“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″
“PACCHI Arrigo a cura”,”Materialisti dell’ Ottocento.”,”Arrigo PACCHI, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976).”,”FILx-192″
“PACCHI Arrigo a cura; scritti di Arthur SCHOPENHAUER Ludwig FEUERBACH Jakob MOLESCHOTT Karl VOGT Ludwig BÜCHNER Ernst HAECKEL Henry Thomas BUCKLE Hippolyte Adolphe TAINE Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Materialisti dell’Ottocento.”,”Arrigo Pacchi, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976). E’ morto nel 1989. Contiene le seguenti parti: – Materialismo filosofico – Materialismo scientistico – Materialismo evoluzionistico – Storiografia positivista di tendenza materialista – Materialismo storico-dialettico (pag 322-358) L’ultima parte ‘Materialismo storico-dialettico’ contiene gli scritti di Marx Engels: – I fattori determinanti del divenire storico, di Marx Engels – Frammento su Büchner, di Engels – Ridimensionamento critico di Feuerbach e del materialismo classico, di Engels”,”FILx-002-FP”
“PACCHIONI Gianfranco”,”Quanto è piccolo il mondo. Sorprese e speranze dalla nanotecnologie.”,”PACCHIONI Gianfranco è direttore del dipartimento di scienza dei materiali dell’Università di Milano, Bicocca.”,”SCIx-304″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”PACCINO nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-021″
“PACCINO Dario, contributi di Giorgio FERRARI e Sirio PACCINO”,”I senzapatria. Resistenza ieri e oggi.”,”Dario Paccino (1918-2005) giornalista e scrittore ha partecipato alla resistenza nelle fila delle Brigate Matteotti. Redattore dell’Avanti! clandestino ha collaborato con Rodolfo Morandi fino alla sua fuoriuscita dal Psi nel 1954. Tra le sue opere ‘Arrivano i nostri!’ (1956) dedicato agli indiani d’America e ‘L’imbroglio ecologico’ (1972). “”Di “”vergogna e terrore del mondo”” fu tacciato il nazismo per aver compiuto massacri come Guernica e Auschwitz, mentre l’imperialismo democratico statunitense è stato sempre considerato un liberatore dell’umanità. Eppure dopo l’incenerimento di Dresda, Amburgo e quello odierno di Falluja per mano degli Stati Uniti, fanno parte della medesima strategia di terrore e dominio che ha dato vita all’imperialismo atomico con la distruzione di Hiroshima e Nagasaki: da allora la minaccia di distruzione nucleare incombe sull’intero pianeta e gli Stati Uniti, unica potenza egemone sono pronti a colpire chiunque osi sfidarli. (…)”” (retrocopertina) E’ questa l’ultima opera di Dario Paccino prima della sua scomparsa”,”USAQ-107″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”Dario Paccino nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-027-FV”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”TEMx-012-FL”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”RELx-001-FMDP”
“PACELLI Mario”,”INPDAP. I primi cinque anni.”,”PACELLI Mario è docente di istituzioni di diritto pubblico. Autore di numerose pubblicazioni storiche e giuridiche, è coordinatore editoriale della rivista ‘Inpdap’.”,”ITAS-047″
“PACHECO-PARDO Ramon”,”Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop.”,”Ramon Pacheco Pardo è professore di Relazioni internazionali al King’s College di Londra, oltre ad altri importanti incarichi. Eva Allione traduce dall’inglese. Si è laureata in Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa. Tra i titoli tradotti ‘La casa della fame’ di D. Mareschera, e con Piernicola D’Ortona ‘All’ombra del dragone’ di Sebastiano Strangio (add editore).”,”ASIE-039″
“PACI Massimo”,”La struttura sociale italiana. Costanti storiche e trasformazioni recenti.”,”Massimo PACI è D dell’ Istituto di Studi Storici e Sociologicid della Facoltà di Economia di Ancona (1982) e dirige la rivista ‘Stato e Mercato’ edita dal Mulino. Presso il Mulino è uscito anche ‘Mercato del lavoro e classi sociali in Italia’ (1973).”,”ITAS-031″
“PACI Massimo GERMANI Gino SYLOS-LABINI Paolo GALLINO Luciano BECCALLI Bianca ACCORNERO Aris”,”Mutamento e classi sociali in Italia.”,”Lavoro nero. “”Quindi, oggi in Italia decine di migliaia di piccole imprese al disotto dei 15 dipendenti, livello a cui scatta una certa normativa giuridica, contrattuale ecc., sono impegnate nel tentativo di evitare di svilupparsi, evitando così di contribuire a diminuire la disoccupazione. Dalla costatazione che una parte notevole del lavoro occulto è stato prodotto dal mod in cui sono stati utilizzati certi strumenti di politica dell’ occupazione, derivano certe conclusioni (…)””. (pag 31)”,”ITAS-113″
“PACI Massimo”,”Istruzione e mercato capitalistico del lavoro.”,”Dello stesso autore: ‘Le contraddizioni (o le condizioni) del mercato del lavoro’ in ‘Inchiesta’, 1972 N. 6, pp. 9-19 “”Pur assumendo (…) come ipotesi generale quella della tendenziale contraddittorietà della scolarizzazione rispetto alle esigenze del sistema economico, è chiaro che nell’esaminare il fenomeno nel suo atteggiarsi concreto, con riferimento a specifici livelli di scolarità, come ad esempio, nell’analisi dello sviluppo della scuola secondaria di massa, bisogna essere consapevoli della sua doppia virtualità: di strumento di integrazione delle classi subordinate entro il sistema economico e sociale e di fattore di contraddizione e superamento del mercato del lavoro. E’ questa, del resto l’indicazione che ci viene da Marx, del quale, a questo punto, non è inutile, forse, rileggere il noto passo del ‘Capitale’, dedicato ai rapporti tra istruzione e sviluppo della grande industria: «(…) la grande industria con le sue stesse catastrofi impone come una questione di vita o di morte la necessità di riconoscere il cambiamento dei lavori e quindi la più grande versatilità dell’operaio quale legge universale della produzione, nonché la necessità di riconoscere l’adattamento delle circostanze alla normale esecuzione di tale legge. Essa fa sì che sia una questione di vita o di morte rimpiazzare l’obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità dello sfruttamento del capitale, con l’assoluta disponibilità dell’uomo per le varie esigenze di lavoro; rimpiazzare l’individuo parziale, semplice esecutore di una funzione di dettaglio, con l’individuo integralmente sviluppato, per il quale differenti funzioni sociali sono modi di attività che si scambiano liberamente. Un momento di questo processo di sconvolgimento sviluppatosi in maniera spontanea sulla base della grande industria sono gli istituti politecnici e di agronomia, un altro sono le «écoles d’enseignement professionel», nelle quali i figli degli operai ricevono i primi rudimenti in tecnologia e nell’uso pratico dei vari strumenti della produzione. Se la legislazione sulle fabbriche, prima concessione strappata dopo grandi lotte al capitale, non unisce al lavoro di fabbrica che l’istruzione elementare, l’inevitabile conquista del potere politico da parte della classe operaia riuscirà senz’altro a introdurre nelle scuole degli operai l’istruzione tecnologica teoria e pratica. Ed è altrettanto certo che la forma ‘capitalistica’ della produzione e le corrispondenti condizioni economiche degli operai siano in netta opposizione a tali fermenti rivoluzionari e al loro fine: ‘la soppressione dell’antica divisione del lavoro’. Ma lo sviluppo delle contraddizioni di una forma storica della produzione è l’unico mezzo che offra la storia per la sua dissoluzione e trasformazione» (8). Appare chiaro, in questo passo, che per Marx la diffusione di massa dell’istruzione superiore («tecnologica teorica e pratica» è nello stesso tempo un’esigenza della grande industria (per la quale «è questione di vita o di morte» disporre di una forza lavoro «versatile» e «integralmente sviluppata») e una contraddizione del sistema, un «fermento rivoluzionario», destinato in prospettiva a far dissolvere, insieme all’antica divisione del lavoro, la stessa forma storica capitalistica della produzione. Da un lato, dunque, Marx descrive la diffusione dell’istruzione all’interno di un quadro di iniziativa riformistica guidata dalla grande industria, che giunge – per questa via – ad eliminare la «obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità di sfruttamento del capitale». (L’istruzione, infatti, permette di forgiare una forza lavoro talmente mobile e versatile da rendere superato, ‘almeno in parte’ – come vedremo più oltre -, il meccanismo di fluidificazione dell’offerta di lavoro fondato sulla permanenza di un «esercito industriale di riserva»). Dall’altro lato, tuttavia, la diffusione dell’istruzione a quote via via crescenti di popolazione crea le premesse per una inevitabile rottura della divisione capitalistica del lavoro: sebbene Marx non approfondisca questa indicazione, sembra possibile ritenere che ciò avvenga tramite l”eccesso’ di popolazione istruita che si genera a seguito della crescita «su se stessa» della scolarizzazione. Assisteremo, cioè, al formarsi di una «sovrappopolazione istruita relativa», che, se in un primo periodo risulta funzionale alle esigenze della grande industria, cresce in seguito fino a divenire un elemento di squilibrio e di rottura dell’organizzazione capitalistica del lavoro. L’indicazione che ci viene da Marx, quindi, è che per comprendere fino a che punto il processo di scolarizzazione risponde ad un’esigenza di sviluppo del capitalismo e fino a che punto, invece, entra con esso in contraddizione, occorre analizzare storicamente il rapporto in cui tale processo si situa con i mutamenti osservabili nella entità e nel tipo della «sovrappopolazione relativa». Occorre, dunque, approfondire l’analisi in questa direzione. A questo scopo, è possibile proseguire «la rilettura» di Marx, introducendo una schematizzazione di comodo della evoluzione del mercato capitalistico del lavoro in tre fasi”” [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII: “”Macchinario e grande industria””, ed. Avanzini e Torraca, Roma, 1965, pp. 168-169] Nuove forme di lavoro a domicilio “”Il capitalismo italiano, dunque, tenta – sia pure in ritardo – di realizzare, sul piano della struttura dell’occupazione, una operazione politica, quasi analoga a quella riuscita al capitalismo americano. Vengono messi in moto importanti meccanismi di divisione della classe operaia, una parte della quale viene emarginata dal settore produttivo principale, verso i settori e le aree periferiche, meno stabili e remunerative. Questo momento dell’intera operazione ottiene un certo successo: nonostante l’assenza, nella situazione italiana, di un proletariato di colore, i processi di emarginazione vengono appoggiati sui criteri altrettanto «naturali» o «oggettivi» dell’età, del sesso e, non ultimo del livello di istruzione posseduto dalla forza lavoro. L’incremento della sovrappopolazione stagnante (…) fornisce la base materiale per la ripresa dello sfruttamento operaio nei settori e nelle aree periferiche; questo avviene spesso ‘in forme nuove’, che meriterebbero di essere indagate, ma sulle quali non si dispone, effettivamente, di sufficienti elementi di conoscenza (37)””. [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(37) Vedi, ad esempio, la ripresa del fenomeno del lavoro a domicilio in Lombardia, quale risulta dalla indagine condotta da L. Frey, ‘Il lavoro a domicilio in Lombardia’, in “”Relazioni Sociali””, n. 10-11, 1971. E’ interessante ricordare, a questo proposito, quanto osserva Marx, quando tratta della ricostituzione del lavoro a domicilio nello sviluppo capitalistico: «Questa cosiddetta industria domestica moderna non ha niente a che vedere con quella antica, con cui ha in comune soltanto il nome, giacché quest’ultima presuppone un artigianato urbano indipendente, un’agricoltura autonoma e in special modo una ‘casa della famiglia operaia’. Oggi l’industria domestica è divenuta un ‘reparto esterno della fabbrica, della manifattura o del magazzino di merci’. Il capitale, insieme agli operai delle fabbriche e delle manifatture e agli artigiani che conglomera in masse enormi in un certo luogo su cui esercita il suo diretto imperio, lega a sé un altro esercito sparso nelle grandi città e nelle campagne, quello degli operai a domicilio». In K. Marx, Op. cit., [Il Capitale, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII ‘Macchinario e grande industria””] p. 133. (Le sottolineature sono di Marx)”” (pag 188)”,”GIOx-104″
“PACI Paolo”,”Svizzera.”,”Ma oltre ai problemi per l’ambiente, è anche notevole la modificazione del paesaggio sulle Alpi: i laghi artificiali sono ovunque, con i loro larghi muri di cemento, come quello di Grande-Dixence, nel Vallese, che con i suoi 285 m. di altezza detiene il primato europeo. L’emergenza ecologica in territorio elvetico è tanto più presente quanto più delicato è l’ambiente alpino e prealpino. Canalizzazioni, cementificazioni delle sponde dei laghi e fiumi, bonifiche e lottizzazioni edilizie: dal 1850 è stato prosciugato il 90% delle zone paludose e negli ultimi 200 anni sono scomparse per il 95% le torbiere. L’allarme è mitigato peraltro da leggi severe ed efficaci: la legge del 1971 sui corsi d’acqua, ad esempio, ha raggiunto l’obiettivo di restituire alla vita laghi, anche di grandi dimensioni, come il lago dei Quattro Cantoni, che erano dati per morti dai ricercatori. Altro grosso problema che la Svizzera condivide in parte – con l’Italia: il boom delle residenze secondarie. Negli ultimi 25 anni le seconde case si sono triplicate, in particolare sull’arco alpino (ma molto spesso sono proprietà di stranieri). L’aumento sconsiderato dei prezzi immobiliari nelle città ha condizionato la fuga dai centri urbani e l’esplosione degli hinterland. Il fenomeno del pendolarismo è sempre più diffuso. Ma dal 1980, una legge sull’uso razionale del suolo ha potuto ridurre notevolmente lo sfruttamento incontrollato. Cosa che purtroppo non possiamo dire della nostra legge Galasso. Altro non secondario aspetto della modificazione del paesaggio svizzero è stato l’abbandono dell’agricoltura: negli ultimi 35 anni il settore si è dimezzato e oggi solo il 4.6% della popolazione attiva lavora in questo campo, contro la media europea del 7.8%. L’agricoltura è in realtà un’attività difficile su un territorio alpino e collinoso, il che giustifica forse i prezzi elevati di prodotti che in Svizzera sono considerati tradizionali, come il latte, il formaggio, la carne. Anche i prezzi sopra la media non riescono a sanare l’economia agricola, che vive in buona parte di sovvenzioni statali: negli ultimi anni si è arrivati a 7 miliardi di franchi all’anno, su un budget statale di 30 miliardi.”,”EURx-337″
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Si è laureato in giurisprudenza a Roma. Ha studiato sociologia presso l’Università di Parigi e della California. Dal 2001 al gennaio 2009 è stato professore ordinario di Sociologia del Lavoro presso la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto molti saggi e libri.”,”CONx-003-FC”
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Roma, ha studiato Sociologia presso l’Università di Parigi e l’Università della California (Berkeley). Libero docente di Sociologia del lavoro. E’ autore di numerosi saggi e articoli.”,”CONx-011-FV”
“PACI Enzo, a cura; estratti dalle opere di Federico NIETZSCHE”,”Federico Nietzsche.”,”””Lo scopo non è l’umanità, ma è il ‘superuomo’. «Come l’uom s’eterna» Inferno, XV, 85 (XVI, 359) (Dante Alighieri) (pag 230)”,”FILx-424-FRR”
“PACIFICI Vincenzo G.”,”Francesco Crispi (1861-1867). Il problema del consenso allo stato liberale.”,”PACIFICI è nato a Tivoli ed è laureato in lettere e giurisprudenza. E’ ricercatore di storia del risorgimento presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato vari volumi (v. 4° cop).”,”ITAB-268″
“PACINI Gianlorenzo a cura”,”Cecoslovacchia: cinque anni dopo.”,”””L’Unione Sovietica si presenta oggi tuttora come una società che rientra per molti aspetti – secondo la nota tesi di Wittfogel – nel modo di produzione asiatico descritto da Marx, cioè in quel tipo di società che lo stesso Wittfogel ha descritto e variamente ribattezzato con i nomi di “”idrauliche””, “”agro-burocratiche””, ecc. Anche Trotsky si dimostra sostanzialmente conscio dell’affinità dell’Unione Sovietica con un tale tipo di società, e pertanto appare strano che egli possa – nel passo accennato – pretendere di ridurre un processo di tale portata nel quadro di una rivoluzione politica. Tra l’altra, una tale tesi appare antimarxista, in quanto affiderebbe a un fattore sovrastrutturale la realizzazione di un rivolgimento le cui profonde implicazioni sociali e strutturali sono anche troppo evidenti”” (pag 34-35) (G. Pacini, saggio introduttivo)”,”EURC-114″
“PACINI Marcello BARONI Ernesto”,”Europa anno zero?”,”Fondo Davoli La libera circolazione dei lavoratori (pag 76-77) [‘Insieme alla libera circolazione delle merci, la libera circolazione dei lavoratori e dei capitali dovevano essere i due pilastri principali su cui fondare l’unione economica. Ed erano, nel contesto del trattato, le due libertà che dovevano garantire il meccanismo di riadattamento spontaneo del Mercato Comune al massimo livello di produttività, una volta instaurato un regime di piena e leale concorrenza. In particolare, molto si sperava dalla libera circolazione dei lavoratori. Questa doveva sostituire la tradizionale emigrazione, specie quella transoceanica, con movimenti all’interno di un ordinamento comunitario che, abolendo ogni trattamento discriminante, garantiva la piena parità di condizioni con il lavoratore originario. Inoltre, ed era l’aspetto più importante, si sperava di ottenere una migliore ripartizione delle forze lavorative, che doveva permettere agli stati che presentavano carenza di mano d’opera di sfruttare i lavoratori esuberanti in altri paesi. Al vantaggio che ne avrebbero ricavato gli stati maggiormente industrializzati si aggiungeva quello dei paesi con regioni economicamente depresse: la mobilità geografica dei lavoratori veniva intesa come mezzo per risolvere il problema dell’occupazione in quelle «regioni della Comunità nelle quali… neppure lo sforzo umanamente più gigantesco…» avrebbe mai permesso di «occuparvi tutta la mano d’opera che vi si trova… concentrata» (7). Lo stesso R. Marjolin, alla conferenza sulle Economie regionali del 1961, precisava: «non potrà esservi una comunità prospera e dinamica se non sarà garantito un alto grado di mobilità dei lavoratori»; con ciò dimostrava chiaramente che alla mobilità geografica dei lavoratori veniva affidato il grave compito di fattore di riequilibrio del sistema comunitario, e, parlando più specificatamente dell’Italia, aggiungeva: «E’ incontestabile, tra l’altro, che il problema costituito per l’Italia dal sottosviluppo di talune sue regioni meridionali, non potrà essere risolto senza forti movimenti di lavoratori italiani all’interno del loro paese e verso gli altri paesi della Comunità… Questi trasferimenti di mano d’opera sono necessari ed infatti avvengono anche in altri paesi della Comunità». Questo nel rapporto introduttivo, mentre nelle considerazioni finali, per quietare le preoccupazioni, avanzate da molti partecipanti ai lavori, sulle conseguenze sociali di una massiccia migrazione, R. Marjolin precisava ulteriormente che aveva inteso parlare di «mobilità del lavoro» e non di migrazione. «Fra questi due termini vi è una differenza essenziale: è necessario che all’interno di una medesima regione, o in ogni caso in una zona geograficamente limitata, i lavoratori possano passare facilmente da un’impresa all’altra, da un ramo industriale all’altro, sia secondo esigenze economiche sia secondo i loro desideri» (8). La mobilità del lavoro si realizza pertanto in un quadro geografico «limitato» mentre «le migrazioni da regione a regione e da paese a paese… che sono state e sono ancora, necessarie… sono accompagnate da fenomeni sociologici, politici e umani sfavorevoli». (…) I movimenti migratori intra-comunitari hanno comunque sostituito la tradizionale emigrazione transoceanica, modificando il carattere dell’emigrazione da definitiva in temporanea, o comunque permettendo un più agevole ritorno al paese d’origine. Gli organi della Commissione hanno, in tale specifico settore, più volte deliberato provvedendo a curare che il fenomeno migratorio avvenisse nelle migliori condizioni di sicurezza sociale. Purtroppo l’augurio di R. Marjolin, «l’industria deve andare verso il lavoratore mentre il lavoratore deve andare verso l’industria solo in circostanze eccezionali», non si è realizzato, o non si è realizzato a sufficienza; e la migrazione è continuata nel nome di una parità giuridica ma in una sostanziale traumatica esperienza d’inferiorità di fatto, che qualche volta è stata anche rivelata da manifestazioni, per fortuna sporadiche, di intolleranza da parte degli abitanti degli stati d’immigrazione’] (pag 76-80) [(7) R. Marjolin, ”Rapporto introduttivo’ alla Conferenza sulle economie regionali’, Bruxelles, 6-8 dicembre 1961, Atti, vol. I, p. 27; (8) Ibidem, vol. II, p. 61]”,”EURE-113″
“PACINI Marcello”,”Una cronaca culturale. Le attività della Fondazione Giovanni Agnelli dal 1976 al 1999.”,”Marcello Pacini è direttore della Fondazione Giovanni Agnelli (1999)”,”EDIx-235″
“PACINI Marcello ZOLBERG Aristide R. GOLINI Antonio BONIFAZI Corrado ALBERTI Luca BLANGIARDO Gian Carlo DI-COMITE Luigi TRIFA Chedli TAPINOS Georges, scritti”,”Abitare il pianeta. Futuro demografico, migrazioni e tensioni etniche. Volume 1. Il mondo arabo, l’Italia e l’Europa.”,”Contiene i saggi: – Georges Tapinos, ‘Il caso francese: l’immigrazione straniera nella Francia contemporanea’ – Gian Carlo Blangiardo, ‘L’Italia in un contesto di trasformazione demografica e le politiche possibili'”,”CONx-015-FV”
“PACIOLI Luca, edizione critica a cura di Annalisi CONTERIO”,”Trattato di partita doppia. Venezia 1494.”,”Luca Pacioli (1445-1517) frate francescano amico di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci è il noto matematico italiano del suo tempo. Le sue opere principali sono la Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità (1494) e la ‘De divina proportione’ (1509). Quando Jacob Burckhardt, lo storico svizzero del Rinascimento italiano, volle dimostrare la superiorità dell’Italia nella matematica e nelle scienze naturali, verso la fine del XV secolo citò tre persone: Paolo Toscanelli, Luca Pacioli e Leonardo da Vinci (risvolto di copertina)”,”SCIx-024-FSD”
“PACKARD Vance”,”Il sesso selvaggio. I rapporti sessuali oggi.”,”Mutamenti comportamenti sessuali giovani rapporti pre-matrimoniali problemi matrimonio libertà sessuale e parità tra i sessi.”,”USAS-036″
“PACKARD Vance”,”Las formas ocultas de la propaganda.”,”Studio in profondità operato da propagandisti professionali, agenti esperti di marketing, per influenzare l’ elettorato oscillante con le tecniche della persuasione pubblicitaria.”,”FOLx-017″
“PACKARD Vance”,”La società nuda.”,”PACKARD Vance è nato in Pennsilvanya nel 1914. Laureato in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato alle principali riviste americane, tra cui ‘Look’, ‘New York Times’, ‘The American’, specializzandosi nello studio del comportamento umano. Vive nel Connecticut. Ha scritto vari libri tra cui ‘I persuasori occulti’, ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’ ecc. Privacy. “”Finalmente la cosa più importante che ogni americano deve fare per proteggere la sua eredità al diritto all’intimità è di farla, prima di tutto, osservare in casa sua. Ciò significa che i genitori devono bussare e chiedere il permessoprima di entrare nella stanza di un figlio che abbia chiuso la porta. Questa è semplice educazione. Goethe, ricordiamocelo, dice che l’ingegno si sviluppa nell’intimità. Le sue parole esatte sono “”Es bildet ein Talentsich in der Stille”” che può anche essere liberamente tradotto: “”Il talento si sviluppa in una tranquilla solitudine””. Che si tratti di intimità o solitudine è anche vero che i sogni ed i progetti ed il senso di ispirare fiducia, come il talento, fioriscono in un clima simile. Un bambino allevato in un ambiente dove la sua individualità è rispettata, quando sarà un adulto avrà maggiori risorse interne da dare al mondo””. (pag 278)”,”USAS-156″
“PACKARD Vance”,”I persuasori occulti.”,”Vance Packard, membro dell’American Sociological Society, è nato in Pennsylvania nel 1914. Laureatosi in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato con le più importanti riviste americane. Ha al suo attivo anche altre opere importanti tra cui ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’, ‘La società nuda’.”,”TEOS-003-FFS”
“PACKER George”,”L’ultima speranza. Ascesa e declino dell’America.”,”‘Nella sua ferma condanna di Trump e dell’assalto al Campidoglio, Packer vuole andare alle radici della lacerazione politica degli Stati Uniti, capirne le cause reali’ George Packer è giornalista di ‘The Atlantic’ e autore di diversi saggi tra cui ‘I frantumi dell’America’ (Mondadori 2014), vincitore del National Book Award e ‘La fine del secolo americano’ (Mondadori, 2020) finalista al premio Pulitzer.”,”USAS-249″
“PACKWOOD Allen”,”How Churchill Waged War. The Most Challenging Decisions of The Second World War.”,”Il rebus di aiutare la Francia in lotta con la Germania consegnando aerei britannici ai francesi o tenerli per la difesa dell’isola “”It was clearly in the British interest to help keep the French fighting for as long as possible. The battle was destroying German troops and equipment, and was keeping Hitler’ focus on the other side of the Channel. It was the view of the British Chiefs of Staff that Germany would seek to finish France before turning on Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain to re-equip her evacuated army, pull professional troops back from overseas, receive reinforcements from the Dominions and strengthen her defences. Yet, at the same time, it was no longer in the British interest to pump troops and aircraft into France, where they would take heavy casualties, when they might subsequently be needed to fight in Britain. The best hope now was to do enough to sustain hostilities in France for a few months, in the hope that Germans might become overstretched, of that the Americans would become more involved, and to build up British forces at home before contemplating a return in strength to the continent. The dilemma was the tightrope that Churchill was now walking, and it was magnified by the contradictions inherent within his own character. Churchill the politician, with four decades of experience, and fuelled by his insatiable appetite for maps and statistics, could see that the emphasis had shifted. Britain needed to prioritise her own defence. Churchill the man of destiny, the historian, the Francophile, did not want to remembered as the new British leader who abandoned France in her hour of need. Nor was it in his nature not to fight. (…) It was clear that the final battle in France was about to begin. The view of the French government was that this would be decisive, non just for France but for Britain as well, and their politicians and military leaders united in bombarding London with requests for troops and planes. The requests went beyond anything that had been asked for before. General Vuillemin, the commander of the French air forces, was now requesting that 320 British aircraft to be based in France. The War Cabinet addressed the issue in the knowledge that, ‘to decline to respond might mean collapse to French resistance, if Paris fell they might conclude a separate peace’. Churchill was bullish and keen to offer as much support as was practicable. On 2 June, there was discussion on the advantages to French morale of the despatch of further fighter squadrons to France. The Prime Minister was clearly in favour, and Churchill’s colleagues sought to contain him by referring the matter to the Chiefs of Staff, buying time to prepare their defences against the move. On 3 June, when Churchill noted that there were now fewer British fighters in France than at the beginning of the campaign, he was strongly opposed by the Chief of the Air Staff, and most significantly by Air Chief Marshal Dowding, attending for this item, who argued that, ‘our fighter operations must be regulated by the rate of output in such a manner as to ensure that we were not squandering the capital of our fighter aircraft’. Churchill seemed to accept this, but only with the proviso that the matter could be reconsidered in ten days, and not without observing that to the French ‘it looked as though we had some 500 fighters of incomparable quality which we would be withholding at a moment when they would be making a supreme effort on land’ (31). But his colleagues thought that was the end of the matter, they must have been sorely disappointed the following morning. The Prime Minister, having delayed communicating any decision to Reynaud, was still unhappy that Britain now had fewer squadrons operating in France than in early May, noting that production had increased the number of squadrons in the United Kingdom, from twenty-nine to forty-five. It took the combined efforts of Sinclair, Eden and Halifax, marshalling an impressive array of arguments to convince him to hold the pre-agreed line (52). Ten days later the issue was largely academic. For, having defeated the Allied armies in the north, the Germans could now pivot southwards. They reached Rouen on 8 June, crossed the river Seine on the 10 June, and entered Paris on the 14June.”” (pag 32-33-34)”,”QMIS-355″
“PACOMIO Luciano OCCHIPINTI Giuseppe a cura; scritti di Liliana ALBERTAZZI Angela ALES-BELLO Herbert ALPHONSO Giovanni ANCONA Matias AUGE’ Graham BELL Maciej BIELAWSKI Massimiliano BISCUSO Aquinata BOCKMANN Cornelius BOHL Sergio Paolo BONANNI Francesca BRIZZI Alvaro CACCIOTTI Calogero CALTAGIRONE Maria CAMPATELLI Monica CAPUZZI Michele CASSESE Jesus CASTELLANO CERVERA Stefano CAVALLOTTO Rosario CHIARAZZO Ivan CHOMA Nello CIPRIANI Francesca COCCHINI Patrizia CONFORTI Filippo Santi CUCINOTTA Giuseppe D’ACUNTO Enrico DAL COVOLO Anna D’ALESSANDRO Bernardino DE-ARMELLADA Carlo D’OSSO Giuseppina DE-SIMONE Pietro DE-VITIIS Angelo DI-BERARDINO Carmelo DOTOLO Mychajko DYMYD Giuseppe FERRARO Rino FISICHELLA Paolo FONTANA Francesco FRANCO Marianna FURNARI GENSABELLA Innocenzo GARGANO Lidia GIANCOLA Fabio GIOVANNINI Pasquale GIUSTINIANI Karl GOLSER Giovanni GONNER Vittorino GROSSI Pier Davide GUENZI Claudio GUERRIERI Giovanni IAMMARRONE Daniela IANNOTTA Dariusz KASPRZAK France KEJZAR Stjepan KRASIC Sergio LANZA Leonhard LEHMANN Luicia Olga LIZZINI Carlo LONGO Sabatino MAJORANO Gianni MANZONE Paolo MARTINELLI Chiara MERCURI Leonardo MESSINESE Aldo MODA Dalmazio MONGILLO Patrizia MORELLI Gaspare MURA Leandro NAVARRA Paolo NEPI Giuseppe OCCHIPINTI Luigi PADOVESE Giancarlo PANI Mladen PARLOV Giorgio PENZO Anna Maria PEZZELLA Giannino PIANA Francesco Orazio PIAZZA Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO Ignazio SANNA Silverio SAULLE Chrisostomos SAVVATOS Domenico SCARAMUZZI Anna M. SCIACCA Paolo SELVADAGI Marcello SEMERARO Yannis SPITERIS Antonio STAGLIANO’ Tommaso STANCATI Jan STEFANEC Marina STREMFELJ Basil STUDER Michelina TENACE Tomislav TENSEK ZDENKO Andrzej TOMKIEL Guido TRAVERSA Waldemar TUREK Benedict VADAKKEKARA Gian Maria VIAN Manuela VIEZZOLI Sergio ZINCONE Elena ZOCCA Pio ZUPPA”,”Lexicon. Dizionario dei Teologi.”,”Elenco autori (nel volume si riportano pure gli incarichi): Liliana ALBERTAZZI, Angela ALES-BELLO, Herbert ALPHONSO, Giovanni ANCONA, Matias AUGE’, Graham BELL, Maciej BIELAWSKI, Massimiliano BISCUSO, Aquinata BOCKMANN, Cornelius BOHL, Sergio Paolo BONANNI, Francesca BRIZZI, Alvaro CACCIOTTI, Calogero CALTAGIRONE, Maria CAMPATELLI, Monica CAPUZZI, Michele CASSESE, Jesus CASTELLANO CERVERA, Stefano CAVALLOTTO, Rosario CHIARAZZO, Ivan CHOMA, Nello CIPRIANI, Francesca COCCHINI, Patrizia CONFORTI, Filippo Santi CUCINOTTA, Giuseppe D’ACUNTO, Enrico DAL COVOLO, Anna D’ALESSANDRO, Bernardino DE-ARMELLADA. Carlo D’OSSO, Giuseppina DE-SIMONE, Pietro DE-VITIIS, Angelo DI-BERARDINO, Carmelo DOTOLO, Mychajko DYMYD, Giuseppe FERRARO, Rino FISICHELLA, Paolo FONTANA, Francesco FRANCO, Marianna FURNARI GENSABELLA, Innocenzo GARGANO, Lidia GIANCOLA, Fabio GIOVANNINI, Pasquale GIUSTINIANI, Karl GOLSER, Giovanni GONNER, Vittorino GROSSI, Pier Davide GUENZI, Claudio GUERRIERI, Giovanni IAMMARRONE, Daniela IANNOTTA, Dariusz KASPRZAK, France KEJZAR, Stjepan KRASIC, Sergio LANZA, Leonhard LEHMANN, Luicia Olga LIZZINI, Carlo LONGO, Sabatino MAJORANO, Gianni MANZONE, Paolo MARTINELLI, Chiara MERCURI, Leonardo MESSINESE, Aldo MODA, Dalmazio MONGILLO, Patrizia MORELLI, Gaspare MURA, Leandro NAVARRA, Paolo NEPI, Giuseppe OCCHIPINTI, Luigi PADOVESE, Giancarlo PANI, Mladen PARLOV, Giorgio PENZO, Anna Maria PEZZELLA, Giannino PIANA, Francesco Orazio PIAZZA, Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI, Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO, Ignazio SANNA, Silverio SAULLE, Chrisostomos SAVVATOS, Domenico SCARAMUZZI, Anna M. SCIACCA, Paolo SELVADAGI, Marcello SEMERARO, Yannis SPITERIS, Antonio STAGLIANO’, Tommaso STANCATI, Jan STEFANEC, Marina STREMFELJ, Basil STUDER, Michelina TENACE, Tomislav TENSEK ZDENKO, Andrzej TOMKIEL, Guido TRAVERSA, Waldemar TUREK, Benedict VADAKKEKARA, Gian Maria VIAN, Manuela VIEZZOLI, Sergio ZINCONE, Elena ZOCCA, Pio ZUPPA.”,”RELP-026″
“PADELLARO Nazareno”,”Pio XII.”,”PADELLARO Nazareno Concordato con la Baviera. “”In Nunzio ha un preciso compito: concludere anzitutto un concordato con la Baviera. Monsignor Pacelli sapeva quanto quel patto stesse a cuore al Papa. Occorsero circa cinque anni prima di raggiungere l’accordo. L’impresa, irta di difficoltà, fu condotta a termine il 25 marzo 1924. Ma passò circa un anno prima che il concordato fosse solennemente ratificato: il che avvenne il 24 gennaio del 1925. Nella storia della diplomazia vaticana il concordato con la Baviera viene considerato un vero capolavoro di paziente arte diplomatica e uno strumento giuridico perfettissimo. Quei 16 articoli di cui consta il documento, sono così limpidi, che a nessuno verrà in mente di guastarli, rovistandoli, e per così dire, perquisendoli con interpretazioni e chiose. E’ risaputo, infatti, che la mala volontà con le lacune, le oscurità, forma il suo alveare”” (pag 86)”,”RELC-320″
“PADELLARO Antonio”,”Il Fatto Personale. Giornali, rimorsi, vendette.”,”Frase di McLuhan: “”L’indignazione morale è una tecnica utilizzata per dotare l’idiota di dignità”” (pag 159)”,”EDIx-171″
“PADFIELD Peter”,”Battleship.”,”Acknowledgements, introduction to the Revised Edition, appendix, glossary, references, notes and bibliography, index, index of Ships’ Names.”,”QMIx-213″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”La forza lavoro femminile.”,”La PADOA-SCHIOPPA è nata a Roma nel 1945. Si è laureata in Economia e Commercio all’Univ Bocconi di Milano e si è specializzata neli USA conseguendo il Master of Science alla Graduate School of Economics del Massachusettes Institute of Technology (MIT). Attualmente (1977) è Prof incarcato di Economia bancaria alla Facoltà di Scienze statistiche demografiche attuariali dell’Univ di Roma. Ha pubblicato: ‘Scuola e classi sociali in Italia’ (MULINO, 1974).”,”DONx-002″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”L’economia sotto tutela. Problemi strutturali dell’intervento pubblico in Italia.”,”Fiorella Padoa Schioppa ha la cattedra di Economia politica nell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna Politica economica alla Luiss. Per il Mulino ha pubblicato: Scuola e classi sociali in Italia, La forza lavoro femminile. In questo libro, che si propone come un’autentica ‘controrelazione’ sulla politica economica del nostro Paese, l’autrice presenta un quadro completo della realtà italiana, dominata dalla rincorsa di un impossibile consenso politico, formulando una serie coerente di ipotesi per restituire dinamismo di lungo periodo al mercato del lavoro, al mondo della produzione, al settore dei servizi, a quella società italiana che sembra avere contratto un maligno patto di cittadinanza basato sullo scambio inefficiente e sull’irresponsabilità collettiva.”,”ITAE-033-FL”
“PADOAN Gianni”,”Da Pearl Harbor a Midway.”,”””L’8 dicembre (1941) la Gran Bretagna dichiarò guerra all’Impero del Sol Levante. Nella stessa giornata l’esempio inglese venne seguito dal Canada dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Sud Africa, dalla Francia, dall’Olanda e dalla Jugoslavia.l’Honduras, il San Salvador, il San Domingo, il Guatemala e Haiti dichararono guerra, oltre che a noi, anche alla Germania. A Berlino, il ministro degli Esteri, Von Ribbentrop, ordinò che gli ambasciatori sudamericani fossero ricevuti da funzionari dei gradi inferiori, i quali avevano avuto precise disposizioni di stracciare le note ufficiali davanti ai loro occhi. Gli Stati Uniti, invece, non avevano ancora dichiarato ufficialmente guerra. Roosevelt doveva fare i conti con il Congresso e – mentre nel paese era giòà in corso la mobilitazione generale e in tutto il Pacifico si combatteva aspramente .- gli uomini politici americani continuavano a discutere. Naturalmente, dopo Pearl Harbor, non esistevano più dubbi per quanto riguardava il Giappone, ma molti esitavano di fronte all’eventualità di estendere la dichiarazione di guerra anche alla Germania e all’Italia. Però Churchill non aveva alcun dubbio sull’esito del dibattito segreto iniziato al Congresso, tanto che la sera del giorno successivo convocò ancora una volta il consiglio di Guerra, per tracciare nuov piani in base al calcolo che adesso poteva fare sull’apporto americano non soltanto nel Pacifico, ma anche e soprattutto in Europa”” (pag 89)”,”QMIS-164″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1981-1982). Anno Decimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-482″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1982-1983). Anno Undicesimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-483″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, scritti di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Alessando OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI Tommaso PADOA-SCHIOPPA”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?”,”Contiene il capitolo di Alessandro CAVALLI ‘Cultura politica, cultura civica e carattere nazionale’ (pag 417-) (dibattito su ‘familismo amorale, spirito civico’ ecc.) Tendenza alla convergenza tra il carattere degli italiani e quello degli europei Carattere nazionale (pag 423-424) “”Il carattere nazionale degli italiani non è stato oggetto di ricerche specifiche, non è stato al centro degli interessi degli scienziati sociali, e neppure degli storici – con le significative eccezioni di Giulio Bollati (1983) e Carlo Tullio Altan (1986) e, più recentemente, di Ernesto Galli della Loggia (1998), Ruggero Romano (1997) e Aldo Schiavone (1998). Sono stati, e sono, piuttosto, letterati, moralisti, critici del costume e giornalisti a occuparsi dei tratti culturali del carattere degli italiani. La natura del concetto è contrastiva e differenziale, ci si chiede che cosa rende gli italiani diversi dagli altri, con intenti il più delle volte polemici. E’ stato recentemente ripubblicato, per esempio, il ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani’ che Leopardi scrisse nel 1824, un breve scritto sul quale avrò modo di ritornare. Ebbene, già allora era posto chiaramente il problema di che cosa distinguesse la nazione italiana, poiché – scrive Leopardi – “”essa è di costumi notabilmente diversa dagli altri popoli civili”” e “”il poco o niuno amor nazionale che vive tra noi è certo minore che non negli altri paesi””. Circa trent’anni fa è stato Luigi Barzini, in un libro che ha avuto più lettori all’estero che non in Italia, a descrivere con indubbia acutezza (e anche molta benevolenza) i tratti del carattere degli italiani.”” (pag 424)”,”ITAS-169″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, Saggi di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Suzanne BERGER Richard M. LOCKE Alessandro OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?.”,”Stephen R. Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Carlo Azeglio Ciampi è presidente della Repubblica Italiana. Romano Prodi è presidente della Commissione Europea ed è stato presidente del Consiglio. Tommaso Padoa-Schioppa è membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. Filippo Andreatta è professore aggiunto di relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche, Università di Bologna, Forlì. Luigi Federico Signorini è direttore del Servizio Studi della Banca d’Italia. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia presso il dipartimento di economia dell’Università La Sapienza di Roma, e Presidente dell’ISAE – Istituto di Studi e Analisi Economica. Edmondo Berselli è editorialista dell’Espresso e membro del Comitato di direzione della rivista Il Mulino. Renato Brunetta è profesore di economia del lavoro presso la II Università di Roma Tor Vergata ed è membro del Comitato di presidenza di Forza Italia. É parlamentare europeo all’interno del gruppo cristiano-democratico. Ilvo Diamanti insegna scienza politica e sociologia politica all’Università di Urbino ed è direttore scientifico della Fondazione Nord Est. Luciano Violante è professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino. É membro della Camera dei Deputati, dove è capogruppo dei Democratici di Sinistra. Costanzo Ranci è professore di sociologia al Politecnico di Milano. Suzanne Berger è Raphael Dorman-Helen Strabuck professor di scienze politiche al MIT. Richard M. Locke è Alvin J. Siteman Associate Professor di impresa e scienze politiche presso la Sloane School of Management, MIT. Alessandro Ovi è consulente per la new economy e l’innovazione presso la Presidenza della Commissione Europea. Alessandro Cavalli è professore di sociologia all’Università di Pavia. Massimo Livi-Bacci è professore di demografia presso la facoltà di scienze politiche all’Università di Firenze. Letizia Paoli è ricercatrice presso il dipartimento di criminologia del Max Planck Institute per il diritto internazionale a Friburgo, RFT.”,”ITAE-070-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”La lunga via per l’Euro.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre.”,”EURE-059-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”L’Europa verso l’unione monetaria. Dallo Sme al trattato di Maastricht.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”EURE-075-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Antonio”,”Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età contemporanea.”,”Antonio Padoa-Schioppa ha insegnato Storia del diritto medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, della quale è stato a lungo preside. Con il Mulino ha pubblicato ‘Italia e Europa nella storia del diritto’ (2003).”,”DIRx-003-FSD”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”Dodici settembre. Il mondo non è al punto zero.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”RAIx-069-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso a cura, Saggi di Giorgio BASEVI Gianluigi MENGARELLI Giuseppe TULLIO Alberto GIOVANNINI Fabrizio ONIDA Franco BRUNI Mario MONTI Francesco GIAVAZZI Rainer S: MASERA Stefano MICOSSI”,”Il sistema dei cambi, oggi.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre. Basevi Giorgio professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bologna. Bruni Franco professore associato di Teoria e Politica monetaria internazionale, Università Luigi Bocconi, Milano. Giavazzi Francesco professore associato di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Giovannini Alberto Assistant Professor alla Graduate School of Business, Columbia University, New York. Masera Rainer S. direttore centrale per la ricerca economica della Banca d’Italia. Mengarelli Gianluigi professore associato di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Micossi Stefano responsabile del Settore internazionale del Servizio Studi della Banca d’Italia. Monti Mario professore ordinario di Economia politica Università Luigi Bocconi, Milano. Onida Fabrizio professore ordinario di economia internazionale Università Luigi Bocconi Milano. Tullio Giuseppe Consigliere presso la Direzione Generale degli Affari Monetari della Commissione della CEE.”,”ECOI-216-FL”
“PADOVANO Aldo”,”Storia insolita di Genvoa. Dalle origini a oggi.”,”PADOVANO Aldo è nato a Genova ed è autore di trasmissioni televisive.”,”LIGU-026″
“PAGALLO Ugo”,”La cattedra socialista. Diritto ed economia alle origini dello stato sociale in Italia.”,”Ugo Pagallo procuratore legale, dottorando in Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, collabora al ‘Bollettino filosofico’. “”Le divergenze che vennero a sussistere fra le concezioni ‘politico-ideali’ delle due scuole, del ‘Kathedersozialismus’ tedesco e del socialismo della cattedra italiano, oltre a rinviare a motivi d’ordine teorico e culturale, dipendevano in sostanza proprio dalla concreta situazione socio-economica in cui si trovava l’Italia del secondo decennio post’unitario. L’industrializzazione, in questi anni Settanta, cominciava appena a muovere i suoi primi, decisi, passi e di questione sociale si poteva discorrere solo all’interno del lento e faticoso disgregarsi di quel «piccolo mondo antico» pre-capitalistico (68). L’intuizione del socialismo della cattedra può esser colta, allora, come tentativo di definire, sulle basi di un’aggiornata metodologia scientifica, di stampo realista e positivo, non solo il ruolo e la figura dello ‘stato sociale’ in una società di tipo capitalistico ma, altresì, il senso stesso di uno sviluppo industriale in una società arretrata quale era quella italiana. Sviluppo che, proprio in virtù delle riforme che venivano richieste, non avrebbe però dovuto conoscere quelle terribili lacerazioni che si potevano invece riscontrare nei paesi maggiormente industrializzati, vale a dire l’Inghilterra, la Francia, la stessa Germania. In questo modo lo stato sociale diventava, nel pensiero socialcattedratico, non solo lo strumento con cui pervenire razionalmente a quelle «armonie» preconizzate dai pensatori liberisti ma anche il modo con cui prevenire, in definitiva, l’incontrollato esplodere di una ‘quistione sociale’ italiana. Prima ancora che potesse venir recepito in Italia con «coscienza di classe» l’insegnamento ‘scientifico-rivoluzionario’ di Karl Marx (69), i socialisti della cattedra si prefiggevano il compito di formulare, tra comunismo e liberismo, una autonoma soluzione ‘scientifico-riformista’ degli incombenti problemi sociali sollevati dalla industrializzazione capitalistica. D’altra parte, era proprio questo aspetto ambivalente del progetto social-cattedratico (teso, come vedremo, a ‘riformar conservando’) che finiva per sfuggire ad Antonio Labriola, nella conclusiva lettura avanzata ai suoi tempi dal teorico marxista. Se, in effetti, il programma del socialismo della cattedra era diventato ai suoi occhi «l’utopia burocratica e fiscale, ossia l’utopia dei cretini» (70), e come tale veniva sbrigativamente liquidato, tuttavia, ancora nel 1891, era lo stesso Labriola a dover constatare, in una lettera all’amico Engels, come ancora in quegli anni non si potesse parlare, purtroppo, di una vera e propria classe operaia italiana (71)”” (pag 30-31) [(68) Non è il caso, certamente, di ripercorrere in questa sede le tappe della polemiche che seguì alla pubblicazione del saggio di Rosario Romeo “”Problemi dello sviluppo capitalistico in Italia dal 1861 al 1887″” (…); (69) Furono d’altra parte proprio i socialisti della cattedra tra i primi a studiare ed a render noti in Italia gli scritti di Karl Marx (sia pure col precipuo intento di confutare e respingere le sue tesi) (…); (70) A. Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’ (1895), in ‘La concezione materialistica della storia’, Bari, 1965, p. 51. Ma cfr anche A. Caminati, ‘Vecchia e giovane scuola storica’, cit., p. 164; (71) Cit. in G. Manacorda, ‘Il movimento operaio attraverso i suoi congressi’, cit., p. 16]”,”TEOS-134″
“PAGANETTO Luigi a cura, Saggi di Michele BAGELLA Mario BALDASSARRI Paolo BARATTA Piero BARUCCI Renato BRUNETTA Riccardo CAPPELLIN Riccardo FAINI Antonio Manuel FIGUEIREDO Adriano GIANNOLA Rainer MASERA, Luca MELDOLESI Stefano MICOSSI Giovanni PALMERIO Cristiano RAMINELLA Maria Teresa SALVEMINI Mario SARCINELLI Pasquale Lucio SCANDIZZO Rosario SOLIMA Antonio VASQUEZ BARQUERO Salvatore VINCI Ronald WANIEK”,”Mezzogiorno e Mezzogiorni d’Europa.”,”Michele Bagella è nato a Sassari nel 1939. É docente di Economia monetaria e creditizia presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Mario Baldassarri, nato a Macerata nel 1946, è docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università La Sapienza di Roma. Paolo Baratta è nato a Milano nel 1939. Al momento del Forum Ministro deo Lavori pubblici e dell’ambiente, attualmente è presidente del Centro Beneduce, Roma. Piero Barucci è nato a Firenze nel 1933. Docente di Economia politica e Storia delle dottrine economiche presso l’Università di Firenze è stato Ministro del Tesoro e della Funzione pubblica del Governo Amato e Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi; attualmente è Presidente della Aloisio Foglia Ventura SIM e Consigliere di Amministrazione dell’IRI. Renato Brunetta, veneziano nato nel 1950, è docente di Economia del lavoro presso la Facoltà di economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Cappellin è nato a Padova nel 1947. É docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Faini, nato a Losanna nel 1951, è docente di Economia e Politica industriale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Brescia. Antonio Manuel Figueiredo è docente presso la Facoltà di Economia dell’Università di Oporto. Adriano Giannola è nato a Fano (Pesaro) nel 1943. É docente di Economia bancaria presso la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. Rainer Masera, nato a Como nel 1944, è docente di Mercati finanziari presso la Luiss Guido Carli di Roma e Direttore Generale dell’Istituto Mobiliare Italiano SpA; già Capo del Servizio studi ed in seguito Direttore centrale per la ricerca economica in Banca d’Italia, dal gennaio 1995 al gennaio 1996 ha ricoperto la caqrica di Ministro del Bilancio delle Politiche europee. Luca Meldolesi è docente di Politica economica presso l’Università Federico II di Napoli. Stefano Micossi è nato a Bologna nel 1947. É Direttore Generale DGIII Industria della Commissione Europea. Luigi Paganetto è nato a Genova nel 1940. É docente di Economia politica Preside della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente del CEIS-Tor Vergata. Giovanni Palmero, nato a Guardiagrele (Chieti) nel 1941 è docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia della Luiss Guido Carli e Presidente dell’ISCO. Cristiano Raminella romano è nato nel 1942. Nel 1984 entra nella Kuwait Petroleum International, a Londra, come Planning & Supply Manager per l’Europa, l’Africa e l’America. Nel 1985 è Presidente e Amministratore delegato della consociata italiana. Attualmente riveste la carica di Marketing Director della Kuwait Petroleum International a Londra. maria Teresa Salvemini, nata a Molfetta nel 1936, è docente di Politica economica e finanziaria presso la Facoltà di Scienze statistiche dell’Università La Sapienza di Roma; è stata recentemente nominata Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti. Mario Sarcinelli è nato a Foggia nel 1934. É presidente della Banca Nazionale del Lavoro. Pasquale Lucio Scandizzo è nato a Salerno nel 1942. É docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Rosario solima è nato a Napoli nel 1930. Ha ricoperto incarichi presso la Ceca e, dal 1966, presso la Commissione della Cee ove, nel 1955, è stato Direttore del Fondo europeo di sviluppo regionale; attualmente è membro della Cabina di Regia nazionale presso il Ministero del bilancio, Roma. Antonio Vasquez Barquero, è docente presso la Università Autonoma di Madrid. Salvatore Vinci è docente di Politica economica e finanziaria presso l’Istituto di Studi economici della Facoltà di Economia dei trasporti e del commercio internazionale dell’Istituto Universitario Navale di Napoli. Ronald Wanier è economista presso l’Istituto per la Ricerca Industriale di Essen.”,”ITAS-090-FL”
“PAGANI Osvaldo”,”L’ orgasmo del regime. Le memorie della tenutaria del “”circolo privato”” del duce e dei gerarchi del fascismo.”,”PAGANI Osvaldo è nato a Milano nel 1919. E’ giornalista ivniato speciale di settimanali vari tra cui Panorama. “”Balbo non faceva mistero delle sue convinzioni, tanto che poco prima dell’ entrata in guerra, un giorno, a Tripoli, si diffuse la voce che era stato arrestato sotto l’ accusa di congiura contro Mussolini. Niente di vero: però c’era tutta l’ aria che cominciasse una campagna contro di lui. “”Fatto sta””, mi raccontò Bottai, “”che Balbo ha sempre fatto il “”bastian contrario””. Mussolini gli aveva fatto fare un viaggio in Germania, per mettersi d’accordo con quei capi, e lui si era inimicato sia Hitler, sia Goering. Quando poi c’è stata la questione antisemitica, il “”Gran Consiglio del fascismo, riunito per approvare le leggi del duce che ricalcavano quelle tedesche, Balbo si è messo a protestare. “”Non posso pensare””, gridava, “”che l’ avvocato Ravenna non sia più mio amico solo perché ebreo. Io lo conosco da quando eravamo bambini!””. Cercarono di farlo tacere, ma Mussolini gli fece cenno di continuare. Lui sbraitò per mezz’ora. Se nelle leggi razziali italiane ci fu qualche via di salvezza per gli ebrei, lo si deve a quel discorso di Balbo””. (pag 132)”,”ITAF-216″
“PAGANO Giancarlo”,”Luigi Einaudi e il socialismo.”,”PAGANO Giancarlo svolte attività presso la cattedra di diritto costituzionale dell’ Università di Benevento. Ha pubblicato per la Pironti ,’La burocrazia in URSS’ (Napoli, 1989) e il saggio ‘Luigi Einaudi e la critica al collettivismo’ (Fondazione L. Einaudi, 1991). Collabora a ‘Nord Sud’ ‘Tempo presente’ ‘Mondoperaio’ ‘Mondo economico’. “”Come nei reportages sugli scioperi nel Biellese, anche negli articoli sullo Sciopero di Genova – apparsi fra il 21 dicembre 1900 ed il 25 gennaio 1901 – Einaudi mostrò di essere dalla parte degli operai. A Genova però, a differenza che nel Biellese, l’ agitazione era stata provocata da una decisione della pubblica autorità: quella del prefetto Camillo Garroni di sciogliere la Camera del lavoro, che già aveva subito stessa sorte nel 1896 ad opera del suo predecessore Davide Silvagni ed era stata immediatamente ricostituita dai lavoratori con i medesimi componenti, in gran parte socialisti””. (pag 111) “”In pimo luogo – osserva Einaudi nello scritto Le ferrovie ai ferrovieri -: “”non posso dimenticare che la storia del XIX è seminata di cadaveri di cooperative di produzione. Salvo casi isolati, in cui il successo si può spiegare con circostanze eccezionali, le imprese industriali cooperative hanno incontrato un insuccesso colossale””. (pag 125) “”Scrive Einaudi: “”Nell’ industria privata la selezione dei dirigenti si fa per decisione autoritaria dell’ imprenditore e dà risultati magnifici; nelle aziende di stato la selezione avviene per concorsi e per anzianità e dà risultati di gran lunga inferiori; nei corpi elettivi, dove gli amministrati eleggono gli amministratori, si può affermare avvengano scelte ancor più cattive. Così – conclude l’ attento critico liberale – nella futura cooperativa dei ferrovieri vi sarà gran probabilità che i dirigenti assomiglino più al tipo del deputato lusingatore di folle che all’ altro del tecnico scelto unicamente per la sua abilità specializzata. E sarà una scelta feconda di disastrosi risultati economici””. (pag 126)”,”MITS-243″
“PAGANO DE DIVITIIS Gigliola; FERRONE Vincenzo”,”Il Mediterraneo nel XVII secolo: l’espansione commerciale inglese e l’Italia (Pagano de Divitiis); Il problema dei selvaggi nell’illuminismo italiano (Ferrone).”,”L’ingresso degli Inglesi nel Mediterraneo… Il saggio contiene molti riferimenti alle opere di Braudel “”La struttura degli scambi Nord-Sud subì una modificazione a partire dalla fine del XV secolo, quando emerse Anversa quale centro vitale di questi rapporti. Una serie di fattori favorirono la concentrazione sulle rive dello Scheldt di merci e mercanti, fra i quali l’insediamento dell’agente commerciale del re del Portogallo in cerca di metalli, che in cambio portava le spezie e gli zuccheri giunti a Lisbona dall’Oriente e dal Brasile, e la scelta del porto fiammingo come sede degli agenti del papa per la vendita dell’ allume nell’ Europa settentrionale”” (pag 110) “”L’Italia era certamente un paese ricco se consumava il 97.5% del caviale esportato dalla Russia”” (pag 121) Le due Italie. “”«Parlare d’Italia – ha scritto Braudel – (…) significa usare un pericoloso singolare» (in Braudel, ‘L’Italia fuori d’Italia’, in ‘Storia d’Italia’, Einaudi,Torino, 1974, vol. II, t. 2, p. 2101)”,”STOS-207″
“PAGANO Alessandra”,”Il confino politico a Lipari, 1926-1933.”,”Alessandra Pagano nata a Napoli nel 1972, si è laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. Ha studiato l’antifascismo pre-resistenziale.”,”ITAD-004-FSD”
“PAGANO Francesco Mario, a cura di Luigi FIRPO e Laura SALVETTI FIRPO”,”Saggi politici. De’ principii, progressi e decadenza della società. Edizione seconda, corretta ed accresciuta (1791-1792).”,”””Molti vocaboli che caddero rinasceranno; e cadranno quelli che ora sono in pregio”” (Orazio, De arte poetica’, 70-71) “”Né perisce, credetemi, cosa alcuna nel mondo intero, ma si muta e rinnova il suo aspetto e lo chiamiamo nascere”” (Ovidio, Metamorfosi, XV, 254-255) (in apertura) Contiene dedica manoscritta a GM Bravo ‘Francesco Mario Pagano (Brienza, 8 dicembre 1748 – Napoli, 29 ottobre 1799) è stato un giurista, filosofo, politico e drammaturgo italiano, considerato uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo italiano¹². Nato in una famiglia di notai, si trasferì a Napoli dopo la morte del padre e completò gli studi sotto la guida di Gerardo De Angelis. Pagano è noto per il suo contributo alla filosofia del diritto e per essere stato un precursore del positivismo. Ha insegnato etica e diritto criminale all’Università di Napoli e ha difeso i congiurati anti-borbonici della Società Patriottica Napoletana². Le sue opere principali includono le “”Considerazioni sul processo criminale”” e i “”Saggi politici””. Fu un personaggio di spicco della Repubblica Napoletana del 1799 e, dopo la restaurazione borbonica, fu condannato a morte. La sua eredità intellettuale ha influenzato profondamente il pensiero giuridico e politico italiano’. (wikip.)”,”FILx-003-FMB”
“PAGANUZZI Quirino”,”Pro papa Pio. L’ opera di pace di Pio XII durante la seconda guerra mondiale nella testimonianza di uno dei suoi collaboratori.”,”Contiene: I papi delle Inscriptiones Latinae di Amleto TONDINI Don Quirino PAGANUZZI non fu una figura di grande rilievo gerarchico nei quadri della Santa Sede. Ma fu un testimone privilegiato e in un caso un protagonista d’eccezione.”,”RELC-070″
“PAGDEN Anthony”,”Peoples and Empires. Europeans and the Rest of the World, from Antiquity to the Present.”,”PAGDEN Anthony ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma. E’ stato Reader in Storia intellettuale a Cambridge, e Fellow del Kings College, ecc. Collabora regolarmente a TLS, New Republic e New York Times. Anthony Padgen ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma, Reader in Storia intellettuale a Cambridge e Fellow del Kings College. Collabora regolarmente al Times Literary Supplement, New Republic e New York Times (2002). [‘Dalla guerra della Lega di Schmalkalden (un’alleanza di principi protestanti e città) nel 1546-7 fino al Trattato di Westfalia nel 1648, che pose termine alla guerra dei Trent’anni, una o l’altra regione d’Europa era stata coinvolta nelle più feroci e sanguinose lotte ideologiche e civili della sua storia precedente alla scoppio della Seconda guerra mondiale. Il trattato di Westfalia cambiò tutto questo – o almeno sembrò ai contemporanei. Fu il primo trattato veramente moderno. (Molti in precedenza erano stati poco più che degli accordi per la cessazione delle ostilità). Esso creò ciò che venne chiamata l’Europa delle nazioni. Stabilì, seppure in modo vago, la concezione di una comunità internazionale e ratificò l’esistenza di due nuovi stati, entrambi repubbliche: le Province Unite olandesi e la Confederazione svizzera’ (pag 89)]”,”EURx-198″
“PAGDEN Anthony”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989) “”Il perseguire estese conquiste territoriali è necessariamente la rovina di ogni governo libero; e del governo perfetto più presto che non dell’imperfetto, proprio a causa dei vantaggi che il primo ha sul secondo”” (David Hume, Idea di una perfetta comunità) (pag 114 libro di Padgen) “”Le monarchie non sono diverse dagli esseri viventi e dai vegetali. Allo stesso modo nascono, vivono e muoiono senza un’età che duri stabilmente. E sono naturali anche le loro cadute. Nel loro crescere, decrescono (Diego Saavreda Fajardo, Idea de un principe politico-cristiano) (ibid) “”Noi, che abbiamo per patria il mondo, come i pesci hanno le acque…”” (Dante, De vulgari eloquentia, I, 6, 3) “”Avete stabilito pene per i crimini; avete stabiliti premi per la virtù; e non temete per la durata dei vostri imperi che lo scorrere del tempo.”” (Denis Diderot, Salon de 1767)”,”TEOP-358″
“PAGDEN Anthony, edizione italiana a cura di Vincenzo LAVENIA”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989)”,”EURx-005-FV”
“PAGE Martin”,”La tribù aziendale. Leggi e costumi della giungla dei manager.”,”PAGE Martin è nato a Londra nel 1938. Ha lavorato per grandi aziende negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia, e ha studiato antropologia a Cambridge. Ha viaggiato e vissuto a lungo in Africa, in Asia e in Oceania. “”Spirito tribale. Forza per cui i membri di una tribù appaiono agli estranei come terribilmente simili tra loro per modo di vestirsi, condotta, atteggiamenti, eccetera. (…) Tabù. Proibizione rituale usata come prova di fedeltà e appartenenza. Una tribù può avere un tabù che vieta di toccare il capo o di mangiare carne di canguro. Una ditta può avere un tabù che vieta di portare calzini bianchi o di avere i capelli lunghi””. (pag 15)”,”ECOA-003″
“PAGE’ Jean-Pierre BOULARD Jean-Claude”,”Profil economique de la France. Structures et tendances.”,”Collaborazione di Michel ASTORG Henri BARONE René BONNANS Jacques BRAVO Francoise EUVRARD Ariel FRANCAIS Jean-Pierre GERARD Jean-Loup MARTIN André-Ennemond NIVOLLET Régis PARANQUE Jean-Pierre PATAT Gilles PELTIER Jean-Pierre PUIG Georges VAN-DEN-PLAS Bernard VIAL Roland VOUETTE”,”FRAE-033″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”PAGE ARNOT R. Contiene il testo ‘Zimmerwald e l’Independent Labour Party, ILP’ (pag 60-63) (Appendice) (i delegati ILP vorrebbero partecipare ma gli viene rifiutato il passaporto). e il paragrafo: ‘Scioperi e ammutinamenti contro l’intervento inglese, 1918’ (pag 140-141)”,”MUKx-185″
“PAGE Stanley W.”,”Lenin and World Revolution.”,”PAGE Stanley W. Lenin e l’Oriente. “”In June, 1920, Fusse, a Japanese journalist, interviewed Lenin. “”Where””, he asked, “”does communism have the best chances for success – in the West or in the East?””. “”Genuine communism””, Lenin answered, “”can thus far succeed only in the West. However, the West lives on account of the East. European imperialist powers support themselves mainly from Eastern colonies. But at the same time they are arming their colonials and teaching them to fight. Thereby the West is digging its grave in the East”” (1)”” (pag 153) [Stanley W. Page, Lenin and World Revolution, 1959] [(1) M. Rafail, “”God bez Lenina na Vostoke””, ‘Lenin i Vostok’, Sbornik Statei (2d ed.; Moscow, 1925), p. 7] Rafail (B. B. Farbman) Fonte: Lenin i vostok : sbornik statei M. Rafaila, M. Pavlovicha, N. Narimanova i A. Khodorova Editore: Moskva : Nauchnaia assotsiatsiia vostokovedeniia soiuza SSR, 1925. Edizione/Formato: Libro Microforma : Microfilm : Russian : 2. dop. izdVedi tutte le edizioni e i formati Banca dati: WorldCat Voto: (non ancora votato) 0 con commenti – Diventa il primo. Soggetti Lenin, Vladimir Il?ich, — 1870-1924. East Asia. Altri come questo Documenti simili Chiedi in prestito / ottieni una copia Toggle expanding/contracting information section Trova una copia in biblioteca Inserisci la tua posizione: o seleziona una sede: Visualizzazione delle biblioteche: 1-2 su 2 per tutte le 3 edizioni Mostra il posseduto delle biblioteche solo questa edizione o restringere i risultati per formato Biblioteca Formati posseduti Distanza 1. Harvard University Harvard College Library Cambridge, MA 02139 United States Microform Microform 11300 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti 2. Stanford University Hoover Institution Library Stanford, CA 94305 United States Microform Microform + 1 altri formati 14600 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti Toggle expanding/contracting information section Dettagli Persona incaricata: Vladimir Il?ich Lenin; Vladimir Il?ich Lenin Tipo documento: Book Numero OCLC: 123223117 Note di riproduzione: Microfilm. Stanford, CA. : Hoover Institution, 1989. 1 microfilm reel ; 35 mm. Descrizione: 79 p., [1] leaf of plates : ill. ; 27 cm. Contenuti: God bez Lenina / M. Rafail — Lenin i narody Vostok / M. Pavlovich — Lenin i Vostok / N. Narimanov — Lenin i natsional?nyi vopros / A. Khodorov — Beseda V.I. Lenina s iaponskim korrespondentom — Otkliki na smert? Lenina na Vostoke. http://www.worldcat.org/title/lenin-i-vostok-sbornik-statei-m-rafaila-m-pavlovicha-n-narimanova-i-a-khodorova/oclc/123223117″,”LENS-256″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”The revolutionary events in Russia in 1917 had an immediate and lasting effect in Britain. At the fiftieth anniversary of the October Revolution, Robin Page Arnot describes what happened here at the time-the varied reactions of the Press, the wild speculations when the Revolution started and the no less wild lies when it became clear it had won; the reactions in Parliament and in the Political parties of the Establishment; and the reactions in the Labour Movement. Preface, Appendices, Notes, Index of Names,”,”MUKx-017-FL”
“PAGEL Walter”,”Le idee biologiche di Harvey. Aspetti scelti e sfondo storico.”,”William HARVEY è lo scopritore della circolazione del sangue, uno dei massimi scienziati sperimentali di tutti i tempi. Si rifiutò di accettare opinioni di predecessori anche autorevoli che non trovassero riscontro nell’ osservazione della natura. Non risparmiò critiche a GALENO e a ARISTOTELE.”,”SCIx-157″
“PAGELS Elaine”,”Il vangelo segreto di Tommaso. Indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-010-FL”
“PAGELS Elaine”,”I vangeli gnostici.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi (Alto Egitto) nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-011-FL”
“PAGES Georges”,”La guerra dei trent’anni.”,”La Germania e l’ Europa prima della crisi, la rivolta della Boemia, la guerra tedesca, WALLENSTEIN, RICHELIEU, GUSTAVO ADOLFO, il tradimento di WALLENSTEIN e la disfatta svedese, RICHELIEU, OLIVARES e OXENSTIERNA, MAZARINO e i Congressi, la pace di Westfalia.”,”EURx-022″
“PAGES Pelai”,”El movimiento trotskista en España (1930-1935). La izquierda comunista de España y las disidencias comunistas durante la segunda republica.”,”Trotsky critica Nin (pag 148) Rottura ICE con Trotsky e unificazione con il BOC (pag 282) Nato nel 1949 a Sant Pere Pescador, Pelai PAGES è uno degli storici catalani più obiettivi. Laureatosi in storia generale (1972) e ottenuto il dottorato sempre in storia generale (1975) è attualmente (1977) professore aggiunto presso il Dipartimento di storia contemporanea dell’ Università di Barcellona. Tra le sue opere pubblicate ‘Andreu Nin: su evolucion politica, 1911-1937’ (1975) una ‘Historia del Partido Comunista de Espana’ dalla sua fondazione fino alla fine della dittatura di PRIMO DE RIVERA. Ha scritto anche la prefazione alle opere di NIN.”,”TROS-145″
“PAGÈS Pelai”,”El Movimiento Trotskista en España (1930-1935). La IzquierdaComunista de España y las Desidencias Comunistas durante la Seconda República.”,”Nacido en 1949 en Sant Pere Pescador (Alt Empordà), Pelai Pagès es uno des los más destacados historiadores catalanes de su promoción. Licenciado en Historia General (1972) y dectorado, con premio extraordinario, también en Historia General (1975), es en la actualidad profesor adjunto interino en el Departamento de Historia Contemporánea de la Universidad de Barcelona.”,”TROS-095-FL”
“PAGÉS I BLANC Pelai GUTIÉRREZ-ALVAREZ Pepe a cura; scritti di Wilebaldo SOLANO Chris EALHAM Josep Antoni POZO GONZALEZ Reiner TOSSTORFF Marta BRANCAS Pelai PAGÉS-I-BLANC Pepe GUTIÉRREZ-ALVAREZ Javier MAESTRO Miquel BERGA Alfonso CLAVERÍA Andy DURGAN Miguel ROMERO Jordi TORRENT BESTIT”,”El POUM y el Caso Nin: Una historia abierta.”,”Volume dedicato a Wilebaldo Solano Alonso (1918-2010) che dedicò la sua vita al POUM. ‘Questo libro include diversi lavori, molti inediti, che ci aiutano a comprendere la situazione del POUM nel campo specifico della storia e del tempo presente. La maggior parte degli autori sono noti per i loro lavori precedenti, studiosi o storici che hanno ricercato e pubblicato sulla guerra civile spagnola, sul POUM o sugli aspetti collaterali. Hanno aggiornato le conoscenze o i problemi attorno alle questioni che stavano studiando e il risultato è una revisione esauriente della politica sviluppata dal POUM nelle fasi della sua storia, durante la guerra civile, senza ignorare aspetti della politica che hanno sviluppato e possono considerarsi conflittuali, senza dimenticare gli eventi del maggio 1937 o i rapporti da essi intratteniti con altre organizzazioni politiche o sindacali, in particolare con la CNT. Abbiamo affrontato temi poco noti, si è aggiornato il quadro intorno all’omicidio di Nin, senza dimenticare il suo compagno e amico: un Joaquín Maurín spesso dimenticato come militante, come leader e come teorico. Senza tralasciare la campagna che lo stalinismo ha condotto contro il “”trotskismo”” dagli anni Venti fino alla fine della guerra civile. O lo scrittore inglese Orwell la cui militanza nel POUM durante la guerra non solo ha cambiato la sua vita, ma ha anche condizionato la sua successiva produzione letteraria. Abbiamo introdotto aspetti attuali: la ripercussione internazionale che ha avuto il film di Ken Loach, e il ritorno delle ceneri del compagno di Nin nel paese dove è nato e ha iniziato la sua militanza. Senza dimenticare le critiche ai revisionisti di sinistra che continuano a maltrattare il POUM con argomentazioni chiaramente neostaliniste. O la battaglia teorica del POUM attraverso la sua stampa. E per parlare del POUM abbiamo inserito un articolo di Wibaldo Solano, che è stato per anni, praticamente per tutta la sua vita, militante, leader giovanile e infine segretario generale del partito.’ Pepe Gutiérrez-Álvarez, membro della redazione di ‘Viento Sur’ in cui ha appena diretto un collettaneo dedicato al rapporto tra marxismo e anarchismo, vicepresidente della Fondazione Andreu Nin in Catalogna, autore di articoli e conferenze su cinema e storia sociale , è stato collaboratore regolare di riviste di storia. Autore di opere come Poumist Portraits, The Orwell Question, Trotsky’s Ghost (Spagna, 1916-1940), nonché Memorie di un bolscevico andaluso in cui racconta il suo rapporto con il POUM a Parigi (1968-1971). È autore di varie opere biografiche su personaggi come Jack London, Lev Tolstói, Trotsky, John Reed, Panait Istrati, ecc. Pelai Pagès i Blanch, laureato in Storia e professore di Storia contemporanea all’Università di Barcellona, si è specializzato in studi sul movimento operaio, la Seconda Repubblica, la guerra civile, il regime franchista e la transizione. Nel 1972 ha presentato la sua tesi di laurea su Andreu Nin, pubblicata nel 1975 e ampliata nelle successive edizioni in catalano (2009) e in spagnolo (2011). I suoi ultimi libri includono ‘El Sueno egalitarian entre los campesinos de Huesca’ (2013) e ‘Guerra e rivoluzione in Catalogna (1936-1939)’ (2013), traduzione inglese di un libro pubblicato nel 2007. Ha diretto numerosi libri collettanei e coordinato il ‘Diccionari biogràfic del movimento operaio dei Paesi catalani’. È direttore di Ebre38, la rivista internazionale sulla guerra civile, e nel 2011 è stato curatore della mostra nel 75° anniversario della fondazione del POUM.”,”MSPG-292″
“PAGET Henry BUHLE Paul a cura, contributi di Paget HENRY Paul BUHLE Selwyn CUDJOE Stuart HALL George LAMMING Neil LAZARUS Walton LOOK LAI Kent WORCESTER Sylvia WYNTER”,”C.L.R. James’s Caribbean.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Paget Henry is Associate Professor in the Department of Sociology, Brown University. Paul Buhle teaches at the Rhode Island School of Design and is the Dire ctor of the Oral History of the American Left program, Tamiment Library, New York University. Selwyn Cudjoe, a Trinidadian native, is Director of Black Studies at Wellesley College. Stuart Hall, a native Jamaican, is a former editor of New Left Review, and is currently Professor of Sociology at the Open University. George Lamming, the distinguished senior novelist of the English-speaking Caribbean, lives in his native Barbados and speaks widely on literary and political subjects in the region, the United States and the United Kingdom. Neil Lazarus is Associate Professor in English and Media at Brown University. Walton Look Lai is a specialist in Latin American and Caribbean Studies. Kent Worcester, a frequent reviewer of James-related works in the British press, has a Ph.D. in Political Science from Columbia University. Sylvia Wynter, a native of Jamaica, is professor of Afro-American Studies and Spanish at Stanford University. Preface, Appendix: Excerpts from The Life of Captain Cipriani, Chronology, Glossary, Notes, Index, Contributors,”,”BIOx-030-FL”
“PAGET George Charles Henry Victor 7° marchese di Anglesey”,”One-Leg. The Life and Letters of Henry William Paget. First Marquess of Anglesey K.G. (1768 – 1854).”,”Autore: PAGET George Charles (8/10/1922 – 13/7/2013), 7° marchese di Anglesey, Pronipote del 1° marchese di Anglesey PAGET Henry William che combattè a Waterloo e di cui ne riporta la biografia e le lettere. Fu Ufficiale dell’esercito inglese e combattè nella Seconda guerra mondiale. Vicepresidente della Society for Army Historical Research e membro del Consiglio del National Army Museum. Vasto apparato di immagini e disegni dell’epoca sulla vita del protagonista: es. ferimento della gamba nella battaglia di Waterloo e amputazione Biografia e lettere di: PAGET Henry William (Londra, 17 maggio 1768 – Burlington Gardens (UK), 29 aprile 1854). Primo marchese di Anglesey, militare e politico britannico. Membro del parlamento per la circoscrizione di Carnarvon e in seguito per la circoscrizione di Milborne Port, partecipò alla Campagna delle Fiandre. Comandò la cavalleria nell’armata di sir MOORE John in Spagna durante la Guerra peninsulare contro la Grande Armée di BONAPARTE Napoleone. Comandò la cavalleria nella Battaglia di Benavente dove sconfisse i corazzieri francesi. Durante i Cento giorni guidò la cavalleria pesante contro la colonna del conte di Erlon nella Battaglia di Waterloo (1815); qui perse parte della gamba destra per una cannonata e gli venne amputata. <<-Sant’Elena, 2 dicembre 1815- Avrai sentito dire che l’ex imperatore dei francesi è mio ospite in questo momento. Sapendo quanto sei affezionato a quel nobile compagno, il conte di Uxbridge (ora marchese di Angleseay), ripeterò ciò che Napoleone dice di lui nella battaglia di Waterloo. Parla del conte come di un ufficiale molto valoroso e dice che se non fosse stato ferito, lui (Napoleone) sarebbe stato certamente fatto prigioniero da lui. -W. Balcombe al tenente Williams.>> (traduz. d. r. pag 145 del testo).”,”QMIx-198-FSL”
“PAGGI Mario Lorenzo, a cura; relazioni di Alberto DE-BERNARDI Giovanni GOZZINI Francesco GERMINARIO Simone NERI SERNERI Federico ROMERO Giuliano MUZZIOLI Chiara OTTAVIANO Nadia BAIESI”,”Lettura critica di alcune rilevanze del ‘900. Atti del Corso di aggiornamento per docenti di storia dell’ anno scolastico 1998-1999.”,”Corso tenuto all’ Itis G. Ferraris di Savona e presso la Scuola Media Statale ‘Dante Alighieri di Albenga. Discorso di Lenin: costruire il comunismo con mani non comuniste. “”A questo proposito vorrei leggervi un testo poco conosciuto di Lenin e che è forse l’ultimo suo testo importante. E’ il rapporto svolto all’ 11° congresso del partito nel marzo ’22. Lenin di lì a poco si ammalerà e sostanzialmente i suoi scritti sono ridotti a pochi appunti tra i quali è compreso il cosiddetto testamento, in cui si sconsiglia il gruppo dirigente sovietico di assegnare il potere assoluto a Stalin per il suo carattere troppo rozzo. Questo rapporto del 1922 si colloca all’ origine della Nuova politica economica e quindi in una parziale marcia indietro rispetto ai propositi di modernizzazione più accelerata e forzata della società sovietica. In questo rapporto Lenin dice: “”L’ idea di costruire la Società comunista con le mani dei comunisti è puerile, i comunisti sono una goccia d’acqua nel mare, una goccia d’acqua nel mare del popolo””. Quindi vedete come anche da parte di Lenin il carattere minoritario del colpo di stato della rivoluzione realizzato nell’ottobre ’17 è estremamente chiaro e lucido. “”Potremo dirigere l’ economia soltanto se i comunisti sapranno costruire questa economia con le mani altrui e nello stesso tempo impareranno dalla borghesia e le faranno seguire il cammino da loro voluto, da loro, cioè dai comunisti. Rendere innoquo lo sfruttamento, dargli un colpo sulle mani, ridurlo al lumicino è l’ aspetto meno importante del lavoro, però bisogna farlo e la nostra Gpu, i nostri tribunali devono farlo (…)””. (pag 48-49) Bibliografia sul sistema bipolare (F. Romero) (pag 176-181)”,”STOx-124″
