“QIAO LIANG WANG XIANGSUI, a cura del Generale Fabio MINI”,”Guerra senza limiti. L’ arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione.”,”””Tutto è questione di numeri””. Seguendo questo pensiero, il filosofo Pitagora incontrò inaspettatamente una serie di misteriosi numeri semplici: 0,618. E alla fine scoprì la regola della sezione aurea, (una formula matematica che indica la derivazione della cifra 0.618). Nei successivi duemilacinquecento anni questa formula è stata considerata dagli artisti come la regola aurea dell’ estetica. Come è stato autorevolmente dimostrato dalla storia dell’ arte, quasi tutte le opere d’ arte considerate come capolavori, sia che fossero state create in maniera casuale o in base a una ricerca intenzionale, sono state tutte vicine o conformi a questa formula nei loro criteri estetici fondamentali. (…) E, naturalmente, la sfera militare non era stata esclusa. (…) L’ ombra dello 0,618 si può individuare in molte forme, dall’ arco della sciabola della cavalleria al vertice della traiettoria di un proiettile, di una granata, di un missile balistico (…) (pag 134-135).”,”QMIx-109″
“QUACK Sibylle”,”Geistig frei und niemandes knecht. Paul Levi – Rosa Luxemburg Politische Arbeit und persönliche Beziehung. Mit 50 unveröffentlichten Briefen.”,”QUACK Sibylle è nta nel 1951, ha studiato scienze politiche, germanistica e filosofia in varie Università tedesche. Ha scritto vari articoli e saggi. Vive a Bonn.”,”LUXS-022″
“QUADRI Santo”,”Dottrine politiche nei teologi del ‘500.”,”Il diritto di resistenza. Mariana. “”Il re riceve l’autorità dallo Stato. Ne possiede e ne può esercitare quanta ne riceve: la possiede e la esercita solo per i fini per i quali gli è stata conferita. Se non avendo autorità (tyrannus tituli), o abusando di quella che ha (tyrannus regiminis) vuole tuttavia imporsi allo Stato, questo ha il diritto di opporsi. I nostri autori al riguardo non fanno che ripetere S. Tommaso con gli opportuni aggiornamenti. Di particolare c’è la posizione di Mariana e qualche battuta polemica di Bellarmino e Suarez (…). Mariana era uno spirito libero: come egli stesso dice vedeva a malincuore sfumare tutte le libertà del popolo davanti all’assolutismo oramai incontrastato dei re. I monarcomachi si erano levati feroci per difendere i diritti del popolo: la questione si fa più delicata coll’introdursi delle polemiche religiose””. (pag 125-126)”,”TEOP-339″
“QUADRI Goffredo”,”Niccolò Machiavelli e la costruzione politica della coscienza morale.”,”QUADRI G. I presupposti della politica: la “”cattiveria”” essenziale e la virtù umana (pag 1)”,”TEOP-423″
“QUADRIO CURZIO Alberto ZOBOLI Roberto a cura”,”Ambiente e dinamica globale. Scienza, economia e tecnologia a confronto.”,”Saggi su: – Scienza, Tecnologia e Ambiente di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Stuart Dobson, Fakhry A. Bazzaz, Enrico Porceddu, Gianfranco Piva, Giancarlo Barbiroli. – Economia e Ambiente di Luigi L. Pasinetti, Massimo Livi Bacci, Emilio Gerelli, Joel Mokyr, Edmond Malinvaud, Siro Lombardini. ————- Curatori, Bibliografia, Mulino ————– Alberto Quadrio Curzio è stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università Cattolica di Milano. “”Noi, l’economia e l’Europa”” (1996), “”Il made in Italy oltre il 2000″” (2000) con A. Fortis. Roberto Zoboli è dirigente di ricerca presso l’ Istituto di Ricerca sulla Dinamica dei Sistemi Economici (IDSE) del CNR di Milano e professore a contratto di Economia e politica internazionale dell’ambiente nell’ Univeresità Cattolica di Milano.”,”E2-STA-001″
“QUADRIO-CURZIO Alberto a cura, saggi di Massimo LIVI BACCI Agniewszka BUCHACZ Riccardo CAPPELLIN Alessandro CIGNO Antonio Maria COSTA Paolo GARONNA Lorenzo GUARCELLO Pierluigi MONTALBANO Luigi PAGANETTO Furio Camillo ROSATI Moshe SYRQUIN Umberto TRIULZI”,”La globalizzazione e i rapporti nord-est-sud.”,”Alberto Quadrio Curzio è stato Presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Rconomia politica e Preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. É Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei e Vicepresidente dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Massimo Livi Bacci è professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Agnieszka Buchacz è stagista presso la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Riccardo Cappellin è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Alessandro Cigno è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Antonio Maria Costa è vice segretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). Paolo Garonna è professore ordinario di Economia applicata nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Padova e Deputy Executive Secretary della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Lorenzo Guarcello è titolare di un contratto di ricerca nell’ambito del progetto Understanding Children’s Work (UCW) presso l’Unicef Innocenti Research Centre di Firenze. Pierluigi Montalbano è dottore di ricerca in Analisi economica, matematica e statistica dei fenomeni sociali e coordinatore scientifico dell’Ufficio studi dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente). Luigi Paganetto è professore ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Furio Camillo Rosati è professore straordinario di Scienza delle finanze nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Moshe Syrquin è professore ordinario di Economia presso la School of International Studies dell’Università di Miami, USA. Umberto Triulzi è professore straordinario di Politica economica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma e direttore dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente).”,”ECOI-219-FL”
“QUAGLIA Marina”,”La circolazione delle élites in Roma in età Repubblicana secondo Pareto.”,”QUAGLIA Marina “”Nell’indagine sull’inserimento dei liberti nella società, il Pareto, seguendo il Mommsen, afferma che potevano entrare nella classe eletta e precisamente nell’ordine equestre, i discendenti di secondo grado dei liberti, mentre quelli di terzo grado potevano fa parte della nobiltà; ed aggiunge che tale movimento acquista intensità alla fine della repubblica”” (pag 49) “”I rapimenti, diffusi in Asia ed in Siria, le vendite di bambini da parte degli indebitati dalle esazioni nelle province, i prigionieri di guerra, formavano in Roma la massa degli schiavi: da un’affermazione posta in bocca a Scipione l’Emiliano risulta che la plebe urbana era dominata da ex-prigionieri di guerra. In effetti, benché per la legge romana fosse illegale, il commercio degli schiavi era talmente vasto, che nel 104 a.C. un senatoconsulto, dietro richiesta di Nicomede, re di Bitinia, prescriveva ai magistrati romani di liberare le persone indebitamente fatte schiave. Ma come fucina di schiavi, il rapimento non è produttivo come la guerra. Una delle misure repressive contro le città ribelli, consisteva, infatti, nel rendere schiavi i cittadini. Da prigionieri di guerra, generalmente, derivavano gli schiavi occidentali, mentre quelli orientali, erano procurati dai mercanti”” (pag 50-51)”,”STAx-261″
“QUAGLIARIELLO Gaetano a cura; saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN”,”Il nuovo spirito di Monaco. L’ Europa e la tentazione di arrendersi.”,”Saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN La penetrazione dell’ Islam in Europa. “”La nuova Monaco dell’ Europa, la prospettiva della resa dell’ Europa di fronte al pericolo del terrorismo islamico globalizzato, è un rischio serio. In primo luogo perché sussistono le condizioni concettuali. L’ Europa ha di fatto favorito l’ avvento, l’ affermazione e la diffusione del radicalismo islamico sul proprio suolo attribuendo ai musulmani dei parametri religiosi e mentali che sono propri all’ Occidente ma estranei alla realtà dell’ Islam maggioritario sunnita. Questi parametri sono la comunitarizzazione, la clericalizzazione e la moscheizzazione dell’ Islam. Ed è in questo semplicistico e ingenuo approccio concettuale, dettato dalla necessità di comprendere e catalogare una realtà oggettivamente complessa e inafferabile, che l’ Europa ha finito per consegnare nelle mani degli integralisti e degli estremisti il monopolio dei luoghi di culto islamici e della rappresentazione mediatica e politica delle comunità musulmane””. (pag 68, Magdi Allam)”,”RAIx-185″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”Gaetano Salvemini.”,”QUAGLIARIELLO G. insegna storia contemporanea nell’Università Luiss di Roma dove ha diretto il dipartimento di studi storici e socio-politici. Si è occupato di ‘De-Gaulle e il gollismo’, della ‘Francia da Chirac a Sarkozy’ e dei rapporti tra Chiesa e politica in Italia.”,”ITAD-104″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”De Gaulle e il gollismo.”,”Gaetano Quagliariello insegna Teoria e storia dei partiti politici nella Facoltà di Scienze politiche della Luiss ‘Guido Carli’ di Roma. Tra i suoi numerosi lavori: La politica senza partiti, Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento, La legge elettorale del 1953.”,”FRAV-003-FL”
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La politica senza partiti. Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento.”,”Gaetano Quagliariello (Napoli, 1960) è ricercatore di Storia dei partiti politici e docente incaricato di Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università dell’Aquila; insegna Teoria e storia dei partiti politici presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss) di Roma.”,”TEOP-084-FL”
“QUAGLIONI Diego”,”I limiti della sovranità. Il pensiero politico di Jean Bodin nella cultura politica e giuridica dell’età moderna.”,”‘Jean Bodin (1529-1596) è stato un filosofo, economista e giurista francese, noto per le sue teorie economiche e i principi del “”buon governo””. Nato ad Angers, Bodin studiò legge all’Università di Tolosa e divenne professore di diritto civile 2. La sua opera più celebre, “”I sei libri della Repubblica””, ha avuto una grande influenza sulla teoria politica, introducendo il concetto moderno di sovranità. Bodin fu un sostenitore della tolleranza religiosa e si oppose alla schiavitù. Tuttavia, alcune delle sue idee, come quelle sulla demonologia e l’astrologia, possono sembrare controverse ai lettori odierni 1. Nonostante ciò, il suo contributo alla filosofia politica e al diritto rimane significativo’. (f. copil.)”,”TEOP-045-FMB”
“QUAGLIONI Diego”,”La sovranità.”,”Diego Quaglioni insegna storia del Pensiero giuridico moderno nell’Università di Trento.”,”DIRx-022-FMB”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”””Già nell’analisi del concetto di merce e dei suoi due fattori (valore d’uso e valore-lavoro), cioè alle soglie del ‘Capitale’, Marx introduce il concetto di “”forza produttiva del lavoro”” (riconducibile al più generale concetto di forze produttive della fondamentale dialettica forze produttive-rapporti di produzione) nei suoi elementi determinanti: “”La ‘grandezza di valore’ di una merce rimarrebbe quindi costante se il tempo richiesto per la sua produzione fosse costante. Ma esso cambia con ogni cambiamento della ‘forza produttiva del lavoro’. La forza produttiva del lavoro è determinata da molteplici circostanze, e, fra le altre, dal grado medio di abilità dell’operaio, dal grado di sviluppo e di applicabilità tecnologica della scienza, dalla combinazione sociale del processo di produzione, dall’entità e dalla capacità operativa dei mezzi di produzione, e da ‘situazioni naturali'”” (‘Il Capitale’, I, 1, p. 52). P. Vilar ha commentato questo passo sottolineando gli inviti ancora attualissimi a un programma di studi che ci riguarda strettamente: “”Sottolineo che Marx ha introdotto con l’ultima indicazione, a proposito delle ‘condizioni naturali’, una serie di suggerimenti, che ha d’altronde rapidamente precisati, sull’osservazione dei ‘mutamenti di produttività nel breve termine’ (nell’ambito delle produttività agricole dominate dalla meteorologia) investendo in tal modo tutto il problema economico-sociale dell'””irregolarità dei raccolti”” nel corso della storia. Investendo anche il problema dell’ineguale produttività delle miniere, sulla quale riposa la storia degli equilibri monetari e del movimento dei prezzi. Ciò infine introduce a un livello più generale, nel programma dello storico, ‘tutta la geografia’ quella delle risorse, quella delle distanze”” (P. Vilar, op. cit., p. 221) (1). Per ‘situazioni naturali’ Marx non intende soltanto clima, le condizioni meteorologiche in rapporto ai raccolti – anche se questo come vedremo più avanti si rivela un elemento di grande rilievo nello studio delle società agrarie precapitalistiche, come anche di recente ha dimostrato W. Kula – o le condizioni naturali della produttività delle miniere, ma, proprio come osserva il Vilar, nel programma scientifico marxiano entro ‘tutta la geografia’, inscindibilmente dalla storia e in particolare dalla storia delle tecniche o della tecnologia. “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura”” e in quanto tale non può pensarsi neppure essa come storia speciale, autonomamente dalla geografia e dalla storia del lavoro sociale e dei rapporti di produzione: “”Una ‘storia critica della tecnologia’ dimostrerebbe, in genere, quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del secolo XVIII. Finora tale opera non esiste. Il ‘Darwin’ ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita uguale attenzione la storia della formazione degli organi riproduttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? E non sarebbe più facile da fare, poiché, come dice il ‘Vico’, la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra? La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Il Capitale, I, 2, pp. 72-3)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 66-67) [(1) P. Vilar, Sviluppo economico e analisi storica, Laterza, 1970]”,”MADS-134″
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”[“”Il carteggio fra Marx e Engels mostra con quanto interesse essi seguano i progressi della ricerca scientifica, soprattutto nel corso del trentennio che va dalla metà del XIX secolo agli anni ’80: un periodo nel quale si impone nella biologia, zoologia, geologia e paleontologia, il concetto di evoluzione, nasce la chimica organica e lo sviluppo delle forze produttive diventa sempre più solidale con il progresso delle scienze della natura (chimica agraria, applicazioni industriali dell’elettricità ecc.). Negli anni 50-60 è soprattutto Marx che si occupa di scienze naturali, di fisica, di cosmologia, di geologia, di fisiologia; mentre Engels, che fino ad allora aveva limitato i suoi interessi in questo campo alla fisica e alla matematica, è soprattutto a partire dagli anni ’70, che, anche per incitamento di Marx, si inizia alle questioni di geologia e gradatamente raccoglie i materiali per l”Anti-Dühring’ e ‘La dialettica della natura’: per i saggi teorici in cui il marxismo della II Internazionale riconoscerà i capisaldi della concezione socialista delle scienze naturali (cfr. K. Marx – F. Engels, ‘Lettres sur les sciences de la nature (et les mathématiques’), a.c. di J.P. Lefebvre, Parigi, Ed. Sociales, 1973). Non è qui il caso di seguire in modo analitico l’atteggiamento di Marx e di Engels nei confronti delle scienze naturali e geografiche – non è fra gli scopi che ci proponiamo – ci limitiamo dunque a soffermarci su alcuni dei punti che in modo problematico possono illuminare alcune questioni che nel primo capitolo abbiamo constatato essere ancora aperte, per esempio il problema del determinismo geografico. Sotto questo aspetto è l”Origine delle specie’ di Darwin che, aprendo nuove prospettive, stimola la riflessione di Marx ed Engels. Engels, che legge Darwin a pochi giorni dalla sua pubblicazione, ne riconosce subito l’importanza e lo presenta a Marx come il maggior tentativo finora fatto “”per dimostrare che anche la natura è soggetta a uno sviluppo storico”” (Lettera a Marx dell’11 o 12 dicembre 1859). Marx, a distanza di circa un anno, riconosce che “”malgrado la mancanza tutta inglese di eleganza nell’esposizione, è in questo libro che si trova il fondamento storico-naturale della nostra concezione”” (Lettera a Engels del 19/12/1860)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 45-46) La chiave storica dell’Oriente. “”Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13/2/1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi””. Con questa valutazione Marx si riferiva alla possibilità di reperire notizie sul Giappone nel quadro delle sue indagini sulla rendita fondiaria. Ma già nel 1853 Marx ed Engels avevano esaminato e apprezzato la letteratura geografica sull’Asia e si erano scambiati per lettera osservazioni di grande interesse e che sono alla base della ‘teoria del modo di produzione asiatico’. Osservazioni che possiamo ora introdurre come esempio di riformulazione marxista di una “”tipizzazione”” o “”formazione storica”” – il ‘dispotismo asiatico’ – che, avendo già trovato larga diffusione e interessanti sviluppi nel Settecento (oltre che negli illuministi francesi anche nella scuola storico-sociologica scozzese), aveva poi ricevuto una trattazione storica non superficiale nelle hegeliane ‘Lezioni di filosofia della storia’ (soprattutto in riferimento alla Cina), che Marx dimostra di superare solo a partire dal 1853, quando affronta il problema per l’urgere della questione politica dei possedimenti inglesi in India. Lo scambio epistolare di osservazioni sulla storia dell’Asia parte dalla lettura engelsiana di ‘The historical geography of Arabia’ di C. Forster, che offriva interessanti informazioni sulla storia religiosa e sociale di ebrei e arabi. Su di esse Marx ritorna, in una lettera a Engels del 2/6/1853, riprendendo appunti di letture che risalivano al ’51: “”Per quanto riguarda gli ebrei e gli arabi, la tua lettera è stata molto interessante per me. Si può del resto dimostrare: 1) in tutte le popolazioni orientali, da quando esiste una storia, esiste una relazione generale tra il ‘settlement’ (insediamento stabile) di una parte di esse e la permanenza del nomadismo delle altre; 2) ai tempi di Maometto la via commerciale dall’Europa verso l’Asia era notevolmente cambiata, e le città dell’Arabia, che prendevano molta parte al commercio con le Indie ecc., si trovavano commercialmente in decadenza, il che in ogni caso contribuì a dare un impulso; 3) per quanto riguarda la religione, la questione si risolverà in quella generale e perciò più facile a risolversi: perché la storia dell’Oriente ‘appare’ come una storia delle religioni? Sulla formazione delle città orientali non c’è nulla di più brillante, di più chiaro e di più indovinato che il vecchio François Bernier (per nove anni medico di Aureng-zebe): ‘Voyages contenant la description du Grand Mogol’ ecc. (…). Bernier trova a ragione la forma fondamentale di tutti i fenomeni dell’Oriente – lui parla della Turchia, della Persia, dell’Indostan – nel fatto che non vi esisteva ‘nessuna proprietà priva del suolo’. Questa è la vera ‘clef’ anche del cielo orientale””. A sua volta, Engels (che nel frattempo si era messo a studiare il persiano) riprendendo la questione della chiave storica dell’Oriente nel punto in cui l’ha lasciata Marx, avanza un’ipotesi che si rifà nettamente al ‘determinismo geografico’ settecentesco: “”L’assenza della proprietà fondiaria è la chiave per tutto l’Oriente. Qui risiede la storia politica e religiosa. Ma per quale motivo gli orientali non arrivano ad avere una proprietà fondiaria, neanche quella feudale? Io credo che la ragione risieda soprattutto nel clima, assieme con le condizioni del suolo, specialmente con le grandi zone desertiche, che si estendono dal Sahara, attraverso l’Arabia, la Persia, l’India e la Tartaria, fino ai più alti altipiani dell’Asia. L’irrigazione artificiale è qui la prima condizione dell’agricoltura e questa è cosa o dei comuni o delle province o del governo centrale. In Oriente il governo ha sempre avuto soltanto tre ministeri: finanze (saccheggio dell’interno), guerra (saccheggio dell’interno e dell’esterno) e ‘travaux publics’, cura della riproduzione. (…)”””” (pag 49-50) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] “”Constatiamo, di passata, che il determinismo climatico di Engels non arriva al punto di spiegare la decadenza delle civiltà orientali con presunte variazioni del clima (come ritennero più tardi alcuni geografi ambientalisti americani), ma lascia agli ‘eventi’ della storia umana un largo margine di azione. Nel frattempo Marx comincia a vedere la questione non più soltanto nei suoi termini scientifici ma anche nei termini politici emersi in occasione del dibattito parlamentare sull’amministrazione inglese delle Indie ed arriva alla conclusione che “”l’annientamento dell’industria indigena ad opera dell’Inghilterra”” debba considerarsi un fatto “”rivoluzionario””. Se giunge a questa conclusione è perché, prendendo le distanze dal determinismo climatico di Engels, ritiene che all’origine dello “”stagnante dispotismo asiatico”” non ci siano soltanto le condizioni climatiche e del suolo con i conseguenti grandi lavori pubblici come base del governo centrale e condizione prima dell’agricoltura e del commercio, ma anche un tipo di popolamento rurale disperso in piccoli centri economicamente autosufficienti perché basati sulla combinazione di agricoltura e manifattura di tipo domestico. Ambedue le circostanze – lavori per l’irrigazione assunti dal governo centrale e dispersione della popolazione in villaggi autosufficienti – sono considerate all’origine di “”un ‘sistema sociale’ tutto proprio (…) il cosiddetto sistema di villaggio””. Dunque proprio perché Marx non privilegia astratti fattori ambientali può ritenere che l’annientamento, da parte del commercio inglese, della piccola industria domestica, essenziale al mantenimento dell’equilibrio economico del sistema di villaggio, può significare la dissoluzione dell’intero sistema sociale del dispotismo asiatico””. (pag 51-52) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974]”,”MADS-011-FPA”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”Dono di Aldo Pressato Contiene i capitoli: – Crisi della geografia – Filosofia e geografia – Materialismo storico e geografia – Dalla critica marxiana della dialettica speculativa alla dialettica scientifica del materialismo storico – Marx, Engels e la geografia Dalle “”società naturali”” alla “”società storica”” – Storia dell’espropriazione dell’uomo rispetto alla natura o storia del dominio dell’uomo sulla natura? – Le “”condizioni naturali”” del lavoro e della produzione .- Le condizioni geografiche della riproduzione e della accumulazione nelle società precapitalistiche – Dalle forme precapitalistiche alla società feudale come forma di transizione al capitalismo (l’accumulazione originaria) – Rivoluzione industriale e genesi della rendita fondiaria capitalistica – Capitalismo e contraddizioni ecologico-territoriali – Bibliografia “”(…) per ora non possiamo ancora ritenere concluso il tema dei rapporti Marx-scienze naturali, Marx-Darwin. Chi conosce gli scritti di Marx sa come questi ami spesso (anche nel ‘Capitale’) confrontare la sua metodologia con quella di Darwin, al punto che non è forse fuori luogo parlare di un’influenza di Darwin su Marx, a patto però di distinguere Darwin dal darwinismo e in particolare dall’ambientalismo positivistico. Per l’aspetto che qui ci interessa maggiormente – il determinismo geografico – si deve infatti riconoscere che Darwin non condivide la ipotesi lamarckiana di un’azione diretta dell’ambiente, osservando che variazioni simili possono interessare individui posti in condizioni differenti e variazioni differenti riguardare individui posti in condizioni simili. Lo stesso discorso vale anche per Morgan: uno dei padri della scienza sociale moderna e tale considerato anche da Marx e Engels. Per Morgan è incontestabile l’influsso di Darwin, ma anche Morgan respinge il determinismo geografico che per l’antropologia è ciò che il lamarckismo è per la zoologia (cfr. E. Terray, ‘Il marxismo e le società primitive’, Roma, Samonà e Savelli, 1969). Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13.2.1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi”””” (pag 48-49) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, Firenze, 1974]”,”ASGx-045″
“QUAINI Massimo, con un saggio di Carlo BITOSSI”,”Levanto nella storia. III. Dal piccolo al grande mondo: i levantesi fuori da Levanto.”,”””La mobilità degli uomini del Medioevo è stata estrema, sconcertante”” (J. Le Goff) (in apertura) LA STORIA DI LEVANTO (f. Comune di Levanto) Per capire Levanto occorre risalire alle sue origini, partendo dalla profondità storica del paesaggio e ripercorrendo le varie identità che la cittadina ha assunto nei diversi periodi: dall’immagine feudale e agricolo pastorale sulle montagne di Bardellone a quella comunale mercantile-marittima al tempo della Repubblica di Genova fino alla odierna configurazione di polo dotato di notevole attrattiva turistica grazie ad un elevato valore ambientale e paesistico. In epoca romana esisteva un piccolo borgo denominato Ceula situato sulle colline dell’odierna Montale, in prossimità delle quali giungeva il mare; esso costituiva un nodo strategico di grande importanza poichè era ubicato nel punto in cui l’antica via ligure che proveniva dall’interno toccava la costa. Dopo la caduta dell’impero romano di occidente (476 D.C.), Ceula entrò a far parte dell’Impero Bizantino. In epoca carolingia (inizio IX sec.) l’attuale campanile della Chiesa di San Siro fungeva da torre di avvistamento e di difesa contro i pericoli provenienti dal mare. A partire dal XIII secolo l’importanza dell’abitato iniziò a diminuire a vantaggio di Levanto che stava ampliandosi direttamente sul mare. Levanto, diventò prima feudo dei Malaspina, passò successivamente ai Da Passano e nel 1229 alla Repubblica di Genova. Nei secoli medievali la vita economica di Levanto si reggeva soprattutto sulle attività mercantili – marmo “rosso di Levanto”, vino ed olio locali – alimentate tanto dalle vie di comunicazione verso la Pianura Padana (la via Francigena) quanto dalle vie marittime che si aprivano sull’intero Mediterraneo; ciò è dimostrato dalla presenza della Loggia e della Darsena. Dopo il Medioevo, il Borgo antico raccolto attorno alla Chiesa di Sant’Andrea ed al colle di San Giacomo conobbe un notevole sviluppo; una seconda fase di espansione è datata XV secolo, con l’edificazione del Borgo nuovo o Stagno nella piana del Ghiararo dovuta principalmente alle rilevanti funzioni economiche e politiche assegnate a Levanto dalla Repubblica di Genova che rendevano insufficiente il borgo medioevale determinando la nascita del Borgo Nuovo sull’allineamento della Via dei Monti collegante il borgo con la valle; tale insediamento mantiene ancora oggi il suo carattere lineare con interessanti palazzi dei secoli XVII e XVIII che si affacciano ai due lati di Via Garibaldi e di Via Guani, di recente ristrutturati tramite il “Progetto Raffaello” dell’Unione Europea. Un’ulteriore fase dello sviluppo urbano si pone tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo con l’apertura degli attuali Corso Italia e Corso Roma. A partire dal 1950 il borgo si è ulteriormente esteso raggiungendo negli anni ’70 l’attuale configurazione. Levanto deve la sua fama turistica anche alla sua posizione al centro di una suggestiva valle, le sue dorsali che finiscono in mare col promontorio del Mesco e la punta di Levanto, costituiscono uno splendido scenario rivestito del verde di boschi , ulivi e vigne. Al centro di ogni territorio sono situati piccoli borghi che hanno conservato i colori antichi della loro identità, insediamenti minori, mulini, cappelle e piccoli santuari nascosti fra la folta vegetazione. La valenza ambientale del territorio comunale è stata riconosciuta con l’inserimento del Promontorio del Mesco nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e la bellezza dei fondali marini ha reso il tratto di mare antistante il promontorio stesso il cuore della Riserva Marina delle Cinque Terre. Recentemente sono stati realizzati, con l’utilizzo dei fondi europei, grossi interventi di recupero del centro storico, tra cui il restauro dell’ex Convento degli Agostiniani, denominato Ospitalia del Mare, in occasione del Grande Giubileo del 2000. Pagina aggiornata il 26/06/2023″,”LIGU-002-FFS”
“QUARANTA Guido”,”Scoop, querele e qualche schiaffo.”,”QUARANTA Guido nato in privincia di Torino nel 1927 ha lavorato all’Unità, Paese Sera, Panorama e l’Espresso. Ha pubblicato vari libri In Parlamento lo hanno chiamato “”Supposta””; ha conosciuto bene Pertini, Cossiga, D’Alema, ha annunciato la prima discesa in campo di Berlusconi. E’ stato preso a schiaffi e ceffoni da un viceministro, è stato denunciato da Busi. Ha lavorato all’interno del ‘Palazzo’ ma anche fuori, ha seguito avvimenti e personaggi dello sport, grandi processi, giornalisti famosi, attori, scienziati.”,”EDIx-193″
“QUARANTA Giancarlo”,”Governabilità e democrazia diretta. Una ricerca sulle possibili risposte alla crisi italiana. Con interventi di Maurice Godelier e Luigi Sartori.”,”Giancarlo Quaranta, nato nel 1937, è stato direttore della Fondazione Moro e ha diretto il Centro di ricerca e documentazione Febbraio ’74. Ha curato un’antologia di discorsi di Aldo Moro dal titolo ‘L’intelligenza e gli avvenimenti’.”,”TEOP-007-FSD”
“QUARONI Pietro”,”Il mondo di un ambasciatore.”,” Pietro Quaroni è considerato il diplomatico italiano più importante dell’ultimo trentennio in Italia. Nato a Roma nel 1898 da padre italiano e madre tedesca si è laureato in giurisprudenza, è stato ufficiale in Russia durante la rivoluzione. Iniziata la carriera diplomatica nel 1920 viene destinato a Istanbul, poi a Buenos Aires e quindi nominato primo segretario dell’ambasciata italiana a Mosca. Successivamente è a Tirana e nel 1932 a Roma promosso consigliere d’ambasciata. Nel 1935 è a Salonicco come console generale poi ambasciatore in Afghanistan, e di nuovo a Mosca. Nel 1946 fa parte della delegazione italiana alla conferenza di pace. Nel 1947 è ambasciatore a Parigi. Nel 1954 pubblica ‘Ricordi diun ambasciatore’ dove descrive gli inizi della sua carriera. Poi pubblica ‘Carriera diplomatica’ che tratta il mondo della politica internazionale e i suoi personaggi. Nel 1959 esce la sua terza opera ‘Le ore d’Europa’. Nel 1958 è ambasciatore a Bonn. Dal 1961 al 1964 è a Londra. Nello stesso anno diventa presidente della Rai, e mantiene la carica fino al 1969. “”Ogni Paese ha il suo genio proprio, e le cose sue deve farle nella maniera che corrisponde a questo suo genio e non in un altro. Il genio italiano è un insieme di elementi contradditori che coesistono senza fondersi: molto idealismo, molto realismo, molte illusioni, molta confusione; molta tolleranza, forse, figlia di un grande scetticismo, ma comunque profondamente umana e un curioso senso di continuità giuridica. L’unità d’Italia è stata fatta secondo questo genio della nostra gente: è stata fatta per storto, se si vuole, ma è stata fatta. Questa è la grandezza vera del nostro Risorgimento: forse è solo ora che cominciamo realmente a rendercene conto. Davanti ai nostri occhi, affascinante e invidiata, l’immagine dell’unità germanica forgiata sui campi di battaglia, scintillante di vittorie militari. Nella storia d’Italia unita ricorre il sogno non abbastanza soddisfatto della gloria militare: e non sono del tutto sicuro che non ci sia rimasto ancora. Date le sue deficienze di partenza, l’Italia aveva superato brillantemente la sua prima grande prova militare, ma negli anni della guerra qualcosa si era sfasciato: la fabbrica politica e sociale, che bene o male, si era venuta costituendo sulle tracce dell’Unità. Un processo lungo, travagliato che iniziatosi in quegli anni difficili, è in corso ancora oggi: da questo processo sta uscendo l’Italia moderna, moderna sul serio. (…) Siamo forse l’ultimo popolo al mondo che, ritenendosi furbo, cinico, calcolatore ed essendolo anche, in parte, crede, in politica estera, al sentimento e all’ideale, e ne risente, dolorosamente, quando i fatti portano a renderci conto che gli altri ci credono un po’ meno di noi. E’ bello certo, ma ha anche i suoi inconvenienti: chissà, forse, anche questo è un’eredità dei bei sogni del nostro Risorgimento”” (pag 11-13)”,”ITQM-211″
“QUARTA Cosimo”,”Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia».”,”Cosimo Quarta lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce. Si è interessato fin dall’inizio del pensiero utopico. Nel corso degli anni ha affrontato problemi di storia dell’ Utopia (Moro, Campanella, Andrea, ‘La città armoniosa’ di Péguy). Marx afferma con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» “”Se l”Utopia’ può considerarsi la prima seria analisi provocata dalle inumane condizioni di vita del nascente proletariato moderno, anzi, se è vero ciò che alquanto perentoriamente afferma Kautsky, ossia che More «ha riconosciuto chiaramente il grande principio – che costituisce una delle basi del socialismo moderno – secondo cui l’uomo è un prodotto delle condizioni materiali in cui vive e che una classe d’uomini può essere elevata soltanto attraverso un adeguato mutamento delle condizioni economiche» (195), allora diviene davvero sorprendente, nel pur vasto e complesso panorama della interpretazioni dell’ ‘Utopia’, l’estrema esiguità di contributi alla discussione critica da parte degli autori d’ispirazione marxista. Già negli scritti di Marx, More e l”Utopia’ vengono citati assi di rado: tre volte, e soltanto come fonte storica, nel primo libro del ‘Capitale’, una quarta volta, assai fugacemente, nell’ ‘Ideologia tedesca’, quando sono richiamati i precursori del comunismo (196). Engels, da parte sua, non ha mostrato maggiore interesse; More e l”Utopia’ compaiono, di passaggio, nei suoi scritti solo quattro volte: due in brevi passi polemici contro Grün e Dühring, e due nelle lettere (197). Ora questo disinteresse non è casuale: va valutato, infatti, nell’ambito della profonda e devastante polemica che Marx ed Engels sostengono contro il cosiddetto «socialismo utopistico» (198); cioè proprio contro quel filone che si richiamava allo scritto di More. Polemica che cominciò assai per tempo e, si può dire, quasi all’improvviso, se si pensa che, ancora nel marzo 1845, Marx ed Engels stavano progettando di curare la traduzione tedesca di una sorta di ‘Biblioteca degli utopisti’, in cui si sarebbero dovute entrare «le cose migliori di Fourier, di Owen, dei sansimoniani ecc.»; mentre appena qualche anno dopo, con la pubblicazione della ‘Miseria della filosofia’ prima del ‘Manifesto’ poi , la polemica era già in atto (199). Ora la polemica di Marx ed Engels non poteva colpire soltanto gli utopisti contro i quali essa era immediatamente diretta, cioè Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Owen ecc., ma doveva finire col travolgere l’intero filone utopico. In uno scritto del 1848 Marx afferma infatti con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» (200). Ed è ovvio che tale condanna comprendeva anche More e la sua opera. Non meraviglia dunque che anche sull’ ‘Utopia’ sia caduto il peso della consegna di Engels, di «lasciare ai rigattieri della letteratura il compito di andare in giro sofisticando solennemente su queste fantasticherie, che oggi fanno soltanto sorridere»; anche se è stato lo stesso Engels a riconoscere «i germi di idee e di pensieri che affiorano dovunque sotto questo manto di fantastico» (201). Tuttavia, la parte positiva del giudizio di Engels non sfuggì ad uno dei primi convinti assertori del «socialismo scientifico», nonché suo amico e segretario, cioè a Kautsky; il quale è l’autore di quell’acuto e penetrante saggio su More e l”Utopia’ che tanto piacque ad Engels da volerlo far tradurre in francese (202). Ma l’opera di Kautsky è pressoché isolata (203)”” (pag 57-59) [Cosimo Quarta, ‘Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia»’, Edizioin Dedalo, Bari, 1991] [(195) K. Kautsky, ‘Thomas More und seine Utopie, Berlin, 1973, p. 220; (196) Cfr., rispettivamente K. Marx, Il Capitale, cit., I, 3, pp. 65, 176-177, 194-195; K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, tr.it., Roma, 1969, p. 454; (197) Cfr. F. Engels, ‘Deutsche Sozialismus in Versen und Prose. Materialen zum “”Anti-Dühring””; lettere a W. Liebknecht del 12 febbraio 1873, e a K. Kautsky del 30 aprile 1891, in K. Marx-F. Engels, Werke (MEW), 39 voll, Berlin, 1961-66, IV, p. 227, XX, p. 588, XXIII, p. 455; XXXVIII, pp. 86-87; (198) Cfr. M. Buber, ‘Sentieri in utopia’, tr. it., Milano, 1967, pp. 9 ss e passim; G. Duveau, ‘Sociologie de l’utopie et autres essais’, Paris, 1961, pp.7 ss, e passim, 190 e passim; J. Grandjonc, ‘L’Utopie en quête de Science. Remarque sur l’utopisme social au XIX siècle’, nel numero speciale dei “”Cahiers d’etudes germanique””, contenente gli “”Actes du 13e Cognres de l’association des germanistes de l’enseignement superieure””, Aix en Provence, 26-28 avril 1980, pp. 93-118. Le ragioni per cui ho definito “”devastante”” tale polemica sono chiarite nel mio saggio ‘Péguy e la tradizione utopica: la sua rottura, la sua ripresa’, in “”Quaderno Filosofico””, 4, Lecce, 1980, pp. 99-128; (199) Si veda rispettivamente, la lettera di Engels a Marx del 17 marzo 1845 K. Marx-F. Engels, Opere Complete, tr.it, Roma 1972, XXXVIII, pp. 25-29; K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, tr. it., Roma, 1969, pp. 44, 60, 107, 144; anche la lettera di Marx ad Annenkov del dicembre 1846, in appendice al testo precedente, pp. 151-162; K. Marx-F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, tr. it., Roma, 1971, pp. 96, 109 e passim.; (200) Si tratta dell’articolo ‘Der “”Debat social”” vom 6. Februar über die Association démocratique’, in “”Deutsche Brüsseler Zeitung””, 13.2.1948, ora in MEW IV, pp.511-513. L’espressione citata è a p. 512: “”Der deutsche Kommunismus der entschiedenste Gegner alles Utopismus ist””; (201) F. Engels, L’evoluzione del sociailsmo dall’utopia alla scienza””, tr. it., Roma, 1970, p. 74]”,”SOCU-008-FMB”
“QUARTARARO Rosaria”,”Roma tra Londra e Berlino. La politica estera fascista dal 1930 al 1940.”,”Rosario QUARTARARO, nata a Torino nel 1949, ha iniziato a lavorare come ricercatrice presso la London School of Economics and Political Science. Svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma e ha svolta analoga attività presso l’ Istituto di Storia Moderna della Facoltà di Lettere. “”Sebbene le precedenti ouvertures di Mussolini indicano che egli preferisse un accordo bilaterale che avrebbe sancito la preminente posizione italo-britannica in Europa e nel Mediterraneo, le istruzioni di Vansittart a Drummond, in merito alla possibilità di concordare in futuro un’intesa “”tripartita e multilaterale””, dovettero indurre Roma a ritenere che la Gran Bretagna sarebbe stata più disponibile verso un accordo di questo tipo, specialmente se questo riuscisse a sommare insieme l’ entente a la détente. (…) La proposta del Patto Mediterraneo, come condicio sine qua non della collaborazione anglo-italiana in Europa, venne ripetuta per tutto il corso del ’36-’37, prima e dopo la creazione dell’ Asse, e prima e dopo la conclusione del Gentlemans’s Agreement del gennaio ’37, parallelamente all’ intensificarsi della propaganda e delle attività politiche antibirtanniche in Egitto e in Medio Oriente. In pratica, ininterottamente, fino alla conclusione del Patto di Pasqua dell’ aprile 1938 e, in mutate condizioni politiche, perfino dopo il Patto d’ Acciaio. La politica estera fascista, in questi anni, rivela che il tradizionale “”opportunismo”” non escludeva una coerenza di fondo nel portare avanti linee di espansione multiple e strutturate tutt’altro che in modo rigido, ma che miravano tutte ad assicurare all’ Italia, nel Mediterraneo ed in Europa una posizione di prestigio pari, o addirittura superiore, a quella britannica””. (pag 194)”,”ITAF-210″
“QUARTARARO Rosaria / TEDESCHINI LALLI Mario / SCHRÖDER Josef / FERRETTI Valdo / MILLER James E. / CANNISTRARO Philip V. / CONTI Flavio Giovanni”,”Aspetti e momenti della crisi europea e della seconda guerra mondiale. Inghilterra e Italia. Dal Patto di Pasqua a Monaco (con un’appendice sul «canale segreto» italo-inglese (Quartararo) / La propaganda araba del fascismo e l’Egitto (Tedeschini Lalli) / La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler (Schröder) / La politica estera giapponese e i rapporti con l’Italia e la Germania (1936-1939) (Ferretti) / Carlo Sforza e l’evoluzione della politica americana verso l’Italia, 1940-1943 (Miller) / Gli Italo-Americani di fronte all’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale (Cannistraro) / Il problema politico dei prigionieri di guerra italiani nei rapporti con gli alleati (1943-1945) (Conti).”,”””Fin dalla metà degli anni venti, Hitler perseguiva un «programma» di politica estera indiscutibilmente ben delineato nella sostanza e nell’obiettivo finale. In questo «programma» si manifestava non soltanto la volontà di lotta contro il giudaismo e il bolscevismo, ma anche la necessità di ampliare lo «spazio vitale». Inoltre, dopo il raggiungimento del potere, Hitler era chiaramente intenzionato a dare al continente europeo, sotto la guida di una Germania rinnovata, un nuovo ordinamento razziale. In seguito bisognava condurre il Reich ad una posizione di «potenza mondiale» accanto all’Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti. Infine Hitler si aspettava – tuttavia soltanto per il periodo seguente la sua morte – una disputa per così dire continentale fra «potenza mondiale» Germania e «potenza mondiale» USA per il «dominio mondiale». Al fine di realizzare la soluzione prospettata nel suo programma – «la Germania o sarà potenza mondiale o non sarà» (‘Mein Kampf’) – nel senso auspicato, Hitler progettò il perfezionamento di un sistema di alleanze mirante tanto ad una apparente definizione delle sfere d’interesse con l’Inghilterra, quanto ad una più stretta collaborazione con l’Italia e il Giappone. I suoi sforzi per giungere, in seguito alla conclusione del patto navale anglo-tedesco, anche ad una globale composizione degli interessi con l’Inghilterra, fallirono. Per contro, il 25 ottobre 1936, ebbe luogo la costituzione dell’«Asse Roma-Berlino». Si trattava non tanto di un’alleanza formale quanto piuttosto di un accordo alquanto vago sul coordinamento e l’adeguamento della politica estera tedesca e italiana. Con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939, tale accordo fu, però, esteso ad una alleanza militare che, in un primo tempo, non era legata ad alcuna riserva. Tuttavia, Mussolini, facendo presente le limitate possibilità del suo paese sul piano militare ed economico, fissò la disponibilità italiana, poco tempo dopo, al periodo successivo al 1942. Di conseguenza, il 2 settembre 1939, giorno seguente all’inizio dell’offensiva tedesca contro la Polonia – e del resto non senza l’accordo di Hitler – l’Italia passò coerentemente alla «non belligeranza». Come con l’Italia, Hitler cercò di stabilire rapporti più stretti anche con il Giappone”” [Josef Schröder, ‘La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler’] (pag 752-753)”,”RAIx-361″
“QUARTARARO Rosaria”,”L’anschluss come problema internazionale. Le responsabilità anglo-francesi.”,”Rosaria Quartararo, allieva di Renzo De Felice, ha svolto una lunga attività di ricercatrice presso la LSE London School of Economics and Political Science e attualmente (2005) svolge attività didattica e di ricerca presso l’Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di ROma La Sapienza. Ha pubblicato diversi saggi sui rapporti italo-inglesi negli anni ’30 e in particolare l’opera in due volumi ‘Roma tra Londra e Berlino’. La poltiica estera fascista dal 1930 al 1940′. ‘Contrariamente a quanto si è detto e scritto per decenni sulla responsabilità dell’Italia fascista, e personale di Mussolini, di avere permesso alla Germania nazista di impadronirsi della libero Repubblica austriaca, questo libro sostiene, sulal scorta di una approfondita ricerca su documenti diplomatici internazionali, la responsabilità, non solo di Mussolini, ma anche congiuntamente dei dirigenti politici francesi e soprattutto inglesi, che all’ultimo momento, quando avrebbero dovuto prendere posizione a fianco dell’Italia, si disinteressarono del problema austriaco lasciando quindi via libera a Hitler’ (quarta di copertina) Se colpa ci fu, fu generale. Tutti gli Stati europei ebbero la loro parte di responsabilità e da esse non è esclusa nemmeno le vititma , cioè l’Austria (pag 13, introduzione)”,”RAIx-400″
“QUARTIM João”,”Brasile: dittatura e resistenza.”,”QUARTIM João è nato nel 1941 a Sao Paulo. Laureatosi nell’Università della città, vi ha insegnato filosofia dopo un periodo di studi a Parigi. Membro di Vanguardia Popular Revolucionaria (VPR) una delle principali organizzazioni in lotta contro la dittatura dei militari ne è stato espulso nel 1969 per disaccordi di linea. E’ vissuto poi a Parigi.”,”AMLx-148″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di BATALBA Claudio H.M., MANTEGA Guido, ARANTES Paulo Eduardo, FREDERICO Celso, KAREPOVS Dainis CASTILBO MARQUES NETO José LÖWY Michael, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 2. Os Influxos Teóricos.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-055″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di SAES Décio, COUTINHO Carlos Nelson, DÓRIA Carlos Alberto, NAVARRO DE TOLEDO Caio, FREDERICO Celso, CANELAS RUBIM Antônio Albino, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 3. Teorias, Interpretações.”,”QUARTIM DE MORAES J.”,”MALx-056″
“QUARTIM DE MORAES João DEL ROIO Marcos a cura, saggi di OSÓRIO SILVA Lígia, DA SILVA Angelo José, SERVOLO DE MEDEIROS Leonilde, DÓRIA Carlos Alberto, SANTOS Raimundo, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 4. Visões do Brasil.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-057″
“QUARTIROLI Ivo SPINELLI Andrea”,”C/UNIX guida per il programmatore.”,”Ivo Quartiroli è coautore per la CLUP del testo introduttivo UNIX. Collabora con riviste specializzate e svolge attività di consulenza presso software house. Andrea Spinelli è laureando in Scienze dell’informazione presso l’Università di Milano. É autore del progetto ABC per l’automazione delle biblioteche.”,”SCIx-068-FL”
“QUASIMODO Salvatore, a cura di Guido DI-PINO”,”Poesia, prosa, traduzioni.”,”Sandor Petöfi: “”(…) E dominano i venti gli uragani, l’uno mulina in alto su nell’aria, si lancia l’altro in basso con furia sfavillante, e un altro l’investe e li stringe nella lotta e giù scintilla la neve come pietra focaia (…)’ (pag 778) (La Puszta d’Inverno)”,”VARx-021-FGB”
“QUASIMODO Salvatore”,”Poesie.”,”Uno dei suoi libri più importanti è ‘Ed è subito sera’ (1942), Q. diventa un rappresentante dell’ermetismo. Non è particolarmente coinvolto dalal guerra e non prende parte alla Resistenza. Si iscriverà in seguito al Pci, operazione non sgombra da motivazioni di opportunità. (pag 17) “”Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.”” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”VARx-021-FAP”
“QUATREFAGES René”,”La Revolución Militar Moderna. El Crisol Español.”,”QUATREFAGES R. nato 28 dicembre 1944, Negli allegati i testi di molte ordinanze spagnole.”,”QMIx-058-FSL”
“QUATREFAGES René”,”Los tercios.”,”Nato a Saint Jean du Bruel (Aveytron) 28 dicembre 1944, René Quatrefages è uno storico francese specializzato nella storia della Spagna e in particolare del Tercio. Laureato alla Sorbona con dottorato in lettere. Già membro sezione scientifica dell’Institute for Advance Hispanic and Iberian Studies della Casa de Velàzquez di Madrid. E’ autore di opere di consultazione sul Tercio (1983) e sulla Rivoluzione militare moderna (1996).”,”QMIx-062-FSL”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITT-005″
“QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M. scritti di”,”L’ Italia dalla liberazione alla repubblica. Atti del Convegno internazionale organizzato a Firenze il 26-28 marzo 1976 con il concorso della Regione Toscana.”,”Scritti di QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M.”,”ITAR-016″
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido QUAZZA è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il punto-chiave, per i suoi diretti e immediati riflessi sul rapporto di forze, è nel fatto che gli anglo-americani decidono di rinunciare a protrarre l’ offensiva oltre la linea ‘gotica’ (è del 27 ottobre l’ ordine di Alexander alle truppe di fermarsi), abbandonando definitivamente i progetti di Churchill, il quale, inseguendo il s uo disegno di restaurazione del predominio inglese nel Mediterraneo, avrebbe voluto spingere l’ azione fino a Lubiana. Cessato, o almeno assai ridotto l’ interesse militare degli Alleati occidentali al fronte italiano, posposto ad altri fronti, resta in loro prepotente e prioritario il desiderio di rendere il più possibile indolore il trapasso dei poteri al momento dell’ ormai sicura sconfitta dei tedeschi”” (pag 291)”,”ITAR-045″
“QUAZZA Guido, a cura di Anna BRAVO”,”I gruppi dirigenti nell’ Italia moderna. I.”,”Declino. “”Genova, Venezia e Lucca hanno un loro peculiare carattere di repubbliche aristocratiche, nelle quali, pertanto, il dominio oligarchico tradizionale non soffre limitazioni derivanti dal potere dinastico. Soltanto il privilegio ecclesiastico vi viene combattuto, e – tranne a Venezia, ove perdura la tradizione sarpiana – non sempre con costanza ed energia. L’ antico valore progressivo della nobiltà, ch’era stata l’ audacia mercantile o finanziaria, si è ormai spento, sostituito da un’ irrevocabile volontà di conservazione. Il regresso demografico della casta dominante e il suo indebolimento per le divisioni interne fra i primogeniti e i cadetti si legano con la ricerca, ormai quasi esclusiva, del più comodo impiego di capitali nelle grandi proprietà terriere e nei palazzi sontuosi gremiti di costosissimi mobili, quadri e suppellettili. Del resto, i vecchi proventi marittimi sono ormai di molto ridotti: Venezia è scaduta a porto regionale, Genova è battuta da Livorno.”” (pag 48)”,”ITAB-156″
“QUAZZA Guido”,”La decadenza italiana nella storia europea. Saggi sul Sei-Settecento.”,”Guido QUAZZA, nato a Genova nel 1922, ha iniziato a insegnare nell’ Università diPisa nel 1948; e dal 1964 è professore di storia contemporanea nell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La lotta sociale nel Risorgimento’ (1950), Le riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento’ (1957), ‘L’ equilibrio italiano nella politica europea del Settecento’ (1965), ‘La Resistenza italiana’ (1966). Quazza ha inoltre curato il volume collettivo ‘Fascismo e società italiana’ (1973). “”Parlare di dominio della città sulla campagna è giusto solo in quanto si tenga conto che si tratta d’un dominio il quale capovolge in sede politica il rapporto esistente nella realtà economica: la città detiene la supremazia politica, ma la fonte di questa supremazia è nella campagna, che, nonostante l’ origine mercantile della forza principesca e nobiliare, è ancora la principale sorgente del potere economico. In questo senso, non si saprebbe se affermare che la città prevale sulla campagna o viceversa, in quanto al predominio della prima si potrebbe opporre il gravame, tipico dell’ Italia, della seconda su tutta l’ economia e, con questa, su tutto il sistema dei rapporti sociali e sugli atteggiamenti spirituali e psicologici.”” (pag 189)”,”ITAG-137″
“QUAZZA Guido”,”L’ industria laniera e cotoniera in Piemonte dal 1831 al 1861.”,”””Un apporto di prim’ordine al perfezionamento qualitativo offre al Biellese la limitrofa Valsesia, ma non prima dell’ età cavouriana, poichè fino allora, e da secoli, essa era più un mercato importante di lane gregge che non una sede di elaborazione di filati e tessuti. A Borgosesia-Aranco, crocevia tradizionale nel viaggio delle lane bergamasche, centro-europee e orientali verso il Piemonte, sorge, il 30 gennaio 1850, a fianco delle minuscole tessiture Bader e Marchetti, la ditta Fretalli Antongini e Comp..””. (pag 55)”,”ITAE-154″
“QUAZZA Guido”,”L’ utopia di Quintino Sella. La politica della scienza.”,”QUAZZA Guido è da oltre trent’anni professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università. Studioso dei secoli dal ‘600 ad oggi, è preside della Facoltà a Torino. Il viaggio in Germania. L’ esperienza tecnica e sociale nello Harz tedesco. “”Sella è molto interessato a conoscere gli abitanti della regione: come nuovo acquisto di esperienze di vita, ma anche (l’ ho ricordato nel capitolo che registra i primi segni di attenzione al problema della lingua) per il confronto che va istituendo fra il carattere dei popoli europei, e in particolare fra gli italiani e i francesi. A quest’ analisi, partita dai fatti del febbraio ’48 a Parigi, i contatti con i montanari dello Harz non offrono in verità se non impressioni povere e ancora troppo generiche, nonostante l’ aiuto datogli dal direttore delle miniere, messo a sua disposizione dopo la presentazione fattagli dall’ ex ministro sardo Gallina. Le impressioni sono, inoltre, turbate dalle notizie provenienti dai suoi superiori piemontesi, i quali sembrano volergli imporre nuovi imprevisti compiti.”” (pag 179) “”L’ inventiva e lo sforzo di tenersi aggiornato sulle novità della tecnologia sono un’ altra caratteristica di Quintino, che vuole stare sempre all’ erta, curioso di sapere e di saper fare””. (pag 297)”,”ITAB-190″
“QUAZZA Guido”,”La lotta sociale nel Risorgimento. Classi e Governi dalla Restaurazione all’ Unità (1815-1861).”,”La Chiesa cattolica e lo Stato pontificio. Il Vaticano. “”L’ “”anarchia organizzata”” e le forze novatrici. “”Di gran lunga prevalenti numericamente erano, nella struttura della società pontificia del tempo di Gregorio XVI, le classi agricole: circa un terzo della popolazione, cioè un milione di abitanti, contro 250.000 artigiani, 200.000 proprietari, 100.000 commercianti, 53.000 preti, 38.000 magistrati e professionisti vari, 21.000 militari, 21.000 studenti, 360.000 domestici e poveri (secondo le cifre del Demarco (1)). Sulla prevalenza, garantita e perpetuata dall’ arretratezza dei sistemi di lavorazione del terreno, e sull’ ignoranza di queste masse agrarie, facilmente addormentate dalla superstizione e dal feticismo religioso, era fondato, come sul suo miglior sostegno, il dominio dell’ alto clero e della poco numerosa privilegiata nobiltà feudale e mercantile dei Colonna, degli Orsini, dei Torlonia. Mentre i nobili andavano scialacquando e depauperando i patrimoni aviti in una dissipata vita di giochi, di amori, di feste e di orgie, abbandonando ai preti l’ amministrazione pubblica e spesso riducendosi a lottare coi cadetti affamati, la miseria degli altri ceti si faceva sempre più evidente. Il tutto lo Stato grave era il marasma socile e l’ inerzia produttiva””. (pag 119-120) (1) D. Demarco, Il tramonto dello Stato pontificio. Il papato di Gregorio XVI, Torino 1949″,”ITAB-205″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”Contiene il saggio di Aldo Zanardo: ‘Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels’ (pag 3-61) il saggio di Rita Di Leo: ‘Riforme e rivoluzione nella teoria e nella prassi del bolscevismo’ (pag 61-109) il saggio di Aldo Agosti: ‘Riforme e rivoluzione nella III Internazionale comunista fino al VII Congresso’ (pag 129-177) e il saggio di Leo Valiani: ‘Il movimento operaio in Austria e Ungheria: dalla repubblica dei consigli del 1919 alla lotta armata del 1934’ (pag 177-211) “”Troviamo così (in Marx ed Engels ndr) la convinzione che il dominio sociale borghese o feudale-borghese non consente serie modificazioni parziali; e troviamo la convinzione che il proletariato, schiacciato dalla forza del capitale e dalla concorrenza fra gli operai, non riesce fino alla rivoluzione a uscire veramente dalla negatività e a costituire premesse positive e resistenti della transizione. Un dualismo radicale, aggredibile di fatto con la sola rivoluzione, segna la società borghese. Ricordo il manoscritto di Marx sul ‘Salario’ del 1847, dove a proposito di quelle “”riforme”” che sono le associazioni operaie si osserva: “”Costi che esse provocano per gli operai, per lo più maggiori degli aumenti di guadagno che vogliono ottenere. A lungo andare non possono resistere alle leggi della concorrenza””. Ricordo anche la prima sezione del ‘Manifesto’, la quale si conclude presentando il proletario come il lavoratore produttivo che con lo sviluppo delle forze produttive della sua società non può elevarsi e può cadere sempre più in basso e diventare “”il povero””. Ricordo ancora ‘Lavoro salariato e capitale’. Proprio nelle prime pagine, che sono dell’aprile 1849, nel quadro di una interpretazione del fallimento della rivoluzione ispirata alle posizioni che stiamo vedendo, Marx scrive: “”Ogni sollevazione rivoluzionaria, anche se il suo scopo appare molto lontano dalla lotta di classe, fallisce necessariamente fino a che la classe operaia rivoluzionaria non vince; ogni riforma sociale resta una utopia finchè la rivoluzione proletaria e la controrivoluzione feudale non si misurano con le armi in una guerra mondiale””.”” (pag 28-29) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione in Marx e Engels][in Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea, a cura di Guido Quazza, 1977]”,”MOIx-040″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”””Il momento in cui la riflessione di Marx e Engels in questa direzione tocca uno dei livelli più alti è il settembre 1879: a questo mese risale una “”lettera circolare”” che Marx e Engels inviano a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri dirigenti della socialdemocrazia. La lettera, in sostanza un documento interno al partito, redatta da Engels e riveduta da Marx, è stata pubblicata per la prima volta nel 1931 in “”Die kommunistische Internationale””. Siamo in un tempo in cui nel movimento tedesco, schiacciato dalla repressione di Bismarck e disorientato dal suo potere e dalle sue iniziative di socialismo di stato, si profilano notevoli slittamenti riformistici. Del 1878 sono le leggi eccezionali che impediscono, salvo che nel parlamento, l’attività politica della socialdemocrazia; leggi che il partito, debole, non ha potuto subire. Oltre che a questa situazione generale Marx e Engels si richiamano però anche a un fatto particolare: il caso del gruppo di Zurigo. Qui, intorno a Karl Höchberg, subito dopo le leggi eccezionali, si costituisce un gruppo di intellettuali socialisti che svolge attività pubblicistica. Nella nuova, difficile, situazione del movimento il gruppo – Marx e Engels si riferiscono, oltre che a Höchberg, a Eduard Bernstein e all’economista Karl August Schramm – si orienta verso una concezione del socialismo a fondazione etica e non classistico-proletaria; ciò nel quadro della considerazione che è necessario conquistare al partito, per farlo avanzare, ampi settori della borghesia. Si obliterano i temi dell’autonomia della classe e della rivoluzione socialista. Marx e Engels scrivono: “”Il Partito socialdemocratico, secondo la veduta di questi signori, deve essere non un unilaterale partito operaio, ma un onnilaterale partito di tutti gli uomini pervasi da vero amore degli uomini””. (…) Marx e Engels ribadiscono che di rivoluzione, di emancipazione della classe operaia, si tratta; e che ciò può avere luogo non attraverso un movimento politico borghese colto e riformistico, ma solo attraverso l’autoemancipazione della classe. I tre zurighesi costituiscano un partito borghese o piccolo-borghese fuori della socialdemocrazia; nel partito operaio essi rappresentano un “”elemento falsante””. “”Per quanto ci riguarda, in base a tutto il nostro passato abbiamo davanti una sola via aperta. Da quasi quarant’anni abbiamo sottolineato che la lotta di classe è la più immediata forza motrice della storia e specialmente che la lotta di classe fra borghesia e proletariato è la grande leva del rovesciamento sociale… La emancipazione della classe operaia deve di necessità essere opera della classe operaia. Non possiamo perciò convenire con gente la quale dice espressamente che gli operai sono troppo incolti per emancipare se stessi, e che devono necessariamente essere emancipati dall’alto, mediante grandi borghesi e piccolo-borghesi filantropi””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 43-45) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] “”Ancora più esplicite sulla rivoluzione e sulla possibilità della rivoluzione illegale, violenta, sono alcune lettere collegate a quella sorta di negoziato intercorso fra Engels e la presidenza della socialdemocrazia tedesca al fine di attenuare, nella stampa, il tono rivoluzionario dell’introduzione e collegate poi alla rabbia di Engels per i tagli non autorizzati con cui il testo viene stampato sul “”Vorwärts””. A Richard Fischer nel marzo 1895 Engels scrive: “”Ho tenuto conto delle vostre preoccupazioni per quanto mi è possibile; non posso però comprendere con la migliore buona volontà dove siano almeno per la metà i motivi delle vostre preoccupazioni. Non posso accettare che voi vi obblighiate con il corpo e con l’anima alla legalità assoluta, alla legalità in tutte le circostanze, alla legalità anche rispetto alle leggi violate dai loro artefici, insomma alla politica di porgere la guancia sinistra a chi vi ha schiaffeggiato la destra. Nel “”Vorwärts”” la rivoluzione viene negata almeno con un dispendio di forze pari a quello con cui un tempo veniva predicata. Ma io non posso accettare questo come norma. Sono dell’opinione che non guadagnerete niente predicando la rinuncia assoluta a colpire… La legalità fino a che e fino a dove ci conviene, ma non la legalità a ogni costo, neppure a parole!””. Con Kautsky, nell’aprile 1895, protesta perché l’introduzione censurata lo fa apparire un “”pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””. E a Lafargue, sempre in aprile, scrive: “”Liebknecht mi ha giocato un bel tiro. Dalla mia introduzione… ha estratto tutto ciò che poteva servirgli per appoggiare la tattica a ogni costo pacifica e contraria all’uso della violenza che da un po’ di tempo gli piace predicare… Ma io raccomando questa tattica solo per la Germania di oggi e con riserve chiarissime. Questa tattica nel suo complesso non va bene per la Francia, il Belgio, l’Italia, l’Austria; e già domani può essere inapplicabile in Germania””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 36-37) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977]”,”TEOC-045-FF”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITS-011-FV”
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido Quazza è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche nella strategia delle zone libere, cioè, prevale, anzi domina l’esigenza, analoga a quella delle “”brigate di manovra”” jugoslave, di mantenere il massimo di mobilità, di prontezza di riflessi, di iniziativa, creativa (…)”” (pag 250)”,”ITAR-17-FF”
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giovanni MICCOLI Norberto BOBBIO”,”Fascismo e società italiana.”,”Il volume raccoglie le relazioni dell’ottava edizione (1972) del Seminario di Storia contemporanea che si tiene ogni anno ad iniziativa dell’Istituto di Storia dell’Università di Torino, del Centro Studi Piero Gobetti e del Circolo della Resistenza. La crisi del sistema di governo giolittiano. “”Ma il sistema di governo giolittiano era già in procinto di dissolversi e non sarebbe più risuscitato dopo il conflitto [la guerra di Libia, 1911-1912, ndr]. Il convincimento di Giolitti che l’avventura di Tripoli servisse a neutralizzare l’opposizione dei conservatori all’introduzione del suffragio universale e al monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, si era rivelato alla distanza un calcolo sbagliato e aveva messo in moto e addestrato lungo la strada quelle stesse forze della destra, la cui convergenza con l’avventurismo mussoliniano sarebbe sfociata nel 1915 nella campagna per l’intervento, nel «colpo di Stato» salandrino. D’altra parte, ancor prima dell’iniziativa coloniale e dell’avvento sulla scena parlamentare dei cattolici, che ritenevano la politica governativa pur sempre troppo avanzata sotto il profilo sociale, il rinvio della riforma tributaria, l’aumento delle spese militari e le misure per la limitazione dei conflitti di lavoro nelle campagne (sia pur in cambio di una relativa tolleranza per gli scioperi nei centri urbani) erano state altrettante tappe del progressivo cedimento a destra della compagine giolittiana. L’andata a Tripoli aveva portato comunque alla ribalta – unitamente a larghi strati di piccola borghesia delusi e stanchi della «mediocrazia» giolittiana – anche alcuni gruppi dominanti dell’alta finanza che l’impresa libica avevano invocato per la salvaguardia di specifici interessi settoriali (come il Banco di Roma) o utilizzato per neutralizzare i progetti governativi di riforma finanziaria (quando, l’introduzione della progressività delle aliquote tendeva in altri paesi, a cominciare dall’Inghilterra, a correggere la distribuzione spontanea del reddito nazionale). Né della politica di riarmo avevano mancato di approfittare i nuclei dell’industria pesante e della grossa meccanica (come l’Ilva, l’Ansaldo, la Terni, le industria metallurgiche torinesi e quelle armatoriali genovesi), per instaurare più intimi rapporti con lo Stato e risolvere sia le strozzature del credito, sia i nuovi problemi posti dall’acuirsi della concorrenza internazionale. Si apriva con la recessione del 1912-1913 una nuova fase, assai più incerta e difficile. E il complesso di forze, cresciuto in parte sotto la tutela di solidi dazi protettivi, tendeva adesso, in virtù della sua maggior capacità di pressione politica, a non accettare più la mediazione giolittiana, a voler andar oltre; laddove la vecchia opposizione era prevalentemente agraria e liberistica. Mancò ai socialisti la percezione che, in queste nuove condizioni, il blocco corporativo tra grande industria e proletariato d’officina, che informava ancora la gestione sociale e amministrativa delle grandi città del Nord, avrebbe avuto come risvolto, per forza di cose, la divisione e l’indebolimento delle organizzazioni operaie. Tanto più che solo una minoranza delle masse era sindacalmente organizzata e che là dove, come a Torino nel 1913, la Fiom era riuscita a concludere una serie di agitazioni per il riconoscimento della rappresentanza collettiva dei lavoratori, si era trattato solo di una vittoria pagata con la scissione dei sindacalisti rivoluzionari e propiziata per di più dall’appoggio del governo giolittiano. Mentre, con il riconoscimento della Fiom e lo spostamento del centro dell’organizzazione operaia dal luogo di lavoro al sindacato, la nuova industria meccanica torinese si era assicurata di fatto ampi margini di «acquiescenza nei confronti dei più recenti meccanismi privati di accumulazione concentrata» e di razionalizzazione dall’alto del ciclo produttivo, mutuati dal taylorismo e dalle strategie di impresa più avanzate dell’industria americana”” [Valerio Castronovo, Capitolo: ‘Il potere economico e il fascismo’] (pag 49-51)”,”ITAF-386″
