“PEAN Pierre”,”Carnages. Les guerres secrètes des grandes puissances en Afrique.”,”PEAN Pierre è scrittore e giornalista d’inchiesta. Si è occupato anche del ‘Monde’ (La Face cachée du Monde, 2003) “”Grande gioco africano”””,”AFRx-075″
“PEARCE Brian”,”How Haig Saved Lenin.”,”PEARCE B. è stato giornalista al Daily Worker e a Newsletter. Ha tradotto varie cose tra cui Trotsky ‘How the Revolution Armed’.”,”RIRO-343″
“PEARCE Brian WOODHOUSE Michael”,”A History of Communism in Britain.”,”Introduction, Note, Publishers’ Note, Index,”,”MUKx-004-FL”
“PEARSON Michael”,”Il treno piombato.”,”In inserto fotografico: ‘Lenin parla alla folla alla stazione di Finlandia (al quadro è stata aggiunta abusivamente la figura di Stalin alle spalle di Lenin) “”Esistono chiare prove tra i documenti tedeschi che Parvus era in regolare contatto con il ministero degli Esteri a Berlino e persino con lo stesso Zimmermann. Ed è un dato di fatto che Parvus aveva stretti legami con Jacob Fürstenberg, il quale, anche qui senza alcun dubbio, era in comunicazione con Lenin e con Kozlovskij. Ancora più significativa è l’ammissione dello storico socialista tedesco Gustav Mayer (nel suo libro ‘Erinnerungen’) di avere servito da tramite in Svezia tra Jacob Fürstenberg e Karl Radek da una parte (li incontrava generalmente nella loro villa al mare a Neglinge) e le autorità tedesche dall’altra. Inoltre, Mayer faceva rapporto direttamente a Berlino, personalmente a Diego von Bergen, il funzionario di grado più eleato incaricato della sovversione politica in Russia (2)”” (pag 213) [(2) M. Futrell, ‘The Northern Underground’, 222] MAYER Gustav, Erinerrungen. Vom Journalisten zum Historiker der deutschen Arbeiterbewegung. Mit Erlauterungen und Erganzungen, einem Nach-wort und einem Personenregister von Gottfried Niedhart. GEORGE OLMS VERLAG. HILDESHEIM. ZURICH NY. 1993 ediz orig 1949 pag 424″,”RIRO-026-FV”
“PEARSON Hesketh”,”The Hero of Delhi. A Life of John Nicholson, Saviour of India, and a History of his Wars.”,”John Nicholson, nato il 11 dicembre 1822 a Dublino, Irlanda, è stato un ufficiale anglo-irlandese dell’esercito britannico che si è distinto durante la sua carriera in India britannica 1. Giunto nel subcontinente indiano in giovane età, Nicholson ottenne una commissione nella Compagnia delle Indie Orientali, dove trascorse gran parte della sua vita contribuendo all’espansione del dominio della Compagnia in numerosi conflitti, tra cui la Prima guerra anglo-afghana e la Prima e la Seconda guerra anglo-sikh 1. Nicholson creò una leggenda di sé stesso come funzionario politico sotto Henry Lawrence nelle province di confine dell’India britannica, soprattutto nel Punjab, e fu determinante nell’istituzione della Frontiera del Nord-Ovest 2. Il momento più significativo della sua carriera militare fu il suo ruolo cruciale nella soppressione della Rivolta indiana del 1857, un conflitto in cui perse la vita. Carismatico e autoritario, Nicholson ha lasciato un’eredità controversa: alcune descrizioni contemporanee lo presentano come l’uomo cruciale nella repressione della rivolta, mentre resoconti storici più recenti lo hanno descritto come un ‘psicopatico imperiale’ e una figura violenta e maniacale. La sua imponente presenza fisica e i suoi atti di valore e violenza gli hanno conferito uno status quasi mitico e persino un culto religioso tra le numerose tribù della Frontiera del Nord-Ovest che Nicholson portò nell’Impero britannico. Nicholson morì il 23 settembre 1857 a Delhi, Mughal Empire, e fu sepolto nel Nicholson Cemetery di Nuova Delhi (f. copil.)”,”INDx-009-FSD”
“PEARTON Maurice”,”The Knowledgeable State. Diplomacy War and Technology since 1830.”,”Cambiamenti nella tecnica e industria, guerra marina, terrestre, ferrovie e strategia 1859 – 1866 – 1870, nuova razionalizzazione della guerra, strategia nazionale, piani militari, TIRPITZ e SCHLIEFFEN, critica di BLOCH, nazionalismo Balcani, guerra industriale, nuove tecnologie alla guerra, 1° GM, arma aerea, linea Maginot, arruolamento della scienza pura e Q bellica, guerra nucleare, Stato come ricercatore, produttore e consumatore delle armi.”,”QMIx-021″
“PECCEI Aurelio”,”Cento pagine per l’ avvenire.”,”PECCEI Aurelio, già alto dirigente industriale, è presidente del Club di Roma. Nato a Torino nel 1908, laureato in scienze economiche, dopo un soggiorno in Cina come dirigente FIAT, partecipa alla Resistenza nelle file di Giustizia e Libertà. Si occupa in seguito del Terzo Mondo e dell’ America Latina. Fonda e presiede per 20 anni la Fiat Concord la maggiore azienda industriale argentina. Nel 1968 fonda il Club di Roma.”,”PVSx-009″
“PECCHIOLI Renzo a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. I. 1921-1943.”,”Partito Comunista d’ Italia (PcdI). 1° Conferenza nazionale. La formazione del nuovo gruppo dirigente. Como, maggio 1924. (pag 169) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sulla tattica e sulla situazione interna del PCI presentato dalla maggioranza (firme di Egidio GENNARI Alfonso LEONETTI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO e Palmiro TOGLIATTI (Ercoli). (pag 171) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sull’ indirizzo ed il compito del PCI in Italia presentato dalla “”sinistra”” (firme di Amadeo BORDIGA Bruno FORTICHIARI Ruggero GRIECO Luigi REPOSSI) (pag 190) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi della “”minoranza”” (di destra) (firme di Giuseppe BERTI Aladino BIBOLOTTI Dante CAPPELLI Giorgio CARRETTO Nicola CILLA Carlo FARINI Cesare MASSINI Gustavo MERSU’ Ottavio PASTORE Mario PICCABLOTTO Giovanni ROVEDA Angelo TASCA Giuseppe VOTA) (pag 196) PCI Partito comunista italiano III Congresso nazionale. Le Tesi di Lione, 20-26 gennaio 1926. (pag 257)”,”PCIx-187″
“PÊCHEUX Michel FICHANT Michel”,”Sulla storia delle scienze.”,”I materiali che costituiscono questo libro derivano dall’ormai celebre Cours de Philosophie pour Scientifiques tenuto nell’inverno-primavera 1967-’68 sotto la guida di Althusser all’Ecole Normale Supérieure di Parigi. Si tratta del corso, cui parteciparono oltre agli autori lo stesso Althusser, Regnault, Badiou, Macherey e Balibar, che venne interrotto dallo scoppio del Maggio francese.”,”SCIx-243-FL”
“PECORA Gaetano”,”Il liberalismo anomalo di Friedrich August von Hayek.”,”Gaetano PECORA è professore associato di “”Storia delle dottrine politiche”” nell’ Università del Sannio ed è docente di “”Dottrina dello Stato”” alla LUISS di ROma. Ha scritto “”Uomini della democrazia”” (1986) (prefazione di Norberto BOBBIO), “”Democrazia e valori morali”” (Napoli, 1988), ‘La democrazia di Hans Kelsen”” (1992), ‘I pensatori politici: Kelsen’ (1995), ‘La libertàò dei moderni’ (1997). “”Le norme giuridiche – scrive Hayek – sono “”qualcosa che esiste indipendentemente da una qualche particolare volontà umana””; esse “”vengono ‘scoperte’ (perché) sono semplicemente la formulazione di modi di agire già osservati in pratica””. Come si vede, siamo ancora lì: il diritto non è seguente ma precedente l’ autorità; non è posto dal legislatore ma al legislatore è imposto dai modi di pensare e di operare che definiscono il genio di una collettività. E’ l’ idea di sempre, dunque, che ciondola monotona nelle pagine di Hayek””. (pag 41)”,”TEOP-186″
“PECORA Gaetano”,”La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica.”,”PECORA Gaetano insegna diritto costituzionale nell’Università di Benevento ed è docente di storia delle istituzioni e delle dottrine politiche presso la scuola di giornalismo della Luiss (Roma). H. Kelsen. Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Università di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Univ. della California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo. (Da archiv) La critica di Kelsen alla concezione marxista dello Stato “”Con questo cosa si vuol dimostrare? Si vuol dimostrare che se è vero che possono esistere Stati il cui unico scopo è quello di “”tenere con la forza la classe sfruttata nelle condizioni di oppressione”” (Engels), è altrettanto vero che possono esistere, e di fatto esistono, Stati che si pongono esattamente l’obiettivo contrario, l’eliminazione dello sfruttamento; e comunque se realmente lo sfruttamento attecchisce soprattutto nella sfera “”a-statale””, è ovvio che solo lo Stato, soltanto un tale ordinamento costrittivo, è in grado di por fine a questa condizione di vessazione. D’altronde, la dittatura del proletariato non è forse etichettata come uno Stato da Marx ed Engels? E qual è il fine che a questo meccanismo coercitivo essi assegnano se non quello dell’abolizione di ogni forma di oppressione? Non è pertanto contraddittorio definire lo Stato come un meccanismo coercitivo per il mantenimento dello sfruttamento e al tempo stesso profetizzare l’avvento di un apparato costrittivo che si varrà della sua forza per sradicare insieme con lo sfruttamento tutte le brutture del mondo capitalistico? Come si vede, la stessa dottrina marxista, per l’uso che fa del concetto di Stato “”mostra che l’ordinamento coercitivo chiamato Stato può servire scopi molto diversi ed opposti tra loro. Se è così, vuol dire che lo scopo non deve essere incluso in una definizione scientifica di questo fenomeno”” (1); definizione scientifica – è questa la conclusione kelseniana – che, “”con l’unica eccezione del momento costrittivo, deve fare astrazione da ogni configurazione contenutistica dell’ordinamento coercitivo”” (2). Le norme giuridiche, cioè, possono ispirare il loro contenuto al liberalismo, al socialismo e a qualsiasi altro sistema di idee; quel che in esse non potrà mai mancare è il collegamento della sanzione all’illecito. Insomma: variabile è il contenuto, invariabile è invece la struttura, la “”forma”” delle regole giuridiche. E’ ben per questo che solo quest’ultima può costituire l’oggetto di una indagine scientifica del diritto e dello Stato. Il bello è che per i marxisti la struttura della norma giuridica non è affatto immutabile. L’elemento sanzionatorio, questo tratto qualificante della regola di diritto, non è per essi destinato a durare in eterno: ha ragione di esistere fin quando la società è divisa in classi e si fonda sullo sfruttamento del proletariato. A loro avviso, infatti, “”la causa sociale fondamentale degli eccessi, che consistono nel violare le regole della vita, è lo sfruttamento delle masse, il loro bisogno e la loro miseria”” (3). Le violazioni dell’ordinamento giuridico, i turbamenti che giustificano la predisposizione di sanzioni per la punizione del reo, sono causati unicamente da un determinato assetto economico. Una volta che la perfetta società comunista avrà abolito con la proprietà privata la matrice di tutte le perversioni, non vi sarà più bisogno di comminare atti coercitivi: tutti obbediranno spontaneamente e con entusiasmo all’ordinamento di questa comunità. L’apparato costrittivo, lo Stato, potrà finalmente essere relegato nel posto che da quel momento gli spetta, “”cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo”” (4). La critica di Kelsen su questo punto è quanto di più lucido si possa immaginare. Egli contesta che lo Stato possa un giorno estinguersi””. (pag 45-46-47) [Gaetano Pecora, La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica, 2006] [(1) H. Kelsen, La teoria politica del bolscevismo e altri saggi, cit., p. 55; (2) H. Kelsen, Socialismo e Stato, cit., p. 21; (3) V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, 1972, p. 100; (4) F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, 1976, p. 204]”,”TEOP-278″
“PECORA Gaetano”,”Il pensiero politico di Kelsen.”,”Hans Kelsen nacque a Praga l’11/10/1881. Frequentò le università di Heidelberg, Berlino e Vienna. Proprio a Vienna, prima di conseguire il Doktortiel (1906), pubblicò il suo primo lavoro, Die Staatsslehre des Dante Alighieri (1905), che è rielaborazione della tesi di laurea, ‘una esercitazione scolastica scarsamente originale’ come Kelsen ebbe a giudicarla più tardi ma che, pure, diffuse il suo nome al di fuori della cerchia degli specialisti e tra gli studiosi di Dante in particolare. Sempre nell’Università di Vienna e fino al 1930 insegnò diritto pubblico e filosofia del diritto. Furono anni di straordinaria operosità, politica non meno che scientifica: a tale periodo, risalgono gli Haupt-probleme der Staatsrechtslehre entwickelt aus der Lehre vom Rechtssatz (1911) e l’Allgemeine Staatslehre (1925) nonchè gli scritti sulla democrazia e il socialismo – Vom Wesen und Wert der Demokratie è del 1920 come del 1920 è Sozialismus und Staat, in questo giro di tempo, Kelsen divenne Consigliere legale del governo austriaco e, incaricato dal cancelliere socialdemocratico Karl Renner, elaborò il progetto di una nuova costituzione federale che venne presentato nel 1920. Dal 1920 fu membro e consigliere permanente della Suprema Corte Costituzionale Austriaca, carica che conservò fino al 1929. Abbandonata l’Austria, nel 1930 Kelsen si trasferì in Germania dove fu docente di filosofia del diritto e di diritto internazionale nell’Università di Colonia fino al 1933.Con l’avvento del nazismo fu costretto a riparare a Ginevra dove insegnò diritto internazionale fino al 1940. Per alcuni anni, e precisamente per il biennio 1936-38, egli accettò di dividere l’insegnamento di Ginevra con quello di filosofia del diritto nell’Università di Praga.Nel 1941 Kelsen abbandonò l’Europa per gli Stati Uniti e qui nel 1945 ottenne la cittadinanza americana. Fin dal 1942 prese a insegnare filosofia del diritto e diritto internazionale nell’Università di California (Berkeley). Segni inequivoci di questa sua vocazione ‘internazionalistica’ furono prima la raccolta Law and Peace in International Relations e il saggio Peace through Law. Inoltre: General Theory of Law and State, The Communist Theory of Law in Foundations of Democracy, Derogation, Recht und Logik, Allgemeine Theorie der Normen. Kelsen morì a Berkeley il 19/04/1973.”,”TEOP-055-FL”
“PECORA Gaetano”,”Democrazia e religione nel pensiero di Tocqueville.”,”””Che la fede sia libera; che la libertà sia pia”” (François Guizot) (in apertura) Anti-illuminismo di Tocqueville”,”TEOP-519″
“PECORARI Paolo”,”Giuseppe Toniolo e il socialismo. Saggio sulla cultura cattolica tra ‘800 e ‘900.”,”PECORARI Paolo è nato a Bari il 9 febbraio 1943. Professore incaricato di storia contemporanea all’ Università di Padova. Ha scritto vari lavori (v. 4° copertina). “”Ma il tempo forte dell’ interesse di Giuseppe Toniolo per il socialismo si ha, come già ho detto, dal 1899 al 1902. (…) E’ il momento in cui si aggrava la crisi democratico cristiana in seno all’ Opera dei congressi mentre il Toniolo persegue con tenacia lo sforzo di mediazione tra le diverse tendenze dei cattolici organizzati in tema di dottrina sociale: in nome della unanimitas “”vecchi”” e “”giovani”” dovrebbero operare concordi per la “”restauratio”” sociale, e concordi combattere contro il comune nemico rappresentato dal binomio liberalismo-socialismo. La meta ideale resta sempre la collaborazione tra le classi: proprio ciò che i giovani democratici cristiani, da Valente a Murri, finiscono col ritenere impossibile, sia per il fallimento dell’ opera di patronato dei ceti “”superiori”” sugli “”inferiori””, sia perché si rendono conto a poco a poco, e in modo differenziato, del carattere rivoluzionario assunto dall’ industrialismo moderno e dall’ accumulo del capitale in un’ economia in espansione.”” (pag 74)”,”BIOx-101″
“PECORARO Mario a cura; interventi di Gaetano ARFÈ Giuseppe NUARA Giuliano BARBOLINI Mario Pio SILVESTRI Lanfranco TURCI Mario DEL-MONTE, relazioni di Aldo BERSELLI Giuliano MUZZIOLI Maurizio DEGL’INNOCENTI Tommaso DETTI, comunicazioni di Maria Pia BIGARAN Patrizia DOGLIANI Pietro ALBONETTI Mario PECORARO Alessandro ROVERI Alberto PRETI Domenico PRETI Katia TAVONI Ennio RESCA Mario G. ROSSI Michele LUNGONELLI Carlo VALLAURI Mario CATTINI Salvatore ADORNO e Maria Pia BIGARAN”,”Gregorio Agnini e la società modenese.”,”Mario Pecoraro svolge da anni attività di ricerca e collabora a periodici. E’ autore di ‘Il socialismo carpigiano nelle pagine di “”Luce””. Mezzo secolo di storia di una gloriosa testata’ (1983). Quando si tratta di proclamare i Soviet egli «è d’accordo in linea di massima”” (…) ma (…) “”la rivoluzione è un problema di forze. Bisogna rendersi capaci di vincere”” (pag 78) Nell’ottobre del 1922, con Ferri, Musatti ed altri suoi compagni di lotta, partecipò al congresso dei socialdemocratici, e diede poi l’adesione al Partito socialista unitario, condividendo la linea politica di ferma e intransigente opposizione al fascismo seguita e pratica da Giacomo Matteotti”” (pag 78-79) (saggio di Aldo Berselli, ‘Gregorio Agnini nella storia del socialismo italiano’ (pag 49-80)”,”BIOx-005-FP”
“PECOUT Gilles, edizione italiana a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”PECOUT Gilles è maitre de conference al’Ecole Normale Superieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Già allievo dell’Ecole normale superieure, membro dell’Ecole francaise de Rome e docteur dell’Institut d’etudes politiques de Paris. E’ specialista di storia italiana contemporanea.”,”ITAB-284″
“PÉCOUT Gilles, edizione italina a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”Gilles Pécout è maitre de conférence all’École normale supérieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Allievo di vecchia data dell’École normale supérieure, aggregato di storia, membro dell’École française di Roma nonchè docteur dell’Institut d’études politiques di Parigi, è specialista di storia italiana contemporanea. Partendo dall’espressione attribuita erroneamente a Massimo D’Azeglio ‘L’Italia è fatta ora van fatti gli italiani’, celebre formula sulla storia della penisola, Gilles Pécout ripercorre il lento processo di costruzione nazionale dell’Italia a cominciare dalla fine del Settecento.”,”ITAB-007-FL”
“PECQUEUR C. MALARMET J.”,”Le Salut du Peuple. Journal. De la Science Sociale. 1849 – 1850.”,”Comunismo come teoria dell’equilibrio sociale, del bilanciamento delle individualità umane, senza leggi coercitive… Il vero comunismo contiene implicitamente la ‘comunione’… (pag 14-15) Alcuni articoli di critica al pensiero di Proudhon.”,”SOCU-206″
“PEDACI Marcello”,”Flessibilità del lavoro ed equilibri precari. La transizione al post-fordismo nelle storie di lavoratori parasubordinati.”,”PEDACI Marcello dottore di ricerca in Sociologia economica e processi della nuova economia, collabora con l’ IRES e l’Univ di Torino”,”CONx-198″
“PEDEMONTE Enrico”,”Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà.”,”PEDEMONTE Enrico era amico di Tagliasco. Insieme hanno scritto nel 2006 ‘Genova per chi’ (Frilli) con l’obiettivo di creare un ‘case study’ sul futuro di una città nell’era della globalizzazione (pag 224). Pedemonte (Genova, 1950) laureato in fisica ha lavorato al Secolo XIX e all’Espresso come caporedattore e corrispondente da New York. Poi a “”Repubblica””. E’ esperto di giornalismo. Gli studenti di Tagliasco. (pag 116-119): mutazioni antropologiche dei suoi studenti per effetto della tecnologia.”,”EDIx-121″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume II: 1902-1917.”,”””(…) Rigola affrontò la questione dello sciopero generale, dichiarandosi scettico sull’ efficiena di questo mezzo di lotta, principalmente per l’ impossibilità di un’ adesione totale di tutte le categorie (come dimostrava il fatto che di tutti gli scioperi generali che si erano succeduti, soltanto quello di Genova del 1900 effettuato senza alcuna preparazione in difesa del diritto di organizzazione, aveva dato un esito favorevole). Lo sciopero generale sarebbe stato ammmissibile soltanto in casi estremi come quando la classe dominante avesse tentato, per creare un diversivo alla avanzata del socialismo, di gettare il proletariato in una guerra da esso non voluta. Naturalmente non bisognava confondere lo sciopero generale nazionale con quello locale (…).”” (pag 98)”,”MITS-249″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume V: 1942-1955.”,”Basso segretario del partito. “”Basso illustrò poi il compito che spettava al Partito nelle future lotte per la pace e per la libertà, insistendo sulla necessità di una organizzazione adeguata e di una dottrina omogenea. Non si poteva infatti dissociare la politica dall’ organizzazione e non si poteva perciò fare una politica di classe senza obbedire alle esigenze di un partito di classe. Quanto alla dottrina, non si poteva guidare un partito quando si parlavano linguaggi completamente diversi, quando alcuni guardavano alla socialdemocrazia come al principale avversario da combattere e altri pensavano di unificare il Partito con la stessa socialdemocrazia. Dottrina omogenea non voleva dire “”grigia uniformità di pensiero e nemmeno obbligo per tutti gli iscritti di fare professione di marxismo””””. (pag 271)”,”MITS-250″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume III: 1917 – 1926.”,”””Nella seduta antimeridiana del 16 gennaio, presieduta da Roberto, dopo una breve dichiarazione epr fatto personale di Graziadei, prese la parola quale rappresentante del Comitato Esecutivo della III Internazionale il bulgaro Kabaktceff (il cui discorso pronunciato in francese venne gradatamente tradotto da Misiano). (…) Serrati – proseguì Kabaktceff – negando che in Italia esista una situazione rivoluzionaria, attribuisce all’ occupazione delle fabbriche il carattere di un semplice movimento sindacale ed all’ occupazione delle terre da parte dei contadini un carattere pacifico, ponendosi così sulle posizioni dei riformisti di Reggio Emilia dei quali accetta le basi teoriche e opportunistiche. A questo punto Serrati, prima assente, entrò nel teatro accolto dagli appausi dei comunisti unitari che occupavano il centro della sala e dai fischi dei comunisti puri schierati nei palchi mentre, nella parte destra i concentrazionisti rimanevano silenziosi””. (pag 130-131)”,”MITS-266″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. I. 1892-1914.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-320″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. II. 1917-1937.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera XX Congresso nazionale. “”Nella seduta pomeridiana del 17 aprile, pure presieduta da Abilaille Zanetta, dopo un intervento per fatto personale di Lucci, presa la parola Buffoni che, dopo essersi compiaciuto per il fatto che, durante la discussione, la frazione di difesa socialista aveva eliminato le punte più estreme, affermò tuttavia che gli unitari avrebbero esaminato la mozione da essa presentata, basandosi non su questo o su quel discorso ma su tutto il complesso dell’azione dalla frazione svolta: Egli disse di ravvisare un’inesattezza nella prima parte della mozione, sottolineando che i riformisti erano stati espulsi, non soltanto per la loro tattica collaborazionista, ma anche in seguito alle raccomandazioni della III Internazionale. La mozione era comunque peggiore di quelle di Livorno e di Milano, dove i 21 punti erano stati respinti soltanto in relazione a quello concernente l’espulsione dei centristi e dei destri. Dopo che questa questione era stata superata a Roma, alcuni avevano avanzato nuove riserve che potevano essere soltanto di principio. L’oratore smentì poi che il programma dell’Internazionale fosse dogmatico come quello di una chiesa ed assicurò che esso teneva conto della realtà e delle condizioni di ogni singolo paese. Le riserve della frazione di difesa socialista significavano che essa non voleva accettare la disciplina internazionale.”” (pag 308-309)”,”MITS-321″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. III. 1942-1955.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La ricostituzione del partito socialista. “”Nello stesso periodo, a Milano, per iniziativa di Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini, Domenico Viotto e del vecchio deputato socialista Umberto Recalcati, morto poi nel campo di concentramento di Mauthausen, sorgeva, pure nella clandestinità, un altro gruppo che il 10 gennaio 1943, nel corso di una riunione svoltasi in casa di Leone Beltramini, assumeva il nome di Movimento di unità proletaria per la Repubblica socialista (MUP). Muovendo da basi marxiste, i promotori di questo nuovo raggruppamento dichiaravano di credere “”all’attualità della lotta per il socialismo””; alla disfatta del fascismo dovevano quindi tendere unitariamente tutte le forze impegnate alla creazione di una società con strutture socialiste. (…) Legato ideologicamente a questo raggruppamento era a Roma un gruppo di giovani tra i quali Tullio Vecchietti, Achille Corona, Mario Zagari, Giuliano Vassalli, Mario Fioretti e Vezio Crisafulli.”” (pag 6)”,”MITS-322″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. IV. 1957-1966.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-323″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. V. 1966-1984.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La strategia della tensione. “”Finocchiaro rilevò come il bilancio dello Stato per il 1973 dimostrasse la tendenza a congelare le differenze drammatiche esistenti nel Paese; il 25% del reddito nazionale era infatti concentrato nelle tre province di Milano, Roma e Torino; il reddito pro-capite era di 1.424.000 lire a Milano rispetto alle 384.000 di Avellino; 14 regioni italiane, ivi comprese tutte quelle meridionali, erano agli ultimi quattordici posti nelle 98 “”regioni di base “” della Comunità europea.”” (pag 252)”,”MITS-324″
“PEDONE Franco”,”Storia della Resistenza in date.”,”Franco PEDONE è uno studioso del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff, ha tra le sue opere: ‘Novant’anni di storia del pensiero e dell’ azione socialista attraverso i congressi del PSI’ e ‘Dal governo Facta al governo Mussolini’; ‘Cento anni del Partito socialista italiano’. Ossola. “”22 ottobre: Superate le ultime resistenze le colonne nazifasciste rioccupano Domodossola, precedute dall’azione di mitragliamento e di spezzonamento degli aerei tedeschi che atterrano in quel campo di aviazione che i partigiani avevano apprestato nella vana attesa dell’arrivo di apparecchi alleati di soccorso. I superstiti varcano il confino svizzero dove sono internati. Con in partigiani e con la Giunta cerca scampo nella Repubblica elvetica anche la stragrande maggioranza della popolazione (valutata a 5.000 persone) che aveva preso parte in vari modo alle vicende della “”zona libera”” o aveva congiunti tra i partigiani o fuggiva per timore di rappresaglie fasciste. Gli ossolani sono portati in salvo da numerosi treni speciali delle due ferrovie internazionali (la ferrovia del Sempione diretta a Briga, e la linea secondaria delle Centovalli che raggiunge Locarno. I nazifascisti trovano quindi una città deserta e devono così rinunciare alle consuete rappresaglie.”” (pag 142) Dati ufficiali complessivi sulla lotta partigiana (pag 244)”,”ITAR-115″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco PEDONE è studioso di storia del movimento socialista. Ha curato il carteggio TURATI-KULISCIOFF .”,”MITS-353″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco Pedone, studioso di storia del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff. É autore dei sei volumi Novat’anni di storia del pensiero e dell’azione socialista attraverso i congressi del PSI. Tra le sue opere anche lo studio Dal governo Facta al governo Mussolini.”,”MITS-013-FL”
“PEDONE Antonio”,”Elementi di Scienza delle Finanze.”,”Antonio Pedone professore ordinario di Scienza delle finanze presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza. É vicepresidente della Società italiana degli economisti.”,”TEOC-121-FL”
“PEDROLI Guido”,”Il socialismo nella Svizzera italiana, 1880-1922.”,”””Col 1902 quale portavoce della Curia il vecchio ‘Credente Cattolico’, di estrema destra, era stato sostituito dalla ‘Patria’. “”Organo della democrazia cristiana””. Essi si ricollegava agli insegnamenti di Leone XIII e si proponeva un duplice compito: “”la lotta contro le idee e le dottrine errate del socialismo e dei partiti affini; e l’ affermazione delle idee sane e giuste della democrazia cristiana””. Poco dopo scendeva in campo lo stesso Vescovo mons. Vincenzo Molo con una pastorale interamente dedicata alla “”questione sociale”” e violentemente antisocialista. Il socialismo, diceva “”è una setta immorale, irreligiosa eed antisociale, ripullulata sui ruderi delle antiche sette, che funestavano specialmente il primo, il secondo, il terzo, il quinto, indi altri posterori secoli della Chiesa. Gli Ebioniti, gli Gnostici, i Manichei, i Pelagiani furono veri eretici socialisti, imitati più tardi dai Valdesi, dai Catari (sic), dai Patarini, dagli Albigesi, dai Vicleffiti, dagli Ussiti e da altre sette congeneri professanti tutte comunione dei beni, abolizione della proprietà, del matrimonio, della famiglia, e legittimanti ogni più sconcia scostumatezza””. Dava l’ allarme contro la presenza di “”esotici mestatori””, contro gli scioperi, contro “”l’ empio giornale””, contro la rappresentanza socialista “”perfino in pubbliche amministrazioni””.”” (pag 72)”,”MEOx-071″
“PEDRONCINI Guy”,”Les mutineries de 1917.”,”PEDRONCINI, docente anziano della Facoltà di lettere di Mans, è Prof alla Sorbona e dirige il Centre d’Histoire militaire et de Defense dell’Univ di Paris I Pantheon-Sorbonne. Ha legami stretti con i Servizi Storici dell’esercito francese. E’ redattore capo della ‘Revue d’Histoire de la Deuxieme guerre mondiale et des Conflits contemporains’ e membro del Conseil de Perfectionnement de l’Ecole de Saint-Cry-Coëtquidan. E’ stato ora nominato D dell’Institut d’Histoire des Conflicts contemporains. Il 16 aprile 1917 il generale NIVELLE non riesce a rompere il fronte tedesco. Da questa immensa disillusione nasce la crisi degli ammutinamenti: i rifiuti collettivi di attaccare si moltiplicano. Il nuovo generale in capo PETAIN, contadino e fantaccino cambia direzione e vara ‘l’industrializzazione della guerra’.”,”FRQM-053″
“PEDRONCINI Guy”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”Le ripercussioni della nota papale. La diplomazia pontificia. Pacelli e Gasparri. “”Il tentativo di mediazione di Benedetto XV non costituisce propriamente un negoziato segreto, poiché la nota del Papa è stata pubblicata il 16 agosto 1917 sull’ Osservatore Romano. Ma è certo che essa sia stata preceduta da sondaggi segreti e seguita da ripercussioni poco rivelatrici delle divergenze degli alleati.”” (pag 78) “”Tutto è stato detto sulle insufficienze, i silenzi e le lacune calcolate della nota di Benedetto XV. Occorre essenzialmente sottolineare che essa fu una sorpresa per gli Alleati che ne avevano ignorato la genesi e credevano a torto che il Papa si fosse concertato con le Potenze centrali. Rimane il fatto che la nota di Benedetto XV incontra una accoglienza assai favorevole in Germania e in Austria, ma trascina curiose ripercussioni presso gli Alleati. Il Papa aveva preso una posizione netta sulla questione belga, ma era rimasto nel vago per ciò che concerneva l’ Alsazia-Lorena e il Trentino. Non sorprende che il governo inglese sia stato sensibile a questa differenza: per lui, la questione belga è in effetti essenziale.”” (pag 79-80)”,”RAIx-208″
“PEDRONCINI GUY”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”PEDRONCINI Guy: (Parigi 17 maggio 1924 – 11 luglio 2006) storico, accademico e militare francese specializzato nella Prima guerra mondiale; noto come biografo di PÉTAIN Philippe e per il suo lavoro sugli ammutinamenti dell’esercito francese del 1917. La sua tesi sugli ammutinamenti francesi venne pubblicata nel 1967 e costituì la prima analisi statistica dettagliata di oltre 600 corti marziali: fino ad allora l’accesso agli archivi della giustizia militare francese erano senza precedenti. «D’altra parte, alcuni segreti di Stato sono solo temporanei, a causa delle circostanze. Non appena cessa di esistere la situazione che impone il segreto, i motivi del silenzio scompaiono più o meno rapidamente. È a questo tipo che sono legate le trattative segrete durante una guerra. O che siano coinvolte personalità di alto rango, o che sia importante non interrompere lo slancio dei combattenti e l’accordo degli alleati, o che sia necessario ricercare un effetto sorpresa soprattutto per l’entrata in guerra di un nuovo belligerante: generalmente è richiesto il silenzio totale. Ma la sua durata dipende dagli obiettivi proposti dal negoziato perché, durante una guerra, i belligeranti ricorrono ai negoziati segreti in due circostanze principali, sia per ottenere l’alleanza di nuovi paesi e il loro intervento nel conflitto, sia per sondare le intenzioni degli avversari in vista di una pace separata o generale.» (pag 13, Trad,d,r,)”,”QMIP-062-FSL”
“PEDULLÀ Gabriele a cura; testi di Anna SEGHERS VERCORS (Jean BRULLER) Julius FUCIK Der NISTER Albert CAMUS Antoine de SAINT-EXUPÉRY Józef CZAPSKI Friedrich DÜRRENMATT Louis ARAGON Hans FALLADA Romain GARY Ksawery PRUSZYNSKI Jan DRDA Louis Paul BOON Tadeusz BOROWSKI Mesa SELIMOVIC Antonis SAMARAKIS Slawomir MROZEK André MALRAUX Boris PAHOR Branko COPIC Kazimierz BRANDYS Vasilj GROSSMAN Adolf RUDNICKI John STEINBECK Stepan HEYM Aleksandar TISMA Marguerite DURAS Hanna KRALL Maurice BLANCHOT”,”Racconti della Resistenza europea.”,”Gabriele Pedullà (Roma, 1972) insegna Letteratura italiana presso l’Università di Roma Tre e scrive per il ‘Sole 24 Ore’. E’ autore di diversi libri di saggistica, tra cui ‘On Niccolò Machiavelli: The Bonds of Politics’ (Columbia Univ., 2023), in corso di traduzione per Einaudi. Con Sergio Luzzatto ha curato l”Atlante della letteratura italiana’ (Einaudi, 2010-12). Il sopravvissuto. (pag 284-285)”,”GERR-060″
“PEELER Robert the (pseudonimo di un politico inglese)”,”L’ Europa verso il suicidio? La verità sul disarmo. Lettere a John Bull, a Marianna e ad altri.”,”Lettera a Berlino. “”La stessa tendenza si vede in opera ovunque. La sua ultima manifestazione è stata la creazione della Società delle Nazioni. Perché? Perché il mondo si è rimpicciolito. I territori riservati alla caccia si vanno sempre più restringendo. L’ isolamento completo è difficile, anzi impossibile. Il processo di reciproco sterminio non giova più ad alcuno: come il tuo grande filosofo, Kant ha detto, il destino ci spinge, anche contro la nostra volontà, entro un recinto internazionale. Noi non abbiamo scelta.”” (pag 121)”,”RAIx-018″
“PEEV Yordan”,”Le monde arabe et l’ imperialisme.”,”La pressione esercitata sulla Siria è una delle manifestazioni più caratteristiche della dottrina Eisenhower. L’ autunno 1957 è segnato dal pericolo di una aggressione comune contro questo paese, il ruolo di force de frappe essendo riservato alla Turchia. (pag 38)”,”VIOx-094″
“PEFFER Nathaniel”,”L’Estremo Oriente. Storia del mondo moderno.”,”Nathaniel Peffer è professore di diritto internazionale alla California University. La sua profonda conoscenza degli affari dell’Estremo Oriente è testimoniata da molte notevoli pubblicazioni e da incarichi espletati in Asia orientale per conto del Dipartimento di Stato degli Usa. La strategia di Lenin sul problema delle colonie in Oriente, i movimenti di indipendenza dei popoli coloniali e la rivoluzione sociale in Asia. (pag 320-321)”,”ASIx-001-FFS”
“PEGG H.E., con un capitolo addizionale di W. TALBOT EVANS”,”Southern Africa. A History.”,”””Livingstone tornò in Africa ancora nel 1865 con l’ intenzione di esplorare il bacino idrico del Nilo, lo Zambesi e il Congo, e cercare le sorgenti del Nilo. Entrò in Africa attraverso il Rovuma River, girando intorno al Lago Nyasa e esplorando il paese tra i Laghi Tanganyika, Mweru e Bangweolu. Soffrì molto in questo viaggio per via delle malattie e della fame (…). Per molto tempo non si seppe più nulla di lui e furono organizzate delle spedizioni per trovarlo. Una di queste fu organizzata da un giornale americano e guidata da H.M. Stanley, che in seguito diventò pure lui un famoso esploratore dell’ Africa.”” (pag 99)”,”AFRx-049″
“PEGGIO Eugenio”,”La crisi economica italiana.”,”PEGGIO Eugenio Italia paese già fortemente indebitato. “”Una linea di politica economica che faccia affidamento come nel passato su un’ulteriore massiccia dilatazione dell’ammontare dei debiti dell’Italia verso l’estero non è più possibile e sarebbe assai pericolosa. Non deve sfuggire il peso complessivo dei vincoli che l’acquisizione di nuovi prestiti comporta””. (pag 59)”,”ITAE-289″
“PEGGIO Eugenio”,”Capitalismo italiano anni ’70.”,”Fondo Davoli Eugenio Peggio è nato ad Adria nel 1929 ed è laureato in scienze politiche. Nel 1945 prese parte alla resistenza e all’insurrezione di Venezia. Entrato nel PCI nel 1950 ha svolto attività politica tra gli studenti delle università di Padova e Roma. E’ stato collaboratore politico della Sezione economica della Direzione del PCI dal 1951 al 1957. Quindi redattore capo della rivista Politica ed Economia. Poi responsabile della Commissione economica nazionale del PCI nel 1961. Infine segretario del CESPE (Centro studi di pol. ec. del PCI). Membro del CC del PCI dal 1962 collabora all’Unità, Rinascita e Critica marxista. Danno all’agricoltura italiana per la politica agraria (protezionistica) della Comunità economica europea: “”L’onere che l’economia italiana nel suo complesso ha dovuto subire in seguito al protezionismo della CEE può essere dedotto da alcune valutazioni della Banca d’Italia (Relazione annuale 1968, paragrafo ‘I redditi degli agricoltori e i prezzi’) (pag 116)”,”ITAE-317″
“PEGRARI Maurizio ASTORE Marianna BINDA Veronica PERUGINI Mario AMATORI Franco ORLANDI Angela BATTILANI P. BERTAGNONI G. COSTANTINI Vera ECCHIA Stefania FAVERO G. TONINELLI Pier Angelo ALBERTI Manfredi GIULIANELLI Roberto MELLINATO Giulio PAGNOTTA Grazie STEMPERINI G. TRAVAGLINI G.M. CELLA Riccardo ALFANI Guido DI-TULLIO Matteo AMMANATI Francesco MANETTI D. SUFFIA Ilaria BESANA C. D’ERRICO R. GUIDI BRUSCOLI Francesco POETTINGER Amedeo, saggi di”,”Innovare nella storia economica: temi, metodi, fonti. Roma, Università di Roma Tre, 10-11 ottobre 2014.”,”Tra i molti saggi quelli di Franco Amatori ‘L’impresa dopo Chandler (1970-2014)’ (pag 99-116) e di Monika Poettinger ‘Tra storia ed economica: Otto Neurath’ (pag 591-614) (biografia intellettuale di Neurath) “”Dal fermento intellettuale della Vienna di inizio secolo, dalla lezione epistemologica di Ernst Mach, dal tramonto del positivismo nasce l’esperienza umana e scientifica di Otto Neurath, figura trainante del primo circolo viennese. Non a caso definito, poi, il Nietzsche del circolo di Vienna (1), Neurath fu un intellettuale che seppe però andare molto al di là delle posizioni pur già ritenute rivoluzionarie dei suoi contemporanei, fino ad anticipare Kuhn e Feyerabend’ (pag 591) (1) F. Fistetti, ‘Neurath contro Popper. Otto Neurath riscoperto’, Bari, 1985, p. 127″,”STOx-002-FGB”
“PEILLARD Leonce”,”La battaglia dell’ Atlantico.”,”PELLARD, originario di Tolone, figlio di marinaio e lui stesso marinaio, ha navigato tutti i mari fino a quando ha iniziato a occuparsi di editoria e letteratura. Direttore di ‘Livres de France’ (LDF) e ‘Biblio’ ha esordito come scrittore di narrativa prima di dedicarsi alla ricerche di storia navale.”,”QMIS-028″
“PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo”,”Guerra santa, cruzada y yihad en AndalucÍa y el reino de Granada (siglos XIII-XV).”,”PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo: (nato a MontefrÍo nel 1951). Professore emerito dal 2022 di Storia Medievale presso l’Università di Granada, presidente del Centro di studi storici di Granada e del suo regno. «Il testo riunisce una raccolta di eccezionali lavori di ricerca. (…) incentrata sull’analisi dell’antico confine dell’Andalusia con l’emirato Nasride di Granada [ultima dinastia musulmana in Spagna, resse il Sultanato di Granada, governando parte dell’attuale Andalusia dal 1237 al 1492. NdR] durante il tardo medioevo castigliano (…). Una società (…) periferica, come quella dell’Andalusia e di Granada, ai margini della frontiera. Una società marginale, sempre bifronte dal punto di vista religioso, senza possibilità di conciliazione o assimilazione e, naturalmente, organizzata per la guerra, nel contesto generale del Regno di Castiglia.» (Retro di copertina; trad.d.r.)”,”SPAx-028-FSL”
“PEIRATS José”,”Los anarquistas en la crisis politica española.”,”Contiene dedica di PEIRATS allo storico H.R. SOUTHWORTH (1965) autori di saggi sulla guerra civile spagnola.”,”MSPG-067″
“PEIRATS José”,”What is the C.N.T.?”,”La CNT era il sindacato anarco-sindacalista, il sindacato ‘ortodosso’ era la UGT (Unione generale dei lavoratori) creata più tardi. Diversamente da altri paesi europei, fu l’ organizzazione socialdemocratica UGT a costituirsi attraverso una scissione. Rafforzò le sue posizioni all’ interno della società spagnola e i politici socialisti e i dirigenti UGT entrarono nei governi della monarchia e della repubblica quando ciò gli era consentito (persino durante la dittatura di PRIMO-DE-RIVERA). Questo fattore rese difficile la riunificazione durante la guerra civile. (dalla nota del traduttore).”,”MSPG-068″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume primo. Dalla Prima Internazionale al 1936.”,”PEIRATS, nato nel 1908 comincia a lavorare a 8 anni e a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia negli anni ’30 a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattore di alcuni periodici, tra i quali il quotidiano Solidaridad Obrera. La fine della guerra civile lo trova al fronte nella 26° divisione (già colonna Durruti). Poi l’ esilio, prima nei campi di concentramento francesi poi in America Latina poi ancora in Francia. Rientra più volte clandestinamente in Spagna; viene eletto due volte segretario della CNT in esilio e viene ripetutamente arrestato dalla ‘giustizia’ francese. Ha scritto vari libri. Questo libro è una sorta di ‘biografia della CNT’ scritta da un ‘cenetista’. CNT, UGT e la terza centrale. “”I fatti che improntavano la vita della social-democrazia tedesca e austriaca influirono molto sull’ atteggiamento adottato da Largo Caballero. Le prime sfilate (…) dell’ incipiente falangismo (…) ne ispirarono i discorsi incendiari e i comunisti cominciarono a lusingarlo mediante l’ appellativo di “”Lenin spagnolo””. I suoi appelli all’ unità proletaria, più che gli incitamenti alla presa del potere e alla dittatura di classe, iniziarono a far breccia tra le refrattarie masse confederali, specialmente nella regione asturiana e nel Centro. Le energie dei cenetisti asturiani, sebbene traboccanti, si mantenevano intatte. I tre moti portati a termine dalla C.N.T. dall’ inizio del 1932 alla fine del 1933 non ebbero ripercussioni in Asturia. Il fatto contingente che fosse radicato lì il principale centro socialista degno di tal nome, e la situazione di minoranza cenetista nei confronti della U.G.T. influivano sulla mentalità dei confederati. Non bisogna neanche dimenticare la classica posizione di alleanza degli anarcosindacalisti asturiani. Già nel Congresso de la Comedia si erano dichiarati insistentemente per la fusione senza riserva delle due grandi centrali sindacali del paese. Nella regione del Centro, una delle punte dell’ alleanzismo, fu proprio Orobòn Fernàndez, che era uno storico, a pubblicare in quei giorni nel quotidiano madrileno “”La Tierra”” il seguente articolo: “”(…) Nello stesso momento in cui la cordialità è moneta corrente nei rapporti di quella che loro chiamano la “”base””, i capi e le pubblicazioni comuniste si accaniscono contro la perseguitata C.N.T. e approfittano senza scrupolo di una situazione eccezionale, fanno il “”fronte unico”” a loro modo, adoperandosi per mettere in piedi una terza centrale sindacale… (opera in cui li aiuta pietosamente “”l’organo del fronte unico””). Accusano di “”putsch”” uno dei più formidabili movimenti di massa che la storia sociale di Spagna abbia mai registrato. Questo movimento ha avuto indubbiamente dei difetti e forse gravi, ma non merita il facile appellativo di “”putsch”” né le insinuazioni equivoche di cui fu oggetto nell’ ultimo editoriale di “”M.O.”” (Mundo Obrero). (…).”””” (pag 117-121)”,”MSPG-138″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume terzo. La rivoluzione pugnalata alla schiena. Iniziano le grandi sconfitte militari.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. La CNT sulle persecuzioni contro il POUM e Nin. “”Un Plenum di locali e comarcali della C.N.T. della Catalogna, tenutosi in quei giorni a Barcellona, elaborò una dichiarazione nella quale si esaminavano le conseguenze dell’ ultima crisi della Generalidad, e nella quale si dichiarava che la C.N.T. non rinunciava al diritto di partecipare direttamente alle funzioni di governo, sempreché potesse farlo a un livello dignitoso. Sappiamo che uno dei decreti del ministro Irujo correggeva sostanzialmente quello del precedente ministro di Giustizia a proposito della creazione di Tribunali popolari. A questi tribunali non avrebbero potuto partecipare quelle organizzazioni o partiti che non fossero stati legalizzati prima del 16 febbraio 1936. La misura concerneva direttamente la F.A.I.. Il decreto sulla creazione di Tribunali speciali ufficialmente si diceva destinato alla repressione dei crimini di spionaggio e di alto tradimento. Le sedute di questo tribunale si sarebbero tenute a porte chiuse e tutti i reati contro il governo costituito venivano compresi nel decreto. I Tribunali sembravano destinati soprattutto al processo portato avanti contro il P.O.U.M. Mariano R. Vazquez, nel discorso che aveva pronunciato al Teatro Apolo di Valencia (…) aveva dichiarato: “”Vediamo, per esempio che con questa persecuzione viene arrestato e fatto scomparire, poiché subito lo si nasconde bene afficnhé non venga rintracciato, un uomo come Nin. Con noi non ha e non ha avuto nulla a che fare. Molti anni fa era con noi. Ci abbandonò ritenendo che altre fossero le teoria a lui più consone, altri i cammini, e non quelli degli ideali libertari, che doveva seguire. E passò ad un’altra organizzazione. Ah! Ma quello che nessuno può capire, quello che non può comprendere il popolo è la ragione per cui Nin venga messo in relazione con Franco e la voce che Nin sia un fascista. E questo deve essere argomento per tribunali e dev’ essere dimostrato al popolo, perché Nin, per il popolo, è un rivoluzionario””. (pag 124-125)”,”MSPG-140″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume quarto. Il terrore stalinista, la caduta di Barcellona, la disfatta finale.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. Le imprese degli stalinisti nell’ esercito. “”Una delle “”imprese”” più esaltate dalla propaganda del Partito Comunista, specialista nella difficile arte di trasformare le sconfitte in atti eroici, fu quella della 43° divisione, più conosciuta all’ epoca come “”quella della favola””, nomignolo canzonatorio immediatamente affibiatole dalla voce popolare. Questa divisione, nella prima fase del disastro di Aragona, perse i contatti con il grosso dell’ esercito repubblicano e, per maggior sua sicurezza, ritenne opportuno accantonarsi in una zona prossima al Valle de Arán; con una tale decisione lasciò completamente sguarnito il fianco del dispositivo di difesa. Il nemico fu così in condizione di infiltrarsi e di occupare senza quasi colpo ferire il massiccio pirenaico, cosa che gli permise poi d’ impadronirsi delle riserve idroelettriche della Catalogna; di quelle centrali e dighe di Pobla di Segur, Tremp, Camarasa, ecc., cioè, la cui importanza economica e strategica era fondamentale. (…) Abbiamo già avuto modo di spiegare quale funzione decisiva avranno questi sbarramenti, e come il nemico li saprà abilmente sfruttare per provocare un aumento della portata dei fiumi durante l’ offensiva dell’ Ebro e del Segre (…). Dunque, la 43° divisione non si distinse in nessuno fatto d’ armi; si limitò piuttosto a cedere sempre più terreno (…). I pochi contrattacchi operati da questa divisione furono dettati da motivi puramente politici e vennero imposti a forze a comandi non comunisti in circostanze che, come avremo occasione di vedere, avevano del criminale. La 43° divisione era composta da tre brigate: la 72°, la 130° e la 102°. In quest’ ultima, che sarà quella poi sacrificata, uno spirito unitario eccezionale animava i suoi eterogenei elementi; vi facevano infatti parte affiliati al Partito Socialista, alla C.N.T., ai partiti repubblicani, e persino al Partito Comunista. (…) E’ evidente che per poter sfruttare a fondo la stupefacente “”odissea”” attribuitale, bisognava presentare la 43° divisione come un’ unità comunista al cento per cento, e dal momento che la eterogenità di alcuni reparti disturbava i piani del “”Partito”” si procedette ad una vera e propria “”comunistizzazione”” dei soldati.”” (pag 123-125)”,”MSPG-141″
“PEIRATS José”,”Figuras del movimiento libertario español.”,”Operaio a Barcellona (ind. mattoni), nato a Vall d’ Uxo nel 1908, comincia la sua vita come militante durante gli anni della clandestinità sotto la dittatura di Primo de Rivera. Pubblica i suoi primi articoli su ‘Tierra y Libertad y Solidarida Obrera’ di Barcellona. Più tardi entra nella redazione di questo giornale. Partecipa alle attività di Juventudes Libertarias. Esiliato nel 1939, vive per un po’ in America, durante tale periodo scrive ‘Estampas de exilio en America’. In Francia in due momenti svolge l’ incarico di segretario generale della CNT in esilio, fu direttore del settimanale CNT (Toulouse). E’ autore tra l’ altro di libri fondamentali sul movimento libertario spagnolo: ‘Los anarquistas en la crisis politica española’, ‘La CNT en la revolucion española’ (3 volumi), Examen critico-constructivo del movimento libertario español. Profili biografici di ANSELMO LORENZO FELIPE ALAIZ EUSEBIO C. CARBO’ PEDRO MASSONI ANGEL PESTAÑA ELEUTERIO QUINTANILLA MANUEL BUENACASA SALVADOR SEGUI VALERIANO OROBON FERNANDEZ JUAN PEIRO’ JOSE’ VIADIU DURRUTI ASCASO ELIAS GARCIA FRANCISCO SABATE’ VICENTE RODRIGUEZ GARCIA AMADOR FRANCO LUIS BLANCO PEDRO LORA EL VIEJO MARI “”En el órgano del PSOE en Francia, correspondiente al 15 de los corrientes (agosto de 1954), Andrés Saborit, en el VIII artículo de sus “”Recuerdos del tiempo joven””, se ocupa de la creación de la Tercera Internacional y de la sugestión que rapresentó aquélla en los medios obreros de la Europa occidental.”” (pag 96) “”Tampoco es exacta la afirmación de que el congreso confederal de 1919 decidió incorporarse lisa y llanamente a la Tercera Internacional. Saborit ignora posiblemente que esta adhesión fue ‘provisional’ y no sin reticencias como las que, por ejemplo, expuso en el congreso de la Comedia el delegado por la regional asturiana, Eleuterio Quintanilla. Pero en el mismo congreso a que se refiere Saborit la CNT se dio una declaración de principios por la que se prometía ir a la completa, total y absoluta liberación de la humanidad (…)””. (pag 97) “”Más inexacto es Saborit cuando se refiere más abajo al viaje de Pestaña a Rusia””. (pag 97)”,”ANAx-257″
“PEIRATS José”,”Los Anarquistas en la Guerra Civil Española.”,”””Il PSUC condizionava la soluzione della crisi all’ eliminazione politica del POUM. Era il primo passo per la eliminazione fisica dei suoi dirigenti e pure il primo alzo di tiro contro la CNT e la FAI. Internazionalmente era in corso la purga “”antitrotskista”” all’ interno dei partiti comunisti, persecuzione aperta nel 1924 con l’ “”assassinio”” di Kirov. L’ ostilità stalinista contro il POUM, oltre ad un problema di esclusivismo politico, poneva una questione di egemonia sindacale. Il POUM aveva una grande influenza nella UGT catalana, a cui aveva dato vita con molto anticipo rispetto alla creazione del PSUC.”” (pag 217) “”Después del 19 de julio de 1936 sacaron a la UGT catalana de su anonimato todos los partidos que estaban enfrente de la CNT. La UGT se nutriría principalmente de todos los elementos de la pequeña burguesía. Interesaba a los stalinistas deshacerse de un temido rival dentro de los sindicatos ugetistas. Por tanto, urgía la eliminación política del POUM. La crisis de la Generalidad se planteó con este propósito.”” (pag 217) PEIRATS José Valls è un vecchio militante sindacalista e un intellettuale del movimento libertario spagnolo. Esiliato con il franchismo, ha risieduto in Francia e in vari paesi del sudamerica. Dirige il seminario CNT e collabora con riviste libertarie.”,”MSPG-198″
“PEIRATS José”,”Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo.”,”Alla memoria di Giovanna Berneri “”A partire dal giorno seguente la lotta si trasferì nelle strade. I combattenti si trovarono divisi in due blocchi. Dalla parte della forza pubblica si schierarono il PSUC, l’ UGT e gli estremisti catalani di ‘Estat Català’; mentre a difendere la rivoluzione erano rimasti la CNT, la FAI, la Gioventù Libertaria e il POUM (1). La reazione dei militanti libertari, di base, fu immediata e spontanea. I ‘Comitati Superiori’ della CNT-FAI erano per la pacificazione.”” (pag 114) (1) Tra le forze rivoluzionarie c’erano anche le ‘Pattuglie di Controllo’ d’emanazione CNT-POUM. Settimana di Barcellona: 500 morti e mille feriti secondo i dati ufficiali. “”Da parte governativa vi erano due specie di prigionieri: quelli detenuti nelle carceri ufficiali e quelli rinchiusi nele prigioni segrete della GPU staliniana. Molti di essi furono fucilati dopo aver subito varie torture.”” (pag 120) Esercito: “”E’ difficile precisare tutte le grandi unità comandate da comunisti, giacché questi si mascheravano, a volte, sotto la denominazione di socialisti e repubblicani”” (pag 194) I capi stalinisti nell’esercito lasciavano agli anarchici il compito di attaccare il nemico (e logorandosi). Essi rimanenevano con le proprie truppe sulla difensiva beneficiando dell’eventuale successo anarchico (pag 200-201)”,”MSPG-088″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume secondo. Le collettivizzazioni, la militarizzazione, la controrivoluzione in marcia.”,”””Le armi di cui la Catalogna disponeva, e che erano state tolte ai militari ribelli, erano in numero insufficiente: gran parte di esse erano in mano alle milizie o al popolo armato delle retroguardie. L’ordine “”tutte le armi al fronte””, quand’anche fosse stato osservato, non avrebbe risolto il problema. I suoi più fervidi sostenitori erano i comunisti che, d’altro canto, propugnavano il mantenimento di corpi armati di retroguardia sempre più numerosi; ed erano i primi a non voler rinunciare al proprio arsenale. L’ordine tendeva in effetti a disarmare il popolo e i miliziani di osservanza non comunista. Nel frattempo, il Comitato delle milizie e lo stesso governo della ‘Generalidad’ cominciarono a risentire della politica economica di Madrid che, come abbiamo visto, significava il blocco interno della valuta; il che impediva alla Catalogna di soddisfare le proprie esigenze per quanto riguardava l’armamento. Da qui la stasi sul fronte aragonese, che i comunisti utilizzavano per interesse di partito. Quando cominciarono ad arrivare le prime spedizioni di armi russe, le navi che le trasportavano, non toccavano di propria iniziativa o per ordine del governo centrale, i porti catalani. Quest’atteggiamento – aggiunge Santillán (op. cit) (1) – c’indignava al massimo. Anche quando ci veniva promesso che tale o tal’altro carico era destinato a noi, non ci giungeva assolutamente niente. Ci fu offerto del materiale, ma avremmo dovuto pagarlo, e così eravamo sempre impotenti per non avere valuta disponibile» (2). Il maggior ostacolo a tali aiuti in armi o in valuta era rappresentato dal predominio degli anarchici sui fronti e nella retroguardia, in particolare nella zona orientale. La situazione stazionaria nel fronte aragonese non era dovuta a mancanza di uomini disposti ad avanzare in direzione dell’obiettivo chiave rappresentato da Zaragoza, ma era dovuta alla mancanza di armamento. Sin dai primissimi giorni si erano arruolati più di 150.000 volontari, la maggior parte dei quali dovette essere rimandata indietro per penuria di armi; e tale situazione durò parecchi mesi. La paralisi del fronte aragonese permise ai rivoltosi di rafforzare in quella zona le proprie posizioni e di operare con più libertà sugli altri fronti, specialmente quelli del nord e del centro. La presa di Zaragoza nella prima fase avrebbe potuto essere seguita dalla caduta di Teruel e Huesca, col che tutti i piani del nemico sarebbero risultati sconvolti: ma l’incomprensione del governo centrale, la sua diffidenza circa i buoni e sinceri propositi della corrente predominante in Catalogna, finì con l’annullare la potenzialità militare ed industriale della regione, la qual cosa ebbe una determinante influenza sui successivi sviluppi della guerra”” (pag 274-275) [(1) ‘Por qué perdimos la guerra’, Barcelona, 1970, pag. 112; (2) Si riferisce alle offerte dei trafficanti internazionali] [Diego Abad de Santillán: ‘¿Por qué perdimos la guerra?’ Por qué perdimos la guerra””No estamos seguros de haber obrado bien al desoír durante semanas las exhortaciones de Calvo Sotelo para una reunión con nosotros, no sabemos, aunque presumimos, con qué propósitos ; y todavía seguimos pensando que hicimos mal en mayo de 1937 en haber paralizado el fuego en Barcelona en lugar de dejar que la intervención de nuestros amigos del frente de Aragón hubiese puesto fin a una guerra que teníamos perdida, porque así le convenía a Stalin (…)”” (p.18). Lo peor es que Santillán no alude en el libro a Calvo Sotelo sino al mismo José Antonio, con la notita de 1939 de que: “”¡Cuánto hubiera cambiado el destino de España si un acuerdo entre nosotros hubiera sido tácticamente posible, según los deseos de Primo de Rivera ! “”(p.35). De hecho, ya en Santillán asoma el enfoque histórico del destino social de España en antagonismo a las manipulaciones soviéticas durante 1936-1939. Las disquisiones sobre los eventos político-militares ocupan la mayoría de las páginas, desplazando con creces las pocas dedicadas a las realizaciones autogestionarias de la CNT y de los trabajadores de España. En cuanto a mayo de 37, Santillán escribe que expuso su oposición a la táctica de la CNT a los notables cenetistas (vocabulario de Peirats) después del fin de los combates, si bien él era uno de ellos. “”Pero la entrega total de la burocracia de la CNT al gobierno Negrín y a las consignas comunistas hizo que la rebelión que habría debido estallar cuando era hora de obtener algún resultado, se produjese en el Centro y en Levante cuando la guerra estaba totalmente liquidada”” (p.177). Así queda claro lo que adujo en su prólogo de 1975 : un pacto, una alianza del movimiento libertario con Franco era preferible a seguir siendo manipulados por los comunistas. Puesto que la hipótesis aparece a las claras, es obligado discutirla. Creerse en aquella época que el plan castrense sistemático de masacre de la flor y nata de la izquierda iba a perdonar a los anarcosindicalistas era una ingenuidad aberrante ; o suponía autocastrarse para amoldarse al franquismo. Fue lo que hicieron en 1939-41 renegados como Fornells, Melís, sin que cambiase nada a nivel social, excepto que se convirtieron en perfectos ayudantes del verticalismo.] [https://www.portaloaca.com/historia/ii-republica-y-guerra-civil/1804-diego-abad-de-santillan-ipor-que-perdimos-la-guerra-libro-completo.html] Texto: Frank Mintz libro disponibile in: http://www.somnisllibertaris.com/libro/porqueperdimoslaguerra/index04.htm”,”MSPG-139″
