio nel materiale dell’intervista’, ‘Studi qualitativi dell’ideologia’]”,”TEOS-136″
“ADORNO Francesco”,”La filosofia antica. I.”,”La scuola di Epicuro era aperta a chiunque, dotti e non dotti, donne e schiavi. La ricerca della conoscenza della natura e lo sforzo di basare su di essa la vita “”[L]’appello di Epicuro (15) allo studio della fisica – che si risolverà in una ripresa dell’atomismo, ed il suo appello a romperla contro la cultura suonano chiaramente come un atteggiamento polemico, come invito alla serietà dell’indagine che non esca fuori dalle possibilità umane e non finisca in vuote chiacchiere o in astratti sistemi che non servano a niente (questa la ‘Cultura’ contro cui le la prende Epicuro). Il filosofare, inteso come riflessione sulla realtà, ha un senso in quanto aiuti l’uomo, attraverso la comprensione del mondo in cui si vive, a rendersi contro della propria natura e delle proprie possibilità restituendo sé a se stesso, liberandosi dai timori e dalle apprensioni di una realtà soprannaturale. «Della scienza della natura non avremmo bisogno, se sospetto e timore delle cose dei cieli non ci turbasse, e non temessimo che la morte possa essere per noi qualcosa, e non ci nuocesse il non conoscere il limiti dei dolori e dei desideri. Non scioglie il terrore di ciò che all’uomo più importa, chi non sa quale sia la natura dell’universo e sta in ansia e sospetto per le favole dei miti… (‘Massime Capitali’, XI e XII). Non dobbiamo pretendere di studiare la filosofia, ma studiarla realmente, poiché non abbiamo bisogno dell’apparenza della salute, ma della salute stessa» (‘Gnomologium Vaticanum’, 54). Si è parlato – ha sostenuto il Farrington, ‘Scienza e politica nel mondo antico’, trad. it., Milano, 1960 – di una totale indifferenza dell’epicureismo per i valori della cultura greca, mentre esso rappresenta, invece, una conservazione dell’elemento più caratteristico e vitale di tale cultura, della sua essenziale originalità, dell’unico suo contributo all’umanità: la ricerca cioè della conoscenza della natura e lo sforzo di basare su di essa la vita”” (pag 431-432) [(15) Nato a Samo nel 342/40, da genitori ateniesi, emigrati a Samo, Epicuro, giovanetto, avrebbe avuto contatti col platonico Pamfilo. Negativamente avrebbe influito su Epicuro il mestiere della madre Cherestrata, che, sembra, fosse lettrice di carmi lustrali. Sappiamo che nel 322 circa Epicuro venne ad Atene, ma che presto ne ripartì per soggiornare in alcune città dell’Asia Minore, in particolare a Colofone e a Teo, dove avrebbe conosciuto il democriteo Nausifane. Nel 310 circa si stabilì a Mitilene. Qui ebbe inizio il suo insegnamento e qui si formò una prima comunità di amici epicurei. Si trasferì poi a Lampsaco, dove ebbe nuovi discepoli e dove si formò un’altra comunità epicurea. A trentaquattro anni, nel 307, era di nuovo ad Atene, dove insegnò fino alla morte, avvenuta nel 270. Morì, tra terribili sofferenze, per calcoli vescicali: celebre in tanti tormenti, la sua serenità e il suo coraggio. La scuola di Epicuro fu detta anche il “”Giardino”” (Képos) per un giardino ch’era nell’edificio, che Epicuro, nel 306, aveva comperato per sé e per i suoi discepoli. La scuola era aperta a chiunque, dotti e non dotti, donne e schiavi. (…)]”,”FILx-287-FF”
“ADORNO Francesco”,”La filosofia antica. II.”,”””L’appello di Epicuro ad intendere la natura per quello che la natura è, ascoltando la “”voce delle cose”””” (pag 131, volume II, 3. L’epicureismo a Roma. Epicurei romani. Filodemo di Gadara. Lucrezio)”,”FILx-288-FF”
“ADORNO Francesco RITTI Tullia SERRAO Gregorio SAJEVA Benedetto DEGANI Enzo CANFORA Luciano CARLINI Antonio GENTILI Bruno”,”La Grecia nell’età di Pericle. La cultura ellenistica. Filosofia, scienza, letteratura.”,”””Giusto, quindi, viene ad essere di volta in volta ciò che permette il mantenimento di equilibrato e armonico rapporto sociale, sì che ciascuno entro questo rapporto, determinatosi in legge, rispetti la libertà e l’armonia altrui, come che poi si realizzi, per cui il diritto varia nel contenuto da luogo a luogo, ed anche in ciascun luogo è valido finché si mantengono certe circostanze, finché ‘serve’. Comprendere: tale è il fine e l’impegno dell’uomo; tale la saggezza: di qui tranquillità e serenità che non è insensibilità o inazione, ma dominio di sé, capacità di sapersi inserire – «l’uomo sereno procura serenità a sé e agli altri» (Gnom. Vat. 79) – in uno o altro rapporto sociale, senza provocare turbamenti, senza violenza; comprendere, che è oggettivare e, quindi, nei confronti degli altri rispetto, che viene a porre la più altra relazione sociale, senza di cui l’uomo non è uomo, perché isolato, strappato dalla sua capacità di rapporto e di misura, e in cui, per Epicuro, consiste l’amicizia, che, in conclusione, è la più verace forma di vita politica e, sotto questo aspetto, la più utile, in contrapposizione con quella forma di politica propria del tempo di Epicuro. Chiaro dovrebbe apparire ora il peso politico ch’ebbe, fin dall’inizio, l’insegnamento di Epicuro, sia da un lato come posizione che venne aspramente combattuta (fino alla denigrazione sistematica della persona di Epicuro, raffigurata come quella di un uomo dedito ai piaceri più crassi e alla pratiche più basse) e ritenuta pericolosa per lo Stato (in particolar modo per il suo atteggiamento nei confronti della religiosità); sia dall’altro lato, invece, come posizione assunta da comunità di amici, che nell’insegnamento del maestro trovavano una possibilità di unione, la costruzione di una vita sociale, da cui politicamente si sentivano ormai esclusi. Ma soprattutto, più tardi, nell’epicureismo si vide il simbolo di una rottura contro ogni conformismo, l’indicazione del significato della libertà di pensiero, che, a seconda di certe condizioni sociali, culturali e politiche, ha potuto giocare tanto in ambienti popolari (non sembra un caso che Cicerone nella sua polemica antiepicurea, dica che il pensiero degli epicurei si diffuse in Italia presso i «plebei»), quanto in chiusi ambienti signorili, culturalmente raffinati, che si distaccavano dalla politica ufficiale, in compiaciuti atteggiamenti di fronda (può essere interessante ricordare che una ricca biblioteca di testi fu ritrovata in una nobile villa di Ercolano)”” [F. Adorno, La prima metà del III secolo. Zenone stoico ed Epicuro] (pag 67-68)”,”STAx-052-FF”
“ADORNO Francesco GREGORY Tullio VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Primo volume, a cura di Francesco Adorno.”,”””Dai frammenti che sono pervenuti, Eraclito appare come un «saggio», che si ritira in se stesso («ho indagato me stesso»), per cogliere oltre le infinite cose molteplici, oltre le opposizioni e le contraddizioni, oltre l’incessante nascere e perire, la ‘ragione’ profonda del tutto, sulla quale il tutto inesorabilmente si ritma e si armonizza. Vita e morte, giorno e notte, guerra e pace, sono tutti momenti dell’unico processo dell’Essere che è nel stesso ‘divenire'”” (pag 33)”,”FILx-588″
“ADRAVANTI Franco”,”Gengiz-Khan, primo imperatore del «mirabile dominium».”,”Franco Adravanti è nato nel 1934 a Parma. Per anni si è dedicato a ricerche e studi approfonditi su Gengiz-Khan e sui Mongoli. “”…un uomo che aveva «statura gigantesca, costituzione robusta e “”occhi di gatto””» “”Egli disse di sé ai suoi compagni che «la più grande gioia nella vita d’un uomo è vincere i propri nemici e scacciarli innanzi a sé; inforcare i loro cavalli ben nutriti e rapir loro tutto ciò che possiedono; vedere in lacrime i volti delle persone che son loro care; stringere fra le braccia le loro mogli e le loro figlie»”” (risvolto di copertina)”,”BIOx-008-FGB”
“ADVIELLE Victor”,”Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’ après de nombreux documents inédits. Tome 1. L’ enfance du Babeuf. Ses débuts littéraires. Son séjour et ses luttes à Roye. Il fonde le Correspondant Picard. Sa partecipation aux premiers événements de la Révolution. Il se fixe a Paris. Sa détention dans la prison d’ Arras. Le Tribun du Peuple. Procès des Babouvistes devant la Haute-Cour de Vendôme. Exécution de Babeuf et de Darthé. L’ Avenir.”,”Claude MAZAURIC, professore all’ Università di Rouen. “”Coloro che dubitassero un istante del disinteresse di Babeuf, dovrebbero ricordarsi che sarebbe stato sufficiente a lui esprimere un desiderio, per essere soddisfatto, e che rifiutò anche il posto di Ministro delle finanze che gli era stato offerto. Quest’ uomo era quindi indigente, perfino miserabile. Ecco un estratto del registro delle sue spese giornaliere, fatte in comune con Darthé: 16 Frimaire anno IV. Un pane di tre libbre, 10 aringhe, burro, latte, insalata. 17. Latte, 12 aringhe, burro, insalata. 18. Latte. 19. Latte, caffé, carne. 20. Latte, 11 pesci merlans, burro, uova. 22. 2 libbre di carne (80 lire in assegnati). Si può giudicare, da questo menù, della situazione fortunata dell’ uno e dell’ altro.”” (pag XI)”,”SOCU-118″
“ADVIELLE Victor”,”Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’ après de nombreux documents inédits. Tome 2. Défense générale de Babeuf devant la Haute-Cour de Vendôme (an V.). Correspondance de Babeuf avec Dubois de Fosseux, Secrétaire perétuel de l’ Académie d’ Arras, sur les travaux de l’ Académie et le mouvement littéraire en Artois, de 1785 à 1788.”,”La difesa di Babeuf è un documento capitale per la storia del babuvismo ed è stato analizzato in vario modo dai giornali dell’ epoca. La seconda parte del libro riporta la corrispondenza ugualmente inedita scambiata tra il 1785 e il 1788 tra Babeuf allora Commissaire à terrier, e Dubois de Fosseux, secretario perpetuo dell’ Accademia di Arras. Questa corrispondenza ha un interesse per la storia letteraria della provincia di Artois e per la storia della giovinezza di Babeuf. “”E’ nell’ interesse della maggioranza che è stata intrapresa la rivoluzione; ciò perché prima di essa la maggioranza si trovava in una posizione di grandissimo malessere sociale, per questo si è voluto cambiare per migliorare. L’ interesse della maggioranza fece adorare la Rivoluzione per tanto tempo dato che si ebbe la speranza che si operasse in effetti questo cambiamento in meglio; l’ interesse della maggioranza fece detestare la Rivoluzione, dopo che si vide che i suoi risultati non offrivano che un cambiamento di male in peggio. E’ l’ interesse della maggioranza, che ci porta a cominciare un’ altra Rivoluzione che vogliamo che sia l’ ultima, e il cui oggetto è di cambiare questo peggio in bene perfetto.”” (pag 143)”,”SOCU-119″
“AEBERSOLD Peter AMONN Kurt BACHMANN Fritz BAUMANN Max Peter BAUMER Iso BECK Marcel BILL Jakob BLUNSCHY-STEINER Elisabeth BUACHE Freddy BURCKHARDT-SEEBASS Christine BURCKHARDT Lucius BÜSSER Fritz CLERC Francois CONZEMIUS Victor e altri”,”La Svizzera dal formarsi delle Alpi agli interrogativi riguardanti il futuro.”,”Scritti di AEBERSOLD Peter AMONN Kurt BACHMANN Fritz BAUMANN Max Peter BAUMER Iso BECK Marcel BILL Jakob BLUNSCHY-STEINER Elisabeth BUACHE Freddy BURCKHARDT-SEEBASS Christine BURCKHARDT Lucius BÜSSER Fritz CLERC Francois CONZEMIUS Victor e altri”,”EURx-241″
“AEGERTER Emmanuel”,”Lenine. L’ Avenement du Materialisme.”,”””Lenin era arrivato a questa conferenza Zimmerwald, ndr) come un uomo ben deciso a non cedere su un solo articolo del suo programma. Fu appoggiato soprattutto da Rosa Luxemburg, da Radek, e anche – la maggior parte dei suoi biografi l’hanno sottolineato, dal suo futuro avversario Chernov, che, più tardi, fatta la rivoluzione, si alleerà con Kolchak. Per di più, la presenza dei suoi eterni avversari, Rakovsky, Serrati, Ledebour, lo eccitava particolarmente.”” (pag 141) “”Sempre nascosto, Lenin replica con l’ opuscolo ‘I bolscevichi conserveranno il potere?’ scritto con uno stile rapido e mordente. Egli ricorderà opportunamente, che i bolscevichi otterranno l’ appoggio dei contadini se concluderanno la pace con la Germania, realizzata al prezzo della cessione delle province baltiche. Inoltre, la Russia che era stata governata dopo la rivoluzione del 1905 da centotrentamila proprietari non poteva essere diretta da un partito di duecentoquarantamila membri che avrebbero governato per i poveri contro i ricchi? Citando Puskin: “”Noi sentiamo la voce di approvazione non nel tubare dell’ elogio ma nelle grida selvagge del furore”” (pag 176)”,”LENS-134″
“AFANASIEV V.”,”Fundamentos de Filosofia.”,”Teoria della concatenazione universale. “”Lo scienziato russo K. Timiriazev (1843-1920) scoprì il meccanismo della connessione delle piante con la vivificante en energia del sole. Fece conoscere che, per effetto della energia solare, nella clorofilla della foglia verde delle piante opera un processo di decomposizione dell’ anidride carbonica, assimilando la pianta il carbonio e disperdendo nell’ atmosfera l’ ossigeno, così necessario alla respirazione degli uomini e degli animali””. (pag 95)”,”FILx-312″
“AFANASJEV Aleksandr N. ANDERSEN GRIMM PERRAULT CALVINO; a cura di Pietro ANGELINI Cecilia CODIGNOLA”,”Fiabe sul potere. Testi di Andersen, Grimm, Afanasjev, Calvino e Perrault.”,”””Certamente è una gran comodità Godere d’ una ricca eredità Che da padre discende a figlio viene. Ma ai giovani più giova esercitare L’ industria e il saper fare Che usar d’un bene avuto senza pene””. (pag 60) “”Nessuno voleva tradirsi confessando di non veder nulla, poiché in tal caso sarebbe stato enormemente stupido o non adatto alla sua carica. Nessun abito imperiale aveva avuto mai tanta fortuna. “”Ma non ha nulla indosso!”” gridò ad un tratto un bambino””. (pag 66)”,”VARx-178″
“AFANASSIEV Y. REVOUNENKOV V. ADO A. SOBOUL A. GODECHOT J. MAZAURIC C. DALINE V. (DALIN) PIMENOVA L. ITENBERG B. IVANOVA I. GORDON A. KAREIEV N. PLIMAK SIROTKINE V. LIMONOV Y. VASSILIEV A. TCHOUDINOV A. SEMIONOVA A. GAVRILITCHEV V. LEBEDEVA E. ISKULE S. SAPLINE A. KARPE S. TOUGAN-BARANOVSKI (TUGAN-BARANOVSKI) D., saggi e articoli”,”La Revolution française et la Russie.”,”Lenin: comparazione rivoluzione francese – rivoluzione russa, 1789-1794 con 1917-1921 (pag 239-250) [E. Plimak – V. Khoros, La révolution française et la tradition révolutionnaire en Russie] “”Précisant et développant la théorie de Marx sur la révolution démocratique bourgeoise, V. Lènine avança la thèse définissant le bonapartisme comme une forme particulière de contre-révolution bourgeoisie, et apporta par lè même un certain correctif à la périodisation que fit Marx de la première Révolution française. “”L’histoire de la France nous montre, écrivait-il, que la contre-révolution bonapartiste naquit à la fin du XVIIIe siècle (et pour la seconde fois en 1848-1852) sur le terrain de la bourgeoisie contre-révolutionnaire et fraya à son tour la voie à la restauration de la monarchie légitime. Le bonapartisme est une forme de gouvernement qui naît de l’esprit contre-révolutionnaire de la bourgeoisie, dans une ambiance de réformes démocratiques et de révolution démocratique (11)””. Longtemps l’on vit dominer dans la littérature spécialisée soviétique l’idée que la Grande Révolution française se situait entre 1789 et 1794. Aujourd’hui encore, certains de nos historiens continuent de regarder le coup l’Etat du 9 Thermidor non comme un simple coup d’Etat bourgeois réactionnaire ayant orienté le développement de la Révolution selon une ligne descendante, mais comme la “”fin de la révolution””, ce qui tend à dénaturer la présentation des événements qui s’ensuit”” (pag 36-37) [(11) Lénine, Oeuvres, Paris-Moscou, t. 25, p. 279]; “”Nous devons une analyse brillante et juste de cette époque à V. Lénine qui écrivit: “”Les guerres impérialistes de Napoléon durèrent de longues années, embrassèrent toute une époque et firent apparaître un réseau extraordinairement complexe où s’entrelaçaient des relations impérialistes et des mouvements d’émancipation nationale. Le résultat fut qu’à travers toute cette époque étonnamment riche en guerres et en drames (en drames vécus par des peuples entiers), l’histoire marcha de l’avant, de la feódalité au capitalisme “”libre”” (51)”””” (pag 43) [(51) V. Lénine, Oeuvres, t. 27, p. 46-47. Lénine appelle ici guerres impérialistes les guerres de pillage et de rapine in général] [Vladimir Révounenkov, Au sujet des controverses animées par la Révolution française’ (in) ‘La Revolution française et la Russie’, Paris, 1989]”,”FRAR-397″
“AFANASYEV V.”,”Marxist Philosophy. A Popular Outline.”,”Sociologi, teorici del ciclo storico. «La negazione dell’idea del progresso sociale da parte dei sociologi borghesi si manifesta anche in numerose teorie del”” ciclo “”, della”” stagnazione “”e della”” regressione “”della società che si stanno ora assiduamente diffondendo. Negli anni ’20, la teoria del “”ciclo”” fu predicata dall’ideologo dell’imperialismo tedesco, Oswald Spengler. Nel suo libro “”Il declino dell’Occidente”” ha cercato di dimostrare che la società non è in grado di sfuggire al “”circolo vizioso”” in cui questi tre stadi sono invariabilmente ripetuti: ascesa, apice e declino. Secondo Spengler, il capitalismo è l’apice della civiltà e della cultura. Con il suo declino l’umanità si ripercuoterà inevitabilmente alla barbarie. Da ciò risulta inutile combattere il capitalismo (perché cambiare il meglio per il peggio?). E non c’è bisogno della rivoluzione proletaria e del socialismo, quest’ultimo, in generale, impossibile, poiché la società non può arrivare a qualcosa di nuovo. La teoria reazionaria del “”ciclo storico”” è stata ripresa da Arnold Toynbee che nega lo sviluppo universale progressivo della società, chiamandolo con disprezzo “”un’illusione del progresso””. Attaccando il socialismo e affermando che qualsiasi tentativo di sconvolgere il capitalismo avrebbe portato al degrado e al declino della civiltà, Toynbee cerca di dimostrare l’eternità e l’immutabilità della società capitalista. Gli ideologi reazionari della borghesia contemporanea stanno dipingendo un quadro distorto del corso del capitalismo storico, gridando sulla morte della civiltà e dell’umanità nel suo insieme, individuando l’inevitabile fato del capitalismo con il destino dell’umanità “” “”Denial of the idea of social progress by bourgeois sociologists is also manifested in numerous theories of the “”cycle””, “”stagnation”” and “”regress”” of society which they are now assiduously spreading. In the 1920s, the “”cycle”” theory was preached by the ideologist of German imperialism, Oswald Spengler. In his book ‘The Decline of West’ he sought to prove that society is unable to escape the “”vicious circle”” in which these same three stage are invariably repeated: rise, apex and decline. In Spengler’s opinion, capitalism is the apex of civilisation and culture. With its decline mankind will inevitably revert to barbarism. It follows from this that it is futile to fight capitalism (why change the best for the worst?) and there is no need for the proletarian revolution and socialism, the latter, in general, being impossible since society cannot arrive at something new. The reactionary theory of “”historical cycle”” has been revived by Arnold Toynbee who denies the universal progressive development of society, contemptuously calling it an “”illusion of progress””. By attacking socialism and asserting that any attempt to undermine capitalism would lead to degradation, and decline of civilisation, Toynbee seeks to demonstrate the eternity and immutability of capitalist society. Reactionary ideologists of contemporary bourgeoisie are painting a distorted picture of the course of the historical capitalism, they shout about the death of civilisation and mankind as a whole, identifying the inescapable doom of capitalism with the doom of humanity”” (pag 186-187)”,”TEOC-730″
“AFELTRA Gaetano”,”Milano amore mio.”,”AFELTRA nato ad Amalfi è arrivato a Milano nei primi anni 1940. Dopo uan breve esperienza all’ Ambrosiano, nel 1942 entra al Corriere e diventa redattore, redattore capo, vicedirettore ed oggi collaboratore. Ha diretto anche il ‘Giorno’ e pubblicato molti libri (v. retrocopertina).”,”ITAP-023″
“AFELTRA Gaetano”,”Corriere primo amore. Storia e mito di un grande giornale.”,”AFELTRA Gaetano (Amalfi) arrivato a Milano entra al Corriere della sera nel 1942. Toccò a lui fare il giornale in momenti drammatici per il paese: 25 luglio, 8 settembre, 25 aprile. Dopo l’ armistizio, lasciato il Corriere, entrò nella resistenza, tornando in via Solferino solo dopo la Liberazione. I rappresentanti interni del CLN e il futuro del Corriere durante il periodo clandestino. “”Una volta, in casa di Francavilla, in via Meravigli 2, si affrontò direttamente la questione. Alcuni sostenevano che il “”Corriere””, debitamente epurato, doveva continuare nella sua funzione di primo giornale italiano; altri invece ventilavano addirittura la sua soppressione. Ricordo che a un certo punto chiesi a Fraschini, un socialista del “”Corriere””, capo del reparto rotative, di esprimere senza reticenze l’ opinione sua e dei suoi compagni operai: “”Che fare del “”Corriere””?””. “”Be'””, rispose Fraschini rigirando fra le mani il cappello con aria un po’ imbarazzata, “”vede, signor Afeltra, noi avevamo pensato di farne un cadeau all’ “”Avanti!”” e all’ “”Unità””…””. Disse proprio così. cadeau. Sentivo nelle sue parole e nelle sue intenzioni quanto v’era di puro, di generoso e di non calcolato e glielo dissi Ma aggiunsi: “”Vedete, tutto ciò è molto bello. Però il “”Corriere”” non è una cosa nostra. Lasciamo che venga deciso in proposito dalla legge, a liberazione avvenuta. Intanto posso prendere l’ impegno che la tipografia di via Solferino offrirà ospitalità per la stampa a “”Unità”” e “”Avanti!””. Cosa che avvenne difatti regolarmente””. (pag 243-244)”,”EDIx-060″
“AFELTRA Gaetano”,”Missiroli e i suoi tempi. Splendori e debolezze di un uomo di genio.”,”AFELTRA è stato redattore, redattore capoe vicedirettore del Corrierone. In questa veste è stato collaboratore di MISSIROLI. “”Prima di essere il motto di Nenni, ‘politique d’ abord’ era il motto di Missiroli. Nella stessa questione meridionale egli procedeva con senso politico. Era d’accordo sulla necessità degli interventi nel Mezzogiorno ma non solo per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie, bensì perchè, diceva, lo ‘Stato, laggiù, è portatore di civiltà’. “”Una lunga campagna fu svolta dal ‘Messaggero’ per la difesa della lira, e in questa campagna Missiroli sostenne strenuamente la ‘linea Einaudi-Pella’. In quegli anni la ricostruzione dell’ industria, del sistema di trasporti, dei servizi pubblici, si attuava utilizzando gli aiuti americani del piano Marshall””. (pag 163)”,”EDIx-061″
“AFFATATO Paolo CARCHELLA Gabriele CARIDI Paola DENTICO Nicoletta GIORDANA Emanuele LANDI Claudio MANGINI Enzo MARTINI Mauro PANOZZO Irene RUFINI Gianni SALA Ilaria Maria”,”Geopolitica dello Tsunami. Solidarietà e strategie nella catastrofe che ha sconvolto l’Asia.”,”Paolo Affatato, Socio di Lettera22 dal 1999, collabora alla pubblicazione annuale di studi orientali Asia Major e a Limes. Gabriele Carchella si occupa di legislazione internazionale e di America Latina. É socio di Lettera22 dal 2003. Paola Caridi specialista di storia delle relazioni internazionali, dal 2001 al 2003 è stata corrispondente dal Cairo di Lettera22, di cui è socia cofondatrice. Arttualmente segue il Medio Oriente da Gerusalemme. Nicoletta Dentico già direttore di Msf Italia, è presidente dell’Osservatorio italiano sulla Salute Globale e della campagna italiana contro le mine. Emanuele Giordana cofondatore e direttore di Lettera22, già docente di cultura indonesiana all’Ismeo. Claudio Landi giornalista di Radio Radicale e collaboratore di Lettera22. Enzo Mangini socio di Lettera22 dal 1999, attualmente lavora nella redazione di Carta. Mauro martini cofondatore di Lettera22, è professore associato di letteratura russa all’Università di Trento. Irene Panozzo autrice de Il dramma del Sudan e del saggio Sudan, collabora con Lettera22 dal Cairo. Gianni Rufini collabora con Lettera22 su temi di cooperazione allo sviluppo, aiuti umanitari e peacekeeping. É docente di queste materie all’Università di York, in diversi atenei italiani e all’ispi di Milano. Ilaria Maria Sala collabora con Lettera22 da Hong Kong dove lavora per Le Monde, il Diario della settimana e altri quotidiani italiani.”,”ASIx-014-FL”
“AFFATICATI Andrea AGNOLI Francesco AMICONE Luigi APOLLONI Marco Fabio BAGET BOZZO Gianni BANDINELLI Angiolo BETTIZA Enzo BIANCO Pialuisa CAMERANA Oddone CAMISASCA Massimo CAMURRI Edoardo CANESSA Fabio CAPEZZONE Daniele CAPPELLANI Ottavio CARPI Anna Maria CERONETTI Guido DI MICHELE Stefano FACCI Filippo FANO Nicola FUSINA Sandro GENNARI Giovanni GUARINI Ruggero ISRAEL Giorgio LANGONE Camillo MAGNASCHI Pierluigi MANCUSO Mariarosa MARCENARO Andrea MILANI Maurizio MONDA Andrea PACE Lanfranco PICCATO Aldo PIPERNO Alessandro ROCCELLA Eugenia SCARAFFIA Lucetta SCHWED Alessandro SILVA Umberto SITI Walter TATAFIORE Roberta TERRAGNI Marina TILIACOS Marina TROMBADORI Duccio VALLI Aldo Maria VENTORINO Francesco VERTONE Saverio VITULLI Stefania ZINCONE Giuliano”,”Appunti per il dopo. La carne, la morte e il Diavolo nella letteratura del Foglio.”,”Andrea Affaticati, nata a Vienna, giornalista free lance. Per Vogue Italia si è occupata di temi legati alla moda e al costume. Per il Foglio segue la vita politica e culturale della Germania e dei Paesi dell’Europa centrale. Francesco Agnoli, nato a Bologna nel 1974, sposato, padre di una figlia, insegnante. Luigi Amicone, ha 51 anni, una moglie e sei figli. Di educazione e militanza ciellina, dopo anni di giornalismo e aver insegnato lettere in un liceo, nel 1995 ha fondato il settimanale Tempi. Marco Fabio Apolloni, è nato a Roma nel 1959. Storico dell’arte, pubblicista e scrittore, ha iniziato a scrivere di arte e cose romane su Il Giornale e poi al Messaggero. Gianni Baget Bozzo, nato a Savona nel 1925, viene ordinato sacerdote nel 1967. É opinionista di Panorama, Il Giornale e Tempi. Angiolo Bandinelli, è nato a Chianciano nel 1927. Membro della direzione della Rosa nel Pugno, dirigente di Radicali italiani e della associazione Luca Coscioni, è stato segretario nazionale del Partito Radicale. Enzo Bettiza, nato a Spoleto nel 1927, è giornalista, scrittore e politico. Direttore di quotidiani e autore di numerosi libri, ha fondato Il Giornale cpn Indro Montanelli. Senatore della Repubblica e parlamentare europeo. Pialuisa Bianco, è stata un’allieva del filosofo Lucio Colletti. Giornalista, ha fatto l’inviato, il direttore, l’editorialista nella stampa, alla radio, alla televisione. Oddone Camerana, nato a Torino nel 1937, ha operato a lungo nel mondo della grande industria e in quel mondo ha ambientato molti suoi lavori. Massimo Camisasca, nato a Milano nel 1946, è stato ordinato prete nel 1975. L’incontro che ha segnato la sua vita è avvenuto al liceo Berchet, quando ha conosciuto don Giussani. Responsabile di Gioventù Studentesca e poi di Comunione e Liberazione, insegnante di filosofia, ha fondato la Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, di cui è superiore generale. Edoardo Camurri, 33 anni. Scrive per Il Foglio, Vanity Fair e il supplemento culturale della domenica de Il Sole 24 Ore. É conduttore di Prima Pagina e di Radio 3 Mondo sul terzo canale dp Radio Rai. Fabio Canessa, nato a Piombino nel 1962, laureato il lettere con una tesi sull’Orlando Furioso, insegna italiano e latino al liceo . Socio fondatore delle edizioni Aktis, ha curato testi di Joseph Roth, Ludwig Winder, Paul Leppin, Titti Albenzio e Osorio Lizarazo. Daniele Capezzone, è nato a Roma nel 1972. É stato per cinque anni segretario dei Radicali italiani. Fondatore di Decidere.net, network che promuove le riforme liberali. Ottavio Cappellani, è nato nel 1969. Collabora con Il Foglio. Anna Maria Carpi, vive a Milano. Insegna letteratura tedesca a Venezia. Guido Ceronetti, nao a Torino nel 1927, drammaturgo, marionettista e scrittore. Stefano Di Michele, è nato nel 1960. Ha lavorato a lungo come giornalista parlamentare a l’Unità. Dal 2001 è al Foglio. Filippo Facci, quarant’anni, vive a Milano. Ha collaborato con L’Unità, La Repubblica, Il Tempo e L’Opinione. É editorialista de Il Giornale. Nicola Fano, è giornalista e storico del teatro. Sandro Fusina, è nato nel marzo del 1944. Si è occupato di letteratura italiana contemporanea e di storia del costume. Per Il Foglio tiene la rubrica settimanale Vite parallele. Giovanni Gennari, teologo e giornalista. Ordinato sacerdote nel 1965, ha insegnato nei licei e all’Università pontificia del Laterano e del Marianum. Nel 1962 ha chiesto ed ottenuto il passaggio allo stato laicale e si è sposato. Ruggero Guarini, è nato a Napoli nel 1931 e vive a Roma dal 1958. Entrato a 16 anni nel Pci, ne è uscito quando i fatti di Ungheria lo hanno costretto a scoprire che per lui l’ideale comunista era stato solo il pennacchio di una scelta motivata più terra-terra. Giorgio Israel, è professore ordinario di storia della matematica all’Università di Roma La Sapienza e membro dell’Académie Internazionale d’Histoire des Sciences. Camillo Langone, è nato a Potenza e vive a Parma. Scrive su giornali e pubblica libri. Pierluigi Magnaschi, è vice presidente esecutivo di ClassEditori, docente al Master di giornalismo all’Univesità Luiss di Roma e collaboratore di Radio rai 1. In precedenza aveva diretto l’Agenzia Ansa. Mariarosa Mancuso, critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per la radio della Svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri. Andrea Marcenaro è nato a Genova il 18 luglio 1947. É giornalista di Panorama collabora con Il Foglio . Suo papà. sua mamma, suo fratello, sua moglie, suo figlio, sua nuora, i suoi consuoceri, i cognati ed ex cognata tutti di sinistra. Maurizio Milani, nasce nel 1962. Nel 1987 esordisce sul palco di Zeling e fa una carriera di successo in Tv come comico. Andrea Monda, nasce a Roma nel 1966. Laureato in Giurisprudenza, lascia il lavoro in banca per prendere la laurea in Scienze religiose e insegnare al Liceo. Dal 2000 organizza il convegno annuale su Cattolicesimo e Letteratura del ‘900 patrocinato dal Pontificio Consiglio della Cultura. Lanfranco Pace è editorialista de Il Foglio e della trasmissione televisiva Otto e mezzo. Dal 1984 al 1997 ha vissuto in Francia ed è stato giornalista del quotidiano francese Libération. Aldo Piccato, traduttore, ha studiato Egittologia all’Università di Torino e all’Ucla di Los Angeles. Ha preso parte, come archeologo, a campagne di scavo a Luxor (in Egitto). Alessandro Piperno è nato nel 1972. Vive a Roma dove insegna Letteratura Francese all’Università di Tor Vergata. Eugenia Roccella, già leader del Movimento della liberazione della donna, è delle studiose che hanno rimesso in discussione gli stereotipi delle antiche battaglie femministe. Lucetta Scaraffia nasce nel 1948 a Torino. Docente di storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Alessandro Schwed è scrittore. Proviene da una famiglia ebraica di origine ungherese. É stato redattore del settimanale satirico Il Male con il nome d’arte di Jiga Melik. Collabora con Il Foglio, i quotidiani locali del Gruppo Espresso e le pagine culturali del Secolo XIX. Umberto Silva cineasta in gioventù, in seguito psicanalista e scrittore di una ventina di libri. Walter Siti, Modena, 1947. É professore di Letteratura italiana contemporamea all’Università dell’Aquila. Roberta Tatafiore, giornalista e scrittrice. É stata per molti anni inviata di Noidonne e ha collaborato al quotidiano Il Manifesto. Marina Terragni, è milanese e ha studiato filosofia. Non pensava di fare la giornalista. Nicoletta Tiliacos è redattrice del Il Foglio. In precedenza ha scritto per dodici anni sulla rivista La Nuova Ecologia. Duccio Trombadori è stato comunista militante del PCI dal 1968 al 1991. É giornalista alla CISL e critico d’arte, insegna estetica all’Università, dipinge. Aldo Maria Valli, 49 anni, è vaticanista al Tg1. Sposato con Serena, ha sei figli. Francesco Ventorino nato a Catania nel 1932, diventa sacerdote nel 1954. Ha conseguito nel 1963 il dottorato in Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e nel 1975 la laurea in Filosofia all’Università di Perugia. Già ordinario di Storia e Filosofia nei licei, è docente emerito di Ontologia e di Etica presso lo Studio Teologico S.Paolo di Catania. Legato da lunga amicizia a don Luigi Giussani, svolge il suo ministero sacerdotale nel movimento di Comunione e Liberazione. Saverio Vertone, scrittore, già editorialista del Corriere della Sera e L’Europeo, è ora editorialista del Secolo XIX. É stato per due legislature parlamentare. Stefania Vitulli, Milano 1969. Si occupa da quatordici anni di come vendere più libri e più giornali in Italia. Scrive per Il Foglio, Il Giornale, Grazia, Luna. Conduce seminari sulla comunicazione ambientale all’Università Cattolica di Milano. Giuliano Zincone è nato a Roma nel 1930. Sposato, due figli, quattro nipotini. Collaboratore de Il Foglio e del Sole 24 Ore. Laureato in Lettere. Negli anni Sessanta scrive per il Teatro. Esordisce al Corriere della Sera, poi scrive inchieste sulla società italiana e reportages dall’estero, anche da inviato di guerra.”,”VARx-265-FL”
“AFFINITO Massimiliano REVIGLIO Edoardo”,”Banche d’Italia.”,”APPENDICE A – La struttura proprietaria dei grandi gruppi industriali. – Le imprese del Tesoro. – I grandi privati – I gruppi emergenti o indipendenti. APPENDICE B – Dalla legge del 1936 al Testo unico del 1994: lineamenti di storia bancaria. – Dalla crisi degli anni Trenta alla legge bancaria del 1936. – Le linee fondamentali della legge bancaria del 1936. – Evoluzione della legge bancaria fino al Testo unico. – Il Testo unico del 1994. AFFINITO-M si è laureato in economia e commercio all’ Università “”La Sapienza”” di Roma, dove attualmente svolge attività di ricerca economica. Collabora con il Gruppo di monitoraggio dei flussi di cassa per il controllo della spesa pubblica, presso il Ministero del Tesoro.”,”E1-BAIT-008″
“AFFINITO Massimiliano REVIGLIO Edoardo”,”Banche d’Italia. La genesi dei conglomerati della finanza e la nuova mappa delle relazioni banca-impresa.”,”Massimiliano Affinito si è laureato in Economia e Commercio all’Università La Sapienza di Roma nel 1997, dove attualmente svolge attività di ricerca economica. Collabora con il Gruppo di monitoraggio dei flussi di cassa per il controllo della spesa pubblica, presso il Ministero del Tesoro. Edoardo Reviglio si è laureato all’Università di Yale nel 1987 e successivamente si è specializzato in matematica e storia della statistica in varie università italiane ed estere. Ricercatore associato al dipartimento di matematica dell’Imperial College fino al ’94, attualmente lavora al Servizio studi della Finmeccanica e svolge attività di ricerca economica presso l’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAE-132-FL”
“AFTALION A. HABERLER G. HANSEN A. HAWTREY R.G. VON HAYEK F.A. KAHN R. KALECKI M. KEYNES J.M. KONDRATIEFF (KONDRATIEV) N. MITCHELL W. OHLIN B. SCHUMPETER J. SMITH H. SPIETHOFF A. TINBERGEN J. WILSON J.”,”Sviluppo e ristagno. Il dibattito sul ciclo economico nel periodo tra le due guerre.”,”Contiene il capitolo: N. Kondratieff, I cicli lunghi nella vita economica, pag 59-80″,”ECOT-137″
“AFTALION Fred”,”Histoire de la chimie.”,”Parte dedicata alla Prima guerra mondiale: Capitolo: 5. L’évolution de la chimie à travers les deux grands conflits mondiaux (1914-1945). [paragrafi ‘La situation en 1914’, ‘L’incontestale supériorité allemande’, ‘La croissance ralentie de la chimie anglaise’, ‘Le paysage contrasté de la chimie en France’, ‘La chimie suisse: un cas exemplaire’, ‘La situation dans les autres pays d’Europe’, ‘La remarquable progression de la chimie américaine’, ‘L’éveil du Japon’, ‘La guerre de 14-18 et ses effets sur la chimie mondiale’, ‘L’approvisionnement en azote’, ‘La soif de produits organiques’, ‘L’appartion des gaz de combat’, ‘Le retour difficile à la paix’, ‘Les innovations de la chimie d’après-guerre (1920-1930’] (pag 104-129) L’autore. Ingegnere diplomatio dell’Ecole Nationale Supérieure de Chimie de Paris (ENSCP), Fred Aftalion ha dedicato tutta la sua carriera alla chimica.”,”SCIx-401″
“AGA ROSSI Elena”,”Una nazione allo sbando. L’ armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze.”,”””I dirigenti italiani sperarono di poter salvare la situazione chiedendo una proroga dell’ annuncio dell’ armistizio il 6 settembre e fecero poi un ultimo tentativo l’8. Nello stesso tempo prepararono l’ alternativa della fuga. L’ impreparazione italiana fu scoperta soltanto nella notte del 7, quando arrivò a Roma in missione segreta il generale Maxwell Taylor, vicecomandante della Divisione aviotrasportata, acconpagnato da un altro ufficiale per prendere gli ultimi accordi e controllare la fondatezza delle assicurazioni di Castellano che gli aeroporti dove dovevano scendere i paracadutisti alleati erano in mano italiana. I due ufficali scoprirono allibiti che l’ unico preparativo fatto in previsione del loro arrivo era quello di un lauto pranzo””. (pag 106) “”La completa assenza di un’ azione di comando subito dopo la proclamazione dell’ armistizio fu considerata espressione della decisione, presa al più alto livello, di non combattere contro i tedeschi e in concreto di tradusse nella parola d’ ordine “”tutti a casa””. I comandanti e i soldati che decisero di reagire ai tedeschi e di contrastare il loro ordine di consegnare le armi furono molto più numerosi di quanto si pensi generalmente, ma la loro fu una scelta individuale (…). Per questo gli atti di resistenza, anche se furono isolati, assumono un’ importanza fondamentale. D’altra parte, la decisione di non dare l’ ordine di reagire ai tedeschi presa dal governo Badoglio e dal Comando supremo, gli innumerevoli episodi di viltà e di totale acquiescienza ai tedeschi costituiscono una delle pagine più tristi e umilianti della storia d’ Italia””. (pag 196)”,”ITQM-081″
“AGA ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor a cura; GNEDIN Evgenij”,”Evgenij Gnedin come testimone e storico del patto tedesco-sovietico (Aga Rossi-Zaslavsky). Segue: ‘Dalla storia dei rapporti fra l’URSS e la Germania nazista’ (E. Gnedin).”,”E. Gnedin, autore di ‘Dalla storia dei rapporti fra l’URSS e la Germania nazista’ (traduzione italiana dal russo) (pag 564) “”L’autore della complessa serie di documenti che viene qui pubblicata è Evgenij Gnedin, figlio di Alexander Parvus, esponente di primo piano del movimento rivoluzionario europeo e uno dei leaders, insieme con Lenin e Trockij, della rivoluzione russa del 1905. Parvus è anche noto come creatore della teoria della «rivoluzione permanente». Tornato in Germania dopo la prima rivoluzione, divenne un ricco imprenditore e fu probabilmente l’organizzatore del ritorno di Lenin dalla Germania in Russia nella primavera del 1917 (1)”” [(1) Sulla vita di Alexander Parvus si veda: Z. Zeman – W.B. Scharlau, ‘Merchant of Revolution: The Life of Alexander Israel Helphand (Parvus), 1867-1924’, London, 1965] Sull’autore ha scritto un saggio biografico P.D. Raymond, ‘Revolutionary idealist to Political Dissident: The Life of Eugenij Gnedin (Parvus)’, in ‘Soviet Union’, XII, n 2, 1985 pp. 185-212 Gnedin morto a Mosca nel 1983 non era uno storico di professione (pag 561) Secondo la famosa massima di M.N. Prokovskij, il maggiore esponente della storiografia ufficiale nei primi decenni del potere sovietico: «La storia è la politica di oggi proiettata nel passato». Difatti in URSS la manipolazione dell’informazione storica e la pratica di modificare i fatti del passato per adattarli alle esigenze sempre mutevoli della politica corrente hanno raggiunto livelli non comparabili con altri periodi precedenti”” (pag 562) “”La tesi di Gnedin sull’evoluzione dei rapporti tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista negli anni 1934-1937 e in particolare la sua caratterizzazione di questi anni come «preistoria» del patto Ribbentrop-Molotov sono in netto contrasto con la maggioranza della storiografia sull’argomento. Tradizionalmente il patto tedesco-sovietico è stato visto come una svolta rispetto alla politica di alleanza con le potenze democratiche seguita fino a quel momento dall’Urss e le sue origini sono state fatte risalire alla conferenza di Monaco e al fallimento della politica di sicurezza collettiva. Come ha affermato Fabry, «storici e testimoni sono concordi nel ritenere che non si possa cominciare a parlare di un avvicinamento tra Germania e Urss prima dell’accordo di Monaco» (24). L’accordo è stato visto soprattutto come una decisione tedesca, trascurando tra l’altro il fatto che l’iniziativa partì dall’Urss, e si sono analizzate più le motivazioni di Hitler che quelle di Stalin. Quest’ultimo sarebbe stato costretto a superare le pregiudiziali ideologiche e ad arrivare ad un’intesa con il dittatore tedesco per reagire all’isolamento cui lo stavano costringendo le potenze occidentali e per evitare il rischio di un eventuale attacco tedesco. Così, secondo Ulam, la politica di Stalin «doveva necessariamente essere stata ispirata dalla paura» (25), L’interpretazione degli storici occidentali coincide in molti punti con quella della storiografia sovietica, secondo cui «questo passo fu forzato, ma l’unico possibile nella situazione di allora, in quanto non si riuscì a realizzare la creazione degli stati non aggressivi» ma fu anche «un passo saggio e lungimirante» che dette all’Unione Sovietica altri due anni di tempo per prepararsi al conflitto con la Germania (26). Non viene spiegato però come si può conciliare questa azione «difensiva» dell’URSS con l’immediata spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica, l’occupazione degli stati baltici, la guerra con la Finlandia, l’effettiva collaborazione instaurata con la Germania nel periodo 1939-1941 (27). Nonostante l’indignazione suscitata allora da questi avvenimenti, la successiva alleanza tra Urss, Stati Uniti e Inghilterra fece tacere ogni critica alla politica sovietica. Quando negli anni dell’immediato dopoguerra emerse la tesi che il patto tedesco-sovietico non era stato una «rottura» nella politica sovietica nei confronti della Germania, ma invece espressione di una «continuità» di quella politica, che dal 1917 in poi si era sempre fondata sulla collaborazione con la Germania, essa fu considerata un prodotto della guerra fredda (28). La tesi opposta della «svolta», che prevalse, era fondata sulla posizione antinazista assunta ufficialmente dall’Urss dopo il 1934, di alleanza e di accordi con le potenze democratiche e sulla sua adesione alla creazione di un sistema di sicurezza collettiva. Un grosso contributo alla credibilità della politica estera sovietica in quegli anni fu dato da Maxim Litvinov, il cui prestigio nel mondo diplomatico riuscì a controbilanciare il diffuso anti-sovietismo della classe dirigente occidentale. Inoltre le trattative condotte da Mosca per un avvicinamento sovietico-tedesco erano state mantenute segrete; i diplomatici francesi e inglesi a Mosca e a Berlino potevano solo fare congetture sulla convenienza reciproca delle due potenze ad un accordo, fondata su comuni interessi e sulla stretta collaborazione economica e militare (29)”” (pag 569-571)] [‘Evgenij Gnedin come testimone e storico del patto tedesco-sovietico’, a cura di Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky’] [(in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 3, giugno 1987, (Documenti)] [(24) P.W. Fabry, ‘Il patto Hitler-Stalin, 1939-1941, Milano; 1965 p. 13; (25) A. Ulam, ‘Storia della politica estera sovietica (1917-1967)’, Milano, 1970, p. 408; (26) W. Sipols M. Charlamov, ‘Alla vigilia della seconda guerra mondiale’, 1933-1939′, Mosca, 1973, pp. 290 e 298. I protocolli segreti del patto che prevedevano la divisione dell’Europa Orientale tra la Germania e l’Unione Sovietica non sono mai stati pubblicati in URSS e quel governo ha sempre negato la loro esistenza, sostenendo che i testi pubblicati dagli anglo-americani nel dopoguerra erano una «falsificazione» occidentale, fino ad arrivare ad una protesta ufficiale con la Finlandia, perché in un film della televisione finlandese si faceva riferimento all’inclusione della Finlandia negli articoli segreti del patto tedesco-sovietico; (27) Si continua ad affermare anche oggi, che l’Unione Sovietica, dopo aver dovuto firmare l’accordo con la Germania per evitare la guerra, aveva continuato ad agire spinta dalle «pressioni» tedesche: non solo l’occupazione della Polonia orientale era stata una «sfortunata necessità» diretta contro il pericolo tedesco, ma anche la guerra contro la Finlandia era stata motivata dalla «pressione» di mostrare alla Germania la propria «comparabile virilità e dalla esigenza di non apparire debole» di fronte al nuovo alleato: si veda il recente saggio di D.W. Spring, ‘The Soviet Decision for War Against Finland, 30 November 1939’, in “”Soviet Studies””, aprile 1986, pp. 220-221; (28) A. Tasca, ‘Due anni di alleanza germano-sovietica’, Firenze, 1951 (traduzione con integrazioni, dell’edizione francese pubblicata nel 1949 con lo pseudonimo di A. Rossi); (29) Cfr. R. Coulondre, ‘De Moscou a Berlin’, Paris, 1959. Su questo punto si veda anche J. Hochman, ‘The Soviet Union and the Failure of Cllective Security, 1934-1938’, Ithaca e London, 1984. Questo autore sottolinea anche il peso della collaborazione militare instaurata dai due paesi]”,”RUST-161″
“AGABEKOV Giorgio”,”G.P.U.. Memorie di un membro della Ceca.”,”AGABEKOV Giorgio ex capo della sezione orientale della GPU (1928-29) e residente segreto della GPU a Costantinopoli per i paesi dell’ Oriente prossimo e medio (1929-30). “”Per esempio: Piatnitzky che dirige le relazioni straniere della IIIa Internazionale, considerò che il mezzo più facile per mandare clandestinamente il comunista Roy nell’ India, era di fornirgli un passaporto americano e di farlo passare per l’ America. Bucharin che era allora presidente del Comintern era anche lui dello stesso parere. Un giorno che eravamo riuniti nel gabinetto di Trillisser, capo della Sezione straniera (I.N.O.), Véléjeff, il suo aggiunto, Goldstein e io, Bucharin entrò per fare visita a Trillisser e, vedendoci intenti a discutere, chiese se disturbava. “”Neanche per sogno – rispose Trillisser -, stiamo cercando il modo più sicuro per far passare i nostri collaboratori nell’ Irak. Arrivate quindi a buon punto e vi preghiamo di dirci la vostra opinione che sarà molto apprezzata””. Bucharin rispose che la sua competenza non era grande al riguardo; ma che insomma, al Komintern, si riteneva che i passaporti americani offrivano le maggiori garanzie ai comunisti nei loro viaggi all’ estero. Al principio del 1929, cominciavo a sentirmi un po’ stanco del mio lavoro alla Ghepeù e parlai di questa stanchezza a parecchi dei miei compagni, specialmente a May, ex mio agente segreto a Teheran, ora direttore della Sezione del Levante nella rappresentanza commerciale””. (pag 256)”,”RUSS-186″
“AGAMBEN Giorgio BASCETTA Marco BERTI Lapo CASTELLANI Alessandra CASTELLANO Lucio COLOMBO Andrea DE-CAROLIS Massimo ILARDI Massimo ILLUMINATI Augusto PIPERNO Franco ROSSANDA Rossana STARNONE Domenico VIRNO Paolo”,”Sentimenti dell’ aldiqua. Opportunismo paura cinismo nell’ età del disincanto.”,”Saggi di AGAMBEN Giorgio BASCETTA Marco BERTI Lapo CASTELLANI Alessandra CASTELLANO Lucio COLOMBO Andrea DE-CAROLIS Massimo ILARDI Massimo ILLUMINATI Augusto PIPERNO Franco ROSSANDA Rossana STARNONE Domenico VIRNO Paolo.”,”ITAS-054″
“AGANBEGJAN Abel G.”,”Il futuro della economia sovietica.”,”Abel Gezevic Aganbegjan è nato a Tbilisi (Georgia) nel 1932. Si è laureato all’Istituto di Economia di Mosca nel 1955 ed è membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1955 al 1961 ha lavorato presso il Comitato statale del Consiglio dei ministri dell’URSS per i problemi del lavoro e dei salari; è stato in seguito responsabile di laboratorio e, dal 1966, direttore dell’Istituto di economia e organizzazione industriale della Filiale siberiana dell’Accademia delle Scienze. Nelle sue numerose opere scientifiche si è occupato soprattutto dei problemi dei salari e dei modelli di pianificazione. Nel 1988 Rizzoli ha pubblicato il suo La perestrojka nella economia. ‘Nonostante tutta la complessità e la contraddittorietà dei processi in atto nel nostro paese, la gente ha cominciato a prender coscienza che non ci sono alternative alla perestrojka e che non è possibile fare marcia indietro. Il problema principale non è quindi se la perestrojka verrà attuata o meno, e neppure chi sono i suoi fautori e i suoi avversari; il problema è la strada che la perestrojka dovrà percorrere’ così Abel Aganbegjan, economista di fama internazionale e influente consigliere di Gorbaciov, sintetizza la sfida lanciata dall’attuale classe dirigente sovietica.”,”RUSU-037-FL”
“AGANBEGJAN Abel G., a cura di SPINAZZI Gianni”,”La perestrojka nella economia.”,”Abel Gezevic Aganbegjan è nato a Tbilisi (Georgia) nel 1932. Si è laureato all’Istituto di Economia di Mosca nel 1955 ed è membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1955 al 1961 ha lavorato presso il Comitato statale del Consiglio dei ministri dell’URSS per i problemi del lavoro e dei salari; è stato in seguito responsabile di laboratorio e, del 1966, direttore dell’Istituto di economia e organizzazione della produzione industriale della Filiale siberiana dell’Accademia delle Scienze. Nelle sue numerose opere scientifiche si è occupato soprattutto dei problemi dei salari e dei modelli di pianificazione. É il principale consigliare economico di Michail Gorbaciov.”,”RUSU-048-FL”
“AGA-ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor”,”Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca.”,”AGA-ROSSI insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Univ dell’Aquila. Tra i suoi libri: -L’Italia nella sconfitta. ESI. 1985 -Gli Stati Uniti e le origini della guerra fredda. MULINO. 1984 -Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1945. MULINO. 1995 ZASLAVSKY insegna sociologia politica alla LUISS di Roma. Il suo più recente volume è ‘Storia del sistema sovietico’, NIS. 1995. Con IL MULINO ha pubblicato: -Il consenso organizzato. 1981 -Dopo l’Unione Sovietica. 1991″,”PCIx-002″
“AGA-ROSSI Elena QUAGLIARIELLO Gaetano a cura; saggi di AGA-ROSSI Gaetano QUAGLIARIELLO Michail NARINSKY Marc LAZAR Marcello FLORES Annie KRIEGEL Stephane COURTOIS Philippe BUTON Leonid GIBIANSKY Sergio BERTELLI Michela NACCI Silvio PONS”,”L’ altra faccia della luna. I rapporti tra PCI, PCF e Unione Sovietica.”,”Saggi di AGA-ROSSI Gaetano QUAGLIARIELLO Michail NARINSKY Marc LAZAR Marcello FLORES Annie KRIEGEL Stephane COURTOIS Philippe BUTON Leonid GIBIANSKY Sergio BERTELLI Michela NACCI Silvio PONS. AGA-ROSSI è docente ordinario di storia contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università dell’ Aquila. Tra i suoi libri: – L’Italia nella sconfitta. ESI. 1985 – Gli Stati Uniti e le origini della guerra fredda. MULINO. 1984 – Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1945. MULINO. 1995 – Il piano Marshall e l’ Europa. ENC. IT. 1983 – La resa tedesca in Italia. FELTRINELLI. 1980 con Bradley SMITH. Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991) Ha curato gli atti dei convegni: ‘Il partito politico nella Belle Epoque. Il dibattito sulla forma partito in Italia tra ‘800 e ‘900’ (GIUFFRE’, 1990) e con Fabio GRASSI ORSINI ‘Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa (1918-1925) (IL MULINO, 1996). “”Da tutto ciò deriva l’ immagine eroica del partigiano che, armi alla mano, libera il territorio nazionale; tuttavia, lo storico giunge alla conclusione che l’ insurrezione nazionale è stata un fallimento. Philippe Buton dimostra che solo cinque grandi città francesi hanno conosciuto una liberazione insurrezionale, con combattimenti nell’ ambito dell’ agglomerato urbano tra forze della resistenza e occupanti, o resa degli occupanti dinanzi alle forze insorte, e una partecipazione significativa della popolazione attraverso la partecipazione allo sciopero e/o all’ erezione delle barricate. Queste cinque città sono Parigi, Lille, Marsiglia, Limoges e Thiers. Si tratta di eccezioni che confermano la regola. In realtà, 179 tra le città francesi più importanti sono state liberate o a seguito della partenza volontaria degli occupanti o a causa della vittoria delle forze militari alleate, ma sia in un caso che nell’ altro, senza l’ intervento delle forze della resistenza né della popolazione. A queste vanno aggiunte 28 città che sono liberate dagli eserciti alleati, con l’ appoggio importante dei FFI delle campagne, ma senza la partecipazione della popolazione””. (pag 146)”,”PCFx-020″
“AGA-ROSSI Elena ZASLAVSKY Victor”,”Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca.”,”In memoria di Livia e Renzo De Felice AGA-ROSSI è ordinario di storia contemporanea nell’ Università dell’ Aquila. ZASLAVSKY insegna sociologia politica alla Luiss di Roma. “”Much that passes for history is properly speaking myth.”” Henry Tudor, Political Myth Presenza comunista nel ministero degli esteri. Togliatti e gli altri rappresentanti PCI al governo informavano quotidianamente l’ambasciatore russo Kostylev. “”La partecipazione dei comunisti al governo offrì ai rappresentanti sovietici la possibilità di essere tenuti al corrente perfino sul funzionamento giornaliero del ministero degli Esteri. I sottosegretari Eugenio Reale e Celeste Negarville non soltanto informavano Kostylev sulle discussioni interne e sulla posizione del governo italiano negli affari esteri, ma gli trasmettevano anche le informazioni che l’ambasciatore italiano mandava da Mosca, gli riferivano la posizione politica e le caratteristiche personali dei colleghi al ministero e degli altri membri del governo, concordavano con lui nomine e spostamenti del personale e ricevevano consigli e istruzioni su svariati problemi della politica estera italiana. Anche quando rivestivano cariche nel governo, i comunisti si sentivano in primo luogo rappresentanti degli interessi sovietici e solo dopo di quelli dello stato italiano””. (pag 135-136) I finanziamenti dell’ URSS al PCI. Le tangenti delle imprese al PCI. “”(…) i finanziamenti sovietici arrivavano al PCI togliattiano principalmente attraverso due canali distinti. Il primo era quello dei finanziamenti diretti, cioè elargiti in forma monetaria, in dollari, e forniti dal Politburo del PCUS al PCI e alle altre forze filosovietiche italiane durante la guerra fredda. Il secondo canale invece era quello dei finanziamenti indiretti, che si basava sull’utilizzo di uno schema semplice ed efficiente, introdotto dalla fine degli anni Quaranta e rimasto essenzialmente immutato durante i decenni successivi: l’Unione Sovietica forniva alle ditte legate al partito le materie prime, anzitutto petrolio e gas, a prezzi inferiori a quelli di mercato, e la differenza finiva nelle casse del partito. Le ditte italiane non legate al PCI dovevano di solito rivolgersi ai mediatori e pagari tangenti, una specie di “”tassa”” che gli imprenditori italiani, coinvolti nell’attività commerciale con l’URSS, dovevano versare al partito.”” (pag 261)”,”PCIx-243″
“AGA-ROSSI Elena”,”Alle origini del mondo bipolare: la politica di Roosevelt verso l’Europa (1941-1945).”,”””Analizzando la politica di Roosevelt alla luce della “”rivoluzione di velluto”” in Europa orientale, Schlesinger sostiene che il vero senso degli accordi di Yalta si trova nell’Europa orientale che è emersa dopo la rivoluzione del 1989, non in quella che è stata dominata dall’URSS per 50 anni. A suo parere “”a lungo termine, Roosevelt anticipava una diminuzione delle differenze, una tendenza alla convergenza tra la società democratica e quella comunista””, concludendo che “”questa previsione sembra molto meno stupida nel 1990 di quanto sembrasse, per esempio, nel 1950″”. Si possono sollevare due serie obiezioni a questo giudizio su Roosevelt come statista.”” (pag 245)”,”RAIx-335″
“AGA-ROSSI Elena”,”Una nazione allo sbando: 8 settembre 1943.”,”””Tutta la stranezza apparente sta nel fatto che vogliamo spiegare sensatamente ciò che viene fatto in modo irragionevole”” (Lev Tolstoi) “”Sventurato il paese che ha bisogno di eroi”” (Bertolt Brecht) (in apertura) Resistenza militare a Cefalonia (pag 171-173)”,”QMIS-264″
“AGA-ROSSI Elena GIUSTI Maria Teresa”,”Una guerra a parte. I militari italiani nei Balcani, 1940-1945.”,”””E’ sul campo di battaglia che si decide la vita e la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) Elena Aga Rossi, professore di Storia contemporanea. Maria Teresa Giusti insegna nell’Università Gabriele d’Annunzio a Chieti. “”Con i partigiani collaboravano anche alcuni militari italiani che avevano disertato già prima dell’8 settembre e che, da semplici soldati, aveva ottenuto il grado di ufficiali. Questi cercavano di convincere i loro connazionali ad arruolarsi nelle file del battaglione Gramsci per poter rientrare in Italia «come padroni» che avrebbero governato il paese «perché comunisti» (9). Nelle zone interne, nel 1944, con la graduale riconquista di territori e città da parte delle truppe partigiane, i militari italiani furono costretti a lavorare per la ricostruzione. Trattati assai duramente, essi non potevano rivolgersi alle autorità civili italiane – anche queste sottoposte a fermo o arrestate – né alle missioni britanniche (10). Pur conoscendo la difficile situazione dei soldati italiani, gli Alleati potevano fare ben poco per migliorarne le condizioni, e comunque consideravano più importante non contrastare Tito (11). Il governo italiano poté intervenire ufficialmente solo nel dicembre 1944 (12). Avendo invaso la Jugoslavia e perso la guerra, l’Italia non era nella condizione di far valere le sue richieste, e dovette quindi servirsi del tramite degli Alleati per risolvere sia la questione dei prigionieri trattenuti in Jugoslavia sia quella del rimpatrio della divisione Garibaldi”” (pag 375) [(9) Ufficio SIM/CSDIC, Stralcio interrogatorio dell’artigliere Sebastiano Zappulla effettato presso i Centro “”C””, Comportamento dei partigiani di Lissa nei riguardi degli italiani, 2 settembre 1944, Segreto, AUSSME, I 3, 108/1, p. 2; (10) Riferisce un reduce che se a Lissa capitavano ufficiali inglesi e chiedevano come mai i militari italiani fossero trattati come prigionieri e “”briganti””, i partigiani rispondevao che si trattava di “”italiani presi prigionieri mentre collaboravano con i tedeschi”” (Cfr. ‘Stralcio interrogatorio dell’artigliere Sebastiano Zappulla, cit., p. 1). (…); (11) Pur sapendo delle fucilazioni di ufficiali italiani della divisione Garibaldi avvenute nel 1944 e nel 1945, gli inglesi non intervennero ufficialmente sostenendo che non avevano dati precisi sulle accuse. (Cfr. ‘Italian army, return of troops from Yugoslavia and Dalmatian Islands’, 922.6/1 (…) 6 dicembre 1944 (…)””] (pag 373); Sul trattamento dei prigionieri italiani e l’interessamento del Pci (pag 382-).”,”QMIS-284″
“AGARWALA A.N. SINGH S.P. a cura; saggi di Jacob VINER Colin CLARK Gerard M. MEIER Paul A. BARAN H. MYINT Simon KUZNETS W.W. ROSTOW V.K.R.V. RAO P.N. ROSENSTEIN-RODAN Ragnar NURSKE Marcus FLEMING Tibor SCITOVSKY Celso FURTADO Alfredo NAVARRETE jr Ifigenia N. DE-NAVARRETE R.S. ECKAUS H.W. SINGER W. Arthur LEWIS Hollis B. CHENERY M. BRONFENBRENNER”,”L’ economia dei Paesi sottosviluppati.”,”Saggi di Jacob VINER Colin CLARK Gerard M. MEIER Paul A. BARAN H. MYINT Simon KUZNETS W.W. ROSTOW V.K.R.V. RAO P.N. ROSENSTEIN-RODAN Ragnar NURSKE Marcus FLEMING Tibor SCITOVSKY Celso FURTADO Alfredo NAVARRETE jr Ifigenia N. DE-NAVARRETE R.S. ECKAUS H.W. SINGER W. Arthur LEWIS Hollis B. CHENERY M. BRONFENBRENNER “”Anche in un’economia altamente sviluppata è molto debole la tendenza del capitale a diffondersi in modo uniforme attraverso tutta l’economia; questo avviene in misura ancor maggiore in un paese arretrato. Quel che inevitabilmente ne deriva, è che nell’economia si hanno alcuni sentieri molto sviluppati, circondati dal buio più assoluto. Dobbiamo ora dire qualcosa sul livello dei salari. Il salario che il settore capitalistico deve pagare è determinato da quello che la gente può guadagnare fuori di questo settore. Gli economisti classici pensavano di solito che il salario fosse determinato dal livello dei consumi necessario al sostentamento, e in alcuni casi questa soluzione può dimostrarsi esatta. Comunque, nelle economie in cui la maggioranza della popolazione è costituita da contadini che lavorano l la propria terra, disponiamo di un indice più oggettivo, poiché il minimo in cui si può avere della mano d’opera è costituito dal prodotto medio del contadino; gli uomini non abbandoneranno il fondo della famiglia per cercare un’occupazione se il salario fosse meno di quel che essi potrebbero consumare rimandendo a casa. (…) Il fatto che il livello dei salari nel settore capitalistico dipenda dal guadagno del settore di sussistenza ha talvolta un’enorme importanza politica, perché ne risulta che i capitalisti hanno interesse a mantenere bassa la produttività dei lavoratori del settore di sussistenza. I proprietari delle piantagioni non hanno quindi alcun interesse a diffondere tra i contadini la conoscenza delle nuove tecniche e dei nuovi sistemi di semina, e se hanno una qualche influenza nel governo, non la impiegheranno certo per facilitare l’espansione dell’agricoltura.”” (pag 378-379, W. Arthur Lewis, Sviluppo economico con disponibilità illimitate di mano d’opera)”,”PVSx-033″
“AGAWA Hiroyuki”,”The Reluctant Admiral. Yamamoto and the Imperial Navy.”,”AGAWA H.”,”JAPx-079″
“AGAZZI Emilio”,”Il giovane Croce e il marxismo.”,”La seconda sezione del libro è dedicata a ‘Antonio Labriola e la “”crisi del marxismo’ (pag 95-198), la terza ‘Gli scritti del Croce sul materialismo storico, 1895-1898’ (pag 199-284). L’appendice: ‘Filosofia, economia e politica negli scritti filosofici giovanili di Marx già noti al Croce alla fine dell’ Ottocento’ (pag 587-616).”,”TEOC-212″
“AGAZZI Emilio, edizione italiana a cura di”,”Marxismo ed etica. Testi sul dibattito intorno al “”socialismo neo-kantiano”” 1896-1911.”,”Scritti di Hans Jörg SANDKÜHLER Hermann COHEN Karl VORLÄNDER Franz MEHRING Conrad SCHMIDT Ludwig WOLTMANN Sadi GUNTER (F. STAUDINGER) Franz STAUDINGER Max ADLER Karl VORLÄNDER “”Però Kant lascia sussistere la religione soltanto come fede morale: “”Una religione che dichiara temerariamente la guerra alla ragione non le resisterà a lungo””. (…) Perciò, secondo Kant, la prima istruzione dovrebbe essere impartita senza ricorrere alla religione: (…). Così come contro il militarismo e contro la chiesa, Kant si scaglia anche contro la nobiltà e contro il capitale, combattendo i privilegi della prima e le usurpazioni del secondo. E’ vero che una volta egli definisce la disuguaglianza nel senso fisico e psichico “”la copiosa fonte di tanto male, ma anche di ogni bene””; tuttavia per lui le prerogative di una nobiltà ereditaria sono “”un ragno che passa davanti al merito, e non gli lascia inoltre nessu motivo di sperare; è una cosa immaginaria senza realtà,”” giacché la natura non dispone le cose in modo che il talento e i meriti degli antenati si tramandino ereditariamente. Al contrario Kant non ha nessuna opinione particolarmente elevata delle più alte sfere della nobiltà””. (pag 205)”,”TEOC-325″
“AGAZZI Evandro a cura; saggi di Alistair C. CROMBIE Paolo ROSSI Evandro AGAZZI Jonathan COHEN Jean DIEUDONNE’ Antonio BORSELLINO Giuliano TORALDO DI FRANCIA Felice MONDELLA”,”Il concetto di progresso nella scienza.”,”AGAZZI Evandro è nato a Bergamo nel 1934. Si è laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano e ha seguito gli studi di fisica presso la Statale di Milano. Ha la libera docenza in filosofia della scienza nell’Università di Genova. Attualmente è ordinario (1976) “”Secondo me la fisica è caratterizzata dal ‘metodo’. E’ fisica tutto ciò che è suscettibile di essere trattato con quel metodo. (…) Basterà dire che ci riferiamo al metodo sperimentale quantitativo nato con Keplero e Galileo e ai perfezionamenti che esso ha ricevuto nei quasi quattro secoli di applicazione. “” (pag 142) (Giuliano Toraldo di Francia, Il concetto di progresso in fisica)”,”SCIx-347″
“AGAZZI Emilio, edizione italiana a cura di, scritti di Hans Jörg SANDKÜHLER Hermann COHEN Karl VORLÄNDER Franz MEHRING Conrad SCHMIDT Ludwig WOLTMANN Sadi GUNTER (F. STAUDINGER) Franz STAUDINGER Max ADLER”,”Marxismo ed etica. Testi sul dibattito intorno al “”socialismo neo-kantiano”” 1896-1911.”,”””Ora comprendiamo anche perché Marx ed Engels, almeno pubblicamente, si sono tanto poco occupati dei problemi dell’educazione e dell’istruzione. Non è possibile supporre che essi mancassero della necessaria comprensione. Già le ‘Tesi su Feuerbach’ dichiarano che “”l’educatore stesso deve essere educato””. Ma entrambi erano consci della verità, già riconosciuta da Robert Owen, del fatto che un ambiente degno di uomini ha un effetto molto più profondo di tutte le dottrine sull’educazione predicate all’uomo, che gli vengono portate dall’esterno; del fatto che, perciò, per creare uomini nuovi, come li vuole anche il carteggio degli “”Annali franco-tedeschi”” già nel 1844, debbano prima essere eliminate le misere condizioni economico-sociali; del fatto che una umanità nuova può sorgere solo da una nuova società. Per questo i problemi dell’educazione non furono al centro del loro interesse teorico e pratico, ma la loro soluzione venne lasciata a un più felice futuro. Marx, per quanto sappiamo, ha accennato pubblicamente a essi solo due volte, entrambe nello stesso senso: al primo congresso della Prima Internazionale (1866) e, un anno dopo, nel primo libro del ‘Capitale’, egli, anche qui d’accordo del resto con Fichte e altri utopisti e con grandi pedagogisti, ha raccomandato per tutti i bambini a partire da una certa età una combinazione di “”lavoro pratico con insegnamento e ginnastica”” come “”l’unico metodo per la produzione di uomini onnilateralmente sviluppati””. Proprio qui è tanto più necessario il completamento di “”Marx”” mediante “”Kant””. Già il Kant storico è stato, molto più di quel che comunemente si sappia, un rivoluzionario in pedagogia. “”E’ inutile – scrive – aspettarsi la salvezza del genere umano da un miglioramento graduale delle scuole. Esse devono essere ‘trasformate’, se si vuole che da esse nasca qualcosa di buono: poiché sono difettose nella loro organizzazione originaria, e perfino gli insegnanti devono ricevere una nuova formazione. Non una lenta riforma, ma una rapida rivoluzione può avere questo effetto”””” (pag 268-269) [Karl Vorländer, Kant e Marx (1911)] [in ‘Marxismo ed etica’, edizione italiana a cura di Emilio Agazzi, 1975]”,”TEOC-009-FPA”
“AGAZZI Evandro a cura; saggi di Alistair C. CROMBIE Paolo ROSSI Evandro AGAZZI Jonathan COHEN Jean DIEUDONNE’ Antonio BORSELLINO Giuliano TORALDO DI FRANCIA Felice MONDELLA”,”Il concetto di progresso nella scienza.”,”Evandro Agazzi è nato a Bergamo nel 1934. Si è laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano e ha seguito gli studi di fisica presso la Statale di Milano. Ha la libera docenza in filosofia della scienza nell’Università di Genova. Attualmente è ordinario (1976) Sulle origini dell’idea del progresso: “”Nessuno degli autori che ho nominato e sui quali mi sono soffermato ha mai ritenuto che il cammino in avanti del genere umano fosse configurabile come un processo necessario o ha mai ritenuto che il progresso rappresentasse una legge della storia. Le Roy, Bodin, Bruno, più tardi Vico, aderiscono variamente a una filosofia della storia fondata sul persistente ritorni di cicli di civiltà, concepiscono la crescita del sapere come qualcosa di provvisorio che la storia futura può continuamente cancellare o smentire. Bacon si preoccupa di elencare le “”ragioni di speranza”” che è ragionevole nutrire per il rifiorire delle scienze e per il rinnovamento delle condizioni di vita sulla terra e ritiene sia opportuno, relativamente a questo problema, adottare una regola caratteristica della politica: “”diffidare per principio e supporre sempre il peggio””. (pag 85)”,”SCIx-134-FF”
“AGAZZI Emilio ANTONIOLI Maurizio BARBADORO Idomeneo BREZZI Camillo GANCI Salvatore Massimo LEVRA Umberto ROMANO Roberto SPINELLA Mario”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XIX. La crisi di fine secolo (1880-1900).”,”Contiene i saggi di Maurizio Antonioli, ‘Il movimento operaio da Bakunin alla fondazione del partito socialista’ (pag 89-115); di Mario Spinella, ‘Antonio Labriola e l’origine del marxismo in Italia’ (pag 117-138) e quello di Salvatore Massimo Ganci, ‘I fasci siciliani’ (pag 197-211) Labriola e Engels sui fasci siciliani (pag 202-203)”,”MITS-024-FL”
“AGAZZI Emilio BERSELLI Aldo BREZZI Camillo COLLOTTI Enzo CORSINI Carlo A. GRANATA Ivano PRETI Alberto PRETI Domenico SALA Teodoro SANTARELLI Enzo SANTOMASSIMO Gianpasquale SAPELLI Giulio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXII. La dittatura fascista.”,”Contiene i saggi di: Domenico Preti, ‘Fascismo, grande capitale e classi sociali’ Emilo Agazzi, ‘Croce e l’antifascismo moderno’ (pag 259-339) Enzo Santarelli, ‘L’espansionismo imperialistico del 1920-1940’ La natura elitaria e aristocratica del liberalismo moderato crociano (pag 332-333) “”Un’altra prova della natura elitaria e aristocratica del liberalismo moderato crociano può venir tratta dalle sue valutazioni del socialismo e del comunismo, fra i quali peraltro egli tende per lo più a stabilire una chiara differenza (197), che fa dipendere in sostanza dal prevalere, nel movimento operaio, dell’una o dell’altra «anima» già presenti nel pensiero di Marx, nel quale «il fine era comunistico e materialistico, ma il metodo, per contraio, voleva essere storico e, secondo che fosse stato o no seriamente tale, si sarebbe nella pratica configurato o in una forma di attività politica concreta e graduale, e perciò sostanzialmente liberale, o in un fatalismo naturalistico, negazione della storicità e dell’attività; e questi dissidi (…) tra ideale e metodo dovevano configurare la storia posteriore del comunismo e del marxismo nei suoi aspetti contrastanti e nelle varie sue vicende» (198). Ora secondo il Croce il socialismo (democratico) rappresentava la prima di queste alternative, il comunismo (sovietico) la seconda (199). Ma il socialismo democratico gli si configura, al pari della democrazia, come una semplice tecnica economica o politica che doveva subordinarsi all’azione etico-politica richiesta dal principio liberale; laddove il comunismo sovietico, oltre a smentire nel fatto gli stessi programmi e ideali comunistici di Marx (200), si risolve in negazione della libertà e della stessa storicità e civiltà: è «un nuovo giacobinismo, non più come quello di un tempo appellantesi all’astratta ‘humanité’, ma tutto piantato sull’astratta economia e sull’astratta politica», e «pretende di costruire nuove società umane col calcolo e con la tecnica e sostituire all’uomo complicato, ossia civile, l’uomo semplificato, all’uomo storico l’uomo tratto fuori dalla storia o, piuttosto l’animale addestrato» (201)”” (pag 332-333) [(197) V. per esempio: ‘Storia d’Europa’, cit, pp. 35, 143 ss., 295, 345; ‘Liberalismo e liberismo’, in ‘Il Mondo’, 15 settembre 1951, poi in ‘Terze pagine sparse’, cit, I, pp. 305 ss.; (198) B. Croce, ‘Storia d’Europa’, cit., pp. 143 ss.; (199) Ivi., pp. 203 ss.; e inoltre, per la valutazione della realtà sovietica: pp: 350 ss.; ‘Per la storia del comunismo in quanto realtà politica’, Bari, 1944, pp. 287 ss.; ‘Concetti da sottomettere al prof. Marchesi’, in ‘Città libera’, 3 maggio 1945, poi in ‘Scritti e discorsi politici’, cit., II, pp. 177 ss.; ‘Esperienze storiche attuali e conclusioni per la storiografia’, in ‘Quaderni della critica’, 1948, poi in ‘Filosofia e storiografia’, Bari, 1949, pp. 327 ss, specia a pp. 329 ss.. Per un giudizio meno drasticamente negativo, in quanto riconosce aspetti “”positivi”” al bolscevismo, v: ‘La libertà italiana nella libertà del mondo’, discorso al I congresso dei partiti uniti nei Cln, Roma, 28 gennaio 1944, in ‘Scritti e discorsi politici’, cit., I, p. 56; (200) V.: ‘Considerazioni sul problema morale dei nostri tempi’, in “”Quaderni della Critica””, I, 1945, pp. 150 ss.; ‘Esperienze storiche attuali, cit., p. 320; ‘Storia d’Europa’, cit-, pp. 350 ss.; ‘Indagini sullo Hegel’, cit., pp. 112-114; (201) V.: ‘Gli studi storici nella varietà delle loro forme e il loro doveri presenti’, a un messaggio all’adunanza dell’American Historical Association’, 1934, poi in ‘Ultimi saggi’, cit., pp. 312 ss. qui a p. 321] inserire”,”ITAF-034-FL”
“AGAZZI Emilio”,”Crisi e ricostruzione del marxismo. Il materialismo storico come metateoria.”,”Emilio Agazzi è nato a Genova nel 1921. È stato professore associato di filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La formazione della metodologia di Marx’ (1964).”,”GRAS-006-FGB”
“AGERON Charles-Robert”,”Histoire de l’ Algerie contemporaine.Tome 2. De l’ insurrection de 1871 au declenchement de la guerre de liberation.”,”La diminuizione della popolazione rurale europea è, in effetti, uno dei dati principali del periodo. (…) I rurali europei rappresentavano il 35% della popolazione coloniale totale nel 1911, 28% nel 1926 e 20% nel 1954. (pag 475)”,”AFRx-032″
“AGLAN Alya FRANK Robert a cura; saggi di Enzo TRAVERSO Marie-Anne MATARD-BONUCCI Hugues TERTRAIS Johann CHAPOUTOT Stefan MARTENS Robert FRANK Jérôme DE-LESPINOIS Olivia GOMOLINSKI Nicolas VAICBOURDT Jean-Baptiste BRUNEAU Bernard LORY Henry LAURENS Camille LEFEBVRE Olivier COMPAGNON Antoine FLEURY Pierre GROSSER Pierre JOURNOUD Jenny RAFLIK-GRENOUILLEAU Olivier FORCADE Masha CEROVIC Tal BRUTTMANN Peter LIEB Jörg ECHTERNKAMP Barbara LAMBAUER”,”La guerra-mondo, 1937-1947. Tomo primo.”,”Saggi di Enzo TRAVERSO Marie-Anne MATARD-BONUCCI Hugues TERTRAIS Johann CHAPOUTOT Stefan MARTENS Robert FRANK Jérôme DE-LESPINOIS Olivia GOMOLINSKI Nicolas VAICBOURDT Jean-Baptiste BRUNEAU Bernard LORY Henry LAURENS Camille LEFEBVRE Olivier COMPAGNON Antoine FLEURY Pierre GROSSER Pierre JOURNOUD Jenny RAFLIK-GRENOUILLEAU Olivier FORCADE Masha CEROVIC Tal BRUTTMANN Peter LIEB Jörg ECHTERNKAMP Barbara LAMBAUER Tantissimi i temi affrontati ma non si va molto in profondità “”L’attacco tedesco alla Polonia, il 1° settembre [1939], provoca perciò l’entrata in guerra di Gran Bretagna e Francia. La Seconda guerra mondiale è cominciata. Grazie alla guerra lampo della Wehrmacht, l’Urss non ha neppure bisogno di dichiarare guerra alla Polonia per raccogliere i frutti della sua disastrosa sconfitta. L’Unione Sovietica ha preparato nei minimi dettagli l’invasione, onde ridurre al minimo il rischio di un confronto militare. Pe agevolare il varco della frontiera, sin dalla fine di agosto, erano stati inviati degli agenti reclutatori che avevano il compito, attraverso la creazione di una rete di contatti, di minare la coesione dell’esercito polacco [8, pp. 19-30]. Il 9 settembre, Molotov avvisa Ribbentrop dell’imminente intervento. Viene lanciata una veemente campagna stampa a difesa dei presunti soprusi di cui sarebbero fatte oggetto da parte del governo polacco le minoranze bielorussa e ucraina. L’Armata rossa varca il confine il 17 settembre ufficialmente per garantire la sicurezza di ucraini e bielorussi rispetto all’avanzata tedesca. In un comunicato radio, Molotov annuncia che le truppe sovietiche hanno ricevuto l’ordine di «prendere sotto la propria protezione la vita e i beni» di tali popolazioni. Oltre che al dovere della difesa dei propri «fratelli di sangue», Molotov si richiama alla circostanza che, con lo smembrarsi dello Stato polacco, non sussiste più il soggetto giuridico con il quale era stato siglato il precedente patto di non belligeranza del marzo del 1921. A decretare la piena legittimità dell’iniziativa si aggiunge il fatto, prosegue Molotov, che si tratta, in una situazione di instabilità nelle zone di frontiera, di un’azione di salvaguardia rispetto alla sicurezza della stessa Unione Sovietica. Infine, conclude, questa scelta «giusta» – in base al principio di autodeterminazione dei popoli – non annulla la neutralità di Mosca nei confronti della comunità internazionale [10, pp. 119-22]. Dietro le giustificazioni ufficiali per l’inflasione, si nasconde un obiettivo geostrategico che Stalin non si perita di condividere con i propri luogotenenti, Molotov, Zdanov e Dimitrov: «che male ci sarebbe se l’annientamento della Polonia servisse a diffondere il sistema socialista su nuovi territori e a vantaggio di nuovi popoli?» (Parole udite da Dimitrov il 7 settembre e da lui trascritte nel proprio diario). Quel che Stalin omette di aggiungere è che, attraverso il piano espansionistico di occupazione della Polonia, egli ha inteso risolvere un contenzioso precedente, che risale al Trattato di pace di Riga, firmato il 18 marzo 1921, che sanciva la disfatta sovietica, operazione in cui Stalin stesso era implicato [26, p. 425]. Per le autorità sovietiche la Polonia, per via della sua presunta ostilità verso il proprio grande vicino, rappresenta un pericolo potenziale che occorre circoscrivere. Di qui, la virulenza delle campagne stampa condotte contro i cittadini di origine polacca dalla seconda metà degli anni Trenta [14; 39]. Il 22 settembre, le truppe della Wehrmacht e quelle dell’Armata rossa si stabiliscono ai due lati della linea di demarcazione dei fiumi Narew, Vistola, San e Bug. Alcuni giorni dopo, Ribbentrop compie un secondo viaggio a Mosca che si conclude, il 28 settembre, con la firma del patto di amicizia delle frontiere. La versione pubblica del patto consta di tre punti: una dichiarazione di apertura congiunta, un nuovo assetto delle reciproche zone di occupazione della Polonia e un programma di scambi economici. Vi si ratifica la soppressione dello Stato polacco, di cui si sancisce la spartizione definitiva fra tedeschi e sovietici, in base a una carta geografica allegata e si stabilisce l’avvio di un flusso commerciale a due vie, basato sullo scambio di materie prime russe con prodotti industriali tedeschi. Come nel caso del trattato precedente, vi sono annessi un protocollo confidenziale, che contiene garanzie in merito alla reciproca libertà di movimento dei cittadini di entrambe le nazionalità in ciascuno dei due paesi e sul rimpatrio delle popolazioni di entrambi, e due protocolli segreti. ….. finire (pag 245-246-247-248) [Olivia Gomolinski, ‘1939-1941: l’Urss di fronte alla guerra’]”,”QMIS-176″
“AGLAN Alya FRANK Robert a cura; saggi di Alya AGLAN Hugues TERTRAIS Eric JENNINGS Claire SANDERSON Pap NDIAYE Rebecca MANLEY Michel FABRÉGUET Jean-Louis MARGOLIN Robert FRANK Yann DECORZANT e Olivier FEIERTAG Gilles FERRAGU Barbara LAMBAUER Claire ANDRIEU Peter GAIDA Kenneth MOURÉ Joanna BOURKE Ludivine BANTIGNY Johann CHAPOUTOT Laurent JANPIERRE Anaïs FLÉCHET e Jean-Sébastine NOËL Ludivine BANTIGNY Dzovinar KÉVONIAN Michel MARGAIRAZ Pierre SINGARAVÉLOU Valéry PRATT”,”La guerra-mondo, 1937-1947. Tomo secondo.”,”Saggi di Alya AGLAN Hugues TERTRAIS Eric JENNINGS Claire SANDERSON Pap NDIAYE Rebecca MANLEY Michel FABRÉGUET Jean-Louis MARGOLIN Robert FRANK Yann DECORZANT e Olivier FEIERTAG Gilles FERRAGU Barbara LAMBAUER Claire ANDRIEU Peter GAIDA Kenneth MOURÉ Joanna BOURKE Ludivine BANTIGNY Johann CHAPOUTOT Laurent JANPIERRE Anaïs FLÉCHET e Jean-Sébastine NOËL Ludivine BANTIGNY Dzovinar KÉVONIAN Michel MARGAIRAZ Pierre SINGARAVÉLOU Valéry PRATT Tantissimi i temi affrontati ma non si va molto in profondità Vaticano capitale dello spionaggio (pag 1291-1292) Quattro saggi si occupano più o meno di Resistenza in Europa e nel mondo – Alya Aglan ‘Le resistenze in Europa, ovvero gli Stati-nazione alla prova’ (pag 967-1026) – Hugues Tertrais, ‘Le reistenze in Asia’ (pag 1027-1050) – Barbara Lambauer, ‘L’occupazione tedesca in Europa: regimi e repressione (resistenza e repressione nell’Europa occupata) (pag 1327-1380) – Ludivine Bantigny, ‘Giovani e generazioni in guerra’ (giovani oppositori e giovani resistenti ribelli) (pag 1593-1622)”,”QMIS-177″
“AGLIETTA Michel LUNGHINI Giorgio”,”Sul capitalismo contemporaneo. Regolazione e crisi del capitalismo. I nuovi compiti dello Stato.”,”AGLIETTA Michel professore di economia dall’ Università Paris X Nanterre è autore di ‘Regulation et crises du capitalisme’ (1997); LUNGHINI Giorgio professore di economia al’ Università di Pavia, è autore di ‘L’ età dello spreco’. “”Quando si compara la struttura delle spese di bilancio da una parte, quella della fiscalità dall’ altra, tra i paesi mediante le statistiche dell’ OCDE, emergono due caratteristiche. La Francia e la Germania danno un peso molto meno importante che gli Stati Uniti e il Giappone all’ investimento pubblico, un peso relativamente più importante ai trasferimenti e alle spese di funzionamento. Soprattutto, questi due paesi europei hanno una fiscalità sul capitale estremamente bassa, 12 e 13 per cento del totale delle imposte contro quasi il 30 per cento negli Stati Uniti e in Giappone. Più in generale, nell’ insieme dei paesi anglosassoni, dove l’ accettazione del capitalismo e il primato dei mercati è diffusa in tutti gli strati della popolazione, la fiscalità sul capitale è molto più alta in proporzione al totale delle imposte che in Europa continentale. A seconda dei paesi, questa differenza è compensata da imposte sul consumo più deboli (Stait Un iti ma an che Giappone) o imposte sui salari più deboli (Regno Unito e Australia).”” (pag 71-72)”,”ECOI-198″
“AGLIETTA Michel BERREBI Laurent”,”Désordres dans le capitalisme mondial.”,” Michel Aglietta è professore all’Università Paris-X e consulente presso il Cepii e a Groupama Asset Management. Laurent Berrebi è un economista in capo a Groupama Ass. Man. Calo della domanda interna a seguito della crisi del 1997. Il primo capitolo si apre proprio trattando della crisi asiatica della fine del 1997 che ha dato un colpo fatale all’insieme dell’economia mondiale, appesantendo per lunghi anni la crescita effettiva della domanda interna di molti paesi industriali che rappresentavano l’insieme degli scambi mondiali. Dal 1998 la domanda interna si è abbassata in vari paesi asiatici: Corea, Singapore, Thailandia, Malaisia, Giappone. (…) (pag 17)”,”ECOI-352″
“AGLIETTI Bruno”,”L’ Egitto. Dagli avvenimenti del 1882 ai giorni nostri. 1.”,”Il Prof. CIASCA, parlamentare, è stato P dell’ Istituto per l’ Oriente.”,”VIOx-003″
“AGLIETTI Marcella”,”Le tre nobiltà. La legislazione nobiliare del Granducato di Toscana (1750) tra Magistrature Civiche, Ordine di Santo Stefano e Diplomi del Principe.”,”Nobiltà. Il termine nobile deriva dal termine di lingua latina nobilis, che significa “”persona illustre””. Per coloro che siano privi di un particolare titolo nobiliare, ma discendano da famiglia aristocratica, vengono usati i termini di nobiluomo o nobildonna. Il governo retto dalla nobiltà è chiamato aristocrazia. (wikip)”,”STMED-044-FSD”
“AGNELLI Arduino”,”Questione nazionale e socialismo. Contributo allo studio del pensiero di K. Renner e O. Bauer. Dalla ripresa delle lotte nazionali nell’ impero asburgico al ripensamento della idea di nazione: la riflessione di Karl Renner e Otto Bauer contributo fondamentale dell’ “”austromarxismo””.”,”Nato a Trieste nel 1932, Arduino AGNELLI vi ha compiuto gli studi universitari. Borsista della Fondazione Rockefeller dopo la laurea in giurisprudenza ha studiato presso l’ Istituto di scienze politiche dell’ Università di Torino. Ha poi insegnato storia delle dottrine politiche all’ Univ di Trieste. Ha pubblicato i volumi: ‘Il diritto secondo Ferrari’ (PADOVA, 1958) e ‘John Austin alle origini del positivismo giuridico’ (TORINO, 1959).”,”TEOC-121″
“AGNELLI Arduino ALBONETTI Pietro ANDREUCCI Franco HAUPT Georges PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo VALIANI Leo VUILLEUMIER Marc PIERONI BORTOLOTTI Franca REBERIOUX Madeleine VIGEZZI Brunello DECLEVA Enrico VENTURA Angelo DIAZ Furio, saggi e interventi, comunicazioni di ANTONIOLI Maurizio BADARACCO Elvira BRIGUGLIO Letterio CAMPARINI Aurelia CAVALLOTTI Bianca CICALESE Maria Luisa COLARIZI Simona FORLANI Luciano GALLI Giorgio GIUDICI Ivano MASINI Pier Carlo PUNZO Maurizio PALETTA Giuseppe”,”Anna Kuliscioff e l’ età del riformismo. Atti del Convegno di Milano. Dicembre 1976.”,”Collana edita in collaborazione con l’ Istituto Socialista di Studi Storici Saggi e interventi di AGNELLI Arduino ALBONETTI Pietro ANDREUCCI Franco HAUPT Georges PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo VALIANI Leo VUILLEUMIER Marc PIERONI BORTOLOTTI Franca REBERIOUX Madeleine VIGEZZI Brunello DECLEVA Enrico VENTURA Angelo DIAZ Furio, comunicazioni di ANTONIOLI Maurizio BADARACCO Elvira BRIGUGLIO Letterio CAMPARINI Aurelia CAVALLOTTI Bianca CICALESE Maria Luisa COLARIZI Simona FORLANI Luciano GALLI Giorgio GIUDICI Ivano MASINI Pier Carlo PUNZO Maurizio PALETTA Giuseppe Collana edita in collaborazione con l’ Istituto Socialista di Studi Storici “”Se seguite il carteggio Kuliscioff-Turati (Vigezzi l’ha fatto, non stamattina, ma nel suo libro, ‘Un incontro mancato’) vedrete che quando viene la guerra la Kuliscioff è fra i socialisti europei che meglio capiscono la novità, la portata, se non rivoluzionaria, certo eversiva, sconvolgitrice della guerra stessa; cioè che dopo la guerra non si potrà riprendere facilmente il cammino di prima. Si scorge la contrapposizione tra la sua posizione attivistica, benché sia praticamente inchiodata ad una poltrona in una casa di piazza del Duomo a Milano, perchè già molto malata, e quella di Turati che invece, da buon pacifista dice: va bene, la guerra ci lascerà tali e quali eravamo prima; è come una malattia, ci lascerà indeboliti, non ci migliorerà, semmai ci peggiorerà. La Kuliscioff vede invece gli effetti più dirompenti, più durevoli della guerra stessa, comunque la guerra cambierà la prospettiva per tutti: per i tedeschi, per i francesi che sono marxisti meno ortodossi, e per gli italiani che sono un po’ a mezza strada, in quanto a marxismo , tra i francesi e i tedeschi. Ho molto apprezzato che Vigezzi abbia tirato fuori questa frase della Kuliscioff: per lei e per Turati il riformismo non escludeva l’ aspirazione alla rivoluzione socialista (…)””. (pag 79-80, Leo Valiani)”,”MITS-308″
“AGNELLI Arduino”,”Socialismo e problema della nazionalità in Otto Bauer.”,”””Se nell’ambito del movimento operaio si è ripresentata con una certa continuità la tendenza a considerare la nazionalità un assurdo, ad essa è sempre stata estranea l’ispirazione di Marx ed Engels, non solo per le loro ripetute prese di posizione a favore di determinati movimenti nazionali (alle quali si potrebbero opporre, sia pure in misura minore, atteggiamenti di drastica negazione nei confronti di nazioni il cui ruolo veniva giudicato negativo nella situazione globale) (7), ma anche e soprattutto per la lineare polemica svolta proprio contro i negatori della peculiarità nazionale (8). In un periodo storico, però, in cui vengono superate le originarie impostazioni quarantottesche, più che a singoli giudizi di Marx ed Engels legati in misura notevole alla grande stagione del 1848, è alla concezione marxistica della storia nel suo complesso che ci si può e ci si deve rifare per un’analisi delle forme sociali e dello ‘status’ che tra di esse viene ad assumere la nazione. Non va certo sminuito il peso della questione nazionale come problema fondamentale nella vita politica dell’Austria-Ungheria né si trascura l’impegno socialista nell’affrontarlo, tanto che si può condividere il giudizio di Adam Wandruszka, per il quale “”resterà sempre titolo d’onore per la socialdemocrazia austriaca che essa cercasse, primo gruppo politico, di venire a capo con acume e metodo d’un problema, che non era solo il problema fatale della monarchia danubiana, ma, come noi oggi ben vediamo, era la questione fatale dell’intera Europa nel secolo ventesimo: il problema delle nazionalità”” (9). Si aggiunga pure che non costituiscono un caso la nascita di Karl Renner nel villaggio di Unter Tannowitz nella Moravia meridionale e quella di Otto Bauer a Vienna, in una famiglia ebraica proveniente dalla Boemia, per la quale il ceco era la seconda lingua abituale. Questi, però sono elementi rilevanti per la storia esterna dei nostri autori, che ci aiutano a capire la naturale sensibilità al problema e la disponibilità in partenza d’un materiale documentario di grande ampiezza. Non incidono sulla fisionomia dell’opera (così diverse, infatti, quelle di Renner e Bauer)””. (pag 366-367) [Arduino Agnelli, Socialismo e problema della nazionalità in Otto Bauer, Annali, Milano, 1974] [(7) Si pensi all’antipatia di Engels per i cechi, testimoniata da Engels in ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, ai dubbi sui polacchi nella lettera di Engels a Marx del 23 maggio 1851 (‘Carteggio’, Roma, 1950, vol. I, p. 243), ai timori ricorrenti sulla possibile strumentalizzazione delle piccole nazioni da parte delle grandi, ma non si dimentichi l’atteggiamento assunto di fronte al movimento nazionale irlandese; (8) Cfr. la lettera di Marx a Engels del 7 giugno 1866, in cui la “”cricca proudhoniana”” viene condannata per la negazione delle nazionalità, pur se la sua polemica contro lo sciovinismo viene ritenuta utile (‘Carteggio’), cit, vol. IV, p. 418); (9) Adam Wandruszka, ‘Österreichs politische Struktur’, in Heinrich Benedikt (a cura), ‘Geschichte der Republik Österreich’, Wien, 1954, p. 434] (pag 366-367)”,”TEOC-645″
“AGNELLI Giovanni, a cura di Arrigo LEVI”,”Intervista sul capitalismo moderno.”,”Giovanni Agnelli (Torino, 1921), nipote del senatore Agnelli, fondatore della Fiat. Laureato in giurisprudenza, è presidente della Fiat dal 1966. Dal 1974 al 1976 è stato anche presidente della Confindustria. Arrigo Levi (Modena, 1926) è editorialista della ‘Stampa’ che ha diretto dal 1973 al 1978. Commentatore televisivo, ha pubblicato vari libri. D. “”(…) Perché questa crisi economica non ha avuto effetti sociali esplosivi? Lo si deve forse al tanto criticato Welfare State, che ha funzionato da paracadute sociale, come del resto si sperava che facesse? R. Effettivamente, la sorpresa è che non ci sia stata un’esplosione di protesta sociale. Tutta la gente di una certa età, con il ricordo storico ancora vivo degli anni Trenta e delle disastrose conseguenze politiche della grande crisi (il trionfo di Hitler in Germania e tutte le catastrofi che ha prodotto), si aspettava che anche questa crisi avesse effetti altrettanto esplosivi sul tessuto sociale e politico delle democrazie. Tutti dicevano: vedrete che cosa accadrà quando il tasso di disoccupazione raggiungerà il 5%, o il 7 per cento, o il 10 per cento. E infatti credo che si siano avute molte tragedie personali; molti drammi famigliari; molte città in cui si è stati molto male; molte periferie di città americane colpite duramente; molte generazioni di giovani che non trovano il primo impiego. Però, globalmente, un impatto sociale violento questa crisi non l’ha avuto in nessun Paese. Perché? Io credo che ciò si debba certamente aglii ammortizzatori sociali: ma non soltanto al ‘Welfare State’. In Italia un ammortizzatore sociale molto iimportante è ancora la famiglia; altrove lo è meno e hanno funzionato da ammortizzatori le varie provvidenze sociali, come i sussidi di disoccupazione. Anche da noi c’è stata quella provvidenza immensa che è la Cassa integrazione, sostitutiva di tutte le altre dal punto di vista economico; ma molto è dipeso da come è fatta la società italiana, che è ancora familista, come direbbero i sociologi”” (pag 110) Agnelli in un certo modo giustifica l’ evasione fiscale (pag 123)”,”ITAE-342″
“AGNELLI Allegra e altri autori”,”Lasciateci la nostra retorica. Frasi ai margini della Storia.”,”Ottanta autori hanno scritto questo volume. Raccontano duecentoventisette episodi (ordinati cronologicamente dal 950 aC ad oggi) ai margini della Storia, individuati da frasi quasi sempre di uso corrente, ma che sono state effettivamente pronunciate.”,”STOx-007-FV”
“AGNELLI Arduino”,”Heinrich Ritter Von Srbik.”,”Arduino Agnelli, nato a Trieste nel 1932, è titolare di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Trieste.”,”STOx-087-FL”
“AGNELLO Luigi”,”Bordiga, Amadeo. Dizionario biografico degli Italiani. Volume 34 (1988).”,”appendice: Amadeo Bordiga (profilo biografico): wikip “”La frazione comunista, pilotata da B[ordiga], affrontò il XVII congresso del PSI (Livorno 15-21 gennaio 1921) con una inflessibile determinazione scissionistica, avallata dai fiduciari dell’Internazionale comunista (Komintern) C. Kabakciev e M. Rákosi; pertanto, pur avendo raccolto solo un terzo dei voti congressuali, essa abbandonò i vecchi compagni, riuniti nel teatro Goldoni, e si trasferì nel teatro S. Marco, dove procedette alla fondazione del Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale (21 gennaio). Il nuovo partito che organizzava circa 40.000 iscritti (calati a 24.000 nel 1922, in seguito alla offensiva fascista) in strutture assai poco burocratizzate, accettava l’egemonia intellettuale e politica del B., considerandolo suo capo indiscusso, quantunque non formalizzasse il suo primato con una carica speciale. Fino al giugno del 1923 il PCd’I fu diretto da un comitato esecutivo di cinque membri – il B., R. Grieco, B. Fortichiari, L. Repossi, U. Terracini – tra i quali il solo Terracini, ex ordinovista, non era stato legato anteriormente al B., ma ora ne subiva il fascino. Energico, dotato di una prodigiosa capacità di lavoro, il B. “”sapeva farsi amare”” dai compagni (Berti, p. 143) ed era di indole molto più liberale e tollerante di quanto le sue invettive antilibertarie non lascino supporre, sicché il dibattito interno del partito, nonostante i tratti militareschi della organizzazione, risoltò più franco e aperto durante la sua gestione che durante quella centrista successiva. Più tardi Gramsci deplorerà che nelle faccende disciplinari il B. fosse “”molto indulgente, perché dà loro poca importanza”” (pag 3) Cita nella bibliografia il lavoro di Giancarlo BERGAMI, Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga, Belfagor anno XXXV N° 3 31 Maggio 1980 pp. 263-278″,”BORD-120″
“AGNETTI Pino, a cura”,”I ricostruttori. La Parma del Boom. L’omaggio ai protagonisti della rivoluzione industriale che hanno reso grande Parma in Italia e nel mondo.”,”In apertura: ‘Le sfide di domani si vincono oggi’ Pietro Agnetti è nato a Parma e si è laureato in Filosofia a Bologna. Scrittore, storico e professionista della comunicazione, Nominato Commendatore al merito della Repubblica. Italia 1950. 47 milioni di abitanti, 41,2% vive in agricoltura. Mortalità infantile alta e alta la povertà (870.000 famiglie non consumano mai carne e zucchero). Il 76% delle case non dispone di un cucina e il 52% è privo di acqua corrente. Solo il 5.8% degli italiani possiede un’auto e la bicicletta rimane il mezzo di trasporto più utilizzato. Il reddito medio annuo è di 243.000 lire al Nord e di 125.000 al Sud. Le “”due Italie”” emergono anche nel ciclo degli investimenti – 1.641 miliardi al Nord di fronte ai 441 realizzati nel Meridione. E in quello dei consumi, con un rapporto di 5.680 miliardi (il 72.6% del totale) al Nord a 2.145 (il 27.4%) al Sud. Il 12.9% della popolazione è analfabeta. Il 76.9% non va oltre la licenza elementare. Solo il 5.9% possiede un diploma di scuola media, il 3.3% ha un diploma di media superiore. Mentre i laureati non superano l’1%. Ma dopo dieci anni questo paese contadino arretrato entrerà a far parte del ristretto novero dei paesi più sviluppati e industrializzati. Sono i dieci anni del boom economico. Parma 1950. Gli abitanti della provincia sono circa 390.000, 124.000 quelli della città. I disoccupati sono 24.000, 7.000 nel solo capoluogo. Ma il mutamento è in atto (in un decennio gli addetti all’agricoltura passeranno dal 42.2% al 29.1% del totale degli occupati). Il processo di industrializzazione entra nella sua fase decisiva. Qui crescerà una generazione di imprenditori attivi specie nei settori agroalimentare e conserviero, meccanico, vetrario, chimico-farmaceutico (Barilla, Bormioli, Borri, Braibanti, Casappa, Catelli, Chiesi, Figna, Luciani, Pizzarotti, Clelia Rizzoli, Robuschi, Rodolfi, Salvarani, Sassi, Simonazzi, Zanlari).”,”ITAE-436″
“AGNOLI Johannes”,”Lo Stato del capitale.”,”AGNOLI insegna scienze politiche alla Freie Universität di Berlino Ovest. E’ nato in Italia nel 1925 e ha tenuto corsi e seminari alle università di Cosenza e di Torino. Nel 1961 è stato espulso, insieme ad ABENDROTH, dalla SPD. E’ stato uno dei protagonisti del ’68 berlinese. In italiano ha pubblicato saggi vari e il libro ‘La trasformazione della democrazia’ (FELTRINELLI). E’ redattore della rivista ‘Critica del diritto’.”,”TEOP-096″
“AGNOLI J. AMIRANTE C. BELLINGKRODT K. BETTIOL R. BEVERE A. BRONZINI G. CANOSA R. COIRO M. DE-FRANCESCO G. DOMINIONI O. FERRAJOLI L. GALLO E. GAMBERINI A. INSOLERA G. LOI E. MARRONE F. MISIANI F. PADOVANI T. PALERMO FABRIS E. PETTA P. PISAURO G. PISCOPO F. SANTOSUOSSO A. STERZEL D. VASSALLI G.”,”Il delitto politico dalla fine dell’ Ottocento ai giorni nostri.”,”Associazioni politiche illecite. La questione del pericolo astratto. “”Sono costituzionalmente legittime le norme per le quali il pericolo per interessi meritevoli di tutela costituisce la ‘ratio’ dell’incriminazione, ma non un requisito della fattispecie da accertarsi in concreto? Il problema che va posto è in definitiva quello della legittimità costituzionale dei reati di pericolo presunto o astratto. Ampio è sul punto il dibattito dotttrinale, e le affermazioni sono le più diverse ed opposte. (pag 243)”,”DIRx-013″
“AGNOLI Johannes”,”La trasformazione della democrazia.”,”””Questi rapporti pietrificati vanno fatti ballare cantando loro la loro propria melodia!”” (Marx) (in apertura) J. Agnoli, di origine italiana, professore di Scienze politiche all’Università di Berlino vede la tendenza o la necessità da parte borghese della “”trasformazione della democrazia”” in Europa e nelle istituzioni democratiche europee…”,”TEOS-021-FFS”
“AGO Renata”,”La feudalità in età moderna.”,”Renata Ago (Torino, 1947) ha insegnato Storia moderna all’Università di Cagliari. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carriere e clientele nella Roma barocca’ (1990).”,”STMED-003-FMDP”
“AGOSTI Aldo con Siegfried BAHNE Berhard BAYERLEIN Pierre BROUE’ Mauro CERUTTI Andrew DURGAN Friedrich FIRSOV Jan FOITZIK José GOTOVITCH Vicky GRAF Gerd-Rainer HORN Peter HUBER Jenny HUMBERT-DROZ Aleksander KAN Annie KRIEGEL Ursula LANGKAU-ALEX André LASSERRE Horst LAUSCHER Anne MORELLI Jurgen MOTHES Vera MUJBEGOVIC Claudio NATOLI Pelai PAGES Marc PERRENOUD Fritz N. PLATTEN T.R. RAVINDRANATHAN Brigitte STUDER Christiane TOPP Reiner TOSSTORF Alexander WATLIN, saggi di”,”Centenaire Jules Humbert-Droz. Colloque sur l’ Internationale communiste. Actes.”,”Lista degli autori (nel libro con Università di riferimento): Aldo AGOSTI, Siegfried BAHNE (U. Ruhr, Bochum), Berhard BAYERLEIN (Inst. Etudes Europeennes), Pierre BROUE’ (Grenoble), Mauro CERUTTI (Ginevra), Andrew DURGAN (Barcellona), Friedrich FIRSOV (Mosca), Jan FOITZIK (Mannheim), José GOTOVITCH (Bruxelles), Vicky GRAF (Fribourg), Gerd-Rainer HORN (Univ Francfort), Peter HUBER (Univ Geneve), Jenny HUMBERT-DROZ (La Chaux-de-Fonds), Aleksander KAN (Univ Uppsala), Annie KRIEGEL (Paris), Ursula LANGKAU-ALEX (IISG), André LASSERRE (Univ Lausanne), Horst LAUSCHER (Francfort), Anne MORELLI (Bruxelles), Jurgen MOTHES (Leipzig), Vera MUJBEGOVIC (Belgrado), Claudio NATOLI (Roma), Pelai PAGES (Barcellona), Marc PERRENOUD (Dictionnaire historique de la Suisse), Fritz N. PLATTEN (Archives sociales suisses, Zurich), T.R. RAVINDRANATHAN (Pittsurg), Brigitte STUDER (Lausanne), Christiane TOPP (Tubingen), Reiner TOSSTORF (Francfort), Alexander WATLIN (Institut pour la theorie et l’histoire du socialisme, Moscou).”,”INTT-020″
“AGOSTI Aldo”,”Le Internazionali operaie. La 1° Internazionale. La 2° Internazionale. La dissoluzione della 2° Internazionale. La 3° Internazionale comunista. Le Internazionali socialiste tra le due guerre.”,”Risoluzioni o indirizzi dei congressi di Ginevra (1866), Bruxelles (1868), Basilea (1869), Conferenza di Londra (1871) (1° Internazionale); Congresso di Parigi Rue Petrelle (1889) e Rue Lancry (1889), Bruxelles (1891), Zurigo (1893), Londra (1896), Parigi (1900), Amsterdam (1904), Stoccarda (1907), Basilea (1912) (2° Internazionale); Manifesto di Zimmerwald (1915), Conferenza di Kienthal (1916), Commissione socialista internazionale (1917); Manifesto 1° Congresso IC (1919), Tesi 2° Congresso IC (1920), 4° Congresso IC (1922), 5° Congresso IC (1925) ecc. Appendice: La 4° Internazionale Internazionali socialiste: Conferenza di Berna (1919), Conferenza di Vienna (1921), Internaz 2 e 1/2, Congresso Vienna (1931), Conferenza di Parigi (1933)”,”INTx-001″
“AGOSTI Aldo”,”L’evoluzione dell’ internazionalismo nel pensiero marxista e post-marxista.”,”Tema della rivista: Nazionalismo e internazionalismo negli anni 1980 E’ la voce ‘Internazionalismo’ redatta per la nuova edizione del ‘Dizionario di politica’ edito dalla Utet.”,”INTx-002″
“AGOSTI Aldo a cura di; contributi di F. CLAUDIN A. KRIEGEL R. PARIS E. RAGIONIERI M.L. SALVADORI P. SPRIANO L. VALIANI”,”Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista.”,”Contributi di F. CLAUDIN, A. KRIEGEL, R. PARIS, E. RAGIONIERI, M.L. SALVADORI, P. SPRIANO, L. VALIANI.”,”INTT-031″
“AGOSTI Aldo”,”Stalin 1879-1953. Un protagonista degli anni che sconvolsero il mondo.”,”Aldo AGOSTI (Torre Pellice, 1943) è Prof ordinario di storia dei partiti politici nell’Univ di Torino. Autore di numerose pubblicazioni sul movimento operaio italiano e europeo e sulla Terza Internazionale.”,”STAS-018″
“AGOSTI Aldo a cura”,”I muscoli della storia. Militanti e organizzazioni operaie a Torino 1945 – 1955.”,”Saggi di Claudio DELLAVALLE (Alle origini di un sindacato che vuole fare politica: il Congresso unitario di CdL di Torino, 22-24 marzo 1947), Giuseppe BERTA (Un sindacato industriale all’ epoca del Piano del lavoro: la Fiom-Cgil di Torino), Adriano BALLONE (Il militante comunista torinese (1945-1955). Fabbrica, società, politica: una prima ricognizione), Ivano CANTERI (Comunicazione politica e autorappresentazione nel manifesto sindacale: il caso della Fiom torinese, 1945- 1955). In appendice: La federazione torinese del PCI e la Camera confederale del lavoro di Torino in cifre, a cura di Renata JODICE.”,”MITT-043″
“AGOSTI Aldo”,”Storia del Partito comunista italiano, 1921-991.”,”La denominazione Partito comunista d’ Italia risale al 1921. La denominazione cambiò in ‘Partito Comunista Italiano’ dopo lo scioglimento del Comintern (v. 1945). Aldo AGOSTI (Torino, 1943) insegna storia contemporanea all’ Univ di Torino.”,”PCIx-030″
“AGOSTI Aldo a cura; con la collaborazione di Claudio RABAGLINO; saggi di Stefania COLETTA Claudio NATOLI Mario GIOVANA Francesco Omodeo ZORINI Francesco BARBAGALLO Ugo SPAGNOLI Silvio PONS Marco GALEAZZI Aldo AGOSTI Giovanni GOZZINI Claudio REBAGLINO”,”La coerenza della ragione. Per una biografia politica di Umberto Terracini.”,”Aldo AGOSTI insegna Storia contemporanea all’ Università di Torino. Si è occupato soprattutto di storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale, pubblicando da ultimo ‘Togliatti’ nelle edizioni UTET (1996). Collabora a diverse riviste italiane e straniere ed è membro dalla fondazione della direzione della rivista ‘Passato e presente’.”,”PCIx-036″
“AGOSTI Aldo”,”Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’ azione politica.”,”Aldo AGOSTI è nato a Torrepellice (Torino) nel 1943. Laureatosi nel 1967, è entrato prima come borsista e poi come ricercatore nella Fondazione L. Einaudi e, dal 1969, è collaboratore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di magistero di Torino. Ha pubblicato saggi e documenti sull’esperienza del movimento operaio nel XX secolo negli ‘Annali della Fondazione Einaudi’ e in altre pubblicazioni. Ha fatto parte del gruppo redazionale torinese della rivista ‘Classe’.”,”ITAD-015″
“AGOSTI Aldo a cura; collaborazione di Luciano MARROCU, Claudio NATOLI, Leonardo RAPONE; comitato scientifico: Aldo AGOSTI Sandro BELLASSAI Bruno BONGIOVANNI Giorgio CAREDDA Leonardo CASALINO Carlo Felice CASULA Giovanni DE-LUNA Patrizia DOGLIANI Brunello MANTELLI Luciano MARROCU Giannarita MELE Claudio NATOLI Silvio PONS Leonardo RAPONE Maurizio RIDOLFI Massimo L. SALVADORI Ermanno TAVIANI Francesco TUCCARI; autori: AGOSTI ANTONETTI ARGENTIERI BARITONO BELLASSAI BENVENUTI BERTA BERTI BETTANIN BIGARAN BIZCARRONDO BOEV BONGIOVANNI BOURNENS BOURSIER CALLESEN CANOVI CAREDDA CARLI CARPINELLI CASALINO CASULA CATALUCCIO CAVAGLION CAVAZZA COLLOTTI COLLOTTI PISCHEL CONDO’ CORSINI DE-CLEMENTI CE-LUNA DENEKAMP DI-BIAGIO DOGLIANI EKDAHL ELORZA FARINHA FERRETTI FIORINO FORNARO FRANZINA FREIRE GALEAZZI GRAGLIA GROPPO GUDMUNDSSON GUERRA GUERRIERI GUIDA HALVORSEN JANKOVSKIJ JOST KUULI LIPERI LOCATELLI LUSSANA MANTELLI MARCUCCI MARROCU MARTINI MELE MINERBI MONINA MORBIDELLI MOROZZO DELLA ROCCA NATOLI NUNES OLIVA OLSSON PAGGI PANACCIONE PEPE PIVATO POLITO POLO PONS PRIVITERA RABY RAGOZZINO RANZATO RAPONE RENTOLA REVELLI RIDOLFI ROGHI ROMERO ROSADA SALVADORI M.L. SANTARELLI Lidia SAPELLI SASSOON SCAVINO SELVAGGINI SHAPELY EKOVKCH SKOUTELSKY SODDU STRANGA TANNER TAVIANI Ermanno TELO’ TIRATSOO TORTAROLO TRANFAGLIA TRINCIA TUCCARI VENZA WALLING ZINCONE Carolina”,”Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo.”,”Comitato scientifico: Aldo AGOSTI Sandro BELLASSAI Bruno BONGIOVANNI Giorgio CAREDDA Leonardo CASALINO Carlo Felice CASULA Giovanni DE-LUNA Patrizia DOGLIANI Brunello MANTELLI Luciano MARROCU Giannarita MELE Claudio NATOLI Silvio PONS Leonardo RAPONE Maurizio RIDOLFI Massimo L. SALVADORI Ermanno TAVIANI Francesco TUCCARI autori: AGOSTI ANTONETTI ARGENTIERI BARITONO BELLASSAI BENVENUTI BERTA BERTI BETTANIN BIGARAN BIZCARRONDO BOEV BONGIOVANNI BOURNENS BOURSIER CALLESEN CANOVI CAREDDA CARLI CARPINELLI CASALINO CASULA CATALUCCIO CAVAGLION CAVAZZA COLLOTTI COLLOTTI PISCHEL CONDO’ CORSINI DE-CLEMENTI CE-LUNA DENEKAMP DI-BIAGIO DOGLIANI EKDAHL ELORZA FARINHA FERRETTI FIORINO FORNARO FRANZINA FREIRE GALEAZZI GRAGLIA GROPPO GUDMUNDSSON GUERRA GUERRIERI GUIDA HALVORSEN JANKOVSKIJ JOST KUULI LIPERI LOCATELLI LUSSANA MANTELLI MARCUCCI MARROCU MARTINI MELE MINERBI MONINA MORBIDELLI MOROZZO DELLA ROCCA NATOLI NUNES OLIVA OLSSON PAGGI PANACCIONE PEPE PIVATO POLITO POLO PONS PRIVITERA RABY RAGOZZINO RANZATO RAPONE RENTOLA REVELLI RIDOLFI ROGHI ROMERO ROSADA SALVADORI M.L. SANTARELLI Lidia SAPELLI SASSOON SCAVINO SELVAGGINI SHAPELY EKOVKCH SKOUTELSKY SODDU STRANGA TANNER TAVIANI Ermanno TELO’ TIRATSOO TORTAROLO TRANFAGLIA TRINCIA TUCCARI VENZA WALLING ZINCONE Carolina”,”MEOx-030″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Pier Paolo BELLOMI Sergio SOAVE Mariangiola REINERI Giancarlo BERGAMI Franco LIVORSI Pier Giorgio ZUNINO Aurelia CAMPARINI Guido BARBERIS Giorgina LEVI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume secondo. L’ età giolittiana, la guerra e il dopoguerra.”,”Saggi di Patrizia AUDENINO Pier Paolo BELLOMI Sergio SOAVE Mariangiola REINERI Giancarlo BERGAMI Franco LIVORSI Pier Giorgio ZUNINO Aurelia CAMPARINI Guido BARBERIS Giorgina LEVI. Populismo cattolico. “”Ciò presuppone un intervento verticale dall’ alto verso il basso, da chi ha a chi non ha, in una strategia funzionale alla conservazione del potere, sia esso solo economico o, come in questo caso, economico-religioso. E l’ intervento sociale dei cattolici ha le sue radici proprio in questa matrice culturale e si esprime ancor più compiutamente nella società rurale: ‘Il populismo cattolico vede nella società rurale, soprattutto nella piccola proprietà contadina, nell’ azienda familiare raccolta attorno a un nucleo di economia domestica, l’ habitat ideale dei comportamenti morali, registrati dalla Chiesa, come organizzazione primaria ed elementare della società civile. Quindi il ruralismo, a livello di motivazioni e intenzioni, è uno dei supporti più importanti dell’ idea stessa dell’ autonomia cattolica’. (1)””. (pag 240) (1) S. Lanaro, Populismo cattolico e accumulazione capitalista, in La politica dell’ ideologia, a cura di G. Guizzardi, Padova, 1978, pag 45″,”MITT-159″
“AGOSTI Aldo”,”Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’ azione politica.”,”AGOSTI Aldo è nato a Torrepellice (Torino) nel 1943. Lauratosi nel 1967 è entrato come borsista e poi come ricercatore nella Fondazione Einaudi e dal 1969 è collaboratore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di Magistero di Torino. Ha pubblicato saggi e documenti sull’ esperienza politica e ideale del movimento operaio nel X secolo negli “”Annali della Fondazione Einaudi”” e in altre pubblicazioni . Fa parte del gruppo redazionale torinese della rivista “”Classe””. “”Con la mozione del 15 luglio, commentava pochi giorni dopo Pietro Nenni sul “”Nuovo Avanti!””, si apriva nella storia del Psi una nuova fase: dalla libertà di movimento riacquistata con lo scioglimento del patto concentrazionista e degli accordi con “”Giustizia e Libertà”” il partito traeva indubbiamente “”rinvigorimento di quadri, maggior peso politico ed efficienza organizzativa””, mentre il successivo Patto di unità d’ azione con il Pci (siglato il 17 agosto 1934) suscitava uno slancio negli anni difficili dell’ emigrazione. Identificato a lungo come il principale responsabile della sconfitta del 1922, a lungo disertato per questo motivo dalle giovani e combattive leve dell’ antifascismo, assente quasi del tutto dai ripetuti conati di lotta in Italia, il Partito socialista riesce a ricuperare nel 1934, almeno a livello di élites intellettuali, parte del terreno perduto: confluiscono nelle sue file numerosi dissidenti comunisti su posizioni trotskiste, come Santini (Paolo Ravazzoli) e Blasco (Pietro Tresso), giovani che si ritraevano sfiduciati da GL, come Nicola Chiaromonte e Renzo Giua, gruppi diversi di orientamento genericamente marxista, insofferenti della rigida disciplina burocratica del Pci e attratti dall’ impostazione classista del Psi, apparentemente più intransigente di quella comunista. Nascita e ragioni ideali del Centro interno. In questo contesto deve essere inquadrata la costituzione di un centro ufficiale del movimento socialista in Italia, in collegamento con l’ estero e con i vari gruppi clandestini operanti in Italia. Il Centro interno, come si chiamerà ufficialmente soltanto qualche tempo dopo, nasce di fatto a Milano nell’ estate del 1934, in una piccola riunione clandestina tenutasi in via Telesio, alla quale partecipano quasi tutti gli “”elementi rivoluzionari”” che avevano contribuito al fallimento del tentativo collaborazionista legato al nome di Caldara (Basso, L. Luzzatto, Morandi, Albasini, Maffi) e alcuni vecchi organizzatori e sindacalisti, come Viotto e Recalcati (…)””. (pag 229-230)”,”BIOx-220″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Sergio SOAVE Paola BRESSO Mirella LARIZZA LOLLI Simona LUNADEI Claudio DELLAVALLE Claudio POGLIANO Giulio SAPELLI Luisa PASSERINI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume terzo. Gli anni del fascismo, l’ antifascismo e la resistenza.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Sergio SOAVE Paola BRESSO Mirella LARIZZA LOLLI Simona LUNADEI Claudio DELLAVALLE Claudio POGLIANO Giulio SAPELLI Luisa PASSERINI. Distacco della Chiesa dal fascismo. “”Dal 1938 cominciarono a manifestarsi da parte dei cattolici i primi segni di distacco dal regime, che a Torino provocarono reazioni dei fascisti. Proprio in quest’anno nella diocesi torinese si arrivò alla costituzione di una “”sezione lavoratori”” dell’ Ac (decisa già nel ’36). Ma solo dopo l’ ingresso dell’ Italia in guerra si ebbe una ripresa abbastanza sistematica delle attività sociali cattoliche e di organizzazione fra le masse dei lavoratori. Fra il 1941 e il 1942 la stampa cattolica ricominciò a dedicare spazio ai temi sociali e a Torino fu organizzato dal consiglio diocesano degli uomini cattolici un corso di sociologia cristiana, affidato a Marconcini. Dal 1942 sorsero semi-clandestinamente in Piemonte “”raggi d’ officina”” fra gli iscritti all’ Ac nei medesimi luoghi di lavoro, per mettere in collegamento i lavoratori cattolici dei principali complessi industriali. I legami con le masse operaie furono ripresi anche attraverso l’ Onarmo (Opera nazionale assistenza religiosa e morale agli operai), attraverso l’ introduzione di cappellani del lavoro nelle fabbriche torinesi e attraverso le conferenze di San Vincenzo aziendali. Parallelamente al maturare del distacco dal regime, le cui sorti apparivano sempre più compromesse, si ricostituì dunque anche in Piemonte un movimento cattolico articolato, pronto a inserirsi nella Resistenza e a garantire alla Chiesa la ripresa del controllo ‘dal basso’ sulla società””. (pag 224)”,”MITT-172″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Claudio DELLAVALLE Renata YEDID JODICE Giuseppe BERTA Pasquale ARMOCIDA Oddino BO Lucio LIBERTINI Renzo GIANOTTI Aurelia CAMPARINI Mario GRANDINETTI Giuseppe MAGLIANO Giorgina LEVI Lia CORINALDI”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume quarto. Dalla ricostruzione ai giorni nostri.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Claudio DELLAVALLE Renata YEDID JODICE Giuseppe BERTA Pasquale ARMOCIDA Oddino BO Lucio LIBERTINI Renzo GIANOTTI Aurelia CAMPARINI Mario GRANDINETTI Giuseppe MAGLIANO Giorgina LEVI Lia CORINALDI. “”Il primo problema che conviene affrontare è di periodizzazione e riguarda il significato da attribuire a un evento da tutti considerato come una spartiacque decisivo nella storia del movimento sindacale del decennio 1950-60: la bruciante sconfitta subita dalla FIOM-CGIL alla FIAT nelle elezioni per il rinnovo delle commissioni interne del marzo 1955.”” (pag 124)”,”MITT-173″
“AGOSTI Aldo ANDREASI Anna Maria BRAVO Gian Mario MARUCCO Dora NEJROTTI Mariella”,”Il movimento sindacale in Italia. Rassegna di studi (1945-1969).”,”””Gaetano Salvemini, già alla fine del 1935, aveva messo in luce l’ importanza di quella che stimava la creazione fascista più originale: il passaggio dal sindacato di classe allo Stato corporativo, che egli riteneva essere per il fascismo non unicamente una “”misura difensiva”” contro il bolscevismo internazionale, ma soprattutto un sistema “”destinato non solo a sostituire le viete istituzioni democratiche in Italia, ma a che a condurre il mondo intero verso una più alta forma di civiltà””; il discorso del Salvemini, benché venato di passione politica, non era affatto ironico: egli individuava nel fascismo l’ affermarsi delle forze ostili alla classe operaia (…).”” (pag 63-64) “”La concezione dello Stato corporativo fu sicuramente innovatrice nei confronti della prassi sindacale tradizionale: e conseguentemente fu abbondante, negli anni del regime, la letteratura sui sindacati fascisti e ancor più sulle corporazioni. Basti pensare che, in una sua bibliografia edita nel 1942, il Gradilone, già allora studioso di storia sociale, poteva presentare circa 1.100 pagine di richiami bibliografici in merito, mentre erano numerosi i tentativi di sintesi (…)””. (pag 64)”,”MITT-175″
“AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo”,”Marx e i marxismi. Mostra per il centenario della morte di Karl Marx a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.”,”Testi di AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo. Nel Comitato scientifico della Mostra: AGOSTI ANDREAS ANDREUCCI ARFE’ AVINERI AYMARD BADALONI BERLIN V. BLUM BRAVO CARACCIOLO CLAUDIN COLLETTI COLLOTTI DAMJANOVIC A. DAVIES DELLA-PERUTA DAVIDSON DIAZ DROZ ELORZA FAUVEL-ROUIF FIRPO FETSCHER FRANCIS GALASSO GALLISSOT GAREGNANI GARIN GIARRIZZO HOBSBAWM LANG REIN-VAN-DER-LEEUW LUPORINI MANACORDA MATTEUCCI MCLELLAN MONTELEONE NAPOLEONI NECK OKSANEN PELGER PINKUS PLANES PROCACCI REBERIOUX RIOSA ROBINSON RUBEL RUSCONI SALVADORI SALVATI SANDOVAL SAPELLI SCHERRER-MARTIN SCHIAVONE SELLINO SHAOZHI SPINETTA SPINI SPRIANO STEINBERG STEINER STRADA STRBAC SUAREZ-GAONA SWEEZY VALIANI VECA VIGEZZI VILLANI VIVANTI VRANICKI WALDENBERG WESSMAN I. WAGNER ZANARDO ZANNINO ZANGHERI ZISKA Comitato esecutivo: AGOSTI Nicola BENVENUTI BRAVO COLLOTTI DELLA-PERUTA MONTELEONE PROCACCI M.L. SALVADORI SELLINO Coordinatori della mostra: Nicola BENVENUTI Elio SELLINO Contiene sull’ Italia: Marx e l’ Italia (di F. DELLA-PERUTA), La tradizione del marxismo in Italia: Labriola e Gramsci’ di Renzo MARTINELLI, Marx nelle biblioteche italiane’ di Elio SELLINO, Karl Marx: interpretazioni italiane. Bibliografia’ di Beatrice DE-GERLONI Citaz pag 115 (di BRAVO) “”La Comune di Parigi impegnerà totalmente l’ attenzione di Marx durante il 1871. Egli viene incaricato infatti dal Consiglio generale di scrivere un documento da indirizzare a tutti i membri dell’ Associazione internazionale, sugli avvenimenti parigini. Marx raccoglie materiali dai giornali, dalle corrispondenze e scrive due “”abbozzi””: appunti e riflessioni su cui baserà il definitivo documento ufficiale La Guerra civile in Francia, discusso nella seduta del Consiglio generale il 30 maggio, e pubblicato subito dopo in lingua inglese. Rimarrà per molto tempo l’unico testo di Marx sulla Comune: resteranno infatti a lungo inediti i primi due schemi che verranno pubblicati solo nel 1934. Marx segue nei suoi appunti gli avvenimenti giorno per giorno attento alle prime decisioni dei comunardi, sottolineando più volte il carattere politico della rivoluzione. “”La Comune è il popoloche si amministra da solo e per se stesso…E’ la forma politica dell’ emancipazione sociale, la liberazione del lavoro””. Scrive anche un bilancio della storia operaia recente, precisando i rapporti tra l’ utopismo e la lotta operaia moderna. “”Gli scopi finali indicati dagli Utopisti””, dice nel primo “”abbozzo””, “”sono anche gli scopi della rivoluzione parigina e dell’ Internazionale. Solo i mezzi sono diversi, e le condizioni reali del movimento non sono più avvolte in favole utopiche””.”” (pag 128-129, Angiolina Arru, Marx e la Prima Internazionale)”,”MADS-382″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. I.”,”””Considerate la Germania e l’attività di Liebknecht. Il compagno scomparso era un modello di rivoluzionario: ebbene, c’era qualcosa di antirivoluzionario nel fatto che egli dalla tribuna della maledetta dieta prussiana chiamasse i soldati a sollevarsi contro di essa? Al contrario. Anche in questo caso vediamo tutta l’ ammissibilità e l’utilità di un atteggiamento del genere. Se Liebknecht non fosse stato deputato, non avrebbe mai potuto compiere un simile gesto: i suoi discorsi non avrebbero mai avuto una simile eco. Anche l’ esempio dell’ opera dei comunisti svedesi in parlamento ci convince di questa tesi. In Svezia il compagno Höglund ha svolto e svolge lo stesso ruolo di Liebknecht in Germania. Servendosi della sua posizione di deputato contribuisce a porre fine al sistema parlamentare borghese; in Svezia nessuno come il nostro amico ha fatto tanto per la causa della rivoluzione e della lotta contro la guerra. Osserviamo la stessa cosa in Bulgaria. I comunisti bulgari si sono serviti con successo della tribuna parlamentare a scopi rivoluzionari. Alle ultime elezioni hanno ottenuto 47 seggi. I compagni Blagoev, Kirkov, Kolarov e altri capi del partito comunista sanno sfruttare la tribuna del parlamento per servire la causa della rivoluzione proletaria. Un tale “”lavoro parlamentare”” richiede una particolare audacia e un particolare spirito rivoluzionario; i compagni che lo svolgono occupano un posto molto pericoloso; essi collocano mine nel campo nemico; vanno in parlamento per prendere nelle proprie mani questa macchina, per aiutare le masse dietro le mura del parlamento a farlo saltare in aria.”” (pag 138, Il parlamentarismo e la lotta per i soviet. Circolare del Comitato esecutivo dell’ Internazionale comunista, 1° settembre 1919)”,”INTT-220″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. II.”,”Questione opposizione operaia in Russia. “”La Nuova politica economica (NEP), con le sue concessioni inevitabili al capitalismo, ai piccoli e ai medi contadini, racchiude il pericolo di un’ aumento dell’ influenza piccolo-borghese nel partito e negli organi di governo. Le spiegazioni fornite alla Commissione dai rappresentanti del gruppo dell’ “”Opposizione operaia”” guidato da Sljapnikov e Kollontaj, nonché dai rappresentanti del Congresso centrale del RKP(b) hanno dimostrato che il centro dirigente del RKP(b) si è sempre reso conto di questi pericoli, così come di quelli della burocrazia, che li ha combattuti con decisione e che continua a combatterli in condizioni obiettiva di inaudita difficoltà””. (pag 558, Risoluzione del I Plenum sul ricorso dei 22 membri dell’ “”Opposizione operaia”” russa, 4 marzo 1922)”,”INTT-221″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. I.”,”Fondo Pegoraro “”Fronte unico dal basso. Rifiutando le trattative con i massimi esponenti del movimento riformista sindacale e con i capi della socialdemocrazia, all’ atto pratico alleati della borghesia e del fascismo, i comunisti devono imarare ad attuare nei sindacati il fronte unico dal basso, serrando le file del proletariato sindacalmente organizzato e di quello non ancora organizzato sulal base della lotta quotidiana, nonché attirando nella lotta quotidiana quegli strati della classe lavoratrice che non si sono ancora del tutto staccati dalla socialdemocrazia””. (pag 46, Lettera del Comitato esecutivo al congresso di Francoforte del KPD sulla questione sindacale (24 marzo 1924))”,”INTT-222″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. II.”,”Risoluzione del Presidium sull’ espulsione di Trotsky e Vujovic dall’ IKKI (27 settembre 1927) pag 822 “”L’ Unione sovietica e la Cina sono i punti nodali della guerra. 5. Tutti i contrasti tra gli Stati capitalistici passano però in second’ordine di fronte al contrasto fondamentale che divide il mondo intero in due campi: da una parte l’ Unione Sovietica e la Cina rivoluzionaria, dall’ altra tutto il mondo capitalistico. Cina e Unione Sovietica sono dunque i nodi dell’ intera situazione internazionale. Sopra di esse si addensano più minacciose le nubi della guerra. La Cina e l’ Unione Sovietica, che insieme occupano la maggior parte dell’ Asia e una metà dell’ Europa, con le loro risorse economiche non ancora sfruttate, con centinaia di milioni di abitanti, sono due inesauribili minieri di materie prime e due immensi mercati. La lotta per conquistare questi due immensi mercati è per il capitale internazionale una questione di vita o di morte. Tale lotta durerà finché il proletariato mondiale porrà fine all’ egemonia della borghesia internazionale.”” (pag 723, Tesi dell’ VIII Plenum sulla guerra e sul pericolo di guerra, 29 maggio 1927)”,”INTT-223″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. III. 1928-1943. I.”,”IKKI Comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista Rapporto tra le cellule di fabbrica e quelle territoriali. “”Il lavoro della cellule di fabbrica è svolto molto male e spesso non è affatto collegato con il complesso del lavoro di partito per la scarsa attenzione che si presta nelle istanze direttive del partito nei riguardi del lavoro di cellula. Per cambiare questo stato di cose relativo alle cellule di fabbrica, per trasformarle effettivamente in organizzazioni fondamentali del partito comunista, bisogna eliminare tutte queste manchevolezze. In primo luogo occorre cambiare la posizione delle cellule di fabbrica nel sistema del lavoro di partito. Attualmente le cellule di fabbrica annoper lo più nel sistema di lavoro di partito una funzione di questo tipo: tutte le grandi campagne politiche condotte dal partito vengono abitualmente condotte con una scarsa partecipazione delle cellule di fabbrica, o addirittura senza la partecipazione di queste. Le forme consuete delle campagne politiche del partito comunista ricalcano i vecchi metodi derivati dai partiti socialdemocratici, ripetutamente condannati dall’ Internazionale comunista: agitazione generale, assemblee popolari, con gli iscritti che partecipano alla campagna nel luogo di residenza, ma non sul posto di lavoro, mentre le principali forze motrici restano come sempre la stampa centrale di partito e gli agitatori designati dalla centrale del partito. (…)””. (pag 250, Lettera della sezione organizzativa del Comitato esecutivo sul lavoro delle cellule di fabbrica, dicembre 1930)”,”INTT-224″
“AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo”,”Marx e i marxismi. Mostra per il centenario della morte di Karl Marx a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.”,”Testi di AGOSTI Aldo ARRU Angiolina BENVENUTI Nicola BOFFA Giuseppe BRAVO Gian Mario CERUTTI Furio COLLOTTI Enzo DE-GERLONI Beatrice DELLA-PERUTA Franco HOBSBAWM Eric John MARTINELLI Renzo MONTELEONE Renato MUGNAI Massimo NAPOLEONI Claudio SALVADORI Massimo L. SELLINO Elio SPINELLA Mario ZANARDO Aldo. “”Anzi, dice Marx operando l’ abituale ribaltamento di Hegel, “”non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza””.”” (pag 113) Marx, Hegel e lo Stato. “”Chiarisce Marx nella Critica della filosofia hegeliana (Opere, III): ‘Egli (Hegel) ha presupposto la ‘separazione’ della società civile dallo Stato politico (uno stato di cose moderno) e l’ ha sviluppata come ‘movimento necessario all’ idea’, come assoluta verità razionale. Ha rappresentato lo Stato politico nella sua ‘moderna’ forma della ‘separazione’ dei diversi poteri. Ha dato al reale e ‘agente’ Stato la burocrazia come corpo e ha sopraordinato questa, come spirito che sa, al materialismo della società civile. Ha opposto l’ universale in sé e per sé dello Stato al particolare interesse e al bisogno della società civile. In una parola, egli espone dovunque il conflitto di società civile e Stato.’ Ma, rivela ancora Marx, è indubbio che Hegel “”scambia lo Stato come l’ insieme dell’ esistenza di un popolo con lo Stato politico””.”” (pag 112-113) Nel Comitato scientifico della Mostra: AGOSTI ANDREAS ANDREUCCI ARFE’ AVINERI AYMARD BADALONI BERLIN V. BLUM BRAVO CARACCIOLO CLAUDIN COLLETTI COLLOTTI DAMJANOVIC A. DAVIES DELLA-PERUTA DAVIDSON DIAZ DROZ ELORZA FAUVEL-ROUIF FIRPO FETSCHER FRANCIS GALASSO GALLISSOT GAREGNANI GARIN GIARRIZZO HOBSBAWM LANG REIN-VAN-DER-LEEUW LUPORINI MANACORDA MATTEUCCI MCLELLAN MONTELEONE NAPOLEONI NECK OKSANEN PELGER PINKUS PLANES PROCACCI REBERIOUX RIOSA ROBINSON RUBEL RUSCONI SALVADORI SALVATI SANDOVAL SAPELLI SCHERRER-MARTIN SCHIAVONE SELLINO SHAOZHI SPINETTA SPINI SPRIANO STEINBERG STEINER STRADA STRBAC SUAREZ-GAONA SWEEZY VALIANI VECA VIGEZZI VILLANI VIVANTI VRANICKI WALDENBERG WESSMAN I. WAGNER ZANARDO ZANNINO ZANGHERI ZISKA Comitato esecutivo: AGOSTI Nicola BENVENUTI BRAVO COLLOTTI DELLA-PERUTA MONTELEONE PROCACCI M.L. SALVADORI SELLINO Coordinatori della mostra: Nicola BENVENUTI Elio SELLINO Contiene sull’ Italia: Marx e l’ Italia (di F. DELLA-PERUTA), La tradizione del marxismo in Italia: Labriola e Gramsci’ di Renzo MARTINELLI, Marx nelle biblioteche italiane’ di Elio SELLINO, Karl Marx: interpretazioni italiane. Bibliografia’ di Beatrice DE-GERLONI Citaz pag 115 (di BRAVO)”,”MAES-067″
“AGOSTI Paola REVELLI Marco a cura”,”Bobbio e il suo mondo.”,”Lettera di Bobbio a Mussolini.”,”BIOx-175″
“AGOSTI Aldo BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Ester DE-FORT Ada LONNI Daniela MALDINI Nicola LISANTI Mariella NEJROTTI Giuseppe BERTA Mario GRANDINETTI Claudio POGLIANO”,”Storia del movimento operaio del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Volume primo. Dall’età preindustriale alla fine dell’Ottocento.”,”Saggi di Aldo AGOSTI Gian Mario BRAVO Ester DE-FORT Ada LONNI Daniela MALDINI Nicola LISANTI Mariella NEJROTTI Giuseppe BERTA Mario GRANDINETTI Claudio POGLIANO Contiene il saggio di Gian Mario BRAVO, ‘La prima conoscenza di Marx ed Engels in Piemonte dalla metà dell’Ottocento al 1883’. (pag 447-477). Nel saggio c’è il paragrafo: ‘La stampa torinese e la morte di Marx'”,”MITT-187″
“AGOSTI Aldo”,”Palmiro Togliatti.”,”AGOSTI Aldo è nato nel 1943 a Torre Pellice. E’ professore di diritto ordinario di storia contemporanea all’Università di Torino.”,”PCIx-288″
“AGOSTI Aldo a cura, in collaborazione con Marina LITRI”,”Togliatti negli anni del Comintern (1926-1943). Documenti inediti dagli archivi russi.”,”AGOSTI Aldo a cura Sull’esclusione di Zinoviev dai lavori del Comintern (1927). “”Le camarade Trotsky dit encore: Après cette décision, le camarade Zinoviev a parlé devant l’Exécutif élargi de décembre et personne n’a protesté. Il faut rappeler comment les choses se sont passées. Après la décision de libérer Zinovev de ses functions, étant donné qu’il se posait devant l’Exécutif élargi une question d’une importance très grande pour toute l’Internationale et dans laquelle le camarade Zinoviev jouait un grand rôle, à savoir la question de son attitute dans les problèmes de la politique du Parti communiste de l’Union Soviétiste, il a jugé nécessaire de demander au CC de son parti de venir défendre son point de vue devant la plus haute instance de l’IC. La décision du BP du parti de US a été de le laisser libre d’intervenir aux séances du Plenum élargi. Il n’y a donc aucune contradiction entre le fait que Zinoviev a parlé devant l’Elargi et le fait qu’il avait été libéré de ses fonctions. Il s’agissait dans le premier cas d’un camarade qui avait demandé à venir aux séances du Plenum et que son CC avait autorisé à le faire. Encore un autre argument. Dans la situation qui existait alors, nous-mêmes nous pensions, comme les camarades dirigeants du parti russe qu’il était bien que le camarade Zinoviev vient devant nous, nous exposer et défendre son point de vu. Mais aujourd’hui la situation est complètement differente. Il y a de nouveaux faits qui exigent que nous nous opposions à la demande du camarade Zinoviev aussi s’il pose la question comme il l’a posée en décembre de l’année passée, c’est-à-dire comme membre du parti russe qui demande au CC de [venir] défendre devant l’IC son point de vue. L’attitute que le camarade Zinoviev a tenu depuis le mois de décembre et autant dans les derniers temps envers son parti, envers le Comité central de son parti, est telle que nous devons repousser toute demande qu’il nous vienne de sa part d’assister et prendre part à nos travaux””. (pag 55-56)”,”PCIx-292″
“AGOSTI Aldo”,”Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale.”,”””Di tutti i partiti comunisti già sorti nel 1918 il più importante nel disegno strategico dei bolscevichi era certamente quello tedesco, costituitosi ufficialmente proprio negli ultimi giorni dell’anno. Anche in esso confluivano gruppi diversi ed eterogenei (8). A differenza che in Austria, il nucleo centrale del processo di aggregazione organizzativa era rappresentato nella Kpd da una frangia numericamente ristretta ma politicamente significativa della sinistra radicale della socialdemocrazia: lo Spartakusbund non apportava al nuovo partito soltanto il prestigio intellettuale legato all’elaborazione teorica di Rosa Luxemburg, di Franz Mehring o di Clara Zetkin, ma anche un’ossatura organizzativa articolata su scala nazionale, forte in alcune zone di una consistente base operaia. Per quanto si fossero spesso manifestate divergenze fra spartachisti e bolscevichi (sul rapporto fra partito e classe, sulla questione nazionale, sulla questione agraria), il campo del dissidio sembrava ormai ristretto da tempo a valutazioni tattiche e organizzative: la decisione dello Spartakusbund di troncare ogni legame organizzativo con la Uspd pareva anzi rimuovere il più importante elemento residuo di differenziazione. La diversità di opinione circa i tempi di formazione della III Internazionale appariva oggettivamente un elemento secondario nel quadro di una solidarietà di fondo pressoché totale e di una completa comunanza di vedute quanto alla prospettiva strategica (l’attualità della rivoluzione) e al progetto di società futura (la democrazia dei consigli) (9): che così fosse, del resto, appare chiaro dall’insistenza con cui Lenin, come si è visto, rivendicava l’assunzione del programma spartachista come parte costitutiva della piattaforma programmatica della nuova Internazionale. Ma l’egemonia degli spartachisti nella Kpd, come fu dimostrato dall’andamento dello stesso congresso costitutivo, era tutt’altro che indiscussa. Sotto l’etichetta organizzativa dei “”comunisti internazionalisti”” (Ikd) si raggruppavano numerose tendenze di estrema sinistra: il gruppo che si era raccolto intorno alla rivista “”Arbeiterpolitik””, in cui aveva svolto un ruolo importante Anton Pannekoek, ciè che restava del circolo di intellettuali che facevano riferimento a un’altra rivista della sinistra rivoluzionaria “”Lichtstrahlen””, la corrente “”unionista”” di Amburgo che, sotto l’influenza di un ex militante del sindacato americano Industrial Workers of the World (IWW), Fritz Wolfheim, rivendicava la fine della separazione tradizionale e della divisione del lavoro fra partito e sindacato. (…) Per quanto il loro atteggiamento di fronte alla guerra imperialista e la loro decisione di rivendicare fin dal 1915-16 una irreversibile separazione organizzativa dalla socialdemocrazia li aveva resi per molto tempo più vicini a Lenin degli stessi spartachisti, gli Ikd si riconoscevano in un patrimonio teorico assai diverso da quello del bolscevismo ed erano, nella maggior parte dei casi, destinati ad allontanarsene sempre di più”” (pag 337-338) [Aldo Agosti, ‘Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(8) Cfr. P. Broué, ‘Rivoluzione in Germania (1917-1923)’, Torino, 1977; (9) Si veda l’analisi di G. Badia, ‘Rosa Luxemburg e la III Internazionale’, in “”Problemi del socialismo””, 1971, n. I]”,”INTT-292″