“QUAZZA Guido”,”La Resistenza italiana. Appunti e documenti.”,”Testo in parte danneggiato da alluvione Problemi di metodo (storiografico) (pag 122) “”Rappresentative si possono considerare, sia quelle zone che rispecchiano situazioni molto diffuse e con tratti simili (per esempio le valli alpine), sia, all’opposto, quelle che offrono caratteri singolari, tali da arricchire con la loro originalità il quadro complessivo del movimento nazionale. Risponde a questo secondo tipo di rappresentatività l’Alto Monferrato, che Anna Bravo ha scelto come specifico terreno d’esplorazione nel suo volume su ‘La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato’ (Torino, 1964). Terra ed economia in stragrande prevalenza agraria, a struttura sociale dominata quasi esclusivamente da piccoli proprietari coltivatori, a tradizioni politiche individualistiche e misoneistiche, la zona meridionale dell’Astigiano offrive un ideale campo di prova per uno studio degli atteggiamenti d’una parte ben determinabile e assi importante della classe contadina di fronte a un movimento storico, che coinvolgeva in sé i più marcati problemi del rapporto fra i ceti rurali e lo Stato italiano dai tempi dell’Unità”” (pag 122)”,”ITAR-002-FGB”
“QUAZZA Guido COLLOTTI Enzo LEGNANI Massimo PALLA Marco SANTOMASSIMO Gianpasquale CLEMENTI Ornella ROBERTAZZI Chiara”,”Storiografia e fascismo. Con appendice bibliografica.”,” Analisi del fascismo: la svolta di Togliatti “”Una svolta nell’orientamento degli studi sul regime fascista si può fissare, con qualche approssimazione, al 1969, allorché furono ritrovate e pubblicate da Ernesto Ragionieri le ‘Lezioni sul fascismo di Palmiro Togliatti (1), che avrebbero avuto larga influenza e una fortuna non circoscritta alla sola storiografia di orientamento marxista. …. finire (pag 100-101) (in) Gianpasquale Santomassimo, ‘Classi subalterne e organizzazione del consenso'”,”STOx-005-FP”
“QUAZZA Guido VALIANI Leo VOLTERRA Edoardo, relazioni, interventi di Giorgio AMENDOLA Ugo LA-MALFA Vittorio E. GIUNTELLA Giancarlo PAJETTA Giuseppe BRUSASCA Corrado BONFANTINI Ada GOBETTI Oronzo REALE Emilio SERENI Gianni BARTOLI Giuseppe GROSSO Mario ALLARA Marcello CIRENEI Francesco ALBERTINI Enzo ENRIQUES AGNOLETTI”,”Il governo dei C.L.N. Atti del Convegno dei Comitati di liberazione nazionale, Torino, 9-10 ottobre 1965.”,”””La continuità tra l’antifascismo e i primi comitati delle opposizioni, che si formano nell’autunno del 1942 e nei primi mesi del ’43, e dei quali si sa ancora troppo poco (5), non sembra in alcun modo potersi mettere in dubbio. Si tratta, infatti, in gran parte delle stesse persone che avevano militato nelle file della resistenza al fascismo fin dai tempi dell’Aventino o, in ogni modo, nel corso della dittatura, fossero o no reduci da galere o da persecuzioni o, almeno, da un’impegnativa assenza dalla vita pubblica durante il fascismo. (…) Non ignoravano, gli uomini dei primi comitati sorti nel ’42-’43, che v’era pura stata una «continuità» fra lo Stato liberale, già reso di fatto autoritario dalla guerra, e lo Stato fascista, poiché le possibilità di vittoria del fascismo s’erano tradotte in realtà duratura grazie all’appoggio della corona, dell’esercito, della burocrazia, non senza l’atteggiamento benevolo, se anche diversamente motivato e assai meno vincolato, della Chiesa. E sapevano che le forme esterne di regime di massa adottate dalla dittatura mussoliniana non avevano limitato, bensì accentuato la natura oligarchica dello Stato italiano. Mentre doveva porsi entro questa prospettiva di «lungo periodo», l’azione degli antifascisti doveva calarsi nella tragica realtà della guerra mondiale in corso, che era guerra di potenza e guerra di ideologie condotta all’ultimo sangue. Non meravigliano perciò le esitazioni e i contrasti, non meraviglia, in una situazione ben diversa da quella del pur recente passato, la diversità degli schieramenti e anche la loro evoluzione rispetto a quelli del periodo fra le due guerre. La discriminane prima fra i diversi orientamenti in merito alla condotta da adottarsi per istituire la ricercata alternativa al regime si colloca nell’intricato nodo di un triplice rapporto: fra antifascisti e corona, fra antifascisti e Alleati, fra antifascisti e concorso popolare”” (pag 9-12) [Guido Quazza, ‘Il problema storico’]”,”ITAR-344″
“QUAZZA Guido BARTEL Walter MAYDA Giuseppe PILICHOWSKI Czelaw VALIANI Leo BROMBERGER Barbara LEVI Primo MANZIANA Carlo NOVITCH Miriam MARCHIARO Laura WELLERS George GIUNTELLA Vittorio E. GOLDSTEIN Maurice BRAVO Anna BRUZZONE Anna Maria CEREJA Federico MARTELLI Brunello VASARI Bruno DEVOTO Andrea DI BELGIOJOSO Ludovico B. LANGBEIN Hermann BAZZARELLI Eridano MARSALEK Hans EITINGER Leo MARIS Gianfranco ALBERTINI Francesco TRANFAGLIA Nicola”,”Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale.”,”””Così, quando Hitler scelse come primo bersaglio, dopo l’Austria, che conquistò facilmente, la Cecoslovacchia, al momento cruciale, invece di resistergli con le armi, la Francia e la sua alleata Gran Bretagna, capitolarono e lasciarono che la Cecoslovacchia fosse invasa e sopraffatta dalle truppe naziste. Dopo la Cecoslovacchia, la vittima designata era la Polonia. Allora si verificò un sussulto drammatico, una svolta che dobbiamo sempre ricordare perché da lì si origina la Resistenza europea e la riconquista poi della libertà. La svolta si originò in Polonia, perché i polacchi decisero di non capitolare davanti a Hitler, ma di resistere anche con una guerra, in condizioni disperate, all’aggressione tedesca. I francesi esitarono, perché il pacifismo aveva profonda diffusione in Francia, ed una parte della classe dominante francese preferiva il fascismo, e persino il nazismo, alla alleanza con l’Urss. Di questa alleanza lo Stato stesso disperò e concluse il patto con Hitler. Invece, gli inglesi, che erano in fondo meno interessati dei francesi, che non avevano una alleanza con la Polonia, che avevano voluto, dopo la vittoria del 1918, disinteressarsi delle sorti del continente europeo, affermando il loro isolazionismo, il loro interesse soltanto per le sorti dell’Impero britannico, gli inglesi, sorprendentemente, per un moto di opinione pubblica, quando il governo conservatore in carica voleva ancora un accomodamento con Hitler, costrinsero il governo a decidersi, durante una drammatica seduta alla Camera dei Comuni, all’indomani della aggressione tedesca alla Polonia, ad onorare la garanzia data qualche mese prima un po’ alla leggera e che credeva non dover mai onorare alla Polonia e a dichiarare guerra alla Germania nazista. La Resistenza comincia lì. La Francia, la Polonia, furono sopraffatte dalla strapotenza militare tedesca, ma l’Inghilterra, grazie anche alla situazione marittima ed insulare, poté resistere e diede appoggio, aiuto, stimolo, ai movimenti di Resistenza in tutti i paesi Europei, anzitutto con De Gaulle in Francia, e altresì ai polacchi, ai greci, agli jugoslavi, agli olandesi, ai norvegesi, ed in ultimo, dopo l’armistizio del ’43, anche agli italiani. Lo fece non solo in Europa, anche in Birmania per esempio, un po’ dappertutto nei Paesi contro i quali aggressioni naziste, fasciste o militaristiche giapponesi, avevano luogo. Naturalmente, noi non ci nascondiamo che la guerra fu vinta non dalla resistenza inglese soltanto, ma essa fu il primo atto che determinò la svolta. La guerra fu vinta con la sconfitta dell’aggressione nazista alla Russia sovietica: i 20 milioni di morti della Russia sono il fatto fondamentale della vittoria su Hitler. Senza quei 20 milioni di morti, senza l’eroismo del popolo russo, Hitler non sarebbe stato sconfitto. Poi vi fu l’intervento americano, naturalmente, lo sbarco in Occidente, prima in Italia, poi in Francia. Ebbene, quale conclusione noi possiamo trarre da questa epopea che coinvolge tutti i movimenti di Resistenza, e così quello italiano, ripeto, il francese, il polacco, lo jugoslavo, il greco e tutti gli altri paesi occupati dai nazisti, e non dimenticherei, a parte l’esercito sovietico, la resistenza sovietica dietro alle linee occupate dalle truppe naziste? Non dimenticherei neppure la resistenza tedesca stessa, di cui ci ha parlato il prof. Bartel, che dobbiamo onorare non solo in coloro che egli ha rievocato, ma anche nei suoi congiurati, che cercarono di sbarazzarsi di Hitler, cioè i componenti, il fior fiore dell’esercito tedesco che davanti alle mostruosità dei crimini tedeschi si ribellarono e cercarono di eliminare il despota, il tiranno, e finirono i loro giorni, quegli ufficiali, sul patibolo nel 1944″” (pag 84-85) [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984] [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984]”,”GERN-001-FMB”
“QUENEAU Raymond”,”Les fleurs bleues.”,”””Si conosce il celebre apologo cinese: Chiang-Tseu sogna di essere una farfalla, ma non è che è la farfalla che sogna di essere Chiang-Tseu?”” (premessa) Raymond Queneau è nato ad Havre nel 1903. Dopo gli studi al liceo di Havre dal 1908 al 1920 prepara la laurea in filosofia. Grazie al suo amico e condiscepolo alla Sorbona, Pierre Naville, fa la conoscenza di André Breton e collabora a ‘La Révolution surréaliste’. Nel 1951 è eletto all’Accademia Francese.”,”VARx-016-FSD”
“QUERINI Pietro DE-MICHIELE Nicolò FIORAVANTI Cristofalo, a cura di Paolo NELLI”,”Il naufragio della Querina. Veneziani nel circolo polare artico.”,”Paolo Nelli, scrittore,vive e lavora a Londra, C.J. De Larivière è specialista di storia di Venezia alla fine del Medioevo.”,”ASGx-020-FFS”
“QUESNAY Francois, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Il “”Tableau économique”” e altri scritti di economia.”,”Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. “”E’ opinione diffusa che Quesnay limiti la rilevazione del ‘produit net’ al settore produttivo (produzione di grano o produzione agricola) in cui esso appare come risultato di una differenza fra grandezze fisiche omogenee (1). A ciò i fisiocratici verrebbero costretti dalla mancanza di una teoria del valore, che potrebbe consentire loro di rilevare e determinare il prodotto netto anche nei settori extra-agricoli. In questi ultimi settori non avrebbe senso infatti supporre quella relativa omogeneità fra ricchezza prodotta e ricchezza consumata, che può immaginarsi in agricoltura.”” (pag XVI) “”In sostanza si ritiene che sia la mancanza di una teoria generale del valore ad indurre Quesnay a porre in rilievo la presenza di un prodotto netto soltanto nel settore i cui questo si presenta in termini fisici relativamente omogenei, cioè nell’ agricoltura e, con maggiore evidenza, nella produzione di grano per mezzo di grano e di lavoro retribuito in grano. (…) Questa interpretazione sembra derivare la sua validità filologica o testuale da Marx. Ma non si avvede di andare oltre Marx (…)””. (pag XVI) “”D’altra parte, come Marx ha posto in luce (Teorie sul plusvalore, ndr), uno degli argomenti considerati probanti da Quesnay per sostenere la dottrina della sterilità delle attività non legate alla terra, consiste nel fatto che in queste attività praticamente non si paga rendita. Ma questo non doveva indurre a ritenere che la dottrina del ‘produit net’ sia basata sulla produttività esclusiva dell’ agricoltura: viene pagata una rendita an che per lo sfruttamento delle cave, delle miniere e delle foreste, e non solo per il suolo coltivabile mediante l’ attività agricola in senso stretto. Segue da queste considerazioni che se per Quesnay il prodotto netto è dovuto alla fertilità naturale del suolo non solo l’ agricoltura, ma tutto il settore che con significato estensivo definiamo “”primario”” dovrebbe presentarsi a Quesnay come produttivo di sovrappiù””. (pag XVIII) Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. (1) Ridolfi fa riferimento al saggio di C. Napoleoni ‘I fisiocratici’ in Smith, Ricardo, Marx, Boringhieri, Torino 1970, pag 35-37.”,”ECOT-126″
“QUIDORT-DI-PARIGI Giovanni ROMANO Egidio, a cura di Gianluca BRIGUGLIA”,”Il potere del re e il potere del papa. Due trattai medievali.”,”Egidio Romano teologo ordine degli Eremitiani di Sant’Agostino Giovanni Quidort teologo domenicano Gianluca Briguglia è Fellow presso l’Università di Monaco di Baviera. Ha svolto attività presso la Fondazione Firpo.”,”RELC-013-FMB”
“QUIGGIN A.H.”,”Storia del denaro.”,”QUIGGIN A.H. “”Un indigeno del Borneo quando vuole un pezzo di stoffa si aggira per la jungla in cerca di alveari finché è riuscito a mettere insieme tanta cera che gli basti per ottenere in cambio, la bazar, quello che desidera. Invece un abitante della Nuova Guinea raccoglie sago (fecola estratta dal midollo delle palme) e la scambia con una pentola”” (pag 3)”,”STAx-265″
“QUILICI Folco”,”L’India di Folco Quilici.”,”Folco Quilici nato a Ferrara nel 1930 ha percorso il mondo raccontandolo con film, libri e servizi giornalistici”,”INDx-132″
“QUILIGOTTI Gianfranco”,”Operai e intellettuali dopo i “”fatti del ’60″”. L’esperienza genovese di “”Democrazia diretta””.”,”QUILIGOTTI G Citato Lorenzo Parodi (pag 245) “”Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi volevano studiare e scrivere di storia:; “”non è che si pensasse alla carriera accademica (…). Per me ed Edoardo la prospettiva era l’insegnamento nella scuola superiore, Gino invece pensava piuttusto al giornalismo””. Nella seconda metà del 1958 incontrarono Gaetano Perillo (n. 1897): “”a Genova allora, a occuparsi di storia del movimento operaio c’era solo lui: non potevamo non incontrarci, era inevitabile””.”” (pag 233)”,”LIGU-059″
“QUILLIOT Roger”,”La S.F.I.O. et l’exercice du pouvoir, 1944-1958.”,”QUILLIOT R. ha scritto su Albert Camus. E’ stato dirigente della SFIO e ha preso parte alla campagna di Gaston DEFFERRE e poi all’entourage di F. MITTERAND.”,”FRAV-132″
“QUIN Mike”,”The Big Strike. The Story of the great San Francisco general strike of 1934.”,”QUIN Mike”,”MUSx-293″
“QUINE Willard Van Orman”,”Due dogmi dell’ empirismo.”,”””La parola definizione è venuta ad avere un suono pericolosamente rassicurante, dovuto senza dubbio al fatto che essa ricorre frequentemente negli scritti di logica e di matematica. Sarà bene soffermarci quindi un poco a fare rapidamente una valutazione del ruolo della definizione negli scritti formali””. (pag 5)”,”FILx-276″
“QUINE Willard Van Orman”,”La scienza e i dati di senso.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-018-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Il problema del significato.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-019-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Manuale di logica.”,”””Deine Zauber bindet wieder / Was die Mode streng getrennt”” (F. Schiller)”,”FILx-066-FRR”
“QUINET Edgar”,”Séries temporelles et décisions économiques.”,”QUINET Edgar è Ingegnere dei Pont et Chaussées, dottore in scienze economiche. Concezione del tempo economico. “”In economia, il passato non è perfettamente conosciuto, la memoria non esiste che in ragione del suo contrario, l’ oblio; e quando si risale il tempo all’ indietro, dopo un periodo di cui abbiamo una coscienza esatta, si entra in una zona in cui la nostra conoscenza è sempre più vaga e decresce poco a poco per scomparire nell’ oblio. Il futuro si presenta in modo simile; l’ avvenire prossimo è quasi certo; poi, si incontra quello che non è che probabile, e in ultimo si entra in ciò che non è più suscettibile di congettura, nell’ incerto. Il tempo economico è dunque in qualche modo un alone che circonda l’ istante presente, e diventa via via più indeterminato nella misura in cui ci si allontana; bisogna aggiungere ancora che questo alone è sovente decentrato, nel senso che il presente non è perfettamente conosciuto ma fa in generale parte del dominio delle ipotesi, la certezza non esiste che per il passato recente, come lo sanno bene coloro che hanno l’ analisi congiunturale””. (pag 224)”,”ECOT-082″
“QUINET Edgar”,”La Repubblica.”,”””Negli anni in cui apparvero questi scritti della “”Repubblica””, la Francia era sospesa fra la monarchia e la repubblica, fra il crollo e la ricostruzione, fra il passato e l’ avvenire: il supplizio dei tratti di corda, diceva Quinet. Oggi (1944 ndr) l’ Italia è sottoposta alla stessa tortura.”” (pag VIII, prefazione) Quinet, “”fra i grandi europei del secolo scorso, è stato quello che più appassionatamente ha ricercato le cause della decadenza dell’ Italia e amato il suo risorgimento””. (pag XII) I marescialli di Napoleone. “”Bisogna riconoscere che i tempi dal 1789 al 1814, che ci diedero le armate vandaliche della Rivoluzione francese, erano tempi ben barbari. Tutti, dal generale al soldato, erano imbevuti dall’ idea che non è lecito ad un esercito e nemmeno a un corpo d’ armata di capitolare in campo aperto. Questo era l’ a b c della scienza militare, per il caporale come per il comandante in capo, e da ciò si vede l’ assoluta, irrimediabile ignoranza degli uomini usciti dalla Rivoluzione. Per tale ignoranza anche nelle situazioni più pericolose, anche circondati dal nemico, come Kleber sul Nilo, Mortier e Massena sul Danubio, Joubert sulle Alpi, Moreau sul Reno, Ney sul Dnieper, non pensarono nemmeno un momento ad arrendersi alle prime intimazioni. No, un’ idea così semplice, così luminosa non venne loro in mente neppure per un momento: tanto lontani erano questi uomini venuti dal nulla, di umili natali, senza titoli, senza cultura, dai progressi della scienza militare! Nutrito di tali pregiudizi Ney, alla testa di seimila uomini si trova circondato da ottantamila Russi davanti a Krasnoe. Che cosa gl’ insegnava la prima regola della scienza militare come la si concepisce oggi, grazie al progresso dei tempi? (…) consegnar subito la spada di maresciallo e far deporre le armi ai suoi sei mila uomini (…). Ma invece di far ciò, quel pazzo di Ney, questo “”ostinato””, quest’ “”arrabiato”” attacca per primo gli ottantamila Russi, fa irruzione contro di essi, li aggira, salva il suo corpo d’ armata, lo riconduce sulla linea della battaglia (…). Solo nel 1809 si trovò un generale francese che riportò a galla i veri principii: il generale Dupont, capitolando a Baylen coi suoi ventimila uomini, la fece finita col pregiudizio, e la scienza militare tedesca, prussiana, austriaca, russa e specialmente inglese applaudirono; solo la Francia si ostinò a protestare.”” (pag 46-48)”,”FRAD-047″
“QUINET Edgar”,”Le rivoluzioni d’ Italia.”,”E. QUINET è nato a Bourg nel 1803 ed è morto a Versailles nel 1875. Ha esordito come filosofo traducendo HERDER. Ha pubblicato nel 1838 Examen de la vie de Jésus in cui sostenne la storicità della figura di Cristo. Nominato nel 1841 al Collegio di Francia. In esilio con l’ avvento di NAPOLEONE III scrisse la sua autobiografia. Con la guerra franco -prussiana si è dedicato ad organizzare la difesa nazionale. Critica Guicciardini. “”Questa città così ardente, così indomita, questa Firenze dove par che siano vissuti tanti popoli ognora giovani, è così ben raggirata, così ingegnosamente avvinta dagli artifizi del fiorentino Guicciardini, vale a dire della sua propria politica, che per tre secoli è stata incapace di muoversi. Questo bello spirito assassina il suo paese col pugnale foggiato per difenderlo, e poi, quando è compiuta l’ opera mortale, lo stesso uomo rinnegato dal governo che ha fondato, si ritira tranquillamente in campagna, sotto il peso delle pubbliche maledizioni. (…) E’ stato detto che Guicciardini vede troppo nero. Il suo merito sta invece nell’ aver colto la verità sotto il linguaggio artificioso del tempo. Avvezzato a vivere nelle tenebre, scorge assai chiaramente e nettamente la menzogna. (…) Grazie a lui i magnifici veli di cui si ammantano la Chiesa e la Monarchia sono strappati da tre secoli. Egli toglie ufficialmente la maschera al loro linguaggio ufficiale. La sua frase aulica ea la sola capace ad esprimere i raggiri di quell’ epoca di frodi. (…)””. (pag 267-268)”,”ITAB-167″
“QUINET Edgar, a cura di Franco CATALANO”,”La rivoluzione religiosa nel secolo XIX.”,”””il Quinet ha sempre sentita viva l’esigenza di un movimento di massa per superare la vecchia religione”” “”adottare forme moderne di cristianesimo che, a differenza del cattolicesimo, non negassero l’aspirazione più profonda dell’uomo del nostro tempo verso la libertà”” (pag 11, prefazione) Comme Montaigne, Pascal ou Rousseau, Edgar Quinet appartient à la famille des écrivains inclassables. Il a été l’un des maîtres de la jeunesse des années 1840, qui allait faire la révolution de 1848 ; il a donné son nom aux rues et aux écoles de la IIIe République ; il est oublié, et on ne le lit plus guère ou plus du tout. Tout aussi dédaigneux de sculpter sa statue pour la postérité que de faire carrière, l’écrivain, le professeur au Collège de France, le député enthousiaste de 1848 refuse de plier et remet tout en cause chaque fois que son indépendance est menacée. « Si je suis quelque chose, écrit-il, je suis un esprit de liberté. » Cela lui vaudra, après le coup d’État de 1851, d’être un proscrit, puis un exilé de l’intérieur dans la postérité romantique. Son patriotisme, son idéalisme républicain ont inspiré l’idéologie de la IIIe République, qui a fini par absorber et déformer l’œuvre entière, idéologie qui l’entraînera dans son discrédit. On commence à mesurer cette injustice. Une plus juste appréciation du romantisme montre quel gigantesque bouleversement politique, philosophique et religieux restait caché derrière une littérature réputée démodée. Quinet est au cœur de ce romantisme-là, où se pose la problématique de la modernité… (Enc. Universalis) Come la Chiesa cattolica ha distrutto il paganesimo La dottrina giuridica (e la pratica) del cattolicesimo contro il paganesimo “”Poche parole saranno sufficienti per mostrare in quale cerchio l’autorità cattolica abbia rinchiuso la religione antica, in modo tale che non era possibile, in alcun modo, per questa salvarsi. La lotta fu ingaggiata su tre punti: l’istituzione in se stessa, le persone, le cose. Ed ecco ora come l’autorità (cattolica) si comportò, con la certezza della vittoria se questi tre punti venivano risolti partendo dallo stesso principio. Per quanto riguarda l’istituzione, essa decise, ben presto, come condursi, e lo si può comprendere leggendo qualche decreto di poche righe; basterà citare i seguenti, poiché tutti si rassomigliano. L’imperatore Costanzo: «Cessi ogni superstizione! La follia del culto pagano sia abolita! Tutti coloro che oseranno disobbedire a quest’ordine e celebrare dei sacrifici, saranno puniti secondo le pene stabilite dalla legge!». Oppure ancora: «Vogliamo che tutti rinuncino ad esercitare il culto pagano. Se taluno disobbedisce, sia colpito dalla spada vendicatrice. “”Ultore gladio sternatur””» (1). Per quanto riguarda le persone, ecco le più importanti disposizioni: 1. Proibizione di avvicinarsi ai templi in tutti i luoghi, in tutte le città (Nemo templia circumeat (2)). 2. Pena di morte per tutti coloro che visitino i templi, accendano il fuoco su un altare, brucino l’incenso, facciano libagioni, ornino di fiori i cardini delle porte. 3. Morte civile per quelli che ritornino all’antica religione. I loro beni siano trasmessi senza testamento ai loro più prossimi parenti. 4. I preti, esiliati dalla metropoli, siano sottomessi alla giurisdizione competente. 5. (Quando le pene furono un po’ attenuate, si ebbe la confisca dei beni e l’esilio). (Bonorum proscriptioni et exilio coerceri (3). 6. I governatori delle provincie, gli ufficiali pubblici, resi direttamente responsabili dell’esecuzione di queste leggi, sotto minaccia della pena capitale e della confisca dei beni. Dopo ciò, rimaneva da regolare le “”cose””, il che si fece nel modo seguente: 1° Ordine di chiudere, distruggere, radere al suolo i templi: ‘sine turba ac tumultu diruantur! (4). Infatti, aggiunge la legge, distruggendo gli edifici, si distrugge la materia stessa della superstizione. 2° Ordine di abbattere, in tutti i luoghi, i simulacri, le statue, le immagini, di demolire, estirpare gli altari. (‘De simulacris et aris evellendis, destruendis’ (5). 3° Distruzione delle scuole pagane, gli edifizi abbattuti (‘Excisis prius aris et scholis’). 4° Soppressione di tutto ciò che noi chiamiamo, oggi, salario del clero, che viene, invece, destinato al mantenimento delle truppe. (‘De annonis templorum ed annonam militarem transferendis’ (6). 5° Trasformazione degli edifici religiosi che non si distruggevano e loro destinazione, una volta divenuti proprietà dello Stato, ad usi civili e pubblici. 6° Tutte le proprietà private, in cui si compirà ancora qualche rito del culto antico, oppure in cui fumerà l’incenso, devolute al fisco. Ecco come la nuova Chiesa si è fatta strada nel mondo. Anche se le vecchie religioni avessero avuto la forza di sopravvivere ancora per parecchi secoli, data l’abitudine, dato il rispetto umano, data l’esteriorità che perdura così a lungo negli animi, anche quando la fede è morta, data la credenza stessa, mi si dica come quei culti avrebbero potuto sfuggire ad una persecuzione così sapientemente preparata? Come le credenze dei padri avrebbero potuto essere trasmesse ai figli, soprattutto ai nipoti, dal momento che nessuno poteva fuggire e portare con sé i suoi dèi nel deserto? Immaginate, anche solo per un istante, che la religione cattolica, che pure ha stabilito questo diritto, vi sia assoggettata, a sua volta, per due generazioni, e ditemi che cosa ne sarebbe di lei dopo una simile prova”” (pag 23-24-25-26) [(1) Sia soppresso dalla spada vendicatrice; (2) Nessuno si aggiri attorno ai templi; (3) Si perseguano i colpevoli con la confisca dei beni e con l’esilio; (4) Si proceda alla demolizione senza concorso di folle né tumulti; (5) Sull’abbattimento e la distruzione delle statue e degli altari; (6) Sul trasferimento dei beni dei templi alla sussistenza miltiare]”,”RELC-361″
“QUINIOU Yvon”,”Marx.”,”QUINIOU Yvon agregé di filosofia, è membro della redazione della rivista Actuel Marx. Nel comunismo la piena realizzazione dell’ individuo in completa armonia con la società. “”Le communistes ne veulent nullement abolir l’ “”homme privé”” au nom de l’ “”homme général””, l’ homme qui se sacrifie””. (Marx, L’ ideologia tedesca, 1845) (pag 99) “”Mais si ce diagnostic est bien à la base de la critique marxienne du capitalisme, et s’il en définit l’ horizon de sens anthropologique, on comprend mieux que la préoccupation de l’ individu accompagne toute l’ oeuvre, directement ou indirectement, et l’ éloigne de tout “”sociologisme”” ou de toute vision “”collectiviste”” de l’ existence, pour laquelle seules compteraient les masses ou le classes. On voit ainsi Marx affirmer, dans une lettre célèbre à Annenkov, que “”l’ histoire sociale des hommes n’est jamais que l’histoire de leur développement individuel, soit qu’ils en aient la conscience; soit qu’ils ne l’aient pas”” (28 décembre 1846). Ou encore soutenir, dans ‘L’Idéologie allemande’, que le prolétaires doivent “”renverser”” l’ Etat bourgeois pour “”réaliser leur personnalité””.”” (pag 101-102)”,”MADS-430″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””””Dal momento in cui si esige da ciascuna scienza particolare che essa si renda conto della sua posizione nel nesso complessivo delle cose e della conoscenza delle cose, ogni scienza particolare che abbia per oggetto il nesso complessivo diventa superflua””. E’ così che Engels poneva il problema della scienza nella introduzione che precede l’Antidühring (1). Questa concezione, conseguenza diretta della concezione materialistica della storia e della “”rivelazione del segreto della produzione capitalistica mediante il plusvalore”” situava il livello a cui erano le cose…””nel campo del socialismo teorico e della defunta filosofia, quando il sig. Dühring, non senza un baccano notevole, irruppe sulla scena ed annunciò d’aver compiuto una rivoluzione perfetta e totale della filosofia, dell’economia politica e del socialismo””. Si sa come Engels smascherò il carattere idealista di colui che si proponeva (già) d’attaccare il marxismo da sinistra””. (pag 18) [QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI, Marxismo e informatica, 1972]”,”TEOC-543″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””Parallelamente si innalza sempre di più una parete divisoria tra le discipline scientifiche, favorito questo dall’imperativo dell’immediato rendimento, fra specialità sempre meno volte alla ricerca fondamentale. Nello stesso tempo, sotto l’impulso dell’informatica, si fa sentire il “”naturale”” bisogno di cooperazione, tendente a fare della ricerca un’attività sociale collettiva. E’ interessante, a questo stadio d’osservazione, riprendere le considerazioni di Marx e di Engels sulla potenza sociale: “”Il potere sociale, cioè la forza produttiva moltiplicata che ha origine attraverso la cooperazione dei diversi individui, determinata dalla divisione del lavoro, appare a questi individui, poiché la cooperazione stessa non è volontaria, ma naturale, non come il loro proprio potere unificato, ma come una potenza estranea, posta al di fuori di essi, della quale essi non sanno donde viene e dove va, che quindi non possono più dominare”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, 1967, p. 24). L’informatica appare come un rivelatore ed un acceleratore di questa alienazione””. [J.C. Quiniou, Marxismo e informatica, a cura di Cesi Pezzoli e Pier Carlo Maggiolini, 1972] (pag 21-22)”,”TEOC-021-FPA”
“QUINN Tom”,”Tales of the Old Soldiers. Ten Veterans of the First World War Remember Life and Death in the Trenches.”,”QUINN Tom: Laureato in Inglese, inizia a lavorare come giornalista per una rivista. Ha lavorato per Angling e Shooting Times e ha scritto per molti giornali, tra cui il Telegraph, l’Observer, il Times e la rivista Country. Raccolta dei ricordi di 10 soldati inglesi impegnati a combattere nelle trincee della Battaglie della Senna, del Piave, in Belgio e in Germania. “”La Prima guerra mondiale costò circa 10 milioni di vite, causò feriti forse il doppio di quel numero e lasciò migliaia di sopravvissuti con ricordi che sarebbero durati tutta la vita. Questa è una raccolta di alcuni di quei ricordi, raccontati da 10 uomini che hanno combattuto e sono sopravvisuti. Descritti in prima persona sentimenti ed esperienze di quei soldati che hanno sopportato la spaventosa vita di trincea, (…) nelle condizioni atmosferiche più avverse e assistito alla morte di innumerevoli amici e commilitoni. Eppure, nonostante le atrocità (…) i soldati conservarono il senso dell’umorismo e della dignità (…) Illustrato con fotografie dell’epoca in trincea, in foto ricordo (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.) <> (pag 10, traduz. d. r.) <> (pag 31, traduz. d. r.)”,”QMIP-050-FSL”
“QUINTILIANO Marco Fabio a cura di Simone BETA e Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume primo libri I-II.”,”Il primo testo completo dell’ Institutio Oratoria fu rinvenuto nell’estate del 1416 in Svizzera nell’abbazia di San Gallo da Poggio BRACCIOLINI che commentò in una lettera all’amico GUARINI: “”Come tu sai, molti sono stati gli autori latini capaci di rendere adorna e raffinata l’arte della parola; ma il più illustre ed eccellente di tutti è stato Marco Fabio Quintiliano””.”,”STAx-014″
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume I.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-099-FL”
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA”,”Istituzione oratoria. Volume II.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-100-FL”
“QUIRESI Ezio”,”Donne. Il lavoro femminile in Italia nel Dopoguerra in 80 fotografie.”,”QUIRESI Ezio fotografo, ha ricevuto nel 1957 un premio dalla FIAF.”,”DONx-037″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’ Italia.”,”ANTE1-5 QUIRICO Domenico, giornalista. ha seguito per La Stampa le vicende africane degli ultimi vent’anni. Ha pubblicato ‘Storia delle truppe coloniali italiane’ e ‘Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia’.”,”ITQM-135″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per La Stampa le più drammatiche vicende africane degli ultimi venti anni, dal Mozambico al Congo, dalla Somalia all’Algeria. Oggi è corrispondente da Parigi. Autore di Storia dell’unificazione europea (Agorà 1998), negli Oscar Mondadori ha pubblicato Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane e Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia. ‘Nella capitale militare d’Italia di cui molti criticarono la posizione periferica, assai distante dal fronte (a Udine proprio per queste ragioni in tempo di pace non era dislocato neppure un comando d’armata), a poco a poco traslocarono le prerogative del governo di Roma. Tutto ormai partiva e arrivava lì: permessi e ordinazioni gigantesche per l’industria, passaporti e inchieste giudiziarie e di polizia. Le penne fini del giornalismo avevano lasciato i corridoi di Montecitorio come una città morta. Il pigia pigia e la mischia degli interessi politici avevano fatto fagotto. Tutta Italia ogni giorno aspettava con il fiato sospeso il bollettino del comando supremo, unica verità declinabile sulle operazioni militari a cui era addetto un ufficio fitto di accorti alchimisti della propaganda. A Udine accorrevano ambasciatori e ministri, uomini di affari e trafficoni, spie e intermediari. Le porte si aprivano ai giornalisti ammessi perché giudicati fedeli al verbo del Capo, in prima fila sempre il direttore del “”Corriere””, Luigi Albertini, che serviva a Cadorna come messo per dettare la linea all’ormai esautorato governo di Roma. Costretto a occuparsi dell’ordinaria amministrazione anche Salandra, uomo rispettabile ma a cui mancava quella forza interiore che ispira la grandezza, aspettava ogni giorno il bollettino per sapere se rallegrarsi o mettersi in gramaglie. Attorno al comando, come avviene nelle appendici di regge e caserme, la città si era trasformata in un’immensa sfrigolante retrovia, in cui orari abitudini e affari erano regolati sulle necessità di quel popolo di ufficiali e attendenti”” (pag 249-250) (capitolo: ‘I vincitori. Un volto scalpellato nel più duro granito del Verbano’)”,”ITQM-016-FL”
“QUIRICO Domenico”,”Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane.”,”Domenico Quirico giornalista inviato per La Stampa in vari paesi del mondo tra cui Mozambico, Congo, Somalia, Algeria, Medio Oriente. Autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (Agorà, 1998). “”La rivolta di Batha Agos è diretta contro questo nuovo ordine. Perché le prime vittime dell’amministrazione italiana saranno proprio le bande. Ereditate dal periodo della prima timida occupazione in cui avevano costituito una stampella indispensabile alle nostre magre forze permettendo di annettere come nostro qualche chilometro di territorio che non eravamo in grado di controllare dati i mezzi risicati, sono uno scandalo in una colonia avviata alla normalizzazione. Pian piano l’Italia si fa i muscoli. Batha Agos è un uomo accorto; intuisce che Baratieri sta procedendo alla smobilitazione di molte guerresche combriccole come la sua, disarmando i guerrieri e arruolando i più presentabili tra gli ascari. Che sono tutt’altra cosa: sottoposti a disciplina, assimilati per quanto possibile nella nuova cultura italiana, soggetti a ufficiali italiani. Batha Agos è e resta sempre un brigante, sa che prima o poi gli arriverà l’ordine di ridurre il suo corteggio di guerrieri e che a poco a poco diventerà un signorotto locale senza potere. Il suo mondo rischia di scomparire, è naturale che decida di far quello che i ras fanno da sempre: cambiare cavallo, allearsi con i suoi nemici di ieri, Mangascià e Menilik, per strappare nuovo potere. Il doppio gioco, il tradimento sono merce comune per i ras, nessuno si sente legato a nulla se non al proprio personale interesse. Batha Agos non è lo zelante baciapile che gli italiani credono, sempre con il fucile da una parte e il rosario da sgranare dall’altra. E’ il brigante senza patria che gli Habab hanno assoldato per difenderli, facendo la fine di un gregge di pecore che mette alla propria guardia un lupo per tutelarli da altri lupi. Ha riavuto la sua terra grazie agli italiani; adesso; grazie ai tigrini e agli etiopi, ne avrà di più. Non va però dimenticato che nella rivolta ebbero una parte, non si sa quanto piccola, i lazzaristi francesi, che all’epoca, in pieno clima crispino e antigallico, vennero accusati a gran voce di essere i veri registi dell’insurrezione”” (pag 116-117)”,”ITQM-226″
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998).”,”ITQM-014-FV”
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998). “”Immaginate l’effetto che doveva avere sulle famiglie dei prigionieri l’arrivo di quelle lettere da un paese che molti credevano abitato da selvaggi nudi e forse anche antropofagi! Qualche animoso parente provava a rispondere”” (pag 358) “”Nessuna battaglia ci assomiglia così tanto nei pregi e nei difetti”” (quarta di copertina)”,”ITQM-245″
“QUIRICO Monica”,”””Collettivismo”” e “”totalitarismo”” nel pensiero di A. von Hayek (1930-1950).”,”Superiorità delle ‘formazioni spontanee’ Critica del concetto di giustizia sociale Critica del Welfare State Affinità tra Hegel e Comte e influenza, secondo Hayek, dei due su Feuerbach Marx Engels Renan, Taine, Durkheim, Mazzini, Croce, Dewey. Sull’opera ‘La via della schiavitù'”,”ECOT-002-FMB”
“QUIRICO Monica RAGONA Gianfranco”,”Socialismo di frontiera. Autorganizzazione e anticapitalismo.”,”Monica Quirico è Honorary research fellow dell’Università di Soderton (Stoccolma) e le sue ricerche vertono principalmente sul movimento operaio svedese. Tra i suoi titoli: ‘Il socialismo davanti alla realtà. Il modello svedese (1990-2006)’, Editori Riuniti, 2007. Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Si è occupato dei rapporti tra anarchismo ed ebraismo in Germania tra Otto e Novecento e dei dibattiti sul marxismo e socialismo in Europa e negli Stati Uniti. Tra i suoi titoli ‘Anarchismo. Le idee e il movimento’, Laterza, 2013. Teorie sulla democrazia diretta e critica del marxismo e del bolscevismo dei vari esponenti del ‘socialismo di frontiera’ Gustav Landauer Alexandra Kollontaj Paul Mattick Raniero Panzieri Rudolf Meidner Nicos Poulantzas Alain Bihr… Sottolineature di GMB”,”TEOC-018-FMB”
“RABATÉ Jean- Claude, a cura di”,”L’Armée dans la société espagnole, 1808-1939.”,”Alcuni articoli in francese e, per lo più, in spagnolo (in totale 10 articoli) RABATÉ Jean-Claude: ispanista francese. Professore di civiltà spagnola alla Nuova Università della Sorbona – Parigi 3 (2009). Studioso di Miguel de Unamuno y Jugo (1864-1936). (DaIla prefazione di Rabaté J. C. in francese): «Il volume che presentiamo si propone di offrire ai candidati ai diversi concorsi spagnoli (per insegnanti delle scuole pubbliche) e, più in generale, agli studenti interessati alla storia della Spagna contemporanea, spunti di riflessione e conoscenza sui diversi e complessi rapporti tra l’esercito e la società spagnola tra il 1808 e il 1939. (…) Analizzare il ruolo dell’esercito spagnolo in un periodo così lungo richiede scelte drastiche e siamo consapevoli che i dieci articoli di questo volume coprono fin troppo parzialmente un argomento di tale portata. Abbiamo volutamente alternato articoli di sintesi con altri più circostanziati, legati all’evento o alla biografia di un personaggio famoso. Lo studio di Fernando Puell de la Villa invita il lettore ad apprezzare maggiormente le principali caratteristiche dell’istituzione militare spagnola tra il 1808 e il 1939; quello di Pedro Carlos Gonzáles Cuevas documenta la storia dei complessi rapporti tra la destra spagnola e l’esercito; quello di Benoît Pellistrandi colloca in una prospettiva storica la realtà dell’esercito e la sua evoluzione nella Spagna del XIX secolo; Eduardo González Calleja analizza il ruolo svolto dall’esercito nel mantenimento dell’ordine tra il 1875 e il 1936; infine, Mariano Esteban de Vega si concentra sul servizio militare, luogo privilegiato dei rapporti, talvolta conflittuali, tra esercito e società nella Spagna della Restaurazione. (…) quello di Sebastian Balfour studia come, dalla guerra coloniale a quella civile, “”l’africanismo diventi non solo una componente essenziale della Dittatura ma anche la spina dorsale dell’esercito franchista””. Carolyn P. Boyd analizza gli stretti legami tra esercito e politica durante il regno di Alfonso XIII (1902-1931) e le interazioni tra l’istituzione militare e il potere civile. (…) José Gregorio Cayuela Fernández, nel suo articolo, paragona gli eventi del 1923 e del 1936 per evidenziare come la soluzione autoritaria, imposta da alcuni settori dell’esercito, si traduca nella forma di un “”intervento diretto”” nella vita politica spagnola. (…)» (pg 7. Traduz.d.r.)”,”SPAx-025-FSL”
“RABAUT Jean”,”L’ anti-militarisme en France, 1810-1975. Faits et Documents.”,”Nato nel 1912, J. RABAUT ha compiuto gli studi a Neuilly e poi ha studiato storia alla Sorbona. Ha frequentato l’ avanguardia letteraria e politica. Resistente nell’ autunno 1940, ha lasciato nel dopoguerra l’ insegnamento per il giornalismo. E’ stato il principale fondatore e segretario della Societé d’ études jaurésiennes. Ha pubblicato ‘Jaures et son assassin’ (1967) e ‘Jaures’ (1974), ‘Tout est possible. Les gauchistes francais de 1920 à 1944′. “”Resta l’ Italia; non sarà molto generoso parlarne troppo… Diciamo solo che se la guerra gli è favorevole essa avrà l’ unità e un debito enorme. Quale vittoria? Per qualsiasi nazione presa a sé, la guerra trascina dunque qualche catastrofe particolare, qualche ferita – o profonda – o mortale. Quanto ai mali generali inerenti a tutte i conflitti e che peseranno inevitabilmente su tutti i popoli coinvolti, essi saranno ancora aggravati dalla situazione attuale. Gli eserciti permanenti raggiungono milioni di uomini; i debiti nazionali e privati raggiungono una cifra che rende probabile la bancarotta, il sangue e l’ oro delle nazioni coleranno a fiumi, se la lotta si estenderà, sia verso oriente, sia verso occidente. I popoli comprenderanno tutto ciò; essi hanno orrore di questo macello; mai la guerra è stata così impopolare. La Germania è disperata; il soldato prussiano protesta con rabbia; guarda intorno a lui, si sente preso, incatenato, dentro a un ingranaggio; egli marcia per forza e divora la sua collera. Bismarck è odiato, disprezzato, insultato in tutta Europa. Eccetto l’ Italia, le nazioni sono dichiaratamente per la pace; (…)””. (pag 22-23, ‘La Rive gauche, 10 giugno 1866)”,”FRQM-030″
“RABAUT Jean RIOUX Jean-Pierre JENKINS Roy BICHAT Jean-Marcel LEMOINE Georges CHARZAT Michel RICHARD Serge PELIKAN Jiri BIONDI Jean-Pierre”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè. [Jean Jaurés, Otto Bauer, Léon Blum, Alexandre Dubcek, Tage Erlander, Léopold Sédar Senghor]”,”””La querelle entre réformistes et révolutionnaires – notons que Jaurés cependant revendiquait ce dernier titre – avait une dimension internationale. En Allemagne, un ancien disciple de Marx, Eduard Bernstein, avait publié un livre où il mettait en question la doctrine du maître, notamment la théorie de la valeur, la marche inéluctable vers la concentration capitaliste, la polarisation de la société en deux classes radicalement antagonistes. Son adversaire principal au sein de la socialdémocratie, Karl Kautsky, défendait l’orthodoxie. Jaurés entre dans le débat, par le moyen d’une conférence prononcée à Paris. Il défend le marxisme contre son détracteur, expliquant que ses thèses centrales: la théorie de la valeur, la conception matérialiste de l’histoire, le processus dialectique, son toujours valables. Il ajoute que “”le marxisme lui-même contient les moyens de compléter le marxisme, là où il faut””. En ce qui concerne la tactique, Jaurès n’est ni du côté de Bernstein, ni du côté de Kautsky. Il estime contre Bernstein que le prolètariat et la bourgeoisie sont radicalement antagonistes; mais il pense comme lui qu’il ne faut pas avoir peur des rencontres et des contacts multiples entre la classe prolétarienne et les autres classes. “”Nous voulons la révolution, mais nous ne voulons pas la haine éternelle””. Le ton du débat entre ministériels et revolutionnaires ne baisse pas pour autant. Les guesdistes lancent un quotidien: ‘Le Petit Sou’, soutenu par un multimillionnaire excentrique, Alfred Edwards, qui, beau-frère de Waldeck Rousseau, cherchait à faire pièce à son existence ministérielle. Le 23 septembre 1900, la salle Wagram héberge 800 délégués au Ve congrès de la IIe Internationale. Ils votent sur la participation ministérielle un texte rédigé par Kautsky, où il était dit que l’entrée d’un socialiste isolé dans un gouvernement bourgeois ne peut être considérée “”comme le commencement normal de la conquête du pouvoir politique, mais seulement comme un expédient forcé, transitoire et exceptionnel. Si dans un cas particulier, la situation politique nécessite cette expérience dangereuse, c’est là une question de tactique et non de principe””. C’était en somme faciliter les choses à Jaurès. Le Congrès des organisations socialistes françaises, qui succède dans la même salle au congrès international, n’en voit pas moins des affrontements violents”” (pag 35) [Jean Rabaut, Jean-Pierre Rioux, ‘Jean Jaurés’] [(in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè’, Romorantin, 1978]”,”MEOx-116″
“RABB Theodore K.”,”Gentiluomini e mercanti. L’espansione inglese, 1575-1630.”,”Theodore K. Rabb è stato professore associato d Storia all’Università di Princeton.”,”ECOI-414″
“RABEHL Bernd”,”La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia.”,”Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) “”La ricerca marxiana e le acquisizioni teoriche di Rjazanov avevano il segno delle discussioni e delle contese interne alla socialdemocrazia russa. In essa Rjazanov si caratterizzava come “”occidentalista””. Il ruolo degli intellettuali russi nella vita politica del Paese e i problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa furono al centro del suo interesse politico e del suo studio del marxismo, sia prima che dopo il 1905 (10). Lo sviluppo storico della Russa e le ricerche e le osservazioni di Marx sulla situazione russa e sulla politica estera dello zarismo presero il primo posto nelle sue riflessioni quando l’espansione zarista in Asia si scontrò con la Grande Potenza giapponese e la Russia dalle sue sconfitte all’estero sembrò spinta ad una crisi rivoluzionaria interna (11). La formazione di un movimento sindacale in Russia, nel corso della rivoluzione del 1905-1906, attirò il suo interesse sulla concezione marxiana del sindacato. I sindacati erano un’organizzazione di classe autonoma, che recepiva gli immediati interessi economici degli operai, unificava questi ultimi come classe e li metteva in grado di svolgere un’azione politica, o costituivano invece una forma di movimento necessariamente limitato, che doveva essere subordinato al partito operaio? (12). Anche lo studio degli scritti politici di Marx e di Engels e delle loro osservazioni sulla Russia, l’India e la Cina, avvenne sulla base di questo riferimento attuale alle lotte di classe in Russia. Sulla base di questi interessi politici, D.B. Rjazanov si formò come conoscitore e specialista del marxismo, del quale mise a disposizione del movimento operaio importanti ricerche politiche, saggi, lettere, che, dopo averli fatti venire alla luce dagli archivi che li conservavano, collocò nel loro contesto storico-politico. In base a ciò, nel 1920, il Partito comunista russo gli affidò l’organizzazione dell’Istituto Marx-Engels e l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels (13). Le ‘Revelations of the diplomatic history of the 18th century’, che attirarono l’interesse di Rjazanov principalmente per la discutibile interpretazione che egli dava della trasformazione del dispotismo zarista in assolutismo, furono pubblicate dal 16 agosto 1856 fino al 1° aprile 1857 in tredici numeri di “”The Free Press”” di Londra. Gli articoli furono raccolti in volume a Londra, nel 1899, dalla figlia di Marx, Eleanor, col titolo di ‘Secret diplomatic history of the 18th century’. Questo scritto non fu inserito né nella ‘Marx-Engels Gesamtausgabe’ (MEGA), né nelle ‘Marx-Engels-Werk’ (MEW) (14). Del fatto che gli editori di osservanza marxista-leninista abbiano ignorato, o meglio sottratto al dibattito e proibito, questa esposizione marxiana dei fondamenti semiasiatici della storia russa, non si può far carico a D.B. Rjazanov. Egli ha riscoperto e interpretato questi articoli di Marx già nel 1909, nel saggio sulla ‘Origine del predominio della Russia in Europa’. Certo, egli rifiutò la caratterizzazione di Marx della storia russa e in tal modo polemizzò indirettamente anche con Plechanov, Lenin, Trotsky e la Luxemburg, i quali, stimolati dalla rivoluzione del 1905, si occuparono dei residui asiatici nella società e nello Stato; ma comunque egli sottopose alla discussione questa immagine che Marx aveva dato della Russia negli anni Cinquanta del XIX secolo. Nel 1918 apparve una traduzione russa dello scritto di Rjazanov del 1909. Nel 1917 Rjazanov lavorò, insieme a Luise Kautsky, all’edizione degli scritti e articoli di Marx e di Engels pubblicati tra il 1852 e il 1862 che trattavano della situazione in Inghilterra, di Palmerston, della guerra russo-turca, della rivoluzione spagnola, dell’India, della Cina e della Russia (15). Solo negli anni Cinquanta, dopo il XX Congresso del PCUS, gli scritti sulla crisi d’Oriente e sulla guerra di Crimea furono inseriti nelle “”MEW”””” (pag 187-188) [(10) M.N. Pokrovskij, O russkom feodalizme, proizkhozdenije i karaktere absokjutizma v Rossii, in ‘Borba klassov’, n. 2, 1931 pp. 79 e sgg.; (11) Ibidem, p. 82; (12) M.N. Pokrovskij, Istoriceskaja nauka in borba klassov’, Mosca-Leningrado, 1933, p. 287; (13) Ibidem, p. 291; (14) A.M. Pankratova, op.cit., pp. 68 e segg; E. Oberländer, op. cit., pp. 69 e sgg.; (15) M.N. Dubrovskij, K voprosu o susnosti “”asiatkogo”” sposaba proizvodsto feodalizma, krepostnicestva i torgovskogo kapitala, Mosca, 1929, p. 162] [Bernd Rabehl, ‘La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’] [(in) Karl Marx, Storia diplomatica segreta del XVIII secolo, 1978] Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) “”In Occidente l’analisi critica dello stalinismo si incentrò su tre posizioni fondamentali: K.A. Wittfogel incluse la “”autocrazia stalinista”” tra le forme fenomeniche del “”dispotismo asiatico””, con ciò affermando, o volendo dimostrare, che il rivolgimento sociale che aveva avuto luogo nell’URSS si era realizzato sulla base di una società asiatica, che aveva enormemente rafforzato il dispostismo dello Stato e creato un tipo del tutto nuovo di dominio di classe (…). E. Mandel e H. Marcuse, richiamandosi direttamente o indiriettamente alla tradizione di un marxismo di tipo trotskista o “”austriaco””, videro nella società sovietica, malgrado tutte le deformazioni statalistiche e burocratiche, una base di partenza per l’avvio o per il proseguimento della trasformazione sociale della società. T. Cliff e P. Mattick caratterizzarono questa forma sociale come una variante specifica o come uno stadio determinato della socializzazione capitalistica della produzione, come “”capitalismo di Stato””. Nella seconda e terza di queste posizioni fondamentali non veniva affatto messo in dubbio il fondamento europeo della storia russa.”” (pag 184-185) pag 198 pag 205-206 pag 233 pag 184-185 pag 198 pag 205-206 pag 233″,”RJAx-016″
“RABEHL Bernd”,”Geschichte und Klassenkampf. Einführung in die marxistische Geschichtsbetrachtung der Arbeiterbewegung.”,”RABEHL Bernd: ‘Storia e lotta di classe. Introduzione alla visione marxista della storia del movimento operaio’ Contiene il capitolo: ‘Taktik aund Organisation der I. Internationale’ (pag 88-102) Due capitoli sulla controversia Marx Engels vs Bakunin, e vs Lassalle”,”MGEx-233″
“RABELAIS François, a cura di Mario BONFANTINI”,”Gargantua e Pantagruele. Volume primo.”,”””Il più grande spirito dell’età moderna”” (Balzac) Il trasferimento degli ‘Utopiensi’ da Utopia. (pag 321-322)”,”VARx-013-FV”
“RABELLOTTI Roberta HIRSCH Giovanna MOLINI Vasco”,”L’economia della Corea del Sud. Dal sottosviluppo al club dei “”ricchi””.”,”RABELLOTTI Roberta è professore di economia politica al Dipartimento di Scienze economiche e Metodi quantitativi dell’Università del Piemonte orientale. HIRSCH Giovanna è ricercatrice presso l’AISLO (Associazione italiana incontri e studi sullo sviluppo locale). MOLINI Vasco è assistant professor al Centre for World Food Studies della Vrije Universiteit di Amsterdam.”,”ASIE-022″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Universit Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995). Nel testo l’autrice afferma che “”la dominazione giapponese rappresentò un momento importante nel processo di sviluppo economico del paese poiché coincise con l’inizio di una fase di rapida industrializzazione, di modernizzazione dell’agricultura e delle istituzioni pubbliche e di creazione delle infrastrutture di base. Alcune competenze tecnologiche, pur se controllate dai giapponesi, vennero in parte assimilate dalla popolazione locale, rappresentando la base sulla quale successivamente si è innestato il processo di sviluppo”” (pag 2). “”Agli inizi degli anni 1950 (…) la Corea del Sud veniva considerata da molti osservatori un paese estremamente arretrato; senza grandi possibilità di sviluppo: il reddito pro-capite era inferiore a quello dell’India; nel Nord erano rimaste le principali fonti energetiche e la maggior parte delle materie prime; il settore agricolo era poco meccanizzato e l’industria leggera poco più che embrionale; il regime di #Rhee era inoltre noto per l’elevata corruzione e la speculazione diffusa, alimentate dagli ingenti aiuti americani e dalla forte protezione dell’economia”” (pag 3). “”Il tasso medio annuo di crescita del prodotto nazionale lordo (PNL) per il periodo tra il 1954 e il 1962 è (stato) pari al 3,7 per cento, mentre quello pro-capite è (stato) pari all’uno per cento. (pag 9) (…) Dal 1962 in poi l’economia coreana è stata sostanzialmente guidata da piani di sviluppo quinquennali (…) (con una politica economica orientata alla) promozione delle industrie chimiche e pesanti, 1972-1979. (pag 11) (…) In poco più di trent’anni, con un tasso medio di crescita del PNL pari a 8,4 per cento, la Corea del Sud è stato sicuramente uno dei paesi al mondo caratterizzati dalla crescita più rapida ed elevata””‘ (pag 14)'”,”ASIE-028″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995).”,”ASIE-004-FV”
“RABIN Leah”,”Una vita insieme. L’appassionante testimonianza della moglie e compagna di Yitzhak Rabin.”,”Leah Schlossberg Rabin di origine tedesca, ha sposato Yitzhak Rabin nel 1948 ed è stata al suo fianco sino al tragico attentato del 4 novembre 1995. “”Il giorno in cui lasciò la carica di capo di stato maggiore, Yitzhak fu l’uomo più felice del mondo. Ricordo che, dopo l’addio ufficiale alle armi, tornò a casa facendo letteralmente i salti di gioia e disse: “”Finalmente non sono più responsabile di vite umane”””” (pag 117)”,”VIOx-195″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Alexander RABINOWITCH è professore di storia e D del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri ‘Revolution and Politics in Russia’.”,”RIRx-069″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”RABINOWITCH Alexander è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri, Revolution and Politics in Russia’. Controversia nel partito bolscevico sulla questione dell’ insurrezione. “”Si deve anzitutto osservare che, mentre Trotsky, Sokolnikov ed altri membri del Comitato Centrale favorevoli alla risoluzione presa il 10 ottobre stavano adoperandosi per renderla operativa, Kamenev e Zinoviev continuavano ad impegnarsi strenuamente per impedire la possibilità d’ una rivolta armata, nella persuasione che un suo prematuro inizio promosso dal partito si sarebbe concluso con un disastro ancor più grave di quello subito a seguito dell’ insurrezione di luglio, e con la speranza, non ingiustificata, che il loro punto di vista avrebbe ottenuto il consenso di gran parte dei dirigenti bolscevichi delle regioni periferiche””. (pag 249-250) “”Ad ogni modo, è importante osservare che la controversia all’ interno dell’ apparato dirigente bolscevico, venne tacitata dall’ approvazione definitiva della risoluzione presa nell’ incontro del 10 ottobre. Kamenev, dopo aver dichiarato che non poteva assumersi la difesa della linea politica fissata in quel documento e predestinata a risolversi in una disfatta per il partito e per il proletariato, rassegnò le proprie dimissioni da membro del Comitato Centrale. (…) Altri tre moderati – Nogin, Miljutin e Rykov – tentarono inutilmente che “”Rabocij”” pubblicasse un loro appello, del quale non è mai venuto alla luce il contenuto. Invece Kamenev, non riuscendo ad ottenere ospitalità nella stampa bolscevica, si rivolse a “”Novaja zizn””, il giornale diretto da Gorkij, perché rendesse pubbliche le sue argomentazioni contro la rivolta. Quando esse furono riporate da quel quotidiano, Lenin temette sul momento – a quanto risulta da alcune sue lettere – che ogni possibilità di azione immediata fosse compromessa. Quasi fuori di sé per la collera, egli dichiarò adesso guerra aperta a Kamenev e Zinoviev, e fece ogni sforzo perché entrambi venissero espulsi dal partito. Però, nella seduta del 20 ottobre, il Comitato centrale si oppose recisamente a tale richiesta e si limitò ad accettare le dimissioni di Kamenev dall’ apparato dirigente bolscevico e ad ingiungere allo stesso Kamenev e a Zinoviev di non fare più dichiarazioni pubbliche di qualsiasi genere contro le risoluzioni ufficiali del partito.”” (pag 261-262)”,”RIRO-271″
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power. The First Year of Soviet Rule in Petrograd.”,”Foto dei funerali di Uritski (1918) (pag 328) RABINOWITCH Alexander è professore emerito di storia presso l’ Indiana University, Bloomington. Si è occupato della storia russa e della rivoluzione bolscevica. Il suo libro classico è ‘The Bolsheviks Come to Power’ (1917). Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising’ (1968). Giornalista bolscevico Slutskii (pag 35-)”,”RIRO-336″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Nei mesi successivi al crollo del regime zarista nella Russia dilaniata dalla guerra, l’ultraradicale Partito bolscevico emerse dall’oscurità per rovesciare il Governo provvisorio e stabilire il primo governo comunista del mondo. Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia.”,”RIRO-094-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”Prelude to Revolution. The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface to the Midland Edition, Prologue, Conclusion, Selected Bibliography, Notes, Index, cartina,”,”RIRx-045-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface and Acknowledgments, Abbreviations, Chronology of Key Events, Notes, Selected Bibliography, maps, foto, Index,”,”RIRO-142-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks Come to Power. The Revolution of 1917 in Petrograd.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. List of Illustrations, Acknowledgments, Note on Transliteration, Dates, Introduction, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-103-FL”
“RABITO Vincenzo, a cura di Evelina SANTANGELO Luca RICCI”,”Terra matta.”,”RABITO Vincenzo è nato a Chiaramonte Gulfi nel 1899. E’ morto nel 1981. “”E quinte, li acente stavino male, poi perché il coverno Batoglio aveva fatto l’Omnistizia e si aveva reso all’amiricane. E questo Batoglio faceva la querra contra la Cermania, che prima, quanto scoppiò la querra, fu il primo a dichiarare la querra contra l’America, e prima diceva: “”Evviva il fascisimo””, e ora era contra il fascisimo e contra la Cermania, e non si poteva racionare più. Quente, c’era tanto intrallazzo e tanta camurra: un paro di scarppi 13 mila lire, un vestito 20 mila lire, chi poteva robare robava, li carabiniere non comantavino più, e sparte li tempolate dovevino tastare, se parlavino””. (pag 295)”,”BIOx-133″
“RACHMANOWA Alja”,”Studenti, amore ceka e morte.”,”Filone letteratura anti-bolscevica pro ‘bianchi’. “”E invece di fare appunti, scarabocchio sul quaderno le parole che colgo a volo: “”Ha sentito? Ha sentito? Kolciak è stato arrestato dai “”ceki””. – Povero Kolciak! – Lo hanno arrestato a Nishnendinsk, lo hanno insultato e sul finestrino del suo scompartimento hanno issato la bandiera inglese, quella francese e non so qual altra ancora, ma la russa no, quella non può più portarla. – Lo hanno tradito, lo uccideranno! – Per amor di Dio! E gli Alleati? Come permettono una cosa simile? – Gli Alleati hanno abbandonato anche noi. La Russia è morta!””. (pag 347)”,”RIRO-281″
“RACHMANOWA Alessandra”,”Matrimoni nella bufera rossa. Diario di una donna russa.”,”Crisi delle abitazioni e stanze e mancanza di carbone (pag 42-44)”,”RIRO-016-FV”
“RACINARO Roberto”,”La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo.”,”Roberto RACINARO (Reggio Calabria 1948) insegna filosofia teoretica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Salerno. Per la sua bibliografia vedi pag 2.”,”TEOC-018″
“RACINARO Roberto”,”Rivoluzione e società civile in Hegel.”,”””Non domandate a chi vi ascolta se concorda assolutamente con voi; domandategli se procede nello stesso senso”” (Goethe) (in apertura) RACINARO Roberto, nato a Reggio Calabria nel 1948, è stato borsista presso l’Istituto italiano di studi storici. Attualmente (1972) è ricercatore presso l’Istituto di Filosofia dell’Università di Salerno. Robespierre. “”L’unica opera della «libertà assoluta», secondo Hegel, è la morte: «una ‘morte’ che non ha alcun interno ambito né riempimento» (175). Il governo rivoluzionario, infatti, si manifesta subito come ‘fazione’; chi lo avversa è immediatamente colpevole e, per essere condannati, basta essere ‘sospetti’: «Il ‘cadere in sospetto’ prende quindi il posto dell”essere colpevole’» (176). Il protagonista delle pagine hegeliane è, a questo punto, il rousseauniano Robespierre. Il suo nome non viene apertamente fatto nella ‘Fenomenologia’, ma, a parte i luoghi analoghi delle ‘Lezioni’ (177), proprio in un aforisma jenense Hegel scrive così: «La risposta, che Robespierre dava a tutto – qui uno aveva pensato questo, fatto quello, voluto questo o detto quello -, era: ‘la mort!’. La sua uniformità è altamente noiosa, ma ‘va bene per tutto’. Volete la giacca: prendetela; anche il panciotto: eccolo; date uno schiaffo: ecco anche l’altra guancia; volete il dito piccolo: strappatelo. ‘Posso dar la morte a tutto, astrarre da tutto’. Così la cocciutaggine è insuperabile (‘unüberwindlich’) e può ‘può superare (‘überwinden’) tutto in se stessa’. Ma la cosa più importante, che sarebbe da superare (‘überwinden’), sarebbe proprio questa libertà, questa morte stessa» (178)”” (pag 84-85) [note: (176) Op. cit, p. 419; (177) ‘Vorlesungen ueber die Philosophie der Weltgeschichte’, cit., p. 929-930); (178) L’aforisma è di Hoffmeister, ‘Dokumente zu hegels Entwicklung’, cit., p. 359; può non essere inutile ricordare un giudizio del giovane Marx: «L’intelletto ‘politico’ è ‘politico’ appunto in quanto pensa ‘entro’ i limiti della politica (…). Il periodo ‘classico’ dell’intelletto politico è la ‘Rivoluzione francese’. (…) Così Robespierre vede nella grande miseria e nella grande ricchezza un ostacolo alla ‘pura democrazia’. Egli desidera perciò stabilire una generale frugalità ‘spartana’. Il principio della politica è la ‘volontà’. Quanto più unilaterale, cioè quanto più compiuto è l’intelletto ‘politico’, tanto più esso crede all”onnipotenza’ della volontà, e tanto più è cieco dinnanzi ai ‘limiti naturali’ e spirituali della volontà, tanto più dunque è incapace di scoprire la fonte delle infermità sociali» (‘Kritische Randglossen zu dem Artikel «Der König von Preussen und die Sozialreform. Von einem Preussen», Werke, Bd 1, Dietz Verlag, Berlin, 1964, p. 402; abbiamo citato secondo la traduzione italiana di R. Panzieri, in ‘La questione ebraica e altri scritti giovanili’, Editori Riuniti, Roma, seconda edizione 1969, pp. 127-28] [Roberto Racinaro, ‘Rivoluzione e società civile in Hegel’, Napoli, 1972]”,”HEGx-035″
“RACINARO Roberto”,”Sul concetto hegeliano di “”astratto”” la “”riconciliazione alla Kotzebue””.”,”””La filosofia kantiana non ha saputo riconoscere il principio più profondo dei nuovi tempi, e con la sua opposizione fra determinante e determinato, fra l’universale da una parte e, dall’altra, i particolari, ha mostrato di essere completamente condizionata dalla realtà del mondo tedesco, estremamente suddiviso, profondamente scisso e, quindi, «infelice»”” (pag 100) “”Come è facile constatare, le analogie con la dialettica hegeliana di “”signoria e servitù”” sono evidenti. L’interesse di Hegel per quel piccolo capolavoro che è il romanzo di Diderot () è più comprensibile”” (pag 104) () ‘Le neveu de Rameau’ [Il nipote di Rameau”” è un dialogo satirico nel quale Diderot discute su questioni di etica ed estetica. I due personaggi che danno vita al dialogo sono designati con i pronomi lui e io, il primo indica Jean-Frainçis Rameau e il secondo lo stesso Diderot. Rameau intrattiene il filosofo raccontando episodi della propria vita: è un musicista fallito, un adulatore di professione, un miserabile di talento; uno scroccone che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina. Agli occhi del filosofo, quest’individuo spregevole appare come un misto di delirio e di buonsenso, di abiezione e di onestà. E proprio per questa sua contraddittorietà, il giovane Rameau sconcerta e affascina Diderot, il quale constata, stupefatto e a tratti inorridito, come sia possibile che una stessa persona sia dotata della più profonda sensibilità estetica e del tutto sprovvista del sentimento morale]”,”HEGx-002-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINE Nicole BODIN Louis; testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI”,”Le Parti Communiste Francais pendant l’ entre-deux-guerres.”,”Testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI Nicole RACINE-FURLAUD storica, lavora al Centre d’ etude de la vie politique francais della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP). Ha collaborato al Dizionario biografico del Maitron. Louis BODIN è direttore delle Presses de la Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato con Jean TOUCHARD ‘Front populair: 1936’ (1972).”,”PCFx-058″
“RACINE Jean-Luc”,”Cachemire. Au péril de la guerre.”,”J.L. RACINE è direttore di ricerca presso il CNRS, al Centre d’etudes de l’Inde et de l’Asie du Sud dell’Ehess, Ecoles des hautes etudes en sciences sociales. Lavora sulle dinamiche dell’India contemporanea, sulla visione dell’ordine mondiale e della geopolitica dell’Asia del sud. RC”,”INDx-097″
