“OBAMA ROBINSON Michelle”,”Becoming. La mia storia.”,”Incontro con Obama (pag 121) La campagna elettorale per le presidenziali. Le primarie in Iowa. (pag 276-277) (pag 278-279)”,”BIOx-354″
“OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di”,”Museo Nazionale del San Gottardo. Sulla “”Via delle genti””.”,”OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di “”Dalla fine del sec. XI le crociate, il cui significato economico e culturale non era inferiore di quello militare, crearono legami tra il vicino Oriente e l’Occidente. Prodotti arabi, portati da mercanti veneziani e genovesi, giungevano in Italia e ben presto arrivarono sui mercati settentrionali, seguendo il corso del Rodano e valicando la catena alpina. Alle fiere della Champagne, la contea politicamente neutrale nel cuore dell’Europa, che ebbero la lroo massima fioritura tra il 1150 e il 1300, i mercanti scambiavano le merci provenienti dall’Asia minore, Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, dai territori dell’Impero, da quelli del Mare del Nord e del Baltico: spezie, materiali coloranti, frutta, profumi, armi, cereali, legname da costruzione, stoffe ed altri prodotti ancora. Il commercio internazionale aveva preso avvio: con esso aumentò il traffico, e i valichi alpini si destarono a nuova vita. Le strade dovevano essere curate e migliorate, perché il volume dei traffici dava agli abitanti possibilità di lavoro e di guadagno””. (pag 33)”,”EURx-237″
“OBERMANN Karl a cura”,”Flugblätter der Revolution 1848 – 1849. Dokumente.”,”OBERMANN è nato a Colonia nel 1905 ed è divenuto un noto storico della DDR. Ha studiato le origini del movimento operaio in Germania e la storia della rivoluzione del 1848 1849 in Germania.”,”QUAR-043″
“OBERMANN Karl”,”Deutschland, 1815-1849. Von der Gründung des Deutschen Bundes bis zur bürgerlich-demokratischen Revolution.”,”OBERMANN Karl professore emerito”,”QUAR-071″
“OBERMANN K.; GERTH H.H.”,”La participation à la Première Internationale, avant 1872, des ouvriers allemands immigrés aux Etats-Unis (Obermann); The Retreat from Ideology as a Prerequisite for American Trade-Unions (Gerth).”,”K. Obermann, Berlin; H.H. Gerth Segue: ‘Une condition prealable pour les syndicats americains: se tenir a l’ecart de toute idéologie’, riassunto in francese del rapporto di M.H. Gerth'”,”MOIx-046-O”
“O’BRIEN Patrick Karl CLESSE Armand a cura; saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN”,”Two Hegemonies. Britain 1846-1914 and United States 1941-2001.”,”Saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN “”alcuni osservatori, incluso Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale, Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’ egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessun conflitto. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze negli ultimi 150 anni può apparire come una singola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo””. (pag 129) Ruolo fattore demografia in egemonia: “”Come Angus Maddison ricordava in questa conferenza: “”Diventare un egemone di successo aiuta ad essere sia molto ricchi che molto grandi””. Ciò suggerisce che, almeno, la potenza internazionale ha due dimensioni misurabili: ricchezza e dimensione””. (pag 337) “”Le navi e gli eserciti che assicurarono questa espansione territoriale furono pagate attraverso la capitalizzazione del superiore sistema finanziario inglese, e dalla corsa alla ricchezza creata dallo sviluppo economico precedente. Ma la rapida espansione della popolazione interna della Gran Bretagna tenne il costo del lavoro basso abbastanza da rendere profittevole l’ industrializzazione. Dal 1850 la Gran Bretagna è divenuta il Regno Unito, contenente Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda per un totale di popolazione interna di 27 milioni di persone. Il governo di questo paese ha messo anche insieme un impero mondiale su cui il sole non tramontava mai, e che (al suo picco) si stima abbia contenuto 600 milioni di persone.”” (pag 338) [(…) la Gran Bretagna ha progressivamente ceduto le ultime vestigia della propria egemonia e ha accettato l’egemonia degli Stati Uniti, emergendo nel 1940 come principale alleato degli Stati Uniti, un ruolo che non ha mai perso da allora. Non c’era niente di preordinato jn questo risultato. All’inizio del secolo alcuni osservatori, tra cui Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra la Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale (5), Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessuna guerra. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze fu così tranquillo che gli ultimi 150 anni possono apparire come una sola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo’ Andrew Gamble, Hegemony and Decline: Britain and the United States’ (pag 129) Trotsky L,, (1974), Collected Writings and Speeches on Britain, London, New Park)] [ISC Newsletter N° 60] ISCNS60TEC”,”RAIx-156″
“O’BRIEN Kevin J. a cura; saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY”,”Popular Protest in China.”,”Saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY Kevin O’BRIEN è Alann P. Bedford Professor of Asian Studies e Professor of Political Science, Università della California, Berkeley.”,”MCIx-044″
“OCCHETTO Achille”,”Dichiarazione di intenti. Il testo presentato da Achille Occhetto alla Direzione del PCI, Roma, 10 ottobre 1990.”,”Stampa Fratelli Spada, Ciampino, Roma “”Propongo dunque, che il Partito comunista italiano, al XX Congresso, promuova e sancisca la creazione di un nuovo partito. Propongo che il nome del nuovo partito scaturisca dalle due grandi idee che definiscono le fondamentali coordinate delle forze di rinnovamento su scala mondiale… Propongo che il nome del nuovo partito sia: Partito Democratico della Sinistra. Il nuovo simbolo dovrà rappresentare il grande e robusto albero della sinistra…”” (pag 22) “”L’albero della libertà accompagnò la Rivoluzione Francese e fu piantato ovunque in tutte le piazze d’Europa”” (pag 22)”,”PCIx-475″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXIX bis lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 1. I problemi fondamentali dell’economia realistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”Già i classici nella costruzione dei loro sistemi si erano serviti di una enorme mole di materiale storico per “”documentare”” le loro asserzioni anche se queste poi giungevano a concludere che le forze sociali, attraverso lo svolgimento passato, erano giunte a una forma definitiva di equilibrio ch’era il più vicino all’ordine ideale di natura la cui scoperta era il merito precipuo dei loro sistemi. Una volta scoperto questo ordine naturale, la funzione della scienza economica era quella di indicare i mezzi più idonei a conservare indefinitamente quest’ordine alla società. Karl Marx avrebbe fatto piazza pulita di questo ingenuo dogmatismo dei classici. Ma questo dogmatismo non era niente affatto antistoricistico: anzi esso si basava su uno storicismo sia pure a senso unico, applicato cioè unilateralmente soltanto al passato. Tutta l’opera di Karl Marx è basata sul concetto fondamentale dello sviluppo delle forze produttive della società e del contrasto dialettico che viene a determinarsi nel corso del loro sviluppo con gli ordinamenti sociali esistenti. E’ qui il motore di tutta la storia, ed è questo contrasto che ‘in ultima istanza’ determina anche lo svolgimento del pensiero economico. Sarà bene in ogni caso riaffermare esplicitamente che non si vuole con ciò stabilire un legame di natura deterministica tra lo sviluppo raggiunto in una certa epoca dalle forze produttive e il pensiero economico di quell’epoca. Il legame è invece ‘dialettico’ e non sarà qui inutile ricordare l’affermazione significativa di Antonio Labriola secondo cui le “”forme della coscienza, come son determinate dalle condizioni di vita, sono anch’esse la storia”” (2)”” [Luigi Occhionero, Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Economia politica. XXV bis lezione, Roma, 1955] [(2) Citato da M. Dobb nell”Introduzione a K. Marx: ‘Storia delle teorie economiche’, Einaudi, Torino, 1954, vol. I, p. XXI] (pag 2-3)”,”ECOT-237-P-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXX lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 2. La teoria del valore e della distribuzione sociale.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Esamineremo ora brevemente la teoria ricardiana dello sviluppo economico nello studio della quale egli ha applicato praticamente in concetti analitici raggiunti nello studio del problema del valore, della distribuzione e della rendita. Vale in ogni caso la pena di osservare subito che la teoria ricardiana dello sviluppo economico è importante per due ragioni: in primo luogo perché dimostra la fine dello sviluppo dell’ottimismo razionalistico del secolo XVIII e in particolare del sistema solidaristico di Smith, in secondo luogo perché pone per la prima volta esplicitamente nella dottrina economica il problema delle crisi economiche. I cardini fondamentali della dinamica ricardiana sono l’accumulazione del capitale e la caduta tendenziale del saggio di profitto. A differenza di Smith l’accumulazione secondo Ricardo tende a diminuire i profitti soltanto in determinate circostanze. E queste circostanze variano con il variare dei profitti. Abbiamo visto che questi ultimi sono determinati dalla differenza tra il valore complessivo dei prodotti e il valore delle sussistenze che il capitalista deve corrispondere al lavoratore per la loro produzione, e quindi aumenta o diminuisce con la quantità di lavoro necessaria a produrle. Ora dice Ricardo “”supposto che il grano e le merci manifatturate siano venduti sempre allo stesso prezzo i profitti saranno alti o bassi a seconda che i salari siano bassi od alti. Ma supponiamo che il prezzo del grano aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per questo un aumento dei prezzi delle merci manifatturate, per la cui produzione non è necessaria alcuna quantità addizionale di lavoro. Se quindi i salari resteranno allo stesso livello anche i profitti degli industriali non subiranno oscillazioni; ma se, com’è assolutamente certo, i salari aumenteranno con l’aumentare del prezzo del grano allora i profitti dovranno necessariamente cedere”” (12). Deriva da questa constatazione che salario e profitto sono inversamente proporzionali. Cosicchè l’accumulazione non è più come per Smith la causa meccanica della caduta del saggio del profitto. Essa porta alla caduta di questo saggio solo in presenza dell’aumento dei salari. Ma quando aumentano questi ultimi? Abbiamo visto che ciò avviene soltanto in presenza dell’aumento del costo della sussistenza necessaria al sostentamento e al perpetuarsi del lavoratore e cioè dei viveri di cui il grano è costituente fondamentale. A questo punto la rendita differenziale interviene a spiegare la dinamica di questo aumento (13). Secondo questa, con l’aumento della popolazione (per la quale Ricardo accetta in pieno la teoria malthusiana), si determina la coltivazione di terre sempre meno fertili con il conseguente aumento dei prezzi delle derrate alimentari e dei salari nominali e con la continua caduta dei salari reali e dei profitti. Il quadro dello sviluppo sociale che ne deriva è veramente deprimente. Sparita definitivamente la solidarietà tra le classi sociali, gli interessi dei lavoratori e dei capitalisti vengono a contrapporsi a quelli dei proprietari fondiari. Questi sono dunque i nemici da battere e il dazio sui cereali l’arma di cui devono essere privati. Alla lotta contro le ‘Corn Laws’, ai libero-scambisti tipo Cobden, alla lotta della ‘Anti-Corn Lac League’, Ricardo fornirà l’arma teorica che nel 1846 porterà finalmente alla vittoria scambista. Trascurando gli altri apporti di Ricardo allo sviluppo delle dottrine economiche (moneta, banche, teoria dei costi comparati, macchine) importanti quanto si vuole, ma non determinanti ai fini che ci siamo proposti nelle nostre lezioni, una cosa va osservata a questo punto a guisa di conclusione: l’immediata reazione degli economisti suoi contemporanei alle implicazioni dinamiche del suo sistema. Queste infatti non erano soltanto utili alla battaglia contingente contro i proprietari terrieri e a favore dei capitalisti industriali. Esse avevano soprattutto messo in rilievo, malgrado l’accettazione esplicita da parte di Ricardo della legge di Say che postulava l’impossibilità degli ingorghi di capitale, le tendenze di disquilibrio contenute nel sistema capitalistico anche se Ricardo si era costantemente preoccupato di farle risultare esterne al sistema. Il fatto stesso però di aver fatto vedere in che maniera veniva a rompersi il solidarismo smithiano, com’era possibile cioè che le varie classi sociali non concorressero più, come sotto l’impulso di una ‘mano invisibile’, al raggiungimento del massimo di utilità sociale, aveva scosso la fiducia nel sistema capitalistico e indicato le vie per un attacco generale alla sua validità. H. Carey, nel 1848 aveva definito il sistema di Ricardo “”un sistema di disordine”” che “”ha la tendenza a creare inimicizia tra le classi e le nazioni”” (14), ma già molto tempo prima, i primi segni di risveglio delle classi lavoratrici aveva indotto molti economisti a mettere in guardia contro il possibile uso rivoluzionario del pensiero ricardiano (15). Vedremo come ciò abbia portato in seguito all’abbandono di esso nel campo accademico e alla critica coerente e decisiva di Marx”” [Luigi Occhionero, Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo, Roma, 1955] [(12) D. Ricardo, Works, cit, vol. I, pp. 110-111; (13) Si veda a questo proposito la lettera di Ricardo a Malthus del 18.12.1814 (…); (14) Citato da Marx, op. cit., p. 14; (15) Si veda sull’argomento R.L. Meek, ‘The Decline of Ricardian Economics in England’, ‘Economica’, febbraio 1950, pp. 57-62] (pag 6-7)”,”ECOT-237-X-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice.”,”Saggio in ECOT-237 “”Se grande importanza avevano queste dimostrazioni per lo sviluppo del pensiero economico ancor più grande era la loro importanza nel campo della prassi economica e politica. Eliminando tutte le obiezioni all’accumulazione capitalistica esse davano l’avallo della scienza al credo dell’epoca: “”accumulate, accumulate: questa è la legge e questo dicono i profeti!”” (9). E stabilivano una gerarchia nelle classi sociali mediante la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, togliendo dal proprio piedistallo e denunciando come dannoso a tutta la società il consumo improduttivo dei proprietari fondiari, residui di un’epoca storica oramai tramontata. Chi avesse voluto assumersi il compito di difendere gli interessi di questi ultimi, poteva seguire due strade: o negare interamente la validità del sistema economico elaborato da Smith e Ricardo oppure cogliere in esso le contraddizioni meno palesi che compromettessero decisamente il postulato del suo funzionamento automatico. L’autorità acquistata dal sistema, il riflesso che in esso trovavano l’esperienza e i problemi economici dell’epoca, il prestigio indiscusso dei nomi di Smith e Ricardo, rendevano sommamente difficile, per non dire impossibile, la prima via. Malthus nella sua difesa degli interessi fondiari fu perciò costretto a imboccare la seconda. Nel 1820 egli pubblicava i ‘Principles of Political Economy’ in cui insieme a varie questioni di metodo è esposta una coerente difesa del consumo improduttivo interessante non tanto per il contenuto di classe evidentissimo quanto perché essa rappresenta il primo attacco ragionato al capitalismo rivolto nell’ambito di una esposizione scientifica che lo approva. Da qui agli attacchi in vista della negazione del capitalismo, il passo è breve. Noi però qui, senza entrare in particolari sulle altre questioni toccate da Malthus nel suo libro, ci fermeremo esclusivamente sull’argomentazione da lui svolta per negare l’esistenza del meccanismo automatico per il raggiungimento dell’equilibrio nel sistema capitalistico e più particolarmente la validità della legge di Say. Concetto fondamentale dell’analisi malthusiana è il concetto di ‘domanda effettiva’. Secondo Malthus al capitalista non basta produrre le merci perchè sia concluso il ciclo produttivo. Alla produzione deve seguire la vendita ‘con profitto’ del prodotto affinchè questo processo si chiuda favorevolmente per il capitalista e possa quindi continuare nel ciclo successivo. Condizione essenziale perchè questo si verifichi è che sul mercato si abbia una domanda di merci abbastanza alta che garantisca la continuazione del processo di produzione. Ma qual è l’incentivo che potrà spingere il capitalista a intraprendere questo processo? Come sappiamo, in regime capitalistico questo incentivo è rappresentato dal profitto, il quale per Malthus è compreso nel costo di produzione delle merci. Cosicchè, affinchè il capitalista continui a produrre, dalla vendita del prodotto sul mercato egli deve attendere non soltanto il rimborso delle spese sostenute ma anche quella aliquota di profitto che lo induca a continuare nella produzione. Se dunque per una ragione qualsiasi il mercato non è in grado di assicurare ‘automaticamente’ questo risultato si ha, primo, la prova che la legge di Say accolta da Ricardo non è vera, secondo, la necessità di trovare un rimedio che faccia fronte a questo stato di cose e consenta al sistema capitalistico di continuare a funzionare”” [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice’, Roma, 1955] [(9) K. Marx, ‘Il Capitale’, Ed. Rinascita, Roma, 1952, vol I., p. 40] (pag 6-7)”,”ECOT-237-Y-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria.”,”Saggio in ECOT-237 “”Una volta che Marx ha raggiunto la prova che “”le cause ultime di tutti i mutamenti sociali e di tutti i rivolgimenti politici non sono da ricercarsi nei cervelli degli uomini… ma nei mutamenti del modo di produzione e di scambio, non già nella filosofia ma nell’economia dell’epoca”” (10) è giunto per lui il momento di fare i conti con la sistemazione teorica che i classici hanno dato all’economia politica. Per Marx il problema fondamentale era quello di cogliere ‘dialetticamente’ le contraddizioni dei suoi predecessori e portare coerentemente a conclusione logica l’intuizione della nuova realtà borghese ch’essi avevano innalzata a legge di natura eterna e immutabile. Le fasi successive di questa sua analisi critica del pensiero classico dovevano perciò essere necessariamente le seguenti: primo, isolare le forze dialettiche del movimento sociale; secondo, far vedere come queste agivano nella fase attuale (borghese) del loro sviluppo, caratterizzata dall’esistenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, e delle due classi antagonistiche dei capitalisti e dei proletari. In ordine al primo punto Marx aveva già individuato le forze che sono alla base del movimento della società: le forze produttive che l’uomo mette in movimento per la soddisfazione dei propri bisogni vengono a cozzare contro la struttura dei rapporti di produzione che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle forze produttive e dentro i quali l’uomo si trova a vivere in maniera indipendente dalla sua volontà. Da questo urto continuo tra forze produttive e rapporti di produzione nasce la successione dei vari tipi di società che si sono succeduti nella storia fino all’attuale forma capitalistica o borghese. Il “”fine ultimo al quale mira””…Marx…””è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (11). Egli dunque inizia con la critica della sistemazione data dai classici all’economia politica e in particolare, con la ripartizione oramai tradizionale di questa in produzione, distribuzione, scambio e consumo. I classici come sappiamo consideravano questa sistemazione come qualcosa di immutabile e conforme alle leggi della natura. L’errore nasceva naturalmente dal fatto che i classici come sappiamo consideravano la forma di produzione capitalistica il punto di arrivo definitivo e insuperabile di una precedente evoluzione della società. Marx invece separa da queste categorie gli elementi universali validi per tutti i tempi e quelli caduchi, o storici, che valgono invece per un dato stadio di sviluppo delle forze produttive (12). Ciò fatto egli passa ad analizzare criticamente il concetto fondamentale dell’economia politica classica, il valore e la sua origine. Qui Marx trova che i classici si erano messi sulla strada buona ma avevano avuto paura di percorrerla fino in fondo. Per primi i fisiocratici avevano individuato l’origine del valore in un tipo particolare di produzione, l’agricoltura, sottraendolo alla sfera dello scambio dove l’avevano confinato i mercantilisti. In seguito Smith e Ricardo avevano generalizzato il concetto a tutti i tipi di produzione. Ma una volta assodato questo fatto e cioè più esplicitamente che il valore nasce dal lavoro applicato alla produzione sorgevano queste domande: si può misurare il valore? e in caso affermativo, in che modo? Smith e Ricardo in particolare avevano risposto bene a entrambe le domande, e più precisamente avevano affermato che il valore è misurato dalla quantità di lavoro necessaria a produrre le merci. Ma questa affermazione portava in un secondo tempo a far vedere che il lavoratore che partecipava alla produzione non riceveva l’intero frutto del suo lavoro, e perciò, per non concludere con una teoria dello sfruttamento entrambi avevano imboccato altre soluzioni che venivano meno alle premesse iniziali e prestavano il fianco alle critiche degli avversari. Marx si mantiene coerente alla prima intuizione dei classici e la porta alle logiche conseguenze”” (pag 5-6) [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria’, Roma, 1955] [(10) F. Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Edizione in Lingue Estere, Mosca, 1947, p. 67; (11) K. Marx, ‘Il Capitale’, prefazione alla prima edizione, Ed. Rinascita, Roma, 1951, vol. I, p. 18; (12) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Ed. Rinascita, Roma, 1954, pp., 9-36]”,”ECOT-237-W-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Il dissolvimento della scuola classica.”,”Saggio in ECOT-237 “”(…) quando Marx inizia lo studio critico dell’economia politica e giunge alle sue conclusioni rivoluzionarie (il ‘Manifesto’ è del 1848 e l’ Einleitung’ è del 1857) già gli economisti professionali (accademici e non) si erano resi conto dei pericoli insiti nell’ambivalenza dell’economia classica ed erano corsi ai ripari. In realtà la critica in senso conservatore del sistema classico era incominciata ch’era ancora vivo Ricardo – ‘I Principles’ di Malthus sono del 1820 – ma accanto agli argomenti di Marx che avevano una forma eminentemente tecnica ed erano comprensibili solo ad una ristretta cerchia di economisti professionali, era venuta sorgendo tutta una letteratura economica a carattere divulgativo e popolare che prescindendo completamente dal dibattito critico in corso nel campo scientifico si preoccupava di accreditare come verità eterna i principi dell’economia politica più orecchiabili e più utili agli interessi della classe capitalistica come quelli della “”mano invisibile””, della “”legge del fondo-salari””, del ‘laissez-faire’ e così via, tacendone del tutto il carattere controverso. Non solo, ma molto prima che Marx rendesse noti i risultati delle sue ricerche, nel campo accademico erano già stati denunciati i pericoli sovvertitori del sistema ricardiano (1). Cosicché la biforcazione delle correnti del pensiero economico è contemporanea all’opera dei grandi classici”” [Luigi Occhionero, Il dissolvimento della scuola classica. Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Roma, 1955] [(1) Si veda in proposito l’articolo di R.L. Meek in ‘Economica’, febbraio 1950]”,”ECOT-237-Z-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes.”,”Saggio in ECOT-237 “”Così nel primo trentennio del secolo XX l’attività nel campo del pensiero economico si rivolse in linea di massima verso due direzioni principali: da una parte verso l’elaborazione più precisa ed approfondita della sistemazione teorica marginalista, neoclassica, al fine di eliminarne le incongruenze formali ancora presenti e farne la sistemazione teorica di un sistema sociale eterno, dall’altra verso una critica della pratica economica. Ma questo dissidio era la manifestazione esteriore del dissidio di fondo di cui era portatrice la società capitalistica e che avrebbe portato alla prima guerra mondiale e alla grande crisi del 1929 – 33. La prima guerra mondiale segna il punto di arrivo e di crisi della società del capitalismo concorrenziale, entrato oramai nella sua fase imperialistica (17). La grande crisi del 1929-33 è invece il momento più appariscente della crisi ‘generale’ del capitalismo iniziatasi anch’essa negli anni immediatamente precedenti alla guerra mondiale. Il riflesso di questi avvenimenti e della situazione obbiettiva delle forze produttive ch’erano alla loro base si faceva sentire da tempo nel pensiero economico. Un’altra, anche più particolare, era stata il dibattito sulla validità teorica della ‘legge degli sbocchi’ di Say che negava persino la possibilità delle crisi di sovrapproduzione. Ma tutti i problemi che si ponevano al pensiero economico potevano sintetizzarsi in uno solo. Si trattava di sapere se erano ancora valide le basi su cui poggiava l’economia, se cioè i termini ormai tradizionali della scienza, valore, prezzo mercato, concorrenza perfetta, equilibrio ecc: conservavano lo stesso contenuto sostanziale anche nella nuova fase raggiunta dalla sviluppo delle forze produttive nel periodo storico considerato. A questo problema era possibile ora rispondere con gli strumenti più raffinati forniti dall’analisi marshalliana. Al dibattito in questa direzione dava inizio sul finire del 1926 il professore Piero Sraffa (18) con un articolo famoso che apriva una nuova strada al pensiero economico. Sraffa riprendeva l’analisi della teoria del valore alla luce delle legge delle produttività dal punto in cui Marshall l’aveva lasciata. (…) L’analisi di Sraffa venne ulteriormente arricchita e precisata da E.H. Chamberlin e J. Robinson (25) che in maniera indipendente l’una dall’altra (26) giunsero alle medesime conclusioni in America e in Inghilterra, quasi contemporaneamente”” [Luigi Occhionero, ‘Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes. Economia politica. XXXV lezione’, Roma, 1955] [(17) Si veda in proposito V.I. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ in ‘Opere scelte in due volumi’, Mosca, 1947, vol. I, pp. 615-705; (18) P. Sraffa, ‘Le leggi della produttività in regime di concorrenza’, Torino, 1937, vol. IV, p. 591, e ss. L’articolo apparve in inglese nello “”Economic Journal”” del dicembre 1926 col titolo ‘The Laws of Returns under Competitive Conditions’; (25) E.H. Chamberlin, ‘The Theory of Monopolistic Competition’ (1935) e J. Robinson, ‘The Economics of Imperfect Competition’ (1933); (26) I.A. Schumpeter, ‘History of Economic Analysis’, cit., p: 1150]”,”ECOT-237-A-2″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXVI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. La “”rivoluzione keynesiana””.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il problema che il Keynes doveva risolvere non era perciò per sua natura essenzialmente teorico, come quello, per esempio, che avevva affrontato lo Sraffa, ma pratico. E si poteva sintetizzare in questi termini: quali le cause della disoccupazione delle risorse produttive e specialmente della forza-lavoro, e quali i mezzi per ovviarvi. Ma, com’è evidente, si trattava di un problema pratico che aveva profondi addentellati con la teoria e che anzi investiva tutto il funzionamento del sistema economico capitalistico. Naturalmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Natualmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Tutta la sua attività scientifica si era svolta nel campo della problematica pratica. Dal suo libro ‘Indian Currency and Finance’ (1913) a ‘The Economic Consequences of the Peace’ (1919), dal ‘Tract on Monetary Reform’ (1924) al ‘Treatise on Money’ (1930), vediamo Keynes alle prese con i problemi più importanti del funzionamento del sistema economico in una delle sue branche più delicate: quella finanziaria”” (pag 2) “”L’interesse, secondo Keynes, non è quel che pensavano i classici, il prezzo del risparmio, ma piuttosto la somma che l’imprenditore deve pagare ai possessori del risparmio per farli rinunciare alla forma liquida di questo risparmio, cioè alla forma monetaria”” (pag 5)”,”ECOT-237-B-2″
“OCDE”,”La politique monétaire en Allemagne.”,”L’ investimento fisso delle imprese. “”Les résultats économétriques précédents confirment cette idée que, compte tenu de la durée de vie relativement courte de l’ outillage et de l’ équipment industriel modernes, l’ effet d’une petite variation des taux d’ interêt peut souvent être annulé par des considérations de risques ou d’aléas relatifs au niveau futur des ventes, des prix, des coûts de remplacement, etc. Les entreprises allemandes, notamment les plus importantes, ont également l’habitude de ne pas tenir compte des variations à court terme des taux d’ interêt dans leurs calculs internes, car elles utilisent des taux fictifs moyens assez stables (“”kalkulatorische Zinsen””).”””,”GERE-026″
“OCONE Corrado”,”Profili riformisti. 15 pensatori liberal per le nostre sfide.”,”OCONE è saggista e pubblicista. Si occupa di teoria del liberalismo. E’ autore di ‘Benedetto Croce. Il liberalismo come concezione della vita’ (2005), ‘Karl Marx’ (2008).”,”TEOP-366″
“OCONE Corrado”,”Benedetto Croce. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””In questo senso possiamo agevolmente concordare con quanto Croce stesso dice nel saggio ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali’, saggio che comparve come accompagnamento alla ristampa dei saggi marxisti di Antonio Labriola sotto il titolo ‘La concezione materialistica della storia’, e che porta la data agosto 1937. Qui Croce osserva come dal marxismo “”propriamente detto”” teoricamente non ricavò nulla, ma come al contrario da quegli studi, dice, “”riportai quasi in ogni parte definito il concetto del momento economico, ossia dell’autonomia da riconoscere alla categoria dell’utile – il che mi riuscì di grande uso nella costruzione della mia “”Filosofia dello Spirito”” (3). Gli studi marxisti di Croce cominciarono, come è noto, alla fine dell’aprile 1895, allorché egli ebbe ricevuto il manoscritto del primo saggio di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia, quello ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, saggio che doveva pubblicare di lì a poco a sue spese. Dopo aver sospeso e quasi abbandonato le ricerche sulla Spagna nella vita italiana, cui era allora intento, Croce dice nel 1915 nel ‘Contributo alla critica di me stesso’: “”mi detti per più mesi con ardore indicibile agli studi, fino allora a me ignoti, della Economia””. E aggiunge: “”Senza troppo impacciarmi di manuali e libri di divulgazione, studiai i principali classici di quella scienza”” (4). Quali in concreto gli autori allora conosciuti e studiati, Croce ce lo dice nel citato saggio del 1937 sulla nascita e la morte del marxismo teorico in Italia. Qui Croce farà i nomi di Smith, di Ricardo, di Marshall, di Pantaleoni, di Pareto, aggiungendo che “”una speciale attenzione”” egli rivolse “”alla cosiddetta scuola austriaca dell’economia e agli indirizzi affini a questa”” (5): e cioè, possiamo dire noi, alle opere della scuola marginalistica, e principalmente a quella dei tre maggiori esponenti di essa: Jevons, Merger e Walras. Nell’aprile 1895 cominciano quindi gli studi marxisti di Croce. Il filosofo legge e studia molto, si fa editore del saggio labrioliano sul ‘Manifesto’, ascolta le idee del pensatore cassinate, da parte sua pubblica una critica dell’interpretazione del marxista Lafargue su Tommaso Campanella”” (pag 70-71) [(3) B. Croce, Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali (1937), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica, Bari, 1978, p. 291 (4) B. Croce, Contributo alla critica di me stesso (1915), Milano, 1989, p. 33 (5) B. Croce, Come nacque e come morì, cit, p. 276 Croce. “”(…) la teoria di Marx è un’altra cosa. Che quest’altra cosa non sia poi una vanità o una fantasticheria, basterebbe a provarlo il fatto che il concetto marxistico di ‘Mehrwerth’ è restato confitto come dardo acuminato nel fianco della società borghese, e nessuno è ancora riuscito a strapparvelo”” (8) (pag (8) B. Croce, Le teorie storiche del prof. Loria (1896), in Materialismo storico, cit, pp. 31-32″,”CROx-044″
“O’CONNELL Jay”,”Co-Operative Dreams. A History of the Kaweah Colony.”,”Contiene dedica a Gerd C. da parte dell’ autrice (probabilmente) Foto Karl Marx Tree in apertura (fotografia dei membri della Kaweah Co-Operative Colony). La distruzione della Grande Foresta (Big Trees). La perdita dei diritti della colonia sulla grande foresta. “”Title to their timber claims would undoubtedly have contribuited to a greater chance of success for the Kaweah Colony. There is no denying that when their claims were canceled and all hope of acquiring title extinguished, the Kaweah Colony lost any viable chance of success. But we have also seen that there were other factors contributing to the endeavor’s demise, including mismanagement, internal disputes, and a tenuous capital base. Although gaining title to the timber land would have been beneficial, would it have guaranteed lasting prosperity and harmony? One can easily imagine that even had the Kaweah Colony been granted title and established successful logging operations at Colony Mill, financial difficulties would have arisen (or simply continued).”” (pag 199-200)”,”MUSx-211″
“O’CONNOR James”,”Classe, conflitto, rivoluzione sono superati dalla crisi e dalla ristrutturazione?”,”O’CONNOR è Prof di sociologia, economia e problemi ambientali alla Univ di California di Santa Cruz.”,”TEOC-096″
“O’CONNOR James”,”Natural Causes. Essays in Ecological Marxism.”,”O’CONNOR è co-fondatore e direttore di ‘Capitalism, Natura, Socialism: A Journal of Socialist Ecology’. E’ pure direttore del Center for Political Ecology in Santa Cruz, California. Si è ritirato dall’ insegnamento di sociologia, economia, studi ambientali all’ Università di California, Santa Cruz. “”Marx did not pay sufficient attention to energy economics. It is now obvious to all but he most hidebound economists (Marxist and non-Marxist alike) that capitalist production (like all production) is based on energy flows and transformations””. (pag 122)”,”TEOC-252″
“O’CONNOR James”,”Ventesimo secolo da dimenticare. Sconfitte della sinistra e trionfo del capitale globale.”,”O’CONNOR James è professore di sociologia economia e problemi ambientali alla Università di California Santa Cruz. Ha fondato la rivista ‘Capitalism Nature Socialism’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”La “”gabbia d’ acciaio”” di Max Weber è una metafora più appropriata per questo secolo che per quello passato. I lavoratori sono stati trasformati in fattori di produzione relativamente sicuri sul piano economico, i cittadini in contribuenti e clienti, le famiglie in nuclei di coabitazione. La burocrazia del ventesimo secolo ha reificato sempre di più il lavoro, la comunità e la cittadinanza, ha cioè disumanizzato il mondo. Al tempo stesso, ha limitato il capitale sul piano organizzativo, quindi anche sul piano economico.”” (pag 55)”,”TEOS-121″
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor insegna al dipartimento di Economia della State University of San José (California). Coordina il gruppo di lavoro nordamericano della rivista internazionale “”Kapitalistate””. Ha pubblicato pure: ‘Le grandi imprese e lo Stato’, Liguori, Napoli, 1976. Marx: aristocrazia finanziaria “”Le guerre e l’espansione imperiale finanziate per mezzo del debito provocarono l’ inflazione, la riduzione del reddito reale dei lavoratori, la “”concentrazione nella mani di dinamici uomini d’affari delle grandi risorse cui lo stato in guerra può attingere sotto la forma delle imposte o dei prestiti”” (37). Furono così le guerre e l’espansione imperiale (insieme con il simultaneo aumento del debito pubblico e privato) che crearono quella classe di rentier per la quale Marx, in un brano giustamente famoso, coniò il termine di “”aristocrazia finanziaria””: “”Si deve intendere qui per aristocrazia finanziaria non soltanto i grandi appaltatori di prestiti statali e gli speculatori sui valori dello Stato, il cui interesse si comprende agevolmente che coincida con gli interessi del potere dello Stato. Tutti gli affari finanziari moderni, tutta l’economia bancaria è connessa nel modo più intimo col credito pubblico. Una parte del loro capitale commerciale viene necessariamente investito in valori di Stato rapidamente convertibili. I loro depositi, il capitale posto a loro disposizione e da loro ripartito tra commercianti e industriali, proviene in parte di dividendi dei possessori di rendita dello Stato. Se per il mercato monetario nel suo complesso e per i sacerdoti di questo mercato la stabilità del potere dello Stato in ogni epoca ha fatto le veci di Mosè e dei profeti, come potrebbe essere diversamente oggi, in cui ogni diluvio minaccia di travolgere, insieme ai vecchi Stati, anche i vecchi debiti di Stato?”” (38)”” [James O’Connor, La crisi fiscale dello Stato, Torino, 1977] [(37) ‘Political Economy’, cit, p. 266; (38) Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, Roma, 1974, pp. 177-78] Marx : lotta fiscale “”come scriveva Marx oltre un secolo fa, “”la lotta fiscale è la più antica forma di lotta di classe”” (pag 227)”,”USAE-101″
“O’CONNOR Richard WALKER Dale L.”,”The Lost Revolutionary. A Biography of John Reed.”,”Richard O’Connor was born in La Porte, Indiana, and attended Marquette University. He was a newspaperman for nearly twenty years, working on papers in New York, Los Angeles, Boston, and Detroit until 1957, when the success of one of his books, Bat Masterson, as a television series, enabled him to devote his entire time to writing. He has published eleven novels and many biographies, the most recent, Ambrose Bierce: A Biography. He is married and lives in Maine. Dale L. Walker was born in Decatur, Illinois, and was graduated from the University of Texas at El Paso, where he is presently Director of News and Information Services. He spent four years as a radio and television news and feature writer after four years in the U.S. navy. Mr. Walker has written magazine articles and is local correspondent for Newsweek. His hobby is book collecting, and he is particularly enthusiastic about Jack London. He lives with his wife and children in El Paso. Acknowledgments, Bibliography, Notes, Index,”,”MUSx-012-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”””In oltre una dozzina di brani Marx ribadisce la proprietà fondamentale del lavoro produttivo: «E’ produttivo soltanto quel lavoro che si trasforma direttamente in capitale» (Ste, I, 380) (Storia teorie economiche). «Dal punto di vista capitalistico è produttivo solo quel lavoro che crea plusvalore» (Ste, I, 249). «Lavoro produttivo, nel senso della produzione capitalistica, è il lavoro salariato che, nello scambio con la parte variabile del capitale (…) non solo riproduce questa parte del capitale (o il valore della propria forza-lavoro), ma produce anche un plusvalore per il capitalista» (Ste, I, 249). (…) Marx evidenzia l’importanza di questa distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo nel seguente brano: «Lavoro produttivo non è che un’espressione abbreviata per indicare l’intero rapporto e il modo in cui la forza-lavoro figura nel processo capitalistico di produzione. La distinzione da altre specie di lavoro è però della massima importanza, poiché essa esprime esattamente la determinatezza formale di quel lavoro, sul quale è basato tutto il modo di produzione capitalistico ed il capitale stesso» (Ste, I, 383). Il lavoro produttivo è la condizione sine qua non del capitalismo, è una categoria che esprime la forma e il modo in cui la forza-lavoro sta nel processo di produzione capitalistico”” (pag 25-27) Ian Gough, ‘La teoria del lavoro produttivo e improduttivo in Marx’, New Left Review, 1972“,”MADS-031-FF”
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor era un economista politico americano e professore di sociologia. É nato il 20 aprile 1930 a Boston, Massachusetts, ed è morto il 12 novembre 2017 a Santa Cruz, California.”,”USAE-024-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine, a cura di Enzo MINGIONE”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”Lavoro produttivo e improduttivo nella circolazione. (pag 86) (saggio di James O’Connor, Il lavoro produttivo e il lavoro improduttivo’)”,”MADS-839″
“ODDO Giuseppe PONS Giovanni”,”L’ affare Telecom. Il caso politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica.”,”Esclusivo: L’ inchiesta Consob sull’ insider trading. Il filo che unisce la scalata del secolo alle guerre su Antonveneta e Bnl. ODDO Giuseppe PONS Giovanni. ODDO 53 anni, giornalista è inviato del Sole 24 Ore. PONS giornalista è caposervizio della redazione economica milanese di Repubblica. Insieme hanno scritto ‘L’ intrigo. Banche e risparmiatori nell’ era Fazio’ (Feltrinelli, 2005). “”La mossa di Colaninno che crea la prima grave lesione nei rapporti con il mercato azionario è il piano di scissione della Tim, che il numero uno di Olivetti e Telecom illustra agli investitori il 10 settembre. A pochi mesi dalla conclusione della scalata, mentre la sua popolarità è all’ apice e gli operatori lo considerano un innovatore che ha avuto la forza di scuotere l’ albero pietrificato del capitalismo italiano, Coloninno brucia in pochi giorni un patrimonio di credibilità conquistato in tre anni di duro lavoro. La reazione degli investitori di fronte alla proposta di separare la Tim dalla Telecom per portarla sotto la Tecnost è indignata. Il piano di scissione è stato messo a punto dal professionista Roberto Poli e sottoposto a Mediobanca. La Lehman, rimasta consulente di Colaninno anche dopo la scalata, all’ inizio non ne è affatto convinta, anche se in un secondo tempo decide di sostenere l’ operazione.”” (pag 235)”,”ITAE-186″
“ODELL Peter R.”,”Gli imperi del petrolio. Un’ analisi geografica.”,”Peter R. ODELL è nato nel 1930 a Coalville, nel Leicestershire. Si è laureato all’Univ di Birmingham, ha seguito poi un corso alla Fletcher School of Law and Diplomacy a Boston negli USA e poi ha lavorato nella Economics Division della Shell International Petroleum Company, a Londra, dove ha potuto conoscere dall’ interno tutta la problematica dell’ industria petrolifera. Nel 1961 è passato al Department of Geography della London School of Economics di Rotterdam. Ha pubblicato nel 1963 ‘An Economic Geography of Oil’.”,”ECOI-052″
“ODELL Peter R.”,”Oil and World Power. A Geographical Interpretation.”,”In questi anni il Giappone è il maggior paese importatore di petrolio. Peter R. ODELL (1930) ha insegnato geografia alla London School of Economics (LSE). Ha scritto pure ‘An Economic Geography of Oil’ (1963)”,”ECOI-293″
“ODIFREDDI Piergiorgio EINSTEIN Albert”,”Einstein e la relatività.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’. Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-466″
“ODIFREDDI Piergiorgio a cura, scritti di John W. DAWSON Eugene Eric KIM e Betty Alexandra TOOLE Martin CAMPBELL-KELLY Massimo ZANINELLI”,”Gödel e Turing. La nascita del computer e la società dell’informazione.”,”Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-467″
“ODIFREDDI Piergiorgio”,”Divertimento geometrico. Le origini geometriche della logica da Euclide a Hilbert.”,”Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna Logica presso l’Università di Torino e la Cornell University.”,”SCIx-255-FL”
“ODOM William E.; DUVAL Charles, TROTSKY Leon”,”Bolshevik Party Organiser (Odom); The Bolshevik Secretariat and Yakov Sverdlov: Febrary to October (Duval); Jacob Sverdlov (Trotsky, 1925).”,”Sverdlov braccio destro di Lenin negli anni 1917-1918. Pro insurrezione assieme a Lenin contro chi frenava, pro controllo finanze del partito, pro rafforzamento organizzazione, personificava il legame tra comitato centrale e organizzazione militare, spingeva alla centralizzazione, affrontava il problema delle province, lavorava al consolidamento del partito unico (assieme a Lenin) in Russia, teneva i rapporti con Trotsky. Sverdlov non vedeve di buon occhio Stalin… Questi dopo la morte di Sverdlov trasse vantaggio dal suo metodo di lavoro organizzativo…”,”RIRB-001-FGB”
“O’DONNELL Hugo”,”La campaña de Trafalgar. Tres naciones en pugna por el dominio del mar (1805).”,”Hugo O’Donnell (Madrid, 1948), avvocato e accademico della Real Academia de la Historia.”,”QMIN-061-FSL”
“ODY Francois”,”Confessioni di un chirurgo. (Tit. orig.: Au temps des Cannibales. Mémoires d’un Chirurgien)”,”””Quando Davide provoca Golia commette un atto talmente insensato che solo la vittoria può dargli ragione. (Remy de Gourmont)”” (pag 135) “”L’ ingenuità è una malattia inguaribile. Tutto invaso dal sacro fuoco che mi aveva accompagnato durante il mio viaggio, arrivavo nel mio paese pieno di generose ambizioni. Contavo di riprendere il mio reparto ospedaliero, dargli una orientazione neurochirurgica, e far profittare gli ammalati d’una scienza nuova che per virtù delle circostanze ero uno dei pochi chirurghi svizzeri atto a esercitare efficacemente. Avevo pure delle buone ragioni per attendermi per questo reparto una sovvenzione che mi era stata promessa alla partenza dagli Stati Uniti a condizione che avessi avuto l’ occasione di servire la neurochirurgia. Questo sforzo non sarebbe certo stato fatto per i miei begli occhi; la Fondazione Rockefeller non conosce sentimentalismi; ma evidentemente non poteva essere fatto che in considerazione della mia persona””. (pag 131) “”Sei solo!”” (Ippocrate) “”La scienza esige l’ insurrezione del pensiero””. Proudhon”,”SCIx-241″
“OESTREICH Gerhard, a cura di Gustavo GOZZI”,”Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.”,”Gerhard Oestreich (1910-1978) è autore di fondamentali ricerche di storia costituzionale prussiana e tedesca e sull’ assolutismo europeo. ‘Come Karl Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale’ “”È fuor di dubbio che la ‘Déclaration’ giacobina e il suo rifacimento, a opera del movimento proletario del ‘Vormärz’, abbiano svolto un ruolo importante. I loro principi formarono l’obiettivo di lotta, attorno al quale la solidarietà sorse e venne rafforzandosi. Anche dopo il 1848, all’indomani della comparsa del ‘Manifesto’ comunista, la richiesta di diritti dell’uomo serbò intatto il proprio significato. I circoli della «fraternizzazione operaia» si fecero guidare dall’idea dei diritti dell’uomo. E cercarono di attuarla, quale valore supremo per i lavoratori, tramite il perseguimento di diritti sociali e politici, sia nella società che nello Stato. Nel medesimo periodo, la grande trasformazione strutturale della società e dell’economia venne delineandosi con più vigore anche in Germania. Già cinque anni prima della dichiarazione francofortese, Karl Marx aveva svolto un’analisi della rivoluzione industriale. Nel saggio su ‘La questione ebraica’ (1844), egli aveva smascherato e combattuto i cosiddetti diritti dell’uomo, in quanto tipici dell’individuo limitato (a se stesso) della società borghese. Nessun cosiddetto diritto dell’uomo, infatti, va oltre l’uomo egoistico. Il saggio si reggeva su due presupposti, rappresentati dall’immagine della società e dell’uomo del giovane Marx. Un intelletto critico e sottile l’aveva reso capace di scrutare a fondo l’essenza della società civile del suo tempo, tanto da scorgerne i contrasti con la società feudale del passato. L’emancipazione politica otreppassa le condizioni della feudalità. Essa cade nell’epoca in cui l’antica società si dissolve. I ceti, le gilde e le corporazioni in età feudale svolgevano compiti pubblici, esercitando funzioni che erano sociali e politiche a un tempo. Il mondo moderno postrivoluzionario, separando la società dallo Stato soppresse il carattere politico della società civile. Essa fu allora smembrata nelle sue parti costitutive: da un lato gli individui, dall’altro gli elementi materiali e spirituali che formano il contenuto della loro vita. Lo spirito politico fu concentrato nello Stato e costituito come sfera della comunità, delle questioni generali del popolo, indipendente dalla società civile. L’uomo egoistico, non più incline all’universalità, ma separato ed estraniato da essa, esige, in quanto membro della società, il riconoscimento dei diritti umani e il riconoscimento proprio tramite loro. Accanto a questa immagine della società civile, Marx situa quella dell’uomo, che deve attingere la propria emancipazione. Egli lo considera come membro della specie, unito ad altri uomini e bisognoso di loro. La libertà dovrebbe essere la condizione sociale nella quale gli uomini s’incontrano come uomini e non come esponenti di classi o titolari d’interessi e di rapporti di proprietà. Ma il diritto umano e civile alla libertà non riposa sull’unione degli uomini, quanto piuttosto sulla separazione fra uomo e uomo. Il diritto dell’uomo alla proprietà privata rappresenta la pratica utilizzazione di tale diritto alla libertà, poiché permette di godere arbitrariamente del proprio patrimonio (senza riguardo agli altri uomini e indipendentemente dalla società) e di disporne a piacimento. L’uomo egoistico è per Marx nient’altro che il membro della società civile del suo tempo, ossia un «un individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato, e isolato dalla comunità». A proteggerlo, in questa sua sfera individuale, sono i diritti dell’uomo. E allorché lo Stato si riduce a semplice mezzo per la conservazione di questi ultimi, ecco che, per Marx, anche contro di esso va condotta una lotta. Il ‘Manifesto’ comunista del 1848 dette l’avvio al generale attacco contro il vigente ordinamento borghese della società e dello Stato. Solo attraverso una rivoluzione, che dia origine alla società senza classi, il proletario potrà evolvere come uomo e come membro della specie. Ma questa visione dell’avvento della società senza classi finì per togliere ogni significato ai diritti liberali dell’uomo e del cittadino, proprio perché indicatori d’una determinata condizione della società civile. L’immagina marxiana dell’uomo in quanto membro della specie – ossia dell’uomo «vero», che ha bisogno della società, degli altri uomini, e non cerca la propria realizzazione nell’isolamento dell’individuo – è alla base di tutto il pensiero socialista e dei diritti sociali fondamentali da esso concepiti. (…) Come Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale. Anch’egli lo fece congiungendo, con pari energia, la riflessione filosofica e la volontà politica, senza peraltro riservare mai ai diritti una trattazione dettagliata. Se Marx s’era battuto con più vigore contro l’egoismo e l’individualismo insiti nella concezione borghese dei diritti fondamentali, Lassalle mise invece l’accento sulla vacuità e astrattezza dei diritti umani, per come apparivano agli occhi del ceto operaio, privo di possesso e non emancipato politicamente. Anch’egli, come Marx, s’era formato alla scuola di Hegel”” (pag 126-128) [Gerhard Oestreich, ‘Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali’, a cura di Gustavo Gozzi, Laterza, Roma Bari, 2001]”,”DIRx-014-FMB”
“OFARI HUTCHINSON Earl”,”Blacks and Reds. Race and Class in Conflict 1919-1990.”,”OFARI HUTCHINSON Earl holds a Bachelor’s degree in Sociology from California State University, Los Angeles, a Master’s degree in Humanities from California State Unifersity, E’ autore di vari saggi e articoli sull’esperienza dei neri americani. “”Still the Communist Party continued to have an image problem. Most blacks paid little attention to what the Party was doing. For the few who did, the Beacon incident only heightened their suspicions about the Communists. It sill looked to them as if the racial etiquette of white Communists was no better than that of other whites. Even more damaging, they could not see where blacks were being given any significant decision making authority in the Party: “”We have no objection to any Negro flirting with Communism””, the ‘Negro World’ cautioned, “”but as we have often pointed out they become ‘Yes Men’ to the Communist leaders”””” (pag 62)”,”MUSx-300″
“OFFE Claus”,”Lo Stato nel capitalismo maturo.”,”Claus Offe (Berlino, 1940) è attualmente professore di scienza politica e di sociologia presso l’università di Bielefeld, in Vestfalia. “”Il ricorso all’analisi marxiana del capitalismo contemporaneo non è in grado di spiegare o anche solo di ordinare teoricamente tutti i fenomeni delle formazioni “”tardo-capitalistiche””. Ma tanto meno le scienze sociali stabilite, in particolare le scienze politiche, sono oggi in grado di porre la questione fondamentale, affrontata da Marx, delle ‘leggi di movimento del capitale’ e della struttura sociale determinata dal suo movimento, e ancor meno di trovare una risposta a tali problemi. Si può dire anzi che quelle scienze, nella quasi totalità dei casi, vi rinunciano in maniera metodica. Uno degli obiettivi teorici principali delle scuole dominanti nel campo delle scienze sociali, quello cioè di ‘andare oltre’ Marx, si riduce quasi esclusivamente ad una prassi scientifica che ‘rimane al di sotto’ del livello analitico al quale Marx pone la questione. A questo processo di chiusura teorica è stato sacrificato anche il problema della logica di sviluppo delle formazioni sociali. La possibilità di individuare un sistema capitalistico ‘in quanto’ capitalistico viene in questo modo sacrificata a favore di categorie operazionali arbitrarie e di definizioni altrettanto arbitrarie”” (pag 18) [Claus Offe, Lo Stato nel capitalismo maturo, Milano, 1977]”,”TEOS-240″
“OFFEDDU Luigi”,”La sfida dell’acciaio. Vita di Agostino Rocca.”,”Luigi OFFEDDU giornalista nato a Sassari nel 1953. E’ stato per diversi anni redattore del “”Giornale”” e poi inviato speciale dell'””Avvenire””. Cornigliano pag 116″,”ITAE-233″
“OFFENSTADT Nicolas”,”La Grande Guerre en 30 questions.”,”Nicolas Offenstadt è maître de conférences nell’Università di Parsi I – Panthéon Sorbonne. Lavora sulla pratiche della guerra e della pace dalla fine del Medioevo all’epoca contemporanea. Ha diretto un’inchiesta collettiva sulla battaglia di Chamin des Dames apparsa per le edizioni Stock: ‘Le Chemin des Dames, de l’événement à la mémoire’ (2004) e ha pubblicato ‘Les Fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective 1914-1999’ (Odile Jacob poches 2002). Sulle forme di resistenza al conflitto. Obiezione di coscienza (pag 39-40) “”En France, il n’y pas de droit à l’objection de conscience mais dans les démocraties anglo-saxonnes, celui-ci, une fois la conscription mise en place (1916 en Angleterre), permet de refuser la participation directe au conflit. L’objection de conscience doit s’exercer en Angleterre au sein d’un ‘Non-Combatant Corps’ intégré à l’armée ou dans l’accomplissement d'””un travail d’importance nationale””, rarement attribué. L’exemption totale peur éventuellement être accordée par les tribunaux. Ces questions suscitent de grands débats parmi les pacifistes, dont certains refusent toute appartenance militaire. ‘L’Union of Democratic Control’ de E.D. Morel entend mener une critique de la guerre et de la diplomatie secréte. Aux Etats-Unis, la même question se pose avec l’entrée en guerre en 1917, et la mise en place de conditions d’accès restreintes à l’objection de conscience. La guerre y est aussi l’occasion de l’emergence de nouveaux mouvements pacifistes plus radicaux. Dans le mouvement socialiste, plus présent en Europe continentale, la guerre et la paix constituent rapidement un enjeu dans la concurrence entre les différents groupes. Durant toute la guerre, le mouvement socialiste européen est traversé par des clivages entre “”socialistes nationalistes””, dont les majoritaires français sont les épigones et des minorités critiques de la guerre, selon des degrés très variables. Celles-ci sont à l’origine des conférences qui se tiennent en 1915/1916 (Zimmerwald et Kienthal). Certains suivent les thèses léninistes et se rallient à la IIIe Internationale (1919). Ils fondent alors et développent des partis communistes nationaux. De nombreux militants syndicaux sont aussi actifs contre la guerre””. (pag 39-40)”,”QMIP-153″