“AGOSTI Aldo”,”Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori””.”,”””Angelo Tasca, che fece parte del Segretariato dal settembre 1928 al gennaio 1929 ha lasciato un quadro del Segreteria che, per quanto tracciato “”a caldo”” nel pieno di una grave crisi, sembra adattarsi abbastanza bene all’interno decennio qui considerato: “”Nella nostra letteratura ritorna spesso l’espressione di «stato maggiore della rivoluzione». Il centro dell’Ic è lontanissimo dal meritare una simile definizione. Per la sua composizione e pel modo come funziona esso non ha ‘nulla di comune’ con un vero centro dirigente internazionale. La quasi totalità di quanti vi partecipano si determinano secondo i motivi più diversi da cui esula, come fattore determinante, la preoccupazione degli interessi generali del nostro movimento. V’è un gruppo di elementi ‘routiniers’ che hanno l’orecchio teso a quanto si decide «di là» e «marciano»: Béla Kun, Kolarov, Smeral, Kuusinen… Poi v’è il gruppo dei provinciali il cui motto è: lasciateci in pace nel nostro paese e quanto al resto fate come vi pare (Bell, Strakov, Barbé)… La rassegna potrebbe continuare, ma non ne val la pena. Il Segretariato politico è una banda raccogliticcia, tenuta insieme da ragioni le più varie, e organicamente incapace di fare un lavoro politico qualificato. Il giudizio potrà parervi esagerato, ma non lo è (14).”” (pag 400-401) [(14) Lettera di Tasca del 5 dicembre 1928 alla Segreteria del partito comunista italiano, in “”Annali dell’Istituto G.G. Feltrinelli””, VIII, 1966, p., 576] Tra le note viene citato il saggio (sul Pcf e l’Internazionale) di S. Wolikow, ‘Le Pcf et l’Internationale communiste’ apparso in ‘Cahiers d’histoire de l’Institut Maurice Thorez’, 1978, nn. 25, 26, 27. Contributo sulla storia dell’IC definito il più stimolante da Aldo Agosti. Dal sito http://www.theses.fr/1990PA080523 : Le Parti communiste français et l’Internationale communiste (1925-1933) par Serge Wolikow Thèse de doctorat en Lettres Sous la direction de Claude Willard. Soutenue en 1990 à Paris 8 . Description en français Description en anglais mots clés mots clés Parti communiste français — Histoire France — Histoire navale — 1789-1815 Historiographie marxiste Résumé Le travail entrepris, centre sur le PCF, se déploie sue les deux plans, national et international, politique et syndical, puisque l’étude de l’Internationale communiste va de pair avec celle du syndicalisme rouge. La chronologie événementielle courte est combinée avec l’obervation des évolutions sur le moyen terme. Les années vingt éclairent la situation du PCF dans les années trente. En 1933-34, le mouvement communiste retrouve des pratiques et des réflexions déjà constituées en 1926-27, puis éclipsées. La stratégie et l’activité communistes, insérées dans la société française mais partie prenante de l’Internationale communiste, sont au centre de la thèse. L’importance, méconnue, de la période 1926-27 est mise en valeur. L’élaboration et les conséquences de l’orientation classe contre classe sont étudiées dans leurs dimensions idéologiques et pratiques. Sont également examinés les modes d’organisation et de fonctionnement du PCF et de l’IC durant cette période. Une part importante est réservée aux analyses et aux théorisations économiques et politiques communistes. Enfin les activités des directions du PCF et de la CGTU sont étudiées, avec leurs imbrications, jusqu’en 1934.”,”INTT-293″
“AGOSTI Aldo”,”Storia del Partito comunista italiano.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”PCIx-014-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La storiografia della Terza Internazionale.”,”””In questa sede non è possibile far altro che presentare un rapido panorama di questi contributi monografici, accennando in modo molto sommario ai pregi e ai difetti di ciascuno e mirando soprattutto a mettere in evidenza quali sono i temi e i problemi ancora da approfondire o addirittura da affrontare ex-novo”” (pag 148) Autori citati: ABENDROTH DRAPER KRIEGEL MOMMSEN PARIS DUFRAISSE DELLA-LOGGIA SPRIANO POULANTZAS VARGA VALIANI AGOSTI FLORES HAJEK DE-FELICE FIRSOV JAHN LEWERENZ BROWER LEFRANC KURINA CATTEL MAIDANIK ANDERS ROSSI CLAUDIN MCKENZIE JACKSON BOESNER SCHLESINGER COLLOTTI-PISCHEL SCHWARZ GUILLERMAZ THORNTON SWARUP BRANDT OVERSTREET HAITHCOX VAN DER KROEF ROUSSET BRACKMAN HEMERY TURNER MACLANE LAQUEUR HARRIS SIVAN SCALAPINO BECKMANN OKUBO POHL PARIS CHILCOTE SCHAFER LEWIN RAGIONIERI NATOLI ADIBEKOV MIGLIARDI CAUTE ALMOND CARRERE D’ENCAUSSE ANDERS KUHLES CAMPARINI SCHULLER KURELLA CHITAROW KAHAN LAZITCH BAHNE CARR ANGRESS DRAPER SVATEK KALICKA HOBSBAWM BURMEISTER SOUVARINE PERRONE HUMBERT-DROZ HAUPT BORKENAU LAURAT ROSENBERG PALME DUTT FOSTER SOBOLEV NORTH SETON-WATSON NOLLAU DEGRAS LAZITCH COLE DEUTSCHER NOLLAU e altri”,”INTT-317″
“AGOSTI Aldo”,”Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”PCIx-015-FL”
“AGOSTI Aldo”,”Il partito mondiale della rivoluzione. Saggi sul comunismo e l’internazionale.”,”Aldo Agosti ha insegnato per 35 anni Storia contemporanea all’Università di Torino, si è occupato soprattutto della storia del movimento comunista e socialista. Ha pubblicato ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 voll, 1974-1979; ‘Togliatti’ (1996); ‘Bandiere rosse’. Ha curato e diretto una ‘Enciclopedia della sinistra europea’, Editori Riuniti, 2000.”,”INTT-322″
“AGOSTI Aldo”,”Il partito mondiale della rivoluzione. Saggi sul comunismo e l’Internazionale.”,”Aldo Agosti ha insegnato per 35 anni Storia contemporanea all’Università di Torino, si è occupato soprattutto della storia del movimento comunista e socialista. Ha pubblicato ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 voll, 1974-1979; ‘Togliatti’ (1996); ‘Bandiere rosse’. Ha curato e diretto una ‘Enciclopedia della sinistra europea’, Editori Riuniti, 2000. Korsch e Lenin “”Da ciò deriva un primo connotato dell’atteggiamento del movimento politico comunista nei confronti della teoria marxista: una sorta di «complesso» nutrito di aperta insofferenza per il «marxismo volgare» della II Internazionale, giudicato incapace di rappresentarsi i problemi nuovi dell’età dell’imperialismo, ma in realtà alimentato anche da un’inconfessata diffidenza per il livello della teoria ‘tout court’; una diffidenza nella quale non è forse arbitrario vedere un riflesso della posizione generale che Korsch attribuiva a Lenin, il quale, a suo dire, «non si preoccupa tanto del ‘problema teorico’ della verità o della falsità della filosofia materialistica che sostiene, quanto della ‘questione pratica’, della sua utilità ai fini della lotta rivoluzionaria della classe operaia» (66). «Al contrario dello pseudomarxismo della II Internazionale – ribadisce significativamente uno dei documenti conclusivi del V Congresso dell’IC – il leninismo, questa rinascita del movimento rivoluzionario, non contiene nessun principio che non si di significato pratico nella quotidiana lotta rivoluzionaria del proletariato» (67). Si aggiunga a tutto ciò che, come ha osservato Hobsbawm, proprio «la genialità e la profondità della strategia leniniana e il successo riportato dai bolscevichi nel 1917 agirono da freno sugli ulteriori sviluppi teorici» (68), e generarono quello che Claudin ha definito esattamente «un effetto di sicurezza teorico», «proprio nel momento in cui più necessaria era la riflessione critica» (69)”” (pag 174-175) (66) K. Korsch, ‘Lo stato attuale del problema “”marxismo e filosofia”” (Anticritica), in ID., Marxismo e filosofia, Milano, 1966, p. 26; (67) TISD, II, cit., p. 183; (68) E.J. Hobsbawm, ‘Gramsci e la teoria politica marxista’, in ‘Politica e storia in Gramsci’, Editori Riuntii, Roma, 1979, p. 42; (69) F. Claudin, ‘Crisi generale del capitalismo’, cit., p. 31“,”INTT-001-FC”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1919-1923. Vol. 1 Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-046-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1919-1923. Vol. 1. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-047-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1924-1928. Vol. 2. Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-048-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1924-1928. Vol. 2. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-049-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte I.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-050-FL”
“AGOSTI Aldo”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-051-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert NAGY Laszlo J. HUDSON Kate JEMNITZ Janos PELZ William A. SAVILLE John KOLOMIEC Vlaceslav GRASS Martin e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 1999. [Saggi sulla storia del movimento operaio internazionale. Annuario 1]”,”Contiene Lettere di Pierre Renaudel a Kautsky e Bernstein (1921-1923) Saggi biografici su R. Palme Dutt”,”MOIx-005-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2004 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-007-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2006 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-008-FL”
“AGOSTI Aldo PANACCIONE Andrea BROUÉ Pierre GRASS Martin JEVZEROV Robert, e altri”,”A Nemzetközi Munkásmozgalom Történetéból. Évkönyv 2005 [Dalla storia del movimento operaio internazionale]”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-009-FL”
“AGOSTI Aldo a cura, scritti di Marek WALDENBERG Enzo COLLOTTI Aldo AGOSTI Giuliano PROCACCI Serge WOLIKOW Giorgio CAREDDA Danielle TARTAKOWSKY Patrizia DOGLIANI Marta BIZCARRONDO Santos JULIA Antonio ELORZA Ricard VINYES Milos HAJEK e Hana MEJDROVA Radzislawa GORTAT Janos JEMNITZ Claudio NATOLI Luciano MARROCU Malcom SYLVERS Maria Rosaria STABILI Manuel PLANA”,”La stagione dei fronti popolari.”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno internazionale ‘I fronti popolari: bilancio storico di un’esperienza’, tenuto a Parma il 19-21 maggio 1988. Aldo Agosti, nato nel 1943, è professore di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Torino (1989). Ha pubblicato vari lavori sulla storia del movimento operaio comunista e socialista: in particolare ‘La Terza Internazionale. Storia documentaria’, 3 volumi, Roma, 1974-79. Dimitrov usa più spesso l’espressione ‘governo di fronte unico’ più che di ‘governo di fronte popolare’ (pag 25) “”La strategia dell’opposizione totale [in Francia, al governo di fronte popolare, ndr] fu contraddetta in maniera palese. Che ciò suscitasse notevoli resistenze ed esitazioni non può meravigliare, una volta analizzata la storia del problema. Basta ricordare il grande scalpore suscitato all’inizio del secolo dal caso Millerand nonché il fatto che la risoluzione di Kautsky adottata al Congresso della II Internazionale a Parigi, la quale permetteva la partecipazione del partito socialista al governo borghese soltanto in casi eccezionali e per periodi brevi, venne considerata una concessione a favore dell’opportunismo e del riformismo e suscitò riserve non solo di Plechanov ma anche di Labriola. Lenin nel 1917 la descrisse come «generica, elusiva, conciliante nei riguardi degli opportunisti». In seguito prevalse l’opinione che essa fosse stata il primo sintomo del passaggio di Kautsky alle posizioni riformiste. Eppure la posizione del Partito comunista francese, come anche alcune enunciazioni di Dimitrov, andarono più in là della risoluzione di Kautsky, Senza addentrarmi in un’analisi sistematica del problema, vorrei far notare che durante la rivoluzione del 1905 Lenin riteneva che il partito avrebbe dovuto partecipare al governo rivoluzionario formato in seguito alla vittoria della rivoluzione borghese-democratica, in quanto questa era la condizione per conferire alla rivoluzione un carattere radicale, visto che la posizione della borghesia nei confronti dello zarismo era quella del compromesso, e anche perché la Russia non era ancora economicamente matura per una rivoluzione socialista. Il ‘partner’ del partito operaio in tale governo avrebbe dovuto essere il partito dei contadini. Plechanov denunciò allora la posizione di Lenin come un miscuglio di blanquismo e jaurésismo. In ogni caso questa posizione si riferiva ad una situazione fondamentalmente diversa da quella che esisteva nel periodo che ci interessa. Solamente dopo la prima guerra mondiale Kautsky e Otto Bauer formularono una concezione del governo di coalizione del partito socialista con i partiti borghesi, in condizioni di equilibrio di forze del proletariato e della borghesia, anche se Bauer continuava a criticare il «ministerialismo riformista» che «faceva prendere parte ai partiti proletari al governo nonostante il monopolio borghese dei mezzi del potere economico e militare» (17). (…) Quindi nelle questioni della strategia politica, della teoria dello Stato e dell’atteggiamento nei confronti dei ceti medi la concezione del fronte popolare costituisce una rottura rispetto alla dottrina leninista del dopo-ottobre. (…)”” (pag 27-29) [Marek Waldenberg, ‘I fronti popolari nel quadro delle concezioni marxiste della politica’, (in) ‘La stagione dei fronti popolari’, Cappelli, Bologna, 1989, a cura di Aldo Agosti] [(17) Bauer, O., ‘Koalitionsregierungen und Klassenkampf’, in “”Freiheit””, 3 bennaio 1922] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”INTT-350″
“AGOSTI Aldo”,”Le Internazionali operaie. La 1° Internazionale. La 2° Internazionale. La dissoluzione della 2° Internazionale. La 3° Internazionale comunista. Le Internazionali socialiste tra le due guerre.”,”Risoluzioni o indirizzi dei congressi di Ginevra (1866), Bruxelles (1868), Basilea (1869), Conferenza di Londra (1871) (1° Internazionale); Congresso di Parigi Rue Petrelle (1889) e Rue Lancry (1889), Bruxelles (1891), Zurigo (1893), Londra (1896), Parigi (1900), Amsterdam (1904), Stoccarda (1907), Basilea (1912) (2° Internazionale); Manifesto di Zimmerwald (1915), Conferenza di Kienthal (1916), Commissione socialista internazionale (1917); Manifesto 1° Congresso IC (1919), Tesi 2° Congresso IC (1920), 4° Congresso IC (1922), 5° Congresso IC (1925) ecc. Appendice: La 4° Internazionale Internazionali socialiste: Conferenza di Berna (1919), Conferenza di Vienna (1921), Internaz 2 e 1/2, Congresso Vienna (1931), Conferenza di Parigi (1933)”,”INTx-001-FV”
“AGOSTI Aldo BALDUZZI Renato BORGOGLIO Felice DAL-PONT Adriano FASSINO Piero FRACCHIA Bruno GILARDENGHI Carlo LIVORSI Franco MALANDRINO Corrado TELLOLI Giancarlo, testi di”,”Umberto Terracini nella storia contemporanea.”,”Dono di Pietro Moretti Terracini nato a Genova da una agiata famiglia di borghesia ebraica poi trasferiti a Torino allievo al liceo Gioberti di Umberto Cosmo, in questo ambiente incontrerà Gramsci Togliatti e Tasca. Entrerà nella FGS Federazione giovanile socialista di cui diventerà segretario provinciale nell’agosto del 1914 portando avanti la propaganda antimilitarista contro la guerra, lavoro politico che avrà come conseguenza un mese di carcere e la mancata iscrizione al corso ufficiali dell’esercito, e la prima linea come soldato semplice. Verrà smobilitato nel 1919. Fu tra i firmatari del manifesto presentato l’11 ottobre 1920 alla ormai costituita frazione comunista che chiedeva l’immediata espulsione dei riformisti e la piena adesione alle 21 condizioni poste dall’Internazionale… (pag 18-19)”,”PCIx-496″
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. I.”,”””Considerate la Germania e l’attività di Liebknecht. Il compagno scomparso era un modello di rivoluzionario: ebbene, c’era qualcosa di antirivoluzionario nel fatto che egli dalla tribuna della maledetta dieta prussiana chiamasse i soldati a sollevarsi contro di essa? Al contrario. Anche in questo caso vediamo tutta l’ ammissibilità e l’utilità di un atteggiamento del genere. Se Liebknecht non fosse stato deputato, non avrebbe mai potuto compiere un simile gesto: i suoi discorsi non avrebbero mai avuto una simile eco. Anche l’ esempio dell’ opera dei comunisti svedesi in parlamento ci convince di questa tesi. In Svezia il compagno Höglund ha svolto e svolge lo stesso ruolo di Liebknecht in Germania. Servendosi della sua posizione di deputato contribuisce a porre fine al sistema parlamentare borghese; in Svezia nessuno come il nostro amico ha fatto tanto per la causa della rivoluzione e della lotta contro la guerra. Osserviamo la stessa cosa in Bulgaria. I comunisti bulgari si sono serviti con successo della tribuna parlamentare a scopi rivoluzionari. Alle ultime elezioni hanno ottenuto 47 seggi. I compagni Blagoev, Kirkov, Kolarov e altri capi del partito comunista sanno sfruttare la tribuna del parlamento per servire la causa della rivoluzione proletaria. Un tale “”lavoro parlamentare”” richiede una particolare audacia e un particolare spirito rivoluzionario; i compagni che lo svolgono occupano un posto molto pericoloso; essi collocano mine nel campo nemico; vanno in parlamento per prendere nelle proprie mani questa macchina, per aiutare le masse dietro le mura del parlamento a farlo saltare in aria.”” (pag 138, Il parlamentarismo e la lotta per i soviet. Circolare del Comitato esecutivo dell’ Internazionale comunista, 1° settembre 1919)”,”INTT-004-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. I. 1919-1923. II.”,”Questione opposizione operaia in Russia. “”La Nuova politica economica (NEP), con le sue concessioni inevitabili al capitalismo, ai piccoli e ai medi contadini, racchiude il pericolo di un’ aumento dell’ influenza piccolo-borghese nel partito e negli organi di governo. Le spiegazioni fornite alla Commissione dai rappresentanti del gruppo dell’ “”Opposizione operaia”” guidato da Sljapnikov e Kollontaj, nonché dai rappresentanti del Congresso centrale del RKP(b) hanno dimostrato che il centro dirigente del RKP(b) si è sempre reso conto di questi pericoli, così come di quelli della burocrazia, che li ha combattuti con decisione e che continua a combatterli in condizioni obiettiva di inaudita difficoltà””. (pag 558, Risoluzione del I Plenum sul ricorso dei 22 membri dell’ “”Opposizione operaia”” russa, 4 marzo 1922)”,”INTT-005-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. II. 1924-1928. II.”,”Risoluzione del Presidium sull’ espulsione di Trotsky e Vujovic dall’ IKKI (27 settembre 1927) pag 822 “”L’ Unione sovietica e la Cina sono i punti nodali della guerra. 5. Tutti i contrasti tra gli Stati capitalistici passano però in second’ordine di fronte al contrasto fondamentale che divide il mondo intero in due campi: da una parte l’ Unione Sovietica e la Cina rivoluzionaria, dall’ altra tutto il mondo capitalistico. Cina e Unione Sovietica sono dunque i nodi dell’ intera situazione internazionale. Sopra di esse si addensano più minacciose le nubi della guerra. La Cina e l’ Unione Sovietica, che insieme occupano la maggior parte dell’ Asia e una metà dell’ Europa, con le loro risorse economiche non ancora sfruttate, con centinaia di milioni di abitanti, sono due inesauribili minieri di materie prime e due immensi mercati. La lotta per conquistare questi due immensi mercati è per il capitale internazionale una questione di vita o di morte. Tale lotta durerà finché il proletariato mondiale porrà fine all’ egemonia della borghesia internazionale.”” (pag 723, Tesi dell’ VIII Plenum sulla guerra e sul pericolo di guerra, 29 maggio 1927)”,”INTT-006-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. III. 1928-1943. I.”,”IKKI Comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista Rapporto tra le cellule di fabbrica e quelle territoriali. “”Il lavoro della cellule di fabbrica è svolto molto male e spesso non è affatto collegato con il complesso del lavoro di partito per la scarsa attenzione che si presta nelle istanze direttive del partito nei riguardi del lavoro di cellula. Per cambiare questo stato di cose relativo alle cellule di fabbrica, per trasformarle effettivamente in organizzazioni fondamentali del partito comunista, bisogna eliminare tutte queste manchevolezze. In primo luogo occorre cambiare la posizione delle cellule di fabbrica nel sistema del lavoro di partito. Attualmente le cellule di fabbrica annoper lo più nel sistema di lavoro di partito una funzione di questo tipo: tutte le grandi campagne politiche condotte dal partito vengono abitualmente condotte con una scarsa partecipazione delle cellule di fabbrica, o addirittura senza la partecipazione di queste. Le forme consuete delle campagne politiche del partito comunista ricalcano i vecchi metodi derivati dai partiti socialdemocratici, ripetutamente condannati dall’ Internazionale comunista: agitazione generale, assemblee popolari, con gli iscritti che partecipano alla campagna nel luogo di residenza, ma non sul posto di lavoro, mentre le principali forze motrici restano come sempre la stampa centrale di partito e gli agitatori designati dalla centrale del partito. (…)””. (pag 250, Lettera della sezione organizzativa del Comitato esecutivo sul lavoro delle cellule di fabbrica, dicembre 1930)”,”INTT-007-FC”
“AGOSTI Aldo a cura”,”La Terza Internazionale. Storia documentaria. 1928-1943. Vol. 3. Parte II.”,”Aldo Agosti, nato a Torre Pellice (Torino) nel 1943, insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Si è occupato soprattutto della storia del movimento socialista e comunista, italiano e internazionale. Tra i suoi libri: Rodolfo Morandi, Il pensiero e l’azione politica. La Terza Internazionale, Storia documentaria, Bandiere rosse. Un profilo storico dei comunisti europei. La stagione dei fronti popolari.”,”INTT-008-FC”
“AGOSTI Aldo a cura; saggi d Giusi BALDISSONE Luigi LACCHÈ Paolo SODDU Pier Giorgio ZUNINO Aldo AGOSTI Paolo BORGNA Riccardo MARCHIS Luciano GUERCI Anna Maria RAO Giuseppe RICUPERATI Manuela ALBERTONE Emma MANA Cosimo CECCUTI”,”Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003».”,”””Forse Venturi aveva maturato un distacco dalla Rivoluzione francese non solo lacerante, ma in un tempo lungo che ha tre nodi significativi. (…) Ma sul terreno della Rivoluzione non mancava una sottile differenza che il tempo e il senno di poi rendono opaca. Venturi, già forse riflettendo nel tempo lungo su un libro geniale e scomodo come quello di Rosario Romeo ‘Risorgimento e capitalismo’, aveva finito per sposarne, con significativo traslato, le spiegazioni sul mondo francese, convincendosi che la distribuzione delle terre, seppure parziale, aveva avuto come effetto di ritardare la Rivoluzione industriale e di creare quel legame contadini-napoleonidi, già intuito da Marx, che avrebbe determinato, dopo il primo, il secondo impero. (…) (pag 242-243) [Gianni Ricuperati, ‘Non solo cronache di filosofia italiana. Alessandro Galante Garrone, Franco Venturi e l’esperienza del neo-Illuminismo torinese’ (in) ‘Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003»’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2011, a cura di Aldo Agosti]; “”Cantimori, apprezza l’articolo di Galante Garrone su Buonarroti, apparso su «Belfagor», ma non condivide le critiche a Mathiez, che vi sono contenute, sui limiti storiografici dello storico francese, legati al suo orientamento politico (63). Al di là delle differenze ideologiche, anche Galante Garrone apprezza Cantimori: scrive a proposito della sua recensione al libro di David Thomson su Babeuf, «il tuo passo sui giudizi che Marx diede del babuvismo mi pare la cosa migliore che sin qui sia stata scritta sui rapporti tra babuvismo e marxismo» (64)”” (pag 262) [Manuela Albertone, ‘Mito e realtà dell’eguaglianza’ (in) ‘Storico per passione civile. Atti del Convegno di studi «Alessandro Galante Garrone 1909-2003»’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2011] [(63) AGG, C., lettera di Galante Garrone a Cantimori, 21 dicembre 1948. Cfr A. Galante Garrone, ‘Buonarroti e l’apologia del Terrore’, cit., pp. 549-551; (64) ASNS, letter di Galante Garrone a Contimori, 21 dicembre 1948. Cfr. la recensione di Cantimori in “”Società””, a. III (1947), n. 3, pp. 424-427. Cfr. D. Thomson, ‘The Babeuf Plot: The Making of a Republican Legend’, Kegan Paul, London, 1947] FILIPPO BUONARROTI E L’APOLOGIA DEL TERRORE Alessandro Galante Garrone, Belfagor, Vol. 2, No. 5 (15 SETTEMBRE 1947), pp. 531-551 (21 pages), Published By: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.”,”STOx-009-FMB”
“AGOSTI Aldo a cura di; contributi di Ferdnando CLAUDIN Anna KRIEGEL Robert PARIS Ernesto RAGIONIERI Massimo L. SALVADORI Paolo SPRIANO Leo VALIANI”,”Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista, 1919-1939. Relazioni tenute al Seminario di studi organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi.”,”- La crisi rivoluzionaria 1919-1920 – Rivoluzione e conservazione nella crisi del 1919-20 – La tattica del fronte unico (1921-1925) – Il programma dell’ Internazionale Comunista – Fronti popolari e politica sovietica – La politica di fronte popolare nell’Internazionale Comunista Il ruolo di Radek “”Inoltre, la discussione sul programma si sarebbe incaricata di dimostrare le notevoli diversità sussistenti nella formazione intellettuale dei partecipanti al dibattito e alla elaborazione programmatica, e i non meno notevoli risvolti politici di queste diversità nella formazione intellettuale. Basterà dire, per dare un termine di riferimento facilmente commisurabile, che tanto era indiscussa l’autorità politica di Lenin, e tanto esemplare era il richiamo alle posizioni politiche da lui sostenute nelle vicende della rivoluzione russa, più ancora che del movimento operaio internazionale, quanto ignota era ancora la nozione del leninismo come complesso di dottrine della strategia e della tattica della rivoluzione proletaria sul quale costruire una coerente concezione sociale e politica. Anzi, la ricostruzione della genesi del programma dell’Internazionale Comunista nelle sue successive estensioni e formulazioni conduce proprio a rintracciare una delle strade attraverso le quali la nozione teorica del leninismo si forma e si afferma sempre su scala internazionale, dilatandosi a una serie di contenuti sempre più ampi, congiungendosi e sovrapponendosi a quella di marxismo, sino a divenire «il marxismo della nostra epoca», «il marxismo dell’età dell’imperialismo e delle rivoluzioni proletarie» e, probabilmente per l’influenza del processo di parole composte che è caratteristico della lingua russa negli anni ’20, ad assumere una espressione destinata ad avere una grande fortuna semplificatrice, a divenire il «marxismo-leninismo» (9). Né si tratta solo di una questione di termini: il problema del programma dell’Internazionale Comunista, sorto sul terreno politico, e più precisamente della definizione dei compiti immediati dei partiti comunisti in vista dei grandi obiettivi ultimi del movimento rivoluzionario, percorre tutti i principali problemi teorici del marxismo e si riempie di un contenuto ideologico corrispettivo alle motivazioni di azione politica che esso introduce nel movimento comunista internazionale. Conferma l’affermazione che l’origine del programma dell’Internazionale Comunista debba essere identificata nella svolta apportata dal III Congresso, il fatto che ad aprire la discussione relativa siano stati proprio due esponenti della tendenza che l’aveva sostenuta o considerata con particolare favore: Karl Radek e Bohumir Smeral. Com’è noto, Radek era stato autore insieme a Paul Levi della «lettera aperta» che la KPD aveva inviato agli altri partiti operai e alle organizzazioni sindacali tedesche nel gennaio 1921 per richiedere una azione in comune a favore delle rivendicazioni immediate degli operai e degli impiegati, alla lotta per i salari, per il disarmo e lo scioglimento delle formazioni militari borghesi, e per la costituzione di organizzazioni proletarie di difesa. Nonostante che tra questa «lettera aperta» e il III Congresso dell’Internazionale Comunista si collochino tutte le polemiche relative alla preparazione e all’insuccesso dell’ «azione di marzo», si guarda a ragione a quella «lettera aperta» come alla prima anticipazione della svolta prodotta dal III Congresso. Più in generale, singolare appare il ruolo di Radek nelle discussioni politiche apertesi in questi anni in seno all’Internazionale Comunista: difficilmente classificabile sulla base delle etichette correnti, spirito sarcastico ed inquieto, anche dopo la morte di Lenin mai membro costante e disciplinato di uno schieramento politico determinato, Radek si presenta nella storia dell’Internazionale Comunista nel corso degli anni ’20 come uno dei maggiori anticipatori e suscitatori dei problemi che verranno via via in discussione: dalla politica del fronte unico all’analisi del fascismo, dalla valorizzazione delle nazioni uscite sconfitte dalla guerra imperialistica ai problemi della partecipazione dei contadini alla rivoluzione proletaria in Europa e in Asia, non c’è ricerca di nuove vie della rivoluzione mondiale che lo trovi chiuso alla discussione o fermo a posizioni pregiudiziali. Se non «l’ultimo internazionalista», come lo ha definito un suo recente biografo (10) fu senza dubbio dei grandi dirigenti dell’Internazionale Comunista il più duttilmente aperto a percorrere nuove strade, quand’anche queste si presentassero divergenti l’una dall’altra o immettessero in un vicolo cieco. Una analoga funzione di «provocazione» svolgeva Radek pubblicando nel luglio 1922 un articolo ‘Sulla questione del programma dell’Internazionale Comunista’, che recava il significativo sottotitolo di «osservazioni provvisorie» (11). Radek vi affrontava il problema della possibilità e della necessità di un programma del Comintern partendo dai risultati ormai raggiunti dalla discussione politica, ossia dalla previsione di un protrarsi dei tempi di sviluppo della rivoluzione mondiale”” (pag 84-86) [Ernesto Ragionieri, ‘Il programma dell’ Internazionale Comunista’, (in) ‘Problemi di storia dell’ Internazionale Comunista, 1919-1939. Relazioni tenute al Seminario di studi organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi’, a cura di Aldo Agosti, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1974] [(9) L’espressione, nella forma dell’aggettivo «marxisti-leninisti», venne usata per la prima volta da Zinoviev nel suo articolo in morte di Lenin, pubblicato in Italia in traduzione e con titoli diversi su «l’Unità», 12 febbraio 1924 e su «Pagine rosse», a. II, n. 3, 1-5 febbraio 1924, p. 1. (…); (10) Cfr. W. Lerner, ‘Karl Radek. The Last Internationalist’, Stanford, California, 1970. Dello stesso autore si veda anche ‘Karl Radek and the Chinese Revolution, 1925-1927’, in ‘Essays in Russian and Soviet History’, in honor of G.T. Robinson, edited by J.S. Curtiss, Leiden, 1965, pp. 270-282; (11) K. Radek, ‘Zur Frage des Programms der Kommunistischen Internationale (Vorläufige Bemerkurgen)’, riprodotto nella raccolta ‘Materialien zur Frage des Programms der Kommunistischen Internationale’, Hamburg, 1924, pp. 7-13. La raccolta venne pubblicata in occasione della discussione sul programma al V Congresso del Comintern]”,”RUST-001-FMB”
“AGOSTINELLI Mario BOSCO Bruno FUMAGALLI Andrea GIORGETTI Giovanna NICOLOSI Nicola PATTA Gian Paolo SANTORO Alessandro”,”Introduzione alla economia contemporanea.”,”Mario Agostinelli è Segretario generale della Cgil-Lombardia,. Bruno Bosco è docente presso l’Università Statale di Milano e la Bocconi. Andrea Fumagalli è ricercatore presso l’Università di Pavia. Giovanna Giorgetti è dell’Ufficio Studi della Cgil-Lombardia. Nicola Nicolosi è membro della Segreteria della Cgil – Lombardia e coordinatore lombardo di Alternativa Sindacale. Gian Paolo Patta è membro della Segreteria nazionale della Cgil e coordinatore nazionale di Alternativa Sindacale. Alessandro Santoro è ricercatore presso l’Università Statale di Milano.”,”SIND-024-FL”
“AGOSTINO SANT’, a cura di Vito GIOVANNIELLO”,”La città di Dio.”,”””Poiché, dunque, essi (i filosofi discepoli di Platone, ndr) affermano che vi è un solo mondo, grande, in verità, ma tuttavia finito e circoscritto in un determinato spazio, e che è stato creato da Dio, alla domanda riguardante i tempi esistenti prima del mondo ed il perché in questi tempi Dio sia stato inattivo, diano a se stessi la medesima risposta che danno alla domanda riguardante gl’ infiniti spazi esistenti fuori del mondo ed il perché Dio non operi più in essi. E come non è logico pensare che Dio abbia, a caso e senza nessuna ragione, creato il mondo nel luogo in cui si trova e non in un altro, pur non avendo quel luogo nessun merito superiore agli altri ugualmente infiniti ed esistenti dappertutto, sebbene nessuna ragione umana possa comprendere per quale ragione divina ciò fu fatto, così non è logico ritenere che a Dio sia fortuitamente accaduto qualche cosa, per cui abbia creato il mon do in quel tempo piuttosto che in un tempo anteriore, essendo i tempi regressivamente passati ugualmente attraverso l’ infinito spazio di tempo, né essendovi delle differenze, per cui Egli abbia preferito sceglierne uno anziché un altro. Se essi dicono che sono insensate le opinioni con le quali s’ immaginano che i luoghi sono infiniti, non essendovi alcun luogo fuori del mondo, noi aggiungiamo che, stando così le cose, è insensato pensare al riposo di Dio nei tempi passati, non essendovi stato alcun tempo primo del mondo””. (pag 67)”,”RELC-198″
“AGRIMI Mario”,”Dibattito sul marxismo ed origini dell’egemonia idealistica: Antonio Labriola. (Estratto da: Società e cultura dell’Italia unita, a cura di Paolo Macry e Antonio Palermo)”,”””Pur tenendo presenti alcuni momenti problematici della riflessione marxista labriolana che potevano esser volti verso esiti ‘idealistici’, resta il fatto che Labriola percepì e denunziò subito l’insinuante operazione di Croce che tendeva a far apparire le sue critiche al marxismo uno svolgimento delle posizioni dell’amico e maestro, generando in tal modo equivoci, anche politici, che irritarono fortemente il filosofo cassinate””. (pag 182) “”Ma è in una lettera a Pasquale Villari del 13 novembre 1900 che Labriola giudica con estrema chiarezza politica le “”fugaci illusioni”” sorte con la cosiddetta ‘svolta liberale’ dell’inizio del nuovo secolo ed individua i pericoli del nascente giolittismo: “”Più che un tentativo di mettere assieme molte forze, dirò così riformiste e rivoluzionarie in servizio di un governo innovatore… si tratta di uno dei soliti casi di coglionatura all’italiana””. E ancora: “”Tra un governo che pigli l’iniziativa di sicure e utili riforme accettando alcune delle idee degli avversari, senza confondersi con essi, e una cricca parlamentare che rimescoli tutto per imbrogliare e corrompere, ci corre quanto ci corre fra la verità e la bugia””. Ed il 3 gennaio 1903 (un anno prima della morte) poteva scrivere amaramente a Luise Kautsky: “”Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti… Questa situazione durerà per molto tempo, perché l’esperimento pare ben riuscito…””. Come si vede, la posizione politica di Labriola di fronte alla “”prassi giolittiana”” era di una lucidità impressionante”” (pag 187) “”Può essere interessante osservare che nella ‘Storia d’Italia’, quando Croce rievoca il grande risveglio, nell’ultimo decennio del secolo, di tutti gli aspetti della vita culturale e politica italiana, “”che furono – come egli scrive – compenetrati dal socialismo marxistico e rinvigoriti””, avverta però il bisogno di aggiungere: “”Solo sulla letteratura e sulla poesia esso non ebbe e non poteva avere efficacia…””; e ancora dopo: “”La poesia e letteratura italiana continuava la sua strada indipendentemente dal socialismo e dai suoi atti e fatti…””. Affermazioni che, proprio nella loro ingenuità e banalità, sono il segno della quasi ossessiva preoccupazione di ribadire l’autonomia della ‘poesia’ nei confronti del marxismo. Ben altro valore hanno invece, nel medesimo contesto, i giudizi positivi sul “”marxismo italiano, quale fu interpretato e divulgato particolarmente dalla ‘Critica sociale’ del Turati e dagli altri scrittori di simile provenienza, (…) dagli intendenti giudicato ‘impuro’, e impuro era in effetto e a sua lode, …””. “”Solo marxista rigido e conseguente voleva essere e si persuadeva di essere, e pareva che fosse, Antonio Labriola; …””, ma per fortuna “”accanto al Labriola, un suo scolaro, avanzando per la strada da lui aperta, e contrastato e disapprovato da lui per questo ardire, sottomise a revisione tutte le tesi principali del Marx,…””; ed anche “”altri scrittori socialisti lavoravano, come potevano e sapevano, allo stesso fine””, sicché, qualche anno dopo, “”il Giolitti annunziava nella Camera italiana che Carlo Marx era stato dai socialisti ‘riposto in soffitta’”” (pag 185-186) [Mario Agrimi, Dibattito sul marxismo ed origini dell’egemonia idealistica: Antonio Labriola. (Estratto da: Società e cultura dell’Italia unita, a cura di Paolo Macry e Antonio Palermo), 1978]”,”LABD-084″
“AGUADO SANCHEZ Francisco”,”La revolucion de octubre de 1934.”,”Foto di dirigenti comunisti tradotti in catene dalla guardia civil e dall’ esercito (pag 288) Ordini comitato rivoluzionario delle Asturie (pag 209) “”La conquista di Bembibre fu molto facile per i socialisti. La località non aveva una sola guardia civile. Per ordine superiore, il Posto era stato concentrato a Ponferrada, centro urbano maggiormente importante che occorreva difendere ad ogni costo. I rivoluzionari, sfrenati, commisero tutta una serie di eccessi. Saccheggiarono subito e incendiarono la chiesa parrocchiale (…). Altri gruppi invasero il Municipio, proclamando la repubblica socialista, distruggendo tutto quanto incontravano sul loro passo, dando fuoco all’ archivio; assaltarono pure alcune case particolari. Infine saccheggiarono la sede della Guardia Civil e la casa parrocchiale. La telefonista, Maria Sanz Lopez, si mise in contatto con Astorga e Leon, comunicando le necessità. Truppe del battaglione di Astorga e un distaccamento della Guardia Civil accorsero immediatamente, disperdendo i ribelli e ristabilendo l’ ordine. Il dominio rivoluzionario era durato un’ora.”” (pag 342)”,”MSPx-064″
“AGUILAR Luis E. a cura, scritti di José MARTI’ Diego Vicente TEJERA Santiago IGLESIAS Juan B. JUSTO Emilio FRUGONI Luis Emilio RECABARREN José Carlos MARIATEGUI Anibal PONCE Blas ROCA Luis Carlos PRESTES Rodney ARISMENDI Julio César JOBET Antonio GARCIA Caio PRADO Silvio FRONDIZI Ernesto (Ché) GUEVARA Alvaro MENDOZA DIEZ Jorge Abelardo RAMOS Orlando MILLAS Victorio CODOVILLA e Rodney ARISMENDI José MILLA’ José Manuel FORTUNY Luis F. DE LA PUENTE UCEDA Fidel CASTRO Alfredo FERNANDEZ e Oscar VANETTI Luis SANCHEZ Joao QUARTIM Ismael FRIAS Anibal QUIJANO Jorge DEL-PRADO Jaime FIGUEROA Pablo Gonzalez CASANOVA Salvador ALLENDE Gerry FOLEY Carlos ALTAMIRANO Velodia TETODLIAN Carlos SALAZAR MONTEJO José REVUELTAS Teodoro PETKOFF”,”Marxism in Latin America.”,”Articoli di José MARTI’ Diego Vicente TEJERA Santiago IGLESIAS Juan B. JUSTO Emilio FRUGONI Luis Emilio RECABARREN José Carlos MARIATEGUI Anibal PONCE Blas ROCA Luis Carlos PRESTES Rodney ARISMENDI Julio César JOBET Antonio GARCIA Caio PRADO Silvio FRONDIZI Ernesto (Ché) GUEVARA Alvaro MENDOZA DIEZ Jorge Abelardo RAMOS Orlando MILLAS Victorio CODOVILLA e Rodney ARISMENDI José MILLA’ José Manuel FORTUNY Luis F. DE LA PUENTE UCEDA Fidel CASTRO Alfredo FERNANDEZ e Oscar VANETTI Luis SANCHEZ Joao QUARTIM Ismael FRIAS Anibal QUIJANO Jorge DEL-PRADO Jaime FIGUEROA Pablo Gonzalez CASANOVA Salvador ALLENDE Gerry FOLEY Carlos ALTAMIRANO Velodia TETODLIAN Carlos SALAZAR MONTEJO José REVUELTAS Teodoro PETKOFF Tesi di Aguilar, il curatore, nella sua introduzione: Marx e Engels mostrarono poca attenzione per l’America Latina. Basarono le loro informazioni su fonti di seconda mano (per es. sugli scritti di Lewis H. Morgan). Engels si occupò del Messico per l’intervento europeo del 1862 e per attaccare Napoleone III. Un po’ di attenzione ci fu nei riguardi di Bolivar ecc. Bolivar. “”(…) With regard to a longer article on Bolivar (1), Dana has second thoughts because it is written in a “”partisan style””, and he demands my sources. Naturally I can give him those sources, even though it is a curious request. As for the “”partisan style””, I must admit that I relinquished the encyclopedic tone a little. To see the most cowardly, ordinary, wretched rascal descried as though he were Napoleon I was really too absurd. Bolivar is the true Soulouque (2)”” [From a letter of Marx to Engels (3), (in) Luis E. Aguilar, a cura, Marxism in Latin America, 1978] [ (1) Marx is referring to the article “”Bolivar y Ponte”” excerpted above; (2) Faustin Elie Soulouque (1785-1867) was a Haitian general and politician who was elected president of Haiti in 1847 and proclaimed himself emperor in 1849. He was deposed in 1858 and exiled; (3) Translated from a letter of Marx to Engels, February 14, 1858, in Karl Marx, Friedrich Engels, ‘Werke’, Berlin, Dietz Verlag, 1963, XXIX, 280]”,”MALx-058″
“AGUIRRE Mariano”,”I giorni del futuro. La società internazionale nell’ era della globalizzazione.”,”””I giorni del futuro stanno davanti a noi/ come una fila di candele accese”” Kavafis “”Guardare non è solo vedere ciò che accade”” Peter Handke AGUIRRE Mariano è direttore del Centro di ricerche sulla pace di Madrid. E’ ricercatore dell’ Istituto Transnazionale di Amsterdam. E’ giornalista e autore di diversi libri. E’ direttore della rivista Papelez de cuestiones internacionales e collaboratore di Le monde diplomatique. Bisogni e povertà. “”Il sociologo Peter Townsend ha sviluppato il concetto della ‘privazione relativa’. La povertà, afferma, deve essere valutata in relazione alle strutture sociali ed istituzionali, e con le percezioni soggettive degli attori, e non solamente in funzione della disponibilità o meno di certe entrate minime. “”La privazione può avere differenti forme in ogni società conosciuta. Si può affermare che le persone soffrano di privazioni se risultano carenti rispetto a determinati tipi di diete, vestiti, abitazione, utensili per la casa, fonti energetiche e condizioni ambientali, educative, lavorative e sociali, attività e mezzi che sono normali, o almeno sono ampiamente diffusi e riconosciuti, nelle società alle quali appartengono””. In una società europa, per esempio, gli indicatori del fatto che una persona si sta impoverendo possono consistere nel fatto che la qualità della sua dieta si riduca, che non acceda al controllo medico adeguato, che smetta di andare in vacanza, che cessi di mantenere certe relazioni di amicizia non avendo i mezzi per realizzare attività collettive, o che non mandi i propri figli a scuola. In una società di un paese periferico e agrario, invece, la povertà relativa può manifestarsi nel fatto cheuna persona non può comprare il necessario per mietere (…)””. (pag 87-88)”,”ECOI-178″
“AGUIRRE-D’AMICO Maria Luisa”,”Come si può.”,”””Brotas derecha o torcida con esa humildad que cede sólo a la ley de la vida, que es vivir ‘como se puede’ [Germogli dritti o storti con quell’umiltà che cede solo alla legge della vita, Cos’è vivere “”come puoi””] (quartina di Antonio Machado) (in apertura) ‘Come si può’ questo titolo che l’autrice ha estratto da Machado, si passa da una dolente constatazione e accettazione della vita di Machado alla tragedia del vivere di Pirandello.’ M.L. Aguirre D’Amico nata a Roma da padre cileno e madre italiana, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza fra il Cile e l’Itlia. Nipote di Luigi Pirandello, ha curate per la Sellerio ‘Album di famiglia di Luigi Pirandello’ (1979) e il racconto ‘Paesi lontani’ (1983)”,”VARx-002-FMDP”
“AGUITON Christophe”,”Il mondo ci appartiene. I nuovi movimenti sociali.”,”Christophe Aguiton, sindacalista di base francese, ha contribuito in modo determinante alla nascita di Action Chômage, l’organizzazione dei disoccupati al centro del dibattito politico e sociale in questi ultimi anni in Francia. É responsabile delle relazioni internazionali dell’associazione Attac France.”,”TEOS-143-FL”
“AGULHON Maurice”,”1848, ou l’apprentissage de la République, 1848-1852.”,”Le probleme de la force armée. Journées de mars. “”Aussi, assez vite, la tension politique remonte-t-elle, et le gouvernement devra sé preoccuper des moyens de maintenir l’ordre public sinon encore de se défendre. Il n’était plus question des agents de police municipaux, fort impopulaires, et d’ailleurs peu nombreux; ni de l’armée, qui s’était repliée hors de Paris depuis la victoire populaire du 24 février. A la préfecture, Caussidière avait improvisé une police avec des volontaires puisés parmi les combattants des barricades, les “”montagnards””; avec l’écharpe rouge qui leur tenait lieu d’uniforme, ils effrayaient bien un peu le bourgeois – comme on l’a vu – mais ils firent un service d’ordre honnête et débonnaire. De toute façon, ils étaient peu nombreux, face à l’immense capitale. L’essentiel restait la garde nationale, milice citoyenne plus que jamais à l’ordre du jour, dont la Révolution devait même en principe aboutir à démocratiser encore le recrutement, mais qui devait naturellement refléter dans son esprit celui des quartiers et des classes diverses desquels elle provenait. Aussi le gouvernement jugea-t-il habile de créer une “”garde nationale mobile””, qui, à la différence des compagnies normales de la garde nationale, serait permanente, et par conséquent soldée. Bien des jeunes chômeurs y affluèrent, de sorte qu’elle remplit, en même temps qu’un rôle de police, un rôle second un peu analogue à celui des Ateliers nationaux: le chômeur y était payé, soustrait à la misère, mais écarté aussi des séductions des clubs. Bien entendu la garde nationale mobile attira surtout les ouvriers les plus jeunes les moins qualifiés, et les moins conscients. Marx et Engels, bons observateurs, et toujours enclins à ériger leurs observations en théorie, élaborènt en présence de ce phénomène la notion de “”lumpen-prolétariat””, “”prolétariat en haillons”” considéré comme distinct du prolétariat tout court, et voué à servir de réserve à la contre-révolution plutôt qu’à la Révolution. Juin devait les confirmer dans cette vue pessimiste”” (pag 50) [Maurice Agulhon, 1848, ou l’apprentissage de la République, 1848-1852, 1973]”,”FRAD-106″
“AGULHON Maurice”,”La Francia della Seconda Repubblica, 1848-1852.”,”””Ma non c’era forse un altro elemento alternativo, un bonapartismo ‘sui generis’, che non rappresentasse né il proletariato né i vecchi notabili? Sappiamo che in quello stesso periodo Karl Marx lo ha pensato. Pubblicando anche lui la sua analisi (‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’) all’indomani del colpo di Stato, stabiliva in pagine rimaste famose la conformità delle «idee napoleoniche» alle aspirazioni, ai bisogni, ai pregiudizi del «contadino piccolo proprietario»”” (pag 210) Maurice Agulhon (1926-…) ha insegnato all’università di Parigi. Oltre ai suoi saggi pubblicati sulle ‘Annales’ ha scritto ‘Una ville ouvrière au temps du socialisme utopique. Toulon de 1815 à 1851’ e ‘La République au village’ (1970).”,”FRAD-004-FF”
“AHAMED Liaquat”,”Les seigneurs de la finance. La crise de 1929. Les banquiers qui ont ruiné le monde.”,”””Ne lisez pas de livres d’histoire – lisez uniquement des biographies, car elles peignent la vie sans théorie”” (B. Disraeli) (in apertura) AHAMED Liaquat, laureato in economia nelle università di Cambridge ed Harvard, ha lavorato nel campo finanziario per 25 anni. Fa parte del consiglio di direzione di società di investimenti e di assicurazioni. Questo libro è stato giudicato da Goldman Sachs il miglior “”business book”” dell’anno. Riserve d’oro dal 1913 al 1923. Dopo la guerra gli Stati Uniti acquisiscono la maggior parte delle riserve d’oro mondiali (v. tabella pag 153)”,”ECOI-281″
“AHMAD ‘ABD AL- WALIYY Vincenzo”,”Islãm. L’altra civiltà.”,”Ahmad ‘abd al-Waliyy Vincenzo è il responsabile giuridico della Comunità religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.), a nome della quale cura i rapporti con il Governo per la pratica di riconoscimento ufficiale e per l’intesa. Nato a Napoli nel 1961 residente a Milano da parecchi anni ha aderito all’Islam. Nel 1999 è stato il rappresentante ufficiale per l’Italia alla conferenza mondiale organizzata al Cairo dal Supremo Consiglio degli Affari Islamici e dell’Università al-Azhar, la più grande del mondo islamico. Insegna storia e diritto della civiltà islamica presso l’Università Federico II di Napoli, ed è autore di numerose pubblicazioni di carattere accademico, oltre a svolgere attività di conferenziere in Italia e all’estero.”,”VIOx-065-FL”
“AHRENS Franz”,”Streiflicher aus dem Leben eines Kommunisten. Franz Ahrens über Max Reimann.”,”Collaborazione di Adolf BROCH Albert BUCHMANN Kurt GOLDSTEIN Franz HERZNER Walter JARRECK Ewald KAISER Josef LEDWOHN Anton PRECKEL Heinz RENNER Max SCHÄFER Waldemar SCHUSTER”,”GERV-041″
“AHRWEILER Hélène AYMARD Maurice a cura, saggi di David ABULAFIA Hélène AHRWEILER Maurice AYMARD Jean-François BERGIER Dan BERINDEI Jean-Paul BLED Alain BLUM Jerzy BOREJSZA Christos BOULOTIS Peter BURKE Marco CATTINI Monica CHARLOT Georges DERTILIS André FONTAINE Robert FRANK Aleksander GIEYSZTOR Carl Hans HAUPTMEYER Hartmut KAELBLE Juhan KAHK Michel KAZANSKI Paul LEMERLE Claude MOSSE’ Michael MÜLLER Mikhail NARINSKI Claude NICOLET Hans Heindrich NOLTE Dimitri OBELENSKY Vlassios PHIDAS Sidney POLLARD Maarten PRAK Jean-Louis RALLU Jean RICHARD Marzio A. ROMANI Sergio ROMANO Jacqueline DE-ROMILLY Henryk SAMSONOWICZ Albert SCHNYDER Luis Suarez FERNANDEZ Sanjay SUBRAHMANYAM Alexandre TCHOUBARIAN Jerzy TOPOLSKI Gilbert TRAUSCH Karl Ferdinand WERNER”,”Les Européens.”,”Saggi di David ABULAFIA Hélène AHRWEILER Maurice AYMARD Jean-François BERGIER Dan BERINDEI Jean-Paul BLED Alain BLUM Jerzy BOREJSZA Christos BOULOTIS Peter BURKE Marco CATTINI Monica CHARLOT Georges DERTILIS André FONTAINE Robert FRANK Aleksander GIEYSZTOR Carl Hans HAUPTMEYER Hartmut KAELBLE Juhan KAHK Michel KAZANSKI Paul LEMERLE Claude MOSSE’ Michael MÜLLER Mikhail NARINSKI Claude NICOLET Hans Heindrich NOLTE Dimitri OBELENSKY Vlassios PHIDAS Sidney POLLARD Maarten PRAK Jean-Louis RALLU Jean RICHARD Marzio A. ROMANI Sergio ROMANO Jacqueline DE-ROMILLY Henryk SAMSONOWICZ Albert SCHNYDER Luis Suarez FERNANDEZ Sanjay SUBRAHMANYAM Alexandre TCHOUBARIAN Jerzy TOPOLSKI Gilbert TRAUSCH Karl Ferdinand WERNER La demografia e la Prima guerra mondiale “”A’ l’aube de la Première Guerre mondiale, l’ensemble des Européens est déjà engagé dans une transition démographique caractérisée par une baisse rapide de la mortalité et de la fécondité. Les Européens se situent, en 1914, à des moments divers d’un parcours dont l’avancement dépend fortement de la plus ou moins grande précocité avec laquelle ils ont abordé cette voie. Les François ont amorcé le processus de baisse dès la fin du dix-huitième siècle, puis les autres Européens, à partir du milieu du dix-neuvième siècle, ont progressivement suivi ce chemin. Les Russes, bons derniers, ont attendu l’aube du vingtième siècle: tous les indices révèlent que le processus s’est enclenché dès avant la révolution d’Octobre. Ces décalages apparaissent, bien que partiellement modifiés, dans la carte de l’Europe qui se dessine quand éclate la Première Guerre mondiale. (…) C’est dans une Europe marquée par de profondes inégalités dans la phase de transition démographique, sujette à une émigration importante et présentant de grande différences dans l’accroissement de sa population, qu’éclate la Première Guerre mondiale. Presque tous les Européens participèrent au conflit, de près ou de loin, si l’on excepte les Scandinaves, les Espagnols et quelques autre. Des générations entières furent décimées, d’autres, nées durant la guerre, restèrent marquées par un déficit important. (…) A’ elle seule, la Première Guerre mondiale fit plus de 9 millions de victimes, principalement des militaires. Les pertes les plus élevées s’observent en Serbie et au Monténegro (5,7% de la population), en France et en Roumanie (3,3%), en Allemagne (3%), en Autriche et en Belgique (1.9%)”” Alain Blum, Jean-Louis Rallu, ‘La démographie des Européens après la Première Guerre mondiale’ (pag 492,493,494)”,”EURx-308″
“AHRWEILLER Jacques”,”Franklin. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”””Franklin, da questo punto di vista, senz’altro prefigura ciò che sarà la scienza americana, pratica, rapida, organizzatrice più che teorica: la storia dell’ energia atomica, ispirata alle scoperte europee, ma organizzata su di un piano americano, illustrerà due secoli più tardi questo aspetto del genio scientifico del nuovo mondo””. (pag 47-48)”,”BIOx-067″
“AIELLO Alberto, a cura”,”Karl Marx. Biografia per immagini.”,”””Engels mi raccontò che Marx gli parlò per la prima volta del determinismo economico della sua teoria della concezione materialistica della storia nel 1844, al Café de la Régence, uno dei principali centri della rivoluzione del 1789. Engels e Marx presero l’ abitudine di lavorare insieme. Engels, che pure era di una precisione estrema, perse la pazienza più d’una volta davanti alla scrupolosità di Marx, che si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di provarla in dieci modi diversi”” (dai ricordi di Paul Lafargue, scritti nel 1904). (pag 58) “”Così Marx motivò la natura politica del contrasto che lo opponeva al gruppo Willich-Schapper: “”Ad una concezione critica la minoranza oppone una concezione dogmatica, a una concezione materialistica essa ne oppone una idealistica. Per essa non i rapporti effettivi, ma la ‘pura volontà’ è motore della rivoluzione. Mentre noi diciamo agli operai: dovrete combattere ancora per 15, 20, 50 anni guerre civili e nazionali, non solo per cambiare la situazione, ma per cambiare voi stessi e mettervi in grado di esercitare il potere politico; voi dite invece: “”Dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire””. Mentre noi additiamo specialmente agli operai tedeschi la struttura ancora informe del proletariato tedesco, voi lusingate nel modo più grossolano il sentimento nazionale e i pregiudizi di classe degli artigiani tedeschi, il che del resto è più popolare. I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario”” (intervento di Marx alla seduta del Comitato centrale della Lega del 15 settembre 1850).”” (pag 118)”,”MADS-391″
“AIELLO Alberto, a cura”,”Karl Marx. Biografia per immagini.”,”””I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario”” “”Engels mi raccontò che Marx gli parlò per la prima volta del determinismo economico della sua teoria della concezione materialistica della storia nel 1844, al Café de la Régence (1), uno dei principali centri della rivoluzione del 1789. Engels e Marx presero l’abitudine di lavorare insieme. Engels, che pure era di una precisione estrema, perse la pazienza più d’una volta davanti alla scrupolosità di Marx, che si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di provarla in dieci modi diversi”” (dai ricordi di Paul Lafargue, scritti nel 1904). [immagine n. 28, periodo 1841-1845] “”Nonostante la febbrile attività di Marx per riorganizzare le fila anche nelle difficili condizioni dell’esilio, le organizzazioni politiche dei profughi politici a Londra andavano sfaldandosi ed erano dilaniate da violente quanto sterili lotte intestine. Anche la Laga dei comunisti subì la stessa sorte e ben presto si arrivò a una scissione. Così Marx motivò la natura politica del contrasto che lo opponeva al gruppo Willich-Schapper: «Ad una concezione critica la minoranza oppone una concezione dogmatica, a una concezione materialistica essa ne oppone una idealistica. Per essa non i rapporti effettivi, ma la ‘pura volontà’ è motore della rivoluzione. Mentre noi diciamo agli operai: dovrete combattere ancora per 15, 20, 50 anni guerre civili e nazionali, non solo per cambiare la situazione, ma per cambiare voi stessi e mettervi in grado di esercitare il potere politico; voi dite invece: “”Dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire””. Mentre noi additiamo specialmente agli operai tedeschi la struttura ancora informe del proletariato tedesco, voi lusingate nel modo più grossolano il sentimento nazionale e i pregiudizi di classe degli artigiani tedeschi, il che del resto è più popolare. I democratici santificano la parola ‘popolo’, e voi la parola ‘proletariato’. Come i democratici, voi mettete la retorica rivoluzionaria al di sopra dello sviluppo rivoluzionario» (intervento di Marx alla seduta del Comitato centrale della Lega del 15 settembre 1850)”” [immagine n. 9, periodo 1849-1864] “”La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciali delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’auroro dell?era della produzione capitalistica. Questi procedimenti idillici sono ‘momenti fondamentali dell’accumulazione originaria’. Alle loro calcagnaviene la ‘guerra commerciale’ delle nazioni europee, con l’orbe terracqueo come teatro. La guerra commerciale si apre con la secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, assume proporzioni gigantesche nella guerra antigiacobina dell’Inghilterra e continua ancora nelle guerre dell’oppio contro la Cina, ecc.» (Marx, ‘Il capitale’, libro I) [immagine n. 69, periodo 1849-1864] [‘Karl Marx. Biografia per immagini’, a cura di Alberto Ajello, Editori Riuniti, Roma, 1983] [(1) L’antico Café de la Régence a Parigi dove si incontrarono Karl Marx e Friedrich Engels nel 1844]”,”MADS-002-FAP”
“AINEIAS (ENEA TATTICO); a cura di David WHITEHEAD”,”Aineias The Tactician. How to Survive under Siege.”,”Alcuni studiosi ritengono che Enea fosse un generale peloponnesiaco contemporaneo di Senofonte e lo identificano con Enea di Stinfalo, in Arcadia, citato da Senofonte (Hellenica, 7, 3, 1) fra i comandanti della seconda Battaglia di Mantinea (362). Senofonte racconta che Enea, nel 366 a.C., nel corso dei conflitti interni al Peloponneso, riunì l’esercito e i cittadini più influenti sull’acropoli di Sicione, richiamando anche i cittadini esiliati senza decreto. Sempre dalla sua opera superstite possiamo dedurre ch’egli abbia combattuto anche nell’Egeo e in Asia Minore. David Whiteshead è Seniro Lecturer in Ancient History University of Manchester. Enea il tattico. Come sopravvivere all’assedio. Cassandra ed Enea sono noti a molti lettori della RDT grazie a Christa Wolf. Il rapporto tra la sacerdotessa di Troia – Cassandra e l’erede della città di Enea. In Omero i due non si incontrano. Sono entrambi in città durante gli anni dell’assedio di Troia. Inoltre, Cassandra è la sorella della moglie di Enea, Kreusa. Ma Omero non permette loro di entrare in contatto personale. Omero non parla certo di una storia d’amore tra Enea e Cassandra. Alla caduta di Troia, Enea lascia la città mentre Cassandra viene catturata. Enea in fuga dall’incendio di Troia con suo figlio e suo padre sulla schiena.”,”QMIx-112-FSL”
“AIRALDI Gabriella”,”Guerrieri e mercanti. Storie del Medioevo genovese.”,”AIRALDI Gabriella ordinario di storia medievale all’ Università di Genova, specialista di storia mediterranea e di storia delle relazioni internazionali per il medioevo e la prima età moderna. Ha scritto oltre 300 pubblicazioni. “”Qualche decennio dopo, nel testo fondamentale della normativa marittima genovese, il ‘Liber Gazarie’, a completare il panoramadella piena espansione economica della città da Oriente a Occidente, accanto alle parti riguardanti il Mediterraneo e il Mar Nero, fa la sua comparsa l’ ‘Ordo gallearum Flandrie’; mentre nella stessa epoca, s’inaugura la serie dei trattati, che fino all’ età moderna, garantirà al costanza dei rapporti tra Genova e le Fiandre. (…) Ma accanto all’ Italia dei Comuni, l’ altro perno determinante della “”rivoluzione commerciale”” è stato costituito proprio dalle Fiandre, punto nodale della contigua area economica, terminale della linea di navigazione a lungo raggio tra il Levante mediterraneo e il nord. Qui lo sviluppo della città (che in qualche misura somiglia a quello delle città italiane), cresciuto su un’antica e raffinata attività tessile, ha reso quest’area complementare all’ economia internazionale. Tanto sul Mediterraneo clasico quanto sul “”Mediterraneo del Nord”” s’è sviluppata dunque la civiltà dei mercanti, destinata a ristrutturare completamente la fisionomia dell’ Europa””. (pag 166-167)”,”LIGU-006″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 1492 al 1797. Volume III.”,”AIRALDI Gabriella ‘Liguria, la più “”atlantica”” delle regioni italiane’ (pag 20-26) Colombo talentuoso scrittore. “”Uomo avveduto e buon conoscitore di persone e cose, attento all’immagine e alla comunicazione, Colombo sceglie per primo le coordinate in cui vuole essere collocato. Non è solo un marinaio esperto di venti e di maree, di carte e di strumenti per leggere e misurare il mondo, un cartografo provetto, un coraggioso capitano di ventura del mare, un genovese attento a nuovi mercati. La nutrita serie di documenti di varia natura, autografi e in copia, di cui egli stesso è autore, testimonia la sua grande confidenza con la penna: il che – dati i tempi – assume un significato particolare, poiché consente all’interessato di dipingersi e di dipingere la sua impresa con i toni preferiti. Dopotutto non c’è stato, fino a quel momento, nessun uomo di mare che abbia scritto tanto e bene come lui”” (pag 29-30)”,”LIGU-093″
“AIRALDI Gabriella”,”Dall’Eurasia al Nuovo Mondo. Una storia italiana (secc. XI-XVI).”,”AIRALDI Gabriella ordinario di Storia medievale all’Università di Genova è specialista di storia mediterranea e delle relazioni internazionali e interculturali per il medioevo e la prima età moderna. AIRALDI Gabriella, Dall’Eurasia al Nuovo Mondo. Una storia italiana (secc. XI-XVI), FRATELLI FRILLI EDITORI. GENOVA. 2007, pag 205 8°, note indice nomi; Collana del Centro di Studi “”Paolo Emilio Taviani”” sulle relazioni internazionali dal medioevo all’età contemporanea diretto da Gabriella AIRALDI. AIRALDI Gabriella ordinario di Storia medievale all’Università di Genova è specialista di storia mediterranea e delle relazioni internazionali e interculturali per il medioevo e la prima età moderna. [‘La grande mobilità operativa innescata dall’economia di mercato e dal capitalismo concorre ad incrementare possibili ascese sociali. Michele de Cuneo e Cristoforo Colombo rappresentano, sia pure in sfumatura profondamente diversa, esempi che rientrano in questa tipologia. Michele parte da una posizione più favorevole. Appartiene ad un’importante e ricca famiglia savonese di uomini d’affari, che sono anche imprenditori, uomini politici e diplomatici. (…) E’ evidente che Colombo può operare senza Genova, ma non senza genovesi e liguri; non senza la loro protezione e i loro capitali, soprattutto nell’area iberica. (…) La vicenda di Colombo nasce all’ombra dei Fieschi; un Fieschi lo salverà alla Giamaica e gli sarà vicino nel giorno della morte; Colombo collabora continuamente con Centurione e Spinola, di Negro, Vivaldi, nomi antichi e potenti sul piano internazionale. (…) Si giunge ora alla parte sostanziale della lettera, veramente preziosa sotto molti aspetti e degna di ben altra attenzione di quella dedicata ad una semplice relazione di viaggio. (…) Il testo della lettera è complesso. (…) Michele, infatti, guarda alla nuova realtà con gli occhi di chi sa come riconoscerne i “”valori”” e sa come memorizzarli a fini commerciali. Si tratta di un sistema preciso, ben rappresentato in tutte le culture mercantili (…). Si è detto finora che, gelosi del loro sistema e delle loro conoscenze, i genovesi non hanno mai prodotto nulla di somigliante ad una “”pratica di mercatura””. La lettera di Michele de Cuneo smonta questa teoria, offrendoci al tempo stesso due certezze: Colombo è certamente genovese (parola di savonese…); i poco loquaci liguri scrivono solo se si trovano di fronte a vere novità: infatti il marinaio Cristoforo Colombo e l’uomo d’affari Michele de Cuneo memorizzano ciò che incontrano. Ma lo fanno restando ancora una volta fedeli all’abituale riservatezza di un sistema antico, che privilegia sempre e comunque il “”privato”” (soprattutto quando si tratti di informazioni “”uniche””)”” (pag 120- 133)] [ISC Newsletter N° 72] ISCNS72TEC”,”ASGx-044″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 643 al 1492. Volume II.”,”Gabriella Airaldi, (Genova, 1942) insegna storia medievale all’Università di Genova. Specialista di storia delle relazioni internazionali e interculturali, di storia dell’espansione europea per l’età medievale e la prima età moderna. E’ autrice di circa 400 pubblicazioni.”,”LIGU-093-B”
“AIRALDI Gabriella”,”L’occhio del mercante. Commercio e cultura nel Medioevo italiano.”,”Gabriella Airaldi, specialista di Storia mediterranea e delle relazioni internazionali dal Medioevo all’età moderna. Ha insegnato all’Università di Genova e in varie università all’estero. Ha diretto il Centro di ricerca in Studi colombiani. E’ autrice di quattrocento pubblicazioni scientifiche”,”STOS-226″
“AIRALDI Gabriella”,”Storia della Liguria. Dal 1861 al 1970. Volume V.”,”Gabriella Airaldi, (Genova, 1942) insegna storia medievale all’Università di Genova. Specialista di storia delle relazioni internazionali e interculturali, di storia dell’espansione europea per l’età medievale e la prima età moderna. E’ autrice di circa 400 pubblicazioni. Seconda guerra mondiale: Il bombardamento di Genova dal mare (pag 224-225-226) “”Nella notte del 13 giuno 1940 una squadra formata da 4 incrociatori, 11 caccia e 4 sommergibili salpa da Hyères. In quelle ore, partita dalla Spezia per il consueto servizio di scorta a un posamine, la ‘Calatafimi’ è in navigazione verso Savona. È davanti a Camogli uando vengono avvistati 8 bombardieri francesi che sorvolano Genova diretti al campo d’aviazione di Novi Ligure. Brignole (Giuseppe Brignole di Noli, comandante della ‘Calatafimi’, ndr) dà ordine di fermare le macchine. La navigazione è sospesa per due ore, poi si riprende la deposizione delle mine tra Genova e Savona. Un’improvvisa foschia non impedisce di vedere che in prossimità di Arenzano avanzano le navi francesi dirette a Genova. La squadra francese si è divisa: una parte si è diretta a su Savona-Vado, la seconda su Genova. Alle 4.25 due squadriglie di MAS, una delle quali è comandata dal ligure Parodi, avvistano le navi francesi in prossimità di Bergeggi. Alle 4.26 si scatena l’inferno. Poco possono fare i MAS e nulla la batteria di Vado e il treno armato che staziona alla galleria della Torretta di Albisola. Il bombardamento cessa alle 4.48. Mentre il posamine ripara in porto, Brignole avvia l’azione che porterà alla celebrità lui, i suoi uomini e la vecchia ‘Calatafimi’. La torpediniera e l’equipaggio sono soli di fronte alle unità francesi che, tra le 4.26 e le 4.40, bombardano il porto e l’Ansaldo, e da soli vanno incontro alla battaglia. Nessuno li difende. Nonostante sia partito l’allarme, la catena informativa ha molti vuoti, le disfunzioni sono troppe”” (pag 224-225) “”Genova è nel mirino. Domenica 9 febbraio 1941 alle 7.35 le sirene suonano l’allarme. L’operazione ‘Grog’ si abbatte sulla città e la devasta. Dal promontorio di Portofino una squadra navale inglese, partita da Gibilterra, con la corazzata ‘Malaya’, gli incrociatori ‘Renown’ e ‘Sheffield’, la portaerei ‘Ark Royal’ e navi di scorta, bombarda per quasi un’opera Genova, non incertettata dalle corazzate ‘Vittorio Veneto’, ‘Giulio Cesare’ e ‘Andrea Doria’, di vedetta a ovest della Corsica. Intanto l’aviazione inglese colpisce i nodi ferroviari, La Spezia, Pisa e Livorno. A Genova morti e feriti sono varie centinaia, i senzatetta sono oltre 2500. Gravi danni si registrano nella parte orientale del centro cittadino e nel centro storico. Sono colpiti piazza Colombo, via XX Settembre, l’ospedale Galliera, la biblioteca Berio; un proiettile inesploso è tuttora conservato all’interno della cattedrale di San Lorenzo. Sono bombardati anche gli stabilimenti dell’Ansaldo e quattro navi sono affondate. Alla fine delle guerra la flotta mercantile avrà perso 672 bastimenti su 786. Alla Spezia le bombe cadono il 29 settembre. La situazione è monitorata giorno per giorno dal diario di Caviglia, che ha alti contatti in Italia e all’estero e ha chiarissima la situaizone politica e strategica mondiale e locale. La sua condanna del fascismo è senza appello. La situazione peggiora ulteriormente alla fine del ’41″” (pag 226)”,”LIGU-093-C”
“AJELLO Nello”,”Intellettuali e PCI 1944-1958.”,”Nello AJELLO, Napoli 1930, è un editorialista politico studioso della cultura italiana contemporanea. Nel 1954, fu tra i fondatori della rivista ‘Nord e Sud’, e ha collaborato al ‘Mondo’ di PANNUNZIO. Dal 1962 ha lavorato all’ Espresso arrivando alla carica di condirettore. Ha scritto vari libri. “”Ma, al di là di questi episodi di grande rilevanza ‘unitaria’, sui quali il PCI riesce a mobilitare ampi consensi, le garanzie e gli stimoli che la cultura di sinistra offre agli intellettuali andranno facendosi, nel quinquennio 1948-53, sempre più deboli (lo stesso Massimo Mila, tanto per fare un esempio, sarà tra breve protagonista di un clamoroso scontro con Togliatti in materia d’ estetica musicale). Il conformismo è nell’ aria, attenuato a malapena dalla solita diplomazia del vertice togliattiano””. (pag 188)”,”PCIx-125″
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Nello AJELLO (Napoli, 1930) giornalista già condirettore dell’ Espresso, editorialista della ‘Repubblica’ ha pubblicato ‘Lezioni di giornalismo’ (Garzanti) e ‘Intellettuali e PCI 1944-1958) (1979). “”Avrà ragione Paolo Bufalini a notare, nel decennale di quella battaglia, che il PCI “”ne trasse un grande prestigio e un grande accrescimento della propria influenza””. E, si può aggiungere, della propria penetrazione culturale. Fu interno all’ autorevole garanzia delle Botteghe Oscure che si raccolsero in prevalenza, ad esempio i “”cattolici del no””: sindacalisti della Cisl come Pierre Carniti e Luigi Macario, intellettuali come Pietro Scoppola, Gian Paolo Meucci, Giuseppe Lazzati, Leopoldo Elia, Mario Gozzini, Raniero La Valle, Romano Prodi, Luigi Pedrazzi, Ermanno Gorrieri, Mario Pastore, Piero Pratesi, Boris UIianich””. (pag 108)”,”PCIx-159″
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Nello Ajello (Napoli 1930), giornalista già condirettore dell’Espresso, editorialista della Repubblica, ha pubblicato Lezioni di giornalismo, Italiani di fine regime, e per i nostri tipi, Lo scrittore e il potere e Intellettuali e Pci 1944-1958.”,”PCIx-009-FL”
“AJELLO Nello”,”Lezioni di giornalismo. Com’è cambiata in 30 anni la stampa italiana.”,”Nello Ajello nato nel 1930 a Napoli morto a Roma nel 2013, era un noto editorialista politico e un attento studioso della cultura italiana contemporanea. E’ stato, nel 1954, tra i fondatori della rivista ‘Nord e sud’ e ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio. Attualmente (1985) è inviato speciale dell’Espresso, del quale è stato per molti anni co-direttore, e collaboratore di ‘Repubblica’. Insegna giornalismo alla Luiss di Roma. Ha pubblicato fra l’altro, presso l’editore Laterza, ‘Lo scrittore e il potere’ (1974) e ‘Intellettuali e PCI’ (1979). ‘Lezioni di giornalismo’ non è un titolo di fantasia: si tratta proprio delle lezioni che Nello Ajello ha tenuto fra il marzo e il giugno 1985, all’Università Luiss di Roma. La materia delle lezioni, e il contenuto del libro, riguarda l’attualità del nostro giornalismo “”scritto”” (gli anni 1980) ma ne rintraccia le radici indietro nel tempo fino a quel 1955 che segnò l’estensione a tutta l’Italia delle trasmissioni televisive. Chi legge e chi no. “”Qual è stato in Italia, negli ultimi trent’anni, lo sviluppo della stampa quotidiana, che rappresenta il tessuto connettivo dell’informazione scritta? In linea preliminare, un dato di fatto s’impone: in Italia si vendono e si leggono pochi quotidiani. Per molti decenni, la tiratura complessiva dei quotidiani italiani si è aggirata fra i sei e i sette milioni di copie, e la loro vendita effettiva intorno ai cinque milioni. Si tratta di dati che nella pratica si sono dimostrati difficilmente modificabili, fino ad anni a noi molto vicini, nonostante lo sviluppo del Paese in altri settori, il diffondersi dell’istruzione e il crescere del reddito pro-capite. A malapena, e non sempre, la vendita di giornali quotidiani è riuscita, in Italia, in questo trentennio, ad adeguarsi all’incremento demografico, e la disparità lamentata nei riguardi dei maggiori paesi capitalistici – anche volendosi tener conto dei rispettivi indici di reddito – è assai rilevante. In Italia si tirano un terzo delle copie di quotidiano pubblicate, più o meno a parità di popolazione, in Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti e del Giappone, nazioni più popolose: basti pensare che un solo quotidiano giapponese, l’«Asahi Shinbun», diffonde un numero di esemplari pari a due volte l’intera circolazione dei quotidiani italiani. A questa situazione complessivamente stagnante per quanto riguarda gli acquisti hanno corrisposto fino agli inizi degli anni Ottanta dati altrettanto statici in termini di lettura effettiva di quotidiani politici (…). La media di copie di quotidiani vendute ogni cento abitanti – circa 10 nel 1983 e circa 11 nel 1984 – ci colloca comunque in una posizione ancora debole in Europa: nei paesi del Mec, la media di vendita è di 20 copie ogni cento abitanti. Secondo dati Unesco riferiti al 1979, in termini di diffusione di giornali per abitante, l’Italia figurava al ventitreesimo posto fra i venticinque paesi considerati: la superavano non soltanto alcuni grandi consumatori di carta stampata come Giappone, Svezia, Germania Est, Finlandia, Gran Bretagna, Austria, ma anche paesi considerati a basso reddito o culturalmente meno sviluppati, come Bulgaria, Romania, Iugoslavia. (…) Sconfortanti sono (…) i dati di vendita relativi all’editoria libraria. Secondo statistiche elaborate qualche anno fa dall’Unesco e dalla Direzione Ricerche e Studi della Mondadori, il 53 per cento degli italiani non compra e non legge mai un libro; il 13 per cento «consuma» o «sfoglia» due libri all’anno e il 34 per cento ne legge più di tre. E’ un livello di lettura, quello dei libri, che si colloca in fondo alla lista dei paesi sviluppati. Se in Italia il numero dei libri venduti per abitante è di 1,3, simile cioè a quello del Portogallo, tale indice sale a 3.8 in Gran Bretagna, a 5.3 in Francia, a 5.6 in Austria, a 8.7 in Norvegia. Se usciamo dall’Europa questo indice risulta di 5.8 negli Stati Uniti, di 8,7 in Giappone, di 7.8 in Australia ed Israele, di 6.8 in Nuova Zelanda. Quanto alla percentuale di lettori di libri sulla popolazione adulta, in Italia – secondo un’altra recente indagine – siamo al 34% mentre la vicina Svizzera si colloca al 69%”” La Repubblica (11.8.2013) (Simonetta Fiori) “”È morto a Roma il giornalista e scrittore Nello Ajello, storica firma di Repubblica e dell’Espresso. Avrebbe compiuto 83 anni il 20 novembre. Era da tempo malato di tumore, ma l’ha scoperto solo di recente perché concentrato su un dolore più grande: la malattia della moglie Giulia, scomparsa lo scorso 25 luglio. Una storia d’amore d’altri tempi, un legame che non poteva essere reciso. Elegante, ironico, una leggera somiglianza con l’attore David Niven, Nello Ajello incarnava esemplarmente la stirpe degli “”anglonapoletani””, una specie antropologica e intellettuale che Beniamino Placido faceva risalire alla fine del Settecento, l’epoca di Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore britannico nel Regno di Napoli. Inconfondibili nel rigore. Inconfondibili nel modo di vestire. Inconfondibili nell’amare la loro imbarazzante città – imbarazzante per “”l’eccesso”” e “”l’incoscienza”” – opponendole uno stile che non conosce approssimazione. Né in termini etici né in quelli estetici. Anche il percorso intellettuale di Nello Ajello non conobbe approssimazioni, essendosi definito sin dagli anni Cinquanta attraverso alcuni santuari della cultura democratica e progressista. I primi passi a Nord e Sud, la rivista di Francesco Compagna che coniugava meridionalismo ed europeismo (“”il capitolo più appassionante della mia giovinezza””). Il lavoro a Torino all’Olivetti, al fianco del mitico mecenate Adriano (“”Mio padre si mostrò stupefatto: ‘Che vai a fare a Torino? È ‘nu paisiello! ‘Vado a Torino, risposi, perché la amo molto e perché non posso andare a Helsinki non conoscendone la lingua””). La collaborazione al Mondo di Pannunzio e la successiva attività nelle stanze dell’Espresso, di cui per tanti anni fu condirettore al fianco di Livio Zanetti (“”Mi occupavo di qualsiasi cosa, dal salotto di Croce alla vallata vietnamita di Da-Nang, dalla legge Merlin alla Guerra dei sei giorni””). Infine l’approdo nelle pagine di Repubblica, dove dall’89 al ’91 diresse il supplemento culturale Mercurio e poi restò firma d’eccellenza, sempre nel segno della levità e della destrezza. Un itinerario politico e culturale coerente, che egli amava restituire con il consueto understatement: “”Mi pare di aver provato simpatia per una liberaldemocrazia a sfondo laico che fosse davvero tale, senza sconfinamenti verso utopie di segno diverso o verso cangianti settarismi. E senza aderire – per farla breve – ai più acrobatici revisionismi a’ la page. Ciò non toglie che nella classica distinzione a firma di Norberto Bobbio tra destra e sinistra, io mi riconosca nel secondo corno del dilemma, pur non rinunziando allo sgomento cui mi induce l’oltranzismo anche in veste progressista””. Maestro di antiretorica, ha saputo raccontare il Novecento – ma anche gli esordi del nuovo secolo – senza tracce di sussiego, nella lucida consapevolezza delle mine nascoste in un mestiere che ha contribuito a reinventare. Nelle migliaia di articoli e profili critici – che compongono una sorta di enciclopedia dell’intellighenzia contemporanea – non ci si imbatte mai né nell’accademia né nell’astrattezza. Considerava il giornalismo culturale una specialità a sé, che richiede a chi vi si cimenta un’ardua quadratura del cerchio. “”La figura del redattore culturale””, diceva Nello, “”è esposta a un pericolo: sta in bilico tra il professore che non sa scrivere e il dilettante che magari sa scrivere ma non sa. Professionalmente parlando, egli può o deve essere un centauro. Ossia deve sapere, e deve sapere scrivere””. E se non sa, aggiungeva, deve sapere dove mettere le mani. Lettore colto e raffinatissimo, Ajello apparteneva alla specie di chi sapeva. E sapeva scrivere con rara capacità narrativa. Ma non è rintracciabile negli innumerevoli interventi un sospetto di supponenza. Rigore storiografico, cura del dettaglio sapido e il cannocchiale rovesciato dell’ironia: nel territorio assai vasto del dibattito delle idee, il suo approccio è sempre rimasto giornalistico, capace di nutrire l’intelligenza senza mai renderla stanca od opaca. Anche nel fare i titoli – genere in cui esercitava un indiscusso magistero – scuoteva gerarchie e monumenti. E in redazione non erano ammessi musi lunghi: se in questo mestiere non ci si diverte – era il suo monito – forse è meglio sceglierne un altro. Nelle sue istantanee poco ossequiose, intere schiere di maîtres a’ penser sono scese dal piedistallo per acquistare abitudini, ossessioni, nevrosi, fragilità proprie di uomini comuni. Romanzieri, poeti, critici, editori, umoristi, attori, filosofi, statisti, sociologi, politologi. Maggiori e minori. La sua galleria di Illustrissimi (un libro del 2006) mostra “”un alternarsi di pensoso e ilare”” che era anche una metodologia di lavoro. “”Un giornale è per definizione quanto di più pragmatico e di meno protocollare esista quando ospita temi culturali. Incenso e gloria: ecco due ingredienti che mi piacerebbe non figurassero in queste pagine””. E divenuto egli stesso “”illustrissimo””, evitò fino alla fine di impancarsi a venerato maestro. Una tentazione, diceva, che nella vecchiaia è assolutamente da evitare. I suoi due saggi sui rapporti tra intellettuali e Pci, che coprono mezzo secolo di vicende nazionali, resteranno un caposaldo della bibliografia storica contemporanea (Intellettuali e Pci e Il Lungo addio, entrambi di Laterza). Il consueto stile mercuriale, accompagnato da una sterminata documentazione anche inedita su episodi e personaggi, ne fanno dei classici destinati nel tempo a essere letti, riletti e consultati. “”Una paziente e modesta monografia””, li definiva l’autore rubando il termine a Francesco De Sanctis, il quale inclinava a credere che “”accertare un fatto desta più interesse che stabilire una legge””. Il libro-intervista con Alberto Moravia, suo grande amico, fu adottato nei corsi universitari di Lettere. E nella stessa collana laterziana avrebbe firmato più di recente L’editore fortunato, una partecipe conversazione con Carlo Caracciolo, insieme a Eugenio Scalfari suo compagno di viaggio nell’avventura dell’Espresso e di Repubblica. Erede dei Flaiano e dei Maccari, i cui acquerelli affollavano le pareti di casa, Ajello era anche un formidabile autore di corsivi. Tra il 1992 e il 1993, sulle pagine politiche del quotidiano, ritrasse il naufragio della prima Repubblica. Per Bettino Craxi coniò il motto “”l’irritation au pouvoir””, a ricalco dello slogan del Sessantotto francese. Con De Mita intonava “”Fratelli d’Irpinia””. E Formigoni era la “”prova ontologica dell’inesistenza di Dio””. Quello del corsivo era un genere che gli somigliava. “”Confina con l’aforisma e l’epigramma””, lo definì una volta. “”Nasconde l’animosità dietro l’ironia. Chiude la cattiveria dietro la gabbia del distacco. La sua perfidia, quando c’è, va servita fredda. È un tipo di prestazione che, con la sua brevità, fulmina l’autore per primo. Non sopporta il sussiego. Somiglia all’articolo di fondo come una lucertola a un coccodrillo: o è agile o non è””. Agile Nello lo era anche nella vita. Ogni parola fiammeggiava di ironia. “”Per una battuta si mangerebbe una casa””, scrisse una volta Valerio Riva curandone un’antologia di scritti. Epigrafe che non gli dispiaceva. Un’arguzia affidata al rovesciamento parodistico, in cui lui scivolava agli ultimi gradini e gli altri erano pericolosamente promossi a sovrani pro tempore. Niente gli era più estraneo di quello che definiva il “”soufflé dell’ego””, quanto mai contagioso nella varia umanità che rallegra il nostro mestiere. Ma se nella professione e nello stile intellettuale esercitava e predicava distanza, nella convivenza con amici e colleghi non c’era lutto o anche solo dispiacere che non lo vedesse coinvolto. Umanissimo e sensibile. Impeccabile e generoso. Attento e a tratti malinconico. Distratto da sé fino all’ultimo, tanto da non accorgersi del male che lo minava.”””,”EDIx-234″
“AJELLO Anna Maria e MEGHNAGI Saul”,”Conoscenza e Differenza. Dall’omologazione alla specificità di genere.”,”Saul Meghnagi, pedagogista. Coordina l’area di ricerca sulla formazione dell’Ires. Anna Maria Ajello, psicopedagogista. Insegna teorie e metodi di programmazione e valutazione scolastica presso l’Università di Roma La Sapienza.”,”DONx-076″
“AJELLO Raffaele D’ADDIO Mario, a cura; saggi di GALASSO D’ADDIO ANES MARCONI DE-ROSA MARRANA SCIUTI RUSSI MAIORINI AUER FERRARI MIGLIORINI LOLLINI BARRIO GONZALO FERRER BENIMELI”,”Bernardo Tanucci. Statista, letterato, giurista. Convegno internazionale di studi per il secondo centenario, Napoli, Caserta, Salerno 28-30 aprile 1983. Volume primo.”,”Bernardo Tanucci (Stia, 20 febbraio 1698 – San Giorgio a Cremano, 29 aprile 1783) è stato un giurista e politico italiano. Fu un uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, occupò le cariche di segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri e della Casa Reale dal 1754 al 1776 1. Tanucci fu un sostenitore dei principi illuministi e si impegnò per affermare la superiorità del moderno Stato laico sulla Chiesa e per abolire i secolari privilegi feudali della nobiltà e del clero nel Regno di Napoli 1. Come primo ministro, limitò la giurisdizione dei vescovi, eliminò prerogative risalenti all’epoca medievale, ridusse le tasse da pagarsi alla Curia romana 1. Tanucci è stato anche autore di numerosi scritti giuridici e politici 1. (f.copil)”,”BIOx-026-FSD”
“AJELLO Raffaele D’ADDIO Mario a cura; saggi di FERNANDEZ MURGIA CHIOSI ALEROGGEN-BEDEL MASETTI ZANNINI FITTIPALDI ROBOTTI GIGANTE STRAZZULLO BECCHI”,”Bernardo Tanucci. Statista, letterato, giurista. Convegno internazionale di studi per il secondo centenario, Napoli, Caserta, Salerno 28-30 aprile 1983. Volume secondo.”,”Bernardo Tanucci (Stia, 20 febbraio 1698 – San Giorgio a Cremano, 29 aprile 1783) è stato un giurista e politico italiano. Fu un uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, occupò le cariche di segretario di Stato della Giustizia e Ministro degli Affari esteri e della Casa Reale dal 1754 al 1776 1. Tanucci fu un sostenitore dei principi illuministi e si impegnò per affermare la superiorità del moderno Stato laico sulla Chiesa e per abolire i secolari privilegi feudali della nobiltà e del clero nel Regno di Napoli 1. Come primo ministro, limitò la giurisdizione dei vescovi, eliminò prerogative risalenti all’epoca medievale, ridusse le tasse da pagarsi alla Curia romana 1. Tanucci è stato anche autore di numerosi scritti giuridici e politici 1. (f.copil)”,”BIOx-026-B-FSD”
“AJELLO Nello”,”Intellettuali e PCI 1944-1958.”,”Nello Ajello, Napoli 1930, è stato un editorialista politico studioso della cultura italiana contemporanea. Nel 1954, fu tra i fondatori della rivista ‘Nord e Sud’, e ha collaborato al ‘Mondo’ di PANNUNZIO. Dal 1962 ha lavorato all’ Espresso arrivando alla carica di condirettore. Ha scritto vari libri. Nello Ajello (Napoli, 20 novembre 1930 – Roma, 11 agosto 2013) è stato un giornalista e saggista italiano. Si laureò in lettere presso l’Università di Napoli nel 1952, con una tesi su Aldo Palazzeschi. Iniziò la sua carriera come redattore della rivista “Nord e Sud” e lavorò per l’Olivetti. Ajello fu una firma di punta delle pagine culturali de “La Repubblica”, quotidiano che contribuì a fondare. Nel corso degli anni, scrisse anche per altre importanti testate come “Il Mondo” di Mario Pannunzio e “L’Espresso”. Nel 1981, ricevette il Premio Saint Vincent per il giornalismo. Ajello ci lasciò a Roma nell’agosto 2013, dopo una lunga malattia, a soli 83 anni, a un mese di distanza dalla morte della moglie12. (copil.)”,”PCIx-011-FSD”
“AJELLO Nello”,”Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991.”,”Volume dedicato a Giovanni Giudici La Rai alla mercé dei partiti all’epoca della ‘Prima repubblica’ “”Fin dal maggio 1964, Indro Montanelli, in due interventi sul «Corriere della Sera», aveva sostenuto che l’informazione Rai praticava «una politica di simpatie, ma anche una politica di complicità» verso la sinistra. E citava «un documentario sul Congo» che «terminava con una requisitoria contro Ciombé e con un inno a Lumumba», prendendolo ad esempio di «un sabotaggio che ricorre alle malizie più sottili e impalpabili», come «il gioco delle luci e delle ombre». Ne discende, esemplificava ancora Montanelli, che «quando è di scena Togliatti vien fuori – non si sa come – un imperatore romano. Quando è di scena Scelba vien fuori un questurino». Conclusione di Montanelli: «la Rai-tv è rimasta alla mercé dei partiti che se la contendono e se la contrattano a metri quadrati come un’area fabbricabile» (152): secondo lui, il Pci è della partita. La denunzia, quanto meno prematura, suscitò precoci inquietudini e venne ripresa da altri organi di stampa. Sull’ «Espresso», Eugenio Scalfari manifestò tutto il suo stupore: «Credevamo» che alla Rai-tv «fossero i democristiani ma Indro Montanelli ha spiegato che ci eravamo sbagliati». Lì imperano i comunisti (153). (pag 161) [Nello Ajello, ‘Il lungo addio. Intellettuali e PCI dal 1958 al 1991’, Laterza, Bari, 1997] [(152) Indo Montanelli, ‘Il teleschermo avvelenato e Tv: monopolio di complicità’, in “”Corriere della Sera””, 6 e 10 maggio 1964; (153) Eugenio Scalfari, ‘I comunisti della Rai-tv’, in “”L’Espresso””, 17 maggio 1964]”,”PCIx-012-FSD”
“AJELLO Nello”,”Lo scrittore e il potere.”,”Ajello racconta l’avventura dello scrittore italiano alle prese con il potere: ieri attraverso la terza pagina del giornale prestigioso oggi attraverso il best seller, il rotocalco, la Rai tv. Ojetti e Cecchi, Baldini e Pancrazi, Moravia e Levi, Cassola e Bassani, Fortini e Sanguineti, Eco e Arbasino, infine i contestatori del ‘6 si sono annunziati come i leader di una cultura nuova e controcorrente. La trama della ricerca: una biografia del letteratato italiano del Novecento. Ajello è nato nel 1930 a Napoli. Prima caporedattore di Nord e Sud, poi funzionario della Olivetti presso la direzione pubblicità e stampa, fu collaboratore de ‘Il Mondo’ di Pannunzio. In seguito condirettore dell’ Espresso.”,”EDIx-258″
“AJELLO Nello”,”Lo scrittore e il potere.”,”Ajello racconta l’avventura dello scrittore italiano alle prese con il potere: ieri attraverso la terza pagina del giornale prestigioso oggi attraverso il best seller, il rotocalco, la Rai tv. Ojetti e Cecchi, Baldini e Pancrazi, Moravia e Levi, Cassola e Bassani, Fortini e Sanguineti, Eco e Arbasino, infine i contestatori del ‘6 si sono annunziati come i leader di una cultura nuova e controcorrente. La trama della ricerca: una biografia del letteratato italiano del Novecento. Ajello è nato nel 1930 a Napoli. Prima caporedattore di Nord e Sud, poi funzionario della Olivetti presso la direzione pubblicità e stampa, fu collaboratore de ‘Il Mondo’ di Pannunzio. In seguito condirettore dell’ Espresso.”,”EDIx-259″
“AKBAR M.J.”,”Fratelli di sangue.”,”M.J. Akbar fondatore e caporedattore del ‘The Asian Age’ e del ‘Deccan Chronicle’ due dei più importanti giornali indiani e poi del ‘Sunday’ e del ‘Telegraph’, nel novembre 1989 fu eletto deputato in parlamento. Nel 1993 ritornò alla scrittura. Una sua opera è dedicata al conflitto India-Pakistan sul Kashmir. “”L’hindu ha una mente circolare, perché crede nella rinascita”” (pag 167) “”Gandhi era un ‘baniya’, sottintendendo che era inaffidabile come tuti i mercanti”” (pag 191) “”Gli indiani erano più eccitati dalla notizia della drammatica fuga di Subhas Bose da Calcutta alla Germania e dal suo incontro con Hitler. La distruzione della flotta americana a Pearl Harbour confermò l’impressione che Bose avesse scelto la fazione vincente”” (pag 199) “”Il vero dramma, proseguì Hogg, non era la partizione dell’India, ma lo smembramento dell’esercito, un’istituzione che era un fulgido esempio di unità nella diversità: i giovali gurkha, i riservati e aristocatici dogra, i tenaci sikh, gli eroici musulmani del Panjab, ecc…”” (pag 249)”,”INDx-003-FC”
“AKÇAM Taner, edizione italiana a cura di Antonia ARSLAN”,”Nazionalismo turco e genocidio armeno. Dall’ Impero ottomano alla Repubblica.”,”AKÇAM Taner è il primo storico turco ad ammettere e discutere apertamente il genocidio armeno. Nato nella regione di Kars-Ardahan, nel 1976 viene arrestato e condannato a dieci anni di reclusione per i suoi scritti. Un anno dopo riesce a fuggire e a rifugiarsi in Germania. Oggi insegna negli Stati Uniti alla Università of Minnesota. “”Furono svolte inchieste sulle migrazioni forzate da Ayvalik, Edirne e Catalca e, secondo le cifre riportate, il numero dei greci nelle regioni di Edirne e Catalca, le cui case e proprietà erano state saccheggiate e che erano stati costretti a emigrare in Grecia, arrivava a 300.000. Inoltre, bande armate avevano compiuto massacri nella regione. Fu anche riferito che gli armeni della zona erano stati uccisi. Questa serie di eventi fu descritta come un ‘massacre blanc’, con una perdita totale di vite umane stimata intorno alle 500.000 persone. Tuttavia, gli individui ai quali era stato ordinato di eseguire i massacri, invece di essere messi sotto inchiesta, divennero oggetto di lode: “”proprio come il governatore generale di Edirne, Haci Adil Bey, che aveva guidato la campagna di sterminio, fu in seguito nominato presidente della Camera dei deputati, il vice governatore del distretto provinciale di Tekfurdagi (Tekirdag), Zekeriya Bey, che aveva dimostrato straordinario fervore nella faccenda quando aveva servito nella regione in capacità di ufficiale, fu premiato con la promozione a governatore generale di Edirne””. (pag 152)”,”TURx-024″
“AKIMOV Vladimir, a cura di Jonathan FRANKEL”,”Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism, 1895-1903. The Second Congress of the Russian Social Democratic Labour Party. A Short History of the Social Democratic Movement in Russia.”,”AKIMOV Vladimir Engels. Aprire una breccia nel bastione russo della controrivoluzione europea “”Not untypical was the relationship of Engels to the group of Russian Marxists in Switzerland. Pinning his hopes on a political revolution in Russia, on the overthrow of Alexander III, he failed to see why the Russian Marxists should isolate themselves from the Populist revolutionaries, from Lavrov and the remnants of the ‘Narodnaia Volia’. Aware of the enthusiastic support which Marx had given the ‘Narodovol’tsy’ before his death in 1883, Engels was not impressed by Plekhanov’s theory that only the proletariat organized in a separate party of its own could bring down the Tsarist régime. Ignoring the fact that his own open letter to Tkachev had supplied Plekhanov with many of his basic arguments, he explained in a letter of 1885 to Vera Zasulich why he was unimpressed by Plekhanov’s attack on the Populist revolutionaries. ‘Let us grant that these people [Tikhomirov and other ‘Narodovol’tsy] claim that they can seize power – but so what? Let them only open a breach in the dam and the current will soon rid them on their illusions… what is important in my opinion is that in Russia a jolt should be produced which will start the revolution. Whether the signal is given by one group or another, whether it takes place under one banner or another – that is not so important for me. Let it be a palace conspiracy. It will be swept away next day”” (Perepiska, p. 251)”” [Vladimir Akimov, a cura di Jonathan Frankel, Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism, 1895-1903. The Second Congress of the Russian Social Democratic Labour Party. A Short History of the Social Democratic Movement in Russia, 1969] (pag 13-14) Plechanov pag 23″,”MRSx-052″
“AKSËNOV Vasilij”,”Il biglietto stellato.”,”””Il biglietto stellato”” di Vasilij Aksenov è un romanzo di formazione ambientato nell’Unione Sovietica dei primi anni ’60. La storia segue il diciassettenne Dimka, un giovane sognatore e ribelle, che decide di lasciare la sua casa a Mosca per un’avventura verso l’Estonia con i suoi amici. Il romanzo esplora il desiderio di libertà e l’innocenza giovanile in un periodo di cambiamento politico e sociale. Attraverso il viaggio dei protagonisti, Aksenov offre uno sguardo sulla vita dei giovani sovietici che cercano di sfidare le convenzioni e trovare la propria strada in un mondo che ancora sente l’ombra dello stalinismo. (copil)”,”VARx-017-FMDP”
“ALABISO Alida”,”I Samurai.”,”Alida Alabiso, docente di Archeologia e Storia dell’arte giapponese nell’Università di Roma La Sapienza, si occupa di problemi storico-artistici del Giappone e della Cina. In questo campo ha diretto varie ricerche e ha al suo attivo numerose pubblicazioni.”,”JAPx-001-FL”
“ALAIMO Aurelio”,”Un’altra industria? Distretti e sistemi locali nell’Italia contemporanea.”,”A. Alaimo (Catania, 1955) dottore di ricerca in storia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze.”,”ITAE-020-FSD”
“ALARCIA-TÉLLEZ Diego”,”Una estatua para el “”Nelson del Plata””. El mito browniano y la construcción de la identidad nacional argentina.”,”Diego Téllez Alarcia (1975) si è laureato in ‘Humanidades’ nella Università de la Roja (2006). Ha compiuto ricerche storiche in Italia, Francia, Regno Unito, Argentina e Stati Uniti e ha pubblicato varie opere ricevendo premi per le sue ricerche. L’ammiraglio William Brown, noto anche come Guillermo Brown o Almirante Brown, è stato un ammiraglio irlandese naturalizzato argentino, comandante della marina argentina durante le guerre del primo Ottocento 12. Brown è nato il 22 giugno 1777 a Foxford, in Irlanda, ed è emigrato con il padre negli Stati Uniti all’età di 15 anni. Dopo aver lavorato come marinaio per diversi anni, Brown si arruolò nella Royal Navy britannica e combatté nella guerra napoleonica. Nel 1814, si trasferì in Argentina e si unì alla lotta per l’indipendenza del paese contro la Spagna. Nel 1817, Brown fu nominato comandante della marina argentina e guidò la flotta argentina in diverse battaglie contro la flotta spagnola. Brown è considerato uno dei padri fondatori della marina argentina e uno dei più grandi eroi nazionali dell’Argentina 134. (copil., wik)”,”AMLx-006-FSL”
“ALASIA G. FRECCERO G. GALLINA M. SANTANERA F.”,”Assistenza emarginazione e lotta di classe. Ieri e oggi.”,”Giovanni ALASIA è l’ attuale segretario dell’ Istituto Gramsci piemontese. “”Nel 1882 la costituzione del partito politico della classe operaia, il “”Partito operaio italiano””, determina una svolta. Fu questo un grande passo avanti nell’ affermazione della funzione autonoma della classe operaia nel sottrarre notevoli strati operai all’ influenza della borghesia radicale. Malgrado questo il Partito operaio conteneva in sé gravi limiti. Programmaticamente e strutturalmente esso era raffrontabile più ad un movimento sindacale che non ad un partito politico; si spiega così anche il contributo notevole che esso diede al sorgere di Leghe operaie, di centri di resistenza, di coordinamento generale di decine di mutue di soccorso. (…) I limiti del Partito operaio, il “”Partito delle mani callose”” come venne chiamato, stavano appunto nel suo operaismo, nel rifiuto sostanziale di ogni impostazione socialista. Statutariamente il partito aveva sancito che potevano iscriversi i soli lavoratori manuali. Il partito assolse comunque alla positiva funzione di un’ affermazione autonoma della classe operaia””. (pag 108).”,”MITT-144″
“ALASIA Franco MONTALDI Danilo”,”Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati.”,”ALASIA F. (1927, Mole, Torino) ha lavorato con Danilo Dolci nel Centro studi e iniziative di Partinico. Dirige il lavoro di animazione culturale della Biblioteca civica di Sesto San Giovanni. e collabora con l’istituto di storia della resistenza e del movimento operaio di Sesto S. Giovanni. MONTALDI (1929 – 1975) cremonese, ha pubblicato ‘Autobiografia della leggera’, ‘Militanti politici di base’, ‘Vietnam Suite’ (Torino, 1974) con Giuseppe Guerreschi”,”CONx-161″
“ALASIA Franco”,”Gaetano Invernizzi dirigente operaio.”,”L’Istituto è sorto nel 1973 e ha sede a Sesto S. Giovanni. Si occupa dell’indagine della storia contemporanea dell’area milanese Federazione dei lavoratori alimentaristi (Filia) Invernizzi Gaetano [1899-1959] Operaio, antifascista, emigrato politico, comunista, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, segretario della Filia, deputato Nacque ad Acquate (Lecco) l’11 ottobre 1899 da una famiglia di umili origini, primogenito di Isaia Invernizzi, artigiano tappezziere e di Rosa Valsecchi, assistente in una sartoria. All’età di nove anni seguì il padre per imparare il mestiere. Richiamato giovanissimo sotto le armi dopo Caporetto, partì volontario per il fronte, dove venne ferito. Fu proprio nel corso del primo conflitto mondiale che maturò la sua avversione per la guerra. Rientrato in famiglia, iniziò a compiere le sue prime esperienze politiche grazie soprattutto al cugino del padre Cirillo Invernizzi che lo introdusse alle riunioni della Camera del Lavoro e del Teatro del Popolo e nel 1919 prese la tessera del sindacato. Nello stesso anno, durante uno sciopero, conobbe Francesca Ciceri, giovane operaia metallurgica che ben presto sarebbe diventata sua compagna di vita e di lotta. Abbandonato il lavoro col padre venne assunto presso la Piloni, un’azienda metallurgica di circa 300 operai, ma nell’agosto del 1922, fu licenziato per il suo attivismo sindacale. Si iscrisse quindi al Partito comunista d’Italia. In seguito alle persecuzioni fasciste, culminate in un’aggressione squadrista, espatriò clandestinamente in Francia come lavoratore emigrato grazie alla Società Umanitaria e si stabilì a Parigi, dove nel 1924 fu raggiunto da Francesca Ciceri che sposerà nel 1925. Nella capitale francese assunse ben presto un ruolo di primo piano nell’emigrazione antifascista, svolgendo un’intensa attività politica e di coordinamento internazionale per conto del Pcd’I Partito Comunista d’Italia tra la Francia, l’Italia e l’Urss, dove frequentò assieme alla moglie per due anni e mezzo, dalla fine del 1932 all’inizio del 1935, la scuola dell’Internazionale comunista di Mosca. Nel giugno del 1936, subito dopo la ripresa del lavoro clandestino in Italia, fu arrestato assieme alla Ciceri e condannato dal Tribunale Speciale a 14 anni di reclusione da scontare nel carcere di Castelfranco Emilia. Liberato nell’agosto del 1943, aderì alla Resistenza e organizzò i primi gruppi di partigiani sulle montagne del lecchese. Nel 1944, tornato a Milano, entrò nella redazione del giornale clandestino ‘La fabbrica’, l’organo della federazione milanese del Partito comunista, e nel Comitato sindacale di Milano e provincia, come responsabile del Pci, con l’obiettivo di organizzare la resistenza nelle fabbriche a partire dallo sciopero generale del marzo 1944. Il 26 aprile 1945, dopo che una formazione di partigiani aveva occupato la sede dei sindacati fascisti di Porta Vittoria, Invernizzi con gli altri dirigenti del comitato sindacale vi si trasferirono. Si ricostituiva, così, la Camera del Lavoro di Milano. Invernizzi redasse il Manifesto ai lavoratori milanesi che portava la firma di Gaetano Invernizzi per il Pci, Luigi Morelli per la Dc e Fortunato Saccani per il Partito socialista. Invernizzi entrò a far parte della segreteria, guidata da Giuseppe Alberganti, con la funzione di vicesegretario e con il compito di curare in particolare i rapporti con le organizzazioni padronali, per quanto riguardava le vertenze sindacali e la stesura dei contratti di lavoro. Divenne membro anche del Comitato federale della federazione comunista milanese. Il 4 gennaio 1947, fu eletto segretario generale in sostituzione di Alberganti, in un momento difficile che vedeva la rottura dell’unità antifascista a livello governativo, l’attentato a Togliatti e la scissione sindacale. Preoccupato per i destini della Cgil unitaria e per la forza contrattuale dei lavoratori, Invernizzi moltiplicò i propri sforzi di dirigente sindacale, affrontando esplicitamente il problema dell’unità e dell’indipendenza del sindacato in occasione del primo Congresso nazionale unitario della Cgil che si era tenuto a Firenze nel giugno del 1947, in cui peraltro fu nominato membro dell’esecutivo nazionale della Confederazione. Fu inoltre eletto deputato parlamentare nella prima legislatura per la circoscrizione di Milano-Pavia, facendo parte della decima Commissione parlamentare Industria-commercio-turismo -intervenendo, anche in questa veste, in difesa degli interessi dei lavoratori – e consigliere comunale di Milano tra il 1946 e il 1951 durante l’amministrazione Greppi. La lotta alla disoccupazione e al caro vita fu al centro del piano di interventi promosso dalla Camera del Lavoro di Milano negli anni della segreteria di Invernizzi: sul piano dell’assistenza, per esempio, si propose al comune di Milano e all’Eca un intervento per la riduzione delle spese d’affitto, di luce e di gas, delle tasse scolastiche ai disoccupati; a tutti i lavoratori occupati si chiese di non accettare straordinari per favorire l’assunzione dei senza lavoro. Nell’inverno del 1948-1949, la Camera del Lavoro si mobilitava contro la minaccia della Confindustria di massicci licenziamenti in tutta la provincia di Milano e contro il tentativo di vietare agli organizzatori sindacali di accedere alle fabbriche e di raccogliere le quote sindacali nelle aziende. Il 5 maggio 1949 si giunse faticosamente a un accordo con la Confindustria sulle rivendicazioni inerenti l’adeguamento e la rivalutazione salariale, la revisione della scala mobile e degli assegni famigliari. Invernizzi tenne la segreteria della Camera del Lavoro di Milano fino alla fine del 1950 quando, per gravi motivi di salute, fu sostituito da Renato Bitossi. Dal 1951 al 1954 diresse la Federazione dei lavoratori alimentaristi (Filia), riuscendo ad ottenere il primo contratto nazionale della categoria. Nel Congresso nazionale della Filia a Torino, nell’ottobre del ’52, Invernizzi ribadiva la necessità di una politica unitaria, non settaria, basata sulla concretezza delle richieste come chiave del successo. Morì a Milano il 23 marzo 1959. (Roberta Cairoli) (f: http://www.biografiesindacali.it/)”,”SIND-191″
“ALATRI Paolo”,”Parlamenti e lotta politica nella Francia del Settecento.”,”Atteggiamento dei filosofi, tesi reale, tesi nobiliare e tesi parlamentare, istituzioni e società, dalla reggenza alla rivoluzione. In appendice: il richiamo di NECKER, la liquidazione della riforma parlamentare e la preparazione degli Stati generali.”,”FRAA-017″
“ALATRI Paolo”,”Mussolini.”,”Paolo ALATRI saggista e giornalista ha insegnato storia del Risorgimento all’ Univ di Palermo, storia moderna e storia delle dottrine politiche alle Univ di Messina e di Perugia. Deputato al Parlamento dal 1963 al 1968 è autore di saggi storico-politici tra cui ricordo: ‘Le origini del fascismo’ (1956), ‘Voltaire, Diderot e il ‘partito filosofico’ (1965), ‘Lineamenti del pensiero politico e moderno’ (1975), ‘Gabriele D’annunzio’ (1983).”,”ITAF-012″
“ALATRI Paolo CERRONI Umberto CORTESI Luigi MAITAN Livio MERLI Stefano MIGLIARDI Giorgio PAPI Fulvio SANTARELLI Enzo SPRIANO Paolo STRADA Vittorio ZUCARO Domenico”,”Dibattito sullo stalinismo.”,”Il dibattito si è sviluppato in una serie di interventi pubblicati sulla ‘Rivista storica del socialismo’.”,”RUSS-069″
“ALATRI Paolo ANTONICELLI Franco ARFE’ Gaetano BENDISCIOLI Mario BOBBIO Norberto CIALDEA Basilio DE-CAPRARIIS Vittorio DE-FELICE Renzo DE-ROSA Gabriele ENRIQUES AGNOLETTI Enzo GAROSCI Aldo GIGLI Guido GIUNTELLA Vittorio E. JEMOLO Arturo Carlo LUZZATTO Gino MONTI Augusto PERTICONE Giacomo PICCARDI Leopoldo PIERI Piero SPINELLI Altiero TAGLIACOZZO Enzo TOSCANO Mario TREMELLONI Roberto VALERI Nino VALIANI Leo”,”Trent’anni di storia politica italiana.”,”””Ecco come Cicerin stesso riferì (secondo il Mondo del 30 giugno 1922) il suo singolare colloquio: “”Nel brillante fuoco d’ artificio della conversazione con Gabriele D’Annunzio, eclettico per natura, come i grandi italiani del Rinascimento, io mi sono sforzato di demolire i suoi principi filosofici… Fui sorpreso di trovare in Gabriele D’Annunzio un sentimento molto vivo di simpatia per le lotte sociali degli oppressi. Ho tentato di descrivergli la nuova umanità forte e potente che vien sorgendo in Russia. Gli ho tuttavia aggiunto che le nuove cose non sono mai belle perché la bellezza è il privilegio di ciò che si è già formato. Egli mi ha risposto con indignazione: “”Mi prendete dunque per un esteta? Io mi sono profondamente interessato del carattere operaio di certe disposizioni della costituzione della reggenza del Carnaro…””. Mussolini parò il colpo per cui il suo “”grande compagno”” pareva imbarcato con i rossi, dicendosi “”assai lieto”” di quanto stava succedendo. “”Irritati e malcontenti possono essere e sono -scrisse- quei comunisti che a un dato momento si sono illusi di accaparrare alla loro causa”” il Comandante”” (pag 97)”,”ITAD-046″
“ALATRI Paolo”,”Ricordi e riflessioni sulla mia vita e la mia attività. (1995)”,”””Aveva certamente ragione Talleyrand quando raccomandava “”Surtout pas trop de zéle””.”” (pag 6) ALATRI ha compiuto ben 26 viaggi in URSS (pag 21)”,”STOx-087″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume I.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223) Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223) del 1° volume: ITAB-.275 “”Alle vicende politiche italiane Karl Marx dedicò sempre molta attenzione. Al principio del 1859 egli pubblicò sul ‘New York Daily Tribune’, un articolo «Sull’unificazione italiana» in cui dava notizie precise sulla condizione di sfacelo in cui si trovavano i vecchi Stati e sull’odio anti-austriaco delle popolazioni lombarde e venete e, prevedendo che alla guerra si sarebbe giunti entro breve tempo, metteva in guardia contro le reali mire di Napoleone III e contro i pericoli di una dipendenza del Piemonte dalla Francia imperiale ai fini del riscatto italiano. Una guerra incominciata in qualsiasi parte d’Europa non sarebbe finita dove avesse avuto inizio: questa la previsione con cui si concludeva l’articolo, previsione che gli avvenimenti successivi al luglio 1859 dovevano confermare nel senso che il processo di liberazione e di unificazione della penisola doveva travalicare di molto i limiti che a Villafranca i padroni dell’Europa tentavano di imporre. Nei mesi seguenti, Marx continuò a pubblicare sul medesimo giornale americano parecchi altri articoli dedicati all’Italia: tra essi scegliamo quello che reca la data del 4 agosto 1859, scritto dopo «Il trattato di Villafranca». In questo scritto, Marx verificava alcune delle ipotesi da lui avanzate in precedenza e lucidamente indicava le grandi mete che il movimento italiano avrebbe raggiunto per tener fede a se stesso, nonostante tutti gli ostacoli che gli imperatori si studiavano di porgli. Particolarmente interessante risulta l’analisi del piano di una confederazione italiana, che avrebbe fatto del papa e dell’Austria le due potenze egemoniche della «nuova Italia»”” [Paolo Alatri, a cura, ‘L’unità d’Italia’, 1859-1861′, Volume I, Roma, 1959] [K. Marx, ‘Sull’unificazione italiana’, 24 gennaio 1859; ‘Il trattato di Villafranca’, 4 agosto 1859]”,”ITAB-275″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume II.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-276″
“ALATRI Paolo ANATRA Bruno GIOVANA Mario AVER Cesare PESENTI Antonio DE-CLEMENTI Andreina BOLDRINI Arrigo DONINI Ambrogio FRANCOVICH Carlo GHINI Celso RAGIONIERI Ernesto SANTARELLI Enzo ANTONICELLI Franco BOCCA Giorgio BERTI Giuseppe QUAZZA Guido BOBBIO Norberto SECCHIA Pietro SCAPPINI Remo GERRATANA Valentino e altri”,”Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Volume I. A-C.”,”Direttore dell’opera Pietro Secchia, vicedirettore Enzo Nizza Redazione: Bruno ANATRA Angelo AVER Cesare DE-SIMONE Mario GIOVANA Alfonso BARTOLINI Filippo FRASSATI Pietro CARACCIOLO Celso GHINI Romano LEDDA”,”ITAR-173″
“ALATRI Paolo SAITTA Armando ROMANO S.F. CASSESE Leopoldo – PESENTI Antonio PIETRANERA Giulio TABET Duccio OCCHIONERO Luigi – NATOLI Ugo PIRANI Giorgio – BANFI Antonio GALVANO DELLA VOLPE GEYMONAT Ludovico – MANZOCCHI Bruzio TRENTIN Bruno TABET Duccio MONASTERIO Armando DE-FEO Alessandro GRIFONE Pietro VISANI Lino ROMAGNOLI Luciano TOSI Dario ROMOLI Felice MORETTI Attilio DAMI Cesare REGIS Giuseppe – PESENTI Antonio STEVE Sergio – TORTORICI Paolo FEDERICI Nora DE-POLZER Alfredo SOMOGYI Stefano”,”Storia economica. Lezioni. Storia economica (I-XXIV)- Economia politica (I-XXXV) – Economia e Diritto (I-II) – Metodologia scientifica (I-VII) – Politica economica (I-XXI) – Scienza delle finanze (I-V) – Statistica e matematica (I-XIII).”,” Contiene tra l’altro: – La teoria delle crisi capitalistiche (G. Pietranera) (XIV lezione di Economia politica) (pag 289-296) – La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx (XV lezione di Economia politica) (pag 297-303) – La crisi generale del capitalismo (I) (Antonio Pesenti) (XXV lezione di Economia politica) (pag 393-400) – La crisi generale del capitalismo (II) (Antonio Pesenti) (XXVI lezione di Economia politica) (pag 401-406) – Karl Marx e la critica rivoluzionaria (Luigi Occhionero) (XXXIII lezione di Economia politica) (pag 439-446) Contiene: Introduzione alla teoria delle crisi (questione grande crisi ecc:) (G. Pietranera) (pag 289-296) “”Già nel “”Manifesto del Partito Comunista””, Marx parlava delle crisi, del fenomeno grandioso di cui, volente o nolente, l’economia politica doveva prendere coscienza: “”Sono decenni ormai che la storia dell’industria e del commercio è soltanto storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti moderni della produzione, cioè contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della ‘borghesia’ e del suo dominio. Basti ricordare le crisi commerciali che con il loro periodico ritorno mettono in forse sempre più minacciosamente l’esistenza di tutta la società borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta non solo una gran parte dei prodotti ottenuti, ma addirittura gran parte delle forze produttive già create. Nelle crisi scoppia un’epidemia sociale che in tutte le epoche anteriori sarebbe apparsa un assurdo: l’epidemia della sovrapproduzione. La Società si trova all’improvviso ricondotta ad uno stato di momentanea barbarie; sembra che una carestia, una guerra generale di sterminio le abbiano tagliato tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano distrutti. E perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive che sono a disposizione non servono più a promuovere la civiltà borghese e i rapporti borghesi di proprietà; anzi sono divenute troppo potenti per quei rapporti e ne vengono ostacolate, e appena superano questo ostacolo mettono in disordine tutta la società borghese, mettono in pericolo l’esistenza della proprietà borghese””. Si noti come in questo passo Marx non solo descriva brevemente l’andamento delle crisi commerciali, ma sottolinei la ragione ultima generale e più profonda della loro presentazione (“”… la rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della ‘borghesia’ e del suo dominio…””). Il rilievo dato da Marx al periodico ritorno delle crisi (che mettono sempre più minacciosamente in forse l’esistenza della società borghese) ci dà modo di porre in evidenza un’altra caratteristica delle crisi economiche che non viene generalmente considerata dalla teoria tradizionale tecnico-astratta: la crescente gravità delle crisi e il loro collegamento nel lungo ciclo storico del capitalismo. E questo sembra un principio acquisito, ma non è tale in realtà. Notate, per esempio, l’uso dello stesso termine “”grande crisi”” (“”grande depressione””) impiegato tante volte nella storia. Si è così parlato di “”grande crisi”” dopo le guerre napoleoniche; si è detta “”grande crisi”” quella del 1874 (scoppiata in Inghilterra e ricordata “”come quello che è avvenuto quando sono state costruite le ferrovie””); si è parlato poi di “”grande crisi”” soprattutto negli anni 1929-30 e seguenti. Il termine “”grande crisi”” è stato quindi sempre successivamente allargato nel senso che le crisi sono andate via via sviluppandosi in ampiezza e gravità. Se di tale crescente gravità vogliamo cogliere un indice significativo, possiamo riferirci a quello della disoccupazione: nel 1860, la crisi aveva reso disoccupati in Inghilterra il 5% dei lavoratori precedentemente impiegati; nel 1865, i disoccupati sono aumentati all’8%; nel 1882-83, al 12%; dal 1900 al 1920, la percentuale media è scesa aggirandosi sul 10%; ma nel 1921 siamo già al 17% e nel 1929-30 al 22-23%. Per quanto poi riguarda la prospettiva di grandi crisi future, vi leggerò un breve passo di un economista inglese, il Sayers, che considera la possibilità che si presenti una crisi negli Stati Uniti d’America: “”Gli Stati Uniti hanno 140 milioni di abitanti di cui 60 milioni risultano occupati nei mesi più attivi (tre volte la cifra del Regno Unito). Tra i beni prodotti annualmente, abbiamo 90 milioni di tonnellate di acciaio, 600 milioni di tonnellate di carbone, 4 milioni di automobili e 800 mila case. Una depressione paragonabile a quella del 1929 significherebbe un aumento della disoccupazione per 20 milioni di unità, il che equivarrebbe a lasciare senza impiego l’intera popolazione occupata della Gran Bretagna””. In altri termini la percentuale di mano d’opera che resterebbe disoccupata in un’eventuale grande crisi – che viene peraltro prevista in modo piuttosto ottimistico – sarebbe del 33% dell’occupazione complessiva degli Stati Uniti”” (pag 5-6-7 (293-294-295)) [Giulio Pietranera, La teoria delle crisi capitalistiche, Economia politica, XIV Lezione] [(in) ‘Storia economica. Lezioni, Roma, 1954-1955] “”La prima guerra mondiale segna il punto di arrivo e di crisi della società del capitalismo concorrenziale, entrato oramai nella sua fase imperialistica”” (17) (pag 460) (L. Occhionero), (Lez. XXXV Econ. Pol.) (17) V.I. Lenin, l’imperialismo, opere in due volumi, Mosca; 1947, vol I pag 615-705)”,”ECOT-237″
“ALATRI Paolo, Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Giorgio VACCARINO, lezioni; testimonianze di Livio PIVANO Alfredo FRASSATI Tommaso CARTOSIO Nino VALERI Arturo MARPICATI Maurizio GARINO Gino CASTAGNO Umberto TERRACINI Bruno VILLABRUNA Franco ANTONICELLI Ottavio PASTORE Sandro PERTINI Giovanni MIRA Mario ANDREIS Barbara ALLASON Piero ZANETTI Mauro SCOCCIMARRO G.B. MIGLIORI Camilla RAVERA Giuseppe RAPELLI Alberto TARCHIANI Mario VINCIGUERRA Emilio LUSSU Francesco FANCELLO Giuseppe OLIVERO Fausto NITTI Massimo MILA Giancarlo PAJETTA Luigi LONGO Aldo GAROSCI Enrico MARTINI MAURI Carlo ZINI LAMBERTI V.E. ALFIERI Emilio SERENI Nuto REVELLI Norberto BOBBIO Umberto MASSOLA Vincenzo BALDAZZI Gustavo COLONNETTI Leopoldo PICCARDI Antonello TROMBADORI Benedetto DALMASTRO Clemente PRIMIERI Palmiro TOGLIATTI Valdo FUSI Riccardo LOMBARDI, presentazione di Franco ANTONICELLI”,”Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”Il volume comprende il saggio di Paolo Alatri ‘La prima guerra mondiale e la crisi della società italiana (pag 3-16) e le testimonianze di Livio Pivano (‘L’interventismo democratico’), Giovanni Parodi (‘La classe operaia torinese e la guerra’) , Alfredo Frassati (‘Il neutralismo giolittiano’), Tommaso Cartosio (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – I’), Nino Valeri (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – II’), Arturo Marpicati (‘D’Annunzio e l’impresa fiumana – III’). Paolo Alatri, nato a Roma nel 1918, libero docente di storia del Risorgimento, ha avuto l’incarico di tale materia all’università di Palermo per sette anni. E’ stato redattore capo di ‘Italia libera’ e della ‘Repubblica’ e vicedirettore del ‘Paese’. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica, 1919-1920’, (1959). (1961)”,”ITAD-131″
“ALATRI Paolo”,”Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica.”,”””L’imperialismo è odioso nei forti e ridicolo nei deboli”” (Gaetano Salvemini) (in apertura) “”Eventuali operazioni militari contro gli jugoslavi avrebbero dovuto comunque essere condotte dalle truppe dell’VIII Armata, la quale, data la formula della nomina di Badoglio, restava sotto il comando del gen. Di Robilant. “”Qualunque sia la decisione che il Governo adotterà per Fiume””, telegrafava però il Commissiario straordinario militare il 19 settembre (138), “”si impone la necessità dell’allontanamento dalla zona di guerra del Generale Di Robilant, odiato a morte da tutti i fiumani e da tutti coloro della Venezia Giulia che anelano a Fiume italiana e che sono la grande maggioranza. Il predetto Generale è altresì inviso all’Esercito perché ormai è noto il suo ordine dato alla mensa al Comandante del 26° Corpo d’Armata il giorno 13 di tirare con l’artiglieria sui depositi di armi e benzina in Fiume, ordine che io ho annullato e che avrebbe portato a conseguenze disastrose. Prego pertanto non appena decisa la sostituzione di chiamare telegraficamente a Roma il Generale Di Robilant e inviarmi qui il Generale Caviglia o Morrone””. Nitti rispose (139) che reputava sotto ogni riguardo preferibile che il gen. Di Robilant non fosse sostituito da altro comandante di Armata e che Badoglio assumesse direttamente il comando dell’VIII Armata nella forma che ritenesse più opportuna. Così Badoglio fece infatti nella giornata del 21 settembre, trasferendosi a Udine dove cumulò la carica di Commissario straordinario militare per la Venezia Giulia e di comandante della VIII Armata, mentre il gen. Di Robilant veniva richiamato a Roma (140). Come si vede, Badoglio tendeva a creare le premesse di una situazione più distesa tra i comandi militari e il movimento dannunziano, e Nitti aderiva a questa linea. Della stessa tendenza è prova la decisione presa dal presidente del Consiglio che ufficiali e soldati attualmente sotto le armi che avevano lasciato i loro reparti per recarsi a Fiume non dovessero al loro eventuale ritorno essere inviati in campi di concentramento, bensì assegnati ai reparti dislocati nel Trentino, compreso D’Annunzio, dovessero essere considerati come rpivati cittadini (141). Pochi giorni dopo, esattamente il 3 ottobre, Nitti completava queste istruzioni a Badoglio con il seguente telegramma (142): “”Non so se V.E. reputi opportuno di far sapere agli ufficiali dell’esercito attualmente a Fiume che il Governo non ha nessuna intenzione di prendere severe misure contro coloro che si sono recati a Fiume: suppongo infatti che ciò risponda già ad una persuasione generale. Ad ogni modo ho voluto richiamare su ciò l’attenzione dell’E.V. anche perché una comunicazione in tal senso potrebbe avere benefica influenza sull’animo di alcuni ufficiali i quali possono preoccuparsi delle consueguenze dell’atto compiuto non tanto per loro stessi quanto per i loro dipendenti ch’essi hanno indotto a partecipare all’impresa””. Badoglio rispondeva proponendo l’emanazione di un proclama (…)”” (pag 227-228) note: (138) CP, n. 4963; (139) FDD, n. 26051; (140) Badoglio a Nitti, CP, n. 4968. Cfr. anche P. Badoglio, op. cit, p. 51, e E. Caviglia, op. cit., p. 80; (141) Nitti a Badoglio, 23 settembre 1919, FDD, n. 26290; (142) FDD, n. 27131″,”ITAP-200″
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. I lezione. Introduzione ai corsi dell’Anno 1954-55.”,”Saggio in ECOT-237 “”Quello che si suole definire il Risorgimento è il processo di formazione dello Stato unitario indipendente, liberale, costituzionale della borghesia italiana. Quindi il Risorgimento non è che la rivoluzione borghese realizzata, in Italia, superando particolari problemi di indipendenza e di rapporti con lo Stato pontificio, che altri Paesi non avevano. Quella stessa borghesia che in Italia aveva avuto la sua prima formazione dopo il mille e poi aveva subito un arresto, tornava adesso, tra la fine del ‘700 e il principio dell’800, a riprendere la sua funzione di spinta progressiva per la formazione di uno Stato unitario italiano”” (pag 7)”,”ECOT-237-A”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VI lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le origini del Risorgimento italiano.”,”Saggio in ECOT-237 “”Scrive il Maturi (5): “”La teoria dominante sulle origini del nostro Risorgimento, quella che lo riallaccia al dispotismo illuminato, non ne serra, in effetti, il problema. Se nel dispotismo illuminato si insiste sull’opera di accentramento del principe per la creazione dello Stato moderno, si deve risalire all’epoca delle signorie e dei principati per comprenderne tutto il processo; ma, per il Risorgimento in senso stretto, conta conoscere non tanto questo processo, quanto il momento in cui lo Stato regionale non soddisfa più completamente la coscienza politica italiana. Così pure, se nel dispotismo illuminato si bada al risorgere di una coscienza politica, d’un interesse per la cosa pubblica in strati sempre larghi di cittadini, occorre risalire al ‘600; ma anche in tal campo il fenomeno di questo risorgimento è ristretto nei limiti dello Stato regionale; e infatti spuntano allora le ‘nazioni’ napoletana, toscana, lombarda, piemontese. Per la genesi del RIsorgimento, bisogna isolare e porre in rilievo l’istante in cui il regionalismo comincia ad apparire una forma inadeguata al nuovo sentimento politico”””” (pag 5) (5) Walter Maturi, voce “”Risorgimento”” nella Enciclopedia Italiana.”,”ECOT-237-F”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. La Restaurazione.”,”Saggio in ECOT-237 “”La Francia quindi era la sconfitta che si presentava al tavolo dei giudici. In breve, però, e non soltanto come si legge: “”grazie all’abilità del Talleyrand””, avvenne questo fatto inaspettato: che la Francia riuscì a inserirsi nel gioco delle potenze europee. Furono molteplici gli elementi obiettivi di questo fenomeno: ci furono le rivendicazioni della Russia zarista sulla Polonia e le rivendicazioni della Prussia sulla Sassonia, che incrinarono il blocco delle forze vincitrici e quindi l’alleanza fra Alessandro zar di Russia e Federico Guglielmo re di Prussia; ci furono i contrastanti atteggiamenti dell’Inghilterra e della Francia nel conflitto che s’era determinato fra lo zar e il re di Prussia. Ci fu quindi tutto un complicato gioco di influenze fra le grandi potenze rappresentate dai loro inviati al congresso di Vienna, complicato gioco di influenze che al Talleyrand la possibilità di inserire la Francia nel gioco delle grandi potenze: Questo fatto ebbe delle importanti conseguenze perché, delle grandi potenze europee, la Francia era quella che più portava in sè le conseguenze delle profonde trasformazioni subite da tutti i paesi d’Europa, dalla Rivoluzione francese e dal periodo napoleonico in poi; e in Francia si erano venute elaborando forme di rinnovamento anche culturali, i cui effetti si vedranno proprio in quel secondo periodo del tratto di storia che stiamo esaminando, e cioè dopo il 1830″” (pag 3)”,”ECOT-237-G”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. VIII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Dalla Restaurazione al 1848.”,”Saggio in ECOT-237 “”Molte delle caratteristiche mazziniane traggono la loro ispirazione da questa elaborazione culturale francese: Del resto, c’è un momento fondamentale per la formazione della personalità mazziniana compreso fra il ’32 e il ’33 in cui Mazzini passa dalla sua originaria posizione buonarrotiana ad una posizione sansimoniana. E’ questo un detteglio al quale credo necessario fare riferiment: Mazzini, che nel ’32 stringe un patto di alleanza con Buonarroti (l’erede della tradizione più radicale del rivoluzionarismo di estrema sinistra francese, ‘trait d’union’ fra questa tradizione di estremo giacobinismo francese e i movimenti rivoluzionari italiani), Mazzini che nel ’32 stringe questo patto d’unità col Buonarroti, si distacca poi dalla concezione della dittatura rivoluzionaria di cui la Francia aveva fatto esperienza diretta nel periodo del Terrore. Naturalmente, questa dittatura rivoluzionaria ha un carattere spiccatamente popolare; ora Mazzini fra il ’32 e il 33, si allontana da Buonarroti perchè rifiuta questa concezione della dittatura rivoluzionaria e questo è un punto molto importante perché da una parte ci spiega tutti i contrasti successivi fra Mazzini e Garibaldi il quale rimarrà per tutta la sua vita fedele al concetto della dittatura rivoluzionaria, e dall’altra ci chiarisce la caratteristica tipica dell’azione politica mazziniana che interpreta e accompagna sì – specialmente in determinati periodi, prima dell’ultima involuzione mazziniana attorno al ’70 – le esigenze e le posizioni della borghesia più avanzata, più rivoluzionaria, ma rimane appunto una posizione borghese”” (pag 5)”,”ECOT-237-H”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. IX lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Il biennio rivoluzionario, 1848-49.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il fatto saliente che caratterizza il decennio precedente lo scoppio rivoluzionario del 1848 è il rafforzamento della borghesia terriera”” (pag 4)”,”ECOT-237-I”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. X lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. Il “”decennio di preparazione”” e la soluzione unitaria.”,”Saggio in ECOT-237 “”L’accordo che Cavour realizza con Rattazzi modificando la maggioranza parlamentare sulla quale si reggeva il gabinetto D’Azeglio e sostituendo all’alleanza fra destra e centro-destra una nuova alleanza fra centro-destra e centro-sinistra, era tale che creava alla classe dirigente piemontese una possibilità di politica spregiudicata, aperta, coraggiosa; politica, che la base sulla quale si reggeva D’Azeglio non avrebbe permesso. Quindi, non c’è dubbio che vi è un elemento progressivo nel trasformismo di Cavour come c’è un elemento progressivo in tutta la vasta operazione di aggancio delle forze democratiche che il partito moderato compie in questo periodo. Tali forze democratiche – e questo è un elemento di cui bisogna tener conto – sono di per sé notevolmente disperse, incapaci di una direzione politica; l’operazione cavouriana fa sì che nella grande corrente del movimento patriottico guidato dal partito moderato piemontese, esse riescano a portare un possente contributo che sarebbe andato probabilmente, disperso se non ci fosse stato questo incanalamento delle loro energie nel grande partito moderato. La stessa operazione che all’interno del Piemonte si compie attraverso il connubio cavouriano, si realizza fuori dei confini del Piemonte con la “”Società nazionale””, patrocinata dallo stesso Cavour ma diretta personalmetne dal siciliano La Farina, un uomo politoc che aveva agito sulla trincea più avanzata della rivoluzione siciliana del ’48-’49, ma che appunto,come tanti altri, diventa dopo il ’55 un proselite della iniziativa cavouriana; questa società ha il compito di richiamare e di convogliare sotto la direzione piemontese e moderata l’attività e il contributo di molti ex-democratici”” (pag 5)”,”ECOT-237-K”
“ALATRI Paolo”,”Storia economica. XI lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Il Risorgimento italiano. La lotta politica agli inizi dello Stato unitario.”,”Saggio in ECOT-237 “”La storiografia più recente si orienta verso una revisione del mito cavouriano e tende a limitare la grande ammirazione per l’abilità diplomatica e l’ampiezza di respiro della politica cavouriana degli anni precedenti. In realtà l’ultimo periodo della politica cavouriana fu ben lontano dall’esprimere quella capacità di far proprie le istanze di molte forze pregiudizialmente avverse, che aveva costituito la sua grandezza. Questo era il senso di quel particolare trasformismo cavouriano che si era realizzato col “”connubio”” e con la “”Società nazionale””, di quel trasformismo che aveva una forte impronta progressiva perchè, se richiamava sotto le ali della iniziativa moderata ceti tradizionalmente democratici, faceva però proprie molte delle loro istanze e molte loro esigenze. Questo carattere progressivo del trasformismo cavouriano si attenua fortemente nel 1860-’61″” (pag 5)”,”ECOT-237-L”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di TOGLIATTI Palmiro NEGARVILLE Celeste SAPEGNO Natalino LOMBARDO-RADICE Lucio GRIECO Ruggero ALATRI Paolo DI-VITTORIO Giuseppe ALICATA Mario RODANO Franco BERTI Giuseppe CANDELORO Giorgio LACONI Renzo PLATONE Felice AMENDOLA Giorgio MORANDI Giorgio NATOLI ALVARO Corrado JOVINE Francesco MARCHESI Concetto DE-ROSA Gabriele CALVINO Italo LONGO Luigi VISCONTI Luchino CONSAGRA Pietro MAFAI Mario PAJETTA Giancarlo ZANGRANDI Ruggero CAPRARA Massimo DIAZ Furio SILVESTRI Luigi ZAVATTINI Cesare SCOCCIMARRO Mauro CRISAFULLI Vezio BATTAGLIA Roberto MIELI Renato D’AMICO Fedele NENNI Pietro BANFI Antonio MARCHESI Concetto FRANCESCHELLI Mario BORRELLI Armando LOMBARDO Riccardo LAJOLO Davide SECCHIA Pietro RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Primo volume. 1944-1950.”,”””Col numero di marzo 1947, “”Rinascita”” prendeva una nuova iniziativa inaugurando una ‘Guida allo studio del marxismo’: non semplice guida bibliografica, e tanto meno ricettario di letture ordinate e graduate secondo uno o altro criterio, e neppure corso di marxismo messo inieme con citazioni di testi classici, ma guido allo studio di un certo numero di problemi, scelti dalla redazione o eventualmente suggeriti dai lettori, che rivestissero un particolare interesse dal punto di vista della conoscenza teorica del marxismo. Questa rubrica, il cui inserimento nelle pagine della rivista ne sottolineò il carattere e le intenzioni di formazione ideologica oltre che di discussione politica, non ebbe tuttavia lunga vita, giacché non andò al di là dell’annata 1947″” (Paolo Alatri, introduzione) (p. 35-36)”,”EMEx-094″