“PEIRCE Guglielmo”,”Pietà per i nostri carnefici.”,”‘Pietà per i nostri carnefici’ è il libro di un intellettuale italiano che ha abbandonato il PCI. Abbraccia il periodo che va dal 1928 al 1950 e racchiude la drammatica confessione di un uomo che dopo aver partecipato coraggiosamente alle lotte per il comunismo e dopo aver vissuto a contatto con i più alti esponenti del partito perde la fede nelle idee comuniste e soprattutto negli uomini che le incarnano. Nel libro si parla di TOGLIATTI, LONGO, SECCHIA, PICASSO descritti nella vita di ogni giorno. Si parla dello stato maggiore del PCI e dei giovani ambiziosi che frequentano gli uffici del partito. “”Restammo in silenzio. Per portare la discussione su un terreno scherzoso, dissi: “”Nel ’93 Engels, nella prefazione all’edizione italiana del ‘Manifesto Comunista’, ha scritto che l’Italia potrebbe dare il nuovo Dante dell’èra proletaria. Animo, dunque, datevi da fare miei carissimi. L’infermo già lo conosciamo qual è. Le fiamme ce le sappiamo procurare chimicamente (è vero, Poeta?). Non ci resta che appurare dove si trova il paradiso e andarci a stabilire lì””. (pag 132) “”Quando Mussolini parlò dei “”colli fatali di Roma””, io dissi: “”Marx nelle sue opere filosofiche sostiene che l’umanità si separa comicamente dal suo passato. L’ultima fase di una forma storica è la sua commedia. Ritorna l’impero sui colli fatali di Roma, ma ritorna di cartone, come in un’operetta. Marx dice che gli dèi della Grecia, una prima volta feriti a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano. Quale fine umoristica farà il nostro impero?””””. (pag 133)”,”PCIx-237″
“PEIRCE Charles Sanders, a cura di Charles HARTSHORNE e Paul WEISS,”,”Scritti di logica.”,”Charles Sanders Peirce (Cambridge, 10 settembre 1839 – Milford, 19 aprile 1914) è stato un matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico … “”Una ‘relazione’ è un fatto concernente un certo numero di cose. Così il fatto che una locomotiva emetta vapore, costituisce una relazione o più esattamente struttura relazionale (…) tra la locomotiva e il vapore”” (pag 221)”,”FILx-015-FRR”
“PEIS-CONCAS Iride”,”Montevecchio.”,”Foto della manifestazione dei minatori nel 1961 a Guspini”,”CONx-003-FMP”
“PELAGALLI Sergio; MINNITI Fortunato”,”L’attività politico-militare italiana in Albania tra il 1927 e il 1933 nelle carte del generale Alberto Pariani (Pelagalli); Il problema dell’arretratezza militare dell’Italia unita. Note su (e da) un libro recente (Minniti).”,”Recensione e commento di Minniti al libro di John Gooch ‘Army, State and Society in Italy, 1870.-1915’, New York, 1989 pp. XIV 219″,”ITQM-196″
“PELAGGI Stefano”,”L’isola sospesa. Taiwan e gli equilibri del mondo.”,”Stefano Pelaggi insegna presso il Dipartimento Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma “”La Sapienza””. Negli ultimi anni ha svolto attività di insegnamento presso università in Myanmar, Argentina e Taiwan, dove ha vissuto a lungo. Autore di saggi e articoli accademici. Ha pubblicato diversi libri sul colonialismo popolare, sui flussi migratori nella costruzione della politica estera e sul nazionalismo. Ricercatore presso il Centro Studi Geopolitica.info e presso il Taiwan Center for International Strategic Studies (TCISS) si occupa di Taiwan, del mondo sinofono e della regione Asia-Pacifico da una prospettiva storica. La TSMC. L’intuizione di Chang (il fondatore della Taiwan Semiconductor Manufacturing Co) (pag 143) “”Oggi Tsmc è la più grande fonderia di semiconduttori al mondo, tutti i principali player tecnologici, da Apple a Qualcomm, passando per Nvidia fino a Huawei sono clienti dell’azienda taiwanese. La maggior parte dei suoi ricavi proviene dal mercato statunitense (61 per cento), seguito dalla Cina (17 per cento) e da Taiwan (8 per cento), un equilibrio globale che oggi è messo a rischio dalle crescenti tensioni tra Pechino e Washington”” (pag 143)”,”CINE-102″
“PELEGRÍN José Garcia”,”La rose blanche. Les étudiants qui se sont soulevés contre Hitler avec la seule arme de la parole.”,”José Garcia Pelegrin (Madrid, 1958) è dottore in filosofia e lettere (specialità storia) dell’Università di Colonia. Traduttore specializzato in arte e giornalista indipendente è redattore della rivista ‘Movie. Kino. Kultur’ e critico cinematografico. “”C’est par l’intermédiaire d’un des participants aux soirées culturelles, Josef Furtmeier – fonctionnaire de justice qui connaît bien l’histoire et les auteurs chrétiens – que Hans Scholl fait connaissance avec l’architecte Manfred Eickemeyer (1903-1978): depuis 1940, ce dernier travaille au Gouvernement Général créé par les Nazis en Pologne et passe la plus grande partie de son temps à Cracovie, n’étant à Munich que de manière occasionelle. Il y possède cependant un atelier de sculpture, situé dans la Leopoldstrasse, qu’il laisse à la disposition de Hans [Scholl] et Alex [Schmorell]. C’est là qu’ils réalisent leur travail de rédaction et de reproduction, donnant ainsi naissance aux Tracts de la Rose Blanche. Eickemeyer serà jugé lor su troisième procès de la Rose Blanche, le 13 juillet 1943, mais relaxé faute de preuves. Selon Dumbach et Newborn, Hans et Alex écrivaient chacun un texte qu’ils échangeaient ensuite; c’est Hans qui décidait de la rédaction définitive, même si Jürgen Wittenstein, un autre “”initié””, les aidait pour des correction de style. Cependant, le texte du premier Tract est rédigé presque uniquement par Hans. Ce Tract fait son apparition à Munich dans la deuxième quinzaine du mois de juin (en tout cas avant le 27) et commence par ces mots: “”Rien n’est plus indigne d’un peuple civilisé que de se laissser “”gouverner”” sans résister par une clique d’irresponsables guidés par les instincts le plus vils””. L’opposition au régime illégitime est justifiée par un recours à la notion d'””humanité”” – défendue par les auteurs classiques allemands, Goethe et Schiller, qui ont fait entendre leur voix pour défendre la liberté – et de “”culture occidentale et chrétienne”” (…)”” (pag 48-49)”,”GERR-042″
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome premier.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-004-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome second.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-005-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome troisième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-006-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome quatrième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-007-FSD”
“PELGER Hans Friedrich-Ebert-Stiftung a cura; scritti di: BERT A. BOTTIGELLI E. BRAVO G.M. CORNU A. FABIAN W. GEMKOW H. GOLDBERGER N. HAHLWEG W. HAHN E. HARSTICK H.P. HENDERSON W.O. HUNECKE V. JAN R. KALWEIT W. KERNIG C.D. KOSSEV K. KUCZYNSKI J. LIDTKE V.L. MALYSCH A. MOMMSEN H. PASKALEVA V. RAGIONIERI E. SAGVARI A. SCHMIDT A. SOLLE Z. STEINBERG H.J. ULLRICH H. TARTAKOWSKI B.G. TIMOFEJEW T. WALLACH J.L. WASSIN V.”,”Friedrich Engels 1820-1970. Referate Diskussionen Dokumente.”,”Atti della ‘Internationale wissenschaftliche Konferenz’ in Wuppertal vom 25-29 Mai 1970″,”MAES-010″
“PELGER Hans a cura, saggi di Walter GRAß Franz-Josef SCHUH Georges HAUPT Hans MOMMSEN Hans-Josef STEINBERG”,”Studien zu Jakobinismus und Sozialismus.”,”Contiene la biografia di Franz Hebenstreit, giacobinismo e comunismo (1747-1795) (pag 103-188) di Franz-Josef Schuh Marx, Engels e gli insegnamenti della Comune di Parigi. “”Der Hauptgegner bleibt Bakunin, der in der Kommune seine idee verwirklicht sah und sie als ein Gegengift betrachtete, das die Bewegung vor der Infektion mit dem “”autoritären”” Virus bewahren sollte. Dies brachte ihm einen scharfen Angriff von Engels ein: “”Ich kenne nichts Autoritäreres als eine Revolution… Es war der Mangel an Zentralisation und an Autorität, der die Pariser Kommune das Leben gekostet hat”” (25). Marx’ Ansichten wurden von Engels auf der Londoner Konferenz der Ersten Internationale im September 1871 folgendermaßen präzisiert: “”Namentlich nach der Kommune von Paris, die die politische Aktion des Proletariats auf die Tagesordnung gesetzt hat, ist politische Abstention ganz und gar unmöglich””. Ein Jahr später wird diese Konzeption durch die Annahme des Artikels 7 a auf der Konferenz von Den Haag sanktioniert: Die Eroberung der Staatsmacht wird zur vornehmlichen Pflicht des Proletariats; das Proletariat kann nur als Klasse handeln, wenn es sich selbst als eigenständige, politische Partei konstituiert. Daraus entwickelt sich nun eine ganz neue Problematik: die Rolle der Partei beziehungsweise der Organization, welche die Basis der modernen Arbeiterbewegung bildet. Aber die Bedeutung der Wende wird auch in vielen Bereichen außerhalb des institutionellen Rahmens spürbar (26). Das kann man an allen folgenden theoretischen Diskussionen und Urteilen über ihre Taktik beobachten. War die Kommune zunächst Verkünderin der Revolution. Daraus erklärt sich der “”Umschwung””;der sich nach 1871 in der geistigen Auseinandersetzung des Sozialismus vollzieht. Hier wird ein dritter Punkt angeschnitten: die Veränderungen in der Auswahl und Reflexion von Problemen der Kommune, ein Prozeß, der einige Jahre nach den Ereignissen in Paris einsetzt”” [Georges Haput, Die Kommune als Symbol und als Beispiel] [(in) Studien zu Jakobinismus und Sozialismus, a cura di Hans Pelger, 1974] [(25) Brief Engels an C. Terzaghi, 14, Januar 1872, MEW, Bd. 33, S. 374; (26) Vergleiche zu diesem Thema: M. Molnar, Le déclin de la Première Internationale. La Conférence de Londres de 1871, Genf 1963; Deutsche Übersetzung in: Archiv für Sozialgeschichte, Bd IV, 1964, S. 283-445] (pag 206-207) Franz Hebenstreit Franz Hebenstreit von Streitenfeld, (* 26. November 1747 in Prag; † 8. Januar 1795 in Wien); „wegen Hoch- und Landesverrat durch den Strang hingerichtet.“ Er war einer der Köpfe der Wiener Demokraten, die allgemein als Wiener Jakobiner bezeichnet werden. War Sozialutopist mit Anlehnung an Jean-Jacques Rousseau, Étienne Gabriel Morelly, Jean Meslier und Gabriel Bonnot de Mably. Sein Freund und Mitstreiter Andreas Riedel nannte ihn kurzerhand einen Kommunisten, wodurch im deutschsprachigen Raum wohl das erste Mal dieser Begriff fiel. Inhaltsverzeichnis Hebenstreit war Sohn eines Philosophieprofessors der Prager Karls-Universität. Nachdem er selbst Philosophie und Rechtswissenschaften studiert hatte, trat er der österreichischen Armee bei, zuerst den Ulanen. Als Bürgerlicher fühlte er sich den Adeligen gegenüber diskriminiert und desertierte 1773. Sein Plan war, nach Amerika zu fliehen, um in der dortigen Revolution zu kämpfen. Doch fingen ihn die Preußen und steckten ihn in ihre Armee. Nach fünf Jahren konnte er fliehen und kam wieder in die österreichische Armee. Nach einer eher langsamen Karriere fand er sich 1791 in Wien als Platzoberleutnant wieder. Er fing wieder zu studieren an und wurde Freimaurer. Mit viel Sympathie für die Französische Revolution fand er sich bald im Kreis Gleichgesinnter um Andreas Riedel wieder. Bis zum Tod von Kaiser Leopold II. hatten er und Riedels Gruppe nicht viel zu befürchten, da der Kaiser selbst Anhänger der konstitutionellen Monarchie war. Andreas Riedel, der Hebenstreit immer mehr förderte, gehörte zum engeren Beraterkreis des Kaisers und verfasste sogar den Entwurf für eine Verfassung. Leopolds II. Sohn Kaiser Franz II. hatte jedoch andere Ziele, als er 1792 den Thron bestieg. Andreas Riedel wurde in Frühpension geschickt und jede Aussicht auf Reform und quasi Revolution von oben war dahin. Trotzdem trafen sich noch die Freunde, diskutierten über Politik, Utopie und Maximilien de Robespierre. Hebenstreit verfasste in dieser Zeit sein in lateinischen Hexametern verfasstes Gedicht „Homo Hominibus“ („Mensch unter Menschen“) mit über 500 Versen, in dem er den Gegensatz zwischen Armen und Reichen thematisierte. Bei den Wienern wurde sein „Eipeldauerlied“ bekannt, das man durchaus als Revolutionslied ansehen kann. Als die Repressionen immer schlimmer und die Konservativen immer mächtiger wurden, dachte vor allem Hebenstreit laut über Revolution und Umsturz nach. Er baute sogar ein Modell eines Streitwagens. Selbst ehemaliger Kavallerist, wollte er dem französischen Revolutionsheer und den polnischen Aufständischen eine effektive Waffe gegen die schwer besiegbaren österreichischen und russischen Reitereien liefern. Pläne der Kriegsmaschine wurden nach Paris geschmuggelt. Kurz danach, am 24. Juni 1794, begannen in Wien die Verhaftungen. Wieweit die erhobenen Vorwürfe in den folgenden Schauprozessen auf Realität, den Behauptungen der Spitzel, vor allem des Buchdruckers und späteren ersten Leiter der K.k. Hof- und Staatsdruckerei Joseph Vincenz von Degen oder auf dem Wunsch des Polizeichefs von Wien, Graf Johann Anton Pergen, und dessen Ermittler, Franz Josef Graf Saurau, basierten, die Gruppe gefährlicher ausschauen zu lassen, als sie tatsächlich war, sei dahingestellt. Hebenstreit wurde wegen Hochverrats verurteilt („nicht Rechtsprechung, sondern Politjustiz“[1]) und durch den Strang hingerichtet, andere wie der Magistratsbeamte Martin Joseph Prandstätter nahmen sich im Gefängnis das Leben. Einige, wie z.B. Riedel, wurden erst durch die Truppen Napoleons befreit. Hebenstreits Kopf ist derzeit Schauobjekt im Wiener Kriminalmuseum. Nach ihm ist das Café Hebenstreit benannt, das Ende der achtziger Jahre neben dem Republikanischen Club – Neues Österreich eröffnet wurde. Das Café befindet sich am Schottentor unweit des Hinrichtungsortes von Hebenstreit. Einzelnachweise [Bearbeiten] Hubert Christian Ehalt, zitiert in Rehabilitation eines Demokraten, in: Wien.at aktuell, Magazin für Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter der Stadt Wien, Nr. 6 / 2010, S. 14 Literatur [Bearbeiten] Alfred Körner: Franz Hebenstreit (1747 – 1795). Biographie und Versuch einer Deutung. In: Jahrbuch des Vereines für Geschichte der Stadt Wien, Bd. 30/31 (1974/75), S. 39-62. Leslie Bodi, Tauwetter in Wien, Wien, 1995. Alfred Körner: Die Wiener Jakobiner. Stuttgart, 1972. Franz Hebenstreit 1747-1795. Mensch unter Menschen. Seine Schriften ediert, übersetzt und kommentiert nebst einer Einleitung von Franz Schuh. Trier 1974 (Schriften aus dem Karl-Marx-Haus Heft 11) Helmut Reinalter(Hg.), Jakobiner in Mitteleuropa, Innsbruck, 1977. Edith Rosenstrauch-Königsberg, Zirkel und Zentren. Aufsätze zur Aufklärung in Österreich am Ende des 18. Jahrhunderts, Wien, 1991. Ernst Wangermann, Von Joseph II. zu den Jakobinerprozessen, Wien, 1966. Alexander Emanuely: Ausgang: Franz Hebenstreit (1747-1795). Schattenrisse der Wiener Demokratinnen. 1794 Enzyklopädie des Wiener Wissens, Porträts, Band II , Wien, 2010″,”SOCx-240″ “PELI Santo”,”La Resistenza in Italia. Storia e critica.”,”PELI Santo insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Tra i suoi libri ‘L’ altro esercito. La classe operaia durante la prima guerra mondiale’ (co-autore Alessandro CAMARDA) Milano 1980, ‘La resistenza difficile’ (Milano, 1999). “”In concreto, però, le scelte degli Alleati nei confronti della Resistenza nella sua fase conclusiva sono notevolmente diverse, perché ai militari direttamente sul campo le preoccupazioni più strettamente politiche, che condizionavano le direttive di Sacmed, non interessano molto; certo meno della possibilità di impiegare militarmente la Resistenza, possibilità che li spinge a potenziarne l’ armamento decisamente oltre il livello stabilito dalle direttive del 4 febbraio. Anzi, “”molto probabilmente la resistenza italiana ricevette nei primi quattro mesi del 1945 più rifornimenti di quanti in totale ne aveva ricevuti nel ’43 e ’44, e ciò grazie alle divergenza di impostazione tra comando supremo alleato del Mediterraneo, più attento alle esigenze politiche, più pessimista sulle possibilità di disordini e convinto che il metodo migliore per controllare la Resistenza fosse di limitarle i rifornimenti, e il XV gruppo armate che dava priorità alle necessità militari”” (1)””. (pag 147)”,”ITAR-063″ “PELI Santo”,”Storie di Gap. Terrorismo urbano e resistenza.”,”PELI Santo ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per la Einaudi ha pubblicato ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (2004) e ‘Storia della Resistenza in Italia’ (2006) Sap (Squadre di azione patriottica). (pag 114-115) “”Nella storia della Resistenza la nascita delle Sap costituisce un passaggio decisivo, destinato in pochi mesi a modificare in profondità anche il ruolo dei Gap nella strategia comunista, fino a limitare gli investimenti e aspettative del Partito nei loro confronti””. (…) Il primo ideatore delle Sap, il trentenne Italo Busetto, non è un “”rivoluzionario di professione””: al Partito comunista è iscritto dall’agosto 1943, dispone di una buona cultura, ha una laurea in Giurisprudenza ed esercita la professione di funzionario di banca. Nonostante la recentissima iscrizione al Partito viene subito inserito nel Comitato federale milanese, e questo gli consente di dialogare direttamente con i più autorevoli dirigenti comunisti. Le esperienze dello sciopero del marzo a Milano, della repressione e della mancata opposizione alle deportazioni, trovano in lui un acuto osservatore, pronto a trarre delle conclusioni operative: invitato a formalizzarle, sottopone a Luigi Longo, comandante delle brigate Garibaldi, una relazione che ne incontra l’immediata approvazione. (…) Una tra le principali noivtà delle proposte di Busetto è che, a differenza dei Gap, le Sap devono essere aperte alla partecipazione di operai e patrioti di qualunque orientamento, e ciò comporta un duplice effetto. Da una parte consente di avere un bacino di reclutamento sufficientemente vasto; dall’altra, l’interpretazione “”unitaria”” e “”di massa”” della guerra di Liberazione da parte comunista, accentuata, e anzi sollecitata con particolare forza e decisione dalla “”svolta di Salerno””, sembra trovare nella nascita delle Sap un’ulteriore realizzazione”” (pag 114-115-116)”,”ITAR-228″ “PELI Santo”,”La Resistenza difficile.”,”Santo Peli (Gardone Val Trompia, 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegnato Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato pure: ‘L’altro esercito. La classe operaia durante la Grande guerra’ (Feltrinelli, 1980), ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (Einaudi, 2000), ‘Storia della Resistenza in Italia’ (Einaudi, 2006), ‘Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’ (Einaudi, 2014). “”Opporsi al revisionismo liquidatorio è possibile solo attraverso una maggior consapevolezza delle contraddizioni e delle lacerazioni vissute dai resistenti, attraverso l’analisi delle difficoltà, soggettive e oggettive, del resistere, per poterne apprezzare fino in fondo, perché no, anche l’epicità. Ripubblicato a distanza di anni dalla prima edizione, il volume contribuisce a valorizzare i momenti alti, senza però espellere le ambiguità, le debolezze i coni d’ombra, le fratture interne che segnano il percorso della Resistenza. (…)’ (quarta di copertina) “”Marc Bloch, constatando la gioia di vivere che pervadeva i combattenti all’indomani dei terribili massacri che caratterizzarono la grande guerra, commentava: «Si indigni chi vuole di tale egoistica contentezza. Simili sentimenti sono tanto più solidamente radicati nell’animo quanto più di solito restano in parte sotto il livello della coscienza» (1)”” (pag 33) (1) M. Bloch, ‘La guerra e le false notizie’, 1994″,”ITAR-301″ “PELI Santo”,”Storia della resistenza in Italia.”,”Santo Peli ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per Einaudi ha pubblicato anche ‘La Resistenza in Italia’ e ‘Storia di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’.”,”ITAR-349″ “PELI Santo”,”La necessità, il caso, l’utopia. Saggi sulla guerra partigiana e dintorni.”,”inserire in Correna La BFS è gestita in collaborazione con l’Associazione amici della Biblioteca F. Serantini. La BFS edizioni ha pubblicato più di 200 volumi La BFS ISSORECO fa parte della rete nazionale degli Istituti Storici della Resistenza. Sandro Peli (Gardone Val Trompia 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Molti i sui lavori (v. quarta di copertina) Capitolo 7. Le stagioni del dibattito storiografico sulla Resistenza. Prima fase: gli storici-protagonisti; Seconda fase: dalle memorie ai documenti (Guido Quazza); Terza fase (Claudio Pavone)”,”ITAR-366″ “PELIKAN Jiri”,”Il fuoco di Praga. Per un socialismo diverso.”,”In apertura breve citazione di R. Luxemburg Jiri Pelikan membro del Pc cecoslovacco dal 1939, dal 1953 ha ricoperto varie cariche politiche. Nel 1963 viene nominato direttore generale della Tv del paese e quindi eletto deputato. Durante la primavera di Praga è presidente della Commissione per gli affari esteri del parlamento. Espulso dal PCC dopo l’intervento sovietico e costretto all’esilio.”,”EURC-132″ “PELLEGRINI Alessandro a cura; studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI”,”Tre cattolici liberali. Alessandro Casati, Tommaso Gallarati Scotti Stefano Jacini.”,”Studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI I tre amici lombardi GALLARATI SCOTTI CASATI e JACINI nel 1907 si riunirono per dare vita al “”Rinnovamento”” la rivista che segnò il punto più alto del Modernismo italiano e una svolta nel pensiero religioso. “”Il volume sul “”quacchero”” Guicciardini (il conte Piero Guicciardini 1808-1940, ndr) rappresenta la più alta, ma anche l’ ultima consistente manifestazione dell’ interesse di Jacini per la storia religiosa, l’ opera con la quale doveva confermare la propria fedeltà ad una giovanile autentica vocazione. Dopo il 1940 egli sarebbe stato riconquistato dall’ interesse e dalla passione per la politica, cosicché, anche nelle successive opere storiografiche, l’ aspetto politico avrebe fatto la parte del leone escludendo o confinando ai margini gli aspetti religiosi e culturali””. (pag 251)”,”ITAA-085″ “PELLERO Franco”,”Operazione Balilla. Storia documentata dei grandi rastrellamenti subiti dalla “”IV Brigata Garibaldi””.”,”Casa Allegri punto di riferimento dei partigiani della zona. Allegri già appartenente al Partito popolare ritiratosi a vivere a Bormida divenne presidente del Comitato di Liberazione della zona e ritesse nel savonese le file del partito popolare ribattezzato nel frattempo Democrazia cristiana. Un suo amico, l’avvocato Renato Willermin fu arrestato e fucilato dai nazifascisti presso il forte di Madonna degli Angeli di Savona nel dicembre 1943. Il figlio di Allegri, allora ragazzino, diventato l’Avv. Andrea Allegri consegnò documenti all’autore riguardanti il presidio militare di Mallare relativi al rastrellamento del 21. 2. 1945 mirante a annientare la IV Brigata Garibaldi. (pag 6) Nel rastrellamento bruciata la casa del Dott. Piana (medico antifascista di Bormida) (29-30 novembre 1944) Il parroco di Bormida, Camillo Salvatico, tentava la mediazione tra i partigiani e i repubblichini (pag 215)”,”ITAR-232″ “PELLETAN Eugène”,”Histoire des trois journées de Février 1848.”,”Ecco una sintesi delle tre giornate della rivoluzione di febbraio del 1848 a Parigi: Le cause: La rivoluzione scoppiò a Parigi il 22 febbraio 1848, scaturita da una generale insoddisfazione sociale per l’opera della monarchia borghese di Luigi Filippo. Una politica estera debole, un suffragio censitario molto ristretto e palesi privilegi concessi alle categorie dei possidenti e della borghesia finanziaria furono alcune delle cause che portarono alla rivolta123. Lo svolgimento: Il 22 febbraio venne fissato a Parigi un banchetto dei partigiani della Riforma parlamentare. Le autorità però proibirono il banchetto, e questo suscitò grande sdegno nelle masse. La mattina del 22 febbraio regnava per le strade di Parigi l’agitazione. La rivolta si diffuse rapidamente e il 24 febbraio Luigi Filippo abdicò. Il governo provvisorio rivoluzionario, rifiutando l’ascesa di Luigi Filippo II, proclamò pacificamente la Seconda Repubblica il 4 maggio 184834. Le conseguenze: La rivoluzione di febbraio ebbe ripercussioni in tutta Europa, ispirando movimenti nazionali e liberali. In Francia, la Seconda Repubblica portò alla creazione di una costituzione democratica e all’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi. Tuttavia, la repubblica fu di breve durata, e nel 1851 fu instaurato il Secondo Impero sotto Napoleone III. (f: cop.)”,”QUAR-001-FSD” “PELLETIER Philippe”,”La Japonésie. Géopolitique et géographie historique de la surinsularité au Japon.”,”Philippe PELLETIER è maitre de conferences in geografia all Università Lumiere-Lyon e membro dell’ Institut d’ Asie orientale. “”La risposta a questa questione passa per l’ analisi del geografo Shiga Shigetaka che può essere considerato come il precursore di una scuola giapponese di geopolitica che non porta ancora questo nome. Tutte le sue teorie e le sue posizioni ideologiche condividono in effetti i presupposti dei pionieri della Geopolitik germanica, come Friedrich Ratzel (1844-1904) e Rudolph Kjellén (1846-1922): peso specifico attribuito allo spazio (…), determinismo largamente mischiato di volontarismo (…), razzismo e vitalismo (…), organicismo statale (..), naturalismo culturale (…), assenza totale di antagonismi tra le classi sociali””. (pag 200) Autolimitazione contemporanea del territorio marino: “”Per queste ragioni, lungi dal difendere una politica di estensione delle acque territoriali, lo Stato giapponese ha per lungo tempo sostenuto una posizione inversa. Dal 1870, accetta una delimitazione internazionale minimalista di 3 miglia nautiche per le acque territoriali, ossia intorno ai 5 chilometri””. (pag 208) Questione petrolio tra Cina e Giappone: “”E’ dunque senza sorpresa, in occasione della firma di questo trattato, che i rappresentanti di Cina e Giappone evitano volontariamente di evocare la questione del contenzioso delle isole e che nel settembre 1979 si ascolta il vice-Primo ministro cinese Gu Mu dichiarare: “”Le isole Diaoyu e altre hanno sempre fatto parte del territorio cinese. Nell’ interesse di uno sfruttamento comune del petrolio, il problema della sovranità deve essere lasciato da parte per essere risolto dalle generazioni future. E’ un vantaggio per le due parti che si intraprenda adesso uno sfruttamento comune delle risorse petrolifere””. (pag 263)”,”JAPx-037″ “PELLETIER Philippe”,”Japon. Crise d’ une autre modernité.”,”PELLETIER Philippe ex pensionnaire della Maison franco-japonaise, ha vissuto più di sette anni in Giappone. E’ professore di geografia politica all’ Università Lumière Lyon 2. Autore della parte ‘Japon’ del volume 5 della ‘Geografia universale’ (1994) e di ‘Japon’ (1997). La sua ‘Japonésie’ (1997) ha ottenuto le Prix Shibusawa-Claudel (1998). “”Il saggista Takeuchi Yoshimi (1910-1977) propone una spiegazione luminosa di questi cambiamenti di situazione e di posizione nelle stesse persone. Secondo lui, questa attitudine non fa che riflettere una delle caratteristiche principali della cultura giapponese, ovvero il culto della novità, e la sua eccellenza. In Europa, se un’ idea entra in disaccordo con la realtà, si crea un movimento per superare questa contraddizione, allargando il campo e cercando di trovare un nuovo accordo. In Giappone, al contrario, “”ci si sbarazza del principio fondatore e si ricomincia da capo, partendo in cerca di un nuovo principio. Le idee sono lasciate per calcolo, i principi abbandonati””. A che pro, lamentarsi su un sisma o un incendio, è sufficiente ricostruire la casa. A che pro, dopo aver perduto la guerra, perseguire i criminali, occorre semplicemente trovare una nuova politica””. (pag 175)”,”JAPx-053″ “PELLI Mattia”,”Gianni Bosio e “”Movimento operaio””: la ricerca storica ai tempi della guerra fredda. (in)”,”PELLI Mattia Articolo basato sulla tesi di laurea dell’autore. (1998-1999 Univ. di Bologna)”,”MITS-400″ “PELLICANI Michele”,”La tragedia della classe operaia (Radiografia del Comunismo).”,”PELLICANI Michele, deputato e membro della direzione del PSDI, è nato a Ruvo di Puglia nel 1915. Figlio di braccianti, lavoratore meridionale, militante d’ avanguardia del movimento antifascista, fu arrestato e confinato nel 1937. Redattore capo del quotidiano ‘La Voce’ e condirettore del settimanale ‘Vie nuove’ PELLICANI lasciò il PCI nel 1953 per passare nell’anno della rivoluzione ungherese nelle file del socialismo democratico. Gli scritti di PELLICANI sono stati attinti da ‘La Giustizia’, ‘Critica d’ oggi’, ‘Corrispondenza socialista’.”,”PCIx-082″ “PELLICANI Luciano”,”Jihad: le radici. Una analisi originale sulle cause del fondamentalismo islamico tra orgoglio e frustrazione. Sulle tracce di una ipotesi illuminante avanzata sei secoli fa dallo storico arabo Ibn Khaldun.”,”Rivoluzione permanente. “”Non a caso, Marx ha definito il capitalismo una “”rivoluzione in permanenza”” (1). E, in effetti, ovunque il capitalismo è penetrato, ha prodotto cataclismatici mutamenti che non hanno risparmiato nulla e nessuno. A motivo della sua “”distruttiva creatività”” e del suo irrefrenabile dinamismo autopropulsivo, tutti i popoli della Terra sono stati forzosamente inglobati in un unico destino storico””. (pag 57)”,”VIOx-127″ “PELLICANI Luciano”,”Rivoluzione e totalitarismo.”,”PELLICANI Luciano è titolare della cattedra di sociologia politica presso la Facoltà di scienze politiche della LUISS di Roma e direttore di Mondoperaio. “”Non sorprende, pertanto, che Lenin, conquistato il potere con quel fortunato golpe passato alla storia con il nome di Rivoluzione d’ Ottobre, abbia identificato la costruzione della società comunista con “”la distruzione di tutto ciò che è vecchio, l’ annientamento implacabile di tutte le forme di capitalismo””; e che, in aggiunta, abbia assegnato al Partito bolscevico la funzione catartica di “”ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo””, scatenando il terrore di massa contro i borghesi, i kulaki, i socialisti riformisti e persino “”gli operai profondamente corrotti dal capitalismo””. C’è di più: Lenin nel 1922 – quando ormai la guerra civile era stata vinta dal Partito bolscevico e nulla poteva ormai contrastare il suo dominio totale – chiese al commissiario della Giustizia Kurskij che nel novo codice penale fosse introdotto il “”principio del terrore”” e inviò una lettera a Stalin nella quale si leggono queste agghiaccianti parole: “”Noi purificheremo la Russia per molto tempo. Ciò sarà fatto sul campo””. (pag VIII)”,”TEMx-033″ “PELLICANI Luciano”,”Gramsci e la questione comunista.”,”PELLICANI Luciano è libero docente di sociologia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha pubblicato ‘Rivoluzionari di professione’. “”Il che spiega perché Gramsci non ha esitato a scrivere che “”ogni comunista deve sentire dei essere sempre subordinato alla volontà del suo Partito, e deve giudicare tutto dal punto di vista del Partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere”” (1). Come si vede , Gramsci accoglie senza riserva alcuna il principio leninista della ‘partiticità’ e del ‘settarismo’ e accoglie altresì il principio della subordinazione totale e assoluta del militante rivoluzionario alla volontà collettiva del Partito. Il rivoluzionario, secondo questa ottica, ha un solo dovere: accettare, quale che sia, la volontà del Partito e “”subordinare ad essa ogni cosa””, esattamente come un sacerdote della Compagnia di Gesù: ‘Perinde ac cadaver’ (2)””. (pag 62-63) (1) A. Gramsci, La costruzione del Partito Comunista (2) Legato come un corpo morto, [Docile] come un cadavere, massima coniata da Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, il quale pretendeva dai suoi seguaci un’obbedienza militaresca: cieca, pronta e assoluta. (internet) http://66.102.9.104/search?q=cache:m9OyYq6LO8EJ:perindeaccadaver.blogspot.com/+Perinde+ac+cadaver&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it&lr=lang_it”,”GRAS-062″ “PELLICANI Luciano”,”Il centauro comunista. Il PCI e la società italiana.”,”PELLICANI Luciano nato a Ruvo di Puglia (1939) isnegna sociologia politica nell’Università di Napoli (1979). Ha scritto ‘I rivoluzionari di professione’ e ‘Gramsci e la questione comunista’ (Vallecchi). Contro il togliattismo. “”piaccia o meno, la legittimazione del Pci passa attraverso la rottura con Mosca e la soppressione del piano della surrealtà ideologica; passa cioè, attraverso il superamento della “”doppiezza”” togliattiana e lo scioglimento di quei nodi, cruciali per l’ulteriore sviluppo della democrazia italiana, che Togliatti tenne accuratamente aggrovigliati”” (pag 129)”,”PCIx-366″ “PELLICANI Luciano”,”Introduzione a Marx.”,”Luigi Luciano PELLICANI, nato a Ruvo di Puglia nel 1939 ha studiato a Parigi, Londra e Santander e si è laureato in scienze politiche nell’Università di Roma. Ha pubblicato una raccolta di saggi (‘Marxismo e leninismo’, 1966) e collabora con riviste e quotidiani. Pellicani va alla ricerca della radice della ‘vocazione totalitaria del marxismo’ (pag 227) Marx profeta intollerante (pag 228)”,”TEOC-634″ “PELLICANI Luciano a cura, saggi di Luciano PELLICANI Ludovico MARTELLO Gaetano PECORA Giampietro BERTI Pierpaolo DONATI Domenico SETTEMBRINI Lorenzo INFANTINO Antimo NEGRI Dario ANTISERI Sebastiano MAFFETTONE Walter MINELLA”,”Dimensioni della Modernità.”,”Luciano PELLICANI è titolare della cattedra di Sociologia politica presso la LUISS di Roma e direttore della rivista del centro Gino Germani, “”Modernizzazione e sviluppo””. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La società dei giusti’ (1995) Contiene il saggio di Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’ (Tocqueville, Marx, Bakunin) (pag 139-164) capoverso: ‘Marx: l’uguaglianza come liberazione dal bisogno. “”La critica di Marx è la critica comunista alla laicità della libertà liberale che la società borghese ha posto in essere, una libertà fittiziamente universale, in quanto il particolare non coincide con il generale, il singolo non ha alcun rapporto armonico con la vita sociale. L’inevitabile conflitto tra privato e pubblico disegna una libertà di segno non positivo, ma negativo. Essa si definisce come “”Il diritto di fare ed esercitare tutto ciò che non nuoce ad altri. Il confine entro il quale ciascuno può muoversi senza nocumento altrui, è stabilito per mezzo della legge, come il limite tra due campi per mezzo di un cippo. Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa””. Insomma il diritto alla libertà scaturita dall’89 “”Si basa non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sull’isolamento dell’uomo dall’uomo. Esso è il diritto a tale isolamento, il diritto dell’individuo limitato, limitato a se stesso”” (39). Poiché questo diritto dell’uomo alla libertà non ha una conferma sociale, non è generato dalla collettività – data la divisione fra società civile e Stato, fra politica ed economia, fra pubblico e privato -, esso si risolve, nei suoi effetti pratici, nella diseguaglianza reale, nell’utilizzazione dell’uomo “”della proprietà privata””, ovvero nel “”diritto di godere a proprio arbitrio (‘a son grè’), senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa””, in una parola nel “”diritto all’egoismo”” (40). La libertà liberale non emancipa l’uomo dalle sue determinazioni storiche concrete, che in sé riassumono la sua alienazione rispetto alla totalità sociale scissa fra universale e particolare, ma soltanto libera l’accesso ad esse, all’alienazione. Non è una libertà radicale, una libertà dall’oppressione; piuttosto è una libertà di opprimere o di farsi opprimere: “”L’uomo non venne perciò liberato dalla religione, egli ricevette la libertà religiosa. Egli non venne perciò liberato dalla proprietà. Ricevette la libertà della proprietà. Egli non venne liberato dall’egoismo del mestiere, ricevette la libertà del mestiere”” (41). L’uomo pertanto si riconcilierà con se stesso solo abolendo la proprietà privata perché questa genera una libertà unilaterale, quella “”dell’uomo egoista (…) dell’individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato”” (42)”” [Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’] [(in) ‘Dimensioni della Modernità’, a cura di Luciano Pellicani, Roma, 1999] [(39) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176; (40) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176-177; (41) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 181; (42) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 178. Di qui “”l’antagonismo fra il comunismo e il diritto, sia politico e privato, sia nella sua forma più generale, come diritto dell’uomo””. K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, in Marx-Engels, Opere, V, 1845-1846, Roma, 1972, p. 202] (pag 152-153-154)”,”TEOS-226″ “PELLICANI Antonio / ANGLANI Bartolo”,”Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile) / Marxismo e produzione letteraria.”,”””Riguardo alla questione del materialismo storico, ci restano due lettere da analizzare e confrontare: una del 6 maggio e l’altra del 6 ottobre 1899. Il problema che vogliamo impostare emerge dal confronto tra quelli che sono, a nostro parere, i brani più salienti delle due lettere. Nella prima Croce scrive: “”Quanto al punto di dissenso tra di noi, dopo ciò che mi diceste quando veniste a Napoli e lo studio speciale da voi fattovi, io non voglio negare che pel Marx il materialismo storico fosse ‘in un certo periodo’ una filosofia. Ma dico che nella forma in cui è enunciato nel ‘Capitale’, nella prefazione a ‘Zur Kritik’, nelle applicazioni storiche, ecc. esso è esposto in modo (con tali limitazioni) che logicamente non si può interpretarlo se non come un canone empirico. Ossia, a me pare che nella sua produzione più matura il Marx abbia negato, o almeno accantonato, i suoi presupposti filosofici. La mia punta è rivolta contro il Labriola, che vuole rimettere a nuovo quel Marx di prima del 1848″”. L’altra lettera va – se vogliamo – ancora più in là nella concessione di legittimità allo studio del Gentile, ed è con essa ce ci sorgono le perplessità maggiori non tanto per il contenuto in sé, quanto per la maniera conciliatoria con la quale viene, da parte di Croce, impacchettata e sigillata la polemica sulla filosofia di Marx: “”Senza che voi me ne scrivete, e prima assai di ricevere la vostra lettera, risposi al Sorel che il vostro merito consisteva nell’esservi appoggiato ad un documento direttamente marxistico quali sono i frammenti in opposizione al Feuerbach, e di averlo sviscerato in modo da ricostruire con esso la filosofia di Marx””. “”Una storia di tutte le variazioni del pensiero del Marx e quello dell’Engels, non potevate farla perché vi mancava il materiale necessario; e perciò non fu nelle vostre intenzioni”””” (pag 969) [Antonio Pellicani, ‘Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile)’, ‘Problemi’, Roma, luglio-ottobre 1979]”,”TEOC-673″ “PELLICANI Luciano”,”Gulag o utopia? Interpretazioni del comunismo.”,”Luciano Pellicani è libero docente di Sociologia Politica presso l’Università di napoli, notista politico dell’Europeo è autore di numerosi saggi sulla teoria della prassi apparsi su ‘Critica Sociale’ e ‘Mondoperaio’. Già autore dei seguenti volumi: Introduzione a Marx, I rivoluzionari di professione, Gramsci e la questione comunista, Dinamica delle rivoluzioni.”,”RUSS-054-FL” “PELLICANI Antonio”,”Il papa di tutti. La Chiesa cattolica, il fascismo e il razzismo, 1929-1945.”,”‘1931: l’antifascismo dei cattolici’ “”Il 29 giugno Pio XI emanava l’enciclica “”Non abbiamo bisogno””, che i cattolici di oggi ritengono “”senz’altro il più alto documento antifascista di tutta la cosiddetta ‘era fascista’””. Il Pontefice denunciava i “”sistematici attentati contro le più sane e preziose libertà della religione e delle coscienze… le durezze e le violenze fino alle percosse ed al sangue, l’irriverenza della stampa, di parole e di fatti, contro le cose e le persone, non esclusa la Nostra””. (…) Con tutto questo, aggiungeva, quasi a mitigazione, che “”Noi non abbiamo voluto condannare il partito e il regime come tali””. Quindi nessuna condanna del fascismo “”come tale””, ma soltanto “”riprovazione di questa o quella iniziativa, di questa o quella tendenza o dottrina particolare sostenuta dai fascisti””. Malgrado i toni ovattati dell’enciclica, le parole di Pio XI portavano il dissidio al culmine. E’ sufficiente scorrere i titoli dei giornali fascisti. (…) Il 9 luglio arrivavano i primi provvedimenti “”ufficiali””: il segretario del PNF inviava ai segretari federali le seguente circolare: “”Presi gli ordini dal Capo del Governo e Duce del Fascismo, è revocata la compatibilità fra l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista e l’iscrizione alle organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica””. Alcuni giorni dopo, il direttorio del PNF votava una risoluzione in rapporto all’enciclica (…). A questo punto era lecito attendersi, da parte del Vaticano, un’aperta dichiarazione di “”guerra al fascismo””: soprattutto i gruppi di opposizione al regime vedevano nel conflitto un segno di crisi del regime stesso, e almeno sul piano organizzativo e propagandistico, mostravano chiari sintomi di ripresa. Invece il Papa il 25 agosto, parlando ai giovani cattolici napoletani, si mostrava stranamente conciliante: “”E’ necessario avere grande fiducia. E’ questione di pazienza, di saper aspettare, di aver la pazienza di aspettare. Le cose certo si risolveranno in bene; in un tempo breve o lungo non sappiamo, ma sicuro””. Un accenno alla soluzione del conflitto era nel discorso tenuto da Mussolini a Ravenna il 1° agosto: “”Il Governo fascista, il Regime fascista, i fascisti vogliono la pace. La vogliono con tutti gli Stati, con quelli vicini, con quelli vicinissimi””. E così, come un fulmine a ciel sereno, il 2 settembre si aveva la notizia che un accordo era stato raggiunto. L’antifascismo dei cattolici era durato lo spazio di un mattino. Il giorno successivo, commentando il testo concordato, il quotidiano della Santa Sede ricordava: “”Non fa bisogno di aggiungere che in forza del seguito accordo viene ristabilita la compatibilità dell’appartenenza all’Azione Cattolica Italiana e al Partito Nazionale Fascista”””” (pag 56-62)”,”RELC-374″ “PELLICANI Luciano”,”Il leninismo.”,”””Il passaggio dal capitalismo al comunismo non può non produrre una enorme abbondanza di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato”” (Lenin) (in apertura) La questione della forza (pag 57-59) Luciano Pellicani è nato a Ruvo di Puglia nel 1939 e ha compiuto gli studi universitari a Roma “”Lo Stato, dunque, secondo Lenin, è ‘forza’ e, si badi bene, nient’altro che forza (111). Più precisamente esso è l’organizzazione della forza per opprimere le masse lavoratrici. ‘Sic rebus stantibus’, è chiaro che l’unico modo possibile per il proletariato di conquistare lo Stato consiste nel ricorrere all’azione rivoluzionaria: esso deve organizzarsi, come un esercito e rovesciare, tramite la violenza, il dominio di classe della borghesia. Lo abbiamo già visto: secondo il marxismo-leninismo la legge dominante della società moderna – «la legge delle leggi», la definì enfaticamente Trotsky – è la ‘Klassenkampf’, cioè la sorda, spietata, disumana guerra civile che le classi conducono fra loro per conquistare e tenere saldamente in pugno il Potere. Per questo Lenin era fermamente convinto che «i grandi problemi della vita dei popoli vengono risolti ‘esclusivamente’ dalla forza» (112). Cioè: i rapporti sociali sono necessariamente basati sulla forza: se la forza della classe dominante è superiore a quella delle classi subalterne, i gruppo sociali convivono fra di loro più o meno pacificamente, ma se le forze in campo sono in equilibrio, allora lo scontro frontale è inevitabile e il ricorso alla violenza imperativo. In altre parole, il rapporto fra le classi, secondo Lenin, era di tal natura che l’uso della forza, della violenza, al limite del terrore, si ponevano come imperativi politici ineludibili. O schiacciare il nemico di classe, o essere schiacciati: questa la legge spietata della società moderna. Tutto questo non è nuovo. Marx aveva insegnato che la convivenza umana era una cronica guerra civile, che la violenza era la reale protagonista della storia e che le rivoluzioni erano i veicoli sui quali avanzava il progresso umano. Donde la sua insistenza sulla necessità di educare il proletariato all’idea della lotta frontale contro la borghesia, della violenza e della dittatura rivoluzionaria. Lenin, in effetti, non fece che tornare al genuino spirito rivoluzionario del marxismo che i teorici della Seconda Internazionale avevano lentamente obliato (113)”” e riaffermò la necessità di preparare il Partito e le masse operaia alla ‘rivoluzione violenta’ e alla ‘dittatura’. L’edificazione del socialismo è letteralmente una guerra che deve essere condotta con gli unici metodi appropriati: una organizzazione militare, una disciplina ferrea, uno spirito aggressivo e implacabile. Tutto questo, naturalmente, viene concepito in funzione dello scontro finale, della lotta frontale fra l’esercito borghese (lo Stato) e l’esercito proletario (il Partito comunista)”” [Luciano Pellicani, ‘Il leninismo’, UIPC, Roma, 1970] (pag 57-58-59) [(111) Il limite insuperabile della teoria marxista – leninista dello Stato è che essa riduce lo Stato alla forza ed elimina ogni distinzione fra i vari regimi politici, tutti considerati nella loro essenza dittature di classe. Come ha osservato R. McIver in ‘The Web of Government’, che lo Stato nasca e si sostenga esclusivamente con la forza è una di quelle verità parziali che generano i più grossi errori. È vero che è la forza che permette allo Stato di governare, ma questa forza scaturisce quasi sempre dal ‘consenso’ più o meno spontaneo dei governati senza il quale ogni regime politico sarebbe precario. Per quanto la cosa possa irritare la mentalità radicale, si deve riconoscere che il dominio di una classe su un’altra è spesso dominio consensuale, accettazione dell’ordine costituito – cosa, del resto, che lo stesso Lenin riconosceva quando insisteva sull’importanza della lotta ideologica intesa come attività tendente a strappare alla borghesia il consenso delle classi subalterne; (112) ‘Un passo avanti, due passi indietro’, VII, pp. 417-418; (113) Cfr. S. Hook, ‘Pour comprendre Karl Marx’, Parigi, 1936, p. 50, B. Moore, ‘Il dilemma del potere’, Milano, 1953, p. 104, J. Monnerot, ‘Sociologie du communisme’, cit., p. 50, H. Arvon, ‘Le marxisme’, Parigi, 1960, p. 177]”,”LENS-325″ “PELLICANI Luciano”,”Scienza e profezia in Marx.”,”Riferimento al volume di Giuseppe Bedeschi ‘Introduzione a Marx’, Laterza, 1981 Lo «spirito di scissione» del proletariato necessario per lotta contro il dominio del Capitale ‘Hegel aveva polemicamente contrapposto alla scienza positiva dell’intelletto una scienza di ordine superiore, che egli concepiva come l’ autocoscienza che l’Assoluto aveva di sé stesso. E per fondare le smisurate pretese cognitive della scienza dialettica non aveva esitato a costruire sulle macerie della disprezzata logica formale una logica più elevata, basata sul rifiuto del principio di (non) contraddizione, la quale era sostanzialmente una metafisica a carattere gnostico centrata sullo schema “”unitàoriginaria – separazione – ricostituzione dell’unità a un livello superiore. La storia dell’umanità poteva così essere descritta come una drammatica (ma tuttavia edificante) odissea dell’Idea verso lo Spirito assoluto attraverso l’alienazione )o mondo della Natura). In tal modo le conseguenze moralmente e psicologicamente catastrofiche della “”morte di Dio”” furono, agli occhi di Hegel e degli hegeliani, azzerate proprio perché la dialettica era in grado di dimostrare la natura divina della storia. Ebbene, come documenta con ineccepibile puntiglio filosofico Bedeschi (1), Marx accolse, senza modificarla nella sostanza, la visione dialettica della realtà poiché essa gli permetteva di pensare come «scientifico» il Fine ultimo della storia. È vero che Marx accusò ripetutamente il metodo hegeliano di misticismo e contrappose alla spiegazione idealistica dei processisociali una spiegazione materialistica basata su concetti schiettamente economico-sociologici, quali modo di produzione, classe, ideologia, ecc. Pure, conservò inalterato lo schema provvidenzialistico della storia e, anzi, lo caricò di elementi profetico-messianici per stimolare lo «spirito di scissione» del proletariato e indurlo a scendere in guerra contro il regno del Capitale (2)’ (pag 130) [Luciano Pellicani, ‘Scienza e profezia in Marx’, Mondo Operaio, n: 4, aprile 1981] [(1) Giuseppe Bedeschi, Introduzione a Marx, Laterza, 1981; (2) ‘(…) il processo storico deve mettere capo a un valore (al capitalismo deve subentrare una società superiore, la società comunista, al regno della necessità il Regno della Libertà”] (pag 130)]”,”MADS-024-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Attualità di Bernstein.”,”‘Continuatore del revisionismo dell’ultimo Engels (sic), Bernstein ha cercato di dare al riformismo socialdemocratico una filosofia politica più congrua…’ (pag 87) “”Infine Bernstein invocò un «Kant del socialismo» che chiamasse di fronte al tribunale della ragione lo scolasticismo di partito e la retorica insincera che si erano incrostate sul corpo del movimento operaio e che inpedivano ai militanti socialisti di vedere che alla base della contestazione socialista dell’ordine capitalistico – borghese c’era un’esigenza squisitamente morale, un principo etico di solidarietà universale: fare in modo che tutti gli uomini fossero kantianamente trattati come fini e mai come mezzi per fini ad essi estranei (1)”” (pag 91) (1) Le radici kantiane della morale socialista sono state indicate efficacemente da Ramsey McDonald “”Il socialismo – egli ha scritto – è il credo di quanti riconoscono che la collettività si organizza per lo sviluppo dell’individuo e la conservazione della sua personalità (…) (Socialdemocrazia e razionalismo critico, Milano, 1981) (pag 91) [Una edizione di Razionalismo critico e socialdemocrazia (1981) Razionalismo critico e socialdemocrazia di Georg Lührs 1981 Editore Vita e pensiero Lingua italiano Pagine 584 Rationalism, Socialism Note dell’edizione Translation of: Kritischer Rationalismus und Sozialdemokratie. Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore. “”Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore.”” pag xxvi, 584 ]”,”BERN-003-FGB” “PELLICANI Luciano; BOBBIO Norberto”,”Liberare Marx da Marx (Pellicani); Marx, lo Stato e i classici (Bobbio).”,”Lettera di Engels a Paul Lafargue dell’11 agosto 1884 (pag 92) Marx tra Hegel e Ricardo Sulle orme di Leibniz Il fascino della dialettica Il peso della tradizione gnostica Marxismo ‘scienza nuova’ Alienazione e mercificazione Una sintesi impossibile Un patrimonio scientifico da recuperare “”In una lettera a Paul Lafargue, scritta da Engels l’11 agosto 1884, si legge: «Marx protesterebbe contro l’ideale politico, sociale ed economico che voi gli attribuite. Quando si è uomini di scienza, non si hanno ideali, si elaborano risultati scientifici, e quando si è, inoltre, uomini di partito si combatte per metterli in pratica. Ma quando si ha un ideale, non si può essere uomini di scienza poiché si ha un partito preso in anticipo». Da questo brano risulta limpidamente, che secondo Engels, Marx concepiva la scienza della società – dunque la sociologia – a immagine e somiglianza della scienza della natura e che riteneva essenziale la distinzione, tipicamente positivistica, fra proposizioni descrittive e proposizioni normative. Senza tale distinzione, la ricerca scientifica sarebbe viziata alla radice poiché, invece di enucleare le leggi oggettive della realtà, si farebbe deviare da pregiudizi etico-politici. Ciò è confermato da numerosi luoghi in cui Marx afferma in modo inequivocabile ce la scienza storico-sociale deve essere libera da giudizi di valore. Nel ‘Capitale’ egli parla di «’leggi e tendenze’ operanti ed effettuantesi con bronzea necessità» e dichiara di concepire «lo sviluppo della formazione economica della società come un processo di storia naturale» (1). Nell’ ‘Ideologia tedesca’ afferma che «il comunismo non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ‘ideale’ al quale la realtà dovrà conformarsi. Il comunismo (è) il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente (2). Infine nel ‘Manifesto’ si legge che «le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee, sopra principi che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali di rapporti effettivi di una lotta di classe già esistente, di un movimento storico (in svolgimento)» (3). Di qui la nota tesi marxiana, secondo cui «la classe operaia non ha da realizzare ideali» (4). La sua meta – la distruzione dell’ordine esistente e la costruzione della società comunista – è dettata dalle leggi oggettive del processo storico. Conseguentemente, ogni «dover essere» è bandito come «descrizione fantastica (di una) nuova Gerusalemme» (5) e «ricetta per le cucine dell’avvenire». Da tutto ciò risulta che Marx si considerava lo scopritore delle leggi oggettive della società capitalistica, l’autore di un’opera scientifica analoga a quella di Darwin (al quale, non a caso, avrebbe dedicato il ‘Capitale’). Risulta altresì che ciò che egli chiamava «socialismo scientifico» non intendeva essere un programma etico – politico, bensì la descrizione ‘wertfrei’ (a) di un processo storico oggettivo”” (pag 92-93) [Luciano Pellicani, ‘Liberare Marx da Marx’, Mondo Operaio, Roma, n. 12, dicembre 1983] [(1) K. Marx, ‘Il capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1957, vol. I, 1, p. 18; (2) K. Marx F. Engels, ‘L’Ideologia tedesca’, in ‘Opere complete’, Editori Riuniti, Roma, 1970, e ss., vol. V, p. 34; (3) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, in ‘Opere complete’, cit., vol. VI, pp. 498-499; (4) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1969, p: 913; (5) K. Marx ‘Manifesto’, cit., pp. 515-516] [(a) senza pregiudizi, ndr] Relazione di Bobbio al Convegno internazionale su Marx promosso dall’Istituto Gramsci a Roma 14-17 novembe 1983,”,”MADS-026-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Lukács, il gesuita della rivoluzione.”,”a pag 115 foto di Lenin che parla con il Commissario del popolo Tiber Szamely nella manifestazione del maggio 1919 “”Dopo la lettura del ‘Diario’ lukacciano, la tesi formulata da Lucien Goldmann in ‘Introduzione a Kant’ (Sugar, Milano, 1972) e ‘Lukacs e Heidegger’ (Bertani, Verona, 1976) secondo cui ‘Essere e tempo’ può essere interpretato come una risposta, magari inconsapevole, a ‘Storia e coscienza di classe’, risulta assai meno ‘romanesque’ di quello che taluno ha pensato. Al contrario, si può senz’altro affermare che Lukacs e Heidegger furono dominati dalla stessa ‘Stimmung’ – l’orrore metafisico di fronte alla vita e alla morte – e che vissero tragicamente la condizione esistenziale dell’uomo della città secolare condannato a vivere senza Dio. Ciò a mio giudizio spiega perché entrambi furono affascinati dalla “”sirena totalitaria”” – Lukacs vide in Lenin il Salvatore e Heidegger scorse in Hitler il Superuomo nicciano – e si abbandonarono al culto mistico dello Stato-Partito, in cui evidentemente trovarono l’equivalente funzionale della Chiesa”” (nota 15 a pagina 112) Libro citato nel testo: M. Lowy, ‘Pe una sociologia degli intellettuali rivoluzionari’, La Salamandra, Milano, 1978 p: 324; (in appendice c’è un testo di G. Lukacs ‘Il bolscevismo come problema mondiale’) (vedi retro acquisto) Da rimbosare AMAZON 2.11.2023 (Euro 18.50) Conto 1013 Postepay (riporstare su Posta.fil, Corn.) 