“RACINE Nicole; SERGE Victor”,”Victor Serge. Correspondances d’URSS (1920-1936).”,”Mil neuf cent. Revue d’histoire intellectuelle Éditeur : Société d’études soréliennes fonte: persée.fr Nel periodo in studio Serge ha inviato 110 lettere o cartoline postali a Marcel Martinet, 68 lettere o cartoline inviate a Henry Poulaille, e due lettere a Jean-Richard Bloch. La corrispondenza di Serge con Romain Rolland è andata perduta. Serge ha ricevuto 13 lettere da Trotsky, e Serge ne ha inviate 4 a Trotsky. Due lettere sono state indirizzate a Léon Sedov, figlio di Trotsky, una lettera a H. Sneevliet”,”SERx-075″
“RACINE Nicole”,”Le parti socialiste (SFIO) devant le bolchevisme et la Russie soviètique, 1921-1924.”,”Jstor L’autore segue questi anni dalle pagine del giornale di partito ‘Le Populaire’ La critica francese ed europea al bolscevismo (pag 288 ecc) “”Nous ayons choisi comme source principale d’information ‘Le Populaire de Paris’. Ancien journal de Longuet, qui le fonda en 1918 et en fit la tribune des minoritaires de guerre, il devint avant le congrès de Tours l’organe de la tendance dite de la «Reconstruction» (qui voulait reconstruire l’unité internationale avec Moscou et aurati été prête à adhérer avec «réserves» à la Troisième Internationale) dont toute une fraction – avec Longuet et Paul Faure – ne fut exclue du futur Parti communiste que par la volonté de Moscou. Après la scission, il est le quotidien national qui reste au Parti socialiste, ‘L’Humanité’ demourant aux mains des majoritaires de Tours. A partir d’avri 1921 (1), il paraît sous la double direction politique de Léon Blum et de Jean Longuet, c’est-à-dire sous la responsabilité conjointe des deux «tendances» qui vont former le nouveau Parti socialiste: Léon Blum, ancien animateur du groupe des «Résistants» (à l’adhésion à l’Internationale communiste) et que son discours de Tours désigne comme un des futurs chefs du parti; Jean Longuet, l’ancien dirigeant des «Reconstructeurs». Le siège du Parti socialiste (SFIO) sera rue Feydeau, au ‘Populaire’, qui devient ainsi le lien entre tous ceux qui veulent, autour du nouveau secrétaire général, Paul Faure, reconstituer le parti. Il est difficile, pour qui étudie le Parti socialiste au lendemain de 1920, de ne pas avoir présent à l’esprit que c’est alors un parti tràs diminué par la scission (2), qu’il a perdu les trois quarts de ses adhérents, qu’il reste surtout un parti de cadres. Comment oublier, par exemple qu’en 1921 ‘Le Populaire’ a 2.225 abonnés (3)? Ce n’est que progressivement que le Parti socialiste retrouvera ses troupes et son audience pour redevenir au début des années trente la principale force de gauche. Le Parti socialiste, au lendemain de la scission, ne forme pas un bloc monolithique”” (pag 282) [(1) Voir la liste des principaux collaborateurs du journal dans ‘Le Populaire’ du 4 avril 1921. L’absence, pour les années 1921-1926, de comptes rendus sténographiques des congrès nationaux, rend la lecture du ‘Populaire’ d’autant plus indispensable; (2) Voir Prélot (Marcel), ‘L’évolution politique du socialisme français 1789-1934’, Paris, Spes, 1939, 502 p.; pp. 231 à 235; Ligou (Daniel), ‘Histoire du socialisme en France (1871-1961), Paris, Presses Universitaires de France, 1962, VIII 672 p., pp. 331 à 340; Ziebura (Gilbert), ‘Léon Blum et le Parti socialiste, 1872-1934’, Paris, A. Colin, 1967, 407 p., pp. 179 sqq. (Cahiers de la Fondation nationale des sciences politiques, 154); (3) Voir ‘Le Populaire’ des 10 et 12 janvier 1921]”,”FRAP-125″
“RADAR”,”Organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”””Perfino gli uomini d’affari che sono certo più smaliziati degli economisti, molte volte non sanno che trattando con una società, che essi credono indipendente, trattano, in realtà, con un gruppo potente che detiene il capitale di comando di questa società, oppure, caso inverso ma reale, non sanno che la società con capitale molto limitato è in realtà la società che detiene il pacchetto di controllo di un potente gruppo. Era perciò sentita da parecchio tempo in Italia una indagine che mettesse a nudo e rendesse pubblica la struttura del capitale finanziario italiano. Il Rienzi, in occasione della prima conferenza C.E.R., ha lanciato la bomba con dati statistici sulla concentrazione del capitale. Sono seguite le pubblicazioni in “”Critica Economica””. Ma la parte, direi viva, fisica, personale, che rende più attraente e dinamico il quadro del nostro capitale finanziario, ancora mancava. Radar con il lavoro che qui ci presenta e che è una prima parte dell’indagine che intende proseguire, descrive questi gruppi finanziari anche nel loro aspetto fisico, che permetterà più avanti di raccogliere tutti i legami personali e trovare quindi i 50 nomi che dirigono la vita economica del Paese.”” (pag 5, A. Pesenti)”,”ECOG-035″
“RADCZUN Günter”,”Es begann an einem Sonntag. Zur Revolution von 1905 bis 1907 in Rußland.”,”””Die zaristische Regierung wurde der Bauernbewegung nicht Herr. Im November 1905 wurden 37 Prozent aller Landkreise des europäischen Rußlands von der Revolution erfaßt. Aber nicht nur das Dorf, sondern auch die Kaserne wurde immer nehr zum Herd der Revolution.”” (pag 48) “”Im Kampf zwischen Revolution und Konterrevolution konnte sich die Armee nicht neutral verhalten. Es gab nur ein Entweder – Oder. “”Die Armee kann und darf nicht neutral sein””, schrieb Lenin (…)””. (pag 49) “”Il governo zarista non è riuscito a domare il movimento dei contadini. Nel novembre 1905, il 37% di tutti i distretti della Russia europea sono stati coinvolti dalla rivoluzione. Ma non solo i villaggi, ma anche le caserme sono diventati sempre più focolai della rivoluzione”” (pag 48) “”Nella battaglia tra rivoluzione e controrivoluzione, l’ esercito non può rimanere neutrale. O va con l’ una o va con l’ altra. (pag 49)”,”RIRx-116″
“RADEK Karl”,”Anarchismus und Räteregierung. Übersetzt und mit einem Vorwort, von Fritz STURM”,”Copia firmata”,”RIRO-127″
“RADEK Karl”,”L’ evoluzione del socialismo dalla scienza all’ azione Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”contiene firma proprietario”,”RIRO-155″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches.”,”Reprint nel 50° della morte della Luxemburg, di Liebknecht e di Leo Jogiches.”,”LUXS-016″
“RADEK Karl”,”in der “”Russischen Korrespondenz””. Politische Zeitschrift aus Sowjetrußland (1921-1922). (Ausgewählte Schriften Band 5).”,”Sulla conferenza di Genova viene citato il libro di SAXON HILL J. ‘The Genua Conference. LONDON. 1922.”,”RUST-061″
“RADEK Karl”,”Dittatura proletaria e terrorismo (1921). Reprint.”,”””Il marxismo compendiava l’ esperienza della classe operaia quando la metteva in guardia contro i putsch, contro i colpi di mano. Ma il fatto che anche in paesi come l’ Italia, la Francia, l’ Inghilterra – dove fu minimo l’ influsso del marxismo – non avvennero negli ultimi decenni tentativi insurrezionali, dimostra che fu la coscienza della propria debolezza e non l’ influsso del marxismo a determinare qualsiasi risoluzione. Che, prima della guerra, in nessun paese la classe operaia abbia tentato di impadronirsi del potere, che essa non si sia mai posta praticamente la questione dell’ uso della forza e dei limiti di questa, fu il risultato dei rapporti obiettivi di forza, sviluppatisi dopo il 1871, e ancor più dopo il 1890, nel periodo di consolidamento degli Stati capitalistici e della loro espansione economica. Il marxismo non ebbe mai a trovarsi praticamente di fronte al problema dell’ uso della violenza, e i meriti che il signor Kautsky vuole attribuire a se stesso, come a grande freno, non esistono che nella sua fantasia””. (pag 10)”,”RIRO-255″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches (1922). Reprint.”,”””Egli aveva un buon occhio per nuovi bisogni, per nuovi movimenti nascenti. Allorché egli entrò nella politica, si manifestavano i primi sintomi dell’ imperialismo, che anche in Germania andava rafforzandosi, dell’ espansione del capitale oltre i “”confini della patria”” in cerca di nuovi terreni per la caccia al profitto. Il Partito intuì i pericoli di guerra che ne derivavano, ma soltanto il Liebknecht li vide in una viva immagine come il Moloch che stende le sue braccia verso milioni di giovani proletari. Così egli fu uno dei pochi, che corsero incontro in aiuto alla gioventù per metterla in guardia contro i nuovi pericoli che la minacciavano. Il Partito proibiva ogni specifica propaganda antimilitarista. Esso dichiarava che l’ educazione della gioventù proletara l’ avrebe di per sé immunizzata contro lo spirito militarista, e che l’ intera lotta del proletariato contro il capitalismo era nello stesso tempo una lotta contro il militarismo. Ma Liebknecht sentiva quanto vi era di falso in queste considerazioni “”di principio””””. (pag 18-19)”,”MGER-056″
“RADEK Karl”,”Les voies de la Révolution russe.”,”RADEK Karl ha giocato un ruolo molto importante nel movimento operaio polacco, tedesco, austriaco e russo acquistando molta notorietà sia prima che dopo il 1917. Membro del CC del partito comunista russo e segretario del comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista, escluso come trotskista, reintegrato, e alla fine condannato nel 1937 è scomparso senza conoscere le circostanze della sua morte per mano dello stalinismo. Dopo che ebbe conoscenza della Rivoluzione di febbraio, RADEK che stava in Svizzera con LENIN, analizzò le forze motrici della rivoluzione russa e i rapporti di classe dimostrando perspicacia. Cinque anni dopo nel ‘Il Corso della rivoluzione russa’ traccia un bilancio in un momento in cui l’ entusiasmo rivoluzionario faceva spazio a un’ insidiosa depressione. Analizza i limiti contro cui si urta la rivoluzione che dovrà essere il preludio della “”rivoluzione proletaria mondiale””. Brest Litovsk. “”Ma la Russia sovietica doveva concludere la pace, non solo perché non aveva assolutamente più di esercito, ma anche perché essa non poteva diventare una realtà che ottenendo un istante di respiro; dal tempo dei negoziati di Brest, la Russia Sovietica non rappresentava che un programma, essa esisteva solo nelle dichiarazioni dei decreti dei commissari del popolo.”” (pag 54) NEP e Kronstadt. “”Qual è il rapporto degli avvenimenti di Kronstadt con la Nuova Politica Economica? Gli avvenimenti di Kronstadt non erano che l’ eco di un profondo processo di effervescenza della massa contadina. Erano l’ eco dei sollevamenti contadini in Ucraina e a Tambov. Ma cosa significavano questi sollevamenti contadini? Mostravano che la guerra imperialista e la guerra civile aveva considerevolmente indebolito l’ economia rurale. Mostravano che la crisi economica russa non aveva solo per origine la disorganizzazione dell’ industria, ma anche la disgregazione della sua agricoltura. Mostravano la necessità di una modificazione rapida e fondamentale della nostra politica; (…)””. (pag 80)”,”RIRO-278″
“RADEK Karl (STRUTHAHN Arnold, pseud.)”,”Die Entwicklung der deutschen Revolution und die Ausgaben der kommunistischen Partei. Herausgeber: Zentrale der K.P.D..”,”Differenze nei tempi della rivoluzione russa e della rivoluzione tedesca. “”Die Unterschiede in dem Tempo der russischen und der deutschen Revolution. “”In Russland dauerte der Kampf um die Eroberung der politischen Macht acht Monate. Wir sind in Deutscland jetzt bald ein jahr in Kampfe, und wenn nicht alle Anzeichen trügen, wird er noch eine Spanne Zeit in Anspruch nehmen.”” “”Le differenze nella velocità della rivoluzione russa e tedesca. “”In Russia la lotta per la conquista del potere politico è durata otto mesi. Siamo adesso quasi a un anno di lotta in Germania, e se non cogliamo i segnali sbagliati, essa prenderà ancora un lasso di tempo.”” (pag 13)”,”MGER-073″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der deutschen Revolution, 1909 – 1919. Gesammelte aufsatze und abhandlungen.”,”Si tratta di una raccolta di articoli di RADEK pubblicati su periodici tedeschi (tra cui Neue Zeit)”,”MGER-078″
“RADEK Karl”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. (Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding)”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding. “”Rudolf Hilferding, der Chefredakteur der “”Freiheit””, und der einflußreichste, theoretisch gebildetste Berater des Zentralkomitees der Unabhängigen Sozialdemokratie, hat sich nach dem Austritt der Unabhängigen aus der Regierung natürlich nicht mehr offen für die Demokratie erklärt.”” Aber als er sah, daß neue Stürme heranziehen, da war seine erste Arbeit, die Massen von dem entscheidenden Kampfe zurückzuhalten, indem er der Parteileitung eine neue Losung suggerierte; “”Die Verankerung der Räte in der Verfassung””, ein Kompromiß zwischen der Revolution und Noske.”” “”Rudolf Hilferding, il capo redattore di ‘Freiheit’ (Libertà) ed il più influente, teoricamente più coltivato consigliere del comitato centrale della socialdemocrazia indipendente, aveva chiarito la sua posizione dopo l’ uscita degli indipendenti dal governo non più aperto alla democrazia. Ma quando vide che nuove tempeste si addensavano, che il suo principale lavoro era di trattenere le masse dalla lotta cruciale, suggerì una nuova linea del partito: “”L’ incorporazione dei Consigli nella costituzione””, un compromesso tra la rivoluzione e Noske.”” (pag 21)”,”MGER-079″
“RADEK Karl”,”Die Entwicklung des Sozialismus von der Wissenschaft zur Tat. (Lo sviluppo del socialismo dalla scienza al fare)”,”””Die Entwicklung der Revolution und Konterrevolution wird die Frage von der Strategie der sozialistichen Revolution aufwerfen. Die rusische Revolution zeigt, in welcher Richtung sich diese Fragen entwickeln werden.”” Lo sviluppo della rivoluzione e della controrivoluzione porrà in modo crescente la questione della strategia della rivoluzione socialista. La rivoluzione russa mostra in quale direzione questa questione si svilupperà””. (pag 25)”,”RIRO-286″
“RADEK Karl”,”Genua. Die Einheitsfront des Proletariats und die Kommunist Internationale. Rede auf der Konferenz der Moskauer Organisation der Kommunistischen Partei Rußlands am 9. März 1922.”,” “”Was China anbetrifft, den größten Stein des Anstoßes, so haben sie beschlossen, daß es frei und unabhängig sein soll. Sie haben von Japan gefordert, daß s Schantung räumt, und Japan hat die Räumung zugesagt. Aber es sitzt noch heute dort, wie es in Sibirien sitzt, das zu räumen es auch tausendmal versprochen hat. Welche Bedeutung haben die ostasiatischen Fragen für die politische Lage in Europa? Wenn Sie nur die Tatsache berücksichtigen, daß das Viermächte-Abkommen geschlossen worden ist von Japan, England, Frankreich und Amerika, so müssen Sie fragen: Wie kommt Frankreich in diese Gruppe? Wie kommt Saul unter die Propheten?””. (pag 34) “”En ce qui concerne la Chine, alors ils ont décidé la plus grande pierre de l’impact, qu’il doit être libre et indépendant. Ils ont exigé de Japon que le s évacue des Schantung, et l’évacuation ait le Japon assuré. Mais il est assis encore aujourd’hui là, comme il est assis dans la Sibérie que évacuer il a aussi promise à milles. Quelle importance les questions ostasiatischen ont-elles pour la situation politique en Europe ? Si vous ne prenez en considération que le fait que l’accord de pouvoir quatre a été conclu du Japon, d’Angleterre, de France et d’Amérique, alors vous devez demander : Comment vient-elle la France dans ce groupe ? Comme le Saul vient sous les Propheten?”” (traduzione automatica)”,”INTT-216″
“RADEK Carlo”,”Rosa Luxemburg, Carlo Liebknecht, Leo Jogisches.”,”Rapporti Jogiches Plechanov. Russia e Polonia. “”Nello stesso tempo egli (Jogiches, ndr) cercò di creare un collegamento organizzativo coi gruppi che lavoravano in Russia, di continuare il lavoro per il quale Leo Deutsch era stato deportato in Siberia. Da individuo angoloso qual era, egli difficilmente poteva trovarsi a suo agio nel gruppo di Plechanov. Questi aveva nel gruppo una posizione così preminente, che, finché non esisteva un movimento di masse, nessun’altra personalità attiva poteva venir su accanto a lui. E movimento di masse allora non ve n’era in Russia. Bramoso di agire, Jogiches rivolse la sua attenzione vero il movimento operaio polacco (…). Egli entrò in relazioni con Rosa Luxemburg, Giuliano Karski, Adolfo Warski, che rappresentavano all’ estero la appena sorta Socialdemocrazia della Polonia russa, e pubblicavano la”” Sprava Rabotnicza”” (La causa operaia) come organo del loro Partito. (…) In breve tempo Jogiches divenne non solo il capo dell’ organizzazione polacca, ma anche l’ ispiratore delle campagne politiche della socialdemocrazia polacca.”” (pag 65)”,”LUXS-042″
“RADEK C.”,”La situation internationale et la politique extérieure du Pouvoir des Soviets. Discours prononcé de 3 septembre 1918 à la séance commune du Soviet des Délégués des Ouvriers et de l’ Armée rouge de Moscou, des Comités de fabrique et d’usine et des Syndicats ouvriers).”,”””C’est ce que doivent comprendre et c’est ce que comprendront les prolétaires de tous le pays, même si, éloignés de la Russie, ils ne comprennent pas telle ou autre de ses démarches. ‘Notre faiblesse, nos capitulations, tout cela n’est-il pas le résultat de leur faiblesse, de la lenteur d’évolution de la lutte qu’ils soutiennent, et qui nous laisse pour l’instant isolés en Europe?’ Nous ne leur reprochons pas de ne pas avoir encore réussi à venir à bout de leur bourgeoisie; nous savons que la vitesse d’évolution de la lutte des ouvriers dépend des conditions objectives, et non pas de la seule volonté des groupes avancés. Mais ils doivent comprendre que notre politique elle non plus ne dépend pas de notre seule volonté, de notre courage, qui n’ont plus besoin d’être prouvés. Si les Bernstein et les Kautsky, ces extincteurs de l’esprit des masses ont en nous, en leur faisant entendre que nous nous soumettons à l’impérialisme allemand, nous n’éprouvons pour eux qu’un mépris profond: ces cadavres du socialisme n’ont-ils pas attendu une année avant de se décider à hasarder quelques mots piteux contre l’impérialisme allemand? (…)””. (pag 39)”,”RIRO-324″
“RADEK Karl”,”An der Schwelle der Grossen Aufbauarbeit in Sowjetrussland.”,”‘Altri risultati nella costruzione della Russia sovietica’ Dibattito su questione sindacale, Trotsky”,”RIRO-397″
“RADEK Karl”,”Portraits and Pamphlets.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression. With an introduction by A.J. Cummings, and notes by Alec Brown, Preface, foto,”,”RIRB-013-FL”
“RADEK Carlo”,”L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”Radek Marx Engels il marxismo e il comunismo compreso nella sua profondità sono nel periodo della rivoluzione. “”Marx ed Engels mostrarono come l’evoluzione delle forze produttive sotto il dominio del capitalismo doveva sboccare in sempre maggiore anarchia o schiavitù delle massse, come essa, con la ‘concentrazione dell’industria, con la formazione di una forte classe operaia, e coll’invadere la sua mente ed il suo cuore col pensiero di un nuovo ordinamento e con la verrea volontà di raggiungerlo’, doveva contemporaneamente creare anche la ‘base del Socialismo’. Marx ed Engels mostrarono al proletariato internazionale una ‘necessità storica della vittoria’, della vittoria del Socialismo. Essi gli mostrarono anche nel medesimo tempo che questa vittoria non cadrà ‘meccanicamente’ nel seno dei diseredati o degli asserviti ad un determinato grado dell’evoluzione sociale, ma che essi dovevano prepararsi per questa vittoria col sudore della loro fronte, con l’ininterrotta lotta dei loro cervelli, ‘combattendo giorno per giorno contro la borghesia su tutti i campi della vita sociale’, per conseguirla poi nella ‘diretta lotta rivoluzionaria’ di classe contro classe. Questa lotta rivoluzionaria finale che sboccherà nella ferrea ‘Dittatura del proletariato’ su tutte le altre classi, condurrà finalmente la classe operaia nella terra promessa del Socialismo. La dottrina di Marx ed Engels delle condizioni della vittoria del proletariato, la dottrina del Comunismo ci sta oggi dinanzi come un ‘granitico blocco’ non intaccato dal dente del tempo. I 70 anni che ci separano dal giorno in cui i geniali giovani, illuminati dalla luce della rivoluzione che s’appressava, videro chiaramente l’avvenire dell’umanità e che lo mostrarono nell’indimenticabile ‘Manifesto dei Comunisti’, hanno maturato molti cangiamenti nella struttura capitalistica, la cui comprensione fu il problema, non sempre felicemente risolto dai successori di Marx. Ma le linee fondamentali dell’evoluzione non si son cangiate, ‘e solo oggi, nella prima rivoluzione socialistica che il mondo vede noi comprendiamo completamente la dottrina del Comunismo’. Nella prima rivoluzione socialistica, nella sua ferrea necessità, noi vediamo la geniale conferma della profetica forza della mente dei nostri maestri. ‘Il Comunismo è una dottrina della rivoluzione e perciò esso si può comprendere in tutta la sua profondità e vastità solo nel periodo della rivoluzione stessa’”” [Karl Radek, ‘L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa’, Milano, 1920; reprint 1970] (pag 4)”,”RIRB-015-FL”
“RADEK Karl”,”Wege der russischen Revolution.”,” Lenin, Tesi di aprile ecc. (pag 22-23)”,”RIRO-432″
“RADEK Karl”,”Programm des sozialistischen Wirtschaftsaufbaues. [Programma di costruzione economica socialista]”,” – Der Kamps um die Vernichtung des Kapitalismus – La lotta per l’abbattimento del capitalismo – Organisation der Arbeit – Organizzazione del lavoro – Der sozialistische Aufbau – La costruzione del socialismo”,”RIRB-155″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der Deutschen Revolution, 1909-1919. Gesammelte aufsatze und Abhandlungen von Karl Radek.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression.”,”MGER-008-FL”
“””RADEN”””,”The Origins of the Movement for Workers’ Councils in Germany, 1918-1935.”,”Originariamente pubblicato da Informations Correspondance Ouvrieres 1965, tradotto da M.H. e A.M., 1968 ‘Radencommunism'”,”MGER-106″
“RADICE Lisanne”,”Beatrice and Sidney Webb. Fabian Socialists.”,”Contiene dedica autrice Lisanne Radice è membro del Departmen t of Government alla Brunel University. Ha insegnato al Politecnico of Central London, alla LSE e alla Yale University. L’autrice è membro dell’ International Committee of the Fabian Society. Ha pubblicato: ‘Will Thorne: Constructive Militant’ (assieme a Giles Radice), e altre opere.”,”MUKx-197″
“RADICE Benedetto”,”Nino Bixio a Bronte.”,”Leonardo Sciascia: ‘Sui fatti di Bronte dell’estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s’avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato: finché uno studioso di Bronte, il professor Benedetto Radice, non pubblicò nell’Archivio Storico per la Sicilia Orientale’ (anno VII, fascicolo I, 1910) una monografia intitolata ‘Nino Bixio a Bronte; e già, a dar ragione delle cause remote della rivolta, aveva pubblicato (1906, Archivio Storico Siciliano) il saggio ‘Bronte nella rivoluzione del 1820’. E non è che non si sapesse dell’ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione: ma era come una specie di «scheletro nell’armadio»; tutti sapevano che c’era, solo che non bisognava parlarne: per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura. E non è che il Radice avesse della storia del risorgimento e del garibaldinismo una visione refrattaria della libertà e nazionalità: soltanto era mosso dalla «carità del natio loco», gratuitamente marchiato d’infamia dagli scrittori garibaldini, e dall’umana simpatia e pietà per quell’avvocato Lombardo che Bixio sbrigativamente aveva fatto fucilare come capo della rivolta: ed era stato sì il capo della fazione comunista, ma della rivolta, e specialmente dei sanguinosi eccessi in cui sfociò, non si poteva considerare più responsabile dei suoi avversari della fazione ‘ducale” (pag 15); “Il Radice aveva sei anni nel 1860; Giovanni Verga ne aveva venti: e i suoi ricordi della rivolta di Bronte e del circondario etneo, della repressione garibaldina, del ‘processone’ che poi si tenne a Catania, dovevano essere ben vivi quando, nel 1882, scrisse la novella ‘Libertà’. Non sarebbe per noi una sorpresa, anzi, se dalle sue carte venisse fuori qualche redazione della novella di data più remota; o degli appunti, delle note, che in qualche modo dessero conferma a questo nostro sospetto: che in ‘Libertà’ le ragioni dell’arte, cioè di una superiore mistificazione che è poi superiore verità, abbiano coinciso con le ragioni di una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino, si sentiva tenuto. Tale mistificazione, e addirittura una radicale omertà, consigliava il sentimento della nazione (anche di quella parte della nazione che poteva effettualmente considerarsi ‘vinta’), oltre che il proprio di ‘galantuomo’.(…)”” (pag 17)”,”ITAB-360″
“RADIGUET Raymond”,”Il diavolo in corpo. Romanzo.”,”Raymond Radiguet nacque a Saint-Maur (Seine) nel 1903 e morì a Parigi nel 1923. A soli 15 anni lasciò gli studi per vivere di attività letteraria. Si distinse per eccentricità e disordine nella tumultuosa bohème parigina. E’ morto di tifo.”,”VARx-005-FAP”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical, Note, Index, tabelle,”,”RIRx-053-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”Russia Goes to the Polls. The Election to the All-Russian Constituent Assembly, 1917.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. With a Foreword by Sheila FITZPATRICK, Preface, Acknowledgments, Explanatory Note, Notes and Abbreviations, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note,Tables n.5, Information on What Is Lacking to Complete Certain Districts, Index, Studies in Soviet History and Society,”,”RIRx-063-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note, Index, tabelle,”,”RIRx-068-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Unknown Civil War in Soviet Russia. A Study of the Green Movement in the Tambov Region 1920-1921.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. Foreword, Introduction, Conclusion, Glossary, Bibliography, Cartine, Notes, Index,”,”RIRO-194-FL”
“RADO Sandor”,”Nome di battaglia ‘Dora’.”,”Sono le memorie del capo del più importante servizio di informazioni sovietico in Europa. “”I tedeschi ebbero il buon senso di riconoscere che la loro strategia difensiva non serviva a nulla davanti all’ Armata Rossa e che, al contrario, condannava al fallimento i loro piani militari più importanti, ciò che significava accettare la sconfitta. Per questo motivo Hitler e i suoi generali decisero di lanciare sul fronte dell’ Est una nuova grande offensiva, sperando di risolvere in tal modo i sempre pià gravi problemi politici e militari. Nel maggio del 1943, durante una conferenza svoltasi alla Cancelleria del Reich, il maresciallo Keitel, capo dell’ OKW, dichiarò: “”Per ragioni politiche, noi dobbiamo attaccare””. (pag 344)”,”RUST-091″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory a cura”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”I sovietici costrinsero a pagare gli spagnoli ad ogni occasione: si fecero pagare i costi di trasporto, i rifornimenti alimentari, il mantenimento dei consiglieri sovietici in Spagna. Giocarono anche sui cambi e sul costo delle armi per prosciugare l’ oro spagnolo e utilizzare questo denaro per altri fini di politica estera. (pag 424). RADOSH è professore emerito di storia alla City University di New York.”,”MSPG-092″
“RADOSH Ronald”,”Il sindacato imperialista. Dipartimento di Stato, CIA e sindacato americano, 1914-1968.”,”””Oltre alla richiesta di una pace basata sul principio “”nessuna annessione, nessuna indennità””, i socialisti russi e alleati creavano un nuovo problema all’amministrazione Wilson. Nel maggio 1917, i soviet, allora sotto il controllo degli elementi moderati, appoggiavano la richiesta di una conferenza socialista internazionale al cui interno i lavoratori europei potessero valutare la loro posizione in rapporto alla guerra. A differenza dalle riunioni più ristrette tenute a Zimmerwald nel 1915 ed a Kienthal nel 1916 dai socialisti, la conferenza non sarebbe stata limitata ai socialisti minoritari della sinistra e delle frazioni centriste. Un ampio incontro dei socialisti europei era reso possibile per la prima volta grazie alla pressione esercitata sul socialismo mondiale dal successo della prima rivoluzione russa. La richiesta di una conferenza a Stoccolma produsse l’opposizione immediata sia da parte dei governi alleati che dei socialisti moderati dell’Europa. Uno dei primi ad opporsi alla proposta fu Arthur Henderson, dirigente del Partito Laburista e membro del ‘War cabinet’ di Lloyd George. Nel corso della sua visita in Russia nel giugno del 1917, egli insieme al socialista francese Albert Thomas e al socialista belga Emil Vandervelde sottoscrisse una dichiarazione che definiva la conferenza di Stoccolma “”inutile e pericolosa”” in quanto non poteva sfociare in un’iniziativa positiva ed “”avrebbe portato a fraintendimenti e condotto le classi operaie e contadine a credere possibile una pace giusta e duratura prima della sconfitta e della distruzione dell’imperialismo aggressivo”” (1). Henderson emerse tra i sostenitori di centro di Wilson nel movimento socialista.”” (pag 98-99) (1) citato in Robert D. Warth, The Allies and the Russian Revolution, Duke Univ. 1954 Radosh, docente al City College di New York. Ha scritto ‘Profets on the Right’ e ‘A New History of Leviathan’.”,”MUSx-267″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”Ronald Radosh, professor emeritus of history at the City University of New York, is now senior research associate at the Center for Communitarian Policy Studies, George Washington University. Mary R. Habeck is assistant professor of history and coordinator of the Russian Military Archive Project at Yale University. Grigory Sevostianov, a member of Russia’s Academy of Sciences, is senior researcher at the Institute of Universal History in Moscow and editor-in-chief of Modern and Contemporary History magazine. List of illustrations, Acknowledgnents, Introduction, Historical Background, Note on the Documents, List of Abbreviations and Acronyms, notes, index,”,”MSPG-029-FL”
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”L’autore è un famoso drammaturgo russo. Ha pubblicato anche la biografia di Nicola II. “”Rasputin era lo strumento tremendo con cui avevano deciso di far cadere lo zarismo. In seguito lo affermò anche Kerenskij: “”Senza Rasputin non ci sarebbe stato Lenin”””” (pag 172) “”Datazione: fino al febbraio 1918 in Russia era in vigore il calendario giuliano (Vecchio Stile), da quel momento, omettendo tredici giorni, è stato adottato il calendario gregoriano (Nuovo Stile). Perciò il 1° febbraio (VS) è diventato il 14 febbraio (NS). Il calendario gregoriano era in usa già da tempo nel resto d’Europa. In questo libro, salvo diversa indicazione, le date si riferiscono al Vecchio Stile”” (pag 2)”,”RUSx-183″
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”Edvard Radzinskij è uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato L’ultimo zar: vita e morte di Nicola II e una biografia di Stalin.”,”RUSx-106-FL”
“RADZINSKY Edvard (RADZINSKIJ)”,”L’ultimo zar. Vita e morte di Nicola II.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin.”,”RUSx-107-FL”
“RADZINSKY Edvard”,”Stalin. The First In-Depth Biography on Explosive New Documents From Russia’s Secret Archives.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin. Note, Preface, Prologue, Introduction: An Enigmatic Story, Afterword, Selected Bibliography, Traslated by H.T. WILLETTS, Foto, Index, About the Author,”,”STAS-037-FL”
“RAE Giovanni”,”Il socialismo contemporaneo. Prima traduzione italiana autorizzata dall’ autore con un cenno sul socialismo in Italia di Angelo Bertolini.”,”Capitoli dedicati a Ferdinand LASSALLE Carlo MARX. “”Più notevole di tutto ciò è, come vedemmo, l’infiltrarsi dell’ idea socialista nelle società operaie e nei nuclei operai. Quest’ idea socialista, quando si voglia dare a tale parola un significato un po’ alto, è, come si dovè comprendere dal nostro cenno sul Partito operaio, più radicata nella Lombardia, chein qualsiasi altra regione. Ivi il socialismo non fa chiasso, ma il lievito socialista è innegabilmente alquanto diffuso. (…) Quando si parli invece di socialismo nella sua forma più clamorosa e più sentimentale, il suo terreno principale, e quasi diremmo prediletto, è la Romagna. Ivi si ebbe la prima elezione politica veramente socialista, quella del Costa. Subito dopo viene la Toscana, specialmente Firenze, Prato e Livorno, ove fiorirono sempre circoli socialisti. Stanno di mezzo le altre regioni dell’ Alta Italia, (…)””. (pag LXXXIX)”,”SOCx-127″
“RAE John”,”Contemporary Socialism.”,”I socialisti belgi. Riforme e non rivoluzione. “”Nel 1887 il loro candidato per Bruxelles prese 1000 voti, mentre il suo avversario che vinse ne prese 3000. Essi presero parte attiva all’ agitazione repubblicana a seguito delle leggi sulla scuola del 1884. Essi avevano leaders capaci e pubblicavano due giornali, che, comunque per questione di fondi, non uscivano con regolarità. (…) Nel complesso al socialismo, a distanza di vent’anni di lavoro, non si apriva la via in Belgio, nonostante il terreno favorevole, perchè il movimento operaio stava scegliendo altre direzioni e forme di organizzazione. I sindacati e le società cooperative si erano fortemente moltiplicati durante questi vent’anni, e nel 1885, era nato un forte partito operaio belga, con 120 sezioni e 100 mila membri, che mirava a realizzare il benessere concreto dei lavoratori per mezzo di una legislazione opportuna – in alcuni casi forse con una rischiosa legislazione ‘socialista di Stato – ma non c’erano proposte per il diritto al pieno prodotto del lavoro operaio, per la nazionalizzazione di tutta l’ industria, o per la rivoluzione sociale.”” (pag 71)”,”SOCx-141″
“RAE John B.”,”The American Automobile Industry.”,”RAE John B. nato a Glasgow (Scozia) nel 1911, è emigrato con i genitori a Providence , Rhode Island nel 1923. Ha studiato alla Brown University e al MIT diventando professore di storia alla Harvey Mudd College nel 1959. Ha condotto ricerche nel campo della storia delle tecnologie, e in particolare nel settore dell’ industria dell’ auto. Ha fatto parte del Research Center for Entrepreneurial History ad Harvard dal 1953 al 1959. Ha scritto varie opere sulla storia dell’ automobile. “”The rise of sales to a new high was undoubtedly very satisfying to the American motor vehicle manufacturers, but there were problems in the situation as well. Import cars now held 15 percent of the passenger car market, and there was no indication that this share would decline, even with the domestic subcompacts doing well. There was a decisive change among the foreign cars too, in that Volkswagen and lost its predominance and the leading sellers were now Japanese””. (pag 148) “”The import surcharge was terminated late in 1972, and the price and wage controls followed soon afterward. The devaluation of the dollar had the greatest impact. It threw the world’s currency exchanges into confusion, only partially remedied when the other major industrial nation agreed to let their currencies float within specified limits. The result was that foreing cars lost much of the price advantage they had had in the American market.”” (pag 149) pag 174 tabella produzione auto mondiale pag 131 rapporti governo americano grandi gruppi automobilistici”,”USAE-064″
“RAEDER Erich”,”La mia vita.”,”RAEDER Erich, fu un grande ammiraglio della marina militare tedesca durante il nazismo e la seconda guerra mondiale.”,”GERQ-039″
“RAEFF Marc”,”La Russia degli zar.”,”Marc RAEFF (1927), nato in Russia, ha condotto i suoi studi in Germania, Francia, Stati Uniti. Attualmente insegna nella Columbia University di New York. Fra le sue opere: – Siberia and the Reforms of 1882 – Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839 – Origins of the Russian intelligentsia”,”RUSx-031 RIRx-062″
“RAEFF Marc”,”Origins of the Russian Intelligentsia. The Eighteenth-Century Nobility.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Acknowledgments, Introduction, Notes, Index,”,”RUSx-099-FL”
“RAEFF Marc”,”Understanding Imperial Russia. State and Society in the Old Regime.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Foreword by John Keep, Preface, Important Dates, Bibliographical Introduction, notes, Index,”,”RUSx-151-FL”
“RAETHER Gabriele”,”Kollontaj. Libertà sessuale e libertà comunista.”,”L’autrice è nata nel 1947 a Magdeburgo. Laureata in Germanistica e Biologia, è insegnante di scuola media. Si interessa in particolare di teoria femminista e della storia del movimento delle donne.”,”RIRB-018″
“RAFANELLI Leda”,”Una donna e Mussolini. La corrispondenza amorosa fra Mussolini rivoluzionario e una giovane anarchica in una nuova interpretazione dell’ uomo e del politico.”,”Leda RAFANELLI è nata a Pistoia nel 1880. Straniera in patria, ammalata di esotismo, anelante all’ Africa e all’ Oriente, si convertì all’ islamismo e all’ anarchia dopo un breve soggiorno ad Alessandria d’ Egitto. Autrice di romanzie e pamphlet, giornalista e poetessa è morta a Genova nel 1971. “”Una simpatia non solo personale ma anche ideologica legava Mussolini agli anarchici, come appare da una lunga e positiva recensione delle ricordate ‘Parole di un ribelle’ di Kropotkin e da un entusiastico resoconto delle conferenze di Sébastien Faure a Losanna. Mussolini perà non era anarchico, anche se così, sommariamente e peggiorativamente, lo qualificava talvolta la polizia svizzera. Anzi Mussolini ci teneva a distinguersi o quanto meno a non confondersi con gli anarchici. In una lettera del 15 maggio 1904 al deputato socialista svizzero Adrien Wyss scrive: “”Vi si dirà che sono “”anarchico””. Ebbene, compagno, niente di più falso””. Il rapporto tra il socialismo rivoluzionario di Mussolini e l’anarchismo è assai complesso (…)””. (pag 15) “”La cosa non deve stupire. Mussolini possedeva alcune qualità che conquistavano le folle e affascinavano gli interlocutori. Era un oratore efficace e sintetico, diverso dal tipo domenicale di comiziante socialista. Possedeva in gra parte per istinto ma anche per conoscenze psicologiche una tecnica moderna, capace volta a volta di suscitare emozione, persuasione, esaltazione. Era certamente un demagogo, ma un demagogo di tipo nuovo, in grado quindi di violare le difese degli ascoltatori, ai quali appariva, a fronte dei predecessori, come l’antidemagogo e l’antiretore. Era inoltre un giornalista di prim’ordine (…)””. (pag 19)”,”ITAF-235″
“RAFFAELE Giovanni”,”Democrazia operaia e tematica consiliare, 1919-1920.”,”Gramsci sul problema dei consigli operai Il dibattito sui consigli operai in Italia. Gramsci e Bordiga. “”In Russia (…) Bordiga – e in ciò è suffragato dagli studi di Nicolini apparsi su ‘Comunismo’, la rivista di Serrati, e criticati da Gramsci su ‘L’Ordine Nuovo’, – vede la lampante dimostrazione che dopo la presa del potere i Consigli di fabbrica si sono visti ridimensionare i propri poteri, in favore di organismi centrali a livello locale, regionale, nazionale (43). Su queste basi Bordiga attacca le tesi del Congresso di Bologna del 1919 e ‘L’Ordine Nuovo’, secondo cui « (…) il fatto essenziale della rivoluzione comunista sta appunto nella costituzione dei nuovi organi di rappresentanza proletaria destinati alla gestione diretta della produzione, il cui carattere fondamentale è di aderire strettamente al processo produttivo» (44). Ma siamo sotto il potere borghese; perciò « (…) prima di allora e durante il periodo di transizione dall’economia capitalista a quella comunista, gli aggruppamenti di produttori attraversano un periodo di continue trasformazioni, ed i loro interessi possono venire a cozzare con quelli generali e collettivi del movimento rivoluzionario del proletariato (45), il quale per Bordiga, trova invece il suo vero strumento nel partito: «E’ un errore credere che trasportando nell’ambiente proletario attuale, tra i salariati del capitalismo, le strutture formali che si pensa potranno formarsi per la gestione della produzione comunista, si determinino forze per se stesse e per intrinseca virtù rivoluzionarie» (46). Comunque, Bordiga non si oppone alla costituzione dei Consigli di fabbrica in periodo di dominio borghese, se li chiedono le maestranze stesse e le loro organizzazioni; ne rigetta però ogni formulazione astratta e esprime l’esigenza che in seno ad essi operino veri comunisti, che ne impediscano il deterioramento corporativo. Anche questo tipo di ‘soviet’, può, al limite, essere organo della rivoluzione, «(…) nel senso però che esso può costituire, ad un certo stadio, il terreno adatto per la lotta rivoluzionaria che il partito conduce. E in quel certo stadio il partito tende a formarsi un tale terreno, un tale inquadramento di forze» (47). Però, questo stadio in Italia, pur essendo in prospettiva, non è ancora imminente. «Ed allora noi pensiamo molto più urgente il problema di avere in Italia un vero partito comunista, che quello di creare i soviet (…) appunto perché il Soviet non è, secondo noi, un organo per essenza sua rivoluzionario». L’attività del Partito Comunista deve impostarsi su altra base: sulla lotta per la conquista del potere politico, la quale «(…) può trovare campo opportuno nella creazione di una rappresentanza operaia: ma questa deve consistere nei ‘consigli operai di città o di distretto rurale’ direttamente eletti dalle masse per essere pronti a sostituire i consigli municipali e gli organi locali del potere statale nel momento del tracollo dei forze borghesi» (49)”” [(43) V.N. Bucharin, ‘Dal controllo al governo dell’industria’, in AaVv, ‘Il controllo operaio’, Roma, 1972, p. 33; (44) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet’, 1 febbraio 1920; (45) Ibid.; (46) Ibid.; (47) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet0, 1 febbraio 1920; (48) Ibid.; (49) A. Bordiga, ‘Per la costituzione dei Consigli operai in Italia’ in ‘Soviet’, 4 gennaio 1920] (pag 184-185) Funzionari revocabili e sostituibili in qualsiasi momento. Dualismo del potere. “”Secondo Gerratana (12), il valore fondamentale che Marx attribuisce a questi nuovi organismi è il fatto che essi sono responsabili non di fronte ad un parlamento di tipo borghese, che non fa altro che codificare ciò che è stato deciso altrove, ma di fronte a tutti i loro elettori, «(…) che quindi devono avere la possibilità di revocarli e di sostituirli in ogni momento» (13). Gramsci comprende bene questa lezione e ne tra le logiche conseguenze. Basta leggere alcuni estratti da ‘Democrazia operaia’: «Lo Stato socialista esiste già potenzialmente negli istituti divita sociale caratteristici della classe lavoratrice sfruttata. Collegare tra di loro questi istituti, coordinarli e subordinarli in una gerarchia di competenze e di poteri, accentrarli fortemente, pur rispettando le necessarie autonomie e articolazioni, significa creare già fin d’ora una vera e propria democrazia operaia, in contrapposizione efficiente ed attiva con lo Stato borghese in tutte le sue funzioni essenziali di gestione e di dominio del patrimonio nazionale» (14). (pag 169) (12) V. Gerratana, ‘L’estinzione dello Stato nella concezione marxiana e la tematica consiliare’, in ‘I consigli operai’, Roma, 1972, pp. 27-28; (13) Ibid., p, 32; (14) A. Gramsci, Democrazia operaia, in “”L’O.N.””, 21 giugno 1919″,”GRAS-143″
“RAFFAELLI Maria, brani antologici di R. VACCA U. ECO A. PECCEI K. CURRY-LINDHALL G. CERONETTI G. NEBBIA L.R. BROWN E.P. ECKHOLM E.K. FËDOROV E. TIBALDI D. PACCINO A. GUNDER FRANK G. CICCOTTI M. CINI M. DE-MARIA G.A. MACCACARO L. CONTI M.R. CUTRUFELLI”,”Il mito dell’apocalisse. Un saggio introduttivo con i confronti antologici.”,”””Fu Karl Marx, circa 100 anni or sono, ad indicare la possibile situazione di pericolo nell’interazione tra la società e la natura. Nella sua lettera ad Engels del 25 marzo 1868 egli faceva la seguente osservazione sul libro di un certo astronomo olandese di nome Faas: “”E’ molto interessante il libro di Faas (1847) ‘Klima und Planzenwelt in der Zeit, eine Geschichte beider’, per la dimostrazione che in epoca storica clima e flora cambiano. Egli è darwinista prima di Darwin e fa sorgere le specie stesse in epoca storica. Ma allo stesso tempo è agronomo. Sostiene che con la coltivazione – e secondo il grado di questa – va perduta l'””umidità”” tanto cara ai contadini (per questa ragione le piante migrano dal sud al nord) e subentra infine la formazione di steppe. I primi effetti della coltivazione sono utili, ma infine devastanti a causa del disboscamento, ecc. Quest’uomo è eruditissimo come filologo e lo è altrettanto come chimico, agronomo, ecc: La conclusione è che la coltivazione, procedendo naturalmente e non dominata consapevolmente (a tanto non arriva naturalmente come borghese), lascia dietro a sé dei deserti. Persia, Mesopotamia, ecc., Grecia. Di nuovo quindi una inconsapevole tendenza socialista!”” (pag 126-127) [tratto da E.K. Fëdorov, Risorse ambiente, popolazione, Editori Riuniti, 1975]”,”SCIx-328″
“RAFFAELLI Guido; SANTARELLI Enzo; RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento operaio nel Trentino dal mutalismo alle prime Camere del Lavoro (1844-1900) (Raffaelli); Storia del movimento operaio e storia nazionale (Santarelli); Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca (Ragionieri).”,”In fondo all’articolo di Santarelli ci sono due paginette di Rosario Villari (in cui contribuisce al dibattito Saitta-Santarelli) “”Questione contadina”” nel Risorgimento, Questione meridionale e storia d’Italia”” (pag 300-302) (‘Se non è necessario, e talvolta neanche opportuno e possibile, per inserire la storia del movimento operaio nella storia generale del nostro paese, abbandonare i “”limiti geografici””, necessario è però allargare i limiti di tempo…’) Critiche dei recensori sulla metodologia e la periodizzazione adottata dal Kuczynski (v. articolo di Ragionieri) (pag 310) (storia del movimento operaio germanico)”,”STOx-020-FGB”
“RAFFALOVITCH A.”,”L’ abominable venalité de la presse. D’après les documents des archives russes (1897-1917).”,”RAFFALOVITCH A. è stato consigliere segreto del Ministero delle finanze. L’ editore ringrazia Boris SOUVARINE a cui si deve in gran parte la possibilità di pubblicazione di quest’ opera. Vengono qui pubblicati i documenti concernenti le ‘Sovvenzioni della stampa francese’ trovati negli archivi zaristi e dei quali L’ Humanité ha pubblicato i principali pezzi nel 1923-1924.”,”EDIx-039″
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo ordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-044-FL”
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo disordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-055-FL”
“RAFFONE Paolo”,”Europa. Istruzioni per l’uso. Guida ragionata per elettori accorti.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”EURx-092-FL”
“RAGAZZI Giorgio”,”I Signori delle autostrade.”,”RAGAZZI Giorgio Due decenni di costi e ricavi della Società Autostrade (pag 123-125) I pedaggi: imposte o prezzo per un servizio? (pag 159-161) “”Nel caso dei pedaggi autostradali, il principio «paga chi usa» è poi violato per almeno due aspetti. Il primo è che sui pedaggi gravano l’Iva (20%), il canone di concessione (2.4%), il contributo al Fondo centrale di garanzia (oltre il 3%), le imposte sui redditi delle concessionarie, gli obblighi spesso imposti alle concessionarie di finanziare altre opere pubbliche. Tutti oneri fiscali che non esistono nei paesi dove le autostrade sono finanziate dallo stato e gratuite per gli utenti. Quindi, se uno stato decide di finanziare l’opera in concessione piuttosto che con fondi pubblici, nn solo accolla agli utenti l’onoere del finanziamento dell’infrastruttura ma e ricava anche un cosistente gettito fiscale (si può stimare che in Italia oltre un terzo dei pedaggi pagati affluisca alle casse dello stato). Per coprire questo carico fiscale occorre dunque imporre pedaggi assai più elevati di quanto sarebbe altrimenti richiesto, e spesso ciò rende l’investimento impossibile senza rilevanti contributi a fondo perduto da parte dello stato, che appare una perversa partita di giro. (…)”” (pag 161-163-164)”,”ECOG-090″
“RAGAZZINI Dario”,”Società industriale e formazione umana nel pensiero di Gramsci.”,”RAGAZZINI è contrattista presso l’ Istituto di pedagogia della facoltà di Magistero di Firenze.”,”GRAS-024″
“RAGGHIANTI Carlo L.”,”Disegno della Liberazione italiana.”,”Libro dedicato a Benedetto CROCE e Ferruccio PARRI RAGGHIANTI Carlo Ludovico è stato uno dei protagonisti della politica e dell’ azione del CLN, scrisse nel 1950 questo libro lucido e appassionato più volte ristampato e considerato una delle fonti per la conoscenza di quel periodo storico. Piccola borghesia. “”Ma il sistema del liberalismo economico, del commercio e della produzione per il mercato, determinarono una caratterizzazione della “”borghesia”” molto diversa dallo schema elaborato da Marx. Una parte della borghesia si consolidò in forza reazionaria, protezionistica, tendente a sottoporre a sé gli stati mediante regimi appropriati, per esempio i fascismi; ma la stessa complessità della struttura economica e dello sviluppo economico avevano comportato la costituzione di un’altra borghesia vasta e multiforme, intellettuale, tecnica, impiegatizia, amministrativa, artistica ecc.; mentre non si era avverata affatto la profezia marxistica della unificazione delle condizioni economiche, ed era avvenuta, al contrario, una ulteriore diffusione delle attività specializzate e decentrate, ed anche della proprietà individuale socialmente utile e più redditizia. I “”ceti medi”” erano anch’essi forze del lavoro, e non potevano essere confusi con gli interessi e le volontà della borghesia capitalistica.”” (pag 138) Interclassismo. “”Il Partito d’Azione doveva la sua novità al fatto di avere inteso questa identità che si era stabilita fra tutte le forze del lavoro, di qualsiasi origine storica. Respingendo perciò sia l’ astrattezza delle formule schematiche di proletariato e borghesia, sia la strumentalità che tale formula aveva per la costituzione di uno stato totalitario di estensione sovietica, il Partito d’Azione puntava sull’ unità di volontà e di interessi sostanziali di tutte le forze del lavoro, per creare quello stato di libertà e del lavoro che solo avrebbe potuto garantire egualmente giustizia e libertà.”” (pag 138)”,”ITAR-103″
“RAGGI Barbara”,”Baroni di razza. Come l’Università del dopoguerra ha riabilitato gli esecutori delle leggi razziali.”,”RAGGI Barbara vive e lavora a Roma. Ha collaborato alle pagine culturali del Manifesto e di Repubblica. Con Ruggero TARADEL ha scritto ‘La segregazione amichevole. La Civiltà Cattolica e la questione ebraica 1845-1945’, Editori Riuniti, 2000, Con Pasquale CHESSA ha scritto ‘L’ultima lettera di Benito’, Mondadori, 2010. Pasquale CHESSA, giornalista e storico, ha scritto ‘Rosso e Nero, Dalai, 1999 (con Renzo DE-FELICE), ‘Italiani sono sempre gli altri’ (Mondadori, 2007) (con Francesco COSSIGA), ‘Guerra civile’ (Mondadori, 2006), ‘Dux (idem, 2008). Il caso Pende. “”In questo caso si era capaci di cogliere il nesso tra l’opera scientifica di Pende e le sue implicazioni con il razzismo, tuttavia manca il passo successivo, ossia la deduzione delle responsabilità. Le sanzioni proposte sono lievi, la commissione centrale delibera per una sospensione di sei mesi dal servizio con privazione dello stipendio. Alla fine dal 1944 la commissione presieduta da Salvatorelli aveva assolto dalle accuse di antisemitismo due dei firmatari del manifesto, uno dei quali era stato capo dell’ufficio razza del ministero della Cultura popolare e membro del Consiglio superiore per la demografia e la razza””. (pag 91)”,”ITAF-319″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MGEx-005 MITS-008″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Terza internazionale e il Partito comunista italiano. Saggi e discussioni.”,”RAGIONIERI scomparso non ancora cinquantenne nel 1975 è stato docente di storia del Risorgimento all’Univ di Firenze. Questo libro è una raccolta di suoi scritti.”,”INTT-021 MITC-013″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Liana E. FUNARO e Mario G. ROSSI; scritti di R. REY H. von TREITSCHKE M. MONNIER P.J. PROUDHON A. FRIKIEN A. HERZEN W. RÜSTOW F. GREGOROVIUS E. ABOUT E. ROTHAN H. D’IDEVILLE W.E. GLADSTONE W.J. STILLMAN E.M. DE-VOGUE’ P.D. FISCHER K. HILLEBRAND F. ENGELS E. DE-LAVELEYE A. VON HAYMERLE F. GREGOROVIUS E. ROTHAN G. VALBERT L.N. TOLSTOI W. SOMBART R. LUXEMBURG G. NOVICOV E. LEMONON L. BONNEFON-CRAPONNE W. KAY WALLACE P.D. FISCHER G. GOYAU H. BOLTON KING T. OKEY P. GHIO F. MEHRING O. OLBERG P. PERNOT W. ROSCOE THAYER P. SABATIER E. LEMONON B. VON BULOW J. DESTREE M. MURET J. BAINVILLE R. PINON J. LUCHAIRE E.J. DILLON L.M. HARTMANN G.M. TREVELYAN D. LLOYD GEORGE J. RENNELL RODD E.A. MOWRER A. DAUZAT P. HAZARD P. PHILLIPS BARON BEYENS M. PERNOT W. ELLENBOGEN K. ZETKIN M. VAUSSARD H. WICKHAM STEED”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 1. Dall’ unificazione alla crisi di fine secolo, 1861 – 1900. 2. Dall’ età giolittiana al delitto Matteotti, 1901 – 1925.”,”Scritti di R. REY, H. von TREITSCHKE, M. MONNIER, P.J. PROUDHON, A. FRIKIEN, A. HERZEN, W. RÜSTOW, F. GREGOROVIUS, E. ABOUT, E. ROTHAN, H. D’IDEVILLE, W.E. GLADSTONE, W.J. STILLMAN, E.M. DE-VOGUE’, P.D. FISCHER, K. HILLEBRAND, F. ENGELS, E. DE-LAVELEYE, A. VON HAYMERLE, F. GREGOROVIUS, E. ROTHAN, G. VALBERT, L.N. TOLSTOI, W. SOMBART, R. LUXEMBURG, G. NOVICOV, E. LEMONON, L. BONNEFON-CRAPONNE, W. KAY WALLACE, P.D. FISCHER, G. GOYAU, H. BOLTON KING – T. OKEY, P. GHIO, F. MEHRING, O. OLBERG, P. PERNOT, W. ROSCOE THAYER, P. SABATIER, E. LEMONON, B. VON BULOW, J. DESTREE, M. MURET, J. BAINVILLE, R. PINON, J. LUCHAIRE, E.J. DILLON, L.M. HARTMANN, G.M. TREVELYAN, D. LLOYD GEORGE, J. RENNELL RODD, E.A. MOWRER, A. DAUZAT, P. HAZARD, P. PHILLIPS, BARON BEYENS, M. PERNOT, W. ELLENBOGEN, K. ZETKIN, M. VAUSSARD, H. WICKHAM STEED.”,”ITAB-022″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La polemica su la Weltgeschichte.”,”””Per il Troeltsch non solo non esiste uno svolgimento unitario della umanità, ma neppure esiste uno svolgimento unitario della civiltà umana. Per il Troeltsch esistono solo alcuni determinati centri di civiltà, completamente separati dagli altri, ognuno indipendente nel proprio svolgimento dagli altri centri di civiltà sconosciuti ed inconoscibili. Lo Zusammenhang, il nesso degli avvenimenti di un singolo periodo di civiltà non può essere detratto, se vuole essere adoperato fecondamente nella comprensione degli avvenimenti, che dalla civiltà alla ricostruzione della quale deve attendere. Così gli europei, nel ricostruire la loro storia universale, pur concedento ospitalità ai popoli cresciuti nel solco della civiltà europea anche se abitanti, dal punto di vista geografico, altri continenti, debbono attenersi saldamente ed esclusivamente alla chiarificazione dello svolgimento del loro progresso civile. (…)””. (pag 95)”,”STOx-102″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Carlo PINZANI; scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 3. Dalla dittatura fascista alla Liberazione.”,”Scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON “”Questi propositi di Mussolini erano nettamente contrari ai voleri di Hitler. Il tedesco voleva dei successi completi e non indietreggiava di fronte a nulla: la guerra era il mezzo più semplice per soddisfare fino in fondo le esigenze totalitarie. L’ italiano voleva successi limitati, i soli che potevano assicurargli la sua parte di profitto. Il combattimento cui esso aspirava doveva svolgersi in seno alle conferenze. Dei due compagni dell’ Asse uno voleva rovesciare l’ equilibrio del mondo a proprio profitto e l’ altro sperava di salvarlo, sempre a proprio profitto. Questo contrasto di interessi e di voleri non poteva durare a lungo; bisognava che il più debole piegasse di fronte alla ragione del più forte”” (pag 774)”,”ITAB-188″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”””La prima grande prova dei sindacalisti rivoluzionari fu lo sciopero generale del 1904.”” (pag 77) “”La sinistra socialista, che assumeva dopo Reggio Emilia la direzione di un partito socialista verso il quale venivano rivolgendosi crescenti adesioni nel proletariato delle grandi città industriali, era una formazione politica estremamente composita.”” (pag 80) “”Checché sia stato detto, Mussolini era ben lontano dal rappresentare tutta la sinistra socialista. Mussolini fu soltanto un episodio del socialismo italiano. Tuttavia, la sua improvvisa fortuna, la sua rapida ascesa alla direzione dell’ “”Avanti!”” e la sua comparsa da dominatore al congresso di Ancona (1914), resta forse l’indice più clamoroso della crisi del socialismo italiano, la dimostrazione più sconcertante della gravità della sua condizione. (…) Mussolini cozzava contro le più forti tradizioni reali del socialismo italiano””. (pag 81)”,”MITS-290″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Politica e amministrazione nella storia dell’ Italia unita.”,”Socialismo municipale. “”Donde venivano ai socialisti italiani l’ influenza e gli esempi per parlare del “”socialismo municipale””? Abbiamo visto come le esperienze amministrative dei socialisti francesi avessero avuto una notevole importanza nel determinare i socialisti italiani a prendere una posizione favorevole alla partecipazione alle elezioni amministrative e ad elaborare il loro programma in merito. (…) La palma che Arturo Labriola assegnava alla vita municipale inglese, come quella che più potesse insegnare ai socialisti italiani non era però il primo riconoscimento tributato al “”socialismo inconsapevole”” di alcuni municipi inglesi, fossero o non fossero questi amministrati da socialisti. Fino al 1893 si era cominciato a parlare in Italia dei numerosi municipi che amministravano direttamente il gas, il tram e altri servizi pubblici, e forse non è improbabile supporre la conoscenza da parte di qualche socialista milanese dei Fabian Essays; nel 1895 “”Critica sociale”” dopo la pubblicazione dell’ articolo di Max Albert su Roubaix aveva tradotto dalla “”Fortnightly Review”” un articolo di Garrett Fisher, dedicato a Glasgow “”municipio modello””.”” (pag 258-259)”,”MITS-291″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Problemi di storia del Pci.”,”Mi pare non si faccia cenno al libro di G. Galli.”,”PCIx-268″
“RAGIONIERI Ernesto, a cura di Gianpasquale SANTOMASSIMO”,”Storiografia in cammino.”,”RAGIONIERI Ernesto (1926-1975) dal 1954 fu docente di storia moderna nell’Università di Firenze. Fu membro del CC del Pci. Tra le sue opere più recenti: ‘Politica e amministrazione nella storia dell’Italia unita””. Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore emerito della Scuola normale superiore di Pisa. Fra le sue opere più recenti: ‘Intellettuali italiani del XX secolo’ (1974). Contiene il saggio: – Il “”vecchio”” Engels e la storicità del marxismo (Nuova rivista internazionale, 1970) (pag 232-239) “”Se seguiamo l’attività di Engels negli anni tra il 1884 e il 1886, osserviamo come egli concentrò i suoi sforzi particolarmente nel senso di fare assimilare al gruppo dirigente della socialdemocrazia tedesca i problemi lasciati irrisolti dalla rivoluzione del 1848. Ciò avvenne in tre modi: 1) attraverso la commemorazione di personalità della socialdemocrazia tedesca che avevano partecipato alla rivoluzione del 1848. In questo senso il necrologio di Johann Philipp Becker come la introduzione alla ‘Schlesische Miliarde’ di Wilhelm Wolff sono significativi in quanto richiamavano alla memoria l’attività militante-rivoluzionaria e riportavano al centro dell’attenzione la situazione dei contadini; 2) con le prefazioni ai volumi ‘Karl Marx von der Kölnern Geschwornen’ e ‘Enthüllungen über das Kölner Prozess gegen die Kommunisten’, per non parlare dei suoi scritti “”Marx und die Neue Rheinische Zeitung’ e ‘Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten’, Engels indirizzò l’attenzione della socialdemocrazia tedesca e, attraverso questa, degli esponenti del movimento operaio europeo, a riflettere quanto strettamente la sconfitta della rivoluzione del 1848 avesse condizionato la storia successiva, come la lotta per la democrazia sia strettamente unita con la lotta per il socialismo e come le linee fondamentali della strategia e della tattica del movimento operaio fossero state fissate da Marx nel corso di questa rivoluzione; 3) conformemente al principio, che egli aveva già affermato nella prefazione alla terza edizione di ‘Der Bauernkrieg in Deutschland’ (1874), secondo il quale la classe operaia sviluppa la sua lotta non solo sul fronte economico e politico, ma anche sul fronte teorico, Engels cercò di integrare la riconquista delle tradizioni democratiche con la presentazione della prima fase teorica del marxismo intesa quale parte integrante di queste tradizioni rivoluzionarie. Lo scritto ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie’ è, non a caso, il primo articolo scritto da Engels per la rivista ‘Neue Zeit’, cioè per la rivista che, sotto la direzione di Karl Kautsky, portava a stretto contatto col marxismo le nuove generazioni che non sapevano nulla dello sviluppo dallo hegelismo ad una concezione autonoma dei fondatori del materialismo storico e che non avevano senso alcuno della complicata questione della dialettica e della sua applicazione alla pratica sociale””. (pag 235-236)”,”STOx-179″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca.”,”Jürgen Kuczynski autore di ‘Geschichte der Lage der Arbeiter unter dem Industrienkapitalismus, è figlio di R.R. Kuczynski l’autore della famosa opera sui salari degli operai europei e americani dal 1870 al 1914 utilizzata da Lenin (“”la storia dei salari – ha scritto J.K. con la mesta ironia che gli deriva dal fatto di essere stato per lungo tempo uno studioso isolato – è monopolio in Germania della famiglia Kuczynski; ma ciò è pericoloso come tutti i monopoli””) (pag 307) Cita la rivista Zeitschrift für Geschichtswissenschaft fondata agli inizi del 1953 da Alfred Meusel, Leo Stern, Heinz Kamnitzer (pag 316)”,”MGEx-214″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels.”,”RAGIONIERI Ernesto Cita nelle note: M.A. MANACORDA, Marx ed Engels sul ’48 italiano, in ‘Il 1848. Raccolta di saggi e testimonianze’, Quaderni di Rinascita, 1949 p. 34 “”””Ritengo completamente falsa la politica di Mazzini – scriveva Marx all’amico Weydemeyer l’11 settembre del 1851 -. Egli lavora completamente nell’interesse dell’Austria stimolando l’Italia all’insurrezione di oggi””. “”D’altra parte egli trascura di rivolgersi a quella parte d’Italia che da secoli è oppressa, ai contadini, e con questo prepara nuove risorse alla controrivoluzione. Il signor Mazzini conosce solo le città con la loro nobiltà liberale ed i loro cittadini illuminati. Le necessità materiali del contadiname italiano dissanguato e sistematicamente snervato e istupidito quanto quello irlandese riposano naturalmente sotto il cielo di frasi dei suoi manifesti ideologici cosmopolitici-neocattolici. Ma ‘certamente’ ci vorrebbe del ‘coraggio’ per dichiarare ai borghesi e alla ‘nobiltà’ che il primo passo per rendere indipendente l’Italia è la completa emancipazione dei contadini e la trasformazione del loro sistema di mezzadria in una libera proprietà borghese. Sembra che Mazzini consideri più rivoluzionario un prestito di dieci milioni di franchi che un acquisto di dieci milioni di uomini. Io temo molto che il governo austriaco, in caso di estrema necessità, modificherà perfino lo stato delle proprietà in Italia e lo riformerà nel senso già seguito in Galizia”” (Mega, III, 1, pp. 447-448)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 613) “”Un giudizio complessivo nei risultati ed i limiti dell’innovazione operatasi col Risorgimento e l’unificazione nazionale italiana si trova in una lettera di Engels a Filippo Turati pubblicata nella ‘Critica sociale’ del 1894: “”La borghesia, che giunse al potere durante e dopo il movimento di indipendenza nazionale, non poté né volle rendere completa la sua vittoria. Essa non ha distrutto né gli avanzi della feudalità né ha riorganizzato la produzione nazionale secondo il moderno modello capitalistico. Incapace di far assicurare al paese i relativi e temporanei vantaggi del sistema capitalistico, essa impose invece tutti i suoi carichi, tutti gli svantaggi del sistema. Non contenta di ciò essa perdette in ignominiosi scandali bancari quel che le restava di credito e fiducia.”” “”Il popolo lavoratore – contadini, artigiani, operai della terra e delle industrie – si trovava in conseguenza di ciò in una pressante situazione; da un lato in conseguenza di antichi abusi, che hanno ereditato non solo dall’epoca feudale, ma perfino da un’epoca più antica (si pensi alla mezzadria, ai latifondi del Sud, dove il bestiame soppianta l’uomo) dall’altro lato in conseguenza del più vorace sistema fiscale, che una politica borghese abbia mai trovato. Anche qui si può dire con Marx: Noi, come tutto il resto dell’Occidente continentale, non solo siamo afflitti dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma anche dalla deficienza di sviluppo. Accanto alle tristi necessità moderne tutta una serie di calamità ereditate dal continuare a vegetare di antichi, sopravvissuti sistemi di produzione con la loro conseguenza di anacronistici rapporti sociali e politici. Noi soffriamo non solo di ciò che è vivo, ma anche di ciò che è morto. ‘Le mort saisit le vif'”” (Marx-Engels, Ausgewählte Briefe, cit., pp. 417-418)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 615-616)”,”MAES-111″