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Felice PLATONE Celeste NEGARVILLE Mauro SCOCCIMARRO Gastone MANACORDA R. BIANCHI BANDINELLI Palmiro TOGLIATTI Mario MONTAGNANA Felice CHILANTI Vittorio FOA Antonio BANFI Antonello TROMBADORI Ruggero GRIECO Nilde JOTTI Ambrogio DONINI Gianni RODARI Aldo NATOLI Giuliano MANACORDA Carlo CASSOLA Carlo MUSCETTA Ines PISONI Lelio BASSO Rodolfo MORANDI Teresa MUSCI Carlo SALINARI Lucio LUZZATTO Arturo COLOMBI Mario MONTAGNANA Luciano GRUPPI Silvio MICHELI Gianfranco CORSINI Girolamo LI-CAUSI Edoardo D’ONOFRIO Luigi LONGO Alberto CARACCIOLO Ennio VILLONE Ennio CERLESI Felice PLATONE Antonio GIOLITTI Ludovico GEYMONAT Bruno MANZOCCHI Pietro INGRAO Mario FRANCESCHELLI Ambrogio DONINI Mario ALICATA Pio BALDELLI Renato GUTTUSO Umberto TERRACINI Fabrizio ONOFRI Agostino NOVELLA Fausto GULLO Alberto CARACCIOLO Valentino GEERRATANA Lucio LOMBARDO-RADICE Michele SALERNO Augusto MONTI Umberto BARBARO RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Secondo volume. 1951-1956.”,”Contiene il saggio: ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’ di Valentino Gerratana (pag 900-916) “”(…) la teoria dello Stato, come ammoniva Lenin, è una delle questioni più complicate e difficili, e non si può pretendere di raggiungere in essa, con poca fatica e in breve tempo, una completa chiarezza (1)”” (pag. 900) (1) ‘Sullo Stato’, lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio 1919, in Lenin, ‘Marx-Engels-marxismo’, Edizioni Rinascita, Roma, 1951, p, 393 “”Si vedano, ad esempio, le conclusioni a cui arriva Marx dopo l’esperienza della Comune di Parigi, in ‘La guerra civile in Francia’, dove è detto chiaramente che, oltre a quel potere statale che pretende di essere l’incarnazione della unità della nazione mentre non è che “”un’escrescenza parassitaria””, esistono pure nel vecchio Stato delle ‘funzioni’ legittime che vanno conservate nella nuova società: “”Mentre gli organi puramente repressivi del vecchio potere governativo dovevano essere amputati, le sue funzioni legittime dovevano essere strappate a una autorità che usurpava una posizione predominante sulla società stessa, e restituite agli agenti responsabili della società”” (13). Di queste funzioni legittime del vecchio potere governativo non vi è più traccia, invece, nella introduzione di Engels a quest’opera di Marx, scritta vent’anni dopo. Contro la fede superstiziosa nello Stato, che “”si è trasportata dalla filosofia nella coscienza generale della borghesia e perfino di molti operai””, Engels accentua qui la polemica antistatalista, dalla quale risulterebbe che tutto nello Stato è male (14). Ancora più evidenti sono queste differenze nella critica fatta da Marx e da Engels, del 18 marzo 1875, al programma di Gotha. La prima critica è quella di Engels (lettera a Bebel del 18 marzo 1875). Marx – il quale certamente aveva preso visione del testo di questa lettera di Engels – interviene successivamente, con la lettera a Bracke del 5 maggio 1875, che accompagna le sue ‘Glosse marginali al programma del Partito operaio tedesco’. Per quanto riguarda il problema dello Stato, la posizione di Marx e quella di Engels, pur concordando nella critica di fondo alle tesi del programma di Gotha, divergono notevolmente nella formulazione teorica. Engels scrive: “”Lo Stato popolare libero si è trasformato in Stato libero. Secondo il senso grammaticale di queste parole, uno Stato libero è quello che è libero verso i suoi cittadini, cioè è uno Stato con un governo dispotico. Sarebbe ora di farla finita con tutte queste chiacchiere sullo Stato, specialmente dopo la Comune, che non era più uno Stato nel senso proprio della parola. Gli anarchici ci hanno abbastanza rinfacciato lo “”Stato popolare””, benché già il libro di Marx contro Proudhon e in seguito il ‘Manifesto comunista’ dicano esplicitamente che con la instaurazione del regime sociale socialista lo Stato si dissolve da sé e scompare. Non essendo lo Stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tener soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno “”Stato popolare libero”” è una pura assurdità; finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dell’assoggettamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cessa di esistere. Noi proporremmo quindi di mettere ovunque invece della parola “”Stato”” la parola “”Gemeinwesen””, una vecchia eccellente parola tedesca che corrisponde alla parola francese “”Comune”” (15). (…) Criticando la formula dello “”Stato libero”” Marx comincia riprendendo la stessa impostazione polemica di Engels: “”Non è affatto scopo degli operai, che si sono liberati dal gretto spirito di sudditanza, rendere libero lo Stato. Nel Reich tedesco lo “”Stato”” è “”libero”” quasi come in Russia””; cioè è libero verso i suoi cittadini, come aveva detto Engels: Stato “”libero”” equivale quindi a Stato con governo dispotico. Mentre Engels però sviluppava questa polemica concependo l’antitesi tra Stato e libertà come antitesi assoluta, tra termini inconciliabili, e pervenendo in tal modo alla teoria della scomparsa dello Stato, Marx continua subito dopo: “”La libertà consiste nel mutare lo Stato da organo sovrapposto alla società in organo assolutamente subordinato ad essa, e anche oggigiorno le forme dello Stato sono più libere o meno nella misura in cui limitano la “”libertà dello Stato”” (19)”” (pag 904-905-906-907) [Valentino Gerratana, ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’, Rinascita, Roma, 8-9, agosto-settembre 1956] [(13) Marx, La guerra civile in Francia, op. cit., pag. 74; (14) “”Lo Stato non è in realtà che una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, nella repubblica democratica non meno che nella monarchia; nel migliore dei casi è un male che viene lasciato in eredità al proletariato riuscito vincitore nella lotta per il dominio di classe, i cui lati peggiori il proletariato non potrà fare a meno di amputare subito, nella misura del possibile, come fece la Comune, finché una generazione, cresciuta in condizioni sociali nuove, libere, non sia in grado di scrollarsi dalle spalle tutto il ciarpame statale”” (Op. cit., pag. 23); (15) Marx-Engels, ‘Il Partito e l’Internazionale’, Edizioni Rinascita, 1948, pag. 250-251; (19) Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, in Marx-Engels, ‘Il Partito e l’internazionale’, op. cit., pag. 239] “”(…) nella prefazione all’edizione inglese del primo volume del ‘Capitale’ (1886), Engels ricordava che dallo “”studio della storia economica e della situazione economica inglese”” Marx era stato condotto “”alla conclusione che, per lo meno in Europa, l’Inghilterra è l’unico paese in cui l’inevitabile rivoluzione sociale possa essere attuata per intiero con mezzi pacifici e legali”” (6). Anche Lenin, in uno scritto del 1918, richiamava l’attenzione su queste conclusioni di Marx, mettendo soprattutto in rilievo le forme economiche del possibile passaggio al socialismo in modo pacifico, la possibilità cioè per la classe operaia di “”riscattarsi””, in determinate condizioni, dalla borghesia, accettando un compromesso con i gruppi capitalistici più avanzati sotto l’aspetto organizzativo e più spregiudicato politicamente. “”Marx – scriveva Lenin – non legava le proprie mani e quelle degli artefici futuri della rivoluzione socialista riguardo alle forme, ai metodi, ai mezzi di fare la rivoluzione, comprendendo benissimo quale quantità di nuovi problemi sorgerebbe allora, come si muterebbe tutta la situazione, come si cambierebbe ‘spesso e fortemente’ nel corso del rivolgimento (…) Marx aveva assolutamente ragione quando insegnava agli operai che era importante serbare l’organizzazione della grande industria proprio nell’interesse di facilitare il passaggio al socialismo, e che era completamente ammissibile l’idea di ‘pagare bene i capitalisti’, di riscattarsi se (in via di ‘eccezione’: l’Inghilterra era allora un”eccezione’) venivano a crearsi delle circostanze tali da costringere i capitalisti a sottomettersi pacificamente ed a passare al socialismo in maniera colta, organizzata, alle condizioni di riscatto”” (7). Non meno importanti sono le indicazioni di Engels, nella sua critica al progetto originario del programma di Erfurt (1891), sulle condizioni politiche che rendono possibile lo sviluppo più o meno pacifico verso il socialismo, e su quelle che pongono invece il problema di demolire la macchina dello Stato. “”Si può concepire – scrive Engels – che la vecchia società possa evolvere pacificamente verso la nuova nei paesi in cui la rappresentanza popolare concentra in sé tutto il potere, dove cioè si può fare, in base alla Costituzione, quello che si vuole dal momento che si ha dietro di sè la maggioranza della nazione”” (8). L’esemplificazione che segue allarga il quadro delle ‘eccezioni’ (sviluppo pacifico) tra cui è ora compresa, insieme all’Inghilterra e all’America, anche la Francia, che vent’anni prima con la Comune, aveva invece dato l’esempio della distruzione della macchina statale. E’ evidente però che qui Engels si occupa solo di un aspetto della questione, e non si potrebbe quindi legittimamente concluderne che basti la concentrazione del potere negli organi della rappresentanza popolare per garantire lo sviluppo pacifico verso il socialismo (in queste condizioni, dice Engels, “”‘si può concepire'””, un tale sviluppo pacifico – “”soltanto ‘concepire'””, sottolinea Lenin -): è vero invece che tutta la sua argomentazione mira ad escludere una tale possibilità per quei tipi di Stato che concentrano la maggior parte del potere negli organi esecutivi, come nella Germania dell’epoca, “”dove – osserva Engels – il governo è press’a poco onnipotente, dove il ‘Reichstag’ e gli altri organi rappresentativi sono senza potere effettivo””. Ed è proprio da questa tendenza del potere statale a concentrarsi nel potere ‘esecutivo’ (governativo), a rendersi indipendente e a trasformarsi da strumento della società in dominatore e arbitro della sua vita politica, che si forma e si consolida quella macchina dello Stato, militare e burocratica, che la rivoluzione deve spezzare, demolire, distruggere, per potervi sostituire altri organi di potere che siano strumento adeguato ai compiti della nuova società. A questa conclusione Marx era infatti arrivato, ancor prima dell’esperienza della Comune di Parigi, analizzando nel ’18 Brumaio’ gli insegnamenti della storia francese alla luce degli avvenimenti che avevano portato, con l’instaurazione del Secondo Impero, alla vittoria del potere esecutivo sul potere legislativo e parlamentare. Lo sviluppo del potere esecutivo non ha di per sè carattere reazionario. Marx ricorda come questo potere si sia costituito in Francia nel periodo della monarchia ed abbia avuto inizialmente una importante funzione progressiva giacché aveva aiutato a rendere più rapida la caduta del sistema feudale. Tutti i successivi rivolgimenti politici avevano poi continuato ad accrescere questo potere fino a dar vita ad una enorme organizzazione burocratica e militare, ad uno “”spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società francese e ne ostruisce tutti i pori”” (9). Nello stesso tempo si era sempre più accentuato “”il carattere puramente repressivo del potere dello Stato””, che si era sempre più trasformato in uno “”strumento di dispotismo di classe””: in tal modo quello stesso potere statale che era stato per la borghesia “”strumento della propria emancipazione dal feudalesimo”” diventava ora strumento per l’asservimento del lavoro al capitale”” (10). Si tratta quindi di un processo complesso, in cui si intrecciano i motivi più diversi, politici ed economici, giuridici e culturali, e Marx nei suoi scritti storici – da ‘Le lotte di classe in Francia’ al ’18 Brumaio’ e a ‘La guerra civile in Francia’ – ce ne ha lasciato una analisi metodologicamente esemplare che mostra tutti i contraccolpi del movimento politico sulla situazione economica e il prevalere in definitiva di quest’ultima con le sue insopprimibili esigenze”” [Valentino Gerratana, ‘La teoria marxista dello Stato e la via italiana al socialismo’, Rinascita, Roma, 8-9, agosto-settembre 1956] [(6) Marx, Il Capitale, vol. I, 1. Edizioni Rinascita, Roma, 1951, pag. 38. “”Certo egli non ha dimenticato di aggiungere – continua Engels – che difficilmente si aspettava che le classi dominanti inglesi si sarebbero assoggettate a tale rivoluzione pacifica e legale senza una ‘proslavery rebellion'””; (7) Lenin, Opere scelte, vol II. cit. pagg. 684-5. Lenin concludeva a questo proposito che quelle forme di “”riscatto””, da Marx giudicate possibili per la classe operaia inglese nel secolo XIX, a maggior ragione potevano essere utilizzate dalla classe operaia già al potere (…); (8) Marx-Engels, ‘Critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, Editions sociales, 1950, pag. 86; (9) Marx, ‘Il 18 Brumaio’, Edizioni Rinascita, Roma, 1954, pag 108; (10) Marx, ‘La guerra civile in Francia’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, pagg. 69-71] (pag 902-903)”,”EMEx-095″
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Luigi LONGO Palmiro TOGLIATTI (RODERIGO) Antonio GIOLITTI Alessandro NATTA Francesco FLORA Giorgio AMENDOLA Paolo BUFALINI Pietro INGRAO Luca PAVOLINI Cesare LUPORINI Velio SPANO Celeste NEGARVILLE Rossana ROSSANDA Enrico BERLINGUER Ambrogio DONINI Alfredo REICHLIN Giuseppe CHIARANTE Bruzio MANZOCCHI Sergio GARAVINI Luciano LAMA Gian Carlo PAJETTA Mario ALICATA Tullio VECCHIETTI Loris GALLICO Carlo SALINARI Eugenio PEGGIO Luciano GRUPPI Aldo NATOlI Arturo COLOMBI Emilio SARZI AMADE'”,”Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Terzo volume. 1957-1962.”,”Lenin sulla Prima guerra mondiale e la situazione internazionale. (pag 1161-1162) in Palmiro Togliatti, ‘Alcuni problemi della storia dell’Internazionale comunista (pag 1157-1177) “”Vi è qualcosa che sembra profetico in ciò che Lenin afferma nei primi anni della guerra, ma è una capacità profetica che fu tutt’uno con la piena padronanza e con lo sviluppo originale della dottrina del marxismo. Il primo manifesto contro la guerra venne scritto da Lenin l’11 ottobre 1914 e in esso apertamente si dice che “”in tutti i paesi più progrediti, la guerra rende attuale la parola d’ordine della rivoluzione socialista””. Nell’opuscolo famoso sul ‘Fallimento della II Internazionale’, che è di alcuni mesi dopo, il legame tra questa affermazione e la necessità della creazione di una nuova Internazionale è dimostrata nel modo più preciso: “”Il socialismo europeo è uscito dallo stadio, relativamente pacifico e dagli angusti confini nazionali. Con la guerra del 1914-15, esso è giunto allo stadio dell’azione rivoluzionaria, e la completa rottura con l’opportunismo e la sua esclusione dai partiti operai sono assolutamente mature… La guerra del 1914-15 è una così grande svolta nella storia che i rapporti con l’opportunismo ‘non possono’ rimanere quali erano nel passato””. L’indicazione del compito e la sua giustificazione storica assumono, in questo modo, la massima evidenza e una precisione assoluta. Ad esse non corrisponde però affatto, in Lenin, la semplice generica affermazione che la guerra sarebbe stata seguita da un regolamento dei conti tra governanti e governati, cosa che veniva ripetuta, in quegli anni, da molte parti. La previsione leninista è solidamente fondata sul risultato delle analisi che Lenin esporrà, nel 1916, nel “”Saggio popolare”” sull”Imperialismo, fase suprema del capitalismo’. E’ quindi una previsione organica e scientifica. “”Il capitale è divenuto internazionale e monopolistico. Il mondo è diviso fra un piccolo numero di grandi potenze, vale a dire fra le potenze che sono meglio riuscite a spogliare e ad asservire su grande scala altre nazioni. Quattro grandi potenze europee; Inghilterra, Francia, Russia e Germania, con una popolazione fra i 250 e 300 milioni di abitanti e con una superficie di circa 7 milioni di chilometri quadrati, posseggono delle colonie con ‘circa mezzo miliardo’ (495,5 milioni) di abitanti e una superficie di 64.6 milioni di chilometri quadrati, cioè circa la metà del globo terrestre (133 milioni di chilometri quadrati, senza le regioni polari). Aggiungete a questo i tre Stati asiatici: la Cina, la Persia e la Turchia, i quali sono stati fatti a pezzi dai briganti che conducono la guerra ‘liberatrice’. Quei tre Stati asiatici… hanno una popolazione di 360 milioni e una superficie di 14,5 milioni di chilometri quadrati …. (Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’, dell’agosto 1915). Così è organizzato il mondo capitalistico “”e nessun’altra forma di organizzazione è possibile””. Ma questa organizzazione, mentre genera da un lato violente crisi interne (guerre imperialiste) per la ineguaglianza di sviluppo che impone di continuo la ricerca di nuove spartizioni del fantastico bottino, dall’altro lato genera uno squilibrio crescente tra le forze oppresse e gli oppressori, e in questo squilibrio sono le premesse della inevitabile rottura rivoluzionaria. Questa però sarà tale, per le stesse condizioni oggettive da cui esce, che porrà all’ordine del giorno non più soltanto singole questioni dell’assetto economico e politico, ma i problemi “”della esistenza stessa della società capitalistica””, cioè i problemi di una rivoluzione socialista. Lenin afferma, in uno scritto che è del settembre 1915, che la rottura avrà luogo nella Russia, ma dalla Russia dovrà propagarsi agli altri paesi europei. “”La vita, egli scrive, attraverso la sconfitta della Russia, ‘procede’ verso la rivoluzione in Russia e, in legame con essa, verso la guerra civile in Europa”” (‘La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria’, del settembre 1915)”” [Palmiro Togliatti, ‘Alcuni problemi della storia dell’Internazionale comunista’] [(in) Paolo Alatri, a cura, ‘Rinascita di politica e di cultura italiana. 1944-1962. Terzo volume. 1957-1962’, Firenze, 1967] (pag 1161-1162)”,”EMEx-096″
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume I.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-005-FV”
“ALATRI Paolo a cura”,”L’unità d’Italia, 1859-1861. Volume II.”,”Giudizio Marx su trattato Villafranca e unificazione Italia (pag 223)”,”ITAB-006-FV”
“ALATRI Paolo”,”Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica.”,”””L’imperialismo è odioso nei forti e ridicolo nei deboli”” (Gaetano Salvemini) (in apertura) “”Eventuali operazioni militari contro gli jugoslavi avrebbero dovuto comunque essere condotte dalle truppe dell’VIII Armata, la quale, data la formula della nomina di Badoglio, restava sotto il comando del gen. Di Robilant. “”Qualunque sia la decisione che il Governo adotterà per Fiume””, telegrafava però il Commissiario straordinario militare il 19 settembre (138), “”si impone la necessità dell’allontanamento dalla zona di guerra del Generale Di Robilant, odiato a morte da tutti i fiumani e da tutti coloro della Venezia Giulia che anelano a Fiume italiana e che sono la grande maggioranza. Il predetto Generale è altresì inviso all’Esercito perché ormai è noto il suo ordine dato alla mensa al Comandante del 26° Corpo d’Armata il giorno 13 di tirare con l’artiglieria sui depositi di armi e benzina in Fiume, ordine che io ho annullato e che avrebbe portato a conseguenze disastrose. Prego pertanto non appena decisa la sostituzione di chiamare telegraficamente a Roma il Generale Di Robilant e inviarmi qui il Generale Caviglia o Morrone””. Nitti rispose (139) che reputava sotto ogni riguardo preferibile che il gen. Di Robilant non fosse sostituito da altro comandante di Armata e che Badoglio assumesse direttamente il comando dell’VIII Armata nella forma che ritenesse più opportuna. Così Badoglio fece infatti nella giornata del 21 settembre, trasferendosi a Udine dove cumulò la carica di Commissario straordinario militare per la Venezia Giulia e di comandante della VIII Armata, mentre il gen. Di Robilant veniva richiamato a Roma (140). Come si vede, Badoglio tendeva a creare le premesse di una situazione più distesa tra i comandi militari e il movimento dannunziano, e Nitti aderiva a questa linea. Della stessa tendenza è prova la decisione presa dal presidente del Consiglio che ufficiali e soldati attualmente sotto le armi che avevano lasciato i loro reparti per recarsi a Fiume non dovessero al loro eventuale ritorno essere inviati in campi di concentramento, bensì assegnati ai reparti dislocati nel Trentino, compreso D’Annunzio, dovessero essere considerati come rpivati cittadini (141). Pochi giorni dopo, esattamente il 3 ottobre, Nitti completava queste istruzioni a Badoglio con il seguente telegramma (142): “”Non so se V.E. reputi opportuno di far sapere agli ufficiali dell’esercito attualmente a Fiume che il Governo non ha nessuna intenzione di prendere severe misure contro coloro che si sono recati a Fiume: suppongo infatti che ciò risponda già ad una persuasione generale. Ad ogni modo ho voluto richiamare su ciò l’attenzione dell’E.V. anche perché una comunicazione in tal senso potrebbe avere benefica influenza sull’animo di alcuni ufficiali i quali possono preoccuparsi delle consueguenze dell’atto compiuto non tanto per loro stessi quanto per i loro dipendenti ch’essi hanno indotto a partecipare all’impresa””. Badoglio rispondeva proponendo l’emanazione di un proclama (…)”” (pag 227-228) note: (138) CP, n. 4963; (139) FDD, n. 26051; (140) Badoglio a Nitti, CP, n. 4968. Cfr. anche P. Badoglio, op. cit, p. 51, e E. Caviglia, op. cit., p. 80; (141) Nitti a Badoglio, 23 settembre 1919, FDD, n. 26290; (142) FDD, n. 27131″,”RAIx-006-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di TOGLIATTI Palmiro NEGARVILLE Celeste SAPEGNO Natalino LOMBARDO-RADICE Lucio GRIECO Ruggero ALATRI Paolo DI-VITTORIO Giuseppe ALICATA Mario RODANO Franco BERTI Giuseppe CANDELORO Giorgio LACONI Renzo PLATONE Felice AMENDOLA Giorgio MORANDI Giorgio NATOLI ALVARO Corrado JOVINE Francesco MARCHESI Concetto DE-ROSA Gabriele CALVINO Italo LONGO Luigi VISCONTI Luchino CONSAGRA Pietro MAFAI Mario PAJETTA Giancarlo ZANGRANDI Ruggero CAPRARA Massimo DIAZ Furio SILVESTRI Luigi ZAVATTINI Cesare SCOCCIMARRO Mauro CRISAFULLI Vezio BATTAGLIA Roberto MIELI Renato D’AMICO Fedele NENNI Pietro BANFI Antonio MARCHESI Concetto FRANCESCHELLI Mario BORRELLI Armando LOMBARDO Riccardo LAJOLO Davide SECCHIA Pietro RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita, 1944-1962. Primo volume, 1944-1950.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-028-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Felice PLATONE Celeste NEGARVILLE Mauro SCOCCIMARRO Gastone MANACORDA R. BIANCHI BANDINELLI Palmiro TOGLIATTI Mario MONTAGNANA Felice CHILANTI Vittorio FOA Antonio BANFI Antonello TROMBADORI Ruggero GRIECO Nilde JOTTI Ambrogio DONINI Gianni RODARI Aldo NATOLI Giuliano MANACORDA Carlo CASSOLA Carlo MUSCETTA Ines PISONI Lelio BASSO Rodolfo MORANDI Teresa MUSCI Carlo SALINARI Lucio LUZZATTO Arturo COLOMBI Mario MONTAGNANA Luciano GRUPPI Silvio MICHELI Gianfranco CORSINI Girolamo LI-CAUSI Edoardo D’ONOFRIO Luigi LONGO Alberto CARACCIOLO Ennio VILLONE Ennio CERLESI Felice PLATONE Antonio GIOLITTI Ludovico GEYMONAT Bruno MANZOCCHI Pietro INGRAO Mario FRANCESCHELLI Ambrogio DONINI Mario ALICATA Pio BALDELLI Renato GUTTUSO Umberto TERRACINI Fabrizio ONOFRI Agostino NOVELLA Fausto GULLO Alberto CARACCIOLO Valentino GEERRATANA Lucio LOMBARDO-RADICE Michele SALERNO Augusto MONTI Umberto BARBARO RODERIGO DI CASTIGLIA (TOGLIATTI)”,”Rinascita, 1944-1962. Secondo volume, 1951-1956.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-029-FV”
“ALATRI Paolo a cura; scritti di Luigi LONGO Palmiro TOGLIATTI (RODERIGO) Antonio GIOLITTI Alessandro NATTA Francesco FLORA Giorgio AMENDOLA Paolo BUFALINI Pietro INGRAO Luca PAVOLINI Cesare LUPORINI Velio SPANO Celeste NEGARVILLE Rossana ROSSANDA Enrico BERLINGUER Ambrogio DONINI Alfredo REICHLIN Giuseppe CHIARANTE Bruzio MANZOCCHI Sergio GARAVINI Luciano LAMA Gian Carlo PAJETTA Mario ALICATA Tullio VECCHIETTI Loris GALLICO Carlo SALINARI Eugenio PEGGIO Luciano GRUPPI Aldo NATOLI Arturo COLOMBI Emilio SARZI AMADE'”,”Rinascita, 1944-1962. Terzo volume, 1957-1962.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”PCIx-030-FV”
“ALATRI Paolo CERRONI Umberto CORTESI Luigi MAITAN Livio MERLI Stefano MIGLIARDI Giorgio PAPI Fulvio SANTARELLI Enzo SPRIANO Paolo STRADA Vittorio ZUCARO Domenico”,”Dibattito sullo stalinismo.”,”Il dibattito si è svolto, sotto il titolo generale A proposito di stalinismo e di storiografia, sui fascicoli 13/14 (maggio-dicembre 1961). 15/16 (gennaio-agosto 1962), 17 (settembre-dicembre 1962), 18 (gennaio-aprile 1963) e 20 (settembre-dicembre 1963) della Rivista storica del socialismo.”,”STAS-024-FL”
“ALATRI Paolo”,”Parlamenti e lotta politica nella Francia del Settecento.”,”Paolo Alatri, nato a Roma nel 1918, ordinario di Storia moderna nell’Università di Messina, autore di varie opere. Storia del conflitto tra parlamenti e potere centrale dalla Reggenza alla Rivoluzione.”,”FRAA-008-FF”
“ALATRI Paolo BARBADORO Idomeneo BEZZA Bruno BOGLIARI Francesco DADÀ Adriana FEDELE Santi FRANZINA Emilio GOZZINI Giovanni LANDUYT Ariane LEGNANI Massimo MOLA Aldo Alessandro MONTELEONE Renato ROCHAT Giorgio ROSSI Mario G. ROVERI Alessandro”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXI. La disgregazione dello stato liberale.”,”Citato A. Cervetto in note a pagina 529 (Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona) Contiene i saggi di I. Barbadoro, ‘Biennio rosso: lotte sociali e direzione socialista’, Giovanni Gozzini, ‘La costituzione del Partito comunista d’Italia’, Mario G. Rossi, ‘Partito popolare e sindacalismo cattolico nella crisi del dopoguerra’, Adriana Dadà, ‘Gli anarchici italiani tra guerra di classe e reazione'”,”MITS-025-FL”
“ALATRI Paolo AMENDOLA Giorgio BASSO Lelio BAUER Riccardo BATTAGLIA Roberto BENSI Cesare BO Carlo BRAMBILLA Giovanni BUTTÉ Alessandro CALEFFI Piero CATALANO Franco CAVALLI don Giuseppe CEVA Bianca CLERICI Edoardo CORNA-PELLEGRINI Giacomo FERRATA Giansiro FIAMENGHI Ettore FOA Vittorio FRIGÉ Edoardo GENTILI FILIPPETTI Giulia GREPPI Antonio GIACCHI Orio GRASSI Paolo GRASSINI Franco LA MALFA Ugo LOMBARDI Riccardo MALAGUGINI Alcide MALAVASI Gioacchino MALVESTITI Piero MEDA Luigi MIGLIORI Giovanni Battista MIRA Giovanni NICOLA Giovanni OTTOLENGHI Achille PAJETTA Giancarlo PAPAFAVA DEI CARRARESI Novello PARODI Giovanni PARRI Ferruccio PAVONE Claudio, PARETTI-GRIVA Riccardo, PESENTI Antonio, PIERI Piero, RAGIONIERI Ernesto REPACI Antonino ROGERS Ernesto ROSSINI Giuseppe SACCHI Filippo SALVADORI Massimo SALVATORELLI Luigi SCHIAVETTI Fernando SCOTTI Francesco SECCHIA Pietro SEGRE Umberto SERENI Emilio SPINELLA Mario SPINI Giorgio TOGLIATTI Palmiro VALERI Nino VALIANI Leo VEGAS Ferdinando VENANZI Mario VIGORELLI Ezio VILLABRUNA Bruno ZANGRANDI Ruggero ZANIBELLI Amos”,”Fascismo e antifascismo (1936 – 1948). Lezioni e testimonianze. Vol. II.”,”Biografie di tutti i nomi citati.”,”ITAF-035-FL”
“ALATRI Paolo”,”Le origini del fascismo.”,” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAF-001-FAP”
“ALATRI Paolo”,”Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74).”,”Capitolo ottavo: Repubblicani e clericali dal 1871 al 1873. Nascita e sviluppo dell’ “”Internazionale”” (pag 452-546) “”Quanto al Friscia, per la cui prima attività internazionalista rinviamo al citato saggio del Cerrito [Gino Cerrito, ‘Saverio Friscia nel primo periodo di attività dell’ Internazionale in Sicilia’, in ‘Movimento operaio’, 1953, III, p. 473], era anch’egli – come sappiamo – un ex mazziniano, che per molto tempo aveva continuato a collaborare con i mazziniani (1), ma verso la metà del ’71 si trovò al centro della polemica antimazzianiana: infatti, dopo l’appello contro l’ ‘Internazionale’ che il Mazzini rivolse il 13 luglio ‘Agli operai italiani’ e dopo la tagliente e celebre ‘Risposta di un internazionalista [Bakunin] a Mazzini’, il Friscia intervenne con un articolo su ‘L’Internazionale e Mazzini’, dapprima pubblicato nel settimanale agrigentino «L’Eguaglianza», da lui stesso diretto, e poi riprodotto dal «Gazzettino Rosa» di Milano, allora principale organo dell’ internazionalismo italiano (2). La crisi del mazzinianesimo non era che la crisi della democrazia piccolo-borghese, da mettere in correlazione con quei mutamenti di struttura che si andavano effettuando in tutta Italia proprio attorno al 1870 e che, per quanto riguarda la Sicilia, abbiamo cercato di illustrare nel capitolo dedicato alle condizioni materiali dell’isola. I due gruppi repubblicani, quello mazziniano e quello internazionalista, ritenevano di dominare la Sicilia, ciascuno con assoluta preponderanza sull’altro. Fin dal 19 luglio 1866 Bakunin aveva scritto che la maggior parte della ‘Falange Sacra’, l’organizzazione mazziniana, era passata, nel Sud, dalla propria parte (3); l’anno dopo , il 23 maggio 1867, scriveva di essere stato denunciato dal prefetto di Napoli come «promotore» e capo del movimento in Sicilia, soprattutto a Palermo, e, in generale, nell’Italia meridionale» (4). In realtà, in quegli anni, a Palermo non si hanno tracce documentarie né di attività internazionalista né di relativi allarmi da parte delle autorità; i seguaci del Mazzini erano tanto convinti di avere la supremazia, che lo stesso apostolo tentava di suscitare un moto recandosi personalmente nell’isola nell’agosto del 1870. L’anno dopo, Antonio Riggio, in una lettera a Engels del 16 ottobre 1871 (5), scriveva: «Ritorno da una corsa da Palermo, Napoli, Roma e Firenze. Il lavoro socialista vi si fa formidabile; ancora un anno e i destini della penisola saranno nelle nostre mani. Mazzini è solo. Nuove sezioni sorgono continuamente e giornali ne abbiamo in gran numero (…). In Sicilia comandiamo noi. Nella sola provincia di Girgenti avremo fra pochi giorni dieci Sezioni; non vi dico del numero dei nostri soci corrispondenti che lavorano come va fatto…». C’è da fare i conti, naturalmente, con la «deformazione professionale» in senso ottimistico, che è di tutti i rivoluzionari; ma un fondo d vero, nelle parole del Riggio, c’era, e l’ Internazionale’ era effettivamente destinata ad assumere in Sicilia, nel corso del 1872, un notevole sviluppo (6)”” (pag 484-486) [Paolo Alatri, ‘Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra (1866-74)’, Einaudi, Torino, 1954, Capitolo ottavo: ‘Repubblicani e clericali dal 1871 al 1873. Nascita e sviluppo dell’ “”Internazionale””‘ (pag 452-546)] [(1) Cfr. supra, p. 481, n. 1; (2) Cfr. anche il mediocre S. Cargone ‘Le origini del socialismo in Sicilia’, Roma, 1947, pp. 329 sgg. Notizie sulla prima diffusione dell”Internazionale’ in Sicilia sono anche in A. Lucarelli, ‘Gli albori del socialismo nel Meridione secondo i documenti dell’Archivio Provinciale di Trani’, in ‘Movimento Operaio, giugno-settembre 1951, p. 612. Per la lotta tra mazziniani e bakuninisti, come per quella tra marxisti e bakuninisti che ha scarsissima incidenza nella situazione siciliana, rinviamo a G. Manacorda, op. cit., pp 76 sgg. Segnaliamo qui un’ ‘Apologia della Comune’ di Luigi Mastropaolo, stampata a Palermo nel 1871 e sulla quale il Ministero dell’Interno chiese alla prefettura di Palermo che si aprissero indagini l’anno dopo, con lettera del 20 maggio 1872 (in A.S.P., Gab., Prefettura, b. 23, cat. 16, fasc. 4); (3) Cfr. N. Rosselli, op. cit., pp. 185-86; (4) Ibid. p. 199; (5) Ibid. p. 314); (6) Anche F. Chabod (op. cit., pp 425 sgg.) giudica il Riggio «troppo entusiasta, sebbene all’ottimismo degli internazionalisti corrispondesse un ottimismo altrettanto unilaterale da parte del governo. Quest’ultimo, però, scemò gradualmente nel corso del 1872 (ibid. pp. 440-41)]”,”ITAB-007-FSD”
“ALATRI Paolo”,”Mussolini.”,”Paolo Alatri, saggista, giornalista e storico, ha insegnato storia del Risorgimento all’Università di Palermo, storia moderna e storia delle dottrine politiche alle Università di Messina e di Perugia. Deputato al parlamento dal 1963 al 1968.”,”ITAF-043-FL”
“ALAYRAC Pierre”,”L’internationale au milieu du gué. De l’internationalisme socialiste au congrès de Londres (1896).”,”Pierre Alayrac, normaliano e agrégé di scienze economiche e sociali, è dottorando al Centre européen de sociologie et science politique di EHESS. I congressi della Seconda Internazionale: PARIGI 1889 BRUXELLES 1891 ZURIGO 1892 LONDRA 1896 PARIGI 1900 AMSTERDAM 1904 STUTTGART 1907 COPENHAGEN 1910 BASILEA 1912″,”INTS-068″
“ALAZARD Jean”,”Communisme et “”Fascio”” en Italie.”,”Massimalismo del PSI. “”Ora, qual’era, in quest’epoca, la potenza del partito socialista che i suoi capi dicevano così grande? Essa non si misurava solo nel numero dei suoi eletti. Essa dipendeva anche dalle possibilità d’ azione. Un articolo di Carlo Scarfoglio (‘Nazione’ del 4 dicembre 1919) diceva, di questo periodo, che c’era molto del bluff nel dispiegamento della forza. Constatava subito che questa volta i “”leaders”” avevano faticato molto a farsi intendere dalle masse. Turati, Treves e Modigliani non erano più onnipotenti. “”Inoltre, la formula anarchica ha penetrato tutto l’ ambiente che gravita attorno alle Camere del Lavoro, ambiente che non è quello delle fabbriche, ma quello dei comizi. Ciò che sovente con attenzione i movimenti del partito operaio in Italia constatano è il fatto che, ‘disciplinato e inattaccabile esternamente, è internamente un vero caos'””.”” (pag 49)”,”ITAA-120″
“AL-AZM Sadik J.”,”L’illuminismo islamico. Il disagio della civiltà.”,”AL-AZM Sadik J. è docente di storia della filosofia europea moderna ed “”occidentalista””, insegna a Beirut, Damasco e Harvard.”,”VIOx-187″
“ALBA Victor”,”Esquema historico del movimiento obrero en América Latina.”,”Questo libro deriva da uno schema preparatorio per un libro sul movimento operaio in America Latina molto più esteso apparso a Parigi nel 1953. Arriva fino al 1950 con qualche nota aggiuntiva per gli anni seguenti. Al momento non esiste in spagnolo un’opera sul movimento operaio latinoamericano che tratti dei due aspetti politico e sindacale. Contiene dedica dell’ autore.”,”MALx-009″
“ALBA Victor”,”Histoire du POUM. Le marxisme en Espagne (1919-1939).”,”Victor ALBA è nato a Barcellona nel 1916. Aderì al ‘Bloc’ nel 1931. Venne imprigionato dal franchismo negli anni 1939-1945. Giornalista, professore di scienze politiche alla Kent State University (USA), ha scritto numerose opere cosacrate alla Spagna e all’ America Latina.”,”MSPG-065″
“ALBA Victor”,”Historia general del campesinado.”,”Nato a Barcellona nel 1916, Victor ALBA, è stato direttore del Centro de Estudios y Documentacion SOciales de Mexico e della rivista ‘Panorama’. E’ stato professore di scienza politica presso la Università di Kent (USA).”,”FOLx-016″
“ALBA Victor”,”El Partido Comunista en España. Ensayo de interpretacion historica. La primera historia critica del Partido Comunista español.”,”Victor ALBA è nato a Barcellona nel 1916. In gioventù ha partecipato al movimento operaio e collaborato a vari periodici fino a diventare segretario di redazione de ‘La Batalla’. Ha preso parte alla guerra civile e alla fine di questa fuggito in Francia è stato redattore di ‘Combat’. Poi ha soggiornato in Messico e Stati Uniti dove ha ottenuto la docenza universitaria come professore di scienze politiche. Ha scritto molte opere.”,”MSPG-106″
“ALBA Victor”,”Historia del estalinismo 1923-1953. Una historia del estalinismo con todos sus elementos de juicio, cifras, fechas y citas.”,”Costo delle ostilità (2° guerra mondiale) (pag 389): URSS 192 Miliardi di $ Francia 44 M $ Germania 273 M $ Gran Bretagna 120 M $ Stati Uniti 330 M $ Valore della distruzione: URSS 128 M $ Francia 21 M $ Germania 48 M $ Gran Bretagna 7 M $ Stati Uniti 2 M $”,”RUSS-137″
“ALBA Victor”,”Historia social de la juventud.”,”Tra i titoli dei capitoli del libro di ALBA: Biologia e apprendimento Lotta delle generazioni Gioventù inesistente (preistoria) Gioventù precoce (Antico oriente) (…) Gioventù prolungata (Rivoluzione industriale) Gioventù idolatra (prima metà del secolo XIX) Gioventù ideologizzata (seconda metà XIX) Gioventù disperata (prima guerra mondiale) Gioventù utilizzata (tra le due guerre mondiali) Gioventù risvegliata (2° guerra mondiale) Gioventù sbalordita (guerra fredda) Gioventù delusa (nel terzo mondo) Gioventù comunitaria (Giappone, Israele, Cina) Gioventù esasperata (America Latina) Gioventù separata (dal mutamento economico) Gioventù contestataria (1968) Gioventù inedita (giovani operai degli anni ’60)”,”GIOx-019″
“ALBA Victor”,”Los liquidadores de un imperio.”,”Ronald MULLER, un economista della American University di Washington, non accusa le multinazionali, non ci sono economisti che stanno contro il big business, la grande impresa. Accusa il governo e i suoi funzionari ed economisti di mancanza di perspicacia per non aver compreso per tempo le conseguenze della formazione delle multinazionali. “”Coloro che compiono le scelte politiche non hanno compreso tuttavia le forze interrelazionali che derivano dalla globalizzazione e la concentrazione delle imprese private”” dice MULLER. (pag 240)”,”USAP-055″
“ALBA Victor”,”The Horizon Concise History of Mexico.”,”””Dopo che la Prussia sconfisse le forze austriache nella battaglia di Sadowa e quando la guerra civile negli Stati Uniti finì, la situazione cominciò a cambiare. Napoleone III volle rimpatriare i suoi soldati, Lincoln riconobbe il governo Juarez; il segretario di Stato William Henry Seward ricordò alla corte di Parigi la Dottrina Monroe e chiese il ritiro delle forze francesi dal Messico. Nella primavera del 1866, Napoleone annunciò a Massimiliano che intendeva richiamare i soldati a casa. Dal marzo dell’ anno seguente non ci furono più forze francesi in Messico.”” (pag 104-105)”,”AMLx-049″
“ALBA Victor SCHWARTZ Stephen”,”Spanish Marxism versus Soviet Communism.”,”Dedicato a Andreu NIN (1892-1937) e Joaquim MAURIN (1896-1973) Victor ALBA è stato un attivo partecipante del POUM e della guerra civile. E’ autore prolifico di molti libri sul tema. Stephen SCHWARTZ, scrive su temi del movimento e della cultura operaia. E’ attualmente visiting fellow alla Hoover Institution. E’ autore di ‘Brotherhood of the Sea’ una storia della Sailor’s Union of the Pacific (Transaction). Carenza di armi sul fronte di Aragona. “”Ci fu poca attività al fronte dopo le prime settimane. I comunisti continuavano ad usare ciò come pretesto per chiedere, sulla loro stampa, insidiosamente, perché Saragozza non fosse stata presa. “”El Combatiente Rojo”” l’ “”organo di milizia, soldati e polizia antifascista””, pubblicato dalla 29° divisione, rispose a quella domanda con un articolo firmato da Narcis Molins i Fabrega: “”Coloro la cui situazione avrebbe permesso loro di aiutare l’ avanzata verso Saragozza sono proprio quelli che stanno ponendo ostacoli su questa strada e, nello stesso tempo, osano chiedere maggiori responsabilità agli altri””. Egli sottolineò che molte delle armi spedite alla repubblica erano state bloccate nel loro passaggio attraverso il Mediterraneo, dalla Russia, dove si sperava che il ricatto delle armi avrebbe portato risultati, forzando la CNT e il POUM a sottomettersi al PSUC; (…)””. (pag 154-155)”,”MSPG-131″
“ALBA Victor”,”Histoire des républiques espagnoles.”,”CEDA: Confederation espagnole des Droites Autonomes Ricchezza della Chiesa cattolica spagnola. “”La Chiesa possedeva allora in Spagna 11.921 proprietà rurali, 7.828 proprietà urbane, 4.192 terreni. Il valore dichiarato di questi beni arrivava a 76 milioni, ma superava di fatto 85 milioni. C’erano 2.919 conventi, 763 monasteri, 36.569 religiosi e 8.396 monache, più di 35.000 preti secolari. In totale, quasi 80 mila persone pagate dallo Stato””.”,”SPAx-061″
“ALBA Victor”,”Dos revolucionarios. Andreu Nin Joaquín Maurin.”,”””Actuar en el Parlamento es sólo una parte de la actividad que debe desplegarse. El POUM dispone de núcleos pequeños (procedentes de la Izquierda Comunista) en Madrid, Asturias, Santander, Bilbao, Galicia y Extremadura, y de otros (procedentes del Bloque) en Asturias Castellón, Valencia y Madrid. Deben ser avanzadas para formar en esos lugares secciones del Partido; Maurín podrá aprovechar sus privilegios de diputato para ayudar en esto. El POUM, en los meses que siguen a las elecciones, crece y llega a los 10.000 miembros (1). No basta tampoco con que el Partido crezca. Debe aprovecharse esto para tratar de reavivar la Alianza Obrera y para marchar hacia la unidad sindical. Sin una mayor cohesión de la clase trabajadora, piensa Maurín, las posibilidades de triunfo son escasas para los obreros y abundantes para las fuerzas reaccionarias. El ejemplo de Alemania le obsessiona y lo repite constantemente en mítines y conferencias.”” (pag 220-221) (1) nello stesso momento la CNT ha quasi due milioni di affiliati, la FAI 10.000, la UGT e il PSOE insieme con altri due milioni e il Partito comunista 100 mila secondo lui, 3000 secondo osservatori stranieri (Brennan, Borkenau)”,”MSPG-203″
“ALBA Victor”,”Historia del Estalinismo, 1923-1953.”,”Victor Alba nació en Barcelona en 1916. Militante obrero desde los 16 años y periodista politico en La Humanitat, Ultima Hora y La Batalla de Barcelona, partecipó en la guerra civil española, en las filas del POUM, y estuvo luego en la cárcel por dos veces, la última por haber partecipado en la publicación del primer periódico clandestino aparecido en el pais bajo Franco. Marchó al exlio en 1945, trabajó en Combat de Paris con Albert Camus y en Franc-Tireur, después fue redactor de Excelsior de México y The New Leader de Nueva York, dirigió las Galerias Excelsior y el Centro de Estudios y Documentación Sociales y su revista Panoramas en México. En 1957 entró a trabajar en un organismo de las Naciones Unidas y en 1966 empezó a enseñar en universidades norteamericanas. Actualmente es profesor de Ciencias Politicas en la Kent. Ha publicado, en México, Paris y Nueva York, una docena de libros sobre cuestiones sociales latinoamericanas, y media docena sobre cuestiones españolas en Paris, Madrid y Barcelona. Sus últimos libros son Histoire du POUM, aparecido en Paris, Catalonia a Profile en Nueva York, y El Frente Popular en Barcelona. Nota del Autor, apendices, cronologia, estadisticas, bibliografia, Estadisticas,”,”MSPG-030-FL”
“ALBA Victor”,”Los Españoles fuera de su casa. Esquema historico de España 1868-1965.”,”Alba Victor: Insomnie Espagnole, Paris 1946. Historie de Républiques Espagnole, Paris 1948.”,”MSPG-030-FL”
“ALBA Victor”,”Historia del comunismo en America Latina.”,”””El Argentino Anibal Ponce – residente largos años en México -, no mostró ser jamás un comunista disciplinado, pero defendió siempre la Revolución Rusa y puede ser considerado come el cerebro latinoamericano más profundamente marxista. En cuestiones de educación, religión y de sociología, la labor de Ponce fué de gran valor intelectual, I pero de scasa repercusión en las filas de los partidos comunistas. El hecho mismo de que en Moscú nunca se preocuparan por conocer la opinión de Ponce acerca de los problemas candentes ni de pedirle información, indica a las claras el estado de marasmo intelectual en que se encontraban los partidos comunistas. Mientras el Komintern enviaba dinero en cantidad para mantener a Codovilla, Guralsky y una serie de agentes y “”consejeros””, no destinó un centavo, o un mísero rublo, para fomentar los estudios de la realidad social latinoamericana, ni en América Latina misma ni en las bibliotecas de Rusia. En el Instituto Marx y Engels, de Moscú, no se realizó ningún trabajo serio sobre los problemas de nuestro Continente. Aníbal Ponce vivió miserablemente toda su vida, en México lo mismo que en Argentina”” (pag 54)”,”MALx-064″
“ALBA Victor”,”El Frente Popular.”,”Victor Alba, (1916) periodista catalán en la época de los acontecimientos que analiza este libro, fue, después de un periodo de cárcel, redactor en Combat de Paris, bajo la dirección de Albert Camus; de Excelsior de Mejico y de The New Leader de Nueva York, para dedicarse luego a la vida universitaria. Es actualmente profesor de Ciencias Politicas de la Universidad norteamericana de Kent. Entre sus libros figuran: Histoire del Républiques Espagnoles, Le mouvement ouvrier en Amérique Latine, Alliance Without Allies, Las ideas sociales en México, The Latin Americans, Politics and the Labor Movement in Latin America, Catalunya sense cap ni peus, Historia general del campesinado, Historia social de la mujer, El marxisme a Catalunya, Watergate, historia de un abuso de poder, Cataluña de tamaño natural, Y Catalonia, A Profile. Todas, en fin de cuentas, libros de periodismo politico. Nota del autor, bibliografia, indice onomástico, Colección Textos,”,”MSPG-054-FL”
“ALBA Victor”,”Historia de la Segunda Republica Española.”,”Victor Alba, (1916) periodista catalán en la época de los acontecimientos que analiza este libro, fue, después de un periodo de cárcel, redactor en Combat de Paris, bajo la dirección de Albert Camus; de Excelsior de Mejico y de The New Leader de Nueva York, para dedicarse luego a la vida universitaria. Es actualmente profesor de Ciencias Politicas de la Universidad norteamericana de Kent. Entre sus libros figuran: Histoire del Républiques Espagnoles, Le mouvement ouvrier en Amérique Latine, Alliance Without Allies, Las ideas sociales en México, The Latin Americans, Politics and the Labor Movement in Latin America, Catalunya sense cap ni peus, Historia general del campesinado, Historia social de la mujer, El marxisme a Catalunya, Watergate, historia de un abuso de poder, Cataluña de tamaño natural, Y Catalonia, A Profile. Todas, en fin de cuentas, libros de periodismo politico.”,”SPAx-017-FL”
“ALBA Victor”,”Le mouvement ouvrier en Amerique Latine.”,”Caudillismo e oligarchia (pag 59-) Il caudillo e la Chiesa (pag 64-)”,”MALx-002-FV”
“ALBA Victor, a cura di Charlotte BLANCHARD e Sarah BLANDINIÈRES”,”En finir avec les patrons. Les collectivisations de 1936 en Espagne.”,”Pere Pagès ossia Victor Alba (1916-2003) è stato militante e giornalista del Poum e ha preso parte alla guerra civile spagnola. Negli anni Cinquanta ha insegnato scienze politiche negli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Histoire des républiques espagnoles’ (Nord Sud 1948) e una biografia di A. Nin (Portic, 1974). E pure ‘Histoire du Poum: le marxisme en Espagne’, (1975 Champ libre)”,”MSPG-296″
“ALBANESE L. LIUZZI F. PERELLA A.”,”I consigli di fabbrica. Delegati e consigli in Italia. Dalla contrattazione articolata al patto federativo: una delle esperienze più vitali del movimento operaio italiano.”,”””Sarà, infine, il congresso della FIOM del 1970 a compiere la prima scelta ufficiale a favore dei delegati e dei consigli, anticipando di qualche mese la decisione della CGIL.”” (pag 34) “”Il delegato, si diceva, ha una “”doppia faccia””. Una è rivolta verso i lavoratori, l’ altra verso il sindacato. E, nella misura in cui le lotte dei lavoratori spingeranno verso una crescente politicizzazione dei consigli, questo si rifletterà inevitabilmente sul sindacato; che quindi conserverà e rafforzerà il suo carattere politico. Ma, dall’ altra parte è venuta una replica anche a questa puntualizzazione. Una delle due facce, si è risposto, finirà inevitabilmente per prevalere (Accornero). Si avrebbero dunque due possibili sbocchi. Nel primo caso, “”il sindacato estrarrebbe dal gruppo operaio omogeneo la sua opposizione globale, la sua virtualità alternativa, nella presunzione neosorelliana di essere la rivoluzione. Nel secondo, il sindacato rinchiuderebbe tutte le espressioni della classe nel campo giuridico-contrattuale. Nella realtà prevarrebbe l’ ipotesi moderata, non essendo eliminabile lo specifico sindacale”” (Bertinotti).”” (pag 93-94)”,”MITT-233″
“ALBANESE Giulia”,”Pietro Marsich.”,”MARSICH (1891-1927) fu fautore della guerra di Libia e poi interventista (1914-1915) prese parte poi al movimento dannunziano e a quello di Mussolini, fondò il giornale ‘Italia nuova’ e poi si allontanò dalle posizioni del fascismo prima della marcia su Roma.”,”ITAF-274″
“ALBANESE Luciano”,”Il concetto di alienazione.”,”””L’alienazione “”mondana”” si manifesta, in primo luogo, nella scissione tra Stato e società civile. E’ quanto mai significativo, a questo proposito, che Hegel venga lodato da Marx per aver avvertito “”come una ‘contraddizione’ la separazione di società civile e società politica”” (K. Marx, Opere filosofiche giovanili, 1963, p.89). Un’altra forma di alienazione, in secondo luogo, è rinvenibile nel seno stesso della società civile, dove si genera una separazione tra “”non-proprietà”” (lavoro salariato) e “”proprietà”” (denaro, capitale). Anche stavolta, Marx afferma a chiare lettere che l’opposizione tra non-proprietà e proprietà, finché non viene concepita come opposizione tra lavoro e capitale, non può essere ancora colta “”nel suo ‘rapporto attivo’ alla sua ‘intima’ connessione””, cioè non può essere colta “”come ‘contraddizione'”” (Ivi, p. 223). Di che natura sia questa contraddizione, è chiarito molto bene da Marx quando scrive che proletariato e ricchezza “”formano un tutto”” (‘ein Ganzes’). La proprietà privata, come ricchezza, è costretta a mantenere nell’esistenza se stessa e ‘con ciò’ il suo opposto, il proletariato. Il proletariato, d’altra parte, in quanto tale, è costretto a togliere (‘aufzuheben’) se stesso e con ciò l’opposto che lo condiziona e lo fa proletariato, la proprietà privata (F. Engels K. Marx, La sacra famiglia, 1967, p.43). Abbiamo quindi una opposizione ‘dialettica’, caratterizzata dalla “”coesistenza dei due lati contradditorî””, dalla loro lotta e dalla “”‘fusione’ in una nuova categoria”” (K. Marx, Miseria della filosofia, 1969, p. 96). Di conseguenza, se il proletariato vince, “”non diventa perciò il lato assoluto della società; infatti esso vince solo togliendo (‘indem es aufhebt’) se stesso “”e”” il suo opposto. Allora scompare sia il proletariato sia l’opposto che lo condiziona, la proprietà privata”” (ME, La sacra famiglia, p. 44). La ‘realtà’ di questa contraddizione dialettica è per Marx un assioma indiscutibile””. (pag 191-193) [Luciano Albanese, Il concetto di alienazione. Origini e sviluppi, 1984]”,”TEOC-030-FL”
“ALBANESE Luciano”,”Il pensiero politico di Schmitt.”,”Carl Schmitt nasce l’11/07/1888 a Plettenberg (Westfalia) da famiglia cattolica. Compie gli sudi universitari a Berlino, Monaco e Strasburgo, dove nel 1910 si laurea in giurisprudenza. Nel 1915 supera l’esame per l’accesso alle carriere legali. Nello stesso anno si arruola volontario, e presso lo stato maggiore di Monaco si occupa dell’applicazione dei decreti militari di guerra. Nel 1916 contrae il primo matrimonio con Pawla Dorotic, in omaggio alla quale firmerà la proma edizione della Dittatura col doppio cognome Schmitt-Dorotic. Sempre nel 1916 consegue a Strasburgo l’abilitazione all’insegnamento accademico. Divenuto professore presso la scuola superiore di amministrazione di Monaco, frequenta nella stessa città i seminari di Max Weber del 1919-20. Nel 1921 è professore di diritto pubblico a Greifswald, dal 1922 al 1928 a Bonn. Nel 1926 sposa Duschka Todorovitsch, dalla quale avrà l’unica figlia, Anima.Gli anni di Bonn sono caratterizzati da una intensa attività intellettuale, che culmina nel 1928 con la Dottrina della costituzione. Dal 1928 al 1932 Schmitt passa ad insegnare presso la Scuola superiore di amministrazione di Berlino. La progressiva ascesa di Hitler vede Schmitt schierato politicamente sulle posizioni di Schleicher e von Papen. Su loro incarico, nel 1932, difende il Reich contro il governo prussiano davanti alla Corte suprema di Lipsia Legalità e legittimità, scritta nello stesso anno, sostiene che ai nazisti, non meno che ai comunisti, deve essere impedito di godere dei vantaggi legali derivanti dall’accesso al potere. E ancora dietro pressione di von Papen, dopo l’avvento di Hitler, partecipa al progetto di ‘uniformazione’ dei Länder al Reich. Il falldei progetti politici di von Papen e indubbie affinità ideologiche spinsero Schmitt, il 01/05/1933, ad iscriversi al partito nazista. Schmitt, che godeva dell’appoggio di Goering, divenne consigliere di Stato prussiano, professore di diritto pubblico a Berlino e capo del gruppo dei docenti universitari della Lega nazionalsocialista dei giuristi. Muore il 07/04/1985.”,”TEOP-058-FL”
“ALBANESE Giulia”,”La marcia su Roma. Ottobre 1922.”,”‘Una rivoluzione tipicamente italiana’ (pag 129-) Giulia Albanese, storica, svolge attività di ricerca presso l’Università di Padova. Sul rapporto violenza politica e crisi dello Stato liberale ha pubblicato ‘Alle origini del fascismo. La violenza politica a Venezia, 1919-1922’ (Padova 2001) e ‘Pietro Marsich’ (Verona, 2003) “”Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”” (Mussolini) (pag 129) ‘Le notizie che l’ambasciata inglese ottenne dal Vaticano erano di uguale tenore, anche se si sottolineava la rottura costituita dalla marcia su Roma. Il locale ambasciatore riferiva infatti di una conversazione con monsignor Borgongini Duca, il quale pur non omettendo di considerare gli avvenimenti una «rivoluzione» e «un’usurpazione dell’autorità dello stato», giudicava tuttavia positivamente il governo e concludeva: “”la «rivoluzione» è stata tipicamente italiana, un piatto di spaghetti [in italiano nel testo], e la maniera in cui il cambio è stato realizzato non deve generare cattivi presentimenti solo perché è stata totalmente incostituzionale. Non ha anticipato problemi, neppure sulla Dalmazia!””. Incerta, anche se piuttosto favorevole al fascismo, era stata la posizione espressa dall’ambasciata britannica di fronte alla marcia vera e propria. (…) Allo stesso tempo l’ambasciatore prendeva posizione, analogamente ai nazionalisti e ai fascisti, contro lo stato d’assedio osservando che avrebbe comportato panico nella popolazione e che l’esibizione di forza militare, all’indomani della revoca della drastica disposizione, non poteva che essere un bluff: a quel punto era chiaro che i militari avrebbero rifiutato di combattere contro i fascisti. Alcune ore dopo, lo stesso ambasciatore riferiva che la sua impressione era quella di una resa governativa ai fascisti e ai nazionalisti, a Roma, dal momento che i militari stavano tornando nelle caserme e il controllo era stato preso completamente dalle forze fasciste e nazionaliste. (…) Contrastava con questa immagine di sostanziale tranquillità, pur nella consapevolezza della rottura avviata, l’impressione che gli avvenimenti destavano in Francia. (…) La fonte maggiore di ansietà era inoltre legata – lo si è già detto -alla possibilità che l’Italia di Mussolini praticasse una politica estera aggressiva e destabilizzante nei confronti dell’ordine mondiale imposto a Versailles. La sensazione di rottura doveva apparire più netta in Francia anche perché, nonostante l’ambasciatore Sforza descrivesse la situazione come del tutto sotto controllo, l’annuncio delle sue dimissioni all’indomani dell’avvento di Mussolini non aveva lasciato indifferenti gli esponenti di governo. (…) Complessivamente, se non si considera la questione della politica estera, vero punto cruciale però della presa di posizione francese, i commenti della stampa erano molto diversificati a seconda delle posizioni politiche, ma vi si potevano riconoscere alcune tendenze specifiche: da chi appoggiava incondizionatamente i fascisti, a chi, pur appoggiandoli, non aspirava alla riproduzione del fascismo anche in Francia, a chi li appoggiava non credendo che questa tendenza si sarebbe sviluppata, fino a coloro che li avversavano con forza (59). La reazione statunitense agli avvenimenti romani, specie da parte dell’ambasciata, era invece molto favorevole, in contrasto con la maggiore cautela dei colleghi inglesi e francesi’ [(59) P. Milza, ‘L’Italie fasciste devant l’opinion française 1920-1940’, Armand Colin, Paris, 1967, pp. 54-76] (pag 143-144-145-146)]”,”ITAF-367″
“ALBANESE Matteo”,”Aldo Moro. La morte della prima repubblica.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Matteo Albanese, professore di Storia dei partiti e dei movimenti politici presso l’Università di Padova. Si è occupato di violenza politica e di estremismo fin dalla sua tesi di dottorato discussa presso l’Istituto Universitario Europeo. E’ stato ricercatore presso diversi atenei (Parigi, Lisbona, New York) ed è autore di saggi e volumi in Italia e all’estero”,”BIOx-376″
“ALBANI Paolo”,”L’ assenteismo operaio. Una forma di non collaborazione.”,”Paolo ALBANI (1946) è borsista presso la Scuola di storia del pensiero economico, diretta da C. NAPOLEONI.”,”MITT-112″
“ALBANI Paolo”,”Crisi del profitto e sviluppo capitalistico. Un’analisi disaggregata dell’industria manifatturiera italiana: 1951-1971.”,”Paolo Albani (Marina di Massa, 1946),borsista presso la Scuola di storia del pensiero economico, diretta da C. Napoleoni, lavora attualmente nell’Istituto di Scienze Economiche della Facoltà di Economia e Commercio di Firenze. Tra i suoi lavori: L’assenteismo operaio ed altri saggi apparsi su ‘Aut Aut’ e ‘Monthly Review’.”,”ITAE-035-FL”
“ALBANO Antonio ORSINI Renzo”,”Basi di dati.”,”Antonio Albano è professore associato di Documentazione automatica nel Dipartimento i Informatica dell’Università di Pisa. Dopo la laurea in Ingegneria elettronica, conseguita al Politecnico di Milano, ha compiuto attività di ricerca presso l’Istituto di Elaborazione dell’informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche. É stato ricercatore e docente presso le Università di New York e di Toronto. Renzo Orsini, laureato in Scienze dell’informazione all’Università di Pisa, è ricercatore presso il Dipartimento di Informatica della stessa Università.”,”SCIx-075-FL”
“ALBANO Mario”,”Sud Africa. L’apartheid del capitale.”,”Mario Albano, autore di ‘Angola: una rivoluzione in marcia’ e altre opere sul tema dei movimenti rivoluzionari africani.”,”AFRx-119″
“ALBARANI Giuliano BADALONI Nicola BARBERINI Carlo Antonio BARONE Eros COSPITO Giuseppe DI-STEFANO Salvatore GALLI Giorgio GARIN Eugenio STEVANI COLANTONI Angela VANZULLI Marco ZANANTONI Marzio”,”Gramsci e la storia d’Italia.”,”””Questo ampio lavoro di traduzioni, che copre oltre 700 pagine manoscritte sulle circa 3000 che costituiscono il complesso dei ‘Quaderni’ e un arco temporale che va dall’inizio del 1929 (cioè dal momento in cui Gramsci ottiene il permesso di scrivere in carcere) al 1931 con una breve ripresa nell’anno successivo, culmina e insieme si conclude con la versione pressoché integrale di un’antologia popolare tedesca di scritti di Marx (di cui erano stati pubblicati alcuni brevi estratti in appendice all’edizione di Gerratana) (5), realizzata tra la fine del 1930 e il 1931 vale a dire negli stessi mesi in cui, in un’altra sezione del medesimo quaderno – il Quaderno 7 – Gramsci sta compilando la ‘seconda serie’ degli ‘Appunti di filosofia – Materialismo e idealismo’, largamente dedicati proprio al marxismo (6). Non è certo questa per Gramsci la prima né l’unica occasione di confrontarsi con i testi marxiani la cui conoscenza data fin dagli scritti giovanili, sia pure ancora intrisi di idealismo – basti pensare a quelli celeberrimi del 1917-18 su ‘La rivoluzione contro il “”Capitale”” o su ‘Il nostro Marx’ (7) – e si approfondisce e si precisa nel corso degli anni insieme alle posizioni politiche dell’autore fino al 1925 quando Gramsci, ormai segretario del PCd’I, compila una sintetica quanto efficace antologia marxista all’interno di una dispensa destinata alla scuola di partito (8). Una conoscenza così puntuale da permettergli di citare a memoria, nella ‘prima serie’ degli ‘Appunti di filosofia’ del Quaderno 4, ampi brani delle opere di Marx, alcuni dei quali successivamente riveduti e corretti sulla base delle proprie versioni dal tedesco (9). Se però – come non sono il solo a credere – i ‘Quaderni’ sono anche se non soprattutto una riflessione sulle ragioni di una sconfitta – personale oltre che politica-, e se tale riflessione passa anche se non soprattutto attraverso non una negazione né un superamento, ma una rilettura e un approfondimento dell’opera di Marx, questo avviene anche se non soprattutto grazie alle traduzioni dell’antologia sopra citata, non foss’altro che per il fatto che in carcere Gramsci ha a disposizione ben poche altre fonti a riguardo, probabilmente solo alcuni volumi di un’edizione francese di opere marxiane che peraltro definisce in una lettera a Tatiana del 1931 (coeva al proprio lavoro di traduzione) “”tradotte in modo scelleratissimo”” (10). Un altro elemento da tenere in considerazione è che, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, le versioni gramsciane non seguono l’ordine con cui i testi compaiono nel volumetto tedesco, ma una successione diversa, dalla quale mi sembra di poter ricavare una sorta di gerarchia di valore in ordine decrescente e che corrisponde alla particolare interpretazione da parte di Gramsci di quella che nei ‘Quaderni’ definisce sempre più spesso – e non solo per ragioni di (auto)censura – “”filosofia della prassi”” (11)”” [G. Cospito, ‘Gramsci e Marx’ (in) Aa.Vv. ‘Gramsci e la storia d’Italia, Milano, 2008] (pag 186-188) Note: (5) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, cit., vo., IV, pp. 2355-62; (6) Per la cronologia dei ‘Quaderni di traduzioni’, cfr. le pp. 870-90 dell’edizione citata; per la datazione degli appunti teorici, qui e nel seguito mi sono avvalso di G. Francioni, ‘Proposte per una nuova edizione dei ‘Quaderni del carcere’, “”IG Informazioni””, 1992, 2, pp. 85-186, in particolare pp. 144-47; (7) I due articoli erano usciti rispettivamente sull'””Avanti!”” del 24 novembre 1917, a commento delle prime frammentarie notizie provenienti dalla Russia sulla Rivoluzione d’Ottobre, e su “”Il Grido del popolo”” del 4 maggio 1918, in occasione del centenario della nascita di Marx; (6) I testi si trovano ora raccolti in A. Gramsci, ‘Il rivoluzionario qualificato’, a cura di C. Morgia, Roma, Delotti, 1988, pp. 59-209; (9) Cfr. V. Gerratana, ‘Note al testo’, in A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., vol. IV, p. 2642; (10) Lettera del 29 giugno 1931, ora in A. Gramsci, ‘Lettere dal carcere’, cit, vol. II, p. 431. In effetti nel Fondo Gramsci della Fondazione che porta il suo nome sono conservate alcune altre opere di Marx ed Engels, ma essendo per lo più prive di contrassegni carcerari è improbabile che Gramsci abbia avuto effettivamente la possibilità di consultarle; (11) Sulla complessa questione si veda almeno F. Frosini, ‘Gramsci e la filosofia. Saggio sui Quaderni del carcere’, Roma, Carocci, 2003, pp. 79 sgg., nonché, del medesimo autore, il saggio su ‘Filosofia della praxis’, in F. Frosini, G. Liguori, a cura, ‘Le parole di Gramsci. Per un lessico dei Quaderni del carcere’, Roma, Carocci, 2004, pp. 93-111]”,”GRAS-120″
“ALBELTARO Marco”,”Cesare Battisti, Fabio Filzi.”,”ALBELTARO Marco è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘L’assalto al cielo. Le ragioni del comunismo, oggi’ (a cura), 2010, ‘Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia’ (con A. Hobel), 2014, ‘Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia, una vita di parte’ (Laterza, 2014). “”Diverso fu invece l’atteggiamento del Psi verso i socialisti francesi. La Francia era stata attaccata dalla Germania e i socialisti francesi avevano votato a favore dei crediti di guerra. Ed erano stati giustificati dall’Avanti! e nemmeno con un tono dimesso ma con parole roboanti. Si era fatto riferimento alle dichiarazioni di Sembat – che era stato il più stretto collaboratore di Jean Jaurès negli ultimi anni della sua vita prima che questi fosse ucciso proprio per le sue idee pacifiste – quando aveva affermato che i socialisti votavano i crediti di guerra per difendere il proprio Paese invaso e non con spirito imperialista ma, anzi, senza rinunciare ai valori rivoluzionari e rifiutando, dopo la vittoria, di assumere un atteggiamento sciovinista e imperialista ai danni della Germania. Queste parole erano state salutate dall’Avanti!, il 10 agosto, come meritevoli “”di restare eternamente scolpite nella coscienza del proletariato mondiale””. E, in Francia, si era perfino organizzato un nutrito gruppo di socialisti italiani emigrati determinati ad arruolarsi come volontari per il fronte. Antegermanismo e una “”impressionante insorgenza di ideologia nazionale”” (L. Cortesi, Introduzione, cit. (1)) sono i due binari su cui si muove la politica del Psi. Da questo terreno sono germogliate le posizioni mussoliniane di cui si è parlato prima: messo in minoranza dalla direzione del Partito, Mussolini si dimetterà da direttore dell’Avanti! e imboccherà la strada già ricordata”” (pag 170-172) [(1) Luigi Cortesi, Introduzione: ‘Il PSI dalla “”settimana rossa”” al Congresso nazionale del 1918’, in Rivista storica del socialismo, X, 32, numero monografico: ‘Il PSI e la Grande guerra’]”,”QMIP-174″
“ALBELTARO Marco”,”Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia, una vita di parte.”,”Marco Albeltaro, dottore di ricerca in Storia contemporanea, è assegnista presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino. Studia l’Italia del ‘900, la storia del giornalismo e del movimento operaio italiano e internazionale. Ha pubblicato: ‘L’assalto al cielo. Le ragioni del comunismo oggi’ (a cura), 2010; ‘La parentesi antifascista. Giornali e giornalisti a Torino (1945-1948)’ (Torino, 2011); ‘Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia (a cura) (con A. Hobel, Roma, 2013). “”L’egemonia che il Pci sta guadagnando nella lotta di Liberazione è conquistata sul campo sia attraverso un’operazione politica animata da Secchia in prima persona, con un modello di lotta armata che ha molti punit di contatto con quello della guerriglia jugoslava (71), sia grazie alla capacità di mobilitare la classe operaia che è propria soltanto del Pci (72). In questo clima viene dato fuoco alla miccia di quella “”guerra inespiabile”” che secondo Parri inizia proprio nella primavera del 1944 (73). Nel marzo del ’44 Secchia pubblica su ‘La Nostra Lotta’ un articolo intitolato ‘Organizzazione e spontaneità’ (74) che riguarda lo sciopero che si è svolto a Genova nel mese di gennaio. Si tratta di un pezzo nel quale Secchia ripercorre gli errori della Federazione comunista di Genova nella gestione dello sciopero. Se egli rivendica per i comunisti genovesi un ruolo dirigente nello sciopero, non lesina però un catalogo di osservazioni sulle loro carenze organizzative. Per Secchia, nel mese di gennaio, “”non si era (…) fatto un sufficiente lavoro per convincere le masse operaie che specialmente oggi, di fronte all’organizzazione’ delle forze reazionarie nazi-fasciste; gli scioperi non devono essere improvvisati, essi devono essere minutamente e accuratamente organizzati”” (75). Secchia avrebbe voluto vedere il partito dare il via allo sciopero. Non è infatti per lui accettabile che la scintilla si sia innescata spontaneamente: “”La parola d’ordine dell’inizio dello sciopero deve essere data da C. di Agitazione Sindacale, allo sciopero non si deve arrivare solo per iniziativa dei singoli operai, senza che i Comitati responsabili abbiano potuto procedere al necessario lavoro di preparazione e di organizzazione”” (76)”” (pag 101-102) (71) Secchia, Il partito comunista; (72) Peli, Storia della Resistenza in Italia; (73) F. Parri, Scritti 1915-1975, 1976; (74) ‘La Nostra Lotta’ (…); (75) Ivi; (76) Ivi. Secchia vede la “”svolta di Salerno”” come “”una specie di colpo di fulmine””. Ha una diversa concezione rispetto a Togliatti del ruolo del Cnlai, che vede come protagonista principale del rinnovamento del paese mentre Togliatti ne restringe il compito alla lotta armata (pag 104)”,”PCIx-400″
“ALBER Jens”,”Dalla carità allo stato sociale.”,”ALBER è Prof di sociologia all’Univ di Colonia. E’ autore di numerosi saggi sui sistemi di assicurazione sociale e sullo stato del benessere. Le sue ricerche su tali problemi trovano ora un’esposizione sistematica in questo volume.”,”EURx-056″
“ALBERGAMO Francesco”,”La teoria dello sviluppo in Marx e in Engels.”,”””Nello scritto di Engels su Feuerbach si trova la considerazione che la dialettica, concepita da Hegel come autosvolgimento delle Idee l’una dall’ altra, si trasforma, operandone il “”capovolgimento””, nella “”scienza generale del movimento (cioè del divenire, reale, materiale, delle cose), tanto del mondo esterno, quanto del pensiero umano””. (pag 63) “”La stessa logica formale – scrive Engels – è anzitutto un metodo per scoprire nuovi risultati, per progredire dal noto all’ ignoto, e la stessa cosa, solo in un senso molto più eminente, è la dialettica”” (pag 67). Francesco ALBERGAMO è nato a Favara ed è dal 1942 docente di filosofia teoretica dell’ Università di Napoli. Ha scritto ‘La critica della scienza del Novecento’ e altri libri (v. retrocopertina). “”Secondo la giusta osservazione di Engels, l’induzione è una generalizzazione i cui risultati sono delle astrazioni formali, cioè delle classificazioni, delle sistemazioni provvisorie. “”Per induzione si trovò cento anni fa che scorpioni e ragni erano insetti, e tutti gli animali inferiori vermi. Per induzione si è trovato adesso che ciò è assurdo, e che ci sono ‘x’ classi. In che consiste dunque il vantaggio del cosiddetto ragionamento induttivo, che può essere altrettanto falso del cosiddetto ragionamento deduttivo, la base del quale è la classificazione?… Caratteristico anche, per quel che riguarda il vigore di pensiero dei nostri scienziati, il fatto che Haeckel scende in campo fanaticamente in difesa dell’induzione proprio nel momento in cui i ‘risultati’ dell’induzione – le classificazioni – sono dappertutto rimessi in questione (il ‘limulus, un ragno: l”ascidia’ un vertebrato o ‘cordato’; i ‘dipnoi’, contrariamente alla originaria definizione degli anfibi, tuttavia pesci), e vengono ogni giorno scoperti nuovi fatti, che abbattono l”intera’ classificazione preesistente, basata sull’induzione. Quale bella conferma della proposizione di Hegel, che il ragionamento induttivo è essenzialmente un ragionamento problematico! Sì, perfino tutta la classificazione degli organismi è sottratta all’induzione dalla teoria dell’evoluzione e ricondotta alla ‘deduzione’, alla discendenza – una specie letteralmente ‘dedotta’ dall’altra per discendenza; è impossibile dimostrare la teoria dell’evoluzione per via puramente induttiva, poiché essa è assolutamente antinduttiva. I concetti con i quali lavora l’induzione: specie, genere, classe, sono stati fluidificati dalla teoria dell’evoluzione e son diventati con ciò ‘relativi’: ma con concetti relativi non c’è da indurre””. Ai ‘paninduzionisti’ Engels oppone che il metodo dell’induzione è tanto poco sicuro, che “”i suoi risultati apparentemente più sicuri vengono ogni giorno rovesciati da nuove scoperte”” (F. Engels, Dialettica della natura, 1967, pp.236, 237, 238) [Francesco Albèrgamo, La teoria dello sviluppo in Marx ed Engels, 1973]”,”TEOC-219″
“ALBERGAMO Francesco”,”La critica della scienza nel Novecento.”,”Alla memoria di Guido De Ruggiero, amico e maestro Teorie biologiche nel XX secolo. “”L’insufficienza dell’evoluzionismo darwiniano è chiaramente avvertita dalle scienze biologiche del secolo XX. Esse accettano per altro l’idea di una evoluzione della natura, idea cui però attribuiscono un significato decisamente antimeccanico. Il principio contingentistico del Boutroux, secondo cui i fenomeni meccanici, fisici, chimici, organici, psichici, sociali, formano delle serie sempre più complesse, in ognuna delle quali appare una quantità nuova, irriducibile alle precedenti, è tacitamente accettato dalla cultura scientifica odierna, che lo considera anzi come un argomento decisivo contro la metafisica meccanicistica. Questo principio è il motivo ispiratore di parecchie teorie biologiche, tra le quali è da rammentare la ‘teoria delle variazioni discontinue’, applicata dal Bateson alla zoologia e dal Korschinski alla botanica. Al Lloyd Morgan si deve la cosiddetta ‘teoria dell’evoluzione emergente’. Per il Lloyd Morgan un processo è risultante, quando non oltrepassa il campo a cui appartengono i suoi elementi: emergente, quando lo oltrepassa. I processi emergenti fanno del divenire cosmico una evoluzione discontinua, in cui ciascun grado presenta qualche cosa di nuovo, che non si può ridurre ai gradi precedenti: elettrone, atomo, molecola, unità colloidale, bioculo, cellula, organismo multicellulare, comunità di organismi sono i gradi successivi dell’evoluzione. Questa ha luogo, secondo il Lloyd Morgan, in molteplici e imprevedibili direzioni, procedendo a scatti e sotto l’impulso di una cieca spontaneità. Una dottrina affine è il ‘vitalismo energetico’ del Rignano (…)”” (pag 281-282)”,”SCIx-537″
“ALBERICO Francesca”,”Le origini e lo sviluppo del fascismo a Genova. La violenza politica dal dopoguerra alla costituzione del regime.”,”Cita opera Cervetto in nota pagina 42n ALBERICO Francesca si è laureata nel 1999 all’Università di Genova (‘Recco 1940-1945. Autoritratto di una città in guerra’). Nel 2006 ha conseguito il dottrato di ricerca in Scienze storiche.”,”LIGU-040″
“ALBERICO Anna”,”La storiografia italiana su Russia e Unione Sovietica negli ultimi trent’anni.”,” Questa rassegna si colloca in continuità con il lavoro compiuto nel 1970 da Angelo Tamborra sugli studi italiani relativi alla storia dell’Europa orientale nel ventennio compreso tra il 1945 e il 1965; data la vastità e l’importanza del tema, essa è dedicata alla sola Russia e all’Unione Sovietica.”,”STOx-050-FL”
“ALBERIGO Giuseppe”,”Breve storia del Concilio Vaticano II. 1959-1965.”,”Dichiarazione su religioni non crisiane 7 dicembre 1965 Giuseppe ALBERIGO è professore emerito di storia della Chiesa nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Dirige l’ Istituto per le Scienze religiose di Bologna fondato da Giuseppe DOSSETTI. Ha diretto la ‘Storia del Concilio Vaticano II’ (a cura di A. MELLONI, 5 voll., 1995-2001) e ha pubblicato ‘Dalla laguna al Tevere. Angelo Giuseppe Roncalli da San Marco a San Pietro’ (2000). “”Un gran numero di vescovi, soprattutto latini, faticava a riconoscersi in una considerazione della libertà come libertà religiosa, e non solo come libertà delle chiesa (libertas ecclesiae), simbolo glorioso di tante battaglie lungo i secoli. Il tema paolino, rilanciato con tanto vigore da Martin Lutero, della libertà del cristiano è affiorato timidamente nel dibattito e non senza disagio per molti. Troppo pochi hanno saputo intuire il rilievo che questa tematica avrebbe avuto nella condizione di pluralismo religioso sempre più diffusa nelle società occidentali. La fatica dei vescovi è stata forse ancora maggiore per superare l’ antisemitismo, strisciante e implicito a tanti livelli dell’ animo cattolico, e per condividere il riconoscimento di un rilievo teologico – quanto misterioso – del popolo ebraico.”” (pag 127)”,”RELC-196″
“ALBERONI Francesco”,”Italia in trasformazione.”,”ALBERONI Francesco nato a Piacenza nel 1924, è laureato in medicina e libero docente in psicologia. Ha insegnato sociologia (attualmente è professore ordinario nella Facoltà di scienze politiche nell’ Università di Catania, prima era nell’ Università cattolica di Milano e poi nell’ Istituto Superiore di Scienze Sociali, di cui è stato direttore per 4 anni. Ha scritto ‘Consumi e società’ (1968), ‘Statu nascenti’ (1968), ‘Classi e generazioni’ (1970). Declino DC. “”C’ è il pericolo di un collasso del partito cattolico? I risultati delle elezioni amministrativer dell’ ottobre 1974 non hanno ricevuto, a mio giudizio, il rilievo che in realtà meritavano. In quanto confermano qualcosa che si era già presentato nella primavera scorsa nel referendum e ripetuto nelle elezioni regionali sarde; esse sono state fondamentalmente lette in modo statico: si è registrato cioè un avvenuto spostamento a sinistra a spese della Democrazia Cristiana. In realtà non c’è nulla che giustifichi un’ analisi di tipo statico; la perdita di voti del partito cattolico in aree dove il suo elettorato era considerato stabilissimo non solo sul piano delle relazioni clientelari ma anche dell’ adesione ideologica non era stato previsto o, se era stato previsto, nessuno aveva anticipato spostamenti di questa misura. In altre parole si è ripetuto quanto è avvenuto col referendum (…)””. (pag 33)”,”ITAS-095″
“ALBERONI Francesco”,”Innamoramento e amore. Le ragioni del bene e del male.”,”ALBERONI Francesco è nato a Piacenza nel 1929 e si occupa da anni di sociologia dei movimenti collettivi.”,”VARx-322″
“ALBERONI Francesco”,”Valori.”,”Francesco Alberoni è professore ordinario di Sociologia all’Università IULM di Milano. Scrive sul “”Corriere della Sera””. Ha al suo attivo una ventina di opere. (1993)”,”TEOS-002-FMP”
“ALBERONI Francesco”,”Movimento e istituzione.”,” Keplero ‘Astronomia Nova’ “”Santo è Lattanzio il quale nega che la terra sia sferica Santo Agostino il quale ammette che la terra sia sferica ma nega l’esistenza degli antipodi Santo l’uffizio il quale ammette gli antipodi ma la ritiene immota Più santa tuttavia per me la verità la quale ci rivela che la terra è una piccola sfera, che ha antipodi e si muove”” (in apertura) Marxismo (pag 403)”,”TEOS-348″
“ALBERONI Francesco”,”Gli invidiosi.”,”Francesco Alberoni è uno studioso dei movimenti collettivi e dei sentimenti umani. La sua opera metodologicamente più importante è ‘Genesi’. Ha insegnato sociologia all’Università IULM e collaborato con il ‘Corriere della Sera’. Sintomi invidia (cap: 23): La maldicenza; Il giustiziere, Il pessimista, Il critico, Chi dà cattive notizie, L’autocommiserazione, Le onorificienza”,”TEOS-353″
“ALBERS Willi BORCHARDT K. CAESAR R. HABERLER G. HALLER H. HANSMEYER K.H. IRMLER H. NEUMARK F. PFLEIDERER O. STUCKEN R. saggi di, a cura della Deutsche Bundesbank”,”Economia e finanza in Germania, 1876-1948. (Tit.orig.: Währung und Wirtschaft in Deutschland)”,”Saggi di ALBERS Willi BORCHARDT Knut CAESAR Rolf HABERLER Gottfried HALLER Heinz HANSMEYER Karl-Heinrich IRMLER Heinrich NEUMARK Fritz PFLEIDERER Otto STUCKEN Rudolf, a cura della Deutsche Bundesbank. Willi ALBERS è professore emerito di economia politica presso l’ Università di Kiel, per gli altri autori v. risvolto copertina. “”Resta senz’altro valide la tesi secondo cui, nella concezione di allora, il pareggio del bilancio era visto come uno dei presupposti fondamentali per una politica finanziaria responsabile. Allo stesso modo è corretta la constatazione che in quegli anni non erano state ancora gettate le basi scientifiche su cui costruire una politica economica e finanziaria per superare le crisi. Keynes pubblicò i suoi lavori pioneristici (il Trattato sulla moneta e la Teoria generale) soltanto nel 1930 e 1936″”. (pag 359, Willi Albers) “”Fra le prese di posizione scientifiche, favorevoli all’ abbandono della politica finanziaria ortodossa del pareggio di bilancio, sono da citare in primo luogo i lavori di Lautenbach, di Dräger, di Grotkopp, di Woytinsky-Tarnow-Baade; di Friedländer-Prechtl, di Fick, di Nöll von der Nahmer e di Bischoff. Lautenbach, consigliere economico presso il ministero dell’ Economia, non viene menzionato nelle memorie di Brüning nea che una volta, benché fosse membro della commissione di esperti per lo studio del problema della disoccupazione istituita dal governo (la commissione Braun), e autore delle uniche considerazioni sui “”crediti per la ripresa”” contenute nella seconda parte del rapporto dei periti.”” (pag 359, Willi Albers)”,”GERE-023″
“ALBERS Detlev GOLDSCHMIDT Werner OEHLKE Paul”,”Lotte sociali in Europa, 1968-1974. Francia – Gran Bretagna – Repubblica federale tedesca.”,” ALBERS Detlev nato nel 1943 è professore incaricato di scienze politiche e sociali all’ università di Brema. GOLDSCHMIDT Werner nato nel 1940 ha studiato economia politica e sociologia. OEHLKE Paul nato nel 1943 ha compiuto i suoi studi in scienze politiche e sociologia. “”Con l’ estensione del settore industriale e con la contemporanea rapida concentrazione e centralizzazione del capitale, la massa dei salariati si distribuisce su un numero sempre più ridotto di imprese. (…) Cioè: nello 0.1% di tutte le imprese del settore industriale già nel 1963 era occupato quasi un terzo di tutti i salariati dell’ industria. nel 1960 era occupato in 60 della più grandi imprese di Francia, privato, statali o a partecipazione statale, più del 10% di tutti i salariati. (…) In seguito a questa concentrazione si rafforza l’ identità di interessi di tutti i salariati nei confronti di un numero estremamente basso di grandi imprese capitalistiche, dalle cui iniziative vengono essenzialmente determinate le immediate condizioni di vita e di lavoro di una parte sempre più numerosa della classe operaia. All’ aumento dei salariati corrisponde ugualmente una diminuzione dei ceti medi indipendenti (…). (pag 34-35)”,”MEOx-072″
“ALBERS Detlev”,”Il sindacato in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”””La controffensiva economica e politica della classe dominante fece scorgere chiaramente già nel 1964, i limiti dei successi ottenuti negli anni precedenti dal movimento sindacale. L’urto principale dei grandi gruppi capitalisti fu diretto contro i sensibili miglioramenti retributivi, che con l’eliminazione della tradizionale arretratezza salariale dell’Italia cominciavano a intaccare un vantaggio “”naturale”” a lungo sfruttato dai monopoli italiani nei confronti della concorrenza internazionale”” (pag 25) (La recessione economica e il calo del movimento, 1964-1967)”,”SIND-008-FB”
“ALBERT Michel”,”Capitalismo contro capitalismo.”,”ALBERT è ex-commissario al Piano francese. P delle Assurances Generales de France. Ha pubblicato per il MULINO: -La sfida per l’Europa. 1984 -Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. BOISSONNAT) . 1989″,”GERE-008″
“ALBERT Elisabeth”,”Les banques populaires en France (1917-1973).”,”Elisabeth ALBERT, nata nel 1965, professore di Storia all’Università di Parigi VII, è specialista in storia economica ed in particolare in storia bancaria. I suoi primi lavori hanno segnatamente riguardato la Société Nancéienne de Credit Industrielle, l’attuale SNVB.”,”E1-BAIN-004″
“ALBERT Michel”,”Capitalismo contro capitalismo.”,”Michel Albert, ex commissario al Piano francese, presidente delle Assurances Générales de France, ha già pubblicato: Una sfida per l’Europa, Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. Boissonnat).”,”ECOI-141-FL”
“ALBERT Michel”,”Una sfida per l’Europa.”,”Michel Albert, ex commissario al Piano francese, presidente delle Assurances Générales de France, ha già pubblicato: Una sfida per l’Europa, Crisi, disastro, miracolo. L’Europa nel gioco a rischio dell’economia mondiale (con J. Boissonnat).”,”EURE-040-FL”
“ALBERT Pierre ARLANDIS Jacques AURELLE Bruno BATA Philippe BERTHO-LAVENIR Catherine BRAILLARD Pierre BUTRICA Andrew CARON François CHARBON Paul FUCHS Georges GRISET Pascal HUET Jérôme LASSERRE Bruno LEGER Philippe LEROUX Véronique LIBOIS Louis-Joseph MARCHAND Marie MEADEL Cécile MUSSO Pierre NIBART Frédéric RICHERI Giuseppe TALLEGAS François TEDESCO André THOMAS Frank VEDEL Thierry”,”L’État et les Télécommunications en France et à l’étranger 1837 – 1987.”,”Préface di Emmanuel GUILLAUME, Introduction, Conclusion, Discussion, Bibliographie, Index des noms propres cités, Liste des auteurs et intervenants, Note, Tableau, Figure, Hautes Études Médiévales et Modernes 68, Ecole Pratique des Hautes Études – IV° section, Sciences historiques et philologiques, prefazione di Emmanuel GUILLAUME, introduzione, note, bibliografia, indice nomi, elenco degli autori e interventi, tabelle grafici, Hautes Études Médiévales et Modernes, Ecole Pratique des Hautes Études – IV° section, Sciences historiques et philologiques Pierre Albert, directeur de l’Institut français de presse. Jacques Arlandis, directeur d’études à l’idate. Bruno Aurelle, responsabile des relations avec la Direction Générale des Télécommunications du groupe PSA. Philippe Bata, chargé des archives au Centre National d’Etudes des Télécommunications. Catherine Bertho-Lavenir, Maître de conférences à l’Ecole Pratique des Hautes Etudes, IV° section. Pierre Braillard, Ancien Secrétaire Général de la CSF, délégué général de l’International Institute of Communications (section français). Andrew Butrica, chercheur adjoint au CNRS, Centre de Recherche en Histoire des Sciences et des Techniques. François Caron, professeur à l’Université de Paris Sorbonne, Paris IV. Paul Charbon, directeur d’Etablissement PTT, Responsable du Musée des PTT de Riquewihr (Haut-Rhin). Georges Fuchs, administrateur de la SAT. Pascal Griset, agrégé de l’Université, chargé de recherches au CNRS (IHMC). Jérôme Huet, professeur à l’université René Descartes, Paris V. Bruno Lasserre, Maître des Requêtes au Consil d’Etat, directeur de la Réglementation Générale . Philippe Leger, adjoint au Directeur du Groupe Téléinformatique de la SAGEM. Véronique Leroux, Anciennement chargée d’Etudes au SPES de la Direction Générale des Télécommunications. Louis-Joseph Libois, Prèsident de la Caisse Nationale des Télécommunications, Directeur Général honoraire des Télécommunications. Marie Marchand, Directeur de la Communication et du Marketing de la Société CAP SESA. Cécile Meadel, Chercheur au Centre de Sociologie de l’Innovation, Ecole des Mines. Pierre Musso, Administrateur des PTT. Frédéric Nibart, Inspecteur Principal des Télécommunications. Giueseppe Richeri, Directeur de Makmomedian, Milan (Italie). François Tallegas, Directeur Général Délégué de la branche communications de CIT ALCATEL. André Tedesco, Présidente Directeur Général de TEPRINA, Présidente du syndicat National des installateurs en Télécommunications. Frank Thomas, chercheur au Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung. Thierry Vedel, chercheur au CNRS, chargé de recherche au Centre d’Etude de la vie Politique française, CEVIPOF.”,”FRAE-001-FV”
“ALBERTANI Claudio”,”Il giovane Victor Serge (1890-1919). Ribellione e anarchia.”,”inserire anche in Correna Claudio Albertani (Milano, 1952) attivista, giornalista e storico, lavora all’Università Autonoma di città del Messico (UACM). Ha fondato il Centro Vlady della stessa Università e ha promosso numerose mostre del figlio di VIctor Serge (Vlady). Ha scritto libri e saggi in spagnolo, francese e italiano sulla storia dell’anarchismo. L’autore ha recuperato scritti e documenti giovanili, poco conosciuti, che affrontano diversi temi e ancora di grande attualità”,”SERx-078″
“ALBERTI Adriano generale di Brigata”,”Il Maresciallo Hindenburg.”,”In materia di strategia HINDENBURG si appoggiò in tutto su LUDENDORFF (fonte BAUER pag 108) pag 15.”,”GERQ-003″
“ALBERTI Mario”,”La guerra delle monete. Nuove armi e nuovi metodi nella politica estera degli imperialismi plutocratici.”,”1. La lotta dell’ oro contro l’ argento e della carta contro l’ oro. Mario ALBERTI ha scritto pure: – La grande crisi. Analisi dei fatti generali e tecnici e dei fattori psi”,”RAIx-065″
“ALBERTI Mario”,”La grande crisi. Le vibrazioni economiche e l’ armatura capitalistica. Analisi dei fatti generali e tecnici e dei fattori psicologici-morali degli svolgimenti economici dal 1914 al 1934.”,”Firma ex proprietario Franco Amendola (Napoli, 1934) “”La prosperità economica del periodo bellico ed immediatamente postbellico è una ‘prosperità in funzione della penuria’, è una floridezza che scaturisce dal decrescere delle possibilità della produzione nei Paesi implicati dalla guerra e dall’ acuirsi in essi di talune necessità per effetto del fatto bellico. E’ la prosperità della carestia; è la floridezza creata dalla distruzione.”” (pag 49) “”Sebbene Trotsky abbia potuto affermare che “”gli statistici russi si trovano in una posizione totalmente diversa dei loro colleghi in altri paesi, in quanto operano come membri di istituzioni, le quali agiscono economicamente””, pur tuttavia anche nell’ economia diretta e statisticamente controllata e disciplinata della Russia si verificano discordanze di andamento fra i singoli rami economici, con conseguenze come di crisi. E questo a parte qualsiasi considerazione circa la misura del soddisfacimento dei bisogni umani in regime bolscevico. Laurat (“”L’ economie sovietique””, Paris, 1921, Valois pag 144) riferisce della crisi dell’ economia sovietica nel 1923 per uno sviluppo più rapido dell’ agricoltura in confronto all’ industria, onde i prezzi dei prodotti industriali salirono a livelli proibitivi e quelli agricoli fortemente precipitarono. L’ intervento correttivo dello Stato urta contro difficoltà reali non lievi per il conseguimento di un maggior equilibrio””. (pag 352, nota)”,”ECOI-207″
“ALBERTI Rafael”,”Miliziani a Ibiza. Romanzo. (Tit.orig.: Una storia de Ibiza – Las palmeras se helian – El tio garibaldino – De un momento a otro)”,”””Agli eroi che daranno nuova luce al nostro paese, da un momento all’ altro”” (pag 274) Nato nel 1902 a Puerto de Santa Maria presso Cadice, amico e quasi coetaneo di Federico Garcia Lorca, Rafael Alberti è poeta, drammaturgo e prosatore. Durante il franchismo ha vissuto in esilio a Buenos Aires. “”- Voglio giungere all’ odio gelido, sistematico; all’ odio calcolato, preciso, in modo che freddamente, in qualsiasi momento io possa svegliarlo in me e utilizzarlo come meglio mi convenga. Come meglio ci convenga, – si corresse – Tornerò nell’ esercito ancora più armato d’ odio di prima. Scriverò qualcosa come un dizionario di insulti contro i fascisti, una interminabile litania dell’ odio, che farò ripetere ai soldati fino a che pure a loro l’ odio entri nelle ossa. Ma ogni giorno si disperava perché vedeva quanto era povera la sua lingua, meschina l’ espressione quandossa doveva interpretare un desiderio di morte per sete di giustizia. E rompeva cento volte quello che scriveva. – Mi sono convinto: questo non serve a nulla. “”La parola, come ha detto il ferreo poeta russo della rivoluzione di Ottobre, è oggi al compagno fucile””. Il fucile parlerà per me appena mi guarirò, e questo avverrà presto. E Braulio finì di tormentarsi e pensò soltanto al suo fucile.”” (pag 69-70)”,”MSPG-192″
“ALBERTI Rafael”,”Garcìa Lorca.”,”Volumetto unico De-Micheli – Alberti”,”BIOx-255″
“ALBERTI Antonina”,”L’epurato.”,”La vicenda drammatica di un giovane comunista siciliano Pancrazio Di Pasquale in un periodo cruciale della nostra storia: gli anni 1943-51. Sullo sfondo le occupazioni contadine dei latifondi in Sicilia di cui il protagonista fu l’organizzatore e l’artefice, e la complessa società siciliana del dopoguerra. La lotta politica di un giovane segretario di Federazione contro la miseria e il sopruso nei latifondi siciliani si conclude tragicamente con un processo di tipo stalinista. Documenti autentici, come la relazione del vice-segretario del PCI Secchia, al processo contro il protagonista, o come le lettere del protagonista alla sorella, fanno da base al racconto. Antonina Alberti è nata a Messina nel 1951 e insegna Poetica e Retorica al Dip. di Filosofia dell’Università di Firenze. Dal ‘Diario di Eddo: (14 novembre 1987) “”Il caso del dirigente di Mosca dal nome complicato, che ha dovuto ammettere e confessare le proprie ‘colpe’ ed individuare la radice dei suoi ‘errori’ nell”ambizione’ che lo rodeva. Colpo di maglio sui facili entusiasmi per le novità dell’Urss. Accadde anche a me nel 1950 la stessa cosa. 37 anni, una fatica immensa”” (pag 7)”,”PCIx-006-FER”
“ALBERTI Antonina”,”L’epurato.”,”‘Questo è un romanzo, e un libro di memorie, non un libro di storia. Ma è basato s fatti e documenti storici. Tutti i personaggi sono reali ma ho cambiato alcuni nomi. Le lettere di Eddo a Maria sono tutte autentiche. Le relazioni di Di Giulio e di Robotti, e di Secchia, la lettera della Segreteria del Pci, i verbali del Comitato regionale di Palermo e il documento dell’ottobre 1950 della Direzione sulle lotte per la terra, sono conservati presso l’Istituto Gramsci di Roma. (…)’ (dal post-scriptum) Antonina Alberti è nata a Messina nel 1951. Insegna Poetica e Retorica al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze.”,”PCIx-523″
“ALBERTINI Luigi a cura di MONZALI Luciano”,”I giorni di un liberale. Diari 1907 – 1923.”,”A quasi sessant’anni dalla morte dell’autore, questo libro rappresenta un’importante testimonianza sul mondo politico e culturale dell’ Italia d’inizio secolo. Su quella stagione di storia italiana, tra Giolitti e Mussolini, di cui l’autore fu protagonista indiscusso. Albertini, uno dei più grandi giornalisti dell’ Italia unita, colse e utilizzò appieno le potenzialità del giornale nel dirigere l’opinione pubblica e nell’influenzare la politica. Le pagine di questo diario formano quattro parti. La prima comprende gli anni 1907 – 1909 e 1913 – 1914: in primo piano l’impegno di Albertini come direttore del Corriere della Sera, il contatto quotidiano con con i problemi della macchina del giornale e il rapporto con politici e scrittori. La seconda (1915 – 1921), corrisponde agli anni della guerra, in cui egli si trova sostenere Cadorna e al primo dopoguerra. La terza (1921 – 1922) è dedicata al resoconto della Conferenza politica di Washington, a cui Albertini partecipò come membro della delegazione italiana. La quarta e ultima parte (1922- 1925) racchiude la cronaca drammatica”,”E1-MEIT-001″
“ALBERTINI Mario CHITI-BATELLI Andrea PETRILLI Giuseppe, a cura di Edmondo PAOLINI”,”Storia del federalismo europeo.”,”””Ma l’obiezione più grave da rivolgere ai federalisti polacchi è quella che a loro moveva un’ acuta anti-fascista e federalista tedesca di formazione socialista, Hilde Meisel, rifugiatasi in Gran Bretagna all’ inizio del conflitto, dove pubblicò, sotto il nome di Hilda Monte, il volume ‘The Unity of Europe’ dal quale sono tratte le citazioni che seguono. La Meisel coglieva assai bene, in quei propositi “”mittel-europei”” che sopra abbiamo sommariamente riassunti, la spia di una concezione ristretta di un piccolo blocco conservatore, assai più che non l’ apertura alla grande idea europea, di cui essa invece era convinta fautrice ed energica propagandista. Essa scrive: (…)””. (pag 171)”,”EURx-222″
“ALBERTINI Mario, a cura di Nicoletta MOSCONI”,”Tutti gli scritti. I. 1946-1955.”,”ALBERTINI fece la scelta europea dopo aver preso parte alla Resistenza ed essersi accostato al pensiero liberale. Ricercò il superamento dell’ottica nazionale e fu segnato dall’incontro con Altiero SPINELLI nel 1953 anno in cui cominciò la sua militanza attiva nel Movimento Federalista Europeo e condusse la battaglia per la CED. Nel 1959 fondè la rivista politica ‘Il Federalista’ tuttora pubblicato in italiano e in inglese. Tra gli scritti: La situazione del marxismo in Italia (pag 121-126)”,”EURx-255″
“ALBERTINI Mario, a cura di Nicoletta MOSCONI”,”Tutti gli scritti. II. 1956-1957.”,”ALBERTINI fece la scelta europea dopo aver preso parte alla Resistenza ed essersi accostato al pensiero liberale. Ricercò il superamento dell’ottica nazionale e fu segnato dall’incontro con Altiero SPINELLI nel 1953 anno in cui cominciò la sua militanza attiva nel Movimento Federalista Europeo e condusse la battaglia per la CED. Nel 1959 fondè la rivista politica ‘Il Federalista’ tuttora pubblicato in italiano e in inglese. Tra gli scritti:”,”EURx-256″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume primo. Dalla guerra di Libia alla Grande Guerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-101″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume secondo. La Grande Guerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-102″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume terzo. Il dopoguerra.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-103″
“ALBERTINI Luigi, a cura di Ottavio BARIE'”,”Epistolario, 1911-1926. Volume quarto. Il fascismo al potere.”,”ALBERTINI L.”,”EDIx-104″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume I. Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo.”,”Luigi Albertini (Ancona, 1871) laureato in giurisprudenza a Torino, si trasferisce a Londra nel 1895 e frequenta la redazione del ‘Times’ apprendendo lo stile del giornalismo anglosassone. Entrato al ‘Corriere della Sera’ come segretario di redazione nel 1896, nel 1900 assume l’incarico di direttore: guiderà il giornale per 25 anni modernizzandolo. Dopo qualche simpatia per il fascismo, ne diviene risoluto oppositore nel 1923, posizione che gli causerà l’estromissione dalla direzione del giornale nel 1925. “”Tirpitz era l’uomo che occorreva per concretare questa politica. Aveva visto la luce nel 1890 il libro del capitano della marina americana A.T. Mahan su ‘The Influence of Sea Power upon History’ che aveva aperto gli occhi agli Inglesi stessi (Mahan era un anglofilo pieno di ammirazione per la marina inglese) sull’importanza decisiva che aveva per loro il dominio dei mari basato su di una flotta di battaglia capace di aver ragione delle flotte nemiche. Tirpitz pensava come Mahan, i cui libri fece tradurre e diffondere. La flotta contemplata nel suo progetto, se non avrebbe potuto misurarsi con quella britannica sarebbe stata in grado di dar serie preoccupazioni agli Inglesi; i quali non potevano tenere tutte le loro navi nel Mare del Nord e perciò sarebbero stati più arrendevoli nelle relazioni con la Germania. Di più la flotta tedesca avrebbe accresciuto il valore di un’alleanza con la Germania; e Tirpitz pensava ad una lega delle potenze continentali capace di fronteggiare con successo la perfida Albione (….)”” (pag 142-143)”,”QMIP-083″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume II. La crisi del luglio 1914. Dall’attentato di Sarajevo alla mobilitazione generale dell’Austria-Ungheria.”,”La leggenda del consiglio di Potsdam. “”La notizia di un Consiglio della Corona, tenuto a Potsdam per decidere la guerra concedendo all’Austria “”carta bianca”” contro la Serbia, fu data per la prima volta il 7 settembre 1914 dal corrispondente berlinese di un giornale di Rotterdam, poi dal ‘Temps’ del 21 gennaio 1916. Più tardi, il 4 maggio 1917, il deputato socialista indipendente Cohn la confermò parlando davanti ad una commissione del Reichstag per accusare Falkenhayn e per dire che al Consiglio di Potsdam aveva preso parte anche l’arciduca Federico e Conrad. Lo stesso Cohn, al congresso socialista per la pace tenuto a Stoccolma nel luglio 1917, propalò la voce che fu raccolta nel ‘Times’ del 28 luglio 1917 da “”un corrispondente ben informato”” secondo la quale al convegno erano intervenuti an che Berchtold e Tisza. Allora il governo tedesco si decise, il 31 luglio 1917, ad opporre una smentita. Senonché la pubblicazione del ‘Times’ offriva il destro al deputato Barzilai di tornare nel ‘Matin’ su rivelazioni che, essendo ministro, aveva già fatto in un discorso pronunciato a Napoli il 26 settembre 1915, e di riferire particolari di un colloquio avventuo a Costantinopoli il 15 luglio 1914 tra il nostro ambasciatore Garroni e l’ambasciatore tedesco Wangenheim tornato allora da Berlino. Wangenheim aveva annunciato al collega italiano che si era alla guerra, decisa in una conferenza coll’Imperatore cui egli aveva preso parte. Si sarebbe presentato alla Serbia un ultimatum redatto a Berlino e contenente condizioni inaccettabili. Garroni chiedeva se ciò non avrebbe determinato una conflagrazione europea, e Wangenheim rispondeva che sì e che a Berlino la cosa era desiderata. Nel ‘Times’ del 4 agosto 1917 il diplomatico americano Lewis Einstein scriveva di aver anche lui sentito nel giugno 1915 questo racconto da Garroni stesso e da un altro diplomatico, che si chiarì poi essere l’ambasciatore americano a Costantinopoli Henry Morgenthau. E questi, prima nel ‘World’ di New York del 14 ottobre 1917, poi in un suo libro comparso nel 1918 (‘Ambassador Morgenthau’s Story’), confermò la rivelazione fatta anche a lui da Wangenheim, dando dettagli che hanno poca importanza, trattandosi di fatto inesistente. Naturalmente gli storici tedescofili hanno fatto gran chiasso per tale affermazione diffusa contro la Germania e i suoi dirigenti (…)””. (pag 207-208)”,”QMIP-084″
“ALBERTINI Luigi”,”Le origini della guerra del 1914. Volume III. L’epilogo della crisi del luglio 1914. Le dichiarazioni di guerra e di neutralità.”,”””Il ministro degli esteri giapponese, Kato, non esitava a togliere alla Germania ogni illusione, dichiarando il 2 agosto a Rex, ministro tedesco a Tokio, che considerava molto amichevoli i rapporti con la Russia e non credeva che si sarebbero guastati; che il Giappone desiderava restare neutrale ed aveva verso la Germania buone intenzioni; ma che, se l’Inghilterra chiedeva in quei mari la sua collaborazione, esso doveva prestargliela, ciò che avrebbe potuto accadere se la flotta tedesca avessa attaccato un possedimento britannico, ad esempio Hong Kong. In modo analogo Kato si esprimeva, il 4 agosto, con Malewski, ambasciatore di Russia (….). Senonché l’Inghilterra non sembrava voler rivolgere al Giappone il desiderato invito alla collaborazione. (…) Grey ringraziava, e, ricordando che il Giappone nulla aveva chiesto all’Inghilterra durante la guerra russo-giapponese, diceva che voleva far lo stesso cercando di non trascinare il Giappone nei guai. (…) L’incaricato d’affari tedesco a Pechino propose allora al governo cinese (…) che Kiao-Ciao fosse dalla Germania restituita alla Cina; ma il Giappone invitò il governo cinese a rompere simili ‘pourparlers’, e dal canto suo il ministro britannico avvertì Pechino che Londra non poteva riconoscere tale restituzione. Fatto è che, non avendo la Germania risposto nel tempo fissato (perché essa aveva deciso di non rispondere), il Giappone le dichiarò guerra. E’ difficile dire fino a qual punto l’Inghilterra consigliò, permise o subì quest’azione del Giappone. (….) Parrebbe tuttavia che Londra fosse stata informata da Tokio a decisione avvenuta e che l’aveva approvata. Rimane da vedere se l’approvò perché non osava contrastare il desiderio del Giappone o perché desiderava anche essa espellere la Germania da quell'””angolo dell’Estremo Oriente””. La parte che un reparto inglese prese all’assedio della fortezza di Tsing-tao farebbe credere che l’Inghilterra desiderava tanto che i Tedeschi se ne andassero quanto che i Giapponesi non avessero il diritto di insediarvisi. Infatti nel 1922 essi dovettero restituirla alla Cina””. (pag 699-703)”,”QMIP-085″
“ALBERTINI Elena”,”La resistenza del ghetto di Varsavia. I testimoni raccontano.”,”Citato il volume di Edelman Marek, Il ghetto di Varsavia lotta, Firenze, La Giuntina, 2012 Nota: mi pare non si parli del mancato intervento dell’ Armata Rossa acquartierata nei dintorni di Varsavia in aiuto dei rivoltosi.”,”EBRx-073″
“ALBERTINI Elena”,”La resistenza del ghetto di Varsavia. I testimoni raccontano.”,”‘Nella lettura de ‘Il ghetto di Varsavia lotta’ riscontriamo quanto appena evidenziato, anche nel pensiero di Marek Edelman: “”semplicemente per noi rappresenta uno sforzo sovrumano riuscire a superare la nostra disperata apatia, intraprendere una qualsiasi azione e opporsi all’atmosfera di panico”” (41). Nemmeno il rispetto delle regole imposte preserva gli ebrei da vessazioni, persecuzioni e massacri, ingenerando terrore in chiunque. Infatti, quando nei “”primi giorni di novembre del 1939 vengono fucilati 50 uomini, (…) come rappresaglia per una presunta aggressione contro un poliziotto polacco. La paura del tedesco cresce fino a diventare inenarrabile”” (42). Il terrore instaura una situazione di sgomento generale e di terrore viscerale, che non consente alcun tentativo di ribellione per la paura di altre carneficine. Si crea una sorta di staticità, che ingenera un assoggettamento fisico e mentale, rafforzandosi il binomio ‘violenza-razzismo’ e l’ideologia ad esso sottesa: l’inferiorità dell’Altro conseguita attraverso l’utilizzo della forza e della crudeltà. D’altronde, avocando ancora il pensiero di Fanon, “”un paese che vive e si sostenta sfruttando altri popoli, deve porli in stato di inferiorità”” (43). Solo utilizzando il razzismo come chiave della propria superiorità si trasforma l’Altro a semplice ‘cosa’ senza alcuna remora, né dubbio morale. La cronaca di Marek Edelman prosegue sull’operato del Bund e di quanto il partito riuscisse a realizzare, nonostante i tedeschi avessero instaurato uno stato di panico diffuso. Di fatto il partito non smise mai la propria attività, avvicendando ad azioni socio-assistenziali – come le mense e le cucine popolari – altre di carattere più propriamente politico ed informativo come la pubblicazione del quotidiano del partito ‘Folktsaytung’ e il ‘Biuletyn’, testimoniando quest’ultimo l’impresa di aver avversato il pogrom organizzato dai tedeschi durante la festività della Pasqua del 1940. Secondo Marek era necessario che la popolazione sapesse che il Bund esisteva (…). Nel novembre del 1940, i tedeschi istituiscono il ghetto. Tutti gli ebrei che abitano al di fuori della zona prescritta devono trasferirsi nell’area destinata; i polacchi che risiedono nello spazio che lo diventerà, sono costretti a lasciare le proprie case. Poco dopo, iniziano le confische dei beni e degli immobili appartenenti agli ebrei trasferendole gratuitamente la proprietà a commercianti e trafficanti polacchi’ (pag 36-37) [(41) Edelman Marek, in ‘Il ghetto di Varsavia lotta’, cit., p. 43; (42) Ivi, p. 42; (43) Giovanni Pirelli (a cura), Fanon, 1, Opere scelte, cit, pp. 56-57]”,”POLx-002-FGB”
“ALBERTINI Rosanna”,”L’esperienza di «Annales».”,”(…) un altro atteggiamento fondamentale di Marx: il rifiuta di qualsiasi cesura… tra i diversi settori della storia”” (P. Vilar) (pag 120) Idea di “”movimento della realtà””. “”Per l’idea di «movimento della realtà», di «evoluzione dell’umanità», presenti nella «concreta, ma non empiristica» e antipositivistica ricerca storiografica di Febvre e di Bloch, per la loro elusione di rigidi confinamenti e compartimenti stagni, questi autori si possono forse accostare a Marx, come suggerisce Vilar. Ma sembra eccessivo dire che ci trasmettono una lezione ‘convergente’ con quella di Marx (17). È vero che anche Marx «non si interessa soltanto alle leggi della sua esistenza, ma tratta la società borghese come una organizzazione sociale storica in tutti i suoi aspetti, e perciò anche come storicamente transitoria» (18). Tuttavia la sua concezione della storia rinvia a un’opera storiografica fondamentalmente diversa da quella perseguita dagli ideatori di ‘Annales’, nella misura in cui essa «non implica una preferenza ‘soggettiva’ ad una cera qualità e somma d’interessi umani, contrapposti ad altri per elezioni di arbitrio, ma enuncia soltanto la obiettiva ‘coordinazione’ e ‘subordinazione’ di tutti gli interessi nello sviluppo di ogni società, ed enuncia ciò per via di quel ‘processo genetico’, il quale consiste nell’andare ‘dalle condizioni ai condizionati, dagli elementi della formazione alla cosa formata’» (19). “”Dice infatti Marx nell”Ideologia tedesca’: «Questa concezione della storia si fonda dunque su questi punti: spiegare il processo reale della produzione, e precisamente muovendo dalla produzione materiale della vita immediata, assumere come fondamento di tutta la storia la forma di relazioni che è connessa a quel modo di produzione e che da esso è generata, dunque la società civile nei suoi diversi stadi, e sia rappresentarla nella sua azione come Stato, sia spiegare partendo da essa tutte le varie creazioni teoriche e le forme di coscienza, religione, filosofia, morale, ecc. ecc. e seguire sulla base di queste il processo della sua origine, ‘ciò che consente’ naturalmente ‘anche di rappresentare la cosa nella sua totalità’ (e quindi anche la reciproca influenza di questi lati diversi l’uno sull’altro). Essa non deve cercare in ogni periodo una categoria, come la concezione idealistica della storia, ma resta salda costantemente nel terreno storico reale, non spiega la prassi partendo dall’idea, ma ‘spiega la formazione delle idee partendo dalla prassi materiale’, e giunge di conseguenza al risultato che ‘tutte le forme e prodotti della coscienza possono essere eliminati non mediante la critica intellettuale risolvendoli nell'””autocoscienza””‘ o trasformandoli in “”spiriti””, “”fantasmi””, “”spettri””, ecc., ma solo mediante il rovesciamento pratico dei rapporti sociali esistenti, dai quali queste fandonie idealistiche sono derivate; che non la critica, ma la rivoluzione è la forza motrice della storia, anche della storia della religione, della filosofia e di ogni altra teoria» (20)”” [(17) P. Vilar, “”Storia marxista, storia in costruzione””, in ‘Problemi di metodo storico’, cit., p. 564 e p. 575; (18) K. Korsch, ‘Karl Marx’, tr. it. di A. Illuminati, Bari, Laterza, 1968, p. 9; (19) Antonio Labriola, “”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare””, in ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, Laterza, 1965, p. 63; (20) K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’. tr. it. di F. Codino, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 29-30. Corsivi miei] (pag 123-124) [Rosanna Albertini, ‘L’esperienza di «Annales»’, Critica marxista, Roma, n. 5, settembre-ottobre 1974 (pag 117-131]”,”STOx-017-FGB”
“ALBERTONE Manuela”,”Fisiocrati istruzione e cultura.”,”‘L’opera di François Quesnay si colloca tanto nella teoria economica quanto in quella filosofica. Ecco perché: Economia: il padre della fisiocrazia Quesnay è uno dei fondatori della fisiocrazia, una corrente economica del XVIII secolo che considerava l’agricoltura la fonte primaria della ricchezza. Nella sua celebre opera Tableau Économique (1758), propose un modello circolare del flusso economico, anticipando concetti oggi fondamentali in macroeconomia. Sostenne il principio del “laissez-faire, laissez-passer”, promuovendo il libero mercato e l’intervento minimo dello Stato—idee che influenzarono profondamente gli economisti classici come Adam Smith. Filosofia: natura, ordine e libertà La fisiocrazia ha radici filosofiche illuministe: per Quesnay, esiste un “”ordine naturale”” razionale e armonioso che governa il mondo, e la società dovrebbe organizzarsi secondo questo ordine. La sua visione esprime un razionalismo ottimistico, tipico dell’Illuminismo francese, dove la ragione umana può scoprire le leggi naturali anche nel campo sociale ed economico. La difesa della proprietà privata, la valorizzazione dell’agricoltura come attività “”naturale””, e l’aspirazione a una società giusta e libera lo avvicinano anche alla filosofia politica. In breve: Quesnay non fu solo un economista, ma un pensatore sistemico. Le sue teorie si nutrono di filosofia morale, politica e naturalistica, rendendo il suo pensiero un punto d’incontro tra economia e filosofia.’ (f. copilot) ‘Lo studio di Manuela Albertone, Fisiocrati. Istruzione e cultura (1979), è una risorsa preziosa per comprendere in profondità non solo le teorie economiche della fisiocrazia, ma anche il contesto culturale e intellettuale in cui si sono sviluppate. Cosa rende importante questo studio? Analizza la fisiocrazia non solo come dottrina economica, ma anche come progetto culturale e pedagogico legato all’Illuminismo. Approfondisce il ruolo della formazione degli individui nella società fisiocratica, con attenzione al rapporto tra sapere scientifico e governo politico. Mostra come i fisiocrati, Quesnay in primis, puntassero alla riforma della società attraverso l’educazione e la diffusione di un pensiero razionale ispirato all’ordine naturale. In questo senso, l’opera si collega perfettamente all’idea che Quesnay operi a cavallo tra economia e filosofia, mostrandoci quanto le sue proposte fossero radicate in una visione complessiva del mondo, dell’uomo e della società’ (idem)”,”FILx-024-FMB”
“ALBERTONE Manuela MASOERO Alberto a cura; saggi di Marco BIANCHINI Andrew S. SKINNER Maria Luisa PESANTE Andrei ANIKIN Donald WINCH Peter GROENEWEGEN Manuela ALBERTONE Marco E. L. GUIDI Andrew S. SKINNER Marcel DORIGNY José Luis CARDOSO Lucette LE-VAN-LEMESLE Riccardo FAUCCI William J. BARBER Enzo PESCIARELLI Alberto MASOERO Jürgen G. BACKHAUS Jerzy JEDLICKI Nadezhda FIGUROVSKAIA Alice TEICHOVA”,”Political Economy and National Realities. Papers presented at the Conference held at the Luigi Einaudi Foundation (Palazzo d’Azeglio, Turin, September 10-12, 1992).”,”‘L’opera di François Quesnay si colloca tanto nella teoria economica quanto in quella filosofica. Ecco perché: Economia: il padre della fisiocrazia Quesnay è uno dei fondatori della fisiocrazia, una corrente economica del XVIII secolo che considerava l’agricoltura la fonte primaria della ricchezza. Nella sua celebre opera Tableau Économique (1758), propose un modello circolare del flusso economico, anticipando concetti oggi fondamentali in macroeconomia. Sostenne il principio del “laissez-faire, laissez-passer”, promuovendo il libero mercato e l’intervento minimo dello Stato—idee che influenzarono profondamente gli economisti classici come Adam Smith. Filosofia: natura, ordine e libertà La fisiocrazia ha radici filosofiche illuministe: per Quesnay, esiste un “”ordine naturale”” razionale e armonioso che governa il mondo, e la società dovrebbe organizzarsi secondo questo ordine. La sua visione esprime un razionalismo ottimistico, tipico dell’Illuminismo francese, dove la ragione umana può scoprire le leggi naturali anche nel campo sociale ed economico. La difesa della proprietà privata, la valorizzazione dell’agricoltura come attività “”naturale””, e l’aspirazione a una società giusta e libera lo avvicinano anche alla filosofia politica. In breve: Quesnay non fu solo un economista, ma un pensatore sistemico. Le sue teorie si nutrono di filosofia morale, politica e naturalistica, rendendo il suo pensiero un punto d’incontro tra economia e filosofia.’ (f. copilot) ‘Lo studio di Manuela Albertone, Fisiocrati. Istruzione e cultura (1979), è una risorsa preziosa per comprendere in profondità non solo le teorie economiche della fisiocrazia, ma anche il contesto culturale e intellettuale in cui si sono sviluppate. Cosa rende importante questo studio? Analizza la fisiocrazia non solo come dottrina economica, ma anche come progetto culturale e pedagogico legato all’Illuminismo. Approfondisce il ruolo della formazione degli individui nella società fisiocratica, con attenzione al rapporto tra sapere scientifico e governo politico. Mostra come i fisiocrati, Quesnay in primis, puntassero alla riforma della società attraverso l’educazione e la diffusione di un pensiero razionale ispirato all’ordine naturale. In questo senso, l’opera si collega perfettamente all’idea che Quesnay operi a cavallo tra economia e filosofia, mostrandoci quanto le sue proposte fossero radicate in una visione complessiva del mondo, dell’uomo e della società’ (idem)”,”ECOT-004-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Saggio.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). “”Ma occorre anche considerare – sulla base di un’ importante intuizione di Antonio Gramsci sviluppata da Carlo Morandi – la particolare ricchezza delle personalità italiane che operano fuori d’ Italia in un momento in cui se il complesso dei poteri italiani non rappresenta più una “”… forza autonoma e decisiva nella storia d’ Europa””, tuttavia l’ Italia politico-religiosa, espressione di Roma e del nuovo potere ispano-cattolico, “”…non cessa di essere un punto delicatissimo della diplomazia internazionale e di dare prova di grande vitalità””. (pag 186) “”Con il XVIII secolo la cultura italiana inizia ad uscire dallo stato di contemplazione estetica di un passato morto, che nel Tasso aveva trovato il suo ultimo, smagliante cantore, per ricomporre i diversi e suggestivi segmenti della tormentata esperienza di vita e di pensiero espressi dal lungo e contraddittorio periodo precedente. Va, quindi, detto che oltre alla “”ragion di Stato”” e all’ “”utopia””, la riflessione sulla storia e la produzione storiografica relativa costituiscono un elemento importante di sviluppo e di nuova elaborazione politica””. (pag 187)”,”ITAB-158″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume primo.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). Disciplina e comando. “”Spinoza rischiò, inoltre, due volte la vita a causa dell’ intolleranza calvinista. Fu suo grande merito aver affrontato nel Tactatus theologico-politicus (pubblicato anonimo ad Amsterdam nel 1670) il tema centrale della libertà civile nei confronti del potere, soprattutto nel capitolo XVI che trattava “”Dei fondamenti dello Stato; del diritto individuale naturale e civile, e del diritto di sovranità””. Qui lo scrittore elaborò e svolse, anzitutto, una sottile definizione della legge naturale affermando che con tale espressione egli non intendeva altro “”che le regole della natura di ciascun individuo, in ordine alle quali concepiamo che ciascuno è naturalmente determinato a esistere e a operare in un certo modo. Così, per esempio, i pesci sono dalla natura determinati a nuotare e i grandi a magiare i più piccoli; onde diciamo che di pieno diritto naturale i pesci sono padroni dell’ acqua e i grandi mangiano i più piccoli””. Inoltre introdusse nella riflessione politica quel concetto di “”azione comandata””, che definiva considerando non il risultato del comando (l’ obbedienza che toglie “”in un certo senso la libertà””), ma il “”movente dell’ azione””. In filosofo olandese argomentava, infatti, che “”se il fine dell’ azione non è l’ utilità dello stesso agente, ma quella dell’ imperante””, allora l’ agente era “”schiavo e inutile a se stesso””. E aggiungeva che se ciò fosse avvenuto “”in un regime politico, nel quale era legge suprema la salute, non del sovrano, ma di tutto il popolo””, colui che obbediva “”in tutto all’ autorità”” non doveva “”essere definito schiavo inutile a se stesso, ma suddito””, e libera “”in sommo grado”” era senz’altro quella repubblica che aveva le sue leggi “”fondate sulla retta ragione””, giacché in essa ciascuno poteva, volendolo, “”essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione””. (pag 274)”,”TEOP-200″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca e la teoria della classe politica.”,”””Qualunque classe politica, in qualsiasi modo sia costituita, non confessa mai ch’ essa comanda, per la semplice ragione ch’è composta degli elementi che sono, o sono stati fino a quel momento storico, i più atti a governare; ma trova sempre la giustificazione del suo potere in un principio astratto, in una formula che noi chiameremo la formula politica: il dire che tutti i funzionari ripetono la propria autorità dal sovrano, il quale poi a sua volta riceve la sua da Dio, è fare uso di una formula politica; l’ altra credenza che tutti i poteri abbiano base nella volontà popolare è un’ altra formula politica””. (pag 51) Minoranza organizzata camorra e mafia (pag 86)”,”TEOP-208″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume secondo.”,”Ettore E. ALBERTONI è professore ordinario e titolare della cattedra di storia delle dottrine politiche nella Università di Milano. Negli anni 1950-1960 ha diretto la rivista ‘Il Paradosso’, il ‘Circolo di via de’ Amicis’ di Milano. Ha fondato e dirige l’ “”Archivio internazionale”” di cui ha curato i primi 5 volumi (v. retrocopertina). “”Il Labriola appariva propugnatore autorevole di una sua versione del “”socialismo scientifico”” ma ciò avveniva nell’ambito di una cultura politica italiana che tendeva, invece, a coniugare assai di più il “”socialismo della cattedra”” (“”un tipo questo di socialismo”” – è stato scritto – “”inventato dai professori tedeschi nell’intento di risolvere la questione sociale attraverso un’economia riformistica direttamente guidata dallo Stato””) (B. Widmar, Nota introduttiva, in A. Labriola, In memoria del manifesto dei comunisti, 1960) con i principi del ‘liberalismo’, che non di inserire la concezione materialistica della storia nella lotta di classe. Labriola era contro tutto ciò e perseguiva con questa sua azione negativa due precisi obiettivi: anzitutto far conoscere e diffondere in Italia l’ancora malnoto pensiero politico-dottrinario di Marx e, poi, difendere, nonostante il suo giudizio molto acerbo nei confronti del partito socialista, l’importanza dell’organizzazione politica che a tale pensiero direttamente si collegava. Scriveva il filosofo napoletano nel 1899, discutendo il tema allora dibattutissimo della ‘crisi del marxismo’, che “”a nessuno di cotesti egregi becchini del socialismo è venuto mai in mente di proporsi queste semplici e oneste domande: – la critica sorta in altri paesi intorno al marxismo può essa mai riguardare direttamente l’Italia? – ebbe mai, o ha, cotesta dottrina alcuna solida base e sicura diffusione nel nostro paese? – e, al postutto, il partito socialistico italiano ha tanta forza già, e tale estensione su le masse e tra le masse, ed ha in se stesso tale sviluppo e tale complessità di condizioni e di attinenze politiche, da rivelare quei caratteri precisi e spiccati di stabile e duratura organizzazione proletaria, data la quale il discutere a fondo della ‘dottrina’ gli è discuter di cose e non di parole?”” (A. Labriola, Scritti filosofici e politici). Recisamente, il Labriola – rispondendo così alle tesi crociane e gentiliane sul ‘materialismo storico’ – affermava “”che non ci può essere la crisi di ciò (…) che non esiste ancora”” (Ibid.).”” [Ettore A. Albertoni, Storia delle dottrine politiche in Italia. Volume secondo, 1990] (pag 592)”,”TEOP-200-B”
“ALBERTONI Ettore A. ANTONINI Ezio PALMIERI Renato, a cura, testimonianze di Michele ABBATE Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Mario ALICATA Giovanni BAGET-BOZZO Italo CALVINO Carlo CASSOLA Francesco COMPAGNA Oreste DEL-BUONO Luciano DELLA-MEA Rodolfo DONI Vittore FIORE Franco FORTINI Antonio GIOLITTI Giuliano GRAMIGNA Davide LAJOLO Matteo MATTEOTTI Giuseppe MELIS BASSU Gino MONTESANO Ottiero OTTIERI Giovanni PIRELLI Mario POMILIO Michele PRISCO Rossana ROSSANDA BANFI Mario ROSSI Leonardo SCIASCIA Franco M. SERVELLO Gian Galeazzo STENDARDI Ernesto TRECCANI Ruggero ZANGRANDI”,”La generazione degli anni difficili.”,”testimonianze di Michele ABBATE Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Mario ALICATA Giovanni BAGET-BOZZO Italo CALVINO Carlo CASSOLA Francesco COMPAGNA Oreste DEL-BUONO Luciano DELLA-MEA Rodolfo DONI Vittore FIORE Franco FORTINI Antonio GIOLITTI Giuliano GRAMIGNA Davide LAJOLO Matteo MATTEOTTI Giuseppe MELIS BASSU Gino MONTESANO Ottiero OTTIERI Giovanni PIRELLI Mario POMILIO Michele PRISCO Rossana ROSSANDA BANFI Mario ROSSI Leonardo SCIASCIA Franco M. SERVELLO Gian Galeazzo STENDARDI Ernesto TRECCANI Ruggero ZANGRANDI “”Leonardo Sciascia (1). Facevo la seconda o la terza elementare, quando da un mio zio appresi che nell’inferno, di cui avevo atroce terrore, potevano finire anche i preti. E per la prima volta sentii il nome di Dante, che nell’eterno fuoco aveva visto confitto addirittura un papa. Ne ebbi un senso di sconfinata libertà. Il rapporto tra Dio e i preti subito mi apparve più improbabile di quello tra Dio e me. Lentamente, nel giro di due o tre anni, mi allontanai dalle lezioni di catechismo, dalla messa della domenica, dal precetto pasquale. A dieci anni, anavo in chiesa soltanto quando mi ci conducevano inquadrato, in divisa da balilla. Ed era una cosa che un po’ mi inquietava. Non riuscivo a capire come mai Mussolini, che sapeva tutto, non sapesse quel che sapevo io in fatto di preti e inferno. Credo che dal mio istintivo laicismo sia nata l’avversone al fascismo. Dapprima vaga, imprecisa; poi, con la guerra di Spagna, sicura e motivata. Avevo sedici anni quando in Spagna esplose la guerra civile; ma non ne seppi niente, fin quando non vidi partire i ‘volontari’, i braccianti disoccupati del mio paese. Non poteva essere giusta una guerra in cui come ‘volontari’ venivano cacciati i morti di fame: ci doveva essere qualcosa nell’Italia di Mussolini e nella Spagna di Franco di ingiusto, di insensato, di indegno. E poi, ecco, c’erano i preti: e dicevano che Mussolini e Franco stavano dalla parte di Dio; mentre dall’altra parte; dalal parte della Repubblica, c’erano Dos Passos (il cui ’42° parallelo’ mi aveva fatto grande impressione) e Chaplin. Cominciai a parlare del fascismo con molta imprudenza. Ma mi proteggevano tanti parenti che nel fascismo, nel luogo in cui vivevo, avevano cariche e gradi; la famiglia, insomma: che in Sicilia proverbialmente «difende il suo nel torto e nel diritto». Secondo i miei parenti avevo torto, credo mi considerassero addirittura una specie di debosciato: ma ogni lunedì mi consegnavano, da esibire a scuola, il falso certificato che diceva della mia presenza all’adunata e al pre-militare”” (pag 259-260) [(1) L’autore è nato a Racalmuto (Agrigento) nel 1921, e risiede a Caltanissetta. Ha pubblicato, oltre ad un volumetto di favole, uno di poesie e un saggio su Pirandello, ‘Le parrocchie di Regalpetra’, Laterza, 1956, ‘Gli zii di Sicilia’, Einaudi, 1958, ‘Il giorno della civetta’, Einaudi, 1961, Premio Crotone 1962. E’ di prossima pubblicazione un volume di saggi su scrittori e cose della Sicilia intitolato ‘La linea della palma’ [1962]]”,”ITAD-138″
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca e la teoria della classe politica.”,”Il sIstema parlamentare in Italia (i deputati, i prefetti come agenti elettorali, i grandi elettori, le società politiche e operaie, che cos’è la Camera dei Deputati, La minoranza organizzata: camorra e mafia (pag 78-87) “”Nell’esordiente nazionalismo (fatto ancora più culturale che politico) la teoria moschiana diventa, quindi, uno strumento di polemica classista-borghese anche se nllo stesso ambito non mancano critiche e rampogne alla borghesia che in una sua cospicua parte solidarizza con l’esperienza del liberalismo giolittiano e del suo riformismo”” (pag 30)”,”BIOx-020-FGB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Histoire des doctrines politiques en Italie.”,”Ettore A. Albertoni, professore di storia delle dottrine politiche all’Università Statale di Milano.”,”ITAG-001-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione.”,” “”Pareto e Mosca sembrano destinati a divaricare sempre le loro posizioni al di là delle indubbie convergenze ed analogie di pensiero. Il Pareto, di fronte al fascismo che via via si afferma, assume un atteggiamento di aperto appoggio. Dino Fiorot ha con una ricca documentazione puntualizzato la posizione paretiana sia sul piano teorico che pratico ricordando la collaborazione, nel 1923, a «Gerarchia», la rivista personale di Mussolini (139). Qui compare nello stesso anno un articolo dedicato al Pareto in cui si dice che «potrebbe quasi essere definito il Carlo Marx del fascismo» anche se la definizione va presa «’cum grano salis’» e che tutta la sua opera scientifica va a contestare «la parabola dell’ascesa socialista» e, infine, che ha il merito di essere stato il «profeta» del fascismo proprio per avere svolto il proprio lavoro scientifico a sostegno ideale di «quei partiti che non rinnegano le eterne, solide basi tradizionali dell’umano consorzio: partiti e correnti spirituali di cui l’autore aveva … previsto il trionfo» (140). Quasi alla vigilia della morte dell’ormai settantacinquenne studioso questo riconoscimento ufficiale del fascismo vincitore ha un suo preciso significato. D’altronde uno dei primi atti del governo presieduto da Mussolini dopo la ‘Marcia su Roma’ è proprio la nomina di Pareto a membro della Società delle Nazioni per la riduzione degli armamenti, nomina che per motivi di salute lo studioso dovrà declinare quasi subito, il 1° marzo 1923″” (pag 55-56) [Ettore E. Albertoni, ‘Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione’, Dott. A. Giuffré editore, Milano, 1978] [(139) D. Fiorot, ‘Il realismo politico di Vilfredo Pareto. Profilo di una teoria empirica della politica’, Milano, 1969, Comunità (…); (140) Volt, ‘Uomini d’Italia: Vilfredo Pareto, in ‘Gerarchia’ (Milano), a. II, n. 5, maggio 1923, pp. 974-976. secondo il Fiorot l’autore dell’articolo è Vincenzo Fani che nell’agosto del 1923, scrive sempre in ‘Gerarchia’, l’articolo ‘Il concetto sociologico dello Stato’ che costituirebbe “”un primo documento della strumentalizzazione del pensiero paretiano in chiave fascista…”” (cfr. ‘Il realismo etc.’, cit, pp. 314 e 317]”,”TEOP-025-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Introduzione alla storia delle dottrine politiche. Tre saggi di ricerca.”,”‘Ettore Adalberto Albertoni (Sesto San Giovanni, 7 aprile 1936 – Como, 4 luglio 2018) è stato un politologo e politico italiano. Laureato in Giurisprudenza, è stato professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e ha esercitato la professione di avvocato civilista e d’impresa 1. Albertoni ha militato nel Partito Socialista Italiano dal 1958 al 1978, e negli anni Ottanta si è avvicinato al movimento della Lega Nord, fondato da Umberto Bossi. È stato assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia dal 2000 al 2006 e presidente del Consiglio regionale della Lombardia dal 2006 al 2008 1. Ha anche fatto parte del Consiglio di amministrazione della Rai dal 2002 al 2003. Albertoni è stato un grande sostenitore del federalismo e ha svolto numerosi studi su Carlo Cattaneo, uno dei padri del federalismo italiano. La sua carriera accademica e politica è stata caratterizzata da un forte impegno per l’autonomia e l’identità culturale della Lombardia 2. (f. copilot) Capitolo III, paragrafo II, ‘Gli studi politici e il marxismo in Italia: Antonio Labriola (pag 109-1249″,”TEOP-037-FMB”
“ALBERTONI Ettore A.”,”Gli studi politici e il marxismo in Italia: Antonio Labriola. (in) Introduzione alla storia delle dottrine politiche. Tre saggi di ricerca.”,”- Labriola in Italia è il prototipo del pensatore-militante … Studioso solido e aggiornato.. secondo Sorel (pag 111) Libro N. Bobbio, ‘Italia civile’: Padova cittadella del pensiero positivista che appare comunque fortissimo (pag 113) ‘Non intendo soffermarmi qui sull’analisi gentiliana (del marxismo, ndr) che pure è molto pregevole se Lenin nel ‘Dizionario Enciclopedico’ russo (1915) lo riconosce come uno dei maggiori contributi di uno studioso non marxista a proposito del pensiero di Karl Marx’ (pag 122)”,”LABD-006-FGB”
“ALBERT-SOREL Jean”,”La révolution francaise et la formation de l’ Europe moderne. La Révolution francaise. L’ Europe des Nations. Les Révolutions totalitaires. L’ Europe moderne.”,”Pangermanesimo. “”Una concezione così “”grandiosa”” non poteva, agli occhi di quelli che l’ avevano concepita, che essere il prodotto di un cervello tedesco, e soltanto la razza tedesca era non solo capace ma ancora degna di realizzarla. Nella sua Collezione di documenti sul pangermanesimo, Andler cita questa proposta rivelatrice tenuta nel 1904 da un professore tedesco: “”Se non acquisiremo presto delle terre nuove, andremo inevitabilmente ad una irrimediabile catastrofe. Poco importa che queste siano in Brasile, Slesia, in Australia o in Africa del Sud… Oggi come duemila anni fa, allorché i Cimbri e i Teutoni colpivano alle porte di Roma, un grido si eleva, sia come un appello di angoscia e di nolstalgia, che come una sfida già sicura dell’ avvenire, questo grido sempre più alto, questo grido che sale: “”Terre, terre nuove!””. (pag 153)”,”EURx-192″
“ALBI Julio”,”El día de Trafalgar.”,”Julio Albi (Burgos, 1948), laureato in Diritto e dal 1973 membro del corpo diplomatico. È autore di diverse opere sull’esercito spagnolo in America. Detto popolare spagnolo: ‘Con todos guerra, Y paz con Inglaterra’ (guerra cotnro tutti ma pace con l’Inghilterra)”,”QMIN-059-FSL”
“ALBINI Umberto”,”Atene segreta. Delitti, golosità, donne e veleni nella Grecia classica.”,”ALBINI Umberto ha pubblicato edizioni critiche di oratori greci e altri saggi. “”Gli Ateniesi avevano il senso degli affari e cercavano di ritrarre denaro da ogni fonte possibile. Non c’è dunque da meravigliarsi che esistesse un balzello sulla prostituzione. Ogni anno il Consiglio appaltava questa tassa (Eschine, Contro Timarco, 119): non sappiamo se era un tributo fisso o variabile in conformità dei redditi.”” (pag 39) “”A Venezia il Senato della Repubblica per arginare la dilagante omosessualità creò ad un certo punto una Calle delle tette (tuttora esistente ancorché priva delle sue originarie funzioni): le cortigiane esibivano dalle finestre le loro prosperose attrattive ai fini di ridestare le spente voglie del sesso forte.”” (pag 42)”,”STAx-149″
“ALBION Robert Greenhalgh a cura di”,”Naval and Maritime History. An Annotated Bibliography.”,”ALBION R. G. (15/8/1896 Malden, Massachusetts – 9/8/1983 Groton, Connecticut), è stato il primo professore di storia oceanica di Harvard, e formatore di molti storici marittimi negli Stati Uniti. La prima edizione privata di questa Bibliografia è del 1951 e raccoglieva testi, articoli di autori su questioni e storia navale e marittima e tesi di dottorato di studenti, ad uso didattico-formativo universitario. L’ edizione del 1963 fino a questa, la quarta del 1972, realizzate per accogliere richieste del Munson Insstitute of American Maritime History at Mystic Seaport in Connecticut.”,”QMIx-168-FSL”
“ALBONETTI P. BANDINI B. BENELLI A. CANTARELLI R. CASADIO C. CASADIO G.F. CASALI L. CIMATTI E. D’ATTORRE P.P. FABBRI P. FERRARI M. GAGLIANI D. GNANI S. GUALDRINI G. LANDI F. MANZELLI O. MASETTI G. MATTARELLI S. MELANDRI G.L. MONTEVECCHI A. PENAZZI O. PRATI O. QUAZZA G. RAVAIOLI A. ROTELLI E. TARONI G. TRAMONTANI E. VALENTI M. VALIANI L.”,”Le giunte popolari nel ravennate. Esperienze democratiche e ricostruzione, 1944-1946. Atti del Convegno di Ravenna 24-26 ottobre 1980.”,”””La circolare quindi, attraverso la creazione di organismi di potere popolare, legittimati dalla fiducia che questi riscuotono presso le popolazioni di cui sono espressione, e composti da dirigenti effettivi della lotta, più che dalla rappresentanza paritetica dei vari partiti, tenta di superare, da un lato la poca efficienza dei CLN che ancora nell’ estate del 1944 non sempre si sono costituiti in tutti i paesi e spesso là dove ci sono funzionano poco, e dall’ altro tenta di dar vita già nel corso della lotta, ad organismi realmente “”democratici””””. (pag 290)”,”ITAR-040″
“ALBONETTI Achille”,”Preistoria degli Stati Uniti d’Europa.”,”Achille Albonetti è nato a Venezia il 6 febbraio 1927. Ha studiato a Roma, a Londra e a New York. É stato segretario di redazione della rivista Produttività. Membro della delegazione Tecnica Italiana all’Ambasciata d’Italia a Washington nel 1951-1952, fu nominato esperto economico nelo 1953 alla Rappresentanza Italiana presso l’OECE di Parigi. Nel 1958 divenne Consigliere economico della medesima rappresentanza.”,”EURx-116-FL”
“ALBONICO Aldo”,”America Latina. Tra nazionalismo socialismo e imperialismo.”,”Aldo ALBONICO è ricercatore presso l’ Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Studioso della problematica iberica e ibero-americana ha pubblicato saggi e rassegne. (V. 4° cop) “”L’ aperto sostegno concesso da Carter ai pochi regimi liberali esistenti in America Latina e l’ accento posto sulla tutela dei diritti umani nel continente non mancarono presto di suscitare problemi all’ amministrazione statunitense. Anche col più fedele alleato sudamericano, il Brasile si ebbero contrasti. Quel paese all’ inizio del mandato di Carter non era già più : se mai lo era davvero stato, almeno nella maniera apocalittica con cui veniva raffigurato dalla pubblicistica di sinistra tra gli anni ’60 e ’70 – il baluardo della reazione latino-americana e l’ agente dell’ imperialismo yankee nel continente. La tumultuosa crescita economica brasiliana alla fine degli anni ’60, che aveva fatto gridare al “”miracolo””, aveva cominciato a segnare il passo nel 1973-74 a causa del progressivo aumento del passivo di bilancio e della ripresa dell’ inflazione, invece già ricondotta a livelli accettabili negli ani precedenti. Il rinascere di preoccupazioni ecoomiche attenuò la spinta dell’ elite militare-tecnocratica a far assumere al Brasile il ruolo di paese guida del Sudamerica, carattere peraltro mai riconosciutogli dai vicini, eccezion fatta forse per il Paraguay.”” (pag 117)”,”AMLx-067″
“ALBRECHT-CARRIE’ René”,”Storia diplomatica dell’ Europa. Dal Congresso di Vienna ad oggi.”,”Edizione riveduta e aggiornata: Harper & Row 1973 ALBRECHT-CARRIE’ René (Smirne, 1904) francese di nascita, ha preso la cittadinanza americana. Si è laureato in scienze e in lettere in Francia e poi ha completato gli studi alla Columbia University. Professore di scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University. Esemplare dono di RC”,”RAIx-258″
“ALBRECHT-CARRIE’ René”,”Storia diplomatica d’Europa. Dal Congresso di Vienna ad oggi.”,”Edizione riveduta e aggiornata: Harper & Row 1973 ALBRECHT-CARRIE’ René (Smirne, 1904) francese di nascita, ha preso la cittadinanza americana. Si è laureato in scienze e in lettere in Francia e poi ha completato gli studi alla Columbia University. Professore di scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University. Esemplare dono di RC”,”EURx-007-FV”
“ALBRECHT-CARRIÉ René”,”Storia diplomatica d’Europa, 1815-1968.”,”René Albrecht-Carrié (Smirne, 1904) francese di nascita, nel 1923 ha preso la cittadinanza americana. Dopo i baccalauréats in Scienze e in Lettere conseguiti in Francia, ha completato gli studi negli Stati Uniti alla Columbia University. Professore di Scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito esclusivamente agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University, School of International Affairs. Nel 1960-61 ha tenuto conferenze in Italia, All’Istituto per le Relazioni Internazionali di Milano e nelle università di Roma, Firenze e Bari.”,”EURx-055-FL”