“OFFENSTADT Nicolas”,”L’histoire bling-bling. Le retour du roman national.”,”Agrégé et docteur en histoire, diplomé de l’ Institut d’études politiques de Paris, ex ‘pensionnaire’ della Fondazione Thiers, l’autore è Maitre de conférences in storia del Medioevo all’Università di Parigi I. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faire la Paix au Moyen Age’ (O. Jacob, 2007), e ‘La Grande Guerre en 30 questions’ (Geste, 2007).”,”STOx-021-FSD”
“OFFERLE’ Michel”,”Les Partis Politiques.”,”L’A è professore all’ Institut d’ Etudes Politiques de Lyon.”,”PARx-017″
“OFFORD Derek”,”The Russian Revolutionary Movement in the 1880s.”,”OFFORD Derek, Lecturer in Russian University of Bristol.”,”MRSx-047″
“OFFORD Derek”,”Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy.”,”Derek Offord è professore di storia e capo del dipartimento di Studi russi all’Università di Bristol “”Within the Marxist camp, however, fissures soon developed that mirrored those in the Populist camp a generation earlier. These fissures concerned such thorny questions as the degree to which socialist activity should take place within the existing legal framework, the relationship between political and economic struggle, and the relationship between political and economic struggle, and the relationship between the intelligentsia and the masses (now the urban workers rather than the peasantry). Mindful of the successes of Social Democrats in gaining political influence in the freer countries of the West, some Marxists – Berdiaev, Bulgakov, Struve, Tugan-Baranovsky – concentrated their attention on the short-term objective which Marxists shared with the bourgeoisie, namely the winning of political freedoms and the undermining of autocracy [138; 139]. Not surprisingly, some of the ‘legal Marxists’, as these Marxists came to be known, were to lean towards the liberal camp and made important contributions to the volume entitled ‘Landmarks’ (1909) which criticized the tendency of the Russian intelligentsia to take up polarized ideological standpoints. A different position was taken by Kremer, another Jewish revolutionary from Vilna, who in his pamphlet ‘On Agitation’ (1894) argued that the intelligentsia should learn from the masses and represent their grievances. According to yet another point of view, adopted by some intellectuals such as Prokopovich and his wife Kuskova, socialists should strive primarily to win for the workers economic gains and material improvements of the sort that it seemed possible to achieve in some Western countries. Yet other socialists of the period, led by Takhtariov [Strákhov, ndr] and represented in the newspaper ‘Workers’ Thought’ (Rabochaia mysl’; 1897), continued abroad as ‘The Workers’ Cause’ (Rabochee delo), were concerned to build a mass labour movement rather than one dominated by Marxists in intelligentsia. These various heresies, actual or somewhat exaggerated for polemical purposes, are vehemently opposed by Lenin in his work ‘What is to be done?’ (1902). Taking his title from Chernyshevsky’s novel, which he greatly admired, Lenin argues in ‘What is to be done?’ that the working class, if left to its own devices, could achieve only a ‘trade-union’ consciousness which would bring no durable improvement in its conditions”” (pag 100-101) [Derek Offord, Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy’, London, 1999] [J.L.H. Keep, ‘The Rise of Social Democracy in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1963; (139) Richard Kindersley The First Russian Revisionists: A Study of Legal Marxism in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1962] Strákhov (Takhtariov, Konstantin Mikháilovitch) (1871-1925): Desde 1893 participou no movimento social-democrata. Tomou parte activa nos trabalhos do II Congresso do POSDR (1903). Depois da cisão do partido no Congresso, simpatizou com os mencheviques; pouco depois afastou-se da actividade partidária. Fonte: Lenin – Obras Escolhidas em 3 Tomos”,”RUSx-180″
“OFFROY DE LA METTRIE Julien”,”Opere filosofiche.”,”Il volume comprende il ‘Discours préliminaire’ (1751), l’ Histoire naturelle de l’ âme’ (1745), ‘L’ Homme machine’ (1747), ‘L’ homme plante’ (1748), il Système d’ Epicure’ (1751) e l’ AntiSénèque’ (1750). Sulla potenza motrice della materia. “”E certo con qualche fondamento che gli antichi hanno pensato che la sostanza corporea considerata senza alcuna forma non possiede nessuna attività ma è tutta in potenza (Totum in fieri).”” (pag 60) Contro Cartesio. “”Cartesio, un genio fatto per aprire nuove strade e per smarrirvisi, ha preteso insieme a qualche altro filosofo che Dio sia la sola causa efficiente del movimento e che egli lo imprime ogni momento in tutti i corpi. Ma questa opinione è una mera ipotesi, che Cartesio ha cercato di adeguare ai lumi della fede. A questo punto egli non parla più da filosofo né ai filosofi – soprattutto a coloro che si possono convincere soltanto con la forza della evidenza””. (pag 61) Organizzazione della materia. “”Mi si conceda soltanto che la materia organizzata è dotata di un principio motore, il quale soltanto la differenzia dalla materia non organizzata (si può negare qualcosa all’ osservazione più incontestabile?) e che negli animali tutto dipende dalla diversità di questa organizzazione, come ho provato a sufficienza.”” (pag 226) “”Davvero non mi inganno: il corpo umano è un orologio, ma immenso e costruito con tanto artificio ed abilità (…)””. (pag 227)”,”FILx-281″
“OGRIZEK Doré”,”Les Etats-Unis d’ Amerique. Textes de Bettina Wilson, Ann & William Carnahan, Loyal Compton, Don Kellogg, Leslie Midgley, David Preston, Janine Ribes.”,”””Pochi sanno che, dal 1689 al 1691, New York fu governata da un dittatore tedesco, un certo Jacob Leisler, mercante, che profittò di un periodo di torbidi per impadronirsi delle leve del comando della città. Il suo solo atto costruttivo fu la riunione di una assemblea di tutte le colonie in vista di un’ azione concertata contro i francesi e i loro alleati indiani. Leisler fu preso e giustiziato nel 1691.”” (pag 150)”,”USAS-110″
“O’HANLON Michael E.”,”Neither Star Wars nor Sanctuary. Constraining the Military Uses of Space.”,”Michael E. O’Hanlon è senior fellow in ‘Foreign Policy Studies program’ alla Brookings a tiene la Sydney Stein Jr Chair. Un suo recente libro è ‘Crisi on the Korean Peninsula: How to Deal with Nuclear North Korea’ (McGraw-Hill, con Mike Mochizuki) e ‘Defending America: The Case for Limited Missile Defense’ (Brookings, con James M. Lindsay). “”The basic physics of the military use of space is challenging, and change is not happening quickly in most major technology sectors. Rocket boosters are only slightly improved from those of two or three decades ago, space-based lasers appear a distant and very expensive prospect, space-to-Earth weapons have limited intrinsic appeal, even if they probably could be built. But some areas of technology, such as high-energy lasers and microsatellites, are developing quickly enough that they could substantially change the basic backdrop for making military space policy in the coming decade or so. And existing technologies are spreading to many more users, as well”” (pag 89-90)”,”QMIx-254″
“O’HANLON Michael”,”Technological Change and the Future of Warfare.”,”Michael O’Hanlon specializes in U.S. defense strategy and the defense budget, military technology. Asian security issues, and military intervention. A senior fellow in Foreign Policy. Studies at the Brookings Institution, he teaches at Columbia University and Georgetown University; he previously worked on the staff of the Congressional Budget Office. O’Hanlon is the author of How to Be a Cheap Hawk and co-author (with Ivo H. Daalder) of the forthcoming Winning Ugly: NATO’s War to Save Kosovo. Foreword, Introduction, Conclusion, Index, Tables, Box, Figures,”,”QMIx-037-FL”
“O’HANLON Michael E.”,”Defense Strategy. For the Post-Saddam era.”,”L’autore è senior fellow in Foreign Policy Studies alla Brookins Institution.”,”USAQ-101″
“OHMAE Kenichi”,”La fine dello Stato-nazione. L’emergere delle economie regionali.”,”Kenichi Ohmae, ex Senior Partner della McKinsey & Company, è stato per anni consulente di governi e aziende di primo piano. Considerato una delle figure di maggior spicco tra gli odierni guru del business. Attualmente vive e lavora a Tokyo dove è impegnato in un movimento politico di riforma.”,”ECOI-165-FL”
“OITTINEN Vesa a cura, saggi di SCHERRER Jutta GLOVELI Georgi SUSILUOTO Ilmari POUSTILNIK Simona OGURTSOV A.P. STEILA Daniela RAUH Hans-Christoph ISAKOVA Galina TIKKA Pia HEDELER Wladislaw SHUSPANOV A.N. NERETINA Svetlana OITTINEN Vesa”,”Aleksandr Bogdanov. Revisited.”,”Contiene lettere inedite di Bogdanov a Bazarov (pag 151-173) Ultimo capitolo di Oittinen: la polemica e il dibattito filosofico tra Lenin e Bogdanov (Feuerbach, Plechanov), l’opera di Lenin ‘Materialismo e empiriocriticismo’”,”RIRB-153″
“OKASAKI Ayanori”,”Histoire du Japon: l’ économie et la population.”,”Firma di appartenenza L. Genet Il libro contiene molte tabelle e grafici. Il 2° dopoguerra. 1. Forte innalzamento degli indici della produzione dell’ industria manifatturiera (in ordine di crescita: meccanica, chimica, metallurgica, alimentare, tessile) (pag 128) 2. Movimento operaio e sindacale. Tasso di sindacalizzazione in calo relativo negli anni 1950 Tabella 55. Numero dei sindacati e dei loro iscritti. N° sindacati N° assoluto iscritti % dei lavoratori sindacalizzati 1947 23.300 5.690 46.8 1950 29.100 5.770 45.9 1953 30.129 5.840 40.9 (pag 135)”,”JAPE-018″
“OKASHA Samir”,”Philosophy of Science. A Very Short Introduction.”,”Samir Okasha is a Lecturer in Philosophy at the University of York. He has published numerous articles in philosophy journals in the areas of philosophy of science, philosophy of biology, and epistemology. He has taught at the National University of Mexico and has held a Jacobsen Fellowship in Philosophy at the University of London. Ackledgements, List of illustrations, Further reading, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-194-FL”
“OLAYA MORALES Francisco”,”Historia del Movimiento Obrero espanol (siglo XIX).”,”Francisco OLAYA MORALES ha pubblicato numerosi lavori di ricerca storica in Spagna e in America con diverse case editrici. Con le edizioni NOSSA ha pubblicato: ‘El Oro de Negrin’ (2° ediz rivista e aumentata), ‘La intervencion extrajera en la Guerra Civil. Hispania y el descubrimiento de America’.”,”MSPx-010″
“OLBY Robert”,”Storia della doppia elica e nascita della biologia molecolare.”,”””Perutz ricorda: “”Bragg riteneva che non dovessimo dipendere indefinitamente dalla generosità della Fondazione Rockefeller, che mi aveva sovvenzionato dal 1939 in poi.”” (pag 258)”,”SCIx-149″
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. I.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-003-FSD”
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. II.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-006-FSD”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Gramsci e Lukacs avversari del marxismo della Seconda Intenazionale (capitolo pag 69)”,”TEOC-493″
“OLDRINI Guido a cura; saggi di CASES Cesare HERMANN István OLDRINI Guido MORAWSKI Stefan ALMASI Miklós FEHER István TERTULIAN Nicolae”,”Il marxismo della maturità di Lukacs.”,”””Occorreva dare un supporto organizzativo e ideologico allo sviluppo dell’arte russa. Tale compito se lo assunse Lunacharskij, responsabile della vita culturale russa del tempo, ed ex-compagno di lotta e dibattito di Lenin. Già verso la fine degli anni Venti, in modo parte consapevole, parte spontaneo, ebbero inizio i preparativi per la creazione di associazioni unificate degli scrittori, degli artisti, ecc. Rientrava in tale lavoro di preparazione l’incarico affidato a giovani studiosi di stabilire se e in quale misura Marx, Engels e Lenin avessero una concezione estetica coerente, e se la si potesse ricostruire in base agli scritti pervenutici. La figura indubbiamente più significativa del gruppo era Michail Lifsic, il quale, poco dopo l’arrivo di Lukacs a Mosca, portò a compimento quella raccolta che divenne poi nota col titolo di ‘Marx, Engels: Über Kunst und Literatur’, e che dimostrò come di fatto Marx ed Engels avessero una concezione estetica coerente, e come tale concezione, la cui essenza consisteva nel rispetto, nell’apprezzamento e nella valutazione dell’opera artistica oggettiva in quanto tale, fosse sostanzialmente contraria a ogni metodo sociologico-volgare.”” (pag 33) [István Hermann][in Guido Oldrini a cura, Il marxismo della maturità di Lukacs, 1983]”,”TEOC-554″
“OLDRINI Guido”,”L’Ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio.”,”Contiene il capitolo: Antonio ‘Labriola nel quadro della cultura napoletana’ (pag 212-230 Labriola e il metodo genetico (v.) “”Si è già fatto cenno sopra agli indubbi apporti – e ai meriti – degli studi di Poggi. L’inconveniente cui essi vanno incontro, il loro rischio più serio è che, accentuando oltre misura i debiti di Labriola verso l’hebartismo tedesco, dipingendo il suo “”itinerario al marxismo”” come qualcosa di gradualmente ascendente, di lineare, svoltosi “”attraverso le fasi dello sviluppo di una discussione che in tutti i suoi momenti decisivi aveva prospettato soluzioni di impostazione fondamentalmente hebartiana o che, in linea più generale, si era ricollegata a complessi argomentativi sviluppati dal dibattito filosofico e scientifico della Germania degli anni ’40-’80, dibattito segnato da una costante reazione anti-hegeliana e anti-idealistica e impegnato in un’opera di ricezione critica del positivismo europeo”” (Poggi, Antonio Labriola, cit, p. 167)””, il rischio – dicevamo – è che l’esperienza marxista dei ‘Saggi’ venga a significare poco più che un’applicazione o una messa a punto, nel campo della metodologia della ricerca storica, dei criteri già elaborati durante il ventennio precedente, dai saggi herbartiani fino alla prelezione del 1887; e che sia svalutata e cancellata ogni sua portata innovativa. Poggi si dichiara anzi senz’altro per “”l’impossibilità di sostenere che l’adesione di Labriola alla concezione materialistica della storia segni un momento di rinnovamento radicale nella sua riflessione”” (Poggi, Introduzione a Labriola, cit, p. 95)”” (pag 223-224)”,”STOx-203″
“OLDRINI Guido”,”La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”FILx-092-FL”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Contiene tra l’altro: cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola (pag 37-60) “”[Antonio Labriola] è tra i pochissimi pensatori italiani della seconda metà del secolo XIX che si conquista subito la stima dei classici del marxismo, conservandola anche quando il marxismo della II Internazionale va subendo quel progressivo imbastardimento in senso positivistico di cui si è parlato sopra. Non per nulla Engels, rimasto sino alla fine in corrispondenza con lui, lo giudica un «marxista rigoroso»; Mehring lo loda per aver «compreso il materialismo storico come pochi», averlo «penetrato pienamente» e averlo riprodotto «da pensatore autonomo»; e Lenin, che ne avvicina i ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’ già nel 1897, durante la sua relegazione in Siberia, parla di quel libro come di un lavoro «serio e interessante», afferra subito il significato della sua «difesa straordinariamente intelligente» del marxismo (che Labriola – fa rilevare Lenin – chiama la «nostra dottrina») e in una lettera alla sorella Anna le suggerisce anche l’idea di voltare in russo il secondo saggio. Non appena insorge la controversia sulla “”crisi del marxismo””, Labriola vi prende posizione con chiarezza, scendendo in campo armato delle sue critiche taglienti”” (pag 40-41) [cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola]”,”TEOC-164-FF”
“OLDRINI Guido”,”Hegel e l’Hegelismo nella Francia dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è docente di storia della filosofia all’Università di Bologna e si occupa di temi connessi alla circolazione dell’idealismo (Gli hegeliani di Napoli; La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento; L’ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio; Napoli e i suoi filosofi; L’estetica di Hegel e le sue conseguenze), di storia del marxismo.”,”HEGx-021-FL”
“OLDRINI Guido”,”L’idealismo italiano tra Napoli e l’Europa.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”TEOS-114-FL”
“OLDS C.D.”,”Frazioni continue.”,”C.D. Olds è nato a Wanganui, Nuova Zelanda, nel 1912. Ha studiato alla Stanford University, dove ha conseguito il titolo di Ph. D. nel 1943. Ha insegnato alla Stanford University e alla Purdue University ed è attualmente professore di matematica al San Jose State College.”,”SCIx-140-FL”
“OLENDER Maurice a cura; scritti di Pierre BIRNBAUM Michel DE-CERTEAU Michele DUCHET Maurice DE-GANDILLAC Colette GUILLAUMIN Jacqus HASSOUN Albert JACQUARD Naim KATTAN Jacques LE-GOFF Francis MARTENS Arnaldo MOMIGLIANO Serge MOSCOVICI Maurice OLENDER Maxime RODINSON Lilly SCHERR Michel TARDIEU Pierre VIDAL-NAQUET Jean BOTTERO Hilda DANON Elisabeth DE-FONTENAY Patrick GIRARD François HARTOG François JACOB Madeleine JEAY Elisabeth LABROUSSE Emmanuel LE-ROY-LADURIE Joseph MELEZE-MODRZEJEWSKI Pierre NORA Franklin RAUSKY Jacques RUFFIE Alain SCHNAPP Jean-Pierre VERNANT Ilios YANNAKAKIS”,”Pour Léon Poliakov. Le racisme, mythes et sciences.”,”Contiene tra l’altro i saggi: Pierre Moscovici, La psicologia delle folle all’origine del fascismo (pag 277-288) Maxime Rodinson, Qualche tesi critica sulla interpretazione poliakoviana (pag 317-322) Jacques Ruffie, Il mito della razza (pag 357-366) (Marx ed Engels molto impressionati dal pensiero di Darwin, che avrebbe condizionato in parte il loro schema della lotta di classe, come motore della storia (pag 359) Pierre Birnbaum, La sociologia ebraica e la sua emancipazione (pag 41-47) (l’autore si sofferma sul dibattito sulla questione di un Marx, si e no, presunto antisemita, opera ‘La questione ebraica’) Emmanuel Le Roy Ladurie, Lo storico e l’eguagliana (pag 75-91) (l’autore parla di un giovane Marx umanista e democratico, in seguito il marxismo sarebbe diventato scientista, psedo-scientifico (pag 89) Michèle Duchet, Le società dette “”senza storia”” (pag 345-355) (sul rapporto di Marx e specialmente di Engels con Morgan, critica dell’opera di Engels, L’origine della famiglia della società e dello Stato’: il grande tentativo di Marx ed Engels era inaccettabile perché fissava per la storia ‘un’ senso (una direzione), e faceva della lotta di classe il motore della storia umana, vista come un tutto (pag 354)”,”TEOS-318″
“OLGIATI Francesco”,”Carlo Marx.”,”F. Olgiati, Monsignore”,”MADS-038-FL”
“OLGIATI Giustina a cura”,”Mercanti. Gli uomini d’affari a Genova nel medioevo. Mostra documentaria, 20 giugno – 13 luglio 2013. Genova, Complesso munumentale di Sant’Ignazio.”,”Comitato scientifico: Francesca Imperiale (Archivio di Stato), Cristina Olgiati (Sopraintendenza Archivistica per la Liguria), Alfonso Assini (Archivio di Stato Genova), Roberto Santamaria (Archivio di Stato Genova). Dono di Mario Caprini”,”LIGU-199″
“OLGIATI Giustina ZAPPIA Andrea, a cura, saggi di Valeria POLONIO Giustina OLGIATI Andrea ZAPPIA Andrea LERCARI”,”Schiavi a Genova e in Liguria (secoli X-XIX). Mostra documentaria.”,”Dono di Mario Caprini Gli schiavi sono uomini e donne in condizione servile che svolgono i lavori più pesanti in agricoltura e nell’artigianato, e nelle dimore private (serve domestiche, balie, badanti, concubine del padrone e oggetto di attenzione degli altri uomini della casa). Vittime di guerre, razzie e povertà, provengono dalle coste saracene, dalla Sardegna e poi dal grande mercato del Mar Nero: tartari, russi, abkhazi, circassi, zichi, magiari, ungari, bulgari, greci, mingreli, lazi, più tardi albanesi, bosniaci, valacci, mori di Malaga e Granada, ebrei della diaspora sefardita, turchi. Sono la “”merce umana””; voce primaria dell’economia della Genova medievale. Come schiavi non hanno diritti; se liberati; si integrano nella società, formano una famiglia, diventano a tutti gli effetti dei cittadini di Genova. I ‘cattivi’ sono gli uomini e donne liguri di nascita libera, che la cattura da parte delle navi barbaresche ha reso schiavi. Vengono dai bordi delle riviere, dalle piccole imbarcazioni di pescatori e dai grandi vascelli sconfitti in battaglia; sono nati in famiglie povere e nel grande patriziato cittadino. Per la loro liberazione opera a Genova il Magistrato del riscatto degli schiavi. Molti di loro riescono a ritornare in libertà; molti non rivedono più le loro case. Dono di Mario Caprini”,”LIGU-200″
“OLGIATI Giustina TINTERRI Daniele a cura; saggi di Daniele TINTERRI Valentia RUZZIN Andrea LERCARI Giustina OLGIATI Andrea LANZOLA”,”Rapporti di famiglia a Genova, secoli XII-XVIII.”,”Dono di Mario Caprini Rapporti di famiglia a Genova a cura di Giustina Olgiati e Daniele Tinterri Durante i secoli del Medioevo e dell’età moderna il termine famiglia definisce un complesso di individui molto più ampio del nucleo rappresentato da due sposi e dai loro figli. La famiglia comprende ascendenti, discendenti, collaterali; mogli legittime, separate o divorziate; concubine; servitori, stipendiati e apprendisti; donne nubili o vedove; figli naturali o non ancora emancipati dalla patria potestà; consanguinei bisognosi di assistenza. Per il patriziato genovese la famiglia è il clan, l’insieme di quanti si fregiano dello stesso cognome per diritto di nascita o per l’associazione a un albergo e godono di beni in comune. Nel Settecento si aggiungono a essi i cavalier serventi, galanti o cicisbei. Se lo Stato interviene, con leggi e statuti, per regolare interessi patrimoniali, usi e costumi legati ai rapporti di famiglia, la realtà di tutti i giorni affiora dagli atti dei notai, che ci raccontano storie di matrimoni imposti e rifiutati, bigamia e uxoricidio, rapimenti e violenza, separazioni e divorzi, figli legittimi e naturali, vedovi e anziani. Le vicende private di grandi personaggi storici come Cristoforo Colombo e Giovanni Andrea Doria si uniscono con quelle degli abitanti della città di Genova, dallo schiavo liberato che proviene dal Catai agli uomini e donne di ogni ceto e condizione sociale, nel lungo arco cronologico che copre la storia del Comune e della Repubblica di Genova. Una storia che non cessa mai di stupirci e di farci riflettere sulle radici del nostro presente. Autori dei saggi, delle trascrizioni e delle schede di catalogo: Andrea Lanzola, Andrea Lercari, Giustina Olgiati, Valentina Ruzzin, Daniele Tinterri Dono di Mario Caprini”,”LIGU-201″
“OLGIN M.J.”,”Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895). Founder, with Marx, of the Theory of Class Struggle and Socialist Revolution – Builder of the First Revolutionary Working Class Organizations.”,”OLGIN M.J. L’opuscolo riporta riferimenti dell’autore a Stalin e una sua citazione. “”Lenin, the great follower of Marx and Engels, said that man marches ahead to objective truth through his everyday practice, through the development of technique. “”””Human thought””, said Lenin, “”can give us, and does give us, ‘absolute truth’, which is composed of the sum total of relative truths. Every step in the development of science adds new grains to this sum total of absolute truth””. We have said that the philosophy of Marx and Engels is dialectical materialism. We have so far spoken about materialism. But from the above it is quite clear that according to the philosophy of Marx and Engels, the world is not something frozen, something final, unchangeable, but that is exists in continuous changes. This is exactly the meaning of dialectics. For dialectical philosophy, said Engels, “”…nothing is final, absolute, sacred. It reveals the transitory character of everything and in everything; nothing can endure before it except the uninterrupted process of becoming and passing away, of endless ascendancy from the lower to the higher””. The great fundamental thought of dialectical materialism, said Engels, is “”…that the world is not to be comprehended as a complex of ready-made ‘things’, but a complex of ‘processes’, in which the things apparently stable go through an uninterrupted change of coming into and passing out of being””.”” (pag 19) [M.J. Olgin, Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895)’, 1935]”,”MAES-139″
“OLITSKAJA Ekaterina”,”Memorie di una socialrivoluzionaria.”,”Questo scritto è passato in Occidente come ‘Samizdat’ (o editoria privata).”,”RIRB-050″
“OLIVA Carlo RENDI Aloisio”,”Il movimento studentesco e le sue lotte.”,”OLIVA e RENDI sono entrambi insegnanti e fanno parte dell’ area dei movimenti della sinistra extraparlamentare.”,”ITAC-035″
“OLIVA Gianni”,”L’ alibi della Resistenza. Ovvero come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”OLIVA Gianni vive a Torino dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento da anni si occupa di argomenti legati alla storia nazionale (‘I vinti e i liberati’, ‘8 settembre 1943 – 25 aprile 1945’, ‘I Savoia’, ‘Foibe’, ecc. Il baratto tra criminali di guerra tedeschi e italiani. “”Il risultato è che al suo posto vengono celebrati pochi e marginali dibattimenti e la questione viene ridotta alla dimensione di alcune responsabilità individuali: “”Le sollecitazioni sottobanco del governo alla Procura generale militare per insabbiare le iniziative processuali”” hanno il loro esito nell’ “”armadio della vergogna””, il mobile con le ante rivolte verso il muro dove vengono richiusi tutti i fascicoli relativi ai crimini nazisti, rimasto sepolto negli archivi sino al 1994; ma l’ esito è anche il silenzio sui crimini di guerra commessi dagli italiani nei territori occupati. Per elaborare la memoria della vittoria, tutto ciò che ricorda la sconfitta diventa indicibile””. (pag 92-93)”,”ITAR-075″
“OLIVA Gianni”,”Soldati e ufficiali. L’esercito italiano dal Risorgimento a oggi.”,”OLIVA Gianni studioso del ‘900 ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e si occupa di storia nazionale recente. Contiene: ‘La riforma Ricotti: modello prussiano e reclutamento nazionale’ (pag 83) La strategia di Cadorna. “”La conseguenza operativa era che la fanteria “”deve essere addestrata solo all’azione frontale, da eseguirsi a ondate successive”” e che “”la manovra avvolgente deve essere eliminata sia dal combattimento, sia dallo sfruttamento di eventuali successi””. (pag”,”ITQM-163″
“OLIVA Mario”,”Giulia Gonzaga Colonna tra Rinascimento e Controriforma.”,”OLIVA Mario Illustrazione: Bernardino Ochino il più illustre dei ministri protestanti italiani del XVI secolo; la sua conversione avvenne in seguito ai rapporti avuti a Napoli con il Valdés. Il canonico Carnesecchi portavoce delle dottrine del Valdés dopo la di lui morte ‘Giulia allieva del Valdés (1536-1541)’ (pag 218)”,”RELP-054″
“OLIVA Gianni”,”«Si ammazza troppo poco» I crimini di guerra italiani 1940-43.”,”OLIVA Gianni vive e lavora a Torino (1952-) studioso del Novecento si occupa di temi di storia nazionale recente. Epurazione mancata. “”Presieduto da Carlo Sforza, un liberale moderato convinto sostenitore dell’azione epurativa, l’Alto commissariato viene suddiviso in quattro settori guidati ognuno da un commissario aggiunto, designato da un partito della coalizione governativa: punizione dei delitti fascisti (Mario Berlinguer, Partito d’Azione), epurazione dell’amministrazione dello Stato (Mauro Scoccimarro, Partito comunista), accertamento dei profitti di regime (Mario Cingolani, Democrazia cristiana) e liquidazione dei beni appartenuti alle organizzazioni fasciste (Pier Felice Stangoni, demolaburista e capogabinetto di Bonomi). (…) Il risultato è un oggettivo rallentamento del processo che, tra ostacoli burocratici, interferenze politiche e laboriosità tecniche, perde lo slancio iniziale: a fine dicembre, secondo i dati forniti dallo stesso Sforza, nel settore della punizione dei delitti si contano tremila investigazioni compiute e 1013 processi avviati; in quello dell’epurazione, 3210 sentenze emesse, di cui 539 di dispensa al servizio, 1316 sanzioni minori e 1355 di proscioglimento; in quello dei profitti di regime, 3006 istruttorie compiute””. (pag 138-139)”,”ITQM-170″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”””La storiografia resistenziale e quella neofascista, pur senza concordare sulla quantificazione, hanno ridimensionato queste cifre-limite [trecentomila vittime, il ministro degli interni Mario Scelba alla Camera dei Deputati affermava nel giugno 1952 all’opposto che i morti accertati erano di 1732, ndr (pag 114)]. Carlo Simiani, nel 1949, ha scritto che “”secondo i dati da noi raccolti e vagliati, i giustiziati del Nord dovrebbero aggirarsi intorno ai quarantamila””; Giorgio Pisanò, nel 1966, ha parlato di 34.500 vittime, di cui oltre diecimila nell’Emilia Romagna, cifra riproposta dieci anni più tardi da Duilio Susmel; Paul Serant, in uno studio sui fascisti collaborazionisti giustiziati in tutta Europa, ha indicato per l’Italia un totale di quarantaseimila vittime; Giorgio Bocca, nella sua ‘Repubblica di Mussolini’, ha invece calcolato un numero di vittime compreso tra dodicimila e quindicimila. Al di là delle sensibili differenze tra una cifra e l’altra, i lavori di questi diversi autori hanno il limite intrinseco di non indicare le fonti sulle quali sono basate le quantificazioni”” (pag 115-116)”,”ITAR-208″
“OLIVA Gianni”,”La grande guerra degli italiani, 1915-1918.”,”OLIVA Gianni storico del Novecento, da anni si occupa di alcuni fra gli argomenti più controversi e significativi della storia recente. Ha pubblicato tra l’altro:’L’alibi della Resistenza ovvero Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale’ (2003), ‘Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto la guerra civile’ (2004), ‘I crimini di guerra italiani, 1940-43’ (2006). “”Quando un sistema internazionale entra in crisi, tutte le nazioni si sentono libere d’intraprendere autonomamente il proprio cammino verso situazioni più soddisfacenti. In quest’atmosfera si sviluppò il nazionalismo, cioè la tendenza di ciascun Paese a primeggiare e a imporre agli altri la propria supremazia: Austria e Russia ambivano entrambe a espandersi nei Balcani, l’Italia voleva ritagliarsi un ruolo di potenza adriatica assicurandosi i territori dalmati e montenegrini, il revanscismo francese voleva riconquistare l’Alsazia e la Lorena annesse dalla Germania nel 1870 dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan. La coscienza della lotta per la supremazia economica si sarebbe prima o poi trasformata in guerra aperta portava in primo luogo al consolidarsi di opposti sistemi di alleanze: se la Germania rafforzava i suoi rapporti con l’impero austroungarico e l’Italia rinnovando la Triplice Alleanza, Inghilterra, Francia e Russia mettevano da parte gli antichi contrasti e si univano in quella che sarebbe stata definita la Triplice Intesa. In secondo luogo, si avviava una grande corsa agli armamenti, direzione verso la quale spingevano sia le diverse correnti irrazionalistiche e nazionalistiche (che avevano un denominatore comune nell’esaltazione della guerra e della violenza), sia gli interessi di larghi settori dell’industria, sia i vertici militari. Nel 1914 le condizioni erano dunque mature per trasformare un fatto locale, come l’attentato di Sarajevo, nella scintilla di un incendio generale”” (pag 7)”,”QMIP-216″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: Foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”Gianni Oliva (Torino 1952), docente di Storia contemporanea alla Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino, è membro del comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza in Piemonte. Oltre a numerosi saggi su riviste specializzate, ha pubblicato Storia degli alpini, Esercito, paese e movimento operaio, La resistenza alle porte di Torino, I vinti e i liberati, 8 settembre 1943-25 aprile 1945. Le guerre del dopoguerra, La Repubblica di Salò, I Savoia.”,”ITAR-014-FL”
“OLIVA Gianni”,”La grande storia della Resistenza, 1943-1948.”,”Capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308) Capitolo IV. La dimensione politica della Resistenza (pag 323-340) ‘Una valutazione della composizione sociale delle formazioni partigiane’ ‘Quanti sono, dunque, i militanti del movimento resistenziale nel momento di maggior affluenza nelle bande e quale è la loro estrazione sociale? Il numero più accreditato dalla storiografia (e confortato dai risultati della Commissione per i riconoscimenti delle qualifiche partigiane) (23) è quello di circa 250.000, cifra che può essere accolta con l’avvertenza che si tratta di un dato assolutamente relativo, all’interno del quale andrebbero individuati i periodi e i modelli di effettiva militanza, così da poter costruire un grafico delle presenze. Non è facile d’altra parte, stabilire i requisiti necessari alla qualifica di partigiano. Le formazioni sono realtà composite: c’è il combattente che rimane alla macchia per tutto il periodo, c’è il partigiano che alterna periodi di clandestinità con altri in cui torna alla propria abitazione (magari in occasione dei raccolti o dell’aratura), c’è chi ha contatti stretti con le bande e talora partecipa alle azioni militari pur conservando il proprio inserimento nella vita civile, c’è chi, per stanchezza psicologica o per contingenze diverse, abbandona temporaneamente la formazione per poi farvi rientro; e c’è, naturalmente una varietà di ruoli che spazia dal combattente, al collaboratore, alla staffetta, all’informatore, al propagandista. La fluidità del fenomeno guerrigliero, che ha la sua caratteristica peculiare nell’intercambiabilità dei ruoli, pregiudica di per sé gli sforzi di quantificazione. All’assenza di dati definitivi corrisponde la mancanza di analisi sulla composizione sociale del partigianato. Uno studio condotto su 6181 partigiani delle formazioni “”GL”” piemontesi offre uno spaccato significativo, ma ovviamente parziale: 30 per cento operai, 20 per cento contadini, 11,7 per cento artigiani, 11,2 per cento studenti, 10 per cento impiegati, 5,3 per cento professionisti, 3,3 per cento ufficiali e soldati regolari, 1,6 per cento casalinghe, i restanti non identificati. Un analogo studio su una casistica di 7270 partigiani del ravennate indica il 44,5 per cento contadini, 31,9 per cento artigiani, 3,5 impiegati, 3,4 per cento studenti, 2,2 per cento casalinghe, 1.6 per cento ufficiali e soldati regolari. Le differenze tra le due griglie di dati rinviano alla diversa composizione sociale dei territori, ma altri elementi andrebbero analizzati: è verosimile, per esempio, ce la percentuale di operai sia più alta nelle formazioni garibaldine, e quella di ufficiali nelle formazioni autonome. Anche le indicazioni sui caratteri regionali della Resistenza riflettono i limiti di studi analitici ancora da compiere: se ci sono conferme alla tesi di una partecipazione preminente dei contadini alle formazione partigiane dell’Emilia Romagna, di una forte presenza operaia in Liguria, di una maggiore eterogeneità nelle altre regioni del nord, restano comunque da documentare i termini dei rapporti’ (pag 291-292) [(23) (…) Il decreto stabilisce che per ottenere l’attestato di “”partigiano combattente”” bisogna dimostrare di aver militato almeno per tre mesi inuna formazione e aver partecipato ad almeno tre azioni ad altro rischio (…)] [dal capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308)]”,”QMIS-266″
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva studioso del Novecento, ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia nazionale contemporanea. Ambiguità di Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave. “”Secchia, in una lettera a Roveda scritta nei primi giorni di ottobre, lamenta che «i compagni sloveni improvvisamente e senza accordarsi con noi hanno mutato la linea di condotta che sino ad oggi era stata adottata tra i due partiti e ci hanno fatto trovare d fronte al fatto compiuto (42). È in questa situazione che Togliatti si incontra a Bari, il 16 o 17 ottobre 1944, con i rappresentanti di Tito, Edvard Kardelj e Milovan Gilas. Un verbale, redatto da Kardelj, parla di «perfetto accordo», ma quanto più conta sono le direttive inviate il successivo 19 ottobre da Togliatti a Vincenzo Bianco. In tema di liberazione del territorio, esse sono ancora più esplicite dei pronunciamenti già emessi. L’occupazione di parte jugoslava, egli scrive, «è un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo in tutti i modi favorire», perché significa che «in questa regione non vi sarà né un’occupazione né una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell’Italia. Una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in un appello all’occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi. Le direttive di Togliatti non parlano di annessione, ribadendo la posizione di rinvio al dopoguerra: «Noi non possiamo impegnare ora una discussione sul modo come sarà risolto domani il problema di Trieste, perché questa discussione può oggi soltanto servire a creare discordia tra il popolo italiano e i popoli slavi». La prospettiva è tuttavia ambigua nell’invito a garantire che alla testa della città vi siano «le forze democratiche e antifasciste più decise e disposte alla stretta collaborazione con l’esercito e l’amministrazione di Tito»: per questo «i nostri compagni dovono comprendere e fare comprendere a tutti i veri democratici triestini che una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in una occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi» (43)”” (pag 128-129) [(42) Paolo Spriano, ‘Storia del partito comunista italiano, cit., vol. V, p. 436; (43) ibid., p. 447]”,”QMIS-002-FER”
“OLIVA Gianni”,”Le tre Italie del 1943. L’ alibi della Resistenza. Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”Gianni Oliva vive e lavora a Torino, dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento, si occupa di argomenti meno indagati della storia nazionale. Questione Resistenza come Guerra patriottica (pag 37) “”Al momento dell’entrata in guerra del 1940 la consonanza tra l’Italia e il regime era lontana dalle vette raggiunte nel 1936 in occasione della conquista dell’Impero, incrinata sia dalle disillusioni rispetto alle aspettative di benessere che proprio la campagna d’Etiopia aveva suscitato, sia dall’avvicinamento subalterno alla Germania nazista, ma restava comunque abbastanza salda, nella diffusa aspettativa di una guerra breve e quasi indolore: «Fu solo l’impatto della guerra vera e propria e con le prime gravi sconfitte che fece precipitare – con un’accelerazione impressionante – i consensi al regime. Soprattutto, il trauma della guerra e delle sconfitte fece crollare il consenso personale attorno a Mussolini: … riproducendo uno schema antico nella psicologia dei sudditi (e non solo nella tradizione italiana), la figura di Mussolini era stata percepita da molti italiani come distinta se non contrapposta a quella dei gerarchi e dei dignitari del regime. Dal 1940 in poi questa fiducia crollò per trasformarsi spesso nel suo opposto, in un’avversione intrisa di rancore e di disprezzo» (21). La rapidità e la capillarità con cui si determinava lo scollamento tra il paese e il regime aprivano la strada a rivisitazioni consolatorie e improbabili del passato, come quella di Pietro Badoglio che, descrivendo le piazze del 10 giugno, parlava della folla come di un «pecorume inquadrato da gerarchi e “”scagnozzi”” del partito con l’ordine di applaudire ad ogni parola del discorso» ma, finita la funzione, «si disciolse per conto proprio in un silenzio assoluto, avvertendo tutta la gravità del passo e le dure conseguenze che esso avrebbe recato al paese» (22)”” (pag 30-31) [(21) Gianpasquale Santomassimo, “”Consenso””, cit., p.352 (in Dizionario del fascismo, autori vari); (22) Pietro Badoglio, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1946, p. 45]”,”QMIS-014-FER”
“OLIVA Gianni”,”Primavera 1945. Il sangue della guerra civile.”,”Gianni Oliva (Torino 1952) ha insegnato alla Scuola d’Applicazione d’Arma e all’Università di Torino. Studioso del Novecento in particolare degli anni 1943-48.”,”ITAR-002-FSD”
“OLIVA Gianni”,”Umberto II. L’ultimo re.”,”””La condanna politico-morale di Vittorio Emanuele III e il rifiuto di collaborare con lui e con Badoglio sono tuttavia pregiudiziali che si ritrovano in tutti i contesti. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Roma prende posizione con un ordine del giorno presentato dal democristiano Giovanni Gronchi e votato all’unanimità il 16 ottobre 1943: dopo aver denunciato il fascismo di Mussolini risolrto a Salò e affermata la priorità della lotta di liberazione per la quale è indispensabile l’aggregazione di tutte le forze sane della nazione, il documento sostiene che non è possibile agire «sotto l’egida dell’attuale governo costituito dal re e da Badoglio». Dall’intransigenza nasce la proposta di costituire un governo straordinario, espressione delle fore antifasciste, il cui programma è fissato in tre punti: «… finire (pag 182-184)”,”BIOx-026-FGB”
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva, storico e giornalista, è nato a Torino. Laureato in Lettere presso l’Università di Torino è stato docente di liceo, dirigente scolastico e poi docente universitario. 1944. Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave “”L’insistente pressione jugoslava dell’autunno 1944 determina una correzione di linea da parte dei comunisti italiani. Sino ad allora, essi hanno sostenuto l’ipotesi del rinvio al dopoguerra, preoccupandosi che la questione del confine nordorientale non interferisca con l’unità antifascista del CLNAI, e a livello locale non sono mancati momenti di frizione, generalmente contenuti entro i limiti dell’insofferenza (come nell’agosto, quando Luigi Frausin e gli altri membri del CLN di Trieste vanno in visita al Comando della «Garibaldi-Trieste» suscitando la reazione dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), ma in alcuni casi degenerati in modo drammatico (esemplare la vicenda di Lelio Zustovich, comunista italiano dell’Istria, fucilato dai croati con l’accusa di «nemico del popolo» già all’inizio del 1944 per la sua condanna degli eccidi dell’autunno 1943) (37). A settembre, le posizioni mutano: quando Kardelj comunica ufficialmente a Massola che gli sloveni intendono annettere Trieste, Monfalcone e Gorizia e chiede che il Pci avalli la prospettiva, i dirigenti comunisti vengono messi alle strette: «Non capisco» dice Kardelj «l’atteggiamento di alcuni vostri compagni dirigenti, i quali combattono per il riconoscimento del carattere italiano di questi territori. Così pure non li capisco per quanto riguarda il loro atteggiamento verso Trieste, perché essi sanno benissimo che cosa significherebbe Trieste in una simile Jugoslavia che sarà appoggiata fortemente dall’Unione Sovietica». Di fronte a un’impostazione del problema che ha l’avallo di Mosca e che riesce a camuffare l’espansionismo jugoslavo con una presunta prospettiva internazionalista, la direzione del Pci rettifica la propria politica”” (pag 124-125) [Gianni Oliva, ‘Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria’, Mondadori – Corriere della Sera, Milano, 2025] [(37) Cfr. Galliano Fogar, ‘Trieste in guerra, 1940-1945, cit., p. 121]”,”QMIS-370″
“OLIVER Roland FAGE John D.”,”Breve storia dell’ Africa.”,”OLIVER è nato a Srinagar nel 1923 e ha studiato a Cambridge. Dal 1958 è lettore di storia africana all’ Univ di Londra. Sull’ Africa ha scritto parecchie opere (v. retrocopertina). FAGE è nato nel 1921 e ha studiato a Cambridge. Ha insegnato storia all’ Univ del Ghana e poi è stato reader di storia africana all’ Univ di Londra. ha scritto varie opere sul tema.”,”AFRx-014″
“OLIVERIO Alberto”,”Storia naturale della mente. L’ evoluzione del comportamento.”,”Alberto OLIVERIO è professore di psicobiologia presso l’ Università di Roma e direttore dell’ Istitutod di Psicolobiologia e Psicofarmacologia del CNR. “”Dei processi di assimilazione genetica possono essersi verificati anche a livello umano: ad esempio, un comportamento innovatore può essersi inizialmente stabilito in un gruppo di ominidi caratterizzati da una più raffinata struttura motrice, sensoriale o associativa a livello della corteccia; in una piccola popolazione gli individui geneticamente più affini potevano più facilmente condividere questa somiglianza, imitare un innovatore e avere una prole in grado di affermarsi rispetto a quella di altri individui. Alcune innovazioni o elementi-base della cultura, connessi a una diversità delle “”strutture portanti”” a livello celebrale (vedi Piattelli Palmarini, 1981) possono essere rapidamente trasmessi attraverso il meccanismo della selezione assimilativa e aver portato a un rapido sviluppo culturale della specie umana””. (pag 85)”,”SCIx-184″
“OLIVERIO Alberto”,”Istruzioni per restare intelligenti. Come tenere in forma la mente per tutta la vita.”,”ex-libris Albertocchi “”Il nostro corpo è formato da circa 100.000 miliardi di cellule, ognuna delle quali è costituita da diversi tipi di molecole.”” (pag 129) Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-421″
“OLIVERIO Alberto”,”Alfabeto della mente. Biologia e comportamento.”,”ex-libris Albertocchi Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma. Neuroni. “”Il cervello umano è costituito da circa dieci miliardi di cellule nervose, unite tra di loro in un’intricatissima rete che si basa su migliaia di migliaia di contatti che sono “”plastici””, cioè mutano di numero a seconda delle esigenze e delle funzioni cerebrali. Sono questi contatti a rendere possibile lo scambio di informazioni tra le cellule nervose, a far sì che i messaggi arrivino dai recettori periferici del cervello, che si svolgano i processi di memoria e di apprendimento, che le nostre emozioni, sogni e pensieri prendano corpo”” (pag 13)”,”SCIx-422″
“OLIVERIO Alberto; PIATTELLI PALMARINI Massimo”,”Biologia e comportamento umano (Oliverio); Sui limiti di applicabilità delle leggi biologiche ai fenomeni sociali (Piattelli Palmarini).”,”Sulle teorie evoluzionistiche non darwiniane “”In sostanza la selezione naturale, non basandosi più su un lento lavoro di accumulo di caratteri basati su piccole unità (i geni) ma su tempi più veloci in quanto opera su frammenti più grossi (i segmenti di cromosomi) può procedere a passi più veloci secondo un processo che A.M. Liquori ha definito di tipo «probabilistico-esplosivo» (8) e non soltanto basarsi sull’accumulo «lineare» di unità geniche che specifichino rigidamente e in una progressione filogenetica logica quella che è stata definita come la «biogrammatica del comportamento»”” (pag 110) (A. Oliverio) (8) A.M. Liquori, Determinismo e probabilità, in ‘Civiltà delle macchine’, 1976, n. 3-4 pp. 52-56″,”SCIx-008-FB”
“OLIVERO Luigi”,”Turchia senza harem.”,”Citazione in apertura al libro: “”Un libro affascinante e bizzarro che non frutterà al suo autore la meravigliosa villa sul Bosforo che il Sultano regalò a Lamartine in cambio della sua apologetica Storia della Turchia”” (Allah Lassah Ramilaj, eminente storico persiano contemporaneo)”,”TURx-007″
“OLIVESI Antoine NOUSCHI Antoine”,”La France de 1848 a 1914.”,”Antoine OLIVERI è maitre assistant presso la facoltà di lettere e scienze umane di Aix en Provence André NOUSCHI è professore alla falcoltà di lettere e scienze umane di Nizza. “”Il bonapartismo è un regime di destra? La sua ambiguità – o la sua abilità – è di affermarsi come una regime “”nazionale””, al di sopra dei partiti, aspirando a riconciliare tutti i francesi. Esso si propone sia come “”una gloria nazionale, una garanzia rivoluzionaria e un principio d’ autorità”” secondo la definizione di Guizot. Già il Primo Impero ha presentato i tre volti del bonapartismo: autoritario, all’ origine, popolare, poi liberale durante i Cento Giorni. Ma, dal 1848 al 1870, il bonapartismo è stato prima popolare, poi autoritario e infine liberale. Questa ambiguità, dunque, come ha sottolineato René Remond, permette di comprendere perché le masse contadine hanno trovato nel bonapartismo una protezione contro i notabili realisti””. (pag 78)”,”FRAD-051″
“OLIVESI Antoine”,”La commune de 1871 a Marseille et ses origines.”,”OLIVESI Antoine agregé de l’ Université. “”Alla Repubblica di Thiers “”che doveva essere conservatrice o non essere”” Cremieux andava ad opporre la Comune rivoluzionaria, un mese dopo l’ apostrofo di Bordeaux. La calma nella quale viveva Marsiglia fino al 23 marzo era dunque greve di inquitudine e di tensione, come quella che regnava a Parigi, all’indomani dell’ assedio, era impregnata di febbre e di rancore. I garibaldini, i civili, smobilitati, raggiungevano a poco a poco la città. La loro situazione materiale era miserabile. Non si sapeva dove alloggiarli, come soccorlerli.”” (pag 130)”,”MFRC-095″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo.”,”OLIVETTI Angelo Oliviero nato a Ravenna nel 1874 e morto a Spoleto nel 1931 fu tra i fondatori del Partito socialista italiano e partecipò al dibattito europeo sul revisionismo. Teorico del sindacalismo rivoluzionario fu uno degli animatori dell’ interventismo e dei promotori del Fascio rivoluzionario d’ azione interventista. Si riavvicinò a MUSSOLINI, di cui era stato intimo fin dai tempi dell’ esperienza svizzera di questi e dal quale si era allontanato all’ epoca del primo fascismo e dell’ impresa fiumana, dopo il delitto MATTEOTTI, e divenne uno dei teorici del corporativismo. Giornalista, scrittore, agitatore politico, diresse giornali e riviste, fu uno dei membri della Commissione dei Quindici e poi di quella dei Diciotto per la riforma dello Stato. Insegnò dottrine politiche all’ Università di Perugia.”,”ITAF-127″
“OLIVETTI A.O.”,”Problemi del socialismo contemporaneo. (1° serie)”,”””Il metodo è la forza assoluta, unica, suprema, infinita, alla quale nessun oggetto può resistere; è la tendenza della ragione a ritrovare, a riconoscere se stessa in ogni cosa.”” (Hegel, Logica III) (in apertura) “”La Rivoluzione francese, liberatrice degli spiriti e dei corpi, è libero scambista. La reazione, la restaurazione sarà protezionista. Il protezionismo moderno è una sopravvivenza di idee medioevali. Dunoyer e Chevalier ravvisano in esso il prodotto del regime dei privilegi di cui fu complemento. La immortale dichiarazione di diritti dell’ uomo proclama la libertà economica. Il più grande atto emancipatore della umanità segna il trionfo del libero scambio.”” (pag 151)”,”MITS-301″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Bolscevismo, comunismo e sindacalismo.”,”””Leone Tolstoi è il vero puntello del bolscevismo russo”” (pag 25) Intervista di Lenin a Le Temps (pag 71) “”Il secondo momento ci è palesato dallo stesso Lenin nella sua ormai storica intervista col Temps. Egli confessa che il bolscevismo, per necessità finanziarie è in trattative con gruppi capitalistici anglo americani per vaste concessioni di foreste di miniere di ferrovie e di porti, per cedere insomma il dominio economico di enormi estensioni di suolo russo””. (pag 71) Testo intervista in inglese: An Interview with Lenin Soviet Russia Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles Written: March 1919, Ludovic Naudeau, special correspondent of Les temps, and first published in English in The Manchester Guardian; Source: The Furnishing Worker (Australia), August 4, 1919, under the headline “An Interview With Head of Soviet Russia, Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles, States the World is Moving Inevitably to Socialism.” Public Domain: this text is free of copyright; Transcribed: by Andy Blunden. We are exceedingly anxious to adapt ourselves to circumstances during the period of transition through which Europe is passing. Can a communal State like ours, surrounded by capitalist States, exist? Why not? Of course it is very difficult for a people like the Russian people, young and little developed, to live without numerous ties with neighbouring and more advanced nations. We need technicians, scientists, and all the apparatus of universal industry. Particularly to-day, when the productive powers of Russia are destroyed, we are unable alone to develop the immense resources of this country. Under such conditions, however disagreeable the admission, we must admit that our principles, though applying within our own frontiers, must beyond our frontiers give place to political agreements which will allow us to live. Thus we very seriously propose to recognise that we must pay the income on foreign loans, and, as we have no money, we shall pay it with corn, oil, and all kinds of raw materials of which we shall have enough once normal production is resumed. We have decided to grant timber and mining concessions to the citizens of the Entente Powers, on condition that the essential principles of Soviet Russia are respected. Further, we should be resigned to ceding territories of the old Russian Empire to certain Entente Powers. English, Japanese, and American capitalists are very anxious for such concessions. As for France, we are not clear. There seems to be two opposed currents in France so far as we are concerned. We shall not resist any responsible demands that will give us peace. If too much is asked we shall fight and defend ourselves. The Western Powers are beginning to see that it is not quite so easy to make war on us as they thought at first. An honest peace would be the best thing for the whole world. We are ready to make a bargain. To show our sincerity, I can tell you that we have granted a concession to an international company for the building of the Veliki Severni Pont — that is to say, the Great Northern Railway. It is a line three thousand versts long, to run from Soroka, a station on the middle of the Murman railway, via Kotlas and the Urals, to the junction of the Obi and the Irtish. Immense virgin forests of eight millions of hectares and all kinds of unexploited mines will fall within the domain of the construction company. As we have not the means to develop these ourselves, there is no harm in giving the job to a foreign country. It is a case of ceding property of the State for a fixed term, probably eight years, with the right of repurchasing. Our conditions will not be hard. The laws of the Soviet fixing the eight-hour day and control by workmen’s organisations will be respected, and that will suffice. Of course, this is a great departure from pure communism, and there has been much controversy over the project, but we have decided to accept what the period of transition through which we are passing renders necessary. The Bolshevik Government will keep any bond it signs. THE STATE OF THE FUTURE You ask me about the future of the world? I am no prophet, but of this I am sure: that the old State of capitalists and free trade, such as England was, is dying. The State of the future will monopolise everything, buy everything, sell everything. The evolution of the world is moving inevitably towards Socialism. There are various transitional forms and phases, but the goal is one. Who would have believed a few years ago in the possibility of the nationalisation of the railways in America, or that this republic would buy up all the wheat to put it to the use most convenient to the State? The League of Nations will be extremely difficult to constitute, but out of these experiments a new form of civilisation will in the end emerge. Clearly, our communist experience here is not a decisive proof. Russia is a nation apart, whose intellectual culture does not correspond at all to Western culture. The land question here has problems unknown to you. Remember that private rural property was created only a few years ago by Stolypin. In Russia, when the old autocratic government founded there was no power to oppose the explosion of the social revolution. In Germany and in France, where the ancient pillars are enormously more solid than they were with us, a revolution is much more difficult to commence than was the case in Russia. On the other hand, if a Socialist regime established itself in France or in Germany, it would be much easier with them than with us to perpetuate it. Socialism would find in the West the staffs, the talent, the organism, every variety of intellectual and material help which we lack here. I sum up by saying that experience proves that every human group is moving towards Socialism by its own road. The old world can no longer exist. The economic situation engendered by the war will precipitate its downfall. All that has been said, all that can be said, against the State as employer has not prevented or checked this evolution. The remedy the defects of the State employer we shall have to strike out new forms of control, but to-day it is hopeless to prevent the State becoming the employer. That it must happen will come as by its own weight. http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1919/mar/guardian.htm”,”SOCx-218″