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Riepilogo Ordine Articoli: 15,00 € Costi di spedizione: 3,50 € Totale ordine: 18,50 € Come vengono calcolate le spese di”,”TEOC-038-FGB” “PELLICCIARI Angela”,”I panni sporchi dei Mille. L’invasione del Regno delle Due Sicilie nelle testimonianze di Giuseppe La Farina, Carlo Pellion di Persano e Pier Carlo Boggio.”,”PELLICCIARI Angela è uno studiosa di storia del Risorgimento e del conflitto Stato – Chiesa.”,”ITAB-249″ “PELLICO Silvio”,”Le mie prigioni. Memorie.”,”‘Acerbissima cosa, dopo aver già detto addio a tanti oggetti, quando non si è più che in due amici egualmente sventurati, ah si! acerbissima cosa è il dividersi! Maroncelli, nel lasciarmi, vedevami inferno, e compiangeva in me un uomo ch’ei probabilmente non vedrebbe mai più; io compiangeva in lui un fiore splendido di salute, rapito, forse per sempre, alla luce vitale del sole. E quel fiore, infatti, come appassi! Rivide un giorno la luce, ma oh, in quale stato! Allorché mi trovai solo in quell’orrido antro, e intesi serrarsi i catenacci, e distinsi al barlume che discendeva da un alto finestruolo il nudo pancone datomi per letto ed una enorme catena, mi assisi fremente su quel letto, e presa quella catena ne misurai la lunghezza, pensando fosse destinata per me”” (pag 135)”,”ITAB-017-FV” “PELLICONI Marco”,”Andrea Costa: dall’ anarchia al socialismo. Il contributo del socialismo imolese e romagnolo alla fondazione del Partito Socialista Italiano, 1879-1893.”,”Al centro dell’indagine la città di Imola la quale alla fine dell’Ottocento fu crogiolo di importanti esperienze locali ma che generò frutti anche oltre i confini romagnoli: produsse dirigenti politici di livello nazionale tra i quali emersero Andrea Costa e Luigi Sassi”,”MITS-481″ “PELLING Henry”,”The British Communist Party. A Historical Profile.”,”Tabella dati iscritti (pag 192) “”Alla fine del 1931 fu persino evidente a Mosca che la politica “”classe contro classe”” significava, non il consolidamento del controllo comunista sulla classe operaia europea, ma piuttosto l’ alienazione dei partiti da qualsiasi influenza generale che fosse. In Germania il principale beneficato dell’ ostilità tra Socialdemocratici e Comunisti fu il partito nazional-socialista; ed in Francia il Partito Comunista fu ridotto a una piccola frazione dei suoi iscritti degli anni 1920″”. (pag 65-66)”,”MUKx-131″ “PELLING Henry”,”The Origins of the Labour Party 1880-1900.”,”PELLING Henry Joseph Burgess. “”Meanwhile Burgess, now editor of the weekly ‘Workman’s Times’ which he had directed on an independent policy since early in 1891, had already launched what was to prove a successful campaign for a national organization to be called the Independent Labour Party. On 30 April 1892 he invited all readers who wished to join to send him their names and addresses. The names, he promised, would be sorted by constituencies, and local sympathizers would be put in touch with one another with a view to the formation of branches. By the middle of September over 2,000 names had been sent in, and the process of forming local branches was well advanced. The ideal of forming a labour party in this simple way was not a new one. Champion’s ‘Labour Elector’ had tried much the same procedure in 1889, and so had the London ‘Labor Leader’ two years later. But the ‘Workman’s Times’ was a bigger paper, and the movement was more mature than before. Moreover, Burgess was, even to excess, a man of dogged perseverance. He hammered away continually at his scheme of building up local branches and then forming a national I.L.P., until in the end success crowned his efforts.”” (pag 109-110) Joseph Burgess From Wikipedia, the free encyclopedia Joseph Burgess ca. 1895 Joseph Burgess (1853–1934) was a British journalist and Labour politician. He was born on 3 July 1853 in Failsworth, Lancashire, the third of six children of handloom weavers, and educated at a print works school in Failsworth. He started work in a card-cutting room at the age of six and worked as a cotton operative until he was 28. He married three times, having six children and died January 1934. Career[edit] He was active in the creation of the Independent Labour Party (ILP) and the Labour Party. He unsuccessfully ran as an ILP parliamentary candidate for Leicester in 1894 and 1895 before taking a role of organising secretary for the ILP between 1897 and 1902. He was a member of the Glasgow City Council between 1902-5 and unsuccessfully ran as an ILP candidate for Glasgow Camlachie in 1906, and Montrose in 1908 and 1910. He resigned from the ILP in 1915. Throughout his career he was involved in newspapers: 1881: correspondent for a local newspaper 1884: started his own short-lived paper, the Oldham Operative 1885–89: sub-editor of the Cotton Factory Times 1889–91: manager of the Yorkshire Factory Times 1891–93: editor of Workman’s Times 1914: editor of the Bradford Pioneer 1919: editorial staff for the London Evening Standard and the Pall Mall Gazette Publications[edit] John Burns: the rise and progress of the right honourable (1911) Homeland or Empire (1915) British agriculture versus foreign tributes (1925) Will Lloyd George replace Ramsay MacDonald (1926) Further reading[edit] A. T. Lane, Biographical Dictionary of European Labor Leaders, 1995. p 164–5 ISBN 0-313-29900-5 unpublished typescript ‘Nineteenth Century Lancashire Textile Operatives Tribulations, 1800–95 held in the Labour Party Archives, London A Potential Poet? His Autobiography and Verse (1927) J. Burnett, D. Vincent, and D. Mayalls, eds., The Autobiography of the Working Class, vol 1. Kevin McPhillips, Joseph Burgess (1853–1934) and the Founding of the Independent Labour Party, 2005.”,”MUKx-184″ “PELLITTERI Antonino”,”Introduzione allo studio della storia contemporanea del Mondo arabo.”,”PELLITTERI Antonino è ordinario di Storia dei Paesi islamici presso l’Università di Palermo. Si occupa di storia e storiografia moderna e contemporanea del mondo arabo-islamco.”,”STOx-243″ “PELLIZZA DA VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Contiene manifesti e giornali per il 1° maggio. “”Nello stesso 1906 era stato ancora un giornale popolare genovese, “”Il lavoro””, a rinnovare l’omaggio a Pellizza ‘Pittore del Quarto Stato’, in un articolo di Fausto Costa. E a livello popolare il fascino dell’immagine del quadro pellizziano sovravvisse anche al fascismo.”” (pag 58) “”Ma se è vero che di artisti moderni completamente ignoranti non ve ne sono è pur vero che la media della cultura fra noi non è molto elevata. Ciò peraltro è spiegabile: il problema della tecnica ha predominato e predomina ancora attualmente nei più: tanto da illuderti che nella copia esatta di un pezzo qualunque di vero consista l’arte tutta quanta””. (pag 146, Pellizza, 8 ottobre 1898)”,”MITS-327″ “PELLIZZA-DA-VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Giuseppe Pellizza da Volpedo è stato un pittore italiano noto per il suo capolavoro ‘Il quarto stato’, realizzato nel 1901. Questo dipinto a olio su tela celebra l’affermazione di una nuova classe sociale: il proletariato. L’opera documenta le rivendicazioni sociali dei lavoratori dell’epoca e rappresenta la speranza rivoluzionaria di un’epoca di cambiamento12. Nel quadro, tre figure si ergono davanti a una folla di operai in protesta nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria. La scena è vista dall’alto, e le figure sono distribuite su linee ortogonali, ‘Il quarto stato’ esprime la lotta per i diritti e la dignità del lavoro, diventando un’icona del socialismo italiano e un simbolo delle battaglie politico-sociali dei lavoratori 34. L’opera è attualmente conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Milano3. La sua potente rappresentazione e il significato simbolico continuano a ispirare e riflettere sulla condizione umana e sociale. (f. copil.)”,”MITS-003-FSD” “PELLOUTIER Fernand”,”Histoire des Bourses du Travail. Origine-Institutions-Avenir.”,”Opera postuma di F. PELLOUTIER, segr gen delle Borse del Lavoro di Francia, prefaz Georges SOREL. Ediz originale Alfred Costes, Parigi, 1946.”,”MFRx-059″ “PELLOUTIER Fernand”,”Storia delle Borse del Lavoro. Alle origini del sindacalismo.”,”Il nome di PELLOUTIER è più di ogni altro legato all’esistenza e alla storia delle famose ‘Bourses du travail’ di cui fu segretario dal 1895 al 1901. Le Borse del Lavoro, oltre al fondamentale servizio di collocamento degli operai, erano fornite di una biblioteca, corsi professionali, tenevano conferenze economiche, scientifiche e tecniche, servizi di assistenza per compagni di passaggio, erano un momento di coordinazione delle rivendicazioni dei vari sindacati.”,”MFRx-130″ “PELLOUX Luigi, a cura di Gastone MANACORDA”,”Quelques souvenirs de ma vie. II Serie: Fonti. Vol. LVI.”,”Luigi Gerolamo Pelloux (La Roche-sur-Foron, 1º marzo 1839 – Bordighera, 26 ottobre 1924) è stato un generale e politico italiano. Pelloux è stato presidente del Consiglio dei ministri italiano dal 29 giugno 1898 al 24 giugno 1900 1. Ha anche ricoperto la carica di Ministro dell’Interno e Ministro della Guerra 1. Pelloux ha servito nell’esercito italiano per 48 anni, partecipando alle guerre d’indipendenza italiane e alla presa di Roma 1. Nel 1880, è stato nominato segretario generale del Ministero della Guerra 2. Pelloux è stato anche un deputato del Regno d’Italia per il collegio uninominale di Livorno II 2.”,”RISG-053-FSL” “PELLS Richard H.”,”Radical Visions and American Dreams. Culture and Social Thought in the Depression Years.”,”Richard Pells was born in Kansas City, Missouri. He completed his undergraduate work at Rutgers and was graduated Phi Beta Kappa. From there he went to Harvard, on a Woodrow Wilson Fellowship, and was a lecturer in History for three years. He is now Assistant Professor of History at the University pf Texas. This is his first book. Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”USAS-010-FL” “PELOSO Flavio con Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Franco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”Filiberto Guala. L’imprenditore di Dio. Testimonianze e documenti.”,”Scritti di Flavio PELOSO Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Frnaco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”RELC-264″ “PELUFFO Paolo con GIACCHE’ Vladimiro”,”Storia del Mediocredito Centrale.”,”La storia del Mediocredito Centrale è un capitolo importante dell’avventura della piccola e media impresa (Pmi) e dello sviluippo della industria italiana nel mondo. Ma è anche un pezzo della storia politica e parlamentare e delle sue interrelazioni con l’economia reale. Nelle pagine di questo volume si incontrano personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese, come Luigi STURZO, Ferruccio PARRI e Guido CARLI. Il filo conduttore di questo libro e dell’azione dei suoi protagonisti è costituito dal sostegno all’accumulazione del capitale: come e perchè divenne una scelta strategica. L’opera evidenzia i modelli di sviluppo alla base delle scelte operative di un istituto al crocevia delle decisioni di politica economica del dopoguerra. PELUFFO Paolo (1963), allievo della Scuola Normale Superiore, giornalista, portavoce del Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993 – 1994, è capo della segreteria tecnica del Ministro del Tesoro e del Bilancio. Coautore delle memorie di Guido Carli”,”E1-BAIT-018″ “PELZ William A.”,”Against Capitalism. The European Left on the March.”,”Euro 30″,”MEOx-082″ “PELZ William A.”,”Un autre Luxemburgisme est possibile: réflexions sur Rosa et le projet socialiste radicale (by William A. Pelz); La lente “”réception”” de Rosa Luxemburg en France (by Aavv).”,”Contiene la recensione del libro di D. Muhlmann su Rosa Luxemburg. (pag 9-10) e un articolo di Claude Lefort sulle derive burocaritche (Socialisme ou Barbarie, 1958)”,”LUXS-054″ “PELZ William”,”The Eugene V. Debs Reader: Socialism and the Class Struggle.”,”Trade Unionist, Socialist, Presidential Candidate, Jailed Anti-War Activist: Eugene Victor Debs was all of these and more. His career spanned two centuries, from the Gilded Age into the roaring 1920s. Debs’ radical presence was uniquely American. More than half a century after this voice of the voiceless fell silent, the former railroad worker still has much to offer. Preface, Acknowledgments, Introduction by Howard ZINN,”,”MUSx-040-FL” “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”Anche a non voler prestare totalmente fede alla ricostruzione che qualche tempo più tardi (1892) G.B. Shaw avrebbe dato agli esordi della Fabian Society, quando, a suo dire, l’ idea fondamentale che egli e i suoi compagni – come tutti i nuovi adepti del rinascente credo socialista – si facevano della propria attività era quella di “”promuovere uno sconvolgimento tremendo della società esistente, come immediato antecedente dell’ instaurazione del socialismo””, è assodato che non erano allora infrequenti i fenomeni di “”interscambio e sovrapposizione”” – per usare le parole del più autorevole storico del socialismo fabiano (1) – con le altre organizzazioni germogliate nel clima del ‘Socialist Revival’, come la Social Democratic Federation del “”marxista”” H.M. Hyndman, l’ aspirante ‘leader’ rivoluzionario protagonista delle agitazioni londinesi del 1886-87, e la Socialist League di William Morris, l’ artigiano geniale e ispirato scrittore, la cui condanna della società capitalistica in nome di valori morali ed estetici prima che di ragioni economiche e politiche avrebbe esercitato un perdurante influsso su tutta una corrente non trascurabile del socialismo britannico a dispetto, o per meglio dire, a causa del suo irriducibile utopismo””. (pag 77-78) (1) A. MacBriar (o McBriar)”,”MUKx-137″ “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”L’apprezzamento per l’apparato statale ‘già’ operante nella società capitalistica è uno dei tratti più caratteristici del fabianismo maturo, destinato anzi ad accentuarsi cogli anni, in corrispondenza con l’emergere della coppia Webb come la più qualificata e autorevole rappresentante del punto di vista fabiano (47). Questa posizione nei confronti dello Stato, che distingue i fabiani dall’orientamento ideologico complessivo storicamente prevalente nel movimento socialista, benché non manchi a sua volta di una consistente tradizione alle sue spalle, contribuisce indubbiamente a fondare la tattica politica nell’insinuazione nelle strutture esistenti così a lungo associata al fabianismo, che abbiamo già menzionato e sulla quale avremo occasione di tornare. Essa fornisce altresì la chiave di comprensione più persuasiva di episodi successivi della storia della Fabian Society, che Margaret Cole, sintetizzando efficacemente il giudizio del movimento socialista contemporaneo, chiama «aberrazioni fabiane»: l’appoggio espresso, nel 1900, alla guerra imperialistica contro i Boeri e le successive simpatie dimostrate per la politica protezionistica propagandata, a partire dal 1903, da Joseph Chamberlain (48). Questa posizione è già evidente negli ‘Essays’, dove assume la forma prevalente di un’ostentata fiducia, ripetutamente espressa, nella capacità dello stato, articolato in una struttura non dissimile, in sostanza, da quella già in funzione, di assumere e di esercitare efficacemente i crescenti poteri derivanti dalla progressiva collettivizzazione dell’economia: «Si renda indispensabile, per entrare nell’amministrazione pubblica, il superamento di un esame adeguato; si renda responsabile l’amministrazione nei confronti del governo, e il governo nei confronti del popolo; l’apparato statale sarà così dotato di tutti i requisiti d’integrità e di efficienza che i privati in esclusiva ricerca del lucro ritengono di essere i soli in grado di offrire» (49). La transizione al socialismo, così come l’intendono gli autori degli ‘Essays’, si presenta, insomma, come un processo graduale, a tratti persino impercettibile, da chi non sia in grado di misurarsi coi tempi lunghi dell’evoluzione sociale, ma tale che non si possano nutrire dubbi su suo procedere e su suo esito. (..) In altre parole, i fabiani sono convinti che la forza del numero, cui in democrazia spetta l’ultima parola, sia destinata a fare inevitabilmente prevalere il socialismo come il sistema ritenuto maggiormente in grado di elevare il tenore di vita dei più, e che in questo senso si possa parlare del regime democratico, come dell’affossatore del capitalismo”” (pag 93-95) [(47) Beatrice Potter conobbe Sidney Webb nel 1890, avendo già alle spalle una solida esperienza di ricercatrice sociale (cfr. n. 10 supra), che l’aveva indotta a rivedere sostanzialmente l’opinione, indiscussa nell’ambiente sociale ‘upper class’ in cui era cresciuta (cfr. B. Webb, ‘My Apprenticeship’, cit., chap. I), circa la fondamentale validità del sistema capitalistico. L’incontro con Sidney Webb (che la recente pubblicazione degli ‘Essays’ aveva reso noto anche al di fuori dei circoli radicali e socialisti della capitale) coincide approssimativamente con la conversione definitiva al socialismo (cfr. ‘My Apprenticeship’, cit. pp. 401-8). …. finire (pag 93)”,”MUKx-001-FC” “PENCHIENATI Carlo”,”I giustiziati accusano. Brigate internazionali in Spagna.”,”Volontario a 17 anni nella guerra 14-18, terminando la campagna come ufficiale effettivo due volte ferito e decorato, PENCHIENATI lasciato l’ esercito si è trasferito in Francia rimanendovi fino al 1937 per poi spostarsi in Spagna dove combattevano formazioni di volontari italiani come la ‘Colonna Giustizia e Libertà’ costituita da Carlo ROSSELLI e ‘Il Battaglione Garibaldi’ comandato da R. PACCIARDI. AL so arrivo alla Base delle Brigate Internazionali di Albacete, gli fu affidato il comando della Compagna italiana del battaglione Dimitrov in formazione. Dopo la battaglia di Jarama (febbraio 1937) fu promosso capitano per meriti di guerra e nominato comandante del ‘Dimitrov’ della Brigata Lincoln in sostituzione del bulgaro GREBENAROFF caduto in azione. Nell’ aprile si trasferisce alla Brigata Garibaldi in formazione costituendo il 3° Battaglione e assumendone il comando. Nel luglio 1937 ottiene la promozione a maggiore. Nello stesso mese prende il posto di PACCIARDI al comando della brigata. Nell’ ottobre 1937 passa ad altri incarichi. Lascia Barcellona il 25 gennaio 1939 il giorno prima dell’ arrivo dei franchisti. Fu il solo e unico non iscritto al alcun partito ad avere incarichi di comandante di brigata. La Base delle Brigate fu posta ad Albacete e tutti gli elementi dirigenti, salvo qualche rara eccezione, erano comunisti; il Commissariato Politico Generale, senza eccezione, era in mano a tutti i comunisti reduci dalla Russia. Queste unità internazionali di indubbio valore e di grande rendimento, erano impiegate come truppe di “”choc”” e già avevano pagato un largo tributo di sangue. Le diversità delle lingue in esse parlate facesa sì, però, che durante il loro impiego sorgessero difficoltà enormi nella trasmissione degli ordini, per cui era necessaria una pleiade di interpreti, che non sempre traducevano in modo esatto, e quindi ritardo nell’ esecuzione, false interpretazioni, sbagli a non finire, errori che in definitiva si pagavano con sangue versato inutilmente.”” (pag 33) “”André Marty e Luigi Longo, furono i due più autorevoli capi politici delle Brigate internazionali””. (pag 67) I delitti della Ceka nella Brigata Garibaldi. “”Il 9 ottobre 1937, verso le 11 di sera fu arrestato nei pressi di Caspe il tenente Guadagnini socialista, che giunto in Spagna nel mese di maggio, era stato assegnato da Pacciardi al 3° battaglione che allora io comandavo, ottenendo che gli fosse affidata la seconda compagnia. Egli aveva il difetto di chiacchierare un po’ troppo e criticare i capi e i metodi comunisti; si era attirato già delle seccature e dei richiami in quel tempo, e io lo avevo consigliato ad essere più prudente. Portato davanti a Raimondi e Richard Ruegger (allora solo commissario aggiunto di brigata e aiutante di Barontini), a Luigi Eugenio Grassi commissario del 2° battaglione e a 2 agenti della “”Ceka””, gli fu mossa l’ accusa di essere un provocatore inviato in Spagna dall’ OVRA. Trovatagli la fotografia di una donna di Caspe con la quale aveva una relazione sentimentale, e che si diceva fosse una spia dei franchisti, si giudicò essere questa una prova di più per la sua condanna. Fu invitato a fare quattro passi in aperta campagna. Ad un certo punto, il commissario Grassi gli tirò una revolverata alla nuca, ma avendo l’ arma fatto cilecca, lo scatto a vuoto diede la sveglia al Guadagnini che, accorgendosi delle intenzioni dei suoi “”compagni””, senza perdere la calma si voltò verso di loro esclamando: “”Anche di questo siete capaci!!””. Furono le sue ultime parole, dopo le quali cadde crivellato di pallottole””. (pag 137-138)”,”MSPG-166″ “PENDERGRAST Mark”,”La vera storia della Coca-Cola. Il segreto della bibita che ha colonizzato il mondo.”,”””Come è potuto accadere che una banalissima bevanda, contenente più del 99% di acqua zuccherata, sia diventata “”l’ essenza dell’ sublimata”” dell’ America e di tutta la sua cultura?”” “”L’ intellettuale francese Raymond Aron prevedeva la distruzione della cultura del suo paese, con “”la Coca-Cola al posto del più nobile prodotto della terra (parlo, naturalmente, del vino””. Incoraggiato, il deputato comunista Gérard Duprat guidò per sette ore un ostruzionismo spontaneo nell’ Assemblea Francese, irrompendo con la sua passionale oratoria, agitando le mani e denigrando guerrafondai e Coca-Cola. La massa cominciò a rovesciare gli autocarri della Coca-Cola, rompendo e calpestando le bottiglie; un torrente scuro ed effervescente si riversava nelle strade.”” (pag 321)”,”USAE-035″ “PENDLE George”,”A History of Latin America.”,”George Pendle nato a Londra nel 1906 ha visitato l’America latina per affari e ha pubblicato il suo primo libro ‘Much Sky: Impressions of South America’. Dal ’42 al ’44 è stato rappresentante diplomatico per la Gran Bretagna in Paraguay.”,”AMLx-022-FSD” “PENELOPE Nunzia”,”Soldi rubati. Corruzione, criminalità, truffe, crac, evasione fiscale sottraggono ai cittadini centinaia di miliardi ogni anno e possibilità di vivere in un Paese migliore. La prima inchiesta completa sui devastanti costi dell’illegalità in Italia.”,”PENELOPE Nunzia giornalista, scrive di economia per varie testate tra cui Il Foglio e Il Mondo. Tra le sue pubblicazioni ha raccontato il fenomeno del ‘Cinese’ Sergio Cofferati. “”Ma anche il cemento legale fa danni. In 10 anni, tra il 1998 e il 2006, sono stati costruiti in Italia oltre mezzo milione di nuovi edifici residenziali e 230.000 capannoni industriali. Una superficie grande quanto l’Umbria. Il Centro di ricerca sui consumi di suolo afferma che dal 1950 a oggi l’Italia ha perso il 40 per cento della superficie libera, e alcune regioni, come la Liguria, si sono ridotte alla metà. In estrema sintesi, dal 1990 al 2005 si sono superati i 2 milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento. La cementificazione del territorio ha un costo molto preciso, e lo si scopre in occasione di ogni stagione di pioggia insistente. Frane, alluvioni, inondazioni, sono sempre più spesso causate da campagne abbandonate e palazzi costruiti in terreni che impediscono il regolare deflusso delle acque. Il risultato sono danni miliardari in termini economici in vite umane perdute. Negli ultimi 50 anni, dicono i dati dell’Associazione nazionale delle bonifiche, ci sono state 470.000 frane e alluvioni, che hanno causato 3500 vittime (6 morti al mese), che salgono a 12.000 se si leggono i dati del CNR sulle tragedie degli ultimi 100 anni”” (pag 124)”,”ITAS-177″ “PENG SHUZHI, a cura di Claude CADART e CHENG Yingxiang”,”L’Envol du communisme en Chine. Mémoires de Peng Shuzhi.”,”CADART Claude Peng Shuzhi uno dei fondatori del Partito comunista cinese. Il teorico-stratega della Seconda Rivoluzione cinese. Ispiratore della ribellione antistalinana dei comunisti cinesi. Ecco la prima parte delle sue memorie scritte sotto il suo controllo da parte di due specialisti francesi della Cina contemporanea. Peng esponente della nuova intellighenzia del Movimento 4 maggio 1919, passa in meno di cinque anni dal liberalismo all’anarchismo e dall’anarchismo al comunismo. Inviato all’inizio del 1921 in Russia sovietica diviene responsabile del gruppo dei comunisti cinesi di Mosca. Rientrato in Cina dopo il 5° congresso del Comintern (estate 1924) opera per fare del PCC l’avanguardia del movimento operaio e per fare la Seconda rivoluzione cinese. Chen Duxiu mette in piedi il gruppo comunista di Shanghai e di Canton (pag 166 e 222) “”Le Groupe communiste de Shanghai ne nous aide en rien à vivre, financièrement parlant. Il est beaucoup trop pauvre pour ça. Il reçoit; certes; du Comintern, ‘via’ Wu Tingkang/Voitinsky, des subsides qui lui permettent de boucher les trous que creusent très régulièrement dans ses caisses imprimeurs et transporteurs de ses publications. Et sans doute est-ce également le Comintern qui, en versant à Yang Mingzhai et au Coréen Pouk une petite pension, nous assure la gratuité de l’enseignement que nous dispense l’Ecole des langues étrangères”” (pag 168-169)”,”MCIx-057″ “PENKOVSKIJ Oleg, a cura di Frank GIBNEY”,”La spia Penkovskij.”,”L’autore era un colonnello dell’esercito sovietico più volte decorato al valore militare, ufficiale dei servizi segreti del suo paese, esperto in relazioni internazionali. Era però anche una spia a favore dei paesi occidenali. Lavorò in contatto con i servizi segreti anglo-americani finché nel 1963 venne arrestato processato e condannato a morte. Successivamente in Inghilterra furono pubblicati i diari di Penkovskij con implicazioni politiche e militari. Il caso assunse dimensioni mondiali.”,”RUST-005-FV” “PENNAC Daniel”,”Au bonheur des ogres.”,”””Les méchants ont sans doute compris quelque chose qe les bons ignorent”” (Woody Allen) (I cattivi probabilmente hanno scoperto qualcosa che i buoni non capiscono) (in apertura)”,”VARx-009-FSD” “PENNAC Daniel”,”La fée carabine.”,”Scrittore francese (n. Casablanca 1944). Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti… (trec)”,”VARx-030-FSD” “PENNACCHI Antonio”,”Canale Mussolini. Romanzo.”,”PENNACCHI Antonio operaio di fabbrica finoa a cinquant’anni à nato a Latina dove vive nel 1950.”,”ITAF-323″ “PENNETIER Claude”,”Le socialisme dans le Cher 1851 – 1921.”,”L’A ha collaborato con MAITRON per il Dizionario Biografico del Mov op francese.”,”MFRx-090″ “PENNETIER Claude”,”Elus et militants à l’ epoque du Front populaire.”,”PENNETIER Claude è ricercatore al CNRS e direttore del dizionario ‘Maitron’.”,”MFRx-164″ “PENNETIER Claude PUDAL Bernard, saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED”,”Autobiographies, autocriques, aveux dans le monde communiste.”,”Saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED. Dal questionario degli anni 1950. “”L’ importanza del peso degli artigiani e commercianti tra i partecipanti al questionario (9%) sottolinea l’ aspetto strategico di questa categoria sociale nell’ impianto rurale del PCF. Gli artigiani rurali, sovente provenienti da famiglie di contadini, sono i quadri intermedi del PCF nelle campagne; essi giocano lo stesso ruolo di animatori politici degli insegnanti di origine operaia nel mondo urbano. Se le cellule sono composte in maggioranza da contadini, esse sono anche sovente dirette da marescialli-ferrai, droghieri, tabaccai, garagisti e baristi.”””,”PCFx-028″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome I. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY … Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): ADAM, AGERON, AGOSTINELLI, AGULHON ALBA, ALBERT, ALEXANDRE, ALLEGRE ALLEMAND, ALTHUSSER, ANDRE’, ANDRIEU, ARMAND, AUBERT, AUBRY, AUGEARD, AURIOL, AUZANNEAU, AVRIL, AZEMA, BADIA, BAILLET, BAILLEUL, BALLANGER, BAPTISTE, BARRAT, BARREAU, BARRIERE BARTHELEMY, BASTIDE, BAUDIN, BAUER, BECK, BECKER.”,”MFRx-264″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN…. e altri Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): Emile BOTTIGELLI (vedi voce pag 267), Pierre BROUE’ (pag 390), BETTELHEIM, BOTHEREAU, BOUVIER, BRASSENS, BOURDET, BOURDIEU, BROSSOLETTE”,”MFRx-290″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 3. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Ca-Cor.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN, Pascale QUNCY-LEFEBVRE, Michele RAULT, Jean RISACHER, Gilbert RYON, Gisele SAPIRO, Madeleine SINGER, Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU, Pierre SCHILL, Leon STRAUSS, Nadia TENINE-MICHEL, Francoise TETARD, Patricia TOUCAS, Gilles VERGNON, Julien VEYRET, Jean VIGREUX, Claude WILLARD, Serge WOLIKOW. Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): CABANEL CACHIN CAILLE’ CAMUS CARRIERE CASANOVA CASTORIADIS CHESNEAUX CHEVALLIER CONTE CORDILLOT CORBIN CORNU”,”MFRx-291″ “PENNETIER Claude a cura, collaborazione di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE; partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”Dictionnaire biographique du Mouvement Ouvrier Mouvement Social Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre modiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”MFRx-330″ “PENNETIER Claude AGOSTI Aldo BROUÉ Pierre DREYFUS Michel GOTOVITCH José HUBER Peter LEMARQUIS René NARINSKI Mikhaïl PANTELEIEV Mikhaïl STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge, a cura, collaborazione di Natacha ARMAND Bernhard BAYERLEIN Delphine BLONDEL Roger BOURDERON Jacques GIRAULT Bruno GROPPO Anne MANIGAUD Maurice MOISSONNIER Denis PESCHANSKI Nicole RACINE Nathalie RAOUX Jean-Pierre RAVERY Rémi SKOUTELSKY Marina SMOLINA Léon STRAUSS Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX, presentazione storica di Serge WOLIKOW”,”Komintern: l’Histoire et les Hommes. Dictionnaire biographique de l’Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et à Moscou (1919-1943).”,”Cet ouvrage s’inscrit dans la collection du Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier international créée en 1971 par Georges Haupt et Jean Maitron puis dirigée par ce dernier après la mort de Haupt en 1978. Aldo Agosti, professeur à l’Université de Turin, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme international et italien, notammen Togliatti. Pierre Broué, professeur émérite de l’Istitut d’études politiques de Grenoble, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme et le trotskysme dont: Histoire de l’Internationale communiste 1919-1943. Michel Dreyfus, directeur de recherche au CNRS, Centre d’histoire sociale du XX siècle Université Paris I, auteur de PCF: crises et dissidences de 1920 à nos jours. José Gotovitch, professeur à l’Université libre de Bruxelles, directeur du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches, co-auteur de L’Europe des communistes. Peter Huber, chercheur, auteur de Stalins Schatten in die Schweiz. René Lemarquis, historien, auteur du Maitron, Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français. Mikhaïl Narinski, professeur à l?institut d’État des relations internationales (MGIMO, Université du ministère des Affaires étrangères) à Moscou. Mikhaïl Panteleiev, enseignant à Moscou, auteur d’articles sur le Komintern dont: Les purges staliniennes au sein du Komintern 1937-1938. Claude Pennetier, chercheur CNRS, directeur du Maitron français et international, co-directeur du Siècle des communismes. Brigitte Studer, professeur à l’Université de Berne; auteur de: Un parti sous influence, Le Parti communiste suisse, une section du Komintern 1931 à 1939, Henri Wehenkel, professeur, Luxembourg, auteur de nombreux travaux sur le mouvement ouvrier et le communisme au Luxembourg. Serge Wolikow, professeur à l’Université de Dijon, auteur de Le Front populaire en France. Les auteurs, Présentation, Remerciements, Avertissement au Lecteur, Avant-propos, Dictionnaire Biographique du Mouvement Ouvrier International. Ouvrage publié avec le concours du Centre national du livre, Avec la coopération du RGASPI de Moscou et le soutien du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches (Université libre de Bruxelles) et du Centre d’histoire sociale du XX siècle (Université de Paris I), Collection Jean Maitron, Dirigée par Claude PENNETIER, foto”,”INTT-026-FL” “PENNISI Giuseppe”,”L’Europa e il sud del mondo. Anatomia di una non-politica.”,”Giuseppe Pennisi si occupa di problemi economici e politici dei paesi in via di sviluppo Research fellow presso il Bologna Center della johns Hopkins University, è socio fondatore dell’Istituto per la cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo (Iceps) e collaboratore del quotidiano economico Il Sole 24 ore.”,”PVSx-035-FL” “PENROSE Roger”,”La strada che porta alla realtà. Le leggi fondamentali dell’universo.”,”Roger Penrose (Colchester 1931), professore emerito all’Università di Oxford, nel 1988 ha ricevuto insieme a Stephen Hawking il Wolf Prize per la fisica.”,”SCIx-307-FL” “PENZO Giorgio”,”Max Stirner.”,”Camus: Stirner precursore del nichilismo di Nietzsche (pag 152) pag 9″,”ANAx-295″ “PENZO Giorgio”,”Invito al pensiero di Stirner.”,”PENZO G. è ordinario di storia della filosofia all’Università di Padova. Ha scritto vari libri in particolare su Heidegger, Nietzsche e Stirner di cui ha curato gli ‘Scritti minori’.”,”TEOC-499″ “PENZO Giorgio a cura, testi di A. CAMUS M. HEIDEGGER K. JASPERS F. NIETZSCHE J.P. SARTRE M. STIRNER”,”Il Nichilismo da Nietzsche a Sartre.”,”PENZO Giorgio è professore ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università di Padova. Si è occupato della filosofia e del pensiero di Heidegger, di Nietzsche, Max Stirner, Jaspers. ‘Particolarmente rilevante è stato l’influsso del “”nichilismo”” nel campo della teologia della morte di Dio”” (quarta di copertina)”,”FILx-471″ “PENZO Giorgio”,”Il superamento di Zarathustra. Nietzsche e il nazionalsocialismo.”,”Giorgio Penzo è ordinario di Storia della filosofia all’Università di Padova. Tra le sue opere: L’Unità del pensiero in M. Heidegger, Pensare heideggeriano e problematica teologica, Max Stirner. La rivolta esistenziale, Dialettica e fede in K. Jaspers F. Nietzsche. Il divino come popolarità, Nietzsche nell’interpretazione heideggeriana, F. Gogarten. Il problema di Dio tra storicismo ed esistenzialismo, Il nichilismo da Nietzsche a Sartre, Jaspers. Esistenza e trascendenza, Il comprendere in Jaspers e il problema dell’ermeneutica.”,”GERN-032-FL” “PEPE Adolfo”,”Il sindacato nell’ Italia del ‘900.”,”PEPE insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici e storia del movimento sindacale nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Teramo. E’ Presidente dell’ IRES-Abruzzo, nonché segretario generale della Fondazione ‘Di Vittorio’ di Roma. Dirige la collana di storia del sindacato della Fondazione Di Vittorio.”,”MITT-026″ “PEPE Gabriele”,”Il medio evo barbarico d’ Italia.”,”PEPE è stato Professore di storia medievale e moderna all’ Università di Bari e P dell’ Associazione per la Difesa della scuola nazionale. E’ nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”ITAG-033″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”MITT-054″ “PEPE Adolfo”,”Lotta di classe e crisi industriale in Italia. La svolta del 1913.”,”Adolfo PEPE è nato a Roma nel 1946. Dal 1973 insegna storia del movimento sindacale nella facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Bari. E’ autori di numerosi saggi (v. retrocopertina).”,”MITT-074″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’ intervento 1911-1915.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. (pag 255) (pag 264-265)”,”MITT-075″ “PEPE Gabriele”,”Gli scritti storici di Luigi Blanch.”,”””L’ opera migliore del Blanch, di più vasto respiro e impegno, è ‘Il Regno di Napoli dal 1801 al 1806′. Egli non voleva fare solo della storia, ma anche della politica (…)””. (pag 9) “”Al contrario, esalta Federico II di Prussia perché il “”sentimento di dignità nazionale”” da lui creato in Prussia fu “”una forza morale””. Forze morali mancarono, invece, insieme a forze militari e politiche, per giunta, all’ impresa muratiana (…)””. (pag 10) “”Comprendeva che gli eserciti si modellano su tutta la società e non viceversa; affermava perciò che non innovazioni tecniche ma sociali aveva mutato la tecnica bellica, per la quale l’ offensiva era diventata superiore alla difensiva””. (pag 15)”,”ITQM-084″ “PEPE Gabriele”,”Da Cola di Rienzo a Pisacane. Saggi e glosse.”,”Cavour europeo. “” (…) il Cavour uomo di affari, agricoltore, giocatore di borsa non è uomo della vecchia nobiltà o della nuova borghesia piemontese: è già un uomo europeo svezzatosi dal patriarcalismo del piccolo regno sabaudo.”” (pag 280, Appunti sul Cavour di Omodeo) “”L’ ultimo capitolo è una bella dimostrazione della dialettica della storia, della vera dialettica. Mazzini e Cavour non sono due elementi contrastanti, uno dei quali supera l’ altro, ma due forze vive che si influenzano sempre reciprocamente senza distruggersi: la somma e non l’ astratta sintesi del loro contrasto è il Risorgimento d’ Italia. L’ analisi della psicologia del Mazzini è propria di chi è adusato alle indagini della vita religiosa: l’ escatologia del Mazzini, la sua intolleranza profetica, il suo automatismo nell’ azione sono sentiti come i limiti del profeta, del santo, ma insieme è sentita di questo santo la singolare efficacia pedagogica. Contrapponendo il costituzionale illiberalismo del Mazzini (II, 191) alla prassi liberale del Cavour appare cosa sia vermente la dialettica delle storia, non la scolastica dialettica di enti ideali o materiali astratti, ma la viva opposizione di ideali, di metodi, di coscienze, di forze morali che creano imprevedute soluzioni””. (pag 281-282, idem) Il socialismo di Pisacane. “”Ma, in realtà, che razza di socialista e di comunista è questo pensatore che ritiene che la fatalità della rivoluzione sociale vada ricercata non nella dialettica di forze analizzata da Marx ma nel pauperismo (329 e Testamento)? Che socialista è questi per cui patria, religione, libertà, diritti dell’ uomo non sono ideologie delle classi dominanti di ogni tempo ma, ad eccezione della religione, crede in loro come nelle idealità migliori del genere umano? Al trinomi “”autorità tradizione forza”” questo socialista sostituisce “”libertà nazionalità diritto”” (89). Non parliamo poi del suo disprezzo per i dotti “”ai quali è patria il mondo”” (99), della sua fiducia romantica nel coraggio, nell’ eroismo, nella libertà. La sua affermazione che “”la ragione economica domina nella società la politica”” è ben lontana dal materialismo storico che afferma non un dominio solo politico, ma una creatività totale della Economia; quella del Pisacane è affermazione settecentesca, da Bisogno pariniano, l’ affermazione, cioè, che prima di parlare di problemi politici al popolo bisogna alleviarne la fame. Potrei dire a conclusione della radicale opposizione che c’è tra il sentimentalismo romantico di Pisacane e il realismo spregiudicato e corrosivo di Marx che quest’ ultimo non avrebbe certo capito come Pisacane potesse esaltarsi per il liberalismo di molti preti italiani (144). Né avrebbe certo ammirato le belle pagine pisacaniane contro la dittatura, ispirate dall’ amore alla Patria libera e indipendente.”” (pag 290-291)”,”ITAB-155″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. “”Sembrava che di nuovo il riformismo politico di Turati e di Modigliani e quello della Confederazione tornassero a collimare a danno delle posizioni di destra, su una piattaforma avanzata di riforme strutturali convalidata dall’ impossibilità di ogni altra alternativa riformista.”” (pag 356) “”Nel 1910, in novembre, a Firenze, si svolgeva pure il Congresso della FIOM, la quale, uscita pressoché distrutta dalle durissime lotte industriali del biennio precedente, sotto il fuoco concentrico della controffensiva padronale e dell’ assalto sindacalisa, proprio ora si stava riorganizzando sotto la nuova sagace guida del segretario B. Buozzi. Anch’essa orientava la ripresa organizzativa e politica sulle linee tracciate dal riformismo confederale.”” (pag 377) 2° copia di FM”,”SIND-070″ “PEPE Adolfo a cura”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,” Bordiga, Per la costituzione dei consigli operai in Italia, pag 266-267″,”MITT-346″ “PEPE Gabriele”,”Il Medioevo barbarico in Europa.”,”Gabriele Pepe è nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Laureato in lettere nel 1921, iniziò nel 1930 l’attività di pubblicista che poi sarebbe diventata intensa dopo la caduta del fascismo. Ha condotto campagne in difesa della scuola di stato e ha diretto vari periodici. Ha insegnato storia medievale presso l’Università di Bari. Ha pubblicato vari libri. Storia ecclesiastica: Beda la storia concepita come maestra di vita. “”Il venerabile Beda è senza dubbio il più grande storico dei tutto il medioevo, l’unico storico della vita spirituale che abbia avuto l’Europa sino ai tempi moderni, filologo e critico insieme (13). Nato nel 672-673 e morto il 26 maggio 735, dopo una vita dedita tutta agli studi, quest’Anglosassone che si spense dettando appunti ai suoi discepoli fu anche un grande maestro. Scrittore limpido, riposante per chi vi si accosti dagli ‘hisperica famina’ o dalla stessa prosa di Aldelmo, ci lasciò una breve nota autobiografica, ma, come in tutti i grandi storici, le sue opere sono sempre autobiografiche, nel senso che egli interpreta eventi e persone con un impegno che mette in mostra tutta la sua personalità morale. Beda filologo si preparò alla composizione della ‘Historia’ ecclesiastica con una cultura ricca non solo di teologia ma di conoscenza degli storici latini e della lingua graca, e con una documentazione ricercata attraverso un’organizazione razionale del lavoro, che gli permise di citare il ‘Liber pontificalis’ per primo nel medioevo, lui, sperduto in un monastero d’Inghilterra. (….) Tutte queste opere ci hanno presentato un uomo colto, interessato a molteplici studi, equilibrato, sano, schivo di superstizioni, un temperamento di studioso, un dotto claustrale, medievale insomma. Non questo è il grande Beda, che è invece nella narrazione della storia religiosa del suo popolo. (…) Beda non ama lo spettacoloso né l’enfatico, ma narra con viva partecipazione ai fatti e con profonda simpatia per le grandi personalità morali. Gli aneddoti gli servono a lumeggiare meglio la spiritualità dei protagonisti della storia”” (pag 85-86, 90, 95)”,”EURx-309″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’intervento 1911-1915.”,”Questa Storia della C.G.d.L. dal 1911 al 1915, condotta sulla base della stampa periodica dell’epoca, di documenti sindacali, deliberazioni congressuali e materiali d’archivio, copre – dal particolare angolo visuale dell’organizzazione e della lotta sindacale – uno dei periodi più decisivi della storia italiana; quello che va dall’imoresa di Libia all’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo De-Felice. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”SIND-003-FL” “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-004-FL” “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio a cura”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Collaborazione di Odino ARTIOLI e Ornella BIANCHI”,”SIND-145″ “PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario”,”I grandi italiani. I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi.”,”‘I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi’ “”Hanno questo di proprio le opere di genio, che ad un’anima grande raccendono l’entusiasmo e rendono la vita che aveva perduta”” (Giacomo Leopardi) Biografie di BIOGRAFIE DI FEDERICO II DI SVEVIA FRANCO SACCHETTI LORENZO IL MAGNIFICO CRISTOFORO COLOMBO NICCOLO’ MACHIAVELLI CATERINA DE’ MEDICI GIORDANO BRUNO GALILEO GALILEI MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO LAZZARO SPALLANZANI ELEONORA FONSECA PIMENTEL UGO FOSCOLO GIUSEPPE GIOVACCHINO BELLI GIACOMO LEOPARDI CARLO PISACANE ANTONIO GRAMSCI illustrate rispettivamente di PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario “”In una piccola nota di ‘Passato e Presente’ che, insieme a ‘Le lettere dal carcere’ è il libro di Gramsci più indispensabile per chiunque voglia ricostruirne, soprattutto nei suoi aspetti più interiori, la biografia, troviamo riportato, senza commento, un brano di Eugenio D’Ors (ricavato dalla ‘Vita di Goya’) la cui trascrizione da parte di Gramsci non può non apparirci estremamente significativa: «Il y a deux façons de ‘tuer’: l’une, que l’on désigne franchement par le verbe ‘tuer’; l’autre, celle qui reste sans-entendue d’habitude derriére cet euphémisme delicat: ‘rendre la vie impossible’. C’est le mode d’assassinat lente et obscure, qui consomme une foule d’invisiblies complices». Un terzo della vita di Gramsci, da quella mattina dell’8 novembre 1926 in cui egli fu arrestato a Roma in via G.B. Morgagni 25, nella casa dei signori Panarge dai quali egli aveva preso in affitto, dopo la sua elezione a deputato nel 1924, una camera mobiliata, a quell’alba del 27 aprile 1937, in cui egli muore nella clinica «Quisisana» di Roma all’età di 46 anni, tre giorni dopo lo spirare «legale» della sua pena, è appunto la storia di quello che, nelle intenzioni di Mussolini e dei suoi complici, altro non doveva essere che un «assassinio lento e oscuro». (…) [Un] elemento essenziale della grandezza intellettuale e morale di Gramsci (…) consiste proprio nel fatto ch’egli non si limitò a subire, senza tentennamenti, il supplizio inflittogli, ma oppose ad esso, fino all’ultimo, una resistenza lucida, concreta, operosa, trasformando quello che avrebbe dovuto essere, appunto un «assassinio lento e oscuro» in un duello eroico da lui combattuto contro i suoi carnefici, e gli anni nei quali si voleva «impedire a questo cervello di funzionare» negli anni della sua più alta e feconda vita intellettuale. A nessun costo, insomma, e in nessun caso, Gramsci volle «fermarsi e morire», ma se mai, secondo «un motto degli Zulù» da lui trascritto, da una rivista inglese, in un’altra nota di ‘Passato e presente’, «avanzare e morire»”” [da ‘Antonio Gramsci’, di Mario Alicata]”,”BIOx-335″ “PEPE Adolfo”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-009-FL” “PEPE Adolfo GUERRA Gino”,”Riformismo e riforme nell’esperienza sindacale italiana. I. Il riformismo dei primordi del movimento sindacale socialista e cattolico (Pepe); La linea delle riforme nell’esperienza della CGIL (Guerra).”,”Adolfo Pepe, autore del primo saggio, è docente di storia contemporanea all’Università di Bari e ha già pubblicato volumi sulla storia della CGdL. Gino Guerra, autore del secondo saggio, è segretario confederale della CGIL”,”SIND-001-FB” “PEPE Adolfo PARLATO Giuseppe SABA Vincenzo KOLEGA Alexandra CAGIANO Paola e GERARDI Elvira NEGLIE Pietro CAMERINI Ivo CAVALLINI Arturo CORRIDORI Teresa UNGARO Paolo FANELLO Gabriella CANNELLI Barbara OSBAT Luciano SIRCANA Giuseppe CIAMPANI Andrea CAMPOSANO Luigi DIODATI Soledad RIGHI Maria Luisa LONGO Anna Rita MAROGNA Maria Ludovica SERINALDI Enrica, interventi di”,”Fonti per la storia del movimento sindacale in Italia. Atti del convegno, Roma, 16-17 marzo 1995.”,”””Negli anni Cinquanta – Sessanta il sindacato conserva le caratteristiche di centro di resistenza operaia (è il caso della Cgil) o luogo di armonizzazione delle politiche di sviluppo favorite dal capitalismo italiano (è il caso della Cisl). La sua azione rivendicativa; di conseguenza, non segue un autonomo progetto di sviluppo e di ciò la ricerca ha finora dato debitamente conto”” (pag 59, intervento di Pietro Neglie, Il sindacato nel dopoguerra: autonomia, conflitto e partecipazione)”,”SIND-178″ “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Il libro, agile e chiaro, curato da Adolfo Pepe, Pasquale Iuso e Fabrizio Loreto, offre una lettura organica e approfondita dei cento anni di storia della CGIL.”,”SIND-028-FV” “PEPE Gabriele”,”Da Versailles a Hiroshima (1919-1945). Sommario di storia contermporanea narrata ai giovani.”,”La Resistenza (pag 136-137) “”Il vanto della prima guerra popolare, insurrezionale spetta alla Polonia e, specialmente, a Varsavia: «Nella tragica notte del 25-26 settembre 1939, le bombe incendiarie trasformarono Varsavia in un immenso rogo. Mentre le bombe cadono sulla città e la radio polacca fa risuonare alte e gravi le note della caduta di Varsavia di Chopin [ecco che per la Polonia del 1939 la guerra anti-nazista è sentita come il prolungamento della guerra ottocentesca], mentre echegiano nelle strade della capitale i colpi degli uomini della Resistenza, nasce la nuova Polonia popolare (…). Dove la guerra partigiana fu combattuta da un vero e proprio esercito fu in Ucraina, dove si calcola fosse ucciso un mezzo milione di tedeschi: la resistenza ucraina è legata al nome glorioso della «Giovane Guardia» costituita di soli giovani, che catturati dopo alcune difficili operazioni belliche furono scannati dai tedeschi. La guerra dei «binari» distrusse numerosi tratti della rete ferroviaria nel territorio invaso dai tedeschi. Ad opera dei partigiani russi si ebbe il singolare fenomeno realizzato anche dai partigiani italiani, dei «territori partigiani» zone, nel territorio occupato dai nazisti, liberate dai partigiani”” (pag 136-137) La resistenza francese (pag 137)”,”RAIx-393″ “PERA Marcello”,”Induzione e metodo scientifico.”,”Newton definì “”la più singolare se non la più considerevole scoperta che sia mai stata fatta nel campo delle operazioni della natura””: la scoperta che la luce solare è composta di raggi di diverso indice di rifrazione (pag 47)”,”FILx-002-FB” “PERA Marcello, a cura; saggi di Evandro AGAZZI Dario ANTISERI Girolamo COLOMBO Giulio GIORELLO Vittorio MATHIEU Antimo NEGRI Luciano PELLICANI Marcello PERA Sergio RICOSSA Italo SCARDOVI Domenico SETTEMBRINI”,”Il mondo incerto.”,”””La caduta delle certezze è una caratteristica del nostro tempo alle soglie del Terzo Millennio…”” Marcello Pera insegna Filosofia della scienza all’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Apologia del metodo’, ‘Hume, Kant e l’induzione’. “”La sovranità del pensiero si realizza in una serie di uomini che pensano in modo assolutamente privo di sovranità”” (F. Engels) (pag 141)”,”TEOS-002-FB” “PERCEVAL Louis”,”Avec les paysans pour une agriculture non capitaliste.”,”Le tesi sulla questione agraria del Congresso di Marsiglia del Partio comunista francese (dicembre 1921). “”(…) Lenin ha apprezzato con favore queste tesi ma ha formulato qualche critica importante. Approva l’ esistenza di questo programma di transizione nella prima fase successiva alla rivoluzione socialista, in particolare il passaggio volontario dei contadini verso la socializzazione della produzione. La valutazione iniziale delle tesi, sulla concentrazione della proprietà che non si è prodotta con regolarità “”come annunciato dai teorici del marxismo”” non gli sembra giusto. Marx, spiega, non aveva vedute così rigide sul processo di concentrazione nell’ agricoltura. Nel suo articolo, ancora malauguratamente poco conosciuto, “”Il Capitalismo in agricoltura””, Lenin aveva allora mostrato, dal 1899, come la teoria di Marx ed Engels permetteva una analisi approfondita e sfumata della questione agraria nei paesi capitalistici, in Francia in particolare. Questo articolo, che spingiamo i nostri lettori ad apprezzare, conserva una attualità rimarchevole. Si tratta comunque di un riassunto dell’ opera di Kautsky, La Questione agraria, apparsa alla fine del secolo scorso e che Lenin approva nella sua interezza in polemica con i suoi detrattori. (Quale che siano gli errori e i tradimenti commessi in seguito da Kautsky – quest’ opera appare come uno sviluppo autentico del marxismo e, a questo titolo, meriterebbe di essere meglio conosciuta in Francia.).”,”PCFx-033″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”Dello stesso autore: ‘Introduzione alla storia della Cina’, ‘Il comunismo di sinistra e Gramsci'”,”RUST-013″ “PEREGALLI Arturo”,”Il comunismo di sinistra e Gramsci.”,”PEREGALLI è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. E’ impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Il libro contiene testi di Amadeo BORDIGA, Virgilio VERDARO, Piero TRESSO, Onorato DAMEN, Armando PARLATO, Gennaro FABBROCINO, Bruno FORTICHIARI.”,”GRAS-009 BORD-030″ “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”PEREGALLI si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l”Enciclopedia dell’ antifascismo e della Resistenza’. Ha pubblicato: -Introduzione alla storia della Cina (1976) -Il comunismo di sinistra e Gramsci (1978) -Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia (1990) -L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-45 (1991) Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-001″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di Stato.”,”PEREGALLI è morto per malattia nel giugno 2001.”,”RUSU-023″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943 – 1945.”,”CGL, Frazione di sinistra dei comunisti e socialisti italiani, Centro marxista d’Italia e Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, Partito Operaio Comunista, PCI e l’estremismo al Sud, L’ Unione Spartaco, Il Partito Italiano del Lavoro, La dissidenza socialista: dal Movimento di Unità Proletaria al Fronte Proletario Rivoluzionario, il Movimento Comunista d’Italia ‘Bandiera Rossa’, Il Partito Comunista Integrale ‘Stella Rossa, Il Partito Comunista Indipendente e ‘Riscossa proletaria’, ‘Il Lavoratore’, Il Partito Comunista Internazionalista’.”,”ITAR-003 ITAC-017″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro a cura”,”Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia.”,”Precisazioni sull’impostazione del lavoro, Bibliografia di Amadeo Bordiga, Libri contenenti scritti di Bordiga, Libri articoli e studi su Amadeo Bordiga o contenenti riferimenti alla sua figura e alla sua attività (cita le opere di CERVETTO) (pag 210)”,”BORD-031″ “PEREGALLI Arturo e altri”,”Il sessantotto. La stagione dei movimenti, 1960 – 1979″,”Gruppi politici movimenti intellettuali anni sessanta donne studenti classe operaia partiti spontaneità 1968. La voce ”Lotta comunista” è di PEREGALLI”,”ITAC-041″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Come i fratelli Venegoni, anche Fortichiari e Repossi – pensando ad una ripresa del processo rivoluzionario – decidono di inoltrare domanda di iscrizione al PCI. A differenza dei legnanesi, però, essi non nutrono alcuna illusione a proposito della nuova natura del partito di Togliatti e di Secchia. La loro decisione è puramente “”entrista”” – i due desiderano essere riammessi soltanto per riuscire a smuovere e portare su posizioni classiste gli operai che sono nel partito e che scalpitano per la direzione politica che essi considerano moderata””. (pag 216)”,”ITAC-059″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”””L’ accusa che Prometeo avanza al movimento partigiano nel suo complesso è di essere praticamente subalterno ad uno schieramento militare nella lotta contro un altro, di condurre la lotta al tedesco e di non distinguere tra nazismo e proletariato tedesco. ‘Il nostro atteggiamento di fronte al fenomeno del partigianesimo – ribadisce il giornale della sinistra – è dettato da precise ragioni di classe. Nate dallo sfacelo dell’ esercito, le bande armate sono, obiettivamente e nelle intenzioni dei loro animatori, degli strumenti del meccanismo della guerra inglese, e i partiti democratici le sfruttano col doppio intento di ricostruire sul territorio occupato un potenziale di guerra e di sviare dalla lotta di classe una minacciosa massa proletaria, gettandola nella fornace del conflitto’. (…) Contrariamente a quanto afferma Secchia però Prometeo non prende una posizione “”astensionista””, condannando in blocco i lavoratori che hanno dovuto guadagnare le montagne. Le masse che salgono sui monti non sono certamente formate esclusivamente da operai. Basti pensare, anche senza svolgere una indagine sociologica, che gli operai sono spesso esentati dal servizio di leva per le necessità della produzione bellica, mentre la maggior parte delle bande partigiane sono composte da renitenti alle leve fasciste.”” (pag 17)”,”ITAC-060″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Fortichiari, che nel corso del 1944 (sicuramente prima della svolta di Salerno) aveva perso i contatti con Il Lavoratore, dopo aver inoltrato domanda e dopo aver ricevuto in risposta soltanto silenzi, in luglio chiede nuovamente di poter rientrare nel partito. Negli incontri con Elio Vittorini, rappresentante del Centro comunista, egli manifesta ripetutamente le proprie intenzioni. Da una lettera di Pietro Secchia alla federazione di Milano si apprende che Fortichiari ha di nuovo chiesto per iscritto di essere riammesso, pur accennando di “”non condividere tutte le direttive del partito””. La direzione – afferma Secchia – non ha tuttavia alcuna intenzione di prendere in esame la sua richiesta: bisogna fargli sapere oralmente che non deve illudersi di poter rientrare senza “”aver fatto uno aperta e sincera autocritica delle sue posizioni politiche passate, senza aver sconfessato il sinistrismo e condannata l’ attività disgregatrice condotta in Italia nei confronti del movimento comunista””. Secchia aggiunge subito che molto probabilmente si tratta di una manovra entrista. Bruno Fortichiari dovrà attendere la fine della guerra per vedere esaudito ilsuo desiderio di rientrare nel PCI, nel quale però gli verranno affidate cariche marginali se confrontate con il suop passato di dirigente. Repossi, invece, non attende la fine della guerra: “”davanti alle tergiversazioni dei dirigenti, ansiosi di agire””, si iscrive al partito socialista””. (pag 217)”,”ITAC-062″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Molti – soprattutto i comunisti ufficiali – hanno descritto Bandiera Rossa come un’ organizzazione paratrotskista. In realtà, analogamente a Stella Rossa di Torino, si tratta essenzialmente di un gruppo che si richiama allo stalinismo e crede ancora di vedere nell’ URSS la rivoluzione d’ Ottobre. Anzi, l’ Unione Sovietica viene vista da questo movimento come la grande “”protettrice”” della rivoluzione mondiale. “”Il compito dell’ URSS – si legge nel primo numero del giornale – non può considerarsi concluso con la sconfitta nazista. Mentre sul proletariato europeo incombe il compito del superamento dello stato classista, all’ URSS incombe l’ obbligo della difesa del proletariato mondiale al tavolo della pace.”” E trotskista Bandiera Rossa non può assolutamente essere considerata perché essa non solo conosce e respinge fermamente le critiche rivolte all’ URSS da sinistra, ma le giudica addirittura come un modo “”infantile di concepire la politica””. (pag 147) “”Nello stesso numero di Bandiera Rossa, mentre si dà il benvenuto in Italia a Vishinsky (e riproducendo anche un suo discorso), si intravvede che cosa questo raggruppamento intenda per “”esperienze”” sovietiche. Il rappresentante russo viene presentato enfaticamente come “”il procuratore generale dell’ URSS al processo del centro terrorista trotskista-zinovievista””. (pag 147)”,”ITAC-063″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””La posizione che Bandiera Rossa adotta nei confronti del Partito d’ Azione è interessante poiché differisce notevolmente da quella degli altri partiti di sinistra. Basso vede nell’ intransigenza antimonarchica di questa nuova organizzazione dei ceti medi il tentativo di separare la responsabilità degli strati che essa rappresenta – e che costituiscono la base di massa del fascismo – dal fascismo stesso. Il Pd’A vuole scindere la colpa dell’ avvento del totalitarismo e scaricarla soltanto sulle spalle della borghesia, e non invece contro la borghesia nel suo complesso: Questo insistere del Partito d’ Azione sui motivi dell’ antifascismo, questo tentativo di polarizzare intorno all’ antifascismo tutte le forze vive e rivoluzionarie del paese (…), quel moralismo intransigente verso gli uomini del regime sono quindi in ultima analisi pretta demagogia (…)””. (pag 124)”,”ITAC-065″ “PEREGALLI Arturo”,”Antonio Gramsci, idealismo, produttivismo e nazione.”,”””Anche Onorato Damen, un militante della sinistra comunista ed ex parlamentare che aveva avuto modo di conoscere e di scontrarsi con Gramsci negli anni venti, non appena venne pubblicato nel 1948 il quaderno gramsciano su Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, sentì la necessità di intervenire nel dibattito per sottolineare come il pensiero di Gramsci andasse inserito nella tradizione idealistica premarxista. Secondo Damen la matrice della cultura filosofica di Gramsci “”non si trova nella affermazione della dialettica rivoluzionaria di Marx-Engels, ma in quelle correnti anti intellettualistiche e di reazione allo scientismo positivista che pur essendo sorte dopo Marx si riannodano per mille capi all’ idealismo pre marxista”” (pag 2-3) “”3. Con la fondazione del PCd’I (1921) Gramsci si allinea formalmente con le direttive marxiste rivoluzionarie, ma al fondo del suo pensiero persistono gli elementi del suo “”marxismo”” idealistico. Egli subisce, pur essendo d’accordo, la scissione di Livorno dai socialisti come un trauma. Bruno Fortichiari, membro del primo esecutivo del PCd’I, ha ricordato come, a Livorno, il dirigente sardo fosse “”perplesso””, e come egli partecipasse “”ad una conclusione che non combaciava in tutto con le sue particolari concezioni relative a quella fase del movimento proletario italiano””. Due anni dopo la fondazione del PCd’I Gramsci affermerà che la separazione dei socialisti era da considerarsi “”senza dubbio il più grande trionfo della reazione””. Come ha scritto Danilo Montaldi, “”egli crede nel PSI, non nel PCd’I (…)””””. (pag 7)”,”GRAS-040″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Con l’ anno nuovo, la Frazione presenta un’ attività più intensa e diffusa. Sezioni vengono aperte un po’ dappertutto al sud. Si sente anche la necessità di raccogliere in un opuscolo, intitolato Per la costituzione del vero partito comunista, le vedute generali del movimento. Lo scritto viene redatto da Renato Matteo Pistone e da Libero Villone, con il contributo da Amadeo Bordiga.”” (pag 58)”,”ITAC-066″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Caruso analizza infine la tattica utilizzata da Lenin durante il governo Kerensky, traendone la conclusione che il proletariato deve lottare per la democrazia solo quando essa ancora non esiste e non quando essa è gia stata instaurata: ‘Noi abbiamo il sacrosanto dovere di non collaborare con i partiti borghesi nei Comitati di Liberazione, perché in tal caso noi non faremmo che il loro gioco; faremmo servire le masse da piedistallo ai loro sfruttatori””. (pag 76)”,”ITAC-067″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Il problema dell’ epurazione, molto sentito dalla base, è un argomento di discussione vivace al Congresso. Già sul primo numero del giornale un gruppo di operai della Navalmeccanica dava il senso delle aspettative dei lavoratori: Diciamo a tutti: se l’ epurazione deve assumere il ruolo di una farsa, noi la trasformeremo in una tragedia””. (pag 14)”,”ITAC-068″ “PEREGALLI Arturo”,”Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933).”,”””Nell’ ottobre del 1933, in un celebre scritto che intendeva essere una risposta ad alcuni esponenti della sinistra antistalinista, Trotsky non perse l’ occasione per biasimare anche la Weil: “”Caduta nella disperazione per gli ‘infelici’ esperimenti della dittatura del proletariato, Simone Weil ha trovato conforto in una vecchia formula del liberalismo rinverdita da un’ esaltazione anarcoide a buon mercato! (…) E’ abbastanza logico che le sue nuove vedute abbiano trovato rifugio nel giornale che porta il titolo manifestamente ironico de La Revolution proletarienne””.”” (pag 13) “”Indubbiamente l’ elaborazione teorica di Simone Weil era stata accelerata dalle forti tensioni presenti nell’ ambiente sindacalista rivoluzionario, nel quale aveva iniziato a muovere i primi passi politici, e dall’ esistenza di un milieu di estrema sinistra che si era delimitato dal trotskismo. Nel 1933 la sua attenzione incominciò a rivolgersi sempre più verso La Critique Sociale di Souvarine, senza tuttavia abbandonare la collaborazione con La Revolution proletarienne. (pag 15) “”A questo riguardo il pensiero di Simone Weil fu senz’altro influenzato dalle tesi di Boris Souvarine e di Lucien Laurat. L’ idea che la burocrazia russa, in forza della proprietà statale, si fosse trasformata in una nuova classe dominante, era già stata avanzata dal primo nel 1927 sulle pagine della rivista da lui diretta, il Bulletin Communiste. Nell’ illustrare questa asserzione, Souvarine aveva sostenuto che lo strato burocratico viveva e si riproduceva appropriandosi di una parte del pluvalore prodotto dalla classe operaia nel processo industriale statale””. (pag 17)”,”FRAP-070″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro”,”Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945). Con appendice documentaria.”,”””E’ proprio a Trotsky che, nel 1929, un altro illustre “”oppositore”” come Souvarine, sollecitato a legarsi attivamente all’ opposizione, aveva risposto che sarebbe sato “”già molto assicurare la continuità del nostro pensiero, delle nostre tradizioni, della nostra cultura, e passare ai giovani la fiaccola trasmessaci dai nostri maggiori””. Qualche anno più tardi, nel 1936, anche Bordiga avrebbe mostrato di condividere più o meno le stesse idee: “”bisogna appartarsi ed attendere… Attendere non per questa generazione, ma per quelle future””. In questo periodo emerge abbastanza lineare il concetto di partito che Bordiga aveva e che richiama direttamente quello di Marx: il partito non può esistere in un periodo controrivoluzionario. Per Bordiga l’ esistenza del partito dipende profondamente dal movimento reale, in quanto tramonta e muore con il movimento stesso. Sono le situazioni che portano alla formazione dell’ organizzazione rivoluzionaria. Per cui occorre aspettare che i tempi diano la possibilità della sua creazione.”” (pag 37)”,”BORD-059″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti guardasigilli, 1945-1946.”,”””La funzione equilibratrice svolta dai comunisti nei confronti dell spinte proletarie, sarà rivendicata da Togliatti in sede di Assemblea Costituente, in un discorso di poco successivo al viaggio di De-Gasperi negli Stati Uniti. Il leader del PCI sottolineava, non senza ragioni, l’ importante ruolo d’ ordine svolto dal suo partito e dal sindacato fino a quel momento: “”(…) Ho fatto in proposito una ricerca: noi siamo il paese dove le organizzazioni operaie hanno firmato una tregua salariale, cioè un patto che è unico nella storia del movimento operaio, perché non si fissa un minimo ma un massimo di salario. (…)””.”” (pag 85)”,”PCIx-170″ “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-203″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo, antologia critica a cura di; scritti di A. ROSENBERG S. WEIL GIKH A. CILIGA R.L. WORRALL R. DUNAYEVSKAYA G. MUNIS A. BORDIGA T. CLIFF C. CASTORIADIS D. NORMAN”,”L’URSS e la teoria del capitalismo di stato. Un dibattito dimenticato e rimosso (1932-1955).”,”‘In ricordo affettuoso e riconoscente di Arturo Peregalli (1948-2001) vero ideatore e promotore sostanziale di questa ricerca’ (in apertura) Cervetto (pag 10) tesi del 1957 e la restaurazione del concetto leninista di ‘sviluppo imperialistico’ che ingloba ma trascende lo sviluppo capitalistico-statale della Russia. Tra i vari ringraziamenti quelli a Emilio GIANNI, Luigi PISANI Sandro SAGGIORO Paolo CASCIOLA”,”ELCx-142″ “[PEREGALLI A.]”,”Scienza e politica in Amadeo Bordiga. Relazione per il Convegno di Milano del 24-25 Ottobre 2002.”,”Nota: Saggioro in ‘Quaderni Pietro Tresso’ 64,2008, ha scritto un testo con lo stesso titolo ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’”,”BORD-106″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”2° copia La fine ‘nazionalista’ del Comintern, i partiti comunisti nella bufera “”Sono circa 570 i comunisti e gli antifascisti tedeschi e austriaci emigrati in URSS, che Stalin consegna ai tedeschi a febbraio del 1940. Ma per valutare appieno l’importanza del numero, bisogna tener presente che la maggior parte dei quadri comunisti tedeschi era già stata eliminata in URSS all’epoca delle grandi purghe. Tra i prigionieri consegna si trovano i nomi di Hans Kiepenberger, un tempo responsabile dell’organizzazione militare; Friz Korichoner, uno dei fondatori del Partito comunista tedesco; Pfeiffer; ex-segretario del Partito a Berlino; Alexandre Weissberg; la moglie di Heinz Neumann, Margarethe Buber; l’austriaco Franz Koritschoner, fino ad allora detenuti in URSS””. (pag 83-84) Dopo la firma del patto Stalin fa ritirare dal biblioteche e librerie le opere antinaziste e antifasciste. Idem per i film e spettacoli teatrali. Lo stesso Trotsky non verrà più chiamato ‘spia nazista’ come avveniva fino al 1939 ma ‘spia internazionale e assassino’. (pag 86)”,”INTT-260″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”La natura della guerra. “”Mentre gli altri gruppi della sinsitra come ‘Stella Rossa’, il ‘Lavoratore’ e ‘Bandiera Rossa’ di Lelio Basso propendono per la distinzione della lotta in corso tra una prima fase (antifascista) ed una seconda (anticapitalista), i comunisti internazionalisti sostengono la necessità della lotta contemporaneamente sui due fronti. O meglio, la difesa dai due fronti, visto che il proletariato si trova per il momento in condizioni di estrema inferiorità rispetto a questi due schieramenti”” (pag 5)”,”ITAC-127″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di stato.