“ALBRECHT-CARRIÉ René”,”Storia diplomatica d’Europa, 1815-1968.”,”René Albrecht-Carrié (Smirne, 1904) francese di nascita, nel 1923 ha preso la cittadinanza americana. Dopo i baccalauréats in Scienze e in Lettere conseguiti in Francia, ha completato gli studi negli Stati Uniti alla Columbia University. Professore di Scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito esclusivamente agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University, School of International Affairs. Nel 1960-61 ha tenuto conferenze in Italia, All’Istituto per le Relazioni Internazionali di Milano e nelle università di Roma, Firenze e Bari. Capitolo XIV. La seconda guerra mondiale e le sue immediate conseguenze, 1939-1947. La guerra europea – La guerra diventa mondiale – La diplomazia della guerra – Tra la guerra e la pace (Il mondo nel 1945). (pag 607-686) Turchia custode degli stretti. “”Come custode degli Stretti, e per il suo stesso ordinamento militare, la Turchia era la più importante unità singola del Medio Oriente. La Turchia era neutrale; i suoi accordi del 1939 con la Gran Bretagna e la Francia erano stati per la maggior parte annullati dal crollo di quest’ultima, mentre essa era ritornata da tempo alla sua tradizionale diffidenza verso la Russia. Gli inglesi in particolare avrebbero volentieri appoggiato la partecipazione turca alle ostilità, tenendo d’occhio le incessanti operazioni balcaniche. Ma l’incontro al Cairo di Roosevelt e Churchill con il presidente turco Inönü e il suo ministro degli Esteri, all’inizio di dicembre, al loro ritorno da Teheran, non riuscì a superare le obbiezioni turche (66). Quindi la Turchia non entrò mai in guerra. Appare quindi evidente, dal breve quadro precedente, che durante la guerra gli Alleati furono capaci di controllare e servirsi del Medio Oriente per i loro scopi. I successi delle loro forze armate dal 1942 in poi aiutarono a mantenere la stabilità e l’ordine, ma fu anche vero che buona parte del territorio fu un focolaio di avvenimenti e tensioni insoliti. La loro storia appartiene al periodo post-bellico”” (pag 659) [(66) All’inizio dell’anno Churchill aveva visitato la Turchia e Eden aveva incontrato il ministro degli Esteri turco poco prima della riunione di Teheran]”,”RAIx-004-FF”
“ALCINA FRANCH José”,”Bartolome de Las Casas.”,”””La promulgacion de las ‘Leyes Nuevas’ en 1542, come hemos visto, constituye la reforma legislativa más importante realizada nunca en relación con los territorios ultramarinos, reforma que representa el mayo esfuerzo hecho por un Estado moderno para racionalizar su acción civilizadora a través de una legislación colonial En esas ‘leyes’ la filosofía de Bartolomé de Las Casas se halla presente de principio a fin. Otra cosa my diferente sería su ‘aplicación’ en Indias””. (pag 107) BIOGRAFIA DEL PADRE DE LAS CASAS Bartolomé de Las Casas nasce a Siviglia nel 1484 e giunge nel Nuovo Mondo nel 1502 con il proposito di arricchirsi e di ottenere benefici ecclesiastici. Così gli viene affidata la gestione di un’encomienda e, nel 1513, viene ordinato sacerdote. Fino a questo periodo della sua vita, quindi, colui che oggi consideriamo uno dei primi difensori degli indiani vive nell’isola di Haiti ( La Spagnola) e di Cuba come un comune colono che sfrutta gli indigeni mantenendoli in condizioni di schiavitù. Solo nel 1514, come testimoniato nella sua Historia de las Indias, Las Casas inizia a reagire agli abusi commessi a danno degli indiani, condannando l’istituzione della stessa encomienda e ingiungendo agli altri coloni di rinunciare ai loro schiavi, pena la condanna eterna. Per mettere in pratica nella migliore maniera questo suo nuovo intento riformatore, decide di tornare in Spagna e di informare la corona e il Consiglio delle Indie di ciò che realmente stava accadendo al di là dell’Atlantico. Inizia a lavorare per una riforma del rapporto tra la madre patria e i territori di conquista redigendo una serie di resoconti, memoriali e piani d’azione prima al re Ferdinando e, dopo la sua morte (1515), al cardinale Cisneros, all’imperatore Carlo V e al principe Filippo II. Ciò che più gli interessa non é raccontare gli orrori accaduti negli anni passati, ma denunciare gli scempi attuali e la corruzione coloniale al fine di porvi rimedio. Concretamente chiede la razionalizzazione dell’encomienda favorendo l’evangelizzazione delle popolazioni e nuovi sistemi di gestione del territorio che avrebbero garantito più entrate alla corona evitando la morte di tutti gli indigeni. Nel 1520 estende i suoi progetti anche alla terra ferma ancora poco esplorata e conquistata e decide di metterli in pratica nella zona di Cumanà sulla costa del Venezuela affermando che “”è più utile la presenza di un frate che di duecento uomini armati””(Memorial de los remedios para las Indias, 1518); però resistenze ed ostacoli dovuti all’esasperazione della gente continuamente soggetta alle incursioni dei conquistadores impediscono la realizzazione del progetto e sanciscono il fallimento personale dell’opera del religioso che, di conseguenza, nel 1522, decide di ritirarsi in un convento domenicano ad Haiti. In due anni di permanenza nei conventi di Santo Domingo e di Puerto de Plata (da lui fondato), il frate inizia a comporre la sua monumentale Historia de las Indias, il cui intento era quello di far emergere gli eccessi degli spagnoli e le atrocità subite dagli indios a partire dalle prime scoperte. Il vigore delle sue idee di riforma é ribadito anche nella severa ammonizione del 1531 al Consiglio delle Indie (qui per la prima volta il domenicano userà l’immagine dei religiosi che, inviati come pecore fra gli indigeni/lupi, hanno il compito di renderli mansueti e di portar loro la parola di Dio) e nel trattato De unico modo omnium gentium ad veram religionem, contro coloro che pretendono di giustificare le guerre di conquista in considerazione del fine cristiano. Nel 1540, forte della fama ottenuta per aver convertito pacificamnte una regione del Guatemala (ribattezzata Vera Paz), Fra’ Bartolomé rientra a Madrid proponendo una definitiva abolizione dell’encomienda (Octavo Remedio, 1542) dopo che sia il papa Paolo III con la bolla Sublimis Deus, sia Francisco de Vitoria (teologo e giurista salmantino) avevano proclamato il diritto degli indios a non essere privati della libertà e dei beni in loro possesso. Per quanto riguarda la stesura della Brevissima relazione, si sa che nasce dopo ampie esposizioni orali dell’autore dinanzi alla giunta convocata nel 1542 e a Carlo V (che gli chiederà di porre per iscritto un compendio di quanto documentato nei memoriali presentati) e che viene conclusa a Valencia nello stesso anno, dedicata a Filippo II che da sempre svolgeva un ruolo di intermediario con l’imperatore. L’opera, che ha da subito grande fortuna, suggestiona la corte e ha risonanza anche a livello legislativo: del 1542-43 sono le Nuevas Leyes che, per la prima volta sanciscono l’eliminazione dell’encomienda per estinzione, l’abolizione della schiavitù degli indiani e una più rigida e controllata regolamentazione delle conquiste. Purtroppo però queste leggi non vengono accettate d buon grado nelle colonie dove, come constata di persona Las Casas tornatovi in qualità di vescovo del Chiapas (regione messicana al confine con il Guatemala), si sollevano rivolte di encomenderos e proprietari di schiavi che portano nel 1545 al regio decreto che sospende la legge contro l’encomienda. Dal 1546 il frate é di nuovo in Spagna a perorare la causa indiana di fronte alle autorità. In questo periodo si concretizza il passaggio dal suo atteggiamento assimilazionistico nei confronti dei più deboli (l’altro é uguale a me e quindi gli impongo i miei valori) al “”prospettivismo””, secondo cui non esiste più un vero Dio ma il dio che ognuno di noi riconosce come tale. La nozione di religione ne esce quindi relativizzata e l’uguaglianza non si paga più a prezzo dell’identità. Siamo giunti ormai al 1550, anno delle celebri controversie di Valladolid che oppongono l’erudito e filosofo Ginés de Sepúlveda, difensore delle guerre di conquista, all’abate domenicano. In questo contesto vengono redatte opere come le Trenta preposizioni molto giuridiche, il Trattato comprobatorio dell’impero sovrano, ma soprattutto il Trattato sugli indiani resi schiavi. Tra 1552 e 1557, terminati i dibatti sulla liceità delle imprese armate nel Nuovo Mondo, Fra’ Bartolomé si dedica al reclutamento di missionari e religiosi da inviare nelle Indie, ristampando anche la Brevissima relazione utile per la loro formazione come per un indottrinamento più completo di coloro che già si trovavano lì. Il testo primitivo , preceduto da “”Argomento”” e da un “”Prologo”” diretto al principe Felipe II, si presenta compendiato anche con alcuni paragrafi aggiunti nel 1546 per denunciare l’insuccesso delle Leggi Nuove e con un breve documento che riferisce i danni commessi da un capitano nel Nuovo regno di Granada. Sempre in quest’occasione, il padre rivede la Historia de las Indias dalla quale separa la Apologética Historia, vera e propria enciclopedia del Nuovo Mondo in cui dimostra la piena capacità intellettiva degli indios, concludendo che non erano barbari, e quindi schiavi di natura come sosteneva Sepúlveda, e che dovevano essere trattati come uomini dotati di ragione. La lotta contro i delitti perpetrati occupa anche gli ultimi anni di vita di Las Casas che pubblica nuovi trattati come Dodici Dubbi e De Thesauris fino alla annuncio nel suo Testamento della prossima “”distruzione”” della Spagna come prevedibile castigo divino: “”Credo che, a causa di queste opere empie, scellerate e ignominiose, perpetrate in modo così ingiusto e tirannico, Dio riverserà sulla Spagna la sua ira e il suo furore, giacché tutta la Spagna si é presa la sua parte, grande o piccola, delle sanguinose ricchezze usurpate a prezzo di tante rovine e di tanti massacri””. Alla luce di questo contesto globale della lotta lascasiana, é facile rendersi conto quindi di come la Brevissima relazione non sia in nessun modo un’opera isolata o stravagante, bensì un’arma contundente che forma parte di un insieme bibliografico legato alla situazione degli anni 1540 e seguenti in cui l’autore cerca di ottenere una grande riforma delle colonie d’oltre oceano. ——————————————————————————– ARGOMENTO DELLA BREVISSIMA RELAZIONE La Brevissima relazione della distruzione delle Indie, scritta nell’ambito della lotta di Las Casas per la difesa degli indigeni americani, si caratterizza per essere sempre relazionata direttamente con i problemi concreti della realtà cui fa riferimento. Trattandosi di una vera e propria arma, si distingue per la semplicità e chiarezza nell’esposizione della materia, nello stile usato e nella struttura. Già dal titolo infatti, risalta il sostantivo distruzione che riporta ad un concetto onnipresente nell’opera lascasiana e riscontrabile anche nei testi sacri e profani della letteratura spagnola medioevale. Inoltre, l’epiteto Brevissima, non si riferisce al fatto che al relazione sia poco dettagliata, ma ne sottolinea per lo più il carattere di compendio delle esposizioni orali all’imperatore Carlo V. Nell’ Argomento del presente epitoma, l’autore ricorda le circostanze della redazione dell’opera nel 1542 e spiega l’obbligo di “”farlo stampare”” per presentarla, dieci anni dopo, al principe Filippo come “”sommario”” dei crimini perpetrati nelle Indie e dato il possibile aggravarsi di questi “”tradimenti e scelleratezze””. A continuazione, si trova un Prologo dedicato al principe in cui vengono presentate le ragioni oggettive della stesura dell’opera, quali le atrocità inflitte ai naturali del nuovo mondo, la possibilità di porvi rimedio e il dovere morale di denunciare simili misfatti per non esserne indirettamente complici: “”Io ho deciso, per non essere reo, tacendo, […] di mettere a stampa””. Risaltano i termini forti che caratterizzano lo stile della Relazione vera e propria come “”le ingiurie e le devastazioni, le rovine e le distruzioni””, gli epiteti come “”opere inique, tiranniche […] condannate […] esecrabili e abominevoli”” e le forme verbali come “”spopolare””, “”uccidendo”” e “”rubare””, senza che manchi la nota amaramente ironica delle “”imprese”” realizzate dai conquistatori. In contrasto poi con la menzione dei numerosi eccidi e crudeltà, si insinua il tema dell’innocenza naturale delle vittime “”genti […] pacifiche, umili e mansuete, che non fanno danno a nessuno””. Il corpo dell’opera é costituito essenzialmente da una ininterrotta successione di racconti e descrizioni di uccisioni facendo uso, in special modo, di immagini antitetiche. Si inizia con una visione di insieme e si prosegue con una serie di relazioni che seguono l’ordine cronologico e, approssimativamente, anche quello geografico delle terre scoperte: isola Spagnola e arcipelago antillano, “”terra ferma”” dal Darién fino al Nicaragua, Nuova Spagna ( Messico), Guatemala, zone settentrionali dell’America del sud da Cartagena a Venezuela, Florida, Rio de la Plata, Perù, Nuova Granada. Il fatto che questi capitoli non presentino la stessa estensione é dovuto al tipo di documentazione cui Las Casas fa riferimento non tralasciando, comunque, di specificare il più delle volte le sue fonti, cosa che gli permette di presentare sempre la materia come veritiera e incontestabile. Oltre che dell’esperienza diretta, infatti, si avvale non solo di dati e notizie orali, relazioni indigene, canti messicani ma anche di scritti come lettere e memoriali. Per quanto riguarda il modo di esporre i crimini commessi, é da notare che Fra’ Bartolomé preferisca mantenere l’anonimato sui nomi degli autori forse giudicando più conveniente o prudente astenersi dal divulgarli. Inoltre, la struttura narrativa delle scene, segue schemi basici quasi invariabili e caratterizzati da quella brevità annunciata nel titolo: “”Sarebbe invero difficile riferire la quantità e valutare caso per caso la gravità delle ingiustizie, dei danni, degli oltraggi e degli abusi che le genti di quella costa hanno subito dagli spagnoli, a partire dall’anno 1510 fino a oggi.”” Comincia con una digressione sulla bellezza e la fertilità delle terre, sulla straordinaria densità della sua popolazione e sulla bontà e innocenza dei suoi naturali. Un esempio ne é la descrizione della provincia di Jalisco: “” Era quella una terra popolosa come un alveare, ricchissima e felice, una delle terre più fertili e meravigliose delle Indie.”” Tutto questo risalta grazie alla giustapposizione delle scene sanguinarie di cui i conquistatori sono protagonisti e grazie all’uso di formule superlative che contribuiscono a moltiplicare l’impatto emotivo della Brevissima relazione sul lettore. ——————————————————————————– PRINCIPALI EDIZIONI IN SPAGNOLO DELLA BREVISSIMA RELAZIONE · 1552, Siviglia, edizione principe della Brevissima Relazione con altri sei trattati lascasiani; · 1646, Barcellona, con altri sei trattati lascasiani; · 1812, Londra; · 1813, Bogotà; · 1820 (?), Cadice; · 1821, Filadelfia; · 1821, Puebla (messico); · 1822, Messico; · 1822, Parigi, Historia de la crueldades de los españoles conquistadores de América, o Brevísima Relación de la Destrucción de las Indias Occidentales, in Llorente, Obras de Las Casas, I, pagg.95-198; · 1879, Madrid; · 1924, Bueno Aires, in Colección de Tratados (1552-1553), edizione facsimilare di Emilio Ravignani, Biblioteca Argentina de libros raros americanos, t.III; · 1945, Messico, Biblioteca Enciclopédica Popular, prologo e selezioni di Agustín Yáñez; · 1945, Parigi, Clásicos Bouret,con la Refutación de Las Casas di Vargas Machuga; · 1957, Messico, Licros Luciérnaga; · 1958, Madrid, Biblioteca de Autore Españoles, t.CX, pagg.134-181, edizione di Juan Pérez de Tudela Bueso; · 1965, Messico, in Tratados de Fray Bartolomé de Las Casas, facsimile e trascrizione, Fondo de Cultura Económica, t.I; · 1966, Buenos Aires, Editorial Universitaria de Buens Aires, prologo di Gregorio Weinberg; · 1977, Madrid, Fundación Universitaria española, edizione di Manuel Ballesteros Gaibrois; · 1979, Barcellona, Fontamara, con la Vida de Las Casas di Llorente, prologo di Olga Camps. (a cura di Mauro Moretti e Federica Martino)”,”AMLx-082″
“ALCOUFFE Alain DIEBOLT Claude a cura; contributi di BASLÉ Maurice BOND Niall BRUHNS Hinnerk CAMPAGNOLO Gilles CLAVERT Frédéric COMMUN Patricia COUSTILLAC Mechthild DEFRAIGNE Jean-Christophe DE MEULEMEESTER Jean-Luc EGE Ragip LABROUSSE Agnès MARDELLAT Patrick MEYER Daniel QUAAS Georg TUBARO Paola SCHMIDT Karl-Heinz”,”La pensée économique allemande.”,”contributi di BASLÉ Maurice BOND Niall BRUHNS Hinnerk CAMPAGNOLO Gilles CLAVERT Frédéric COMMUN Patricia COUSTILLAC Mechthild DEFRAIGNE Jean-Christophe DE MEULEMEESTER Jean-Luc EGE Ragip LABROUSSE Agnès MARDELLAT Patrick MEYER Daniel QUAAS Georg TUBARO Paola SCHMIDT Karl-Heinz List. “”Mais List ne considère les classes sociales que dans la mesure où elles doivent se soumettre à un intérêt national abstrait. D’ailleurs les classes paysanne ou ouvrière ne sont pas perçues comme capables de mettre en avant des objectifs propres. Seules la noblesse et la bourgeoisie industrielle semblent compter. De ce fait, il considère la Nation comme transcendante et non comme un concept essentiellement construit par des intérêts de classe, ce qui le distingue fondamentalement de l’analyse de Marx et d’Engels. Pour List, les peuples ont des propensions innées à rechercher la prospérité et l’hégémonie. Il énonce une “”tendance des peuples à chercher les garanties de leur conservation et de leur prospérité ou d’établir leur préponderance”” (List, 1998, p. 98). Les peuples sont donc des acteurs de l’histoire indépendamment des classes sociales. Le développement économique des nations et les rapports entre ces nations ne découlent pas de phénomènes objectifs matériels (démographie, progrès technologique) mais d’un comportement naturel des peuples. Cette vision d’une nation autonomisée, au-delà des classes, montre l’influence des idées universalistes de l’Etat véhiculée par la Révolution française. Mais List n’envisage pas une république universelle mais une “”association universelle”” de peuples caractérisés par un développement égal (List, 1998, p. 95). Cette concurrence entre peuples développés de manière égale serait préférable à la domination d’un seul peuple (britannique) sur les autres car elle engendrerait une émulation positive (List, 1998, p: 96)”” [J.C. Defraigne J.L. de Meulemeester, “”Le Système National de List: La fondation du réalisme pluridisciplinaire en économie politique internatinale contre le libre-échangisme anglo-saxon] [(in) ‘La pensée économique allemande’, Paris, 2009, a cura di Alain Alcouffe e Claude Diebolt] (pag 238) Ritorna la questione del presunto plagio di Rodbertus da parte di Marx (sic) (pag 321) in saggio di Alain Alcouffe, La préhistoire du problème de la transformation (pag 321)”,”ECOT-278″
“ALDCROFT Derek H. con la collaborazione di MOREWOOD Steven”,”L’economia europea dal 1914 al 2000.”,”””Sommando insieme i decessi di militari e di civili si ottiene una cifra complessiva di circa 12 milioni di morti per l’Europa esclusa la Russia; di questi, poco più di 6,5 milioni furono dovuti a cause militari. Si trattava di circa il 3,5% della popolazione dell’Europa prebellica. La Germania e l’Austria-Ungheria subirono le perdite maggiori in termini assoluti, mentre in termini relativi la mortalità andava da circa l’1% in Scandinavia fino a un pesante 20% per la Serbia. Francia, Italia, Germania e Austria-Ungheria persero circa il4% della propria popolazione, il Regno Unito e il Belgio meno del 2,5%. Occorre anche tener conto del deficit di nascite, cioè di coloro che non nacquero a causa dello stato di guerra. Alcuni belligeranti registrarono deficit di nascite altissimi: l’Austra-Ungheria 3,6 milioni, la Germania 3 milioni. La Francia e l’Italia ebbero deficit di circa 1,5 milioni, la Gran Bretagna di 700.000 e la Romania poco più di 500.000. Nel complesso, le perdite di popolazione dovute a questa causa furono all’incirca pari a quelle provocate dalle morti militari e civili sommate insieme. Tutto considerato, il deficit di popolazione dell’Europa si aggira perciò tra i 22 e i 24 milioni di persone, che equivale al 7% della popolazione dell’Europa prebellica o a tutto il suo incremento naturale tra il 1914 e il 1919. All’inizio del 1920 la popolazione europea era quindi più o meno la stessa dell’inizio della guerra. Le perdite in assoluto maggiori furono sopportate dalla Germania e dall’Austria-Ungheria, con più di 5 milioni, ma in termini relativi la Serbia e il Montenegro furono di gran lunga quelli che soffrirono di più, con deficit che si avvicinavano a un terzo della loro popolazione prebellica. Le potenze neutrali stavano meglio, con perdite del 2% o meno. Tra le potenze alleate, il grosso del peso fu sopportato dalla Francia e dall’Italia. Il deficit di popolazione della Francia superava di poco i 3 milioni, cioè il 7.7% della propria popolazione prebellica, comprendendo circa 1,4 milioni di mancate nascite, in seguito a un fortissimo declino dei suoi tassi di natalità. Il risultato netto fu che alla metà del 1919 la popolazione francese, di 38,7 milioni, era di circa 1,1 milioni inferiore al livello del 1914, nonostante ora comprendesse l’Alsazia-Lorena, ripresa alla Germania”” (pag 11) Derek H. Aldcroft è Fellow di Storia economica all’Università di Leicester.”,”EURE-098″
“ALDCROFT Derek H.”,”From Versailles to Wall Street, 1919-1929.”,” Costi della guerra Impatto della guerra sulle tendenze demografiche (pag 13) Costi finanziari della guerra (pag 30) “”The war undoubtedly occasioned a serious loss of population and physical assets. The demographic incidence of war is difficult to estimate precisely partly because the data are unreliable but also because there are difficulties in determining the indirect repercussions on the civilian population including the effects on the birth rate. The total loss from war was much greater than the military casualties. As far as the latter are concerned the records are fairly accurate. Of more than 60 million men mobilized in Europe during the period of hostilities over 8 million (including tentative guesses for Russia), or about 15 per cent of the total, lost their lives in active service. This loss amounted to less than 2 per cent of the total European population and about 8 per cent of all male workers (3). In addition, 7 million men were permanently disabled and a further 15 million were more or less seriously wounded (4). The incidence of loss varied from country to country; those countries heavily engaged in hostilities tended to fare worst, at least in absolute terms”” (pag 13) [(3) F.W. Notestein et alia, ‘The Future Population of Europe and the Soviet Union’ (1944), pp. 74-5; (4) These latter estimates are more tentative and probably include some civilian members of the population. See S.B. Clough, ‘The Economic Development of Western Civilization’ (1968, revised edition), p. 431; P.N. Stearns, ‘European Society in Upheaval’ (1967), p. 313; E.L. Bogart, ‘Direct and Indirect Costs of the Great War’ (1919), pp. 272-7] “”Apart from the loss of life and property, the direct costs of the war need to be considered since the method of finance created serious problems in the immediate post-war period. The direct cost of the war to all the belligerents amounted to some $ 260 billion, of which the Allied share accounted for $ 176 billion. The largest expenditures were incurred by the U.K. , the United States, Germany, France, Austro-Hungary and Italy in that order. Some idea of the magnitude of the total outlay can be gained from the fact that it represented 6½ times the sum of all the national debt accumulated in the world from the end of the eighteenth century up to the outbreak of the First World War (41)”” (41) W.S. and E.S. Woytinsky, ‘World Commerce and Government’ (1955), p: 743. Total war expenditure converted to a gold basis amounted to $ 200 billion, which represented five times normal expenditure and was equivalent to five times the national debt at the beginning of the war”,”ECOI-350″
“ALDCROFT Derek A.”,”Da Versailles a Wall Street, 1919-1929.”,”Derek H. Aldcroft è professore di storia economica all’Università di Leicester; ha tenuto lezioni in diverse università – Harvard, Berlino, Francoforte – ed è presidente del comitato editoriale del “”Journal of Transport History”” Contiene il capitolo 11: ‘Nella depressione: spiegazioni della svolta del 1929. Una varietà di possibilità; Una sintesi (pag 278-293)”,”ECOI-026-FF”
“ALDCROFT Derek H.”,”L’economia europea dal 1914 al 1990.”,”Derek H. Aldcroft è Fellow di Storia economica all’Università di Leicester. Ha pubblicato libri di fondamentale importanza sulla storia economica della Gran Bretagna e di vari paesi del mondo nel XIX e XX secolo.”,”EURE-083-FL”
“ALDER Ken”,”La misura di tutte le cose. L’avventurosa storia dell’invenzione del sistema metrico decimale.”,”””Le conquiste militari vanno e vengono, ma il metro durerà per sempre”” (Napoleone Bonaparte, 1799) L’odissea di due scienziati che fissarono le basi del nostro sistema di misura. Ken Alder, americano, ha studiato ad Harvard ed è oggi (2002) professore di Storia alla Northwestern University di Evaston, Illinois. Il suo primo libro ‘Engineering the Revolution’ ha vinto nel 1998 il premio Dexter quale miglior libro sulla storia della tecnologia.Alder ha studiato per un anno le carte di Delambre e Méchain conservate presso l’ Osservatorio di Parigi, e ha percorso in bicicletta il loro itinerario attraverso la Francia e la Spagna.”,”SCIx-025-FSD”
“ALDINGTON Richard”,”Il duca di Wellington. Biografia del vincitore di Napoleone.”,”Richard ALDINGTON è nato nel 1892 a Portsmouth nell’ Hampshire in Inghilterra: Durante la 1° GM si arruolò come soldato semplice di fanteria nell’ Armata britannica. Tornato in Inghilterra in gravi condizioni di salute si dedicò all’ attività letteraira. E’ morto nel sud della Francia nel 1962.”,”FRAN-030″
“ALDRICH Lisa J.”,”Níkola Tesla and the Taming of Electricity.”,”Lisa J. Aldrich è una scrittrice che vive in Oregon.”,”ECOG-085″
“ALDROVANDI MARESCOTTI L.”,”Guerra diplomatica. Ricordi e frammenti di diario (1914-1919).”,”ALDROVANDI MARESCOTTI L. ambasciatore d’ Italia. La delegazione italiana lascia Parigi. “”Durante la seduta è apparso evidente il disaccordo, almeno di metodo, fra Orlando e Sonnino, che non si erano concertati, preventivamente, fra loro””. (pag 282) “”Sonnino non vuol vedere nessuno; nemmeno l’ ambasciatore del Giappone che, in riguardo alle aspirazioni del suo Paese sullo Sciantung, ha seguito molto da vicino, in questi giorni, la nostra situazione, ed è venuto per esprimere simpatia; nemmeno Barrère.”” (pag 283)”,”ITQM-094″
“ALDROVANDI MARESCOTTI L.”,”Nuovi ricordi e frammenti di diario per far seguito a guerra diplomatica, 1914-1919.”,”ALDROVANDI MARESCOTTI L. ambasciatore d’ Italia. “”Sii simile ad un promontorio contro al quale incessantemente s’ infrangono l’ onde, e quegli sta saldo e s’ abbonacciano intorno a lui i gorgogli dell’ acqua””. Marco Aurelio (IV, 49) (in apertura) “”Io non prendo appunti, visto che ne prende De Martino. Lloyd George ha presentato una carta tracciata dallo Stato Maggiore britannico, ove Smirne risulta assegnata all’ Italia. Sembra che Ribot non ne avesse preventiva conoscenza. Tuttavia, il Ribot non ha obiettato; ma si è opposto alla richiesta italiana di Mersina e Adana. Sonnino ha ceduto per Mersina e Adana, ma, acquisita Smirne, fa osservare che la carta ora presentata da Lloyd George restringe le assegnazioni all’ Italia nella zona di Konia, che era già compresa nella carta presentata a suo tempo da Balfour. Sembra che nemmeno Hankey avesse conoscenza della carta presentata ora da Lloyd George, perché ad un certo punto, di fronte all’ atteggiamento di Sonnino, egli mormora pacatamente, come parlando a se stesso: “”Ma Smirne è il più importante porto dell’ Anatolia, il secondo porto della Turchia!””. Quando si tratta del quid se i territori assegnati non saranno, alla fine della guerra, già in possesso degli Alleati, Lloyd George, durante la lunga discussione, di fronte alle osservazioni di Sonnino, si lascia sfuggire, con alquanto impaziente umore: “”Ma se non vi fossero le difficoltà italiane, io potrei fare la pace con l’ Austria domani””””. (pag 160-161)”,”ITQM-095″
“ALDROVANDI MARESCOTTI Luigi”,”Guerra diplomatica. Ricordi e frammenti di diario (1914-1919).”,”LLoyd George su esercito e comando italiano (pag 143) LLoyd George: “”L’esercito italiano non ha bisogno che si difenda il suo valore. Durante tre anni si è dimostrato eguale a non importa quali altre truppe del mondo, per coraggio, e di fronte a pericoli d’ogni specie. Perciò non è il caso di fare osservazioni su uomini valorosi. Nulla è mutato nella nostra opinione sull’esercito italiano. Ma da tutte le informazioni raccolte risulta che qualcosa è mancato. Vi fu mancanza di organizzazione efficiente e di opera di stato maggiore. Mi riferisco per questo alla autorità dei generali Robertson e Foch. Questi generali sarebbero gli ultimi a dir ciò se non vi si sentissero obbligati. Esiste fra militari un cameratismo che impedirebbe loro di dire cose simili, specie ad uomini politici, salvo in condizioni gravissime. Il Comando è inadeguato. Sola eccezione fu il Duca d’Aosta che comandò la sua Armata con freddezza e capacità. Secondo le mie informazioni il Comando supremo fu preso dal panico come i soldati. Siamo pronti ad affidare le nostre truppe al valore della Nazione italiana e la nostra fiducia non è diminuita dagli avvenimenti recenti; ma francamente non potremmo affidarle al presente Comando supremo”” (pag 143) Crollo di Caporetto. Sulla difesa del Piave. “”Lloyd George. Ciò dimostra che lo stato maggiore italiano ha cambiato d’idea. Da quando si ha conoscenza di questa concentrazione di truppe tedesche nella regione di Merano? Porro. Abbiamo avuto notizia da varie fonti, e l’ultima è in data del 4 novembre, secondo cui 80.000 uomini con artiglieria pesante sarebbero nella zona di Merano. Franklin-Bouillon. Quando si crede che i Tedeschi e gli Austriaci potrebbero cominciare un attacco sul Piave? Porro. Fra qualche giorno. Il nemico è ora al Tagliamento. In tre marce possono arrivare al Piave, ma noi vi abbiamo già messo duecento quaranta cannoni pesanti ed eseguito opere di difesa. Il nemico non potrà cominciare un attacco prima che fra tre settimane, e per un attacco in grande stile gli occorreranno due mesi, perché dovrà avanzare le artiglierie pesanti, e ciò non potrà essere fatto prima di un mese o un mese e mezzo, avendo noi distrutti i ponti sul loro cammino. Foch. Secondo le mie informazioni la distruzione dei ponti è stata incompleta. Porro. Abbiamo fatto saltare quattordici ponti sull’Isonzo. Abbiamo provocato una inondazione nel basso Isonzo, per dove nessuna colonna è potuta ancora passare. Sul Tagliamento abbiamo fatto saltare sette ponti, che sono stati tutti distrutti ad eccezione di uno che è saltato solamente per 20 metri. Franklin-Bouillon. Avete fatto saltare le ferrovie? Per esempio quella di Udine? E i ponti sulla Livenza? Porro. Si è fatto quanto si è potuto. La ferrovia di Udine è rimasta”” (pag 156)”,”ITQM-189″
“ALEDÓN Germán Ramírez”,”La Bruja ó Cuadro de la Corte de Roma. Estudio preliminar.”,”‘La novella “La Bruja o Cuadro de la Corte de Roma” è stata scritta da Vicente Salvá. Quest’opera fu scoperta tra i manoscritti di un rispettabile teologo, grande amico della curia romana. Pubblicata originariamente a Parigi nel 1830, questa novella è disponibile in formato PDF nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes 1. L’opera è stata oggetto di analisi per la sua posizione anticlericale, poiché si inserisce nel contesto della lotta contro il potere della Chiesa e dei suoi strumenti repressivi, come l’Inquisizione, nel primo terzo del XIX secolo2.’ (copil)”,”RELC-031-FSD”
“ALEKSANDROVA Vera, a cura di Agnese ACCATTOLI”,”Quello che ho vissuto (1917-1921).”,”Vera Aleksandrova, titolare per circa 40 anni della rubrica di critica letteraria del giornale menscevico dell’emigrazione “”Socialisticeskij Vestnik’ e autrice di studi pionieristici sul rapporto tra letteratura, società e vita sovietiche, ha rievocato in queste memorie gli anni della sua formazione politica, gli incontri con i militanti delle organizzazioni operaie che lottavano per affermare la propria indipendenza, le scelte compiute da una giovane intellettuale nella Mosca dei primi anni post-rivoluzionari. Il saggio di Agnese Accattoli si occupa del contesto storico. Chiude il volume una nota bio-bibliografica sull’autrice’ (quarta di copertina) “”Al livello della “”grande storia”” gli avvenimenti assunsero tratti drammatici. All’inizio di marzo fu conclusa la pace di Brest-Litovsk, che poi il settimo Congresso del partito bolscevico ratificò. Non intendo nasconderlo: mi procurò un grande dolore, ma non avevo voglia di parlarne, e tanto meno avevo voglia di stare a discutere della “”pace vergognosa””. Soffrivo in silenzio. E, di nuovo, sicuramente non fui la sola… In seguito, nell’estate di quello stesso anno, quando cominciai a lavorare per l’Ufficio editoriale della Sezione alimentare del Soviet, diretta allora da M.E. Sefler, A.A. Sol’c, ex “”commissario”” del “”Bollettino”” pubblicato dall’Ufficio, mi raccontò che la pace aveva messo in crisi molti bolscevichi, lui compreso. Per Sol’c non era stato facile ammettere la necessità di firmare quella pace; anche lui, come altri, ne aveva parlato con Lenin. Ma quello aveva respinto tutte le critiche, dicendo: “”Invece di parlare, datemi abbastanza truppe per combattere contro i tedeschi e sarò il primo a rifiutare questa pace”” (benché abbia citato queste parole tra virgolette, non posso certo garantire che Lenin si sia espresso in questi termini. Ma proprio così me le riferì Sol’c). Poi, con lo sguardo perso nel vuoto e con una smorfia buffa delle labbra gonfie da vecchio (che potevano ricordare la bocca di un cammello) Sol’c aggiunse: “”E adesso vedo che Lenin aveva ragione, eh sì, Lenin vede dieci volta più lontano di noi!!””””. (pag 70) [Vera Aleksandrova, ‘Quello che ho vissuto (1917-1921)’, Biblion edizioni, Milano, 1921, a cura di Agnese Accattoli] (pag 70)”,”RIRB-175″
“ALEKSIUN Natalia BEAUVOIS Daniel DUCREUX Marie-Elizabeth KLOCZOWSKI Jerzy SAMSONOWICZ Henryk WANDYCZ Piotr”,”Histoire de l’Europe du Centre-Est.”,”ALEKSIUN N. è ricercatrice nell’Università di Varsavia. BEAUVOIS professore all’Università di Paris I. DUCREUX (EHESS) KLOCZOWSKI (Univ catholique de Lublin) SAMSONOWICZ (Univ Varsavia) WANDYCZ (Yale).”,”EURC-104″
“ALER Denis”,”Le Parti communiste français, 1920-1933. De ses origines socialistes au stalinisme.”,”Scrive Leon Trotsky nel 1922: Se “”la scissione di Tours fissa la linea di divisione fondamentale tra il riformismo e il comunismo, è un fatto indiscutibile che il Partito comunista che è nato da questa scissione ha conservato, in alcune delle sue parti, la sopravvivenza del partito riformista e parlamentare e di cui si sbarazzerà attraverso degli sforzi interni prendendo parte alla lotta di massa”” (pag 32)”,”PCFx-122″
“ALESINA Alberto SPOLAORE Enrico”,”The Size of Nations.”,”Alberto ALESINA è Professore di Economics and Government alla Harvard University. SPOLAORE è Kutayba Alghanim Assistant Professor of Politica Economy alla Brown University. Dimensione del paese e apertura dei mercati. “”Questo capitolo stabilisce due importanti risultati. Primo, discutiamo le relazioni tra dimensione del paese, apertura, e reddito pro-capite. Secondo il nostro modello i benefici della dimensione del paese diminuiscono nella misura in cui incrementa l’ integrazione economica internazionale. Al contrario, i benefici dell’ apertura commerciale e dell’ integrazione economica aumentano per paesi più piccoli. Secondo, sosteniamo che l’ integrazione economica e l’ integrazione politica vanno di pari passo. Nella misura in cui l’ economia mondiale diviene più integrata, uno dei benefici dei paesi grandi (la dimensione dei mercati) svanisce. Come risultato il trade-off (1) tra dimensione ed eterogeneità muta in favore del paese più piccolo e più omogeneo. Si può anche pensare a rovesciare la causalità: piccoli paesi hanno un interesse particolarmente forte nel mantenere il libero commercio dato che molto della loro economia dipende dai mercati internazionali. In realtà, possiamo pensare a due possibili scenari. Un mondo di grandi e relativamente chiuse economie, e un’ altro di molti paesi più piccoli e di economie più aperte.”” (pag 94)”,”ECOI-148″
“ALESINA Alberto ICHINO Andrea”,”L’Italia fatta in casa. Indagine sulla vera ricchezza degli italiani.”,”ALESINA Alberto ICHINO Andrea laureati alla Bocconi nel 1981 e 1985. Hanno proseguito gli studi a Cambridge, negli Stati Uniti. Dove hanno conseguito il dottorato di ricerca. Alesina insegna ad Harvard. Ichino è ordinario a Bologna.”,”ITAS-160″
“ALESINA Alberto GIAVAZZI Francesco”,”Goodbye Europa. Cronache di un declno economico e politico.”,”Alesina Alberto insegna ad Harvard. Giavazzi alla Bocconi.”,”EURE-081″
“ALESINA Alberto ICHINO Andrea”,”L’Italia fatta in casa. Indagine sulla vera ricchezza degli italiani.”,”Alberto Alesina e Andrea Ichino si sono laureati in Discipline economiche e sociali alla Bocconi rispettivamente nel 1981 e nel 1985. Hanno proseguito poi gli studi a Cambridge, negli Stati Uniti, dove hanno conseguito il dottorato di ricerca in Economia. Alesina è rimasto negli Usa. Ichino è professore ordinario all’Università di Bologna. “”Negli Usa avere il padre laureato invece che diplomato aumenta di 6 volte la probabilità di laurearsi piuttosto che fermarsi al liceo. In Italia la laurea del padre aumenta di ben 25 volte questa probabilità. Le stime statistiche suggeriscono che in Italia avre genitori appartenenti alla metà più alta della distribuzione del reddito è il fattore più importante per incrementare la probabilità che i figli, una volta adulti, siano anche loro nella metà più alta della distribuzione. Negli Stati Uniti, invece, il fattore più importante per raggingere un livello analogo di benessere economico relativo è laurearsi. In altre parole, nascere in una famiglia ricca (rispetto a laurearsi) è più “”utile”” in Italia che negli Usa. Come mai un’offerta egualitaria di istruzione come quella italiana non favorisce la mobilità sociale? Sembra paradossale; ma è proprio ai poveri bravi che serve un’offerta di istruzione diversificata per qualità, insieme a borse di studio per poter accedere ai corsi migliori, perché solo in questo modo essi possono compensare il vantaggio che i figli dei ricchi ricevono dalle loro famiglie. Una scuola eguale per tutti togli ai poveri uno strumento per contrastare il vantaggio dei ricchi”” (pag 111)”,”ITAE-347″
“ALESSANDRINI Luca e altri; scritti di Luca ALESSANDRINI Luigi ARBIZZANI Maryse BERTRAND-DE-MUÑOZ Alfonso BOTTI Caroline BROTHERS Valeria CAMPORESI Luciano CASALI Luisa CIGOGNETTI Enzo COLLOTTI Cesar DE-VICENTE-HERNANDO Giuliana DI-FEBO Adolfo MIGNEMI Luigi PASELLI Marina ROSSI Lorenza SERVETTI Pierre SORLIN”,”Immagini nemiche. La guerra civile spagnola e le sue rappresentazioni 1936 – 1939.”,”Scritti di Luca ALESSANDRINI, Luigi ARBIZZANI, Maryse BERTRAND-DE-MUÑOZ, Alfonso BOTTI, Caroline BROTHERS, Valeria CAMPORESI, Luciano CASALI, Luisa CIGOGNETTI, Enzo COLLOTTI, Cesar DE-VICENTE-HERNANDO, Giuliana DI-FEBO, Adolfo MIGNEMI, Luigi PASELLI, Marina ROSSI, Lorenza SERVETTI, Pierre SORLIN.”,”MSPG-049″
“ALESSANDRINI Pietro a cura; saggi di Lorenzo ROBOTTI e Giorgio GALEAZZI”,”Struttura della forza lavoro e sviluppo economico.”,”ROBOTTI Lorenzo è assistente ordinario persso l’Univ. Statale di Milano. Galeazzi assistente oridnario Facoltà di giurisprudenza di Macerata. Alessandrini insegna economia monetaria e creditizia Facoltà di economia e commercio di Ancona.”,”CONx-188″
“ALESSANDRINI Pietro a cura, Saggi di Pierluigi CIOCCA Giangiacomo NARDOZZI Andrea TERZI Giacomo VACIAGO Albero ZAZZARO Pietro BUSETTA Salvatore SACCO Riccardo LUCCHETTI Luca PAPI Giovanni IUZZOLINO Giovanni FERRI Donato MASCIANDARO Marcello MESSORI Giorgio CALCAGNINI Riccardo DE BONIS Donald D. HESTER Giuseppe MAROTTA Marco MAZZOLI Giorgia PALERMO”,”Il sistema finanziario italiano tra globalizzazione e localismo.”,”Pietro Alessandrini è professore ordinario di Economia Monetaria all’Università di Ancona. Pietro Busetta è professore ordinario associato di Statistica Economica all’Università di Palermo. Giorgio Calcagnini è professore associato di Economia Politica all’Università di Urbino. Pierluigi Ciocca è vice direttore generale della Banca d’Italia. Giovanni Ferri è professore associato di Economia Politica all’Università di Bari. Riccardo De Bonis è capo della Divisione statistiche monetarie, bancarie e finanziarie del Servizio Studi della Banca d’Italia. Donald D. Hester è professore emerito di Economia all’University of Wisconsin. Giovanni Iuzzolino è funzionario della Banca d’Italia addetto al Nucleo per la Ricerca Economica della Sede di Napoli. Riccardo Lucchetti è ricercatore di Econometria all’Università di Ancona. Giuseppe Marotta è professore straordinario di Economia Politica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Donato Masciandaro è professore straordinario di Economia Politica all’Università di Lecce. Marco Mazzoli è ricercatore di Economia Politica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata. Giangiacomo Nardozzi è professore ordinario di Economia Politica al Politecnico di Milano. Giorgia Palermo è senior analyst presso la WebValue S.p.a. – Divisione BNL E-services. Luca Papi è professore straordinario di Economia Monetaria Internazionale all’Università di Ancona. Salvatore Sacco è docente a contratto di Statistiche dei mercati monetari e finanziari all’Università di Palermo. Andrea Terzi è professore di Economia al Franklin College Switzerland di Lugano ed è docente di Economia Monetaria all’Università Cattolica di Milano. Giacomo Vaciago è professore ordinario di Politica Economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Alberto Zazzaro è professore associato di Economia Politica all’Università di Ancona.”,”ITAE-069-FL”
“ALESSANDRINI Pietro a cura; saggi di Mirella IOLY Maria Grazia MONTANARI Giuseppe CANULLO”,”Lavoro regolare e lavoro nero.”,”Maria Grazia Montanari e Giuseppe Canullo svolgono attività di ricerca presso la Facoltà di economia di Ancona occupandosi dei problemi relativi al mercato del lavoro. Mirella Joly collaboratrice didattica della Facoltà di Economia di Ancona si occupa di problemi del mercato del lavoro e di economia industriale. Pietro Alessandrini, insegna economia monetaria e creditizia alla Facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha scritto il saggio ‘Keynes e la poltiica monetaria internazionale’ in ‘Keynes nel pensiero e nella politica economica’ a cura di R. Faucci, Feltrinelli.”,”CONx-289″
“ALESSANDRONE PERONA Ersilia a cura; saggi di Franco RAMELLA Yves LEQUIN Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Duccio BIGAZZI Marco REVELLI Maurizio GRIBAUDI Rodolfo ALLASIA e Maria Teresa TRUCCO Miguel RODRIGUEZ Salvatore SETTIS Maria MIMITA LAMBERTI Aurora SCOTTI Daniela MALDINI Paolo GOBETTI Lelio BASSO Piero MEAGLIA Carla BROGLIATTI Pietro POLITO Giovanni DE-LUNA Giuseppe RAPELLI”,”Aspetti della cultura operaia. Fabbrica, vita di relazione, rappresentazione del lavoro nell’ arte. Atti del seminario 1981-1982. Mezzosecolo 4. Materiali di ricerca storica.”,”Saggi di Franco RAMELLA Yves LEQUIN Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Duccio BIGAZZI Marco REVELLI Maurizio GRIBAUDI Rodolfo ALLASIA e Maria Teresa TRUCCO Miguel RODRIGUEZ Salvatore SETTIS Maria MIMITA LAMBERTI Aurora SCOTTI Daniela MALDINI Paolo GOBETTI Lelio BASSO Piero MEAGLIA Carla BROGLIATTI Pietro POLITO Giovanni DE-LUNA Giuseppe RAPELLI”,”MITT-113″
“ALESSANDRONE PERONA Ersilia JOHNSON Richard WILENTZ Sean GROH Dieter KACZYNSKA Elizabeth KISSOUNKO Vassili G. RAMELLA Franco LAY Adriana PESANTE Maria Luisa CHARTIER Roger AGULHON Maurice ANDREUCCI Franco TENFELDE Klaus GRIMALDI Piercarlo Renato LIBEROVICI Sergio ROCHE Daniel STEFFENS Horst MAHER Vanessa FRANZINA Emilio POTESTA’ Romano RABINBACH Anson MARUCCO Dora ABSALOM Roger RICCI Aldo G. CROSSICK Geoffrey PERROT Michelle LEQUIN Yves GORMAN John STEFFENS Horst REBERIOUX Madeleine CLEMENTE Pietro FITTIPALDI Arturo ROMANO Giovanni, saggi di”,”La cultura operaia nella società industrializzata. Atti del convegno internazionale. Mezzosecolo 5. Materiali di ricerca storica.”,”Saggi di ALESSANDRONE PERONA Ersilia JOHNSON Richard WILENTZ Sean GROH Dieter KACZYNSKA Elizabeth KISSOUNKO Vassili G. RAMELLA Franco LAY Adriana PESANTE Maria Luisa CHARTIER Roger AGULHON Maurice ANDREUCCI Franco TENFELDE Klaus GRIMALDI Piercarlo Renato LIBEROVICI Sergio ROCHE Daniel STEFFENS Horst MAHER Vanessa FRANZINA Emilio POTESTA’ Romano RABINBACH Anson MARUCCO Dora ABSALOM Roger RICCI Aldo G. CROSSICK Geoffrey PERROT Michelle LEQUIN Yves GORMAN John STEFFENS Horst REBERIOUX Madeleine CLEMENTE Pietro FITTIPALDI Arturo ROMANO Giovanni.”,”MITT-114″
“ALESSI Rino”,”Dall’Isonzo al piave. Lettere clandestine di un corrispondente di guerra.”,”Mancava, nella gran massa di volumi dedicati alla grande guerra, un libro come questo. Formato da lettere “”clandestine””, che un giornalista italiano riuscì a far pervenire al proprio direttore eludendo la censura militare. Infatti per non dare esca ai disfattisti, l’Ufficio Stampa dell’Esercito, nei mesi più disastrosi della guerra, forniva solo notizie tranquillizanti. Quel che accadeva realmente al fronte e dietro le quinte dell’Alto Comando – invidie, intrighi, errori, veniva accuratamente filtrato o censurato. I giornalsiti erano costretti a fornire solo “”versioni ufficiali””. Questo libro è il risultato di una quantità di versioni “”non ufficiali””, che a distanza di cinquant’anni conservano ancora tutto il loro potere demistificatorio. Rino Alessi nasce a Cervia, Ravenna, il 30 aprile 1885. Volontario nella Grande guerra, viene in seguito chiamato a far parte del nucleo dei giornalisti presso il Comando Supremo. Tra le due guerre svolge intensa attività teatrale e pubblica romanzi.”,”QMIP-003-FER”
“ALESSIO Giulio PICCINATO Mario CASTORI Costantino BOSSI Valerio COSATTINI Giovanni MAFFI Antonio FLORIAN Eugenio”,”Camera del Lavoro di Padova. Conferenze di legislazione sociale. (Riassunti stenografici). Del contratto di lavoro. I probi viri. Gli infortuni del lavoro. Cassa di previdenza. L’ emigrazione temporanea. La cooperazione. Il diritto di sciopero.”,”””Si è compreso che lo sciopero è un’ arma pericolosa la quale dev’essere adoperata specialmente in relazione al profitto del capitale nel mercato in tutte le nazioni, e nel momento in cui il profitto permette le aspettative più laute, mentre non è opportuno e pratico fare lo sciopero quando le condizioni generali del capitale non consentono un profitto almeno modesto. Chi studia la storia dei movimenti sociali vede che nel primo periodo gli scioperi sono più fatt che minacciati, laddove ora sono più minacciati che fatti””. (pag 8-9)”,”MITT-231″
“ALESSIO Manuela”,”Azione ed eticità in Hegel. Saggio sulla Filosofia del diritto.”,”Manuela Alessio (Camposampiero, 1972) ha studiato nelle Università di Padova e Würzburg e si è laureata in filosofia presso l’Università degli Studi di Padova. Frequenta il Dottorato di ricerca in Filosofia politica coordinato dall’Università degli Studi di Pisa.”,”HEGx-018-FL”
“ALEXANDER Edgar”,”Adenauer e la nuova Germania.”,”Contiene i capitoli ‘Il dilemma: il problema delle generazioni’, ‘Il nuovo ordine: Democrazia e Unità Europea’”,”GERV-038″
“ALEXANDER Robert”,”The Anarchists in the Spanish Civil War. Volume One.”,”Robert ALEXANDER (PhD), è stato professore emerito di economia alla Rutgers University, New Jersey dal 1947 e precedentemente ha lavorato nel Board of Economic Warfare. E’ autore di 35 libri dedicati principalmente alla politica ed economia latinoamericana e alla storia del movimento radicale. “”Il primo luogo della Repubblica di Spagna dove gli anarchici chiaramente accettarono l’ idea di militarizzazione della milizia fu nelle Asturie lungo la costa cantabrica. Javier R. Muñoz ha annotato: ‘Il primo accordo per la militarizzazione e un comando unificato per la milizia di cui abbiamo evidenza è stato firmato a Cornellana il 4 settembre””. (pag 187)”,”MSPG-121″
“ALEXANDER Robert”,”The Anarchists in the Spanish Civil War. Volume Two.”,”Robert ALEXANDER (PhD), è stato professore emerito di economia alla Rutgers University, New Jersey dal 1947 e precedentemente ha lavorato nel Board of Economic Warfare. E’ autore di 35 libri dedicati principalmente alla politica ed economia latinoamericana e alla storia del movimento radicale. pag 897: Attacchi stalinisti agli anarchici pag 1010: La censura della stampa anarchica pag 1019: La persecuzione degli anarchici e di altri civili, anche nell’ esercito”,”MSPG-122″
“ALEXANDER Robert J.”,”International Trotskyism, 1929-1985. A Documented Analysis of the Movement.”,”ALEXANDER Robert J. (1918-)”,”TROS-216″
“ALEXANDER Robert J., collaborazione di Eldon M. PARKER”,”A History of Organized Labor in Brazil.”,”ALEXANDER Robert J. (1918-) è professore emerito di economia alla Rutgers University. Ha scritto altri due volumi dedicati al movimento operaio e sindacale latino-americano: ‘A History of Organized Labor in Cuba’ (2002) e ‘A History of Organized Labor in Argentina’ (2003) e uno studio sul maoismo in Occidente. “”Strikes were numerous during the first years of the administration of Getúlio Vargas. According to the Communist leader Octavio Brandão, there were in 1931 some fifty-six strikes, involving 95,576 workers; in the next year there were some thirty-one walkouts, involving 124,980 workers. The textile workers had the largest number involved in this strikes, some 45,426 in 1931 and 31,400 in 1932. In 1931 there were also walkouts involving some 15,950 motor vehicle drivers, and smaller numbers of strikers on the railroads and trolley car systems; in the leather, glass, and tobacco industries; and in the maritime trades. In 1932 there were important walkouts in the food and printing trades. During these two years, strikes occurred in eleven states, although 57 percent of the strikers were in the city of São Paulo, and others were in other cities in that state. Additional important strike centers were Rio de Janeiro and Niterói, right across Guanabara Bay from the capital, and Recife. Even bank employees went out on strike in São Paulo in April 1932.”” (pag 60)”,”MALx-047″
“ALEXANDER Robert J., collaborazione di Eldon M. PARKER”,”A History of Organized Labor in Argentina.”,”ALEXANDER Robert J. è professore emerito di economia dalla Rutgers University. Studioso dell’America Latina ha scritto o curato 42 libri tra cui ‘A History of Organized Labor in Brazil’ (2003).”,”MALx-050″
“ALEXANDER Gertrud BIEHL Roberto BÖHME Curt DUNCKER Hermann DÜWELL Frieda EBERLEIN Hugo EILDERMANN Wilhelm FRANKE Otto GLOBIG Fritz GLOBIG Martha GRÄF Friedel HACKER-TÖRBER Clara HECKERT Fritz HEIMBURGER-GOTTSCHAR Lucie JADASCH Anton LEWINSOHN Margarete e Erich LIEBKNECHT Sophie MEHRING Franz MERGES Alfred NETTBALL Kurt NOTHNAGEL Martha PIECK Wilhelm PULEWKA Lotte SCHMIEDEL Alfred SCHOENBECK Willi SELKE Paul SIEWERT Robert STILLER Alfred ULM Fritz WALCHER Jocob WILLE Willi WUNDERSEE Erich ZETKIN Clara”,”Karl und Rosa. Erinnerungen. Zum 100. Geburtstag von Karl Liebknecht und Rosa Luxemburg.”,”Scritti di ALEXANDER Gertrud BIEHL Roberto BÖHME Curt DUNCKER Hermann DÜWELL Frieda EBERLEIN Hugo EILDERMANN Wilhelm FRANKE Otto GLOBIG Fritz GLOBIG Martha GRÄF Friedel HACKER-TÖRBER Clara HECKERT Fritz HEIMBURGER-GOTTSCHAR Lucie JADASCH Anton LEWINSOHN Margarete e Erich LIEBKNECHT Sophie MEHRING Franz MERGES Alfred NETTBALL Kurt NOTHNAGEL Martha PIECK Wilhelm PULEWKA Lotte SCHMIEDEL Alfred SCHOENBECK Willi SELKE Paul SIEWERT Robert STILLER Alfred ULM Fritz WALCHER Jocob WILLE Willi WUNDERSEE Erich ZETKIN Clara”,”LIEK-024″
“ALEXANDER Robert J.”,”Communism in Latin America.”,”””The Sixth Congress of the International was followed by the removal of the South American Secretariat of the Comintern from Moscow to Buenos Aires. The chief of this organization was a Lithuanian Communist, who went under the name of Guralsky, and who later disappeared in the Moscow purges of the late 1930’s. He was an Old Bolshevik and had sided with Trotsky in the internal struggle in the Soviet Communist Party. Hence his dispatch to Buenos Aires was a sort of exile. Guralsky’s right-hand man was a Russian, known to the South American Parties as “”Pierre””. Victor Alba concludes that he was probably there as a G.P.U. agent, to keep track of the activities of Guralsky and the leaders of the South American Communists. Other members of the South American Bureau were also from the Old World. They included a Tunisian, known as “”Nemo””, an Italian who was referred to as “”Orestes””, another Italian, Marcucci, and a Czech, Frederik Glaufbauf. Some or all of these gentlemen were using false names. The activities of the Bureau were varied. Not only did it govern the operations and policies of the Communist Parties, but it also supervised the activities of all the peripheral organizations established by the various Communist Parties, such as branches of the International Red Aid, the Communist Youth International, the Anti-Imperialist League, and other groups (3)”” (pag 35) (3) Victor Alba, Historia del Comunismo en América Latina (Mexico, Ediciones Occidentales, 1954), p. 35-37″,”MALx-060″
“ALEXANDER Bevin”,”Hitler poteva vincere. Errori e retroscena delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale.”,”Bevin Alexander è autore di saggi storici tra cui ‘Lost Victoires. The Strange Connection’ e ‘Korea: The First War We Lost’. Vive in Virginia. Seconda guerra mondiale: la “”visione esclusivamente continentale”” dello Stato maggiore tedesco “”Hitler aveva già distolto la propria attenzione dall’invasione dell’Inghilterra ‘prima ancora’ dell’inizio degli attacchi aerei, anche se formalmente la sua decisione fu resa nota il 31 luglio del 1940, in un incontro con gli ufficiali dello Stato Maggiore durante il quale il Führer annunciò la propria «determinazione a distruggere la Russia nella primavera del 1941» (1). Questa affermazione sconcertò parecchi degli ufficiali più anziani, preoccupati all’idea di lasciare l’Inghilterra e il suo potenziale alleato, gli Stati Uniti, in grado di costituire una minaccia in occidente, mentre la Germania focalizzava tutte le proprie energie, risorse e potenzialità nella distruzione dell’Unione Sovietica. I vertici delle forze armate, in pieno accordo con i propri ufficiali, espressero le loro perplessità ed esposero le loro argomentazioni per convincere Adolf Hitler a neutralizzare l’Inghilterra prima di attaccare la Russia. Chissà, forse intuirono cupamente quanto Winston Churchill doveva aver già compreso: che per gli inglesi la chance migliore era tenere duro finché Hitler non avesse commesso un passo falso irreparabile, come era già accaduto a Napoleone quando aveva invaso la Russia nel 1812 (2). Ma soltanto Erich Raeder, il comandante in capo della Marina tedesca, vide il pericolo con sufficiente chiarezza da insistere ripetutamente e con molta convinzione perché si scegliesse ‘un’altra soluzione’ per raggiungere gli obiettivi tedeschi, dimostrando ad Hitler che la sconfitta della Francia aveva aperto una via nuova – e che per la vittoria finale non ci sarebbe stato alcun bisogno di attaccare l’Unione Sovietica. Il maggiore generale Alfred Jodl, capo delle operazioni dell”Oberkommando der Wehrmacht (OWK), o Comando supremo delle Forze Armate, la pensava allo stesso modo, anche se si esprimeva meno apertamente e meno energicamente. In un memorandum del 30 giugno del 1940, Jodl scriveva infatti che qualora l’attacco al di là della Manica non avesse avuto successo, il Mediterraneo sarebbe stato l’arena migliore in cui sconfiggere l’Inghilterra. Il suo suggerimento era di prendere l’Egitto e il Canale di Suez. Forse gli italiani ci sarebbero riusciti da soli, altrimenti i tedeschi li avrebbero aiutati. Al momento gli inglesi avevano solo 36.000 uomini in Egitto, comprendendo anche un’unica e non completa divisione corazzata al comando del generale Archibald Wavell”” (pag 77-78); “”Per altro, Raeder era convinto che gli alti papaveri dello Stato Maggiore avessero “”una visione esclusivamente continentale””, che non capissero le opportunità di vittoria che la capitolazione sulla Francia aveva aperto sulla sponda meridionale del Mediterraneo e che, in ogni caso, non avrebbero mai consigliato bene Hitler (5). E’ vero che l’OKH, l’alto comando dell’esercito, e l’OKW, l’alto comando generale delle Forze Armate, invitarono Hitler a inviare truppe in Nord Africa, ma le loro raccomandazioni non avevano l’urgenza di quelle di Raeder. Non per nulla, Brauchitsch, Halder, Jodl o il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, capo di Stato Maggiore dell’OKW, non espressero mai la convinzione che la guerra avrebbe potuto essere vinta nel Mediterraneo, sebbene Keitel avesse detto a Mussolini che prendere il Cairo sarebbe stato più importante che prendere Londra (6). Parte della loro esitazione derivava certamente dalla consapevolezza che Hitler aveva da tempo l’idea fissa di distruggere l’Unione Sovietica e di acquisire ‘Lebensraum’ in oriente”” (pag 82-83) [(1) L’incontro avvenne a Berchtesgaden, nel suo ‘Berghof’ (rifugio) di Obersalzberg nelle Alpi Bavaresi. Erano presenti tutti i vertici delle Forze Armate; (2) Liddell Hart,’Strategy’, F.A. Raeger, New York, 1968; (5) AaVv, ‘Das Deutsche Reich under der Zweite Weltkrieg’, Deutsche Verlags, Stuttgart, 1979-83; (6) Fuller, ‘A military History of the Western World’, 3 voll., ristampa del 1956 ed. Da Capo Press, New York]”,”QMIS-214″
” ALEXANDER Louis FRENCH ALLEN Virginia BOLINGER Dwight, ed altri contributed”,”Active Study Dictionary.”,”Short forms used in the Dictionary, Grammar codes, Guide to the Dictionary, Study Notes, List of irregular verbs, Pronunciation, Table, Illustrations,”,”VARx-116-FL”
“ALEXANDROV Victor”,”Histoire secrete du pacte germano-sovietique.”,”L’A è nato a Pietrogrado. Nel 1945 è corrispondente di guerra a seguito degli alleati. Dopo il conflitto, è di nuovo un grande reporter, percorre il mondo e prosegue le sue inchieste. La storia del patto RIBBENTROP-MOLOTOV è la sua 26° opera.”,”RUST-004″
“ALEXANDROV Victor”,”L’ orso e la balena. Storia delle relazioni straordinarie russo-americane.”,”Theodore “”Roosevelt sviluppa la famosa dottrina dell’ammiraglio Mahan, detta “”dottrina dell’espropriazione delle razze incompetenti””. Nella sua ‘Storia di Cromwell’, studia il destino d’un uomo di Stato del quale le circostanze fecero un uomo di guerra, giungendo alla conclusione che i grandi condottieri della nostra epoca possono essere reclutati solo fra gli uomini di Stato”” (pag 58-59)”,”RUST-144″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto BOZZETTI Gherardo”,”Farinacci il più fascista.”,”ALFASSIO-GRIMALDI e BOZZETTI sono nati entrambi nel 1915 rispettivamente ad Asti e Cremona. Sono ordinari di storia negli Istituti superiori. Il primo ha pubblicato nel 1970 ‘Il re ‘buono'””.”,”ITAF-056″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto BOZZETTI Gherardo”,”Bissolati. Il ‘compagno Mussolini’ lo fece espellere dal partito.”,”ALFASSIO GRIMALDI e BOZZETTI sono due noti studiosi e giornalisti. Il primo ha scritto tra l’ altro, ‘Il re buono’ (biografia di UMBERTO I) e con BOZZETTI, ’10 giugno 1940 – Il giorno della follia’. Leonida BISSOLATI (Cremona 1857-Roma 1920). Repubblicano, socialista e compagno di studi di F. Turati, a cui rimase sempre legato da solida amicizia, collaborò dal 1891 alla Critica Sociale e fu attivista sindacale nelle campagne cremonesi e mantovane. Direttore dell’Avanti! dalla fondazione (1896) al 1904 (e successivamente dal 1908 al 1910), deputato dal 1897, fu arrestato dopo i moti milanesi del 1898 ma poi liberato per la mancata autorizzazione a procedere del Parlamento. Favorevole alla collaborazione governativa e all’inserimento delle masse popolari e delle loro organizzazioni di lotta nel sistema politico-sociale dello Stato, andò assumendo una posizione riformista di stampo laburista che lo distaccò sempre più nettamente dalla sinistra rivoluzionaria sinché alcuni suoi atteggiamenti “”filogovernativi”” offrirono il”,”MITS-070″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto LANCHESTER Fulco”,”Principi senza scettro. Storia dei partiti politici italiani.”,”ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto direttore di ‘Critica sociale’ è autore di vari libri tra cui ‘Il socialismo in Europa’ e con Gerardo BOZZETTI ‘Farinacci il più fascista’. LANCHESTER Fulco è direttore di ‘Proposte interdisciplinari’ trimestrale del CRESI (Pavia). E’ autore di saggi pubblicati su ‘Nord e Sud’ e altri periodici. L’ opposizione dei liberali. “”Sono Alberto Bargamini, Tommaso Della Torretta, Alessandro Casati, Francesco Ruffini Alfredo Frassati, Luigi Albertini e soprattutto Ben edetto Croce, il quale dirige “”La Critica”” ed esalta nei suoi scritti le qualità positive della Italia prefascista (l’ italietta che il fascismo disprezza) e tiene alta la bandiera della religione della libertà. E’ una posizione un poco salottiera: e sul portone di casa Croce a Napoli c’è sempre di guardia un agente che prende nota di chi entra. L’ opposizione liberale di Croce è in certo senso il fiore all’ occhiello di Mussolini, il quale può così vantare la propria tolleranza con i giornalisti stranieri””. (pag 47)”,”ITAP-101″
“ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto ROVATI Lucio a cura”,”Resistenza ed Europa. Dalla lotta di liberazione all’unità europea.”,”Inserto fotografico a cura di Silvia BASSI, Claudio BERTOLUZZI Luisella GASTALDI Barbara GIGLIA Giovanna LEONARDI Stefano LOSIO Luciano MORNACCHI Fabio OSTANELLO M. Nicoletta SUSINI Monica VITTADINI, due saggi intervista al Prof. U. ALFASSIO-GRIMALDI Contiene il saggio di Rocco Mosconi, ‘Economia di guerra del Terzo Reich’ (pag 69-106)”,”ITAR-324″
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”Il re “”buono””. La vita di Umberto I: Margherita e la duchessa Litta, il trasformismo e gli scandali bancari, il Quirinale e le avventure africane, i governi della sciabola e gli attentati degli anarchici.”,”Lungi dall’essere una serena e ordinata età dell’oro (…) l’età umbertina che questo libro documentato ci svela, è un groviglio di scandali e di sofferenze, di manovre di vertice e di rinunce democratiche. L’autore riscostruisce la vita di Umberto I, a tutt’oggi la sola analisi documentata della sua vita. (quarta di copertina) Un re travicello. “”Il primo ottobre ‘L’Asino’ attacca Umberto, senza più reticenze, con “”‘Il Re Travicello’, poesia allegra di Giuseppe Giusti riveduta e scorretta dopo 52 anni dalla sua prima pubblicazione”” (…) Umberto è una testa di legno, lascia fare, lascia rubare, non fa nulla, non s’occupa di nulla: sembra soltanto un’irriverente ripetizione del motivo satirico del Giusti, e invece a noi oggi, specialmente dopo aver letto i giudizi che si davano del re nel suo stesso ambiente e le tesi dei fogli socialisti sul re come una cosa di lusso posta e lasciata volutamente troppo in alto, e col vuoto attorno, affinché la borghesia possa fare i propri comodi, la poesia dell”Asino’ appare ricca di allusioni. (…). I collaboratori si fanno beffa di un re travicello. ‘Il Popolo Romano’ del 19 agosto ’93 pubblica che il prefetto Giuseppe Colucci è stato nominato Gran Cordone del SS. Maurizio: è un tiro di Giolitti che ha voluto premiare un suo protetto; il re non voleva e non aveva firmato il decreto, ora apprende la notizia dalla stampa e va su tutte le furie, ma non può più far nulla perché il tornare indietro sarebbe uno scandalo. Ed a carnevale il Colucci, tranquillo e beato, si presenta al ballo di corte col suo bravo cordone. Il 20 novembre del ’93, ricorrendo il genetliaco della regina, in un banchetto palermitano offerto a Rudinì, non si osa fare un brindisi alla sovrana, tanto è scaduto il prestigio della corona. Rudinì assicura che non si nutre odio per Umberto, il re buono, perché “”lo si ritiene buono… a nulla””. Ed è decaduto anche fisicamente: l’allusione della satira dell”Asino’ al re che si scuote dal sonno non è (lo sappiamo, ce lo ha detto Farini) innocente: «Temete per caso / dal sonno si scuota? / Non ficcherà il naso laggiù nella mota. / Per chi nel pantano / lavora di mano / è fatto a pennello un re travicello. / Un popolo pieno / di tasse e di scherni, / può farne di meno / di un re che governi. / La plebe è sì seria che in tanta miseria / pur fa di cappello / a un re travicello!»”” (pag 305-307) Bresci. “”[Bresci] È già schedato come sovversivo (fu forse un seguace di Bakunin, mandato da Crispi a Prato in domicilio coatto, ad iniziarlo alla dottrina anarchica), ha subito una condanna a 15 giorni per oltraggio agli agenti della pubblica forza durante una dimostrazione. Passato l’Atlantico ha trovato lavoro in un setificio di Paterson e convive con l’irlandese Sofia dalla quale ha una bambina Maddalena. Paterson, che soprattutto dalla presenza di Bresci prenderà il nome di “”capitale dell’anarchia”” è, negli anni a cavallo tra i due secoli, “”semplicemente un centro di emigrazione, dove tintori e tessitori di seta, italiani, francesi, belgi e tedeschi lavorano duramente e in condizioni pessime”” (2). Un foglio anarchico locale chiama le fabbriche di Paterson “”bolge in cui la vita dei poveri lavoratori non è valutata una cicca””, con baracche e androni sotterranei senz’aria né luce, umidi. Qui scrive il foglio, gli operai “”lavoravano a discrezione del padrone, senza orario fisso per un salario di scherno”” (3)”” (pag 443-444)”,”ITAA-155″
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”Il re “”buono””. La vita di Umberto I: Margherita e la duchessa Litta, il trasformismo e gli scandali bancari, il Quirinale e le avventure africane, i governi della sciabola e gli attentati degli anarchici.”,”””La realtà è meno idilliaca, poiché Vittorio Emanuele II è ben lontano dall’essre il semplice esecutore delle leggi fatte dal popolo e nel ’70 Stefano Jacini, scrivendo ‘Sulle condizioni della cosa pubblica in Italia dopo il 1866’, esprimeva il timore che attraverso la nomina di presidenti del Consiglio legati al partito di Corte, per lo più piemontesi, si realizzasse una vera e propria “”dittatura regia”””” (pag 234)”,”BIOx-006-FRR”
“ALFASSIO-GRIMALDI Ugoberto”,”I riformisti italiani e la rivoluzione d’Ottobre.”,”‘La scissione del gennaio 1921 è certamente intempestiva: o andava fatta prima, quando la scelta del tipo di guida delle forze proletarie si poneva perentoria per ragioni interne e non solo per suggestioni esterne, oppure, a questo punto, – con le squadre delle camicie nere che randellano a tutto spiano – andava rimandata ancora. … Ciò che mette a fuoco l’abisso che corre tra riformisti e comunisti è l’atteggiamento nei confronti del grande evento della rivoluzione russa. Con lo scoppio della guerra europea, ‘rivoluzionari’ e riformisti si erano riavvicinati sul comune terreno del neutralismo, ma il disastro di Caporetto torna a separarli e gli avvenimenti russi accentuano la divergenza.”,”MITS-007-FGB”
“ALFERO G.A.”,”Schiller. I drammi della giovinezza.”,”Friedrich von SCHILLER (Marbach 1759-Weimar 1805) scrittore tedesco vicino allo Sturm und Drang poi amico e collaboratore di GOETHE, delineò nelle sue opere il di teatro il conflitto tra gli ideali e la società corrotta, la solitudine dell’ uomo al potere, il realistico confronto tra l’ individuo-eroe e il contesto sociale. Come poeta è legato alle Odi. Fu anche storico: ‘Storia della guerra dei Trent’anni’ (1790) e teorico ‘Lettere sull’ educazione estetica dell’ uomo’ (1795), Della poesia ingenua e sentimentale (1800). A lui si deve il concetto di ‘anima bella’ che sa fa trionfare la legge senza che ciò vada a scapito della ‘grazia’ intesa come armonia tra tutte le forze dell’ uomo: un’ originale elaborazione dell’ etica kantiana, liberata dei suoi elementi rigoristici. (Eug). I personaggi dell’ opera di Schiller. “”I Masnadieri non sono però soltanto la tragedia di Carlo Moor: di fronte a Carlo Moor è Franz Moor: accanto alla tragedia di Carlo è quella di Franz. Franz è in tutto l’ opposto del fratello, fisicamente e moralmente. Se Carlo è bello e la sua anima si nutre di sogni di grandezza e di bellezza, Franz è brutto, e la brutezza del volto e la miseria della persona si riflettono nella bruttezza e miseria dell’ anima. Si accenna già in questo parallelismo il riflesso degli studi medici del poeta: e questi studi gli forniscono invero copiosi elementi per il suo Franz. Se bene e male si mescolano, come in ogni creatura umana, nel suo Carlo Moor, in Franz il poeta ci dà invece la quintessenza della malvagità: egli l’ ha fatto così perverso – nota egli stesso nella severa auto-recensione pubblicata anonima sul Wirtembergisches Repertorium – che non solo l’ arte (e allude ai shakespeariani Jago e Riccardo III, che gli sono serviti da modello), ma nemmeno la natura stesso può presentare simili mostri. Se Carlo è, nella sua passione come nel suo errore, tutto giovinezza, il poeta nota accortamente che nulla di giovanile è più in Franz, che inconciliabile con la sua età appare la sua malvagità stessa, malvagità che in lui nonè solo più istinto, ma si muta in calcolo””. (pag 92)”,”BIOx-100″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Carlo CALCATERRA”,”Da “”La vita”” di Vittorio Alfieri.”,”””Quel mio breve soggiorno in Lisbona di circa cinque settimane, sarà per me un’ epoca sembre memorabile e cara, per avervi io imparato a conoscere l’ abate Tommaso di Caluso, fratello minore del cont Valperga di Masino, allora nostro ministro in Portogallo. Quest’ uomo, raro per l’ indole, i costumi e la dottrina, mi rendé delizioso codesto soggiorno, a segno che, oltre al vederlo per lo più ogni mattina a pranzo dal fratello, anche le lunghe serate dell’ inverno io preferiva pure di passarmele intere da solo a solo con lui, piuttosto che correre attorno pe’ divertimenti sciocchissimi del gran mondo. Con esso io imparava sempre qualche cosa; e tanta era la di lui bontà e tolleranza, che egli sapea, per così dire, alleggerirmi la vergona ed il peso della mia ignoranza estrema, la quale tanto più fastidiosa e stomachevole gli dovea pur comparire, quanto maggiore ed immenso era in esso il sapere. Cosa, che non mi essendo fin allora accaduta con nessuno dei non molti letterati ch’io avessi dovuta trattare, me li avea fatti tutti prendere a noia.”” (pag 90-91)”,”BIOx-092″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Ferruccio DEL-CHIARO”,”La congiura de’ Pazzi.”,”Forse è la più importante tragedia di V. Alfieri. Forse è la più importante tragedia di V. Alfieri. Raim. Chi nol sapea? mel dava il timor vostro; mel toglie il timor vostro; a voi regale norma e Nume il timore. A voi qual manca pregio di re? voi l’arti crude, e i fieri vizi, e i raggiri infami, e il pubblic’odio, tutto ne avete già. Le generose vie degli avi calcate: a piene vele, fin che l’aura è seconda, itene, o prodi. Non che gli averi; a chi vi spiace tolta sia la vita e l’onor: lo sparso sangue dritto è sublime al principato, e solo. Ardite omai: fatevi pari ai tanti tiranni, ond’è la serva Italia infetta… Gugl. Figlio, tu il modo eccedi. E’ ver che lice, finché costor di cittadini il nome tratto non s’hanno, a ciascun uomo esporre il suo pensier: ma noi… (pag 48, Atto II, Scena II)”,”VARx-277″
“ALFIERI Vittorio Enzo”,”Lucrezio.”,”””Ma l’antitesi è resa anche più evidente dai momenti di subitaneo entusiasmo e dai momenti di improvviso pessimismo, che sono pur nel poema: l’entusiasmo di quando Lucrezio guarda in sé nei momenti felici, e il pessimismo di quando la vita di fuori, col nero quadro della miseria degli uomini, irrompe a turbare quella serenità, quel pessimismo morale che non si può discompagnare mai da un’etica intellettualistica. La vita umana è triste, la natura è matrigna: il vagito dei bimbi si mescola alle nenie dei funerali; la natura è piena di male (tanta stat praedita culpa); la morte immatura va a desolare le case degli uomini. Gli uomini sono miseri, perché crudeli e incontentabili; l’orrenda mostruosità della guerra è antica quanto l’umanità, oh più antica assai delle armi!; e il bronzo, ch’è stato in grande onore, è caduto in disuso, e gli è succeduto l’oro nel sommo onore; e la pelle ferina, che costò la morte (tanto l’invidiarono gli uomini!) al primo che la portò, cadde in disprezzo; e la colpa risiede in noi, sempre più grave.”” (pag 63) “”Una pausa: che distacca questo preludio lirico dal resto del canto. – Ha, dunque, un fine – si domanda il poeta, – questa somma di corpi primi che si muovono perennemente nello spazio? ha una fine il vuoto, in cui tutti i corpi si muovono? Ma il tutto non può essere finito in nessuna direzione: se finito, avrà un estremo, e un estremo confina con qualcosa che è al di là; ma nulla c’è oltre il tutto, e dunque non c’è l’estremo, e dunque non c’è la fine. Da qualunque parte dell’infinito noi ci poniamo a guardare, da ogni parte abbiamo una spazio infinito””. (pag 101)”,”FILx-405″
“ALFIERI Vittorio, a cura di Mario FUBINI e Arnaldo DI-BENEDETTO”,”Opere. Tomo I.”,”12 “”Così passo passo studiando sempre principalmente il mio Orazio venni a Pisa, dove mi fermai dal Maggio mezzo a tutto Giugno. Vi conobbi tutti i più celebri professori, e ne andai cavando tutto quel che poteva; e la fatica la più terribile che io durava in ciò, era di pure cavarne senza spiattellatamente lasciar loro vedere la mia ignoranza; la quale a misura che mi si dissipavan le tenebre me ne parea di tato più gigantesca. Ma non meno gigantesco era forse il mio animo, ed il mio ardimento, e mentre per una parte rendeva omaggio al sapere, non mi spaventava perciò niente il dover ideare il mio (…)”” (pag 397)”,”TEOP-458″
“ALFÖLDY Geza”,”Ungarn 1956. Aufstand Revolution Freiheitskampf.”,”Tra gli autori italiani l’A cita F. ARGENTIERI – L. GIANOTTI e R. RUSPANTI.”,”MUNx-013″
“ALFONSO Donatella BORZANI Luca”,”Genova, il ’68. Una città negli anni della contestazione.”,”Il paragrafo 7.1. è dedicato a ‘I Ludd e Lotta Comunista’ (pag 211-213) dove brevemente se ne fa la storia citando Cervetto e Parodi, la Casa dello Studente e l’Ansaldo. ALFONSO Donatella (1957) giornalista de ‘La Repubblica’ ha pubblicato ‘Romanza popolare. Cornigliano, una storia corale’ (2006) BORZANI Luca (Genova 1955) è stato direttore del Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS), ricercatore per l’Archivio Storico Ansaldo. E’ stato assessore alla scuola e alla cultura per il Comune di Genova:”,”LIGU-048″
“ALFONSO Donatella RAZZI Massimo”,”Uccidete Guido Rossa. Vita e morte dell’uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell’Italia.”,”Donatella Alfonso, giornalista, ha lavorato per ‘Il Lavoro’ e ‘La Repubblica’. Tra le sue pubblicazioni: ‘Un amore partigiano’ (2017) Massimo Razzi, giornalista all’Unità, ‘Correre mercantile’, ‘Lavoro’ e ‘Repubblica’ è stato tra i costruttori del sito ‘Repubblica.it’ e direttore dal 2012 al 2016 di ‘Kataweb’. Pci, Fiom. “”Guido Rossa ha firmato la denuncia, e, da solo (…) è andato a Palazzo Ducale, allora sede degli uffici giudiziari, dove lo aspetta il magistrato Luciano Di Noto, perché confermi quanto ha già detto. Quella sera, ricorda la figlia, arrivò tardissimo a casa. Senza mangiare, al tavolo della cucina racconta alla moglie quanto è accaduto: Silvia è spaventata, gli chiede perché si sia esposto da solo, perchè è stato l’unico a metterci una firma e spprattutto una faccia, a quella denuncia”” (pag 78)”,”TEMx-091″
“ALGARDI Zahra Siria”,”Il petrolio sulla via di Damasco.”,”””Tra le donne arabe la donna egiziana è stata la prima a gettare il velo, fin dal 1923. Ma la sua lotta per l’ emancipazione era cominciata ancor prima. Se ne erano avuti i primi segni già alla fine del secolo XIX, quando dall’ ombra degli harem si erano affacciate alla luce alcune figure di donne, appartenenti quasi tutte alla classe dirigente, facilitate nella loro opera dall’ istruzione e dalla ricchezza. Nel 1876, la principessa Tchéchimi Afet, moglie del Khédivé Ismail, fondò la prima scuola elementare femminile. Dopo due decenni Kassem Amin pubblicò un libro destinato a suscitare vivaci discussioni e attacchi violenti da parte della stampa: il titolo dell’ opera era ‘L’ emancipazione della donna’ e il suo contenuto era veramente rivoluzionario dato il costume del tempo. Lo scrittore egiziano aveva ricevuto un forte impulso alla sua battaglia in favore della donna nel frequentare il salotto della principessa Nazli Fazil, bellissima, colta e intelligente (…)””. (pag 245-246)”,”VIOx-142″
“ALGAROTTI Francesco a cura di William SPAGGIARI”,”Viaggi di Russia.”,”W. SPAGGIARI è ricercatore presso l’Univ di Parma. Ha pubblicato due volumi di saggi sulla letteratura del Settecento. Ha curato edizioni di scritti di Giacomo LEOPARDI, Pietro GIORDANI, Pietro BORSIERI. Già famosa in tutta Europa per il suo ‘Newtonianismo per le dame’, Francesco ALGAROTTI giunse a Pietroburgo nell’estate del 1739. Il veneziano vi accompagnava la delegazione inglese inviata da GIORGIO II alle nozze di Anna di MECKLEMBURG, erede designata della zarina Anna IOANNOVNA. Dal suo giornale di viaggio, in gran parte inedito, l’ intellettuale del mondo, rientrato in italia dopo un ventennio vissuto nelle corti straniere, trasse alcune (12) lettere fittizie e le divulgò a stampa. Sono osservazioni autoptiche e informazioni attinte ai libri, … fanno di questo reportage uno dei migliori esempi di giornalismo letterario del secolo XVIII.”,”RUSx-045″
“ALGAROTTI Francesco a cura di William SPAGGIARI”,”Viaggi di Russia.”,”Fondo RC W. SPAGGIARI è ricercatore presso l’Univ di Parma. Ha pubblicato due volumi di saggi sulla letteratura del Settecento. Ha curato edizioni di scritti di Giacomo LEOPARDI, Pietro GIORDANI, Pietro BORSIERI. Già famosa in tutta Europa per il suo ‘Newtonianismo per le dame’, Francesco ALGAROTTI giunse a Pietroburgo nell’estate del 1739. Il veneziano vi accompagnava la delegazione inglese inviata da GIORGIO II alle nozze di Anna di MECKLEMBURG, erede designata della zarina Anna IOANNOVNA. Dal suo giornale di viaggio, in gran parte inedito, l’ intellettuale del mondo, rientrato in italia dopo un ventennio vissuto nelle corti straniere, trasse alcune (12) lettere fittizie e le divulgò a stampa. Sono osservazioni autoptiche e informazioni attinte ai libri, … fanno di questo reportage uno dei migliori esempi di giornalismo letterario del secolo XVIII.”,”RUSx-141″
“ALGREN Nelson”,”Passeggiata selvaggia. Una New Orleans sfrenata, il dramma dell’ America degli anni Trenta. Romanzo.”,”Passeggiata selvaggia è la storia di un ragazzo che abbandonato il paese natale finisce nei bassifondi di New Orleans. Qui la sua giovinezza si brucia a contatto con un amb iento brulicande di umanità in sfacelo. E’ un mondo in cui il male vince ogni ideale. Il protagonista cercherà di sopravvivere con una serie di espedienti. E’ un nuovo tipo di realismo sociale con cui ALGREN unisce la fredda disamina di FARRELL alla partecipazione di STEINBECK al dolore degli umili. “”””Mi chiamo Wreneger”” l’ ometto rotondo stava dicendo alla sua ciurma “”ma voi, ragazzi, chiamatemi pure “”Smiley”” perché è così che tutti i miei vecchi amici mi chiamano. E lo sapete, cosa dico ai miei vecchi amici? Gli dico “”Amici miei, se non vendete è perché semplicemente non cercate nemmeno di vendere””, ‘ecco’ quello che dico ai miei vecchi amici. Ed è quanto dico pure a ognuno di voi, perché voi tutti siete pure i miei vecchi amici””. Piccola vecchia caffettiera rossa e verde. Che mi venga un colpo. Scommetto la testa che fai un caffé straordinario! “”L’ idea non sta nel numero di porte a cui possiate picchiare in una mattina: questo ‘non’ è vendere! Non è nemmeno tentare di vendere! Ma se battete a due sole porte in una mattina e vendete a tutt’e due, ‘allora’ sì che questo si chiama tentar di vendere.””””. (pag 143-144)”,”VARx-198″
“ALGREN Nelson”,”L’uomo dal braccio d’oro. Romanzo.”,”‘La storia ironica e disperata di un reduce che sprofonda nell’inferno degli slums di Chicago’ ALGREN Nelson è nato a Detroit nel 1909. Laureatosi in giornalismo ha abbandonato la professione per intraprendere una vita errabonda, stabilendosi infine a Chicago. Il suo primo racconto è del 1933. L’uomo dal braccio d’oro è del 1946, Mai venga il mattino è del 1942.”,”VARx-296″
“ALI Tariq”,”Lo scontro dei fondamentalismi.”,”Tariq Ali, scrittore e cineasta, è di origini pakistane e vive a Londra. Ha scritto saggi di storia e politica, romanzi, copioni teatrali e cinematografici. É uno degli editor della New Left Review. Collabora al Manifesto e a Internazionale.”,”VIOx-024-FL”
“ALI Tariq”,”Bush in Babilonia. La ricolonizzazione dell’Iraq.”,”Tariq Ali scrittore, saggista e film-maker inglese di origine pakistana, autore di una ventina fra saggi e romanzi tradotti in venti lingue, è editor della ‘New Left Review’ In Italia è uscito il suo: Lo scontro dei fondamentalismi, supervicitore del Premio Napoli 2003.”,”VIOx-037-FL”
“ALI Tariq”,”Pakistan dal 1947 al Bangla-desh. Lotte popolari e crisi del regime militare.”,”Tariq Ali è nato a Lahore nel Pakistan occidentale nel 1943. Si è diplomato al Government College di Lahore ed è giunto a Oxford nel 1963, dove ha studiato Scienze politiche, filosofia ed economia. Dedicatosi al giornalismo ha partecipato alla campagna di solidarietà per il Vietnam. Nel 1968 aderisce all’ International Marxist Group, la sezione britannica della IV Internazionale.”,”PAKx-020″
“ALIANELLO Carlo”,”L’inghippo.”,”ALIANELLO Carlo ha vinto il premio Campiello con il romanzo ‘L’eredità della priora’. Ambientato nella Roma umbertina di fino ottocento e in Etiopia fra lo scandalo della Banca Romana e la sconfitta di Adua del 1896, ‘L’inghippo’ ha come protagonisti principali un deputato meridionale, l’onorevole Francesco Fortemanno, massone e moderato, e il figlio, un giovane e brillante tenente agli inizi della sua carriera militare. Per pagare il debito di gioco del figlio, il padre si trova coinvolto a sua insaputa nel pasticciaccio della Banca Romana.”,”VARx-444″
“ALIBERT Jacques a cura; saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Francois GAULME Jean du BOIS DE GAUDUSSON Jean ROCH Marc PENOUIL Jacques ALIBERT Claude PAIRAULT Jean-Pierre BARBIER Benedicte CHATEL Serigne DIOP Roland POURTIER Louis SANMARCO Joseph ROGER DE BENOIST Jacques BINET Philippe HUGON Patrick O’QUIN Monique PAGES Bernard LANNE Michel GAUD”,”Afrique contemporaine. Trente années d’ Afrique.”,”saggi di Catherine COQUERY-VIDROVITCH Francois GAULME Jean du BOIS DE GAUDUSSON Jean ROCH Marc PENOUIL Jacques ALIBERT Claude PAIRAULT Jean-Pierre BARBIER Benedicte CHATEL Serigne DIOP Roland POURTIER Louis SANMARCO Joseph ROGER DE BENOIST Jacques BINET Philippe HUGON Patrick O’QUIN Monique PAGES Bernard LANNE Michel GAUD”,”AFRx-017″
“ALIBERTI Giovanni”,”La resa di Cavour. Il carattere nazionale italiano tra mito e cronaca (1820-1976).”,”””Dopo Porta Pia e il definitivo tramonto del potere temporale, l’ irrisolta questione delle due identità degli italiani resta tale soprattutto per i cattolici, poiché l’ Italia.- sostiene Mamiani, in un saggio che sin dal titolo esemplifica il problema – “”compiuta a maniera di portento la unità sua politica, cerca e non trova (…) la civiltà bene appropriata all’ indole sua ed ai suoi destini”” (…) (pag 52) (T. Mamiani, Il fatto e il da farsi degli Italiani’, Nuova Antologia, 1875) Giovanni ALIBERTI, originario di Salerno, è ordinario di storia contemporanea all’ Università di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato varie opere (v. risvolto di copertina).”,”ITAB-112″
“ALIBERTI Giovanni / BUCHIGNANI Paolo / QUARTARARO Rosaria”,”Augusto del Noce e la «contemporaneità» del Risorgimento italiano (Aliberti) / Sovversivismo antiborghese nella Roma anni Venti. Il «clartista» Dino Terra (Buchignani) / Roma e Mosca. L’immagine dell’Urss nella stampa fascista (1925-1935) (Quartararo).”,”””Il dibattito su «Critica Fascista» vede contrapposte due scuole di pensiero: la prima, che sostiene che l’antitesi tra i due regimi è irriducibile e la seconda, che al contrario manifesta grande simpatia per «la rivoluzione del secolo» che, come quella fascista, ha affossato la degenerazione della democrazia parlamentare. Peraltro, entrambi i gruppi riconoscono un’affinità originaria fra Roma e Mosca: entrambi i regimi sono nati come reazione al sistema liberal-democratico, alal sua crisi e alla sua decadenza. Per Sergio Panunzio il regime russo non ha carattere rivoluzionario, al contrario egli lo idenfica come l’ultimo stadio del sistema capitalistico (…)”” (pag 469)”,”ITAF-362″
“ALIBERTI Giovanni”,”La resa di Cavour. Il carattere nazionale italiano tra mito e cronaca (1820-1976).”,”Giovanni ALIBERTI, originario di Salerno, è ordinario di storia contemporanea all’ Università di Roma “”La Sapienza””. Per bibliografia vedi risvolto in quarta copertina. ‘Don Abbondio specchio del carattere degli italiani…’ (pag 35-36) ‘Che don Abbondio sia uno specchio del carattere degli italiani è tra le più acute notazioni manzoniane di De Sanctis; per il quale il personaggio incarna una delle due possibili tipologie letterarie del comico: vale a dire non quella che si riferisce all’intelligenza ma l’altra che riguarda la volontà, «ed è la paura, la mancanza di tempra» (1). Sebbene don Abbondio rimanga legato, in qualche modo, alla figura pretridentina del chierico che cerca di raggirare gli ingenui popolani, come il cinquecentesco fra Timoteo di Machiavelli – figura poi scomparsa con le censure della Controriforma – il suo ruolo testimonia, a giudizio di De Sanctis, una realtà ben diversa (2). Nel romanzo manzoniano infatti don Abbondio rappresenta soprattutto il mondo morale del borghese moderno; anche questi, peraltro, più o meno contemporaneo di fra Timoteo. «Se volete vedere il codice di questa nuova borghesia in cui il carattere italiano è in decadenza, costretta a fare ciò che non pensa, iniziando l’ipocrisia italiana di cui non interamente sono sbarbicate le radici perché da tre secoli ne portiamo il peso: questo codice si trova nei ‘Ricordi’ di Guicciardini, il quale ha elevato ad arte di saper vivere tutte le abbiezioni che oggi, dopo il nostro risorgimento, ci muovono ad indignazione. E qual è la formola del Guicciardini? Stare col più forte, navigare in modo che tu non ti trovi mai dal lato del debole! Non è più ragione e diritto, ma forza e debolezza (…). Ciò ha pervertito il carattere italiano e l’ha reso comico» (3). Più che da prete è allora da borghese che don Abbondio si comporta in particolare da borghese italiano, ossia da «uomo nato per essere tranquillo, per vivere e lasciar vivere» (4). In effetti è «l’uomo del Guicciardini» il modello del miope e indomabile quietismo di don Abbondio; ossia uno stereotipo del carattere nazionale apparso nell’avvio della decadenza italiana, i cui «vestigi visibili anche oggi e che ci vietano l’andare innanzi è materia non ancora bene considerata e degnissima di studio» (5). Impresa tutt’altro che facile, non bastando, osserva De Sanctis, «sagacia e diligenza di storico; si richiede occhio metafisico, che sappia cogliere tra la varietà degli accidenti i tratti essenziali» (6). In certa misura però l’auspicio del saggio desanctisiano sembra accolto dal deputato dell’Estrema Mazzoleni (7). Egli infatti, ispirandosi ai ‘Ricordi’ di d’Azeglio e di Guicciardini, sottolinea le responsabilità, remote e prossime, della Chiesa e della monarchia sabauda per aver indebolito il carattere degli italiani grazie «al culto delle nostre madonne, dei nostri santi, dei nostri poeti burloni e sfaccendati, dei petrarchisti e degli arcadi» (8). Ma il principale ostacolo alla formazione di un carattere autenticamente nazionale consiste nella radicata pluralità socio-antropologica degli italiani: dalla piemontese, incline «all’ordine e alla disciplina», alla lombarda, di «maggiore ingegno ma con troppa intemperanza e vivacità ne’ modi». In Liguria invece prevalgono l’operosità, «poiché il lavoro è quivi, si può dire, una seconda natura», e la fierezza, in quanto la tradizione repubblicana e marinara genovese, «a differenza di Venezia, nutre ancora nel suo seno una (…) progenie, amante della libertà, non sediziosa ma disdegnosa d’ogni bassezza» (10)’ (pag 35-37)] [(1) F. De Sanctis, ‘La letteratura italiana…’, cit. p. 228; (2) Ivi, p. 229; (3) Ivi, p. 230; (4) Ivi, p. 231. Concezione, del resto, ampiamente condivisa e praticata anche dai ceti popolari: come testimonia la tradizione sapienziale racchiusa nei proverbi raccolti a suo tempo da Pitré e opportunamente cit ati al riguardo da Tullio-Altan, cfr. C. Tullio-Altan, ‘L’identità etnica in Italia’, in Id., ‘Ethnos e civiltà. Identità etniche e valori democratici’, Milano, 1995, pp. 108-110. Anche De Sanctis comunque si riferisce a tale tradizione citando, nonché la raccolta di proverbi toscani di Giusti, qualche esempio tratto da quelli napoletani, cfr. ‘La letteratura italiana…, cit., ibidem. Su tali proverbi, ma in un diverso contesto, cfr. G. Galasso, ‘L’amicizia nei proverbi napoletani e la storia sociale dell’amicizia’, in Id., ‘L’altra Europa…’, cit., Lecce, 1997, pp. 563-578; (5) F. De Sanctis, ‘L’uomo del Guicciardini’, in “”Nuova Antologia””, ottobre 1869, ora in Id., ‘L’arte, la scienza e la vita: nuovi saggi critici, conferenze e scritti vari’, a cura di M.T. Lanza, Torino, 1972 p. 100; (6) Ibidem, ‘Impresa peraltro che lo stesso De Sanctis, com’è noto, avvia più avanti, cfr., ivi, pp. 114-117; (7) A. Mazzoleni, ‘Il popolo italiano, studi politici’, Milano, 1873. Sul Mazzoleni e la sua posteriore ‘querelle’ con la commissione giudicatrice del “”Premio Ravizza”” cfr. l”Introduzione’. Notizie biografiche in T. Sarti, ‘Il Parlamento Subalpino e Italiano’, Roma, 1898, vol. II, p. 183 e bibl. cit.; (8) A. Mazzoleni, ‘Il popolo italiano…’, cit., p. 75; (9) Ivi, pp. 131-132. Inoltre, osserva Mazzoleni, «La Lombardia fu sempre, e lo è ancora, la terra della personalità, della padronanza dell’uomo su se stesso, della libertà di pensare, della intolleranza di ogni autorità che non sia ragione, ‘ibidem’; (10) Ivi, pp. 134-135]”,”ITAS-001-FC”
“ALIBONI Roberto a cura; saggi di Roberto ALIBONI Giacomo LUCIANI Joseph SASSOON”,”L’ industrializzazione del Mediterraneo. Movimenti di manodopera e capitali.”,”Saggi di Roberto ALIBONI Giacomo LUCIANI Joseph SASSOON. ‘Il ruolo mediterraneo della Germania’. “”Se la Germania invece convertisse la sua economia entrando nel settore delle tecnologie avanzate, i suoi rapporti con i partners europei potrebbero più facilmente tornare ad integrarsi nell’ ambito della Cee. Questo scenario richiede, come si è detto, che sia contestato il ruolo degli Usa nell’ attuale divisione internazionale del lavoro. E’ noto che la classe dirigente tedesca sembra per lo più estranea a questo disegno. Eppure, se si vuole uscire dall’ “”impasse”” attuale, la Germania deve trovare il coraggio di riconvertire la sua economia puntando sul coinvolgimento e il sostegno degli altri paesi europei””. (Roberto Aliboni, pag 29)”,”EURE-028″
“ALIBONI Roberto a cura; saggi di Roberto ALIBONI William HALE Michel CHATELUS Daniela PIOPPI Radoslava STEFANOVA”,”Geopolitica della Turchia.”,”Il CEMISS è l’ organismo che gestisce nell’ ambito e per conto del Ministero della Difesa, la ricerca su temi di carattere strategico. Fondato nel 1987 per decreto del Ministro della Difesa si avvale di esperti civili militari italiani e stranieri. Saggi di Roberto ALIBONI William HALE Michel CHATELUS Daniela PIOPPI Radoslava STEFANOVA. “”L’ alleanza militare con Israele garantisce alla Turchia una serie di vantaggi. Innanzitutto, dopo aver sperimentato nel periodo post-guerra fredda una sempre maggiore difficoltà a rifornirsi di armi presso gli alleati occidentali, Israele rappresenta un fornitore sicuro e provisto della più sofisticata tecnologia. In secondo luogo, Israele è un alleato importante, considerate le sue relazioni con gli Stati Uniti e l’ influenza delle lobbies ebraiche sul Congresso americano. Infine, sebbene secondo le dichiarazioni ufficiali l’ alleanza non sia finalizzata contro terzi, la situazione attuale e la crisi del processo di pace fanno pensare altrimenti. Questa alleanza ha infatti un peso non indifferente negli equilibri regionali e soprattutto nel triangolo turco-israelo-siriano.”” (pag 105-106)”,”TURx-023″
“ALIBONI Roberto D’AGOSTINI Luigi GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo PASSACANTANDO Franco, collaborazione di”,”Annuario dell’economia internazionale. 1975.”,”Ireci: Istituto per le ricerche sull’economia internazionale.”,”STAT-138″
“ALICATA Mario”,”Lettere e taccuini di Regina Coeli.”,”‘I sette mesi trascorsi da Mario Alicata in una cella del carcere romano di Regina Coeli, dal giorno dell’arresto, il 29 dicembre 1942, a quello della liberazione, il 6 agosto 1943, costituiscono una ‘parentesi’ nella vita del giovane comunista. Fu un periodo di riflessione e di ripensamento critico della propria esperienza che permise una trasformazione interna e preparò Mari a diventare un rivoluzionario professionale. (…) E tale restò fino al giorno della sua morte, il 6 dicembre 1966″” (dalla prefazione di Amendola) “”Io per conto mio sto utilizzando la mia solitudine per fare «un esame di coscienza», che mi sarà molto utile in futuro: ho scoperto nella mia cultura lacune molte gravi che nella furia e nelle necessità del tran tran quotidiano richiamavano meno la mia attenzione; e sto preparando per me stesso un serio piano di studi da svolgere non appena ne avrò la possibilità”” (pag 65) (Lettera del 12 marzo 1943 a Giuliana Spaini. Mario Alicata e Giuliana Spaini si separarono nel 1947)”,”PCIx-455″
“ALIGHIERI Dante, commenti di Luigi PIETROBONO”,”La divina commedia. Volume primo. Inferno.”,”””Per lui il mondo è deserto d’ ogni virtù e gravido di malizia; l’ umana famiglia è sviata, dacché in terra non c’è più chi governi; nessuno o pochi, possono giungere al porto della felicità; gli uomini sono tutti smarriti dietro il malo esempio; la fede e l’ innocenza si trovano soltanto nei pargoletti, ma per fuggire non appena questi impelino le guance; la frode morde ogni coscienza; la lupa occupa tutto il mondo; la cupidigia affonda sotto di sé i mortali in guisa che ‘nessuno ha podere di trarre li occhi fuor de le sue onde;’ il vivere altro non è che un correre alla morte, in una parola il mondo è distrutto””. (pag IX)”,”VARx-155″
“ALIGHIERI Dante”,”La divina comedia.”,”ANTE3-54″,”VARx-309″
“ALIGHIERI Dante, a cura di Lodovico MAGUGLIANI”,”Vita nuova.”,”””Lo viso mostra lo color del core (…)”” (pag 35) “”Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia (….) (pag 66)”,”ITAG-190″
“ALIGHIERI Dante, collaborazione di Carlo LAGANÀ”,”La Divina Commedia. Paradiso. Esposizione in prosa diretta con commento essenziale.”,”«Non per acquistare beni mondani, ricchezze e onori, per i quali ora ci si affanna dietro l’Ostiense ed a Taddeo (l’uno, Enrico di Susa, professore di diritto canonico a Bologna e a Parigi, cardinale di Ostia, autore di un commentario alle Decretali; l’altro, Taddeo Pepoli, giurista), ma per amore della vera sapienza in breve tempo divenne dottissimo [San Domenico, ndr]; («per sapienza in terra fue / di cherubica luce uno splendore», aveva detto Tommaso, XI, 38-39); sí che si mise subito ad andare intorno alla vigna che presto intristisce se il vignaiolo è negligente (nel senso figurato, la vigna è la Chiesa, il sacerdote), e alla sede pontificia che fu un tempo più di quanto non sia adesso (non per colpa sua, ma per colpa di colui che vi siede, Bonifacio VIII) (…) (pag 120-121) (dal commento)”,”VARx-137-FV”
“ALIGHIERI Dante”,”La divina commedia. La vita e le opere di Dante, la cronologia della Divina Commedia, la topografia dell’inferno e del Purgatorio e il sistema celeste coi commenti dei migliori autori.”,”Quando la stima è ricambiata ‘quando Virgilio cominciò: – Amore, acceso di virtù, sempre altro accese, pur che la fiamma sua paresse fuore; (…)’ (Purgatorio, canto XII, pag 325) (Amore acceso: il virtuoso ama sempre un suo simile, purché egli apprenda da qualche segno di essere da lui riamato) Dante Alighieri, La divina commedia, Lucchi, 1966″,”VARx-008-FER”
“ALIGHIERI Dante”,”La divina Commedia.”,”””Non corse mai si tosto acqua per doccia A volger rota di molin terragno, Quand’ella più verso le pale approccia, Come il maestro mio per quel vivagno, Portandosene me sovra il suo petto Come suo figlio, non come compagno’ (Inf. XXIII, 45-67) (pag 223)”,”VAR-047-FGB”
“ALINE”,”Lénine a Paris (Souvenirs inédits).”,”Lentezza progresso. “”Lenin e Martov lavavano i piatti insieme o a turno. Lenin svolgeva queste incombenze con semplicità e senza lamentarsi. Martov faceva il lavoro coscienziosamente, ma lamentandosi soprattutto del lavaggio dei piatti. E ogni volta brontolava per la “”lentezza del progresso””; si augurava un tempo in cui si sarebbero realizzati piatti da usare e gettare senza necessità di essere lavati. E cercava anche di trovare qualcosa del genere. La questione dei piatti perfezionati era soggetto di conversazione domestica, durante il “”lavaggio dei piatti””. Lenin consolava Martov e gli assicurava che questi piatti ideali un giorno sarebbero senz’altro esistiti. “”Per il momento, diceva, occorre rassegnarsi alla lentezza del progresso e utilizzare ciò che esiste””. (pag 21) Compagno esigente. “”Mi ricordo il caso di un compagno che era riuscito a fuggire dall’ esilio e che chiese di essere rimborsato delle spese di viaggio dalla Siberia a Parigi. Lenin e Nadiejda Konstantinovna rimasero stupefatti da questa domanda. Spiegarono senza successo a questo compagno esigente che se il C.C. avesse dovuto sostenere le spese delle evasioni e dei viaggi, ci sarebbero voluti milioni e che il C.C. poteva rimborsare queste spese solo nel caso in cui fosse lo stesso C.C. a chiamare un compagno per un lavoro. Ora, il compagno non era proprio in questa situazione: era evaso e venuto a Parigi di suo propria volontà, semplicemente dopo aver scritto a Nadia Kostantinovna, per chiederle se una volta a Parigi avrebbe trovato lavoro nella sua professione e dopo aver ricevuto la seguente risposta di Lenin: è meglio abitare a Parigi e lavorare nella propria specialità, che rimanere prigioniero in Siberia. Comunque non ricevette i soldi richiesti. Questo episodio fece su Lenin un’ impressione penosa.”” (pag 31)”,”LENS-143″
“ALIOTTA Antonio”,”Disegno storico della pedagogia dal punto di vista filosofico.”,”””Si noti (…) che la dialettica, secondo Hegel, è un processo puramente logico che non si svolge nel tempo; è un ciclo che si chiude quando la ragione giunge alla perfetta conoscenza di sé medesima nel pensiero filosofico. La realtà, invece, nella sua concretezza è uno svolgimento nel tempo che non ha mai termine (…)”” (pag 303)”,”FILx-020-FV”
“AL-KALAK Matteo LUCCHI Marta”,”Oltre il patibolo. I fratelli della Morte di Modena tra giustizia e perdono.”,”Matteo Al-Kalak conduce studi di storia della Chiesa e dell’ eresia e si è occupato tra l’altro di confraternite e istituti di conversione in età moderna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Eretici di Modena’. Marta Lucchi si occupa di musicologia.”,”RELC-023-FSD”
“ALLAM Magdi CARUSO Antonella CHIESA Giulietto COTTA-RAMUSINO Paolo DE-GIOVANNANGELI Umberto DEL-RE Emmanuela C. DESIDERIO Alfonso FUBINI Federico GUOLO Renzo GUSTINCICH Franz JEAN Carlo MARTELLINI Maurizio MATTERA Olga MENOTTI Roberto MINI Fabio NATIVI Andrea SISCI Francesco VANZI Diego ZARMANDILI Bijan”,”La guerra del terrore. Chi sono e cosa vogliono i nostri nemici. 11 settembre 2001: nasce un nuovo mondo. La risposta (non solo) dell’ America.”,”scritti di ALLAM Magdi CARUSO Antonella CHIESA Giulietto COTTA-RAMUSINO Paolo DE-GIOVANNANGELI Umberto DEL-RE Emmanuela C. DESIDERIO Alfonso FUBINI Federico GUOLO Renzo GUSTINCICH Franz JEAN Carlo MARTELLINI Maurizio MATTERA Olga MENOTTI Roberto MINI Fabio NATIVI Andrea SISCI Francesco VANZI Diego ZARMANDILI Bijan”,”TEMx-017″
“ALLAM Khaled Fouad”,”L’Islam globale.”,”Khaled Fouad Allam, nato in Algeria. insegna alle Università di Trieste e di Urbino. Specialista di Sociologia del mondo musulmano ed esperto di Islam contemporaneo, collabora con La Stampa. Ha lavorato presso varie fondazioni internazionali e presso Il Consiglio d’Europa sulle questioni relative all’immigrazione. Fra le sue opere più recenti, ricordiamo L’Islam contemporaneo, in L’Islam a cura di G.Filoramo.”,”VIOx-038-FL”
“ALLAM Magdi”,”Saddam. Storia segreta di un dittatore.”,”Magdi Allam (Il Cairo, 1952) è editorialista e inviato speciale per il Medio Oriente del quotidiano la Repubblica. Ha pubblicato: Bin Laden in Italia, Viaggio nell’Islam radicale, Diario dell’Islam e con Roberto Gritti, Islam, Italia. Chi sono e cosa pensano i musulmani che vivono tra noi.”,”VIOx-138-FL”
“ALLAN Donald J.”,”La filosofia di Aristotele.”,”””Prima di tutto, filosofia è «sapienza» (sophia). Lo studio della storia e dell’uso del concetto mostra che esso equivale a conoscenza di principi generali e delle cause assolutamente prime. Aristotele intende far emergere un ideale di sapienza dall’uso stesso del termine; ma a questo punto occorre immediatamente sgomberare il terreno da una difficoltà linguistica. I greci usavano l’aggettivo ‘sophos’ riferendolo ad un artigiano per distinguerlo da un lavoratore non specializzato, ad un artigiano superiore per distinguerlo da uno subordinato, ed infine al poeta per la sua abilità nel manipolare le parole. Il termine moderno «sapiente» o «saggio» (wise) non trova un suo corrispondente a questo (…)”” (pag 79)”,”FILx-471-FRR”
“ALLASON Barbara”,”Memorie di una antifascista, 1919-1940.”,”ALLASON Barbara è nata a Pecetto Torinese nel 1877. Antifascista del gruppo Gobetti, ha svolto un assiduo lavoro di traduzione. Nel 1934 viene arrestata con L. GINZBURG per connivenza col gruppo parigino di Giustizia e Libertà. “”Che dire poi di Enrico Fermi, migrato dall’ Università di Roma a quella di Chicago? Ancora adesso dopo tanti anni, parlando di Fermi mi riprende quella soggezione che sotto lo sguardo dei suoi occhi raggianti (“”i rai fulminei”” come gli dissi una volta facendolo ridere) mi impedì sempre di discorrere con lui, libera e spensierata come discorrevo con altri. Sebbene la sua casa mi fosse aperta a tutte le ore, sia nell’ intimità, sia che accogliesse uomini insigni di passaggio per Roma, sentivo che nulla di quanto avrei detto poteva interessare quell’ uomo giovane e silenzioso che mi ascoltava cortesemente.”” (pag 256)”,”ITAD-073″
“ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV, scritti di”,”Origines et défaite de l’internationalisme en Chine, 1919-1927. Anthologie.”,” Scritti di D.R. ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV”,”MCIx-077″
“ALLCOCK John B. MILIVOJEVIC Marko HORTON John J. a cura; altri contributi di Ian R. BARNES Will BARTLETT Milford BATEMAN Gavin R. BECKETT Leslie BENSON Alison CLOSS Andrew S. COTTEY Kyril DREZOV Robert ELSIE Richard EVENS Tom GALLAGHER Nikolaos M. GLINIAS Bulent GOKAY Celia HAWKESWORTH Amaury HOSTE Martyn HOUSDEN Barbara JANCAR-WEBSTER Robert (Bob) JIGGINS David A. NORRIS Sava PEIC Oliver P. RAMSBOTHAM e Tom WOODHOUSE James D.D. SMITH Paul STUBBS Michael J. WELTON Antonia T. YOUNG”,”Conflict in the Former Yugoslavia. An Encyclopedia.”,”Lista e notizie sui contributori: ALLOCK, Ian R. BARNES, Will BARTLETT, Milford BATEMAN, Gavin R. BECKETT, Leslie BENSON, Alison CLOSS, Andrew S. COTTEY, Kyril DREZOV, Robert ELSIE, Richard EVENS, Tom GALLAGHER, Nikolaos M. GLINIAS, Bulent GOKAY, Celia HAWKESWORTH, John J. HORTON, Amaury HOSTE, Martyn HOUSDEN, Barbara JANCAR-WEBSTER, Robert (Bob) JIGGINS, MILIVOJEVIC, David A. NORRIS, Sava PEIC, Oliver P. RAMSBOTHAM e Tom WOODHOUSE, James D.D. SMITH, Paul STUBBS, Michael J. WELTON, Antonia T. YOUNG.”,”EURC-037″
“ALLEG Henri”,”La tortura. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.”,”E’ il resoconto delle torture subite da un giornalista francese in Algeria ad opera dei suoi connazionali. Henri ALLEG è stato direttore di ‘Alger répubblicain’, quotidiano algerino d’ opposizione, dal 1950 al settembre 1955, cioè fino al giorno in cui venne proibito. ALLEG condusse una vita clandestina dal novembre 1956 al giugno 1957 quando venne arrestato dai paracadutisti francesi e tenuto prigioniero per un mese a El-Biar, quartiere alla periferia di Algeri. Questo libro è il racconto di tale prigionia. Solo una campagna di stampa permise che si aprisse un’ inchiesta sulle denunce di ALLEG riguardo alle torture subite.”,”FRAV-085″
“ALLEG Henri”,”La tortura. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.”,”E’ il resoconto delle torture subite da un giornalista francese in Algeria ad opera dei suoi connazionali. Henri ALLEG è stato direttore di ‘Alger répubblicain’, quotidiano algerino d’ opposizione, dal 1950 al settembre 1955, cioè fino al giorno in cui venne proibito. ALLEG condusse una vita clandestina dal novembre 1956 al giugno 1957 quando venne arrestato dai paracadutisti francesi e tenuto prigioniero per un mese a El-Biar, quartiere alla periferia di Algeri. Questo libro è il racconto di tale prigionia. Solo una campagna di stampa permise che si aprisse un’ inchiesta sulle denunce di ALLEG riguardo alle torture subite.”,”FRQM-001-FV”
“ALLEGATO Luigi”,”Socialismo e comunismo in Puglia.”,”””In questa riunione venne deciso che una rappresentanza dell’ associazione partecipasse ai lavori del II Congresso del Krestintern (Internazionale Contadina), che doveva tenersi a Mosca ai primi di aprile. A componenti di esso vennero chiamati: il compagno Ruggiero Grieco, Guido Miglioli, organizzatore di contadini cattolici espulso dal Partito popolare italiano per il suo antifascismo quando il PPI, sotto la direzione di De-Gasperi, decise di partecipare al primo governo Mussolini, l’ avvocato Massarenti di Milano, socialdemocratico (da non confondersi con il Massarenti di Molinella), un compagno contadino del Bolognese ed io””. (pag 138)”,”MITC-049″
“ALLEGRA Chiara, a cura”,”La penna contro la spada. La battaglia per i diritti dal Settecento a oggi.”,”””Ogni migrazione provoca conflitti, indipendentemente dalle cause che l’hanno determinata, dagli scopi che si prefigge, dal fatto che sia spontanea o coatta, dalle dimensioni che assume. L’egoismo del gruppo e la xenofobia sono costanti antropologiche che precedono ogni motivazione. il fatto che siano universalmente diffuse dimostra inequivocabilmente che sono più antiche di ogni forma di società conosciuta. Per porre loro un argine, per evitare continui spargimenti di sangue, per rendere possibile un minimo di scambi e di relazioni fra diversi clan, tribù, etnie, le società più antiche hanno inventato i tabù e i rituali dell’ospitalità. Queste misure tuttavia non annullano lo status dello straniero. Anzi, lo circoscrivono entro rigidi limiti. L’ospite è sacro, ma non può rimanere. (…) Le migrazioni odierne si distinguono dai primi movimenti migratori in più di un aspetto. Innanzitutto negli ultimi duecento anni è enormemente aumentata la mobilità. Il solo commerci europeo d’oltreoceano ha creato nei trasporti condizioni tali da rendere possibili migrazioni a grandi distanze di milioni di individui. L’ampliamento del mercato mondiale richiede la mobilitazione globale e la impone, ove necessario, con la forza, come dimostra l’apertura del Giappone e della Cina nel diciannovesimo secolo. Il capitale abbatte ogni confine nazionale. Può utilizzare tatticamente tutti i motivi patriottici e razzisti, ma strategicamente li ignora, perché l’interesse dello sfruttamento non conosce riguardi particolari. Tendenzialmente la libera circolazione del capitale porta con sé quella della forza lavoro. Con la globalizzazione del mercato mondiale, che è stata compiutamente realizzata solo nel passato più recente, anche i movimenti migratori acquisteranno perciò una nuova qualità. Al posto delle guerre coloniali, delle guerre di conquista e delle proscrizioni organizzate dagli Stati compariranno, presumibilmente migrazioni molecolari di massa. Mentre il denaro elettronico segue solo la sua logica particolare e supera facilmente ogni ostacolo, gli uomini si muovono come dominati da una incomprensibile costrizione. Le loro partenze sono simili a movimenti di fuga che sarebbe cinico chiamare volontari”” [Hans Magnus Enzensberger, ‘La grande migrazione’, a cura di P. Sorge, 1992] (pag 188-189)”,”TEOS-313″
“ALLEMANE Jean”,”Memoires d’un communard.”,”Alle origini del partito socialista in Francia vi erano tre uomini i cui movimenti si fusero nel 1905: JAURES, GUESDE e ALLEMANE. Il terzo meno conosciuto è stato colui che alla testa del Parti ouvrier socialiste revolutionnaire è sempre stato il campione del socialismo ‘anonimo’, eterno ribelle, erigeva il rifiuto degli onori a regola di condotta. Queste memorie non sono state più ristampate dopo la prima edizione del 1906. Scritte trent’anni dopo la Comune per le nuove generazioni, non sono soltanti ricordi di un deputato socialista. Operaio tipografo, ALLEMANE ha conosciuto la prigione all’età di 19 anni, nel 1862, per uno sciopero. Membro della Guardia nazionale, P del Comitato di legione del V arrondissement durante la Comune, fece issare la bandiera rossa sul Pantheon. Parteciò ai combattimenti. Fu condannato ai lavori forzati a vita.”,”MFRC-056″
“ALLEN William Sheridan”,”Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città 1930-1935.”,”ALLEN William Sheridan è nato nell’ Illinois. Ha studiato nell’ Università del Minnesota e ha perfezionato gli studi alla Libera Università di Berlino e all’Università di Gottinga. Ha quindi insegnato all’ Università del Missouri.”,”GERN-082″
“ALLEN Frederick L.”,”Il grande passo.”,”ANTE1-42″,”USAE-065″
“ALLEN Robert C.”,”Farm to Factory. A Reinterpretation of the Soviet Industrial Revolution.”,”Robert C. Allen is Professor of Economic History at Oxford University and a Fellow of the royal Society of Canada. He is the author of Enclosure and the Yeoman. List of Figures, List of Tables, Acknowledgments, Appendix: A. Soviet National Income, B. The Simulation Model of the Soviet Economy, C. Data Sources, D. The Demographic Databases and Simulation Model, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-118-FL”
“ALLENDE-S.”,”Salvador Allende y America Latina. 12 discursos y 2 conferencias de prensa.”,”Introduccion Hugo Miranda, Director de Casa de Chile, 2005″,”AMLx-013-FV”
“ALLEVA Annelisa a cura, Poeti Michail AJZENBERG Oleg DOZMOROV Sergej GANDLEVSKIJ Svetlana KEKOVA Timur KIBIROV Aleksandr KUSNER Lev LOSEV Irina MASINSKAJA Vera PAVLOVA Evgenjj REJN Boris RYZIJ Elena SCHWARZ Ol’ga SEDAKOVA Sergej STRATANOVSKIJ Elena TINOVSKAJA Elena USAKOVA”,”Poeti russi oggi.”,”Annelisa Alleva. Si è laureata in lingua e letteratura russa a Roma nel 1980. Ha vissuto a Leningrado nell’anno accademico 1981-1982 con una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri. Ha tenuto numerose letture di poesia in Italia e all’estero. Dal 2004 tiene un corso di master in Traduzione letteraria dal russo presso l’Università di Roma La Sapienza.”,”RUSx-223-FL”
“ALLIEVI Stefano”,”Le parole della Lega. Il movimento politico che vuole un’ altra Italia.”,”L’ A ringrazia il prof. Felice DASSETTO (Univ Lovanio) ALLIEVI Stefano (Milano, 1958) giornalista è attualmente ricercatore presso il Grem (Groupe d’ Etude des Migrations et des Relations Interethniquers). Ha lavorato a lungo nel sindacato e ha condotto ricerche per conto della CEE, Censis, Irer, Iref, e Iscos. Ha pubblicato ‘La sfida dell’ immigrazione’ (1991) e in francese il saggio ‘Presse, immigration et Guerre du Golfe’ (1992). “”Occorre francamente riconoscere che la solidarietà non ha mai avuto praticamente alcuno spazio nell’ elaborazione teorica, e conseguentemente nella pratica politica, della Lega Lombarda. Ne si avvertono cenni di cambiamento in tal senso. Ogni tanto un articolo più teorico si incarica di ribadire i fondamenti più dotti della tematica federalista. Ovvio il richiamo a “”Carlo Cattaneo precursore del liberalismo e delle autonomie”” (“”Lombardia Autonomista””, n 1, 7 genar 1987). Se ne ricorano alcune opzioni di principio (“”Il federalismo è la teorica della libertà, l’unica possibile teorica della libertà””) ma anche la concreta esperienza storica: non solo e non tanto il fatto di essere stato capo del consiglio di guerra durante le cinque giornate di Milano, quanto il suo impegno federalista in altre sedi: “”Nel 1860 lo troviamo a Napoli ove raggiunse Garibaldi suggerendogli di creare un parlamento siciliano e uno napoletano, i quali potessero poi negoziare l’ unione al regno d’ Italia su basi federali. Ma Garibaldi accolse la richiesta piemontese ed optò per l’ annessione immediata, perdendo così un’altra storica opportunità di fare qualcosa di buono nella sua vita””.”” (pag 39)”,”ITAP-111″
“ALLIEZ Eric STENGERS Isabelle”,”Energia e valore: il problema della conservazione in Engels e Marx. I.”,” “”Nel contesto che abbiamo appena descritto, la lettura di Engels, quale la lascia intravedere la parte testuale della ‘Dialettica della natura’, occupa una posizione singolare. Vi è sottolineato, e quindi si potrebbe pensare di ritrovare Helmholtz, il ruolo eminente svolto dalla ‘tradizione meccanica’. Ma d’altra parte, il riduzionismo di quest’ultimo appare come il bersaglio privilegiato della critica di Engels. Per Helmholtz, e queste tesi, notiamo, è oggi diventata la tesi dominante in fisica, la conservazione dell’energia è il correlato immediato di una concezione unificata dei fenomeni, in termini di movimento e di forze centrali, del tipo attrazione/repulsione. Le forze di tipo newtoniano invadono dunque la totalità delle scienze della natura, e danno loro una fondazione unica. Per Engels al contrario, la formulazione del concetto di energia implica che le forze, se non possono essere eliminate nei campi in cui sono effettivamente pratiche, devono essere private di tutta la loro portata esplicativa, e spietatamente bandite dai campi in cui sono assolutamente insufficienti (si vedano il capitolo “”L’elettricità”” e il paragrafo “”Forza”” nelle note raggruppate nella parte “”Fisica”” della ‘Dialettica della natura’). La nozione di energia non si distingue soltanto ma ‘si oppone’ a quella di forza (4). Engels decifra dunque nella tradizione della meccanica una lezione completamente differente da quella di Helmholtz. Vi vede la vittoria degli ingegneri e della ‘meccanica pratica’ sui teorici. A questo proposito il capitolo intitolato “”La misura del movimento. Il Lavoro”” è decisivo. Questo capitolo ha come punto di partenza una notevole analisi della “”‘querelle’ delle forze vive”” che divise i fisici del XIX secolo tra sostenitori della conservazione della quantità di moto, mv, e sostenitori di quella della forza viva, mv². Engels rifiuta il parere, generalmente accettato, di D’Alembert. Non si tratta di una vana ‘querelle’ sulle parole, ma della prima apparizione, ‘all’interno della meccanica della qualità’. Perché i seguaci, cartesiani, della quantità di moto hanno ragione se e solo se il movimento meccanico è misurato da movimento meccanico mentre la forza viva permette di misurare il movimento meccanico tramite la sua facoltà di trasformarsi in un’altra forma di movimento: essa permette di integrare in modo particolare i cambiamenti meccanici nei quali l’energia cinetica si trasforma in energia potenziale, nei quali cioè il corpo “”vince una resistenza””. Ciò significa che mv² è ammissibile, e solo ammissibile, quando il problema non è di semplice trasmissione di una quantità in quanto omogenea; quando il problema è di sapere quale ‘lavoro’ può fornire tale corpo a tale velocità, oppure quale velocità un lavoro effettuato su di esso gli conferirà. “”Il lavoro è quindi cambiamento di forma del movimento, considerato sotto il suo aspetto quantitativo”” (DN, (Dialettica della natura) p. 112)”” (pag 4-5) [Eric Alliez Isabelle Stengers, ‘Energia e valore: il problema della conservazione in Engels e Marx. I’] [(in) ‘Dimensioni’, Livorno, 39.1986] [(4) Si vedrà come nelle sue prime lettere Engels riprende senza criticarla l’espressione “”correlation of forces””. Vi si trova qui l’indice di un cambiamento di opinione? Si può pensare che non vi sia niente. Infatti soltanto verso il 1880 la distinzione lessicale tra energia e forza sarà stabilita fermamente. Tutti gli “”scopritori”” della conservazione dell’energia parlano infatti di “”forza”” (l’articolo del 1847 di Helmholtz tratta della “”Erhaltung der Kraft””). Ancora nel 1872 si producono vive controversie in Inghilterra che manifestano una effettiva confusione delle due nozioni. Infatti il termine “”forza”” era stato tradizionalmente utilizzato tanto nel suo senso ormai proprio per designare nozioni che noi raggruppiamo oggi sotto la nozione di energia (‘vis viva’, ‘vis mortua’, ‘Arbeitskraft’, ‘Spankraft’). Era, ed è ancora, corrente dire che un mobile sormonta un ostacolo grazie alla sua “”forza””, e soltanto in seguito ai malintesi suscitati dall’idea di indistruttibilità delle “”forze”” ebbe luogo una messa in ordine lessicale (approssimativa). Vedi a questo proposito Y. Elkana, ‘The Discovery of the Conservation of Energy’, Hutchinson Educational, London, 1974; tr. it. di L. Sosio, Feltrinelli, Milano, 1977′. Nel seguito del testo bisognerà comprendere “”forza”” nel senso moderno del termine, salvo, evidentemente che nel corpo delle citazioni]”,”MAES-156″
“ALLIGIER Charles”,”Socialisme, Bolchevisme et France.”,”L’autore, sponda socialista, espone i punti di disaccordo completo con i comunisti: La democrazia La difesa e l’indipendenza nazionale Il carattere socialista delle realizzazioni russe La politica estera La tesi di Lenin è che non c’è “”difesa nazionale”” che tenga, difesa della patria, in regime capitalista, i proletari non hanno patria, la tesi di Bucharin condivide questa tesi ma afferma che in l’Urss non è un paese capitalista. E’ un paese socialista, il solo al mondo. Di conseguenza è la patria di tutti i proletari del mondo e quindi sul piano della difesa nazionale, devono difendere l’Urss. Ma se scoppia un conflitto in cui l’Urss non è implicata i comunisti dei diversi paesi in guerra devono assolutamente disinteressarsi di questa guerra. (pag 27-28)”,”FRAP-124″
“ALLIO Renata”,”L’ organizzazione internazionale del lavoro e il sindacalismo fascista.”,”Renata ALLIO, laureatasi presso la facoltà di economia e commercio di Torino nel 1969 con una tesi di storia economica su Oddino MORGARI e il socialismo piemontese nell’ età giolittiana, è attualmente assistente presso l’ Istituto di storia economica dell’ Università di Torino. Ha collaborato a numerose riviste scientifiche.”,”ITAF-091″
“ALLIO Renata”,”Gli economisti e la guerra.”,”ALLIO Renata Renata Allio è professore ordinario di Storia economica nell’Università di Torino. A Torino presiede il Centro di Studi di Storia dell’Università ed è stata presidente dell’Accademia di Agricoltura. Ha pubblicato: ‘L’Organizzazione Internazionale del Lavoro e il sindacalismo fascista (Il Mulino), e ‘Le contraddizioni economiche di Proudhon nella critica di Marx’. “”Com’è ampiamente noto, Hobson diede, a inizio Novecento, una definizione e una interpretazione dell’imperialismo bellicoso da cui partirono sia la letteratura leninista, sia quella dei liberisti critici. Hobson notò che la previsione di Comte non si era avverata: banchieri e industriali, sessant’anni dopo la pubblicazione del ‘Cours de philosophie positive’, continuavano a volere la guerra. Proprio a loro, “”a una piccola congrega di finanzieri internazionali, che operava per mezzo di una stampa comprata”” e che voleva realizzare guadagni eccezionali e garantirsi manodopera a buon mercato, Hobson imputò lo scoppio della guerra anglo-boera (1900, p. 229). (…) All’inizio del Novecento, nel pieno della guerra anglo-boera, questo liberista eterodosso, per non dire eretico, attaccò dunque la politica coloniale inglese, accusandola di essere dannosa per i contribuenti e per l’economia in generale, anche se risultava assai utile ad alcuni settori produttivi, che riuscivano a imporre i loro interessi ai gruppi di potere e usavano le risorse nazionali per il loro profitto privato. E questi interventi, camuffati da nobili intenti civilizzatori, non venivano portati avanti dalla sola Gran Bretagna. Ammoniva, infatti, Hobson: “”L’entusiasmo avventuroso del presidente Theodore Roosevelt e il suo “”partito del destino”” e della “”missione civilizzatrice”” non ci devono ingannare. Furono i Rockefeller, i Pierpont Morgan e i loro associati che ebbero bisogno dell’imperialismo e che lo imposero saldamente sulle spalle di questa grande repubblica occidentale (Hobson [1902] 1974, p. 69) (2). Il nuovo imperialismo, per Hobson, era legato al processo di trasformazione strutturale in atto nella produzione capitalistica, che portava alla creazione di grandi monopoli. Altra caratteristica del neoimperialismo era la concorrenza che interveniva fra imperi rivali, mentre la storia imperiale del passato vedeva la presenza di un solo grande impero dominante. Dal punto di vista politico, invece, il neoimperialismo, come l’imperialismo del passato, realizzava un’estensione territoriale dell’autocrazia (Hobson [1902] 1974, p. 27]. L’imperialismo generava guerre e alimentava il militarismo, che a sua volta potenziava enormemente la spesa per armamenti a scapito degli interventi in campo sociale: istruzione pubblica, pensioni di vecchiaia, interventi per il miglioramento del suolo e delle abitazioni civili. Per contro, non è vero che dotarsi di un forte apparato bellico serva a preservare la pace: ‘si vis pace para bellum’ presuppone che esista un vero e costante antagonismo di interessi fra gli stati. Il che non è. (….)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] (ancora da inserire in newsletter ISC) “”(…) I marxisti, invece, si concentrarono sull’analisi dell’imperialismo e del colonialismo e sulle loro ragioni piuttosto che sulle conseguenze belliche. Furono Hilferding e Rosa Luxemburg a cogliere prima di altri il cambiamento, sul quale intervennero poi Kautsky, Bucharin e Lenin. Pur non riuscendo a dare una compiuta sistemazione metodologica alle sue ricerche, Hilferding fornì a Lenin e a Bucharin le basi per la costruzione della teoria dell’imperialismo, attraverso la definizione del capitale finanziario. Dopo aver esaminato il sistema produttivo, distributivo e creditizio di fine Ottocento, Hilferding sintetizzò le caratteristiche della nuova forma di capitalismo emersa prepotentemente in quegli anni. Essa presentava, a suo avviso, due caratteristiche principali: sostituiva il sistema tendenzialmente di libero scambio e di concorrenza, che era stato in vigore fino ad allora, con un nuovo sistema monopolistico sia nella produzione, sia nel commercio, e, contemporaneamente, vedeva la trasformazione delle banche da istituti di credito commerciale a istituti finanziari, che intervenivano direttamente nei settori industriali che finanziavano. Questa nuova situazione, sviluppandosi, portava nell’immediato al “”completo dominio dell’oligarchia capitalistica sul potere politico ed economico””, e produceva “”la più compiuta realizzazione della dittatura dei magnati del capitale””. In futuro però avrebbe portato al conflitto fra stati e alla caduta del capitalismo stesso. Infatti “”la dittatura dei capitalisti che dominano uno Stato entra in contrasto sempre più aspro con gli interessi capitalistici degli altri Stati, e ciò mentre all’interno, la signoria del capitale si fa sempre più incompatibile con gli interessi delle masse popolari sfruttate dal capitale finanziario, ma perciò anche sollecitate alla lotta. Nello scontro violento degli inconciliabili interessi, la dittatura dei magnati del capitale si rovescia, infine, nella dittatura del proletariato (Hilferding, 1961, p. 491)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] (testo inserito in sito) “”La prospettiva individuata da Rosa Luxemburg è diversa. Il neoimperialismo del tardo Ottocento è dovuto a suo avviso, alla necessità del capitalismo di trovare sbocchi esterni per evitare la caduta del saggio di profitto. Affinché il sistema economico possa continuare a funzionare, occorre che ci sia un compratore esterno, un mondo non capitalista, accanto a quello capitalista. Di questa esigenza aveva già parlato Sismondi nei ‘Nouveaux principes d’économie politique’, dove aveva sostenuto che “”con la concentrazione delle fortune (…) il mercato interno si va continuamente restringendo, e sempre più l’industria è ridotta alla scoperta di nuovi mercati esteri”” (Sismondi [1819] 1827, p. 361) (3). E l’imperialismo è appunto la volontà di uno Stato di assicurarsi, con la forza o con l’intimidazione, degli sbocchi privilegiati per le sue merci, per i suoi capitali, per la sua emigrazione, attraverso la colonizzazione di aree di economia non capitalistica. Queste guerre di colonizzazione sono ineluttabili e risultano dalle contraddizioni stesse del capitalismo che ingenera crisi di sovrapproduzione. Rosa Luxemburg, che ha focalizzato la sua attenzione sui problemi del sottoconsumo, insiste sulla necessità che l’economia capitalistica ha di conquistare territori estranei al modo di produzione capitalistico per smaltire i prodotti invendibili sul mercato interno, dove i consumatori potenziali, i proletari, i cui salari sono mantenuti a livelli di sussistenza in seguito alla sottrazione del plusvalore da parte dei capitalisti, non hanno potere d’acquisto sufficiente per assorbire tutta la produzione nazionale. Poiché le economie interne non capitalistiche, rappresentate dai contadini e dagli artigiani, non sono a loro volta in grado di assorbire tutta la produzione eccedente, gli stati capitalistici entrano in guerra per il possesso di colonie su cui esercitare la propria influenza, consentendo a imprenditori e capitalisti di vendere merci e investire risparmi esuberanti all’interno. L’imperialismo è dunque un modo specifico di accumulazione e costituisce l’ultima fase di sviluppo del capitalismo, quella che lo porterà al crollo. Infatti, se il capitalismo ha necessità di attivare l’interscambio con economie precapitalistiche, proprio attraverso questo interscambio le distrugge come tali, modernizzandole e sostituendosi ad esse. In questo modo, col tempo, anche nelle colonie i lavoratori saranno proletarizzati e si giungerà al punto in cui non esisteranno più economie diverse dal capitalismo, che si precluderà così ogni ulteriore possibilità di espansione. In quest’ultima fase, il disordine economico e politico e la lotta di classe porteranno alla rivoluzione proletaria e al socialismo. Al militarismo, Rosa Luxemburg dedica l’ultimo capitolo dell”Accumulazione del capitale’ (1913), definendolo “”un mezzo di prim’ordine”” per realizzare plusvalore, connaturato al capitalismo, essendo presente in ogni fase storica del processo di accumulazione, fin dai suoi albori, quando il capitalismo europeo avviò la conquista coloniale del nuovo mondo, distruggendo le comunità sociali locali, imponendo loro il modo occidentale di produrre e commercializzare i prodotti. Da allora in poi la spesa bellica è sempre stata un mezzo efficace per realizzare plusvalore poiché viene pagata per lo più con imposte indirette e dazi protettivi, che innalzano i prezzi e gravano sulla classe lavoratrice. Viene così trasferita allo Stato una parte del potere di acquisto dei lavoratori, che altrimenti sarebbe stata destinata all’acquisto di beni di sussistenza. Con essa, lo stato alimenta la domanda di strumenti bellici”” (pag 96-97-98) [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] [(3) Secondo Lionel Robbins (1944, p. 22), non è però questa l’osservazione che sta alla base del pensiero della Luxemburg, la quale si sarebbe invece rifatta a Rodbertus, che, nel 1858, trattando di sovrapproduzione e crisi, aveva evidenziato la necessità dell’imperialismo come risposta ai problemi del sottoconsumo] Tit sito: L'””errore fondamentale”” (Lenin) della Luxemburg sulla riproduzione capitalistica (fonte ‘Rosa Luxemburg vive’, saggio di Nettl, LUXD-014, nota 24: ‘Leninskii Sbornik’, vol XXI, p. 346 (Lenin cit da MIA (internet) : Da Note di un Pubblicista “”Vladimir Lenin (1922) Scritto a fine febbraio del 1922. Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924. Trascritto da mishu, Dicembre 1999 “”Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia – e, conseguentemente, i suoi agenti, la II Internazionale e l’Internazionale due e mezzo – ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: “”le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile””. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell’indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell’accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell’unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò; in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era – e per noi resta – un’aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. “”Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere”” – questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.”” Lenin. “”Anche per Lenin l’imperialismo è l’ultima fase del capitalismo, ma le ragioni che lo determinano sono diverse da quelle individuate da Rosa Luxemburg. Nell’ ‘Imperialismo fase suprema del capitalismo’ Lenin prese in considerazione le caratteristiche economiche fondamentali dell’imperialismo, rifacendosi a Hilferding e a Hobson e criticando contemporaneamente la visione di Kautsky. Alle due principali caratteristiche del capitalismo finanziario individuate da Hilferding, Lenin ne aggiunge una terza: la forte concentrazione della produzione e del capitale che porta alla costituzione dei monopoli. Se Hobson, attraverso la descrizione del movimento imperialista della fine del XIX secolo, aveva mostrato come alcune minoranze cercassero con le conquiste coloniali di realizzare dei sovrapprofitti a spese dell’interesse generale, Lenin, che pure considera “”fondamentale”” il volume di Hobson, ritiene però che l’imperialismo non sia imputabile a delle minoranze, ma esprima bene le esigenze del capitalismo giunto all’ultima tappa della sua evoluzione, la fase monopolistica. La libera concorrenza determina la concentrazione della produzione e questa, “”a un certo grado di sviluppo””, conduce al monopolio. I grandi monopoli possono trarre vantaggio dalle colonie, che consentono loro di estendere il controllo sulle risorse e sui mercati dei territori conquistati. Kautsky aveva scritto, tra il tardo Ottocento e la prima guerra mondiale, diversi articoli e saggi sull’imperialismo e sulla guerra, riproponendo o rettificando, sotto la spinta degli eventi, la sua teoria che contrapponeva il blocco formato dalle classi reazionarie e dal capitale finanziario, favorevoli all’imperialismo; al capitale industriale interessato, invece, al libero scambio. Se però nel 1907, nell’opuscolo intitolato ‘Socialismo e politica coloniale’, sosteneva che le colonie del tardo Ottocento fossero “”scappatoie”” del capitalismo per contrastare le crisi di sovrapproduzione, e che la corsa agli armamenti servisse per “”sprecare le risorse eccedenti”” (Kautsky [1907] 1977, pp. 98-157), nel corso della prima guerra mondiale intravide un’altra possibilità, quella che gli imperialismi di tutto il mondo, invece di farsi la guerra tra di loro, si unissero dando vita all’ ultra-imperialismo o super-imperialismo, una santa alleanza degli imperialisti, che avrebbe messo fine alla corsa agli armamenti e alla politica coloniale, determinando l’eliminazione della guerra in regime capitalista, e contemporaneamente avrebbe realizzato lo “”sfruttamento collettivo del mondo ad opera del capitale finanziario internazionalmente coalizzato”” (Lenin [1916]), 1974, p. 133). Il socialismo doveva pertanto combattere questo sfruttamento piuttosto che l’imperialismo. L’idea di Kautsky venne rigettata sia da Bucharin (1918), che la considerò irrealistica, sia da Lenin, che la definì una “”stupida favola””, erronea e non marxista, immaginata da un piccolo borghese desideroso di sfuggire alla realtà e consolare le masse sfruttate con la speranza che fosse possibile realizzare la pace permanente in regime capitalistico. L’imperialismo è ineludibile per il capitalismo, ma per Lenin, come per Bucharin, ne costituisce una fase, l’ultima. Karl Kautsky pensava invece che l’imperialismo fosse una politica del capitalismo, anzi la politica “”preferita”” dal capitale finanziario. Se poi con il termine imperialismo si intendevano i cartelli, i dazi protettivi, il dominio dei finanzieri e la politica coloniale la necessità dell’imperialismo per il capitalismo si riduceva per Kautsky a una “”piatta tautologia”” (Kautsky [1914] 1980, p. 9) (4)”” [Renata Allio, Gli economisti e la guerra, Soveria Mannelli, 2014] [(4) L’articolo dal titolo ‘L’imperialismo’, venne pubblicato per la prima volta in “”Die Neue Zeit””, XXXII, 1913-1914, pp. 908-922. Come si dirà più oltre, secondo Hannah Arendt, l’imperialismo di fine Ottocento non è l’ultimo stadio del capitalismo, ma il primo stadio nel ruolo politico della borghesia’ (nota dell’autrice)] (pag 99-100)”,”TEOC-657″
“ALLIO Renata”,”Appunti di storia economica dell’Italia unita.”,”Capitolo XV: La crisi del 1929 negli Stati Uniti e in Europa Capitolo XVI: La crisi in Italia”,”ITAE-040-FP”
“ALLIO Renata ASSANTE Franca BALLETTA Francesco BARBIERI Gino BAUDI-DI-VESME Carlo BENEDETTO Maria Ada BERTI Marcello BOGGE Alfonso BRAVO Gian Mario BULFERRETTI Luigi CAMILLA Piero CARACCIOLO Francesco CASSANDRO Michele CASTRONOVO Valerio COVA Alberto DE-ROSA Luigi FALCHERO Anna Maria FANFANI Tommaso FAROLFI Bernardino FRANGIONI Luciana GASCA-QUEIRAZZA Giuliano”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume I.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-054-FMB”
“ALLOISIO Mirella AJÓ Marta”,”La donna nel socialismo italiano tra cronaca e storia (1892-1978).”,”Mirella ALLOISIO è redattrice della rivista ‘Noi donne’. Ha al suo attivo altri libri. Marta AJÓ è membro del CC del PSI. E’ stata dirigente della Sezione Femminile Nazionale del Psi dal 1971 al 1975. “”Angelica Balabanoff, una profuga russa iscritta al partito fin dal 1902 e fondatrice, nel 1906, del giornale “”Su, compagne!””, uno dei primi tentativi di stampa socialista femminile, partecipa in rappresentanza del partito a diverse assise internazionali per la pace, in particolare è a Zimmerwald nel settembre del 1915 dove, a conclusione di un convegno internazionale, si vota un violento documento contro la guerra. E’ ancora lei che rappresenta il partito nei consessi internazionali femminili: al convegno delle donne socialiste promosso a Berna da Clara Zetkin, contribuisce a formulare un documento in cui si delinea un’azione comune con le femministe pacifiste (…)”” (pag”,”DONx-054″