“OLIVETTI Adriano, edizione critica a cura di Davide CADEDDU”,”Stato federale delle comunità. La riforma politica e sociale negli scritti inediti (1942-1945).”,”Contiene il capitolo: 5. Struttura e funzionamento delle Commissioni di fabbrica in America (pag 163-174) (esistono due tipi di Commissioni di Fabbrica negli Stati Uniti: una la Commissione riunita (lavoratori e dirigenti), l’altra la Commissione di lavoratori che parte dal presupposto che i rappresentanti dei lavoratori possono rappresentare meglio la massa lavoratrice se non vi sono rappresentanti della Direzione nella Commissione) Contiene dedica manoscritta di Davide Cadeddu a GM. Bravo”,”TEOP-015-FMB”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’ altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURx-145″
“OLIVI Bini”,”L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-2000.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa.”,”EURE-046-FL”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURE-006-FV”
“OLIVI Bini SANTANIELLO Roberto”,”Storia dell’integrazione europea. Dalla guerra fredda alla Costituzione dell’Unione.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa. Roberto Santaniello è direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.”,”EURx-108-FL”
“OLIVIERI Claudio”,”Gli spartachisti nella rivoluzione tedesca (1914-1919).”,”Nei primi tragici mesi del 1919 (15 gennaio – 10 marzo) muoiono i capi del movimento operaio rivoluzionario tedesco (Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Franz Mehring, Leo Jogiches) Euro 11.0″,”MGER-100″
“OLIVIERI Walter”,”L’inquadramento dei lavoratori metalmeccanici. Commento al sistema e ai profili professionali del Contratto Collettivo di Categoria.”,”W. Olivieri esperto in amministazione e gestione del personale. E’ direttore degli affari generali di Finmeccanica (1975)”,”SIND-140″
“OLIVIERI Achille”,”La riforma in Italia. Strutture e simboli, classi e poteri.”,”Achille Olivieri, Bologna 1941, ha effettuato ricerche in Polonia e in Svizzera (Basilea) sui meccanismi di trasmissione dell'””eresia”” e sulla sua penetrazione rurale nell’Europa orientale. Ha insegnato Storia moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Padova. Escatologismo comunitario rurale (pag 100-) Modello rivoluzionario di Gaismayr (Gaismair) “”Il modello rivoluzionario, quale Gaismayr sa attuare, si discosta, nel suo montaggio, dalle esperienze rivoluzionarie di Müntzer, dall’unione di tradizionalismo magico, di strutturazione escatologica e vagamente comunitaria: Gaismayr, al contrario, si inserisce nella traiettoria della sensibilità maturata dalel collettività urbane del ‘400 (la città intesa come un organismo razioanle, la necessità di rinnovare le tecniche agrarie, ecc.), e ne avverte le involuzioni come stimoli. Ma il suo programma, ancora una volta, riaffermava la preponderanza “”ideologica”” delle classi dirigenti urbane ed il desiderio di configurare la realtà rurale quale momento dello sviluppo delle interazioni e dei quadri urbani”” (pag 105) Michael Gaismair, o Gaismayr (Ceves, 1490 – Padova, 15 aprile 1532), è stato un politico e rivoluzionario austriaco, capo ed ideologo della rivolta contadina in Tirolo e nel Salisburghese tra il 1525 e il 1526.”,”RELP-002-FSD”
“OLLIVIER Marcel”,”Spartacus. La liberté ou la mort!”,”E’ in ricordo del gruppo di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che si richiamò a Spartaco e creò la Lega Spartachista per mettere fine alla barbarie e alla guerra con la rivoluzione in Germania, che René LEFEUVRE nel 1934 diede il titolo di Spartacus ai cahiers che si mise a stampare come complemento della rivista Masses. “”Di colpo, il terrore si diffuse a Roma. Secondo la testimonianza degli storici dell’ epoca, regnò nella città uno stato di panico simile a quello che aveva provocato tempo prima l’ avvicinamento di Annibale. L’ annuncio dell’ avanzata rapida di Spartaco aveva sconvolto tutte le teste”” (pag 72) Marcel OLLIVIER (nato a Bucarest nel 1896 emigrato con la famiglia in Francia) ha scritto le sue memorie rimaste inedite (qualche estratto è apparso nella rivista ‘Communisme’ (55-56 1998). OLLIVIER fece il viaggio verso Mosca nel 1920 col mandato di delegato della sinistra dei giovani socialisti, in compagnia di MÜNZENBERG, per partecipare al 2° congresso della 3° Internazionale. A Mosca fece la conoscenza del gruppo francese e di Victor SERGE. Ha collaborato ai Cahiers du bolchevisme e ha scritto articoli per le Bulletin communiste organo del Partito Comunista francese. Con Victor SERGE a VIenna sarà responsabile delle pubblicazioni del partito. A Marcel OLLIVIER si devono numerose traduzioni dal tedesco di testi importanti di MARX, ENGELS, Max BEER, Rudolf HILFERDING, Karl LIEBKNECHT, Georg LUKACS, Rosa LUXEMBURG. (pag 107).”,”STAx-080″
“OLLIVIER Albert”,”La Comuna.”,”OLLIVIER Albert è uno degli esponenti della nuova storiografia francese. Bakunin a Lione (pag 179) “”Tutta questa attività distruttrice non era superflua. Thiers non ignorava i molteplici motivi che predisponevano una parte della provincia a seguire l’ esempio di Parigi. Senza invocare l’ orgoglio nazionale, ancora vivo in molti luoghi, la crisi economica, più esattamente la mancanza quasi totale di attività industriale e di relazioni commerciali, creava nel paese condizioni particolarmente propizie all’ insurrezione. Il passato recente serviva a Thiers da avvertimento. Molto prima che Parigi si pronunciasse per la Comune, Lione l’aveva proclamata e l’ agitazione aveva cominciato ad estendersi al sud del paese.”” (pag 178)”,”MFRC-120″
“OLLIVIER Albert”,”Le Dix-huit brumaire. 9 novembre 1799.”,”””Quoique vous disiez que le pouvoir m’est venu comme de lui-même, je sais ce qu’il m’a coûté de peines, de veilles, de combinaisons””. (Napoléon à Roederer, 1804) “”Numerose manifestazioni o ammutinamenti militari erano state colte tanto da Babeuf che dai realisti. Da entrambe le parti, si voleva sfruttare il malcontento delle truppe riguardo al loro trattamento e ai salari non pagati. Le istruzioni scritte dei babuvisti indicavano la linea da seguire: le delegazioni dovevano formulare delle rivendicazioni ultra-rivoluzionarie. Ma questo non strappava ai realisti l’ argomento della pace.Così, per esempio, lo squadrone degli ussari designato per raggiungere e rafforzare l’ esercito di Bonaparte in Italia si era rifiutato di lasciare Aix-en-Provence e, l’ 11 maggio, aveva manifestato per le strade al grido di “”Viva il re e m… per la Répubblica””. (…) E per il fatto che, una manifestazione di massa contro uno Stato non può prodursi ed avere successo se non trova simpatia e complicità tra i dirigenti di detto Stato. Si è avuto questo all’ origine della Rivoluzione, con Philippe d’ Orléans, La Fayette e altri. I girondini si erano trovati perduti, il 31 maggio, allorché le manifestazioin parigine avevano trovato un appoggio nel gruppo parlamentare della Montagna. Ma dopo il 9 Termidoro, i Montagnardi erano spauriti, prudenti, preoccupati di salvare la vita e il loro seggio. Alla fine della Convenzione, nel 1795, gli affamati, gli insorti avevano bellamente invaso due volte l’ Assemblea, il 12 germinale e il 1° pratoso, essi non avevano ottenuto un reale sostegno da parte della Montagna. Non si spaurivano più: se si rivoltavano era perché essi non avevano di che mangiare, non avevano, non più, di che battersi.”” (pag 31-32)”,”FRAN-077″
“OLLIVIER Marcel”,”Un espion nomme Staline.”,”Marcel OLLIVIER è uno dei rari sopravviventi della generazione comunista dell’immediato dopoguerra 1914-1918. E’ stato segretario della Federation des Etudiants communistes de France. Ha incontrato Stalin più volte e la maggior parte dei dirigenti bolscevichi dell’epoca lavorando nel Comintern come traduttore e interprete. Vittima di un tentativo di rapimento fugge, durante la guerra di Spagna, a un assassinio ordinato da Mosca che gli rimproverava di profetizzare sulla stampa l’inganno del patto germano-sovietico. Ipotesi sulla morte per avvelenamento di Lenin. Dopo la rottura Lenin Stalin per fortuna di quest’ultimo Lenin ha un nuovo attacco (9 marzo 1923) ed è chiuso definitivamente nella dacia di Gorki da cui non uscirà più vivo. Col tempo sembra migliorare ma improvvisamente il 24 gennaio si apprende che è morto. In viaggio per il Caucaso Trotsky riceve un telegramma da Stalin in cui l’invita a proseguire il viaggio perché non avrebbe fatto in tempo a tornare per i funerali (in realtà non era vero). Ciò fa fare a Trotsky alcune riflessioni: Stalin aveva il timore che Trotsky potesse interrogare i medici sull’ipotesi di avvelenamento. Tenerlo lontano e poi bruciare le viscere di Lenin e imbalsamarne il corpo rendeva impossibile un ulteriore esame post-mortem. (pag 266-267)”,”STAS-060″
“OLLIVIER Jean-Paul”,”Quando farà giorno, compagno? Storia della Rivoluzione d’Ottobre.”,”Il grande merito di JeanPaul Ollivier è di portarci all’appuntamento di Pietrogrado attraverso i mille percorsi isolati che vi conducono. Gaston Bonheur”,”RIRO-075-FL”
“OLLMAN Bertell”,”La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx.”,”””Ce qui est décisif dans le marxisme…(c’est) sa dialectique révolutionnaire”” (Lenin) “”Le marxisme est avant tout une méthode d’analyse – pas une analyse de textes, mais l’analyse des relations sociales”” (Trotsky) (in apertura) “”Le problème principal dont traite la dialectique ressort clairement du commentaire par Marx du mythe romain de Cacus (1). Mi-homme, mi-démon, Cacus vivait dans une caverne et ne sortait que la nuit pour voler des boeufs. Pour tromper ses poursuivants, il forçait les animaux à entrer à reculons dans son repaire pour que leurs empreintes donnent l’impression qu’ils en étaient sortis. Le lendemain matin, à la recherche de leurs boeufs, les propriétaires ne trouvaient que leurs empreintes. D’après l’apparence immédiate de celles-ci, force leur était de conclure que leurs animaux étaient partis de la caverne pour aller au milieu du champ et qu’ils avaient ensuite disparus. (…) Pour saisir les sens réel des empreintes, les propriétaires des boeufs avaient à découvrir ce qui était arrivé la nuit précédente et ce qui s’était passé dans l’antre situé juste au-dessus de leur horizon. (…) La dialectique cherche à surmonter cette difficulté en élargissant notre idée des choses pour y inclure, comme aspects de ce qu’elles sont, à la fois le processus par lequel elles sont devenues ce qu’elles sont, et les interactions dans lesquelles elles se situent. De cette façon l’étude de toute chose induit l’étude de son histoire et du système qui l’inclut”” [(1) Marx écrit: “”[A’ l’instar de Cacus] le capitaliste fait comme si était issu de lui ce qu’il a pris aux autres”” (Marx, Théories sur la plus-value, t.3, p. 630-631)] [Bertell Ollman, La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx, 2005] (pag 23-24)”,”MADS-578″
“OLLMAN Bertell”,”Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista.”,”””Nel criticare l’interpretazione data dal Grün della psicologia di Fourier, Marx afferma che nessuno dei singoli attributi degli individui reali può indicare l’uomo nella sua totalità: “”Quale genere di uomo può essere dedotto dal lobo del suo orecchio, o da una qualche altra caratteristica che lo contraddistingue dalla bestie? Un simile uomo è contenuto in se stesso, al pari del proprio comedone”” (1). Tuttavia, Marx tenta un siffatto sommario della sua concezione della “”natura umana in generale”” quando dice: “”l’intero carattere di una specie…è contenuto nel carattere della sua attività vitale e l’attività libera e cosciente è il carattere specifico dell’uomo”” (2). In un certo senso una qualunque delle categorie più importanti in cui Marx presenta la sua visione, data la trama di connessioni che sussiste tra loro, potrebbe servire a questo scopo. Marx sceglie l'””attività vitale”” dell’uomo, che si riferisce a tutte le attvità che contraddistinguono la specie umana, perché la considera il più vantaggioso punto di vista da cui osservare le altre relazioni dell’uomo. Il cuore dell'””attività vitale”” è il lavoro produttivo; per Marx “”la vita produttiva è la vita della specie. E’ la vita che genera la vita”” (3). E altrove afferma “”Come gli individui esternano la loro vita così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono”” (4).”” (pag 152) [(1] ‘L’ideologia tedesca; (2)(3) ‘Manoscritti del 1844’; (4) ‘L’ideologia tedesca’] [Bertell Ollman, ‘Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista’, 1975] ‘Il modo di produzione…. è una forma definita di esprimere la vita degli individui’ (nota 4 pag 342)”,”TEOC-155-FF”
“OLLMAN Bertell”,”Marx’s Vision of Communism: A Reconstruction.”,”””For Marx, the “”laws of nature”” which are said to govern us are “”founded on the want of knowledge of those whose action in the subject to it”” (79)”” (pag 28) (“”Per Marx, le “”leggi di natura”” che si afferma che ci governano sono “”fondate sulla volontà di conoscenza di coloro la cui azione è soggetta ad essa””) (79) Capital, I, 75. Marx is quoting here from Engels’ early essay. “”Outlines of a Critique of Political Economy”””,”MADS-751″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. I. Introducción a las Sociedades Preclasistas.”,”In data anteriore Engels aveva scritto a un altro interlocutore sullo stesso tema: “”Noi siamo artefici della nostra propria storia, ma, in primo luogo, in condizioni e presupposti molto definite. E tra queste condizioni e presupposti, quelle economiche sono in ultima istanza decisive… Ma quelli politiche ecc, e certamente le stesse tradizioni che rispondono alla mente umana, giocano un ruolo, anche se non decisivo””. (pag 65)”,”STOS-113″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. II. Las fuerzas productivas y las relaciones de producción en las sociedades preclasistas.”,”Lavoro manuale e macchine in agricoltura. “”Mancando il macchinario, non era possibile un grande aumento della produzione alimentare. La civilizzazione che si può conseguire con il lavoro manuale è una civilizzazione molto semplice, dice Prentice. Questo è il segreto, continua lo stesso autore, di quei duemilatrecento anni che ci appaiono stagnanti in tutte le arti utili, una stagnazione che durò dalla storia primitiva fino all’ inizio del XIX secolo””. (pag 33)”,”STOS-114″
“OLMI Gianni”,”Il santo rogo e le sue vittime.”,”Istituita da papa Sisto IV nel 1478 su richiesa dei ‘re cattolici’, l’inquisizione, passando attraverso vari mutamenti di forma e di statuto giuridico, ha esplicato la sua attività lungo l’arco di seicento anni, considerato che in Spagna fu abolita nel 1834. (pag 5) In occasione del Giubileo del 2000 Papa Giovanni Paolo II chiese perdono per i misfatti della Chiesa”,”RELC-423″
“OLMOTI Giorgio”,”Il boom, 1954-1967.”,”Giorgio Olmoti, laureato in Conservazione dei beni culturali, lavora in campo della sistemazione e gestione di archivi fotografici.”,”ITAS-227″
“OLSON Richard”,”Filosofia scozzese e fisica inglese, 1750-1880. Alle origini dello stile scientifico dell’età vittoriana.”,”Richard Olson insegna nella University of California di Santa Cruz. (1975) In uno studio ormai classico, Pierre Duhem indicava una netta differenza di stile scientifico tra scienziati inglesi e scienziati del continente del secolo decimonono: mentre i loro colleghi continentali davano importanza soprattutto a tecniche di tipo analitico-matematico e a teorie astratte ed estremamente generali, gli scienziati inglesi propendevano all’uso di immagini e tecniche di tipo geometriche e di modelli e analogie con campo di applicazione limitato.”,”SCIx-556″
“OLSZAK Norbert”,”Histoire des banques centrales.”,”OLSZAK Norbert è Professore all’ Università Robert Schuman di Strasburgo e docente della Facoltà di diritto, di scienze politiche e di gestione.”,”ECOG-009″
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 378-1278 ad. Vol I.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Preface, Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes,”,”QMIx-043-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 1278-1485 ad. Vol. II.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes, Conclusion, Chronological Table of Battles, Index,”,”QMIx-044-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume I: 1807 – 1809. From the treaty of Fontainebleau to the Battle of Corunna.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-049-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Preliminary Data, Chronological List of Battles, Combats and Sieges, Plates, Notes, Index,”,”QMIx-051-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume II: January – September 1809. From the Battle of Corunna to the End of the Talavera Campaign.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-052-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1809 to December 1810. Ocaña, Cadiz, Bussaco, Torres Vedras. Vol. III.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-055-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. December 1810 to December 1811. Masséna’s Retreat, Fuentes de Oñoro, Albuera, Tarragona. Vol. IV.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-056-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. October 1811 to August 31, 1812. Valencia, Ciudad Rodrigo, Badajoz, Salamanca, Madrid. Volume V.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-057-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1, 1812 to August 5, 1813. The Siege of Burgos, the Retreat from Burgos, the Campaign of Vittoria, the Battles of the Pyrenees. Vol. VI.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-058-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. August 1813 to April 14, 1814. The Capture of St. Sebastian, Wellington’s Invasion of France, Battles of the Nivelle, The Nive, Orthez and Toulouse. Vol. VII.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-059-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman è stato uno dei più importanti storici della Gran Bretagna e uno scrittore di talento. I suoi libri, noti per essere sia accademici che accessibili, includono A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars e A History of the Peninsular War in sette volumi. Il primo volume traccia la transizione della guerra dalla caduta dell’Impero Romano alla battaglia di Marchfeld nel 1278, che decise il destino dell’Austria e segnò le descrizioni di particolari battaglie. La storia della guerra in due volumi nel Medioevo è un’opera chiave per comprendere il volto mutevole della battaglia mentre veniva testata, affinata e trasformata attraverso secoli di drammatici sconvolgimenti.”,”QMIx-023-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume One: 378-1278 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946), Oxford University, Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-070-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume Two: 1278-1485 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946). Oxford University. Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-071-FSL”
“O’MEARA Barry E., a cura”,”Complement du Mémorial de Sainte-Hélène. Napoléon en exil; Relation contenant les opinions et le réflexion de Napoléon sur les évènement les plus importans de sa vie, durant trois ans de sa captivité, et ornée d’un fac simile. Tome II.”,”note; notizia storica sulla morte di Napoleone, Rapporto dei medici dopo l’analisi del corpo di Napoleone, Strofe, Testamento di Napoleone, Lettere; Appendice: Campagne di Napoleone Bonaparte e battaglia da lui in persona comandate (pag 484-488)”,”FRAN-046-FSL”
“OMERO”,”Odissea. Tradotta da Ippolito Pindemonte con cenni intorno alla questione Omerica ed al Traduttore.”,”””Tu mi racconta, nè fraudarmi il vero, I mari scorsi e i visitati lidi. Parlami delle genti, e delle terre Che di popol ridondano, e di quante Veder t’avvenne mazioni agresti, Crudeli, ingiuste, o agli stranieri amiche, A cui timor de’ Numi alberga in petto. Né mi tacer, perché secreto piangi, Quando il fato di Grecia e d’Ilio ascolti. Se vene dagli Dei strage cotanta, Lor piacque ancor che degli eroi le morti Fossero il canto dell’età future.”” (pag 135)”,”VARx-254″
“OMERO, a cura di Maria Grazia CIANI, commento di Elisa AVEZZU'”,”La morte di Ettore (Iliade XXII).”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-052-FV”
“OMERO, a cura di Umberto BOELLA”,”Iliade. Canto XXIV.”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-053-FV”
“OMERO, Saggio introduttivo di Alfred HEUBECK”,”Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni.”,”VARx-081-FL”
“OMERO”,”Odissea.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-161-FL”
“OMERO”,”Iliade.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-162-FL”
“OMERO, a cura di Mario GIAMMARCO”,”Iliade – Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni. Mario Giammarco ha insegnato al Liceo classico D’Annunzio di Pescara. Antonio Aloni è ordinario di Letteratura greca nell’Università di Torino.”,”VARx-256-FL”
“OMODEO Adolfo”,”L’ opera politica del Conte di Cavour. Parte 1. 1848 – 1857. Volume 1.”,”Omodeo (Adolfo), storico italiano (Palermo 1889 – Napoli 1946). Laureatosi a Palermo sotto la guida di G. Gentile con una tesi su ‘Gesù e le origini del cristianesimo’ (1912; pubblicata nel 1913), partecipò come volontario al primo conflitto mondiale; nel 1923 insegnò storia antica all’università di Catania; nominato nell’agosto dello stesso anno professore di storia della Chiesa (e successivamente di storia del cristianesimo) nell’ateneo di Napoli, tenne questa cattedra fino alla morte. Risoluto antifascista, fu uno dei collaboratori principali della ‘Critica’ di Benedetto Croce; dopo il 25 luglio 1943 venne nominato rettore dell’ università di Napoli e fu in seguito ministro della pubblica istruzione nel primo ministero di coalizione nazionale (aprile-giugno 1944), distinguendosi come uno dei dirigenti del partito d’azione nel CLN di Napoli. Omodeo si dedicò inizialmente alla storia del cristianesimo, interessandosi soprattutto all’azione delle grandi personalità religiose e agli aspetti etico-civili della storia religiosa (“,”ITAB-026”
“OMODEO Adolfo”,”L’ età del Risorgimento italiano.”,”Adolfo OMODEO (Palermo 1889 – Napoli 1946) storico, ha scritto pure L’opera politica del conte di Cavour’ (1942). E’ stato membro del Partito d’ Azione e ministro della pubblica istruzione nel governo Badoglio (1944). “”Il Guizot però si ostinava, e continuava a difendere contro ogni riforma il regime interno. Secondo il suo dottrinarismo si era ormai raggiunto il nec plus ultra: si erano trasferite in Francia le forme liberali inglesi, con l’ equilibrio dei poteri e con la proprietà elevata alla custodia dell’ ordine liberale. In realtà la vita vera della nazione restava fuori dei quadri costituzionali. Il Guizot si rifiutò di assorbire nella politica attiva uomini che, respinti, si misero al servizio dell’ opposizione rivoluzionaria: creò un divorzio, come si disse, fra il paese legle e il paese reale. Credé d’ aver consolidato la monarchia rendendole docile il parlamento e d’ improvviso la tempesta scoppiò fuori del parlamento”” (pag373)”,”ITAB-117″
“OMODEO Adolfo”,”La cultura francese nell’ età della Restaurazione.”,”La ragione universale di Lamennais. “”Questa sopra-mente, quest’ animo universale della collettività, che deve ridurre ad organismo ordinato la società, in ultima analisi sorge dalla mutilazione delle volontà, delle iniziative, delle libere ispirazioni, a vantaggio di una sola volontà pur essa individuale, di una sola intelligenza; si che il papa, o un gran professo, o un re o un tiranno possano pensare e volere per tutti, essere l’ anima generale del tutto. Per un simile processo dall’ interiorità all’ esteriorità, il sacrifizio generoso del singolo e dei suoi beni all’ utile della patria, per cui furono grandi Atene e Roma, degenerò nello schema giuridico delle “”liturgie”” illuminate con cui il basso impero spogliò individui e città e rese impossibile la propria stessa vita. E’ un gesuitico strazio nel letto di Procuste, questa ricerca della super-ragione e della super-volontà, e se ne prova ribrezzo anche quando qualche eco si sente risuonare in ispiriti superiori””. (pag 147)”,”FRAD-063″
“OMODEO Adolfo”,”Paolo di Tarso. Apostolo delle genti.”,”Segni di declino. “”Similmente le divisioni di classi e di ordini da Augusto in poi si irrigidiscono e tendono a formare classi chiuse. Il latifondo si va estendendo non solo in Italia ma anche nelle province, e l’ uccisione dei grandi proprietari come espediente fiscale è una triste tradizione del periodo delle proscrizioni mantenuta dai peggiori imperatori. L’ economia a mezzo della schiavitù paralizza la produzione, mortifica le iniziative, crea le plebi parassitarie delle grandi città. Di fronte alla stentata produzione di ricchezza l’ impero, costretto a un costante sforzo militare, diventa troppo costoso, troppo si va avvicinando a quel limite in cui il fiscalismo uccide la produzione. Il problema finanziario è già l’ incubo di Tiberio e di Vespasiano. Per nei tempi relativamente prosperi da Augusto a Nerone, quando l’ impero fiorisce nella pace interna, limitandosi le guerre quasi sempre alle frontiere, questa generale stentatezza, questa scarsa organicità interna è già percettibile. Lo stato rimane sopramesso, più aderente che inerente alla mole dell’ impero. Nelle province, fulcro dell’ impero, permane la coscienza della sudditanza. Esse dànno allo imperatore una base di potenza enorme, piene professioni di lealtà e venerazione, e rinunziano quasi tutte alle velleità d’ indipendenza. Ma ciò non bastava. Posto in mano all’ imperatore ogni potere politico, i sudditi si disinteressavano della cosa pubblica. Riserbavano per sé quelle energie, quelle passioni che dàn forza a uno stato e lo fanno nazione. Pur adorando il Cesare come un dio non gli davano l’ anima, lo slancio e il fervore che può scaturir solo da fervore nazionale e patriottico. L’ imperatore restava schiacciato da un compito immane, a cui poteva esser pari solo un dio; quello d’ esser l’ anima e la mente del corpo immenso. Le forze d’uomo non reggevano. Le osservazioni di Tiberio in proposito sono molto più sincere di quanto riteneva Tacito (1). ((1) Tacito, Annali, Svetonio Tib., Seneca De Clem.)”,”RELC-207″
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Alessandro Comin. “”Il piccolo artigliere si eccita nel rombo dei pezzi e li personifica: (24 maggio ’16). …i nostri amici di fianco, i 149, borbottano sempre, ad intervalli, e sono più pettegoli d’una donnetta di campagna’ (3). Con lo stesso candore descrive i moti dello sgomento e della paura. (23 maggio ’16, allo zio). Quello che fa realmente paura e che ci fa cambiare tutti di colore cominciando dal capitano, è l’arrivo del 305. Maledetto lui e tutti i suoi antenati! Urla come un lupo!””(4)”” (pag 102-103) (3) ‘In memoria di Alessandro Comin’, Padova 1916, p. 26. Il Comin era nato a Padova da Umberto e da Emma Lorenzoni, il 13 settembre 1897; morì il 18 giugno 1916; (4) p. 31 Renato Serra: “”Pochi giorni prima di morire osservava: ‘La faccia della guerra, quando la fissi da vicino e senza veli, non ti mette voglia di chiacchierare””””( (pag 179)”,”QMIP-096″
“OMODEO Pietro; VEGAS Ferdinando; TOMASI Grazia; GABBA Emilio; SCIUTO Francesco; VENERUSO Danilo; LANDUCCI Sergio C.; TERRANOVA Nicola; CASSA Mario”,”Origine e destino della biologia di Vallisneri (Omodeo); La situazione internazionale nel 1962 (Vegas); Lo «scritto originale» di Sebastiano Biagini (Tomasi); Filippo Cassola, I gruppi politici romani nel III sec. a. C. (Gabba); Giorgio Barbero, Il pensiero politico cristiano. Dai Vangeli a Pelagio (Sciuto); Giuseppe Felloni, Popolazione e sviluppo economico della Liguria nel secolo XIX (Veneruso); Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo (Landucci); Ugo Spirito, Critica della democrazia) (Terranova); La «dialettica» di Teilhard de Chardin (Cassa).”,”Engels e le tre leggi della dialettica. (da recensione del libro di N. Badaloni, Marxismo come storicismo, 1962 di Sergio C. Landucci) Per Badaloni le leggi della dialettica si riducono ad una sola: “”(…) per la questione della dialettica, emergente appunto al livello in cui la metodologia si salda con la ‘Weltschauung’ nel riferimento al reale, si legga ‘Gli «usi» della dialettica’, pp. 108-34, in cui il Badaloni offre una sistemazione-interpretazione della questione come si pone all’interno del marxismo: «La legge della condizionatezza reciproca è la legge fondamentale della dialettica; … rispetto ad essa le altre due leggi enunciate da Engels [negazione della negazione, e rapporto quantità-qualità] sono semplicemente modalità interne di presentazione della prima», ricostruibili solo ‘post factum’, senza veruna possibilità deduttivistica, e d’altra parte prive – afferma il Badaloni – di quella presentazione in un’aura «necessità» che ancora le caratterizzava in Engels: pp. 117-19 e 240) (pag 219)”,”SCIx-003-FB”
“OMODEO Angelo, a cura di Andrea Filippo SABA”,”Angelo Omodeo. Vita, progetti, opere per la modernizzazione. Una raccolta di scritti.”,”Angelo Filippo Saba ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e civiltà presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole. Angelo Omodeo e il socialismo (pag 16-25) “”La consacrazione popolare di Omodeo sarebbe venuta con il «solenne Comizio della Fratellanza», da tenere prima del ritorno delle mondine ai loro paesi di provenienza: «un entusiastico applauso» della folla elesse Angelo presidente per acclamazione. Scopo dell’evento, che ebbe luogo domencia 30 giugno 1901, era di creare un sentimento di solidarietà verso le risaiole, prente a rientrare nei paesi emiliani di origine, cancellando goni contrapposizione fra lavoratori forestieri e locali, e di rappresentare un’occasione di confronto fra le varie esperienze di lotta e resistenza, «per procedere di ‘comune’ accordo, contro il ‘comune’ nemico, alla conquista del ‘comune’ diritto» e «prendere accordi» per il 1902″” (pag 19)”,”BIOx-003-FP”
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Gli adulti. ‘Gli uomini spiritualmente già formati erano spesso taciturni. Avevano l’animo rivolto alle opere intermesse: operavan come chi accorre ad arginare una rovina pubblica: eran seri, contratti nelle preoccupazioni dell’ora, energici’. (pag 97) Adolfo Omodeo è stato uno storico e politico italiano, nato a Palermo nel 1889 e morto a Napoli nel 19461. Si occupò di storia antica e risorgimentale, e fu anche rettore dell’università di Napoli durante la seconda guerra mondiale. Fu un antifascista convinto e partecipò alla Resistenza. Tra le opere più importanti di Adolfo Omodeo si possono citare: La storia della Chiesa (1925-1931), una sintesi storico-critica del cristianesimo dalle origini al Medioevo. Storia del Risorgimento italiano (1934-1939), una ricostruzione storica e politica dell’unità d’Italia, basata su fonti documentarie e testimonianze dirette. L’età dei Lumi (1945), una storia della cultura europea del Settecento, con particolare attenzione ai rapporti tra scienza, filosofia e religione. Biografia di Adolfo Omodeo, scritta da Giuseppe Galasso e pubblicata da Laterza nel 1979. Il libro si intitola ‘Adolfo Omodeo. Storia e politica’ e ripercorre la vita e il pensiero dello storico, mettendoli in relazione con il contesto storico e culturale del suo tempo. Nel 1931 come professore universitario giurò fedeltà al fascismo, con decisione sofferta ma inevitabile; nel 1933 rifiutò di iscriversi al partito, pur duramente minacciato; nel 1941, come soldato del 1915-18 fu obbligato a chiedere la tessera del PNF, che gli fu tolta subito. (…) Il triennio 1943-46 fu per Omodeo convulso, ma congeniale al suo storicismo. Il 1° ottobre 1943 fu nominato rettore. Ebbe scontri durissimi con gli studenti, ai quali rinfacciò codardia e opportunismo. Prioritario gli parve l’abbattimento della monarchia. L’ideale repubblicano prese accenti mazziniani, nei quali trovò la protezione contro il «Leviathan statale» (I fondamenti ideali del partito d’azione, alla radio il 16 novembre 1943, in Libertà e storia, 1960, p. 117). Fondò il circolo Pensiero e azione nel 1944 ed entrò fin dalla sua fondazione (1943) nel Partito d’azione, con una decisione caldeggiata da Croce. Ebbe parte nella commissione di epurazione universitaria, che volle rapida e corretta. Come esponente del Partito d’azione fu ministro all’Educazione nazionale (dal maggio Pubblica istruzione) nel II governo Badoglio (22 aprile 1944-8 giugno 1944)e lì preposto alla Commissione ministeriale di defascistizzazione degli uffici statali; dal febbraio all’aprile 1945 si arruolò volontario per dare l’esempio alla «studentaglia» (al figlio Pietro), 30 gennaio 1945, in Lettere, 1963, p. 742); accusato di essere stato fascista, fu difeso da Croce (su Il Giornale, In difesa di un amico calunniato, 29 marzo 1945). Il 5 aprile 1945 fu nominato alla Consulta nazionale. Nella costruzione di una moderna società laica rifiutò soluzioni palingenetiche, per ripensare criticamente le tradizioni della libertà e della democrazia. Su questo punto si accentuò il dissenso con Croce. Affrontò la medesima questione, ma spostata a sinistra, nel Partito d’Azione, nella cui spaccatura al Congresso di Cosenza nell’agosto 1944 tra Emilio Lussu e Ugo La Malfa si schierò con il secondo, e a Roma nel febbraio 1946 fu tra i sottoscrittori del Manifesto per il Movimento per la Democrazia repubblicana, che appoggiò Ferruccio Parri contro Tristano Codignola. Omodeo sviluppò un’originale riflessione sul partito di massa, che collegò al totalitarismo. (Trecc)”,”QMIP-005-FSL”
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”Der Weg des Marx-Engels-Nachlasses (pag 413) (tutto il percorso ramificato del lascito (i materiali del testamento) di Marx-Engels dai familiari all’ archivio SPD, a Mosca, ad Amsterdam ecc.)”,”MADS-464″
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”2° copia Fragebogen (questionario) pag 234-403 Rispondono al questionario: Marx Jenny madre e figlia Laura Eleanor Marx cane Whiskey Manning Prudhomme André Baumer Williams Winterbottom Philips Collet Lormier Faraday Sazonov Jung Cunningham Lormier Baumer Manning Keys Waldeck Collet Schmalhausen Osti Woodnut Schoeler Demuth Engels G. Kugelmann Dietzgen Dakyns Vivanti Gyorgy Leo Frankel Kaub Lafargue Rochat Flourens Le-Moussu Johannard Wroblewski Lissagaray Lochwitzky Quinet Younge Collet Szemere”,”MADx-673″
“ONADO Marco”,”Banca e sistema finanziario.”,”Marco Onado è professore ordinario di Tecnica bancaria e professionale nell’Università di Modena. É autore di varie monografie su temi bancari e finanziari.”,”ECOT-209-FL”
“ONADO Marco”,”Mercati e intermediari finanziari. Economia e regolamentazione.”,”Marco Onado insegna Economia degli intermediari finanziari nella Facoltà di Scienze politiche di Bologna.”,”ECOI-207-FL”
“ONASANDRO, a cura di Corrado PETROCELLI”,”Il Generale. Manuale per l’esercizio del comando.”,”Corrado PETROCELLI è professore ordinario di Filologia classica presso l’Università di Bari. Si occupa di oratoria attica, storiografia greca e romana, sociologia del mondo greco e romano, polemologia antica. Ha scritto sulla condizione femminile nel mondo romano. Si presenta qui il testo (con traduzione e commento) di un manuale scritto in greco intorno alla metà del I secolo d.C., che offre precetti utili per il comando e la conduzione di una guerra, mostrando in molteplici circostanze legami con la tradizione storiografica e polemologica greca (Tucidide e Senofonte, Enea Tattico e Polibio), nonché spunti tratti dall’ambito latino (Sallustio, Cesare e Livio). Di quest’opera i moderni hanno spesso criticato lo stile, vi hanno ravvisato genericità di contenuti, mancanza di riferimenti al reale. Ma se le carenze addebitate allo scritto possono essere facilmente spiegabili con il fine che ne ispira toni e argomenti, i princìpi generali evocati, le considerazioni etiche e psicologiche e le note tecniche indirizzate ad ambiti specifici ne fanno un prontuario per l’esercizio del comando di rapida consultazione, e non solo in una determinata epoca: un modello per chiunque aspiri a ricoprire un’alta carica. L’opera guarda con originalità anche oltre i confini della strategia e della tattica, verso l’ambito politico e filosofico della guerra, delineando il ritratto ideale di un uomo che annovera, accanto a qualità propriamente militari, anche doti umane e, non ultime, nobiltà di nascita e affabilità di modi. Per studiosi del mondo classico e appassionati di storia militare. “”Il generale combatta, per quello che lo riguarda personalmente, più con prudenza che con coraggio, o anche si astenga del tutto dal combattimento corpo a corpo con il nemico; infatti se desse prova negli scontri di un coraggio insuperabile, combattendo non potrebbe giovare al suo esercito tanto quanto gli nuocerebbe morendo: la mente di un generale conta più della forza fisica; con la sua vigoria fisica anche un semplice soldato è in grado di compiere qualcosa di grande, ma nessun altro può ideare il progetto migliore con intelligenza accorta”” (pag 96) “”La paura è un falso profeta, che indurrà a pensare come reale quanto si teme, e tutto ciò che accade di notte, anche di scarso rilievo apparirà più temibile agli assediati. Nessuno, infatti, per l’oscurità, riferisce ciò che vede , ma tutti riferiscono ciò che sentono; e se uno o due nemici appaiono sulle mura, nella convinzione che già tutto l’esercito sia salito sugli spalti, si danno alla fuga, abbandonando sguarniti bastioni e porte”” (pag 113-114) “”Il generale deve rappresentare un esempio per i soldati. Se il generale si affretti a condurre a termine quanto ha tra mano, non indugi a farsi vedere mentre per primo compie l’azione. Infatti i soldati fanno qualcosa non perché costretti dalle minacce dei superiori, bensì seguendo l’attivismo dei personaggi più ragguardevoli. Infatti se uno vede che il generale per primo mette mano all’impresa, comprende che è necessario affrettarsi, si vergogna di rimanere inattivo e ha paura di disobbedire; e la massa non viene trattata come uno scioavo sottomesso, ma si attiva, come fosse esortata da uno di pari condizione”” (pag 114)”,”QMIx-255″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 1. L’ epoca della rivoluzione, dell’ impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAR-173″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 2. L’epoca della rivoluzione dell’ Impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAN-022″
“O’NEILL William a cura; scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”Echoes of Revolt. The Masses 1911-1917.”,”Scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”MUSx-093″
“O’NEILL William”,”A Better World. The Great Schism: Stalinism and the American Intellectuals.”,”William L. O’Neill is at present professor of history at Rutgers University. Dr. O’Neill’s most recent book was The Last Romantic, a biography of Max Eastman.”,”MUSx-060-FL”
“ONESTI FRANCOVICH Nicoletta”,”Filologia germanica. Lingue e culture dei Germani antichi.”,”Nicoletta Francovich Onesti insegna Filologia germanica all’Università di Siena.”,”VARx-180-FL”
“ONFRAY Michel”,”Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV.”,”ONFRAY M. (1959) autore di oltre 50 libri fra cui il ‘Trattato di ateologia’ (2005) un filosofo popolare e controverso. Ha fondato l’Università popolare di Caen.”,”FILx-406″
“ONFRAY Michel”,”Il cristianesimo edonista. Controstoria della filosofia II.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-135-FL”
“ONFRAY Michel”,”Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-136-FL”
“ONIANS Rosalind B., a cura di Lorenzo PERILLI”,”Le origini del pensiero europeo, intorno al corpo, la mente, l’anima, il mondo, il tempo e il destino. Nuove interpretazioni di materiali greci e romani, di altre testimonianze e di alcune fondamentali concezioni ebraiche e cristiane.”,”Rosalind Onians (1899-1986), professore di latino all’Università di Londra, elaborò per circa trent’anni Le origini del pensiero europeo, che apparve nel 1951 e poi venne ripubblicato, in edizione riveduta e ampliata nel 1954.”,”STAx-038-FL”
“ONIDA Francesco”,”Separatismo e libertà religiosa negli Stati Uniti. Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.”,”””Negli ultimi anni la casistica più abbondante in tema di obiezione di coscienza riguarda il caso del rifiuto di attività lavorative. Testimoni di Geova continuano a rifiutarsi di svolgere compiti particolari implicanti il riconoscimento, se non addirittura l’ insegnamento, della supremazia dello Stato. Ma le corti distrettuali non sono loro favorevoli.”” (pag 69) “”L’ applicazione del Civil Rights Act dà luogo negli anni ’70, specialmente dopo l’ emendamento Randolph, a una giurisprudenza dedicata soprattutto alla individuazione dei limiti oltre i quali il datore di lavoro non è più tenuto a subordinare la propria organizzazione alle particolare esigenze religiose del lavoratore. Ma è intanto degno di nota il fatto che l’ Atto privilegia nettamente il fenomeno religioso, perché impone ai datori di lavoro di andare incontro – fino a qual punto, se poco o tanto, non è tecnicamente rilevante – alle sole esigenze religiose e non anche ad eventuali altre d’ ordine meramente filosofico.”” (pag 70-71)”,”USAS-148″
“ONIDA Valerio”,”La Costituzione.”,”Valerio Onida presidente emerito della Corte costituzionale insegna Giustizia costituzionale nell’Università di Milano. Tra le su pubblicazioni più recenti: “”Costituzione. Perché difenderla, come riformarla”” (1995), “”Viva vox Constitutionis”” (a cura di B. Randazzo) (2003-2007) Crisi dell’internazionalismo democratico? “”L’Onu appare in crisi, sia perché i singoli grandi Stati non rinunciano all’uso unilaterale della forza, sia perché i suoi organismi e processi decisionali non sono sempre capaci di governare i complessi processi della realtà internazionale”” (pag 121)”,”DIRx-046″
“ONIS Ziya RIEDEL James”,”Economic Crises and Long-Term Growth in Turkey.”,”ONIS Ziya è professore associato di economia presso la Bogazici University, Istanbul. RIEDEL James è professore di international economics alla School of Advanced International Studies, Johns Hopkins University. Sono entrambi consulenti della World Bank. “”Gli anni 1980 sono stati un punto di svolta nella politica economica della Turchia. Dopo aver fallito nel negoziare un accordo con il FMI nel 1978 e 1979, il partito socialdemocratico di Ecevit, a metà 1979, cedette il potere al partito della giustizia, di centro-destra, di Demirel. Il governo Demirel fu in grado di concepire ciò che la maggior parte degli osservatori (incluso il FMI, la Banca Mondiale e l’ OCDE) vedevano come una programma di stabilizzazione attuabile, ma l’ amministrazione di Demirel, come il suo predecessore, non fu capace di guadagnare un largo consenso politico per giungere all’ azione””. (pag 101)”,”TURx-018″
“ONNIS ROSA Pia”,”Filippo Buonarroti e altri studi.”,”””…questo programma ebbe la sua migliore sistemazione organica, e sempre con dichiarato comunismo, nella pubblica Risposta a M. Vadier del Buonarroti; e se questa a sua volta non fu un documento ufficiale del Comitato, lo fu però il manifesto pubblicato e largamente affisso con la sua firma e col titolo Analisi della dottrina di Babeuf, nome che già la definiva, essendo il comunismo di Babeuf ben noto dal suo giornale. Il testo in 15 punti, essendo concordato fra tutti i congiurati, risulta puù moderato nella forma e presenta incongruenze e discontinuità. Comunque il 4° punto dice esplicitamente: Lavori e godimenti devono essere comuni e il 6° Nessuno ha potuto senza delitto appropriarsi dei beni della terra e dell’ industria.”” (pag 157) “”Io ammiravo, ricordava il Buonarroti, quella metamorfosi per la quale gli interessi personali sì a lungo potenti si erano fusi nell’ interesse comune, diventato la passione di tutti””. (pag 167)”,”SOCU-102″
“ONNIS-ROSA Pia; PIERONI-BORTOLOTTI Franca”,”Teresa Poggi nella vita di Filippo Buonarroti (Onnis-Rosa); Appunti sulla «Rivista storica del Socialismo».”,”””Sappiamo chje il Buonarroti, pur riconoscendo alle donne l’eguaglianza dei diritti con l’uomo, subordinava l’esercizio integrale di questi a un cambiamento radicale della loro educazione «senza di che i loro pregiudizi, la loro civetteria, la loro vanità e la loro astuzia corromperebbero ben presto i costumi e sconvolgerebbero l’ordine pubblico più saggiamente disposto “” (26) (pag 12) (26) da una lettera al Teste, 16 aprile 1830, in A. Saitta, op. cit., vol II, p. 142″,”SOCU-230″
“ONO Hiroshi”,”Why Do the Japanese Work Long Hours? Sociological Perspectives on Long Workings Hours in Japan.”,”Rapporto tra ore di lavoro e produttività (pag 37) Hiroshi Ono, Professore, Graduate School of International Corporate Strategy, Hitotsubashi University”,”MJAx-033″
“ONOFRI Sandro a cura”,”Giacomo Leopardi.”,”””Lo stato dell’ uomo che il tempo ha cacciato in un mondo interiore, può essere o soltanto una morte perpetua se egli in esso si vuol mantenere o, se la natura lo spinge alla vita, non può essere che un anelito a superare il negativo del mondo sussistente, per potersi trovare a godere in esso, per poter vivere”” (HEGEL) (pag 70)”,”ITAG-078″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Documenti dei socialisti bolognesi sulla Resistenza. I diari delle 3 brigate Matteotti.”,”””Negli Stati Uniti non vi furono scienziati che professassero tesi convincenti, ma la saggezza pratica del popolo aveva forgiato questo proverbio: Chi coltiva il cotone guadagna uno, chi lo fila guadagna due, chi lo tesse guadagna tre. Capita l’ utilità, essi si trasformarono in nazione industriale, e riuscirono tanto bene, che presto superarono i maestri. (…)”” (pag 192) “”Gli intellettuali, i tecnici professionisti, possono essere esenti da questa dominazione (capitalistica). Essi possono pensare che tanto in regime borghese, quanto in quello socialista, oggi o domani, la loro capacità troverà sempre impiego. Ed infatti non si può pensare che senza il loro concorso, il proletariato possa fare da solo. L’ occupazione delle fabbriche del 1919, e la storia della Russia bolscevica, che ricorse ai tecnici di tutto il mondo, sono lì a ricordarlo. (pag 197)”,”ITAR-039″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La grande guerra nella città rossa. Con una lettera autocritica di Pietro Nenni. Socialismo e reazione a Bologna dal ’14 al ’18.”,”””Al grido di “”Viva la guerra!”” e “”Abbasso la pace!”” gli interventisti inscenarono una manifestazione davanti a Palazzo d’ Accursio il 14 maggio per chiedere l’ immediato inizio delle ostilità contro l’ Austria. Tentarono anche di penetrare nella sede comunale, ma furono respinti dalla forza pubblica. I più scalmanati gridaano “”Socialisti beduini!””, “”Abbasso Zanardi!””, “”Abbasso i socialisti!””. Per tutta la giornata ebbe luogo una feroce caccia ai socialisti.”” (pag 145)”,”MITS-252″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La strage di palazzo d’ Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese, 1919-1920.”,”ONOFRI Nazario Sauro nato a Bologna il 29 ottobre 1927, è giornalista professionista. ha partecipato alla Resistenza in una brigata di ‘Giustizia e Libertà’. E’ autore di saggi storici. “”Il Fascio bolognese, come ha detto Bergamo, si sfasciò completamente nell’ inverno 1919 – 1920 per il distacco dei repubblicani. Per riorganizzarlo un’altra volta, bisognerà attendere l’ uscita di Arpinati dal carcere.”” (pag 90) “”La maggior parte delle Guardie regie e dei carabinieri, scriveva Poli, sono ex-combattenti ed ex arditi che non hanno voluto tornare allo stato borghese e che “”hanno, da un lato, profonde e irresistibili simpatie verso gli elementi che agiscono per la valorizzazione della vittoria e per opporsi all’ invasione del bolscevismo (…)”” (pag 245) La fine politica del segretario della Camera del Lavoro, Bucco. “”Per difendere un personaggio vile come Bucco, i socialisti bolognesi si gettarono allo sbaraglio. (….) Per il proletariato bolognese, già molto depresso, fu un colpo terribile. Il segretario della CCdl non solo aveva denunciato le guardie rosse, venute da Imola per difenderlo, ma non aveva rispettato neppure la moglie, con il rischio di farla incriminare. Era impossibile cadere più in basso di così””. (pag 255-257)”,”ITAF-208″
“ONOFRI Fabrizio”,”Classe operaia e partito.”,”Fabrizio ONOFRI si iscrisse al PCI all’ età di 23 anni, nel 1940. Fece parte del Comando militare comunista di Roma, militò come partigiano col grado di tenente colonnello e dopo la Liberazione, dal 1944 al 1948 fu membro della Commissione centrale per la Stampa e la Propaganda. Eletto nel CC del partito fu destinato alla segreteria regionale dell’ Emilia e successivamente a quella della Lombardia. Scrisse due libri ‘La condizione operaia in Italia’ (1955) e ‘Relazioni umane’ (1956). Un suo articolo su Rinascita del luglio 1956 fu considerato “”un inamissibile attacco””. Le risoluzioni del XX Congresso del PCUS lo confortarono a continuare il lavoro intrapreso e la rivoluzione ungherese confermò i suoi dubbi espressi in un saggio su ‘Nuovi Argomenti’ sulla validità delle tesi leniniste per la conquista del potere. All’ VIII Congresso del PCI non fu più eletto nel CC e poco dopo le sue dimissioni, venne espulso dal partito. “”Dopo la presentazione dell’articolo e prima della sua pubblicazione, avevo avuto con P. Togliatti un colloquio di un’ora, drammatico e per me rivelatore. Il segretario generale mi aveva fatto chiamare nel suo ufficio e mi aveva accolto con queste parole: “”Il tuo articolo non può non essere pubblicato, ma richiede una risposta sprezzane!””. Vedendo che stavo per replicare, aveva continuato a parlare ininterrottamente per circa venti minuti, ingiuriandomi con varie perifrasi (“”certe cose le aveva capite perfino Carlo Sforza!””), ricordandomi che avevo votato insieme con gli altri il suo rapporto al Comitato centrale, minacciandomi di espulsione. Fu a questo punto che recuperai tutto il mio sangue freddo, riuscii a dominare la collera che mi faceva tremare. Il capo del Partito giungeva a minacciarmi di espulsione per un articolo da me scritto per il dibattito precongressuale, che si diceva sarebbe stato largo, democratico, aperto? Mentre proseguiva, addentrandosi qua e là nella “”confutazione”” del mio scritto con argomenti che per la prima volta mi fecero dubitare del suo senno, mi sorpresi ad ascoltarlo così come si presta orecchio ai discorsi di un vegliardo irrimediabilmente superato dai tempi ma che continua a pretendere di imporre ai nipoti regole di vita e punti di vista buoni tre generazioni prima. Ne provai un senso di pena e di vivissima apprensione per le sorti del Partito.”” (pag 110-111)”,”PCIx-311″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”I giornali bolognesi nel ventennio fascista.”,”Il giornalista Biagi. Il periodico ‘L’Assalto’. “”Al contrario di Vanelli, c’era chi si preoccupava di distinguere tra fascismo e patria, pronto a sacrificare il primo per salvare la seconda. Gardini, nell’articolo ‘Credere, obbedire, combattere’, scrisse che “”Uomo nuovo non si nasce, lo si diventa lottando per tutta la vita al servizio della Patria, società, nazione. E il fascismo? E’ una parola sempre più in disuso con il passare dei giorni. Nella rubrica “”La rosa dei venti””, solitamente siglata da E.M.B. (Enzo Marco Biagi, cioè Enzo Biagi) uscì anonima questa frase: “”La Patria ha bisogno di uomini forti, intelligenti, preparati, ma soprattutto di uomini onesti””. E quando si parlava di fascismo o di regime, era per accusarli. (…) Era ‘fronda’ questa? No! Era molto più della ‘fronda’. Era l’improvvisa e violenta esplosione di tutte le contraddizioni e il crollo del castello di menzogne sul quale il regime era vissuto per un ventennio””. (pag 165) “”La maggior parte dei redattori erano contrari alla repubblichetta di Salò. Molti lo abbandonarono nel corso del 1944 e si nascosero in attesa della fine della guerra. Altri, come Enzo Biagi, allontanatosi nella primavera del 1944, salirono addirittura in montagna per unirsi alle brigate partigiane. “”Era triste vederli andare via, a poco a poco”” – “”Riconosce Pini. – “”Ma era il termometro della situazione politica, anche se i redattori andarono via quasi tutti negli ultimi tempi. E non era bello, perché ognuno deve pagare, se c’è da pagare, per le proprie idee””””. (pag 264)”,”EDIx-079″
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”ONOFRI Fabrizio nato a Roma nel 1917, laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI di cui è stato membro del Comitato centrale dal 1940 al 1956. E’ stato direttore di ‘Tempi moderni’ e del Centro italiano di ricerche e documentazione (CIRD). Ha scritto tra l’altro: ‘La condizione operaia’ e ‘Classe operaia e partito’.”,”TEOS-198″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Il triangolo rosso (1943-1947). La verità sul dopoguerra in Emilia-Romagna attraverso i documenti d’archivio.”,”ONOFRI Nazario Sauro, nato a Bologna nel 1927, ha partecipato alla Resistenza nella Brigata Giustizia e Libertà. Giornalista dal ’47, ha lavorato in periodici e quotidiani, tra i quali “”il Progresso d’Italia”” e “”Avanti!””. Dal 1974 è consigliere dell’Ordina nazionale dei giornalisti. E’ autore di numerose pubblicazioni storiche. Molte valutazioni difformi sui dati delle esecuzioni di fascisti “”Nel 1949 Carlo Simiani ha scritto che i fascisti italiani morti erano più di 40 mila, un quarto dei quali in Emilia Romagna (…)”” (pag 51; “”Giorgio Pisanò – uno dei più prolifici esponenti della pubblicistica neofascista – nel 1966 ha scritto che i morti furono 34.500, dei quali 10.200 in Emilia Romagna (…)”” (pag 52); ‘La pubblicistica sui morti dell'””aprile 1945″” è come una fisarmonica: si allarga o si restringe a piacimento, a seconda delle esigenze propagandistiche e delle stagioni politiche. Furono più di centomila secondo don Angelo Scarpellini e addirittura 200 mila per Carlo Silvestri, un giornalista che nel dopoguerra promosse una vasta campagna di stmpa per la “”pacificazione”” (…)”” (pag 53); “”Il pubblicista francese Paul Sérant – che ha dedicato un volume ai fascisti collaborazionisti giustiziati in Europa – ha scritto, senza citare le fonti, che furono 46 mila. Quanto all’Emilia-Romagna sarebbero stati 3.900 a Bologna, 1.600 a Reggio Emilia e 1.400 a Modena. (…)””; “”Anche Vinicio Araldi in un saggio sul comunismo dell’Emilia Romagna, trascura alcune città, mentre per le altre indica cifre delle quali non si sa cosa dire, dal momento che non è indicata la fonte. A Ferrara, Ravenna e Forlì i morti sarebbero stati 2000 e 7.000 a Bologna e Modena. Tutti, a suo dire, furono uccisi dai comunisti”” (pag 54) “”La cifra ufficiale: 8.197″” (pag 58). “”Il Comando dei carabinieri fece inoltre un “”Riepilogo generale delle persone denunziate in istato di arresto o a piede libero o di latitanza per delitti di maggior rilievo avvenuti e scoperti nel territorio della regione Emiliano-Romagnola dalla data di liberazione al 31 ottobre 1946″”. Questo il dettaglio: Comunisti 1.311, simpatizzanti comunisti 158, apartitici 446, di fede politica non potuta accertare 199, socialisti 132, simpatizzanti socialisti 12, democristiani 40, simpatizzanti democristiani 6, ex fascisti 29, repubblicani 15, azionisti 11, militari alleati disertori 7, liberali 4, sudditi polacchi 4, sudditi austriaci 3, qualunquisti 3, prigionieri di guerra tedeschi 2, monarchici 1, sudditi tedeschi 1, sudditi russi 1.”””” (pag 160)”,”ITAR-207″