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. Riccardo Tacchinardi si è occupato e si occupa di letteratura. Ha pubblicato Per una lettura storica dell’Ettore Fieramosca, Solaria, Il Baretti, La ronda, Il convegno: schermaglie intellettuali e letterarie tra riviste degli anni ’20, Per una storia degli intellettuali rivoluzionari in Italia, Carlo Bini e il Manoscritto di un prigioniero, Piccola borghesia, intellettuali italiani e politica culturale del PCd’I, Si sta occupando di storia dell’editoria milanese dell’800. Il libro ripercorre le tappe dell’analisi della natura sociale russa postrivoluzionaria e cerca di individuare gli elementi di fondo che determinano e spiegano anche la sua evoluzione successiva. Sapronov (Sopronov) pag 38″,”TROS-004-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”Arturo Peregalli si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Ha pubblicato: Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. L’URSS e i teorici del capitalismo di stato (con R. Tacchinardi). L’altra Resistenza, Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Il declino dell’URSS (con P. Giussani). Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-008-FL” “PEREGALLI Arturo e altri”,”[Bibliografia degli scritti di Arturo Peregalli e e Raccolta di scritti in suo ricordo]”,” Arturo Peregalli nato il primo febbraio 1948 a Rogolo, in provincia di Sondrio, da genitori operai. Trasferitosi nel ’66 con la famiglia a Milano, studente nelle scuole serali per lavoratori, inizia la sua attività nella Federazione giovanile comunista e quindi nelle piccole formazioni della sinistra comunista di ispirazione bordighista. Diplomatosi ragioniere alle scuole serali è assunto alla Biblioteca nazionale braidense, dove lavorerà per trent’anni. L’interesse per la storia delle dissidenze comuniste lo porta allo studio di aspetti mai indagati e sepolti nelle “”vulgate”” delle interpretazioni vincenti. Nel ’76 pubblica Introduzione allo studio della Cina (Ceidem, Pistoia). La valutazione della natura borghese del maoismo e della Repubblica popolare cinese lo pone in totale controtendenza rispetto ad ogni “”vulgate”” presente nella sinistra, storica e nuova. Eguale l’anticonformismo del suo secondo lavoro Il comunismo di sinistra e Gramsci (Bari, Dedalo, 1978), in cui, attraverso scritti dei comunisti di sinistra (soprattutto Bordiga) viene ridimensionato il ruolo di Gramsci, considerato portatore di una concezione idealista nella politica e nel pensiero marxista. Seguono altri lavori, sul patto Hitler-Stalin nel ’39, sul capitalismo di stato in URSS, ma il suo interesse si concentra prevalentemente sulla figura di Amadeo Bordiga, sulla sinistra che a lui, anche se in modo contraddittorio e con numerose divisioni, fa capo. Per la Graphos di Genova pubblica nel ’91 un testo che gli dà una certa notorietà L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-1945, studio sulle eresie di sinistra sconosciute nella loro evoluzione e nel ’93 Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime. Da allora, la partecipazione a convegni e a lavori collettivi su questi temi, l’attento impegno per la ricostruzione, difficilissima, della bibliografia del rivoluzionario napoletano, numerosi testi, sempre per case editrici, “”di nicchia””, il maggiore dei quali è senza dubbio Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri. 1926-1945, primo tassello della prevista ricostruzione dell’intera storia della sinistra internazionalista (bordighista), possibile anche per la nascita della Fondazione Bordiga e per l’utilizzo dell ‘archivio, da decenni inutilizzato, esistente presso la villa di Formia, non più abitata dopo la morte della vedova, Antonietta, del comunista napoletano. Dal 1998 un tumore colpisce Peregalli e limita il suo lavoro che però continua, con fasi alterne, sino alla morte, nel giugno 2001. indice del volume Presentazione Capitolo quinto – Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionalista Gli anni Trenta Il patto Hitler-Stalin La guerra tra Grecia e Italia I dibattiti ad Acronafplia Ostaggi e tedeschi Evasione e ricostruzione del gruppo Dalla ripresa delle lotte spontanee alla resistenza organizzata L’UCI e la resistenza Le speranze dell’autunno 1943 Dicembre 1944 La strage dei rivoluzionari Dopo Varkiza L’UCI e la IV Internazionale Appendice In memoria di Arturo Bibliografia di Arturo Peregalli (1970-2001)”,”ITAC-148″ “PEREGALLI Arturo; BALLERONI Aldo”,”L’Opposition de Gauche en Italie pendant la période de la Résistance (Peregalli); Le trotskysme en Italie pendant la guerre (Balleroni).”,”Il Pci staliniano in tempo di guerra non contava più di 5000 militanti e ranghi poco omogenei (pag 62) Sigle: Partito comunista integrale meglio conosciuto come Stella Rossa, Gruppo Lavoratore, Movimento comunista d’Italia, Centro Marxista d’Italia, Noi Nuova Opposizione Italiana, CNP, Partito Operaio Comunista POC”,”MITC-142″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-45.”,”””Non mostrarci la mèta senza la via Ché mezzi e fini sulla terra sono così frammisti, Che a mutarne uno si cambia anche l’altro; Ogni sentiero diverso fa intravedere altre mète”” F. Lassalle, Franz von Sickingen (in apertura) Arturo Peregalli è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. È impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Ha pubblicato nel 1976 il volume Introduzione alla storia della Cina (Ed. Ceidem). Ha svolto una ricerca sui movimenti nella Resistenza. All’interno del capitolo dedicato a ‘Il partito comunista internazionalista – ‘Prometeo’ (pag 155-) si ricordano i militanti e/o le vittime (Mario Acquaviva, Vasco Rivolti, Attilio Formenti, Voltolina, Mauro Stefanini, Gigi Danielis, Tullio Lecci, Quinto Perona, operaio di Torino morto a Mathausen, Mantovani, Giuseppe Biscuola, ucciso a Genova dai fascisti nelle fucilazioni del febbraio 1945, Cappellini, Bergomi, Porta, lavoratori della Breda e della Falck, Sparaco Ferradini fucilato a Genova dai fascisti il 24 aprile 1945, Angelo Garotta, Antonio Graziano, Gilodi ecc. ‘E’ impossibile sapere se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla 1° o 2° guerra imperialista’ “”L’insegnamento di Lenin del 1914, al quale gli internazionalisti riferiscono sempre la loro posizione, preconizzava la trasformazione della guerra mondiale in guerra civile e prevedeva l’unità del proletariato mondiale contro, in primo luogo, la borghesia del proprio paese. Il richiamo è dunque direttamente al dirigente russo il quale durante la prima guerra aveva gettato paradossalmente le fondamenta strategiche anche per il conflitto successivo se il primo non si fosse risolto con una rivoluzione. «E’ impossibile sapere – aveva infatti scritto Lenin nell’agosto del 1915 in un testo che era stato ristampato in opuscolo dal PCI nel 1931, ma sul quale i dirigenti comunisti avevano ben presto steso l’oblio – se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla prima o alla seconda guerra imperialista fra le grandi potenze, durante o dopo di essa, ma in ogni caso è nostro preciso dovere lavorare sistematicamente e con perseveranza proprio in questa direzione» (42). La fraternizzazione dei lavoratori al di sopra di tutte le frontiere che deriva da questa impostazione non è da considerarsi un avvenimento al di fuori di qualsiasi possibilità. I grandi scioperi degli operai italiani iniziati nel marzo 1943, e continuati per tutto il conflitto, hanno dimostrato sufficientemente quale carica contro la guerra fosse presente tra le masse della nostra penisola. Ma anche fra i proletari tedeschi era senz’altro possibile un’azione di fraternizzazione. Bisogna innanzitutto considerare che a causa delle necessità belliche del nazismo la percentuale di classe operaia sotto le armi era molto maggiore in Germania che in qualsiasi altro paese. Quindi vi sarebbe stata una maggiore possibilità di agire all’interno della Wehrmacht in funzione della fraternizzazione e del disfattismo. Invece la politica seguita dai partiti di sinistra propendeva, fondamentalmente, per la “”caccia al tedesco””, senza distinguere la classe sociale a cui questo “”tedesco”” apparteneva. Le continue diserzioni dei militari tedeschi dopo l’8 settembre sono ormai note, e per comprendere con quale “”entusiasmo”” la classe operaia tedesca combatteva la guerra nazista basti pensare al fatto che dopo il 25 luglio 1943 «quando, pochi giorno dopo il colpo di stato, si sparse la notizia che Hitler si era ucciso, vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati. Subito dopo cominciò l’afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per ‘rafforzare il morale delle truppe’» (43)”” [(42) Lenin, ‘Il socialismo e la guerra’, Bruxelles, Edizioni di Cultura sociale, 1932, reprint Savelli, 1971, p. 27. L’opuscolo di Lenin è stato scritto nel 1915; (43) Giaime Pintor, ‘Il colpo di stato del 25 luglio’, in ‘Il sangue d’Europa’, Torino, Einaudi, 1965, p. 165] (pag 165-166) Bibliografia scritti di A. Peregalli: 1. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.left-dis.nl/f/biblartu.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ’21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l’opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d’Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L’arretramento dell’imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L’eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all’URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L’avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall’””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell’Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd’I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L’altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L’””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L’URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell’edizione in fascicoli de L’altra Resistenza ] 27. L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L’opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell’articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L’URSS, puniti i contadini””, L’Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L’Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001 2. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.pugliantagonista.it/ARTURO%20PEREGALLI.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ´21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l´opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d´Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L´arretramento dell´imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L´eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all´URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L´avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di `Azione Comunista´. Un giornale rivoluzionario nell´Italia del boom economico””, L´Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell´analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall´””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell´Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd´I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L´altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L´””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L´URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell´edizione in fascicoli de L´altra Resistenza ] 27. L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell´URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L´opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell´articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L´URSS, puniti i contadini””, L´Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L´Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001″,”ITAR-284″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 “”A mio avviso, per giudicare la natura della guerra e delle azioni politiche conseguenti, occorre prima di tutto riallacciarsi a quanto aveva affermato Lenin nel 1915, e cioè al fatto che, dal 1871 in poi, le guerre sul continente europeo non avevano alcunché di progressivo. Esse non erano altro che degli scontri armati per la difesa degli interessi del capitale dei vari gruppi concorrenti per la conquista, o per la difesa, dei mercati. La Germania degli anni Trenta, grazie anche alla forte iniezione di capitali statunitensi, aveva conosciuto una ripresa del processo produttivo, e, di conseguenza, la conquista di nuovi mercati le era di necessità vitale. Hitler era molto lucido quando, nel febbraio 1939, lanciò il famoso grido di guerra: «La Germania deve esportare o morire!». Ma i mercati a cui mirava la Germania erano già sotto l’influenza di altri Stati capitalisti e l’espansione in quelle aree appariva estremamente difficoltosa. L’adozione della teoria dello «spazio vitale» non faceva che riflettere tale situazione. Questo, ovviamente, è soltanto l’aspetto empirico, superficiale, che si percepisce immediatamente e sul quale molti storici e politici possono anche concordare: la Germania attuò una politica espansionista e, quindi, scatenò la Seconda guerra mondiale. La responsabilità del conflitto ricadrebbe dunque sulla Germania e sulla classe dominante tedesca di quel periodo, e in particolar modo sui nazisti, che quella classe rappresentavano. Tuttavia, secondo me, è sbagliato fermarsi al primo livello di analisi. Occorre invece scendere più in profondità e analizzare la struttura del capitalismo tedesco. Allora vediamo che le cose si complicano e non sono così semplici come possono sembrare di primo acchito. Allora vediamo che la problematica dell’analisi del capitale si fa più complessa e scopriamo che è difficile affermare che soltanto il «nazionalismo tedesco» e lo «sciovinismo» nazista sono la causa diretta della guerra. In realtà il capitale, che ha la necessità di valorizzarsi continuamente, quando si trova di fronte delle barriere che ostacolano la sua valorizzazione cerca di infrangere per massimizzare tale valorizzazione. Possiamo comunque affermare che, nel caso tedesco, il capitale presente in Germania trovò nei nazisti degli ottimi esponenti. Non è un caso che io abbia utilizzato l’espressione «il capitale presente in Germania», perché, se analizziamo la struttura proprietaria del capitale tedesco nel periodo nazista, ci troviamo di fronte delle sorprese. Vediamo, allora di fornire alcuni elementi. Negli anni Trenta, accanto al processo di compenetrazione Stato / capitale che caratterizzava le economie europea e statunitense, si verificò anche, parallelamente, un processo di osmosi e di internazionalizzazione del capitalismo mondiale. Da questa analisi appare più che evidente che il nazismo non era il risultato della «brutalità» e della «barbarie» del solo «popolo» tedesco o di una presunta anima bellicista insita nella tradizione germanica. Nel 1939 la macchina bellica nazista era forse il congegno economico meno «nazionale» che si potesse trovare sull’arena degli Stati che avevano partecipato alla Prima Guerra mondiale. L’economista Charles Bettelheim ha scritto che «si può dire che settori vitali dell’economia tedesca erano controllati (…), almeno parzialmente, dal capitale internazionale» (4). La compenetrazione tra il capitale tedesco e il capitale cosiddetto «democratico» occidentale in Germania aveva raggiunto nel 1939, quando scoppiò la guerra, una fase molto avanzata. Nel 1938 l’industria automobilistica – essenziale per un’economia di guerra moderna – presentava la seguente situazione: delle quattro maggiori case produttrici presenti in Germania (Daimler, Auto Union, Ford e Opel), la Ford (filiale della Ford statunitense) e la Opel (di proprietà dal 1929 dell’americana General Motors) producevano ben il 52% delle vendite in Germania (5). Nel 1935, su richiesta dello Stato Maggiore nazista, la direzione della Opel, con sede a Brandeburgo, aveva realizzato un camion pesante che avrebbe dovuto essere «meno vulnerabile agli attacchi degli aerei nemici». Così, a partire dal 1937, l”Opel Blitz’, prodotto a ritmi accelerati, equipaggiò l’esercito tedesco. Due anni dopo anche la statunitense Ford aprì, alla periferia di Berlino, una fabbrica di montaggio per automezzi destinati alla Wehrmacht. Gli affari andarono talmente bene che nel 1941, in piena guerra, Ford decise di aumentare il capitale della sua filiale tedesca, che lavorava per i nazisti, portandolo da 20 a 32 milioni di marchi. Agli inizi del 1939 la General Motors adibì gli stabilimenti Opel di Rüsselsheim alla fabbricazione di aerei militari. Dal 1939 al 1945 quegli stabilimenti produssero, da soli, il 50% di tutti i sistemi di propulsione destinati allo ‘Junkers 88’, considerato come il miglior bombardiere della Luftwaffe. Per l’esercito di terra, le filiali tedesche della General Motors e della Ford costruirono il 90% dei camion leggeri (i cosiddetti «Muli») e il 70% di tutti i camion pesanti e di medie dimensioni. Secondo i servizi segreti britannici, tali veicoli costituivano «la spina dorsale del sistema di trasporto dell’esercito tedesco» (6). In piena guerra, i trasferimenti e gli scambi di materiali continuarono tranquillamente tra il quartier generale di Detroit della General Motors, le varie filiali dislocate nei paesi alleati e quelle insediate nei territori dell’Asse. I registri contabili della Opel avrebbero in seguito rivelato che, dal 1942 al 1945, la fabbrica di Rüsselsheim aveva elaborato le proprie direttive di produzione e di vendita in stretto rapporto con gli stabilimenti della General Motors di tutto il mondo (Brasile, Olanda, Uruguay, Giappone, Hong Kong e Shanghai), nonché, ovviamente, con la sede centrale negli Stati Uniti. Nel 1943, mentre gli stabilimenti statunitensi di quella multinazionale rifornivano l’aviazione USA, il gruppo tedesco costruiva i motori del ‘Messerschmitt 262’, uno dei primi caccia a reazione del mondo. Dopo la guerra, sia la Ford che la General Motors riuscirono ad avere il risarcimento dei danni di guerra subiti dalle loro fabbriche situate nei territori controllati dall’Asse, dovuti ai bombardamenti alleati: nel 1967 la General Motors avrebbe infatti ottenuto dal governo statunitense ben 33 milioni di dollari, contro un solo milione ricevuto dalla Ford. Un altro esempio ci viene fornito dal caso della International Business Machines Corporation, la celebre IBM statunitense, che era proprietaria di molte fabbriche in Germania e nel resto d’Europa, i cui stabilimenti venivano addirittura considerati come un importante elemento dello sforzo bellico tedesco. Detentrice del 94% delle azioni della Munitions Manufacturing Corporation, essa fabbricava per gli Alleati bombardieri, cannoni e parti di motore per aerei. Questo sforzo a favore del «mondo libero» gli avrebbe fruttato un guadagno di oltre 200 milioni di dollari. Nel frattempo la ‘holding’ svizzera della IBM continuò, per tutta la guerra, a ricevere i profitti delle fabbriche del gruppo dislocate in Germania, mentre quelle situate vicino a Parigi, a Corbeil-Essonnes, sarebbero state amministrate fino alla Liberazione da un capitano delle SS (7). L’esempio della IBM ci chiarisce anche perché molte fabbriche tedesche non venivano bombardate, mentre invece si radevano al suolo interi quartieri operai””] [note: (4) Charles Bettelheim, ‘L’économie allemande sous le nazisme. [Un aspect de la décadence du capitalisme], vol. 1, Maspero, Paris, 1979, p. 95 (Questo lavoro di Bettelheim era stato originariamente pubblicato nel 1946 dalla Librairie Marcel Riviere et Cie. di Parigi. Di esso esiste una traduzione italiana: ‘L’economia della Germania nazista’, Mazzotta, Milano, 1973, nella quale la citazione qui riportata figura a p. 87, ndr); (5) La maggior parte dei dati qui forniti sono ripresi da J. J(osef) Lador-Lederer, ‘Capitalismo mondale e cartelli tedeschi tra le due guerre’, Einaudi, Torino, 1959, nonché da Charles-Levinson, ‘Vodka-Cola’, Vallecchi, Firenze, 1978; (6) Citato in C. Levinson, op. cit., p. 217; (7) Ibidem, p. 214] (pag 3-4-5)”,”QMIS-218″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti Guardasigilli 1945-1946. In appendice: circolari e documenti.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”PCIx-026-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Contro venti e maree. La Seconda Guerra Mondiale e gli internazionalisti del «Terzo Fronte». Capitolo sesto. Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionale.”,”””Nelle condizioni difficili dell’occupazione il disfattismo rivoluzionario incontrava ovviamente grandi ostacoli, mai visti prima. Ma le difficoltà, per qunato enormi, non potevano cambiare i compiti dei comunisti. Nel giugno del 1940 Stinas sosteneva: «Da quando è scoppiata la guerra ho sostenuto, inuna lettera alla nostra organizzazione all’estero, che le divergenze con l’ OCI Unificata sulla valutazione della situazione politica del Paese e la caratterizzazione del regime (…) hanno ormai solo un significato storico. La guerra alla quale presto o tardi la Grecia parteciperò, creerà una nuova situazione. Le scadenze si avvicinano. La caduta del regime del nostro Paese coinciderà con la caduta di tutti i regimi politici e sociali dell’Europa sotto la tempesta rivoluzionaria sollevata dalla guerra. Il compito concreto dei rivoluzionari greci è lo stesso di quello dei rivoluzionari di tutto il mondo: trasformare la guerra in guerra civile. Tutti gli altri compiti sono subordinati a questo compito fondamentale. Le differenze di regime politico tra i Paesi totalitari e quelli democratici sono scomparse. In tutti i paesi è stata instaurata la dittatura più brutale e la legge marziale è applicata dappertutto con la stessa ferocia. Le differenze sui compiti imposti dai differenti regimi politici hanno perso ogni senso. E nel nostro Paese, nel caso in cui, a nostro avviso piuttosto improbabile, le necessità militari degli Alleati e della borghesia greca imponessero la sostituzione di Metaxas, la situazione non sarebbe in alcun modo cambiata e i nostri compiti sarebbero gli stessi. Oggi non possiamo prospettare il fronte unico contro la dittatura. Se i partiti parlamentari borghesi o operai non si riuniranno attorno a Metaxas (…), ma tenteranno di formare un fronte comune per roversciarlo, ciò si farà in nome dell’unità e dell’unione di tutto il popolo, o per salvare e servire la patria. Il risultato sarà il tradimento delle nostre idee. Nella guarra noi resteremo i soli difensori, senza alcuna concessione, dei veri interessi della classe operaia e della civiltà. La nostra lotta contro Metaxas, o contro qualunque governo, deve essere assolutamente sottomessa a questo compito fondamentale: trasformare la guerra imperialista in guerra contro la nostra borghesia. Questo compito deve riunire le nostre forze» (24)”” (pag 42-43) [(24) Nos divergences avec l’Ocr Unifiée’, giugno 1940, in A. Stinas, ‘Memoires. Un révolutionnaire dans la Grèce du XXe siècle’, La Brèche, Paris, 1990, p. 327]”,”TROS-012-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltrea Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. È proprio grazie all’influenza di Socialisme ou Barbarie che Montaldi inizia a riflettere sul problema del partito, o meglio, come si diceva allora, sull’organizzazione di classe (pag 5) Citato il volume di Philippe Gottraux, ‘Socialisme ou Barbarie. Un engagement politique et intellectuel dans la France de l’après-guerre’, Lausanne, 1997 Dibattito sul ‘leninismo’: ‘partito-processo o partito-piano’ Il primo tentativo di amalgama avvenne a cavallo tra il 1956 e il 1957 con il coinvolgimento nell’operazione dei trotskisti, del PCint (il troncone di Battaglia Comunista) e dei Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (GAAP) (pag 8) Collaborazione di Montaldi al giornale Azione Comunista nel 1958 con articoli di vario genere Si è allontanato per il prevalere nel movimento della corrente leninista”,”MITC-149″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (marzo 1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 testo completo della relazione di Arturo Peregalli in Extra-Test”,”MITC-002-FER” “PEREGALLI Arturo e altri”,”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965) (Peregalli); Vita e idee di Bruno Fortichiari (I quaderni internazionalisti di Prometeo).”,”fonte del primo articolo: Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, ‘Una passione civile’, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999]”,”MITC-151″ “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltre a Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. Il testo è stato precedentemente pubblicato nel sito di Sandro Saggioro: ‘avantibarbari.com’. Sull’esperienza dei Gaap oltre ai volumi curati da Franco Bertolucci, si ricorda il libro di Guido Barroero ‘I Figli dell’Officina. I Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (1949-1957)’, 2013″,”MITC-009-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-015-FC” “PEREGO Angelo”,”Idee crisi finanze delle botteghe oscure.”,”PEREGO Angelo Nella nota bibliografica cita: Nieddu Ubaldo, Gli intellettuali italiani che servirono il dittatore, in La Discussione, 1 aprile 1956″,”PCIx-296″ “PERELLI Luciano”,”I gracchi.”,”Veto. “”L’ aristocrazia senatoria, se non poteva contestare la legalità di una proposta di legge presentata all’ assemblea della plebe senza la preventiva auctoritas del Senato, aveva però in mano un’ arma legale per impedire la votazione di una legge popolare: convincere almeno uno dei dieci tribuni a porre il veto alla legge. Cicerone, volendo dimostrare che il tribunato non è uno strumento rivoluzionario pericoloso, afferma che nel collegio di dieci tribuni non è difficile per gli ottimati trovarne almeno uno “”di mente sana””, capace di sedare il pericoloso incendio anche del collegio tribunizio più “”disperato””, cioè capace di paralizzare col suo veto le iniziative dei colleghi che tocchino gli interessi della classe dirigente e minaccino la stabilità sociale””. (pag 98)”,”STAx-127″ “PEREZ Joseph”,”Histoire de l’Espagne.”,”Titoli capitoli: La Spagna musulmana e la conquista araba alla fine del Califfato. La Spagna riconquistata. La fine del Medio Evo (lo sviluppo dell’economia, la vita politica). L’antisemitismo nella Spagna medievale. I re cattolici. CARLO V. FILIPPO II. Gli ultimi Asburgo. La monarchia ispanica. Economia e società nella Spagna imperiale. La Spagna della Inquisizione. La SP e l’ Europa. Il secolo dell’ Illuminismo. La fine dell’ Antico Regime. La vittoria del liberalismo. La Restaurazione (1875-1917). La SP invertebrata. La 2° Repubblica. La guerra civile. La Spagna di FRANCO. La SP democratica. L’A è Prof di civilizzazione SP e America Latina all’Univ di Bordeaux III. Fondatore e primo D della Maison des pays iberiques, ex D della Case de Velazquez, è autore di molte opere sulla SP (1).”,”SPAx-005″ “PEREZ GALDOS Benito”,”Trafalgar.”,”PEREZ GALDOS Benito nacque alle isole Canarie nel 1843 e si trasferì giovanissimo a Madrid ove visse fino alla morte nel 1920.”,”VARx-333″ “PEREZ-BUSTAMANTE C.”,”Compendio de historia de España.”,”PEREZ-BUSTAMANTE C. appartenente alla Real Academia de la Historia, cattedra all’ Università di Madrid, rettore dell’ Università Internazionale Menendez Pelayo.”,”SPAx-049″ “PÉREZ-DIAZ Víctor”,”La lezione spagnola. Società civile, politica e legalità.”,”Victor Perez-Diaz insegna Sociologia nell’Università Complutense di Madrid. Sociologo, filosofo politico, storico, è un intellettuale liberale impegnato nella discussione pubblica.”,”SPAx-022-FSD” “PÉREZ-REVERTE Arturo”,”La sombra del águila.”,”Storia basata su un fatto reale: durante la campagna di Russia del 1812 in un combattimento in cui le truppe francesi si trovano in difficoltà, un battaglione composto da ex-prigionieri spagnoli arruolati a forza nell’esercito francese, tenterà di disertare, passando dalla parte dei russi. L’imperatore interpreterà questo movimento come un atto di eroismo e ordinerà a loro sostegno una carica di cavalleria che avrà conseguenze impreviste.”,”FRAN-001-FSD” “PERFETTI Francesco”,”Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914).”,”PERFETTI Francesco insegna storia contemporanea all’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Per le opere vedere risvolto di copertina.”,”ITAA-053″ “PERFETTI Francesco”,”Fiumanesimo, sindacalismo e fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nella Università di Genova e nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. retrocopertina). A partire dal gennaio 1920, da quando cioè Alceste DE-AMBRIS diventò capo di gabinetto di Gabriele D’ANNUNZIO, si ebbe una importante svolta dell’ impresa di Fiume: allontanatisi gli elementi moderati e conservatori acquistarono importanza gli uomini provenienti dal sindacalismo rivoluzionario, che portarono avanti il progetto di spingere il fiumanesimo verso una prospettiva di impegno rivoluzionario e di rinnovamento sociale. La svolta della politica fiumana contribuì ad alienare le simpatie di MUSSOLINI.”,”ITAF-146″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze sociali di Roma. Fra le sue pubblicazioni ‘L’ Italia fra le due guerre’, nella ‘Storia dell’ Italia contemporanea’ diretta da Renzo DE-FELICE., ‘Nazionalismo integrale’ (1984), ‘Studi sul nazionalismo italiano’ (1984), ‘Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914)’. Ha curato il volume di scritti di Angelo Oliviero Olivetti ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo’ (1984). “”Ed infatti, attraverso la critica dell’ eredità risorgimentale, Gobetti incontra Mazzini e Marx, che divengono esponenti di un “”liberalismo”” tonificato: ‘Mazzini e Marx (…) pongono in due ambienti diversi le premesse rivoluzionarie della nuova società e, attraverso i concetti di missione nazionale e di lotta di classe, affermano un principio volontaristico che riconduce la funzione dello Stato alle libere attività popolari risultanti da un processo di individuale differenziazione. In questo senso Mazzini e Marx sono liberali. Tuttavia Marx parla al popolo un linguaggio che può essere inteso perché si fonda sulle esigenze prime che caratterizzano la vita sociale; Mazzini resta in un apostolato generico e retorico, sospeso nel vuoto dell’ ideologia…'”””,”ITAF-154″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze Sociali di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”STOx-143″ “PERFETTI Francesco”,”Il sindacalismo fascista. I. Dalle origini alla vigilia dello Stato corporativo (1919-1930).”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (Luiss). Ha scritto varie opere tra cui ‘Il movimento nazionalista in Italia, 1903-1914’, ‘Fiumanesimo, sinacalismo e fascismo’. Scritti di PANUNZIO, MARSICH, GRANDI, VIANA, ROSSONI, OLIVETTI, SUCKERT, COSTAMAGNA, MICELI, MARCHETTI, ORANO, Benito e Arnaldo MUSSOLINI, NASTI, COSTAMAGNA, PASSARETTI, BARNI, Augusto TURATI e altri. “”Il salvataggio di grossi colossi in crisi – le operazioni di salvataggio dell’ Ansaldo e del Banco di Roma sembrano peraltro al La Francesca assumere il carattere “”prima che di operazioni finanziarie, di veri e propri pagamenti di cambiali politiche alla famiglia Perrone e ai gruppi cattolici moderati”” (1) – nonché la promozione di interventi determinanti nella vita economica del paese sono elementi, che, con il loro combinarsi, servono ad accreditare la tesi di un liberismo spurio e “”di passaggio””, il quale, a prescindere dagli indiscutibili successi registrati tanto in campo fiscale con i conseguenti riflessi sulla finanza pubblica (…) quanto nella politica di contenimento delle spinte inflazionistiche, (…)””. (pag 65)”,”ITAF-175″ “PERFETTI Francesco”,”Assassinio di un filosofo. Anatomia di un omicidio politico.”,”PERFETTI Francesco è professore ordinario di storia contemporanea presso la Luiss Guido Carli di Roma dove insegna anche storia delle relazioni internazionali e storia e istituzioni dell’America del Nord. Ha curato i discorsi parlamentari di Giovanni Gentile. E’ direttore di ‘Nuova storia contemporanea’.”,”ITAR-181″ “PERFETTI Francesco a cura, saggi di Luigi VALLI Paolo ARCARI Enrico CORRADINI Alfredo ROCCO Luigi FEDERZONI, Maurizio MARAVIGLIA Ruggero FAURO Scipio SIGHELE Gaetano Nino SERVENTI Francesco COPPOLA”,”Il Nazionalismo Italiano.”,” Scipio Sighele: “”Il nazionalismo vuol essere, oltre che affermazione di principii, scuola di sincerità. Per questo non ama le dottrine ambigue dei patriotti-pacifisti. Il nazionalismo crede con Anatole France che la guerra sia altrice di virtù, e di virtù tali che la pace non potrà mai dare. La pace ne feconda certamente altre, e preziose.Ma non bisogna confondere queste con quelle, in un connubio che le snatura tutte, e che può avere sull’educazione il pericoloso effetto di rendere dubbiosi inattivi o vigliacchi. Il nazionalismo crede che nella coscienza del cittadino le virtù della guerra debbano tenere il primo posto, e quelle della pace il secondo, perché la guerra è la condizione di vita della nazione; e il vangelo nazionalista dice: “”prima la nazione e poi l’umanità”” (pag 197-198) Luigi Federzoni sulla Prima guerra mondiale (discorso del 1919): “”I nazionalisti furono i facili profeti della guerra, quando nessuno pensava alla guerra: meno di ogni altro, l’on. Giolitti che nell’estate del 1913 ne aveva pur ricevuto personalmente il segreto preannunzio dalla stessa cancelleria imperiale di Vienna. Facili e importuni profeti, in momenti nei quali il Governo e i partiti tutti si abbandonavano, dimentichi di ogni evento esteriore, alle gare interne degli interessi e degli appetiti delle categorie e dei gruppi e alla dispersione inconsiderata della prosperità raggiunta dallo Stato mediante la lunga abnegazione dei produttori e dei contribuenti. Dopo l’impresa libica era invalsa l’abitudine pigra e vile di credere o lasciar credere che quella fosse stata, per l’avvenire dell’Italia fuori dei suoi confini, la prova suprema e ultima, compiuta la quale non restasse all’Italia che adagiarsi tranquillamente nella beatitudine della pace perpetua e degli esperimenti rivoluzionari. Non ci voleva molta intelligenza per comprendere che l’impresa libica non era se non uno dei primi episodi dell’iniziato sommovimento dell’equilibrio europeo e mondiale; ci voleva solamente un certo coraggio a dirlo; e tale coraggio i nazionalisti ebbero, mentre una strana emulazione popolaresca determinava da tutte le parti la predicazione della riduzione dell’apparecchio militare e principalmente impediva che questo fosse, non che portato a un’efficienza proporzionale a quella raggiunta da altri maggiori eserciti europei, ricostituito nelle forze e nei mezzi ch’esso aveva avuti innanzi la conquista della Libia”” (pag 206)”,”ITAA-147″ “PERFETTI Francesco”,”Alcune osservazioni in margine ad un recente studio sulle destre tedesche e il fascismo prima dell’andata al potere di Hitler.”,”Klaus-Peter Hoepke, ‘Die deutsche Rechte und der italienische Faschismus’, Düsseldorf, 1968, tradotto e presentato da Danilo Veneruso Interpretazione di Hoepke: ‘concezione del fascismo come fenomeno epocale’ (pag 550)”,”STOx-295″ “PERGOLIZZI Emanuela”,”La politica estera AKP. Una sintesi ‘neo’ o ‘post’ ottomana?”,”PERGOLIZZI Emanuela ha vissuto l’infanzia a Istanbul. Dopo la laurea in Studi internazionali presso l’Università di Bologna sta completando i suoi studi. Segue le vicende politiche della Turchia. “”Anche nelle relazioni con l’America la Turchia equilibrista dell’AKP sembra aver trovato un compromesso, più o meno fragile, tra cooperazione e indipendenza, toccando alcuni forti punti di crisi per poi indietreggiare, pur senza mai mettere realmente in discussione l’alleanza con il partner d’oltre oceano, a cui è legata da accordi economici e prestiti finanziari”” (pag 47-48)”,”TURx-036″ “PERI Illuminato”,”Michele Amari.”,”Illuminato Peri è professore ordinario di Storia moderna e Preside della Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo.”,”STOx-089-FL” “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra.”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della 1° GM, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955″,”MITT-038″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22.”,”Assalto fascista, difesa dei lavoratori e distruzione camera lavoro Sestri ponente 4 luglio 1921 (pag 269) “”Per rispondere all’offensiva degli armatori, la Federazione marittima chiese ed ottenne la solidarietà dei lavoratori portuali genovesi, i quali, nei primi giorni del 1922, rifiutarono di procedere allo scarico di alcuni piroscafi. L’azione suscitò l’ira non soltanto degli armatori, ma di tutto il padronato, rappresentato dalla Federazione degli industriali e dalla Camera di Commercio, che ritenne giunto il momento di sferrare l’attacco contro le organizzazioni della gente di mare e dei lavoratori portuali per infliggere loro un colpo decisivo. I “”popolari””, impazienti di penetrare nel porto, ove mai erano riusciti a metter piede, soffiavano nel fuoco, manovrando un’organizzazione di avventizi costituita di recente, con la quale si proponevano di portare la disgregazione nel movimento classista. (…) e poiché il padronato manifestò l’intenzione di far procedere allo scarico dagli iscritti all’organizzazione controllata dai “”popolari””, le organizzazioni classiste fecero intendere che ciò avrebbe provocato un più vasto movimento. Infatti, in un convegno indetto a Roma proprio in quei giorni dalla Confederazione Generale del Lavoro, venne deliberato di costituire un fronte solidale fra lavoratori del mare, lavoratori dei porti, ferrovieri e postelegrafonici, e la Camera del Lavoro di Genova, a sua volta, annunciò che avrebbe proclamato lo sciopero generale qualora fosse stato esercitato il crumiraggio nei confronti dei marittimi e dei portuali””. (pag 193-194)”,”MITC-084″ “PERILLO Gaetano PAOLETTI Raffaello (Nello)”,”Resistenza antifascista. Memorie e testimonianze di personaggi e protagonisti della lunga lotta antifascista. Contributo alla conoscenza del patrimonio ideale e civile del popolo italiano.”,”Gaetano Perillo (v. foto 4° copertina) è nato a Genvoa nel 1897 e morto nel 1975. E’ una delle figure più interessanti del movimento operaio e della cultura genovese. Iscritto al Partito comunista d’Italia dalla fondazione svolge attività di direzione politica e organizzativa sino ad essere nominato nella Segreteria regionale del PCd’I il 5 ottobre 1925. Perseguitato dal fascismo, più volte arrestato dal 1927 al 1940, Perillo nel 1942 fu sollecitato a riorganizzare il PCI in Genova Centro e levante. Arrestato di nuovo dopo il 25 luglio e poi liberato visse clandestinamente fino alla liberazione. Dopo la guerra inizia un’attività di ricerca sul movimento operaio e della storia sociale di Genova e dell Liguria. Scrive per l’Unità e fonda il Centro Ligure di Storia Sociale e la rivesta ‘Movimento operaio e contadino in Liguria’. Questa rivista che prenderà poi il nome di ‘Movimento operaio e socialista in Liguria’ e poi dal 1961 ‘Movimento operaio e socialista’ diventa un punto di riferimento e un patrimonio culturale. Raffaello PAOLETTI (Nello) Nato a Subbiano (Arezzo) (1910) viene a Genova nel 1917. Prende qui parte alle lotte del movimento operaio. Nel 1932 entra a far parte del PCI e viene arrestato. Liberato dopo la caduta del regime, partecipa alla Resistenza. Attualmente è segretario provinciale ANPPIA di Genova. Documento Questura su operazione arresto studenti universitari (30 marzo 1943) (tra cui Buranello e Fillak)”,”ITAR-044″ “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra. I partiti socialisti (Perrillo); Anarchici e sindacalisti rivoluzionari (Bianco).”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della Grande guerra, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955 Gino BIANCO è nato a Torino nel 1932. Ha curato un’antologia critica dei socialisti inglesi pre-marxisti per le edizioni Einaudi e ha pubblicato una serie di saggi sulla storia del movimento operaio e socialista italiano. Attualmente (1965) sta svolgendo una ricerca sulle opposizioni al fascismo. E’ capo redattore di ‘Critica Sociale’ e responsabile della sezione storica el CESES. Collabora a ‘Tempo presente’, Avanti!, Movimento operaio e socialista.”,”MITT-018-FV” “PERILLO Gaetano (SPARTACUS); ANTOLINI Franco”,”Il settimanale “”La Giovine Italia”” e l’Internazionale (Spartacus);I documenti della polemica fra la Consociazione Operaia Genovese e gli internazionalisti romani (G.P.); Il 2° Congresso Socialista Ligure: Genova 5 febbraio 1895; Il 3° Congresso Socialista Ligure: Oneglia 22 settembre 1895; ‘Concezioni fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci’ (di C.I. Ottino).”,”Vedi retro: Anna Marsilii Gaetano Perillo e la rivista ‘Il Movimento Operaio e Socialista’ Il bollettino ‘Il Movimento Operaio e Contadino in Liguria’”,”LIGU-161″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22. II.”,”La prima parte di questa ricerca è stata pubblicata nel n. 3-4 luglio-dicembre 1962 Gravi fatti di Sestri Ponente (9 luglio 1922): assalto fascista alla Camera del Lavoro e reazioni socialiste “”Nel pomeriggio del 9 luglio, nuovi gravi fatti avvengono a Sestri Ponente. I fascisti tentano di dare l’assalto alla Camera del Lavoro, dove si trovano radunati molti operai, e nel corso del tentativo uno squadrista rimane ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato da un soldato del picchetto che da tempo fa servizio di guardia ai locali, sopravvenuta la polizia, questa penetra nella sede dell’organizzazione operaia e procede all’arresto di 62 lavoratori, attribuendo loro la responsabilità dell’accaduto. I fascisti intanto danno la caccia ai «sovversivi» per le vie di Sestri, invadono il palazzo del Comune, ricacciati dal quale si abbandonano alla vandalica devastazione di una società di mutuo soccorso e del pastificio di una cooperativa. In seguito a questi fatti, il sindaco socialista ingegner Carlo Canepa e la maggioranza dei consiglieri comunali rassegnano le dimissioni considerando impossibile esplicare le loro funzioni nel clima di violenza instauratosi nel luogo (227); seguono anche varie riunioni di dirigenti politici, di deputati e sindaci socialisti e di organizzatori operai per esaminare la situazione. Infine, il 12 luglio, i rappresentanti dei partiti politici proletari e delle organizzazioni sindacali della Liguria, considerata l’azione fascista tendente «col consenso delle autorità a ridurre in schiavitù i lavoratori liguri ed a spezzare le organizzazioni proletarie della regione», deliberano di chiedere alle autorità in forma ultimativa il rifiuto delle dimissioni dell’amministrazione comunale di Sestri Ponente, precise garanzie per il libero funzionamento dell’amministrazione stessa, l’immediata restituzione dei locali della Camera del Lavoro di Sestri e la scarcerazione dei lavoratori arrestati; delibera inoltre, per il caso che le richieste non siano accettate – come infatti avvenne -, la costituzione di un comitato d’azione con pieni poteri per far fronte alla situazione con tutti i mezzi necessari (228)”” (pag 223-224); “”La Liguria fu, con la Lombardia e il Piemonte, tra le ultime regioni italiane piegate dalla reazione, e la sua conquista avvenne nell’agosto per la generale avanzata del fascismo, non per l’azione dei fascisti liguri. Il fascismo non era molto sviluppato nella regione e, sebbene avesse compiuto molte gesta di violenza, non si sentì mai di affrontare, con le sole sue forze, il movimento operaio. L’attacco contro Sarzana nel 1921 era partito dalla Toscana, e dalla Toscana principalmente, oltre che dalla Lombardia e dal Piemonte, giunsero in Liguria ai primi d’agosto del 1922 le formazioni squadristiche che resero possibile l’assalto al Palazzo San Giorgio e alle organizzazione operaie della regione, determinando la sconfitta del proletariato”” (pag 239); “”Il cosiddetto «moto insurrezionale» fascista, della cui preparazione s’era avuto sentore da tempo, si svolse senza trovare opposizione né da parte del proletariato, né da parte delle forze «democratiche» della borghesia. Le velleità di resistenza manifestate da alcuni uomini della classe dirigente caddero dinanzi alla scelta della monarchia. Sia la Confederazione Generale del Lavoro e sia i due partiti socialisti, appena usciti dalla scissione di Roma ed impegnati in un lavoro difficile di riassetto interno, assistettero impotenti all’evento; né meno impotente si manifestò in quel momento il Partito comunista, la cui proposta di azione unitaria – inviata la mattina del 28 ottobre dal Comitato sindacale alle organizzazioni operaie – apparve subito al di fuori di ogni possibilità di attuazione e fu superata dalla rapidità stessa con cui la crisi venne risolta”” (pag 244)”,”LIGU-175″ “PERILLO Gaetano”,”L’America Latina al VI Congresso dell’Internazionale Comunista.”,”Documenti: 1. ‘Sulla rivoluzione in America. Appello del C.E. dell’I.C. alla classe operaia delle due americhe (novembre 1920, estratti); 2. Relazione di Jules Humbert-Droz al VI Congresso dell’I.C. sui paesi dell’America Latina; 3. Tesi sul movimento rivoluzionario nelle colonie e semi-colonie approvate dal VI Congresso dell’IC”,”INTT-342″ “PERINI Giada”,”Marx e il marxismo.”,”opere Marx pag 13 Giada PERINI si è formata all’Università di Pisa con ricerche sul rapporto ta etica, linguaggio e psicologia nell’opera di Wittgenstein e ha approfondito lo studo della lingua italiana attraverso un master presso l’ateneo pisano. A proposito del ‘Quarto’ volume del Capitale (v. citato nelle opere Marx pag 13): “”Il primo libro del Capitale venne pubblicato da Marx nel 1867 ad Amburgo. Il piano iniziale era quello di pubblicarlo come secondo fascicolo di ”Per la critica dell’economia politica’, sulla “”Tribune””, ma la collaborazione al giornale era stata sospesa. Il secondo e il terzo volume furono pubblicati da Engels. Il quarto volume, che sotto il titolo Teorie del plusvalore comprende un resoconto storico delle dottrine dell’economia politica borghese da Hobbes a Ricardo, venne dapprima pubblicato da Kautsky e poi, in un’edizione più accurata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca dopo il 1920.”” (www.homolaicus.com/teorici/marx/premessa.htm )”,”MADS-498″ “PERINI Leandro PLANA Manuel, saggi di Franco FRANCESCHI Leandro PERINI Gigliola PAGANO DE DIVITIIS Marcello CARMAGNANI Carlo A. CORSINI Manuel PLANA Antonio MELIS Ruggiero ROMANO”,”Una giornata con Ruggiero Romano. 25 ottobre 2000.”,”””Per Romano, dunque, che avrebbe ripreso con maggiore ampiezza, nel suo saggio sulla storia economica scritto per il volume II della ‘Storia d’Italia’ Einaudi (11), l’intera gamma dei temi affrontati, l’Italia presentava un destino peculiare all’interno del panorama europeo. A differenza di quanto era avvenuto in regioni quali l’Inghilterra, la Francia e le Fiandre, dove la crisi del Trecento era stata “”in buona parte liberatrice e (…), nell’accumulare i caratteri negativi””, non aveva mancato «di segnare le premesse di positive evoluzioni» (12) (come venivano mostrando, per esempio, gli studi sulle campagne condotti in quegli anni da Georges Duby (13)), nella Penisola la crisi non era stata una febbre di crescita, foriera di nuovi e più avanzati sviluppi. La valutazione della fisionomia economica del secolo XV restava per Romano, almeno relativamente all’Italia, decisamente negativa. Qui, secondo lui, le trasformazioni erano state minime, cosicché la successiva vicenda economica si era snodata all’insegna della stagnazione, del regresso e, dopo la breve ripresa del Cinquecento, del tracollo. Non che, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, non vi fossero, in città come in campagna, «taluni lieviti, taluni elementi apparentemente liberatori»; come ogni «rottura di sviluppo», infatti, la crisi del XIV secolo (e così quella del XVII) costituiva l’occasione per «introdurre un cambiamento di sviluppo», ma questo non avvenne ed essa rimase un’occasione mancata (14). Le tesi di Romano, diversamente da quelle di altri eminenti specialisti di storia economica italiana – penso innanzitutto ad Armando Sapori e al suo fiero avversario, ‘ottimista’ Federigo Melis (15) – non erano costruite a partire dall’analisi precipua di un unico settore o di un’unica area geografica (fossero pure la Toscana e l’estesissimo ‘network’ economico al centro del quale si trovava situata Firenze), né sulla base di soli parametri economici o demografico-economici, ma scaturivano dall’osservazione dell’evoluzione di un’intera società. A cominciare dalle sue fondamenta rurali (…)”” (pag 16-17) [Franco Franceschi, ‘La crisi del XIV secolo e l’Italia’] [(11) R. Romano, ‘La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento’, in ‘Storia d’Italia, II.2. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII’, Torino, Einaudi, 1974; (12) R. Romano, ‘Tra due crisi’, cit., p. 13; (13) G. Duby, ‘L’economia rurale nell’Europa medievale. Francia, Inghilterra, Impero (secoli IX-XV), Bari, Laterza, 1966, parte IV; (14) R. Romano, ‘La storia economica’, cit., pp. 1847 e 1931; (15) Cfr. in particolare F. Melis, ‘A proposito di un nuovo volume: ‘Il mercante di prato’, “”Economia e storia””, VI, 1959, pp. 737-763]”,”STOx-002-FP” “PERISSICH Riccardo a cura”,”Gli eurocrati tra realtà e mitologia. Rapporto sulla Commissione Rey.”,”””Il “”maggio francese”” ha avuto un ruolo determinante nella rottura dell’ equilibrio monetario tra i sei paesi. Non tanto per le conseguenze, certo pesanti, degli scioperi, delle occupazioni e del marasma sociale che ha bloccato gran parte dell’ economia francese nella primavera del 1968; qunato perché questa esplosione di dissenso ha rivelato il fallimento della politica economica condotta dal generale De Gaulle e dai suoi governi dal 1960 in poi”” (pag 73)”,”EURx-154″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-295″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-022-FV” “PERISSINOTTO Luigi”,”Wittgenstein. Una guida.”,”La guida si divide in due grandi capitoli. Il primo è dedicato al “”Tractatus logico-philosophicus””, la prima opera di WITTGENSTEIN-L e l’unica che egli ritenne pronta per la pubblicazione. Il tema del secondo è la filosofia successiva al “”Tractatus””, ossia quel vasto e variegato complesso di manoscritti e dattiloscritti che WITTGENSTEIN-L produsse a partire dal 1929, nel tentativo di scrivere un libro che non terminò mai di comporre. PERISSINOTTO-L (Meolo, Venezia, 1953) è ricercatore di filosofia e insegna Filosofia del linguaggio presso l’ UNIVERSITA’ di VENEZIA A WITTGENSTEIN-L ha già dedicato due volumi: – “”Wittgenstein. Linguaggio, soggetto, mondo””. FRANCISCI, 1985. – “”Logica e immagine del mondo””. GUERINI, 1991.”,”FILx-101″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman è un giovane studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collaboratore della rivista ‘Telos’ di Buffalo, ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit. Notizie da wikip: Fredy Perlman è stato uno scrittore, editore e attivista anarchico cecoslovacco naturalizzato statunitense. Wikipedia Nascita: 20 agosto 1934, Brno, Repubblica Ceca Decesso: 26 luglio 1985, Detroit, Michigan, Stati Uniti Istruzione: Columbia University, Università della California, Los Angeles I.I. Rubin è autore di ‘Saggi sulla teoria del valore in Marx’, Mosca 1928 Alienazione (pag 28-29) “”In ogni caso, indipendentemente da quello che pensa «la maggior parte degli scienziati sociali», nell’opera di Marx l’alienazione è connessa alla struttura della società e non all’esperienza personale dell’operaio. E’ proprio la natura del lavoro salariato, il rapporto fondamentale della società capitalista, che fornisce la spiegazione della alienazione: «Nel ‘lavoro industriale’ c’è: 1) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto al soggetto che lavora; 2) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto all’oggetto stesso del lavoro; 3) la determinazione del lavoratore da parte dei bisogni sociali, che sono un obbligo estraneo a lui, a cui egli si assoggetta per bisogno individuale, che significano quindi per lui solo una fonte di soddisfacimento delle sue necessità, sino al punto che egli diventa uno schiavo dei bisogni esistenti; 4) che al lavoratore la conservazione della sua individuale esistenza appare come ‘scopo’ della sua attività e la sua reale attività gli appare come semplice ‘mezzo’; che egli insomma ‘vive’ solo per guadagnare da vivere» (21). In effetti, Marx ha esplicitamente collocato l’alienazione alla radice stessa della società capitalista: «E’ dunque tutta una cosa: se l”uomo’ è estraniato a se stesso, la ‘società’ di questo uomo estraniato è la caricatura della sua ‘reale comunità’, della sua vita generica; e dunque la sua attività appare a lui come tormento, la sua propria creazione come potenza estranea, la sua ricchezza come miseria; il ‘vincolo sostanziale’ (Wesenband) che lo lega all’altro uomo appare a lui come un vincolo casuale (unwesentliches Band) e invece la separazione dall’altro come la sua vera esistenza». E Marx aggiunge che questa società capitalista, questa caricatura della società umana, è la sola forma di società che gli economisti borghesi sono in grado di immaginare: «La ‘società’ – dice Adam Smith – è una ‘società commerciale’. Ciascuno dei suoi membri è un commerciante. Si vede qui come l’economia ‘fissa’ la ‘forma estraniata’ delle relazioni sociali come la forma ‘naturale’ (wesentliche) e ‘originaria’ e corrispondente alla destinazione umana» (22). Nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, Marx applica il concetto feuerbachiano della alienazione religiosa alla alienazione dell’uomo nel prodotto del suo lavoro. Il passo seguente giunge assai vicino alla descrizione del mondo delle merci nei termini di un mondo dominato da feticci che regolano e dominano la vita umana: «…quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in Dio e meno serba in se stesso. L’operaio mette nell’oggetto la sua vita, e questa non appartiene più a lui, bensì all’oggetto. Più è grande questa sua facoltà e più l’operaio diventa senza oggetto… L”espropriazione’ dell’operaio nel suo prodotto non ha solo il significato che il suo lavoro diventa un oggetto, un”esterna’ esistenza, bensì che esso esiste ‘fuori di lui’, indipendente, estraneo a lui, come una potenza indipendente di fronte a lui, e che la vita, da lui data all’oggetto, lo confronta estranea e nemica» (23)”” [Fredy Perlman, ‘Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica’, Milano, 1972] [(21) Marx, ‘Note di lettura 1844-1845’, in K. Marx, ‘Scritti inediti di Economia Politica’, a cura di M. Tronti, Roma, 1963, p. 19; (22) Ibid., pp. 14-15; (23) Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. it. di G. Della Volpe, Editori Riunit, Roma, 1969, p. 195]”,”MADS-730″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collabora con la rivista ‘Telos’ di Buffalo. Ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit.”,”TEOC-003-FRR” “PERLMAN Selig TAFT Philip (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume IV. Labor Movements.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-006-FGB” “PERLMAN Fredy”,”Against his-story, Against Leviathan!”,”Fredy Perlman nato a Brno Cechia il 20.08.1934 morto a Detroit, Michigan il 25.07.1985. Scrittore, editore e attivista anarchico ceco naturalizzato statunitense. la sua opera più famosa, il libro contro la Storia contro il Lieviatano, tratta dell’ascesa del dominio dello Stato con una rivisitazione della storia attraverso la metafora hobbesiana del Leviatano.”,”STOx-095-FL” “PERNA Valerio”,”Storia della Polonia tra le due guerre.”,”PERNA è nato a Piombino nel 1949, ha poi frequentato l’Univ di Firenze conseguendo nel 1975 la laurea in Scienze politiche con una tesi di storia dell’Europa Orientale e nel 1979 la laure in Lettere. Si è più volte recato per ricerche storiche, sia in Polonia che in Cecoslovacchia, con borse di studio ministeriali e inviti ufficiali. Insegna nelle scuole superiori e collabora con l’Istituto di storia dell’Europa Orientale all’Univ di Firenze.”,”POLx-008″ “PERNA Corrado”,”Breve storia del sindacato. Dalle Società di mutuo soccorso al sindacato dei Consigli.”,”Corrado PERNA (1938) già segretario nazionale del Sindacato petrolieri e poi della Federazione chimica della CGIL è poi diventato segretario della FIPAC-CGIL e della FULAT. Ha collaborato ad altre pubblicazioni.”,”MITT-069″ “PERNA Raffaele”,”Vincenzo Cuoco.”,”””Vincenzo Cuoco, con le sue opere dense di profondo pensiero, è sull’ orma di Giambattista Vico”” (pag 14) “”L’ opera di Napoleone è stata un po’ il sogno di Cuoco”” (pag 34) “”Parallelo maggiore tra Genovesi e Cuoco si può porre allora che il primo parla della necessità di liberare l’ agricoltura da ogni vincolo per promuoverla nella sue forze vive”” (pag 41)”,”ITAB-123″ “PERNA Corrado; AGOSTI Aldo e MARUCCO Dora”,”Cenni storici sul sindacato in Italia (1870-1950) (Perna); Appunti sull’idea di unità nella storia del movimento sindacale italiano (Agosti e Marucco).”,”Corrado Perna è un giovane dirigente sindacale nazionale di categoria della CGIL (1974); Aldo Agosti insegna storia del movimento operaio all’Università di Torino ed ha già pubblicato un volume su Rodolfo Morandi e un’antologia sulle internazionali operaie. Dora Marucco insegna storia del movimento sindacale a Torino e ha pubblicato un volume su Arturo Labriola. “”La decisione dello scioglimento della CGdL fu condannata da numerose organizzazioni ad essa aderenti e soprattutto dai sindacalisti di orientamento comunista che dopo la costituzione del Partito avvenuta nel 1921 erano rimasti all’interno della Confederazione e avevano assunto, specie in alcune categorie, una notevole influenza anche a motivo della loro netta opposizione alla condotta dei dirigenti riformisti di fronte al fascismo. Un Convegno clandestino svoltosi a Milano nel febbraio 1927 e al quale presero parte rappresentanti di numerose organizzazioni che non accettavano la decisione di scioglimento, decise la continuazione dell’attività della Confederazione nella clandestinità. Nel frattempo uno dei maggiori dirigenti socialisti della Confederazione, Bruno Buozzi, insieme con altri dirigenti con lui espatriati in Francia, qualche tempo prima della riunione del Consiglio direttivo, aveva dichiarato ricostituita all’estero la Confederazione e funzionanti i propri organi direttivi. Le due organizzazioni, entrambe con la stessa denominazione della vecchia Confederazione del lavoro rappresentavano, pur in condizioni rese obiettivamente difficili dal contesto generale in cui si inseriva la loro azione clandestina, la continuazione del movimento sindacale libero in Italia nei primi anni della dittatura fascista. Anche la confederazione “”bianca””, nello stesso periodo veniva sciolta con una decisione del suo Consiglio nazionale a seguito di un Convegno (Milano, febbraio 1926) indetto dall’Azione cattolica (…)”” (pag 23) [Corrado Perna]”,”MITT-360″ “PERNICONE Nunzio”,”Carlo Tresca. Portrait of a Rebel.”,”PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor fo History , Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor of History, Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ “”As Tresca was known to disagree with the IWW’s policy of passive resistance in the face of police brutality, “”blood calls for blood”” speech caused a furor in Paterson, and several local newspapers urged that he be driven out of town.”” (pag 71) “”Pochi giorni dopo, Tresca, Flynn e Quinlan furono imputati dal Grand Jury per riunione illegale e procurate lesioni personali, accuse relative a precedenti manifestazioni e scontri con la polizia. Mentre in cella aspettava la libertà provvisoria su cauzione, Tresca ebbe il primo incontro con John Reed, che fu piazzato nella stessa sporca cella.”” (pag 71) Vidali v. indice nomi “”Il pilastro del sostegno clericale a Mussolini e al fascismo, comunque, non fu la gerarchia della Chiesa, che includeva pochi italo-americani in quel periodo, ma i parroci ed altri preti che officiavano nelle parrocchie degli immigrati italiani nelle varie ‘colonie italiane’. Ben prima del Concordato del 1929, la grande maggioranza dei sacerdoti erano fedeli supporters di Mussolini e del fascismo (…)””. (pag 132)”,”MUSx-199″ “PERNICONE Nunzio”,”Il caso Greco-Carrillo. Un episodio della lotta tra fascismo e antifascismo negli Stati Uniti.”,”PERNICONE Nunzio “”Il caso Greco-Carrillo fu un disastro per il fascismo americano”” (pag 640) “”Mettendo a confronto la campagna di difesa, l’analisi di Tresca dei problemi era particolarmente penetrante. Tresca dichiarò che il complotto che aveva condannato Sacco e Vanzetti ora si era messo in azione contro Greco e Carrillo. I plutocrati americani che avevano macchinato contro Sacco e Vanzetti ora erano alleati col governo Mussolini per frantumare il movimento antifascista. Tuttavia, il dilemma che era di fronte a Greco e Carrillo in qualche modo era anche peggio. I “”martiri del Massachusetts’ erano stati condannati perché erano anarchici e italiani. Di conseguenza, molti italiani esterni al movimento radicale, ostili o indifferenti alla politica degli accusati si erano identificati con Sacco e Vanzetti come vittime del pregiudizio razziale. Ma Greco e Carrillo erano perseguitati non in quanto italiani, bensì in quanto antifascisti. La larga massa di immigrati apolitici, quindi, era improbabile fosse interessata al loro destino, mentre gli elementi fascisti e filo-fascisti erano certamente schierati con loro. Così gli antifascisti avrebbero dovuto combattere da soli questa battaglia”” (pag 627-628)”,”MUSx-305″ “PERNIOLA Mario”,”I situazionisti. Il movimento che ha profetizzato la “”Società dello spettacolo””.”,”PERNIOLA Mario (Asti 1941) docente di estetica all’Università degli Studi di Roma Torvergata è autore di vari volumi tra cui ‘Contro la comunicazione’ (2004)”,”FRAP-103″ “PERNOUD Regine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’ età moderna.”,”R. PERNOUD ha compiuto gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi. E’ entrata in contatto con il Medioevo, i suoi documenti e personaggi. E’ conservatrice al Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali. “”In altre parole: il mercante era una persona sospetta; e se chi risiedeve in città accettava di ospitarne uno in casa propria, doveva farsi lui garante di tutti i suoi atti. Non c’è niente che sia più illuminante dei giudizi espressi al suo riguardo dalla Chiesa: nella Chiesa infatti s’ identificava l’ umanità intera a quell’ epoca. Oggi, quando si dice Chiesa, c’è la tendenza a intendere come tale il clero, la gerarchia. Ma nel Medio Evo tutti facevano parte della Chiesa; neppure gli eretici; generalmente, avevano l’ ardire di separarsene. (…) La Chiesa medievale, come ancor oggi, del resto, vietava al clero qualsiasi attività commerciale””. (pag 103)”,”FRAS-029″ “PERNOUD Régine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’età moderna.”,”Con gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi (l’Ecole des Chartes e del Louvre) entra a contatto con il medioevo, i suoi documenti e le sue figure: Conservatrice del Museo di Reims, quindi del Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali, può offrire una storia documentata di uomini e di idee medievali. Le opere: Les Croises, La Reine Blanche, Les Templiers, Pour en finir avec le Moyen.Age, La donna al tempo delle cattedrali, Eleonora d’Aquitania ed Eloisa e Abelardo.”,”FRAS-005-FL” “PERNOUD Régine”,”La donna al tempo delle cattedrali.”,”Régine Pernoud studiosa del Medioevo, conservatore degli Archivi nazionali di Parigi. Ha pubblicato pure ‘I santi nel Medioevo’, 1986 Tra l’altro si occupa di Ermangarda, delle due Matilde, Caterina da Siena, Ildegarda e Giovanna D’Arco.”,”DONx-065″ “PÉRO R. (Adalbert Gottlieb)”,”Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge.”,”Lenin quando apprende della vittoria dell’Ottobre 1917 non sa dire che una cosa ‘Es schwindelt”” (si hanno le vertigini) (pag 20) Trotsky: contro Dan che parla di complotto bolscevico risponde “”Ciò che si è prodotto, è un’insurrezione, non un complotto. L’insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di essere giustificata”” (pag 20) Brest-Litovsk: Lenin è per la pace ad ogni costo, Bucharin è per la guerra rivoluzionaria, Trotsky dice “”né guerra né pace”” (stato di pace con la Germania senza firmare trattati di pace) (in sostanza non belligeranza) (pag 22) “”L’absence de Trotsky aux funérailles de Lénine sera jugée par les ouvriers comme un acte d’hostilité envers la mémoire de Lénine. Même le fils de Trotsky ne comprend pas et ne peut réprimer un reproche envers son père. Quelques jours plus tard, Trotsky reçoit la lettre suivante de Nadeshda Konstantinovna Kroupskaïa, la veuve de Lénine: “”Cher Lev Davidovitch, Je vous écris pour vous raconter qu’environ un mois avant sa mort, parcourant votre livre, Vladimir Iliitch s’arrêta au passage où vous donnez une caractéristique de Marx et de Lénine, et me pria de lui relire encore une fois ces lignes, et les écouta très attentivement, et ensuite voulut les revoir encore une fois de ses yeux. Et voici ce que je veux encore vous dire: les sentiments que Vladimir Iliitch a conçus pour vous lorsque vous êtes venu chez nous à Londres, arrivant de Sibérie, n’ont pas changé jusqu’à sa mort. Je vous souhaite, Lev Davidovitch, de garder vos forces et votre santé et je vous embrasse bien fort. N. Kroupskaïa”””” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] “”Comment Staline a pu réussir d’abattre un titan comme Trotsky? Trotsky a, lui-même, donné une réponse. “”On m’a demandé plus d’une fois, on me demande encore, écrit-il: Comment avez-vous pu perdre le pouvoir? Le plus souvent, cette question montre que l’interlocuteur se représente assez naïvement le pouvoir comme un objet matériel qu’on aurait laissé tomber, comme une montre ou un carnet qu’on aurait perdu. En réalité, lorsque des révolutionnaires qui ont dirigé la conquête du pouvoir arrivent à le perdre “”sans combat”” ou par catastrophe à une certaine étape, cela signifie que l’influence de certaines idées et de certains états d’âme est décroissante dans la sphère dirigeante de la révolution. Ou bien que la décadence de l’esprit révolutionnaire a lieu dans les masses mêmes, ou bien enfin que l’un et l’autre milieu sont à leur déclin””. Quelque part ailleurs il dit, en parlant de sa lutte contre le stalinisme: “”Car il ne s’agit pas de Staline lui-même, mais des forces que Staline exprime sans les comprendre””. En effet; in ne s’agissait pas seulement de la personne de Staline ou de Trotsky, mais des forces qu’ils représentent. Cette lutte entre le nationalisme et l’internationalisme, la lutte entre la contre-révolution qui lève la tête et la révolution qui faiblit. Marx et Engels avaient prévu que la révolution éclaterait d’abord dans les pays économiquement avancés et hautement industrialisés. Leur raisonnement était juste. Si la révolution triompha en Russie avant de triompher dans le pays d’Occident, c’est parce que sous la formidable pression de la guerre dévastatrice la chaîne de l’économie capitaliste mondiale se rompit è son chaînon le plus faible: la Russie, économiquement arriérée. La Russie n’était nullement préparée par le développement d’un régime socialiste. La révolution russe ne pouvait survivre, tel que, sans l’aide de la révolution internationale. Sans cette aide elle était condamnée à périr ou à dégénérer. Lénine comprit cela très bien et exprima cette pensée chaque fois qu’il vint à parler de l’avenir de la révolution russe. Pas un instant ne lui vint l’idée d’admettre la possibilité du socialisme dans un seul pays. Pour lui, la revolution russe n’était que le modeste prologue de l’imminente révolution mondiale”” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] (pag 27)”,”TROS-227″ “PERONCINI Gianfranco”,”Il sillogismo imperfetto. La guerra d’Algeria e il “”Piano Pouget”” un’alternativa dimenticata.”,”Gianfranco Peroncini nato a Milano nel 1955, giornalista professionista e fotografo, è laureato in Scienze Politiche e Geografia. Inviato speciale ai quattro angoli del mondo, è autore di saggi storici, guide geografiche e volumi illustrati. Il Piano Pouget prende il nome dal maggiore dei paracadutisti che lo propose concretamente sul piano storico.”,”FRQM-001-FL” “PEROTTI Berto”,”L’anno zero della Germania rossa.”,”PEROTTI Berto è un esperto germanista e diretto testimone di tanta parte della storia tedesca di questo secolo. Ha pubblicato raccolte di liriche, testimonianze di prigionia, saggi storici, un dramma sul pogrom antisemita del novembre 1938 in Germania, il volume ‘Una profezia di Heine e altri scritti’. La Germania Est è stato il primo paese del blocco sovietico ad entrare in crisi nella tormenta dell’89 Canfora: sugli “”E’ facile oggi brandire, per deriderne la fallacia, il catalogo dei peana intonati dalla cultura di sinistra alle realizzazioni del “”campo socialista””, i libri di Carlo Levi (‘Il futuro ha un cuore antico’) o di Tommaso Fiore (‘I corvi scherzano nel cielo di Varsavia’), o ironizzare su coloro che possono aver costruito sul “”Berliner Ensemble”” e sul suo fondatore fortune accademiche qui da noi. Si trascura di ricordare quanta parte abbia avuto, nella considerazione positiva dell’Est, ‘anche’ l’informazione non comunista o comunque ben lontana dalla propaganda comunista: non solo i libri di Emanuelli sull’Urss, ma anche i reportages della grande stampa: pezzi ferventi come quello di Ronchey per il volo di Gagarin (“”La Stampa”” del 13 aprile 1961, ‘Ora per ora una giornata indimenticabile’) ne uscivano ancora negli anni Settanta e Ottanta, incentrati sul concetto “”funzionano, ma non sono più comunisti””. “”A Dresda tornata dall’inferno””, raccontava Alfredo Venturi su “”La Stampa”” di Torino il 27 aprile ’85, appena quattro anni prima della caduta del muro.”” (pag 8) “”La parabola (della Ddr) è ben rappresentata dai tre film di Andrzei Wajda; ‘L’uomo di marmo’ (1976), che ancora lascia sperare, ‘L’uomo di ferro’ (1981), oggettiva e angosciante cronca della repressione di Danzica del dicembre ’70, e ‘Danton’ (1982) forse il più profetico testo (con sette anni di anticipo) sul possibile crollo del “”Socialismo reale””.”” (pag 10) Morin sugli stupri di donne tedesche da parte dei soldati russi (in ‘L’an zéro de l’Allemagne’) racconta di casi di donne tedesche non molto dispiaciute del fatto che i russi entrassero nelle loro case… le donne avevano fame e i russi portavano di tutto: prosciutto, burro ecc. e venivano ricevuti “”sempre bene”” (pag 57)”,”GERV-066″ “PEROTTINO Serge”,”Garaudy. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”””Il personale contributo di Garaudy allo sviluppo della ricerca marxista sulla religione è duplice: innanzitutto si è sforzato di capire quale ruolo copra la fede religiosa in questa seconda metà del secolo ventesimo, tempo di crisi e di decadenza del capitalismo, come Marx ed Engels avevano fatto per i periodi di crisi del regime schiavista e feudale; in secondo luogo, partendo dallo studio delle condizioni specifiche del nostro tempo, ha cercato di capire quali elementi la critica della teologia contemporanea avrebbe potuto apportare alla soluzione del problema per lui centrale: l’ elaborazione di una teoria della soggettività non soggettivista e di una teoria della trascendenza non alienata”” (pag 60)”,”TEOC-238″ “PEROZ Francis”,”De Jaurès à Pétain. Itinéraires de L.-O. Frossard.”,”PEROZ Francis “”Après le congrès de Tours, Ludovic-Oscar Frossard devient le secrétaire général du nouveau parti et il dirige un comité directeur de 24 membres. Du 4 janvier 1921 au 3 janvier 1923, cette institution se réunit à 109 reprises. Et Ludovic-Oscar Frossard n’est absent qu’à six reprises, les 18 et 24 janvier 1921, les 6, 20 et 27 septembre 1921 ainsi que du 23 mai au 20 juin 1922, période au cours de laquelle il partecipe aux travaux du comité exécutif de l’Internationale communiste. La lecture des comptes rendus pour cette période montre une assemblée dans une position ambivalente par rapport au communisme international. (…) Cette approche modérée et pragmatique du communisme, celle de L.O. Frossard, va rapidement se heurter et s’affronter à la vision plus orthodoxe de Boris Souvarine. Frossard supporte difficilement cet ami de Trotsky, fort agissant à Moscou”” (pag 84-85)”,”FRAP-108″ “PERRAUDEAU Michel”,”Éloge des libertaires. Les 100 mots du liberalisme.”,”Michel Perraudeau è saggista e universitario. Ha scritto opere di psico-pedagogia tra cui una biografia di Jean Piaget, e una biografia dell’anarchico francese Anselme Bellegarrigue. Manca l’ indice dei nomi, nessun riferimento a Fontenis. Opera più incentrata sulle idee, il pensiero che sui protagonisti L’ individualismo libertario è celebrato nel corso del tempo da Bellagarrigue e Dejacque, da Zo d’Axa e Tailhade, da Fénélon e Descaves, da Ryner e Arru. (pag 237)”,”ANAx-413″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui etait Henri Curiel? Tome I.”,”Henri CURIEL è stato ucciso nel 1978 da due sicari non identificati. Aveva dei rapporti con reti terroristiche al soldo del KGB? Era un agente dei servizi segreti israeliani? O era un agente francese dei servizi segreti?”,”FRAV-081″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui était Henri Curiel? Tome II.”,”Gilles PERRAULT è il celebre autore di ‘L’ Orchestre rouge’ . “”La théorie des cercles sera utilisée par les détracteurs de Curiel pour décrire le fonctionnement de Solidarité. Au centre, le premier cercle des initiés: Henri (Curiel) et ses intimes. Ils détiennent tous les secrets (…)”” (pag 151) “”Sa composition varie au fil des ans. Trosi composantes: le communistes, les protestants; les catholiques. Voici deux pasteurs, un prêtre, deux dirigeants d’associations, un ancien membre du comité centrale du PCF, un ancien secrétaire fédéral de la CGT. Les majorités se forment parfois bizarrement. Il est des circonstances où les divergences entre catholiques et protestants sont plus fortes qu’entre chrétiens et communistes. Les plus sovent, le vote reflète une position personnelle, non une réactin de groupe. Tout les sépare: foi, idéologie, allégeance politique. Une prise de position sur une affaire européenne quelconque ferait voler en éclats le comité directuer. Une discussion sur l’intervention soviétique en Tchécoslovaquie déclencherait la tempête. La politique gaulliste a des partisans et des adversaires ègalement farouches.”” (pag 152)”,”FRAP-092″ “PERRAULT Gilles”,”Un Homme a Part.”,”””Membre du PCF en 1947, il a vacillé au moment de l’intervention en Hongrie et rompu sur l’Algérie. Engagé à fond dans le réseau de soutien au FLN, il a participé aux besognes ordinaires – filières de passage, finances, ‘Vérités Pour’ – mais a fait bénéficier de ses compétences certains secteurs particuliers: formation des Algériens à la clandestinité, préparation des évasions”” (pag 450)”,”BIOx-285″ “PERRAULT Gilles”,”L’ orchestra rossa.”,”Questo libro è dedicato ai servizi d’informazione creati dai sovietici sul territorio del Terzo Reich e dei paesi occidentali occupati. Utilizzando una tecnica di racconto a metà tra il romanzo e il documentario (vicina a quella resa celebre da Truman Capote) Perrault ci racconta la nascita e la m orte di quel movimento che gli uffici del controspionaggio tedesco avevano soprannominato l’ Orchestra Rossa. Essa tesseva la tela nel cuore dell’impero nazista: decine dei suoi membri furono decapitati, fucilati o impiccati ma l’Orchestra Rossa continuava ad arrecare i suoi colpi mortali al nemico. Nell’ombra, la figura del gran capo, un personaggio che supera le creazioni dell’immaginazione poliziesca, ma che gli specialisti hanno riconosciuto come uno dei personaggi chiave della storia dello spionaggio. Perrault è andato alla ricerca dei protagonisti sopravvissuti e a quelli della Gestapo, attraverso l’Europa: comunisti clandestini, agenti del Comintern, resistenti di ogni tendenza, professionisti dello spionaggio, ufficiali dell’ Abwehr ecc. ‘Il capo della rete spionistica sovietica in Germania durante la seconda guerra mondiale chiamata Orchestra Rossa era Leopold Trepper, agente polacco e sovietico. Dopo la guerra è stato arrestato e torturato dal regime stalinista. Alla fine è emigrato in Israele. Dovrebbe essere morto nel 1982′ (fonte b)”,”QMIS-055-FGB” “PERRI Giuseppe”,”Crescita della conoscenza e complessità. Il costruttivismo in Piaget, nell’epistemologia francese e nella nuova scienza.”,”Giuseppe Perri (Locri, 1961) è studioso di filosofia della scienza e di metodologia delle scienze umane. Il caso e la necessità. A. Cournot grande teorico del probabilismo e del ruolo ontologico e gnoseologico del caso (pag 92-93) “”L’ordito del reale non à il determinismo universale di Laplace, ma la relazione complessa fra necessità e novita”” (pag 96)”,”FILx-004-FB” “PERRI Paolo”,”Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick.”,”””Allo scoppio della prima guerra mondiale Connolly aderì al piano dell’Irish Republican Brotherhood e dei semiclandestino SInn Féin, per organizzare una rivolta antibritannica. Ai cospiratori feniani si unirono subito i militanti dell’Iran Citizen Army (Ica) – la milizia operaia che aveva protetto gli scioperanti durante i lunghi mesi della serrata (11) – e alcuni militanti dell’ Itgwu. L’organizzazione stessa della rivolta rappresentava il fine ultimo delle aspirazioni politiche di Connolly: gettare le basi per l’agognata indipendenza dell’Irlanda mantenendo fede, allo stesso tempo, a quella politica della “”guerra alla guerra”” ribadita più volte dall’Internazionale socialista. I delegati irlandesi, in realtà, nei congressi di Copenaghen e Basilea, avevano ricevuto numerose critiche da alcuni importanti esponenti del socialismo europeo proprio per le loro peculiari posizioni indipendentiste (12). È interessante sottolineare però come alcuni dei maggiori critici del “”modello irlandese”” avessero poi sposato la causa bellica, entrando a far parte dei diversi governi di unità nazionale allo scoppio del conflitto. Gli irlandesi, invece, erano rimasti fedeli alle posizioni internazionaliste, sposando le tesi difese da Lenin nella conferenza di Kienthal del 1916, che vedevano nello sciopero generale e nell’insurrezione armata gli unici mezzi per fermare il conflitto (13). Per Connolly, quindi, l’idea di una rivolta antimperialista in Irlanda si sposava perfettamente con le sue convinzioni ideologiche e la sua fede socialista. La celebre Rivolta di Pasqua cominciò ufficialmente a mezzogiorno del 24 aprile 1916, quando gli insorti s’impadronirono di alcuni punti chiave di Dublino. Dal palazzo delle poste i leader dell’insurrezione proclamarono la nascita della repubblica, proprio mentre a Kienthal iniziava la conferenza internazionale indetta da bolscevichi. Alla provocazione irlandese Londra rispose inviando l’esercito, e gli insorti, isolati e privi di sostegno, furono rapidamente sconfitti. La “”repubblica irlandese”” aveva resistito appena una settimana, ma la condanna alla pena capitale di venticinque ribelli, tra cui Connolly e il vice comandante dell’Ica Michael Mallin, e l’arresto di 3.500 sospetti contribuirono a delegittimare l’autorità imperiale sull’isola. Il sostegno al nazionalismo moderato dell’Ipp crollò di colpo e nelle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne la maggioranza assoluta dei seggi (73 su 105) (14). La corrente socialista, ormai priva dei suoi più autorevoli esponenti, fu però gradualmente marginalizzata all’interno del movimento nazionalista, preoccupato di presentarsi come una forza interclassista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco classista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco della rivoluzione dell’ottobre 1917 a dare nuovo vigore alla sinistra repubblicana e a rilanciarne l’azione politica. A partire dalla fine della serrata di Dublino, del resto, i socialisti di Connolly avevano prestato particolare attenzione alle posizioni di Lenin sul diritto all’autodeterminazione nazionale, dando ampia diffusione a testi come ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’ (1913) e ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (1914). Lo stesso Lenin aveva espresso un sincero interesse per il coinvolgimento dei socialisti nella Rivolta di Pasqua, scagliandosi contro i critici delle lotte per l’autodeterminazione nazionale che per il leader dei bolscevichi facevano parte a pieno titolo della lotta generale contro il capitalismo (15). Proprio le tesi leniniste sulla legittimità dei movimenti di liberazione delle nazioni oppresse fornirono nuova linfa al socialismo gaelico. Una nuova ondata di scioperi stava per attraversare l’Irlanda e alla testa di queste mobilitazioni troveremo ancora una volta una peculiare commissione di socialisti e nazionalisti radicali. Un soviet nel cuore dell’Irlanda. Ad animare il variegato universo della sinistra irlandese era stata, ancora una volta, l’attività sindacale. Tra l’estate del 1917 e la primavera del 1918 l’Itgwu aveva visto triplicare gli iscritti, adesso più di 60.000, in maggioranza braccianti e lavoratori portuali (16)”” (pag 82-83) [Paolo Pierri, ‘Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick’, ‘Storie in movimento.org’, 2018] [(11) L’organizzazione fu creata da James Connolly, James Larkin e Jack White per difendere gli operai dalla brutalità della polizia. L’Ica, oltre a un comandante generale, contava su uno stato maggiore composto di ufficiali eletti dai soldati e su un comitato di direzione formato da un eguale numero di ufficiali e soldati. Cfr. Rayner O’Connor Lysaght, ‘The Irish Citizen Army 1913-1916: White, Larkin and Connolly’, ‘History Ireland’, n. 2, 2006; (12) International Institute of Social History, Archives of the Second International, Internationaler Sozialistischer Kongress Copenhagen 1910, Drucksache n. 11, Doc, n. 460, ‘Le militarisme et le conflits international (texte en français, anglais et allemand), S.I. (1910), Imprimé, 1 pièce /3ex; (13) Cfr. George D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, Laterza, IV, I, 1967, p. 42; (14) Cfr. Cornelius O’Leary, ‘Irish elections, 1918-1977. Parties, voters and proportional representation’, Gill & MacMillan, 1979, p. 22; (15) Cfr. Vladimir I. Lenin, ‘The Irish Rebellion of 1916′, in Collected Works, vol. 11, Progress, 1964, pp. 353-358; (16) Cfr. Liam Cahill, Forgotten revolution: Limerick Soviet 1919’, O’Brien Press, 1990, p. 16] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-004-FGB”
“PERRI Stefano”,”Prodotto netto e sovrappiù. Da Smith al marxismo analitico e alla new interpretation.”,”Stefano Perri è docente di Microeconomia presso il corso di laurea in Economia bancaria dell’Università di Macerata.”,”ECOT-233-FL”
“PERRIE Maureen”,”The agrarian policy of the Russian Socialist-Revolutionary Party from its origins through the revolution of 1905-1907.”,”PERRIE Maureen, Lecturer in Modern History Centre for Russian and East Europea Studies University fo Birmingham.”,”RIRx-173″
“PERRIE Maureen a cura; saggi di BOGATYREV Sergei CRUMMEY Robert O. DAVIES Brian DIMNIK Martin FLIER Michael S. FRANKLIN Simon HELLIE Richard HUGHES Lindsey IANIN V.L. KHODARKOVSKY Michael SHIELDS KOLLMANN Nancy MARTIN Janet MILLER David B. OSTROWSKI Donald PAVLOV A.P. POE Marshall SHAW Denis J.B. SHEPARD Jonathan, contributors”,”The Cambridge History of Russia. From Early Rus’ to 1689. Volume I.”,”Maureen Perrie is Emeritus Professor of Russian History at the University of Birmingham and the author of Pretenders and Popular Monarchism in Early Modern Russia: The False Tsars of the Time of Troubles and, with Andrei Pavlov, Ivan the Terrible. Sergei Bogatyrev is Lecturer in Early Russian History in the School of Slavonic and East European Studies (University College London) and Docent of Early Russian Culture at the University of Helsinki. He is the author of The Sovereign and His Counsellors: Ritualised Consultations in Muscovite Political Culture, 135os-157os (2000), and the editor and co-author of Russia Takes Shape, Patterns of Integration from the Middle Ages to the Present. Robert O. Crummey is Emeritus Professor of History at the University of California, Davis, and author of The Old Believers and the World of Antichrist; The Vyg Community and the Russian State, 1694-1855, Aristocrats and Servitors; The Boyar Elite in Russia, 1613-1689 and The Formation of Muscovy, 1304-1613. Brian Davies is Associate Professor of History at the University of Texas at San Antonio and the author of State Power and Community in Early Modern Russia; The Case of Kozlov, 1635-1649. Martin Dimnik is Senior Fellow and President Emeritus, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto, and Professor of Medieval History, University of Toronto. He is the author of Mikhail. Prince of Chernigov and Grand Prince of Kiev, 1224-1246, The Dynasty of Chernigov, 1054-1146, and The Dynasty of Chernigov, 1146-1246. Michael S. Flier is Oleksandr Potebnja Professor of Ukrainian Philology at Harvard University. He is co-editor with Henrik Birnbaum of Medieval Russian Culture; with Daniel Rowland of Medieval Russian Culture; and with Henning Andersen of Francis J. Whitfield’s Old Church Slavic reader. Simon Franklin is Professor of Slavonic Studies at the University of Cambridge and author of The Emergence of Rus 750-1200 (with Jonathan Shepard, 1996) and Writing, Society and Culture in Early Rus c. 950-1300. Richard Hellie is Thomas E. Donnelly Professor of Russian History, The University of Chicago, and the author of Enserfment and Military Change in Muscovy, Slavery in Russia 1450-1725 and The Economy and Material Culture of Russia 1600-1725. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London, and the author of Sophia Regent of Russia 1657-1704, Russia in the Age of Peter the Great and Peter the Great, A Biography. V.L. Ianin is an Academician of Russian Academy of Sciences, and the author of Novgorod i Litva, Pogranichnye situatsii XIII.XV vekov (Novgorod and Lithuania, Frontier Situations in the 13th-15th centuries), Uistokov novgorodskoi gosudarstvennosti (The origins of Novgorod’s Statehood) and Novgorodskie posadniki (The Governors of Novgorod) (2nd edn, 2003). Michael Khodarkovsky is a Professor of History at Loyola University, Chicago. He is the author of Where Two Worlds Met; The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771 and of Russia’s Steppe Frontier, The Making of a Colonial Empire, 1500-1800; and author, with Robert Geraci, of Of Religion and Empire, Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia. Nancy Shields Kollmann is William H. Bonsall Professor in History at Stanford University and the author of Kinship and Politics. The Making of the Muscovite Political System, 1345-1547 and By Honor Bound, State and Society in Early Modern Russia. Janet Martin is Professor of History at the University of Miami and author of Treasure of the Land of Darkness, The Fur Trade and its Significance for Medieval Russia and Medieval Russia 980-1584. David B. Miller is Emeritus Professor of Russian History at Roosevelt University, Chicago, and the author of The Velikie Minei Chetti and the Stepennaia Kniga of Metropolitan Makarii and the Origins of Russian National Consciousness and numerous articles on the history of Muscovite and Kievan Russia. Donald ostrowski is Research Adviser in the Social Sciences and Lecturer in Extension Studies at Harvard University. He is the author of Muscovy and the Mongols, Cross-Cultural Influences on the Steppe Frontier, 1304-1589 and the editot and compiler of The Povest’ vremennykh let; an Interlinear Collation and Paradosis. A.P. Pavlov is Senior Research Fellow in the Institute of History of the Russian Academy of Sciences, St Petersburg, and the author of Gosudarev dvor i politicheskaia bor’ba pri Borise Godunove (1584-1605 gg.) (The Sovereign’s Court and Political Conflict under Boris Godunov, 1584-1605) and, with Maureen Perrie, Ivan the Terrible. Marshall Poe writes for The Atlantic Monthly. He is the author of ‘A People Born to Slavery’; Russia in Early Modern European Ethnography, 1476-1748, The Russian Moment in World History, and The Russian Elite in the Seventeenth Century. Denis J.B. Shaw is reader in Russian Geography at the University of Birmingham. He is the author of Russia in the Modern World, of Landscape and Settlement in Romanov Russia, 1613-1917 (with Judith Pallot) and of articles and chapters on the historical geography of early modern Russia. Jionathan Shepard was formerly University Lecturer in Russian History at the University of Cambridge and is co-author (with Simon Franklin) of The Emergence of Rus 750-1200, and editor of The Cambridge History of the Byzantine Empire. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-030-FL”
“PERRIER Edmond”,”La terre avant l’ histoire. Les origines de la vie et de l’ homme.”,”””Presso tutti questi animali, non potendo il piede più avere alcun movimento di rotazione in rapporto alla gamba, i muscoli che si attaccano al perone e che determinano questi movimenti di rotazione non sono più usati; essi si atrofizzano, come prevede la dottrina di Lamarck, e causano l’ atrofizzazione graduale del perone al quale si fissano””. (pag 369)”,”SCIx-223″
“PERRIER Hubert CORDILLOT Michel”,”Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales.”,”Hubert Perrier (Université de Grenoble III); Michel Cordillot (Besançon) Il movimento sociale americano era ormai in prima linea del movimento globale del lavoro “”Dès lors qu’elles furent connues en Europe, les luttes du 1er mai 1886 contribuèrent à démythifier partiellement «l’image de marque» de la démocratie américaine. Comme l’écrivait alors Jules Guesde dans un éditorial publié le 9 mai par le ‘Cri du Peuple’ de Jules Valles: «le prolétariat [américain] est debout, organisé, posant par ses grèves monstres la question sociale dans les mêmes termes où elle se pose en France et en Allemagne, en Belgique et en Angleterre» (50). Un an et demi plus tard, l’assassinat délibéré des dirigeants de l’IWPA (International Working People’s Association) révélait la volonté répressive du capitalisme américain, «en mettant de nouveau en évidence l’état de classe dans sa nudité et en détruisant toutes les illusions» (51). Il est vrai qu’alors, les idées étaient loin d’être claires en Europe au sujet de la nature de l’Etat américain. Ceci s’expliquait d’abord par la fascination exercée par ce pays sur tous ceux qui aspiraient à une vie meilleure, fascination qui se concrétisa par le départ de plus de 8 millions d’Européens en direction du Nouveau Monde entre 1871 et 1890 (52); mais aussi par l’attitude des organisations ouvrières, dont certaines prises de position n’avaient pas été exemptes d’ambiguïté. On sait que le prolétariat anglais s’était massivement mobilisé à l’appel de ses organisations pour soutenir la cause Unioniste – qui était aussi celle des chevaliers d’industrie – durant la guerre de Sécession (1861-65), ou encore que l’une des premières manifestations publiques de l’AIT avait été, dès novembre 1864, de féliciter le peuple américain d’avoir réélu Abraham Linconln à la Maison Banche (53). Parallèlement; la décision arrêteé au congrès de La Haye en 1872 de transférer le Conseil général de l’AIT à New York, avait pu laisser croire aux militants, qui en ignoraient les arrière-pensées, que le Nouveau Monde était désormais à la pointe du mouvement social international. Et même si les principaux dirigeants ouvriers européens avaient ultérieurement adopté une attitude à la fois plus critique et plus réaliste – en particulier à l’occasion des grandes grèves de 1877 -, certains, et non des moindres, gardaient encore l’espoir d’un triomphe rapide de la “”Sociale”” outre-Atlantique: Karl Marx lui-même était apparemment de ceux-là en 1877, et, dix années plus tard, Friedrich Engels laissait à son tour entendre, dans la préface de la réédition de ‘La situation de la classe laborieuse en Angleterre’ (texte qui connut alors une très large diffusion dans la presse ouvrière européenne), que le mouvement social américain était désormais à l’avant-garde du mouvement ouvrier mondial (54)”” [Hubert Perrier, Michel Cordillot, ‘Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales’] [(in) Cahiers d’Histoire de l’Institut de Recherches Marxistes, Paris, n. 33, 1988] [(50) ‘Le Cri du Peuple’ , 9 mai 1886, «La Révolution en Amérique». Cette étude s’appuie sur la documentation rassemblée par un groupe de travail composé de Catherine Collomp, Michel Cordillot, Marianne Debouzy et Hubert Perrier, avec l’aide d’amis et de collègues de divers pays d’Europe; (51) August Bebel à Friedrich Engels, 12 novembre 1887; (52) Denise Artaud et André Kaspi, ‘Histoire des Etats-Unis, Paris, A. Colin, 1977, p. 384; (53) Voir Philip S. Foner, British Labor and the Civil War’, New York, 1981; Documents of the First International 1864-66, Moscou, Ed. du Progrès, 1962, p. 51 sq.; (54) Helmut Hirsch, ‘Denker und Kämpfer’, Franckfurt: Europaïsche Verlagsanstalt, 1955, p. 138; Paul et Laura Lafargue, Friedrich Engels, ‘Correspondance’, tome I, Paris: Ed. Sociales, 1956, p.358] Michel CORDILLOT – Professeur des universités depuis 1995 (domaine de recherche : histoire des Etats-Unis, XIXe siècle) – Maître de conférences, Université PARIS VIII-Saint-Denis, 1990-1995 – Agrégation d’Anglais, 1977. – Professeur d’anglais dans le Second degré à Pont-de-Roide, puis Montbéliard, puis Besançon (Doubs), 1975-89 et chargé de cours à l’Université de Franche-Comté, Besançon, 1985 à 1988 – Doctorat d’État d’histoire et civilisation américaine, 1984. *** – Récipiendaire de deux bourses « Fullbright » pour effectuer des recherches aux États-Unis (1981 et 1986). – Lauréat du prix de la SENA (Société d’études nord-américaine) 1990 pour l’ouvrage Des Hommes libres dans une société esclavagistes. – Lauréat 2005 du Willi Paul Adams Award / Organization of American Historians for best book on American History in a foreign language avec La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Ce même ouvrage a par ailleurs obtenu le label « Grand Œuvre » du CNL. Principales publications – Des Hommes libres dans une société esclavagiste : les Ouvriers du Sud des Etats-Unis, 1830-1861, Besançon/Paris, Les Belles Lettres, 1990, X, 253 p. (avec une préface de F. PITAVY, président de l’AFEA). – La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Paris , Éditions de l’Atelier, 2002. In-8, 431 p. – « Les Ouvriers du Sud des États-Unis et l’esclavage, 1830-1865 », in Frits van Holthoon et Marcel van der Linden (eds), Internationalism in the Labour Movement (introduction de Eric Hobsbawm), Leiden, E.J. Brill, 1988, vol. 1, p. 19-41. – « Les réactions européennes aux événements de Haymarket », in Marianne Debouzy (dir.), A l’ombre de la Statue de la Liberté. Immigrants et ouvriers dans la République américaine, 1880-1920, Paris, Presses Universitaires de Vincennes, 1988, p. 181-190. – (avec Hubert Perrier), « The Origins of May Day : The American Connection », in Gianni C. Donno (a cura di), Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale, Università degli studi di Lecce, Lecce, 1990, p. 415-447. Également paru in Marianne Debouzy (ed.), In the Shadow of the Statue of Liberty. Immigrants, Workers, and Citizens in the American Republic, 1880-1920, Urbana, University of Illinois Press, 1992, p. 157-187. – (avec Hubert Perrier), « Cenni su un storia a parte : il 1° Maggio negli Stati Uniti », in Andrea Pannacione (a cura di), Il 1° Maggio tra passato e futuro. Convegno per il centenario del 1° Maggio promosso dal Comune di Milano, Manduria, Piero Lacaita editore, 1992, p. 267-274. – « La Proscription communaliste aux États-Unis (1871-1880) », in Ronald Creagh (dir.), Les Français aux États-Unis, d’hier à aujourd’hui. Montpellier, Éditions espace 34/Université Montpellier III, 1995, p. 333-352 (contribution présentée au colloque international « Les Français des États-Unis », Montpellier, 5-6 janvier 1989). – « Les socialistes franco-américains : particularismes nationaux, pluri-ethnisme, internationalisme (1848-1914) », in Serge Wolikow et Michel Cordillot (dir.), Prolétaires de tous les pays, unissez-vous ? Les difficiles chemins de l’Internationalisme, 1848-1956, Dijon, Éditions Universitaires de Dijon, 1993,. p. 19-26 (Contribution au colloque international « L’Internationalisme à l’épreuve », Dijon, 22-23 mai 1992). – « L’Utopie en Amérique, Réunion, Texas », in Michèle Riot-Sarcey (dir.), L’Utopie en questions, Paris, PUV, 2001, p. 225-242. – « Zéphirin Camélinat, de Mailly-la-Ville à l’exil outre-Manche », Contribution au colloque « Zéphirin Camélinat, l’homme, le militant, le symbole », Auxerre, 11 octobre 2003. In Michel CORDILLOT (dir.), Zéphirin Camélinat (1840-1932). Une vie pour la Sociale, Auxerre, ADIAMOS-89 et SSHNY, 2004, p. 13-54. – « Aux Origines du socialisme dans le Sud des États-Unis : les immigrés allemands dans les états esclavagistes, 1848-1865 », Le Mouvement social, n°139 (avril 1987), p. 51-75. – « Les Immigrants irlandais aux États-Unis et l’adaptation au travail industriel : le cas du Sud esclavagiste, 1830-1860 », Les Cahiers d’Encrages, vol. 1, n°4 (mai 1988), p. 7-15. – « Un Journal ouvrier dans le Sud esclavagiste : le Workingmen’s National Advocate de Washington D.C. (avril-juin 1853) », Encrages, n°21 (1990), p. 128-137. – « A Forgotten Document about Early Railroad Unionization : The 1855 Baltimore Convention and its Aftermath », Maryland Historical Magazine, vol 86, n°4 (winter 1991), p. 444-456. – « L’histoire revisitée du PCUSA », La Pensée, n°307, juillet-septembre 1996, p. 81-85. – « Le Parti communiste des États-Unis. Notes sur l’état des recherches », The International Newsletter of Historical Studies on Comintern, Communism, and Stalinism, n° 9-13, 1999, p. 122-127. – (avec Hubert Perrier, Catherine Collomp et Marianne Debouzy) « The ’Social Revolution’ in America ? European Reactions to the ’Great Upheaval’ and to the Haymarket Affair », International Labor and Working Class History (University of Illinois), n°29, 1986 (special Haymarket issue), p. 38-52. – (avec Hubert Perrier), « Aux origines du 1er Mai : les événements de Chicago de 1886 et leurs répercussions internationales », Cahiers d’histoire de l’IRM n°33 (1988), p. 85-116. – « Les Derniers fouriéristes français aux États-Unis. Notes et documents », LUVAH-Revue littéraire, n°16 (février 1989), numéro spécial « Charles Fourier », p. 103-116. – « Les Blanquistes à New York, 1871-1880 », 1848, Révolutions et mutations au XIXe siècle, n° 6 (1990), p. 77-92. – « Le socialisme francophone néo-fouriériste après Réunion : Charles Caron et la section 15 de l’Internationale à La Nouvelle-Orléans », Cahiers Charles Fourier n°4 (1993), p. 129-142. – « L’apport des recherches sur les militants franco-américains au débat sur les migrations transatlantiques », communication présentée au colloque international du CNRS « Les dictionnaires biographiques du mouvement ouvrier : lecture, exploitation, apports à l’historiographie », Paris, 22-24 novembre 1993. Publié in Bulletin du Regroupement des chercheurs-chercheures en histoire des travailleurs et travailleuses du Québec (Montréal), n°57 (automne 1993), p. 5-9 ; et dans Matériaux, pour l’histoire de notre temps, Paris, BDIC, n°34 (janvier-juin 1994), p. 3-5. – « Les Socialistes franco-américains et les Canadiens », Bulletin d’histoire politique (Montréal), vol. 3, n°2 (hiver 1995), p. 83-101. – « French-speaking Radicals in the USA, 1848-1922 : The Possible Usages of Prosopography », Labor/Le Travail (Toronto, Canada), n°45 (Spring 2000), p. 243-247 (in « Symposium Honoring Marianne Debouzy »). – « Les socialistes franco-américains et la Première Guerre mondiale (août-décembre 1914) », conférence donnée lors de la journée d’étude du CENA « Les émigrants français aux Amériques et la Première Guerre mondiale » (EHESS, le 29 mai 2006). Traductions – Bernard H. Moss, The Origins of the French Labor Movement, paru sous le titre Aux Origines du mouvement ouvrier français, Besançon et Paris, Les Belles Lettres, 1985. – Christopher A. Bayly, The Birth of the Modern World, 1780-1914, Londres Blackwells, 2004. Paru en français sous le titre La Naissance du monde moderne (1780-1914), Paris Éditions de l’Atelier/Le Monde diplomatique, 2006, 606 p. DEPA Université Paris 8, 2 rue de la liberté 93526 SAINT-DENIS CEDEX”,”MPMx-043″
“PERRIN Linda”,”Coming to America. Immigrants from the Far East.”,”La storia dell’ immigrazione asiatica nel paese delle opportunità fu una lotta contro il razzismo e la discriminazione. Le differenze culturali resero difficile l’ assimilazione delle minoranze asiatiche. L’ ostilità nacque anche dal fatto che la forza-lavoro asiatica a buon mercato strappò posti di lavoro agli americani e ciò suscitò inimicizia nei sindacati. Durante la 2° seconda guerra mondiale i giapponesi furono rinchiusi in campi appositi”,”CONx-098″
“PERRIN Joseph M.”,”L’ ora dei laici.”,”Lavoro di squadra. “”””Formare una équipe””, è una di quelle formule magiche che paiono capaci di eliminare tutte le difficoltà e di risolvere tutti i problemi. “”Diritto alla équipe””, “”decisione della équipe””, sono diventati sinonimi di decisioni dello Spirito Santo, mentre “”senso della équipe”” dovrebbe equivalere a “”senso cristiano””. Con tutto ciò, questa espressione ha la forza di ogni immagine. Chi non ha visto dei lavoratori applicati e dediti allo stesso compito, che uniscono i loro sforzi e decuplicano in tal modo le loro forze e le loro capacità di lavoro? L’ idea di lavorare in comune ridesta il coraggio e mantiene l’ entusiasmo. Può darsi che vi si veda un mezzo per limitare l’ autorità e per non obbedire che a sé stessi sotto la veste d’altri. In un buon numero di casi, non si tratta di un’ esca?”” (pag 243-244) “”(…) l’ équipe rende di più se esige di più.”” (pag 244)”,”RELC-154″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern 1926 – 1940.”,”Il testo di PERRONE (pseudonimo VERCESI) è apparso a puntate nella rivista del Partito Comunista Internazionalista ‘Prometeo’ tra l’ agosto del 1946 e il novembre del 1947. Ottorino PERRONE è nato a L’ Aquila nel maggio 1897. Dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’ Italia (1921) fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’ estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici ‘Prometeo’ e ‘Bilan’. Militante del Partito Comunista Internazionalista (Internazionale dal 1965), morì sessantenne a Bruxelles nell’ ottobre del 1957.”,”RUST-050″
“PERRONE Nico”,”Enrico Mattei.”,”PERRONE insegna storia dell’America nel’Università di Bari. Ha lavorato nello staff centrale dell’Eni di Mattei. Ha pubblicato ‘Il truglio’ (2000), ‘De Gasperi e l’America’ (1995), ‘Obiettivo Mattei’ (1995).”,”ITAE-246″
“PERRONE Nico a cura; saggi di DRINNON Richard EDWARDS Richard C. GREEN David MATTICK Paul PERRONE Nico ZINN Howard”,”Due secoli di capitalismo Usa.”,”Saggio conclusivo: – Howard ZINN, La recente storiografia americana sugli Usa (pag 263-309) “”Secondo le stime della Brookings Institution, “”negli anni del ‘boom’ del 1929, il 78 per cento delle famiglie americane aveva un reddito inferiore a 3.000 dollari, ed il 40 per cento aveva un reddito familiare inferiore a 1.500 dollari. Solo il 2,3 per cento della popolazione godeva di un reddito di oltre 10.000 dollari. Sessanta famiglie americane, appartenenti alla categoria dal reddito più alto, avevano risparmi che ammontavano al totale di quelli di 25 milioni di famiglie della categoria dal reddito inferiore (1)””. (pag 228) (1) Cit. da R. Goldston, The Great Depression, 1968″,”USAE-080″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern dal 1926 al 1940.”,”L’autore – nato a l’Aquila nel maggio 1897 – dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’Italia, 1921, fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici Prometeo e Bilan. Militante del Partito Comunista Internazionalista, morì sessantenne, a Bruxelles, nell’ottobre del 1957.”,”INTT-053-FL”
“PERRONE Nico”,”La Loggia della Philantropia. Un religioso danese a Napoli prima della rivoluzione. Con la corrispondenza massonica e altri documentiò”,”Nico Perrone dal 1990 insegna storia in tre università danesi come professore ospite e ha pubblicato con questa casa editrice ‘De Gasperi e l’America’ (1995) e ‘Il truglio’ (2000). In questo libro ricostruisce la storia del religioso e archeologo danese Münter che venne segretamente a Napoli e a Palermo nel Settecento per prendere contatti e unificare le fila della locale massoneria. E sostenere i disegni più illuminati di quei liberi muratori e giacobini che saranno i protagonisti delle congiure anti-borboniche e repubblicane da Gaetano Filangieri a Mario Pagano, a Melchiorre Delfico a Giuseppe Albanese. Una missione speciale sconosciuta che svela aspetti inesplorati della rivoluzione napoletana del 1799 e da porre agli inizi del Risorgimento.”,”RISG-001-FSD”
“PERROT Michelle”,”Jeunesse de la grève. France 1871 – 1890.”,”Collezione ‘L’univers historique’ diretta da Jacques JULLIARD e Michel WINOCK”,”MFRx-058″
“PERROT Jean-Claude PERROT Michelle REBERIOUX Madeleine MAITRON Jean, documenti riuniti e presentati da”,”La Sorbonne par elle-même. Mai-Juin 1968.”,”””Soprattutto non si potrà scrivere un giorno la storia della Sorbona in maggio senza raccogliere le testimonianze di quelli che vi vissero, vi lavorarono: dal comitato d’ occupazione al servizio d’ ordine, dai militanti sindacali agli animatori politici. Questa raccolta, indispensabile, non è ancora cominciata.”” (pag 7)”,”FRAP-076″
“PERROUX Francois”,”Le capitalisme.”,”PERROUX Francois è stato professore al College de France e D dell’ Institut de Science Economique Appliquée.”,”ECOI-064″
“PERROUX Francois”,”L’ economia del XX secolo.”,”PERROUX, professore all’ Università di Parigi e membro del Conseil Economique et Social ha fondato l’ Institut de science economique appliquée di cui è direttore. Tra le sue opere ‘L’ economie des jeunes nations’. “”Gli oneri globali del riarmo, assai variabili da paese a paese, non sono certo inferiori, nell’ insieme, a circa 40 miliardi di dollari, ossia al 10% della somma dei redditi nazionali””. (pag 355)”,”ECOT-070″
“PERRY Elizabeth J.”,”Shanghai on Strike. The Politics of Chinese Labor.”,”L’A è Professor of Political Science all’Univ di California, Berkeley.”,”MCIx-001″
“PERSICO Pasquale VINCI Salvatore”,”Principi di Econometria.”,”Pasquale Persico è professore incaricato stabilizzato di Economia Politica alla Facoltà di Giurisprudenza di Salerno, ha insegnato Econometria presso la Facoltà di Economia e Commercio di Bari e quella di scienze Economiche e Sociali di Cosenza. Salvatore Vinci è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Ha vinto nel 1975 il concorso alla cattedra di Econometria dell’Università della Calabria (Rende), successivamente ha insegnato Econometria nell’Università di Napoli.”,”ECOT-214-FL”
“PERSIL Raoul”,”Alexandre Millerand.”,”Millerand e Cicerin. “”Diceva, il 28 marzo: “”Desidero incontrare soprattutto a Genova, M. Lloyd George che ha mostrato ripetutamente che è un po’ realista… Ancora una volta , non mi aspetto un’ intesa politica che è impossibile tra degli Stati borghesi e una Repubblica sovietica.”” Ma Cicerin era più categorico: “”Le industrie europee ci forniranno del materiale per il nostro esercito. I popoli d’ Europa vanno a disarmare; in seguito saranno la preda dell’ armata rossa. La stupidità e lo spirito di lucro dei nostri nemici ci favoriranno. Quando Krasin propone a tutti degli accordi commerciali, fa una politica generale, perché essa sfrutta la stupidità e la cupidigia umane. Noi otterremo dall’ Europa dei crediti che non rimborseremo mai; così possiamo generosamente accordare il 20% di commissione agli intermediari.”” Quale giustificazione, in retrospettiva, della chiaroveggenza di Millerand quando allertava Briand a Londra e soprattutto a Cannes!”” (pag 146)”,”FRAV-101″
“PERSIO – GIOVENALE, a cura di Luca CANALI e Giovanni VIANSINO”,”Satire.”,”Aulo Persio Flacco nacque a Volaterrae (odierna Volterra) il 4 dicembre del 34 d.C. da famiglia ricca di rango equestre, molto vicina, sia per contatti frequenti sia per qualche legame di parentela, alla nobilitas di tradizioni e sentimenti repubblicani. Nel 46 si trasferì a Roma per proseguire i suoi studi di grammatica, retorica e filosofia sotto la guida, rispettivamente, di Remmio Palemone, Virginio Flavo e Anneo Cornuto. Entrò in contatto e familiarità con i poeti Cesio Basso e Lucano, con personaggi politici di primo piano, quali Seneca e Trasea Peto e, più in generale, con l’ambiente culturale stoico di aperta opposizione al regime di Nerone. Decimo Giunio Giovenale, Il più grande poeta satirico latino, unico fra i poeti che hanno scelto questo genere letterario, utile per difendere Roma in qualche momento storico minacciata nelle sua identità ideologica, è stato avarissimo di notizie che lo riguardassero. É verosimile che abbia posseduto una casa a Roma, frequentò un podere a Tivoli e la cittadina di Aquino a cento chilometri a sud-est Roma: anzi, parte della critica la crede suo luogo d’origine, ed in effetti tratti laziali ed un attaccamento viscerale alla campagna sono elementi non secondari della sua poesia.”,”VARx-147-FL”