“PAGGI Leonardo”,”Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926.”,”PAGGI Leonardo insegna storia contemporanea alla facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Ha pubblicato pure ‘Gramsci e il moderno principe. Nella crisi del socialismo italiano’ relativo agli anni 1916-1922. “”Il marxismo “”è la teoria di azione, la teorizzazione del fare umano, la praxis”” si legge ancora nell’articolo ricordato del 1924. Ma questo “”fare umano”” non è altro che lo scontro delle forze antagonistiche operanti in una situazione data, che a seconda della loro coesione, del loro grado di consapevolezza, rende attuale un esito che è all’inizio solo oggettivamente possibile. Il riassorbimento del materialismo storico nei limiti di un canone diviene impossibile per Gramsci a partire dal momento in cui si dimostra come, per usare le parole di Croce, dalle preposizioni di scienza si possano dedurre i programmi politici, facendo delle volontà collettive le espressioni di un’oggettività della contraddizione indagabile scientificamente. Questi concetti si trovano espressi molto chiaramente nel secco rifiuto della tesi engelsiana che il contributo scientifico di Marx possa essere individuato nel materialismo storico e nella teoria del plusvalore. Il punto fondamentale, ribatte nel 1926 Gramsci ad Arturo Labriola, che si è fatto interprete di questo luogo comune di tutta la preesistente tradizione marxista, è la “”dimostrazione della necessità storica della dittatura del proletariato””. Né tragga in inganno l’uso della formula politica, che sta appunto a significare la volontà di rompere con la considerazione del marxismo come teoria astrattamente oggettiva. “”Già nelle glosse su Feuerbach del 1844 (sic) Marx afferma che il compito attuale non è quello di spiegare il mondo, ma quello di trasformarlo. Mettere in vista del marxismo solo la parte che spiega il mondo e nascondere le parti ben più importanti, secondo lo stesso Marx, che mirano ad organizzare le forze sociali rivoluzionarie, il proletariato, che devono necessariamente trasformare il mondo significa ridurre il marxismo al ruolo di una qualsiasi teologia.”” (Gramsci, ‘La costruzione del partito comunista (1923-1926’, 1971). Se non si riesce a vedere nel marxismo “”un indirizzo politico della classe operaia tendente all’instaurazione della dittatura proletaria””, esso si riduce – dice ancora Gramsci in una replica ad Arturo Labriola – “”un fatto puramente speculativo”” (ibd)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 446) “”In un testo giovanile, del resto assai celebre, Marx aveva affermato che la storia della filosofia mostra come nei momenti di crisi e di dissoluzione dei grandi sforzi sistematici, quando la riflessione è spinta a volgere di nuovo gli occhi verso il mondo reale, sorgono sempre timidi tentativi di conciliazione tra le vecchie abitudini con i bisogni nuovi che urgono nel presente: “”Le mezze animule appaiono, in simili tempi, tutto il contrario dei condottieri integri. Esse credono di poter riparare il danno diminuendo le loro forze combattive, frastagliandole, concludendo un trattato di pace con le reali necessità, mentre Temistocle, quando Atene fu minacciata di distruzione, persuase gli Ateniesi ad abbandonarla completamente, fondando sul mare, su un altro elemento, una nuova Atene”” (K. Marx, Scritti politici giovanili, 1950)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 440)”,”GRAS-080″
“PAGGI Leonardo a cura, saggi di Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Sivano PRESA”,”Americanismo e Riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”PAGGI Leonardo Il fattore disponibilità illimitata di manodopera “”Bisogna del resto aggiungere, come ulteriore complicazione del quadro, che tutte le principalio interpretazioni dello sviluppo economico europeo di questo dopoguerra hanno teso a sottolineare – in una varietà assai pronunciata di prospettive – il ruolo essenziale che svolgono i fattori connessi alla storia dei singoli paesi. L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato ilsuo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento di competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di queste ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delel condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima”” (pag 12-13)”,”EURE-093″
“PAGGI Mario Lorenzo coordinamento editoriale, collaborazione di Serafino BRIANO Mario Lorenzo PAGGI Giovanni CERISOLA Pietro BALLINI Giampiero MINETTI Rodolfo BADARELLO Alssandro BERTA Simona COSSO Francesco GARDELLA Gian Franco BARCELLA Ferdinando MOLTENI Simona MORANDO Franco Dante TIGLIO Maria Antonietta MAROTTA Anna VENTURINI G.B. BESIO Franco ASTENGO Mario LAVAGNINO”,”Savona nel Novecento. Note e appunti di storia e cultura.”,”Contiene il saggio di Rodoflo BADARELLO ‘Note per una storia di Savona e del movimento operaio savonese (Dalla fondazione all’Impero alla Liberazione) (pag 71-121) Contiene foto manifestazione 1° maggio 1945 a Savona (p. 117) e Primo maggio 1890 (p. 124) Altro saggio di Simona COSSO e Francesco GARDELLA ‘Appunti per una storia delle Organizzazioni sindacali savonesi (1922-1970) (pag 123-137)”,”LIGU-117″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. E’ autore di una biografia politica di Antonio Gramsci. Massimo D’Angelillo si è laureato nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena. Capitolo III: “”Il modello trasformista””; Trasformismo, esclusione, violenza; Trasformismo e liberismo. Luigi Einaudi”,”PCIx-416″
“PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA”,”Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”L’analisi di Kindleberger. PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA, Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta. GIULIO EINAUDI. TORINO. 1989 pag 434 16° prefazione di Leonardo PAGGI, note appendice I. ‘Il parlamento austriaco. Risultati elettorali a partire dal 1919 (numeri di seggi)’; appendice II: ‘Il peso del settore pubblico nella struttura proprietaria dell’economia austriaca’, tabelle, bibliografia; Collana Nuovo Politecnico. [‘L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato il suo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento della competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di questa ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delle condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima’ (pag 12-13)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Riformismo di guerra (pag 80-)”,”ECOS-008″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. É autore di una biografia politica di Gramsci e di importanti lavori sul pensiero socialista europeo del Novecento. É stato per molti anni collaboratore di Rinascita, per la quale, tra l’altro, ha commentato le vicende economiche e politiche europee e americane. Massimo D’Angelillo, laureatosi nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena, è autore di diverse pubblicazioni sui temi della politica industriale e territoriale, tra cui il volume sulla Job creation in Europa.”,”PCIx-027-FL”
“PAGGIARO Luigi”,”Breve storia della pedagogia.”,”””Giovanni Locke (1632-1704), segna, in campo pedagogico, il punto di equilibrio in cui si incontrarono e si rappacificarono tutte le istanze della pedagogia secentesca, che furono istanze di ragione e di naturalezza, di pensiero e di esperienza; non per niente egli fu il filosofo dell’ empirismo, il politico del liberalismo e, in pedagogia, non poteva non essere che il formulatore di un criterio fondato sulla ragionevolezza dell’ ideale educativo.”” (pag 60) “”Chi non è stato abituato da giovane a subordinare la propria volontà alla ragione altrui, difficilmente accetterà di sottomettersi alla ragione propria”” (Pensieri sulla educazione, II, 36) (pag 61)”,”TEOS-109″
“PAGLIARO Antonino BAUSANI Alessandro”,”La letteratura persiana.”,”PAGLIARO è docente di glottologia e di filosofia del linguaggio nonché di storia comparata delle lingue classiche all’ ateneo romano e accademico dei Lincei. BAUSANI, dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli e dell’ Accademia dei Lincei, è libero docente in lingua e letteratura persiana e in storia delle religioni. “”Sarebbe però, lo precisiamo ancora, erroneo predere Ferdousi per un umanista o un realista come talvolta si fa in Iran. I critici persiani attribuiscono a Ferdousi soprattutto due meriti, quello di aver creato una lingua persiana pura, vigorosa, libera da eccessivo influsso arabo, e quello di aver salvato col verso le antiche glorie nazionali, di aver mantenuta viva la Persia.”” (pag381)”,”VARx-083″
“PAGLIARONE Antonio”,”Paul Mattick. Un operaio teorico del marxismo. Con 300 ritratti fotografici.”,”Mattick viene considerato come uno degli ultimi esponenti della corrente “”consiliarista””, vista la sua partecipazione al movimento dei Consigli in Germania. Giovanissimo aveva aderito al KAPD, nato da una scissione di sinistra del KPD, nell’ottobre 1919. Quando emigrò negli Usa tenne delle conferenze, pur continuando a mantenere dei rapporti con i radicali tedeschi in America e con i comunisti dei consigli olandesi che pubblicavano ‘Rätekorrespondenz’. Antonio Pagliarone (Milano, 1951) è autore di vari lavori legati ai temi di questo libro.”,”MOIx-048″
“PAGNI Carlo”,”A proposito di un tentativo di teoria pura del corporativismo.”,”Nel suo insieme il corporativismo foveliano non si distacca molto da altri schemi di “”economia del benessere””: appare anzi una diretta derivazione dell’opera di Pigou. Dal punto di vista strettamente scientifico non aggiunge dunque molto di nuovo alle nostre conoscenze, se pure ci fornisce un elegante sviluppo di principi sociali già entrati a far parte del patrimonio morale della società contemporanea. In ogni modo, il lavoro del Fovel rappresenta un lodevole tentativo di sistemare l’aspetto economico di una materia intorno alla quale si accumula, in quantità In allegato dattiloscritto esterno dedicato a Carlo Pagni e l’autarchia finanziaria dell’industria (internet) compulsare v. tr. [dal lat. tardo compulsare “”spingere con forza””, sul modello del fr. compulser], non com. – [sottoporre ad attento esame: c. manoscritti, documenti] consultare, esaminare. (Trecc.)”,”TEOC-758″
“PAHL Walther”,”La lotta mondiale per le materie prime.”,”Rame metallo rosso degli armamenti (pag 107) Stati Uniti, petrolio e guerra civile messicana. Lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera. (pag 56-67) “”Nel 1914, con l’aiuto degli americani, Carranza potè abbattere Huerta. Però, anche Carranza venne presto in conflitto con la potenza che lo proteggeva: gli Stati Uniti. La corrente del movimento sociale lo obbligò ad emanare un vasto programma di riforme sociali. Con la Costituzione del 1917, egli iniziò la nuova fase della guerra del petrolio. L’articolo 27 gettò le basi per la lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera”” (pag 60)”,”ECOI-396″
“PAINE Thomas a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’ uomo.”,”””la colpa dei governi del vecchio mondo è che ‘governano troppo’””. PAINE “”L’innata moderazione di Luigi XVI non contribuì minimamente a modificare il dispotismo ereditario della monarchia. Tutte le sopraffazioni perpretate sotto quel dispotismo durante i regni precedenti erano ancora suscettibili di essere rinnovate per opera di un successore. La Francia, divenuta ormai illuminata, non si sarebbe accontentata della tregua di un regno. Un’occasionale interruzione nella ‘pratica’ del dispotismo non è una sospensione dei suoi ‘principi’; la prima dipende dalla virtù dell’individuo in diretto possesso del potere, la seconda dalla virtù e dalla forza della nazione.”” (pag 126-127)”,”TEOP-028″
“PAINE Tom presentazione John DOS-PASSOS”,”Scritti scelti.”,”DOS-PASSOS ha scelto il pensiero di PAINE dagli scritti: ‘Common Sense’, ‘The American Crisis’, ‘Rights of Man’, ‘Agrarian Justice’, ‘Letters to ‘The National Intelligencer’. Saggista e uomo politico USA di origine inglese (Thetford, Gran Bretagna, 1737-New York 1809). Di famiglia quacchera, abbandonò la scuola a 13 anni, praticando in seguito i più diversi mestieri. Grazie alla presentazione di B. FRANKLIN, emigrò in America nel 1774, stabilendosi a Filadelfia. Dedicatosi al giornalismo, cominciò a collaborare al Pennsylvania Magazine, acquistando notorietà per i suoi scritti radicali, antinglesi e saturi dello spirito illuministico più progressista. Nel 1776, P. pubblicò anonimo il suo scritto più celebre, ‘Common Sense’, che vendette 120 mila copie nei primi tre mesi. Opponendosi con decisione a ogni compromesso di tipo frankliniano, P. sosteneva la necessità e l’inevitabilità di un totale e definitivo distacco delle colonie americane dalla madrepatria e attaccava l’istituto monarchico: a esso le colonie dovevano contrapporre una salda”,”USAG-015″
“PAINE Thomas, a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’uomo e altri scritti politici.”,”In queste pagine si cercherà di rivendicare una dimensione di pensiero politico agli scritti del rivoluzionario, philosophe e libellista Thomas Paine. Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Fu costretto a riparare in Francia (1792) …”,”TEOP-094-FL”
“PAIS Abraham”,”Einstein. “”Sottile è il signore…”” la scienza e la vita di Albert Einstein.”,”Abraham Pais (1918-2000) studio con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore all’Institute for Advanced Study di Princeton e alla Rockfeller University di New York, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. È anche autore di Einstein è vissuto qui e ll danese tranquillo: Niels Bohr, un fisico e il suo tempo. Nella piu completa biografia scientifica di Einstein, Abraham Pais, amico e allievo del grande scienziato, ne ripercorre la vita e l’opera attingendo a un vastissimo fondo di documenti, lettere e saggi scientifici. Uintera esistenza di Einstein ruotò intorno alla scienza e dunque solo lo studio attento e minuzioso del suo contributo scientifico consente di illuminare le vicende personali, le prese di posizione, le convinzioni filosofiche, religiose e politiche. Il percorso che condusse il grande scienziato alle sue rivoluzionarie teorie, e che comprende anche le false piste e gli errori, le reazioni alle critiche di altri fisici illustri e i momenti di crisi, è ricostruito nei particolari affinché il lettore possa seguire tutte le fasi del processo mentale. Sullo sfondo di questo racconto dalla cadenza epica la vicenda umana di Albert Einstein: una storia parallela, perfettamente accessibile anche ai non iniziati grazie ai suggerimenti per la lettura forniti dall’autore. Poincarè ed Einstein. “”Alexander Moszkowski inizia le sua biografia di Einstein ricordando che il 13 ottobre 1910 Poincaré aveva tenuto una conferenza (in tedesco) al Berliner Wissenschaftliche Verein sulla “”nuova meccanica””: “”In questa conferenza sentimmo nominare per la prima volta Albert Einstein””. Poincaré aveva parlato “”della nascita di una corrente di pensiero che, confessò, aveva turbato l’ equilibrio delle sue precedenti concezioni””. Ma, ahimé, non ci viene detto in quali termini l’ oratore si riferisse ad Einstein. Einstein e Poincaré si incontrarono (per la prima e ultima volta, credo) al primo Congresso Solvay, tenuto a Bruxelles nell’ ottobre 1911. Einstein raccontò l’ incontro a un amico in questi termini: “”Poincaré era in generale del tutto ostile (alla teoria della relatività) e, nonostante la sua acutezza, dimostrava scarsa comprensione della situazione””. E’ evidente, ancora una volta, che Poincaré o non comprese mai la teoria della relatività ristretta, o non l’ accettò mai.”” (pag 186) Giudizio di Poincaré su Einstein. (pag 187) Einstein: “”L’importante è non smettere di interrogarsi. La curiosità ha una precisa ragione per l’ esistenza.”” (4° di copertina)”,”SCIx-243″
“PAIS Abraham”,”Einstein è vissuto qui.”,”Albert Einstein nacque di venerdì, il 14 marzo 1879, nella casa dei genitori, Bahnhofstrasse B 135, a Ulm, nel Land del Württemberg. Era figlio di Hermann Einstein, un piccolo uomo d’affari, che non ebbe mai grande fortuna, e di Pauline Koch. Nel 1880 la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera, dove, il 18 novembre 1881, vide la luce la sorella di Albert, Maria (che fu sempre chiamata Maja). Nel 1894, gli Einstein partivano per Milano, tutti, tranne Albert che doveva trattenersi per terminare la scuola. Si stabilirono infine a Pavia prendendo alloggio nell’abitazione che fu del poeta Ugo Foscolo. La cronaca dell’estate 1895 riporta un particolare curioso: un’escursione a piedi da Pavia fino a Genova. Nel 1908 viene nominato ‘Privatdozent’ all’Università di Berna e nell’ottobre del 1909 si trasferisce a Zurigo, avendo ottenuto la sua prima cattedra, come professore associato di fisica teorica. Nel luglio dello stesso anno ottiene il conferimento di una laurea honoris causa da parte dell’Università di Ginevra. E l’anno successivo il giovane professore viene per la prima volta proposto per il Nobel. Abraham Pais, nato nel 1918 ad Amsterdam, studiò con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore a Princeton e alla Rockefeller University, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. “”Chiunque abbia a cuore il futuro dell’umanità non può che essere profondamente scosso per la tragica morte di Gandhi…”” (Einstein) (pag 105)”,”SCIx-083-FL”
“PAIS Abraham”,”Niels Bohr’s Times, in Physics, Philosophy, and Polity.”,”””He utters his opinions like one perpetually groping and nevger like one who believes he is in possession of definite truth”” (Albert Einstein on Niels Bohr) (in apertura) “”Egli esprime le sue opinioni come uno che brancola perennemente e mai come uno che crede di essere in possesso di una verità definita”” Albert Einstein su Niels Bohr) Natura facit saltum La natura fa dei salti Abrahm Pais, già biografo di Albert Einstein, in questa nuova biografia di Niels Bohr mostra il progresso dello scienziato a partire dalla Danimarca del tardo XIX secolo fino a porsi al centro della scena politica mondiale del XX secolo e in particolare durante la Seconda guerra mondiale. Nel libro si ricostruisce la vita e il pensiero scientifico e filosofico di Bohr, Il ruolo di Bohr nel programma di armamenti (pag 496-497) Bohr, Churchill, Roosevelt, e la bomba atomica (pag 497-508) La ‘gladnost’ di Bohr. ‘The information about the Manhattan project which Bohr had first received upon his arrival in London had come as a revelation to him. The more he saw for himself the more he admired the energy and efficiency devoted to its development. ‘He had no trouble, then or later, with the wartime effort and its wartime purpose’ (106). Remember that Bohr and others were still greatly troubled by the possibility of German atomic weapons. From the very start Bohr’s thoughts were less concerned with the current war effort, however, than with the enormous changes the new weapons would create in the post-war world. He foresaw that the unparalleled new threats to the security of nations caused by atomic bombs might lead to terrifying new arms races unless unparalleled new efforts were made to create trust and confidence between the West and the Soviet Union. Otherwise their alliance would not endure after the war – already then turning clearly in favor of the Allies – was over. Bohr became increasingly convinced that the only way to maintain world stability was to engage at once, and at he highest level, in consultations with the Russians, to inform them of the Western military preparations without initially divulging technical detail, and offer them full future cooperation in scientific progress and industrial exploitation. In a world, Bohr’s aim was glasnost. Every possible threat to security should be openly – though not necessarily publicly – discussed by all concerned. Bohr realized that nothing could be lost but very much could be gained by such an initiative”” (pag 497-498) “”Le informazioni sul progetto Manhattan che Bohr aveva ricevuto per la prima volta al suo arrivo a Londra erano state per lui una rivelazione. Più vedeva di persona, più ammirava l’energia e l’efficienza dedicate al suo sviluppo. “”Non ebbe problemi, né allora né in seguito, con lo sforzo bellico e il suo scopo bellico”” (106). Ricordiamo che Bohr e altri erano ancora molto turbati dalla possibilità di armi atomiche tedesche. Fin dall’inizio, tuttavia, i pensieri di Bohr erano meno preoccupati per l’attuale sforzo bellico, che per gli enormi cambiamenti che le nuove armi avrebbero creato nel mondo del dopoguerra. Prevedeva che le nuove minacce senza precedenti alla sicurezza delle nazioni causate dalle bombe atomiche avrebbero potuto portare a nuove e terrificanti corse agli armamenti a meno che non fossero stati compiuti nuovi sforzi senza precedenti per creare fiducia e fiducia tra l’Occidente e l’Unione Sovietica. Altrimenti la loro alleanza non sarebbe durata dopo la fine della guerra, che già allora volgeva nettamente a favore degli Alleati. Bohr divenne sempre più convinto che l’unico modo per mantenere la stabilità mondiale fosse impegnarsi immediatamente, e al più alto livello, in consultazioni con i russi, per informarli dei preparativi militari occidentali senza divulgare inizialmente i dettagli tecnici, e offrire loro piena cooperazione futura. nel progresso scientifico e nello sfruttamento industriale. In un mondo, l’obiettivo di Bohr era glasnost. Ogni possibile minaccia alla sicurezza dovrebbe essere discussa apertamente, anche se non necessariamente pubblicamente, da tutti gli interessati. Bohr si rese conto che nulla poteva essere perso ma molto poteva essere guadagnato da una tale iniziativa”””,”SCIx-552″
“PAITA Almo”,”Pio IX. L’ultimo Papa Re divenuto beato.”,”L’autore ha lavorato a lungo alla Rai dove si è occupato di sceneggiati storici televisivi.”,”RELC-360″
“PAITA Almo”,”La vita quotidiana a Roma ai tempi di Gian Lorenzo Bernini.”,”Almo Paita ha lavorato a lungo alla Rai come programmista di sceneggiati storici. Ha pubblicato una biografia di Pio IX e in questa stessa collana ‘La vita quotidiana a Roma negli anni santi’. ‘Se le Opere pie, nonostante il loro lodevole attivismo, non riuscivano a dare un’istruzione di base ai ragazzi di Roma, molto meno poteva fare la scuola pubblica. Occorre tener presente infatti che il numero dei ragazzi sotto i 14-16 anni oscillava tra i 17-18.000 all’inizio e i 30-32.000 alla fine del Seicento. La scuola pubblica; che era rappresentata dai «maestri regionari», aveva ormai una lunga storia, anche se nn ne conosciamo le origini’ (pag 160)”,”STOS-220″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-397″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-051-FV”
“PAJETTA Giancarlo”,”Il ragazzo rosso.”,”Dono di Mario Caprini Giudizio di Pajetta sulla ficura di Eugenio Reale “”Reale mi fece allora un’impressione molto positiva: un uomo intellettualmente forte, dotato di un sano realismo meridionale che, intaccato dalla sfiducia, doveva tanti anni più tardi sboccare nel cinismo e farne un nemico del Partito, quasi non potesse perdonarsi le illusioni della giovinezza. Pieno di vitalità, possedeva una conoscenza più vasta di ogni altro di ambienti che in altre città quasi non toccavamo ancora. Al tempo stesso era capace di lavorare con gli operai. Da me chiedeva di essere sicuro che il Partito che rappresentavo, e al quale si era avvicinato (dopo una conoscenza, per quello che mi ricordo non molto approfondita, e senza vincoli organizzativi, con Amendola e con gli altri) fosse proprio il Partito di Stalin, il Partito della Russia sovietica. Voleva la garanzia che noi non avessimo niente a che fare con quel Trockij, del quale non so quanto conoscesse, ma che non gli andava proprio a genio. Trovai la cosa interessante e gli diedi le garanzie dovute; ritenni che in quella sua domanda ci fosse anche una garanzia per noi. ll fatto che poi egli se ne andasse, che – per dirla alla napoletana – si comportasse come uno «scostumato» scrivendo cose indegne contro il Partito, che finisse in modo anche umanamente miserevole, non toglie che Eugenio Reale fu, allora e per molti anni, un compagno serio, un organizzatore, un uomo capace di far politica. Allora i tempi stringevano e anche Reale, per fretta nostra e sua, passò presto per il carcere che sopportò con animo sereno e forse con meno impazienza e meno illusioni di quelle che dimostrò dopo la Liberazione”” (pag 122-123) (inserire in sito isc)”,”PCIx-510″
“PAKENHAM Thomas”,”The Year of Liberty. The Great Irish Rebellion of 1798.”,”Nel maggio 1798 centinaia di migliaia di contadini insorsero contro il governo britannico in Irlanda. La rivolta fece 30 mila vittime.”,”IRLx-004″
“PAKENHAM Thomas”,”The Boer War.”,”T. Pakenham è nato nel 1933 e ha studiato ad Oxford. Negli ultimi anni ha vissuto in Irlanda. Ha condotto ricerche sulla guerra boera passando molti mesi in Sudafrica consultando fonti originali olandesi e Afrikans. ‘Durante la guerra anglo-boera (1899-1902), gli Boeri (i coloni di origine olandese e afrikaans) erano guidati da un gruppo di leader militari abili e determinati. Alcuni dei comandanti chiave dell’esercito boero durante quella guerra furono: Louis Botha Louis Botha: Botha fu uno dei principali leader boeri. Era un abile stratega e avrebbe poi servito come primo primo ministro del Sudafrica dopo l’indipendenza. Christiaan de Wet Christiaan de Wet: De Wet era noto per le sue tattiche di guerriglia e la sua abilità nel condurre operazioni mobili contro le forze britanniche. Early life of Jan Smuts Jan Smuts: Smuts era un altro leader militare di spicco. Aveva una vasta conoscenza delle tattiche di guerra e avrebbe avuto un ruolo significativo nella politica sudafricana successiva. Koos de la Rey Koos de la Rey: De la Rey era un comandante rispettato e valoroso. Ha guidato le forze boere in diverse battaglie cruciali. Questi leader hanno contribuito a rendere gli Boeri una forza formidabile, nonostante fossero numericamente inferiori alle forze britanniche. La loro abilità e determinazione hanno giocato un ruolo importante nella storia della guerra anglo-boera’ (f. copil.) BOTHA DE-WET DE-LA-REY”,”QMIx-010-FSD”
“PAL Gour BROUÉ Pierre STANLEY Sherman TROTSKY Léon RUPSINGH MORERJI Suren TIKAL K. MAHADEVAN H.”,”Communisme, trotskysme en Inde. Questions sur l’histoire du Mouvement trotskyste en Inde (Pal); Le Martyrologe du revolutionary Communist Party (Pal); Notes sur l’histoire des oppositions et du mouvement trotskystes en Inde dans la première moitié du XXe siècle (Broué); Rapport sur l’Inde (12 mars 1939) (Stanley); Lettre ouverte aux travailleurs de l’Inde (25 juillet 1939) (Trotsky); Les Classes en Inde et leurs rôle politique (fin 1941); Manifeste aux Ouvriers et Paysans de l’Inde (26 septembre 1942) (IV Int.); Le Combat d’août 1942 (Rupsing); Le «Programme constructif»: stratégie de sabotage (1945) (Morerji); Le Plan Wavell et le Congrés (2 juillet 1945); Rapport sur les fusillades policières de Calcutta (13 février 1946); Le Mahatma Gandhi, père du capitalisme indien (mars 1948) (Mahadevan).”,”Contiene due pagine di profilo biografico di Alfonso Leonetti per la commemorazione della sua morte (1895-1984) (pag 122-124). Viene riportato il Testamento di Leonetti”,”TROS-356″
“PALA Antonio”,”Anna Kuliscioff.”,”””Arengo di tutte le discussioni, polemiche e risoluzioni, è la rivista ‘Critica sociale’, fondata da Filippo Turati, che Anna ama non meno del suo fondatore. In essa profonde i tesori dei suoi studi, della sua esperienza, della sua equilibrata ponderatezza unita all’ ardore battagliero. Gli articoli sono firmati ‘Noi’, oppure ‘t.k’ (Turati-Kuliscioff), ma sono sempre ispirati da lei””. (pag 88)”,”MITS-199″
“PALA Gianfranco”,”‘Delle fasi dell’imperialismo. Cent’anni del loro divenire nel XX secolo’ – ‘Glosse su “”Imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Su Bucharin, su Lenin, Hobson, il parassitismo (rentiers) e sul serbatoio della Cina, su Grossmann…”,”TEOC-782″
“PALA Gianfranco”,”Glosse su “”imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Una serie di note a margine alla maniera della ‘Logica di Hegel’ per evocare le ricerche connesse al concetto e al termine ‘imperialismo’”,”TEOC-010-FGB”
“PALA Gianfranco”,”Il lavoro e le sue forme economiche. Prodotto, merce e valore; denaro, capitale e prezzo. Materiali per lo studio della teoria del valore e dei prezzi.”,”Gianfranco Pala (Roma, 1940), insegna Economia politica e Economia matematica all’Università di Roma.”,”ECOT-225-FL”
“PALA Lucio”,”I cattolici francesi e la guerra di Spagna.”,” La dura protesta di Victor Serge contro le calunnie apparse sulla rivista ‘Esprit’ riguardo ai fatti di Barcellona del maggio 1937 “”Assai più duro era il giudizio di Hambresin sui trotzkisti: non soltanto veniva loro attribuita la totale responsabilità del putch di Barcellona del maggio 1937, in cui gli anarchici sarebbero stati sfruttati come massa di manovra, ma il POUM, era accusato non già ipoteticamente, ma sulla base di documentazione precise, di essere un’organizzazione al servizio di Franco (113). Essendo queste affermazioni di Hambresin coincidenti con la versione ufficiale fornita dal Partito comunista spagnolo sui fatti di Barcellona, il collaboratore belga di «Esprit», quasi a prevenire le inevitabili obiezioni, si affrettava a precisare che queste pesanti accuse non erano affatto monopolio esclusivo dei comunisti, ma erano riconosciute valide da tutti nella Spagna repubblicana”” (114). (…) Il giudizio di Hambresin sugli anarchici e sui trotskisti, assai più severo di quello espresso precedentemente da Bergamin, che aveva provocato la protesta di Victor Serge (115), vedeva insorgere nuovamente il Serge, al quale si aggiungeva Simone Weil: il 1° aprile 1938 «Esprit» dava notizia di due lettere pervenute alla redazione della rivista e ne pubblicava i passi più salienti. Victor Serge contestava la tesi di Hambresin (116) e sosteneva che le accuse al POUM erano la conseguenza di una campagna denigratoria architettata da Mosca che aveva come scopo finale la liquidazione fisica dei trotzkisti e successivamente degli anarchici (117)”” [Lucio Pala, ‘I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Argalìa editore, Urbino, 1974]”,”MSPG-002-FMB”
“PALA Lucio”,”Un lettore giacobino di Rousseau: Saint-Just.”,”Lucio Pala insegna Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Urbino. Abita a Urbino e Roma. Nel 1852 Saint-Beuve definiva l’odiato capo montagnardo un «écolier de Rousseau» (pag 5-6)”,”FRAR-010-FMB”
“PALADINI Aldo”,”L’ingiustizia in aula. Indagine sullo stato dei rapporti tra i cittadini e il terzo potere.”,”PALADINI Aldo”,”DIRx-022″
“PALAU Mercedes, coordinamento generale Blanca SAIZ Aranzazu ZABALA”,”La spedizione Malaspina in America e Oceania, 1789-1794.”,”Il viaggio di Alessandro Malaspina chiude, alla fine del secolo XVIII, l’era delle grandi spedizioni transoceaniche. Passerà inosservato senza lasciare traccia nella stora, anche se per organizzazione, durata, e risultati concreti non fu da meno dei precedenti. Fu lo stesso governo spagnolo a far di tutto pe lasciar cadere nell’oblio le tracce di quella magnifica esperienza, qaundo apparì chiaro che le conclusioni a cui era giunto il Malaspina nelle sue riflessioni politiche rappresentavano una minaccia per l’ordine costituito. (…) Certo è molto significativo il fatto che quando Alessandro von Humboldt venne casualmente a conoscenza, durante il suo celebre ‘Viaggio equinoziale’ (1799-1804), di alcuni rilevamenti eseguiti dalla Spedizione Malaspina, si meravigliò che non fossero stati divulgati in Europa, come a suo parere avrebbero meritato. Erano passati solo pochi anni dalla conclusione del viaggio e Alessandro Malaspina si trovava ancora rinchiuso in prigione, senza comprendere bene lui stesso il perché dell’improvvisa condanna che l’aveva colpito. (pag 20-21) Alessandro Malaspina (Mulazzo, 5 novembre 1754 – Pontremoli, 9 aprile 1810 è stato un esploratore e navigatore italiano al servizio della Spagna, dove è più noto come Alejandro Malaspina. La situazione politica in Europa al rientro della spedizione era profondamente mutata. Nel corso dei cinque anni precedenti il trono spagnolo era passato nelle mani del debole Carlo IV e la politica era affidata al giovane Manuel Godoy, primo ministro ambizioso e spregiudicato, nonché favorito del re e della potente regina Maria Luisa. L’amministrazione dello stato era appesantita da personalismi, corruzione e dalla ripulsa verso qualsiasi genere di riforma, invariabilmente avvertita in chiave antimonarchica. Oltre i Pirenei, infatti, la Rivoluzione francese aveva spazzato via il ramo principale dei Borbone; la Spagna aveva aderito alla Prima coalizione e i due stati erano entrati in guerra nel 1793. Malaspina appariva profondamente turbato dalla situazione in cui aveva ritrovato la Spagna e in particolare la corte di Madrid, dove era stato chiamato nel novembre 1794 a presentare i risultati della spedizione e dove aveva cominciato ad affrontare il gravoso compito di riordinare tutti i materiali raccolti per la pubblicazione. Nel settembre 1795 inviò i suoi scritti al governo spagnolo, ma quest’ultimo giudicò la loro pubblicazione inopportuna nella situazione politica allora esistente. Disincantato, Malaspina condusse sulla stampa madrilena una polemica filosofico-letteraria sul significato della bellezza in natura[8], e allo stesso tempo prese parte a una cospirazione segreta per rovesciare il primo ministro Manuel Godoy[9]. Il paese gli appariva in chiaro declino, la sua potenza offuscata da debolezze, intrighi e giochi di potere; la corruzione dei costumi e il disinteresse verso il bene dello Stato e del popolo erano evidenti, il dissesto dell’erario sempre più profondo; la guerra si prospettava moralmente nefasta e militarmente rischiosa, visto il misero stato delle truppe. (wikp)”,”ASGx-067″
“PALAZZI F. SPAVENTA FILIPPI S.”,”Il libro dei mille savi. Massime, pensieri, aforismi, paradossi di tutti i tempi accompagnati dal testo originale e dalla citazione delle fonti.”,”‘Diplomazia: la via più lunga tra due punti ‘, A. Decourcelle (pag 215) “”Armatevi prima di fatti, e poi sfigurateli a piacere”” Mark Twain (pag 217) Rapidità. “”Spesso un’ impresa che sarebbe sicura se fatta in fretta, diventa temeraria nell’ indugio”” Tito Livio, Storia (pag 364) Osservazione della realtà. “”Vi fu sempre più nel mondo di quanto gli uomini potessero vedere, per quanto andassero lenti; non lo vedranno meglio andando veloci””. Ruskin, Modern Painters (pag 364)”,”REFx-086″
“PALAZZOLO Claudio”,”Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo.”,”PALAZZOLO Claudio è professore ordinario di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche di Pisa. Ha scrittto: ‘Introduzione al pensiero politico di Coleridge’ (1988) e ‘Dal fabianesimo al neofabianesimo. Itinerario di storia della cultura socialista britannica’ (1999) e più recentemente ‘Riforma e genesi del capitalismo’ (2004). “”Nel caso di Engels, l’occasione del confronto è, proprio negli anni del soggiorno inglese, la pubblicazione di ‘Past and Present’ (1843), e, al suo seguito, solo al suo seguito, la rilettura del più noto saggio carlyliano sul cartismo, destinato a divenire fonte primaria di analisi e di testimonianza nell’indagine sulla condizione operaia. Sono numerose le tracce della presenza di Carlyle nell’opera del giovane Engels, tracce spesso di facile identificazione anche là dove a Carlyle non si fa cenno, ma di Carlyle vengono “”rubati”” argomenti ed immagini utili a interpretare la parte di una critica umanistica alle ragioni e alle categorie stesse dell’economia politica: proprio Carlyle, la sua applicazione del mito di Mida all’Inghilterra, a esempio, dietro la polemica engelsiana contro l’espressione “”ricchezza nazionale”” celebrata dagli economisti liberali. “”La “”ricchezza nazionale”” degli inglesi è molto grande, eppure essi sono il più povero dei popoli sotto il sole”” (F. Engels, Lineamenti di una critica dell’ecoomia politica, p. 458). Per la stessa via ma ben oltre quelle tracce, si dipana il percorso della lunga nota critica che Engels dedica all’analisi specifica di ‘Past and Present’; più che le citazioni e le comparazioni, peraltro degno qui di memoria l”incipit’ del saggio engelsiano. “”Di tutti i grossi libri e gli opuscoli sottili che l’anno scorso sono apparsi in Inghilterra per allietare o per edificare il “”mondo colto””, l’opera sopra menzionata è l’unica che meriti di essere letta”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843, cit p. 482). Ed è degna la memoria di questo ‘incipit’, nella misura in cui proprio il confronto con il “”mondo colto”” dell’isola è conferma della logica che ispira la riflessione di Engels, proprio esso a fare la differenza, tanto in positivo quanto in negativo, del giudizio su Carlyle. In positivo, perché Carlyle è il solo che si elevi al di sopra di quel mondo, della sua ipocrisia e delle sue menzogne, il solo capace di rappresentare “”relazioni umane”” e sviluppare “”una traccia di concezione umana””, insomma “”il solo della classe “”rispettabile””, [che] ha tenuto gli occhi aperti almeno sui fatti, ha compreso correttamente almeno l’immediato presente, e questo per un inglese “”colto”” è davvero straordinario”” (ibid.). In negativo, perché dal contesto di cultura di quel “”mondo colto”” nemmeno Carlyle ha potuto emanciparsi del tutto, proprio questo residuo vincolo culturale che impedisce alla pur lucida critica carlyliana dell’individualismo, del commercialismo, del mammonismo e d un’altra infinità di cattivi “”ismi”” di approdare alla teoria della democrazia e del socialismo, invece di vagheggiare un futuro costruito a misura del passato, di nuovi eroi capaci di restituire agli uomini l’anima, e con essa il culto dei valori, che gli uomini, la moltitudine avrebbero perso. “”Se egli avesse compreso in tutta la sua infinità l’uomo in quanto uomo, non gli sarebbe mai venuto in mente di dividere l’umanità ancora una volta in due gruppi: pecore e montoni, governanti e governati, aristocratici e canaglia, signori e balordi; non avrebbe visto la giusta destinazione sociale del talento nel governo coercitivo, ma nell’arte di stimolare e precorrere”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843)”” [Claudio Palazzolo, Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo, 2009]”,”MUKx-169″
“PALAZZOLO Claudio”,”Idealismo e liberalismo. La filosofia pratica di Th. Hill Green.”,”‘Thomas Hill Green è stato un filosofo britannico del XIX secolo, noto per il suo contributo all’idealismo inglese e alla filosofia morale 2. La sua filosofia pratica si concentra sull’etica e sulla teoria politica, opponendosi al naturalismo e all’edonismo, che riducono l’agire umano al semplice meccanismo delle passioni. Green sosteneva che il progresso umano fosse guidato da una coscienza assoluta, un principio universale che garantisce la continuità e il miglioramento della società. In ambito politico, criticava il contrattualismo e il liberalismo economico, proponendo invece una teoria dello Stato basata sul bene comune. Le sue idee hanno influenzato il socialismo inglese e il pensiero liberale riformista.’ (f. copil.)”,”FILx-023-FMB”
“PALENI Bruno”,”Italie 1919-1920. Les deux années rouges. Fascisme ou révolution?”,”PALENI Bruno”,”MITT-323″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. I.”,”‘Proeterit huius mundi figura’ ‘La figura di questo mondo passa.’ (San Paolo, Cor. I) PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Giovedì, 20 agosto 1914. “”Sasonoff viene a far colazione da me, en tête-à-tête! Ci mettiamo a ragionare accademicamente sui risultati che dovremo cercare di ottenere al momento della pace e che otterremo soltanto per virtù delle armi. Non crediamo assolutamente, infatti, che la Germania voglia piegarsi alle nostre esigenze finché non sarà posta fuori di combattimento. La guerra attuale non è di quelle che terminano con un trattato politico dopo una battaglia di Solferino o di Sadowa: è una guerra a morte nella quale ciascun gruppo di belligeranti giuoca la propria esistenza nazionale. – La mia formula – dice Sasonoff – è semplice. Noi dobbiamo distruggere l’ imperialismo germanico. Non riusciremo a questo se non per mezzo di una serie di vittorie militari, e quindi abbiamo davanti a noi una guerra lunga e molto dura. L’ Imperatore non si fa alcuna illusione a questo proposito… Ma affinchè il Kaisertum non risorga dalle sue rovine, perché gli Hohenzollern non possano mai più avere delle pretese alla monarchia universale, saranno assolutamente necessari dei grandi cambiamenti politici. Oltre la restituzione dell’ Alsazia-Lorena alla Francia, bisognerà ricostituire la Polonia, i ngrandire il Belgio, ricostituire l’ Hannover, rendere lo Sleswig alla Danimarca, far libera la Boemia, dividere tra la Francia, l’ Inghilterra e il Belgio tutte le colonie tedesche, eccetera. – E’ un programma gigantesco. Ma credo, come voi, che i nostri sforzi dovranno essere spinti fino a tanto, se vogliamo fare opera duratura. Poi calcoliamo le forze rispettive dei belligeranti, le loro riserve d’uomini, le loro risorse finanziarie, industriali, agricole, ecc.; esaminiamo quindi le probabilità favorevoli che possono derivarci dai dissensi interni dell’ Austria e dell’ Ungheria; ciò che mi fa dire: – C’è am che un altro fattore che non può essere trascurato, e cioè che l’ opinione delle masse popolari in Germania. Ha molta importanza per noi sapere bene che cosa avviene in quel paese. Dovreste organizzare un servizio d’ informazioni nei grandi focolai del socialismo più vicini al vostro territorio: Berlino, Dresda, Lipsia, Chemnitz, Breslavia… – E’ molto difficile… – Sì, ma è una cosa indispensabile. Pensate che dopo una disfatta delle loro truppe, saranno senza dubbio i socialisti germanici quelli che obbligheranno la casta dei gentiluomini di campagna a far la pace. E se possiamo contribuirci anche noi,… – Sasonoff ha un sussulto; con voce tronca e secca mi dice: – NO, questo no, mai! la rivoluzione non sarà mai uno dei nostri mezzi! – Siate sicuro però che i nostri nemici non hanno questi scrupoli! … (…)””. (pag 84-85)”,”RUSx-113″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. II.”,”PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Il lavoro procede lento alla Conferenza: “”We are wasting time”” (pag 302 e oltre) Fraternizzazioni esercito con insorti (pag 340 e seguito) Carattere Lenin pag 401 “”Per ciò che si riferisce alla Russia – dico io – il tempo non lavora più in nostro favore. Non c’è più interessamento per la guerra. Tutte le molle del governo, tutti gl’ ingranaggi dell’ amministrazione vanno guastandosi uno dopo l’ altro. Le menti più elette sono convinte che la Russia corre alla rovina. E’ necessario che facciamo presto.”” (pag 303, Lunedi 29 gennaio 1917) Rivoluzione russa. “”I capi dei partiti liberali e perfino quelli del partito operaio son o vivamente sorpresi della defezione così rapida e così completa dell’ esercito. Questo fatto pone davanti ai deputati moderati che tentano di dirigere il movimento popolare (Rodzianko, Miliukoff, Scingarieff, Maklakoff, ecc.) il problema di sapere se il regime dinastico possa essere ancora salvato. Problema grave, perché l’ idea repubblicana, che gode il favore degli ambienti operai di Mosca e Pietrogrado, è estranea alla mentalità generale del paese nè è possibile prevedere come si regoleranno le truppe che sono alla fronte quando sapranno ciò che è avvenuto alla capitale””. (pag 344) Saccheggio da parte degli insorti del palazzo della ballerina Kscescinskaia. I simboli dei privilegi del regime. “”Una rivoluzione è sempre, più o meno, una somma e una sanzione””. (pag 349) Messaggio del Presidente Wilson al Congresso sull’ entrata in guerra degli Stati Uniti contro il “”nemico naturale della pace e della libertà”” (7 aprile 1917) (pag 402) Note biografiche e giudizi su Lenin. “”(…) Lenin mette a servizio dei suoi sogni messianici una volontà audace e fredda, una logica stringente, una straordinaria potenza di proselitismo e di comando””. (pag 416) “”Secondo il concetto che me ne son fatto io, c’è in lui qualche cosa del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 416)”,”RUSx-114″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice era membro dell’ Academie Francaise. Mutamento del quadro politico europeo. Metternich. “”Durante questa missione di fiducia presso la giovane imperatrice, Metternich trae ancora qualche osservazione preziosa. Vede il popolo francese sazio di gloria, che non desiderava altro che riposo e pace; vede anche i marescialli e i grandi dignitari affaticati da perpetue avventure, in ansia per l’ avvenire, che avevano ridotto ormai ogni loro ambizione a godere delle ricchezze acquisite; infine, messo sull’ avviso da Talleyrand, nota i primi sintomi dell’ antagonismo che andrà ben presto a porre uno contro l’ altro i due alleati di Tilsitt, e annuncia al suo superiore che “”la guerra scoppierà nel nord, all’ inizio dell’ anno 1812″”. La ritirata di Mosca e il disastro della Berezina sorprendono Metternich, che non si aspettava che “”la logica invincibile dei fatti”” prendesse una velocità così rapida: egli si aspettava una permanenza invernale della Grande Armée in Russia e una seconda campagna, decisiva questa sì, nella primavera del 1813. Ma ci si riprende sempre da una sorpresa felice. Realizzando con un colpo d’ occhio la situazione completamente nuova, il ministro di Francesco I comprende che l’ ora è infine venuta per l’ Austria di rialzare la testa, di strappare l’ Europa alla supremazia francese e di imporsi a Napoleone come l’ arbitro della pace generale””. (pag 74-74)”,”RAIx-202″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Un grand tournant de la politique mondiale, 1904-1906.”,”Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti sembrano interessarsi agli affari d’ Europa. “”Il presidente Roosevelt, che decisamente si erige ad arbitro mondiale, offre alla Russia e al Giappone i suoi buoni uffici per mettere fine alle ostilità. A San Pietroburgo, come a Tokyo, i suoi consigli, formulati con una rudezza tutta americana, hanno prodotto un’ impressione così forte che i due governi hanno accetato di nominare dei plenipotenziari per esaminare le basi possibili per una pace.”” (pag 369) “”Parole fatidiche di Delcassé: “”Più che mai, credo che la politica del Kaiser ci porti ad una guerra europea””””. (pag 384)”,”RAIx-213″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Cavour. Un grand réaliste.”,”PALEOLOGUE Maurice ambasciatore di Francia Comprensione dei grandi problemi economici. La questione delle ferrovie conduce Cavour all’ idea dell’ unità italiana. “”E’ solo nel mese di novembre 1845 che un sindacato di finanzieri è autorizzato a costruire, tra Genova e Torino, la prima strada ferrata che solcherà il territorio piemontese. Cavour manifesta naturalmente il più vivo interesse; è quindi uno dei principali azionisti della società. Ma soprattutto la sua immaginazione luminosa scopre, nell’ opera che sta sbocciando, un’ infinità di conseguenze lontane e trascendenti. Superando lo sguardo le strette frontiere del regno cisalpino, concepisce una vasta rete ferroviaria che si sarebbe ramificata a poco a poco fino all’ estremo limite della Penisola, da qui la necessità di subordinare la struttura e il tracciato di ciascuna linea a un piano generale, in vista di collegamenti ulteriori. Questo non è ancora sufficiente: occorre preparare l’ Italia futura una partecipazione attiva nel traffico europeo; occorre dunque prevedere, da adesso, l’ attraversamento delle Alpi in più punti e, d’ urgenza, un tunnel sotto il Moncenisio.”” (pag 47) “”L’ idea dell’ indipendenza italiana si è a poco a poco cristalizzata in lui. Certo, non l’ aveva inventata; essa non gli apparteneva in esclusiva. Molti suoi compatrioti, tra cui D’Azeglio, Gioberti, Balbo e Mazzini, la professavano da lungo tempo; ma nessuno di loro la concepiva ancora in una forma così netta, così obiettiva, con una intuizione tanto chiara delle contingenze future e delle necessità pratiche””. (pag 49) Nella gerarchia superiore degli uomini di Stato. “”(…) l’ audacia e la prudenza, la flessibilità e la tenacia, l’ energia impetuosa e la grazia persuasiva, il calcolo metodico e l’ anticipazione divinatrice, l’ intelligenza acuta e il soffio potente, l’ immaginazione più viva e la ragione più fredda, una eguale attitudine a comprendere le idee generali e i fatti positivi, gli ineressi materiali e le passioni pubbliche.”” (pag 318)”,”ITAB-220″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. I. 20 Juillet-2 Juin 1915.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia ‘L’anarchico Lenin’. “”Uno dei miei informatori, B…, che ha delle entrature negli ambienti avanzati, mi relazione che si discute attualmente, con molta animazione, una tesi strana, il cui autore è l’ anarchico Lenin, rifugiato in Svizzera. Discepolo fervente di Karl Marx, capo dei “”socialdemocratici massimalisti””, Lenin proclama che la disfatta militare della Russia è il preludio necessario della rivoluzione russa e la condizione stessa del suo successo. Esorta dunque il proletariato russo a facilitare, con tutti i mezzi, la vittoria dei tedeschi. B. mi dice che questa dottrina assurda non incontra alcun favore tra gli operai, salvo tra i forsennati dell’ anarchismo; che essa è violentemente combattuta dai “”socialisti rivoluzionari”” del tipo di Skobélew e Kérensky; che, nell’ insieme, lo spirito delle masse è soddisfacente.”” Sabato 17 ottobre 1914. (pag 174) Il soldato russo (da pag 221)”,”RUSx-124″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. II. 3 Juin 1915 – 8 Août 1916.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia “”Uno dei caratteri morali, che osservo correntemente tra i Russi, è la loro prontezza alla rassegnazione, la loro docilità ad inchinarsi davanti alla sfortuna.”” (pag 112) Colloquio con Putilov. Carattere dei russi. “”Il grande metallurgico e finanziere, Putilov, con cui parlo di queste questioni mi dice: – Ma allora, la guerra può durare ancora degli anni? – Ahimé! si. – E credete alla nostra vittoria? – Vi credo assolutamente. Dopo una lunga riflessione, in cui i suoi occhi taglienti brillano di uno strano splendore, riprende con tristezza: – Tutti i vostri ragionamenti, signor ambasciatore si riassumono nell’ idea che il tempo lavori a nostro favore… Ebbene! Non contateci troppo, almeno per la Russia. Conosco i miei compatrioti: si stancano velocemente; questa guerra li esaspera, non sopporteranno per molto tempo. – Voi non sperate che noi si riveda il miracolo del 1812? – Ma la campagna del 1812 è stata molto corta. Sei mesi al più!… Per quanto mi ricordi, il 25 giugno i francesi passarono il Niemen. Il 25 novembre, ripassarono la Berezina, e, qualche settimana dopo, erano tutti fuori dalla Russia. Nel proseguo della guerra, non abbiamo dovuto far altro che raccogliere i frutti della nostra vittoria. E’ facile essere perseveranti quando si è vittoriosi. Se, oggi, le nostre truppe si battessero sull’ Elba o anche sull’ Oder, invece di resistere, con grande pena, sulla Dvina o sullo Styr ammetterei senza inquietudine che la guerra possa durare anni ancora!…”” (26.11.1915) (pag 108-109)”,”RUSx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. III. 19 Août – 17 Mai 1917.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia Sulle origini guerra russo giapponese (da pag 199) Paradossi carattere russo: sottomissione e rivolta (da pag 199) Rivoluzione di febbraio 1917: l’ esercito fraternizza con gli insorti, debolezza del governo provvisorio nei confronti dei Soviet (da pag 219) Stati Uniti dichiarazione guerra a Germania (da pag 290) Arrivo Lenin a Pietrogrado, prestigio crescente di Lenin (da pag 290) “”L’ autorità di Lenin sembra al contrario essersi molto accresciuta in questi ultimi giorni””. (pag 307) “”Il personaggio è tanto più pericoloso perché si dice che sia casto, sobrio, ascetico. Come me lo rappresento, c’è in lui del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 308) Lenin. “”Le personnage est d’autant plus dangereux qu’on le dit chaste, sobre, ascétique. Tel que je me le représente, il y a en lui du Savonarole et du Marat, du Blanqui et du Bakounine””. (pag 308)”,”RUSx-126″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”Alessandro I. Il romantico antagonista di Napoleone, 1800-1825.”,”””Il 5 luglio, l’esercito austriaco è disfatto a Wagram. Brillante vittoria per Napoleone, ma che gli costa perdite enormi e lascia l’Austria ancora temibile. Nel 1805 Francesco I aveva dovuto firmare la pace ventiquattro giorni dopo Austerlitz. Nel 1809, non acconsentirà a firmare che cento giorni dopo Wagram. Agli occhi di tutta l’Europa, il trattato di Vienna, firmato il 14 ottobre, appare come uno scacco per la supremazia francese. Non ostante i sacrifici territoriali che gli sono stati imposti in Galizia, nella regione di Salisburgo e nelle provincie illiriche, la monarchia degli Absburgo ha ormai il senso che l’impero napoleonico, per la diffusione smodata della sua grandezza, non posso più esistere e debba, da un giorno all’altro, crollare “”in un’improvvisa rovina””. Per prezzo della sua cooperazione fittizia, la Russia s’è vista attribuire da questo trattato una mancia modica, vale a dire 400.000 anime, “”esattamento quello che l’imperatrice Caterina dava a ciascuno dei soi favoriti come premio di consolazione quando ne prendeva un altro””. A Pietroburgo si pensa soprattutto che questa guerra ha messo principalmente in evidenza la fragilità dell’edificio napoleonico. E Giuseppe de Maistre s’ispira all’opinione generale quando scrive: “”Tutto calcolato, l’Austria è in piedi, la Russia è in piedi, l’Inghilterra è in piedi, la Spagna non è conquistata…””””. (pag 141)”,”BIOx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Les précurseurs de Lénine.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francais, ambassadeur de France “”Usque adéo res humanas vis abdita quoedam Obterit!.. “” (Tant il est vrai qu’une certaine force occulte broie les destinées humaines!…) (in apertura)”,”RIRx-149″
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. I.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-003-FV\”
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. II.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-004-FV”
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice Paleologue, già membro dell’ Academie Francaise. “”Au lendemain d’Austerlitz, Talleyrand a le courage de reprendre son thème: «Il nous serait facile de détruire la monarchie des Habsbourg; fortifions-la, au contraire, et même, sous le couvert d’une alliance, faisons-lui une large place dans le système français: ‘car l’Autriche est indispensable au salut futur des nations civilisées’». Mais Napoléon reste sourd à ce judicieux conseil, qui semble résumer plusieurs siècles d’expérience diplomatique. Et le traité de Presbourg, comme ceux de Lunéville et d’Amiens, n’est manifestement qu’un armistice. Après Tilsitt, Talleyrand ne conserve plus d’illusion sur la stabilité de l’édifice impérial. C’est la funèbre bataille d’Eylau qui a éveillé ses premières inquiétudes. Ce jour-là, il a eu comme la prévision de 1812; toutes les conséquences possibles d’un désastre lui sont apparues, et il s’est demandé: «Si l’Empereur avait été tué, qu’aurions-nous fait? … Que ferions-nous, s’il était tué demain?». D’ailleurs, il n’approuve plus rien de la politique napoléonienne. Tout son tempérament classique, toute sa raison claire et positive répugnent à la conception hyperbolique du césarisme carlovingien. La deuxième phase de sa carrière napoléonienne, la phase de trahison, va commencer”” (pag 14-15) [All’indomani di Austerlitz, Talleyrand ebbe il coraggio di riprendere il suo argomento: “”Sarebbe facile per noi distruggere la monarchia asburgica; fortifichiamola, al contrario, e inoltre, sotto la copertura di un’alleanza, diamole un grande spazio all’interno del sistema francese: ‘perché l’Austria è indispensabile per la salvezza futura delle nazioni civili'””. Ma Napoleone restò sordo a questo consiglio giudizioso, che sembrava riassumere vari secoli di esperienza diplomatica. E il trattato di Pressburg, come quelli di Luneville e di Amiens, furono chiaramente solo un armistizio. Dopo Tilsitt, Talleyrand non ebbe più illusioni sulla stabilità dell’edificio imperiale. Fu la lugubre battaglia di Eylau a suscitare le sue prime preoccupazioni. Quel giorno egli ebbe come la prefigurazione del 1812; gli apparvero tutte le possibili conseguenze di un disastro e si chiese: “”Se l’Imperatore fosse stato ucciso, cosa avremmo fatto? … cosa faremmo se fosse ucciso domani?””. Inoltre, non approvava più la politica napoleonica. Tutto il suo temperamento classico, tutta la sua ragione chiara e positiva, lo portavano a ripugnare la concezione iperbolica del cesarismo carolingiano. La seconda fase della sua carriera napoleonica, la fase del tradimento, comincerà da qui]”,”RAIx-010-FV”
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”PALERMO Francesco insegna diritto pubblico comparato nell’ Università di Verona ed è direttore dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo e de Regionalismo presso l’ Accademia Europea di Bolzano. WOELK Jens insegna diritto costituzionale comparato nell’ Università di Trento ed è Senior Researcher dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo (idem come sopra). “”Non esiste, dunque, alcun filo diretto tra Federazione e comuni. Quanto all’organizzazione territoriale, vi è una sorta di simmetria nel quadro di un sistema di governo a tre livelli: la Federazione è competente per la modifica territoriale dei ‘Länder’ al pari di quanto i ‘Länder’ lo sono nei confronti delle modifiche territoriali riguardanti comuni ed enti locali intermedi. Inoltre, sia i poteri federali nei confronti del ‘Länder’, si quelli regionali nei confronti di comuni e altri enti locali sottostanno a una serie di limitazioni che, di fatto, impediscono modifiche unilaterali e autoritative da parte del livello maggiore nei confronti degli enti minori. La competenza esclusiva dei ‘Länder’ nei confronti dei comuni significa, anche, che non sono possibili interventi sostitutivi diretti della Federazione qualora un comune violi le competenze federali o ne ostacoli l’esercizio, ma in questi casi il rispetto della legge deve essere assicurato dal ‘Land’ competente, se necessario in attuazione del già menzionato principio della lealtà federale. Vi sono stati, per esempio, diversi casi di comuni che cercavano di ostacolare l’installazione di basi militari sul proprio territorio, senza che il ‘Land’ intervenisse. Il sistema federale, basato sul principio di leale collaborazione, ha consentito alla Federazione di obbligare il ‘Land’ a rimuovere gli ostacoli all’attuazione della decisione federale””. (pag 87)”,”GERx-111″
“PALERMO Carlo”,”Il Papa nel mirino. Gli attentati al pontefice nel nome di Fatima.”,”PALERMO Carlo è un magistrato che ha condotto inchieste importanti negli anni 1980.”,”RELC-277″
“PALERMO Giulio”,”Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università.”,”PALERMO Giulio ricercatore di economia politica presso l’università di Brescia a seguito di un ricorso al Tar. Si occupa di teoria marxista, di concezioni del potere e di rapporti tra ideologia ed economia. Ha pubblicato: ‘Il mito del mercato globale’ e ‘L’università dei baroni’. “”Più in generale, secondo Marx, lo sfruttamento di una classe su di un’altra non è causato dal particolare prezzo non concorrenziale della forza lavoro, ma dall’esistenza stessa del mercato del lavoro, dal fatto cioè che, nel capitalismo, la forza lavoro sia una merce e, come tale, abbia un prezzo. Come per ogni merce, le variazioni di prezzo modificano il potere di agire di acquirenti e venditori. Ma la vera costrizione del lavoratore sta nel ‘dover’ vendere la forza lavoro ad un determinato prezzo, poco importa se imposto da soggetti dotati di potere di monopolio o se regolato interamente dal meccanismo impersonale della concorrenza. Per questo, Marx critica duramente i teorici, solo apparentemente radicali, che cercano in un particolare prezzo della forza lavoro le cause dei rapporti di dominazione e sfruttamento e che, sul piano politico, rivendicano il diritto del lavoratore ad un prezzo “”equo”” della forza lavoro: questo, replica Marx, equivale a “”richiedere la libertà sulla base di un sistema schiavistico”” (Marx, 1865, cap.7). Anzi, prosegue, il vero problema è proprio che, sotto la spinta della concorrenza, la forza lavoro si scambia effettivamente al suo valore di mercato “”corretto””, quello determinato dal costo della sua riproduzione, che coincide con la sussistenza del lavoratore. Indipendentemente dal volere dei singoli individui, la concorrenza impone al capitalista la ricerca del massimo profitto, come condizione per restare sul mercato, e al lavoratore l’accettazione del minimo salario, come condizione per trovare un impiego. Non si tratta ovviamente di rigidi vincoli che annullano la libertà di scelta individuale (…). Marx analizza lo sviluppo della concorrenza come un processo storico intrinsecamente legato all’estendersi della proprietà privata e all’intensificarsi dei rapporti di mercato. Scrive Engels: “”Abbiamo visto come, finché sussista la proprietà privata, tutto finisca col confluire nella libera concorrenza (…). Poiché la proprietà privata isola ciascuno nella propria bruta singolarità e poiché ciascuno ha tuttavia il medesimo interesse del suo vicino, un proprietario fondiario si oppone all’altro, un capitalista all’altro, un lavoratore all’altro. In questo processo in cui eguali interessi divengono reciprocamente ostili proprio a causa della loro identità giunge a perfezione l’immoralità della presente condizione dell’umanità. Questa perfezione è la concorrenza (Engels, 1844)”” (pag 189-191) [Giulio Palermo, Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università, 2012]”,”GIOx-079″
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”Francesco Palermo insegna Diritto pubblico comparato nell’Università di Verona ed è direttore dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso l’Accademia Europea di Bolzano. Jens Woelk insegna Diritto costituzionale comparato nell’Università di Trento ed è Senior Researcher dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso L’Accademia Europea di Bolzano.”,”GERV-012-FL”
“PALERMO Natalino a cura, VIRGILIO LIVIO CICERONE SALLUSTIO”,”Roma: ideali e lotte politiche. Antologia delle opere di Virgilio – Livio – Cicerone – Sallustio.”,”Per la prima classe del Liceo Classico.”,”STAx-269″
“PALIN CRISANAZ Maria Pia”,”Favola e mito nella poesia di Sergej Esenin.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”VARx-163-FL”
“PALIOTTI Vittorio”,”Napoli sconosciuta. Fatti, personaggi e luoghi di una città ancora tutta da scoprire.”,”Giornalista, scrittore e commediografo Vittorio PALIOTTI ha pubblicato cinque romanzi. E’ stato inviato dei maggiori quotidiani italini e conduttore di rubriche alla Rai. Scrive per il Mattino. Incontro di Paliotti con Bordiga. “”(Bordiga) cominciò a mettersi in mostra già nel 1911 battendosi contro la guerra di Libia e per il rinnovamento dei vertici del partito. (…) Bordiga fondò, nel 1912, mese di aprile, il circolo Carlo Marx: nasceva, con esso, la sinistra socialista rivoluzionaria, appunto, e contraria alle elezioni. Paragonabile, in un certo senso, a quella sinistra che in Germania si riconosceva in Rosa Luxemburg. “”Senza la battaglia di Mussolini al congresso del PS di Reggio Emilia del 1912, forse il Partito Comunista non sarebbe mai nato: infatti io feci mie le tesi rivoluzionarie di colui che doveva diventare capo del fascismo e le sostenni nelle varie sedi del PS. Perciò Mussolini può essere considerato il vero fondatore del PCI””: furono queste le prime parole che Amadeo Bordiga mi disse, nel settembre 1953 quando, dopo lunghe trattative telefoniche, mi ricevette nel suo studio di corso Garibaldi, Palazzo Salsi, poco discosto dalla stazione della ferrovia circumvesuviana. (…)”” (pag 126)”,”ITAB-189″
“PALITTA Gianni, testi a cura di”,”Storia italiana del Novecento. Il secolo più controverso e significativo ripercorso attraverso gli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia.”,”Foto 1904: manifestazione operaia a Cerignola (pag 17) Cronologia della Prima guerra mondiale (pag 34-47)”,”STOU-118″
“PALITTA Gianni MELDI Diego”,”Cronologia universale. La storia del mondo dalle origini ai giorni nostri.”,”Gianni Palitta, docente di Lettere, è attivo nel campo della divulgazione e della didattica. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e alla stesura di testi per CD-ROM (tra cui Mille anni di storia), pubblicando inoltre un dizionario per bambini (Il mio primo dizionario) e varie monografie. Diego Meldi si interessa di filosofia, storia, linguistica, esoterismo e in particolare del Rinascimento. Ha pubblicato, con vari pseudonimi, numerose opere tra cui I Tarocchi, Conoscere il gatto, Il libro completo del sesso, Dizionario degli errori e dei dubbi grammaticali.Dagli albori della civiltà fino all’era tecnologica, la ‘Cronologia universale’ scandisce le tappe fondamentali della storia e della cultura mondiali. In particolare per ventidue secoli -dal 300 a.C. fino ai giorni nostri – sono riportate anno per anno, senza alcun vuoto temporale, tutte le notizie più importanti sulla evoluzione dell’umanità. Anni 1985-86 a pag 860-861-862″,”STOU-026-FL”
“PALLA Marco”,”Mussolini e il fascismo.”,”Nato a Pietrasanta (Lucca) nel 1949, Marco Palla è docente presso il Dipartimento di storia dell’Università di Trieste. É autore di Firenze nel regime fascista 1929-1934 e di Fascismo e Stato corporativo.”,”ITAF-024-FL”
“PALLA Marco”,”Fascismo e Stato corporativo. Un’inchiesta della diplomazia britannica.”,”Marco Palla (Pietrasanta, 1949) è ricercatore presso il Dipartimento di storia dell’Università di Firenze. Fa parte della direzione di ‘Passato e presente’. Ha al suo attivo numerosi volumi tra cui ‘Storia d’Italia’ (Bompiani, 1989). ‘The Economist’, ndr] derivava, secondo noi, da credo liberoscambista e dalla difesa del patrimonio dottrinario dell’economia classica più che da una consapevole e coerente scelta di battaglia politica, occorre rilevare che un atteggiamento critico fu mantenuto, pur fra oscillazioni e incertezze, non certo a scapito di un’informazione notevole per qualità e quantità. Già prima della frisi economica mondiale, il giudizio sul sistema corporativo («uno dei più notevoli esperimenti politici della storia») si era saldato con una precisa individuazione dei caratteri repressivi della dittatura fascista: “”Il nuovo sistema opera a pieno ritmo. Esso rappresenta l’asservimento finale e completo dell’intera vita lavorativa della nazione italiana e di ogni singolo individuo al controllo dell’organizzazione fascista. I sindacati e le corporazioni sono controllati da fascisti e chiunque sia per qualsiasi ragione ‘persona non grata’ (in italiano nel testo) al fascismo non è solo messo in condizione di non poter ottenere voce in capitolo nel controllo degli affari, ma può essere privato dell’opportunità stessa di guadagnarsi da vivere (…). Ci sono state altre tirannie e altre oligarchie ma nessuna ha mai fortificato i propri sistemi di controllo ad una grado così compiuto e comprensivo di organizzazione moderna””. L’articolo concludeva con un nota di grave perplessità, ricordando che i sentimenti di amicizia per l’Italia e il riconoscimento per l’opera ideale di Mussolini si mescolavano ormai, tra gli inglesi, ad interrogativi inquietanti: “”Nessuno studioso di storia contemporanea, e nessuno che operi per la stabilità e la sicurezza del mondo, può liberare la mente da cattivi presentimenti quando osservi l’evoluzione di un meccanismo che nessuna nazione civile ha fino ad oggi subito”” (15). Le preoccupazione per la soppressione della libertà in Italia – ribadite in occasione delle prime conseguenze della crisi americana, considerate fra l’altro come del tutto sfavorevoli per tentare nuovi esperimenti corporativi (16) – tradivano tuttavia un’intima solidarietà con la classe imprenditoriale italiana e le sue remore ad accogliere una più massiccia pressione interventista dello Stato (17)’ (pag 66-67) [(15) ‘The Corporative State in Italy’, The Economist, 23.6.1928 (…); (16) ‘Industrial Developments in Italy’, ivi, 4.1.1930, sosteneva che “”la situazione economica attuale non è davvero favorevole a nuovi esperimenti. Le ripercussioni della crisi americana sono serie e le condizioni dei mercati del Sud America, del Levante, della Cina e dell’India non sono promettenti. Il numero dei disoccupati alla fine di ottobre, 297.382, non una grossa cifra, è tuttavia più alto di quello della fine di ottobre 1928, che era di 282.379. Sembra che circolino voci di scontento fra le masse lavoratrici””; (17) ‘Economics of Fascism’, ivi, 17.5.1930, osservava con preoccupazione la “”subordinazione dell’individuo al presunto bene della comunità”” e affermava che “”è impossibile non simpatizzare coi datori di lavoro italiani per le loro ansie riguardo al futuro (…)”””,”ITAF-010-FP”
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”PALLENBERG Corrado nato a Roma nel 1912 da Franz PALLENBERG noto pittore tedesco residente in italia e da madre italiana, si è laureato in legge senza esercitare. Trasferitosi dopo gli studi a Londra è entrato nel giornalismo come corrispondente del Resto del Carlino e del Corriere della Sera. Rientrato in Italia allo scoppio della guerra dopo l’ 8 settembre ha partecipato alla Resistenza nel partito democratico clandestino del lavoro. Ha poi ripreso l’ attività giornalistica come corrispondente da Roma per i ‘Telegraph’ di Londra. Il suo primo libro sulla Chiesa è stato ‘I segreti del Vaticano’ (Palazzi, 1959), poi una biografia di Paolo VI. Germania. “”A parte la tassa “”per la chiesa”” e gli altri tributi menzionati, lo Stato, le Regioni e i Comuni versano altri 250 milioni di marchi l’ anno alle due Chiese per costruzioni, insegnamento, beneficenza, eccetera. Tutto sommato circa il 90% delle entrate delle due Chiese proviene dalle autorità civili, e alla fin fine dai contribuenti. Questo, pensiamo giustifica l’ affermazione da noi fatta all’ inizio del presente capitolo, e cioè che nella Germania Occidentale la Chiesa Cattolica gode di una posizione privilegiata. Il 90% delle sue notevolissime entrate è garantito, esatto, e automaticamente versato alla Chiesa, dalle autorità civili: una felice combinazione che nessun’altra comunità del mondo può vantare. Il Spagna il Governo copre circa il 50% del fabbisogno della Chiesa Cattolica, ma non esiste una tassa “”per la chiesa””, e i contributi sono volontari.”” (pag 195)”,”RELC-220″
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”Corrado Pallenberg è nato a Roma nel 1912 da Franz Pallenberg pittore tedesco residente in Italia. Si è trasferito per studi a Londra poi è diventato corrispondente del Resto del Carlino e del Corsera. E’ stato corrispondente da Roma per giornali stranieri. Ha scritto pure ‘I segreti del Vaticano’. “”Una volta fu chiesto a Papa Giovanni: “”Santo Padre, quante persone lavorano in Vaticano?”” ed egli rispose senza batter ciglio: “”Circa la metà””. Sebbene l’atmosfera della Città del Vaticano sia indubbiamente serena e tranquilla, sebbene molti uffici siano in realtà sinecure, e sebbene si noti una tendenza generale al classico ‘mañana’, non siamo interamente d’accordo con l’arguta battuta di Papa Roncalli. Considerando i contatti personali da noi avuti con gli ambienti vaticani durante i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, diremmo piuttosto che un quarto delle persone che lavorano in Vaticano se la prendono con calma, due quarti lavorano normalmente, e il residuo quarto – compresi il Papa e i funzionari della Segreteria di Stato – lavorano più duramente e per più ore di qualsiasi dirigente di Detroit, di Francoforte, di Milano, di Manchester e di Osaka.”” (pag 89)”,”RELC-290″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 1.”,”Contiene i capitoli ‘Marx e la teoria del commercio estero’ e ‘Lenin e la questione del marcato estero’. “”Marx ha spiegato che l’ abbassamento del prezzo del pane, tanto vantata dai libero-scambisti, significherebbe necessariamente una diminuzione dei salari, l’ abbassamento del prezzo della merce ‘lavoro’ (o più esattamente: forza lavoro)”” (Lenin, ‘Per caratterizzare il romanticismo economico’). “”Nella misura in cui il commercio estero fa abbassare i prezzi sia degli elementi del capitale costante, sia delle sussistenze in cui si converte il capitale variabile, si ha per effetto di aumentare il tasso di profitto elevando il tasso del plusvalore e abbassando il valore del capitale costante”” (Marx, Il Capitale).”,”ECOI-094″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 2.”,”Contiene un paragrafo dedicato ai vari aspetti del processo di internazionalizzazione (‘Quelques hyphotes de recherche sur le processus d’ internationalisation’ (pag 155).”,”ECOI-095″
“PALLOT Judith a cura; saggi di BUTTINO Marco CHULOS Chris J. HOFFMANN David L. HUGHES James KOTSONIS Yanni MACEY David A. J. McREYNOLDS Louise SIEGELBAUM Lewis H. STANZIANI Alessandro STAUTER-HALSTED Keely STEBELSKY Ihor WEHNER Markus”,”Transforming Peasants. Society, State and the Peasantry, 1861-1930.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Marco Buttino teaches the history of Eastern Europe at the University of Turin. Chris J. Chulos is a research Fellow at the Renvall Instirute of History at the University of Helsinki. David L. Hoffmann is Associate Professor of History at Ohio State University and Associate Editor of Russian Review. James Hughes is lecturer in Russian politics at the London School of Economics and Political Science. Yanni Kotsonis is Assistant Professor of History at New York University, where he teaches Russian and comparative history. David A. J. Macey is Professor of History and C.V. Starr Professor of Russian Studies at Middlebury College and Director of both International Studies and Russian and East European programmes. Louise McReynolds is Associate Professor of History at the University of Hawaii. Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. Alessandro Stanziani is Assistant Professor of economic history at the University of Naples. Keely Stauter-Halsted is Assistant Professor of East European History at Michigan State University. Ihor Stebelsky is professor and Head of Geography at the University of Windsor, Ontario, Markus Wehner currently works for Frankfurter Allegemeine Zeitung. List of Tables, List of Figures, General Editor’s Introduction, Acknowledgements, Notes on the Contributors, Index,”,”RUSU-025-FL”
“PALLOT Judith”,”Land Reform in Russia 1906-1917. Peasant Responses to Stolypin’s Project pf Rural Trasformation.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Acknowledgements, List of Plates, List of Figures, List of Tables, A Note on Archives, Glossary of Terms, Conclusion, Index,”,”RUSx-051-FL”
“PALLOTTA Gino”,”Il qualunquismo e l’ avventura di Guglielmo Giannini.”,”Il movimento di GIANNINI alle elezioni del 1946 ottiene un clamoroso successo e in quello del 1948 scompare di scena. Commentatore e notista politico, Gino PALLOTTA è nato a Roma nel 1923. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Dizionario della politica italiana’ e ‘Le parole del Potere’.”,”ITAP-020″
“PALLOTTA Gino”,”Parlamento e popolo in Italia dal Risorgimento all’imperialismo.”,”PALLOTTA Gino è natgo a Roma nel 1923. Giornalista per vari quotidiani e periodici, redattore parlamentare.”,”ITAB-269″
“PALMADE Guy a cura, collaborazione di DAVIET Jean Pierre VERLEY Patrick a cura”,”Storia universale Feltrinelli. Vol. 27. L’ Età della borghesia.”,”””Dopo Sadova: la creazione del Norddeutscher Bund. La pace di Praga aveva lasciato mano libera a Bismarck per la riorganizzazione della Germania. Innanzitutto la Prussia si annetté, senza ricorrere a plebisciti, lo Schleswig, lo Holstein e taluni Stati vinti: Hannover, Assia-Kassel, Nassau e la città di Francoforte. Il regno di Prussia formava ormai un insieme territoriale compatto, senza discontinuità da Aquisgrana fino a Königsbert; esso comprendeva più di metà della Germania. La Confederazione del 1815 era morta. Un congresso dei delegati dei 22 Stati della Germania settentrionale si riunì a Berlino e adottò il piano di Lothar Bucher, che esponeva le idee di Bismarck. Soerse così la Confederazione della Germania settentrionale (Norddeutscher Bund, 11 luglio 1867). Era un altro passo avanti verso la creazione di uno Stato tedesco. In effetti, nonostante l’ espressione Bund (Confederazione), si trattava di un vero Stato federativo (Bundestaat), che possedeva un potere federale superiore agli Stati particolari e disponeva di una forza di coercizione””. (pag 310)”,”STOU-070″