“ALLOTTI Pierluigi”,”Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948).”,”Pierluigi Allotti, giornalista professionista, lavora per l’agenzia di stampa TM News. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso la Sapienza di Roma e svolge attività didattica alla John Cabot University. Nel 2011 è stato visiting scholar presso il Department of Communication della University of California San Diego. Contiene: – Trasformismo. Dall’antifascismo al fascismo (pag 40-) – Dal fascismo all’antifascismo (pag 156-) – Vinciguerra contro Einaudi (pag 181-) ‘Cambio di casacca. Dall’antifascismo al fascismo’ “”Come si è accennato, diversi intellettuali e giornalisti antifascisti, firmatari del manifesto crociano – pubblicato sul “”Mondo”” di Giovanni Amendola il 1° maggio 1925, in risposta al manifesto degli intellettuali fascisti promosso da Giovanni Gentile -, aderirono successivamente al regime in modo più o meno plateale. Significativo è il caso di Corrado Alvaro, che ottenne l’iscrizione all’albo professionale sul finire degli anni venti, divenendo poi una firma di spicco della “”Stampa””. L’autore di ‘Gente in Aspromonte’, vincitore nel 1931 di un cospicuo premio letterario messo in palio dal quotidiano torinese, intitolato a Edoardo Agnelli, nel corso degli anni trenta svolse una intensa attività giornalistica e scrisse reportage su paesi come Turchia, Russia e anche sull’Italia fascista, come il libro ‘Terra nuova’, pubblicato nel 1934 dall’Istituto nazionale fascista di cultura, nel quale rappresentò la bonifica dell’Agro Pontino «come un simbolo della rigenerazione nazionale promossa dal fascismo». Anche il critico letterario Emilio Cecchi, ammesso nell’albo nonostante la sua adesione al manifesto crociano, sin dal 1927 avviò una fruttuosa collaborazione con il “”Corriere della Sera””. Per il quotidiano di via Solferino scrisse soprattutto articoli culturali, ma, al pari di Alvaro, fu autore anche di brillanti reportage su paesi stranieri. (…) Sollecitato sempre da Borelli [Aldo Borelli, direttore del ‘Corriere’ dal 1929 fino al crollo del regime, ndr], nell’estate del 1938, in piena campagna razzista, Cecchi scrisse una serie di articoli per dimostrare al pubblico italiano come il razzismo e l’antisemitismo fossero ben presenti anche nella società americana, nonostante gli Stati Uniti si proclamassero un paese democratico e liberale. Dopo un primo articolo di carattere generale, nel quale spiegava come tra gli americani fosse vivo «il desiderio di un’azione precisamente razzista, e specificamente antisemita», sintomo «d’una aumentata preoccupazione (…) nei riguardi degli ebrei» dovuta alla grave «depressione che aveva colpito il loro paese, il critico fiorentino concentrò la sua attenzione alla questione dei «negri», i quali, a suo giudizio, costituivano «il massimo problema razziale degli Stati Uniti, e tipico per ogni paese». (…) Gli articoli del «gruppo razziale-americano» di Cecchi furono pubblicati sul “”Corriere della Sera”” tra l’estate e l’autunno del 1938, il periodo in cui la politica razzista del regime raggiunse il suo apice con la promulgazione delle leggi razziali. (…) Oltre ad Alvaro e Cecchi, scrissero per la stampa del regime anche altri giornalisti e scrittori firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti, come Giulio Caprin – che firmava i suoi articoli sul “”Corriere della Sera”” con lo pseudonimo di Panfilo -, Sibilla Aleramo, Roberto De Ruggiero, Marino Moretti e Adriano Tilgher. Il voltafaccia più clamoroso fu però quello di Giovanni Ansaldo. Firma di punta del “”Lavoro”” di Genova, di cui fu caporedattore dal 1921 al 1925, egli era infatti «su posizioni liberali e moderate, ma nettamente antifasciste». Arrestato per tentato espatrio clandestino nel novembre del 1926, e condannato a cinque anni di confino da scontare a Lipari, nell’agosto del 1927, a seguito di un suo ricorso fu rimesso in libertà provvisoria e riprese così la sua attività giornalistica, prima alla “”Stampa”” e poi, dal 1929, nuovamente al “”Lavoro””, dove rimase fino all’ottobre del 1935 firmando i suoi articoli con una stella nera. Fu in questi anni che Ansaldo, influenzato anche dalla sua frequentazione con Leo Longanesi, «si avvicinò progressivamente al fascismo, assecondandone innanzitutto le velleità imperiali, fino a divenirne acceso sostenitore». In occasione della guerra d’Etiopia si arruolò e partì volontario per l’Africa (fu inviato in Cirenaica con la divisione Trento, col grado di capitano). Nell’ottobre del 1936 ottenuta la tessera del PNF, Ansaldo assunse la direzione del “”Telegrafo””, il quotidiano di Livorno di proprietà della famiglia Ciano, divenendo così uno dei più importanti giornalisti italiani. A partire dal 1940 iniziò a collaborare anche con l’EIAR, come ‘speaker’ delle rubriche “”Commento ai fatti del giorno”” e “”La radio del combattente””. (…) Un altro caso altrettanto clamoroso di trasformismo fu quello di Mario Missiroli, «il grande mago del giornalismo italiano» secondo Giuseppe Prezzolini, diventato un fervente sostenitore del fascismo dopo averlo avversato fino alla svolta del 3 gennaio 1925. Giornalista dotato di una eccezionale vigoria intellettuale, Missiroli era stato un acuto osservatore del fenomeno fascista. Nei primi anni venti aveva diretto prima “”Il Resto del Carlino””, dal 1919 al 1921, e poi “”Il Secolo”” di Milano, dal 1921 al 1923, schierato su una posizione filonittiana, di apertura ai socialisti riformisti e a favore di una collaborazione tra borghesia e proletariato. Estromesso dal quotidiano milanese da una nuova proprietà filofascista, Missiroli nel 1924 era diventato capo della redazione romana della “”Stampa””, e nel dicembre dello stesso anno la sua opposizione al fascismo era culminata in un virulento attacco a Mussolini, da lui denunciato pubblicamente per il delitto Matteotti. Subito dopo però, preso atto della nuova situazione venutasi a creare nel paese a seguito della svolta che aveva posto fine al regime liberale, il suo atteggiamento mutò, e nell’articolo ‘Monarchia e fascismo’, apparso sull”Epoca’ il 9 ottobre 1925, per la prima volta manifestò la sua adesione alla dittatura. Negli anni successivi, sebbene Mussolini non gli avesse perdonato i vecchi attacchi (e per questo gli consentiva di scrivere ma non di firmare con il suo nome), Missiroli fu ammesso nell’albo dei giornalisti e poi, ottenuta la tessera del PNF nel 1932, fu assunto dal “”Messaggero””, allora diretto da Francesco Malgeri, dopo aver collaborato con “”Il Popolo di Roma”” e “”Il Resto del Carlino””. Da fascista svolse un’intensa attività di propaganda a favore del regime, che appoggiò fino alla sua caduta, nel luglio del 1943, con articoli e saggi apologetici (…). Missiroli sostenne anche la politica antiebraica del regime e condivise le leggi razziali introdotte nel 1938. (…)”” (pag 40-44) ‘Cambio di casacca. Dall’antifascismo al fascismo’”,”EDIx-191″
“ALLOTTI Pierluigi”,”Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell’Italia contemporanea.”,”Pierluigi Allotti giornalista e studioso di storia contemporanea insegna Storia del giornalismo alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948)’ (2012, ristampa)”,”EDIx-195″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume I. Tomo I. La conoscenza della Terra. I lineamenti fondamentali del nostro globo. Gli Oceani. Sguardo generale al Continente antico. L’ Europa Occidentale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-009″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume I. Tomo II. L’ Europa Meridionale. L’ Europa Centrale. L’ Europa Settentrionale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-010″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume II. Tomo I. L’ Unione Sovietica. L’ Asia Anteriore. L’ Asia Meridionale e l’ Asia Sudorientale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-011″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume II. Tomo II. L’ Asia Orientale e l’ Asia Centrale. L’ Africa Settentrionale. Il Sahara e il Sudan. L’ Africa Centrale. L’ Africa Australe. L’ Africa Orientale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-012″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume III. Tomo I. Sguardo generale al Continente Nuovo. Il Canada e l’ Alaska. Gli Stati Uniti. Il Messico, l’ America Centrale e le Antille. L’ America Meridionale tropicale.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-013″
“ALMAGIA’ Roberto”,”Il mondo attuale. Volume III. Tomo II. L’ America Meridionale temperata. L’ Australia e l’ Oceania. Le Terre Polari. Appendice.”,”ALMAGIA’ Roberto è Direttore dell’ Istituto di Geografia dell’ Università di Roma.”,”ASGx-014″
“ALMERIGHI Mario a cura”,”I banchieri di Dio. Il caso Calvi.”,”ALMERIGHI Mario, magistrato si è occupato del caso giudiziario. Ha fondato un’associazione culturale chiamata Isonomia.”,”ITAE-262″
“ALMERIGHI Mario”,”Petrolio e politica. Il padre di tutti gli scandali raccontato dal magistrato che lo scoprì.”,”ALMERIGHI Mario entra in magistratura nel 1970. Pretore in Sardegna e poi a Genova. Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Poi si è dedicato alla criminalità organizzata. Nel 1988 fonda insieme a Giovanni Falcone una nuova corrente di magistrati. Nel 1998 è eletto presidente dell’ANM ma si dimette subito dopo. Oggi è presidente di Sezione del Tribunale penale di Roma e presidente della Fondazione Pertini. Ha scritto pure ‘I banchieri di Dio’ (ER, 2002).”,”ITAP-158″
“ALMERIGHI Mario”,”Tre suicidi eccellenti. Gardini, Cagliari, Castellari.”,”ALMERIGHI Mario entra in magistratura nel 1970, pretore in Sardegna e poi a Genova. Qui fa parte del gruppo di magistrati che chiamano ‘pretori d’assalto’. Nel 1976 è eletto al Consiglio Superiore della Magistratura. Nel 1998 presidente dell’ANM.”,”ITAE-264″
“ALOISI Alfio a cura; brani antologici di George M. BECKMANN Gail Lee BERNSTEIN N. BUCHARIN Felicien CHALLAYE John CRUMP V.J. CVETOV Gustav ECKSTEIN Victor GARCIA Franceco GATTI Yoshizo HENMI Sen KATAYAMA Karl KAUTSKY Nimura KAZUO Shoji KICHINOSUKE Hyman KUBLIN Kumazo KUWATA Stephen E. MARSLAND Karl MARX Friedrich ENGELS Franz MEHRING Ludovic NAUDEAU Robert A. SCALAPINO Henry SMITH DeWITT Rodger SWEARINGEN Fusataro TAKANO Zentaro TANIGUCHI G.N. VOJTINSKIJ Georges WEULERSSE”,”L’internazionalismo in Giappone. Dagli esordi del movimento operaio alla controrivoluzione staliniana, 1897-1930. Antologia.”,”autori citati nell’antologia: George M. BECKMANN Gail Lee BERNSTEIN N. BUCHARIN F. CHALLAYE J. CRUMP V.J. CVETOV Gustav ECKSTEIN Victor GARCIA Franceco GATTI Yoshizo HENMI Sen KATAYAMA Karl KAUTSKY Nimura KAZUO Shoji KICHINOSUKE Hyman KUBLIN Kumazo KUWATA Stephen E. MARSLAND Karl MARX Friedrich ENGELS Franz MEHRING Ludovic NAUDEAU Robert A. SCALAPINO Henry SMITH DeWITT Rodger SWEARINGEN Fusataro TAKANO Zentaro TANIGUCHI G.N. VOJTINSKIJ Georges WEULERSSE”,”ELCx-181″
“ALOSCO Antonio”,”Radicali repubblicani e socialisti a Napoli e nel Mezzogiorno tra Otto e Novecento 1890-1902.”,”ALOSCO (1943) collaboratore alle cattrede di storia contemporanea e storia dei partiti e movimeti politici (Facoltà di scienze politiche, Università di Napoli) ha pubblicato varie opere (vedi retrocopertina). 1944. Espulsioni dal PCI. “”Contestualmente, si procedeva alla espulsione dei dissenzienti dal partito per isolarli e per intimidire tutti gli altri che solidarizzavano con essi, pur essendo iscritti. Il dato saliente della storia interna del PCI in quel periodo è rappresentato dalle espulsioni a catena: non vi era un numero dell’ “”Unità”” su cui non apparisse un comunicato dove si facevano i nomi degli espulsi con le motivazioni, che, spesso, non corrispondevano all’ addebito effettivo a carico dei militanti, ma che avevano la finalità di ingiuriarli, con formule quali “”indegnità politica e morale””, per allentare i loro legami con la classe operaia. Le vittime più illustri di questa operazione furono Vincenzo Iorio, Libero Villone, per aver svolto attività frazionistica “”allo scopo di disgregare le fila del PCI a Napoli”” e Danilo Mannucci, che insieme ad altri, si volle umiliare adducendo, addirittura, motivi di “”corruzione ed indegnità””””. (pag 190)”,”MITS-112″
“ALOSCO Antonio”,”Alle radici del sindacalismo. La ricostruzione della CGL nell’ Italia liberata (1943-1944).”,”ALOSCO Antonio è uno studioso di storia dei partiti e movimenti politici. Ha pubblicato pure ‘Il partito d’ azione a Napoli’ con prefazione di F. DE-MARTINO e il saggio ‘La crisi del Partito d’ Azione’ (Quaderni FIAP Federazione Associazioni Partigiane) (1977). Battaglie sindacali. “”La linea del giornale corrispose sostanzialmente a quella della CGL, dovuta all’ alleanza del gruppo Russo con quello del PdA facente capo a Dino Gentili, non sempre convergenti. (…) Dal n. 7 del 16 aprile, poi, fino alla scomparsa della testata, fu pubblicata una storia del movimento sindacale internazionale, basata su di uno studio del 1924 di Giovanni Sassenbach, segretario della Federazione Sindacale Internazionale, con sede ad Amsterdam, e apparivano in “”grassetto””; affinche avessero un carattere formativo e divenissero parole d’ ordine per gli iscritti, brevi frasi dei padri del marxismo, Marx – Engels – Lenin, accanto a quelle di Rosselli, Proudhon, Pisacane; Stalin era quasi completamente ignorato.”” (pag 66-67)”,”MITT-169″
“ALOSCO Antonio”,”Alle radici del sindacalismo. La ricostruzione della CGL nell’Italia liberata (1943-1944).”,”Antonio Alosco è uno studioso di storia dei partiti e movimenti politici.”,”SIND-028-FL”
“ALQUATI Romano CACCIARI Massimo DE-CARO Gaspare DONATI Paolo FERRARI BRAVO Luciano GASPAROTTO Pierluigi GREPPI Claudio ISNENGHI Mario MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni TRONTI Mario, redattori del primo numero; ASOR-ROSA Alberto BRUNETTO Monica COATES Ken CRISTOFOLINI Paolo D’ESTE Riccardo FAINA Gianfranco GOBBINI Mauro GREPPI Claudio LANARO Silvio MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo, MONTAGNANA M. NEGRI Paolo PACI Massimo ROMAGNANI Luciano SALOMON Heinz TRIESTE Sergio TRONTI Mario, redattori del secondo numero; CHICCO Anna DI-LEO Rita DONATI Paola FAINA Gianfranco GOBBI Romolo GREPPI CLaudio GRILLO Enzo LOICH Franco MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni NERINI Guido ROMAGNONI Luciano SOFRI Adriano TRONTI Mario ZANCHI Guido, redattori del terzo numero, etc.”,”‘Classe operaia’. Ristampa. Nri 1-12, 1964, 1-5, 1965.”,”1° numero febbraio 1964, ultimo numero 4-5, ottobre 1965 ALQUATI Romano CACCIARI Massimo DE-CARO Gaspare DONATI Paolo FERRARI BRAVO Luciano GASPAROTTO Pierluigi GREPPI Claudio ISNENGHI Mario MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni TRONTI Mario, redattori del primo numero; ASOR-ROSA Alberto BRUNETTO Monica COATES Ken CRISTOFOLINI Paolo D’ESTE Riccardo FAINA Gianfranco GOBBINI Mauro GREPPI Claudio LANARO Silvio MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo, MONTAGNANA M. NEGRI Paolo PACI Massimo ROMAGNANI Luciano SALOMON Heinz TRIESTE Sergio TRONTI Mario, redattori del secondo numero; CHICCO Anna DI-LEO Rita DONATI Paola FAINA Gianfranco GOBBI Romolo GREPPI CLaudio GRILLO Enzo LOICH Franco MARIOTTI Mario MASSIRONI Manfredo NEGRI Toni NERINI Guido ROMAGNONI Luciano SOFRI Adriano TRONTI Mario ZANCHI Guido, redattori del terzo numero, etc.”,”EMEx-001-FB”
“AL-RASHEED Madawi”,”Storia dell’ Arabia Saudita.”,”AL-RASHEED Madawi è Senior Lecturer in Antropologia sociale al King’s College dell’ Università di Londra. Tra le sue pubblicazioni ‘Politics in an Arabian Oasis’ (1991) e ‘Iraqi Assyrian Christians in London’ (1998). “”Queste percentuali nascondono il fatto che la forza lavoro economicamente attiva comprendeva una consistente comunità di immigrati occidentali, arabi e asiatici, stimati negli anni ottanta a 4 milioni. Nel 1985 si stimò che gli stranieri rappresentassero oltre il 71 per cento della forza lavoro del’ Arabia Saudita. Essi dominavano i tre settori economici: edile, manifatturiero e dei servizi pubblici.”” (pag 197)”,”GOPx-004″
“ALSZEGHY Zoltan FLICK Maurizio HAMEL Edouard HUBER Eduard MARTINI Carlo ROBLEDA Olis SHIH Joseph WETTER Gustav”,”Ortodossia e revisionismo. Studio interdisciplinare su processi di legittimazione.”,”Contiene i saggi di : – Gustav A. Wetter, direttore del Centro di Studi Marxisti nella Pontificia Università Gregoriana: – Momenti della opposizione “”Ortodossi-Revisionisti”” nella storia del marxismo (pag 139-188) – Eduard Huber, professore di filosofia marxista: – Interpretazioni diverse della corrispondenza tra teoria marxista e avvenimento storico. La rivoluzione di ottobre vista da Lenin, Dahrendorf e Althusser (pag 189-214) La controversia sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca. “”(…) dato che negli ultimi decenni il partito stava già in pratica seguendo una tale linea, bisognava abolire la contraddizione tra prassi riformistica da una parte e ideologia e fraseologia rivoluzionaria dall’altra, adeguando la teoria alla prassi. In questo senso Bernstein aveva formulato la famosa preposizione per la quale poi non cessò di venire attaccato ferocemente dai rappresentanti dell'””ortodossia”” marxista: il movimento è tutto, il fine ultimo (‘Endziel’), niente. Contro queste idee si levò la burrasca già al congresso del partito socialdemocratico a Stoccarda nel 1898. Richiesto da Kautsky, Bernstein pubblicò nel 1899 il libro ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie’ considerato la “”bibbia del revisionismo””, in cui egli sviluppò ampiamente le sue idee. Oltre questo punto centrale, in seguito Bernstein sottomise a critica anche altre teorie di Marx, la dialettica, la concezione materialistica della storia, diversi aspetti della teoria economica marxiana. Divenne famoso il grido di battaglia lanciato da Bernstein nella sua “”bibbia del revisionismo””: “”Zurück zu Kant!”” – ritorniamo a Kant. Prima di lui, la stessa idea l’avevano predicata Konrad Schmidt, Ludwig Woltmann e altri socialdemocratici tedeschi influenzati dalla scuola di Marburg. La questione divenne un altro pomo della discordia quando nel 1901 Bernstein, parlando agli studenti di Berlino, aveva allo stesso tempo affermato il ritorno a Kant – precisamente, un ritorno alla sua etica – e contestato al marxismo la qualità di “”scientifico””. Il socialismo non è una scienza, ma un sistema di postulati, un annunzio di ciò che dovrebbe essere, e come tale contiene un momento utopico. Anche se il marxismo avesse dimostrato il crollo inevitabile del capitalismo non avrebbe con ciò stesso dimostrato l’avvento necessario del socialismo. Nella controversia del revisionismo, era questo soprattutto il punto che inquietava, nell’ambito della filosofia, i socialdemocratici tedeschi.”” [Gustav A. Wetter, ‘Momenti della opposizione “”Ortodossi-Revisionisti”” nella storia del marxismo’, in AA.VV., ‘Ortodossia e revisionismo. Studio interdisciplinare su processi di legittimazione, 1974] (pag 168-169)”,”TEOC-538″
“ALTAN Ahmet”,”Ritratto dell’atto di accusa come pornografia giudiziaria.”,”Lo scrittore Ahmet Altan, autore di ‘Scrittore e assassino’ (E/O, 2016) e di ‘Quartetto ottomano’, è stato arrestato con migliaia di altre persone, dopo il fallito colpo di stato in Turchia del 15 luglio 2016. Con questo pamphlet corrosivo e limpido risponde al grottesco atto d’accusa del pubblico ministero, ridicolizzandone e demolendone gli argomenti. Un manifesto a favore della libertà d’espressione e della legalità contro l’idiozia e la violenza del potere. [‘Vostro Onore, il misero surrogato di atto d’accusa presentato contro di me, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge, è troppo debole per sostenere un peso immenso della sentenza di ergastolo con applicazione delle relative aggravanti richiesta dal pubblico ministero, e non merita una difesa seria. Tuttavia, leggere le bugie sul mio conto riportate nell’atto d’accusa mi ha aiutato a comprendere meglio a quale massacro della legalità siano state sottoposte le migliaia di persone imprigionate a partire dal 15 luglio. Dato che di certo non sono l’unico bersaglio di simili bugie, si può tranquillamente ipotizzare che tali falsi capi d’accusa abbiano cominciato a propagarsi come edera velenosa, strangolando il nostro sistema giudiziario. Nel leggere l’atto di accusa si comprende facilmente che edifici come questo, che noi chiamiamo “”Palazzo di giustizia””, un luogo che ospita imputati, banchi degli imputati, agenti armati della gendarmeria, giudici con tanto di toga sul loro scranno, si sono trasformati in mattatoi del diritto. (…)’ (pag 3)”,”TURx-045″
“ALTER Jonathan”,”The Promise. President Obama, Year One.”,”Jonathan Alter (Chicago) è giornalista e autore di bestseller .”,”USAS-223″
“ALTERNES Serge WAINMAN Alec”,”Live Souls. Citizens and Volunteers of Civil War Spain.”,”Foto di civili, vecchi, donne, bambini coinvolti in un modo o nell’altro nella guerra civile. Collezione di foto di Alec Wainman”,”MSPG-017-FSD”
“ALTHAUS Horst”,”Vita di Hegel. Gli anni eroici della filosofia.”,”ANTE1-25 ALTHAUS è collaboratore scientifico dell’Archivio dell’Università di Colonia.”,”HEGx-003″
“ALTHUSIUS Johannes, a cura di Heinrich JANSSEN”,”Politik (‘Politica’) Übersetz von Heinrich Janssen.”,”‘La Politica methodice digesta di Johannes Althusius, pubblicata per la prima volta nel 1603, è un’opera fondamentale nella storia del pensiero politico. Althusius, giurista e filosofo calvinista, è considerato uno dei principali teorici del federalismo e della sovranità popolare. Nell’opera, Althusius sviluppa una teoria “”consociale”” dello stato e della società, basata sull’idea di associazione (consociatio). Egli concepisce la società come una struttura graduale che parte dalla famiglia, passa attraverso le comunità locali e regionali, fino a raggiungere lo stato. Questo modello corporativista enfatizza la cooperazione e la comunione come elementi essenziali per il “”vivere bene””. Un aspetto centrale è la sua concezione della sovranità popolare, che si oppone alla visione monarchico-assolutista di Jean Bodin. Althusius attribuisce la sovranità non al monarca, ma al popolo, alla comunità e all’impero. Tuttavia, la sua idea di sovranità non include ancora i diritti individuali, che emergeranno solo successivamente con il giusnaturalismo e la teoria contrattualista. L’opera di Althusius è anche nota per il suo approccio sistematico alla politica e per l’importanza attribuita al diritto simbiotico, che regola le relazioni associative. La sua visione della politica come un fenomeno intrinsecamente comunitario e cooperativo ha influenzato lo sviluppo della teoria politica moderna.’ (f. copilot) ‘Johannes Althusius (circa 1563-1638) è stato un giurista, filosofo e teologo tedesco, noto per essere uno dei pionieri del pensiero federalista e della sovranità popolare. Nato a Diedenshausen, ha studiato diritto e teologia, sviluppando una formazione classica in utroque iure (diritto civile e canonico). Althusius ha insegnato presso l’università calvinista di Herborn e, dal 1604 fino alla sua morte, è stato sindaco di Emden, dove ha difeso la libertà civile e religiosa della città contro la nobiltà locale. La sua opera più celebre, Politica methodice digesta (1603), lo ha consacrato come uno dei principali teorici del diritto pubblico moderno. In essa, ha elaborato una visione contrattualistica e federativa dello Stato, basata sull’associazione volontaria di corpi politici minori, come famiglie e comunità. La sua concezione della sovranità popolare e la critica all’assolutismo monarchico lo hanno reso una figura influente, ma anche controversa, nel panorama politico e filosofico del suo tempo’. (f. copilot).”,”TEOP-054-FMB”
“ALTHUSSER Louis a cura di Olivier CORPET e Yann MOULIER BOUTANG”,”L’ avvenire dura a lungo. Autobiografia. 1985. Seguito da ‘I fatti’ (1976).”,”Louis ALTHUSSER, nato nel 1918, dopo gli studi liceali a Marsiglia e Lione, si diploma all’ Ecole normale superieure con Gaston BACHELARD. Alle armi nel 1940, sino alla fine della guerra è prigioniero in uno stalag tedesco. Nel 1948 inizia a insegnare all’ Ecole normale; vi risiederà, come professore, sino a quella mattina del novembre 1980 quando la tragedia coniugale (uccide la moglie) lo priverà dei diritti civili e lo trascinerà per ospedali criminali, cliniche di salute mentale, case ospitali, sino alla morte, il 22 ottobre 1990. Le sue opere gli avevano procurato una crescente notorietà non solo in Francia, ma in tutto il mondo: -Per Marx e Leggere il Capitale (1965) -Lenin e la filosofia (1968) -Umanesimo e stelinismo (1973) -Elementi di autocritica (1974) -Filosofia e filosfia spontanea degli scienziati (1974) -Sull’ideologia (1976) – Freud e Lacan (1976). Oltre alle due autobiografie (‘I fatti’ è uno schizzo autobiografico del 1976) presentate in questo volume, in FR si sta preparando la pubblicazione di varie opere inedite.”,”BIOx-013″
“ALTHUSSER Louis”,”Montesquieu la politique et l’ histoire.”,”I principi, i costumi, le leggi. “”E’ difficile dire più chiaramente che il principio (la virtù) è l’ espressione stessa dei costumi. Guardate Roma: nelle sue prove e i suoi rovesci, gli avvenimenti scuotevano tutte le forme, essa rimaneva ferma come “”un vascello tenuto da due ancore nella tempesta: la religione e i costumi”” (EL, VIII, 13). Guardate infine gli Stati moderni: “”La maggior parte degli Stati d’ Europa sono ancora governati dai costumi…”” (EL, VIII, 8), che li proteggono dal dispotismo, in parte artefice delle loro leggi. (…) Le leggi sono stabilite, i costumi sono ispirati; questi riconducono più allo spirito generale, quelle riconducono più ad una istituzione particolare: ora è anche più pericoloso rovesciare lo spirito generale che cambiare una istituzione particolare (EL, XIX, 12). (…) Così presso i primi Romani i costumi erano sufficienti per mantenere la fedeltà degli schiavi; non occorreva alcuna legge (EL, XV, 16). Più tardi, dato che non si avevano più costumi, si ebbe bisogno della legge””””. (pag 60-61)”,”TEOP-191″
“ALTHUSSER Louis, a cura di Fabio RAIMONDI”,”Marx nei suoi limiti. (1978)”,”ALTHUSSER Louis (1918-1990) si è imposto all’attenzione negli anni ’60 con i saggi raccolti in ‘Per Marx’ e ‘Leggere il Capitale’ un’interpretazione filosofica dell’ opera di Marx, e in particolare del Capitale in aperta rottura rispetto alla tradizionale lettura in chiave hegeliana. Negli anni ’70 ha scritto saggi più politici raccolti in ‘Umanesimo e stalinismo’ ‘Elementi di autocritica’. “”Marx e poi soprattutto Lenin (ma costui aveva ancora le scuse della lotta immediata da portare avanti in condizioni spaventevoli) sapevano cosa volevano fare impiegando il termine “”dittatura””: attirare l’ attenzione per mezzo di una parola provocatoria, che fosse all’ altezza della loro scoperta e del loro pensiero. Parlare di dittatura, Lenin l’ha ribadito almeno una decina di volte, significava invocare uno stato che fosse al di là di ogni legalità, che non fosse riducibile alle leggi e che, in certo qual modo, fosse più forte delle stesse leggi: e per leggi intendiamo, nel modo più naturale del mondo, il diritto civile e politico esistenti, la costituzione e, se essa è parlamentare, la costituzione parlamentare esistente in un certo paese. Il fatto è che non c’era una parola nel vocabolario esistente per designare, in tutta la sua forza, ciò che Marx e Lenin volevano dire.”” (pag 103) “”Lenin stesso identifica la dittatura del proletariato con un governo violento””. (pag 103-104)”,”TEOC-429″
“ALTHUSSER Louis”,”Marxismo e umanesimo.”,”ALTHUSSER Louis”,”TEOC-630″
“ALTHUSSER Louis, a cura di Roberto FINELLI”,”Lo Stato e i suoi apparati.”,”Nato ad Algeri nel 1918, uscritto al Partito comunista francese dal 1948, a partire dalla fine degli anni cinquanta Althusser si impose come uno dei più originali filosofi marxisti del dopoguerra, dando origine a una vera e propria scuola, la cui influenza si è estesa in tutto il mondo. Interessato alla psicanalisi e attento conoscitore del pensiero lacaniano, anche a causa di una malattia psichica che iniziò a perseguitarlo negli anni quaranta e che si aggravò irreparabilmente nel 1980. Althusser muore il 22 ottobre 1990. Tra le sue opere principali: Montesquieu, la politica e la storia, Per Marx, Leggere ‘Il Capitale’, Lenin e la filosofia, Umanesimo e stalinismo, Elementi di autocritica, Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati, Freud e Lacan. Questo testo è il manoscritto, a lungo rimasto inedito, da cui Althusser trasse il suo celebre saggio Ideologia e apparati ideologici di Stato, un testo decisivo, che, a partire dai fatti del ’68 francese e dalle capacità di reistenza basata sul consenso allora dimostrate dalla borghesia, poneva fine alla fase ‘teoreticista’ dell’autore. Althusser espone qui la sua concezione del materialismo storico, delle condizioni della riproduzione della società capitalistica e della lotta rivoluzionaria che potrà mettervi fine.”,”TEOC-065-FL”
“ALTHUSSER Louis BALIBAR Etienne”,”Lire le Capital. I.”,”L’oggetto storia come scienza (pag 137-138) Sulla critica dell’economia classica a-storica (concetto di tempo storico) (pag 113-114) Concetto di coesistenza e totalità (pag 121-122)”,”MADS-424-B”
“ALTHUSSER Louis”,”Contraddizione e Surdeterminazione. (1962)”,”Per Marx / Louis Althusser ; nota introduttiva di Cesare Luporini, Roma : Editori Riuniti, 1974 La ragion d’essere della surdeterminazione della contraddizione marxista (pag 8)”,”TEOC-766″
“ALTHUSSER Louis”,”Quel che deve cambiare nel Partito comunista. Un pamphlet sul PCF e due saggi teorici sul marxismo e sui rapporti tra Marx e Freud.”,”Louis Althusser militante e dirigente del PCF, ha avvertito negli anni ’60 l’esigenza di distanziarsi dalla pratica politica per approfondire teoricamente alcuni temi centrali del marxismo.”,”PCFx-002-FF”
“ALTICK Richard D.”,”La democrazia fra le pagine. La lettura di massa nell’Inghilterra dell’Ottocento.”,”””Come si vedrà nei primi capitoli, nei secoli precedenti alcuni lavoratori manuali e alcuni membri della classe medio-bassa erano stati lettori; ma fino all’ottocento il gusto della carta stampata non era mai arrivato a diffondersi in entrambe quelle classi al punto di diventare un fenomeno sociale rilevante”” (introduzione, pag 15)”,”STOS-003-FC”
“ALTIERI Rocco”,”La rivoluzione nonviolenta. Biografia intellettuale di Aldo Capitini.”,”ALTIERI Rocco è docente di Teoria e prassi della nonviolenza presso il corso di laurea in scienze per la pace dell’ Università di Pisa. Il pensiero dell’ ideatore della marcia per la pace Perugia-Assisi Perugia-Assisi “”Più volte pensando al suo anno di nascita ricorda con compiacimento di essere della stessa generazione dei fratelli Rosselli e di Piero Gobetti. Ma, a differenza dei suoi coetanei antifascisti, Capitini arriva in ritardo a manifestare un attivo impegno politico. Lo trattengono, durante gli anni decisivi dell’ avvento del fascismo, la salute malferma e l’ impegno formativo, prima come autodidatta e poi, vinta nel 1924 una borsa di studio alla Normale di Pisa, nel curriculum universitario della facoltà di Lettere e filosofia. In questi anni segue comunque con interesse gli avvenimenti politici, sente forte l’ estraneità morale verso il fascismo, nutre il suo animo con la costante lettura della “”Rivoluzione liberale”” di Gobetti e della rivista protestante “”Coscientia”” diretta da Gangale e Chiminelli. Nei suoi studi cerca costantemente il legame tra cultura, vita e società. Non lo interessa la cultura quale ‘stupido e insensato adornamento e compiacimento dell’io’ che Carlo Michelstaedter denuncia come “”Rettorica””. Si propone, piuttosto, attraverso lo studio di ‘possedere’ meglio se stesso, di intendere la vita in senso più profondo, di ‘poter rendere più ricco e complesso il tu di affetto volto alle persone’, di prendere migliore coscienza degli sviluppi religiosi e politici. Intanto la sua avversione per il fascismo si fa più forte di fronte ai crimini perpetrati da Mussolini e i suoi seguaci: l’ assassinio di Matteotti, di Gobetti, di Amendola, l’ arresto, l’ esilio e l’ omicidio di tanti antifascisti (…)””. (pag 14-15)”,”ITAD-084″
“ALTIERI Giovanna GALOSSI Emanuele a cura; scritti di DOTA Francesca FERRUCCI Giuliano BIRINDELLI Lorenzo SANNA Riccardo GALOSSI Emanuele DI GIACOMO Mauro MONTANARI Elio TARTAGLIONE Clemente PROTA Francesco GRISORIO Maria Jennifer BATTAGLINI Elena RUGIERO Serena NOTARGIOVANNI Sandro D’ANGELO Emidio TRAVAGLINI Giuseppe ALTIERI Giovanna”,”Mezzogiorno: una questione nazionale.”,”La distribuzione territoriale della spesa pubblica. “”(…) Guardando alle singole regioni tre aspetti emergono chiaramente: I. Il ruolo preminente di alcune regioni a statuto speciale: la Valle d’Aosta e le due Province autonome di Trento e Bolzano sono tra le quattro regioni con la spesa più elevata e tale primato rimane inalterato anche se si suddivide il periodo analizzato in sottoperiodi per valutare eventuali mutamenti nel corso del tempo; II. Le ultime posizioni sono sempre occupate da regioni meridionali con l’unica eccezione rappresentata dal Veneto (5); III. La polarizzazione Nord/Sud è ancora più evidente se si considera la spesa del settore pubblico allargato. (…) La spesa pubblica ha, dunque, una natura fortemente antiredistributiva come si evince dall’esistenza di una relazione positiva tra il PIL pro capite e la spesa pubblica totale pro capite. La spesa pubblica si compone della spesa in conto capitale e della spesa corrente (7). Quest’ultima rappresenta poco meno del 90% del totale. La componente più discrezionale e manovrabile del bilancio pubblico è, però, la spesa in conto capitale. Seppur molto più contenuta dal punto di vista della quantità di risorse rispetto alla spesa corrente, essa è la componente più importante per finalità di sviluppo socioeconomico, come evidenziato dalle moderne teorie economiche della crescita, in quanto contribuisce a rafforzare in modo durevole il lato dell’offerta di economia (si vedano, solo per citarne alcuni, gli studi di Barro, 1990; Barro, Sala-i-Martin, 1992; Futagami et al., 1993)”” [(5) Da sottolineare è anche il caso della Regione Lazio che fatta eccezione per l’ultimo triennio, è seconda tra le regioni italiane per spesa pro capite; (7) La spesa in conto capitale comprende (…) due grandi voci: investimenti pubblici (scuole, strade, ferrovie, ospedali…) e trasferimenti in conto capitale. La spesa corrente comprende (…) i trasferimenti, gli acquisti e gli stipendi dele pubbliche amministrazioni] (pag 267-268)”,”ITAS-182″
“ALTIERI Giovanna OTERI Cristina”,”Il lavoro interinale come sistema. Bilancio di un quinquennio.”,”E’ una ricerca IRES CGIL per il Ministero del Lavoro “”Il lavoro interinale è in ogni caso uno strumento che aumenta la mobilità nel mercato del lavoro e per i giovani in ingresso, è una ‘work experience’, il cui valore professionalizzante è ovviamente dipendente dal tipo di lavoro e dal contesto in cui si è svolta la missione. (…) L’immagine di un lavoro interinale ricercato quasi soltanto allo scopo di entrare per la prima volta nel mercato del lavoro non coglie l’attuale realtà del lavoro interinale italiano; infatti, la gran parte dei potenziali lavoratori interinali, anche se giovani, non è di fatto alla prima esperienza lavorativa. (…) In ogni caso allo stato attuale in Italia, a differenza di altri paesi, manca il gruppo degli interinali ‘habitué’, ossia coloro che volontariamente scelgono o sono costretti a scegliere per ragioni molteplici di essere interinali. Non esistono cioè lavoratori interinali di professione; infatti, i lavoratori all’inizio di ogni missione ricominciano da capo. (…) Se dunque per determinati gruppi sociali la precarietà è un destino, allora le politiche di ‘welfare’ dovrebbero essere più incisive di quelle disponibili oggi”” (pag 148-152)”,”CONx-213″
“ALTIERI Giovanna a cura; saggi di TRIZIO Filomena FERRUCCI Giuliano DOTA Francesca BASILE Rossella MILITELLO Mariagrazia CAROZZA Sergio LEONARDI Salvo”,”Un mercato del lavoro atipico. Storia ed affetti della flessibilità in Italia.”,”””Per i giovani, la stabile condizione di flessibilità senza tutele che caratterizza l’ingresso nel mondo del lavoro, e che sembra destinata a caratterizzare i percorsi nel tempo, mette in discussione l’intero sistema di valori associati non solo alla professione, ma alla più ampia dimensione dell’agire sociale. Per le nuove generazioni di lavoratori e lavoratrici la fine del ‘secolo del lavoro’ si traduce non solo nel “”furto del futuro””, ma anche in quello del presente. In passato, l’incertezza caratterizzava la fase della vita pre-adulta per poi terminare nella transizione dal percorso formativo all’ingresso nel mondo del lavoro, nel quale l’accesso ad un’occupazione stabile garantiva la realizzazione dei progetti di vita ed il consolidamento del sé – come adulto – nelle diverse cerchie sociali di riferimento (Simmel, 1908, tr. it. 1989). Oggi, l’instabilità dei percorsi lavorativi, che per gli adulti-giovani tende a dilatarsi nel tempo, comporta la difficoltà di fare progetti in diverse sfere dell’agire sociale, così che il desiderio di sicurezza per il futuro viene anteposto sempre più alla crescita e alla realizzazione nella professione”” [‘Dalla flessibilità necessaria alla precarietà sociale’ di Giovanna Altieri, Francesca Dota, Giuliano Ferrucci, capitolo secondo] (pag 149)”,”CONx-214″
“ALTIERI Giovanna”,”Presenti ed Escluse. Le donne nel mercato del lavoro: un universo frammentato.”,”Giovanna Altieri, economista. Coordina l’area di ricerca sul mercato del lavoro dell’Ires.”,”DONx-079″
“ALTINI Carlo”,”La storia della filosofia come filosofia politica. Carl Schmitt e Leo Strauss lettori di Thomas Hobbes.”,”ALTINI Carlo (Pisa, 1965) è tutor presso la Scuola di Alti Studi della Fondazione San Carlo di Modena. Professore a contratto di storia della filosofia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena, svolge attività di ricerca presso il dipartimento di filosofia dell’ università di Pisa. (per le opere pubblicate v. 4° cop.) (…) Carlo Schmitt, in occasione della nuova edizione (1963) del suo libro sul concetto di politico, intende rispondere alle obiezioni che Leo Strauss, trent’anni prima, aveva sollevato nei confronti della terza edizione di ‘Der Bregriff des “”Politischen””‘ (v.C. Schmitt, Duncker & Umblot, Munchen-Leizig 1932) (pag 43-44) Crisi e critica del liberalismo moderno. “”Agli occhi di Schmitt, così come a quelli di Strauss, il liberalismo rappresentava la compiuta espressione filosofico-politica della modernità con cui è necessario confrontarsi. Contro la negazione liberale del politico, Schmitt intende riaffermare la posizione (Position) del politico proprio perché “”il concetto di Stato presuppone il concetto di politico””. La contestazione delle aporie del sistema di pensiero liberale non viene da Schmitt collegata alla ricerca di una “”verità eterna””, ma ad una situazione spirituale e politica ‘concreta’, quella presente e attuale della neutralizzazione e della spoliticizzazione, che non è tanto il risultato, sia esso casuale o necessario, del processo moderno, quanto ‘il’ fine (Ziel) di tale processo, caratterizzato dalla volontà di produrre l’ ordine (Ordnung) politico su base razionale: la negazione liberale del politico però non è riuscita a eliminare il politico, ma solo a occultarlo, rendendo difficile la sua corretta comprensione. Risulta dunque necessario, per lo Schmitt di Strauss, tentare di sostituire il sistema di pensiero liberale con un altro sistema di pensiero – che però, tuttora, non si presenta all’ orizzonte, malgrado la crisi del liberalismo – che ‘riconosca’ il politico e che, su questa via, riporti luce sulla questione dell’ “”ordine delle cose umane””, e quindi sullo Stato.”” (pag 45)”,”TEOP-326″
“ALTISSIMO Renato PEDULLA’ Gaetano”,”L’inganno di Tangentopoli. Dialogo sull’Italia a vent’anni da Mani Pulite.”,”Si cita il libro di Valerio Riva ‘Oro da Mosca’ (pag 129)”,”ITAP-238″
“ALTIZER Thomas J.J. HAMILTON William”,”La teologia radicale e la morte di Dio.”,”‘La teologia radicale è uno sviluppo contemporaneo della teologia in seno al protestantesimo (con qualche simpatizzante e una nascente adesione tra gli ebrei, i cattolici e gli agnostici) che porta la prudente apertura delle teologie tradizionali un passo avanti verso l’ateismo.’ (pag 7)”,”RELP-001-FER”
“ALTMAN Dennis”,”Global sex.”,”Dennis Altman è professore nella School of Politics, Sociology, and Anthropology, a La Trobe University, Australia. Ha pubblicato :’AIDS in the Mind of America’ e ‘Homosexual: Oppression and Liberation’.”,”ECOI-366″
“ALTMANN Peter BRÜDIGAM Heinz MAUSBACH-BROMBERGER Barbara OPPENHEIMER Max”,”Der deutsche antifaschistische Widerstand, 1933-1945. In Bildern und Dokumenten.”,”Foto di resistenti tedeschi in Grecia (pag 241) (Ehemalige Angehörige des Bewährungsbataillons 999 in den Reihen der griechisten Widerstandsbewegung, 1944) (Ex membri del battaglione in formazione 999 nei ranghi del movimento di resistenza greco, 1944)”,”GERR-056″
“ALTRICHTER Helmut”,”Rußland 1917. Ein Land auf der Suche nach sich selbst.”,”ALTRICHTER (1945) dal 1990 insegna storia dell’ Europa dell’ Est all’ Università di Erlangen. Dal 1993 è anche Presidente dell’ Associazione degli storici dell’Est Europa.”,”RIRx-077″
“ALTVATER Elmar OFFE Claus HIRSCH Joachim GOUGH Jan”,”Il capitale e lo Stato. Crisi della “”gestione della crisi””.”,”””Il rapporto di produzione capitalistico implica dunque la separazione tra i lavoratori e la proprietà delle condizioni di realizzazione del lavoro. Come abbiamo visto, denaro e merce non sono inizialmente capitale ma occorre che siano trasformati in capitale. Autonomizzatosi, il capitale non solo mantiene la scissione, ma la riproduce “”su scala sempre crescente””. Il denaro non ha inventato né fabbricato gli strumenti di produzione: “”il capitale, di suo, non fa altro che unificare le masse di braccia e gli strumenti che esso trova già. Esso le agglomera sotto il suo potere. Questa è la sua effettiva accumulazione”” (K. Marx, Lineamenti, II. p. 139). Già nella fase dell”accumulazione originaria’ il capitale “”usa”” lo Stato direttamente per predisporre, comandare le nuove condizioni sociali dell’accumulazione. La condizione principale, cioè il processo di separazione dei produttori dalle condizioni di produzione; la generale sottomissione al capitale: “”la borghesia, al suo sorgere, ha bisogno del ‘potere dello Stato’, e ne fa uso, per “”regolare”” il ‘salario’, cioè per costringerlo entro limiti convenienti a chi vuole fare del plusvalore, per prolungare la ‘giornata lavorativa’ e per mantenere l’operaio stesso a un ‘grado normale di dipendenza’”” (K. Marx, Il capitale, I, 3, p. 196). Il potere statale fa quindi lievitare fittiziamente questo processo di trasformazione, accorcia i passaggi, accelera i tempi dell’assoggettamento delle condizioni sociali della produzione capitalistica. Con la creazione del debito pubblico poi la trasformazione, l’accumulazione originaria, viene spinta vigorosamente. Il denaro da improduttivo viene trasformato in capitale senza i triboli dell’investimento diretto o di quello usuraio. Secondo H. Gerstenberger (‘Zur Theorie der historischen Konstitution des bürgenlischen Staates’, “”Probleme des Klassenkamps””, 8-9/73), riprendendo posizioni particolarmente diffuse in Francia e Germania, la genesi dello Stato borghese dipenderebbe dallo sviluppo della contraddizione tra forma e funzioni dello Stato mercantilista-assolutista. Cioè, le funzioni sarebbero borghesi, la forma non ancora. In questo approccio funzionalista-strutturalista viene a perdersi proprio il momento dello scontro, della lotta di classe che si esprime già a questo livello di transizione. Il prerequisito fondamentale del sistema del capitale è l’appropriazione della forza lavoro sociale.”” (pag 21-22) [Tino Costa, Stato del capitale e classe operaia. Saggio introduttivo] [in E. Altvater C. Offe J. Hirsch J. Gough, Il capitale e lo stato, 1979]”,”TEOC-161-FF”
“ALTVATER Elmar”,”ll capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”Marx Engels su concorrenza e monopolio (1844) (pag 830-832) Questione movimento salariale, tendenza all’aumento del salario, in fase di espansione e di accumulazione capitalistica (pag 845-844) Concezione del ‘salario politico’ enunciata da Hilferding (pag 847-848) Lenin su “”erosione della distinzione fra settore privato e pubblico”” (pag 853) “”Fra il concetto di monopolio proposto da Marx e quello che compare nei teorici marxisti successivi esiste una differenza decisiva, nel senso che per monopolio Marx intende o quel monopolio della classe capitalistica sui mezzi di produzione che è struttura costitutiva della società, oppure il risultato di una costellazione di mercato casuale e transitoria o ancora il monopolio della classe dei proprietari terrieri su parti del suolo, onde la rendita si configura come una specie di tributo imposto da questa classe al resto della società. Invece, nell’ambito centrale ed essenziale della società capitalistica, nell’industria, prevale la tendenza a produrre – contro tutti i vincoli tradizionali – le condizioni del suo libero dispiegamento (29), ossia ad affermare ovunque il principio della libera concorrenza. Le conseguenze che la limitazione della libera concorrenza comporta per le forme di attuazione delle leggi immanenti del modo di produzione non sono tematizzate esplicitamente da Marx. Ma i teorici postmarxiani considerano il monopolio come categoria basilare, da cui derivano modificazioni decisive delle forme di attuazione e spesso delle stesse leggi di movimento. Una categoria chiave in questo contesto è il profitto di monopolio, di cui i monopoli possono appropriarsi in quanto determinano i prezzi in modo che consentano il profitto di monopolio, appunto. Così Hilferding scrive: “”Il loro scopo [delle unioni monopolistiche] è l’aumento del saggio di profitto, e possono ottenerlo direttamente aumentando i prezzi, purché siano in grado di eliminare la concorrenza. A questo punto sorge il problema dei prezzi di cartello”” (30). La formulazione di Varga è analoga: “”Lo scopo della monopolizzazione è l’appropriazione di un profitto maggiore di quello che toccherebbe in regime di libera concorrenza, dove si stabilisce il saggio di profitto medio; questo scopo è ottenuto con l’eliminazione dell’influenza regolatrice della libera concorrenza sulla formazione del prezzo del proprio prodotto”” (31). E’ evidente che tutti coloro che partecipano al mercato si propongono la formazione del monopolio in questo senso. Così già Engels scriveva, nel suo primo lavoro economico, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, del 1844: «Ogni piccolo gruppo di concorrenti deve desiderare il monopolio contro tutti gli altri. La concorrenza si fonda sull’interesse, e l’interesse genera, a sua volta, il monopolio; in breve, la concorrenza trapassa nel monopolio. Dall’altra parte il monopolio non può arrestare il flusso della concorrenza, anzi la genera esso stesso, come ad esempio il divieto di importazione o alte tariffe doganali generano addirittura la concorrenza del contrabbando. La contraddizione della concorrenza è del tutto identica alla contraddizione della proprietà privata. E’ interesse di ogni singolo possedere ogni cosa, ma è interesse della comunità che ciascuno possieda nella stessa misura… La contraddizione della concorrenza sta in ciò, che ciascuno deve desiderare il monopolio, mentre la comunità in quanto tale viene danneggiata dal monopolio e quindi deve eliminarlo» (32)”” [Elmar Altvater, ‘Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale, I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(29) Nei “”Grundrisse”” (pp. 657-58) Marx scrive: «Le leggi interne del capitale – che ai livelli storici preliminari del suo sviluppo presentano come semplici tendenza – giungono a porsi come leggi; la produzione fondata sul capitale si pone nelle sue forme adeguate soltanto in quanto e nella misura in cui si sviluppa la libera concorrenza, giacché questa è il libero sviluppo del modo di produzione fondato sul capitale… Ma la libera concorrenza è la forma adeguata del processo di produttivo del capitale»; (30) Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, cit., p. 299; (31) Varga, ‘Zehn Jahre’, cit., p. 12; (32) F. Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, in K. Marx e F. Engels, ‘Opere’, vol. 3, p. 469]”,”TEOC-708″
“ALTVATER Elmar HECKER Rolf HEINRICH Michael SCHAPER-RINKEL Petra”,”Kapital.doc. Das Kapital (Bd. 1) von Marx in Schaubildern mit Kommentaren. [Il primo volume del Capitale di Marx in grafici e commentari]”,” Il percorso del lascito di Marx Engels (grafico pag 236)”,”MADS-805″
“ALUNNI Fausto”,”Il triangolo nucleare. India, Pakistan, Afghanistan. Geopolitica di una regione.”,”Fausto ALUNNI si è laureato alla Sapienza di Roma con una tesi sul confronto nucleare nel subcontinente indiano. Ha pubblicato vari articoli sui conflitti geopolitici del Caspio-Asia Centrale sul quotidiano ‘Il manifesto’ e la rivista ‘Guerra & Pace’. “”Con il termine “”confine”” si intende in genere una linea che delimita il territorio difendibile sul quale lo Stato esercita la sovranità assoluta, che si estende su tutti quanti vivano su quelle terre e si riconoscano in quello stesso Stato. Ne consegue che i problemi di confine riguardano il tema della sicurezza nazionale di ogni paese, come emerge anche dalle parole di Lord Curzon: “”Le frontiere sono senza dubbio il filo del rasoio su cui camminano le moderne questioni di guerra e di pace, vita e morte delle nazioni””. Il concetto classico di confine, in cui l’ attore principale è lo Stato nazionale sembra attualmente perdere valore in alcune parti del mondo, di fronte ai grandi processi di globalizzazione economica e di integrazione politica che rendono i confini sempre più permeabili, dando vita a regioni transfrontaliere interdipendenti. Rispetto alla sua funzione storica, dunque, accade che il confine si “”defunzionalizza””, trasformandosi da fattore di barriera e separazione a ponte verso il vicino””. (pag 83)”,”PAKx-013″
“ALUNNI PIERUCCI Francesco”,”1921-22. Violenze e crimini fascisti in Umbria. Diario di un antifascista.”,”ANTE1-7″,”ITAF-243″
“ALVARADO ARELLANO Huberto”,”Apuntes para la Historia del Partido Guatemalteco del Trabajo.”,”1963-1964 “”El Papel Provocador y Divisionista del Trotskismo. Tal situación fue aprovechada por un reducido grupo de trotskistas, agentes de la Agencia Central de Inteligencia, come el guatemalteco Francisco Amado Grandos, el mexicano Felipe Galván, que, bajo la dirección de una de las secciones de la IV Internacional que preside Jaime Posadas, se infiltraron en el Movimiento Revolucionario 13 de Noviembre aprovechando la escasa – formación política de sus principales integrantes y dirigentes.”” (pag 83)”,”AMLx-094″
“ALVAREZ Santiago”,”Negrin, personalidad historica. Biografia.”,”ALVAREZ Santiago è nato a Orense nel 1913. Nel 1931 entra nel PCE e durante la guerra civile diventa commissario politico nell’ esercito. Conosce personalmente Negrin. Ha scritto molte opere.”,”MSPG-101″
“ALVAREZ Santiago”,”Negrin, personalitad historica. Documentos.”,”ALVAREZ Santiago è nato a Orense nel 1913. Nel 1931 entra nel PCE e durante la guerra civile diventa commissario politico nell’ esercito. Conosce personalmente Negrin. Ha scritto molte opere. Contiene una lettera di TOGLIATTI (‘Alfredo’) a Dolores IBARRURI (12 marzo 1939) pag 98″,”MSPG-102″
“ALVAREZ JUNCO José”,”La Comune en España.”,”””La Commune, uno de cuyos delegados ha sido el estúpido Vallés, que decía que era preciso quemar las bibliotecfas, no ha querido desasparecer sin añadir el incendio al pillaje. Con esos republicanos federales han fraternizato los federales de po acá, acordando en una de las sesiones de su parodia de Parlamento enviar a París una solemne embajada para felicitar a los hombres de la Commune.”” (pag 64, El Imparcial, 25 mayo 1871, Comunistas y federales)”,”SPAx-076″
“ALVAREZ-PINEDO Maria Blanca”,”Archivo Histórico Provincial de Asturias.”,”Oviedo (Uviéu in asturiano) è una città di 220 020 abitanti della Spagna nord-occidentale, capoluogo del Principato delle Asturie (l’antica Ovetum).”,”ARCx-012-FSL”
“ALVARO Corrado”,”L’ Italia rinunzia? Popolo, società, politica, nella più grande crisi della storia italiana.”,”””Che l’ Italia diventi un paese di qualità, di competenze grandi e piccole è la sua sola risorsa per il domani. Il fenomeno più notevole dei ventidue anni fu l’ assalto che diede al potere il mondo degli autodidatti e della mezza cultura, dei diplomati e licenziati senza occupazione”” (pag 13)”,”ITAP-047″
“ALVI Geminello”,”Le siècle américain en Europe, 1916-1933. Histoires économiques de l’ Extrême-Occident. (Tit. orig.: Dell’ estremo occidente).”,”Geminello ALVI è nato ad Ancona nel 1955. Economista esperto finanziario è stato assistente del governatore della Banca d’ Italia prima di pubblicare il suo libro ‘Faust e l’ economia della seduzione’. “”Già von Bortkiewicz e la maggior parte degli economisti tedeschi dissero tra l’ altro che essi erano contrari a tutte le spiegazioni quantitativiste della grande inflazione. Essi attribuivano alle riparazioni, e di conseguenza alla degradazione della bilancia dei pagamenti e del tasso di cambio, tutta la colpa. Helfferich, meglio di altri, enumerò in una successione di rapide deduzioni ciò di cui era anch’egli persuaso: “”Deprezzamento del marco tedesco in rapporto alle monete estere a causa dei carichi eccessivi che pesavano sulla Germania e della politica di violenza adottata dalla Francia; aumento dei prezzi di tutte le merci importate, provocato dalla caduta dei cambi; aumento generale dei prezzi interni e dei salari; bisogno accresciuto di capitale medio in circolazione per l’ economia privata e quella dello Stato; domande più importanti fatte alla Reichsbank da parte dell’ economia privata e dallo Stato e aumento delle emissioni””. (pag 165)”,”ECOI-143″
“ALVI Geminello”,”Ai padri perdóno. Diari di viaggio.”,”Geminello ALVI è nato nel 1955. Economista e letterato ha pubblicato: Le seduzioni economiche di Faust (Adelphi, 1989), Il secolo americano (Adelphi 1996), Vite fuori del mondo (Mondadori, 2001). Collabora al Corriere della sera. Malatesta, Togliatti e la Jotti. “”Errico Malatesta era un iscritto alla Massoneria. In Togliatti c’era invece il gesuita piemontese aduso al tradimento. Era petulante e attratto da fanciullone rigonfie; trovò la sua stagista, la quale in vecchiaia si diede toni da imperatrice di Bisanzio, ed evolvette a Teodora con sussiego venerata. In Italia fascismo e comunismo hanno reincarnato mondi già morti (…). (pag 27) Scuola al femminile. Milano, accurata discussione con Montanelli (…). Biasima pure lui una scuola tutta ormai delle donne in borsetta; frettolose minuzie di urlii inutili, ma da recitare. In questo esagerarsi del numero delle insegnanti è palese il risorgere d’ una degenerazione matriarcale, aberrante come le campagne demografiche di Mussolini””. (pag 27) “”Vi prometto, se questa mi perdonate, di mai più in ciò non peccare, anzi farò sempre come io a voi ho veduto fare.”” (pag 151, sentenze, Giovanni Boccaccio, Decamerone)”,”ITAB-154″
“ALVI Geminello”,”Una repubblica fondata sulle rendite. Come sono cambiati il lavoro e la ricchezza degli italiani.”,”ALVI Geminello (1955) economista e letterato, ha pubblicato ‘Le seduzioni economiche di Faust’ (1989), ‘Il secolo americano’ (1996), ‘Uomini del Novecento’ (1995), e altre opere. Collabora al Corriere della Sera. “”Dunque in maggior privilegio rispetto agli altri lavoratori. Il reddito da lavoro di un dipendente pubblico era superiore del 16% rispetto a quello di uno privato nel 1995 ed era già un bel vantaggio. Nel 2003 il vantaggio è salito al 37%.”” (pag 51) “”Si vaghi per gli uffici ministeriali, in quelli delle regioni, o nelle aule delle tre maestre per classe, finta pedagogia inventata dai sindacati per non farle licenziare malgrado il crollo ubiquo delle nascite: la stessa contorsione per lavorare e non fare. Quel fare contorto che nelle corsie degli ospedali o nella aule magne dell’ università, serve male chi deve guarire o imparare””. (pag 52)”,”ITAE-162″
“ALVI Geminello”,”Dell’ Estremo Occidente. Il Secolo Americano in Europa. Storie economiche 1916-1933.”,”””Nel 1918 dei 520 deputati dell’ Assemblea Costituente soltanto 161 erano bolscevichi. E tra gli eletti la più parte dei visi, imprevedibili e pigri, dimostrava parentele rurali e etilismi. Rimirandoli qualunque russo spiava se stesso. (…) E anche Bucharin che dichiarò l’ assemblea divisa tra il socialismo e la reazione, in due estremi non conciliabili fu molto russo. (…) (Lenin) Serio proseguì a ripensare: il 40% dell’ industria e il 70% del ferro erano perduti a Brest-Litovsk: non importava: la rivoluzione in Germania avrebbe offerto tutte le forze produttive necessarie all’ evoluzione.”” (pag 103-104) ALVI parla di disastri economici di Lenin in Russia. ALVI Geminello (Ancona, 1955) economista esperto di finanza internazionale, già assistente del governatore della Banca d’ Italia Paolo BAFFI, presso la banca elle banche centrali, la BRI di Basilea, assomma all’ attività universitaria e di ricerca esperienze molteplici di sagista. Suo fra l’ altro un lavoro erudito sulle teorie economiche ‘Le seduzioni economiche di Faust’ (1989).”,”ECOI-197″
“ALY Götz”,”Lo stato sociale di Hitler. Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo.”,”Götz Aly ha insegnato al Fritz-Bauer-Institut dell’università di Francoforte. Giornalista tra i più noti, collabora con i principali organi di stampa tedeschi e ha pubblicato numerosi studi sul nazionalsocialismo e lo sterminio ebraico. Lo Stato sociale di Hitler è il suo primo libro ad essere tradotto in italiano.”,”GERN-007-FL”
“ALZATI Cesare BETTIOLO Paolo CAMPI Emidio OSCULATI Roberto VISMARA Paola LEVON ZEKIYAN Boghos saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’età moderna.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Cesare Alzati Università di Pisa. Paolo Bettiolo Università di Padova. Emidio Campi Institut für Schweizerische Reformationsgeschichte di Zurigo. Roberto Osculati Università di Catania. Paola Vismara Università di Milano. Boghos Levon Zekiyan Università di Venezia.”,”RELC-063-FL”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, A1

1
“AAVV”,”Histoire de la II Internationale. Congres socialiste international. Stuttgart 6-24 Aout 1907. VIII Tome 16″,”Proposizioni e progetti di risoluzioni presentati in tre lingue.”,”INTS-011″
“AAVV”,”Histoire de la II Internationale. Congres socialiste international. Stuttgart 6-24 Aout 1907. VIII Tome 18 bis: Minorités”,”Rapporti di attività sottomessi al Congresso socialista internazionale da parte delle organizzazioni e partiti operai e socialisti.”,”INTS-011″
“AAVV (GIUNTA CENTRALE PER GLI STUDI STORICI)”,”Bibliografia storica nazionale. Anni XLVII-XLVIII. 1985 – 1986.”,”La bibliografia comprende le segnalazioni di libri pubblicati in territorio italiano, anche se di lingua straniera, e di contributi apparsi in riviste italiane scientifiche e di buona divulgazione.”,”EMEx-012″
“AAVV”,”Notiziario anarchico per la Liguria. A cura del C.d.C. della F.A.L. Verbale del Congresso della F.A.L. tenuto a Ponte X il 19 marzo 1950.”,”Tra i presenti: CERVETTO, PARODI, VINAZZA, BOGLIANI, MARZOCCHI.”,”ANAx-073″
“AAVV”,”Raccolta di ‘lotta comunista’ 1965-1995.”,”””Marx ed Engels avevano ricavato dall’analisi dello scontro tra le frazioni liberiste e dirigiste, liberali e reazionarie, liberoscambiste e protezioniste, e dall’attento studio della loro influenza e concorrenza sul movimento operaio la teoria della aristocrazia operaia e del partito operaio borghese. Quasi un secolo di cicli economici e di lotte politiche in Inghilterra, in Francia, in Germania è condensato in questa teoria che non è il gesto della impazienza moralistica ma il frutto della serena meditazione scientifica. Lenin restaura questa teoria e, nella nuova fase imperialista, richiama tutte le costanti del fenomeno sociale che l’ha originata. La aristocrazia operaia, soggetta ad espansione e a restrizione secondo i cicli economici, è una costante come lo è la guerra. L’influenza delle frazioni borghesi sul movimento operaio è un’altra costante. Ma ciò che accumuna le frazioni borghesi è lo sviluppo imperialistico del capitalismo: esse possono differenziarsi sul liberismo e sul dirigismo, sul liberoscambismo e sul protezionismo, ma vivono ormai con lo stesso sangue che ha come tratto caratteristico il parassitismo. Possono differenziarsi in liberali e in conservatori, ma sono accomunate dalla “”reazione su tutta la linea”” perché nessuna rappresenta il progresso delle forze produttive e utte ne rappresentano la distruzione nelle crisi e nelle guerre imperialistiche. La loro influenza sul movimento non può essere altro che la politica sociale dell’imperialismo: il socialimperialismo”” [Arrigo Cervetto, “”Il restauro della teoria leninista sul socialimperialismo””, Lotta Comunista, N. 120, agosto 1980, p. 1, (in) “”Raccolta 1965-1995, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1996]”,”ELCx-038″
“AAVV”,”I lavoratori nella pratica rivoluzionaria. I consigli di fabbrica e la rivoluzione.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-108″
“AAVV; articoli di LEDER RAKOSI BARBUSSE MÜNZENBERG BRANDLER VARGA TROTSKY VARGA KAMENEV KRASSIN LENIN BRONSKI PJATAKOV LOSOVSKY RAKOVSKY e altri”,”Jahrbuch für Wirtschaft, Politik und Arbeiterbewegung. 1. 1922 – 1923.”,”articoli di LEDER RAKOSI BARBUSSE MÜNZENBERG BRANDLER VARGA TROTSKY VARGA KAMENEV KRASSIN LENIN BRONSKI PJATAKOV LOSOVSKY RAKOVSKY e altri”,”INTT-100″
“AAVV; articoli di ZINOVIEV RAKOSI UNGER VARGA KRITZMANN RYKOV BRONSKI STALIN TOMSKI e altri”,”Jahrbuch für Wirtschaft, Politik und Arbeiterbewegung. 2. 1923 – 1924.”,”articoli di ZINOVIEV RAKOSI UNGER VARGA KRITZMANN RYKOV BRONSKI STALIN TOMSKI e altri”,”INTT-101″
“AAVV; articoli di ZINOVIEV PEPPER REINHARDT DOMBAL DEBORIN GLAUBAUF LOAF KRYLENKO RYKOV DZERZHINSKY BRONSKI STALIN e altri”,”Jahrbuch für Wirtschaft, Politik und Arbeiterbewegung. 3. 1925 – 1926.”,”articoli di ZINOVIEV PEPPER REINHARDT DOMBAL DEBORIN GLAUBAUF LOAF KRYLENKO RYKOV DZERZHINSKY BRONSKI STALIN e altri”,”INTT-102″
“AAVV; CARACCIOLO Lucio KORINMAN Michel Direttori; ALVI G. BOLAFFI A. BONOMI A. BOTTAI B. CANFORA L. CERRETI C. CIAMPI G. COLOMBO F. CUCCHI G. DASSU’ M. FANTOZZI A. FAVARETTO T. FERRARIS L.V. FERRO G. GALLI DELLA LOGGIA E. JEAN C. LETTA E. LEVI R.F. MARGIOTTA BROGLIO F. MARTINOTTI G. MIGLIO G. PAGLIA V. PAGNINI M.P. PANEBIANCO A. PICCO G. PRODI R. RAMPINI F. RICCARDI A. ROMANO S. RUSCONI G.E. SACCO G. SILVESTRI S. TREMONTI G. VIGEVANI M. VIROLI M. ZANARDI LANDI A. ZANDA L.; Consiglio redazionale: L. ANTONETTI M. ANTONSICH F. ARGENTIERI A. BACHOUD G. BARENDSON P. BATTISTA A. BIANCHI S. BIANCHINI N. CARNIMEO A. DESIDERIO I. DIAMANTI E. FERRANTE W. GOLDKORN V. ILARI M. MAGNANI F. MAIELLO R. MENOTTI G. ORFEI A. POLITI S. PUCCINI A. SEMA E. TRAVERSO P. VERONESE C. URJEWICZ”,”Limes. Rivista italiana di geopolitica. 1.98 L’ Italia mondiale nella sfida tra le nazioni.”,”ALVI G. BOLAFFI A. BONOMI A. BOTTAI B. CANFORA L. CERRETI C. CIAMPI G. COLOMBO F. CUCCHI G. DASSU’ M. FANTOZZI A. FAVARETTO T. FERRARIS L.V. FERRO G. GALLI DELLA LOGGIA E. JEAN C. LETTA E. LEVI R.F. MARGIOTTA BROGLIO F. MARTINOTTI G. MIGLIO G. PAGLIA V. PAGNINI M.P. PANEBIANCO A. PICCO G. PRODI R. RAMPINI F. RICCARDI A. ROMANO S. RUSCONI G.E. SACCO G. SILVESTRI S. TREMONTI G. VIGEVANI M. VIROLI M. ZANARDI LANDI A. ZANDA L.; Consiglio redazionale: L. ANTONETTI M. ANTONSICH F. ARGENTIERI A. BACHOUD G. BARENDSON P. BATTISTA A. BIANCHI S. BIANCHINI N. CARNIMEO A. DESIDERIO I. DIAMANTI E. FERRANTE W. GOLDKORN V. ILARI M. MAGNANI F. MAIELLO R. MENOTTI G. ORFEI A. POLITI S. PUCCINI A. SEMA E. TRAVERSO P. VERONESE C. URJEWICZ”,”EMEx-045″
“AAVV”,”I papi e il comunismo.”,”A pagina 21 si dice quanto segue: “”Concepito l’ universo come lotta perpetua di classi nemiche, l’ odio non solo viene ammesso, ma inculcato come strumento utile di conquista: il Manifesto comunista riconosce che l’ urto definitivo per il trionfo del marxismo sarà lo spaventoso “”corpo a corpo”” del “”terrorismo rivoluzionario””.”,”RELC-100″
“AAVV”,”Thesen und Resolutionen des IV. Weltkongresses der Kommunistischen Internationale. Moskau, vom 5. November bis 5. Dezember 1922.”,”Contiene l’ organigramma del Partito Comunista Francese (PCF) pag 84.”,”INTT-122″
“AAVV”,”La crisi del 1926 nel Partito e nell’ Internazionale.”,”””Smettetela di filosofeggiare sulla Nep”” aveva ammonito LENIN nel 1922 (i bersagli erano soprattutto BUCHARIN e PREOBRAZHENSKIJ) così come nella polemica sui sindacati un anno prima erano stati BUCHARIN e TROTSKY. STALIN invece se ne stava appartato, fra il coro dei “”poeti della Nep””, badando unicamente alla Realpolitik dello Stato grande-russo. (pag 41). Per LENIN la chiave di volta dell’intera costruzione erano le sorti vittoriose della rivoluzione nel mondo. Per LENIN il “”lavoro organizzativo culturale”” inscindibile da “”un certo sviluppo dei mezzi materiali di produzione”” indispensabile per dare corpo e sostanza, quindi vitalità, alla cooperazione agricola…, richiederà dieci o venti anni ancora, aggiunge che è un’ ipotesi condizionata “”dall’ obbligo di lottare per la nostra posizione su scala internazionale”” (pag 41)”,”BORD-051″
“AAVV”,”Movimento Studentesco 1968-1976. Idee, esperienze, conquiste.”,”Nella cronologia si cita Lotta Comunista a proposito degli scontri del 17 aprile 1971 a Milano davanti alla Statale e del 28 ottobre 1975 davanti alla Casa dello studente.”,”ITAC-042″
“AAVV”,”La resistance anarcho-syndicaliste allemande au nazisme.”,”FAUD Freie Arbeiter Union Deutschlands”,”GERR-016″
“AAVV”,”Reports submitted to the Fourth Congress of the Labour and Socialist International, Vienna, July 1931, by the Secretariat of the L.S.I.”,”A pagina 24 parla della ‘Commission of Enquiry into the Conditions of Political Prisoners’ che ha pubblicato un opuscolo di 52 pagine di R. ABRAMOVITCH intitolato ‘The politischen Gefangenen in der Sowjet-Union’.”,”INTx-017″
“AAVV”,”Dritte Internationale Frauenkonferenz der S.A.I., Brüssel, 3-4 August 1928.”,”Contiene lettera originale manoscritta del 7.5.1929″,”INTx-020″
“AAVV”,”Cinquante ans de luttes heroiques et de sacrifices 1918-1968. Theses du Comité Central du Parti Communiste de Grece pour le cinquantieme anniversaire du Parti Communiste de Grece.”,”Secondo questa fonte la guerra civile greca ha fatto 50 mila morti, 6500 assassinati o fucilati dopo la condanna dei tribunali militari, 40 mila detenuti nei campi di concentramento, un milione di contadini deportati, 60 mila espatriati.”,”GREx-007″
“AAVV”,”Wie die chinesische Revolution zugrunde gerichtet wurde. Brief aus Schanghai gerichtet an das Exekutiv-Komitee der Kommunistischen Internationale von Stalin unterschlagen.”,”‘Wie die chinesische Revolution zugrunde gerichtet wurde. Brief aus Schanghai gerichtet an das Exekutiv-Komitee der Kommunistischen Internationale von Stalin unterschlagen.'”,”INTT-146″
“AAVV”,”Documenti della rivolta studentesca francese. A cura del Centro di informazioni universitarie.”,”””Da più di una settimana, i lavoratori occupano le fabbriche, gli studenti le facoltà; i contadini, ivittime delle assurdità dei mercati capitalisti, li raggiungono nella lotta. La bandiera rossa della classe operaia, e non quella di un partito, sventola dappertutto. La base comincia a organizzarsi e sviluppa formidabili capacità di iniziativa. Lo stato si ritira, cerca di riconquistare il paese con negoziati e strappare ai lavoratori quello che oggi si sono conquistato, e prepara subdolamente la repressione. (…) (pag 86)”,”FRAP-065″
“AAVV”,”Journées de l’ insurrection de juin 1848 par un garde national precedées des murs de Paris. Journal de la Rue, collection des principales affiches apposées de fevrier à juin 1848.”,”””Une bande de deux cents individus parcourut la rue Beauregard en criant: Aux armes! on égorge nos freres, alors que pas un coup de fusil n’avait eté tiré, et qu’eux seul semaient l’ alarme! Plusieurs d’entre eux portaient des fusils; d’autres etaient armes de pistolets, de sabres ou de barre de fer. Ils s’efforcaient evidemment de jeter le tumulte dans le quartier, et d’ entrainer dans leurs rangs la population ouvriere”” (pag 176)”,”QUAR-048″
“AAVV”,”Bollettino del PCI – 1930. Per una discussione sulla nostra politica.”,”Contiene la ‘Risoluzione per la espulsione di Santini, Feroci, e di Blasco da Partito Comunista d’ Italia e un estratto di un discorso di MANUILSKI sulla situazione del partito comunista d’ Italia.”,”PCIx-123″
“AAVV”,”Les Congres Socialistes Internationaux. Ordres du jour et Resolutions publié par le Bureau Socialiste International de Bruxelles.”,”””L’ ingresso di un socialista isolato in un governo borghese non può essere considerata come l’ inizio normale della conquista del potere politico, ma soltanto un espediente forzato, transitorio ed eccezionale”” (Congresso di Parigi, 1900) (pag 40)”,”INTS-020″
“AAVV”,”Der zweite Kongreß der Kommunist Internationale. Protokoll der Verhandlungen vom 19. Juli in Petrograd und vom 23. Juli bis 7. August 1920 in Moskau.”,”Interventi di BORDIGA BOMBACCI BUCHARIN FRAINA GALLACHER GOLDENBERG GRAZIADEI LENIN LEVI MARING MEYER PESTAGNA RADEK REED ROY SERRATI ZINOVIEV VIJNKOOP”,”INTT-148″
“AAVV”,”Preludio al ’48.”,”””La questione italiana ha fatto un passo immenso. Il Papa posto in presenza dei nuovi insulti per parte degli Austriaci, ha deliberato un Campo d’ osservazione a Forlì di 15 mila uomini dove si è recato anche l’ Azeglio. Nel tempo stesso è stato decretato l’ armamento di 30 mila volontari divisi in Guerillas. O l’ Austria retrocede, e l’ indipendenza dei principi italiani è garantita per sempre. O avanza e allora una guerra di principi è inevitabile, guerra nella quale bon gré, o mal gré troverassi impegnata tutta l’ Europa. Intanto fa meraviglia il contegno del Governo francese, il quale dopo aver annunziato all’ Europa dall’ alto della Tribuna di voler difendere l’ indipendenza del Papa, col mezzo del suo giornale officiale o dissimula i fatti, o calunnia gl’ italiani, o travisa le intenzioni ed i fatti, evidentemente per aprirsi una ritirata.(…)”” (pag 165, lettera di Leopoldo Galeotti alla principessa Belgioioso).”,”ITAB-125″
“AAVV”,”Bericht über die tätigkeit der exekutive der kommunistischen internationale vom IV. bis V. weltkongress. Thesen und Resolutionen des V. Weltkongresses der Kommunistischen Internationale. MoskauM vom 17 Juni bis 8. Juli 1924.”,”Contiene notizie sulla biblioteca dell’ EKKI (numero di volumi, sistema di catalogazione, orari di apertura biblioteca, frequenza del pubblico) (pag 110) Risoluzione sul Marx-Engels-Institut. pag 189″,”INTT-153″
“AAVV”,”Renaissance du bolchevisme en URSS. Memoires d’un bolchevik-leniniste.”,”””La pubblicazione di queste ‘Memorie, per Samizdat in Unione sovietica ha egualmente un’ importanza politica della quale i lettori dei paesi capitalistici possono difficilmente rendersi conto”” (pag 25; introduzione di FRANK) “”18 h. 50. Lenine meurt. Les “”heros”” du groupe fractionnel des sept avaient chargé personnellement, pour controler la manier dont était observé le regime etabli par les medecins, celui qui etait le principal responsable des attaques nerveuses dont commencait à etre victime Lenine: Staline. “”ce ne sont pas les medecins qui donnent des directives au C.C. mais le C.C. qui a donné des instructions aux medecins”” s’ indignait Lenine (1)”” (pag 80) (1) Voir le Journal des secretaires de Lenine”,”RIRO-244″
“AAVV”,”Zur Geschichte der kommunistischen Bewegung in der Schweiz. Historische Kommission der Partei der Arbeit der Schweiz (Herausgeber).”,”Contiene anche una foto della manifestazione organizzata dal KPS (partito comunista svizzero) per il 1° maggio (1921-1924) (sfilata in camicia, cravatta, cappello e… ombrello). (pag 92)”,”MEOx-047″
“AAVV”,”La polveriera balcanica. Dall’ aggressione NATO contro la “”mini-Jugoslavia all’ incendio in Macedonia.”,”””Va detto in terzo luogo e in critica alle interpretazioni sovraimperialistiche che le rivalità tra le potenze europee sono iscritte nei rispettivi sistemi economici e non sono indotte dalla superpotenza americana. E’ stato scritto che la guerra dell’ Adriatico è una guerra degli Stati Uniti “”contro l’ unità europea e contro la Russia”” e che “”forza determinata”” è un’ operazione voluta dagli USA “”per dare una sterzata neoliberista alla UE””. Si tratta di idee senza fondamento. E’ sufficiente rilevare che ciò che manca in queste interpretazioni è il presupposto: l’ unità europea””. “”Per cui l’ unità europea è solo un paravento dietro cui ogni potenza del vecchio continente persegue la propria espansione ed egemonia.”” (pag 52-53)”,”EURC-064″
“AAVV”,”Storia di rivoluzione comunista.”,”””All’ 11a Conferenza di Partito (21-22 dicembre 1974), esso riconosce altresì che l’ atteggiamento pratico tenuto dai gruppi che si richiamano alla Sinistra Comunista (Programma Comunista, Battaglia Comunista, Lotta Comunista), mostra che i primi due, col loro teoricismo ed empirismo, sbandano ogni qualvolta scendono sul terreno pratico; e che il terzo, col suo tatticismo, esaurisce l’ attività nel movimentismo e nella pratica organizzativa. Esso nota in particolare che quest’ ultimo gruppo tende sempre più nei fatti verso la linea interclassista della putrefatta estrema sinistra, ponendosi su molte questioni (sindacale, femminile, fascismo) alla sua coda. Trae quindi la conclusione che ognuno dei tre gruppi considerati esercita un ruolo negativo nella costruzione del partito. E che bisogna pertanto denunciarne le posizioni.”” (pag 68-69)”,”MITC-047″
“AAVV”,”Internationale Konferenz des Zentralkomitees der Sed aus anlass des 100. Jahrestages des erscheinens von August Bebels Buch “”Die Frau und der Sozialismus””.”,”Interventi di Kurt HAGER Inge LANGE Lee DLUGIN Nguyen THI NHU Lidija Pawlowna LYKOWA Anna-Liisa HYVONEN Mariam FIROUZ Nawal QALQILI Manolo MENENDEZ M. DE BARROS Aida TISO Fausta CECCHINI Hatsue KOIZUMI e altri”,”MGEx-133″
“AAVV”,”Internationale Konferenz des Zentralkomitees der Sed aus anlass des 100. Jahrestages des erscheinens von August Bebels Buch “”Die Frau und der Sozialismus””.”,”Interventi di Fanzia MUSLIM Mariam ABBOUD Susanne SOHN Paul VERNER Kurt HAGER George TOUBI e altri”,”MGEx-134″
“AAVV”,”Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Cinquant’anni di pubblicazioni.”,”””Fra queste persone, Giuseppe Del Bo è una di quelle più prezione in tutta la nostra storia. A fianco di Feltrinelli fin dagli inizi dell’ avventura, Del Bo è stato il primo presidente della Fondazione, costituita nel 1974, due anni dopo la tragica morte del suo ideatore.”” (S. Veca, pag X)”,”ARCx-018″
“AAVV”,”Weltenwende-wir waren dabei. Erinnerungen deutscher Teilnehmer and der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution und an den Kämpfen gegen Interventen und Konterrevolutionäre 1917-1920.”,”Scritti di Heinz VOßTE Rudolf ROTHKEGEL Fritz SCHWARZ Fritz GROSSE Joseph GUTSCHE Leo EISENKOLB Alfred HOLLIK Paul KRÜGER Ferdinand EFFENBERGER Josef THIEDE Stanislaus PLUSKOTA Otto MORITZ Hans Georg BRAUN Johann FICHTENAU Albert BROCH Hasn ZEBROWSKE Anton FRITSCH Fritz GNIFFKE Franz WINTER Josef TICHANEK Fritz SCHRÖFEL Franz KLINGER Hans MANHART Joseph HÄNSELER Franz PIETRZIK”,”RIRO-247″
“AAVV”,”I cinquecento giorni di Teng Hsiao-ping. La lotta contro il vento deviazista di destra. Collettivo nuova cultura di Pechino.”,”””Sul dibattito tra Lenin e i due traditori, Bucharin disse infatti che Lenin studiava le questioni “”solo dal punto di vista politico””, mentre Trotsky le esaminava “”solo dal punto di vista economico””; dunque lui, il signor Bucharin si assumeva l’ incarico di unificare questi due punti di vista in modo da distendere la situazione. Lenin confutò così l’ errore: “”Bucharin sostiene l’ unità di questi due punti di vista, ma questo significa cadere nello eclettismo dal punto di vista teorico!””. E ancora: “”Sostenendo che esaminare i problemi dal punto di vista politico ha approssimativamente lo stesso valore che esaminarli dal punto di vista economico, e cioè che questi due metodi possono essere usati nello stesso tempo, questo equivale a dimenticare le prime conoscenze del marxismo””. (pag 168) “”Da parte sua, Lenin disse: “”Rispetto agli affari economici la politica non può non occupare il posto più importante. Chi non accetta questo concetto dimentica le conoscenze fondamentali del marxismo””. (pag 166)”,”CINx-130″
“AAVV”,”Classe contre classe. La question francaise au IXe Executif et au VI Congres de l’ I.C.”,”””Camarades francais, nous avons des experiences internationales qui son très utiles. Le parti communiste yougoslave, en 1919-1920, était un grand parti qui avait au Parlement 65 deputes; il constituait une force parlementaire considerable. Mais ce n’était qu’une apparence. Par un decret, ce parti a été dissous presque sans resistance, et le mouvement communiste en Yougoslavie vegete depuis sept ans.”” (pag 80 intervento di V. KOLAROV)”,”INTT-160″
“AAVV”,”I testi del partito comunista internazionale. 2. In difesa della continuità del programma comunista. Tesi della frazione comunista astensionista, 1920. Tesi di Roma, 1922. Tesi sulla tattica dell’ Internazionale, 1922. Tesi di Lione, 1926. Natura funzione tattica del partito comunista, 1945. Tesi caratteristiche del partito, 1951. L’ attività organica del partito in situazioni sfavorevili, 1965. Tesi sul compito storico, l’ azione e la struttura del partito comunista mondiale, 1965. Tesi supplementari a quelle del 1965, 1966.”,”””Ma il punctum dolens del cruciale 1923 resta la Germania, ed è qui che le oscillazioni tattiche e l’ eclettismo del Comintern (assai più che in Bulgaria e in Estonia, episodi sui quali non possiamo soffermarci) producono nella seconda metà dell’ anno quello che, per le sue conseguenze vicine e lontane, può definirsi il grande disastro preparatorio delle sconfitte in Cina e Inghilterra e della mortale crisi del partito russo e della stessa Internazionale negli anni successivi. (premessa, pag 82-83)”,”MITC-048″
“AAVV”,”La Fiom di Milano. I funzionari, 1945-1985.”,”Alla stesura del volume hanno collaborato Maria Chiara BISOGNI Elide BIANCHINI Silvano CORNO Luigi DIAFERIA Angela GANDOLFI Liliana GATTI Anna LA CORAZZA, Gianfranco PAGLIARULO Antonio RAINONE Licia ROSELLI Antonio VENTURA. “”Una relazione interessante intercorre tra qualifica professionale e affiliazione politica. I dati ci mostrano che tra gli iscritti al Pci troviamo più operai qualificati e più impiegati tecnici. Invece tra gli iscritti al Psi troviamo una maggiore incidenza percentuale degli operai specializzati””. (pag 484)”,”MITT-147″
“AAVV”,”I sindacati sovietici. Notizie e fatti.”,”””L’ opposizione contro la competizione venne dai lavoratori e dai dirigenti sindacali. In una lettera al Trud (3 luglio 1929) un operaio metallurgico così si esprimeva: “”Le condizioni di lavoro sono già chiamate “”di sfruttamento””, ed ora abbiamo la competizione socialista… Chi sono questi lavoratori di punta? Giovani comunisti, pieni di forza e di entusiasmo. Con questi naturalmente si possono smuovere le montagne. Ed il loro esempio è imitato da elementi temerari più anziani i quali possono una volta tanto raggiungere risultati eccezionali. Ma ciò quanto può durare? Un mese, due mesi, forse sei mesi… Viceversa noi siamo semplici lavoratori e dobbiamo pensare a lavorare anche in futuro. (Citato da Schwarz in Il Lavoro nell’ Unione Sovietica, New York, 1952, pag 122). Gli oppositori furono condannati come “”trozkisti di destra, rinnegati e traditori”” ed “”elementi sindacali politicamente degenerati””. (Grande Enciclopedia Sovietica, 1° edizione, vol. 52, pag 280). (pag 33)”,”RUSU-158″
“AAVV”,”Gli aspetti economici della mano d’ opera nell’ Unione Sovietica.”,”””Il sistema di pagamento progressivo a cottimo, che costituiva l’ essenza del movimento dei lavoratori d’ assalto (stakanovista) ha perduto molto della sua originaria importanza. Fino al 1956 un terzo dei lavoratori era retribuito in base a questo sistema che provocava un rapido aumento dei salari con l’ incremento della produzione. Coloro che applicavano tecniche di lavoro perfezionate potevano guadagnare salari molto superiori alla media, dato che per un certo periodo le loro norme di produzione rimasero invariate, mentre la loro produzione aumentava considerevolmente. Questi benefici non erano concessi ai loro compagni per i quali la presenza di uno stakanovista nell’ officina significava una norma di produzione più elevata da realizzare.”” (pag 14-15)”,”RUSU-159″
“AAVV”,”Quaderno del Bolscevismo-Leninismo (s.n., s.d., maggio 1936). “”Progetto di piattaforma presentato dal Gruppo Nostra Parola come contributo alla fusione dei B(olscevico-) L(eninisti) I(taliani)””.”,”Teoria della rivoluzione permanente. “”Gli aspetti fondamentali della teoria “”trotskista”” della rivoluzione permanente sono tre. 1. Passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista. 2. Caratteristiche della rivoluzione socialista. 3. Carattere internazionale della rivoluzione socialista derivante dallo stato “”presente”” dell’ economia e della struttura sociale dell’ umanità. Riferendosi al primo dei tre aspetti della teoria, Trotsky sin dal 1905 poneva un termine alla concezione volgare della democrazia come stadio ineluttabile e necessario per la dittatura del proletariato. (…) Trattando del secondo aspetto Trotsky insiste sulla trasformazione continua (e quindi permanente) dei rapporti sociali, talmente complessi “”che la società non può arrivare a uno stato di equilibrio””. Se ne deduce logicamente “”il carattere permanente della rivoluzione socialista””. Sul terzo aspetto della teoria, che trova le sue premesse nella postulazione marxista dell’ internazionalismo proletario, il compagno Trotsky insiste particolarmente, costituendo esso il perno intorno a cui si muovono e l’ economia mondiale e le forze produttive e “”lo slancio mondiale della lotta di classe””. (pag 13)”,”TROS-098″
“AAVV”,”Bollettino d’ informazione edito dai bolscevichi-leninisti italiani aderenti alla IV Internazionale (N. 1, 25 giugno 1936 – N. 2, 7 agosto 1936).”,”Trotsky: “”la nuova costituzione sopprime i Soviet e confonde gli operai nella massa della popolazione. Certo da tempo i Soviet hanno perduto il lovo valore politico. Ma lo sviluppo dei nuovi antagonismi sociali e il risveglio della nuova generazione avrebbe portato a farla rivivere””. La prima preoccupazione dell’ aristocrazia sovietica è di sbarazzarsi dei soviet operai e soldati – dunque- “”soffocare la protesta degli operai contro l’ ineguaglianza sociale che ingrandisce sotto il peso delle masse più arretrate nella campagna; questa è la principale missione della nuova costituzione””. “”Il bonapartismo – conclude Trotsky- s’ appoggia sulla campagna contro la città””. “”La nuova costituzione deve dunque liquidare giuridicamente il regime sovietico decrepito e sostituirlo con un bonapartismo basato sul plebiscito””. (pag 30)”,”TROS-105″
“AAVV”,”Problemas presentes y futuros del Sindicalismo Revolucionario en España. Manifiesto Libertario.”,”””Per il sindacalismo rivoluzionario, o anarcosindacalista, il comunismo libertario non è altra cosa che la realizzazione di una società senza Stato e senza classi. Però, per utilizzare nozioni pragmatiche, il comunismo libertario non sarà altra cosa che autogestione generalizzata, ovvero, amministrazione da parte degli stessi lavoratori, amministrativi, manuali o tecnici, della produzione e distribuzione socializzata, da una parte, e dall’ altra, la già citata decentralizzazione del potere politico, fino a farlo risiedere nella propria società, in forma di multipli e democratici centri di decisione””. (pag 9)”,”ANAx-171″
“AAVV”,”Thesen und Resolutionen de V. Weltkongresses der Kommunistischen Internationale. Moskau, vom 17. Juni bis 8. Juli 1924.”,”Contiene: – Programma dell’ Internazionale Comunista (pag 50-79) – Tesi sull’ internazionale giovanile comunista (pag 146-153) – Risoluzione sulle pubblicazioni dell’ Istituto Marx-Engels”,”INTT-169″
“AAVV”,”Materialheft zum Kronstadt Kongreß, Berlin, 11. Mai 71 (TU).”,”Contiene due ritagli di giornale. Contiene lo scritto di E. PREOBRAZHENSKIJ, Le basi sociali della rivoluzione d’ Ottobre, Marzo 1921 (pag 35) e il 3° capitolo di Ida METT, Der Aufstand von Kronstadt (pag 53)”,”RIRO-256″
“AAVV”,”La nostra parola. Giornale comunista-internazionalista (N° 1, agosto 1934, n° 2 dicembre 1934).”,”””Vi sono dei momenti in cui la borghesia s’ appoggia e sulla socialdemocrazia e sul fascismo, vale a dire, quando essa si serve simultaneamente della sua agenzia conciliatrice e della sua agenzia terroristica. Tale fu, in un certo senso, il governo Kerensky durante gli ultimi mesi della sua esistenza: esso si appoggiava per metà sui Soviet e contava nello stesso tempo su Kornilov. Tale è il governo Brüning che danza su una corda fra due campi inconciliabili, con i decreti-legge in mano come una bilancia (…). Ma una tale situazione dello Stato e del governo ha un carattere provvisorio. (…)””. (pag 15)”,”TROS-135″
“AAVV”,”L’ anarcho-syndicalisme. Aperçu historique et théorique.”,”””Nel 1925, Monatte fonda “”la Revolution proletarienne”” con qualche militante della tendenza “”Vie ouvriere””. Questa rivista, la cui pubblicazione dura ancora, ebbe una grande importanza nel movimento di questa epoca, soprattutto per la sua propaganda in favore dell’ unità sindacale. Inoltre, i suoi militanti (Chambelland, contabile nel tessile, Martinet, maestro, Finidori (funzionario, amico di Bourgiba, vicino ai militanti nord-africani che fondarono “”l’ Etoile nord-africaine””), Charbit, segretario del sindacato dei typos unitari, Robert Louzon, Hagnauer ecc). furono tra i più ardenti difensori dell’ indipendenza del sindacalismo di fronte all’ ingerenza dei partiti politici””. (pag 13)”,”ANAx-173″
“AAVV”,”Quaderni di critica proletaria, N° 1, novembre 1935. “”La nuova impresa africana del capitalismo italiano e i compiti del proletariato rivoluzionario”””,”””Ancora una volta ricordiamoci della Cina. In Cina, i dirigenti dell’ Internazionale Comunista Stalin-Molotov-Bucharin hanno praticato la politica del Fronte popolare facendo entrare il Partito comunista nel Kuomintang. Per “”non spaventare”” l’ amico Chiang-Kai-shek, ordine venne dato di frenare la rivoluzione agraria. Quale ne fu il risultato? Lo schiacciamento della rivoluzione cinese.”” (pag 15)”,”TROS-138″
“AAVV”,”Bollettino “”interno”” della corrente bolscevico-leninista internazionalista (n° 1, gennaio 1936, n° 2, 12 febbraio 1936 e supplemento non datato).”,”””La maggioranza dei trotskisti francesi della Ligue Communiste aveva aderito alla Section Francaise de l’ Internationale Ouvriere (SFIO) nel settembre 1934, dando vita al suo interno al Groupe Bolschevik-Leniniste de la SFIO (GBL), una vera e propria frazione organizzata con tanto di giornale. E nel febbraio 1935 i trotskisti italiani “”ufficiali”” guidati da Pietro Tresso (detto ‘Blasco’) erano entrati nel PSI con motivazioni politiche fondamentalmente analoghe a quelle avanzate due mesi dopo dal GNP: di fronte alle terribili sconfitte subite dalla classe operaia in Germania, Austria e Spagna nel triennio 1933-34 occorreva denunciare il fallimento della Seconda e Terza Internazionale e lavorare alla creazione di una nuova Internazionale e di nuovi partiti rivoluzionari su scala nazionale””. (pag 3, dall’ introduzione)”,”TROS-141″
“AAVV”,”I primi contrasti fra la sinistra italiana (Pcd’Italia) e la Terza Internazionale (1921-1924).”,”pag 14: Anche Trotsky contro la sinistra italiana pag 19: Disaccordo di Gramsci alla tattica fronte unico pag 46: incomprensioni tra Mosca e il PC di’ Italia, dissenso di Bordiga al Comintern (1921) “”Un’ altra questione urgente sul tappeto era quella della conferenza delle tre Internazionali: la Seconda, la Terza e l’ Internazionale due e mezzo. Quest’ ultima era l’ Unione di lavoro dei partiti socialisti e si era costituita a Vienna nel 1921, con l’ adesione anche dei menscevichi e dei socialrivoluzionari russi. La Conferenza si proponeva di discutere su possibili iniziative comuni contro gli attacchi del capitalismo. Se la sinistra italiana vi si opponeva duramente, molti altri rappresentanti dei partiti comunisti erano per lo meno perplessi. Già vi era stato un episodio precedente riguardante la formazione di comitati dirigenti di lotta e di propaganda. Si trattava di una lettera aperta (primavera del 1921) ispirata da Paul Levi e appoggiata sia da Lenin che da Radek; era indirizzata ai socialdemocratici indipendenti e al KAPD, e in essa il VKPD proponeva un programma minimo di azione comune. Ed ora arrivava anche un altro annuncio: l’ invito personale a Lenin per la partecipazione a una Conferenza internazionale, realizzatasi poi a Genova (maggio 1922) e che vedrà la sconcertante presenza dell’ URSS accanto ai diplomatici dei paesi capitalistici europei, impegnati a discutere sul tema della “”ricostruzione economica”” del continente””. (pag 15) “”Nelle riunioni del CC e del CE a Mosca (6 e 12 ottobre) i rappresentanti del Comintern impongono con minacce disciplinari le deliberazioni riguardanti la formazione della commissione PSI-PCd’ Italia per realizzare la collaborazione fra i due partiti. Il dissenso è ormai di tale portata e vastità che sia Bordiga che Terracini prospettano apertamente le dimissioni del gruppo dirigente, rappresentante la maggioranza di Sinistra del Partito.”” (pag 46)”,”MITC-055″
“AAVV”,”La genesi del materialismo storico e dialettico. Una rilettura degli scritti giovanili di Marx attraversando l’ idealismo hegeliano e l’ umanesimo feuerbachiano dalla Tesi di Laurea alla “”Ideologia tedesca””. 2. Marx pubblicista. La critica alla filosofia del diritto di Hegel. Il carteggio con Ruge.”,”””E’ interessante rilevare come proprio lo stesso Marx, e con lui l’ inseparabile Engels, fosse uno dei pochi a respingere l’ accusa rivolta a Hegel, dopo la sua morte, di essere il filosofo della reazione. Ecco l’ episodio, ricordato anche da Weif e Sichirollo: a un articolo in cui si parlava di Hegel, e scritto da Engels nel 1870, l’ editore aggiunse una propria nota che indicava in Hegel colui che “”ha scoperto e glorificato l’ idea regio prussiana dello Stato””. Indignato Engels scrive (8 maggio 1870) all’ amico Marx: “”Quest’ animale si permette di stampare in calce al mio articolo, note che sono delle vere e proprie scemenze, senza citarne l’ autore. Avevo già protestato, ma adesso la stupidaggine è così crassa che la cosa non può continuare… Quest’ animale che per anni è stato a cavallo sulla ridicola antitesi fra diritto e potere senza sapere come cavarsela, come un fante messo su un cavallo bizzaro e chiuso in un galoppatoio, quest’ ignorante ha la sfrontatezza di voler liquidare un tipo come Hegel con la parola prussiano. Ne ho abbastanza… Val meglio non essere pubblicato che essere presentato … come un asino””. Immediata, e altrettanto indignata, è la replica (10 maggio 1870) di Marx: “”Gli ho risposto che farebbe meglio a tener chiusa la bocca invece di ripetere quelle vecchie bestialità di Rotteck e Welcker (esponenti del partito costituzionale della Grande Germania, ndr)… E’ un individuo davvero troppo stupido””. Il fatto risulta ancor più significativo conoscendo il nome dell’ editore: Wilhelm Liebknecht, uno dei dirigenti della socialdemocrazia tedesca!”” (pag 71-72, nota 1) “”Fu proprio fra i numerosi quaderni contenenti estratti di letture e citazioni, che Rjazanov scoprì lo scritto originale della ‘Critica’ e il manoscritto sul salario del 1847. L’ Istituto di Mosca e la Gesellschaft fur Sozialforschung tedesca fondarono due case editrici, a Berlino e Francoforte. Mosca divenne il centro editoriale per la pubblicazione, o meglio per un programma di pubblicazione delle opere complete di Marx e di Engels, con l’ uscita nel 1927 del 1° volume della MEGA (K. Marx F. Engels, Historisch-kritische Gesamtausgabe. Werke-Schriften-Briefe). Da notare che i testi di Marx erano tutti pubblicati nella traduzione in russo, senza possibilità di riscontri. L’ avvento del nazismo costrinse la socialdemocrazia tedesca a trasportare il Parteiarchiv a Parigi, nel 1933, e poi ad Amsterdam, dove oggi, dopo le vicende del secondo conflitto mondiale, l’ Internationaal Institut voor Sociale Geschiedenis (Istituto Internazionale di Storia Sociale, IISG, IISH) risulta in possesso pressoché di tutta l’ opera letteraria di Marx””. Intanto, nel 1931, dopo aver pubblicato solo cinque volumi della MEGA, che ordinavano cronologicamente gli scritti esistenti di Marx e di Engels, Rjazanov veniva ‘rimosso’ dai suoi incarichi da Stalin, espulso dal PCUS e deportato in Siberia, forse a Saratov, dove ‘scomparve’. Fra le accuse rivoltegli, quella di aver nascosti documenti della socialdemocrazia russa presso l’ Istituto Marx-Engels. Lo stalinista Adoratskij, divenuto direttore dell’ Istituto di Filosofia, proseguì in parte il lavoro intrapreso da Rjazanov fino al 1935, quando dopo un totale di 12 volumi pubblicati (sui 40 previsti) venne improvvisamente sospesa la prima e travagliata edizione ‘completa’ degli scritti di Marx.”” (pag 74-75)”,”MADS-338″
“AAVV”,”Chi siamo, da dove veniamo, cosa vogliamo.”,”””Nel giugno 1923 la Sinistra italiana era già stata allontanata dalla direzione del PC d’ Italia, dopo l’ arresto di Bordiga e di centinaia di altri compagni da parte della polizia fascista. Le pressioni e le intimidazioni, sia del nuovo Centro gramsciano che dell’ Internazionale si abbattono sugli esponenti della Sinistra; portano alla soppressione della rivista Prometeo e allo scioglimento di Sezioni controllate dalla Sinistra stessa. Questa risponde con la costituzione, nel 1925; del Comitato d’ Intesa quale primo campanello d’ allarme contro lo snaturamento di classe che stava subendo il partito””. (pag 13)”,”ITAC-072″
“AAVV”,”La Frazione di sinistra del PC d’ Italia e l’ Opposizione internazionale di sinistra, 1929-1933.”,”””La storia dei primi anni dell’ Opposizione Internazionale di sinistra (OIS) deve ancora essere scritta. I trotskisti sono incapaci di farlo. Non è d’altronde, un caso se la pubblicazione dell’ edizione francese delle Opere di Trotsky a cura di P. Broué parte dal marzo 1933, dopo la preconferenza dell’ opposizione che ormai raggruppava soltanto i trotskisti incondizionati. Il 1933 è la data di nascita del ‘trotskismo’ quale lo si conosce oggi. Il periodo anteriore, nel corso del quale si sono sviluppate le differenti opposizioni all’ IC, è accuratamente tenuto nascosto. Durante questo periodo la tattica di Trotsky non ha niente di glorioso; essa è perfino nefasta, portando alla dispersione delle energie rivoluzionarie. Fra le opposizioni, la Frazione italiana (Prometeo) ci dà una magnifica lezione di metodo e di responsabilità rivoluzionaria battendosi per il raggruppamento dei rivoluzionari, ma soprattutto per la chiarezza delle posizioni politiche””. (pag 4-5) “”Ora questi due elementi, Senin e Roman Well, si rivelarono in seguito elementi loschi. L’ atteggiamento troppo fiducioso di Trotsky che rifiutava i criteri selettivi proposti dalla Frazione gli sarà ancora una volta fatale. “”Sta formandosi un blocco Landau-Naville contro il blocco Trotsky-Molinier e Roman Well è venuto a rafforzare le posizioni di Molinier, mentre Senin sta scalzando le posizioni di Landau”” (Lettersa di Ambrogi del 3 gennaio 1931). (pag 31)”,”MITC-056″
“AAVV”,”Dal Convegno d’ Imola al Congresso di Livorno nel solco della “”sinistra italiana””.”,”Il giornale ‘Battaglia Comunista’ è stato fondato nel 1946. Il direttore responsabile è Fabio DAMEN. Comitato della Frazione Comunista al Congresso di Livorno: BOMBACCI, BORDIGA, FORTICHIARI, GRAMSCI, MISIANO, POLANO, TERRACINI.”,”MITC-057″
“AAVV”,”Il processo ai comunisti italiani 1923. L’ offensiva e gli arresti del governo fascista. L’ interrogatorio e la difesa dell’ imputato A. Bordiga. La sentenza del Tribunale penale di Roma.”,”Verbali interrogatorio e difesa di Bordiga: (pag 27-41) “”Quando ho parlato dei diritti che dà la legislazione vigente, l’ho fatto non per dire che sia questa la legislazione che desidero, ma solo per dire che questo è lo stato di fatto; ed io non posso essere così ingenuo da rinunziare ai vantaggi che esso mi offre. Sta all’ avversario di mettermi in condizioni più difficili se ad esso accomoda.”” (pag 35) Dichiarazioni dell’ imputato Bordiga (pag 41-45)”,”MITC-058″
“AAVV”,”La genesi del materialismo storico e dialettico. Una rilettura degli scritti giovanili di Marx attraversando l’ idealismo hegeliano e l’ umanesimo feuerbachiano dalla Tesi di Laurea alla “”Ideologia tedesca””. 1. Marx studente. La Tesi di Laurea. I Giovani Hegeliani. Il rapporto con Feuerbach.”,”””Grande oratore, Gans (seguace della scuola hegeliana, ndr) venne definito dai suoi contemporanei “”non solo un uomo di scienza ma anche un uomo di azione; in lui il carattere era all’ altezza del sapere. Con impareggiabile coraggio egli ha saputo esprimere, nell’ epoca della reazione, le aspirazioni alla libertà, e a incoraggiare gli spiriti liberi”” (Annali di halle, 1839). Seguace della dottrina sansimoniana per l’ emancipazione del lavoro attraverso “”la libera corporazione e socializzazione”” dei mezzi di produzione, Gans così scriveva nel 1836: “”Come nel passato c’è stata l’ opposizione tra padrone e schiavo, poi tra patrizio e plebeo e infine tra signore e vassallo, così ora assistiamo all’ opposizione tra l’ ozioso e l’ operaio. (…) La storia futura dovrà parlare più di una volta della lotta dei proletari contro le classi medie””. Sicuramente Gans influenzò l’ allievo Marx nella sua conversione all’ hegelismo durante i primi tempi del suo soggiorno berlinese. Anche il metodo di studio minuzioso dei fatti e dei testi, praticato da Savigny, lasciò forse qualche traccia nel giovane studente (…)””. (pag 22) “”L’ errore hegeliano fu rilevato in seguito anche da Lenin che nel 1915 sottolineò (…) “”le calunnie contro il materialismo da parte di un Hegel che si limita a ingiuriare Epicuro””. Anche per Lenin, nella teoria della conoscenza (la canonica o dottrina dei criteri) di Epicuro si trovano “”2000 anni prima di Hegel””- alcune geniali congetture (…)””. (pag 34)”,”MADS-337″
“AAVV”,”Programma dell’ Internazionale Giovanile Comunista.”,”””Il testo originale del programma era in tedesco. Nella traduzione ed anche nell’ elaborazione del testo primitivo, noi abbiamo cercato innanzi tutto di conservare la stretta precisione delle formule, assolutamente necessaria in un documento così importante per non dare pretesto ad una falsa interpretazione. Ma nello stesso tempo poiché è un programma di “”giovani”” era necessario sforzarsi di renderlo popolare al massimo, malgrado questo se in certe parti l’ esposizione è un po’ pesante, questo si spiega per la difficoltà di assolvere a questi due compiti. Il programma dell’ I.G.C. è un pezzo unico saldato dal principio alla fine dell’ unità dell’ idea e della volontà rivoluzionaria. E’ per questo che non si può spezzarlo o studiarlo in parti isolate. (…) Bisogna studiare tutto il programma dal principio sino alla fine per comprendere giustamente l’ essenza del movimento comunista giovanile”” (pag 121)”,”GIOx-023″
“AAVV”,”Le purghe staliniane. I processi di Mosca (1936) e l’ eliminazione della vecchia guardia bolscevica.”,”La liquidazione fisica dell’ opposizione di sinistra. “”Alla fine del 1937 quasi tutti gli ex oppositori erano stati arrestati, quali che fossero le loro opinioni a quel tempo. Il destino di V.A. Antonov Ovseenko è tipico nel suo genere. Già membro del Comitato militare rivoluzionario, era stato arrestato dal governo provvisorio e quindi aveva guidato l’ attacco al Palazzo d’ Inverno. Più tardi, questo leggendario eroe della Rivoluzione d’ Ottobre comandò armate e interi fronti nel corso della guerra civile. Nel 1923-1927 aveva fatto parte dell’ opposizione trotskista, ma poi ruppe completamente con Trotsky. Aveva di nuovo ricevuto incarichi politici e militari, facendo del suo meglio in Spagna nel 1936-1937. Nell’ agosto del 1937 venne richiamato a Mosca e per un mese fu tenuto senza lavoro. Nel settembre, Stalin lo chiamò al Cremlino per discutere sulla situazione spagnola. Poi fu nominato Commissario alla Giustizia della RSFSR, e qui fu incaricato di migliorare l’ applicazione delle leggi. Ma poche settimane dopo venne improvvisamente arrestato e quasi subito fucilato. Un destino simile toccò al rivoluzionario E. Esba (…). Identica sorte per il critico letterario A.G. Voronskij. Già leninista di vecchia data, egli si legò all’ opposizione trotskista dal 1925 al 1928, ma poi ruppe con questo gruppo. G.F. Fedorov, l’uomo che poteva vantare la tessera n. 1 del partito a Leningrado, ebbe un destino analogo. (…) La NKVD si accanì anche contro gli ex membri dei primi e più piccoli gruppi di opposizione come per esempio quello dei Centralisti democratici del 1920-1921. (…) L’ Opposizione operaia del 1920-1922 fornì anch’essa il suo contributo di vittime (…).”” (pag 10)”,”RUSS-151″
“AAVV”,”Natura e compiti del partito di classe.”,”””Il movimento politico della classe lavoratrice ha naturalmente come scopo finale per essa la conquista del potere politico, e per questo è necessaria naturalmente una organizzazione preventiva sviluppata fino ad un certo punto, della classe lavoratrice, organizzazione la quale cresce a partire dalle sue stesse lotte economiche. D’ altra parte, però, ogni movimento, nel quale la classe lavoratrice si contrappone come classe alle classi dominanti e cerca di piegarle tramite una pressione dall’ esterno è un movimento politico. (…) Questi movimenti, se anche suppongono una certa organizzazione preventiva, sono a loro volta parimenti mezzi dello sviluppo di questa organizzazione. La classe lavoratrice, dove non è ancora andata sufficientemente avanti nella sua organizzazione per intraprendere una battaglia decisiva contro il potere collettivo, cioè contro il potere politico, delle classi dominanti, si deve in ogni caso addestrare a questo fine tramite una incessante agitazione contro la politica delle classi dominanti. Nel caso contrario, essa resta un trastullo nelle mani di tali classi””. (Marx, lettera a Bolte del 23 novembre 1871) (pag 29)”,”PARx-027″
“AAVV”,”Unione sindacale italiana 1912-1970.”,”””Il sindacalismo libertario e rivoluzionario (anarcosindacalismo) erede dello spirito della 1° Internazionale si concretizza dunque (in Italia) nella Unione Sindacale Italiana giungendo a coagulare (all’ inizio degli anni ’20) 500.000 aderenti.”” (pag 29)”,”ANAx-178″
“AAVV”,”Il processo di formazione e la nascita del Partito comunista internazionalista.”,”L’ assassinio di Fausto ATTI e Mario ACQUAVIVA: “”L’ 11 luglio 1945, appena uscito da uno stabilimento di Casale Monferrato dove lavorava, Mario Acquaviva viene assassinato con sei colpi di rivoltella sparatigli a bruciapelo. Più volte era stato direttamente minacciato di morte dai “”funzionari”” del PCI e, nell’ estate del ’44, e sempre da parte dei nazional-comunisti, la sua attività era stata segnalata da un lato all’ autorità di polizia fascista e dall’ altro agli operai come “”agente provocatore”” dell’ OVRA e della Gestapo””. (pag 27)”,”ITAC-075″
“AAVV”,”Lo scontro degli internazionalisti con lo stalinismo e le sue vittime.”,”L’ eccidio di Schio: “”Nel giugno 1945, nelle carceri di Schio vengono massacrati 53 fascisti repubblichini, “”giustiziati”” da un gruppo di partigiani penetrati durante la notte nel carcere dopo aver disarmato le sentinelle. L’ Unità del 12 luglio 1945 pubblicò la denuncia della strage quale “”provocazione trotskista di un sedicente partito comunista internazionalista””. Il nostro compagno Riccardo Salvador veniva indicato – dalla stessa Unità – come il principale protagonista del “”sedicente partito”” e diretto responsabile dell’ eccidio. La sporca faccenda, dopo l’ assassinio di Fasto Atti e contemporaneamente a quello di Mario Acquaviva – portava alla luce il torbido ambiente politico e i metodi provocatori usati dal PCI contro chi si rendeva unicamente colpevole di mantenere la propria bussola politica fermamente orientata verso gli obiettivi e il programma del comunismo rivoluzionario””. (pag 21)”,”ITAC-076″
“AAVV”,”Questione nazionale e coloniale.”,”Polemica Lenin – Luxemburg: “”E’ vero che – come dice Lenin – le guerre nazionali sono “”possibili”” anche in epoca imperialista. (Vedi “”Il programma militare della rivoluzione proletaria”” di Lenin). Ma il primo problema che un comunista deve porsi è questo: in che misura esse sono utili alla rivoluzione comunista? In quale misura sono considerabili come tappe di questa? Se e in quanto sono rivolte contro una borghesia imperialista sul terreno pur sempre delle contraddizioni interimperialiste, allora la Luxemburg (contro la quale polemizza Lenin nel suo scritto) ha ragione. Rileggiamola, al punto 6 dei “”Principi direttivi sui compiti della socialdemocrazia internazionale””. Rosa Luxemburg scrive: “”Le piccole nazioni, le cui classi dirigenti sono appendici e complici dei loro compagni di classe dei grandi Stati, non sono altro che pedine nel gioco imperialistico delle grandi potenze, e durante la guerra si abusa di loro e delle rispettive masse lavoratrici, come di strumenti, per sacrificarle dopo la guerra agli interessi capitalistici””. La storia, gli avvenimenti accaduti nel tempo che ci separa dalla Luxemburg le hanno dato pienamente ragione e hanno smentito Lenin: le “”rivoluzioni nazionali”” succedutesi nei continenti non hanno fatto avanzare di un passo la prospettiva comunista o i rapporti di forza internazionali tra borghesia e proletariato. Hanno invece, volta a volta, favorito un fronte dell’ imperialismo contro l’ altro””. (pag 6)”,”BORx-011″
“AAVV”,”Storia segreta dei Comitati Civici.”,”””Persino il tentativo di dar vita alla cosiddetta Unione Europea, per fare accettare ai popoli ostili il riarmo della Germania rinazificata, fa emettere guaiti di giubilo al foglio della Curia verolana che scrive in proposito: “”L’ unione europea una volta fu un fatto storico nel segno del Cristianesimo: il Sacro Romano Impero. E’ consolante vedere che gli alfieri del grande piano di attuazione dell’ Unione Europea siano oggi tre uomini politici che si ispirano al Cristianesimo: De Gasperi, Schuman e Adenauer””. (Voce Amica, Anno VII, n. 2). Motivo non inferiore di consolazione per il citato foglio vescovile, per quanto non espresso, deve essere il fatto che tutti e tre i sullodati uomini politici, sono al presente o furono in un lontano passato di nazionalità germanica. Il che rappresenta un buon auspicio per il ritorno al Sacro Romano Impero di nazionalità germanica””. (pag 21)”,”ITAP-084″
“AAVV”,”Anuario Estadistico de España.”,”Studenti iscritti università anno 1982-83: Barcellona (3 università) 70 mila (35 mila donne) Madrid (3 università) 88 mila (45 mila donne) Totale paese 464 mila (229 donne) Barcellona e Madrid pesano per il 34% sul totale nazionale.”,”SPAx-054″
“AAVV”,”Storia del sindacalismo americano.”,”””Uomini liberi in sindacati liberi”” “”La depressione economica del 1921-1922 dette luogo a un’ ondata di scioperi; i sindacati non riuscirono però ad impedire riduzioni salariali, si ebbe così un rapido declino della potenza del movimento sindacale. Tale declino continuò anche dopo che l’ industria riprese la sua normale attività e si incamminò verso un periodo di espansione mai raggiunta prima. I Professori Millis e Montgomery, affermano nella loro opera ‘Organized Labor’ che “”gli anni che vanno dal 1920 al 1929 sulla base dei precedenti storici avrebbero dovuto segnare il progresso del movimento sindacale e della organizzazione dei nuovi settori non ancora organizzati; nonché di un più forte controllo sulle condizioni di lavoro, invece in tale periodo, le vecchie organizzazioni sindacali incontrarono numerose difficoltà (…)””. (pag 23)”,”MUSx-157″
“AAVV”,”Il Bignami di italiano. Vol 1. Dalle origini al Quattrocento. Vol 2. Dal Cinquecento al Settecento. Vol 3. L’ Ottocento. Volume 4. Il Novecento.”,”Il Bignami di italiano. Vol 1. Dalle origini al Quattrocento. Vol 2. Dal Cinquecento al Settecento. Vol 3. L’ Ottocento. Volume 4. Il Novecento.”,”ITAB-150″
“AAVV”,”Università. La grande guida. Anno accademico 2004-2005. L’ offerta didattica completa facoltà per facoltà. Tutti i corsi di laurea dopo la maturità. Le classifiche di qualità, le facoltà e gli atenei pubblici giudicati dal Censis.”,”””Nel 2003 le università italiane hanno investito in pubblicità 6.5 milionmi di euro, tre volte l’ investimento del 1999. Crediamo sia sufficiente questo dato per dire quanto l’ università italiana sia cambiata: – nelle linee di competitività crescente tra Atenei e facoltà; – nel quadro normativo con lo sviluppo del 3+2 – nelle politiche di offerta, con la continua crescita dei corsi di laurea; (…)””. (pag 5, Fabio TAITI e Roberto CIAMPICACIGLI, presidente e direttore del Censis servizi)”,”GIOx-025″
“AAVV”,”1921: l’ inizio della controrivoluzione?; Stati Uniti d’ Europa. (estratti)”,” “”E’ assolutamente vero che senza una rivoluzione tedesca siamo perduti””. (Lenin)”,”RIRO-267″
“AAVV”,”Campus. Guida all’ Università in Italia e all’ estero, edizione 2004-2005.”,”In Italia gli atenei sono 72.”,”GIOx-027″
“AAVV”,”Dalla Seconda alla Terza Internazionale.”,”””Mentre procedevano ancora i negoziati sulla proposta di Stoccolma, il Governo provvisorio formato da Kerensky cadde, ed i bolscevichi, sotto N. Lenin, assunsero la direzione degli affari. Il Governo bolscevico rifiutò di mandare rappresentanti alla Conferenza interalleata di Londra, per la ragione che la Conferenza non era in armonia coi principi dell’ Internazionale, e rifiutò di dare i passaporti ai rappresentanti del Partito rivoluzionario sociale e ai menscevichi del Partito sociale democratico che desideravano occuparsene. Le discussioni per la pace di Brest-Litovsk, fra il governo bolscevico e i plenipotenziari delle Potenze centrali, deviarono l’ attenzione della Russia dai negoziati di Stoccolma. I negoziati di Brest-Litovsk, giudicati dai rivoluzionari russi come una fase della guerra rivoluzionaria di classe portarono alla firma della pace fra la Russia e le Potenze centrali, che venne ratifiicata da una grande maggioranza al Congresso del Soviet di tutta la Russia nel marzo 1918. Il trattato fu combattuto da Trotsky, che condusse i negoziati a Brest-Litovsk per il Governo bolscevico e per l’ ala sinistra del Parito socialista rivoluzionario, che agiva col Governo; ma esso fu accettato dai leninisti come una tregua temporanea che li avrebbe più effettivamente resi incapaci di organizzare la guerra di classe rivoluzionaria in tutti i paesi””. (pag 15)”,”INTx-030″
“AAVV”,”Die Arbeiter-Jugend-Internationale. Werdegang und Ziele.”,”””Il 18, e 19 gennaio 1921 si è tenuta ad Amburgo una Conferenza internazionale delle associazioni giovanili operaie. Dopo la Conferenza di Kiel nell’ agosto dell’ anno precedente, si ritrovano, per la seconda volta in pochi mesi, i compagni per l’ importante compito di fondazione di una internazionale giovanile operaia socialdemocratica. Il cerchio si è allargato. I rappresentanti sono: belgi (Gaston Hoyaux); danesi (Chr. Christiansen); francesi (Gaston Vaillant); olandesi (P. Voogd e K. Vorrink); svedesi (Rich. Lindström) e tedeschi (Aug. Albrecht, C. Korn, Rich. Weimann, Max Westphal, A. Wilhelm).”” (pag 10-11)”,”INTT-192″
“AAVV”,”Indice della rivista Il Pensiero Economico Italiano (PEI).”,”Contiene tra le varie voci bibliografiche: – POTIER Jean-Pierre, Marx en Italie: une étude historique (1883-1889), a. III, n. 1, 1995, 91-119 (pag 3) – MARCHIONATTI Roberto. Il dibattito sul III libro del Capitale di Marx e la crisi del marxismo sulle pagine della ‘Riforma sociale’, 1894-1899, 191-198 (pag 10, 1997)”,”ECOT-078″
“AAVV”,”L’ imperialisme à la fin du XXe siecle: le Japon peut-il remplacer les Etats-Unis?”,”””Dopo lo choc petrolifero del 1973 il Giappone entra in crisi. Quando ne esce il suo ritmo di crescita (dopo il 1978) non è che del 4-5%, la metà di quello verificatosi durante gli anni del boom (anni 1960)””. (pag 39) “”Lungi dal considerarlo come il nemico del prossimo secolo, lo si spinge a partecipare maggiormente alla politica mondiale accrescendo la sua potenza militare, benché il suo budget militare già superi adesso quello della Francia, e il posto dell’ esercito giapponese, ovvero la “”forza di autodifesa giapponese””, poiché il Giappone non ha, dopo la guerra, diritto ad un esercito, sia al 5° posto nel mondo, potenzialmente anche al terzo posto secondo la NATO.”” (pag 48)”,”JAPx-050″
“AAVV”,”Lenin.”,”””E’ il febbraio 1917. (…) L’ autocrazia russa viene spazzata via dalla pressione delle masse popolari. (…) Lenin si trova in Svizzera, ma non è colto di sorpresa. Già un anno prima a Zurigo, di fronte a un’ assemblea di giovani operai, aveva affermato: “”L’ attuale calma sepolcrale in Europa non deve ingannarci. L’ Europa è gravida di rivoluzione””. (pag 15)”,”LENS-146″
“AAVV”,”500 biografias de personajes célebres.”,”””Miguel Cervantes fu uno scrittore oscuro e senza alcuna reputazione fino ai cinquantotto anni, quando apparve la prima parte del Quijote. Dispose solo, in seguito, di undici anni di gloria letteraria, la quale non alleviò sostanzialmente la sua situazione economica. Scrisse anche commedie, versi e storie (…). Il Don Chisciotte può considerarsi come una sintesi dello spirito spagnolo, in cui si concentrano queste due correnti: l’ idealismo e il realismo.”” (pag 47)”,”BIOx-080″
“AAVV”,”La vérité sur les Rapports Germano-Soviétiques de 1939 à 1941.”,”‘Stalin pone condizioni ‘inaccettabili’ per entrare nel patto delle Tre Potenze’ AAVV, La vérité sur les Rapports Germano-Soviétiques de 1939 à 1941. EFE – EDITIONS FRANCE-EMPIRE. PARIS. 1948 THE DEPARTMENT OF STATE pag 255 8° prefazione dell’ edizione americana avvertenza dei curatori americani Raymond James SONTAG e James Stuart BEDDIE, prefazione all’edizione francese di Jean SENDY indice analitico dei documenti. [‘Alcuni tentativi furono diretti verso la Turchia. Anche se questo paese aveva un’alleanza ufficiale con l’Inghilterra, non era però totalmente impossibile che la Turchia in avvenire si avvicinasse sempre più al Patto delle Tre Potenze. Con la Russia, la Germania aveva concluso i ben noti trattati. L’ambasciatore Oshima non ignorava come si era giunti a questi trattati. La Germania, all’epoca, desiderava concludere un’alleanza con il Giappone. Data la situazione del Giappone, non era possibile trasformare questo desiderio in realtà. D’altra parte, le minacce di guerra in Europa si concretizzavano sempre più. Conformemente alle istruzioni del Führer, il Ministro degli Affari Esteri del Reich si era tenuto pronto, durante i sei mesi precedenti, a firmare l’alleanza italo-giapponese-tedesca. Questo l’ambasciatore Oshima lo sapeva. Dato che questa alleanza all’epoca purtroppo non era realizzabile, la Germania, in previsione dell’avvicinarsi della guerra, aveva dovuto risolversi al patto con la Russia. Confidenzialmente egli (il Ministro degli Affari Esteri tedesco) poteva informare Matsuoka che le relazioni presenti con la Russia erano corrette, certo, ma non molto amichevoli. Dopo la visita di Molotov, durante la quale era stata proposta l’adesione al Patto delle Tre Potenze, la Russia aveva posto delle condizioni inaccettabili. Esse implicavano il sacrificio degli interessi tedeschi in Finlandia, delle basi russe nei Dardanelli, e una forte influenza sulla situazione nei Balcani, particolarmente in Bulgaria. Il Führer non era d’accordo perché era dell’avviso che la Germania non poteva sottoscrivere in modo permanente una tale politica della Russia. La Germania aveva bisogno della penisola balcanica soprattutto per la sua economia e non era incline a lasciarla passare sotto dominazione russa. Per questa ragione essa aveva dato la sua garanzia alla Romania. Era quest’ultima iniziativa in particolare, che i Russi avevano preso male. La Germania era stata di conseguenza obbligata ad entrare in rapporti più stretti con la Bulgaria per ottenere una posizione dominante a partire dalla quale essa poteva cacciare i britannici dalla Grecia’ (pag 216-217)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIS-084&#8243;
“AAVV”,”La Chine: de Mao à la démaoïsation. Exposé du Cercle Léon Trotsky du 23 novembre 1984.”,”Sterminio per fame. “”Per organizzare questo immenso esercito di lavoro forzato, Mao decreta il 29 agosto 1958 la formazione delle “”comuni popolari”” che raggruppano da 30 a 50 mila persone. Su immagine dell’ esercito che partecipa a 20.000 progetti, le comuni organizzano dei distaccamenti mobili, intervenendo su tutto il territorio per vincere la battaglia della produzione. Nello Setchouan dieci milioni di contadini verranno trasformati in minatori. Tre milioni di coolies sostituiscono con l’ aiuto di panieri le strade ferrate e i camions che mancano per il trasporto dei prodotti minerari. E poi il potere decreta che le regioni, le campagne, dovranno pervenire all’ autosufficienza industriale. Questi distaccamenti di lavoratori edificheranno quindi 900.000 “”piccoli altoforni di campagna”” per produrre l’ acciaio. Ma la follia industrializzatrice nelle campagne sprofonda in un gigantesco caos. Inoltre, una parte dei cereali e del cotone seminato è perduta (…). L’ ampiezza del disastro di questi anni neri venne fuori a poco a poco. Il 1960 fu in Cina un anno di grande fame. Il regime parla di 10 milioni di morti, Mao sembra parlare di 50 milioni di morti all’ imperatore Hailé Selassié, in tutti i casi il miracolo del Grande Balzo in avanti provoca oltre alla fame, un enorme ritorno all’ indietro. La raccolta di cereali crolla. Occorre attendere il 1965 per ritrovare il livello del 1957, ma in quel frattempo la popolazione è cresciuta di un centinaio di milioni.”” (pag 46-47)”,”CINx-168″
“AAVV”,”Il mito della “”pianificazione socialista”” in Russia (in margine al X piano quinquennale). Quaderni del Programma Comunista, n° 1 – Agosto 1976.”,”Capitalismo in URSS. “”…lo studio che qui riproduciamo per i lettori italiani, apparso nel nr. 69-70 della nostra rivista teorica internazionale “”programme communiste””. Esso riprende con grande efficacia il tema sia dei tassi d’ incremento della produzione industriale, sia della pianificazione economica in Russia, per dimostrare che questi due cavalli di battaglia dello stalinismo e del post-stalinismo, lungi dal provare l’ “”edificazione del socialismo in URSS””, seguono esattamente le leggi proprie dell’ economia capitalistica, e confermano che questa e solo questa è stata, in un lungo e tormentoso processo, “”costruita””. (pag 1, premessa) Stadio socialista della società “”Il socialismo ignora dunque le categorie mercantili che regnano sovrane nell’ economia russa; non conosce il valore, perché non esistono prodotti privati, quindi neppure non esiste scambio fra produttori privati, e i produttori non hanno bisogno di conoscere i valori relativi dei loro prodotti; non conosce né il mercato né la merce, né tanto meno, quella merce particolare che è la moneta; non conosce né compra né vendita; non conosce quindi la compravendita della merce forza-lavoro, o salariato, che per il marxismo è soppresso sin dalla prima fase della società comunista, o socialismo; quella che, secondo l’ espressione di Marx, “”è appena uscita dalla società capitalistica””, e in cui il produttore individuale “”riceve dalla società uno scontrino dal quale risulta che egli ha prestato tanto lavoro (dopo la detrazione del suo lavoro per i fondi comuni), e con questo scontrino ritira dal fondo sociale tanti mezzi di consumo quanto costa il lavoro corrispondente. La stessa quantità di lavoro che egli ha dato alla società in una forma, la riceve in un’ altra””. (Critica del programma di Gotha, …)””. (pag 4-5)”,”BORD-069″
“AAVV”,”Il “”rilancio dei consumi sociali””, ovvero l’ elisir di vita dei dottori dell’ opportunismo – Armamenti, un settore che non è mai in crisi – La Russia si apre alla crisi mondiale. Quaderni del Programma Comunista, n° 2 – Giugno 1977.”,”Lo scontro “”Europa””-USA. “”Per ora la battaglia commerciale riveste ancora l’ aspetto di una sorta di divisione del lavoro: si riconosce sempre una superiorità schiacciante all’ avionica americana, ma l’ industria europea, per nulla intimidita, preannunzia che vi sarà scontro anche in quel settore””. (pag 27) ottrina del blitzkrieg. “”Studi recenti sulla documentazione fornita dal ministro della guerra nazista Speer al processo di Norimberga mostrano come la Germania in quegli anni non si stesse affatto riarmando in vista di una guerra generale, come è divenuto luogo comune, ma traesse la dottrina del Blitzkrieg (guerra lampo senza grande usura di mezzi) proprio dal fatto materiale di possedere un esercito che, a parte le apparenze delle adunate oceaniche, rispecchiava produzioni normali di tempo di pace (1). Condizioni storiche e geografiche (anche in relazione alle forze confinanti e agli interessi delle potenze Alleate) permisero alla Germania di risolvere in modo militare, senza predisporre specificatamente un’ economia di guerra, le questioni delle premesse per i mercati di sbocco alla propria produzione e dell’ accesso alle materie prime. L’ impostazione di un’ economia di guerra in Germania ha inizio ufficiale con l’ ordinanza di Hitler Rüstung 1942 del 10 gennaio 1942.”” (pag 30) Engels e la guerra mondiale. “”L’ ingenua utopia del Blitzkrieg, che voleva significare guerra senza indirizzare tutte le forze della nazione a quello scopo, era già distrutta nei fatti prima di nascere, perché, dal punto di vista economico, la seconda carneficina mondiale ha inizio nel 1929. L’ immensa esplosione produttiva americana dopo il 1938 lo dimostra, liberando l’ economia dai crucci di dieci anni di interventi anticrisi falliti. Ancora più utopistica era la pretesa di condurre una guerra limitata in Europa. Già nel 1887 Engels dichiarava categoricamente: per la Germania “”non vi potrà essere altra guerra che mondiale, o meglio, una guerra mondiale d’una ampiezza e d’ una intensità mai conosciute”” (1)””. (pag 32)”,”BORD-070″
“AAVV”,”Die Jugend der Revolution. Drei Jahre proletarische Jugendbewegung 1918-1920.”,”Contiene foto manifestazioni per il primo maggio ad Udine (1919) e manifestazioni per il primo maggio del 1920. Della giornata internazionale dei giovani a Zurigo, Berlino, Pietroburgo (1920).”,”INTT-198″
“AAVV”,”I comunisti cinesi sulla dittatura del proletariato. Domande e risposte sulla teoria di Marx, Engels e Lenin sulla dittatura del proletariato.”,”””L’ opportunismo, ecco il nostro nemico principale. L’ opportunismo degli strati superiori del movimento operaio, è un socialismo non proletario, ma borghese. Prova ne sia che i militanti del movimento operaio che appartengono alla tendenza opportunista sono migliori difensori della borghesia degli stessi borghesi””. (pag 88) (Lenin, Il Congresso dell’ Internazionale comunista, 1920) “”Speriamo anche che per completare le discussioni e i corsi, userete un po’ di tempo per leggere perlomeno qualcuna delle principali opere di Marx ed Engels. Siamo sicuri che nella lista dei libri raccomandati e nel manuale messo a disposizione degli studenti della scuola amministrativa e del Partito da parte della vostra biblioteca, – siamo certi che troverete queste opere principali; sebbene, anche là, le difficoltà di capire quanto esposto, spingano a rifiutare al primo approccio alcune di esse, dobbiamo una volta di più avvisarvi che non dovete farvi turbare, che quello che non è chiaro ad una prima lettura, lo diventerà alla seconda, o quando avvicinerete la questione da un’ altra angolatura, lo ripetiamo, questa questione è tanto complicata e tanto imbrogliata dagli studiosi e dagli scrittori borghesi che chiunque voglia rifletterci seriamente e assimilarli da sé, deve accostarvisi a più riprese, ritornarci più volte, considerarla sotto diversi aspetti per acquistarne una comprensione netta e sicura. Vi sarà molto più facile ritornarvi perché è una questione a tal punto essenziale, a tal punto capitale di tutta la politica, che vi ci scontrerete, sempre, tutti i giorni su tutti i giornali, a proposito di ogni problema economico o politico, non solo in un’ epoca tempestosa e rivoluzionaria come la nostra, ma anche in epoche più calme: cos’è lo stato, qual è la sua natura, qual è il suo ruolo, qual è l’ atteggiamento del nostro Partito, del Partito che lotta per rovesciare il capitalismo, del Partito comunista, nei confronti dello Stato?”” (pag 110-111, V. Lenin, Sullo stato, Luglio 1919)”,”CINx-178″
“AAVV”,”Le ricerche e i dati (XIX e XXI secolo).”,”Il CD-ROM contiene: Tutti i dati relativi alle elezioni politiche e presidenziali e l’ elenco dei presidenti del Consiglio e dei capi di Stato dei principali paesi europei (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Austria, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio) e degli Stati Uniti a partire dalla metà dell’ Ottocento fino al 2004. Diviso in files (Word di Window) relativi a ciascun paese, questo materiale è organizzato in tabelle.”,”EURx-187″
“AAVV”,”Gli italiani nei campi di concentramento in Francia. Documenti e testimonianze. A cura del Ministero della cultura popolare.”,”Riproduzione prima pagina giornale ‘Le pays réel’ che riporta un articolo con la notizia di un massacro di minatori italiani ad opera dell’ esercito francese (28 agosto 1940). (pag 445)”,”ITAF-180″
“AAVV”,”Guide des immigrés.”,”Dati immigrazione. Nel 1976 c’erano in Francia circa 4 milioni e 200 mila stranieri rispetto ai 3 milioni e 776 del 1973. Le principali nazionalità erano: Algerini 880 mila Portoghesi 858 mila Italiani 558 mila Spagnoli 531 mila Marocchini 322 mila Tunisini 267 mila Polacchi 86 mila Jugoslavi 78 mila Turchi 66 mila Africani 79 mila (pag 4)”,”CONx-120″
“AAVV”,”Histoire de l’ Internationale 1862-1872, par un bourgeois republicain.”,”””L’ Internationale, nel suo numero del 27 marzo 1869, si esprime così: “”Cosa prova la molteplicità degli scioperi! Che la lotta tra tra il lavoro e il capitale si accentua sempre più, che l’ anarchia economica diventa giorno dopo giorno più profonda e si va a grandi passi verso il termine fatale che è alla fine di questa anarchia, la Rivoluzione sociale… Quando gli scioperi si estendono, si comunicano di vicino in vicino, ciò ben presto diventa uno sciopero generale; e uno sciopero generale, con le idee di affrancamento che regnano oggi, non può che portare a un grande cataclisma che farà fare nuova pelle alla società. Occorre che il popolo sia pronto, ch non si lasci più circuire dai chiacchieroni e dai sognatori come nel 1848, e per questo occorre che sia organizzato fortemente e seriamente. … Gli scioperi indicano una certa forza collettiva, una certa intesa tra gli operai: poi ciascuno sciopero diventa il punto di partenza di nuovi raggruppamenti. Più la lotta diventa attiva, più la federazione dei proletari deve estendersi e rinforzarsi. E allora alcuni economisti dalle vedute ristrette accusano adesso questa federazione dei lavoratori, rappresentata dall’ Internazionale, di spingere allo sciopero e creare l’ anarchia! E’ semplicemente prendere l’ effetto per la causa: non è l’ Internazionale che crea la guerra tra sfruttatori e sfruttati, ma sono le necessità della guerra che hanno creato l’ Internazionale””. (pag 86-87)”,”INTP-028″
“AAVV”,”Miscellanea Int. Argomenti vari.”,”Contiene i saggi: – Philippe BOURRINET, Victor Serge: totalitarisme et capitalisme d’ Etat. (francese) – AAVV, Storia del diritto romano. La costituzione romana. (italiano) – AAVV, Bibliography (Bordiga, la sinistra comunista, il bordighismo, bibliografia) (inglese) – SENECA Lucio Anneo, Cuestiones naturales. (in spagnolo) – Gael HILLERET, Antoine Picon, Les Saint-Simoniens. Raison, imaginaire et utopie, Paris, Belin, 2003 – AAVV, Il sindacato nella Resistenza, 1943-1945. (italiano) – AAVV, Recensione a ‘Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels AKADEMIA VERLAG. 1999 a cura di Hans-Peter HARSTICK Richard SPERL e Hanno STRAUß (in inglese) – LA-GRASSA Gianfranco, Non impero ma imperialismo. (in italiano) – AAVV, Bibliografia opere articoli opuscoli pubblicati da Pierre Naville (in francese). – AAVV, La Banca d’ Italia come autorità indipendente. (in italiano) – Gert PINKERNELL Uni WUPPERTAL, La France hier et aujourd’ hui: une introduction. – Philippe BOURRINET, Victor Serge: totalitarisme et capitalisme d’ Etat. (francese) testo completo e note”,”ANNx-023″
“AAVV”,”De la crise à la Seconde Guerre mondiale. Exposé du Cercle Léon Trotsky du 13 avril 1984.”,”””La politica di Hitler compie un salto, e questa volta non solamente un piccolo passo, nella primavera del 1936. Il 7 marzo in effetti, proprio un anno dopo l’ annuncio ufficiale del riarmo della Germania, tre battaglioni tedeschi attraversano il Reno occupando la zona smilitarizzata dal Trattato di Versaills, zona che l’ esercito francese aveva evacuato in anticipo nel 1930. Era un bluff dal punto di vista delle forze militari tedesche. Le truppe tedesche avevano ricevuto l’ ordine di ripassare il Reno il più velocemente possibile se esse avessero incontrato la reazione francese. Tuttavia, i capi dell’ esercito tedesco non avevano sostenuto questo gesto spettacolare, è Hitler che gli aveva forzato la mano. Questi dirà più tardi su questo soggetto: “”Le 48 ore che hanno seguito la nostra entrata in Renania sono state le più angoscianti della mia vita””. Il governo francese, pur avvisato da tempo riguardo a questa possibilità, non reagì. A credere alla maggior parte degli storici, alcuni ministri francesi sarebbero stati favorevoli a una reazione militare, ma si sarebbero scontrati con le enormi difficoltà invocate dagli alti comandi militari.”” (pag 26)”,”RAIx-173″
“AAVV”,”Le capitalisme monopoliste d’ Etat. Traite marxiste d’ economie politique. Tome 1.”,”””Una analisi attenta dei censimenti della popolazione mostra, in effetti, che la classe operaia, come è stata definita in precedenza, rappresenta oggi circa il 44.5% della popolazione attiva. Inoltre la sua concentrazione aumenta. (…)”” (pag 221) “”Nel 1954, la classe operaia rappresentava poco più del 40% della popolazione attiva. Essa era circa il 43% otto anni dopo, nel 1962; e nel 1968 (ultimo censimento), gli effettivi della classe operaia sono stati stimati a quasi 9 milioni di persone, ossia il 44.5% della popolazione attiva.”” (pag 221)”,”ECOI-154″
“AAVV”,”Miscellanea Int. Argomenti vari.”,”Contiene i saggi: – Diego FUSARO, La fisica di Aristotele (It) – Giulio ANGELI, Dossier ’68. Se trent’anni vi sembrano pochi. (It) – Roberto SCHIATTARELLA, Analisi di sistema e delocalizzazione internazionale. Uno studio per il settore del “”made in Italy””. (it) – AAVV, La guerra planetaria degli Stati Uniti d’ America. Conferenze. (It) – Monique MUND-DOPCHIE, La frontiere entre le civilisé et le sauvage dans l’ imaginaire de l’ Occident latin: usages et mésugages des critères antiques. (Fr) – Marx-Engels-Gesamtausgabe, Mega Studien (english) (indice e sommari) – C. George BOEREE, Jean Piaget (1896-1980) (Uk) – Guido BARROERO, Gli anarchici nella resistenza in Liguria. L’ altra resistenza a Genova. (It) – Bibliografia scritti di Arturo Peregalli (1970-2001) (It) – Pro o contro la Jugoslavia, ma tutti contro il marxismo. Una nostra recensione di vari libri pubblicati sulla vicenda jugoslava tutti di stampo anti-marxista. (It) – Bibliographie sur l’ histoire de la gauche communiste italienne (al dicembre 1998). (Fr) – German Left and the Russian Opposition (1926-1928) (Uk) – Fifth Congress of the Communist International. Theses on tactics in the trade unions. Extracts. (Uk) – Bayern SPD Landesverband. (intervento di W. HODERLEIN sull’ 80° della morte di Georg von Vollmar (Deut) – IISG – IISH, List of the papers of Bruno Fortichiari (1892-1981), 1945-1977, Bernard MANTEL (Amsterdam, 2001) (Uk) – Maat. Maometto. Da Medina alla Mecca. (It) – Maria Luisa MOSCATI BENIGNI, Breve storia del popolo ebraico (It) – Giovanni SALATI, Il “”Total Recall”” californiano ed il Governatore Schwarzenegger: un tentativo di analisi, novembre 2003 (It) – Duncan HALLAS, All Power to the Soviets (June 1976) International Socialism (Uk) – Giovanni Battista CLEMENTE, La Scuola di Francoforte in Italia (1954-1999) (It) – Michael R. PAKKO Patricia S. POLLARD, Burgernomics: A Big Mac Guide to Purchasing Power Parity. (Uk) – Bibliotheque Internationale de la Gauche Communiste: Alfred Rosmer. (Fr) – Idem: En mémoire d’ Ottorino Perrone (Fr) – Idem: Bilan d’ un revolution. V. Le débat économique et la lutte principielle dans le parti bolscevique de 1923 à 1928. (Fr) – Idem: Sur Anton Pannekoek: marxisme contre idéalisme ou le parti contre les sectes (Fr) – El cretinismo diplomatico y parlamentario. La lucha contra el fascismo en Austria y el congreso del teatro Pleyel de Paris (1933) (Sp) – The British Library: German and Austrian Exile Periodicals (1933-1945) (Uk) – Sandro RINAURO, Il sondaggio d’ opinione in Francia e in Italia dagli anni trenta ad oggi: dal lungo rifiuto alle “”Repubbliche dei sondaggi? (It) – A. Gramsci sul giornalismo (da ‘Gli intellettuali e l’ organizzazione della cultura, ER 1975) (It) – Notizie petrolifere (statistiche sul petrolio), Unione Petrolifera Luglio 2004 (It)”,”ANNx-024″
“AAVV”,”Procès de l’ Association internationale des travailleurs. Première et deuxième commissions du Bureau de Paris. Publiée par la Commission de propagande du Conseil fédéral parisien de l’ Association internationale des Travailleurs. Suivie des statuts et règlement de l’ Association.”,”””Perciò nella corruzione dei costumi alla quale noi assistiamo oggi, non è il popolo operaio che ha dato l’ esempio, non è lui che conduce il saturnale; così quando applicate la legge, noi vi diciamo: meditate, c’è un mondo nuovo che si leva, il mondo del lavoro; per convincervi, prestate le orecchie, e gli echi di Charleroi, di Bologna, di Ginevra vi forniranno argomenti irrefutabili””. (pag 116, AIT)”,”INTP-030″
“AAVV”,”Association internationale des travailleurs.”,”Ch. Longuet ex redattore de La Rive Gauche, è delegato al Congresso di Losanna dell’ AIT, per Caen.”,”INTP-032″
“AAVV”,”Troisieme proces de l’ Association internationale des travailleurs a Paris.”,”””I fondatori si propongono, non solo di fare della propaganda, ma ancora di chiamare a raccolta tutto il partito socialista europeo, di stabilire, attraverso un giornale, delle relazioni permanenti tra tutti i gruppi; di preparare, in una parola, la rivoluzione sociale europea.”” (pag 35)”,”INTP-033″
“AAVV”,”La Costituzione Europea.”,”””La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’ emissione di banconote in euro nell’ Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere tali banconote.”” (pag 81)”,”EURx-190″