“ONOFRI Paolo”,”Un’economia sbloccata. La svolta degli anni ’90 e le politiche per il futuro.”,”Paolo Onofri insegna Microeconomia nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha curato: Lo scenario mondiale e il futuro dell’economia italiana. Tra qualche mese l’euro comincerà a circolare nelle nostre tasche. L’Italia arriva a questo importante appuntamento dopo otto anni di travagliate azioni di risanamento. avendo guadagnato stabilità monetaria e solidità economica. Due sono gli obiettivi di questo libro: documentare il disegno di questo successo nel momento in cui l’opinione pubblica le incertezze del sistema politico sembrano sovrastare la consapevolezza di quanto rilevanti siano i risultati raggiunti; delineare le politiche economiche necessarie per portare a compimento la modernizzazione del paese e coglierne i frutti.”,”EURE-018-FL”
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”Fabrizio Onofri, nato a Roma nel 1917, è laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI, di cui è stato membro del Comitato Centrale, dal 1940 al 1956. É direttore di Tempi Moderni e del Centro Italiano di ricerche e documentazione (Cird).”,”TEOP-076-FL”
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno a cura”,”Frederick Engels Co-founder of Scientific Socialism. Proceedings of the International Scientific Conference on the Occasion of the 150th Anniversary of the Birth of Frederick Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”L’ unico intervento italiano è di Giuseppe PRESTIPINO, PCI, capo redattore di Critica Marxista: ‘La funzione dello Stato ne L’ Origine della Famiglia, della Proprietà Privata e dello Stato’. La grande maggioranza degli interventi sono di dirigenti dei vari Partiti comunisti. Il tutto era sotto l’ egida dell’ Institute of Marxism-Leninism of the Central Commitee of the SED. Contiene l’ intervento di Vijar KUMAR ‘The Studies of Marx and Engels on India’ (pag 307-315).”,”MAES-040″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”MAES-051″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione; aggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970. [Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970]”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF. Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970.”,”MAES-004-FV”
“OPPENHEIMER Franz”,”Die soziale Frage und der Sozialismus. Eine kritische Auseinandersetzung mit der marxistischen Theorie.”,”OPPENHEIMER Franz “”Die klassen-theorie des Proletariats mußte also nicht nur demokratisch, sondern auch kollektivistisch oder gar kommunistisch ausfallen. “”Das war denn auch schon vor Marx die Forderung der Sozialisten, namentlich der großen Utopisten, vor allem eines Owen und Cabet. Aber es waren eben nur Forderungen, Forderungen vom Standpunkte sittlicher Prämissen. Das Streben zum Kollektivismus hin erschien hier gegründet aus die Voraussetzungen, die das Naturrecht der Menschen auf Eristenz, die das Naturrecht der Gleichheit usw. betrafen. Und so waren diese Forderungen leicht für denjenigen abzulehnen, der diese Prämissen des Naturrechts leugnete. So stand der Kampf, als Marx austrat.”” (pag 127)”,”KAUS-014″
“OPPENHEIMER Franz”,”Kapitalismus – Kommunismus – Wissenschaftlicher – Sozialismus.”,”OPPENHEIMER Franz Sottolineature e note a margine “”Auch Marx hat ja ausdrücklich festgestellt, daß der Kapitalist die Arbeitskraft des Proletariats nach ihrem vollen “”Wert”” bezahlt, und daß darin “”durchaus kein Unrecht gegen den Verkäufer zu erblicken ist”” (1) (pag 47) Marx ha infatti esplicitamente affermato che il capitalista paga al lavoratore del proletariato il suo “”valore”” pieno e “”non si può vedere affatto come un infortunio del venditore”””,”TEOC-663″
“ORANO Domenico”,”Liberi pensatori bruciati a Roma da XVI al XVIII secolo.”,”””La Chiesa anche quando non poté più, per timore degli Stati, bruciare gli uomini solo perché non professavano la fede cattolica, non per questo cessò dal perseguitarli. Supplizi terribili essa adottò per coloro che si permisero di giudicare l’ opera della Chiesa e del Papato””. (pag IX). La pratica di bruciare gli eretici non è stata mai ammessa dalla Chiesa ma i documenti del periodo 1553-1761 la dimostrano. Esempi di spese per l’esecuzione del condannato: per la carbonella del rogo 60 bai, per la rimozione della cenere del condannato bruciato al rogo 40 bai ecc.”,”RELC-116″
“ORANO Paolo”,”Andrea Costa.”,”Io ebbi per la prima volta l’impressione di Costa diverso da quello del ‘cliché rehédité’ popolarista-socialistico, al seppellimento di Antonio Labriola, qui in Roma. Costa fu per me in quella occasione una rivelazione. Lo riconobbi nutrito di studi critici, lo sorpresi fornito della esperienza mentale di chi è disceso e non infrequentemente nei sotterranei dei problemi. Le sue parole mi toccarono e mi penetrarono come quelle di una voce nuova, di una più profonda ed intera voce che da lui balzasse e traesse fuori il segreto vivo e mirabile della dottrina. Sino a quel giorno avevo creduto Andrea Costa un facilone, un superficiale, a malgrado della sua fattività ed efficacia d’uomo di lotta, uno dei tanti che sono il danno e la derisione del partito socialista italiano e del movimento in genere. Costa s’era impadronito della critica, acuta e difficile di Antonio Labriola e i suoi pensieri, pochi e coniati in frasi brevi e sicure, rivelavano una lenta, una tacita, una ignota fatica di vecchio internazionalista, il quale abbia sentito l’irresistibile bisogno di capire anch’egli i nuovi svolgimenti della scienza critica contemporanea.”” (pag 64)”,”MITS-329″
“ORAZIO Flacco Quinto”,”Le satire.”,”””Non sappiamo nulla di Stertinio, all’ infuori di quello che ce ne dice Orazio. Era stoico e predicava uno dei paradossi stoici: che tutti gli uomini sono pazzi, meno il sapiente. La sua lezione è divisa in cinque parti, nelle quali tratta di cinque principali pazzie: la pazzia dell’ avarizia, la pazzia dell’ ambizione, la pazzia della prodigalità, la pazzia dell’ amore, la pazzia della superstizione. Invece di un’ esposizione dottrinale, si serve di bozzetti, macchiette e scene per spiegare il suo assunto””. (pag 93)”,”STAx-132″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Satire. Libro primo.”,”Etimologia del termine ‘Satire’ (pag 3) “”Una celebre donna (miss Griffith) diceva saviamente che, “”siccome nella società sono molti vizi funesti cui le leggi non possono punire o prevenire, così la Satira è da riguardarsi qual necessario supplemento alle leggi medesime. L’ uomo più corrotto procaccerà di nascondere i suoi vizi nelle tenebre per non divenire oggetto dell’ odio pubblico o della pubblica derisione. Il timore di esser favola al popolo spesse volte frena il vizioso; quindi si può dire in questo caso che il dito è più forte del braccio.”” (pag 6)”,”VARx-209″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Le Odi.”,”””Il padre divinò il genio del figliolo, e invece di farlo educare a Venosa coi figli dei ricchi centurioni, con sacrifizio non piccolo, lo condusse a Roma, e lo circondò di maestri, spendendo a larga mano gran parte del suo avere per farlo addrottrinare nelle lettere latine e nelle greche, e non abbandonandolo un solo istante. “”Mio padre (scrive ilpoeta nei Sermoni) incorruttibile guardiano della mia giovinezza, mi seguiva in casa di tutti i maestri… vegliava sulle mie azioni e sulle mie parole, preservando da ogni sfregio il fiore fragile e prezioso della mia innocenza…””.”” (pag 3)”,”VARx-210″
“ORAZIO Quinto Flacco”,”Odi ed epodi.”,”””Beato chi, lontano dagli affari, come l’uomo alle origini, lavora il campo avito coi suoi bovi, libero da scadenze! La tromba militare non lo sveglia col suo feroce squillo, nessun mare arrabbiato lo spaventa, evita il Foro e i portoni arroganti di chi ha il potere in mano. Ma sposa agli alti pioppi i traci della vite già cresciuti, contempla in una valle solitaria le mandre che muggiscono vagando, recide con la ronca il ramo inutile e innesta quelli buoni, …. (pag 409)”,”STAx-024-FV”
“ORAZIO FLACCO Quinto”,”Tutte le Opere.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e vario presentano Orazio a mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti.Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-145-FL”
“ORAZIO FLACCO Quinto, a cura di Mario RAMOUS”,”Odi Epodi.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e Vario presentano Orazio a Mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti. Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-146-FV”
“ORBACH Danny”,”Fuggitivi. Mercenari nazisti nella guerra fredda.”,”””La caduta del Terzo Reich lasciò privi di un impiego e di una causa da abbracciare milioni di tedeschi abituati a servire la macchina conquistatrice e genocida di Hitler. Una parte di costoro era composta da militari di professione, da funzionari pubblici o da esperti di intelligence compromessi con il nazismo. Un’altra da nazisti convinti, da membri di organizzazione di sicurezza come le SS e l’SD o da responsabili diretti del genocidio e di altri crimini di guerra. In teoria, almeno questi ultimi avrebbero dovuto pagare senza sconti i loro delitti, visto che le potenze vincitrici avevano solennemente promesso di andarli a cercare «fino ai confini del mondo». Ma, in pratica, davanti al Tribunale Internazionale di Norimberga comparve alla sbarra non più che una manciata di capi nazisti. I progetti di radicale denazificazione della Germania Ovest non ebbero seguito, perché risultò chiaro che epurare i militari e i funzionari pubblici di Hitler, o anche soltanto i membri del Partito Nazista, avrebbe comportato un costo proibitivo per la macchina statale. Di conseguenza la Repubblica Federale nata dalle rovine del Terzo Reich, pur proclamando una cesura netta con il passato nazista della Germania, era piena di individui che nascondevano imbarazzanti scheletri nazisti nell’armadio. Ciò era tanto più vero nel caso dei suoi servizi segreti, che consideravano gli ex-nazisti come agenti di insuperabile affidabilità nella lotta contro il comunismo, nonché «agenti di influenza» straordinariamente utili, e rinnegabili, nei paesi del Terzo Mondo. Di questi agenti nazisti apparentemente affidabili non vi era certo carenza, dato che migliaia di criminali di guerra erano fuggiti ai quattro angoli della Terra e molti altri erano scesi a patti con gli Alleati. Eppure, smentendo il cliché dell’ex nazista anticomunista irriducibile, molti di essi stipularono patti analoghi e svilupparono addirittura affiliazioni ideologiche con l’Unione Sovietica e le sue nazioni satellite. Altri ancora agirono da battitori liberi, in qualità di trafficanti di armi, spie o operatori sotto copertura, con l’unico intento di far fruttare economicamente le competenze maturate sotto il Terzo Reich. (…) In ultima analisi, tuttavia, fu l’Unione Sovietica a trarre i maggiori vantaggi da questi individui moralmente compromessi, sia perché offrivano una via di accesso a meccanismi di funzionamento interni della Repubblica Federale, sia perché allacciare legami con dei criminali nazisti s rivelò un serio handicap politico per i tedeschi dell’Ovest, diffusamente percepiti come gli eredi del Terzo Reich. A lungo andare, infatti, l’ampiezza di questi legami, e l’ampiezza con cui erano stati sfruttati a proprio vantaggio dai sovietici, vennero inevitabilmente a galla, e minarono per decenni – esattamente secondo i piani di Mosca – la capacità della Germania Ovest di acquisire informazioni sulla Germania Est e sull’Unione Sovietica”” (pag 7-8) Danny Orbach, già membro dell’intelligence israeliana, si è laureato in Storia presso l’Università di Tel Aviv dopo aver studiato all’Università di Tokyo, e ha conseguito il Ph.D. in Storia a Harvard. Attualmente è professore associato di Storia e Studi asiatici alla Hebrew University di Gerusalemme. Ha pubblicato lavori sulla storia tedesca, giapponese, cinese, israeliana e mediorientale, concentrandosi in particolare sui temi legati alla resistenza militare, alla disobbedienza civile, alle ribellioni e agli omicidi politici. Attualmente si sta dedicando alla storia dello spionaggio, dell’intelligence e degli avventurieri militari. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Uccidere Hitler. La storia dei complotti tedeschi contro il Führer (2016 e 2019). Orbach ha scavato a fondo in archivi notoriamente inaccessibili per scoprire le torbide storie degli ex nazisti. Poche gallerie di criminali possono essere paragonate al cast di voltagabbana, doppiogiochisti e mercanti di morte di Fuggitivi. L’ho trovato avvincente come un romanzo di Le Carré.Niall Ferguson, Università di Stanford, autore di «Occidente. Ascesa e crisi di una civiltà»Dopo la seconda guerra mondiale, gli Alleati giurarono di dare la caccia ai criminali di guerra nazisti «fino ai confini del mondo». Nella realtà, molti di loro non solo sfuggirono alla caccia, ma riuscirono semmai a rifugiarsi negli ingranaggi della guerra fredda, protetti dall’Occidente in cambio del loro aiuto nella lotta contro il comunismo. Reinhard Gehlen, fondatore dell’intelligence della Germania Ovest, accolse gli agenti delle SS nell’ovile, sopravvalutando le loro presunte capacità. La decisione, poco lungimirante, rischiò di compromettere la sicurezza nazionale, poiché il KGB scoprì presto che gli agenti nazisti erano facili da smascherare e da corrompere. Ma Gehlen non era stato certo l’unico a perseguire questa cinica strategia; i servizi segreti americani, sovietici, francesi e israeliani, nonché le organizzazioni nazionaliste e i movimenti indipendentisti si servirono tutti di ex agenti del Terzo Reich, considerati di insuperabile affidabilità. Infiltrati nei servizi di intelligence di tutto il mondo, i fuggitivi nazisti divennero pertanto trafficanti d’armi, spie, assassini e mercenari indipendenti, svolgendo ruoli cruciali nella guerra sotterranea tra le superpotenze. Dai ristoranti tedeschi di lusso ai porti jugoslavi infestati dai contrabbandieri, dai rifugi fascisti nella Spagna di Franco alle case sicure di Damasco e ai country club egiziani, queste spie crearono una fitta rete di influenza e di informazioni, diventando un ingrediente unico e infiammabile nelle lotte clandestine del dopoguerra. Grazie a rivelazioni appena desecretate provenienti dal Mossad e da numerosi archivi riservati, lo storico Danny Orbach rivela in Fuggitivi una storia a lungo dimenticata, descrivendo lo stupefacente cast di personaggi che ha fatto da sfondo alla guerra fredda. Avvolta nella segretezza ufficiale, offuscata dal mito e dalla propaganda, la straordinaria storia di questi agenti nazisti non era mai stata raccontata in modo così efficace.”,”GERN-216″
“ORCZY Emma Baronessa”,”Un figlio della rivoluzione.”,”Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy (Tarnaörs, 23 settembre 1865 – Henley-on-Thames, 12 novembre 1947) fu una scrittrice britannica di origine ungherese, comunemente nota come Emma Orczy. Deve la sua fama principalmente alla sua nota saga letteraria La primula rossa Cronologia della serie della Primula Rossa. La Baronessa Orczy pubblica la serie senza tener conto dell’ordine cronologico dei fatti narrati – anche perchè ogni volume in effetti si può leggere indipendentemente. Accade pertanto che l’ultimo Blakeney compia le sue gesta in Transilvania (omaggio dell’autrice alla propria patria, che fa della penultima Lady Blakeney una baronessa ungherese) nel 1922, e tuttavia il volume (Pimpernel and Rosemary) viene pubblicato nel 1924, a metà circa della pubblicazione della saga, che vede svolgersi l’azione prevalentemente nell’anno 1793. La data di pubblicazione dei volumi quindi non corrisponde alla data di narrazione. Inoltre la serie della Primula Rossa è tradotta in italiano da Salani, ma dei volumi originali (16) se ne stampano solo 11, e pertanto è difficile capire l’ordine cronologico in cui vanno letti i testi. Secondo gli originali inglesi l’ordine di lettura pertanto è quello riportato a lato. Il volume Beau Brocade, sebbene ambientato nello stesso periodo della saga, non fa parte della serie della Primula Rossa; e Un figlio del popolo, ambientato in Ungheria, nemmeno. Un figlio della rivoluzione invece è un racconto che Sir Percy Blakeney fa a Sua Altezza Reale, narrando fatti inerenti alla rivoluzione francese, ma senza esserne il protagonista. (fonte http://www.letteraturadimenticata.it/Orczy.htm) Ciclo sulla Primula Rossa: L’antenato della primula Rossa non tradotto La Primula Rossa La banda della Primula Rossa La lega della Primula Rossa non tradotto () Il voto di sangue La Primula inafferrabile La sposa di lord Antonio Le gesta della Primula Rossa non tradotto La grande impresa della Primula Rossa non tradotto () non tradotto () Un figlio della rivoluzione La Primula Rossa e Rosa Maria () Non tradotto da Salani ma tradotto e pubblicato da Sonzogno nella collana “”Romantica mondiale”” con i titoli rispettivamente di: Le avventure della Primula Rossa (1934) La vendetta di Sir Percy (1933) Il trionfo della Primula Rossa (1931)”,”VARx-531″
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-137-FL”
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-336-FRR”
“OREN Michael B.”,”La guerra dei sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. OREN è stato direttore del dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Y. RABIN e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite. Attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. E’ autore di ‘The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992) e di saggi sulla storia del Medio Oriente. “”Il comandante del fronte (del Sinai) non era al suo posto, il comandante dell’ esercito non era al suo posto, né lo erano i loro subordinati”” lamenterà il maggior generale ‘Abd al-Hamid al-Dugheidi, capo dell’ aviazione del Sinai. “”Fu la prima guerra di questo genere, la prima guerra in cui tutti comandanti erano lontani dai loro comandi””””. (pag 224-225) Addestramento e parate. “”Israele aveva passato anni a addestrarsi a quella guerra, mentre noi ci preparavamo alle parate”” dchiarerà più tardi (il generale di brigata Zaki, ndr). “”Le esercitazioni per l’ annuale parata del giorno della Rivoluzione duravano settimane… ma non erano preparativi di guerra.”” (pag 237)”,”VIOx-129″
“OREN Michael B.”,”La guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. Oren, direttore del Dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Yitzhak Rabin e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. É autore di The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992), oltre che di saggi e articoli sulla storia del Medio Oriente.”,”QMIx-038-FL”
“OREOLI E.”,”Sommario di storia del socialismo.”,”Blanquismo. “”Nota 2: Il blanquismo è conosciuto come la dottrina del comunismo che si realizza con un colpo di mano, dall’ oggi al domani. Tuttavia Blanqui aveva scritto precisamente il contrario: “”E’ impossibile che il comunismo si imponga bruscamente, non meno l’ indomani che la vigilia di una vittoria; tanto varrebbe partire per il sole””. E nell’ avvenire egli metteva “”un punto interrogativo”” (Labriola, op, cit). (pag 31) “”Dal luddismo e dallo spenceanismo nasce il cartismo: “”Il cartismo è la grande scuola primaria del proletariato inglese – scrive il Labriola op. cit.- . Nel corso della sua quarantennale esistenza esso matura tutte le idee spontanamente proletarie del Socialismo, dalla nozione della lotta delle classi a quella della conquista rivoluzionaria del potere politico, dal principio della politica indipendente del proletariato a quella dello sciopero generale, dal concetto della socializzazione dei mezzi di produzione a quello dell’ abolizione del potere politico. Gli uomini che partecipano o dirigono questo movimento sono quasi tutti proletari di nascita, che elaborano le idee fondamentali del Socialismo all’ infuori di ogni preoccupazione dottrinale, per la semplice suggestione delle concrete esperienze della vita del proletariato””.”” (pag 35)”,”SOCx-134″
“ORFEI Ruggero”,”Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo.”,”ORFEI Ruggero “”Cominciamo dal caso dell”Ideologia tedesca’, opera scritta dai due fondatori del materialismo storico tra il 1845 e il 1846 a Bruxelles. Quest’opera fu abbandonata tranquillamente, per anni, alla “”critica roditrice dei tpi””, come lo stesso Marx ebbe ad esprimersi. L’importanza di quel lavoro l’aveva tuttavia rilevata Marx stesso quando diceva che lavorando intorno ad essa era stato possibile a lui e ad Engels di veder chiaro in se stessi su molti ed importantissimi problemi. Quell’opera si apre con una prefazione che è un vero atto di sfiducia verso l’attività speculativa e una ricerca di concretezza che ci ricorda il positivismo, che però Marx evita introducendo la dialettica. “”Sinora gli uomini – egli dice – si sono sempre costruiti false rappresentazioni di se medesimi, a proposito di quel che sono o devono essere. Essi hanno regolato le loro relazioni in base alle loro rappresentazioni di Dio, dell’uomo normale, etc. Ma i parti della loro testa hanno finito per sormontare la loro testa; liberiamoli dunque dalle chimere, dalle idee, dai dogmi, dalle radicate illusioni, sotto il cui giogo s’affannano. Ribelliamoci contro questa tirannia delle idee”” (C. Marx, L’Ideologia tedesca, traduzione di Giuliano Pischel, 1946, p. 37. A p. 377 troviamo affermato pure che “”la filosofia e lo studio del mondo sono tra di loro in rapporto come l’onanismo e l’amore sessuale””)””. (pag 156) [Ruggero Orfei, Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo, 1965]”,”GRAS-086″
“ORFEI Ruggero”,”L’occupazione del potere. I democristiani ’45-’75.”,”ORFEI Ruggero è nato a Perugia nel 1930, laureato all’Università cattolica di Milano, ne ha diretto la biblioteca per un decennio. E’ stato direttore del settimanale ‘Settegiorni’ (1967-1974). Ha pubblicato molti libri tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (1964). Introduce la categoria dei ‘cattolici papali’ “”Dobbiamo comunque, per necessità pratiche, assumere il “”movimento”” cattolico nella sua accezione più larga e nello stesso tempo più “”ufficiale””, pagando un pedaggio alla teoria della lineare continuità che parte dal ‘non expedit’ cioè dall’intransigenza passa per l’Opera dei congressi e dei comitati cattolici, si trasforma in Azione cattolica, si decanta poi in rami apostolici, politici e sociali, per giungere al primo dopoguerra, al gennaio del 1919, all’appello sturziano ai “”liberi e forti””, per la costituzione di un vero e proprio partito politico partecipazionista alla vita parlamentare: il Ppi, che durerà fino al 1926. Questa continuità cui faccio concessioni di fatto, tuttavia esiste fino all’11 febbraio 1929, quando si firmano i Patti lateranensi. (…) Da un punto di vista culturale e ideologico (e persino sentimentale) l’elemento centrale è offerto dal fatto che con la Conciliazione cancellati con un tratto di penna i motivi genetici del “”movimento”” cattolico papale organizzato. Lo sconquasso fu tale che lo stesso De Gasperi non può non registrarlo, in quella importantissima lettera che scrisse il 12 febbraio a don Simone Weber. Lo statista trentino, molto amareggiato, osservava: “”La S. Sede raggiunge veramente la sua libertà giuridica e diplomatica né è più soggetta alla tentazione di sacrificare questa o quella posizione alla speranza ‘romana’. Ciò vale anche per l’Italia, ove l’ultima posizione sacrificata fu quella dei cattolico-popolari. Coraggio, ho detto al mio amico, abbiamo almeno la consolazione di essere gli ultimi sacrificati”” (11)”” (pag 277-278) (11) A. De Gasperi, Lettere sul Concordato, con saggi di M.R. De Gasperi e di G. Martina, Morcelliana, Brescia, 1970, p. 64″,”ITAP-210″
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei, nato a Perugia nel 1930, laureato in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; di questa, dal 1959 al 1969 è stato direttore della Biblioteca. Fa parte (1970) della redazione del mensile ‘Relazioni Sociali’ e direttore responsabile del settimanale ‘Settegioni in Italia e nel mondo’ di Roma. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (Milano, 1965). Lenin: la coscienza politica di classe può essere portata all’operaio solo dall’esterno della sfera tra operai e padroni. O ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo “”Lo spontaneismo per Lenin aveva una funzione nella fase primitiva della storia del movimento operaio quando l’agitazione e l’azione pratica erano esclusiva forma di espressione. A mano a mano che il movimento procede, l’elemento cosciente diventa tanto importante quanto il movimento politico ed economico. Dice Lenin: «Secondo Engels esistono non due forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) – come si pensa abitualmente fra noi – mentre, si pone accanto a questo, anche la lotta teorica», (cita la prefazione alla ‘Lotta dei contadini tedeschi’, di Marx). L’elemento strumentale risalta meglio in successive affermazioni di Lenin in cui si dice che: «ogni sottomissione alla spontaneità del movimento operaio, ogni restrizione della funzione dell'””elemento cosciente””, della funzione della socialdemocrazia significa di per sé – lo si voglia o no – un rafforzamento dell’influenza della ideologia borghese sugli operai. Tutti coloro che parlano di “”sopravvalutazione dell’ideologia””, di esagerazione della funzione dell’elemento cosciente, ecc. immaginano che il movimento puramente operaio sia di per sé in grado di elaborare. Ed elabori in realtà una ideologia indipendente; che ciò che più conta sia che gli operai “”strappino dalle mani dei dirigenti le loro sorti””. Ma questo è un profondo errore». Qui Lenin si rifà – condividendolo – a un pensiero di Kautsky: «Parecchi dei nostri critici revisionisti immaginano che Marx abbia affermato che lo sviluppo economico e la lotta di classe non soltanto creano le condizioni della produzione socialista, ma generano anche direttamente la scienza [sottolineato da C. Kautsky] della sua necessità. Ed ecco questi critici obiettare che il paese del più avanzato sviluppo capitalista, l’Inghilterra, è il più estraneo, fra tutti i paesi moderni, a questa coscienza. In base al progetto si potrebbe chiedere che anche la commissione la quale ha elaborato il programma austriaco condivida questo punto di vista sedicente marxista ortodosso che viene confutato nel modo su indicato. Il progetto dice: “”Quanto più lo sviluppo capitalistico rafforza il proletariato, tanto più è costretto e ha ha la possibilità di lottare contro il capitalismo. Il proletariato giunge ad aver coscienza della possibilità e della necessità del socialismo. La coscienza socialista sarebbe; per conseguenza, il risultato necessario, diretto della lotta di classe proletaria. Ma ciò è completamente falso. Il socialismo, come dottrina, ha evidentemente le sue radici nei rapporti economici contemporanei al pari della lotta di classe del proletariato; esso deriva, al pari di quest’ultima, dalla lotta contro la miseria e dall’impoverimento delle masse generati dal capitalismo; ma socialismo e lotta di classe nascono uno accanto all’altro e non uno dall’altra; essi sorgono da premesse diverse. La coscienza socialista contemporanea non può sorgere che sulla base di una profonda conoscenza scientifica. Infatti, la scienza economica contemporanea, è, al pari della tecnica moderna, una condizione della produzione socialista, e il proletariato, per quanto lo desideri, non può creare né l’una né l’altra; la scienza e la tecnica sorgono entrambe dal processo sociale contemporaneo. Il detentore della scienza non è il proletariato, ma sono gli intellettuali borghesi [sottolineato da C.K.]: anche il socialismo contemporaneo è nato nel cervello di alcuni membri di questo ceto, ed è stato da essi comunicato ai proletari più elevati per il loro sviluppo intellettuale, i quali in seguito lo introducono nella lotta di classe del proletariato, dove le condizioni lo permettono. Or dunque, la coscienza socialista è un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall’esterno (von Aussen hineingetragenes), e on qualche cosa che ne sorge spontaneamente (urwüehsig). Il vecchio programma di Hainfeld diceva dunque molto giustamente che il compito della socialdemocrazia è di introdurre nel proletariato (letteralmente: di riempire il proletariato) la coscienza della sua situazione e della sua missione. Nessun bisogno esisterebbe di far questo se questa coscienza emanasse da sé della lotta di classe. Il nuovo progetto ha ripreso questa tesi del vecchio programma e l’ha sovrapposta alla tesi sopracitata. Ma ciò ha completamente interrotto il corso del pensiero…». A queste parole di Kautsky, Lenin aggiunge: «Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento, la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo (poiché l’umanità non ha creato una “”terza”” ideologia e, d’altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Perciò ogni diminuzione dell’ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell’ideologia borghese. Si parla della spontaneità; ma lo sviluppo spontaneo del movimento operaio porta a subordinarlo alla ideologia borghese; esso procede precisamente secondo il programma del “”Credo””, perché il movimento operaio spontaneo è il trade-unionismo, la Nur-Gewerkschaftlerei, ed il trade-unionismo è l’asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Perciò il nostro compito, il compito della socialdemocrazia consiste nel combattere la spontaneità» (195)”” (pag 225-227) [(195) OS, I, p. 167-168] [Ruggero Orfei, ‘Marxismo e umanesimo’, Coines edizioni, Roma, 1970]”,”MADS-817″
“ORFEI Ruggero”,”Marx. Il regno della libertà.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”MADS-046-FL”
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”FILx-155-FL”
“ORGANSKI A.F.K.”,”Le forme dello sviluppo politico.”,”A.F.K. ORGANSKI è nato a Roma nel 1923 ed è vissuto in Italia, prima di trasferirsi negli USA, fino all’ età di diciassette anni. Ha studiato all’Università di New York, dove si è laureato in filosofia nel 1951. E’ professore di scienze politiche all’ Università del Michigan. E’ autore tra l’ altro di ‘World Politics’ (1958) e di ‘Population and World Power’ (1961).”,”TEOP-094″
“ORI Angiolo Silvio”,”Banca padrona. La mano privata nelle banche e negli istituti di credito ordinario.”,”ORI Angiolo Silvio è nato a Lizzano (1923-) (Bologna) e fa il giornalista. ha partecipato alla resistenza bolognese. Cronista del ‘Resto del Carlino’. E’ ora (1976) inviato della RAI. “”La Borsa valori di Milano è, a sua volta, la quarta nel mondo con 138 titoli iscritti al listino ufficiale in rappresentanza di 120 società (178 a Zurigo, tanto per offrire un paragone). Approssimativamente, raccoglie l’ 80% degli scambi italiani in titoli azionari e percentuali anche maggiori in quelli a reddito fisso, mentre gli ordini dall’ estero per il mercato azionario italiano si accentrano quasi tutti nelle sue corbeilles. (…) Certo Milano non è Londra con 4000 titoli iscritti, tuttavia la BOrsa ambrosiana è uno dei grandi centri di potere della finanza internazionale.”” (pag 152)”,”ITAE-143″
“ORI Angiolo Silvio”,”Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat. Cronache “”non autorizzate”” dei cento anni della più grande industria italiana.”,”ORI Angiolo Silvio è un giornalista già direttore del Pomeriggio di Bologna e vicedirettore dell’ Avvenire d’ Italia. Ha lavorato alla Rai e scritto vari libri (v. risvolto copertina). “”La Fiat aveva una consolidata tradizione di affari con la Russia. Fin dal tempo in cui il socialista Oddino Morgari dopo la caduta del regime autocratico dello zar e prima della rivoluzione di ottobre, incaricato da Agnelli, aveva avviato i contatti con il governo socialista di Kerenski. Nel 1931 Ugo Gobbato, il realizzatore del Lingotto, si era dedicato allo studio per la costruzione di una fabbrica di cuscinetti a sfera e di una fonderia nei pressi di Mosca ove, più tardi, la Fiat costruirà uno stabilimento le le fusioni in lega leggera. Ora è in progetto un grande stabilimento “”chiavi in mano”” in una località battezzata, in onore del capo dei comunisti italiani, Togliattigrad, attrezzato per produrre autovetture con marca sovietica e tecnologia italiana. Si avvera il sogno di Valletta. I russi, però, negoziano l’ affare con estrema pignoleria e, nel frattempo, Torino deve sventare un tentativo dei francesi, condotto in prima persona da De Gaulle, per soffiare agli italiani il contratto monstre. (…) Finalmente l’accordo, che prevede la costruzione di un complesso industriale per una produzione giornaliera di ventiduemila autovetture, è firmato a Mosca il 4 maggio 1966. “”Il mio canto del cigno che come qui, nella patria di Cajkovskij, tutti sanno, precede la sua morte”” ironizza freddamente il Professore che la sera prima aveva assistito al Bolscioi al famoso balletto del compositore russo””. (pag 204)”,”ECOG-019″
“ORI Angiolo Silvio”,”Il carrozzone. Uomini, fatti e cifre dell’IRI.”,”””Si può ingannare una persona sempre e tutto il mondo una volta, ma non tutto il mondo sempre”” (Abramo Lincoln) (in apertura) Autostrade: una giungla non solo d’asfalto (pag 63-65) (investimenti, tempi realizzazione, costi gestione, affari per le concessionarie)”,”ECOG-120″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. I.”,”””Il mio libro aspetterà il suo lettore””, Keplero (in apertura) Esemplare n° 308 Incapacità militare dell’ Italia. “”La società dibattentesi nella conquista di forme politiche, che doveva nascondere con abili falsificazioni all’ occhio vigile del papato o dell’ impero, non avrebbe potuto organizzare una milizia senza dichiararsi prima indipendente in un nuovo sentimento di patria, e stabilire un sistema di finanze e di gerarchia incompatibile collo spirito del tempo. Quindi la milizia, costituita nella feudalità con bande di vassalli guidate dal signore, si componeva nella città con arruolamenti improvvisati nelle corporazioni, e il seguimento, come dicevasi allora, non era in ambo i campi che una specie di volontariato più o meno libero e ripugnante, nel quale il soldato non sognava che i propri campi e le proprie botteghe. Qualunque fosse dunque la sua passione di parte, è il concetto di patria, nè l’ idea del dovere, nè quella tragica necessità che accetta di dare e di ricevere la morte per ubbidire agli ordini di una virtù superiore, dirigevano mai la sua coscienza troppo spesso sedotta dalle ferocie delle vendette o dalle cupidigie dei saccheggi. Di qui la poca mortalità delle battaglie medievali e le incredibili carneficine di certe vittorie. Il console, il capitano, il signore erano l’anima, la gloria, la durata dell’ esercito. Il loro spirito lo attraeva, la loro bravura lo manteneva, la loro morte lo dissolveva quasi sempre: ogni generale doveva essere tutto per la propria soldatesca, armarla, nutrirla, occuparsi di ciascuno e di tutti, farsi adorare e temere per essere seguito nella battaglia e non abbandonato nella sconfitta.”” (pag 121-122)”,”ITAG-148″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. II.”,”Disfatta dal Mazzinianismo. Opposizione rivoluzionaria. Mazzini e Cavour. “”Nella guerra all’ Austria e nell’ odio alla reazione indigena convenivano quanti italiani avessero coscienza di patria, mentre nell’ idea della futura Italia tutti i partiti si urtavano.Il fallimento) della grande rivoluzione federale, comprendendo anche la formula mazziniana, dava sovra essa un forte vantaggio alla nuova affermazione monarchica del Piemonte, serbatosi costituzionale malgrado ogni rovescio.”” (pag 409) “”Mazzini gridato da tutti solo responsabile di tanti disastri si mutava in un simbolo sinistro e fascinatore, mentre il Piemonte unendosi agli altri governi per combatterlo giustificava la reazione di coloro, che alieni da tali moti rivoluzionari volevano pur restare italiani di cuore. (…) L’ opposizione rivoluzionaria doveva dunque vedere fatalmente nel Piemonte il maggiore nemico. Con esso l’ avvenire d’ Italia non avrebbe potuto evitare una conquista regia troppo poco promettente malgrado ogni vanteria costituzionale, giacché per compiacere alla Francia e per terrore di Vienna imprigionava i generosi scampati alle sommosse o alle condanne austriache. In questa lotta disuguale Mazzini sentiva che senza un’ insurrezione almeno parzialmente trionfante era impossibile controbilanciare l’ influenza del Piemonte.”” (pag 416-417)”,”ITAG-149″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. III.”,”Insufficienza storica della nuova monarchia. “”La nuova monarchia vincitrice quasi senza vittorie proprie, giacchè nessuna battaglia piemontese era stata decisiva, restava in difetto dinanzi all’ Europa e dinanzi alla rivoluzione: per quella, la soggezione alla Francia le toglieva di essere considerata potenza di primo ordine come per grandezza di storia e di territorio avrebe meritato; per questa, l’ abdicazione verso il papa e il vassallaggio a Napoleone le scemavano tristamente la necessaria legittimità””. (pag 108) “”Col buon voler s’aita”” (motto della casa editrice)”,”ITAG-150″
“ORIANI Alfredo”,”La rivolta ideale.”,”””Nell’intendere la storia come declino delle aristocrazie e lotta del sangue contro il denaro, ‘La rivolta ideale’ anticipa invece Spengler mentre nell”Arbeiter’ jungeriano si possono riscontrare consonanze con l’operaio tratteggiato da Oriani. Né il primo né il secondo l’avranno certo letto, ma comunque era la temperie da cui muovevano”” (pag 8, introduzione) ‘La rivolta ideale’ è pubblicata nel 1908 e l’autore muore nel 1909.”,”ITAF-340″
“ORIENTALE CAPUTO Giustina”,”La lezione degli anni Trenta. Disoccupazione di massa e ricerca sociale.”,”Giustina Orientale Caputo insegna Sociologia del lavoro “”Se non potete eliminare l’ ingiustizia, almeno raccontatela a tutti”” (Alì Shariati) (in apertura) “”Quando la disoccupazione colpì queste zone, fu come se una pestilenza avesse colpito la comunità”” (Wal Hannington, 1937) (pag 36) “”Non si sa quanti fossero i disoccupati negli Stati Uniti il giorno che Roosevelt entrò in carica, ma essi erano almeno da 12 a 15 milioni (più di un quarto di tutti i lavoratori americani) e vivevano miseramente e disperatamente con quanto veniva loro passato dall’assistenza pubblica”” (Schlesinger 1963 b: 262). A metà del 1934, quasi un americano su sette (più di 18 milioni di persone)= dipendeva ancora dall’assistenza pubblica; e durante l’inverno questa cifra sarebbe di nuovo salita a 20 milioni. Quasi 7 milioni di bambini sotto i 16 anni erano nelle liste degli assistiti. La mancana della sicurezza di un lavoro era una preoccupazione molto forte soprattutto per gli operai industriali in tutto il decennio 1920-1930. Nello studio su Middletown (Lynd e Lynd 1937), i coniugi Lynd scoprirono che la paura di essere licenziati era una delle più sentite tra le famiglie operaie che essi intervistarono, nonostante la ricchezza diffusa della cittadina nella quale lavorarono. Insomma il tema del lavoro, dell’assistenza agli indigenti e di una economia in disastro furono i pesanti nodi che il nuovo presidente dovette affrontare. Nel marzo del 1933, Roosevelt si insediò come presidente degli Stati Uniti e avviò la lunga serie di riforme e provvedimenti che se per certi versi non presentavano sostanziali elementi di innovazione rispetto alle misure che precedentemente erano state prese anche da Hoover, di fatto furono realizzate in tempi così rapidi e tempestivi e pubblicizzate in maniera così efficace che diedero invece la sensazione di appartenere a un piano molto chiaro e preciso da parte del presidente (Leuchtenburg 1986: 324-325) (16). L’espressione New Deal – lanciata senza troppa convinzione dallo stesso presidente in uno dei suoi discorsi pre-elettorali – fu vincente e rappresentò non solo l’essenza dell’intera politica adottata dalla presidenza Roosevelt al fine di ridurre gli effetti economici e psicologici della Grande Depressione, ma è rimasta per sempre nell’immaginario collettivo come espressione dell’operato di quel presidente che volle imprimere una svolta definitiva alla crisi, svolta che fu più psicologica che reale e comunque fu percepita più decisiva di quello che nella realtà fu. Si dice che una delle innovazioni principali alla base dei provvedimentimessi in atto dal presidente Roosevelt fu quella dell’introduzione nel paese dell’ida di Stato. Prima dell’avvento di Roosevelt, scrive Leuchtenberg, non si può dire che in America esistesse uno Stato nel vero senso della parola. “”Camminando in una città americana nel 1932, era difficile individuare qualche segno della presenza federale: non c’era sistema pensionistico per la vecchiaia, non c’era indennità federale per la disoccupazione, non c’erano assegni familiari né edilizia abitativa federale, non c’era regolamentazione del mercato azionario, né ritenuta fiscale, né refezione scolastica federale, non c’erano sussidi per l’agricoltura, né legislazione nazionale sui minimi salariali, non esisteva lo stato assistenziale Roosevelt attuò tutto questo e anche di più (…) e soprattutto Roosevelt diffuse la convinzione che il governo deve avere un atteggiamento di comprensione dei problemi della gente e che deve essere disposto ad assumersi dei rischi perché i meno fortunati non siano dimenticati”” (ibidem: 26). Insomma Roosevelt introdusse l’idea di uno Stato che deve farsi carico in qualche maniera delle vicende dei cittadini e affrontò il problema dell’assenza di welfare state in quel paese”” (pag 57-58-59) (Bibliografia: – Leuchtenburg, W.E., (1981), La grande depressione, in ‘Vaudagna (a.c.), 1981 – Leuchtenburg, W.E.,, (1986), Franklin D., Roosevelt, personalità politica e mito, in Bonazzi e Vaudagna (a.c. di), 1986 (16) Roosevelt vinse le elezioni lo stesso anno in cui la caduta del Gabinetto Inukai segnava la fine virtuale della d emocrazia parlamentare in Giappone, ed è entrato in carica lo stesso mese in cui Adolf Hitler ricevette il potere assoluto dal Reichstag tedesco e in cui Engelbert Dollfuss, proclamando la necessità di governare per mandato, distrusse il governo democratico in Austria (Leuchtenburg, 1986)”,”CONx-205″
“ORIEUX Jean”,”Voltaire. La sua vita, le sue opere, i suoi tempi, i suoi segreti.”,”Voltaire contro il fanatismo religioso. “”””Vedete di quali orribili sventure è causa il fanatismo.”” Sollecitava appoggi in seno al parlamento di Tolosa, perché sapeva già di trovarveli. La sua attività, in quel 1765, è vertiginosa. La quantità di persone che vede, alle quali scrive, cui manda rapporti o cui ne chiede, quelli che nutre, distrae, ossequia, abbraccia, è incredibile. Nel frattempo fa assolvere un protestante il quale era in galera per avere ascoltato una predica clandestina. Voltaire è tutto contento di questo risultato: gli si segnalano altri casi analoghi. Ricomincia le pratiche per far liberare i disgraziati. Choiseul aveva acconsentito a graziare il primo, per gli altri si rifiutò. “”Quanto si poteva ieri non lo si può domani””, dice il ministro a Végobre, avvocato di Voltaire. E Végobre aggiunge: “”Egli (Voltaire) avrebbe vuotato il bagno penale di tutti i protestanti che vi si trovavano, ma questo non gli impediva facezie crudelissime su Calvino e i suoi ministri.”” Probabilmente perché Calvino e i suoi ministri, ai suoi occhi, erano campioni del “”fanatismo””, come gli altri.”” (pag 630)”,”BIOx-095″
“ORIZIO Giuseppe a cura; scritti di BERRINI Alberto STOPPIGLIA Giuseppe ANTONIAZZI Sandro GALLO Giuseppe PEZZOTTA Savino FAZIO Antonio SELLA Maurizio PROFUMO Alessandro LAMANDA Carmine PEZZONI Giovanni PETRONI Giorgio GRECO Mario”,”New Economy: miti, ideologie, innovazioni. Riflessi sul sistema finanziario e sul lavoro.”,”ORIZIO Giuseppe (resp. ricerca formazione comunicazione del sindacato bancari e assicurativi della Cisl)”,”ITAE-343″
“ORLANDINI Alessandro”,”Il fantasma di Bettino. Genesi di uno spettro: la leggenda del Barone Bettino Ricasoli.”,”Alessandro ORLANDINI è nato nel 1950 a Siena dove è ordinario di materie letterarie e storia nella scuola media superiore. Si occupa di didattica della storia e di ricerca sul movimento operaio e contadino. Ha pubblicato ‘Luglio 1948. L’ insurrezione proletaria in provincia di Siena in risposta all’ attentato a Togliatti”” (1976) e altro.”,”ITAB-139″
“ORLANDO Ruggero”,”L’ Inghilterra è un castello in aria.”,”””Non esiste realtà inglese che non divenga leggenda; non esiste se non diventa leggenda: la Marina o la rivoluzione industriale, il puritanesimo o l’ imperialismo, l’ aristocrazia, lo sport o l’ Intelligence Service, le Trade Unions o perfino il clima vigono e vivono influenzati da come inglesi e stranieri se li figurano (…)””. (pag 7) “”In inglese il verbo “”realizzare”” significa l’ inverso di quello che significa in italiano e in francese, dove vuole dire trasformare una concezione in fatto. (…) In inglese realizzare, tradurre in realtà, vuol dire invece trasformare un fatto in un’ idea, significa “”rendersi conto”” del fatto e non agire come il muratore, (…)””. (pag 8) “”L’ insularità britannica e il cosiddetto empirismo degli inglesi sono soprattutto manifestazioni e riprove di questa attitudine ed esigenza loro, che è la riduzione dell’ oggettivo al soggettivo, come in poesia, il riconoscere un valore trascendentale che ne rende inutili e pallide le teorie generali. Dicesi correntemente che la forza dell’ Inghilterra sta nella tradizione; ma basta viverci anche poco per accorgersi come non vi sia bisogno di antichità per fabbricare una tradizione: tradizioni sorgono sott’occhio, quasi ogni giorno (…)””. (pag 8)”,”UKIx-085″
“ORLANDO Sandro WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro BERTERA Maurizio ZAVOLI Sergio scritti”,”La nostra Grande Guerra. A cent’anni dal fatidico “”24 maggio”” le più toccanti e drammatiche lettere dal fronte dei soldati italiani.”,”[“”Fucilati per furto di mutande””. ‘A infiammare ancora di più i cervelli in fiamme per la paura arriva il peggioramento drastico dopo la rotta di Caporetto. “”Tre soldati, tra cui un caporale, erano stati sorpresi da un Colonnello Brigadiere mentre uscivano da una villa di Nervesa con alcuni effetti di biancheria… Avevano innocentemente commesso l’errore di scegliere qualche camicia e qualche paia di mutande per cambiarle con quelle sporche e piene di insetti che tenevano ancora addosso fino dal settembre. Il Generale li interrogò e tre ore dopo un portaordini del comando brigata recò un biglietto coll’ordine perentorio al comandante della 3° Compagnia di fare immediatamente fucilare tre soldati del reparto”” (Paolo Ciotti, Bologna, classe 1894)’ (pag 83)] Foto reparto operai Ansaldo armi cannoni (in apertura)”,”FOTO-063″
“ORLANDO Sandro CAZZULLO Aldo WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore ZAVOLI Sergio UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro”,”La nostra Grande Guerra.”,”””Caporetto è una delle più grandi battaglia d’anni…”” (pag 38)”,”QMIP-254″
“ORLANDO Peppino”,”La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico.”,”””Come la logica di Hegel è il denaro dello spirito, secondo Marx, anche il materialismo di Feuerbach non è un materialismo perché dà per reale la situazione fittizia della sensibilità nel rapporto io-tu del mercato del lavoro. «Il punto più alto cui giunge il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica è l’intuizione degli individui singoli e della società borghese» (IX glossa). «Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del nuovo è la società umana o l’umanità sociale» (X glossa). Nella glossa I Marx aveva già affermato che Feuerbach nell”Essenza del cristianesimo’ considera come veramente umano solo l’atteggiamento teoretico, mentre la prassi è concepita e fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico. Egli non comprende perciò il significato dell’attività “”rivoluzionaria””, “”pratico-critica””». In fondo il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo «fondamento mondano». «Ma il fatto che il fondamento mondano si stacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso e indipendente è da spiegarsi soltanto con l’autodissociazione e autocontradditorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve perciò essere in se stesso tanto compreso nella sua contraddizione, quanto rivoluzionato praticamente. Pertanto dopo che per esempio la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima a dovere essere dissolta teoricamente e praticamente»”” (pag 155-156) [Peppino Orlando, ‘La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico’, Editrice Claudiana, Torino, 1972]”,”LIGU-006-FMP”
“ORLANDO Diega”,”C.W. Washburne e l’esperimento di Winnetka.”,”Individualizzazione e socializzazione due componenti fondamentali del processo educativo secondo Washburne La tesi tradizionalista del programma stabilito si può conciliare con quella innovatrice dell’interesse spontaneo del fanciullo Washburne intende misurare l’efficienza scolastica non sulla scuola ma sull’individuo stesso. L’unità di esecuzione è chiamata “”goal”” (risultato, punto di arrivo) che ogni allievo deve raggiungere senza preoccuparsi di condurre a termine il suo lavoro in un periodo rigorosamente fissato (pag 31) Trec: WASHBURNE, Carleton Wolsey Pedagogista, nato a Chicago il 2 dicembre 1889. Presidente (1939-43) della “”Progressive Education Association””, fu in Italia dapprima consigliere scolastico dell’A.M.G. (1944-46) e poi (1946-48) direttore dell’U.S.I.S. per l’Italia del Nord (Milano). Fautore dell’educazione nuova o attiva e autore del cosiddetto Piano di Winnetka, sistema didattico e di organizzazione scolastica, che egli attuò gradualmente a cominciare dal 1920 in un sobborgo di Chicago, Winnetka, in cui copriva la carica di Soprintendente scolastico. Tale sistema, se, per avversione all’uniformità dell’insegnamento impartita a intere classi di scolari quale causa di appiattimento spirituale, pone l’accento sull’adattamento individuale dell’istruzione, non trascura però l’esigenza di sviluppare nell’educando il sentimento sociale e cooperativistico. Esso stabilisce sperimentalmente, e continuamente ricontrolla un “”programma minimo comune”” (common essentials), comprendente le nozioni e le tecniche alle quali tutti gli scolari devono poter arrivare, ciascuno secondo il proprio ritmo intellettuale; fissa, in relazione alle diverse età mentali, i traguardi ulteriori; esclude le classi, anche come gruppi di allievi con lo stesso sviluppo mentale; sopprime i voti; fa lavorare lo scolaro da sé, per mezzo di uno speciale materiale didattico “”autoeducativo”” e “”autocorrettivo””, che gli permette di accertare i progressi compiuti, in base ai quali egli può passare dall’uno all’altro grado di esercitazioni, pur nel corso dell’anno e senza attendere che i suoi compagni si mettano alla pari con lui, ovvero è indotto a insistere, per acquisire una sicura capacità, nelle esercitazioni di un certo grado, senza perciò dover ripetere l’anno. Dal “”programma minimo””. organizzato sull’individualizzazione, si distingue e vi si affianca un “”programma di sviluppo”” o di “”attività creative””, realizzantisi in collaborazione di gruppi sulla base di un “”progetto”” (per es. l’allestimento di una rappresentazione teatrale). Si dà così agli scolari la possibilità di fare un’esperienza sociale, seguendo però i proprî gusti ed attitudini, per cui ciascuno è stimolato a differenziarsi dai suoi compagni. Opere: The philosophy of the Winnetka curriculum, Bloomington, Ill., 1926; Winnetka gradet book list (in collab. con Mabel Vogel), Chicago 1926; Results of practical experiments in fitting schools to individuals (in collab. con M. Vogel e M. S. Gray), Bloomington 1926; Adjusting the school to the child, New York 1932; Remarkers of mankind, ivi 1932; Living philosophy of education, ivi 1940; nuova ed. 1948; What is progressive education?, ivi 1952 (trad. it. Firenze 1953); Schools arent’t what they were. Londra 1953; World’s good, New York 1954; The education of teachers in the United States (trad. it.: La formazione dell’insegnante negli Stati Uniti, Firenze 1958). Bibl.: A. Ferrière, La liberté de l’enfant à l’école active, Bruxelles 1928; J. Comas, El Sistema de Winnetka en la práctica, Madrid 1930; A. M. Smits-Jenart, Le système pédagogiques de Winnetka, Bruxelles 1934; R. Dottrens, Le progrès à l’école, Parigi 1936; L. Romanini, Il movimento pedagogico all’estero, II, Brescia 1951, pp. 197-236; R. Valli, Il Piano di Winnetka, Rovigo 1952; L. Volpicelli e M. Rumi, Principi ed esperienze della Scuola Nuova, Napoli 1956, pp. 100-14.”,”GIOx-122″
“ORLEAN André”,”La politique industrielle française.”,” André Orléan (Insee) fonte: « La politique industrielle française », Économie Prospective Internationale, n°117, 1er trimestre 1984, 111-116.”,”FRAE-047″
“ORLEAN André TRAINAR Philippe DURANT Dominique DELAMARRE Frédéric”,”La formation des bulles financières. De l’euphorie à la panique: penser la crise financière (Orléan) – Valorisation dans l’assurance et crise financière (Trainar) – Quelle valorisation des actifs dans les comptes nationaux? (Durant) – Les comptes financiers sont-ils un cadre d’analyse pertinent de la dernière crise financière? (Delamarre).”,”ORLEAN André (Cepremap) TRAINAR Philippe (SCOR Group) DURANT Dominique (Banque de France) DELAMARRE Frédéric (Banque de France)”,”ECOI-342″
“ORLOV Alexander”,”The Secret History of Stalin’s Crimes.”,”ORLOV Alexander ex diplomatico sovietico e capo controspionaggio. Gorkij ‘prigioniero’ di Stalin. Probabilmente eliminato. “”Gorky discerned the character of Stalin. He understood that Stalin was seeking a pretext to take revenge on the leaders of the opposition. After the conversation with Yagoda, Gorky applied officially for a passport to Italy. He was refused. In Italy Gorky could, indeed, write a book about Stalin, but not that which Stalin dreamed of. Gorky was denied a passport in 1936 as well. He remained Stalin’s captive up to the day of his death, in June 1936. After the death of Gorky, the officers of the NKVD found among his belongings carefully concealed notes. When Yagoda finished reading them, he swore and said: “”No matter how well you feed a wolf, he aims to go back into the woods””. Gorky’s notes have not been published.”” (pag 279)”,”RUSS-219″
“ORMEA Ferdinando a cura”,”Crisi economica e stalinismo in Occidente. L’ opposizione comunista italiana alla ‘svolta’ del ’30.”,”Ferdinando ORMEA, torinese di nascita, medico, è dal 1965 ordinario di dermatologia all’Univ Cattolica di Roma ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Le sue concezioni ‘unitarie’ in cambo biologico e medico lo hanno avvicinato ben presto al pensiero di TEILHARD DE CHARDIN, dell cui intepretazione è diventato uno specialista a livello internazionale. A questo autore ha deidcato uno studio nel 1963 e un altro, in due volumi, nel 1967. Nel 1970 ha pubblicato ‘Superamento della morte. Contributo al dialogo fra credenti e non credenti’. Nel 1972, una ricerca su ‘La religione del giovane Hegel’, nel 1975, ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ (COINES).”,”GRAS-028″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. ORMEA, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. “”Lo stesso Stalin, a parole il più strenuo difensore dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo, di fronte all’ americano Harry Hopkins col quale si lamenta per la lentezza con cui, durante la guerra, gli giungono le forniture statunitensi, ricevendone la spiegazione che il ritardo è legato allo sciopero dei portuali, mostra un estremo stupore, aggrotta le ciglia ed esclama: “”Scioperi? Ma non avete la polizia?”” (pag 25)”,”PCIx-116″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. Ormea, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. Libro dedicato ad Alfonso Leonetti Questione italiana. Parla il rappresentante dell’ Internazionale: Stepanov (Mario) (pag 140)”,”PCIx-046-FF”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Scienza della politica.”,”ORNAGHI Lorenzo (1948) insegna scienza della politica nella Facoltà di scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 1985 al 1990 è stato membro della redazione della rivista ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘Stato e corporazione’ e ‘Il concetto di interesse’ entrambi (Giuffré)”,”TEOP-380″