“PALME DUTT R.”,”Das Moderne Indien.”,”Marx sulla rivoluzione sociale in India. (pag35) Il Congresso e le masse. “”Aus dem oben Gesagten wird klar, daß das Zentralproblem der nationalen Bewegung ihr Verhältins zu den Massen ist. Der Kongreß ist und war bisher der einzige erfolgreiche Versuch einer sich über ganz Indien erstreckenden Massenorganisation. Doch der Kongreß selbst hat hinsichtlich seiner Anhängerschaft sehr große Schwankungen durchgemacht. Vor dem Kriege kaum einige tausend Anhänger umfassend, wuchs er auf dem Höhepunkt der Non Cooperation-Agitation zu ungeheuer Größe an, seine Organisation erstreckte sich über das ganze Land, seine Mitgliederzahl errichte 10 Millionen.”” (pag 75) “”Diviene chiaro che il problema centrale del movimento nazionale è quello delle masse. Il Congresso era ed è fino a qui il solo tentativo riuscito di una organizzazione di massa che si è allargata a tutta l’ India. Ma il Congresso stesso ha subito fluttuazioni molto grandi per ciò che concerne le sue capacità di trascinamento. Prima della guerra mobilitava qualche migliaio di persone, e crescendo nel pieno della fase di ‘Non Cooperation-Agitation’, la sua organizzazione si estesa troppo sull’ intero paese, raggiungendo i 10 milioni di membri.”””,”INDx-087″
“PALME DUTT R.”,”The Internationale.”,”In apertura citazione di Engels “”President Hoover proclaimed in 1928, on the very eve of the crash of 1929, that “”the outlook for the world today is for the greatest era of expansion in history”” (speech on July 27, 1928), and again that “”unemployment in the sense of distress is finally disappearing; we in America today are nearer to the final triumph over poverty than ever before in the history of any land (speech on August 11, 1928 accepting Republican renomination for President).”” (pag 189)”,”INTx-041″
“PALMER R.R.”,”L’ era delle rivoluzioni democratiche.”,”Tesi: processo storico unitario da Riv americana a Riv francese”,”BORx-001″
“PALMER Alan”,”Dictionary of Twentieth-Century History.”,”La V° edizione contiene 70 nuove voci e ne sono state riviste 240. Fornisce informazioni su personalità chiave e questioni politiche, diplomatiche, militari, economiche, sociali, religiose. Alan PALMER è nato nel 1926 ed ha studiato alla Bancroft School in Essex e all’ Oriel College, di Oxford. Per sedici anni è stato Senior History Master alla Highgate School di London. Ha scritto molte biografie e altri libri (sull’ Europa di Napoleone, su Napoleone in Russia, sulle relazioni internazionali, sul declino e caduto dell’ Impero Ottomano).”,”REFx-019″
“PALMER Alan”,”Bismarck.”,”Alan PALMER, inglese, ha studiato ad Oxford. Dal 1953 al 1969 ha diretto il Dipartimento di storia alla Highgate School che ha lasciato per dedicarsi completamente allo scrivere. Tra le sue opere ‘Dictionary of Modern History’, ‘Napoleon in Russia’, ‘The Land Between’, ‘Metternich’, ‘Councillor of Europe’, ‘Alexander I: Tsar of War and Peace’.”,”GERx-059″
“PALMER Alan”,”Francesco Giuseppe. Il lungo crepuscolo degli Asburgo.”,”FRANCESCO GIUSEPPE (1830-1916) imperatore d’ Austria e re d’ Ungheria, represse nel 1848-49 i moti rivoluzionari nelle province dell’ Impero. Dopo la perdita dei domini italiani e l’ esclusione degli Asburgo dalla politica tedesca (guerre del 1859 e del 1866) riformò la struttura imperiale sulla base del dualismo austro-ungarico (Ausgleich, 1867). Alleatosi alla Germania (1879) e all’ Italia (triplice alleanza, 1882), annetté la Bosnia-Erzegovina (1905) e diede inizio alla prima guerra mondiale dopo l’ assassinio del nipote ed erede FRANCESCO FERDINANDO. Fu colpito da gravi disgrazie familiari: la fuciliazione del fratello MASSIMILIANO in Messico (1867), il suicidio del figlio Rodolfo a Mayerling (1889), l’ assassinio della moglie Elisabetta a Ginevra (1898). (Fonte Eug) Alan PALMER (1926) scrittore e storico, ha insegnato storia all’ Highgate School di Londra. Ha scritto una biografia di Metternich e una storia del declino e caduta dell’ Impero Ottomano. La guerra austro-prussiana del 1866. “”La guerra incominciò poco dopo: il 14 giugno BIsmarck rinnegò l’ autorità della Confederazione tedesca, e due giorni dopo le truppe prussiane varcarono le frontiere dei piccoli stati tedeschi. Sebbene Napoleone III pensasse a una lunga guerra, che alla fine la Francia avrebbe concluso con una mediazione armata, a Parigi e a Londra , come a Vienna, gli esperti militari prevedevano una vittoria austriaca prima dell’ autunno. William Howard Russell, il decano dei cronisti di guerra, impressionato dalla cavalleria di Bendek, la definì “”sotto molti aspetti la migliore che io abbia mai visto””. Tutti erano sicuri dell’ abilità dell’ arciduca Albrecht, e a ragione. Dopo poco più di una settimana telegrafò all’ imperatore per informarlo che l’ armata meridionale aveva sconfitto gli italiani a Custoza, il paese fra Verona e Mantova dove diciotto anni prima Radetzky aveva ottenuto la vittoria finale. Erano le notizie che Francesco Giuseppe desiderava sentire, e tutta Vienna con lui. La scarsezza di informazioni da parte di Benedeck e dell’ armata settentrionale era più preoccupante””. (pag 172)”,”AUTx-024″
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla nascita dell’Europa alla Rivoluzione francese.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-018-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla Rivoluzione francese alla prima guerra mondiale.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-019-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla prima guerra mondiale a oggi.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-020-FL”
“PALMER Bryan D.”,”James P. Cannon and the Origins of the American Revolutionary Left, 1890-1928.”,”Bryan D. Palmer is the Canada Research Chair at Trent University. He edits Labour/Le Travail, a journal of Canadian labor studies, and is the author of ten previous books, including Descent into Discourse and Cultures of Darkness. Acknowledgments, Introduction, Notes, Conclusion, Index, Illustrations follow page 284, The Working Class in American History,”,”MUSx-056-FL”
“PALMIER Jean-Michel”,”Lenine, l’ art et la revolution. Essai sur la formation de l’ estethique sovietique. Volume 1.”,”””Les fondaments de l’ imperialisme: La bourgeoisie ne peut plus, le proletariat ne peut pas encore.”” (Lenin, Plan de la Conference sur la Commune de Paris (fev.mars 1905) ‘Lenin ha sempre manifestato la più profonda stima per Nekrassov che considera come uno dei più grandi portavoce della sofferenza del popolo russo. Nei suoi ‘Ricordi’, N.K. Krupskaia insiste ancora sull’ importanza delle opere di Nekrassov per comprendere l’ epoca che quella della giovinezza di Lenin’ (pag 173)”,”RIRx-098″
“PALMISANO Stefania”,”Uguali e diverse? Due banche a confronto.”,”Stefania Palmisano è dottore di Ricerca sociale comparata e insegna Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.”,”ITAE-123-FL”
“PALOSCIA Annibale”,”Al tempo di Tambroni. Genova 1960: la Costituzione salvata dai ragazzi in maglietta a strisce.”,”PALOSCIA Annibale nato a Bari nel 1935, è stato capocronista e capo della redazione cultura dell’Ansa, e quindi vicedirettore del settimanale ‘Avvenimenti’. Dal 1990 si è dedicato a ricerche archivistiche sulla storia dell’ordine pubblico in Italia. Ha pubblicato un paio di libri. Esultanza del Pci dopo la vicenda di Genova (pag 197) Nenni cauto. “”Il segretario del PSI è guardingo, attento alle manovre che si fanno a Roma per dare uno sbocco alla situazione creata dai fatti di Genova, preoccupato che le lotte di piazza del PCI impediscano di condurre iniziative unitarie di tutto lo schieramento antifascista contro il governo Tambroni. Sono cose che Nenni lascia trasparire dalle note che scrive nei ‘Diari’ tra il 1° e il 3 luglio (2). Sui fatti di Genova giustifica la “”collera popolare”” contro l’offesa alla Resistenza: “”Bisogna credere che ministri, prefetti, questori, siano degli imbecilli se hanno creduto che, nelle circostanze presenti, Genova potesse subire in silenzio la provocazione dei fascisti che si atteggiano a partito di governo””. Riconosce i meriti di Sandro Pertini “”che si è comportato benissimo””, ma, poi, frena gli entusiasmi, vede ombre e insidie. (…) Anche sul cosa fare Nenni è incerto. Tambroni è stato sconfitto e dovrebbe essere il momento di “”attaccare a fondo””. “”Ma come?””. Inifne, il problema dei rapporti con il PCI, fonte principale delle inquietudini di Nenni: “”(…) La vittoria antifascista di Genova, della quale siamo stati i principali autori, viene usata dai comunisti in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria della piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919″”. La vittoria della coscienza antifascista dovrebbe favorire la svolta a sinistra, ma “”(…) è proprio quello che i comunisti non vogliono”””” (pag 197-198)”,”LIGU-104″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Lenin.”,”‘Non le sembra che la Russia sia in preda all’ anarchia?’ ‘Si dice che in Russia ci sia l’ anarchia: essa è comunque il frutto di quattro anni di guerra, e non del regime bolscevico’ (‘Lenin intervistato ‘Folkets Dagblad Politiken’, svedese, 1918) ‘Quali sono i vostri piani in Asia?’ ‘Sono gli stessi che in Europa: coesistenza pacifica con tutti i popoli, con gli operai e i contadini di tutte le nazioni che si svegliano a nuova vita – una vita senza sfruttatori, senza proprietari terrieri, senza capitalisti, senza mercanti”” (‘New York Evening Journal’, 21.2.1920) (Lenin intervistato dai giornalisti stranieri) (pag 148) “”Trasportati dall’ ondata dell’ entusiasmo e avendo risvegliato l’ entusiasmo popolare, prima genericamente politico e poi militare, noi contavamo di adempiere direttamente, sulla base di questo entusiasmo, anche ai compiti economici, non meno grandi di quelli politici e di quelli militari. La vita ci ha rivelato il nostro errore. Occorreva una serie di fasi transitorie: il capitalismo di Stato e il socialismo, per preparare – con un lavoro di una lunga serie d’ anni – il passaggio al comunismo”” (Lenin sulla ‘Pravda’, 18.10.1921) (pag 148-49).”,”LENS-131″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Pro e contro Stalin.”,”””Nel 1936, Noij Zordanija, ex-leader dei menscevichi georgiani in esilio a Parigi, raccontò che nel 1898 si vide capitare nella redazione del “”Solco”” un giovanotto, zazzera nera e viso butterato dal vaiolo. Era il futuro Stalin che veniva ad offrire i suoi servigi. Zordanija era prontissimo ad accoglierlo, ma volle prima sondarne la preparazione; e scoprì che le sue nozioni in fatto di storia, sociologia ed economia politica erano superficiali e attinte unicamente agli articoli del “”Solco””. “”Difficile utilizzarlo in quelle condizioni”” racconta Zordanija. “”I nostri operai erano curiosi e avidi di imparare. Se si fossero resi conto dell’ ignoranza del propagandista, avrebbero rifiutato di ascoltarlo””. Consigliò perciò a Stalin di stare ancora un anno in seminario, approfondendo le sue cognizioni e non lo vide più””. (pag 12-13) Stalin è stato una spia zarista? Nei misteriosi mesi del 1899 in cui si eclissò, Josif Dzugasvili sarebbe stato reclutato dalla polizia come agente segreto e avrebbe frequentato corsi di addestramento per spie, onde poi lavorare per l’ Ochrana dall’ interno delle organizzazioni rivoluzionarie. Dopodiché fino alla rivoluzione, Stalin sarebbe stato un traditore, un bolscevico che lavorava per la polizia. L’ ipotesi è ventilata da più parti, in particolare da Boris Souvarine fin dal 1935 (Stalin, aperçu du bolchevisme), da Isaac Don Levine (Stalin?s great secret), nel 1956, da Alexander Orlov, da Edward Ellis Smith””. (pag 14-15) “”Generalmente i “”grandi uomini”” arrivano tardi alle riunioni, in modo da creare un’ atmosfera di attesa; qualche minuto prima della loro entrata, c’è sempre qualcuno che sussurra: “”Silenzio! Sta arrivando!””. Una cerimonia non superflua perché fa impressione, ispira rispetto. Ma con gran delusione appresi che Lenin era arrivato prima di tutti i delegati e che, seduto in un angolo, stava parlando in tutta semplicità con le persone di minor conto. Non nego che tutto questo, allora, mi sembrava una violazione di regole fondamentali…””. (Stalin, Opere complete) (pag 26) “”La crisi delle “”forbici”” (brano di J.J. Marie, Stalin, 1967, Samonà 1969) (pag 74) Lenin: “”E’ vile e stupido disprezzare gli altrui sentimenti””. 30 dicembre 1922. Lenin sulla questione giorgiana: “”Ritengo che la brutalità, la sommarietà amministrativa, l’ intemperanza di Stalin e il disprezzo in cui tiene il patriottismo delle minoranze abbiano avuto delle conseguenze disastrose. Il disprezzo degli altrui sentimenti è sempre un vile e stupido consigliere”” (citato da Trotsky nella biografia staliniana). (pag 76)”,”STAS-043″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione a cura di”,”Hirohito.”,”””L’ imperatore””, scrive John Toland (L’ eclisse del Sol Levante), “”s’ interessava vivamente e personalmente alle operazioni militari, contrariamente a una convinzione molto diffusa””. L’ autore ricorda che nel 1943, quando fu decisa la ritirata da Guadalcanal sotto l’ incalzare delle truppe alleate, Hirohito si rivolse a Nagano (capo di Stato Maggiore della Marina) osservando che “”a quanto pareva, gli Stati Uniti avevano conquistato il dominio del cielo””. E ancora, nel giugno del ’44, mentre il nemico investiva la Nuova Georgia, nelle Salomone, il primo ministro Tojo, dopo un’ udienza imperiale, riferì ad un proprio collaboratore queste parole di Hirohito: “”Lei continua a ripetere che l’ Esercito imperiale è invulnerabile, eppure ogni volta che il nemico sbarca perdete la battaglia. Non siete mai stati capaci di respingere un attacco nemico. Come andrà a finire questa guerra?”” (pag 99) Yoshida. Il processo di assestamento politico del Giappone postbellico è graduale. “”Il succedersi dei primi ministri”” spiega P. Beonio-Brocchieri (I movimenti politici del Giappone, cit.) “”scandisce abbastanza chiaramente le fasi essenziali della vita politica internazionale ed interna. Possiamo così distinguere innanzitutto una fase tra il 1945 e il 1948, caratterizzata dal succedersi al potere di diverse persone tutte impegnate in tentativi un po’ convulsi di ritrovare un nuovo equilibrio politico interno. La seconda fase si riassume nel nome di Yoshida e dura sino al 1953. Yoshida, un vecchio diplomatico inviso ai militari, che era stato chiamato alla testa del partito liberale al momento dell’ epurazione del leader Hatoyama, ha volto una funzione politica che è stata per acuni versi paragonata a quella di De Gasperi e di Adenauer. Certo è che quest’ uomo, giunto quasi casualmente al vertice del potere, ha lasciato una impronta moto profonda nela vita del paese, avviandone la ricostruzione su linee conservatirci e fiolo-americane. (…) Protagonista di questa battaglia fu soprattutto Hatoyama che dal 1954 al 1956 fu primo ministro. mentre gli anni sino al 1949 avevano visto avvicendarsi sulla scena politica molti effimeri movimenti e avevano registrato un notevole successo elettorale prima dei socialisti e poi dei comunisti, la fase di Yoshida registrò un graduale confluire delle forze negli schieramenti maggiori: ma fu sotto Hatoyama che, nel 1955, questo processo si concluse con una duplice fusione che ridusse praticamente a due i partiti del Parlamento””. (pag 138-139)”,”BIOx-251″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Trotsky. Pro e contro.”,”Il problema degli specialisti militari. “”Ora soltanto Lenin comprese la ampiezza del problema e dovette ammettere che, in confronto al numero degli ufficiali in servizio, i casi di tradimetno erano minimi. Convenne infine che era impossibile congedare gli ufficiali, e parlò pubblicamente con ammirazione dell’ originalità con cui Trotsky “”costruiva il comunismo”” coi mattoni avanzati al demolito edificio del vecchio ordine”” (Deutscher, op. cit.).”” (pag 93) “”Trotsky fu il primo – e, allora, il solo – a cercare di mettere in guardia i lavoratori tedeschi e il Comintern contro Hitler, invitandoli a formare in tempo un fronte con i socialisti per difendersi. Parole al vento. (Fu detto “”il profeta disarmato””). A quel tempo nessuno aveva previsto che Hitler avrebbe instaurato un regime totalitario: tutti pensavano che non fosse altro che un ambizioso che mirava a crearsi intorno un partito reazionario qualunque. Stalin disse che “”il fascismo e la socialdemocrazia sono fratelli gemelli””. E Trotsky: “”Lavoratori tedeschi, se Hitler andrà al potere per voi non ci sarà più speranza.”” E previde tutto, tutto quello che ne seguì…”” (Joseph Gorgerinski, “”Historia””, febbraio ’62) pag 142 ‘guardatevi da Hitler'”,”TROS-171″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione”,”Pro e contro Fidel Castro.”,”””””Molto si è scritto sulla rivoluzione cubana, sulle sue origini e sui suoi obiettivi. Jean Paul Sartre e C. Wright Mills, che visitarono Cuba nel 1959-60, ebbero a dichiarare che si trattava di una rivolta contadina, causata dalle intollerabili condizioni di miseria e di desolazione in cui languiva un paese spaventosamente arretrato. In realtà, come avevano sottolineato osservatori più scrupolosi come Theodore Draper e Hugh Thomas, la situazione di Cuba non era tanto disperata. Il paese rappresentava anzi la prova migliore della teoria di Eisenhower secondo cui, senza gli impacci di un controllo dall’ alto, gli investimenti privati avrebero condotto l’ America Latina sulla strada della salvezza (…)”” (A.M. Schlesinger Jr, I mille giorni di J.F. Kennedy, Rizzoli 1966).”” (pag 19)”,”AMLx-078″
“PALTRINIERI Marisa e altri”,”John Milton.”,”Il volume contiene il brano antologico: ‘Ho dato il meglio di me alla mia patria e al mondo’ (pag 5) [da ‘Seconda difesa del popolo inglese: Lettera in latino ai Diodati, 1637; La ragione del governo della chiesa; Seconda difesa: id.; Difesa di se stesso’]; “”L’esecuzione di Carlo I d’Inghilterra. La vita pubblica di Milton gravita intorno al regicidio, di cui è convinto assertore. Eppure ancora oggi Carlo I trova difensori del calibro di Winston Churchill”” (pag 6) [Da ‘Libertà e Stato sovrano’, 2° volume della ‘Storia dei popoli di lingua inglese’, di W.S. Churchill, Libro 5°, cap. 8°, ed. Mondadori]; ‘L’eccidio dei Valdesi. Quello che più impressionò il poeta puritano, tra i tanti drammi del suo tempo, fu forse l’eccidio dei Valdesi, ordinato dal duca di Savoia il 24 aprile 1653’. «Vendica, o Signore, i Tuoi Santi massacrati, e le gelide ossa loro, disperse sulle montagne; custodivano la Tua verità, quando ancora i nostri padri adoravano ceppi e pietre. Non dimenticare. Nel Tuo libro registra i loro gemiti, di agnelli scannati nel vecchio ovile dal Piemontese sanguinario, che madri e bambini scaraventò giù dai dirupi». Così scrisse John Milton nel suo sonetto ‘Sul recente massacro in Piemonte’. E protestò anche ufficialmente a nome di Cromwell, presso il duca di Savoia, scrivendo nel contempo lettere di stato a Danimarca, Svezia, Olanda, Svizzera e Francia perché si unissero nella protesta. In questa pagina, alcune stampe del Seicento illustranti i supplizi subiti dai Valdesi. Nella strage del 1653 furono trucidate 1712 persone (pag 24); ‘L’affermazione dei diritti della coscienza individuale, le difese della libertà di stampa e del divorzio costituiscono gli aspetti più attuali del pensiero miltoniano’ (pag 132)”,”BIOx-002-FGB”
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto. “”Quando nel 1861 iniziò la Guerra Civile, il Texas, con 604 mila abitanti, aveva solo l’1,9% dei 31,4 milioni di abitanti degli USA e si classificava al 23° posto. Oggi, con 20,8 milioni di abitanti, ha superato lo Stato di New York, e, con il 7,3% della popolazione americana (281 milioni), si colloca al secondo posto dietro la California. Nel 1932, quando Roosevelt inserì gli Stati del Sud nella politica nazionale, il NOrd, da New York a Chicago, aveva il 66,4% degli addetti all’industria manifatturiera degli USA, rispetto al 18,5% del Sud e al 15,1% dell’Ovest. Oggi il Nord è sceso al 41,2%, il Sud è salito al 33,2 e Ovest al 25,5.”” (pag 174-175)”,”ELCx-116″
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto.”,”USAS-174″
“PALUMBERI Franco”,”Gli imperi dei mass media in America.”,”Articoli di LC da marzo 1985 a aprile 2009″,”ELCx-188″
“[PALUMBERI Franco, a cura]”,”Battaglia aerospaziale (1980-1981) e bibliografia.”,”Volume ad esclusivo uso interno, disponibile solo per consultazione, non per fotocopie Fascicolo di schede anno 1981 in allegato. Fondo Palumberi”,”ARCx-053″
“PALUMBERI Franco”,”L’automobile e la sfida elettrica. Guerre, crisi e battaglie dell’auto nel nuovo secolo.”,”Contiene tra l’altro: -Capitolo secondo. La Volkswagen e l'””auto del popolo”” del regime nazista. All’interno del capitolo: ‘Camion americani per l’esercito nazista’ (pag 147-151); L'””auto del popolo”” per il trasporto truppe (pag 152-156); ‘General Motors tratta con il regime nazista’ (pag 157-160); ‘Daimler-Benz tra armi e “”auto del popolo””‘ (pag 161-164); ‘Fordismo di guerra in Daimler-Benz’ (pag 165-169); ‘Volkswagen nella produzione bellica’ (pag 170-174) Campi di lavoro “”fordisti”” (pag 168-169) (vedi) – Capitolo terzo. Automobile e guerra. Auto e sviluppo ineguale dei trasporti – Motori in guerra – Guerra e motori (pag 175-192)”,”ELCx-305″
“PANACCIONE Andrea”,”Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° Maggio. Contributi per una storia sociale.”,”PANACCIONE è autore di vari studi sulla storia del movimento operaio tra i quali ‘Kautsky e l’ideologia socialista’ (MILANO, 1987). E’ responsabile scientifico del progetto di ricerca sul 1° maggio della Fondazione Brodolini.”,”MPMx-014 INTS-016″
“PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L., saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume primo. Kautsky e Bernstein.”,”Saggfi di PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L.”,”MADS-281″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,”PANACCIONE Andrea è direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio e curato numerose pubblicazioni, tra cui ‘La memoria del Primo Maggio’ (1988). Il libro contiene i capitoli: – L’ immagine dell’ URSS nell’ emigrazione menscevica: Fedor I. Dan. -I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura.”,”INTx-014″
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI”,”Sappi che oggi è la tua festa… Per la storia del 1° maggio.”,”Saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI Andrea PANACCIONE è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio apparsi sulla ‘Rivista storica del socialismo’ ‘Annali’ e i ‘Quaderni’ della Fondazione Feltrinelli. Ha curato l’ edizione italiana de ‘La via al potere’ di Kautsky (1969) e sta preparando (1986) il volume ‘Kautsky e l’ ideologia socialista’. E’ responsabile del progetto Primo Maggio della Fondazione Brodolini. “”Ma forse, per la collocazione del 1° maggio nello spirito del tempo, la testimonianza migliore è quella di un abate alsaziano, nemico mortale delle dottrine socialiste, come egli stesso si definiva, ma appassionato della questione sociale: Landelin Winterer. Nella sua opera su ‘Le socialisme contemporain’ l’ ottimo religioso – serio studioso,comunque, del socialismo del suo tempo (…) ha saputo schizzare con semplicità, ma con grande efficacia, il prima e il poi, la percezione comune, il carico di presagi legato all’ apparizione del 1° maggio: “”Nel momento in cui la risoluzione del congresso di Parigi fu votata, né Parigi, né il mondo capitalistico, né i governi ne furono colpiti. Fu diverso quando cominciò l’ agitazione che doveva preparare le manifestazioni. Molti governi ebbero allora paura e organizzarono misure di difesa. Sembravano credere a un movimento rivoluzionario violento. Gli atti di violenza furono relativamente pochi e così i disordini. Tutto si svolse in generale con calma, conformemente alla parola d’ordine dei capi. Le manifestazioni ebbero luogo nelle principali città industriali e in quasi tutte le capitali (…). Le manifestazioni furono in generale così corrette cheuna gran parte della stampa borghese, ripresasi dalla paura, fece grandi lodi dei manifestanti. Furono complimentati dall’ alto della tribuna parlamentare. La stessa polizia fece pervenire le proprie felicitazioni a coloro che avevano diretto le manifestazioni (…). Il carattere del tutto eccezionale delle manifestazioni, tuttavia, avrebbe dovuto colpire i testimoni di questo strano spettacolo. Non si era mai visto ciò nel mondo sociale; il fatto era unico nei fasti del lavoro, e questa circostanza da sola gli dava già un’immensa gravità. Si dimenticò poi che gli eserciti più disciplinati sono i più temibili; si dimenticò che le manifestazioni del 1° maggio dovevano essere e furono infatti un’affermazione imponente della solidarietà internazionale del proletariato operaio dei due Mondi; si dimenticò infine che questa affermazione unica era opera del socialismo internazionale. I battaglioni operai marciarono nell’ uno e nell’ altro paese, quale che fosse la forma del governo; ed essi marciarono nel negno del congresso socialista marxista di Parigi””. (pag 92-93)”,”MPMx-027″
“PANACCIONE Andrea”,”L’analisi del capitalismo in Kautsky.”,”PANACCIONE Andrea “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico”” (pag 8); […] “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10); […] “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16); […] “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica, tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17); […] “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78] “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico””. (pag 8). “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10) “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16) “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica; tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17) “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78]”,”KAUS-021″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,” Andrea Panaccione direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano, per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio. Contiene il capitolo: ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura’ (pag 220-231) Kautsky. “”La lunga e faticosa esposizione di ‘Sozialisten und Krieg’ paga certamente tutti i prezzi dovuti al principio di metodo, costantemente affermato dal suo autore e ribadito anche in questa occasione, che di ogni fenomeno “”si può avere una piena comprensione solo se si conosce il processo del suo divenire”” (10). Ma soprattutto la lettura del rapporto guerra-socialismo nel lungo periodo, che Kautsky intraprende in quest’opera – a partire dal conflitto tra tendenze pacifiste e tendenze guerresche nel comunismo religioso dell’epoca della Riforma, col quale si apre la prima sezione del volume, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre rivoluzionarie’ – è guidata dall’idea di poter far emergere da circa mezzo millennio di storia il filo conduttore del progressivo venir meno, nel movimento socialista, di un qualsiasi interesse o aspettativa legati al verificarsi del fenomeno della guerra; e del suo definitivo schierarsi senza riserve nel campo delle forze della pace. Nella lunga storia del pensiero socialista, che Kautsky ricostruisce da questo angolo visuale, un ruolo centrale è rappresentato dalle considerazioni sulla guerra dell’ultimo Engels, che costituiscono un elemento nuovo anche rispetto all’atteggiamento precedentemente assunto sia da Marx che da Engels – e analizzato da Kautsky nella seconda sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre nazionali’ – rispetto al problema della guerra, vista come uno strumento che in determinati casi (le guerre per l’indipendenza nazionale o quelle contro il predominio e l’espansione dell’impero russo in Europa) poteva e doveva essere utilizzato dalle forze della democrazia europea e favoriva la stessa lotta di emancipazione del proletariato. Con il capitolo intitolato a ‘Engels contro la guerra’ si apre la terza sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca dell’imperialismo’: la convinzione espressa negli ultimi scritti di Engels, secondo la quale la guerra era diventata “”un mezzo completamente insensato per risolvere le questioni politiche o economiche”” (11), è considerata da Kautsky come la concezione che prevale anche nella Seconda Internazionale, i dibattiti della quale sul problema della guerra vengono appunto analizzati nella terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’. La storia di questi dibattiti è però ancora caratterizzata dalla compresenza irrisolta nel movimento socialista di due principi strategici: quello che assume come compito prioritario la difesa della pace e l’adozione, già nella società esistente, di tutti quegli strumenti che possono impedire lo scatenamento di un conflitto armato tra gli Stati; e quello che considera la rivoluzione socialista come l’unica vera alternativa alla permanente minaccia di guerra e non può quindi escludere che il raggiungimento dell’obiettivo prioritario dell’abbattimento del capitalismo, che è determinante anche per l’eliminazione del pericolo di guerra, possa passare per gli sconvolgimenti sociali prodotti da un conflitto internazionale (12). La terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’ appare quindi come la rievocazione di un’epoca nella quale era ancora possibile per il socialismo internazionale pensare nei termini di un nesso tra guerra e rivoluzione socialista, anche se in realtà proprio la questione di come scongiurare la guerra si era posta come la questione politica centrale nell’attività dell’Internazionale, aveva sempre più caratterizzato anche la grande manifestazione socialista del 1° maggio, e, nel congresso straordinario di Basilea del 1912, aveva mostrato al mondo intero la verità pratica della formula, coniata già al congresso di Bruxelles del 1891, che definiva l’Internazionale come il partito della pace. Il nesso tra guerra e rivoluzione rimaneva essenzialmente come una pressione psicologica sulle classi dominanti, come una particolare forma di dissuasione, una minaccia imprecisata, dalla quale ci si riprometteva l’isolamento dei settori pià aggressivi e irresponsabili delle stesse classi dominanti. Nella logica della rivoluzione come strumento di dissuasione, lo sbocco rivoluzionario in caso di guerra era presentato del resto con tinte tutt’altro che positive per gli stessi socialisti e all’inizio del 1914 Kautsky aveva ammesso esplicitamente che di una tale rivoluzione il movimento socialista avrebbe fatto volentieri a meno, anche a costo di prolungare per un certo periodo la sopravvivenza del sistema esistente: “”L’avvento della guerra è oggi in gran parte una questione che dipende dalla forza della socialdemocrazia. Ma poichè oggi la guerra significa la rivoluzione, ci troviamo nella situazione paradossale che il rapido rafforzarsi del partito rivoluzionario fa rinviare più di ogni altra cosa la rivoluzione. Naturalmente così può essere impedita soltanto una forma di rivoluzione, quella che noi desideriamo di meno: la nostra vittoria sulle rovine; una vittoria che ci imporrebbe come primo compito, invece che il trasferimento della ricchezza privata del capitalismo nel possesso della comunità e con ciò l’incremento della produzione sociale, la cura del corpo sociale sanguinante da migliaia di ferite di guerra. Preferiamo rinviare di alcuni anni la nostra vittoria che aspettarcela a tali condizioni e a tal prezzo”” (13)”” [A. Panaccione, ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura] [(in) Andrea Panaccione, ‘Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946)’, Milano, 2000] [(10) ‘Sozialisten und Krieg’, cit., p. 2; (11) Ivi, p. 280; (12) Sulla compresenza nella seconda Internazionale di una strategia di tipo “”preventivo”” e di una di tipo “”curativo”” riguardo al problema della guerra cfr. in particolare le opere di A. Kriegel, ‘Aux origines du Communisme français, 1914-1920’, cit.; di M. Grass, ‘Friedensaktivitat und Neutralität. Die skandinavische Sozialdemokratie und die neutrale Zusammenarbeit im Krieg’, Bonn, Bad Godesberg, 1975; di F. Boll, ‘Frieden ohne Revolution? Friedensstrategien der deutschen Sozialdemokratie von Erfurter Programm 1891 bis zur Revolution 1918, Bonn, 1980; (13) K. Kautsky, ‘Der politische Massenstreik’, Berlin, 1914, pp. 212-213] (pag 222-225) (TEOC-058-FL, FL)”,”TEOC-058-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano. Ha pubblicato ‘Kautsky e l’ideologia socialista’, Milano, 1987; ‘Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° maggio’, Roma 1990; ‘Socialisti europei’, Milano, 2000. Ha curato e scritto la postfazione al volume di Z.e R. Medvedev, ‘Stalin sconosciuto’.”,”MUNx-069″
” PANACCIONE Andrea, saggi di VENTURI Franco TASCA Angelo, PANZIERI Raniero”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia. Direttore scietifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano.”,”UNGx-001-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Kautsky e l’ ideologia socialista.”,”Ultra-imperialismo “”(…) [La] tendenza, costante in tutta la produzione di Kautsky, alla interpretazione storicizzante delle diverse forme di capitale (commerciale, industriale, bancario/finanziario), ciascuna assunta come dominante in una particolare fase storica (75), tendenza questa riconducibile alla sua visione originaria del marxismo come scienza della storia e/o storicizzazione delle categorie economiche; il riversamento, infine, nella discussione sull’imperialismo di tutta la problematica sul crollo del capitalismo, per cui il rifiuto della teoria del crollo viene a coincidere con la possibilità di una ulteriore fase di sviluppo delle forze produttive e della maturazione oggettiva del socialismo (76). Nell’ipotesi dell’ultraimperialismo concorrono questi diversi motivi, rilevazioni di dati di fatto, presupposti e lasciti dottrinari, senza che essa però assuma mai compiutamente il carattere di una organica elaborazione teorica. Anche il suo contributo più noto all’analisi dell’imperialismo, dedicato alla spiegazione degli essenziali meccanismi economici che ne stanno alla base (il rapporto tra accumulazione del capitale e imperialismo) (77) – nel quale [Kautsky afferma che «non è affatto escluso che il capitalismo viva una nuova fase, una fase nella quale la politica dei cartelli si trasferisce alla politica estera, una fase di ultraimperialismo, che naturalmente noi dovremo combattere con altrettanta energia con cui combattiamo l’imperialismo, ma i cui pericoli starebbero altrove, non nella corsa agli armamenti e nella minaccia alla pace mondiale» (78)], e quello che Karl Radek due anni prima aveva indicato come l’ideale utopistico dei «pacifisti borghesi», «un’organizzazione di tutti gli Stati capitalistici per il più rapido sfruttamento e oppressione dei paesi arretrati» (79), diviene adesso la possibilità reale di «una santa alleanza degli imperialisti» (80) – era stato concepito solo come un’introduzione al dibattito sull’imperialismo all’ordine del giorno del congresso internazionale di Vienna (81). …. finire (pag 122-125) [(75) Cfr. H.H. Paul, ‘Marx, Engels und die Imperialismustheorie der II. Internationale’, Hamburg, 1978, p. 12. Allo stesso tipo di interpretazione storicizzante Kautsky ricorre anche nell’analisi della colonizzazione e delle sue forme (ivi, p. 102). Anche nell’interpretazione dell’intreccio (‘Verschmelzung’) tra capitale industriale e finanziario, l’assunzione della confluenza di interessi originariamente diversi, perché riferentisi a forme diverse del capitale, lascia aperta la possibilità che a un temporaneo equilibrio faccia seguito nuovamente il prevalere di una forma sull’altra; (76) … finire altre note (77) ‘Der Imperialismus’, “”Die Neue Zeit””, a. XXXII, vol. 2, trad. it. in: K. Kautsky, ‘L’imperialismo’, cit., pp. 9-31; (78) Ivi, p. 30; (79) K. Radek, …. finire] [Karl Kautsky, a cura di Luca Meldolesi, ‘L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista’, Laterza, Roma Bari 1980] Alternativa tra democrazia e dittatura assume il valore di una contrapposizione globale tra maturità e immaturità del socialismo (pag 134) ‘utilizzazione degli istinti più incontrollati delle masse per l’affermazione di un dispotismo di partito o di setta (pag 134)”,”KAUS-002-FC”
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Renata AMERUSO e Gabriella SPIGARELLI, Vjaceslav KOLOMIEZ Giuseppe GIACOIA Chris WRIGLEY Andrea PANACCIONE”,”I luoghi e i soggetti del 1° maggio.”,”Engels assiste alla manifestazione del 4 maggio che giudica ‘sconvolgente’ in una lettera a Bebel (pag 152) Contiene una bibliografia ‘ragionata’ sul 1° maggio (Note bibliografiche) (pag 173-185)”,”MPMx-045″
“PANACCIONE Andrea”,”Giuliano Procacci: la storia del movimento operaio.”,”‘La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci, a cura di F. Benvenuti S. Bertolissi, R. Gualtieri, Carocci, Roma, 2006 (contiene tra gli altri il saggio di G. Vacca ‘””Les Liasisons dangereuses””. Gli studi di storia del marxismo)”,”INTx-068″
“PANCALDI Giuliano”,”Darwin in Italia. Impresa scientifica e frontiere culturali.”,”Giuliano PANCALDI è docente di storia del pensiero scientifico nell’ Univ di Bologna. E’ autore di studi sulle teorie biologiche del Settecento e dell’ Ottocento, nei quli è prestata particolare attenzione ai contemporanei sviluppi del pensiero scientifico e filosofico.”,”ITAB-013″
“PANCALDI Augusto”,”I giorni della quinta repubblica.”,”””Se i francesi sono contenti di essere diretti monarchicamente e a bacchetta, perché contrariarli?”” (Stendhal) (in apertura) Scontro Eliseo Matignon. “”Schematicamente c’è un capitalismo nazionale, protezionista e corporativo che appoggia Chirac nella sua operazione e pensa di recuperare attraverso una riedizione del gollismo intransigente e nazionalista quegli strati popolari e centrali che il pompidouismo e il giscardismo hanno progressivamente perduto. E c’è un capitalismo internazionale, solidamente impiantato nelle multinazionali, nelle banche d’affari, nell’alta finanza che non è ostile ad una socialdemocratizzazione della società, all’integrazione di certi settori del movimento operaio attraverso un compromesso tra Giscard d’Estaing ed i socialisti e che è disposto a pagarne il prezzo, purché questa società sia più produttiva, più dinamica, più concorrenziale. La grande borghesia insomma è divisa tra una Francia autoritaria e per certi aspetti autatchica, un po’ salazariana, e una Francia social-liberale di cui Giscard d’Estaing rappresenterebbe la garanzia istituzionale e Mitterand la pace sociale. Tutto ciò, ripetiamolo, è certamente schematico per un paese infinitamente più sfumato, per una borghesia il cui tessuto si estende per gradazioni di colore e di tendenze da destra a sinistra, dalle campagne alle città, dal conservatorismo più ottuso ad un frondismo che ondeggia tra qualunquismo e rivolta, tra controriforma e riforma: ma non vedere nella crisi tra l’Eliseo e il Matignon che una tattica, perfino concordata, di divisione dei compiti vuol dire privarsi della possibilità reale di operare in profondità in questa crisi di identità per trarne tutti i possibili vantaggi. Allo stesso modo, del resto, il PCF ha già ragionato (e ragionerà in seguito) esaminando i contrasti permanenti in seno al partito socialista tra la maggioranza mitterandiana e la minoranza di sinistra del CERES, non ravvisando in questi contrasti che una divisione di compiti tra un mitterandismo rassicurante per la piccola e media borghesia, ch’esso vuole strappare ai centristi e ai gollisti, e un CERES concepito come alibi o copertura di sinistra per strappare voti al PCF. Comunque, dopo aver perduto l’Eliseo nel 1974, i gollisti hanno volontariamente rinunciato nel 1976 al Matignon e anche questo deve far riflettere. A parte che i fondi speciali del Matignon sono serviti per lunghi anni a finanziare il partito gollista (9), assieme alle sovvenzioni del padronato, è possibile che i gollisti, dopo aver avuto nelle mani per sedici anni tutte le leve del potere effettivo – presidenza della repubblica e presidenza del consiglio dei ministri, amministrazione a tutti i livelli, informazione radio-televisiva, economia e finanza – si rassegnino oggi a diventare delle semplici pedine nel gioco di Giscard d’Estaing?”” (pag 482-483) (9) André Campana, L’argent secret, Paris, Artaud, 1977 Augusto Pancaldi è nato a Bologna nel 1923. Giornalista, ha fatto parte della redazione dell’Unità dal 1947. Corrispondente da Parigi durante gli ultimi anni della quarta repubblica, fu dichiarato “”persona non grata”” dal primo governo De-Gaulle nel 1958, espulso dalla Francia e interdetto di soggiorno. Sei anni corrispondente a Mosca, poi inviato speciale in varie capitali europee . Nuovamente corrispondente a Parigi dal gennaio 1968 dove risiede. Autore di inchieste e saggi, ha ottenuto due volte il premio St. Vincent per il giornalismo.”,”FRAV-158″
“PANCALDI Augusto a cura”,”Manifesti della rivolta di Maggio.”,”‘I manifesti dell’Atelier populaire’ rimarranno come una delle invenzioni più felici della “”rivoluzione di maggio””. Dal punto di vista grafico, l’immediatezza e la semplicità del disegno, la concisi=one degli slogan, riescono quasi sempre a tradurre una violenta idea polemica in una manifesto di straordinaria efficacia. In due mesi di lotta l’Atelier populaire ha ideato, stampato e diffuso circa 250 manifesti di cui pubblichiamo qui la parte più consistente e significativa sia sul piano della lotta politica che su quello dell’arte grafica’ (pag 21, Nota del curatore)”,”FRAP-003-FSD”
“PANCARI Salvatore”,”La banca scende in piazza. Nuove relazioni, nuovi soggetti.”,”Salvatore Pancari è nato a Catanzaro nel 1944. Si è laureato all’Università di Pisa. Ha curato e pubblicato, nel 1977, insieme a Giuseppe Ponzini per i tipi dell’ETS di Pisa, Per un’identità dell’assistente sociale. Ha trascorso tutto il suo ciclo lavorativo nella filiale livornese del Banco di Napoli.”,”ITAE-131-FL”
“PANCINO Claudia”,”Il bambino e l’acqua sporca. Storia dell’assistenza al parto dalle mammane alle ostetriche (secoli XVI-XIX).”,”Claudia Pancino (Venezia, 1950) lavora presso il dipartimento di teoria, storia e ricerca sociale dell’Università di Trento (1984). Da anni si occupa di questo argomento. ‘Le donne, la cui vita era fatalmente scandita da gravidanze, parti e allattamenti, trovavano nelle mammane l’aiuto e il conforto che né la scienza assente e tanto meno l’impossibile conoscenza del proprio corpo potevano dar loro. Necessariamente la conoscenza pratica del corpo della donna, l’attività sanitaria e terapeutica delle mammane si dissolvevano in un contesto di normalità quotidiana. Ed in questa quotidianità l’evento biologico della maternità aveva molto spesso il sapore della natura: al tempo stesso di vita e di morte. Rudimentali e incerti mezzi di controllo delle nascite, seppur da sempre esistiti, non hanno probabilmente avuto effetti significativi soprattutto a livello delle masse contadine della penisola. Sia perché tali metodi non erano propri del normale contesto familiare, sia perché anche nell’ipotesi che lo fossero, incerta era la loro efficacia. Il metodo più sicuro per controllare la fecondità rimase fino a tutto l’Ottocento quello dell’allattamento prolungato. La relativa sterilità provocata dall’allattamento, unita a misere condizioni di vita e ad una scarsa alimentazione, rendevano con buone probabilità questo periodo completamente infecondo. La povertà e il lavoro faticoso come pure i parti difficili, erano a volte anche causa di amenorrea prolungata o di sterilità, temuta e combattuta con l’arte delle mammane e con il ricorso a speciali pratiche religiose. La gravidanza non distoglieva le donne dai lavori abituali nella casa e nei campi ed era regolata più da tabù che da attenzioni particolare. Con la medicalizzazione emergeranno delle indicazioni di comportamento per la cura della gravidanza, che si limiteranno però ad essere prescrizioni in negativo, tendenti ad evitare possibilità di aborto. Passerà molto tempo prima che la cura della gravidanza diventi un interesse specifico per il maggior benessere della donna incita e per un miglior esito del parto (45). E di parto si moriva. I quozienti di mortalità femminile in Italia nei secoli diciassettesimo e diciottesimo sono, nella fascia d’età compresa tra i 25 e il 35 anni, superiori a quelli della mortalità maschile’ (pag 39) [(45) Si veda A. Parma, La lunga noja della gravidanza’, ‘Dwf, 17, 1981, pp. 90-102]”,”STOS-209″
“PANEBIANCO Angelo”,”Guerrieri democratici. Le democrazie e la politica di potenza.”,”Angelo PANEBIANCO è professore di scienza della politica all’Università di Bologna. E’ autore di ‘Modelli di partito’ (1982) ‘Le relazioni internazionali’ (1992), ‘L’analisi della politica’ (a cura) (1989). E’ coautore di ‘Manuale di scienza della politica’ (1986). Cita autori come WOLFERS WIGHT ARON WALTZ MACHIAVELLI HERZ JERVIS J. GRIECO KISSINGER GILPIN DAHL DOYLE HOFFMANN HOLM HUNTINGTON KEGLEY KENNEDY KEOHANE KINDLEBERGER KRASNER KRATOCHWIL LASSWELL LIPPMANN MILNER MORGENTHAU NYE OLSON PANEBIANCO PISTONE PORTINARO RAY S. ROMANO RUGGIE RUSSETT SARTORI SMITH SMELSER WALKER ZAKARIA ZIMMERMANN e altri “”Distinguendo fra sfera degli “”interessi”” e sfera della “”ideologia”” Schurmann assume che all’alba della guerra fredda la partita si giochi fra tre tendenze, le prime due espressioin di interessi e la terza dell’ideologia. La prima tendenza è quella isolazionista/nazionalista. Nel ’45 essa ha i suoi punti di forza economici nel Middle West e nel West. (…). Le seconda tendenza è quella internazionalista. E’, prima di tutto, espressione dell’internazionalismo dell”establishment’ finanziario e industriale dell’East Coast. E’ il legame con l’Europa occidentale la sua priorità assoluta. (…) La terza corrente è quella “”imperialista””. L’imperialismo per Schurmann, è un prodotto della ideologia e ha il suo centro propulsore nella Presidenza di Roosevelt. E’ frutto di una visione politica che vuole proiettare nell’arena internazionale le idee del ‘New Deal’.””. (pag 164-165)”,”RAIx-228″
“PANEBIANCO Angelo”,”Relazioni internazionali.”,”Angelo Panebianco è professore ordinario di Scienza della Politica all’Università di Bologna. É autore di numerosi saggi di teoria politica e di analisi dei sistemi politici contemporanei. Autore di Modelli di partito, è coautore del Manuale di scienza politica. Recentemente ha curato e introdotto una raccolta di scritti del filosofo e sociologo Raymond Aron. Fa parte del comitato di direzione della rivista Il Mulino. É editorialista del Corriere della Sera.”,”RAIx-043-FL”
“PANEBIANCO Angelo”,”Il potere, lo stato, la libertà. La gracile costituzione della società libera.”,”Angelo Panebianco è professore di Relazioni internazionali all’Università di Bologna. E’ editorialista del Corriere della Sera. “”Il progetto della «democrazia cosmopolitica» è ispirato, ma solo in parte, alle idee kantiane sulla pace perpetua (cfr. Habermas 1996, trad. it., 1998, 177-215). I suoi proponenti assumono che lo stato sia ormai fortemente indebolito a casa della globalizzazione e che, per le stesse ragioni, anche la democrazia rappresentativa, là dove esiste, sia attanagliata da crescenti difficoltà. La proposta è di sfruttare la pressione dell’opinione pubblica mondiale (data per esistente, almeno allo stato embrionale) per avviluppare gli stati entro una rete di organizzazioni sovranazionali e transnazionali a carattere elettivo-rappresentativo. Si tratta di porre in essere un sistema rappresentativo, o una rete di sistemi rappresentativi, che creino ‘constituences’ democratiche, o una grande ‘costituency’ democratica, «attraverso» i tradizionali confini degli stati. In prospettiva, la democrazia cosmopolitica dovrebbe arrivare ad abbracciare tutti i gruppi umani esistenti. Nelle parole del suo più prolifico alfiere: «E’ possibile concepire differenti tipi di impegno politico in un continuum che va dal locale al globale, con il locale contrassegnato da processi di democrazia diretta e partecipativa mentre gli ambiti più ampi e più popolari vengono progressivamente mediati da meccanismi rappresentativi»”” (Held 2003, 175). Ancorché in veste «democratica», la democrazia cosmopolitica rinnova l’antico sogno dello stato mondiale (80). Si scontra, pertanto, proprio con le obiezioni che all’idea dello stato mondiale rivolgeva Kant. Per il quale, persino lo stato di guerra dovuto alla «separazione» di molti stati vicini e indipendenti «val sempre meglio, secondo l’idea della ragione, che la fusione di tutti questi Stati per opera di una potenza che si sovrapponga alle altre e si trasformi in una monarchia universale, poiché le leggi, a misura che la mole del governo aumenta, perdono di forza, e un dispotismo senz’anima, dopo aver sradicato i germi del bene, degenera da ultimo nell’anarchia» [1795 , trad. it. 1965, 313]. L’obiezione ha tanto più peso per il fatto che i proponenti della democrazia cosmopolitica sembrano preoccuparsi più della «democrazia» che della «libertà», sembrano più interessati a dare rappresentanza politica ai «popoli» (sic) del mondo che a limitare il potere di governo della (immaginata) democrazia cosmopolitica. Peraltro, della democrazia cosmopolitica si danno due versioni. In una prima versione, essa può nascere solo coinvolgendo stati che siano ‘già’ liberaldemocratici [Held 1993]. Osservo che in questo caso l’apporto della democrazia cosmopolitica alla causa della pace e del superamento dell’anarchia internazionale sarebbe modesto. Come si è visto, gli stati liberaldemocratici hanno già formato fra loro un’Unione pacifica, una comunità pluralistica di sicurezza, ma questo non ha eliminato lo stato di guerra, la condizione anarchica, che caratterizza i rapporti fra gli stati restanti, nonché fra l’Unione pacifica occidentale e il resto del mondo (81). In una seconda versione, la democrazia cosmopolitica dovrebbe coinvolgere anche gli stati autoritari. Si ipotizza, ad esempio, come primo passo, una riforma «democratica» delle Nazioni Unite, la formazione di un’assemblea mondiale i cui rappresentanti siano direttamente scelti dai «cittadini» di tutti gli stati, quale che sia il loro regime politico interno [Archibugi 1993; Held 2003]. Il problema è che negli stati autoritari non esistono «cittadini» ma sudditi”” (pag 289-291)”,”TEOP-551″
“PANELLA Carlo”,”Piccolo atlante del Jihad. Le radici del fondamentalismo islamico.”,”PANELLA Carlo è stato inviato speciale dal 1975 al 2000. Attualmente è commentatore parlamentare per le reti Mediaset e collabora al quotidiano ‘Il Foglio’. Ha pubblicato alcuni libri.”,”VIOx-083″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’ Occidente.”,”PANELLA Carlo, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora al ‘Foglio’. “”Parigi ha raccolto in pieno il messaggio esplicito che l’ uomo forte di Bagdad le ha inviato non nazionalizzando nel 1972 la quota francese dell’ Iraq Petroleum Company. Chirac si reca così a Baghdad per consacrare formalmente il successo della nuova politica estera irachena che ha ormai inserito un formidabile cuneo tra Washington e l’ Europa. La visita di Stato di Chirac segna l’ inizio di una vera e propria alleanza politico-militare della Francia (e di molti governi europei, Italia inclusa) con il regime di Saddam Hussein.”” (pag 153-154)”,”VIOx-113″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’Occidente.”,”Carlo Panella, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-081-FL”
“PANELLA Carlo”,”Il libro nero dei Regimi islamici. 1914-2006: oppressione, fondamentalismo, terrore.”,”Carlo Panella, è nato a Genova nel 1948. Giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-082-FL”
“PANERAI Paolo DE LUCA Maurizio”,”Il crack. Sindona, la DC. il Vaticano e gli altri amici.”,”La storia di Michele Sindona, legato agli ambienti dell’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, finanziere di fiducia del Vaticano, padrone di banche in Europa e in America, per anni dominatore della Borsa, che con una semplice telefonata riusciva a muovere decine di miliardi e che nell’ottobre 1974 si è trasformato in un bancarottiere latitante (4° di copertina)”,”ECOG-036″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 4. 1995-1996. Gemina & Olivetti, il crepuscolo degli dei.”,”Volume 4″,”ITAE-391″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 6. 1999-2000. Gli anni del record e dei guri di ari@ fritt@.”,”Volume 6″,”ITAE-392″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 7. 2001-2002. L’11 settembre e le altre guerre (vere e false).”,”Volume 7″,”ITAE-393″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 8. 2003-2004. Il dopo Agnelli e la stagione dei crack.”,”Volume 8″,”ITAE-394″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 9. 2005-2006. L’Italia dei furbetti (e dei furboni).”,”Volume 9″,”ITAE-395″
“PANERAI Paolo SAVONA Paolo”,”Il Trattato di Maastricht. Quando a Carli tremò la mano. Perché firmò, se sapeva che l’Italia era impreparata? In memoria del grande italiano nel venticinquennale della morte.”,”Il Trattato di Maastricht, o Trattato dell’Unione europea (TUE), è un trattato che è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi Paolo Panerai, direttore ed editore di MF – Milano Finanza; Paolo Savona professore emerito di Politica economica e autore di numerosi scritti di economia monetaria, finanziaria e reale. E’ stato Ministro dell’Industria e ha una vasta esperienza professionale a elevato livello nel settore pubblico e privato. E’ stato Consigliere Scientifico dell’Associazione Guido Carli. ‘Carli giovanissimo si spostò da Brescia a Roma con in tasca la lettera di raccomandazioni di “”un sacerdote che avrebbe fatto molta carriera”” (era il futuro Paolo VI)’. (4° di copertina) La sfiducia di Carli nei gruppi dirigenti italiani “”L’idea che prevalse tra i Capi di Stato europei firmatari del Trattato era quella di forzare l’aggiustamento dei dualismi e non correggerli con politiche adeguate. Carli aderì alla scelta perché aveva perso fiducia nella possibilità che i gruppi dirigenti italiani, della politica come dell’imprenditoria, potessero guidare l’Italia fuori dalla crisi e la collocassero correttamente nella dinamica geopolitica e geoeconomica in atto dopo il crollo de regime sovietico. Due esperienze contarono in particolare: la delusione provata in Confindustria, che respinse lo Stato dell’impresa come Statuto del libero mercato e la tormentata esperienza da Ministro del Tesoro nel Governo Andreotti. In particolare, egli riteneva che fosse necessario bloccare il rapporto di cambio all’interno del mercato unico europeo, sottraendo al Paese la possibilità di svalutare la lira alla quale aveva fatto tutto sommato parco ricorso. Se però non aveva fiducia nei gruppi dirigenti italiani, non si capisce come potesse pensare che un vincolo più stretto di quello che egli stesso aveva propiziato nel dopoguerra negoziando l’adesione dell’Italia all’Accordo di Bretton Woods in qualità di direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale avrebbe supplito a questa carenza di capitale fiduciario. Forse sperava in un diverso comportamento da parte dei Paesi con cui l’Italia si associava e, pertanto, sottovalutò la rigidità che si sarebbe palesata a seguito dell’influenza che la Germania unita (Carli aveva vissuto da giovane la Germania più romantica) e l’asse franco-tedesco avrebbero esercitato sulla gestione del Trattato; infatti il dettato dell’accordo non solo fu congelato, ma di esso è stata data un’interpretazione restrittiva fuori dagli scopi dell’Unione espressi nell’art. 3 dell’accordo; negli ultimi tempi, sotto la spinta del malfunzionamento, si è anche tentato di rafforzarlo con il fiscal compact. A nulla valsero quindi gli avvertimenti di Baffi, ancor meno lo furono gli inviti di Savona a preparare il Paese ad aderire all’euro invocando la clausolo dell’opting out, chiesta, ottenuta e applicata dal Regno Unito. Carli fu irremovibile”” (pag 27-28)”,”ITAE-398″
“PANI Mario ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”Storia della società italiana. Parte prima. Vol. III. La crisi del principato e la società imperiale.”,”ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PANI Mario PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”ITAS-141″
“PANIAGUA Javier”,”La transición democrática. De la dictatura a la democrácia en España (1973-1986).”,”PANIAGUA Javier, insegnante, e deputato alle Cortes dal 1986 al 2000. Oggi è professore di storia sociale e pensiero politico della UNED.”,”SPAx-121″
“PANICCIA Arduino, collaborazione di Edward LUTTWAK”,”I nuovi condottieri. Vincere nel XXI secolo.”,”Arduino Paniccia è docente di Diritto internazionale dell’economia presso la facoltà di Scienze diplomatiche dell’Università di Trieste. É stato presidente e amministratore delegato di società aeronautiche ed elicotteristiche. Ufficiale di coperta nella marina mercantile inglese e USA, ha prestato servizio in aree interessate da conflitti: Vietnam, Indonesia, Suez. Edward Luttwak è uno dei principali esperti mondiali di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha poi esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e sociali. É consulente del Pentagono e della Presidenza degli Stati Uniti. Andrea Castelli ha frequentato il Collegio navale Morosini di Venezia, vive e lavora negli Stati Uniti.”,”ECOI-175-FL”
“PANIKKAR Kavalam M.”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai giorni nostri.”,”Il libro è il risultato di ricerche condotte in Asia e in EU per oltre trent’anni. PANNIKAR, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra, e insegnò nell’Univ di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo ‘Hindustan Times’ a Delhi e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea Costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e conferenze internazionali. Nel 1947 fu deleato all’assemblea ONU. Ambasciatore in Cina negli anni precedenti la vittoria di MAO, contribuì a orientare la poliitca di NEHRU in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto sino-indiano. Svolse attività diplomatica al Cairo e a Parigi e fece parte della commissione incaricata di definire le frontiere tra gli Stati indiani in base alle differenze linguistiche. Fu VD dell’Univ di Srinagar e quindi dell’Univ di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta nel 1963. VP della Royal India Society di Londra è autore di molte pubblicazioni tra cui: -Indian States and the Government of India -Hinduism and the Modern World -Caste and Democracy -India and the Indian Ocean -In two Chinas -Hindu Society at the Crossroads -Survey of Indian History -Geographical Facotrs in Indian History -The foundations of New India.”,”ASIx-006″
“PANIKKAR K.M.”,”Histoire de l’ Inde.”,”PANIKKAR K.M. membro dell’ Accademia indiana delle lettere presidente dell’ Accademia di lettere dello Stato Kerala. “”La Compagnia Inglese delle Indie Orientali fu fondata nel 1603, poi, dopo un lungo intervallo, anche i Francesi fecero la loro apparizione. L’ Inghilterra cominciò ad interessarsi principalmente alle isole dell’ Arcipelago Indonesiano; ma dopo il massacro d’ Amboyna (1623), la Compagnia si rivolse ai mercati commerciali dell’ India, le cui basi principali si trovavano a Sourat e Masoulipatam. E’ a questo punto che l’ Oceano Indiano diventò il teatro di una rivalità navale che rifletteva fedelmente la situazione in Europa. I Portoghesi passarono in seconda fila, e il primo episodio della lotta oppose gli Olandesi agli Inglesi fino al momento in cui la potenza navale degli Olandesi venne distrutta in Europa, a seguito dell’ attacco di Luigi XIV. E’ con Colbert che la Francia entrò in lizza””. (pag 276)”,”INDx-068″
“PANIKKAR Kavalam Madhava”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Kavalam Madhava Panikkar, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra e insegnò nell’Università di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo “”Hindustan Times””, a Delhi, e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e coferenze internazionali. Nel 1947 fu delegato all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Ambasciatore in Cina negli anni immediatamente precedenti la vittoria di Mao contribuì ad orientare la politica di Nehru in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto cino-indiano. Fu vicedirettore dell’Università di Srinagar e quindi dell’Università di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta l’11 dicembre 1963.”,”EURx-105-FL”
“PANIZZI Antonio, a cura di William SPAGGIARI”,”La catena di seta. Lettere a Giuseppe Levi Minzi (1822-1873). II Serie: Fonti. Vol. LXXXV.”,”William Spaggiari insegna Letteratura italiana all’Università di Parma.È’ autore di volume di saggi e studi storico-letterari (v. risvolto quarta copertina) Treccani: Antonio Panizzi. Bibliotecario e patriota (Brescello 1797 – Londra 1879). Affiliato alla carboneria, fu esule a Lugano e Londra, dove fu assistente e direttore della biblioteca del British Museum. Negli stessi anni perorò la causa dell’unità d’Italia presso il governo britannico. Senatore del Regno d’Italia, ebbe poi (1869) il titolo di Sir. Vita e opere: Laureatosi in giurisprudenza a Parma (1818), per poco tempo esercitò l’avvocatura nel suo paese nativo poiché, affiliato alla carboneria, nel 1821 fu costretto a esulare e stampò a Lugano (con la falsa indicazione di Madrid) la severa requisitoria Dei processi e delle sentenze degli imputati di lesa maestà e di aderenza alle sette proscritte negli stati di Modena (1823). Trasferitosi in Inghilterra, dove ebbe buona accoglienza da parte degli esuli piemontesi e lombardi del 1821, ma specialmente da U. Foscolo, che più tardi lo invitò a collaborare ai suoi studi danteschi e dove lo raggiunse la notizia della propria condanna a morte in contumacia. Consigliato da W. Roscoe, lo storico di Lorenzo il Magnifico, proseguì poco dopo per Liverpool dove attese all’insegnamento privato, dando inoltre (1825) conferenze sulla letteratura italiana e pubblicando articoli su periodici inglesi. Nel 1828 tornò a Londra, dove insegnò lingua e letteratura italiana all’University College di Londra; operò per l’Italia, anche facendone conoscere la letteratura con edizioni dell’Orlando Furioso, dell’Orlando innamorato, dei Sonetti e canzoni di Boiardo (Londra 1835; edizione questa rarissima), e pubblicando Le prime vittime di Francesco IV Duca di Modena (opera ristampata da Carducci nel 1897). Nel 1831, nominato assistente nella biblioteca del British Museum, iniziò la fortunata carriera che lo portò nel 1856, lui straniero, alla direzione di quel grande istituto cui diede organizzazione esemplare, creando anche, su suo disegno del 1852, la nuova grande sala di lettura di forma circolare, capace di accogliere centinaia di lettori, inaugurata nel 1857; abbandonò il servizio nel 1866. In corrispondenza con Cavour, d’Azeglio, Mazzini, Garibaldi e altri illustri patrioti italiani, si adoperò a rendere il governo inglese favorevole alle aspirazioni italiane. Senatore del Regno d’Italia dal 5 maggio 1868, ebbe nel 1869 in Inghilterra il titolo di Sir. (f. Treccani)”,”RISG-080-FSL”
“PANKHURST Richard K.P.”,”William Thompson (1775-1833). Pioneer Socialist.”,”PANKHURST Richard (1927) è il figlio di Sylvia PANKHURST. Ha studiato alla LSE (London School of Economics) dove ha svolto la sua tesi di dottorato su William Thompson. Insegna nell’ università d Addis Ababa. £ 10.0 Dieta vegetariana di Thompson (pag 5) Marx (pag 153-158)”,”MUKx-156″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna PANKRATOVA nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, MOSCA 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, MOSCA 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957.”,”RIRx-072″
“PANKRATOVA M. SMIRNOVA A. STELLIFEROVSKAIA E. OSTROOUKHOVA K.”,”V. Lenine. Essai biographique.”,”””Sotto la direzione di Lenin, A. Badaev, G. Petrovski, M. Muranov, F. Samoilov, N. Chagov conducevano un grande lavoro di propaganda in seno alle masse, prendevano la parola nelle fabbriche e officine, fondavano delle nuove organizzazioni del Partito, collaboravano alla Pravda, organizzavano il soccorso agli scioperanti e svolgevano le missioni affidate loro dal Comitato Centrale. Essi tenevano ben alta la bandiera del partito operaio nella Duma dominata dai Cento-neri. Come scriveva Lenin, i deputati bolscevichi “”si facevano notare non per la loro parlantina o per via del loro ingresso nei salotti borghesi o intellettuali…, ma per il loro legame con le masse operaie, la loro attività fatta con abnegazione tra le masse, l’ esecuzione di funzioni modeste, anonime, dure, ingrate, particolarmente pericolose del propagandista e dell’ organizzatore clandestino””. Vladimir Ilitch segnala a più riprese la portata immensa dell’ esperienza di attività bolscevica “”parlamentare”” alla Duma per l’ insieme del movimento comunista internazionale””. (pag 59)”,”LENS-141″
“PANKRATOVA Anna Michailovna, unter der Redaktion von N.M. POKROVSKIJ”,”Fabrikräte in Rußland. Der Kampf um die sozialistische Fabrik.”,”Lo studio della Anna Michailovna Pankratova sul sistema di fabbrica in Russia è apparso nel 1923 a Mosca.”,”RIRO-382″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I Comitati di fabbrica in Russia all’epoca della rivoluzione (1917-1918).”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro del partito in Ukraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928; Il movimento operaio in Russia nel secolo XIX, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Lavorò come redattrice e coautrice di manuali sulla storia dell’URSS per gli Istituti pedagogici e le scuole secondarie. Nel 1940 divenne membro attivo dell’Accademia delle scienze della Repubblica socialista di Bielorussia, poi professoressa nell’Università statale di Mosca e all’Accademia delle scienze sociali presso il Comitato centrale del PCUS. Morì il 25 maggio 1957.”,”RIRO-168-FL”
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957. Fondo T. Parlanti”,”RIRB-001-FSD”
“PANNE’ Jean-Louis”,”Boris Souvarine. Le premier desenchanté du communisme.”,”SOUVARINE è lo pseudonimo di Boris LIFSCHITZ”,”FRAP-027″
“PANNEKOEK Anton”,”Lenin filosofo. Critica ai fondamenti filosofici del leninismo.”,”PANNEKOEK (1873-1960), il più famoso esponente della sinistra olandese, contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo malattia infantile del comunismo’, volle dimostrare che il bolscevismo e la rivoluzione russa, pur essendo una tappa importante nello sviluppo del movimento operaio, tendevano solo verso un sistema di produzione che poteva essere definito indifferentemente socialismo di Stato o capitalismo di Stato.”,”LENS-053″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; a cura di Hans M. BOCK”,”Organisation und Taktik der Proletarischen Revolution.”,”Introduzione: Sulla storia e la teoria della scuola marxista olandese.”,”MHLx-007″
“PANNEKOEK Anton”,”Organizzazione rivoluzionaria e consigli operai. L’opera più attuale del teorico comunista olandese avversario di Lenin.”,”E’ il più famoso esponente della sinistra olandese contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo’. Nato il 2.1.1873 nella cittadina olandese di Vaassen, si laureò in scienze naturali e in matematica all’Univ di Leida, svolgendo pure attività politica tra le file del Partito socialdemocratico olandese. Dal 1906 insegnò alla scuola di Partito della SPD a Berlino collaborando a riviste e giornali politici e in particolar modo alla ‘Bremer Burgerzeitung’ con articoli con cui polemizzò spesso anche con noti esponenti socialisti tra cui KAUTSKY. Continuò la sua attività pol e teorica in Olanda anche nel 2° dopoguerra dove morì nel 1960.”,”MHLx-010″
“PANNEKOEK Anton RÜHLE Otto GORTER Hermann MEIJER Henk Canne, testi di”,”Linkskommunismus. La sinistra comunista tedesco-olandese.”,”H. Gorter. “”I paesi propri della rivoluzione proletaria sono la Germania e l’ Inghilterra, e una parte della fascia orientale degli Stati Uniti. Questi paesi sono veramente proletari. Ma la storia ha anche permesso che la rivoluzione scoppiasse, come precedentemente nella Comune di Parigi (1), in un altro paese: la Russia. (…). La rivoluzione russa, proprio per il suo doppio carattere – l’ uno proletario, l’ altro democratico capitalista – è diventata un’ immensa nuova fonte di luce per il proletariato mondiale. (…) “”La rivoluzione russa, nel centro anche geografico fra America orientale ed Europa Occidentale, da una parte, e Asia dall’altra, illumina della sua luce entrambi i lati. Verso l’ occidente mostra al proletariato, su una piccola, ma importantissima zona, come la rivoluzione proletaria deve essere fatta, verso l’ oriente indica alle popolazioni agricole, che insorgono, si liberano e vogliono passare al capitalismo, in che modo potrebbero farlo valendosi dell’ aiuto degli operai e ingannandoli, come potrebbero attuare la loro rivoluzione borghese o contadino capitalista con l’ aiuto e l’ inganno del loro proletariato (2). (1) All’ epoca della Comune di Parigi Marx pensava che fosse l’ Inghilterra il paese della rivoluzione, per il suo maggior sviluppo capitalistico ed i successi organizzativi del movimento operaio (2) Uno strano ruolo quello di Lenin e compagni. Da una parte indicano al proletariato mondiale la via del comunismo, dall’ altro mantengono in piedi il capitale mondiale in Russia, in Asia (per tacere del restante mondo contadino). Noi, da parte nostra, preferiamo attenerci al vero comunismo degli operai inglesi, tedeschi e nord americani””. (pag 97-98)”,”MGEK-069″
“PANNEKOEK Anton”,”Los consejos obreros.”,”””Con l’ inizio della guerra Pannekoek tornerà in Olanda. Prima della guerra, aveva svolto la sua attività a Brema, con Radek, Paul Frolich e Johann Knief. Questo gruppo radicale di comunisti internazionali si fuse in seguito con lo Spartakus-Bund, ponendo le basi del Partito Comunista tedesco.”” (pag 15) “”Pannekoek riconobbe in questo movimento dei Consigli l’ inizio di un nuovo movimento operaio rivoluzionario e, allo stesso tempo, il principio di una riorganizzazione socialista della società. Questo movimento non potrà nascere e mantenersi che in opposizione alle forme tradizionali””. (pag 17) Ascesa della Cina “”Questa situazione si mantenne fino al 1941, due anni dopo l’ inizio della guerra in Europa, quando scoppiò la guerra, che tutto il mondo aspettava da molto tempo, tra gli Stati Uniti e il Giappone, in risposta a un ultimatum nordamericano che esigeva da quest’ ultimo l’ abbandono della Cina. La guerra in Cina si convertì dunque in una parte della guerra mondiale. Questa guerra mondiale porterà come conseguenza l’ ascesa della Cina al rango di nuova potenza capitalistica mondiale””. (pag 331)”,”TEOC-319″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; SMART D.A. a cura”,”Pannekoek and Gorter’s Marxism.”,” “”Economic collapse is the most powerful spur to revolution. Germany and Austria are already completely shattered and pauperised economically, Italy and France are in inexorable decline. England has suffered so badly that it is doubtful whether its government’s vigorous attempts at reconstruction can avert collapse, and in America the first threatening signs of crisis are appearing. And in each country, more or less in this same order, unrest is growing in the masses; they are struggling against impoverishment in great strike-movements which hit the economy even harder; these struggles are gradually developgin into a conscious revolutionary struggle, and, without being communists by conviction, the masses are more and more following the path which communism shows them, for practical necessity is driving them in that direction””. (pag 94-95) Nel saggio introduttivo si segue la vita e l’ attività politica di Pannekoek e Gorter. Nel 1909 pubblica Marxismo e Darwinismo (pag 17) Gorter scrive la sua ‘Lettera aperta al compagno Lenin’ (pag 38) pag 23 pag 37 £ 3.0″,”TEOC-458″
“PANNEKOEK Anton”,”Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse.”,”PANNEKOEK Anton “”Grossmann brüstet sich damit, daß er hier zum ersten Male die Theorie von Marx wieder richtig gestellt hat gegenüber den Entstehungen der Sozialdemokraten. “”Eine dieser neu gewonnenen Erkenntnisse””, sagt er stolz im Anfang der Einleitung, “”ist die nach folgende Zusammenbruchstheorie, die tragende Säule im ökonomischen Gedankensystem von Karl Marx.”” Wie wenig dasjenige, was er als Zusammenbruchstheorie ansieht, mit Marx zu tun hat, haben wir gesehen.”” (pag 21) [Anton Pannekoek, Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse, Osnabrück, sd]”,”TEOC-560″
“PANNEKOEK Anton”,”Critica del “”Partito rivoluzionario””.”,”La copertina riporta un lavoro di KORSCH Karl la crisi del marxismo “”In questo quadro, la forma d’organizzazione in sindacato e in partito, originaria del periodo del capitalismo ascendente, non presenta più la minima utilità. Quelle forme hanno infatti subito una metamorfosi, trasformandosi in strumenti al servizio di capi che non possono, né vogliono impegnarsi nella battaglia rivoluzionaria””. (pag 23)”,”PARx-039″
“PANNEKOEK Anton KORSCH Karl MATTICK Paul”,”Crítica del bolchevismo.”,”traduzione Capitale in Russia (pag 120) Contiene il saggio di Karl Korsch: ‘La ideologia marxista in Rusia’ (pag 115-123)”,”TEOC-572″
“PANNEKOEK Anton, a cura di TORT Patrick”,”Darwinisme et Marxisme.”,”Anton Pannekoek (1873-1960) astronomo e rivoluzionario, teorico della “”sinistra comunista germano-olandese”” e dei Consigli operai, ruppe con Lenin e combatté Stalin in nome del marxismo. Patrick Tort, teorico e storico delle scienze, ricercatore al Muséum, è Direttore dell’Institut Charles Darwin International e ha curato le opere complete di Darwin (ed. Slatkine). Nel centenario della nascita di Darwin (1909) Pannekoek pubblica un opuscolo intitolato ‘Darwinismo e Marxismo’ in cui tenta, dopo Marx, Engels e Kautsky, di rivalutare il legame tra materialismo naturalistico e materialisto storico, e di riflettere sulla questione dell’articolazione tra evoluzione biologica e affermazione da parte degli uomini associati del potere di governare il loro destino dominando la natura. “”Le darwinisme a été une ‘arme de la bourgeoisie’ dans sa lutte contre les classe féodales, contre la noblesse, le clergé et les princes. C’était une lutte entièrement différente de celle du prolétariat”” (pag 69)”,”TEOC-618″
“PANNEKOEK Anton”,”Il sindacalismo (1936). Sul partito comunista (J.H.) (1936).”,”‘Impotenza del sindacalismo’ (pag 17) “”Il partito comunista non ha fatto niente per accrescere le forze della classe operaia’ (J.H.) (pag 28)”,”SIND-167″
“PANOFSKY Erwin, a cura di Guido D. NERI con una nota di Marisa DALAI”,”La prospettiva come “”forma simbolica””, e altri scritti”,”Il saggio di Panofsky sulla prospettiva, uscito nel 1927 tra i ‘Vorträge’ dell’Istituto di Warburg, ha sollevato, nelle letteratura artistica, una problematica che è rimasta vivissima anche ai giorni nostri. Per P. l’antichità classica ha realizzato una rappresentazione dello spazio che può dirsi “”prospettica””, ma che segue leggi diverse da quelle rinascimentali. Queste diversa resa prospettica corrisponde a una diversa concezione generale dello spazio, i cui fondamenti sono espressi in vario modo nelle opere degli scienziati e dei filosofi antichi. La tradizione storico-artistica della scuola di Viena, le tesi di Ernst Cassirer sul significato simbolico delle diverse forme spaziali, le ricerche compiute nel quadro dell’Istituto Warburg, sono confluite in questo lavoro ricchissimo di spunti e di idee.”,”VARx-629″
“PANOVA Vera”,”L’officina sull’Ural.”,”L’Ural conosciuto come Jaik prima del 1775, è un fiume della Russia sud-orientale. Scorre (nell’ordine) nella Repubblica autonoma del Baskortostan, nell’Oblast’ di Celjabinsk (Siberia occidentale), nell’Oblast’ di Orenburg e nel Kazakistan (Regione del Kazakistan Occidentale e Regione di Atyrau). Insieme ai Monti Urali, al Mar Caspio, alla Depressione del Kuma-Manyc, al Mar Nero e allo stretto del Bosforo e dei Dardanelli, segna il confine comunemente accettato tra Europa e Asia. ‘L’Officina sull’Ural’ pubblicato nel 1947 ha ricevuto il premio Stalin.”,”RUSS-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria.”,”””Si era appena conclusa l’ “”offensiva di pace”” fascista, quando, il 3 giugno, le avanguardie alleate entrarono in Roma. Tre giorni dopo, con il grande sbarco in Normandia, gli anglo-americani aprirono il tanto atteso secondo fronte europeo. Nella Resistenza, la ripercussione di questi avvenimenti fu immensa. La marcia degli Alleati verso il Nord, verso il cuore della Germania, sembrava ormai facile e sicura: dopo lunghi anni di lutti, la guerra sarebbe presto giunta al suo epilogo. Un soffio di entusiasmo e di speranza percorse tutta l’ Italia occupata. Anche gli incerti e i dubbiosi ritennero giunto il momento di agire. Migliaia di giovani raggiunsero alla macchia i vecchi “”ribelli””. Con una rapidità che sorprese gli stessi organizzatori del movimento, dai ventitremila partigiani del febbraio-marzo 1944 si paasò in poche settimane ad ottantamila, cifra denunciata dagli stessi fascisti nel mese di giugno. La Resistenza e la lotta partigiana, da fenomeno di minoranze, si avviavano a diventare esperienza popolare””. (pag 137)”,”ITAR-041″
“PANSA Giampaolo”,”Il sangue dei vinti. Quello che accedde in Italia dopo il 25 aprile.”,”I gulag di Genova (pag 161). “”Perché a Genova, come lei ricorderà, quelli giustiziati furono un numero altissimo: ben 456, ai quali ne vanno aggiunti 13, individuati dopo il censimento. Immagino che molti di loro pensassero di non avere nessuna colpa, se non quella di possedere la tessera del Pfr o di essere parenti o amici di fascisti. Certo, per tanti di questi vale quello che abbiamo detto per le ultime ruote del carro brigatista: avrebbero potuto salvarsi fuggendo da Genova. Ma nella maggior parte dei casi erano persone semplici, spesso senza grandi mezzi, che non avrebbero saputo dove nascondersi. E soprattutto non si rendevano conto che la ferocia della guerra civile avrebbe finito per entrare anche nella loro vita, come un fiume in piena che esca dagli argini e invada l’ intero territorio circostante””. (pag 176)”,”ITAR-054″