“RAGIONIERI Mario”,”Hitler e Stalin. Il tempo dell’amicizia. Il tempo della guerra. I rapporti, gli intrighi e il conflitto che coinvolsero anche l’Italia.”,”L’autore è al suo terzo libro sul tema. Ha pubblicato ‘8 settembre 1943. La fine di un sogno di gloria’ (2001) e ‘Dalla democrazia al regime, 1919-1929. I primi anni del fascismo’ (2003) Riporta ampi brani di scritti di Mussolini Foto pag. 9 stretta di mano tra Ribbentrop e Stalin dopo la firma del “”Patto di non aggressione”” del 1939 PCF sciolto il 26 settembre con decreto del governo francese. Ma continuava a diffondere il suo materiale di propaganda. Dopo il patto Hitler-Stalin anche il PCF si oppone alla guerra contro la Germania. Criticato per il ritardo nell’appoggiare il patto tedesco-sovietico dell’agosto e condannato per aver votato i crediti di guerra il 2 settembre, il PCF si riallinea con Mosca dopo il patto tedesco sovietico dell’agosto, saluta l’invasione della Polonia da parte dei soldati russi del 17 settembre come la ‘liberazione’ dell’Ucraina e della Russia bianca. Il 1° ottobre, in appoggio alla dichiarazione di Ribbentrop e Molotov che invitava le democrazia occidentali a concludere la pace e addossava loro le responsabilità di una decisione in senso contrario, il gruppo comunista alla Camera indirizzò una lettera al Presidente Herriot, chiedendo che la Camera stessa venisse convocata per definire in una seduta pubblica “”le proposte per la pace che si intendono fare”” (pag 128.-129) Radek pro alleanza militare segreta tra Reichswehr e Armata Rossa (pag 29) Tuchaceviskj e la Germania. “”Gli insegnamenti essenziali, Tuchacevskij li trasse dall’allora capo indiscusso della Reichswehr, Il Generale Seeckt. L’appartenenza a due mondi completamente diversi separava i due uomini, ma avevano anche molte cose in comune. Intanto Tukhascevksi era un grande fautore dell’alleanza con la Germania, che considerava fondamentale per l’Unione Sovietica ed era, sul piano della politica estera, contrario alle scelte di Stalin che si presentavano molto incerte. I contrasti tra i due erano troppi ed era necessaria una iniziativa: a quanto sembre questa fu decisa, ma incertezze e ritardi ne impedirono l’attuazione e Stalin, ormai messo in guardia da rivelazioni, fece arrestare, processare ed ccidere i possibili oppositori. Insieme ai Generali e Marescialli, Stalin fece liquidare durante le sue purghe negli anni 1937-1938, da venticinquemila a trentacinquemila Ufficiali in servizio permanente nell’Armata Rossa; iin questo modo l’esercito russo perse forse le migliori menti militari e non dobbiamo stupirci se poi nel 1941 esso subì perdite incredibili legate proprio al semplice fatto che non c’erano più Ufficiali capaci di guidare l’esercito e di muovere guerra, una guerra di tipo moderno come quella che i tedeschi fecero”” (pag 34-35) “”Insomma prima del 22 giugno 1941 la Germania occupava la Danimarca, la Norvegia, ed era in guerra, la Russia occupava oltre alla Polonia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Bessarabia, faceva la guerra e la vinceva alla Finlandia ma, stranamente non era in guerra con nessuno”” (pag 261)”,”GERN-153″
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano; PRESTIPINO Giuseppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx Freud e Saussure (Prestipino); Altri scritti sull’attualità di Marx; Una guida bibliografica della filosofia marxista; Il marxismo di Antonio Labriola”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Silvano Levrero, La polemica di Serrati fino al Congresso di Livorno (in) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO VII N° 2 MARZO-APRILE 1969 Due biografie di Marx dal mondo anglosassone. “”Due biografie più equilibrate ci vengono invece dall’Inghilterra e presentano la caratteristica comune di contemperare la biografia politica con lo sviluppo intellettuale. Può apparire strano che imprese simili e nell’ambito di volumi di non vastissima mole siano state compiute proprio in un paese che una lunga tradizione voleva meno penetrabile di altri alla penetrazione del pensiero marxista. Ma, in realtà, la geografia tradizionale delle aree culturali ha subito non poche modificazioni dopo la seconda guerra mondiale e non soltanto nel senso di una generale tendenza all’avvicinamento e alla unificazione; e poi la cultura inglese riconferma anche a questo proposito una lunga esperienza nel genere biografico. L’influenza di una lunga consuetudine tradizionale e di mestiere si ritrova principalmente nell’opera di Isaiah Berlin, vecchia ormai di trent’anni, ma che il suo autore ha parzialmente rifatto, modificando alcuni capitoli ed integrandone altri (Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. di Paolo Vittorelli, presentazione di Vittorio Frosini, Firenze, La Nuova Italia, 1967: la traduzione italiana si raccomanda anche per una guida bibliografica aggiornata allo studio del marxismo). Berlin è un filosofo della storia che contesta sistematicamente la disciplina che professa: empirista e negatore della presenza e della operosità di ogni tipo di legge nella storia umana, è difficile trovargli un punto di contatto intellettuale o politico con Marx. Eppure, si avverte nel suo libro uno sforzo serio di avvicinare un pensiero diverso ed estraneo e di comprendere con distacco, ma criticamente e razionalmente, una personalità estranea e diversa, ma di cui si riconosce la grandezza. La formazione intellettuale di Marx vi assume un rilievo assai ampio al pari della partecipazione alle lotte rivoluzionarie, mentre una attenzione assai più distratta viene accordata al pensiero maturo di Marx. Da una adesione maggiore al pensiero di Marx è animata l’opera del filosofo marxista inglese J. Lewis (John Lewis, The Life and Teaching of Karl Marx, London, Lawrence & Wishart, 1965). In questo libro, dedicato a “”la vita e l’insegnamento”” di Marx, c’è un maggiore equilibrio tra le diverse parti, una più calibrata distribuzione della materia. L’interpretazione di Lewis si svolge in senso antieconomistico e antidogmatico ed insiste sulla importanza del marxismo come “”metodo””. Fa difetto, però, a questa opera chiara e meritoria, scritta con una semplicità che non concede niente ai semplicismi, una prospettiva che permetta di recuperare in tutta la sua complessità della sua presenza storica la vita e il pensiero di Marx. Non esiste tuttavia in lingua italiana un libro come questo del Lewis che in meno di trecento pagine sia in grado di fornire con uguale correttezza tutti gli elementi fondamentali della vita e del pensiero di Marx nel suo sviluppo storico”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo nel mondo. Biografie di Marx e di Engels] [Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1969] (pag 143-144)”,”MADS-629″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Presenza di Engels.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970 “”In un articolo commemorativo del 1905 Franz Mehring ebbe a scrivere di Engels che “”a lui fu concesso di restare giovane fin dentro l’età biblica, e nella vecchiaia si trovò il centro di gravità della sua operosità storica. Ma sarebbe falso concludere che Engels sia stato uno spirito maturato con lentezza (…). Aveva soltanto ventiquattro anni allorché concepì l’opera sulla situazione della classe operaia in Inghilterra. Un ingresso così splendido nella scienza in anni giovanili è sempre un successo molto raro (…). Il vecchio ha soltanto compiuto ciò che il giovane ha promesso”””” (pag 169) [Ernesto Ragionieri, Presenza di Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VIII n° 4, luglio-agosto 1970]”,”MAES-133″
“RAGIONIERI Ernesto DETTI Tommaso”,”Il nuovo gruppo dirigente e la fusione con i “”terzini””. Segue: Verbali della Commissione italiana al V Congresso dell’Ic.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: BADALONI Nicola, Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 2 MARZO-APRILE 1971″,”MITC-113″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Due ristampe del “”Programma di Erfurt”” di Kautsky.”,”””Al congresso di Erfurt (14-20 ottobre 1891) la socialdemocrazia tedesca si dette un nuovo programma in sostituzione di quello approvato dal congresso di unificazione di Gotha, ormai superato da una esperienza di più di tre lustri di feconda attività politica che aveva confermato la validità delle critiche a suo tempo formulate da Marx, rese note da Engels nel corso del dibattito preparatorio del nuovo programma. Il programma di Erfurt costituì la carta ideologica e politica della socialdemocrazia tedesca per oltre un trentennio, finché al congresso di Heidelberg (1923) non fu sostituito da un nuovo programma che sanciva in modo definitivo la mutata collocazione della socialdemocrazia tedesca dopo la guerra imperialistica, la rivoluzione d’ottobre in Russia e la rivoluzione del novembre 1918 in Germania”” (pag 196) Scritto Engels ‘Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico, 1891’ pubblicato in ‘Critica marxista’ 1963, 3, pp. 118-121 (v. in Archiv)”,”KAUS-017″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””.”,” “”La lettura del carteggio che Kautsky venne intrattenendo cogli effettivi o possibili collaboratori della rivista tra il 1882 e il 1883 mostra che egli non seguì affatto un atteggiamento rigido o esclusivo. Accettò gli articoli di collaboratori tutto-fare, che Liebknecht gli trasmetteva dalla sua esperienza giornalistica di organizzatore di settimanali di partito, quali Louis Haschert, disposto a scrivere di scuole popolari e di rivoluzione francese, di terremoti e di comete (21). Pubblicò al posto d’onore della rivista la demolizione documentata e spietata fatta da Eduard Sack della decadenza del sistema educativo prussiano nell’ultimo mezzo secolo (22), una delle pochissime cose che nei primi fascicoli della ‘Neue Zeit’ piacquero a Engels (23), probabilmente per il piglio radicale col quale prendeva posizione nei confronti di una delle più risonanti leggende della Germania bismarckiana. Ma Kautsky mantenne i contatti e spesso accettò consigli e collaborazione anche da quella parte di giornalisti e scrittori di vario orientamento liberale o democratico coi quali era entrato in rapporto in Austria e Svizzera negli anni del suo noviziato intellettuale, e tra i quali le femministe borghesi (24) figuravano accanto ai narratori di viaggi, i curiosi del problema della quarta dimensione (25) accanto alla folla variopinta e instabile che nei periodi di trapasso storico si muove in quella zona indistinta che sta tra l’avventura intellettuale e il pensiero rivoluzionario”” (pag 134) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””, Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1966] [(21) Haschert a Katusky, anni 1883 e sgg., in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D XII 89-98; (22) Cfr. ‘Die Neue Zeit, I (1883), pp. 28-38, 153-165, 297-306; (23) Engels a Kautsky, 18 settembre 1883 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky cit., p. 83; (24) Si vedano le lettere a Kautsky di J. Engell-Günther direttrice di ‘Der Funke’, in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D X 222-239; (25) Cfr. J.B. Adler e Ernst Back a Kautsky in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D I 150-151]”,”KAUS-018″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato.”,”Engels “”Nestore della socialdemocrazia”” (pag 124) Engels editore dei testi propri e di Marx. (pag 125-126) “”Si consideri in primo luogo la sua opera di editore e rieditore di testi propri e di Marx. Negli anni ’80 essa si dispiega con lo stesso ritmo di sincronia con le discussioni nel campo del movimento operaio che già l’opera di Marx come ripubblicatore di propri testi aveva tenuto presente fino al 1869, quando tra tutte le altre opere aveva dato la precedenza al ’18 brumaio di Luigi Napoleone’, tanto attuale ancora non soltanto per la permanenza al potere del protagonista del colpo di Stato del 2 dicembre, ma anche per il diffondersi dei suoi metodi di governo nella Prussia e nella Germania di Bismarck, senza una adeguata consapevolezza da parte del movimento operaio di ispirazione lassalliana. Osserviamo i titoli delle ristampe di scritti propri e di Marx curate da Engels per la Germania e non riuscirà difficile concludere qual è il senso complessivo di questa attività, il perché di certe scelte, i motivi delle osservazioni contenute nelle prefazioni a queste ristampe: da ‘Lo sviluppo del socialismo dall’utopia alla scienza’, edito come opuscolo separato per l’appunto nel 1883 e che in quello stesso anno ebbe tre edizioni per un complesso di 10.000 copie, alla terza edizione tedesca del ‘Manifesto del Partito Comunista’, ristampata nel 1883 in una edizione di 5000 copie (17) su su fino alla prima edizione tedesca della ‘Miseria della filosofia’, sulla quale torneremo in seguito, l’attenzione è costantemente rivolta a definire la natura del socialismo scientifico, a liberare l’immagine del socialismo dalle incrostazioni che volta per volta gli si erano venute attribuendo, a mostrare il cammino che già Marx ed Engels avevano precedentemente percorso in questo senso. Anzi, ciò che deve essere sottolineato con particolare forza è proprio come Engels cercasse di realizzare questo compito in termini di storicità assoluta, non confondendo mai fasi e momenti storici diversi, ma anzi aiutando a distinguere e ad utilizzare queste distinzioni. Alla luce di questa caratteristica vanno viste, infatti, non soltanto le scelte compiute da Engels dei testi da ristampare, ma anche le prefazioni da lui prepostevi. In modo ancora più specifico miravano in questa direzione gli scritti originali destinati da Engels alla socialdemocrazia tedesca e pubblicati in questi anni sul ‘Sozialdemokrat’. Si vedano, ad esempio, “”Karl Marx e la “”Neue Rheinische Zeitung””””, apparso sul ‘Sozialdemokrat’ il 13 marzo 1884 e “”Per la storia della Lega dei Comunisti”” pubblicato in tre puntate sullo stesso settimanale nel novembre 1885″” (18). Engels qui persegue chiaramente il fine di trasmettere alla socialdemocrazia tedesca, impegnata in una battaglia ricca di insidie contro Bismarck, l’esperienza della lotta che era stata sua e di Marx nel 1848-49 e la tradizione della prima grande organizzazione tedesca e internazionale del movimento operaio”” (pag 125-126) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato, Critica marxista, Roma, n° 3 maggio-giugno 1966] [(17) Notizie importanti e precise per questo aspetto della attività di Engels dopo la morte di Marx in Heinrich Gemkov, Friedrich Engels’ Hilfe, cit., pp. 82 e sgg. Per i limiti della circolazione degli scritti di Marx e di Engels in quegli anni, e della loro conoscenza anche da parte degli studiosi più informati, basterà ricordare il seguente episodio. Il 5 luglio 1884 Franz Mehring si rivolgeva ad Engels per chiedere il suo aiuto nella preparazione di una biografia di Marx che, com’è noto, egli scriverà alcuni decenni più tardi, negli ultimi anni della sua vita. Dall’elenco degli scritti di Marx e di Engels da Mehring posseduti e dall’elenco di quelli da lui ricercati, che è accluso alla lettera (I.I.S.G., Marx-Engels-Nachlass L VII 21) si vede non soltanto come anche a chi ne aveva fatta sistematica ricerca erano rimasti inaccessibili il discorso sul libero scambio, ‘Po und Rhein’, ‘Savoyen’, ‘Nizza und Rhein’, ‘Die preussische Militärfrage und die deutsche Arbeiterfrage’, ma che degli scritti sul ’48 in Francia e in Germania non veniva fatta neppure una esplicita menzione; (18) “”Marx und die “”Neue Rheinische Zeitung”” 1848-49″” in ‘Der Sozialdemokrat’, 13 marzo 1948 e ora in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, Berlin, 1962, Bd. 21, pp. 16-24. E’ interessante rilevare che il tema quarantottesco dell’articolo da pubblicarsi nel primo anniversario della morte di Marx era stato suggerito ad Engels da Eduard Bernstein (Bernstein a Engels 14 febbraio 1884 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky, cit., p. 99) sia pure con un intento diverso, e cioè quello di difendere Marx dall’accusa di avere danneggiato coi suoi attacchi i democratici dell’Assemblea di Francoforte]”,”KAUS-019″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels.”,”””Proprio nello stesso fascicolo della ‘Neue Zeit’, nel quale compariva l’ultima puntata del saggio di Kautsky, su “”La miseria della filosofia”” e “”Il Capitale””, aveva inizio la pubblicazione, al posto di onore, in apertura, del ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’ di Engels (43). Era il primo contributo che egli scriveva appositamente per la rivista di Kautsky e sotto questo profilo esso viene ad assumere una importanza particolare. Anzi, vorremmo dire che questo saggio di Engels, tanto famoso e così spesso oggetto di accurata attenzione e come documento autobiografico della formazione intellettuale di Marx e di Engels e come esposizione generale della concezione materialistica della storia, aspetta ancora di essere letto per quello che originariamente fu e volle essere, cioè il primo diretto intervento di Engels nella rivista che si veniva affermando come il centro di orientamento teorico degli intellettuali marxisti della socialdemocrazia tedesca e, più in generale, come un punto di riferimento importante per tutto il partito. Per questo aspetto, alla luce dei rapporti che fin qui abbiamo attentamente seguiti tra Engels, Kautsky e le più giovani leve intellettuali che negli anni delle leggi antisocialiste affluivano verso il movimento operaio, il ‘Feuerbach’ di Engels riveste un interesse illuminante: anche se una lettura aderente alle circostanze storiche delle sue origini induce a conclusioni assai diverse o contrastanti rispetto a quelle raggiunte attraverso una lettura in chiave unicamente speculativa. E’ da augurarsi che il compimento della edizione delle opere di Marx e di Engels in lingua tedesca apporti, circa la genesi immediata del ‘Feuerbach’, gli ulteriori chiarimenti che alcune notizie fin d’ora promettono (44)”” [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno IV, n° 4 luglio-agosto 1966] [(43) Friedrich Engels, “”Ludwig Feuerbach und der Ausgangspunkt der deutschen klassischen Philosophie””, in ‘Die Neue Zeit’, IV (1886), pp. 145-157, 193-209; (44) Si vedano le notizie relative alla biografia e all’attività di Engels in appendice a Marx-Engels, Werke, Bd. 21, p. 645] (pag 91)”,”KAUS-020″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e la Prima Internazionale.”,”RAGIONIERI Ernesto pag 111-112 L’ indirizzo inaugurale e gli statuti pag 118 la storia di Eichhoff pag 142-143 ruolo di J.P. Becker L’ indirizzo inaugurale e gli statuti “”Il primo problema che si presenta a chi studia quale posto spetti al marxismo nella storia della Prima Internazionale è quello relativo alla valutazione dei documenti costitutivi dell’Associazione stessa, redatti da Marx, e cioè l”Indirizzo inaugurale’ e gli ‘Statuti provvisori’. Per la verità questi due documenti hanno avuto una fortuna molto diversa. Infatti, mentre gli ‘Statuti provvisori’, e in modo particolare i famosi “”considerando”” del preambolo, segnarono per le discussioni cui dettero luogo o per l’inclusione che se ne fece negli statuti delle associazioni locali, l’intera storia dell’Internazionale, e non solo le vicende dei suoi congressi, tanto da essere generalmente considerati il programma dell’Internazionale, l”Indirizzo inaugurale’ ebbe una diffusione molto più limitata e, complessivamente, più “”letteraria”” che politica; si ricordi ad esempio che le prime traduzioni in Italia e in Francia dell”Indirizzo’ risalgono agli inizi del nostro secolo (8). Ciò può spiegare perché i due testi siano stati assai di rado esaminati insieme e per quali motivi, ove questo sia avvenuto, siano stati considerati, auspici anche talune affermazioni di Marx e di Engels, più come documento della storia del movimento operaio internazionale che come momento essenziale nella formazione storica del marxismo (9). Ora, la conoscenza dei testi preparatori dell’assemblea di St. Martin Hall – e cioè gli indirizzi scambiati fra i rappresentanti degli operai francesi e dagli operai inglesi (10) – consente di misurare il senso preciso e il carattere dell”Indirizzo’ redatto da Marx, e di apprezzare meglio i motivi di taluni passaggi degli ‘Statuti’. Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta rete di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista (11), la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutti i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(8) Per la fortuna e la diffusione dell’Indirizzo’ e degli ‘Statuti’, si vedano i tre volumi di bibliografia della Prima Internazionale editi dalla “”Commission Internationale d’Histoire des Mouvements sociaux et des Structures Sociales”” del Comitato internazionale di Scienze Storiche, Parigi, 1958-1963, e ‘La Première Internationale’, Recueil de documents publié sous la direction de Jacques Freymond, Librairie E. Droz, Genève, 1962, 2 vv.; (9) Cfr. ad esempio Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. franc., Paris, 1962, p. 295 e sgg. Ma si tratta di un atteggiamento assai largamente diffuso; (10) Si possono leggere ora, in traduzione tedesca, nella raccolta di documenti ‘Karl Marx und die Gründung der I Internationale’, Dokumente und Materialien, Berlin, Dietz Verlag, 1964, pp. 7-16] (pag 111-112) La prima internazionale. Rapporti Marx – Eichhoff. “”Che l’accento immediato e di prospettiva battesse in tal senso, è dimostrato, tra l’altro, anche dalla redazione degli ‘Statuti provvisori’. E’ noto per l’esplicita testimonianza di Marx, il trattamento al quale fu sottoposto lo schema inizialmente preparato da Mazzini come “”dichiarazione di princìpi”” per l’Internazionale: l’inversione delle parti fu l’inizio e il pretesto per un sovvertimento totale. Ma è forse meno noto che oggetto di una battaglia non meno accanita furono anche i progetti di statuto preparati da Mazzini, che tendevano a configurare l’Internazionale come un governo centrale delle classi operaie europee. Ce lo ricorda una preziosa storia dell’Internazionale pubblicata nel 1868 da un giornalista tedesco, Wilhelm Eichhoff, corrispondente del Consiglio generale dell’Internazionale, il quale redasse questo suo lavoro in stretto contatto con Marx, tanto che nel ristamparla si è potuto dire che essa è “”un’esposizione autorizzata da Marx della storia dell’Internazionale”” (19). Ebbene, questa storia sottolinea che gli statuti mazziniani erano redatti “”in forma rigidamente centralizzata, come conviene per le società cospirative segrete, che distruggerebbe fin da principio le condizioni di vita di un’associazione, che non deve creare un movimento, ma deve soltanto unire e collegare il movimento di classe già presente e sparpagliato nei diversi paesi”” (20).”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(19) Così ha definito quest’opera Heinrich Gemkow nell’importante saggio, particolarmente documentato sui rapporti tra Marx ed Eichhoff, posposto alla riproduzione fotostatica di ‘Die Internationale Arbeiterassociation. Ihre Gründung, Organisation, politish-sociale Thätigkeit und Ausbreitung’, curata dall’editore Dietz in occasione del centenario della Prima Internazionale, Berlin, 1964; (20) Wilhelm Eichhoff, op. cit., p. 4. Si veda una testimonianza nello stesso senso nella lettera di Engels a Carlo Cafiero del 28 luglio 1871; cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’ a cura di Giuseppe Del Bo, Milano, p.36] (pag 117-118) Il ruolo di J.P. Becker. “”A partire dal 1865 [Marx ed Engels] rivolsero quindi la loro attività in direzione della Germania nel senso di promuovere, con l’aiuto di ex-membri della Lega dei Comunisti o di oppositori della Associazione Generale degli Operai Tedeschi, sezioni dell’Internazionale nelle principali città della Germania. Per quanto le leggi emanate nella Confederazione all’indomani della rivoluzione del 1848-49 vietassero l’associazione di società tedesche ad organismi internazionali, si è potuto dimostrare come il lavoro di Marx e di Engels riuscisse a promuovere sezioni dell’Internazionale in numerosi centri e in quasi tutte le più importanti città della Germania (65). Tanto rilievo prese, ad un certo punto, l’organizzazione dell’Internazionale in Germania, che Marx nel 1866 ne affidò la cura, per conto del Consiglio Generale dell’Associazione, a Johann Philipp Becker, il democratico rivoluzionario, veterano del 1848, che aveva collaborato con Garibaldi nella spedizione dei Mille. La riscoperta della funzione di J. Ph. Becker è stata probabilmente la più importante novità dei nuovi studi sull’Internazionale: la ristampa del ‘Vorbote’, l’organo dell’Internazionale che egli venne pubblicando a Ginevra tra il 1866 e il 1871, e gli studi che intorno a lui sono stati compiuti, hanno messo in evidenza quale importanza egli abbia avuto, tra il 1866 e il 1868, nel sollevare il prestigio dell’Internazionale in Germania (66)”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(65) Si veda per questo aspetto un altro fascicolo speciale dei ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, Sonderheft zum 100. Jahrestag der Gründung der I. Internationale, con rinvio ad una serie di lavori pubblicati negli anni precedenti da H. Gemkow, R. Dublek, e altri; (66) Il fatto più importante è stato costituito dalla riproduzione fotostatica del ‘Vorbote’ (Berlin, Zürich, 1963, 3 voll.), alla quale è stato preposto il saggio di E. Engelberg, ‘Fragen der Demokratie und des Sozialismus’, già citato. Ma numerosi e interessanti anche i saggi e i riferimenti a J. Ph. Becker contenuti nei fascicoli speciali già citati]”,”INTP-068″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892). (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’).”,”””Per Franz Mehring la continua, instancabile attività letteraria e giornalistica non fu soltanto una necessità imposta da un’esistenza trascorsa in mezzo alle lotte e alle polemiche. Fu, in qualche modo, anche un ideale scaturito dall’asprezza della vita quotidiana, che egli coltivò per tutta la vita come un modello di dedizione al lavoro, e di successo in questo lavoro, prima ancora che di combattimento per l’affermazione delle proprie idee. Più volte, infatti, Mehring, tracciando il profilo di uomini da lui per vari aspetti ammirati, aveva parlato della loro forza e della loro capacità di lavoro con un tono che rivelava in modo inconfondibile la confessione di un ideale. “”Sono trascorsi sedici anni da quando apparve il primo volume del ‘Capitale’ – scrisse nell’articolo in morte di Karl Marx – e in questo lungo periodo di tempo il suo autore ha continuato a creare instancabilmente e irrequietamente con una capacità di lavoro e con una gioia nel lavoro, quali sono date solamente agli eletti, ma egli è sceso nella tomba, senza poter dire dal punto di vista scientifico la sua ultima parola”” (1). E tre anni dopo, all’inizio del suo necrologio di Leopold Ranke, scriveva, con una corrispondenza di accenti tanto più significativa proprio in quanto rivolta ad una personalità così diversa: “”Il Nestore della storiografia tedesca se n’è andato non meno gravemente carico di anni che di gloria. La sua vita è stata ricca di onori e di successi: ma il più prezioso dei beni restò per lui in ogni tempo una capacità di lavoro e una gioia nel lavoro quali sono concessi soltanto agli eletti fra i mortali. Soltanto la morte strappò di mano al vecchio novantenne la penna con la quale egli aspirava a finire l’ultima e la più ampia opera della sua vita”” (2). L’accenno ripetuto alla morte che sorprende i lavoratori instancabili ancora intenti alla loro fatica – per quanto strano possa apparire un accostamento fra ‘Das Kapital’ di Marx e la ‘Weltgeschichte’ di Ranke – fa pensare ad una probabile origine romantica di questo ideale ed indica la norma di vita sottesa ad un ritmo di lavoro che si confronta incessantemente col tempo e vi cerca la propria misura (3).”” [Ernesto Ragionieri, ‘Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892)’ – (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’, 1968] (pag 227-228) [(1) ‘Karl Marx’, in Weser-Zeitung, 22 marzo 1883, ripubblicato in Thomas Höhle, Franz Mehring. Sein Weg zum Marxismus, Zweite verbesserte und erweiterte, Auflage, Berlin, 1960, p. 403; (2) ‘Leopold Ranke’, in Volks-Zeitung, 25 maggio 1886, ripubblicato in Thomas Höhle, op. cit., p. 470; (3) Tutto il suo carteggio con Kautsky negli anni della collaborazione alla ‘Neue Zeit’ (IISG, Kautsky-Nachlass) è estremamente indicativo dell’aspirazione di Mehring a distaccarsi dal lavoro giornalistico per dedicarsi con maggiore tranquillità agli studi e, insieme, dall’attaccamento tenace che vi portava. Su questo importante carteggio tuttora inedito avrò occasione di fermarmi distesamente in una storia della ‘Neue Zeit’, alla quale sto attendendo (E.R.)]”,”MEHx-067″
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914). (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’ Notevole spazio (pag 188-) viene dedicata alla figura della corrispondente Oda Oldberg (compagna di Giovanni Lerda). In fondo al saggio di Ragionieri (pag 219) la polemica della Olberg contro Mussolini direttore dell’Avanti!. Mehring non entusiasta del socialismo ligure (pag 207) I corrispondenti italiani e il dibattito sul revisionismo in Germania “”Lo sforzo dei collaboratori italiani di spiegare sulle colonne della ‘Neue Zeit’ al pubblico socialista internazionale le trasformazioni economiche e politiche in atto in Italia si prolunga ancora per alcuni anni. Alessandro Schiavi e Romeo Soldi, che sono in questi anni i collaboratori più attivi, dedicano i loro articoli alla campagna elettorale del 1900 o ai termini nuovi della lotta politica in Italia, ma cercano anche di sottolineare la grande estensione che con l’inizio del nuovo secolo ha assunto il movimento operaio italiano, collocandone le premesse oggettive nel rapido sviluppo del capitalismo fra la fine del XIX secolo e l’inizio del nuovo o descrivendo la grande ondata di scioperi degli anni 1990 e 1901. (…) Niente, invece, in tutti questi articoli testimonia di una partecipazione diretta o indiretta dei collaboratori italiani alla polemica internazionale sul revisionismo che proprio in quegli anni si stava svolgendo sulle colonne della ‘Neue Zeit’. Ciò che costituisce una riconferma di quanto è stato più volte osservato, e cioè che il revisionismo in Italia fu fenomeno tutt’altro che sincronizzato con quello tedesco e europeo in generale (38)””. [nota (38) “”A queste conclusioni, alle quali sono pervenuti per diversa via gli studiosi italiani che si sono occupati di questo problema, da Leo Valiani a Pier Carlo Masini ad Enzo Santarelli, corrispondono gli accenni alla polemica sul revisionismo contenuti nelle lettere dei corrispondenti italiani a Karl Kautsky e ad Eduard Bernstein. I più favorevoli a Bernstein appaiono alcuni intellettuali. Napoleone Colajanni, ad esempio, inviando il 17 ottobre 1899 a Bernstein la seconda edizione del suo ‘Socialismo’, aveva cura di sottolineare che la “”intonazione del libro è tutta conforme a quella dei vostri ‘Presupposti'”” (IISG, Bernstein-Nachlass, D 106). A sua volta, Antonio Graziadei, all’indomani del congresso di Hannover della SPD che aveva avuto al centro dei suoi lavori la ‘Bernstein-Debatte’, protestava la sua simpatia al socialdemocratico tedesco ancora esule in Inghilterra, compiacendosi per il fatto che, benché “”en Italie on étudie très peu””, ‘Critica sociale’ avesse assunto verso le teorie di Bernstein una posizione più conciliante che non l”Avanti!’ (Graziadei a Bernstein, 6 dicembre 1899, in IISG, Bernstein.Nachlass, D 221). E’ tuttavia da notare che in questi anni, quando per il socialismo italiano si pone in primo piano il problema della difesa delle libertà costituzionali, l’atteggiamento di Turati è assai riservato. Nel richiedere a Bernstein una prefazione alla traduzione italiana dell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, egli faceva appello alla sua devozione per Engels perché trovasse il modo di scriverla: “”Vous n’avez jamais rien écrit, d’ailleurs, pour ces pauvres chiens d’italiens, qui vous aiment beaucoup tout de même et qui font des efforts desespérés pour ne pas être engloutis par une réaction gouvernamentale folle – ils méritent donc ce petit sacrifice de votre temps”” (Turati a Bernstein, 9 maggio 1900, in IISG, Bernstein-Nachlass, D 717). E il 18 agosto 1901, pur dichiarandosi favorevole alla traduzione delle ‘Voraussetzungen’ di Bernstein, gli scriveva: “”je n’ai pas la hautesse de juger votre difference avec Kautsky et les marxistes purs, mai je crois que notre parti n’a qu’à gagner à entendre et à faire sujet d’examen les données du débat”” (ibidem, D 720). Probabilmente non si trattava solo del fatto che Turati doveva difendersi dalle critiche trasmessegli da Kautsky per la forma conciliante del giudizio sul congresso di Hannover espresso dalla ‘Critica sociale’ (Turati a Kautsky, 19 gennaio 1900, in IISG, Kautsky-Nachlass, D XXII 244), quanto della necessità più propriamente politica di non spostare in modo preminente sulle teorie revisionistiche il peso del riformismo italiano””] [Ernesto Ragionieri, ‘L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914)’ (in) ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968] (pag 186-187)”,”MGEx-232″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968 “”Ma una particolare impressione non può non avere provocato in Gramsci la critica formulata da Lenin alla risoluzione sulle strutture organizzative dei partiti comunisti approvata dal III Congresso dell’Internazionale comunista, in quanto “”quasi interamente ispirata alle condizioni russe””; l’invito a “”studiare”” che Lenin ne faceva discendere era ben lontano dall’assumere un significato pedante e libresco: “”Ritengo che per noi tutti, tanto per i compagni russi che per i compagni stranieri, l’essenziale sia questo: dopo cinque anni di rivoluzione russa, dobbiamo studiare. Soltanto adesso abbiamo la possibilità di studiare. Non so per quanto tempo questa possibilità potrà durare (…), ma ogni momento libero dalla lotta, dalla guerra, dobbiamo utilizzarlo per lo studio, e per di più cominciando da principio (…). I compagni stranieri debbono digerire un buon pezzo di esperienza russa (…). Anche noi russi dobbiamo cercare i mezzi di spiegare agli stranieri le basi di questa rivoluzione. Altrimenti essi non saranno assolutamente in grado di applicarla. Sono persuaso che a questo riguardo dobbiamo dire non soltanto ai compagni russi, ma anche ai compagni stranieri che nel prossimo periodo l’essenziale è lo studio. Noi studiamo nel senso generale della parola. Essi invece debbono studiare in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario”” (35). Nel corso del soggiorno di Gramsci nell’Unione Sovietica – e abbreviamo deliberatamente i passaggi per concentrare l’attenzione su ciò che è essenziale per lo sviluppo di questo argomento -, fu reso noto e pubblicato per la prima volta il ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace’ che Lenin aveva tenuto nel marzo 1918 al VII Congresso del Partito comunista (b) russo per difendere il significato che la necessaria pace di Brest-Litovsk aveva rivestito per la difesa della rivoluzione russa e, insieme, degli sviluppi della rivoluzione mondiale. Di contro alle critiche dei “”comunisti di sinistra”” Lenin vi aveva delineato le differenti vie di sviluppo della rivoluzione in Russia e della rivoluzione nei paesi progrediti dell’Occidente capitalistico con una chiarezza estrema alla quale l’esperienza degli ultimi cinque anni aveva arrecato una conferma ulteriore: “”Bisogna saper tener conto che la rivoluzione socialista mondiale nei paesi progrediti non può incominciare con la stessa facilità con cui si è incominciata in Russia, paese di Nicola e di Rasputin, dove per un’immensa parte della popolazione era indifferente sapere quali popoli abitassero la periferia e che cosa colà avvenisse. In un paese simile era cosa facile incominciare la rivoluzione, facile come sollevare una piuma. Ma cominciare senza preparazione una rivoluzione in un paese dove il capitalismo si è sviluppato, ha dato una cultura e il senso dell’organizzazione democratica a tutti gli uomini, sino all’ultimo, sarebbe un errore, un’assurdità (36).”””” [Ernesto Ragionieri, Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968)] (pag 275-276) [(35) V.I. Lenin, L’Internazionale comunista, Roma, 1950, pp. 380-382; (36) ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace al VII Congresso del PC(b)R, in V.I. Lenin, Opere scelte, Roma, 1965, pp 1071-1072]”,”GRAS-111″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Palmiro Togliatti.”,”Il volumetto Palmiro Togliatti. Aspetti di una battaglia ideale e politica, che raccoglieva alcuni saggi pubblicati dall’autore tra il 1964 e il 1966, è da tempo esaurito. L’interesse intorno ai problemi storici e politici che in questi saggi erano presi in esame, ci ha indotto a curarne una seconda edizione, integrata con altri scritti sullo stesso tema pubblicati negli anni successivi. Da questo complesso di scritti è possibile ricavare le idee direttive e i criteri che l’autore ha seguito e sta seguendo nella pubblicazione delle Opere di Palmiro Togliatti e per la biografia politica e intellettuale che cerca di delineare nelle introduzioni ai singoli volumi.”,”PCIx-010-FL”
“RAGIONIERI Ernesto / SPRIANO Paolo”,”Lenin e l’Internazionale (Ragionieri) / Lenin e il movimento operaio italiano (Spriano).”,”Lenin e la Socialdemocrazia tedesca (pag 272-273) Lenin: ‘il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi’ “”In tutti gli scritti e gli interventi da Lenin dedicati a tale problema [la questione nazionale, ndr] si avverte la consapevolezza della possibilità e della necessità di collegare la questione nazionale con la lotta rivoluzionaria della classe operaia tanto da fare della rivendicazione della indipendenza nazionale un aspetto decisivo del processo di trasformazione della classe operaia in classe dominante. Non per caso Lenin ritornerà così spesso sulla affermazione di Marx «gli operai non hanno patria», per svilupparne tutte le implicazioni circa la posizione della classe operaia nell’età dell’imperialismo (6). In uno studio recente uno storico sovietico, M. Gefter, trattando con notevole acume del rapporto tra Lenin e Plechanov, ha fornito numerosi spunti per una impostazione più generale di questo problema: «Tanto il giovane Lenin quanto il Lenin della maturità restò fedele alla fondamentale idea delle ‘Nostre divergenze’: nessuna specificità storica di un dato paese può esentarlo dalle leggi “”sociologiche”” generali. Ma ciò che che in Plechanov era tutta la verità, in Lenin era soltanto una parte della verità. Se il compito da lui impostato già negli anni ‘novanta’ era l’analisi della “”realtà concreta”” e “”storicamente specifica”” della Russia della riforma, il lavoro intellettuale che procedeva in questa direzione condusse a mutare il compito stesso che in definitiva divenne questo: spiegare, valutare, unificare tutto ciò che la realtà storica specifica apporta alle leggi generali, ivi compresa l’attività degli uomini di scendere in lotta per cambiare la realtà» (7). Comunque, nulla esprime meglio la posizione di Lenin verso la II Internazionale, intesa come teoria politica oltre che come pratica sociale, dell’evolversi del suo atteggiamento verso il suo “”partito-guida””, e cioè la socialdemocrazia tedesca. Le espressioni di ammirazione verso questo partito, addirittura l’indicarlo a modello nel movimento operaio internazionale, traversano ininterrottamente tutti gli scritti di Lenin, dalla formazione del Partito operaio socialdemocratico russo (1898), chiaramente e dichiaratamente esemplato sul programma di Erfurt della SPD (1891), sino ai necrologi dei due presidenti della SPD, Paul Singer (1911) e August Bebel (1912), che hanno il carattere di giudizi storico-politici, relativi ad un lungo periodo della storia del movimento operaio internazionale. Le critiche a determinate correnti politiche e intellettuali della socialdemocrazia tedesca, presenti in Lenin fino dagli anni della ‘Bernstein-Debatte’ ma accentuatesi dopo la posizione opportunistica assunta dalla maggioranza della delegazione tedesca sulla questione della pace e della guerra al Congresso internazionale di Stoccarda (1907), non intaccarono in misura sostanziale, né nelle manifestazioni pubbliche né nelle espressioni private o confidenziali il giudizio di Lenin complessivamente positivo e ammirativo, che guardava al carattere avanzato come formazione organizzata e di massa che la socialdemocrazia tedesca rivestiva nel movimento operaio internazionale. Anche quando, proprio all’immediata vigilia della guerra, le sue critiche, che investivano ormai il “”centrismo”” kautskiano, si intensificarono in ampiezza, quella valutazione poteva persistere, ed essere addirittura sottolineata, indice di tutto quel lavoro di reinterpretazione e di reinvenzione della natura e dei compiti cominciato a compiere col ‘Che fare?’ e che non avrà, in sostanza, soluzione di continuità: «Praticamente i tedeschi hanno ‘due partiti’ – scriveva Lenin nell’aprile 1914 – e se ne deve tener conto senza proteggere affatto gli opportunisti (‘come fanno adesso la ‘Neue Zeit’ e Kautsky’). Dire però che il ‘partito’ tedesco è il più opportunista in Europa non è esatto. Esso è comunque il migliore, e il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi (il gran numero di giornali, la massa degli iscritti al partito, e dei membri che militano nei sindacati, gli abbonamenti sistematici ai giornali, il controllo rigoroso sui parlamentari; quest’ultimo è comunque il ‘migliore’ che non presso i francesi e gli italiani, per non parlare dell’Inghilterra, ecc.); di assimilare tutto questo ‘senza’ incoraggiare gli opportunisti» (XLIII, 351) (8). Tratto saliente dell’evolversi del giudizio e dell’atteggiamento di Lenin verso la socialdemocrazia tedesca come “”partito-guida”” della II Internazionale è il suo rapporto con Kautsky. Com’è noto, altissima fu la valutazione data da Lenin di tutti i principali scritti teorici e politici di Kautsky, da ‘La questione agraria’ (1897), definita «dopo il terzo volume del ‘Capitale’ l’avvenimento più notevole nella più recente letteratura economica» (III, 5) all”Antibernstein’ che Lenin recensì con molto calore, su su fino a ‘La via al potere’ (1909), indicata a più riprese come l’opera più matura del Kautsky rivoluzionario. D’altra parte, Lenin non nascose, almeno a partire dal 1904, le sue critiche alla posizione assunta da Kautsky, sostanzialmente filo-menscevica, nelle questioni interne al partito operaio socialdemocratico russo”” [Ernesto Ragionieri, Lenin e l’Internazionale’, (estratto), Critica marxista, Roma, 1970] [(6) Le variazioni di Lenin intorno a questo tema; prima e durante la guerra imperialistica meriterebbero uno studio a parte. Per la questione nazionale nella II Internazionale si veda (…) Carlo Pinzani, ‘Jean Jaures, l’Internazionale e la guerra’, 190; (7) M. Gefter, “”Aspetti della teoria leniniana dell’egemonia proletaria””, in ‘Rassegna sovietica’, XX, ottobre-novembre 1969, p. 39; (8) (…) Sui rapporti tra Lenin e il movimento operaio tedesco, cfr. Arnold Reisberg, ‘Lenins Beziehungen zur deutschen Arbeiterbewegung’, Berlin, 1970]”,”LENS-273″
“RAGIONIERI Ernesto / ALATRI Paolo / MASTROIANNI Giovanni / MASINI Pier Carlo / SANTARELLI Enzo”,”La formazione del programma amministrativo socialista in Italia (Ragionieri) / Le condizioni dell’Italia meridionale in un rapporto di Diomede Pantaleoni a Marco Minghetti (Alatri) / Il movimento operaio in Calabria negli atti dei congressi operai regionali (1896-1913) (Mastroianni) / Echi della morte di Bakunin in Italia (Masini) / Una fonte per la storia del movimento operaio marchigiano: «Il Martello» di Fabriano-Jesi (Santarelli).”,”pag 800 foto gruppo di tranvieri di Catanzaro in sciopero (1908) “”Nel settembre, sempre del 1888, la questione dei Comuni e della partecipazione alle elezioni amministrative era affrontata e discussa al Congresso di Bologna del Partito Operaio Italiano, che la risolveva nel senso auspicato dal Costa: «Senza soverchi entusiasmi né speranze di grandi vittorie – ha scritto nei suo ricordi un congressista – la possibilità della Comune proletaria, che si metteva contro la organizzazione statale capitalista, venne affrontata in tutta la sua integrità. Chi portò il maggior numero di fatti, di esempi, di esperienze, furono i rappresentanti delle leghe dei centri agricoli e agricoli-industriali. Vi furono dei congressisti che protestarono pel modo con cui venivano compilate le liste, altri che sostennero il criterio dell’astensione» (65). L’ordine del giorno votato al termine della discussione affermava che «il Congresso, riconoscendo che l’intervento del Partito Operaio nella questione amministrativa comunale è l’espressione della lotta di classe iniziata nella vita pubblica, approva il programma presentato dal Comitato Centrale non impegnando però l’azione collettiva del partito e lasciando autonome le diverse sezioni di applicarlo secondo i bisogni delle località e del movimento, partecipando come credono alle lotte comunali amministrative». Il programma presentato dal Comitato Centrale comprendeva ventidue punti, ed è interessante riportarlo per intero in quanto è il primo programma amministrativo operaio formulato dopo la riforma della legge comunale e provinciale (…). Grava su questo programma un giudizio assai severo di Antonio Labriola, il quale, proprio nella votazione di quest’ordine del giorno amministrativo al Congresso di Bologna del 1888, vedeva un esempio tipico dell’andazzo di certi congressi operai italiani, dove c’è sempre «chi abbia in tasca una diecina di ordini del giorno da votare» e altri che «pigliano la cosa come una scampagnata, come uno ‘sport’, come un passatempo parlamentare», perché quel congresso «votò in fretta e furia tante e tante cose in un giorno per il concorso alle elezioni comunali, quante mai se ne potevano trovare in tutti i giornali francesi e belgi del tempo» (67). Quanto abbiamo esposto di sopra mostra che il giudizio del Labriola è vero solo per metà, in quanto che tutt’altro che fatti nuovi e improvvisi erano l’interessamento per le questioni comunali e la formulazione di rivendicazioni amministrative da parte di organizzazioni operaie nei confronti del Comune. Certo era però che in questo programma di Bologna comparivano, accanto ad alcune rivendicazioni da tempo avanzate dai socialisti rivoluzionari di Romagna e ad altre tipiche dell’orientamento operaistico-corporativo del Partito Operaio, anche alcune proposte che si ricollegavano direttamente alla concezione del Comune, gestore dei pubblici servizi nell’interesse della comunità, concezione già diffusa in quegli anni in Francia e soprattutto nel mondo anglosassone e che, come avremo modo di vedere, eserciterà una notevole influenza sul socialismo municipale italiano”” (pag 713-715) ancora da inserire, rileggere”,”MITS-440″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald.”,”Scaricato da Jstor (J) ‘L’inizio del conflitto mondiale segnò una nuova interruzione della informazione in Italia sul movimento operaio e rivoluzionario in Russia. Ma, come avremo occasione di precisare, non si trattò soltanto di un difetto per approssimazione dei canali di informazione. Si trattò anche del permanere di un’angolazione di giudizio sul movimento operaio internazionale, che non risultava profondamente modificato dagli anni precedenti la prima guerra mondiale. L’internazionalismo dell’«Avanti!» continuava ad avere gli stessi punti di riferimento storici e geografici nonostante il radicale mutamento della situazione. Quando, il 1° maggio 1916, il quotidiano socialista pubblicò le fotografie dei protagonisti dell’Internazionale, nessun russo apparve tra questi. Si può dire che i nomi di Rakovskij e di Angel furono portati a conoscenza dei lettori dell’«Avanti!» assai più frequentemente di quello di Lenin. L’internazionalismo dell’organo socialista italiano, proprio per il suo collegamento con l’eredità della Seconda Internazionale, continuava a riferirsi alla Francia, e soprattutto alla Germania: l’adesione costante e senza riserve dell’«Avanti!» all’opera di Karl Liebknecht è sì, in primo luogo, il sostegno alla lotta eroica di un rivoluzionario che, proprio per il fatto di combattere nell’altro campo, dimostra la persistente vitalità dell’internazionalismo socialista, ma è da vedersi anche sotto il profilo della continuità con le tradizioni positive dell’internazionalismo della Seconda Internazionale. Ne è ulteriore dimostrazione il fatto che di formazione tedesca (e profondamente legato coi gruppi di sinistra del socialismo tedesco) fosse il giornalista socialista che una maggiore funzione esercitò, coi suoi articoli, nell’informare e nell’orientare sul socialismo internazionale. Una ricerca particolareggiata su Gustavo Sacerdote (‘genosse’), che ancora manca, metterebbe in evidenza il ruolo da lui svolto con la sua azione personale e con le sue corrispondenze da Zurigo, nel continuare a fare gravitare intorno all’orbita tedesca l’internazionalismo del quotidiano socialista italiano (32)’ [(32) Si vedano su Sacerdote le notizie contenute in E. Collotti, ‘I socialisti italiani e la rivoluzione di novembre in Germania’, in “”Studi storici””, a. X, 1969, pp. 587 e sgg.]”,”MITS-463″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”LABD-004-FV”
“RAGIONIERI Ernesto; PAJETTA Giuliano; SECCHIA Pietro; FRASSATI Filippo; BOLDRINI Arrigo; LEDDA Romano; FUMI Enzo; PEGGIO Eugenio; BOFFA Giuseppe; SEGRE Sergio; MACCIOCCHI Maria Antonietta; GALLUZZI Carlo”,”Dalla “”Grande Alleanza”” alla “”guerra fredda”” (Ragionieri); Da Fulton alla Nato (Pajetta); I patti segreti della Nato (Secchia); La Nato alla ricerca di una strategia (Frassati); Le forze armate e i comandi militari nello Stato italiano e nella Nato (Boldrini); Crisi politica e realtà militare della Nato nella strategia extraeuropea degli Stati Uniti (Ledda); L’economia statunitense e la Nato (Fumi); Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria (Peggio); Le contromisure dei paesi socialisti e le proposte di superamento dei blocchi (Boffa); La Germania dell’Ovest e il nuovo revanscismo (Segre); La politica estera di De Gaulle (Macciocchi); Il dibattito sulla Nato tra i progressi della distensione e il peso dell’integrazione militare (Galluzzi).”,” Saggio di Eugenio Peggio: ‘Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria’ (pag 170-195) Contiene tabelle: Indice del prodotto nazionale lordo e spesa militare negli Stati Uniti d’America (pag 174) Quota percentuale del prodotto nazionale lordo destinato a spese militari nei paesi della Nato (pag 176) Investimenti privati dirette degli USA in Europa occidentale e nel mondo (pag 179) Bilancia commerciale degli USA e dei paesi CEE (pag 180)”,”RAIx-001-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; VIOLI Carlo”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. III. Kautsky ed Engels. (Ragionieri); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,” Dietz e Kautsky (pag 87-88) ‘Dietz era convinto che la Neue Zeit conferiva prestigio e insieme un orientamento preciso alla sua casa editrice. Era contento di duemilatrecento (2300) abbonati (32) che la rivista aveva raggiunto nel 1885. (…)’ (pag 87) (32) Dietz a Kautsky 5 ottobre 1885, in IISG, Kautsky-Nachlass, D VIII 81 Rousseau e Marx (pag 188) (L’istanza universale dell’egualitarismo …””costituisce il presupposto di quella libertà egualitaria teorizzata da Marx (36) e da Lenin (37)) (pag 188) (36) Cfr. “”Critica del programma di Gotha””, in K. Marx F. Engels ‘Il partito e l’Internazionale’ , Ed. Rinascita, 1948, p. 221-245 (37) “”Stato e rivoluzione””, V. Lenin, in ‘Opere scelte’, v. II, Edizioni in lingue estere, 1949, pp. 156-255″,”KAUS-003-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano PRESTIPINO Giusppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx, Freud e Saussure (Prestipino).”,”La biografia di Nikolaevskij è rivlta a ricostruire vicende ed ambienti del movimento rivoluzionario europeo (pag 137) Secondo Ragionieri, l’ispirazione menscevica di Nikolaevskij non influenza palesemente la sua biografia. Le pagine dedicate ai rapporti tra Marx e il movimento rivoluzionario russo non hanno un peso capitale nel complesso del lavoro, e concernono più le vicende della Prima internazionale che non il dibattito sulle vie di sviluppo del capitalismo e del socialismo in Russia (pag 139)”,”MADS-012-FB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”- Rivoluzione borghese e socialismo – Dall’ internazionale anarchica ai primi gruppi socialisti – Costituzione e affermazione del partito socialista italiano – Il movimento operaio nell’età giolittiana – La lotta delle tendenze e la crisi del partito – Cronologia del movimento operaio italiano (1850-1926)”,”MITS-002-FP”
“RAGIONIERI Ernesto; BERTOLISSI Sergio”,”Il programma dell’Internazionale comunista (Ragionieri); A proposito di alcuni libri sulle rivoluzioni russe del 1917 (Bertolissi).”,”Molti riferimenti alla posizione di Bucharin a proposito del programma IC e alla linea di politica economica in Russia (Nep)”,”INTT-004-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto; BRAVO Gian Mario; ANDREUCCI Franco; DETTI Tommaso”,”Marx e la Comune (Ragionieri); Documenti sulla Lega dei Comunisti (Bravo); L’ideologia della socialdemocrazia tedesca (Andreucci); La pace di Jaurès (Detti).”,”Autore citato in nota: The Paris Commune : An Episode in the History of the Socialist Movement Hardcover, New York, 1930 by Edward S. Mason (ma introvabile) Altro autore citato: J. Rougerie, Karl Marx, l’Etat et la Commune, “”Preuves””, XVIII, n: 212 novembre 1968 “”Anche a questo riguardo la integrazione dell’indirizzo [di Marx, ndr] con la lettura dei due abbozzi preparatori si rivela estremamente preziosa. (…) Molto più estesa risulta infatti, nel primo abbozzo, l’analisi relativa al processo storico con cui si era venuto storicamente formando lo Stato assoluto e centralizzato, in quanto corpo separato rispetto alla società, con una esposizione più dettagliata delle sue singole gasi (monarchia assoluta, Rivoluzione francese, Primo Impero, Monarchia di luglio, Seconda Repubblica e Secondo Impero). Più estese e esplicite erano inoltre, nel primo abbozzo, alcune parti relative al carattere della Comune. La contrapposizione tra Secondo Impero e Comune sfociava in una diretta negazione da parte della Comune delle forma precedente di Stato: «[La Comune] non fu dunque una rivoluzione contro questa o quella forma di potere di Stato legittimista, costituzionale, repubblicano o imperiale. Fu una rivoluzione contro lo ‘Stato’ stesso, questo aborto soprannaturale della società: fu la ripresa da parte del popolo e per il popolo della propria vita sociale. Non fu una rivoluzione fatta per trasferire questo potere da una frazione della classe dominante a un’altra, ma una rivoluzione per spezzare questa stessa orribile macchina del dominio di classe. Non fu una di quelle lotte meschine tra la forma esecutiva e la forma parlamentare del dominio di classe, ma una rivolta contro queste due forme che si confondono l’una con l’altra, nn essendo la forma parlamentare che una appendice ingannatrice dell’Esecutivo. Il Secondo Impero fu la forma conclusiva di questa usurpazione dello Stato. La Comune fu la sua negazione netta e conseguentemente l’inizio della rivoluzione sociale del secolo XIX. (56)”” (pag 685) [Ernesto Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, (in) Studi Storici’, Istituto Gramsci, Roma, n. 4. 1971] [(56) K. Marx, F. Engels, ‘On the Paris Commune, Moscow, 1971]”,”MADS-012-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Resistenza in Italia e in Europa. Un inedito di Ernesto Ragionieri.”,”Citato nella nota 2: E. Ragionieri, Origini e caratteristiche della seconda guerra mondiale, in ‘Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1962, vol. II, p. 409 Foto di partigiani in azioni di combattimento e dell’attività clandestina “”Giorgio Amendola ha posto di recente la questione dei “”limiti storici”” dell’antifascismo italiano…”” (pag 26) “”La Toscana fu la prima regione d’Italia in cui il CLN si rivelò in pieno forza dirigente dell’attività militare e organo di governo provvisorio clandestino”” (pag 33) “”Contro i troppo facili unanimismi sulla Resistenza come moto unicamente fondato sulla spontaneità popolare sarà opportuno ribadire il particolare carattere insieme di movimento di minoranza e di masse che esso assunse e della natura del rapporto tra queste minoranze e queste masse. Già Roberto Battaglia aveva messo in evidenza nella sua ‘Storia della Resistenza italiana’, ma ancor meglio ne ‘La seconda guerra mondiale’, come la guerra di liberazione in Italia avesse costituito il punto di incontro tra i vecchi e più provati quadri dell’antifascismo e le masse che la disastrosa esperienza della guerra fascista aveva risvegliato alla lotta contro il regime”” (pag 35) “”C’è un contenuto di classe nella Resistenza italiana”” (pag 37)”,”ITAR-013-FP”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MITS-002-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e l’Internazionale. Studi di storia del marxismo.”,”””Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta serie di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista, la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutto i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” (pag 7-8)”,”KAUS-006-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italie dans la Seconde Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”””Se, in questo quadro (la situazione internazionale dell’Italia e nello specifico le fasi iniziali e finali della guerra fascista, ndr), si sottolineano alcuni saggi di storici russi, particolarmente attenti all’identificazone dei rapporti tra il potenziale economico e militare dell’Italia e le finalità della sua politica estera, perseguite attraverso la sua partecipazione alla guerra, l’opera più importante su questo soggetto è quella di uno storico tedesco, Ferdinand Siebert (2). Siebert ha collocato il suo libro sotto il segno della storia diplomatica. La sua esposizione, dopo una introduzione generale sulle linee della politica estera fascista, ha un carattere analitico e ricostruisce l’azione internazionale dell’Italia, dal patto di Monaco all’ingresso in guerra, grazie a una ricerca condotta con minunzia sui documenti diplomatici italiani, tedeschi e inglesi, e sulle memorie dei principali protagonisti della vita politica dell’epoca. L’opera è molto curata; permette di seguire tutte le oscillazioni della politica estera fascista di questo periodo, dalle tendenze mediatrici al ‘Patto d’Acciaio’, dalla concorrenza con l’imperialismo tedesco nella zona danubio-balcanica alla dichiarazione di non-belligeranza. In particolare, le sfumature dell’atteggiamento italiano, in quello che concerne la strategia tedesca, a partire dall’inizio delle ostilità fino alla decisione di intervenire, sono ricostruite in modo efficace. I limiti dell’opera, conformemente alla sua base esclusivamente diplomatica, e al tipo di fonti utilizzate a questo scopo, consistono, nella forte, e a mio avviso esagerata, accentuazione delle divergenze tra Mullolini e Ciano, Mussolini e i militari, Mussolini e i diplomatici ecc. Una tale interpretazione trova senza alcun dubbio degli elementi di corrispondenza nelle fonti utilizzate, da Diario di Ciano alle memorie dei generali, e, in una certa misura, ai dispacci e ai rapporti di alcuni ambasciatori italiani. Ma fino a qal punto queste fonti corrispondono agli sviluppi effettivi degli avvenimenti?”” (pag 6-7) [(1) Cf. Ivan Bociarov (…); (2) Ferdinand Siebert, ‘Italiens Weg in den zweiten Weltkrieg’, Frankfurt a.M., Bonn, 1962]”,”QMIS-050-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto, collaborazione di Liana E. FUNARO Mario G. ROSSI Carlo PINZANI”,”Italia giudicata, 1861-1945, ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri.”,”Il criterio adottato da Ragionieri e collaboratori di ricostruire la storia d’Italia attraverso le testimonianze e i giudizi di autori stranieri costituisce in questa stessa direzione un tentativo ancora più radicale di oggettivare la nostra storia, di vederla dall’esterno, con gli occhi degli altri.”,”STOx-085-FL”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”””Morto Engels, il Martignetti aveva collocato al centro del suo mondo ideale colui che ne era ritenuto in qualche modo il continuatore come ‘leader’ teorico della socialdemocrazia tedesca: Karl Kautsky. Seguiva con venerazione il settimanale da lui diretto ‘Die Neue Zeit’, leggeva attentamente le opere che veniva via via pubblicando, cercava di procurarsi gli scritti di Marx e di Engels dei quali Kautsky curava la ristampa o, in qualche caso, la postuma pubblicazione. I rapporti personali ed epistolari fra Kautsky e Martignetti non furono mai così stretti ed affettuosi come lo erano stati fra Engels e Martignetti. Kautsky teneva per lo più la sua corrispondenza con gli italiani attraverso la moglie Luise che sapeva leggere e scrivere la nostra lingua; e lo stesso avveniva con Martignetti. Engels era stato per il Martignetti un amico illuminato, di grande saggezza, che non soltanto lo aveva aiutato nelle ore dure, ma gli era stato anche vicino col consiglio affettuoso tutte le volte che gli era stato possibile. Rispecchia bene il carattere dei rapporti intercorsi fra Engels e Martignetti uno scambio di lettere dei primi di gennaio 1891 (2). Il Martignetti, uscito da poco dalle vicende giuriziarie ed ancora privo di lavoro, scriveva a Engels per chiedergli consiglio circa una disgrazia che aveva sconvolto la sua famiglia: “”un miserabile negoziante ha sedotto mia sorella promettendo di sposarla, e poi l’ha abbandonata in cinta. La madre e la sorella piangono continuamente e io, impotente ad aiutarle, perché, come avrà rilevato dalla mia ultima cartolina, sono ancora privo di lavoro e di mezzi, mi sento irresistibilmente spinto ad uccidere quel miserabile seduttore, che ha adoperato tale arte nella seduzione da sfuggire qualsiasi procedimento giudiziario si potesse intentare contro di lui. D’altra parte io ho moglie e due piccoli figli, e mia moglie, che sembra leggermi nel volto tutti i tristi pensieri che mi funestano, mi prega e mi scongiura a non metterla in un altro guaio, ora che appena ne abbiamo scampato uno””. La risposta di Engels giunse sollecita, immediata. Colpiscono in essa, più che le espressioni di comprensione per il dramma familiare del Martignetti, gli accenti di persuasione che Engels sa trovare per convincerlo a non commettere atti di imprudenza che lo perderebbero in modo definitivo. Engels sa parlare al traduttore della sua opera sull’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, si rivolge al Martignetti che ha studiato la formazione delle istituzioni e dei sentimenti perché comprenda il dramma che si svolge intenro a lui e sappia superarlo: “”Io so che in società come quella dell’Italia meridionale, dove si conservano ancora alcuni ricordi dell’età della gens, il fratello è considerato il protettore ed il vendicatore della sorella. Ma il fratello è anche sposato, ha una molgie e dei figli, ha dei doveri nei loro confronti, e nella società attuale questi doveri vanno avanti a tutti gli altri. Secondo la mia opinione, Lei non è in obbligo nei confronti della Sua famigila di commettere un atto che La condannerebbe necessariamente a separarsene per tutta la vita. Ai miei occhi Sua sorella è pura e rispettabiel come prima””. E passava a spiegargli i modi che erano consueti negli altri paesi, in Inghilterra, in Francia, in Germania e in Austria per vendicarsi di offese di tal genere”” (pag 450-451) [Ernesto Ragionieri, ‘Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano’, Feltrinelli, Milano, 1961] [(2) Martignetit a Engels 2 gennaio 1891 e Engels a Martignetti 9 gennaio 1891]”,”MGEx-002-FMB”
“RAGO Margareth”,”Tra la storia e la libertà. Luce Fabbri e l’anarchismo contemporaneo.”,”RAGO Margareth è docente del Dipartimento di storia dell’Università Statale di Campinas (Unicamp) San Paolo, Brasile. Fascismo e democrazia. “”””Malatesta mi disse una volta: “”Il fascismo ci fa vedere i valori della democrazia””. Il nemico principale diventò infatti l’assolutismo, il governo totalitario, e la riconquista delle libertà elementari divenne un obiettivo molto importante; per questo, non si diceva più di lottare contro la democrazia””. Questo comunque, sottolineava Luce, non voleva dire adesione””. (pag 123) ‘Come disse Unamuno, noi esseri umani viviamo “”la morte come una suprema ingiustizia””, sentimento che si accentua quando riguarda i nostri cari. E quando all’affetto si somma il valore dell’apporto offerto da queste persone, interrotto dalla morte, il senso di ingiustizia diventa ancora più grande”” (pag 9, In riconoscenza)”,”ANAx-350″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”RUBEL è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco RAGONA, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Secondo Rubel, “”se Marx non (aveva) pubblicato l’ “”Economia”” secondo il piano della Prefazione del 1859 (in sei rubriche)””, era perché, “”invece di redigere delle “”brochures””, era stato costretto a scrivere dei grossi volumi””. A causa di un errore di valutazione, egli non aveva potuto portare a compimento il lavoro, a cui aveva consacrato gran parte della vita, sicché il Capitale del ’67 non rappresentava altro che la prima sezione della prima rubrica dell’ “”Economia””. Rubel concluse: “”Sono evidenti le proporzioni catastrofiche che ha assunto l’ errore di valutazione che Marx temeva; in verità, in ciò sta l’ unico “”cambiamento di piano”” (…): Marx ha eseguito solo una minima parte del suo vasto programma, dandogli un’ estensione imprevista””. (pag 127) [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] “”Dando rilievo alla sostanziale comunanza di vedute di Marx e di Engels, lo studioso francese esaminò anche ‘La politica estera degli zar’ di Engels, che richiamò nel saggio del 1951, apparso su “”Preuves””, e analizzò in maniera dettagliata nel 1953 (1). Rubel mise in luce che lo scritto, composto nel 1890, puntava a proseguire il lavoro dell’amico scomparso. Aveva infatti dichiarato Engels (F. Engels, op.cit., p. 39): “”E’ merito di Karl Marx l’aver ripetutamente sottolineato sin dal 1848 come il partito operaio dell’Occidente fosse (…) costretto a intraprendere una guerra implacabile contro lo zarismo. Se intervengo nello stesso senso, anche questa volta non faccio che continuare l’opera del mio amico defunto, supplendo al compito che non gli fu dato di portare a termine”” (F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana è a cura di B. Bongiovanni). La nascita, nel 1889, della rivista “”Social-Democrat””, edita a Londra quale organo dell’organizzazione “”Emancipazione del lavoro”” di Plechanov, Vera Zasulic e Axelrod, aveva fornito a Engels l’occasione per il suo intervento, cui egli attribuiva molta importanza, tanto da farlo pubblicare in diverse traduzioni. Rubel riferì della sua diffusione in tedesco, sulla “”Neue Zeit”” nel 1890; in inglese, sul “”Times””, nello stesso anno; in francese, sulla “”Idée Nouvelle”” in traduzione parziale sempre nel 1890. Secondo Engels, l’abbattimento dello zarismo rimaneva l’obiettivo principale del movimento rivoluzionario; spiegava tale asserzione con un’analisi particolareggiata della natura e dei mezzi adottati dalla diplomazia russa per controllare la politica occidentale, puntando parallelamente all’allargamento verso Costantinopoli. Soffermandosi sull’espansionismo russo scrisse (f. Engels, op. cit, p.70): “”Per poter regnare in modo assoluto all’interno lo zarismo doveva essere all’esterno più che invincibile, doveva essere vittorioso in continuazione, in grado di ricompensare l’obbedienza incondizionata con l’ebbrezza sciovinista della vittoria, con sempre nuove conquiste”” (F. Engels, op.cit, p.70). Per Rubel furono frasi come questa che avevano impedito la pubblicazione del testo engelsiano in Russia. In effetti, nel 1934, l’opposizione nel partito bolscevico, capaggiata da Bucharin, volle utilizzare lo scritto per un attacco a Stalin e alla sua direzione. Il massimo dirigente sovietico si oppose, con una lettera indirizzata al ‘politburo’ nello stesso anno, ma resa pubblica solo nel 1941 (M. Rubel, Staline et C.ie, pp.64-65). Secondo Stalin, il modo in cui Engels analizzava la diplomazia russa e lo zarismo era “”inverosimile””, poiché attribuiva a una cricca di avventurieri stranieri (appunto, la diplomazia russa) la capacità di determinare la politica estera dello zarismo con risultati tanto efficaci sulle potenze occidentali, trascurando un approccio storico-materialistico (2). Ma Engels, rilevò Rubel nella sua analisi, non pensava affatto che la natura della diplomazia russa, incaricata di perseguire il sogno zarista della dominazione mondiale, fosse priva di basi concrete. Infatti, riteneva che essa poggiasse su un fondamento costituito dalla peculiarità del territorio sconfinato ma, da un punto di vista militare, facilmente difendibile e dall’impossibilità e incapacità di creare un esercito forte, sia per la corruzione dilagante nella burocrazia statale sia per l’arretratezza dell’apparato industriale e dei trasporti. Forte in difesa ma debole in attacco: su questa specificità dell’autocrazia affondava le radici lo sviluppo della diplomazia russa. Per chiarire ulteriormente le idee engelsiane e ottenere un quadro più completo Rubel ritenne di far riferimento anche a un altro intervento, indirizzato contro il populista Tkacëv (3), nel quale la composizione sociale della Russia, dove prevalevano i contadini poveri, venne individuata quale base materiale dello Stato assolutista (4). Egli affermò con vis polemica che lo studio di Engels “”prendeva di mira e metteva alla gogna la diplomazia zarista, la servitù di Stato e il regime poliziesco instaurati su più di un sesto de nostro globo”” (5)”” [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] [Note (1) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie devant le verdict d’Engels, ‘La Revue Socialiste’ nouvelle série, n. 63, gennaio 1953 pp. 64-75. F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana curata da B. Bongiovanni; (2) I. Stalin, A proposito dell’articolo di Engels, ‘La politica estera dello zarismo’, lettera indirizzata ai membri dell’Ufficio politico, 19 luglio 1934, in ‘Bolshevik’, n. 9, 1941. Scritto di Stalin letto nella traduzione francese della ‘La Nouvelle Critique’, n. 40, novembre 1952, pp. 47-51); (3) F. Engels, Le condizioni sociali in Russia, cit., passim; (4) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie, cit, p. 69; (5) Ivi, p. 71]”,”TEOC-267″