“AAVV”,”Ogni anno un maggio nuovo. Il centenario del primo maggio.”,”””La prima festa del lavoro, ufficialmente promossa e organizzata nel 1890, registrò un esito straordinario. “”Il proletariato europeo ed americano – ebbe a dire Federico Engels in quella occasione – ha messo in mostra la propria forza combattiva. per la prima volta vi è stata la mobilitazione di un unico esercito, sotto un’ unica bandiera, e cioè la conquista per legge della fissazione della giornata lavorativa di otto ore””. (pag 19)”,”MPMx-023″
“AAVV”,”La theorie leniniste du parti dans le monde moderne.”,”””Il marxismo, scriveva Lenin, si basa su dei fatti e non su delle possibilità. Un marxista non deve impiegare come premesse della sua politica che dei fatti nettamente e indiscutibilmente provati”” (Lenin, Oeuvres, t. 35, p. 243) (pag 38)”,”LENS-149″
“AAVV”,”Lénine et les forces armées sovietiques.”,”””All’ epoca dell’ imperialismo, si assiste a una spinta costante del militarismo, a una corsa agli armamenti sfrenata. Per lottare contro il proletariato, la borghesia concentra una forza militare formidabile. “”L’ armamento della borghesia contro il proletariato, constata Lenin, è uno dei fatti più importanti, più fondamentali, più essenziali della società capitalistica moderna””. (pag 36)”,”LENS-150″
“AAVV”,”Europa occidentale e Stati Uniti: partners o rivali? Documenti dei servizi segreti americani: analisi e commenti.”,”””Deve essere rilevato che anche nella sfera delle materie prime, gli interessi degli USA e dell’ Europa Occidentale sono spesso in disaccordo, quantunque le divergenze non siano così acute come in campo energetico. Tuttavia, anche in questo campo i Servizi Segreti degli USA operano frequentemente a danno degli interessi europeo-occidentali.”” (pag 48)”,”USAP-064″
“AAVV”,”Miscellanea Int. Argomenti vari.”,”Contiene i saggi: – Panfilo GENTILE, La città libera. (it) – La questione curda (it) – Ruggero MANTOVANI, L’ avvenire appartiene al bolscevismo. A ottantanni dalla scomparsa di Lenin (it) – LINDNER-WIRSCHING Almut, Les écrivains francais et leur nation pendant la Première Guerre mondiale (fr) – Richard GREEMAN, Memoirs of a revolutionary. A review fo Susan Weissman, Victor Serge: The Course Is Set On Hope (uk) – Robert MATTHEWS, Les microbes tueurs du nouveau millénaire. (fr) – Umberto CALAMITA, Sfruttamento nel mondo. I dati dell’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL, ILO, BIT) (it) – Federico CANEPARO, Amadeo Bordiga (it) – Louis JANOVER Maximilien RUBEL, Matériaux pour un lexique de Marx: Armée. (fr) (it) – Maximilien RUBEL, Marx teorico dell’ anarchismo (it) – Leon TROTSKY, Histoire de la révolution russe. 25. Les “”Journées de Juillet””: la préparation et le début. (fr) – AAVV (CPS), Defense du bolchevisme: Février-Octobre 1917 (fr) – AAVV, La révolution russe de 1917. 1. Février : les femes ebrasent la Russie (fr) – AAVV, Une chronique du feminisme revolutionnaire. (fr) – AAVV, La Rebelion de las mujeres (sp) – Cristina CARPINELLI, Donne e famiglia nella Russia Sovietica dagli anni Venti agli anni Quaranta. (it) – Diego FUSARO a cura, Ludovico Geymonat, la vita e il pensiero (it) – AAVV, Trotzkismus in Osterreich. Vond den 20er Jahren bis heute, Trotskismo in Austria. Dagli anni Venti ad oggi’. (it) – AAVV, Une définition de la geostrategie (3) (fr) – DREYFUS-ARMAND Genevieve Stephane BEUCHER Natacha LILLO Remi SKOUTELSKY Tangui PERRON, Journée d’ etudes: ‘Solidarité avec l’ Espagne republicaine en banlieu nord’ (23.11.1999) (fr) – David L. PRYCHITKO, The Nature and Significancer of Marx’s Capital: A Critique of Politica Economy (uk) – Friedrich ENGELS, Wilhelm Wolff (tratto da Edizioni Lotta Comunista) (it) – AAVV, Eugene Levine (uk) – Daniel Aarao Reis FILHO, Socialismo e democracia: desafios para o século XXI (port) – Biografie di oppositori di Stalin (fr) – Antonio LEPSCHY, Fondamenti storico-epistemologici dello sviluppo tecnologico. (it) – Le economie cooperative fra paternalismo privato, intervento pubblico e conflitto sociale (it) – Corrado GATTI, Leadership e rinnovamento culturale nei processi di Turnaround. (it) – Bibliografia: sindacalismo movimento sindacale classe operaia movimento operaio partiti operai socialismo (fr)”,”ANNx-025″
“AAVV, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Au lendemain de la grande grève Renault. Textes de l’ Union Communiste (trotskyste), 1947-1949.”,”””Come ciò si concilia con l’ economia pianificata? Si deve cercare la spiegazione direttamente nel “”socialismo in un paese solo””. I fatti confermano oggi la spiegazione di Trotsky sull’ impossibilità di costruire il socialismo in un solo paese. Il punto essenziale della dimostrazione di Trotsky ne L’ I(internationale) C(ommuniste) après Lenine (nota: Rieder, Paris, 1930) è basato sul fatto che il socialismo non può essere costruito che sulla tecnica più avanzata, ovvero in un mondo capitalistico superiore dal punto di vista produttivo un paese arretrato non poteva svilupparsi armoniosamente verso il socialismo. Non è una questione di risorse in senso assoluto, ma l’ economia non riuscirà a diventare socialista fin quando non si estenderà al mondo intero, lo scopo dell’ economia socialista essendo una economia armoniosa.”” (pag 40)”,”TROS-160″
“AAVV”,”Estatutos de la Union General de Trabajadores, UGT.”,”Dichiarazione di principio. La Union General de Trabajadores è una istituzione eminentemente di produttori, organizzati per gruppi affini di lavoratori di professione e professioni liberali, che, per mantenersi in solida connessione, rispetta la più ampia libertà di pensiero e tattica delle sue componenti, sempre che stiano all’ interno dell’ orientamento rivoluzionario della lotta di classe (…)””. (pag 7)”,”MSPx-050″
“AAVV”,”Cantiere. Bollettino bimestrale del collettivo di studio. A cura del “”gruppo d’ iniziativa per un movimento orientato e federato””.”,”Tra i corrispondenti (v. corrispondenza) del bollettino Aldo VINAZZA e Lorenzo PARODI Ugo SCATTONI e Pier Carlo MASINI. Conferenza di Yalta. Bombardamenti sulla Germania: Stalin pro distruzione case. “”Churchill passò quindi a descrivere la campagna di bombardamenti aerei sulla Germania, esprimendo la speranza che la partecipazione della aviazione americana avrebbe notevolmente intensificato i bombardamenti. Fu questa la prima volta che i due uomini si trovarono d’accordo. Stalin si impadronì a sua volta del tema, affermando che si dovevano distruggere le case, oltre le fabbriche””. (pag 2) L. PARODI: osservazioni critiche sull’ opera di Burnham ‘La rivoluzione dei tecnici’. (pag 6)”,”ANAx-212″
“AAVV”,”Die deutsche Okkupation der Ukraine. Geheimdokumente.”,”””Der deutsche Faschismus träumt von der Eroberung der Fruchtbaren, blühenden Ukraine. Auf dem Nürnberger Parteitag, in der Presse und in verschiedenen Kundgebungen haben Hitler und andere faschistische Führer wiederholt erklärt, daß das Ziel ihrer Außenpolitik territoriale Eroberungen im Osten sei. Ihre aggressive Außenpolitik ist gleichzeitig gegen ihre Nachbarn, gegen Frankreich, die Tschechoslowakei, Oesterreich usw. gerichtet.”” (pag 5) Minaccia ad Oriente. “”Il fascismo tedesco sogna di catturare la fiorente e produttiva Ucraina. Al congresso del partito a Norinberga, in diverse dichiarazioni alla stampa Hitler e altri capi fascisti hanno ripetutamente spiegato che l’ obiettivo della loro politica estera è quello di conquiste territoriali verso l’ Est. La loro politica estera aggressiva è diretta nello stesso tempo contro i propri vicini, contro la Francia, la Cecoslovacchia, l’ Austria.”” (pag 5)”,”GERQ-063″
“AAVV”,”La politique étrangère soviétique. Textes officiels (1917-1967).”,”Testo del trattato tra la Repubblica socialista federativa sovietica di Russia e la Germania. Rapallo, 16 aprile 1922. (Il governo sovietico era rappresentato da CICERIN e il governo tedesco da W. RATHENAU) (pag 63) “”Il Governo degli operai e dei contadini ha proposto la pace alle potenze dell’ Intesa a più riprese: (…). Approvando interamente queste azioni del Comitato Esecutivo Centrale di Russia, del Consiglio dei Commissari del Popolo e del Commissariato del Popolo agli Affari esteri, il VII Congresso dei Soviets di Russia riafferma la sua aspirazione alla pace e propne ancora una volta a tutte le potenze dell’ Intesa – l’ Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti d’ America, l’ Italia, il Giappone – , a tutti insieme e separatamente, di intavolare subito delle trattative di pace, e incarica il Comitato Esecutivo Centrale di Russia, (…) di proseguire sistematicamente la loro politica di pace prendendo tutte le misure necessarie per assicurarne il successo””. (pag 35, Risoluzione del VII Congresso dei soviets di Russia sulla questione della politica internazionale, 5 dicembre 1919).”,”RUST-119″
“AAVV”,”Relazione del partito comunista d’ Italia al IV congresso dell’ Internazionale comunista novembre 1922. La lotta contro la reazione, la difesa delle organizzazioni operaie, i rapporti col Psi, gli Arditi del popolo, la tattica del fronte unico e del governo operaio.”,”L’ Alleanza del Lavoro. “”a) il fronte unico deve essere organizzato su di una vasta rappresentanza delle masse, con comitati locali eletti in tutti i sindacati, e attraverso l’ iniziativa di un grande convegno nazionale sindacale (…).”” (pag 17) “”In occasione del Congresso dell’ Internazionale di Amsterdam (1922, ndr) a Roma, il nostro Partito, attraverso il suo comitato sindacale, aveva preparato una serie di sessanta comizi pubblici, nei quali oratori comunisti avrebbero dovuto spiegare il programma della ISR (Internazionale Sindacale Rossa, ndr), ed accusare i traditori gialli. Migliaia di manifesti, edizioni straordinarie dei giornali, avrebbero dovuto completare la nostra campagna. In occasione della gita a Tivoli dei congressisti, offerta dalla CGL d’ Ialia, migliaia e migliaia di manifesti erano stati affissi a Tivoli (allora quel comune era in nostre mani) nei quali erano scritte severe espressioni di disprezzo agli ospiti. In tale occasione era stato predisposto che il redattore capo de “”Il Comunista””, compagno Palmiro Togliatti, tenesse una conferenza a Tivoli. Tutta questa nostra preparazione fu annullata, non appena il compagno Bordiga ci fece conoscere da Berlino che la riunione delle tre Internazionali imponeva la necessità di attutire in un primo tempo l’ attacco comunista alle altre due Internazionali.”” (pag 21-22)”,”MITC-065″
“AAVV”,”Spartacus. Scopi. Obbiettivi e vicende.”,”Errore di Karl Liebknecht. “”Si poteva sperare, dopo ciò, che nell’ ora suprema, Liebknecht, fosse pur solo contro tutti – si ergesse contro la guerra. Disgraziatamente, come tutti gli altri, il 4 agosto 1914, egli votò i crediti. E’ il grande errore della sua vita: i suoi amici ne convengono e cercano di spiegarlo. Tutti avevano dovuto tornare precipitosamente dalla vacanze, tutti gli animi erano sconvolti… Il Partito socialista, che fino allora era muto, tenne una seduta il 3 agosto: Liebknecht e tredici altri deputati erano contrari ai crediti, novantase erano favorevoli. Fu posta innanzi la grave questione della disciplina. Liebknecht credeva che tutto il suo partito fosse chiamato a lottare a breve scadenza contro la guerra: e fu per non rompere questa unità e arrivare a una opposizione unanime, che una sol volta in vuta sua egli fece violenza alle sue convinzioni più forti e si inchinò davanti al fuorviamento della maggioranza. Ma, il 2 dicembre 1914, egli si era ravveduto e, questa volta, solo contro tutti, rifiutò i crediti. Le urla dell’ Assemblea gli impedivano di dire i motivi del suo voto; (…)””. (pag 13) “”Nello stesso processo Ledebour, questi depose che il ministro degli interni, Ernest, aveva confessato al corrispondente dell’ Avanti!: “”Abbiamo preso misure tali da costringere gli spartachisti a scendere in campo prima dell’ epoca che si sono prefissa””. Segno dunque che il Governo sapeva che il suo atteggiamento avrebbe provocato il conflitto che portò allo schiacciamento e poscia all’ assassinio di Spartacus””. (pag 32)”,”MGER-075″
“AAVV”,”Contro Stalin. Documenti dell’ Opposizione di sinistra (1923-1933).”,”Dichiarazione degli Ottantaquattro (maggio 1927) “”Tra la linea erronea seguita in Cina e la linea erronea sulla questione del Comitato anglo-russo c’è una correlazione strettissima. La stessa linea pervade tutta la politica dell’ Internazionale Comunista. In Germania, centinaia di proletari di sinistra, l’ avanguardia, sono stati espulsi, per il semplice motivo che solidarizzavano con l’ Opposizione russa. Gli elementi di destra hanno sempre più influenza in tutti i nostri partiti. Gli errori di destra più grossolani (in Germania, Polonia, Francia e da ogni altra parte) non vengono corretti; ormai la più flebile voce critica da sinistra porta all’ espulsione. Così, il prestigio del Pcus e della rivoluzione d’ Ottobre viene usato per far spostare i partiti comunisti a destra, lontano dalla linea leninista.”” (pag 55) Dichiarazione degli Ottantaquattro (maggio 1927) “”(…) Per questa dichiarazione abbiamo raccolto in un tempo molto breve dozzine di firme di vecchi bolscevichi. Non dubitiamo neanche per un attimo che altri vecchi bolscevichi dispersi ai quattro angoli dell’ Urss come all’ estero avrebbero aggiunto le loro firme a questa dichiarazione se ne fossero stati a conoscenza.”” (segue firma degli 84, con l’ anno di adesione al partito, tra i firmatari Zinoviev, Piatakov, Radek, Smirnov, Smilga, Sosnovsky, Trotsky) (pag 67)”,”TROS-166″
“AAVV”,”Sui fatti d’ Ungheria. Testo del Rapporto del Comitato Speciale dell’ ONU.”,”Capitolo XI. I consigli rivoluzionari e operai. (pag 297) “”Dal 24 ottobre, Consigli Rivoluzionari furono formati in molte parti dell’ Ungheria, nei villaggi, le città, i distretti e le province. Zone intere vennero sottoposte al loro controllo dopo incruenti, ma riuscite rivoluzioni, o dopo lotte più o meno lunghe contro l’ AHV. Assunsero immediatamente responsabilità ammistrative e cominciarono a presentare richieste al governo, alcune delle quali influirono considerevolmente sul corso degli avvenimenti””. (pag 302)”,”MUNx-031″
“AAVV”,”Geschichte der Kommunistischen Partei Kanadas, 1921-1976. (Tit.orig.: Canada’s Party of Socialism).”,”””Die Kommunistische Partei war sich durchaus über den wahren Charakter der Nationalen Union in klaren, und zwar schon bevor diese an die Macht gelangt war. Die Partei lenkte die Aufmerksamkeit auf die Tatsache, daß die Nationale Union von unverhüllt reaktonären Gruppen unterstützt wurde, darunter von den Konservativen, von der Corporation des Chambres Economiques, von der Organisation Patriotische Jugend (“”Jeunesse Patriotes””), deren Anführer ein bekannter Sympathisant Mussolinis war, und von der People’s Social School””. (pag 122) “”Il partito comunista aveva sicuramente chiaro il carattere vero dell’ Unione Nazionale, e questo, già prima che quest’ultima arrivasse al potere. Il partito ha orientato la sua attenzione sul fatto che l’ Unione Nazionale è stata sostenuta da gruppi reazionari, tra cui i conservatori, la Corporazione delle Camere economiche, l’ organizzazione dei giovani patrioti (“”Jeunesse Patriotes””), il cui leader si dichiara simpatizzante di Mussolini, e della People’s Social School””. (pag 122)”,”MCAx-001″
“AAVV”,”Viva la Comune. I proclami della Comune di Parigi.”,”””Nonostante il peso del patriarcato nella cultura popolare, la Comune si contraddistinse per l’ attiva e combattiva partecipazione femminile. La militante libertaria Louise Michel e la rivoluzionaria russa Elisabeth Dmitrieff sono fra le più note, ma migliaia di altre donne – indicate con rabbia ed odio come “”pétroleuses”” (rivoluzionarie, incendiarie) dalla reazione versagliese – parteciparono alle lotte dell’ aprile-maggio 1871.”” (pag 15) Dichiarazione sulle rappresaglie. Parigi, 5 aprile 1871 Cittadini: Ogni giorno i banditi di Versailles uccidono o giustiziano i nostri prigionieri, e non passa singola ora senza che apprendiamo di questi omicidi. E sapete che i colpevoli sono i gendarmi e i sergents de ville dell’ Impero, i lealisti di Charrette e Cathelieu, che marciano su Parigi al grido di “”Lunga Vita al Re!””, al seguito di un bianco stendardo. Il governo di Versailles si pone così fuori dalle leggi di guerra e dell’ umanità. Non avrete altra scelta che ricorrere alla rappresaglia. (…)”” (pag 43)”,”MFRC-102″
“AAVV”,”Statuto del Partito Comunista Italiano. Approvato dal 14° Congresso del PCI, Roma, 18-23 marzo 1975.”,”””Sanzioni disciplinari. Le misure e le sanzioni previste per i casi in cui il comunista manca ai propri doveri verso il partito sono: a) il richiamo orale; b) il biasimo scritto; c) la destituzione dalla carica; d) la sospensione dal partito da uno a sei mesi; e) la radiazione dal partito; f) l’ espulsione dal partito. (…) Scioglimento di organizzazioni. (…)””.”,”PCIx-200″
“AAVV”,”Origini e sconfitta dell’ internazionalismo in Cina, 1919 – 1927.”,”La selezione e la presentazione dei testi è stata curata da Alfio ALOISI. Scritti di D.R. ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV I primi giorni di Peng Shuzhi alla Scuola di lingue straniere. “”Il gruppo comunista di Shanghai non era in grado di aiutarci economicamente; attraverso Vojtinskij, riceveva dall’ Internazionale una somma per tappare i buchi che le spese di stampa e di trasporto delle pubblicazioni aprivano nel bilancio. Inoltre il piccolo contributo che l’ Internazionale versava a Yang Mingzhai e a Pouk ci permetteva la frequenza gratuita dei corsi della scuola. Ma questi versamenti erano insufficienti.”” (pag 169)”,”ELCx-081″
“AAVV”,”Origini e sconfitta dell’ internazionalismo in Cina, 1919 – 1927.”,”La selezione e la presentazione dei testi è stata curata da Alfio ALOISI. Scritti di D.R. ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV”,”MCIx-018″
“AAVV”,”Origini e sconfitta dell’ internazionalismo in Cina, 1919 – 1927.”,”La selezione e la presentazione dei testi è stata curata da Alfio ALOISI. Scritti di D.R. ALLBERT C. BRANDT C. CEDART e CHENG YING-XIANG CHAN MING KOU CHEN DA CHEN DUXIU J. CHESNEAUX K. MARX F. ENGELS DENG ZHONGXIA A. DIRLIK J. GUILLERMAZ H.R. ISAACS T. MENDE J. OSTERHAMMEL A. ROUX M.N. ROY V. SERGE S.A. SMIHT S. TRETJAKOV L. TROTSKY TSO SHELDON SHI KAN TZE CHUNG WOO VISNJAKOVA-AKIMOVA V.V. WANG FANXI ZHANG GUOTAO G. ZINOVIEV”,”EDIx-064″
“AAVV”,”Storia della sinistra comunista. I bis. Nuova raccolta di scritti, 1912-1919.”,”Selezione di articoli dell’ Avanti!, de L’ Avanguardia, de ‘Il Socialista’, Il Soviet. “”Questo articolo a cui la completezza e la chiarezza di esposizione nulla tolgono del suo rigore dottrinale e programmatico, scritto dopo pochi mesi dall’ esplodere della prima guerra imperialistica, si deve ad un compagno di Napoli che ancora consideriamo come il decano del nostro Partito, e che con intatta chiarezza di vedute milita con immutato animo nelle file della Sinistra Comunista. Voglia il lettore oltre che leggerlo meditarlo a fondo, e voglia ricordare che nella piccola redazione napoletana non era nè poteva essere ancor nota l’ opera fondamentale di Lenin sull’ Imperialismo. (….)”” (pag 35) “”Il militarismo tedesco non è in fondo che il prodotto naturale della resistenza inglese nel mercato mondiale alla potentissima industria tedesca in continuo e rapidissimo accrescimento. La conquista dei mercati europei è più lunga, difficile, costosa, e richiede troppi sacrifici, specie se per ottenerla si debba adoperare la forza delle armi. Più comoda ed agevole riesce quella coloniale, che offre minima resistenza. L’ Inghilterra, estendendo la propria azione fuori dell’ Europa, ha potuto senza eccessivi sforzi e sacrifici raggiungere l’ attuale sviluppo (…)””. (pag 37, La guerra europea e il proletariato, Il socialista n° 23, 1914) (Bordiga)”,”MITC-070″
“AAVV”,”Storia del Partito Comunista bolscevico dell’ URSS. Breve corso.”,”PCI: calunnie su Bucharin. “”Sui primi del 1929, si venne a sapere che Bucharin, mandatario del gruppo dei capitolardi di destra, si è legato con i trotskisti per mezzo di Kamenev, ed elabora un progetto di intesa con costoro per lottare insieme contro il partito. Il Comitato Centrale denuncia la criminosa attività dei capitolardi di destra e avverte che l’ intrigo potrà finire male per Bucharin, Rykov, Tomski e gli altri. (…)””. (pag 254)”,”STAS-050″
“AAVV”,”La vérité sur l’ Affaire Nagy. Les faits, les documents, les témoinages internationaux.”,”””Dato che per la situazione politica regnante in Ungheria esisteva il pericolo che elementi controrivoluzionari cercassero di fare del male a Imre Nagy e ad altre persone appartenenti al suo gruppo con lo scopo di gettare la resposabilità delle sue conseguenze sul governo rivoluzionario operaio e contadino; inoltre, rendendosi conto che la loro sicurezza personale era minacciata per una possibile vendetta da parte dei loro avversari politici, Imre Nagy e i suoi compagni, basandosi su un accordo concluso a questo scopo tra il governo della Repubblica popolare dell’ Ungheria e la Repubblica popolare di Romania, si recarono in Repubblica popolare di Romania in attesa della restaurazione delle condizioni normali di sicurezza nella Repubblica popolare ungherese. E’ evidente che il governo della Repubblica popolare ungherese ha per due volte non mantenuto gli impresi con il governo della Repubblica federale popolare di Jugoslavia non rendendo possibile il libero ritorno di Imre Nagy e dei suoi compagni a casa loro; al posto di ciò sono stati nviati in residenza forzata nella Repubblica popolare romena; e per il fatto che, contrariamente alle garanzie date sulla loro sicurezza personale e alla promessa di non punirli per la loro attività passata, ha fatto comparire alcune di queste persone in un processo segreto e ha condannato Imre Nagy e alcuni altri compagni alla pena di morte, sentenza che è stata eseguita, l’ accordo pienamente valido è stato infranto senza riparazione possibile. Il governo della Repubblica federale popolare di Jugoslavia protesta energicamente (…)””. (pag 181) (documenti, Belgrado, 23 giugno, 1958)”,”MUNx-034″
“AAVV”,”Scienza e rivoluzione. Volume primo. Lo sviluppo rivoluzionario della forza produttiva capitalistica. La pretesa conquista del cosmo e la teoria marxista della conoscenza.”,”””All’ epoca in cui scriveva Bordiga vi erano matematici e fisici italiani che lavoravano sil lascito di Einstein cercando di estendere il concetto di “”gruppo”” e di “”simmetria””. Uno dei punti di partenza era il modello cosmologico di De Sitter-Castelnuovo, che non era una novità negli anni ’50, ma sembrava promettere importanti sviluppi. Siamo andati a frugare nelle riviste dell’ epoca e nei ricordi di vecchi compagni e abbiamo trovato le tracce di conoscenze che Bordiga poteva aver assimilato in quegli anni e che trapelano negli articoli. Guido Castelnuovo era uno dei fondatori della scuola di geometria algebrica, ben conosciuta da Bordiga, e alcuni allievi di tale scuola ne avevano continuato il lavoro in diverse università italiane. A Napoli si raccolse un buon nucleo di matematici e Bordiga conosceva uno di essi, Renato Caccioppoli, che fu anche l’ unico a rimanere nella città quando tutti gli altri si spostarono a Roma alla fine degli anni ’30. Caccioppoli aveva la cattedra di Teoria dei Gruppi e diede importanti contributi, riconosciuti internazionalmente, alla teoria geometrica della misura e all’ analisi funzionale non lineare. A Roma, dalla stessa scuola, scaturì dopo la guerra una nuova cosmologia, basata appunto sulla teoria dei gruppi e sfociata in una concezione unitaria del mondo fisico e biologico, descritta per la prima volta, nel 1942, dal matematico Luigi Fantappié, collaboratore di Vito Volterra e di Federigo Enriques, quest’ ultimo tra i fondatori della scuola suddetta.”” (pag 157-158) pag 210″,”BORD-072″
“AAVV”,”La menace de guerre denoncee aux femmes de tous le pays par le Rassemblement mondial. Document n° 5.”,”Proposte di pace Hitler. (accordi bilaterali, patti di non aggressione, con tutti i paesi che confinano con la Germania eccetto con l’ URSS; promessa di 25 anni di pace con la Francia) “”VII. Come si devono considerare le propose di pace di Hitler? Alcuni, pur condannandone la violazione unilaterale del Patto di Locarno, stimano che questo atto è compensato dalle proposte di pace di Hitler. Quali sono queste proposte? 1. Patti bilaterali di “”non aggressione”” per i paesi vicini del Reich (l’ URSS è passata sotto silenzio). 2. 25 anni di pace con la Francia. Che cosa bisogna pensare dei patti bilaterali di non aggressione? Questi patti obbligano, per quanto vale la parola delle parti contraenti, le due parti a non portare alcuna aggressione l’ uno contro l’ altra. Per contro, se piace a una delle potenze firmatarie lanciare una aggressione contro una terza, tale patti paralizzano l’ altra parte togliendogli la possibilità di portare soccorso all’ aggredito. Supponendo che patti di non aggressione siano conclusi tra tutti i paesi d’ Europa ad eccezione dell’ URSS, la Germania avrebbe così la piena libertà di attaccare impunemente questo paese.”” (pag 12-13)”,”RAIx-192″
“AAVV”,”Le Programme du Parti Communiste Russe (bolchevik).”,”””7. Nello stato di dissoluzione attuale dell’ organizzazione capitalistica del lavoro, le forze produttive del paese non possono essere restaurate e sviluppate, il tipo socialista di produzione non può essere assicurata che grazie alla disciplina volontaria dei lavoratori, alla loro massima iniziativa, all’ educazione al senso di responsabilità e al più severo mutuo controllo della produttività del lavoro””. (pag 21)”,”RIRO-290″
“AAVV, COLLETTIVO DELL’ ACCADEMIA POLITICO-MILITARE DI TUNG-PEI a cura”,”Storia della Cina contemporanea.”,”””Dopo “”il movimento del 4 maggio”” Sun Yat-sen riorganizzò il Kuomintang (partito rivoluzionario) in Chung-kuo Kuomintang (partito nazionale della Cina), per distinguerlo dal Kuomintang costituito nel 1912. Nel corso della riorganizzazione entrarono nel partito operai e contadini. Nell’ autunno del 1922 Sun Yat-sen organizzò a Shanghai con i dirigenti del Partito comunista cinese e con alcune personalità progressive una riunione durante la quale fu elaborato il piano di rigoranizzazione del Kuomintang. Nel gennaio del 1923 il Kuomintang pubblicò un nuovo programma di azione rivoluzionaria. Nel febbraio dello stesso anno Sun Yat-sen, approfittando del fatto che l’ esercito alleato dello Yun-nan e del Kwang-si aveva cacciato le truppe del generale Chen Tsiung-ming, tornò di nuovo a Canton. Nel giugno del 1923 ebbe luogo a Canton il III Congresso del Partito comunista cinese. I delegati del congresso, rilevati i progressi compiuti dal Kuomintang, decisero di far aderire i membri del partito comunista al Kuomintang, per aiutarne e favorirne lo sviluppo. In quel periodo il K. rappresentava un blocco rivoluzionario di operai, contadini, piccola borghesia urbana e di parte della borghesia nazionale. La maggior parte dei membri del partito era costituita da lavoratori e da elementi del ceto medio, ed una parte dei suoi dirigenti adottava una linea rivoluzionaria. In questo periodo Sun Yat-sen diede una nuova interpretazione dei suoi “”tre principi del popolo”” ed accettò le proposte del Partito comunista cinese””. (pag 54-55)”,”CINx-180″
“AAVV”,”Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata. Catalogo sistematico e discografia. Con un commento di Delio Cantimori, una lettera di Salvatore Accardo e una documentazione sull’ esperienza di Dogliani.”,”””I volumi dovevano essere – tranne qualche eccezione – in lingua italiana e rappresentare “”il seme di tutto””, come aveva suggerito Delio Cantimori, il grande studioso che con particolare intensità seguì sin dall’ inizio il nostro tentativo e vi collaborò in maniera determinante.”” (pag 675)”,”ARCx-027″
“AAVV”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-21 gennaio 1921. Con l’ aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’ Italia.”,”””Perché vi sono delle contraddizioni che vanno corrette, contraddizioni che non riguardano soltanto noi, ma riguardano anche voi, anche i comunisti, di fronte alle tesi della Terza Internazionale. Voi lo sapete: a Bologna fu decretata la costituzione dei Soviets; a Milano fu, niente po’ di meno, che discusso il modo di costituire i Soviets. Guardate, intendiamoci bene, che non rivolgo nessun rimprovero alla Direzione del Partito, la quale in quel campo ha fatto tutto quello che ha potuto; rimprovero il Partito, non la Direzione del Partito, rimprovero il Partito che ha votato a Bologna la costituzione dei Soviety, e non li ha fatti…””. (pag 219, intervento di Baldesi, CGL, socialisti unitari)”,”MITC-072″
“AAVV”,”Il movimento comunista a Torino negli anni 1923-1925.”,” Lo sciopero generale metallurgico. “”In quel periodo il Partito Comunista attraverso alla massa dei suoi iscritti e sulla sua stampa, lanciò la parola d’ ordine dell’ azione generale che, ben preparata e ben diretta, non avrebbe certamente mancato di avere delle conseguenze importantissime sull’ ulteriore sviluppo della situazione generale italiana. La “”Fiom”” invece respinse, allora, questa parola d’ ordine e, solo in un secondo tempo, costretta dalle masse e dalla stessa situazione creatasi in seguito alla proclamazione dello sciopero dei metallurgici in Lombardia, da parte delle Corporazioni fasciste, proclamò alla sua volta lo sciopero generale per la Lombardia, il Piemonte e la Venezia Giulia colla ferma intenzione, però, fin dal primo momento, di stroncare il movimento prima che potesse affermarsi e svilupparsi.”” (pag 8)”,”MITC-076″
“AAVV”,”Der neue Kurs. Die gesetzliche Versklavung der Arbeiter und Angestellten.”,” Wirtschaftsräte für oder gegen das Proletariat. Von Paul Neumann. Aufbau der Räte im Klassenstaat. Die Räte als Organe des Proletariats. Die Erfahrungen der Russischen Revolution haben uns gelehrt, daß die Stellung der Räte im bürgerlichen Staat und Wirtschaft den Gradmesser für die jeweiligen Kräfteverhältnisse der Klassen offenbart. Diese Erfahrung der Russischen Revolution trifft auch restlos für Deutschland zu. Nach dem November 1918 waren die Arbeiter und Soldatenräte die formalen Träger des Staats und Wirtschaftsapparates.”” (pag 33) Conseils économiques pour ou contre le Proletariat. di Paul Neumann. Construction des conseils dans l’État de classe. Les conseils en tant qu’organes du Proletariats. Les expériences la révolution russe nous ont enseignés que la position des conseils dans l’État civil et l’économie indique le critère pour les relations électriques respectives des classes. Cette expérience de la révolution russe s’applique aussi complètement pour l’Allemagne. Le en novembre 1918 les travailleurs et les conseils de soldat étaient les responsables formels de l’État et de l’appareil économique.«  (traduzione automatica)”,”CONx-138″
“AAVV”,”Die SPD, eine bürgerliche Partei.”,”””Die Opposition wollte ein Korreferat schwingen, was natürlich abgelehnt wurde. Die Rede Levis war daher nur eine unbedeutende Diskussionsrede. Dafür hat er der Welt eine Broschüre geschenkt, die in Ersatz für diese verhinderte Rede sein soll. Paul Levi war während des Krieges bei der Zimmerwalder Linken, bis 1921 in der Kommunistischen Partei. Er hat, natürlich, einiges gelernt. Er versteht also sehr gut, was es mit Hilferdings “”Analyse”” auf sich hat. Aber Levi ist erstens immer mehr Literat als Poliker gewesen; und zweitens…ein Held ist er nie gewesen.”” (pag 60) L’opposition voulait balancer un Korreferat, ce qui a naturellement été rejeté. Le discours Levis n’était donc qu’un discours de discussion insignifiant. Mais il a offert au monde une brochure qui doit être dans un remplacement pour ce discours empêché. Paul Levi était pendant la guerre avec gauche di Zimmerwald, jusqu’en 1921 dans le parti communiste. Il a appris, naturellement, quelques-un. Il comprend ainsi très bien, ce qu’il a avec d’aide « analyse » di Hilferding sur lui. Mais le Levi a été d’abord de plus en plus un Litteraire que un Poliker; et deuxièmement il n’a été jamais un héros. (traduzione automatica)”,”MGEK-082″
“AAVV”,”Una estrategia socialista. (Las fases del proceso revolucionario hacia la Sociedad sin classes).”,”Un nuovo modello di accumulazione capitalista. “”1. Le industrie ‘di beni di consumo’ spiazzano ‘le industrie con maggior composizione organica di capitale’, che fino ad allora avevano guidato lo sviluppo. 2. Fino al 1929, la borghesia attaccava il proletariato riducendo il salario minimo di sussistenza. Nel nuovo modello, lo sviluppo seguirà quest’altro ciclo: più salario implica maggior consumo, quindi, maggiore produzione e, in definitiva, maggiori guadagni. (…)””. (pag 67)”,”MSPx-059″
“AAVV”,”La nostra lotta. Organo del Partito Comunista Italiano. 1943-1945.”,”Storia di una vita: Giovanni Gentile (pag 29, N° 9 maggio 1944) “”Ora deve essere chiaro per tutti che la Germania hitleriana marcia inersorabilmente verso la catastrofe. E’ vero che le condizioni in cui si svolge questa guerra sono più favorevoli alla Germania che nella passata guerra mondiale quando essa, dall’ inizio alla fine del conflitto, combatté la lotta su due fronti. Ora un grande svantaggio per la Germania è il fatto che l’ Unione Sovietica in questa guerra si è rivelata molto più forte della Vecchia Russia zarsita nella guerra passata. Nella prima guerra mondiale contro il blocco tedesco combattevano su due fronti 6 grandi nazioni: Francia, Russia, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone e Italia; nella guerra attuale, l’ Italia ed il Giappone sono passati dalla parte della Germania, la Finlandia si è unita al blocco fascista, ha cambiato campo la Romania che nella passata guerra combatté contro la Germania, operano fin’ora su di un solo fronte, contro l’ Unione Sovietica. La storia insegna che la Germania vinse sempre la guerra quando si battè su di un solo fronte, e che al contrario perdette la guerra quando fu costretta a combattere su due fronti. (…) E’ precisamente questa comunanza di interessi radicali che conduce al consolidamento dell’ alleanza di combattimento tra l’ Unione Sovietica, l’ Inghilterra e gli Stati Uniti nel corso della guerra.”” (pag 2-3, La nostra lotta, n° 4 marzo 1944) Storia di una vita: Giovanni Gentile (pag 29, N° 9 maggio 1944)”,”PCIx-302″
“AAVV”,”Ungheria 1956. Necessità di un bilancio.”,”””Io faccio parte di un movimento politico che considera la natura sociale dell’ URSS capitalismo di Stato. Del resto posso ricordare che lo stesso Lenin quando nel 1921 vide fallito il tentativo di estendere la rivoluzione in Germania comprese che in una Russia isolata e semifeudale non rimaneva altra prospettiva che la costruzione del capitalismo di Stato nel senso di gettare le basi oggettive del socialismo. La tesi della costruzione del socialismo in un paese solo si affermò in seguito come tesi staliniana””. (pag 78-79, L. Parodi)”,”ELCx-089″
“AAVV”,”Tutto Diritto. Tavole e schemi esplicativi, glossari.”,”””L’ assemblea degli associati. Un organo di fondamentale importanza è l’ assemblea degli associati. Essa ha la funzione di decidere (cc 21) su tutte le questioni di maggiore importanza riguardanti la vita dell’ ente e il suo operato: può modificare lo statuto e l’ atto costitutivo, deliberare lo scioglimento dell’ associazione e la devoluzione del suo patrimonio, approva il bilancio e revoca gli amministratori ed esercita l’ azione di responsabilità nei loro confronti, può escludere gli associati ed esercitare tutti gli altri compiti che le siano affidati dall’ atto costitutivo. Si riunisce almeno una volta l’ anno per l’ approvazione del bilancio (cc 20).”” (pag 37)”,”DIRx-008″
“AAVV”,”Documenti del C.L.N. per la Liguria. Relazioni. Deliberazioni cospirative. Atti di propaganda cospirativa. Dall’ insurrezione all’ arrivo degli alleati, 24-27 aprile.”,”””Risorge la Camera del Lavoro. “”Il Comitato Sindacale Interpartito comunica: (…) ha provveduto: a) a costituire la nuova Camera del Lavoro di Genova e Provincia: b) a inquadrare le forze sindacali in nuovi liberi organismi aderenti alla Camera del Lavoro (…)””. (pag 285) C’è la foto dei sotterranei della Casa dello Studente di Genova: (pag 37)”,”ITAR-088″
“AAVV”,”Spagna sindacato e democrazia. La presenza dell’ Union Sindical Obrera (U.S.O.) sindacato “”illegale”” nella Spagna franchista.”,”””Anni ’50: la nuova classe operaia. Anni ’50: se dal ’42 i rapporti di lavoro vengono definiti dallo Stato tuttavia, con incontri informali, si concludono accordi tra padroni e operai, tanto che nel ’48 un decreto li proibisce nelle imprese più grandi. Nel 1950, la classe operaia spagnola ha caratteristiche nuove, anche dal punto di vista quantitativo, dopo il grande esodo rurale: da 1.982.911 lavoratori del 1939 si passa a 2.754.162. Nel 1951, il 1° marzo a Barcellona per la durata di 6 giorni il grande sciopero dei tram ha origine dal totale disservizio di tali trasporti e dall’ aumento del 20% delle tariffe. Dopo una prima protesta degli studenti universitari, la parola d’ ordine passata di bocca in bocca utilizzando anche mezzi di fortuna è di recarsi sul posto di lavoro a piedi. Si distribuiscono volantini scritti a macchina:””Barcellonese, se sei un buon cittadino (…) và a piedi al tuo lavoro (…)””””. (pag 71-72)”,”MSPx-061″
“AAVV”,”Sesto San Giovanni nella Resistenza.”,”””Dal 1927 al 1930 il movimento clandestino stampa alla macchia e divulga il “”Risveglio””, foglio redatto e ciclostilato da Clemente Mandelli, Libero Baldanza e Giulio Casiraghi e distribuito nelle fabbriche attraverso una fitta rete di diffusori. (…) La diffusione della stampa non si limita a quella locale, vengono distribuiti anche i giornali clandestini antifascisti che dalla Francia arrivano in Italia con un complesso sistema di corrieri muniti di valigie a doppio fondo.”” (pag 8)”,”ITAR-090″
“AAVV”,”Dizionario geografico postale di tutti i comuni e le frazioni di comuni del regno d’ Italia compilato dalla Direzione Generale delle Poste.”,”Cornigliano, Genova, 4293 abitanti Pegli, Genova, 6864 abitanti Bormida, Savona, Genova, Carcare, 902 abitanti …”,”REFx-084″
“AAVV”,”Dati sull’organizzazione del PCI. XII Congresso del PCI. Dati statistici elaborati dalla Sezione Centrale di Organizzazione della Direzione del PCI, dicembre 1968.”,”Analisi tesserati PCI anni 1960 Una serie di tabelle in cui si analizza la composizione sociale degli iscritti, regione provenienza, reclutamento, grandi città, sesso, rapporto iscritti voto, peso degli operai, FGCI, età. Tabella pag 10 Composizione sociale degli iscritti 1964-1967 (operai 40%, impiegati 2,3%, artigiani e commercianti 6.4%, studenti 0.5, pensionati 12%!)”,”PCIx-304″
“AAVV”,”Statuto del Partito comunista italiano. XII Congresso del PCI, Bologna, 8-15 febbraio 1969.”,”Il centralismo democratico. “”(…) e) la minoranza deve accettare e applicare le decisioni della maggioranza; f) le decisioni degli organismi superiori sono obbligatorie per gli organismi inferiori; g) non sono permesse azioni che violano la linea politica e le norme dello Statuto, non è tollerata l’ attività frazionistica né alcuna azione che possa rompere o minacciare l’ unità e la disciplina del partito.”” (pag 16)”,”PCIx-306″
“AAVV”,”Sviluppo capitalistico e forza lavoro intellettuale.”,”””Risulta chiaro che l’ espulsione di manodopera dall’ agricoltura non è accompagnata da un corrispondente assorbimento da parte degli altri settori e che all’ accelerato sviluppo produttivo non ha corrisposto una parallela espansione dell’ occupazione. Le previsioni per il futuro non si presentano migliori: fonti governative prevedono per l’ Italia un esodo dalle campagne che va da un minimo di 1.656.000 a un massimo di 2.256.000 unità dal ’67 all’ 80 (piano 80), mentre per tutti i paesi della CEE il memorandum Mansholt parla di un esodo di 3.600.000 contadini sempre entro il 1980. E’ evidente che in termini di disoccupazione il costo della razionalizzazione agricola europea sarà pagato soprattutto dall’ Italia.”” (pag 21) “”Quanto alle attività terziarie, la previsione di una espansione del settore verso livelli americani (nel ’68: Italia 36%, USA e Canada 60% circa) va quanto meno rivista nei tempi di realizzazione.”” (pag 25) “”Si tratta semplicemente di ricordare che la gran parte degli insegnanti sono dei “”dequalificati””, sono cioè degli ingegneri, degli avvocati, dei chimici che non hanno trovato posto nell’ industria o nell’ amministrazione.”” (pag 44)”,”ITAC-100″
“AAVV”,”Marx Engels. Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895). Catalogo della mostra di studi storici sulla loro vita ed opere.”,”Alcune pagine spostate e rovesciate. Alcune foto danneggiate. “”Friedrich Albert Sorge (1828-1906). Figlio di un pastore luterano, condannato a morte come partecipante alla rivoluzione del 1848, emigrò nel 1852 a New York, dove esercitò la professione di maestro di musica. Consocio fondatore nel 1857 del Club dei Comunisti di New York, costituì e sostenne dal giugno 1867 diverse sezioni dell’ AIL. Divulgatore de “”Il Capitale””, partecipò nel 1872 al Congresso dell’ Aja. Fino al 1874 attivo in qualità di segretario nel Consiglio generale di stanza a New York, fondò nel luglio 1876 a Filadelfia la “”Workingmen’s Party of America”” (Partito operaio americano). In seguito si dedicò ad attività giornalistiche e alla stesura di opere storiche, in particolare sula storia del movimento socialista negli Stati Uniti, corando il suo lavoro con l’ edizione delle “”Lettere ed estratti epistolari di Johann Philipp Becker, Joeseph Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx ed altri con Friedrich Sorge ed altri””, 1906.”” (riq. 162)”,”MAES-068″
“AAVV”,”I primi quarantacinque anni della casa editrice Ricciardi.”,”””‘Ricciardi. “”Ricciardetto”” ha vissuto dal 1907 ad oggi una vita editoriale sempre più comodona. Ha messo fuori, in media, un volume ogni cinque anni, ma tutta roba buona e ottimamente stampata. Per la dignità esteriore del libro, egli ha nobilitato la piazza di Napoli, che ne aveva bisogno. S’è tenuto nei margini crociani, gentiliani, prezzoliniani, papiniani. Ha la disgrazia di essere un signore e fa l’ editore per passione, ma non ci tiene che si parli di lui e nemmeno dei suoi libri.’ A.F. Formiggini. (Dal Dizionarietto rimpiscatole degli editori italiani, nell’ Almanacco letterario, Milano, Mondadori, 1928, p. 256)”” (pag 94)”,”EDIx-071″
“AAVV”,”Benito Mussolini. Sul disarmo. On Disarmament. Sur le desarmament. Über die Abrüstung.”,”””Domattina, Camicie nere, vedrete qui una rassegna armata imponentissima. Sono io che l’ho voluta, perché le parole sono bellissima cosa, ma moschetti, mitragliatrici, navi, aeroplani e cannoni sono cose ancora più belle (irrefrenabile scoppi di acclamazioni); poichè, o Camicie nere, il diritto se non è accompagnato dalla forza è una vana parola, e il vostro grande Niccolò Machiavelli avvertiva che i profeti disarmati perirono””. (pag 4)”,”ITAF-219″
“AAVV”,”Berlin, 1917-1918. Parteiveteranen berichten über die Auswirkungen der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution auf die Berliner Arbeiterbewegung.”,”Rappresentazione di Rosa Luxemburg in carcere (pag 20) Foto di Leo Jogiches (pag 69) “”Liebknechts “”Nein!”” gegen den Krieg. Am 2. Dezember 1914 stimmte Karl Liebknecht als einziger Sozialdemokrat, als einziger Reichstagsabgeordneter gegen die Kreditvorlage. In der Stellungnahme, die Liebknecht dem Präsidenten zur Begründung seines Standpunktes überreichte, heißt es: (…)”” (pag 15)”,”MGER-088″
“AAVV”,”I comunisti e le elezioni ieri e oggi. La tattica del Partito Comunista d’ Italia nelle elezioni politiche del 1921 e del 1924.”,”””Il Partito comunista deve romperla con l’ antica consuetudine socialdemocratica di far eleggere deputati soltanto cosiddetti “”esperti”” parlamentari, precipuamente avvocati e simili. Di regola è necessario porre la candidatura di operai, senza preoccuparsi se questi siano semplici membri del Partito privi di grande esperienza parlamentare. Quegli arrivisti, che aderiscono al Partito comunista unicamente per arrivare in Parlamento, debbono senza riguardo alcuno essere bollati a fuoco dal Partito comunista. Le Direzioni dei Partiti comunisti debbono confermare le candidature di quelle sole persone, che hanno mostrata la devozione alla classe operaia con un lungo lavoro.”” (pag 21, I partiti comunisti e il parlamentarismo. Tesi approvate al 2° Congresso dell’ Internazionale Comunista, Mosca, luglio 1920)”,”MITC-079″
“AAVV”,”Der Erstdrucke der Werke von Marx und Engels. Bibliographie der Einzelausgaben.”,”Contiene la bibliografia e cronologia delle edizioni delle opere di Marx Engels pubblicate nei vari paesi nel periodo 1841-42 – 1887-1888. Contiene la riproduzione dei frontespizi di molte opere di Marx ed Engels pubblicate nei vari paesi. Es: “”(…) 1857/58 Marx. Grundrisse der Kritik der Politischen Ökonomie. Siehe: Erste Veröffentlichungen aus dem Nachlaß. 1858-59 Marx. Zur Kritik der politischn Oekonomie. Erst heft. Berlin: Duncker 1859. VIII, 170 S. (…)”””,”MADS-404″
“AAVV”,”Problemi della rivoluzione. Contributo ad un dialogo tra gli internazionalisti.”,”Bordiga, la frazione astensionista, il congresso di Bologna e quello di Livorno. La questione dei tempi. “”Anche se si fosse avuta la scissione al congresso di Bologna (1919), la frazione astensionista come tale non avrebbe obiettivamente potuto dar corpo ad un partito adeguato alla situazione e ai compiti della rivoluzione incombente. Se alla frazione astensionista fosse stata attribuita questa possibilità di affermazione il non aver scissionato a Bologna, sarebbe stato errore di tali proporzioni da compromettere per sempre e l’ impostazione teorica della frazione e la sua organizzazione e il nome del suo maggiore animatore.”” (pag 9)”,”MITC-080″
“AAVV”,”Code bolchevik du mariage.”,”””72. Ne peuvent présenter empêchement au mariage les voeux monastiques ou l’ état de prêtre ou de diacre.”” (pag 38) “”Des adoptés. 183. A partir de l’ entrée en vigueur de la présente loi, l’ adoption est prohibée. Les situations visées à l’ article précédent qui se produiraient postérieurement à cette entrée en vigueur n’ entraineraient ni droits ni obligations.”” (pag 67)”,”RIRO-311″
“AAVV”,”Il pensiero e l’ azione. Vol. 1. I grandi manager.”,”Biografia e carriera di J.J. ASTOR J. BEZOS W. BUFFETT A. CARNEGIE S. CASE M. DELL W.E. DISNEY G. EASTMAN T.A. EDISON H. FORD B. GATES K.C. GILLETTE A. GROVE W.R. HEARST M.S. HERSHEY S. HONDA H.R. HUGHES L. IACOCCA S. JOBS I. KAMPRAD H. KELLEHER R. KROC E. LAUDER H.R. LUCE C.H. McCORMICK K. MATSUSHITA L. MAYER J.P. MORGAN A. MORITA R. MURDOCH D. OGILVY D. PACKARD J. PATTERSON A. ROCK J.D. ROCKEFELLER A. RODDICK J. ROSENWALD D. SARNOFF A. SLOAN M. STEWART E. TOYODA R.E. TURNER III T. N. VAIL C. VANDERBILT S. WALTON T. WATSON SR J. WELCH O. WINFREY R.W. WOODRUFF F.W. WOOLWORTH. “”La rivista Fortune, fondata nel 1929, è la seconda grande impresa nata sotto la bandiera di Time Inc. Si tratta di un’ idea di Luce, basata sul suo convincimento che “”il business è chiaramente il più grande denominatore comune degli interessi di tutti i cittadini degli Stati Uniti: i nostri uomini migliori sono gli uomini d’ affari.”” Il progetto di Fortune si protrae per ben due anni; il nome viene deciso dalla moglie di Luce, Lila, che lo preferisce a Power. A collaborare con lui, Luce chiama Parker Lloyd Smith, un brillante laureato di Oxford che svolge un lavoro eccellente sui primi numeri della rivista, prima di suicidarsi nel 1931. Con tempismo catastrofico il primo numero di Fortune, 30.000 copie in tutto, esce dalle rotative appena tre mesi dopo il grande crollo dei mercati azionari dell’ ottobre 1929; a dispetto, o forse proprio a causa, di tale tempismo il primo numero viene però accolto favorevolmente e la rivista riesce a sopravvivere al successivo periodo di recessione economica. Nel 1937, le entrate superano i 500.000 dollari e il giornale arriva alle 460.000 copie. Nei 30 anni seguenti, Luce mette insieme un vero e proprio impero della carta stampata, con una distribuzione mondiale di oltre 13 milioni di copie; (…)””. (pag 182-183)”,”ECOA-006″
“AAVV”,”La lutte contre la 2° guerre impérialiste mondiale. 1940.”,”La 4° Internazionale e l’ URSS, il patto Molotov-Ribbentrop. “”Il patto germano-sovietico lasciava la completa libertà all’ URSS in Asia; un conflitto di questa con il Giappone avrebbe obbligato la Germania alla neutralità. Il patto “”a tre”” costringe l’ Unione Sovietica a non più muoversi, sotto la minaccia dell’ Asse unito al Giappone. L’URSS deve contribuire, nell’ approvvigionamento, al rafforzamento dei suoi nemici militarmente più pericolosi””. (pag 20) “”L’ URSS, che ciascun operaio deve difendere contro i suoi nemici capitalisti, è messa in pericolo dalla burocrazia. (…)”” (pag 21) “”Il principio strategico di Clausewitz – grande teorico tedesco della guerra – (“”possessione entraîne puissance””) “”il possesso porta con sé la potenza”” trova una nuova verifica dalla fine della guerra del 1914-1918. La formidabile armata di Guglielmo II fu messa sotto scacco dalla situazione storica della Germania: i suoi rivali avevano su di essa l’ immenso vantaggio di aver stabilito il loro dominio mondiale in un’epoca in cui i popoli potevano essere trascinati sulla vita capitalistica.”” (pag 11) Rapporti tra le potenze. “”Questa è la situazione generale dell’ Europa. Se, oggi, l’ Inghilterra si rialza un po’, è a detrimento della Germania; domani; sarà la Germania che si rialzerà a detrimento dell’ Inghilterra. Se la bilancia commerciale di un paese accusa un attivo, la bilancia di un altro paese accusa un passivo corrispondente.”” (Trotsky, 1926) (pag 13)”,”TROS-183″
“AAVV”,”Workers’ Struggles and the Development of Ford in Britain. Fury mounts at plant as angry workers storm through offices.”,”Bollino con al posto della parola Ford nel simbolo è stato posto Fraud. La prima parte di questo opuscolo è la traduzione di un articolo di Ferruccio GAMBINO (1972, dal libro Operai e Stato) all’epoca in Potere Operaio. “”This means the 700.000 West Indian workers, the 300.000 Indians and Pakistanis (not to mention countless Irish workers), who were brought to the UK at a time when unemployment here was low, and the “”underdevelopment”” of these ex-colonies made them good recruiting grounds for labour to be drained off towards the “”mother”” countries. (Note 23) (pag 10-11) “”Note 23. On the British Left people are often as frightened to admit that ‘from the capitalist point of view’ immigration has been an anti-worker exercise as they also find difficulty in admitting that it was also an anti-proletarian operation in the ex-colonies, and that the struggles of immigrant workers lead the movement that is going to break this operation, by attacking the links that bind ‘development’ and ‘underdevelopment’.”””,”MUKx-146″
“AAVV”,”Tutti in campo per l’ insurrezione nazionale liberatrice. Rapporto politico presenato alla riunione allargata della direzione per l’ Italia occupata del Partito Comunista Italiano, 11-12 marzo 1945. – Mobilitare ed organizzare il popolo per l’ insurrezione. Riassunto del rapporto organizzativo.”,”Organizzare l’ odio. “”I partigiani, nel complesso, non solo hanno resistito eroicamente, ma hanno risposto energicamente ai colpi del nemico. La risposta fu più debole da parte dei patrioti delle città e delle campagne. Vi sono stati, è vero, tanto a Torino quanto a Milano, degli scioperi parziali di protesta cotnro le fucilazioni. Vi sono state delle manifestazioni di strada nelle campagne dell’ Emilia; ma sinora non siamo riusciti ad organizzare delle grandi manifestazioni popolari veramente di massa, degli scioperi generali che impongano al nemico il basta con le fucilazioni e con il terrore. L’ odio contro il nemico nazifascista aumenta ogni giorno in tutti gli strati della popolazione. Dobbiamo organizzare questo odio, dobbiamo dare ad esso forma concreta. Bisogna che l’esplosione organizzata di questo odio colpisca sempre più duramente il nemico””. (pag 59) Massima decisione; ma impedire gli atti di inutile brutalità. “”Chi non si arrende deve essere sterminato””. (pag 79)”,”PCIx-235″
“AAVV”,”La lotta del partito comunista d’ Italia. Strategia e tattica della rivoluzione (1921-1922).”,”””Il più alto punto raggiunto dalle lotte operaie del periodo è lo sciopero dell’ agosto 1922. Il 1° agosto 1922, il Comitato centrale dell’ Alleanza del Lavoro proclama lo sciopero generale nazionale contro le minacce di colpo di Stato. Lo sciopero è diretto da un “”Comitato segreto di sciopero””, il quale, proprio mentre l’agitazione si stava estendendo e radicalizzando, il 4 impartisce l’ordine di cessazione. Dopo questo grande sciopero, la classe operaia perde l’ iniziativa di lotta che passa, definitivamente nelle mani della borghesia””. (pag 9) “”41. Colla espressione di tattica ‘diretta’ va indicata più specialmente l’ azione del partito in una situazione che gli suggerisca di prendere l’ iniziativa indipendente di un attacco al potere borghese per abbatterlo o per vibrargli un colpo che gravemente lo indebolisca. Il partito per poter intraprendere una simile azione deve disporre di una solida organizzazione interna che dia assoluta certezza di stretta disciplina alle disposizioni del centro dirigente; deve inoltre poter contare sulla stessa disciplina delle forze sindacali da esso dirette (…)””. (pag 42)”,”MITC-128″
“AAVV”,”La rivoluzione ungherese. Una documentata cronologia degli avvenimenti attraverso le trasmissioni delle stazioni radio ungheresi.”,”Radio Miskolc Libera. 14.35. “”Il Consiglio Operaio della provincia di Borsod e della città di Miskolc, saluta “”con gioia”” la formazione del nuovo governo, ma continuerà a mantenere l’ ordine di sciopero finché “”le richieste dei lavoratori e soprattutto quella concernete il ritiro delle truppe sovietiche, non siano state soddisfatte. Il Consiglio – continua il comunicato – conta su di voi affinché lo sciopero proceda in forma disciplinata. Resistete! La vittoria è vicina!””. (pag 90) Da due giorni la città di Miskolc è sotto il controllo del Consiglio Operaio e del Parlamento studentesco. (pag 90)”,”MUNx-047″
“AAVV”,”Labour Mobility and Migration Trends in the Asia Region. Economist Intelligence Unit research paper prepared for Asia New Zealand Foundation.”,”Cina. Declino della popolazione infantile. Bambini. The rate of growth of China’s population is forecast to remain relatively stable at an annual average of 0.6 percent in 2001-15. The government’s one-child policy is being gradually relaxed, however, and implementation is now less stringent, especially in the countryside, which is still home to around 800m of China’s 13bn people. While the natural rate of increase in population in rural areas will be higher, the birth rate will be lower in urban areas, where many couples are choosing to limit the size of their families or marry late. The urban population will expand primarily as a consequence of large-scale migration from rural areas. The natural growth rate of the population in 2003 was 0.6 percent. The working-age population, will rise throughout the forecast period as a proportion of the total population, while the proportion of the population below 15 years of age will decline.”” (pag 12)”,”CONx-149″
“AAVV”,”Una moderna città d’ acciaio. Costruzione e sviluppo della Grande Genova attraverso la statistica (1926-1952).”,”Contiene ritaglio di giornale del 2000. Genova. La statistica del 1934. “”Il tipo di famiglia che, salvo talune eccezioni,si afferma sugli altri nelle vaie condizioni sociali è quello di 3 o 4 membri: nelal categoria degli agricoltori prevalgono però le famiglie di 5 membri, mentre, per contro, nel ‘culto, professioni ed arti liberali’ e nei ‘possidenti e benestanti’ la famiglia che si incontra più di frequente è quella di 2 membri, che si riduce ad 1 membro nelle ‘condizioni non professionali’. La famiglie operaie con 10 o più membri erano 409. Seguivano gli agricoltori con 130 famiglie. Una notizia interessante ed originale: il 17.5 per cento delle famiglie naturali del Comune avevano a capo una donna. In cifre assolute raggiungevano le 27.454. Anche dette famiglie decrescono naturalmente di numero coll’aumentare del numero dei membri che la compongono””. (pag 93)”,”LIGU-002″
“AAVV”,”Bollettino di Partito. Numero straordinario riservato alle organizzazioni de PCI. I comunisti dell’ Italia occupata nella lotta contro i tedeschi e i traditori fascisti.”,”Bollettino di Partito. Numero straordinario riservato alle organizzazioni del P.C.I.. I comunisti dell’ Italia occupata nella lotta contro i tedeschi e i traditori fascisti. “”I fascisti si danno da fare pubblicando falsi manifestini e giornali comunisti. E’ capitato sottomano un articolo dal titolo “”Il gioco del Capitale”” che è tutta una tirata “”anticapitalistica””, invitante gli operai a lottare contro il capitale “”che resta mentre gli eserciti stranieri spariscono””. Firma “”Il Comitato di concentrazione social-democratico””. Con aggiunta “”Dal grido di Spartaco, novembre 1944″”.”” (pag 27)”,”PCIx-239″
“AAVV”,”Congrès mondial des partisans de la paix. Paris-Prague. 20-25 avril 1949.”,”Relazione di M.lle Kutty Hookham (Federation Mondiale de la Jeunesse Démocratique) “”(…) Aux Etats-Unis d’Amérique, pour la présente année, 52% du budget ont été affectés à la préparation à la guerre. Par contre, les dépenses pour le oeuvres sociales, la santé, la sécurité, le logement, l’ enseignement et le travail combinés, atteignent la généreuse proportion de 7.8%. La militarisation de la jeunesse se fait rapidement””. (pag 205)”,”PCFx-066″
“AAVV”,”Manifeste du parti socialiste unifié. Controler aujourd’hui pour décider demain. Manifeste adopté par le 8° Congrès National du PSU (Toulouse, 9, 10 et 11 décembre 1972).”,”La divisione sociale del lavoro. “”a) Le capitalisme a poussé à son maximum la coupure entre travail manuel et travail intellectuel, entre villes et campagnes, entre industrie et services. Les inégalités dans la durée du travail en sont un des signes. Partout “”l’organisation scientifique du travail”” (sic), de quelque nom qu’on l’affuble, pousse a l’émiettement des tâches, à la réduction du travail en un ensemble d’actes répétitifs, la conceptions et la synthèse se faisant ailleurs. Le métier disparaît (…)””. (pag 89)”,”FRAP-093″
“AAVV”,”Los Partidos Comunistas de América Latina en la lucha por la unidad de las fuerzas antimperialistas.”,”””El nivel de salarios en la agricultura es 3-4 veces inferior que en la industria transformadora. Los ingresos de los campesinos propietarios son considerablemente superiores que los salarios de los obreros agrícolas. Según datos de los exportos de la FAO, del 33 al 50% de la fuerza de trabajo, ocupada en la agricultura de América Latina, no se utiliza pienamente o no se utiliza en absoluto, principalmente por causa del monopolio de la tierra de los latifundistas y por la carencia de créditos para la pequeña hacienda. De acuerdo a las estimaciones de estos expertos, cerca de 60-70 millones de habitantes rurales gastan casi todos sus recursos en alimentos (por los que reciben 1.800-1.900 calorías diarias comparadas con el número necesario de 2.550 calorías).”” (pag 168)”,”AMLx-093″
“AAVV”,”A Bibliography on Reason of State, Tacitism and Machiavellianism. From 1857 to 2007.”,”Realizzato ed aggiornato da Alessandro ARIENZO”,”TEOP-335″
“AAVV”,”1° maggio: due mondi in lotta. 1° primo maggio 1886. La lotta per le 8 ore in USA.”,”””Scrive Marx a proposito del Belgio: ‘Il Belgio, il paradiso del liberalismo continentale, non mostra nessuna minima traccia di tale movimento. Perfino nelle sue miniere di carbone e di metallo operai di ambo i sessi ed ogni grado di età vengono consumati con piena “”libertà”” per ogni durata e per ogni periodo. Su mille persone occupate in quelle miniere ci sono 733 uomini, 88 donne, 135 giovanetti e 44 ragazzi al di sotto dei 16 anni; negli altiforni e simili su ogni mille persone ci sono: 668 uomini, 149 donne, 98 giovanetti e 85 ragazzi al di sotto dei 16 anni. A tutto questo si aggiunge poi il basso salario per uno sfruttamento enorme di forze lavorative mature e immature: come media giornaliera 2 scellini e 8 pence per gli uomini, 1 scellino e 8 pence per le donne, 1 scellino e 2 pence e mezzo per i giovanetti. In cambio il Belgio ha quasi raddoppiato nel 1863 (confronto al 1850) la quantità e il valore della sua esportazione di carbone, ferro, ecc.””. (Carlo Marx, Il capitale, libro I).”” (pag 42)”,”MPMx-028″
“AAVV”,”Uomini e danaro. Banche e banchieri italiani dal 1200 ad oggi.”,”””Non c’è alcun dubbio che Pierpont Morgan – il grande finanziere americano, contemporaneo e rivale di Carnegie – sia l’erede dei “”campsores”” mediterranei del XII secolo e, al contempo, uno dei più alti esempi dell’evoluzione creditizia, nelle sue caratteristiche di iniziativa, di coraggio e di sagacia, che affinandosi e completandosi con quello che abbiamo visto essere lo “”spirito borghese””, ha portato la banca – intesa come funzione e come elemento economico – dal rozzo tavolo dinanzi alla locanda della fiera medioevale ai lussuosi palazzi moderni. Abbiamo visto, o almeno immaginato di vedere, i campsores pisani, veneziani, genovesi allettare soldati e mercanti dell’Europa cristiana in partenza dai loro scali, con l’offerta di trasferire il loro gruzzolo nei porti del Levante, assumendo il rischio di mare. Dalla loro funzione, come abbiamo cercato di illustrare nel precedente capitolo, è nata la lettera di cambio, come dalla terra nasce il grano. Fisiocraticamente, si potrebbe dire, perciò, che la funzione del campsore medioevale è l’ ‘alma parents frugum’ della moderna tecnica bancaria””. (pag 32) L’ espansione delle banche popolari in Italia. Le prime banche popolari della Lombardia e del Veneto. Prima della grande guerra. “”Sorte quasi agli albori dell’ unificazione del paese, le banche popolari trovano il loro sviluppo connesso con la evoluzione economica italiana e particolarmente con quelle che erano allora le condizioni ambientali agli effetti dell’ esercizio del credito. L’ Italia, in quei giorni, all’ infuori degli Istituti di emissione e delle Casse di Risparmio conosceva appena le forme progredite della civiltà economica; lo “”cheque”” era quasi interamente ignoto, il popolo minuto che lavora e che traffica non aveva altra scelta, quando gli occorreva un fido, che fra l’ usura e il Monte di Pietà; insomma, rispetto all’ ordinamento delle banche, non si era ancora usciti dal “”medio evo economico””.”” (pag 292)”,”ITAE-202″
“AAVV”,”La nascita del Partito Comunista d’ Italia (Livorno 1921).”,”Il giornale Avanti!. “”L’Avanti! come organo del Partito dovrebbe essere organo della Terza Internazionale: nell’Avanti! dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di problemi proletari che interessano la Terza Internazionale; nell’Avanti! dovrebbe essere condotta, con spirito unitario, una polemica incessante contro tutte le deviazioni e i compromessi opportunistici: invece l’Avanti! mette in valore manifestazioni del pensiero opportunista come il recente discorso parlamentare dell’on. Treves che era intessuto su una concezione dei rapporti internazionali piccolo borghese e svolgeva una teoria controrivoluzionaria e disfattista delle energie proletarie. (…) Scritti di compagni russi, indispensabili per comprendere la Rivoluzione bolscevica, sono stati tradotti in Svizzera, in Inghilterra, in Germania e sono ignorati in Italia: valga per tutti il volume di Lenin “”Stato e Rivoluzione””; gli opuscoli tradotti sono poi tradotti pessimamente, spesso incomprensibili per le storture grammaticali e di senso comune””. (pag 17) (dalla Relazione della frazione maggioritaria astensionista e ordinovista, Ordine Nuovo, 8 maggio 1920)”,”MITC-082″
“AAVV”,”IV Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del IV congresso dell’ Internazionale comunista.”,”””Il rifiuto dei comunisti delle colonie di prender parte alla lotta contro l’oppressione imperialista con il pretesto di “”difendere”” esclusivamente gli interessi di classe non è altro che opportunismo della peggior specie, che può soltanto screditare la rivoluzione proletaria in Oriente. Non è meno nocivo il tentativo di metter da parte la lotta per gli interessi quotidiani e immediati della classe operaia in nome di una “”unificazione nazionale”” o di una “”pace sociale”” con i democratico-borghesi. Due compiti, confusi in uno, incombono ai partiti comunisti coloniali e semicoloniali: da un lato essi lottano per una soluzione radicale dei problemi della rivoluzione democratico-borghese avendo per obiettivo la conquista dell’indipendenza politica; dall’altro essi organizzano le masse operaie e contadine per permettere loro di lottare per gli interessi particolari di classe e utilizzano a tal fine tutte le contraddizioni del regime nazionalista democratico borghese. Formulando rivendicazioni sociali, essi stimolano e liberano l’energia rivoluzionaria che non trova alcuno sbocco nelle rivendicazioni liberali borghesi. La classe operaia delle colonie e delle semi-colonie deve sapere per certo che soltanto l’estensione e l’intensificazione della lotta contro il giogo imperialistico delle metropoli può conferire un ruolo dirigente nella rivoluzione e che soltanto l’organizzazione economica e politica della classe operaia e degli elementi semiproletari può aumentare il respiro rivoluzionario della lotta contro l’imperialismo.”” (pag 71)”,”INTT-235″
“AAVV”,”Facts and Tendencies. Women and Development. October, 1977. Bled, Yugoslavia.”,”””At the annual meeting of the International Bank for Reconstruction and Development at Washington in October 1976, Bank President McNamara stated that there were a billion inhabitants of the least developed countries, whose populations are steadily increasing and where protein deficiency and inadequate health services were factors contributing to impaired brain development and a mortality rate eight times higher than in the industrially developed countries””. (pag 73)”,”DONx-033″
“AAVV”,”A la veille de Thermidor. Révolution et contre-révolution dans la Russie des Soviets. Plateform de l’ Opposition de Gauche dans le parti Bolchévique (Sapronov, Smirnov, Obhorin, Kalin, etc.).”,”Ultima pagina della lettera d’accompagnamento tagliata. “”Toute l’activité du C.C. est une horrible déformation de ce qui a été réclamé par Lénine dans son dernier écrit: au lieu “”de suivre attentivement toutes les circonstances, qui pourraient conduire è une scission””, au lieu “”de créer un groupe solide, qui, sans acception de personne, devra faire attention à consolider son autorité rien que par l’examen des documents, par la recherche et surtout par l’effort d’atteindre une clarté inconditionnée et une sévère correction des affaires en marche (Lénone: Comment devons-nous rèorganiser l’inspection ouvrière et paysanne?), il devint dans la lutte contre l’opposition un instrument du Bureau politique, un organe auxiliaire de la lutte fractionnelle. L’activité des commissions de contrôle est à changer de fond en comble, ainsi qu’elles deviennent un instrument du contrôle des militants ouvriers sur l’activité de l’appareil du parti et de l’Etato. Leur ensemble doit être radicalement renouvelé. Leur élite devra être composé de travailleurs industriels, qui seront périodiquement alternés pour qu’ils ne pendent pas la liaison avec la masse. Le C.C. doit devenir véritablement un organe qui garantit l’unité du parti contre le danger “”d’influences purement personnelles et des évènements accidentales”” (Lénine, ibid.).”,”RIRO-325″
“AAVV”,”L’ assurance sociale dans l’ URSS.”,”””La caisse d’assurance verse des allocations aux chômeurs qu’ils touchent ou non des secours de leurs syndicats. Les prestations de chômage se divisent en allocations de base et allocations familiales complémentaires. Au point de vue du taux des allocations de base, les chômeurs sont classés en trois catégories suivant leur profession et qualification (le rapport entre les catégories est 1: 3/4 : 3/5. En outre, le chiffre des allocations de base varie d’une zone à l’autre, de 26 roubles par mois au chômeur de première catégorie dans la premiére zone, à 11 roubles au chômeur de la première catégorie dans la 6-me zone. La taux moyen de l’allocation de chômage de la 1-re catégorie est monté de 8 r. 69 c. en 1924, à 17 r. 05 c. en mars 1927. L’indemnité pour charge de famille est versée pour les membres suivants demeurant avec le chômeur et se trouvant à sa charge; a) enfants de moins de 16 ans ou inaptes au travail, si cette incapacité de travail est survenue avant l’âge de 16 ans; b) les ascendants; la mère, si elle a atteint l’âge de 50 ans, et le père, arrivé à l’âge de 55 ans””. (pag 31)”,”RUST-132″
“AAVV”,”El marxismo. Origen, Teoria, Desarrollo, Obras, Criticos, Influencia.”,”4. “”En “”La dialéctica de la naturaleza”” (1822) (1), ínacabada y publicada en la URSS en 1925), Engels aún lleva más lejos la generalización filosófica. De los resultados de las ciencias naturales, extrae la afirmación de que la naturaleza obedece a leyes dialécticas: esa prolongación del marxismo tendía a transformarlo en una teoria del ser. El materialismo dialéctico se convertía en una concepción total del mundo, sobre la que cabe la pregunta de hasta que punto permanecía fiel a la idea marxista del “”fin de la filosofia””. El “”Anti-Dühring”” y “”La dialéctica de la naturaleza”” serán las obras más controvertidas de la herencia marxista. Numerosos marxistas contemporáneos verán en ellas el origen de lo que consideran deformaciones dogmáticas del marxismo”” (pag 89) (1) errore nel testo Necessità (pag 148)”,”MADS-439″
“AAVV”,”Spunti ed ammaestramenti tratti dalle esercitazioni dell’ anno 1969.”,”””L’accentuato dinamismo della battaglia moderna crea la necessità di fare intervenire l’artiglieria in spazi ampi e profondi. Ne deriva l’opportunità, in attesa che sia possibile incrementare le gittate, di integrare la manovra delle traiettorie con la manovra degli schieramenti. Occorre, quindi, che gli artiglieri uniscano al tradizionale culto della manovra delle traiettorie l’orientamento mentale alla tempestiva manovra degli schieramenti. Quest’ultima incontra spesso serie difficoltà. In terreni montani, ad esempio, le zone idonee allo schieramento delle artiglierie risultano scarse, essendo, in genere, limitate ai fondi valle ed alle conche. In questi terreni occorre perciò che, nell’intento di consentire la massima aderenza di fuoco e di non creare pericolosi addensamenti, le zone di facilitazione siano essenzialmente utilizzate dalle artiglierie di maggior calibro, soggette a più restrittive limitazioni di movimento. L’artiglieria da montagna, invece, dovrà orientarsi allo schieramento in zone di difficile accessibilità non raggiungibili dalle altre artiglierie.”” (pag 15)”,”ITQM-134″
“AAVV; Saggi di Giovanni BUSINO Chiara Daniela PRONZATO Silvia CALBI Francesca Lidia VIANO Elena SARDO Sergio D’ONGHIA Daniela MURACA Riccardo FORTE”,”Annali della Fondazione Luigi Einaudi. XXXIX-2005.”,”ANTE1-27 Contiene il saggio di Daniela MURACA, Fra antistalinismo e guerra fredda: il pensiero di Angelo Tasca negli scritti del dopoguerra (pag 189-219)”,”ANNx-026″
“AAVV”,”Caro Avanti! Mille lettere dall’interno del PSI.”,”Note di Aldo ANIASI Gaetano ARFE’ Fabrizio CICCHITTO Luigi COVATTA Gianni DE-MICHELIS Ugo INTINI Maria MAGNANI NOYA Claudio MARTELLI Carlo RIPA DI MEANA Valdo SPINI Roberto VILLETTI”,”MITS-346″
“AAVV”,”Annual Report 2008.”,”Lavoro femminile e lavoro infantile industria confezionamento sigarette tabacco foto pag 64 Esemplare in Emeroteca.”,”EMEx-067″
“AAVV”,”Problemi della rivoluzione. Contributo ad un dialogo tra gli internazionalisti.”,”3° esemplare, già collocato”,”BORD-084″
“AAVV”,”L’agonie du capitalisme et les tâches de la IVe Internationale (Programme de Transition).”,”Fondo Davoli”,”TROS-198″
“AAVV”,”PCUS. Dal I al XXV Congresso.”,”Dati iscritti al PCUS per occupazione 1952-1955 Operai 28.3% 1971-1975 Operai 57.6% (crollano gli ‘altri impiegati’ dal 25.6 al 5.2%) (pag 91) Pagine seguenti composizione 1927 per titolo di studio: elementare 90% 1975 elementare 14% Composizione nazionale PCUS ) 1976 Russi 60.6%”,”RIRO-342″
“AAVV”,”Genova tra ottocento e novecento. Album storico-fotografico. Volume 4. Il porto.”,”Quest’opera ha attinto al volume ‘Guida del Porto di Genova’ pubblicata dai Fratelli Pagano nel 1954.”,”LIGU-032″
“AAVV”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”GIOx-051″
“AAVV”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”LIGU-035″
“AAVV”,”Guida del porto di Genova.”,”Foto pag 31 Sampierdarena con la spiaggia prima della costruzione del nuovo porto (1920)”,”LIGU-036″
“AAVV”,”La Commune de Paris. Actes et Documents. Episodes de la Semaine Sanglante.”,”foto di Eugene Varlin e di Jules Valles (Ceux qu’il ne faut pas oublier) e altri dirigenti della Comune, riproduzione di alcuni manifesti della Comune”,”MFRC-137″
“AAVV”,”The Origins of the Movement for Workers Councils in Germany, 1918-29.”,”Questo opuscolo ( pamphlet ) è apparso in olandese su “”Radencommunismus”” (n. 3, 1938) il giornale del gruppo comunista consiliare olandese e poi tradotto in francese e pubbilcato su ‘Internationalisme’ (N: 45, 1952). Rivisto e completato con un riassunto dei ‘Principi’ (2° parte da pag 21) che fu scritta per il giornale comunista internazionalista ‘Bilan’ (N° 19-21, 1935) e poi pubblicata da ‘Informations Correspondance Ouvrieres’ (N: 42 1965), è da questo testo che è stato tradotto e qui riportato. Il pamphlet è stato pubblicato per la prima volta in inglese da Coptic Press nel 1968. La seconda parte del pamphlet contiene appunto i ‘Principles’ che sono stati esposti nel 1930 in uno studio sui ‘Fundamental Principles of the Communist Production and Distribution’ (scritti da Dutch Council-Communist Group). Council-communism comunismo consiliare Ultra-left estremismo di sinistra”,”MGER-107″
“AAVV”,”La Cina nel 2010. Scenari e Prospettive per le Imprese.”,”Saggio introduttivo di Alberto QUADRIO CURZIO”,”CINE-039″
“AAVV; saggi di Hans Günter ESCHKE Nikolay NIKOLOV Jürgen BORCHARDT Wolfgang BOHN Karl FREESE Eckhard GRIEBEL Christina GRUNDWALD Friedrich GÜNTER Gisela KAHL Paul MITZENHEIM Hans-Jürgen ZIEGLER Günter SCHMIDT Herbert SCHWAB Gerhard ZINSERLING e altri”,”Jenaer “”Anti-Dühring””-Konferenz. 9. und 10. Juni 1978 zum Thema: ‘Friedrich Engels’ Werk “”Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft (Anti-Dühring) – Arbeitsmittel und Waffe bei der Verwirklichung dcer Beschlüsse des IX. Parteitages der SED an der Hochschule’.”,”Saggi di Hans Günter ESCHKE Nikolay NIKOLOV Jürgen BORCHARDT Wolfgang BOHN Karl FREESE Eckhard GRIEBEL Christina GRUNDWALD Friedrich GÜNTER Gisela KAHL Paul MITZENHEIM Hans-Jürgen ZIEGLER Günter SCHMIDT Herbert SCHWAB Gerhard ZINSERLING e altri”,”MAES-097″
“AAVV”,”Giacomo Leopardi. Biografia.”,”‘La mia favola breve è già compita, E fornito il mio tempo a mezzo gli anni’ (Petrarca) Una sorta di testamento di Leopardi agli uomini, non d’amore, ma di compassione e fratellanza: “”Da verace saper, l’onesto e il retto Conversar cittadino E giustizia e pietade…'”,”BIOx-201″
“AAVV”,”Togliatti assassino di comunisti. Documenti inediti e testimonianze dirette.”,”Libro di Arvo Tuominen. “”Per fortuna, uno dei componenti il “”tribunale”” che giudicò Bela Kun ha lasciato una testimonianza scritta su quel “”processo””. Si tratta di Arvo Tuominen, ex Segretario del Partito Comunista Finlandese e membro supplente dell’Internazionale Comunista, che abbandonò Mosca e il comunismo nel 1939, in seguito all’aggressione sovietica contro la Finlandia. Nel suo libro, apparso nel 1958 a Stoccolma in lingua svedese, con il titolo ‘Le campane del Kremlino’, Tuominen racconta come Bela Kun fu accusato da un tribunale improvvisato per volontà della polizia, e composto di dirigenti del “”Komintern””. Inutile aggiungere che Palmiro Togliatti era fra i “”giudici””. “”Un altro Presidium””, si legge nel libro di Tuominen, “”venne convocato, sotto funesti auspici, all’inizio del 1937. Fra i membri del Presidium presenti alla riunione, figuravano, oltre a Dimitrov ed a Manuilsky, anche Kuusinen, Togliatti, Pieck, Gottwald, Florin, Van Mine, ed io stesso””. (pag 24-25) Manuilsky durante la riunione si rivolse a Beka Kun chiamandolo ‘cittadino’ invece che ‘compagno’. L’uso di questo termine equivaleva al preannunzio di una condanna a morte. (pag 25) Libro di Jesus Hernandez del 1935, pubblicato in Francia, sulla guerra civile spagnola, intitolato ‘Il grande tradimento’. (pag 33) Libro di Valentin Gonzalez detto ‘El Campesino’, ‘La vita e la morte in URSS, 1939-1949’, Parigi ediz 1950 sui crimini contro i rifugiati spagnoli in Urss a seguito della guerra civile. (pag 39 e seguenti) Libro di Nollan, International communism, a world revolution) (pag 43) Serra pseudonimo di Angelo Tasca (pag 47) Comunisti italiani scomparsi in URSS: Silva, Gorelli, Baccalà, Peluso, Papa, Gaggi, Calligaris, Ghezzi, Costa, Pirz, Sperci, Pizzirani, Bianchi, Poggi, Nali, Lazzaretti, Cerquetti. (pag 56-57)”,”PCIx-265″
“AAVV”,”Tesi programmatiche della 1° Conferenza dei GAAP – Gruppi Anarchici di Azione Proletaria. Genova-Pontedecimo, 24-25 febbraio 1951.”,”Originale presso Archivio Storico di Franco Salomone – FdCA Savona]”,”MITC-095″
“AAVV”,”Paul Frölich, parcours militant du biographe de Rosa Luxemburg.”,”””Su iniziativa di Boris Souvarine, Frölich partecipa a un progetto dell’Istituto Internazionale di Storia Sociale (IIHS) di Amsterdam, che mira a raccogliere le memorie politiche degli esponenti del movimento operaio. Il suo manoscritto di oltre 300 pagine è ultimato nel 1938; tuttora inedito, il testo resta conservato dall’IIHS””. (pag 8)”,”LUXS-047″
“AAVV”,”Storia del Partito Comunista ‘Bolscevico’ dell’URSS. Breve corso.”,”Inserito come allegato: Progetto Costituzione dell’URSS (1977) Il libro contiene Nota manoscritta della Sezione Rissotto (libro in omaggio alla Cellula distintasi in campagna tesseramento)”,”STAS-059″
“AAVV”,”I Sindacati italiani al Primo Congresso della Internazionale dei Sindacati Rossi.”,”Contiene il discorso di Repossi “”E’ da notarsi come dopo la scissione avvenuta nel Congresso del Partito Socialista a Livorno, i riformisti, che costituivano l’ala destra del movimento operaio italiano, nella questione “”o Mosca o Amsterdam’ hanno sempre sostenuto il concetto che bisognava rimanere contemporaneamente in ambedue. Bisogna far osservare ancora che la C.G.d.L., nell’aprile 1921, aveva rivolto all’Internazionale di Amsterdam un indirizzo sui “”pogrom”” e sugli assassinii perpetrati dai fascisti. Amsterdam rispose inviando 50.000 lire e la Confederazione la ringraziò con una gentile letterina. Così si riallacciarono i rapporti reciproci, e la CGdL si è trovata a un punto nelle due Internazionali.”” (pag 5-6) [parte riguardante la questione italiana della relazione fatta da A. Losovski nella Conferenza dei Comitati di fabbrica e delle Direzioni dei Sindacati, a Mosca il 22 luglio 1921]”,”INTT-253″
“AAVV”,”La nostra lotta internazionalista. Orientamenti per la nuova fase strategica. (in russo)”,”AAVV, La nostra lotta internazionalista. Orientamenti per la nuova fase strategica (in lingua russa), NOVY PROMETEY. PIETROBURGO. 2011, pag 79 16°, presentazione prefazione alla 6° edizione di ‘Lotte di classe e partito rivoluzionario’, introduzione a ‘L’Europa, l’Asia e la crisi, prefazione alla 2° edizione de ‘La difficile questione dei tempi’, introduzione a ‘La crisi delle relazioni globali’, note tabelle indice nomi”,”ELCx-152″
“AAVV”,”Storia degli ordini monastici, religiosi, e militari, e delle congregazioni secolari dell’uno, e l’altro sesso, fino al presente istituite, con le vite de’ loro fondatori, e riformatori. Tomo ottavo. Sesta, ed ultima parte, che comprende le Congregazioni Secolari dell’uno, e dell’altro Sesso, e gli Ordini Militari, e di Cavalleria, che non sono soggetti ad alcuna delle Regole delle Religioni.”,”Begue fondatore delle Beghine (pag 3-4) Caraffa (P. Carlo) fondatore dei Pii Operaj Dono di Patrizia Asprea”,”RELC-271″
“AAVV”,”Les rapports de production en Russie. Extraits d’un ouvrage sur l’Economie du Capitalisme Bureaucratique.”,”””Lorque, par conséquent Trotsky – pour ne rien dire de ses épigones – parle du caractère “”bourgeois”” de la répartition du produit social, en Russie, en l’opposant au caractère “”socialiste”” des rapports productifs ou de la propriété étatique (!), il n’y a là qu’une douce plaisanterie: le mode de répartition du produit social est inséparable du mode di production. Comme le dit Marx, il n’en est que le revers: “”L’organisation de la distribution est entièrement déterminée par l’organisation del la prodution””. S’il est vrai “”qu’un individu, qui participe à la production sous la forme du travail salarié, participe sous la forme du salaire aux produits, aux résultats de la production””, il ne peut qu’être vrai aussi inversement qu’un individu qui participe sous la forme de salaire aux produits, ‘participe à la production sous la forme de salarié’. Et le travail salarié implique le capital (1)””. (1) K. Marx, Le Capital, F. Engels E. Dühring bouleverse la Science) [in ‘Les rapports de production en Russie. Extraits d’un ouvrage sur l’Economie du Capitalisme Bureaucratique, Socialisme ou Barbarie] (pag 7) “”En ce que concerne d’abord le pourcentage de la popolution formé par la bureaucratie, nous nous référons au calcul de Trotsky dans “”La Révolution Trahie””. Trotsky donne des chiffres allant de 12 à 15% jusqu’à 20% de l’ensemble de la population pour la bureaucratie (appareil étatique et administrafi supérieur, couches dirigeants des kolkhoz, personnel du parti, stakhanoviens, activistes sans parti, etc…)”” (pag 48)”,”TROS-212″
“AAVV”,”La fondazione dell’Internazionale Comunista. Marzo 1919. Antologia.”,”””Il “”potere sovietico”” è il secondo atto ‘storico mondiale’ o la seconda fase di sviluppo della dittatura del proletariato. Il primo atto è stato la Comune di Parigi. La geniale analisi del contenuto e della portata di questa Comune, fatta da Marx nella ‘Guerra civile in Francia’, ha mostrato come la Comune abbia creato un ‘nuovo tipo’ di Stato, lo ‘Stato proletario’. Ogni Stato, persino la repubblica più democratica, non è altro che una macchina con cui una classe schiaccia un’altra classe. (…)””. [Lenin, Lettera agli operai d’Europa e d’America] [in La fondazione dell’Internazionale Comunista. Marzo 1919. Antologia, Edizioni Lotta comunista, 2009] (pag 23)”,”ELCx-163″
“AAVV”,”La elección comunista. Comprender el presente. Cambiar el futuro.”,”””La naturaleza es grandiosa, pero la historia me parece más grandiosa que la naturaleza. La naturaleza ha necesitado millones de años para generar seres conscientes, y esto seres conscientes tienen ahora necesidad de miles de años para actuar junto a su consciencia – con consciencia, es decir, no sólo de sus acciones como masa – cooperando y persiguiendo un objetivo común y querido previamente. Hemos llegado casi a eso. Y observar este proceso, esta evolución siempre más vecina de cualquier cosa que en la historia de nuestra tierra no se ha producido nunca, me parece un espectáculo que vale la pena seguir, y durante toda mi vida no he logrado apartar los ojos.”” [Friedrich Engels, 1893] [in La elección comunista. Comprender el presente. Cambiar el futuro, EDITIONS SCIENCE MARXISTE – EDICIONES CIENCIA MARXISTA. MONTREUIL-SOUS-BOIS. 2009] (pag 19)”,”ELCx-165″
“AAVV, a cura di Attilio CHITARIN”,”Le Izvestija di Kronstadt. Articoli dal 3 al 16 marzo 1921.”,”Lev Trotsky: “”Se la dittatura del proletariato significa qualcosa, essa significa che l’avanguardia della classe si arma delle risorse pertinenti allo Stato per respingere ogni minaccia, ivi comprese quelle provenienti dai settori più arretrati del proletariato stesso…”” (pag 8)”,”RIRO-378″
“AAVV”,”Contro l’opportunismo.”,”Si cita la lettera di Lenin a Bebel del 1905 (in Fred Oelssner, Rosa Luxemburg, Ed. Rinascita 1953, pag 209) “”Marx nota che di solito il concetto di “”generale”” è una forma solo illusoria del vero interesse collettivo della classe. Ciò che si presenta come “”generale””, analizzato, si rivela come la somma degli interessi particolari e non come l’interesse universale di una classe, in ragione del potere. “”…ogni classe la quale aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma della società e del dominio, in genere, deve dapprima conquistarsi il potere politico per rappresentare a sua volta il suo interesse come l’universale, essendovi costretta in un primo momento. Appunto perché gli individui cercano soltanto il loro particolare interesse, che non coincide col loro interesse collettivo, e il generale di solito è forma illusoria della collettività, …”” (Karl Marx – F. Engels, L’ideologia tedesca, Ed. Riuniti, 1958, p.30) [in ‘Contro l’opportunismo’, 1971] (pag 24)”,”TEOC-567″
“AAVV”,”Report of the Ninth World Congress. Brussels, 2-8 July, 1969.”,”ICFTU presidente Bruno Storti, Segretario generale Harm. G. Buiter”,”SIND-101″
“AAVV”,”Paul Frölich (1884-1953).”,”Su iniziativa di Boris Souvarine, Frölich partecipa a un progetto dell’Institut International d’Histoire Sociale (IIHS) di Amsterdam che mirava a raccogliere le memorie politiche delle personalità del movimento operaio. Il suo manoscritto di più di 300 pagine è terminato nel 1938: tuttora inedito, al momento attuale, il testo è conservato all’IIHS. Informazioni bibliografiche: P. Frolich, Titolo La terreur blanche en Allemagne Petite bibliothèque communiste Autore Paul Frölich Editore Librairie de “”L’Humanité,””, 1922 63 pagine”,”MGEK-105″
“AAVV”,”Movimento economico dell’Italia. Raccolta di statistiche per l’anno 1930.”,”Presidente Comit: Ettore Conti, Vp Guido Donegani, Carlo Parea, Piero Puricelli. Consigliere delegato (Direzione Centrale) Giuseppe Toeplitz”,”STAT-102″
“AAVV”,”Rapport sur le développement dans le monde 1987.”,”Nei suoi ‘Principi di economia politica’ (1848) John Stuart Mill evoca i vantaggi che risultano dal “”commercio estero””. (v. riquadro p. 4)”,”STAT-183″
“AAVV”,”Genova 30 giugno 1960: una rivolta di partigiani e teddy boys.”,”‘La cronaca’ (pag 7) tratta da ‘Il nemico interno’ di Cesare Bermani”,”LIGU-070″
“AAVV”,”Fallimento del marxismo. Mezzo secolo dall'””Ottobre Rosso””.”,”La corruzione. “”Negli archivi segreti della regione di Smolensk sono state ritrovate le prove degli scandali che hanno imperversato nella zona dal 1928 in poi, e questi documenti sono stati resi pubblici, di recente, in un libro di Merle Fainsod: “”Tutti nel partito bevevano: dall’alto al basso della scala, si beveva. Le riunioni di partito nella ‘guberniya’ non erano che delle bevute… Le rivelazioni di Yakovlev erano ripugnanti al massimo. Lo stabilimento Katushka, uno dei bastioni del proletariato nella provincia, di cui la metà delle maestranze militava nel partito o nel ‘Komsomol’, era presentato come un nido di corruzione o di depravazione. Le operaie dovevano sottomettersi alle richieste dei capimastri. Nell’officina di Yartsevo sette operai si erano uccisi a causa dell’indifferenza dei dirigenti del partito verso le loro rivendicazioni. Rivoluzionari della prima ora si erano dati al vizio del bere e alla depravazione sessuale. (…)”” (M. Fainsod, Smolensk à l’heure de Stalin).”” (pag 122)”,”RUSU-228″
“AAVV”,”Critica della corrotta prassi dei sindacati. II. Testi di Marx-Engels sul sindacalismo. Contenuto e portata delle rivendicazioni economiche immediate del proletariato.”,”””Lo scopo finale del movimento politico della classe operaia è naturalmente la conquista del potere politico, il che implica con assoluta necessità che preliminarmente una organizzazione sufficientemente sviluppata della classe operaia nasca e si ingrandisca a partire dalla sue stesse lotte economiche. Tuttavia, per diventare politico, un movimento deve opporre alle classi dominanti gli operai che agiscono in quanto classe per farle cedere mediante una pressione dall’esterno. Così, l’agitazione è puramente economica quando gli operai tentano, attraverso scioperi, ecc., in una sola fabbrica o anche in una sola branca d’industria, di ottenere dai capitalisti privati una riduzione del tempo di lavoro; essa è invece ‘politica’ quando essi strappano con la forza (erwingen) una legge che fissa la giornata lavorativa a otto ore, ecc. Ed è in questo modo che da tutti i movimenti economici isolati degli operai si sviluppa ovunque un movimento ‘politico’, cioè un movimento di ‘classe’ il cui scopo è quello di realizzare i propri interessi sotto forma generale coercitiva per l’intera società. Se, da una parte, questi movimenti presuppongono già una certa organizzazione, dall’altra, sono a loro volta un mezzo di sviluppo di questa organizzazione”” [Lettera di Karl Marx a F. Bolte, 23 novembre 1871] [in ‘Critica della corrotta prassi dei sindacati. II. Testi di Marx-Engels sul sindacalismo’, 1979] (pag 82-83) Da internet: <…. Il Political moviment (movimento politico) della classe operaia ha naturalmente come scopo ultimo la conquista del Political power (potere politico) per la classe operaia stessa, e a questo fine è naturalmente necessaria una previous organization (previa organizzazione) della working class (classe operaia) sviluppata sino ad un certo punto e sorta dalla sue stesse lotte economiche. Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come classe alle classi dominanti e cerca di far forza su di essa con pressure from without (pressione dall’esterno) è un political moviment. Per esempio, il tentativo di strappare una riduzione della giornata di lavoro dal capitalista singolo in una sola fabbrica, o anche in una sola industria, con degli scioperi, ecc. è un movimento puramente economico; invece il movimento per strappare una legge delle otto ore, ecc. è un movimento politico. E in questo modo dai singoli movimenti economici degli operai sorge e si sviluppa dappertutto il movimento politico, cioè un movimento della classe per realizzare i suoi interessi in forma generale, in una forma che abbia forza coercitiva generale socialmente. Se è vero che questi movimenti presuppongono una certa previous organizzazion, essi sono da parte loro altrettanto mezzi dello sviluppo di questa organizzazione.”,”BORD-003-FL” “AAVV”,”Rapporto Krusciov. Con note storiche.”,”””Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera (1) all’esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Blos, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’esistenza dell’Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti (2) a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’autorità venisse eliminato dal suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario””. Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che durante la nostra vita ci interessavano personalmente”” [Rapporto Krusciov. Con note storiche, 1958] (pag 6) [“”(1) Questa lettera di Marx (Londra, 10 nov. 1877) è stata pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin nell’originale tedesco. Wilhelm Blos, il giornalista e storico cui è indirizzata, ebbe un certo ruolo nella socialdemocrazia tedesca; (2) La “”Lega dei Giusti””, fondata da un gruppo di lavoratori tedeschi rifugiati a Parigi, fu costretta a trasferire la sua sede a Londra dopo i moti parigini del 1839 in cui si era compromessa. Nella capitale inglese la Lega subì una evoluzione avvicinandosi alla dottrina di Marx ed Engels, adottando nuove forme di organizzazione, e mutando la sua denominazione in quella di “”Lega dei Comunisti””. Fu a nome della Lega che Marx ed Engels, dopo aver dato alla stessa la loro adesione, redassero il “”Manifesto dei comunisti”” (…)””] (pag 6)”,”RUSS-003-FPA” “AAVV”,”Raccolta di “”Lotta comunista””, 2004-2010.”,” [‘Voce Brasile: articoli su: classifiche di grandi gruppi, componenti etniche, crisi finanziaria del 2007, elezioni presidenziali nel 2010, finanza, banche, BNDES Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social, Itaú-Unibanco, ristrutturazione finanziaria, industria dell’energia, petrolio e industria petrolifera, Petrobras, investimenti esteri, mutamento sociale, dinamiche demografiche, storia immigrazione, politica estera , storia economica’]”,”ELCx-177″ “AAVV”,”La dittatura del Proletariato e gli Operai.”,”‘Ex ore tuo te iudico’ (Ti giudico dalle tue stesse parole) (in apertura) Opuscolo socialdemocratico anti-bolscevico”,”RIRO-401″ “AAVV”,”Critica Sociale. 1891-1991. Cento anni di Storia.”,”Hano collaborato negli anni alla rivista: F. Adler, G. Amendola, R. Ardigò, A. Bebel, L. Bissolati, I. Bonomi, G. Bovio, E. Caldara, E. Ciccotti, B. Croce, E. De-Amicis, L. Einaudi, F. Engels, A. Gisleri, G. Ferrero, O. Gnocchi-Viani, A. Graziadei, J. Jaures, K. Kautsky, Antonio Labriola, C. Lombroso, A. Loria, O. Malagodi, E. Malatesta, G. Matteotti, F.S. Merlino, R. Mondolfo, V. Pareto, C. Prampolini, C. Rosselli. M. Ruini, G. Salvemini, A. Schiavi, I. Silone, C. Treves, E. Vandervelde”,”EMEx-087″ “AAVV”,”La guerre civile en Espagne. 1973.”,”””L’énorme importance que la partie militaire doit prendre dans la prochain mouvement…”” (Engels, 1851) (cit in ultima pagina)”,”MSPx-105″ “AAVV”,”Indici della rivista ‘Modern Asian Studies’. Anni 1967-1980.”,”Mancano indici di alcuni anni (1971) e alcuni numeri. Contiene indicazione di un articolo di John Patrick Haithcox su M.N. Roy: ‘Left Wing Unity and the Indian Nationalist Movement: M.N. Roy and the Congress Socialist Party’ (pag 17-56), Modern Asian Studies, January 1969 (pag 17-56)”,”EMEx-090″ “AAVV”,”La passione e l’algebra. Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione.”,” Anno pubblicazione: 1994 Editore: Quaderni Internazionalisti, n. 12 Sul linguaggio di Bordiga (pag 90-) “”La lingua di Bordiga non ha nulla a che fare con la “”letteratura”” e tantomeno col futurismo. Essa è piuttosto uno strumento gravato da limiti esterni che non sopporta, e si vede. A volte è sintassi caotica, incontrollata, con incisi a matrioska e frasi interminabili. A volte ogni frase è densa di significati come un algoritmo che comprime in sé un complesso fenomeno della natura. La compressione in algoritmo è l’essenza del procedere scientifico , ma anche la compressione in algoritmi linguistici è l’essenza della poesia, quella vera. (…) Lo strumento linguistico rivoluzionario in Bordiga si avvale, volente o nolente, di espedienti per andare oltre i limiti della semplice descrizione e interpretazione e giungere alla ‘spiegazione’ scientifica. Per dare il senso della dinamica e del divenire sono usati arcaismi, voci dialettali, parole inventate, tecnicismi, onomatopee, deformazioni di ogni genere (forme parascientifiche, suffissali e prefissoidali, sostantivazioni e desostantivazioni, perifrasi aggettivali, calembour…); insomma, si potrebbe elencare tutto ciò che una ponderosa grammatica contiene”” (pag 90-91)”,”BORD-118″ “AAVV”,”L’Italia e la sua storia.”,”Contiene tutti i componenti di tutti i governi (i ministeri) dal 21 gennaio 1860 al 6 maggio 2008. I dialetti sono classificati in gallo – italici, veneti, toscani, corsi (sardi settentrionali), mediani, meridionali (pag 43)”,”ITAG-244″ “AAVV”,”Le edizioni Zanichelli, 1859-1939.”,”””””La storia di un editore è la storia delle sue edizioni”” disse un famoso maestro del libro”” (pag XXXI) Esempio di voce. 1934. (…) 114. Toscano, Mario, Il patto di Londra. Storia diplomatica dell’intervento italiano (1914-1915). Con prefazione di Arrigo Solmi. In 8°, pp. X-230, con cartina f.t. II ed. riveduta e corretta”,”EDIx-145″ “AAVV”,”Catalogo generale Bompiani, 1929-1979.”,”Intervista a Valentino Bompiani di Daniele Del Giudice: “”D. In poche parole, un aggettivo per ciascuno, le chiedo tre istantanee: Savinio, Moravia, Gide. R. Gide era un re, chiamava il rispetto e la deferenza di un re, ed era altrettanto distante. Non lasciava trapelare una sua qualità, anche se un po’ distorta: l’umano. Savinio era profondamente umano, ma grecamente umano. Moravia è davvero un aggettivo, tutta la nostra vita può essere indicata con l’aggettivo Moravia.”” (pag XI) (…) “”D. Nascono piccoli editori: pochi soldi, pochi titoli all’anno, testi di qualità. Penso a Pratiche, Sellerio, La Tartaruga, Stampatori. Da editore a editore, passando la mano, ha un consiglio? R. Servire qualcuno. Individua chi vuoi servire. Vuoi servire i tramvieri? Gli intellettuali? I giovani? Scegli il tuo pubblico e fa dei tuoi libri un servizio. Ma non servire mai l’attualità”” (pag XII)”,”EDIx-147″ “AAVV”,”Catalogo generale Editori Riuniti, 1953-1983.”,”pag 65-70: Opere complete di Marx ed Engels, voll. I-L, 1835-1895 50 anni di scritti, 50 volumi, di cui 28 in preparazione (1982)”,”EDIx-148″ “AAVV”,”Recensioni al volume ‘Scritti e materiali (1830-1848)’ di Louis-Auguste Blanqui, a cura di G. Danvier, Isonomia Editrice.”,”Saggio introduttivo di 14O pagine di G. Danvier “”Il curatore vede in Blanqui un lucido propugnatore della lotta di massa del proletariato contro il regime borghese, e non, come tramandato, un “”putschista””, un fautore di colpi di mano: di questi ultimi, si sostiene, Blanqui ne organizzò uno soltanto, la fallita insurrezione parigina del 12 maggio 1839″” (pag 23)”,”BLAx-018″ “AAVV”,”Con Marx alle porte. I 37 giorni della Fiat.”,”Libro fatto da operai e operaie della Fiat”,”MITT-353″ “AAVV”,”Le krach boursier d’octobre 1987, nouvelle étape de la crise mondiale du capital.”,”Cenni storici storia della crisi del 1929 dal giovedì nero, il 24 settembre 1929, fino al crack della borsa dell’autunno dello stesso anno. (pag 31-36)”,”ECOI-333″ “AAVV”,”Tavole. Appendice 4. Tavole 1-14b. Tavola 1. Risorse e impieghi delle singole fonti di energia, 1953-57 e previsioni al 1965. – 2. Bilancio dell’energia, 1953-57 e previsioni al 1965 (unità misura Tkcal). – 3. Importazioni ed esportazioni di singole fonti di energia per area geografica, 1953-57 (unità misura Tkcal). – 4. Bilancio delle trasformazioni di fonti di energia in fonti derivate, 1953-57 (unità misura Tkcal). – 5. Consumi di fonti di energia per settori d’impiego, 1953-57 e previsioni al 1965. – 6. Consumi di fonti di energia per settori d’impiego (al netto delle quantità impiegate nella trasformazione), 1953-57 previsioni al 1965. – 7. Sostituzioni di fonti di energia tra il 1953 e il 1957 (unità di misura: Tkcal). – 8a. Flussi di beni e servizi nell’economia italiana nell’anno 1953 (valori in milioni di lire correnti ai prezzi di acquisto dei settori consumatori). – 8b. Flussi di beni e servizi nell’economia italiana, nell’anno 1956 (valori in milioni di lire correnti ai prezzi di acquisto dei settori consumatori).- 9a. Flussi di beni e servizi acquistati e venduti dai settori produttivi e trasformatori di energia nell’anno 1953 (valori in milioni di lire correnti ai prezzi di acquisto dei settori consumatori). – 9b. Flussi di beni e servizi acquistati e venduti da settori produttori e trasformatori di energia nell’anno 1956 (milioni di lire 1953 ai prezzi di acquisto dei settori consumatori). – 10. Coefficienti tecnici relativi alle fonti di energia nel 1956. – 11. Costi dei fabbisogni diretti di energia del sistema produttivo e valori della produzione vendibile dei singoli settori. – 13. Coefficienti di fabbisogni totali (diretti e indiretti) di fonti di energia, nel 1956. – 14a. Fabbisogni totali (diretti e indiretti) di fonti di energia enl 1956 (milioni di lire ai prezzi di mercato dell’anno 1953). – 14b. Fabbisogni totali (diretti e indiretti) di fonti di energia nel 1956 (Quantità).”,”Nota: manca la tavola 12.”,”STAT-006-FPA” “AAVV”,”Le combat, la mort, le souvenir, 1939-1945. Vingtième anniversaire de l’insurrection du ghetto de Varsovie, 1943-1963.”,”Contiene foto del capo dell’insurrezione del ghetto di Varsavia M. Anielewicz “”Malachi”” “”Kalacki”” (1919-1943) morto in combattimento l’8 maggio 1943. Molte foto dei combattenti.”,”POLx-041″ “AAVV”,”Guerra sovietico-polacca. / Polnisch-Sowjetischer Krieg.”,”Pagina modificata al 28 dicembre 2014 “”Il 22 dicembre 1919 una nota con un’offerta di pace fu inviato dal Commissario per gli affari esteri Georgij Cicerin al governo polacco ma non ricevette alcuna risposta. Il 28 gennaio 1920, una dichiarazione ufficiale venen inviata al governo polacco da Lenin, Trotsky e Cicerin in nome del Consiglio dei Commissari del popolo; nella dichiarazione si avvertiva il governo polacco sui pericoli insiti nella guerra con la Russia sovietica nella quale gli Alleati stavano trascinando la Polonia, si riaffermava “”incondizionatamente”” il riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità della Repubblica di Polonia, si affermava che la Russia bolscevica non aveva intenzioni aggressive, che l’Armata Rossa non avrebbe avanzato oltre la linea di frontiera esistente e che il governo sovietico non aveva concluso accordi con la Germania o con qualsiasi altra nazione ostile alla Polonia. (…) L’inflessibilità polacca insieme all’evidente richiamo alle condizioni umilianti in cui si era svolta la pace di Brest-Litovsk, convinse Lenin e Trotsky all’insincerità della proposta polacca. Secondo il conte Aleksander Skrzynski, successivamente ministro degli esteri e primo ministro polacco: “”Le proposte di pace [sovietiche] non vennero prese in seria considerazione… Dato però che una politica parlamentare e democratica non consentiva di lasciarle senza una risposta, la questione del logo ove i negoziati avrebbero pouto essere tenuti venne prospettata in modo così offensivo , che tutto si arrestò a quel punto”” (1)”” (pag 9-10) (1) Pierre Fervacque, Le chef de l’ armée rouge. Mikail Toukatchevski, 1928 A proposito delle conseguenze strategiche del conflitto e degli insegnamenti della battaglia di Varsavia si cita l’opera di Harold H. Worrell, The Battle of Warsaw, 1920: Impact on Operational Thought, School of Advanced Studies, Kansas, 1995 “”L’esperienza della guerra sovietico-polacca ebbe una fondamentale importanza nello sviluppo della dottrina militare sovietica. L’analisi della battaglia di Varsavia rivelò che l’offensiva sovietica era stata condotta con riserve inadeguate, supporto logistico carente e inefficace controllo delle operazioni (Worrell, p. 37). I teorici militari sovietici – Tuchacevskij, Svechin, Triandafillov e Frunze – arrivarono alla conclusione che la complessità della guerra moderna aveva sostanzialmente cambiato il modo in cui la guerra stessa poteva essere condotta e che, fra tattica e strategia, era necessario un livello operativo intermedio (Worrell, p. 36). Nel suo libro ‘La campagna della Vistola’ Tuchacevskij scrisse: “”l’impossibilità, data dall’ampiezza dei fronti odierni, di annichilire un esercito nemico con un unico attacco, rende necessario usare una serie di operazioni graduali… [le quali], collegate da un perseguimento continuo del fine, possono soppiantare la battaglia di annientamento, la migliore forma di scontro negli eserciti del passato””. Venne quindi introdotto nella dottrina militare sovietica un livello operativo intermedio, denominato “”operazionale””, definito da Svechin come “”…una serie di operazioni divise nel tempo da pause più o meno lunghe, comprendenti diffenti settori del teatro di guerra e differenziate nettamente come conseguenza di differenti fini intermedi”” (Worrell, p. 36)”” (pag 22)”,”RIRO-420″ “AAVV”,”London Landmarks. A Guide with maps to places where Marx, Engels and Lenin lived and worked.”,”Biblioteca BM: Marx, Lenin and the British Museum (pag 6)”,”MADS-659″ “AAVV”,”Ultime lettere da Stalingrado.”,”Spedite con l’ultimo aereo da Stalingrado assediata, queste lettere di soldati tedeschi furono fatte sequestrare da Hitler. “”Ho sempre pensato solo in anni luce ed ho sofferto in secondi. Anche qui ho molto a che fare col tempo. Siamo in quattro, e se va avanti così, andrebbe ancora bene. Il lavoro in sé è semplice: si tratta di misurare la temperatura e l’umidità dell’aria e di indicare l’altezza delle nuvole e il grado di visibilità: ecco il nostro compito. Se un burocrate leggesse questo che io scrivo, i suoi occhi gli cadrebbero su… la violazione del segreto miiltare. (…) Qui attorno tutto precipita, un’intera armata muore, il giorno e la notte bruciano, e quattro uomini sono tuttavia occupati nel trasmettere ogni giorno la temperatura e l’altezza delle nuvole. Io non comprendo molto della guerra. Per mano mia nessun uomo è caduto. Io non ha mai preso la mira, sinora, con la mia pistola. Ma per quanto ne so, la parte avversa non ha una simile mancanza di senno. Avrei avuto caro di contare le stelle per un paio di decenni ancora, ma di questo, ormai, non ne sarà più nulla”” (pag 3-4) (pag 19) Riflessioni amare sulla morte ‘eroica’ e la morte reale al fronte.”,”QMIS-158″ “AAVV, a cura di Brian PEARCE”,”1903. Second Ordinary Congress of the RSDLP. Complete text of the Minutes.”,”Opera dedicata a Harry Finch (1922-1976) Questi testi andrebbero letti tenendo presenti ‘Un passo avanti e due passi indietro’ e il ‘Che fare?’ di Lenin”,”RIRx-178″ “AAVV”,”La socializzazione delle miniere di carbone in Germania. Relazioni presentate al Governo Germanico dalle due Commissioni per la Socializzazione.”,”””La socializzazione delle miniere di carbone, ad esempio, fu domandata al Congresso di Ginevra dalla Federazione Internazionale dei minatori, la quale deliberò che, quando sia necessario, ricorrerà anche allo sciopero generale. Essa fu chiesta, al 22 novembre 1920, dal Congresso Internazionale dei Sindacati a Londra e per essa stanno lottando i minatori d’Inghilterra, i cui diritti vennero ancora recentemente difesi, al grido di “”The mines for the Nation””, da uomini quali Sidney Webb e Robert Smillie presidente e Frank Hodges segretario della Federazione dei minatori inglesi. Nè sono soltanto socialisti di destra, che vogliono “”cominciare”” con qualche singola socializzazione. In Germania la vogliono anche gli Indipendenti. Al Parlamento prussiano l’hanno chiesta recentemente anche i Comunisti; e nella primavera del 1919, quando più accanita e più sanguinosa infieriva la lotta fra i minatori della Renania-Vestfalia, incontrammo ad Essen il compagno polacco Dr. Marchlevski (Karski), amico e collaboratore della Luxemburg, ora uno dei più autorevoli membri del C.E. dell’Internazionale Comunista di Londra – se non erriamo, anche membro del Governo – il quale non solo patrocinava la causa dei minatori chiedenti la socializzazione, ma sosteneva persino la necessità di trovare un qualsiasi modo conveniente di indennizzare gli espropriati, affinché non avessero a subire gravi perdite e ad essere forse finanziariamente rovinati quei Comuni e quegli Enti – ed erano numerosissimi – che avevano investito il loro capitali in azioni minerarie”” (pag 8) (prefazione di G. Sacerdote)”,”MGEK-116″ “AAVV”,”Histoire de la Fédération anarchiste. 1-10. L’affaire Fontenis – La reconstruction difficile de la Féderation anarchiste (1954-1960) – La Fédération anarchiste reprend sa place parmi les organisations de gauche et d’extreme gauche (1960-1965).”,”I primi 5 saggi incentrati su Fontenis”,”ANAx-378″ “AAVV”,”Contributo alla conoscenza di un militante comunista: Gianfranco Faina.”,”A cura di G. Bartolini M. Rinaldo G. Pedrocco E. Raiteri G. Sommariva Ancora nel 1979 gli autori di questo libretto non sanno nulla della latitanza di Faina, dove sia e come viva… Contiene ritaglio su fase processo a Torino con Faina in aula.”,”ITAC-131″ “AAVV”,”Quarantième anniversaire de la conférence de fondation de la IV° Internationale.”,”Nel numero della rivista c’è anche un articolo di George Breitman, Quand le journal de Hitler imprimait une lettre de Trotsky (in Norvegia), un articolo di Trotsky sulla filosofia del superuomo (Nietzsche), un articolo di Kehrnon sui rapporti tra Essenin e Trotsky.”,”TROS-270″ “AAVV”,”III Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-287″ “AAVV”,”IV Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del IV congresso dell’ Internazionale comunista.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-288″ “AAVV”,”Manuale per il sabotaggio.”,”Questo testo durante la guerra, fu stampato a Roma clandestinamente dai partigiani, in un carattere tipografico molto piccolo e occultato da una copertina del tutto simile a quella dell’orario ferroviario, nel libro riprodotta.”,”ITAR-013-FL” “AAVV”,”La sinistra “”bordighista”” nel II dopoguerra.”,”Cita Lotta comunista defifinta da ‘Rivoluzione comunista’, gruppo milanese scisso da Programma nel 1964, ‘tatticista, limitata alla pratica organizzativa e al movimentismo. (p. 7) Lotta comunista citata anche in appendice (p. 10)”,”BORD-134″ “AAVV”,”Il Partito comunista internazionale nel solco delle battaglie di classe della Sinistra Comunista e nel tormentato cammino della formazione del partito di classe. I.”,”””La crisi di partito del 1964 ebbe come detonatore la “”questione dell’ organizzazione”” (vedi i già citati ‘Appunti sulla questione dell’organizzazione’ poi sviluppati in un testo definitivo intitolato ‘Tesi sul compito storico, l’azione e la struttura del partito comunista mondiale, secondo le posizioni che da oltre mezzo secolo formano il patrimonio storico della sinistra comunista’, del 1965) (272), in seguito alla quale uscirono dal partito elementi che formarono, ad esempio, il gruppo di ‘Rivoluzione comunista”” (273) denomitatosi anch’esso “”partito comunista internazionalista””. (…) Fu ripresa la formula del ‘centralismo organico’, già avanzata nel 1922 dal Partito Comunista d’Italia attraverso uno scritto di Amadeo Bordiga (274), con l’intento principale di eliminare definitivamente dall’organizzazione del partito la giustificazione anche solo formale del metodo democratico nella sua conduzione, nella sua attività, nella sua azione; e fu non a caso riproposto l’aggettivo ‘organico’, in quanto attività e azione del partito di classe sono concepite in un processo storico che richiede una continuità nel ‘tempo’ e non soltanto nello ‘spazio’, un processo storico il cui corso non dipenderà mai da maggioranze numeriche prodotte da espedienti organizzativi. Un centralismo che non si affida al meccanismo quantitativo e democratico-elettorale per formare i suoi organi dirigenti, e non conta su tesi votate a maggioranza, ma che determina la scelta dei suoi capi sulla base di una selezione naturale di compagni che dimostrano nell’attività di partito e nel tempo di possedere la più certa coerenza e le migliori qualità per espletare i compiti di direzione a loro affidati (…)”” (pag 186) (272) Vedi la nota n. 202 (273) Vedi la nota n. 195 (274) Si tratta dell’articolo ‘Il principio democratico’, del 1922, cit.”,”BORD-135″ “AAVV”,”Bollettino del Partito Comunista d’Italia (Sezione dell’Internazionale Comunista), settembre-ottobre 1925.”,”Rapporti con il Psi, applicazione della tattica del fronte unico dal basso (distinguere sempre tra i capi e la massa) (pag 78)”,”MITC-126″ “AAVV”,”Bilan. Bulletin theorique mensuel de la Fraction italienne de la Gauche Communiste, 1933-1938.”,”Cette revue se rattache au courant de la Gauche Communiste qui essaie de tirer les leçons, de dresser le « bilan », de la contre-révolution russe du point de vue du prolétariat révolutionnaire. La note liminaire du premier numéro présente ainsi les objectifs de la revue : « Nous entendons faire de la revue un organe de clarification politique et de compréhension de la situation sociale actuelle particulièrement complexe. » La revue commence à paraître en novembre 1933, pour s’achever au numéro 46 en décembre 1938 et passer le relais à la revue Octobre. Dans une période sombre où le mouvement ouvrier reflue de toute part, elle assure la défense des principes prolétariens les plus fondamentaux, notamment l’internationalisme. Mais la poignée de militants qui assurent la parution de la revue, dans des conditions matérielles souvent pénibles, n’hésitent pas également à entreprendre avec méthode et rigueur de vastes analyses et clarifications théoriques nouvelles, que ce soit sur les conditions de la contre-révolution, le cours historique de marche à la guerre, la période de transition, la dictature du prolétariat. (wikip) Parmi les rédacteurs de la revue, il faut citer au premier rang Ottorino Perrone dit Vercesi, ainsi que Gatto Mamone, Mitchell, Henri Heerbrant dit Hilden, Adhémar Hennaut, Soep, etc. Titoli della rivista (vedi anche retro) Parti Communiste International Tous le Tables – Publications en français Biografia O. Perrone (fonte pantoppolis) Biographie d’Ottorino Perrone, 1897-1957 Posted on September 1 2013 by left-disorder Ottorino Perrone, Amadeo Bordiga, et Giuseppe De Nito (1895- ?), Naples, 1949 (Photo : Fonds Amadeo Perrone, ULB, Bruxelles) En mémoire d’Ottorino Perrone, dit Vercesi, Alphonse, Philippe, Otto Autant il serait absurde – ce qu’ont fait trop souvent ses partisans dans les années 1950-1980, au nom du sacro-saint principe de l’anonymat – de parler du courant dit ‘bordiguiste’ en ignorant le charisme d’Amadeo Bordiga à la tête du Parti communiste d’Italie jusqu’en 1925, puis à partir de 1949 dans le petit Parti communiste internationaliste (Programma comunista), autant il serait injuste de ne pas rappeler l’action décisive d’Ottorino Perrone, comme organisateur clef (avec Onorato Damen), en 1925, d’une fraction de gauche dans le parti de Togliatti et Gramsci. C’est de la formation d’une fraction de fait (Comité d’entente) dans un parti passé sous la coupe de l’appareil bureaucratique du Komintern que l’on peut dater la formation de la ‘Sinistra comunista italania’. Perrone a été dans l’émigration en France et en Belgique, à partir de 1927, le grand organisateur et animateur de la Fraction communiste italienne, constituée surtout d’ouvriers. Ses immenses contributions théoriques et politiques dans le journal Prometeo et la revue Bilan avec tout un noyau de militants ‘italiens’ aguerris (Luciano Stefanini, Aldo Lecci, Giovanni Bottaioli, Virgilio Verdaro, Mario de Leone, etc.), mais aussi belges, demeurent vivantes. Sans cette activité continue et résolument à contre le courant, dans le gouffre noir des contre-révolutions stalinienne et nazi-fasciste, engloutissant le mouvement ouvrier derrière la bannière de l’antifascisme et de la démocratie, la “continuité organique” avec le mouvement révolutionnaire italien des années 20 aurait été brisée. Perrone a été le maillon fort de cette continuité organique de la gauche communiste italienne, jusqu’à sa résurrection en novembre 1943 en Italie, avec la formation du Parti communiste internationaliste, autour d’Onorato Damen, Bruno Maffi, et Mario Acquaviva (assassiné par le stalinisme italien en juillet 1945). Où était Bordiga pendant ce temps-là ? A Naples, puis au sud de Rome, sous occupation américaine. Que faisait-il ? il soutenait la formation d’une Frazione di Sinistra dei Comunisti e dei Socialisti Italiani du Mezzogiorno, et s’opposa à la fondation du PCInt… * * * Né le 9 mai 1897 à L’Aquila (Abruzzes) [ville fantôme depuis le séisme du 6 avril 2009], Ottorino Perrone était fils d’ouvrier. Il fit son service militaire comme sergent artilleur pendant la guerre; obligé de suivre des cours d’élève officier, il fut déclaré «inapte». Une fois la guerre terminée, il entreprit des études de droit et de commerce à Venise, où il obtint sa licence. Membre du PSI en 1920, il fut un adhérent enthousiaste du PC d’Italie fondé en janvier 1921 à Livourne par Amadeo Bordiga. En raison de son charisme, il fut désigné secrétaire de la Camera del Lavoro de Venise. En tant que tel, il joua un rôle important dans les occupations d’usine de la commune de Mira (Venise). En 1922, propagandiste et journaliste à Padoue, il fut arrêté à Venise, à la suite d’affrontements avec les fascistes. La même année, le deuxième congrès du parti à Rome (20-24 mars) le désigna à l’importante charge de secrétaire interrégional (cinq avaient été mandatés au niveau national). En 1923, rédacteur du journal Il Lavoratore di Trieste, il fut chargé par le parti d’organiser les fédérations de Venise et de L’Aquila. La police fasciste le définit alors comme un «propagandiste habile et très rusé, extrêmement dangereux à cause de son intelligence, de ses relations et de sa culture». En 1924, établi à Milan, rédacteur de l’Unità, Perrone prépara la conférence clandestine de Como (18 mai), où la direction «bordiguiste» restait majoritaire (approuvée par 35 des 45 secrétaires fédéraux), tandis que le comité central était divisé en trois fractions : ‘droite’ (Angelo Tasca), ‘centre’ (Gramsci) et ‘gauche’ (Bordiga). Il fit partie de la délégation officielle du PCI envoyée à Moscou prendre part au Ve congrès du Komintern (17 juin-8 juillet 1924), se plaçant au côté de Bordiga, Ruggiero Grieco (1893-1955), Giuseppe Berti (1901-1979) et Carlo Venegoni (1902-1983), Togliatti représentant le ‘centre’, et Angelo Tasca la ‘droite’. Ce congrès de la «bolchevisation» des partis communistes, dont Zinoviev fut le chef d’orchestre, imposa la démission de l’ancien exécutif du PCI marqué à gauche : Bordiga, Bruno Fortichiari (1892-1981), Luigi Repossi (1882-1957) et Grieco, qui devait bientôt passer au ‘centre’ de Gramsci et Togliatti. Il dut se soumettre au «cours nouveau» qui imposait une «discipline de fer» dans tous les partis. Néanmoins Bordiga, pourtant nommé au présidium du congrès, avait averti que si le Komintern ne devenait pas «un vrai parti communiste mondial centralisé», il n’exclurait pas «la fondation d’une fraction internationale». Rentré en Italie, le 18 août 1924, par le lac majeur, Perrone fut aussitôt arrêté par la police pour «expatriation illégale» et relégué à L’Aquila. Il profita de ce «congé» d’activité forcé pour présenter en 1925 à Venise sa thèse de doctorat (économie et droit). En juin-juillet 1925, il fut l’un des principaux initiateurs du Comité d’entente, formé en mai-juin, opposé à la bolchevisation et au «péril d’opportunisme et de dégénérescence du Parti». Ce comité regroupait entre autres Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi, Mario Lanfranchi (1902-1959), Carlo Venegoni. Bordiga, tout en l’approuvant, n’avait pas apposé sa signature à cet acte de naissance d’une fraction de gauche dans le PC italien. Le Présidium de l’Exécutif du Komintern, voyant dans le Comité d’entente l’embryon d’une fraction au sein du Parti et même de l’Internationale, en exigea la dissolution. Perrone et les adhérents à ce comité, condamnés comme «communistes indignes», durent passer sous les «fourches caudines» sous peine d’exclusion. Néanmoins, sous l’impulsion énergique de Perrone, furent mises en place des réunions de la fraction pour préparer le futur congrès du parti. Le 18 septembre 1925, il informa le comité exécutif de la tenue d’une réunion de travail pour l’élaboration des thèses de la gauche, où se présenteraient (entre autres) lui-même, Bordiga, Damen, Repossi, Fortichiari, Venegoni, Natangelo, Lanfranchi. Il invitait un représentant de la majorité à y participer. La réponse fut un non catégorique : «la reconnaissance du régime des groupes et des fractions dans le parti … n’est pas admissible», mais nuancé d’une certaine prudence (en attendant le verdict du congrès…) : «Evidemment pour le travail de rédaction vous pouvez vous rencontrer; rester en correspondance… » Partisan résolu de Bordiga, Perrone le seconda très efficacement au troisième congrès du PCI tenu clandestinement à Lyon (20-26 janvier 1926). Devant un congrès hostile, il n’hésita pas publiquement à proclamer Bordiga «chef de la révolution en Italie». Il s’opposa à Gramsci pour qui la solution au recul de la révolution se trouvait dans l’alliance stratégique entre le prolétariat et les paysans; il affirma, au contraire, qu’une ligne politique radicale devait s’appuyer sur le «concept de la prééminence et de l’hégémonie de la classe ouvrière dans la conduite de la révolution». Il niait, en outre, qu’il existe pour les communistes une «question méridionale» spécifique, liée au problème des paysans du Sud. Au terme de ce congrès, où la gauche fut mise en minorité (9,2 % des voix), Perrone en concluait lucidement, mais en privé, que la majorité avait «pris le chemin de la contre-révolution». À la tribune du congrès, il marqua une volonté farouche de continuer le travail politique de Bordiga : même si ce dernier était «renversé», le «prolétariat mènerait la même lutte» en poursuivant le combat de Bordiga. Perrone fut bientôt destitué de toutes ses responsabilités, même syndicales. Il était en effet secrétaire depuis août 1925 du Comité syndical de Milan – qui publiait le journal Il sindacato rosso (Syndicat rouge), assisté d’un ouvrier de l’Alfa Romeo (ancien délégué du parti au IVe congrès du Komintern, qui avait rencontré Lénine) : Antonio Natangelo (1894-1959). Giovanni Germanetto (1885-1959), le parangon du chef stalinien, lors d’une réunion houleuse, déclara sans ambages que les partisans de la gauche, responsables syndicaux, devaient «se soumettre» s’ils voulaient continuer à être payés comme permanents, ou «se démettre». Perrone rejeta «l’ultimatum» et répondit sarcastiquement que «la gauche ne jouait pas sa fonction historique pour une rémunération». Assigné à résidence pour deux ans, il passa via la Suisse (décembre 1926) la frontière française. De Paris, il tenta de réorganiser toutes les composantes de gauche du Parti communiste italien qui étaient dispersées dans toute la France, en particulier à Lyon, Marseille et Toulon. Mais il est bientôt expulsé vers la Belgique, en août 1927. Marié à une jeune militante, Ida Zecchini (1905- ?), sœur de Bruno Zecchini – qui devait diriger la section parisienne du Parti communiste international vers 1965 –, il s’installa avec elle dans la banlieue ouvrière d’Anderlecht. Employé par le syndicat des typographes de Bruxelles, il appartint à ce titre au syndicat des employés jusqu’à son expulsion pour raisons politiques en octobre 1938. Il contribua surtout, de Bruxelles, à l’orientation de la Fraction de gauche du PCI, qui comptait en France et Belgique à peu près 70-80 militants lors de son congrès de fondation à Pantin en avril 1928. Comme la majorité des militants, il estimait nécessaire de rester dans le cadre de l’Internationale communiste et de collaborer avec toute l’opposition de gauche. Il s’opposa donc à la tendance de plus en plus « antiléniniste » et «communiste des conseils» de Michelangelo Pappalardi (1895-1940), communiste de gauche réfugié en France. Ce dernier qui souhaitait une rupture définitive avec le Komintern, publia à Lyon à partir de novembre 1927 la revue Réveil communiste, puis l’Ouvrier communiste, à Paris, soutenu par André Prudhommeaux jusqu’en 1930. Cette tendance prit contact avec Karl Korsch et le KAPD, mais aussi le Russe Gavril Miasnikov (fondateur du Groupe ouvrier), hostiles à toute idée de «redressement» du Komintern. Avec ses camarades, Perrone fit le choix de s’intégrer dans l’Opposition de gauche internationale, mais sans jamais perdre de vue les perspectives de développement de la Fraction en France, Belgique, USA, et Russie (autour de Virgilio Verdaro et Mario De Leone qui purent sortir d’URSS en 1931). Dans une lettre à Trotsky (1er juin 1930), il faisait part de son intention de traduire et publier des ouvrages de Trotsky : la Révolution défigurée (ce projet échoua) et une partie de Cours nouveau. Mais cette collaboration se fit sans jamais cacher les divergences (soutien à la République espagnole en 1931, «mots d’ordre transitoires antifascistes», front unique contre le nazisme en Allemagne). L’attitude de Trotsky passa alors de l’accueil chaleureux – «De tout cœur, je vous souhaite bonne chance et succès» (25 sept. 1929) – à une franche hostilité. Deux tentatives d’envoi d’une délégation de la Fraction pour discuter avec Trotsky, à Prinkipo en février 1932, puis en France en août 1933 échouèrent. La fraction «perroniste» dut affronter courageusement (et avec une «foi» intacte dans les perspectives du communisme) un isolement croissant. La vie de Perrone jusqu’à 1939 se confondit avec l’histoire de la «fraction de gauche en exil», à sa presse et à ses organes centraux. Il fut le principal rédacteur – avec Virgilio Verdaro depuis 1931 – de la rédaction de Prometeo (n° 1, juin 1928), et surtout de Bilan (n° 1, nov. 1933). La rédaction de Bilan était à Bruxelles, bien que le responsable légal fut à Paris Gaston Davoust [Henri Chazé], personnalité majeure de l’Union communiste. Sous le pseudonyme de Vercesi, Perrone fut le principal rédacteur des prises de position de la Commission exécutive de la Fraction de gauche, au point que les partisans de la Fraction reçurent l’étiquette de «perronistes». Le nom de Perrone est incontestablement associé à celui de Bilan, «Bulletin théorique mensuel de la fraction de gauche du PCI», dont l’audience alla bien au-delà de cercles militants restreints, puisqu’André Gide (et même Doriot quelques mois seulement en 1934!) s’y abonna, sous l’aimable pression de Jean Malaquais. Les autorités fascistes en interdirent aussitôt l’introduction et la circulation dans le royaume d’Italie (circulaire n° 442/30458 du ministère de l’intérieur, 29 novembre 1933) et utilisèrent régulièrement les «bons services» de mouchards et provocateurs pour espionner la Fraction à Bruxelles. Perrone contribua plus qu’aucun autre à donner sa «coloration politique» à la Fraction communiste italienne des années 30, incarnée par sa revue Bilan. Il est juste de souligner qu’il ne fut pas le seul : en Belgique, des intellectuels, comme Jacob Feingold (1899-1943), dit Jacobs – assassiné à Auschwitz –, et surtout Guillaume van den Hoven (1883-1945?), dit Mitchell ou Jéhan – tous deux issus de la Ligue des communistes internationalistes d’Adhémar Hennaut (1899-1977) – furent les alter ego de Perrone sur les plans politique et théorique. Dorénavant, «loin de présenter des solutions définitives», la Fraction italienne devait tout «passer au crible de la critique», sans «aucun interdit non plus qu’aucun ostracisme», sans crainte de remise en cause de «certitudes» révolutionnaires. L’activité de la Fraction se déroulait dans une période défavorable de «contre-révolution», où l’État russe comme les partis communistes étaient devenus des «instruments du capitalisme mondial». En conséquence, selon les «perronistes», la tâche était le «maintien strict des positions principielles du communisme», même au prix de l’isolement. Chaque événement de la prise du pouvoir par Hitler à l’écrasement des ouvriers viennois et des mineurs des Asturies en 1934 jusqu’au Front populaire, sous le signe du drapeau tricolore et de la Marseillaise, marquait une descente vers l’enfer d’une guerre mondiale jugée inévitable. Lorsque se produisit le soulèvement révolutionnaire des ouvriers de Barcelone en juillet 1936, une crise politique secoua la Fraction. Pour Perrone, Virgilio Verdaro et Jacob Feingold, d’abord minoritaires, il s’agissait d’un «tumulte social sanglant», incapable de s’élever «à la hauteur d’un soulèvement insurrectionnel». La majorité – qui devint au fil des mois minorité –, sous l’autorité de Mario De Leone (1890-1936), Enrico Russo (1895-1973), Bruno Zecchini, etc. –, décida de partir pour l’Espagne s’engager dans les milices du POUM (la «colonne Lénine» où combattit George Orwell) et de la CNT. Lorsque la tendance «perroniste» devint majoritaire et qu’elle proclama qu’«au volontariat (il fallait) opposer la désertion… à l’union sacrée, l’éclosion des luttes de classe sur les deux fronts», ce fut la scission, malgré les appels à l’unité de l’organisation. Lorsque cette minorité entra en Espagne en relation avec l’organisation antifasciste ‘Giustizia e Libertà’, elle fut exclue «pour indignité politique» (Résolution de la C.E. du 20 décembre 1936). Après la militarisation des milices, en 1937, la minorité rentra en France et adhéra à l’Union communiste d’Henri Chazé. Sans doute contrecoup des événements d’Espagne, Perrone et ses partisans décidèrent en août 1937 de faire campagne pour aider «toutes les victimes prolétariennes d’Espagne» : «fascistes», «antifascistes», «les familles de tous, les enfants de tous». Et pour cela d’établir un Fonds de solidarité financier, sorte de Croix-Rouge, dont Perrone renouvela plus tard l’expérience (octobre 1944). C’est pourtant, au cours de cette période de complet isolement, que Perrone donna sa majeure contribution sur la question de l’État et de la violence, une contribution qui marquait une nette rupture avec le compendium «marxiste-léniniste» ou «bolchevik-léniniste». L’État prolétarien russe était «resté un organe de coercition», «stérilisant en les incorporant» les «organisations de classe». Condamnant la répression contre Makhno et les insurgés de Kronstadt, Perrone – s’exprimant au nom de son groupe – proclama (en lettres majuscules!) que «ce n’est pas par la force et la violence qu’on impose le socialisme au prolétariat», et qu’«il valait mieux perdre Kronstadt que de le garder au point de vue géographique», et que nul «parti de classe» ne pouvait «rester au pouvoir en infligeant une défaite aux principes prolétariens». Sur la question russe, qui apparaissait à l’ancien secrétaire du PCF Albert Treint une «énigme», Perrone resta dans le flou, se démarquant peu de l’analyse de la bureaucratie par Trotsky, constatant qu’elle «n’était pas encore (une) classe capitaliste». En 1939, pourtant la position ‘perroniste’ changea du tout au tout, estimant que l’industrie russe «pouvait fort bien se métamorphoser en capitalisme d’État». Sur un autre plan, celui des perspectives de guerre, les réflexions théoriques de Perrone eurent un effet dévastateur. En 1937, lors du congrès de la Fraction italienne et lors de la fondation du «Bureau international des fractions de gauche», il fit adopter une nouvelle orientation politique sur les perspectives de guerre. Selon lui, la mise en place d’une économie de guerre tendait à fournir une «solution économique» au capitalisme international. Cette nouvelle forme de capitalisme rendait «les contrastes inter-impérialistes» secondaires, la bourgeoisie pouvant «reporter l’échéance de la guerre mondiale». Les guerres devenaient des «guerres localisées» dont la finalité était autant un débouché pour la production d’armements qu’une tentative de «destruction du prolétariat de chaque pays». Il s’ensuivait une «solidarité inter-impérialiste» pour, comme lors de Munich, éviter la guerre et donc la révolution, comme en 1917. Cette position défendue par Vercesi et Jacobs était minoritaire mais tétanisa l’activité des ‘bordiguistes’ italiens et belges. Lors de l’éclatement de la guerre, Perrone considéra que toute activité militante devenait sans objet, le prolétariat ayant «disparu socialement» en adhérant à la guerre. Après l’effondrement de mai 1940 et l’occupation de la Belgique par les troupes nazies, il dut plonger dans la clandestinité, les autorités consulaires italiennes en Belgique exigeant son arrestation par la Gestapo. Activement recherché, il resta caché pendant près de trois ans, muni d’«authentiques» faux papiers et bénéficiant de ses bonnes relations avec des chefs socialistes, comme le sénateur August Vermeylen (1872-1945) et l’ancien ministre Paul-Henri Spaak (1899-1972). Il sortit néanmoins de la clandestinité en se présentant fin juillet 1943 – au moment de la chute de Mussolini – au consulat italien de Bruxelles pour demander son rapatriement, ce qui lui fut refusé. Pendant la guerre, s’inscrivant en faux contre les assertions de ses adversaires – en particulier Marc Chirik, ancien membre de l’Union communiste, et l’Autrichien Georg Scheuer, dirigeant des RKD (Communistes-révolutionnaires d’Allemagne) – Perrone ne resta pas inactif et continua à orienter le travail de la Fraction. Dans un long texte de mai 1941 («La guerre et le prolétariat»), reprenant une analyse de Lénine – «il n’existe pas de situation sans issue pour le capitalisme» – il appelait à ne pas perdre de vue que la guerre ne mène pas «par une sorte de fatalité immanente à l’effondrement total de la société bourgeoise», qu’un «inévitable cataclysme» social » entrait en conjonction avec des événements où «le prolétariat (interviendrait) à son tour, armé d’un parti capable de le conduire aux victoires décisives». Pendant toute la guerre, sa position ne varia pas d’un iota, s’opposant à la position de la Fraction italienne en France, pour qui la chute de Mussolini en juillet 1943 signifiait que «la transformation de la Fraction en Parti (était) à l’ordre du jour». Ces divergences entraînèrent une détérioration des rapports entre les Fractions italienne et belge, au point de se personnaliser entre Marc Chirik, d’un côté, le «pontife» de Marseille, et Perrone, qualifié d’adepte de l’«écriture automatique» et de «Picasso de la Révolution» ! À la Libération, en septembre 1944, Perrone représenta la fraction de gauche communiste dans la «Coalizione antifascista» qui défendait vis-à-vis des autorités belges et des forces alliées les intérêts de la communauté italienne. La probité et le désintéressement de Perrone, reconnus par tous, le conduisirent à la tête de la Croix-Rouge italienne. Il exerça, de fait, dans les locaux du consulat d’Italie, rue de Livourne, toutes les responsabilités consulaires avec l’aide de quelques employés. C’est sa participation à la Coalition antifasciste de Bruxelles – et non à la Croix-Rouge – au côté de Louis de Brouckère (1870-1951), chef du parti socialiste belge et ministre d’État en 1945, qui lui valut d’être exclu le 20 janvier 1945 par la Fraction communiste italienne de Marseille (Aldo Lecci, Giovanni Bottaioli, Otello Ricceri et Marc Chirik). Perrone continua néanmoins son activité dans la Coalition antifasciste jusqu’en mai 1945. Le prestige de Perrone était trop important dans la «Sinistra comunista italiana» pour qu’une telle mesure d’exclusion, prise loin du «centre» italien – et sans même passer par une commission de contrôle – lui porte ombrage. Il dut néanmoins s’expliquer publiquement à Paris (6 octobre 1945) devant ce qu’il nommait les «chapelles» : des ‘bordiguistes’ de l’exil aux RKD-Communistes révolutionnaires et à l’ancienne Union communiste de Chazé. Expliquant que les buts du Comité antifasciste dont il avait «pris l’initiative» étaient «assistance; culture; dénonciation des fascistes», il soutenait qu’un tel comité «ne pouvait pas se rattacher à l’État» et avait réussi à «sauver les prisonniers italiens» qui auraient été envoyés «soit au front soit en camps de concentration». Volcanique à son habitude, vomissant toutes les «chapelles», il concluait que bien volontiers il prendrait le maquis, emportant avec lui une bombe atomique : «avec laquelle je puisse désintégrer vos cerveaux»… En décembre 1945, il participa à la conférence de Turin du Parti communiste internationaliste (PCInt), formé dans la clandestinité en novembre 1943, et qui regroupait alors plus de 2.000 militants. Il défendit l’idée d’un passage rapide d’une «économie de guerre» en crise à une «économie de paix», la période étant qualifiée de «réactionnaire», ce qui excluait «une extension de notre influence». Il devint membre du comité central de ce parti, chargé des relations internationales. Partisan déterminé de Bordiga, porte-voix du «grand absent» lors du congrès de Florence de mai 1948, il considérait que la fondation du PC Internationaliste avait bel et bien été prématurée. Il s’était aussi toujours opposé à une «tactique souple», celle de participer aux élections italiennes du 2 juin 1946 et du 18 avril 1948, politique qui fut d’ailleurs abandonnée suite à ce congrès. Il préconisa (un temps) de renouer avec l’ancienne tactique de participation aux activités syndicales. C’est dans l’immédiat après-guerre qu’Ottorino Perrone donna une contribution majeure sur la dégénérescence «tactique» du Komintern – dont il voyait les prémisses dans le Comité anglo-russe de 1926, puis la liquidation en 1927 de la révolution en Russie et en Chine, pour culminer avec l’antifascisme et les fronts populaires, le coup de grâce étant la guerre en Espagne. Il s’opposa dès le départ – soutenu en coulisse par Bordiga – à Onorato Damen, l’autorité organisationnelle du PCInt, de plus en plus jugé (et condamné) comme «interventionniste». Dans une lettre du 14 février 1950 adressée à l’exécutif de son petit parti, il estimait que le «lien organisationnel» «ne favorisait pas, mais entravait la difficile et nécessaire œuvre de clarification» au sein de «groupes faussement étiquetés parti». Les mouvements revendicatifs restant de l’«agitation» sans lendemain, la participation des militants relevait de l’éthique personnelle : «Participer ou non à une agitation ouvrière est un problème d’ordre individuel, tout comme celui du soldat qui se pose la question s’il doit ou non tirer de son poste de tranchée». Aussi, contrairement à Bordiga, défendit-il l’idée qu’un «parti révolutionnaire ne [pouvait] plus avoir de tâches syndicales». Il fut un artisan actif de la scission entre la tendance de Damen et celle de Bordiga en 1952. Il participa aux activités de l’organisation “bordiguiste” par ses articles en français et en italien dans l’Internationaliste, Prometeo, Il Programma comunista, mais ses contributions se firent de plus en plus rares. Il resta surtout, avec Bruno Maffi (1909-2003), l’interlocuteur privilégié de Bordiga à travers une abondante correspondance politique. Néanmoins, les divergences avec Bordiga étaient réelles : Perrone et le groupe belge avaient quasiment un statut d’autonomie par rapport au «centre». Lui et ses partisans de Bruxelles restaient sur les positions de Bilan en rejetant comme anti-révolutionnaires les «lutes de libération nationale». Les articles de Bordiga publiés en 1953 dans la rubrique «sul filo del tempo » et intitulés « facteurs de race et de nation dans la théorie marxiste», allant dans le sens d’un soutien «aux peuples de couleur» (olivâtres inclus!) envenimèrent les rapports entre les «Belges» et le «Centre». Ottorino Perrone mourut prématurément le 17 octobre 1957 à Bruxelles, laissant à ses camarades le plus proches le souvenir contrasté d’un «maître à penser» volcanique et d’un «bon samaritain», dont la droiture morale ne pouvait être contestée. Amadeo Bordiga rendit, à sa façon, un long hommage à «Ottorino Perrone et à son courageux petit groupe de l’émigration italienne», à leur lutte «depuis 1927 […] autour des revues Prometeo et Bilan», lutte à laquelle «ils doivent sans aucun doute le meilleur d’eux-mêmes». Mais cet hommage déniait toute nouveauté à la réflexion théorique de Perrone (question de l’État, de la dictature et de la violence). Bordiga estimait au contraire que son apport avait été de maintenir l’«orthodoxie de la doctrine» : «la fonction du militant, même le plus doué, est non pas ‘d’innover’ ou pis de ‘réviser’ mais de continuer un courant qui n’a traversé victorieusement plus de cent ans d’histoire que grâce aux orthodoxes». En privé, dans une lettre du 24 novembre 1957, adressée à ses collaborateurs («À tous les nègres, ou presque»), Bordiga exprimait son courroux contre son disciple qui avait stupidement abrégé sa vie militante en «n’ayant pas su renoncer aux maudites cigarettes et au vin, qui l’ont tué», «restant comme un exemple d’une sensualité individuelle épouvantable chez un militant aussi passionné…». Mais n’était-ce pas enterrer une deuxième fois celui auquel le courant de Bordiga devait plus qu’une banale «continuité» avec la pensée du «maestro» ? * * * La mort d’Ottorino Perrone provoqua en tout cas le départ de la section belge. Lorsque le «centre» tenta de récupérer (en fait de confisquer) les numéros de Bilan qui avaient survécu à la guerre, et dont le contenu ne correspondait pas à la nouvelle doxa imposée par Alfa (Bordiga), ce fut la goutte d’eau qui fit déborder le vase. Henri Heerbrant, Robert et Anne Manne tentèrent, mais en vain, de faire revivre la revue Bilan dans les années 60. Mais déjà, dans l’après-1968, apparaissait une nouvelle génération de militants communistes de gauche pour laquelle la tradition critique, et non dogmatique, de la «gauche communiste italienne», incarnée par Bilan, fut une révélation politique, faisant voler en éclats le mythe de l’«Invariance du marxisme depuis 1848», propagé par le Maestro et ses (pâles) épigones. Philippe Bourrinet. Principaux articles et recueil de textes) (Vercesi et autres pseudonymes) Bilan, Bruxelles : n° 1, nov. 1933, «Seizième anniversaire de la Révolution russe»; n° 5, mars 1934, «Parti-Internationale-État, Prémisses», p. 160-165; n° 6, avril 1934, «idem, I, La classe et sa signification», p. 205-209; n° 7, mai 1934, «idem, II, Classe et État», p. 231-238; n° 8, «idem, III, Classe et Parti», juin 1934, p. 286-292; n° 9, «idem, IV, Parti et Internationale», juillet 1934, p. 322-327; n° 12, «idem, V, L’État démocratique», oct. 1934, p. 426-432; n° 13, «Fascisme, démocratie, communisme», déc. 1934; n° 15, «idem, VI, L’État fasciste», janv.