“PANSA Giampaolo”,”Ottobre addio. Viaggio tra i comunisti italiani.”,”Giampaolo PANSA è nato a Casale Monferato nel 1935. E’ stato inviato speciale per vari quotidiani nazionali e vice direttore di ‘Repubblica’. Ha scritto molti libri (v. 4° di copertina). “”Questa presenza ossessiva acquista un connotato politico preciso durante il boom del compromesso storico. Da convinto cattolico comunista, Tatò è organico anche esistenzialmente a questa linea. La ritiene rivoluzionaria. Ci crede nel profondo. L’ alimenta. Fa da ponte fra la teoria (Rodano) e la politica (Berlinguer). Si oppone con astio crescente ai compagni di partito che rifiutano il verbo berlingueriano. E non lo fa di nascosto, bensì li bolla a viso aperto, con la durezza del fedele inorridito di fronte a chi pecca. Ed ecco Tonino prendersela con Napolitano, con Pajetta, con Chiaromonte, con Bufalini. Quanto al nuovo nemico storico, Craxi, verrà presto definito un avventuriero, pronto a regalare all’ Italia un nuovo fascismo. E’ una china pericolosa, sulla quale nessun altro segretario del segretario aveva prima d’ora osato mettersi. Non Massimo Caprara. E neppure il mitico Luigi Amadesi, l’ altro collaboratore di Togliatti. Dall’ interno del vertici Pci parte la prima, più grave accusa contro Tatò: fa politica, il suo spazio è diventato enorme, influisce su Berlinguer, si arroga un potere anomalo e non condificato, una cosa mai vista alle Botteghe Oscure, che crea fastidio ed equivoci. La seconda accusa è altrettanto pesante: Tonino sequestra Berlinguer, è l’ unico filtro fra re Enrico e il resto del mondo, è un padre guardiano dalla soffocante maternità, è un gendarme di ferro che ha stabilito con l’ uomo da proteggere un rapporto insensato e inquietante. Nasce di qui l’ atroce bigliettino da visita che Alberto Ronchey conia per lui: “”Suor Pasqualina””, l’ occhiuta governante di papa Pio XII””. (pag 173-174)”,”PCIx-161″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). Oggi è VD di ‘Repubblica’. Pci e i Media. “”Fra il 1974 e il 1975, in alcuni giornali, i compagni di strada del Pci diventano battaglioni. E diventano anche egemoni; di un’ egemonia scoperta. Con l’ esempio professionale, impongono una regola: non disturbare il Pci nella sua corsa verso il sorpasso della Dc. Non disturbarlo significa darsi una linea semplice, maun po’ avvilente e rinunciataria: non raccontare il Pci come si raccontano gli altri partiti, non descrivere i comunisti per quello che sono, nel bene e nel male, ma per come essi vogliono apparire. Sì il Pci va dipinto con rispetto. Va tutelato. Va affiancato. In ogni redazione, formiche operose si mettono al lavoro.”” (pag 157)”,”EDIx-057″
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”Contiene dedica Pansa a Rosellina. (1977) “”Sentiamo la prima generazione: Angelo Rizzoli senior, il fondatore dell’ azienda. E’ il marzo 1970 e lo intervista per l’ Europeo una squadra di tre giornalisti, Guido Gerosa, Libero Montesi e Franco Pierini: “”Un giornale quotidiano rappresenta il coronamento dell’ opera di un editore che abbia avuto successo, come modestamente l’ho avuto io (…). E’ vero: fare un giornale quotidiano sarebbe la mia ultima e più grande soddisfazione. Ho tutto pronto: avevo assunto perfino i direttori. Il quotidiano che pensavo io doveva vendersi contemporaneamente a Milano, a Roma, a Trieste e a Palermo. Ero pronto a stampare fino a un milione di copie. Lanciato attraverso i settimanali, in tre anni avrebbe potuto arrivarci. Eravamo quasi pronti a partire quando cominciò a discutersi la questione del ‘Giorno’. C’erano delle polemiche nel governo e fuori se era giusto che l’ Eni avesse un suo giornale. Io non entravo in queste polemiche, erano loro che ne discutevano. Ma queste vicende in un modo o nell’ altro attraversarono la strada del mio giornale che, come si sa, aveva già un titolo, Oggi. Fu Enrico Mattei a propormi l’ acquisto del Giorno. Ma l’ accordo non si fece perché lui voleva la maggioranza e invece la maggiornaza la volevo io. Poi stavamo quasi per accordarci, quando Mattei morì. Le trattative andarono avanti con il successore e dopo un anno si arrivò a una intesa di massima che doveva essere approvata dal governo. Ma il governo non l’ approvò mai: sembra che a Roma abbiano subito le pressioni di alcuni grossi quotidiani per accantonare la cosa (…). Tutta questa storia è andata avanti per più di due anni e nel frattempo erano nate altre iniziative editoriali nella nostra azienda che sconsigliavano di buttarsi in un grande impegno come quello di un quotidiano.”” (pag 205)”,”EDIx-077″
“PANSA Giampaolo”,”Il malloppo. Finanzieri, tangentisti, onestuomini, furboni, e altre storia di un’ Italia ossessionata dal denaro.”,”PANSA è nato a Casale Monferrato nel 1935. Ha lavorato alla ‘Stampa’ ‘Giorno’ ‘Messaggero’ ‘Corriere della Sera’. Oggi (1989) è vicedirettore di ‘Repubblica’ e scrive per ‘Panorama’. Cuccia. La battaglia Montedison. “”Quel giorno, uno dei giorni di ferro e di fuoco della battaglia di Montedison, Gianni Varasi se ne stava seduto davanti a Cuccia. E Cuccia tentava un’altra volta di “”fargli passare il guado””, ossia di convincerlo a mollare Schimberni al suo destino per schierarsi con Mediobanca. Dai e dai, le parole divennero roventi. Varasi, chissà come, trovò la forza per dire al vecchio santone verità che a nessuno piace sentire. Allora, con la mano destra, Cuccia gli artigliò un ginocchio e cominciò a stringere. Era una stretta d’acciaio, d’un vigore sorprendente per quell’omino sugli ottanta. E mentre stringeva, Cuccia ringhiava: “”Ragazzo, questo non devi dirlo. No, non dirlo, ragazzo…””. Così, dopo l’Avvocato, l’Ingegnere, il Dottore (Romiti) e il Contadino (Gardini), assurgeva ai fasti della finanza italiana anche il Ragazzo, vale a dire il Varasi vicepresidente di Montedison e presidente di Federchimica. Il quale Varasi ragazzo non era, ma avendo soltanto anni quarantaquattro poteva esser giudicato tale in base alle tabelle anagrafiche dei vip nostrani””. (pag 114)”,”ITAE-200″
“PANSA Giampaolo”,”I gendarmi della memoria. Chi imprigiona la verità sulla guerra civile.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Scontro storiografico. “”Tuttavia, pur avendo alle spalle una foltissima bibliografia, Tranfaglia è rimasto famoso per due articoli scritti contro De-Felice più di un trentennio fa. E pubblicati sul “”Giorno”” del 6 e 23 luglio 1975, quando il quotidiano dell’Eni era diretto da Gaetano Afeltra. Quei due articoli lo perseguitano come spettri maligni che non vogliono dissolversi. Ma forse sbaglio nell’uso del verbo perseguitare. Infatti, come vedremo, non pare che Nicola si sia pentito di averli scritti. Anzi, mi sembra proprio il contrario: che ne vada orgoglioso. Il primo articolo aveva un titolo all’arma bianca: “”La pugnalata dello storico””. Ed era dedicato all'””Intervista sul fascismo””, concesso da De Felice a uno studioso americano, Michael A. Ledeen, pubblicata nel giugno 1975 da Laterza, nei Saggi tascabili. Un libro smilzo, di 125 pagine, ma destinato a restare celebre nella bibliografia sul fascismo. E a scatenare contro De-Felice l’intera truppa del sinistrismo storiografico. Tranfaglia fu il secondo a occuparsene, dopo Leo Valiani che ne aveva scritto sul “”Corriere della Sera””. E lo fece con un’asprezza difficile da dimenticare.”” (pag 356) Vendette trasversali. “”Spesso i legami di parentela erano la causa di omicidi, a volte anche doppi o tripli. A Mercenasco, vicino a Strambino, il 20 aprile 1944 i partigiani uccisero Emma Glarey in Berlinghieri, colpevole di essere sorella di un dirigente del Pfr di Aosta. Anche il suo corpo non venne mai ritrovato. A Pont Canavese il 24 luglio 1944 furono assassinate madre e figlia: Candida Crosasso, 57 anni, e Olga Crosasso, 27 anni, abitanti a Ingria, in val Soana. Arrestate dai partigiani, le due donne non avevano voluto rivelare dove stava nascosto il nipote e cugino Arduino Crosasso, un ufficiale fascista, forse della Gnr.”” (pag 218) “”Una strage fu quella della famiglia Sito, di Pinerolo. Uno dei fratelli di Sito, Francesco, classe 1923, era iscritto al Pfr della città e milite della Brigata Nera. Lui verrà soppresso il 29 aprile 1945, a San Germano Chisone. Ma ben prima, il 18 dicembre 1944, furono uccise le sue tre sorelle: Elisabetta, Giovanna e Teresa. Le tre ragazze vennero fucilate nel cimitero di Rivasecca, una frazione vicina a Pinerolo, dopo essere state stuprate. In tutto, morirono quattro tra fratelli e sorelle, più la Rosa Chiale.”” (pag 219) “”Si poteva essere uccise soltanto perché un figlio stava con la Repubblica sociale. Maria Deffar in Delfino, 55 anni, nata a Fiume, eera la madre di un marinaio della X Mas. Il figlio si chiamava Carlo Giulio Delfino, era anche lui fiumano e aveva compiuto da qualche mese i vent’anni.”” (pag 219-220) (pag 124)”,”ITAR-120″
“PANSA Giampaolo”,”La notte dei fuochi.”,”””L’episodio narrato nel prologo è ispirato a un fatto realmente accaduto a Pavia, il 20 aprile 1921: l’aggressione al deputato comunista Fabrizio Maffi, medico illustre. Tutto il resto è la ricostruzione puntigliosa, e spero senza errori, di com’è nato il fascismo in una zona cruciale della pianura Padana: la Lomellina.”” (pag IX)”,”ITAF-041″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”ITAP-156″
“PANSA Giampaolo”,”La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile.”,” “”Nella campagna elettorale per il voto dell’aprile 2008 “”Repubblica”” rivelò tutta la sua forza e, insieme, il proprio lato debole. Era un grande giornale che mostrava un eccesso di sicurezza. Non aveva dubbi e non ammetteva che qualcuno dei suoi opinionisti ne avesse. Il quotitdiano di Mauro trasudava arroganza. Un vizio fatale che accresceva il rischio di commettere più di un errore. (…) Non fu soltanto la sconfitta di Ezio (Mauro, ndr), fu anche il flop delle previsioni di Scalfari. La domenica 30 marzo, il Fondatore aveva concluso così la sua predica settimanale su “”Repubblica””: “”Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci””. In tanti anni di lavoro accanto a Eugenio mi era già capitato di vederlo sbagliare un pronostico. Succede sempre anche ai grandi della carta stampata, Nessun direttore, per sagace che sia, ha una sfera di cristallo che gli consente di leggere il futuro. Però in quel caso mi domandai come fosse possibile una profezia tanto granitica, ma anche tanto errata””. (pag 320) “”””Repubblica”” era incappata in una trappola costruita da se stessa, incapace di evitare un peccato fatale: quello di abbandonarsi all’ hybris. La tracotanza orgogliosa che nell’antica Grecia gli dei punivano”””,”EDIx-137″
“PANSA Giampaolo”,”I vinti non dimenticano.”,”G. Pansa nato a Casale Monferato nel 1935 scrive per ‘Libero’ e ‘Il riformista’ (ora non più in edicola) Forte presenza del PCI nelle formazioni partigiane liguri. “”Dei 9 membri del comando di zona, 7 sono iscritti al partito. Nel comando della 3° Divisione Garibaldi Cichero, i comunisti sono 7 su 8. L’unico non comunista è il comandante, Aldo Gastaldi, il leggendario Bisagno. E’ un cattolico che, verso la fine della guerra civile, dopo una lunga serie di contrasti, chiederà al comando generale del Corpo dei volontari della libertà l’abolizione dei commissari politici. E morirà in un incidente molto dubbio, un mese dopo la Liberazione”” (pag 18) (…) “”Nell’ottobre 1944, prima dei grandi rastrellamenti invernali, nella 58° Brigata Oreste il comandante Aurelio Ferrando, chiamato Scrivia e amico di Bisagno, non è comunista. Ma dei suoi 300 partigiani ben 120 hanno la tessera del Pci. Sono raccolti in una cellula di brigata, diretta da un comitato di partito formato da 9 membri. E suddivisa in nuclei presenti in tutti i distaccamenti. Sempre nell’autunno 1944, sui 1200 partigiani della Divisione Cichero ben 539 sono iscritti al Pci, vale a dire il 44, 9 per cento. Nei reparti dipendenti in modo diretto dal comando della Sesta zona la percentuale sale ancora: su 89 particiani, 84, ossia il 94.4 per cento, sono militanti comunisti. Bisagno voleva un partigianato apolitico, che avesse come unico obiettivo la sconfitta dei tedeschi e dei fascisti. Ripeteva ai suoi uomini, tutti ragazzi sui vent’anni, di non aderire a nessun partito. E di rimandare la scelta a dopo la fine della guerra. Gastaldi era un comandante giovane, classe 1921, tra i primi a salire in montagna nell’autunno 1943. Aveva un ascendente fortissimo sui propri partigiani. Ma poteva ben poco di fronte al ruollo compressore dell’apparato comunista. Ed è facile immaginare come avranno reagito i tanti quadri del Pci all’interno della sua divisione leggendo una circolare inviata da Bisagno a tutti i comandi della Cichero. Diceva: “”E’ assolutamente proibito ai commissari politici fare propaganda di partito”” (pag 19)”,”ITAR-211″
“PANSA Giampaolo”,”Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa.”,”G. Pansa, giornalista e scrittore, nato a Casale Monferrato nel 1935.”,”PCIx-401″
“PANSA Giampaolo”,”La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani. Il caso Acquaviva: omicidio (pag 204-216)”,”ITAR-236″
“PANSA Giampaolo”,”L’utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia. Dal delitto Calabresi all’omicidio Tobagi.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani.”,”TEMx-072″
“PANSA Giampaolo”,”Controstoria d’Italia. VI. Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri.”,”‘Il sogno sanguinario di Bela Kun’ (pag 294) (anche Lenin suggerì a Kun di muoversi con maggiore prudenza… Consigli gli vennero dati anche da Oddino Morgari arrivato a Budapest il 20 maggio 1919 su incarico del Psi ma Kun non ascoltò nessuno)”,”ITAV-015″
“PANSA Giampaolo”,”Romanzo di un ingenuo.”,”Contiene il capitolo:: ‘Il sogno di Bela Kun’, sulla breve vicenda rella rivoluzione ungherese e della controrivoluzione di Miklos Horthy (pag 51-63)”,”ITAS-188″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). L’esemplare EDIx-057 preso in prestito non è stato restituito “”Si può condividere ciò che ha scritto Ajello nelle sue ‘Lezioni di giornalismo’: «Di rado un “”emergente”” della vita finanziaria del paese si esime dall’esercitare un suo potere, spesso per tramiti molto indiretti, sulle redazioni: le sue azioni (magari poche di numero, ma adeguatamente ramificate) lo legittimano. Man mano che il Gotha economico s’infoltisce, i consigli d’amministrazione dei giornali si dilatano… Le proprietà diventano vivai di managers e tycoons. Non si fa tempo ad aggiornare il loro elenco che risulta già vecchio». Il risultato è descritto, in un’intervista a «Prima comunicazione», da Marco Borsa, giornalista economico incaricato di gettar le basi di un nuovo quotidiano economico-finanziario, «Italiaoggi»: «Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari. Non ce n’è uno che non sia, in qualche misura, controllato da venditori di titoli, da chi vende titoli sul mercato finanziario. Non c’è una sola testata che sia, istituzionalmente, dalla parte dei compratori». Questa presenza dilagante di editori «impuri» moltiplica le difficoltà dei giornalisti. Anche di quelli politici, naturalmente, poiché ogni gruppo industriale, ogni finanziere, ha i suoi problemi di alleanza o di non belligeranza con quei semafori dei grandi affari che sono i partiti e i loro leader. Ma la difficoltà più pesante grava sulle spalle del giornalismo economico. Prima ancora del problema «inquinamento» o «corruzione», emerge, anzi, è già emerso un problema strutturale. Questo: gli oggetti dell’informazione-informazione economica sono ormai diventati i proprietari dell’informazione-informazione, ossia di tutta l’informazione. E il protagonista di una notizia o di un’inchiesta è sempre più spesso il datore o uno dei datori di lavoro del giornalista che ha l’incarico di scriverla, il padrone o uno dei padroni del giornale che (forse) la pubblicherà. Possono non approfittarne, gli editori «impuri»? Possono far finta di niente, anche quando la notizia da stampare, l’informazione (magari spiacevole) da pubblicare riguarda da vicino, o riguarda i loro soci, i loro alleati? Credo proprio di no”” (pag 127-128)”,”EDIx-233″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”EDIx-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Prima parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-034-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Seconda parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I figli dell’Aquila.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, già condirettore dell’Espresso, giornalista di Repubblica.”,”ITAF-001-FMP”
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”(eventi dal 1971 al 1977) Indice. Aspettando Cefis – Il ‘Corriere nuovo’ – Eni e Fiat editori – Fanfani ci prova – La guerra lampo di Cefis – Prima e dopo il 12 maggio – Il ‘Corriere’ a Rizzoli – La DC e i giornali ‘cattivi’ – Ritorno alla prudenza – Il grande crack – Fine dell’illusione”,”EDIx-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Il revisionista.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, ha scritto per ‘Il Riformista’ e pubblicato molti saggi e romanzi tra cui ‘Il sangue dei vinti’, ‘La grande bugia’, ‘I gendarmi della memoria’, ‘I tre inverni della paura’. In questo libro il giornalista Pansa racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna Caterian Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico imposto dalla povertà. Giampaolo aveva otto anni durante la guerra civile e ha visto partigiani fucilati e fascisti ammazzati, ma anche episodi di colore durante i festini dei tedeschi e le baldorie degli americani. Il destino si compie dopo le mille pagine della tesi sulla guerra partigiana tra Genova e il Po, quando viene assunto alla “”Stampa””. Per decenni lavora per i grandi giornali, incontra politici e direttori famosi che l’autore narra nei loro lati nascosti: Giulio De Benedetti, Italo Pietra, Alberto Ronchey, Piero Ottone, Eugenio Scalfari e Claudio Rinaldi. Pansa inviso alla sinistra ottosa per i suoi libri sulla guerra civile e amato da chi ha infranto il silenzio imposto dai vincitori. Linciaggio di Calabresi descritto da Michele Brambilla nel suo libro ‘L’eskimo in redazione’ (pag 214) Appello a favore di Lotta continua (militanti disposti a iniziare la lotta armata) controfirmato da molti noti intellettuali (pag 215) “”A proposito di Lotta Continua e del fascino che esercitava anche su ambienti che avrebbero dovuto restare lontani dalle sue follie, Brambilla rievoca quel che accadde a Torino nell’ottobre 1971. La procura della Repubblica aveva denunciato per istigazione a delinquere dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa cinquanta vip, disposti persino a controfirmare l’impegno di quegli attivisti a iniziare la lotta armata. Infatti le ultime righe della lettera aperta dicevano: «Quando essi si impegnano a ‘combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dalla sfruttamento’, ci impegniamo con loro””. I nomi dei firmatari stanno nel libro di Brambilla (L’eskimo in redazione’, ndr). Mi sono domandato se dovevo trascrivere qualcuno. Poi mi sono risposto di no. Molti di costoro sono ancora in campo. E forse si saranno vergognati di aver avallato quella voglia di terrorismo che, a partire dall’anno successivo, cominciò ad angosciare l’Italia. Ma tra un istante qualche nome lo farò. Infatti la parata firmaiola più spettacolare, di bene ottocento eccellenti, fu quella che dilagò sulle pagine dell'””Espresso””, per tre settimane, a partire dal 13 giugno 1971. Era il documento che avrei dovuto firmare anch’io, contro Calabresi “”commissario torturatore”” e “”responsabile della fine di Pinelli””. Nella parata sfilavano tanti vip della cultura di sinistra. Dai filosofi ai registi, dai pittori agli editori, dagli storici agli scienziati, dagli architetti agli scrittori, dai politici ai sindacalisti, sino a un buon numero di giornalisti. Anche in questo caso i nomi li troverete nel libro di Brambilla. E oggi anche in calce all’ultimo lavoro di Adriano Sofri, ‘La notte che Pinelli’, pubblicato da Sellerio nel gennaio 2009. Qualche firmaiolo stavolta lo cito: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Vito Laterza, Giulio Einaudi, Inge Feltrinelli, Gae Aulenti, Paolo Portoghesi, Alberto Moravio, Toni Negri, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Paolo Spriano, Lucio Villari, Margherita Hack, Dario Fo, Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Ugo Gregoretti, Paolo e Vittorio Taviani, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Furio Colombo, Carlo Rognoni, Morando Morandini, Nello Ajello, Enzo Golino, Giuseppe Turani. Ho riletto quell’elenco sterminato reagendo in due modi. Il primo è lo stupore per le tante intelligenze che gettavano alle ortiche la loro sapienza. E si accodavano a una barbara caccia all’uomo. Il secondo è la cattiveria divertita. Perché tra gli ottocento non pochi maestroni autoritari che, in questi ultimi anno, mi hanno dato burbanzose piattonate in testa per i libri revisionisti. Penso a Scalfari e al suo aristocratico fastidio per i miei lavori. Penso a Bocca e alla ingiurie che mi ha riservato. Penso a Furio Colombo, quando dirigeva “”l’Unità””. Penso a Lucio Villari, ma di lui racconterò in seguito”” (pag 215-216)”,”STOx-001-FER”
“PANSA Giampaolo”,”Lo Sfascio.”,”Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. E’ stato giornalista e scrittore. Questo libro è stato pubblicato nel 1987.”,”ITAP-052-FV”
“PANSA Giampaolo”,”L’esercito di Salò. La storia segreta dell’ultima battaglia di Mussolini.”,”Il libro si basa sulle cronache compilate giorno per giorno, fra novembre 1943 e aprile 1945, dagli ufficiali fascisti del comando generale della GNR (rapporti redatti sulla base delle relazioni e dei frammi dei comandi inferiori sparsi in tutta Italia).”,”ITAF-009-FSD”
“PANTALEONE Michele FERRARA Giuseppe”,”Il sasso in bocca. Mafia e Cosa nostra.”,”La mafia e il fascismo. “”Per la mafia il problema del controllo dall’esterno della prigione è il problema stesso del controllo e della conquista dell’immunità: un detenuto che “”canta”” può mandare in galera diecine di boss. Il controllo dei detenuti, inoltre, offre la possibilità di conoscere tutti i segreti dei delinquenti, mentre il continuo legame con i picciotti entro il carcere può anche servire a ricattare ricchi borghesi e uomini politici con la minaccia della chiamata in correo. Ne hanno fatto triste esperienza alcuni uomini politici del primo periodo fascista i quali, diventati gerarchi – e come tali convinti di essere esenti dagli obblighi di solidarietà – sono finiti in galera imputati di associazione a delinquere per chiamata di correo da parte di delinquenti rivelatisi strumenti manovrati dai boss della mafia. Per tutti basta ricordare l’arresto dell’on. prof. Alfredo Cucco, noto oculista palermitano, imputato di essere il capo dell’associazione a delinquere delle Madonie durante gli anni 1919-1923, tenuto in carcere per ben 7 mesi, prosciolto per insufficienza di prove.”” (pag 54)”,”ITAS-122″
“PANTALEONI Maffeo”,”Bolcevismo italiano.”,”Maffeo PANTALEONI, economista e uomo politico italiano (Frascati 1857-Milano 1924). Iniziò la carriera politica come deputato radicale, convertendosi in seguito al nazionalismo tanto da fondare (1917) il ‘Fascio parlamentare di difesa nazionale’. Partecipò all’ impresa di Fiume con D’Annunzio e nel 1923 fu eletto senatore. Brillante economista, cercò di conciliare la tradizione ricardiana con il marginalismo walrasiano e, pur non pervenendo alla costruzione di un proprio sistema dottrinale, fu ricco di intuizioni ampiamente sviluppate dall’analisi successiva. I suoi studi, sorretti da una solida base empirica, spaziarono dalla teoria dei prezzi a quella della tassazione, dalla teoria dei sindacati industriali a quella dei cicli economici, dalla storia delle dottrine economiche alla stima della ricchezza nazionale. Oltre al suo capolavoro Principi di economia pura (1889), scrisse in particolare: Teoria della traslazione dei tributi (1882) ed Erotemi di economia (postumo, 1925). Fu anche autore di diverse opere di carattere politico, in gran parte autobiografiche.”,”MITS-074″
“PANTSOV Alexander”,”The Bosheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”””Le tesi dell’ Opposizione durante il Plenum ricevettero sorprendente conferma nel materiale fattuale e nelle conclusioni contenute in una lettera di quattro membri dello staff dell’ Ufficio Estremo Oriente dell’ ECCI, sostenitori della maggioranza stalinista – T.G. Mandalyan, N.M. Nasonov, N.A. Fokin, e A. Ye. Albrekht. Spedita da Shanghai il 17 marzo, la lettera raggiunse Mosca alla metà di aprile. Gli autori della lettera, scritta tre settimane prima del colpo, protestavano per il fatto che i rappresentanti del Comintern in Cina – Voitinsky e Borodin – avevano impedito lo sviluppo di una politica comunista in quel paese e non avevano dato al PCC una chance per destare le masse e trascinarle nell’ azione. Esprimendo profondo allarme su questi fatti, i quattro, completamente indipendenti dalla Opposizione, insistettero affinche la rivoluzione cinese fosse maggiormente appoggiata. Questa lettera non fu portata all’ attenzione dei membri del Plenum del Comitato Centrale e neppure all’ attenzione del Comitato Esecutivo del Comintern, ma rapidamente fu conosciuta sia da Trotsky che da Zinoviev, che la usarono infinite volte come prova dei loro argomenti.”” (pag 139)”,”MCIx-015″
“PANTSOV Alexander”,”The Bolsheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”The author incorporates these new materials into a fascinating study that explores the essence of the Russian Bolshevik strategy and tactics carried out in China from 1919 to 1927. The book also analyzes the influence Russian thinking had on the Chinese Communist Party and the resulting actions of various Chinese Communist Party members. Acknowledgements, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography Primary Sources, Secondary Sources, Selected Biographical List, Photo, Index,”,”MCIx-006-FL”
“PANTSOV A.V.; KOZLOV V. PLIMAK M.; STARTSEV V.I.; KAN Alexander; THATCHER Ian D.; SMILGA Tatiana; BROUE’ Pierre; DANILOV V.P.; VASSETSKY N.A.; PANTSOV A.V.; PODCHTCHEKOLDINE M.A.; EFFENBERGER V.; TROTSKY Natalia”,”Les historiens sovietiques devant Trotsky. Lev Davidovitch Trotsky (Pantsov); Le Thermidor soviétique (Kozlov e Plimak); Lénine et Trotsky 1922-1923 (Startsev); Trotsky et les petites nations (Kan); Ivar Smilga, mon père (Smilga); Trotsky en Urss aujourd’hui. Le Retour (Tournant de l’histoire en URSS) (Broué); Nous commençons à connaître Trotsky (Danilov); Trotsky commissaire du peuple aux affaires étrangères (Vassetsky); La nouvelle école de falsification (Pantsov); Sur la voie du “”pouvoir exorbitant”” ou les débuts du stalinisme (Podchtchékoldine); Les larmes de Trotsky (Effenberg); Lettre au général Lázaro Cárdenas (Natalia T.).”,” Due numeri della rivista insieme dai titoli: – Les historiens sovietiques devant Trotsky – Trotsky en Urss aujourd’hui. In ‘Souvenirs’ (pag 5-23) ‘Ivar Smilga, mon père'”,”TROS-333″
“PANVINI Guido”,”Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, 1966-1975.”,”PANVINI Guido è dottore di ricerca presso l’Università della Tuscia (Vt). Svolge attività di ricerca pressol’Università degli studi di Macerata.”,”TEMx-052″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO e Giovanni PIRELLI”,”La crisi del movimento operaio. Scritti interventi lettere, 1956-1960.”,”R. PANZIERI è nato a Roma nel 1921. Membro del CC e della Direzione del PSI, ha diretto la rivista ideologica del partito Mondo Operaio dal 1957 al 1958. Nel 1960 ha dato vita al gruppo ‘Quaderni Rossi’ e alla fondazione dell’omonima rivista. E’ morto a Torino nel 1964.”,”ITAC-113″
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI e Lucia DOTTI”,”Lettere, 1940-1964.”,”PANZIERI è militante e dirigente del PSI dal 1944 al 1960. Ha insegnato filosofia nell’Univ. di Messina dal 1948 al 1951. Dal 1957 al 1958 ha diretto ‘Mondo Operaio’, successivamente ha lavorato da Einaudi. Nel 1961 ha fondato ‘Quaderni Rossi’. Stefano MERLI insegna nell’Univ. di Venezia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo italiano’ Lucia DOTTI è bibliotecaria presso la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Milano. Ha fatto ricerche bibliografiche sul movimento sindacale. “”A Luciano Foà, Roma, 29 ottobre 1958 Caro Foà, delle lettere di Rosa Luxemburg abbiamo potuto ritrovare l’indicazione soltanto del volume che contiene quelle ai Kautsky. L’indicazione esatta è: ‘Briefe Rosa Luxemburgs an Karl und Luise Kautsky’, E. Lausche Verlagsbuchhandlung, Berlin, 1923. Viceversa non siamo riusciti a trovare il riferimento dell’originale delle ‘Lettere dal carcere a Sonja Liebknecht, la cui traduzione di Berta Bertel-Ziliotto è allegata al dattiloscritto della signora Irene Jacchia. Poiché penso che possa essere difficile ritrovare il volume tedesco delle lettere ai Kautsky, ti ripeto l’indirizzo, che forse non hai, della traduttrice, che potrebbe inviarti subito il volume (…)””. (pag 179)”,”ITAC-114″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO”,”La ripresa del marxismo leninismo in Italia.”,”PANZIERI Raniero nasce a Roma da genitori ebrei nel 1921.”,”ITAC-115″
“PANZIERI Raniero”,”Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo. (in)”,”Citazione Marx pag 67 “”Finalmente ci si dovrà svelare l’arcano della fattura del plusvalore. La sfera della circolazione, ossia dello scambio di merci, entro i cui limiti si muovono la compera e la vendita della forza-lavoro, era in realtà un vero Eden dei diritti innati dell’uomo. Quivi regnano soltanto Libertà, Eguaglianza, Proprietà e Bentham. Libertà! Poiché compratore e venditore d’una merce, per esempio della forza-lavoro, sono determinati solo dalla loro libera volontà. Stipulano il loro contratto come libere persone,giuridicamente pari. Il contratto è il risultato finale nel quale le loro volontà si danno una espressione giuridica comune. Eguaglianza! Poiché essi entrano in rapporto reciproco soltanto come possessori di merci, e scambiano equivalente per equivalente. Proprietà! Poiché ognuno dispone soltanto del proprio. Bentham! Poiché ognuno dei due ha a che fare solo con se stesso. L’unico potere che li mette l’uno accanto all’altro e che li mette in rapporto è quello del proprio utile, del loro vantaggio particolare, dei loro interessi privati. E appunto perché così ognuno si muove solo per sé e nessuno si muove per l’altro, tutti portano a compimento, per una armonia prestabilita delle cose, o sotto gli auspici d’una provvidenza onniscaltra, solo l’opera del loro reciproco vantaggio, dell’utile comune, dell’interesse generale. Nel separarci da questa sfera della circolazione semplice, ossia dello scambio di merci, donde il liberoscambista vulgaris prende a prestito concezioni, concetti e norme per il suo giudizio sulla società del capitale e del lavoro salariato, la fisionomia delle nostre dramatis personae sembra già cambiarsi in qualche cosa. L’antico possessore del denaro va avanti come capitalista, il possessore di forza-lavoro lo segue come suo lavoratore; l’uno sorridente con aria d’importanza e tutto affaccendato, l’altro timido, restio, come qualcuno che abbia portato al mercato la propria pelle e non abbia ormai da aspettarsi altro che la…conciatura.”” (IL CAPITALE LIBRO I SEZIONE II LA TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE CAPITOLO 4 TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE) «un vero Eden dei diritti innati dell’uomo»”,”TEOC-024-FPA”
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI”,”Spontaneità e organizzazione. Gli anni dei «Quaderni rossi», 1959-1964. Scritti scelti a cura di Stefano Merli.”,”Cronologia della vita di Panzieri (pag XVII-L) Crisi di Panzieri con il Psi (pag XI) “”Certamente più vicino a Castoriadis e al gruppo di “”Socialisme ou Barbarie”” (con la mediazione di Danilo Montaldi), ne condivide la critica ai partiti tradizionali, il “”ritorno a Marx””, l’analisi della razionalizzazione e del neocapitalismo; ma a differenza di Castoriadis (e di Claude Lefort), altra testa pensante del gruppo) non è pronto a fare il passo che questi faranno di lì a poco (la loro svolta data dal 1965, a un anno dalla scomparsa di Panzieri). Così Panzieri arriva a rinnovare violentemente il marxismo con la verifica sociologica e politica, con l’inchiesta, a metterlo (ancora però timidamente) alla prova sulle società che si accreditano in suo nome; ma non perviene a separare il socialismo da Marx, il movimento reale dalle ideologie (…)”” (Stefano Merli, pag XIV)”,”ITAC-142″
“PANZINI Alfredo”,”La vera istoria dei Tre Colori.”,”Fine XIX secolo. “”La gran lotta contro la Germania è annunciata ai popoli come la riscossa per la pace e per la giustizia, contro il popolo più materialista della terra. «Germania materialista – dissero gli anglosassoni – tu non hai gli elementi morali per dominare l’Europa», «Germania, atea e luterana – dissero i Francesi – tu sei priva di spiritualità. È vero Santo Padre? Che poteva rispondere il Santo Padre a questi signori? Da quali pulpiti viene la predica! «Anche i miei preti – avrà Detto fra sè il Papa Pio decimo – si fanno adesso modernisti, che è come dire razionalisti!»”” (pag 252-253)”,”ITAB-018-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria (1943-1945). La storia dimenticata della prima organizzazione militare clandestina nell’Italia occupata.”,”Paolo Paoletti da molti anni ricercatore negli archivi militari italiani ed esteri. Ha scritto numerosi saggi sulla Seconda guerra mondiale con argomento principale i crimi di guerra tedeschi. Casa dello Studente di Genova (pag 101, 133)”,”ITAR-040-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Il delitto Gentile, esecutori e mandanti. Novità, mistificazioni e luoghi comuni.”,”Paolo Paoletti, già docente di lingua inglese e tedesca, da oltre 20 anni svolge ricerche negli archivi italiani ed esteri e raccoglie testimonianze sulla Seconda guerra mondiale. Si è spento a Firenze il 21/12/2024 all’età di 79 anni. La sua carriera come pubblicista è iniziata con la collaborazione a Storia Illustrata e alla Terza pagina de La Nazione.”,”ITAR-026-FL”
“PAOLI Ugo Enrico”,”Vita romana. Usi, costumi, istituzioni, tradizioni.”,”Ugo Enrico Paoli (1884-1963) è stato Ordinario di Letteratura latina; insignito di numerose onorificenze per i suoi meriti culturali, è stato membro di accademie italiane ed estere. Articoli: Studi di diritto attico, Studi sul processo attico, Livio e Plutarco, storici di Roma, Sciver latino, Orazio, I carmi, Uomini e cose del mondo antico, La donna greca nell’antichità.”,”STAx-076-FL”
“PAOLINI Michele”,”Breve storia dell’ impero del petrolio.”,”Michele PAOLINI (1962) studioso di problemi internazionali è redattore capo del quadrimestrale ‘Giano’ e redattore di ‘Guerre e Pace’ Ha cominciato a occuparsi dei rapporti tra l’ industria del petrolio e il sistema internazionale nel 1996, in Nigeria, dove ha vissuto fino al 1998. Collabora anche con ‘Altraeconomia’ e con ‘Global’. I produttori. “”I paesi dell’ Opec sono undici. Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela. Essi coprono il 40 per cento circa del mercato mondiale””. (pag 77) “”In altri termini, l’ Arabia Saudita possiede i mezzi per stabilire un’ egemonia sugli altri produttori. Se teniamo come riferimento le intese raggiunte al vertice Opec di Vienna del 17 gennaio 2001, la produzione saudita è più di dieci volte superiore a quella di Qatar e Algeria, più di sei volte superiore a quella di Indonesia e Libia, circa il quadruplo di Kuwait, Nigeria ed Emirati Arabi Uniti, il triplo del Venezuela e più del doppio dell’ Iran””. (pag 78) I consumatori. “”Gli Stati Uniti sono i più grandi produttori al mondo di energia, i più grandi consumatori e i più grandi importatori. (…) D’altro canto, il loro primato nei consumi è assoluto: 17 milioni di barili al giorno nel 1998, più del triplo rispetto al Giappone, secondo con 5 milioni; più del quadruplo rispetto alla Cina, terza con 4 milioni circa. (…) I maggiori fornitori degli Stati Uniti nel 1999 sono stati il Canada (1.67 milioni di barili al giorno), l’ Arabia Saudita (1.46 milioni), il Venezuela (1.45 milioni) e il Messico (1.30). (pag 79)”,”ECOI-146″
“PAOLINI Federico”,”Storia del Sindacato ferrovieri italiani, 1943-1958.”,”Federico Paolini, nato nel 1972, si è laureato in storia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Firenze discutendo una tesi in storia del movimento sindacale. Attualmente si occupa di studi sul movimento operaio italiano. “”La categoria dei ferrovieri ha sempre raprresentato l’avanguardia del movimento operaio e internazionale, contraddistinguendosi per il radicalismo delle proprie piattaforme sindacali e politiche”” (4° di copertina) Il problema dell’epurazione. La richiesta di una completa defascistizzazione delle Ferrovie (pag 71)”,”SIND-163″
“PAOLINO Antonietta Gilda”,”Ingrao e gli ‘ingraiani’ nel PCI da Budapest a Praga (1956-1968).”,”Antonietta G. Paolino ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Sociali presso l’Università degli Studi del Molise nel 1998 e dal 2011 è dottore di ricerca in ‘Storia della società italiana (XIV-XX secolo). Ha tra l’altro pubblicato un saggio ‘Eva Kühn Amendola’ in ‘La famiglia Amendola’ a cura di Giovanni Cerchia. Nasceva in quel frangente una nuova sinistra comunista italiana, sviluppatasi intorno alla riflessione di Pietro Ingrao, soprattutto nel periodo che andava dai fatti d’Ungheria e dall’VIII Congresso nazionale alle vicende di Praga del 1968….”,”PCIx-471″
“PAOLOZZI Ernesto”,”Il liberalismo democratico e la questione meridionale. Croce, Fortunato, Dorso.”,”PAOLOZZI è stato borsista presso l’ Istituto italiano per gli Studi storici fondato da Benedetto CROCE e presso l’ Istituto italiano per gli Studi filosofi. E’ autore di vari volumi.”,”ITAS-018″
“PAONE Gianni”,”Ad ovest di Iqbal. Il lavoro minorile nell’ Europa globale.”,”PAONE Gianni esperto in prevenzione della marginalià giovanile, lavora all’ Inca nazionale. Ha pubblicato per Ediesse con Anna TESELLI il volume ‘Lavoro e lavori minorili’ (2000). “”In diversi paesi del mondo, con differenti storie e culture, il lavoro minorile è stato parte della vita economica (Basu, 1998). Oggi l’ interesse per il lavoro minorile, in particolare nelle società industrializzate, è aumentato anche attraverso il processo di globalizzazione che ha portato ad avere maggiori informazioni sulle condizioni di lavoro nelle varie regioni, ma anche sui beni prodotti dai minori e disponibili per i consumatori dei paesi ricchi. Questo aumentato livello di sensibilizzazione sulle condizioni dell’ infanzia e dell’ adolescenza in relazione al lavoro, (…), ha una duplice chiave di lettura: quella dei paesi industrializzati o ricchi e quella dei paesi in via di sviluppo e poveri. I primi, (…) focalizzano la loro attenzione sulla condanna del lavoro minorile, controllando in particolare le importazioni dai paesi in via di sviluppo. (…)””. (pag 98)”,”CONx-124″
“PAONE Mario”,”Amadeo Bordiga, l’Ajace del comunismo italiano; Il libro bianco del bordighismo.”,”Preso dal sito Avanti barbari, 2009″,”BORD-109″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”PAPA, storico e giurista, è Prof ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Univ di Bergamo della quale è prorettore. Tra i suoi scritti: -Origine delle società operaie in Piemonte -Magistratura e politica -Fascismo e cultura -Il prefascismo -Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino -Giustizia e sociologia criminale -Ritorno alla politica -Problemi del socialismo e della democrazia. E’ autore di ricerche sul positivismo europeo di fine Ottocento.”,”EURx-074″
“PAPA Domenico”,”Il parlamento sindacale.”,”contiene dedica dell’ autore”,”ITAA-027″
“PAPA Emilio Raffaele”,”Origini delle società operaie. Libertà di associazione e organizzazioni operaie di mutuo soccorso in Piemonte nei primi anni dopo lo Statuto 1848-1861.”,”Emilio Raffaele PAPA, nato in Romagna, si è laureato in giurisprudenza a Bologna, nel 1957. E’ stato assistente presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di Lettere e filosofia della Università di Bologna (in questo periodo ha scritto ‘Storia di due manifesti- Il fascismo e la cultura italiana’, FELTRINELLI, 1958). Trasferitosi a Torino, ha rivolto i propri interessi alla storia del movimento operaio europeo.”,”SIND-028″
“PAPA Franca”,”L’ altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”PAPA Franca si è laureata in Filosofia presso l’ Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume ‘Logica e Stato in Hegel’ (BARI, 1973), ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”BERN-012″
“PAPA Emilio R.”,”Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino. Giustizia e sociologia criminale. Dal “”socialismo anarchico”” al “”riformismo rivoluzionario”” (1878-1930).”,”Alla memoria di Emilio ZACCHERINI PAPA Emilio R. insegna storia dei partiti e dei movimenti politici nell’ Università di Torino. Tra le sue opere (v. 4° cop) ‘Origini delle società operaie in Piemonte’. “”‘L’Italie telle qu’elle est’: “”una protesta umana senza prospettiva storica””. Con questo titolo apparve nell'””Avanti!”” il 31 ottobre 1953 uno scritto di Stefano Merli, storico autorevole e rigoroso, in occasione della prima traduzione italiana dell’opera oggi più nota di Merlino. Tradotta finalmente in italiano, col titolo ‘Questa è l’Italia’, dopo sessantatre anni dall’edizione parigina, l’opera apparve senz’altro deludente per chi da essa attendeva un contributo importante sul piano dell’interpretazione storica a livello monografico. In effetti, il genere del ‘pamphlet’ storico-politico è tanto poco confacente alla tradizione culturale italiana (…) che questo piccolo libro (…) non ebbe grande fortuna. Per la tendenza a non volerla considerare per ciò che fu e che volle essere: una requisitoria, schiaffeggiante, libellistica appunto, contro la classe dirigente italiana postunitaria. Nel filo, è pur vero, di una interpretazione storica spesso riduttiva – volta a rilevare un criterio di continuità, di unità, nell’azione politica di tal classe dirigente – e non aperta – ha ragione Merli – verso prospettive di organica proposta. (…) Per certo, si tratta di un’opera che non voleva essere storica ma storia. Vi son libri – soleva dire Tocqueville – che son ‘atti politici’. O aspirano ad esserlo.”” (pag 69-70)”,”MITS-328″
“PAPA Emilio R.”,”Storia dell’unificazione europea. Dall’idea di Europa al Trattato per una nuova Costituzione europea.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-029-FL”
“PAPA Franca”,”L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”Franca Papa si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’. Forme politiche. (pag 54-56)”,”MGEx-036-FL”
“PAPA Franca”,”Logica e Stato in Hegel.”,”Franca Papa, nata a Bari nel 1947, si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”HEGx-013-FL”
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume I. Dalle origini agli anni della crisi economica, 1924-1934.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973)”,”EDIx-228″
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume II. Dalla guerra d’Etiopia al crollo del fascismo, 1935-1943.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973) “”(…) il vero protagonista e simbo dei ‘Commenti ai fatti del giorno’ fu Mario Appelius”” (pag 94)”,”EDIx-229″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio Raffaele Papa, storico e giurista, è Professore ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Università di Bergamo. Il mito svizzero: ovvero la separatezza (pag 7)”,”EURx-017-FV”
“PAPA Franca; NASSISI Anna Maria”,”Henryk Grossmann: la teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929 (Papa); Note su Sismondi come teorico del capitalismo (Nassisi).”,” Nel primo saggio (F. Papa) si cita in nota il saggio di G. Marramao, “”Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’estremismo storico””, in ‘Problemi del socialismo’, n. 3, pp. 53 sgg., 1976 luglio-settembre “”Spesso Grossmann riflette sulla connessione organica di crisi e sviluppo: «Il nostro compito consiste nel mostrare come il processo di riproduzione capitalistico, in virtù di cause che scaturiscono dal ciclo economico stesso, si muova necessariamente in senso ciclico, dunque in movimenti di ascesa e di discesa che si ripetono periodicamente, e porti infine al crollo del sistema capitalistico» (23). Quindi … finire (pag 209-210) (F. Papa) (23) H. Grossmann, ‘Il crollo del capitalismo’, cit., pp. 90-91 Note di Grossmann su Sismondi (Nassisi): “”In conclusione, rileva Grossmann, «contrariamente a quanto si è scritto, Sismondi entra in contrasto con i suoi avversari anzitutto per una diversa concezione teorica del regime economico dei suoi tempi e non per direttive di politica pratica» (8). Da tali brevi considerazioni emergono almeno tre problemi che saranno oggetto di una successiva e più attenta analisi: a) ruolo di Sismondi rispetto a Marx, frettolosamente archiviato sulla scorta di alcune valutazioni critiche presenti nelle opere marxiane; b) importanza del Sismondi «critico del capitalismo» nel successivo dibattito sulla teoria della crisi che trova in Lenin e in R. Luxemburg due termini storicamente e scientificamente rappresentativi; c) fortuna di Sismondi nell’ambito della storia del pensiero economico. Vediamo in che cosa consiste questa nuova «teoria» di Sismondi. Scrive Marx: « finire (pag 215-216)”,”TEOC-011-FGB”
“PAPA Emilio Raffaele”,”Storia della Svizzera. Dall’antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-115-FL”
“PAPA Emilio R. a cura; saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA”,”Il positivismo e la cultura italiana.”,”saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA Tra i molti saggi: ‘Divulgazione del positivismo sulla stampa socialista (Audenino), ‘La questione penale nella “”Critica sociale”” (Ghezzi) Contiene dedica autore a GM Bravo”,”DIRx-012-FMB”
“PAPA Franca”,”Tre studi su Kant.”,”Franca Papa è attualmente (1984) docente di dottrine politiche presso la facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche di Bari. Ha già pubblicato ‘Logica e Stato in Hegel’ (1973) e diversi saggi sul pensiero marxista tra cui il volume ‘L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-debatte’ (Bari, 1981). Riporta in appendice: ‘Note sul tema della guerra’ a cui interno al punto 3 c’è il testo ‘K. Marx: l’impossibilità dell’armonia’ (pag 170-175) “”Nell’analisi dello ‘Sviluppo delle contraddizioni intrinseche della legge’ della «caduta tendenziale del saggio di profitto» Marx si trova dinanzi al problema della rottura dell’equilibrio di crescita del processo di produzione capitalistico e, quindi, assai vicino all’analisi delle condizioni strutturali della guerra, nella fase più avanzata dello sviluppo del mercato moderno. La tesi che Marx sostiene in questa sezione del III volume del ‘Capitale’ è ampiamente nota ed è stata più volte discussa. La richiamo solo per il versante che ritengo utile per il mio discorso. I limiti – secondo Marx – entro i quali può essere ritenuto possibile lo sviluppo del sistema economico capitalistico sono quelli dati dalla remunerabilità dell’investimento di denaro. Nella fase in cui lo sviluppo delle tecnologie necessarie a rendere la produzione competitiva e concorrenziale sul mercato internazionale si traduce in un aumento crescente dell’investimento rispetto alla quota di remunerabilità percentuale, che viene ricavata dall’investimento stesso, il capitale si immette in un ciclo di crisi rispetto al quale si possono attivare controtendenze provvisorie e precarie. La legge – che Marx considera valida solo come indicatore di tendenza – individua, come effetto certo, una divaricazione tra due teleologie che per una lunga fase marciano unite nella storia del moderno: quella del processo di lavoro e quella del processo di accumulazione. Il capitalismo ha messo a punto un sistema produttivo capace di moltiplicare vertiginosamente la ricchezza complessiva di un sistema sociale. Ha prodotto lo sviluppo tecnologico e produttivo, che ha moltiplicato i beni disponibili per il consumo, li ha trascinati per il mondo universalizzando la struttura del mercato, ha costituito le condizioni della emancipazione di intere aree del mondo dalla fame e dalla malattia. Ha sviluppato saperi che sono ormai in grado di ridurre il tempo di lavoro necessario ad una intera società per produrre la propria riproduzione vitale. La crisi apre una forbice improvvisa tra questo processo e l’accumulazione del denaro. Il capitale diventa improvvisamente indifferente al progresso delle condizioni di vita, si contrappone sempre più rigidamente ad esso. Si fa ostacolo alla propria espansione. Scrive Marx: «Si manifesta qui nuovamente il limite specifico contro cui urta la produzione capitalistica e si dimostra chiaramente come essa non solo non rappresenti la forma assoluta per lo sviluppo delle forze produttive e della produzione della ricchezza, ma debba necessariamente, ad un certo punto, trovarsi in conflitto con questo sviluppo» (19). Il paradosso sta proprio in questo carattere della crisi: è lo sviluppo della produzione della ricchezza che distrugge la soggettività (il capitale) che ha storicamente capovolto le condizioni di miseria del mondo. È difficile immaginare un antagonismo così radicale e un conflitto tanto evidente”” (pag 170-175) [Franca Papa, ‘Tre studi su Kant’, Lacaita editore, Manduria, 1984] [(19) K. Marx, ‘Il Capitale’, III, trad. M.L. Boggieri, Editori Riuniti, Roma, 1965, p. 318. I passaggi che prendo in esame sono stati al centro di un ampio dibattito sulla crisi del Capitalismo tra anni Venti e anni Trenta. Per una ricostruzione di questo dibattito si vedano le pagina di G. Marramao, ‘Il politico e le trasformazioni’, De Donato, Bari, 1979, che contiene anche tutta la bibliografia indispensabile per la conoscenza di questa fase della storia del marxismo. Su alcuni aspetti del problema vedi anche i miei due saggi: ‘Henryk Grossmann: La teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929’, in ‘Critica marxista’, n. 4-5, e ‘L’altra Germania: saggio sulla Berrnstein-debatte’, Dedalo, Bari, 1981]”,”FILx-019-FMB”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea. L’istituzione che governa l’euro.”,”La Banca centrale europea. Nata nel 1998, dopo un lungo lavoro di preparazione e sancita formalmente nel Trattato di Maastricht, la Banca centrale europea è un organo indipendente e sovranazionale che ha lo straordinario potere di creare moneta e stabilire il tasso al quale questa viene data e presa in prestito nei dodici paesi dell’Unione che hanno adottato l’euro. Francesco Papadia è direttore generale per le operazioni di mercato della Banca centrale europea. Carlo Santini già direttore generale dell’Ufficio italiano dei Cambi, è stato anche direttore centrale della ricerca economica in Banca d’Italia. É attualmente impegnato nel settore finanziario privato.”,”EURE-030-FL”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea.”,”Francesco Papadia è il vice-capo del Servizio rapporti con l’estero della Banca d’Italia. Carlo Santini è il direttore centrale per la Ricerca economica della Banca d’Italia ed è stato sostituto del Governatore nel Consiglio dell’IME.”,”EURE-042-FL”
“PAPADIA Elena”,”Nel nome della nazione. L’Associazione Nazionalista Italiana in età giolittiana. Serie II, Memorie Vol. LIII.”,”Elena Papadia (Roma, 1972) è professoressa associata di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma. I suoi studi vertono per lo più sull’Italia liberale, con particolare attenzione alle forme della mobilitazione politica giovanile, al rapporto tra le generazioni, al ruolo delle emozioni e della letteratura nel generare appartenenze e identità politiche. Ha riflettuto anche sulla storia dei consumi, concentrandosi soprattutto sull’evoluzione dei luoghi e delle forme della distribuzione commerciale tra ‘800 e ‘900. Tra i suoi lavori: La Rinascente, il Mulino 2005; Nel nome della nazione. L’Associazione nazionalista italiana in età giolittiana, Archivio Guido Izzi, 2006; Di padre in figlio. La generazione del 1915, il Mulino, 2013; La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia (1870-1900), il Mulino, 2019. Fa parte della redazione di «Dimensioni e problemi della ricerca storica» e da novembre 2020 di «Passato e presente».”,”RISG-141-FSL”
“PAPADIA Elena”,”La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia, 1870-1900.”,”Elena Papadia insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Con il Mulino ha pubblicato “”La Rinascente”” (2005) e ‘Di padre in figlio. La generazione del 2015’ (2013)”,”ANAx-471″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”La metamorfosi del marxismo.”,”Kostas PAPAIOANNOU è nato a Volos in Grecia nel 1925 e ha partecipato alla Resistenza greca. Dopo gli studi di diritto all’Univ di Atene, si è trasferito a Parigi dove vive dal 1946. Chargé de recherche al CNRS, insegna filosofia alla facoltà di lettere di Nanterre e sociologia all’ EPHE Ecole pratique des Hautes Etudes. Ha scritto molte opere. La lotta sul terreno organizzativo. Blanquismo e marxismo. “”Spunti di una concezione siffatta si può a rigore trovarli presso i blanquisti, ma è precisamente su questo punto che il marxismo si è opposto con il massimo vigore al blanquismo. In Blanqui, diceva Engels nel 1874, “”non si tratta affatto di dittatura di tutta la classe rivoluzionaria, del proletariato, ma della dittatura della minoranza che ha fatto il colpo di mano e che già in precedenza si è organizzata sotto la dittatura o sotto la dominazione di un solo o di alcuni”” (XVIII, 529). Ma per Engels queste idee “”sono già da parecchio tempo invecchiate”” e possono trovare eco soltanto “”presso gli operai poco maturi e impazienti””. Egli si rallegrava anche del fatto che vedeva gli emigrati blanquisti “”trasformarsi in una frazione operaia socialista”” e accettare “”le idee del socialismo scientifico tedesco sulla necessità dell’azione politica del proletariato e della sua dittatura in quanto fase transitoria per giungere all’abolizione delle classi e dello Stato”” (XVIII, 266). (…) Per questi “”bohémiens di origine proletaria””, nota Marx nel 1850, “”la sola condizione della rivoluzione è una buona organizzazione della loro cospirazione. Sono gli alchimisti della rivoluzione e condividono il disordine mentale, la ristrettezza di spirito e le idee fisse degli alchimisti di un tempo”” (VII, 273). Nello stesso spirito egli fece interdire nel 1871 i gruppi segreti in seno all’Internazionale anche nei paesi nei quali non esisteva il diritto di associazione: “”questo tipo di organizzazione – egli affermò – contraddice allo sviluppo del movimento proletario, perché queste società, invece di educare gli operai, li assoggettano a leggi autoritarie e mistiche che ostacolano la loro indipendenza e orientano la loro coscienza in una direzione falsa”” (XVII, 655). Non è difficile comprendere quale fosse “”il tipo di organizzazione”” che incontrava il favore di Marx e di Engels. “”Quando entrammo per la prima volta nella società segreta dei comunisti – scriveva quest’ultimo a W. Bloss il 10 novembre 1877 – lo facemmo a condizione che dallo statuto fosse eliminato tutto ciò che poteva favorire la fede nell’autorità””. Quando, sette anni dopo, Engels traccia la storia della Lega dei comunisti, insiste con forza sul fatto che “”l’organizzazione della Lega era integralmente democratica con quadri eletti e revocabili: bastava questo – egli conclude – a rendere impossibile l’appetito della cospirazione e della dittatura che essa impone”” (XXI, 215). (…) Non è qui il caso di ricordare nei dettagli la lotta costantemente condotta da Marx ed Engels contro le insorgenze del “”culto dell’autorità”” nella “”setta lassalliana””, contro la mistica bakuniniana dell’élite e, last but not least, nel movimento marxista stesso.”” (pag 21-22) [Kostas Papaioannou, La metamorfosi del marxismo, 1972]”,”RUSS-065″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”Hegel. La vita, il pensiero, i testi esemplari.”,”””Filosofia e Rivoluzione avevano per Hegel lo stesso significato. La filosofia, egli diceva, è “”un tentativo di camminare sulla testa”””” (pag 111) “”Dal 1805 in avanti, periodo nel quale trionfavano le “”armonie economiche””, Hegel, che ha letto Adam Smith e Stewart, descrive con sorprendente perspicacia le contraddizioni che lacerano il mondo dell’ industrialismo nascente. Se la sua filosofia del lavoro e della tecnica fonda e prefigura quella di Saint-Simon, Proudhon e Marx, le sue riflessioni sulla divisione del lavoro, l’ accumulazione delle ricchezze, il pauperismo, il denaro e l’ alienazione del mondo delle merci, descritto nel migliore stile marxiano come “”ein sich in sich bewegendes Leben des Toten”” (la vita muoventesi in se stessa della materia morta), annunciano per più aspetti la problematica del socialismo, prefigurando anche il primato che Hegel accorderà più tardi allo Stato burocratico””. (pag115)”,”FILx-243″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”De Marx et du marxisme.”,”Trotsky, “”patriarca dei burocrati””. “”Trotsky non ha mai nascosto la sfiducia che provava riguardo ad ogni forma di gestione operaia. Il sistema delle amministrazioni elette, diceva già nel marzo 1918… ‘è la reazione completamente naturale di una classe giovane, rivoluzionaria, oppressa fino ad ieri, che ripudia l’ autorità personale dei suoi padroni di ieri e li rimpiazza ovunque con i suoi rappresentanti eletti. E’ una reazione rivoluzionaria assolutamente naturale e sana, all’ inizio. Ma non è l’ ultima parola dell’ edificazione economica dello Stato proletario'””. (pag 322) Ultimo capitolo: Marx e la politica internazionale (pag 509-543)”,”TEOC-315″
“PAPAÏOANNOU Kostas”,”L’Idéologie froide. Essai sur le dépérissement du marxisme (1967).”,”PAPAÏOANNOU K. “”Tel était aussi l’avis de Kamenev, vieux bolchévik, président du Soviet de Moscou (assassiné par Staline en 1936), lorsque, au XIV° Congrès du parti (fin 1925), il dénonça l’autocratie qui s’instaurait dans le parti, et c’est alors que les congressistes triés sur le volet, écumants de rage et insultant l’orateur, donnèrent le premier échantillon de la frénésie qui allait désormais s’emparer des disciples “”orthodoxes”” de Marx et d’Engels. Le compte rendu sténographique du Congrès (Moscou, 1926, pp.274-275) nous offre une image assez évocatrice de ce nouvel avatar du “”marxisme””: Kamenev: …Nous sommes contre la création d’une théorie du “”Chef”” [le terme “”Chef””, Vojd, avait encore un sens péjoratif], nous sommes contre l’érection d’un “”Chef””…Nous ne pouvons considérer comme normale et estimons nuisible au Parti la prolungation d’une situation où le Secrétariat réunit la politique et l’organisation, et, de fait, prédétermine la politique. (Bruit)…J’en suis venu à la conviction que le Camarade Staline ne peut remplir le rôle d’unificateur de l’état-major bolchévik…(Bruit) (….) Le président: Silence, s’il vous plaît, camarades. La camarade Kamenev doit finir son discours. Kamenev: …J’ai commencé mon discours avec le mots: Nous sommes contre la théorie de la primauté d’un individu, nous sommes contre la création d’un “”Chef””. C’est avec le mêmes mots que je le finirai. (Applaudissements de la délégation de Léningrad)”” (pag 62)”,”TEOC-561″
“PAPANDREU Andreas”,”Il capitalismo paternalistico.”,”””Se il capitalismo contemporaneo non è una società di bottegai in libera concorrenza, che cos’è? Da quando sono apparsi i lavori di James Burnham su ‘La rivoluzione manageriale’ e di A.A. Berle e G.C. Menas su ‘Società per azioni e proprietà privata’ sono stati fatti molti tentativi per proporre una visione alternativa più realistica del capitalismo contemporaneo. La prima, quella neomarxista, è sostenuta da Paul Baran e Paul Sweezy nel ‘Capitalismo monopolistico’ (1). La seconda è di J.K. Galbraith nel ‘Nuovo stato industriale’ (2). E’ chiaro che nessun discorso significativo sul capitalismo contemporaneo può essere sostenuto senza rifarsi a queste due interpretazioni strettamente connesse”” (pag 43) (1) Modern Reader Paperback, New York, 1966, trad. it., ‘Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968; (2) Hamish Hamilton, Londra, 1967 (…); trad. it., ‘Il nuovo stato industriale’, Einaudi, Torino, 1968 Andreas Papandreu è figlio di Georgios Papandreu, ultimo Presidente del consiglio greco prima dei colonnelli.”,”ECOT-309″
“PAPARAZZO Amelia a cura, scritti di PAPARAZZO Amelia MASSARA Katia BENCIVENNI Marcella GRECO Oscar BRUNO Emilia”,”Calabresi sovversivi nel mondo. L’ esodo, l’ impegno politico, le lotte degli emigranti in terra straniera (1880-1940).”,”Amelia PAPARAZZO è professore associato di storia contemporanea presso il Dipartimento di storia dell’ Università della Calabria. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina) “”Su 665 “”sovversivi”” calabresi schedati come comunisti, 333 (pari al 50%) emigrano all’ estero. Sono soprattutto contadini, agricoltori, braccianti, manovali e muratori, ai quali si aggiunge una quota consistente di artigiani (in gran parte calzolai, sarti, falegnami ed ebanisti); pochi i commercianti, gli impiegati e i liberi professionisti. La categoria di lavoratori più rappresentata, tra i comunisti calabresi rimasti in patria, è invece quella dei ferrovieri. Per quanto riguarda i flussi migratori, 224 persone scelgono il continente americano e in particolare 69 si stabiliscono negli Stati Uniti (di cui 22 a New York), 5 in Canada e 150 in America Latina (la nazione che accoglie più calabresi è l’ Argentina: 107, con una punta di 82 comunisti a Buenos Aires)””. (pag 47)”,”CONx-143″
“PAPI Fulvio direzione opera; redazione: Silvana BORUTTI Claudio BONVECCHIO Giulio M. CHIODI Gian Paolo IORIATTI; collaborazione di Sergio AIROLDI Etienne BALIBAR C.L. BEHAR Luisa BONESIO Carla CASAGRANDE Ugo FABIETTI Cesare LUPORINI Pierre MACHEREY Maria Carla MAGGI Lorenzo MAGNANI Claude MEILLASSOUX Alfredo MOROSETTI Filippo POGLIANI Paolo RAMAT Peter SCHÖTTLER Mario VEGETTI Giovanna VOGLINO”,”Dizionario Marx Engels.”,”Redazione: Silvana BORUTTI, Claudio BONVECCHIO, Giulio M. CHIODI, Gian Paolo IORIATTI. Collaboratori: Sergio AIROLDI, Etienne BALIBAR, C.L. BEHAR, Luisa BONESIO, Carla CASAGRANDE, Ugo FABIETTI, Cesare LUPORINI, Pierre MACHEREY, Maria Carla MAGGI, Lorenzo MAGNANI, Claude MEILLASSOUX, Alfredo MOROSETTI, Filippo POGLIANI, Paolo RAMAT, Peter SCHÖTTLER, Mario VEGETTI, Giovanna VOGLINO”,”MADS-114″
“PAPI Giuseppe Ugo”,”L’inflazione.”,”Quattro ‘sorgenti’ di inflazione: 1. Deprezzamento biglietto banca per eccessiva emissione 2. Fissazione prezzi superiori a costo produzione da parte di imprese oligopolistiche 3. Aumento salari maggiore dell’aumento medio produttività 4. Condotta del governo poco ispirata a criteri economici Non si parla del ruolo della Banca centrale”,”ECOT-281″
“PAPI Fulvio a cura, Testi di Adam FERGUSON John MILLAR Adam SMITH Jeremy BENTHAM Robert OWEN Thomas Robert MALTHUS Thomas CHALMERS Thomas HODGSKIN Andrew URE Thomas CARLYLE”,”Ideologie nella rivoluzione industriale.”,”Fulvio Papi, nato a Trieste nel 1930, professore ordinario du fulosofia teoretica e direttore della scuola di perfezionamento in filosofia dell’Università di Pavia, editore dell’annuario Materiali filosofici. Allievo di Banfi: marxismo occidentale, neokantismo, fenomenologia sono state le radici filosofiche. Con la sua prima opera nel 1961 ebbe il premio Pozzale per la critica.”,”UKIE-009-FL”
“PAPI Fulvio”,”Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””.”,”Rapporto Marx Grun “”Leggiamo un passo di un articolo di Grun e il commento che ne segue: «Quando si nomina Feuerbach, si è nominato tutto il lavoro della filosofia da Bacone di Verulanio fino ad oggi, si è detto in pari tempo che ciò che in ultima istanza la filosofia vuole e significa, si ha l’uomo come risultato ultimo della storia universale. In tal modo ci si mette all’opera con un metodo più sicuro, perché più profondo, di quando si mette su tappeto il salario, la concorrenza, la manchevolezza delle costituzioni e degli ordinamenti… Abbiamo acquistato l’uomo, l’uomo che si è spogliato della religione, delle idee morte, di ogni essenza a lui estranea insieme con tutte le loro trasposizioni nella pratica, il puro, il verace uomo». Ed ecco il commento di Marx-Engels: «Basta questa frase per chiarire appieno la specie di «sicurezza» e di «profondità» che ci si possono aspettare dal signor Grun. Egli trascura le questioni piccole. Fornito di una fede imperscrutabile nei risultati della filosofia tedesca, così come sono custoditi da Feuerbach, ossia che l”uomo’, il ‘puro’, il ‘verace uomo’, è il fine ultimo della storia universale, che la religione è l’essenza umana estraniata, che l’essenza umana è l’essenza umana e la misura di tutte le cose; fornito delle altre verità del socialismo tedesco (vedi sopra): ossia che anche il denaro, il lavoro salariato ecc. sono estraniazioni dell’essenza umana…» (pp. 513-14). Proprio attraverso la critica della filosofia di Feuerbach sedimentata nella critica dei «veri socialisti», Marx-Engels mostrano (a noi che leggiamo ora) che essi erano da un’altra parte rispetto alla critica «umanistica» dell’economia politica che era stata – due anni avanti lo spontaneo risultato del marxismo derivato dal trapianto dell’economia politica , sapere astratto e ideologia feuerbachiana. Nel 1846 i ‘Manoscritti economico-filosofici’ sono molto lontani: l’apparato concettuale di Feuerbach è consumato almeno per quanto riguarda la possibilità che un concetto filosofico come quello di essenza dell’uomo possa costituire uno strumento per condurre un qualsiasi «dato» comunque reperito – dall’esperienza, dalla pratica politica, dal sapere – alla forma scientifica della sua pensabilità. Tant’é che nella ‘Ideologia tedesca’ non vi è per nulla una «critica dell’economia politica» proprio perché sono venute meno le «evidenti condizioni teoriche che l’avevano consentita nei ‘Manoscritti’, mentre viene usata positivamente la generica ideologia materialistico-antropologica che accompagna l’economia politica classica, e i concetti economici servono per una ricostruzione materiale del processo storico. Infine: Engels nella ‘Ideologia tedesca’ si sforza di mostrare come gli scritti di Marx apparsi nei ‘Deutsch-Französische Jahrbucher’ godessero già di una autonomia teorica rispetto a Feuerbach: «Avendo Feuerbach presentato il mondo religioso come l’illusione del mondo terreno, il quale in Feuerbach stesso appare semplicemente come ‘frase’, si presentò naturalmente anche per la teoria tedesca la domanda alla quale egli non aveva risposto, come è accaduto che gli uomini ‘si mettono in testa’ queste illusioni? Questa domanda apriva per gli stessi teorici tedeschi la strada della concezione materialistica del mondo, che ‘non è priva di presupposti’ ma osserva i presupposti materiali reali ed è perciò, essa sola, la concezione del mondo ‘realmente’ critica. Questo passaggio era già indicato nei ‘Deutsch-Französische’Jahrbucher, negli scritti ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’ e ‘Sulla questione ebraica’. Poiché ciò fu fatto usando ancora la fraseologia filosofica, le espressioni filosofiche tradizionali sfuggite in quegli scritti, come ‘essenza umana, specie’ ecc., offrirono ai teorici tedeschi l’occasione desiderata di fraintendere il corso reale delle idee e di credere che in essi si trattasse soltanto di dare una nuova piega, ancora una volta, alle loro consunte vesti teoriche…» (pp. 231-32)”” (pag 36-39) [Fulvio Papi, ‘Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””‘, Quaderni di Studio dell’Istituto di Filosofia dell’Università di Pavia, Pavia, 1974] Karl Grün Da ricerca in internet: Karl Grun: The Confrontation with Marx, 1844-1848 J. Strassmaier Published 1969 Philosophy, History, Political Science Notizie su Karl Grun e il “”vero socialismo”” Karl Grün (1817-1887) è stato un filosofo e scrittore tedesco, noto per il suo contributo al movimento del “”vero socialismo””. Questo movimento, sviluppatosi in Germania negli anni ’40 del XIX secolo, cercava di combinare le idee del socialismo con un’interpretazione umanistica e idealistica della società. Il “”vero socialismo”” si opponeva al comunismo rivoluzionario di Marx ed Engels, proponendo invece un cambiamento sociale attraverso la moralità e la giustizia. Grün sosteneva che la trasformazione della società dovesse avvenire attraverso l’educazione e la persuasione, piuttosto che tramite la rivoluzione violenta2. (copil)”,”MADS-001-FMB”
“PAPINI Giovanni”,”Lettere agli uomini di Papa Celestino VI. Per la prima volta tradotte e pubblicate.”,”PAPINI Giovanni (Firenze 1881-1956) scrittore, fondò ‘Leonardo’ (1903) con Prezzolini e ‘Lacerba’ (1913). Collaborò alla Voce. Fu nazionalista e interventista, scettico e poi apologeta del cristianesimo.”,”RELC-110″
“PAPINI Giovanni”,”Eresie letterarie (1905-1928).”,”PAPINI G.”,”VARx-431″
“PAPINI Giovanni”,”Gog.”,”Visita a Lenin: presunte e malcomprese dichiarazioni di Lenin malato a Gog ricevuto in un villaggio vicino a Mosca. (pag 147-“,”VARx-434”
“PAPINI Carlo”,”Origine e sviluppo del potere temporale dei papi (650-850). Un’epoca di flasi abilmente costruiti, che hanno inciso sul corso della storia: Il ‘Constitutum Constantini’ (Roma, 752-753), il ‘Pactum seu Promissio Pippini’ (Roma, 816) e le ‘Decretali dello Pseudo-Isirodo’ (Reims, 850 ca).”,”PAPINI Carlo si è laureato in giurisprudenza all’Università di Genova nel 1957. Nel 2002 la Facoltà valdese di Teologia di Roma gli ha conferito la laurea honoris causa in teologia. Dal 1965 al 1998 ha diretto la casa editrice Claudiana di Torino. Collabora al ‘Bollettino della Società di Studi valdesi’ (Torre Pellice). “”Costantino II si affrettò a scrivere a re Pipino anche per dimostrare ai suoi avversari interni ch’egli rimaneva fedele alla politica filo-franca dei suoi predecessori. Nella sua lettera dava naturalmente una versione addomesticata degli avvenimenti che avevano portato alla sua elezione “”da parte del popolo di Roma””. (…) Ma Pipino non rispose: non sappiamo se fossero giunte al suo orecchio delle voci tali da indurlo alla prudenza. Quando Costantino II, ad agosto, ricevette la sinodale del patriarca di Gerusalemme Teodoro, che difendeva il culto delle immagini, la fece leggere pubblicamente e ne approfittò per scrivere una seconda volta al re dei Franchi. Questa volta però usò un tono diverso: riconobbe di essere stato imposto contro la sua stessa volontà dalla violenza popolare, ma sostenne di avere delle attenuanti, data la difficile situazione e che, nonostante la sua indegnità, si era rimesso al decreto della divina Provvidenza. Continuava però a sperare che il re dei Franchi gli avrebbe accordato la sua protezione. Ma neppure questa volta Pipino rispose””. (pag 143)”,”RELC-305″
“PAPINI Giovanni”,”Dante vivo.”,”Libro mancante della parte finale”,”VARx-034-FV”
“PAPINI Giovanni”,”Storia di Cristo.”,”””Due soli esseri al mondo hanno saputo il segreto di Giuda: Cristo e il Traditore”” (pag 365) “”Altri ha detto che la ragione vera va cercata nella perdita della fede. Giuda aveva creduto fermamente in Gesù ed ora non poteva più credere.”” (pag 367)”,”RELC-001-FMP”
“PAPINI Giovanni”,”Stroncature (1904-1931).”,”Papini: ‘S’ha un bel dire che Shakespeare è moderno ed eterno e che la sua inquitudine è la nostra inquitudine e la sua paura la nostra paura. Noi stiamo cambiando e più cambieremo gli uomini in seguito. (…) Noi ci allontaniamo da Shakespeare’ (sic) (pag 188)”,”VARx-168-FV”
“PAPP Julien”,”De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920).”,”Julien Papp è nato in Ungheria nel 1940, vive in Francia dal 1965. Storico, ha pubblicato numerose opere sulla storia contemporanea, sulla seconda guerra mondiale e l’Ungheria. La rivoluzione ungherese, il fattore esterno e quello interno. “”Bien qu’elle accordât une très grande importance au développement de la révolution en Europe, l’analyse de Lénine laissa le facteur extérieur en dehors des conditions objectives. Or, dans de cas de la Hongrie, la question des interventions étrangères fut peut être décisive. Telle est du mois l’opinion de Mátyás Rákosi, protagoniste de premier plan de la République des Conseils, en tant que commissaire du peuple d’abord, puis comme commandant dans l’Armée rouge hongroise (…). Rákosi conteste cependant la thèse professée après coup par les sociaux-démocrates hongrois, à savoir que la République des conseils étati condamnée à l’avance: Clausewitz n’avait-il pas énoncé que «le danger va avec la guerre», dit Rákosi en évoquant Lénine qui illustrait ce propos guerrier en citant le proverbe russe: «Celui qui a peur du loup ne doit pas aller dans la forêt». En tout cas, la primauté du facteur externe, où intervient aussi la dépendance économique, fut également affirmée après l’avortement de la révolution en Autriche par des leaders sociaux-démocrates comme Otto Bauer et Friedrich Adler. A’ l’opposé, pour Lénine, Liebknecht, Luxembourg, Trotsky, ou Radek, le facteur externe n’était pas décisif «’au moment où la situation était mûre pour la révolution’». En Russie, effectivement, une situation exceptionnelle s’était créée après l’abdication du tsar en mars 1917: le gouvernement provisoire poursuivait la guerre et réfusait de sanctionner l’expropriation des terres par le paysans, maíls il ne pouvait imposer sa volonté; des circonstances exceptionnelles donc, dont les bolcheviks ne furent pas le artisans mais qu’ils surent expoiter à fond. L’Allemagne, l’Autriche, la Hongrie et l’Italie connurent elles aussi plusieurs moments entre 1918 et 1923 où les conditions objectives d’une situation révolutionnaire étaient réunies, mais partout le combat du prolétairat finit par des échecs. La comparaison avec l’action des bolcheviks est d’autant plus légitime qu’à un moment ou à un autre tous ces pays en effervescence la prenait pour exemple, posant ainsi la question des conditions subjectives de la révolution. Pour les dirigeants socialistes et communistes de l’époque, plusieurs facteurs devaient être, là aussi, pris en considération. D’abord, le soutien de la classe tout entière ou du moins la neutralité bienveillante des travailleurs et des opprimés vis-à-vis de l’avant-garde du prolètariat. Selon Lénine, «’pour que vraiment la classe tout entière, pour que vraiment les grandes masses de travailleurs et d’opprimés du capital en arrivent à une telle position, la propagande seule, l’agitation seule ne suffisent pas. Pour cela il faut que ces masses fassent leur propre expérience politique» (23). Ce processus devait être étroitement lié à l’existence d’une organisation d’avant-garde, deuxième condition subjective de la révolution; du moins pour les bolcheviks car, pour d’autres courants historiques de la pensée révolutionnaire, cela n’allait pas de soi. Il s’agissait en réalité, pour le leader du parti bolchevik, d’agir au bon moment, en fonction de l’état d’esprit et de l’attente des masses. C’est en ce sens et en se fondant sur l’expérience des révolutions russes que Trotsky expliquera: «[La] qualité fondamentale la plus précieuse [du Parti bolchevik] est son aptitude sans égale à s’orienter rapidement, à changer tactique, à renouveler son armement et à appliquer de nouvelle méthodes, en un mot à opérer des brusques virages. Les conditions historiques orageuses ont rendu cette tactique nécessaire. Le génie de Lénine lui a donné une forme supérieure. [La] force [du parti] s’est manifestée en ce que le traditionalisme, la routine étaient réduits au maximum par une initiative tactique clairvoyante, profondément révolutionnaire, à la fois hardie et réaliste» (24). Or en Europe centrale, si en Hongrie le pouvoir est tombé entre les mains des communistes comme un fruit mûr, en Allemagne et en Autriche les organisations révolutionnaires ont le plus souvent agi à contre-temps: soit que la révolution allât plus vite que les révolutionnaires, soit que l’action putschiste ou l’irrésoltuion de ces derniers se heurtât à la détermination des dirigeantes sociaux-démocrates, sûrs de leurs objectifs et possédant, en vertu del l’implantation antérieure des appareils réformistes, une influence prépondérante sur l’encadrament de la classe ouvrière; qui plus est, en Allemagne, les leaders socialiste Scheidemann et Ebert étaient liés à l’état-major d’uine armée vivier des corps francs qui écraseront deàs janvier 1919 l’insurrection spartakiste. Mais en Autriche l’armée est socialiste, «qui, junqu’en 1921, chante l”Internationale’ et défile avec un drapeau rouge; c’est donc une armée qui est une force prolétarienne considérable», sauf que pour le PSD l’unité du parti passe avant tout et, «même petite, la droite du parti freine le mouvement». En outre, le «leader théorique» Otto Bauer voit surtout «tout ce qui gêne», apeuré face à toute une série d’obstacles hypothétiques (25)”” (pag 223-225)] [(23) Cité par A.L. Donneur, op. cit., p. 82; (24) Léon Trotsky, ‘De la Révolution’, Paris, 1963, p. 59; (25) A.L. Donneur, op. cit., p. 185-187] [Julien Papp, ‘De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920)’, Pantin, 2015]”,”MAUx-047″