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”RAGONA Gianfranco (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Univ. degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”ANAx-335″
“RAGONA Gianfranco”,”Anarchismo. Le idee e il movimento.”,”Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino. Ha svolto ricerche sul pensiero socialista e anarchico tra Otto e Novecento. Ha pubblicato una biografia di Gustav Landauer (Editori Riuniti, 2010) e una bibliografia completa (Edizioni Storia e Letteratura, 2011) e una raccolta di scritti politici (Elèuthera, 2012).”,”ANAx-401″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”M. Rubel è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Il 16 febbraio 1881 Vera Zasulic espresse con chiarezza a Marx la questione che preoccupava i populisti: era necessario passare per tutte le tappe dell’evoluzione sociale attraversate dai paesi avanzati? Scrisse la rivoluzionaria (7): «Negli ultimi tempi sentiamo spesso dire che la comune rurale è una forma arcaica che la storia, il socialismo scientifico, in breve tutto ciò che c’è di più indiscutibile condanna a perire. Coloro che sostengono ciò si dichiarano vostri discepoli per eccellenza: “”marxisti””». La risposta di Marx ha posto degli interrogativi agli storici. David Rjazanov (1870-1938) la trovò nel 1911 tra diversi frammenti conservat da Paul Lafargue, i quali rappresentano diversi tentativi di elaborazione da parte di Marx. La lettera, nella sua versione definitiva, è datata 8 marzo 1881 e alla certezza che fosse proprio questa la versione inviata a Vera Zasulic si giunse solo nel 1923. Interrogati infatti, tra il 1911 e il 1923, i protagonisti della vicenda non ricordavano la risposta di Marx: essa tuttavia emerse dall’archivio di Axelrod nella data indicata e fu pubblicata da Rjazanov nel 1926 (8). Sulla vicenda, Rubel si interrogò: dimenticanza o congiura del silenzio? In prima battuta, ricondusse a un motivo psicologico il silenzio sulla risposta: essa nulla aggiungeva alla teoria generale esposta nel ‘Capitale’. A suffragare l’ipotesi portò il fatto che la stessa Zasulic due anni più tardi, nel 1883, propose un punto di vista «marxista», giudicando preliminare a qualsiasi speranza di emancipazione sociale la rivoluzione in Occidente e aggiungendo che l’ ‘obscina’ era destinata a scomparire (9). Rube, tuttavia, avanzò una seconda ipotesi, quale sviluppo della prima e non alternativa: l’oblio di questa lettera sarebbe stata una conseguenza «psicologicamente» necessaria dell’adesione di Zasulic, Plekhanov e Axelrod a un marxismo interpretato quale concezione «historico-philosophique passe-partout» (10). Essa poteva far a meno della complessità, che emerge solo tra le righe nella risposta ma esplicatamente nei frammenti analizzati da Rubel (11). Egli vi rintracciò «una teoria sociologica dello sviluppo storico della Russia» (12), fondata sul rifiuto di estendere la fatalità storica del processo di separazione del produttore dai mezzi di produzione, che in Inghilterra era cominciato con l’espropriazione dei contadini, anche nei paesi non occidentali (13). Marx, insomma, non voleva che il suo ‘esquisse’ sulla genesi storica del capitalismo fosse considerato uno schema applicabile a ogni paese e a ogni popolo, anche a prescindere dalla circostnnze storiche specifiche. La Russia dell’ ‘obscina’ non aveva attraversato la fase intermedia tra la proprietà collettiva e quella privata capitalistica, pertanto la legge che presiedeva allo sviluppo del capitailsmo in Occidente non poteva essere meccanicamente estesa (14). Le possibilità che infatti si offrivano alla comune contadina erano almeno due. O la rivoluzione in Occidente risultava vincente entro tempi brevi, permettendole così di sopravvivere e di costituire la base di un’organizzazione comunista della società; oppure, senza un sovvertimento a Ovest, la Russia si sarebbe incamminata rapidamente verso lo sviluppo capitalistico, che avrebbe comportato la sua disgregazione e il conseguente assoggettamento del paese alla «legge economica del movimento della società moderna» (15). Secondo Rubel, l’insegnamento di Marx non escludeva, dunque, che la rivoluzione potesse scoppiare a Est. Nella prefazione alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, datata 21 gennaio 1882, Marx ed Engels dichiararono, infatti, che «Se la rivoluzione russa servirà di segnale a una rivoluzione operaia in occidente, in modo che entrambe si completino, allora l’odierna proprietà comune russa potrà servire di punto di partenza per un’evoluzione comunista» (16)”” (pag 41-43) [[Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003] [(7) Cfr. la versione della lettera edita nell’originale francese da Riazanov in ‘Marx-Engels Archiv’, I, 1926, ristampa anastatica Frankfurt a M., Sauer-Auvermann, 1969, pp. 316-318. Rubel la pubblicò in K. Marx ‘Oeuvres, Economie, II, Paris, Gallimard, Bibliotheque de la Pléiade’, 1968, pp. 1556-1557; (8) Cfr. M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., pp. 547-549. La lettera di Marx fu pubblicata da D. Rjazanov, ‘Marx-Engels Archiv’, I, cit., pp. 319-342. La traduzione italiana della risposta di Marx e dei frammenti preparatori è in Karl Marx, Friedrich Engels, ‘India Cina Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1960; pp. 236-244; Il curatore (e traduttore) ricostruisce la vicenda a p. 296, nota 49; (9) Nel 1883, insieme a Plechanov, essa fondò la prima organizzazione marxista russa, «Emancipazione del lavoro» (…): non più il contadino ma l’operaio urbnno sarebbe stato considerato da lì in poi il soggetto rivoluzionario per antonomasia. Su Plechanov, cfr. Pedrag Vranicki, ‘Storia del marxismo’ (197) 3 voll, Roma, Editori Riuniti , 1979, vol. 1, pp. 387-401; Israel Getzler ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’, in ‘Storia del marxismo’, vol. 2, cit., pp. 411-440; (10) M. Rubel, ‘Kal Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p 559; (11) Parafrasando S. Kierkegaard, Rubel affermava che la storia abbonda di esempi in cui l’apparizione «di una grande personalità e di un pensiero di grande respiro fa nascere (…) l’ammirazione, atteggiamento di comodo, che si pone agli antipodi dell’imitazione, esigenza etica» (M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p. 559); (12) Ivi. p. 549; (13) Ibidem, Cfr., inoltre K. Marx, ‘Il Capitale’, cit., pp. 883 sgg; (14) Cfr. K. Marx, op. cit., pp. 934-938 (si tratta del celebre paragrafo ‘Tendenza storica dell’accumulazione capitalistica’, sez. VII, cap. XXIV, par. 7); (15) Ivi, p. 6; (16) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Torino, Einaudi, 1998, p. 105] (altro brano attinto dalle pagine 53-55 riportato in altro volume stesso titolo con altra collocazione)”,”MADS-005-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Socialismo e anarchismo nella Germania guglielmina. Il percorso politico e intellettuale di Gustav Landauer.”,”Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. Janover su trattazione non scientifica concetto rivoluzione in Landauer (pag 135-137)”,”ANAx-009-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”””Nell’articolo del 1912, ‘La socialdemocrazia e la guerra’, Landauer intervenne nuovamente nel dibattito interno al socialismo esprimendo un punto di vista antibellicista di carattere etico. Informato delle discussioni avvenute nel congresso internazionalista di Basilea, svoltosi il 24 e 25 novembre in concomitanza con la guerra nei Balcani, sottolineava che, a dispetto delle dichiarazioni «di grande effetto», i partiti socialdemocratici avevano confermato la loro disunione limitandosi a retoriche dichiarazioni di pace o spingendosi a pronunciare altisonanti espressioni di combattività (195). Secondo l’autore, l’incapacità di assumere una posizione coerente derivava dall’ostilità dell’ideologia marxista verso ogni prospettiva etica e dal suo acritico «realismo politico». La sua posizione, invece, esprimeva un’opposizione di principio al conflitto: «Il marxismo è per natura incline a ergersi contro ogni ideologia, contro ogni passione, contro ogni punto di vista etico. Per i marxisti non c’è alcuna ragione di principio contro la guerra, tale da far ricorso all’ideologia, alla passione, all’etica; neppure per i revisionisti. Le due tendenze sono entrambe orientate al realismo politico, che si pone sul terreno degli Stati esistenti, e non riconoscono l’internazionalismo quando si tratti dei «popoli senza storia» e di questioni economiche vitali per gli Stati» (196). L’anarchico notava che, oltre cinquant’anni prima, Marx ed Engels, sulla «Nuova Gazzetta Renana» e poi sull’omonima rivista, avevano addirittura confidato nella guerra quale mezzo per la realizzazione del socialismo. Li criticava sottolineando che le loro posizioni antirusse si basavano sulla convinzione che il socialismo potesse svilupparsi nel breve periodo; ugualmente, a suo avviso, la SPD assumeva un atteggiamento ambiguo verso la guerra perché credeva di non essere lontana dalla conquista del potere. Si trattava, però di un’analisi sbagliata – come la realtà avrebbe presto dimostrato – a cui si associava anche un errore teorico: la fiducia che il socialismo potesse realizzarsi attraverso l’azione del proletariato all’interno dello Stato portava necessariamente all’accettazione delle logiche di guerra, che per l’anarchico erano connaturate a esso (197). Egli reputava, al contrario, che l’etica dovesse guidare i lavoratori nella lotta contro ogni conflitto, un’etica fondata sulla necessità di salvare l’umanità dalla barbarie. Non collocando i loro giudizi nel quadro storico, Landauer non comprendeva che per Marx e per Engels la guerra dell’Europa civile contro la Russia, «ultimo baluardo della reazione», avrebbe scalzato i residui feudali, creando le condizioni per la lotta socialista del proletariato. Da un altro punto di vista però, l’interpretazione risuonava anticipatrice, poiché al momento dell’esplosione del conflitto mondiale il governo tedesco ebbe buon gioco nel far leva sui sentimenti antirussi della socialdemocrazia. Il 1° agosto, infatti, il giorno dell’invasione del Lussemburgo, il governo si premurò di far pervenire la dichiarazione di guerra allo Zar, senza la quale – riteneva la cancelleria – i socialdemocratici non avrebbero votato i crediti nella seduta parlamentare del 4 agosto 1914 (198). L’esplosione del conflitto mondiale sancì anche la fine dell’Alleanza socialista, che formalmente sopravvisse fino a quando il «Sozialist» poté continuare le pubblicazioni (marzo 1915). Il nazionalismo s’insinuò anche tra i militanti, e a nulla valsero gli sforzi di Landauer, che fu tra i pochi a tentare di animare il movimento pacifista in Germania. Il 31 luglio 1914, il giorno dell’assassinio di Jaurès, che pose fine a ogni speranza che il socialismo internazionale assumesse posizioni unitarie contro il conflitto, mentre era in visita alla famiglia a Karlsruhe, l’anarchico scrisse parole colme di disperazione (…)”” (pag 378-379) [(195) Sul congresso di Basilea, cfr. G.D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, cit., vol. III. La Seconda Internazionale, 1889-1914′, parte prima, pp. 108-111, e G. Haupt, ‘Le congrès manqué’, cit., in particolare il cap. 3, ‘Bâle: guerre à la guerre’, pp. 43-53; (196) G. Landauer, ”Die Sozialdemokratie und der Krieg’, cit., p. 181; (197) Ivi, p. 182; (198) Cfr. N. Merker, ‘La Germania’, cit., p. 365; G. Haupt, ‘L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin’, cit., p. 286] Gianfranco Ragona (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”BIOx-030-FMB”
“RAGSDALE Hugh”,”The Russian Tragedy. The Burden of History.”,”Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. Studied at the University of North Carolina (A.B.) and University of Virginia (M.A., Ph.D.). A past recipient of awards from Fulbright, the International Research & Exchanges Board, and the American Council of Learned Societies, he has conducted research in the foreign affairs archives of London, Paris, Vienna, Copenhagen, and Stockholm, as well as Moscow. Robert C. Tucker, Princeton, New Jersey. Foreword by Robert C. TUCKER, Preface, Chronology, Conclusion, Notes, Index, About the Author,”,”RUSx-139-FL”
“RAGUSA Andrea a cura; contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA”,”Tecnica e spazio pubblico in Italia tra Ottocento e Novecento.”,”Contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA Andrea Ragusa, Professore Associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Siena, si occupa di storia delle culture politiche e degli intellettuali, di storia della comunicazione politica. “”La fisica tecnologica può dirsi nata a Pisa con la riforma universitaria attuata nel 1839 per il Granduca di Toscana Leopoldo II da Getano Giorgini (…)”” (pag 150) “”Nello stesso anno di Torino, Milano, Roma, Napoli, anche a Genova parte un laboratorio di Elettrotecnica. La Scuola superiore navale, fondata nel 1870 per valorizzare l’importanza del porto e la grande esperienza siderurgico-meccanico-cantieristica di Genova, era stata in particolare voluta dai politici locali ma con il sostegno di personaggi di rilievo nazionale come Francesco Brioschi del Politecnico di Milano, che ne aveva elaborato un progetto, per incarico del Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, sulla base dei più aggiornati modelli europei. L’originalità della Scuola genovese guarda a Milano per la tempestiva autonomia dall’Università anche del bienno preparatorio (…) ma è alla formazione torinese che si rifà la docenza del primo corso elettico: Cesare Garibaldi, figlio di Pietro Maria (professore di Fisica all’Università) si era laureato, prima che a Genova in Matematica, a Torino con Ferraris in ingegneria (…)”” (pag 164) (dal saggio di Andrea Silvestri, Lo sviluppo dell’ elettrotecnica italiana da Antonio Pacinotti a Galileo Ferraris e oltre)”,”ECOS-016″
“RAGUSA Andrea”,”L’Antitaliano. Dell’Azionismo o dell’elite di un’altra Italia.”,”Andrea Ragusa, del Dipartimento di Scienze Storico-Giuridiche, Politiche e Sociali dell’Università di Siena. Autore di saggi sulla storia della cultura e i rapporti tra intellettuali e potere in Italia contemporanea”,”ITAD-002-FSD”
“RAI CHOWDHURI Satyabrata”,”Leftism in India, 1917-1947.”,”RAI CHOWDHURI Satyabrata è professore emerito di scienze politiche nell’Università Grants Commission (University Grants Commission), India, e Senior Research Fellow in International Relations nell’Università di Londra, UK. Ha scritto recentemente ‘Nuclear Politics: Towards a Safer World’. “”One of the principal points on which M.N. Roy laid repeated stress during the early years of the Indian communist movement was that the primary goal of the communists in India should be to form a party of the people, whether a peoples’ party, a party of the masses, a republican party, a national revolutionary party or a workers’ and peasants’ party as a rallying ground for all revolutionary elements. In a letter to Bergarhatta dated 22 October 1924, Roy expressed the opinion that the immediate task of the communists in India was not to preach communism but to organize the national revolutionary party.”” (pag 70)”,”MASx-029″
“RAI Milan”,”Iraq. Dieci ragioni contro la guerra.”,”Milani Rai è nato a Bedul (India) e risiede negli Stati Uniti dal 2001. Ha organizzato molte campagne contro le sanzioni economiche e la guerra in Iraq ed è stato più volte arrestato. Da anni è impegnato contro le guerre nel mondo. Allievo di Chomsky, è tra i fondatori di Arrow, il movimento pacifista e non violento inglese.”,”VIOx-140-FL”
“RAIA Ciro”,”Napoli 1799.”,”Pironti scuola, Le Finestre Collana diretta da Ciro Raia.”,”ITAG-019-FL”
“RAICICH Marino”,”Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile.”,”‘Di quanto pesò il problema del Mezzogiorno su questa svolta centralistica e sugli ultimi tentativi di evitarla è spia, fra le tante, un articolo, ‘Insegnamento Protetto’, pubblicato il 13 marzo 1862 sul settimanale ‘Il maestro di scuola’. L’articolo è violentemente polemico contro ogni protezionismo ed esalta nella libera concorrenza «la mina che fa saltare le baracche dei saltimbanchi»; è costruito esponendo in forma di dialogo le ragioni dei protezionisti e smontandole una per una. L’ultima ragione dei protezionisti, la più forte, è questa: «se non fosse stato il Governo, chissà che cosa sarebbe avvenuto delle scuole a Napoli e in Sicilia». La risposta dell’articolista è generosa ma doveva riuscire poco persuasiva: «se l’indomani dopo la rivoluzione il Parlamento avesse proclamato ‘libertà d’insegnamento’ avreste veduto versarsi a onde i maestri sull’Italia meridionale»; tale risposta, se smantella il centralismo burocratico, si affida però a un missionarismo generoso ma certamente inficiato da un notevole complesso di superiorità sul sud analfabeta, da uno spirito che oggi certi studiosi definirebbero di colonialismo culturale (20). Da tutta questa situazione viene anche quell’accento forte che Antonio Labriola poneva nel rifiutare le seducenti tentazioni della libertà accademica tedesca, senza esami speciali, scrivendo nel 1875 a Bertrando Spaventa per ribadire agli illusi o, come egli era più propenso a credere, ad uomini di mala fede, che noi stiamo vivendo «in un paese dove il protezionismo per ora ci sta assai meglio della libertà». Eravamo insomma ancora nella fase in cui il Papuano doveva essere tenuto in servitù e attraverso la servitù educato alla libertà, magari in una prospettiva che non riguardava neanche lui ma i suoi discendenti (21). Tale concetto si sviluppò lentamente e determinò la negazione dell’ideologia liberale originaria; i liberali che avevano operato per la costruzione dello stato verso la metà dell’altro secolo, un Cavour per esempio, auspicavano che ben presto sarebbe giunto il giorno in cui si sarebbe potuto sopprimere il Ministero della Pubblica istruzione, semmai lasciando allo stato un compito di incoraggiamento caso per caso’ (pag 30-32) [(20) Per l’ammonimento capponiano, vedi ‘Lettere di Gino Capponi e di altri a lui’, Firenze, 1884, III, 457 (…); (21) La lettera di Antonio Labriola, datata da Giuseppe Berti fine giugno 1875 in ‘Centoventitré lettere inedite di Antonio Labriola a Bertrando Spaventa’, Rinascita 1954, suppl, 71-72; per la pedagogia della libertà del Papuano secondo Labriola, vedi Benedetto Croce, ‘Conversazioni critiche, serie seconda’, Bari, 1918, 60-61; sono note le obiezioni e le riflessioni in proposito di Antonio Gramsci]”,”GIOx-013-FV”
“RAIMONDI Luciano, scritti di Guido PETTER Giorgio GALLI Arturo PEREGALLI Alberto DEL-PIZZO”,”Luciano Raimondi. Una passione civile.”,”Luciano Raimondi è nato a Milano nel 1916 da famiglia operaia. Laureato in filosofia, entra in contatto col PCI nel 1936. Richiamato in guerra come sergente universitario, dall’8 settembre organizza le prime bande partigiane in Valtellina. Incarcerato a Como riesce ad evadere e a rifugiarsi in Svizzera, poi torna e si aggrega alle unità partigiane in Valdossola. Dopo la guerra organizza prima a Milano e poi in altre nove città i Convitti – Scuola della Rinascita, una esperiernza pedagogica d’avanguardia. Dal 1954 si oppone alla linea morbida del PCI di Togliatti e viene espulso nel 1955. Fondo il gruppo ‘Azione comunista’. Dal 1966 si reca all’estero, come addetto negli Istituti Italiani di Cultura, in Messico, Danimarca e Finlandia. Muore il 26 maggio 1996. Danilo Montaldi scrive sul giornale con alcuni pseudonimi tra cui quello di Luigi Nolli (pag 58)”,”ITAC-129″
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume I. Da Dante a Tasso.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-104-FL”
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume III. Il Novecento: storia e teoria della letteratura.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-105-FL”
“RAIMUND Ferdinand, a cura di Isabella PERSICO CAPPA”,”Fiabe drammatiche.”,”””Esperto di tutto un mondo di inganni e di apparenze e di un intero caleidoscopio di vita passato sulle scene – e rimasto miracolosamente fanciullo’ (pag 29, introduzione)”,”VARx-076-FV”
“RAINELLI Michel”,”L’organisation mondiale du commerce.”,”Michel Rainelli è professore di scienze economiche all’Università Nice-Sophia-Antipolis e direttore del LATAPSES, laboratorio del CNRS e della stessa università.”,”ECOI-359″
“RAINERO Romain”,”Storia della Turchia.”,”RAINERO Romain è Professore di storia dei paesi afro-asiatici e di storia dei trattati e di politica internazionale presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Genova. Ha pubblicato vari volumi sui problemi africani e sulla storia afro-asiatica.”,”TURx-012″
“RAINERO Romain H. a cura; saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI”,”Da Oriani a Corradini. Bilancio critico del primo nazionalismo italiano.”,”Saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI. ‘Anarcogaribaldini’. “”‘Il Libertario’, generalmente meno incline a simili suggestioni, pubblicava un lungo articolo di Alighiero Tanini, in cui – tra le accuse di cinismo dell’ Europa capitalista e alla barbarie turca – si riconosceva la bontà della causa dei paesi balcanici. Tutto ciò significava, di norma, oltrepassare il confine ideale del classico antibellicismo. E’ però vero che, all’ interno del mondo anarchico come del resto di quello socialista, esistevano molteplici filoni e tradizioni culturali a forte ascendente repubblicano-garibaldino, in cui il richiamo dei movimenti di liberazione nazionale – premessa indispensabile della rivoluzione sociale – aveva ancora una propria, seppur spesso sotterranea, vitalità. Era quasi un fiume carsico, solitamente invisibile, ma pronto a tornare all’ occorenza, alla superficie. Come avrebbe scritto Coletti a Gigli: “”Noi vogliamo la guerra non per ambizione nazionalistica, non per ingrandire un regno, ma per la libertà dei popoli, contro il militarismo, contro l’ imperialismo e per aprirci la strada verso la Rivoluzione sociale””””. (pag 196)”,”ITAF-170″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-062″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-002-FV”
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI “”Il 1941, o piuttosto l’inverno 1940-41, è per l’Italia un “”momento della verità”” dopo decenni di autoinganno. Il mancato approfittamento delle occasioni militari dell’estate precedente e il susseguirsi – fra autunno e inverno – di disastri che solo un limitato intervento di forze tedesche riesce a rendere non definitivi, distruggono nel Paese il prestigio del regime fascista con contraccolpi di varia natura. Ai gradini elevati, la destituzione di molti capi ‘militari’ (Badoglio, Cavagnari, Soddu, Visconti Prasca e infine Graziani), oltre a impressionare il pubblico, esaspera le Forze Armate. Ma ciò non tanto per un malinteso “”spirito di casta””. Infatti, la convinzione che in certi casi si tratti di “”siluri”” meritati non manca in molti ambienti militari. Stride però che il “”siluratore”” Mussolini sia altrettanto ed anzi più responsabile dei licenziati. La dissonanza non sfugge al Capo del Governo che, poco propenso a licenziare sé stesso, cerca però di confondere le acque e di distrarre altrimenti la gente. Da ciò forse la “”punizione”” inflitta a quanti fra i gerarchi fascisti si trovavano a far parte del governo in quel momento. Non furono destituiti ma mobilitati e sparsi d’autorità nelle retrovie del fronte albanese: per quanto godessero di scarsa considerazione, erano pur sempre personaggi ufficiali. Nessun contraccolpo si verifica invece nei vertici ‘industriali’ della nazione, quantunque di natura sempre più largamente pubblica a partire dal 1933. Ai gradini inferiori e medi così militari come civili, altra varietà di reazioni. Nelle file dei combattenti, scontata una vasta area di rassegnato grigiore presente del resto in tutti gli eserciti, lo scoramento si alterna a una rinnovata ostinazione in cui possono confluire scatti disperati o istintivo rifiuto del pessimismo. Nei vertici in parte rinnovati delle Forze Armate, il bruciore dell’orgoglio ferito e la convinzione che la partita nel suo insieme potrebbe ancora essere guadagnata, grazie alla Germania, porta qualche soffio innovatore, quasi un’urgenza di “”rifarsi””, una volontà di correggere. Fenomeno tutt’altro che uniforme e di variabile costanza, ma innegabile. Non abbiamo soltanto richieste di armi all’alleato tedesco, che preferisce invece somministrare poche eccellenti unità. Vi è la Marina che imposta – tardivamente fin che si vuole – due portaerei ne che è implicita la persuasione della necessità di collaborare con l’Aeronautica nel quadro, del resto, di una più generale simbiosi che darà qualche risultato già dalla seconda metà del 1941. E ancora Marina e Aviazione si impegnano maggiormente nelle specialità dimostratesi capaci di guadagnare successi: mezzi d’assalto e aerosiluranti. Ed ecco l’Esercito che cerca d’improvvisare quell’attività addestrativa in gran parte mancata prima d’allora (battaglioni d’istruzione) e che acquisisce la capacità di sfruttare sempre meglio in A.S. lo stesso modesto armamento dell’inverno 1940-41. Anche nei ‘rapporti fra industria bellica ed Esercito’, o per lo meno nei settori fin qui potuti esplorare, si constatano fenomeni analoghi. Desiderio di superare ‘impasses’ nelle relazioni coi potentati industriali, ripresa e irrobustimento di tendenze già affacciatesi nel 1939 e sporadicamente ancor prima. Altro è poi che i risultati di questo sforzo siano stati modesti e che lo sforzo stesso abbia subito rallentamenti e deviazioni”” (pag 215-216) [dal saggio di Lucio Ceva, Rapporti fra industria bellica ed esercito]”,”QMIS-253″
“RAINERO Romain H. BIAGINI A. a cura; saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO”,”L’Italia in guerra. Il 1° anno – 1940. Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª guerra mondiale. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO La mobilitazione industriale. Commesse statali. ‘Già considerevoli per la Marina e per l’Aeronautica negli anni Venti e primi anni Trenta, divennero importanti anche per l’Esercito, almeno dell’autunno 1938, con il varo dei programmi di artiglieria e col noto anticipo del 15% a fondo perduto sulle commesse in corso (31). Naturalmente la ripetuta tassativa ingiunzione di servirsi della sola industria nazionale per l’allestimento di materiale bellico e di restringere l’importazione in valuta (32), comportava spese eccezionali per lo Stato e margini cospicui per i produttori. Qualcuno ha calcolato per esempio che le navi da battaglia tipo «Littorio», se allestite dall’industria francese, sarebbero costate circa la metà. Ai guadagni delle commesse si aggiungevano quelli dell’esportazione dei manufatti bellici molto incoraggiati, per ragioni valutarie, dopo la fine delle Sanzioni. Né vanno dimenticati i profitti delle guerre d’Etiopia e di Spagna. Specialmente della seconda in quanto la prima era sopravvenuta con rapidità che rese inevitabili importazioni non solo di materie prime ma anche di manufatti industriali dei Paesi non sanzionisti (ad es. materiale automobilistico nordamericano affluito direttamente in Africa orientale). Tale panorama congiunturale favoriva soprattutto monopoli ed oligopoli, soggetti variamente consorziati, e in genere potentati con quote di mercato riservato (vds. oltre). Ed è riconosciuto che, contrariamente a quanto in teoria dovrebbe accadere, le posizioni di monopolio in Italia non favorirono né la ricerca né il rinnovo degli impianti. Dilagò invece la «provincializzazione» del panorama industriale, concordemente riconosciuta dagli studiosi (33). Puntuali riscontri emergono anche nelle finora limitate indagini di settori particolari (34). L’indisponibilità alla guerra dell’industria e della finanza italiane è riflessa nel notissimo Rapporto 5 agosto 1939 di Guarneri a Mussolini (35). Il Ministro per gli Scambi e Valute sintetizzava anzitutto – con dosati miscugli di incenso e di velature critiche – le vicende monetarie, valutarie e della bilancia commerciale dal 1927 in poi. Constatava il pauroso disavanzo conseguito all’aver affrontato «avvenimenti eccezionali di portata storica» sia sul piano ‘internazionale’ (Etiopia, Spagna, Sanzioni, crisi centro-europee del marzo e settembre 1938 e del marzo 1939, Albania) sia su quello ‘nazionale’ (sfavorevoli campagne agricole del 1936, potenziamento dell’Impero, autarchia, riarmo, politica razziale). Proclamava quindi l’urgenza di rimedi così alternativamente indicati: a) abbattimento del fabbisogno valutario contraendo le importazioni e rinunciando apertamente al riarmo; b) svalutazione monetaria mascherata con creazione di un doppio mercato basato su una semilibertà dei cambi che, ancora una volta scoraggiando ulteriormente le importazioni, avrebbe dovuto salvare la residua riserva. Ma a parte le difficoltà del raffigurarsi della soluzione b) in tutti i suoi risvolti tecnici e psicologici, è chiaro che entrambe non avrebbero potuto reggersi senza il taglio delle spese, incominciando da quelle militari (36). Seguì la destituzione di Guarneri nel «cambio della guardia» governativo 31 ottobre 1939. Senonché, già coi primi di settembre 1939, l’attenzione di molti uomini d’affari era subitaneamente attratta, più che dall’inizio di una nuova tragedia mondiale, dalle allettanti, concretissime e insperate prospettive aperte dalla «non belligeranza». Chi ricorda quel tempo può testimoniare che il «duce», alla cui esaltazione perfino la stampa asservita mise qualche momentanea sordina, era invece più che mai apprezzato da taluni personaggi economici. Naturalmente pochi conoscevano i retroscena e pochissimi avrebbero mai immaginato l’avvilimento personale del tiranno cui la realtà presentava i conti per un triennio di politica intessuta di ansie, di angosce, di «sogni farneticanti» (De Felice), di terrore della Germania e di miscugli ideologizzante dal non eccelso profilo (37). Il «partito dei buoni affari» (Castronovo) badava al sodo. Considerando l’esportazione dei soli armamenti, forse mai più larga e incondizionata richiesta straniera aveva fatto riscontro a così infima qualità di prodotti. Gli importatori, effettivi e potenziali, non erano più i Paesi del sottosviluppo su cui aveva dovuto contare nel 1920-1921 l’ultimo sprazzo dell’Ansaldo perroniana. Adesso si trattava della Francia e della Gran Bretagna, oltre a vari Stati scandinavi, balcanici, asiatici ed americani. Né conta stabilire quante di tali richieste obbedivano a necessità militari o di manovra politica, tanto più che raramente i due aspetti erano separabili. E neppure si dimentichi che un simile «decollo» veniva a premiare chi non ne aveva certo pagato i consueti prezzi in termini di ricerca, di affidamento tecnologico e di rinnovo d’impianti. Vi era addirittura ala possibilità che, se il tutto fosse durato, sarebbe stata la progredita tecnologia altrui a rifluire senza spesa nel nostro Paese, secondo un procedere non infrequente nei vortici economici scaturiti dalle urgenze belliche. E’ noto, peraltro, come al di là di un certo numero di affari non fu possibile andare. Primo ma non definitivo inceppo fu il sopravvenuto «veto» di Mussolini alle maggiori esportazioni di materiale, specie aeronautico e terrestre, che la Gran Bretagna condizionava alla fornitura di proprio carbone, in sostituzione di quello tedesco affluente per l’usuale via di Rotterdam (38). Resta comunque che «le più grosse imprese continuarono ognuna, a tirar acqua al proprio mulino senza un minimo di programmazione, sollecitando materie prime e favori doganali e valutari per poi collezionare all’estero una commessa dopo l’altra» (Castronovo). Era il Governo stesso a favorire questo stato di case, stretto dalle necessità valutarie che il riarmo rendeva ancora più acute. Cosicché forniture belliche e non belliche alle «democrazie» durarono, come è noto, ben al di là del gran rifiuto «di facciata» mussoliniano (febbraio 1940) e non s’interruppero si può dire che nelle ore in cui la guerra venne dichiarata (39)’ (pag 40-41-42) [note: (31) Fra i vari contributi: il mio ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane’, in “”Il Risorgimento”” (Milano) 2/1976 pp: 117-172; Andrea Curami, Fulvio Miglia, ‘L’Ansaldo e la produzione bellica’, in AAVV, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1985, pp. 257-281 e testi ivi cit. nonché L. Ceva, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’ (2 voll.), Roma, SME Ufficio Storico, 1989, specie II doc 49/a; (32) Felice Guarneri, ‘Battaglie economiche’, Milano, Garzanti, 1953, 2 voll. V. esemplificativamente II pp. 214 e sgg; (33) R. Romeo, ‘Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961’, Milano, Il Saggiatore, 1988 (prima ed. 1961), pp. 151-152 e passim.; (34) Ancora L. Ceva, A. Curami, ‘La meccanizzazione’ ecc., cit, e per l’Aeronautica, Id.’Air Army and Aeronautical Industry in Italy, 1936-1943′, relazione in corso di pubblicazione al ‘Lubfkriegführung im Zweiten Weltkrieg. Ein Internationaler Vergleich’, Friburgo, 1988. Per l’artiglieria soprattutto A. Curami, F. Miglia, ‘L’Ansaldo’ ecc., cit.; (35) F. Guarnieri, cit., pp. 394-411; (36) Rinvio soprattutto a Salvatore La Francesca, ‘La politica economica del fascismo’, Bari, Laterza, 1972, pp. 104-107. V. anche Luciano Zani, ‘Fascismo, autarchia e commercio estero. Felice Guarneri un tecnocrate al servizio dello «stato nuovo»’, Bologna, Il Mulino, 1988); (37) R. De Felice, ‘Mussolini il duce’ II., Torino, Einaudi, 1981, pp. 85 e sgg., 333, 448, 584 e sgg., 805 e sgg. e passim; (38) Vedi: Macgregor Knox, ‘Mussolini Unleashed Cambridge’, Cambridge University Press, 1982, pp. 69-74 e William Nort Meddlicott, ‘The Economic Blockade’, Londra HMSO (2 voll.), 1 pp. 280-311; (39) V. Castronovo, ‘Giovanni Agnelli’, cit., pp. 556-591 e in particolare 558]”,”QMIS-254″
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI La dottrina logistica e la sua importanza nelle guerre di ieri e di oggi. “”Da un punto di vista teorico, il termine “”logistica”” indica una disciplina tipicamente manageriale (o branca dell’arte militare) in realtà sempre esistita ma nata con autonoma fisionomia solo dopo Napoleone e Clausewitz, il cui padre è Jomini (1837). (…) In sede storica, i pur numerosi accenni all’importanza della logistica hanno spesso assunto un aspetto generico, rituale e obbligato, senza tradursi in una concreta e coerente metodologia. Si è troppo spesso trascurato che accanto a una dottrina strategica e tattica esiste dal 1873 in poi anche una dottrina logistica non scindibile dal contesto strategico, e da studiare e valutare in un quadro globale. Si è quasi sempre omesso – anche nel caso della divisione “”binaria”” del 1937-1938 – di valutare gli organici prima di tutto dal punto di vista logistico, per individuare l’effettivo grado di autonomia e capacità operativa di ciascuna unità e di ciascun Comando. L’ ‘histoire-bataille’, più che tale, è diventata mera ‘histoire des operations’ e ha rinunciato a una chiave interpretativa di prim’ordine per pervenire a un giudizio tendenzialmente oggettivo sull’efficienza dell’organismo militare in un dato momento (che non può essere ristretta a numero e qualità di armi e mezzi ma comprende anche moduli e criteri di funzionamento e alimentazione) e per individuare le matrici primarie di avvenimenti o decisioni strategiche che altrimenti non possono essere esattamente inquadrate nel contesto generale di una Campagna. La logistica è il filtro indispensabile per giudicare la qualità e la concreta praticabilità di una strategia, ma non ci insegna certo ad alimentare un’illusione oggi meritatamente tramontata, che cioè la storia possa essere guidata o determinata dalla scienza. Ciò non toglie che di tutte le discipline militari è la logistica quella che più si avvicina alla scienza e alle scienze esatte e quella che più risente del progresso tecnologico. Al tempo stesso, un approccio logistico alla storia militare fa venire alla luce lo stretto legame intercorrente tra fattori materiali e morali, oltre che tra qualità della logistica e qualità dell’organizzazione militare nel suo complesso. Tutto questo vale per le Forze Armate di ogni tempo, e non solo per quelle di oggi: non corrisponde perciò alla realtà storica l’affermazione che la prima guerra mondiale – o la seconda – dimostrano l’importanza del supporto logistico, importanza già ben viva e presente ad esempio in quel perfetto strumento di guerra che era la Legione romana e nelle “”guerre di Gabinetto”” del secolo XVIII, che in larga parte si risolvevano nell’attacco e nella difesa di magazzini e linee di alimentazione. In questo senso, il salto di qualità indubbiamente avvenuto in campo logistico con la “”guerra industriale”” estende la problematica logistica e ne aumento il peso, ma non accresce più di tanto l’importanza – sempre esistita – dei fattori che la compongono e la natura del loro rapporto con la strategia, o meglio con la capacità effettiva di movimento che della strategia è l’essenza”” (pag 291-293) [Ferruccio Botti, Problemi logistici del secondo anno di guerra – Aspetti interforze]”,”QMIS-037-FV”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”””Le incertezze del governo italiano sul futuro della Tunisia (giugno 1940). Documento n: 31. “”Al momento dell’ingresso dell’Italia in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna (10 giugno 1940) i propositi del governo nei confronti del futuro della Tunisia non erano molto chiari, né li chiarì la relazione finale di una speciale commissione del Ministero degli Affari Esteri dello stesso giugno 1940 della quale riportiamo le parti conclusive: «Le rivendicazioni italiane sulla Tunisia sono ben presenti a tutti gli italiani e la soluzione che più corrisponderebbe alle nostre aspirazioni sarebbe certamente quella di vedere il territorio tunisino passare sotto la sovranità dell’Italia, anche se, di fatto, possa essere consigliabile una certa latitudine, nell’esercizio dei poteri che derivano, per il dovuto rispetto agli interessi della popolazione indigena (abitanti circa 2.600.000 dei quali 2.340.000 musulmani, di fronte a circa 200.000 europei e circa 60.000 ebrei). (….) Tali soluzioni possibili, se pur non consigliabili, in principio, sono: a. La successione dell’Italia alla Francia (…). b. Protettorato italiano da stabilirsi mediante un accordo tra l’Italia e il Bei di Tunisi (…). c. Vicereame di Tunisia, sotto l’alta sovranità dell’Imperatore e Re (…); d. Stato ad indipendenza limitata (analogamente al regime in vigore in Egitto dal 1922 al 1936) (…) (…)”” (pag 515-522) Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea.”,”ITQM-002-FMB”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea. Fallimento della politica fascista”,”AFRx-128″
“RAIO Giulio”,”Introduzione a Cassirer.”,”Nasce il 28 luglio 1874 nella città tedesca di BRESLAU nella SLESIA (oggi WROCLAW in POLONIA), in una famiglia di ricchi commercianti ebrei tedeschi. Nella vita di CASSIRER-E, tralasciando solo gli anni dal 1896 (arrivo a MARBURGO) al 1902 (pubblicazione della dissertazione su CARTESIO del 1899 e del LEIBNIZ’ SYSTEM), si possono distinguere 5 periodi, che prendono i nomi dei luoghi della vita e della attività accademica: – PERIODO BERLINESE (1903 – 1919) – PERIODO AMBURGHESE (1919 – 1933) – PERIODO OXONIENESE (1933 – 1935) – PERIODO SVEDESE (1935 – 1941) – PERIODO AMERICANO (1941 – 1945)”,”FILx-110″
“RAJA Elena a cura”,”La vita di Lazzarino di Tormes. Le sue fortune ed avversità.”,”Libro pubblicato anonimo nelle tre edizioni del 1554 inserito nel Catalogo dei libri proibiti.”,”VARx-075-FV”
“RAJAN Raghuram G. ZINGALES Luigi”,”Salvare il capitalismo dai capitalisti.”,”Raghuram G. Rajan (1963) dopo aver insegnato Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago per 12 anni è ora direttore dell’Ufficio studi del Fondo monetario internazionale. Nel 2003 ha vinto il premio Fisher Black per il migliore giovane economista finanziario.. Luigi Zingales (1963) insegna Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago. É membro dello Europea Corporate Governance Institute, del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. Nel 2003 ha vinto il premio Bernacer per il miglior giovane econbomista europeo.”,”EURE-035-FL”
“RAJNOV Nikolaj, a cura di Daniela DI-SORA”,”Il diavolo creatore.”,”L’universo come risultato della perenne lotta tra il bene e il male: Satana, superbo genio negativo, considerato il creatore del mondo visibile. Il credo dei ‘bogomili’ – dal popoe Bogomil – si diffonde in Bulgaria durante il regno dello zar Petar (927-969); le masse contadine vengono conquistate dall’affascinante teoria che il mondo non può essere opera che del diavolo, poiché Dio non potrebbe mai aver creato mulla di tanto imperfetto… L’eresia si propaga rapidamente dalle province bizantine alla Russia e alla Serbia che fa da ponte con l’Occidente e qui influenza le eresie medievali. A questa tradizione si ricollega Nikolaj Rajnov quando, nel 1912, pubblica le “”Leggende bogomile””, uno smilzo volumetto di racconti ispirati dagli scritti eretici – qui ne vengono scelti tre – la cui apparizione venne giudicata un avvenimento straordinario. Lo scrittore Rajnov nasce a Sofia, Bulgaria nel 1889 e muore nel maggio 1954. Il suo primo libro appare nel 1912 ‘Le leggende bogomile’. Negli anni seguenti si dedica soprattutto ad opere compilative. Dal 1931 al 1934, rielaborandole pubblica ‘Favole da tutto il mondo’, in 30 volumi.”,”EURC-002-FGB”
“RAJSFUS Maurice”,”La Libération inconnue. À chacun sa Résistance.”,”Maurice Rajsfus è autore tra le molte opere che ha pubblicato di ‘La Police de Vichy, les forces de l’ordre françaises au service de la Gestapo, 1940-1944’ e di ‘De la Victoire à la débacle (1919-1940)’. “”En fait, les forces vives du pays s’étaient tellement déshonorées durant les quatre années écoulées qui’il étati nécessaire de faire un geste en direction des salariés (on disait encore “”les travailleurs’) pour s’assurer de leur civisme envers les institutions nouvelles. L’heure était à la reconstruction du pays, à la production à outrance, clamaient d’une seule voix gaullistes et communistes (33). Dans le même temps, Maurice Thorez exigeait du pouvoir que toute la jeunesse de France soit “”jetée”” dans le combat contre “”le Boche exécré””. Pourquoi la Résistance n’a-t-elle jamais tenté de stopper un train de déportation (Juifs ou politiques)? Pourtant, les actions magnifiées des opérations de déraillement de trains ou de dynamitage d’aiguillages n’ont pas manque. Il en va de même pour la Résistance-rail. Faut-il récapituler les comptes réels de trains de munitions explosés ou de permissionaires allemand stoppés en rase campagne? Une double question ne peut que se poser. La Résistance était-elle moins importante qu’on a bien voulu l’affirmer, d’où cette difficulté à être présente sur ce terrain? Ou bien, tout aussi vraisemblable; de telles actions ne faisaient peut-être pas partie des priorités stratégiques. Dans l’un ou l’autre cas, il serait bon que la lumière soit faire…”” (pag 280) (33) Pendant que Maurice Thorez demandait aux mineurs de produire encore et toujours plus de charbon, Jacques Duclos se livrait à un exercice périlleux en expliquant aux militants communistes: “”La grève c’est l’arme des trusts apatrides”””,”PCFx-106″
“RAKOSI Mátyás”,”Dinanzi al Tribunale speciale.”,”””(…) la fusione affrettata fra i due partiti all’ indomani del 21 marzo, senza preventivi impegni precisi, la riforma agraria condotta infantilmente sul piano della socializzazione e non sulla base realistica della divisione delle terre, alcune debolezze nelle quali si poteva già riconoscere il tradimento insinuatosi nel governo stesso retto da Béla Kun, trovano nelle sue parole un giudice severo.”” (pag 16) “”Dopo l’ arrivo a Budapest delle forze armate nemiche, il Partito ordinò a Rakosi di recarsi nella Unione Sovietica, dove egli rimase quattro anni, lavorando, presso la Segreteria del Comintern, a contatto diretto con Lenin e Stalin. Dall’ organismo internazionale dei lavoratori venne inviato in missione a Londra e in Italia, ma sua costante preoccupazione fu quella di preparare il suo ritorno all’attività in Ungheria, per guidare il suo Partito nella lotta illegale. Nel 1925 era, infatti, di nuovo a Budapest. Ma una delazione provocò il suo arresto e, quindi, i successivi processi””. (pag 18)”,”MUNx-045″
“RAKOVA Alfia A. PARROTT Ray”,”Russian Vocabulary.”,”Alfia A. Rakova, Kandidat of Philology Russian Language Instructor and Translator Translation Laboratory. University of Iowa. ray Parrottt Professor and Chair Department of Russian University of Iowa.”,”RUSx-266-FL”
“RAKOVSKIJ Christian”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti (1928-1930).”,”Christian Georgievic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea.”,”RIRB-027-FL”
“RAKOVSKIJ Christian Georgevic, a cura di Marco LOMBARDI”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti.”,”Christian Georgevic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea. E’ morto nel 1941.”,”RIRB-006-FV”
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica?”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY.”,”RIRO-133″
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica? (Lettera al compagno Valentinov, 6 agosto 1928).”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY. Egli fu l’ ultimo tra i vecchi compagni di TROTSKY a capitolare. Il presente testo è stato ripreso dal volume ‘Les bolcheviks contre Staline’, IVe INTERNATIONALE, PARIS. Traduzione introduzione e note di Attilio CHITARIN”,”PARx-022″
“RAKOVSKY Christian DUMAS Charles”,”Les socialistes et la guerre. Discussion entre socialistes francais et socialistes roumains (1915).”,”””Io non sono tra quelli che si affliggono nel vedere la Russia al fianco della Francia e dell’ Inghilterra, non più di quanto non mi affligga vedere i realisti francesi combattere per una vittoria che renderà la Repubblica non sradicabile in Francia. La vita cambia il contenuto delle parole: una guerra che getterà a terra due dinastie, che libererà le nazionalità. che abbatterà il militarismo, una tale guerra non è più una guerra, nel senso in cui si intendeva in passato. Bisogna scegliere tra due risultati; e la neutralità, quando vi sono in gioco i destini stessi dell’ umanità, non si può giovare nella storia che del ricordo di Ponzio Pilato””.”,”SOCx-116″
“RAKOVSKY Christian”,”Roumanie et Bessarabie.”,”RAKOVSKY C. era all’ epoca rappresentante diplomatico dell’ URSS a Londra.”,”EURC-068″
“RAKOVSKY Christian, a cura di Gus FAGAN”,”Selected Writings on Opposition in the USSR 1923-30.”,”Gus FAGAN è nato a Newfoundland nel 1942. Dopo essersi laureato in filosofia a Dublino fece ricerche nelle università di Tübingen ed Oxford. Nel 1974 è diventato Lecturer in humanities al Dawson College, Montreal e da allora ha lavorato all’interno dell’ Institute of Soviet and East European Studies della Glasgow University.”,”RIRB-103″
“RALEA Michel”,”L’ idée de Révolution dans les doctrines socialistes. Etudes sur l’ évolution de la tactique révolutionnaire.”,”Dedica al suo maestro C. BOUGLE’ A. Blanqui e le società segrete. (pag 208) “”Fino al 1840, data alla quale il comunismo di Babeuf comincia ad essere rimpiazzato da quello di Cabet, la sua influenza è preponderante. Anche dopo questa data si verificano numeri tentativi di conciliazione tra questi due tipi di comunismo. Ciò che li separa, è prima di tutto la questione della tattica rivoluzionaria. Cabet è per l’ evoluzione e la propaganda pacifica, mentre i discepoli di Babeuf proconizzano la violenza. L’ inflenza del grande rivoluzionario si esercita soprattutto sul partito repubblicano. Se il socialismo rappresentato da Saint-Simon, Fourier o Cabet, resta pacifico e inoffensivo, il repubblicanesimo al contrario è violento, si nutre di idee di cospirazione e d’ insurrezione.”” (pag 208-209) “”Blanqui, qui est à ce point de vue la figure la plus caractéristique, résume en lui, mieux que nul autre, la tactique révolutionnaire des sociétés secrètes””. (pag 209)”,”TEOC-398″
“RALEIGH Donald J. a cura”,”Soviet Historians and Perestroika. The First Phase.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Introduction, Index, About the Editor,”,”STOx-045-FL”
“RALEIGH Donald J.”,”Revolution on the Volga. 1917 in Saratov.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Preface, Maps, Conclusion, Appendix: Additional Results of Elections to the Constituent Assembly, Selected Bibliography, Table, Notes, Foto, Index, Studies in Soviet History and Society, edited by Joseph S. Berliner, Seweryn Bialer, and Sheila Fitzpatrick,”,”RIRx-092-FL”
“RALEIGH Donald J. a cura, Contributors James T. ANDREWS Delano DUGARM Michael C. HICKEY Elena IARSKAIA-SMIRNOVA Jeffrey W. JONES Roberta T. MANNING Paula A. MICHAELS Douglas T. NORTHROP Irina KOROVUSHKINA PAERT Karl D. QUALLS Pavel ROMANOV David R. SHEARER Mark B. TAUGER Serhy YEKELCHYK”,”Provincial Landscapes. Local Dimensions of Soviet Power, 1917 – 1953.”,”James T. Andrews received his Ph.D., at the University of Chicago and is assistant professor of modern Russian history at Iowa State University. Delano DuGarm received his Ph.D. from Stanford University and is an independent scholar in St. Croix Falls, Wisconsin. Michael C. Hickey is associate professor of history at Bloomsburg University of Pennsylvania. Elena Iarskaia-Smirnova is a doctor of sociology and head of the Department of Social Work and Social Anthropology at Saratov State Tchnical University. Jeffrey W. Jones completed his Ph.D. at the University of North Carolina-Chapel Hill, in 1999, and is visiting assistant professor of history at the University of North Carolina Greensboro. Roberta T. Manning is associate professor of history at Boston College and is the author of numerous books and articles on Russian and soviet history. Paula A. Michaels received her Ph.D. from the University of North Carolina-Chapel Hill and is assistant professor of history at the University of Iowa. Douglas T. Northrop received his Ph.D. at Stanford University and is assistant professor of history at the University of Georgia. Irina Korovushkina Paert received her Ph.D. from the University of Essex and is a Simon Research Fellow at the University of Manchester. Karl D. Qualls received his Ph.D. from Georgetown University and is currently teaching at Dickinson College. Donald J. Raleigh is Pardue Professor at the University of North Carolina Chapel Hill. Pavel Romanov is a doctor of sociologynand professor at Saratov State Technical University, where he heads the Center for Research on Social Policy. David R. Shearer is associate professor of history at the University of Delaware. Mark B. Tauger received his Ph.D. at UCLA and is associate professor of history at West Virginia University. Serhy Yekelchyk received his Candidate’s degree from the Ukrainian Academy of Scieces in Kiev and his Ph.D. from the University of Alberta. Following a postdoctoral fellowship at the University of Michigan, he accepted an appointment as assistant professor of history at the University of Victoria. List of Illustrations and Tables, Acknowledgments, Introduction, Notes, Contributors, Index, Pitt Series in Russian and East European Studies, Jonathan Harris, Editor”,”RUSU-114-FL”
“RALLI Marcello a cura”,”Libertà e giustizia. Foglio settimanale democratico-sociale, organo dell’ associazione omonima, Napoli, 17 agosto – 24 dicembre 1867. Edizione integrale.”,”””Gli Stati Uniti d’ America sembrano ringiovaniti dalla sanguinosa guerra sostenuta a prò dell’ umanità: la classe operaia ha già costituito un forte centro e, la sua attività dirigendo contro la borghesia, che ivi prepondera, ha costretto parecchie legislature ad accettare la legge delle otto ore. In occasione dell’ elezione del futuro presidente i diversi partiti politici si veggono costretti a fare le loro professioni di fede: il partito radicale per bocca di Wade ha riconosciuto la necessità di occuparsi principalissimamente della questione del capitale e del lavoro e si è pronunciato nettamente per la trasformazione del capitale e della proprietà fondiaria. Poiché quivi la classe operaia ha un’ alta forza di organizzazione, così è anche in istato di far valere la propria volontà.”” (pag 67) “”la classe operaia, se vuole proseguire la lotta con unità di veduta e con successo, bisogna che tramuti in internazionali le sue associazioni nazionali. Che tutti gli operai considerassero attentamente questo nuovo stadio della questione (…)”” (pag 68) (dal proclama del Consiglio generale dell’ Associazione operaia internazionale, Londra agosto 1867, segretari corrispondenti: E. Dupont (Francia), C. Marx (Germania) Zabicki (Polonia), A. Jung (Svizzera) I. Fox (America), Besson (Belgio), Carter (Italia), I. La Farque (Spagna), Hanseu (Olanda e Danimarca). G. Odgers (presidente), G. Eccarius (vicepresidente), W. Dell (tesoriere), Shaw (segretario tesoriere), Pietro Fox (segretario generale))”,”EMEx-056″
“RALLO Michele”,”La Grecia, il Panellenismo e il Risorgimento Balcanico, 1814-1918. Un punto di vista italiano.”,”Dono di Sanguineti Michele Rallo è nota per gli studi sull’Europa sud-orientale fra le due guerre mondiali e sul ruolo della diplomazia italiana nella vita politica e sociale dei paesi danubiani e balcanici. E’ autore di ‘L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa, 1941-1945’, giunto al quinto tomo. Il sesto volume dell’opera sarà dedicato alla Grecia. Michele Rallo è nato a Trapani nel 1946. Impegnato fin da giovanissimo in politica, è stato consigliere comunale della sua città per tre mandati, poi deputato al Parlamento nazionale per due legislature. Studioso di storia contemporanea, ha pubblicato diversi lavori relativi alle vicende dei paesi dell’Europa Orientale. Collabora a varie riviste del settore. (f. Aracne)”,”GREx-029″
“RALSTON David B.”,”Importing the European Army. The Introduction of European Military Techniques and Institutions into the Extra-European World, 1600-1914.”,”David B. Ralston è Associate Professor of History al Mussachusetts Institute of Technology (Mit), e autore di ‘The Army of the Republic’ (1967) e curatore di ‘Soldiers and States’ (1966). Coeditore di ‘Revolution: A Reader’ (1970).”,”QMIx-127-FSL”
“RAMA Carlos M.”,”Historia del movimiento obrero y social latinoamericano contemporaneo.”,”Alcune note biografiche di RAMA nel risvolto di copertina.”,”MALx-010″
“RAMA Carlos M.”,”Ideologia, regiones y clases sociales en la España contemporanea.”,”RAMA è un noto professore universitario cattedratico di storia e sociologia presso l’ Università di Montevideo, sua città natale. Ha insegnato per vent’anni nell’Università del Cile e dal 1974 insegna all’ Università autonomo di Barcellona.”,”SPAx-034″
“RAMA Carlos M.”,”Las ideas socialistas en el siglo XIX.”,”RAMA Carlos M. professore nel dipartimento di Storia e sociologia dell’ Università di MOntevideo sua città natale, San Juan de Puerto Rico, Parigi, Burdeos, Santiago de Chile, Autonoma de Barcelona. Si è diplomato in diritto e scienze sociali nell’ Università dell’ Uruguay e in Lettere alla Sorbona. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Uno dei punti di attrito più acuti è il tema dell’ organizzazione interna dell’ AIT, poiché Marx è centralista e cerca dirigere il movimento da Londra, mentre Bakunin è partigiano della completa autonomia delle sezioni nazionali. La guerra franco-prussiana e poi la Comune di Parigi, che sono naturalmente avvenimenti importanti della storia del socialismo di questi anni, aprono una parentesi nello shock che si produrrà nelle conferenze di Londra e dell’ Aja negli anni 1871 e 1872. Marx al momento “”si accapparra la Prima Internazionale, ma la uccide””. In questi congressi, contro i prudhoniani e i bakuninisti, rafforza la tesi dell’ azione politica; centralizza l’ organizzazione contro l’ opinione delle sezioni: tenta di dissolvere la Federazione Jurassiana bakuninista; fa espellere lo stesso Bakunin per mantenere nell’ organizzazione la sua Alleanza per la Democrazia Socialista e alla fine trasferisce la sede del Consiglio da Londra a New York. I gruppi orientati dai balnquisti, prodhoniani e bakuninisti si ritirano in massa; i sindacati inglesi ottengon un’ autonomia speciale che praticamente li svincola, e a questo punto a Marx rimangono solo i tedeschi e i discepoli isolati. Nel 1876, a New York, si dichiara ufficialmente disciolta l’ Internazionale di Marx (…)””. (pag 147)”,”SOCx-136″
“RAMA Carlos M.”,”Historia de America Latina.”,”RAMA Carlos M. ha insegnato nelle università di Montevideo, Cile, Messico, Bordeaux, Parigi, San Juan di Puerto Rico. Ora insegna storia d’ America nell’ Università Autonoma di Barcellona. “”La diffusione del marxismo e del populismo dal 1917. (…) Nel gennaio 1918, i dissidenti del PS argentino fondano il Partido Internacional Socialista, che l’ anno seguente si farà chiamare Comunista. In Uruguay, al contrario, sarà la maggioranza del PS che deciderà di aderire alla Terza Internazionale e cambiare il suo nome in PC. Questi partiti marxisti rivoluzionari avranno l’ adesione di militanti operai formatisi nell’ anarcosindacalismo, e in Brasile si verificherà il caso nel 1921 della fondazione del PC locale sulla base di dirigenti di questa tendenza. Nello stesso anno c’è la trasformazione del vecchio partito socialista dei lavoratori cileni di Luis Emilio Recabarren in Partito Comunista.”” (pag 232)”,”AMLx-080″
“RAMA Carlos M.”,”La crisis española del siglo XX.”,”Le misure della Rivoluzione sociale del 1936. “”En la práctica cada región, y aun cada comarca, adoptó una forma especial de organización. En Cataluña, Aragón y Levante predominó un sistema que creó comunidades agrarias donde se abolieron todas las formas de propriedad privada de los medios de producción y se repartieron los bienes de acuerdo al principio comunista de “”cada uno de acuerdo a sus posibilidades, y a cada uno de acuerdo a sus necesidades””. Los ayuntamientos en numerosos pueblos tomaron a su cargo las explotationes abandonadas por los grandes propietarios, y como toda la población ingresó en la economía colectiva se llegó a la supresión de la moneda, etcétera. En el campo comercial e industrial los efectos revolucionarios no fueron tan señalados, pero en general pasaron a ser propriedad municipal, sindical, o cooperativa un amplio porcentaje de las explotaciones del país. En Cataluña por el decreto del 24 de octubre de 1936, “”Serán obligatoriamente colectivizadas todas las empresas industriales y comerciales que el día 30 de junio de 1936 ocupaban a más de 100 asalariados y asimismo aquelles que, ocupando una cifra inferior de obreros, sus patronos hayan sido declarados facciosos, o hayan abandonado la empresa. No obstante, las empresas de menos de cien obreros podrán ser colectivizadas si se ponen de acuerdo la mayoría de los obreros y el propietario o propietarios, etc.”” (art. 2).”” (pag 232)”,”SPAx-087″
“RAMA Carlos”,”L’Amérique latine et la Première Internationale.”,”C. Rama, Montevideo”,”MOIx-046-P”
“RAMACCIONI Paolo a cura, saggi di Paolo RAMACCIONI Riccardo TACCHINARDI Paolo PASTORI”,”Il socialismo marxiano tra ideologia e istituzione. L’ URSS come potenza ‘capitalistica’?”,”Coercizione nelle campagne. “”””Come farete a conservare lo Stato operaio quando si svilupperà il capitalismo nelle campagne? – chiesero infatti a Lenin nel 1921. Come impedirete all’ “”a solo”” della rivoluzione proletaria (intrapresa senza l’appoggio completo dei contadini) di diventare “”un canto funebre””? La risposta dell’allievo di Plechanov – che, a differenza di Marx, non si era mai sognato di considerare “”il coltivatore come la più grande FP della Russia”” e che, da molto tempo, si batteva per fornire all’azienda contadina individuale “”un aiuto che non consista sol tanto nell’incoraggiamento, ma anche nella coercizione”” – è formulata in termini assai espliciti da Lenin nel marzo del 1921: “”Il contadino deve patire un po’ la fame per evitare che la fabbrica e le città muoiano di fame””… ma siccome il contadino non può capire, “”non si potrà fare a meno della costrizione””…””. (pag 107-108)”,”RUSU-195″