-févr. 1935, p. 517-521; n° 18, «idem, VII, L’État prolétarien», avril-mai 1935, p. 606-613; n° 19, «idem, VII (2e partie), l’État soviétique», mai-juin 1935, p. 638-646; n° 21, «idem, VII (3e partie), l’État soviétique», juil.-août 1935, p. 715-724; n° 25, «idem, VII (4e partie), l’État soviétique», nov.-déc. 1935, p. 838-844; n° 26, «idem, VII (5e partie), l’État soviétique», janvier 1936, p. 870-879; n° 28, «Dans la Fraction : À la recherche d’une clarification?», fév.-mars 1936, p. 947-948; n° 35, «Nature et évolution de la Révolution russe, Réponse au camarade Hennaut», sept.-oct. 1936, p. 1161-1171; n° 39, «Nos divergences avec le camarade Hennaut», janv.-fév. 1937, p. 1286-1295; n° 43, «Pour le Bureau International des fractions communistes de gauche», sept.-oct. 1937, p. 1403-1408. – Octobre : n° 2, mars 1938, «La question de l’État». – O. P. (Ottorino Perrone), L’Italia di domani, n° 9 (2 déc. 1944), Bruxelles, «La colonia et la coalizione antifascista». – Prometeo n° 9, avril-mai 1948, «Democrazia parlamentare e democrazia populare»; n° 10, juin-juil. 1948, «La Questione sindacale». Ottorino Perrone : L’Unità, 3 décembre 1925, p. 2, “L’esperienza e la boschevisazzione”; La tattica del Comintern (1926-1940), Edizioni sociali, Borbiago/Venezia, 1976. Introduction et notes de Bruno Bongiovanni [articles de Vercesi parus dans Prometeo, nos 2 à 8, Milan, août-1946-nov. 1947]. – Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983 (textes présentés par Dino Erba et Arturo Peregalli). Sources APC CPC Roma, busta 3876 (Ottorino Perrone). APC CPC 382. – Police des étrangers de Bruxelles, dossier 1.490.208. – Istituto Gramsci, Rome, dossier 306, 1926. – Leon Trotsky Exile Papers 1929-1940, Houghton Library, Harvard College Library (cotes 3801-3805), 5 lettres en français de Vercesi : Bruxelles, 1.6.1929; [Paris], 1.6.1930; Bruxelles, 8.1.1932; 23.11.1932 et 20.8.1933. – Archives Perrone, Université libre de Bruxelles. – Archives Bordiga, Fondazione Amadeo-Bordiga, 11, via Amadeo Bordiga, 04023 Formia (Latina). – Georg Scheuer Collection 1940-1949, IISG (Amsterdam). Protokoll. Fünfter Kongress der Kommunistichen Internationale, Carl Hoym, Hamburg, 1924, vol. I et II [Feltrinelli Reprint, Milan, 1967]. – L’Unità, 7 juillet 1925, «La piattaforma del Comitato d’intesa»; 18 juillet 1925, “Un documento indegno di comunisti”. – La Lutte de classes, revue théorique mensuelle de l’Opposition communiste, n° 23, juillet 1930, «Le développement de l’Opposition communiste de gauche italienne». – Bolletino interno della Frazione di sinistra, n° 1 à 6 (fév. 1931–janv. 1932). – Il seme comunista (bollettino interno della Frazione italiana della sinistra comunista), n° 1 à 5, 1937-1938. – Bulletin intérieur de la F.I. de la Gauche communiste, n° 2, fév. 1942, Marco [Marc Chirik] «Bavardage ‘révolutionnaire’ ou activité méthodique continue». – Internationalisme, n° 4, juin 1945, Marco [Marc Chirik] «Quand l’opportunisme divague… Réponse à Ver. [Vercesi]». – Resoconti : Convegno di Torino 1945; Congresso di Firenze ’48, Documenti n° 2, ed. Prometeo, s.l.n.d. – Amadeo Bordiga, “Ottorino Perrone. Una pagina della battaglia rivoluzionaria”, Il programma comunista, n° 21, 8-25 nov. 1957; “Ottorino Perrone, un monito ai giovani militanti”, Il programma comunista, n° 2, 22 janv.-5 févr. 1958; Antonio Natangelo, “Battaglie d’altri tempi”, Il programma comunista, n° 2, 22 janv.–5 fév.1958 [http://www.avantibarbari.it/]; Arturo Peregalli, notice “Ottorino Perrone”, in Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra, Milano, 1981. – Jacques De Cock, Thierry Delplancq, Charlotte Goëtz, Anne Morelli, Rosa Terrizzi, Inventaire du fonds Perrone. Le communisme ‘bordiguiste’ exilé en Belgique, Groupe d’histoire et de sociologie du communisme, ULB, s.l.n.d. (Bruxelles, 1994). Ouvrages Philippe Bourrinet, La gauche communiste italienne, mémoire de maîtrise, Paris-I, juin 1980 (édition revue et corrigée, 2000 : http://www.left-dis.nl/f/bordiguism.pdf). – Michel Roger, Histoire de la « gauche » italienne dans l’émigration 1926-1945, 1981 : http://www.quinterna.org/pubblicazioni/tesietesti/mr_gauche_communiste_emigration.pdf – Anne Morelli, Fascismo e antifascismo nell’emigrazione italiana in Belgio (1922-1940), Bonacci, Rome, 1987. – «Le bordighisme en exil autour d’Ottorino Perrone», communication faite au Colloque sur l’Internationale communiste (Centenaire de Jules Humbert-Droz), 25-28 sept. 1991, La Chaux-de-Fonds. – Fausto Bucci & Rossano Quiriconi, La vittoria di Franco è la disfatta del proletariato. Mario De Leone e la rivoluzione spagnola, La Ginestra, Follonica, 1997. – Arturo Peregalli et Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Ed. Colibrì, Paderno Dugnano (Milan), 1998. – Sandro Saggioro, Né con Truman, né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952), Ed. Colibrì, Paderno Dugnano (Milan), 2010. Titres des numéros de BILAN Bulletin Théorique mensuel de la fraction de gauche du PCI 1933-1938 [ 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33 – 34 – 35 – 36 – 37 – 38 – 39 – 40 – 41 – 42 – 43 – 44 – 45 – 46 – ] N° 1 – novembre 1933 Seizième anniversaire de la Révolution russe – 5 Vers l’Internationale deux et trois quarts? – 12 Résolution de la CE de la Fraction de Gauche du PCI Projet de constitution d’un Bureau International d’information – Fraction de Gauche du P.C – 32 N° 2 – décembre 1933 Errata – 38 Massacre d’ouvriers en Espagne – 39 Six communistes décapités dans les prisons de Cologne – 41 Une victoire de la contre-révolution mondiale – 45 Les Etats-Unis reconnaissent l’Union Soviétique La crise du mouvement communiste – 52 Désertions, trahisons et difficultés réelles de la théorie marxiste Le principe démocratique – A. Bordiga – 60 Mouvement communiste international: Vers la construction de la Fraction de Gauche du PCF – Pas de “”Bordiguisme”” – 67 Sommaire des deux derniers numéros N° 3 – janvier 1934 – [Cd pag.1] La signification du chef prolétarien – A propos de la commémoration de Lénine, R. Luxembourg et Liebknecht – 75 Van des Lubbe – Les fascistes exécutent. Socialistes et centristes applaudissent – 81 Pour les funérailles des victimes du «Diana» – 88 Mouvement Communiste International: Résolution de la Ligue des Communistes internationalistes sur la IV Internationale – 90 Le principe démocratique (suite et fin) – 93 Roosevelt au gouvernail – 105 Le cas Calligaris – 112 N° 4 – février 1934 Le capitalisme marque un point décisif dans la préparation de la guerre. L’insurrection socialiste d’Autriche – Les socialistes font acclamer par le prolétariat la défense de la République française – 113 Le Plan de Man – 122 La nature du Parti – 133 En marge d’un anniversaire – 140 Le cas Calligaris – 147 Errata (voir 3e page couverture) N° 5 – mars 1934 Erratum (voir 2e page couverture) Quatre jeunes camarades du S.A.P. sont arrêtés par la police hollandaise et remis aux mains des nazis (voir 2e page couverture) Les principes: Armes de la Révolution – 149 Parti – Internationale – Etat: Prémisses – 160 Le Pian De Man (suite et fin) – 166 Organisation et discipline communiste: Prémisses du problème. A. Bordiga – 180 Les difficultés de l’Opposition russe: Rakowsky dépose les armes – 184 Le cas Calligaris (voir 3e page couverture) N° 6 – avril 1934 Ier Mai 1934 – 185 La bourgeoisie francisa expulse Trotsky – 187 Problèmes du front unique: Manœuvres ou unité d’acte – 188 Où va l’impérialisme française, Mitchell – 195 Parti – Internationale – Etat: La classe et sa signification – 204 Une quatrième internationale ou une réplique de la Troisième. A. Soep – 210 Salut à la «Verità» – 216 Maxim rejoint le front de la contre révolution centriste – 219 Une tragédie de l’émigration italienne (voir 3e page couverture) N° 7 – mai 1934 Pour le retour de Trotsky en Russie (voir 2e page couverture) L’Antifascisme: formule de confusion – 221 La Grève de Verviers: A. Hennaut – 227 Parti – Internationale – Etat: Classe et Etat – 231 Errata – 238 Le Communisme et la question nationale. A. Bordiga – 239 Une quatrième internationale ou une réplique de la troisième (suite) A. Soep – 248 A propos de Staline et du Stalinisme – 255 La catastrophe de Pâturages (voir 3e page couverture) N° 8 – juin 1934 La Russie soviétique dans le concert des brigands impérialistes – 257 La morte de la Concentration antifasciste italienne – 264 La situation de la classe ouvrière japonaise – 269 Une quatrième internationale ou une réplique de la Troisième (2e suite et fin) A. Soep – 277 Parti – Internationale – Etat: (chap. III) Classe et Parti – 286 L’arabisation du CC du parti communiste Syrien (voir 3e page couverture) A propos de la Sarre (voir 3e page couverture) N° 9 – juillet 1934 Chronique du mois – 293 La situation en France: Résolution de CE de la Fraction de gauche du PCI – 296 La Chine soviétique – 313 Parti –Internationale – Etat: (chap. IV) Parti et Internationale – 322 La campagne pour Thaelmann – 328 N° 10 – aout 1934 En marge du front unique – 329 L’Acte désespéré des mineurs de l’Escarpelle – 330 A Costantine : l’impérialisme tire profit du massacre de ses instruments – 331 Les événements du 30 juin en Allemagne – 332 De l’Internationale deux et trois quarts à la deuxième Internationale – 339 Crises et cycles dans l’économie du capitalisme agonisant (Mitchell) – 348 La Mongolie Rouge convoitise de l’impérialisme japonais (Gatto Mammone) – 360 Mouvement Communiste Internationale Résolution de la Ligue des communistes de Belgique – 363 N° 11 – septembre 1934 L’entrée de la Russie dans le S.D.N. – 365 Le syndicat unique et le “”Procédé de Fusion”” – 367 Comment les réformistes Belges orpillent les grèves – 369 Les bolcheviks-Léninistes entrent dans la S.F.I..O. – 371 Les problèmes de l’Extrême-Orient – 374 Les Compétitions Inter-Impérialistes en Chine – 377 La Mandchourie – 381 Crises et cycles dans l’économie du capitalisme agonisant – 386 Herman Gorter (Sa place dans le mouvement théorique du communisme international) – 395 Les Jeunesses léninistes belges récidivent – 399 Marcel Cachin a 65 ans (voir 3e page couverture) Errata du n° 10 (voir 3e page couverture) Errata du n° 10 N° 12 – octobre 1934 A tous nos lecteurs – 402 L’écrasement du prolétariat espagnol – 403 Vers un “”parti unique”” en France? – 405 La prison de la faim: Une grève de mineurs Hongrois – 407 Le capitalisme français marque un nouveau point – 409 Le problème de la Sarre: Non! Non! Non! – 414 Le problème de la Jeunesse, par Hilden – 421 Parti – Internationale – Etat (chap. V).: l’Etat démocratique – 426 Errata – 432 N° 13 – novembre–décembre 1934 A propos de la reforme de l’Etat en France – 434 Le problème de la Sarre et la guerre – 436 Démocratie-Fascisme: Communisme – 439 La comédie de Mussolini: l’Etat corporatif en Italie. Gatto Mammone – 446 Le problème de la jeunesse – 451 Evolution de l’impérialisme anglais – 457 Des exclusions en Italie – 463 N° 14 – décembre 1934-janvier 1935 L’assassinat de Kyrov – La suppression de la carte de pain en URSS – 465 La situation en France – 468 Le problème des minorités nationales – 472 L’évolution de l’impérialisme anglais (suite et fin) – 479 Le problème de la jeunesse – 486 Quand manque un Parti de classe: a propos des evenementes d’Espagne – 491 N° 15 – janvier–février 1935 Deux èpoques: en France d’un anniversaire – 497 Mathias Rakosy – 500 L’attentat de Nicolaier (Philippe) – 502 Ce qu’il faut retenir de l’expérience sarroise – 507 Le problème de la jeunesse (Hilden) – 512 Etat – Parti – Internationale: (chap. VI) l’Etat fasciste – 517 Parti et Classe (A. Bordiga) – 522 Au sujet de la répression en Russie – 527 N° 16 – février–mars 1935 Le “”Dernier problème africain”” et l’Italie – 529 Doumerque, compétence, médiocre et maladroite – 530 Projet de résolution sur la situation internationale (Philippe) – 533 L’écrasement du prolétariat allemand et l’avènement du fascisme – 549 La grève générale: expression de la lutte des classes – 555 Luttes inter-impérialistes et luttes de classes en Amérique Latine – 560 N° 17 – mars – avril 1935 De la Commune de Paris à la Commune russe – 565 La Grèce, champ de manœuvres des compétitions inter-impérialistes (Gatto Mammone) – 568 Projet de résolution sur les problèmes de la Fraction de gauche: 1. La fraction prémisse pour la révolution mondiale – 571 2. Fraction et parti – 575 3. Les matériaux idéologiques des fractions de gauche des PC – 577 4. La fraction de gauche et la la perspective de la guerre – 580. Luttes inter-impérialistes et luttes de classes en Amérique du sud (Suit et fin) (Gatto) – 583 Le problème de la Jeunesse (Hilden) – 585 Les trois forces (Lénine, 1921) – 591 Au sujet de Victor Serge et de Calligaris – 596 N° 18 – avril–mai 1935 1er Mai 1935: A bas toutes les patries : la fasciste, la démocratique, la soviétique! Vive la lutte du prolétariat mondial pour la révolution dans tous les pays! – 597 Projet de résolution sur les problèmes d’organisation (Alphonse) – 601 Parti – Etat – Internationale (chap.VII): l’Etat prolétarien – 606 Problèmes de la monnaie (Mitchell) – 614 Problème de la jeunesse (fin) Hilden – 622 N° 19 – mai–juin 1935 Calligaris en Sibérie – 629 Lettre au B.P. du Parti communiste russe – 630 Défaite du prolétariat et victoire du capitalisme, de Hitler à Staline, de Staline à Blum – 632 Parti – Etat – Internationale, (chap. VII, – 2e partie): l’Etat soviétique – 638 Les problèmes de la Monnaie (suite) – 647 Les fondements de la production et la distribution communiste, par A. Hennaut – 653 N° 20 – juin–juillet 1935 De la déclaration de Staline à la manifestation du 14 juillet – 661 L’impérialisme italien à les conques de l’Abyssinie (Gatto Mammone) – 662 Projet de rapport sur la situation en Italie (Philippe) – 669 Calligaris – 677 Problèmes de la monnaie (Suite e fin) (Mitchell) – 678 Les fondements de la production et distribution communiste (A. Hennaut) – 688 Errata du N° 19 “” Problèmes de la monnaie “” (voir 3e page couverture) N° 21 – juillet–aout 1935 Errata du N° 19 “” Problèmes de la monnaie “” (voir 2e page couverture) Et voici le cas Calligaris – 692 Sous le signe du 14 juillet – 693 Rapport sur la situation en Italie (Philippe) – 696 La Ire et la IIe Internationale devant le problème de la guerre (Gatto Mammone) – 703 Les fondements de la production et distribution communiste (A. Hennaut) – 707 Parti – Internationale – Etat: l’Etat soviétique: Chapitre VII (3° parties) – 715 N° 22 – aout–septembre 1935 L’attentat de Beiso – 725 L’Italie en Abyssinie – 727 Nous, Calligaris et le centrisme – 730 Les problèmes de la situation en France – 732 Rapport sur la situation en Italie (suit en fin) – 738 Les internationalistes hollandais sur le programme de la révolution prolétarienne (Hennaut) – 745 Projet de résolution sur les liaisons internationales (Jacobs) – 750 N° 23 – septembre–octobre 1935 Manifeste de la fraction italienne de la gauche communiste – 757 Sur quelles bases s’est effectues l’unité syndicale: les Mussolini et Hitler de la France démocratique – 764 Résume des débats du congreès de la fraction, résolutions adoptées – 767 Les thèses de Rome ( 1re partie) – 780 Manifeste: en dehors des partis communistes devenus des instruments du capitalisme mondial – 786 Les internationalistes hollandais sur le programme de la révolution prolétarienne ((Hennaut) – 788 N° 24 – octobre–novembre 1935 Vers une consolidation du front capitaliste en France – 789 Pendant que réformistes et centristes scellent l’union-sacrée, des mineurs anglais font la grève au fond des puits – 792 Résolution du Congres des italiens et de la Fraction – 794 La motion présentée par la fraction au Congrès des Italiens – 795 La tension de la situation italienne et internationale – 796 Le déroulement de l’aventure africaine (Gatto Mammone) – 804 Le problème des fractions dans la II° Internationale (Gatto Mammone) – 808 Les thèses de Rome (3° partie) – 815 Lettre du camarade Soep – 820 N° 25 – novembre–décembre 1935 Un mois après l’application des sanctions – 821 A la confusion des problèmes monétaires, les ouvriers opposent leur front de classe – 823 Les réfugies politique italiens en Russie soviétique – 825 Les centristes escomptent la condamnation de Beiso – 827 L’unité syndicale en France et les fractions – 828 Le nouveau bond de l’impérialisme japonais dans la Chine du nord (Gatto Mammone) – 834 Parti – Internationale – Etat: l’Etat soviétique (quatrième partie) – 838 Mouvement ouvrier International: – L’union Communiste (Francia) est navrée; – La Ligue Communiste Internationaliste (trotskistes) de Belgique est pour la défense da l’indépendance de l’Abyssinie – 845 Réponse à la communiste League of Struggle – 846 Staline et le Bolchevisme – 847 Les thèses de Rome – 848 N° 26 – janvier 1936 La “”Réconciliation”” des français et l’unité syndicale – 853 La situation en Allemagne: l’exécution de R. Claus – 856 Sur le chemin du Capitalisme: le stakhanovisme en Russie – 859 La situation actuelle en Italie, pivot de la situation internationale – 861 La situation en Amérique du sud (Mexique, Brésil) par Gatto Mammone – 867 Parti – Etat – Internationale: l’Etat soviétique (5e et dernier partie) – 870 Mouvement ouvrier international: l’échec des premières discussions avec le groupe “”Communiste Classe Struggle”” – 879 En marge des thèses de Rome: Lettre de Bordiga (1924) Observation du Présidium de l’Exécutif de l’IC sur les thèses de Rome (Stato Operaio-1924) – 882 N° 27 – janvier–février 1936 – [Cd pag.476] Quels sont les héritiers de Lénine, Luxembourg, Liebknecht? – 885 Comment dans la Russie des soviets on assassine la camarade Marianiste (Gatto Mammone) – 888 L’évolution de la situation italienne – 892 Le problème du pacifique et la faillite de la conférence de Londres (Gatto Mammone) – 900 Quinze années après Livourne – 904 L’écrasement du prolétariat français et ses enseignements internationaux (Proyer de rapport soumis à la discussion) Jacobs – 905 Petrini – 916 N° 28 – mars–avril 1936 – [Cd pag.493] M. Albert Sarraut: symboles de la cohérence capitaliste – 917 Wupperward et Neuk?in – 919 L’impudence et les faux de M. Germanetto (Gatto Mammone) – 920 Le Japon devant la guerre impérialiste – 922 Le front populaire triomphe en Espagne (Gatto Mammone) – 924 L’écrasement du prolétariat français et ses enseignements internationaux (rapport soumis à la discussion) (suite) Jacobs – 927 Problèmes de la période de transition (Mitchell) – 935 Dans la Fraction: – Un peu de clarté s.v.p. (Bianco) – 945 – A la recherche d’une clarification (Vercesi) – 947 N° 29 – mars–avril 1936 – [Cd pag.510] La course vers la guerre – 949 Pour le 65e anniversaire de la commune de Paris – 953 Au sujet du cas Mariottini – 955 Une réponse de Gatto Mammone – 957 Au sujet des problèmes du Parti et de la tactique: Nos divergences avec la ligue des communistes internationalistes de Belgique – 959 L’écrasement du prolétariat français et ses enseignements internationaux (rapport soumis à la discussion) (suite et fin) Jacobs – 968 Dans la fraction : Un article de discussion de Gatto Mammone – 977 N° 30 – avril–mai 1936 – [Cd pag.528] Premier Mai 1936 (Manifeste de la Fraction italienne de la gauche communiste) – 981 Le front international de la répression capitaliste – 985 Le prolétariat italien est-il absent? – 987 Premier Mai – 988 Les traîtres à l’œuvre – 989 Le mouvement ouvrier devant le problème de la guerre – 998 De l’union sacrée à Zimmerwald: La dernière semaine (A. Rosmer) – 1001 Quelques brèves nouvelles – 1012 N° 31 – mai–juin 1936 – [Cd pag.546] La victoire électorale du Front Populaire en France – 1013 Après les élections en Belgique – 1017 La victoire de l’impérialisme italien ouver-t-elle un novea cours de la révolution mondiale? – 1021 Le conflit Arabe-Juif en Palestine – 1028 De l’Union Sacrée à Zimmerwald, par A. Rosmer – 1028 Les traîtres à l’œuvre – 1031 Problèmes de la période de transition (Mitchell) – 1034 Calligaris toujours déporté en Russie – Sauvons-le!- 1043 Victor Serge hors de griffes du centrisme – 1044 N° 32 – juin–juillet 1936 – [Cd pag.578] La Société des Nations continue – 1045 Beiso n’a pas été acquitté – 1047 Ce que fut la Conférence du Droit d’Asile de Paris – 1050 Le prolétariat français a répondu au Front Populaire: La France dans l’evolution mondial du capitalisme- La dissolution du prolétariat français et les conditions de son renouveau – Le batailles grévistes et la fonction du Front Populaire – Le capitalisme devant le grèves spontanée – Chronique des événements en France – 1052 La rafale gréviste en Belgique – 1062 Le conflit Arabo-Juif en Palestine (fin) – 1072 Mouvement ouvrier International: Lettre à l’Union Communiste – 1075 N° 33 – juillet–aout 1936 En Espagne: Bourgeoisie contre Prolétariat: – 1077 – La situation internationale; – La situation est-elle révolutionnaire ou susceptible d’évoluer vers une issue révolutionnaire? – 1079 – La structure du capitalisme espagnol; – L’avènement de la République espagnole – 1082 – Le problème agraire; – 1086 – La genèse des évènements actuels; – 1088 – La signification de la bataille en Espagne – 1088 Francisco Ascaso – 1093 Adieu Zanasi – 1094 Nature et évolution de la révolution russe (A. Hennaut ) – 1095 De l’Union Sacrée à Zimmerwald: Conclusion (A. Rosmer) – 1102 Errata : “” La rafale gréviste en Belgique “” – 1108 N° 34 – aout–septembre 1936 Communique de la commission exécutive – 1109 Au front impérialiste du massacre des ouvriers espagnols il faut opposer le front de classe du prolétariat international – 1140 La boucherie de Moscou – 1114 Démocratie formelle et démocratie socialiste (suite) (A. Hennaut) – 1119 De l’union sacrée a Zimmerwald: Le livre de camarade Rosmer et le problème de guerre – 1127 Problèmes de la période de transition (suite du n. 31) – 1133 Staline dépasse Mussolini – 1139 N° 35 – septembre–octobre 1936 L’abattoir des prolétaires en Espagne – 1141 Le ventre du capitalisme français orne des plumes du paon socialiste – 1144 La crise dans la fraction (communiqué de la CE) – 1146 Le tragédie espagnole (Gatto Mammone) – 1147 La révolution espagnole (Tito) – 1152 Problèmes de la période de transition (Mitchell) – 1155 Nature et évolution de la révolution russe: repense au camarade Hennaut (Vercesi) – 1161 La crise dans la fraction (communique du Comité de coordination ) – 1172 N° 36 – octobre–novembre 1936 La consigne de l’heure: ne pas trahir – 1173 Octobre 1917 – Octobre 1936 – 1177 Mario Di Leone – 1179 La leçon des évènements d’Espagne – 1180 L’isolement de notre fraction devant les évènements d’Espagne – 1199 La crise de la fraction: Communiqué de la CE – 1203 Documente de la minorité – 1204 N° 37 – novembre–décembre 1936 La réalité d’un “”Gouvernement de façade”” – 1205 Mario de Leone est mort – 1207 – Salut du groupe de Marseille – 1209 – Salut du group de la minorité de Barcelone – 1210 L’autre aspect de la domination capitaliste: la “”Démocratie”” en fonction aux Etats-Unis G.Mammone – 1211 La bourgeoisie renverra-t-elle Blum ? – 1215 Problèmes de la période de transition (suite) (Mitchell) – 1220 Nouveaux assassinats: nouvelle constitution en Russie – 1233 La vie de la fraction: ordre du jour de la Commission Exécutive – 1234 Documents de la minorité (suite) – 1235 N° 38 – décembre–janvier 1937 Le capitalisme français n’a pas renvoyer Blum – 1237 Trotski pourra-t-il rester au Mexique? – 1240 Guerre civile ou guerre impérialiste – 1241 Au sujet de la situation internationale (Novus) – 1248 La Chine, autre théâtre de la guerre impérialiste (Gatto Mammone) – 1254 Problèmes de la période de transition (Fin) (Mitchell) – 1259 Projet de constitution d’un Bureau International d’information – 1265 N° 39 – janvier–février 1937 Le procès de Moscou – 1269 Le prolétariat français doit briser l’union sacrée – 1272 Lénine – Luxemburg – Liebknecht – 1275 A propos d’un anniversaire (Mathilde) – 1278 Sous le signe de la constitution “”la plus démocratie du monde”” on extermine, en URSS la génération d’Octobre (Gatto Mammone) – 1281 Nos divergences avec le camarade Hennaut – 1286 Le marxisme n’est pas de la littérature, camarade Victor Serge – 1296 Que faire? Retourner au Parti Communiste, messieurs! – 1299 N° 40 – avril–mai 1937 Premier Mai – 1301 La France “”libre, forte et heureuse”” assassine les prolétaires – 1305 Monsieur Vandervelde défend le marxisme – 1309 La pause de Monsieur Léon Blum – 1312 L’élection de Bruxelles: une victoire du “”Socialisme national”” un échec de Degrelle – 1319 La nouvelle constitution aux Indes (Gatto Mammone) – 1327 N° 41 – mai–juin 1937 Plomb, mitraille, prison,: c’est ainsi que le Front Populaire répond aux ouvriers de Barcelone qui osent résister à l’attaque capitaliste! – 1333 Quand les bourreaux parlent – 1338 Les grèves en Amérique, par G. Mammone – 1343 Rapport sur la situation internationale – 1347 La “”Déclaration des principes”” de la “”Fraction belge de la gauche communiste internationale”” – 1359 Antonio Gramsci – Camillo Berneri – 1364 N° 42 – juillet–aout 1937 La répression en Espagne et en Russie – 1365 De Almeria à la reconnaissance de la belligérance – 1367 L’assassinat des frères Rosselli – 1369 Vers la révolution communiste in Italie – 1371 Le “”Mystère”” du mur d’argent et l’avènement du gouvernement Chautemps: L’évolution des événements en France – 1375 Antonio Gramsci – 1380 Un manifeste des communistes mexicains sur le massacre de Barcelone – 1384 La scission dans la Ligue des Communistes Internationalistes de Belgique – 1386 N° 43 – septembre–octobre 1937 Pour la solidarité de classe pour toutes les victimes de la guerre d’Espagne – 1389 Du travail et du pain – 1390 Andrés Nin assassiné? – 1931 Les bourreaux soviétiques à l’œuvre – 1392 A propos de quelques èlucubrations trotskistes – 1394 Le Comité national de la CGT – 1395 L’évolution des évènements d’Espagne – 1397 Le Front Populaire – 1400 Pour le Bureau International des fractions communiste de gauche (Vercesi) – 1403 L’impérialisme japonais à la conquête de la Chine (Gatto Mammone) – 1408 Documentation internationale – 1411 N° 44 – octobre–novembre 1937 Lettre ouverte ou Centre pour la IVe Internationale – 1413 A bas le carnage impérialiste en Chine. Contre tous les bourreaux: pour la transformation de la guerre en guerre civile – 1415 Le capitalisme passe à l’attaque: “”La France aux français”” – 1418 La guerre impérialiste d’Espagne et le massacre des mineurs asturiens – 1422 Le monde arabe en ébullition (Gatto Mammone) – 1426 Marxisme et dogmatisme (Réponse à la Ligue des Communistes Internationalistes de Belgique) – 1430 Et Calligaris? – 1436 N° 45 – novembre–décembre 1937 Pour le vingtième anniversaire de la révolution d’Octobre – 1437 Le Front Populaire continue – 1440 Le droit au soulèvement armé – 1443 La situation en Belgique – 1444 Résolution de la CE de la fraction italienne de la gauche communiste internationale sur le conflit sino-japonais – 1446 Le Japon et la Chine d’après les statistiques (Gatto Mammone) – 1452 Mouvement ouvrier internationale – Lettre ouverte à la RWL (Fédération américaine de la Gauche communiste internationale). Réponse de la RWL – 1460 N° 46 – décembre–janvier 1938 “”BILAN”” DISPARAIT (voir 2e page couverture) Les victoires ou les défaits militaires ont une seule victime: les ouvriers espagnols – 1461 Contrastes inter-imperialistes ou contrastes de classes: la guerre impérialiste en Chine – 1463 Le prolétariat français trouvera t-il le chemin de la lutte contre ses ennemis de classe? – 1466 Un grand renégat a la plume de Paon: Leon Trotskj – 1469 Apres la conquête de l’Ethiopie – 1472 Echo a l’étude de la période de transition – 1475″,”EMEx-103″ “AAVV”,”Programme communiste, 1957-1982.”,”Groupe Programme communiste Nel 1963, intanto, il Groupe Programme communiste di Francia si scioglie e aderisce al PCInt – Programma comunista, con la modalità dell’adesione individuale dei membri. Questo gruppo aveva precedentemente pubblicato delle riviste ciclostilate intitolate Travail de groupe, nel biennio 1956-1957. Quando assume il nome di Programme communiste, si riferiva al PCInt – Programma comunista ancora solo come ad un’organizzazione sorella italiana. Dal 1962-1963 inizia un percorso nel quale i militanti francesi iniziano a presentare ai propri lettori un legame più organico con il partito italiano. Nell’estate del 1963 uscì il giornale le prolétaire, bulletin mensuel du parti communiste internationaliste (programme communiste), e da settembre dell’anno successivo come organe mensuel du parti communiste internationaliste (programme communiste). Le prolétaire usciva come supplemento a programme communiste. Quando il Groupe Programme communiste si sciolse, alcuni suoi aderenti non entrano nel PCInt ma in Socialisme ou Barbarie. A tal punto, Programme communiste esce finalmente come Rivista teorica del PCInt Programme communiste. (wikip)”,”EMEx-105″ “AAVV”,”Funerali dell’imperatore Napoleone. Relazione ufficiale della traslazione delle sue spoglie mortali da Sant’Elena a Parigi e descrizione del funebre corteggio. [Storia di Napoleone]”,”””scritto in cotal guisa al direttorio: “”Domani io muovo contra Beaulieu, e lo costringo a ripassare il Po; io gli terrò dietro immantinente, mi impadronirò di tutta la Lombardia, e prima che sia andato un mese spero diporre i miei campi sui monti del Tirolo, di scontrarvi l’esercito del Reno, e trarre di conserva con esso a guerreggiar la Baviera””. Addì nove del maggio egli scriveva al direttore Carnot: “”Finalmente abbiamo passato il Po. La seconda stagion campale è cominciata; Beaulieu è fuori del secolo; egli non sa indovinarne una e dà continuo ne’ lacci che gli son tesi. Forse egli vorrà provocarmi a nuova terminativa battaglia, perocchè quest’uomo ha l’ardimento del furore e non quello del genio… Ma un’altra vittoria, e noi siam padroni dell’Italia… Io non so annoverare quello che abbiam preso al nemico… Vi mando venti quadri de’ primi maestri, di Correggio, di Michelangelo. (…)”” (pag 57)”,”FRAN-099″ “AAVV”,”Lo scontro degli internazionalisti con lo stalinismo e le sue vittime. – L’assassinio di Mario Acquaviva.”,”Nel 50° anniversario dell’assassinio di Mario Acquaviva e di Fausto Atti. Rievocazione romanzata dell’assassinio di Mario Acquaviva è in libro di Pansa ‘Ma l’amore no’.”,”MITC-127″ “AAVV”,”Deciderà la guerra o la rivoluzione. Schieramento delle forze gigantesche in urto nell’attuale crisi.”,”Ostinatamente fedeli, facciamo oggi a 25 anni di distanza il bilancio del testo del 1956 suggestivamente intitolato Dialogato coi Morti che concludeva la sua nalisi della traiettoria del capitalismo con il verdetto: ‘Al 1975, deciderà la guerra o la rivoluzione? Da qui ad allora la lotta teorica deciderà tra l’economia (marxista) della esplosione, e quella del crescente benessere (del capitale)?”,”BORD-006-FL” “AAVV”,”Russia e Rivoluzione nella teoria marxista. Quarant’anni di una organica valutazione degli eventi in Russia nel drammatico svolgimento sociale e storico internazionale.”,”Scopo di questo studio è la difesa della spiegazione determinista delle vicende storiche che ebbero per teatro la Russia, allo stesso titolo per cui essa è valida negli altri paesi.”,”RIRx-031-FL” “AAVV”,”La fondazione della Terza Internazionale. Prima Conferenza dell’Internazionale comunista (Mosca, 2-6 marzo 1919).”,”””L’Internazionale è il sole dell’avvenire””, ha una volta detto il vecchio Garibaldi. Così col primo rombo dei cannoni, che iniziarono in agosto 1914 il massacro dei popoli, fu sommero il Sole, e nella fitta tenebrfa dell’imperialismo, dell’aizzamento dei popoli e della miseria della guerra il proletariato del mondo dovette spianarsi la via al nuovo avvenire. Risorge ora il Sole dell’Internazionale, e gli occhi del proletariato rivoluzionario di tutti i paesi sono rivolti all’Oriente, alla Russia, ai raggi dello spuntante Sole. In Russia l’avanguardia del proletariato nell’eroica lotta ha infrante prima le catene del capitalismo e con l’istituzione della dittatura operaia ha realizzato la prima tappa sulla via del comunismo . e nel cuore della Russia, nella rossa Mosca, doveva nascere an che la Terza Internazionale raccoglitrice dei popoli. (…)”” [L’apertura della Conferenza] (pag 10) 22 tesi proposte da Lenin e adottate dalla Conferenza sulla questione “”democrazia borghese o dittatura proletaria”” (pag 23-34)”,”INTT-291″ “AAVV”,”Perspectives economiques de l’OCDE. N. 89, mai 2011.”,”I paesi Ocde: USA GIAPPONE FRANCIA GERMANIA CANADA AUSTRALIA ITALIA AUSTRIA BELGIO SPAGNA GRECIA SCANDINAVIA TURCHIA PORTOGALLO OLANDA BELGIO FINLANDIA NORVEGIA SVEZIA DANIMARCA IRLANDA GRAN BRETAGNA INGHILTERRA UK ISRAELE ISLANDA CILE COREA DANIMARCA ESTONIA FINLANDIA LUSSEMBURGO MESSICO NUOVA ZELANDA POLONIA PORTOGALLO REPUBBLICA SLOVACCA CECA SLOVENIA SVIZZERA TURCHIA PAESI BASSI”,”STAT-467″ “AAVV”,”Atlaséco 2008. Atlas économique et politique mondial. Tous le pays 60.000 chiffres exclusifs – 1000 tableaux pour tout comprendre.”,”Introduce il termine di ‘rifugiati climatici’: Dominique Thiébaut e Sarah Halifa-Legrand, Les migrants du XXIe siècle seront des réfugiés climatiques. Conséquence du réchauffement planétaire, une nouvelle catégorie de populations déplacées est en train d’apparaître: les écoréfugiés. Un coût environnemental et économique de la facture climatique’ (pag XXV-XXVII)”,”STAT-470″ “AAVV”,”Der Krieg. 1939-1945. Als die Welt in Flammen stand.”,”Contiene un’intervista al prof. Rolf-Dieter Müller: ‘Der Militärhistoriker R.D. Müller über die Kriegsziele des “”Größten Feldherrn aller Zeiten””, das Scheitern der Verbündeten Italien und Japan sowie Verbrechen der Wehrmacht””. “”Hitler war kein Bismarck”” (pag 64-67) ‘Lo storico militare R. D. Müller sulle mire belliche del “”più grande comandante di tutti i tempi””, il fallimento degli alleati Italia e Giappone, così come i crimini della Wehrmacht””. “”Hitler non era un Bismarck “”(p 64-67)”,”STAT-474″ “AAVV”,”Assalto al Cielo. Documenti e manifesti dei congressi dell’Internazionale Comunista (1919-1922). Congresso dei popoli d’Oriente (Baku, 1920).”,”Bauer Otto (Heinrich Weber) (1881-1938). Leader della socialdemocrazia austriaca e teorico dell’austromarxismo, Ministro degli esteri nel 1918-1919. Tra i fondatori della Internazionale due e mezzo. Bombacci Nicola (1879-1945) Socialista, massimalista, membro fondatore del PCd’I a Livorno 1921. Allontanato dal PCd’I per le sue posizioni ambigue sul fascismo. Partecipa alla Repubblica di Salò. Fucilato insieme a Mussolini. Brandler Heinrich (1881-1967). Membro della SPD dal 1901, poi della Lega Spartaco. Tra i fondatori della KPD. Imprigionato nel 1921, è eletto membro del Presidium del Comintern. Segretario della KPD dopo la fallita insurrezione del 1923 viene rimosso dalla direzione. Fondatore della KPO. In esilio dopo l’avvento dei nazisti al potere, nel 1940 si rifugia a Cuba. Torna in Germania nel 1948. Clemenceau Georges (1841-1929). Uomo politico francese. Esponente del partito radicale. Capo del Governo dal 1917, perseguita duramente pacifisti e rivoluzionari. Connolly Roderic (1901-1980). Figlio di James, eroe della rivoluzione irlandese fucilato dagli inglesi nel 1916, delegato dalla sezione inglese degli IWW al II Congresso del Comintern. Primo presidente del PC irlandese nel 1921, D’Aragona Ludovico (1876-1961). Segretario generale della CGL Italiana dal 1918 al 1925. Deputato socialista dal 1919 al 1924. Ebert Friedrich (1871-1925). Segretario del partito socialdemocratico tedesco, Cancelliere del Reich nel 1918. Si oppone al movimenti dei consigli operai, alleandosi con i militari. In seguito presidente della Repubblica. Frossard Louis-Oscar (1889-1946). Socialista dal 1905. Interventista durante la Prima Guerra Mondiale, con una svolta repentina aderisce al Comintern (1920-1923). In seguito di nuovo dirigente socialista. Gompers Samuel (1850-1924). Fondatore dell’American Federation od Labour, teorizza una politica sindacale di conciliazione di classe. Graziadei Antonio (1873-1953). Socialista dal 1893 e tra i fondatori del PCd’I. Espulso dal partito nel 1928 vi rientra negli anni Quaranta. Humbert Droz Jules (1891-1971). Pastore protestante, pacifista durante la guerra, raggiunge il movimento comunista. Membro della segreteria del Comintern, dal 1920 al 1935 svolge importanti missioni in Francia, Spagna e America Latina. Nel 1931 rientra in Svizzera, dove dal 1936 è segretario del PC. Espulso nel 1942 aderisce al partito socialista di cui diverrà segretario. Jouhaux Leon (1879-1954). Dirigente sindacalista francese, si oppone alla rivoluzione bolscevica. Nel secondo Dopoguerra uno dei fondatori di Force Ouvriere. Karski Julian (pseudomino di Marchlewski Julian) (1866-1925). Originario di una famiglia della piccola nobiltà polacca, militante socialista dal 1885, vive in esilio in Svizzera e in Germania. In prigione durante la guerra. Rappresentante del partito comunista polacco a Mosca nel 1920. Kautsky Karl (1854-1938). Dal 1891 segretario personale di Engels. Principale teorico della socialdemocrazia tedesca nelle due decadi precedenti la Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 fonda il Partito Socialdemocratico Unificato. Negli anni venti conduce una vivace polemica antibolscevica. Muore in esilio. Kerenskij Aleksandr F. (1881-1970). Uomo politico russo. Socialrivoluzionario e quindi menscevico. Primo ministro nei governi che precedono l’Ottobre, Dal 1918 in esilio, muore negli USA. Kollontaj Aleksandra M. (1872-1952). Rivoluzionaria dal 1890. Si unisce ai bolscevichi nel 1915. Teorizza la liberazione sessuale. Membro fondatore dell’Opposizione Operaia nel 1920. Capitolata allo stalinismo, ricopre incarichi diplomatici fino alla morte. Levi Paul (1883-1930). Avvocato ed esponente della socialdemocrazia tedesca. Dopo l’assassinio di Rosa Luxemburg, segretario della KPD, espelle l’ala ultrasinistra del partito. Entrato in contrasto con i sovietici, è espulso dal partito e rientra nella SPD.”,”INTT-008-FL” “AAVV”,”Storia di Rivoluzione Comunista.”,”Questo volume compendia la pratica e la teoria del raggruppamento dalle origini (novembre 1964) ai giorni nostri. É la prima ricostruzione storica dell’organizzazione delineata attraverso i suoi percorsi fondamentali: politico-operativi, teorico-programmatici, tattico-strategici, organizzativi.”,”BORD-011-FL” “AAVV”,”La guerra civile in Polonia.”,”«Occorre ritenere i “”preludi”” della rivoluzione sociale che precedono da qualche anno le “”battaglie decisive””. Essi rappresentano proprio i primi inizi, che necessariamente sono ancora deboli, ma non di meno l’embrione della rivoluzione proletaria…Le rivoluzioni non nascono mai bell’e pronte, non scaturiscono dalla testa di Giove, non divampano d’un colpo. Sono sempre precedute da un processo di fermentazione, di crisi, di sommosse, dell’inizio della rivoluzione – e si deve notare che quest’inizio non si sviluppa sempre fino alla sua chiara fine – ad esempio quando la classe rivoluzionaria è ancora debole» (Lenin, L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale, in Proletarskaia Revoluzija, n.5 (28) del 1924). Articolo tradotto tale quale fu stampato nella sua integralità dopo che i bolscevichi disponevano del potere.”,”POLx-004-FL” “AAVV”,”Leo Frankel. «Le Premier Ministre du Travail du premier gouvernement ouvrier».”,”””Frankel, socieux de conférer à l’Internationale un rôle moteur dans l’élaboration des réformes sociales, demande la création d’une Commission qui serve d’intermédiaire entre la Commune et le Conseil fédéral. Le 30 mars, il écrit à Marx: «Si nous pouvions amener un changement radical des rapports sociaux, la Révolution du 18 mars serait la plus féconde des révolutions que l’histoire a enregistrées jusqu’à ce jour»”” (pag 5-7)”,”MFRC-159″ “AAVV”,”Tesi manifesti, e risoluzioni del II congresso dell’Internazionale comunista.”,”Nel 1864 venne fondata, a Londra, la prima Associazione internazionale dei lavoratori; la Prima Internazionale. La Seconda Internazionale, fondata nel 1889 a Parigi, si era impegnata a continuare l’opera della Prima Internazionale. Ma nel 1914, all’inizio della I guerra mondiale, ha subito un crak completo. La Seconda Internazionale è morta minata dall’opportunismo e distrutta dal tradimento dei suoi capi, passati nel campo della borghesia. La Terza Internazionale comunista, fondata nel marzo 1919 nella capitale della Repubblica socialista federativa dei soviet, Mosca, ha dichiarato solennemente di fronte al mondo che assumerà l’impegno di proseguire e portare a compimento la grande opera intrapresa dalla Prima Internazionale dei lavoratori.”,”INTT-011-FL” “AAVV”,”Stato del Mondo 2002. Annuario economico e geopolitico mondiale.”,”Riprende con l’edizione 2002 la pubblicazione in lingua italiana dello Stato del mondo. Uscito per la prima volta in Francia nel lontano 1980, questo annuario economico e geopolitico mondiale ha rappresentato per diversi anni anche per i lettori italiani un punto di riferimento insostituibile. Oltre 270 articoli, redatti da 115 specialisti, offrono un’analisi dei cambiamenti, piccoli e grandi, che hanno interessato il nostro pianeta.”,”STOU-037-FL” “AAVV”,”The Arkansas Gazette. A History.”,”Fondo Palumberi”,”EDIx-180″ “AAVV”,”Comunismo anarchico e comunismo libertario.”,”La più vecchia definizione di comunismo libertario è stata usata da Sébastian Faure negli anni 1880. Poi c’è stata la definizione data dalla CNT Confederación Nacional de Trabajo nel 1909. A partire dal 1927 la CNT è stata affiancata dalla Federación Anarquista Iberica (FAI). In Italia c’è stata la Federazione Comunista Libertaria dell’Alta Italia che usa il termine comunista libertaria come sinonimo di comunista anarchica. Dopo l’esperienza di sigle come la Federazione Libertaria Italiana nata dalla confluenza fra l’Unione Spartaco, marxista luxemburghiana, e un gruppo frutto di una scissione avvenuta all’interno della Fai, alla fine degli anni ’40 nascerà una corrente che si organizzerà per “”un movimento orientato e federato”” (1949) che espulsa dalla FAI nel 1950 darà vita ai Gruppi Anarchici di Azione Proletaira (GAAP). Negli anni ’60 nella Fai due correnti si confrontano: la organizzatrice e la anti-organizzatrice, quest’ultima espulsa si “”organizzerà”” nei “”Gruppi di Iniziativa Anarchica”” Nella nota 10 si dice: ‘Molti militanti Gaap daranno vita ad Azione comunista nel 1956 e poi a Lotta comunista nel 1961.”,”ANAx-396″ “AAVV”,”Comunismo e guerra. Aree e tempi storici: il “”1871″” in Europa. Guerre di Classi e Guerre di Stati.”,”Marx Engels su annessione Alsazia Lorena Engels su Guerra e Rivoluzione Engels pacifista? (lettera Engels a Laura Marx del 4 febbraio 1889)”,”MAES-166″ “AAVV”,”I comunisti in fabbrica.”,”Togliatti: gli operai non bastano. “”Togliatti, al Consiglio nazionale dell’aprile ’45, non escluse che il movimento organizzato delle masse potesse avere in un domani una base analoga a quella del laburismo; criticò i “”troppi compagni i quali pensano che il partito non possa basare la propria azione altro che sugli operai di fabbrica e sui contadini””; e lamentò l’assenza di Di Vittorio per il contributo che avrebbe potuto dare parlando del legame fra partito ed operai”””,”PCIx-414″ “AAVV”,”Turner & Newall Limited. The first fifty years, 1920-1970.”,”Fondo Palumberi”,”ECOG-062″ “AAVV”,”Il Partito comunista nello Stato Sovietico. Documenti e tesi.”,”Fondo Zucchiati Libello del PCUS che riporta le accuse e prepara il processo a Beria da parte dei nuovi dirigenti “”Il più importante principio della direzione politica è, nel nostro partito, il principio della direzione collettiva. Questo principio corrisponde pienamente alla nota tesi marxista-leninista sulla inammissibilità del culto della personalità e sul danno che esso può arrecare. «Ostile a ogni culto della personalità – scriveva Marx – durante l’esistenza dell’Internazionale, non ho mai permesso la pubblicazione dei numerosi messaggi in cui si riconoscevano i miei meriti e con i quali mi si tediava da diversi paesi e non ho loro mai neppure risposto, salvo forse qualche rara volta rimproverando gli autori. La prima volta che Engels ed io entrammo in una società segreta di comunisti lo facemmo a condizione che venisse cancellato dallo statuto tutto ciò che avrebbe favorito un superstizioso culto della personalità» (1)”” (pag 92-93); “”Nella sua famosa opera ‘La catastrofe imminente e come lottare contro di essa’, scritta alla vigilia dell’ottobre 1917, Lenin avvertiva: «La guerra ha generato una crisi così estesa, ha costretto le forze materiali e morali del popolo a una tale tensione, ha assestato dei colpi così duri a tutta l’attuale organizzazione sociale, che l’umanità si trova di fronte a questa alternativa: o perire o affidare i propri destini alla classe più rivoluzionaria, per passare quanto più rapidamente e radicalmente è possibile a un modo di produzione superiore».(2). Il merito storico di Lenin consiste nel fatto che egli, quando procedette all’analisi dell’imperialismo, appoggiandosi sulla legge dell’ineguale sviluppo economico e politico del capitalismo da lui trovata, fece una grande scoperta scientifica: formulò e argomentò la geniale conclusione della possibilità della rottura della catena del fronte mondiale dell’imperialismo nel suo anello più debole, la conclusione della possibilità della vittoria del socialismo dapprima in alcuni paesi e persino in un solo paese capitalistico, preso separatamente”” (pag 122-123)] [‘Il Partito comunista nello Stato Sovietico. Documenti e tesi’, Roma, 1953] [(1) Karl Marx, F. Engels, Opere, v. XXVI, pp. 478-488, edizione russa; (2) Lenin, ‘Opere scelte’ in due volumi, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1948, vol. I, pp. 105-106]”,”RUSS-248″ “AAVV”,”Marxismo e questione militare.”,”‘Potere magico’ di una classe (pag 7) “”Nella guerra civile (americana) si vede pure come la spontaneità popolare è “”presa in mano”” dal potere statale e dalla dittatura borghese. Trotsky cita a tal proposito la testimonianza di un colonnello, certo Fletcher: “”Così il popolo americano si vide privare nello stesso istante della maggior parte delle sue libertà. E’ degno di nota che la maggior parte della popolazione era talmente assorbita dalla guerra, e così profondamente disposta a consentire tutti i sacrifici per raggiungere il suo scopo che, lungi dal riprovare la perdita delle sue libertà, non se ne accorse nemmeno””. E’ questo ciò che Marx chiama il “”potere magico”” di una classe”” (pag 7) La rivoluzione francese fa raggiungere la temperatura di ebollizione della “”pentola storica”” (Marx) … (pag 49) Napoleone Bonaparte come padre della rivoluzione tedesca (tesi testo) (pag 89)”,”MAES-169″ “AAVV”,”Attentato al Diana. (1921)”,”‘E’ un testo storico e un documento importante e drammatico sull’attentato al cinema Diana di Milano nel 1921. Gli esecutori materiali dell’attentato spiegano le ragioni e i motivi che li portarono a compiere quel gesto, e lo scritto, vibrante di fede e di passione, di rabbia e di speranza, testimonia della drammatica situazione in cui esso maturò. Dell’attentato del 1921 se ne servì il fascismo per la sua scalata al potere.’ Libro sul tema: Memorie di un ex terrorista. Dall’attentato al «Diana» all’ergastolo di Santo Stefano Giuseppe Mariani Curatore: R. Navone Editore: Ultima Spiaggia Collana: Isole Anno edizione: 2009 Pagine: 224 p. , Brossura Wikip_ La strage del Diana avvenne al Kursaal Diana a Milano il 23 marzo 1921, in seguito ad un attentato dinamitardo che causò 21 morti e 80 feriti. Nell’infuocato clima sociale del cosiddetto biennio rosso che precedette la marcia su Roma, l’alta borghesia milanese era solita frequentare il circolo Kursaal Diana, per svolgere attività sportive, culturali e ludiche. L’attentato era stato ordito per colpire il questore Giovanni Gasti che si riteneva risiedesse in un appartamento posto sopra il teatro. La sera del 23 marzo furono posizionati 160 candelotti di gelatina esplosiva in una cesta, ricoperti da paglia e bottiglie vuote, poi collocata nei pressi dell’ingresso riservato agli artisti che portava dall’albergo alla contigua sala di spettacolo. Quella sera, presso il teatro del circolo, era in programma la quindicesima e ultima replica della La Mazurka blu (Die blaue Mazur) di Franz Lehár, portata in scena dalla Compagnia Darclèe ed accompagnata dall’orchestra diretta dal maestro Giuseppe Berrettoni. Dietro le quinte, per tutto il giorno, aveva regnato una certa agitazione. Per protestare contro il licenziamento di un collega, infatti, gli orchestrali avevano indetto uno sciopero improvviso e le trattative per farlo rientrare si protrassero lungamente, per raggiungere un accordo tra le due parti solo quando gli spettatori che gremivano la sala già rumoreggiavano per il forte ritardo. Alle 22.40, dopo il lungo trillo che finalmente annunciava l’inizio dello spettacolo, il folto pubblico prese posto e fu in quel momento che la bomba esplose frantumando la muratura e investendo le prime file degli spettatori e la buca dell’orchestra. Rimasero ferite circa 80 persone e 17 furono i morti, destinati a diventare 21 nelle ore successive. Dopo l’attentato[modifica | modifica wikitesto] Le indagini furono immediatamente avviate e coordinate proprio dal questore Giovanni Gasti, presente in sala, indirizzandosi verso il giovane anarchico Antonio Pietropaolo, fuggito da una carrozza fermata al posto di blocco in corso Monforte, dove erano state ritrovate due rivoltelle e alcune bombe a mano, e catturato dopo un breve inseguimento. Nel contempo, una squadra d’azione che si trovava nei paraggi, richiamata sul posto dal boato, decise un’immediata azione di rappresaglia che venne attuata lanciando bombe contro la nuova sede in costruzione del giornale socialista Avanti!, in via Ludovico Settala, e dando alle fiamme la redazione del giornale anarchico Umanità Nova, in via Carlo Goldoni[1]. Nel giro di poche settimane, l’arresto di Pietropaolo fu seguito da decine di arresti effettuati nell’ambiente degli anarchici individualisti lombardi. Alcuni sospetti, come Pietro Bruzzi, riuscirono a dileguarsi e riparare all’estero. Il processo contro gli attentatori anarchici, difesi dall’avvocato Leonida Repaci, ebbe inizio il 9 maggio 1922, avanti la Corte di Assise di piazza Fontana e nella stessa aula dove era stato processato Gaetano Bresci. Il 1º giugno fu pronunciata la sentenza che individuava come autori materiali della strage e condannava all’ergastolo il bergamasco Ettore Aguggini, di 19 anni, e i mantovani Giuseppe Mariani, di 23 anni, e Giuseppe Boldrini, di 28 anni, che si proclamerà sempre innocente. Gli altri 16 imputati, ritenuti complici, furono condannati a pene varianti tra i 15 e i 4 anni di carcere. Mariani disse sulla strage: « … si è accreditata la “solita” storia dello anarchico che, spalancata la porta di un teatro, dissemina la morte ed il terrore, coscientemente e volontariamente. Quella sera il carico di esplosivo fu depositato al di fuori del teatro, con l’intenzione di colpire non il teatro quanto il soprastante albergo – che, secondo informazioni allora in possesso degli attentatori, serviva regolarmente da luogo di incontro tra Benito Mussolini ed il questore di Milano Gasti, entrambi acerrimi nemici degli anarchici e da questi ultimi odiati, in particolare, si credeva che proprio quella sera Gasti si dovesse trovare in quell’albergo. » L’azione contro il “”Diana””, suscitò orrore e disapprovazione negli ambienti anarchici. Errico Malatesta, dal carcere, sospese lo sciopero della fame ed espresse «il suo sdegno per il delitto esecrando che giova solo a chi opprime i lavoratori e a chi perseguita il nostro movimento». Più avanti, sulle pagine di «Umanità Nova», pubblicherà un articolo, intitolato Guerra civile: « …Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell’umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti… » (Errico Malatesta su “”Umanità Nova””, l’8 settembre 1921) Vittime[modifica | modifica wikitesto] Le vittime furono[1][2]: Leontina Rossi, 5 anni Rosa Passoni Nastri, 40 anni Mosè Arbizzoni, 23 anni Margherita Calabresi Leoni, 29 anni Gemma Malatesta, 40 anni Pietro Boni Angelo Rastelli, 32 anni Ernesto Troeschel Vittoria Troeschel, 20 anni Renzo Rosi, 17 anni Giuseppe Maggi, 17 anni Mario Tedeschi, 31 anni Ettore Pecorara, 28 anni Pietro Lazzari Giuseppe Marano, 24 anni Vitaliano Majocchi, 33 anni Alessandro Lorenzi, 22 anni Enrico Aldi, 24 anni Salvatore Merrone, 50 anni Note[modifica | modifica wikitesto] ^ a b Mercoledì 23 marzo 1921 ^ L’attentato al teatro Diana Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Giuseppe Mariani, Memorie di un ex-terrorista, Torino, 1953 Vincenzo Mantovani, Mazurka blu. La strage del Diana, Rusconi, Milano, 1978 Vincenzo Mantovani, Anarchici alla sbarra, Il Saggiatore, Milano, 2007 Franco Tettamanti, 1921, bomba anarchica al «Diana» Strage in platea, morti 21 spettatori, Corriere della Sera, 21 giugno 2006, pag.9″,”ANAx-403″ “AAVV”,”Da Hiroshima al “”nuovo ordine”” mondiale. Rilettura degli eventi.”,”Tra la bibliografia utilizzata: AAVV, La storia : i grandi problemi dal Medioevo all’Età contemporanea / direttori: Nicola Tranfaglia e Massimo Firpo Utet Torino : UTET, 1986-1988 Descrizione fisica: v. <1-7> <9-10> : ill. ; 25 cm Nota formattata di contenuto: 1. Il Medioevo. 1, I quadri generali. – 1988. – xxiii, 16 c. di tav., 861 p. 2. Il Medioevo. 2, Popoli e strutture politiche. – 1986. – x, 16 c. di tav., 767 p. 3. L’Età moderna. 1, I quadri generali. – 1987. – xii, 16 c. di tav., 865 p. 4. L’Età moderna. 2, La vita religiosa e la cultura. – 1986. – x, 16 c. di tav., 882 p. 5. L’Età moderna. 3, Stati e società. – 1986. – x, 16 c. di tav., 804 p. 6. L’Età contemporanea. 1, I quadri generali. – 1988. – xvi, 16 c. di tav., 775 p. 7. L’Età contemporanea. 2, La cultura. – 1988. – x, 16 c. di tav., 859 p. 9. L’Età contemporanea. 4, Dal primo al secondo dopoguerra. – 1986. – x, 16 c. di tav., 798 p. 10. L’Età contemporanea. 5, Problemi dal mondo contemporaneo. Indici. – 1988. – x, 16 c. di tav., 591 p. Soggetto topico: Storia medievale Storia moderna Storia contemporanea CDD: 909 ISBN: 880204208X (v. 1) 8802039895 (v. 2) 8802040516 (v. 3) 8802039909 (v. 4) 8802040524 (v. 5) 8802041393 (v. 6) 8802041407 (v. 7) 8802039925 (v. 9) 8802042217 (v. 10) Livello bibliografico Monografia Formato: Materiale a stampa Lingua di pubblicazione: Italiano Altri autori: Tranfaglia, Nicola Firpo, Massimo Contiene: Barié, Ottavio. Questione nazionale e movimento liberale nell’ottocento europeo Ratti, Guido. Egemonia austriaca e restaurazione negli Stati italiani Parlato, Giuseppe. Societa’ segrete e moti del 1820-21 in Europa Carmagnani, Marcello. Indipendenza latino-americana Galante Garrone, Alessandro. Rivoluzioni del 1830-31 in Europa Lepre, Aurelio. Moderati e democratici nel processo risorgimentale italiano Scirocco, Alfonso. Rivoluzioni del ’48 in Europa Ginsborg, Alfonso. Rivoluzione, guerra d’indipendenza e reazione in Italia Joyce, Patrick. Inghilterra di Palmerston e Gladstone Venturi, Antonello. Zarismo Poggio, Pier Paolo. Populismo russo Candeloro, Giorgio. Unificazione italiana Cervelli, Innocenzo. Bismarck e l’unificazione tedesca Dupaquier, Jacques. Societa’ malthusiana Barbagli, Marzio. Strutture e relazioni familiari Davico, Rosalba. Alimentazione e classi sociali Pastore, Alessandro. Peste, epidemie e strutture sanitarie Russo, Carla Maria. Mentalita’ e comportamenti religiosi nell’Europa cattolica Scarabello, Giovanni. Pauperismo, criminalita’ e istituzioni repressive Malanima, Paolo. Campagne nei secoli 16. e 17. Silva, José Gentil da. Manifatture, traffici, banche Silva, José Gentil da. Oro, monete, prezzi Cavalli, Alessandro. Dibattito sulle origini del capitalismo Romani, Marzio A. Mercantilismo e sviluppo dei traffici De Maddalena, Aldo. Ritmi dell’economia Placanica, Augusto. Ritmi dell’economia Deane, Phyllis. Prima rivoluzione industriale Martignetti, Giuliano. Fonti di energia e rivoluzione industriale Puddu, Raffaele. Eserciti, guerre, diplomazia Anatra, Bruno. Rafforzamento del potere centrale STUMPO, Enrico. Organizzazione degli Stati Di Simplicio, Oscar. Classi, ordini e ceti nelle societa’ d'””ancien regime”” Di Simplicio, Oscar. Nobilta’ europea Di Simplicio, Oscar. Istituzioni e classi sociali Fasano Guarini, Elena. Crisi del modello repubblicano Papagno, Giuseppe. Grandi scoperte geografiche Davidson, Basil. Civilta’ africane e l’espansione europea Cerulli, Ernesta. Civilta’ dell’America precolombiana Papagno, Giuseppe. Colonialismo ispano-portoghese in America Borsa, Giorgio. Origini del colonialismo europeo in Asia Mauro, Frédéric. Colonizzazione europea in America centrale e settentrionale dei secoli XVII e XVIII Bausani, Alessandro (1921-1988) Persia dei Safavidi Torri, Michelguglielmo. India dei Moghul e dei Maratha Corradini, Piero. Impero cinese Zanier, Claudio. Giappone Tokugawa Pinelli, Antonio. Mondo piu’ vasto Gaeta, Franco. Europa di Carlo V. STUMPO, Enrico. Sistema degli Stati italiani Casey, James. Spagna di Filippo II tra egemonia e crisi Ambrosoli, Mauro. Inghilterra dei Tudor Lapeyre, Henri. Francia dei Valois e le guerre di religione Roberts, Michael. Mondo baltico fra il dominio anseatico e quello svedese Bitossi, Carlo. Apparati statali e la crisi del seicento Parker, Geoffrey. Guerra dei trent’anni Manning, Brian. Rivoluzione inglese Mousnier, Roland. Francia da Richelieu a Mazzarino Casey, James. Decadenza spagnola e il “”siglo de oro”” STUMPO, Enrico. Crisi del seicento in Italia Mantran, Robert. Impero ottomano e il suo declino Tazbir, Janusz. Crisi della Polonia tra cinque e seicento Giraudo, Gianfranco. Alle origini dello Stato russo Haitsma Mulier, Eco Oste Gaspard. Societa’ delle sette province unite nel seicento Goubert, Pierre. Francia di Luigi XIV. Corni, Gustavo. Nascita dello Stato prussiano Thirsk, Joan. Inghilterra dalla restaurazione alla gloriosa rivoluzione Carpanetto, Dino. Guerre di successione e i nuovi equilibri Albertone, Manuela. Tra riforme e rivoluzioni Capra, Carlo. Riformismo asburgico Carpanetto, Dino. Riforme illuministiche in Italia Madariaga, Isabel de. Russia da Pietro I a Caterina II. Bonazzi, Tiziano. Rivoluzione americana VIOLA, Paolo. Rivoluzione francese ZAGHI, Carlo. Età napoleonica ZAGHI, Carlo. Giacobinismo e il regime napoleonico in Italia WARNKE, Martin. Arte e rivoluzione Cracco Ruggini, Lellia. Fine dell’Impero e le trasmigrazioni dei popoli Gallina, Mario. Impero bizantino Rouche, Michel. Regni latino-germanici Fournier, Gabriel. Regno franco Delogu, Paolo. Longobardi e bizantini in Italia Mantran, Robert. Maometto e l’Islam Mantran, Robert. Espansione araba e il mondo musulmano Sergi, Giuseppe. Europa carolingia e la sua dissoluzione Settia, Aldo A. Espansione normanna Settia, Aldo A. Incursioni saracene e ungare Tabacco, Giovanni. Impero romano-germanico e la sua crisi Carozzi, Claude. Monarchie feudali Sergi, Giuseppe. Sviluppo signorile e l’inquadramento feudale Cardini, Franco. Crociata Bordone, Renato. Nascita e sviluppo delle autonomie cittadine Artifoni, Enrico. Tensioni sociali e istituzioni nel mondo comunale Tramontana, Salvatore. Mezzogiorno dai normanni agli Svevi D’Alessandro, Vincenzo. Mezzogiorno dagli Angioini agli Aragonesi Merlo, Grado Giovanni. Mongoli da Gengis-khan a Tamerlano Gallotta, Aldo. Ottomani Macek, Josef. Mondo slavo Coulet, Noël. Francia e Inghilterra nella guerra dei cent’anni Gautier Dalche, Jean. “”reconquista”” in Spagna Comba, Rinaldo. Rivolte e ribellioni fra tre e quattrocento Varanini, Gian Maria. Dal comune allo stato regionale Autrand, Francoise. Crisi e assestamento delle grandi monarchie quattrocentesche Orlandoni, Bruno. Immagini del potere Vasoli, Cesare. Umanesimo e Rinascimento Eisenstein, Elizabeth L. Invenzione della stampa Cochrane, Eric William. Storiografia del rinascimento Gliozzi, Giuliano. Scoperte geografiche e la coscienza europea Niccoli, Ottavia. Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa tra quattro e cinquecento Marchetti, Valerio. Riforma protestante Prosperi, Adriano. Concilio di Trento e la Controriforma Marchetti, Valerio. Movimenti clericali nell’Europa del cinquecento Simoncelli, Paolo. Crisi religiosa del cinquecento in Italia Calì, Maria. Arte e controriforma Biondi, Albano. Storiografia apologetica e controversistica Benzoni, Gino. Istituzioni culturali Roggero, Marina. Educazione delle classi dirigenti Perini, Leandro. Pensiero politico europeo da Machiavelli alla ragion di Stato Burke, Peter. Mondo alla rovescia Garcia Cárcel, Ricardo. Stregoneria in Europa Vasoli, Cesare. Alchimia, magia, occultismo Ferrone, Vincenzo. Rivoluzione scientifica Pastine, Dino. Europa e le civilta’ d’Oriente Bertelli, Sergio. Libertinismo in Europa Candee Jacob, Margaret. Crisi della coscienza europea Chiosi, Elvira. Giansenismo in Europa tra sei e settecento Guerci, Luciano. Cultura dell’illuminismo francese Borghero, Carlo. Illuminismo in Europa Carpanetto, Dino. Cultura italiana nel secolo dei lumi Ricuperati, Giuseppe. Storiografia dell’illuminismo Moravia, Sergio. Crisi dell’illuminismo Porzio, Francesco. Arti e le corti Castronovo, Valerio. Rivoluzione industriale in Europa Cafagna, Luciano. Industrializzazioni ritardate tra ottocento e novecento Del Viscovo, Mario. Rivoluzione dei trasporti Ambrosoli, Mauro. Questione agraria nell’Europa dell’ottocento Ortoleva, Peppino. Sviluppo capitalistico ed espansione territoriale negli Stati Uniti Panizza, Roberto. Economia internazionale nel XX secolo Bairoch, Paul. Economia del sottosviluppo Dosi, Giovanni. Mutamenti tecnologici ed economia postindustriale Bernardini, Carlo. Fonti di energia e societa’ industriale Berta, Giuseppe. Classi nella rivoluzione industriale Pichierri, Angelo. Mutamenti della stratificazione sociale nell’eta’ contemporanea Sonnino, Eugenio. Questione demografica e grandi migrazioni nell’Europa dell’ottocento Mioni, Alberto. Citta’ e campagna Martinotti, Guido. Metropoli, megalopoli Bonanate, Luigi. Violenza e sistema politico nell’eta’ contemporanea Barbano, Filippo. Evoluzione dei consumi e vita quotidiana nella societa’ industriale Vigo, Giovanni. Istruzione e sviluppo economico nell’eta’ industriale Saraceno, Chiara. Questione femminile Pombeni, Paolo. Stato e istituzioni dai regimi liberali alla democrazia di massa Gozzi, Gustavo. Stato assistenziale ed espansione burocratica nel mondo occidentale Vattimo, Gianni. Filosofia del novecento e la societa’ industriale Fieldhouse, David Kenneth. Impero coloniale britannico Laffey, John F. Impero coloniale francese Calchi Novati, Giampaolo. Spartizione dell’Africa e il colonialismo LaFeber, Walter. Formazione dell’Impero americano Gentili, Anna Maria. Decolonizzazione e neocolonialismo nel XX secolo Hill, John L. Movimenti di resistenza al colonialismo e lotta di liberazione nel Terzo Mondo Bignamini, Ilaria. Immagini dell’industria Novajra, Ada. Romanticismo Cuomo, Ettore. Liberalismo europeo Bongiovanni, Bruno. Socialismo utopistico e genesi del marxismo Rosci, Marco. Crisi del modello figurativo nell’arte fra XVIII e XIX secolo Petronio, Giuseppe. Romanzo borghese europeo dell’ottocento Casini, Claudio. Trionfo del melodramma Barale, Massimo. Idealismo in Germania e in Italia Guarnieri, Patrizia. Positivismo Fossati, Paolo. Crisi e trasformazione dell’arte nel XX secolo De Fusco, Renato. Architettura e societa’ industriale Bongiovanni, Bruno. Revisione del marxismo e il movimento operaio Fusillo, Francesco. Storicita’ e storiografia tra otto e novecento Izzo, Alberto. Nuove scienze della societa’ Barone, Francesco. Crisi della filosofia e filosofia della crisi del XX secolo Musatti, Cesare Luigi. Nascita e sviluppo della psicoanalisi Oliviero, Alberto. Biologia e rivoluzione genetica Bellone, Enrico. Trasformazione dell’universo newtoniano Rondolino, Gianni. Nuova arte Calabrese, Omar. Mass media tra sviluppo dell’informazione e organizzazione del consenso Cavalli, Luciano. Democrazia rappresentativa e potere carismatico nel secolo XX. Bongiovanni, Bruno. Societa’ di massa, mondo giovanile e crisi di valori Rossi, Pietro. Storiografia e scienze sociali nel novecento Bolgiani, Franco. Chiesa e societa’ moderna Traniello, Francesco. Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano I al Concilio Vaticano II. Del Guercio, Antonio. Borghese allo specchio Bonanate, Luigi. Sistema dei rapporti internazionali dalla politica di potenza al multipolarismo Bonanate, Luigi. Forme della guerra WILKIE, James W. Rivoluzione messicana e la sua eredita’ D’Amoja, Fulvio. Sistema di Versailles Revelli, Marco. Tra rivoluzione e reazione Shaw, Stanford Jay . Rivoluzione turca e il crollo dell’Impero ottomano Kühnl, Reinhard. Repubblica di Weimar Palla, Marco. Nascita e avvento del fascismo in Italia Pavone, Claudio. Regime fascista Fohlen, Claude. Crisi del 1929 Fohlen, Claude. New deal negli Stati Uniti Bechelloni, Antonio. Democrazie occidentali tra le due guerre Woolf, Stuart J. Movimenti e regimi di tipo fascista in Europa Agosti, Aldo. Terza Internazionale Medvedev, Roj Aleksandrovic. Regime staliniano in URSS Collotti Pischel, Enrica. Rivoluzione maoista D’Amoja, Fulvio. Societa’ delle Nazioni e politica di potenza in Europa Ranzato, Gabriele. Guerra civile spagnola e il franchismo Bracher, Karl Dietrich. Nazionalsocialismo in Germania Bellieni, Stefano. Imperialismo e fascismo in Giappone De Luna, Giovanni. Seconda guerra mondiale Vaccarino, Giorgio. Lotta di liberazione e resistenza antifascista in Europa De Luna, Giovanni. Ricostruzione in Europa Collotti, Enzo. Problema tedesco e le due Germanie ZUKIN, Sharon. Socialismo jugoslavo Di Nolfo, Ennio. Guerra fredda Valabrega, Guido. Palestina e la nascita di Israele Devillers, Philippe. Conflitto indocinese Annino, Antonio. Rivoluzione cubana Morlino, Leonardo. Dall’autoritarismo alla democrazia Dal Co, Francesco. Architettura del consenso Salvadori, Massimo Luigi. Ascesa e crisi della centralita’ dell’Europa Pistone, Sergio. Integrazione europea Rugafiori, Paride. Economia italiana dal secondo dopoguerra agli anni ottanta Collotti Pischel, Enrica. Cina comunista Torri, Michelguglielmo. India contemporanea Scarcia Amoretti, Biancamaria. Questione religiosa e questione nazionale nel mondo islamico Migone, Gian Giacomo. Da Truman a Reagan … Boffa, Giuseppe. Urss dopo Stalin Foa, Lisa. Regimi socialisti nell’Europa orientale Annino, Antonio. Rivoluzione e reazione in America latina Calabrese, Omar. Invenzioni e trasformazioni della cultura di massa”,”QMIx-282″
“AAVV”,”The World in 2017.”,”Contiene: The world in numbers: Countries (pag 93-106)”,”STAT-533″
“AAVV”,”Stato del Mondo 2004. Annuario economico e geopolitico mondiale.”,”Lo Stato del mondo – insostituibile strumento d’informazione sui fatti economici e geopolitici mondiali – esce puntualmente con l’edizione 2004.”,”STAT-004-FL”
“AAVV”,”I comunisti e le elezioni ieri e oggi. La tattica del Partito Comunista d’Italia nelle elezioni politiche del 1921 e del 1924.”,”””Il Partito comunista deve romperla con l’ antica consuetudine socialdemocratica di far eleggere deputati soltanto cosiddetti “”esperti”” parlamentari, precipuamente avvocati e simili. Di regola è necessario porre la candidatura di operai, senza preoccuparsi se questi siano semplici membri del Partito privi di grande esperienza parlamentare. Quegli arrivisti, che aderiscono al Partito comunista unicamente per arrivare in Parlamento, debbono senza riguardo alcuno essere bollati a fuoco dal Partito comunista. Le Direzioni dei Partiti comunisti debbono confermare le candidature di quelle sole persone, che hanno mostrata la devozione alla classe operaia con un lungo lavoro.”” (pag 21, I partiti comunisti e il parlamentarismo. Tesi approvate al 2° Congresso dell’ Internazionale Comunista, Mosca, luglio 1920)”,”BORD-005-FV”
“AAVV”,”Dialettica, rivoluzione, conoscenza.”,”testo in https://sinistracomunistainternazionale.com/2015/04/29/conoscenza-dialettica-rivoluzione/ Citazione in fondo al testo: “”La natura ha conosciuto e conosce perché, anche senza vita, anche al solo livello del mondo inorganico, quello minerale, essa lascia impronte che corrispondono alla conoscenza di sé””. Amadeo Bordiga. “”Iniziamo con una citazione tratta da una raccolta di discorsi di Bordiga, tenuti agli inizi degli anni sessanta in occasione di un ciclo di riunioni di partito dedicate alla teoria della conoscenza: «Secondo la concezione tradizionale la filosofia è lo svolgimento delle forme più alte di coscienza del mondo e della vita, e in senso più largo, abbraccia i principi di ogni sapere e di ogni volere. Sono oggetto della filosofia i principi di ogni gruppo di forme di esistenza e di conoscenza…. La filosofia dunque avrebbe come proprio oggetto anzitutto le forme fondamentali di ogni esistenza e successivamente la dottrina dei principi della natura e quella del mondo umano». Questa presentazione del concetto di filosofia sembrerebbe non dare adito, nella fattispecie, a nessuna obiezione significativa, eppure le cose non stanno così. Da dove provengono, infatti, i principi attraverso cui il sapere filosofico comprende l’essere in quanto tale, per poi comprenderlo nella sua duplice dimensione umana e naturale, e anche nelle sfere ancora inaccessibili e sconosciute? Riprendiamo le parole di Bordiga: «…si tratta sempre di principi, ossia di tesi fondamentali tratte non dal mondo esterno ma dal pensiero…Ad esempio nel sistema di Hegel…la logica….non è soltanto la tecnica dell’impiego del pensiero e del raziocinio, ma è nello stesso tempo dottrina fondamentale dell’essere (ontologia) … A queste concezioni tradizionali va opposto il loro completo capovolgimento. Il pensiero dell’uomo è un processo provocato e condizionato da una serie lunghissima di altri processi naturali. Le sue leggi e i suoi principi non possono essere considerati come punti di partenza della ricerca, ma sono invece i punti di arrivo. Essi sono tratti dal mondo esterno e dal regno dell’uomo, i quali non si reggono secondo i principi: all’opposto in tanto sono giusti in quanto si accordano coi fatti della natura e della storia. La coscienza e il pensiero non sono qualche cosa di dato che preesista e nello stesso tempo si contrapponga all’essere e alla natura…Se noi cerchiamo di trarre lo schema dell’essere, ossia del mondo, non dalla nostra testa ma a mezzo della nostra testa dal mondo reale, allora non abbiamo più bisogno di filosofia ma di conoscenza positiva del mondo e di ciò che in esso avviene, ossia di scienza positiva»”” (pag 1-2)”,”BORD-151″
“AAVV”,”La lotta delle classi nella storia d’Italia.”,” Marx Engels “”La spinta popolare (…) che sosteneva l’azione energica di Robespierre, di Saint-Just e Marat, tendeva a porre il governo dittatoriale giacobino del Comitato di Salute Pubblica non solo contro i ceti dell’aristocrazia e del clero, ma anche contro la grande borghesia. Robespierre erroneamente credette di poter mantenere l’equilibrio delle forze colpendo da un lato duramente a destra Danton, che era diventato il portavoce della grande borghesia, e dall’altro a sinistra col soffocare e mandare a morte gli «arrabbiati» di Jacques Roux, e i seguaci di Hébert, che esprimevano le aspirazioni immediate delle masse popolari, e cioè la lotta a fondo contro gli speculatori, contro l’alta borghesia e l’abolizione del massimo dei salari. L’indebolimento del blocco giacobino dal lato delle masse popolari rese facile ai gruppi dell’alta borghesia di agire contro Robespierre, ormai isolato, senza la preoccupazione di un movimento popolare in sua difesa. Il colpo di mano con il quale Robespierre fu arrestato e subito dopo mandato a morte dagli avversari legati alla grande borghesia, segnò l’inizio di una reazione antipopolare. I «termidoriani», come furono chiamati gli uomini che il 27 luglio 1794 (termidoro nel calendario rivoluzionario) fecero il colpo di mano contro Robespierre, non si limitarono a perseguire e a mandare a morte i seguaci di Robespierre e i giacobini; essi subito abolirono le officine statali a vantaggio di quelle private, soppressero i calmieri dei generi alimentari, mantennero le proibizioni di coalizione contro gli operai mantennero il massimo dei salari, non curandosi di gettare nella miseria e nella disperazione larghi strati della popolazione di Parigi, che insorse a più riprese. I termidoriani repressero duramente quei pericolosi moti. Essi in tal modo attraverso «il terrore bianco» e la creazione di una nuova costituzione che dava nelle mani dell’alta borghesia il governo dello Stato, il Direttorio (composto di cinque membri), davano libero sfogo allo sfruttamento dei ceti lavoratori e sfrenato sviluppo alla speculazione più sfacciata a danno del popolo. «Sotto il regime del Direttorio – hanno scritto Marx ed Engels – la ‘società civile’ … erompe in possenti correnti vitali… mania d’arricchimento, ebbrezza della moderna vita civile il cui primo godere di se stessa è ancora audace, leggero, frivolo, inebriante; ‘effettivo’ illuminismo della ‘proprietà fondiaria’ francese, la cui organizzazione feudale era stata frantumata dal martello della rivoluzione e che ora il primo ardore febbrile dei molti nuovi proprietari sottopone ad una coltura intensa; primi movimenti dell’industria diventata libera: questi sono alcuni indizi della vita della nuova società civile appena sorta. ‘La società civile’ è rappresentata ‘positivamente’ dalla borghesia. La borghesia inizia quindi il suo regime. I ‘diritti dell’uomo’ cessano di esistere ‘semplicemente’ nella teoria» (‘La sacra famiglia’, Ed. Rinascita, pag. 133). [Lezione quarta, L’epoca delle rivoluzioni borghesi]. In questa nuova situazione le insurrezioni popolari e le congiure, come quella degli Eguali di Babeuf, segnarono il primo manifestarsi della contraddizione futura, che stava per generarsi nel seno della società borghese, quella fra la classe dominante, la borghesia, e «il proletariato che cominciava appena a distaccarsi dalle masse nullatenenti come il ceppo di una nuova classe» (Engels, ‘Antidühring’). Babeuf, nato da poverissima famiglia, denunziava il crescente aggravarsi delle condizioni dei ceti popolari sotto il dominio dell’alta borghesia, e lanciava il grido di guerra, della «guerra dei plebei contro i patrizi, dei poveri contro i ricchi», cominciata da «quando le istituzioni tendono a far sì che gli uni prendano tutto e che agli altri non resti nulla». Egli propugnava l’eguaglianza reale attraverso la creazione di «istituti capaci di assicurare e mantenere inalterata l’eguaglianza di fatto». Secondo Babeuf tutto questo si poteva attuare attraverso la «creazione di una amministrazione comune, col sopprimere la proprietà privata, col legare ciascuno al mestiere e all’industria cui è predisposto, con l’obbligarlo a consegnare il frutto al magazzino comune, e con lo stabilire un sistema di distribuzione che assicuri la più rigorosa uguaglianza». Il comunismo assai primitivo di Babeuf non era in grado di far valere gli interessi del proletariato, anche perché il proletariato stesso era ancora poco sviluppato nella forma moderna. «I primi tentativi fatti dal proletariato per far valere direttamente il suo proprio interesse di classe in un tempo di fermento generale, nel periodo del rovesciamento della società feudale, dovevano di necessità fallire – affermano Marx ed Engels nel ‘Manifesto del Partito comunista’ in riferimento alla congiura di Babeuf – , sia per il difetto di sviluppo del proletariato, sia per la mancanza di quelle condizioni materiali della sua emancipazione le quali non possono essere che il prodotto dell’epoca borghese». Queste oggettive difficoltà furono la causa fondamentale del fallimento della congiura per l’Eguaglianza, che Babeuf organizzò nel 1796. L’anno dopo Babeuf fu arrestato e soppresso”” [Lezione quarta, L’epoca delle rivoluzioni borghesi]. [AaVv, ‘La lotta delle classi nella storia d’Italia’, Roma, 1970 ca] [Lezione quarta, L’epoca delle rivoluzioni borghesi]. (pag 33-34) Engels [Lezione quinta. Le origini del socialismo scientifico e le prime lotte proletarie] (pag 21-22). Engels: ‘I fatti economici sono, nel mondo moderno, una forza storica decisiva’ “”Alla concezione materialistica fondamentale era pervenuto contemporaneamente per altra via Federico Engels. In Inghilterra egli aveva avuto modo di studiare direttamente i fatti economici e le condizioni del proletariato nel paese industrialmente più avanzato. «Vivendo a Manchester io avevo per così dire toccato con mano che i fatti economici, che sino allora la storiografia aveva disdegnati o tenuti in nessun conto, sono, per lo meno nel mondo moderno, una forza storica decisiva; che essi formano la base delle origini degli attuali contrasti di classe; che questi contrasti di classe a loro volta, nei paesi dove grazie alla grande industria si sono pienamente sviluppati, e quindi specialmente in Inghilterra, formano la base della formazione dei partiti politici, delle lotte dei partiti e quindi di tutta la storia politica» (Engels, ‘La lega dei comunisti’, in Marx-Engels, ‘Il Partito e l’Internazionale’, Ed. Rinascita). Mentre Engels rivolgeva la sua attenzione ai fatti economici dell’Inghilterra, Marx nel 1844 a Parigi si dedicava allo studio dell’economia politica. Sia Marx che Engels cercavano in questo modo di porre fine al confusionismo dominante nelle concezioni del socialismo, specialmente in Francia, col dare una base solida, sorta dall’osservazione metodica dei fatti, alle teorie socialiste. Fra gli artigiani membri delle società e leghe socialiste e comuniste più o meno segrete, regnava in questo periodo una assoluta indifferenza per i fatti economici. «’Credo’ – scriveva Engels – ‘che nella Lega dei comunisti nessuno avrà mai letto un libro di economia’». Mancava una teoria organica e una critica concreta dei fatti economici. Per dare alle teorie socialiste una base solida e porre fine alle concezioni fantastiche bisognava conoscere la situazione reale del proletariato, conoscere la base economica della società, rivolgere l’attenzione allo studio delle leggi della realtà economica quale si era storicamente costituita nell’età borghese; e cominciando con lo studiare e criticare le teorie economiche che la scienza borghese aveva elaborate fino a quel momento. In questo campo l’indirizzo dominante del pensiero moderno dell’età borghese in Europa era quello chiamato della “”economia classica”” che aveva avuto particolare sviluppo in Inghilterra. Gli economisti borghesi nel periodo classico, nel periodo cioè nel quale ancora non si erano sviluppate le contraddizioni e le crisi dell’ordinamento capitalistico, studiavano i fenomeni della vita economica con abbastanza spregiudicatezza, perché consideravano l’ordinamento capitalistico non come una fase transitoria ma come la forma assoluta e definitiva dell’ordinamento sociale. Quando, dopo il 1830, e specialmente dopo il 1848, la lotta fra le classi nella teoria e nella pratica assume forma sempre più minacciosa «suonò l’ultima ora dell’economia borghese scientifica» alla quale si sostituì l’apologia del sistema capitalistico, la sofistica, l’eclettismo o il dilettantismo. Ma prima di questo periodo la scienza economica borghese in polemica con il pensiero precedente e criticando l’ordinamento feudale, aveva compiuto alcune utili analisi del modo di produzione capitalistico. «Il merito di aver iniziato l’analisi del capitale – ha scritto Marx – spetta a quella corrente di economisti del secolo XVIII che è conosciuta sotto il nome di ‘fisiocrazia’. I fisiocrati hanno analizzato i differenti elementi materiali attraverso i quali il capitale esiste e si manifesta nel processo del lavoro. Come tutti gli economisti borghesi, i fisiocrati consideravano la vita economica regolata da un insieme di leggi le quali funzionavano secondo una specie di “”necessità naturali””». Essi inoltre consideravano come lavoro produttivo, capace di creare ricchezza, il solo lavoro agricolo; in questo essi vedevano determinarsi quel soprapiù di valore, o ‘plusvalore’, che rende possibile la rendita fondiaria del proprietario di terre o il profitto del capitalista”” [AaVv, ‘La lotta delle classi nella storia d’Italia’, Roma, 1970 ca] [Lezione quinta. Le origini del socialismo scientifico e le prime lotte proletarie] (pag 21-22)”,”MITT-389″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 3. Il mondo greco.”,”””Filippo V di Macedonia dovette combattere prima contro i saccheggiatori etoli e più tardi contro i Romani che, durante le lotte nel Mediterraneo contro i pirati illiri, si stavano avvicinando sempre più con le loro legioni al territorio macedone. La crescente minaccia romana portò Filippo a firmare con il cartaginese Annibale un patto strategico, che spalancò le porte ad un conflitto aperto con Roma. Nelle tre guerre macedoni, la nuova ed emergente potenza occidentale combatté contro Filippo V e più tardi anche contro Perseo (179-168 aC). Roma ottenne la vittoria definitiva nella battaglia di Pidna, che segna l’inizio della dominazione romana sulla totalità dello spazio greco-macedone. A causa di queste guerre, la prosperità della penisola balcanica subì un collasso. Sulla popolazione pesavano la scarsità di grano, la mancanza di lavoro e di debiti, e ciò provocò delle rivolte che dovettero essere represse con violenza dai Romani. Nel 167 aC. Roma divise la Macedonia in quattro repubbliche indipendenti sotto il suo controllo. L’ormai estinto potere macedone lasciava il posto all’egemonia romana”” (pag 119)”,”STAx-319″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 4. Roma: dalla fondazione all’impero.”,”L’organizzazione dell’esercito romano: Legione 5300 uomini, divisi in 10 coorti, e quindi in 6 centurie ad eccezione della prima coorte che aveva più soldati e una gerarchia diversa dalle altre. C’erano anche 600 scrivani e commercianti. (pag 84-85)”,”STAx-320″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 5. Lo splendore delle culture orientali.”,”Contributi e grandi invenzioni (pag 84-85): Cina: Inventori della carta e precursori della stampa, principi del sismografo, primo orologio di precisione, polvere da sparo abaco, carriola, porcellana, seta”,”STAx-321″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 6. L’alto Medioevo e l’Islam.”,”La scienza e la letteratura sotto l’Islam. “”L’umanesimo implicito nell’Islam e la sua tendenza – di chiara origine ebraica – ad anteporre i problemi pratici alle speculazioni teologiche, consentirono alla religione e alla scienza di convivere in armonia. Questo senso pratico dell’attività intellettuale conferì alla scienza un carattere eminentemente sperimentale e tecnico. L’esempio più evidente di questo spirito pragmatico fu il grande sviluppo della meccanica, che si riflette nella costruzione di opere idrauliche destinate al miglioramento dell’attività agricola e alla produzione alimentare. Associate alla comprensione dei fenomeni fisici, la matematica e l’astronomia furono le scienze che raggiunsero un maggiore sviluppo. Nel campo della matematica, il contributo più importante fu la diffusione dell’impropriamente chiamato “”sistema numerico arabo””. Originario dell’India, fu trasmesso e perfezionato dall’Islam e finì per sostituire la numerazione romana. L’invenzione dello zero e l’uso corrente di parole arabe come “”algebra””, “”cifra”” o “”aritmetica”” mostrano l’importanza degli studi matematici arabi. Un altro esempio è il termine “”algoritmo”” che deriva dal nome del grande matematico arabo al-Khuwarizmi (morto nel 835). Distanziandosi dagli studi astrologici sorti in Mesopotamia, l’astronomia propiziò l’elaborazione di teorie e di tecniche avanzate. L’elaborazione di calendari, mappe celesti e strumenti come l’astrolabio, decisivo per il progresso della navigazione, è vincolata alla misurazione dell’arco del meridiano compiuta dagli astronomi islamici. Nell’anno 1000, al-Biruni formulò la prima teoria eliocentrica razionale. Anche nelle scienze naturali vi furono cambiamenti decisivi. Gli alchimisti, che avevano raggiunto un grande prestigio in Egitto e poi nella penisola iberica, gettarono le basi della chimica moderna. Per la prima volta venivano sintetizzati acidi e alcoli, e furono sistematizzate le prime reazioni chimiche a fini industriali, come le tinture tessili. L’uso delle piante medicinali e la sperimentazione anatomica favorirono il progresso della medicina. I medici islamici, considerati i migliori, erano frequentemente consultati da re e principi cristiani. Le opere di Avicenna (Ibs Sina, 980-1037) furono testi basilari della medicina occidentale fino al XVI secolo”” (pag 76)”,”STAx-322″
“AAVV”,”Il revisionismo del PCI: origini e sviluppi.”,”””Il limite mai superato del bordighismo – limite che lo avrebbe indotto a non comprendere la portata positiva di movimenti spontanei come quello dei ‘Consigli di fabbrica’ torinesi nel 1920 o della formazione spontanea degli ‘Arditi del Popolo’ contro l’assalto della canaglia fascista – sta proprio nella concezione non leninista del partito della classe operaia e quindi nella erronea impostazione del rapporto partito-classe. Per Bordiga il partito non è una parte del proletariato, la parte più avanzata, quella che, come dice Marx, si distingue dal resto dellaclasse per il suo internazionalismo e per la coscienza degli interessi storici del proletariato – ma è un corpo staccato, una specie di associazione di “”puri”” (…)”” (pag 11)”,”PCIx-430″
“AAVV”,”XII Congresso del PCI. Documenti politici dall’XI al XII Congresso.”,”Dono di Zucchiati”,”PCIx-431″
“AAVV”,”Breve storia dello stato unitario. Classi e partiti dal Risorgimento al secondo dopoguerra.”,”Corso di studio del Pci”,”PCIx-432″
“AAVV”,”A ascensão imperialista do Brasil. Uma análise marxista.”,”Nota editorial, Apresentação, A década dos anos 1970, 1980, 1990, do novo Século”,”ELCx-231″
“AAVV”,”La prima critica di Marx a Hegel e allo Stato.”,”””In un’ultima lettera del 27 aprile [1842, a Ruge] Marx (…) annuncia (…) l’inizio della sua collaborazione alla Gazzetta Renana. Ai fini di una datazione esatta della ‘Critica’ [della filosofia del diritto di Hegel], soprattutto per quanto riguarda il suo inizio, è poi rilevante il fatto che le Tesi Provvisorie di Feuerbach, il cui influsso su Marx fu sicuramente determinante nella demistificazione della filosofia hegeliana, furono inviate da Ruge il 23 febbraio del 1843 allo stesso Marx, il quale rispose il 13 marzo comunicando le sue prime impressioni favorevoli. La stesura del testo della ‘Critica’ pervenutoci, non può che essere stata intrapresa dopo questa data. Possiamo concordare con quanto scrive in proposito M. Rossi, secondo il quale “”la stessa architettura dell’opera fa pensare molto più a un lavoro di getto che non a uno scritto iniziato, poi sospeso, poi ripreso e così via. Lo stile della Kritik è serrato, conciso, martellante, del tutto diverso da quello della Dissertazione, e dagli articoli per la Renana: è lo stile d’un momento eccezionale e d’una esperienza eccezionale, non è cosa che possa durare, accanto a espressioni formalmente e contenutisticamente del tutto diverse, per due anni di seguito. Né c’è da pensare a un inizio poi abbandonato e a una ripresa molto posteriore: il lavoro incomincia, fin dalla sua terza pagina, a fondare gli elementi generali e metodologici della critica contro Hegel, eseguita poi nei particolari in tutto il restante svolgimento. I criteri essenziali, la scoperta fondamentale sono nel secondo paragrafo: chi l’ha scritto ha scritto subito il resto; non ha potuto lasciare dormire quelle pagine iniziali per ricordarsene e riprenderle tranquillamente dopo un anno, come se nulla fosse avvenuto nel frattempo”” (M. Rossi, ‘Da Hegel a Marx’, Feltrinelli, 1970). Il manoscritto, che è incompiuto, è composto da trentanove fogli numerati, dei quali manca però il primo (quattro pagine) in cui forse Marx aveva iniziato l’esame della sezione sullo stato, seguendo i quattro paragrafi dal 257 al 260 della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel. La ‘Critica’ della Filosofia hegeliana del Diritto rimase sconosciuta fino al 1927, data di pubblicazione del primo volume delle opere di Marx, grazie alle ricerche di quel Rjazanov, fondatore e direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, e al quale si deve anche la prima pubblicazione di parte del III quaderno dei ‘Manoscritti Economico Filosofici’, allora (1927) ancora del tutto sconosciuti. Il grande merito di D. Rjazanov, al quale Lenin fornì molti mezzi, fu appunto quello di riportare alla luce dagli archivi della socialdemocrazia tedesca e da biblioteche private e pubbliche dell’Europa e degli Stati Uniti, gran parte dei quaderni inediti di Marx, con un paziente e nel medesimo tempo rapido lavoro di riordino, di decifrazione e fotocopiatura. Ciò grazie soprattutto ai buoni rapporti che lo stesso Rjazanov aveva personalmente stabilito con i capi della socialdemocrazia tedesca, e attraverso la mediazione di Luise Kautsky, R. Hilferding e A. Braun. Luise Kautsky, in particolare, era stata affiancata a Engels come fiduciario del partito tedesco, con il preciso scopo di raccogliere alla morte dello stesso sia i manoscritti suoi che quelli di Marx. Engels, aiutato dalla figlia minore di Marx, Eleanor, aveva già cercato di riordinare la grande quantità di scritti lasciati dall’amico fraterno. Questi scritti furono dapprima affidati ad August Bebel e a Eduard Bernstein, in qualità di rappresentanti del Partito socialdemocratico tedesco. Gli scritti rimasero custoditi a Londra fino al 1900. Franz Mehring, che morì nel 1918, poté a sua volta curare la pubblicazione di una parte minima dei manoscritti inediti di Marx, specie giovanili, e raccolti in una edizione delle opere di Marx di soli quattro volumi. Fu proprio fra i numerosi quaderni contenenti estratti di letture e citazioni, che Rjazanov scoprì lo scritto originale della ‘Critica’ e il manoscritto sul salario del 1847. L’Istituto di Mosca e la Gesellschaft fur Sozialforschung tedesca fondarono in seguito due case editrici, a Berlino e Francoforte. Mosca divenne il centro editoriale per la pubblicazione, o meglio per un programma di pubblicazione delle opere complete di Marx e di Engels, con l’uscita nel 1927 del primo volume della MEGA (K. Marx F. Engels: ‘Historisch-kritische Gesamtausgabe, Werke-Schriften-Briefe’). Da notare che tutti i testi di Marx erano pubblicati in una traduzione in lingua russa. L’avvento del nazismo costrinse la socialdemocrazia tedesca a trasportare gli archivi a Parigi, nel 1933, e poi ad Amsterdam, dove oggi, dopo le vicende del secondo conflitto mondiale, l’Istituto Internazionale di Storia Sociale (IISH) risulta in possesso pressoché di tutte l’opera letteraria di Marx. Intanto, nel 1931, dopo aver pubblicato solo cinque volumi della MEGA, Rjazanov veniva rimosso dai suoi incarichi da Stalin, espulso dal Pcus e deportato in Siberia dove scomparve. Fra le accuse rivoltegli, quella di aver nascosto documenti della socialdemocrazia russa presso l’Istituto Marx-Engels… Lo stalinista Adoratskij, divenuto direttore dell’Istituto di Filosofia di Mosca, proseguì il lavoro intrapreso da Rjazanov fino al 1935, quando dopo un totale di 12 volumi pubblicati (su 40 previsti) venne improvvisamente sospesa la prima e travagliata edizione completa degli scritti di Marx. In seguito, tra il 1957 e il 1968, a cura dell’Istituto di marxismo-leninismo presso il comitato centrale della SED sono stati pubblicati a Berlino-Est i 41 volumi dei Marx-Engels (MEW), ancora però incompleti e lacunosi. Una seconda edizione di Opere complete, citata come MEGA 2 e prevista in 100 volumi, iniziò le pubblicazioni nel 1975 presso l’Editore Dietz Verlag di Berlino Ovest. Infine, dopo l’unificazione delle due Germanie, la ripresa dell’edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels sembra assicurata da un accordo sottoscritto tra l’Istituto di Storia Sociale di Amsterdam, le Accademie delle scienze tedesche, la Fondazione Ebert (a cui fa capo il Centro studi su Marx a Treviri) e l’Istituto per la teoria e la storia del socialismo a Mosca. “”La mia ricerca – scrive ancora Marx nella citata ‘Prefazione del 1859’ – arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di società civile; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica””. Il giovane Marx parte dal presupposto del rovesciamento pratico della filosofia, per poi analizzare criticamente (e relativamente al suo nuovo interesse attorno ai problemi dello Stato e della società) uno tra i più evidenti accomodamenti hegeliani, ce solo su basi non arbitrarie ma strettamente vincolate ai principi nascosti – come aveva sostenuto nella sua Tesi universitaria – poteva essere chiarito. L’influenza del nuovo metodo feuerbachiano, il suo “”rovesciamento antitetico””, è innegabilmente presente in questo primo impegnativo lavoro di Marx, sia nella critica al lato mistificato della dialettica hegeliana che nel capovolgimento (nella inversione) fra soggetto e predicato, fra concreto e astratto. In pochi mesi, la critica dello Stato e del diritto pubblico diventerà per il giovane Marx l’occasione per una ben più ampia e approfondita critica generale a Hegel, e che andrà a colpire il nocciolo interno della sua costruzione filosofica. Il testo hegeliano (‘Lineamenti di filosofia del diritto o Diritto naturale e scienza dello stato’ in compendio) verrà dettagliatamente esaminato da Marx, rilevando ogni minimo contrasto fra principi e sviluppo metodologico del sistema”” [‘La prima critica di Marx a Hegel e allo Stato’, ‘Prometeo’, Milano, n. 7 giugno 1994] (pag 31-32)”,”MADS-739″
“AAVV”,”The World in 2018.”,”Contiene: India: ‘The Modi juggernaut. What might derail it. (pag 74-76)”,”STAT-579″
“AAVV”,”Il marxismo.”,”Negatività. (pag 120-121) “”Concetto proprio della filosofia hegeliana, la negatività viene spesso confusa sia con il negativismo, sia con il nichilismo che, secondo Nietzsche è la volontà del nulla che caratterizza la cultura dell’Occidente cristiano, la negatività hegeliana è un ‘principio di vita e di sviluppo’. … finire (pag 120-121)”,”MAES-003-FV”
“AAVV”,”L’Unità, 1942-1945.”,”Prefazione di Longo pag 1-10″,”PCIx-436″
“AAVV”,”Le Comintern et l’Allemagne en 1923: critique trotskyste.”,”Differenze tra la Russia del 1917 e la Germania del 1923 (pag 8) La questione militare (pag 11) L’ azione di Marzo (1921) e la ‘teoria dell’ offensiva’ (pag 14) Origine della parola d’ordine del “”governo operaio”” (pag 16)”,”TROS-306″
“AAVV”,”Note per una storia della Sinistra Comunista, 1926-1939. (2009). – Notes pour une histoire de la Gauche Communiste (fraction italienne 1926-39. (2006).”,”1924. Esce in Italai la rivista Prometeo. Bordiga rifiuta di presentarsi alle elezioni e dichiara: “”non sarò mai deputato e tanto prima farete i vostri progetti senza di me, meno perderete in tempo e in fatica”” (Conferenza di Como; V Congresso dell’IC) 1925. Bordiga scirve “”La questions Trotsky”” e “”Il pericolo opportunista e l’Internazionale”” (pag 2) “”Nel novembre 1927 esce a Parigi “”Contre le courant””, “”organe de l’opposition communiste”” che tenta di porsi come momento catalizzante dei vari gruppetti trotskisti (cosa che non riuscirà mai) e di favorire, o almeno iniziare un processo di raggruppamento di tutta l’opposizione di sinistra (pag”,”BORD-152″
“AAVV”,”Programm der Kommunistischen Arbeiter-Partei Deutschlands. Berlin, Januar 1924.”,”Kapd Partito comunista operaio tedesco In appendice: storia dell’ ‘Association Archives Antoine Pannekoek’ (AAAP) (pag 1-7)”,”MGEK-123″
“AAVV”,”Giornali di guerra, 1939-1949.”,”””La carta stampata fu naturalmente uno dei settori più nevralgici di cui il fascismo si occupò nel suo primo decennio di vita. Mario Isnenghi (1) ha acutamente osservato che anziché parlare di “”fascistizzazione”” della stampa bisognerebbe verificare meglio quanto fosse parallela alla autofascistizzazione di intere redazioni di giornali. Molti giornalisti fascisti si mossero anzitutto autonomamente quando il movimento non aveva ancora l’autorità necessaria per imporre indirizzi politici dall’esterno, per piegare alle proprie idee alcune testate giornalistiche. La lotta per la conquista delle grandi testate nazionali rappresentò invece una questione particolarmente difficile e complessa. Il regime entrò definitivamente nelle redazioni dei grandi quotidiani perché lo vollero i gruppi industriali e finanziari da cui quelli dipendevano. E’ emblematico per capire il senso di questa raccolta citare al riguardo almeno tre casi: quello della ‘Stampa’ di Torino, del ‘Corriere della Sera’ di Milano e del ‘Messaggero’ di Roma”” (pag 1) [(1) da ‘Storia sociale e culturale d’Italia’, vol. I, Bramante Editrice, 1988] Giorgio Bernardini Editore è un marchio del Gruppo Editoriale Bramante”,”EMEx-118″
“AAVV”,”Riviste di guerra, 1939-1945.”,” Giorgio Bernardini Editore è un marchio del Gruppo Editoriale Bramante “”Fra le pubblicazioni più interessanti, oltre ai celebri “”Omnibus”” (fondato nel 1937 da Leo Longanesi) e “”Oggi”” (che esce nel 1939 con la direzione di Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio) si distingue “”Tempo”” (1939, diretto da Alberto Mondadori), che costituisce un po’ il simbolo della modernizzazione anche tecnico-industriale della stampa periodica italiana. Sul modello dell’americano “”Life”” e del tedesco “”Signal”” (che in questo periodo uscirà anche in Italia in versione bilingue italo-tedesca) privilegia servizi di attualità e di divulgazione basati sull’accoppiamento di un testo breve e un ampio servizio fotografico. Dalla lettura di queste riviste si ha un’immagine della vita in Italia assai diversa da quella che si evince dalla stampa quotidiana. La guerra, anche se presente, sembra più lontana, e in primo piano appare la vita di tutti i giorni (moda, cucina, cinema ecc.). Ma anche in questi argomenti la guerra è presente: nella moda si sprecano i consigli su come riutilizzare capi vecchi, e in cucina domina il surrogato. Poi la carenza di carta si fa sentire, il numero di pagine si riduce e con esso la quantità e la qualità delle immagini. Con il risalire del fronte lungo la penisola molte testate chiudono, per riaprire dopo uno o due mesi dalla Liberazione con un titolo modificato; è il caso di alcuni periodici qui riprodotti: il “”Corriere dei piccoli / Giornale dei piccoli””, “”La domenica del Corriere / La domenica degli italiani”” e “”Film / Film d’oggi”””””,”EMEx-119″
“AAVV”,”Der Weltgewerkschaftsbund. Ausgewählte Dokumente, 1965-1985.”,” WGB WELT GEWERKSCHAFTS BUND”,”SIND-168″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 7. Il Basso Medioevo.”,”Guerra dei Cento Anni (1337-1453). Le frizioni territoriali e le rivendicazioni inglesi nei riguardi della corona di Francia portarono alla Guerra dei Cento Anni. La Francia si unificò con la vittoria; l’Inghilterra firmò la pace nel 1475 e non rinunciò formalmente al trono francese fino al 1802. (pag 20-21) Primo utilizzo della bombarda, il primo cannone in uso all’artiglieria durante l’assedio di Orléans. La Borgogna contro il re di Francia.”,”STOU-160″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 9. America precolombiana e coloniale.”,”Matematici, scienziati ed astronomi. Le conoscenze maya in matematica e astronomia, che ebbero come unico fine le previsioni meteorologiche per sfruttare al meglio i cicli della semina e del raccolto, giunsero a un livello talmente elevato che per secoli rimasero insuperate. (pag 54-55)”,”AMLx-180″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 10. Il mondo sotto il segno dell’assolutismo.”,”Prodromi della Rivoluzione inglese (pag 26-29): “”Giacomo I rivelò la sua profonda misconoscenza della morale e delle abitudini del paese, dell’importanza del parlamento nella vita inglese – soprattutto della Camera Bassa, composta da membri eletti a suffragio censitario – e della costituzione della Chiesa. La sua propensione verso l’assolutismo così come l’incremento delle tasse, la vendita sproporzionata di titoli e cariche, il sospetto di voler aumentare un esercito permanente e l’amministrazione dello stato senza approvazione del parlamento furono tutti fatti che accesero la collera dei suoi sudditi. (…) Il successore di Giacomo I, il figlio Carlo I, non solo ereditò la concezione del potere e il modo di governare di suo padre, ma intraprese con maggiore decisione il cammino verso la monarchia assolutisita. (…) (pag 26-27)”,”EURx-339″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 11. L’era delle rivoluzioni.”,”Misure rivoluzionarie: i titoli assegnati (pag 74)”,”FRAR-423″
“AAVV”,”Storia universale. Volume 14. Un mondo in guerra.”,”Nella foto di pag 20: Russia bolscevica, ‘educazione politica dell’Armata Rossa, 1920′”,”STOU-163″
“AAVV”,”Renaissance du bolchévisme en U.R.S.S. Mémoires d’un bolchévik-léniniste.”,”Ce livre n’est pas un témoignage supplémentaire sur les crimes de la réaction stalinienne. Déclaration du Secrétariat unifié de la IV° Internazionale, Introduction di Pierre FRANK, Annexes: 1. Les fils et filles de vieux bolcheviks assassinés s’adressent à la direction du PCUS, 2. Discours prononcé au repas de funérailles Piotr Iakir, Khalid Doudaievitch Ochaev, Sergui Petrovitch Pissarev, 3. Léonid Plioutchtch, 4. Appel de Piotr Grigorenko et d’Ivan Iakhimovitch aux citoyens de l’Union Soviétique, 5. Iakhimovitch “”Levons-nous””, 6. Iakhimovitch “”Léninisme oui! Stalinisme, non! “” Note, foto, Collana Livres Rouge”,”TROS-045-FL”
“AAVV”,”Per lo studio della rivoluzione cinese.”,”Il presente volume offre materiali italiani, o in italiano, per una conoscenza non superficiale dei problemi suscitati dalla realtà della costruzione del socialismoin Cina.”,”CINx-042-FL”
“AAVV”,”Lettere dei lavoratori a Lenin.”,”Questo libro raccoglie le lettere indirizzate a Vladimir Iljic da contadini e operai da ogni parte del paese negli anni seguenti la rivoluzione. Lenin leggeva ogni messaggio con cura ( lo documentano i suoi appunti e spesso i suoi discorsi e articoli la riflettono). Le testimonianze di come un capo di un grande stato rivoluzionario ascoltasse le esigenze e le voci del popolo come nessun altro mai nella storia.”,”LENS-072-FL”
“AAVV”,”Wie die chinesische Revolution zugrunde gerichtet wurde. Brief aus Schanghai gerichtet an das Exekutiv-Komitee der Kommunistischen Internationale von Stalin unterschlagen.”,”‘Wie die chinesische Revolution zugrunde gerichtet wurde. Brief aus Schanghai gerichtet an das Exekutiv-Komitee der Kommunistischen Internationale von Stalin unterschlagen.'”,”INTT-004-FV”
“AAVV”,”Rapporto sull’Italia. Edizione Istat 1999.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-007-FL”
“AAVV”,”L’applicazione della legislazione antiebraica del 1938 nel Savonese. Ricerca storica.”,”Intervista, tra le altre, all’on. Carlo Russo (di cui disponiamo Fondo bibliotecario, Sestri P.)”,”EBRx-066″
“AAVV”,”Propagande culturelle. Protection du tresor artistique national.”,”””Non importa quale oggetto può avere un valore artistico: conservalo per il Tesoro Nazionale!”” “”I libri sono le tue armi di domani: aiuta a conservarli!”” (pag 8)”,”MSPG-272″
“AAVV”,”Storia della sinistra comunista. I bis. Nuova raccolta di scritti, 1912-1919.”,”Selezione di articoli dell’ Avanti!, de L’ Avanguardia, de ‘Il Socialista’, Il Soviet. “”Questo articolo a cui la completezza e la chiarezza di esposizione nulla tolgono del suo rigore dottrinale e programmatico, scritto dopo pochi mesi dall’ esplodere della prima guerra imperialistica, si deve ad un compagno di Napoli che ancora consideriamo come il decano del nostro Partito, e che con intatta chiarezza di vedute milita con immutato animo nelle file della Sinistra Comunista. Voglia il lettore oltre che leggerlo meditarlo a fondo, e voglia ricordare che nella piccola redazione napoletana non era nè poteva essere ancor nota l’ opera fondamentale di Lenin sull’ Imperialismo. (….)”” (pag 35) “”Il militarismo tedesco non è in fondo che il prodotto naturale della resistenza inglese nel mercato mondiale alla potentissima industria tedesca in continuo e rapidissimo accrescimento. La conquista dei mercati europei è più lunga, difficile, costosa, e richiede troppi sacrifici, specie se per ottenerla si debba adoperare la forza delle armi. Più comoda ed agevole riesce quella coloniale, che offre minima resistenza. L’ Inghilterra, estendendo la propria azione fuori dell’ Europa, ha potuto senza eccessivi sforzi e sacrifici raggiungere l’ attuale sviluppo (…)””. (pag 37, La guerra europea e il proletariato, Il socialista n° 23, 1914) (Bordiga)”,”MITC-010-FV”
“AAVV”,”Il Terzo Congresso del Partito Comunista d’ Italia (Sezione dell’ Internazionale Comunista).”,”2 copie – Il significato e i risultati del congresso. Cinque anni di vita del Partito Comunista (Gli obbiettivi del congresso, La linea politica fissata dal Partito, La questione sindacale, La questione agraria) – Contro il frazionismo e lo spirito di frazione – Per la disciplina rivoluzionaria nel Partito – Programma d’azione del Partito Comunista d’Italia (La situazione oggettiva, Compiti del partito, Problemi d’organizzazione)”,”PCIx-035-FV”
“AAVV”,”The Gelfand Case. A Legal History of the Exposure of U.S. Government Agents in the Leadership of the Socialist Workers Party. Vol. 1.”,”The documents published in these volumes are from the archives of the Gelfand case maintained by the United States District Court for the Central District of California. Foreword to Volumes one and two, Editor’s Preface, Introduction, Notes, Document, Index Il caso Alan Gelfand”,”MUSx-048-FL”
“AAVV”,”Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana e europea.”,” [Italo Garemi. Nato il 6 marzo 1921 a Calcinaia (Pisa) – emigrato in Francia con la famiglia. Fu uno dei più attivi combattenti del F.T.P. della regione marsigliese. Rientrato in Italia il 22 settembre 1943, fu il primo comandante dei GAP a Torino. Con Dario Cagno il 24 ottobre partecipò alla esecuzione del seniore della milizia. Arrestati furono condannati a morte e fucilati. “”Alla domanda del Presidente del Tribunale di inoltrare domanda di grazia al «Duce», Garemi rispondeva: «Non chiederò nessuna grazia. Non sono io che devo avere paura; io ho solo compiuto il mio dovere di proletario, di italiano, di comunista. Sono sereno e la morte non mi spaventa. Siete voi che dovete aver paura, voi che morirete nell’ignominia come tutti i traditori» (pag 1)] [LETTERE CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA ED EUROPEA, 1944-1945: GAREMI MATTEI BRIZ MASI CASTALDI CANE BALBIS PEROTTI BENEDETTI CAPPANNINI BAVASSANO MAGI MEI JERVIS FOGAGNOLO PICCO RICCI GARELLI ULIVI MARCHIANI SAVERGNINI FILLAK TEAGNO CIOL VIGHENZI JOST KAMPF BRTNA OMER REICHLING JACQUES BERVOETS DIMCEV IVANOV KANEV KUDERIKOVA ONDROUSEK FUCIK MORKES BRUUN PEDERSEN PERI DECOURDEMANCHE SARAH BENOIT CHAMPHIN ALFONSO MANOUCHIAN HUSEMANN COPPI GESCHE SEIFFERT TSATSOU TRIANTAFILOU SIRBAS LOULIAS KIOSSES TOMSIC RAJNATOVIC ZARIC KNEZEVIC ANDERSEN BJORGE DOUMA POSTMA FRYDMAN PLOTNISKA ZEIF ALPARI BORKANIUK MALOZON GRYZUN GORDIENKO MATEKIN SEVTSOVA. PAESI: ITALIA GERMANIA AUSTRIA BELGIO CECOSLOVACCHIA DANIMARCA GRECIA NORVEGIA OLANDA POLONIA UNGHERIA RUSSIA URSS EUROPA]”,”ITAR-006-FB”
“AAVV”,”Speciale Ottobre 1917. Bibliografia”,”a cura di EDL”,”RIRO-464″
“AAVV”,”Speciale Crisi. La crisi globale. 1. Bibliografia”,”a cura di RB”,”ECOI-391″
“AAVV”,”[Bibliografia opere di e su Trotsky e il trotskismo presenti nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti].”,”Presenti anche elenchi opere su movimento operaio americano e di Foner, Hillquit, Bucharin e Borodin.”,”TROS-337″
“AAVV”,”The Gelfand Case. A Legal History of the Exposure of U.S. Government Agents in the Leadership of the Socialist Workers Party. Vol. 2.”,”The documents published in these volumes are from the archives of the Gelfand case maintained by the United States District Court for the Central District of California. Il caso Alan Gelfand. “”This volume and its companion Volume I contain essential briefs, courtroom transcripts and exhibits from the legal struggle waged by Alan Gelfand, with the political support of the Workers League and the International Committee of the Fourth International, against the US government and its agents in the leadership of American of the American Socialist Workers Party. From the filing of the lawsuit in July 1979 to the federal court trial in March 1983, the record of this case in an imperishable historical vindication of the struggle by the International Committee to expose and destroy the legacy of four decades of conspiracies and provocations by the combined agencies of imperialism and Stalinism against the World Party of Socialist Revolution – founded by Leon Trotsky in 1938″””,”TROS-342″
“AAVV”,”La guerra partigiana in Italia e in Europa.”,”Relazioni di F.W. DEAKIN (prolusione; Domenico LOSURDO P.P. POGGIO G. RANZATO Tone FERENC G. VACCARINO Gerhard SCHREIBER G. ROCHAT G. QUAZZA G. GRASSI A. BALLONE C. DELLAVALLE M. GIOVANA C. BERMANI Graziella BONANSEA Agostino AMANTIA Rolando ANNI Otello BOSARI Roberto BOTTA Mimmo FRANZINELLI Santo PELI Ercole ROMAGNA Claudio SININGARDI Massimo LEGNANI Gianni PERONA Carlo GENTILE Guido CRAINZ”,”ITAR-287″
“AAVV”,”Materiale fotografico. Socialdemocrazia tedesca (seconda metà dell”800 e inizio ‘900) – Movimento operaio francese (seconda metà dell”800).”,”Ricerca del materiale e foto a cura di Patrizia Sibelli e GB, realizzata presso la Biblioteca Feltrinelli, Milano (luglio 1980) Ultime due foto a piena pagina: – La sala della scuola di partito (1908) – La tipografia con gli operai al lavoro al Vorwarts di Berlino”,”FOTO-099″
“AAVV”,”Le marxisme et la question militaire (suite). Crise actuelle et strategie revolutionnaire.”,”Marxismo e questione militare. 1. La formazione del partito proletario tedesco. La rivoluzione del 1848 2. Il proletariato inglese dall’ economia alla politica 3. Costituzione del proletariato in classe dominante attraverso la conquista dello Stato: la Comune di Parigi, 1871 La “”tattica”” del “”partito Marx (pag 80-81) La Comune e il Partito (pag 159-161) “”La question est celle de la prétendue “”appropriation”” plus ou moins illégitime de la Commune par Marx et ses partisans, autrement dit par le parti. Au reste, Thiers, l’ennemi de la Commune, en aurait fait cadeau à Marx quand, dans son ultime proclamation aux gardes nationaux, il déclara explicitement qu’il voulait “”en finir avec les inconnus qui se réclament de la doctrine communiste””. Les auteurs de cette thèse soutiennent que Thiers , pour rendre le Paris révolutionnaire odieux au reste de la France, teinta de rouge le diable qui habitait alors la capitale. A les croire, le fait d’avoir poussé la Commune dans les bras du Communisme aurait été une “”erreur”” de son plus grand ennemi. Ou bien, à l’inverse, ce serait Marx, qui récupérant cette diabolique manoeuvre, commit cete grande “”usurpation”” historique. Suivant les partisans de cette autre thèse, pour gagner à sa cause la Commune, Marx aurait “”utilisé”” sa célèbre ‘Adresse sur la guerre civile en France de 1871’, écrite au nom du Conseil général de l’Internationale deux jours après la chute de la Commune. …. finire (pag 159-161)”,”BORD-158″
“AAVV”,”Prémière Conférence de l’ Alliance des Jeunes pour le Socialisme. Textes et Resolutions.”,”1re Conférence de l’ Alliance des Jeunes pour le Socialisme. Textes et Resolutions. “”La gioventù non può essere rivoluzionaria”” (Leon Trotsky) (pag 10) “”L’ AJS, scuola di comunismo, fonda la sua attività sui principi di Marx, Engels, Lenin e Trotsky, sull’esperienza vivente della Comune di Parigi, della Rivoluzione d’ Ottobre, della lotta internazionale delle masse sfruttate contro il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo”” (pag 12) Supplemento a ‘Jeune Révolutionnaire'”,”TROS-347″
“AAVV”,”Ilva. Alti forni e acciaierie d’Italia, 1897-1947.”,”Dati della produzione mondiale di acciaio ecc.”,”STAT-616″
“AAVV”,”La barbarie prussiana nel giudizio di Marx ed Engels.”,”Questo studio è stato fatto servendosi di scritti di Marx ed Engels per la maggior parte inediti, custoditi negli archivi dell’Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca. – Particolarità dello sviluppo storico della Germania – La Prussia: Stato reazionario – La reazione prussiana contro la Rivoluzione francese e il progresso – La Prussia bastione della reazione in Germania – Progresso e reazione nell’ideologia tedesca – La lotta rivoluzionaria contro la reazione prussiana. Marx ed Engels – L’unificazione «prussiana» della Germania – Il metodo di guerra prussiano – L’impero tedesco-prussiano – Imperialismo e militarismo prussiano – Sciovinismo bestiale – La Germania verso la catastrofe L’autore cita gli scritti di Marx ‘Polonia, Prussia e Russia’, e di Engels ‘Note varie sulla Germania’, Engels, Introduzione all’opuscolo di Borkheim, ‘In memoria dei patrioti – strilloni tedeschi, 1806-1807’, Zurigo, 1888, Marx-Engels, Lettere a Bebel, Liebknecht, Kautsky e altri, parte 1, (1870-1886), p. 490, Marx, Lettera a Kugelmann, 12 aprile 1871, Engels, Il socialismo in Germania, Neue Zeit, 1891-1892, vol. I, p: 584; Marx, Le prospettive di guerra in Prussia, New York Daily Tribune, 31 marzo 1859, Engels, Po e Reno, Engels, Gli eserciti in Europa, Può l’Europa disarmare?, Lettere di Engels a Bernstein, Berlino, 1925, p. 115, Engels, ‘Sull’ antisemitismo’, in Arbeiterzeitung, n. 19, Vienna, 1° maggio 1890 “”Noi tedeschi, abbiamo conosciuto le restaurazioni dei popoli moderni; ma senza aver avuto le loro rivoluzioni… Sempre, coi nostri pastori alla testa, ci siamo trovati in compagnia della libertà in un solo momento: ‘il giorno dei suoi funerali'”” (K. Marx, F. Engels, Opere complete, sezione 1^ vol. 1° parte 1^, pag 608-609)”,”MAES-195″
“AAVV”,”Pensare la morte.”,”(in ‘Pensare la morte’, IIEA) Incitamento alla lotta gloriosa. Omero, dall’ Iliade, XII, 322-328: “”Amico mio, se sfuggendo a questa battaglia potessimo vivere eterni senza vecchiaia né morte, certo non mi batterei in prima fila né spingerei te alla lotta gloriosa; ma poiché a migliaia incombono i destini di morte, e nessun uomo mortale può sfuggirli o evitarli, andiamo dunque, daremo gloria ad altri o altri a noi la daranno”” (pag 2) “”E’ dunque vero, egli disse, o Simmia, che coloro i quali filosofano dirittamente si esercitano a morire, e che la morte è per loro cosa assai meno paurosa che per chiunque altro degli uomini”” (Platone, Fedone, 67c-e) (pag 4) “”La morte, il più temibile dei mali, non è niente per noi, dal momento che quando noi ci siamo la morte non c’è, e quando essa sopravviene noi non siamo più. Essa non ha alcun significato né per i viventi né per i morti, perché per gli uni non è niente, e, quanto agli altri, essi non sono più”” (Epicuro) (pag 4) “”E spesso, per timore della morte, un tale disgusto della vita e della luce si impadronisce degli uomini che essi, per profonda sofferenza, si danno la morte da soli, dimenticando che proprio questo terrore è la fonte dei loro affanni, distrugge l’onore, rompe i vincoli dell’amicizia e sradica dal cuore ogni senso di pietà (…). E’ perciò necessario che non i raggi del Sole, né le lucide frecce del giorno spazzino via questo terrore e queste ombre dell’animo, ma la conoscenza razionale della natura (…). Dunque, dato che la natura dell’anima è mortale, la morte è un nulla per noi e non ci riguarda minimamente”” (Lucrezio, De Rerum Natura, III) (pag 5) “”Se nel Medioevo la morte era al centro dell’esistenza, nell’età moderna cresce progressivamente la schiera di coloro che rifiutano di fare della morte la meditazione di tutta la vita. Nel Seicento, ad esempio, l’olandese Baruch Spinoza (1632-1677), scrive: “”L’uomo libero non pensa a niente meno che alla morte, e la sua sapienza non è meditazione della morte, ma della vita”” (Baruch Spinoza) (pag 7) Lo storico francese Philippe Ariès sostiene che, a partire dalla fine del Settecento, si ha un punto di svolta nella concezione della morte. Egli considera questo mutamento come uno dei segni di quella rivoluzione del sentimento che caratterizza il mondo contemporaneo. (…). (…) si è detto che col Romanticismo la “”morte dell’io”” (che fino ad allora aveva prevalso) si è trasformata in qualcosa di diverso, cioè in una “”morte del tu”” (pag 8) La coscienza della morte ci fa maturare, cresciamo insieme all’idea della morte che cresce dentro di noi. Inoltre “”la certezza personale della morte ci umanizza, vale a dire che ci trasforma in veri esseri umani, in ‘mortali’. Non a caso i Greci utilizzavano la stessa parola per dire ‘umano’ e ‘mortale’ (pag 9) (..) la vita vince sulla morte, perché – afferma Savater – “”un giorno la morte potrà impedire che continuiamo a vivere, ma non può impedirci di vivere adesso né di aver vissuto. Può trasformare in cenere il nostro corpo, i nostri amori e le nostre opere, ma non la presenza reale della nostra vita””. Insomma, “”perché, per noi, dovrebbe essere più importante la morte in cui non siamo della vita che siamo?”” (pag 9) Bibliografia”,”FILx-571″
“AAVV”,”Il cammino verso il tradimento della Socialdemocrazia tedesca.”,”Lo stesso Auer non esitò ad utilizzare toni xenofobi; diceva: “”i principali attacchi contro Bernstein ed i suoi sostenitori e contro Schippel non provenivano dai compagni tedeschi o comunque dal movimento in Germania. Le attività di queste persone, in particolare della Sig.ra Rosa Luxemburg, sono state sleali e non bene accolte tra i compagni (61)”” (61) Laschitza, ibid., in ‘Sächsische Arbeiterzeitung’, 29 novembre 1899, traduzione dell’autore di questo saggio) (pag 14) ) (nota: a questo proposito si può vedere il saggio di J.F. Fayet, ‘1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905’ v. Archiv)”,”LUXS-082″
“AAVV”,”La biblioteca labrioliana di Stefano Miccolis (Perugia).”,”Contiene circa 500 indicazioni bibliografiche relative alla biblioteca labrioliana di Miccolis”,”LABD-118″
“AAVV”,”Rosa Luxemburg. Marxista e rivoluzionaria.”,”Autore ‘Dario Salvetti’ ? Citato in bibliografia l’autore Aubet: El pensaminento de Rosa Luxemburg. Altro volume: Rosa Luxemburg y la cuestión nacional Obra seleccionada para el I Premio Internacional de los Editores Aubet, María José Descatalogado En estos últimos años hemos venido asistiendo al redescubrimiento y a la reedición de algunos «clásicos» del marxismo, tales como Korsch, Gramsci, Pannekoek, y la propia Rosa Luxemburg, tachados comúnmente —y con demasiada facilidad— de «heterodoxos». El interés de ese redescubrimiento no ha obedecido, por lo general, a preocupaciones meramente académicas, o simplemente historicistas, sino, muy especialmente, a la necesidad de responder hoy a un conjunto de problemas teórico-políticos que el movimiento comunista todavía no ha resuelto y que en su día ya fueron planteados por todos ellos. En este trabajo se lleva a cabo una reevaluación de la importancia actual de la contribución de Rosa Luxemburg a la elaboración de una estrategia marxista revolucionaria específicamente moderna, «occidental», sacando a la luz una parte significativa, y en cierto modo central, de su pensamiento y obra, como es el caso de la cuestión nacional. Creemos que tiene una particular relevancia tanto por el renovado interés de la temática de las nacionalidades, como por dar un enfoque totalizador del pensamiento de Rosa Luxemburg sobre esta cuestión, que nos ha llegado siempre de forma fragmentaria, bastante deformada, y en cualquier caso analizada a través de ópticas distintas, si no opuestas, a la suya. Rosa Luxemburg y la cuestión nacional fue seleccionada por Anagrama para el I PREMIO INTERNACIONAL DE LOS EDITORES convocado por ANAGRAMA (Barcelona), BOURGOIS (París), CALDER (Londres), FELTRINELLI (Milán), VAN GENNEP (Ámsterdam), DOM QUIXOTE (Lisboa) y WAGENBACH (Berlín), en elq ue obtuvo una excelente acogida, estando en vías de publicación en varias de las editoriales participantes. El Premio, otorgado en París el 25 de abril de 1977, recayó en el libro Cien poemas apátridas de Erich Fried. NÚM. DE PÁGINAS 192 COLECCIÓN Documentos CÓDIGO D 31 PUBLICACIÓN 01/01/1977 Aubet, María José María-José Aubet Semmler (Barcelona, 1943) es licenciada en Filosofía y Letras (especialidad Historia de la Filosofía) por la Universidad de Barcelona. Trabajó en la revista de teoría marxista Materiales. © 2019 Editorial Anagrama. Pedró de la Creu, 58 08034 Barcelona T. +34 932 037 652 F. +34 932 037 738 anagrama@anagrama-ed.es http://www.anagrama-ed.es Editor y director: Jorge Herralde Aviso legal, Política de privacidad, Política de cookies, Política de redes sociales diseño web iquadrat 50 ANIVERSARIO NOVEDADES COLECCIONES BOLETÍN DE NOVEDADES BUTLLETÍ DE NOVETATS EBOOKS AUTORES NOTICIAS AGENDA PREMIOS MANUSCRITOS LA EDITORIAL FOREIGN RIGHTS DISTRIBUIDORES CONTACTO SUSCRÍBETE EN MÉXICO: Utilizamos cookies propias y de terceros para mejorar nuestros servicios y mostrarle publicidad relacionada con sus preferencias mediante el análisis de sus hábitos de navegación. Si continua navegando, consideramos que acepta su uso. Pu”,”LUXS-001-FV”
“AAVV”,”Fiom – Federazione impiegati operai metallurgici. Atti ufficiali del IX° Congresso 1° Unitario della FIOM, tenutosi a Torino nei giorni dal 5 al 9 dicembre 1946.”,”””La lotta per gli aumenti dei salari, rimarrà senza dubbio, ancora per molto tempo uno degli scopi fondamentali del Sindacato; ma non dobbiamo dimenticare che oggi, nell’attuale situazione economica e politica, altri scopi da raggiungere con altri mezzi ed altri metodi debbono essere presi in considerazione nello svolgimento dell’azione sindacale. Il Sindacato non è più l’organizzazione debole ed isolata che poteva facilmente essere combattuta od addiritura trascurata; oggi il Sindacato è assurto a grande organizzazione. Questa sua potenza ha enormemente aumentato la sua importanza; ma nello stesso tempo ha aggravato di gravi responsabilità economiche e politiche, nei riflessi della vita della Nazione. In particolare, ricordiamo, a questo proposito, che i Partiti Politici che rappresentano i lavoratori non sono più una minoranza combattiva costretta all’opposizione contro i governi borghesi, ma siedono al Governo; ed anche se non soli, sono in condizioni di poter influenzare l’azione del Governo stesso”” (pag 61-62) [dalla relazione del segretario Chiari sull’indirizzo sindacale, seduta del 6 dicembre ’46, mattino]”,”SIND-181″
“AAVV”,”Alfonso Leonetti (1895-1984).”,”Alias, nel PCI, Feroci, Ferri, Gennaro Schippa, Saraceno, e nell’opposizione internazionale Souzo e Turino, psedonimi attribuiti da Trotsky, ma anche Féro, Akros, Martin e J.P. Martin. Principale dirigente del gruppo italiano emigrato – NOI – “”nuova”” opposizione per distinguersi dalla dall’antica, la Frazione bordighista, dirigente del segretariato internazionale (anni Trenta) e animatore del suo bollettino ‘Bulletin international’, nel dopoguerra rientrerà nel PCI (pag 122-123)”,”PCIx-457″