“PERSONENI Giuseppe”,”La guerra vista da un idiota.”,”Notaio Giuseppe PERSONENI “”Ah!: la grana! è difficile dare una definizione di questa parola, che non significa nulla ed è tutto, è la rotaia su cui scorre la vita di un Ufficiale del R. Esercito. E’ lue epidemica, è la paura che ha l’impiegato di rispondere di una propria azione davanti al suo superiore; è una spada di Damocle sospesa sulla testa di un inferiore e che si deve cercare di evitare ad ogni costo; è una palla che capita nella schiena. E’ un guinzaglio messo al collo dell’Ufficiale di qualunque grado, che lo spinge il più delle volte a non fare quello che starebbe ben fatto, quello che egli stesso sente che sarebbe fatto bene, e che non fa per evitare la grana. La grana è la trincea, entro la quale si nasconde il pusillanime per coprire la propria responsabilità, è un reticolato che impedisce di fare un passo avanti, è una preoccupazione continua e costante di non fare, di ricorrere ai brutti ripieghi purché sian salve le apparenze; è lo studio di darla a intendere, è la negazione del proprio io, per subordinarlo alla volontà degli altri (…)”” (pag 34) “”Gli ufficiali erano nauseati perché sentivano come uno schiaffo lo scherno continuo, tacito e palese, di quelli che li chiamavano fessi: i soldati erano esasperati perché sapevano che dietro a loro v’era un esercito di imboscati, di giovanotti che diventavano grassi e paffuti alle mense dei comandi, che diventavano viziosi facendo l’ordinanza; che diventavano insopportabili, oziando negli uffici e che non avevano altra preoccupazione che quella di stringersi le mollettiere alle gambine secche e di farsi la scriminatura, ed assumere delle arie da Rodolfo di fronte a tutte le prodighe Mimi. I nostri alti comandi di fronte a questi fatti avevano le fette di salame sugli occhi (…)”” (pag 131)”,”QMIP-095″
“PERTICONE Giacomo”,”Lezioni di storia e teoria del diritto internazionale.”,”PERTICONE era Professore ordinario nell’ Università di Pisa. Le lezioni non sono state rivedute dal professore.”,”RAIx-102″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana dal primo al secondo dopoguerra. Saggio storico-politico.”,”””In tutto questo groviglio, punto fermo è il Patto d’acciaio. Mussolini con la firma del Patto di acciaio, secondo Attolico, si comportava come colui il quale, invitato a scendere in strada dal pianterreno, insisteva invece per buttarsi dall’ ultimo piano””. (pag 383) “”Costretto a dichiarare la neutralità italiana, definita “”non-belligeranza””, Mussolini sembrava ancora tentato di non rompere con l’ Inghilterra, per via del carbone. Non può negare che l’ opinione pubblica sia contraria all’ intervento, ma c’è il “”Patto d’ acciaio”” e la convinzione in lui, se non in tutto il suo entourage, che i nazisti vinceranno””. (pag 448)”,”ITQM-085″
“PERTICONE Giacomo”,”La torre di Babele. Italia 1949.”,”””””Democrazia per noi significa attività delle masse, attività del popolo, attività della classe operaia, attività di quegli elementi di avanguardia i quali si sono organizzati nel Partito di avanguardia della classe operaia e del popolo””. Se ciò è democrazia, l’ accusa di totalitarismo non dovrebbe turbarlo. Invece Togliatti parla di “”accusa infamante di totalitarismo, cioè di fascismo. Ed ha torto, perché non c’è nulla d’ infamante nel totalitarismo, che è un prodotto storico come il frazionismo, l’ individualismo, e cose simili. Ed ha anche torto nella identificazione di totalitarismo e fascismo, che è una tesi, semmai, della polemica anticomunista: il fascismo era anzitutto violenza e tirannia, Governo di fazione, non Governo della “”stragrande maggioranza””””. (pag 113)”,”ITAP-093″
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”””Mentre il revisionismo si annunciava in Germania con Bernstein e in Francia con Sorel, un contributo assai notevole allo svolgimento critico del marxismo, non solo in Italia, è dato dagli scritti di Antonio Labriola, dalle discussioni di cui fu animatore e centro nell’ultimo quinquennio del secolo. In questo periodo il Labriola ripiegava sul terreno degli studi, dopo una scoraggiante esperienza di vita pubblica, ma dopo una intensa preparazione teorica. “”In Italia – egli scriveva nel maggio ’95 – siamo ancora al punto che il socialismo scientifico (che non è altro se non la nuova concezione della storia) bisogna ancora rivelarlo””.”” (Giacomo Perticone, La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea, 1954) (pag 94) “”Molto tempo prima della crisi libica, che rese acuta questa questione, il Labriola sentì ed affermò la profonda solidarietà delle classi sul piano nazionale e la comune esigenza di libertà, di indipendenza, di autosufficienza. Il che riproponeva un problema, dallo stesso Labriola dato per risolto, il problema dello stato e del rapporto tra lo stato e il partito socialista, come rappresentante della classe operaia. (…) L’eterodossia socialista, come critica del marxismo, si viene accentuando da Labriola a S. Merlino, ad A. Graziadei, ai quali si devono alcuni scritti notevoli e non abbastanza notati””. (pag 95)”,”ITAP-160″
“PERTICONE Giacomo”,”L’Italia contemporanea dal 1871 al 1948.”,”Posizione di Salvemini sulla Triplice. “”La nuova Triplice non poteva dunque avere, nelle intenzioni della Germania e dell’Austria, se non un programma antinglese- oltre che antirusso e antifrancese. In questo sistema di forze, secondo Salvemini, l’Italia veniva a rappresentare non il punto di equilibrio, ma il punto di rottura; in altri termini, l’adesione dell’Italia alla Tricplice Alleanza non era una garanzia per la pace, ma un incitamento alla guerra tedesca; era espressione della solidarietà dell’Italia a una politica pericolosissima per la pace del mondo, e incoraggiava Germania e Austria verso una politica di provocazioni temerarie””. (pag 413)”,”ITAB-267″
“PERTICONE Giacomo”,”Scritti di storia e politica del Post-Risorgimento.”,”PERTICONE Giacomo Un capitolo è in francese (La storiografia italiana dopo il Risorgimento) “”Questa concezione egli porta nel giudicare, da un punto di vista politico e insieme tecnico-militare, la campagna del ’48-49, e specialmente le ragioni della caduta della Repubblica romana. “”Tutti i moti iniziati in Italia dopo il quindici – egli scrive – caddero tutti dappoiché essi attaccavano la forma del dispostismo e non il dispotismo medesimo.”” Non fu guerra di popolo, né guerra di ideee. Ora, “”scegliere il generale, organizzare l’esercito sono cose inutili se manca la rivoluzione delle idee. (‘La guerra combattuta in italia negli anni 1848-49’). E questa rivoluzione delle idee, è un effetto, non causa. La concezione teorica del Pisacane è nettamente deterministica: la rivoluzione sarà, non tanto perché è giusto che sia, e neppure perchè le masse lotteranno per imporla, ma, come osserva il Rosselli (‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Torino, 1923), perché è inevitabile che sia, come risultato immancabile d’un contrasto di forze sfuggenti al controllo degli uomini. “”Le sorti dei popoli – afferma il Pisacane – dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche: sono le leggi economiche-sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro vortici””. E altrove: “”la via più dritta per mutare i costumi di una stirpe di uomini è quella di riformare il loro stato economico; dopo ciò, viene il rimedio dell’educazione””.”” (pag 21)”,”STOx-190″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana nell’ultimo trentennio. I. La crisi della democrazia e la lotta dei partiti (1915-1920).”,”Il volume II è in Fondi FR “”La guerra, ritiene Orlando – e lo dichiara rivolgendosi alle Sinistre – “”ha distrutto l’imperialismo!”” …”” (pag 206)”,”ITAA-141″
“PERTICONE Giacomo”,”Linee di storia del comunismo.”,”Seconda edizione, la prima edizione (1942) è in SOC-064 Solidarietà proletaria internazionale nei confronti della Comune di Parigi. “”La guerra franco-prussiana impedì il Congresso di Parigi [della Prima Internazionale, ndr]. Ma definì la dottrina dell”Internazionale’ intorno alla guerra e diede luogo ad alcune manifestazioni, sia pure platoniche, di solidarietà proletaria. Sulla guerra l’opinione dei delegati dei lavoratori è ferma e irrevocabile: la guerra non scioglie i problemi che vorrebbe risolvere e ne propone di sempre più gravi. In tema di solidarietà internazionale: solidarietà prima nella pace e per la pace, e poi nella rivoluzione. Il 17 luglio [1870], una grande assemblea composta di circa 65 mila operai tenuta a Chemnitz (Sassonia) prendeva la risoluzione seguente: “”In nome della democrazia tedesca e specialmente in nome degli operai tedeschi, noi dichiariamo la guerra attuale puramente dinastica, stendiamo fraternamente la mano ai nostri fratelli di Francia, dichiariamo che la più stretta solidarietà li unisce a tutti gli operai del mondo, ed avvertiamo che a Lipsia, ed in altre città della Germania, assemblee popolari saranno convocate per prendere le stesse risoluzioni””. Un altro manifesto diceva: “”Se le classi operaie della Germania permettono alla guerra attuale di perdere il suo carattere strettamente difensivo e di degenerare in guerra offensiva contro il popolo francese, una vittoria od una disfatta saranno egualmente disastrose: tutte le miserie che desolarono la Germania dopo la guerra per l’indipendenza si ravviveranno con intensità accumulata””. Dal loro canto gli affiliati tedeschi dell”Internazionale’ rispondevano, in occasione della rivoluzione del 4 settembre: “”Sinché le armi di Napoleone minacciavano la Germania, era nostro dovere cooperare alla guerra di difesa, alla guerra in nome della patria indipendenza. Ma ora, il governo democratico attuale (di Parigi) sarà penetrato dal sentimento che il popolo francese e il popolo tedesco sono fratelli, ch’essi hanno gli stessi interessi, lo stesso dovere d’unirsi nello spirito dei tempi moderni per non essere rivali che nelle arti gloriose della pace. E’ interesse della Germania di concludere una pace onorevole colla Francia, perchè una pace vergognosa sarebbe una tregua che durerebbe sino al giorno in cui la Francia si sentisse abbastanza forte per scuotere quest’onta…””. A Zurigo, il 4 giugno, una riunione di membri dell”Internazionale’ dichiara all’unanimità che “”la lotta sostenuta dalla ‘Commune’ di Parigi è giusta, è degna, è in armonia con le idee d’un tempo migliore avvenire, e che tutti gli uomini che riflettono devono combattere con essa””. A Bruxelles, la sezione belga dell”Internazionale’, nella sua riunione del 5 giugno, dichiarava di “”acclamare solennemente la ‘Commune’ di Parigi, vinta momentaneamente, e di riconoscere ch’essa aveva bene meritato dall’umanità, ed avere coloro che han combattuto con essa diritto al rispetto ed alla simpatia di tutti gli uomini di cuore””. Le sezioni di Ginevra votavano pure all’unanimità un indirizzo alla ‘Commune’, dichiarando che essa “”esprimeva le aspirazioni economiche delle classi operaie””. I giornali dell”Internazionale’ facevano eco alle deliberazioni prese dalle assemblee delle sezioni. L”Egalité’, parlando degli incendi di Parigi, diceva: “”Quanto a noi non abbiamo che un voto: che questo fuoco possa illuminare il popolo delle provincie, che esso ravvivi la vendetta nel suo cuore””. E nel numero del 10 giugno: “”Noi sapevamo ciò che la ‘Commune’ ci recava, noi l’avevamo già detto e lo ripeteremo ancora e sempre sino al trionfo definitivo della rivoluzione internazionale dei lavoratori””. Liebknecht e Bebel dicevano: “”Noi siamo e ci dichiariamo solidali della ‘Commune’ di Parigi, e siamo pronti a sostenere i suoi atti ora e sempre e contro chiunque”””” [Giacomo Perticone, Linee di storia del comunismo, 1944] (pag 200-201)”,”SOCU-200″
“PERTICONE S. PREZIOSI G. BARIE’ G.E. PISTONI Goffredo”,”Il razzismo italiano e l’attacco a Spinoza. Con il testo di Sossio Giametta. Il duello di Schopehauer con Spinoza sul problema del male.”,”‘Dopo le leggi razziali emanate in Italia nel 1938, uno dei bersagli della cultura del regime fascista fu Spinoza, filosofo di origine ebraica. A Milano scoppiò una polemica proprio intorno all’opera di Spinoza, che venne riportata da ‘La Vita Italiana’, la vera rivista razzista allora circolante, e ora, per la prima volta, quella parte riguardante il pensatore viene pubblicata con le tesi pro e contro l’opera del pensatore’ (Armando Torno) “”Ma io voglio dedicare al prof. Barié quanto si legge nel libro del Padre Gesuita Paolo Siwek professore nell’Università Pontificia Gregoriana: ‘Spinoza et le Panthéisme Religieux’ (Desclée De Brouwer, 1937). Nelle pagine di chiusa di quel libro sono così prospettate e documentate le relazioni fra i più distruttivi movimenti politico-economici moderni e il pensiero spinoziano: «Si sente dire sovente che lo Spinozismo ha portato un concorso assai rilevante al ‘socialismo’, di andamento fondamentalmente materialista, quello che caratterizza le teorie di Marx, di Engels, di Lassalle. La asserzione non è senza fondamento. Infatti questi tre autori citano sovente nei loro lavori Fichte, Schelling, Hegel, e soprattutto Feuerbach, i quali, come si sa, devono molto a Spinoza (1). Così non ci si meraviglierà che Spinoza «goda della più grande venerazione presso i Marxisti russi» del giorno d’oggi (2); e ciò – come spiegava A. Deborin al Congresso Internazionale dell’Aia – non solo «perché egli , per primo nei tempi moderni ha alzato la bandiera del libero pensiero e dell’ateismo», ma anche – e soprattutto – perché egli ha dato le sue basi filosofiche al Marxismo: «il Marxismo proviene dallo Spinozismo!» (3). Da lui esso ha ereditato il suo appassionatao amore per la “”libertà”” (assenza di ostacoli), la sua nozione «materialista della Morale», la sua concezione «naturalista dello Stato», «la negazione dei principi morali e religiosi», «la guerra contro ogni superstizione e ogni pregiudizio religioso» (4). Perciò, a prestar fede ad A. Deborin, Spinoza sarebbe il padre del bolscevismo”” (pag 20-22) [G. Preziosi, La difesa dell’ebreo Spinoza all’Università di Milano]”,”ITAF-370″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica estera italiana dal 1861 al 1914.”,”Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma.”,”ITQM-019-FL”
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”Il primo dopoguerra in Italia. “”In questi anni 1919-21 si ripresentano tutti i problemi del Risorgimento, negli stessi termini di mezzo secolo avanti. E si ripresentano nelle stesse condizioni, vale a dire senza che il paese possa attingere a una sua riserva di forze morali, capaci di trasformare la quotidiana lotta per la vita e la rissa dei partiti, in un serio impegno, in un compito storico, che sia suo, il compito storico dell’Italia nel mondo contemporaneo. (…) Il primo Dopoguerra annunciò bruscamente la gravità e l’urgenza di problemi sociali che erano stati abbandonati al trattamento di una serie di temporeggiatori. Ora non si poteva più restare inerti e aspettare che le questioni si assestassero e si risolvessero da sé; ora bisognava decidersi e governare, cioè bisognava comandare e obbedire e assumersi tutta la responsabilità storica di una trasformazione sociale. (…) Le vecchie ‘élites’ del 1915 si fecero avanti dopo il 1918, ciascuna con la sua formula. Vi era una ‘soluzione giolittiana’ per il compromesso parlamentare, sulla base di un indebitamento delle classi uscite dalla guerra con grandi ambizioni, da una parte le organizzazioni operaie irrompenti sul piano politico, dall’altra le falangi di smobilitati della media e piccola borghesia ansiosa di comando. Vi era poi la ‘soluzione nittiana’ della grande rinuncia, della limitazione dei consumi e degli sperperi, dell’accrescimento della produzione, in cui tutte le classi si sarebbero sentite solidali come se tutte ne potessero sentire ed apprezzare i vantaggi. Vi era la ‘soluzione nazionalista’, che puntava sui diritti inalienabili della vittoria, e sugli immancabili riconoscimenti che se ne sarebbero dovuti imporre, non si sa bene con quali mezzi, agli alleati ed associati. Il metodo paternalistico, che era soltanto sottinteso delle due prime soluzioni, in quanto i demo-liberali delle varie scuole tenevano in conto gli istituti rappresentativi, nella terza soluzione, diventava preminente ed unico, poiché solo l’onnipotenza dell’esecutivo poteva rimuovere gli ostacoli che sorgevano sulla sua strada. L’insufficienza di queste soluzioni è rivelatrice dell’insufficienza della «classe politica» e dei suoi gruppi dirigenti, che continuavano a ragionare o comunque a parlare nel Dopoguerra nei termini di quietismo, compatibili con la situazione dell’Italia, avanti il 1914. (…) I quadri della nuova classe politica venivano dalla guerra: organizzatori e propagandisti che vengono dalla trincea. Era la retorica, l’eterna retorica esibizionistica dell’intellettualoide italiano di tutti i tempi. Ma alla retorica seguiva ora l’azione diretta: cioè l’attacco a uomini, partiti, istituzioni e simboli del pacifismo e del neutralismo, come difesa armata delle classi che la rivoluzione socialista colpiva a fondo e che la rivoluzione cattolica non mancava di minacciare. Agli agitatori, in cerca di fortune politiche, si dovevano aggiungere i difensori del privilegio economico, anche questi in nome di un ‘superiore interesse’, l’interesse della produzione e della potenza del popolo italiano. Ed il circolo era chiuso. Attorno ad esso potevano gravitare i relitti della classe spodestata, ansiosi di inserirsi nel nuovo sistema”” (pag 140-141)”,”TEOP-004-FGB”
“PERTINI Sandro”,”Interventi.”,”Allegato fascicolo ‘Morte di Salvador Allende’ “”Con Gamal Abdel Nasser è scomparso un prestigioso leader del mondo arabo, un uomo indubbiamente di fede e gli uomini di fede suscitano sempre ammirazione anche in chi la loro fede non condivide. (…). Sospendo la seduta in segno di lutto””. (pag 75-77)”,”ITAP-129″
“PERTINI Sandro, a cua di Vico FAGGI”,”Sei condanne due evasioni.”,”””Un giorno Antonio Gramsci, conversando con me, ebbe ad esprimere un giudizio su Turati e su Treves, a mio avviso offensivo. Io reagii con molta fermezza. Gramsci, che con me manteneva rapporti più che amichevoli – il mattino dopo sentì il bisogno di una leale spiegazione, dicendomi che con il giudizio politico espresso il giorno prima non voleva minimamente offendere Turati e Treves. Soggiunse che apprezzava la mia reazione in difesa dei miei due compagni in esilio”” (pag 190) Vico Faggi, nato a Pavullo, Modena, nel 1922, ha scritto due drammi storico-politici: ‘Il processo di Savona’ e ‘Cinque giorni al porto’, il secondo in collaborazione con L. Squarzina, e altre opere teatrali. Nel 1969 ha pubblicato ‘Quaderno partigiano’, premiato nel 1965 e 1969.”,”ITAR-272″
“PERUCCHIETTI Enrica”,”False Flag. Sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di stato.”,”Enrica Perucchietti laureata in filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Pearl Harbor. “”La dinamica degli eventi (…) fin da subito insospettì molti, sia militari che civili. Sorsero così numerose polemiche e perplessità sullo svolgimento dei fatti e sulle responsabilità politiche e militari dell’accaduto. La Commissione Roberts (la prima delle otto che nel corso degli anni si sono occupate dei fatti di Pearl Harbor) ritenne gravemetne negligenti e colpevoli di scarsa preparazione soprattutto gli ammiragli Stark e Kimmel e il generale Short, che vennero sostituiti. Nel 1946 il Congresso istituì una commissione di inchiesta che tenne una serie di approfondite sedute dalle quali emerse la conferma delle responsabilità militari dei comandanti sul posto, ma anche la responsabilità dei dirigenti a Washington – in particolare di Knox, Stark, Marshall e dello stesso Roosevelt – colpevoli di aver sottovalutato la minaccia. Un’altra corrente di pensiero ritenne molto dubbio l’andamento della vicenda e non accettò la versione ufficiale; si diffuse cioè il sospetto che il disastro fosse da attribuire a fattori più gravi della confusione e dell’incapacità dei servizi segreti americani. Fin da subito alcuni ricercatori sospettarono che Roosevelt avesse pianificato il disastro di Pearl Harbor per spingere il Paese a entrare in guerra. Il contrammiraglio Robert Alfred Theobald puntò il dito contro Roosevelt, reo, a suo dire, di aver favorito l’attacco nemico non riferendo nulla in merito- pur essendo informato dettagliatamente dei progetti giapponesi tramite il sistema ‘Magic’ – all’ammiraglio Kimmel. Tale tesi sembrò in parte confermata dalla politica intransigente verso il Giappone portata avanti da Roosevelt e Hull, e dall’atteggiamento di calma serenità del presidente alla notizia dell’attacco. La tesi cospirazionista del contrammiraglio Theobald venne però respinta negli anni Sessanta da vari studiosi, che confermarono piuttosto le conclusioni della commissione congressuale e ritornarono alla teoria della mancanza di vigilanza e dell’eccessivo ottimismo degli statunitesi. Costoro avrebbero cioè sottovalutato il pericolo e, in seguito all’attacco, sfruttato il pretesto per farlo divenire un ‘casus belli'”” (pag 45-46) [Bauer, Eddy, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III. De Agostini, Milano; 1968]”,”QMIx-045-FV”
“PESANTE Vincenzo”,”Il problema Oriani. Il pensiero storico-politico, le interpretazioni storiografiche.”,”Vincenzo Pesante (S. Maria di Leuca 1960) è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Si è occupato di storia del pensiero politico dell’ Ottocento in particolare francese e italiano.”,”STOx-020-FMB”
“PESCARINI Angelo”,”Sistemi formali e dialettica reale.”,”Angelo Pescarini insegna matematiche complementari all’Università di Ferrara. Fin dagli anni cinquanta ha partecipato attivamente al movimento internazionale per il rinnovamento dell’insegnamento matematico. Ricercato attento ha pubblicato: La riforma possibile e Un progetto per la matematica nella scuola elementare, Natura Ragione Lingua, Dal discorso sul metodo alla pratica dialettica, e ha curato la pubblicazione in Italia di: Choquet, Dienes, Dieudonné, Papy. Già membro della CIIM, assessore all’istruzione e cultura della regione Emilia-Romagna dal ’70 al ’77, ha in questa veste promosso la creazione dell’Istituto regionale di psicopedagogia dell’apprendimento (IRPA).”,”SCIx-062-FL”
“PESCE Osvaldo”,”Rapporto al Congresso di ricostruzione del Partito Unificato della classe operaia. Presentato dal compagno Osvaldo Pesce il 6 maggio e approvato l’8 maggio 1977.”,”Esponenti presenti sul palco (dalla foto): Pesce, Pelone, Semero, Hermann, Nappini, Losurdo, Martelli, Saltini In allegato aggiunto al fascicolo originale: ‘Note su Domenico Losurdo’, ‘Il Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista), la linea nera e la linea rossa’ di Roberto Niccolai'”,”ITAC-136″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume I.”,”””Ma allora, per Zeus, proseguii, c’è forse qualche vantaggio nel possedere tutti gli altri beni, senza il sapere? Sarebbe forse utile ad un uomo possedere e fare molte cose senza avere intelligenza, o gli converrebbe piuttosto possedere poco e poco operare, ma con intelligenza?”” (pag 15) Platone: dall’ “”Eutidemo”” “”Il sole è giovane ogni giorno”” (Eraclito) (pag 7) (secondo Eraclito il sole si consuma di giorno e si reintegra di notte) “”La natura ama nascondersi”” (pag 5)”,”FILx-490″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume II.”,”””Le prime cause del movimento non sono nella materia: ella riceve il movimento e lo comunica, ma non lo produce (9). Più osservo l’azione e la reazione delle forze della natura agenti le une sulle altre, più io trovo che, di effetti in effetti, si deve sempre risalire a qualche volontà come prima causa: infatti ammettere un regresso di cause all’infinito equivale a non ammettere nulla. In una parola ogni movimento che non è prodotto da un altro non può venire che da un atto spontaneo, volontario; i corpi inanimati non agiscono che per il movimento e non esistono delle vere azioni senza volontà. Ecco il mio primo principio: io credo dunque che una volontà muove l’universo e anima la natura. Ecco il mio primo dogma o il mio primo articolo di fede (10)”” (pag 98) Rousseau, L’Emilio; (9) Rousseau polemizza contro coloro che pensavano la materia dotata di movimento spontaneo e di una embrionale sensibilità. Rappresentanti di questa concezione materialistica furono D’Holbach (1723-1789) e La Mettrie (1709-1751): quest’ultimo pubblicò nel 1748 un libro che ebbe un notevole successo editoriale intitolato ‘L’homme machine’. In esso si affermava che il mondo, l’uomo, gli animali, ecc. sono macchine che hanno in sé il principio del loro movimento e della loro vita: in questo modo si pensava di eliminare e l’esigenza dell’anima e quella di Dio. Rousseau invece ribadisce la necessità di un principio spirituale attivo contrapposto alla materia intesa come assoluta passività. In questo modo Rousseau ribadisce un rigido dualismo tra spirito e materia; (10) La prova di Rousseau si fonda su due affermazioni: a) la materia può ricevere e comunicare (trasmettere) il movimento, ma non può produrlo; b) non è possibile affermare che la comunicazione del movimento sia infinita, perché, in questo caso, il movimento non avrebbe una causa. Da queste premesse segue la conclusione: che la causa del movimento non può che essere spirituale e identificarsi con la volontà”””,”FILx-491″
“PESCE Domenico POZZI Lorenzo SERVI FISCHER Gisèle”,”Introduzione alla logica.”,”Gli Autori, Istituto di Filosofia dell’Università di Parma.”,”SCIx-133-FL”
“PESCE Giovanni”,”Il giorno della bomba. Racconti.”,”In questi stralci di vita rivissuta con la penna che ha riempito un quaderno dopo l’altro c’è l’emigrazione in Francia con madre e fratelli, il padre perseguitato dalla disoccupazione e dal regime, la casa accanto alla miniera, il primo lavoro a undici anni, la guerra di Spagna nelle Brigate internazionali, il carcere e il confino accanto agli uomini più prestigiosi dell’antifascismo, la resistenza combattuta in prima persona nelle formazioni GAP, il secondo dopoguerra… “”I GAP erano piccole formazioni: squadre di tre persone, la maggior parte giovanissime. Nessun componente di un gruppo conosceva gli appartenenti ad altri gruppi. Soltanto un membro di ogni gruppo conosceva il comandante del distaccamento. E solo il comandante del distaccamento conosceva il comandante della brigata. Quando si parla di distaccamenti o di brigate non si deve pensare a grosse formazioni: la brigata, nel caso dei gappisti, era composta da due, tre, quattro distaccamenti, e un distaccamento era formato magari da una sola squadra. Quindi i tre-quattro distaccamenti che formavano una brigata potevano contare da otto a dieci combattenti. Questo non significa però che le azioni fossero proporzionali al numero dei gappisti. Anzi, semmai erano inversamente proporzionali. Infatti, nei periodi in cui il numero dei combattenti era minimo (due o tre per un’intera città), si verificava un moltiplicarsi dell’impegno, al punto che le azioni contro i fascisti e i tedeschi – per quanto sembri incredibile – aumentavano in numero e in difficoltà”” (pag 92)”,”ITAR-001-FGB”
“PESCE Boris”,”Gli impiegati della Fiat dal 1955 al 1999. Un percorso nella memoria.”,”Boris Pesce si occupa di ricerca nella storia del lavoro e nella storia d’impresa e dell’organizzazione di laboratori didattici nell’ambito della storia contemporanea. Ha svolto ricerche presso l’Istoreto, la Fondazione Gramsci, la Fondazione Nocentini di Torino, l’Archivio storico Fiat. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Colletti bianchi a Torino. Il ceto medio e l’industria privata 1900-1945’ (Neos 2010).”,”MITT-001-FC”
“PESCETTI Paolo SCALPELLI Adolfo a cura, scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”La Resistenza racconta. Fatti e figure della guerra di Liberazione.”,”scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”ITAR-001-FAP”
“PESCH Edgar”,”Le marxisme.”,”PESCH Edgar è professore di psicologia. “”La classe ouvrière ne doit pas s’exagérer le but final des luttes de tous les jours. Les travailleurs ne doivent pas oublier qu’ils combattent les effets, non les causes. Au lieu de la devise conservatrice: “”Un salaire normal pour une journée normale de travail””, ils doivent inscrire sur leur banniere le mot d’ordre révolutionnaire: “”Abolition du salariat””. (Karl Marx: Salaires, Prix et Profits””) (pag 46, nota 1) “”A. Koestler rimprovera al marxismo di voler trasformare l’ uomo dall’ “”esterno”” e non dall’ “”interno”” (nel senso di un perfezionamento morale e spirituale). Questo autore fa deviare senza soste i problemi politici e psicologici verso una metafisica mitologica pseudo-freudiana che è l’eco del suo pensiero appannato, del suo smarrimento intellettuale, allo stesso tempo che un tentativo di giustificare il proprio voltafaccia politico (…)””. (pag 57)”,”TEOC-430″
“PESCHANSKI Denis GRUMBERG Zoé ATAMIAN Astrig BORDENAVE Yves MONDOT Jean-François LEFEBVRE Michel COLLIN Claude DENOYELLE Françoise REMY Cathy STROOBANTS Jean-Pierre HIVERT Anne-Françoise RAFENBERG Marina ENDERLIN Serge WIEDER Thomas BIENVENU Hélène”,”Résistants. Missak Manouchan et sa compagnie mélinée entrent au Panthéon – Historiens et descendants racontent l’engagement des combattants étrangers.”,”Tra i vari articoli: – Raphaële Balu, ‘Les Alliés ont-ils armé trop peu et trop tard les maqui? (pag 82-84) [Dopo la guerra, numerosi studi hanno assegnato a Londra e Washington un ruolo nefasto, in quanto avrebbero sacrificato i partigiani (maquisards) alla loro sorte. Gli archivi britannici e americani, mostrano, al contrario, il lavoro titanico svolto dai servizi segreti di informazione (intelligence) alleati per integrare la Resistenza francese nei loro piani di guerra] – Jean-Charles Szurek, Le réseau de résistants inconnu dqui communiuqit avec Moscou, pag 82-83) [Dopo aver combattuto nelle Brigate internazionali in Spagna, Gabriel Ersler, medico ebreo polacco emigrato in Francia ha creato una rete di resistenza e di informazione (renseignement) sovietica nel corso dell’occupazione. Una storia incredibile e inedita] (riportare qui anche testo della scheda bibliografica Isco)”,”FRAV-185″
“PESCHIERA Marco BAIARDO Enrico”,”Lanterna rossa. I comunisti a Genova (1943-1991).”,”Marco Peschiera è un giornalista dal 1980. Enrico Baiardo è stato dirigente del CI e consigliere comunale a Genova. Aldo Agosti è professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Torino. Tabella sugli iscritti Pci federazione genovese (pag 101) Lotta comunista (pag 223; 226)”,”PCIx-444″
“PESCHIERA Filippo a cura; saggi di AGLIETA Roberto CASTELVETRI Laura IZAR Angelo Vincenzo PESCHIERA Filippo RAIMONDI Grazia TAMBURRI Gianni TORTI Maria Teresa TRAVERSO Vittorio”,”Sindacato industria e Stato nel dopoguerra. Storia delle relazioni industriali in Italia dal 1943 al 1948.”,”””Le difficoltà di De Gasperi furono accresciute dai risultati del secondo turno delle elezioni amministrative che si svolsero nel novembre del ’46 e che interessarono i comuni di Genova, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. La DC subì una dura sconfitta, con un forte arretramento rispetto alle elezioni per la Costituente (11). Un tracollo che puniva la DC per la sua «convivenza» con i partiti di sinistra. Ma a questa flessione contribuì anche l’alta percentuale di astensioni: è da notare infatti che in assoluto i voti del PCI e del PSI diminuiscono in parecchi comuni, mentre in altri si registra un aumento modesto. Il risultato però dava la vittoria alle sinistre giacché rendeva possibili maggioranze socialcomuniste nei comuni di Genova, Torino, Firenze; e perché d’altronde dimostrava la diversa qualità dell’elettorato socialcomunista, la sua fedeltà e la sua combattività che lo portava puntualmente alle urne in ogni tornata elettorale”” (pag 141) (11) A Torino il partito cattolico passa da 112.500 voti a 57.600; a Genova da 102.300 a 65 mila; a Firenze da 66.000 a 45.000; a Roma da 218.400 a 102.800; a Napoli da 89.850 a 28.650; a Palermo da 43.400 a 11.200″,”ITAE-003-FER”
“PESCOSOLIDO Guido; GRASSI Fabio”,”Il dibattito coloniale nella stampa italiana e la battaglia di Adua (Pescosolido); L’industria tessile e l’imperialismo italiano in Somalia (1896-1911) (Grassi).”,”‘Colonialismo, decolonizzazione e realtà dei paesi in via di sviluppo’. [‘L’unico serio tentativo di trattazione sistematica del problema coloniale e di rifiuto aprioristico di tale politica rimaneva il libro di Colajanni ‘Politica Coloniale’, ma evidentemente ci voleva ben altro per fermare l’impegno italiano in A.O.: mancava ancora una volta da parte del fronte anticolonialista quell’impegno, unitario e deciso, a tutti i livelli che solo, facendo leva sugli ultimi avvenimenti, poteva forse reciderne le linee di sviluppo. (…) L’opposizione, in parte assorbita dalle lotte sociali interne in parte sedotta dal miraggio di possibili vantaggi economici che la colonia poteva dare, si riduceva in pratica a ben poca cosa fino al brusco risveglio di Adua. La sconfitta dell’Amba Alagi giungeva del tutto inaspettata sia per i colonialisti che per gli anticolonialisti, richiamando l’attenzione generale sulla realtà di un possedimento che non sarebbe stato facile mantenere se non a prezzo di dure lotte. Il fatto di trovarsi impegnati contro un nemico forte ed agguerrito, aveva l’effetto di semplificare provvisoriamente l’insieme dei temi dibattuti facendo convergere l’interesse quasi esclusivamente sugli sviluppi dell’azione militare. Per i colonialisti in genere, e per la stampa crispina in particolare, l’obiettivo preliminare consisteva nell’ottenere una vittoria finale decisiva. Essi invitavano non solo a mettere da parte le polemiche fra i colonialisti, ma gli stessi anticolonialisti avrebbero dovuto sospendere ogni critica una volta entrati in gioco l’onore e gli interessi supremi della patria. E anche se l’appello, specie per ciò che riguardava la polemica specificatamente anticrispina, non veniva accolto dalla stampa d’opposizione, il fatto che in Africa si stesse andando verso lo scontro decisivo e quindi verso una chiarificazione che si presumeva definitiva, determinava anche in una parte della stampa anticolonialista un certo attendismo. (…) Le perplessità degli ambienti milanesi nei confronti della guerra erano di notevole entità, e venivano avanzate con grande decisione anche dopo [l’episodio di] Makallé (…). L’opposizione de «Il Corriere della Sera» alla politica coloniale si faceva sempre più intransigente, decisa, demistificante, e non a caso il foglio milanese era uno dei pochissimi che consigliava di accettare le proposte di pace del Negus. Sul problema coloniale chi non aveva esitazione alcuna, almeno per il momento, erano i socialisti. La loro stampa, fedele all’impostazione che al problema aveva dato il Costa, non manifestava alcun cedimento o condiscendenza. Dopo Amba Alagi, Andrea Costa pronunciava alla Camera un discorso che ripeteva quasi frase per frase quello tenuto nel 1887 alla stessa Assemblea e «L’Intransigente» di Bologna usciva il 14 dicembre 1895 con un editoriale che definiva molto chiaramente l’atteggiamento socialista di fronte alla guerra africana (…). Con maggiore veemenza «Il Grido del Popolo» di Torino esprimeva la sua condanna per la politica coloniale mettendola in stretto rapporto con lo sfruttamento e la miseria all’interno, e denotando quindi di aver raggiunto un notevole livello di lucidità nell’analisi di classe: le stragi africane e le repressioni di Lunigiana erano causate da uno stesso nemico: il Capitalismo. Con queste premesse la sconfitta di Adua non poteva essere accolta che con un grido: «Via dall’Africa»”” (pag 682-683; 694-697) (Guido Pescosolido)”,”ITAA-151″
“PESCOSOLIDO Guido”,”Rosario Romeo.”,”Guido Pescosolido (Casalvieri, 1947) è professore ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’università di Napoli e docente di Storia economica contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche della Luiss di Roma. È stato allievo di Rosario Romeo. Tra le sue opere ‘Agricoltura e industria nell’Italia unita’ (Firenze, 1983). Ha collaborato all’edizione italiana della ‘Storia economica e sociale del mondo’ diretta da P. Léon (1979-1981) e al III volume di ‘La storiografia italiana degli ultimi venti anni’ a cura di L. De Rosa (1989). “”Una produzione [storiografica di Rosario Romeo, ndr] che, oltre ad alcuni lavori sulla Restaurazione e sulla rivoluzione del 1848-49 nel Regno delle Due Sicilie (23), accanto ad un breve saggio sugli illuministi meridionale di fortissima influenza crociana, persino nello stile, ma di minore rilievo storiografico (24), annovera al proprio attivo i saggi raccolti nel volume ‘Risorgimento e capitalismo’, che costituiscono uno dei momenti di più alta originalità interpretativa di Romeo e di più accentuata capacità di stimolo non solo per la storiografia, ma per l’intera cultura nazionale (25). L’importanza che quegli scritti hanno avuto ed hanno tuttora nella storiografia italiana non ha certo bisogno di particolari sottolineature. Lo hanno rilevato indistintamente tutti coloro che, da Galasso a Spriano, da Salvadori e Giarrizzo, da De Felice a Tranfaglia, da Gallerano ad Arnaldi, da Alatri a Spadolini, sono intervenuti all’indomani della morte di Romeo sui maggiori quotidiani nazionali. Dal 1956-58 in poi gli studi sul Risorgimento e sull’età liberale hanno subito, grazie ad essi, una svolta ed un impulso che non è esagerato definire di portata storica. A prescindere da qualunque discorso sulla valenza ideologica e politica delle tesi esposte in quei saggi, si deve proprio ad essi se le più aggiornate teorie dello sviluppo cominciarono ad essere sistematicamente applicate anche in Italia e se gli studi e le ricerche di storia economica, anche le più specialistiche e settoriali, poterono disporre di griglie concettuali entro cui collocarsi ed assumere una valenza di carattere sociale e politico in precedenza pressoché sconosciuta. Ha sottolineato di recente Rosari Villari che la stessa teoria gramsciana, pur venendovi radicalmente e sistematicamente confutata, trovò nei saggi di Romeo il riconoscimento di un vigore e di una dignità scientifica che il resto della storiografia idealistica aveva sino ad allora stentato da ammettere. Dall’autunno 1956 i nomi di Kuznets, Nurkse, Lewis assunsero per la storiografia italiana un significato ben preciso e specifico, e gli stessi studi di Gerschenkron, grazie agli scritti di Romeo, conobbero anche in Italia una diffusione che autonomamente non erano ancora riusciti a conseguire”” (pag 30-31) [(23) Id., ‘I liberali napoletani e la rivoluzione siciliana del 1849-49’, in ‘Archivio storico per le province napoletane’, n.s., a. XXXI (1947-49) e Id., ‘Momenti e problemi della Restaurazione nel Regno delle Due Sicilie (1815-1820)’, in ‘Rivista storica italiana’, a. LVIII (1955), ora entrambi in Id., ‘Mezzogiorno e Sicilia nel Risorgimento’, Napoli, 1963; (24) Id. ‘Illuministi meridionali’, in W. Binni (a cura), ‘Illuminismo italiano’, Torino, 1956, ora in Id. ‘Mezzogiorno e Sicilia’, cit.; (25) 1ª ed., Bari, 1959, ora in Id., L’Italia liberale, cit.]”,”STOx-344″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo TRENTIN Bruno AMENDOLA Giorgio, relazioni”,”Tendenze del capitalismo italiano. Atti del Convegno di Roma, 23-25 marzo 1962. I. Le relazioni e il dibattito.”,”Relazioni di Antonio PESENTI e Vincenzo VITELLO, Bruno TRENTIN Giorgio AMENDOLA interventi di Filippo di PASQUANTONIO Vittorio FOA Eugenio PEGGIO Ruggero COMINOTTI Ercole GHIOZZI Valentino PARLATO Adalberto MINUCCI Ruggero SPESSO Gerardo CHIAROMONTE Luciano BARCA Camillo DANEO Lucio MAGRI Franco BERLANDA Rodolfo BANFI Lucio LIBERTINI Duccio TABET Livio MAITAN Emilio SERENI Virgilio FAILLA Vincenzo VITELLO Silvano LEVRERO conclusioni di AMENDOLA, TRENTIN e PESENTI. “”La nostra posizione, politicamente responsabile, di critica del MEC fu accompagnata, perciò, da una erronea sopravvalutazione delle difficoltà economiche che sarebbero state provocate dalla entrata in vigore del MEC e da una sottovalutazione delle possibilità nuove offerte dalla iniziale formazione di un mercato europeo all’ espansione economica italiana.”” (pag 202, Giorgio Amendola).”,”ITAE-082″
“PESENTI Antonio”,”La cattedra e il bugliolo.”,”Antonio PESENTI è nato a Verona il 15 ottobre 1910 da una famiglia di tradizioni patriottiche e radicali. Il padre era impiegato statale. Laureato in legge nel luglio 1931, vinse borse di perfezionamento che gli permisero di studiare a Londra, Vienna, Berna, Parigi e di conseguire la libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario nel dicembre del 1934. Da allora, salvo l’interruzione dovuta all’ arresto e condanna, insegnò nelle università, come incaricato a Sassari e, dal 1948 come professore di ruolo a Parma, Pisa, Roma (1972). Iniziò la lotta antifascista fin da ragazzo, dichiarandosi inizialmente repubblicano. Dal 1930, a Pavia fu attivo nei gruppi di Giustizia e Libertà. Nel 1933, passato al ‘marxismo’, si unì al gruppo sorto a Milano intorno a Rodolfo MORANDI. Nell’ ottobre del 1935 partecipò al congresso antifascista di Bruxelles. Poco dopo il rientro in Italia venne arrestato, portato davanti al tribunale speciale e condannato a 24 anni di reclusione. In carcere aderì al PCI. Liberato con la caduta del fascismo, fu sottosegretario alla finanze nel secondo governo Badoglio (22.4.1944-18.6.1944) e nel primo governo Bonomi (18.6.1944-19.6.1945). Parlamentare dal 1948 al 1968, dal 1945 ha fatto parte del CC del PCI. E’ autore di vari saggi tra cui ‘La politica finanziaria e monetaria dell’ Inghilterra’ (CEDAM, 1934). Sulla questione del giuramento di fedeltà al fascismo (lettera di Einaudi del giugno 1945) (pag 281) Scriveva Einaudi: “””,”PCIx-134″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. I. Principi generali. Economia monetaria.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. LA-GRASSA (Conegliano, Treviso, 1935) si è diplomato nel 1954 e laureato nel 1964. Ha lavorato nell’ industria. “”In tale impostazione è insita anche l’ affermazione che non è possibile giungere a leggi di lungo periodo, cioè del sistema, e quindi a leggi dinamiche del sistema. Secondo tale impostazione filosofica, criterio di verità del nesso fra i concetti generali, tra le categorie economiche, risulta la verosimiglianza sensibile e immedita o la correttezza logica formale, il ripetersi di relazioni statisticamente accertate. Il ricercatore da una simile base ideologica viene orientato verso l’ empirismo e l’ agnosticismo. Al fondo di essa, come già Lenin ebbe a rilevare nell’ Empiriocriticismo, rimane una concezione idealistica, che riaffiora nel permanere del soggettivismo economico, inserito in tale empirismo””. (pag 13)”,”ECOT-092″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. II. L’ odierno capitalismo monopolistico o imperialismo.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. Carlo CASAROSA è nato a Pisa nel 1942. Ha completato gli studi, dopo la Scuola Normale di Pisa, alla LSE. Alessandro LIPPI (Viareggio, 1943) si è laureato in giurisprudenza nel 1967 all’ Università di Pisa. Dibattito su imperialismo e metodo di Lenin. “”Il Marshall nella sua classica opera Industria e commercio, apparsa nella prima edizione nel 1919, ma certo iniziata prima della guerra mondiale, attuava una più completa analisi della situazione creata dallo sviluppo delle varie formazioni monopolistiche, senza però trarre conclusioni generali sul sistema. Eccezione nota e ricordata, che anticipava una interpretazione generale delle trasformazioni avvenute, rimane l’ Hobson le cui opere The Evolution of Modern Capitalism, apparsa per la prima volta nel 1894 e Imperialism, a study del 1902, saranno criticamente apprezzate da Lenin, ma si tratta di un economista, che pur accademico professionalmente, è, sotto molti aspetti, eterodosso. Altra eccezione si può considerare il Veblen negli Stati Uniti, che però non approfondisce l’ analisi economica. (…) In conclusione, salvo l’ eccezione dell’ Hobson, già eterodosso sostenitore delle tesi del sottoconsumo e socialista fabiano, che con la sua opera Imperialism avrà la fortuna, grazie a Lenin, di dare il nome alla nuova fase del capitalismo, le spiegazioni d’ insieme dei mutamenti intervenuti nel capitalismo sono da ricondurre a scrittori che si richiamano al marxismo e ne seguono il metodo di indagine.”” (pag 14-15)”,”ECOT-093″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo”,”Tendenze del capitalismo italiano.”,”L’ ER ringrazia l’ Istituto Gramsci per aver permesso la pubblicazione del volume presente che comprende la relazione presentata al convegno sulle Tendenze del capitalismo italiano (Roma, Istituto Gramsci, 23-25 marzo 1962). Fondo Pegoraro “”La produzione lorda vendibile dal 1951 al 1960 ha avuto un incremento (valutato a prezzi costanti) dell’11,4 per cento nel Mezzogiorno e del 34.4 per cento nel Centro-Nord. Nell’agricoltura gli incrementi sono stati per il Mezzogiorno del 23,9 per cento e per il Centro-Nord del 38,1 per cento nella produzione lorda, del 22,6 e del 30,3 per cento rispettivamente nel prodotto netto””. (pag 74)”,”ITAE-207″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. La moneta.”,”PESENTI Antonio dell’Università di Pisa Aggiungere parte tra parentesi nel testo (anche in sito) Il contributo di Marx (pag 291) “”Ricordiamo però che il contributo che presenta maggior chiarezza e profondità nella comprensione dei problemi monetari era già stato dato dal Marx. Il Marx, pur scrivendo in un’epoca molto precedente agli scrittori che abbiamo ricordato, presenta una grande modernità di pensiero. Il Marx nel discutere la riproduzione allargata (…) espone i termini dei due settori in cui è divisa la produzione nazionale (settore primo per i mezzi di produzione e settore secondo per i beni di consumo), le sue conclusioni circa il processo di circolazione delle merci e di accumulazione del capitale. Per chiarezza si ricordano alcuni punti essenziali. Nel respingere la legge degli sbocchi del Say, Marx aveva precisato che: “”se nessuno può vendere senza che un altro acquisti, è pur sempre vero che chi vende non ha subito bisogno di comprare”” (Il Capitale, v. II, cap. 21). Pertanto la circolazione della merce che avviene attraverso il circolo D-M-D, può trovarsi interrotta in più punti, mediante vendite senza acquisto (accumulazione di moneta, cioè risparmio), con correlativo acquisto senza vendite (investimenti, cioè accumulazione di mezzi di produzione). Infatti ogni scambista realizza mezzo circuito in collegamento con un altro, che effettua l’altra metà. Es.: se Tizio è compratore nei confronti di Caio, allora Tizio realizza il tratto D-M (cede denaro contro merce) e Caio il tratto M-D (cede merce contro denaro). Perché il ciclo per ciascuno di essi si chiuda, Tizio deve vendere, deve cioè compiere con un altro operatore, il tratto M-D, per ritornare in possesso del capitale monetario e Caio deve realizzare il tratto D-M ancora con un altro operatore e così via. Se non si completasse il circuito, per Tizio sarebbe investimento e per Caio sarebbe accumulazione monetaria (risparmio). Tornando al nostro punto di partenza vedremo fino a che punto è possibile usare lo schema dei due settori di produzione come strumento analitico nel campo della teoria monetaria. Il Marx esamina preliminarmente i fenomeni di accumulazione all’interno del settore I. Sia A il venditore (e può stare in luogo di più venditori) e si ponga che A venda la merce a B per il valore di 600: questo valore sarà composto per esempio di 400c + 100v + 100pv. Allora A può integrare il costo della produzione, cioè 500 e tesaurizzare 100; questa somma di 100 è denaro che viene sottratto dalla circolazione: che questo denaro venga custodito direttamente o versato in banca non ha rilievo in questa fase. B intanto è entrato in possesso di mezzi di produzione che ha trattenuto e frutteranno in seguito, per ora ha effettuato un investimento. Si pone però la domanda: dove ha preso il denaro occorrente? E non basta dire che in precedenza aveva accumulato mezzi di pagamento operando come A. Tale risposta è che gli A e i B del settore I si scambiano alternativamente i mezzi monetari attraverso i tipi di scambi interrotti e ciò è reso possibile per una massa monetaria preesistente, che viene sempre a svilupparsi di pari passo con l’allargamento della produzione ed è alimentato oltre che dall’aumento della circolazione anche “”dall’intero meccanismo del credito””, che è “”costantemente all’opera per ridurre ad un minimo relativamente sempre decrescente la circolazione reale del metallo, con ogni sorta di operazioni, metodi, istituzioni tecniche””. Poi viene esaminata l’accumulazione nel settore II. A del settore I monetizza il suo plusprodotto I pv, vendendo a B del settore II, quindi A I vende mezzi di produzione a B II, ma non compra da questi mezzi di consumo. A, sequestrando la corrispondente quota di mezzi di pagamento, ha reso invendibile una parte di uguale valore della produzione di B II e quindi sottoconsumo e relativa superproduzione in B II. Il capitale monetario è stato reso eccedente nel settore I e deficiente nel settore II (p. 165 del II 2). E qui il Marx pone una semplice osservazione (e forse se questa parte non fosse rimasta sotto forma di appunti, sarebbe stata sviluppata) che compendia il meglio di tutte le moderne discussioni sul risparmio e l’investimento. Viene premesso che una parte del plusvalore viene speso come reddito e il resto trasformato in capitale. (Partire dal plusvalore o se si vuole dalla massa dei profitti, non è esagerato oggi che il risparmio al di fuori delle imprese, comprendendo in queste anche gli istituti assicurativi, casse di previdenza ecc., può considerarsi irrisorio). Dunque il risparmio da destinarsi all’investimento (accumulazione) è dato dai profitti, diminuito delle spese fatte dai percettori di profitti. Lo scopo della produzione è dato dall’accumulazione. Ecco il passo di Marx (ibidem): “”In realtà una parte del plusvalore viene spesa come reddito, un’altra parte trasformata in capitale. L’accumulazione reale si svolga soltanto con questo presupposto. Che l’accumulazione si compia a spese del consumo, è di per sé in un senso così generale, una illusione che è in contrasto con l’essenza della produzione capitalistica, poiché presuppone che lo scopo e il motivo conduttore di essa siano il consumo e non già l’appropriazione di plusvalore e la sua capitalizzazione, cioè l’accumulazione”” (…)””. (pag 291-293) [Antonio Pesenti, Lezioni di economia politica. La moneta, 1962]”,”ECOT-199″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”PESENTI Antonio”,”ITAE-308″