“RAMAT Paolo; ENGELS Friedrich; NASSISI Anna Maria”,”Gli scritti di Engels sulla protostoria dei Germani (Ramat); Sulla protostoria dei germani (Engels); A proposito di alcuni testi di Marx (Nassisi).”,”Note a proposito dello scritto di Engels pubblicato postumo (Berlino, 1952) ‘Zur Urgeschichte der Deutschen’ scritto da Engels nel 1881-1882. In Italia sarà pubblicato nel 1974: ‘Storia e lingua dei germani. Scritti filologici, a cura di Paolo Ramat, Editori Riuniti Engels sulla decadenza dell’ esercito romano. Il latifondo e l”estinzione’ degli italici. “”Erano le ultime forze vitali della morente repubblica, quelle che Cesare aveva impiegato per sottomettere la Gallia. Le legioni fin dall’epoca di Mario fatte di soldati mercenari, ma ancora esclusivamente di italici, morivano letteralmente a poco a poco da Cesare in poi, nella misura in cui gli italici stessi stavano scomparendo a causa dei latifondi che si estendevano ed erano coltivati da schiavi. Si potevano mettere insieme i 150.000 uomini costituenti il nucleo della fanteria delle 25 legioni solo impiegando i mezzi più estremi. La durata di 20 anni del servizio militare non veniva rispettata, i veterani che avevano terminato il servizio venivano costretti a rimanere sotto le insegne per un periodo indeterminato. Questa fu la causa della sommossa delle legioni renane alla morte di Augusto che Tacito dipinge con tanta evidenza e che, colla sua stana mistione di insubordinazione e disciplina, ricorda così vivamente le sommosse dei soldati spagnoli di Filippo II nei Paesi bassi: i due casi testimoniano della solida struttura dell’esercito, verso il quale il principe ha rotto la parola data. Abbiamo visto come Augusto tentò inutilmente dopo la disfatta di Varo di far applicare le vecchie leggi di coscrizione cadute in disuso; come egli dovette ricorrere a soldati che avevano già portato a termine il loro servizio e perfino a liberti – già durante la rivolta pannonica li aveva arruolati. La riserva di figli di liberi coloni italici era scomparsa coi liberi coloni italici medesimi. Ogni nuovo contingente di riserva aggiunto alle legioni peggiorava la qualità dell’esercito. E poiché tuttavia bisognava risparmiare il più possibile queste legioni, il nucleo difficilmente conservabile di tutta la forza militare, vengono in primo piano sempre più le truppe ausiliarie, combattono battaglie in cui le legioni costituiscono ormai solo la riserva, tanto che già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province. Con un simile esercito, sempre più lontano dalla disciplina e dalla saldezza dell’antica Roma e con ciò anche dall’antico modo di combattere romano, sempre più formato di provinciali e infine per lo più addirittura di barbari estranei all’impero, già ora non si poteva condurre più quasi nessuna grossa guerra offensiva, e presto non si sarebbe potuto combattere nemmeno nessuna grossa battaglia offensiva. La degenerazione dell’esercito spinse lo Stato sulla difensiva, che fu condotta dapprima ancora sotto forma di attacco, presto però in modo sempre più passivo, finché il peso dell’assalto, passato interamente ai germani, lungo tutta la linea del Mare del nord fino al Mar nero traboccò irresistibilmente oltre il Reno e il Danubio”” (pag 180-181) [Friedrich Engels,’Sulla protostoria dei germani’] ‘Già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province’ Ramat cita lo studio di Giorgio Dolfini: ‘Engels filologo’ (1965): Giorgio Dolfini, stimatissimo filologo e letterato (1927-1983), è il fondatore dell’Istituto di Germanistica dell’Università degli Studi di Milano, costituitosi il 18 dicembre 1980 come entità autonoma rispetto al vecchio Istituto di Lingue e Letterature Germaniche (Anglistica e Germanistica). L’Istituto di Germanistica si è poi trasformato, nell’anno 2000, nell’attuale Sezione di Germanistica del Dipartimento di Studi Linguistici Letterari e Filologici. A Giorgio Dolfini si deve anche la nascita e lo sviluppo del settore di Lingue e Letterature Scandinave, diretto da Margherita Giordano Lokrantz (1935-2004) fin dal 1973. La produzione di Giorgio Dolfini spazia dalla filologia alla letteratura e comprende studi linguistici, testuali e critici applicati ai vari settori e alle diverse epoche dell’area germanica. http://users.unimi.it SCRITTI DI GIORGIO DOLFINI (questo elenco in ordine cronologico non comprende le recensioni e le collaborazioni apparse su riviste quali Belfagor, il Ponte e Paideia) 1956 György Lukács, Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1956 – Milano, SE, 2005 Anna Seghers, La via di febbraio, prefazione di Giorgio Dolfini, Firenze, Parenti, 1956 1957 György Lukács, La lotta fra progresso e reazione nella cultura d’oggi, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1957 1961 Giorgio Dolfini, Il teatro di Georg Büchner, Milano, Feltrinelli, 1961, Studi di filologia moderna / Università degli Studi di Pisa ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B010.047 1962 Georg Büchner. Dantons Tod, introduzione e commento di Giorgio Dolfini, Milano e Messina, Principato, 1962 Giorgio Dolfini, Il teatro: limiti e prospettive, “Questo e altro”, Dicembre 1962, n.2, pp. 149-155 1963 Georg Büchner, Opere, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B009.005 e 11L.D.FGI.B011.003 Alfred Döblin. Berlin Alexanderplatz, introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di A. Spaini, Milano, Rizzoli, 1963 Georg Büchner, Lenz, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 e 1996 (Piccola Biblioteca Adelphi 236) 1964 Gli ultimi Minnesänger. Testi per le esercitazioni di filologia germanica, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1964 1965 Giorgio Dolfini, Engels filologo, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Settembre 1965, n. 2, pp. 65-82 Giorgio Dolfini, Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter – Sintassi e ordine delle parole, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 ’Disponibile per il download’Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter 1966 Thomas Mann, Altezza reale, a cura di Giorgio Dolfini, traduzione di L. Brusotti, Milano, Mursia, 1966 (GUM 24) Giorgio Dolfini, Lineamenti di grammatica dell’antico alto tedesco, Milano, Mursia, 1966, 1974 Giorgio Dolfini, I meccanismi operativi, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1966, n. 4, pp. 307-310 1967 Giorgio Dolfini, Grammatica del medio alto tedesco, Milano, Mursia, 1967, 1976 Giorgio Dolfini, Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1967, vol. 101, pp. 633-660 ’Disponibile per il download’Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica Giorgio Dolfini, Sulla dentale nella Regola di Notker, ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1967, vol. 20,1, pp. 51-59 Giorgio Dolfini, ‘chnospinci’, Atti del Sodalizio Glottologico Milanese, Seduta del 29-4-1967, pp. 3-7 1968 La parabola del figliol prodigo nella tradizione germanica. Testi paralleli a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1968 Giorgio Dolfini, Etimologia popolare e mito, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1968, n. 6-7, pp. 498-502 1970 Giorgio Dolfini, Limen: per un’interpretazione della 25a aventiure del Nibelungenlied, Milano, Mursia, 1970 1971 Giorgio Dolfini, Antico alto tedesco “gomman” e la designazione di “marito”, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 1972 Giorgio Dolfini, Appunti sullo studio dell’isola linguistica cimbra, “Studi germanici” nuova serie Anno X, n 1, 1972, pp. 261-269 Iscrizioni runiche antiche, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1972 1975 Snorri Sturluson. Edda, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1975 (Biblioteca Adelphi 61) 1977 Walther von der Vogelweide. Canti, scelta e introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. G. Andreotti Saibene, acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1977 1979 Max Lüthi, La fiaba popolare europea: forma e natura, premessa di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, Milano, Mursia, 1979 Giorgio Dolfini, Sulla universalità della fiaba. ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1979, vol. 32,3, pp. 329-336 1980 Jacob e Wilhelm Grimm. Fiabe: per i fanciulli e la famiglia, introduzione e appendice di Giorgio Dolfini, traduzione di C. Bovero, Milano, Mondadori, 1980 (Oscar narrativa 1221-1223) Giorgio Dolfini, Immagini dal Medio Evo: un buon selvaggio? ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1980, vol. 33,1-2, pp. 5-14 André Jolles, Forme semplici: leggenda sacra e profana, mito, enigma, sentenza, caso, memorabile, fiaba, scherzo, premessa di Giorgio Dolfini, Milano, Mursia, 1980 1981 Il poema di Laurin, presentazione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, di acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1981 1983 Giorgio Dolfini, L’entelechia di Faust, Studi di letteratura francese (Rivista annuale della Sezione Francese dell’Istituto di Lingue e Letterature Neolatine dell’Università di Milano), 1983, vol. 171, 9, pp. 66-102 Johann Wolfgang Goethe, Novella, presentazione e traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Verba, 1983″,”MAES-003-FB”
“RAMAZANOGLU Huseyin a cura; saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD”,”Turkey in the World Capitalist System. A Study of Industrialisation, Power and Class.”,”RAMAZANOGLU Huseyin lavora presso la School of Social and Historical Studies Portsmouth Polytechnic. Saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD.”,”TURx-013″
“RAMBALDI Enrico”,”Le origini della Sinistra hegeliana. H. Heine, D.F. Strauss, L. Feuerbach, B. Bauer.”,”Università degli Studi di Milano, Filarete on Line, Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia Contiene in appendice: VII. Karl Marx ed Heinrich Heine (pag 323-328) “”La soglia che anche allora separerà Marx (come pure il Feuerbach delle ‘Tesi’ e dei ‘Principi’) da Heine, sarà squisitamente filosofica: questi non intese la portata antihegeliana della critica alla predicazione speculativa, non intese il valore né le implicazioni filosofiche del «rovesciamento» – come allora si diceva – della dialettica hegeliana, nonostante avesse, come si è visto, chiara coscienza delle implicazioni politiche (necessità di passare «dalla dottrina all’ azione») ed ateistiche della posizione di ‘hegelismo radicale’ (che tale per lui rimaneva la posizione di Feuerbach e dei comunisti) del 1843-1844, e partecipasse dell’avversione di Marx (ecco un altro chiaro elemento d’influenza culturale di questi sul poeta) per i «liberi» della «critica critica»”” (pag 324) [Karl Marx ed Heinrich Heine]”,”HEGx-045″
“RAMBALDI Enrico”,”La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach.”,”Ludovico Andrea Feuerbach Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx (pag 131-187) “”Il più famoso giudizio sul fatto che ‘L’essenza del cristianesimo’ fosse opera che ‘rimetteva sul trono’ il materialismo e gettava via, senza tanti preamboli, l’idealismo hegeliano, risale a F. Engels (1). Ma si tratta di un giudizio espresso nel 1886, e che in verità era lontano dal giudizio che lo stesso Engels storicamente diede all’apparire del libro o immediatamente dopo. Nel suo violento opuscolo su ‘Schelling e la rivelazione’ (2), ad es., Engels considera ‘L’essenza del cristianesimo’ opera per nulla affatto antihegeliana, ed anzi avvicina direttamente Feuerbach agli altri giovani hegeliani (Strauss e Ruge in primo luogo), giudicandolo il più geniale e rivendicando per lui e gli altri il diritto di proclamarsi veri continuatori ed interpreti dell’opera del maestro a tutti comune, Hegel! (…) Engels quindi rimprovera addirittura a Feuerbach, e questo dopo ‘L’essenza del cristianesimo’, di aver criticato la filosofia della religione hegeliana, anziché presentare la propria opera solo come suo sviluppo! (…) Quel che è certo, è che ad un anno di distanza dalla pubblicazione de ‘L’essenza del cristianesimo’, Engels, lungi dal vedere in Feuerbach un restauratore del materialismo, lo considerava un giovane hegeliano sostanzialmente non dissimile dagli altri, e dunque non aveva tenuto in nessun conto le affermazione fatte dallo stesso Feuerbach nel saggio ‘Per il giudizio de «L’essenza del cristianesimo»’. Lo stesso giudizio viene espresso in ‘Alexander Jung’, dove Feuerbach è di nuovo accostato agli altri giovani; ed in particolare, ancora, a Strauss (8). (…) Fu durante la stesura de ‘L’ideologia tedesca’ che i due amici ruppero definitivamente con Feuerbach. Il 19 agosto ’46 Engels scrive a Marx questo ruvido giudizio sul ‘L’essenza della religione’: «Se si prescinde a qualche bell”aperçu’, tutto il malloppo rifrigge la stessa pietanza» (19). In concomitanza con la preparazione della critica de ‘L’ideologia tedesca’, Engels s’era assunto il compito di schedare ‘L’essenza della religione’ (20), schedatura che effettivamente inviò a Marx il 15 ottobre ’46, con una lettera d’accompagnamento. (…) Gli appunti critici di Engels su Feuerbach concordano, sostanzialmente, con le ‘Glosse a Feuerbach’ di Marx, e vennero largamente usati nella stesura del capitolo I de ‘L’Ideologia tedesca’, per quanto Feuerbach vi sia trattato solo marginalmente. In essi (22) Engels accusa Feuerbach di non aver capito nulla della socialità dell’uomo (23) e di aver fatto un’antropologia a carattere esclusivamente religioso, cioè ancora una teologia, seppur rovesciata (24), nonché, soprattutto, di non esser riuscito a render ragione dell’esistenza e della disumanizzazione del proletariato (25). Nell’introduzione al ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Engels fa riferimento anche a ‘L’ideologia tedesca’, scrivendo che il manoscritto non venne pubblicato ma abbandonato «alla rodente critica dei topi» (26). Il ‘Ludovico Feuerbach’ è certamente ancor oggi il più famoso testo critico sul nostro autore. Nella Germania degli anni ’20-’30, scrive Engels, filosofo veramente rivoluzionario era Hegel con la sua dialettica del mutamento, secondo la quale «nulla esiste all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire» (27). Hegel però non sviluppò appieno questo lato rivoluzionario della propria impostazione, fu filosofo sistematico e conservatore, seppur con un metodo dialettico e rivoluzionario. Coloro che svilupparono il metodo rivoluzionario hegeliano, polemizzando contro la conservazione soprattutto in campo religioso, furono Strauss, Bauer e Stirner. (…)”” Enrico Rambaldi, ‘La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach’, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1966, (pag 131, 132, 133, 135, 136) [Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx’ (pag 131-187)] [(1) F. Engels, L. Feuerbach, ed. cit., pp. 21-22; (2) F. Engels (apparso anonimo), ‘Schelling und die Offenbarung. Kritik des neuesten Reaktionsversuch gegen die freie Philosophie’, Leipzig, 1842, ora in M.E.; (8) F. Engels (sotto lo psuedonimo di Oswald Friedrich), rec. a Alexander Jung, ‘Vorlesungen über die moderne Literatur der Deutschen’, Danzig, 1842; la rec. apparve in “”Annali tedeschi””, nn. 160-162, 7-9 luglio 1842, pp. 640-647; ora in MEGA, I, II, pp: 323-335; cfr. in quest’ultima edizione i riferimenti a Feuerbach e Strauss alle pp. 324, 331, 334; (19) MEGA, III, I, p.14; (20) Ibid., pp. 39-43; lettera del 16 settembre 1846; (22) Questi appunti sono di grandissimo interesse, e a mio giudizio meriterebbero di essere molto più noti; sono riportati in MEGA, I, V, pp. 538-540; (23) Ibid., frammento b; (24) Ibid., frammento c; (25) Ibid., frammento c. Questo frammento è stato riportato quasi letteralmente nel cap. I de ‘L’ideologia tedesca’, ove s’accusa Feuerbach di non aver capito nulla dell’esistenza inumana di milioni d’operai; cfr. K. Marx F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie. Kritik der deutschen Philosophie in ihren Repräsentanten Feuerbach, B. Bauer und Stirner, und des deutschen Sozialismus in seinen verschiedenen Propheten, prima edizione in MEGA, V, pp. 3-528; trad. it., ‘L’ideologia tedesca… (a cura di F. Codino), Roma, 1958, edizione da cui cito. Per l’utilizzazione del citato frammento c, cfr. ivi, p. 39; (26) F. Engels, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., p. 7. Il libretto nacque come recensione al volume di C.N. Starcke, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., rec, pubblicata nel 1886 sui fasc. IV e V di ‘Neue Zeit’. Due anni dopo venne edito autonomamente, con l’aggiunta di una nota preliminare e di un’appendice contenente le ‘Glosse’ di Marx. Engels dichiara ivi di non aver potuto utilizzare il ms. de ‘L’ideologia tedesca’ perché «i riferimenti critici a Feuerbach erano troppo scarsi» (p. 9); (27) Ibid., p. 15]]”,”TEOC-781″
“RAMBAUDI Cesare GRIMALDI Mario”,”Storie di porto. Soprannomi, aneddoti, burle e altro ancora.”,”D. Provino ex Console Compagnia Portuale Pippo Rebagliati di Savona.”,”LIGU-112″
“RAMBOZ Jacques”,”Contribution à l’ histoire de l’ Union Communiste (trotskyste), 1940-1950.”,”Nel 1947 nel secondo numero della rivista La Revolution Proletarienne, Pierre MONATTE caratterizzò il gruppo ‘La Lutte de Classes’ come “”più a sinistra dei trotskisti””. “”(…) il Piano Marshall di ricostruzione dell’ Europa era stato annunciato nel giugno 1947: era allo stesso tempo la creazione di un mercato europeo assolutamente necessario alla produzione americana, e un rilancio dell’ economia europea rovinata- in Francia, il potere d’ acquisto operaio era caduto del 10% in dieci mesi.”” (pag 47)”,”TROS-133″
“RAMBOZ Jacques, edizione francese a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ Union Communiste et les autres groupes trotskystes francais (1943-1947). En annexe: les proces-verbaux des rencontres entre l’ Union Communiste et le Parti Communiste Internationaliste 1945-1947.”,”””L’ esistenza di due organizzazioni – il PCI (partito comunista internazionalista, ndr) e l’ Union Communiste – che si richiamano al trotskismo e alla Quarta Internazionale crea in tutti i casi una certa confusione tra gli elementi d’ avanguardia. Nel mese di dicembre 1946, La Verité pubblica una “”mise en garde”” che riproduce La Lutte de Classes del giorno prima: “”Dei lettori ci scrivono che ricevono un giornale intitolato La Lutte de Classes, organo del Groupe Communiste pour la IV Internationale. Precisiamo che questo gruppo non ha niente in comune, né con la IV Internazionale di cui non fa parte, né con il PCI.”” (pag 9)”,”TROS-139″
“RAMELLA Secondo”,”Vecchio e nuovo sindacalismo. Negli episodi di un vecchio sindacalista socialista (1898-1957).”,”Contiene dedica autografa di RAMELLA a SCUCCHIA”,”MITT-080″
“RAMELLA Pietro”,”La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile (1939-1945).”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) nel 1932. Laureato in economia e commercio prosso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in pensione nel giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia dove si laurea nel 1995 discutendo la tesi ‘La Retirada’. Ha curato il diario della guerra Guerra di Spagna pubblicato nel 2002 da Mursia, con il titolo ‘In nome della libertà’ di Aldo Morandi. I libri di storia concludono la Guerra di Spagna il 1° aprile 1939, ma, se le armi tacquero, la tragedia del popolo spagnolo continuò. Francisco Franco mise in atto una repressione tanto feroce da essere ricordato come il più sanguinario dittatore in tempo di pace che l’Europa occidentale abbia conoscito: oltre 150.000 esecuzioni e 110.000 forzati nei battaglioni di lavoro. Non meno drammatico fu il destino di quanti tentarono con la fuga di sottrarsi alla vendetta de vincitori: internati come bestie sulle spiagge del Mediterraneo, obbligati a scegliere tra la Legione Straniera e il rientro in patria, arruolati a forza in compagnie di lavoro, gettati nella battaglia quando la Francia agonizzava, catturati dai tedeschi e deportati in Germania, si riscattorono combattendo nell’esercito e nella Resistenza francese. Traditi alla fine della guerra dagli Alleati che scelsero Franco «baluardo contro il comunismo» e li dimenticarono. Questo libro vuole raccontare le tragiche vicende di questi ‘olvidados de la historia’.”,”MSPG-277″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007.”,”MSPG-280″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione europea.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007. Capitolo VI. La Resistenza. I resistenti in Italia, in Francia, in Belgio (pag 137-180)”,”MSPG-007-FSD”
“RAMOINO MELILLI Grazia”,”Filosofia e analisi in Gilbert Ryle.”,”Gilbert Ryle (Brighton, 19 agosto 1900 – Whitby, 6 ottobre 1976) è stato un filosofo britannico. Ryle fece parte della generazione di filosofi del linguaggio”,”FILx-012-FB”
“RAMOINO Pier Paolo, Ammiraglio”,”Una storia «Strategica» della Marina Militare Italiana.”,”””Per quanto riguarda la «strategia dei mezzi» il periodo che va dal 1939 al settembre 1943 è caratterizzato da importanti mutamenti della classica linea del pensiero navale nazionale, infatti mentre all’inizio si cerca di mandare avanti i programmi di costruzione impostati prima della guerra e legati a una politica di potenza formale (155), le esperienze quasi tutte negative dei mesi iniziali del conflitto portano a un cambiamento consistente di tali linee di pensiero. Molti e non a torto attribuiscono questo cambiamento a una più razionale e realistica visione da parte dei responsabili navali delle vere possibilità dell’Industria bellica italiana, ma si può anche ritenere che dopo la resa della Francia e la mancata «cattura» di navi della ‘Marine Nationale’, che viene impedita dalle condizioni politiche imposte da Hitler nell’armistizio con Vichy, la direzione della Regia Marina si rende conto di come la guerra navale si stia trasformando in una guerra di logoramento e che quindi vada sovvertito il concetto di «lotta in Mediterraneo con poche impegnative puntate offensive in condizioni di relativa superiorità», impostando invece un nuovo sistema operativo di sostegno agli scacchieri terrestri dell’Africa Settentrionale e dei Balcani attraverso il tradizionale uso dei «convogli». Alla strategia per una guerra di breve corso, in cui logicamente si può usare solamente lo strumento presente in inventario, si sostituisce quindi una strategia di «difesa del traffico», in cui gran parte delle grandi unità non servono a molto. La guerra marittima in Mediterraneo nel 1942 si svolse quindi, nonostante un periodo di alcuni mesi di indiscutibile superiorità dell’Asse, secondo lo schema logorante della protezione dei rifornimenti, che ambedue gli avversari ritengono prioritario su ogni altro tipo di operazione, i combattimenti infatti sono solo occasionali incontri tra le forze di protezione o di intercettazione ai convogli e questo vale anche a dare impulso a una programmazione dei mezzi poco portata all’innovazione”” (pag 126) [(155) Il nostro Capo del Governo era infatti convinto che il numero di Corazzate facessero la «graduatoria delle Nazioni»]”,”QMIS-013-FGB”
“RAMONET Ignacio”,”Il mondo che non vogliamo. Guerre e mercati nell’era globale.”,”Ignacio Ramonet (1943), direttore di Le Monde duplomatique, insegna teoria della comunicazione audiovisiva all’Università Parigi VII. Esperto di geopolitica e strategia internazionale, è uno dei promotori del Forum sociale mondiale di Porto Alegre.”,”ECOI-185-FL”
“RAMOS Jorge Abelardo”,”El Marxismo de Indias.”,”””Il conservatorismo del proletariato inglese”” (pag 214) “”Errori di Marx sulla colonizzazione dell’ India”” (pag 215) “”Engels plaude all’ aggressione yankee in Messico”” (pag 216) “”Le relazioni tra il proletariato inglese e la propria borghesia, nelle condizioni del dominio industriale del mondo della Gran Bretagna meritano i più severi giudizi di Marx ed Engels. In alcun momento considerazioni di “”internazionalismo astratto”” li portarono a perdere di vista la classe operaia concreta dell’ Inghilterra della loro epoca, che per tanti motivi ricorda l’ attuale proletariato nordamericano ed europeo.”” (pag 214) “”Engels, a sua volta, in una lettera a Kautsky non usava giri di parole: “”Tu mi domandi che cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale. Esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: lo stesso che pensa il borghese. Qui non c’è un partito operaio, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai portano gioiosi le catene del monopolio inglese del mercato mondiale e delle colonie.”””” (pag 214)”,”MALx-028″
“RAMOS José Luis Martín”,”Historia de la UGT. Vol. 2. Entre la revolución y el reformismo, 1914-1931.”,”RAMOS José Luis M. (Barcelona, 1948) è cattedratico di storia contemporanea presso la Universidad Autonoma de Barcelona. Specialista di storia del movimento operaio, è autore di opere come ‘Els origens del partit Socialsita Unificat de Catalunya, 1930-1936′ (1977’, ‘Historia del socialismo español, 1939-1977’ (1989) e ‘Rojos contra Franco. Histoira del PSUC, 1939-1947′ (2002). E’ stato direttore della rivista ‘L’Avenç y Historiar’.”,”MSPx-076″
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”EURx-126″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie capitali, ha insegnato nelle università di B erkeley e Shanghai. E’ autori di vari saggi (v: retrocopertina). “”Tra le rivendicazioni degli studenti che occuparono piazza Tienanmen nel 1989 c’era anche quella che il governo realizzasse un “”museo”” della Rivoluzione culturale, per rendere omaggio alle vittime e rivelare al paese gli orrori della dittatura. Naturalmente la richiesta non fu accolta. (…) La ragione prevalente per cui in Cina non cè stata una vera demaoizzazione ufficiale risiede nel fatto che la principale creazione di Mao, il Partito comunista, è tuttora al potere. Dire tutta la verità sul padre fondatore può far vacillare anche l’ unità e la solidità di un principio maoisto tuttora in vigore: quello secondo cui la Cina deve rimanere sotto l’ autorità assoluta del partito unico. Per quanto i suoi successori si siano allontanati dalle idee di Mao nella politica economica, nella politica estera, nella politica culturale e in tanti altri campi, essi non sono affatto disposti a rinunciare al potere e ai privilegi che la dittatura riserva ai membri della nomenklatura.”” (pag 118-119)”,”CINE-009″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”RAMPINI Federico, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Ritardo produttività agricola. “”E’ rimasta un’ agricoltura all’ antica, senza macchinari, tutta segnata dalla fatica umana. Per sfruttare al massimo quei campicelli in miniatura, si piantano gli alberi vicinissimi, incollati uno all’ altro. (…) La quantità di lavoro consacrata a ogni mela è spaventosa. Per lo stesso raccolto a cui un agricoltore statunitense dedica 200 ore del suo tempo, il cinese fatica 1400 ore. (…) “”Ogni mela viene toccata 17 volte prima di arrivare al mercato”” è il detto cinese (…)””. (pag 192) Pesticidi “”Il governo di Pechino assiste trionfante all’ ascesa di questa nazione come potenza agricola. Ormai un terzo di tutto il commercio mondiale di ortofrutta è made in China. Ma anche le autorità devono ammettere i pericoli per la salute.”” (pag 193) Rischi di epidemie. “”(…) “”In tutto il Guangdong tra galline, anatre e oche il consumo è di un miliardo all’ anno.”” Se questa zona da tempi immemorabili è il laboratorio d’incubazione delle grandi epidemie planetarie, oggi il boom economico ha ingigantito il pericolo. Per sfamare una popolazione sempre più numerosa, accorsa a lavorare nelle metropoli, si è creata una concentrazione senza precedenti di masse umane e animali, un ambiente ideale per lo scambio di malattie fra “”noi”” e “”loro””. Nella storia dell’ umanità non era mai accaduto che così tante persone e così tanti animali vivessero assieme in così poco spazio. All’ epoca dell’ ultima pandemia d’influenza che partì dal Guangdong, nel 1968, la Cina aveva 800 milioni di abitanti. Oggi ne ha mezzo miliardo in più. Allora aveva 5 milioni di maiali, oggi 508 milioni. I polli allevati nel 1968 erano 12,3 milioni, oggi sono 13 miliardi. Aumenta in misura esponenziale la probabilità statistica che in questi grandi numeri nasca il prossimo flagello epidemico, e che dall’ animale passi all’ uomo.”” (pag 199)”,”ASIE-018″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. Ha scritto vari libri. “”Nell’ India di oggi un membro delle caste inferiori è presidente della Corte Suprema. La nazione moderna e ‘politically correct’ tende a ripudiare le caste e quindi evita di usarle nei suoi censimenti demografici. Effettua però delle indagini parlamentari sul problema, e i risultati sono sconcertanti. L’ indagine del 1955 rivelava l’ esistenza di 2399 caste arretrate, venticinque anni dopo un’altra inchiesta ne contava ben 3743. Purushottam Agrawal, docente alla Nehru University di New Delhi, conclude senza esitazione: “”Nel corso degli anni la coscienza di casta, invece di affievolirsi, ha continuato ad affermarsi””. Mentre una parte dell’ India insegue gli ideali egualitari e meritocratici di Anand e del suo ‘Intoccabile’, resiste con vitalità anche la visione di Coomaraswamy di una società fondata sull’ identità antica e rassicurante delle corporazioni””. (pag 109)”,”INDx-093″
“RAMPINI Federico”,”Il crack delle nostre pensioni.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è vicedirettore del Sole 24 Ore dopo esserne stato corrispondente per 5 anni a Parigi.”,”ITAS-176″
“RAMPINI Federico”,”New Economy. Una rivoluzione in corso.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”ECOI-139-FL”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini, giornalista editorialista di ‘Repubblica’ e corrispondente dagli Stati Uniti ‘Il ciclo economico – una creazione dell’era industriale – potrebbe diventare un anacronismo””: così scriveva il “”Wall Street Journal”” il 31 dicembre del 1999 nell’euforia ubriacante della New Economy. Mai profezia fu così brutalmente smentita dai fatti. Ora dilaga la tesi opposta: la New Economy è stata fasulla, solo bolla speculativa e niente sostanza. Anche questo è un errore tremendo, che porta a sottovalutare pericolosamente la crisi attuale. Ecco un’altra analogia con il 1929. Anche allora non si capì che quella crisi era più grave perché diversa. Ed era diversa perché era la crisi ciclica di un nuovo modello di capitalismo. Come ha ricordato Michael Mandel (1), proprio gli anni Venti segnarono la nascita di un modello di capitalismo americano che gli europei cominciarono a studiare, ammirare, o contestare: così oggi accade con la New Economy. Nel 1926 il direttore di “”The Economist””, Walter Layton, aveva scritto: «Nessun europeo può visitare l’America senza rendersi conto che al di là dell’Atlantico stanno avvenendo cambiamenti che equivalgono a una rivoluzione economica. Decine di milioni di persone hanno raggiunto livelli di benessere e di cultura molto più alti che in ogni altro paese del mondo di oggi e di gran lunga superiori a quanto sia mai avvenuto nella storia del mondo, mentre il ritmo del progresso materiale è accelerato a folle velocità». Parole familiari? Anche negli anni Venti si era diffusa l’illusione che il ciclo congiunturale fosse morto: il trionfo della grande industria fordista e taylorista sembrava rendere molto più prevedibile l’andamento della produzione e dei consumi rispetto ai tempi passati, in cui boom e recessioni erano legati al clima (nelle economie prevalentemente agricole, alle guerre, o alla conquiste coloniali. Invece il ciclo si sarebbe preso una rivincita crudele. Anche la forza dirompente del processo di innovazione tecnologica, lungi dall’aver stabilizzato la crescita, ha amplificato i ritmi normali dell’intera economia”” (pag 7-8) [(1) Michael Mandel, ‘Internet Depression’, Fazi Editore – Business International, Roma, 2001]”,”USAE-125″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”INDE-002-FL”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ITAE-090-FL”
“RAMPINI Federico”,”Effetto Euro.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”EURE-058-FL”
“RAMPINI Federico”,”Per adesso. Intervista con Carlo De Benedetti.”,”Carlo De Benedetti nato a Torino nel 1934, nel 1976 amministratore delegato Fiat. Dal 1978 al 1996 amm. del. e presidente Olivetti. E’ presidente Cir e principale azionista del gruppo Espresso-Repubblica.”,”ECOG-116″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”””«La Cina è destinata a diventare una superpotenza militare con una proiezione planetaria, per le stesse ragioni per cui lo diventarono la Gran Bretagna nel XIX e gli Stati Uniti nel XX secolo: per assicurarsi, cioè, l’accesso alle vie di approvvigionamento delle materie prime, di cui sta diventando la prima consumatrice del mondo». È la tesi che David Hale, esperto di geoeconomia e presidente di China Online, espone in uno studio pubblicato dalla rivista neoconservatrice americana ‘The National Interest’ e che ha avuto ampio risalto in Asia”” (pag 168)”,”CINE-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ombra di Mao. Sulle tracce del Grande Timoniere per capire il presente di Cina, Tibet, Corea del Nord e il futuro del mondo.”,”””Mao odiava i tecnici, gli specialisti, gli scienziati – anche per un suo evidente complesso d’inferiorità culturale -, mentre Zhou Enlai e Dang Xiaoping li apprezzavano e ritenevano che solo usando pragmaticamente le migliori conoscenze dell’Occidente la Cina sarebbe uscita dal suo sottosviluppo”” (pag 15, introduzione)”,”CINx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. La carneficina della partizione. Irrilevanza di Gandhi. “”In mezzo a questa ferocia Gandhi per la prima volta da decenni appare quasi irrilevante. Non appena scoppiano i primi disordini nel Bengala, nell’estate del 1946, lui parte subito verso l’epicentro delle violenze. La sua volontà resta indomabile, lo spettacolo del suo pellegrinaggio di pace è commovente. «Quest’uomo di 77 anni» ricorda Ramachandra Guha «cammina su terreni impraticabili, affondando nel fango, per arrivare a consolare gli indù che hanno avuto le perdite più gravi nei disordini. In un ‘tour de force’ di sette settimane percorre 116 miglia, camminando a piedi nudi, e parla a centinaia di assemblee dei villaggi. Poi visita il Bihar dove sono i musulmani ad avere sofferto di più. (…)”” (pag 99)”,”INDx-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”INDx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”ITAE-034-FV”
“RAMPINI Federico”,”Le paure dell’America.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. Economia e guerra (pag 135-) Teorie delle crisi: Krugman (pag 152-)”,”USAS-241″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, già corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ stato capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”ASIx-002-FER”
“RAMPINI Federico”,”Slow Economy. Rinascere con saggezza.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ECOI-178-FL”
“RAMPINI Federico”,”Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me.”,”Dedica ‘In memoria di Bruno Trentin Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ a New York’ ha esordito come giornalista nel 1977 nella stampa del Partito comunista italiano. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese di ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie città del mondo. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Da trent’anni è testimone privilegiato della globalizzazione e osservatore dei grandi vertici internazionali: Trilaterale, G8, G20, World Economic Forum di Davos. E’ autore di numerosi saggi.”,”ECOI-001-FSD”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. «Come difesa dalle illusioni e dalle follie finanziarie, la memoria è di gran lunga più efficace della legge» John Kenneth Galbraith. Il grande crollo del 1929.”,”ECOI-198-FL”
“RAMPINI Federico”,”Oriente e Occidente. Massa e individuo.”,”Le radici culturali del binomio Oriente-Occidente. F. Rampiin corrispondente di ‘Repubblica’ a New York.”,”ASIx-005-FFS”
“RAMPOLDI Guido”,”I giacimenti del Potere. A chi appartiene oggi il petrolio.”,”RAMPOLDI Guido, 53 anni, inviato speciale e opinionista di ‘Repubblica’. Ha scritto ‘L’innocenza del male’ (2003).”,”GOPx-013″
“RAMSEY Frank P.”,”I fondamenti della matematica e altri scritti di logica.”,”Frank Plumpton Ramsey nacque il 22 febbraio 1903 e morì il 19 gennaio 1930. Figlio del preside del Magdalene College, passò quasi tutta la vita a Cambridge dove fu successivamente allievo del Trinity College, fellow al King’s College e docente di matematica all’Università. Di lui scrisse Lord Keynes: “” La sua scomparsa è duro colpo per la teoria economica pura, sebbene i suoi interessi predominanti fossero la filosofia e la logica matematica. La sua figura massiccia, johnsoniana, la mirabile efficienza di una macchina di pensiero ci sono state strappate nella pienezza della loro fioritura prima che la messe della sua opera e della sua vita fosse raccolta.”””,”SCIx-249-FL”
“RANCHETTI Fabio MESSORI Marcello COPPINI Romano Paolo NIERI Rolando BERTA Giuseppe BELLINGERI Marco EINAUDI Luigi FIRPO Luigi LANDI Aldo BRUCIOLI Antonio SPIANAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Critica e apologia dell’economia politica classica nella storia del pensiero e del dibattito contemporaneo (Ranchetti); Keynes e Kalecki: un’analisi delle differenze (Messori); Patrimoni familiari e società anonime (1861-1894): il caso toscano (Coppini); L’imposta fondiaria in Italia (1864-1886) (Nieri); Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista (Berta); L’economia del latifondo in Messico. L’hacienda San Antonio Tochatlaco dal 1880 al 1920 (Bellingeri); Il problema della giustizia tributaria (Einaudi, a cura di Luigi FIRPO); Una prolusione torinese di Luigi Einaudi (Firpo); Un opuscolo inedito di Antonio Brucioli in materia di esazioni fiscali (Landi); Modi di fare danari usati da republiche, re, imperadori antichi e moderni cavati da autori greci, latini et ebraici (Brucioli, a cura di Aldo Landi); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’ (pag 253-286) (Dalla fondazione dell’ ASE nel 1851 “”L’ASE (Amalgamated Society of Engineers, fondata nel 1851, ndr) fece mostra di accogliere in partenza la nuova situazione di classe della società che era uscita dalla crisi del ’48: essa non solo accettò la rigida stratificazione di classe esistente, anche e soprattutto entro la massa delle ‘working classes’ ma la utilizzò ai fini della propria crescita. L’ASE pose all’ordine del giorno il programma dell’affermazione dell’interesse professionale dei lavoratori, nettamente separato dal loro interesse di classe, e questo programma ebbe effettivamente valore emblematico per l’ «aristocrazia del lavoro» (5) come gruppo sociale distinto dalla grande massa della forza-lavoro industriale. Fu a questa esemplarità tutta politica del tradeunionismo, in contrapposizione alla recente tradizione classista del cartismo, che si rivolsero gli strali di Marx (6). L’ASE non era per lui che una delle manifestazioni di quel ‘new movement’ – composto, oltre ai tradeunionisti, dagli apologeti della cooperazione e della riforma elettorale – che voleva l’estensione del suffragio solo per rendere più saldo alla base il sistema istituzionale borghese (7). L’equilibrio di potere non avrebbe così subito alterazioni, dal momento che il riconoscimento del diritto di esercitare un’influenza legislativa ai gruppi economicamente e culturalmente più progrediti degli operai avrebbe sortito l’effetto di allargare la base di consenso del sistema rappresentativo. È facile intuire quanto tale progetto – che presto si sarebbe guadagnato l’appoggio di John Stuart Mill – dovesse invece riuscire ostico a quelle frazioni politiche che stavano tentando di far rivivere la prassi politica più intransigente del cartismo. La sinistra cartista, nei giorni in cui fu più stretta e diretta la collaborazione con Marx ed Engels (8), si impegnò in una lotta a fondo contro l’ASE e ciò che in essa era politicamente sottinteso. I temi dell’organizzazione di massa contro l’organizzazione sezionale di mestiere, della milizia di classe contro la mediazione contrattualistica, della parola d’ordine dell’abolizione del lavoro salariato contro quella dell’«equo salario per un’equa giornata lavorativa» – tutte le argomentazioni che Marx avrebbe usato anni più tardi nelle pagine conclusive di ‘Salario, prezzo e profitto’ (9) – si trovano anticipate, con una forzatura settari in più, nella polemica che gli ultimi cartisti svilupparono contro i fautori dell’unionismo. Sebbene il «partito del lavoro» non dovesse nascere dalle prime Trade Unions e la sinistra cartista dovesse in breve dissolversi come formazione politica organizzata, in quella contrapposizione d’origine era già riassunta la scissione storica, in Inghilterra, tra movimento tradeunionistico e agitazione politica marxista”” (pag 254-255) [Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’] [(in) ‘Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. 9, 1976, stampa 1977] [(5) Sulla ‘labour aristocracy’, cfr. oltre al classico Eric J. Hobsbawm ‘The labour aristocracy in ninettenth-century Britain’, in ‘Labouring men. Studies in the history of labour’, London, 1968, pp. 272-315, John Foster, ‘Class struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns’, London, 1974, in particolare il cap. VII ‘Liberalization’ e Keith Burgess, op.cit., passim; (6) Cfr. l’accenno all’ASE nella lettera a Engels del febbraio 1852, in: Karl Marx- Friedrich Engels, Carteggio, Roma, 1950-53, II, p. 25; (7) Cfr. la lettera di Marx a Engels del 23 settembre 1852. Ivi, p. 121; (8) Sulla sinistra cartista dopo il 1850, si vedano i materiali raccolti in: British Museum Library, Francia Place Collection, Set 48, VI-VII-VIII-IX; Robert George Gammage, ‘History of the Chartist movement 1837-1854, Newcastle-on-Tyne and Londond, 1894 (prima edizione 1854); pp. 359 segg; J.T. Ward, ‘Chartism’, London, 1973, pp. 221 sgg; David Jones, ‘Chartism and the Chartists’, London, 1975, pp. 169 segg. In particolare si vedano poi John Saville, ‘Ernest Jones. Chartist’, London, 1952; A.R. Schoyen, ‘The Chartist challenge. A portrait of Geroge Julian Harney’, London, 1958; Alfred Plummer, ‘Bronterre. A Political biography of Bronterre O’Brien 1804-1864’, London, 1971. Per il rapporto di Marx ed Engels con la sinistra cartista, si veda il già citato ‘Carteggio’, particolarmente II, passim; (9) Cfr. Karl Marx, ‘Salario, prezzo e profitto’, Roma, 1970, pp. 105 segg]”,”ANNx-009-FP”
“RANCIERE Jacques”,”Critica e critica dell’ economia politica. Dai manoscritti del 1844″” al “”Capitale””.”,”Jacques RANCIERE ha lavorato presso l’ Ecole Normale con il gruppo di Louis ALTHUSSER, collaborando anche a diverse pubblicazioni dell’istituto. Il suo tendenziale distacco teorica da ALTHUSSER si è successivamente manifestato in diversi interventi, anche a carattere politico.”,”MADS-216″
“RANCIÈRE Jacques”,”De Pelloutier à Hitler: syndicaliste et collaboration.”,”””Nel suo numero del 5 giugno 1943, ‘L’Atelier’, ‘hebdomadaire du travail français commenta l’appello di due militanti dell’ex-CGT, Albert Guigui e Georges Buisson che fanno alla radio di Londra per la ricostituzione della CGT clandestina. L’editorialista si interroga sulle ragioni che possono spingere un militante un tempo «onesto» ad opporsi alla «rivoluzione nazionale» del Maresciallo Pétain e all’Europa «socialista» di Adolf Hitler’ (pag 23) “”Se souvenir aussi de celui qui oublie où mène le chemin”” (Héraclite) “”Ricorda anche colui che dimentica dove conduce il cammino”” (Eraclito) “”Bien sûr, cette figuration ne fait pas la réalité d’un héritage. Rares sont ceux qui passent sans transitions de la voie syndicaliste révolutionnaire ou des chemins de traverse anarchistes, aux antichambres de Vichy ou de la Propaganda-Staffel. Sans parler d’un Lagardelle, passé par le détour du socialisme mussolinien, les vieux cégétistes ont eu depuis 1914 le temps et l’occasion de perdre quelques illusions. Ce qui cimente l’unité des syndicalistes qui collaborant au régime de Vichy, c’est, plus que le souvenirs de l’époque héroïque, la pratique réformiste et anti-communiste de l’entre-deux guerres: la conversion à la concertation et à l’economie dirigée, héritées de l’industrie de guerre e de la reconstruction, pour certains la séduction du planisme ou les rencontres à Pontigny avec les patrons éclairés, pour tous la lutte contre la CGTU d’abord, contre les communistes dans la CGT réunifiée ensuite. La plupart étaient, dans les années précédant la guerre, regroupés dans l’aile droite de la CGT, la tendance Syndicats animee par celui dont Pétain allait faire son premier ministre du Travail, René Belin. La nouvelle scission de 1939 et la répression anti-communiste leur rendent les postes que les syndicalistes communistes leur avaient enlevés lors de la réunification de 1936. Reste que s’ils n’ont pas de nostalgie, ils affirment hautement n’avoir rien renié de leur passé comme de celui du mouvement ouvrier. Ils ne manquent jamais au milieur de mars et à la fin de mai de commémorer la naissance glorieuse et la morte héroïque de la Commune et rendent régulièrement hommage aux précurseurs, à Babeuf et à Varlin, comme à Fourier ou Saint-Simon”” (pag 24-25)”,”FRAV-171″
“RANCIÈRE Jacques”,”La nuit des prolétaires. Archives du rêve ouvrier.”,”Professore emerito all’Università Paris VIII, Jacques Rancière ha lavorato sull’emancipazione operaia e ha esplorato i legami tra estetica e politica Movimento operaio come rivoluzione intellettuale, i cammini individuali e collettivi degli operai e i sogni e le utopie per un nuovo modo di lavorare della comunità operaia”,”MFRx-389″
“RANDAL Jonathan C.”,”I curdi.”,”Jonathan C. randal, giornalista del Time, del New York Times e, dal 1969, del Washington Post, ha seguito come corrispondente di guerra tutti i principali conflitti dagli anni ’60 a oggi. Tra i suoi libri: Going All the Way: Christian Warlords, Israeli Adventurers, and the War in Lebanon.”,”VIOx-102-FL”
“RANDAZZO Francesco”,”Alle origini dello Stato Sovietico. Missioni militari e Corpi di spedizione italiani in Russia (1917-1921).”,”Dedicato a Roberto Ridolfi Francesco Randazzo è ricercatore di storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Perugia. Foto pag 238: soldati italiani fotografati dietro patibolo dopo impiccagione di tre bolscevichi Foto pag 252 e 253: foto di Kamenev, Frunze e Tuchacevskij Nella bibliografia si cita il volume curato da A. Quintavalle, ‘La pace di Brest-Litovsk nelle memorie di Ioffe’, AUSSME, Roma. (tradotte dal tedesco da Quintavalle) Trotsky a Brest-Litovsk “”Perciò – per sollevare le masse era necessario portare per quanto possibile alla lunga le trattative e condurle con arte polemica e dialettica. A questo scopo venne messo a capo della Delegazione sovietista L.D. Trockij, e Brest-Litovsk diventò l’arena di quella lotta oratoria a base di finezze e trovate, nella quale – come ebbero a dichiarare in seguito i nostri avversari – “”nessuno di essi poteva nemmeno approssimativamente compararsi a Trockij””: un torneo storico, nel quale lottavano non solo due tendenze diverse, ma anche due mondi diversi, da una parte tutta la borghesia, e dall’altra tutto il proletariato”” (pag 226) [La pace di Brest.-Litovsk nelle memorie di Ioffe]”,”RIRO-406″
“RANGEL Carlos”,”L’occidente e il terzo mondo. Dalla falsa colpevolezza alle responsabilità vere.”,”Carlos Rangel, nato a Caracas nel Venezuela, 1929, ha studiato in Usa e Francia (Sorbona). Professore e diplomatico, si è dedicato al giornalismo. Nel 1976 ha pubblicato con J.F. Revel ‘Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario’, sempre presentato da J.F. Revel. Marx e Engels contro l’ideologia terzomondista “”Si trovano, piuttosto, numerosi testi di Marx ed Engels che, in forma chiara e spesso anche esplicita, contraddicono l’ideologia terzomondista. Marx, tuttavia, non è morto che nel 1883 ed Engels nel 1895, e cioè quando si erano ormai pienamente rivelati fenomeni già antichi ai quali Hobson (1902) e Lenin (1916) si ispireranno per «distillare» l’essenza del terzomondismo e deformare, in senso antimarxista, le vere cause della disuguaglianza fra i popoli”” (pag 108) Lenin terzomondista “”A partire dal 1917, l’ideologia comunista teorizzata e attuata da Lenin e dai suoi successori in Russia ha certamente contribuito enormemente al clima intellettuale e politico anticapitalista. Ma questo terreno non deve far perdere di vista il fatto che il terreno era stato preparato dall’Occidente stesso, e in particolar modo dai socialisti britannici, fra i quali ricordiamo John Atkinson Hobson che, nel suo libro ‘L’imperialismo’, gettò fin dal 1902 le basi delle teorie che Lenin avrebbe sviluppato più tardi nel suo ‘L’imperialismo, stadio supremo del capitalismo’, e che dovevano trasformarsi in seguito in quello che abbiamo chiamato terzomondismo”” (pag 114)”,”PVSx-067″
“RANGERI Norma”,”Chi l’ha vista? Tutto il peggio della TV da Berlusconi a Prodi (o viceversa).”,”ANTE1-36 Norma RANGERI ‘ una giornalista e critica televisiva. Nel 1989 ha scritto ‘Pci, la grande svolta’. Autrice di saggi sulla tvscrive sulle pagine culturali del ‘Tirreno’.”,”EDIx-082″
“RANKE Leopold a cura di F. DONADIO F. TESSITORE”,”Lutero e l’ idea di storia universale.”,”In occasione del centenario della morte di Leopold RANKE (1795-1886), nel quadro del radicale ripensamento della storiografia e della concezione della storia rankiana, il volume presenta, nella prima traduzione in lingua non germanica, il frammento della ‘Vita di Lutero’ che il giovane RANKE si riprometteva di scrivere, la quale segna l’inizio della ricerca storiografica del grande storico, specialmente per la parte destinata a confluire nella ‘Storia della Germania nell’ età della Riforma’. Le suggestioni dettate dal lavoro giovanile non compiuto, che impegna le idee di RANKE su filologia e storia, hanno consigliato di aggiungere una scelta di pagine (tratte dalle inedite lezioni universitarie) di valore metodologico e teorico sui grandi temi della storia universale.”,”STOx-049″
“RANSOME Arthur, a cura di Rupert HART-DAVIS”,”The autobiography of Arthur Ransome.”,”””The outlook for the Bolsheviks was extremely grim. They had no troops capable of opposing the Germans. The hope that German soldiers would refuse to move against a country in revolution that had declared for peace and announced that it would not fight had been killed by the news that a new German advance had begun. It had already been decided that, whether or no there was to be peace, the Government would move from Petrograd to lessen the enemy’s pressure on it, or perhaps to lessen the temptation to the enemy to continue his advance. To historically minded Bolsheviks the move to Moscow seemed a retreat from the West, a crushing set-back to revolutionaries whose hearts were set on seeing red flags in Berlin. I met more than one in tears, at the thought of what would happen to ‘our workmen’ who, if Petrograd were to fall, would endure 1905 over again and much worse””. (pag 237) “”Ransome ha passato un decennio in Russia vivendo una vita molto diversa come ‘portavoce della rivoluzione’. Arrivato in Russia nel 1913 come giovane scrittore freelance, diventa amico di importanti liberali russi, e scrive un libro di favole basate sulle leggende popolari russe. Ma quando il paesi finisce nel caos della guerra, Ransome è trascinato nel vortice della rivoluzione. Giudicato da qualcuno influenzabile e desideroso di piacere, Ransome si è guadagnato la fiducia della leadership bolscevica, ed è diventato, per tre anni cruciali, il principale difensore e propagandista della rivoluzione russa in Occidente. Secondo alcuni, i suoi reportage per il “”Guardian”” erano acritici ed insinceri. I servizi segreti “”MI6″” lo consideravano agente di una potenza straniera. Gli ufficiali britannici sostenevano che non si doveva consentirgli di ritornare in Gran Bretagna. Ransome è stato a così stretto contatto con il gruppo dirigente comunista che ha potuto avere l’esclusiva di intervistare più volte Lenin, che tratteggiava come un politico benevolo, semplice, un capo che parlava diretto e chiaro. Ransome si offrì pure di fornire ad elementi dei servizi britannici di intelligence notizie sulla situazione russa””. (da ISC0)”,”RIRB-126″
“RANSOME Arthur”,”Six weeks in Russia 1919.”,”Millions of people in the English-speaking world have heard of Arthur Ransome.”,”RIRO-152-FL”
“RANSOME Arthur”,”Crisis in Russia, 1920.”,”The characteristic of a revolutionary country is that change is a quicker process there than elsewhere.”,”RIRO-153-FL”
“RANSOME Arthur, Edited HART-DAVIS Rupert”,”The Autobiography of Arthur Ransome.”,”Arthur Ransome wrote the bulk of his autobiography between 1949 and 1961, from the age of sixty-five to seventy-seven. For many years after 1917 Ransome planned to write a history of the Russian Revolution and he amassed a large quantity of notes and memoranda, apart from his memories. Prologue and Epilogue by Rupert Hart-Davis, Frontispiece Arthur Ransome foto 1949, Illustrations, Postscript, Check List of Books by Arthur Ransome, Index,”,”BIOx-023-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La guerra di Spagna.”,”RANZATO insegna storia contemporanea nell’Univ di Pisa. E’ autore di numerosi studi dedicati al tema della modernizzazione e delle guerre civili. E’ curatore del recente ‘Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea’, TORINO, 1994.”,”MSPG-006″
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA. Immagine esterna di un paese, esportazione di termini politici. “”Nella misura in cui la nozione moderna di “”civiltà europea”” è di fatto consustanziale alla Francia e alla lettura francese dell’ eredità culturale italiana, la Spagna – al pari di molti altri paesi europei (Inghilterra o Germania, per non andare troppo lontano) – è passata da fasi di identificazione con la sua immagine esterna, a fasi di isolamento culturale. La rivalutazione esterna verificatasi in seguito alle campagne contro Napoleone, in particolare a Londra e a Parigi, favorì l’ esportazione di termini politici – quali junta, liberal, pronunciamento – che, senza riguardo al loro significato originario, si sovrapposero a termini come cavalier, picaroon, grandee o inquisition (…), che venivano da epoche precedenti””. (pag 204) Parigi monopolio della violenza. “”Le guerre civili del XIX secolo e le ecatombi che a esse si accompagnano riguardano esclusivamente Parigi. Se si eccettuano i combattimenti di Lione del 1831 e del 1834 e i tafferugli scoppiati in qualche piccola città durante l’ insurrezione del 1851, la provincia francese non registra episodi di messa a morte collettiva tra il 1815 e il 1940.”” (pag 255)”,”TEMx-032″
“RANZATO Gabriele”,”L’ eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”RANZATO Gabriele è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). Mancanza di quadri militari intermedi. “”La caduta del nord era un duro colpo per la Repubblica. Acqua gelata sugli entusiasmi del governo Negrin che era nato sulla comune fiducia di dare un nuovo corso alla guerra. E i comunisti, che più di tutti avevano scommesso sulla vittoria, vedevano in pericolo tutta la loro politica. Le responsabilità della sconfitta non erano principalmente loro. Le forze armate repubblicane avevano dei gravi limiti che non era possibile superare in pochi mesi. Brunete, forse la prova più significativa di tutta la guerra – e poi Belchite li avevano messi in evidenza. Rojo avrebbe scritto che a Brunete era stata la superiorità aerea dei nazionalisti ad essere decisiva per l’ esito dello scontro; ma sebbene lo squilibrio dei mezzi sia stato quasi costante durante l’ intero corso della guerra, quella fu forse la battaglia in cui esso fu meno rilevante. Più gravi erano state le deficienze dei comandi intermedi, la loro incapacità di condurre gli uomini ai loro ordini sugli obiettivi di lunga gittata loro indicati, anziché lasciarli disperdere su obiettivi secondari. E altrettanto pregiudizievoli erano stati i limiti delle truppe di riserva, assai meno addestrate e ardimentose di quelle di sfondamento e di prima linea. Cosicché “”la strategia di Rojo, professionista senza partito e magnifico artefice di piani, (si dovette scontrare) con l’ inferno dell’ esecuzione ad opera dell’ Ejército Popular povero di quadri intermedi qualificati, con un’ artiglieria e un’ aviazione sempre precarie e, praticamente, senza riserve”” (1).”””,”MSPG-146″
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Ranzato insegna storia contemporanea presso la facoltà di lettere dell’Università di Pisa.”,”MSPG-219″
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”MSPG-027-FL”
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”SPAx-014-FL”
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di CORBIN Alain DELGADO Manuel DI-CORI Paola ISNENGHI Mario MARTIN Jean-Clémente PAVONE Claudio PEZZINO Paolo TRIULZI Alessandro UCELAY DA-CAL Enric VALTZ MANNUCCI Loretta VIOLA Paolo”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini. Paolo Viola è docente di Storia moderna all’Università di Palermo. Jean-Clément Martin è docente di Storia contemporanea all’Università di Nantes. Paolo Pezzino è docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Manuel Delgado è docente di Etnologia religiosa all’Università di Barcellona. Claudio Pavone è stato docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Loretta Valtz Mannucci è docente di Storia americana all’Università Statale di Milano. Eric Ucelay Da Cal è docente di Storia contemporanea all’Università Autonoma di Barcellona. Alessandro Triulzi è docente di Storia dell’Africa subsahariana all’Università Orientale di Napoli. Alain Corbin è docente di Storia contemporanea all’Università di Parigi Sorbona. Paola Di Cori è docente di Storia contemporanea all’Università di Urbino e di Metodologia della ricerca storica dell’Università di Torino. Mario Isnenghi è docente di Storia contemporanea all’Università di Venezia.”,”QMIx-033-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La grande paura del 1936. Coma la Spagna precipità nella guerra civile.”,”””Nell’agosto del 1936 a un mese dal golpe militare che aveva dato inizio alla guerra civile, nella Madrid repubblicana ancora non sottoposta all’assedio dell’esercito franchista, avvenne un episodio dalla duplice valenza simbolica…”” (premessa) (uccisione del generale Eduardo Lopez Ochoa che aveva comandato il corpo di spedizione che nell’ottobre del 1934 aveva duramente represso la rivoluzione socialista delle Asturie, il cadavere di Ochoa fu decapitato e la sua testa, infilzata nella baionetta di un fucile venne esibita per le strade dal tetto di un’auto…)”,”MSPG-008-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”La liberazione di Roma. Alleati e Resistenza. (8 settembre 1943 – 4 giugno 1944).”,”Gabriele Ranzato ha insegnato Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale,storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha al suo attivo molte opere. La “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori L’attentato di via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine sono manifestazioni rappresentative di due condotte di guerra che, salvo alcune particolarità, caratterizzano, dove più dove meno, la Seconda guerra mondiale – specialmente nel teatro europeo – dietro i fronti di battaglia veri e propri. L’attentato appartiene pienamente alla sfera della guerra partigiana, della Resistenza come azione armata contro il nemico. Quella rappresaglia è una forma di lotta contro di essa, ma si pone anche in continuità con i metodi di occupazione e controllo di territori adoperati, soprattutto nell’Europa orientale, dall’esercito tedesco mediante una “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori e la dissuasione con misure terroristiche di qualsiasi possibile resistenza all’assoggettamento assoluto della popolazione dei paesi invasi”” (pag 391)”,”QMIS-029-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”L’eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). ‘Il Lenin spagnolo’ “”Il segretario della FJS, il giovane asturiano Santiago Carrillo di soli diciannove anni, si rivolgeva a Largo Caballero chiamandolo «capo della rivoluzione spagnola che condurrà il proletariato alla vittoria», e il vecchio riformista cominciò veramente a credersi il «Lenin spagnolo», come alcuni presero a definirlo all’interno del partito ormai pervaso da una febbre rivoluzionaria. Quasi non passava giorno senza che «El Socialista» annunciasse prossima la rivoluzione”” (pag 203)”,”MSPG-011-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna, 1931-1939.”,” Le condizioni della vittoria nel giudizio di Trockij. “”Le condizioni della vittoria delle masse nella guerra civile contro gli oppressori sono in fondo semplicissime: 1. I combattenti dell’esercito rivoluzionario debbono avere piena coscienza di battersi per la loro completa emancipazione sociale e non per il ristabilimento della vecchia forma (democratica) di sfruttamento. 2. La stessa convinzione la devono avere gli operai e i contadini sia nelle retrovie dell’esercito rivoluzionario che nelle retrovie dell’esercito avversario; 3. La propaganda sul proprio fronte, sul fronte dell’avversario e nelle retrovie dei due eserciti deve essere completamente imbevuta dello spirito della rivoluzione sociale. La parola d’ordine «prima la vittoria, poi le riforme» è la formula di tutti gli oppressori e sfruttatori, a cominciare dai re biblic per finire con Stalin. 4. La vittoria è determinata dalle clessi e dagli strati sociali che partecipano alla lotta. Le masse devono avere un apparato statale che esprima direttamente e immediatamente le loro volontà. Un simile apparato non può essere costituito se non dai Soviet dei deputati operai, contadini e soldati; 5. L’esercito rivoluzionario deve non solo proclamare, ma realizzare immediatamente nelle province conquistate le misure più urgenti della rivoluzione sociale: espropriazione e distribuzione agli indigenti delle riserve di prodotto alimentari, di manufatti ecc., ridistribuzione degli alloggi a vantaggio dei lavoratori e soprattutto delle famiglie dei combattenti, espropriazione della terra e degli attrezzi agricoli a vantaggio dei contadini, instaurazione del controllo operaio sulla produzione e del potere sovietico al posto della vecchia burocrazia; 6. Dall’esercito rivoluzionario devono essere cacciati spietatamente i nemici della rivoluzione socialista, cioè gli sfruttatori e i loro agenti, anche se si coprono con la maschera di «democratici», di «repubblicani», di «socialisti» o di «anarchici»; 7. Alla testa di ogni divisione deve esserci un commissario di una autorità irreprensibile come rivoluzionario e come combattente; 8. In ogni divisione militare; deve esserci un nucleo compatto costitutito dai combattenti più devoti, raccomandati dalle organizzazioni operaie. I membri di questo nucleo hanno un solo privilegio, quello di essere i primi sulla linea del fuoco; 9. Gli organi di comando comprendono necessariamente nei primi momenti molti elementi estranei e poco sicuri. Il loro controllo e la loro selezione devono essere fatti sulla base dell’esperienza militare, delle dichiarazioni fornite dai commissari e dei giudizi dei semplici combattenti. Nello stesso tempo si deve fare il possibile per formare dei comandanti provenienti dalle fiel degli operai rivoluzionari. 10. finire (pag 196-197)”,”MSPG-001-FMB”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’ emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria RAO insegna storia moderna nell’ università della Basilicata (Potenza). Ha pubblicato numerosi studi sulle riforme e il pensiero riformatore del ‘700, sul ‘giacobinismo’ italiano e sulla Repubblica napoletana del 1799.”,”ITAB-031″
“RAO Anna Maria a cura,”,”Esercito e società nell’ età rivoluzionaria e napoleonica.”,”Saggi di Stuart WOOLF Franco DELLA-PERUTA Livio ANTONELLI Vincenzo FERRONE John A. DAVIS Giovanni BRANCACCIO Anna Maria RAO Renata DE-LORENZO Luigi MASCILLI MIGLIORINI I saggi di WOOLF e di DAVIS sono in inglese. “”La riorganizzazione della Repubblica Cisalpina dopo i tredici mesi di occupazione austro-russa fu accompagnata dalla riattivazione della Guardia nazionale. Infatti, ancora prima della decisiva vittoria di Napoleone a Marengo, il 16 pratile anno VIII (5 giugno 1800) un ordine del generale Berthier reistituiva questo corpo “”conformemente alle disposizioni adottate prima dell’invasione””, imponendone l’immediata attivazione nei centri di Milano, Pavia, Lodi e Bologna.”” (pag 111) “”A rendere completo lo sfascio delle Guardie nazionali si aggiunse poi il fatto che i cittadini chiamati al turno di servizio gratuito o a pagare per l’esenzione approfittarono del decreto di scioglimento dei corpi scelti per equivocare, e intendere il provvedimento alla stregua della soppressione della intera Guardia nazionale. Come risultato, nessuno più pagava né serviva. Questo era dunque lo stato della Guardia nazionale ereditato dal governo della Repubblica italiana: non c’è dunque da stupirsi che il giudizio che ne veniva dato fosse quello di un corpo totalmente inaffidabile, in gran parte addirittura inesistente, in ogni caso politicamente pericoloso. Certo, se non ci fosse stato l’obbligo di fare propri gli ordinamenti francesi, il vice presidente Melzi non avrebbe esitato un momento a farla definitivamente sparire.”” (pag 125)”,”ITAB-235″
“RAO Raja”,”Sulle gradinate del Gange.”,”L’autore nato a Mysore nel 1909 è considerato uno dei padri della letteratura indiana contemporanea.”,”INDx-007-FC”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria Rao insegna Storia moderna nell’Università della Basilicata (Potenza).”,”ITAS-082-FL”
“RAO Nicola”,”La fiamma e la celtica.”,”Nicola Rao (Latina, 1962) vive e lavora a Roma come giornalista parlamentare per il Tg2 e si è occupato di terrorismo nazionale e internazionale.”,”TEMx-005-FFS”
“RAPELLI Giuseppe direzione; scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”Lettere ai lavoratori. (Fascicolo Anno I N° 4 30 Aprile 1952, Fascicolo N° 12 31 dicembre 1952).”,”scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”MITT-089″
“RAPHAËL Max”,”La théorie marxiste de la connaissance. (Zur erkenntnistheorie der konkreten Dialektik)”,”RAPHAËL Max “”Lénine a écrit: “”Ce n’est pas seulement la transition de la matière à la conscience qui est dialectique, mais aussi la transition de la sensation à la pensée”” (Oeuvres philosophiques posthumes)”” (pag 193)”,”TEOC-585″
“RAPHAEL-LEYGUES Jacques BARRE’ Jean-Luc”,”Les mutins de la mer Noire. Avril 1919: des marins francais se revoltent.”,” “”””Abbasso la guerra!”” grida dal 1916 il deputato Liebknecht in Germania. “”Abbasso la guerra!”” riprendono i congressi socialisti di Zimmerwald e Kienthal, a partire dai quali si estende il movimento pacifista, che sbocca in Russia nel trattato di Brest-Litovsk. Il movimento sociale francese degli anni 1971-1918 si appoggia in parte sull’ odio verso questo conflitto che non finisce. Nei ricordi affidati alla ‘Revue de Paris’, nel 1922, il ministro della Guerra Paul Painlevé attribuisce queste agitazioni all’ influenza della rivoluzione russa: “”I molteplici e simili dettagli forniti dai giornali a grande tiratura sulla rivoluzione russa sovraeccitavano gli spiriti stanchi, amareggiati, infuriati dal presente e avidi del nuovo””. Incontestabilmente, per i combattenti dal 1914-1918 la rivoluzione sovietica è stata uno shock che, aggiungendosi alle difficoltà proprie di ciascun paese, ha scatenato nel mondo vive reazioni. Alla fine del 1917, scioperi scoppiano a Barcellona, moti in Finandia nel gennaio 1918. Manifestazioni mobilitano ancora la polizia in Argentina, Inghilterra, Italia e ovviamente la Francia.”” (pag 94-95)”,”MFRx-259″
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’ organizzazione della pace alla resistenza al fascismo 1923 – 1936.”,”Leonardo RAPONE è Professore di storia contemporanea nell’ Università di Viterbo. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’ antifascismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo’ (MILANO, 1992).”,”EURx-083″
“RAPONE Leonardo”,”Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo.”,”Leonardo RAPONE è professore associato di Storia contemporanea all’ Università della Tuscia (Viterbo). E’ autore di studi sulla storia del movimento operaio internazionale e dell’ antifascismo italiano, uno dei quali in particolare è dedicato alla storia del PSI dal 1934 al 1943 (‘L’ età dei fronti popolari e la guerra’, ROMA, 1981).”,”ITAD-014″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume I.”,”Saggi di RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe, interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI “”Sono sempre più frequenti i richiami a queste forze, ai progressi del movimento in Asia. Se ne parla nei congressi dell’ Internazionale, nella conferenza dei popoli oppressi che si tiene a Baku nel 1920 subito dopo il secondo congresso, e qui emerge allora il vero carattere della “”rivoluzione mondiale”” che corrisponde più direttamente al carattere della rivoluzione russa. La rivoluzione russa che cosa è stata? Le discussioni, che pure oggi si fanno, sul carattere genuinamente socialista o no della rivoluzione russa e delle altre rivoluzioni che le hanno tenuto seguito, perfettamente legittime dal punto di vista politico, danno poco alla storico (…). Basti pensare alla grande discussione che si aprì in Russia nel 1924-25 sul problema della accumulazione originaria socialista, discussione che non per caso ricalcava il modello dell’ accumulazione descritto nel Capitale di Marx, che si riferiva alla nascita del capitalismo moderno.”” (pag 137, Gastone Manacorda)”,”RIRO-291″