“PAPPALARDO Giancarlo PEZZOLI Raffaele”,”Il petrolio e l’ Europa: strategie di approvvigionamento.”,”””Per contro una tale evoluzione non ha in nulla contribuito ad aumentare il grado di sicurezza degli approvvigionamenti europei. Ciò può essere affermato principalmente per due ordini di considerazioni. Anzitutto il fatto di avere concentrato su un’ unico paese (Libia, ndr) la cosiddetta diversificazione dal Golfo Persico risulta palesemente antitetico allo stesso principio della diversificazione geografica come strumento di sicurezza. (…)”” (pag 44)”,”EURE-044″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini. SS e Kapo svela gli orrori dei campi di sterminio nazisti.”,”Vincenzo e Luigi PAPPALETTERA sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo PAPPALETTERA la Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966) -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano -Nei lager c’ero anch’io”,”GERN-054″
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen.”,”Tu passerai per il camino era la minaccia che gli aguzzini di Mauthausen lanciavano di continuo ai detenuti del lager maledetto. Giovane antifascista e partigiano, l’autore fu deportato a Mauthausen dove conobbe l’intiero processo di degradazione riservato ai ‘subumani’ là rinchiusi, e dei quali Kapos e SS altro uso non sapevano immaginare se non di farli servire a quella ‘fabbrica della morte’. Oltre settemila furono i deportati italiani che trovarono la morte a Mauthausen.”,”QMIS-011-FL”
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Nazismo e olocausto. Dalla democrazia alla dittatura.”,”Vincenzo Pappalettera, partigiano durante l’ultima guerra; fu deportato a Mauthausen. Sopravvissuto alle atrocità del lager, ne ha lasciato una indimenticabile testimonianza in ‘Tu passerai per il camino’, pubblicato da Mursia. “”L’inaugurazione ufficiale di un lager. Il 20 maggio 1933 il presidente della polizia di Monaco, Heinrich Himmler, convoca una conferenza stampa nel corso della quale informa che è stato aperto un lager nei pressi di Dachau, capace di ospitare 5.000 persone. Tutti i giornali tedeschi, ma anche alcuni stranieri, come l’inglese “”Manchester Guardian””, riportano la notizia il giorno successivo. Così i tedeschi e il mondo intero sono ufficialmente informati che cinquanta giorni dopo l’ascesa al potere dei nazisti è stato ufficialmente aperto un lager (il comunicato di Himmler è riportato in ‘Appendice’ come ‘Documento n. 6). Dachau è il primo lager ufficiale, ma già ne funzionavano altri, messi in piedi da Gauleiter di altre regioni o dalla polizia o da ufficiali delle SS o delle SA. I molti perché delle deportazioni. In base alla legge sulla protezione del popolo e dello stato, chiunque può essere arrestato e deportato per ragioni di sicurezza e per un periodo illimitato; nelle carceri e nei lager, accanto ai dirigenti dei partiti marxisti, parlamentari o no, arrestati il giorno successivo all’incendio del Reichstag, genericamente e collettivamente accusati di aver tentato un colpo di stato, e ai dirigenti dei tre sindacati, ci sono anche intellettuali, pacifisti, giornalisti e magistrati che nulla hanno a che fare coi marxisti, ma che sono contrari al nazismo o sospettati di esserlo. Tra i deportati ci sono anche molte vittime di vendette personali o di ricatti dei Gauleiter, delle SS o delle SA, despoti nei loro villaggi o nei quartieri delle città; ci sono persone colpevoli di essersi presentate al lavoro ubriache, o di aver salutato un conoscente con un “”Heil”” non seguito da “”Hitler””, o di aver raccontato barzellette sul Führer o sui gerarchi nazisti alla persona sbagliata; c’è persino un iscritto al partito nazista sorpreso mentre stava leggendo un giornale clandestino comunista. Ci sono infine migliaia di persone colpevoli di aver votato “”rosso””, ma poiché non è possibile internare 12.000.000 di tedeschi, per la gran parte i “”rossi”” resteranno liberi, ma saranno oggetto della stretta sorveglianza della Gestapo e, terrorizzati dalle notizie che i nazisti lasciano filtrare sui lager perché fungano da deterrente paralizzante, rinunceranno in gran parte alla lotta politica”” (pag 79-80)”,”GERN-191″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo Pappalettera Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966); -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano; -Nei lager c’ero anch’io. “”Al processo di Colonia il caporale SS Erich Walter Kruger, in un primo tempo sentinella a Mauthausen, poi impiegato nell’Ufficio politico, ammise che i motivi delle morti erano falsificati: “”Kruger: Quando una SS voleva uccidere un detenuto senza dare nell’occhio, gli gettava il berretto sul filo spinato e gli ordinava di andarselo a riprendere. Dalle garitte le sentinelle sparavano a chiunque si avvicinasse. Nel registro dei morti si scriveva: «Ucciso durante un tentativo di fuga»”” (pag 76)”,”TEMx-001-FER”
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera, padre e figlio, sono nati rispettivamente nel 1919 e 1940. Vincenzo Pappalettera è stato partigiano e deportato a Mauthausen. Sopravvissuto al Lager si è dedicato con il figlio, laureato in scienze politiche, a studi e ricerche sul fenomeno concentrazionario nazista. Ha scritto Tu passerai per il camino, Premio Bancarella 1966.”,”GERN-034-FL”
“PAPUZZI Alberto”,”Quando torni. Una vita operaia.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla ‘Stampa’.”,”MITT-320″
“PAPUZZI Alberto MAGONE Annalisa”,”Gidibì. Giulio De Benedetti. Il potere e il fascino del giornalismo.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla “”Stampa”” ne ha diretto le pagine di cultura. Ha pubblicato libri sul giornalismo. MAGONE Annalisa, giornalista, si occupa di comunicazione. Autoritario, narcisista, impietoso, indipendente, dotato di un fiuto finissimo per la notizia, dal 1948 al 1968 direttore della “”Stampa””, Giulio De Benedetti realizza il quotidiano che, anche secondo il ‘Times’, ha meglio di altri saputo raccontare l’Italia del dopoguerra, del miracolo e della modernità. Vicenda intervista a Hitler del 1923 giudizi sul personaggio.”,”EDIx-141″
“PAQUET Philippe”,”Madame Chiang Kai-Shek. Un siècle d’histoire de la Chine.”,”PAQUET Philippe è giornalista e sinologo, studente a Pechino dal 1982 al 1984, laureato in storia, insegna nell’Université libre de Bruxelles e copre l’attualità cinese e americana per il quotidiano La Libre Belgique.”,”CINx-250″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”PARAIN è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-017″
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”PARAIN (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959).”,”STAx-018″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”Charles Parain è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-054-FF”
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”Charles Parain (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959). In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. La rinuncia al progresso tecnico. “”Per contro, continuano a svilupparsi altre antiche città, che segnano l’accesso a province fiorenti: Cartagine e Alessandria, che si disputano il secondo posto dopo Roma, e Antiochia in Siria. Nell’estremo nord-est dell’Italia, vicino a Trieste, secondo quanto attestato da Erodiano, Aquileia è in un certo senso diventata il mercato d’Italia, e intrattiene con tutti i popoli dell’Illiria un commercio di importazione ed esportazione che va ingrandendosi. Vende principalmente vino: la pianura che la circonda è coperta di file di alberi sormontati dal verde fogliame delle viti «che si affacciano l’un l’altra a pergolato come per i preparativi di una festa». L’inizio del declino economico dell’Italia e la deliberata rinuncia al progresso tecnico in agricoltura non potevano non esercitare un’influenza sui pensieri e le idee dei contemporanei. Certamente Plinio il Vecchio è ancora animato, sostanzialmente, dallo spirito del vero scienziato. Egli si propone di riunire fin nei minimi dettagli, di coordinare e rendere più accessibili le conoscenze accumulate fin dai tempi più antichi. Animato da un’esauribile curiosità, abbraccia orizzonti più vasti della maggioranza dei suoi predecessori. Per lui non esistono dati talmente umili da non meritare d’essere raccolti: tutte le piante, anche le più comuni, sono degne di interesse; bisogna spingersi oltre Virgilio, che nomina soltanto quindici specie di vitigni e tre di olivi. In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. Tuttavia non si tratta già più dello scienziato nel pieno senso della parola, lo scienziato intrepido che senza incertezze esercita costantemente il proprio spirito critico, che confida nelle illimitate possibilità della scienza. Egli constata con tristezza che malgrado la quiete ovunque ristabilita, malgrado la crescente facilità delle comunicazioni, che avrebbe dovuto favorire la diffusione delle conoscenze, i suoi contemporanei non manifestano che uno scarsissimo interesse per la scienza. A partire dal II secolo, in effetti, anche i più colti si invischiano in curiosità formali, in un’erudizione senza nerbo. Sulla cause della decadenza intellettuale Plinio si interroga: ma soffre di miopia, a meno che non si accechi con le sue stesse mani. Come Sallustio quando cercava di spiegarsi i sommovimenti sociali e le guerre civili che avrebbero portato al crollo del regime repubblicano, così Plinio non sa o non vuole andare al di là dei luoghi comuni di natura morale, e mette sotto accusa il culto del denaro, la corsa priva di scrupoli al denaro, il predominio del denaro fin nella politica”” (pag 47-48)”,”STAx-030-FV”
“PARAVICINI BAGLIANI Agostino”,”Il trono di Pietro. L’universalità del papato da Alessandro III a Bonifacio VIII.”,”Agostino Paravicini Bagliani insegna Storia moderna all’Università di Losanna.”,”RELC-001-FSD”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”PARBONI Riccardo insegna economia politica nell’ Università di Modena. E’ autore di “”Finanza e crisi internazionale”” (Milano, 1980) e di “”Economia monetaria internazionale”” (Torino, 1982). “”Non è questa l’ occasione per tentare una valutazione completa dell’ efficacia della politica antinflazionistica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna ispirata alle dottrine monetarie: nell’ insieme il successo riportato contro l’ inflazione non è stato accompagnato da un aumento disastroso della disoccupazione quale profetizzato dai keynesiani”” (pag 222)”,”ECOT-069″
“PARBONI Riccardo a cura, Saggi di ARMINGEON Klaus BIAGIOLI Mario CORNWALL John DELL’ARINGA Carlo HAGER Wolfgang LIPIETZ Alain MAGNUSSON Leif MISTRAL Jacques OHLIN Göran OMICCIOLI Massimo PERONNET François SEERS Dudley SING Ajit STOFFAËS Christian WARD Terry”,”L’Europa nella crisi economica mondiale.”,”Klaus Armingeon, ricercatore presso l’Università di Mannheim nel Dipartimento di Sociologia. Ha prodotto numerose pubblicazioni sui sindacati, sul neo-corporativismo e sui partiti politici in una prospettiva di comparazione. Mario Biagioli, ha conseguito il M. litt. presso l’Università di Oxford. É ricercatore nell’Università di Modena. É coautore dei libri: inflazione, struttura delle retribuzioni e contrattazione, Advances in Economic Theory. John Cornwall, professore di economia presso la Dalhousie University di Halifax, oltre a numerosi saggi ed articoli sulla teoria della crescita, è autore di: Growth and Stability in a Mature Economy, Modern Capitalism: its Growth and Transformation, The Condition for Economic Recovery: A Post-Keynesian Analysis. Carlo Dell’Aringa, è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università Cattolica di Milano. É autore di Prezzi e redditi. Wolfgang Hager, è docente presso l’Istituto Universitario Europeo. Alain Lipietz, ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, collaboratore al CEPREMAP. É autore di: Le capital et son espace, Crise ed inflation: pourquoi?, Le monde enchante. De la valeur à l’envol inflationniste, La Découverte. Leif Magnusson, è attualmente a capo di un gruppo di ricerca composto da 40 economisti presso l’Ufficio Nazionale dell’Industria in Svezia. Jacques Mistral, è professore presso l’Università di Parigi e presso l’ENSAE. É autore con R. Boyer di Accumulation Inflation Crises, Presses Universitaires de France. Göran Ohlin, professore di economia presso la facoltà di Uppsala, è consulente di varie organizzazioni internazionali. É stato membro della Commissione Pearson nel 1968-69 ed è segretario esecutivo della Commissione Brandt. Massimo Omiccioli, si è laureato presso la Facoltà di economia e commercio di Modena discutendo una tesi sui problemi dell’indebitamento dei paesi in via di sviluppo. Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman. François Peronnet, è capo dell’Ufficio occupazione e salari della Direction de la Prévision del Ministero francese dell’economia e delle finanze. Dudley Seers, ha dedicato la vita allo studio dei problemi del sottosviluppo ricoprendo vari incarichi al servizio di governi ed istituzioni internazionali. É stato tra i fondatori e successivamente direttore, dell’Institute of Development Studies nell’Università del Sussex. É scomparso nel marzo del 1983. Ajit Sing, consulente presso l’Organizzazione Internazionale del lavoro, l’Unctad e l’Unido. Ricercatore presso l’Università di Cambridge.. Christian Stoffaës, Capo del Centro di Studi e di Previsioni del Ministero francese della ricerca e dell’industria. Professore di Politica industriale presso l’Istituto di Studi Politici di Parigi. Autore di La Grande Menace Industrielle, Le livre de Poche, The Political Economy of the United States. Terry Ward, è ricercatore presso il Dipartimento di economia applicata dell’Università di Cambridge e membro del Gruppo di politica economica di Cambridge. É coautore con Begg e Cripps, di The European Community, Problems and Prospect, con K. George di The Structure of Industry in the EEC, con R. neild di The Measurement and Reform of Budgetary Policy.”,”EURE-025-FL”
“PARBONI Riccardo WALLERSTEIN Immanuel a cura, Saggi di AMIN Samir ANDERSON Perry ARRIGHI Giovanni BEAUD Michel FOUQUIN Michel FRANK Gunder A. FRÖBEL Folker GRAZIANI Giovanni HOPKINS Terence KRASNOV Gennadi KREYE Otto PATEL Surendra J. RICHONNIER Michel”,”L’Europa e l’economia politica del sistema-mondo.”,”Questo volume raccoglie le relazioni ed alcuni degli interventi dell’VIII° Colloquio internazionale sull’economia – mondo svoltosi a Modena nel giugno del 1986, avente come tema ‘L’Europa occidentale e l’economia-mondo: relazioni con il Terzo mondo e il Comecon’. Amin Samir, Forum du Tiers Monde, Dakar (Senegal). Anderson Perry, New School for Social Research, New York. Arrighi Giovanni, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Beaud Michel, Université de paris VIII. Fouquin Michel, CEPII, Paris. Frank Andre Gunder, Ismog, University of Amsterdam, Amsterdam. Fröbel Folker, Starnberger Institut, Starnberg. Graziosi Giovanni, Università di Padova. Hopkins Terence, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Krasnov Gennadi, Unctad, Ginevra. Kreye Otto, Starnberger Institut Starberg. Parboni Riccardo, Università di Modena. Patel J. Surendra, Institute of Development Studies, University of Sussex. Richonnier Michel, Commission européenne, Bruxelles. Wallerstein Immanuel, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York.”,”EURE-026-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOT-213-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Il conflitto economico mondiale. Finanza e crisi internazionale.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOI-217-FL”
“PARCA Gabriella”,”L’ avventurosa storia del femminismo.”,”””In Francia, l’ avvento di Napoleone portò all’ affermarsi delle idee antifemministe, che si concretizzarono nel codice napoleonico del 1805, importato più tardi anche in Italia. L’ inferiorità della donna veniva istituzionalizzata, attraverso la sua esclusione dai diritti politici e dalle funzioni pubbliche, mentre dal punto di vista civile, sociale ed economico, se ne faceva un’ eterna minorenne, che doveva dipendere in tutto dall’ uomo, padre o marito. Come tutti i dittatori, anche Bonaparte vedeva la donna soprattutto come una “”riproduttrice””, con il compito di dare figli, cioè soldati, alla patria. Perciò egli la voleva più ignorante possibile, ritenendo che la cultura potesse guastarla. “”Allevateci delle credenti e non delle ragionatrici”” soleva ripetere. Infatti se una donna era in grado di ragionare con la propria testa, con tutta probabilità era contro di lui, come quella famosa Madame de Stael, che divenne la sua peggiore nemica proprio sul piano delle idee.”” (pag 39) Victor Hugo femminista (pag 41) PARCA Gabriella ha esordito nel giornalismo poi si è dedicata alla narrativa per ragazzi. Quindi si è occupata di questione femminile e della condizione delle donne. Ha scritto ‘Le italiane si confessano’ (1959), poi ha pubblicato ‘I sultani’, ‘I separati’, ‘Voci dal carcere femminile’, ‘L’ albero della solitudine’.”,”DONx-023″
“PARDINI Giuseppe”,”Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942).”,”Giuseppe Pardini, professore associato di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti e partiti politici presso i corsi di laurea in Scienze politiche dell’Università degli Studi del Molise, a pubblicato pure ‘Curzio Malaparte. Biografia politica’ (1998), ‘Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista’ (2007). ‘Fascisti in democrazia. Uomini, idee, giornali 1946-1958’ (2009). Il problema del canale di Suez (pag 196-198) “”Rimaneva infine, anche per gli Esteri, da affrontare e risolvere il caso del vitale Canale di Suez. L’orientamento prevalente, fornito dal Consiglio nazionale delle ricerche in data 31 agosto 1940, non spingeva all’assunzione diretta del controllo: tuttavia Suez rappresentava ormai un obbiettivo, un mito nello sforzo bellico dell’Italia, e doveva essere perseguito nella sua soluzione massima, perché «circa 700 milioni di persone ne mantenevano le loro relazioni col mondo occidentale per mezzo del canale» (7). La situazione giuridica del canale era del resto complessa, ma di fatto, almeno dal 1936, il suo controllo era tenuto saldamente dall’Inghilterra, in base a una convenzione con l’Egitto (che avrebbe avuto durata sino al 1968), sì che essa poteva tenere nella zona del Sinai ben 10.000 soldati e controllare di fatto militarmente la zona. Vero era che il traffico navale britannico raggiungeva per tonnellaggio la metà del traffico totale in transito dal canale, ma dal 1935 il traffico italiano era notevolmente aumentato (ovviamente in seguito alla guerra d’Etiopia) e nel 1938 si era consolidato al secondo posto per tonnellaggio in transito, distanziando di gran lunga quelli della Germania, dell’Olanda e, infine, della Francia (queste le percentuali sul traffico totale: Inghilterra 50.1%, Italia 13.4%, Germania 9.0%, Olanda 8.8% e Francia 5.0%). Tuttavia anche nel transito di navi e materiale bellico, nonché del commercio e della navigazione libera, i dati stavano sensibilmente mutando, a favore dell’Italia, considerando che il traffico della marina commerciale battente bandiera italiana avrebbe potuto aumentare anche del 50% nel giro di pochi anni (…). Il problema, per il Ministero degli Affari Esteri, era però quello di trovare «il modo di come l’Italia potesse assumere nel Canale una posizione predominante». E cioè se si dovesse optare a) per la sovranità dell’Italia; b) per la sovranità dell’Egitto con gestione comune italo-egiziana; c) per la sovranità dell’Egitto con gestione egiziana, ma con tecnici italiani, come nelle altre amministrazioni egiziane. Si trattava, in questo caso, di un problema politico di difficile risoluzione, perché fino alla scadenza delle concessioni (come detto il 1968), la Compagnia che gestiva il canale aveva tutti i diritti, in quanto la concessione, derivata dal governo egiziano, si fondava sul diritto egiziano, e, restando l’Egitto estraneo alla guerra, il trattato di pace non avrebbe potuto contenere disposizioni che comportassero un mutamento di tale situazione giuridica. (…) Di fatto il problema aveva una difficile soluzione, perché dal punto di vista del diritto internazionale il Canale era affidato a una compagnia privata, e quindi la risoluzione a vantaggio di Roma era molto difficile da conseguire, forse persino a dispetto del successo delle armi. Occorreva, insomma, “”tagliare la testa al toro””, e ricordare che la questione aveva un carattere politico-strategico per l’impero, e che allora la «soluzione doveva non tener troppo conto della punta di diritto» (…)”” (pag 196-198) [Giuseppe Pardini, ‘Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942)’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2016] [(7) Relazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma 31 agosto 1940, in ASMAE, Affari politici, Italia, 1940, b. 70, fasc. ‘Canale di Suez’]”,”QMIS-369″
“PARENTE Luigi a cura; saggi di Luigi CORTESI Luigi PARENTE Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996.”,”Danilo MONTALDI (Cremona, 1929 – confine italiano-francese 1975) era un comunista libertario. Figlio di un anarco-comunista legato al primo PCI, quello del 1921, perseguitato dal fascismo e poi espulso dal PCI nel 1945, Danilo giovanissimo aveva lavorato nel Fronte della Gioventù e nel partito. Ma lasciò anche lui il PCI avvicinandosi al bordighista PC internazionalista diretto da Onorato DAMEN. Negli anni seguenti collaborò con ‘Battaglia comunista’ ‘Prometeo’ e con i GAAP di Arrigo CERVETTO (pag 17). A Parigi stabilì contatti con il gruppo ‘Socialisme ou Barbarie’. Poi ci sono i contatti con Franco FORTINI, Alessandro PIZZORNO, Armando GUIDUCCI e la costituzione di un ‘Gruppo di unità proletaria’. Quindi collaborerà con ‘Azione Comunista’ e la ‘Rivista storica del socialismo’ di Stefano MERLI. Condurrà pure ricerche presso la Biblioteca Feltrinelli di Milano e di questo lavoro ne fu testimone Luigi CORTESI. Nel 1966 a Cremona fonderà il ‘Gruppo Karl Marx’ con la partecipazione di ferrovieri, insegnanti e studenti. Ha frequentato per breve tempo Quaderni Rossi. Bibliografia di MONTALDI: – Franco ALASIA Danilo MONTALDI, Milano Corea. Inchiesta sugli immigrati. FELTRINELLI. 1960 – Danilo MONTALDI, Autobiografia della leggera, EINAUDI, 1961 – Danilo MONTALDI, Militanti politici di base, EINAUDI, 1971 – Danilo MONTALDI, Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. SAMONA’ E SAVELLI. 1975 – Danilo MONTALDI, Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-1970. EDIZIONI QUADERNI PIACENTINI. 1976 – Danilo MONTALDI, Bisogna sognare 1952-1975. ASSOCIAZIONE CULTURALE CENTRO D’ INIZIATIVA LUCA ROSSI. COOPERATIVA COLIBRI, 1994″,”MITC-024″
“PARENTE Luigi a cura; scritti di Luigi CORTESI Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno Napoli, 16 Dicembre 1996.”,”Danilo Montaldi (Cremona 1/7/1929 – confine italo-francese 27/4/1975) è stato infatti un protagonista interessante quanto originale della cultura e della lotta politica della sinistra italiana nell’arco di tempo cge dagli anni Cinquanta attraversoil Sessantotto arriva finoalla metà degli anni Settanta. A questo personaggio, così poco studiato e ancor più frainteso, la Cattedra di Storia de movimenti e dei partiti politici – Facoltà di Lettere e Filosofia – dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli ha voluto dedicare, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e l’Istituto Ernesto de Martino. la giornata di studio del 16 dicembre 1996 per tentare con gli interventi specifici di studiosi e analisti di diverse discipline scientifiche una prima sistemazione storica dell’opera dell’intellettuale cremonese.”,”ITAC-013-FL”
“PARENTE Fausto”,”Ernesto Buonaiuti.”,”Il Buonaiuti nacque a Roma il 25 giugno 1881 (non il 24 come di solito viene indicato). Il padre, Leopoldo, di famiglia fiorentina, nato nel 1845, aveva sposato in seconde nozze Luisa Costa e da essa ebbe 7 figli di cui Ernesto era il quarto. Leopoldo Buonaiuti, o Buonajuti, com’egli stesso scrive in un foglio di quattro pagine dal quale sono tratte queste notizie, gestiva una tabaccheria in via Ripetta ed abitava in un appartamento del palazzo Valdambrini, sito a numero 102 della stessa via. Nel 1903 concluse gli studi teologici e il 19 dicembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinal Pietro Respighi, vicario di Roma, lo ordinò sacerdote. Il suo interesse primario è sempre stato la storia del cristianesimo.”,”BIOx-046-FL”
“PARES Bernard”,”The Fall of the Russian Monarchy.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, Epilogue, Appendix: The Manifesto, October 17TH/30TH, 1905, Index, cartine, Table of the principal References,”,”RUSx-072-FL”
“PARES Bernard”,”A History of Russia.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, With Ten Maps, Bibliography, Index,”,”RUSx-155-FL”
“PARESCE Gabriele”,”Russia e Cina. Quattro secoli tra guerra e pace.”,”Gabriele Paresce, che fu ambasciatore d’Italia a Seul e ora insegna Storia dei Trattati all’Istituto Orientale di Napoli, conoscitore dal vivo di cose cinesi, cerca di indagare a fondo in quattro secoli di rapporti tormentati, e giuge a dare della crisi attuale una spiegazione razionale e meditata, che spesso contrasta con quelle giornalistiche offerte da molta frettolosa letteratura.”,”CINx-047-FL”
“PARET Peter, a cura; saggi di M. ALEXANDER B. BOND M. CARVER T. W. COLLIER G. A. CRAIG PH. A. CROWL L. FREEDMAN F. GILBERT M. HOWARD D. MACLSAAC P. PARET G. E. ROTHENBERG J. SHY”,”Guerra e strategia nell’età contemporanea.”,”edizione originale: «Makers of Modern Strategy», Princeton University Press. 1986. PARET Peter (13/4/1924 – 11/9/2020). Storico americano, nato a Berlino. «Dalla fase formativa del pensiero militare moderno spiccano tre nomi: Napoleone, Clausewitz e Jomini. Napoleone e Clausewitz sono nomi conosciuti anche ai profani di storia, Jomini invece risulta familiare solo agli specialisti militari sebbene la sua influenza sulla teoria militare e sulla concezione popolare della guerra sia stata enorme. (…) Come i suoi contemporanei, Napoleone e Clausewitz, Antoine Henry Jomini fu un prodotto della grande Rivoluzione che scosse la Francia e l’intero mondo occidentale dal 1789 in poi. Nacque in Svizzera nel 1779. (…) Per rendere “”scientifica”” la guerra, egli concentrò il proprio studio sulla “”strategia”” elaborando un insieme di tecniche prescrittive per l’analisi e la pianificazione militare che ha continuato a dominare la riflessione sul tema, e lo ha fatto rompendo gli ovvi legami tra Napoleone e la Rivoluzione francese.» (pag 61) «(…) Il “”predominio marittimo della Gran Bretagna””, il massimo esempio di potere marittimo in azione, è quindi l’argomento delle due opere principali di Mahan. Il loro tema centrale è semplice: in ogni fase della lunga contesa tra la Francia e l’Inghilterra, dal 1688 alla caduta di Napoleone, il comando del mare per mezzo del dominio navale o la sua assenza ha determinato il risultato.» (pag 161) «Il secondo conflitto mondiale portò con sé (oltre al drammatico coinvolgimento della popolazione civile, proprio di una guerra totale) un’ampia mobilitazione degli intellettuali. (…) La mobilitazione scientifica per la guerra non era una novità. Già nel 1914, ad esempio, era accaduto a due sociologi come M. Weber e E. Durkheim di battersi da opposte trincee, per scopi di guerra opposti. Un quarto di secolo più tardi, invece, non solo singole figure di intellettuali, ma intere leve di intellettuali ed intere discipline furono gettate nella fucina di una guerra totale.» (pag 11) «Nel luglio del 1945 fu sperimentata nel New Mexico la prima bomba atomica. Il mese successivo, la seconda e la terza bomba uscite dalla catena di produzione furono lanciate sul Giappone. (…)» (pag 283)”,”QMIx-238-FSL”
“PARETO Vilfredo”,”Trasformazioni della democrazia.”,”PARETO Vilfredo nacque a Parigi nel 1848 dal padre Raffaele, patrizio genovese ed esule mazziniano e dalla madre francese. Fece i suoi studi a Torino e nel 1869 si laureò al Politecnico. Per vent’anni esercitò la professione a Firenze e dopo un attento studio dell’ ‘Economia pura’ di Maffeo PANTALEONI si dedicò agli studi economici collaborando al Giornale degli economisti, occupandosi degli studi di economia matematica e seguendo l’ indirizzo del celebre WALRAS al quale successe nella cattedra dell’ Università di Losanna. Nel 1906 abbandonò l’ insegnamento e si ritirò presso Ginevra dedicandosi agli studi di sociologia. “”I socialisti tedeschi, eredi di Marx, le votarono quasi unanimi, e i precetto del maestro “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!”” si trovò implicitamente trasformato nell’ altro: “”Proletari di tutti i paesi uccidetevi!”” (pag 44) “”Spesso vi è non solo separazione ma anche opposizione tra l’ attitudine a valersi della forza, e quella di ottenere il consenso. Individui eccezionali possono possederle entrambe, il maggior numero dei governanti ne ha una che è molto maggiore dell’ altra; e poiché vi è una circolazione tra le varie classi sociali, questa è strettamente congiunta alle oscillazioni dell’ ordinamento sociale””. Ognuno dei tipi sociali ha in sé i germi della prosperità prima, e della decadenza poi, simile in ciò agli esseri viventi; e le grandi oscillazioni corrispondono a tali periodi.”” (pag 95)”,”TEOS-072″
“PARETO Vilfredo, a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”PARETO Vilfredo,”,”TEOS-200″
“PARETO Vilfredo”,”I sistemi socialisti.”,”””Bisogna inoltre rettificare l’errore degli antichi comunisti inglesi e di Marx, e non confondere il capitalista con l’imprenditore”” (pag 512) “”In Inghilterra e agli Stati Uniti d’America gli industriali hanno approfittato della lezione che loro davano i sindacati operai. Un articolo della ‘North American Rewiev (agosto 1901) fa rilevare che il grande sciopero dei meccanici, nel 1897, in Inghilterra, ha obbligato i padroni a fondare anch’essi un’Unione, per resistere alle pretese delle Unioni operaie. Agli Stati Uniti d’America, per lo stesso fine, si ricorse a parecchie forme di associazione, l’altro, ai ‘Trusts’, di cui tuttavia quello non è lo scopo principale””. (pag 552)”,”TEOS-211″
“PARETO Vilfredo a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”14″,”ECOT-336″
“PAREYSON Luigi, a cura di Marco RAVERA”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. III. Goethe e Schelling.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia. Manoscritto steso da Pareyson come prolusione al convegno su Goethe e la filosofia della natura, tenutosi a Palermo fra il 15 e il 17 ottobre 1987, nelle sue parti principali curato per la stampa da Francesco Tomatis nel 1993 sull’Annuario Filosofico e quindi riedito nel volume 19 della presente edizione.”,”GERx-032-FL”
“PAREYSON Luigi, a cura di Ugo PERONE”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. I. Kant e Schiller. Vol. 7.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia.”,”FILx-111-FL”
“PARIGOT Hippolyte”,”Emile Augier.”,”Emile AUGIER (1820-1889) drammaturgo francese, autore di opere ‘a tesi’: ‘Il genero di M. Poirier’ (1854), ‘Gli sfrontati’ (1861). Impose nel teatro francese la commedia di costume e di spirito borghese. Volle anche denunciare la corruzione dell’ ambiente borghese e del costume della società del tempo sotto LUIGI FILIPPO e NAPOLEONE III.”,”FRAD-037″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Muntzer, Lutero e la rivolta dei contadini in Germania e altri saggi.”,”PARINETTO Luciano è titolare della III cattedra di filosofia morale all’ Università degli studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto autori classici della letteratura. (V. 4° copertina). “”La tragedia di Müntzer (mutatis mutandis) è sovrapponibile a quella della Comune: in ambedue i casi i tempi erano immaturi, ma le condizioni diversissime. Se Sickingen “”naufragò perché si ribellò (…) contro la nuova forma della realtà esistente”” (che era poi la società borghese in fieri) (Marx a Lassalle 19 IV 1589), Müntzer “”fece naufragio”” (è interessante che Marx usi un ‘ espressione tanto simile!) “”contro la teologia”” e in una situazione in cui la nuova forma dela realtà esistente prevedeva solo in un lontanissimo futuro il proprio toglimento nella forma presagita ideologicamente (chiliasmo) da Müntzer. Dunque un naufragio contro la teologia è la cifra della sconfitta di Müntzer e dei suoi contadini: nella teologia, cioè, Marx non vede uno stimolo alla rivolta, ma, anzi un formidabile ostacolo!”” (pag 46)”,”RELP-037″
“PARINETTO Luciano”,”Faust e Marx. Metafore alchemiche e critica dell’economia politica. Satura inconclusiva non scientifica.”,”In risvolto di 4° copertina profilo biografico di Luciano Parinetto. Ha scritto su varie riviste (Utopia, Acme, L’erba voglio, Telos, ecc.). Ha scritto varie opere (tra cui ‘Karl Marx: sulla religione’)”,”TEOC-501″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Lutero, Müntzer e la rivolta dei contadini in Germania. E altri saggi.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)» Marx (pag 182-183)”,”GERx-029-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Né dio né capitale. Marx marxismo religione.”,”Un capitolo del libro si occupa di Ernst Bloch (il caso Bloch: ‘Ernst Bloch: un teologo?’) ecc.) Altri capitoli sul rapporto Marx – Moses Hess, la forma religione in Marx e l’ateismo di Marx ecc.”,”TEOC-171-FF”
“PARINETTO Luciano”,”Nè dio nè capitale. Marx marxismo religione.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-099-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Corpo e rivoluzione in Marx. Morte diavolo analità.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-100-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Gettare Heidegger. In appendice: Martin Heidegger, Il sito dell’abbandono (1944-1945).”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”FILx-179-FL”
“PARINI Giuseppe”,”Odi.”,”Il mattino. “”Sorge il mattino in compagnia dell’ alba Innanzi al sol, che di poi grande appare Sull’ estremo orizzonte a render lieti Gli animali e le piante e i campi e l’onde. Allora il buon villan sorge da caro Letto cui la fedel sposa e i minori Suoi figlioletti intiepidir la notte; Poi, sul collo recando i sacri arnesi Che prima ritrovar Cerere e Pale, Va, col bue lento innanzi, al campo, e scuote (…) Allora sorge il fabbrio, e la sonante Officina riapre, e all’ opre torna (…) Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo, Qual istrice pungente, irti i capegli Al suon di mie parole? Ah! non è questo, Signore, il tuo mattin. (…)”” (pag 8) Il Giorno è un componimento del poeta Giuseppe Parini scritto in endecasillabi sciolti. Esso mira a rappresentare in modo satirico l’aristocrazia di quel tempo, e con esso inizia di fatto il tempo della letteratura civile italiana. Il poemetto era inizialmente diviso in tre parti : Mattino, Mezzogiorno e Sera. L’ultima sezione venne in seguito divisa in due parti incomplete: il Vespro e la Notte. Ecco come Parini suddivideva la giornata ideale del suo pupillo, “”il giovin signore””, appartenente alla nobiltà milanese. Wikip: Il Giovin Signore si sveglia sul tardi, in quanto la sera prima è stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani; Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare) o la cioccolata (se ha”,”VARx-208″
“PARIS Robert”,”Le origini del fascismo.”,”Robert PARIS, nato a Marsiglia nel 1937, è Chargé de recherches d’ histoire presso l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Specialista di storia del movimento operaio, si è occupato in particolare di Antonio GRAMSCI. Ha collaborato alle riviste ‘Quaderni Piacentini’ e ‘Rivista Storica del Socialismo’.”,”ITAF-068″
“PARIS Lorenzo ROTTA Lorenzo”,”La formazione partigiana “”Ruitor”” di La Thuile nella lotta di liberazione (1944-45).”,”””I rapporti tra i partigiani italiani e le autorità francesi non furono sempre amichevoli e cordiali e variarono secondo le circostanze. I Francesi non avevano ancora dimenticato che nel 1940, l’Italia di Mussolini aveva loro dichiarato guerra quando la Francia era ormai in ginocchio, battuta dalle armate tedesche. Alcuni soldati italiani avevano anche partecipato all’occupazione di territori francesi dell’altaTarentaise ed ora si ritrovavano a chiedere ospitalità in qualità di fuoriusciti. La quasi totalità dei partigiani italiani veniva internata in campi di concentramento, predisposti a Grenoble simili a quelli destinati ai prigionieri tedeschi o fascisti. Anche la formazione partigiana Ruitor aveva rischiato di essere inviata a Grenoble nel novembre del 1944 (…)”” (pag 72-73)”,”ITAR-210″
“PARISE Goffredo”,”Cara Cina.”,”””La Cina deve imparare dall’Occidente l’analisi e la sintesi: cioè la libertà. L’Occidente dalla Cina lo stile di vita e l’aiuto reciproco: cioè l’amore”” (sottotitolo copertina) “”Insomma, visti così, per la durata di un viaggio, dalle distanze che si sono dette e valendosi dell’intuito, i cinesi sono un popolo che possiede ‘naturalmente’ quella qualità che si può conquistare, e con grande spreco di energie, soltanto ‘storicamente’. Questa qualità è lo stile. (…) Tutto ciò vale a dimostrare quanto sia rara, sempre più rara questa qualità in Occidente: così’ rara che quasi sempre coincide con la fine. Lo stile in Cina non soltanto non è raro ma è di tutto il popolo cinese. Perché dico popolo cinese? Dico popolo cinese per distinguerlo dalla massa dei burocrati di partito, che sono molti e in molti casi hanno perduto lo stile, cioè l’anima cinese. Come mai? Non sta a me chiarirlo ora, ma sarei tentato di attribuire la colpa non tanto all’ideologia, quanto all’amministrazione di questa ideologia che, come ogni amministrazione quando giunge ai massimi poteri, cioè alla dittatura, perde le caratteristiche dell’umanità (tra cui, massima, è ancora e sempre lo stile) e assume quelle dell’automatismo. Dire automatismo è come dire noia, ma l’automatismo e la noia di molti burocrati cinesi possono portare il nostro malcapitato viaggiatore occidentale alla disperazione e alla follia”” (pag 228-229)”,”CINx-278″
“PARISE Goffredo”,”Guerre politiche. Vietnam, Biafra, Laos, Cile.”,”Dal 1967 al 1973 Goffredo Parise ha viaggiato come inviato speciale in Briafra, Vietnam, Laos e Cile. I profughi, la fame, i morti (bambini) (pag 93-) (Repubblica del Biafra)”,”QMIx-005-FV”
“PARISE Nicola”,”La nascita della moneta. Segni premonetari e forme arcaiche dello scambio.”,”Nicola Parise è nato a Serra d’Ajello (Cosenza) nel 1939 Insegna Numismatica antic all’Università di Roma La Sapienza ed è redattore dell’Enciclopedia Italiana.”,”ECOT-271-FL”
“PARISET Francesco; GUEZE Raoul”,”L’esperienza parlamentare di Gabriele D’Annunzio (Pariset); La partecipazione della Romania al primo conflitto mondiale (parte seconda) (Gueze).”,”Il poeta D’Annunzio parlamentare eletto con la Destra farà in seguito il ‘salto della siepe’ passando all’estrema sinistra (1898-1900) (pag 17-18) D’Annunzio militò sotto l’egida dell’Unione dei partiti popolari come indipendente senza aderire ad un determinato partito (pag 28) L’esercito romeno, entrato in guerra secondo la definizione di Iorga «… con un armamento degno di uno stato africano che vuol sfidare una potenza europea…», (era) ridotto nel gennaio 1917 a circa 70 mila uomini di prima linea quasi senza armi… (pag 39) Ripercussioni della campagna moldava del 1917 sul fronte italiano (pag 47)”,”ITAA-007-FV”
“PARISI Achille ZAPPA Goffredo a cura; saggi di Alberto BENZONI Giuseppe DE-RITA Goffredo ZAPPA Guido DE’-ROSSI Enzo SCOTTI Salvatore CAFIERO Pietro LONGO Giovanni DI-PEIO Domenico MANNA Giovanni MARONGIU Leone IRACI-FEDELI Achille PARISI”,”Mezzogiorno e politica di piano.”,”Contiene il saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’ (pag 197-217) “”(…) al contrario di quanto comunemente si afferma nei discorsi correnti in tema di emigrazione, non sono le zone in cui i livelli di reddito e di occupazione sono minori a presentare i coefficienti maggiori di mobilità territoriale. Non è vero che l’emigrazione sia maggiore nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. E’ vero, anzi, il contrario: nel 1960 per esempio, il 3.2% dei cittadini italiani abitanti nell’Italia settentrionale e centrale ha cambiato residenza; nell’Italia meridionale e insulare, invece la percentuale delle cancellazioni anagrafiche sul totale della popolazione residente raggiunge appena il 2.7%. In effetti, la differenza nei livelli di reddito e di occupazione non è la sola variabile che incide sull’entità dei flussi migratori. Certo, ovunque vi sia insoddisfazione per la propria condizione di vita, ovunque a questa insoddisfazione si accompagni la consapevolezza dell’impossibilità di superarla restando, vi è una spinta a partire, ad emigrare. Ora, una cosa è certa, e non mette conto soffermarvisi: in tutte le comunità del Mezzogiorno povero – in buona parte, cioè, del Mezzogiorno nel suo complesso – v’è quella insoddisfazione e questa impossibilità. Se ad esse non corrisponde ancora, in certi casi, l’emigrazione effettiva, ciò significa che al desiderio di emigrare non corrisponde ancora la concreta possibilità di emigrare. Ma da che cosa dipende, allora, tale possibilità? La letteratura sulle migrazioni ha molto insistito su di una variabile, che, come si vedrà, sembra assai pertinente al caso delle migrazioni meridionali: la distanza tra luoghi di emigrazione e luoghi di immigrazione (2). In qualche caso, la ricerca empirica ha anche cercato di misurare l’importanza di tale variabile ed è giunta alla conclusione che il numero degli spostamenti decresce più che proporzionalmente, spesso molto più che proporzionalmente, al crescere della distanza tra i luoghi di emigrazione e immigrazione. La geografia dell’Italia non può, ovviamente, non esaltare gli effetti negativi della distanza sulle migrazioni meridionali. (…) I fattori che agiscono sull’ampiezza dei flussi migratori sono infatti molteplici e fra essi alcuni possono essere addirittura di natura contingente o casuale; è, cioè, praticamente impossibile isolare quello – nel nostro caso, la distanza – di cui occorrerebbe misurare l’influenza. Del resto, nel caso dell’emigrazione meridionale, è anche assai difficile delimitare le zone di immigrazione, che possono essere diverse tra provincia e provincia e che certamente, come si è già avuto modo di accennare, non si esauriscono nei distretti a intensa industrializzazione dell’Italia nord-occidentale. Ad ogni modo, l’opinione che il reddito non sia l’unica variabile importante in relazione all’entità dei flussi migratori e che a determinare questi ultimi intervenga anche un’altra variabile, che può sostanzialmente esprimersi in termini di distanza dai luoghi di immigrazione, è un’opinione che può trovare elementi di conferma dall’osservazione dei dati sui livelli di reddito procapite e sui quozienti migratori delle varie province meridionali. Come risulta chiaramente dalle cifre, la correlazione tra livelli di reddito e quoziente migratorio è avvertibile solo molto grossolanamente; le cifre ci consentono soltanto di dire che, a partire da un certo livello di reddito, aumenta la frequenza delle province con un quoziente migratorio meno elevato. Tuttavia il numero delle province, che, pur presentando livelli relativamente alti di reddito pro-capite, presentano quozienti migratori altissimi, più alti, cioè, degli analoghi quozienti di molte delle province più povere, è abbastanza considerevole per potere escludere che tali scostamenti siano puramente casuali. E che intervenga un altro fattore, quello relativo alla distanza, è di nuovo suggerito dalla considerazione che tra le province con un reddito pro-capite superiore a L. 140.000, siano proprio le più settentrionali, le più vicine, cioè, ai luoghi di possibile immigrazione, a presentare i più alti quozienti migratori: Campobasso, Foggia, Chieti, Teramo, L’Aquila. Naturalmente, la possibilità di verificare la correlazione che si vorrebbe istituire tra livelli di reddito, distanza ed entità dei flussi migratori è turbata dall’intervento di numerosi altri fattori, non ultimo dei quali è quello relativo al diverso grado di urbanizzazione delle varie province. Le migrazioni italiane, e quelle meridionali in particolare, possono in gran parte considerarsi come correnti di esodo rurale e, reciprocamente, di urbanesimo. E’, ora, evidente che nelle province che, per motivi inerenti alla struttura economica e alla natura degli insediamenti, presentano caratteristiche urbane più marcate, una quota corrispondentemente maggiore di spostamenti si esaurisce nei confini delle stesse province, generalmente dagli altri comuni verso il capoluogo, e quindi non compare nelle cifre, già citate, relative all’emigrazione netta. Per neutralizzare in parte questo fattore di disturbo, si sono riportati anche i dati sull’emigrazione netta delle varie province, escluso il capoluogo. Questi dati mostrano un’attenuazione ancora maggiore della correlazione, già modesta per le province nel loro complesso, tra emigrazione netta e reddito pro-capite”” (pag 201-207) [dal saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’] [(2) L’importanza di tale variabile fu posta in luce dal Ravenstein già nella seconda metà del secolo scorso (cfr. E.G. Ravenstein, ‘The laws of migrations’, in “”Journal of Royal Statistical Society””, giugno 1885 e giugno 1889). Gli studi più recenti sui rapporti di interazione demografica nell’ambito di un territorio – fondati sull’ipotesi di un’analogia con le scienze fisiche – descrivono tali rapporti come funzione della dimensione demografica e della distanza. Tali studi istituiscono tra spostamenti e distanza un rapporto esprimibile con una funzione logaritmica. Una chiara, sintetica e ragionata esposizione dei principali risultati cui tali studi sono pervenuti, insieme alla discussione di alcuni problemi di metodo relativi allo studio empirico delle migrazioni e ad un’ampia bibliografia, può trovarsi in W. Isard, Methods of regional analysis, N.Y., 1960, specialmente nei capitali III e XI]”,”ITAS-201″
“PARISI Daniela”,”Introduzione storica all’economia politica.”,”Daniela Parisi insegna Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Fa parte del comitato direttivo della rivista “”Storia del pensiero economico””. Ha pubblicato: “”Il pensiero economico classico in Italia, 1750-1860″” (1984). La natura delle crisi capitalistiche (pag 104-105-106-107): “”In realtà, per Marx, il sistema economico capitalistico, le cui caratteristiche strutturali egli analizza, non si sviluppa secondo un ‘trend’ continuo, bensì a sbalzi, attraverso il susseguirsi di «fluttuazioni cicliche»: i cicli, caratterizzati da «crisi» periodiche di rottura del processo capitalistico, conducono alla «crisi generale» del sistema. Le crisi non sono quindi nel sistema marxiano analizzate come fenomeni casuali, ma come manifestazioni del procedere contraddittorio del modo di produzione borghese; il sistema si sviluppa tendenzialmente secondo la legge storica di caduta tendenziale del saggio di profitto, ma questo trend non è lineare e si manifesta in forma ciclica. Pur non svolgendo un’analisi compiuta del fenomeno delle fluttuazioni e delle crisi, Marx ne indica nel corso del ‘Capitale’ alcune forme e cause laddove egli tratta dell’introduzione discontinua di progressi tecnici e delle conseguenze dell’abbassamento del saggio di profitto. Un segno evidente del procedere del sistema in forma ciclica è indicato nell’espansione e nella contrazione dell’«armata di riserva»; questo fenomeno è da Marx considerato il riflesso dell’introduzione di innovazioni tecnologiche che a sua volta è la conseguenza della volontà di contrarre i salari per aumentare l’accumulazione: ciò – si è visto – provoca una diminuzione del saggio di profitto, cioè quel calo degli investimenti che genera la crisi. Questa stessa interruzione del processo provoca però anche il licenziamento di parte dei lavoratori, la riduzione dei salari degli occupati, il conseguente aumento del plusvalore, cioè la «ripresa» del sistema (16). Il fenomeno delle crisi è considerato da Marx anche come la diretta conseguenza del comportamento naturale del capitalista, il quale ha come obiettivo principale della propria intrapresa la realizzazione del profitto e, qualora necessario, è pronto anche ad astenersi momentaneamente dall’investire (trattenendo capitale in forma monetaria) se le prospettive non si rivelano profittevoli: in ciò consiste la «metamorfosi» della merce stessa, la separazione tra acquisto e vendita, fra denaro e merce. In questo secondo caso le crisi si configurano non come effetti del processo di accumulazione, bensì come interruzioni del processo di circolazione destinate ad accentuarsi e ad intensificarsi via via che nel sistema diminuisce il saggio di profitto (17). Queste intuizioni di Marx in tema di cicli vengono espresse in anni in cui gli sconvolgimenti all’interno del sistema bancario inglese (1847-1857) richiamano l’interesse degli economisti attorno ai fenomeni delle crisi e delle loro cause. In particolare, è il francese Clément Juglar (1819-1905) ad inserire per primo l’analisi delle crisi all’interno della nozione di ciclo, passando dal concetto «patologico» della crisi a quello «fisiologico» del ciclo ed a individuare la durata media di questo in otto anni scanditi dal verificarsi di brevi e violente crisi commerciali, le quali influenzano – in misure e con modalità diverse – l’intera vita economica del mercato mondiale. Secondo il profilo da lui tracciato, ad ogni periodo di prosperità (che è caratterizzato da un aumento dei prezzi e da un progressivo abuso del credito) segue la crisi (con una caduta improvvisa di «fiducia» e dei prezzi), a questa «liquidazione» delle imprese più deboli e così, nuovamente, la prosperità. Nel Novecento questi temi occuperanno parte consistente della letteratura economica sia nell’ambito della teoria marginalista, sia – attraverso le «novità» di Kalecki (1899-1970) e di Keynes – nei modelli di Harrod (1900-1978), di Hicks e dei loro allievi (18). Nell’ambito della tradizione marxista, è stato Paul Marlor Sweezy (n. 1910), esponente dell’ala statunitense contemporanea, ad analizzare questo aspetto del complesso sviluppo del sistema capitalistico. Egli pone l’accento sulla necessità di distinguere tra: a) crisi che nascono dal processo di accumulazione, cioè legate al fenomeno della caduta tendenziale del saggio di profitto; b) crisi «di realizzo», che nascono nel processo di circolazione, dovute o alla «sproporzione» trai vari settori della produzione o, c) al sottoconsumo delle masse (19). Per quanto riguarda il primo tipo di crisi, l’economista tedesco Rudolf Hilferding teorizza la loro persistenza all’interno dell’economia borghese anche dopo la sua trasformazione in capitalismo finanziario (20). In questo nuovo tipo di società retta da un «cartello» generale e dalla banca centrale che decidono sulla distribuzione del prodotto, infatti, si verifica (così come nella fase precedente) quel costante aumento della composizione organica che porta alla caduta del saggio di profitto (21). All’analisi delle crisi derivanti da sproporzione tra i diversi settori della produzione è legato il nome dell’economista russo Michael Tugan-Baranowsky (1865-1919), per il quale è l’anarchia tipica della natura del sistema capitalistico a condurre alle crisi, le quali deriverebbero dalla sproporzione con cui vengono effettuati gli investimenti nel settore dei beni capitali e in quello dei beni di consumo. Ma questo contrasto di interessi può essere composto regolamentando il processo produttivo; ciò significa che, in sostanza, lo sviluppo può avvenire qualunque sia la quota del consumo rispetto all’intera produzione e che la realizzazione del socialismo non dipende dall’ineluttabilità del sistema economico contraddittorio, bensì è il risultato di uno sforzo, è una conquista; il capitalismo, in sostanza, «non morirà mai di morte naturale»: esso può ricevere il colpo mortale solo dal pensiero e dalla volontà umana. Per quanto riguarda, infine, le crisi derivanti da «sottoconsumo», la teoria che ne sostiene il fondamento si basa sull’idea che il consumo è l’obiettivo del processo di produzione, ma che ciò contrasta con il fine del capitalismo di aumentare la produzione. Di questa possibilità hanno dato spiegazioni diverse, tra gli altri, l’inglese John Hobson (1858-1940), l’autriaco Karl Kautsky (1854-1938), l’americano Louis Boudin (‘The Theoretical System of Karl Marx in the Light of Recent Criticism’, 1907), la polacca Rosa Luxemburg (1870-1919) e il sovietico Vladimir Lenin (1870-1924)”” (pag 104-105-106-107) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(16) Gli storici parlano a questo proposito di fluttuazioni di «tipo schumpeteriano» (si veda ‘infra’ cap. VII, par. 3); (17) In questo caso si parla di fluttuazioni di tipo «milliano» (si veda ‘infra’ cap. V, par. 2); (18) C. Juglar, ‘Les crises commerciales et leur retour périodique en France, en Angleterre, et aux Etats-Unis’, Paris, 1862. Sulla sua teoria dei cicli, si veda G. Miconi, ‘C. Juglar, W.C. Mitchell, E. Wagemann’, in AA.VV, ‘I maestri dell’economia moderna’, Milano, Angeli, 1970; P. Guerrieri, ‘Fluttuazioni’, in ‘Economia e Storia’, a cura di M. Carmagnani e A. Vercelli, Firenze, La Nuova Italia, 1978. Dei cicli si tratta in modo più esteso nel cap. VI, par. 4; (19) P. Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo’, cit.; (20) R. Hilferding, ‘Das Finanzkapital’, 1910; trad. it. ‘Il capitale finanziario’, Milano, Feltrinelli, 1961; (21) M. Tugan-Baranowsky, ‘Theoetische Grundlagen des Marxismus’, Leipzig, Duncker & Humblot, 1905] Il dibattito sul “”crollo”” del capitalismo (pag 110-111) “”Il dibattito sul crollo [del capitalismo] si attesta insomma attorno a tre posizioni teoriche principali: quella «socialdemocratica» o riformista che esclude la possibilità del crollo (Hilferding, Kautsky); quella «bolscevica» che guarda alla fine del capitalismo come conseguenza di guerre tra ‘trusts’; e, infine l’unica che, sull’eredità del pensiero di Rosa Luxemburg, sostiene la tesi del crollo. La novità all’interno di questo dibattito è data dalla posizione di Henryk Grossmann (1881-1950). Economista polacco, docente presso l’Istituto di ricerca sociale di Francoforte, egli teorizza il crollo facendolo dipendere da «carenza di plusvalore», in conseguenza dell’aumento progressivo e incessante della quota di capitale necessaria nel sistema per i reinvestimenti a detrimento di quella per il consumo dei capitalisti (29). Questi ultimi – vedendo diminuire la parte del prodotto di cui possono disporre – non sono più orientati ad investire nel settore produttivo ed indirizzano i propri capitali verso la speculazione, causando così da un lato disoccupazione e dall’altro un effimero innalzamento del valore dei titoli e delle rendite. Grossmann pone questi fenomeni alla base della necessità del crollo e ciò lo conferma nella convinzione del fondamentale merito scientifico di Marx consistito nell’aver «esattamente dimostrato per primo le insolubili contraddizioni» e dunque anche la «impossibilità della regolamentazione della produzione sulla base dell’ordinamento sociale esistente» (30). In questo modo egli, trasferendo il problema dalla fase di circolazione a quella a monte della produzione rappresenta sia il superamento delle posizioni ortodosse sul «crollo» sia la critica dello sviluppo dell’analisi marxista. Questa, come si è visto, dopo gli anni Venti, si trova a dover affrontare la spiegazione del perché dell’insuccesso delle previsioni che erano state formulate tanto da chi aveva sostenuto la necessità del crollo quanto da chi aveva ipotizzato modificazioni strutturali del capitalismo”” (pag 111-112) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(29) H. Grossmann, ‘Das Akkumulation und Zusammenbruchgesetz des Kapitalistischen Systems’, Leipzig, 1929; trad. it., ‘Il crollo del capitalismo’, Milano, Jaca Book, 1977; H. Grossmann, ‘Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica’ (1969), Bari, Laterza, 1971; (30) Ibidem, p. 574]”,”ECOT-363″
“PARISI Domenico CASTELFRANCHI Cristiano”,”La macchina e il linguaggio.”,”Domenico Parisi è direttore dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma. Dal 1972 al 1985 è stato professore di Psicolinguistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel biennio 1983-84 ha coordinato un programma interdisciplinare di scienza cognitiva del CNR e attualmente coordina il Progetto strategico del CNR sull’interazione tra uomo e calcolatore. Presso l’Istituto di Psicologia del CNR dirige un gruppo di ricerca sulla costruzione, e applicazione mediante calcolatore, di un sistema automatico del linguaggio naturale. Cristiano Castelfranchi è ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR, dove è responsabile del reparto di Psicologia sociale.”,”SCIx-126-FL”
“PARISINI Roberto”,”Dal regime corporativo alla repubblica sociale. Agricoltura e fascismo a Ferrara, 1928-1945.”,”Roberto Parisini lavora presso il dipartimento discipline storiche dell’Università di Bologna e insegna Didattica della storia presso l’Università di Ferrara. E’ membro della redazione della rivista online ‘Storia e futuro’.”,”ITAF-003-FP”
“PARKER Geoffrey”,”Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna.”,”G. PARKER è professore di storia militare e navale alla Yale University. Tra i suoi volumi: -The Army of Flanders and the Spanish Road 1567-1659 (1972) -The Dutch Revolt (1977)”,”SPAx-018″
“PARKER Geoffrey SMITH Lesley M. a cura saggi di G. PARKER, L.M. SMITH, N. STEENSGAARD, I. SCHÖFFER, J. ELLIOT, A. LLOYD MOOTE, R. ROMANO, J.A. EDDY”,”La crisi generale del XVII secolo.”,”Si tratta di saggi già pubblicati in riviste o volumi tra il 1962 e il 1978, riprodotti se non alla lettera nella sostanza. La casa editrice Routledge & Kegan Paul che già aveva presentato il volume ‘Crisis in Europe: 1560-1660’ riedizione della famosa raccolta sulla ‘General Crisis theory’ apparsa, a cura di T.S. ASTON su ‘Past and Present’ nel 1965 ha voluto, a più di un ventennio di distanza, riprendere i contributi più significativi di quel volume, chiedendo ai loro autori di ripresentare ‘ex-novo’ le precedenti tematiche. Il saggio di Ruggiero ROMANO è ritradotto dall’ inglese anche se una parte non indifferente di esso era già apparsa nella ‘Rivista storica italiana’ fina dal 1962′. Ma nella nuova edizione inglese si è unito al saggio originario un altro lavoro del Romano ‘A Florence, au XVIIe siecle…’ (Annales 1952). E l’assemblaggio dei due lavori è stato condotto dall’A con l’assistenza di B. GEREMEK.”,”EURx-086″
“PARKER R.A.C.”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 34. Il XX secolo. I. Europa 1918-1945.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-163″
“PARKER Geoffrey”,”Europa en crisis, 1598-1648.”,”PARKER Geoffrey è nato a Nottingham in Inghilterra nel 1943. Si è laureato a Cambridge e insegnato in questa università dal 1968 al 1972. Da quell’ anno è diventato professore dell’ Università di Saint Andrews (Scozia). E’ membro della Royal Historic Society di Londra. Ha scritto ‘Guide to Archives of the Spanish Netherlands’ (1971), ‘El ejército de Flandes y el camino espanol, 1567-1659’ (1976), ‘Introduction to the sources of European Economic History, 1500-1800’ (1976). Il ducato di Friedland (Boemia). Assolutismo locale. “”Il governo di Wallenstein veniva realizzato completamente in tedesco (“”si deve tenere un funzionario tedesco nella cancelleria, dato che non desidero che nulla venga trattato in ceco””) e il 99 per 100 delle sue carte erano scritte quindi in tedesco. Era aiutato, ai vertici del suo potere, da un apparato di 899 persone (…) che costava 20000 talleri al mese (più di 4000 lire sterline) in salari, vestiti e alimenti. La maggior parte di questi servitori e il loro sostentamento proveniva dalle proprietà di Wallerstein. (…) en 1628 ordinò la pubblicazione di un ‘Sistema economico’ di ventun punti in cui spiegava come dovevano essere sfruttate le sue terre. Chi non partecipava al suo sistema veniva punito dal proprio apparato giudiziario di Wallerstein, rispetto al quale, per decreto imperiale, non era possibile alcun appello a partire dal 1627. Così gli abitanti potevano essere obbligati a bere soltanto la birra fabbricata negli impianti ducali. (…) Ma la birra doveva essere di buona qualità. (…) Questo assolutismo a livello locale non si limitava alle questioni economiche””. (pag 218-219)”,”EURx-229″
“PARKER R.A.C.”,”Chamberlain and Appeasement. British Policy and the Coming of the Second World War.”,”PARKER R.A.C. è Fellow of Queen’s College, Oxford e ha precedentemente insegnato storia moderna all’ università di Manchester. Ha studiato la politica estera britannica prima della seconda guerra mondiale e ha pubblicato ‘Europe 1919-1945’ (1969), ‘Coke of Norfolk’ (1975) e ‘Struggle for Survival: the History of the Second World War’ (1989). La questione militare negli anni 1930. “”A defensive strategy lay behind these armament priorities. When he became Prime Minister, Chamberlain pushed matters further. He shifted Duff Cooper, who too readily responded to the generals’ pressure for a large, balanced, army, and substituded Hore-Belisha at the War Office. Hore-Belisha, an ambitious minister, who aroused the contempt of his military staff by his love of publicity and his instinct for ‘photo opportunities’, kept in touch with the latest theories of war. In particular, he was much influenced by Liddell Hart, another ‘bête-noire’ of the generals. Basil Liddell Hart, a fluent self-confident writer; eventually encapsulated his views in his ‘Defence of Britain’, published in 1939, which Chamberlain’s diary shows him to have read. Liddell Hart’s pre-war views were not at all what he, later, after the war, made them out to have been.”” (pag 279-280)”,”UKIx-101″
“PARKER Selwyn”,”The Great Crash. How the Stock Market Crash of 1929. Plunged the World into Depression.”,”PARKER Selwyn Il grande ‘crash’ del 1929 è stato un vero cataclisma. Ha distrutto la ricchezza di migliaia di persone e i magri risparmi di milioni. Ha accelerato il declino della sterlina, e segnato la fine del gold standard che era la spina dorsale dello sviluppo economico del secolo precedente. Il crash ha cambiato anche il quadro politico e ha portato all’ascesa del nazismo in Germania. Attraverso molte testimonianze personali, l’autore illustra il devastante impatto della crisi del 1929 sulla gente comune in vari paesi del mondo, e come sono state colpite le aspettative di vita, la situazione politica, sociale, culturale, finanziaria. L’autore esamina pure il parallelo tra la crisi del 1929 e l’instabile clima economico di oggi.”,”ECOI-357″
“PARKER David a cura; scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES”,”Ideology Absolutism and the English Revolution. Debates of the British Communist Historians, 1940-1956.”,”David Parker, Emerito professore di Storia moderna all’Università di Leeds. Si è occupato di assolutismo francese e di ancien regime francese. Scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES La controversia Pokrovsky (pag 79-82) Pokrovsky individua il feudalesimo come un regime in cui predomina l’economia ‘naturale’, l’auto-consumo, con un insignificante sviluppo dello scambio e dell’uso della moneta. Capitalismo gli appare identificato come fabbrica e proletariato industriale. Come gli storici borghesi, e diversamente da Marx e Lenin, egli non analizza il feudalesimo o il capitalismo come ‘modo di produzione’ ma studia gli indicatori che gli mostrano l’esistena più o meno del mercato, delle transazioni mercantili, della presenza di ricchi mercanti ecc. (pag 80)”,”UKIR-049″
“PARKER R.A.C.”,”Il XX secolo. I. Europa, 1918-1945. Storia Universale Feltrinelli. Vol 34.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-018-FV”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-113-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-124-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”The Grand Strategy of Philip II.”,”Geoffrey Parker, professore di Storia all’Ohio State University. Autore di ‘The Army of Flanders and the Spanish Road, 1567-1659’, ‘The Dutch Revolt’ e di una biografia di Filippo II. La flotta (130 navi con circa 30.000 uomini e più di 2000 pezzi di artiglieria) allestita da Filippo II di Spagna per rendere possibile lo sbarco in Inghilterra del corpo di spedizione riunito nelle Fiandre da A. Farnese. Scopo dell’azione era abbattere la potenza navale inglese, responsabile degli attacchi di pirateria alle navi spagnole e alle coste dell’America Latina, e mettere fine agli appoggi che quella monarchia forniva ai Paesi Bassi in rivolta. Partita da Lisbona nel 1588, l’I., comandata da Alonso Pérez de Guzmán, fu più volte attaccata e danneggiata dagli Inglesi, con a capo Francis Drake e lord Charles Howard. L’esaurirsi delle munizioni inglesi e il favorevole mutare del vento consentirono agli Spagnoli di sottrarsi allo scontro ma, durante il viaggio di ritorno in Spagna, il maltempo e le malattie flagellarono l’I., causando la grave perdita di uomini e navi. La distruzione della flotta manifestò la decadenza della monarchia spagnola, determinando il crollo definitivo della potenza marittima della Spagna e la nascita del primato navale e commerciale inglese.”,”QMIx-144-FSL”
“PARKER Geoffrey, HANSON Victor D., BACHRACH Bernard, ALLMAND Christopher, SEED Patricia, LYNN John, a cura di”,”Cambridge Illustrated History of Warfare. The Triumph of the West.”,”PARKER Geoffrey professore di Storia militare e navale alla Yale University, In precedenza c/o University di St Andrews, Britisch Columbia e Illinois. Membro British Academy e Royal Spanish Academy of History. Consapevole che il sottotitolo possa attirare critiche di eurocentrismo: ma sarebbe imperdonabile sfiorare tradizioni militari e navali di Africa, Asia e delle Americhe; inoltre negli ultimi 2 secoli si è imposto modo di fare la guerra occidentale. Excursus militare dalla storia antica al 900. 3 413889 SBN”,”QMIx-178-FSL”
“PARKIN Frank”,”Classi sociali e Stato. Un’ analisi neo-weberiana.”,”Frank PARKIN ha studiato alla London School of Economics (LSE) e insegna oggi (1988) al Magdalen College di Oxford. E’ autore di numerosi studi sociologici fra cui ‘Middle Class Radicalism’ (1968) e ‘Diseguaglianze di classe e ordinamento politico’ (Einaudi, 1976).”,”TEOC-109″
“PARKIN Frank”,”Max Weber.”,”PARKIN Frank è dal 1975 assistente di scienza della politica nell’ Università di Oxford e Fellow del Magdalen College. Ha scritto varie opere (v. 4° cop.) “”Chiunque sia dotato di autorità, come dice Weber, mitizza la propria superiorità e la propria idoneità naturale a governare. Questi miti o giustificazioni soggettive sono necessarie ad alimentare nei governanti la fiducia in se stessi e il sentimento della propria validità politica. Le legittimazioni sono il vocabolario morale di coloro che parlano con la voce dell’ autorità. Tuttavia, esiste un’ importante differenza tra legittimazione e legittimità: le legittimazioni sono le pretese che i gruppi dominanti avanzano a proprio vantaggio, pretese che essi naturalmente vorrebbero fossero accettate da tutti gli altri; la legittimità, invece, si riferisce alla condizione in cui queste pretese sono state in effetti accettate e approvate dai gruppi subordinati. I motivi per i quali si pretende obbedienza vengono, cioè, accettati come validi da coloro che devono obbedire. Le legittimazioni emanano dall’ alto mentre la legittimità proviene dal basso.”” (pag 91)”,”WEBx-018″
“PARKINSON Roger”,”Clausewitz. A Biography.”,”Clausewitz sosteneva la centralizzazione dei servizi di intelligence politica-militare, che avrebbero dovuto fornire dei reports ‘up-to-the-minute’, aggiornatissimi, sulla evoluzione della situazione militare. Ma non ebbe successo con i suoi suggerimenti. (pag 322) “”The authority acquired by those who are at head of, and best acquainted with, this branch of military service, gives them a sort of general dominion over people’s minds, beginning with the General himself, and from this then springs a routine of ideas which causes an undue bias of the mind””. (pag 228, Della guerra)”,”GERQ-050″
“PARKINSON Roger”,”The Fox of the North. The Life of Kutuzov, General of ‘War and Peace’.”,”PARKINSON Roger ha ottenuto il B.A. in War Studies al King’s College di Londra e il M.A. in Strategic Studies nella stessa università. E’ stato corrispondente di guerra in Vietnam, Biafra, Aden e Borneo, poi è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Ha scritto biografie di Clausewitz, Zapata, Blücher. Molto citato Clausewitz, non viene citato Jomini Non è la battaglia il nucleo centrale della campagna militare “”Beyond Kutuzov’s talent as a commander lay another: the highly sophisticated attitute displayed towards battle itself. Kutuzov saw far further than lesser commanders who considered the battle to be the core of a campaign; he realized that this core centred upon the army. The army must be allowed to continue functioning even at the expense of apparently running away, even at the cost of losing Vienna or Moscow; the army which remained intact was undefeated – and ready for the last, decisive battle. The latter might not even be needed. By remaining as commander of a viable army, Kutuzov revealed that he could exert a psychological advantage over his enemy which might be sufficient to bring victory. So it proved in 1812; so it proved in 1811-12 against the Turks; similar success might easily have resulted in 1805, if Kutuzov had been given his way. In this respect Kutuzov’s principles provided valuable material for Clausewitz (…)”” (pag 235)”,”RUST-152″
“PARKMAN Francis”,”La pista dell’ Oregon.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-056″
“PARKS Tim”,”Un’educazione italiana.”,”Tim Parks è nato a Manchester nel 1954. Autore di romanzi in lingua inglese, dal 1981 vive in Italia. Ha tradotto Alberto Moravia, Antonio Tabucchi, Italo Calvino e Roberto Calasso. Nel 1995 ha pubblicato ‘Italiani’ salutato dalla critica e dal pubblica per l’intelligenza e umorismo. Questo volume ne è il seguito.”,”ITAS-195″
“PARLATO Giuseppe”,”La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato.”,”Giuseppe PARLATO è ricercatore nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna alla Libera Università ‘San Pio V’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Dizionario dei Piemontesi compromessi nei moti del 1821’ (2 voll. TORINO, 1982-1986), ‘Il sindacalismo fascista’ II. Dalla ‘grande crisi’ alla caduta del regime’ (ROMA,1989), ‘Riccardo Del Giudice dal sindacato al governo’ (ROMA, 1992). Per Il Mulino ha curato le memorie di Vincenzo COSTA ‘L’ ultimo federale. Memorie della guerra civile 1943-1945′ (BOLOGNA. 1997).”,”ITAF-074″
“PARLATO Giuseppe”,”Il sindacalismo fascista. II. Dalla “”grande crisi”” alla caduta del regime (1930-1943).”,”PARLATO Giuseppe (Milano 1952) è ricercatore presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ITAF-256″
“PARLATO Giuseppe”,”Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948.”,” Togliatti e l’ amnistia ai fascisti (da pag 179) e il reclutamento degli ex fascisti di sinistra. (pag 187) “”In sostanza, si può dire che la strategia comunista nei confronti degli ex-fascisti di sinistra si mosse su due piani: quello politico, che da un lato mirava ad evitare che si costituisse un movimento neofascista, inevitabilmente collocato a destra, e che dall’altro puntava al recupero delle individualità più valide per utilizzarle all’interno del Pci, giungendo anche a sorvolare sul passato in cambio di un impegno anticapitalista e antiatlantico; e quello sindacale, che, oltre ai due precedenti obiettivi, consentiva alla Cgil di recuperare la struttura organizzativa del sindacato fascista, certamente più radicata sul territorio di quanto lo potesse essere la Cgil clandestina”” (pag 187) G. Parlato insegna storia contemporanea nella Libera Università ‘San Pio V’ di Roma.”,”ITAP-184″
“PARMEGGIANI Irene”,”Storia del mutualismo ligure tra passato e futuro.”,”Irene Parmeggiani si è laureata in Scienze internazionali e diplomatiche. Dal 2006 lavora presso la Wilhelmsen Ships Service, società norvegese del comparto marittimo, con sede a Genova. Ha partecipato a ricerche per la FOCL, Federazione Operaia Cattolica Ligure”,”LIGU-013-FV”
“PARMENIDE di ELEA”,”Della Natura.”,”””E’ necessità, allora, che tu compia indagini su tutto, sia riguardo al sereno cuore, perfettamente circolare, della Palese Realtà, sia sulle opinioni di mortali, nelle quali non c’è prova manifesta. Ma tuttavia anche ciò conoscerai: in qual modo occorra che le cose che appaiono siano messe alla prova e sperimentate in tutti i modi””. (Parmenide di Elea, Della natura) (pag 25) “”Possediamo poi l’interessantissimo frammento 16 Diels-Kranz, nel quale Parmenide si inserisce all’interno della polemica, tipica del mondo greco e di quello mediterraneo in generale, sulla sede specifica del pensiero – individuata variamente, nel cuore, nel fegato, nel sangue, nel cervello, ecc.. In questa polemica Parmenide interviene con una posizione specifica ed estremamente originale: è ‘il corpo intero dell’uomo che pensa’, non un suo organo particolare. Posizione, tra l’altro rigidamente ‘materialista’: è quella specifica disposizione corporea che fa sì che l’uomo, a differenza di altri viventi, possa sviluppare, come tratto specifico (“”prevalente””) il pensiero””. (pag 17)”,”FILx-397″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia.”,”[‘Ad accelerare il ritmo della storia intervengono le contese interimperialistiche prodotte dall’espansione del capitalismo. Ma il pregiudizio anti-marxista ripropone il ritardo della storia sulla teoria, come nel caso di Arno Mayer con la tesi della “”persistenza”” dell’Ancien Régime fino alle soglie della prima guerra mondiale. Ossia lo stesso conflitto verrebbe inteso come estremo tentativo di garantire ancora quella sovrastruttura politica. Onde ne deriva che l’ideologia riformista applicata alla storia riconosce nella Grande Guerra l’evento genetico della “”modernità”” capitalistica, ma non la natura fisiologicamente capitalistica dell’imperialismo unitario, che ha aperto l’epoca delle guerre mondiali (cfr. Arno J. Mayer, “”Il potere dell’Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale””, Laterza, 1983). La stessa specificità dell’evento come prima guerra di massa industrializzata, imposta prevalentemente ai fanti-contadini, avrebbe connotato la guerra in guerra civile, in una moderna guerra dei Trent’anni. Ciò porterebbe a concludere che, per trasformare il mondo contadino, a incominciare dal suo “”mondo mentale””, ci sono volute due guerre mondiali. Nel XVIII secolo – ricorda Alan Milward nella sua opera sulla seconda guerra mondiale – la teoria del diritto naturale faceva discendere la pace dalle leggi materiali preposte al funzionamento dell’universo, fino a ritenere la guerra una anormalità. Con la frequenza assunta dalle guerre a partire dall’800, tale concetto sopravvive solo per demonizzare gli imperialismi perdenti. Dopo la pace di Versailles, Franceso S. Nitti riassume la moral-politique internazionale nella formula “”chi perde ha torto””. I tedeschi hanno perso due volte, e due volte sono stati demonizzati. Ciò spiega la fortuna culturale della tesi di Arno Mayer, con l’Ancien Régime a roccaforte tedesca, rispetto a quella di Gerd Hardach, che muove dalla cesura nella storia economica mondiale facente capo al 1914 (cfr. “”La prima guerra mondiale, 1914-1918″”, Etas Libri, 1982)’ (A. Parodi, ‘L’immaginario riformista’, Lotta Comunista, n. 248, aprile 1991, p. 5)]”,”ELCx-008″
“PARODI Lorenzo”,”Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50.”,”””A Genova esiste una tradizione libertaria e anarco-sindacalista che risale al processo di formazione del movimento operaio, alle peculiarità della prima Internazionale in Italia, alle reazioni spontanee provocate dal marciume della seconda Internazionale, quindi alle caratteristiche del primo dopoguerra rosso quando una Camera del Lavoro importante come quella di Sestri Ponente era a direzione anarco-sindacalista. La scelta individuale, contornata da aspirazioni e da atteggiamenti ideali propri dell’età giovanile, si conforma ad una scelta collettiva, legata certamente a quella tradizione, ma soprattutto come affermazione del rifiuto dell’opportunismo togliattiano. Si esprime come esigenza e modo ancora confuso di salvare il salvabile di fronte all’ondata opportunistica che finirà per bloccare e sommergere il movimento di classe scaturito dalla lotta contro il fascismo. Quando inizieranno queste “”cronache operaie”” il processo di formazione individuale si sarà già innestato in un processo collettivo indirizzato alla ricostituzione del partito di classe. Ovviamente, come testimoniano forme e contenuti di queste stesse cronache, tale processo risentirà per un certo periodo dell’iniziale collocazione ideologica. Ma già vi è la coscienza dell’organizzazione e del rapporto avanguardia-classe. Il responsabile di queste “”cronache”” era dunque partito con l’idea di far tesoro di tutte le esperienze positive del movimento operaio nelle sue varie componenti e, strada facendo, si è accorto che il primo tesoro da conquistare è l’omogeneità teorica come scienza della rivoluzione. Si è accorto che se Marx aveva impiegato vent’anni per scrivere il “”Capitale””, non tanti di meno ne occorrono per assimilarlo e comprenderlo appieno. Infine, nel processo collettivo di formazione, ha potuto appurare che se Lenin aveva dovuto impiegare le energie di una intera generazione di rivoluzionari per liberare il marxismo dalla mistificazione socialdemocratica, lo stesso problema e lo stesso impiego di energie si sarebbe posto a più generazioni per liberare il leninismo dalle mistificazioni dello stalinismo””. [Lorenzo Parodi, ‘Capitale e lotte operaie negli anni ’50’, introduzione, (in) ‘Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1974] (pag 8)”,”ELCx-015″