“ORNAGHI Lorenzo a cura; redazione e coordinamento di BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto COTELLESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele; collaborazione di Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL-LAGO Rocco DE-BIASI Lelio DEMICHELIS RInaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTREVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosermaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI, ricerca iconografica di Riccardo MAZZONI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo ORNAGHI è docente di scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ove insegna storia delle dottrine politiche.”,”TEOP-274″
“ORNAGHI Lorenzo PARSI Vittorio Emanuele”,”Lo sguardo corto. Critica della classe dirigente italiana.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ITAP-016-FL”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, Saggi di PARSI Vittorio Emanuele BAUMAN Zygmunt CAMPIGLIO Luigi HAMMOND Peter J. IKENBERRY G. John LA VIA Vincenzo QUADRIO CURZIO Alberto STIGLITZ Joseph E. VILLANUEVA Javier ZANINELLI Sergio”,”Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povertà.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione. Zygmunt Bauman, Professore emerito di Sociologia, Università di Leeds. Luigi Campiglio, Università Cattolica del Sacro Cuore. Peter J. Hammond, Stanford University. G. John Ikenberry, Georgetown University; ASERI, Milano. Vincenzo La Via, Responsabile Direzione Finanza Strategica del Gruppo Intesa BCI (già Dirigente Generale Capo Servizio II Ministero del Tesoro, Roma). Alberto Quadrio Curzio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università Cattolica del Sacro Cuore. Joseph E. Stiglitz, Columbia University (già Vice Presidente della World Bank). Javier Villanueva, Universidad Católica Argentina. Sergio Zaninelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.”,”ECOS-009-FL”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica.”,”Caduta verticale di rappresentitività, l’inevitabile usura nel funzionamento delle istituzioni politiche, la penuria d’idee e ideali… segnano e scandiscono la vita odierna in gran parte dei regimi democratici dell’Occidente…. Lorenzo Ornaghi è docento di Scienza politica e Storia del pensiero politico. E’ stato per un decennio Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha fondato e diretto l’ ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) di cui è ora (2013) presidente onorario. Dal novembre 2011 all’aprile 2013 ha ricoperto l’incarico di Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Marx e il dibattito sul capitalismo all’inizio del XX secolo “”Già Lorenz von Stein, anticipando Karl Marx (che onestamente riconoscerà poi questo suo debito intellettuale), aveva osservato come il movimento della società sia scandito e guidato dalle classi economico-sociali”” (pag 207); “”Già Schmoller, nel recensire sulle pagine di una delle più autorevoli riviste accademiche la prima edizione di ‘Der moderne Kapitalismus’ di Sombart, aveva sottolineato come il concetto fondamentale dell’intero volume – quello, appunto, di capitalismo – «Sombart l’ha preso a prestito da Marx e dalla letteratura socialista» (53). E, ancora nel 1909 un economista allora assai reputato come Robert Liefmann, all’esordio del suo studio comparato sulle conseguenze del capitalismo in alcuni dei principali Stati, osservava: «Il termine “”capitalismo”” con i suoi composti appartiene al novero delle parole di moda più amate dall’odierna letteratura economica e politica. Non solo negli scritti socialisti, ma anche nel campo della scienza dell’economia nazionale esso gioca un grande ruolo. Così si parla di sviluppo capitalistico, e si distingue di nuovo, recentemente, fra un “”moderno capitalismo”” e un “”grande capitalismo””. Ma che cos’è questo capitalismo, che cosa si vuole esprimere con questo concetto quando si usa il termine nelle connessioni sopra indicate? Ciò non è affatto semplice da stabilire (…)» (54). Marx e il pensiero marxiano, il marxismo e i marxisti non erano soltanto, o non erano affatto, competitori o rivali di idee e antagonisti più o meno rispettosi dei rituali accademici. Ciò che assai raramente succede a una ‘dottrina’, si era alla fine, per questa dottrina, verificato. Il socialismo muoveva porzioni cospicue delle masse; metteva a repentaglio gli assetti stabiliti dall’ordine dello Stato e dai diritti intangibili della proprietà. Dopo il 197, addirittura si era fatto ‘Stato’ esso stesso, e minacciava di esportare, a conflitto mondiale appena concluso, l’infezione mortale della guerra civile. Pur nelle stanze delle università, o sulle pagine di riviste e giornali di non grandissima diffusione, il dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un riflesso, fors’anche una minuscola anticipazione, o magari uno dei fattori stessi di quello che è stato – in tutto il Novecento – il più autentico e forse il solo esempio di ‘totalità’ del rapporto conflittuale ‘amicus-hostis'”” (pag 240) Lorenzo Ornaghi, Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica’, Vita e Pensiero, Milano, 2013 G. Von Schmoller, Recensione a ‘Der moderne Kapitalismus’, Jahrbuch für Gesetzgebung, Verwaltung und Volkswirschaft’, 27, 1903, pp. 291-300, p. 297; (54) R. Liefmann, Beteiligungs – und Finanzierungsgesellschaften. Eine Studie über den modernen Kapitalismus und das Effektenwesen (in Deutschland, den Vereingsten Staaten, England, Frankreich, Belgien und der Schweiz), Fischer, Jena, 1909, p. 1]”,”TEOP-019-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura; saggi di Paolo POMBENI Maurizio FIORAVANTI Alberto QUADRIO-CURZIO Mauro CALISE Vittorio Emanuele PARSI Cesare PINELLI Edmondo BERSELLI Augusto BARBERA Giorgio PASTORI Ettore ROTELLI”,”La nuova età delle costituzioni. Da una concezione nazionale della democrazia a una prospettiva europea e internazionale.”,”Lorenzo Ornaghi è professore ordinario di Scienza politicha nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI).”,”DIRx-015-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, redazione BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto CORTELESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele, collaboratori Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL LAGO Rocco DE BIASI Lelio DEMICHELIS Rinaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTRÈVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosamaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo Ornaghi è docente di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna anche Storia delle dottrine politiche. Attualmente è direttore dell’Alta Scuola di Economia e relazioni internzionali.”,”TEOP-117-FL”
“ORNSTEIN Robert THOMSON Richard F.”,”Il cervello e le sue meraviglie.”,”Robert Ornstein ha diretto l’Institute for the Study of Human Knowledge ed è stato docente di biologia umana presso la Stanford University. Richard F. Thompson ha insegnato psicologia all’Università di Harvard e psicologia e biologia umana alla Stanford University David Macaulay ha disegnato le illustrazioni di numerosi libri.”,”SCIx-526″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalization and History. The Evolution of a Nineteenth-Century Atlantic Economy.”,”O’ROURKE è D del Centre for Economic Research and Lecturer in Economics all’ Univ College di Dublino. WILLIAMSON è Chairman of the Department of Economics e Laird Bell Professor of Economics alla Harvard University.”,”ECOI-056″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalizzazione e storia. L’evoluzione dell’economia atlantica nell’Ottocento.”,”Kevin H. O’Rourke insegna economia e dirige il Centro di ricerche economiche nello University College di Dublino. Jeffrey G. Williamson insegna economia ed è direttore del Dipartimento di Economia della Harvard University. La globalizzazione non è un fenomeno recente né irreversibile; è quanto emerge dall’approfondito studio che viene qui presentato. Gli autori tracciano un quadro coerente dell’area atlatica – fra Europa nord-occidentale e America – nel secolo precedente la prima guerra mondiale; un contesto economico in cui lo sviluppo dei commerci, le migrazioni di massa, i flussi internazionali dei capitali rispecchiano quella che può essere definita la prima ondata della globalizzazione. Essa però non ebbe per tutti gli stessi effetti. Gli autori mostrano come questo processo si sia poi bloccato e sia sfociato, dopo la Grande Guerra, in una stagione di autarchia.”,”ECOI-120-FL”
“ORRY Albert”,”Histoire des partis socialistes en France. VIII. Les Socialistes Indépendants.”,”””Les élections du 20 août et du 3 septembre 1893 constituent une magnifique victoire socialiste. Si le Parti ouvrier francais enregistrait les succès de Jules Guesde, Chauvin, Jourde, Antide Boyer, Sauvanet, etc, si les blanquistes avaient fait élire plusieurs des leurs: Vaillant, Baudin (du Cher), Chauviére, Walter, etc.; si les allemanistes étaient victorieux avec Avez, Dejeante, Fabérot, Groussier et Toussaint, et les broussistes avec Lavy et Prudent Dervillers; les socialistes indépendants, de leur côté, voyaient grossir considérablement leurs rangs; une trentaine d’entre eux enraient à la Chambre: Millerand, René Viviani, Chassaing, Hovelacque, Clovis Hugues, Paschal Grousset, Coutant, Rouanet, Marcel Sembat, dans la Seine; Dr Masson à Lyon; (…) etc. (…) Tous, au début de la législature, firent partie du groupe socialiste parlamenaire qui s’était formé sur l’ initiative de Millerand et que celui-ci avait concu dans l’ esprit le plus large.”” (pag 20-21-22)”,”MFRx-274″
“ORSELLO Gian Piero”,”Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte.”,”ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo.”,”LABD-065″
“ORSELLO Gian Piero”,”La formazione del pensiero di Antonio Labriola nell’incontro e nello scontro tra idealismo e positivismo. (Capitolo 1). Estratto da ‘ Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte’.”,”ORSELLO Gian Piero, Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte. LED – EDIZIONI UNIVERSITARIE DI LETTERE ECONOMIA DIRITTO. MILANO. 2003 pag 214 8° premessa note bibliografia (pag 189-214) (Opere di Antonio Labriola e scritti su Antonio Labriola); Collana Scienze sociali, Studi e ricerche, collana diretta da Nicola BOCCELLA. ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo. ORSELLO-G.P. UNDER LABRIOLA SU ITALIA FORMAZIONE PENSIERO POLITICO ANTONIO LABRIOLA FILOSOFIA TRA IDEALISMO POSITIVISMO INFLUENZA L. FEUERBACH KARL MARX CONCEZIONE MATERIALISTICA FILOSOFIA PRASSI LIBERTA’ UOMO MOTORE STORIA PROCESSO EVOLUZIONE SOCIETA’ GIUDIZI DI B. CROCE A. GRAMSCI MATURAZIONE ADESIONE LABRIOLA SOCIALISMO SCIENTIFICO DEMOCRAZIA LABD-065″,”LABD-070″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-026-FL”
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Primo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-106″
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Secondo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-107″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-049-FL”
“ORSI Pietro”,”Bismarck.”,”Nel 1859 BISMARCK fu nominato ambasciatore in Russia a Pietroburgo come rappresentante della Prussia. Qui imparò il russo e si accapparrò le simpatie dello Zar ALESSANDRO II.”,”GERx-048″
“ORSI Pietro”,”Storia politica d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Signorie e principati, 1300-1530.”,”Michelangelo scriveva per la sua statua della Notte riferendosi alla miseria morale dei principi italiani: “”Grato m’é il sonno, e più l’esser di sasso, / Mentre che il danno e la vergogna dura ; / Non veder, non sentir m’è gran ventura; / Però non mi destar; deh! parla basso!”” (pag 562) Pietro ORSI libero docente di storia moderna nell’Università di Padova.”,”ITAG-207″
“ORSI-BATTAGLINI Andrea a cura; saggi di Franco BELLI Simonetta BOTARELLI Giusto PUCCINI Giovanna ENDRICI Antonio SCIALOJA Francesco MAZZINI Marco CRESTI Gualberto GUALERNI Pietro GOTTI Annarosa PIZZI Franco GHELARDUCCI Mario P. CHITI”,”Amministrazione pubblica e istituzioni finanziarie tra Assemblea Costituente e politica della ricostruzione.”,”Contiene una storia normativa e istituzionale della Camere di commercio nel XIX e XX secolo (saggi di A. Pizzi, F. Ghelarducci, M.P. Chiti) (pag 833-966)”,”ITAE-023-FP”
“ORSINI Alessandro”,”L’ eretico della sinistra. Bruno Rizzi élitista democratico.”,”Alessandro ORSINI (Napoli, 1975) è autore di ‘Ripensare la nazione (2002) e di ‘Alle origini del nazionalismo (Roma 2003). Insegna sociologia generale nell’ Università della Tuscia di Viterbo e storia delle dottrine politiche nella Libera Università degli Studi J. Monnet di Bari. Scrive su Mondoperaio e Affasi sociali internazionali. Capitalismo di stato e tecnici. “”In effetti, per chi abbia letto La Bureaucratisation du Monde, è difficile scorgere degli elementi di novità ne La rivoluzione manageriale. Dopo uno studio comparato del socialismo sovietico e del capitalismo americano, Burnham arriva alla conclusione che entrambi i sistemi convergono verso un nuovo tipo di società, in cui lo Stato è distinato a diventare l’ unico proprietario dei mezzi di produzione, con i managers che, a loro volta, controllando lo Stato, esercitano il dominio sulla società intera.”” (pag 40) “”Ma le differenze tra i burocrati di Rizzi e i managers di Burnham sembrano sparire quando quest’ ultimo considera il rapporto tra la sua teoria della rivoluzione manageriale e quella che definisce la “”teoria della rivoluzione burocratica””. Burnham affronta l’ argomento nella seconda parte del libro. Qui il nome di Rizzi non compare mai, eppure l’ impressione di un confronto indiretto è forte.”” (pag 41)”,”TEOC-296″
“ORSINI Felice, a cura di Leopoldo MARCHETTI e Elena LARSIMONT PERGAMENI”,”Memorie di un italiano terribile.”,”Alessandro Luzio, storico scrupoloso, ha dimostrato che Felice Orsini giovinetto uccise il cuoco di casa sua non involontariamente in un impeto d’ira: cominciò così la vita tragica di colui che può esser definito il più terribile italiano del Risorgimento (pag V, prefazione)”,”BIOx-351″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Il progresso intellettuale di massa.”,”ORSOMARSO Vincenzo insegna nella scuola media superiore, è autore di indagini monografiche su Sorel, Labriola, Pareto e Gramsci. Si occupa di ricerche connesse alle tematiche della divisione sociale del lavoro ed ha pubblicato il volume ‘Lavoro, sapere e formazione: linee di ricerca’ Diffusione in Italia del testo di Bucharin, anni 1920. “”Bucharin è di testo in Europa negli anni venti, né pi§ né meno in Italia dove il nascente gruppo dirigente comunista ne sottolinea, tra i primi, la valenza didattica-educativa. Per Togliatti, infatti, il ‘Materialismo storico’ è nel 1924 il primo dei tre libri da pubblicare come istituzionali con un Lenin e un’edizione popolare del ‘Capitale’, mentre Gramsci nel 1925 intende utilizzare il libro per la sua scuola per corrispondenza”” (pag 220) Gramsci Marx e il rapporto tra struttura e sovrastruttura (pag 188-189) “”La questione che si pone a Gramsci è evidentemente quella dei “”rapporti tra struttura e superstruttura””, “”un problema cruciale del materialismo storico”” da esplorare assumendo a filo conduttore alcuni passi della ‘Prefazione’ del ’59 a ‘Per la critica dell’economia politica’: “”Occorre muoversi nell’ambito di due principi: 1) quello che nessuna società si pone dei compiti per la cui soluzione non esistano già le condizioni necessarie e sufficienti o esse non siano almeno in via di apparizione e di sviluppo; 2) e quelle che nessuna società si dissolve e può essere sostituita se prima non ha svolto tutte le forme di vita che sono implicite nei suoi rapporti”” (1). Mentre nel Marx della ‘Prefazione’ del ’59 la relazione tra sviluppo delle forze produttive e coscienza sociale appariva ai teorici della Seconda Internazionale consequenziale, con il “”mutamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente l’intera gigantesca soprastruttura”” (K. Marx, Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, 1975, p. 17) che per l’appunto s’innalza sulla struttura economica, Gramsci da quel passo ne ricava due principi e avverte che “”questi principi devono prima essere svolti criticamente in tutta la loro portata e depurati da ogni residuo di meccanicismo e fatalismo”” (2). Gramsci opera una vera e propria trasformazione dell’interpretazione dell’enunciato di Marx, ne rifiuta il nesso lineare che tiene insieme il testo marxiano, lo problematizza, ne ricava due canoni metodologici, di cui uno non è conseguenza dell’altro, ma sono componenti da coordinare e sviluppare giacché dalla “”riflessione su questi due canoni si può giungere allo svolgimento di tutta una serie di altri principi di metodologia storica”” ((1) (2) (3) Gramsci, Quaderni del carcere, p. 1579, p. 1774, 1759) [Vincenzo Orsomarso, Il progresso intellettuale di massa, 2006]”,”GIOx-067″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”La paideia dell’immateriale. La dimensione formativa nell’età del capitalismo cognitivo.”,”pag 38-39 Marx Engels lavoro in società industriale Paideia Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. La paideia nel quinto secolo avanti Cristo significava allevamento e cura dei fanciulli, diventava sinonimo di cultura e di educazione mediante la cultura; era il modello educativo in vigore nell’Atene classica e prevedeva che l’istruzione dei giovani si articolasse secondo due rami paralleli: la paideia fisica, comprendente la cura del corpo e il suo rafforzamento, e la paideia psichica, volta a garantire una socializzazione armonica dell’individuo nella polis, ossia all’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos del popolo. Lo spirito di cittadinanza e di appartenenza costituivano infatti un elemento fondamentale alla base dell’ordinamento politico-giuridico delle città greche. L’identità dell’individuo era pressoché inglobata da quell’insieme di norme e valori che costituivano l’identità del popolo stesso, tanto che più che di processo educativo o di socializzazione si potrebbe parlare di processo di uniformazione all’ethos politico. L’elemento fisico dell’educazione dei giovani ateniesi si basava in una prima fase su un rigoroso addestramento ginnico, in base all’idea che un corpo sano favorisce un pensiero sano e viceversa; successivamente si aggiungeva quello bellico, essendo la guerra una fra le attività considerate più nobili e virili dell’uomo greco; per arrivare infine al completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo. È proprio questa paideia psichica che interessava maggiormente a Platone, ed è infatti su questa che fonderà le basi del suo progetto di rinnovamento (ma al tempo stesso anche conservazione) dell’uomo greco. Il modello della paideia venne ripreso dai Romani, e secondo vari studiosi ha influenzato in maniera determinante non solo il modo di pensare degli antichi greci, ma anche in genere dell’Occidente europeo. « La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l’Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l’umanesimo e il rinascimento. » (Giovanni Reale) Indice [nascondi] 1 Bibliografia 2 Voci correlate 3 Altri progetti 4 Collegamenti esterni Bibliografia [modifica] Michel Foucault, L’ermeneutica del soggetto, collana Campi del sapere, traduzione di Mauro Bertani, Feltrinelli, 2003, pp. 581. ISBN 8807103524 Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell’uomo greco, [1944], Introduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2003 Voci correlate”,”GIOx-068″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””) / Il für ewig, Gramsci e il socialismo sovietico / Marx, Engels e la Russia.”,”ORSOMARSO Vincenzo für ewig vuol dire all’incirca ‘lavorare a vuoto’ “”(…) la caduta della certezza che la primavera del 1917 era parsa verificare, sollecita Gramsci, ormai prigioniero del fascismo, a ricercare le fondamenta storiche e teoretiche di quel varco che Lenin aveva aperto nella storia e che gli eventi successivi sembravano aver richiuso. (…) Un precedente, con le necessarie cautele, è rintracciabile nel volume di Nikolaj Bucharin, del 1921, ‘La teoria del materialismo storico’, che “”si presenta agli operai come una vera e propria enciclopedia”” (34), “”‘un libro di testo’ scritto per essere usato, come tale, nell”istruzione di massa”” (35). Ma per il rivoluzionario sovietico, scrive Mastroianni nella ‘Presentazione’ della nuova edizione del ‘Testo popolare della sociologia marxista’, curata dallo stesso studioso catanzarese, si “”tratta di ripensare la concezione marxista, in modo da fronteggiare la situazione inaudita senza le rinunce tacite di prospettiva – e gli scivolamenti avventurosi nell’empirismo – puntualmente nascosti nelle professioni più sperticate dell’ortodossia”” (36). La “”società è un insieme reale, (…). Gli uomini i gruppi che la costituiscono, intrattengono rapporti in primo luogo di lavoro, e niente sarebbero fuori dalla società degli individui. Lo scopo è di trarre dall’ambiente naturale coi mezzi più opportuni ciò che serve alla sopravvivenza. La storia umana è al limite una cosa sola con la storia della tecnologia, della resistenza che oppone la natura all’inventiva sociale, e viceversa (…). Il nesso che stringe e caratterizza nei secoli la struttura economica e la sovrastruttura politica e culturale, fino alla morale, alla scienza, alla religione e alla filosofia, si configura funzionalmente, contro ogni interessata pretesa di autonomia: il Gramsci dei ‘Quaderni’ non temerà di portare a compimento questo ‘blocco storico’, di staccarlo a tal punto dai “”sostegni eterogenei”” del “”materialismo”” e dell’idealismo, da non ricordarsi più della sua fonte, e parlare piuttosto di Sorel”” (37). Così per il rivoluzionario sovietico, “”la società umana è cosa assai complessa; assai complessi e multiformi sono anche i fenomeni sociali. Ci sono i fenomeni dell’economia, del regime economico della società e la sua organizzazione statale, e il campo della morale, della religione, dell’arte, della scienza, della filosofia e il campo dei rapporti familiari, etc. Tutto questo si intreccia fittamente in combinazioni assai singolari e forma la corrente della vita sociale”” (38). Una realtà “”in continuo movimento””, da cui discende “”la necessità di considerare i fenomeni ‘nella loro reciproca connessione, e non in assoluta singolarità'””. L’insieme delle parti costituenti la realtà “”sono legate l’una con l’altra, e tutte si influenzano l’una con l’altra””, “”‘non c’è niente che stia per sé’, indipendentemente da quello che è fuori di esso. In altre parole non c’è niente al mondo di assolutamente ‘isolato'””. Il “”modo dialettico di considerare tutto l’esistente richiede la considerazione di tutti i fenomeni, in primo luogo nella loro inseparabile connessione, in secondo luogo nel loro movimento”” (39)”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””)’, (in) ‘Slavia’, Rivista trimestrale di cultura, n° 1, gennaio marzo 2013] (pag 99-100) [(34) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, a cura di G. Mastroianni, Milano, Unicopli, 1983, pp. 13-14; (35) N. Siciliani de Cumis, ‘Anche Bucharin scrisse un libro di testo’, in ID., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2001, con la collaborazione di V. Cannas, E. Midolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomasetti, Quaderni di Slavia/1, Roma, 2001, p. 23. E’ utile ricordare che Siciliani, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha dato continuità all’interesse per gli aspetti pedagogici del testo sopra citato (…); (36) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit. p. 14. Si tratta della prima versione italiana fatta direttamente dall’originale, e sulla base dei necessari confronti con le traduzioni in altre lingue europee; la traduzione “”è stata redatta (…) sulla base dell’edizione definitiva del ‘Testo’ buchariniano (cfr. N. Bucharin, Teorija istoriceskogo materializma (…), Moskva, 1925)”” (N. Siciliani de Cumis, op. cit. 23n). “”Gli inconvenienti della mancanza di una traduzione dal russo della ‘Teoria del materialismo storico (…), non dipendono solo dall’inevitabile moltiplicazione degli ‘errata’ di quasi quattrocento pagine nel passaggio diretto da una una lingua all’altra dal quale è uscito il testo a cura di A. Bonazzi presentato da V. Gerratana [N. I. Bucharin, ‘Teoria del materialismo storico’, a cura di A. Bonazzi, Firenze, Nuova Italia, 1977]. La traduzione francese su cui in questo caso si è lavorato risale per di più al 1927, quando veniva per tante ragioni naturale pensare senz’altro alla formazione dei militanti. L’adesione che ne è seguita neppure consapevolmente, agli interventi non di rado crudeli sul lessico, sulla sintassi, sui dispositivi delle note, provocati appunto da quel lontano proposito di trasferire l’efficacia didattica dell’opera da Mosca a Parigi, non si giustifica in tutt’altre condizioni, è anzi in contrasto con l’esigenza divenuta acutissima di ristabilire con la lettera il proprio senso dei documenti della storia del marxismo (e nella specie di smetterla a tutti gli effetti con la registrazione acritica e unilaterale della lettura del meccanicismo buchariniano impostata da A. Gramsci nei ‘Quaderni del carcere’)””. (G. Mastroianni, Per una nuova traduzione del manuale di Bucharin’, in “”Bollettino del Dipartimento di Filosofia””, Università degli Studi della Calabria, COsenza, Edizioni Brenner, 1979/80, n.2, p.71); (37) Ivi, p. 16; (38) N.I. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit., p. 31; (39) Ivi, pp. 88-89]”,”GRAS-112″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, Engels e la Russia.”,” “”Marx [però] si guarda bene dal trasformare lo “”schizzo della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, in qualunque situazione storica si trovino””, per giungere “”alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il priù integrale sviluppo dell’uomo”” (21). In questo ambito rientra la discussione sulle prospettive rivoluzionarie in Russia a cui Marx ed Engels iniziariono a prestare particolare attenzione, come abbiamo già precisato, sul finire degli anni ’50, in presenza dell’emergenza del moto di emancipazione della servitù della glaba che Marx definiva, in una lettera a Engels dell’11 gennaio 1860, “”la cosa più grande che si stia verificando in tutto il mondo”” insieme a “”movimento degli schiavi americani, scatenato dalla morte di Brown”” (22). Ben quindici anni dopo, nel saggio ‘Soziales aus Russland’, pubblicato nel ‘Volksstaat’ del 16, 18 e 21 aprile del 1875, in un’epoca contrassegnata dagli ultimi sviluppi della polemica antibakuninista, Engels prende in esame l’evolvere dei rapporti sociali e politici nell’impero russo; definito, come era stato dimostrato in modo evidente dai fatti del 1848 e del 1849, “”l’ultimo grande contrafforte della reazione nell’Europa occidentale”” ma al cui crollo lavoravano attivamente fattori presenti nel “”seno stesso dell’Impero”” (23). L’abolizione della servitù della gleba e la soppressione delle ‘corvées’ non hanno attenuato il “”malumore della classe contadina””, anzi, per come le riforme sono state realizzate, stanno accrescendo il malessere nelle campagne. La servitù della gleba era risultata assolutamente inconciliabile con la necessità, resa evidente dalla sconfitta subita nel corso della guerra di Crimea (24), di promuovere la modernizzazione capitalistica dell’Impero. Ma nella divisione delle terre, scrive Engels nel 1891, “”la nobiltà (…) ottenne appezzamenti fecondati dal lavoro di numerose generazioni di contadini, mentre questi ne ricevettero solo lo stretto necessario, per lo più costituito da terreni brulli e cattivi. I boschi e i pascoli comunali toccarono ai signori; il contadino, se ne aveva bisogno – e, senza, non campava – dovette pagare””. In più “”i nobili ricevettero subito dal governo, in buoni del Tesoro, l’ammontare capitalizzato del riscatto che i contadini avrebbero pagato in diverse annualità successive””. In conseguenza dei pagamenti in danaro, una somma enorme per i contadini, questi ultimi “”precipitarono dall’economia naturale nell’economia monetaria””; il contadino russo si ritrovò “”non soltanto a dover vivere sul lotto di terra rimpicciolito e meno produttivo che gli era toccato in sorte (…), e mantenervi il bestiame da laovro nei mesi d’inverno (integrando il suo appezzamento con la poca terra comunale rimasta dopo la sottrazione dei boschi e dei pascoli), ma a dover pagare – in contanti per giunta – maggiori imposte e le annualità del riscatto”” (25)”” (pag 146-147) [Vincenzo Orsomarso, Marx, Engels e la Russia, Estratto da ‘Slavia, 4.2013] [(21) K. Marx, ‘Possibilità teoriche e premesse storiche del passaggio dalla comune rurale al comunismo superiore’, in K. Marx F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (22) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, cit, p. 380; (23) F. Engels, ‘Le condizioni sociali in Russia’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (24) La sconfitta subita nel settembre 1855 a Sebastopoli ad opera di francesi e inglesi, intervenuti contro la Russia in soccorso della Turchia e per impedire la realizzazione di una supremazia dell’impero dello zar Nicola I nei Balcani, rese evidente l’inferiorità organizzativa e tecnica dei russi di fronte alle grandi potenze occidentali, un’inferiorità che non era semplicemente militare bensì economico-produttiva e giuriidico-istituzionale; (25) F. Engels, ‘Cause e riflessi della grande carestia, in K. Marx e F. Engels, India, Cina, Russia’; cit., pp. 253-255. A ciò – continua Engels – si aggiunga “”la concorrenza della grande industria nuova di zecca, che lo privò del mercato interno dei prodotti della sua industria casalinga, industria che era per innumerevoli contadini la fonte principale del reddito””. Per chi vuol farsi un’idea della sorte toccata al contadino russo nel corso degli ultimi trent’anni, Engels, rinvia alle pagine “”sulla ‘formazione del mercato interno’ del I Libro del Capitale (sez. V, cap. XXIV)””]”,”MADS-654″
“ORSOMARSO VIncenzo”,”Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano.”,”Vincenzo Orsomarso è autore di indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci. Si occupa inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e organizzazione del lavoro. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. “”Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” “”Ecco allora un’affermazione con cui il filosofo, il teorico, il pedagogista ‘sui generis’ esprime un preciso programma di lavoro: se “”l’azione pratica in Italia non è possibile””, allora è necessario “”scriver libri per istruire quelli che vogliono farla da maestri. Manca all’Italia mezzo secolo di scienza e di esperienza degli altri paesi. Bisogna colmare questa lacuna “” (127). “”Eccole – scrive ad Engels il 2 settembre 1892 – in poche parole che lavoro preparo: ‘la genesi del manifesto comunista’. Fine prossimo, ‘una’ traduzione ‘decente’. E come ci vorrebbe un gran commentario, così rifaccio tutto l’ambito ideale e reale da cui il ‘Manifesto’ è sortito. Spero di venirne a capo entro dicembre. Farò di fondere italianamente il pensiero astratto con la trattazione concreta – Mi arrendo a ciò con ripugnanza. I miei studi furono sempre di filosofia, filologia e storia. Accettando il socialismo come cosa fatta ed elaborata, per anni me ne sono servito come oratore ed occasionalmente. Temo la taccia di incompetente. Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” (128). “”Un lavoro che al momento passa per le sue lezioni universitarie (129), svolte con il necessario scrupolo scientifico, anche in considerazione del fatto che l’«””interpretazione materialistica della storia””» ha bisogno per arrivare a maturità di un più largo studio di analisi particolari”” (130).”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(127) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, cit., p. 228; (128) Ivi, p. 245; (129) Cfr. ivi, p. 284. “”Dal novembre dell’altro anno a questo giugno – scrive il 10 agosto 1891 – dedicai il mio corso di ‘filosofia della storia, nell’Università di Roma, alla esposizione e alla critica della ‘interpretazione materialistica della storia’, ossia alla dottrina di C. Marx e i suoi seguaci”” (A. Labriola, ‘Scritti politici’, 1886-1904′, cit., p. 266). Alcuni anni dopo, in una lettera del 22 aprile 1894, informava Richard Fischer che già “”da anni”” tratta all’Università “”il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola””. Così ad esempio, nell’anno accademico 1890-1891 ha esaminato il “”Manifesto del partito comunista”” con una introduzione alla concezione materialistica della storia””. Dall’ottobre 1892, poi, ha stabilito “”un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””””, impegnandosi a trattare ogni anno “”il tutto in modo rapido e descrittivo””, approfondendone “”una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica””. Così, nell’anno accademico 1892-93 si era occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, nel successivo (1893-94) dello ‘sviluppo del marxismo e dell’internazionale”” (Id., Carteggio III 1890-1895, cit., p. 395). L’8 dicembre 1894 comunica al Croce che nel corso di filosofia della storia raccoglierà, sotto il titolo di “”la concezione materialistica della storia”” tutti “”i corsi degli anni precedenti (- e in forma sistematica)””. Pertanto, 1887, “”Vico – precursore””; 1887-88, «a) Historica e Filologia – 2) origini della società moderna»; 1888-89, la rivoluzione francese; 1889-1890, «Dei rapporti fra Chiesa e Stato da Costantino alla pace di Westfalia»; 1890-91 e 1891-92, la «preistoria e la dottrina Morgan». Infine, 1892-93 e 1893-94, «La genesi del socialismo moderno» (ivi, p. 486); (130) Ivi, p. 269] Le lezioni sul socialismo di Labriola “”Ma le difficoltà che Labriola incontra nell’elaborazione dell’«opuscolo» sulla «””genesi del manifesto comunista””», risiedono nella mancanza di «precedenti letterarii nazionali» a cui riferirsi, «siano pure erronei o sbagliati». Poi, come «colmare la lacuna di un secolo di storia? Come presentare ‘di scorcio’ fatti, persone, teorie, etc. che sono tante fasi, e tanti momenti né subiti né conosciuti dall’Italia?». Problemi che il professore risolve brillantemente nel corso delle lezioni universitarie dedicate alla «””genesi del socialismo moderno””». “”Nel far lezione – scrive ad Engels – è tutt’altro. Ne dedico quest’anno (92-93) circa sessanta, (…), come le dissi, alla “”genesi del socialismo moderno””. Nel parlare si ha subito la coscienza di quel che manca all’uditore. E poi c’è tempo di fare delle digressioni, di spiegare i nomi, le date storiche, i termini che si adoperano. Ora si parte dalle biografie, ora dalla definizione. Si aprono delle parentesi, si ripete il già detto, si amplia si corregge etc.”” (131). Ma nessun individuo può colmare «una lacuna della storia» (132); pertanto non risultava agevole trattare in opuscolo «(- qui i libri non li legge nessuno -) quello, o parte di quello» che aveva «insegnato» (133), realizzare una trattazione che allo stesso tempo voleva essere rigorosa, accessibile e didatticamente efficace. Testi, in ogni caso, preparati nel corso delle lezioni universitarie, durante le quali tratta, come dicevamo, «il socialismo come materia di insegnamento in piena regola». ‘Già da anni – scrive a Richard Fischer il 22 aprile del 1894 – tento, qui all’Università, di trattare il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola. Così, ad esempio, nell’anno accademico 1890-91 (…) ho esaminato il ‘Manifesto del partito comunista’ come introduzione alla concezione materialistica della storia’. Dall’ottobre 1892, continua nella lettera al Fischer, ‘ho stabilito un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””. Tratterò ogni anno il tutto in modo rapido e descrittivo, e ne approfondirò una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica. Così, nell’anno accademico 1892-93 mi sono occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, e quest’anno (1893-94) tratto principalmente dello sviluppo del marxismo e dell’Internazionale’. Non tutto quello che è stato trattato nelle lezioni può essere messo “”in forma di libro””, Labriola ritiene opportuno tradurre in volume “”alcune parti”” e in primo luogo la «””genesi del manifesto comunista””». Ciò ha anche un risvolto concreto, la «situazione sociale complessiva dell’Italia – fatta astrazione dai fattori politici di disturbo o di antagonismo – è ancora al di sotto del livello, che nel ‘Manifesto’ è considerato come ‘presupposto’ storico». E’ necessario «ripercorrere, teoricamente e praticamente, tutto il processo dello sviluppo, perché non siamo ‘andati di pari passo’ conle altre nazioni» (134)”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(131) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, p. 291; (132) Ibidem; (133) Ivi, p. 567; (134) Ivi, p. 395] (pag 60-61-62-63) Umanesimo, RIforma e Rinascimento (pag 136-137)”,”LABD-095″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere’.”,”L’educatore politico. ‘L’autore del ‘Principe’, nel ‘Quaderni’, risulta essere il solo vero intellettuale moderno che la borghesia italiana sia mai stata capace di realizzare integralmente. E’ l’uomo di cultura che non si separa dalla vita del suo popolo, il cui costante richiamo alla concretezza dei fatti storici non fa venire meno la specifica prospettiva politica. Tutta la riflessione di Machiavelli è infatti dominata da quei paesi, come Spagna e Francia, che “”hanno raggiunto una forte unità statale e territoriale””. E’ il vero rappresentante della “”filosofia del tempo”” che tende all’organizzazione delle monarchie nazionali assolute, alla liquidazione della feudalità, allo sviluppo delle forze produttive borghesi, delle forze progressive del suo tempo (35). Ma il disegno politico e istituzionale, il moderno stato nazionale, può concretizzarsi nella misura in cui si afferma una volontà unitaria che può scaturire solo dal “”basso””, dalla convinta adesione della borghesia cittadina a un programma che presuppone la radicale liquidazione di tutti gli ingombranti sedimenti storici del vecchio mondo feudale. A tale proposito Machiavelli ha ben compreso il significato nodale del rapporto rivoluzionario che deve istituirsi tra forze progressive della città e le grandi masse delle campagne. Egli sa, continua Gramsci, che “”se le classi urbane vogliono porre fine al disordine interno e all’anarchia esterna debbono appoggiarsi sui contadini come massa”” e che la formazione del loro Stato non è separabile dalla formazione di una forza armata sicura e fedele reclutata nelle campagne, del tutto diversa dalle compagnie di ventura (36). Il suo “”giacobinismo precoce”” è appunto testimoniato dall’implicita consapevolezza che non è mai possibile la formazione di una “”volontà collettiva nazionale popolare”” se “”le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica”” (37). Era ciò che Machiavelli “”intendeva (…) attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce del Machiavelli”” (38). Lo scrittore fiorentino non è uno scienziato disinteressato della politica, un teorico che arriva alle sue tesi, per via di “”speculazione filosofica””, è un politico che persegue un fine pragmatico essenziale e cerca di realizzarlo secondo le possibilità e le esigenze del suo tempo. Respingendo l’immagine del Machiavelli “”politico in generale”” e “”scienziato della politica”” attuale in tutti i tempi e in tutte le società, il Segretario fiorentino è, dichiara Gramsci un uomo di parte, di passioni poderose, un politico in atto, che vuole creare nuovi rapporti di forza (39). Il “”limite e l’angustia del Machiavelli consistono (…) nell’essere egli stato una “”persona privata””, uno scrittore e non il capo di uno Stato o di un esercito””. D’altronde il Segretario fiorentino “”non dice mai di pensare o di proporsi egli stesso di mutare la realtà, ma solo e concretamente di mostrare come avrebbero dovuto operare le forze storiche per essere efficienti”” (40). Diventa, quindi l'””educatore politico”” di “”chi non sa””, colui che insegna alle forze storiche avanzate del suo tempo la natura degli strumenti e delle tecniche politiche, mentre sprona la loro volontà rivoluzionaria ancora latente. Per Gramsci non si può veramente intendere il discorso del ‘Principe’, se non si pensa che esso è rivolto alle forze rivoluzionarie del tempo perché abbiano piena consapevolezza dei mezzi necessari per raggiungere un fine storicamente progressivo, cioè capace di risolvere i problemi di un’epoca e di una società. Educare il popolo quindi, ma non nel senso che hanno dato a queste espressione certe correnti democratiche (41). “”Per Machiavelli – scrive Gramsci – “”educare il popolo”” può significare solo renderlo convinto e consapevole che può esistere una sola politica, quella realistica, per raggiungere il fine voluto e che pertanto occorre stringersi intorno e obbedire proprio a quel principe che tali metodi impiega per raggiungere il fine”” (42)”” (pag 49-51) [Vincenzo Orsomarso, ‘Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere”, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 202, 2017] [(35) La “”sua “”ferocia””, precisa Gramsci, è rivolta “”contro i residui del mondo feudale, non contro le classi progressive. Il Principe deve porre termine all’anarchia feudale e ciò fa il Valentino in Romagna, appoggiandosi alle classi produttive, mercati e contadini”” (A. Gramsci, ‘Lettere dal carcere 1931-1937’, vol. II, cit., p. 1572); (36) Cfr, ivi, p. 1573; (37) Se “”una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma economico”” (ivi, p. 1561) è da valutare se una tale esigenza sia riscontrabile nell’opera di Machiavelli. Se “”si prova che il Machiavelli tendeva a suscitare legami tra città e campagna e ad allargare la funzione delle classi urbane fino a domandar loro di spogliarsi di alcuni privilegi feudali-corporativi nei rispetti della campagna, per incorporare le classi rurali nello Stato, si dimostrerà anche che il Machiavelli implicitamente ha superato in idea la fase mercantilistica e ha già degli accenni di carattere “”fisiocratico””, cioè egli pensa a un ambiente politico-sociale che è quello presupposto dall’economia classica”” (ivi, p. 1039). Si tratta di “”vedere se il linguaggio essenzialmente politico del Machiavelli può tradursi in termini economici e a quale sistema economico possa ridursi. Vedere se il Machiavelli che viveva nel periodo mercantilista abbia politicamente preceduto i tempi e anticipato qualche esigenza che ha poi trovato espressione nei fisiocratici”” (ivi, p. 1575); (38) Ivi, p. 1560; (39) Cfr. ivi, p. 1577; (40) Ivi, p. 1578; (41) Una posizione rintracciabile in un passo dei ‘Ragguagli di Parnaso’ di Traiano Boccalini e che ritorna nei famosi versi ‘Dei sepolcri’. Machiavelli, annota Gramsci riassumendo quanto afferma lo scrittore di Loreto, “”ha esposto come i principi governano e così facendo ha istruito il popolo, ha ‘messo alle pecore denti di cane’, ha distrutto i miti del potere, il prestigio dell’autorità, ha reso più difficile il governare, perché i governati ne possono sapere quanto i governanti”” (ivi, p. 1690); (42) Ivi, p. 1691]”,”GRAS-130″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, l’educazione e la divisione del lavoro.”,”””La «parte più illuminata degli operai – scrive Marx – comprende perfettamente che il futuro della sua classe, (…) dipende totalmente dalla formazione delle giovani generazioni», pertanto a nessuno, genitore o datore di lavoro che sia, «può venir dato (…) il permesso di usare del lavoro dei fanciulli o di adolescenti, se non a patto che quel lavoro produttivo sia legato con l’istruzione». Intendendo per istruzione un combinato di «formazione spirituale», di «educazione fisica» e «di istruzione politecnica che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri» (32). Un’articolazione dell’istruzione in cui la parola chiave, accolta dall’Internazionale, è «politecnica», un termine che Marx nel ‘Capitale’ non usa, parla invece di «istruzione tecnologica teorica e pratica». Una realtà già presente nel mondo industriale, infatti, ricorda Marx, sia la legislazione inglese sulle fabbriche e sia l’azione filantropica di Owen hanno dimostrato la possibilità di collegare l’istruzione e la ginnastica col lavoro produttivo, ma anche il lavoro manuale con l’istruzione e la ginnastica. Quindi la proposta avanzata non è una escogitazione ideologica ma una realtà già in atto e rappresenta, come abbiamo già detto, per Marx, il «germe dell’educazione dell’avvenire». Nell’agosto 1869, al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a tre anni di distanza dalle ‘Istruzioni ai delegati’, Marx ritorna alla questione dell’istruzione politecnica (33) e nel 1875, nella ‘Critica al programma di Gotha’, ribadisce la richiesta del legame dell’istruzione col lavoro produttivo, in quanto «uno dei più potenti mezzi di trasformazione della odierna società» (34), da subordinare alla regolamentazione della durata del lavoro secondo le diverse età. Marx si preoccupava inoltre di chiarire la funzione progressiva della meccanizzazione industriale per la stessa classe operaia, con tutte le contraddizioni che il fatto comportava. Così, in un intervento al consiglio generale del 4 agosto 1868, asseriva che «l’uso delle macchine si è dimostrato da un lato uno degli strumenti più potenti del dispotismo e dello sfruttamento nelle mani della classe dei capitalisti, da un altro lato, lo sviluppo della meccanizzazione crea le condizioni materiali necessarie per la soppressione del lavoro salariato mediante un effettivo sistema sociale di produzione» (35).”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Marx, l’educazione e la divisione del lavoro’, (in) ‘I problemi della psicologia’, Anicia, Roma, n. 2, luglio-dicembre 2015] [(32) K. Marx ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’, in M.A. Manacorda (a.c. di), ‘Il marxismo e l’educazione. Marx, Engels, Lenin’, Roma, Armando Armando Editore, 1964, pp. 111-112. Per Marx alla «suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica. Ad eccezione della prima classe, i costi delle scuole politecniche dovrebbero essere parzialmente coperti con la vendita dei loro prodotti. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia molto al di sopra delle classi superiori e medie. Si comprende da sé che l’occupazione di tutte le persone dai 9 ai 17 anni (inclusi) nel lavoro notturno e nei mestieri dannosi deve essere proibita entro breve tempo» (ibidem); (33) Dei due interventi «non ci sono pervenuti, nei verbali dell’Internazionale, che i rendiconti sommari, di mano del suo amico Eccarius; una redazione, quindi, indiretta e schematica, ma che ha tutta l’apparenza di un documento fedele» (M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 246); (34) Id. ‘Per la critica al programma di Gotha (Note a margine al partito operaio tedesco)’, in M.A. Manacorda, ‘Il marxismo e l’educazione’, cit., p. 111; (35) K. Marx, ‘Progetto di risoluzione sulle conseguenze dell’uso delle macchine da parte dei capitalisti’ (4 agosto 1868), il G.M. Bravo, ‘La Prima Internazionale. Storia documentaria’, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1978, p. 269] (pag 284-385)”,”MADS-726″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Storia e insegnamento della storia in alcune pagine di Antonio Labriola.”,”‘Socratismo e antiscolasticismo, quindi, vanno sostenendo un socialismo inteso, come dicevamo, in termini di ‘filo conduttore’, come ricerca collettiva, di conseguenza ai “”comunisti critici”” spetta “”l’obbligo della minuta e diretta ricerca”” (18). Di studiare i fenomeni storici dall’angolazione che è propria della concezione materialistica, dell’intendere “”le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale”” (19), “”ma poiché non giova di imitare lo scolastico – scrive in ‘Del materialismo storico’ -, che in riva al mare insegnava a nuotare con la definizione del nuoto prego il lettore di aspettare, che io semplifichi in altri saggi il mio pensiero, col recare una qualche effettiva narrazione storica; rifacendo, cioè, per iscritto una parte di ciò che già da un pezzo sto facendo, a voce, insegnando”” (20). E’ un preciso impegno di lavoro inteso a offrire a una più ampia platea quanto già va svolgendo nei suoi corsi universitari, uno scavo storico non certo disinteressato ma scevro da ogni scolasticismo e impegnato a cogliere la complessa reciprocità del rapporto tra struttura economica e sovrastrutture, sebbene la prima sia, in ultima istanza, determinante. In tale complesso proposito indagativo rientra lo “”studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell”associazione cristiana’””, il primo passo da fare nell’ordine di tale ricostruzione è quello di “”abbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di ‘tutto il cristianesimo’, e venire alla storia particolare, per tempi e luoghi, dell”associazione cristiana’”” che “”è parte soltanto di quella più larga società civile”” (21). Vanno quindi ricercate e dichiarate quelle “”‘condizioni materiali’, le quali, come è accaduto di ogni altra convivenza umana, produssero dapprima l’associazione cristiana, e poi la mantennero, la perpetrarono o la portarono alla parziale o locale dissoluzione”” (22), un'””associazione”” che è “”stata sempre, dal più al meno, contenuta da un più vasto e complicato ‘ambiente’ storico-sociale”” (23). Fatta la “”storia economica”” non “”tutto sarà chiaro””. “”Spiegare un processo consiste, in generale, nel risolverlo nelle condizioni sue più elementari, fino al punto che sia dato di scorgere e seguire (dal minimo del discernibile in su) le fasi successive, come chi vada da premesse a conseguenze””. Ma la conoscenza storica è insufficiente “”senza sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizione””. Quindi, sembra suggerire il Marx del ’18 brumaio’, gli uomini fanno da sé la propria storia, ma nelle circostanze “”determinate dai fatti e dalla tradizione”” (24). In ogni caso Labriola non può prescindere dalla rilevazione delle basi materiali del fenomeno esaminato, quindi dalla “”condizione economica dell’Italia superiore e media in su la fine del XIII, e in sul cominciamento del XIV secolo, col principale intento di spiegare l’origine del proletariato di campagna e di città, per trovar poscia una qualche prammatica spiegazione del sorgere di certe agitazioni comunistiche, e per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino””. Una ricostruzione che richiede in primo luogo la rilevazione dei mutamenti dei rapporti sociali di produzione nelle campagne in ragione “”del dominio borghese nelle forme della ‘città sovrana’””, un processo che Labriola considera di precoce modernizzazione che con la rapida sparizione della piccola proprietà produce “”una moltitudine di straccioni”” (25). A partire da questa “”descrizione”” che il Cassinate definisce “”sociologica”” (“”l’abolizione della servitù personale”” e la formazione sul finire del XIII secolo di un “”enorme proletariato di campagna””) (26), la questione che si pone è quella di cogliere “”i riflessi ideologici di questa condizione”” nel movimento capeggiato da Dolcino (27). L’esposizione è incentrata su una lettura critica delle fonti, quindi l’esame dei movimenti ereticali, “”patari, valdesi, apostolici””, dei gruppi sociali che alimentano il fenomeno, quindi il pauperismo, la polemica antigerarchica, l’egualitarismo, il mutuo insegnamento; su tutto si innesta ad opera di Dolcino un elemento profetico denso di reviviscenza gioachimitiche e suggestioni ghibelline. Il che non impedisce al Labriola ad accennare ad analogie con i movimenti sociali e riformatori successivi, richiamando tra l’altro, il “”movimento tedesco”” (28), la ribellione dei contadini guidati da Thomas Münzer. Procedendo in conformità ai criteri propri di una spiegazione realistica, Labriola giunge alla specifica manifestazione ereticale. Dalle trasformazioni dei rapporti sociali nelle campagne dell’Italia centro-settentrionale, dalla conseguente realizzazione di un “”enorme proletariato di campagna”” a “”Fra Dolcino come ‘condottiero’ di un esercito di infimi pei quali la guerra è un atto di apostolato e di redenzione”” (29). Dolcino, profeta armato, diventa “”un cavaliere dell’umanità””, “”il primo autore di una rivelazione comunistica””, di una rivolta che non poteva “”rovesciare sia pure temporaneamente un sistema politico o essere almeno un sommovimento generalizzato di tutta una classe”” come i “”contadini di Germania nel principio del secolo XVI”” (30). La frammentazione delle lotte dei lavoratori delle città, “”ogni città ha la sua storia, e le sue lotte di classe”” (31), spinge “”gl’idealisti dell’eresia comunistica”” a “”dirigersi (…) ai contadini””, incapaci però di cogliere la natura della loro più generale condizione di gruppo sociale’ (pag 56-57) [(18) A. Labriola, ‘A proposito della crisi del marxismo’, in Id. ‘Da un secolo all’altro, 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, p. 266; (19) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, a cura di V. Gerratana, A. Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 245; (20) Id. ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, cit., p. 154; (21) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., pp: 245-246; (22) Ivi, p. 246; (23) Ivi, p. 248); Ivi, p. 252; (25) Cfr. A. Labriola, ‘Fra Dolcino’, a cura di A. Savorelli, Pisa, Edizioni della Normale, 2013, pp. 26-33; (26) Ivi, p. 47; (27) Cfr. ivi, p. 28; (28) Ivi, pp. 64-65; (29) Ivi, pp. 47-48; (30) Ivi, pp. 70-71); (31) Ivi, p. 73]”,”LABD-105″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale.”,”Omaggio dell’autore. Vincenzo Orsomarso è autore di numerose indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci; si è occupato inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e l’organizzazione del lavoro. Tra le sue pubblicazioni in volume ‘Il progresso intellettuale di massa’ e ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’. Marx Hegel ‘Nella primavera – estate del 1843, [Marx] porta a termine il commento dei paragrafi 261-313 della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel. Un lavoro di smontaggio della teoria hegeliana dello Stato che aveva assunto quale base filosofica la critica dell’idealismo speculativo avanzata da Feuerbach. Le obiezioni di Marx riguardano innanzitutto il metodo con cui Hegel sviluppa la teoria dello Stato nell’orizzonte complessivo del suo pensiero, in secondo luogo il rapporto che stabilisce tra lo Stato e le altre sfere della società (famiglia e società civile); infine, temi quali la burocrazia, la costituzione, la democrazia, il suffragio. Sul piano filosofico generale la critica di Marx segue decisamente il modulo argomentativo feuerbachiano: nella filosofia idealistica come nella teologia si dà luogo ad una inversione, a un capovolgimento del rapporto tra il soggetto e il predicato. Come non è Dio a creare l’uomo ma l’uomo a creare Dio, così in filosofia il vero soggetto non è il pensiero ma l’uomo realmente esistente, di cui il pensiero è solo il predicato. In realtà l’«unico interesse di Hegel – scrive Marx – è di ritrovare l'””idea”” pura e semplice (…) in ogni elemento, sia dello Stato, sia della natura» (17). Hegel «dappertutto fa dell’idea il soggetto e del soggetto propriamente detto, reale (…), fa il predicato. Ma lo sviluppo procede sempre dalla parte del predicato» (18). Tuttavia Marx riconosce ad Hegel – nel corso della sua attività – la scoperta del principio dialettico, la contraddizione che è però essenzialmente una contraddizione di concetti o categorie ed è pertanto destinata a risolversi automaticamente nel puro pensiero. Il metodo di Marx risulta fondato innanzi tutto sul riconoscimento della oggettività reale della contraddizione, pertanto sul rovesciamento della dialettica di Hegel, «per trovare il nocciolo razionale dentro il rivestimento mistico». Un punto di vista ribadito trent’anni dopo la ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, testo che lo stesso Marx richiama nel ‘Poscritto alla seconda edizione’ de ‘Il capitale’ del 24 gennaio 1873. «Nei suoi principi basilari il mio metodo non solo è diverso da quello hegeliano, ma ne sta proprio all’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli sotto il nome di Idea trasforma in soggetto indipendente, è il demiurgo della realtà, mentre la realtà è solo il suo fenomeno esteriore. Invece per me il fattore ideale è solamente il fattore materiale trasferito e tradotto nella mente degli uomini» (19). In ogni caso la «mistificazione cui è soggetta la dialettica nelle mani di Hegel, non impedisce in nessun modo che egli sia stato il primo ad averne esposto distesamente e consapevolmente le forme generali di movimento» (20). In più, la dialettica, nella sua «forma razionale», è «scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi portavoce dottrinari, perché nella comprensione positiva della realtà delle cose include nello stesso tempo anche la comprensione delle negazione di essa e del suo inesorabile declino, perché considera ogni forma divenuta nel fluire del movimento, perciò anche dal suo lato transitorio» (21)”” (pag 38-39-40) [(17) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in Id. ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. di G. Della Volpe, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, p. 22; (18) Ivi, p. 21; (19) Id., ‘Proscritto alla seconda edizione de ‘Il Capitale’, cit., pp. 44-45; (20) Ibidem; (21) Ibidem] Gramsci e Lenin e la questione dell’ alleanza operai – contadini (pag 159-162)”,”GRAS-145″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”L'””autoeducazione”” dei produttori. Gramsci e la rivoluzione sovietica.”,”Americanismo sovietico e istruzione politecnica (pag 139-140) “”Ma il tema dell’istruzione politecnica ritorna ufficialmente in ambito socialista, solo per mano di Lenin, nell’aprile-maggio 1917, nei ‘Materiali per la revisione del programma del partito’ socialdemocratico operaio russo. Concetto ribadito nel marzo 1919, nel ‘Progetto di programma del PC(b.)R, e che va posto in relazione alle riflessioni condotte dallo stesso Lenin sulle teorie relative alla razionalizzazione dell’apparato produttivo, al “”difficile”” tentativo, successivo all’Ottobre di piegare ai fini del “”potere sovietico la scienza e la tecnica borghese””. La stessa tecnica posta a fondamento materiale e della formazione politecnica e di cui era necessario appropriarsi, con il proposito di svuotare dell’elemento classista di fondo l’organizzazione scientifica del lavoro: la separazione tra direzione ed esecuzione. Del “”sistema dell’ingegnere americano Frederick Taylor””, Lenin si occupa già dal 1913 ma è in ‘Stato e rivoluzione’ che il taylorismo appare, in ragione degli incrementi di produttività che garantisce, un elemento di razionalizzazione da acquisire in funzione della creazione della “”basi economiche”” per il passaggio ad altra realtà statuale, resa possibile, tra l’altro, dalla liberazione di tempo di lavoro per la partecipazione alla direzione collettiva dello Stato (18). Tale è per Lenin, nel 1917, il senso da dare alla modernizzazione sovietica, una tesi confermata nella ‘Variante iniziale dell’articolo “”I compiti immediati del potere sovietico””, dove riafferma un’idea di sviluppo basata sul governo operaio del processo produttivo. “”La possibilità di realizzare il socialismo””, in un paese arretrato e piegato dalla guerra, “”sarà determinata appunto dai successi”” che saranno conseguiti “”nel combinare il potere sovietico e l’amministrazione sovietica con i più recenti progressi del capitalismo”” (19). Ma ne ‘I compiti immediati del potere sovietico’, marzo-aprile 1918, Lenin non fa più riferimento né alla riduzione dell’orario di lavoro né ad una direzione operaia del processo produttivo, la questione sembra diventare quella, in tempi non certo brevi, di crearne le premesse: “”bisogna introdurre in Russia lo studio e l’insegnamento del sistema Taylor”” (20), lavorare perché si sviluppi la capacità proletaria di “”organizzare la produzione socialista”” (21)”” (pag 139-140) [(18) Cfr. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 199; (19) Id. ‘I compiti immediati del potere sovietico’, in Lenin, ‘Scritti economici’, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 657: (20) Ivi, p. 658. Cfr. R. Finzi, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’, in E.J. Hobsbawm et al. ‘Storia del marxismo’, vol III, Torino, Einaudi, 1980, pp. 638-655; (21) Lenin, ‘Discorso al I Congresso dei Consigli dell’economia nazionale’, in Id., Scritti economici’, cit., p. 663; l’intervento fu svolto il 26 maggio 1918] La rivoluzione sovietica per Lenin …. (pag 142-143) “”La rivoluzione sovietica per Lenin non poteva che essere l’inizio di un processo rivoluzionario più vasto; lo stesso Marx non aveva escluso la rivoluzione in Russia a condizione che fosse stata “”il segnale di una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che le due rivoluzioni si fossero completate a vicenda, allora la proprietà comune della terra in Russia», l”obscina’, sarebbe stata il «punto di partenza ad uno sviluppo in senso comunistico”” (31). Marx ed Engels avevano scritto ne ‘L’ideologia tedesca’ che se tutte “”le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione tra le forze produttive e la forma di relazioni””, non è necessario “”per provocare delle collisioni in un paese”” che “”questa contraddizione sia spinta all’estremo in questo paese stesso””. La concorrenza con paesi industrialmente più progrediti, provocata dall’allargamento delle relazioni commerciali internazionali, è sufficiente a generare una contraddizione analoga anche in paesi industrialmente meno avanzati. Era il caso del “”proletariato latente in Germania, fatto apparire dalla concorrenza dell’industria inglese”” (32), adesso sembrava il caso del proletariato russo che veniva a vita sotto la pressione della “”vertigine speculativa capitalistica in rapida fioritura”” e al diffondersi della “”proprietà fondiaria borghese”” (33). Ma al proletariato internazionale e alla sua capacità di determinare profondi rivolgimenti sociali era affidata la sorte del socialismo in Russia. L’arretratezza economica e culturale, la disfatta bellica, la guerra civile, ma soprattutto il fallimento della rivoluzione in Occidente, l’accerchiamento operaio dalle potenze capitalistiche, rendeva drammaticamente difficile la realizzazione del processo rivoluzionario in Russia. È alla luce di quadro del quadro politico delineatosi sul finire del 1920 che si spiegano le scelte di natura economica e politica, quindi anche di politica scolastica del paese che si proponeva sovietico. Ma il fatto educativo per Lenin rimane una delle premesse per consentire ai più un ruolo attivo nel processo di trasformazione delle strutture politiche e produttive del paese sovietico. Un’ulteriore testimonianza è data dalla ‘Prefazione’ al libro di Stepanov sulla elettrificazione e dallo scritto incompiuto, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’ (14); in quest’ultimo intervento si occupa del volume di O.A. Ermanski, ‘L’organizzazione scientifica del lavoro e il sistema Taylor’, un libro, ad avviso di Lenin «pienamente adatto come manuale obbligatorio per tutte le scuole professionali e per le scuole secondarie in generale. Imparare a lavorare è attualmente il compito principale della Repubblica dei soviet, un compito che riguarda tutto il popolo. Sopprimere interamente l’analfabetismo; non contentarsi in nessun caso e andare oltre a qualsiasi costo, facendo proprio tutto ciò che di veramente prezioso c’è nella scienza europea e americana: questo è il nostro compito primario fondamentale» (35)”” (pag 142-143) [(31) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1965, p. 246. Cfr. V. Orsomarso, ‘Marx, Engels e la Russia’, in Id. ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’, cit., pp. 161-176; (32) Cfr. K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 72; (33) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit., p. 246; (34) Cfr. Lenin, ‘Prefazione’ al libro di I.I. Stepanov, ‘L’elettrificazione della RSFSR in relazione alla fase di transizione dell’economia mondiale’, in Id., Opere complete, vol. XXXIII, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 221-222; Lenin ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in op. cit., pp. 335-336. Il primo testo è del 18 marzo 1922, il secondo è stato scritto tra la fine di agosto e l’inizio di settembre dello stesso anno; (35), Lenin, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in Id. Opere complete, vol. XXXIII, cit., p. 335]”,”GRAS-167″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Antonio Labriola, “”istruire quelli che vogliono farla da maestri””.”,”Citato il volumetto con scritti di Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2029, a cura di Davide Bondi e Alessandro Savorelli Labriola: educare la parte degli operai che è educabile (pag 64) Le differenze tra il professore romano e il socialista milanese. ‘Il materialismo storico a cui si richiamava Turati era fortemente calcato su una visione deterministica ed economicistica. Il mutamento si realizza in virtù dei movimenti “”delle forze economiche a cui si accompagnano e succedono, rigidamente solidali con esse, adeguate trasformazioni politiche, religiose, familiari, intellettuali e morali””. Il movimento socialista non pretende “”di presegnare il tempo, le forme e i termini di codesta evoluzione nei suoi più intimi particolari, tende a disvelarne la linea generale e i fini principali ed immancabili”” (27). È evidente, nella premessa, sopra citata, al ‘Programma della Lega socialista milanese’ del 1891, il richiamo ad una considerazione dello sviluppo sociale come graduale e inarrestabile, che si realizza per lenta accumulazione. Ogni tentativo di forzare le tappe della storia ha come solo risultato quello di ritardare il corso naturale degli eventi. Per Turati, ispiratore del programma del 1891, la condizione umana progredisce per lenti processi di trasformazione dei rapporti e degli istituti sociali, con la stessa gradualità con cui procede l’evoluzione biologica. Il prevalere di una visione evoluzionistica all’interno del nascente movimento operaio non era un fenomeno circoscritto ai socialisti italiani, ma interessava gran parte della cultura della Seconda Internazionale, pervasa da una visione progressiva della storia che indicava nel socialismo la prossima e immancabile tappa della storia umana. Una filosofia condivisa tanto da coloro che immaginavano il passaggio al socialismo come un processo graduale e pacifico quanto dai cosiddetti “”ortodossi”” che si affidavano al “”crollo”” del sistema giunto a piena maturità. In Italia il positivismo evoluzionista, l’adesione ad una idea di mutamento come passaggio graduale ma ineluttabile da uno stato di disgregazione ad uno stato di coerenza e di armonia crescente, consentiva di raccordare le aspirazioni del democraticismo repubblicano con le prospettive di un riformismo socialista, nutrito da un economicismo assunto a fattore determinante il movimento storico (28)’ (pag 58-60) [(27) ‘Programma socialista della Lega socialista milanese’, in ‘Critica sociale’, 20 aprile 1891, p. 90; (28) Se “”il socialismo – dichiarava Turati dalla tribuna del Congresso di Bologna del 1904 – sarà lo sbocco della società progredita… Da oggi fino a quel giorno v’è confluenza di interessi fra sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica”” (F. Turati, ‘Le vie maestre del socialismo’, a cura di R. Mondolfo e G. Arfè, Napoli, Morano, 1966, pag 82] La crisi del marxismo e il colonialismo. “”Nel 1896 Labriola avvertiva un’imminente e lunga crisi del socialismo per l’inadeguatezza delle “”stesse teorie marxiste”” a comprendere “”i nuovi fenomeni economico-sociali dell’ultimo ventennio”” (61). La strumentazione di cui usufruiva la filosofia della prassi non sembrava in grado di abbracciare e comprendere il “”grande spostamento – Giappone – Cina – Russia – Africa – il mercato mondiale”” (62). Sulla “”pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” ritorna in una lettera del 24 settembre 1896 indirizzata a Eduard Bernstein (63), ancora l’8 ottobre 1898 (64) e il 12 novembre (65) dello stesso anno nella corrispondenza con Kautsky. L'””intuizione della vita e del mondo, la quale si compendia nel nome di materialismo storico – scrive nel 1899 -, non è giunta a perfezione negli scritti di Marx ed Engels, e dei loro prossimi seguaci””, “”la dottrina procede ancor lenta, e forse procederà allo stesso modo per un buon pezzo””. Ciò non toglie che, “”senza proclamarsi scopritori o autori della crisi del Marxismo, si possa esser seguaci anche all’ora presente del materialismo storico””, procedendo “”alla conveniente revisione di concetti, che abbiano subito o subiscano correzione dal corso naturale del pensiero”” (66). Rivisitare e aggiornare l’apparato concettuale e metodologico del marxismo è possibile ed è necessario, fermo restando il “”nerbo”” del materialismo storico “”la concezione generale dello sviluppo storico sotto l’angolo visuale della rivoluzione proletaria”” (67), l’autonomia teorica del marxismo”” (pag 66-67) [(61) A. Labriola, Carteggio, 1896-1898, cit., p. 189; (62) Ivi, pp.209-211; (63) Il “”congresso di Londra”” lo aveva rafforzato nella persuasione che il movimento socialista avrebbe vissuto “”una pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” (ivi, p. 209); (64) Cfr. ivi, p. 640; (65) Cfr. ivi, p. 662; (66) A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, pp. 53-54; (67) Ivi, p. 52]”,”LABD-125″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey.”,”Trotsky: ‘è necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale… la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista’ “”Dewey fu critico anche verso l’assolutismo in cui cadde, a suo avviso, Lev Trockij nel saggio ‘La loro morale e la nostra’, scritto dal rivoluzionario sovietico il 6 febbraio del 1938 a Coyoacan in Messico, a ridosso della tragedia spagnola e mentre si consumava il dramma delle purghe staliniane. Il testo tentava di essere una risposta a quanti attribuivano al bolscevismo, il suo “”amoralismo”” la radice genetica dello stalinismo, a cui era necessario opporre l’inviolabilità dei fondamentali principi morali ed etici democratici. All’equazione bolscevismo-stalinismo Trockij rispondeva richiamando l’opera di abolizione di ogni privilegio intrapresa dalla rivoluzione d’Ottobre che aveva dichiarato guerra all’ineguaglianza sociale, sostituito alla burocrazia il governo dei lavoratori per i lavoratori, soppresso la diplomazia segreta e si era sforzata di dare ai rapporti sociali una trasparenza completa. Mentre lo stalinismo aveva restaurato le forme più offensive di privilegio e dell’ineguaglianza; aveva soffocato, per mezzo del dispotismo poliziesco, l’attività spontanea delle masse, fatto dell’amministrazione e del potere un monopolio dell’oligarchia del Cremlino. Lo stalinismo non era per Trockij il frutto dell'””amoralismo”” bolscevico, come tutti gli avvenimenti rilevanti della storia andava considerato come il prodotto della lotta sociale concreta, “”la più perfida e crudele che ci sia quella di una nuova aristocrazia contro le masse che l’hanno condotta al potere””. In verità, è necessaria una totale indigenza intellettuale e morale – scrive Trockij – per identificare la morale reazionaria e poliziesca dello stalinismo con la morale rivoluzionaria dei bolscevichi. Il partito di Lenin ha cessato di esistere da gran tempo, ormai; le difficoltà interne e l’imperialismo mondiale l’hanno fatto a pezzi. Gli è successa la burocrazia staliniana. La quale è un apparato di trasmissione dell’imperialismo. Nel campo della politica mondiale, la burocrazia ha sostituito la collaborazione fra le classi alla lotta di classe, il socialpatriottismo all’internazionalismo. Al fine di adattare il partito governante alle necessità della reazione, la burocrazia ne ha «rinnovato» il personale con lo sterminio dei rivoluzionari e il reclutamento degli arrivisti (66). Una difesa di fatto debole che non fa i conti con la crescente identificazione di Stato e partito fin dalla guerra civile, con la crescente burocratizzazione e separazione del ceto politico bolscevico dalle masse russe. A quanti, critici dello stalinismo, affermavano la necessità di porre al di sopra delle classi e della lotta di classe la morale, Trockij rispondeva che era come invocare le “”verità eterne”” della morale, quindi rinunciare all’opera di secolarizzazione svolta dal pensiero umano, allo sforzo fatto per restituire la morale alle sue radici storiche (67). È necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale, ch’essa non ha niente di invariabile, che serve agli interessi della società, che tali interessi sono contraddittori e che la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista. Certo – afferma – esistono delle regole elementari di morale elaborate dal progredire dell’intera umanità e che sono necessarie alla vita dell’intera collettività. Ma la loro efficacia è alquanto instabile e ristretta. Le norme “”imperative per tutti”” sono tanto meno efficaci quando la lotta di classe si fa più aspra. La guerra civile, forma culminante della lotta di classe, abolisce violentemente qualsiasi legame morale fra le classi antagoniste (68). I mezzi – continua – Trockij – vanno scelti in ragione degli obiettivi, vanno giustificati in considerazione dei fini, ma se il “”mezzo non può essere giustificato dal fine… anche il fine abbisogna di una giustificazione”” e dal “”punto di vista del marxismo… è giustificato se porta all’accrescimento del potere dell’uomo sulla natura e all’abolizione del potere dell’uomo sull’uomo”””” (pag 63-64) [Vincenzo Orsomarso, ‘Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey’, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 215, aprile-giugno 2020] [(66) L. Trotsky, ‘La nostra morale e la loro’, in Id., Letteratura arte libertà, Milano, Schwarz editore, 1958, p. 153; (67) Cfr. Ibidem, p. 138; (68) ibidem, p. 142]”,”TEOC-802″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Gramsci, una “”pedagogia rivoluzionaria””.”,” Citato il saggio di Leonardo Rapone ‘Gramsci e il movimento internazionale prima del comunismo’ (pag 76) (all’interno del volume a cura di P. Capuzzo e P. Pons ‘Gramsci nel movimento comunista internazionale’, Carocci, 2019) (secondo fascicolo di Orsomarso) Cit. A. Gramsci, ‘Il nostro Marx (1918-1919), Einaudi, 1984 a cura di S. Caprioglio Sui tentativi di tradurre il bolscevismo nel linguaggio storico italiano si sofferma lo studio di Francesco Giavi ‘La bolscevizzazione tradotta in “”linguaggio storico italiano”” che prende le mosse dall’articolo ‘Vladimiro Ilic Ulianof’ pubblicato su ‘Ordine Nuovo’ del 1° marzo 1924, articolo in cui Gramsci indica l’originalità dell’opera di Lenin nell’aver riconosciuto il ruolo dei contadini nella rivoluzione (pag 77)”,”GRAS-168″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo.”,”Tristano Codignola ha mostrato attenzione ai temi della scuola e dell’educazione durante la sua militanza nel Partito d’Azione. Negli anni Cinquanta, il suo interesse divenne impegno politico quando assunse l’incarico di responsabile del settore scuola del PSI. La direzione craxiana, opposta alla sua ‘alternativa radical-riformatrice’, lo allontanò da questo incarico. Dal 1959 al 1976, si impegnò nell’elaborazione di una riforma del sistema di istruzione e formazione. Questa riforma faceva parte di un progetto di trasformazione democratica e socialista. La scuola pubblica, come parte integrante, poteva anticipare gli esiti di questa prospettiva. La scuola pubblica doveva diventare un luogo di formazione critica e di educazione all’autogoverno. C’è bisogno di una scuola capace di ragionamento e critica. Questi obiettivi non dovevano mancare nella formazione tecnico-professionale. La formazione doveva adeguarsi al livello di sviluppo delle forze produttive. L’educazione non doveva essere considerata una variabile dipendente. Vincenzo Orsomarso è socio della SPES. Collabora con ‘Ricerche pedagogiche’ e con la ‘Rivista di Politica, Educazione e Storia’. È autore di ‘Il progresso intellettuale di massa’, Rubbettino, 2007, ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione politica nel marxismo italiano’, Nuova Cultura, Roma, 2015, ‘Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale’, Sette Città, Viterbo, 2018. “”Nato ad Assisi nel 1913, figlio del pedagogista Ernesto Codignola e di Anna Maria Melli, dieci anni dopo si trasferisce con la famiglia a Firenze dove Tristano completa gli studi e si laurea nel 1935 in giurisprudenza – relatore Francesco Calasso -, con una tesi in Storia del diritto italiano intitolata ‘Saggio sui contratti agrari e sulla vita rurale in Toscana nei secoli X-XIII. Una formazione storica quella di Tristano Codignola, influenzata dall’opera di Croce che aveva pubblicato nel 1928 la ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1925’ e nel 1932 la ‘Storia d’Europa nel secolo decimonono’. (…) Successivamente Codignola sul piano della teoria politica, come tutti i giovani crociani che costituirono il movimento liberalsocialista, partendo da sponde ideologiche liberali si spinse a separare i principi della libertà dalla connessa interpretazione liberista, fino a ritrovare nella tradizione socialista le proposte per un nuovo assetto della società, un socialismo divergente da quello maturato nel corso dell’esperienza sovietica. Per ciò che concerne l’analisi storica, l’idealismo crociano lasciò il posto – come vedremo nel corso della trattazione – ad una considerazione più accurata del ruolo dei rapporti sociali di produzione e della lotta di classe nelle vicende umane. Forse sollecitato da alcune pagine del ‘Socialismo liberale’ di Carlo Rosselli. Per quest’ultimo che riteneva il “”Marx socialista”” superato (8), il problema per i socialisti non consisteva nel rinnegare Marx ma nell’emanciparsene”” (9); il “”prepotente realismo”” del pensiero di Marx ormai permeava “”la scienza sociale moderna””, in quanto rappresentava “”un insieme di verità”” acquisite. Quindi l’importanza preminente delle “”forze economiche e, tra queste, (le) forze di produzione e loro organamento; gli stretti legami esistenti fra sistema produttivo e rapporti sociali, e la conseguente loro relatività storica; lo sviluppo organico del modo di produzione e la impossibilità”” di saltare le fasi essenziali, senza per questo ricadere necessariamente nel vecchio determinismo della Seconda Internazionale. Ancora il progressivo prevalere del macchinismo e dell’industrialismo; “”la realtà delle lotte di classe, la parte che queste lotte hanno avuto per il passato, l’avanzarsi del proletariato per effetto dello sviluppo capitalistico e la preminenza del contrasto tra capitalisti e proletari, il frequente modellarsi delle ideologie sulla base degli interessi di classe o di ceto, ecc.”” (10).”” (pag 41-43) [Vincenzo Orsomarso, ‘Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo’, Edizioni Anicia, Roma, 2025] [(8) Il “”Marx socialista”” diversamente dal Marx scienziato, è stato “”confutato nella teoria e progressivamente abbandonato nella pratica, esso appartiene a una fase certo essenziale ma oltrepassata della storia del movimento socialista”” (C. Rosselli, ‘Socialismo liberale’, Milano, 2011, p. 100; (9) Ivi, p. 98; (10) Ivi, p. 97]”,”TEOP-581″
“ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta”,”Donne, lavoro, grande guerra. (Saggi. II. 1982-1999).”,”ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta, allieva della Normale di Pisa (Roma, 1944 – Trieste 1999) è stata docente di storia sociale contemporanea nell’Università degli Studi di Trieste. Contiene il capitolo: ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 177-205) e ‘Le donne italiane nella grande guerra’ (pag 205-213) “”L’arresto – lamentato da Anna Kuliscioff – della mobilitazione femminile nel primo decennio del Novecento, rispetto alla vivacità del movimento associativo negli anni Novanta, era molto verosimilmente l’espressione di un aumento della fatica e delle difficoltà del vivere per la donna lavoratrice (250). Quando, finite le lunghe ed estenuanti ore di lavoro, questa rientrava in casa la sera, si ritrovava “”sola coi figli, con le miserie della vita, col dovere dell’altro lavoro domestico che gli uomini non conoscono, con tutti i corrucci, le sofferenze che non toccano l’uomo e che appartengono a lei sola””: così scriveva una socialista romagnola, Maria Goja, nel 1911″” (pag 151) (250) A Venezia, ad esempio, le donne iscritte al sindacato nel 1913 erano 300, su un totale di 4.931 iscritti (Filippini, “”Su compagne!””, cit., p. 256″,”MITT-348″
“ORTAGGI Simonetta”,”Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese.”,”Due saggi della De-Clementi su Bordiga pubblicati su ‘Rivista storica del socialismo’ prima di pubblicare il suo libro ‘Amadeo Bordiga’ (1971).”,”LENS-236″
“ORTAGGI Simonetta, testi di Eric J. HOBSBAWM Edward P. THOMPSON William H. SEWELL Yves LEQUIN Franco RAMELLA Rolande TREMPE’ Jürgen KOCKA Herbert GUTMAN”,”La formazione della classe operaia.”,”Simonetta Ortaggi insegna storia sociale contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. E’ autrice di studi su Gramsci, Trotsky, Lenin e la Terza Internazionale. Si è interessata anche alla condizione operaia in fabbrica (‘Il prezzo del lavoro’, 1988). Engels e la rivoluzione industriale. “”Mettere a fuoco la problematica storiografica sulla formazione della classe operaia significa risalire alla comparsa stessa – nella cultura europea del XIX secolo – del concetto di “”storia della classe operaia””, cioè a Friedrich Engels e a quel grande esempio di storia sociale che è ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, pubblicata a Lipsia nel 1845. Scritta da Engels all’età di ventiquattro anni, quest’opera riflette del giovane autore il sentimento fresco e immediato di entusiasmo e di adesione alla classe operaia, e insieme di maturità intellettuale, l’originale rielaborazione degli studi compiuti nel campo dell’economia politica e del pensiero di Adam Smith. E’ proprio a Smith, ed all’elaborazione che a lui si deve di un concetto moderno di classe operaia, che è necessario guardare se si vuole comprendere tutta la novità dell’impostazione di Engels. (…) Se ad Adam Smith dobbiamo la prima elaborazione in senso moderno della nozione di classe operaia come insieme di lavoratori salariati, è in Engels che troviamo la storicizzazione di tale concetto. Nella ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ egli indicò nella scoperta e diffusione delle macchine il punto di inizio di un processo storico nuovo, la “”rivoluzione industriale””, e l’atto di nascita di una classe sociale nuova rispetto al mondo del lavoro precedente, la classe operaia (…). L’espressione “”rivoluzione industriale”” riceveva il suo significato dall’analogia con la rivoluzione che si era svolta in Francia: politica quest’ultima, “”industriale”” cioè economica la prima, ma destinata – secondo Engels – ad avere un esito non meno rivoluzionario sul piano sociale. “”Come in Francia fu la politica, in Inghilterra fu la rivoluzione industriale e il movimento della società borghese in generale a trascinare nel vortice della storia le ultime classi ancora del tutto indifferenti agli interessi generali dell’umanità””, affermava Engels (p.33), commentando la fine, ad opera delle macchine, di quel mondo di contadini-tessitori che la letteratura del tempo dipingeva a tinte idilliache. Ma era solo nell’epilogo che il contrappunto tra rivoluzione politica in Francia e rivoluzione “”industriale”” in Inghilterra si dispiegava solenne in tutto il suo significato, ad annunciare come non lontana, in Inghilterra, “”una rivoluzione a paragone della quale la prima rivoluzione francese e il 1794 saranno un gioco da fanciulli”” (p. 47). L’idea di “”rivoluzione industriale”” introdotta allora da Engels, ed alla quale egli associava l’idea di una nascita della classe operaia, aveva dunque un significato che non era solo economico ma economico e politico al tempo stesso, evocava il carattere oggettivamente rivoluzionario delle trasformazioni economiche che si erano prodotte, come le nuove trasformazioni che erano destinate a prodursi per effetto di un rovesciamento dei rapporti sociali da parte della classe operaia. Engels, in verità, era lontano dal credere che la “”rivoluzione industriale”” fosse, nella stessa Inghilterra, conclusa. Qui era anche la genialità della sua analisi (…)”” [Simonetta Ortaggi, Introduzione’ a ‘La formazione della classe operaia’, 2013] (pag 7-9)”,”CONx-193″
“ORTALLI Gherardo a cura di, Saggi di Lech LECIEJEWICS Günter HOLTUS Johannes KRAMER Sofia BOESCH GAJANO Jadran FERLUGA Pierre GUICHARD Vito FUMAGALLI Donald J.A. MATTHEW Sima CIRKOVIC Franck KÄMPFER Eric CHRISTIANSEN Carlos PETIT Jesús VALLEJO Judith HERRIN Agostino PARAVICINI BAGLIANI Stanislaw SUCHODOLSKI Jean Claude HOCQUET Attilio BARTOLI LANGELI Diane OWEN HUGHES Shulamith SHAHAR Jean WIRTH David JACOBY Henryk SAMSONOWICZ”,”Storia d’Europa. Il Medioevo. Secoli V-XV. Volume III.”,”Gherardo Ortalli (Fidenza 21 settembre 1943) laureato all’Università di Bologna nel 1967, ha insegnato dal 1973 al 2015 storia medievale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Membro di prestigiose istituzioni culturali quali la Società Dalmata di storia Patria, l’Accademia austriaca delle scienze, l’Accademia croata delle Scienze e delle Arti, l’Accademia Roveretana degli Agiati, ha presieduto la Deputazione di Storia Patria per le Venezie e l’Istituto veneto di scienze, lettere ed Arti.”,”EURx-123-FL”
“ORTALLI Gherardo”,”Lupi genti culture. Uomo e ambiente nel medioevo.”,”Gherardo Ortalli insegna Storia medievale nell’Università di Venezia. Direttore di “”ludica”” e delle collane di fonti “”Pacta Veneta”” e “”Corpus statutario delle Venezie””, ha pubblicato tra l’altro ‘Scuole e maestri tra medioevo e rinascimento. Il caso veneziano’ (Il Mulino, 1996) e ‘Bande armate, banditi, banditismo e repressione di giustizia negli stati europei di antico regime’, Jouvence, 1986. “”Il ratto, il ghiro, il francolino: tre casi; tre specie il cui ruolo e la cui presenza nell’ecosistema altomedievale si modificano, con ripercussioni – ripeto – incomparabilmente diverse, senza che l’uomo presti troppa attenzione a quei cambiamenti reali; salvo poi scoprire spaventato in altre specie animali drammatiche modifiche, lette soggettivamente piuttosto che oggettivamente accadute. È il caso del lupo”” (pag 11) Il francolino nero (Francolinus francolinus) è un uccello appartenente alla famiglia Phasianidae, diffuso in Asia meridionale1. Ecco alcuni dettagli sulla sua biologia: Descrizione: Il francolino nero è un uccello lungo dai 33 ai 36 cm, con un’apertura alare di 50–55 cm e un peso di 320-550 g. Presenta dimorfismo sessuale. Il maschio ha ventre, gola e addome neri con macchie bianche. Il dorso e la corta coda presentano sottili striature trasversali bianche su fondo nero. La macchia auricolare bianca è caratteristica del maschio. La femmina, invece, presenta un piumaggio piuttosto uniforme, che garantisce il mimetismo con il terreno, bruno-giallastro con fitte macchie scure sul ventre a forma di Y, più chiaro ai lati della testa, sul sopracciglio e sulla gola. La nuca della femmina presenta una fascia ruggine, meno estesa rispetto a quella del maschio1. Comportamento: Il francolino nero è un uccello stanziale e territoriale. Spesso è solitario in natura, specialmente durante il periodo riproduttivo, mentre in cattività è più gregario1. Alimentazione: Si nutre di semi, piccole piante, bacche, invertebrati come lombrichi, molluschi, insetti e loro larve, nonché piccoli rettili e anfibi. A volte, cattura anche piccoli topi1. Riproduzione: Questa specie monogama si accoppia tra marzo e agosto e depone in un’unica covata circa 7-12 uova in un nido ricavato in una depressione del terreno. Le uova, di colore variabile dal bruno chiaro al verde oliva, talvolta sono punteggiate di bianco. La femmina incuba le uova per 18-19 giorni, e i piccoli sono accuditi tutto l’inverno da entrambi i genitori. Durante il periodo riproduttivo, il maschio emette richiami ad intervalli di 10-15 secondi, posizionandosi su una roccia o su un cumulo di terra per attrarre l’attenzione della femmina. Durante il corteggiamento, il maschio raccoglie del cibo per presentarlo alla femmina, lasciandolo cadere ripetute volte1. Il francolino nero è un affascinante uccello che contribuisce alla diversità della fauna asiatica. Il francolino nero non è noto per causare danni significativi all’ambiente umano. In realtà, è un uccello piuttosto timido e riservato, che preferisce vivere in habitat naturali come prati, campi coltivati e aree boschive. Agricoltura: Sebbene il francolino nero si nutra principalmente di semi, piante e invertebrati, non è noto per danneggiare le coltivazioni in modo significativo. Tuttavia, in alcune situazioni, potrebbe consumare piccole quantità di semi o grano nei campi coltivati. Conservazione: Il francolino nero è considerato una specie di preoccupazione minore per la conservazione. Le principali minacce per questa specie includono la perdita di habitat a causa della deforestazione e dei cambiamenti nell’uso del suolo. Tuttavia, non è noto per causare danni diretti all’ambiente umano. Benefici: Gli uccelli come il francolino nero possono contribuire al controllo degli insetti e alla dispersione dei semi, favorendo così l’equilibrio ecologico. In sintesi, il francolino nero è un uccello che vive in armonia con l’ambiente naturale e non rappresenta una minaccia significativa per gli esseri umani o le loro attività. Il ghiro è un piccolo roditore notturno che vive in tutta Italia. Ricorda uno scoiattolo nelle dimensioni, raggiungendo al massimo i 30 cm. Ha un musetto allungato con lunghe vibrisse, orecchie piccole e tonde, occhi scuri e denti aguzzi. La sua pelliccia è grigio/marrone sul dorso e bianca sul ventre. Vive più a lungo dei topi, sino a circa 6-7 anni. Ecco alcune informazioni sul comportamento del ghiro: Rumore: I ghiri sono piuttosto rumorosi, squittiscono continuamente sia quando sono svegli che quando dormono. Alimentazione: Si nutrono di nocciole, castagne, ghiande, more, uova, fiori ed insetti. Letargo: Durante l’inverno, vanno in letargo per circa 6 mesi, ma spesso si risvegliano per mangiare il cibo di cui hanno fatto scorta nella tana. Arrampicata: Il ghiro è un formidabile arrampicatore ed equilibrista. Si sposta rapidamente sui fili della luce o del telefono e riesce a introdursi nei tetti delle case di campagna. Sebbene possano essere fastidiosi e invasivi, non è possibile ucciderli con veleni o esche avvelenate. La soluzione migliore è catturarli con trappole e poi rilasciarli in natura o allontanarli con repellenti naturali12. Ma in case di campagna immerse nel bosco con tetti non abbastanza protetti entrano attraverso fori da loro scavati nel legno o nei muri, nei sottottetti formano una colonia con decide e decine di individui che producono danni materiali a volte anche alle travature In alcune situazioni specifiche, i ghiri possono causare danni materiali significativi nelle case di campagna, specialmente quando si insediano nei sottotetti o nelle intercapedini. Ecco alcuni punti importanti riguardanti i danni causati dai ghiri: Danni strutturali: I ghiri sono noti per rosicchiare materiali per costruire i loro nidi o segnare il territorio. Questo comportamento può danneggiare mobili, pavimenti, pareti e oggetti domestici, causando costosi danni di riparazione 12. Intrusione nei tetti e nei muri: Come hai menzionato, i ghiri possono scavare fori nel legno o nei muri per accedere agli spazi interni delle case. Nei sottotetti, formano colonie con decine di individui, aumentando il potenziale per danni materiali. Sporcizia e disordine: La presenza di ghiri può portare all’accumulo di escrementi e materiali rognosi come legnetti e foglie, sporcano l’ambiente domestico e creano un aspetto disordinato 3.”,”STMED-080-FSD”
“ORTEGA Y GASSET José”,”Schema delle crisi e altri saggi.”,”ORTEGA-Y-GASSET (Madrid, 1883), filosofo della cultura, fu un sostenitore della Repubblica spagnola del 1931 ma presto ne fu deluso. Dal 1936 andò a vivere all’ estero rientrando in Spagna nel 1946. Il dualismo tra senso storico e ragione, tra vita e cultura resta il motivo centrale della sua opera.”,”FILx-146″
“ORTEGA Y GASSET Jose”,”Historia come sistema y del Imperio Romano.”,”””Il tribunato della plebe era un organo giuridico incaricato di far conoscere dentro al Governo quelle cose in cui la plebe non si sentiva appoggiata dal Senato; ma questo fu possibile, senza gravi scombussolamenti, perché nella plebe, assieme al suo intervento nello Stato, funzionava una solidarietà sovrabbondante con il Senato stesso e con la vita intera di Roma. Visse, poi, quella istituzione di un qualcosa fuori da quella dello Stato, di un sostegno esistente nei seni profondi e extragiuridici della Società – insomma, la legge, una volta di più viveva di consuetudini. La formula di Orazio: Leges sine moribus vanae – “”le leggi sono vane senza le consuetudini”” – è uno dei grandi principi sociologici.”” (pag 170)”,”STOx-091″
“ORTEGA Y GASSET José”,”En torno a Galileo. Esquema de las crisis.”,”””Come il libro si compone di fogli e la materia di atomi – la nostra vita – si compone di situazioni. Situazione – la parola lo indica – è ciò in cui si sta””. (pag 137) “”E’ essenziale all’ estremismo la irragionevolezza. Cercare di essere razionale è già rinunciare all’ estremismo””. (pag 163)”,”RELC-176″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Saggi sull’amore.”,”Dono Ortega y Gasset (1883-1955) è considerato uno dei personaggi di maggior rilievo della cultura spagnola del XX secolo. Il suo pensiero si coloca tra il relativismo di Simmel e lo storicismo di Dilthey. Nel 1923 ha fondato la ‘Riviste de Occidente’ mirando ad avvicinare la Spagna alla cultura europea. Ha pubblicato ‘La ribellione delle masse’ (1962, in Italia), ‘Lo spettatore’ (1960), ‘Missione dell’università’ (1971), ‘Che è filosofia’ (1974), ‘L’uomo e la gente’ (1978) ‘Scritti politici’ (1978), ‘Una interpretazione della storia universale’ (1978).”,”TEOS-341″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Aurora della ragione storica.”,”José Ortega y Gasset (1883-1955) è stato uno dei principali protagonisti della storia intellettuale della prima metà del XX secolo e colui che maggiormente ha contribuito al risveglio culturale dei paesi di lingua spagnola. Scrittore e pensatore di prima grandezza, con la sua vasta produzione saggistica ha toccato i più svariati campi del sapere. Fra le sue opere la SugarCo ha già pubblicato i ‘Saggi sull’amore’ e ‘Una interpretazone della storia universale’. Cambiamernto. “”Cambiamento e crisi. La mia idea è che il Rinascimento costituisca una grande crisi storica. Crisi storica è un concetto o, meglio una categoria della storeia: pertanto, na forma fondamentale in cui si può articolare la struttura della struttura della vita umana. Ma i concetti che definiscono la struttura della vita sono parecchi, come parecchie le sue dimensioni. (…)”” (pag 87) Generazioni. “”Comunanza di epoca e comunanza spaziale sono, ripeto, gli attributi principali di una generazione. Uniti comportano la comununza di un destino fondamentale. La tastiera della circostanza sulla quale i coetanei devono eseguire l’appassionata sonata della loro vita è nella sua struttura fondamentale la medesima. Questo medesimo destino produce conseguentemente delle coincidenze nei coetanei, che danno luogo all’uniformità del loro stile di vita”” (paga 53)”,”STOx-348″
“ORTESE Anna Maria”,”Poveri e semplici.”,”Libro dedicato a Raffaele Mattioli”,”VARx-005-FV”
“ORTONA Egidio”,”Anni d’ America. La ricostruzione 1944-1951.”,”Il 3 novembre 1944 partì da Roma per Washington una Missione composta da Quinto QUINTIERI, Raffaele MATTIOLI, Enrico CUCCIA, Mario MORELLI, e Egidio ORTONA. Dopo quattro mesi tornò indietro con qualche risultato. ORTONA rimase in America e come diplomatico di carriera venne incluso nella ricostituita ambasciata d’ Italia guidata dall’ ambasciatore TARCHIANI. ORTONA nacque nel 1910 a Casale Monferrato. Entrato nel 1932 nella carriera diplomatica vi rimase per 43 anni.”,”ITQM-059″
“ORTONA Gastone”,”Reagan. La scelta disperata di un’ America in crisi.”,”””La conseguenza pratica più importante delle reazioni americane per l’ invasione dell’ Afghanistan è stata la sospensione della ratifica del Salt 2 da parte del senato. (…) Ma mentre i sovietici non si son preoccupati affatto della richiesta americana di ritirarsi dall’ Afghanistan entro maggio, gli Europei e i Giapponesi, hanno continuato il dialogo con i sovietici anche al massimo livello ed hanno continuato gli scambi commerciali con l’ URSS che erano e sono certamente molto più importanti e determinanti per le loro economie di quanto non lo siano per l’ economia americana.”” (pag 67)”,”USAP-049″
“ORTONA Egidio”,”Il negoziato per l’ingresso dell’Inghilterra nel Mercato Comune nel diario di Egidio Ortona.”,”””Fu negli anni 1959-60 che la Gran Bretagna si rese conto che il Mercato Comune stava divenendo una realtà e che tale progetto veniva anche incoraggiato dal governo americano (come apparve chiaro nell’incontro MacMillan-Kennedy a Nassau nel dicembre ’62). Per di più, nel frattempo, nella politica interna inglesa si era sviluppato un avvicendamento tra il Partito Laburista e quello Conservatore mentre si era potuto constatare sempre di più il degrado della posizione economica e mondiale della Gran Bretagna. Di conseguenza, cresceva la necessità di essere partecipe dei fenomeni di stretta integrazione che stavano sviluppandosi nell’ambito dei Sei: ciò soprattutto in tema di politica agricola comune e della creazione di una zona doganale privilegiata europea. Ad un negoziato tra gli inglesi e la Comunità si addivenne nell’anno 1962″”. (pag 423)”,”UKIE-067″
“ORTONA Guido”,”La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep.”,”Guido Ortona (Vercelli, 1947) contrattista presso il Laboratorio di Economia politica della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha studiato Economia dei paesi socialisti in Urss. Si occupa di Economia del paesi socialisti e di Metodologia della politica economica (1978). “”Di una particolare «portata internazionale» della Nep aveva parlato, del resto, e nel modo più esplicito, lo stesso Lenin. «I problemi che noi affrontiamo per ora provvisoriamente da soli – si legge in uno scritto di quel periodo – sembrano essere soltanto russi, ma in realtà essi si presentano a tutti i socialisti. La nuova società che sarà fondata sull’alleanza fra gli operai e i contadini è ineluttabile. Prima o poi, venti anni prima o venti anni più tardi, essa nascerà e nel momento in cui diamo il via alla nuova politica economica noi aiutiamo ad elaborare le forme dell’alleanza fra gli operai e i contadini per questa nuova società» (2). La Nep come strada maestra dunque, e non soltanto in Russia, per la transizione al socialismo? Parrebbe di sì; ma in realtà, mettendo al centro del discorso la questione contadina, e cioè un elemento così distintivo dello ‘specifico russo’, Lenin ci invitava anche a diffidare dalle generalizzazioni troppo semplici, e a vedere semmai nella Nep, come ha detto, con stringente formula, Krasin, «una via per giungere al socialismo in un paese contadino», laddove occorre cioè, preliminarmente creare una base industriale per uscire dal sottosviluppo. Vedremo comunque più avanti – sulla base anche del contributo che a sbarazzare il campo da tante visioni semplicistiche viene ora da questo lavoro di Ortona – se e come sia possibile porre in modo accettabile e davvero utile il problema dell”attualità della Nep’. (…) Da qui – per tornare a quello che si era detto all’inizio – la cautela con cui va affrontato il tema della ‘attualità’ della Nep, e cioè della ‘portata internazionale’ di quello che è stato sperimentato in Russia in quegli anni decisivi. Lenin, che pure, come abbiamo visto, parlava di «problemi non soltanto russi», non aveva però dubbi sul fatto che l’esperienza sovietica avrebbe potuto e dovuto aprire l’era della rivoluzione socialista senza diventare mai un modello per i paesi capitalistici sviluppati (ove, disse, sarebbe stato «più difficile incominciare» ma poi «più facile continuare», la costruzione del socialismo). Lo stesso ruolo internazionale dello Stato sovietico sarebbe del resto inevitabilmente mutato, sempre secondo Lenin, dopo il successo della rivoluzione in uno dei paesi dell’occidente. « (…) Dopo la vittoria della rivoluzione proletaria in almeno un paese sviluppato – sono le sue parole – si registrerà quasi certamente un cambiamento naturale, e cioè, la Russia, subito dopo ciò, diverrà un paese arretrato (nel senso sovietico e socialista) (8). Le cose non sono andate nel senso previsto da Lenin ed è stato anzi proprio negli anni in cui prendeva avvio la Nep che nei paesi dell’Europa occidentale la rivoluzione socialista subiva una serie di sconfitte le cui conseguenze pesano ancora così negativamente sul mondo di oggi”” (pag V-VI, XVI, introduzione di Adriano Guerra) [(in) Guido Ortona, ‘La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Lenin, ‘Rapporto al 9° Congresso dei Soviet (22 dicembre 1921)’, in Opere, vol. XXXIII, Roma, 1967, pp. 161-2; (2) Lenin, ‘Socinenia, IV ed., vol. 31, Moskva, p. 5] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] Conclusione: ‘Uno stalinismo dal basso accanto a quello dall’alto?’ (pag 141)”,”RIRO-477″
“ORTONA Guido”,”Considerazioni sulle proposte economiche di Bucharin.”,”Vedi testo in N. Badaloni, MADS-016-FGB”,”BUCS-003-FGB”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”E’ questo il libro che ha dato la celebrità a George ORWELL. L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo, che ha avuto in STALIN la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in quest’ apologo a una felicità inventiva e a una energia stilistica che pongono la ‘Fattoria degli animali’ sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700. “”Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva: Tutti gli animali sono eguali ma alcuni sono più eguali degli altri””. (pag 147)”,”VARx-093″
“ORWELL George”,”1984. (Titolo originale: Nineteen Eighty-Four)”,”ORWELL George è nato in India nel 1903 da una famiglia inglese ed è morto nel 1950. Ha studiato a Eton, ha prestato servizio nella ‘Imperial Police Force’ della Birmania dal 1921 al 1928. Ha vissuto nel Marocco francese e a Parigi. E’ tornato poi in Inghilterra e si è dato all’ insegnamento. Nel 1936 ha combattuto in Spagna ed è rimasto gravemente ferito. Allo scoppio della guerra si è occupato di propaganda radiofonica e poi è diventato inviato corrispondente dell’ Observer in Francia e Germania. Ha scritto una rubrica settimanale su Tribune, organo dei laburisti indipendenti. “”Non c’è nessuna possibilità che un mutamento anche impercettibile avvenga durante la nostra vita presente. Noi siamo i morti. La nostra sola vita reale è nel futuro. Noi vi parteciperemo come manciate di polvere e schegge d’ ossa. E quanto lontano sarà per essere questo futuro, non ci è dato di saperlo. Può anche essere lontano mille anni. Al momento presente, l’ unica cosa possibile è di estendere il più che sia possibile e a poco a poco l’ area delle persone ragionevoli. Non possiamo agire collettivamente. Possiamo solo diffondere la conoscenza da individuo a individuo, generazione dopo generazione. Sotto il naso della Psicopolizia, non c’è altro mezzo””. (pag 190)”,”VARx-104″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo che ha avuto in Stalin la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’ energia stilistica che pongono La fattoria degli animali sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700 In fondo al libro lo scritto di G. ORWELL “”La libertà di stampa”” sulle peripezie editoriali di quest’ opera, la censura e i media inglesi. (pag 105) “”Per citare solo un esempio: la BBC ha celebrato il venticinquesimo anniversario dell’ Armata Rossa senza parlare di Trotsky. E’ come se alla commemorazione della battaglia di Trafalgar non si nominasse Nelson; tuttavia il fatto non ha suscitato nessuna protesta da parte dell’ intellighenzia inglese””. (pag 108)”,”VARx-147″
“ORWELL George”,”Rebelión en la granja. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”ORWELL George pseudonimo di Eric Arthur BLAIR “”Orwell sostiene che la codardia è una minaccia per la libertà grande quanto l’ autocensura: “”Libertà – diceva Orwell in una frase memorabile – significa il diritto a dire alla gente ciò che non desidera sentire””. Ed egli si dedicò a questo compito con tutte le sue forze””. (pag 24)”,”VARx-149″