“RAPONE Leonardo”,”Gastone Manacorda critico della storiografia.”,”Fonte stampato: http://dspace.unitus.it/bitstream/ Gastone Manacorda critico della storiografia Leonardo Rapone Studi Storici Anno 44, No. 3/4, Gastone Manacorda: Storia e politica (Jul. – Dec., 2003), pp. 593-648 Published by: Fondazione Istituto Gramsci RAPONE Leonardo “”Il titolo con cui vide la luce nel 1968 la sua opera maggiore, ‘Crisi economica e lotta politica in Italia, 1892-1896′, è anche l’enunciazione di un metodo: i processi economici delimitano il perimetro e fissano l’agenda della politica; fare della politica l’oggetto dell’indagine storica per ricostruire, com’egli si era proposto; “”la storia della lotta politica in Italia nel periodo terminale e catastrofico della crisi”” innescata dalla grande depressione, significava interrogarsi su quale fosse stata “”l’influenza della depressione sulla vita politica”” e quale “”l’azione politica al cospetto della crisi””. In primo piano venivano allora “”lo studio della politica economica e finanziaria, dei moti sociali, delle modificazioni che le scelte connesse all’una e agli altri recano negli schieramenti politici””””. (pag 27) “”E’ significativo in proposito che Manacorda si lasciasse sedurre dalle motivazioni ufficiali degli attacchi mossi ‘post mortem’ a Michail Pokrovskij (“”Pokrovski proiettava nel passato i concetti propri alla lotta di classe nell’epoca del capitalismo, ridotto ad astratto schema. Stalin lo criticò nel senso del genuino marxismo, con la dimostrazione che ogni epoca ha i suoi caratteri e le sue particolarità, le sue proprie forze in insviluppo, che non si possono intendere e interpretare con categorie proprie ad altre epoche””), senza rendersi conto che al principio degli anni Trenta la condanna della modellistica e del sociologismo del padre della storiografia marxista russa e sovietica era stata funzionale al disegno staliniano di subordinare gli studi storici a un più rigido conformismo di partito e di piegarli alle esigenze del culto della personalità.”” (pag 48) Treccani: MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78). Dopo un anno all’Istituto orientale di Napoli, il M. fu chiamato nel 1978 alla cattedra di storia dei partiti politici della facoltà di lettere dell’Università di Roma “”La Sapienza””, dove si impegnò per l’istituzione, nel 1984, della cattedra di storia contemporanea e per la creazione del dipartimento di studi storici dal Medioevo all’Età contemporanea. Mantenne la sua presenza all’Istituto Gramsci (dal 1961 nel comitato direttivo) e in modo particolare continuò a lavorare per Studi storici, facendo parte dal 1983 del comitato scientifico nell’ambito di un rinnovamento che egli stesso aveva favorito. Dopo lunga malattia, il M. morì a Roma il 27 apr. 2001. Oltre alle opere citate, si ricordano: Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica, Bari 1966; Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche, Padova 1967; Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi, Roma 1975. Il M. ha curato e tradotto diverse opere, fra cui: F. Buonarroti, Congiura per l’eguaglianza o di Babeuf, Torino 1946 (nuova ed., ibid. 1971); V. Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione a Napoli, I-II, Milano 1951; J. Jaurès, Storia socialista della Rivoluzione francese, I-X, ibid. 1953-54 (nuova ed., I-IV, Roma 1969). In Il movimento reale(, alle pp. 349-371, si trova una bibliografia degli scritti del M., curata da P. Gabrielli. Fonti e Bibl.: A Roma, presso la famiglia, sono conservate le carte del M. e le lettere di D. Cantimori; le lettere del M. sono a Pisa, Scuola normale superiore, Archivio Cantimori. Altri documenti relativi al M. e alla sua attività politico-culturale si trovano a Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Archivi, Commissione culturale e Istituto Gramsci. Necr., in data 28 apr. 2001, in La Repubblica (N. Ajello); Corriere della sera (A. Colombo); l’Unità (F. Barbagallo, A. Vittoria); La Sicilia (G. Barone); in data 29 apr. 2001, si v. invece Il Manifesto (G. Santomassimo); e ancora Studi storici, XLII (2001), 1, rispett. pp. 5-7, 9-24 (G. Procacci e A. Vittoria). Il fascicolo monografico di Studi storici (G. M.: storia e politica), XLIV (2003), 3-4, con introd. di F. Barbagallo, contiene: L. Rapone, G. M. critico della storiografia, pp. 593-648; C. Natoli, Il socialismo nella storia d’Italia, pp. 649-744; A. Vittoria, Il PCI, le riviste e l’amicizia. La corrispondenza fra G. M. e D. Cantimori, pp. 745-888; L. Masella, Autonomia della ricerca e direzione politico culturale. G. M. fra “”Società”” e “”Studi storici””, pp. 889-919; G. Mori, Una digressione virtuosa. M. e la storia bancaria di fine Ottocento (un vulcano che esplode e poi si acquieta), pp. 921-926; Ricordi e interventi di G. M., pp. 1007-1047; vedi ancora: N. Ajello, Intellettuali e PCI 1944-1958, Roma-Bari 1979, ad ind.; L. Masella, Passato e presente nel dibattito storiografico. Storici marxisti e mutamenti della società italiana 1955-1970. Antologia critica, Bari 1979, pp. VIII, XVIII, XXXIX, XLV, LVI, 5, 15, 22, 26, 35, 40, 52, 81, 135, 164; Studi storici. Indice 1959-1984, a cura di G. Bruno – A. Vittoria, premessa di F. Barbagallo, prefaz. di G. Manacorda, Roma 1985, passim; F. De Giorgi, La storiografia di tendenza marxista e la storia locale in Italia nel dopoguerra. Cronache, Milano 1989, ad ind.; A. Vittoria, Togliatti e gli intellettuali. Storia dell’Istituto Gramsci negli anni Cinquanta e Sessanta, pref. di F. Barbagallo, Roma 1992, ad ind.; L. Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, Torino 1999, ad ind.; Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’Istituto Gramsci, a cura di F. Lussana – A. Vittoria, Roma 2000, ad ind.; E. Ragionieri e la storiografia del dopoguerra, a cura di T. Detti – G. Gozzini, Milano 2001, ad ind.; P. Simoncelli, R. De Felice. La formazione intellettuale, Firenze 2001, ad ind.; L’epistolario di E. Ragionieri. Inventario, a cura di F. Capetta, prefaz. di G. Santomassimo, Firenze 2004, ad ind.; G. Sasso, D. Cantimori. Filosofia e storiografia, Pisa 2005, ad indicem. A. Vittoria”,”STOx-175″
“RAPONE Leonardo”,”Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919).”,”Leonardo Rapone è professore di storia dell’Europa contemporanea all’Università della Tuscia. Studioso dell’antifascismo e delle sinistre europee ha pubblicato altri volumi. I tentativi di un confronto ravvicinato con Marx e la rivoluzione bolscevica “”E’ sullo sfondo di questa condizione di spirito che va posto il singolare articolo ‘La rivoluzione contro “”Il Capitale””‘, scritto all’indomani della presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia, (‘Avanti!, 24 dicembre 1917), probabilmente il più conosciuto tra tutti quelli composti da Gramsci dagli anni giovanili fino all’arresto, nel quale la rivoluzione di Lenin, proprio per non aver rispettato la dinamica storica immaginata da Marx, essendo avvenuta in un paese non ancora passato attraverso lo sviluppo capitalistico-borghese, è salutata entusiasticamente come prova di una volontà che non si lascia imbozzolare in un ordinamento prestabilito dalla storia, nemmeno quello del materialismo storico. “”Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’èra capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico. I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano, e con la testimonianza dell’azione esplicita, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato””. La tesi ha il gusto di una provocazione intellettuale: non è però frutto di eccitazione dinanzi a un evento imprevisto ed elettrizzante, ma il precipitato, per effetto del reagente rivoluzionario, di pensieri e di dubbi da tempo presenti alla mente. E’ però anche il primo documento di un confronto ravvicinato con Marx e di una riconsiderazione del suo potenziale teorico, sicché, ad onta del titolo e di affermazioni volutamente paradossali che vi s’incontrano, ma che non devono distogliere da uno scavo più a fondo, questo articolo può essere preso come il vero inizio del marxismo di Gramsci: un marxismo che ha il medesimo statuto di quello che egli vede espresso nell’opera dei bolscevichi. Del resto, qualche mese prima, nel primo testo in cui aveva manifestato la sua adesione alle tesi dei “”massimalisti russi””, Gramsci aveva detto di Lenin e dei suoi compagni: “”Sono persuasi che sia possibile in ogni momento realizzare il socialismo. ‘Sono nutriti di pensiero marxista’. Sono rivoluzionari, non evoluzionisti”” (‘I massimalisti russi’, in ‘Il Grido del popolo, 28 luglio 1917, p. 266)”” [Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), 2011] (pag 270-271)”,”GRAS-090″
“RAPONE Leonardo”,”Movimenti fascisti e classi sociali nell’analisi di Lev D. Trotskij.”,”””Per inquadrare la posizione politica di Trotsky di fronte a questi processi, bisogna soffermarsi sulla sua ferma convinzione che non vi siano nella crisi delle classi medie elementi che permettano di ritenere inevitabile la loro conquista da parte della reazione”” (pag 271); “”La degenerazione borghese della socialdemocrazia e la degenerazione fascista della piccola borghesia – scrive Trotskij – sono intrecciate come causa ed effetto”” (pag 272); “”Il fascismo si alimenta di un vuoto di egenomia”” (pag 273); “”Ugualmente, anche il tipo di legame che unisce le forze sociali intermedie alla loro espressione politica è descritto da Marx e da Trotskij in forme analoghe. Anche per Marx la frammentazione che caratterizza la collocazione economica dei piccoli contadini li rende “”incapaci di far valere i loro interessi nel loro proprio nome””; “”Per concludere su questo punto, ci sembra che la caratteristica dell’analisi trotskiana sia un concetto del fascismo come intreccio tra due processi: l’uno – la conversione delle classi dominanti all’autoritarismo aperto – determinante per la definizione del quadro generale della fase storica; l’altro – la rivolta delle classi medie – essenziale per definire la configurazione politica specifica assunta da quel potere autoritario”” (pagine 271-280)”,”TROS-257″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa 1917/1924. Convegno storico internazionale – Perugia 1978. Vol. 1.”,”La storia europea fra il 1917 e il 1924 è un momento chiave della storia non solo degli stati ma del movimento operaio. La guerra e l’ipotesi leninista della sua trasformazione rivoluzionaria; il ‘colpo di mano’ dei bolscevichi e lesue ripercussioni europee; i moti spartachisti; le Repubbliche dei Consigli in Ungheria e Baviera: l’occupazione delle fabbriche in Italia; l’insurrezione del ’21 in Germania. Poi, implacabile e violenta, la reazione fascista in Italia, il governo conservatore di Horthy in Ungheria. Il periodo più denso di avvenimenti rivoluzionari in Europa dopo il 1848. RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorglio RISALITI Renato DE MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVEC Giuseppe, interventi di MANACORDA Gastone SPINI Giorgio”,”RIRO-115-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-037-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les different sens de l’expression «nationalbolchevisme» en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), di Louis Dupeux.”,”””Quello di Dupeux appare un grosso lavoro di storia delle idee, un prezioso contributo allo studio delle ideologie politiche tedesche degli anni fra le due guerre, dal quale si possono ricavare elementi utili per inquadrare i fenomeni di sovrapposizione e di intreccio fra le tematiche ideologiche, ricorrenti nei momenti di grande crisi sociale e ideale del nostro secolo”” (pag 575) Il deputato tedesco-nazionale Paul Eltzbacher è il primo profeta del nazionalbolscevismo (pag 575) Persistente legame tra nazionalbolscevichi e ideologia della rivoluzione conservatrice (pag 578) “”Secondo i dottrinari del nazionalpatriottismo, la rivoluzione russa a dispetto del carattere di rottura dell’ideologia alla quale affermava di ispirarsi, aveva come fondamentale contenuto la rivolta contro la civiltà occidentale e il recupero della «Russia di Dostojevskij», cioè dei valori primigeni dell’anima popolare russa. Del pari tratta dai paradigmi della rivoluzione conservatrice è la determinazione dei nazionalbolscevichi di escludere dalle prospettive di un futuro bolscevismo tedesco ogni tensione internazionalista e ogni particolare cura per il conseguimento del benessere materiale della popolazione. La loro volontà di devolvere ogni possibile risorsa alla ricostruzione della potenza nazionale li spinge a concepire un’economia socializzata improntata a una rigorosissima austerità, a una vera e propria «volontà di povertà», così da consentire il mero soddisfacimento dei bisogni di sussistenza. Diversamente dai comunisti, essi guardano all’Urss non come al «paradiso dei lavoratori», ma come al «campo trincerato contro l’Occidente». Questo particolare approccio ideologico al bolscevismo trova un puntuale riscontro, come fa notare Dupeux, nell’atteggiamento dei nazionalbolscevichi nei confronti della Kpd: un atteggiamento caratterizzato sì da una disponibilità unitaria, ma anche dalla cura di puntualizzare la loro distinzione ideale dal comunismo marxista. Nel corso della sua accurata ricostruzione storica del fenomeno nazionalbolscevico, Dupeux, non manca di affrontare i principali noti interpretativi posti dalla questione, confrontandosi con la tesi proposta da Otto-Ernst Schüddekopf, l’unico storico che si sia cimentato prima di lui con questa complessa tematica. Secondo Schüddekopf, che ha eloquentemente intitolato il suo lavoro ‘Linke Leute von rechts’ (Gente di sinistra della destra) (2), i nazionalbolscevichi costituirebbero l’ala sinistra della destra: un’opinione che Dupeux respinge, così come, a maggior ragione, respinge il giudizio che di sé diedero gli stessi nazionalbolscevichi, qualificandosi come «il settore non marxista e non materialista del fronte socialista». La tensione verso una società in cui lo Stato annullerebbe la personalità umana, il rifiuto dell’idea di progresso, dell’umanesimo e dell’internazionalismo, sono elementi che secondo Depeux impediscono di annoverare il nazionalbolscevismo fra le ideologie socialiste; non solo, ma il modo stesso in cui i nazionalbolscevichi si propongono di tradurre nella realtà i principi della rivoluzione conservatrice, il segno che nella loro personalità lascia l’influenza di Ernst Jünger, interprete di una variante brutale e vitalista del dottrinarismo ‘völkisch’, spingono Dupeux a collocare il nazionalbolscevismo fra le filiazioni più totalitarie dell’ideologia della destra”” (pag 578-579)”,”GERG-097″
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-008-FV”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Crisi dello Stato liberale e il bonapartismo in Trotsky (pag 152-)”,”TROS-004-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”I fuorusciti antifascisti, la Seconda Guerra Mondiale e la Francia.”,”A partire dal 1937 la prospettiva di un conflitto franco-italiano spinge i fuorusciti antifascisti a cercare collegamenti più stretti con gli immigrati italiani in Francia e a formulare il progetto di un contributo militare dell’emigrazione all’eventuale guerra delle democrazie contro i fascismi. Contrasti insorgono tra i comunisti che, attraverso l’Unione popolare italiana, l’organizzazione di massa degli immigrati da loro promossa, propugnano l’arruolamento nell’esercito francese, e gli altri partiti, fautori di un’autonoma Legione italiana. Nella vicenda s’inseriscono poi ambiguamente i superstiti esponenti dell’interventismo garibaldino nella guerra del ’14. Nell’estate ’39 i partiti paiono prossimi alla costituzione di un’Alleanza antifascista, supporto politico dell’azione militare, ma alla scoppio del conflitto la non belligeranza italiana induce Daladier a frenare l’iniziativa e disorienta il fuoruscitismo, investito da una grave crisi politica.”,”ITAD-002-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’organizzazione della pace alla resistenza al fascismo (1923-1936).”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’antifascismo italiano.”,”MEOx-009-FL”
“RAPONI Nicola”,”Tommaso Gallarati Scotti tra politica e cultura.”,”Tommaso Gallarati Scotti autore della ‘Vita di Antonio Fogazzaro’. I cattolici interventisti, l’interventismo democratico “”Ai primi di maggio del 1915 il Gallarati Scotti era giunto a Roma ospite di Leopoldo Franchetti e con lui e con altri amici dell’Associazione per il Mezzogiorno assistette ansioso a quelle che sembravano allora «radiose giornate» e che, com’egli avrebbe scritto più tardi, «oggi saremo tentati di chiamare tragiche se tragedia significa un intimo conflitto di passioni in cui ciascun attore ha ragione e ciascun ha torto». In quei giorni l’urto fra le due opposte forze, quelle della maggioranza parlamentare fedele a Giolitti (i trecento deputati e senatori che il 9 maggio, al ritorno dell’uomo di Dronero nella capitale, avevano deposto i loro biglietti da visita nella portineria della sua abitazione) e quella che Giustino Fortunato «avrebbe battezzato ‘minoranza lirica’», diventava più acuto e incalzante (5). Certo egli era ben lontano dal consentire spiritualmente alle sopraffazioni di questa «minoranza lirica», a quella «politica dei retori» di cui era artefice ed espressione in quei giorni il D’Annunzio, del quale avrebbe scoperto poi, nelle lunghe conversazioni al Comando supremo, durante la guerra, l’equivoca retorica epico-patriottica e l’egocentrico fanatismo nell’esaltazione della guerra (6); ma non poteva fare a meno di avvertire quel «senso quasi di noia e di sfiducia» verso il Parlamento che aveva invaso molti italiani, quella stanchezza stessa della vita parlamentare che aveva indotto molti «a mormorare contro Montecitorio e a deprimerne i valori» e che avrebbe poi fatto cedere alla tentazione «di trovare nuove soluzioni fuori della tradizione e della prassi delle democrazie» (7). Nel cerchio stesso dei suoi ospiti romani si trovava di fronte ad atteggiamenti contrastanti, fra la fiduciosa attesa e la speranza di alcuni e le gravi perplessità, che si riflettevano nella sua coscienza, di altri”” (pag 114); “”In realtà non è possibile collocare con esattezza l’interventismo del Gallarati Scotti in alcuna delle correnti o dei gruppi che la storiografia recente ha cercato di enucleare e definire con maggior chiarezza; quel che si può sicuramente affermare è che a lui – come pure ad altri suoi amici prevalentemente, ma non esclusivamente lombardi, come Casati, Zanotti Bianco e via dicendo – la partecipazione alla guerra apparve come un imperativo morale, come «un irresistibile richiamo della coscienza patriottica» – non come fine a se stessa – come avvenne per certi retorici esaltatori della guerra «purificatrice» – bensì in una continuità ideale con la tradizione risorgimentale e come compimento del Risorgimento stesso”” (pag 117) [(5) Giustino Fortunato, in ‘Interpretazioni e memorie’, cit., pp. 161-165; (6) T. Gallarati Scotti, ‘Idee e orientamenti politici e religiosi al comando supremo: appunti e ricordi’, in ‘Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale’, Roma, 1963, pp. 509-515; (7) Dagli appunti dattiloscritti per una conversazione su «La riconquista della libertà in Italia» tenuta dal Gallarati Scotti al Worcester College di Oxford il 19 maggio 1949 per iniziativa dell’«Italian Club»]”,”RELC-384″
“RAPOPORT Vitaly ALEXEEV Yuri, a cura di Vladimir G. TREML e Bruce ADAMS”,”High Treason. Essays on the History of the Red Army, 1918-1938.”,”RAPOPORT V. è un ‘computer engineer’ che ha lavorato nell’ Armata Rossa. Oggi vive a New York City. Yuri ALEXEEV vive in Russia. V. TREML è professore di economia alla Duke University. Bruce ADAMS è Assistente Professore di storia all’ Università di Louisville. Zinoviev e Kamenev, capi locali. “”Nel 1919 l’ onnipotente membro del Politburo Zinoviev era anche capo del comune del nord. Pietrogrado era la sua eparchia (diocesi della Chiesa Orientale, ndr) come Kamenev dominava similmente Mosca. Stalin poteva essere mandato a Pietrogrado come rappresentante del TSK, ma solo Zinoviev poteva dare ordini o manifestare il potere.”” (pag 142) Scontro Stalin-Tukhachevsky. “”Naturalmente Tukhachevsky non bruciava d’ amore per Stalin. Pure lui era un grande stratega e tattico. Tukhachevsky eseguiva un profondo movimento di accerchiamento e colpiva il Grande Leader in un settore indifeso. Era anche possibile che stesse seguendo l’ aforisma popolare: “”La disciplina militare è l’ abilità nel mostrare al capo che tu sei più stupido di lui””. Non solo Stalin credeva questo.”” (pag 212)”,”RUST-110″
“RAPPAPORT Helen”,”Conspirator. Lenin in exile.”,”RAPPAPORT Helen è una storica specialista sulla Russia in età vittoriana e durante la rivoluzione. Ha scritto pure ‘Ekaterinburg: the Last Days of the Romanovs’ e ‘No Place for Ladies: The Untold Story of Women in the Crimean War’. Vive ad Oxford. “”As the delegates prepared to leave, a specially selected ‘conspiratorial commission’ was given responsibility for seeing them on their way back covertly to Russia via Finland. Lenin stayed on in London for a few days, working at his lodgings with the congress’s one and only stenographer, ensuring that an accurate written record of the sessions – and particularly of his own numerous speeches – was produced. He also found time to do some reading at the British Library, in between attending a second congress held by the Latvian Social Democrat contingent in the East End. Then he headed back to Nadya in Finland and the safe house at Kuokkala. Much to her amusement, he arrived sporting a large white straw hat, having clipped his moustache and shaved off his beard in order to evade identification and arrest (57). During his time in London, the British press had paid no particular attention to Lenin, all reports of the congress emphasising the presence of Gorky, as well as that of Plekhanov, Trotsky and Kropotkin. Gorky was the person whom the Western press had wanted to know more about, viewing him as the hero of the Russian working classes and ‘the prophet of revolution’. ‘What Gorki [sic] thinks to-day Russia will do tomorrow’, declared the ‘Daily Mirror’, adding, ‘History is now being made in London’ (58). That much indeed was true, only back in Russia they saw things somewhat differently. Lenin may have successfully maintained a low profile in Britain, but in Russia, where his police file stretched back to the 1880s, he was now public enemy no. I. A warrant had been issued for the arrest of ‘Vladimir Ulyanov, alias Lenin’, a ‘writer on economic subjects’, now regarded as ‘the most dangerous and most capable of all the Revolutionary leaders”” (59). And also the most elusive; for while the story was being syndicated across the world’s newspapers Lenin once more disappeared from sight. The Russia Secret Police were now searching for him all over southern Finland”” (pag 156) [Helen Rappaport, Conspirator. Lenin in exile, 2009] [(57) Krupskaia (Krupskaya), Memories, p. 143; (58) ‘Maxim Gorki at Secret Duma’, Daily Mirror, 15 May 1907; (59) ‘New York Times, 21 May 1907] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-196″
“RAPPOPORT Charles”,”La crise socialiste et sa solution.”,”Riformismo o socialismo, collaborazione di classe e la guerra, partecipazione durante la guerra, concezione socialista della difesa nazionale, difesa nazionale e reazione europea, dovere internazionale, l’ombra tragica di Pierre SCHLEMIHL, crisi socialista e sua soluzione. “”Les classes dominantes eurent un but déterminé en faisant ‘participer’ les socialistes: elle les désarmèrent. Elles les chargèrent de toutes les responsabilités sans leur accorder un pouvoir correspondant. Sembat dut céder la direction des chemins de fer è un technicien militaire. Cela n’empêche que quand Paris eut froid, c’est Sembat qui en mourut – ministériellement. Jules Guesde, militant socialiste remarquable mais sans aucune préparation gouvernamentale – c’est à son honneur! – est passé au ministère, ainsi qu’il l’a dit lui-même, “”comme dans un tunnel””, sans rien y voir. La responsabilité fut écrasante, les avantages minimes. On a laissé en liberté quelques militants en vue, mais toute la classe ouvrière, toute la République, furent ‘enchainèes’, y compris le président du Conseil actuel. Le 4 août 1914, le jour du triomphe de l’Union Sacrée la plus absolue fut celui de la proclamation de l’état de siège pour toute la France. Le peuple vote sa confiance ‘unanime au pouvoir'”” (pag 13) LEGGERE IN: Charles Rappoport, La crise socialiste et sa solution, Les problèmes du socialisme, 1. Octobre 1918] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAP-022″
“RAPPOPORT Charles”,”La philosophie de l’histoire. Comme science de l’evolution.”,”Dello stesso autore: -Jean Jaures, l’homme, le penseur, le socialiste. M. RIVIERE. 1925 pag 400 8° FF 14″,”STOx-020″
“RAPTIS Michel HANSEN Joseph SEDOVA Natalia VAN HEIJENOORT Jean, a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ assassinio di Trotsky.”,”””Dopo di che parlava, e la massa di informazioni che gli era stata fornita veniva organizzata. Ben presto si potevano distinguere i movimenti delle diverse classi e dei vari strati esistenti all’ interno di tali classi; poi, in collegamento con questi movimenti, veniva svelato il ruolo dei partiti, dei gruppi e delle organizzazioni; e poi ancora il posto e l’ attività delle varie figure politiche venivano inserite entro tale quadro tenendo conto persino della loro professione e delle loro caratteristiche personali. Il naturalista francese Cuvier era solito vantarsi della propria capacità di ricostruire un animale intero partendo da un solo osso. Grazie alla sua vasta conoscenza delle realtà sociali e politiche, Trotsky poteva dedicarsi ad un lavoro analogo. Il suo interlocutore restava sempre sbalordito nel constatare quanto egli fosse stato in grado di penetrare la realtà di un determinato problema, e lasciava lo studio di Trotsky avendo una migliore conoscenza del proprio paese””. (pag 49)”,”TROS-115″
“RAPTIS Michel”,”Quel socialisme au chili? Etatisme ou autogestion. Dossier de la participation des travailleurs au processus révolutionnaire du pays.”,”RAPTIS Michel (PABLO) “”La révolution, c’est-à-dire la conclusion victorieuse d’un processus révolutionnaire commencé exige la mobilisation et l’organisation des masses afin d’assurer la plus large participation consciente de celles-ci, à toutes les mesures qui réalisent le contenu de la révolution. Assurer cette partecipation réelle des masses doit être le but de tout gouvernement, parti ou syndicat se réclamant du socialisme”” (pag 200)”,”AMLx-098″
“RASCHKE Joachim, a cura di Antonio BALDASSARRE”,”I partiti dell’Europa Occidentale. Dizionario tematico.”,”I paragrafi ‘Il quadro attuale’ in appendice a ciascun paese sono di Antonio Baldassarre”,”EURx-272″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”RASHID, pakistano, collabora a ‘Feer’ e altri periodici. Ha seguito il conflitto in Afghanistan ancor prima dell’ invasione sovietica del 1979. E’ stato per lungo tempo l’ unico giornalista accreditato. “”Gli Usa non possono assicurarsi una posizione strategica in Asia centrale senza l’ Uzbekistan, lo stato più grande e potente, l’ unico in grado di opporsi alla Russia. I due paesi iniziano a lanciarsi cauti segnali di avvicinamento. Karimov assume una posizione favorevole ai piani della Nato per la costituzione di un battaglione Nato centroasiatico, una mossa cui la Russia si oppone con vigore. “”Non accettiamo la Nato nel nostro giardino di casa. Gli Usa devono riconoscere che l’ Asia centrale rimarrà nella sfera d’ influenza della Russia”” mi ha detto ad Ashkhabad nel 1997 un diplomatico russo arrabbiato. Le compagnie americane cominciano a interessarsi ai giacimenti minerari dell’ Uzbekistan e il commercio tra Uzbekistan e Usa fiorisce improvvisamente, crescendo di otto volte tra il 1995 e il 1997. Karimov fa il suo primo viaggio a Washington nel giugno 1996. “”Entro la fine del 1995, l’ Occidente, e in particolare gli Usa, avevano chiaramente scelto l’ Uzbekistan come unico possibile contrappeso tanto al rinnovato egemonismo russo quanto all’ influenza iraniana”” ha scritto Shireen Hunter.”” (pag 199)”,”ASIx-073″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afghano. Traduzione di Bruno Amato, Giovanna Bettini, Stefano Viviani, prefazione e ringraziamenti, cartine, introduzione: I santi guerrieri dell’Afghanistan, note, Appendice 1) Esempio di decreto talebano sulle donne e su altre questioni culturali dopo la presa di Kabul nel 1996, Appendice 2) Il nuovo Grande Gioco, bibliografia, cronologia, Glossario, Serie Bianca/Feltrinelli.”,”ASIx-005-FL”
“RASHID Ahmed”,”Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia Centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afgano.”,”ASIx-006-FL”
“RASKOLNIKOV Fyodor Fyodorovich Ilyin”,”Kronstadt and Petrograd in 1917.”,”Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRx-070-FL”
“RASKOLNIKOV F.F.”,”Tales of Sub-Liutenant Ilyin.”,”F.F. Raskolnikov, 1892-1939 (biographical note), Translator’s note, Open Letter to Stalin, Glossary of Names, Index, Map, foto, Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRB-030-FL”
“RASO Agostino”,”Rivolta fascista o di popolo? I partiti politici di fronte alla rivolta di Reggio e la strage di Gioia Tauro.”,”Il libro segue il dibattito sviluppatosi sulla rivolta di Reggio Calabria tra la base reggina e i vertici della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa all’interno del governo di centrosinistra, e del Partito Comunista Italiano, partito d’opposizione. Dalla coincidenza tra la richiesta del capoluogo e la tutela degli interessi della città e dalla tensione che scaturisce tra il senso di appartenenza territoriale, ossia “”la regginità””, e l’adesione all’ideologia dei partiti emergono le ragioni del malessere e del dissenso che si levano dalla base reggina sia della DC che del PCI durante la rivolta. Tutto ciò sullo sfondo delle controverse vicende cittadine, che influiscono molto sui giudizi finali che le varie sezioni locali dei due partiti danno sulla rivolta e sui rispettivi gruppi dirigenziali al termine delle vicissitudini. La sottovalutazione del Pci, o la “”via democratica al comunismo””, spiana la strada ad un crogiuolo di eversione nera, neofascismo, ‘ndrangheta e massoneria deviata che s’intrecciano con lo stragismo golpista di Junio Valerio Borghese. Dal territorio delle due sponde che si affacciano sullo Stretto è partita l’idea, e si è portata avanti, di un progetto di “”rivoluzione nera”” e di conquista golpista del Paese. Una mistura massomafiosa e stragista che è al centro di due dei misteri più tragici del Paese: la strage di Gioia Tauro e l’incidente stradale in cui persero la vita i cinque anarchici della Baracca. Agostino Raso ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, Età Moderna, Età Contemporanea presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza e il Master di II livello ‘Esperto in comunicazione storica: televisione e multimedialità presso l’Università degli studi di Roma Tre. E’ socio dell’Istituto ‘Ugo Arcuri’ per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea in provincia di Reggio Calabria.”,”ITAP-259″
“RASOLO Giuseppe”,”Le grandi battaglie della seconda guerra mondiale. Dal fronte italiano alla Russia, da Pearl Harbor allo sbarco in Normandia, tutti gli scontri decisivi dell’ultimo conflitto.”,”Guderian: capacità di guidare le truppe corazzate e una certa propensione per le telecomunicazioni ‘Heinz Wilhelm Guderian (Kulm 1888 – Schwangau 1954). E’ considerato uno fra i più abili e riconosciuti strateghi e generali della seconda guerra mondiale, soprattutto per la sua capacità di guidare le truppe corazzate, essendo un vero e proprio pioniere dell’attacco coi carri e uno degli artefici del ‘Blitzkrieg’. (…) Nominato tenente nel 1908, fa vita tranquilla nel distretto di Hannover fino allo scoppio della guerra, che lo vede impegnato per quattro anni, durante i quali si distingue per abilità di comando in tutte le campagne condotte dalle truppe tedesche sul fronte occidentale. Trasferito nel 1919 a est, prima in Slesia e poi negli Stati baltici, si mette in luce per il carattere fiero, ai limiti dell’insubordinazione. Diversi gli incarichi fino al 1922: sono anni in cui matura una certa propensione per le telecomunicazioni, che gli tornerà utile nello sviluppo futuro dei suoi reparti. Da quella data comincia ad interessarsi dell’opportunità di creare forze meccanizzate nell’esercito tedesco e l’incarico operativo di rilievo che gli viene affidato nel 1934 è proprio quello del comando delle truppe motorizzate. Nel 1935 guida una divisione panzer a Würzburg e nel 1938 è a capo del 26° corpo d’armata che porta a termine l’Anschluss. Trova anche il tempo di scrivere un trattato sulle tattiche di guerra sostenendo che in futuro non potranno prescindere dall’attacco dei carri armati. Inoltre rifiuta per ben tre volte l’incarico di capo e ispettore delle truppe motorizzate e di cavalleria, poiché intuisce che il comando è ancora basato su una concezione ottocentesca. Un rifiuto che lo porta direttamente a contatto con il Führer, affascinato dal trattato del generale prussiano, che di fatto gli concede l’opportunità di costituire il nucleo delle forze corazzate secondo i nuovi principi. Guderian è presente in tutte le operazioni di successo del Blitzkrieg in Polonia e in Francia: sua è l’intuizione di sbaragliare le truppe francesi sulla Mosa. L”Operazione Barbarossa’ lo vede a capo della Panzergruppe 2 (5 divisioni corazzate, 3 motorizzate e una di cavalleria, con oltre mille carri armati in dotazione). E sempre sue sono le vittorie più importanti in Russia (Smolensk e Kiev); riveste un ruolo attivo anche nella battaglia per la conquista di Mosca, ma la sua opposizione al Führer gli costa il posto: viene destituito il 26 dicembre 1941. Tenuto a riposo fino alla primavera del 1943, torna con il grado di ispettore delle truppe corazzate e, con la collaborazione del ministro Albert Speer, si dedica alla produzione e alla loro riorganizzazione. Entra nuovamente in contrasto con Hitler a causa dell”Operazione Cittadella, da lui reputata un inutile dispendio di risorse. Dopo il fallito attentato al Führer, diventa capo di Stato Maggiore generale dell’Oberkommando. La sua preoccupazione principale è il fronte orientale e quindi non vede di buon occhio l’offensiva nelle Ardenne. Poi l’ennesimo litigio con Hitler, dopo altre innumerevoli dispute sulla conduzione della guerra, porta alla sua definitiva destituzione il 28 marzo 1945. Consegnatosi agli alleati in Tirolo, resta detenuto per tre anni. Rilasciato nel 1948, muore nel 1954″” (pag 142-143-144)]”,”QMIS-223″
“RASSINIER Paul”,”Il dramma degli ebrei europei.”,”””Les amis de Rassinier: Henry Coston On peut sans hésiter qualifier Henry Coston d’antisémite professionnel et ultra-virulent. Pendant plus de 70 ans, jusqu’à sa mort en juillet 2001, il n’a cessé sa propagande de haine. Repreneur, en 1930, avec un autre antisémite hystérique, Jacques Ploncard, du journal de Drumont, La Libre Parole, le Coston d’avant-guerre se faisait remarquer par la distribution de tracts reproduisant au verso un billet de 100 frs et au recto un texte antisémite1. En 1930 il avait créé les « jeunesses anti-juives » dont le programme comportait l’exclusion des Juifs de la communauté française et la spoliation de leurs biens2. Il allait créer également en 1933 un parti politique, « explicitement national-socialiste »3. L’objectif de l’organisation de Coston, le Francisme, mentionne explicitement « la sauvegarde de la race française »3. En 1936, il est candidat à la députation à Oran. Il se présente sous l’étiquette « candidat antisémite »4. A partir de 1934, il fut en relation avec le centre allemand de propagande anti-juive d’Erfurt, la fameuse Weltdienst. En fait Coston était probablement vendu à la Weldienst, l’organisme nazi de propagande antisémite, à visée internationale. Il était perçu à l’époque par les services allemands comme un « authentique idéaliste national-socialiste ». Le colonel Fleichauer, directeur de la Weldienst, écrivait en février à l’idéologue nazi Alfred Rosenberg: « Les royalistes peuvent être éventuellement antijuifs, mais, pour le moment, ils sont réactionnaires et chauvins. Il ne faut pas s’y fier. Les catholiques aussi. Seuls les gens de Coston se sont mis au-dessus de tout cela et pourraient devenir des alliés précieux pour réaliser ce que le Führer propose comme but.5 » Et de fait, La Weldienst verserait de l’argent à Coston pour sa propre propagande antisémite. En 1934 il avait été reçu par le gauleiter de Franconie, l’antisémite fanatique Julius Streicher6. Il édita, entre autres, le trop célèbre faux antisémite tsariste, les Protocoles des sages de Sion7. Le Bulletin d’information anti-maçonnique qu’il publie affirme: « Pour Henry Coston, anti-sémite [sic] et anti-maçon de la première heure, la lutte anti-maçonnique et anti-juive n’est pas un vain mot »8. En 1973, Coston déclarait, à propos de Louis Darquier (auto-proclamé “”de Pellepoix””), qui avait été, pendant la guerre, le deuxième directeur du Commissariat général aux questions juives, le plus virulent et pro-allemand: « Darquier de Pellepoix! Je lui ai appris tout ce qu’il sait. Quand il est venu nous voir après les émeutes de 1934, il n’y connaissait rien à l’antisémitisme. C’est moi qui lui ai fourni les livres et les pamphlets nécessaires9 » L’influence de Coston en l’occurence semble avoir été efficace. Lors de la même interview, Coston déclarait encore: « il [Darquier] exigeait dès 1937 qu’ils [Les Juifs, principalement étrangers et les plus démunis] soient ou expulsés ou exécutés […] Et il fit les deux.10 » Pendant la guerre, Coston fut vice-président de l’association des journalistes anti-juifs11. Il multiplie alors les ouvrages anti-maçonniques et antisémites, relevant de diverses théories du complot — ce serait sa spécialité après-guerre12. Il participait à nombres de publications, comme Au pilori, qui faisait de la haine antisémite leur fond de commerce. Certaines de ces feuilles étaient contrôlées par les nazis. En 1944, Coston était la cheville ouvrière d’une brochure antisémite intitulée Je vous hais, « la publication la plus violemment antisémite de la période de l’occupation »13. Dans cette brochure, Coston faisait l’apologie des camps de concentration14. En août 1944, Coston fuit en Allemagne. Il est arrêté en Autriche en 1946, jugé en 1947, condamné aux travaux forcés à perpétuité, élargi au début des années 1950, gracié en 195215. Après guerre, Coston a repris la même propagande, édulcorée dans la forme, mais identique sur le fond. Il a écrit dans Jeune Nation, Défense de l’Occident (la revue de Bardèche), Carrefour, Europe Action, etc. L’infatigable Coston a été plus récemment chroniqueur à Présent puis à National-Hebdo. En 1954, Rassinier sollicite l’alter-ego de Henry Coston, son épouse Gilberte Coston, pour qu’elle lui commande, via son entreprise de diffusion, le « Club national des lecteurs », des exemplaires de son Mensonge d’Ulysse. L’affaire se fait et on retrouve Rassinier lors d’une réception pour le premier anniversaire du « Club », en compagnie de Henry Coston, Pierre-Antoine Cousteau, Jacques Benoist-Méchin, René Binet, Lucien Rebatet16, la fine fleur du racisme et de l’antisémitisme collaborationniste! Coston et Rassinier allaient nouer de solides liens. Dès 1955, Coston rééditait le Mensonge d’Ulysse. En 1961, il publierait la cinquième édition ainsi que Ulysse trahi par les siens. Coston publia également des articles de Rassinier dans sa revue Lectures françaises, organe paranoïaque qui prétendait répertorier « tous les faits tendant à prouver que la puissance économique et financière est aux mains des Juifs […] que les les États sont peu ou prou, soumis à la volonté d’un lobby pro-sionniste […] »17. Rassinier participa, sous le pseudonyme de J.-P. Bermont, au livre de Coston parue en 1960, Partis Journaux et hommes politiques d’hier et d’aujourd’hui18. Quand Rassinier se piqua d’interprétation économique, il ne fit que piller allègrement, en les reformulant des pamphlets antisémites de Coston19, notamment, Les financiers qui mènent le Monde, publié en 1955. Pour Florent Brayard, c’est à partir de sa rencontre avec Coston que Rassinier « se mit à croire à la réalité d’un complot juif mondial contre la paix »20. Bibliographie Pierre Assouline, « Henri Coston, itinéraire d’un antisémite », L’Histoire, octobre 1991, p. 57. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 370-383 Notes. 1. Paul J. Kingston, Anti-semitism in France during the 1930s, Organisations, Personalities and Propaganda, University of Hull Press, 1983, p. 44 2. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 372 3. Florent Brayard, Comment l’idée vint à M. Rassinier. Naissance du révisionnisme, Fayard, 1996, p. 241 4. Cité par Richard Millman, La question juive entre les deux guerres. Ligues de droite et antisémitisme en France, Armand Colin, 1992, p. 195. 4. Ibid. 5. Ibid. 6. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 373 7. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 8. Jean-Yves Camus et René Monzat, Les droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, 1992, p. 78 9. Frederick Busi, « In the Lair of the Fascist Beast », Midstream, vol. XIX, n°2, février, 1973, p. 22 10. Ibid. 11. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 12. Quelques titres: Le Cartel Maçonnique contre la France, La Franc-Maçonnerie, voilà l’ennemi, Algerusalem, Les Juifs contre la France, Les Juifs et leurs crimes, etc. Voir liste dans Florent Brayard, op. cit., p. 242 13. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 379 14. Florent Brayard, op. cit., p. 242 15. Florent Brayard, op. cit., p. 243 16. Florent Brayard, op. cit., p. 239 17. Camus, Monzat, p. 467 18. Florent Brayard, op. cit., p. 275 19. Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, Seuil, 1999, p. 551 et suiv. 20. Florent Brayard, op. cit., p. 394 “”. Fonte Gilles Karmasyn 1999 2002″,”GERN-089″
“RASSINIER Paul”,”Les responsables de la seconde guerre mondiale.”,”Paul Rassinier (Bermont, 18 marzo 1906 – Asnières-sur-Seine, 28 luglio 1967) è stato uno scrittore, politico socialista francese. Anti-nazista combattente della resistenza, fu prigioniero nei campi di concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Giornalista ed editore, ha scritto centinaia di articoli su argomenti politici ed economici, ma è ricordato soprattutto per quelli relativi all’ Olocausto, per i quali dai negazionisti stessi è considerato il “”padre del revisionismo”” (i negazionisti chiamano essi stessi revisionisti, in una sorta di tentativo di mimetismo con la corrente storiografica revisionista). (fonte Wikip) Rassinier nacque a Bermont, presso Montbéliard. Insegnò storia e geografia nella scuola media di Faubourg de Montbéliard. Nel 1922, a soli 16 anni, aderì al Partito Comunista, ma, a causa delle sue idee eccessivamente rivoluzionarie, ne venne escluso dieci anni dopo. Decise dunque, con alcuni militanti operai, di dar vita alla Fédération Communiste Indépendante de l’Est con l’intento di riunificare il movimento rivoluzionario sia sul piano politico che sul piano sindacale. Una volta constata tuttavia la velleità del proposito, decise nel 1934 di difendere le proprie posizioni all’interno del Partito Socialista (SFIO). Rassinier rifersice che a seguito dell’invasione tedesca, divenne un resistente della prima ora e fu co-fondatore del movimento Libération-Nord. Nadine Fresco sostiene però che in nessuna opera dedicata al movimento Libération Nord comparirebbe il nome di Rassinier, nome che non sarebbe riportato peraltro neanche nella lista di componenti del primo comitato direttivo del movimento; pertanto secondo la storica francese l’unica e sola “”fonte”” di questo presunto legame tra il revisionista francese e questo movimento resistenziale sarebbe Rassinier stesso [1][2] Fu arrestato dalla Gestapo nell’ottobre del 1943 e torturato per undici giorni, riportando lesioni gravissime (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi), tanto che alla fine del conflitto fu dichiarato invalido al 105%.[3] È deportato in un primo tempo nel campo di Buchenwald e, successivamente, in quello di Dora. Al termine della guerra è sempre Rassinier a riferire di essere stato insignito della “”medaglia d’argento della Riconoscenza francese”” e della “”Rosetta della Resistenza””, massime decorazioni per coloro che avevano partecipato alla Resistenza[senza fonte], le quali si rifiutava però di esibire[4], onoreficenze che invece secondo la storica francese Nadine Fresco Rassinier non avrebbe mai ricevuto.[5][6] Riprese quindi il suo posto tra le file del SFIO di Belfort, lamentandosi tuttavia di non aver mai incontrato nella Resistenza coloro che allora parlavano a suo nome. Eletto deputato socialista alla seconda costituente, si ritirò presto disilluso dalla vita politica per dedicarsi alle sue ricerche storiche. La pubblicazione della sua opera Le Mensonge d’Ulysse (La menzogna di Ulisse), nella quale metteva in dubbio la veridicità dell’Olocausto, gli valse l’espulsione dal Partito Socialista. Gli furono inoltre rimproverati i contatti amichevoli e di lavoro che intratteneva con alcune personalità della destra radicale francese, tra cui l’ex collaborazionista Maurice Bardèche. Morì il 18 luglio del 1967. Attività storica [modifica] Rassinier descrisse, nelle sue prime opere, le terribili condizioni a cui erano sottoposti i detenuti nei campi di concentramento tedeschi, in cui vi era un alto tasso di mortalità a causa del maltrattamento, della penuria di cibo, della mancanza di medicinali e di numerose malattie endemiche. Riteneva tuttavia che i racconti degli altri detenuti contenessero delle eccessive, nonché popolari, esagerazioni. Cercò quindi di ridimensionare tali racconti, e successivamente di sottoporre a critica il celebre libro di Raul Hilberg Destruction of the European Jews (La distruzione degli Ebrei d’Europa): fu il primo di una lunga serie di attacchi che il movimento negazionista dell’Olocausto dedicò a quest’opera. Rassinier si scagliò soprattutto contro le testimonianze sulle camere a gas omicide, che reputava incomplete, inesatte e, talvolta, falsificate, aggiungendo inoltre che le autorità naziste non avrebbero mai disposto l’ordine per uno sterminio fisico degli ebrei.[7] Va però precisato che nella sua esperienza da internato, Rassinier non ebbe alcun contatto con i campi di sterminio nei quali, secondo la storiografia ufficiale, funzionarono le camere a gas. Rassinier fu anche il primo sostenitore del negazionismo dell’Olocausto a stilare un’analisi, seppur approssimativa, sulla cifra degli ebrei morti nei campi di concentramento, ossia 1.600.000 circa. Egli si occupò in seguito più approfonditamente della tematica delle camere a gas, giungendo alla seguente conclusione: «L’ esistenza [delle camere a gas] non può essere considerata come indiscutibilmente stabilita».[8] Nel 1960 lo storico revisionista della prima guerra mondiale Harry Elmer Barnes notò le opere del francese, ritrovando analogie con le esagerazioni propagandistiche di guerra dei due conflitti mondiali. Barnes si fece quindi carico della traduzione inglese di alcuni libri di Rassinier, incontrando tuttavia il rifiuto per la pubblicazione da parte di numerose case editrici statunitensi. La sua tenacia fu però premiata nel 1978, allorché la Noontide Press, casa editrice californiana di estrema destra,[9] curò l’edizione americana delle quattro opere maggiori di Rassinier: Passage de la Ligne, Le Mensonge d’Ulysse, Ulysse trahi par les siens e Le Drame des Juifs européens. Note [modifica] ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 401, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 1er mensonge: fondateur de Libération Nord. in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 196, 1961. ^ Cesare Saletta. Prefazione a La menzogna di Ulisse. settembre 1995. URL consultato il 27-10-2009. ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 760, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 4ème mensonge: Rassinier « titulaire de la médaille de vermeil de la Reconnaissance française et de la Rosette de la résistance ». in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 60, 1964. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 72, 1962. ^ La Noontide Press è una casa editrice dell’estrema destra americana. Nel catalogo online sono presenti opere di ispirazione razzista, negazionista e filonazista. Noontide Press. URL consultato il 27-10-2009. Bibliografia [modifica] Paul Rassinier, Passage de la Ligne, (in francese) , 1948. [Opera revisionista] Paul Rassinier, Le Mensonge d’Ulysse , (in francese) , 1950. URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le Discours de la dernière chance, (in francese) , 1953. Paul Rassinier, Candasse ou le huitième péché capital, (in francese) , 1955. Paul Rassinier, Le Parlement aux mains des banques , (in francese) , 1955. URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Ulysse trahi par les siens, (in francese) Documents et témoignages, 1961. 125 [Op. rev.] Rassinier, Paul (novembre 1961). L’Equivoque révolutionnaire . Défense de l’Homme 156 (in francese). URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles , (in francese) Parigi, la Vieille taupe [1962], 1983. 249 ISBN 2903279055 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le drame des juifs européens , (in francese) Parigi, Les Sept Couleurs, 1964. 221 LCCN 67043977 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, L’«Opération Vicaire». Le role de Pie XII devant l’histoire, (in francese) , 1965. 274 [Op. rev.] Paul Rassinier, Les Responsables de la Seconde guerre mondiale, (in francese) Nouvelles Editions Latines, 1967. 288 ISBN 9782723304344 [Op. rev.] Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, (in francese) Seuil, 1999. 792 ISBN 978-2020215329″,”RAIx-253″
“RATHENAU Walther”,”L’economia nuova.”,”””L’utopia di un “”socialismo del capitale”””””,”ECOT-154″
“RATHENAU Walther, a cura di Roberto RACINARO”,”Lo Stato nuovo (1919) e altri saggi.”,”Roberto Racinaro (1948-2018) è stato filosofo, politico, consigliere regionale sotto la presidenza di Antonio Bassolino, preside della Facoltà di Filosofia…”,”GERG-002-FC”
“RATNER Harry”,”Reluctant Revolutionary. Memoirs of a Trotskyist, 1936-1960.”,”This is an autobiographical account of a Trotskyst militant during the years of 1936 to 1960. Reluctant Revolutionary provides a superbly readable and vivid account of Harry Ratner’s experience in the Trotskyist movement, from when he joined the Militant Group until his departure from the Socialist Labour League. Introduction by Peter FRYER, Preface, Notes, Illustration, Index,”,”TROS-067-FL”
“RATTAZZI Urbano, a cura di Rosanna ROCCIA”,”Epistolario di Urbano Rattazzi. Volume primo, 1846-1861. II Serie: Fonti. Vol. XCIX.”,”Urbano Rattazzi è stato un avvocato e uomo politico italiano nato ad Alessandria il 20 giugno 1808 e morto a Frosinone il 5 giugno 18731. Nel 1848, venne eletto deputato nel primo parlamento subalpino di Carlo Alberto. In seguito, fu Ministro dell’istruzione e dell’agricoltura e commercio nel governo Casati1. Rattazzi fu anche il relatore del progetto di legge per l’annessione della Lombardia e di alcune province venete al Piemonte1. Dopo la caduta del governo all’armistizio di Salasco, divenne il principale leader del centro sinistra, dopo essersi separato dalla estrema, e si battè per la sollecita ripresa della guerra contro l’Austria, appoggiando Cavour, allora nel Parlamento subalpino la guida del centro moderato1. Rattazzi fu guardasigilli nel ministero Gioberti, ma entrò in contrasto con il governo quando fu progettato un intervento militare in Toscana per restaurarvi il granduca1. Nel 1852, con la carica di Presidente della Camera, si avvicinò al centro-destra da quel momento guidato da Cavour. Da questo accordo ebbe l’avvio quell’operazione politica chiamata il ‘grande connubio’ 1. Nel 1853, Rattazzi passò al ministero degli interni che aveva già retto ad interim dal marzo 1854. Questa intensa attività di riforme gli attirò le ire della destra e l’avversità dei moderati, fino a quando nel ’57 Cavour stesso non si vide costretto a invitare Rattazzi a ritirarsi dal Governo1. (f: copil)”,”RISG-092-FSL”
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova dall’ Unità al fascismo, 1861-1925.”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Il Mercantile e il colonialismo italiano. “”La campagna africanista fu naturalmente diretta anche contro il fronte interno: venne difatti duramente e sdegnosamente condannata la posizione di un “”avvocato socialista”” e di una “”Rivista socialista milanese”” che avevano osato auspicare una pronta e definitiva disfatta delle armi italiane in Etiopia. Secondo il giornale genovese “”aberrazioni sì mostruose”” come quelle avanzate dal Turati sulla “”Critica Sociale”” dimostravano in modo lampante l’assoluta inconciliabilità fra il “”patriottismo ed il socialismo””! (1)”” (pag 131) (1) ‘L’augurio della sconfitta’ sul CM del 23/24 febbraio 1896″,”LIGU-004″
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova. Dall’unità al fascismo (1861-1925).”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Prima guerra mondiale. “”Di fronte all’ineluttabilità dell’intervento italiano, il “”Mercantile”” cercò dunque di proporre quel programma d’unità di azione e pensiero col quale aveva affrontato, in un passato ormai remoto, le guerre del 1859 e del 1866. Ciò non impedì tuttavia al giornale di abbandonarsi a vane speranze “”neutraliste”” ancora pochi giorni prima dell’apertura delle ostilità: il Rembado infatti, in un editoriale del 14 maggio, esultando per le dimissioni di Salandra, accarezzò l’illusione che Giolitti potesse ancora salvare, “”in extremis””, l’Italia dall’intervento. Ma, com’è noto, il dado era stato tratto ormai: ben presto anche dalle colonne del quotidiano genovese prenderà a squillare la diana di guerra (…). Più avanti, polemizzando contro il “”patriottismo da parata”” degli intellettuali e dei più accesi nazionalisti il giornale sentì l’esigenza di giustificare la propria posizione inizialmente favorevole alla neutralità affermando che la guerra, in ogni caso, non era il migliore dei sistemi per risolvere i problemi italiani ed europei: inoltre, in un articolo alquanto rimaneggiato dalla censura comparivano evidenti sintomi di preoccupazione per il modo con cui l’Italia aveva aderito al patto di Londra, censurando quindi, implicitamente, l’operato del re, di Sonnino e di Salandra. Col 1916 però a musica cambiò radicalmente: il “”Mercantile”” fu infatti acquistato dalla Società Editrice Ligure, nella quale confluivano gli interessi dell’Ansaldo e della Federazione degli Armatori liberi, notoriamente interventisti e filo-nazionalisti. La nuova proprietà provvide senza indugi a silurare il Rembado sostituendolo con Giuseppe Baffico e ad imporre al vecchio quotidiano genovese una linea politica ben diversa dalla precedente: ed in effetti il nuovo direttore, attingendo a piene mani dal più trito e verboso repertorio nazionalista, diede immediatamente il via alla campagna contro l’allarmismo. (…) Ma tutto ciò non bastava ancora ai due “”paranoici”” fratelli Perrone, come li aveva causticamente definiti V.E. Orlando, essi vollero anche, ed il Baffico docilmente eseguì, una dura offensiva nei confronti del cosiddetto disfattismo di Giolitti. Un editoriale del 25 agosto ’17, dettato certamente dall’inconfondibile penna del direttore del “”Mercantile””, iniziò il linciaggio morale degli “”austriacanti disfattisti giolittiani””, definiti “”un covo di vipere”” pronto a trar partito dalle difficoltà del paese e specialmente da quelle che influivano negativamente sui consumi popolari: questi erano “”i veri nemici del popolo…i veri e propri sabotatori della guerra”” che bisognava estirpare a qualunque costo e con qualunque mezzo”” (pag 195-199)”,”EDIx-152″
“RATZEL Federico”,”Il mare. Origine della grandezza dei popoli. Studio politico-geografico.”,”””L’ Oceano Atlantico è il primo dei grandi mari, con il quale divennero familiari quei popoli che tessero la loro storia sino ai nostri giorni. Sotto molti rapporti esso è il più accessibile di tutti. L’ Oceano Atlantico presenta una superficie 32 volte maggiore di quella del Mediterraneo e 221 volte più del Baltico. Esso è stretto e lungo, piccolo in paragone delle parti del globo nelle coste orientali ed occidentali, esso facilita cioè abbrevia il loro traffico. I suoi bracci s’ incassano profondamente verso oriente ed occidente fra le terre dell’ antico e nuovo mondo, e le numerose isole rendono più forte sulle due coste “”the blending of the Water with the Land”” che imprime in esso qualche cosa del carattere di una terra interna in contrapposto all’ aperto Oceano Pacifico. Questo è grande, rispetto all’ estensione, ma l’ Atlantico gli è maggiore nelle vicende storiche, e come oceano storico ha preso il posto del Mediterraneo.”” (pag 19)”,”RAIx-188″
“RATZER José”,”Los marxistas argentinos del 90.”,”RATZER José è uno studioso di problemi economici, sociali e politici dell’ Argentina. Ha scritto diversi lavori su pubblicazioni di sinistra. “”Il 26 novembre 1889, in un atto del circolo Vorwärts, realizzato con partecipazione degli operai socialisti e anarchici (tra questi Errico Malatesta), adottò una risoluzione il cui primo punto diceva: “”Gli scioperi, in generale, sono il prodotto dell’ ordine sociale capitalista; in particolare, gli scoperi attuali a Buenos Aires sono il prodotto naturale della situazione miserevole della classe operaia, della situazione creata dalla ingiusta politica finanziaria del governo, dalla speculazione sfrenata della Borsa e dei capitalisti””.”” (pag 64) La seconda internazionale. “”Nel suo congresso iniziale, a Parigi, era rappresentato il club Vorwärts di Buenos Aires, niente meno che dall’insigne socialista tedesco Wilhelm Liebknecht. Nella lista dei delegati al congresso c’era pure un altro rappresentante dei gruppi socialisti d’ Argentina, Alejo Peyret. Ciò indica che, oltre al Vorwärts esisteva nel paese un altro tipo di organizzazione internazionalista.”” (pag 64-65) “”En su congreso inicial, en París, estuvo representado el club Vorwärts de Buenos Aires, nada menos que por el insigne socialista alemán Guillermo Liebknecht””. Internet: (http://www.po.org.ar/edm/edm17/germnav.htm) Germán Avé Lallemant y los orígenes del socialismo argentino Se cumplieron, en 1996, los 100 años de la fundación del Partido Socialista argentino. En la construcción del pensamiento socialista en nuestro país, que no comienza con la simbólica fundación del partido, sino que se remonta a varios años antes, cabe un lugar importante al ingeniero alemán Germán Avé Lallemant. Como parte de la indagación en las ideas germinales del socialismo, creemos que es de interés evaluar el pensamiento de este solitario científico y periodista, que desarrolló una amplia labor en ésta, su patria de adopción, desde su llegada en 1868 hasta 1910, año de su muerte. Germán Avé Lallemant, quien seguramente nació en Lübeck, hacia 1836 o 1837 (1), era miembro de una familia de naturalistas, intelectuales y científicos. Su padre era amigo del sabio alemán Alexander von Humboldt y del naturalista Germán Burmeister, quien trabajó muchos años en la Argentina, y gracias al cual Lallemant vino hacia estas tierras en 1868, ya graduado en agrimensura, minería y metalurgia. Se instaló en San Luis, donde vivió hasta el fin de sus días y donde se casó con Enriqueta Lucio Lucero. Su actividad científica fue muy vasta. Trabajó como ingeniero en minas, agrimensor, meteorólogo y minerólogo. Fue rector del Colegio Nacional de San Luis, trabajó como periodista en los últimos años del siglo y fue contratado como estadígrafo por el gobierno puntano. Hombre del siglo XIX, no se encerró jamás en las ciencias naturales, sino que buscó interiorizarse con el mismo afán en todo lo relativo a la sociedad y a la historia del hombre. En sus artículos periodísticos se observa claramente la distancia enorme que lo separaba del resto de los escritores argentinos de la época: por sus conocimientos, por sus concepciones, por sus lecturas, por la comodidad con que pasa de los temas internacionales a los nacionales, por la facilidad con que maneja estadísticas de Europa, de Estados Unidos y del resto del mundo, sus escritos pueden ser identificados con facilidad, aun cuando no estén firmados o lo estén con seudónimo. Se sabe bastante poco sobre su formación concreta tanto en Europa como en la Argentina. Víctor García Costa sostiene que “”la formación ideológica marxista de Lallemant se había producido en Europa”” (2). Fermín Chávez, por su parte, deduce incluso que participó “”en la lucha que el socialismo alemán entablara con Bismarck””. Pero todo está en el terreno de las conjeturas. Partió de Alemania a los 25 años, cuando el socialismo acababa de ser fundado por Ferdinand de Lasalle. El marxismo en Alemania no existe hasta 1868, y recién adquiere importancia algunos años después. Sí bien es verdad que la Primera Internacional está logrando una importancia descomunal en toda Europa, el marxismo dentro de ella está reducido a unos pocos dirigentes. Aun dentro del terreno de las conjeturas, creemos que si Lallemant se hubiera formado en el marxismo europeo en su juventud, habría dejado constancias de ello: correspondencia temprana con los dirigentes marxistas o huellas de sus ideas antes de 1890. ¿Cómo se entiende una “”formación”” marxista temprana, en un ambiente radicalmente no marxista, y luego una “”hibernación”” de sus ideas durante 30 años? La conjetura alrededor de la temprana formación de Lallemant en el marxismo está al servicio del posterior engrandecimiento de su figura y de sus ideas. Pero preferimos dejar las conjeturas como tales, ya que, como se verá, no pretendemos engrandecer su figura, sino hacer un balance, desde el marxismo, de las luces y sombras de sus propuestas. Lo concreto es que Lallemant participa del Club Vorwärts, en el cual surge el primer núcleo socialista ligado a la socialdemocracia alemana entre los emigrados alemanes antimonárquicos. De este grupo la iniciativa para unificar a otros grupos de colectividades de Buenos Aires y conmemorar, por primera vez, el 1º de Mayo, según resolución del Congreso Socialista de París de 1889. Se conforma entonces un Comité Internacional que resuelve constituir una federación obrera y, como órgano de ésta, un periódico. Surge así El Obrero, en diciembre de 1890, dirigido por uno de los componentes del Club Vorwärts, Germán Avé Lallemant, quien casi con seguridad lo sostiene con su propio dinero. La mayoría de los artículos son escritos por él, y colaboran también Augusto Kühn, Leoncio Bagés y Carlos Mauli. Pero la dirección de Lallemant es muy corta, y debe abandonar Buenos Aires en febrero de 1891. Es decir que permanece al frente del periódico apenas por 5 números. Luego de esto, envía sus artículos desde San Luis. Más adelante, se publicarán colaboraciones suyas en otros periódicos socialistas, como El Socialista, que aparece de marzo a mayo de 1893, o La Vanguardia, que nace en abril de 1894. Una extensa colaboración periodística desarrollará Lallemant en La Agricultura. Este semanario, “”defensor de los intereses rurales e industriales””, nacido del riñón del diario La Nación y que funcionara un tiempo en sus mismas oficinas, fue quizás una de las publicaciones más serias de la época referidas al desarrollo de la economía agraria. En ella colaboró, además de Germán Avé Lallemant, otro socialista: Antonino Piñero. Nuestro científico alemán llegó a actuar casi como “”jefe de redacción””, escribiendo la editorial y hasta dos y tres artículos más de fondo. Los hacendados, lectores de La Agricultura, se quejan más de una vez de la excesiva presencia de las ideas socialistas en una revista que debiera ser coto prohibido a las ideas reformadoras. Es seguramente por este motivo que Lallemant y Piñero se despliegan en una serie de seudónimos que transforman a la publicación en una especie de laberinto de personalidades y estilos, donde el investigador actual fácilmente se pierde. Lallemant colabora en La Agricultura desde su aparición, en 1894, hasta el año 1900. En 1896 se traslada nuevamente a Buenos Aires, convocado por la revista, y actúa durante todo el año como redactor principal de la publicación. Firma con su nombre real y con varios seudónimos: Pirquinero, Puntano, Agrófilo, Isidro Castaño, Julián Jiménez, Marius, Demócrata, etc. Algunos de ellos están atestiguados con mayor seguridad, otros se deducen por citas cruzadas, por el estilo y los conocimientos desplegados. Un tercer grupo de colaboraciones periodísticas que nos interesan se hallan en la revista teórica de la socialdemocracia alemana Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Lallemant envía colaboraciones desde 1894 hasta su muerte. Una docena de estos interesantes artículos fueron traducidos y publicados por Leonardo Paso, dirigente del Partido Comunista argentino. La actividad política de Lallemant No puede dejar de observarse que la actividad política de Lallemant en el marco del socialismo fue bastante reducida. Si bien participó en el Club Vorwärts, y dentro de éste se destacó entre el grupo de marxistas, no figura en ninguna de las reuniones más importantes de la década. No participa del Comité Internacional de 1890. Figura como director de El Obrero, como dijimos, pero sólo por dos meses. Después parte nuevamente hacia su provincia. No está en la reunión constitutiva de la Agrupación Socialista de Buenos Aires (dicho sea de paso, la verdadera fundación del partido socialista argentino). No figura en la amplia nómina del comité central elegido en abril de 1895. No participa de la convención del partido en octubre de 1895. No figura como delegado en el congreso constitutivo de junio de 1896, siendo que en ese momento vive en Buenos Aires. En cambio sí participa como candidato a diputado en el primer comicio en que se presenta el Partido Socialista, en marzo de 1896. Es el segundo en la lista, después del doctor Juan B. Justo. Su candidatura fue votada en una asamblea plenaria del partido, un mes antes de las elecciones, a propuesta del Club Vorwärts. Evidentemente, el Vorwärts, que tiene otros dirigentes en la cúpula del socialismo, presenta la candidatura de Lallemant como una figura de prestigio para la clase media argentina. Seguramente que Juan B. Justo, ya conocido desde hace varios años como médico y dirigente radical, también es una “”imagen”” aceptable para los sectores no obreros, pero une a ello su militancia decidida en la dirección socialista. Lallemant aparece casi como una candidatura extrapartidaria, como un adherente de gran prestigio en la prensa y en los círculos científicos del país, que por sus ideas, y no por su actividad, coincide con el naciente partido de los obreros. En las elecciones de los siguientes 15 años, Lallemant ya no figurará como candidato del socialismo. En cambio, en su provincia de adopción, San Luis, participa desde 1890 (es decir, antes de su adscripción al socialismo de Buenos Aires) hasta su muerte, en el naciente radicalismo. En diciembre de 1890 está en la Unión Cívica Popular como secretario (cuando la Unión Cívica aún no se había separado de Bartolomé Mitre). Participa en el movimiento que lleva a la gobernación a Teófilo Saá al año siguiente. En 1905, está en la lista de electores de la Unión Provincial, y en 1908 figura en la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis. Es decir que mientras era un militante activo del radicalismo de San Luis, era sólo un adherente entusiasta en el socialismo de Buenos Aires. Los defensores de Lallemant, el nacionalista prochino José Ratzer (3) en primer lugar, el nacionalista stalinista Rodolfo Puiggrós (4), el stalinista Leonardo Paso (5), el peronista Fermín Chávez (6), el socialista Víctor García Costa (7), defienden justamente este aspecto de su carrera política. Los argumentos radicarían en la inexistencia del movimiento obrero en San Luis y el atraso de su economía. Pero este aspecto, que podría indicar una mera cuestión “”táctica””, se transforma en algo más importante cuando se insiste en que Lallemant supo ver, en su momento, cuál era la misión de los revolucionarios, apoyando a un sector burgués que luchaba contra el fraude