“PESENTI Antonio”,”Autobiografia. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Pesenti approva il patto Hitler-Stalin del 1939 (pag 148-149) : ‘pur provandone dispiacere ero perfettamente convinto che la ragione stava dalla parte dell’URSS’ (pag 149=) Elogio a Togliatti (carattere, stile, rapporto con gli uomini ecc.) (pag 201) Secondo Pesenti non vi sarebbe stata ‘svolta a Salerno’: Togliatti è arrivato quanto la situazione era già orientata in quel senso (pag 185-186) “”La difficoltà di uscire dal pericolo ‘impasse’ risulta chiaramente da un comunicato della Segreteria del partito meridionale, dopo un incontro avvenuto il 20 gennaio 1944 con Badoglio, nel corso del quale Badoglio stesso aveva proposto di formare, con la partecipazione dei comunisti, un governo di coalizione. Il comunicato diceva: “”Conscio dell’estrema gravità della situazione, mosso da un ardente amore per il popolo italiano e per il nostro Paese, il Partito comunista dichiara solennemente che se un governo costituito sotto il regno di Vittorio Emanuele avesse oggi una sola probabilità di servire effettivamente l’Italia, i comunisti supererebbero ogni loro legittima ripugnanza e accetterebbero persino di collaborare con Vittorio Emanuele. Ma la permanenza sul trono del re fascista, universalmente disprezzato dal popolo, frusterebbe fin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo, il quale avrebbe così perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni autorità””. Accettare l’offerta di Badoglio in quel momento, proprio mentre era imminente il Congresso di Bari, dal quale molto ci si aspettava, avrebbe significato la rottura del fronte antifascista. Allorché, dopo il Congresso di Bari, ci si rese conto di essere entrati in un vicolo cieco, perché il re non mollava e gli Alleati – con la scusa di non creare intralci allo sforzo bellico – appoggiavano il governo Badoglio, si ebbe un primo tentativo di azione di massa per forzare la situazione, tentativo sul quale non tutti fummo d’accordo. Fallito questo per la decisa reazione delle forze alleate, fu chiaro a tutti che, oramai, non rimaneva altro che trovare un compromesso. Ricordo perfettamente come Spano si esprimesse in tal senso con me nel marzo del 1944, specialmente dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche ufficiali con l’URSS che, per prima, aveva riconosciuto come Stato pienamente sovrano l’Italia, quindi il governo Badoglio (14 marzo). Ma non si trattava solo di Spano. L’intero partito richiedeva fin dai primi di marzo una soluzione. Non per nulla al comizio tenuto a Bari il 19 marzo fu affermato che la necessità fondamentale del momento era quella di “”dare al Paese il miglior governo che fosse possibile realizzare concretamente subito””, e non il miglior governo in astratto. E proprio per decidere questo era stato convocato per il 29 marzo, prima dell’arrivo di Togliatti, il Consiglio nazionale del Partito. (…) Insomma Togliatti trovò al suo arrivo una situazione già nuova e matura, e le condizioni per tagliare il nodo. La sua autorità e la sua capacità politica gli permisero di operare con successo, senza spezzare l’unità antifascista. Ma parlare di una “”svolta””, come se da quel momento avesse avuto inizio una politica completamente diversa e tale da sconfessare quella precedente, non mi pare il caso. Ciò spiega anche perché la soluzione pubblicamente proposta da Togliatti fosse subito accolta dalla grande maggioranza dei comunisti, e non solo da essi, con vero sollievo””. (pag 185-186) [Antonio Pesenti, Autobiografia, 2013]”,”PCIx-368″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. I lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Il mercato e i prezzi.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. III lezione. La teoria del valore.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Z”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IV lezione. La merce e il denaro.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per effetto della concorrenza e dell’anarchia che regna nella produzione, la ripartizione del lavoro e dei mezzi di produzione fra le varie branche e lo sviluppo delle forze produttive nell’economia mercantile vengono ottenuti a prezzo di forti perdite del lavoro sociale e conducono a un inasprimento sempre maggiore delle contraddizioni di questa economia. Nell’ambito della produzione di merci, fondata sulla proprietà privata, l’azione della legge del valore conduce ‘alla nascita e allo sviluppo dei rapporti capitalistici’. Le oscillazioni spontanee dei prezzi di mercato attorno al valore, lo scarto dell’erogazione individuale di lavoro rispetto al lavoro socialmente necessario che determina la grandezza del valore della merce, accentuano l’ineguaglianza economica e la lotta fra i produttori di merci. La lotta di concorrenza ha come risultato che alcuni produttori di merci ‘vanno in rovina’ e crollano, altri ‘si arricchiscono’. L’azione della legge del valore provoca, in questo modo, una differenziazione fra i produttori di merci. “”La piccola produzione ‘genera’ incessantemente il capitalismo e la borghesia, ogni giorno, ogni ora, in modo spontaneo e in vaste proporzioni”” (1)”” [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IV lezione. La teoria del valore’, Roma, 1955] [(1) Lenin: ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, in ‘L’Internazionale Comunista’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, p. 126]”,”ECOT-237-A-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. V lezione. Le leggi economiche del capitalismo di prevalente concorrenza.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-B-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda il fenomeno concreto dei prezzi reali che esistono nel mercato, nella misura in cui tale fenomeno interessa, esso è facilmente spiegabile dopo le premesse svolte e il marxismo non ha trascurato neanche questo aspetto del problema economico, anche se esso aveva meno importanza ai fini del movimento proletario e interessava invece di più il produttore capitalista. Marx diceva comunque giustamente che “”senza aver compreso la natura del valore, non si possono comprendere né il prezzo di mercato, né tanto meno le fluttuazioni nel prezzo delle merci”” (1). Il valore o il costo di produzione, come abbiamo visto, non è il prezzo concreto e neanche il livello medio dei prezzi, è un centro di attrazione, un punto di equilibrio attorno al quale oscillano i prezzi del mercato. Nella variazione storica dei prezzi noi dobbiamo pertanto distinguere la variazione che si ricollega alla variazione del valore, o del costo di produzione, da tutto ciò che è dovuto a variazioni occasionali che in genere si elidono a vicenda e che in ogni caso non provocano mutamenti duraturi. E’ noto che le scoperte del genio umano offrono nuovi mezzi che aumentano la produttività del lavoro, e riducono per ciò stesso il tempo di lavoro necessario per produrre una determinata merce e quindi il costo di produzione. E’ noto anche che queste variazioni fondamentali non avvengono contemporaneamente nella stessa misura e quindi si verificano delle variazioni nei valori relativi. Una merce prima più costosa di un’altra diviene, grazie ad un nuovo processo produttivo, più a buon mercato. Queste variazioni sono facilmente riconducibili al rapporto fondamentale che è stato descritto. Avviene, però, che nell’economia politica che viene esposta nei manuali, si possa essere suggestionati dall’affermazione che la “”domanda”” sia capace di determinare ‘essa’ durature variazioni nel livello dei prezzi e addirittura determinare ‘essa’ lo sviluppo economico. Tale affermazione è priva di fondamento”” (pag 1-2) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta’, Roma, 1955] [(1) Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche, Einaudi, Torino, 1954, pag. 160] “”La stessa teoria dell’ utilità marginale, se pur è stata originata in primo luogo da motivi politici di conservazione sociale da parte della classe capitalistica dominante, ha avuto an che come base l’esigenza di studiare meglio la domanda di merci”” (pag 4)”,”ECOT-237-C-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VII lezione. La critica della teoria marginalista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VIII lezione. Le categorie economiche: il salario.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”La prima distinzione del capitale nel processo produttivo deve perciò essere quella tra capitale costante e capitale variabile. Dice Marx: “”la parte del capitale che si converte in mezzi di produzione, cioè in materie prime, in materie ausiliarie e in mezzi di lavoro non cambia la propria grandezza di valore nel corso del processo produttivo. Chiamo dunque questa parte, parte costante del capitale o semplicemente capitale costante. Invece la parte del capitale convertita in forza lavoro cambia valore nel processo di produzione. Essa, riproduce il suo proprio equivalente, e inoltre produce una eccedenza, il plusvalore che a sua volta può variare, può esser più o meno grande. Questa parte del capitale si trasforma contemporaneamente da grandezza costante in grandezza variabile. Quindi la chiamo parte variabile del capitale o in breve, capitale variabile”” (1). Questa è la distinzione fondamentale. Il capitale costante viene poi distinto per alcune sue caratteristiche tecniche in capitale fisso e capitale circolante. Capitale fisso è il capitale che non si consuma in un solo processo produttivo, ma in più processi produttivi. E’ chiaro che trasmette nel valore prodotto solo la parte consumata; così gli edifici, così le macchine. Capitale circolante è quello che invece viene consumato nel processo produttivo e quindi entra tutto nel nuovo prodotto: così la materia prima, alcune materie ausiliarie (carbone, etc.). La distinzione ha valore secondario, di fronte alla prima essenziale”” (pag 4-5) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica’, Roma, 1955] [(1) Marx: Il Capitale’, Ed: Rinascita, Roma, vol. I, Tomo I, cap. IV, pag 228]”,”ECOT-237-F-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XI lezione. Il profitto commerciale e il profitto bancario. L’interesse.”,”Saggio in ECOT-237 “”Sul terzo punto da noi posto, anche i classici avevano notato la tendenza del saggio di interesse a diminuire. E’ facile per noi collegare questa tendenza a quella analoga del profitto, non essendo per noi l’interesse che una parte del profitto. Si può osservare che nei paesi meno sviluppati capitalisticamente il saggio di interesse è superiore al saggio che noi troviamo nei paesi capitalisticamente più sviluppati e ciò si spiega perché colà pià elevato è il saggio del profitto. Questa impostazione del problema da lungo tempo negata e distorta è nella sostanza tornata in auge nella moderna teoria keynesiana. Il Keynes lega direttamente il saggio di interesse al saggio del profitto e dai rapporti tra i due fa nascere lo stimolo (o incentivo) all’investimento.”” (pag 8)”,”ECOT-237-H-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XII lezione.La rendita.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il riconoscimento di questa categoria significava, ricordo ancora una volta, anche nei classici, il riconoscimento di leggi oggettive (in senso razionale) valide per tutti coloro che erano proprietari di terra. Seconda osservazione da fare: questo concetto di rendita è rimasto, nella economia borghese, quello che era originariamente? No, se noi leggiamo i classici e particolarmente Ricardo che è quello che ha illustrato in modo rigoroso le leggi di questa categoria in polemica anche con altri economisti del suo tempo (in particolare con Malthus), noi vediamo che il concetto di rendita è molto chiaro ed è definito come quel reddito particolare che andava al proprietario terriero. Per i moderni economisti invece e soprattutto per i soggettivisti, la rendita diventa una categoria vastissima, impalpabile porché si confondo la rendita con qualsiasi guadagno differenziale, quando soprattutto questo guadagno derivi da una causa o fattore non moltiplicabile e riproducibile a volontà”” (pag 1)”,”ECOT-237-I-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche.”,”Saggio in ECOT-237 “”Riassumendo dunque, abbiamo individuato le condizioni più generali che rendono possibili le crisi economiche nel sistema capitalistico di produzione, quale sistema basato sulla divisione del lavoro e sullo scambio libero, in questi punti fondamentali (1): 1. Nella impossibilità di coincidenza tra i piani individuali di produzione e la realtà oggettivo-sociale, risultante dal mercato ed espressa nei prezzi e contemporaneamente nelle quantità vendute ed acquistate dal mercato a quei prezzi. 2. Nella dissociazione tra la vendita e l’acquisto, nel fatto cioè che il produttore non è nello stesso tempo consumatore e quindi il processo produttivo deve terminare nella vendita del prodotto, nella realizzazione di un capitale monetario finale, che sia superiore a quello iniziale anticipato. 3. Nella dissociazione temporale tra l’inizio e la fine del processo produttivo e nelle variazioni temporali del valore della moneta. Vi è ora da chiedere, queste possibilità di crisi così generali come si trasformano in condizioni inevitabili cioè necessarie di crisi? Esiste cioè nella legge di sviluppo del sistema capitalistico qualche cosa di particolare che renda inevitabile il ripetersi di crisi economiche? Il sommarsi, invece che l’elidersi a vicenda, di singoli squilibri? Il marxismo risponde affermativamente e nella ricerca della causa specifica parte dalle cause più generali per poi giungere a quella particolare, specifica. Dall’analisi dello squilibrio generale tra produzione e consumo e tra investimento e consumo, trae la causa specifica della crisi. Ciò vedremo nelle lezioni che seguono (2)”” [Antonio Pesenti, Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche, Roma, 1955] [(1) vedi Marx: ‘Storia delle dottrine economiche’, vol. II, Einaudi, pag 518 e seg., (2) In modo brillante Marx riassume il processo capitalistico nel III vol. del ‘Capitale’, pag. 172 ed. tedesca, Dietz, Berlin, 1953]”,”ECOT-237-J-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXI lezione. Il moderno capitalismo dei monopoli. Il passaggio all’imperialismo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il capitalismo cessa così di essere nella sua fase di capitalismo di concorrenza per entrare nella fase di capitalismo di monopolio. La concorrenza nel suo sviluppo arriva con un processo dialettico a negare se stessa; infatti è attraverso la concorrenza più spietata, che non rifugge da nessu mezzo, compresa la corruzione e il delitto, che sorge e si sviluppa il monopolio. Leggete, vi ripeto, in proposito non solo i romanzi gialli della vita economica, come ‘La guerra per il petrolio’, ‘I baroni ladri’, o simili, ma testi noti per la serietà e l’obiettività come ‘Industria e commercio’ del Marshall. Il monopolio assume diverse forme. Nella lotta per la concorrenza arriva il punto in cui i più grandi produttori capitalisti rimasti hanno la convenienza di accordarsi e per continuare la guerra contro gli indipendenti, coloro cioè che sono rimasti fuori del loro blocco, e per rendere minori i danni della guerra reciproca. Si tratta proprio di accordi come avvengono tra potenze nemiche”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXII lezione. L’imperialismo. Caratteristiche generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIII lezione. L’oligarchia finanziaria e lo Stato.”,”Saggio in ECOT-237 “”La guerra commerciale coimporta la più ampia guerra per la influenza economica. Si scontrano colossi (…). Su questi accordi e trusts internazionali esistono parecchie pubblicazioni (v. per es.: Lewinson: ‘Trusts et Cartels dans l’économie mondiale’, Librairie de Medices, Paris, 1950; Plummer: ‘International combines in Modern Industry’, New York, 1948; Watckins e Stockings: ‘Cartels in action’; U.N.O. Dep. of Economic Affairs: ‘International cartels’, New York, 1947). Risulta da queste pubblicazioni che oltre il 50% della produzione mondiale è cartellizzata internazionalmente. Si crea inoltre una internazionale del capitale. I maggiori gruppi sono fra di loro collegati. La Du Pont americana, la ICI inglese era strettamente collegata con la I.G. Farben tedesca; le case Morgan, Rotschild hanno legami ovunque. Questi legami non cessano di agire neanche durante la guerra. Ciò è stato rilevato nella prima guerra mondiale e in questa seconda (si legga Reimann: ‘Patents for Hitler’, London, Gollancz, 1946). (…) Questi accordi si scontrano però con un’altra legge che il marxismo – in particolare Lenin – ha rilevata, e cioè lo sviluppo ineguale e a salti del capitalismo, sia per settori industriali che per paesi. Questo diverso ritmo di sviluppo altera i rapporti di forza e spinge a nuove periodiche ripartizioni nei contingenti assegnati, nei prezzi, nei mercati e nella influenza politica. La legge dello ‘sviluppo disuguale del capitalismo’ [che] ha notevole importanza per lo sviluppo economico e la storia dell’umanità, (…) si riscontra nel capitalismo in tutti i campi. (…) Vi sono stati degli scrittori borghesi, tra i quali è da ricordare il Robbins nella sua opera ‘Le cause economiche della guerra’ tradotto anche in italiano e pubblicato da Einaudi, che hanno cercato di confutare la tesi di Lenin, ma chi legge il libro (scritto nel 1940) e pensa agli avvenimenti successivi, si accorge che la confutazione è tanto debole che si traduce in una conferma. La stesso autore ha infatti ripudiato il libro. La storia è del resto la conferma più sicura. (…) Oggi nessun testo di storia attribuisce la prima guerra mondiale all’attentato di Sarajevo anziché alla rivalità del capitlaismo anglo-tedesco o la seconda a Danzica. Ciò che forse non è pienamente compreso è la “”necessità”” della guerra per il capitalismo giunto allo stadio dell’imperialismo. (…) La guerra comporta enormi distruzioni ed enormi sofferenze. Essa accelera lo sviluppo di un altro fenomeno espressione e causa nello stesso tempo dell’imperialismo: l’impoverimento della classe operaia (…). Questo fenomeno trova la sua spiegazione nelle leggi di sviluppo del capitalismo, sicché era stato chiaramente previsto da Marx con la tesi erroneamente detta della “”miserie crescente”” e appare con piena evidenza nell’epoca dell’imperialismo. Marx ed Engels avevano con poderosa sintesi tracciato le linee di sviluppo del sistema capitalistico già nel ‘Manifesto dei Comunisti’ e già allora previsto il costituirsi di una disoccupazione permanente. Nel ‘Capitale’ Marx ha scientificamente dimostrato tale sviluppo necessario, legandolo all’aumento della composizione organica e alla conseguente caduta del saggio del profitto (Il capitale, v. in particolare vol. I, tomo I, pag. 300 e seg.). La storia ha confermato le previsioni marxiste. Mentre all’inizio del 1900 le teorie revisioniste di Bernstein ed altri riformisti oggi dimenticati, avevano cercato di confutare l’affermazione marxista, oggi non vi è scrittore borghese il quale non ammetta e provi con dati statistici: a) la relativa diminuzione della quota di reddito attribuita al lavoro nel complesso del reddito nazionale; b) che l’aumento della produttività del lavoro è sempre stato superiore all’aumento dei salari reali; c) l’esistenza di una disoccupazione permanente; d) il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori in senso assoluto dal 1914 in poi”” (pag 5-6-7)”,”ECOT-237-R-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIV lezione. L’organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-S-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I).”,”Saggio in ECOT-237 Qui l’autore cita più volte Stalin “”L’intervento dello Stato nella economia era già stato previsto da Engels (‘L’evoluzione del socialismo dalla utopia alla scienza’ (…) (pag 80 e segg.) quale diretta conseguenza della concentrazione capitalistica e della formazione dei trusts, e indicato da Lenin come caratteristica dell’imperialismo. Ma nel periodo della disgregazione del capitalismo e della sua crisi generale, tale intervento diventa una necessità per la vita stessa del capitalismo ed assume forma coordinata. Il processo di sviluppo economico non può attuarsi che con l’investimento capitalistico, cioè con la crescente applicazione di capitali alla produzione. Ma dal punto di vista economico questo processo può attuarsi fino a che il processo produttivo assicura profitti tali da stimolare gli investimenti e renderli possibili mediante una forte accumulazione. Questa possibilità si restringe sempre di più per la legge della caduta tendenziale del saggio del profitto (…). Strumento principale dell’intervento dello Stato è la manovra monetaria, basata sostanzialmente su di una lenta inflazione permanente. (Vedi Pesenti: ‘La moneta manovrata’, ‘Critica economica’, 1946, n. 4; ‘Il Piano Marshall’, 1948, n. 1; ‘La via della servitù’, 1949, n. 3, e Eaton: ‘Marx against Keynes’, Wishart, 1951″” (pag 3) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I)’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-T-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV bis lezione. La crisi generale del capitalismo (II).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-1″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. I Lezione. Introduzione. L’impostazione scientifica dello studio della attività finanziaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. II Lezione. Lo stato soggetto dell’attività finanziaria (seguito).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I.”,”Saggio in ECOT-237 “”Coerentemente però a tutta l’impostazione oggettiva della economia classica, su di un punto fondamentale i primi scrittori di economia erano d’accordo: sull’aspetto materiale del prodotto nazionale, sul fatto cioè che il reddito nazionale non poteva essere altro che il ‘flusso di nuove merci’, cioè di beni materiali prodotti entro l’anno. Così lo Smith (Cap. II), così il Ricardo (Cap. XXVI e XXXII), così il Marx che completa e corregge il Ricardo, soprattutto per quanto riguarda il concetto di reddito netto. Il Marx dà in molti punti del ‘Capitale’ ed in altri scritti la definizione di reddito nazionale. Una delle tante definizioni è la seguente: “”Il reddito lordo o prodotto lordo è tutto il capitale prodotto. Il valore del reddito lordo o prodotto lordo è uguale al valore del capitale anticipato e consumato nella produzione – capitale costante e capitale variabile – più il plusvalore che si decompone in profitto e rendita… oppure…è uguale agli elementi materiali che costituiscono il capitale costante più il capitale variabile, più gli elementi materiali del plusvalore nei quali si trovano rappresentati il profitto e la rendita… Il reddito netto è al contrario il plusvalore…”” (Il Capitale, vol. III, cap. 48). Non vi è dubbio che questo concetto oggettivo è da accettare, anche perchè esso impedisce gli errori di duplicazione in cui si incorre facilmente con l’impostazione soggettivistica. Rimane quindi definito il concetto di reddito nazionale, come il prodotto totale espresso in merci – o il suo valore – di una determinata società in un anno. Ma questo è il reddito ‘lordo’ cioè compreso in esso il capitale anticipato e consumato. Interessa conoscere anche il ‘reddito netto’. E noi accettiamo la definizione di Marx. Reddito netto è cioè “”l’eccedenza del prodotto e del suo valore sulla parte che reintegra il capitale anticipato costante o variabile””. Dal punto di vista sociale nel capitalismo tale eccedenza costituisce il plusvalore, che sostanzialmente esprime le categorie economiche della rendita e del profitto. Che cos’è invece la ‘ricchezza’? La ricchezza è costituita dell’insieme di merci o di valori esistenti nella società e che possono essere frutto anche di processi di produzione svoltisi in anni precedenti. In genere tali merci hanno già un impiego economico. Spesso rappresentano beni durevolmente investiti, che non possono essere spostati da un impiego all’altro, senza una perdita di valore. Altre volte sono allo stato “”liquido””, o in merci con usi alternativi, che possono essere cioè impiegate in modo diverso senza perdite di valori, riserve o altro che attendono un impiego produttivo. Questa parte di merci è quindi facilmente mobilitabile e su di essa può agevolmente esercitarsi l’attività finanziaria”” (pag 2-3) [Antonio Pesenti, Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I, Roma, 1955]”,”ECOT-237-J-3-C”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. IV Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. II.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-D”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. V Lezione. Limiti degli studi sulla storia della finanza in Italia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-E”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. X lezione. Il profitto.”,”Saggio in ECOT-237 “”L’altra categoria del sistema capitalistico è il profitto. Nei testi più recenti di economia politica questa categoria è sostanzialmente ignorata o comunque intesa in modo molto differente da come la intendevano i classici. Oggi si parla dei vari “”fattori della produzione”” e il profitto viene inteso prevalentemente come salario di direzione. Contro questa tesi Marx aveva già svolto la sua critica. In genere i classici, però, concepivano (e questo pensiero riappare anche se non chiaro, pure nei neoclassici) il profitto come un qualche cosa di più che nasce dal processo produttivo; essi però non davano la spiegazione dell’origine di questo di più. Questa spiegazione è stata data soltanto da Marx.”” (pag 1) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. X lezione. Il profitto’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-G-1″
“PESENTI Antonio PEGGIO Eugenio COLAJANNI Napoleone”,”Capitalismo monopolistico e impresa pubblica (Pesenti) / Le imprese pubbliche nella economia italiana (Peggio) / Problemi della democrazia e sistemi istituzionali delle partecipazioni statali. Imprese pubbliche e programmazione democratica. Atti del Convegno indetto dal Cespe e dall’Istituto Gramsci, Roma 8-9-10 gennaio 1973.”,”La malattia ha impedito a Antonio Pesenti di prendere parte al Convegno, il testo pubblicato risulta dal manoscritto originale non rivisto dall’autore, deceduto poi nel febbraio 1973. Pesenti: ‘Lo Stato “”capitalista collettivo ideale””‘ (pag 30) “”E’ vero che dalle formule risulta confermata l’affermazione di Marx che non è la “”produttività”” marginale del capitale che conta … ma la produttività totale, ossia il prodotto in più ottenuto riferito a tutto il capitale investito il quale deriva dalla produttività media…”” (pag 33-34) E. Peggio: storia dalle origini dell’impresa pubblica italiana a cominciare dalle prime operazioni di salvataggio (dal 1907 ferrovie, poi la Bis e l’ Ansaldo ecc., l’ Imi, l’ Iri ecc. Paragrafo: Ritrasferimento ai privati (La Sezione smobilizzi industriali dell’Iri) (pag 49)”,”ITAE-362″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. I. Parte generale.”,”Antonio PESENTI dell’Università di Pisa. Capitolo XIII. Il ciclo economico e la crisi. (La legge degli sbocchi, la tesi del Malthus e del Sismondi, la teoria marxista della crisi, cause generiche e possibilità di crisi, inevitabilità delle crisi, periodicità dello svilppo ciclico, principio di accelerazione, teoria sulle crisi) (pag 217-234) “”[Il metodo di analisi del pensiero marxista] è basato sul principio dell’interdipendenza dialettica dei vari fenomeni e non intende mortificare la ricchezza fenomenica del reale in una causalità unica od estremamente semplicistica, ma vuole trovare nella grande varietà delle manifestazioni, ciò che è veramente tipico e caratteristico di ogni forma sociale, la legge ultima del movimento. Ecco perché il fenomeno della crisi nell’analisi marxista è affrontato nei due gradi logici con la distinzione fra: ‘possibilità di crisi’ e ‘necessità’ delle crisi economiche nel capitalismo. Le possibilità di crisi, che vengono analizzate dal Marx indicano cause della crisi non puramente ipotetiche, ma reali che possono essere cioè effettivamente anche il punto di partenza occasionale della crisi e spiegano la grande varietà anche del decorso dei singoli cicli critici, esprimono la ricchezza della realtà che non si piò ridurre in schemi troppo semplicistici e l’interdipendenza che esiste tra i vari fenomeni. In essi possono confluire anche i fatti occasionali che servono da catalizzatore, per così dire del processo di sviluppo e fanno precipitare una situazione già matura. (…)”” (pag 222)”,”ECOT-199-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”La ‘nuova’ teoria di Keynes. Il rovesciamento della legge degli sbocchi. [“”Punto di partenza della nuova teoria è il riconoscimento di un permanente squilibrio esistente nel sistema economico capitalistico odierno, per cui le leggi elaborate dagli economisti rimangono valide (secondo il Keynes e in genere i keynesiani) in caso di piena occupazione di tutti i fattori produttivi e non lo sono più nel caso che tale occupazione non si verifichi e piuttosto che un ritorno spontaneo all’equilibrio si determina un sovrapporsi di più fattori di squilibrio. E’, come è ricordato, il capovolgimento della tesi del Say e del Ricardo nota come legge degli sbocchi. E’ bene richiamare la sostanza del pensiero keynesiano che tanta importanza ha nella stessa pratica della attività finanziaria e che tanto è stato elaborato, successivamente, da altri autori sulla base della impostazione keynesiana. Il Keynes, pur non accettando per nulla la spiegazione marxista basata sulla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, come a volte affermano superficialmente i keynesiani di sinistra, constata che specie nelle società capitalistiche avanzate (e tale era l’Inghilterra) diminuiscono l”inducement to invest’ (lo stimolo all’investimento) e relativamente (come si è visto nelle lezioni di economia politica), la ‘propensity to consume’ (propensione al consumo) sicché si determina una riduzione della domanda globale ed una mancata occupazione di tutti i fattori produttivi (1). Un intervento statale perciò, secondo il Keynes, può correggere la situazione di squilibrio, far funzionare il sistema capitalistico in modo da raggiungere il massimo di occupazione e rendere così effettivamente valida la teoria classica (2) (nel senso keynesiano, quella anteriore a lui). Il mezzo di ricondurre e mantenere l’equilibrio è costituito dall’intervento dello Stato nei vari termini del processo economico. Cioè lo Stato può, secondo il Keynes, mantenere la spesa ed investimento al livello di equilibrio agendo sull’investimento, sia controllando i saggi di interesse, con una adeguata politica monetaria e creditizia, sia esercitando un controllo non ben specificato sui tipi di investimento, sia investendo egli stesso in lavori pubblici o altre opere e intervenire sulla ‘propensity to consume’, aumentando il potere di acquisto dei ceti più poveri con pensioni e con una tassazione che favorisca i redditi minimi che non risparmiano. Come abbiamo già ricordato nelle lezioni di economia, il Keynes ripropone con altri termini il problema ricardiano del sostegno del saggio del profitto (che in sostanza rappresenta l’ ‘inducement to invest’) in un’epoca in cui, per i motivi previsti dal Marx, il saggio del profitto è diminuito e ha raggiunto un basso livello. E appunto per questo il Keynes risolve anche il classico antagonismo profitto-salari in favore dei profitti contro i salari, con il nuovo strumento della manovra monetaria, con la nota distinzione tra salari nominali e salari reali e il consiglio di decurtare i salari reali attraverso la manovra monetaria (‘General Theory’, p. 8)”” (pag 70-71-72)]”,”ECOT-002-FB”
“PESOLE Dino”,”l debiti degli italiani. Quello che ognuno deve sapere sui nostri conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-055-FL”
“PESOLE Dino”,”La vertigine del debito. Ciò che ognuno deve sapere sul disastro dei conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-103-FL”
“PESOLE Dino”,”I conti in regola. L’Italia alla prova della moneta unica.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”EURE-072-FL”
“PESOTTA Rose, a cura by John Nicholas BEFFEL”,”Bread Upon the Waters.”,”The author of Bread upon the Waters was an anarchist, a Jewish feminist, and one of America’s outstanding labor organizers. From 1934 to 1944, she was the only woman vice president of the International Ladies’ Garment Workers’ Union. Born in Russia, Rose Pesotta immigrated to the United States as a teenager in 1913 and found work sewing in the sweatshops of the New York garment industry. She attended night school and later several of the pioneer labor colleges. In 1933 she became a general organizer for the ILGWU, inspiring workers across the country, in Canada, and Puerto Rico with her passion and her political leader. Pesotta chose to return to the production line, where she worked until shortly before her death in 1965. With a new introduction by Ann SCHOFIELD, Acknowledgments, Foreword, Appendix, Notes, foto, Bibliography, Index, ILR Industrial and Labor Relations,”,”MUSx-005-FL”
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”””La riduzione dell’orario di lavoro era considerata come elemento concreto per limitare la fatica del lavoro e riequilibrare i tempi della vita, quindi anche come forma di emancipazione dei lavoratori. In Italia, all’inizio di questo secolo, la giornata lavorativa nell’industria era mediamente di dieci ore per sei giorni la settimana: complessivamente i lavoratori erano impegnati per almeno 3.000 ore all’anno, considerando anche il fatto che non esistevano le ferie. Alla fine di questo secolo l’orario di lavoro si è ridotto a circa la metà, ma ha anche assunto caratteristiche molto diverse rispetto al passato. A Torino la giornata lavorativa di otto ore fu conquistata con il concordato (come allora veniva chiamato l’accordo sindacale) del 19 giugno 1919, stipulato tra la FIOM (Federazione italiana operai metallurgici) e il Consorzio fabbriche automobili. In precedenza, il 20 febbraio, un analogo accordo pilota era stato sottoscritto a livello nazionale, portando l’orario a 48 ore settimanali; mentre nell’anno successivo (1920) fu conquistata la prima settimana di ferie. Le sconfitte successive e l’avvento del fascismo non cancellarono quelle conquiste, che furono recepite in una legge (il regio decreto legislativo n. 692 del 1923 riportato nell’Appendice legislativa) e successivamente riportate nel primo contratto nazionale di lavoro dei lavoratori metalmeccanici del 1928″” (pag 28)”,”SIND-127″
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”Piero Pessa è responsabile della Formazione per la Fiom Piemonte; Enrico Ceccotti è responsabile dell’Ufficio sindacale della Fiom Cgil nazionale; Cesare Damiano è segretario nazionale della Fiom e responsabile delle Politiche contrattuali.”,”SIND-020-FV”
“PESTALOZZA Uberto”,”Nuovi saggi di religione mediterranea.”,”Contiene il capitolo: ‘Appunti sulla vita di Mani’ (pag 478-523) (origine iranica, inviato di dio, inviato della luce ecc.)”,”RELx-001-FR”
“PESTALOZZA Luigi a cura”,”Il cittadino. Commento alla Costituzione italiana.”,”Luigi Pestalozza è nato a Milano il 20 febbraio 1928. Ha partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Dopo la Liberazione è entrato nelal redazione de ‘L’Italia Libera’. E’ stato poi redattore de ‘Il Settimanale’ organo dell’ANPI. Nel 1947 ha poi collaborato con ‘l’Avanti!’ di cui è divenuto critico musicale nel 1951. Si è poi occupato di questa materia negli anni seguenti. Al pubblicismo giuridico limitato essenzialmente al diritto pubblico s’è rivolto negli ultimi anni. Ha pubblicato presso Feltrinellli ‘Il processo alla Muti’ e presso le Edizioni Avanti! ‘Il diritto di non tremolare’.”,”DIRx-048″
“PESTAÑA Angelo”,”Lo que aprendi ne la vida.”,”Angelo PESTANA (1886-1937) dirigente anarcosindacalista spagnolo, segretario della CNT si oppose all’ uso della forma di lotta del terrorismo da parte dei lavoratori e del sindacato. Oppositore della FAI firmò il Manifesto dei Trenta (1931) e fu espulso dalla CNT. Nel 1933 fondò il Partito Sindacalista e nel 1936 ritornò nella CNT.”,”MSPx-019″
“PESTELLI Gino”,”Quando Liebknecht non era solo.”,”PESTELLI G. La socialdemocrazia tedesca: quattro milioni di elettori, 88 milioni di marchi di patrimonio, 1200 cooperative con un milione e mezzo di soci, 120 segretariati, 90 giornali quotidiani di partito con un milione e mezzo di abbonati e 2.750.000 copie di organi settimanali dei sindacati e delle leghe. (pag 45)”,”MGEx-211″
“PETACCO Arrigo”,”Il comunista in camicia nera. Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini.”,”PETACCO è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ stato D di ‘Storia illustrata’ e della ‘Nazione’. Ha scritto in prevalenza della biografie (PETROSINO, PAVOLINI ecc.)”,”ITAF-052″
“PETACCO Arrigo”,”Storia bugiarda.”,”Arrigo PETACCO (Castenuovo Magra, La Spezia 1929) giornalista, autore di fortunati programmi televisivi, è stato D editoriale di ‘Storia illustrata’. Ha pubblicato diverse opere di storia contemporanea fra cui: -Il prefetto di ferro (1975) -Riservato per il Duce (1979) -Dear Benito, Caro Winston (1985) -I ragazzi del ’44 (1987).”,”ITAR-011″
“PETACCO Arrigo”,”Il cristo dell’ Amiata. La storia di David Lazzaretti.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, autore di programmi TV ha pubblicato molte opere tra cui ‘L’anarchico che venne dall’ America’ (1969). (v. retrocopertina).”,”ITAB-083″
“PETACCO Arrigo”,”Il prefetto di ferro.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, ha pubblicato diversi libri (v. 4° cop) Il prefetto Mori fu subito rimosso da Mussolini dopo aver preso i pesci piccoli e mentre si stava apprestando a colpire anche in alto rivelando la complicità tra mafia e potere politico. Pensiero segreto di Mori (in appendice): “”L’ uomo che voglia essere veramente tale, deve avere degli altri uomini quanta disistima è necessaria e sufficiente a non prenderne alcuno sul serio””. Discredito su Mori. “”L’ ‘alta mafia’ non solo continua a regnare nell’ ombra, ma prepara cautamente una rivincita. Il principale obiettivo è, naturalmente, il poco accomodante prefetto Mori. E’ un’ operazione sottile e molto intelligente. Poiché in questo momento parlare male di Mori sarebbe come parlare male di Garibaldi, i nemici del prefetto lo attaccano obliquamente. Sono di quei giorni le prime lettere anonime che il segretario del duce, Chiavolini, protocolla e archivia meticolosamente. Le missive non contengono mai lunghi scritti, ma più frequentemente fotografie di Mori, ora a cavallo, ora mentre passa sotto l’ arco di trionfo, ora mentre ammira una scritta tipo ‘Ave Cesare’; oppure ritagli di giornali che esaltano esageratamente il famoso prefetto. Ai ritagli o alle foto sono uniti brevi commenti relativi alle ambizioni di Mori che si riterrebbe “”più importante del duce””.”” (pag 130) “”Negli ambienti fascisti, Cesare Mori non ha molti estimatori. I gruppi che fanno capo a Grandi, Arpinati, Farinacci e Balbo non hanno mai visto di buon occhio il ritorno in auge del ‘Prefettissimo’ di Bologna””. (pag 131)”,”ITAF-224″
“PETACCO Arrigo”,”Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola, 1936-39.”,”PETACCO Arrigo è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia, e vive a Portovenere. Giornalista, inviato speciale, è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’.”,”MSPG-222″
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-351″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,” Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 25 luglio 1943: “”Mussolini voleva essere tradito”” (pag 144-145)”,”QMIS-185″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 1943: l’anno della svolta (pag 120). Gli italiani percepiscono il regime fascista come unico responsabile della crisi “”Gli italiani ormai consideravano il fascismo come l’unico responsabile della guerra e della palese impreparazione con la quale il conflitto era stato affrontato. La sensazione che all’inizio di quel 1943 tutti gli italiani avevano era di completo scoramento”” (pag 120)”,”ITQM-001-FB”
“PETACCO Arrigo”,”La strana guerra. 1939-1940: quando Hitler e Stalin erano alleati e Mussolini stava a guardare.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra (La Spezia), giornalista e inviato speciale. E’ stato direttore de ‘La Nazione’ e ‘Storia illustrata’. L’incontro di Mussolini con Sumner Welles (pag 160-161) (non modificò l’opinione che Mussolini nutriva nei confronti degli Stati Uniti: “”Con gli americani è impossibile qualsiasi intesa”” disse a Ciano)”,”QMIS-198″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974) Il bombardamento di Genova. ‘La Luftwaffe estese (…) la sua attività su tutto il Mediterraneo orientale attaccando i convogli e minacciando il Canale di Suez col lancio di speciali mine acustiche che sfuggivano al dragaggio ed esplodevano improvvisamente sotto i piroscafi. Queste mine provocarono l’ostruzione del canale. (…) Per reagire a questi fatti nuovi che minacciavano di risollevare il già infiacchito morale degli italiani (sul decadimento del quale gli inglesi contavano nella speranza di poter indurre il governo di Roma a una pace separata), il Gabinetto di guerra britannico progettò un’ardita operazione navale con obiettivi essenzialmente psicologici. La flotta sarebbe andata a colpire al cuore l’Italia per dare una dimostrazione clamorosa della propria superiorità. Il bombardamento di Genova fu deciso proprio per questo motivo (1). L’«Operazione Genova», affidata all’ammiraglio Somerville, comandante della Forza H, presentava ovviamente enormi difficoltà e anche poche probabilità di successo. Si trattava di spingere una grossa forza navale per oltre 700 miglia in un mare ristretto, fino a sfiorare le coste nazionali dell’Italia. Era dunque una sfida audacissima che poteva concludersi con un disastro. Gli inglesi la tentarono ugualmente. Le corazzate ‘Renown’ e ‘Malaya’, la portaerei ‘Ark Royal’, l’incrociatore ‘Sheffield’ e 10 cacciatorpediniere lasciarono Gibilterra il 6 febbraio. Ordinando rapide inversioni di rotta, dividendo in gruppi la squadra e fingendo di avere altri obiettivi, Somerville riuscì a confondere completamente il nostro servizio di informazioni. Supermarina, pur avendo notizia della squadra in mare, sbagliò a interpretare le sue intenzioni. Si pensò che scortasse un convoglio, oppure che si accingesse a eseguire il solito lancio di aerei per Malta, e ancora che intendesse attaccare il bacino di Tirso in Sardegna. A nessuno venne in mente che la Forza H potesse dirigersi verso l’Alto Tirreno. Per questa serie di errori, mentre le navi già si trovavano a nord delle Baleari, nessun velivolo e nessun sommergibile sorvegliavano quelle acque. Anche la nostra flotta fu inspiegabilmente trattenuta nei porti. Soltanto il giorno 8 la ‘Vittorio Veneto’, la ‘Giulio Cesare’ e la ‘Doria’ salparono dalla Spezia dirigendo verso la Sardegna. La convinzione errata che non esistesse alcuna minaccia per il territorio nazionale, indusse i nostri comandi a non predisporre la ricognizione aerea sull’Alto Tirreno neppure per il giorno 9. Così, praticamente di sorpresa, le navi inglesi giunsero davanti a Genova alle 8.15 di domenica 9 febbraio 1941 e vi si trattennero sino alle 9.45 sparando contro la città, il porto e gli stabilimenti industriali. A questo punto era comunque logico attendersi una decisa reazione da parte italiana. La flotta nemica aveva fin troppo clamorosamente denunciato la propria presenza e ora doveva navigare per centinaia di miglia in una zona di mare a essa decisamente sfavorevole. Si trattava dunque di attaccarla a fondo per farle pagar cara la sua audacia. Invece non accadde nulla di tutto questo. Gli equivoci e gli errori si susseguirono per tutta la giornata in maniera tuttora inspiegabile. La flotta di mare, al comando dell’ammiraglio Iachino, risentì enormemente di questa confusione. Girò a vuoto seguendo ordini e segnalazioni errate. Soltanto verso le 15, la notizia che era stata avvistata la forza navale nemica indusse il nostro comandante in mare a prepararsi per il combattimento decisivo. Ma si trattava ancora di un errore: dopo un lungo inseguimento, si scoprì che la «flotta nemica» era in realtà un modesto convoglio di piccole navi francesi diretto in Algeria. Intanto l’ammiraglio Somerville navigava indisturbato al largo delle Baleari puntando su Gibilterra, dove giunse la mattina dell’11 febbraio’ (pag 68-71); ‘Le navi e gli uomini che non tornarono. Perdite subite nel Mediterraneo dalla marina italiana dal 10 giugno 1940 al 6 settembre 1943: – Naviglio da guerra 290.000 tonnellate – Marinai caduti 28.937 – Naviglio mercantile 2.916.000 tonnellate – Marittimi caduti 3.520. Nota. I dati a disposizione non ci permettono di fare un raffronto completo con le perdite subite dagli inglesi nello stesso periodo di tempo. Il solo elemento noto è questo: le navi da guerra britanniche affondate nel Mediterraneo ammontano a 412.000 tonnellate, ossia 122.000 tonnellate in più del naviglio italiano colato a picco. Per quanto riguarda le perdite subite dalla nostra marina mercantile, il bilancio fu disastroso. Due milioni e 916.000 tonnellate di navi perdute significa infatti l’83 per cento della flotta mercantile preesistente, ossia 672 piroscafi affondati su 786’ (pag 239)] [(1) Gli inglesi ritenevano dapprima che a Genova si trovassero in riparazione le corazzate ‘Littorio’ e ‘Giulio Cesare’. Tuttavia eseguirono l’azione navale anche quando fu accertato che le due unità si trovavano altrove]”,”QMIS-202″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974). La fine delle corazzate italiane. “”Alle ore 8.30 del 10 settembre, le nostre forze navali si incontrarono al largo di Malta con la formazione inglese comprendente le corazzate Warspite e Valiant, ossia due delle più temibili avversarie della nostra flotta. Silenziosamente, le due formazioni si affiancarono dirigendosi insieme verso il porto della Valletta dove già erano giunte la Doria, la Duilio e le altre unità dislocate a Taranto e dove sarebbe giunta il giorno seguente la corazzata Giulio Cesare proveniente da Pola, dopo aver fatto tappa a Taranto. Per la marina italiana, la guerra si era praticamente conclusa. Nei successivi avvenimenti bellici, molte delle nostre unità leggere collaborarono con le forze alleate distinguendosi in molte imprese. Ma le nostre grandi corazzate, la Vittorio Veneto e l’Italia, quasi fossero oggetti inservibili, furono relegate nei Laghi Amari come simbolo della nostra sconfitta. La Giulio Cesare, la Doria e la Duilio furono poi trasferite a Taranto. Successivamente, nel novembre 1943, benché le clausole dell’armistizio non lo prevedessero, Stalin pretese alla conferenza di Teheran la spartizione della flotta italiana. La sua richiesta fu rinviata alla fine della guerra e infine resa esecutiva col diktat del 1946. In quell’occasione, la Giulio Cesare e altre unità, compreso lo spendido veliero nave-scuola Colombo, cambiarono nome e sostituirono il tricolore con la bandiera sovietica. Gli anglo-americani, meno esigenti, si accontentarono di far segare i cannoni alla VittorioVeneto e all’Italia. Le due moderne corazzate, ormai inservibili, furono successivametne vendute come ferrovecchio e quind demolite nei cantieri della Spezia. L’Italia fu pagata 200 milioni di lire. La Vittorio Veneto poco più di 400″” (pag 234-235) Bibliografia volumi recenti: La nostra guerra 1940-1945. L’Italia al fronte tra bugie e verità, Novara, UTET, 2016 La guerra dei mille anni. Dieci secoli di conflitto fra Oriente e Occidente, Novara, UTET, 2017″,”ITQM-019-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-021-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”Joe Petrosino.”,”La sera del 12 marzo 1909 il nemico numero uno della Mano Nera di New York è assassinato a Palermo. Da chi? Come? Perché?”,”BIOx-060-FV”
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”‘La prima e unica ricostruzione dell’attentato che costò la vita di Umberto I’ (quarta di copertina)”,”BIOx-004-FER”
“PETACCO Arrigo”,”La storia ci ha mentito. Dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle «armi segrete» di Hitler, le grandi menzogne del Novecento.”,”Arrigo Petacco, Castelnuovo Magra, La Spezia, 1929. Giornalista, inviato speciale, direttore della ‘Nazione’, autore di libri di divulgazione storica.”,”STOx-002-FER”
“PETERMANN Simon”,”Marx, Engels et les conflits nationaux.”,”Contiene il capitolo: ‘I popoli senza storia’ (pag 33-43) Si cita l’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ pubblicato nel giornale ‘Neue Rheinische Zeitung’ del 15-16 febbraio 1849, traduzione francese Parigi 1971, tome III, p. 67 L’autore afferma che Marx ed Engels distinguono tra ‘nazioni storiche’ e ‘nazioni senza storia’ tra le prime figurano i grandi Stati da tempo costituiti come Inghilterra Francia e Russia), tra i secondi gli scandinavi, i gallesi, i bretoni i baschi e soprattutto gli slavi del Sud. Solo i polacchi e gli ungheresi meriterebbero it titolo di poplo o di nazione storica. I popoli storici sono necessariamente rivoluzionari (vedi rivoluzione 1848-49) mentre gli altri sarebbero necessariamente e irrimediabilmente controrivoluzionari (pag 35-36) L’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ del febbraio 1849 è in risposta all”Appel aux Slaves’ lanciato qualche mese prima da Bakunin (pag 37)”,”MAES-178″
“PETERS Thomas J. WATERMAN Robert H. jr”,”Alla ricerca dell’ eccellenza. Lezioni delle aziende meglio gestite.”,”Thomas J. PETERS è nato a Baltimora. Ha conseguito il dottorato in ingegneria civile alla Cornell University e il Ph.D. in economia aziendale alla Stanford. E’ docente presso la Stanford Business University e titolare di una società di consulenza aziendale. WATERMAN è D della McKinsey.”,”ECOA-002″
“PETERS H.F.”,”Jenny la rouge. Madame Karl Marx, née baronne von Westphalen. (Tit. orig.: Die rote Jenny: ein Leben mit Karl Marx).”,”H.F. PETERS è autore di due altri libri tradotti in francese uno dei quali è su NIETZSCHE. Il Congresso dell’ Aja e gli Stati Uniti. “”Se Marx lascia il Consiglio Generale, la sede di questo deve rimanere a Londra, o è meglio trasferirla in un’ altra città? I quasi 60 delegati riuniti a l’ Aja appartengono quasi tutti a sezioni europee, sembra loro verosimile che, se si deve optare per trasferirla, si scelga un’altra città europea. Ma Marx ed Engels avevano deciso – prima di imbarcarsi per l’ Aja – di stabilire il Consiglio Generale a New York al fine di sottrarlo all’ influenza di Bakunin, ancora forte in diverse sezioni europee. “”Molti, tra i nostri amici, sembrano essere stupefatti da questa decisione. Dimenticano dunque che l’ America diviene, per eccellenza, il continente dei lavoratori?””, spiega Marx, come giustificazione.”” (pag 293)”,”MADS-353″
“PETERS Heinz Frederick”,”Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx.”,”La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca del 1848 “”Già il 13 settembre ebbe luogo sul Frankenplatz di Colonia un’assemblea organizzata dalla «Neue Rheinische Zeitung», alla quale parteciparono 6.000 persone. Wilhelm Wolff, il primo oratore, propose la formazione di una commissione di tutela per quella parte della cittadinanza che era priva di una rappresentanza negli organismi pubblici della città. La proposta fu accolta da un uragano di applausi. Il secondo oratore, Engels, invitò l’assemblea a inviare un appello all’Assemblea popolare di Berlino per sottolineare in particolare che né il governo prussiano, né il re potevano avere il diritto di sciogliere le rappresentanze del popolo. Se si fosse arrivati a questo tentativo, allora l’assemblea avrebbe avuto il dovere di difendere la sua posizione anche con la forza delle baionette. Anche questa proposta fu accolta unanimemente. Quattro giorni dopo ebbe luogo un’altra assemblea di massa. Nei prati lungo il Reno nei pressi di Worrigen, tra Düssendorf e Bonn, si riunirono 10.000 persone che, alla domanda del presidente, Karl Schapper, quasi unanimemente si pronunciarono per una repubblica democratica, sociale e rossa. E di nuovo su proposta di Engels fu inviato alla Dieta nazionale di Francoforte un appello così concepito: «I cittadini dell’impero tedesco qui riuniti dichiarano che, in caso di opposizione del governo prussiano alle conclusioni dell’Assemblea nazionale e nel caso in cui il potere centrale dovesse innescare un conflitto tra la Prussia e la Germania, essi, a costo della vita, si schiererebbero dalla parte della Gerrmania» (9). Anche questo appello fu accolto con applausi. Dal suo posto accanto alla tribuna Jenny seguiva gli avvenimenti con intenso interesse. Conosceva quasi tutti gli oratori; il giovane focoso rappresentante degli operai di Düsseldorf, Ferdinand Lassalle, l’aveva conosciuto di recente. (…) Come risposta agli avvenimenti rivoluzionari in Renania venne dichiarato lo stato di emergenza in varie città, un fatto che suscitò l’ira popolare e provocò il 18 settembre a Francoforte gravi scontri, nel corso dei quali due odiati rappresentanti reazionari furono linciati della folla. Il 25 settembre furono spiccati i mandati d’arresto a carico degli oratori principali delle assemblee di massa: Engels, Schapper, Wolff, Moll e Dronke. Schapper venne arrestato; Engels e gli altri riuscirono a fuggire. Gli operai volevano erigere delle barricate nel mercato vecchio di Colonia; Marx li esortò a non lasciarsi provocare e ad evitare una lotta impari contro i militari armati. Essi seguirono il suo consiglio e alla città fu risparmiato lo spargimento di sangue. Invece, per ordine del comandante militare, che aveva dichiarato lo stato d’assedio il 26 settembre, tutti i giornali di Colonia dovettero sospendere le pubblicazioni. Il divieto di stampa si protrasse per due settimane. Per Karl e Jenny furono settimane di estrema frustrazione. La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca, e la sua voce era particolarmente importante proprio adesso che si trattava di controbattere con coraggio gli aperti sforzi della reazione di annientare le conquiste delle giornate di marzo”” (pag 90-91) [Heinz Frederick Peters, Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx’, Mursia, Milano, 1989] [(9) ‘Der Bund der Kommunisten, Dokumenten und Materialien’, vol. I, Berlino, 1970, p. 849]”,”MADS-010-FC”
“PETERSON A.D.C.”,”L’ extrême-orient. Géographie sociale. Inde et Pakistan. Chine. Birmanie et Ceylan. Siam et Indochine. Malaisie et Indonesie. Philippines. Japon. Corée, Mandchourie et extrême-orient russe.”,”PETERSON A.D.C. è stato direttore del “”Psychological Warfare S.E. Asia, Command”” 1943-1946. Il carattere giapponese. “”La vecchia concezione che rappresenta i giapponesi come semplici imitatori, incapaci di creare, è, al fondo, radicalmente falsa, nessun popolo possiede una civilizzazione che sia più originale. L’ errore che le ha dato nascita, viene dal fatto che le altre nazioni hanno sviluppato la loro civiltà attraverso scambi costanti tra loro, mentre le influenze straniere non si sono manifestate in Giappone che in una o due grandi ondate, ed i suoi abitanti hanno dovuto allora assimilare in qualche anno quello che gli altri popoli avevano messo secoli ad acquisire””. (pag 238)”,”ASIx-075″
“PETERSON Mendel”,”La flotta dell’oro.”,”PETERSON Mendel è professore incaricato di Archeologia storica e direttore di programma presso la Smithsonian Institution. Si è dedicato all’archeologia subacquea nei Caraibi. Notizie sulle armi di cui erano fornite le navi del periodo (armi leggere, cannoni, proiettili ecc.) (pag 259)”,”AMLx-149″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”PETHYBRIDGE Roger è stato capo del Centre of Russian and East European Studies at University College, Swansea. Ha scritto pure: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group'”,”RIRx-177″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”PETHYBRIDGE Roger è direttore del Centre of Russia ansd East European Studies nell’University College di Swansea. Ha scritto: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group’ e ‘A History of Post War Russia’, infine ‘The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917’. Forte crescita del grado di alfabetizzazione durante l’epoca zarista. “”Literacy rates rose from one-fifth in 1870 to two-fifths in the mid-1890s and to two-thirds in 1913. [Year – Percentage: 1880 22%; 1885 27; 1890 32; 1895 39 (estimated); 1900 49; 1905 56; 1910 65; 1913 68]. Standards were far higher than the national overall rate, but it must be remembered that we are dealing here with able-bodied men only, thus excluding all women and unfit males. Nevertheless some element of mystery still surrounds the apparent discrepancy between these figures and the much less optimistic scattered evidence from other sources. Also it is often said that the Tsarist army was a great elementary educator of the peasantry, but this should be qualified in the light of these rate, which prove the relatively high literacy rate of recruits just ‘before’ they submitted to military service”” (pag 160-161)”,”RUSU-241″
“PETHYBRIDGE Roger”,”One Step Backwards two Steps Forward. Soviet Society and Politics in the New Economic Policy.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Acknowledgements, Notes, Chronology, Map, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RIRO-116-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Preface, Acknowledgements, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRO-121-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Conclusion: The Social Ingredients of Stalinism, Bibliography, Index,”,”RIRO-126-FL”
“PETINO Antonio a cura; scritti di Giorgio MORI Antonio PETINO Onofrio NICASTRO Antonello SCIBILIA Jean VIAL Claude FOHLEN Giovanni VIGO”,”Le radici intellettuali del progresso economico moderno.”,”Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. « (…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] ‘L’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine’ “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. «(…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] MARX ENGELS MARXISMO TEORIA VALORE LAVORO OPERA IL CAPITALE METODO ANALISI MUTAMENTO CAPITALISMO”,”EURE-007-FP”
“PETITEAU Natalie”,”Napoléon de la Mythologie à l’Histoire.”,”Nalalie Petiteau, nata nel 1963, agrégée dell’Università, docteur en histoire, è Maitre de Conferences all’Université d’Avignon, dopo aver sostenuto la tesi ‘Elites et Molibités: la noblesse d’Empire au XIXe siècle’.”,”FRAN-085-FSL”
“PETITEVILLE Franck”,”Les organisations internationales.”,”Franck Petiteville è professore di scienze politiche all’ Institut d’études politiques di Grenoble, e ricercatore presso il laboratorio Pacte (Università di Grenoble Alpes) La genesi delle organizzazioni internazionali. “”(…) Questo doppio movimento di trasformazione della diplomazia di conferenza e di istituzionalizzazione della cooperazione tecnica si amplifica nel XIX secolo. Da un lato, la diplomazia multilaterale prende nuove forme, più durature: Concerto europeo, istitutito dopo il 1815 per garantire lo statu quo territoriale e dinastico, che organizza incontri regolari al vertice tra le principali potenze europee (Inghilterra, Austria-Ungheria, Francia, Prussia, Russia), conferenze di pace dell’Aia (1899 e 1907), ormai aperte al resto del mondo, che spingono gli Stati, per la prima volta, a negoziare su dei giochi di prevenzioni e di attenuazione delle guerre (disarmo, regolamento pacifico delle differenze, arbitraggio, “”leggi e costumi”” della guerra). Dall’altro lato, nel contesto della rivoluzione industriale in Europa e nelle Americhe, i governi moltiplicano la crezioni di “”unioni”” internazionali destinate a regolare le loro crescenti interdipendenze: Unione telegrafica internazionale (1865)- antenata dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni -, Unione postale universale (1878), ecc. Questo doppio movimento porta alla creazione della Società delle nazioni (SDN) all’indomani della prima guerra mondiale)”” (pag 9-10) Tra le organizzazioni citate: OIT ASEAN BIRD CECA CAEM CICR CSCE AO FMI GAFA GATT GIEC HCR INTERPOL MERCOSUR OACI OCDE OECE OIT OMC ONG ONU PAC PAM SDN TPIR UE UNESCO UNICEF WWF NATO FAO OMI OIM ecc.”,”RAIx-386″
“PETITFILS Jean-Christian”,”La vie quotidienne des communautés utopistes au XIXe siècle.”,”PETITFILS Jean-Christian nato nel 1944, è dottore in scienze politiche, diplomato di Science-Po, laureato in diritto e in storia e geografia (‘La droite en France, Le gaullisme, Les socialismes utopiques’, La vie quotidienne à la Bastille de 1789 à nos jours’. “”Per Frances Wright, al contrario, il matrimonio monogamico era una delle peggiori istituzioni umane. Esso faceva della donna un essere inferiore, schiavo dell’ uomo. E’ precisamente per emancipare i Neri e le donne che aveva creato nel 1825 la comunità di Nashoba, nel Tennessee. Là, la libertà sessuale era apertamente proclamata come pure il meticciato. Nel Sud, le donne nere vivevano sovente in concubinaggio con un Bianco, ma in segreto. A Nashoba, si rifiutava questa ipocrisia. Nell’ America del 1825, puritana e schiavista, era uno scandalo mostruoso sapere per esempio che “”mamsell’ Joséphine””, una bella negra emancipata (in tutti i sensi del termine), viveva liberamente con il suo amico bianco James Richardson… Qualche anno più tardi, Frances Wright, in contraddizione con le sue teorie, sposerà in Francia un militante oweniano, Phiquepal d’ Arusmont, che aveva in passato diretto una delle scuole di New Harmony. Un bel giorno, questa donna incostante ma sempre impetuosa abbandonerà marito e figli per ritornare a vivere in America.”” (pag 206)”,”SOCU-122″
“PETITFRÈRE Claude, a cura”,”La Vendée et les Vendéens.”,”Claude Petitfrère è nato nel 1936. È stato professore all’Università di Tours e specialista di storia sociale del XVIII secolo e della Rivoluzione. Ha pubblicato nel 1977 la tesi ‘Blancs et Bleus d’Anjou (1789-1793).”,”FRAR-008-FSD”
“PETITTI-DI-RORETO Carlo Ilarione, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere scelte. Volume I.”,”3 417132 SBN CLOUD”,”ITAE-012-FMB”
“PETRACCHI Giorgio”,”La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-25. Le relazioni italo-sovietiche.”,”PETRACCHI (Iglesias, 1940) insegna storia dell’Europa orientale all’Univ di Firenze. Oltre a numerosi saggi ha pubblicato ‘Diplomazia di guerra e rivoluzione’ (BOLOGNA, 1974).”,”ITAD-002″
“PETRACCHI Giorgio”,”Russofilia e russofobia: mito e antimito dell’URSS in Italia, 1943-1948.”,”PETRACCHI Giorgio “”Nelle pagine conclusive della ‘Storia d’Europa’, Croce aveva accennato al rapporto fra comunismo e la sua pretesa attuazione in Russia, che egli escludeva fermamente. In un saggio pubblicato su “”La Critica”” del 1943, ritornò sull’argomento, per negare ancora che il comunismo fosse il soggetto della nuova storia russa. Al comunismo, tutt’al più, era disposto a concedere d’aver portato qualche progresso materiale, come nel campo dell’educazione elementare di un popolo precedentemente analfabeta. Ma insisté nell’affermare che esso non aveva prodotto alcun pensiero originale (34). Più tardi, dirà che Lenin e Stalin potevano essere considerati grandi uomini d’azione, ma non filosofi, e farà dell’ironia sui comunisti italiani, che divulgavano i loro infantilismi ideologici (35). (…) In un’epoca in cui vi era bisogno di certezze l’area progressista coltivò il sogno laico ed armonico della cultura della ragione, del dubbio e del distinguo, per ‘habitus’ mentale rifuggì dalla tentazione di demonizzare l’avversario. Ma neanche sul terreno del sapere essa fu in grado di scuotere la subcultura del dogmatismo e del conformismo: le mancavano in primo luogo gli strumenti della conoscenza, dell’esperienza diretta e dell’indagine critica dell’URSS. Palmiro Togliatti e Giuseppe Berti – il quale ultimo, in particolare, affrontò il tema dell’immagine della Russia nella cultura italiana – ebbero buon gioco a rinfacciarglielo. Entrambi scaricarono su Croce la responsabilità della mancata conoscenza della storia e della cultura russa. In questo modo, proseguiva Berti, la conoscenza del mondo e della cultura russa era passata in mano a specialisti (termine usato in senso spregiativo), studiosi di un mondo che percepivao lontano, non europeo (37). Questo rilievo non poteva valere per gli intellettuali raccolti attorno a “”Critica sociale””, Ignazio Silone, J.J. Schreider ed altri. Essi conoscevano la Russia, ma si trovavano nella falsa posizione di dover difendere il marxismo, senza ripetere l’esperienza bolscevica. Eppoi, fino alla scissione di palazzo Barberini, furono come frenati nelle loro prese di posizione”” (pag 241-242) (34) B. Croce, ‘Per la storia del comunismo in quanto realtà politica’, in ‘La Critica’, 20 marzo 1943, ripubblicato come opuscolo (in appendice “”La terza via””), Laterza, Bari, 1944. Si tratta dell’edizione a cui mi riferisco, nel testo a pp. 24-26; (35) B. Croce, ‘L’immaginario passaggio del comunismo marxistico dall’utopia alla scienza’, in ‘Quaderni della Critica’, III, Quaderno IX, Laterza, Bari, 1947, pp. 17-18; (37) G. Berti, ‘Sulel relazioni culturali con l’Unione Sovietica’, in ‘Rinascita’, ottobre 1946, pp. 280-83″,”PCIx-384″
“PETRACCHI Giorgio / SOMAI Giovanni / TOBIA Bruno; scritto inedito di Giacinto Menotti SERRATI, scritto e lettere di Amadeo BORDIGA”,”L’avvento del fascismo in un inedito per l’Italia di Giacinto Menotti Serrati (Petracchi) / La formazione del gruppo dirigente di “”centro”” e il ruolo di Bordiga. Carteggio 1923 (Somai) / Politica estera socialista e problema del fascismo durante l’epoca di Locarno (Tobia).”,”Contiene: Il Manifesto di Bordiga a tutti i compagni del Partito Comunista d’Italia (1923) (su divergenze PcdI con Internazionale e crisi italiana con avvento fascismo, questione tattica, ffusionismo e massimalismo) (testo firmato ‘Gli iniziatori’) (pag 672-678)”,”MITC-122″