“ORWELL George”,”The Road to Wigan Pier.”,”‘The Road to Wigan Pier, è un reportage fra i minatori del Lancashire e dello Yorkshire, uomini abbrutiti dalle pessime condizioni di lavoro o dalla disoccupazione, donne e bambini immiseriti nel corpo e nello spirito da privazioni di ogni tipo. E’ un documento interessante per conoscere la realtà non troppo lontana nel tempo dell’ Europa di ieri e in qualche parte del mondo d’oggi’ (fonte Internet) “”To the working class, the notion of staying at school till you are nearly grown-up seems merely contemptible and unmanly. The idea of a great big boy of eighteen, who ought to be bringing a pound a week home to his parent, going to school in a ridiculous uniform and even being caned for not doing his lessons! Just funcy a working-class boy of eighteen allowing himself to be caned! He is a man when the other is still a baby.”” (pag 116) “”Per la classe operaia, la nozione di restare a scuola fino quando sei quasi cresciuto sembra semplicemente disprezzabile e disumana. L’idea di un grande ragazzo di diciotto anni, che dovrebbe portare a casa dei propri genitori una sterlina alla settimana, andando a scuola in un ridicola uniforme e persino essere punito per non aver fatto i compiti! Figuriamoci se un ragazzo della classe operaia di diciotto anni permette di essere bacchettato! Egli è un uomo, quando l’altro è ancora un bambino.”” (Fonte: http://www.girodivite.it/antenati) Il Romanzo borghese d’opposizione 1917-1939 Caratteristiche generali | inghilterra | germania | mitteleuropa: austria, svizzera tedesca | jugoslavia: serbia | francia | italia | romania | polonia | boemia | Caratteristiche generali Quello del romanzo borghese è tra le maggiori produzioni letterarie del periodo tra le due guerre. Si definisce come romanzo borghese il romanzo prodotto negli ambienti culturali borghesi, aventi come protagonisti personaggi provenienti dalla borghesia che costituisce la classe dominante occidentale. Un romanzo di tipo realistico e psicologico. Le cose migliori, o almeno quelle che noi riusciamo a trovare ancora oggi interessanti, riguardano una produzione volta a indagare e esplicitare la crisi di quel mondo, nel momento di una mutazione profonda delle strutture economiche e dell’organizzazione sociale. ——————————————————————————– In campo narrativo si arricchisce il descrittivismo con la dimensione psicologica individuale: Thomas Mann, Hermann Broch, Robert Musil con il suo crepuscolarismo. ——————————————————————————– Collegato all’espressionismo, ma profondamente originale è Franz Kafka che si aggancia concretamente a un preciso ambiente storico, quello di Praga e di tre civiltà (tedesca, slava, ebraica) caricandolo di intensissime componenti esistenziali. ——————————————————————————– Area inglese Il romanzieri inglesi più seri e aperti degli anni ’20 furono piuttosto sordi di fronte alle agitazioni sociali di quegli anni: gli interessi di Lawrence avevano già lasciato i villaggi minerari. Negli anni ’30 invece apparvero un gran numero di nuovi narratori che si dedicarono con attenzione realistica alla crisi so ciale e economica in atto. Esemplificativi possono essere J.B. Priestley il cui primo best-seller, I buoni compagni (The Good Companions, 1929), pur facendo a volte intravvedere il grigio sfondo del mondo della fabbrica, finisce poi per dare soluzioni di spensierata allegria ai problemi dei personaggi. Più amaro il romanzo successivo, Angel Pavement, che narra la storia di un imbroglione che giunge al porto di London per rovinare la vita di alcuni piccoli impiegati di un ufficio della City, ed è incentrato sulla crisi economica. In Viaggio inglese (English Journey), il suo libro documentario più toccante, è il senso di rabbia che prova l’uomo dello Yorkshire nel vedere tanta povertà in mezzo a tanta ricchezza. ——————————————————————————– Il dottore della Cittadella di A.J. Cronin, è il tipico eroe che si trovava normalmente nei più popolari libri realistici: è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono. Simile a altri minori protagonisti, come quello di E le stelle stanno a guardare dello stesso Cronin, e di Com’era verde la mia valle di Richard Llewellyn. ——————————————————————————– Un efficace romanzo sulla disoccupazione è Amore sul sussidio (Love on the dole) di Walter Greenwood. Il “”dole”” del titolo è il sussidio di disoccupazione: una delle misure restrittive compiute negli anni ’30 fu la riduzione di questo sussidio, proprio mentre centinaia di migliaia di operai venivano licenziati dalle industrie. Greenwood si era fatto una esperienza diretta nel Lancarshire dei problemi che trattava. Il libro fu poi adattato per il teatro e per il cinema: la censura impedì di proiettare il film fino al 1940, quando la disoccupazione aveva smesso di essere un problema tanto scottante. ——————————————————————————– Anche Winifred Holtby con Regione Sud (South Riding), Phyllis Bentley, e H.V. Rodson scrissero alcuni romanzi divenuti poi popolari sul tema della depressione economica. ——————————————————————————– Graham Greene esordì in quegli anni con detective-stories. In Una pistola in vendita e in Agente confidenziale evoca con maestria la minacciosa atmosfera di quel periodo. Nelle sue storie, piccoli uomini vengono avviliti da trappole delittuose tese da uomini più forti di loro, fabbricanti d’armi o agenti fascisti, che se ne servono come di strumenti sacrificabili. L’impegno e il tono antifascista di questi primi libri più ‘leggeri’, subisce una evoluzione in Brighton Rock: qui Greene passa a un confronto molto più profondo tra la sua fede cattolica e la filosofia socialista verso cui allora provava simpatia (negli anni ’40 e ’50 passerà poi al problema del peccato e della dannazione dell’individuo, ma non divenne mai un gladiatore della guerra fredda). Il suo stile immediatamente visivo e conciso, fortemente influenzato dal linguaggio cinematografico, ha avuto un effetto durevole sulla tecnica del racconto. ——————————————————————————– Evelyn Waugh pubblicò il suo primo best-seller nel 1928, con Declino e caduta. Egli espresse con toni diversi le ossessioni e la violenza del tempo, con ironia mondana e crudele sarcasmo. I suoi libri, come Corpi vili (Vile bodies), e Una manciata di polvere (A Handful of Dust), rappresentavano una società brillante, grottesca e sulle soglie del crollo: la società insomma dipinta nel «Tatler». La scelta di una crudeltà sofisticata e piena di fascino toccò il suo punto più alto in Scoop, una satira che prendeva di mira i giornali, e in Male nero (Black Mischief), un romanzo ambientato in Abissinia durante la guerra in cui l’eroe si fa un ottimo stufatino, che mangia in piena innocenza, con i resti della sua amante. Fu solo dopo aver spinto questo sarcasmo fin dove era possibile negli anni ’30, che Waugh sviluppò lo stile tradizionalista tory di alta classe che lo caratterizzò negli anni ’40 e ’50. ——————————————————————————– George Orwell, come Greene, attinse quel suo senso di disfacimento proprio del mondo della media borghesia in cui era cresciuto dal periodo trascorso nelle colonie. Dopo aver frequentato Eton, militò nella polizia inglese in Birmania e da questa esperienza trasse il romanzo Giorni birmani (Burmese Days). La vecchia storia della missione dell’uomo bianco stava perdendo la sua credibilità persino presso gli ufficiali britannici: lo stesso senso di disagio è espresso, con maggior talento, nei primi romanzi africani di Joyce Cary, come Mr Johnson (1939). Di ritorno in Inghilterra, Orwell ebbe una reazione violenta contro la monotonia e lo squallore della vita moderna. I suoi contenuti si fecero feroci. Nel libro Salendo per aria (Coming up for Air) e in altri romanzi come Strada per Wigan Pier (Road to Wigan Pier) che documenta le condizioni sociali del tempo, Orwell fuse insieme la simpatia che provava per la sofferenza dei lavoratori con la pun gente ostilità contro la maggior parte dei socialisti, e in particolare contro gli intellettuali socialistoidi. La sua esperienza a fianco dei repubblicani durante la guerra di Spagna, cui partecipò a fianco del POUM, cioè dei troskisti, lo rese ferocemente (e giustamente) anticomunista. Ne è testimonianza il suo Omaggio alla Catalogna, per non parlare de La fattoria degli animali e di 1984. ——————————————————————————– La notevole trilogia scozzese di Lewis Grassic Gibbon (Leslie Mitchell), pubblicata all’inizio degli anni ’30, fu notata dai critici solo più tardi. Ne fa parte Scots Quair, che narra la storia della figlia di un affittuario di un piccolo podere la quale, con il proprio figlio, getta un ponte tra la dura vita di campagna e la nera città industriale. Il giovane diviene un convinto militante comunista mentre la madre ritorna alla terra. La storia è narrata nel vivace dialetto scozzese, che passa facilmente dal romanticismo poetico alla satira umoristica piccante. ——————————————————————————– Nel campo della narrativa inglese, sempre più lontano appare il tentativo di riuscire a comunicare una realtà indiscussa. Epigoni del realismo naturalistico sembrano essere Joyce Cary e William S. Maugham che è stato uno degli scrittori di più successo di questo secolo. ——————————————————————————– Per il resto ci si chiude in una frenetica invenzione di tecniche e modi, nella soggettività. Si fonde la tradizione inglese di Sterne \ James \ Conrad con quello francese di Flaubert \ Proust. Virginia Woolf giunge a importanti risultati evocando, attraverso momenti lirici, la solitudine delle coscienze, cui dà solo un’impalcatura simbolica e soggettiva. Katherine Mansfield scrive racconti in cui domina l’estrema finezza dell’osservazione psicologica. D.H. Lawrence è assillato dal desiderio di un contatto istintivo con la natura e con l'””altro””. Ivy Compton-Burnett svela con sinistro distacco l’orrore dietro la facciata borghese. Il romanzo diventa con Joyce e con Beckett, gesto finale, chiusura di un genere. Isolato nella sua neutralità, l’arti sta produce un universo chiuso, che vorrebbe porsi al di fuori del tempo-spazio, al di sopra dei punti di vista possibili e dei significati. Il romanzo come oggetto totalizzante, con cui voler dire tutto. Lo scacco che ne segue è conseguente a questo aver voluto caricare fino all’eccesso l’atto narrativo, fino a farlo esplodere o implodere; eppure era un tentativo che doveva essere fatto. Joyce, dopo l’Ulisse, con ferrea coerenza finisce nella proliferazione verbale e onirica di Finnegans Wake. ——————————————————————————– Quella di Joyce non è la sola strada, né l’unico esito possibile. Tra le due guerre esiste, oltre al tipo di produzione portato avanti dal “”gruppo di Bloomsbury””, una narrativa ancora tale (F.M. Ford; Wyndham Lewis), impostata sulla critica ideologica del presente, contro l’autocentrismo della cultura occidentale, l’intellettuale come “”malvagio”” (A. Huxley; R.A.W. Hughes), una narrativa che ricerca rimedi al male della civiltà e analizza i pericoli d’orrore presenti nelle degenerazioni delle rivoluzioni (George Orwell). ——————————————————————————– Gran parte dei testi che noi oggi consideriamo appartenenti alla produzione borghese, una produzione di alto livello letterario anche se sostanzialmente moderata dal punto di vista stilistico, della trasgressione dei codici di genere, e contenutistico, furono quando apparvero considerati eccentrici e eccessivi. I libri borghesi che dominavano nel periodo tra le due guerre erano altri. Tra storia e valore letterario vi è sempre un gap dato dal filtro del lettore e del critico. I lettori del tempo in realtà prediligevano altri testi, quelli che noi assegneremmo oggi a una letteratura di consumo, e quelli contrassegnati da una ideologia estetista e vitalistica: in Italia il dannunzianesimo, nel resto dell’europa il suo equivalente. Tipico il caso del successo di un autore come Michael Arlen. Oggi noi ad Arlen, passato quasi del tutto nel dimenti catoio, preferiamo ad esempio Fitzgerald che descrisse nei suoi libri gli stessi ambienti e gli stessi drammi, ma con diversa e maggiore capacità stilistica e profondità ideologica. Ma non è senza significato che i due, Arlen e Fitzgerald, si conobbero negli anni ’20 a Paris, quando Arlen era al culmine del successo, e non è escluso che una qualche influenza di Arlen su Fitzgerald ci posse essere stata. ——————————————————————————– Area tedesca L’area tedesca è interessata da fermenti e correnti che fanno di questa vasta regione europea tra le più vive e interessanti del secolo, e del periodo tra le due guerre in particolare. Anche per una parte dell’intellettualità moderata l’avvento al potere del nazismo significa una cesura, una rottura che modifica il corso della propria vita. Altri aderiscono, entusiasticamente oppure scetticamente, entrando nel coro del consenso alla dittatura nazista. Gli eventi storici non lasciano mai immutati. ——————————————————————————– Tra i maggiori intellettuali provenienti dalla Germania moderata c’è certamente Thomas Mann. Attorno a lui e sotto di lui tutta una serie di intellettuali, che partecipano alle più varie esperienze culturali, costituendo spesso il tessuto connettivo tra le aree culturali moderate e quelle dell’avanguardia (espressionismo e “”nuova oggettività””). Tipico da questo punto di vista la vicenda di un minore come Franz Hessel. Mentre Hermann Hesse tenta di trovare risposte alla crisi borghese nell’orientalismo. Il problema di dare una risposta alla crisi delle coscienze e sociale in atto è comunque presente un po’ in tutti gli scrittori, maggiori o minori: si vedano ad esempio le opere di Vicki Baum, che nel suo onesto borghesismo cerca nell’amore e nella comprensione una strada ai problemi in atto. Al romanzo storico si dedica Frank Thiess. ——————————————————————————– Area mitteleuropea Per comodità critica e di esposizione si raggruppa un gruppo di autori sotto l’unica denominazione di “”area mitteleuropea””. Non si tratta di una denominazione neutra, né corrisponde ad autori che vivano in una realtà omogenea. La stessa denominazione ha una genesi fortemente orientata: nasce agli inizi del XIX secolo con F. List, per auspicare una unione economica del centro-europa, poi ripresa da F. Naumann (“”Mitteleuropa””, 1915) per auspicare un sistema politico a egemonia austro-germanica tra gli stati europei che si stendevano tra il Mare del Nord e il Golfo Persico (secondo l’asse d’interesse economico Berlin- Bagdhad) – il libro di Naumann ebbe un grosso successo anche editoriale, presto tradotto nelle principali lingue europee: in Italia fu pubblicato nel 1918 dall’editore Laterza. Nella ristrutturazione geografica e politica dell’europa dopo il 1917, nell’area centrale europea, grosso modo danubiana, sono i mutamenti geopolitici più grossi, con lo smantellamento dell’Impero austro-ungarico e la proliferazione di staterelli, interessati per di più, nel loro piccolo, dai problemi prodotti dalla presenza di grosse minoranze etniche. ——————————————————————————– Dal punto di vista culturale, i centri di più complessa e notevole cultura sono certamente Praga (Kafka, Werfel, ma si pensi anche all’influenza che le leggende praghesi esercitano su Gustav Meyrink) e Vienna (Broch, Musil, Kraus, Canetti, Roth), con una propaggine data da Trieste (Svevo) e una in Svizzera (con Robert Walser). ——————————————————————————– Area jugoslava La prosa serba ha avuto un autore di notorietà mondiale come Ivo Andric, premio nobel nel 1961. Accanto a lui, Branimir Cosic. ——————————————————————————– L’area francese Certamente tra gli ambienti più vivaci nel periodo tra le due guerre è quello francese-Parisno. Paris è tra le capitali del pianeta, vi confluiscono intellettuali da tutte le parti del mondo. E gli intellettuali autoctoni mostrano una notevole vivacità. Il clima che si respira è però più frammentato: non sembrano esserci correnti estetiche e culturali dominanti, ma una compresenza di filoni, che presentano autori di importanza equivalente. ——————————————————————————– Anche qui occorre distinguere tra autori importanti e conosciuti all’epoca ma che sono riusciti a conservarsi una eguale importanza e a avere una notevole influenza culturale anche successivamente, dagli autori la cui importanza è rimasta ferma all’epoca ristretta in cui vissero. ——————————————————————————– Un posto di primo piano la critica del XX secolo ha assegnato a Marcel Proust, una strana figura di intellettuale che unisce estetismo e velleità realistica alla Balzac. In realtà Proust sembra più proiettato verso il periodo precedente la prima guerra mondiale che verso l’attualità dei tempi. Vi è poi un notevole gruppo di intellettuali che professano l’appartenenza ideologica alla sinistra socialisticheggiante e/o comunista: e se l’evoluzione di un Nizan verrà bloccata dalla morte, gli altri sembrano prediligere una evoluzione verso l’accademismo e l’integrazione nell’ufficialità (Gide). Un altro gruppo è composto da intellettuali provenienti dalla parte migliore del mondo cattolico (Bernanos), o dal conservatorismo di matrice aristocratica. In campo narrativo il romanzo-fiume alla Rolland è ripreso da Duhamel e l’umanitarista Jules Romains, tra il 1920 e il 1940. ——————————————————————————– Il rinnovamento viene grazie all’opera di Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto (1913-1927), e André Gide con I falsari (1925). Accanto a loro, negli stessi anni, una vasta produzione dalle più diverse caratteristiche. Le correnti più omogenee sono quella cristiana e cattolica con François Mauriac (1885\1970) e Georges Bernanos (1888\1948), con accenti di cupo verismo. Scandalo nel 1921 fa la pubblicazione de Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet. Mentre l’influenza di Proust si esercita in gran parte postuma e quella di Gide nei circoli della fronda e degli alternativi che tentano soluzioni alla crisi decadentista, in Francia la vivacità culturale è tale che può permettersi persino scrittori capaci di una immediata comunicatività con il pubblico. La vicenda di uno scrittore come Colette è quella del successo ma anche della capacità di scrivere con grandi attitudini psicologiche, incidendo sul gusto e sui comportamenti. ——————————————————————————– Proprio alla vigilia dell’entrata in guerra, e con grandi influenze sulla produzione e sulla cultura del dopoguerra, il lievitare dell’impegno civile in Francia intorno al 1940: non sono estranee gli eventi della guerra civile spagnola (1936-1939), la vittoria del Fronte Popolare alle elezioni del 1936 seguita dalla sconfitta nel 1940. Si tratta di un impegno morale e politico dagli orientamenti diversi: H. de Montherlant, A. de Saint-Exupéry, A. Malraux, R. Martin du Gard. La distruzione del linguaggio iniziata da Queneau, e la scomposizione dell’esistenza in frammenti di sensazioni che approda alla Nausea (1938) di J.P. Sartre, si combinano in L.F. Céline con la sua violenta invenzione verbale (Viaggio al termine della notte, 1932; Morte a credito, 1936). Minori sono oggi considerati Jacques Audiberti più importante come poeta, e l’inquieto Julien Green. Letta all’epoca ma oggi non più seguita l’opera di Jérôme Tharaud. ——————————————————————————– Populismo francese Esiste in Francia anche un filone populista che tenta la rottura con la produzione borghese, con Eugéne Dabit e Louis Guilloux. Si tratta di esperienze legate al movimento socialista e comunista di quegli anni in Francia, che non riescono a discostarsi da poetiche populiste, lontane dunque dalle sperimentazioni tedesche della “”nuova oggettività””, e tuttavia parte di quel movimento ideologico volontaristico. ——————————————————————————– Area italica In Italia il romanzo borghese è interessato dai fenomeni estetistici di riporto, una vasta moda proveniente dagli epigoni dannunziani e futuristi. In effetti a parte Italo Svevo, nutrito da influenza eccentriche rispetto a quelle che dominano nella peni sola, dal punto di vista narrativo c’è ben poco. Tengono banco mode e modi che provengono dalla cultura pre-guerra. Un verismo sentimentale esprime Bruno Cicognani (1879\1971), nell’ambito del realismo borghese Palazzeschi con le Sorelle Materassi, mentre tra verismo e analisi psicopatologica, sulla scia dei modelli russi, è in Federico Tozzi (1883\1920). ——————————————————————————– Realismo italiano degli anni trenta Il termine “”neorealismo”” fu usato per la prima volta da A. *Bocelli nel 1931 per indicare il clima culturale che sottende Indifferenti (1929) di Alberto Moravia e Gente in Aspromonte (1930) di Alvaro. Si trattava di due opere che spostavano l’attenzione sui contenuti, distinguendosi nettamente dal formalismo imperante nella prosa d’arte. La distanza e il contrasto tra l’ottimistica Italia ufficiale del fascismo e la realtà del paese, sconvolto da drammatici squilibri sociali, economici, culturali, inducevano sempre più i giovani scrittori a abbandonare le evasive esercitazioni di stile e a ritrarre il mondo con la maggior dose possibile di verità. Prima della guerra si ebbero così Un uomo provvisorio (1934) di Francesco Jovine, Tre operai (1934) di Carlo Bernari Don Giovanni in Sicilia (1941) di Vitaliano Brancati; e le prime poesie di Cesare Pavese, di Lavorare stanca (1936); i romanzi di Mario Soldati, Anna Banti, Ignazio Silone, alcune cose di Guido Piovene. ——————————————————————————– Dopo la guerra il neorealismo si svolse in forme realistiche più accentuate, e verso l’impegno politico e culturale della “”rifondazione”” di un intero paese. ——————————————————————————– Gli autori che appaiono per la prima volta in questo clima pre-bellico raggiungeranno la loro maturità intorno al 1945-50, e influiranno sull’ambiente culturale italico nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. ——————————————————————————– Lo Sburatorul romeno In Romania opera tra le due guerre il gruppo di Sburatorul (il nome deriva dalla figura leggendaria di un demone), fondato da E. Lovinescu, con il poeta I. Balbu, il romanziere Camil Petrescu, la scrittrice Hortensia Papadat-Bengescu. I romanzieri sono impegnati nella rievocazione della guerra e nell’analisi della crisi borghese: Liviu Rebreanu, Cezar Petrescu, M. Caragiale, P. Istrati. ——————————————————————————– Il resto della narrativa romena Tra gli altri romanzieri romeni sono Gala Galaction, I. Agârbiceanu, e soprattutto Mihail Sadoveanu autore di oltre cento tra romanzi e racconti. Sulla crisi della fanciullezza e dell’adolescenza scrive i suoi romanzi Ionel Teodoreanu. ——————————————————————————– Grottesco polacco Singolare la fortuna europea di S.I. Witkiewicz narratore eclettico e bizzarro che ha molto influito su W. Gombrowicz, e a cui si può accostare la narrativa delicatamente grottesca di Bruno Schulz. Al di fuori del grottesco, nell’ambito di una narrativa più tradizionale, attenta alla vita familiare e contadina, i romanzi di Maria Dabrowska. ——————————————————————————– Spiritualismo cattolico ceco Estranei all’avanguardia sono anche alcuni prosatori e poeti cattolici cechi: Jakub Deml, Jaroslav Durych, Jan Zahradnicek. ——————————————————————————– Realismo ceco Lontano dallo sperimentalismo, in direzione realista volta a dar voce alla nuova problematica sociale è la narrativa dei cechi Ivan Olbracht, Marie Majerová, Marie Pujmanová. ——————————————————————————– Popolarità mondiale ha l’opera di Karel Capek che esprime con alta maestria formale un ‘ispirazione pessimistica, un singolare pragmatismo agnostico. Alle ricerche dell’avanguardia poetica si ricollega Vladislav Vancura. Contesto Indice generale 1917-1939 ——————————————————————————–“,”CONx-142”
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”ORWELL George scrittore e giornalista inglese (1903-1950) partecipa alal guerra civile spagnola combattendo a Barcellona nelle milizie del POUM (Partido Obrero de Unificacion marxista). Il POUM capro espiatorio. “”Il secondo dei punti in discussione riguarda i partecipanti. La tattica della stampa comunista, fin quasi dall’inizio, è stata quella di affermare che l’insurrezione è stata unicamente, o quasi unicamente, opera del POUM (assecondata in questo da alcuni farabutti irresponsabili, se dobbiamo credere al “”Daily Worker””). Chiunque sia stato allora a Barcellona, sa che si tratta di un’affermazione assurda. La stragrande maggioranza di quelli che stavano sulle barricate era della CNT. E questo è un punto importante, perché il POUM è diventato il capro espiatorio della rivolta di maggio e recentemente è stato soppresso; i quattrocento e più membri del POUM, che adesso popolano le celle immonde ed infestate di cimici di Barcellona, si trovano lì proprio per la loro partecipazione ai moti di maggio.”” (pag 51-52) Sul possesso di armi da parte del POUM. “”Se ne è moto discusso e persino un osservatore come H.N. Brailsford, che generalmente ha grande senso critico, ha accettato la cosa senza fare alcuna verifica, arrivando addirittura a parlare di carri armati e pezzi di artiglieria che il POUM avrebbe rubato negli arsenali del governo (“”New Statesman””, 22 maggio). In realtà, e disgraziatamente, il POUM possedeve poche armi, tanto al fronte che nella retroguardia.”” (pag 53)”,”MSPG-202″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”ORWELL George Lord Acton: “”Il potere corrompe sempre, ma il potere assoluto corrompe assolutamente”” (introduzione)”,”VARx-532″
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”MSPG-031-FL”
“ORWELL George”,”Senza un soldo a Parigi e a Londra.”,”Orwell conobbe “”i margini della miseria”” “”Boris, l’amico influentissimo, che egli trova più squattrinato e disoccupato di lui, sarà in compenso un compagno di sventura drammatico e fantasioso. Non si sa se Boris sia stato, come egli afferma, un brillante ufficiale russo, ma è certamente un amico affezionato, e quando egli trova, miracolosamente, un posto di cameriere allo “”Hotel X”” (…) divide con Orwell quello che può, riuscendo a farlo assumere tra i ‘plongeurs’, sudicissimi sguatteri o “”addetti”” alla pulizia. Orwell si trova quindi immesso, più che in un lavoro, in una specie umana che vegeta nelle fondamenta dell’albergo, e dopo una giornata lavorativa di quindici ore, mancando le forze per lavarsi, liberarsi degli abiti di fatica e riprendere una forma umana, non ha altra risorsa che il bistrot o il bordello infimo. Di questa specie di lavoratori praticamente invisibile e ignorata che non è mai stata in grado nemmeno di pensare a costituirsi in sindacato Orwell, dopo averla studiata attentamente, dirà che la sua unica giustificazione economica è una grande “”mistificazione””. La mistificazione della “”cosiddetta eleganza””, “”che in effetti significa solo che il personale lavora di più e i clienti pagano di più””, e l’unico a trarne vantaggio è il proprietario che si arricchisce. E infine “”per concludere, il ‘plongeur’ è uno schiavo, e uno schiavo sprecato, che fa un lavoro stupido e in gran parte inutile””. Lo si fa continuamente lavorare, in ultima analisi, “”perché si ha la vaga impressione che, se avesse del tempo libero, sarebbe pericoloso””. Il suo abbrutimento è una sorta di garanzia. Con grande intuito Orwell coglie nella “”mistificazione”” della cosiddetta «eleganza» che è tale soltanto perché si vende ad alto prezzo, ma in realtà è schifosa perché prodotto di un lavoro degradante e sudicio, la sordidezza insita in un modello di lusso che quando egli scriveva cominciava a commercializzarsi, e oggi, a distanza di mezzo secolo, è stato industrializzato, e prodotto – non sappiamo quanto più igienicamente – da lavoratori più – ma non sappiamo quanto – protetti, poiché nel commercio del lusso vige ancora un elemento di contrabbando. Al momento di scendere nel sottosuolo come ‘plongeur’ Orwell aveva, in ogni caso, gettato una piccola ancora, che poteva trattenerlo alla sua figura originaria di intellettuale disoccupato”” [dall’introduzione di Elena Croce] (pag 8-9)”,”CONx-222″
“ORWELL George”,”Giorni in Birmania.”,”Pubblicato negli Stati Uniti nel 1934 e l’anno dopo in Gran Bretagna per problemi di censura, questo è il primo romanzo scritto da Orwell e nasce dalla sua esperienza diretta come membro della polizia coloniale nell’Indocina degli anni Venti.”,”VARx-003-FC”
“ORWELL George”,”1984.”,”””Non voleva accettare, come legge di natura, che gli individui devono ssere sempre destinati alla sconfitta”” (pag 144)”,”VARx-101-FV”
“ORWELL George, a cura di Guyda ARMSTRONG”,”Diari di guerra.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”VARx-092-FL”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. Edizione integrale.”,”George Orwell (1903-1950), nato in India nel 1903 e trasferitosi poi nel Regno Unito, giornalista e scrittore pubblicò articoli e saggi tra cui ‘1984’, ‘Fiorirà l’aspidistra’, ‘La figlia del reverendo’. Dalla nota bibliografica: ‘Un’ utile antologia di G. Orwell ‘Verità – Menzogna’ a cura di D. Milner, Mondadori, Milano, 2018′ (ma non risulta pubblicato) ‘In ‘Uno sguardo retrospettivo sulla guerra spagnola’, Orwell affermò che la gente tende a credere alle atrocità del nemico, ma non a quelle commesse da chi sente di essere dalal sua parte, e questo ‘senza voler esaminare le prove’. Nel saggio ‘La politica e la lingua inglese’ scrive: “”Il linguaggio politico (…) è concepito per far sembrare vere le bugie e rispettabile l’assassinio e per dare un’apparenza di solida realtà anche a un soffio di vento”” (pag VII, introduzione)”,”STAS-004-FGB”
“ORWELL George”,”Omaggio alla Catalogna.”,”””Ho addotto i motivi per ritenere che la versione comunista dei fatti di Barcellona non possa essere presa sul serio. In aggiunta debbo dire qualcosa sull’accusa generica che il POUM fosse un’organizzazione clandestina fascista al soldo Franco e Hitler. Questa accusa è stata poi ripetuta infinite volte nella stampa comunista, specie partire dal 1937. Faceva parte della campagna mondiale promossa dal partito comunista ufficiale contro il «trotskismo», di cui il POUM avrebbe dovuto essere l’esponente in Spagna. (…) Notevole il fatto che fin dagli inizi nessuna prova era mai stata addotta a sostegno di quest’accusa; la cosa fu semplicemente asserita con aria di autorità. E gli attacchi vennero condotti col massimo di diffamazioni personali e con la più completa mancanza di senso di responsabilità in merito agli effetti che avrebbero potuto avere sulla guerra. Pur di diffamare il POUM molti scrittori comunisti sembrano avere considerato trascurabilissimo il tradimento di segreti militari. (pag 202-203)”,”MSPG-008-FV”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”””Napoleon chiamò immediatamente gli animali a raccolta e con voce terribile pronunciò sentenza di morte su Frederick. Una volta catturato, disse, Frederick, sarebbe stato lessato vivo. Nello stesso tempo avvisò che dopo questo tradimento c’era da aspettarsi il peggio. Frederick e i suoi uomini potevano sferrare ad ogni momento il loro attacco da lungo tempo atteso. Furono poste sentinelle in tutti i punti di accesso alal fattore. Inoltre furono inviati quattro piccioni a Foxwood con messaggi amichevoli che si sperava potessero ristabilire buone relazioni con Pilkinton”” (pag 76)”,”VARx-007-FER”
“ORWELL George”,”Gli anni dell’«Observer». La raccolta inedita degli articoli e le recensioni (1942-49).”,”Tra i molti articoli ‘Marx e la Russia’ (15 febbraio 1948) (origine termine ‘comunismo’, i discepoli di Marx, prospettive future’)”,”EDIx-001-FER”
“ORWELL George (Arthur BLAIR)”,”1984.”,”Orwell è e rimane un individualista, attento ai problemi delle classi popolari… (pag VIII) Incubo, satira, racconto fantascientifico, ipotesi realistica: dalla sua comparsa nel 1948 il romanzo è stato letto da tutte le possibili angolazioni. Se ne è fatto il testamento di un irriducibile anarchico-individualista, o anche un libello antistalinista (…) (pag IX) “”Come si studia. La lettura di ogni opera è vantaggiosa quando non avviene a caso ma è inquadrabile in un dato campo di interessi, cui il lettore in quel momento è volto. Non si può leggere senza contemporaneamente scrivere: cioè prendere appunti, ricopiare passi, riassumere parti, postillare certi periodi, richiamare con confronti citazioni. E dopo aver letto bisogna generalmente rileggere. Solo così «leggere» diventa «studiare»”” (da “”L’impulso””, febbraio 1950″,”VARx-028-FER”
“ORWELL George (Eric BLAIR)”,”Homage to Catalonia.”,”””Answer not a fool acccording to his folly, lest thou be like unto him. Answer a fool according to his folly, lest he be wise in his own conceit”” (Proverbs XXVI, 5-6) (“”Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere come lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere saggio nella sua stessa presunzione””)”,”MSPG-030-FSD”
“ORY Pascal”,”Nizan. Destin d’ un révolté.”,”ORY Pascal è professore di storia alla Sorbona e presidente del Groupe interdisciplinaire d’études nizaniennes. E’ autore di una trentina di opere di storia culturale e poltiica delle società contemporanee tra cui ‘Les Collaborateurs, 1940-1945’. “”Un tale progetto formale raggiungeva ammirabilmente il proposito fondamentale, politico, del cronista comunista, consentendogli anche di mettere in circolazione un argomentario folto, espresso nella “”langue du sérail””, in favore della conclusione rapida di una alleanza anglo-franco-sovietica.”” (pag 166)”,”PCFx-041″
“OSADCAJA Irina Mikhajlovna”,”Il keynesismo contemporaneo. Critica della teoria e della politica economica.”,”Irina Mikhajlovna Osadcaja, dottore in scienze economiche, è nata nel 1929. Si è laureata alla facoltà di economia dell’Università di Mosca Lomonosov. A partire dal 1956 lavora all’Istituto di economia mondiale e di rapporti internazionali presso l’Accademia delle scienze dell’URSS. É una nota esperta nel campo della moderna economia politica borghese. Al centro dei suoi interessi scientifici si trova l’evoluzione della teoria e della prassi della regolamentazione statale dell’economia capitalistica. Alla sua penna appartengono alcune monografie tra cui: La critica delle teorie borghesi della crescita economica. Il keynesismo contemporaneo, Conservatorismo contro riformismo.”,”ECOT-105-FL”
“OSANKA Franklin Mark a cura; saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”Modern Guerrilla Warfare. Fighting Communist Guerrilla Movements, 1941-1961.”,”Saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN (tradotto da Regina ELDOR e note di Stefan T. POSSONY) Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”QMIx-103″
“OSBORNE John”,”Teatro. Ricorda con rabbia. L’istrione. Materia di scandalo e preoccupazione. Lutero.”,” “”Lutero, ovviamente, è stato un ribelle. Personaggio di proporzioni gigantesche in senso esistenziale, storico, politico, sociale, culturale che sono valutabili al di là di ogni scelta spirituale e di ogni dibattito teologico. Ma Osborne non l’ha certamente affrontato per chiarire a sé e a noi, potendolo, il suo drammatico dibattersi fra le tentazioni dello Spirito e quelle della Storia. (…) Lutero nel dramma di Osborne, non è l’origine di problemi che si manifestano in lui come drammi dello spirito destinati a trasformarsi in azionio, ma è invece il protagonista di quelle azioni che testimoniano di una ribellione valutata in se stessa. Egli è un uomo che vuole difendere e affermare la propria coerenza fino all’estremo nei confronti delle forze che lo contrastano. (…) Osborne obbiettivamente nota le gravi contraddizioni spirituali e decisionali del personaggio Lutero (la sua presa di posizione autoritaria al momento della rivolta contadina) ma lo segue e lo sostiene nel farsi, nel formarsi e nel continuare della lotta che lo vede protagonista”” (pag 13-14) (Roberto Rebora)”,”VARx-550″
“OSMIN Léon”,”Figures de jadis. Les pionniers obscurs du socialisme.”,”Contiene dedica manoscritta autore “”Etienne Pédron, uno dei fondatori del Partito Operaio Francese, che aveva profondamente agitato il proletariato della Marna, dovette lasciare Reims. Si installò a Troyes. Pédron e Corgeron intrapresero subito la conquista del dipartimento. Li si vide dappertutto: nelle città, nei villaggi e negli angoli più nascosti. Furono formati dei gruppi aderenti al Partito Operaio Francese furono formati nelle stesse località e la Federazione dell Aube non tarderà a diventare una delle più vive e delle più potenti dell’ organizzazione guesdista. Corgeron fondò il Réveil des Travaillerus, organo settimale, di cui fu il gerente. Il Réveil condusse una energica campagna contro il “”Bon Pasteur’, istituzione cattolica, la cui sede era a Nancy. Il “”Bon Pasteur’ sfruttava odiosamente gli orfani che accudiva””. (pag 123)”,”MFRx-253″
“OSORIO Elsa”,”La miliziana. Romanzo.”,”Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e attualmente risiede a Madrid.”,”VARx-006-FC”
“OSSIAN DE NEGRI Teofilo”,”Storia di Genova.”,”Il governo di Bucicaldo. “”Il Bucicaldo è una personalità certo di grande rilievo, forse una delle più significative della vecchia Europa tra Medioevo e Rinascimento. Anche il suo governatorato genovese fu un momento importante nella storia della città; ma nel quadro complessivo della vita di lui resta come un episodio che vi si inserisce quasi marginalmente, e perciò non basta a definirne la grandezza, la misura vera di uomo che si estolle al di sopra del grigiore dei tempi. Or sotto questo profilo la sua personalità esorbita per gran parte dal nostro specifico programma; ma perché il Bucicaldo in modo affatto consapevole accetta il governatorato in vista delle sue più lungimiranti prospettive orientali e poi italiane, è giocoforza accennarne preliminarmente per poter poi meglio valutare la sua temporanea, ancorché non breve, presenza genovese.”” (pag 507)”,”LIGU-052″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 1. A-Arion.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Annibale. “”Il timore che Annibale puntasse contro Roma indusse i consoli nell’ errore funesto di non mantenere fra loro il collegamento, poiché Servilio tenne la via Flaminia, per congiungersi, occorrendo, con Flaminio per la via di Foligno. Flaminio seguì Annibale che piegò nella direzione di Perugia, e, giunto nelle vicinanze del Trasimeno, distribuì l’ esercito in modo che i Romani avanzando potessero essere sorpresi nella pianura lungo il lago e incalzati dalla fanteria dei Galli e Baleari, che, appiattati nelle alture, sarebbero piombati loro addosso, mentre la cavalleria, movendo dalla parte occidentale, li avrebbe sgominati, e la fanteria libica a oriente avrebbe compiuto l’ opera di assalto e di dispersione. Rimase sul campo lo stesso console Flaminio con più di quindicimila uomini (giugno del 217) (…). Malgrado la vittoria, Annibale cominciò a provare le prime delusioni. Egli lasciò liberi i prigionieri italici, dicendo che era venuto a combattere contro Roma, e a liberare dalla sua soggezione gli alleati, ma le città italiche rimasero solidali con Roma, come ebbe a sperimentare.”” (pag 546) “”Le ripercussioni della battaglia di Canne furono gravi per i Romani. Capua, con la speranza di soppiantare Roma, si ribellò, e Annibale vi andò a svernare. Si dice che il comandante della cavalleria Maarbale l’ avesse spinto a muoversi verso Roma, ma che Annibale abbia resistito alla tentazione. Se è vero che Maarbale abbia esortato Annibale a una marcia contro Roma, certo in nessun modo Annibale si sarebbe lasciato sedurre da questa prospettiva pericolosa; se avesse infatti voluto attaccare Roma, vi si sarebbe diretto subito dopo la battaglia del Trasimeno.”” (pag 547)”,”REFx-087″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 2. Arios-Berbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Barres, Maurice. Scrittore francese (Charmes sur Moselle 1862 – Parigi 1923). Nella trilogia di romanzi ‘Le culte du moi’ (Sous l’ oeil des barbares, 1888; Un homme libre, 1889; Le jardin de Bérénice, 1891) mostrò un geloso individualismo. Il successivo sviluppo fece del Barres il campione intellettuale del nazionalismo francese, che ebbe largo influsso sul nascente nazionalismo italiano””. (pag 461) Beethoven. “”Sensibile alle grazie femminili, fin dal 1795 aveva chiesto la mano d’una giovine cantatrice, Maddalena Willmann: il rifiuto oppostogli “”per bruttezza ed eccentricità”” non sembra l’ esponesse a crisi sentimentali. Era in realtà scarsamente dotato di pregi fisici: sulla persona robusta ma bassa e tozza, sul collo corto affondato tra larghe spalle, una testa leonina dall’ ampia fronte convessa, un volto punteggiato dal vaiuolo, di colorito bruno, di mascelle potenti. Gli occhi mobilissimi, lampeggianti, espressivi, ad alcuni sembravano neri o d’un blu d’acciaio, ad altri di color d’oro cupo. Di fine disegno le labbra, ma la voce era aspra, a volte stridula. Vivace nei gesti, e semplice nel conversare, in certi momenti facile alle arguzie e ai giuochi di parole, contrapponeva a qualche tratto ingenuamente grossolano un’ istintiva fierezza, alle brevi espansioni periodi di brusca ritrosia””. (pag 594)”,”REFx-088″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 3. Berce-Bury.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI “”Bocskay. Famiglia di magnati ungheresi, imparentata con i Báthory. Di essa il personaggio più eminente fu Istvan (1557-1606), calvinista, che appoggiandosi ai Turchi capeggiò l’ insurrezione dei protestanti ungheresi (1604-1606) contro l’ imperatore Rodolfo II. Con la pace di Vienna (23 gennaio 1606) ottenne piena libertà di culto per i protestanti e l’ investitura di principe della Transilvania””. (pag 273) “”Boldrini Marcello. Statistico italiano (Macerata 1890, Milano 1969) professore (dal 1922) di statistica e demografia nelle Università di Messina, Padova, Milano (Bocconi e Cattolica) e Roma, socio nazionale dei Lincei (1951) e accademico pontificio (1936). Tra le opere principali: ‘Biometrica’ (1927), ‘Biometria e antropometria’ (1934), ‘Statistica, teoria e metodi’ (1942; 4° ed. 1959), ‘Demografia’ (1956), ‘Le statistiche empiriche e la teoria dei campioni’ (in collab. con A. Naddeo, 1957), ‘Teoria della statistica’ (1963). Già presidente dell’ AGIP, vicepresidente e successivamente (1962-67) presidente dell’ ENI.”” (pag 304)”,”REFx-089″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 4. Burzi-Cippe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tommaso Campanella. “”Non in un arbitrio, comunque concepito, ma nell’ adesione alla legge stessa delle cose consiste per il C. l’ umana come la divina libertà. Anche lo Stilano, come il Nolano, combatte veementemente il “”servo arbitrio”” di Lutero e di Calvino, ma è ben lungi dal tornare al medievale “”libero arbitrio””, ché anzi la sua è una libertà, com’egli dice, non ‘contra fatum’, ma ‘pro fato’.”” (pag 151) Gino Capponi. “”(…) così il mirabile ‘Frammento sull’ educazione’ (1841, pubblicato nel 1845), che è il suo capolavoro. In quest’ultimo scritto il Capponi, sorretto da uno squisito senso psicologico, congiunto a un sano scetticismo, persegue con critica acutissima ogni forma d’illusione pedagogica di prederminare dall’ estrinseco il libero svolgimento dell’attività spirituale; tuttavia il suo atteggiamento polemico nei riguardi di Rousseau rivela una limitazione di questa sua posizione, determinata essenzialmente dal timore che il culto della spontaneità risucisse (?) a un naturalismo di tipo illuministico, combattuto dal Capponi in nome dello spiritualismo cristiano. L’ acume, la probità, la profondità del Capponi si rivelano anche nel suo epistolario, documento essenziale per la storia spirituale d’ Italia nel Risorgimento.”” (pag 213)”,”REFx-090″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 5. Cippi-Demor.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Dante Alighieri. “”L’ ambasceria a Venezia. La morte. E’ lecito ritenere fatto sostanzialmente sicuro la partecipazione di Dante all’ambasceria ravennate a Venezia nel 1321 inviata da Guido Novello per scongiurare i propositi di guerra della repubblica di San Marco, sdegnata per i continui attacchi delle navi di Ravenna; le testimonianze prendono avvio già al Villani, “”essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’ signori da Polenta””; lo ripete il Pucci, ma tace del tutto il Boccaccio, mentre sulla scia di Giovanni il nipote Filippo Villani elabora una complicata leggenda (ediz. Solerti delle Vite, pp. 86-87), e dopo di lui Domenico Bandini, Giannozzi Manetti, ecc.; secondo Filippo i Veneziani avrebbero impedito a Dante di pronunziare la propria allocuzione nel timore che ne potessero restare persuasi, e poi avrebbero negato a Dante di ritornare per la via di mare timorosi che il poeta portasse dalla propria parte l’ ammiraglio della flotta, “”incommodo igitur terrestris itineri febrem poeta perpessus, cum Ravennam applicuisset, paucis post diebus extinctus est, publicoque defletus est funere”” (la qual leggenda documena il mito della parola di Dante capace di persuadere i più recalcitranti, e inoltre scaturisce dalla necessità di trovare un responsabile per la fine del poeta, facendo leva sopra un diffuso sentimento di avversione alla politica dei Veneziani.)””. (pag 532-533) “”‘m’ insegnavate come l’ uom s’etterna’, su ‘nel mondo’, ma non in modo continuo, quanto ‘ad ora ad ora’”” (If, XV 85) (pag 462) “”‘per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato'”” (Cv I III 4) (pag 501)”,”REFx-091″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 6. Demos-Falla.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Einstein. “”Negli ultimi anni della sua vita, lavorò intensamente, e senza successo, alla costruzione di una teoria unitaria dei campi che fosse rigorosamente causale, convinto “”della possibilità di un modello della realtà, vale a dire di una teoria che rappresentasse le cose stesse e non soltanto la probabilità della loro esistenza””.”” (pag 405-406) Erasmo. “”La preoccupazione di Erasmo era invece di natura schiettamente etica. “”Non occorre sempre trovare dottrine chiare: importa soprattutto accertare dottrine utili””, dirà nella polemica con Lutero.”” (pag 516)”,”REFx-092″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 7. Fallad-Gari.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Gaetano Filangeri. “”Da che, altresì, errati giudizi storici, più errate profezie politiche e, generalmente, un ottimismo così ingenuo da far quasi maraviglia potesse allignare nella realistica città, dove, contemporaneamente o quasi contemporaneamente al Filangeri, vissero, ben diversi “”vichiani”” l’ abate Galiani e Vincenzo Cuoco. Per es., il Filangeri, pur non giungendo, come altri illuministi, a considerare stato perfettissimo la lontana e ignota Cina e poco men perfetto la poco men lontana e ignota Russia di Caterina II, spezza anch’egli una lancia contro l’ aborrita costituzione inglese, di cui non vede la stretta aderenza col paese in cui sorse e fruttificò, e alla quale contrappone genericamente l’ astratta costruzione d’una monarchia in cui tra il re e il popolo s’interponga equilibratrice una classe intermedia di nobili priva di poteri politici, e, mediatore tra i sudditi e il sovrano, un corpo di magistrati depositario delle leggi. Una sua errata profezia politica restata famosa è quella, formulata qualche anno prima della rivoluzione francese, d’un’imminente “”rivoluzione pacifica””, che sarebbe stata compiuta esclusivamente dai “”troni”” col semplice ausilio delle leggi. E grande ingenuità ottimistica è nella stessa teoria fondamentale della ‘Scienza della legislazione’ (…)””. (pag 225) (Fausto Nicolini)”,”REFx-093″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 8. Garin-Grani.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Giolitti. “”I punti dove maggiormente si diressero le polemiche degli oppositori di sinistra furono la politica meridionale (il protezionismo sul grano sosteneva di fatto il latifondo) e la spregiudicata prassi elettoralistica (in un celebre pamphlet del 1909, G. Salvemini lo bollò come “”il ministro della mala vita””), mentre da altri settori (G. Fortunato, L. Einaudi) gli veniva rimproverato l’abbandono del liberismo sul terreno della politica economica (lavori pubblici, protezionismo, legislazione del lavoro, ecc.), e da settori industriali l’ acquiescenza nei confronti delle rivendicazioni sindacali. A suo favore Giolitti ebbe la Corona, il socialismo riformista (che conseguì da quella politica un obiettivo impulso e una forte crescita), alcuni settori intellettuali (soprattutto B. Croce) e larghi strati della borghesia””. (pag 277) Goethe. “”Col sopraggiungere della fama Goethe è preso dal disgusto d’ogni frivolezza: Hans Sachs, Lutero sono energiche figure che lo dominano. Ed egli stesso è come il suo Wanderer, che ritrae nell’ inno pindarico, Wanderers Sturmlied. Il turbine è il suo elemento – “”Wen du nicht verlässest Genius””. – Il genio è con lui e non lo abbandona. Sempre più si desta la virtù combattiva; bisognerà agitare la sferza per colpire gl’ignavi, i miseri filistei, gli spacciatori di vuoto, i teologi onniscienti e fanatici, il carnevale dei pigmei che si gonfiano. Ride con grazia maliziosa; assesta i suoi colpi nelle farse e nelle satire (…)””. (pag 524, Arturo Farinelli)”,”REFx-094″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 9. Grano-Hurwi.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Hebert. “”Membro del club dei Cordiglieri, fondò nel 1790 il giornale radicale ‘Le Père Duchesne’, che gli assicurò un seguito anche in ambienti giacobini. Sostituto procuratore della Comune (dic. 1972), fu a capo di una vivace corrente (gli hebertisti) che propugnava la lotta sociale e misure economiche rivoluzionarie. Nella primavera del 1793 attaccò violentemente i girondini che ne imposero l’ arresto; liberato per intervento dei sanculotti e delle municipalità, sotto l’ impulso di Hebert e dei suoi seguaci furono approvate le leggi dei sospetti e del maximum (17 e 29 sett. 1793), ripresero slancio l’ iniziativa militare e i grandi processi (nell’ ott. 1793 alla regina e ai girondini), furono incoraggiati la scristianizzazione e il culto della dea ragione. Iniziato il riflusso del movimento rivoluzionario e dopo un fallito tentativo di presa del potere (4 marzo 1794), Hebert e i suoi furono processati (21-24 marzo) e ghigliottinati.”” (pag 399) Horkheimer. “”La “”teoria critica”” – così H. definiva la propria concezione – ha il compito di denunciare la separazione tra individuo e società, separazione prodotta dalla divisione del lavoro e di classe e dall’ economia di scambio proprie del capitalismo. L’ obiettivo da raggiungere è una società senza sfruttamento. Lo strumento metodologico di cui H. si serve nelle sue ricerche è il concetto hegeliano-marxiano di totalità: la ricerca sociale è “”la teoria della società contemporanea come tutto””. Perciò H. respinge la settorializzazione della ricerca sociale e la divisione in compartimenti stagni tipica della sociologia specializzata (economia, diritto, psicologia, ecc.). La società deve essere studiata come un tutto unitario, che ha una sua oggettiva struttura dinamica. A questa impostazione di ispirazione marxista H. aggiunge un’ esigenza nuova: quella di chiarire le mediazioni psichiche tra fatti economici e fatti culturali (…)””. (pag 628)”,”REFx-095″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 10. Hus-Labov.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Kant. “”(…) siccome tre sono le facoltà dello spirito umano: conoscenza, sentimento e desiderio, bisogna che quella che è la facoltà fondamentale, la conoscenza, si triplichi per soddisfare l’ esigenza di ciascuna: diviene così intelletto (Verstand) per soddisfare se stessa, facoltà giudicante (Urteilskraft) per soddisfare il sentimento, ragione (Vernunft) per soddisfare il desiderio. Ora dell’ intelletto è stata fatta la critica nella Critica della ragion pura; della ragione, nella Critica della ragione pratica; resta da fare quella del giudizio. Ma questo terzo tronco della via critica non sfocia in una nuova metafisica oltre quella della natura (metafisica dell’ intelletto) e quella della libertà (metafisica della ragione). Giacché, oltre l’ essere fenomenico e l’ essere in sé, non è possibile altra forma di essere. La critica del giudizio dunque rimane e deve rimanere senza una corrispettiva metafisica, perché proprio dovrà servire a raccordare le due critiche che menano alle due metafisiche e quindi a procurare la definitiva superiore unità, direttamente, della critica, indirettamente, della metafisica.”” (pag 362, Pantaleo Carabellese)”,”REFx-096″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 11. Labow-Lucas.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Leonardo. “”Del resto il documento preciso con cui il Borgia commette a Leonardo “”di osservare luoghi fortezze dei suoi stati”” ha la data da Pavia, 18 agosto 1502: fino al maggio 1502 Leonardo si ritrova a Firenze intento a una stima di oggetti preziosi per Isabella d’Este. Un altro fiorentino, per scopo diverso, era allora presso il Borgia, Niccolò Machiavelli; e forse il Vinci lo incontrò a Urbino il 30 luglio prima di avere avuto la nomina d’ ingegnere generale del Valentino; a Urbino visitò la biblioteca del Montefeltro. Da allora Leonardo segue il Borgia a Pesaro, a Rimini, e poi a Cesena nel mezzo agosto, a Porto Cesenatico il 6 settembre, e la nota che vi si riferisce ha carattere prettamente militare, come la ricetta del cod. L. per una mistura di carbone, zolfo e salnitro, per far polvere da cannoni””. (pag 313, Enrico Carusi) Leopardi. “”Così egli diventava, e fu poi sempre, essenzialmente un pensatore e un poeta.”” (pag 378) “”Con lo Zibaldone si ricollegano i Centoundici pensieri’ pubblicati dal Ranieri nell’ edizione lemonneriana del 1845, tratti da esso nella loro maggioranza, ma sottoposti a una sapiente rielaborazione formale e spogliati del carattere, che taluni avevano nella prima stesura, di testimonianze di vita vissuta: documento interessante, in ogni modo, dell’ ostinata coerenza del pensiero leopardiano sulla società e sugli uomini, da quando, tra il 1819 e il 1820, cominciò ad interessarsi di quei problemi – contava di scrivere un trattato ‘Del machiavellismo in società’ – agli anni della dimora napoletana.”” (pag 396, Giovanni Ferretti)”,”REFx-097″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 12. Lucat-Maure.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Marat. “”Dal settembre 1789 Marat iniziò a pubblicare l’ Ami du peuple, giornale che si distinse nel denunciare i tentativi controrivoluzionari dell’ aristocrazia e quelli dei ricchi borghesi di trarre profitto dai cambiamenti della Rivoluzione a scapito delle classi popolari. Nel gennaio 1790 i suoi violenti attacchi a Necker lo portarono in tribunale; costretto a rifugiarsi a Londra per evitare il carcere, tornò a Parigi in maggio, indirizzando le sue invettive dapprima contro i moderati Mirabeau e Lafayette, qundi contro l’ Assemblea nazionale e la stessa monarchia; ciò gli valse la sospensione delle pubblicazioni e un nuovo esilio londinese (dicembre 1790- maggio 1792), a anche un’ enorme popolarità presso i sanculotti parigini. (…) Eletto alla Convenzione, M. sedette tra i montagnardi; in aula e sul suo giornale (…) sostenne la necessità di subordinare il rispetto delle leggi alle superiori esigenze della Rivoluzione e invocò misure terroristiche contro i nemici interni della repubblica””. (pag 430) Marconi. “”Il salvataggio della maggior parte dei passeggeri del transatlantico Titanic (25 aprile (1912)), che affonda in poco tempo, dopo un investimento contro un iceberg, richiama nuovamente l’ attenzione del mondo sul grande servizio reso dalla radio e dalla perfetta organizzazione stabilita su tutti i mari dalla Compagnia Marconi per le comunicazioni marittime, presieduta dallo stesso inventore. Dopo tale salvataggio le applicazioni dell’ invenzione di Marconi sul mare si sviluppano in tutto il globo. Nello stesso anno 1912, il sistema Marconi viene ufficialmente adottato dall’ Inghilterra per la grande rete radiotelegrafica imperiale destinata a collegare l’ inghilterra con tutte le sue colonie. (…) Ottobre 1924. M. scopre che le onde corte della gamma inferiore ai 30 m. assicurano regolari comunicazioni alle maggiori distanze durante il giorno, mentre le onde corte della gamma superiore ai 30 m. le possono assicurare durante la notte.”” (pag 466)”,”REFx-098″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 13. Mauri-Marcu.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Michelangelo. “”Come la Commedia di Dante, il cielo della Cappella Sistina può essere indagato sotto molti aspetti, né mai si può credere del tutto esplorato in ogni parte: ma i sensi arcani che gli esegeti con varia fortuna vi hanno cercato, fino a supporre tra gli angioli intorno all’ Eterno nella Creazione di Adamo la figura di Eva – già esistente nell’ idea divina prima ancora di essere creata -, oppure i rapporti che vi si possono trovare con la cultura e con la coscienza religiosa del Cinquecento, anziché chiarirlo, possono distrarre la mente dal suo valore più alto, universale, e che pur sempre chiaramente si vede, come ben lo videro i contemporanei (e Raffaello lavorava allora nelle Stanze vaticane) quando esso fu scoperto, e trovarono a definirlo una parola nuova: “”terribilità””, cioè misteriosa grandezza che nell’ arte centuplica la capacità dei sensi e dell’ animo, trasportando in un mondo superiore, dove le forme corporee svelano a fondo il loro essere, la vita si esalta in quel vigore, la mente ha quelle profondità, i moti si compongono con quei ritmi armoniosi e potenti.”” (pag 269, Pietro Toesca) MILL John Stuart (1806-1873). “”In politica Mill insistette sull’ opportunità di un’applicazione radicale dei principi della libertà (Essay on liberty, 1859), su di un’ organizzazione del potere politico che collegasse le esigenze locali e quelle nazionali, non perdendo mai di vista i diritti individuali (Thoughs on parliamentary reform, 1859; Considerations on represenative government, 1863), difendendo inoltre il parlamento e la democrazia come la migliore forma di governo, l’ unica capace di tutelare l’ interesse dell’ individuo e di permetterne la libera espressione. Il sistema della proprietà privata andava comunque, secondo Mill, corretto per rendere possibile una minore sperequazione sociale (di qui la simpatia con cui guardò al movimento socialista e alle rivendicazioni sociali del suo paese e del suo tempo). Si batté inoltre per l’ estensione alle donne del voto e dei diritti politici (…)””. (pag 331)”,”REFx-099″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 14. Murdi-Papag.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI La questione omerica. “”Con l’ espressione “”questione omerica”” si intende il complesso dei problemi che riguardano l’ esistenza storica di un poeta Omero, la relazione tra questo e i due poemi conservati, la formazione di ciascuno di essi. (…) La questione omerica fu rivelata al grande pubblico da F.A. Wolf, con i Prolegomena ad Humerum (1795). Egli, partendo dall’ affermazione della inesistenza della scrittura nell’ età omerica, ne dedusse che poemi di tali dimensioni erano impossibili, e che i poemi omerici erano stati messi insieme nell’ età di Pisistrato (…) unendo canti staccati, cantati separatamente dai rapsodi. Quest’ opera di Wolf ebbe una grande risonanza, e venne incontro alla tendenza herderiana, e poi generalmente romantica, di ricercare l’ anonimo all’ inizio della storia dei popoli. (…)”” (pag 420-421) L’ Odissea elaborata in fasi diverse. Palmerston. “”(…) Palmerston, all’opposizione, bollò la nuova politica come rinunciataria e poco dignitosa. Tornato poi (luglio 1846) con lord Russell agli Esteri, con una energica azione personale, spesso incurante dell’ ostilità della regina e dell’ irritazione dei compagni di gabinetto, sostenne le rivoluzioni del 1848 in Italia e in Ungheria (appoggiò i siciliani contro Napoli, il Piemonte contro Vienna e volle ospitare a Broadlands K. Kossuth). (…) Con il suo appoggio agli stati del Sud allo scoppio della guerra di secessione (1861), rischiò di creare una pericolosa frattura con gli USA, mentre non poté impedire ad Austria e Prussia di impadronirsi dello Schleswig-Holstein (1864).”” (pag 626)”,”REFx-100″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 15. Papan-Preti.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Picasso. “”Contro la corrente classicistica, che domina in tutta Europa, Picasso insorge con un quadro di ‘Danzatrici’ (1925, Londra, Tate Gallery), nel quale la scomposizione cubista si trasforma in una vera e propria deflagrazione formale. Benché Picasso non abbia esplicitamente aderito al surrealismo, le opere di questo periodo, in cui la deformazione giunge spesso a un voluta mostruosità, sono considerate surrealiste; solo nel periodo detto ‘delle ossa’ (1928-29) si ha una vera e propria visione surrealista. Ma l’ istinto formale, plastico dell’ artista riprende il sopravvento sulla poetica del surrealismo (…). Durante la guerra civile spagnola Picasso vive con forte impegno il dramma del suo paese; per un breve periodo è direttore del Prado. La spietata denuncia degli orrori del fascismo e della guerra che impronta le violente acqueforti che illustrano il poemetto ‘Sueño y mentira de Franco’, raggiunge i tomi più alti del dramma in ‘Guernica’ (ora nel Museo Reina Sofia), espressione dello sdegno più intenso dopo il bombardamento tedesco della cittadina, risolta in una ridotta gamma cromatica di bianchi e di neri (…)””. (pag 305)”,”REFx-101″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 16. Preto-Rugen.