“AAVV”,”L’archivio di Alberto De’ Stefani.”,”Trecc: DE STEFANI, Alberto. – Nato il 6 ott. 1879 a Verona da Pietro e da Carolina Zamboni, studiò presso la scuola superiore di commercio a Ca’ Foscari a Venezia e nella facoltà giuridica dell’università di Padova, dove si laureò nel 1903 con una importante tesi, poi pubblicata (Verona 1903), sulla Teoria del commercio internazionale. Malgrado pressanti inviti a restare nell’ambito universitario, preferì anteporre una lunga esperienza di viaggio in Germania e Inghilterra. Al ritorno (1905) si stabilì a Vicenza, dove insegnò nel locale istituto tecnico entrando in contatto con A. Fogazzaro e con il gruppo di giovani intellettuali attorno a lui raccoltisi: F. Sacchi, S. Darchini, G. Malvezzi, R. Piccoli. Nella città veneta conobbe pure F. Lampertico il cui pensiero, assieme a quello di G. Toniolo, lo condizionò per lungo tempo sino a quando egli non si avvicinò, per sposarne completamente le teorie, a M. Pantaleoni e V. Pareto. Sull’economista vicentino scrisse un saggio – ancora, malgrado le forzature e le enfatizzazioni, tra i più esaustivi -, Gliscritti economici di F. Lampertico (Vicenza 1907), nel quale, assieme ad un altro scritto dell’anno successivo, Gliscritti monetari di F. Ferrara e A. Messedaglia (Padova 1908), ne veniva messa a raffronto l’opera con quella della scuola liberista tradizionale, e più precisamente con quella del Ferrara, la cui filiazione culturale non fu peraltro mai dal D. rinnegata. Dal saggio è chiaramente desumibile la simpatia verso il Lampertico, del quale erano sottolineate la particolare concretezza operativa, la rara avvedutezza politica, e la tempestività nel rilevare i mutamenti intervenuti nel sistema economico-sociale a partire dalla stessa concezione dello Stato, visto non più quale istituzione esterna all’ordine economico – come era per la tradizionale scuola liberista – ma di questo parte integrante. Nel 1914 si avvicinò alla politica collaborando al periodico vicentino L’Intesa liberale, poi confluito ne L’Azione di A. Caroncini e P. Arcari, giornale del nazionalismo dissidente, e da questa esperienza emersero per il D. motivi di un particolare approccio al pensiero e al movimento nazionalista. Questa esperienza è anche un punto di partenza per poter valutare i motivi originari della sua lunga polemica contro lo statalismo integristico e protezionistico di Alfredo Rocco, e per poter cogliere come la sua adesione al nazionalismo in realtà non andasse più in là di una generica simpatia per gli originari contenuti etici della versione corradiniana, non a caso la sola a richiamarsi, a differenza di Rocco, a precedenti ascendenze moschiane e paretiane. Prese parte alla guerra mondiale combattendo sul fronte del Cadore come tenente e poi capitano. Finito il conflitto si ributtò a capofitto nella ricerca, e nel 1920 uscì un suo discusso e apprezzato pamphlet, Decadenza demografica e decadenza economica (Roma 1920), un netto atto d’accusa contro la scuola statistica padovana, Gini in testa, e la teoria demografica dell’evoluzione che aveva in Gobineau, e nel suo assunto di stretta correlazione tra espansione demografica e accrescimento della ricchezza nazionale, il suo primario punto di riferimento. Dell’anno successivo è lo studio Dinamica patrimoniale nell’odierna economia capitalistica (Roma-Padova 1921), in cui venivano analizzati i nessi esistenti tra la concentrazione e l’accumulazione della ricchezza, nell’intento di studiare la variazione di accrescimento del patrimonio in rapporto alla sua rilevanza, e che perveniva alla conclusione che la velocità di accrescimento della ricchezza successoria è massima dove prevalgono patrimoni successori di entità media. Sempre nello stesso anno il D. entrò nella politica militante, aderendo al movimento fascista e partecipando alle azioni squadriste di Fiume, Genova, Trento. Presentatosi alle elezioni politiche nel collegio elettorale Verona-Vicenza, risultò l’unico eletto in tutto il territorio nazionale di una lista esclusivamente fascista, finendo per assurgere in tempi rapidissimi a figura di primissimo piano del nuovo partito, e assumendone il ruolo di economista ufficiale dopo aver scalzato personalità certo meno forti della sua quali quelle di E. Rocca e A. Lanzillo. Gli articoli economici di sapore neomanchesteriano che proprio in quella veste venne poi scrivendo sul Popolod’Italia rivestirono un ruolo tutt’altro che secondario per l’apertura di una breccia nel muro di diffidenza che il demagogismo “”follaiolo”” del fascismo della prima ora aveva visto erigere contro di sé da parte del mondo industriale. Le posizioni del D. trovarono una prima organica formulazione nella relazione tenuta nell’ottobre del 1922 al convegno fascista di Napoli. In perfetta sintonia con l’analisi svolta dal suo maestro M. Pantaleoni, che tanta parte avrebbe dovuto svolgere nell’elaborazione della politica economica attuata dal D. nella sua gestione ministeriale, individuò la ragione prima della grave crisi economica del dopoguerra nel manifesto squilibrio tra mezzi di produzione e popolazione, determinato dalla crescente espansione demografica e dal corrispettivo rallentamento dell’incremento del capitale disponibile in dipendenza dagli eventi bellici e dalla successiva, dissennata, politica pansindacale. Ne discendeva l’esigenza della attuazione di una politica dichiaratamente produttivista tesa in primo luogo a garantire l’incremento della resa oraria ancora inferiore ai livelli prebellici. Più in generale, assumendo il sistema economico come sistema sorretto da leggi “”naturali””, si richiedeva allo Stato di scrollare di dosso ai “”fattori produttivi”” tutti quei vincoli che ne menomassero il loro “”normale”” funzionamento, individuando pertanto nel sindacato il primo soggetto sociale distruttore di ricchezza, arrogantesi per di più il diritto di considerarsi variabile indipendente di un sistema sociale di cui finiva in tal modo per impedire lo sviluppo armonico e preordinato. Compito del fascismo sarebbe stato quello di opporsi ad ogni tentativo di rimettere in moto, tanto peggio se dall’interno dello stesso fascismo, una medesima logica rivendicazionista non sottomessa rigidamente alle inderogabili esigenze nazionali e produttiviste. Questa fu la linea su cui il D. impostò la sua politica ministeriale quando, al momento della costituzione del primo governo Mussolini, venne chiamato a dirigere il dicastero delle Finanze (cui si sarebbe aggiunto il Tesoro, una volta morto nel dicembre dello stesso anno il suo originario titolare, il popolare V. Tangorra). Il D., portavoce del fascismo tecnocratico, uomo di punta della ala modernizzatrice della nuova classe di governo, mosso da concretezza operativa e da pragmatismo politico, divenne in breve una personalità di assoluta rilevanza nel mondo politico italiano non solo perché si accentravano nelle sue mani tutte le leve della politica economica, ma anche perché il suo industrialismo produttivista e il suo conservatorismo dinamico ne fecero la testa di ponte del fascismo verso la cultura liberale, alle cui fila appartenevano difatti i collaboratori più prestigiosi del D. al ministero (U. Ricci, P. Jannaccone, M. Pantaleoni, ecc.). Tre i punti fondamentali della politica destefaniana: raggiungimento del pareggio del bilancio (da perseguire attraverso tagli drastici sulla spesa pubblica, la ristrutturazione della pubblica amministrazione, l’abolizione di molte imposte del periodo di guerra, e l’introduzione di nuove imposte dirette che andassero a colpire i redditi più deboli allargando in tal modo la base di contribuzione); contenimento della dinamica salariale e accorta riapertura dei canali di credito; ripresa di un liberismo doganale controllato. La praticabilità di questo progetto era fondata sulla dinamicità di due fattori: la domanda di beni di investimento e lo sviluppo del settore delle esportazioni, il tutto garantito da un incremento della produttività media oraria superiore alla contemporanea crescita salariale con conseguente aumento della quota profitti. Il che certo non si sarebbe dato se, ad una fase di particolare dinamismo nel mercato mondiale e ad una iniziale favorevole collocazione del cambio, non fossero intervenute in appoggio le “”possibilità”” offerte dalle maglie legislative che il neonato Stato autoritario andava costituendo: e innanzitutto la assoluta elasticità del mercato del lavoro e una politica monetaria e di bilancio favorevole alle posizioni di profitto. Ma se fino a tutto il 1924 questo disegno dimostrò una dinamicità poi irripetuta per tutto il periodo fascista, purtuttavia esso comportava vincoli e percorsi molto rigidi che a lungo andare non potevano vedere consenzienti né larghi settori industriali e di proprietà terriera, né lo stesso Mussolini. Così, contro la politica di liberismo doganale si sollevarono subito i grandi proprietari terrieri e gli industriali del settore pesante, mentre al contrario la logica dei salvataggi bancari e industriali, tanto frequente in quello scorcio storico, non trovò alcun consenso nel D., che pure in un primo tempo vi si adeguò (sulla politica dei salvataggi e in particolare sulla vicenda del Banco di Roma, si veda il suo bilioso ma stimolante Baraonda bancaria, Roma 1960). Ma vi furono anche ragioni più squisitamente politiche (i tratti sempre più nettamente autoritari del regime, sino alla svolta impressa dal delitto Matteotti) che influenzarono negativamente il suo rapporto con Mussolini, al punto da indurlo a rassegnare per ben tre volte le dimissioni nel corso del mandato ministeriale. Beninteso, la sua battaglia non era certo tesa a preservare la democrazia come bene in sé; egli si schierava semmai, anticipando in questo posizioni che altri (si pensi a G. Bottai) faranno proprie in termini più organici nel corso degli anni Trenta, a favore di una democrazia “”limitata”” e “”controllata”” i cui margini non lievi di libera critica andavano assicurati proprio in quanto fattori di organicità e rafforzamento della unità statale. Si aggiunsero inoltre le difficoltà monetarie intervenute nel 1925 che chiamavano ad una direzione politica più salda e unitaria, priva di quelle sfasature e di quei contrasti sempre più manifesti all’interno della compagine governativa. Sia sul fronte dei prezzi, sin lì stabili e ora in rapida ascesa, sia su quello del deficit della bilancia dei pagamenti (aggravato dal pessimo raccolto del 1924 e dalle riduzioni delle rimesse degli emigrati) sia infine su quello del cambio, molteplici erano i motivi che facevano addensare ombre spesse e pesanti sulla politica economica del ministro delle Finanze e del Tesoro. Così, quando nella primavera del 1925, di fronte ad un rialzo dei valori azionari assolutamente sproporzionato, si intrapresero misure deflattive eccessivamente drastiche e affrettate che portarono da una tendenza rialzista artificiosa ad un altrettanto pericoloso crollo verticale del corso dei titoli, il D., su esplicito invito della Confindustria, venne allontanato; non senza aver lasciato, in articulo mortis, la prima bozza di un progetto legislativo di decisiva importanza: quello della unificazione dell’istituto di emissione di moneta. Si era conclusa così una precisa fase storica contrassegnata da una politica di neoliberismo autoritario che si fondava su una attrezzatura teorica nettamente distinta da quella ormai ossificata del liberismo accademico, e che ancorava la sua visione da un lato alla sola categoria della produzione, dall’altra all’intervento dello Stato quale fattore politico di modernizzazione. In questo contesto, l’avvento di uno Stato autoritario a superamento dello Stato agnostico liberale era stato salutato con favore proprio perché garante dello svuotamento dell’affollarsi delle domande dei diversi gruppi sociali e della loro possibilità di esprimersi sotto forme di fatto politiche, dell’annullamento delle crescenti rigidità nello sviluppo (sindacati e monopoli), e del ritorno al naturale meccanismo della concorrenza, garanzia indiscussa per il pieno sviluppo delle forze produttive ora paralizzate dai vincoli e dai parassitismi propri dell'””economia collettivista””. Non si concludeva però, come invece qualcuno ha scritto, la partecipazione del D. alla vita pubblica, anche se gli anni immediatamente successivi alla sua destituzione non lo videro impegnato in attività direttamente politiche. Infatti, dopo aver insegnato nelle università di Ferrara, Padova e Venezia (dove a Ca’ Foscari aveva vinto la cattedra di economia politica già di Ferrara, Pantaleoni, Martello), proprio nell’ottobre del 1925 egli coronava la sua attività accademica con la nomina a preside della neonata facoltà di scienze politiche di Roma. E furono il suo eclettismo e la sua indubbia apertura culturale a garantire per un lungo periodo all’interno della facoltà romana una non irrilevante libertà di ricerca. Altrettanto intensa fu la produzione scientifica dell’istituto di economia. Vennero curate le pubblicazioni delle opere di Pantaleoni, Ferrara e Barone. Il periodico dell’istituto, la Rivista italiana di statistica, economia e finanza, nata nel 1929 per iniziativa di F. Vinci con un programma di ricerca prevalentemente statistico, rappresentò subito un punto di raccolta importante per forze intellettuali giovani e vivaci. Dal 1931 poi ne venne ampliato progressivamente il campo di attività assumendo il nome di Rivista italiana di scienze economiche, diretta collegialmente dal D., F. Vinci e L. Amoroso. Nel frattempo il D. veniva nominato membro dell’Accademia d’Italia (1932), diventandone vicepresidente nel 1939, mentre nel 1935 era entrato a far parte anche dell’Accademia dei Lincei, poi sciolta. Fu inoltre direttore di sezione della Enciclopedia Italiana. A partire dal 1926 fu soprattutto una nuova attività a tenerlo impegnato, quella di notista economico del Corriere della sera, dove era stato chiamato dalla proprietà che aveva individuato in lui l’uomo più adatto a prendere il posto di L. Einaudi per assicurare continuità alla linea politico-culturale del giornale. La massa di articoli pubblicati nel corso del decennio di collaborazione (1926-36) fu vastissima e venne raccolta, assieme ad altri scritti e discorsi, in undici volumi apparsi tra il 1927 e il 1938: Vie maestre (Milano 1927), Colpi di vaglio (ibid. 1928), L’oro e l’aratro (ibid. 1929), Il Paese e lo Stato (ibid. 1930), La deflazione finanziaria nel mondo (ibid. 1931), L’illusione creditizia (ibid. 1932), La resa del liberalismo economico (ibid. 1933), Eventi economici (Bologna 1934), L’ordine economico nazionale (ibid. 1935), Garanzie di potenza (ibid. 1936), Commenti e discorsi (ibid. 1938). Ai vari direttori che si succedettero in quegli anni (Ojetti, Maffii, Borelli) il D. procurò parecchi fastidi e quando, caso tutt’altro che raro, i suoi articoli non furono censurati, fece sentire con veemenza la sua voce non sempre allineata alle posizioni ufficiali: dalla politica monetaria effettuata nel 1931 dopo la svalutazione della sterlina alla guerra d’Etiopia, da “”quota 90″” alle forme di applicazione della legge di bonifica integrale. Questione quest’ultima, che lo vide diretto protagonista. Dopo essere stato, infatti, a partire dal 1926 presidente dell’Associazione nazionale fra i Consorzi di bonifica e irrigazione, associazione sciolta per sua stessa iniziativa al momento dell’attuazione della legge di bonifica, nel dicembre del 1928, in occasione del suo ultimo discorso parlamentare, fu relatore della futura “”legge fondamentale del regime””. E proprio in questa occasione il suo liberismo intransigente subiva la prima grave scossa, propendendo egli in questo ambito per una politica di stretta integrazione tra attività privata e statale sino a prevedere i casi in cui l’iniziativa privata cessava di essere una facoltà e diveniva obbligatoria pena l’esproprio da parte dello Stato (L’oro e l’aratro, p. 231). Col che egli finiva per mettere in discussione uno dei “”postulati”” fondamentali dell’economia classica, quello dell’identità naturale tra interessi individuali e collettivi, anteponendo ora l’interesse della collettività a quello del singolo operatore economico. Ma questo non era che il momento d’avvio di una più profonda revisione teorica che la politica di rivalutazione prima, lo sconquasso della grande crisi poi e in mezzo la svolta corporativa avrebbero accelerato in lui come più in generale in una generazione intera di economisti. Momento centrale di questo ripensamento fu la relazione tenuta con L. Amoroso al Convegno internazionale per la cooperazione intellettuale (Lo Stato e la vita economica, Milano, 23 maggio 1932, in La resa del liberalismo economico). Vi si trova, è vero, un nuovo attacco contro il fordismo e la politica degli alti salari (“”farneticazione predicata e attuata dal supercapitalismo nordamericano””) a testimonianza di un incorreggibile provincialismo, ma nel contempo anche l’esposizione articolata e puntuale della fase di rapidissima e irreversibile trasformazione del sistema produttivo, contrassegnata principalmente dall’emergere di “”grandi formazioni monopolistiche”” che rendevano ormai improponibile l’idea di un “”capitalismo fatto di numerose volontà autonome””. Pur riconoscendo ancora la naturalità dell’economia liberista, essa era da considerarsi irreversibilmente superata dagli eventi intervenuti; e se il sistema economico vigente era fondato artificialmente, purtuttavia era quella la realtà con cui confrontarsi. La libera concorrenza era niente più che una chimera. Ora era lo Stato ad assumere una posizione di crescente centralità poiché solo esso poteva assicurare una visione sintetica, unitaria ed armoniosa dello sviluppo in grado di contrastare lo strapotere dei grandi gruppi monopolistici. Nel D. degli anni Trenta si assiste insomma ad una marcata autocritica per la passata adesione al liberalismo, ma non per questo si può parlare di messa al bando dell’iniziativa privata o tanto meno di adesione ad una astratta terza via socializzatrice. Altro era attaccare quanti restavano nostalgicamente aggrappati al passato (ricadute da cui egli stesso non era immune ogni qualvolta riaffermava i valori dell’economia mutualistica e familiare), alla ricerca di un mondo scomparso. Ciò che al contrario si richiedeva, egli affermava, era la formulazione di un piano, prodotto da un comando politico centralizzato capace di esercitare quella forza coercitiva che sola avrebbe garantito la collettività dall’azione altrimenti anarchica dei grandi centri di potere economico. Ma il concetto di piano in lui così ricorrente tra gli anni Trenta e Quaranta non è assolutamente assimilabile a quello di gestione diretta e generalizzata dello sviluppo economico da parte dello Stato attraverso una qualche forma di programmazione, né tanto meno preludeva ad una massiccia nazionalizzazione industriale. Per il D. l’esigenza dell’approntamento di una Planwirtschaft restava un richiamo ideologico fermo alle soglie dell’economia per restare tutto racchiuso dentro alla dimensione ora da lui privilegiata, quella della politica. Piano stava quindi per piano politico dello Stato, inteso, quest’ultimo, non come entità regolatrice dello sviluppo, ma come forza mediatrice tra le diverse parti sociali, sintesi unitaria di queste e collettore delle diverse istanze. Pertanto a fronte della fallimentare pretesa di neutralismo etico-religioso e giuridico dello Stato liberale, la prima peculiarità del sistema corporativo sarebbe stata proprio di natura politico-statuale. Esso solo, infatti, avrebbe potuto assicurare la formazione di un piano indicativo della produzione e dei consumi, esplicitato appieno in regime autarchico, la cui superiorità era facilmente rintracciabile nella sua capacità di risolvere il problema di più difficile soluzione per le società industrializzate: quello dell’attivizzazione massima della forza lavoro. Sono questi i temi, in piena battaglia per l’espansione demografica, del saggio dagli orecchiamenti keynesiani Per il migliore impiego della potenza di lavoro del popolo italiano (1939), raccolta di scritti apparsi prima su La Stampa e poi in volume (Bologna 1939). In esso si riconfermava la natura dell’intervento dello Stato che non si caratterizzava né per una politica di lavori pubblici né per una non meglio specificata assunzione dell’inversione di priorita tra disponibilità finanziarie e lavoro. “”È la disponibilità del lavoro che deve determinare i piani di produzione e non viceversa”” (Lamobilitazione integrale del lavoro e le pubbliche entrate, in Per il migliore impiego). Ora, malgrado gli espliciti richiami al Keynes (peraltro subito dopo rinnegati), sintetizzabili in sostanza nell’intuizione della inversione della relazione risparmi-investimenti (da cui del resto non discendeva poi alcuna pratica e organica proposta), il D. in realtà non andava più in là di un keynesismo tutto ideologico. Non v’era difatti alcun richiamo alla necessità d’incremento dei livelli occupazionali attraverso una politica di sostegno della domanda effettiva (problema a suo giudizio marginale nel contesto più ampio dell'””impiego ottimale del potenziale di lavoro””), alcun riconoscimento della disoccupazione quale fenomeno patologico, endogeno e organico dello sviluppo (riaffermando anzi il D. la “”naturalità”” di questo fenomeno e sottolineando al contempo l’elemento di volontarietà del singolo disoccupato sino a sostenere che l’esigenza di un miglior uso del potenziale di lavoro non era incompatibile con un certo tasso di disoccupazione, appunto naturale), né infine alcuna reale disponibilità a prendere in considerazione una politica di alti salari e di deficit spending programmato. Il fatto è che mentre in Keynes si attua, a partire dalla grande crisi, il tentativo più organico e maturo di riformulazione di un nuovo paradigma scientifico a superamento dell’economia liberale classica, qui, al di là delle roboanti e rivoluzionarie affermazioni di facciata, si marciava in direzione assolutamente opposta, tendendo, attraverso uno scivolamento dei problemi economici nella sfera della politica prima e dell’etica poi, di rioperare un ritorno alla presunta naturalità economica. Ed è proprio quanto il D. si impegnò a fare, recuperando a tal fine consistenti spezzoni della tradizione tonioliana del cattolicesimo sociale, superandone però le venature antindustriali delle origini, con lo scritto del 1941 Confidenze e convinzioni in cui non si nascondeva l’esplicito tentativo di fornire una risposta sia alla crisi dell’Economics liberista che a quella dello Stato fascista. I motivi di insoddisfazione verso il regime erano di lunga data, e da tempo la sua ortodossia fascista era stata messa in discussione. Già il suo rientro in Gran Consiglio (1932) era stato operato contro lo stesso volere di Mussolini. Nel 1935 poi egli si era schierato a favore dell’accettazione del piano Laval-Hoare per la risoluzione del conflitto etiopico, e nel 1938 aveva apertamente avversato la politica razziale. Ma il motivo di un nuovo, più grave contrasto si era determinato nel 1937 quando il D. fu chiamato da Chiang Kai-shek, su indicazione del suo amico H. Schacht, alla ristrutturazione dell’apparato amministrativo e finanziario della Cina proprio in coincidenza con il conflitto cino-giapponese (sull’esperienza cinese, Commenti e discorsi, cit., pp. 219-64). Se infatti al momento della sua partenza l’atteggiamento del governo italiano verso la Cina era ancora di benevola simpatia, proprio nel corso della sua permanenza in Oriente le posizioni mutarono radicalmente a favore del Giappone, ponendo il D., all’oscuro di tutto, in una posizione di grande difficoltà essendosi egli nel frattempo impegnato con il generalissimo a farsi latore presso Mussolini dell’invito rivolto all’Italia di svolgere assieme all’Inghilterra la funzione di mediatrice nel conflitto. Si aggiunga infine la poca simpatia del D. verso la politica dell’Asse (pur essendo egli un grande estimatore dei risultati raggiunti dalla politica economica nazista), e si capirà bene in quale scenario si collocasse Confidenze e convinzioni. Il saggio, uscito prima autonomamente e poi come prefazione al libro Sopravvivenze e programmi (Roma 1942), suscitò soprattutto negli ambienti cattolici vivissimo apprezzamento. Nel partito fascista invece, ben comprendendosi per tempo la sua pericolosità (un sunto venne letto a Radio Londra e salutato quale primo importante sintomo di incrinatura interna al regime), si reagì subito duramente e fu lo stesso Mussolini a ordinarne il ritiro dalla circolazione e a proporre al segretario del partito un deferimento disciplinare per il De Stefani. Nello scritto si sosteneva l’avvenuta affermazione nella società italiana di una cultura materialistica ed edonista che aveva costretto lo Stato a semplice ordine giuridico con conseguente amplificazione della potestà amministrativa. Di fronte allo strapotere della burocrazia, enfatizzato dal sistema corporativo, il fascismo dimostrava così di aver fallito nel suo disegno totalizzante e perciò stesso etico-politico. Per uscire da quella fase d’impasse era necessario che il partito, immanenza dello Stato totalitario, si appoggiasse, proprio perché il suo potere era assoluto, ad un principio pure esso assoluto, sussistendo una palese contraddizione tra Stato totalitario e morale storicista e relativizzante; più precisamente ad una fede dogmatica che non si prestasse ad elastiche interpretazioni: quella cattolica. L’aspetto più cruciale della sua proposta finiva per essere la rifondazione dell’assetto sociale secondo valori religiosi; e l’istituzione Chiesa, chiamata ad una politica dichiaratamente ierocratica, finiva per essere la destinataria di questo appello. Le conseguenze erano duplici: da un lato, una volta verificata l’impossibilità di scaricare sulla sfera politica tutte le difficoltà di una economia non riformata, le si negava per intero qualunque effettualità, essendo essa rimasta intrappolata in una visione positivista, scientista ed edonista che la rendeva ormai palesemente inetta a rimuovere gli ostacoli che le si paravano dinanzi sul percorso. Dall’altra si riaffermava una visione organicista e neogiobertiana dello Stato e si evocava la rinascita dello Stato cattolico, compiendo al contempo un ulteriore passo verso la definitiva rottura con il regime. In questo senso il voto favorevole all’ordine del giorno Grandi nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 non fu altro che l’ultimo, conclusivo atto di una crisi cominciata molto addietro. Dopo la caduta di Mussolini ed il collasso del regime fascista, il D. si rifugiò in un monastero di Roma (dall’inizio del 1944 al luglio del 1947) per sfuggire prima alla esecuzione capitale cui era stato condannato per tradimento dal tribunale di Verona della Repubblica sociale italiana, poi per proteggere ancora la sua contumacia nell’Italia repubblicana davanti alla Alta Corte, che lo assolse. Furono questi gli anni del misticismo e della vena pittorica e letteraria. Scrisse i Racconti del risveglio e in successive stesure, a partire dal 1942, il più importante Fuga dal tempo (Perugia 1948; Bologna 1959), romanzo pieno di reminiscenze orientaleggianti, traboccante immagini bucoliche e consolatorie, libro che ebbe un non indifferente successo di critica e di pubblico. Ma le sue doti di acuto osservatore politico e di economista di vaglia vennero ugualmente messe a frutto. Sia dalla Repubblica nazionale cinese che gli richiedeva periodici rapporti sulla situazione politica europea, sia soprattutto dal Vaticano, dove le sue osservazioni trovavano sempre un attento auditorio. Come quando il D., rilanciando l’idea del radiomessaggio pontificio natalizio del 1942, si fece propugnatore di “”una grande crociata veramente verificatrice per un ordine sociale e politico cristiano”” da parte della Chiesa, invitata ad aggregare attorno al “”comune principio cristiano”” i diversi popoli “”pronti a difenderlo e vederlo attuato nella vita politica e sociale del mondo”” (lettera a don Rivolta, 1º genn. 1945, in Arch. della famiglia De Stefani). La parabola del suo pensiero, profondamente integralista e totalizzante, sembrava aver raggiunto il suo più naturale approdo. In questo quadro la Chiesa veniva a rappresentare l’istituzione totale, guida della società, sintesi definitiva e inappellabile delle diverse istanze politiche, sociali ed economiche, tanto da indurlo ad affacciare l’ipotesi di una sorta di “”internazionalizzazione”” del governo ecclesiale, quasi con questo a voler ricalcare le orme dell’amato maestro G. Toniolo, incaricato da Benedetto XV, nel corso della prima guerra mondiale, di formulare un progetto politico cristiano capace di assicurare la pace e l’ordine internazionale. Al contempo, la convinzione dell’ormai manifesta impossibilità di sciogliere i nodi economici se non in chiave etico-politica diventò per tutto il secondo dopoguerra un punto di non ritorno nella elaborazione teorica destefaniana, incentrandosi tutta la sua, produzione scientifica di quel periodo su queste tematiche. Più precisamente, al centro dell’indagine del D., novello Perroux di provincia, stava ora il problema della quantificazione della civiltà. Riprendendo idee già espresse in La ricchezza dell’aspetto energetico e le condizioni di realtà nella dinamica dei fenomenieconomici (Vicenza 1921), nella Dinamica patrimoniale (cit.) e in Confidenze e convinzioni (cit.), ed arricchendole ora con annotazioni sulle “”malattie spirituali e fisiche del supersviluppo””, tentò di disegnare una dottrina generale delle propensioni e un bilancio dell’incivilimento, per dirla con un suo scritto del 1962 (Per un bilancio della vita civile del popolo italiano, Roma). Il 15 giugno del 1948 venne riabilitato all’insegnamento universitario che lasciò nel novembre dell’anno successivo per raggiunti limiti d’età, pur conservando l’incarico di direttore dell’istituto fino all’anno accademico 1953-54, anno in cui la facoltà gli conferì il titolo di professore emerito. Seppur ritirato dalla politica attiva, fu ancora ascoltato consigliere del nuovo personale politico democristiano che additò ad esempio i risultati da lui raggiunti in campo finanziario nel primo dopoguerra (e su quelle posizioni liberiste egli stesso tornò lasciando completamente alle spalle i trascorsi furori corporativi). Nel 1953 aderì assieme a Bottai alla costituenda Associazione nazionale combattenti d’Italia che si sciolse nel 1958. Dal 1948 al 1955 collaborò quale notista economico a Il Tempo, dal 1956 al 1959 al Giornale d’Italia, e poi di nuovo a Il Tempo dal 1960 fino alla morte. Il D. morì a Roma il 15 genn. 1969. Fonti e Bibl.: Necrol. di L. Gangemi, In mem. di A. D., in Atti d. Decima Riunione della Società degli economisti, Roma 1969, pp. 1-7; E. D’Albergo, in Riv. bancaria, XXIV (1969), I, pp. 7-11. Riferimenti o solo accenni alla figura del D. sono rintracciabili, oltre che nei giornali o nelle riviste dell’epoca, in M. Pantaleoni, Finanza fascista, in Politica, V (1923), pp. 159-87; L. Gangemi, La politica econom. e finanziaria d. governo fascista nel periodo dei pieni poteri, Bologna 1924, pp. 1-274; M. Rocca, Fascismo e finanza, Napoli 1925, pp. 11-34; Economia fascista, Firenze 1935, pp. 131-237; F. Guarneri, Battaglie econ., I, Milano 1935, pp. 85-91; L. Einaudi, Cronache econom. e pol. di un trentennio (1893-1925), Torino 1959, ad Ind.; A. Lisdero, A. D. 1879-1969, in Annuario d. Univers. di Roma, 1969-1970, pp. 5-13; A. Macchioro, Studi di storia d. pensiero econom. e altri saggi, Milano 1970, ad Ind.; P. Grifone, Il capitale finanziario in Italia, Torino 1971, pp. 44-55; S. Lanaro, Pluralismo e società di massa nel dibattito del primo dopoguerra (1918-1925), in L. Sturzo nella storia d’Italia. Atti d. Convegno internaz. di studi promosso dall’Assemblea regionale siciliana, Roma 1973, ad Ind.; A. Lyttleton, La conquista del potere. Il fascismo dal 1919 al 1929, Bari 1974, ad Ind.; V. Castronovo, La Storia d’Italia (Einaudi), IV, 1, Torino 1975, ad Ind.; G. Gualerni, Industria e fascismo, Milano 1976, ad Ind.; L’economia ital. nel periodo fascista, a cura di P. Ciocca-G. Toniolo, Bologna 1976, ad Ind.; Gli apparati statali dall’Unità al fascismo, a cura di I. Zanni Rosiello, Bologna 1976, ad Ind.; Industria e banca nella grande crisi, a cura di G. Toniolo, Milano 1978 pp. 355-65; S. Lanaro, Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, Venezia 1979, ad Ind.; G. Toniolo, L’economia ital. durante il fascismo, Bari 1980, ad Ind.; G. Migone, GliStati Uniti e il fascismo, Milano 1980, ad Ind.; Banca e industria in Italia tra le due guerre, I-III, Bologna 1981, ad Ind.; F. Marcoaldi, M. Pantaleoni, la riforma finanziaria e il governo fascista nel periodo dei pieni poteri, in Annali d. Fondazione L. Einaudi, Torino 1982, pp. 609-65; Id., Corporativismo “”keynesiano”” e statalismo cattolico: A. D., in Gli italiani e Bentham. Dalla “”felicità pubblica”” all’economia del benessere, a cura di R. Faucci, II, Milano 1982, pp. 285-301; Id., Liberismo autoritario tra Stato liberale e regimefascista (1922-1925), in Il pensiero reazionario. La politica e la cultura dei fascismi, a cura di B. Bandini, Ravenna 1982, pp. 149-62; Id., Vent’anni di politica e di economia (1922-1941). Le carte di A.D., Milano 1986.”,”ARCx-004-FP”
“AAVV”,”Lenin.”,”Il 2 ottobre 1922 Lenin fa ritorno a Mosca. Il 13 novembre presenta il rapporto su ‘Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale’ al IV Congresso del Cominitern. Il 20 novembre prende la parola di fronte al plenum del Soviet di Mosca. E’ l’ultimo discorso pubblico di Lenin (pag 140)”,”FOTO-001-FGB”
“AAVV”,”La scienza in cammino. Relazione Strategia, ottobre 2005.”,”Risposta di Engels a Harney il 30 maggio 1846, Harney valuta che l’Inghilterra non può essere all’avanguardia del movimento rivoluzionario. La Francia, la Germania e la Spagna sono in migliori condizioni. L’Inghilterra dovrà esser spinta “”dall’esterno e dall’interno””- Valuta sbagliata l’ipotesi di Engels sulla possibilità di un esito rivoluzionario della lotta politica del cartismo (pag 128-129)”,”MADS-006-FC”
“AAVV”,”Trade, Employment and Labour Standards. A Study of Core Workers’ Rights and International Trade.”,”Indice ‘Core Labour Standards'”,”STAT-633″
“AAVV”,”La via del partito di Lenin. Cenni storici sul Partito comunista dell’Unione Sovietica in base agli atti dei suoi congressi.”,”I CONGRESSI DEL POSDR, DEL PARTITO BOLSCEVICO, DEL PCUS(b), DEL PCUS: 1° I 1898 2° II 1903 3° III 1905 4° IV 1906 5° V 1907 6° VI 1917 7° VII PARTITO BOLSCEVICO 1918 8° PCRb 1919 9° PCRb IX 1920 10° X PCRb 1911 11° XI PCRb 1922 12° XII PCRb 1923 13° XIII PCRb 1924 14° XIV PCRb 1925 15° XV PCUS(b) 1927 16° XVI PCUS(b) 1930 17° XVII PCUS(b) 1934 18° XVIII PCUS(b) 1939 19° XIX PCUS 1952 20° XX PCUS 1956 21° XXI PCUS 1959 22° XXII PCUS 1961 23° XXIII PCUS 1966 24° XXIV PCUS 1971″,”RUSS-014-FV”
“AAVV”,”Il razzismo è in casa nostra. Antologia.”,”Scelta di articoli di Lotta Comunista Articoli di Cervetto, Parodi ecc.”,”ELCx-269″
“AAVV”,”Study Guide to Lenin’s Struggle for a Revolutionary International.”,”The material of this publication was originally selected and preparated by Educational Department of the Socialist Workers Party”,”INTT-349″
“AAVV”,”Documenti del C.L.N. per la Liguria.”,”In copertina: ‘Popolo genovese esulta! ….’ (24.4.1945)”,”ITAR-004-FGB”
“AAVV”,”Dossier Eichmann.”,”Eichmann rifiuta il permesso di emigrazione al prof. Meyers. Lettera di risposta di Eichmann al Consigliere di legazione dr. Klingenfuss, Ministero degli Esteri, Berlino: «Come sapete, il Reichführer SS e capo della polizia tedesca ha vietato, nell’ottobre 1941, l’emigrazione degli ebrei dal Reich e dai territori occupati. Soltanto in casi particolari, quando vi sia un vantaggio per il Reich, e dopo un attento esame, alcuni ebrei possono essere autorizzati ad emigrare. Domande di emigrazione, accompagnate da offerte ingenti di denaro, sono pervenute a diversi uffici e soprattutto al ministero dell’economia del Reich, alla Reichsbank e presso alcuni avvocati, soprattutto svizzeri. Nonostante le serie obiezioni politiche che sono state e che continueranno ad essere da noi sollevate, nonostante l’effetto negativo che tali autorizzazioni possono produrre all’estero, il ministero dell’economia del Reich e la Reichsbank reputano necessario, data la nostra attuale penuria di valuta accogliere di tanto in tanto le domande di emigrazione, quando si tratta di somme considerevoli. Per il momento, nonostante le obiezioni politiche che si opporrebbero decisamente all’emigrazione di elementi israeliti, è stato deciso – per le ragioni di carattere economico summenzionate – di accordare, in via del tutto eccezionale, la autorizzazione ad emigrare nei casi in cui siano interamente soddisfatte alcune condizioni preliminari. Le richieste infatti vengono accolte unicamente quando il richiedente e la sua famiglia si trovino in ottime condizioni finanziarie, quando la polizia non abbia nulla da eccepire alla loro emigrazione e venga offerta una somma in valuta di almeno 100.000 franchi a persona (senza rilascio di ricevuta). La domanda di emigrazione dell’intellettuale ebreo Meyers (già professore all’Aja), per il quale la Legazione svedese offre la somma di 150.000 franchi, viene respinta, come dalla mia lettere del 1-12-1942 IV B 4a 1957/42g, nonostante l’entità della somma offerta, in considerazione della sua professione. p.o. (Firmato): Eichmann» (pag 205-206)”,”GERN-001-FGB”
“AAVV”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. II. Distribuzione della proprietà nei comuni, nelle zone altimetriche e nelle province. I. Piacenza e Parma.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-016-FP”
“AAVV”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. II. Distribuzione della proprietà nei comuni, nelle zone altimetriche e nelle province. II. Reggio nell’Emilia e Modena.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-017-FP”
“AAVV”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. II. Distribuzione della proprietà nei comuni, nelle zone altimetriche e nelle province. III. Bologna e Ferrara.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-018-FP”
“AAVV”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. II. Distribuzione della proprietà nei comuni, nelle zone altimetriche e nelle province. IV. Forlì e Ravenna.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-019-FP”
“AAVV”,”La Resistenza e il contributo delle forze armate alla guerra di Liberazione.”,”Foto di impiccagioni e fucilazioni di partigiani e popolazione civile ‘Con le rappresaglie feroci, con le forche alzate su tutte le piazze d’Italia s’intendeva terrorizzare le popolazioni e paralizzare l’attività clandesitna. Il 19 maggio 1944 al Turchino, presso Genova, vennero fucilati 59 ostaggi prelevati dalle carceri. Poco dopo a Savona, per un attentato, vengono fucilati dei prigionieri illustri. Non sono risparmiati i centri minori: dopo Boves, il Piemonte conosce gli eccidi di Cumiana, Giaveno, Grugliasco, Villadeati, Carignano e Valenza’ “”Tabella contributo delle Forze Armate regolari nella guerra contro i tedeschi dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945 nelle operazioni svolte in Italia e all’estero, esclusi i militari che operarono nelle formazioni partigiane: Esercito 3.237 morti e 2.721 dispersi (in territorio nazonale e in Corsica) 17.452 morti e 16.350 dispersi (fuori dal territorio nazionale) Marina 4.766 morti, 445 navi da guerra perdute Aeronautica. 138 morti, 72 velivoli perduti Bilancio totale: 240.000 partigiani combattenti 55.000 partigiani caduti 33.000 partigiani feriti. Un caduto ogni cinque combattenti. Nessun esercito vittorioso ebbe mai una percentuale di caduti così elevata”””,”ITAR-335″
“AAVV”,”Sipri Yearbook Summary 2020. Violence & Security. Armaments, disarmament and International Security. Sintesi in italiano.”,”Il SIPRI Yearbook è una fonte autorevole e indipendente di dati e analisi su armamenti, disarmo e sicurezza internazionale. Fornisce una panoramica degli sviluppi relativi a sicurezza internazionale, armi e tecnologia, spesa militare, produzione e commercio di armi, conflitti armati e gestione del conflitto, nonché agli sforzi volti al controllo delle armi convenzionali, nucleari, chimiche e biologiche. Questa pubblicazione riassume la 51a edizione del SIPRI Yearbook, che contiene informazioni su ciò che è avvenuto nel 2019 in merito a: 1. Conflitti armati e gestione del conflitto, con una panoramica su conflitti armati e processi di pace nelle Americhe, in Asia e Oceania, Europa, Medio Oriente e Nord Africa, e Africa subsahariana, nonché un approfondimento sulle tendenze globali e regionali in merito alle operazioni di pace; 2. Spesa militare, trasferimenti internazionali di armi e sviluppi nella produzione di armi; 3. Forze nucleari nel mondo, con una panoramica su tutti e nove gli stati dotati di armi nucleari e sui loro programmi di modernizzazione; 4. Controllo delle armi nucleari, con un focus sulla diplomazia tra Corea del Nord e USA, sugli sviluppi dell’INF Treaty, sul controllo delle armi e del disarmo nucleare tra Russia e USA e sull’attuazione dell’accordo iraniano sul nucleare; 5. Minacce chimiche e biologiche alla sicurezza, comprese le indagini sul presunto uso di armi chimiche in Siria e gli sviluppi in merito agli strumenti legali internazionali contro le guerre chimiche e biologiche; 6. Controllo delle armi convenzionali, con particolare attenzione agli strumenti globali, compresi gli sforzi per regolamentare i sistemi d’arma autonomi letali, cyberspazio e le armi esplosive in aree popolate, nonché il dialogo sulla prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio Tecnologie dual-use e controllo del commercio di armi, con approfondimenti in merito al Trattato sul commercio di armi, agli embarghi multilaterali e ai regimi di controllo delle esportazioni, incluso il processo di revisione della normativa dell’Unione Europea; nonché appendici sugli accordi di controllo delle armi e di disarmo, sugli enti internazionali di cooperazione in materia di sicurezza e sugli eventi principali del 2019.”,”STAT-646″
“AAVV”,”Henri Curiel.”,”‘Henri Curiel ha lavorato per la rete Jeanson che ha sostenuto il Front de Libération Nationale (FLN) durante la guerra d’Algeria (1954-1962). Fu arrestato dai servizi di sicurezza francesi nel 1960. Curiel fu poi uno dei fondatori di “”Solidarité””, un gruppo di sostegno a vari movimenti anticoloniali e di opposizione nel Terzo Mondo (in particolare Africa e America Latina), come l’African National Congresso (ANC). Nel 1976 Henri Curiel avviò contatti con rappresentanti israeliani e palestinesi disposti a negoziare un riconoscimento reciproco. Furono organizzati diversi incontri, poi conosciuti come i “”colloqui di Parigi””. Sotto la presidenza di Pierre Mendès-France, includevano tra gli altri Issam Sartawi, consigliere di Yasser Arafat, Uri Avnery e Mattityahu Peled, membri del Consiglio israeliano per la pace israelo-palestinese (ICIPP). Il 21 giugno 1976 Georges Suffert pubblicò sulla rivista francese Le Point un articolo in cui presentava Curiel come il “”capo della rete di supporto ai terroristi””, collegata al KGB. È stato posto agli arresti domiciliari a Digne, provvedimento amministrativo che è stato revocato una volta che le accuse si sono rivelate inesistenti. Un rapporto dell’intelligence americana del 1981 (una stima speciale dell’intelligence nazionale) afferma che l’organizzazione di Curiel “”ha fornito supporto a un’ampia varietà di organizzazioni rivoluzionarie di sinistra del Terzo mondo””, inclusi “”documenti falsi, aiuti finanziari e rifugio prima e dopo le operazioni, nonché come un addestramento illegale in Francia su armi ed esplosivi””. Gli autori commentano inoltre che “”l’associazione del suo gruppo con leader non comunisti e non violenti, compresi i sacerdoti, ha avuto la tendenza a mascherare la natura e la portata delle sue operazioni””. Assassinio Henri Curiel è stato assassinato a Parigi il 4 maggio 1978. Un gruppo di estrema destra ha rivendicato la responsabilità, ma il caso è ancora irrisolto.’ (f. jewage.org)”,”PVSx-008-FV”
“AAVV”,”Ultime lettere da Stalingrado.”,”Statistica sullo “”stato d’animo”” dei soldati (pag VII): la maggioranza sfiduciati e contrari alla guerra. “”Se ci penso, trovo che solo qui ho cominciato a riflettere su ciò che mi sta attorno, ma senza risultati positivi. Si dovrebbe meditare spesso, ma ci vuole molto tempo. Non dovrebbe essere tanto grave, dal momento che non ho mai avuto tanto tempo come in questa guerra e specialmente qui a Stalingrado. (…) Io sono fatalista, le mie necessità personali sono così minime che, quando in un qualsiasi momento il primo russo entrerà dalla porta, potrò prendere il tascapane ed andargli incontro. Non sparerò, perché diavolo dovrei farlo? Per ammazzarne uno o due che io non conosco? E neppure mi ammazzerei, perché dovrei farlo? Per rendere un servizio a qualcuno, forse al sig. Hitler? Ho imparato in questi quattro mesi in cui sono in guerra, certamente più di quanto non avrei potuto imparare in una vita di cent’anni. Mi rincresce soltanto di trovarmi obbligato a finire i miei giorni in così miserevole compagnia”” (pag 55-56)”,”QMIx-009-FGB”
“AAVV, TROTSKY Leone”,”Tracciato d’impostazione. I fondamenti del comunismo rivoluzionario.”,”Trotsky: ‘Insufficienza de mezzi sindacali’ (pag 68) (in) ‘Lettera a un sindacalista francese'”,”MITC-001-FER”
“AAVV”,”Seconda guerra mondiale, conflitto imperialista su entrambi i fronti contro il proletariato e contro la Rivoluzione. La Sinistra comunista contro la Prima e contro la Seconda Guerra imperialista – Le organizzazioni della Sinistra disperse ma non vinte durante la Seconda guerra – 25 luglio 1943. La borghesia licenzia Mussolini e mitraglia gli operai in sciopero – Intesa borghese al di sopra dei fronti per prevenire la rivolta operaia – 8 Settembre. La classe dominante italiana affida a tedeschi ed alleati la repressione con le armi della rivolta di classe – Lo stalinismo riporta i proletari alla collaborazione patriottica nel CLN – Tutto per impedire la fraternizzazione con i soldati tedeschi – L’attentato di Via Rasella per dividere proletari con uniformi diverse – La parola del Partito ai proletari ai comunisti e ai soldati reclutati nelle bande partigiane – Scioperi operai nel periodo bellico – (…) Il Proletariato e la Seconda Guerra Mondiale (…).”,”‘Seconda guerra mondiale, conflitto imperialista su entrambi i fronti contro il proletariato e contro la Rivoluzione. La Sinistra comunista contro la Prima e contro la Seconda Guerra imperialista – Le organizzazioni della Sinistra disperse ma non vinte durante la Seconda guerra – 25 luglio 1943. La borghesia licenzia Mussolini e mitraglia gli operai in sciopero – Intesa borghese al di sopra dei fronti per prevenire la rivolta operaia – 8 Settembre. La classe dominante italiana affida a tedeschi ed alleati la repressione con le armi della rivolta di classe – Lo stalinismo riporta i proletari alla collaborazione patriottica nel CLN – Tutto per impedire la fraternizzazione con i soldati tedeschi – L’attentato di Via Rasella per dividere proletari con uniformi diverse – La parola del Partito ai proletari ai comunisti e ai soldati reclutati nelle bande partigiane – Scioperi operai nel periodo bellico – Unire la lotta per le rivendicazioni immediate alla lotta del proletariato contro la guerra – Nostra coraggiosa denuncia del ruolo del PCI pezzo essenziale sulla scacchiera borghese – Non a nuova Pace capitalista ma verso nuove peggiori guerre e verso la Rivoluzione – Il Proletariato e la Seconda Guerra Mondiale (pag 55-76) (da Battaglia Comunista, nn. 28-29-31-32 del 1947 e nn. 2,5,11 del 1948) – Documenti e manifesti della Frazione di sinistra e del Partito Comunista Internazionalista dal novembre 1943 al settembre 1945 (articoli da Prometeo) – Alla guerra imperialista il proletariato oppone la ferma volontà di raggiungere i suoi obiettivi storici, la nostra via – Per una nuova internazionale – Appello ai partigiani – (…) Ercoli appoggia la monarchia! I veri comunisti gli rispondono – (…) A Yalta gl’Imperialismi “”Democratici”” ribadiscono le catene della schiavitù capitalistica all’Europa “”partigiana”” internazionalizzando i metodi del nazifascismo. La Spartizione dell’Europa in Zone di influenza è l’equivalente inconfondibile del Piano Hitleriano degli Spazi Vitali (da La Sinistra Proletaria, 19 febbraio 1945) – Nella Rete dell’Imperialismo. Il proletariato tedesco e le responsabilità della guerra (da La Sinistra Proletaria, 24 dicembre 1944) – Viva la Comune di Varsavia. Solo il proletariato aiutato dai semi proletari può dare all’Europa un governo veramente stabile e rivoluzionario (da La Sinistra Proletaria, 28 ottobre 1944) – Manifesto della Sinistra Comunista ai Proletari d’Europa (Da Bulletin International de Discussion, giugno 1944) – Immondezzaio (da Battaglia Comunista, n. 9, 10 settembre 1945) [‘Il patto russo-tedesco scoppiava improvviso sull’orizzonte politico internazionale. In Francia, in Polonia, in Inghilterra, i socialdemocratici perseverarono nella loro posizione sciovinista e guerrafondaia di ‘Unione sacra’ con il capitalismo per la salvezza della Patria. Il vecchio Blum continuò a predicare e a benedire la crociata antitotalitaria, illaburismo appoggiò il governo conservatore mentre il socialismo polacco si legava strettamente al regime reazionario dei “”colonnelli””. Ed i partiti stalinisti? Il brusco e cinico cambiamento di fronte del l’Urss impose loro una “”capriola”” tattica delle più sorprendenti. In soffitta il blocco antifascista e la guerra al fascismo. In Polonia il proletariato “”comunista”” non si opponeva all’avanzata tedesco-russa, in Francia la sutazione per stalinismo è delle più critiche (…) Quale fu invece l’atteggiamento dei partiti di “”sinistra”” dopo l’occupazione? Le correnti social-scioviniste continuarono blandamente nell’illegalità a predicare la lotta per la difesa nazionale in unione con l’Inghilterra, dove la “”unione sacra”” del laburismo e dei conservatori celebrava i suoi saturnali dopo la caduta del gabinetto di Chamberlain. Contemporaneamente si sviluppava in Francia una forte tendenza poltiica socialista al pacifismo più spinto e perfino alla collaborazione con il nazismo. Tale socialfascismo che faceva capo al “”Midi Socialiste”” considerava possibile la graduale “”lotta”” per gli interessi economici della classe operaia e per determinate riforme di struttura nell’ambito dello stato moderno totalitario. (…) Ed il Partito Comunista francese? A Parigi occupata dai nazisti il PCF nel primo periodo dell’occupazione veniva tollerato dal comando tedesco, l'””Humanité”” veniva venduta per le vie della capitale con il tacito consenso della “”Kommandantur”” presso la quale erano in corso trattative per la legalizzazione del giornale. Redattoricomunisti collaboravano al settimanale “”France au Travail”” sindacalista collaborazionista (…). Thorez e Duclos, gli intemerati campioni dell’antifascismo, parlavano dalla radio nazista di Stoccarda agli operai francesi mentre i loro sicari, tacitamente spalleggiati dal capitalismo mondiale, assassinavano “”il provocatore”” Trotsky, “”spia del nazismo””. (…) Il 20 giugno del 41 De Gaulle era ancora un traditore, due giorni dopo i redattori dell’Humanité coniavano per il il titolo di “”grande democratico””. Soltanto ora a distanza di tre anni dalla fine della guerra, lo stalinismo lancia palle di fuoco contro il gollismo e la cagoulle poiché i due movimenti politici si battono sulle oppostre trincee dell’imperiosmo internazionale. (…) Nel luglio ’43, con un tratto di penna, la burocrazia sovietica scioglieva la III Internazionale fondata da Lenin per il rovesciamento del capitalismo i utti i paesi. Si tentà di seppellire sotto il peso dell’Unità nazionale e della “”Resistenza partigiana”” le aspirazioni rivoluzionarie dei lavoratori di tutto il mondo. (…) In Francia, dopo l’occupazione nazista il primo giornale stampato alla macchia fu l’organo dei trotskisti: ‘La Verité’. Nei primi mesi della lotta, fino al giugno del 1941, il trotskismo, pur abusando di parole d’ordine illusorie (fronte unico con lo stalinismo quando erano note le collusioni del Pcf con l’occupante nazista; il governo operaio e contadino, formula trapiantata meccanicamente dal particolare ambiente sociale russo del primo ‘900 in un paese di grande sviluppo capitalismo e in piena contesa militare) si batté decisamente contro le deportazioni in massa degli operai francesi, ponendosi alla testa degli scioperi economici che scoppiavano continuamente nel paese. Contro l’atteggiamento collaborazionista e filotedesco dello stalinismo, la ‘Verité’ rivendicò il carattere internazionale e rivoluzionario spiegando agli operai il loro compito di lotta classista contro tutti gli imperialismi. Ma le tare opportunistiche della IV Internazionale non tardarono però a palesarsi. La natura intermedista, confusa, indecisa della linea politica trotskista, se si presenta deleteria nei periodi di stasi sociale assume caratteri di tragico opportunismo in fasi critiche o di conflitto bellico. Il 21 giugno 1941 (attacco tedesco all’Urss) mentre si verificava un profondo rovesciamento delle posizioni staliniste, la IV Internazionale, prendendo le mosse da una errata e superficiale analisi dello Stato russo, scivolò senza rimedio sul piano inclinato del difesismo e di una sostanziale collaborazione. (…) La stampa trotskista invece esortò alla “”difesa incondizionata dell’Urss”” sostituendo al disfattismo rivoluzionario le nuove formule di appoggio allo stato operaio (sia pur degenerato) ed ai pretesi caratteri “”socialisti”” (sic!) dell’Economia russa. ] [‘Il Proletariato e la Seconda Guerra Mondiale’ (pag 55-76) (da Battaglia Comunista, nn. 28-29-31-32 del 1947 e nn. 2,5,11 del 1948)] (pag 57-59-60-66-68-70) Alcuni documenti tratti da Fondo Gaetano Perillo presso la Biblioteca genovese dell’Istituto Gramsci”,”BORD-001-FER”
“AAVV”,”Analisi razionale della Bibbia.”,”””Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, l’invidia ed il bisogno’ (Voltaire) (in apertura)”,”RELx-001-FER”
“AAVV”,”Lotta di classe. Bollettino sindacale della Sinistra Comunista.”,”All’interno del N. 1 a pag 3: ‘Tesi presentate dalla Sinistra al III Congresso del Partito Comunista d’Italia (Lione 1926): questione sindacale e questione agraria. Benché espressione d’una fase storica determinata, queste tesi sono per noi tuttora valide per orientare il lavoro sindacale dell’avanguardia rivoluzionaria.”,”BORD-004-FER”
“AAVV”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano. Livorno 15 – 20 Gennaio 1921. Con l’aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’Italia.”,”Congresso PSI Livorno 1921.”,”MITC-013-FL”
“AAVV”,”Ultime lettere da Stalingrado.”,”Statistica sullo “”stato d’animo”” dei soldati (pag VII): la maggioranza sfiduciati e contrari alla guerra. (oltre il 60%) 1. Favorevoli alla condotta della guerra 2.1% 2. Dubbiosi 4.4% 3. Sfiduciati, contrari 57.1% 4. Decisamente contrari 3.4% 5. Senza opinione precisa, indifferenti 33.0% “”… Così ora tu sai che io non tornerò. Dillo con riguardo ai nostri genitori. Sono profondamente sconvolto e dubito veramente di tutto. Un tempo ero fiducioso e forte, ora sono piccolo e sfiduciato. Non capirò molto di quello che succede qui, ma il poco a cui prendo parte è già tanto da non poterlo mandar giù. Non mi si può far credere che i camerati muoiano con sulle labbra la parola: «Deutschland» o «Heil Hitler». Si muore, questo sì, non si può negarlo: ma l’ultima parola è per la mamma o per la persona più cara, oppure è solo un grido d’aiuto. Ne ho già visti cadere e morire a centinaia, e molti appartenevano, come me, alla Hitlerjugend, ma tutti, se ne erano ancora capaci, chiamavano aiuto, o invocavano il nome di chi però non poteva aiutarli (…)”” (pag 21)”,”GERN-013-FV”
“AAVV”,”Speciale Seconda Guerra Mondiale. Volume primo: Emeroteca.”,”Selezione del materiale e cura editoriale di GB. Allegato al volume chiavetta Usb con testo in pdf disponibile per indici volumi.”,”QMIS-036-FGB”
“AAVV”,”Per una politica rivoluzionaria in America Latina. Due appelli dell’Internazionale Comunista (1921). I. A proposito della rivoluzione in America, appello alla classe operaia delle due americhe, gennaio 1921; Agli operai e ai contadini dell’America del Sud”,”Il primo articolo è estratto dal volume ‘Sur la révolution en Amérique. Appel à la classe ouvrière des deux Amériques’, L’internationale Communiste , a. II, n. 15, gennaio 1921, ora in Michael Lowy, a cura, ‘Le marxisme en Amérique Latine de 1909 à nos jours’, F. Maspero, Paris, 1980, traduzione dal francese di Paolo Casciola; Anche il secondo articolo Agli operai e ai contadini…, è stato pubblicato su ‘La Correspondance Internationale, n. 2 20 gennaio 1923, pp. 26-27; anch’esso pubblicato nel volume di M. Lowy.”,”INTT-005-FGB”
“AAVV”,”Les résolutions présentées au Congrès de Tours. Résolution présentée par le comité de la Troisième internationale et par la franction Cachin-Frossard.”,”Trecc: (Parti communiste française, PCF) Partito politico francese. In seguito a una scissione dalla Section française de l’Internationale ouvrière (SFIO), il PCF fu costituito nel dicembre 1920, col Congresso di Tours, cui seguì, nel 1921, la scissione della Confédération générale du travail e la nascita della CGTU (Confédération générale du travail unitaire). Alle elezioni del 1924 il PCF contava già 900.000 voti. A partire dagli anni Trenta esso fu diretto da una nuova leva di quadri di origine operaia e strettamente legati all’Internazionale comunista, il più importante dei quali fu il segretario M. Thorez, che conservò tale carica fino al 1964. Dopo anni di polemiche coi socialisti, nel febbraio 1934, a seguito del tentato colpo di mano delle forze para-fasciste francesi e della grande manifestazione dei partiti operai, il PCF avviò una politica di unità operaia antifascista e antimonopolista, che culminò nel patto d’unità d’azione siglato con la SFIO (luglio 1934) e poi nella nascita del Fronte popolare (? ), contribuendo all’affermarsi di tale linea al 7° Congresso del Comintern. Nel 1935-36 il PCF consolidava il suo radicamento nella regione parigina e in particolare nella «cintura rossa» della capitale, raddoppiando i consensi elettorali sul piano nazionale; e tuttavia non partecipò al governo di fronte popolare diretto dal socialista L. Blum. Fortemente impegnato nell’aiuto alla Repubblica spagnola, il PCF conobbe la fase di maggiore difficoltà a seguito del Patto Molotov-Ribbentrop, allorché fu messo fuori legge dal governo (26 sett. 1939). Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, il suo leader Thorez riparò in URSS, ma con l’attacco tedesco all’Unione Sovietica il PCF sposò la linea della guerra antifascista, rivelandosi poi la componente più attiva della Resistenza. Nel 1944 il partito, che intanto aveva riconosciuto la leadership di De Gaulle nello schieramento antifascista, entrò nel governo di unità nazionale. Nel 1946 il PCF raggiunse l’apice della sua forza, con oltre il 28% dei voti; tuttavia, aprendosi ormai la fase della Guerra fredda, fu estromesso dal governo (maggio 1947). Iniziò dunque un lungo periodo di opposizione, politica e sociale, in cui alle lotte per la pace e la difesa dell’URSS si affiancavano i grandi scioperi di massa. Nonostante l’isolamento, il PCF era il primo partito francese, ottenendo, tra il 1945 e il 1956, il consenso di più di un quarto dell’elettorato. Il ritorno al potere di De Gaulle mise in difficoltà i comunisti, che nel 1958, col nuovo sistema elettorale maggioritario, scesero al 19,2%, dei voti. Dopo la morte di Thorez (1964), il nuovo segretario W. Rochet intraprese una politica di riavvicinamento ai socialisti, che sfociò in accordi elettorali nel 1965-67, e al Partito comunista italiano, insieme al quale nel 1968 condannò l’intervento militare del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Il 1968 aprì d’altra parte nuove contraddizioni per il PCF, che subì la contestazione da sinistra del movimento studentesco e dei «gauchisti», mantenendosi peraltro largamente egemone nella classe operaia. Nel 1972 il nuovo segretario, G. Marchais, condusse il riaccostamento ai socialisti fino alla elaborazione di un programma comune delle sinistre. Quindi il PCF partecipò assieme ai comunisti italiani e spagnoli alla breve stagione dell’. Nel 1977 il partito tornò su posizioni più rigide, riavvicinandosi all’URSS e uscendo dall’Unione delle sinistre. Nel 1981-84 tornò a partecipare a un governo diretto dai socialisti, ma perse consensi nella sua base popolare. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il PCF tentò di unire continuità e rinnovamento. Guidato da R. Hue, dal 1997 al 2002 partecipò ai governi guidati dal socialista L. Jospin, ma anche questa esperienza finì per punire il partito sul piano elettorale. Nel 2003 la leadership passò a M.G. Buffet e nel 2004 il PCF fu tra i fondatori del Partito della sinistra europea. In occasione del referendum sulla Costituzione europea (2005), il partito si è schierato col fronte del «no», il quale ha prevalso col 55% dei voti. Tuttavia, alle elezioni del 2007, il PCF ha ottenuto solo il 4,3% dei consensi”” (treccani)”,”PCFx-002-FGB”
“AAVV”,”IV Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del IV congresso dell’ Internazionale comunista.”,”La questione del Partito comunista francese (pag 117-). La crisi del partito e il ruolo delle frazioni “”La rappresentanza del partito francese a Mosca da parte di Frossard e Souvarine rassicurerà sul fatto che ogni suggerimento dell’esecutivo, fatto in accordo con questi due compagni, avrà l’adesione dell’intero partito”” (130)”,”INTT-003-FC”
“AAVV”,”Dove va l’Urss. Perestrojka e marxismo.”,”Contiene ‘Lenin sulla Nep’ – Classici del marxismo (pag 65-66) (tesi di Lenin su Nep, ‘prender fiato’ sul terreno economico) (concezione marxista della transizione) “”In Russia – scrive Lenin, domina attualmente il capitalismo piccolo-borghese, dal quale si giunge, per la medesima strada, attraverso la medesima tappa – che si chiama «registrazione e controllo generale sulla produzione e distribuzione dei beni» – tanto al grande capitalismo statale quanto al socialismo”” (pag 66) “”Il socialismo non è concepibile senza una tecnica basata sulla scienza più moderna, senza un’organizzazione sistematica per opera dello Stato, senza la subordinazione di molti milioni di uomini ad una norma unica nella produzione e distribuzione dei beni. Queste sono cose che noi marxisti abbiamo sempre affermate; con gente che non ha capito questo (…) non vale la pena di scambiare neanche due parole in merito”” (pag 66)”,”RUSU-002-FGB”
“AAVV”,”Atti del Primo Convegno Nazionale di Storia Militare (Roma, 17-19 marzo 1969).”,”Particolare Relazione del Prof. MONTICONE Alberto su “”La storiografia militare italiana e i suoi problemi (1866-1918)”” (da pag 99 a pag 122). Interessante argomento, fuori dagli aspetti prettamente militari, è la relazione del Prof. DE ROSA Luigi su “”Incidenza delle spese militari sullo sviluppo economico italiano”” (da pag 183 a pag 209). <> (pag 186). (…) <> (pag 187). <> (pag 188). << (…) l’opposizione ai privilegi richiesti dalla Ditta Balleydier per stabilire a Sampierdarena una fonderia si potè vincere perchè fu sottolineato che nell’altoforno progettato si sarebbero potuti fondere cannoni di ferro di ogni specie, e perchè fu detto che i bisogni del R. Corpo di Artiglieria avrebbero avuto la precedenza assoluta. Questo avveniva nel 1840: venti anni dopo lo Stabilimento (…) era uno dei maggiori del litorale ligure. (…) (idem nel 1846 per le origini e svilippo) dell’Ansaldo di Genova.>> (pag 189, 190). (note a piè pagina, mentre per la relazione del Prof. De Rosa nella seduta pomeridiana del 18/3 le Note sono al termine del paragrafo).”,”QMIx-207-FSL”
“AAVV”,”La giovinezza di Franco Venturi. Fotografie e documenti, 1914-1952.”,”Brano della lettera a Croce del 24 ottobre 1937, da Parigi “”(…) Ho percorso con attenzione i due grossi volumi di carte di e riguardanti Buronarroti conservato alla Bibllioteca nazional. Credo poter concludere che per tutto quanto riguarda problemi politici francesi,specialmente nel periodo della Rivoluzione, ma anche in seguito, il lavoro di Robiquet (Paul) è sufficente. I documenti sono pubblicati con cura e abbastanza largamente, anche se il commento sia spesso inadeguato. Invece per tutto quanto riguarda problemi politici italiani quelle carte contengono ancora…”” (pag 26)”,”STOx-014-FSD”
“AAVV”,”Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista (1930). ‘Lavoro collettivo del Gruppo dei Comunisti Intenazionali d’Olanda’”,”La presente opera collettiva Grundprinzipien Kommunistischer Produktion und Verteilung (Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista) Gruppe Internationaler Kommunisten-Holland apparve per la prima volta 40 anni fa. I suoi autori apparteneva al movimento dei Consigli. I Consigli sono apparsi per la prima volta durante la rivoluzione russa del 1905. Secondo Lenin avevano già allora una forza per una presa del potere politico, sebbene si muovessero ancora, in realtà, su terreno della rivoluzione borghese. Per Trotzky, i Consigli operai rappresentavano, al contrario dei partiti politici all’interno della classe operaia, l’organizzazione propria del proletariato. L’olandese Anton Pannekoek vedeva nel movimento dei Consigli l’autoorganizzazione del proletariato, che avrebbe portato al suo dominio di classe e alla sua direzione della produzione. Con lo spegnersi della Rivoluzione russa e con la fine dei Consigli, l’interesse per questa nuova forma di organizzaqzione andò perduta.”,”TEOC-124-FL”
“AAVV”,”Chi ha vinto è la merce.”,”””I singoli individui formano una classe solo in quanto debbono condurre una lotta comune contro un’altra classe; per il resto essi si ritrovano l’uno contro l’altro come nemici, nella concorrenza”” (Marx Engels, L’ideologia tedesca)”,”SIND-003-FAP”
“AAVV”,”Libro di Mormon. Racconto scritto su tavole per mano di Mormon. Tratto dalle tavole di Nefi.”,”‘Il mormonismo è un movimento religioso fondato sugli insegnamenti di Joseph Smith, che dichiarò di aver ricevuto per rivelazione il Libro di Mormon. Questo testo sacro, insieme con la Bibbia, costituisce la base della fede mormone. Ecco alcuni punti chiave sulla storia e le credenze dei mormoni: Origini: La religione dei mormoni nacque il 6 aprile 1830 in una fattoria di Fayette, nello stato di New York, quando Joseph Smith fondò la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno1. Fu in questa data che venne pubblicato il Libro di Mormon, che Smith dichiarò di aver tradotto in inglese da tavole d’oro ricevute da un angelo di nome Moroni. Questo testo racconta la storia di antiche civiltà americane e contiene insegnamenti religiosi. Dottrine e Credenze: Le credenze comuni a tutto il movimento mormone sono varie, ma alcuni punti salienti includono: Rivelazione continua: I mormoni credono in una rivelazione continua da parte di Dio. Tempio: Il tempio di Salt Lake City, Utah è il più noto edificio religioso della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Gospel Restaurato: I mormoni si riferiscono al loro pensiero religioso e dottrinale come il “Vangelo Restaurato”. Aspetti culturali e filosofici: Il termine “mormonismo” viene spesso utilizzato per riferirsi agli aspetti culturali e filosofici del movimento2. Organizzazioni poligame: Dopo la morte di Joseph Smith, alcune organizzazioni mormoni si separarono a causa di divergenze di opinione. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è la branca più numerosa, ma esistono anche altre organizzazioni, come la Comunità di Cristo2. Mormonismo e cristianità: La relazione tra il mormonismo e il cristianesimo è complessa. Mentre i mormoni si considerano cristiani, alcune differenze dottrinali li distinguono da altre confessioni cristiane. In breve, il mormonismo è un movimento religioso con una storia affascinante e una serie di credenze uniche. Se desideri approfondire ulteriormente, puoi esplorare fonti come Wikipedia o risorse specifiche sulla religione mormone23’. (fonte copil)”,”RELx-001-FAP”
“AAVV”,”Storia del partito comunista (bolscevico) dell’ URSS.”,”Nota: mancano in questo volume le prime 16 pagine del testo”,”STAS-001-FAP”
“AAVV”,”Controrivoluzione e prassi rivoluzionaria.”,”Da Wikip: ‘Ottobre Rosso. Ne conseguirono dissidi e scissioni: la prima, nel 1962, dette vita a Milano al gruppo Ottobre Rosso, che scomparve nel giro di qualche anno’ riportato in: https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_Internazionalista Wikip: Partito Comunista Internazionalista Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Nessuna nota a piè di pagina Questa voce o sezione sull’argomento politica è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Sebbene vi siano una bibliografia e/o dei collegamenti esterni, manca la contestualizzazione delle fonti con note a piè di pagina o altri riferimenti precisi che indichino puntualmente la provenienza delle informazioni. Puoi migliorare questa voce citando le fonti più precisamente. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Partito Comunista Internazionalista Stato Bandiera dell’Italia Italia Abbreviazione PCInt Fondazione 1943 Derivato da Partito Comunista d’Italia Dissoluzione 1952 Ideologia Comunismo Marxismo Anti-stalinismo Comunismo di sinistra Internazionalismo proletario Sinistra Comunista Italiana Collocazione Estrema sinistra, Sinistra extraparlamentare (dal 1948) Affiliazione internazionale Tendenza Comunista Internazionalista Seggi massimi Camera 0 / 630 Seggi massimi Senato 0 / 315 Seggi massimi Europarlamento 0 / 76 Seggi massimi Consiglio regionale 0 / 897 Testata Battaglia Comunista Prometeo Colori Rosso Sito web http://www.leftcom.org/it Modifica dati su Wikidata · Manuale Il Partito Comunista Internazionalista (PCInt) è stato un partito politico italiano attivo tra il 1943 e il 1952[1]. Il PCInt nacque nel Nord Italia per iniziativa di alcuni ex dirigenti del Partito Comunista d’Italia, tra i quali Onorato Damen, Mario Acquaviva e Rosolino Ferragni. Essi erano stati espulsi o estromessi per la loro adesione alle posizioni della sinistra comunista rappresentate da Amadeo Bordiga, uno dei cinque militanti che componevano il Comitato Centrale del PCd’I, in netto contrasto con la svolta della Terza Internazionale e con la «costruzione del socialismo in un solo Paese». Un ruolo importante nei primi anni di vita dell’organizzazione lo ebbe anche Bruno Maffi, che era approdato alla sinistra comunista dopo un’iniziale adesione al Partito Socialista Italiano. Indice 1 Storia 1.1 Inizi 1.2 Dalla Liberazione al Primo Congresso 1.3 La scissione internazionalista del 1952 1.4 Il PCInt – Battaglia Comunista 1.5 Dall’espulsione del bordighismo alla sua diaspora 1.6 La scissione di Milano del 1964: nasce il PCInt – Rivoluzione Comunista 1.7 La scissione di Jacques Camatte e le sue filiazioni nel 1966 1.8 L’uscita di Roger Dangeville nel 1966 e Le fil du temps 1.9 L’Istituto Onorato Damen del 2009 2 Ideologia 3 Simbolo 4 Risultati elettorali 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Storia Inizi Il PCInt nasceva con la prospettiva che la sconfitta militare, il peggioramento delle condizioni di vita e le crescenti tensioni sociali facessero maturare una situazione rivoluzionaria simile a quella del precedente dopoguerra, il cosiddetto biennio rosso. Nel periodo che si apre il 25 luglio 1943 i comunisti internazionalisti iniziano uno sviluppo in particolare a Torino, Milano, Parma, Firenze, Asti, Casale e Sesto San Giovanni. La compagine internazionalista comprendeva militanti italiani scarcerati e quelli che rientravano dall’estero, in particolare da Francia, Belgio e Svizzera. Nel novembre 1943, dopo l’armistizio, uscì il primo numero clandestino di Prometeo[2], organo del PCInt formalmente costituito. La rivista fu diffusa nelle fabbriche del Nord Italia, insieme a volantini e documenti. In questo tessuto industriale si andavano creando nuclei di agitazione e organizzazione. A differenza di altre formazioni radicali, come Bandiera Rossa a Roma, Brigata Partigiana Stella Rossa in Toscana e Stella Rossa a Torino, che vedevano nella vittoria del campo democratico “il trionfo delle forze della civiltà”, Prometeo denunciò senza esitazioni la contrapposizione fascismo-democrazia, con conseguente condanna di ogni partigianesimo. Nelle indicazioni di Prometeo non vi era alcun indifferentismo, dal momento che non negava la lotta contro il nazismo e contro il fascismo; sottolineava tuttavia che “combattere il nazismo” è una cosa e “combattere il tedesco” è un’altra, avanzando la parola d’ordine: fraternizzazione dei proletari delle varie nazionalità, antimilitarismo e lotta di classe, per diffondere il contagio della volontà rivoluzionaria, come scriveva Prometeo il 1º marzo 1944. Il senso profondo della posizione del PCInt rispetto al nazifascismo era il rifiuto dell’unità democratico-borghese contro la frazione fascista del capitalismo, per sostenere una rivoluzione proletaria contro il capitale e, quindi, contro il nazifascismo. Furono anni che videro il Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti fortemente attivo contro le posizioni del partito degli internazionalisti: gli internazionalisti gli attribuiscono da sempre gli omicidi politici di Mario Acquaviva, militante di Casale Monferrato e Fausto Atti, ucciso a Trebbo di Reno, nel bolognese, nel 1945, mentre era, infermo, a letto, per mano di quelli che Battaglia comunista denunciò essere sicari del PCI[3]. Battaglia denunciò la volontà di Palmiro Togliatti di eliminare fisicamente lo stesso Onorato Damen, sostenendo che egli avrebbe in tal senso chiesto autorizzazione al Comitato di Liberazione Nazionale. Nel corso del 1944, l’organizzazione raggiunse circa duemila iscritti e poté costituire federazioni in alcune città (consistenti quelle di Torino e Milano); furono costituiti “”gruppi di fabbrica””[4], in contrapposizione alle Commissioni interne promosse dal Partito Comunista Italiano. A partire dal giugno 1944 l’attività si orientò verso le formazioni partigiane, cercando di favorire una prospettiva anticapitalistica[5]. Dalla Liberazione al Primo Congresso Dopo la liberazione, proseguì la crescita del partito che, in luglio, assunse una dimensione nazionale, grazie alla fusione con la Frazione di Sinistra dei Comunisti e dei Socialisti Italiani, che si era diffusa nell’Italia Centro-Meridionale. Dal maggio 1945 l’organo del partito divenne il nuovo giornale settimanale Battaglia Comunista, mentre, dal luglio 1946, la testata Prometeo divenne la rivista teorica, con cadenza bimestrale. Dal 28 dicembre 1945 al 1º gennaio 1946 si svolse a Torino il Convegno nazionale del partito, che vide la partecipazioni di delegazioni estere, dalla Francia e dal Belgio, composte da militanti italiani, emigrati durante il fascismo, come Ottorino Perrone, o francesi, belgi e spagnoli, che avevano aderito alla fine degli anni trenta e all’inizio degli anni quaranta alla Frazione di sinistra del PCd’I. In questo periodo cominciò ad assumere particolare rilievo la collaborazione di Amadeo Bordiga che, sulla stampa del partito, pubblicò importanti scritti, proposti nella rubrica Sul filo del tempo. Dopo un’iniziale estensione in molti ambienti proletari, nei centri industriali ma anche nelle campagne, i comunisti internazionalisti dovettero affrontare crescenti difficoltà che, nel clima del bipolarismo Stati Uniti-URSS e a causa del maggiore peso comunicativo del PCI di Togliatti e Di Vittorio, riducevano sempre di più gli spazi della loro attività. Al Primo Congresso (Firenze, maggio 1948), il clima politico era profondamente mutato rispetto a due anni prima: il passaggio del PCI all’opposizione, dal maggio 1947, svuotò le sezioni dei comunisti internazionalisti e fomentò le polemiche, riguardanti in particolare la natura economica e sociale dell’URSS (definita “”capitalismo di Stato””), le prospettiva della fase in corso e il ruolo dei sindacati, cui si aggiunse poi la questione nazionale e coloniale. La diaspora dei militanti durante il regime fascista e le diverse esperienze maturate minarono l’omogeneità del comune patrimonio teorico, che aveva il suo cardine nelle Tesi di Roma del 1922. Il PCint si presentò alle elezioni per l’Assemblea constituente del 1946 e alle elezioni per la Camera dei deputati del 1948 e raccolse alcune decine di migliaia di voti (soprattutto in Calabria e Lombardia: ad esempio 14 000 voti in Calabria nel 1946, 1 300 voti a Cremona nel 1946, 10 000 voti a Milano nel 1948); la disputa elettorale, comunque, venne espressamente utilizzata non come via democratica al socialismo, ma come ulteriore cassa di risonanza della propria linea rivoluzionaria. La scissione internazionalista del 1952 Nel 1952 si consuma la prima scissione[6] in ambito internazionalista dopo la Liberazione. Il dissenso tra due anime nel Partito, una diretta da Onorato Damen, l’altra influenzata da Amadeo Bordiga (che pure non aderì mai al Partito comunista internazionalista), era emerso già negli anni precedenti. Dopo il 6 settembre 1950, Onorato Damen lascia la direzione del giornale Battaglia Comunista a Bruno Maffi. Onorato Damen critica in questo periodo la tendenza che sta emergendo a livello esecutivo, che ritiene essere di ripudio del Congresso di Firenze, per sancire una svolta non condivisa dal corpo del partito, centrata sulla valutazione che in quel momento storico nulla era possibile fare, se non un’azione di delimitazione di classe. Damen critica duramente questa posizione, che giudica una «calata di brache di fronte ai problemi gravi ed urgenti posti al proletariato e alla sua avanguardia rivoluzionaria dalla crisi e dalla guerra in preparazione» (risposta di Damen alla Circolare del 29 ottobre 1950, con la quale Maffi comunica al corpo militante la mozione approvata a stretta maggioranza dal Comitato Centrale del Partito (CC), nella riunione dell’8-9 settembre 1950). La linea presa dal Comitato Esecutivo (CE) del Partito è confermata nel Convegno Nazionale del 6 gennaio 1951. Questa linea si può sintetizzare in alcuni punti fondamentali: sabotaggio dei sindacati; astensione dagli scioperi con carattere rivendicativo immediato; abbandono dell’attività politica nelle fabbriche. Nel corso di quell’anno le due componenti dibattono serratamente sui punti di dissenso, articolando la discussione sulla proposta di una nuova Piattaforma politica da parte dei bordighisti, ribattuta nei vari punti salienti dallo stesso Damen, il quale inizia a svolgere un’attività faziosa all’interno del partito unitamente ad altri membri del CC (Stefanini, Lecci, Bottaioli); il 1º luglio 1951 il CC deplora questo comportamento. La situazione si aggrava quando la corrente Damen produce un bollettino interno, rompendo di fatto la disciplina del partito; a seguito di ciò il 5 ottobre 1951 il CE procede all’espulsione di Damen e degli altri tre componenti del CC. La corrente Damen continua comunque la propria attività e indìce un II Congresso del partito (promuovendola attraverso una copia del giornale Battaglia Comunista, differente nel formato e nella grafica dall’originale), nell’ipotesi che potesse fungere da momento risolutivo dei dissensi interni, su una base di chiarezza e obiettività. Tale Congresso era chiamato a pronunciarsi sull’intervento del partito nelle lotte rivendicative operaie, sull’eventuale intervento nei sindacati come frazione comunista, sull’eventuale partecipazione alle Commissioni interne, sulla definizione dell’Urss come paese capitalista o tendente al capitalismo e sull’atteggiamento da assumere rispetto alle potenze coinvolte nella ipotizzata guerra mondiale a venire. La componente avversa in cui maggiormente si riconosceva Bordiga e nella quale egli iniziò a prendere parte sempre più attiva, non riteneva invece utile il Congresso. La corrente bordighista si riunì a Firenze nel dicembre del 1951, dove Bordiga lesse le Tesi, denominate “”il catechismo””, come condizione di adesione al partito. Maffi registrò la testata del giornale nel gennaio del 1952 con un nuovo proprietario (il precedente era Bottaioli). Il Congresso promosso dalla corrente Damen, che si tenne dal 31 maggio al 2 giugno, fece decadere dalle cariche tutti i componenti dell’esecutivo, nominandone di nuovi (Ferragni, Lecci e Bottaioli). Si consumò di fatto la scissione in campo internazionalista. Vi erano ormai due organizzazioni; la questione del giornale (vi erano infatti due giornali con lo stesso nome) fu risolta con una causa intentata da Bottaioli, che rivendicò ed ottenne la proprietà della testata. La corrente in cui si riconosceva Bordiga, e nella quale ormai aveva preso parte attiva, terminò la pubblicazione di Battaglia Comunista a fine settembre 1952 con il n. 16 e continuò l’attività dando alla luce la testata Il Programma Comunista. Il nome del partito, al pari, restò lo stesso, Partito comunista internazionalista; la rivista teorica, Prometeo, restò nelle mani del gruppo di Damen. Uscì, come rivista teorica del nuovo raggruppamento bordighista, un solo numero di Sul filo del tempo. Si era dato vita dunque a due organizzazioni internazionaliste. Il Partito Comunista Internazionalista – Battaglia Comunista (Damen) Il Partito Comunista Internazionale – Il Programma Comunista (Bordiga) Il PCInt – Battaglia Comunista Il Partito Comunista Internazionalista – Battaglia Comunista indica come momento della sua definizione politica il secondo congresso del PCInt (Milano, 2-4 maggio 1952), al quale non partecipò la tendenza di Amadeo Bordiga che dall’inizio dell’anno usciva con la testata Il Programma Comunista. In tale occasione fu messa a punto la “”Piattaforma politica del partito””, dove particolare rilievo assunse la netta esclusione di ogni appoggio ai movimenti di liberazione nazionale che, in quegli anni, dominavano la scena politica mondiale, alimentando il cosiddetto terzomondismo. Fin dall’inizio, Battaglia Comunista cercò occasioni di confronto, e spesso di collaborazione, con altre formazioni politiche, come il francese Socialisme ou Barbarie, il gruppo statunitense News and Letters animato da Raja Dunayevskaya, Fomento Obrero Revolucionario (FOR) di Grandizo Munis, Azione Comunista di Bruno Fortichiari e Arrigo Cervetto, Unità Proletaria di Danilo Montaldi. Questa attività ebbe positivi sviluppi sul piano internazionale, contribuendo alla maggiore conoscenza delle reciproche esperienze e posizioni politico-teoriche. Nel settembre del 1960 il Partito avanzò a Programma Comunista e ad Azione Comunista la proposta di incontrarsi e discutere sulla necessità impellente di costruire un polo di riferimento per la classe. A differenza di Programma, Azione Comunista accettò l’invito al confronto, che però non ebbe sviluppi duraturi. La data dell’iniziativa non era casuale, essendo da poco caduto il governo Tambroni a seguito di violentissimi scontri tra lavoratori e forze dell’ordine, durante i quali la polizia aveva sparato e ucciso diversi manifestanti. All’epoca solo il campo internazionalista e quello anarchico si erano schierati dalla parte dei giovani dalle magliette a strisce protagonisti del luglio 1960 e, due anni dopo, di quella dei giovani operai torinesi di Piazza Statuto che si rivoltarono contro le dirigenze sindacali. Nel 1977 il Partito organizzò la “”Prima Conferenza dei Gruppi della Sinistra comunista internazionale””[7] (Milano, 30 aprile – 1º maggio 1977), alla quale parteciparono numerose organizzazioni, tra le quali la Corrente Comunista Internazionale. In seguito, furono organizzate altre due Conferenze e, grazie a questi incontri, Battaglia Comunista, insieme all’organizzazione inglese Communist Workers Organisation (CWO), nel 1983 costituì il Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario (BIPR), che nel 2010 cambierà il nome in Tendenza Comunista Internazionalista (ICT). Dall’espulsione del bordighismo alla sua diaspora Programma Comunista, grazie alla collaborazione di Amadeo Bordiga, affrontò questioni di pressante attualità che, movendo dalla natura economica e sociale della Russia post-rivoluzionaria, entravano nel merito dell’evoluzione del modo di produzione capitalistico, contribuendo allo sviluppo della teoria marxista. Alla fine degli anni cinquanta, l’organizzazione assunse una dimensione internazionale; dapprima in Francia e Belgio, poi in altri Paesi d’Europa, apparvero pubblicazioni in francese, inglese, tedesco, spagnolo e, occasionalmente, anche in altre lingue. L’attività in campo operaio e sindacale e, più in generale, proletario fu impostata nella consapevolezza di attraversare una fase contro-rivoluzionaria, che tuttavia non impedì divergenze riguardo alle forme di organizzazione da adottare. All’inizio degli anni sessanta la ripresa delle lotte operaie[8] spinse alcuni militanti a intervenire e svolgervi un ruolo di propaganda e agitazione classiste. Contemporaneamente, Amadeo Bordiga e altri militanti, tra i quali Jacques Camatte, maturarono invece la convinzione che si stesse attraversando una lunga fase contro-rivoluzionaria, nella quale il partito si sarebbe ridotto a una piccola entità, con compiti e ruoli completamente diversi da quelli dei partiti nati sull’onda della Rivoluzione d’ottobre (Terza Internazionale), e giunsero alla conclusione che si dovesse “”consegnare alla storia”” l’Internazionale Comunista, in quanto espressione di una fase storica ormai superata. Ottobre Rosso Ne conseguirono dissidi e scissioni: la prima, nel 1962, dette vita a Milano al gruppo Ottobre Rosso, che scomparve nel giro di qualche anno. Rivoluzione Comunista Fu più consistente la seconda, del 1964, da cui sorse Rivoluzione Comunista, tuttora operante. Groupe programme communiste Nel 1963, intanto, il Groupe programme communiste di Francia si scioglie e aderisce al PCInt – Programma comunista, con la modalità dell’adesione individuale dei membri. Questo gruppo aveva precedentemente pubblicato delle riviste ciclostilate intitolate Travail de groupe, nel biennio 1956-1957. Quando assume il nome di Programme communiste, si riferiva al PCInt – Programma comunista ancora solo come ad un’organizzazione ‘sorella’ italiana. Dal 1962-1963 inizia un percorso nel quale i militanti francesi presentano ai propri lettori un legame più organico con il partito italiano. Nell’estate del 1963 uscì il giornale Le prolétaire, Bulletin mensuel du parti communiste internationaliste (programme communiste), e da settembre dell’anno successivo come Organe mensuel du parti communiste internationaliste (Programme communiste). Le prolétaire usciva come supplemento a Programme communiste. Quando il Groupe Programme communiste si sciolse, alcuni suoi aderenti non entrano nel PCInt ma in Socialisme ou Barbarie. A tal punto, Programme communiste esce finalmente come Rivista teorica del PCInt Programme communiste. Tesi di Napoli Nel luglio 1965, Programma Comunista adottò le cosiddette Tesi di Napoli[9], in cui oltre ai concetti di partito storico e di partito formale, sul piano organizzativo sanciva l’adozione del centralismo organico, con l’abbandono formale del centralismo democratico (in realtà, mai operante). Fu questo il periodo della scissione del gruppo di Jacques Camatte e l’uscita di Roger Dangeville compiutesi nel 1966. Nonostante l’introduzione del centralismo organico, i problemi di fondo di Programma Comunista restarono irrisolti, provocando una serie di scissioni. Kommunismen Nel 1972 fu la volta della scissione della sezione scandinava, guidata da Carsten Juhl, su posizioni prossime a quelle del KAPD, che diede vita alla rivista Kommunismen, che durò però poco tempo. Gli anni dopo la morte di Bordiga Sono anni difficili per l’organizzazione quelli che seguono la morte di Amadeo Bordiga. Nel periodo dal 1968 al 1971 si sviluppò una politica sindacale che recuperava il sostegno alla CGIL definita “”rossa””, arrivando all’opposto, nel 1972, a teorizzare con i Punti sindacali il superamento storico del sindacato e dell’intervento dei comunisti in esso. Nel 1974-1975 il partito, tradizionalmente astensionista, invita al voto per i referendum su aborto e divorzio in Italia e per quello relativo all’immigrazione in Svizzera. Nel 1976 si aggira la regola dell’anonimato con cui si pubblicavano gli scritti di partito, attraverso alcune edizioni dove il nome di Amadeo Bordiga compariva come autore dello scritto. Programma, ancora, prende parte a Comitati di lotta interclassisti, e teorizza l’esistenza di supplementi di doppie rivoluzioni, con posizioni sostanzialmente a favore dei movimenti di liberazione nazionale emergenti nei paesi periferici. Partito comunista internazionale – Il Partito Comunista Nel 1974, in questa fase tempestosa della vita interna, vengono espulse le sezioni fiorentine del partito, che si riorganizzeranno come Partito comunista internazionale – Il Partito Comunista (da questo partito uscirà una piccola compagine che darà vita nel 2000 al progetto web Materialismo Dialettico). Dal 1979 questo partito pubblica anche la rivista teorica Comunismo. Dal 1989, presente anche a Liverpool, pubblica inoltre in Gran Bretagna la rivista Communist Left. Altre edizioni: in francese La Gauche Communiste, dal 1981, e in spagnolo La Izquierda Comunista, dal 1994. Attualmente, in Italia il gruppo è presente a Firenze, Bolzano, Genova e Torino. Nucleo Leninista internazionalista Nel 1977 si scinde ancora un gruppo che formerà il Nucleo Leninista internazionalista, poi, alla fine del decennio, Nuclei leninisti internazionalisti dalla fusione col gruppo che pubblicava la rivista Il Leninista. Parte dei membri dei Nuclei parteciperanno negli anni novanta alla costituzione dell’Organizzazione Comunista Internazionalista, per poi uscirne nel 2007 come Nucleo Comunista Internazionalista. Il Nuovo Corso Sono anni che da più parti nell’organizzazione, e poi dai gruppi scissionisti, vengono definiti inizio del Nuovo Corso, allontanamento dall’invarianza marxista e crescente attivismo. Ne seguono lotte intestine che proseguiranno fino alla crisi dell’organizzazione del 1982, con alcuni strascichi successivi. Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta vengono espulse le sezioni di Ivrea e Torino, Marsiglia e Francia meridionale, sulla base della loro messa in discussione della gran quantità di comitati messi in piedi o partecipati dal partito, comitati di natura interclassista. Furono allontanate poi le sezioni di Madrid, Schio, Benevento-Ariano Irpino e Torre Annunziata. Les Cahiers du marxisme vivant In Francia, dall’esclusione dal partito bordighista nacque poi nel 1981 il gruppo Les Cahiers du marxisme vivant, animato da Suzanne Voute (anche nota con lo pseudonimo Frédéric, Suzanne Voute fu, con Alberto Vaga, tra le principali esponenti della Fraction Française de la Gauche Communiste Internationale, attiva tra il 1943 e il 1959, nonché parte dello staff dell’edizione francese delle Opere di Karl Marx, curata da Maximilien Rubel per i tipi della casa editrice Pléiade). Il gruppo è tuttora esistente, in Francia, con forze ridottissime, e principalmente dedito ad attività editoriale di ristampa. Il 1982, l’anno della crisi Si avvicina il 1982, l’anno della crisi esplosiva di Programma. La crisi serpeggiava nell’organizzazione dal 1979; alcune delle principali questioni erano: quella della tattica nei confronti delle lotte immediate e degli organismi di lotta proletari indipendenti dal collaborazionismo tricolore, e quella nota storicamente come ‘nazionale e coloniale’ (A proposito di Medio Oriente e Maghreb. Valutazioni sbagliate da premesse sbagliate, «Il comunista», n. 121, luglio 2011). Il “”detonatore della crisi”” (Ibidem) fu la “”questione mediorientale””, l’impostazione che si era affermata su vari organi di stampa internazionale del partito, in particolare su quello destinato ai paesi arabi, El Oumami. Si apriva a una valutazione della “”questione nazionale palestinese”” che prescindeva dalla posizione classica di Lenin e della Sinistra italiana, lasciando indendere che potessero essere le organizzazioni “”borghesi”” come l’OLP, o quantomeno la spontaneità delle masse arabe, a poter aprire allo scatenamento della guerra di classe, senza la presenza di un partito comunista su posizioni classiste. El Oumami scisse su basi nazionaliste borghesi terzocampiste, divenendo poi Organo dei comunisti leninisti algerini. Nello stesso periodo la maggioranza dei militanti parigini e alcuni altri membri del partito in Francia, su posizioni “”apparentemente vicine a El Oumami””, escono dall’organizzazione con la prospettiva di pubblicare una rivista intitolata Octobre (cfr. Convulsions in the revolutionary milieu, «International Review» n. 32 – 1st Quarter 1983). In Germania viene meno la sezione del partito che pubblicava Proletarier, come accade anche in America Latina (cfr. Ibidem). Diversi militanti si allontanano dell’organizzazione protestando contro le espulsioni delle citate sezioni, o in preda allo sconforto dinanzi alla situazione che emergeva in quegli anni. La crisi fu gestita su basi diverse dal consueto. I dirigenti sopravvissuti alla diaspora (concentrati nella sezione di Milano) senza una direzione centrale, dopo l’evidente fallimento del centralismo organico tanto propugnato da Amadeo Bordiga, ma mai effettivamente praticato, tentano di salvare ciò che rimane dell’organizzazione. Dal momento che nessuno si sente in grado di assumersi la responsabilità di coprire la figura deCU come direzione del Partito, si reintroduce il metodo democratico del voto (PCInt., Bollettino n. 1, XI 1982), e sulla base del voto democratico viene eletto un Comitato Centrale, che poi nel giugno 1983 prende il posto del tradizionale Centro. All’interno il dibattito comunque continua con varie divergenze, fino all’ottobre del 1983 quando Bruno Maffi e Alfonso Pinazzi (proprietario della testata) ritirano improvvisamente la testata del giornale, contestando quanto esposto nei numeri 7 e 8, sostanzialmente una critica che metteva in discussione tutta l’esperienza della sinistra comunista, per questo i redattori furono accusati di “”liquidazionismo””. La decisione improvvisa e che non vide alcun dibattito all’interno della sezione di Milano, dove vi era il maggior numero di dirigenti, lasciò tutti perplessi. Venne quindi deciso di continuare l’attività uscendo con la testata COMBAT. Giornale per il Partito comunista internazionale a cui inizialmente parteciparono tutti i componenti della precedente direzione. Ulteriori dissidi interni videro la nascita del Partito comunista internazionale – Il Comunista (che in Francia pubblica Le prolétaire e la rivista teorica Programme Communiste; sono i giornali storici della corrente bordighista in Francia. Difatti, il proprietario legale delle testate, dopo la lotta politica interna di quel periodo, valutò di cedere la proprietà a tale raggruppamento [cfr. Sulle differenze tra le posizioni della sinistra comunista e del partito comunista internazionale e le posizioni dei gruppi che pretendono di esserne «eredi», «Il comunista», n. 115; novembre 2009 – gennaio 2010]). Nacquero di fatto altre diverse organizzazioni: Il Partito comunista internazionale – Programma Comunista, di fatto ricostituito dopo la crisi, dietro la guida di Bruno Maffi. Il nuovo Centro respinge i numeri di Programma Comunista da luglio 1983 a gennaio 1984, considerandoli come estranei alla genuina vita e storia del partito. Di fatto, nel 1984 Programma Comunista conosce una riorganizzazione vera e propria. Nel 1990 si riaprono i rapporti con alcune sezioni che furono allontanate negli anni della crisi interna, come quella di Schio, che riprese il comune lavoro attorno all’originaria testa Il programma comunista. Nel 2000 si ricongiunge a Programma la sezione di Madrid. Notevolmente ridotto, Programma Comunista prosegue tutt’oggi la propria attività, con l’ulteriore lutto di Bruno Maffi. Altre riviste pubblicate: Cahiers Internationalistes in Francia e, in lingua inglese, Internationalist Papers. Manca tuttora (2017) sulla sua stampa una valutazione organica e sistematica della crisi del 1982. Il Partito Comunista Internazionale – Bollettino, che in Francia pubblica Pour la défense du programme communiste. Il Partido Comunista Internacional – el comunista (nueva edición) di Madrid. Il Partido Comunista Internacional – Programa comunista del Venezuela. Il gruppo raccolto dal 1981 intorno a Lettere ai compagni, nel 1999 sostituite con Quaderni internazionalisti, poi n+1 da maggio 2000. Il Partito comunista internazionale – Sul filo rosso del tempo. Nel 2005 la sezione di Schio si separa nuovamente da Programma, dando vita al Partito comunista internazionale – Sul filo rosso del tempo. Il Partito comunista internazionale – La freccia nel tempo Nel 2014 una parte dei militanti del gruppo Partito comunista internazionale – Sul filo rosso del tempo inizia la pubblicazione della rivista La freccia nel tempo. Tesi caratterizzante il lavoro di questa nuova pubblicazione è la necessità di proseguire “”il lavoro teorico della Sinistra Comunista sciaguratamente interrotto negli anni ’70″” (cfr. Chi Siamo e Cosa Vogliamo), sostenendo che era errata la posizione che allora prevaleva in Programma Comunista sulla fine del restauro della dottrina comunista. Questo raggruppamento, che enfatizza la necessità di portare fino in fondo la rottura con il “”Nuovo Corso”” sopra descritto, sottolinea che l’esiguità delle forze della sinistra comunista odierna non deve giustificare la stasi nella restaurazione teorica: anche col rischio di sbagliare, il restauro della teoria marxista deve proseguire, è un “”compito permanente””, e in generale bisogna continuare a “”funzionare come Partito”” (Ibidem) anche quando è evidente che non si è già “”Partito””. Poco dopo fa la sua comparsa La Sinistra Comunista Internazionale, originatasi dal vecchio gruppo Partito comunista internazionale – Sul filo rosso del tempo che per vicissitudini interne cessa l’attività il 6 luglio 2013. La scissione di Milano del 1964: nasce il PCInt – Rivoluzione Comunista Rivoluzione Comunista (RC) sorse nel novembre 1964, in seguito ad una scissione milanese da Programma Comunista. Il motivo fu l’opposizione alle Tesi presentate da Amadeo Bordiga alla riunione di Firenze, che intendevano stabilire nuovi criteri organizzativi, basati sul centralismo organico. Per Rivoluzione Comunista il 1964, l’anno della scissione, era caratterizzato dalla fine del boom economico, con l’inizio di una fase di significative lotte operaie. Mentre per i programmisti la fase era controrivoluzionaria, nel gruppo che darà poi vita a RC matura l’esigenza di un più significativo intervento nella classe. Il gruppo agisce da frazione già dalla fine del 1963, per passare dal programmismo all’internazionalismo militante. Quando si costituì in partito, il gruppo scissionista ha attraversato una fase di discussione interna e di delimitazione politica rispetto a Battaglia Comunista e a Programma comunista. È una fase che va dal 1964 al 1967. Nel 1965 erano ancora forti le divergenze nel gruppo rispetto all’azione pratica da intraprendere. Il superamento di questa fase si ebbe solo con la separazione del gruppo, con l’esclusione di una minoranza che, alla fine del 1965, costituì il Gruppo comunista internazionalista autonomo e, in seguito, pubblicò la rivista L’Internazionalista (1975-1990), gruppo che RC tacciò di formalismo. RC assunse una struttura organizzativa articolata in specifici organismi, come i nuclei di fabbrica e le commissioni per il lavoro di massa, che riflette l’importanza data al terreno dell’intervento pratico. Il senso del lavoro politico di RC è difatti nell’intervenire su ogni terreno di lotta, dando una forte enfasi all’importanza della prassi. Oltre all’organo di Partito (La Rivoluzione Comunista) RC ha dato vita a numerose pubblicazioni, rivolte ai diversi settori di intervento: il bollettino sindacale Lotte Operaie, L’Agitatore Comunista per gli studenti, Donna Proletaria e altri per situazioni contingenti. Di fronte alle agitazioni studentesche (1968) e all’autunno caldo (1969), fino al 1971, si distinse per un’intensa ed estesa attività di propaganda, di agitazione e di organizzazione delle lotte, senza tuttavia raggiungere apprezzabili risultati, la sua presenza organizzata stabile restando circoscritta alle province di Milano, Genova e Varese (con ramificazioni temporanee a Torino, Ancona, Catania ecc). Nel 1973, con la sua VIII Conferenza, RC stabilisce di lottare risolutamente contro l’estrema sinistra di matrice marxista-leninista, spontaneista e operaista. Nel 1974, nell’XI Conferenza, tratta invece dei gruppi della Sinistra comunista: conclude che Battaglia Comunista e Programma Comunista non hanno capacità di saldezza sul terreno pratico, viziati come sarebbero di empirismo e teoricismo. Lotta Comunista viene definita tatticista, limitata alla pratica organizzativa e al movimentismo, allineandosi all’estrema sinistra interclassista. Duro il giudizio sulle tre componenti principali della Sinistra Comunista Italiana di quel periodo: tutte sarebbero da ostacolo alla ricostruzione del Partito comunista. Nel 1975 Rivoluzione comunista tiene il suo VI Congresso, dove lancia la linea del Fronte proletario per contrastare la crisi e la reazione dello Stato. Nel Congresso seguente, nel 1976, ritiene che il 1975 sia stato un anno di svolta nel quale la classe dominante acquisisce coscienza della crisi e si attrezza per gestire la nuova fase. In questo Congresso si criticano fortemente il parlamentarismo e il terrorismo, ritenendo che i proletari più avanzati debbano raggrupparsi in comitati nei quali l’azione violenta si relazioni sempre allo sviluppo dell’azione proletaria e al rafforzamento del partito. Nell’VIII Congresso del 1977 RC ritiene che si stia radicalizzando un’offensiva da parte della borghesia contro il proletariato, ed elabora la tattica della Difesa proletaria, a sostituzione del Fronte proletario. Il 1978 vede l’organizzazione della V Conferenza operaia, che promuove una Piattaforma per la difesa proletaria, e apre all’ipotesi di costruzione di una nuova organizzazione di massa operaia. Nello stesso anno si tiene il IX Congresso di RC, che enfatizza la necessità della difesa dei proletari, in particolare dei suoi strati più vulnerabili; promuove la necessità di una piattaforma immediata per mobilitare la classe operaia centrata su difesa del salario, anche per i non occupati, e apre a difesa di salute, aborto, scuola gratuita, pensioni, misure contro il carovita e abolizione dell’IVA. A partire dal 1980 lancia la lotta contro l’economia definita ora di guerra. Lo Stato italiano avrebbe assunto carattere reazionario, la crisi si aggrava. Nel 1979, al X Congresso, e nel 1980 all’XI, si approva la cosiddetta rotta giovanile; al XII Congresso del 1981 e al XIII Congresso del 1982 elabora lo sviluppo dell’offensiva proletaria, all’insegna della parola d’ordine guerra sociale vs guerra statale e del fronte giovani-disoccupati-operai. Nel 1981 RC decide un lavoro politico stabile nel Sud Italia, e a Napoli in particolare: è l’anno dell’apertura del Fronte Meridionale. Dal 1983 al 1985 RC concentra la sua battaglia proletaria e femminile contro la nuova schiavitù che nasceva dalla diffusione dell’elettronica e dell’informatica nei processi produttivi e nella società. Dal 1986 al 1989 RC passa alla cosiddetta lotta offensiva. Nel XVII Congresso (1986) RC sostiene che la fase della lotta di classe è mutata, che si allargano le lotte sociali, con un passaggio all’offensiva, cui risponde con un programma in 12 punti. Nei due Congressi successivi sviluppa una critica dei nascenti Cobas, e promuove comitati di offensiva proletaria. Nel corso del XXV Congresso del partito, tenutosi nel giugno del 1995, RC riflette sui cambiamenti intercorsi nelle condizioni di vita del proletariato, proponendo una sintesi nel concetto di precarietà strutturale del lavoro. Il dominio capitalistico si estende al massimo grado a livello di proletarizzazione e nei termini di manipolazione distruttiva. Le classi si polarizzano in maniera crescente, la pauperizzazione è, nell’analisi di RC, radicale, e si andrebbe diffondendo la coscienza che il sistema capitalistico è invivibile, e che il potere e la politica che esprime sono reazionari, sottraendo spazio alle ideologie democratiche, al riformismo e al sindacalismo. RC parla apertamente di apocalisse del capitalismo. Il lavoro di costruzione del partito viene, come è sempre stato costitutivamente in RC, legato alla prospettiva di ampliamento della lotta e selezione di quadri in tale contesto. La valutazione che viene fatta è che il proletariato stia esprimendo in quel periodo il massimo di partecipazione a manifestazioni e mobilitazioni. Al contempo, i governi sarebbero andati in quegli anni a rafforzare l’offensiva contro i lavoratori e i pensionati, la militarizzazione dei territori. In questa fase RC concentra il proprio intervento nelle seguenti direzioni: sviluppo del partito mediante le lotte; centralità di donne e giovani; raggruppamento dei giovani disoccupati, cassintegrati e precari in una organizzazione unica; sostegno degli immigrati. Negli anni novanta RC teorizza che la flessibilità diventa un modello sanguinario, che la crisi di regime passa da na fase convulsiva a una dissolutiva, che la lotta di classe è in ripresa, che le forze marxiste-leniniste debbono coordinarsi per costiruire un partito comunista europeo, parte di un organismo comunista mondiale. Nel 1997 sostiene che il capitalismo stia avviando un economia di rottamazione; che si sia stabilito un militarismo sanguinario, quale svolta reazionaria, di controrivoluzione armata del potere, che si sente in diritto di sterminare il proletariato; che il capitalismo attraversi una fase di continue scosse del suo terremoto finanziario; che l’euro rappresenti un nodo di rivalità tra le borghesie d’Europa; che sia il momento di appellarsi con forza alla mobilitazione proletaria e all’internazionalismo, a favore di pensionati, giovani, immigrati, disoccupati e di tutti i lavoratori, contro il militarismo e gli interventi militari, nella prospettiva della rivoluzione e del potere proletario. La scissione di Jacques Camatte e le sue filiazioni nel 1966 Nel 1966, un esponente di spicco del Partito Comunista Internazionale – Il Programma Comunista, Jacques Camatte, guida una scissione dall’organizzazione bordighista contro quello che riteneva essere un nuovo corso attivista. Camatte, che riteneva prematura la stessa esistenza del partito di classe, dopo la pubblicazione nel dicembre 1966 di una rivista intitolata Record, costituì il Groupe Invariance, che nel 1968 inizia la pubblicazione dell’omonima rivista Invariance, il cui titolo si riallaccia all’elaborazione di Amadeo Bordiga sull’invarianza storica del marxismo. A partire dagli eventi del Sessantotto francese, Invariance, dopo 7 numeri nei quali si riallacciava alla dottrina prima sostenuta, inizia un vasto lavoro di critica della Sinistra Comunista Italiana, avviando una messa in discussione degli stessi Bordiga e Marx. Il concetto di Invarianza viene così esteso alla riscoperta della “”comunità umana perduta”” (Invariance n. 3, 1973), riconquistabile non attraverso “”la restaurazione del passato”” (ibidem) ma “”solo attraverso una nuova creazione”” (ibidem). Il maggio francese, per i militanti di Invariance, aveva messo completamente in discussione la teoria della coscienza rivoluzionaria, del partito rivoluzionario, dello sviluppo delle forze progressive: la lezione che il gruppo traeva era che “”il movimento del Maggio francese ha mostrato che ciò che è necessario è un nuovo modo di vivere, una nuova vita”” (ibidem). Nella nuova elaborazione teorica di Invariance il proletariato diventa una componente del capitale, pertanto incapace di compiere una rivoluzione in quanto classe, in quanto soggetto rivoluzionario. Sottolineando quella che riteneva essere la struttura totalitaria del capitale, le rivoluzioni assumevano nel pensiero di Camatte forma di lotta di tutta l’umanità contro il Capitale stesso. Questo pensiero portò Camatte all’anarco-primitivismo. In conseguenza di questa nuova prospettiva teorica di Camatte, nel 1969 un gruppo di militanti esce da Invariance (che comunque continua a essere pubblicata) e prosegue un lavoro teorico e politico sulla base dell’impostazione originaria del gruppo, attraverso la rivista Parti de Classe (1972). Nel 1975 la rivista di quello che si era costituito come Gruppo Comunista Mondiale prende il nome di Le Programme de la Société Communiste (Il Programma della società comunista). Il 1976 è invece l’anno della scissione del gruppo raccolto attorno alla rivista Communisme ou Civilisation. Per Communisme ou Civilisation il riferimento del Gruppo Comunista Mondiale alla prima Invariance è formale, siccome ne avrebbe sovvertito completamente il progetto, affermando che il programma è completamente restaurato, e non sarebbe restato che definire la tattica e costituire il partito. Quello che da Communisme ou Civilisation viene definito come “”apparente anti-attivismo”” (Communisme ou Civilisation n. 21) del Gruppo Comunista Mondiale non sarebbe altro, in realtà, che il risultato di una passività che fa il paio con una totale sclerosi che esporrebbe il gruppo a “deliri anarchici sul ruolo dell’individuo” e sulla concezione della militanza (Ibidem). Communisme ou Civilisation scinde dunque per proseguire il lavoro di restauro della dottrina marxista. Questo gruppo nel 1976-1977 si è concentrato sull””esposizione sistematica e lo sviluppo di tesi classiche”” su diversi temi dimenticati o deformati dopo Marx: dalla questione della periodizzazione del modo di produzione capitalistico in due fasi, alla questione agraria, al funzionamento del modo di produzione capitalistico e sulla sua “”crisi catastrofica””, e quindi al restauro dei fondamenti della teoria della crisi, proseguendo poi negli anni il suo lavoro di “restauro” teorico. Secondo Communisme ou Civilisation il capitalismo si muove per cicli di rivoluzione e controrivoluzione, cui si contrappone il “”movimento di costituzione del proletariato in classe e quindi in partito politico distinto””. Communisme ou Civilisation si considera come “”momento”” del partito storico (in base alla definizione di Bordiga), “”momento” nel senso dialettico di parte di una totalità. Dal 1988 il lavoro di Communisme ou Civilisation prosegue all’interno del progetto della Revue Internationale du Mouvement Communiste (Rivista internazionale del Movimento comunista), pubblicazione congiunta di diverse componenti comuniste internazionali (oltre a Communisme ou Civilisation, Union Prolétarienne e Aube internationaliste della Francia, Comunismo del Messico e Kamunist Kranti dell’India). La Revue Internationale du Mouvement Communiste nacque nel 1988 con l’obiettivo di mettere in comune le deboli forze dell’ambiente marxista, facilitando diffusione delle posizioni e la solidarietà tra militanti rivoluzionari. Un bilancio dell’esperienza di Communisme ou Civilisation viene realizzato nel 1998 dai suoi militanti. Nel corso di questa riflessione la maggioranza dei militanti decide che è il momento di voltare pagina. Nel dicembre di quell’anno vengono sospese le pubblicazioni della rivista; la minoranza che era invece contraria a questa decisione trova spazio per le proprie ragioni nell’ultimo numero della rivista insieme a quelle della maggioranza. L’organizzazione conduce un bilancio critico della propria esperienza, riconoscendo di aver scelto nel passato uno “”splendido isolamento settario”” (La fin d’un cycle, 1998, Communisme ou Civilisation in Revue Internationale du Mouvement Communiste), e di aver capitolato “”sulla questione filosofica”” (Ibidem) rintracciando una differenza sostanziale tra Marx ed Engles. Il proposito dei militanti di Communisme ou Civilisation diventa così “”appropriarsi del e comprendere il socialismo scientifico”” (Ibidem). Il gruppo sviluppa così una rottura con l’ambiente politico rivoluzionario esistente, per enfatizzare la quale decide la fine di Communisme ou Civilisation. Le maggiori critiche sviluppate nel 1998 sono relative alle diverse ipotesi sulla periodizzazione delle fasi del modo di produzione capitalistico e all’idea, ritenuta scorretta, di una natura essenzialmente tattica degli errori che hanno portato al fallimento della Terza Internazionale. In generale si ravvisa uno stato comatoso della teoria nell’ambito dell’ambiente marxista. Il settarismo viene ora letto come diffusa paranoia e vi si contrappone la necessità di unità tra le forze rivoluzionarie. Rifiutando un lavoro centrato sugli individui, si decide di proseguire con un’elaborazione collettiva, con un lavoro anonimo, come nella tradizione bordighista. Si valuta tuttavia insensata l’auto-attribuzione di un nome di gruppo o partito. Pertanto il collettivo assume dal 1998 lo pseudonimo di Robin Goodfellow, la vecchia talpa di Marx[10]. Con questo nome collettivo prosegue tuttora un lavoro che trova riscontro in libri e soprattutto nelle edizioni digitali e in internet; si considera infatti che la forma classica della rivista sia attualmente inadeguata. Nel 1987 il Gruppo Comunista Mondiale conosce un’altra scissione. I due spezzoni che ne risultano mantengono entrambi il nome di Gruppo Comunista Mondiale (GCM); uno dei due GCM prosegue la pubblicazione di Le Programme de la Société Communiste (Il Programma della società comunista) fino al 1992, anno in cui si scioglierà. L’altro GCM avvia nel 1989 la pubblicazione di Le Programme de la révolution communiste (Il Programma della rivoluzione comunista); questo gruppo è attualmente esistente con sede a Marsiglia, e prosegue le pubblicazioni della rivista. Il suo obiettivo principale è la restaurazione programmatica indirizzata alla formazione del Partito comunista mondiale, che per il GCM sorgerà dalla crisi catastrofica del capitalismo, che ritiene essere preparata dallo stesso sviluppo capitalistico. L’uscita di Roger Dangeville nel 1966 e Le fil du temps Lo stesso anno di Jacques Camatte, nel 1966, esce dal Partito Comunista Internazionale – Il Programma Comunista anche Roger Dangeville, altro esponente di rilievo del gruppo raccolto attorno a Amadeo Bordiga, membro di Programma comunista dal 1956. Dopo una brevissima collaborazione con lo stesso Camatte, Dangeville iniziò la pubblicazione della rivista Le Fil du temps, di stampo bordighista, nel 1967. Il titolo della rivista richiama una nota serie di 136 articoli, “”Sul filo del tempo””, pubblicati dapprima (1949-1952) su Battaglia Comunista e poi (1952-1955), dopo la scissione del 1952, su Programma comunista. Dangeville raccolse attorno a sé un gruppo di comunisti, soprattutto giovani, col quale proseguì la pubblicazione della rivista sino al 1976. De Le Fil du temps uscirono 14 numeri in francese (di cui i primi otto ciclostilati e i successivi stampati in tipografia; datati fino al numero 13, che era del novembre 1976, il quattordicesimo numero non reca data alcuna), e, col titolo Der Faden der Zeit, cinque numeri in tedesco, editi dal 1973 al 1977 a Berlino. Parimenti in Italia, a Torino, vennero pubblicate alcune copie della rivista Sul filo del tempo. L’attività del gruppo è riscontrabile anche nella pubblicazione di diversi testi. In Italia viene realizzata da Dangeville la casa editrice 19/75, che pubblica opere sue e di Amadeo Bordiga. Il gruppo Le Fil du Temps aspettava per il 1975 la crisi mondiale del capitalismo, che avrebbe potuto aprire alla rivoluzione comunista, sulla scorta della previsione di Amadeo Bordiga, elaborata sin dagli anni cinquanta sulla base della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto (cfr per esempio: «Io, attendo, in posizione sempre cocciuta e settaria che, come ho sempre preveduto, entro il 1975 giunga nel mondo la nostra rivoluzione, plurinazionale, monopartitica e monoclassista, ossia soprattutto senza la peggiore muffa interclassista: quella della gioventù così detta studente», lettera di Amadeo Bordiga a Terracini, 4 marzo 1969); un lavoro teorico rivendicato significativamente dallo stesso Roger Dangeville nel 1982: «un ampio ed intenso lavoro teorico fu compiuto dal Partito nei primi decenni di questo dopoguerra per restaurare la piena validità del marxismo e definire la prospettiva della crisi futura che ottenne clamorosa conferma nel 1975» (Economia e strategia della rivoluzione proletaria, Edizioni 19/75, 1982). L’Istituto Onorato Damen del 2009 Nel 2009 un gruppo di membri del PCInt- Battaglia comunista esce dall’organizzazione sulla base di una critica di diverse posizioni espresse dalla maggioranza (in particolare quelle che vengono denunciate come teorizzazioni estranee al marxismo su fascismo-antifascismo, legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto, rapporto Partito-Classe, liberazione nazionale), dichiara conclusa l’esperienza della sinistra comunista e costituisce l’associazione denominata Istituto Onorato Damen. Il PCInt ritiene al contrario di continuare a essere nel solco della tradizione politica della sinistra comunista. L’Istituto Onorato Damen pubblica attualmente la rivista DMD’ – Problemi del Comunismo nel XXI Secolo[11] e dichiara di avere come finalità “”lo studio, la ricerca e divulgazione dei principi del socialismo scientifico nonché della storia del movimento operaio italiano ed internazionale nel solco di una tradizione contro lo stalinismo e ogni forma di opportunismo consolidatasi nel tempo, propria della Sinistra comunista internazionale””[12]. Dal 2012 ha istituito il Premio Onorato Damen, indirizzato ai laureati con tesi su critica dell’economia politica, capitalismo, materialismo storico, marxismo, storia del movimento operaio e comunista internazionale, imperialismo e sul moderno proletariato. L’Istituto Onorato Damen dichiara di proiettare il proprio lavoro in direzione di un laboratorio teorico politico internazionale per il programma comunista e verso la costituzione di un partito comunista internazionalista e internazionale. Ideologia Il PCInt rifugge sia le degenerazioni staliniste del comunismo (ossia il cosiddetto “”marxismo-leninismo””) sia quelle nazionaliste di sinistra, spesso derivate dalla teoria stalinista del socialismo in un solo paese. Si riconosce nel comunismo di sinistra e si schiera contro ogni alleanza o coalizione con forze socialiste e staliniste, tacciando di stalinismo il Partito Comunista Italiano e di revisionismo e riformismo il Partito Socialista Italiano. Caratteristiche essenziali delle posizioni del Partito e delle sue scissioni, al netto delle differenze specifiche tra le diverse organizzazioni nate nel corso degli anni, sono l’internazionalismo, il rigetto della collaborazione di classe, il rifiuto del parlamentarismo e della democrazia borghese, il contrasto dell’antifascismo democratico, la negazione della possibilità del Socialismo in un Paese solo. Simbolo Il simbolo del Partito è composto dalla tradizionale bandiera rossa con sopra falce e martello con manici incrociati circondati da una corona di spighe di grano, con sopra ad esse scritto P.C. Internazionalista e sotto Battaglia Comunista. Il simbolo centrale era già stato simbolo del Partito Socialista Italiano durante le elezioni politiche del 1919 e del Partito Comunista d’Italia. Alle elezioni politiche del 1948 il PCInt si presentò in alcune zone con un simbolo diverso, poiché la falce e martello dovevano essere usate solo dal PSI e dal PCI. Il simbolo occasionale fu quindi il profilo di Lenin circondato dalla corona di spighe. Risultati elettorali Elezione Voti % Seggi Politiche 1946 Costituente 24.420 0,11 0 / 556 Politiche 1948 Camera 20.736 0,08 0 / 574 Note ^ The Comrade from Milan ^ Prometeo n. 6, V serie, dicembre 1993. ^ In Battaglia comunista, n. 4, 28 luglio 1945 e ne Lo scontro degli internazionalisti con lo stalinismo e le sue vittime, (Quaderni di Battaglia comunista, 7), Milano 1995. ^ PCInt, Comitato Nazionale dei Gruppi Comunisti di Fabbrica, Volantino “”Per la creazione e il potenziamento dei gruppi comunisti di fabbrica””, 1945. ^ PCInt., Federazione di Torino, Manifesto Ai proletari partigiani, a tutti i lavoratori, 1944. ^ La scissione internazionalista del 1952. Documenti, (Quaderni di Battaglia comunista, 3), Milano 1992. ^ Convocazione delle conferenze internazionali della Sinistra Comunista | Leftcom ^ Piazza Statuto Archiviato l’11 febbraio 2010 in Internet Archive. ^ Tesi sul compito storico, l’azione e la struttura del partito comunista mondiale ^ K. Marx, Discorso per l’anniversario del People’s paper: «Questo antagonismo fra l’industria moderna e la scienza da un lato e la miseria moderna e lo sfacelo dall’altro; questo antagonismo fra le forze produttive e i rapporti sociali della nostra epoca è un fatto tangibile, macroscopico e incontrovertibile […]. Nei segni che confondono la borghesia e i meschini profeti del regresso riconosciamo la mano del nostro valente amico, Robin Goodfellow, la vecchia talpa che scava tanto rapidamente, il grande minatore: la rivoluzione»; K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte: «Ma la rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il purgatorio. Lavora con metodo […]. Essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l’unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: “”Ben scavato, vecchia talpa!””». ^ Copia archiviata, su istitutoonoratodamen.it. URL consultato il 18 febbraio 2014 (archiviato dall’url originale il 14 marzo 2016).; ^ Comunicato Archiviato il 22 febbraio 2014 in Internet Archive. Bibliografia Tesi di Roma 1922: sulla Tattica del PC-d’Italia. Pagine di storia del Partito Comunista Internazionalista (da Battaglia comunista n. 11, novembre 1970). Storia di Rivoluzione Comunista dal 1964 ad oggi. Tesi di Napoli: tesi sul compito storico, l’azione e la struttura del partito comunista mondiale (da Il Programma Comunista, 1965). Tesi di Milano 1966, su sinistra.net. 31 Punti per la difesa della tradizione rivoluzionaria della Sinistra: prodotto dal PCInt – Sul filo rosso del tempo. Archivio on line della Sinistra Comunista, su sinistra.net. URL consultato il 19 maggio 2006 (archiviato dall’url originale il 19 ottobre 2012). Né con Truman né con Stalin: Storia del Partito Comunista internazionalista (1942-1952), Sandro Saggioro, Colibrì, 2010. ISBN 978-88-86345-54-5. In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale «il programma comunista» (dal 1952 al 1982), Sandro Saggioro, Colibrì 2014, ISBN 978-88-97206-18-7. Nascita e morte di un partito rivoluzionario. Il Partito Comunista Internazionalista (1943-1952), Dino Erba, All’Insegna del Gatto Rosso, Milano 2012. Sulle differenze tra le posizioni della sinistra comunista e del partito comunista internazionale e le posizioni dei gruppi che pretendono di esserne «eredi» («il comunista»; n. 115; novembre 2009 – gennaio 2010). Il Partito comunista internazionale nel solco delle battaglie di classe della Sinistra Comunista e nel tormentato cammino della formazione del partito di classe (Edizioni «il comunista», 2010). Sinistra Comunista Italiana 1927-1952 (Edizioni Corrente comunista internazionale). La Frazione di sinistra del PC d’Italia e l’Opposizione internazionale di sinistra, 1929-1933 (Edizioni Corrente comunista internazionale). Voci correlate Corrente Comunista Internazionale Frazione di sinistra del Partito Comunista d’Italia Frazione di sinistra dei comunisti e socialisti italiani Partito Comunista d’Italia Collegamenti esterni Immagini Simbolo del PCInt (1946), su elezionistorico.interno.gov.it. Simbolo del PCInt (1948), su elezionistorico.interno.gov.it. Manifesto per l’assassinio di Mario Acquaviva (1945) (JPG), su leftcom.org. Manifesto sui fatti di Cecoslovacchia (1968) (JPG), su giornalismoestoria.it. URL consultato il 9 luglio 2023 (archiviato dall’url originale il 13 aprile 2013). n.1 di Battaglia Comunista (1945) (JPG), su quinterna.org. n.1 di Programma Comunista (1952) (JPG), su quinterna.org. Siti web appartenenti alle scissioni dal Partito Comunista Internazionalista Sito del Partito Comunista Internazionale – il Programma Comunista, su partitocomunistainternazionale.org. Sito del Partito Comunista Internazionale – Il Comunista, su pcint.org. Sito del Partito Comunista Internazionale – Il Partito Comunista, su international-communist-party.org. Index del Partito Comunista Internazionale – Bollettino, su sinistra.net. Sito del Partito Comunista Internazionale – Sul filo rosso del tempo, su sinistracomunistainternazionale.it. URL consultato il 7 aprile 2007 (archiviato dall’url originale il 4 marzo 2016). Sito del Partido Comunista Internacional – El Comunista, su pcielcomunista.org. Sito del Partito Comunista Internazionale – La freccia nel tempo, su sinistracomunistainternaz.it. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall’url originale il 16 aprile 2018). Sito di Rivoluzione Comunista, su digilander.libero.it. Sito di n+1, su quinterna.org. Sito dell’Istituto Onorato Damen, su istitutoonoratodamen.it. Sito di Invariance, su invariance.ceu.su. Sito del Gruppo Comunista Mondiale, su groupe-communiste-mondial.org. Sito del Collettivo Robin Goodfellow (ex Communism ou Civilisation) Sito dell’Archivio Online della Sinistra comunista, su sinistra.net. URL consultato il 19 maggio 2006 (archiviato dall’url originale il 19 ottobre 2012). Sito del Nucleo Comunista Internazionale, su nucleocom.org. Sito di Materialismo Dialettico, su digilander.libero.it. Sito di Alter Maulwurf, su alter-maulwurf.de.”,”BORD-010-FAP”
“AAVV”,”Atelier populaire. Presenté pa lui-même 87 affiches de mai-jui 1968.”,”L’ 8 maggio 1968, l’ Ecole des Beaux-Arts de Paris é in sciopero. Il 14 viene occupata: gli studenti si ritrovano spontaneamente nell’atelier di litografia dove prendono partito per l’azione diretta, facendo un primo manifesto: ‘Usine, Université, Union’. È l’inizio di ‘Atelier Populaire’ che produrrà tra il 14 maggio e il 27 giugno, data dell’occupazione della Scuola delle Belle Arti da parte della polizia, più di 350 manifesti diversi. Concepiti al servizio dei lavoratori in lotta e realizzate con la collaborazione attiva, questi manifesti sono stati affissi sui muri di Parigi mostrando la solidarietà tra lavoratori e studenti.”,”FRAP-002-FSD”
“AAVV”,”Sipri Year Book 2023. Armaments, Disarmament and International Security. Sintesi in italiano.”,”Record storico per la spesa militare: il mondo sempre più armato. In netto incremento gli investimenti sugli armamenti a livello globale. Lo rivela il rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) che sottolinea aumenti significativi soprattutto per Europa, Asia, Oceania e Medio Oriente. Ma a dominare il mercato delle armi sono Stati Uniti e Nato. Simoncelli, vice direttore di Archivio Disarmo: ‘Operare per arrivare ad una de-escalation nei conflitti attuali. Pura illusione risolvere i problemi internazionali con la forza’. La guerra si configura ormai come il più redditizio business planetario, con ingenti costi che non lasciano fuori alcuna regione del mondo. La spesa per gli armamenti vede, infatti, una straordinaria escalation per il nono anno consecutivo, raggiungendo il picco inedito di 2.443 miliardi di dollari, con la Nato che spende il 55% dell’importo complessivo. Cifre, queste, che rappresentano il 2.3% del PIL mondiale. Lo relaziona il rapporto dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI), che sottolinea come dal 2009 gli investimenti militari siano aumentati in tutte e cinque le regioni geografiche mondiali, dove la spesa è monopolizzata dagli Usa e dalla Nato. A dare una sferzata all’incremento degli armamenti, sottolinea il rapporto, c’è stata certamente la guerra in Ucraina, che ha stravolto ‘radicalmente le prospettive degli Stati europei sulla sicurezza. Questo cambiamento nella percezione della minaccia – ha spiegato il report – si riflette nella destinazione di quote crescenti del Prodotto interno lordo alla spesa militare’. Dunque, punte significative per l’innalzamento dei costi bellici, si registrano anche in Europa, oltre che in Asia, Oceania e Medio Oriente. “”Nessuna zona del mondo – aggiunge il documento – ha visto purtroppo miglioramenti”. Russia e Ucraina. In particolare la Russia, terza nella classifica mondiale, ha stanziato una cifra stimata in 102 miliardi di euro, il 4,5 % a livello globale e il 24 % in più su base annua, ovvero il 5,9 % del suo Prodotto interno lordo (PIL). Dal canto suo, l’Ucraina, ottavo investitore mondiale nel settore delle armi, ha aumentato la sua spesa del 51 %, pari a oltre 60 miliardi di euro, un terzo del suo PIL. Con i quasi 32 miliardi di euro di aiuti militari ricevuti, Kyiv ha ridotto notevolmente il divario con Mosca e la spesa militare totale ucraina è stata pari al 91 % di quella russa. Stati Uniti e Nato. Nello scenario globale dei costi militari, il dominio incontrastato, segnala il rapporto Sipri, è degli Stati Uniti con un investimento di 2,3 % in più, pari a 860 miliardi di euro, ovvero il 37 % della spesa globale e il 68 % di quella dei 31 Paesi membri della Nato. Nel contesto statunitense, in particolare nelle regioni di America centrale e Caraibi, a far lievitare la spesa del 54 % in più lo scorso anno è stata la lotta alla criminalità organizzata, con la maglia nera al Brasile, che ha visto una spesa di 21,5 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 3 %. Significativo, secondo il documento, anche l’aumento degli investimenti nella difesa dei Paesi europei della Nato, che ora rappresentano il 28 % di quelli dell’intera Alleanza, il livello più alto in un decennio con undici di loro al di sopra dell’impegno del 2% del PIL. Tra questi spicca la Polonia che, con un incremento annuo del 75 %, fa registrare il più ingente aumento annuo in Europa. Il Medio Oriente. Il Medio Oriente ha registrato l’aumento maggiore in un decennio, pari al 9 %, con l’Arabia Saudita come leader regionale, seguita da Israele che ha aumentato la propria spesa del 24 % a causa della sua offensiva nella Striscia di Gaza dopo gli attentati di Hamas dello scorso ottobre. “”Il grande aumento della spesa militare in Medio Oriente nel 2023 – si legge ancora nel documento Sipri-riflette la situazione in rapido cambiamento nella regione, dal miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Paesi arabi negli ultimi anni allo scoppio di una grande guerra a Gaza e alla paura di un conflitto regionale””. L’Estremo Oriente. La metà degli investimenti nella regione asiatica li ha spesi, secondo il rapporto Sipri, la Cina con quasi 278 miliardi di euro, il 6 % in più. Il Giappone, dal canto suo, ha stanziato 50,2 miliardi di dollari per le sue forze armate nel 2023, con un incremento dell’11 % rispetto al 2022. Anche la spesa militare di Taiwan è cresciuta lo scorso anno dell’11 % raggiungendo 16,6 miliardi di dollari. Più armi, più tensione. Le spese militari sono state, poi, incrementate esponenzialmente come conseguenza dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 e con la crisi in Medio Oriente: ‘Questo quadro è collegato al venire meno del ruolo della Nato come organismo di controllo dell’area del Nord Atlantico””, afferma il vicedirettore di ‘Archivio Disarmo’, Maurizio Simoncelli, sottolineando che ‘i dati ci indicano che Paesi come Cina, India, Giappone e Taiwan stanno aumentando gli armamenti, mentre, la Cina rimane il secondo Paese mondiale per spese militari dopo gli Usa’. Il quadrante del Pacifico, infatti, rimane un’area di alta tensione: ‘La Cina è il grande competitor degli Usa. Tuttavia, la spesa militare cinese è sempre un terzo rispetto a quella degli Stati Uniti’. Ritorno alla guerra fredda. Sul fronte europeo nel 2023 tutti i 27 Paesi membri hanno aumentato la spesa militare. “Il conflitto in Ucraina sta esacerbando i rapporti internazionali; ormai, tra la Russia e i Paesi occidentali non ci sono spazi di dialogo, si pensa solo ad aumentare il budget militare”, spiega l’esperto. (rec Paola SIMONETTI E Giulia MUTTI)”,”QMIx-330″
“AAVV”,”La scienza. Urss, ieri, oggi, domani.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-002-FAP”
“AAVV”,”Un compagno piange.”,” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAP-002-FAP”
“AAVV”,”Quelques enseignements de notre histoire.”,”SECONDA GUERRA MONDIALE OCCUPAZIONE NAZISTA IN FRANCIA 1941 RESISTENZA CLASSE OPERAIA SERVIZIO DI LAVORO OBBLIGATORIO IN FRANCIA VICHY STO 1942 SITUAZIONE NELLE FABBRICHE ARRESTO TROTSKISTA TEDESCO WIDELIN ASSASSINATO GESTAPO LOTTA PER INTERNAZIONALE IN EUROPA (pag 37-43) L’attività clandestina dei trotskisti nella Francia occupata. Politica di fraternizzazione rivoluzionaria nei confronti dei soldati tedeschi “”En pleine guerre, les trotskystes commencent à reconstruire l’Internationale en Europe, dont la plupart des dirigeants ont perdu pied. Le travail est mené sous l’impulsion principale du P.O.I., en part&iculier de Marcel Hic, qui avait été parmi les premiers à lutter, dans les débuts de l’occupation, pour intégrer les trotskystes dans la lutte des classses et avait pris, après la déportation de Souzin (responsable du syndicat du Bâtiment de la région parisienne), la responsabilité de la commission syndicale du P.O.I. Les Comité européen se reconstitue en 1943, peu avant la déportation de Hic. Les trotskystes n’en restant pas là. Ils s’engagent, dans toute la mesure de leurs moyens, dans une politique de fraternisation révolutionnaire avec les soldats allemands. Dès 1942, «la Vérité» consacre des éditoriaux aux premiers signes de désagrégation de l’armée allemande: mutineries, refus d’obéissance, notamment dnas un sous-marin ancré a Brest. Des tracts et des journaux en allemand sont diffusés dans les casernes, que les soldats allemandes accueillent très faverablement. Et, à Brest précisément, des cellules de marins allemands sont construites, mais aussi à Paris et en ex-zone libre. Ils éditent «Der Arbeiter» puis «Arbeiter und Soldat», organe de la IVe Internationale. L’organisation en groupe de trois est dirigée par un triangle de direction. L’immixion d’un agent de la Gestapo dans l’organisation démantèle le travail allemand en septembre-octobre 1943: trente soldats et marins allemand sont arrêtés et fusilles: une cinquantaine de camarades français tombent. Marcel Hic, Beaufrère, Roland Filliatre, responsable du travail allemand, sont déportés. La répression est si impitoyable que la direction du P.O.I. prend des misures d’organisation très strictes et décide de séparer soigneusement le travail allemand du travail français, de compartimenter les camarades allemands par groupes de trois, les groupes étant reliés entre eux par des camarades non allemands ou par des militants allemands connus de longue date. Le travail allemand est coupé inevitablement de l’organization française… (…Il brano non si legge più…) Les trotskystes allemand Widelin arrété après une tentative d’evasion sera assassiné par la Gestapo. La disparition de Marcel Hic fait apparaître à la direction internationale un militant totalement inconnu: Pablo (Michel Raptis) (pag 42-43)”,”TROS-027-FGB”
“AAVV”,”Lotte operaie negli Stati Uniti d’America 1890-1910. Sindacati e movimento operaio nell’ascesa degli USA a grande potenza.”,”Cervetto Arrigo (1927-1995), teorico marxista, fondatore e dirigente di Lotta Comunista. Marx Karl (1818-1883), capo rivoluzionario del movimento operaio, fondatore del materialismo storico e del comunismo scentifico. Lenin Vladimir Il’ic Ul’janov, (1870-1924), teorico e capo rivoluzionario del Partito bolscevico in Russia, sviluppa la scienza marxista nell’epoca dell’imperialismo. Dirige la Rivoluzione d’Ottobre e fonda la Terza Internazionale. Engels Friedrich (1820-1895), fondatore con Marx, del materialismo storico e del comunismo scientifico; dirigente del movimento operaio internazionale negli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento.”,”MUSx-075-FL”
“AAVV”,”La guerra di Gaza. Una risposta internazionalista.”,”””… la terza questione riguarda le prospettive dell’internazionalismo. Nel 1985, facendo il punto sul «principio della lotta di classe» nell’affrontare la questione nazionale, Cervetto scriveva che il partito leninista che si fosse attenuto a questo principio non sarebbe stato trascinato su «posizioni socialimperialiste» dalla cinghia di trasmissione della questione nazionale: poteva «essere ridotto all’estremo isolamento», ma non poteva «essere snaturato»”” (pag 16)”,”ELCx-340″
“AAVV”,”La guerra di Gaza. Una risposta internazionalista.”,”‘In Israele “”esiste una borghesia e un proletariato””. Nei paesi arabi “”esiste una borghesia e un proletariato”” (…)’ (pag 9)”,”VIOx-237″
“AAVV”,”Contributo di Sampierdarena alla Resistenza. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945. Venti mesi di lotta al nazifascismo.”,”In bibliografia citato il libro di Manlio Fantini, ‘Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella resistenza’ e quello di Paolo Emilio Taviani, ‘Breve storia della Resistenza italiana’”,”ITAR-371″
“AAVV”,”Il Gran Consiglio nei primi cinque anni dell’Era Fascista.”,”Contiene manoscritto allegato sui diritti e doveri del momento, e sui compiti della scuola. Oltre a una pagina di giornale.”,”ITAF-416″
“AAVV”,”Le procès du parti industriel de Moscou. Rèsumé sténographique des débats devant le Tribunal suprême de l’Urss (25 novembre – 8 décembre 1930). Espionnage – Sabotage – Complot.”,”Dono di Vittorio Scotti Douglas”,”RUSS-273″
“AAVV”,”Le Procés du Centre Antisoviétique Trotskiste. Devant Le Collège Militaire de la Cour Supréme de L’U.R.S.S. Contre: Y.L. Piatakov, K.B. Radek, G.Y. Sokolnikov, L.P. Sérébriakov, N.I. Mouralov, Y.A. Livchitz, Y.N. Drobnis, M.S. Bogouslavski, I.A. Kniazev, S.A. Rataitchak, B.O. Norkine, A.A. Chestov, M.S. Stroilov, I.D. Tourok, I.I. Hrasche, G.E. Pouchine, V.V. Arnold. Compte rendu sténographique des débats ( 23 janvier – 30 janvier 1937)”,”Edizione originale, dono di Vittorio Scotti Douglas”,”STAS-076″
“AAVV”,”Veronesi processati e relegati al confino di polizia dal Tribunale speciale dal 1928 al 1943.”,”Verbali autorità con foto, documenti, annotazioni, lettere su condotta esponenti veronesi antifascisti, partigiani, combattenti, deportati”,”ITAR-017-FER”
“AAVV”,”Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe (riproduzione dalla rivista ‘Prometeo’ n. 2,4.5,8,9 e 10 della prima serie).”,”””Tutto il nostro discorso su questa elementare materia vuole condurre a questo risultato: mettere sul conto del fondamentale fattore della forza tutta la somma degli effetti che da essa derivano, non solo quando la forza è impiegata allo stato attuale, con violenza sulle persone fisiche, ma anche e soprattutto quando esso fattore forza agisce allo stato potenziale e virtuale senza i rumori della lotta e lo spargimento del sangue. Travalicando i millenni ed evitando di ripetere l’esame delle successive forme storiche di rapporti produttivi, di privilegi di classe, di potere politico, si deve giungere ad applicare tale risultato e criterio alla presente società capitalistica. È così possibile battere la tremenda contemporanea mobilitazione dell’inganno, la universale regia che costruisce la soggezione ideologica delle masse ai sinistri dettami delle minoranze predominanti, il cui trucco fondamentale è quello dell’atrocismo, ossia, della messa in evidenza (corroborata inoltre da potenti falsificazioni di fatto) di tutti gli episodi di sopraffazione materiale in cui, per effetto dei rapporti di forza, la violenza sociale si è resa palese e si è consumata colpendo, sparando, uccidendo e – cosa che dovrebbe apparire la più infame, se la regia non avesse avuto tremendi successi nell’incretinimento del mondo – atomizzando. Sarà così possibile riportare al loro giusto, preponderante valore qualitativo e quantitativo i casi innumerevoli in cui la sopraffazione, sempre risolvendosi in miseria, sofferenza, distruzione a volumi imponenti di vite umane, si consuma senza resistenza, senza urti, e – come dicevamo all’inizio – ‘sine effusione sanguinis’, anche nei luoghi e nei tempi in cui sembra dominare la pace sociale e la tranquillità, vantata dai ruffiani professionali della propaganda scritta e parlata come l’attuazione piena della civiltà, dell’ordine della libertà”” [‘Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe’, Edizioni Il programma comunista’, Milano, 1963 ca, pag 58]”,”BORD-005-FPB”