“PARODI Giovanni SANTHIA’ Battista BIANCO Vincenzo”,”Settembre 1920: l’ occupazione delle fabbriche. Tre testimonianze. La FIAT Centro in mano agli operai. La lotta contro i riformisti in una fabbrica occupata. L’ organizzazione militare rivoluzionaria durante l’ occupazione.”,”””Mancavano quattro giorni al momento fissato per la riconsegna delle fabbriche agli industriali, ed il numero dei difensori scemava gradatamente, talché nelle ultime notti solo una cinquantina di uomini su 13.000 presiedettero le officine! Il Consiglio d’ Officina, malgrado l’ assenteismo della grande massa, rimase sino all’ ultimo al suo posto, giorno e notte, contrastando il terreno palmo a palmo perché agli operai fosse reso l’ ultimo simulacro di giustizia, inquadrando i pochi superstiti, che ormai si contavano sulle dita, ultima gloriosa falange di tanta balda forza, oramai divisa e soggiogata dal tradimento e dall’ inganno””. (pag 24)”,”MITT-154″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova. Con due scritti di Domenico Peretti Griva e Giorgio Amendola.”,”””Il presidente dell’ ANPI, l’ ex comandante partigiano “”Gregori”” Giorgio Gimelli, a bordo di un’ auto sulla quale viaggia anche un funzionario di polizia, raggiunge la zona degli scontri. Dall’ alto della stessa automobile “”Gregori”” parla ai dimostranti. E’ sufficiente la sua voce, la voce di un comandante partigiano, l’ impegno che le forze di polizia saranno ritirate, per avviare a normalità la situazione””. (pag 104)”,”PCIx-218″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume secondo.”,”””Ritorniamo a Bretton Woods. La Norvegia presenta la risoluzione di liquidare la BRI e attivare una commissione d’ inchiesta sul suo operato. Trova l’ appoggio della delegazione americana e del segretario al Tesoro Henry Morgenthau, ma non quello del segretario di Stato Dean Acheson, che si oppone alla liquidazione, unitamente alla delegazione inglese e a Keynes. Ciò consente a McKittrick di sopravvivere e salvare la Banca, di cui rivendica la neutralità nonostante l’ affare dell’ oro riclicato. Le discussioni sull’ applicazione della risoluzione di Bretton Woods continuano per alcuni anni. Nel 1947 la Federal Reserve di New York auspica il mantenimento della BRI come luogo d’ incontro delle banche centrali, fino al compromesso ipocrita del maggio 1948: la storiella che, nell’ acquisto dell’oro della Reichsbank, la BRI era inconsapevole dell’ origine furtiva. La Banca cede alla Banca d’ Inghilterra 3.7 tonnellate d’ oro, contro rinuncia ad ogni altra pretesa da parte degli alleati. Tale oro confluisce nel pool costituito dagli Alleati – Francia, Regno Unito e Stati Uniti – insieme all’ oro monetario da loro ritrovato nella Germania sconfitta, per una redistribuzione pro quota ai paesi spogliati. Dopodiché la BRI sopravvive come club dei banchieri centrali.”” (pag 220)”,”ELCx-091″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume terzo.”,”Alcuni materiali sono inediti.”,”ELCx-133″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”ITAR-140″
“PARODI Lorenzo”,”Grandi famiglie del capitale.”,”””In una corrispondenza da Londra al ‘Neue Oder-Zeitung’ del 6 ottobre 1855, Marx riferisce che l’opinione pubblica londinese “”continua a occuparsi delle truffe e del probabile futuro del Crédit Foncier e del Crédit Mobilier e di altre creazioni bonapartiste di banche e bancherotte””. Ricorda “”che Émile Péreire e altri capi di questi istituti sono di per sé ‘sansimoniani’. Questi signori si attendono sempre che la salvezza del mondo venga dalle ‘banche’ o magari dalla ‘bancarotta’. Sta di fatto che vi hanno trovato la ‘propria’ salvezza ‘economica’”” (K. Marx, “”La relazione finanziaria ufficiale’, in ‘Opere’ di Marx-Engels, vol. XIV, 1982, pp. 552-553). Marx è facile profeta: la “”bancarotta”” avverrà nel 1867.”” [Lorenzo Parodi, Grandi famiglie del capitale, Edizioni Lotta Comunista, 2010] (pag 177-178)”,”ELCx-148″
“PARODI Lorenzo”,”Le prospettive del tradeunionismo.”,”2° copia firmata da R.Casella Contiene delle correzioni a matita al testo”,”SIND-095″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”LIGU-010-FV”
“PARRA-PEREZ C.”,”Bolivar. Contributo allo studio delle sue idee politiche.”,”Contiene dedica (1930) dell’autore a Francesco Maria Taliani (SEGRETARIO DI LEGAZIONE CHE SERVì PRESSO L’AMBASCIATA D’ITALIA IN RUSSIA NEGLI ANNI 1917 E 1918) autore di ‘Pietrogrado 1917’. (http://www.storiain.net/arret/num40/artic5.htm) Le guerre dell’eroe venezuelano (XVIII sec.) contro i dominatori spagnoli portarono ai Paesi latinoamericani l’indipendenza ma non le libertà democratiche SIMON BOLIVAR IL VINCITORE DIMEZZATO di MARIA BELÈN GARCIA Simon Bolívar, il condottiero che guidò i sudamericani alla conquista delle libertà Nel 1782 un trattato mise fine alla guerra tra la Gran Bretagna e le sue colonie della costa atlantica nordamericana. Nasceva così una repubblica indipendente popolata da europei nel nuovo mondo strappato agli indigeni. Si sarebbero separate dai loro dominatori anche le colonie americane della Spagna e del Portogallo? Nei vicereami iberici niente sembrava presagire tale separazione. Durante il XVIII secolo, i tentativi di modernizzare l’amministrazione e, soprattutto, di sfruttare le risorse economiche, avevano peggiorato il contrasto tra gli europei nati in America, i creoli, e la minoranza di spagnoli e portoghesi. Ma i compromessi tra le elite dominanti erano sempre possibili, soprattutto in società basate sullo sfruttamento, dove si temevano in modo particolare, le rivolte razziali. Tuttavia, le colonie spagnole e portoghesi si resero indipendenti, agli inizi del XIX secolo, approfittando dello scenario politico internazionale. A causa della fine della monarchia spagnola, dopo l’occupazione francese della penisola nel 1807-1808, i creoli assunsero l’autogoverno che desideravano. Nel 1814, tuttavia, con il ritorno in Spagna di Ferdinando VII, si produsse una riconquista legittimista che obblighò i ribelli a fare ricorso a eserciti di professionisti per sconfiggere i realisti. Brasile e Messico avrebbero ottenuto l’indipendenza senza violenza, attraverso un patto con i colonizzatori, e avrebbero conservato un’istituzione monarchica. In questo contesto si inserisce il venezuelano Simon Bolivar, che dedicò la sua vita alla causa dell’indipendenza, e seppe sfruttare le risorse politiche ed economiche che gli permisero di raggiungerla. Non riuscì, comunque, ad imporre nè i suoi modelli costituzionali nè i suoi piani di confederazione. La sua personalità, ricca e complessa, ha ricevuto ogni tipo d’interpretazione, ed è una delle figure chiave nel processo di formazione delle nazioni americane. Nacque a Caracas, capitale del Venezuela, da una ricca famiglia spagnola, il 24 luglio 1783. Aveva appena 9 anni quanto perse sua madre, morta di tubercolosi, malattia che tragicamente lui ereditò, e che lo portò ad una morte precoce. I suoi nonni, nonostante i titoli e i soldi, non appartenevano alla nobiltà, nè erano spagnoli puri come il vicerè, e quindi venivano esclusi da molte attività, soprattutto, dall’occupare posti pubblici. A 19 anni, Bolivar sposò Maria Teresa de Toro, giovane appartenente alla nobiltà venezuela, che però morì pochi mesi dopo per colpa di una malattia tropicale. Bolivar restò, così, completamente solo e giurò di non sposarsi mai più. Simon Bolivar era, anzitutto, uno spirito romantico. Era stato educato secondo le idee dell’Illuminismo, aveva vissuto in Spagna, visitato gli Stati Uniti, percorso Francia, Italia e conosciuto da vicino la Rivoluzione francese e l’ascesa di Napoleone. Bolívar riuniva in sè il pragmatismo dei ricchi creoli di Caracas e il patriottismo idealista e lo sforzo illuministico, al fine di conoscere la realtà americana e progettare un futuro politico indipendente. Durante un lungo viaggio in Europa, a Parigi, incontrò lo scienziato tedesco Alexander von Humboldt, che era appena tornato da un viaggio in America. Dalla loro conversazione emerse in Bolivar la consapevolezza che le colonie americane potevano e dovevano essere libere. I tempi erano maturi e Bolivar cominciava a vedere chiaramente nella sua anima lo scopo della sua vita: impiantare in America le nuove idee, mettere in prattica quelle di Rousseau e Washington, lottare per l’indipendenza e la libertà. Così, a 20 anni, sotto la guida di Rousseau, Napoleone e Humboldt, Bolivar cominciò a incamminarsi verso la gloria. Continuando il suo viaggio in Europa, Bolivar arrivò a Roma in compagnia del suo maestro e amico, Simon Rodriguez. Un giorno salirono insieme al Monte Aventino, dove il giovane giurò “” per il Dio dei miei genitori, giuro per loro; giuro per il mio onore e giuro per la Patria, che non darò pace al mio braccio, nè riposo alla mia anima, finchè non avrò spezzato le catene che ci opprimono!”” Bolivar trasse ispirazione, per la costruzione del suo modello, anche dalla nuova repubblica americana, gli Stati Uniti. I fatti di Filadelfia del 1776 furono imitati a Caracas una generazione dopo, addirittura con somiglianze nel testo dell’Atto di Costituzione. Tuttavia, c’erano differenze fondamentali tra le due regioni. Le colonie inglese avevano strappato il potere ai bianchi per passarlo agli stessi bianchi. In Sudamerica, invece, la minoranza bianca cercava l’indipendenza senza l’appoggio della gente di colore e degli indios, che formavano la grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, fu un successo d’origine europea ad accendere la miccia della ribellione. Nel luglio del 1808, Napoleone invase la Spagna, deponendo il re Ferdinando VII e mettendo sul trono suo fratello, Giuseppe Bonaparte. In tutte le provincie non occupate della penisola si formarono Giunte Autonome di Governo, e lo stesso accadde nelle colonie americane. Caracas fu la prima città a ricevere le notizie. Il 19 aprile 1810 una riunione del Comune depose il capitano generale Vicente Emparán, ed elesse una Giunta, che rifiutò l’autorità del Consiglio di Reggenza, e, sotto la maschera del riconoscimento di Ferdinando VII, adottò misure radicali come la riduzione della pressione fiscale, l’apertura commerciale e la tolleranza razziale. Non riuscì, tuttavia, a trasmettere la rivoluzione ad altre città della capitanía. Nel giugno del 1811 si riunì a Caracas un Congresso di Notabili che, il 5 luglio, proclamò l’indipendenza e in dicembre adottò una Costituzione federalista, basata su quella americana, che manteneva l’egemonia politica e i privilegi dell’oligarchia, anche se con certe pretese liberali. L’esperienza rivoluzionaria di Caracas non ebbe supporto regionale. Nei Llanos, regione di endemiche agitazioni, contrapposta all’oligarchia di Caracas, si ribellarono i gruppi di llaneros di José Tomás Boves, che appoggiarono la contraoffensiva o riconquista delle truppe realiste del generale Monteverde. Questi ottenne, nel 1812, la capitolazione di Puerto Cabello, difesa da Bolívar, e poi la resa di Miranda, indipendentista che fu consegnato alle autorità spagnole. Così finì la prima esperienza repubblicana del Venezuela. Bolívar si diresse a Cartagena per mettersi al servizio della Giunta e della rivoluzione di quella città. Scoprì in sè un soldato. Sapeva già che con piccoli eserciti in America, senza strade, attraverso pianure e montagne, l’arte militare non poteva essere imparata dai libri, dal momento che non è una scienza, ma un complesso di audacia e previsione. La sua tenacia e capacità di imparare dai suoi errori riempirono in quegli anni il vuoto della sua scarsa preparazione militare e politica. Con la caduta di Napoleone e il ritorno di Ferdinando VII in Spagna, cominciarono le campagne di riconquista spagnola. Bolivar si diresse a liberare Caracas dalla Nueva Granada (attuale Colombia). Nel gennaio 1813, Santiago Mariño, indipendentista che aveva trovato rifugio nell’isola britannica di Trinidad, invase la zona orientale del Venezuela. In agosto Bolívar arrivò a Caracas, dove abbandonò la prima Costituzione venezuelana, fondò una nuova repubblica con un forte potere esecutivo, e assunse poteri dittatoriali. Ma questa esperienza durò appena un anno, perchè le truppe di Boves sconfissero Bolívar e Mariño alla battaglia della Puerta, nel giugno 1814. Il filosofo Jean Jacques Rousseau: Bolívar si ispirò al suo pensiero Bolívar decise di abbandonare la resistenza e si imbarcò verso Cartagena delle Indie, dove, dopo un tentativo fallito di liberare le città di Santa Marta e Maracaibo, si ritirò ancora, questa volta con destinazione le Antille inglesi. Il principale porto di Nueva Granada, Cartagena, cadde in mani spagnole il 6 dicembre 1815; in giugno 1816, tutta la Nueva Granada era stata riconquistata. Bolívar aveva trovato rifugio in Giamaica, dove potè riflettere sugli errori delle esperienze rivoluzionarie precedenti. La Carta di Giamaica, che lì scrisse, è un modello di programma politico. Fa un salto di un secolo sulle questioni del Venezuela, circoscritte nel tempo e nello spazio, e concepisce una Società delle Nazioni, come cento anni dopo Woodrow Wilson cercherà di creare. Di lì passò ad Haiti, dove ricevette l’appoggio del presidente Pétion, al quale aveva promesso che la libertà degli schiavi sarebbe stata parte del programma indipendentista. Dopo avere stabilito contatti con i guerriglieri all’interno del paese, quelli delle Guyane (Piar) e quelli dei Llanos (Páez), Bolívar tentò uno sbarco a Ocumare, nel maggio 1816, che fallì, e un altro alla fine di quell’anno, a Nueva Barcelona, che finalmente riuscì. Istallò il suo quartiere generale, e l’embrione del nuovo stato, nella città di Angostura, sull’Orinoco. Quasi tutto il territorio era sotto il controllo degli spagnoli. I ribelli, uniti o separati, mantenevano appena una guerriglia. L’anno 1817 fu favorevole alle armate del re, mentre Bolívar continuava ad arruolare uomini per le sue truppe, compresi molte mercenari. In Angostura gli sforzi si dedicarono alla preparazione delle campagne militari e alla creazione della nazione. Un Congresso, nel 1819, proclamò la Terza Repubblica, un’adattamento delle istituzioni democratiche al caso americano, evitando le velleità federaliste della prima esperienza, accentuando i tratti conservatori, creando un esecutivo con grandi poteri, un senato ereditario, e un quarto potere o “”potere morale””. Bolívar propose, inoltre, una grande nazione che unisse i territori dell’antico vicereame di Nueva Granada (Venezuela, Colombia ed Ecuador), chiamata Gran Colombia, e un sistema parlamentare avanzato, e accettò di diventare il suo presidente provvisorio fino al termine delle guerre d’indipendenza. Nel 1819 iniziò un’altra campagna attraverso le Ande, ma questa volta in senso opposto, cioè, dal Venezuela verso la Colombia. Sconfisse gli spagnoli nella battaglia di Boyacá, il 7 agosto, spianandosi la strada verso Bogotá e la successiva liberazione della Nueva Granada. A Santa Fé de Bogotá fu proclamato Libertador, e, pochi giorni dopo, fondò il nuovo Stato di Colombia. L’applicazione delle riforme liberali del 1820 obbligò il generale spagnolo Morillo, in Venezuela, a iniziare delle trattative con Bolívar. In novembre entrambi firmarono un armisitizio che, sebbene fosse durato solo pochi mesi, riconoscendo i ribelli come belligeranti, dava loro di fatto un trattamento di uguaglianza. I patrioti sapevano che l’occasione era propizia per tentare il colpo finale e, il 24 giugno 1821, la vittoria nella battaglia di Carabobo, al sud di Valencia, consentì di occupare Caracas. Il Venezuela era libero. Da lì, Bolívar si avviò di nuovo verso ovest per prendere alcune città ancora realiste della Nueva Granada, e poi si diresse verso Quito. Antonio José de Sucre, generale di Bolívar, arrivò per primo a Guayaquil, liberata nel 1820, e cercò di incorporarla alla nuova repubblica, e poi proseguì verso Quito: furono le sue truppe a sconfiggere gli spagnoli nella battaglia di Pichincha, nel maggio del 1822, e a liberare l’antica capitale degli Inca. Ottenuta l’indipendenza di Quito e Lima (liberata da San Martín, il generale argentino che liberò anche Cile e Argentina), restava comunque il bastione realista dell’Alto Perù (l’attuale Bolivia) e la zona andina peruviana. San Martín, che non riuscì a trovare appoggio tra la borghesia peruviana, si rivolse a Bolívar in cerca di aiuto, e i due si trovarono a Guayaquil, nel luglio del 1822, per coordinare i loro sforzi. Tuttavia, dopo l’incontro, del quale non esistono testimoni affidabili, San Martín abbandonò le campagne indipendentiste e si esiliò volontariamente in Europa. Anche Argentina e Cile abbandonarono l’impresa, che dovette essere conclusa da Bolívar e dalle sue truppe venezuelane e neogranadine. Per preparare la vittoria definitiva, e porre fine alla presenza spagnola in America, Bolívar pose il suo quartier generale sulla costa peruviana, dove assunse anche tutti i poteri con carattere dittatoriale, con l’approvazione del Congresso. Nel maggio del 1824 iniziò l’avanzata verso sud, che fu accompagnata dalle vittorie di Junín (6 agosto) e Ayacucho (9 dicembre), quest’ultima ottenuta dal generale Sucre, che, agli inizi del 1825, eliminò gli ultimi nuclei di resistenza in Charcas. A quel punto si dovette dare statuto giuridico all’Alto Perú, un territorio che era stato prima soggetto al vicereame del Perú, e poi a quello del Río de la Plata, e che ora si presentava come repubblica indipendente, per la quale l’Assemblea di Chuquisaca propose il nome di Bolívar (cambiato poi in Bolivia). Simón Bolívar elaborò personalmente la Costituzione della repubblica che avrebbe portato il suo nome, un curioso regime presidenzialista, aristocratico e conservatore. Istituì un complesso potere legislativo formato di tre Camere: tribuni, senatori e censori, e un presidente vitalizio che nominava il suo successore. Questa stessa Costituzione fu adottata più tardi dal Perú, senza molto entusiasmo e con scarsi risultati. Simón Bolívar aveva sognato, sin dalle prime sconfitte, la possibilità che i paesi appena resi indipendenti coordinassero i loro sforzi e costituissero una vera forza nel panorama politico internazionale. Al suo progetto di formare la nazione chiamata “”Gran Colombia”” nella parte settentrionale del Sudamerica, aggiungerà poi quello di formare una Confederazione delle Ande, composta da Colombia, Bolivia e Perú. Un altro suo progetto era quello di riunire nell’istmo di Panama tutti i neonati paesi ispanici, di fare un “”Congreso Anfictiónico””, i cui punti principali comprendessero la neutralità perpetua, l’inclusione del diritto internazionale nella legislazione di ogni paese, l’abolizione della schiavitù, un’organizazzione democratica interna, sanzioni contro i violatori di questi principi, e la creazione di Una famiglia di Indios all’ingresso della propria capanna un esercito e di un flotta federali. Furono invitati anche rappresentanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che, però, non arrivarono in tempo. Il Congresso si riunì, in effetti, a giugno e luglio del 1826, ma non fu stabilito alcun tipo di cooperazione. Queste iniziative, così moderne e attuali (si pensi alla Società delle Nazioni, citata in precedenza, e all’evoluzione che ha portato all’attuale Comunità Europea), non erano in sintonia con gli interessi e le aspirazioni delle nuove repubbliche. Come poteva sorgere una unione economica, politica e sociale tra nazioni, in cui permaneva un rigido sistema di caste, che nessuno, nell’elite di governo voleva cambiare? Infatti, l’indipendenza non fu una vera rivoluzione sociale, bensì il passaggio di consegne dai peninsulari ai creoli. Nel 1830, si poteva leggere su un muro nella Piazza Grande di Quito una scritta che recitava: “”Ultimo día del despotismo y primero de lo mismo”” (Ultimo giorno del dispotismo, e primo giorno della stessa cosa). Bolívar, dunque, era un eroe romantico, un idealista che lottò non solo per la libertà, ma anche per modernizzare e sviluppare la politica sociale dell’America Latina. Intanto continuava a peggiorare la situazione della Gran Colombia: le oligarchie locali non vedevano i vantaggi della cooperazione delle tre unità regionali, con pochi legami comuni, e non accettavano neanche il nuovo ruolo sociale e politico degli ufficiali degli eserciti vincitori. Nel dicembre del 1829, Juan Antonio Páez, che comandava il movimento secessionista in Venezuela, ritirò definitivamente il suo paese dalla Gran Colombia. Juan José Flores fece lo stesso con l’Ecuador. Il nome “”Colombia”” lo conservò la Nueva Granada, con capitale a Bogotá. In questo paese Bolívar perse popolarità. A gennaio di 1830 confessava ai suoi concittadini: “”Mi vergogno a dirlo, ma l’indipendenza è l’unico bene che abbiamo ottenuto a spese degli altri.”” A marzo di quell’anno, il Libertador, malato, si dimise e si ritirò verso la costa con l’intenzione di imbarcarsi verso l’Europa. Tuttavia, morì in breve tempo, nel dicembre del 1830, nell’isola di Santa Marta, tormentato anche dalla depressione nel vedere resi vani tutti i suoi sforzi. In una delle sue ultime lettere scrisse: “”Ho governato per venti anni e in questi non ho ottenuto che pochi risultati certi; primo, l’America è ingovernabile per noi (nativi); secondo, colui che serve una rivoluzione sta arando nel mare; terzo, l’unica cosa che si può fare in America è emigrare; quarto, questo paese cadrà inevitabilmente nelle mani della folla scatenata, per passare poi a quelle di tiranni quasi impercettibili, di tutti i colori e razze…”” La lettura di qualunque testo di storia Latinoamericana del XX secolo può dare l’idea di quanto fossero profetiche le parole di Bolívar…”,”AMLx-107″
“PARRI F. COTTINO G. BIANCHI D’ESPINOSA L. VIANO C.A. ACCORNERO A. GALLI G. SYLOS LABINI P. TRONTI M. PESENTI A. VITALE A. ALLUM P.A. L. VALTZ MANNUCCI M.L. SALVADORI E. COLLETTI”,”Società e potere in Italia e nel mondo. Corso di lezioni su esercito, magistratura scuola sindacati partiti potere politico e potere economico in Italia Inghilterra Stati Uniti Unione Sovietica e le due Germanie.”,”””Nascondere alle masse – diceva – il fatto che attirare gli specialisti borghesi con retribuzioni eccezionalmente elevate è una deviazione dai principi della Comune, significherebbe cadere al livello dei politicanti borghesi e ingannare le masse. Spiegare apertamente come e perché abbiamo fatto un passo indietro e discutere poi pubblicamente i mezzi che ci possono far riguadagnare il tempo perduto, significa educare le masse e imparare insieme con loro, sulla base dell’ esperienza, a costruire il socialismo (V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, cit, p. 222) (pag 250)”,”ITAP-068″
“PARRI Ferruccio, a cura di Enzo COLLOTTI Giorgio ROCHAT Gabriella SOLARO PELAZZA Paolo SPEZIALE”,”Scritti 1915-1975.”,”PARRI Ferruccio nato a Pinerolo nel 1890, interventista e pluridecorato nella prima guerra mondiale fu uno dei maggiori leader dell’ antifascismo democratico e poi della guerra partigiana e del CLN alta italia. Presidente del Consiglio dal giugno al novembre 1945, quindi senatore, studioso di economia politica e uomo politico impegnato su posizioni di sinistra democratica. “”Il comunismo nostrano afferma la sua fedeltà alla Costituzione, e ne va preso certamente atto: ma non ripudia i metodi di Praga e di Budapest.”” (pag 237) La concezione liberista di Parri di fronte alla politica di Mattei. “”Mi si lasci ricordare che c’è stato un momento nel 1945, subito dopo la liberazione, in cui gli impianti e le attrezzature che si trovavano nell’ Italia settentrionale per le esplorazioni e le ricerche, per decisione degli organi romani, avrebbero dovuto essere liquidati, e venduti a privati. Sarebbe stato un grosso errore a cui si oppose, e gliene rendo grande merito, l’ onorevole Mattei. E non è il solo suo merito; il secondo è quello di avere tenacemente imposto ed ottenuto la riorganizzazione dell’ AGIP stessa. Capisco che un uomo nelle sue condizioni difenda la sua creatura anche con quello spirito imperialistico che egli vi pone. Mi si lasci aggiungere, quando ricordo questo merito dell’ onorevole Mattei, che chi l’ ha sostenuto a Roma e l’ ha aiutato, sulal base delle indicazioni che erano venute allora sui primi fortunati ritrovamenti di Lodi, sono stato io, allora presidente del Consiglio.”” (pag 331, Parri, 1950) Il volume contiene ritaglio di giornale d’epoca.”,”ITAP-106″
“PARRI Mauro, a cura”,”Volontariato anarchico e socialista ai tempi del colera.”,”‘Malatesta e quel gruppo rifiutarono l’attestazione ufficiale di benemerenza rilasciata dalle autorità. In fondo erano le stesse autorità che, qualche mese dopo, con l’accusa di cospirazione contro lo Stato, condanneranno lui e gli altri a parecchi anni di galera; erano gli stessi apparati dello Stato responsabili di quella catastrofica “”condizione sociale””. Da qui il manitesto redatto a conclusione di quell’esperienza secondo cui “”la vera causa del colera è la miseria, l’unico rimedio la rivoluzione sociale”” (quarta di copertina)”,”ELCx-307″
“PARRINGTON Vernon Louis”,”Storia della cultura americana.”,”1. Il pensiero coloniale 2. La rivoluzione romantica 1800-1860 3. L’avvento del realismo critico, 1860-1920 L’A è morto prima di terminare il terzo volume (morto in Inghilterra il 16 giugno 1929). Era nato ad Aurora nell’Illinois nel 1871, aveva studiato ad Harvard e al College di Emporia (Kansas). Dal 1908 alla sua morte insegnò all’Univ dello stato di Washington a Seattle. Appartenne sempre, socialmente e intellettualmente al Middle West, l’area privilegiata della cultura americana degli anni Venti. Con quest’opera vinse il premio Pulitzer. Il 3° volume è stato pubblicato postumo nel 1930.”,”USAG-010″
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”””Nel primo decennio si ha una rigogliosa fioritura di studi logico-fondazionali ed epistemologici, condotti con uno stile di pensiero analogo a quello dei paesi all’ avanguardia in tali campi. Appartengono a questo periodo l’ opera di Giuseppe Peano e degli altri matematici a lui più o meno vicini (Alessandro Padoa, Mario Pieri, Cesare Burali-Forti ecc.), il pensiero di Giovanni Vailati e Mario Calderoni, i quali elaborano in modo originale la prospettiva pragmatista muovendo proprio dalle acquisizioni logiche peaniane, e infine la multiforme attività del matematico Federigo Enriques, che cerca di mettere a punto una ‘filosofia scientifica’ analoga nello spirito, anche se non nei contenuti, a quella prospettata più o meno negli stessi anni da molti pensatori statunitensi ed europei, in particolare dagli esponenti dei Circoli di Vienna e di Berlino. Nei due decenni successivi, invece, dopo gli attacchi condotti in maniera non sempre ortodossa da Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Guido De Ruggiero contro Enriques, accusato di dilettantismo e incompetenza filosofica, si assiste, invece, all’ emarginazione delle filosofie scientificamente orientate e alla progressiva affermazione di concezioni idealistiche e storicistiche (…)””. (pag 247)”,”FILx-347″
“PARRINI Paolo”,”Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva.”,”Paolo Parrini (1943) insegna filosofia teoretica nell’Università di Firenze. Tra i suoi saggi ‘Linguaggio e teoria’ (Firenze 1976)”,”FILx-211-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-213-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-214-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Empirismo logico e convenzionalismo.”,”Paolo Parrini è nato a Castell’Azzara (Grosseto) nel 1943. Ha insegnato presso le Università di Firenze e di Venezia. Attualmente è professore straordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Fisica e geometria dall’Ottocento a oggi’, Loescher, Torino, 1979.”,”FILx-223-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Sapere e interpretare. Per una filosofia e un’oggettività senza fondamenti.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979). “”Non bisogna quindi dare ascolto a coloro che consigliano di porre mente, essendo uomini, a cose umane ed essendo mortali a cose mortali; bisogna invece per quanto è possibile rendersi immortali e far di tutto per vivere secondo quella parte che in noi è la più alta; sebbene infatti sia piccola per mole, sopravanza tutte le altre per potenza e dignità”” (Aristotele)”,”FILx-463-FRR”
“PARRISH Michael E.”,”L’età dell’ansia. Gli Stati Uniti dal 1920 al 1941.”,”M.E. Parrish insegna Storia americana contemporanea nella University of California, San Diergo. E’ autore di ‘Securities Regulation and the New Deal’ (1970) e ‘Felix Frankfurter and His Times: The Reform Years’ (1982).”,”USAS-001-FMDP”
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO Valerio FLACCO STAZIO CLAUDIANO ORAZIO PAUTO TERENZIO SENECA CATULLO”,”Roma antica. Volume 11. Dall’epica di Virgilio alla lirica di Catullo. Antologia di testi poetici commentati. Libro 1.”,”- Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo (pag 172-) “”Ancora un elogio di Epicuro, liberatore dai veri mostri che affliggono l’umanità (non quelli inutilmente sconfitti da Ercole), inaugura il V libro (De Rerum Natura’ di Lucrezio, opera in sei libri, ndr), che si apre con una visione sconsolata del mondo, destinato come l’uomo e tutte le creature, a perire. Credere che esso sia stato creato dagli dei eterno e a beneficio degli uomini è pura follia (165: desiperest). Se così fosse infatti l’uomo non dovrebbe lottare fin dalla nascita con una natura ostile; che insidia di continuo la sua vita con pericoli e malattie. Il mondo è frutto di una casuale aggregazione di atomi, che si disposero in base al loro peso e alla loro qualità: al centro si addensarono gli elementi più pesanti, i più leggeri si levarono verso l’etere. Dopo aver parlato delle possibili cause dei moti degli astri e di altri fenomeni naturali, il discorso si accentra sulla comparsa dell’uomo sulla terra e sulla lunga e faticosa storia della sua emancipazione dallo stato ferino. La scoperta dei vantaggi del vivere associato, del fuoco, del linguaggio furono le prime tappe di questa lenta evoluzione, che ebbe però amare contropartite: la guerra, la corsa al denaro, al potere, a tutto ciò che minaccia la serenità dell’animo. A turbare gli uomini intervenne poi la ‘religio’ con i suoi riti nefandi. La vera ‘pietas’ a cui deve ispirarsi il ‘sapiens’ non consiste dunque nel frequentare i templi nei giorni festivi ma nel poter guardare tutto con mente serena (1203: ‘pacata posse omnia mente tueri’). Nell’ultima parte si torna sugli effetti negativi della civilizzazione, che induce l’uomo a consumare l’esistenza in inutili travagli (1431: ‘semper … in curis consumit inanibus aevum’), e si riafferma il valore della vera ‘ratio’, unico strumento capace di innalzarci alle soglie della luce (1455: ‘ratio … in luminis erigit oras’)”” (pag 174-175) [‘La poesia didascalica. Il poema cosmologico-filosofico. Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo]”,”STAx-341″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO VALERIO FLACCO CLAUDIANO PLAUTO TERENZIO SENECA CATULLO STAZIO TIBULLO PROPERZIO AUSONIO RUTILIO NAMAZIANO MASSIMIANO CALPURNIO SICULO LUCILIO PERSIO GIOVENALE MARZIALE FEDRO”,”Roma antica. Volume 12. Dall’elegia di Tibullo alla favola di Fedro. Antologia di testi poetici commentati. Libro 2.”,”La satira indignata di Giovenale (pag 686-703)”,”STAx-342″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di CESARE SALLUSTIO TITO LIVIO VELLEIO PATERCOLO VALERIO MASSIMO CURZIO RUFO TACITO AMMIANO MARCELLINO NEPOTE SVETONIO LAMPRIDIO CICERONE SENECA IL VECCHIO QUINTILIANO”,”Roma antica. Volume 13. Dalla storiografia di Cesare alla filosofia di Seneca. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 1.”,”Eloquenza e educazione in Quintiliano: La formazione dell’ oratore (pag 297-301)”,”STAx-343″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di PETRONIO SENECA CICERONE PLINIO IL GIOVANE SIMMACO VITRUVIO FRONTINO FRONTONE CELSO MARZIANO CAPELLA CASSIODORO APICIO MELA MACROBIO GELLIO VARRONE CATONE COLUMELLA”,”Roma antica. Volume 14. Dal romanzo di Petronio al sapere enciclopedico di Plinio. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 2.”,”La descrizione del mondo (Mela, L’Egitto; Plinio, L’isola di Ceylon) (pag 704-722)”,”STAx-345″
“PARROT André”,”Gli Assiri.”,”André Parrot, nato nel 1901 e morto nel 1980 è stato conservatore capo dei Musées Nationaux (Antichità Orientali e Arti Islamiche) e segretario generale della Commissione des Fouilles et Missions archéologiques, professore all’Ecole du Louvre, dottore in teologia, professore di lingua e letteratura ebraica e di storia delle religioni presso la facoltà di Teologia protestate di Parigi.”,”STAx-005-FSD”
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura; saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN”,”The Worlds of Indian Industrial Labour.”,”Saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN.”,”MASx-007″
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura”,”The worlds of Indian industrial labour.”,”PARRY è professore di antropologia alla London School of Economics and Political Science (LSE). BREMAN è professore di sociologia comparata all’ Università di Amsterdam. KAPADIA è uno studioso della World Bank. “”The locus classicus of the labour commitment thesis is the collection edited by Moore and Feldman (1960) – also the product of an SSRC- sponsored conference.”” (pag XIX)”,”MASx-008″
“PARRY Geraint”,”Le élites politiche.”,”Probabilmente Fondo Davoli “”L’elemento centrale della dottrina elitistica è che in qualsiasi sistema politico è una minoranza della popolazione a prendere le decisioni fondamentali nella società”” (pag 35, La tesi elitistica classica) (Elitisti classici: Mosca e Pareto) Burnham: una prospettiva economicistica (pag 63-) Marxismo e elitismo “”All’interpretazione marxiana della storia in termini di conflitto delle classi economiche, gli elitisti contrapponevano delle interpretazioni politiche; per loro infatti, ad eccezione di Burnham, la politica non è un semplice riflesso della struttura economica di classe. Per Mosca e Pareto la struttura del potere di qualsiasi società è determinata dalla natura e dalle capacità della sua leadership politica; è l’abilità politica, o la mancanza di questa, che determina chi governerà e in che modo il potere possa cambiare di mani. Secondo Marx, invece, il leader politico da qualunque classe provenga non è altro che il «rappresentante» della classe economica dominante; soltanto laddove esiste un equilibrio fra le classi, può un’élite politica avere una certa indipendenza d’azione. L’elitista non nega che i fattori economici siano importanti, ma insiste nell’affermare che mediante mezzi politici un’élite può controllare, conciliare o perfino neutralizzare le forze economiche. Per Marx le tensioni sociali significative si presentano fra la classe che possiede gli strumenti di produzione, e quindi esercita il suo dominio sulla società, e la classe o le classi soggette, la cui condizione economica le spinge ad organizzarsi in antagonismo con la classe dominante. Secondo la tesi elitistica, invece, la tensione è fra l’élite politica dominante e ogni altra élite rivale che sorge a contrastarne il potere; la massa della popolazione è disorganizzata e diventa politicamente rilevante soltanto quando è unificata da un’élite. Un effetto primario della teoria marxiana fu perciò quello di stimolare una dottrina opposta che tentava di svincolare la politica e la leadership politica dalla posizione subordinata in cui Marx le aveva relegate. Gli elitisti perciò attaccarono il marxismo a tre livelli distinti. In primo luogo, ebbero l’intento polemico di denunciare la teoria di Marx come un’ideologia, legata ai tempi, della classe operaia anziché la scienza della società che pretendeva di essere. In secondo luogo, respinsero la predizione marxiana di una futura società senza classi, egualitaria, non trovando nessuna giustificazione per la convinzione di Marx che la struttura gerarchica della società non fosse inevitabile. Infine, si opposero alla concezione che l’economia e non la politica fosse la forza storica determinante e il legame che tiene insieme la società. Nonostante la radicale differenza fra elitismo e marxismo, negli ultimi anni sono stati fatti tentativi, specialmente da parte di James Burnham e in una certa misua di C. Wright Mills, di realizzare una sintesi di Marx, Mosca e Pareto”” [Geraint Parry, ‘Le élites politiche’, Bologna, 1972] (pag 32-33)”,”TEOP-509″
“PARSI Vittorio Emanuele a cura, saggi di Luigi BONANATE Robert GILPIN G. John IKENBERRY Matthew EVANGELISTA Joseph M. GRIECO”,”Che differenza può fare un giorno. Guerra, pace e sicurezza dopo l’11 settembre.”,”Luigi Bonanate, professore ordinario di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Universitò di Torino. É stato Presidente della Società Italiana di Scienza Politica (SISP) e Direttore del Centro Studi di Scienza Politica ‘Paolo Farneti’. É attualmente membro dell’International Advisory Board della rivista ‘European Journal of International Relations’. Matthew Evangelista, professor of Government presso la Cornell University dove è direttore del Peace Studies Program. Si è occupato di politica estera comparata, riservando grande attenzione alle questioni relative alla Russia, prima e dopo la caduta del comunismo. É attualmente membro del comitato editoriale di ‘International Organization’. Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. Joseph M. Grieco, professor of Political Science alla Duke University, presso lo stesso ateneo è co-direttore del ‘Duke Program in International Law and Institutions’. G. John Ikenberry, Peter F. Krogh professor of Geopolitics and Global Justice alla Georgetown University. Precedentemente ha insegnato alla Princeton University e all’University of Pennsylvania, ed è stato Senior Research Adviser per la ‘Commissione sul futuro’ del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Vittorio Emanuele Parsi, professore associato di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Presso l’ASERI è direttore del Master in Mercati e Istituzioni del Sistema globale. Membro del Comitato di redazione della rivista ‘Teoria politica’.”,”TEMx-007-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-367″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-031-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Un problema sociale: gli esclusi (pag 66-67) All’interno dei sistemi democratici ci sono gli ‘esclusi’ individui e gruppi cui la democrazia è ‘effettivamente’ preclusa (Ornaghi e Parsi, 1994, pp. 179-188) (pag 66) Vittorio Emanuele Parsi (1961-) è professore ordinario di Relazioni internazionali nell’Università Cattolica di Milano e, dal 2002, professore nella Facoltà di Economia dell’Università della Svizzera Italiana. È direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) ed editorialista di «Avvenire» e «Panorama». Tra le sue pubblicazioni ricordiamo «La fine dell’uguaglianza» (Mondadori, 2012) e «Relazioni internazionali» (con altri autori; Il Mulino, 2012). Con Lorenzo Ornaghi ha pubblicato il volume ‘La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia’, Il Mulino, Bologna.”,”TEOS-142″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Vittorio Emanuele Parsi (nato nel 1961) insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ECOI-192-FL”
“PARSONS Talcott SMELSER Neil J.”,”Economia e società. Uno studio sull’ integrazione della teoria economica e sociale.”,”””Ma, in relazione all’ aspettativa di redditi futuri Keynes pose l’ accento sul termine “”aspettativa””; le aspettative si possono orientare ad una analisi realistica della produttività economica, ma vi è anche un elemento speculativo nel processo di investimento, in virtù del quale il compratore si orienta a prospettive di guadagno di breve termine sul mercato. Keynes incorporò quindi questa discontinuità nella sua teoria in modo più completo di quanto non fecero i classici. “”Keynes definì “”psicologici”” i fattori responsabili delle principali fluttuazioni nella efficienza marginale del capitale e questo costituisce un miglioramento rispetto alle formulazioni classiche, che attribuirono solo scarsa rilevanza ai fattori. Ma, come speriamo di mostrare più innanzi, questa etichetta sta a significare comunemente solo che l’ andamento di questi fattori si considera lineare, riducendo quindi il loro effetto ad una minore o maggiore intensità di una sola variabile. (pag 290) “”Nel 1932 apparve uno degli studi più significativi della letteratura sulle istituzioni economiche americane, The Modern Corporation and Private Property, di A.A. Berle, jr e Gardner Means. E’ questa una estesa analisi del “”governo”” di quel tipo di grande azienda che a quell’ epoca occupava già una posizione strategica nel mondo economico americano e che da allora ha accresciuto nel suo complesso la sua importanza relativa. La tesi fondamentale di Berle e Means è sintetizzata nella frase: “”separazione delle funzioni di proprietà e di controllo””. (pag 329)”,”ECOT-077″
“PARSONS Howard L.”,”Humanism and Marx’s Thought.”,”PARSONS Howard L. Professor and Chairman Philosophy Department University of Bridgeport, Connecticut. “”Il concetto etico chiave in Marx è “”sviluppo”” (1). L’ uomo ha una precisa struttura, una vita di specie (“”species-life””), un carattere che definisce la sua umanità come sviluppo creativo; il problema dell’ uomo è di recuperare questo. C. Wright Mills esagera la “”specificità storica”” di Marx ed è in errore quando dice che “”la natura umana, secondo Marx, non è un immutabile, inevitabile punto d’ ancoraggio per ogni esistenza o istituzione possibile””. (pag 158) (1) nota in Ideologia tedesca, Capitale, Manoscritti economico-filosofici, Critica del Programma di Gotha,”,”TEOC-365″
“PARSONS Albert SPIES August”,”Haymarket. Pour l’ exemple.”,”In appendice contiene la storia dei settantanni dei Cahiers Spartacus, notizie biografiche di René LEFEUVRE, il catalogo cronologico delle pubblicazioni. “”Ainsi l’ homme est fait de bassesse, de l’ usage et de la coutume il a fait ses nourrices”” (Goethe) (pag 57) “”Es erben sich Gesetz und Rechte, Wie eine ew’ge Krankheit fort, “” etc. (Goethe, Faust) (Le leggi e i privilegi di classe sono trasmessi come una malattia ereditaria) (pag 73) “”Il professore Wilcox: ‘non pensate che l’ introduzione del socialismo distruggerà ogni individualità?’ – Come si può distruggere qualcosa che non esiste? Nell’ epoca nostra non c’è alcuna individualità; essa non può che svilupparsi che sotto il socialismo, quando l’ umanità sarà indipendente economicamente. (…)”” (pag 79, A. Spies)”,”MUSx-189″
“PARTNER Peter”,”Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante.”,”Peter Partner ha lavorato per molti anni come giornalista scrivendo per l’Observer e l’Economist e occupandosi per la BBC di servizi sulla politica del Medio Oriente. Ha pubblicato ‘I Templari’ e ‘Duemila anni di Cristianesimo’.”,”QMIx-114-FSL”
“PARTNER Peter”,”Duemila anni di Cristianesimo.”,”Peter Partner è uno storico e giornalista. Ha pubblicato presso Einaudi ‘I Templari (1991) e ‘Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante’ (1997). Ha lavorato a lungo come giornalista, si è laureato ad Oxford.”,”RELC-017-FSD”
“PARVUS”,”Die Verstaatlichung der Banken und der Sozialismus. Erste Ausgabe. (La nazionalizzazione delle banche ed il socialismo)”,”Copia firmata: Besitzvermerk di Arkadij GURLAND”,”TEOC-323″
“PARVUS (Alexander HELPHAND)”,”[Raccolta di articoli apparsi su “”Die Neue Zeit”” dal 10 ottobre 1894 al 18 dicembre 1908]”,”La maggior parte degli articoli sono del 1896, del 1901 e del 1908. Contiene tra l’altro: – Né un uomo né un soldo! – Mercato mondiale e crisi agraria – Colpo di stato e sciopero politico di massa – Nobiltà e proprietà terriera russa – Politica commerciale e la teoria – Dazi industriali e mercato mondiale – Russia e Francia – L’ opportunismo nella prassi – La morte di L. Auer – Karl Marx e il suo punto di vista politico – Osservazione della politifca coloniale – Precedenti storici nei Balcani – La crisi del Reich e la socialdemocrazia tedesca”,”TEOC-001-FC”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie 1916-1918. 1. Mon journal de Russie 1916-1918. 2. En Communisme 1918-1921. 3. Mon etat d’ame 1922-1926. 4. Russie, 1927″,”Il periodo totale preso in considerazone va dal 1916 al 1927″,”RIRO-067″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-047″
“PASCAL Roy”,”The Growth of Modern Germany.”,”Il Prof. PASCAL ha studiato a Cambridge storia e cultura tedesca e quindi a Monaco e a Berlino. Dopo aver insegnato al Pembroke College e all’ Università di Cambridge, è stato professore di tedesco nell’ Università di Birmingham. Ha scritto articoli e saggi sul pensiero e la società tedesca. Tra le sue opere ‘Shakespeare in Germany’, ‘Karl Marx’, ‘Karl Marx Political Foundations’.”,”GERx-072″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL era professore nella scuola di Lingue Orientali. “”Pietro è un grande lavoratore, di una energia selvaggia, di una curiosità quasi universale, di una dedizione totale ai suoi doveri di principe: per lui lo Stato è tutto. Il suo piano era di ricostruire la Russia sul modello degli Stati occidentali, per assicurarne la potenza”” (pag 58)”,”RUSx-081″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un mestiere: invece ne dispone il caso. L’ abitudine crea muratori, soldati, carpentieri. “”E’ un carpentiere eccellente”” si dice; e, parlando di soldati: “”Sono proprio pazzi””, si dice; e gli altri al contrario: “”Non vi è niente di grande all’ infuori della guerra; gli altri uomini sono dei cialtroni””. A forza di sentir lodare durante l’ infanzia questi mestieri, e disprezzare tutti gli altri, si fa una scelta; perché naturalmente si ama la verità e si odia la follia; quelle parole ci colpiscono. Si sbaglia solo nell’ applicazione. Tanto è grande la forza dell’ abitudine, che di coloro che la natura ha fatto soltanto degli uomini si fanno tutte le condizioni degli uomini: infatti vi sono paesi interi di muratori, altri di soldati, ecc. Senza dubbio la natura non è così uniforme. E’ dunque l’ abitudine che provoca tutto questo, perché essa contrasta la natura. Ma qualche volta la natura la supera, e trattiene l’uomo nel suo istinto, magrado qualsiasi abitudine, buona o cattiva.”” (pag 43) “”La prevenzione che induce in errore. E’ una cosa deplorevole vedere tutti gli uomini decidere soltanto per quanto riguarda i mezzi e mai per il fine. Ciascuno medita sul come assolverà i propri compiti; ma, quanto alla scelta dei compit e della patria, la sorte decide. E’ una cosa penosa vedere tanti turchi, eretici, infedeli, seguire la strada dei loro padri, per la sola ragione che ciascuno di loro è prevenuto sul fatto che sia la migliore. Ed è quella che determina ciascuno a scegliere la propria condizione, di fabbro, soldato, ecc.”” (pag 44)”,”FILx-388″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”Sulla lunga durata del popolo ebraico (ebrei) (pag 223-224) Ateismo (atei) (pag 94-95) “”Ateismo, indizio di forza intellettuale, ma fino a un certo grado soltanto”” (pag 95) “”Gli atei devono dire delle cose perfettamente chiare; ora non è affatto perfettamente chiaro che l’anima sia materiale”” (pag 94)”,”RELC-368″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””Temere la morte fuori del pericolo, e non nel pericolo: perché si deve essere uomini”” (pag 93) “”Milton (22) vede bene che la natura è corrotta, e che gli uomini sono contrari all’onesto; ma non sa perché non possono volare più alto”” (pag 168) (22) Milton è uno dei libertini con cui Pascal era stato in conatto nel periodo della sua “”vita mondana””: dei tre costantemente ricordati, è il più scontento e pessimista (pag 351)”,”FILx-021-FV”
“PASCAL Pierre”,”Pages d’amitié, 1921-1928.”,”Nicolas Lazarevitch est né le 17 aout 1895 à Jupille, bourg minier près de Liège. Ses parents étaient des Ukrainiens qui avaient appartenu au groupe révolutionnaire terroriste “”La Volonté du Peuple””. A short biography of Russo-Belgian anarchist, co-writer of The Platform and husband of Ida Mett, Nicholas Lazarevitch. Born in Belgium 17 August 1895 near Liege, Nicholas Lazarevitch was the son of Russian revolutionary émigrés. After working in a number of factories and mines in French-speaking Belgium he became an anarcho-syndicalist shortly before world war one. He worked in the mines of Germany’s Ruhr in 1916, but in 1917 escaped to Holland. There he joined up with interned Russian POW’s who had also escaped from Germany, and helped to set up a soviet to press for their repatriation to Russia. In February 1919 he returned to Russia with these internees, and joined the Red Army. He was sent to South Russia to make propaganda in the French army ranks. He was arrested, and only saved from execution by the Red Army’s recapture of Odessa. At this point Lazarevitch was very close to the Bolsheviks “”whom he believed to be only a political tendency very close to the anarchists but better organised””. He fled the denikinist capture of Odessa and entered Rumania where he was interned. He then made his way illegally into Yugoslavia and thence to Italy where he was in contact with the anarchists, and took part in street fighting against the fascists. He returned to Russia in March 1921, where he worked as a part-time translator for the Comintern refusing to become a full-time official. He requested factory work and spent 1921-24 in various jobs in Russian factories. He was in touch with Boris Souvarine and Pierre Pascal. “”In his view the solution to the conflict with the Party and the tame trade unions lay in the creation of workers’ groups, the future nuclei of independent trade union organisations capable of standing up to the Party and any restoration of capitalism””. Driven underground by these activities, Lazarevitch was arrested by the GPU in the autumn of 1924. He refused to recognise the court and was held without trial until 1926, spending his time reading and learning several languages. He was freed after a campaign mounted by Anarcho-syndicalists and La Revolution Proletarienne. He was expelled from the USSR in 1926, after which he settled in Paris and became a building worker. He helped to draft the Platform. In 1926 he also started to campaign, to publicise working class reality in the USSR to French workers. He organized about fifty meetings in France, Belgium, Switzerland and Germany, often clashing with local communists. The French authorities expelled him in 1928, after which he worked as a miner in Belgium, until he returned illegally to France, to work in construction. In 1931 Lazarevitch and Ida Mett (his wife) traveled around Spain. He was already a good friend of Ascaso and Durruti, whom he had known as exiles in Belgium. He resumed to Paris, and then Belgium, in 1932, but continued to monitor events in Spain for La Revolution Proletarienne. Back in Belgium, he was active in a series of anarcho-syndicalist led strikes, as well as an active supporter of anti-militarists. He campaigned on behalf of Victor Serge and Francesco Ghezzi in the USSR and on behalf of foreign anarchists expelled from Belgium. He was jailed for a year in 1935 for anti-militarist and trade union activity. In 1936 he re-entered France illegally to find work with the help of the Proof-readers Union. He was actively involved in gathering the documentation that was to form the basis of Ida Mett’s “”The Kronstadt Commune”” published in 1938. Arrested in 1940 as an illegal alien he was interned in Vernet camp. He pretended to consent to repatriation to Belgium but escaped en route. He worked for a while as a farm labourer in Les Landes, before rejoining his wife and children in the Var department in 1942. He returned to Paris in 1946 to work as a proof-reader. In the 1950’s Lazarevich published a review based on extract gleaned from official soviet publications. He taught Russian and used his student’s contacts to try and gain information about the Russian situation. May 1968 saw him taking part in the open assemblies at the Sorbonne. He died in Paris on the 24th of December 1975. From the Kate Sharpley Library https://libcom.org/history/articles/1895-1975-nicholas-lazarevitch”,”BIOx-013-FL”
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-138-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie, 1918-1921.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore (1977) “”Spectateur attentif de ce processus depuis la révolution d’octobre, je ne cachais pas mon opinion à la Mission militaire, où la plupart avec indulgence, certains avec colère, me qualifiaient de bolchevik. Tous étaient obligés de reconnaître que le gouvernement bolchevik était le premier depuis la révolution, et même le premier en Russie dont les ordres fussent exécutés. J’applaudis à la nationalisation des banques, je me réjouis de la publication des traités secrets, je trouvai légitime la dissolution de la Constituante, dont Lounatcharski avait expliqué les raisons dans un meeting du Cirque Moderne. Désormais, la révolution sociale, celle que je voulais, était sauvée, elle était en marche, le danger du parlementarisme odieux était écarté. Et j’étais encore une fois en communion avec tout le peuple russe: quoi de plus ridicule que la pseudo-manifestation de quelques centaines de fonctionnaires saboteurs contre la dissolution de la Constituante? Je sus seulement plus tard que le sabotage des institutions était entretenu financièrement par les banques de l’Entente, avec un succès compréhensible, puisque les fonctionnaires étaient payés précisement pour ne pas travailler. Mais j’avais déjà entendu le colonel Langlois, chef d’Etat-Major du général Niessel, recommander au capitaine Faux-Pas-Bidet, chargè du service d’espionnage, de semer la zizanie, par tous les moyens, entre les soldats et les ouvriers. J’applaudis, au grand scandale des spécialistes pleins d’expérience, au contrôle ouvrier sur des usines. Dès lors, j’étais instruit du programme intérieur des bolcheviks. [‘Spettatore attento di questo processo dalla Rivoluzione d’Ottobre, non ha nascosto il mio parere alla Missione militare, dove la maggior parte con indulgenza, alcuni con collera, mi consideravano bolscevico. Tutti sono stati obbligati a riconoscere che il governo bolscevico era il primo dopo la rivoluzione, e anche il primo in Russia i cui ordini fossero esecutivi. Applaudivo alla nazionalizzazione delle banche, accolsi con favore la pubblicazione dei trattati segreti, ho trovato legittimo lo scioglimento dell’Assemblea costituente, che Lunacarskij ha spiegato in un incontro al Circo Moderno. Ormai, la rivoluzione sociale, quella che volevo, era salva, era in marcia, il pericolo di un parlamentarismo odioso era evitato, ed io ero ancora una volta in comunione con tutto il popolo russo: che cosa c’è di più ridicolo della pseudo-dimostrazione di poche centinaia di funzionari sabotatori contro lo scioglimento dell’Assemblea Costituente? Seppi solamente in seguito che il sabotaggio delle istituzioni era stato sostenuto finanziariamente dalle banche dell’Intesa, con un successo comprensibile, dal momento che i funzionari erano pagati proprio per non lavorare. Ma avevo già sentito il colonnello Langlois, Capo di Stato Maggiore del Generale Niessel, raccomandare al capitano Faux-Pas-Bidet, responsabile del servizio di intelligence, di seminare zizzania, con tutti i mezzi, tra i soldati e i lavoratori. Ho applaudito, con grande scandalo degli specialisti pieni di esperienza, al controllo operaio sulle fabbriche. Da quel momento in poi, fui messo a conoscenza del programma interno dei bolscevichi’] (pag 167-168)”,”RIRB-160″
“PASCAL Pierre”,”Russie 1927. Mon Journal de Russie. Tome quatrième: 1927. Vol. IV.”,”Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-187-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon État D’ame. Mon Journal de Russie. Tome troisième 1922-1926. Vol. III.”,”Pierre Pascal poursuit la publication de ses carnets de notes, compte rendu scrupuleux de sa vie quotidienne en Russie soviétiste. Après Mon journal de Russie et En communisme, Mon état d’ame porte sur les années 1921 à 1926, c’est à dire depuis l’instauration de la Nouvelle Politique Économique jusqu’à la lutte sévère pour le pouvoir et au commencement de l’élimination del l’Opposition. Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic, avviso al lettore abbreviazioni ntoe indice nomi; Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-188-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie 1918-1921.”,”En communisme est le deuxième volume du Journal de Russie de Pierre Pascal, publié chez le même éditeur en 1975. Avant-propos, Chez Sadoul, Annexes: I. Victor-Serge, II. La garde des maisons, foto, illustrazioni, Index, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-213-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie. A la mission militaire française 1916-1918.”,”Cette grève du peuple russe, nul ne l’avait jamais décrite comme le fait Pierre Pascal. Preface de Jean LALOY, note, Pieces Jointes, Index des principaux noms propres et de quelques matières, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-214-FL”
“PASCAL Blaise”,”I pensieri. Con la vita di Pascal scritta da Gilberte Périer.”,”””A ventitré anni, conosciuta l’esperienza di Torricelli, inventò e portò a compimento l’altra che vien chiamata ‘esperienza del vuoto’, la quale dimostra abbastanza chiaramente che tutti i fenomeni fino allora attribuiti al vuoto sono invece causati dalla pesantezza dell’aria. Questa esperienza fu l’ultima con cui la sua mente si applicò alle scienze umane; e, sebbene abbia inventato i teoremi della cicloide, questo non è in contraddizione con quello che ho detto, perché li scoprì senza pensarci e in un modo che fa credere che non vi si era applicato, come dirò in seguito”” (pag 34-35) (Gilberte Périer)”,”VARx-074-FGB”
“PASCALE Silvia MATERASSI Orlando”,”Il lavoro forzato nel Terzo Reich.”,”I prigionieri di guerra presi in Italia, in Francia, nella ex Jugoslavia e in Grecia furono oltre un milione, concentrati prima in campi provvisori e poi trasferiti lentamente verso i lager in Germania, in Austria, in Polonia. Lì venivano schedati e fotografati, veniva assegnato loro un numero e da quel momento perdevano la propria identità di esseri umani per trasformarsi in meri ‘pezzi di ricambio’ per aziende e fabbriche. Negli anni del nazismo più di 2000 imprese tedesche hanno beneficiato del lavoro forzato, nessuna città faceva eccezione, con buona parte della manodopera costretta al lavoro attraverso minacce e ricatti. Oltre 650.000 internati militari italiani (IMI) furono deportati, dopo l’8 settembre 1943, per diventare schiavi di Hitler e oltre 50.000 morirono di fame, freddo e violenze, sfruttati come lavoratori forzati. “”Secondo una statistica dell’agosto 1944, la maggioranza degli internati fu destinata al lavoro per l’industria bellica (199.143 uomini). Gli altri furono distribuiti all’industria mineraria (43.684), all’industria alimentare e agricola (41.111), all’industria pesante (36.145), all’edilizia (54.554) e alle ferrovie (22.264). Circa altri 23.000 furono assegnati alle poste, alle squadre di carico e scarico e anche a richiedenti civili. L’orario di lavoro variava tra le 50 e le 65 ore settimanali, con un solo intervallo, in genere di mezz’ora, per il pasto. Nelle fabbriche, nelle miniere e nell’edilizia non vi era praticamente alcuna attenzione alla sicurezza, e anhe i servizi medici erano rudimentali o addirittura completamente assenti. L’alimentazione era assolutamente insufficiente e molti riuscirono a sopravvivere soltanto grazie ai pacchi viveri che provenivano da casa. Con il progredire della guerra e il peggioramento delle condizioni in tutta la Germania, le razioni già scarse diminuirono ulteriormente. (…) Le condizioni più dure erano sicuramente quelle dei lavoratori costretti nelle miniere di carbone della Renania e della Slesia. (…) In generale le pessime condizioni degli IMI erano dovute alla politica nazifascista, punitiva nei confronti dei soldati italiani definiti “”traditori””. Anche Hitler decise di occuparsi direttamente del problema, soprattutto per quanto riguardava la resistenza al lavoro coatto che si concretizzava nella scarsa produttività. Il comando supremo della Wehrmacht stabilì di mettere in ginocchio, con sistemi durIssimi, tutti coloro che non avessero lavorato in maniera proficua e che venivano definiti “”fannulloni””. Alla fine del febbraio 1944 pertanto si diede ordine di correlare l’alimentazione degli internati militari con il rendimento e, nel caso di poca resa, di ridurre il pasto a tutta la squadra di lavoro, non solo al singolo uomo. Ovviamente il senso della punizione collettiva secondo il pensiero nazista avrebbe dovuto creare delle divisioni: la speranza era quella che fossero gli stessi compagni a costringere gli altri a essere produttivi. Il principio dell’alimentazione proporzionata al rendimento era sicuramente disumano, ma anche controproducente, elemento già evidenziato anche da esperimenti effettuati in un centro medico a Dortmund nell’estate del 1944. (…) Secondo gli archivi storici interni della Daimler-Benz di Mannheim, gli IMI, oramai stremati e in condizioni fisiche di estrema debolezza morivano sistematicamente dopo breve tempo per il sopraggiungere di banali malattie infettive. (…) Una relazione interna alla fabbrica Krupp a Rheinhausen comunica sempre nello stesso periodo l’insorgere di perdite di peso fino a 22 chili, con la comparsa anche di malattie aggravate da turbe mentali. (…)”” (pag 25-26) Silvia Pascale è docente di Lettere all’IC4 Stefanini di Treviso. Dal 2011 si occupa di storia contemporaneo, in particolare delle questioni legate al genocidio armeno, ai campi di concentramento e alla vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI) soprattutto dopo la scoprta di legami familiari con quelle vicende storiche. È presidente della sezione ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager Nazisti) di Treviso. Ha pubblicato tra l’altro ‘Internati Militari italiani. Una scelta antifascista’ (2022) sempre in collaborazione con Orlando Materassi. Orlando Materassi (vive nel comune di Pontassieve), già presidente nazionale dell’ANEI, è stato consigliere provinciale e assessore.”,”GERN-208″
“PASCOLI Giovanni”,”Nuovi poemetti.”,”Pietole pag 128 pag 134 I poemetti sono la seconda raccolta di poesia di Giovanni PASCOLI (1855-1912). Apparsa nel 1897 si sdoppiò poi in due volumi distinti; Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909) ma per l’ omogeneità della materia formano un tutto unico.”,”ITAB-186″
“PASCOLI Giovanni”,”Poemi del Risorgimento. Inno a Roma – Inno a Torino.”,”Inno a Torino. “”Te la dea Roma disegnò quadrata, qual esa fu, premendo il solco a fondo, col grande aratro dalla prua ferrata, con cui fendé fecondatrice il mondo. Come legione ferrea che si schiera, con pari file, dritte e quadre, invade il vasto campo; così tu, guerriera, con le tue case e con le tue contrade. In te milizia è tutto; anche l’austere voci e parole e l’anime dei tuoi; che, se squilli la tromba del dovere, corrono a morte, umili ed altri eroi”” (pag 129-130)”,”VARx-475″
“PASCOLI Giovanni, a cura di Maurizio PERUGI”,”Opere. Tomo I, Tomo II.”,”8″,”TEOP-451″
“PASCUCCI Margherita”,”La potenza della povertà. Marx legge Spinoza.”,”PASCUCCI Margherita ha conseguito il Master in Lingua e Letteratura yiddish presso la Columbia University (NY) e un dottorato in Letteratura comparata presso la New York University. Ha Pubblicato ‘Il pensiero di Walter Benjamin. Un’introduzione’ (2002). Dunamei: termine usato da Marx in alcuni passaggi per definire il movimento della storia, o meglio, la sua ricezione. Il concetto implica qullo di virtualità, di potenza e di prassi rivoluzionaria (glossario, introduzione) (pag 13) “”‘(…) per questo la moneta è detta in greco ‘nomisma’ (cosa legale), perché sorge non per natura ma per legge (‘nomos’) e sta in nostro potere mutarla e il renderla fuori uso’ (Aristotele, Etica Nicomachea, v.5)”” (pag 28) Marx su Aristotele, legge valore e denaro “”Sappiamo che la spiegazione che Marx dà del valore deriva da un passo dell”Etica Nicomachea’ [libro V, capitolo sulla Giustizia]: “”Le due particolarità sopra trattate della forma di equivalente diventano ancora più tangibili se ci rifacciamo al grande indagatore che per primo ha analizzato la forma di valore, come tante forme, forme di società e forme di natura, cioè Aristotele. Innanzitutto Aristotele esprime chiaramente che la forma di denaro della merce è solo la figura ulteriormente sviluppata della forma semplice di valore, cioè ‘della espressione del valore di una merce in una qualsiasi altra merce’ (1) (‘ivi’, p. 68). “”Non può esistere lo scambio ‘senza l’uguaglianza’ e ‘non’ può esistere l’uguaglianza ‘senza la commensurabilità”” (out isotes me ouses summetrias). Ma qui si ferma e abbandona l’ulteriore analisi della forma valore. “”Ma è ‘veramente impossibile (te men oun aleteia adunaton) che cose tanto diverse siano commensurabili””, ossia ‘qualitativamente uguali’. Questa comparazione può essere solo qualcosa di estraneo alla reale natura delle cose e perciò solo un “”espediente per il bisogno pratico”” (ivi, p. 69). Secondo Marx la difficoltà per cui l’analisi di Aristotele si bloccò è dovuta alla mancanza di un ‘concetto di valore’ in quanto forma di lavoro di uguale qualità. La sostanza comune (2), che permette nell’equivalenza di esprimere il valore di una cosa attraverso un’altra, è il ‘lavoro umano’. A causa della struttura della società greca, Aristotele non poteva vedere che “”attribuire valore alle merci è puramente un modo di esprimere tutti i lavori come lavoro umano uguale e conseguentemente come lavoro di uguale qualità””; ma il genio di Aristotele viene riconosciuto per il fatto che egli, “”nell’espressione del valore della merce, ha scoperto un rapporto di uguaglianza”” (ibidem) (3). Questo rapporto di uguaglianza è espressione di qualcosa che è stato reso comparabile; è espressione del bisogno di essere parificati. Esso mostra la formazione del ‘comune’ (‘koinonia’), che costituisce la società. Il mezzo per questa formazione è il denaro – come “”unico standard universale della misurabilità”” (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] [(1) Giacché afferma: “”5 letti = 1 casa”” (‘klinai pente anti oikias’), non differisce da 5 letti = tanto di denaro (‘klinai pente anti…osou ai pente klinai’). Egli ammette inoltre che il rapporto di valore cui si riferisce l’espressione di valore implica a sua volta che la casa sia posta come qualitativamente uguale al letto, e ammette che queste cose, diverse per ciò che riguarda i sensi, non sarebbero riferibili tra di loro come grandezze commensurabili se nella loro essenza non partecipassero di tale uguaglianza”” (Karl Marx, Il capitale, cit., p. 68); (2) Che la sostanza sia il comune è già stato reso chiaro da Spinoza. L’importanza del concetto spinoziano d’immanenza e del suo intero sistema si trova qui. Nel valore, che dal VII secolo a.C. è stato coniato come denaro, questo comune è stato prodotto come forma astrazione e ha dato alla merce il suo ‘carattere trascendente’. Il cuore dell’etica e della politica spinoziana sta nell’affermazione che questo comune non solo è già dato, in quanto ‘noi siamo il comune’, ma che esso può essere giustamente conosciuto soltanto come forma concreta e come prassi; (3) Per questo passo, vedi anche Michael DeGolyer, ‘The Greek Accent of the Marxian Matrix’, cit., p. 112] (pag 30-31) “”Berlino 1841. Marx legge Spinoza e annota alcuni passaggi dal ‘Tractatus Theologico-Politicus’ e dalle ‘Lettere’. (…) Nel capitolo XVI, oltre al concetto di natura, abbiamo il concetto di collettivo e di utilità; il concetto di libertà e di causa di sé. “”[69] ‘E poiché è legge suprema di natura’ che ciascuna cosa ‘si sforzi di persistere per quanto può nel’ proprio stato”” (Quaderno Spinoza, p. 101). Collettivo, Utilità (collective, utilitas). “”[71] Vedremo chiaramente che gli uomini per vivere in sicurezza e nel miglior modo, dovettero necessariamente unirsi e far sì ‘da avere collettivamente il diritto che ciascuno per natura aveva su tutte le cose e che questo fosse determinato, non più dalla forza e dall’istinto di ciascuno, ma dal potere e dalla volontà di tutti (ibidem)'””. “”[73] Questo diritto della società si chiama “”democrazia””, la quale si definisce perciò come l’unione di tutti gli uomini che ha collegialmente pieno diritto a tutto ciò che è in suo potere”” (ivi, p. 103). Libertà, causa di sé (libertas, causa sui): “”[75] e […] libero è soltanto colui che vive integralmente secondo il solo dettame della ragione […] e, libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione…mi pare (cioè il governo democratico) il più naturale e conforme alla libertà e che la natura consente a ciascuno”” (ivi, pp. 103-105). Nel capitolo VII, i concetti che ci interessano sono l’uso della lingua, la scrittura, la storia (linguae usu, Scriptura, historia) (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] (pag 50-51-52-53)”,”MADS-610″
“PASETTI Matteo a cura; saggi di Alberto DE-BERNARDI Pietro PINNA Alvaro GARRIDO Maria Luiza TUCCI CARNEIRO Marica TOLOMELLI Nuno ROSMANINHO Fernando TAVARES PIMENTA Maria DAS GRAÇAS ATAIDE DE ALMEIDA Luis REIS TORGAL Noémia MALVA NOVAIS Heloisa PAULO Rodrigo ARCHANGELO Maria Francesca PIREDDA”,”Tra due crisi. Urbanizzazione, mutamenti sociali e cultura di massa tra gli anni Trenta e gli anni Settanta.”,”Saggi in portoghese e italiano Rielaborazione relazioni presentate a un convegno internazionale svoltosi presso l’Università di Bologna il 27-28 maggio 2010 con la partecipazione di storici italiani portoghesi e brasiliani Contadino europeo. “”La riproduzione e la tutela del proprio patrimonio domestico hanno costituito la bussola che ha guidato per secoli la razionalità economica delal comunità familiare contadina, orientandone le scelte colturali e tecnologiche, le strategie commerciali, l’impiego delle risorse nel sistema delle pluriattività, le politiche demografiche e matrimoniali. Un economista agrario russo antistalinista, fucilato nel 1939, Alexander V., Chayanov, più di ogni altro ha saputo penetrare e ricostruire, in una serie di scritti, universalmente riconosciuti come un caposaldo fondamentale per lo studio delle società rurali preindustriali, gli obbiettivi e i parametri di riferimento di questa “”razionalità”” Chayanov 1966 e 1990. Essi possono essere sintetizzati in questi termini: invece del massimo incremento dell’accumulazione, proprio delle economie di mercato capitaliste, l’economia contadina punta a una crescita che trova il suo equilibrio nel rapporto tra i bisogni della famiglia e lo sforzo per soddisfarli. Dato che l’utilità marginale decresce – questo è il ragionamento di Chayanov – nella misura in cui cresce la somma totale dei valori disponibili, per il conduttore dell’azienda, a un certo punto della crescita del reddito di lavoro, la disutilità delle unità di lavoro marginali erogate eguaglierà l’apprezzamento soggettivo dell’utilità marginale della somma dei valori ottenuti dal lavoro. La produzione del lavoratore dell’azienda contadina familiare si fisserà a questo punto di equilibrio naturale, dato che ogni dispendio supplementare di lavoro sarà soggettivamente svantaggioso [Chayanov 1990, 88]. In sostanza il centro attorno a cui ha ruotato per secoli queto sistema economico è rappresentato dall’equilibrio tra “”bocche”” e “”braccia””, a cui sono state subordinate le altre variabili, rappresentate dai capitali a disposizione, dalla terra posseduta e dalla forza-lavoro utilizzabile. Da questo punto di vista risulta esemplare il nesso tra le pluriattività extragricole – dalle lavorazioni tessili, alle economie di raccolta, fino all’impiego nelle filande – e l’utilizzazione del lavoro femminile e infantile, che ha punteggiato tutte le economie contadine europee, finalizzato all’ottimizzazione delle risorse umane all’interno delle strategie di autosufficienza. Il contadino europeo, dunque, non produceva per il mercato e non aveva per fine il profitto; al contrario puntava a realizzare condizioni che mantenessero stabile il livello e la qualità della vita della famiglia, rimanendo il più lontano possibile dallo scambio monetario e cercando di uscire il meno possibile da uno spazio econ omico delimitato dall’autosufficienza e dall’autoconsumo”” (pag 40-41) [Alberto De Bernardi, La scomparsa della società rurale e la modernizzazione nei paesi dell’Europa meridionale]”,”EURE-100″
“PASIMENI Carmelo”,”Lotta al fascismo all’ombra di Stalin. La militanza di Vincenzo Antonio Gigante.”,”Il saggio affronta un tema complesso col rigore di una documentazione inedita e segue la via di studiosi come Lussana – guardare al Pci attraverso la vicenda dei militanti – ma non è solo «biografia». Partito dalla vicenda di Gigante, Pasimeni giunge, infatti, allo scontro nell’ antifascismo che lotta «all’ombra di Stalin». Egli fa così luce sul rapporto tra gruppo dirigente del Pci ormai stalinista, di cui Togliatti è figura paradigmatica, e i «quadri intermedi», alla «svolta» degli anni ’30. La vicenda è emblematica. Quando il gruppo dirigente decide di tornare in Italia e il giovane quadro si oppone, lo scontro tra Togliatti, che «vede» il paese con gli occhi di Mosca, e Gigante che parte «dalla conoscenza diretta della realtà» e dei compagni «rassegnati» a una «vita di miseria e di stenti» è scontro da due concezioni del Partito (p. 52). Altri hanno scritto di questo comunista ucciso dalle torture nella Risiera di San Sabba. Hanno ricordato le «grandi doti umane» e il «senso della solidarietà» (p. 10), tacendo sui rapporti col Partito e sul ruolo delicato di partigiano e dirigente che sul confine orientale «all’interno dell’antifascismo o, meglio, degli antifascismi in conflitto» (p. 14) prova a costruire una linea di autonomia, che il partito abbandonerà mentre i tedeschi lo uccidono. Pasimeni rompe il silenzio su questi temi e fa della biografia lo strumento «per leggere momenti importanti della storia del Pci e, più in generale, […] d’Italia» (pp. 10-11). L’umiliante «processo» al Gigante, accusato di «opportunismo» da Togliatti, consente all’autore di fermarsi sulle «pressioni ideologiche dello stalinismo sul partito e sui suoi militanti», sul dibattito che si apre sull’identificazione del movimento operaio con l’Urss, sul socialismo in un solo paese e sulla categoria del «socialfascismo» e sull’opportunismo. E non c’è dubbio: la decimazione del gruppo dirigente fu devastante. Pasimeni sa inserire la vicenda di Gigante nel dibattito sull’attualità della storia del Pci e ne coglie un paradosso: partito da una «linea politica imposta», che sacrifica la democrazia, il Pci è protagonista «del processo storico cha ha portato la democrazia nel nostro paese» (p. 18). Non si ferma, non può, su quanto il «paradosso» abbia pesato sui ritardi della sinistra, ma la ricostruzione dello scontro con Togliatti è esemplare. Gigante, che lavora tra la gente, ricorda al leader «le opposizioni dei compagni di base alle direttive del partito» (p. 75), Togliatti è astratto e ideologico: Gigante non ha «le qualità di un bolscevico» (p. 100-101). Tanto basta per emarginarlo e umiliarlo e Pasimeni ha ragione: «vittime dello stalinismo non furono soltanto quei numerosi comunisti emigrati a Mosca». Pagarono tanti altri, solo «per aver espresso divergenze sulla linea politica o sul gruppo dirigente» (p. 105). Il saggio si chiude sul militante che per tutta la vita prova a conciliare «i principi del socialismo e della democrazia». Il punto è che la prova non riesce e Togliatti apre la via che conduce al 1956. Pasimeni non lo dice, Arfè lo scrisse: all’«occasione perduta» per la quale i costi si sono poi pagati in moneta contante (Giuseppe Aragno) La ricerca di Carmelo Pasimeni si propone di portare alla luce la tragica esperienza di Vincenzo Antonio Gigante, un militante comunista finito nella Risiera di San Sabba, per mano dei nazisti, alla fine del Secondo conflitto mondiale. Il risultato va però ben oltre il recupero di un pur generoso profilo biografico: sullo sfondo si staglia infatti, in tutta la sua drammaticità, lo scenario nel quale si conduceva, non solo in Italia, la lotta contro il fascismo, una lotta che, all’interno del PCdI, si snodava le logiche dettate dalla politica staliniana.”,”PCIx-508″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabolario italiano latino compitato dall’abate Giuseppe Pasini ad uso delle regie scuole di Torino nel quale si contengono i modi di dire ed i proverbj più eleganti e difficili dell’una e dell’altra lingua. Ed inoltre un copioso numero di voci aggiunte non che le favole de’ poeti, ed i nomi delle città, castella, mari, ec. che si leggono negli ottimi latini autori. Tom 1.”,”Frustamattoni: si dice di colui, che giornalmente va in una casa, o bottega, e non vi spende mai un soldo, o non vi porta utile alcuno Lavoratore: oggi propriamente contadino Lavoratrice: che lavora, operaria”,”VARx-420″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabula latina et italica a Josepho Pasinio jamdiu digesta in usum Regii Augustæ Taurinorum Gymnasii cui insertæ sunt elegantiores et difficiliores utriusque sermonis locutiones proverbia et dictiones ad scientias pertinentes accedunt poetarum fabulæ, atque urbium, oppidorum, marium, etc. nomina quaæ in optimis latinis auctoribus passim occurrunt. Editio emendatior. Tomus II.”,” Liberalis: ingenuo, non servile, libero, franco, liberale, splendido, onorato, civile, discreto, vantaggioso, cortese, largo, bello Liberalitas, ingenuità, bontà, spendidezza, liberalità, larghezza, cortesia, munificenza ecc.”,”VARx-421″