y el unicato. Esta táctica “”no sectaria””, proburguesa y por eso mismo aceptada por el centroizquierda de los años siguientes, tendría sus antecedentes en el mismo Marx, pues éste “”ya”” afirmaba, en el Manifiesto Comunista, que “”los comunistas apoyan por doquier todo movimiento revolucionario contra el estado de cosas social y político existente”” (8). ¿Qué afirma Lallemant acerca de la revolución del 90 y de la Unión Cívica Radical? “”Obedeciendo a la acción civilizadora del capital se alzó la Unión Cívica, levantando la bandera del régimen puro de la sociedad burguesa”” “”Esta era del régimen burgués puro importa sí un gran progreso… y nosotros aclamamos la nueva era con gran satisfacción”” (9). La revolución del 90, entonces, marca el comienzo, a corto o mediano plazo, del régimen capitalista puro, en reemplazo del régimen del caudillaje (10). En esa circunstancia, “”surgió la Unión Cívica, la campeona valiente y desinteresada de la democracia, de las garantías institucionales y de la libertad burguesa”” (11). También, en un informe a Die Neue Zeit, de 1903, exalta el rol del radicalismo: “”Se ha formado ya un poderoso partido de oposición, el número de cuyos afiliados está aumentando rápidamente y cuyo programa radical, dirigido contra la inaudita corrupción y la mala administración, pregona abiertamente la fuerza de las armas como argumento inevitable para la próxima elección”” (12). Más claramente, afirma en La Vanguardia, en 1894: “”El Partido Radical es hoy el elemento revolucionario en la República Argentina, nacido de la crisis económica y encargado de transformar nuestras instituciones políticas en formas estrictamente ajustadas a los intereses capitalistas”” (13). Con esta idea, cierra la defensa “”marxista”” que se hace de Lallemant. Si Marx propone apoyar todo movimiento revolucionario, y Lallemant considera que el radicalismo es el elemento revolucionario en la Argentina, no quedaba otra cosa que hacer que militar en el radicalismo y protagonizar la revolución desde allí. Sin quererlo, se cae entonces en la tesis del italiano Ferri quince años después: el partido socialista, en Argentina, es una flor exótica que no tiene sentido crear o que cumplirá, en cierto modo “”por defecto””, el papel del republicanismo europeo. Pero la realidad es que el socialismo se construyó, tuvo su importancia, se construyeron sindicatos obreros con intereses y programas propios; también surgió el anarquismo, que ganó una enorme importancia en las filas obreras, justamente a partir de que los socialistas se negaban a considerar la cuestión obrera desde un punto de vista revolucionario. Y Juan B. Justo y los fundadores del PS no eran unos delirantes ni unos “”resignados ideológicos””, es decir que, aun pensando que no era su momento, fundaban el partido como una suerte de “”antecedente histórico””. El socialismo y el anarquismo surgieron, crecieron y se nutrieron durante toda la década del 90 de los centenares de radicales desilusionados por la política cobarde de su partido. La izquierda se alejaba del radicalismo justamente porque veía que no era el elemento revolucionario de la Argentina. Y desde ese momento, por 20 años, el radicalismo va a convertirse en un agrupamiento alejado de las masas, más cercano a los militares que a la clase media, supuesta fuente de su fuerza, resumido en un único punto de su ideario: comicios sin fraude. En estos años que van desde el 90 hasta el Centenario de 1910, el eje de la revolución en la Argentina pasa por el auge obrero, su organización y sus luchas. El radicalismo estará mirando para otro lado hasta que la derrota sangrienta que el Estado inflige a la clase obrera en 1910 posibilite pensar en una reforma electoral expresamente hecha para que el partido radical se transforme en un canal para las ilusiones de las masas. Lo que puede ser verdad para un largo período histórico tomado en abstracto, no se condice con la política práctica que debe desarrollarse. Es verdad que la crisis del 90 funda, por así decirlo, el caótico ingreso de la Argentina al moderno capitalismo internacional. También lo es que el radicalismo quiere representar, en general, el régimen político de la democracia burguesa. Pero han pasado 100 años y este régimen no termina de consumarse. Es más, no amenaza con concluirse nunca. Aunque en las ilusiones de las bases del radicalismo del 90 anidara el deseo de constituir una democracia parlamentaria moderna, las malformaciones económicas del país y la coexistencia de formas capitalistas con otras precapitalistas no permitieron nunca que esa democracia se desarrollara según el modelo de los países europeos o de Norteamérica. Una muestra adicional de que la democracia pura era inviable en un país atrasado como el nuestro, la da la propia cortedad de miras del radicalismo, quien apenas atina a plantear otra cosa que el sufragio universal. Un programa más revolucionario que el del radicalismo, desde el punto de vista democrático, tuvo el socialismo argentino. Planteaba la separación de la Iglesia y el Estado, la confiscación de los bienes del clero, la supresión del poder ejecutivo, eliminación del ejército permanente y armamento del pueblo, revocabilidad de los funcionarios públicos, supresión del senado, etc. (14). Finalmente, Marx abogaba por apoyar todo movimiento revolucionario, pero nunca abogó por diluirse dentro de partidos burgueses. San Luis era una provincia atrasada dentro de la Argentina, pero el partido socialista se constituía como un partido nacional, y no de Buenos Aires. La permanencia de Lallemant dentro de la Unión Cívica de su provincia no se justifica entonces por estas cuestiones tácticas, sino que se entronca con su sobredimensionada concepción del radicalismo como abanderado consecuente del capitalismo en la Argentina. También entronca con el rastrerismo proburgués de los stalinistas de todo pelaje. En su ceguera, reivindican tanto la fundación del Partido Socialista como la militancia radical de Lallemant, como si fueran ambas compatibles. Todos los argumentos en favor del apoyo a la UCR de San Luis valen para el apoyo de la UCR nacional: necesidad de desarrollo de la democracia, atraso económico y poca maduración del proletariado. Pero también valen para apoyar hoy al radicalismo, al peronismo o al centroizquierda. Y valen en general para apoyar a cualquier grupo burgués en cualquier lugar de la Tierra. Por donde se ve que los stalinistas son unos defensores estratégicos del apoyo a la burguesía. El latifundio y la industria Mucho escribió Lallemant sobre la economía de la Argentina. En sus artículos en La Agricultura, a pesar de ser una revista para los medianos y grandes propietarios de tierras, se esfuerza por explicar pacientemente la teoría del valor, de la plusvalía, la renta de la tierra, nociones de economía política marxista a partir de las cuales elabora sus concepciones sobre la realidad nacional. Tomaremos algunas de sus ideas para visualizar qué diagnóstico traza de nuestro país y cuál es la vía de solución que propugna. Lallemant plantea que la división internacional del trabajo decidió que fuéramos un país agrícola. Sobreponerse a esto en forma ficticia es tratar de dar vuelta hacia atrás la naturaleza del propio país. Nuestro destino, por el suelo, la escasa población, la historia, es ser un país agrícola y proveer de materias primas al resto del mundo (15). Se pronuncia, claramente, en contra de una gran industria nacional. “”Existen dos fábricas de cerveza, tres o cuatro de fósforo, otras tantas de calzado, una media docena de alcohol, una de tejidos de lana, unas seis de géneros de puntos, que no alcanzan a vender ni la cuarta parte de lo que pueden producir con sus maquinitas (sic), una de papel y otra de… ¡dinamita!”” (16). No hay mercado para una gran industria. Tenemos poca población, con hábitos alimenticios sencillísimos y un clima muy benigno, con lo cual las necesidades de alimentos, abrigo y vivienda son mínimas. Denuncia que desde 1876 se protege a esta pequeña industria, con lo cual se evidencia que esos productos destinados al consumo directo son más caros que los que llegarían del exterior. Está en contra de este minúsculo proteccionismo, que provoca una industria artificial, atrasada y cara para el pueblo. Aboga por las agroindustrias, relacionadas con los productos del suelo y dirigidas directamente al consumo de la población adyacente, es decir, no dirigidas al mercado internacional, ni siquiera al nacional. El gran enemigo de esa pequeña industria nacional sería la gran industria nacional, no la manufactura europea. “”La industria creada artificialmente bajo el sistema del proteccionismo no aumenta el grado de productividad de la nación, lo retarda más bien, porque el proteccionismo es entre nosotros una rémora para el desarrollo de la agricultura, que necesita hoy en día absolutamente de la mayor baratura posible de todos los medios de subsistencia, para poder reducir el precio de costo de sus productos y salir triunfante en la terrible lucha de competencia que tiene que sostener sobre el mercado universal”” (17). Coincidentemente con la denuncia de una industria nacional artificial, aboga contra el proteccionismo y por el librecambio (18). En este aspecto, coincide ampliamente con Juan B. Justo, según demostrara Norberto Malaj en su artículo sobre los orígenes del socialismo argentino (19). Esto explica, entonces, la conocida posición de Lallemant favorable al latifundio. En una serie de artículos de La Agricultura, que generaron una larga polémica, se pronuncia a favor de la capitalización de los latifundios y en contra de la colonización inmigratoria, que genera una masa de arrendatarios, aparceros y proletarios rurales, alrededor y dentro mismo de las grandes extensiones de hacienda dedicadas a la ganadería. “”¡La colonización en su forma actual es un peligro, una desgracia y un oprobio para el país!”” (20). “”La civilización es imposible bajo esta condición de la vida humana”” (21). “”El fomento de la explotación de latifundios es lo que necesitamos. No la propiedad de latifundios en manos sin capital circulante, sino la explotación gran capitalista de vastas tierras en manos de empresarios fuertes, o sociedades anónimas”” (22). Apunta, todavía, respecto del futuro del problema agrario: “”La época de la colonización va desapareciendo, porque el producto del trabajo del colono no es suficiente para poder responder a las exigencias del mercado universal, y por eso la colonización va en decadencia”” (23). Lógicamente, el gran terrateniente es quien puede poseer el capital para adquirir las máquinas más modernas y explotar el campo en forma más racional y eficiente. La pequeña propiedad tendrá siempre una maquinización menor, baja eficiencia, poco desarrollo, sufrirá el agotamiento del suelo, etc. Sin embargo, el latifundista se dedicó siempre a la ganadería, y los arrendatarios y propietarios menores a la agricultura. Lallemant quiere que la gran propiedad del campo se dedique al cultivo, sin arriendos y con inversión de capital “”genuino””. Pero la ganadería ofrece grandes y fáciles ganancias al estanciero, quien no “”comprende”” las razones que le ofrece el ingeniero alemán. A éste no le queda más que lamentarse: “”Lástima que la medalla [la ganadería] tenga un reverso tan feo: el empobrecimiento siempre creciente de las grandes masas de la población, la acumulación de los déficits fiscales, las moratorias y la bancarrota del Estado al fin”” (24). En este tema se observan una serie de contradicciones en las ideas de Lallemant. En principio, no existe manera de que el latifundio se dedique a la agricultura si no es por medio del arrendamiento, la pequeña parcela o la pequeña propiedad, y esto implica ya el surgimiento de una clase campesina opuesta al latifundista, quien oprime al campesino por medio del arriendo, del ahogo financiero o lo explota a través del molino, del crédito, etc. El crecimiento de la agricultura con respecto a la ganadería, al contrario de lo que plantea Lallemant, esconde en realidad la lucha entre la pequeña propiedad y el latifundio. Así, para Lallemant, el desarrollo del capitalismo en la Argentina se dará a través del latifundio, no a través de la industria y tampoco a través de la pequeña propiedad agraria. Lo que existe de estas dos, según Lallemant, está en decadencia, sobrevive con protección o gracias a la autoexplotación desmedida del campesino, es cara e ineficiente. Esto demuestra que la ruta de victoria del capital, para Lallemant, poco tenía que ver con los modelos de Europa y Norteamérica. Allí, el capitalismo de la ciudad necesitó la reforma agraria, la fragmentación de la propiedad fundiaria y la maquinización de la producción del campo. Esto generó primero demanda de máquinas que la ciudad pudo proveer, y además, a través de la multiplicación del trabajo del cultivo, alimentó un mercado interno no sólo reducido a las ciudades. Es decir que el desarrollo de la agricultura acompañó al desarrollo de la industria, y no como pensaba Lallemant, que podía generarse un gran latifundio agricultor y maquinizado, sin ciudades y volcado exclusivamente al mercado externo. El socialismo argentino no tenía una mayor elaboración sobre el problema agrario. El programa de 1896 apenas mencionaba el hecho de que, ya ocupado todo el territorio de la república, se abría paso a la explotación capitalista del campo, lo cual no pasaba de ser una generalidad. Recién en el año 1902, después de una estadía de Juan B. Justo en el pueblo de Junín, el líder socialista elabora unas tesis aprobadas luego en el cuarto congreso del partido socialista, en La Plata, en donde se aprueba incorporar al programa mínimo del partido la abolición de los impuestos que gravan la agricultura, exención impositiva para las viviendas obreras rurales, contribuciones directas y progresivas sobre la renta de la tierra, reglamentación del trabajo agrícola y otros puntos más. Se ubica entonces el programa socialista en la defensa del pequeño propietario, del agricultor y del proletario rural, víctimas todos de la explotación y el ahogo del latifundio, el banco y el impuesto estatal (25). Juan B. Justo desarrollará una elaboración mayor en un artículo de 1914, donde ya realiza una defensa más acentuada del campesino y un ataque al latifundio, notándose los ecos de la protesta de los campesinos del sur de Santa Fe, conocida como Grito de Alcorta. De todas maneras, en su libro Teoría y práctica de la historia, aparecido en 1907, Juan B. Justo desarrolla un concepto opuesto al de Lallemant diez años antes: la propiedad de la tierra, a diferencia de la industria, que tiende a concentrarse, tiende a subdividirse hasta llegar a un punto de equilibrio, en el que el campo es lo suficientemente grande como para realizar grandes inversiones y lo suficientemente pequeño como para poder controlar el trabajo y ahorrar en transporte interno (26). Un gran debate sobre la cuestión agraria se está desarrollando en los años 90 en Europa, en el seno de la Segunda Internacional. El ala derecha de la socialdemocracia alemana, presionada por el pequeño campesino de Bavaria, abogaba por la incorporación al programa socialista de medidas de defensa impositiva del campesino. El centro marxista (Kautsky, Engels, Lafargue) reaccionó contra esta tendencia por considerarla utópica y en todo caso reaccionaria. De este debate surgió el libro de Kautsky La cuestión agraria(27), el cual, sin embargo, tiene muchos puntos de contacto con las ideas de Lallemant. Incluso, éste o Antonino Piñero logran que se publique, durante octubre y noviembre de 1900, una traducción de esa obra, por capítulos, en La Agricultura. Pero no se puede homologar la discusión sobre el problema agrario entre Europa y la Argentina. Las tierras no cultivadas en Europa eran una pequeña minoría, mientras que en Argentina había millones de hectáreas dedicadas simplemente al pastoreo o a la especulación. El socialismo, más que preocuparse por el logro de créditos “”blandos”” y exenciones impositivas, debía exigir la nacionalización de la tierra: que el Estado se haga cargo de la mayor riqueza que tenía el país, para entregarla a todos aquellos que la quisieran trabajar, en beneficio de la nación y no en beneficio de una pequeña oligarquía. Esto traería aparejado el poblamiento del campo, la extensión de la agricultura y la destrucción del poder oligárquico. Lógicamente, sólo el socialismo podía llevar a cabo este programa. La lucha contra el imperialismo La crisis del 90 también fue una crisis desarrollada a partir de la crisis de la deuda externa. Desde 1891, Argentina entró en cesación de pagos, luego pactó una moratoria con el imperialismo inglés en condiciones desventajosas y tardó diez años en recuperarse, por supuesto con la receta eterna del capitalismo: encarecimiento del costo de vida y superexplotación obrera. Se puede leer reiteradas veces la denuncia de la acción del capital internacional en los artículos de Lallemant, razón por la cual sus máximos panegiristas lo ubican en una postura antimperialista decidida, en oposición a Juan B. Justo, propenso a la participación del capital internacional en nuestro país. “”Sin conquistas políticas, sin barcos ni cañones, el capital inglés exprime, pues, de la Argentina, en valor relativo, 17 veces más de lo que extrae a sus súbditos indios”” (28). “”Cinco o seis banqueros de Londres… ordenan al gobierno de Buenos Aires, a través del embajador argentino, qué debe hacer y qué debe dejar de hacer”” (29). “”El país ya no soporta la carga y se hunde bajo el peso del imperialismo británico y de su propia administración irresponsable”” (30). Al analizar la depreciación de nuestra moneda, afirma: “”La soberanía de la Bolsa sobre la Nación queda, pues, bien visible. El billete vale tanto cuanto la Bolsa, representante del capital internacional, quiera dar por él, es decir, tanto como valga el crédito de la Nación ante el capital, y ni un comino más”” (31). Sin embargo, Lallemant no es un opositor a la acción del imperialismo en Sudamérica: “”La bandera estrellada (de Estados Unidos) flameará pronto sobre una parte de este continente; los destinos de estas miserables repúblicas, que son totalmente incapaces de gobernarse a sí mismas, serán entonces determinados por la Casa Blanca en Washington. Cuando antes esto suceda tanto mejor, porque únicamente de esta manera es posible pensar que Sudamérica pueda alguna vez ser abierta a la cultura y a la civilización”” (32). “”El desarrollo liberal burgués de Sudamérica, su liberación del sistema de violencia dominante de las oligarquías que todo lo absorben, será posible únicamente cuando el panamericanismo extienda sus alas en este continente. La oligarquía es un enemigo a muerte del panamericanismo”” (33). Es decir que la denuncia a la acción del imperialismo se realiza desde el punto de vista de la violencia y de la usura que representa, pero a pesar de ello, también representa el capitalismo, la civilización, el progreso, la buena administración. Pero no hacía falta leer el libro de Lenin sobre el imperialismo, que recién aparecería en 1915, para darse cuenta de que el papel del capital internacional en las republiquetas atrasadas de Sudamérica no acarreaba ningún progreso económico real. Al contrario, el capital actuaba como un usurero del Estado e invertía en aquellos factores que nos condenaban económicamente al atraso, manteniendo nuestra estructura agraria latifundista. El panamericanismo es la expresión ideológica del intento norteamericano de dominar todo el continente, concretada en la agresiva política yanqui en Centroamérica, el Caribe, Bolivia, etc. Las oligarquías locales son las más entusiastas socias del panamericanismo, salvo las oligarquías de Argentina y Uruguay, más propicias al imperialismo inglés. La oposición al panamericanismo ya surge por estos años en el seno de la pequeña burguesía latinoamericana. Lallemant, en nombre del progreso y la civilización, se pone a la derecha de este incipiente movimiento. En definitiva, su concepción del imperialismo como factor de progreso en Sudamérica coincide con su idea de que es el latifundio el introductor del capitalismo en el campo. Su pensamiento resalta la línea de triunfo del capital más concentrado y más desarrollado. Pero el marxismo se caracterizó por pensar el desarrollo no sólo del capital, sino también de sus contradicciones. Y las contradicciones del capitalismo no se resumen en la lucha política del proletariado: el capital provoca contradicciones en la reproducción misma de su dominación económica. La crisis y la guerra es donde se expresa la contradicción suprema del capital consigo mismo. Es en el seno de estas contradicciones que el proletariado actúa políticamente y llega a barrer con la dominación de la clase burguesa. Esta idea queda expresada en el siguiente pasaje: “”Tenemos pues que todos los fenómenos económicos en la actualidad tienden a un mismo fin, a saber: acrecentar la pobreza de las grandes masas de la población y disminuir su capacidad de consumo, haciendo más grandes los efectos de la sobreproducción y causando la depresión de los precios, hasta que el capital no dé ya sino un insignificante rédito, y las masas de la población, en su desesperación, concluyan con el orden social vigente y el modo capitalista de la producción”” (34). Es interesante destacar que para Lallemant, la revolución aparece “”por desesperación”” de las masas, pero esta desesperación no puede actuar en forma revolucionaria si no es acumulando una experiencia histórica y política previa, con lo cual la desesperación no pasa de ser un factor marginal. Por otra parte, la revolución no surge como respuesta a la explotación universal y homogénea del proletariado: también se rebelan las colonias contra las metrópolis, las clases medias contra las oligarquías, los campesinos contra los latifundios, los sectores burgueses expropiados contra los que triunfaron en la competencia, etc. Lallemant siempre concibe la línea de triunfo del gran capital, pero en esa constatación desestima la actuación del capital dependiente, ya sea pequeña propiedad agraria o capital nacional, respecto al imperialismo. Lo llamativo es que con estas concepciones haya sido reivindicado por un nacional-marxista como José Ratzer, cuando el pensamiento de Lallemant era, entonces, más antinacional y pro-oligárquico que el de Juan B. Justo. Las críticas al reformismo En más de una oportunidad, Lallemant desliza críticas al socialismo reformista o toma distancia con respecto a éste. A fines de 1896, afirma que el socialismo “”está restringido a los 300 miembros del Club Vorwärts, y de estos mismos, ¿cuántos serán verdaderos socialistas de convicción?”” (35). Del partido socialista recién constituido, afirma que se mezcla a Marx con Spencer, a Lombroso con Ferri, acusándolo de una franca heterogeneidad ideológica. En un artículo para Die Neue Zeit, denuncia la resbaladiza base ideológica del socialismo y ensalza extremadamente la tarea de los alemanes del Vorwärts. Denuncia una casa editorial formada por socialistas que editó una traducción de un libro de Ferri, socialista evolucionista italiano, convertida en “”biblia de los socialistas locales”” (36). “”La misma editorial publicó también la obrita de un estudiante que rebosa de ignorancia y absurdos [se refiere a Qué es el socialismo, de José Ingenieros]… En el Vorwärts, compañeros alemanes han combatido contra este absurdo, dado que La Vanguardia socialista en idioma español no admite discusión sobre este asunto, probablemente para no perjudicar a la editorial. Se incluyen frecuentemente traducciones de artículos de Ferri y de Lorio sin el menor criterio selectivo”” (37). “”Sin los compañeros alemanes, la totalidad de los obreros habría caído en los brazos del anarquismo”” (38). Ya en 1908, la denuncia al reformismo del partido de Juan B. Justo se hace más dura: “”El reducido partido socialista también ha sufrido gravemente, si bien su actuación difícilmente pueda ser más tranquila y cautelosa. Los jefes han pasado casi sin excepción al campo de Turati, tal como se manifestó ya tan llamativamente en el Congreso de Amsterdam. Esto le ha reportado pocas simpatías por parte de los obreros locales… Los elementos propulsores del partido socialista son ideólogos burgueses que no están dispuestos a cruzar un determinado Rubicón… De ahí su turatismo”” (39). Lallemant se está refiriendo a un congreso de la Internacional Socialista en Amsterdam, en 1904 (40), donde el ala izquierda procuró liquidar definitivamente el revisionismo bernsteiniano. El ala derecha se opuso, liderada por el italiano Turati, y a esta fracción dio su apoyo el socialismo argentino. Pero no se pueden tomar estas afirmaciones de Lallemant de un modo directo. Primeramente, que el grupo Vorwärts fuera un homogéneo sector marxista no es más que una leyenda. Hemos demostrado, en un artículo en Prensa Obrera, que el Club Vorwärts estaba animado de un gran eclecticismo, con rasgos de lasalleanismo (41). A raíz de esto es que deformaron el llamamiento del 1º de mayo de 1890 que hiciera el Congreso Socialista de París y lo convocaron como “”fiesta del trabajo””. Más importante que esto: ¿desde dónde critica Lallemant al reformismo socialista? ¿Desde la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis? Para aceptar favorablemente esta inquietud, es que José Ratzer o Puiggrós inventaron la existencia de una “”corriente”” dentro del socialismo argentino, dirigida por Lallemant, opuesta desde un primer momento al reformismo proimperialista de Juan B. Justo. “”Lallemant y su grupo””, deliran, habrían actuado como un contrapeso de izquierda con sentido de lo nacional y lo popular, y se los podría considerar el origen larvado, embrionario, de lo que luego fue el socialismo revolucionario, expresado en la fundación del Partido Comunista en 1918. Dejemos estas leyendas de lado, que nos hablan de un grupo que no se reconoce como tal, que expone sus posturas en forma espaciada y en ámbitos ajenos al movimiento obrero local, y que en la mayoría de los aspectos coincide con su supuesto “”enemigo”” reformista. Balance Germán Avé Lallemant se destacó más como científico que como militante socialista. Su actividad política estuvo encuadrada en el radicalismo puntano, mientras que su colaboración con el socialismo local se reduce a la edición del periódico El Obrero por unos pocos meses, su candidatura a diputado en 1896 y los informes a la mejor revista del marxismo internacional, Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Su actividad periodística fundamental se desarrolla en una publicación burguesa, destinada a fomentar la agricultura en el campo, intención que coincide con el propio pronóstico de Lallemant con respecto a nuestro país. A la vez, combate la industria nacional, glorifica la función del latifundio y exalta la función del imperialismo como factor de civilización en los países sudamericanos. Un aspecto destacable de la obra de Lallemant es que, en buena parte de su producción periodística (incluyendo lo aparecido en publicaciones burguesas), explica detalladamente conceptos básicos de las concepciones económicas de Marx, citando profusamente tanto a este mismo como a Engels, publicando íntegra la obra de Kautsky sobre La cuestión agraria, dando noticias sobre el socialismo europeo, etc. Esta defensa del marxismo es lo que nos lleva a revisar sus ideas y sus aportes al socialismo argentino: porque defendemos el campo en el que se quiso inscribir, y buscamos criticarlo en ese mismo ámbito. De otra forma, no tendría sentido revolver papeles viejos en busca de sus artículos. Esto no quita que sus principales esfuerzos estén destinados a la solución del problema de la plaga de langostas, la descripción geológica y fitozoológica del país, así como otros “”servicios”” que se le brindan al chacarero y al terrateniente argentino. No podemos impugnar la actividad periodística de Lallemant, pero eso no debe impedir un balance objetivo de sus propuestas y de su alcance. No es nuestra intención afirmar que la militancia en el socialismo es condición para una evaluación positiva de su obra. Algunos aspectos de su pensamiento los hemos evaluado en este artículo, y valen independientemente de su conexión con el movimiento obrero argentino. Pero sus críticas al reformismo socialista no se pueden desarrollar desde una posición apartidaria, porque están implicando directamente la concepción de lo que es o deja de ser un partido revolucionario. El conjunto de sus postulados condice en realidad con su militancia radical en San Luis. Lallemant aboga, como hemos dicho, por el triunfo del gran capital, el latifundio, el imperialismo, la gran industria europea. Coincidentemente con esto, considera que con la introducción de la Argentina al ciclo capitalista mundial, se inicia la era del triunfo de la democracia liberal burguesa en estado químicamente puro: sufragio, libertades democráticas, parlamentarismo, etc. La carta de triunfo de esta democracia no es el socialismo, sino el radicalismo. El socialismo es el único que puede tener un diagnóstico científico sobre la realidad, pero su papel político se resume a una tarea de “”mantenimiento”” ideológico hasta que la desesperación de las masas haga sonar la hora de la muerte del capitalismo. Consumada la democracia, recién allí empezará a primar el socialismo entre las masas. La reivindicación que los nacionalistas de todo tipo han hecho de Lallemant se produce a raíz de que es lo mismo que ellos piensan, aún hoy. Latinoamérica todavía tiene que desarrollar su nacionalidad y sus instituciones democráticas, la hora del socialismo aún no ha sonado. ¿Qué hace esta gente militando entonces en el seno de la izquierda? No desesperemos: algunos ya han tomado conciencia de que su lugar verdadero está en las filas de los partidos burgueses. La existencia de un grupo alrededor de Lallemant, que habría conservado subterráneamente un marxismo revolucionario en el seno de un socialismo mayoritariamente reformista, es un puro invento de Puiggrós y Ratzer. No hay tal grupo, no hay tal marxismo revolucionario, no hay tal origen. Sólo que los escritores buscan afirmarse emocionalmente con el “”mito de los orígenes””, el cual demostraría que los “”antepasados”” de sus ideas no eran todos villanos de película. Para reafirmarse en sus críticas a Juan B. Justo, inventaron un Lallemant opuesto, “”injustamente olvidado””. El verdadero marxismo revolucionario descree de los orígenes puros y somete todo al tamiz de la crítica, porque sólo de ella podrá surgir la verdadera comprensión de las condiciones que forjaron la historia del movimiento obrero. Notas 1. Ferrari, Roberto A., Germán Avé Lallemant, ICCED, San Luis, 1993. El artículo de Fermín Chávez “”Un marxista alemán en San Luis””, en Todo Es Historia nº 310, mayo de 1993. 2. García Costa, Víctor O., El Obrero: selección de textos, CEAL, Buenos Aires, 1985. 3. Ratzer, José, Los marxistas argentinos el 90, Pasado y Presente, Córdoba, 1969. Véase también El movimiento socialista en Argentina, Agora, Buenos Aires, 1981. 4. Puiggrós, Rodolfo, Historia crítica de los partidos políticos argentinos, Argumentos, Buenos Aires, 1956, pg. 151. 5. Paso, Leonardo, La clase obrera y el nacimiento del marxismo en la Argentina, Anteo, Buenos Aires, 1974. 6. Chávez, Fermín, ob. cit. 7. García Costa, Víctor, ob. cit. 8. Marx, Carlos y Engels, Federico, Manifiesto del partido comunista, Anteo, Buenos Aires, 1985. 9. García Costa, Víctor., ob. cit., pg. 42. 10. Idem, pg. 46. 11. Idem, pg. 47. 12. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 195. 13. En La Vanguardia, 21 de julio de 1894, citado por Emilio Corbière en el prólogo a Bauer, Alfredo, La Asociación Vorwärts y la lucha democrática en la Argentina, Legasa, Buenos Aires, 1989, pg. 19. 14. Oddone, Jacinto, Historia del Socialismo Argentino, Talleres Gráficos La Vanguardia, Buenos Aires, 1934, 2 tomos. 15. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 16. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 17. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 18. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 19. Malaj, Norberto, “”Juan B. Justo: ¿Un Lasalle latinoamericano?””, En Defensa del Marxismo nº 12, Buenos Aires, mayo de 1996. 20. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 87. 21. Idem, pg. 89. 22. Idem, pg. 90. 23. “”Colonización o latifundios””, La Agricultura nº 132, 11-7-95, pg. 534. 24. “”Estancias””, La Agricultura nº 157, 2-1-96, pg. 20. 25. Oddone, Jacinto, ob. cit., tomo II, pg. 385. 26. Justo, Juan B., Teoría y práctica de la historia, Líbera, Buenos Aires, 1969, pg. 104. 27. Kautsky, Karl, A questão agrária, Proposta, San Pablo, 1980. 28. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 188. 29. Idem, pg. 189. 30. Idem. 31. “”La depreciación de nuestra moneda””, La Agricultura, pg. 93, firmado con el seudónimo “”Demócrata””. 32. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 192. 33. Idem, pg. 179. 34. “”Fenómenos notables en el campo de la evolución económica””, La Agricultura nº 120, 18-4-95, pg. 318. 35. “”La industria nacional y las huelgas””, La Agricultura nº 201, 5-11-96, pg. 796. 36. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 37. Idem. Ver también el interesante artículo de María Rosa Labastié de Reinhardt, “”Una polémica poco conocida. Germán Avé Lallemant – José Ingenieros (1895-1896)””, en Nuestra Historia nº 14, Buenos Aires, abril de 1975, pg. 86, donde se reproduce extensamente la polémica, traduciéndola del Vorwärts. 38. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 39. Idem, pg. 205. 40. Joll, James, La II Internacional. Movimiento obrero 1889-1914, Icaria, Barcelona, 1976. 41. “”El 1º de Mayo de 1890″”, en Prensa Obrera de mayo de 1996.”,”MALx-024″
“RAUCH Georg von”,”Geschichte des Bolschewistischen Russland.”,”Rivoluzione russa, guerra civile, NEP, STALIN al potere e lotta contro l’ opposizione, politica estera anni 1922 – 1932, stalinismo anni ’30 pianificazione, oscillazione pol est staliniana anni 1934 – 1941, la 2° GM grande guerra patriottica, 2° dopoguerra.”,”RIRO-094″
“RAUCH Georg von”,”Storia della Russia sovietica.”,”Georg VON RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale.”,”RUSU-002″
“RAUCH Georg von”,”A History of Soviet Russia.”,”Georg Von RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale. La carestia degli anni trenta. “”All’ inizio la “”rivoluzione agraria dall’ alto”” che fu messa in opera dal 1928 al 1930 ebbe conseguenze catastrofiche.Qualche anno dopo furono rivelati i risultati economici. Nel gennaio 1934, lo stesso Stalin diede pochi dati. Nel 1929 la Russia possedeva 34 milioni di cavalli, nel 1933 ne rimanevano solo 16.6 milioni; 30 milioni di capi di bestiame e quasi 100 milioni di pecore e capre furono uccisi. Grandi porzioni di terre rimasero incolte, come durante la guerra civile dieci anni prima. Il risultato fu nuova fame che non rimase confinata alle città ma invase pure le ricche aree acrigole dell’ Ucraina. La decimazione della fornitura di cavalli ebbe un’ altra conseguenza. Una accelerata meccanizzazione dell’ agricoltura ora diventava una questione di vita o di morte.”” (pag 182)”,”RUSU-175″
“RAUPACH Hans”,”Wirtschaft und Gesellschaft Sowjetrußlands, 1917-1977.”,”Produzione di acciaio grezzo 1913 – 1929 (in milioni di tonnellate) Europa (senza URSS), 1913: 38.6 1929: 54.6 America del Nord, 1913: 32.6 1929: 58.8 URSS, 1913: 4.2 (Russia) 1929: 4.7 Giappone, 1913: 0.3 1929: 2.3 Resto mondo, 1913: 0.3 1929 0.7 Totale mondiale, 1913 76.2 1929: 121.1 (pag 45)”,”RUSU-168″
“RAUTY Raffaele a cura; testi di B. CROCE E. DE-MARTINO A. BANFI A. GRAMSCI F. FORTINI C. LUPORINI A.M. CIRESE V. SANTOLI P. TOSCHI V. SANTOLI A. OCCHETTO V. LANTERNARI F. ALBERONI A. ROSSI C. BERMANI G. BOSIO L. LOMBARDI SATRIANI T. SEPPILLI”,”Cultura popolare e marxismo.”,”Raffaele Rauty (Crotone, 1947), laureato a Firenze con una tesi sulla cultura popolare, ha pubblicato ‘Introductory Note to the Prison Revolts in Italy’ (1973).”,”TEOS-011-FSD”
“RAVACHOL Francois C.; presentazione e cura MAITRON Jean”,”Ravachol et les Anarchistes.”,”RAVACHOL pseudonimo di Francois Claudius KOENIGSTEIN”,”ANAx-019″
“RAVAIOLI Carla”,”Un mondo diverso è necessario.”,”RAVAIOLI Carla, autrice di numerosi libri sui problemi delle donne, dell’ambiente, del mutamento sociale è attenta alle contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo. ‘In questo libro ho ripreso e liberamente rielaborato alcuni articoli apparsi su Critica marxista, il manifesto, la rivista del manifesto, La Rinascita, Finesecolo. Un ringraziamento particolare va a Fabrizio Battistelli dell’archivio disarmo, Giuseppe Chiarante, Alberto Di Fazio, Fabrizio Giovenale, Vittoria Giuliani, Giuseppe Prestipino, Giorgio Ruffolo.’ (pag 8) Attualità delle considerazioni di Marx Engels su capitalismo. “”Quanto considerato finora parrebbe dunque prospettare l’economia globale come una sorta di mutazione del sistema capitalistico. Ma forse, a ben guardare, al di là delle innegabili spesso spettacolari trasformazioni causate soprattutto dal progresso scientifico e tecnologico, che hanno investito l’organizzazione produttiva e conseguentemente le condizioni di lavoro e di vita di vaste aree sociali, non è difficile riconoscere in tutto ciò le sembianze del capitalismo di sempre. A riprendere in mano i classici si hanno in proposito davvero significative sorprese, addirittura se ne riporta a tratti una sensazione allucinante di attualità. Già nel 1848 nel ‘Manifesto del partito comunista’ Marx e Engels parlavano di “”epidemie di sovrapproduzione””, cui si risponde con “”la conquista di nuovi mercati e più radicale sfruttamento di quelli vecchi””, con abbassamento dei prezzi e una concorrenza sempre più dura, che spinge la borghesia “”su tutta la faccia della terra””, a “”plasmare in senso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi”” (2). E le analogie appaiono ancor più convincenti se – secondo ipotesi da più parti avanzate – si legge la globalizzazione come la risposta a una delle ricorrenti crisi cicliche: crisi di accumulazione, da cui il capitale si difende con le strategie che gli sono proprie, facendo ciò che ha sempre fatto e che attiene alla sua natura, e a questo fine sfruttando tutti gli strumenti disponibili. Dunque spostando la produzione da paesi in cui la valorizzazione riesce sempre più difficile verso paesi che offrano condizioni più favorevoli; accettando, quando convenga, o addirittura sollecitando politiche keynesiane, non importa se in aperta contraddizione con le regole del mercato e con il credo neoliberistico; mettendo in piedi il gran teatro della finanziarizzazione più spinta quando scarseggino altri spazi per investimenti proficui. Forse ha ragione chi parla di capitalismo senza aggettivi, sempre uguale a se stesso”” [Carla Ravaioli, Un mondo diverso è necessario, 2002] [(2) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, Rizzoli, 1998, p. 61] (pag 69)”,”PVSx-056″
“RAVAIOLI Carla”,”Il quanto e il quale. La cultura del mutamento.”,”Carla Ravaioli è nata a Rimini e vive attualmente (1982) a Roma. Giornalista e scrittrice, dal 1979 è giornalista della Sinistra indipendente. Tra i suoi scritti ‘La questione femminile. Intervista col Pci’ (1977).”,”ITAS-253″
“RAVANEL Serge, collaborazione di Jean-Claude RASPIENGEAS”,”L’esprit de Résistance.”,”Serge Ravanel fu un responsabile a livello nazioanle della Resistenza. Qui testimonia della realtà quotidiana, gli anni di lotta e di vita clandestina. MOstra come la popolazione a poco a poco si orienta verso la Resistenza. Colonello FFI a 24 ani, dirigente delle forze militari che hanno combattutio efficacemente per la liberazione della regione di Tolosa descrive la sua vita in questi anni e quella dei suoi compagni senza manicheismo o grandiloquenza. Poi mostra come De Gaulle alla Liberazioen riesce a mettere da parte le forze organizzate della resistenza.”,”FRAV-005-FSD”
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVEGNANI Giorgio”,”I Bizantini in Italia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-044-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Bisanzio e Venezia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-045-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Soldati di Bisanzio in età giustinianea.”,”Giorgio Ravegnani è nato a Milano nel 1948 e si è laurato in lettere classiche presso l’Università di Urbino. In seguito è stato segretario dell’Istituto “”Venezia e l’Oriente”” della Fondazione Giorgio Cini di Venezia ed è attualmente professore associato di Storia Bizantina all’Università di Venezia. Ha pubblicato pure ‘La corte di Bisanzio’ (Ravenna, 1984).”,”QMIx-046-FSL”
“RAVERA Camilla, a cura di Rita PALUMBO”,”Camilla Ravera racconta la sua vita.”,”PALUMBO Rita (Napoli, 1955) è giornalista dal 1975. Ha collaborato a giornali quali L’ Unità, Paese sera, L’ Occhio, e a vari periodici. Si è occupata di problemi del lavoro e alla condizione della donna. E’ stata responsabile dell’ Ufficio Stampa della Camera del Lavoro di Napoli. Attualmente (1985) è giornalista de ‘Il Mattino’. “”Poco dopo arrivò J. Humbert Droz, il compagno che rappresentava l’ Internazionale Comunista e che doveva dare spiegazioni su quanto era realmente accaduto a Mosca tra Stalin e Trotsky e sulle decisioni del Comitato Centrale del Partito Sovietico. Appena arrivò, la prima cosa che ci disse fu: “”Che strano modo avete di fare i traslochi. A Genova ho visto buttare dalle finestre i mobili di una casa””. Noi capimmo subito di che si trattava: i fascisti usavano gettare tutto quel che trovavano – libri e anche mobili – dalle finestre delle case degli avversari politici, per devastarle e distruggerle””. (pag 78)”,”PCIx-179″
“RAVERA Lidia”,”Ammazzare il tempo. Romanzo.”,”””Non sei né giovane né vecchio, ma è come se dormissi dopo pranzo, sognando di entrambe queste età…”” W. Shakespeare, Misura per misura”,”VARx-338″
“RAVERA Camilla”,”La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento.”,”””Anna Lorenzetti ha raccolto in un interessante fascicolo un elenco di donne giudicate e condannate dal Tribunale Speciale”” (pag 133)”,”DONx-035″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola.”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-486″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-489″
“RAVIC Nikolaj Aleksandrovic”,”La giovinezza del secolo. Da Mosca al fronte sud-occidentale, dalla Bielorussia all’ Asia centrale e alla Turchia, dal 1916 al 1926.”,”Sone le testimonianze di un decennio rivoluzionario di un giovane borghese, ex-studente di liceo, unitosi ai bolscevichi fin dai primi giorni di ottobre, che percorre una rapida carriera nell’ esercito adempiendo i servizi più disparati in diverse zone di operazione (Odessa, Bielorussia, Polonia ecc. ). A Mosca lavora con DZERZINSKIJ, il conte polacco fondatore della CEKA di cui traccia un ritratto indimenticabile. Ma di ogni personaggio incontrato l’A fornisce una descrizione insolita perché RAVIC era soprattutto interessato al carattere. Parla così della KOLLONTAI e DYBENKO, di RASKOLNIKOV, di Gemal PASCIA. Oltre ai personaggi ci sono le descrizioni della natura.”,”RIRO-221″
“RAVIOLA Blythe Alice VARALLO Franca, a cura”,”L’Infanta. Caterina d’Austria duchessa di Savoia (1567-1597).”,”Caterina Michela di Spagna (in spagnolo Catalina Micaela de Austria; Madrid, 10 ottobre 1567 – Torino, 6 novembre 1597) è stata un’infanta di Spagna per nascita e duchessa di Savoia per matrimonio. Caterina Michela sposò il 18 marzo 1585 a Saragozza Carlo Emanuele I di Savoia. La coppia ebbe dieci figli.”,”BIOx-024-FSD”
“RAVIOLA Blythe Alice ROSSO Claudio VARALLO Franca a cura; saggi di Guido CASTELNUOVO Luisa GENTILE Fabrizio CRIVELLO Giovanni SARONI Laurent RIPART Pierpaolo MERLIN B.A. RAVIOLA C. ROSSO Gian Paolo ROMAGNANI Stéphane GAL Paola BIANCHI Andrea MERLOTTI Paolo COZZO Giovanni BARBERI-SQUAROTTI Annarita COLTURATO Paolo CORNAGLIA Michele ROSBOCH Pierangelo GENTILE Carla Enrica SPANTIGATI”,”Gli spazi sabaudi. Percorsi e prospettive della storiografia.”,”Due saggi sono in francese.”,”STOx-034-FMB”
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”RAWICK George P. è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’ Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. E’ autore di varie pubblicazioni. Un suo contributo è apparso in ‘Operai e Stato’, Feltrinelli, 1972.”,”CONx-074″
“RAWICK George CLARK Ed, a cura del Centro Giovanni Francovich”,”USA. Dalle strade alle fabbriche. Potere Nero e Lotte Operaie (G. Rawick). Verso una strategia per il Sud (Ed Clark).”,”Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. “”Un’ altra osservazione: le trasformazioni nella composizione della classe operaia negli Stati Uniti hanno il loro riflesso anche nel Sud. Mentre gli economisti marxisti tradizionali non considerano i “”lavoratori dei servizi”” (cioè i lavoratori dei trasporti, comunicazioni, commercio all’ ingrosso e al minuto, impiegati di bassa categoria, dipendenti statali, ecc.) come parte della “”classe operaia””, sulla quale ritengono che un movimento rivoluzionario debba fondarsi, noi in realtà riteniamo che questi lavoratori costituiscano parte integrante della “”classe operaia””. I servizi sono dei beni e i lavoratori dei servizi sono sfruttati allo stesso modo dei lavoratori dell’ industria. Questo è il risultato di un’ economia avanzata di tipo capitalista monopolistico che integra tutti gli aspetti della produzione e della distribuzione ad un livello mai raggiunto””. (pag 39-40)”,”MUSx-203″
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”George P. Rawick è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. È autore di numerose pubblicazioni. Un suo contributo è apparso nel volume ‘Operai e stato’, Feltrinelli, Milano, 1972.”,”CONx-002-FRR”
“RAWLINGS Helen”,”L’Inquisizione spagnola.”,”RAWLINGS Helen insegna spagnolo nell’Università di Leicester. Ha pubblicato pure ‘Church, Religion and Society in Early Modern Spain’ (Palgrave, 2002). “”Ma per l’Inquisizione la fonte di entrate più remunerativa fu quella che derivò da un accordo stilato con il papa nel 1559, in base al quale le entrate di 54 cattedrali e di 47 chiese canoniche collegiate spagnole dovevano essere riservate agli inquisitori (senza obbligo di residenza). Per i due secoli successivi le confische e quest’ultima forma di guadagno rappresentarono la principale risorsa finanziaria diretta per ogni tribunale: in mancanza di esse l’Inquisizione sarebbe fallita. Ciononostante, lo stato delle finanze della maggior parte dei tribunali locali (che in parte dovevano sostenere il lavoro della ‘Suprema’) rimase precario. (…) Nel 1573 i fitti di terreni e di proprietà provenienti dalle confische rappresentarono fino al 76% degli introiti del tribunale di Granada. Malgrado ciò l’Inquisizione non divenne mai un’istituzione florida come la Chiesa o gli ordini militari. Non si può dunque affermare che essa contribuì al declino economico della Spagna nel XVII secolo, anche se certamente, mediante le sue confische, la prosperità dei ‘conversos’, che erano i gruppi più attivi nella finanza e nell’industria, subì una seria battuta d’arresto”” (pag 52-53)”,”RELC-322″
“RAWLS John, a cura di Barbara HERMAN”,”Lezioni di storia della filosofia morale.”,”John Rawls (1921-2002) è stato il maggior filosofo politico americano del ventesimo secolo. Teorico della giustizia sociale, la sua opera è considerata una pietra miliare del pensiero politico. In questa collana sono pubblicati il suo libro più importante, Una teoria della giustizia e Giustizia come equità. Una riformulazione (2002).”,”FILx-037-FL”
“RAWSKI Thomas G.”,”Can China Sustain Rapid Growth Despite Flawed Institutions?”,”RAWSKI Thomas G. Department of Economics University of Pittsburg Nel testo, assieme a A. Maddison si cita Harry X. Wu (citato anche in bibliografia per un articolo sulla velocità di crescita dell’industria cinese e un saggio fatto assieme a A. Maddison, sulle caratteristiche dello sviluppo economico cinese (2007) vedi voce Wikip: Harry Wu (in cinese Wu Hongda Shanghai, 1937) è un attivista per i diritti umani cinese naturalizzato statunitense. Ora residente e cittadino degli Stati Uniti, Wu ha trascorso 19 anni nei campi di lavoro cinesi, che poi ha fatto conoscere col termine “”laogai””. Proveniente da una famiglia agiata (il padre era banchiere, la madre era una discendente di proprietari terrieri), Wu ricorda la sua infanzia come “”pacifica e gradevole””, ma la sua fortuna cambiò dopo la fine della guerra civile cinese nel 1949: « Durante la mia giovinezza, mio padre perse tutte le sue proprietà. Avevamo problemi economici. Il governo sequestrò tutte le proprietà del paese. Fummo costretti a vendere il mio pianoforte. » (worldnetdaily.com del 5 aprile 2001) Studiò all’Istituto di Geologia di Pechino, dove fu arrestato la prima volta nel 1956 per aver criticato il Partito Comunista Cinese durante la Campagna dei Cento Fiori. Benché mai formalmente incriminato e sottoposto a processo, nel 1960 fu inviato nei “”laogai”” (“”riforma attraverso il lavoro””) con l’accusa di essere un controrivoluzionario. Lì rimase per 19 anni durante i quali fu trasferito in 12 differenti campi e costretto ad estrarre carbone, costruire strade e lavorare la terra. Il racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei Laogai (edizione italiana: Contro rivoluzionario. I miei anni nei Gulag Cinesi, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2008). Nel libro, scritto insieme alla giornalista Carolyn Wakeman, Wu narra la storia della sua prigionia e della sua sopravvivenza, gli atti di coraggio e solidarietà dei detenuti, e i particolari più raccapriccianti della prigionia, come le giornate a battere i campi in cerca di rane e serpenti che poi venivano serviti come pasti per i prigionieri. Più di una volta al limite della morte e della pazzia, Wu riesce a sopravvivere grazie alla forza della dignità personale. Il Los Angeles Times ha scritto di Bitter Winds: « merita di essere accostato ad Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzhenitsyn quale insuperabile e personale testimonianza di che cosa accadeva a milioni di uomini e donne innocenti » Quando è uscito negli Stati Uniti, la New York Times Book Review ha nominato Bitter Winds libro dell’anno. Rilasciato nel 1979 durante la liberalizzazione che seguì la morte di Mao Zedong, Wu si è trasferito negli Stati Uniti, dove è diventato professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Lì ha cominciato a scrivere delle sue esperienze nei Laogai e nel 1992 ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo ha creato la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi. Wu ha testimoniato di fronte a diversi Congressi negli Stati Uniti, al parlamento del Regno Unito, della Germania, dell’Australia, alle Nazioni Unite e, grazie all’interessamento di Alternativa Sociale, anche al Parlamento Europeo. Nel 1995 Wu, già cittadino statunitense, fu arrestato mentre tentava di rientrare in Cina. Il governo cinese lo trattenne per 66 giorni prima di sottoporlo ad un rapido processo in cui lo accusava di spionaggio, al termine del quale fu condannato a 15 anni di prigione e subito espulso. Wu attribuisce il suo rilascio ad una campagna internazionale in quei giorni in suo favore. Wu ha ricevuto il “”Premio Libertà”” dalla “”Federazione Ungherese Attivisti per la Libertà”” nel 1991. Nel 1994 ha ricevuto il primo “”Premio Martin Ennals per i Diritti Umani”” dalla “”Fondazione Svizzera Martin Ennals””. Nel 1996 è stato insignito della “”Medaglia alla Libertà”” dalla “”Fondazione Tedesca per la Resistenza della Seconda Guerra Mondiale””. Ha anche ricevuto la laurea ad honorem dall’Università di St. Louis e dalla Università Americana di Parigi nel 1996. Wu è attualmente Direttore Esecutivo della “”Laogai Research Foundation”” e del Centro Informazioni sulla Cina. Entrambe le organizzazioni hanno sede nella capitale Washington e sono finanziate principalmente dal Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy). Aggressione a Roma[modifica | modifica sorgente] Il 15 marzo 2006 Harry Wu aveva in programma la presentazione del suo libro Laogai. I Gulag di Mao Zedong presso il Tuma’s book bar di Roma,[1][2] « la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali, armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria; successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente; altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere e lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio » (dalla interrogazione parlamentare presentata alla Seduta n. 39 del 21/9/2006 alla Camera dei deputati da Fabio Rampelli) successivi accertamenti del Ministero degli Interni (retto da Giuliano Amato) hanno accertato che « circa quaranta giovani aderenti al movimento antagonista capitolino del centro sociale di via dei Volsci hanno effettuato senza alcun preavviso un presidio all’ingresso della libreria, inibendone di fatto l’entrata e impedendo lo svolgimento di ogni iniziativa. Uno degli organizzatori dell’evento è stato proditoriamente colpito al viso da un sacchetto di plastica contenente del ghiaccio ed ha riportato un trauma contusivo. » (dalla risposta all’interrogazione presentata nella Seduta n. 132 del 22/3/2007 della Camera dei deputati dal viceministro Marco Minniti) Critiche[modifica | modifica sorgente] Vi sono delle fonti che, per vari motivi, mettono in dubbio l’autorità di Wu come testimone, quale quella dell’uomo d’affari Cino-Americano George Koo[3] e dal presentatore della radio Cantonese di San Francisco Edward Liu ([2]). Anche il governo cinese rifiuta con fermezza di confermare quanto detto da Harry Wu. Mappa dei Laogai[modifica | modifica sorgente] Distribuzione dei Laogai in Cina La seguente mappa è ricavata dal libro Laogai: the Chinese Gulag tradotto in italiano come Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong e rappresenta i campi la cui collocazione era nota a Wu. I campi risultano concentrati soprattutto nei pressi di zone industriali come Hong Kong (e tutta la provincia del Guangdong) e Shanghai. Un Laogai: la “”Fattoria Qinghe””[modifica | modifica sorgente] Questo schema della fattoria Qinghe corrisponde alla vista satellitare di Google Maps: in rosso è indicato il complesso, in blu il fiume. Nei suoi libri Laogai: the Chinese Gulag e Contro rivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi (ed. or. Bitter Winds)), Wu descrive un laogai noto come “”Fattoria Qinghe””, fornendo informazioni dettagliate sulla sua ubicazione, la sua storia e la sua attività. Nel libro Contro rivoluzionario sono pubblicate anche delle fotografie della Fattoria Qinghe (e di altri laogai dove lui è stato rinchiuso), da lui scattate durante il viaggio fatto nel 1985. La “”fattoria”” si trova a Tianjin, a 120 km da Pechino e vicino al mare, ed ha dimensioni di circa 20 km x 15 km. In origine, i giapponesi vi costruirono un centro di detenzione che, dopo la loro sconfitta, passò alla Cina. A partire dal 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong, cominciò uno sviluppo considerevole, in 4 fasi: 1950-1956 – Nel 1950, decine di migliaia di proprietari terrieri e ufficiali militari nazionalisti furono condannati ai lavori forzati e obbligati a costruire canali, strade, muri e prigioni ed a coltivare la terra per il proprio mantenimento. In meno di 10 anni, la maggior parte di loro trovò la morte. 1957-1965 – Nel 1956 si aggiunsero migliaia di vittime della Campagna dei cento fiori. Nel 1958, in seguito al Grande balzo in avanti, un’altra ondata di prigionieri fu aggiunta per aumentare la produzione. Nel periodo 1959-1961, i risultati disastrosi del Grande Balzo minarono la conservazione del regime, che reagì con la deportazione dei “”controrivoluzionari””: la popolazione superò le 100 000 unità. 1966-1978 – Durante la Rivoluzione Culturale, numerosi prigionieri e guardie furono trasferiti in altri campi. 1978-1988 – Si ebbe un nuovo incremento, che portò la popolazione nuovamente a 100.000 unità. Il complesso è eterogeneo e comprende: Laogai con 20 000 detenuti; Laojiao con 20.000 detenuti; Jiuye con 60 000 fra lavoratori forzati ex-detenuti (25 000), le loro famiglie (15 000) e le guardie con rispettive famiglie (20 000). Sono presenti campi coltivati e industrie per un fatturato annuo di 10 milioni di Euro. I prodotti sono venduti sia sul mercato interno che sul mercato estero (uva, ceramica, maglieria). Ognuna delle 25 sezioni del complesso possiede una prigione circondata da mura con la sommità elettrificata. I detenuti dei Laogai e dei Laojiao vivono in baracche all’interno delle mura e sono scortati dalle guardie all’esterno per lavorare. I lavoratori forzati dei Jiuye vivono all’esterno delle mura in dormitori. Per questi ultimi e per le guardie, sono presenti scuole, negozi, ristoranti, un cinema e un ospedale. Solo le guardie possono uscire all’esterno della “”Fattoria”” Qinghe. Le opere[modifica | modifica sorgente] Troublemaker (1996), resoconto del suo viaggio clandestino in Cina e della sua detenzione nel 1995. Laogai, i Gulag di Mao Tze Dong, ed. L’ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2006, traduzione dall’inglese di Laogai. The Chinese Gulag, 1991, ISBN 88-8325-205-5 Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 2008, ISBN 88-215-6070-8, traduzione dall’inglese di Bitter Winds, 1994, ISBN 987-88-215-6070-5 Laogai. L’orrore cinese, Spirali, 2008, ISBN 978-88-7770-842-7 Note[modifica | modifica sorgente] ^ [1] Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong, di Hongda Harry Wu ^ ZENIT Denunciati a Roma i Laogai, i campi di concentramento cinesi ^ George Koo, Direttore della Deloitte & Touche”,”CINE-063″
“RAY Rabindra”,”The Naxalites and their Ideology.”,”RAY Rabindra è Reader in sociologia alla Delhi School of Economics, University of Delhi. “”E’ per via di questa filosofia ufficiale che il movimento Naxalita attaccò il Gandhismo, e simbolicamente ritrasse Gandhi. La dottrina della non-violenza è sfidata sul terreno del suo carattere ipocrita, e assaltata sul terreno della sua falsità. La violenza è vista come dominante e la realtà dominante del mondo sociale””. (pag 220)”,”INDx-056″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. I. 1887-1922. From Militant Nationalism to Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC”,”MASx-017″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC “”Roy’s third article in ‘Inprecor’ was devoted to the first conference of the All-India Workers’ and Peasants’ Party. Roy had for a long time been advising his communist followers in India to organize a Workers’ and Peasants’ Party which would have a mass base and provide a legal cover while it would be controlled by a hightly disciplined illegal Communist Party. The two were not to be identified, the former being largely a creation of the latter. In November 1925 the Labour-Swaraj Party was formed in Bengal; the name was changed to Peasant’s and Workers’ Party of Bengal in 1926. In Bombay similarly the Congress Labour Party (formed in November 1926) was changed into the Workers’ and Peasants’ Party in February 1927. A Manifesto of the Workers’ and Peasants’ Party to the Indian National Congress was published in Bengal in 1927. During 1928 WPPs were formed in Punjab, UP and Delhi. The first All-India Workers’ and Peasants’ Party conference was held from 23 to 25 December, 1928 in Calcutta just prior to the session of the Indian National Congress. That was the occasion for Roy’s article””. (pag 114) “”Roy, it would seem, was less impressed by Rosa’s critique of Lenin’s socalled “”Blanquism”” than by her assessment of nationalist movements. This might have been due, at least partly, to the fact that Rosa’s assessment corresponded with the deep-seated distrust which Roy had felt toward the moderates in the Indian National Congress throughout his own revolutionary nationalist period. Besides, it was more in consonance with the radical spirit of Marx. In any case, he did not take to Karl Radek (1885-1939) when he first met him in Berlin at the communist salon of the film star Erna Morena. Radek who like Rosa was a Polish revolutionary of Jewish parentage and had been working in Germany since 1908, but who had opposed her throughout her political career, was currently the principal exponent of “”Natioal Bolshevism”” which sought an alliance between the German military nationalists and the communists against the Entente. Roy would not meet the leading exponents of “”Left Communism”” till some time later, but in Germany their views already enjoyed the support of a section of the communists who had broken away from the newly founded Communist Party (KPD) and formed in September, 1919 their own separate and more militant organization, Communist Workers’ Party of Germany (Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands or KAPD).”” (pag 117-118)”,”MASx-018″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC (2° copia, la prima è in Mas-018″,”RIRB-095″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. I.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-023″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. II.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-024″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”””Almeno Bucharin aveva compreso perché doveva morire: ‘Stalin ha un’ idea politica imponente e audace di una purga generale a) in relazione al periodo prebellico e b) con una transizione alla democrazia. Questa purga coinvolge a) i colpevoli, b) i sospetti, c) i potenziali sospetti. In questo caso non potrei essere escluso. Alcuni vengono disarmati in un modo, altri in un altro, altri ancora in un terzo modo (…) i grandi piani, le grandi idee e i grandi interessi contano più di tutto e sarebbe sciocco sollevare la questione della mia persona dinanzi ai compiti storico-universali che pesano innanzitutto sulle tue (di Stalin) spalle.’ Malgrado ciò, Bucharin sperava ancora nella pietà: “”se vengo condannato a morte (…) invece di fucilarmi fa’ che mi sia dato il veleno nella mia cella (dammi la morfina per addomentarmi e non svegliarmi più) (…) Abbi pietà! Ti scongiuro.”” In altre lettere si offrì di andare nei campi artici per venticinque anni, a fondare università e musei, oppure in America per un periodo indefinito, dove avrebbe “”spaccato la faccia a Trotsky””. L’ ultimo biglietto a Stalin comincia così: “”Koba, perché hai bisogno della mia vita?””. (pag 336) (Nota: le mille pagine di storia, narrativa e poesia politica, come anche le lettere disperate a Stalin composte da Bucharin in prigione, finirono tutte nell’ archivio personale di Stalin. N.I. Bucharin, Tiuremnye tetradi, Sovremennik, Moskva, 1994. Rogovin V. , Partiia rasstreliannykh, Mosca 1997, note pag 519)”,”STAS-049″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”Donald Rayfield è professore di Russo e Georgiano al Queen Mary College dell’Universitò di Londra.”,”STAS-041-FL”
“RAYMOND Allen”,”Que es la tecnocracia?”,”Produzione imprese e biologia umana. “”Il professore Rautenstrauch sostiene che sono state calcolate dai tecnocrati le formule e curve delle imprese economiche e che coincidono notevolmente con indagini simili effettuate per G. Springer, capo della Sezione di Statistica di Bristol, Myers e C.a, così come con l’ equazione di Pearl-Reed per l’ aumento della popolazione. Questi grafici e formule dimostrano certe caratteristiche interessanti della produzione che sono, principalmente, il periodo iniziale di lento sviluppo e di aumento graduale mentre l’ attività mette radici, un secondo periodo di sviluppo più rapido mentre l’ attività si espande, e un terzo periodo quando il grado di produzione declina a misura che il mercato tende alla saturazione. (…) La tecnocrazia, ha detto Rautenstrauch, ha creduto di vedere un importante peculiare significato nella somiglianza sorprendente tra le curve della crescita dell’ industria, come è indicata nel libro di Raymond Pearl, Studi di biologia umana, le curve di accrescimento della popolazione che si trovano nello stesso libro e le curve della produzione delle imprese industriali che sono state tracciate dai tecnocrati.”” (pag 68-69)”,”USAE-039″
“RAYMOND Justinien e altri”,”Maurice Pivert (1895-1958) / Titres de la presse socialiste.”,”Sono riportati i titoli delle riviste e il nome dei fondatori Importante ruolo svolto nel XX secolo da Maurice Pivert nel campo della stampa socialista francese REPERTORIO STAMPA MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA FRANCESE GIORNALI PERIODICI RIVISTE SECOLO XIX XX LA REVUE SOCIALISTE MALON SFIO PS LA VAGUE BRIZON L’AVENIR SEVERAC LE POPULAIRE LOGUET LA NOUVELLE REVUE SOCIALISTE REVOLTE ETUDES SOCIALISTES LA FEMME SOCIALISTE SAUMONEAU LA VIE SOCIALISTE RENAUDEL ETINCELLE SOCIALISTE COURANT MARXISTRE DI POMMERA E LAURAT LE COMBAT SOCIALISTE LA VERITE’ TENDENZA LENINISTA LA CORRESPONDANCE SOCIALISTE DI FAURE BRACKE ZYROMSKI PIVERT LE POPULAIRE BATAILLE SOCIALISTE LEFRANC LA GAUCHE REVOLUTIONNAIRE LES CAHIERS ROUGES SPARTACUS MASSES LEFEUVRE COMBAT SOCIAL BRACKE LE SOCIALISTE DI M. DEIXONNE LA FEUILLE SOCIALISTE LA VOIX SOCIALISTE SFIO LA REVUE SOCIALISTE E. LABROUSSE E. WEILL-RAYNAL CLARTE’ DI IZARD E TEXCIER GAVROCHE BULLETIN DU PARTI SOCIALISTE LA DOCUMENTATION SOCIALISTE ETUDES SOCIALISTES LA PENSEE SOCIALISTE LA BATTAILLE SOCIALISTE CORRESPONDANCE SOCIALISTE INTERNATIONALE MASSES SOCIALISME ET LIBERTE’ REVUE BANQUE ET BOURSE DI PINEAU L’UNIVERSITE’ SOCIALISTE DEL CERCLES JEAN JAURES LA NATION SOCIALISTE DI RONSAC E ROBIN TRIBUE LIBRE CLAUDE WILLARD MAUROY DEFFERRE CHEVENEMENT QUILLIOT”,”MFRx-377″
“RAZAK ABDEL-KADER A.”,”Israele e il mondo arabo. Ebrei ed arabi di fronte all’ avvenire.”,”Nel 1962 quando appare in Francia questo libro con il titolo ‘Le conflit judéo-arabe, Juifs et Arabes face à l’ avenir’ era detenuto nel carcere Barberousse di Algeri. “”Quei tre giorni che servirono a ridar coraggio ai siriani del regime Kuwatli, dovevano costare 111 morti e feriti ai sudditi di de Gaulle. Una sciocchezza, si dirà, pensando che solo qualche mese più tardi altri compatrioti di de Gaulle organizzeranno in Algeria un’operazione destinata al mantenimento del prestigio coloniale che costerà 45.000 morti al popolo algerino e, un anno più tardi, un’altra operazione con gli stessi scopi costata 90.000 morti al popolo del Madagascar. I francesi, ridotti in Siria allo stato di prigionieri dei loro alleati inglesi, tentavano, mentre proseguivano i negoziati tra Parigi, Londra e Washington, di attaccarsi al Libano, cercando di risuscitare la pretesa “”tradizionale amicizia”” dei cristiani del levante per la Francia. Con la mediazione dei vecchi fantocci dell’amministrazione francese, passi ufficiosi furono compiuti presso il patriarca maronita, capo spirituale dei cristiani libanesi, per indurlo a rilasciare una dichiarazione ufficiale auspicante la permanenza della Francia nel Libano.”” (pag 217)”,”VIOx-151″