“PETRACCHI Giorgio”,”1915. L’Italia entra in guerra.”,”Giorgio Petracchi, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali, è autore di ‘La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-1925’ (Laterza), ‘Da San Pietroburgo a Mosca: la diplomazia italiana in Russia: 1861-1941’ (Bonacci), ‘Al tempo che Berta filava. Una storia italiana, 1943-1948’ (Mursia) L’interventismo rivoluzionario. “”Le inquietudini e i disorientamenti del partito socialista attraversarono anche l’organizzazione sindacale della Cgdl, nata a Milano nel 1906. Al proprio interno, la Cgdl aveva una frazione di sindacalisti rivoluzionari che, pochi mesi dopo, prese il nome di Comitato d’azione diretta, la cui sede fu fissata a Bologna. Le due anime della Cgdl, quella maggioritaria riformista, l’altra rivoluzionaria, convissero fino a quando, nel congresso di Modena del 1912, Alceste De Ambris fondò l’USI (Unione Sindacale Italiana) con sede a Parma, e ‘L’Internazionale’ come organo di stampa. De Ambris avrebbe voluto fare dell’USI un punto di aggregazione di tutti i rivoluzionari (socialisti, sindacalisti, repubblicani, anarchici), sostenitori dell’azione diretta e di un interventismo rivoluzionario ‘ante litteram’, “”vissuto quasi come un mito soreliano, come strumento capace di preservare almeno la carica rivoluzionaria innescata durante la Settimana rossa, come mezzo di rinnovamento etico”” (111). Nel luglio del 1914, l’ USI si dichiarò inizialmente per la neutralità. I grandiosi avvenimenti dell’agosto 1914 interpellarono alcuni sindacalisti rivoluzionari ad una revisione integrale delle categorie d’identificazione del nemico principale della rivoluzione. Dopo i tentennamenti iniziali, Alceste De Ambris li individuò nel kaiserismo, nel pangermanesimo degli Imperi centrali, nella conversione patriottica del proletariato tedesco e austriaco, in sostanza di tutto il popolo tedesco, socialdemocratici compresi. Egli espose le linee del suo pensiero per la prima volta nel comizio indetto il 18 agosto dall’USI sul tema ‘I sindacalisti e la Guerra’. Con gli occhi rivolti al passato ammise che non tutte le guerre avevano una potenzialità pedagogica e rivoluzionaria, meno che mai la guerra coloniale. Ma scrutando l’avvenire che la guerra in corso prefigurava, egli si chiese: “”Chi ci salverebbe dalla statolatria prussiana, dall’ordine prussiano, dal caporalismo prussiao e, ahimé! – dal socialismo prussiano? (112). Una vittoria antitedesca, al contraio, oltre ad assicurare vantaggi materiali, avrebbe liberato tutte le forze di progresso dell’umanità. E propiziato: “”forse la rivoluzione dei popoli tedeschi liberati, nell’umiliazione della sconfitta, dalla superstizione mistica che li fa convinti d’essere il popolo eletto; il socialismo sollevato dall’ossessione pan germanica e diventato veramente internazionale; il sindacalismo autonomista e libertario al posto del centralismo autoritario”” (113). Una parte dei sindacalisti rivoluzionari, tra gli altri Filippo Corridoni, Tullio Masotti, Maria Rygier seguirono De Ambris. Ripudiarono il neutralismo e si dichiararono a favore dell’interventismo, senza, però, essere seguiti dalla maggioranza dell’USI. De Ambris dovette dimettersi e, lasciando il posto ad Armando Borghi e al gruppo degli anarchici antimilitaristi, ricreò il Comitato sindacale milanese. Ad esso aderì l’Unione sindacale milanese di Filippo Corridoni, che allo scoppio della guerra si trovava in carcere dove lo aveva condotto la sua propaganda di agitatore. Entrambi, De Ambris e Corridoni fecero di Milano il centro dell’interventismo rivoluzionario non solo contro il socialismo ufficiale, ma contro lo stesso comitato centrale dell’USI”” (pag 115-116-117) [(111) F. Perfetti, Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo. Angelo Oliviero Olivetti’, pref. De Felice, Roma, Bonacci Editore, 1984, p. 46; (112) “”L’Internazionale””, 22 agosto 1914, Riprodotto in ‘Chiarimenti’, ibidem, 5 settembre 1914; (113) Ivi] (pag 115-116)”,”ITQM-203″
“PETRACCONE Claudia”,”Le città italiane dal 1860 a oggi.”,”Claudia Petraccone è nata a Napoli nel 1949. E’ ricercatrice presso l’Istittuo di Storia contemporanea dell’Università di Napoli e insegna Storia del Risorgimento. (1979)”,”ITAS-004-FMB”
“PETRAEUS David ROBERTS Andrew”,”L’arte della guerra contemporanea. Dalla caduta del nazismo al conflitto in Ucraina.”,”David Petraeus, ex generale dell’esercito americano ed ex direttore della Cia, ha guidato le forze statunitensi in Iraq e Afghanistan. Esperto di scienza bellica ha ricoperto numerosi incarichi accademici e oggi è Senior Fellow e Lecturer a Yale. Andrew Roberts è uno storico e giornalista, autore di documentari e pubblicazioni di successo, per le sue opere ha vinto vari premi. In Italia ha pubblicat per la Utet ‘Napoleone il Grande’ (2015) e ‘Churchill. La biografia’ (2020).”,”QMIx-336″
“PETRARCA Francesco, a cura di Alberto CHIARI”,”Canzoniere.”,”Cronologia. “”1367. Assiste a Milano alle nozze del suo figlioccio Marco Visconti. Durante un viaggio fluviale da Venezia a Pavia compone il ‘De sui ipsius et multorum ignorantia’, vivace trattatello polemico dedicato a Daonato degli Albanzani, concepito contro 4 filosofi averroisti veneziani che lo avevano tacciato di ignoranza.”” (pag 42) “”Cercato ò sempre solitaria vita (le rive il sanno et le campagne e i boschi) per fuggir questi ingegni sordi et loschi, che la strada del Cielo ànno smarrita; (…) Ma mia fortuna, a me sempre nemica, mi risospigne al loco ov’io mi sdegno veder nel fango il bel tesoro mio. (…)”” (pag 393)”,”VARx-243″
“PETRELLA Marco”,”La Borgogna sulle carte. Geografia e politiche territoriali d’Ancien Régime.”,”Marco Petrella ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia d’Europa presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi di storia della geografia e della cartografia e sull’uso delle nuove tecnologie in campo geo-cartografico. E’ docente a contratto di Geografia presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi del Molise.”,”FRAS-002-FSD”
“PETRETTO Alessandro, con la collaborazione di Lisa GRAZZINI e Sara MELE”,”Economia pubblica e Unione Europea.”,”Alessandro Petretto è professore ordinario di Economia pubblica nell’Università di Firenze ed è stato presidente della Commissione tecnica per la spesa pubblica del ministero del Tesoro. Ha pubblicato: Mercato, organizzazione industriale e intervento pubblico, ha curato Economia della sanità.”,”EURE-034-FL”
“PETRI Fabio”,”Teorie del valore e della distribuzione. Un confronto tra classici e neoclassici.”,”Fabio Petri è docente di Economia politica nella Facoltà di scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo sfruttamento nel capitalismo e nel socialismo’ in B. Jossa, a cura, Teoria dei sistemi economici, Utet, 1989.”,”ECOT-313″
“PETRI Rolf”,”Storia economica d’Italia. Dalla Grande guerra al miracolo economico (1918-1963).”,”Rolf Petri insegna Storia economica e contemporanea alla Martin Luther Universität di Halle Wittenberg, in Germania.”,”ITAE-104-FL”
“PETRICCIONE Sandro”,”Sulla teoria economica del socialismo. Economia collettivista e libertà dei consumatori.”,”PETRICCIONE Sandro, militante del movimento operaio e socialista italiano e internazionale, insegna presso la facoltà di ingegneria dell’ Università di Napoli ed è membro del Collegio nazionale dei provibiri del PSI. Lo scritto qui pubblicato è apparso su Mondo Operaio nel 1962.”,”TEOC-166″
“PETRICCIONE Sandro”,”L’industrializzazione tradita. Memorie e commenti di un amministratore pubblico (1968-1979).”,”Sandro Petriccione [ nato a Napoli nel 1928. Ha per molti anni svolto funzioni di amministratore pubblico nei principali organismi finanziari del Mezzogiorno. Consigliere economico del Mi nistero del bilancio nei primi anni del centro/sinistra ha ricoperto importanti incarichi operativi nel consiglio di amministrazione della Cassa del mezzogiorno nel periodo della industrializzazione forzata, alla quale non ha risparmiato critiche. Ha insegnato economia dei trasporti presso la Facolt’ di economia marittima di Napoli. Attualmente fa parte del Comitato di Presidenza dello IRI.”,”ITAE-066-FL”
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996). La coalizione reaganiana. “”La vittoria di Reagan confermava, in effetti, l’ emergere di una nuova coalizione repubblicana, che era sostanzialmente la continuazione della “”maggioranza silenziosa”” di Nixon del 1972, e che, come quest’ ultima, rappresentava politicamente e culturalmente, la reazione dell’ elettorato americano alla “”rivoluzione”” degli anni sessanta. Una coalizione, tuttavia, che non rappresentava, come ho già rilevato, un singolo e coerente movimento, ma bensì una problematica e fragile alleanza fra gruppi eterogenei, che Reagan con la sua avvincente personalità e con la sua abilità politica era riuscito a coalizzare, ma che sarebbero rimasti divisi e, sotto certi aspetti, in continuo contrasto fra di loro. I gruppi erano in realtà non pochi: il nucleo del repubblicanesimo storico ante- 1929 identificantesi con gli interessi capitalistici del business (e il cui candidato preferito era stato inizialmente Conally, e non Reagan); un piccolo, ma influente gruppo di intellettuali “”neoconservatori”” (ex liberali ed ex socialisti come Irving Kristol, Norman Podhoretz, Kevin Phillips e lo stesso David Stockman) che si erano staccati dal partito democratico per timore del radicalismo “”post-Vietnam”” che minacciava di indebolire il fronte anticomunista; la new right, rappresentativa di un repubblicanesimo populista originario dell’ Ovest e profondamente diffidente dell’ eastern establishment simboleggiato dal Council on Foreign Relations, dalla Trilaterale e dalla famiglia Rockefeller; gli eredi della tax revolt; e infine la “”destra religiosa”” di Jerry Falwell e di Pat Robertson, forte nel Sud, e ossessivamente legata al problema dell’ aborto.”” (pag 301-302)”,”USAS-122″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996).”,”RAIx-263″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”Rinaldo Petrignani già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore con il Mulino di Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’Italia dopo l’Unità.”,”USAP-014-FL”
“PETRILLI Giuseppe”,”La politica estera ed europea di De Gasperi.”,”””Parlando al Senato il 15 maggio di quell’anno, il Presidente del Consiglio aveva difeso fermamente gli aspetti sovranazionali delle istituzioni della CECA, richiamandosi all’ art. 11 della nostra Costituzione, il quale “”mentre autorizza le limitazioni reciproche di sovranità, autorizza anche le organizzazioni internazionali che sono necessarie per garantire il corretto funzionamento delle limitazioni stesse. (…) Non era del resto la prima volta che egli rimproverava le sinistre, fattesi sostenitrici ad oltranza della sovranità nazionale, di avere tradito la loro originaria ispirazione internazionalista.”” (pag 76)”,”ITAP-092″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”K1 B45 è la sigla della categoria d’archivio che raggoglieva centinaia di fascicoli personali. Ma l’Ovra scopriva poi che in realtà la maggior parte di quei nomi era già schedata tra i “”sovversivi””. I volontari antifascisti in Spagna sono stati infatit una rappresentanza cospicua dell’antifascismo militante dell’emigrazione italiana all’estero e della gioventù in lotta contro il fascismo in Italia. In questo volume si sono elencati anche gil svizzeri del Canton Ticino legati da vincoli di solidarietà all’antifascismo italiano. Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-286″
“PETRILLO Gianfranco SCALPELLI Adolfo coordinamento; BONVINI Gabriella redazione; BURNACCI Patrizia CASATI Franco CIMMINIELLO Lidia COSTA Maria CRISTOFOLI Cristina PETRILLO Gianfranco RIVA Licia SCACCABAROZZI Lorenzo TASCA Annamaria TORCELLAN Nanda VERCESI Aldo VIGNATI Giuseppe cronologia”,”Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia, marzo 1943 – maggio 1945.”,”Il Consiglio direttivo dell’ Istituto milanese è composto da : Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vice presidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi, Marco De Guio, Franco Della Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi”,”ITAR-314″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-007-FV”
“PETRINI Pier Paolo”,”José Carlos Mariategui e il socialismo moderno.”,”Collana ‘Il Tutto e la Parte’, collana di storia delle idee politiche e sociali diretta da Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO e Maria Antonietta FALCHI PELLEGRINI. Pier Paolo PETRINI (Fano 1937) ha lungamente viaggiato in Francia, Inghilterra, Arabia Saudita, Svizzera, Caraibi, Centro e Sud America, Algeria. Nel 1981 si è laureato in sociologia presso l’ Università di Urbino, discutendo una tesi sull’ opera di José ORTEGA Y GASSET.”,”MALx-008″
“PETRINI Roberto”,”L’ economia della pigrizia. Inchiesta su un vizio italiano.”,”Roberto PETRINI è giornalista di ‘Repubblica’. Ha scritto 3 libri ‘denuncia’ sulpaese: ‘Il grande bluff’ (2002), ‘Il declino dell’ Italia’ (2004), ‘L’imbroglio fiscale’ (2005). Ha curato i volumi di Paolo SYLOS LABINI, ‘Ahi serva Italia’ e ‘Un paese a civiltà limitata’. Euro 14.0 Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “”Non nel mio cortile””) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale. (Wikip)”,”ITAS-127″
“PETROCCHI Giorgio”,”Vita di Dante.”,”””Le continue peregrinazioni del ‘legno sanza vela e sanza governo’ non rallentano mai l’ attività letteraria di Dante””. (pag 111) invettive di Ciacco: “”La tua città, ch’è piena d’ invidia sì che già trabocca il sacco, seco mi tenne in la vita serena… superbia , invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori accesi””. (pag 125-126)”,”BIOx-085″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 1. La civiltà del comune.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-052″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 2. La civiltà della corte.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-053″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 3. La civiltà dell’ assolutismo e della controriforma.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-054″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 4. Dalla civiltà aristocratica alla civiltà borghese.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-055″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 5. Dalla civiltà borghese alla civiltà di massa.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-056″
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-124″
“PETRONIO Giuseppe a cura; scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”Teorie e realtà della storiografia letteraria. Guida storica e critica.”,”Scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”VARx-340″
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura; saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI Gramsci e le ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx. “”Sono note le vicende editoriali di questo breve testo: redatto nella primavera del 1845, fu da Marx lasciato inedito e pubblicato per la prima volta dopo la sua morte da Engels nel 1888, in appendice al suo “”Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie””, in un’edizione sostanzialmente corretta, ma che presentava tuttavia delle lievi varianti rispetto al manoscritto originale (come più avanti si vedrà). In edizione critica le ‘Tesi’ uscirono poi, a cura di David Rjazanov, nel 1925, insieme all’Ideologia tedesca. Le ‘Tesi’ furono tradotte in italiano per la prima volta nel 1899 da Giovanni Gentile (sulla base, ovviamente , del testo edito da Engels) e poste al centro di una fortunata e molto discussa interpretazione della “”filosofia di Marx”” (Giovanni Gentile, La filosofia di Marx, Spoerri, Pisa, 1899) che Gramsci sicuramente conosceva. Eppure, lungo tutto l’arco degli scritti precedenti i ‘Quaderni’ non compare, nonostante la grande insistenza sull”agire’ e sull”atto’, un solo riferimento a questo testo. Una riflessione sulle ‘Tesi’ si trova solo nei ‘Quaderni’, ma qui è davvero approfondita: Gramsci non solo traduce in italiano, ma le pone anche, come si è iniziato a vedere, al centro della propria personale ricostruzione del materialismo storico, insieme a pochi altri testi di Marx: la ‘Miseria della filosofia’, la ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ – altro testo che traduce in italiano – alcuni passi della ‘Sacra famiglia’, del ‘Capitale’ (in particolare il ‘Libro I’) e della ‘Introduzione’ alla ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (nota: ‘Sebbene fosse in line di principio possibile, Gramsci non ebbe mai l’edizione critica delle ‘Tesi’ (né, quindi, conobbe ‘L’ideologia tedesca’). Il testo tedesco che utilizza per la traduzione è infatti contenuto in un volumetto a cura di Ernst Drahn uscito nel 1919, ed è quindi quello engelsiano (…)’)”” [Fabio Frosini, Il ‘ritorno a Marx’ nei Quaderni del carcere (1930)’] [in ‘Marx e Gramsci. Memoria e attualità’ a cura di Giuseppe Petronio e Marina Paladini Musitelli, 2001] (pag 38-39)”,”GRAS-087″
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1890-1940. Volume I.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-004-FL”
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1940-1990. Volume II.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-005-FL”
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura, saggi di SASSOON Donald FROSINI Fabio LIGUORI Guido HAUG Wolfgang Fritz FINELLI Roberto TORTORELLA Aldo CATONE Andrea GILIBERT Giorgio TEXIER Jacques BUEY Francisco F.”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni presentate al Convegno Internazionale di studi Marx e Gramsci tenutosi a Trieste nel marzo 1999.”,”GRAS-002-FL”
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-023-FV”
“PETRONIO”,”Satiricon.”,”Gli antichi non ci hanno trmandato alcuna notizia intorno all’autore del Satiricon. Anzi, per trovare qualcuno che parli dell’opera e faccia il nome del suo autore, bisogna aspettare Terenziano Mauro, un metricologo del II o del III secolo. Per costui, come poi per tutti coloro che dopo di lui lo ricordano, il nome dell’autore del Satiricon è C. Petronius Arbiter.”,”VARx-149-FL”
“PETRONIO”,”Il satyricon.”,”‘Allora volli consultare quel dotto circa l’età dei quadri e su altri argomenti che mi riuscivano oscuri, e nel tempo stesso discutere con lui le ragioni dell’attuale inerzia, vale a dire sul perché le belle arti andassero decadendo, in special modo la pittura la quale non dava, si può dire, quasi più segno di vita. E lui mi rispose: «La sola causa di tutto è l’avidità del guadagno. Nei tempi passati, quando si teneva in onore anche la sola virtù, le arti nobili erano fiorentissime e gli uomini facevano a gara per giungere a conoscere quanto poteva giovare nell’avvenire. Per questo Democrito distillò i succhi di tutte le erbe e di tutte le pietre affinché le loro virtù non rimanessero nascoste e passò la vita a fare esperiementi. Eudosso invecchiò sulla cima di un monte altissimo per apprendere il movimento degli astri e dei cieli; Crisippo, per giungere a nuove scoperte, si purificò tre volte con l’eleboro (…)’ (pag 23-24) Petronio: il Satyricon come labirinto del racconto. (trecc) Il contributo è tratto da Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, edizione in 75 ebook Al nome di Petronio è legata una delle opere più sorprendenti dell’Antichità, il Satyricon. Caratterizzato da elementi di incertezza – l’identità dell’autore, la cronologia ed altri aspetti della tradizione del testo – sfugge anche ad una rigida classificazione di genere. Con il Satyricon ci troviamo di fronte a un frammento di narrazione nel quale, come in un labirinto, si moltiplicano i registri e le forme del racconto: il tutto in un gioco letterario condotto da Petronio con formidabile ironia. GLI ENIGMI DEL SATYRICON Il Satyricon, tra le opere della letteratura latina, colpisce il lettore moderno per una pluralità di aspetti: la rappresentazione straordinariamente realistica di un mondo pieno di aberrazioni e bassezze, la presenza costante di un eros tutt’altro che idealizzato, un turbine di personaggi e situazioni a dir poco grottesche. Un’opera “irregolare”, che l’antichità ci ha consegnato non soltanto in modo frammentario – non ci resta che una parte molto limitata rispetto all’estensione originaria –, ma anche circondata da numerosi tratti di incertezza e problemi irrisolti. Il primo “enigma” del Satyricon è l’identità stessa dell’autore: la critica oggi tende a sovrapporre storicamente il Petronius Arbiter indicato dai codici al Gaio Petronio di cui parla Tacito nel XV libro degli Annales. L’elegantiae arbiter della corte neroniana è ritratto come un personaggio culturalmente influente, raffinato, anticonformista; fuori dagli schemi, tanto nello stile di vita, quanto nel modo dissacrante di affrontare il suicidio impostogli da Nerone, sembra davvero il candidato ideale per l’identificazione con l’autore del Satyricon: uno scrittore colto che gioca con gli aspetti più bassi e sordidi della vita, ma sempre con un mirabile, elegante distacco. Enigmatico anche il titolo dell’opera, tramandato nei codici in forme diverse che si ricollegano sia alla satira, sia ai licenziosi satiri della mitologia greca. Problematico è poi tentare di definire il genere letterario: si parla del Satyricon come di “romanzo”, usando però un termine moderno, che non ha un vero corrispettivo nella letteratura antica. L’elemento romanzesco del Satyricon, fatto di avventure e peripezie, costituisce una grande cornice narrativa, all’interno della quale c’è però spazio per molto altro. Più che un genere unitario è possibile individuare un intreccio di modelli: vi è il filone delle novelle a tema erotico o grottesco, che riprendono la tradizione della fabula milesia; abbiamo l’inserimento di parti in versi nella narrazione in prosa, tipico della satira menippea; ma soprattutto si impone il gioco della ripresa parodica di generi seri come l’epica e il romanzo ellenistico. RICCHEZZA E FRAMMENTARIETÀ Ambientato inizialmente in una città greca dell’Italia meridionale, il frammento superstite racconta le avventure del giovane Encolpio, che è anche il narratore, e di altri personaggi a lui legati in diversi modi: tra questi l’efebo Gitone, oggetto da parte di Encolpio di un desiderio erotico perennemente frustrato, spesso a causa della presenza di un “terzo incomodo”, rappresentato prima da Ascilto, in seguito dall’anziano poeta Eumolpo. La coppia Encolpio-Gitone sembra parodiare il modello del romanzo ellenistico, proponendone un radicale rovesciamento dei contenuti: non un giovane e una giovane innamorati, che affrontano infinite peripezie prima di ricongiungersi e di unirsi in matrimonio, ma una coppia omosessuale, la cui relazione si basa su dinamiche antitetiche rispetto ai valori di fedeltà e castità incarnati dai personaggi dei romanzi greci. Ancor più espliciti i riferimenti all’Odissea, con riprese parodiche di singoli episodi, ma soprattutto per la struttura narrativa di base che ha il suo motore nel viaggio: i personaggi si spostano, talvolta senza una meta, fuggono, si smarriscono, incappano in tempeste, strani incontri e disavventure di ogni tipo. E se Odisseo è perseguitato dall’ira di Poseidone, Encolpio, per un qualche atto sacrilego compiuto in precedenza, è punito dal dio Priapo nell’ambito che più compete a questa divinità, quello sessuale. Tra le peregrinazioni di Encolpio e della sua compagnia nei labirinti dei bassifondi cittadini c’è spazio anche per un singolare invito a cena: l’episodio noto come la cena di Trimalcione, dal nome del bizzarro ospite, occupa la parte più cospicua del testo conservato. Molti elementi rendono memorabile questa sezione del Satyricon, tanto da farne quasi un’opera a sé stante: la caratterizzazione del padrone di casa, un liberto arricchito che nell’ostentazione di uno sfarzo senza limiti rivela la propria natura rozza e volgare; la spettacolarità delle portate, un misto di eccesso, artificio, teatralità e scenografico cattivo gusto; le conversazioni tra i convitati, anch’essi liberti, che riecheggiano in un grottesco rovesciamento i dialoghi filosofici del Simposio platonico. Nella riproduzione mimetica della lingua quotidiana dei convitati di Trimalcione Petronio realizza un capolavoro di realismo unico nell’antichità. Il Satyricon è un’opera estremamente ricca pur nella sua frammentarietà. L’elemento unificante risiede principalmente nel gusto del narrare: con fluidità e naturalezza, senza giudizi morali, ma con lo sguardo di chi conosce bene il mondo che racconta e può permettersi di trattarlo con disincantata ironia.”,”VARx-169-FV”
“PETROSINO Daniele, Con testi di: LAYZER David MILES Robert GOLDBERG David Th. WILSON Carter A. WIEVIORKA M.”,”Razzismi.”,”Daniele Petrosino è ricercatore confermato in Sociologia presso il corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Bari e docente di Sociologia presso il corso di Diploma universitario in Servizio sociale e di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso il corso di laurea in Scienze dell’educazione.”,”STOS-035-FL”
“PETROVIC Gajo”,”Marxismo contra stalinismo. Marx en la primera mitad del siglo XX. (Tit.orig.: Filozofija i marksizam)”,” PETROVIC Gajo è nato a Karlovac in Jugoslavia nel 1927. E’ stato professore aggiunto all’ Università di Zagabria. “”En la Critica del Programa de Gotha, Marx se refiere a las dos fases del comunismo, si bien no la denomina “”socialismo”” y “”comunismo””. Asimismo, en esta misma ob ra, se menciona “”el período de transformación revolucionaria que media entre la sociedad capitalista y la sociedad comunista””, como una etapa que difiere tanto dal capitalismo come del comunismo, come un tercer período al que “”corresponde… también un período político de transición, (…)””. (pag 185) “”Su ciò che abbiamo esposto della Critica del Programma di Gotha di Marx, possiamo trarre la conclusione che la distinzione delle due tappe avviene in base al principio determinante della distribuzione, ovvero che la prima tappa sarebbe determinata dal principio della distribuzione secondo il lavoro, e la seconda, dal principio della distribuzione secondo le necessità””. (pag 187)”,”TEOC-399″
“PETROVIC Gajo, a cura di Gabriella FUSI”,”Socialismo e filosofia.”,”Gajo Petrovic è stato uno dei maggiori animatori del gruppo della rivista jugoslava “”Praxis””. Partendo da una radicale critica allo stalinismo, questo gruppo di marxisti critici è riuscito ad ottenere a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, un’eco internazionale grazie anche agli annuali convegni tenuti all’Isola di Korcula.”,”SOCx-011-FL”
“PETRUCCIANI Stefano TRINCIA Francesco Saverio; saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA”,”Marx in America. Individui etica scelte razionali.”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA Biografie PETRUCCIANI e TRINCIA in risvolto 4° copertina. “”E.P. Thompson scrive che nell’ Inghilterra preindustriale hanno avuto luogo delle rivolte ricorrenti che, anche se di solito non hanno avuto successo nel raggiungimento dei loro obiettivi immediati, hanno ottenuto un successo sul lungo periodo, facendo sì che le classi dei proprietari si comportassero più moderatamente di quanto non avrebbero fatto altrimenti. Thompson sembra, inoltre, concludere che il successo sul lungo periodo fornisce una spiegazione (intenzionale o funzionale) delle rivolte. Questo è, in ogni caso, il modo in cui io interpreto la sua domanda retorica, se le rivolte “”sarebbero continuate per così tanto tempo, in effetti per centinaia di anni, se avessero costantemente fallito nel raggiungere i propri obiettivi””. Se è funzionale, la spiegazione cade per motivi che ormai ci sono familiari. Se è intenzionale, cade per dei motivi che sono connnessi ad una differenza cruciale esistente fra le azioni individuali e le azioni collettive.”” (pag 188, Jon Elster)”,”TEOC-383″
“PETRUCCIANI Stefano”,”Marx.”,”Stefano Petrucciani insegna filosofia politica nella Facoltà di filosofia della Sapienza Università di Roma. E’ autore di ‘Marx al tramonto del secolo’ e ‘Introduzione a Habermas’, ‘Introduzione a Adorno’.”,”MADS-505″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI”,”Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945).”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI Engels, il vero fondatore del marxismo? (pag 23) (saggio di Petrucciani, ‘Da Marx al marxismo attraverso Engels’) Il saggio di Merker ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’ è dedicato in parte a Karl Kautsky “”Kausky tentò di opporre alle unilateralità polemiche qualche punto di vista oggettivo. Ricordò che Marx ed Engels, pur se speravano nelle crisi, non perciò avevano ancorato le loro analisi economiche al millenarismo fideistico del grande crollo, e nemmeno (le due cose essendo connesse) all’altrettanto apodittica teoria dell’immiserimento crescente delle masse. Contestò anche, nel suo primo intervento contro i ‘Presupposti’ bernsteiniani, che la politica socialdemocratica fosse incentrata sul “”crollo””: «Con una simile tattica, che farebbe dipendere il successo del nostro movimento da una crisi mondiale o una guerra mondiale o un’altra catastrofe mondiale imminente, per un partito socialista non si arriva a niente né in Germania né altrove» (Kautsky, 1899c, p. 1). La legge della crisi in quanto tale, proprio perché circoscritta in Marx alla dinamica delle crisi del capitalismo classico, non era potenziabile a modello assoluto. Era aperta a modifiche come ogni altra legge scientifica, non diversamente da quella del pauperismo crescente che, pur definita da Marx una «’legge assoluta, generale dell’accumulazione capitalistica’», ebbe anche l’immediata correzione limitativa che «come tutte le altre leggi essa è modificata nel corso della propria attuazione da molteplici circostanze» (Marx, 1867, trad.it, p. 705). Le “”circostanze”” furono, nella Germania de 1870-1900, un aumento costante dei salari e un decrescere della giornata lavorativa dalle dodici ore del 1870 alle dieci e mezza del 1900. Perciò Bernstein ricordava a Kautsky in una lettera del 25 giugno 1891 che «noi facciamo un uso veramente eccessivo della parola “”miseria”” e ci esponiamo al pericolo di esser confutati dalla storia» (IISG, p. 163). Furono insomma i nuovi dati di fatto a imporre una revisione del vecchio concetto di immiserimento. Ad esso Kautsky – insieme a Cunow (1898, p. 402) – aggiunse adesso la nozione più ampia di «immiserimento sociale». Il fenomeno globale nuovo è che la classe operaia «rimane esclusa in misura crescente dai progressi della cultura ch’essa stessa produce, il tenore di vita della borghesia sale più rapidamente di quello del proletariato, e quel che aumenta è il loro contrasto sociale» (Kautsky, 1899a, p. 118). Il significato profondo della dinamica degli “”immiserimenti”” restò però fuori dall’ottica della Seconda Internazionale. La dinamica era infatti quella dell'””alienazione””, ovvero l’esistenza estraneata vissuta dalle classi lavoratrici nelle forme più molteplici, a cominciare dall’onnipervasiva insicurezza che ne domina la vita. Su ciò però non si poteva sapere neanche quel che ne aveva detto il giovane Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844 (poiché vedranno la stampa solo nel 1932)”” (pag 46) [Nicolao Merker, ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’] [(in) Stefano Petrucciani, ‘Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945)’, Roma, 2015] Il saggio ‘Marxismo teorico in Italia: Labriola, Croce, Gentile’ è di Marcello Musté Il saggio ‘Filosofia e marxismo tra Seconda e Terza Internazionale’ di Giorgio Cesarale inizia con ‘Gli esordi: Friedrich Engels’ (paag 169)”,”MADS-711″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS”,”Storia del marxismo. II. Comunismi e teorie critiche nel secondo Novecento.”,”Saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS Il primo saggio è di Cristina Corradi ‘Forme teoriche del marxismo italiano (1945-79)’ (pag 11-42) (paragrafi: ‘Togliatti interprete di Gramsci: marxismo come storicismo’; ‘L’oscuramento di Bordiga e della scienza economica marxista’; ‘ll dellavolpismo: dal metodo dell’astrazione determinata alla critica delle astrazioni reali’; ‘Sociologia critica e neomarxismo: l’altra linea di Panzieri e Fortini; ‘L’operaismo tra Tronti e Negri: dall’operaio massa all’operaio sociale'”,”MADS-712″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI”,”Storia del marxismo. III. Economia, politica, cultura: Marx oggi.”,”Saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI Contiene il saggio: Riccardo BELLOFIORE, ‘Capitale, teoria del valore e teoria della crisi’, all’interno del quale c’è il paragrafo ‘Teoria della crisi’ (pag 40-48) Altro saggio: Petrucciani, Piromalli, Cesarale, ‘Teorie dello stato e della democrazia’”,”MADS-713″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Mario CINGOLI Enrico DONAGGIO Luca BASSO Roberto FINESCHI e Tommaso REDOLFI-RIVA Vittorio MORFINO Mario ESPINOZA-PINO e Sandro MEZZADRA Marcello MUSTO Giorgio CESARALE Stefano PETRUCCIANI Antonella PALUMBO Giovanni SGRO'”,”Il pensiero di Karl Marx. Filosofia, politica, economia.”,”In bibliografia (cap. 4) . (pag 142) G. Sgrò, ‘Crisi e critica in Karl marx. Dialettica, economia politica e storia, Arcoiris, Salerno, 2016 [Giovanni Sgro’ (a cura di), Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia, «Pagine inattuali. Rivista di filosofia e letteratura», n. 5 (2016), 350 pp] Stefano Petrucciani è professore ordinario di Filosofia politica all’Università di Roma Sapienza e presidente della Società italiana di filosofia politica.”,”MADS-810″
“PETRUCCIANI Alberto”,”La finzione e la persuasione. L’utopia come genere letterario.”,”””La contraddizione dei sistemi utopistici era chiara già ad Engels: «quanto più [essi] erano elaborati nei loro particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia» (306bis)”” (pag 201) [(306bis) Engels 1878, p. 247]”,”SOCU-002-FMB”
“PETRUCCIANI Stefano”,”A lezione da Marx. Nuove interpretazioni.”,”Stefano Petrucciani insegna Filosofia politica nell’Università di Roma La Sapienza. L’ultimo capitolo è ‘Marx uno e bino. L’interpretazione di Roberto Finelli’ (pag 165-171) La teoria della metastruttura di Bidet Marx (pag 121-122) società comunista “”A dispetto del rifiuto marxiano di enunciare in generale criteri di giustizia, sembra invece che si trovi nella sua elaborazione un assunto suscettibile di essere piegato in questa direzione, fino al punto di dar luogo, al limite, a una sorta di teoria della giustizia marxiana. Si tratta del principio “”da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””, che si trova enunciato nella ‘Critica del programma di Gotha’ e che si può leggere ponendolo a riscontro con un brano dell’ ‘Ideologia tedesca’ di cui non è del tutto chiara la paternità, ma che certamente Marx condivideva. Come si evince chiaramente da entrambi i passi, Marx ritiene che da un punto di vista “”comunista”” non sia conforme a giustizia premiare i talenti e le capacità, e che l’ottimale distribuzione della ricchezza sociale sia quella che ripartisce in base ai bisogni. Si legga per esempio il passo dell’ ‘Ideologia tedesca’: «Ma uno dei principi più essenziali del comunismo in virtù del quale esso si distingue da qualsiasi socialismo reazionario, consiste nella considerazione empirica che le differenze di testa e di capacità intellettuali non determinano in genere alcuna differenza di stomaco e di bisogni fisici; che di conseguenza il falso principio ‘a ciascuno secondo le sue capacità’, fintanto che si riferisce al godimento in senso stretto, deve essere trasformato nel principio: A ciascuno secondo il suo bisogno, che, in altri termini, la differenza nell’attività, nei lavori, non determina l’ineguaglianza né il privilegio nel possesso e nel godimento » (44). Ma perché dev’essere così, ovvero perché su questo punto il comunismo si distingue dal socialismo? Mi pare che una risposta si potrebbe cercare in questi termini: se i disporre di certi talenti e di certa capacità è una qualità che l’individuo ha senza proprio merito, allora non si vede perché essa dovrebbe venir remunerata. Come si deve abolire il privilegio di classe, che deriva dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, così si deve abolire anche quel privilegio che deriva dal disporre di maggiori talenti naturali. Cosa che non accade ancora nel socialismo ovvero nella prima fase della società comunista, perché questa, pur avendo abolito le distinzione di classe, “”riconosce ancora tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi la capacità di rendimento, come privilegi naturali”” (45). L’argomento di Marx è quindi il seguente: una distribuzione della ricchezza sociale basata sul principio “”socialista”” “”a ciascuno secondo il suo lavoro”” è imperfetta perché riconosce ancora agli individui dei privilegi non meritati. Essa, si potrebbe dire, è ancora naturalistica, perché premia l’individuo per qualcosa che egli si trova casualmente a possedere, come per esempio una maggiore attitudine a svolgere un certo lavoro e quindi una maggiore produttività. Si potrebbe dire quindi che Marx ritiene che una distribuzione in base al lavoro sia moralmente meno perfetta di una in base ai bisogni. Vi è un punto però che Marx in questa critica lascia completamente da parte, e cioè il fatto che il maggior contributo di lavoro non necessariamente deriva da maggiori capacità, ma può derivare anche da una maggiore disponibilità a impegnarsi, a sobbarcarsi impegni gravosi ecc. In altre parole: non è illegittimo considerare come identici le capacità e i meriti, come Marx sembra fare? È razionale affermare che non si dovrebbero premiare le capacità. perché di esse gli individui non hanno merito. Ma perché non si dovrebbero premiare i meriti?”” (pag 121-123) [Stefano Petrucciani, ‘A lezione da Marx. Nuove interpretazioni’, Manifestolibri, Roma, 2012] [(44) Marx-Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 572; (45) Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, cit., p. 961; e si veda a questo proposito la sottile analisi di J. Texier, ‘Marx, penseur égalitaire?’, in ‘Actuel-Marx’, n. 8. 1990, pp. 45-66]”,”MADS-837″
“PETRUSEWICZ Marta”,”Come il Meridione divenne una Questione. Rappresentazione del Sud prima e dopo il Quarantotto.”,”L’A vuole rivalutare l’ autonomia culturale e la capacità progettuale dell’ intellighentia meridionale nel periodo pre-quarantottesco. E vuole riproporre la centralità dell’ anno rivoluzionario 1848 come una spartiacque politico e culturale nella storia delle Due Sicilie. Infine sfida il luogo comune dell’ intellighentia meridionale come ricettore passivo di idee costruite al Nord. Marta PETRUSEWICZ è docente di storia europea moderna e contemporanea alla City University of New York. Costretta all’ esilio dalla sua nativa Polonia nel 1969 ha studiato in Italia e in USA. Il suo ‘Latifondo: economia morale e vita materiale in una periferia dell’ Ottocento’ è stato tradotto in diverse lingue. Nel 1857 la discordia scoppiò sulla valutazione della spedizione di Sapri conclusasi con il massacro dei ‘trecento’, la morte di Carlo Pisacane e l’ arresto del Nicotera ed altri. Concorde fu il giudizio politico: fu un disastro. Il dissidio verteva sulla responsabilità morale e politica dei maitres à penser e sul giudizio umano e la solidarietà nei confronti dei giovani insorti. Dalla sua cella a Santo Stefano, Settembrini tuonò: “”maledico quegli scellerati che sotto specie di libertà, standosi da lontano, mandano giovani generosi a morire, anzi ad essere macellati”” (pag 132).”,”ITAS-067″
“PETRY Franz”,”Il contenuto sociale della teoria del valore in Marx.”,”Ricordato da SWEEZY nel suo libro ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’ (1970) questo libro colpisce, scrive la BIANCHI nella prefazione, per l’ acutezza e l’ originalità con cui vengono ridiscusse alcune tesi fondamentali di MARX. E’ l’ unica opera dell’A morto giovanissimo (a 25 anni) durante la 1° GM. PETRY nato a Francoforte nel 1899 studiò diritto ed economia politica a Francoforte, Berlino e Friburgo dove probabilmente stese questo libro. Conseguì il dottorato (equivalente alla libera docenza). Nel 1914 morì sul fronte russo. Il libro uscì a Friburgo nel 1915.”,”MADS-235″
“PETTA Paolo”,”Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974).”,”PETTA Paolo, funzionario parlamentare, ha pubblicato saggi di diritto costituzionale su riviste specializzate, occupandosi in particolare della disciplina giuridica delle associazioni “”sovversive””. Ha militato nel PSI da cui è uscito nel 1966 e nel Manifesto. Marx, suffragio universale e rivoluzione del 1848 “”Quanto al suffragio universale, il Marx maturo ha un atteggiamento estremamente realistico: e se nel ’50 scrive che esso “”non era la bacchetta magica miracolosa che pensavano i galantuomini repubblicani””, aggiunge subito che esso possiede “”il merito incomparabilmente più grande di scatenare la lotta di classe””, e che costituisce una scuola per il popolo; così nel ’52, vedrà il suffragio universale un pericolo – in determinate circostanze – per il potere della borghesia, che non esita, in tal caso, a disfarsene. Ideologicamente, in ogni caso, Marx non ha alcuna venerazione per esso: anzi, vede il senso della democrazia borghese nella presentazione mistificata del “”dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come espressione della volontà popolare sovrana”” (6). Attento è soprattutto Marx alla realtà dell’organizzazione statuale: “”la vecchia organizzazione dell’amministrazione, dei comuni, dei tribunali, dell’armata, rimase intatta”” commenta a proposito della Seconda Repubblica: e in ciò riconosce la causa prima di debolezza della democrazia del ’48. E tutta la sua analisi dello Stato francese è imperniata sullo strapotere della burocrazia – accresciuto dalla rivoluzione, che ha distrutto i “”contropoteri”” feudali – che ha come strumenti l’apparato repressivo da un lato, la Banca di Parigi dall’altro”” [Paolo Petta, Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974), 1975] [(6) K. Marx, Le lotte di classe in Francia, dal 1848 al 1850, Roma, 1962]”,”ITAC-124″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, PETTY (1623-1687), il padre dell’ “”aritmetica politica”” può essere considerato il “”fondatore dell’economia politica moderna”” come scrisse MARX ed è stato considerato da SCHUMPETER “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomeni di massa che possono considerarsi ‘leggi’, benché i singoli elementi siano fortuiti””. Quest’edizione raccoglie i più noti e importanti tra i suoi scritti: -Trattato delle imposte e dei tributi (1662) -Anatomia politica dell’Irlanda (1672) -Quantulumcumque sulla moneta (1682) (opera della piena maturità che MARX giudicò “”un’opera veramente completa, dalla costruzione unitaria e armonica””.”,”UKIx-031″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, puà essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””.”,”ECOT-177-FL”
“PETTY William, a cura di Eugenio ZAGARI”,”Aritmetica Politica.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty è nato a Romsey nell’Hampshire (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, può essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””. Eugenio Zagari insegna Storia dell’analisi economica nella Facoltà di Economia e Commercio di Napoli.”,”ECOT-178-FL”
“PETYX Vincenza”,”I selvaggi in Europa. La Francia rivoluzionaria di Maistre e Bonald.”,”V. Petyx lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino. I suoi studi si sono orientati verso il pensiero filosofico politico della Restaurazione. Firma a matita di G.M. Bravo e sottolineature a matita del testo dell’introduzione Ringraziamenti dell’autrice a ai Prof. Luigi Marino, Massimo Mori, Pietro Rossi, Carlo Augusto Viano Rapporto de Maistre – Bonald. ‘Joseph de Maistre e Louis de Bonald sono due figure centrali del pensiero controrivoluzionario francese, noti per le loro critiche alla Rivoluzione francese e per la loro difesa della monarchia e della religione cattolica. Similarità. Entrambi condivisero una visione profondamente conservatrice e tradizionalista. De Maistre e Bonald credevano che l’ordine sociale dovesse essere basato su principi religiosi e monarchici, opponendosi alle idee illuministe di progresso e razionalismo. Le loro opere spesso si sovrappongono in termini di contenuti e obiettivi, con de Maistre che scrisse opere come “”Considerazioni sulla Francia”” e “”Le serate di San Pietroburgo””, mentre Bonald è noto per “”Teoria del potere politico e religioso nella società civile””. Differenze. Nonostante le loro somiglianze, vi erano anche differenze significative. De Maistre era più incline a una visione mistica e provvidenziale della storia, vedendo gli eventi come manifestazioni della volontà divina. Bonald, invece, adottava un approccio più sistematico e razionale, cercando di dimostrare la necessità di un ordine sociale gerarchico attraverso argomentazioni logiche e storiche. Collaborazione e Influenza. I due pensatori si influenzarono reciprocamente e spesso collaborarono, frequentando gli stessi circoli intellettuali e politici. La loro collaborazione contribuì a formare una base teorica solida per il movimento controrivoluzionario, influenzando profondamente il pensiero conservatore europeo del XIX secolo’ (f. copilot)”,”FRAD-001-FMB”
“PEUKERT Detlev J.K.”,”La repubblica di Weimar.”,”La repubblica di Weimar nella continuità della storia tedesca. Gli anni delle grandi scelte (1918-23). La aree di tensione della modernizzazione sociale. La stabilizzazione illusoria, 1924-29. PEUKERT (1950-1990) ha diretto l’Ufficio di ricerche sulla storia del nazionalsocialismo di Amburgo ed è stato Professore di storia contemporanea all’Univ di Essen, in Germania.”,”GERG-006″
“PEUKERT Detlev”,”Storia sociale del Terzo Reich. (Tit.orig.: ‘Volksgenossen und Gemeinschaftsfremde’)”,”PEUKERT Detlev (1950) docente di filosofia all’ Università di Essen, è autore di saggi su fascismo, resistenza, storia del movimento operiao e dei movimenti giovanili del Novecento. La classe operaia tedesca subisce la pressione all’ adattamento e alla produzione sotto il controllo della polizia. “”Fino a che punto il sistema punitivo poliziesco fosse entrata nella vita quotidiana dei lavoratori, è documentato da una statistica della ditta Krupp di Essen, in base alla quale, dalla fine di settembre del 1939 alla fine del 1944, furono inviate alla Gestapo 5426 comunicazioni riguardanti casi di “”negligenza sul lavoro”” (il numero delle ammonizioni che si risolsero all’ interno della fabbrica o di semplice minaccia di denuncia alla Gestapo deve essere stato notevolmente superiore). Di questi 5426 dipendenti denunciati, 224 furono rilasciati, 105 furono arruolati nella Wehrmacht, 584 ricevettero un’ ammonizione, 553 una pena amministrativa (in generale pecuniaria), 204 erano minorenni e furono inviati in una casa di rieducazione, 23 ricevettero un’ “”ammonizione da parte dell’ autorità””, 224 furono condannati in giudizio, 132 subirono l’ arresto per ragioni di sicurezza, 313 furono inviati in un campo di educazione al lavoro e 6 in campo di concentramento””. (pag 223)”,”GERN-121″
“PEVSNER Nikolaus”,”Le accademie d’arte.”,”Nato in Germania nel 1902, Psvsner ha studiato nelle Università di Lipsia, Monaco, Berlino e Francoforte. Trasferitosi in Inghilterra ha insegnato a Cambridge e a Londra.”,”VARx-006-FFS”
“PEYER Hans Conrad”,”Viaggiare nel Medioevo. Dall’ospitalità alla locanda.”,”Hans Conrad Peyer (Schaffhausen, 1922-1994), laureatosi all’Università di Zurigo, ha poi completato la sua formazione di storico all’Università di Vienna. Ha insegnato Storia medievale a Berna (1963-1966) e poi, a Zurigo, Storia ed economia medievale (1967-1988). Tra le sue opere: Von Handel und Bank im alten Zürich (Zurigo 1968), Könige, Stadt und Kapital (Zurigo 1982). “”Il Medioevo è un’età di grandi viaggi, di cui l’ospitalità è il presupposto fondamentale. Dai pellegrini in cammino verso Gerusalemme o verso Santiago de Compostela, dai mercanti in viaggio per le fiere francesi, fiamminghe e italiane, dai sovrani e dai potenti laici ed ecclesiastici itineranti per amministrare il potere e la giustizia sino alle folle di diseredati in cerca di fortuna per le strade d’Europa, ognuno poteva trovare una sistemazione e un pasto conforme al proprio rango, nel palazzo sontuoso o nella stalla sovraffollata e maleodorante. Grazie al costante collegamento con gli aspetti fondamentali dell’economia, della stratificazione sociale, del potere, dell’amministrazione, della religiosità e della mentalità medievale, questa storia del viaggio nel Medioevo finisce col coincidere con la storia stessa della società medievale”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-104-FSD”
“PEYREFITTE Alain”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà.”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà. (Napoleone Bonaparte) PEYREFITTE Alain, normalista dell’ ‘Enarque’, ricercatore presso il CNRS, professore incaricato all’ ENA, antropologo di formazione, diplomatico di carriera, ha soggiornato a lungo di vari paesi ‘socialisti’ dell’ Est. Deputato, ministro del generale DE-GAULLE a 36 anni per oltre sei anni, sindaco, consigliere generale, ha avuto una vasta esperienza. Presidente della Commissione degli affari culturali e sociali dell’ Assemblea nazionale, segretario generale dell’ UDR, è considerato un leader gollista. “”I cinesi non sanno ancora concimare la terra. Il Giappone, insieme ad una meccanizzazione molto più avanzata, utilizza dieci volte di più concime chimico per ogni ettaro coltivato. Le soluzioni di ripiego sono più pittoresche che efficaci (…). In pratica, la Cina non ha ancora saputo darsi l’ industria chimica di cui l’ agricoltura ha il più urgente bisogno e che sola può permetterle di superare la soglia della prosperità””. (pag 410)”,”CINE-007″
“PEYREFITTE Roger”,”Cavalieri di Malta. Un omaggio a Pio XII. I nomi, le date, i fatti, le scene, i testi sono autentici. Saggio di Roger Peyrefitte.”,”””«Nella sua ultima opera Peyrefitte conserva tutti i suoi doni magistrali» afferma Pierre Descaves dai microfoni di Radiodiffusion Française; e Lucien Rebatet scrive su Dimanche-Matin “”Balzac e Stendhal sarebbero stati affascinati da questo complotto di sottane mutlicolori”””” (risvolto di copertina) “”I cavalieri di Malta”” di Roger Peyrefitte è un romanzo storico pubblicato nel 1957. Il libro racconta la storia dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, un’antica e prestigiosa istituzione militare e religiosa. Peyrefitte esplora le vicende storiche e le battaglie dell’Ordine, mettendo in luce i conflitti interni e le lotte di potere che hanno caratterizzato la sua storia. Il romanzo si concentra in particolare sulla “”battaglia”” tra l’Ordine e un settore del Vaticano, guidato dal cardinale Canali, che cercava di controllare l’istituzione per farne una sua creatura. Peyrefitte offre una narrazione dettagliata e avvincente, arricchita da personaggi storici e da un’accurata ricostruzione degli eventi’ (f. copilot) ‘La storia dei Cavalieri di Malta, ufficialmente conosciuti come Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, è affascinante e complessa. L’Ordine fu fondato intorno al 1048 a Gerusalemme da un gruppo di mercanti amalfitani che costruirono un ospedale per assistere i pellegrini cristiani. Durante le Crociate, l’Ordine si trasformò in una forza militare per proteggere i pellegrini e difendere la Terra Santa. Dopo la caduta di Gerusalemme, i Cavalieri si stabilirono prima a Cipro, poi a Rodi, e infine a Malta nel 1530. Qui, l’Ordine divenne noto come Cavalieri di Malta. Uno degli eventi più significativi della loro storia fu il Grande Assedio di Malta del 1565, quando i Cavalieri, con l’aiuto della flotta spagnola, respinsero un massiccio attacco ottomano. Questo evento consolidò la loro reputazione come difensori della cristianità. Nel 1798, Napoleone Bonaparte espulse i Cavalieri da Malta, ma l’Ordine continuò a esistere come entità sovrana senza territorio. Oggi, l’Ordine di Malta è un’organizzazione umanitaria internazionale con missioni in tutto il mondo’ (f. copilot)”,”RELC-005-FMB”
“PEYRELEVADE Jean”,”Capitalismo totale. Perché la finanza minaccia la democrazia.”,”PEYRELEVADE Jean è stato presidente e amministratore delegato di Crédit Lyonnais, UAP e Compagnie financière de Suez, consigliere del governo di Pierre MAUROY (1981-83). ha pubblicato con Deni JEAMBAR ‘La République silencieuse’ e ‘Pour un capitalisme intelligent’. Il capitalismo finanziario è una minaccia per la democrazia mondiale. L’A spiega i meccanismi di una tirannia che rende inutile la politica e ininfluente l’ opinione degli elettori. Il 2 per mille della popolazione controlla la capitalizzazione borsistica del pianeta, mentre un nuovo muro si è alzato tra ricchi e poveri; tra grandi azionisti e resto del mondo. Nell’ era della finanza onnipotente, il capitalismo è diventato “”totale””, modello unico dell’ organizzazione della vita economica, padrone dei governi nazionali e delle economie reali. E’ inutile secondo l’A sperare in un’ autoregolamentazione del sistema. Per P. ci vuole una politica economica sovranazionale basata sull’ idea del Welfare globale. Altrimenti il mondo si infileraà in un vicolo cieco. Le raccomandazioni sul ‘dualismo di potere’ all’ interno dell’ azienda ovvero che nessuno disponga di una capacità decisionale illimitata sono state rapidamente adottate: “”a oggi, il 90 per cento delle 1500 maggiori società quotate ha separato le funzioni di presidente del consiglio e di CEO, e le altre hanno designato un leader all’ interno del numeroso gruppo di amministratori indipendenti.”” (pag 48) I fondi pensione. “”Il capitalismo moderno è costituito, quindi, come una gigantesca società per azioni, una temibile piramide di strutture anch’esse anonime. 300 milioni di proprietari ne costituiscono la base. Cittadini ordinari di paesi ricchi, sicuri della loro legittimità politica e sociale, preparano la loro pensione capitalizzando i propri risparmi. Una buona metà di questi è affidata a poche decine di migliaia di gestori di fondi, professionisti il cui mestiere consiste nel far prosperare le economie che sono loro affidate. Forti delle munizioni raccolte nelle loro mani per questa via (15 mila miliardi di dollari), impongono le loro idee ai dirigenti di alcune migliaia di imprese quotate in borsa che non sono altro che i servitori devoti di un meccanismo irresistibile, e censurano i ribelli. In poco tempo, i principi della ‘corportate governance’ avranno trionfato ovunque.”” (pag 65)”,”ECOI-223″
“PEZEU-MASSABUAU J.”,”Geographie du Japon.”,”PEZEU-MASSABUAU J. è Attaché de Recherche al CNRS.”,”JAPx-044″
“PEZZICA Lorenzo”,”Le magnifiche ribelli, 1917-1921.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “”L’attentato a Lenin (della Kaplan, ndr) è l’ultimo in ordine di tempo, e il più significativo, di una serie di attentati a esponenti di spicco del Partito comunista compiuto da esponenti socialisti rivoluzionari. Il 20 giugno viene ucciso il commissario del popolo per la stampa, la propaganda e l’agitazione di Pietrogrado Vladimi Volodarskij, mentre quello stesso 30 agosto a Pietrogrado viene ucciso anche Moisej Urickij, capo bolscevico della Ceka locale, per mano del socialista rivoluzionario Leonid Kannegiser. Ancora oggi la storiografia non ha chiarito fino in fondo la dinamica dei tre attentati, specie quello contro Lenin”” (pag 72-75)”,”ANAx-443″
“PEZZICA Lorenzo”,”Anarchiche. Donne ribelli del Novecento.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia.”,”ANAx-444″
“PEZZIMENTI Rocco”,”Il marxismo asiatico. Teoria e pratica nella lotta per il potere in Urss e Cina.”,”Rocco Pezzimenti è ricercatore confermato presso la cattedra di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze Politiche della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma.”,”CINx-033-FL”
“PEZZINO Paolo”,”La mafie.”,”Paolo Pezzino insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Ha pubblicato pure ‘La congiura dei pugnalatori. Un caso politico-giudiziario alle origini della mafia’ (1992) e ‘La mafia: industria della violenza’ (1995). L’intreccio politico-affaristico-mafioso. “”La mafia non è mai stata un fenomeno residuale, o tradizionale: del resto, abbiamo visto che essa nell’Ottocento era stata attiva sia nei latifondi della Sicilia interna che nelle aree di agricoltura ricca attorno a Palermo, e aveva sempre occupato spazi interstiziali, di mediazione, fra città e campagna, tra agricoltura e commercio. Non c’è da meravigliarsi, quindi, della sua capacità di adattarsi ai cambiamenti in corso in quegli anni: da un lato essa estese il suo controllo nelle campagne; dall’altro seppe inserirsi nei flussi di denaro e di popolazione che andavano a ingrossare le città. Infine seppe ben utilizzare la trasformazione della principale forza di governo, la Democrazia cristiana, da partito di notabili in macchina politica che trovava alimento nel controllo delle risorse economiche pubbliche. Essa perciò non si limitò a recuperare e consolidare il suo intervento nelle elezioni a favore dei politici amici, ma dimostrò una notevole capacità di inserirsi in relazioni affaristiche con amministratori pubblici e funzionari degli enti locali, traendo enormi vantaggi dalle opportunità che le offriva lo sviluppo dell’economia, in Sicilia prevalentemente legato ai finanziamenti dello Stato e degli enti locali”” (pag 56)”,”ITAS-184″
“PEZZINO Paolo; DOHNANY Johannes von”,”Le stragi naziste e la giustizia. Sui mancati processi in Italia ai criminali di guerra tedeschi.”,”Il nazista S. Engel condannato all’ergastolo in Italia per crimini commessi a Genova, ma libero in Germania in un quartiere residenziale di Amburgo. Von Dohnany è corrispondente per l’Unione Europea della ‘Weltwoche’ di Zurigo”,”ITAR-288″
“PEZZUOLI Giovanna”,”Prigioniera in utopia. La condizione della donna nel pensiero degli utopisti.”,”””In accordo con la concezione del grandissimo allievo di Socrate, ma non esattamente nello stesso senso, le donne erano in comune come del resto anche gli uomini: ognuno poteva cioè disporre in tutta libertà della propria persona, mentre veniva bandita ogni forma di violenza. A questo scopo erano stati presi precisi provvedimenti: uomini e donne abitavano in isole diverse. La dimora destinata a donne e bambini era l’isola di Nasso, splendida fra tutte le isole, denominata dagli antichi “”piccola Sicilia”” per la sua fertilità e bellezza: il suo vino e i suoi frutti sono i migliori di tutta la terra. (…) i figli appartenevano interamente allo stato, né consideravano la morte come il peggiore dei mali. Riuscimmo così a superare tutti gli ostacoli incontrati nella sua costituzione da Aristotele e, ancor prima, da Aristofane nella sua assemblea delle donne””. (pag 158-159) (Wilhelm Heinse, Ardinghello und die Glückselisen Inseln, 1785)”,”DONx-048″