“PASINI Mirella, a cura; saggi di Daniela BIANCHI Gilbert VINCENT Paola DE-CUZZANI Daniele ROLANDO Gro ROSTADBOTTEN Mirella PASINI”,”Profeti ed eroi. Le retoriche della violenza.”,”Mirella Pasini ha insegnato Storia della filosofia, Filosofia morale ed Etica sociale presso l’Università di Genova. Attualmente è professore associato di Etica della comunicazione. Ha pubblicato pure ‘La mente e il cuore. David Chiossone e l’etica sociale dell’Italia unita’ (Name, 2007).”,”TEOS-024-FMB”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Le ceneri di Gramsci. Poemetti.”,”Il fratello di Pasolini, Guido dopo un anno di lotta partigiana nelle file della ‘Osoppo’ è caduto sui monti della Venezia Giulia nel febbraio del 1945. “”Quanta gioia in questa furia di capire!”” (pag 31) “”(…) Ma troppo fonda è, in voi, l’ impronta della lotta compiuta, nel grande e breve decennio: vi siete assuefatti, voi, servi della giustizia, leve della speranza, ai necessari atti che umiliano il cuore e la coscienza. Al voluto tacere, al calcolato parlare, al denigrare senza odio, all’ esaltare senza amore; alla brutalità della prudenza e all’ ipocrisia del clamore. Avete, accecati dal fare, servito il popolo non nel suo cuore ma nella sua bandiera: dimentichi che deve in ogni istituzione sanguinare, perchè non torni mito, continuo il dolore della creazione. Come altri compagni di strada, il mistico rigore d’un’azione sempre pari all’ idea, non vi chiedo: si paga, anche questo, con l’ aridità. (…)””. (pag 125)”,”VARx-173″
“PASOLINI Pier Paolo, a cura di Gian Carlo FERRETTI”,”Le belle bandiere.”,”La crisi letteraria. “”Questa crisi ha origini semplicemente letteraria o culturali? O, se alla sua base c’è una crisi economico-sociale, come sempre, di che tipo di crisi si tratta? È una classica crisi di restaurazione? O di modificazione (centro-sinistra) di certe situazioni che parevano irremovibili? Io credo che si tratti di una crisi che non ha riscontri nel nostro passato, né immediato né lontano. Siamo in un momento di «zero» storico (momento ideale, si capisce) (e allora le avanguardie sono, è vero, nella posizione giusta: ma mentre esse la credono liberamente scelta, essa è in realtà coatta, il momento zero è subito)”” (pag 238) [n. 49, a. XIX, 3 dicembre 1964]”,”EDIx-001-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Il caos.”,”Articolo ‘E’ tutto all’aperto’ (sono caduti i muri delle case… tutto è all’aperto senza intimità…) (pag 171-172) (Volumetto prestato a Patrizia S. il 2.9.2020)”,”ITAS-006-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Petrolio.”,”””Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “”summa”” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”” (Pasolini, 10 gennaio 1975) Appunti 20-30. Storia del problema del petrolio e retroscena (pag 117-118)”,”VARx-014-FSD”
“PASQUARELLI Gianni”,”La società per azioni. Il bilancio. Gli impieghi del risparmio. La borsa.”,”””Taluni osservano infatti che la speculazione in Borsa non sempre si svolge come si descrive sui libri o su i trattati di economia; talvolta essa rovescia, anziché anticipare, la piega del mercato, facendo subire ai titoli variazioni di prezzo che non hanno nulla a che vedere con le vicende produttive e finanziarie delle aziende. (…) E’ accaduto questo. Nel 1967 – e lo stesso discorso vale per il 1968 – l’indice che misura l’andamento della produzione industriale aumentò dell’8,2 percento circa. Quello che invece misura l’andamento delle azioni in Borsa calò dell’8 per cento. Ciò significa che il valore dei titoli azionari fu del tutto sganciato dai risultati produttivi delle singole aziende. E questo è un assurdo perché il valore delle azioni dipende (o dovrebbe dipendere) dall’andamento delle società: ossia dal loro fatturato, dai loro profitti, dai loro progressi tecnici, e via di seguito. Vi è stato insomma una specie di divorzio fra il valore delle azioni e i risultati delle singole industrie, segno che qualcosa non ha funzionato, segno che la Borsa non è stata lo specchio fedele della buona o della cattiva salute della società.”” (pag 113-114)”,”ECOG-021″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome I. Des origines a 1825.”,”””La prosperità economica degli Stati Uniti nei primi anni del XIX secolo, in un’ epoca in cui i prodotti americani dominavano in Europa e in cui, grazie alle guerre europee, le navi americane si erano impadronite del commercio mondiale, rallentò l’ emigrazione verso l’ Ovest”” (pag 347)”,”USAG-044″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II a. De 1825 a nos jours.”,”Guerra totale: “”Al quale, la vigilia di Natale, Sherman risponde: “”Questa guerra differisce dalle guerre europee per il fatto che noi combattiamo non solo un’ esercito nemico, ma un popolo nemico, e che dobbiamo far fortemente pesare il pugno della guerra tanto sui giovani e gli anziani, sui ricchi e sui poveri, che sulle truppe organizzate”” (pag 670)”,”USAG-045″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II b. De 1825 a nos jours.”,”””La crisi alla fine del 1907 fu il risultato di una prosperità senza precedenti. Lungi dall’ essere toccati da una crisi monetaria, gli Stati Uniti erano entrati in possesso di una massa enorme d’ oro, per la scoperta di nuovi giacimenti; (…) Nello stesso momento, il Sudafrica entrò in scena. Così l’ oro abbondò: la questione dell’ argento scomparve.”” (pag 835)”,”USAG-046″
“PASQUI Gabriele”,”La scrittura delle scienze sociali.”,”Gabriele Pasqui, nato a Milano nel 1965, si è laureato dapprima in discipline economiche e sociali, poi in filosofia teoretica. Ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Economia Politica dell’Università L. Bocconi e attualmente sta completando un dottorato in politiche pubbliche del territorio presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Collabora inoltre alla cattedra di Urbanistica del Politecnico di Milano.”,”TEOS-090-FL”
“PASQUINELLI Carla a cura, saggi di ANGIONI Giulio ASSAD Talal AUGÉ Marc BERNARDI Bernardo BROMBERGER Christian CIRESE Alberto M. GALLINI Clara SIGNORELLI Amalia SOLINAS Pier Giorgio”,”Potere senza Stato.”,”Questo volume raccoglie gli atti del convegno ‘Potere senza Stato’, organizzato dall’Istituto di discipline socio-antropologiche della facoltà di magistero della Università di Cagliari, nei giorni 10 e 11 maggio 1984.”,”RELC-020-FL”
“PASQUINI Emilio”,”Dante e le figure del vero. La fabbrica della Commedia.”,”Emilio Pasquini insegna Letteratura italiana all’Università di Bologna. Fra i maggiori studiosi di Dante, della cui Commedia ha curato insieme ad A.E. Quaglio un notissimo commento, si è occupato di aspetti rilevanti della cultura tre-quattrocentesca, fornendo importanti contributi filologici, tra cui l’edizione delle Rime del Saviozzo e Le botteghe della poesia.”,”VARx-260-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Crisi dei partiti e governabilità.”,”PASQUINO è ordinario di scienza della politica nell’ Università di Bologna.”,”ITAP-050″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di BLANK Stephen LAPALOMBARA Joseph LAMBORN Alan BONANTE L. BUENO DE MESQUITA Bruce CAPORASO J.A. DI NOLFO E. PAPISCA A. ORGANSKI A.F.K.”,”Teoria e prassi delle relazioni internazionali.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci.”,”RAIx-021-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Oreste MASSARI Antonio MISSIROLI Gianfranco PASQUINO”,”Opposizione, governo ombra, alternativa.”,”Oreste Massari è ricercatore di Scienza politica nel Dipartimento di Sociologia dell’Università di Roma. Ha studiato il Partito laburista inglese. Antonio Missiroli, specializzato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente ricercatore presso la Sezione Europea del Centro per Riforma dello Stato. Pasquino è professore ordinario di Sociologia della politica nell’Università di Bologna. Declino del partito antisistema. “”La possibilità che per via democratica si arrivi teoricametne a un mutamento del sistema economico è ammessa sia da Kelsen (1970, p: 259), che da Schumpeter (1977, p,. 286); e sul piano della Costituzione italiana si veda Lavagna (1977)”” (pag 65) (saggio di O. Massari)”,”TEOP-495″
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Domenico FISICHELLA Giorgio SOLA Giuseppe DI-PALMA Adriano PAPPALARDO Giacomo SANI Gianfranco PASQUINO Stefano PASSIGLI Angelo PANEBIANCO Oreste MASSARI”,”La scienza politica di Giovanni Sartori.”,”Gianfranco Pasquino, laureatosi in Scienza politica con Norberto Bobbio e specializzatosi in Politica comparata con Giovanni Sartori, è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna. Insegna anche al Bologna Center della Johns Hopkins University (2005). “”Furono quelli, tra il 1992 e il 1994, anni in cui un sistema in crisi, ma al tempo stesso allo ‘statu nascenti’, avrebbe potuto essere ristrutturato in maniera da garantire una virtuosa democrazia dell’alternanza. Se Mario Segni, indiscusso leader del movimento referendario, si fosse pronunciato per il maggioritario a doppio turno anziché restare fermo a una generica indicazione per il maggioritario, la vittoria referendaria tradottasi a fine del 1993 nella pessima legge Mattarella – causa dell’ulteriore frammentazione partitica registratasi negli anni seguenti – avrebbe invece segnato una svolta decisiva per la ristrutturazione del nostro sistema partitico. Il punto – sfuggito alla quasi totalità dei leaders politici di allora, attardati nell’ottica proporzionalistica della Prima Repubblica o acriticamente fiduciosi nelle qualità taumaturgiche del maggioritario – è prontamente colto da Sartori che individua subito nella legge elettorale la chiave di volta per la riforma del sistema, e nel «Mattarellum», e in specie nella sua quota maggioritaria a turno unico, l’elemento negativo che anziché risolvere il problema della governabilità, aumentando il frazionismo partitico e quindi l’eterogeneità delle coalizioni di governo, lo aggrava. L’analisi di Sartori è pienamente coerente con le sue precedenti affermazioni teoriche: un buon sistema elettorale deve avere non solo la funzione di tradurre i voti in seggi evitando eccessive distorsioni, ma anche quella di consentire la formazione di governi stabili ed efficaci. Le leggi elettorali devono assolvere, insomma, non solo a una funzione di rappresentanza, ma anche a quella di determinare le modalità di selezione dell’Esecutivo”” (pag 221-223) [Stefano Passigli, ‘Un politologo militante’]”,”TEOP-496″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Aris ACCORNERO Ada BECCHI Vito Marino CAFERRA Raimondo CATANZARO Maurizio COTTA Carlo D’ADDA Donatella DELLA PORTA Roberto DELLA SETA Giovanni DE LUNA Anna DI LELLIO Sergio FABBRINI Giuseppe G. FLORIDA Piero IGNAZI Virgilio ILARI Giuseppe MAMMARELLA Marco MARAFFI Carlo A. MARLETTI Oreste MASSARI Stefano MERLINI Luisa PASSERINI Luca RICOLFI Sergio ROMANO Vincenzo ROPPO Giovanni SABBATUCCI Bruno SALITURO Pietro SCOPPOLA Sandro SETTA Nicola TRANFAGLIA Salvatore VASSALLO”,”La politica italiana. Dizionario critico 1945-95.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci. Aris Accornero insegna Sociologia industriale nell’università di Roma La Sapienza. Ha diretto per anni la rivista teorica della Cgil e poi la sezione Ricerche sociali del Cespe. Ada Becchi insegna Economia urbana e regionale all’Istituto universitario di architettura di Venezia. Vito Marino Caferra è consigliere della Corte d’Appello di Bari e insegna Istituzioni di diritto privato all’Università di Bari. Raimondo Catanzaro insegna Sociologia del mutamento dell’Università di Trento. Maurizio Cotta insegna Scienza della politica e Politica comparata nell’Università di Siena. Carlo D’Adda insegna Economia politica nell’Università di Bologna. É tra i fondatori di Prometeia, associazione per le previsioni econometriche. Donatella Della Porta insegna Governo locale nell’Università di Firenze. Roberto Della Seta, giornalista, cura attualmente l’ufficio stampa e le iniziative editoriali della Legambiente. Giovanni De Luna insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Torino. Anna Di Lellio, sociologa, ha insegnato Teoria e politica sociale alla Columbia University e Sociologia politica e urbana al Sarah Lawrence College di New York. Sergio Fabbrini insegna Relazioni internazionali nell’Istituto universitario orientale di Napoli e Sistemi politici comparati nell’Università di Trento. Giuseppe G. Florida insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università di Teramo. Piero Ignazi è ricercatore di Politica comparata nell’Università di Bologna. Virgilio Ilari insegna Storia delle istituzioni militari nell’Università di Milano. Giuseppe Mammarella ha insegnato all’Università di Firenze ed è attualmente Associated Professor presso la Stanford University di Palo Alto. Marco Maraffi insegna Sociologia politica nell’Università di Milano. Carlo A. Marletti insegna Sociologia nell’Università di Torino. Oreste Massari è ricercatore di Scienza della politica nell’Università di oma La Sapienza. Stefaqno Merlini insegna Diritto costituzionale nell’Università di Firenze. Luisa Passerini insegna Storia del XX secolo all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Luca Ricolfi insegna Tecniche di analisi dei dati nell’Università di Torino. Sergio Romano, già ambasciatore alla Nato e a Mosca, come storico si è occupato principalmente di storia italiana e francese tra Otto e Novecento. Vincenzo Roppo insegna Istituzioni di diritto privato nell’Università di Genova. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea nell’Università di Macerata. Bruno Salituro insegna Economia politica e Economia e politica internazionale nell’Università di Bologna. Pietro Scoppola insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Sandro Setta insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Nicola Tranfaglia insegna Storia contemporanea nell’Università di Torino. Salvatore Vassallo è dottorando in Scienza della politica nell’Università di Firenze.”,”ITAP-025-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Enrico MELCHIONDA Giovanni SARTORI Giacomo SANI Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Renato MANNHEIMER Adriano PAPPALARDO Orazio LANZA Gianni PIAZZA Donatella CAMPUS”,”Dall’Ulivo al Governo Berlusconi. Le elezioni del 13 maggio 2001 e il sistema politico italiano.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna e al Johns Hopkins Center di Bologna. Condirettore della Rivista italiana di scienza politica.”,”ITAP-064-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Corso di scienza politica.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica all’Università di Bologna e nel Bologna Center della Johns Hopkins University.”,”TEOP-002-FMDP”
“PASQUINUCCI Daniele a cura”,”Società e politica a Siena nella transizione verso il fascismo (1918-1926).”,”Daniele Pasquinucci è dottorando in Storia presso l’Università degli Studi di Pavia. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Giurisprudenza – corso di laurea in Scienze politiche – dell’Università di Siena. Ha pubblicato saggi su Italia contemporanea, Spagna contemporanea, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale e Studi Senesi.”,”ITAS-017-FL”
“PASSANITI Paolo”,”Filippo Turati giuslavorista. Il socialismo nelle origini del diritto del lavoro.”,”PASSANITI Paolo è ricercatore in Storia del diritto medievale e moderno presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Siena. ha pubblicato nel 2006 ‘Storia del diritto de lavoro in Italia, I. La questione del contratto di lavoro nell’Italia liberale (1865-1920).”,”MITT-296″
“PASSARELLI Alberto introduzione”,”Il processo D’Onofrio e la Verità. “”Miracolosamente ritornati dalla steppa terribile, pochi eroici sfortunati italiani raccontano…””.”,”Riproduzione della pagina 16 del numero unico ‘Russia’: ‘80.000 martiri dei campi di concentramento russi 8.000 scampati accusano e denunciano: D’Onofrio – Robotti Gottardi (Rizzoli) – Ossola Fiammenghi – Cocchi Torre (una femmina) Roncato Italiani! Questi rinnegati, postisi al servizio della polizia sovietica e diretti da TOGLIATTI, furono i commissari politici, gli aguzzini nostri nei campi di concentramento sovietici. Evitiamo che essi diventino i commissari politici, gli aguzzini nel grande campo di concentramento che diverrebbe l’ ITALIA. I reduci di Russia’ (pag 187) Chi è il senatore Edoardo D’Onofrio. (pag 179) “”D’Onofrio: – Io ho ravvisato negli articoli offesa alla mia persona, come comunista e come italiano. Ciò perché ho sempre difeso gli interessi del mio paese: in Italia come in Russia. Presidente: – E’ vero che lei procedeva ad interrogatori nel modo come hanno detto gli imputati? D’Onofrio: – Non ho mai tentato di convincere altri alle mie idee usando imposizioni e minacce. Il senatore comunista accennando alla polemica avuta nel febbraio 1948 conil giornale romano “”Risorgimento Liberale”” che pubblicò articoli contro la sua attività antitaliana in Russia, ha detto che in quell’occasione non si querelò, perché il direttore del giornale pubblicò regolarmente tutte le lettere di risposta, per cui la questione rimase negli stretti limiti della polemica politico giornalistica. D’Onofrio: – Ma durante la campagna elettorale viene fuori quel libello (si riferisce al numero unico “”Russia””) nel quale ricorrono chiaramente gli estremi dell’oltraggio. L’accusa fattami, di violenze o minacce, è assolutamente falsa, in quanto non si possono infodere con quei mezzi idee politiche, ma soltanto con una assidua opera di persuasione. Il fatto è che al fondo di tutta questa storia c’è una ragione politica. Perciò sono lieto di poter esporre al Tribunale quegli episodi che, pur essendo ormai di dominio pubblico, vanno posti nella loro vera luce. Dopo questa premessa il sen. D’Onofrio è entrato nel vivo della questione cominciando con l’affermare che la cifra di 80 mila prigionieri in Russia è esagerata. Dalle dichiarazioni degli stessi prigionieri essi sarebbero stati non più di 10 o 12 mila. Secondo studi effettuati dagli Stati Maggiori, l’Armir avrebbe perduto 84 mila uomini e in questa cifra vanno compresi naturalmente oltre quelli catturati dai russi, i morti e i feriti. Ora, giacché l’URSS ha restituito all’Italia 12 o 13 mila prigionieri, va da sé che la differenza che manca è data dal numero dei caduti. La responsabilità di un così elevato numero di morti, secondo D’Onofrio, è tutta dei capi che non furono capaci di organizzare una rese che avrebbe salvato tante vite.”” (pag 32-33) Segue la questione delle eventuali morti dei soldati nei campi di concentramento.”,”PCIx-317″
“PASSATORE Franco”,”Animazione dopo. Le esperienze di animazione dal teatro alla scuola, dalla scuola al sociale.”,”Franco Passatore appartiene a coloro che si sono rivoltati contro il prodotto artistico, contro la professione di mercato, a favore di una spontaneità di azione e di una fuga dalla competitività. Ambito di una ricerca e di un orientamento muoventisi fuori dalla legge del mercato e della specializzazione.”,”GIOx-012-FL”
“PASSERIN Ettore”,”La rivoluzione francese.”,”D. “”Perché gli opportunisti che succedono a Robespierre erano chiamati “”termidoriani””? R. “”(…) Metterei però subito in guardia anche contro un uso troppo dispregiativo di quel nome: per quanto dicendo termidoriani si sappia che si tratta di un gruppo in cui prevalgono gli opportunisti, è bene fare qualche distinzione di grado: lo stesso Carnot era fra questi opportunisti; (…)””.”,”FRAR-274″
“PASSERIN Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’ anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. “”Queste posizioni non sono nuove se Maurice Dobb nell’ analizzare, nell’ intervallo tra le due guerre, le più importanti teorie in materia salariale, scriveva che da parte di alcuni “”… non si contesta che i salari possano esser mantenuti permanentemente a questo più alto livello se viene impiegata abbastanza forza. Si sostiene invece che ciò non può avvenire senza provocare una notevole contrazione nella domanda di lavoro nel lungo periodo, in modo da causare attraverso la disoccupazione una perdita di guadagni da lavoro maggiore del vantaggio ottenuto attraverso i più alti salari, e da suscitare una pressione (sotto la forma dell’ esercito di disoccupati che concorre alla ricerca di una lavoro) per ridurre nuovamente i salari, per esempio per ridurli, se non nei settori “”protetti””, nei settori non organizzati sindacalmente e non protetti da un salario minimo””. Una sorta di vendetta del sistema (…)””. (pag 139, Melchiorre Maina, Differenziali e struttura del salario in alcuni settori…)”,”MITT-211″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore REPGEN Konrad a cura; relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO”,”Il cattolicesimo politico e sociale in Italia e Germania dal 1870 al 1914.”,”relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO “”Il movimento associativo che aveva raggiunto la sua massima espressione nei decenni dopo il 1880 era, come abbiamo ricordato, diversificato in sé; la vasta panoramica che ne fa il dizionario ecclesiastico (Kirchenlexicon) contemporaneo registra, accanto alle associazioni devozionali o ecclesiastiche in senso stretto, altre cinque categorie: associazioni caritative, di ceto e professionali, per la promozione delle scienze e delle arti, associazioni politiche ed a scopo ricreativo. Le molteplici ramificazioni di questo movimento non sono ancora state sufficientemente studiate. Mancando una presentazione globale criticamente valida, le opere di Ritter e Buchheim rimangono un’ indispensabile fonte d’ informazione; bisognerebbe inoltre citare anche le opere (gli otto volumi di K. Bachem, Vorgeschichte, Geschichte und Politik der deuschen Zentrumspartei’, Koln, 1927-32, ndr) che illustrano la storia del partito di centro. Quello che qui possiamo fare è solo tentare di fare un giro d’ orizzonte. Sarà innanzitutto necessario illustrare a grandi linee il rapporto del movimento associativo con la Chiesa ufficiale e con il cattolicesimo politico. Mentre il partito di centro, guidato in ciò soprattutto da Windthorst e Lieber, rivendicava la sua indipendenza politica dalla gerarchia, il movimento associativo fu per lungo tempo, specialmente nei primi due decenni dopo il 1848, una componente importante della corrente ultramontanista; esso si schierò a favore del centralismo autoritario inaugurato da Pio IX e si sviluppò in strettissima dipendenza dal papa e dai vescovi a lui più sottomessi.”” (pag 77-78)”,”RELC-204″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore SOFRI Gianni”,”Gli ultimi quarant’anni. Profilo storico ad uso delle scuole.”,”Libro dedicato a Walter Maturi”,”STOU-099″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. Contiene il saggio: “”Sviluppo economico e movimento operaio in Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Note sugli studi apparsi nel II dopoguerra”” di Dora Marucco”,”MITT-001-FP”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-001-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Saggi di storia del pensiero politico. Dal medioevo alla società contemporanea.”,”L’autore (1902-1985) aostiano, professore nell’Ateneo torinese, e docente in università anglossassoni (Yale Oxford) giovanissimo fu collaboratore di ‘Rivoluzione Liberale’ e amico di Gobetti (che gli pubblicò il primo libro su Hegel), allievo di Gioele Solari e vicino a Francesco Ruffini e Luigi Einaudi nella Torino degli anni ’20 e ’30. Successivamente lunga amicizia con Norberto Bobbio.”,”TEOP-031-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”””Di nessuna idea si sa così universalmente, che è indeterminata, polisensa, e capace e perciò realmente soggetta ai maggiori equivoci, come della idea della libertà. Poiché lo spirito libero è lo spirito reale, i malintesi intorno ad esso hanno conseguenze pratiche tanto più mostruose, in quanto, allorché gli individui e i popoli hanno accolto una volta nella loro mente il concetto astratto della libertà per se stante, nient’altro ha una forza così indomabile, appunto perché la libertà è l’essenza propria dello spirito, e cioè, è la sua realtà stessa…”” (Hegel, Encicl. § 482) (in apertura) (Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel, Passerin d’Entreves) “”La critica dei principii astrattistici sembra condurre a risultati puramente negativi; in realtà, se i risultati dell’emancipazione politica devon essere rigettati, sarebbe stolto, proclaman concordi Marx ed Engels, non riconoscere che appunto per essa sono poste le condizioni perché il nuovo ideale di libertà vera ed effettiva possa sorgere e precisarsi (47). Intanto dice Engels, non fosse che dalla stessa necessità delle cose sorgerebbe il rimedio, come dal travaglio del presente sorge e si costruisce l’avvenire. L’emancipazione politica ha messo in libertà forze oscure e brute; ha scatenato, rompendo le antiche dighe, l’anarchia della produzione: Engels dice, il regno della necessità. Ma, dice Engels, dopo Hegel il problema del rapporto fra libertà e necessità può dirsi risolto. «Hegel fu il primo che rappresentò giustamente la relazione fra libertà e necessità. Per lui la libertà è l’esperienza della necessità. Cieca è la necessità solo in quanto non viene intesa. La libertà non sta dunque nell’immaginaria indipendenza dalle leggi naturali, ma nel riconoscimento di queste leggi e nella possibilità di poterle far servire dietro un piano determinato, a determinati scopi» (48). Forte di questo insegnamento hegeliano, Engels crede di scorgere, coll’appoggio della visione materialistica della storia, nell’evoluzione dell’umanità, il progressivo riconoscimento e conseguente dominio delle necessità naturali, e quindi un innalzamento graduale verso la libertà (40). Il giorno che. vinte da tempo le forze elementari della natura, pure le finora cieche violente demolitrici forze sociali saranno conosciute e comprese nella loro attività, nella loro direzione, nei loro effetti, potranno dall’uomo esser sottoposte alla sua volontà. A questo fine, perché sia soppresso il disordine nella produzione sociale, perché le forze che fino a qui dominarono la storia passino sotto il controllo degli stessi uomini, è necessario, secondo Engels, che la società s’impossessi dei mezzi di produzione. Questo è il compito sociale del moderno proletariato: per la prima volta faranno gli uomini la loro storia con piena coscienza di loro stessi, cesserà veramente, dice Marx (50), la preistoria del genere umano, avverrà, proclama Engels, il passaggio dell’umanità dal regno della necessità a quello della libertà (51). Sulla soglia della società futura sta dunque scritta la parola organizzazione”” (pag 112-113) [‘Appendice: L’influenza della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’, (in) Alessandro Passerin-d’Entrèves, ‘Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel’, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2012] [(47) Mondolfo, il M.S. in Engels, p. 228-229; (48) Engels, Antidühring, cap. 11, p. 110; (49) ivi, loc. cit.; (50) Marx, prefaz. alla Crit. dell’econ. pol.; (51) per tutta questa teoria v. Engels, Antid., p. 228-229; p. 296; p. 301-302] Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-051″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-052″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Ettore, a cura; saggi di Hubert DESVAGES D.W. ELLWOOD Jean-Pierre VIALLET Gianni PERONA Michel CHANAL”,”Guerra e resistenza nelle regioni alpine occidentali: 1940-1945.”,”M. Chanal, agrégé d’histoire (Univ. de Sciences sociales di Grenoble). H. Desvages maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociales di Grenoble. D.W. Ellwood, incaricato rpesso la Facoltà di lettere dell’Univ. di Bologna e collaboratore dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, autore di ‘L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia, 1943-1946’, Feltrinelli, 1977. G. Perona, incaricato di storia contemporanea alla Facoltà di magistero dell’Univ. di Torino. J.P. Viallet, maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociale di Grenoble. “”Le implicazioni militari e politiche dei complessi fatti connessi al II conflitto mondiale nell’area alpina occidentale: dal ‘coup de poignard dans le dos”” di Mussolini alla Francia nel 1940, all’occupazione militare italiana di alcune zone di questo paese, alla nascita e allo sviluppo della Resistenza contro l’occupante (e, in particolare, al ruolo che in essa ebbe il Partito comunista francese), ai problemi particolari delle vallate abitate da minoranze religiose o linguistiche (le valli valdesi e la Valle d’Aosta), sino alla delicata, e scarsamente nota al di fuori di una cerchia di specialisti, situazione creatasi verso la fine della guerra, e in particolare negli ultimi giorni del conflitto e nel periodo immediatamente successivo, nelle zone di confine tentate dell’idea “”annessionista””. Questi i temi affrontati da storici francesi, inglesi e italiani in questo volume, che ha il pregio non solo di ricostruire in modo minuzioso gli avvenimenti di questo periodo critico ma anche di esplorare adeguatamente, negli antefatti, il formarsi di correnti, o di gruppi d’avanguardia, che ha portato alle più vivaci, talora tragiche, esperienze della Resistenza: esperienze non di rado vissute in comune da uomini che furono costretti a schierarsi formalmente in campi opposti”” (quarta di copertina)”,”ITAR-004-FMB”
“PASSERIN-D’ENTREVES Alessandro”,”La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione,”,”””Am Ende hängen wie doch ab Von Kreaturen, die wir machten”” (‘Faust’, Goethe) “”Alla fine, dipendiamo da Delle creature che abbiamo creato”” La presenza dello Stato ‘è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa’ “”Per uno strano paradosso, i «valori» sui quali è chiaramente fondato il giudizio che il marxismo reca intorno all’esperienza politica sono derivati proprio da quell’interpretazione dialettica che Marx mutuava da Hegel, applicandola a quella realtà sociale in cui già Hegel e con lui tutta la filosofia politica dell’età romantica avevano additato, contro l’individualismo dell’età precedente, il sostrato concreto dello Stato. «Capovolta», la dialettica hegeliana diventa, com’è noto, per Marx la legge immanente, il ritmo stesso della realtà; ed offre quindi la spiegazione delle «contraddizioni», ossia dei conflitti inesorabili attraverso i quali si afferma il predominio dell’uomo sull’uomo. Lo «Stato» non è altro che il risultato della «lotta di classe». «La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotta di classi». In senso proprio, il potere politico è il potere di una classe organizzata per opprimerne un’altra». «Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese». Così si legge nel ‘Manifesto dei Comunisti’ del 1848; ma già in uno scritto di pochi anni anteriore, Marx ed Engels avevano affermato che «lo Stato… non è altro che la forma di organizzazione che i borghesi si danno per necessità; tanto verso l’esterno che verso l’interno, al fine di garantire reciprocamente la loro proprietà e i loro interessi… Poiché lo Stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni». (…) Tale interpretazione e tale predizione sono già contenute nel ‘Manifesto’; esse saranno riprese e svolte nelle opere che espongono la dottrina marxista nella sua forma più matura. Lo Stato, scrive Engels, è un prodotto storico, «della società giunta ad un determinato stadio di sviluppo»; ma è anche ad un tempo l’indicazione della dialettica immanente nella storia, in quanto «è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare».. La risoluzione di tale contraddizione è nella conquista del potere da parte del proletariato e nella trasformazione di tutti i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Con tale conquista e con tale trasformazione soltanto potranno essere cancellate le differenze e risolti gli antagonismi di classe – e di conseguenza verrà meno anche «lo Stato come Stato». Lo Stato non sarà «abolito»: scomparirà, con tutto il suo apparato di oppressione e di repressione. Per la prima volta nella storia gli uomini saranno pienamente padroni del loro destino, e si effettuerà «il passaggio dell’umanità dal regno della necessità in quello della libertà». Qui esce propriamente dal campo della descrizione per entrare in quello della valutazione: la diagnosi cede il posto a una terapia, e questa all’annuncio di una totale rigenerazione. Alla previsione che l’avvento della società senza classi è il risultato ineluttabile della dialettica storica si sovrappone l’imperativo di realizzarla: «compiere questo atto di redenzione del mondo: ecco il compito sociale del moderno proletariato». Invero, il valore di fine attribuito al raggiungimento della libertà dà a questo imperativo un significato assoluto, categorico. Ma ciò non toglie che il regno della libertà è lontano, ed i rapporti sociali, oggi come oggi, sono determinati da altre e diverse leggi, da altri e diversi imperativi. Il regno della necessità è il regno della forza”” (pag 79-81) [Alessandro Passerin d’Entreves, ‘La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione’, Giappichelli editore, Torino, 1962]”,”DIRx-021-FMB”
“PASSIGLI Stefano”,”Emigrazione e comportamento politico.”,”Stefano PASSIGLI è nato a Firenze nel 1938. Laureatosi presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’, è dal 1967 professore incaricato di scienza della politica nell’ Università di Padova ove insegna anche dal 1964 Scienza dell’ Amministrazione. Ha insegnato pure oltreoceano. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina) e ha collaborato a varie riviste. Nelle note si cita il libro di M. LIVI BACCI, ‘L’ immigrazione e l’ assimilazione degli italiani negli Stati Uniti’, GIUFFRE’ 1961″,”CONx-068″
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Poesie. Con un saggio di Cesare G. De Michelis.”,”Il Pasternak di Ripellino che questo volume ripropone, completato dal testo russo a fronte, è ormai un classico delle traduzioni d’autore novecentesche. Boris Pasternak (1890-1960) è stato una delle voci più alte della poesia del Novecento. Premio Nobel 1958. L’edizione completa dell sue opere è stata pubblicata a Mosca solo nel 1990. Di Pasternak sono uscite presso Einaudi anche le Lettere agli amici georgiani. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterature slave in Italia con numerose opere di saggistica e traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco.”,”RUSx-066-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Bruno MERIGGI”,”Fraternità delle cose.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Bruno Meriggi è stato uno dei più preparati e sensibili slavisti italiani della nuova generazione, titolare di cattedra all’Università di Milano.”,”RUSx-229-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterarure slave in Italia con numerose opere di saggistica e con traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco (Majakovskij, Belyj, Cechov, Holan, Halas).”,”RUSx-230-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Il salvacondotto.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-231-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie d’amore.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-232-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Dasa Silhankova DI SIMPLICIO”,”Il soffio della vita. Corrispondenza con Evgenija (1921-1931).”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Evgenij Pasternak, figlio di Boris e di Evgenija, ha raccolto e trascritto il materiale confluito nel presente epistolario, traendo dal suo archivio privato a Mosca. Dasa Silhankova Di Simplicio, studiosa di lingua russa, ha curato la selezione delle lettere qui raccolte.”,”RUSx-233-FL”
“PASTERNAK Boris CVETAEVA Marina RILKE Rainer Maria, a cura di Konstantin AZADOVSKIJ, Elena e Evgenij PASTERNAK, edizione italiana a cura di Serena VITALE”,”Il settimo sogno. Lettere 1926.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Marina Ivanovna Cvetaeva, nata a Mosca nel 1892, nel 1922 seguì il marito nell’emigrazione. Tornata in URSS nel 1939, si suicidò due anni dopo. Oltre a numerose raccolte di liriche, poemi e drammi, ha lasciato un folto gruppo di prose critico-memorialistiche. Rainer Maria Rilke nacque a Praga nel 1875. Autore di raccolte poetiche e diaristiche, ebbe un rapporto privilegiato con la realtà e la cultura della Russia, che visitò ripetutamente. Morì, di anemia, nel 1926.”,”RUSx-234-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic; a cura di Cesare G. DE-MICHELIS”,”La reazione di Wassermann.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-241-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Autobiografia.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”BIOx-052-FL”
“PASTEUR Paul”,”Pratiques politiques et militantes de la social-democratie autrichienne, 1888-1934.”,”PASTEUR Paul è dottore in studi germanici, dottore in storia contemporanea, maitre de conferences all’ Università di Rouen, coredattore in capo della rivista Austriaca. E’ autore di ‘L’ Autriche. De la Libération à l’ integration europeenne’ (Documentation fr.) e altro. “”Tra tutte le biografie dei militanti operai, quella di Josef Buttinger ‘Ortswechsel’, apparsa nel 1979, porta degli elementi molto istruttivi per chi si interessa alla vita quotidiana dei membri permanenti del Partito socialdemocratico e delle sue organizzazioni di massa. Ciò è dovuto all’ esilio? Josef Buttinger è rimasto negli Stati Uniti dopo la guerra. Ciò è dovuto al fatto di vivere con una psicanalista, Muriel Gardiner? E’ dovuto anche al sentimento di aver fatto il necessario tra il 1934 e il 1938 per la sopravvivenza del movimento socialista? Rimane il fatto che Josef Buttinger non passa sotto silenzio i dettagli della vita quotidiana e della vita di organizzazione che altri sembrano aver dimenticato. E’ evidente che è meno compromettente per un ex quadro abitante nel New Jersey rivelare i propri errori (…).””. (pag 205)”,”MAUx-026″
“PASTI Daniela”,”I comunisti e l’amore.”,”Dono di Mario Caprini Daniela Pasti, giornalista, ha collaborato dal ’70 al ’76 a ‘Il mondo’ e a ‘L’Espresso’, successivamente è entrata nello staff redazionale de ‘La Repubblica’. Le donne nella resistenza (e Il moralismo degli anni ’50). “”«Calzoni corti, fazzoletti rossi, petti villosi; a me non la danno a bere: la resistenza fu buchesimo»: così usava esclamare Carlo Emilio Gadda, con gradne risentimenti di chi la Resitenza l’aveva fatta per davvero. In realtà quello che Gadda con il suo paradosso dissacrava non era tanto il mito militare della Resistenza, quanto l’aspetto di vigoria anche sessuale (ma nel senso etero…) che alla Resistenza si accompagnò, almeno nei racconti e nei romanzi che da quel periodo sono nati. Vicende d’amore tenero e appassionato fra belle staffette e rudi comandanti partigiani fanno da sfondo a più di un racconto su quel periodo della storia nazionale e, almeno nell’immaginazione popolare, la pertacipazione di tante donne al movimento viene in qualche modo accomunata ad un certo alone di permissività sessuale. Le donne della Resistenza furono molte veramente: Longo le enumera nel suo discorso del ’65: «70 mila donne appartenenti ai gruppi di difesa della donna, 35 mila partigiane combattenti, 623 donne fucilate, 2.750 donne deportate nei campi di concentramento nazisti, 512 donne commissiarie di formazioni partigiane, 16 donne insignite della medaglia d’oro, 17 insignite della medaglia d’argento» (1). I Gruppi di difesa della donna nascono nel novembre del 1943 con lo scopo di «organizzare le donne per la conquista dei propri diritti, come donne e come italiane, nel quadro della lotta che tutto il popolo conduce per la liberazione della patria» (2). A loro volta i «gruppi» danno vita alle formazioni delle Volontarie della libertà: esse assumono compiti di resistenza ttiva, prendendo parte ad azioni armate. Da loro si richiedono intraprendenza, coraggio, spirito di iniziativa: tutte doti tradizionalmente maschili. In virtù di questo tipo di partecipazione la Resistenza per le donne ha un significato ancora più profondo che per gli uomini (…)”” (pag 109-110) [(1) Discorso tenuto a Roma alla IV Conferenzza delle donne comuniste, 29 giugno 1965; (2) Da una relazione del Comitato nazionale dei gruppi di difesa della donna al Comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia]”,”PCIx-515″
“PASTORE Giulio”,”Achille Grandi e il movimento sindacale italiano nel primo dopoguerra.”,”””Inoltre una serie di fatti stanno a provare a Grandi ed agli altri dirigenti della CIL (Confederazione italiana dei lavoratori, la confederazione bianca, nata nel 1918, nrd) la progressiva freddezza della massima organizzazione cattolica per il sindacalismo cristiano. All’ inizio del 1924, avendo Grandi preso la decisione di riconfermare la posizione dottrinale della CIL con un convegno che si terrà poi a Milano, invano si rivolge per la relazione fondamentale da tenere al Convegno stesso a persone dalla cui autorevolezza egli intende ricevere un appoggio: Padre Balduzzi prima, Don Olgiati poi rifiutano ed a Grandi non resta che ripiegare su una figura meno nota, Don Boni di Brescia””. (pag 111-112)”,”MITT-214″
“PASTORE Annibale”,”La filosofia di Lenin.”,”””Questo programma era già tutto implicito nella germinale vitalità del marxismo, che fra l’ altro implica una nuova e vera dottrina dell’ evoluzione (1); basti pensare all’ undecima e alla terza glossa di Marx su Feuerbach. Ma solo il programma che ormai si potrebbe dire del neo-marxismo di Lenin, perché con Lenin alza per la prima volta il capo arditamente, viene a esplicare la ricca potenzialità operativa del pensiero marxista, trasformando la teoria della prassi nella prassi della teoria. Invero la teoria marxista, mantenuta nei limiti comuni della storiografia rimane contemplatività, prospettiva spettacolare, descrittivo grafismo. Per contro con l’ apporto di Lenin il marxismo riesce ad assolvere il compito dinamico dell’ offensiva. In modo che è quasi esatto concludere che Marx caricò, Lenin foece esplodere la bomba della rivoluzione (2).”” (pag 103-104) (1) L’ importante rilievo è dovuto a Cornu (…) (2) Il concetto fondamentale della rivoluzione comunista trascende la forma immorale della violenza (…) ma si esplica in forme superiori insurrezionali per la conquista concreta del potere (…) E’ un “”critico”” del leninismo.”,”LEND-591″
“PASTORE Federico”,”Crisi della borghesia, marxismo occidentale e marxismo sovietico nel pensiero filosofico di G. Lukacs.”,”””Il massimo risultato raggiunto da questo tipo di romanzo è, secondo Lukacs, il goethiano ‘Wilhelm Meister’, in cui l’ equilibrio è ottenuto attraverso il rifiuto di assumere le strutture della vita sociale come immagini di un mondo trascendentale o come ordine articolato da una parte, e dall’ altra come una massa amorfa, ma attraverso la creazione di una gerarchia arbitraria di tali strutture, secondo la loro possibilità di essere poste in relazione con il soggetto.”” (pag 48) “”Ma anche se seguendo questa strada Goethe ha saputo sfuggire, almeno parzialmente, al pericolo di una romantizzazione della realtà così esasperata da raggiungere una sfera aproblematica e metaproblematica del tutto estranea alle possibilità delle “”forme strutturali”” del romanzo; tuttavia questa tendenza a scivolare nell’ epopea è implicita nella forma del romanzo della disillusione, anche se resta circoscritta all’ ambito della vita sociale, come tensione verso un “”ideale utopico-immanente delle forme e delle strutture sociali”” (…)””. (pag 49) “”Molto bene ha colto Korsch nell’ ‘Anticritik’, riferendosi a Lenin, il significato di questa inversione dei termini in cui era posta la dialettica in Hegel: (…). E’ evidente che in queste interpretazioni del marxismo agiscono anche, accanto ad una carenza di conoscenza e di comprensione dell’ opera di Marx e del suo metodo dialettico, sia quel “”bisogno scolastico di compiutezza””, com’ebbe a dire Gramsci riferendosi a ‘Theorie des historischen Materialismus’ di Bucharin, sia il desiderio, soprattutto da parte di Lenin; di fornire una “”‘Weltanschauung’ proletaria””, che si opponesse ad una “”‘Weltanschauung’ borghese”” che indubbiamente esisteva ed operava, (in) un paese che non era passato attraverso la fase della rivoluzione borghese, anche se non si comprende come un simile rovesciamento della dialettica hegeliana e una teoria gnoseologica addirittura pretrascendentale qual è quella del “”rispecchiamento”” potessero servire allo scopo”” (22). (pag 115) (22) M. Merleau-Ponty, Umanesimo e terrore’ e ‘Le avventure della dialettica’ cit. p. 269. Riesce, anche di difficile comprensione come Lenin abbia potuto attuare quel ritorno a Hegel di cui sente al necessità quando invita i collaboratori e i redattori di “”Sotto la bandiera del marxismo”” a formare “”una specie di società degli amici materialisti della dialettica hegeliana”” (V. Lenin, Opere complete (1967) XXXIII pag 211) senza superare la rudimentale gnoseologia di ‘Materialismo e empiriocriticismo’. (…) Segue nota 22: teoria rispecchiamento, secondo l’A rifiutata da Marx, con Engels e poi Lenin che avrebbero invece imbrogliato le carte (pag 116)”,”TEOC-433″
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali.”,”DEMx-001-FL”
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali. “”i 100.000 professionisti informatici indiani assorbiti ogni anno dal mercato del lavoro statunitense (con visti temporanei (…)) rappresentano, per il paese di origine, una perdita economica complessiva di 2 miliardi di dollari”” (pag 43″,”DEMx-076″
“PASTORI Paolo”,”Rivoluzione e continuità in Proudhon e Sorel.”,”Contiene dedica dell’ autore a Sergio Cotta Lit 35.000″,”PROD-057″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,”””Osserva acutamente Lenin (1916) che se la guerra è la continuazione della politica delle potenze belligeranti, la pace altro non è se non “”la continuazione della medesima politica, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti in seguito alle operazioni militari, nei rapporti delle forze avverse””. Occorre quindi utilizzare lo stato d’ animo per la pace “”per spiegare alel masse che i benefici che esse si aspettano dalla pace sono impossibili senza una serie di rivoluzioni””. (pag 66-67)”,”ELCx-088″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,” “”Prevalse in un primo tempo l’ esigenza di tentare di raggruppare quel movimento attorno alla Sinistra Comunista, iniziativa nata dalla convergenza delle correnti antistaliniste storiche, di provenienza comunista libertaria, bordighista, trotskista, con correnti della dissidenza del PCI. Queste avevano dato vita nel giugno 1956 al giornale Azione Comunista. Tra gli animatori Bruno Fortichiari, uno dei fondatori del PCd’I nel 1921, ma anche transfughi dello stalinismo come Giulio Seniga, già collaboratore di Palmiro Togliatti. Nell’ aprile 1957 L’ Impulso cesserà la pubblicazione e la sua redazione confluirà in quella di Azione Comunista””. (pag 50-51)”,”PARx-033″
“PASTORINO Renato”,”La tâche inédite.”,”Nel 1964, Arrigo Cervetto pubblica nel giornale Azione Comunista una serie di articoli che saranno raccolti in volume nel 1966, con il titolo “”Lotte di classe e partito rivoluzionario””. Questo testo ha un grande merito storico: quello di aver reintrodotto nel movimento operaio l’ essenza scientifica della concezione leninista del partito. In altri termini, ha il merito di aver rimesso a posto ciò che gli spetta di diritto, nel corso concreto della lotta delle classi degli anni sessanta, l’ essenza del Che fare? L’ elaborazione di Lenin sul partito costituisce ancora oggi il punto più elevato della coscienza e della conoscenza a cui il movimento reale sia pervenuto””. (pag 130)”,”ELCx-090″
“PASTORINO Renato”,”The Unprecedented Task.”,”‘Teoria, organizzazione e passione rivoluzionaria’”,”ELCx-223″
“PASTORINO Renato”,”La loro politica e la nostra. Una nuova generazione comunista in Europa.”,”Raccoglie gli articoli già pubblicati su ‘Lotta Comunista? da gennaio 2007 a Maggio 2020 In particolare l’articolo: ‘I compiti dei leninisti nella crisi della pandemia secolare’ (pag 212-222)”,”ELCx-268″
“PASTRELLO Gabriele MAZZETTI Giovanni”,”Attualità di Keynes. Dossier di Progetto Lavoro.”,”Contiene l’articolo di Giovanni MAZZETTI ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’ (pag 56-59) Cita opera Luciano LAMA, ‘Sul programma del PCI’ (pag 57) “”Ora, che per soddisfare bisogni occorra sempre ‘un’attività produttiva’ è cosa ovvia e indiscutibile. Ma il sostenere che l’unica attività produttiva immaginabile sia quella del lavoro salariato testimonia solo dell’incapacità di prendere atto del nuovo nel quale, nei paesi sviluppati, siamo immersi. Qui è dove ci vengono in aiuto le tesi critiche sia di Marx che di Keynes: il lavoro salariato è ‘stato’ un rapporto produttivo, cioè favorevole allo sviluppo delle capacità umane solo fintanto che ha dominato la penuria. Non appena la società ha cominciato a godere di una condizione materiale di relativa abbondanza, quel rapporto è diventato contraddittorio e ‘non può più espandersi senza determinare effetti distruttivi’. Quando Marx nei ‘Grundrisse’ sostiene che, al sopravvivere dell’abbondanza, “”la produzione basata sul valore di scambio ‘crolla’”” si riferisce proprio ad una situazione nella quale lo sviluppo delle capacità umane ha raggiunto un livello talmente elevato, da sfociare nella “”scomparsa delle ‘differenze di classe'”” (‘Il manifesto’).”” (pag 57) [Giovanni Mazzetti, ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’, 2012] Giovanni Mazzetti Professore Associato di Economia Politica Dipartimento di Economia e Statistica Università della Calabria I-87036 Arcavacata di Rende (CS) – Italia. Risiede a Roma. Professor Gabriele Pastrello, docente di storia del pensiero economico all’Università di Trieste.”,”ECOT-262″
“PASUKANIS E.B.”,”La Theorie generale du droit et le marxisme.”,”I metodi di costruzione del concreto nelle scienze astratte, ideologia e diritto, rapporto e norma, merce e soggetto, diritto e Stato, diritto e morale, diritto e violazione del diritto. L’A bolscevico del 1912, eminente giurista sovietico della generazione rivoluzionaria e teorico influente del deperimento dello Stato, è eliminato dallo stalinismo nel 1937.”,”TEOC-066″
“PASUKANIS Evgenij Bronislavovic, Saggio di Umberto CERRONI”,”La teoria generale del diritto e il marxismo.”,”Evgenij Bronislavovic Pasukanis nacque a Starica (oggi Kalinin) nel 1891. Dopo la rivoluzione, fu vicepresidente dell’Accademia comunista e direttore dell’Istituto della costruzione sovietica e del diritto. Nel 1936 fu nominato vice-commissario del popolo alla Giustizia dell’URSS, e poi rimosso nel 1937. Scomparve, probabilmente fucilato, lo stesso anno nel corso delle epurazioni staliniane.”,”DIRx-001-FL”
“PATAT Jean-Pierre”,”Histoire de l’ Europe monétaire.”,”PATAT Jean-Pierre è stato direttore generale degli studi e delle relazioni internazionali della Banca di Francia. “”La costruzione del Sistema europeo delle banche centrali. E’ un compito fondamentale dell’ Istituto monetario europeo quello di mettere a punto una banca centrale “”chiavi in mano””, atta ad esercitare le sue prerogative dal 1° gennaio 1999. Un enorme compito fu compiuto nel quadro di istanze di lavoro che comprendono l’ Istituto monetario europeo (IME) e le banche centrali nazionali, e trattando tutti i problemi afferenti: politica monetaria, politica di cambio, sistemi di pagamento, statistica, biglietti, compatibilità, sistema di informazione, questioni giuridiche…””. (pag 80)”,”EURE-051″
“PATEL Kiran Klaus”,”Il New Deal. Una storia globale.”,”Kiran Klaus Patel insegna Storia europea e globale all’Università di Maastricht. Tra i suoi libri: ‘Soldiers of Labor. Labor Service in Nazi Germany and New Deal America, 1933-1945’ L’ordine mondiale americano. (capitolo quinto). Lo stato del New Deal in guerra 2° Seconda guerra mondiale. (Complesso militare industriale, esportazione dei principi del New Deal, programma Lend-Lease (Prestito-Affitto), internamento degli americani di origine giapponese, ingegneria sociale) (pag 343-48, 360-65, 344 375 378) La guerra (…) consolidò le interconnessioni globali americane in forme inedite rispetto agli anni del New Deal. La produzione di armi non era destinata solo alle forze armate statunitensi. Durante i primi sei mesi della Seconda guerra mondiale i produttori americani consegnarono a Gran Bretagna e Francia un numero di aerei quattro volte maggiore rispetto a quelli prodotti per gli Stati Uniti (5). A partire dal 1941 l’America iniziò a rifornire anche l’Unione Sovietica, la Cina e gli altri alleati nel quadro del programma Leand-Lease, «Prestito-affitto», ovvero il più grande piano di aiuti stranieri mai attuato in tempo di guerra. Nel complesso il 16 per cento della spesa bellica statunitense fu inviato all’estero (6). A differenza della politica emisferica degli anni del New Deal, gli Stati Uniti rafforzarono i collegamenti transatlantici e le connessioni del Nord del pianeta. Dopo Pearl Harbor si unirono alla guerra, e secondo alcuni studiosi furono addirittura l’unico paese a combattere un conflitto globale nel vero senso della parola, in quanto dispiegarono forze e risorse consistenti in tutti i teatri di guerra dell’epoca (7). Le imprese contribuirono in maniera sostanziale a questa svolta globale e al boom interno che ne conseguì. Sotto l’egida del trentottenne Clay P. Badford, la Kaiser Industries costruì un gigantesco cantiere navale a Richmond, in California. Questo progetto trasformò una cittadina sonnecchiante in una vivace città industriale di 150.000 abitanti nell’arco di soli tre anni (8). Altre città simili a Richmond spuntarono come funghi in tutti gli Stati Uniti. Ne scaturì un processo di riqualificazione dell’Ovest del paese che non aveva precedenti nella storia americana moderna. In passato questa regione era stata caratterizzata da un’economia coloniale basata sull’estrazione di materie prime; in seguito la crisi economica e ambientale degli anni Trenta l’aveva trasformata in una «zona di preoccupazione nazionale». La guerra, invece, proiettò l’Ovest in un’economia diversificata dalle forti componenti industriali e tecnologiche (9). Nello stesso tempo venne meno il predominio economico del Nord-Est, a dimostrazione di quanto fosse profondo il cambiamento in atto (10). Gli anni della guerra videro altresì entrare in scena i lavoratori: il numero di adesioni ai sindacati quasi raddoppiò, passando da 6,6 milioni nel 1939 a 12,6 milioni nel 1945. Ciononostante, i lavoratori non riuscirono a far fronte al nuovo ruolo dell’impresa, che ebbe spesso la meglio (11)”” (pag 344-345) [(5) Klein, ‘A Call to Arms, p. 66; (6) Erlandson, ‘Lend-Lease’; (7) Showalter, ‘Global Yet Not Total’. Sulla Seconda guerra mondiale come guerra globale cfr. Weinberg, ‘A World at Arms’; (8) Heiner, ‘Henry J. Kaiser, American Empire Builder’, pp. 119-23; (9) Dorman, ‘Hell of a Vision’, p. 76; (10) Nash, ‘The American West Transformed’; (11) Troy, ‘Trade Union Membership’, p. 1] “”L’economia americana restò concentrata sull’impresa bellica molto meno delle economie della maggior parte degli altri paesi in guerra, e le risorse materiali e fisiche del paese non arrivarono mai a un punto di rottura. Insomma, durante gli anni della guerra gli americani nel loro paese si sacrificarono e soffrirono ben poco, a differenza della maggior parte delle altre potenze”” (pag 352)”,”USAE-126″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”Trotsky. Downfall of a Revolutionary.”,”PATENAUDE Bertrand M. è lecturer alla Stanford University dove è research fellow alla Hoover Institution Library and Archives. E’ autore pure di ‘The Big Show in Bololand: The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921’. Kamenev (brother-in-law) 9,16,91 ecc.”,”TROS-205″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”The Big Show in Bololand. The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921.”,”Bertrand M. Patenaude is Lecture in History at Stanford University and a Research Fellow at the Hoover Institution. He is the editor or co-editor of four books on modern Russian history. Illustrations, Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Riga Agreement, Notes, Bibliography, Index, Acknowledgments, Frontispiece, Maps, Photographs,”,”RIRO-205-FL”
“PATRIARCA Silvana”,”Italianità. La costruzione del carattere nazionale.”,”PATRIARCA Silvana insegna Storia europea contemporanea alla Fordham University di New York “”La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ‘Ho famiglia’”” (Leo Longanesi, 1947) (pag 208) “”Gramsci non era un marxista convenzionale. Il suomo di pensare era fortemente influenzato da Georges Sorel e dalla tradizione culturale italiana, e aveva ereditato da De Sanctis e dai “”vociani”” (7) una certa sensibilità per la questione delle abitudini degli italiani e la tematica della “”riforma intellettuale e morale”” della vita del paese. Al contrario del più ortodosso Bordiga e di altri fondatori del Partito comunista, Gramsci credeva che il marxismo dovesse portare in Italia un cambiamento non soltanto economico ma anche etico. Nonostante nei suoi ‘Quaderni del carcere’ esprimesse una certa insofferenza per coloro che definiva intellettuali di tipo “”‘moralista’ o moralizzatore”” alla stregua di Prezzolini (8), ne condivideva specialmente negli anni giovanili – alcuni atteggiamenti e criticava piuttosto di frequntare le abitudini e il carattere nazionali. Questo carattere non offriva un bello spettacolo: oltre all’ipocrisia, “”una delle facce più appariscenti e vistose del carattere italiano””, Gramsci vi leggela la “”sfiducia reciproca””, che era conseguenza dell’educazione gesuitica, di governi polizieschi e dell’esperienza della vita di tutti i giorni (9)”” (pag 176-177) (7) (…) Anche Walter Adamson ha sottolineato il fatto che Gramsci fece propria la “”struttura del vocabolario della ‘Voce’ (…) (8) A. Gramsci, Quederni del carcere, a cura di V. Gerratana, vol. 3, Einaudi, p. 2204 (9) Id., Caratteri italiani, in Id., Scritti giovanili, cit., pp. 93-94″,”ITAS-165”
“PATRICELLI Marco”,”Morire per Danzica. La Polonia tra Hitler e Stalin.”,”Nato nel 1963, giornalista, docente universitario di Storia contemporanea, autore di programmi culturali per la Rai-Tv e Mediaset, Marco Patricelli è uno storico e divulgatore.Ha pubblicato tra l’altro: ‘I banditi della libertà’, ‘Settembre 1943: i giorni della vergogna’, ‘L’Italia sotto le bombe’. ‘Berlino prova ad accorciare i tempi, indicando martedì 22 o al massimo il 23: è Hitler stesso, domenica 20, a rivolgersi direttamente a Stalin per abbreviare i tempi. Il 21, con un telegramma a Hitler, Stalin accetta. (…)”” (pag 142); “”Il Führer era così riuscito ad accogliere la direttiva del suo Stato maggiore di dare inizio alla guerra entro il 1° settembre (oltre quella data le precipitazioni atmosferiche avrebbero neutralizzato i piani di guerra lampo studiati dai vertici militari), evitando di trovarsi esposto a un doppio fronte. Infatti l’ordine d’attacco alla Polonia sarà diramato solo dopo la firma del patto Ribbentrop-Molotov: il 26 agosto’ (pag 143); ‘Il significato, sul piano del diritto internazionale e su quello politico, è che il patto tedesco-sovietico non solo non rientra negli schemi degli accordi fino ad allora conclusi, ma costituisce un nuovo tipo di patto di non aggressione. Il “”Ribbentrop-Molotov””, così com’è strutturato, favorisce una guerra di aggressione, e la miccia per la deflagrazione delle Seconda guerra mondiale l’ha materialmente accesa Stalin autorizzando la firma del suo ministro degli Esteri. Molotov tenterà in seguito di giustificare il carattere implicitamente aggressivo dell’accordo (329), ma sarà come arrampicarsi sui vetri. Col patto Ribbentrop-Molotov, di fatto, Stalin scioglie le mani a Hitler in Polonia, e il Führer si impegna a riservargliene una ricca porzione. Questo accordo è chiaramente un mezzo tattico per dividersi l’Europa (330). Il protocollo segreto in quattro paragrafi stabilisce con esattezza la sfera di influenza di Germania e URSS, dalla foce del Danubio alla Finlandia (331). All’Unione Sovietica vanno la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e il territorio polacco a est della linea segnata dal corso dei fiumi Narew, Vistola e San; al Terzo Reich i territori polacchi ad ovest di tale linea e la Lituania. I due governi si dicono inoltre convinti a esaminare di comune accordo la questione dell’utilità di mantenere o meno uno ‘Stato polacco indipendente’ e a studiare in che modo si dovesse delimitarne i confini ‘ma solo nel corso di ulteriori sviluppi politici’. Come ai tempi dei re prussiani e degli zar, tedeschi e russi si erano seduti a tavolino per spartirsi la Polonia per la quarta volta. Il Reich, come auspicato e voluto di Stalin, si disinteressava esplicitamente dell’Europa sudorientale e della Bessarabia, che sarebbero state inghiottite in un boccone dai sovietici. Il protocollo segreto è dinamite pura, esplicito attentato alla pace. La sua portata verrà rivelata al mondo durante il processo di Norimberga, nel 1946, ma l’URSS, che cercherà in ogni modo di impedire la testimonianza del capo della sezione giuridica del ministero degli Esteri Friedrich Gaus, che aveva materialmente esteso il testo del patto e del protocollo supplementare (332), ne negherà addirittura l’esistenza (333) non riconoscendo alcun valore di prova ai microfilm che riproducevano la versione tedesca del trattato. Solo nel 1989, grazie alla ‘glasnost’ dell’ultimo segretario del Pcus e dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbacëv, il Cremlino ammetterà ufficialmente la veridicità del protocollo segreto, che non era più segreto per nessuno’ (pag 153-154); ‘La Polonia, nel complesso, si rivela militarmente un gigante di cartapesta, martoriato dalle divisioni corazzate del generale Heinz Guderian che manovrano secondo uno schema che il mondo ancora non conosce e di cui non immagina la portata dirompente: la “”guerra lampo””‘ (pag 203)]”,”POLx-051″
“PATRICELLI Marco”,”I banditi della libertà. La straordinaria storia della Brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette.”,”Marco Patricelli (Pescara, 1963) giornalista del ‘Tempo’ e storico. E’ autore di altre opere tra cui ‘Liberate il Duce. Gran Sasso 1943’ (2001) e ‘La Stalingrado d’Italia’ (2002), ‘Le lance di cartone’ (2004). “”Due giorni prima, il 4 agosto (1944, ndr), sir Harold Alexander ha deciso di scardinare la Linea Gotica (Gotenstellung o Grüne Linie, linea verde, come la chiamano i tedeschi): 320 chilometri di fortificazioni e capisaldi (più di 2000 nidi di mitragliatrici, circa 500 postazioni di artiglieria, 3600 trincee, più di 117.000 chilometri di filo spinato, circa 100.000 mine) lungo cui Kesserling ha posizionato 14 divisioni tedesche che presidiano l’Italia settentrionale dal Tirreno all’Adriatico con circa 339.000 uomini (1). Gli effettivi della Wehrmacht sono sottodimensionati di un terzo rispetto alle equivalenti unità alleate; quanto poi ad artiglieria, corazzati e aeronautica, la partita non si pone neppure, perché è schiacciante il predominio angloamericano: Alexander ha ai suoi ordini 900.000 effettivi, schiere di cannoni e di carri armati, centinaia di caccia e cacciabombardieri, nonché il poderoso appoggio dell’artiglieria navale che agisce indisturbata (2)”” (pag 199) [(1) Il Gruppo di Armate C. di Kesserling (poi sostituito da Vietinghoff) annovera due armate (…); (2) Anche Alexander ha a disposizione due armate, ma a ranghi assai più elevati rispetto ai tedeschi, e soprattutto perfettamente equipaggiati (…)]”,”ITAR-007-FER”
“PATRONI GRIFFI Filena”,”Napoli aragonese.”,”Filena Patroni Griffi è redattrice della rivista Napoli nobilissima. Ha pubblicato: Il banco di pegni di Cava dei Tirreni del 1495, Banchieri e gioielli alla corte aragonese di Napoli. Ha curato l’edizione aggiornata di N. Ferorelli, Gli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII e la raccolta degli scritti di Giovanni Falcone, Interventi e proposte. 1982-1992.”,”ITAG-015-FL”
“PATTA Gian Paolo”,”Crisi? Per chi? Il lavoro dimenticato.”,”Gian Paolo Patta, segretario confederale della CGIL dal 1996 al 2006 è sottosegretario di Stato al Ministero della Salute nel secondo Governo Prodi.”,”ITAE-147-FL”
“PATTERSON Thomas C.”,”Karl Marx, anthropologist.”,”PATTERSON Thomas C. è DIstinguished Professor adn Chair of Anthropology (Univ. di California, Riverside). Ha scritto pure ‘Marx’s Ghost: Conversation with Archaeologists’ (2003) e ‘A Social History of Anthropology in the United States’ (2001).”,”MADS-463″
“PATTERSON Charles”,”Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto.”,”Volume in memoria di Isaac Bashevis Singer (1904-1991) Charles Patterson ha studiato alla Columbia University alla International School for Holocaust Studies a Gerusalemme. E’ stato collaboratore della rivista ‘Martyrdom and Resistance’ he ha svolto attività di revisore per diversi libri e film sull’Olocausto. Tra i suoi libri: ‘Anti-Semitism: The Road to the Holocaust and Beyond’ (1982), ‘The Civil Rights Movement’ (1995). L’eugenetica in Germania e negli Stati Uniti. I rapporti amichevoli tra eugenetisti americani e tedeschi negli anni Venti ‘Gli scienziati tedeschi restarono impressionati dai progressi compiuti dall’eugenetica americana. Nel 1912, di ritorno dal Primo congresso internazionale di eugenetica di Londra, Alfred Ploetz, fondatore dell’eugenetica tedesca, aveva dichiarato al ‘Berliner Tageblatt’, uno dei principali quotidiani tedeschi, che gli Stati Uniti erano i leader mondiali indiscussi nel campo dell’eugenetica. L’anno seguente, un altro importante eugenetista tedesco elogiò il «deciso e risoluto» popolo americano: «Dopo aver riconosciuto l’importanza dell’ereditarietà nel determinare i tratti mentali e fisici dell’intera popolazione, non esita a passare dalla riflessione teorica a un’energica azione pratica e a mettere in atto una legislazione che porterà al miglioramento della razza» (27). Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, l’eugenetica si radicò profondamente nei circoli medici e scientifici tedeschi, dove divenne nota con il nome di «igiene razziale». Nel 1920, due rispettati professori universitari – Karl Binding, professore di diritto con numerose pubblicazioni al suo attivo, e Alfred Hoche, professore di psichiatria con una specializzazione in neuropatologia – pubblicarono ‘Die Freigabe der Vernichtung lebensunwurten Lebens’ (Autorizzazione alla distruzione della vita che non merita di essere vissuta). Affrontand la questione dei pazienti ricoverati i due studiosi sostenevano che la legge tedesca avrebbe dovuto permettere l’eliminazione pietosa dei pazienti ‘lebensunwert’ («non meritevoli di vita»), di quei soggetti cioè che soffrivano di «demenza incurabile», le cui vite «senza scopo» costituivano un peso per i loro parenti e per la società (38). I termini utilizzati per descrivere tali soggetti («zavorra umana», «semiumani», «umanità difettosa», «mentalmente morti» e «gusci di esseri umani») divennero in seguito parte della terminologia nazista (29). Hoche non accettava il principio tradizionale secondo il quale i medici non devono nuocere, tanto da respingere il giuramento di Ippocrate, considerato un «giuramento per medici d’altri tempi». Egli esaltava il valore didattico dell’eliminazione dei pazienti con handicap mentali, perché i loro cadaveri avrebbero offerto nuove opportunità alla ricerca scientifica, specialmente a quella sul cervello. Dopo la prima guerra mondiale, che vide americani e tedeschi su fronti opposti, Charles Davenport guidò il tentativo di riportare gli eugenetisti tedeschi all’interno del movimento eugenetico internazionale. I rapporti tra eugenetisti americani e tedeschi tornarono a svilupparsi su un piano amichevole nel 1925, quando la Germania rientrò a far parte del movimento eugenetico internazionale (30). Le riviste eugenetiche tedesche riportavano regolarmente gli sviluppi dell’eugenetica negli Stati Uniti, specialmente i progressi che gli americani stavano facendo nel tradurre le teorie razziali in leggi a supporto della sterilizzazione, della segregazione razziale e delle restrizioni all’immigrazione. Fritz Lenz spiegò, quasi a volersi giustificare, che la Germania era rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di legislazione eugenetica, in quanto «i tedeschi sono più portati alla ricerca scientifica che alle attività pratiche di governo». A partire dagli anni Venti, le fondazioni americane fornirono un consistente supporto finanziario alla ricerca eugenetica in Germania. La Rockefeller Foundation, di gran lunga la principale fonte di finanziamento, sostenne la ricerca dei maggiori eugenetisti tedeschi e fondò e finanziò l’Istituto di psichiatria Kaiser Wilhelm, l’Istituto di antropologia, eugenetica ed ereditarietà umana Kaiser Wilhelm e altre importanti istituzioni scientifiche tedesche. Durante la Repubblica di Weimar, gli eugenetisti tedeschi espressero la loro ammirazione per i risultati raggiunti dall’eugenetica americana e misero in guardia sul rischio che, se i tedeschi non avessero fatto progressi, l’America sarebbe diventata l’indiscusso leader mondiale in campo razziale’ (pag 96-97) [(27) Stefan Kühl, ‘The Nazi Connection Eugenics, American Racism and German National Socialism’, New York, Oxford University Press, 1994, p. 13; (28) Henry Friedlander, Origins, cit, pag 14-16, trad. it. ‘Le origini del genocidio nazista’, Roma, Editori Riuniti, 1997; i29) Eugen Kogon, Hermann Langhbein, Adalbert Ruckerl (a cura), ‘Nazi Mass Murder. A Documentary History of the USe of Poison Gas’, New Haven, Yale University Press, 1993, p. 13]; (30) Kühl, Nazi Connection, cit., p. 19. Per ulteriori notizie sul movimento eugenetico americano dopo la prima guerra mondiale, vedi Barry Mehler, “”A History of American Eugenics Movement, 1921-1940′, tesi di dottorato, University Illinois, 1988]”,”SCIx-541″
“PATTIEU Sylvain”,”Les camarades des frères. Trotskistes et libertaires dans la guerre d’ Algerie.”,”E’ la storia di chi si è schierato con il FLN algerino dal 1 novembre 1954, data dell’ insurrezione algerina. Questa storia è anche quella delle correnti trotskiste e libertarie negli anni 1950. Dopo l’ indipendenza, alcuni militanti continueranno l’ avventura in Algeria nella speranza che la guerra si trasformi in una rivoluzione socialista. Saranno i ‘pieds-rouges’ (piedi-rossi) del nuovo regime di BEN-BELLA fino al colpo di stato di BOUMEDIENE che li rispedirà nel 1965 in Francia. pag 95 capitolo 5: SFIO e PCF: i ‘traditori’.”,”TROS-102″
“PATTONI Maria Pia”,”Prometeo. Il dono del fuoco.”,”Maria Pia Pattoni che ha compiuto i suoi studi universitari alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente Professore ordinario di Letteratura greca presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha lavorato ad una edizione commentata del ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo per la collana dei Classici greci e latini dell’Accademia Nazionale dei Lincei. [“”Ingegnoso e ribelle, il Titano che “”pensa prima di agire”” è incatenato a una rupe per aver donato il fuoco all’umanità. Così il mito ce lo ha consegnato. Cosa lo condannò a tale supplizio? L’ira di Zeus sa essere impietosa e un’azione scellerata come quella di Prometeo, che preferì l’uomo alla divinità, merita una punizione esemplare: legato a una roccia, tormentato da un’aquila intenta a dilaniargli il fegato quotidianamente rigenerato. Un tormento che ci ricorda i futuri martirii (…). Un personaggio mitico che si fa storia e con tutte le sue azioni, attraverso le parole di chi l’ha narrato – da Eschilo a Shelley, fino a Leopardi, Kafka e oltre -, accompagna anche noi oggi”” (dalla quarta di copertina); “”Alla fine della narrazione ovidiana del diluvio vengono presentati Deucalione (figlio di Prometeo, ndr) e Pirra, gli unici esseri umani a essere sopravvissuti grazie alle loro virtù, che sono rispettivamente il senso di giustizia e la devozione nei confronti degli dei. Quanto alla loro discendenza, Deucalione era figlio di Prometeo e Pirra era figlia di Epimeteo. Ai due sposi la terra si presenta vuota e desolata, come doveva apparire prima della creazione dell’uomo; di qui il desiderio di Deucalione di possedere le arti paterne di creare gli esseri umani. I due sposi si rivolgono allora a Temi, alla quale sono devoti (nel ‘Prometeo Incatenato’ essa era addirittura la madre di Prometeo). La dea risponde loro con il seguente vaticinio: «Uscite dal tempio con il capo velato e slacciate le vesti: poi gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre». Pirra, figlia del meno intelligente Epimeteo, non capisce, e crede di dover profanare la tomba di sua madre per disperderne le ossa; ma Deucalione, figlio dell’intelligente Prometeo, comprende il senso dell’oracolo: la grande madre è la terra e per ossa si intendono le sue pietre. Il processo si conclude con la separazione dei generi: «le pietre scagliate da Deucalione presero aspetto d uomini, da quelle lanciate da Pirra rinacque la donna». Anche la ri-creazione dell’umanità avviene dunque sotto il Segno del Titano. Il passaggio dalla materia informe ai corpi umani è narrato da Ovidio come una sorta di processo artistico (…)”” (pag 78-79) “”I Greci antichi agganciavano a questo mito la spiegazione etimologica dell’analogia tra i due termini indicanti rispettivamente “”popolo”” (laòs) e “”pietra”” (lâas). Diversa è la morale che Ovidio trae dall’origine “”petrosa”” del genere umano, e che sente la necessità di spiegare esplicitamente al lettore: «Per questo siamo una razza dura e avvezza alle fatiche, / e diamo testimonianza dell’origine da cui siamo nati». La stessa spiegazione era presente già in Virgilio: «(…) nel tempo in cui per la prima volta / nel mondo vuoto Deucalione gettò pietre, dalle quali siamo nati noi uomini, dura razza»”” (pag 80) Inno di Goethe: «Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forze esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui mondi! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la fiamma tu mi porti invidia. (…) Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Ha mai calmato le lacrime di me ch’era in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini A mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me» (J.W. Goethe, ‘Inni’, trad. di G. Baioni, Einaudi, Torino, 1967) (pag 136-138) “”Lo scrittore [Brecht, ndr] tenta di far convergere il dato del’uso negativo del fuoco con l’interpretazione positiva che Marx [ha] dato del Titano filantropo, «primo martire dell’umanità», rimasta a lungo dominante in area socialista: i responsabili della distruzione operata dal fuoco sulla Terra diventano così gli dèi, e non Prometeo (o gli uomini stessi)”” (pag 152)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GREx-027″
“PATZIG Günther”,”Linguaggio e logica.”,”A questi interrogativi dà una chiara risposta il filosofo e linguista Günter Patzig. Corso di lezioni, tenuto a Gottinga nell’anno 1963-64 sul tema “”Logica, linguaggio e realtà”””,”FILx-143-FL”
“PAUL Hans-Holger”,”Marx, Engels und die imperialismus-theorie der II. Internationale.”,”Imperialismo e le leggi di movimento del capitale, riproduzione e crisi, Engels e la teoria dell’ imperialismo, teoria imperialismo come teoria del crollo generale.”,”MADS-106″
“PAUL-BONCOUR J.”,”Fra due guerre. Ricordi della III Repubblica.”,”””Sulla mia formazione non hanno influito né Marx né il materialismo storico (…)”” (pag 41) “”Quel che più mi attirava di quei socialisti francesi era l’azione, a cui essi invitavano, molto più delle teorie economiche già superate dagli avvenimenti. Ma quante altre, a cominciare dal marxismo, che sembravano più solide, sono state ugualmente sorpassate! “”Ogni teoria non è che polvere””, ha detto Goethe, “”ed è un albero verdeggiante quello che porta i frutti della vita””. Io non ho letto nulla e non voglio legger nulla di alcune pagine dove Blanqui ha tracciato le grandi linee di un assai povero sindacalismo. Ma la vita di Blanqui, i suoi processi, la parte ch’egli ebbe durante l’assedio di Parigi, i numeri de ‘La patria in pericolo’, destano tuttora in me una rinnovata ammirazione. Che bel romanzo dell’energia rivoluzionaria! Esso riallaccia coi fili ininterrotti delle sue cospirazioni, dei colpi di mano, delle battaglie, delle sofferenze e delle prigionie, come col fervore dei suoi pargiani sopravvissuto alla sua morte, un buon mezzo secco di storia politica francese, tutto acceso dalla intensa fiamma di quel piccolo fragile uomo. Comprendo come il vecchio Ranc lavorasse sempre sotto il segno di questa immagine di Blanqui, che ora possiedo anch’io. Le stava accanto quella di Gambetta; la morte e la storia hanno di queste conciliazioni: l’uno spingeva innanzi e seminava per l’avvenire, dove l’altro rassodava e piantava bene in fondo.”” (pag 41-42) “”Precorrendo l’offensiva ad oltranza, il colonnello de Grand-maison, che poi pagò coraggiosamente con la vita le teorie che insegnava, aveva usato questa frase sconcertante (la cito a memoria, ma mi aveva colpito troppo, perché io possa sbagliare): “”Riassumerò il mio pensiero in una formula che all’apparenza può sembrare paradossale, dicendo che, in materia di offensiva, ‘l’imprudenza è la miglior sicurezza’””. Il generale Michel, probabile generalissimo, che stava per una dottrina più prudente e aveva intravisto con molta chiaroveggenza il passaggio dei Tedeschi attraverso il Belgio, si mostrò molto scosso da quella frase; e in segno di protesta abbandonò la sala””. (pag 104-105)”,”FRQM-044″
“PAULESU-QUERCIOLI Mimma”,”L’erba non cresceva ad Auschwitz.”,”Mimma Paulesu Quercioli è nata a Ghilarza (Oristano) e vive a Milano, dove ha insegnato per quasi trent’anni. Dopo la pubblicazione di ‘Gramsci vivo’ (Milano, 1977), ha curato due raccolte di favole dello stesso Gramsci. Al privato di Gramsci ha dedicato altri volumi.”,”GERN-002-FMB”
“PAULHAC Francois”,”Les accords de Munich et les origines de la guerre de 1939.”,”Si riconosce oggi la necessità degli accordi di Monaco nello stato di impreparazione militare della Francia e della Gran Bretagna nel settembre 1938. Ma Monaco potrebbe essere stata anche l’ ultima chance per l’ Europa prima che il fanatismo hitleriano non avesse trovato un pretesto all’ irreversibile nel gesto di un giovane ebreo che assassinò il 7 novembre 1938 il diplomatico tedesco Von RATH. (…) (4° copertina) “”La conferenza di Locarno si tenne dal 5 al 16 ottobre 1925. Vi parteciparono la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, l’ Italia e il Belgio. Gli accordi firmati consistettero in una garanzia mutua e generale delle frontiere tedesche ad Ovest. La Germania, a Locarno, riconobbe solennemente che l’ Alsazia e la Lorena era e dovevano restare francesi. Per contro, da quest’ epoca, ben prima di Hitler, la Germania aveva rifiutato di considerare immutabili le frontiere orientali.”” (pag 25)”,”RAIx-186″
“PAULUS Friedrich, a cura di Walter GÖRLITZ”,”Stalingrado.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-009-FV”
“PAUWELS Jacques R.”,”Le mythe de la bonne guerre. Les États-Unis et la Deuxième Guerre mondiale.”,”Jacques R. Pauwels , nato a Gand, Belgio, nel 1946, vive da 35 anni in Canada. Laureato in scienze politiche e in sotria insegna all’Università di Toronto. (2005) La legge “”Cash and Carry”” (pag 62-63) Fronte interno. Mutamento della situazione interna degli Stati Uniti: boom economico e un movimento operaio americano sceso in lotta (pag 85-91)”,”QMIS-278″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”PAVAN Robert J. (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. E’ autore di varie opere. Divisione e diversificazione. “”Delle 20 società straniere considerate, 18 hanno adottato una struttura multidivisionale. Delle 2 dche non l’ hanno fatto, 1 non si è diversificata, se non geograficamente, mentre l’ altra è una joint-venture al 50%-50%. Spesso il cambiamento nella struttura è stato preceduto da un cambiamento nella leadership manageriale oppure da un declino nei profitti o da entrambi i fattori. (…) Si deve notare che l’ IRI, azienda di Stato, e la più grande azienda industriale italiana, ha adottato la struttura multidivisionale. Anche Chandler nel suo studio sulle imprese americane ha identificato nei settori chimico, elettrico ed elettronico una più rapida diversificazione ed una più ampia accettazione della struttura multidivisionale.”” (pag 231-232)”,”ITAE-137″
“PAVAN Pietro”,”L’ascesa del lavoro. Il movimento sindacale. Aspetto storico-sistematico.”,”Nulla osta del Sac. Gioachino Scattolon.”,”SIND-088″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 33. D’Asaro-De Foresta.”,”tra i collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-033″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 34. Primo supplemento, A-C.”,”tra i collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE Biografia di Amadeo Bordiga, di L. Agnello (pag 487-) e di Lelio Basso di P. Craveri (pag 298-), di A. Balabanoff (pag 224)”,”REFx-R-034″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 36. De Fornari-Della Fonte.”,”Tra i collaboratori del XXXVI volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-036″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentasettisimo volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 37. Della Fratta – Della Volpaia.”,”Tra i collaboratori del XXXVII volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”REFx-R-037″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentottesimo volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 38. Della Volpe – Denza.”,”Tra i collaboratori del XXXVIII volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”REFx-R-038″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentanovesimo volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 39. Deodato – Di Falco.”,”Tra i collaboratori del XXXIX volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”REFx-R-039″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 40. Di Fausto -Donadoni.”,”Tra i collaboratori del XL volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”REFx-R-040″
“PAVAN Massimiliano direttore, direzione di BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Emilia A. TALAMO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantunesimo volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 41. Donaggio – Dugnani.”,”Tra i collaboratori del XLI volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”REFx-R-041″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”Robert J. Pavan (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. Ha pubblicato altre opere.”,”ITAE-044-FV”
“PAVANELLO Mariano”,”Sistemi umani. Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale.”,”””I marxisti pur accettando la definizione sostanziale di economia, non concordano affatto su alcuni punti fondamentali del pensiero di Polanyi e dei suoi allievi”” (pag 42-43) (L’antropologia economica marxista) Marx Engels e il concetto di ‘modo di produzione asiatico’. “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche… ‘La lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan apparve come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico’ “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche. ll concetto di formazione economico-sociale ha appunto la funzione di definire le concrete realtà storiche caratterizzate da specifici modi di produzione. Lo sviluppo del pensiero marxista è stato determinato da alcune formulazioni di Marx e di Engels relativamente ai modi di produzione non capitalisti. Di questi, quello asiatico aveva lo scopo di identificare specifiche realtà socioeconomiche non capitaliste e al di fuori dell’area di sviluppo del mondo occidentale, dominate da particolari rapporti tra le forze produttive caratterizzati dal dispotismo politico-religioso nei grandi imperi dell’Oriente antico. Tuttavia il concetto di ‘modo di produzione asiatico’ ebbe poca fortuna nei successivi sviluppi del marxismo e ciò si è riflettuto sulla scarsa attenzione che l’ortodossia marxista ha riservato, fino alla metà di questo secolo, al problema delle culture cosiddette primitive. L’incontro di Marx e di Engels con l’antropologia fu determinato dalla lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan che apparve immediatamente come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico. Fu Engels, dopo la morte di Marx, a scrivere quella che può essere considerata una rilettura in chiave marxista dell’opera di Morgan: ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ contiene infatti la tesi evoluzionista della cultura esposta a partire dalla nascita e dello sviluppo delle idee di famiglia, proprietà e stato in relazione alle diverse modalità di produzione della sussistenza umana. Ciò che aveva maggiormente attratto Engels era la possibilità di interpretare le tappe evolutive dell’umanità attraverso la ricognizione delle basi materiali, economiche di ogni specifica formazione sociale in quanto determinanti la forma dei rapporti sociali. Fu però solo in Francia, alla fine degli anni ’50, con Suret-Canale (1964), che si aprì la possibilità di una riflessione meno vincolata agli schemi dell’ortodossia marxista, rappresentata fino ad allora dalle tesi ufficiali del comunismo sovietico. Possibilità che fu largamente favorita dall’influenza esercitata dall’elaborazione filosofica di Althusser (Althusser e Balibar, 1968); gli sviluppi del pensiero marxista, liberato da vecchie e dogmatiche ipoteche, furono notevoli negli anni successivi sia in Francia (Godelier, 1969, 1977; Maillassoux, 1960, 1964, 1975; Terray, 1975; Testart, 1985) che nei paesi di cultura anglosassone (v. AaVv, 1985; Bloch, 1983; Hindess e Hirst, 1975). In pratica la ripresa, da parte di Suret-Canale, del concetto di ‘modo di produzione asiatico’ apriva la strada ad un dibattito sulla specificità di modi produttivi non riconducibili agli schemi marxiani e gli studi etnologici sulle popolazioni africane offrivano un materiale straordinariamente importante per l’elaborazione teorica”” (pag 44-45) [Mariano Pavanello, Sistemi umani. ‘Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale’, Cisu, Roma. 1992]”,”TEOS-022-FFS”
“PAVANINI Giulio”,”Hegel. La politica e la storia.”,”Giulio Pavanini (Venezia 1949), laureato in Filosofia, si è specializzato presso la Scuola di perfezionamento in Filosofia dell’Università di Padova a cui attualmente collabora all’interno del gruppo di ricerca dedicato alla teoria politica. ha pubblicato vari articoli su riviste come: Verifiche e Trimestre, nonchè il saggio Hegel e il Beamtenstand nella Prussia tra riforma e restaurazione nel volume collettaneo Per una storia del moderno concetto di politica. Ha inoltre scritto la voce Cameralismo tedesco per il secondo volume dell’antologia di testi curata da Mario Tronti su Il Politico.”,”HEGx-012-FL”
“PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri, lettere di”,”Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino.”,”Lettere di PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri”,”ITAR-018-B”
“PAVESE Cesare, a cura di Mariarosa MASOERO”,”Lotte di giovani e altri racconti (1925-1930).”,”””- E adesso non fai forse questa vita, sempre chiuso in una biblioteca? – Ma questo lo faccio per imparare a scrivere e per scuotermi, allargarmi le idee. – No, caro. Leggendo non fai che riempirti di idee altrui. Senti: io avrò anche soltanto due o tre idee, ma so che sono mie, che le ho pensate io; tu ne avrai magari cinquanta, cento, raffazzonate di qua e di là, e tutte insieme esse non ti dànno certo il merito che mi dà una sola delle mie. – Già, allora i libri non servono più a nulla. Perché scriverli? – Che cosa ne so io? Mi convinco sempre più che leggere è rubare, involontariamente se vuoi, ma sempre rubare idee già pensate, morte.”” (pag 7) Nel 1925 un Pavese diciassettenne aveva progettato e iniziato un romanzo a cui affidaa “”le gioie e i dolori della sua vita””. L’ aveva intitolato Lotte di giovani ed era una storia adolescenziale di titaniche accensioni e grandi sogni di gloria alternati a lugubri scoramenti e a precoci idee di suicidio. Sia Lotte di giovani sia i racconti costituiscono materiale inedito (…)”,”VARx-169″
“PAVESE Cesare, a cura di Marziano GUGLIELMINETTI e Laura NAY”,”Il mestiere di vivere, 1935-1950.”,”PAVESE Cesare nasce a S. Stefano Belbo nel 1908 e muore nel 1950. Scrittore e poeta, è morto suicida. Sulla prima pagina dei “”Dialoghi con Leucò’ che fu trovata sul tavolino della stanza dell’ albergo dove si uccise aveva scritto: “”Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”” “”Un discorso di comizio ha la natura del rito religioso. Si ascolta per sentire ciò che già si pensava, per esaltarsi nella comune fede e confessione””. (pag 334) “”Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi””. (pag 335) Pavese, 1936. “”Quando un uomo è nel mio stato non gli resta che fare l’esame di coscienza. Non ho motivo di rifiutare la mia idea fissa che quanto accade a un uomo è condizionato da tutto il suo passato; insomma, è meritato. Evidentemente, le ho fatte grosse per trovarmi a questo punto. Anzitutto, ‘leggerezza morale’. Mi sono mai posto davvero il problema di che debbo fare secondo coscienza? Ho sempre seguito impulsi sentimentali, edonistici: Su questo non c’è dubbio. Persino il mio misoginismo (1930-1934) era un principio voluttuario: non volevo seccature e mi compiacevo della posa. Quanto poi questa posa fosse invertebrata si è visto poi. E anche nella questione del lavoro, sono mai stato altro che un edonista? Mi compiacevo del lavoro febbrile a scatti, sotto l’estro dell’ambizione, ma avevo paura, paura, di legarmi. Non ho mai lavorato davvero e infatti non so nessun mestiere. E si vede chiara anche un’altra magagna. Non sono mai stato il semplice incosciente, che gode le sue soddisfazioni e se ne infischia. Sono troppo vile per questo. Mi sono sempre carezzato con l’illusione di sentire la vita morale, passando attimi deliziosi – è la parola giusta – a farmi dei casi di coscienza, senza risoluzione di risolverli nell’azione.”” (pag 31)”,”VARx-264″
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Prima che il gallo canti. Il carcere. La casa in collina. La luna e i falò. Volume Due.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-044-FL”
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Altri racconti. L’Eremita. Volume Sei.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-045-FL”
“PAVESE Cesare”,”La casa in collina. E altri racconti.”,”‘La casa in collina’ (…) fu pubblicato nel ’49: ma il primo spunto del racconto venne a Pavese nel ’43, durante lo sfollamento a Serralunga di Crea, mentre infuriava la guerra. ‘La casa in collina’ è lo specchio di quegli anni. E insieme è il libro in cui Pavese ha riflesso più compiutamente se stesso. Ha scritto Davide Lajolo: «Il Corrado della Casa in collina è forse il personaggio nel quale Pavese ha immesso più di se stesso, senza infingimenti e senza preoccupazioni». Corrado è professore in una scuola di Torino e, come tanti nel periodo dei bombardamenti, cerca di notte la salvezza sulle colline che circondano la città. È solo, scontroso, pago dei suoi libri e di girare per i boschi di Belbo, il cane delle sue padrone di casa, l’una delle quali, Elvira, tenta inutilmente di fagli capire che si sente legata a lui da qualcosa di più forte che una semplice amicizia. In uno dei suoi vagabondaggi Corrado si imbatte in un gruppo di sfollati: sono operai, lavoratori, gente semplice che è arrivata al nocciolo delle cose, a stabilire le ragioni e i torti, senza troppe sottigliezze. Corrado incontra Cate, una ragazza madre, con il suo bambino: Cate è per Corrado un ricordo ormai sbiadito, legato a un tempo di giovinezza incosciente e avventurosa (….). La cospirazione clandestina cui Cate partecipa con il suo gruppo di amici, i bombardamenti di Torino, il 25 luglio, l’8 settembre, l’occupazione tedesca, la lotta delle bande armate sulle montagne, sono le vicende cui Corrado è chiamato a testimone. (…) ‘La casa in collina’, non è un racconto semplice, denso com’è Di fatti pubblici e privati, delle vicende e delle angosce che segnarono crudelmente la vita italiana di quegli anni (…)’ (pag 11-12, prefazione)”,”VARx-015-FGB”
“PAVESE Cesare”,”Poesie. Lavorare stanca – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.”,”‘Una delle voci più isolate della poesia contemporanea’ la autodefinì lo stesso Pavese quando, nel 1943 apparvero per la prima volta i versi di ‘Lavorare stanca’. Lo stesso dicasi per la raccolta ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ del 1951 che l’autore scrisse pochi mesi prima di suicidarsi…'”,”VARx-001-FMDP”
“PAVESE Cesare”,”Pavese giovane.”,”””anche a farsi piccini, a scomparire, si è schiacciati ugualmente’ (6 aprile 1929) (pag 39) “”Sul fianco d’una collina si stende un sentiero sassoso dalle larghe curve che s’indugiano nell’ascesa lenta alla vetta lontana (…)”” (pag 20)”,”VARx-008-FMB”
“PAVESE Cesare”,”Il mestiere di vivere (Diario 1935-1950)”,”Il diario (1935-1950) di Pavese è stato trovato alla morte dell’autore tra le sue carte in una sbiadita cartella verde, su cui è scritto a matita rossa: “”Il mestiere di Vivere, di Cesare Pavese””. Esso è costituito da fogli sciolti, numerati manoscritti a penna e qualche volta a matita, quasi sempre con cancellature e correzioni come in prima stesura. La prima edizione è stata pubblicata nel 1952. ‘rappresenta una sorta di autobiografia intima, un laboratorio di pensieri, riflessioni esistenziali e tormenti interiori che culminano nel tragico epilogo della sua vita’”,”VARx-010-FFS”
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Contiene ritaglio originale, articolo Giovanni ARTIERI, Marx e i sogni sbagliati’ (17.11.1967) (critica Marx su guerra civile americana…) “”Dopo la rivoluzione di febbraio, la Russia era diventata, secondo Lenin, “”il paese più libero del mondo””. La guerra, che aveva travolto l’ autocrazia, scalzava giorno per giorno ogni residua autorità.”” (pag 61, Papaioannou) Abolizione della burocrazia. Lo Stato. “”Non non siamo utopisti””, dichiara Lenin; “”noi non sognamo affatto di sbarazzarci immediatamente di ogni forma d’ amministrazione e di subordinazione. Non è neppur il caso di parlare di una soppressione immediata e totale della burocrazia. Questa è utopia. Ma spezzare immediatamente la vecchia macchina amministrativa per cominciare senza indugio a costruirne una nuova, che permetta di sopprimere gradualmente ogni forma di burocrazia, non è affatto un’ utopia, è l’ esperienza della Comune, è il compito diretto, immediato, del proletariato rivoluzionario””. (XXV, pag 460).”” (pag 77)”,”TEOC-364″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Kostas PAPAIOANNOU Armando PLEBE Quirino PRINCIPE Jean SERVIER Hans SEDLMAYR”,”Anarchismo vecchio e nuovo.”,”””Imitate Pompeo; – diceva Marx agli apologisti della censura – pestate i piedi, e da ogni edificio ufficiale sprizzerà fuori una Pallade Atena armata dalla testa ai piedi””. E’ quanto è accaduto ai nostri giorni quando le “”eminenze enciclopediche”” che popolavano gli uffici della censura prussiana si sono congregate in una persona collettiva, il Partito con l’ iniziale maiuscola, al quale hanno trasmesso la loro “”competenza scientifica”” universale, permettendogli nello stesso tempo di monopolizzare la coscienza della società. Sarebbe dunque questa la “”dittatura del proletariato””?””. (pag 35)”,”ANAx-227″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Breve profilo biografico e opere di Bruno Leoni (pag 8) Contiene: – Bruno Leoni, Il “”Capitale”” di Carlo Marx, cent’anni dopo – Claude Harmel, Teoria marxista e sviluppo economico – Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo declino – Vittorio Frosini, ‘La critica del marxismo in Italia – Eric Voegelin, Apocalisse e rivoluzione “”G. I. Miasnikov (assassinato da Stalin) fu il solo bolscevico a chiedere insistentemente, dopo il 1917, che si lasciasse libertà di parola a tutti i partiti senza eccezione, ritenendo che questo fosse il solo mezzo di salvare il partito minato dalla corruzione del potere. Il regime sovietico, egli diceva, «deve mantenere a sue spese un gruppo di detrattori, come facevano in altri tempi gli imperatori romani». E’ nota la risposta di Lenin: «noi non abbiamo alcuna intenzione di suicidarci; perciò non lo faremo» (XXXII, p. 537). Questa fu l’ultima posizione di Lenin sulla libertà di stampa, «questo brillante fuoco fatuo» (ibid., p. 541). Nella sua replica, Miasnikov gli ricordò che la sola ragione per cui egli poteva ancora esprimersi liberamente consisteva nel fatto che era un vecchio bolscevico, mentre migliaia di comuni operai marcivano in prigione per aver detto le stesse cose che aveva dette lui. Espulso dal partito nel 1922 egli formò un gruppo di opposizione detto «Gruppo operaio» che venne liquidato nel settembre 1923. Da allora il problema della libertà di stampa è completamente scomparso dall’orizzonte «marxista-leninista». Fu in questo senso che Rosa Luxemburg scrisse in prigione il suo memorabile saggio sulla Rivoluzione russa. «La libertà riservata ai soli sostenitori del governo, ai soli membri del partito, per quanto numerosi siano, non è la libertà. La libertà è sempre la libertà di colui che la pensa diversamente. Non per fanatismo della giustizia, ma perché tutto ciò che vi è di istruttivo, di salutare, di purificatore nella libertà politica dipende da ciò e perde la sua efficacia quando la ‘libertà’ diventa un privilegio» (1). Questa critica amica restò senza risposta. Tre anni più tardi gli insorti di Cronstadt invocavano, secondo lo spirito della Costituzione sovietica e del programma di ottobre, elezioni libere ai soviet, libertà di parola e di stampa per gli operai e i contadini, l’abolizione dei privilegi del partito unico e il ritorno a un governo normale dei soviet. Fu Trotsky che diede allora l’ordine di cannoneggiare coloro che in passato aveva definiti l’«orgoglio della rivoluzione» e fu un’altra futura vittima di Stalin, Tukacevski, che guidò l’assalto finale contro la fortezza degli insorti… Tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse, alla luce di tutto ciò, che i bolscevichi fossero già riusciti a sbarazzarsi integralmente delle vecchie convinzioni e ad abituarsi all’idea del partito unico. Ci si può fare un’idea della coscienza inquieta di questo periodo di transizione leggendo il discorso di Zinoviev (assassinato da Stalin) all’XI Congresso del partito nel 1922: «Noi siamo il solo partito che esiste legalmente… Noi abbiamo privato i nostri avversari di ogni libertà politica… ma non possiamo comportarci diversamente». Era l’ultima eco di mezzo secolo di lotte marxiste contro il blanquismo”” (pag 67-68) [Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo destino] [(in) ‘1867-1967. Un secolo di marxismo’, a cura di Renato Pavetto, Firenze, 1967] [(1) Rosa Luxemburg, ‘La Révolution russe’, éd. Spartacus, 1937, p. 25]”,”TEOC-026-FV”
“PAVLOV Ivan Petrovic a cura di Luciano MECACCI”,”La psicologia contemporanea. Analisi critica.”,”Pavlov (Ivan Petrovic), fisiologo e medico russo (Rjazan’ 1849 – Leningrado, od. S. Pietroburgo, 1936). Fu ammesso nel 1879 all’Accademia militare di Pietroburgo; si addottorò in medicina con una tesi sui nervi centrifughi del cuore nel 1883 e proseguì le ricerche sulla circolazione fino al 1889 lavorando dal 1884 al 1886 in Germania presso i fisiologi Rudolf Heidenhain e Karl Ludwig. Nel 1890 venne nominato professore di farmacologia a Tomsk e a Pietroburgo. I suoi lavori sulla digestione, che gli valsero nel 1904 il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, vennero comunicati nel 1897 col titolo Conferenza sull’attività delle principali ghiandole digestive, nella quale Pavlov sottolineò l’azione del sistema nervoso nella nutrizione dell’organismo, peraltro intuita dal suo maestro, il fisiologo I. M. Secenov (1829-1905). Nel 1903, indagando sui meccanismi della secrezione gastrica, Pavlov aveva messo a punto l’esperienza del piccolo stomaco, grazie alla quale aveva potuto osservare che l’animale cominciava a secernere i succhi digestivi quando anticipava mentalmente la presenza del cibo. Questo fenomeno, detto dapprima “secrezione psichica”, fu in seguito chiamato “riflesso condizionato”, e rappresentò il punto di partenza per una nuova metodologia psicologica, estesa poi anche alle ricerche sul comportamento umano. Nel 1909, in una conferenza dal titolo Le scienze naturali e il cervello Pavlov definì le leggi che regolano il processo di eccitazione cerebrale; nel 1915 pubblicò i Dati sulla fisiologia del sonno, dove enunciò la teoria secondo cui il sonno è un fenomeno di inibizione di origine corticale, la teoria interpretativa dell’ipnosi e dell’isteria, e ribadì anche la sostanziale continuità della fisiologia e della psicologia. Nel 1921 un decreto del soviet dei commissari del popolo, sollecitato direttamente da Lenin, gli assicurò definitivamente i mezzi di lavoro e, con l’apposita creazione della stazione sperimentale di Koltuši, gli diede modo di raccogliere intorno a sé un buon numero di collaboratori selezionati. Nel 1922 pubblicò Vent’anni di esperienza sullo studio obiettivo dell’attività nervosa superiore degli animali e nel 1927 le Lezioni sul lavoro dei grandi emisferi cerebrali. L’ultimo scritto di rilievo fu l’articolo sui riflessi condizionati (1935) compilato per la Grande enciclopedia medica sovietica. Pavlov riconosce una distinzione fra la psicologia umana, che presuppone l’intervento del linguaggio, del concetto e dell’ intelligenza, e la psicologia animale, che comporta soltanto l’attività nervosa superiore; tuttavia interpreta il linguaggio come “secondo sistema di segnalazione”, sovrapposto al “primo sistema di segnalazione” costituito dall’analisi dei segnali sensoriali, che si svolge nell’ambito dell’attività nervosa superiore e postula la realizzazione di una conoscenza obiettiva della psicologia umana non inferiore a quella della psicologia animale, nonostante la differenza di complessità che esiste fra le due. Pavlov scriveva nel 1932: “Io sono convinto che si avvicina una tappa importante del pensiero, una tappa che vedrà congiungersi la fisiologia e la psicologia, l’oggettivo e il soggettivo, tappa nella quale la contraddizione drammatica tra il mio corpo e la mia coscienza troverà una soluzione concreta, a meno che tale contrapposizione non cada spontaneamente”. L’opera di Pavlov rappresenta uno dei capisaldi della moderna neurofisiologia e psicofisiologia; le sue ipotesi sono state applicate all’interpretazione di alcune malattie mentali; il metodo dei riflessi condizionati riceve svariate applicazioni, fra le quali la più nota è certamente quella del cosiddetto partoindolore. (RIZ)”,”SCIx-128″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio PAVONE, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). Statalismo, capitalismo di Stato. “”La prospettiva di una terza via tranquillizzante e senza rischi, intrisa di nostalgia del passato, fu proprio di quella vasta area dello schieramento cattolico che si rifaceva al corporativismo della “”scuola sociale cristiana””, rivendicato come diverso da quello fascista. In quello che sopra ho chiamato senso comune resistenziale non comunista (ma ne partecipavano anche molti dell’ area comunista) ebbe largo corso l’ idea di socializzazione dell’ economia che fosse diversa dalla statizzazione e dalla burocratizzazione. Questo tema aveva attraversato tutta la storia del movimento operaio dalla Prima alla Seconda Internazionale e poi a quella “”due e mezzo””. Per restare in Italia, da Andrea Costa ad Antonio Labriola. Una lunga citazione di quest’ ultimo si trova, e non è un caso, in un opuscolo liberale: ‘Bisogna insistere sull’ espressione di democratica socializzazione dei mezzi di produzione perché l’ altra proprietà collettiva oltre a contenere un certo errore teoretico in quanto si scambia l’ esponente giuridico col fatto reale economico, nella mente poi di molti si confonde con l’ incremento dei monopoli, con la crescente statificazione dei servizi pubblici e con tutte le altre fantasmagorie del sempre rinascente socialismo di Stato, il cui segreto è di aumentare in mano alla classe degli oppressori i mezzi economici dell’ oppressione””. (pag 572)”,”ITAR-070″
“PAVONE Sabina”,”I gesuiti dalle origini alla soppressione.”,”PAVONE Sabina è docente a contratto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università La Sapienza di Roma. “”Dalle sue parole traspariva una certa ammirazione per la capacità di mettere la comunità al di sopra delle esigenze del singolo individuo, e non è un caso che prprio il concetto di comunità ritornasse con frequenza negli scritti degli illuministi, così come in quelli degli storici che si sono occupati di questi temi (Imbruglia, Trampus, 2000). E’ un fatto che in quegli anni la Compagnia venne indicata come possibile modello per le società segrete (gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt ne copiarono l’ organizzazione gerarchica) e che simili suggestioni ritornassero poi anche nella corrispondenza di rivoluzionari russi del calibro di Necaev e Bakunin. Come già Diderot, d’Alembert riconobbe il debito che i nemici dei gesuiti avevano nei confronti di Voltaire concordando con quest’ ultimo nel condannare gli eccessi persecutori nei confronti della Compagnia. Egli fece sue le parole del philosophe di Ferney (…)””. (pag 121)”,”RELC-175″
“PAVONE Claudio, conversazione condotta da Daniele BORIOLI e Roberto BOTTA”,”Sulla moralità nella Resistenza. Conversazione con Claudio Pavone condotta da Daniele Boroli e Roberto Botta.”,”””Tu riporti [Pavone, ndr] una celebre frase di Marc Bloch, secondo il quale “”esistono generazioni corte e generazioni lunghe”” (24) e collochi decisamente tra queste ultime quella “”nata dall’incontro fra gli antifascisti del ventennio e i giovani resistenti di varie provenienze e aspirazioni (p. 552)”” (pag 8) (24) Marc Bloch, Apologia della storia, o Mestiere di storico, Torino, Einaudi, 1969, p. 157″,”ITAR-218″
“PAVONE Claudio”,”Prima lezione di storia contemporanea.”,”Claudio Pavone, per molti anni archivista di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. I suoi interessi di studio si sono concentrati sulla formazione dello Stato unitario dal punto di vista istituzionale e amministrativo, sulla storia delle istituzioni in generale e sul nodo fascismo-guerra-Resistenza. “”Le due discipline che da più lungo tempo si sono rivolte ai fatti sociali sono state prima il diritto, poi l’economia. Esse hanno con la storia un rapporto antico e speciale, che si è venuto evolvendo nella età contemporanea. Ancora nella prima metà del secolo XIX le due discipline includevano nel loro ‘corpus’ ampie considerazioni sulla società e sulla sua storia. Ma soprattutto da quando, nella seconda metà di quel secolo, l’economia ha cominciato ad avvalersi in misura crescente della matematica, il suo discorso è divenuto sempre più formalizzato, cioè, nell’accezione corrente, più scientifico. Così la scienza economica, soprattutto nella versione econometrica, è venuta allentando, fino di fatto a disdegnarli, i suoi rapporti con la società e quindi con la storia. Più che di economia politica, gli economisti amano oggi parlare di scienza economica. La storia economica ha dovuto di conseguenza farsi carico di un difficile rapporto con la teoria. Braudel ha visto in Marx colui che per primo aveva costruito modelli economico-sociali utili per la storia, poi irrigiditi in leggi dai suoi seguaci (34). Pierre Vilar ha lodato Marx e Schumpeter come gli economisti che, forse unici, hanno saputo realizzare un «composto chimico» tra teoria e storia (35); Karl Polanyi arrivò alla storia facendo incontrare l’economia e l’antropologia (36). Oggi il problema viene riproposto con forza proprio dal trionfo ideologico e politico di un liberismo dimentico, nel suo integralismo, delle dimensioni sociali, culturali, antropologiche e storiche. Sono peraltro operanti controtendenze volte a riannodare i legami della economia con la politica e con la società, insomma con la storia (37)”” (pag 128-129)] [Claudio Pavone, ‘Prima lezione di storia contemporanea’, Roma Bari, 2007] [(34) Braudel, ‘Storia e scienze sociali’, cit. p. 90; (35) P. Vilar, ‘Per una migliore comprensione fra economisti e storici: «Storia quantitativa» o «econometria retrospettiva»?’, in Id, ‘Sviluppo economico e analisi storica’, Laterza, Bari, 1970 (ed. or., ‘Pour une meilleure compréhnsion entre économistes et historiens. «Histoire quantitative» ou «économétrie rétrospective»?’, in “”Revue historique””, CCXXXIII, 1965, pp. 291-312). Cfr. P. Sylos Labini, ‘Il problema dello sviluppo economico in Marx e Schumpeter’, in ‘Teoria dello sviluppo economico’, a cura di G.U. Papi, Giuffré, Milano, 1954 (rist. in P. Sylos Labini, ‘Le forze dello sviluppo e del declino’, Laterza, Roma Bari 1984); (36) K. Polanyi, ‘La grande trasformazione’, Einaudi, Torino, 1974 (ed. or. ‘The Great Transformation’, Farrar & Rinehart, New York, Toronto, 1944; (37) Si vedano ad esempio: P. Sylos Labini, ‘Le relazioni intime tra storia e teoria economica’, in ‘Economia e storia’, a cura di W. Parker, Laterza, Roma Bari, 1993, soprattutto i capitoli III, IV, VIII]”,”STOx-252″
“PAVONE Claudio”,”Il quarantesimo anniversario della morte di Trockij.”,”Convegno internazionale per il quarantesimo anniversario della morte di Trotsky organizzato dalla biblioteca comunale di Follonica, dalla Fondazione Feltrinelli e dalla regione Toscana, 7-11 ottobre 1980 Nella relazione di H.J. Steinberg riportate lettere inedite di Trotsky a Kautsky e a Hilferding: ‘Trotzky und die marxistische Debatte in der Periode der II Internationale’ (pag 160) Pavone: ‘Distaccatissimo fino ad essere considerato quasi un provocatore dai trotskisti presenti (interventi di Michael Lowy, Jean-Francois Godchau, Antonio Moscato, Paolo Fornaciari) è stato McNeal dell’università del Massachusetts che ha svolto una relazioni su ‘Trotsky and Stalinism’ volta a mettere in luce le ambiguità del rapporto Trotsky-Stalin e la comune origine infamante, ma il diverso destino, dei due termini contrapposti di trotskismo e stalinismo’ (pag 159) Gli atti sono stati poi pubblicati nel volume (v. Archiv) [ ‘GORI Francesca a cura, Pensiero e azione politica di Lev Trockij. LEO S. OLSCHKI. FIRENZE. 1982 2 voll. pag 697 complessive 8° note e bibliografia nelle note. (TROS-028) . Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.), Michael LÖWY (La genesi della teoria della Rivoluzione permanente), Norman GERAS (T. e Rosa Luxemburg sulla rappresentazione politica del proletariato), Michel REIMAN (T. 1917), Alexander RABINOWITCH (Lenin e T. nella Riv Ott), Pierre NAVILLE (T., la politica militare e l’ Armata Rossa), R.W. DAVIES (T. e il dibattito sull’ industrializzazione in URSS), Francesco BENVENUTI (Dal comunismo di guerra alla NEP: il dibattito sui sindacati), Fabio BETTANIN (T. e la Q agraria), Richard B. DAY (Socialismo in un solo paese), Anna DI-BIAGIO (T. e l’ opposizione di sinistra: le lotte politiche nel partito sovietico negli anni Venti), Michel PRAT (crisi del PC russo e crisi del Comintern: la Q dell’ opposizione di sinistra internazionale, 1926-1927). Michel REIMAN (opposizione di sinistra), Adolf LÖWY (le origini del conflitto Bucharin-Trotsky), Robert McNEAL (T. e lo stalinismo), Alec NOVE (T. la collettivizzazione e il piano quinquennale), Anthony D’AGOSTINO (T. sulla politica estera di Stalin), Leonardo RAPONE (T. e i fronti popolari), David S. LAW (T. e il termidoro), Hillel TICKTIN (T. e l’analisi della burocrazia), Thomas Ray POOLE (i processi di Mosca), Pierre BROUE’ (T. e la 4° Internazionale), Michel DREYFUS (Socialisti di sinistra e trotskismo in EU, 1933-1938), Pelai PAGES I BLANCH (Il movimento t. in SP, 1930-35), Quentin HOARE (T. e gli intellettuali (1) (1) nei paesi avanzati, Livio MAITAN (T. e le lotte dei popoli coloniali), Jean-Francois GODCHAU (la riv politica in T.), INSTITUT TROTSKY (L’assassinio di T.), Jean-Paul JOUBERT (gli archivi di T.), Alberto NIRENSTEIN (T. e la Q ebraica), Massimo GANCI (T. e il surrealismo), Bernard BAYERLEIN (T. e l’ analisi del fascismo)’ CONVEGNO INTERNAZIONALE PER 40° ANNIVERSARIO MORTE TROTSKY FOLLONICA 7 11 OTTOBRE 1980 QUESTIONE APERTURA ARCHIVI TROTSKY ARCHIVIO DI HARVARD RELAZIONI SU TROTSKY TROCKIJ TROTSKISMO IV 4° QUARTA INTERNAZIONALE DI BROUE’ GERAS SU TROTSKY E ROSA LUXEMBURG KNEI-PAZ FORMAZIONE INTELLETTUALE DI TROTSKY ROBERT MCNEAL RAPPORTI TROTSKY STALIN STALINISMO THOMAS RAY POOLE SU TROTSKY E PROCESSI STALIN PROCACCI CRITICA PROCESSO DI RIABILITAZIONE BUCHARIN LIVIO MAITAN CORRELAZIONE TRA TROTSKY E LOTTE POPOLI COLONIALI GENESI TEORIA RIVOLUZIONE PERMANENTE IN LOWY LENIN MARTOV E TROTSKY V. STRADA RAPPORTI LENIN TROTSKY RABINOVITCH REIMAN TROTSKY RIVOLUZIONE 1917 H.J. STEINBERG TROTSKY 2° SECONDA INTERNAZIONALE LETTERE INEDITE A KAUTSKY E HILFERDING R.W. DAVIES SU DIBATTITO ECONOMIA INDUSTRIALIZZAZIONE IN URSS NOVE SU TROTSKY COLLETTIVIZZAZIONE PIANI QUINQUENNALI YOWY ORIGINE CONFLITTO BUCHARIN TROTSKY TICKTIN SU BUROCRAZIA LAW SU TERMIDORO MIGLIARDI SU TROTSKY PLECHANOV E CENTRALISMO GIACOBINO M. PRAT SU CRISI PC RUSSO E COMINTERN E OPPOSIZIONE DI SINISTRA INTERNAZIONALE REIMAN DREYFUS SOCIALISTI DI SINISTRA E TROTSKISTI IN EUROPA PELAI PAGES I BLANCH MOVIMENTO TROTSKISTA IN SPAGNA NAVILLE QUESTIONE MILITARE E ARMATA ROSSA R.B. DAY SU SOCIALISMO IN UN PAESE SOLO RAPONE SU POLITICA FRONTI POPOLARI S.M. GANCI SU SURREALISMO F. BENVENUTI DA COMUNISMO DI GUERRA A NEP T. E I SINDACATI BETTANIN QUESTIONE AGRARIA DI-BIAGIO OPPOSIZIONE DI SINISTRA MIGLIARDI RIVOLUZIONE 1905 POGGIO PECULIARITA’ STORICHE RUSSIA S. MOIRET RUOLO T. IN REPRESSIONE KRONSTADT J.P. JOUBERT LE PAPIERS D’EXIL DE T. CARTE DI T. IN ESILIO”,”TROS-289″
“PAVONE Claudio”,”Dal Risorgimento alla Resistenza.”,”Testo tratto da ‘Le idee della Resistenza. Antifascisti e fascisti di fronte alla tradizione del Risorgimento’, Passato e Presente, n. 7, gennaio-febbraio 1959, pp. 850-918. Poi pubblicato in ‘Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, Bollati Boringhieri, 1995 pp. 3-69 Disponibile anche in testo digitale (v. bibl. digit)”,”ITAR-246″
“PAVONE Claudio a cura; saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI”,”Novecento. I tempi della storia.”,”Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70): PAVONE Claudio a cura, Novecento. I tempi della storia. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2008 pag XIII 249 8° nuova introduzione alla seconda edizione di Claudio PAVONE, prefazione di Claudio PAVONE note appendice: ‘Una testimonianza. Conversazione tra Vittorio Foa e Claudio Pavone’, notizie sugli autori, indice nomi; Collana Virgolette. Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI [‘Sia i fautori dell’imperialismo, sia i suoi critici erano d’accordo sull’intreccio tra progresso tecnologico, espansione e concentrazione economica, espansione territoriale e imminenza di una lotta senza precedenti per il dominio mondiale. Per Hobson, «quest’affare malvagio del Sud Africa» era solo un esempio del gioco di forze rivoluzionarie mondiali. Un filo comune legava le crisi in Cina, in Sud Africa e in altre parti del mondo. «E’ di suprema importanza riconoscere il dominio esercitato dappertutto dall’intreccio tra due insiemi di forze, concordemente designati come capitalismo internazionale e imperialismo» (6). Naturalmente, non è il caso qui di entrare nei particolari dell’analisi di Hobson. Ma conviene precisare che si trova in parecchi autori di quest’epoca la coscienza di una nuova fase dell’imperialismo, distinta dall’era precedente caratterizzata dall’espansione coloniale, una distinzione che fu poi adottata da Lenin. Cioè, era arrivata la fine delle facili conquiste a spese dei popoli indigeni; e qui si può accomunare l’idea della nuova fase imperialistica al concetto di «fine della frontiera» esposto da Frederick Jackson Turner (7). In effetti in America parecchi autori, a cominciare da Brooks Adams (il fratello di Henry), sostenevano che, sia sul piano economico, sia sul piano morale, soltanto l’imperialismo avrebbe potuto sostituire la spinta all’Ovest. Dall’altra parte, però, un Cabot Lodge vedeva i pericoli dell’enorme crescita della potenza economica americana. Anche senza una politica aggressiva, la pressione dell’economia americana sull’Europa avrebbe potuto condurre a una guerra. «Le forze economiche non saranno la causa apparente dei guai, ma ne saranno la causa reale» (8). La nuova politica mondiale renderà inadeguate le dimensioni delle vecchie grandi potenze. Questa è l’idea base della ‘Weltpolitik’, ma sta anche dietro alla grande illusione dell’unità federativa dell’Impero britannico. E forse questo non basta ancora: si comincia a parlare sempre più spesso della necessità dell’unione della razza anglosassone e della fratellanza con gli Stati Uniti. La collaborazione delle due potenze durante la crisi in Estremo Oriente a favore della «politica della porta aperta» è uno spartiacque per le élites anglo-americane. L’Ottocento era stato, indubbiamente, il «secolo britannico», e già ci si chiedeva se il Novecento non sarebbe stato «il secolo tedesco». Per il «Daily Telegraph» non c’era dubbio che la Germania sarebbe stata la potenza mondiale del futuro, una nazione contrassegnata da un orgoglio retrospettivo e da un’ambizione piena di fiducia nel futuro (9). La formidabile potenza della scienza e dell’organizzazione tedesca mettevano in risalto le debolezze di quella che l’autocritica inglese chiamava «una nazione di dilettanti» (‘A Nation of Amateurs’) (10). La critica partiva dagli errori militari della guerra in Sud Africa, ma andava molto più lontano e investiva l’ideale del gentiluomo, senza un mestiere o un metodo, a cui «la lotta per l’esistenza e la sopravvivenza del più adatto è sconosciuta» (11). Lo spirito del dilettantismo era evidente nelle professioni, nell’industria, nella burocrazia civile. La nuova Inghilterra imperiale, più ambiziosa che mai, ma afflitta da serie debolezze nell’organizzazione economica e militare, non era più oggetto di una fiducia senza riserve nemmeno da parte degli anglofili più ortodossi’ [note: (6) Cfr. «Contemporary Review», gennaio 1900, 77, p. 1; (7) Cfr. F.J. Turner, ‘La frontiera nella storia americana’, Bologna, 1959, pp. 5-31; (8) Cfr. Aquarone, ‘Le origini dell’imperialismo americano’, cit., p. 204; (9) Harrington, ‘The Present Century in the Past’, cit.; (10) G.C. Brodrick, ‘A Nation of Amateurs’, in “”The Nineteenth Century””, ottobre 1900, 294, pp. 521.35; (11) Ibid., p. 524] [Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70)] (pag 64-65-66)]”,”STOx-257″
“PAVONE Sabina”,”Le astuzie dei Gesuiti. Le false istruzioni segrete della Compagnia di Gesù e la polemica antigesuita nei secoli XVII e XVIII.”,”Juan de Mariana in note e pagine 190, 199, 200, 218 Influenza della Compagnia di Gesù, ‘società segreta’ “”Sarebbe impensabile poter riassumere in queste brevi note conclusive le numerose implicazioni insite nel considerare la Compagnia di Gesù alla stregua di una società segreta. Va però tenuto conto di come tale convinzione abbia influito sulla creazione dell’immagine nera del gesuita; così come sull’associazione dei gesuiti ad altre società segrete reali (come la massoneria) e presunte (come il consesso ebraico dei falsi ‘Protocolli dei savi anziani di Sion’. L’idea che la Compagnia di Gesù fosse una società segreta di cui i ‘Monita’ rappresentavano l’ordinamento, si rafforzò in seguito alla soppressione dell’ordine, come testimonia un’edizione italiana del testo, presumibilmente edita nei primi anni dell’Ottocento: «Confesseremo che la Compagnia di Gesù, anche in mezzo ai suoi delitti, è ammirabile per l’attività, per l’ingegno, e per l’accortezza ed efficacia dei mezzi da essa adoperati per giungere ai suoi fini; e tutte le società segrete, qualunque sia il loro scopo, se vogliono riuscire devono pigliarla per modello, e velare com’essa fa con una prudente ma necessaria ipocrisia i loro disegni» (17). Si potrebbe anche ricordare la più tarda influenza su alcuni rivoluzionari russi, in particolare su Necaev e Bakunin. Quest’ultimo – un una lettera del 1870 ad A. Richard – chiedendosi quale fosse «la principale cause du pouvoir et la vitalité de l’ordre des Jésuites», si rispondeva che essa risiedeva nel «complet effacement de l’individu et des volontés personnelles dans l’organisation de l’action collective» (18). Riprendeva poi questa considerazione in una lettera a Necaev dello stesso anno in cui, in relazione al sistema utilizzato dal giovane rivoluzionario per irregimentare i membri di una società segreta, lo criticava sulla base della seguente argomentazione: «fedele al sistema gesuitico, voi uccidete sistematicamente in loro ogni sentimento umano e personale, ogni senso personale della giustizia (…), coltivate in loro la menzogna, la diffidenza e la delazione, e contate molto di più sulle costrizioni esteriori, mediante le quali li avete legati a voi, che non sul loro valore interiore – tranne affermare, poco più avanti, che nella società segreta che invece egli si immagina – l’intelligenza individuale di ognuno si perde nella ragione collettiva, e tutti i membri obbediscono incondizionatamente alle decisioni di quest’ultima» (19)”” [(17) Dalla prefazione dell’editore alle ‘Istruzioni segrete della Compagnia di Gesù con importanti aggiunte’, cit., p. 12. La datazione proposta sull’atto che in coda al testo viene riportata la bolla di Pio VII del 1814, che restaura la Compagnia di Gesù; (18) Cit. in H. Rollin, ‘La Révolution Russe. Son origines, ses résultats’, Paris, Librarie Delagrave, 1931, to. II p. 163. Rollin cita anche un pamphlet di K. Marx e F. Engels (L’Alliance de la démocratie socialiste et l’Association international des travailleurs’), contro l’Alliance Internationale di Bakunin, che «se proclame ouvertement (…) Société de Jésus moderne et declare qu’il est de son droit et de son devoir de mettre en oeuvre tous les moyens d’action jésuitiques» (cit. a p. 151); (19) Michail Bakunin a Sergej Necaev, Locarno, 2 giugno 1870, cit. in Confino, op. cit. pp. 158 e 168. In questa lettera Bakunin ritorna con costanza sul parallelo tra il sistema di Necaev e il «sistema di mistificazione e l’inganno gesuitico» (p. 171), legando oltretutto la figura di Ignazio di Loyola a quella di Machiavelli: «dei quali il primo si proponeva di ridurre in schiavitù l’umanità intera, mentre il secondo cercava di creare uno Stato potente (…) [portando come conseguenza] la schiavitù del popolo» (p. 173). Sul ‘Catechismo rivoluzionario’ attribuito a Necaev, e sulla professione di fede quasi monastica del rivoluzionario, cfr. anche A. Bensançon, ‘Les origines intellectuels du léninisme’, Paris, Gallimard, 1977, pp. 155-66] (pag 263-264-265)”,”RELC-369″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio Pavone (1920-2016), dopo aver partecipato alla Resistenza, ha lavorato all’Archivio Centrale dello Stato e, dal 1975 al 1991, ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. E’ stato presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO). Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza (1991), frutto di una vasta attività di ricerca, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato (1995) e Gli inizi di Roma capitale (2011) e, con Norberto Bobbio, Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci (2015). Disfacimento dell’esercito italiano. “”Va anche sottolineato come i generali e i colonnelli non abbiano avuto consapevolezza sufficiente dello stato d’animo degli uomini da loro dipendenti. …. finire (pag 6-7)”,”QMIS-002-FF”
“PAVONE Claudio”,”Tre governi e due occupazioni.”,”””Al Nord la Rsi poté giovarsi, soprattutto in un primo momento, del terrore che destava l’occupante nazista, di fronte al quale i fascisti avrebbero amato presentarsi come cuscinetto ammortizzatore (ma di fatto si rivelarono un moltiplicatore di arbitri e violenze). La Rsi si giovò peraltro, specularmente a quanto avveniva per il governo del Sud, anche della continuità della amministrazione pubblica, visibile soprattutto nei centri urbani, e della necessità di manifestarsi nella popolazione di tornare comunque a rivolgersi ad essa. Di questa funzione da loro svolta, gli impiegati rimasti in servizio sotto la Rsi, giurandole fedeltà, si gioveranno ampiamente per essere assolti in nome del fatto che avevano assicurato alcuni servizi essenziali, dai reati di tradimento e di collaborazionismo. E troverann, anche nella storiografia, chi riconoscerà il valore positivo di quel loro comportamento (1). La ricerca diretta da Neppi Modona, cui già ho avuto occasione di richiamarmi, ha mostrato del resto che, anche nel giudicare gli appartenenti alle forze armate della Rsi (per condannare i quali sarebbe stata sufficiente l’applicazione del codice penale militare di guerra), i tribunali post-liberazione provarono un “”senso di colpa””, che cercarono di placare dando il massimo peso non solo alle decorazioni, eccetera, ma anche alle difficoltà economiche e all’attaccamento alla famiglia (2)”” (pag 66-67) [(1) Si veda, ad esmpio, Ermanno Gorrieri, ‘La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia’, Il Mulino, BOlogna, 1966, p. 52; (2) Cfr. Giustizia penale…, cit., p. 75]”,”ITAR-013-FGB”
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Commissari politici. All’estremo opposto del settarismo, o sontanto delal fedeltà alle proprie più profonde convinzioni, la figura del commissario si annacquava fino a stringere su quella di una specie di cappellano laico o di «assistente sociale», così come quella del cappellano poteva a sua volta sfumare in quella del commissario. Nelle brigate Osoppo, scrive Fogar, vi furono «commissari laici nel senso completo e ufficiale del termine, e religiosi», che si dedicavano non solo all’assistenza religiosa ma anche a quella ideologico-politica, soprattutto in senso anticomunista e antislavo”” (pag 156) Claudio Pavone, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). “”Claudio Pavone (1920-2016) è stato un noto storico e archivista italiano, particolarmente riconosciuto per i suoi studi sulla Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale. Nato a Roma, Pavone prestò servizio nella Guardia alla frontiera durante la guerra, ma nel 1943 si unì alla Resistenza, un’esperienza che influenzò profondamente la sua visione politica e la sua carriera di storico1. Dopo la guerra, Pavone lavorò come funzionario statale e svolse un ruolo centrale nella sistemazione dell’Archivio Centrale dello Stato e nella progettazione della Guida generale degli Archivi di Stato. Dal 1975 al 1991, fu professore di storia contemporanea presso l’Università di Pisa1. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Alle Origini della Repubblica”” (1995), un’analisi storica del percorso che portò alla nascita della Repubblica Italiana, e “”Una Guerra Civile”” (1991), un’importante opera che introdusse il concetto di guerra civile per descrivere il conflitto tra fascisti e partigiani durante la Resistenza. Quest’ultima opera è stata tradotta in inglese con il titolo “”A Civil War: A History of the Italian Resistance”” (2013)1. Pavone è stato presidente della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) dal 1995 al 1999 e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo alla storiografia italiana”” (f. copil.)”,”ITAR-040-FSD”
“PAVONI Romeo”,”Liguria medievale. Da provincia romana a stato regionale.”,”Romeo Pavoni, specialista di S>toria Medievale, insegna “”Storia della Liguria nel Medioevo”” all’Università di Genova. È autore di saggi sulle signorie feudali e sulle aristocrazie cittadine. Genova fu la prima città italiana a realizzare uno Stato regionale che corrispondenca pienamente alle esigenze dei ceti dirigenti della Repubblica”,”LIGU-011-FSD”
“PAVONI Romeo”,”La campagna di Waterloo.”,”Romeo Pavoni, scomparso poco prima della pubblicazione di questo libro, è stato uno dei più conosciuto studiosi di Storia della Liguria nel Medioevo, già docente in questa materia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e appassionato di storia militare.”,”FRAN-001-FFS”
“PAWAR Daya”,”Ma vie d’intouchable.”,”L’autore dovrebbe essere nato nel 1935, da una casta di intoccabili, nel corso della sua vita è diventato un poeta popolare, ed è morto nel 1996. Questo libro autobiografico racconta la sua infanzia e giunge fino agli anni 1960.”,”INDx-006-FC”
“PAXTON Robert O.”,”La France de Vichy 1940 – 1944.”,”PAXTON è nato in Virginia nel 1932. Ha compiuto gli studi superiori alla Washington e alla Lee Univ (Virginia), ad Oxford e Harvard. Ha pubblicato un libro sul ruolo dell’ esercito a Vichy: -Parads and Politics at Vichy: the French Officer Corps under Marshal Petain. PRINCETON UNIV PRESS. 1966 Attualmente (1973) insegna storia dell’EU contemporanea alla Columbia Univ.”,”FRAV-022″
“PAXTON Robert O.”,”Vichy 1940 – 1944. Il regime del disonore.”,”Robert O. PAXTON (1932) statunitense, ha compiuto i suoi studi a Oxford e Harvard. E’ professore di storia dell’Europa contemporanea alla Columbia Univ di New York, ed è considerato come uno dei massimi storici viventi. Tra i suoi libri ricordiamo: -Vichy et les juifs (1981) -French Peasant Fascism (1997)”,”FRAV-061″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hano veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. PAXTON ha insegnato alla Columbia University. Ha scritto ‘Vichy’ (Il Saggiatore, 1999), ‘Europe in the Twentieth Century’ (1985) e altro. “”Il carattere composito del governo fascista era ancora più evidente in Italia. Rientrato dall’ esilio, lo storico Gaetano Salvemini ricordava la “”dittatura dualistica”” del duce e del re. Alberto Aquarone, eminente studioso dello stato fascista, ha sottolineato le tensioni e le “”spinte centrifughe”” che Mussolini si trovò ad affrontare in un regime che, “”a quindici anni dalla marcia su Roma””, presentava ancora “”numerosi tratti derivanti direttamente dall’ antico Stato liberale””. Di “”forze contrastanti”” e di “”contrappesi”” parlano due esperti tedeschi del fascismo italiano, Wolfgang Schieder e Jens Petersen, mentre Massimo Legnani si sofferma sulla “”condizione di coabitazione / cooperazione”” tra le singole componenti del regime. Lo stesso Emilio Gentile, quanto mai propenso a dare risalto alla forza e al successo dell’ indirizzo totalitario nell’ Italia fascista, è pronto a riconoscere che quella del regime era una “”realtà composita”” in cui il “”volontarismo mussoliniano”” si trovava in uno stato di “”tensione costante”” tanto con le “”forze tradizionali”” quanto con l’ ala intransigente del partito, a sua volta lacerata da una “”sorda lotta”” tra fazioni””. (pag 131)”,”EURx-228″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hanno veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. Paxton ha insegnato alla Columbia University. Tra i suoi libri, ricordiamo Vichy, Vichy France and the Jews (con Michael Marrus), Europe in the Twentieth Century, French Peasant Fascism.”,”ITAF-017-FL”
“PAXTON John”,”Imperial Russia. A Reference Handbook.”,”John Paxton was the editor of The Statesman’s Year-Book from 1969 until 1990 and has written many books on European affairs, including A Dictionary of the European Communities, Encyclopedia of Russian History, European Political Facts of the Twentieth Century (with Chris Cook) and Companion to the French Revolution. He is also the compiler of Calendar of World History, Penguin Dictionary of Abbreviations, Penguin Dictionary of Proper Names and Penguin Encyclopedia of Places. Imperial Russia: a Reference Handbook provides an accessible reference tool for students, researchers, historians and Russian history enthusiasts. It covers the period from Ivan IV to the death of Nicholas II. Preface, The Romanov Dynasty, Maps, Introduction: Imperial Russia, Biographies, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSx-041-FL”
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Lenin.”,”Robert PAYNE è nato in Saltash, Cornwall nel 1911. Ha studiato all’Univ di Cape Town, Munich, Liverpool e la Sorbona. Architetto navale e maestro d’ascia, ha insegnato in vari college e università. Ha scritto un centinaio di libri. E’ morto nel 1983.”,”LENS-042″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolucion y la guerra civil española.”,”Professore nordamericano, PAYNE Stanley G., è considerato come uno di massimi specialisti sul tema della politica spagnola contemporanea .”,”MSPG-089″
“PAYNE Robert ROMANOFF Nikita”,”Ivan il Terribile.”,”Salito al trono nel 1547 limitò lo strapotere dei boiari riorganizzando l’ amministrazione statale. Arginate le incursioni dei tartari scatenò la repressione contro i nobili imputando al tradimento dei boiari il fallimento delle sue mire espansionistiche sulle regioni baltiche. “”Lo zar era inebriato alla prospettiva di nuovi massacri e grossi bottini. Così erano anche gli opricniki, che formavano eserciti privati e rapivano, uccidevano e saccheggiavano a loro piacimento. Lo zar aveva promesso di dividere grosse fette del bottino tra loro, ma per il momento non aveva mantenuto la promessa. Essi perciò presero l’ iniziativa di organizzare spedizioni in proprio…”””,”RUSx-070″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di Burnett BOLLOTEN (1909-1987). Stanley G. PAYNE è Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History all’ University of Wisconsin-Madison e autore di 14 libri incluso Spanish Revolution. “”Il POUM fece alla fine alcuni sforzi per dare al suo gruppo giovanile, Juventud Comunista Iberica (Gioventù comunista iberica, o JCI), un piccolo addestramento paramilitare e in modo crescente si volse ad azioni di sciopero e agitazione. La riorganizzazione ed espansione dei gruppi di Alleanza operaia per la maggior parte non riuscì a materializzarsi. Il POUM continuò a sostenerla ma ebbe una minima risposta. Solo il PCE diede alla questione una medesima attenzione, ma quando la tattica del Comintern divenne sempre più moderata, il partito parlò della AO sempre meno, mentre i caballeriani, come sempre, erano interessati ad AO semplicemente nei termini di un’ espansione dell’ organizzazione socialista””. (pag 100)”,”MSPG-151″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume primo.”,”Rapporto Bernstein-Webb. Fabianesimo. “”””(…) Bernstein si limita a giocare con le idee, senza compiere il minimo tentativo di una critica seria e indipendente (-scrive Lenin in una lettera alla madre, ndr). Oserei parlare di opportunismo o, meglio, di fabianismo, perché la fonte immediata di buon numero delle sue idee e affermazioni si trova nei più recenti libri dei Webb.”” (pag 141) “”Circa un mese prima di ricevere il bliro di Bernstein, da Anna gli era stato recapitato un altro allarmante documento, il ‘Credo del giovane’, un opuscolo che pare anzi non abbia avuto titolo, e che così l’ abbia battezzato Anna. Scritto da un’ex aderente al partito democratico, Ekaterina Kuskova, che all’epoca viveva all’ estero, esso costituiva un sistematico attacco contro l’ ala estrema, rivoluzionaria, del partito, e propugnava la necessità di una lotta per l’ aumento dei salari e della sicurezza del lavoro, ottenuta mediante l’ azione politica anziché con atti rivoluzionari””. (pag 141) Il significato della Rivoluzione russa. Conferenza di Lenin. Marzo 1917. “”Il 27 marzo, Lenin ebbe una giornata faticosa. Dovette tenere una conferenza a un gruppo di operai svizzeri sul tema ‘La Rivoluzione Russa, il suo significato, i suoi scopi’; (…) le note relative conservano a tutt’oggi una straordinaria freschezza e fervore. Varrà la pena di citarle per intero, in quanto costituiscono la base per le assai più famose e successive “”tesi di aprile””. Il discorso fu tenuto in tedesco; e le quattro prime frasi nello schema sono appunto in questa lingua, mentre il resto è in russo: (…)”” (pag 259) (segue testo)”,”LENS-166″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume secondo.”,”Memorie di Sotman (pag 39) “”A Trotsky, Lenin ebbe a dire che aveva commesso un errore: sarebbe stato assai più saggio rimandare all’infinito la convocazione dell’ assemblea costituente. “”Ma, a conti fatti,”” concluse “”le cose sono andate per il meglio. Lo scioglimento dell’ assemblea costituente a opera del governo sovietico, costituisce una franca e completa liquidazione della democrazia formale in nome della dittatura rivoluzionaria””. E Trotsky commenta: “”E così, le generalizzazioni teoretiche procedevano di pari passo col ricorso ai fucilieri lettoni””. Lenin sembra essere stato perfettamente conscio della debolezza dei suoi argomenti; a giustificare la sua azione, frugò nei testi di Marx ed Engels, cercò precedenti nella Comune, nella Rivoluzione Francese, perfino nella repubblica instaurata in Inghilterra da Cromwell; alla fine, stando alla Krupskaia, ne trovò in un detto latino citato da Plechanov nel 1903, al secondo congresso: ‘Salus revolutionis suprema lex’. E Lenin commentava: “”Ne deriva che se, per il trionfo della rivoluzione, diviene necessario abrogare questo o quel principio democratico, sarebbe criminale non farlo””. (pag 102-103) L’ assassinio di Moses Uritski, abile organizzatore, capo della Ceka di Pietrogrado e la figura principale della Ceka dopo Dzerzinski. (pag 138)”,”LENS-167″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolución española.”,”La boscevizzazione del partito socialista. “”Pera combatir la oleada de bolchevización, el pequeño círculo de veteranos moderados que se movían en torno a Julián Besteiro fundaron a mediados de junio de 1935 la publicación semanal ‘Democracia’. Besteiro y sus más íntimos correligionarios no ostentaban ya ninguna postura importante dentro del partido, pero sentían la obligación de realizar un esfuerzo para salvar el movimiento antes de que fuera demasiado tarde.”” (pag 171)”,”MSPG-172″
“PAYNE Stanley G.”,”Falange. Historia del fascismo español.”,”Libro dedicato alla memoria di Jaime Vicens VIVES (1910-1960) grande storico spagnolo.”,”SPAx-102″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Stanley G. Payne is Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History at the University of Wisconsin-Madison and the author of fourteen books, including The Spanish Revolution.”,”MSPG-015-FL”
“PAYNE Stanley G.”,”Il fascismo. 1914-1945. Origini, storia e declino delle dittature che si sono imposte tra le due guerre.”,”Libro dedicato dall’autore a Juan J. Linz e George L. Mosse che hanno apero una nuova via negli studi sul fascismo. Stanley G. Payne è titolare della caddetra Hilldale-Jaume VIcens Vives all’Università di Wisconsin-Madison. Ha pubblicato ‘The Franco Regime: 1936-1975’ e ‘Fascism: comparison and definition’, ‘Spain’s First Democraty: The Second Republic: 1931-1936’. Il fascismo come espressione del radicalismo, unico nel suo genere, del ceto medio. “”Un diverso concetto di fascismo, in riferimento alle classi sociali, è stato suggerito da alcuni osservatori e studiosi che non consideravano il fascismo un agente della borghesia ma piuttosto lo strumento di alcuni settori del ceto medio, che in precedenza si erano visti negare la condizione di élite nazionale, per forgiare un nuovo sistema in grado di conferire loro una funzione più prominente. Questa interpretazione fu suggerita dapprima da Luigi Salvatorelli nel suo ‘Nazionalfascismo’ (1923) quando sottolineò il rolo della «piccola borghesia dall’educazione umanistica» (impiegati statali, coloro che erano professionalmente istruiti) che cercava di ristrutturare lo Stato e la società italiani sia contro l’alta borghesia capitalista che contro gli operai (9). La sua interpretazione ha ottenuto un notevole consenso dal principale studioso del fascismo italiano, Renzo De Felice, come anche da Gioacchino Volpe, lo storico ufficiale del movimento (10), e coincide ampiamente con la tesi di Seymour Lipset secondo la quale il fascismo è il «radicalismo del centro» (11). Questo approccio spiega il reclutamento sociale di parte della base di alcuni principali partiti fascisti e inoltre legittima alcuni aspetti del programma fascista, pur essendo limitato nella sua capacità esplicativa perché non può dare una spiegazione del numero di sostenitori fascisti non legati alla classe media in paesi tanto diversi come la Germania, l’Ungheria e la Romania. Né è in grado di spiegare la vera natura e la reale estensione degli obiettivi radicali di leader tanto diversi come Hitler, Déat, Piasecki e Codreanu. Il “”radicalismo del ceto medio””, dunque, è la spiegazione di uno tra i più importanti fili conduttori del fascismo, ma è inedeguato a fornirne una teoria generale”” (pag 447-448) Il fascismo come forma di “”bonapartismo”” del XX secolo (pag 448-449) Il fascismo come tipica manifestazione del totalitarismo del XX secolo (pag 449-452) Trotsky: sottolinea la somiglianza tra lo “”Stato totale”” di Hitler e lo stato sovietico (pag 449) Seconda guerra mondiale Guerra totale: fallimento nella realizzazione di un programma di produzione (da pag 375) “”Durante gli anni vittoriosi della guerra, Hitler aveva incoraggiato il Fronte del lavoro a preparare progetti audaci per rapidi mutamenti dello stato assistenziale, come anche della struttura dei salari della classe operaia tedesca. Quest’ultima doveva fondarsi esclusivamente sulla produttività, ma doveva essere regolata per ogni classe e professione, non solo per quella operaia, in modo da raggiungere ‘de facto’ l’uguaglianza sociale, con speciali programmi educativi e di incentivazione perché i lavoratori con maggior talento raggiungessero posizioni di vertice. Ciò avrebbe condotto al conseguimento del “”vero socialismo”” per la prima volta al mondo, secondo la visione di Hitler e dell’Istituto di scienza del lavoro del Fronte tedesco omonimo. Il nuovo piano per il “”Lavoro sociale del popolo tedesco”” avrebbe fornito all’intera popolazione diritti mai prima raggiunti di assistenza, assicurazione e pensione. Tutto questo doveva aggiungersi al più massiccio programma di costruzione di alloggi operai al mondo, per trasformare una “”nazione di proletari”” in una vera “”razza padrona””. Il ‘Führer’ sperava di avviare le prime fasi di questo grande progetto mentre imperversava ancora il conflitto, ma nel 1942 la pressione finanziaria lo costrinse ad accantonare tutti questi progetti di miglioramento, per il protrarsi della guerra, anche se ancora nel 1944 venivano proposti piani costosi per la riorganizzazione e l’espansione del sistema previdenziale (30). In genere si afferma che il più grande fallimento del periodo bellico del Terzo Reich (a parte, naturalmente, tutta la precaria strategia di Hitler) fosse la relativa smobilitazione dell’economia per la produzione militare fino al 1942-43, momento in cui la guerra era stata virtualmente perduta. Forse in questa affermazione vi è un certo grado di verità, anche se l’interpretazione è stata in parte esagerata. Le vittorie elettorali di Hitler si erano basate sostanzialmente sulla promessa di un miglioramento economico e, non appena il pieno impiego e una relativa prosperità erano tornati in Germania negli ultimi anni Trenta, egli fu riluttante nell’affidare l’economia tedesca ad una totale mobilitazione (nonostante il rapido aumento delle spese per gli armamenti a partire dal 1936) che limitasse almeno l’impatto sul tenore di vita. Il Terzo Reich, invece, aveva seguito una strategia in grado di produrre beni per l’esercito con un determinato ammontare per ogni tipo ma non in profondità, cosa che sarebbe costata ancora di più. La strategia iniziale di Hitler consisteva nel progettare campagne su un fronte unico che sarebbero poi terminate rapidamente. Anche così, tra il 1937 e il 1939, la Germania produsse più mezzi militari di quanto non avesse fatto qualunque altra potenza tranne l’Unione Sovietica. Si avanzavano riserve invece sul fallimento di un programma di produzione da “”guerra totale”” prima del 1942-43. In quel periodo, il nuovo responsabile del Ministero per gli armamenti del Reich era l’architetto personale di Hitler, Albert Speer, che presiedeva ai netti incrementi della produzione (31). Grazie a procedure funzionali, evitando la duplicazione e gli sprechi e incorporando risorse fortemente ampliate, tra il 1942 e il 1944, Speer riuscì a triplicare la produzione tedesca, nonostante le distruzioni operate dai bombardamenti degli Alleati. Anche così, la centralizzazione e l’efficienza erano ostacolate dalla molteplicità dei consigli di Stato creati da Hitler che si andavano soprapponendo l’uno all’altro, mentre i dirigenti del partito nazista insistevano, a volte, nel voler mantenere un livello di beni di consumo più alto possibile (32). Le valutazioni sulla mobilitazione tedesca fatte in passato sono risultate distorte, perché in effetti la produzione militare aumentò costantemente prima del 1942 e il tenore di vita era in continua diminuzione. Paul Hayes ha notato che «dal 1938-39 al 1943-44 la spesa militare tedesca era aumentata con un andamento effettivamente costante» e che «tra il 1938 e il 1941 il regime aveva abbassato in maniera forzosa il consumo procapite dei cittadini all’interno della Germania di un 20 percento, di un 22 per cento pro capite i beni di consumo e incrementato del 28 per cento la produzione di beni strumentali» (33). Prima del 1943, la Germania aveva impiegato per le spese militari una parte del proprio prodotto interno maggiore, e per un periodo più lungo, di qualsiasi altra potenza fatta eccezione per l’Unione Sovietica che, stando alle stime di Hayes, quell’anno venne infine raggiunta”” (pag 374-375). Note: (30) Lo studio principale è M.-L. Recker, ‘Nationalsozialistische Sozialpolitik im Zweiten Weltkrieg’, München, 1985. Cfr. R. Zitelmann, Hitler, Bari, 1992, pp. 170-74; (31) Per un giudizio riveduto su Speer, si veda M. Schmidt, ‘Albert Speer: Das Ende eines Mythos’, Bern, 1982; (32) L. Herbst, ‘Der total Krieg und die Ordnung der Wirtschaft’, Stuttgart, 1982, è uno studio attendibile; (33) P. Hayes, ‘Polycracy and Policy in the Third Reich: The Case of the Economy’, in ‘Reevaluating the Third Reich’, ed. by T. Childers ad J. Caplan, cit. p. 196]”,”STOx-312″
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Trotsky.”,”Robert Payne is the author of many notable works, including The Rise and Fall of Stalin, The Life and Death of Lenin, and The Life and Death of Adolf Hitler. Born in nEngland, a constant world traveler and observer, Mr. Payne makes his home in New York. Introduction, Select Bibliography, Foto, Chapter Notes, Acknowledgments, Index,”,”TROS-071-FL”
“PAYNE Reider”,”War and Diplomacy in the Napoleonic Era. Sir Charles Stewart, Castlereagh and the Balance of Power in Europe.”,”Reider Payne ha ottenuto un PhD dall’Università College London ed è Fellow della Royal Historical Society autore di ‘Ecclesiastical Patronage in England, 1770-1801’.”,”FRAN-095-FSL”
“PAZ Abel”,”Un anarchiste espagnol. Durruti.”,”Abel PAZ è nato ad Almeria nel 1921, figlio di operai agricoli. Dopo due anni di scuola, diventa apprendista in una officina tessile in cui scopre il sindacalismo e il movimento anarchico. E’ stato attore e testimone della rivoluzione spagnola. Dopo la disfatta, nel 1939 ha trovato la via dell’esilio in FR ed è stato internato in diversi campi. Nel 1942 va a battersi clandestinamente in SP e viene imprigionato fino al 1953. Rilasciato si reca in FR e lavora in una stamperia fino al suo ritorno a Barcellona nel 1977. Sta scrivendo le sue memorie.”,”MSPG-005″
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola. Tomo 1. Da ribelle a militante, 1896-1936.”,”Questo primo tomo della monumentale biografia di Buenaventura DURRUTI (1896-1936), frutto di anni di ricerche, arriva alla vigilia dello scontro che scatena la rivoluzione in Spagna. E’ il periodo, per DURRUTI della sua formazione politica. Lotte, galere, fughe, esili, trasformano il giovane apprendista fabbro in un leader dell’ anarchismo. Espropriatore ed organizzatore sindacale, pistolero e fondatore di collane editoriali è stato il simbolo degli sforzi rivoluzionari e delle tensioni libertarie degli uomini e donne dell’ anarchismo spagnolo. Abel PAZ (alias letterario di Diego CAMACHO, Almeria 1921) militante e storico dell’ anarchismo spagnolo, vive la rivoluzione del 1936 da Barcellona e conosce di prima persone le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura franchista, sconta dodici anni di carcere tra il 1942 al 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi e inediti, tradotti in varie lingue (‘Cronica de la columna de ferro’, ‘Los internacionales en la Region Espanola’) e un’autobiografia in quattro volumi, di cui uno tradotto in italiano: ‘Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione’ (Manduria, 1998).”,”MSPG-043″
“PAZ Abel”,”Barcelone 1936. Un adolescent au coeur de la revolution espagnole.”,”PAZ Abel alias Ricardo SANTANY, alias KAMAZOF, il suo vero nome è Diego CAMACHO, è nato nel 1921 da genitori operai agricoli. A nove anni giunge a Barcellona con sua madre e i suoi fratelli. Rifugiato nel 1939, entra nella clandestinità e raggiune la Spagna nel 1942 e la CNT. Arrestato e imprigionato, sarà liberato nel 1953 spostandosi in Francia. Pubblica molti articoli e si afferma come storico del movimento libertario spagnolo.”,”MSPG-094″
“PAZ Abel”,”Durruti.”,”Contiene il capitolo: ‘El oro español camino de Rusia’ (pag 448) e ‘La sombra de Stalin sobre España’ (pag 464).”,”MSPG-107″
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Nel luglio 1936 di fronte all’ insurrezione fascista gli anarchici della CNT e della FAI prendono e le armi e si organizzano in strutture di combattimento originali: le colonne. Questo libro racconta la storia di una di queste: la Colonna di Ferro, creata a Valencia e che avrà il suo battesimo del fuoco il 12 agosto sul fronte di Teruel. Come tutte le altre fu dissolta nel marzo 1937 su pressione dei comunisti per essere integrata nell’ esercito. Tra queste due date ci sono eventi militari e politici e una lotta acuta all’ interno della Repubblica spagnola che la trascinano al disastro. Militante anarchico di vecchia data, Abel PAZ, si è battuto tra le fila della Colonna di Ferro. Autore di libri sulla guerra civile spagnola, vive a Barcellona. “”La Colonna di Ferro, come il resto delle colonne confederali presenti sul fronte di Teruel, non ci hanno messo molto a comprendere che il coordinamento degli sforzi era indispensabile. Dopo l’ inizio, esso era stato praticato dalle forze confederali, ma aveva inciampato contro le altre formazioni, straniere all’ ideale anarchico. Queste ultime si ostinavano a considerare indispensabile l’ instaurazione di un comando unico militarizzato, come se con questo semplice fatto miracoloso le sorti della guerra potevano cambiare.”” (pag 161) “”””L’ organizzazione delle centurie deve realizzarsi nel modo seguente: la centuria sarà composta di 81 uomini, 9 delegati di gruppi di dieci, 3 delegati di gruppi di trenta, un delegato di centuria. Senza costituire un gruppo combattente si avrà nella centuria un gruppo con, alla sua testa, un delegato responsabile dell’ approvvigionamento, dell’ acqua, delle munizioni, del kit di soccorso degli infermieri e degli elementi di collegamento. Riassumendo: 81 combattenti; 9 delegati di gruppi di dieci; 3 delegati di gruppi di trenta; 1 delegato di centuria; 6 infermieri; 6 uomini addetti alle munizioni e all’ acqua; 4 uomini di collegamento; ossia, 110 uomini in totale””””. (pag 164)”,”MSPG-128″
“PAZ Abel”,”Los internacionales en la región española, 1868-1872.”,”””(…) scritto di Marx al suo amico Kugelmann (del Consiglio Generale) intitolato “”comunicazione confidenziale””. Questo scritto è un attacco “”confidenziale”” a Bakunin. Ma racconta la storia, dal suo punto di vista, delle attività di Bakunin dalla sua evasione dalla Siberia (…). (pag 119) “”All’ inizio dello scritto Karl Marx confessa che conosce Bakunin dal 1843. Rimase sorpreso dall’ evoluzione di questi, quando lo incontrò a Londra, dopo la sua evasione dalla Siberia, e conosceva perfettamente il valore di Bakunin. (…)”” (pag 120) Nota 10 pag 120. “”Bakunin ricevette la visita di Carlo Marx a Londa (1864) e di questo colloquio , il secondo scrisse a Engels, “”Devo dirti che (Bakunin) mi è piaciuto molto, più di altre volte (…). Insomma, è uno dei rari uomini che incontro dopo 16 anni che sono andati avanti e non sono regrediti”” (Cahiers de l’ Isea, agosto 1964) Il libro di Paz è dedicato a Tomas Gonzalez Morago, morto in carcere a Granada nel 1886.”,”INTP-040″
“PAZ Abel”,”Viaje al pasado, 1936-1939.”,”FFundacion de estudios libertarios Anselmo Lorenzo Libro dedicato a Francisco Ascaso Pag 158 foto di Nin e Antonov-Ovssenko Pag 157 foto di Camillo Berneri e Francesco Barbieri Spagna nel disegno della politica estera staliniana. “”Hay quien ha podido pensar que la intervención de Stalin en España estaba inspirada en la idea de la revolución mundial. Es un error. El problema de la revolución mundial, Stalin ya lo tenía resuelto, había renunciado a ella desde hacía ya mucho tiempo. Sólo era una cuestión de política extranjera rusa. Tre países intervinieron directamente en la guerra española: Alemania, Italia y la URSS. La partecipación de Alemania e Italia fue directa y sin ocultaciones, más bien se jactaban de ello. Stalin lejos de glorificar su intervención, primero la ocultó y luego se comportó muy timidamente.”” (pag 125) GPU inviata in Spagna. “”Al mismo tiempo que se daba luz verde para la compra de armas, Stailn encargó a Yagoda, jefe de la OGPU, montar en España una filial de la policía secreta soviética.”” (pag 127)”,”MSPG-197″
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Tomo 2. Il rivoluzionario 19 luglio – 20 novembre 1936.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-B-FL”
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Da ribelle a militante 1896-1936. Volume I.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-FL”
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Militant anarchiste de très longue date, Abel Paz s’est battu dans les rangs de la Colonne de Fer. Auteur de plusieurs ouvrages sur la guerre d’Espagne, il vit actuellement à Barcelone. Avertissement, épilogue, annexes et documents: Linea de fuego, Composition de la Colonne de Fer, Appendice concernant la contr-révolution dans la région du Levant, Plémum des colonnes confédérales et anarchistes, Gino Bibbi, José Pellicer, George Orwell, Témoin à Barcelone, Bibliographie,”,”MSPG-046-FL”
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola.”,”Abel Paz alias letterario di Diego Camacho (Almeria 1921 – Barcellona 2009) è stato miltante e storico dell’anarchismo iberico. Ha vissuto la rivoluzione del 1936 da Barcellona.”,”MSPG-005-FSD”
“PAZ Maurice”,”Un revolutionnaire professionnel. Auguste Blanqui.”,”Altra opera dell’autore: ‘Lettres familières d’Auguste Blanqui et du Docteur Louis Watteau, presentati e annotati da Maurice Paz., Institut historique de Provence, 1976.”,”BLAx-001-FSD”