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Reichenbach. “”Nel periodo berlinese dette un forte impulso al movimento neo-positivista come membro del Circolo di Berlino e dirigendo (dal 1930) con R. Carnap del Circolo di Vienna la rivista ‘Erkenntnis’. Continuò poi a diffondere e a consolidare il neopositivismo negli USA come membro dell’ International committee for the unity of science, che promosse la pubblicazione (1938 e segg.) della International encyclopedia of unifield science.”” (pag 291) “”Importante in tale contesto la teoria frequentistica della probabilità elaborata da Reichenbach, che fu al centro delle discussioni neopositivistiche: con tale teoria, secondo cui la probabilità di un evento equivale al limite della frequenza relativa di quel dato evento in una successione data, Reichenbach intese altresì risolvere il problema della giustificazione dell’ induzione””. (pag 291) “”Elaborò inoltre una logica a tre valori (vero, falso, indeterminato) ritenuta più adeguata dalla classica logica bivalente ai fini dell’ interpretazione della meccanica quantistica. Da ricordare inoltre i suoi studi sulla causalità, sull’ a priori e sul concetto di legge naturale””. (pag 292) Robinson Joan Violet (nata Maurice). “”Allieva di J.M. Keynes, la Robinson si professava “”keynesiana di sinistra””. Il suo lavoro teorico, vasto e importante, merita di essere ricordato soprattutto per l’ analisi della concorrenza imperfetta (Economics of imperfect competition, 1933), svolta in concomitanza con il lavoro di H. Chamberlin sulla concorrenza monopolistica. E’ difficile enucleare le differenze teoriche tra le due opere, entrambe importanti per la teoria economica moderna; si tratta sostanzialmente dello stesso tentativo, (…) di sviluppare un apparato teorico che parta da ipotesi più “”realistiche”” di quelle tradizionali della concorrenza perfetta””. (pag 494)”,”REFx-102″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 17. Rugge-Silsbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Saitta Armando. “”(…) presidente (1973-91) dell’ Istituto storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, direttore della rivista ‘Critica storica’, socio nazionale dei Lincei (1987). Si dedicò a ricerche sulla storia costituzionale della Francia moderna e contemporanea (…). Concentrò inoltre la sua attività storiografica sull’ Ottocento italiano, producendo opere originali, in cui all’ indagine sugli aspetti ideologici e istituzionali delle sètte rivoluzionarie si affianca un’attenta analisi delle condizioni economiche e politiche del paese (Filippo Buonarroti. Contributo alla storia della sua vita e del suo pensiero, 2 voll, 1950; Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini, 3 voll, 1967-68). (…)””. (pag 113) Schelling. “”Frattanto la situazione accademica a Jena era molto cambiata in seguito alla partenza di Fichte coinvolto nell’ ‘Atheismusstreit’, e all’ arrivo, nel 1801, di Hegel, con il quale Schelling rinsaldava i vincoli dell’ antica amicizia e dava inizio alla pubblicazione del Kritisches Journal der Philosophie. E’ il momento di più intensa e feconda collaborazione tra i due filosofi, i cui rapporti dovevano poi allentarsi con il passaggio di Schelling all’ Università di Würzburg nel 1803 e guastarsi definitivamente nel 1807 con la pubblicazione della Phänomenologie des Geistes e il ben noto attacco hegeliano alla filosofia dell’ intuizione. (…) Nel 1827 tornò a Monaco, dove fu eletto presidente dell’ Accademia delle scienze e chiamato a insegnare all’ Università allora fondata. Vi rimase fino al 1841, quando fu chiamato a Berlino alla cattedra che era stata di Hegel e con l’ intento di contrastarne l’ influenza e la scuola hegeliana. Tra i suoi uditori ebbe Feuerbach, Kierkegaard ed Engels, ma non ottenne un successo proporzionato alle attese e i suoi ultimi anni furono amareggiati da violente polemiche con gli hegeliani e con il teologo razionalista H.G. Paulus””. (pag 337-338)”,”REFx-103″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 18. Silva-Tessa.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Sorel. “”Nella sua attività si distinguono diversi momenti. Attraversò anzitutto una fase di adesione al socialismo marxista (1893-97); curò allora la traduzione e scrisse la prefazione per l’ edizione francese (1897) dei saggi di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia. Ma nell’anno successivo, sotto l’ influsso di B. Croce, passò ad accogliere in pieno la tesi del revisionismo e del riformismo (La crisi del socialismo scientifico, in Critgica sociale, maggio 1898; Nuovi contributi alla teoria marxista del valore, in Giornale degli economisti, luglio 1898). Entrato in aperto dissenso con A. Labriola, S. si trovò allora solidale con F.S. Merlino, la cui rivista, Critica sociale, rappresentava il centro di diffusione del revisionismo teorico in Italia. (…). Egli respinse le pretese scientifiche dell’ economia politica marxista e, soprattutto, il determinismo che privilegia le strutture economiche rispetto all’ azione rivoluzionaria; riprese, al tempo stesso, la concezione “”catastrofica”” dello svolgimento storico (…). Influenzato da Bergson e dal pragmatismo, Sorel, coronò il suo tentativo di interpretazione originale del marxismo, ponendo al vertice dei miti rivoluzionari lo “”sciopero generale””, inteso come strumento di educazione e di lotta. Ma a questo punto, ormai estraniatosi dal movimento politico del socialismo ufficiale, S. cercò nuove vie di azione rivoluzionaria, accostandosi all’ Action francaise e a Ch. Peguy, collaborando alla rivista nazionalista ‘L’ indépendance (1911-13). (…)””. (pag 184) Swift Jonathan. “”(…) visse quasi sempre a Londra, dove strinse amicizia con J. Addison, R. Steele, W. Congreve e partecipò attivamente alla vita letteraria e politica, pur senza mai ricoprire cariche ufficiali, alternando la pubblicazione di libelli di argomento politico (…) o ecclesiastico (…) a satire sociali come quelle volte a mettere in ridicolo le predizioni del popolare astrologo J. Partridge (…). Schieratosi in favore dei tories (1710), ne difese il governo dalle pagine del quotidiano The Examiner e con una serie di opuscoli (…) nonché attrraverso l’attività dello Scriblerus Club. (…) Il disgusto per l’ abiezione umana fa dei Gulliver’s travels, specie nella quarta parte, un’ opera possente, dai contorni aspri e geometrici, frutto d’una logicità allucinata piuttosto che di una fantasia poetica. Paradossalmente ascritto alla letteratura per ragazzi, il capolavoro di questo maestro della satira che non sopportava la vicinanza dei bambini (…) è lo specchio d’un animo profondamente turbato (…)””. (pag 507-508)”,”REFx-104″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 19. Tessé-Ville.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tucidide. “”Tucidide diventa così il creatore di una storiografia rivolta prevalentemente alla narrazione e spiegazione degli eventi politico-militari (e per ciò stesso meno interessata agli aspetti di storia del costume e delle tradizioni dei popoli protagonisti di quelle vicende). Una innovazione rispetto alla storiografia ionica, essenzialmente narrativa e descrittiva, sono anche i discorsi (famosi quelli di Pericle), introdotto da T. col proposito dichiarato di tenersi aderente al loro contenuto effettivo (…). Per chiarire come si fosse formata la potenza ateniese che, con la sua egemonia, fu la vera causa della guerra, subito dopo il proemio viene inserita la cosiddetta archeologia, dove l’ indagine sulla formazione della potenza degli stati è condotta con acume e larghezza di visuale insuperati.”” (pag 323) Verdi. “”Bellini diceva: “”Datemi buoni versi e vi darò buona musica””, che era una giustificazione quasi fanciullesca del proprio dono di cantare, ma che, in un certo senso, esprimeva il gusto di lui per le forme euritmiche, armoniose, perfette di quantità e di suono. Verdi invece chiedeva ai suoi librettisti “”parole sceniche””. Non diceva neanche “”versi””, “”ma parole””; cioè chiedeva espressioni verbali che nel dramma, dei sentimenti e passioni dei personaggi fossero proprio quelle che potevano parere le più necessarie e potenti e incisive: eleganti o sgraziate, aristocratiche o plebee, composte in versi armoniosi o contorti, poco gl’importava (…)””. (pag 608)”,”REFx-105″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 20. Villi-Zype.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Virgilio. “”Dante classicheggiante e nazionalista ritrova le sue fonti ideali nell’ Eneide, ed è per suo tramite che giunge alla concezione laica dello stato e dell’ impero: in ciò maestro del Petrarca e dello stesso Cola di Rienzo. E’ del resto su questo piano nazionalista che il Petrarca componeva la sua ‘Africa’: con Dante e con Petrarca, Virgilio ristabilisce la continuità ideale fra la storia di Roma e il giovane spirito italiano. Ma nel ricomporre la sua fisionomia spirituale e psicologica, Dante intuì i caratteri più riposti dell’ anima virgiliana: la pensosa mitezza, il senso trepidante e quasi doloroso del divino, la purezza dell’ esperienza sentimentale, la concezione della vita come una grande e insonne fatica; ma soprattutto ne sentì il valore lirico e stilistico, che nel contemperamento dell’ espressione solenne e studiata con l’ aderenza profonda alle cose rappresenta il modello d’ogni poesia colta. Dante rimane il più geniale interprete di Virgilio (…)””. (pag 39) Max Weber. “”Politicamente il Weber, che apparteneva a una vecchia famiglia dell’ alta borghesia (suo padre era stato deputato liberale-nazionale), fu dapprima un conservatore, che nel generale “”caos dei valori”” trovava un principio sicuro soltanto nel ‘Machtstaat’ di Bismarck. Fu quindi per una politica mondiale di potenza. Si andò però persuadendo, già prima della guerra, che la Germania era impari a una grande politica, che cioè le mancava un’ aristocrazia politica.”” (pag 295)”,”REFx-106″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”L’edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Raniero PANZIERI.”,”TEOC-163″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””In un’ opera intitolata Modelli di stratificazione americana riflessi in opere scelte di scienza sociale, Paul Hatt e Virginia Ktsanes offrono una rassegna dei differenti modi in cui la struttura della società americana è concepita da venti autori (1924-49). Le differenze concernono le seguenti questioni: 1. ampiezza massima della stratificazione e grado della distanza tra le classi. 2. ampiezza delle possibilità che hanno gli individui di passare da una classe a un’ altra (amount of individual mobility), 3. peso dei fattori economici nella stratificazione di classe. Oggetto di discussione è anche l’ importanza della classe media nella struttura sociale americana. Fino a poco tempo fa, dominava la convinzione che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza della popolazione si consideri come appartenente alla classe media. Questa convinzione poggiava sulle inchieste di Gallup (1939), di “”Fortune”” (1940) e di Cantril (1943). (…) Ricerche posteriori, tra cui quella di Centers, hanno mostrato che la percentuale delle persone che dichiarano di appartenere alla classe media dipende dalla maniera in cui è formulato il questionario; che il loro numero diminuisce notevolmente quando, invece della scelta tra classe superiore, media e inferiore, si pone la domanda senza suggerire possibili risposte (cioè una open ended question), e ancora di più quando tra le possibili risposte si menziona la “”classe lavoratrice”” (working class)””. (pag 115-116)”,”TEOS-102″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”Nato a Lipno nel 1897, Stanislaw Ossowski è stato il maggior esponente della sociologia polacca e una delle figure più eminenti di questa disciplina su scala internazionale. Dopo gli studi compiuti a Varsavia e a Parigi, fra i discepoli di Durkheim, Hubert e Mauss, svolse la sua attività di ricercatore e di docente, avvertendo la necessità di un impegno di difesa degli ideali democratici e socialisti nella Polonia reazionaria degli anni Trenta. Sotto l’occupazione nazista, la sua profonda vocazione di maestro lo portò a organizzare in varsavia occupata un seminario clandestino di sociologia. Nominato subito dopo la Liberazione professore di teoria della cultura all’Università di Lodz, e nel 1948 a quella di Varsavia, mostrò subito il suo atteggiamento indipendente con alcuni saggi sul marxismo. Morì il 07/11/1963.”,”TEOC-110-FL”
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””Sfugge facilmente all’attenzione il fatto che il concetto di lotta di classe, fondamentale per la dottrina marxistica, comprende due diverse categorIe di processi storici: a) le lotte di emancipazione nel quadro del secolare antagonismo di classi opprimenti e classi oppresse, b) le lotte delle classi concorrenti, delle classi che competono per il potere in una società dalla struttura pluripartita. Spesso non ci si accorge che le lotte di classe di cui parla il primo capitolo del ‘Manifesto del partito comunista’, sono conflitti sociali di un genere diverso da quelle di cui per esempio parla Engels nell’introduzione alla nuova edizione postuma delle marxiane ‘Lotte di classe in Francia’. «La storia di ogni società sinora esistita – leggiamo nel ‘Manifesto’ – è la storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese (1)». Ed ecco l’altra rappresentazione delle lotte di classe che troviamo nell’introduzione di Engels: «Tutte le passate rivoluzioni hanno condotto alla sostituzione del dominio di una classe con quello di un’altra; ma sinora tutte le classi dominanti erano soltanto piccole minoranze rispetto alla massa del popolo dominata. (…) la forma comune di tutte quelle rivoluzioni consisteva nel fatto che esse erano tutte rivoluzioni di minoranze. Anche quando la maggioranza prendeva in esse una parte attiva, lo faceva soltanto, coscientemente o no, al servizio di una minoranza (…) (2). Ho citato questi due noti passi per mostrare che coloro i quali trattano la storia delle lotte di classe – lotte che costituirebbero il motore della storia – ora come se questa fosse esclusivamente la storia delle lotte della maggioranza oppressa contro la minoranza degli sfruttatori, ora come se fosse esclusivamente la storia delle lotte tra le classi della minoranza che competono per il potere, potrebbero fare appello all’esempio dei classici del marxismo”” (pag 95-96) [Stanislaw Ossowski, ‘Struttura di classe e coscienza sociale’, Giulio Einaudi, Torino, 1963] [(1) Trad. it. cit., pp. 26-27; (2) F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., pp. 13-14]”,”TEOC-005-FRR”
“OSTELLINO Piero”,”Cose viste e pensate.”,”Piero Ostellino, di famiglia torinese, è nato a Venezia nel 1935. Laureato in scienze politiche è strato tra i fondatori del Centro di Ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino. Editorialista di politica internazionale e italiana.”,”EDIx-185″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Shanghai 30 maggio 1925. La rivoluzione cinese.”,”OSTERHAMMEL, studioso di storia dell’Estremo Oriente, ha pubblicato tra l’altro ‘Britischer Imperialismus im Fernen Osten’ (1983) e ‘Kolonialismus’ (1995). In traduzione italiana è disponibile la sua ‘Storia della Cina moderna’ (Einaudi, 1992).”,”MCIx-008″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Impero Qing superpotenza in Asia (pag 65) Stato idraulico Cicli regolazione acque pag 107 Sistema di Kjachta: equilibrio degli interessi al di là del dogmatismo sinocentrico. OSTERHAMMEL Jürgen nato nel 1952 ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsche Historisches Institut di Londra e insegna storia moderna nella Fernuniversität di Hagen. Superpotenza in Asia. L’ impero Qing. “”Ancora all’ epoca della Rivoluzione francese quell’ atteggiamento cinese di “”pienezza di sé””, spesso biasimato in seguito, era più che una vanitosa illusione. Esso poggiava su successi reali. L’unificazione e la pacificazione della Cina ad opera dell’ imperatore Kangxi, portate a termine all’ inizio degli anni ’80 del Seicento dopo mezzo secolo di tumulti – una delle più strabilianti operazioni di ricostruzione dell’ ordine della storia moderna mondiale – e la conseguente sottomissione dei popoli confinanti con l’ Asia centrale avevano condotto l’ impero cinese alla supremazia in Asia orientale, supremazia unanimamente riconosciutagli, e ne avevano fatto il paese più splendente e potente del continente euroasiatico accanto alla Francia. Per tutto il Settecento la Cina dei Qing fu una potenza imperiale dinamica, la cui forza espansiva era appena inferiore a quella delle altre due potenze operanti in Asia e capaci di reggere un impero, l’ Inghilterra e la Russia.”” (pag 73)”,”CINx-207″
“OSTERHAMMEL Jürgen PETERSSON Niels P.”,”Globalization. A short history.”,”OSTERHAMMEL J. è Professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. Ha pubblicato studi sulla Cina, l’imperialismo e la teoria della storia. Niels P. PETERSON è Lecturer in History anche lui nell’Università di Costanza. Ha pubblicato opere di storia economica e sull’imperialismo.”,”ECOI-263″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Jürgen Osterhammel, nato nel 1952, ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsches Historisches Institut di Londra e insegna attualmente storia moderna presso la Fernuniversität di Hagen. La Cina ha sempre evocato agli occhi di un europeo un’idea di lontananza e di diversità. Quando Max Weber volle accentuare l’impressione della distanza fra le società antiche e il mondo contemporaneo disse a titolo d’esempio che ‘un odierno proletario e uno schiavo antico si intenderebbero tanto poco quanto un europeo e in cinese’.”,”CINx-031-FL”
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”The Transformation of the world. A Global History of the Nineteenth Century.”,”Jürgen Osterhammel è professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. È coautore di ‘Globalization: A Short History’ e coeditore di ‘A History of the World’.”,”STOU-001-FSD”
“OSTERROTH Franz SCHUSTER Dieter”,”Chronik der deutschen Sozialdemokratie. Band III. Nach dem Zweiten Weltkrieg.”,”appendice statistica: (Congressi SDAP, ADAV, SPD, USPD, Congressi Prima, Seconda Internazionale, Internazionale socialista SI, Congressi sindacali e dei giovani socialisti; tabelle risultati elettorali elezioni generali secolo XIX-XX e per grandi città e Land)”,”MGES-022″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana.”,”OSTI GUERRAZZI Amedeo (Roma, 1967) ha conseguito il dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’ Università degli studi di Torino. Collabora con l’ Istituto Storico di Modena e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Giornale di storia contemporanea’. E’ autore di saggi sulla storia del movimento operaio.”,”MITS-177″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”L’ utopia del sindacalismo rivoluzionario. I congressi dell’ Unione Sindacale Italiana (1912-1913).”,”OSTI GUERRAZZI (Roma 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea dell’ Università degli Studi di Roma “”La Sapienza”” e con l’ Istituto Storico di Modena. E’ autore di ‘Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana (Torino, 2000) e di saggi di storia sul movimento operaio italiano. Quote. Il sindacalismo rivoluzionario non è contro le alte quote: è contro la politica delle alte quote, vale a dire contro il concetto che basti ammassar denaro per vincere nella lotta anticapitalistica. Sappiamo anche noi che quando si lotta è meglio avere le casse piene che vuote; ma sappiamo pure che se il danaro è un elemento di successo, non è nelle lotte operaie né l’ unico e nemmeno il più importante. Perciò la quota è per il Sindacalismo rivoluzionario un fatto di secondario valore…”” (pag 136)”,”MITS-202″
“OSTROGORSKI Moisei Yakovlevich a cura di QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La democrazia e i partiti politici.”,”Premessa di QUAGLIARIELLO: ‘Ostrogorski, gli anni di fine secolo e l’ avvento della macchina politica’. Moisei OSTROGORSKI, nato a Grodno (Russia) nel 1834, emigra nel 1884 in Francia dove si iscrive all’ ‘Ecole Libre des Sciences Politiques’ di Hippolite TAINE e Emile BOUTMY. Nel 1892 pubblica per i tipi della Roussou ‘Les femmes au point de vue du droit public’, lavoro premiato al Concorso Rossi dalla facoltà di Diritto di Parigi. La sua opera più matura e che ne avrebbe consacrato la fama ‘Democratie et les Partis Politiques’ è del 1903. L’ anno successivo fa ritorno in Russia dove nel 1906, nel Collegio di Grodno viene eletto deputato alla 1° Duma. nello stesso anno prende parte, come membro della delegazione russa, alla Conferenza Interparlamentare svoltasi a Londra. Ritiratosi dalla vita politica in seguito alla crisi della Duma, O. si dedicò alla cura di nuove edizioni della sua opera sui partito, rivolte al pubblico americano e francese. Nel 1916 pubblica in russo, ‘L’ evoluzion della Costituzione inglese’. Muore a Pietroburgo nel 1919.”,”TEOP-075″
“O’SULLIVAN Patrick MILLER Jr Jesse W.”,”The Geography of Warfare.”,”«””Pertanto stimare la situazione nemica e calcolare le distanze e il grado di difficoltà del terreno fino a controllare la vittoria sono virtù del generale superiore”” Sun Tzu (capitolo 10, versetto 17). La giustificazione per scrivere questo libro è che i problemi strategici e tattici fondamentali sono di natura geografica. Il feldmaresciallo Montgomery una volta attribuiva la vittoria in battaglia ai trasporti, all’amministrazione e alla geografia, con l’accento su quest’ultima. Non è nostro scopo descrivere la disposizione geografica delle forze armate o registrare le applicazioni della geografia alla condotta degli affari militari. Ciò è stato fatto egregiamente altrove. Il nostro tema è la geografia della preparazione e dello svolgimento della guerra. La decisione se combattere o meno dovrebbe essere informata da un acuto senso delle realtà geopolitiche. Sebbene la questione su come combattere sia governata dalle capacità tecnologiche ed economiche, è essenzialmente una risposta alle possibilità e ai limiti ambientali. Una volta deciso se e come combattere, i problemi della guerra diventano molto più specificatamente geografici e la questione principale da decidere è dove impegnare le forze in battaglia. Possiamo distinguere tre attività coinvolte nel perseguimento della guerra. In primo luogo, devono essere raccolte informazioni. Dove sono gli obiettivi da catturare o difendere? Da dove potrebbe provenire o essere l’opposizione? Dove sono gli ostacoli e i canali di movimento? In secondo luogo, l’impegno della forza può essere raggiunto solo nell’ambito della fattibilità logistica. Le possibilità di azione sono limitate da dove possono essere dispiegate le risorse di uomini, materiali e potenza di fuoco. In terzo luogo, dopo che l’intelligence e la logistica hanno fornito informazioni sulla geografia del problema e sull’ambito logisticamente favorevole, le decisioni sull’azione sono una questione di dove impegnarsi e con quale forza, dove sportarsi e schierarsi? dove posizionare percorsi, ponti, approdi e difese? (…)» (dall’Introduzione pag 7; traduz. d. r.)”,”QMIx-226-FSL”
“OTIS F. (FOTIS PSYCHRAMIS)”,”Pour une nouvelle economie politique ou commentaire de l’ economie politique capitaliste et socialiste à travers l’ economie politique de l’ URSS.”,”Contiene firma dell’ autore.”,”FILx-016-FV”
“OTTAVIANI Marta Federica”,”Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia.”,”Marta Federica Ottaviani è nata a Milano nel 1976. Laureata in Lettere moderne all’Università Statale di Milano. Si è specializzata all’Istituto per la formazione al giornalismo ‘Carlo De Martino’. Nel 2005 si è recata in Turchia, ad Istanbul, dove ha iniziato a scrivere per le principali testate italiane e agenzie di stampa. Collabora con ‘Avvenire’ e ‘La Stampa’. Ha pubblicato ‘Cose da Turchi’ e ‘Mille e una Turchia’ editi da Mursia. Contiene il paragrafo : ‘La politica estera e il ‘panislamismo’ di Ahmet Davutoglu (pag 178-179) “”Vale comunque la pena di iniziare dando qualche informazione su quello che per cinque anni è stato il capo, e per molti anche la rovina, della diplomazia turca. Ahmet Davutoglu nasce a Konya, la capitale religiosa indiscussa della Turchia, nel 1958. Per una strana coincidenza della sorte, lo stesso giorno di Recep Tayyip Erdogan, ossia il 26 febbraio. Ma le vite dei due uomini sono parecchio diverse. Davutoglu viene al mondo in una famiglia molto benestante, frequenta le scuole più prestigiose di Istanbul, impara a parlare diverse lingue straniere. Una formazione occidentale sotto tutti i punti di vista. Nel frattempo studia anche l’arabo e il Corano. I due uomini si conoscono dai tempi del ‘Refah’, dove anche Davutoglu milita, ma senza ricoprire cariche dirigenziali e preferendo la carriera universitaria. Nel 2001, quando è già un accademico molto conosciuto e stimato, esce il suo libro più famoso ‘Stratejik derinlik’, ‘Profondità strategica’. Si tratta di un testo molto importante per comprendere come si sia evoluto il rapporto fra la Turchia e il mondo esterno. La tesi portante del suo pensiero è che la Turchia possiede una profondità strategica speciale e unica, che le deriva dalla sua storia e dalla sua posizione geografica ed è uno dei pochi paesi che possono permettersi di esercitare un potere centrale. Per questo, la sua aspirazione deve essere quella di esercitare un ruolo di guida in diverse regioni come i Balcani, il Caucaso, l’Asia Centrale, il Medioriente, i paesi del Golfo e il Mediterraneo in generale. Non un ponte fra Occidente e Oriente, quindi, come viene considerata dall’Unione Europea, ma un’entità a sé stante, in grado di sviluppare una politica proporzionale alle sue potenzialità. Per fare questo, la Turchia doveva rinunciare alla sa identità di Stato militarizzato e promuovere la risoluzione dei conflitti sul territorio, in modo da poter rappresentare un punto di riferimento per la cooperazione economica con le sue aree circostanti: Come spiega lo stesso Davutoglu: “”La Turchia è caratterizzata da molteplici identità regionali e per questo ha la capacità e la responsabilità di perseguire una politica estera integrata e multidimensionale. (…) Contribuire alla risoluzione dei conflitti, alla pace internazionale e alla sicurezza in queste aree è un richiamo al dovere che emerge dalla profondità di una storia multidimensionale come la nostra (1)””. Una Turchia piena protagonista del suo tempo, insomma, ma soprattutto più autonoma dagli Stati Uniti e dall’Europa”” (pag 178-179) [(1) I. Grigoriadis, ‘The Davutoglu doctrine and Turkish foreign policy’, Working Paler 8.2000, Eliamep]”,”TURx-046″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte prima. Critica al revisionismo e nuova sinistra (1956-1976).”,”””La parola “”rivoluzionario”” si può applicare solo alle rivoluzioni il cui fine è la libertà””. (A.N. Condorcet) (in apertura) Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”A Roma sono arrestati, per il furto di alcuni volumi dalla biblioteca di architettura, Massimiliano Fuksas e Sergio Petruccioli insieme ad altri studenti di giurisprudenza. Seguono altre incriminazioni””. (pag 272)”,”ITAC-082″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte seconda. I partiti del sinistrismo (1969-1976).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Il movimento studentesco e i vari gruppi che formano il Comitato nazionale di lotta contro la strage (Lotta continua, Manifesto, Avanguardia operaia, Collettivo autonomo di Architettura di Milano, Lotta comunista, Gruppo Gramsci) sono divisi sulla condotta da tenere contro il divieto.”” (pag 470) Avanguardia operaia. (pag 604-639)”,”ITAC-083″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte terza. Solidarietà nazionale, conflitti e terrorismi (1976- fine anni ottanta).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Solo mezzo milione di voti alle liste di Democrazia proletaria, sono eletti deputati: Lucio Magri, Luciana Castellina, Eliseo Milani per il Pdup; Silverio Corvisieri e Massimo Gorla per Avanguardia operaia; Mimmo Pinto per Lotta continua. Facendo il confronto con le 7 regioni dove nelle amministrative del giugno ’75 si erano presentate le liste Pdup-Ao, ovunque vi è un arretramento, esso è particolarmente accentuato in Toscana, dove si passa dal 2.1% al 1.2%, in Calabria dal 2.7 al 1.5%, nella stessa Milano, dove scatta il quoziente elettorale, una leggera flessione: si passa dal 2.8% al 2.6%.”” (pag 819)”,”ITAC-084″
“OTTAVIANO AUGUSTO Cesare, a cura di Luca CANALI”,”Res gestae divi Augusti.”,”‘Le imprese del divino Augusto'”,”STAx-254″
“OTTAVIANO Franco PONTIGGIA Claudio CAMURRI Giuliano MICHELI Sergio FERRERO Giancarlo ROUVERY Lucio SPECIALE Roberto D’ALEMA Massimo ASSIRELLI Pierluigi”,”Efficienza ed efficacia nel nuovo PCI.”,”Franco Ottaviano direttore Istituto Togliatti, C. Pontiggia, segreteria regionale ligure del Pci. Istituto Togliatti: ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI “”PALMIRO TOGLIATTI””, (1956-1993) «Concretamente si decide che la scuola Centrale del P. incominci il suo lavoro per il 15 novembre. Fedeli è incaricato di realizzare tale decisione in collaborazione con la sezione di Organizzazione della Direzione e con la Federazione di Roma»[1]. Con questa decisione nell’ottobre 1944 la segreteria del Partito comunista italiano diede vita alla scuola centrale del partito di Roma e pochi mesi dopo, nel dicembre 1944, iniziarono i corsi. In un primo periodo le lezioni si svolsero in via Guidubaldo Del Monte a Roma ma nel giro di breve tempo i locali della scuola vennero trasferiti a Frattocchie, a venti chilometri dalla capitale, in una tenuta che il Partito aveva ricevuto in dono. Nel 1950 si decise l’ampliamento della scuola e nel 1952 iniziarono i lavori per la costruzione di nuovi edifici, che si conclusero tre anni dopo ad opera di un gruppo di giovani architetti militanti nel Partito[2]. La denominazione dell’Istituto subì all’inizio degli anni cinquanta una serie di variazioni: da Scuola centrale quadri “Andreij Ždanov ” del 1950 venne modificata poco dopo in “”Istituto Togliatti”” (nonostante l’opinione contraria del segretario del Pci[3]), per poi assumere, con l’inaugurazione dei nuovi locali nel 1955, il nome di “”Istituto di studi comunisti””, che dal gennaio 1973 cambierà in “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti””[4]. L’Istituto si inseriva nel sistema di formazione politica e ideologica a struttura piramidale previsto dal Partito che forniva – a diversi livelli – differenti “tipi” di acculturazione. Il sistema di formazione doveva servire, infatti, sia alla formazione ideologica in senso stretto (sulla scia del sistema delle scuole di partito anteguerra) che come momento di coesione e adesione identitaria, nonchè quale strumento di alfabetizzazione[5]. Le scuole centrali erano destinate alla formazione dei funzionari che lavoravano negli organismi centrali e dei dirigenti federali[6]; a livello locale venivano organizzati corsi destinati a chi doveva lavorare nelle sezioni mentre nelle cellule del partito si organizzavano momenti di formazione rivolti a tutti i militanti[7]. Al vertice del sistema formativo erano i corsi tenuti a Mosca nella scuola superiore del PCUS. La selezione degli allievi era effettuata congiuntamente da tre soggetti: la commissione quadri e scuole, la federazione provinciale e la direzione della Scuola. Le federazioni provinciali (sulle quali ricadeva la gran parte del peso delle spese per il vitto e l’alloggio degli allievi) individuavano i candidati da inviare all’Istituto sulla base dei criteri determinati dalla commissione quadri e scuole e quest’ultima, insieme alla direzione dell’istituto, esercitava l’ultimo controllo sugli elenchi compilati dalle federazioni per verificare la “condotta politica” e la provenienza sociale degli allievi. Dopo un primo esperimento “misto” i corsi vennero distinti tra maschili e femminili e la scuola di Frattocchie (insieme all’””Istituto A. Marabini”” di Bologna) venne destinata alla formazione dei quadri maschili. Tale stato di cose durò fino alla fine degli anni cinquanta quando l’organizzazione dei corsi per le militanti passò alle scuole di Roma e di Bologna.[8] La scuola ebbe un nutrito numero di direttori: il primo incaricato fu Armando Fedeli – che si occupava di tutto il sistema di formazione del Partito – cui seguirono Carlo Farini, Paolo Robotti, Luigi Amadesi, Mario Spinelli, per un breve periodo Enrico Berlinguer, Pietro Valenza, Gastone Gensini, Giuseppe Dama, Bruno Bertini, Luciano Gruppi, Corrado Morgia e Franco Ottaviano. Il direttore veniva nominato dal Partito e oltre ad occuparsi della gestione organizzativa dell’Istituto svolgeva anche attività didattica. Accanto al direttore era presente un corpo insegnante fisso piuttosto ridotto di numero che si occupava in generale degli insegnamenti di base, mentre alcune lezioni venivano affidate a dirigenti o intellettuali vicini al Partito. Fin dall’inizio la scuola centrale di Roma organizzò corsi residenziali lunghi e impegnativi. Era infatti previsto che gli allievi vi risiedessero per circa 6 mesi, e le loro giornate fossero regolate da una scansione ferrea. La sveglia era alle 7 e prima dell’inizio delle lezioni, previsto per le 7 e 55, i corsisti dovevano prepararsi, riordinare le stanze e fare colazione. Dalle 12 alle 15 avevano il tempo per il pranzo e il riposo, per riprendere poi con la discussione e lo studio fino alle 19. Dalle 19 alle 22 erano previste la cena e la libera uscita[9]. Oltre a seguire le lezioni gli allievi si dedicavano allo studio collettivo e individuale e al lavoro manuale. Nei primi anni le materie di insegnamento furono storia d’Italia, storia del partito bolscevico, materialismo dialettico e storico, economia politica, storia del Pci, costruzione del socialismo, linea politico-organizzativa del Pci, lingua italiana e autobiografie. Successivamente, a partire dalla metà degli anni cinquanta, il numero delle materie in programma si ridusse per dare più spazio allo studio dell’economia politica e in generale allo studio e all’approfondimento individuale. Accanto ai corsi lunghi si tennero corsi di durata più breve, destinati a particolari categorie di funzionari o militanti e dedicati ad argomenti più circoscritti. Anche nel decennio successivo, l’Istituto di studi comunisti continuò a mantenere un ruolo di primo piano nel sistema formativo del Partito. Secondo una relazione del 1965 l’istituto romano aveva il compito di organizzare e ospitare i corsi di “carattere più elevato” e occuparsi inoltre della “formazione dei formatori” destinati ad operare nelle realtà periferiche. Accanto a questo la scuola di Frattocchie sarebbe dovuta essere anche centro di “elaborazione della nostra politica e dei suoi presupposti teorici”[10]. Rispetto al decennio precedente era diversa l’impostazione dell’insegnamento e accanto al corso lungo, venivano organizzati corsi medio lunghi (di circa due mesi) anche’essi di carattere generale. Non mancavano inoltre i corsi di breve periodo dedicati ad argomenti specifici e destinati a particolari categorie di militanti. Nel corso del tempo, anche per la difficoltà delle federazioni a sostenere le spese per periodi molto prolungati, si ridusse la durata del corso lungo, cosa che consentì all’Istituto di organizzare più di un corso all’interno dello stesso anno solare. Un momento di snodo, secondo quanto affermato da Giuseppe Dama, uno dei direttori della scuola[11], si ebbe nel 1966 quando i corsi lunghi passarono dal durare un anno o sei mesi ad un periodo di due-tre mesi per corso, per stabilizzarsi sul periodo di quattro mesi a partire dalla fine degli anni sessanta. Nel corso degli anni settanta il sistema di istruzione del Partito subì una serie di modifiche che incisero anche sul ruolo della scuola di Frattocchie: vennero aperte nuove scuole (alcune a carattere interregionale) e si attivarono diverse tipologie di corsi: i corsi ad “intelaiatura storica”, quelli “articolati per problemi” e infine i corsi a “struttura seminariale”[12]. Per quanto riguarda l’Istituto di studi comunisti si ricominciarono ad organizzare corsi di lunga durata (1 anno) riservati agli operai, accanto ai quali vennero attivati corsi monografici di breve durata (1 mese circa) destinati a particolari categorie di quadri politici. Alcuni di questi erano genericamente formativi, come quelli sulla politica economica o i corsi tenuti in occasione delle consultazioni elettorali (organizzati con frequenza piuttosto regolare), mentre altri erano centrati su temi e problemi posti dall’attualità, come quelli sul terrorismo, la siderurgia, la crisi dell’industria tessile o il piano decennale sull’edilizia (solo per citare alcuni degli argomenti trattati). I corsi annuali destinati ai quadri operai comportavano un grosso investimento dal parte delle strutture del partito perché prevedevano il versamento ai partecipanti ai corsi del salario non percepito. Negli ultimi quindici anni della sua esistenza l’Istituto di studi comunisti organizzava annualmente una serie di corsi di impianto generale (i corsi di quattro mesi; i corsi femminili, i corsi operai e i corsi ferie durante il mese di agosto), accanto ai corsi monografici e ai corsi di aggiornamento destinati a particolari categorie di militanti, quali potevano essere i segretari federali delle regioni meridionali o i lavoratori delle ferrovie. Nel corso del suo ultimo decennio di esistenza la scuola di Frattocchie (accanto al permanere dei corsi femminili) diminuì nuovamente la durata dei corsi lunghi portandoli a circa quattro mesi mentre si moltiplicarono i corsi e i seminari legati ai problemi posti dalla pratica politica e dall’attualità; aumentarono le iniziative non legate direttamente all’attività formativa e sempre più spesso vennero organizzati convegni e seminari aperti ai non militanti. La scuola cessò la sua attività nel 1993. Bibliografia La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. «Scuola comunista», periodico dell’Istituto di studi comunisti 1955-1956. Formazione dei quadri e sviluppo del partito. Atti del V Convegno nazionale della sezione centrale scuole di partito, Istituto di studi comunisti “Palmiro Togliatti” – Frattocchie (Roma), 1-2-3 dicembre 1977, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1978. «La scuola del Partito», periodico trimestrale a cura della Sezione centrale scuole, 1976-1980. La scuola di partito negli anni ’80. Problemi e prospettive, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1981. «Materiali di documentazione e di studio» a cura del Pci, Sezione centrale Scuola di Partito. Anne Marijnen, Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles de cadres du parti communiste italien (1945-1950), in «Politix», n. 35, 1996. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956 in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000. Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956), Milano, Feltrinelli, 2007. L’archivio è arrivato alla Fondazione Istituto Gramsci alla fine degli anni novanta. Le carte si presentavano (e si presentano) organizzate in due nuclei distinti: una parte contiene corrispondenza e documentazione relativa all’organizzazione dei corsi mentre il nucleo più corposo conserva letteratura grigia utilizzata come materiale didattico. La prima traccia dell’esistenza di un “archivio”, distinto dalla biblioteca, «nel quale si conservano microfilms di giornali, documenti vari e fotografie» si trova nel periodico «Scuola comunista» del 1956. Nel corso del tempo è presumibile che i documenti abbiano subito un turnover e che la documentazione più antica sia stata eliminata man mano che si diversificavano le esigenze per fare spazio a nuovo materiale. Il fondo consiste principalmente di sussidi didattici: scritti, interventi, saggi e ritagli stampa sui più diversi argomenti utilizzati dall’Istituto di studi comunisti per la preparazione di corsi o come materiale di studio messo a disposizione degli allievi. La Fondazione possiede anche un fondo librario proveniente dall’Istituto di studi comunisti consistente di 216 tra volumi e opuscoli. Corrispondenza, bb. 8 (1975-1991) Principalmente si tratta di lettere inviate e ricevute dagli organismi centrali e periferici del Partito, dai fornitori e da altri istituti di formazione politica. Le carte sono rigidamente suddivise tra corrispondenza in entrata e corrispondenza in uscita (velinario delle minute) e conservate in fascicoli annuali. Rispetto alla consistenza del fondo la corrispondenza è relativamente scarsa e copre soltanto l’ultimo quindicennio di esistenza dell’ente. Organizzazione dei corsi, bb. 46 (1973-1993 con documenti di data anteriore) Programmi dei corsi svolti, elenchi dei partecipanti, bibliografie. Occasionalmente sono presenti anche alcuni questionari compilati dagli allievi. Le carte sono in larghissima maggioranza organizzate in fascicoli originali: alcuni sono fascicoli annuali e contengono programmi e materiali relativi all’attività formativa legata all’anno di riferimento, altri sono invece intitolati ai diversi corsi, seminari o convegni. Per gli anni 1959-1973 sono conservati solo fascicoli annuali (è possibile che si tratti di fascicoli creati in data successiva con documenti riorganizzati a memoria dei corsi tenuti in tempi passati). Per gli anni settanta e ottanta il materiale è decisamente più abbondante: esistono fascicoli intitolati ai diversi corsi o, talvolta, per ciascun corso esistono più fascicoli contenenti diverse tipologie di documenti. Tre buste contengono dati statistici sui corsi. Quattro fascicoli sono relativi agli assegni corrisposti agli allievi dei corsi residenziali di lunga durata a copertura del mancato salario. Materiale didattico È la parte più consistente del fondo. Una parte del materiale è direttamente riconducibile a corsi o seminari individuabili nel tempo, l’altra (la larga maggioranza) è invece costituita da scritti, interventi, copie di saggi e articoli di giornale molto probabilmente utilizzati quale materiale di studio. Le carte sono condizionate in faldoni corredati di un elenco dei materiali contenuti. Ciascun documento è presente in più copie (e le diverse copie sono state raggruppate da fascette che riportano il titolo del documento e il numero della busta in cui sono conservate). I faldoni non sempre sembrano omogenei al proprio interno sia per l’arco cronologico che per la tipologia e l’argomento dei documenti conservati; la presenza sui documenti di segnature che rimandano alla busta e la presenza su di esse degli elenchi dei documenti suggeriscono che i materiali venivano conservati nell’ordine con cui sono stati versati. Presumibilmente il lavoro di condizionamento venne effetuato verso la metà degli anni Settanta. Si possono individuare alcune partizioni. Seminari e corsi, bb. 108 (1955-1990) Testi di lezioni e materiali distribuiti per i corsi, convegni e seminari. Contiene anche rassegna stampa. In alcuni casi sono presenti anche delle dispense. Documenti degli organismi dirigenti e delle sezioni di lavoro del Pci, bb. 67 (1945-1988) Relazioni, testi di interventi svoltisi nel corso di riunioni del Comitato centrale del Pci, ordini del giorno e risoluzioni adottate. In qualche caso sono presenti anche resoconti delle discussioni svolte. Contiene inoltre materiale prodotto dalle sezioni di lavoro del Partito in relazione ad argomenti specifici. Scritti e interventi di dirigenti del Pci, bb. (1948-1988, con documenti di data anteriore) Articoli, discorsi, interviste e saggi dei dirigenti del Pci. In parte si tratta anche di fotocopie di volumi. Il materiale più consistente è quello relativo agli interventi dei segretari del Partito (in particolare Togliatti e Berlinguer) e un corposo nulceo raccoglie invece gli scritti e gli interventi di Luciano Gruppi (uno dei direttori dell’Istituto). Documenti degli organismi periferici del Pci, bb. 7 (1963-1986) Contiene materiale vario prodotto dalle federazioni provinciali e dai comitati regionali del Partito: risoluzioni, bollettini, documenti sui più diversi argomenti. Materiale legislativo, bb. 13 (1950-1985) Testi di proposte di legge e atti parlamentari. Partiti esteri, bb 8 (1963-1984) Documenti di e su partiti comunisti di altri paesi: bollettini, traduzioni di documenti e articoli; dossier. Varie, bb. 124 (1953-1988) Raccoglie materiale su diverse questioni trattate nel corso di lezioni e seminari. In qualche caso i documenti sono aggregati per argomento trattato, in altri casi le buste contengono miscellanee di saggi, articoli e relazioni che non hanno un apparente legame tra loro. Particolarmente consistente la documentazione relativa alla Democrazia cristiana, ai classici del marxismo e ai diversi aspetti della politica internazionale ed economica. Stato di lavorazione: parzialmente ordinato; in consultazione Scheda a cura di Cristiana Pipitone ——————————————————————————– [1]Fig, Apc, Partito, 1944, Fondo Mosca, segreteria, verbale del 24 ottobre 1944, mf. 271. [2] Cfr. l’intervento di Edoardo D’Onofrio in La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. [3] Lettera di Togliatti alla segreteria, 30 nov. 1954 in Fig, Apc, Palmiro Togliatti, Carte Ferri Amadesi, 1954, fasc. 25, b. 28. [4] Fig, Apc, Partito, 1973, mf 051/824. [5] Cfr. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956, in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000; Ead., Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles centrales de cadres du parti communiste italien (1945-1950) in «Politix», n. 35, 1996. [6] Anche se a causa delle difficoltà incontrate nel creare istituti di formazione nelle regioni meridionali l’ “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti”” servì anche come centro di formazione per i militanti del sud d’Italia. [7] Fig, Apc, Partito, Fondo Mosca, Sezione quadri e scuole di partito, mf. 292, doc. 1 Progetto per la creazione di vari tipi di scuola di partito per la formazione di quadri dirigenti, 1944 . [8] Dal 1949 alla fine degli anni cinquanta funzionò la Scuola femminile di Faggeto Lario, in provincia di Como. mf. 300/481. [9] Fig, Apc, Partito, 1947, Fondo Mosca, Segreteria, verbale del 18 marzo 1947, Mf. 268. [10] Fig, Apc, Partito, 1966, Sezione scuole di partito, mf 523/1910 [11] Fig, Apc, Partito, 1974, Sezione scuole di partito, documentazione non classificata, III Convegno nazionale sulle scuole di partito (Istituto di studi comunisti «P. Togliatti» 15-17 novembre 1973), ciclostilato, b. 272, f. 101. http://guida.archivigramsci.it/index.php?option=com_content&view=article&id=201&Itemid=697″,”PCIx-398″
“OTTAVIANO Chiara”,”Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale.”,”Proposta di Labriola contenuta nella lettera a Baccarini scritta nel febbraio 1890 (questione coloniale e questione emigrazione) (pag 307) “”Mentre Labriola scriveva la sua lettera a Baccarini, alla Camera Leopoldo Franchetti, di ritorno dalla sua spedizione-inchiesta a Massaua, illustrava un progetto che, se attuato, doveva essere risolutivo del problema dell’emigrazione (ed è su questa base che ottenne il pieno consenso del neoconvertito colonialista Ferdinando Martini. (…) Franchetti, senza dubbio, rappresentava quell’area moderata, ma sicuramente incline a progetti riforma economica, a cui Labriola aveva con fiducia guardato un decennio prima; ora qui tempi erano passati e Labriola aveva già fatto pubbliche dichiarazioni di fede socialista. Eppure, evidentemente, Labriola non ritenne che la partita che si stava giocando in Parlamento fra i due schieramenti governativi (di San Giuliano si Batteva, in opposizione a Franchetti, per offrire il maggior numero di possibilità a un massiccio impiego di capitali privati) fosse cosa di cui non valesse la pena occuparsi. La proposta contenuta nella lettera a Baccarini non sembrava proprio essere una proposta di «experimentum ad absurdum», come Labriola stesso avrebbe dichiarato a Ghisleri in seconda battuta dopo le critiche di Engels e Turati, ma il tentativo di far pesare nella discussione anche l’opinione dei radicali e dei socialisti, magari con una proposta propria: quella di favorire le cooperative di lavoratori. Che si tratti di questo, e non solo di un’occasione per far propaganda (che tipo di propaganda e quale diffusione di idee si esaminerà dopo), è testimoniato dal gran da fare che in quella circostanza si diede il professore (anche se Ghisleri si sarebbe schernito dicendo che «buttando giù quattro parole da far leggere a un deputato» non si sognava «di far nascere una così seria discussione» (26). Scrisse infatti un po’ a tutti: a Ghisleri inviò copia del «Messaggero» con la lettera di adesione di Achille Loria alla sua proposta; scrisse a Turati; si convinse che Turati fosse pieno d’entusiasmo per la «questione d’Africa»; sollecitò Ghisleri affinché si facesse al più presto una manifestazione a Milano: «Ma non c’è tempo da perdere»; scrisse a Loria perché intervenisse anch’egli in riferimento all’articolo 4 «a proposito delle nostre idee per la buona causa» (27). Scrisse anche al traduttore di Engels, Pasquale Martignetti. Le poche frasi della lettera inviata a quest’ultimo sono quelle che più possono illuminarci sulla «teoria» sottesa all’iniziativa di Labriola e che possono spiegare altresì il valore di propaganda socialista che egli vi scorgeva. «Scrivere per il “”Fascio”” un articolo sulla questione della ‘terra libera’ – esortava Labriola. – Bisognerebbe che scriveste per far capire agli operai italiani, come io la questione l’abbia posta e che significato abbia. E poi eccitarli ad occuparsene. Far vedere che è ‘il caso pratico dell’origine della proprietà’ borghese. Non vedete che gli operai bisogna istruirli? Combattere il capitale in aria? Fate presto ed una cosa piana ma efficace» (28). Di «terra libera» parlerà ancora nella risposta a Turati (rendere commerciale la terra libera – spiegherà – significa aprire le vie al salario) mentre a Ghisleri scriverà che «fra i tanti che declamano a vuoto contro il capitale e contro la borghesia è bene che ci sia chi faccia vedere in modo pratico come il capitale nasca, perché lo sfruttamento che dicesi salariale sia insito nella natura della società borghese, a che cosa questa rivolga la forza dello stato, la finanza pubblica, il servizio militare obbligatorio, il patriottismo» (29). (…) Nella lettera a Baccarini si fa esplicito riferimento ad un «sistema di proprietà nuova» che potrebbe essere impiantato in Eritrea «con buona licenza di tanti dottori della legge, che insegnano e predicano il diritto con soverchio ossequio alle vecchie formule» e della colonia come una «terra ancora libera da ogni titolo di diritti storici e stabiliti». La fonte prima cui fa riferimento Labriola è, comunque, facilmente individuabile. Si tratta dell’ ‘Analisi della proprietà capitalista’ di Achille Loria, edita un anno prima dalla casa editrice Fratelli Bocca a Torino”” (pag 313-315) [Chiara Ottaviano, ‘Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale’, Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Vol. 16, 1982] [(26) Le lettere di Labriola a Ghisleri sono state pubblicate a cura di P.C. Masini (‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’ in ‘Rivista Storica del Socialismo’, II, 1959, pp. 585-603. Qui, come sopra, si fa riferimento a quelle inviate fra il marzo e l’aprile del 1890; (27) La lettera di Antonio Labriola ad Achille Loria e la risposta di Loria sono state pubblicate da R. Faucci, ‘La revisione del marxismo e la teoria economica della proprietà in Italia, 1880-1900: Achille Loria (e gli altri)’, “”Quaderni Fiorentini, V-VI, 1976-77, pp. 624-625; (28) La lettera di Labriola a Martignetti è conosciuta nella trascrizione che quest’ultimo ne fece in una lettera inviata ad Engels in data 26/3/’90 (K. Marx – F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani, 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 364; (29) ‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’, cit., p. 596-597]”,”LABD-005-FGB”
“OTTIERI Maria Pace”,”Stranieri. Un atlante di voci.”,”OTTIERI Maria Pace vive a Milano dove collabora a settimanali e mensili. Ha pubblicato nel 1984 ‘Amore Nero’ taccuino di viaggio sull’Africa. Si occupa di immigrazione.”,”ITAS-132″
“OTTINO Carlo L.”,”Antonio Gramsci e la filosofia della prassi (di Nicola Matteucci).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”GRAS-008-FGB”
“OTTO Hans-Dieter”,”Gli errori militari che hanno cambiato la storia. Dalla battaglia di Salamina alla guerra in Iraq.”,”Hans-Dieter Otto, nato nel 1937 a Berlino è autore pure di ‘Enciclopedia degli errori giudiziari’ (Lexicon der Justizirrtürmer). “”Ma la mattina del 26 agosto, in seguito a una ricognizione aerea che rilevato possibili movimenti delle truppe di Rennenkampf in direzione dei tedeschi, Ludendorff perde per un momento il controllo della situazione: “”La sua potente armata si trova a nord-est come una minacciosa nuvola temporalesca!””, spiega a Hoffmann, preoccupato per il rischio che i russi possano travolgere tutto il suo fianco. Non sapendo che ad avvicinarsi da nord non sono le truppe di Rennenkampf, bensì soltanto un’unità di cavalleria in ricognizione, Ludendorff inizia a mettere in dubbio la decisione di puntare utto contro Samsonov, senza preoccuparsi dei 300.000 uomini di Rennenkampf schierati a nord. “”Se Rennenkampf attacca””, grida irritato, “”tutto è perduto!”” e propone a Hindenburg di far rientrare il I corpo dalla manovra di accerchiamento e sospendere la battaglia (cosa che in seguito non ammetterà), in modo tale da riaprire la trappola mortale, nella quale dovrà cadere la II armata di Samsonov. Ma Hindenburg è fiducioso e, spinto dalla fede in Dio e dalla volontà di vincere, rimane fermo sulle posizioni prese. Frattanto Samsonov, incoraggiato dal suo comandante in capo Schilinski, avanza a marce forzate, senza tuttavia sapere che due potenti bracci della tenaglia tedesca si preparano a stringerlo in una morsa. Schilinski, che i suoi uomini chiamano “”morto vivente”” per la carnagione pallida, gli ha comunicato espressamente che “”a seguito dei duri combattimenti che hanno visto il successo del generale Rennenkampf, le truppe tedesche arretrano in fretta. Davanti a Voi il nemico ha lasciato solo reparti deboli!””. Una svista incredibile! Quando il “”morto vivente””, più tardi, si renderà conto del terribile errore commesso, sarà colto da un profondo avvilimento. Dall’altra parte anche Rennenkampf deve attenersi agli ordini superiori e poiché il comando supremo russo ha escluso a riori la possibilità di una sconfitta di Samsonov, non permette a Rennenkampf di marciare in direzione sud per prestare aiuto alla II armata. In fondo, lo stesso Rennenkampf crede che i tedeschi, ormai sconfitti, si stiano ritirando verso ovest oltre la Vistola e abbiano abbandonato la Prussia orientale; una convinzione, questa, che sembra essere peraltro confermata dagli interminabili flussi di profughi. Accade così che, oltre a restare distanti tra loro, le due armate russe, poco informate l’una dell’altra, non sanno praticamente nulla del nemico. E’ per questo che Samsonov rimane completamente sorpreso dinanzi all’improvvisa quanto violenta offensiva dell’VIII armata tedesca che, approfittando dell’assenza di Rennenkampf, sferra un attacco da nord, proprio da dove questi sarebbe dovuto giungere in aiuto di Samsonov. Il 26 agosto ha inizio la vera e propria battaglia di sterminio, che si protrae fino al 31 del mese. (…) I tedeschi si rendono conto solo gradualmente delle portata della loro brillante vittoria, una “”delle più grandi vittorie della storia”” come riporta Hoffmann sul suo diario. L’imperatore accetta così la proposta di dare alla battaglia il nome della piccola località di Tannenberg (…). A Hindenburg e Ludendorff, i “”salvatori della Prussia orientale””, la vittoria vale i più alti riconoscimenti e una gloria inaspettata: da questo momento saranno infatti considerati due geni della strategia militare. Quella di Tannenber, spesso paragonata alla vittoria di Annibale a Canne, è considerata un esempio perfetto di battaglia di accerchiamento, riuscita però soltanto grazie agli enormi errori strategici commessi dal comando russo”” (pag 127-128)”,”QMIx-021-FL”
“OTTOKAR Nicola”,”Il Comune di Firenze alla fine del Dugento.”,”Nicola Ottokar, nato a Pietroburgo nel 1884, insegnò all’università di Perm (1916-21), di cui fu anche rettore. Emigrato in Italia a seguito della rivoluzione, si dedicò alla storia del comune di Firenze e delle città medievali italiane e francesi Capitolo III. Magnati e popolani (pag 90-128) Tesi dell’autore. “”L’idea, che la vita fiorentina fosse imperniata su un contrasto fra il partito popolare, guidato dal Priorato delle Arti, e quello dei Magnati, e che tale contrasto avesse determinato tutti i problemi concreti della politica cittadina, è un concetto arbitrario e non conforme alla realtà. Vedremo nel seguito che come la politica estera, così anche la politica finanziaria e perfino quella annonaria, non furono affatto determinate da simili contrasti”” (pag 93)”,”STOS-023-FF”
“OTTOLENGHI Gustavo”,”La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945.”,”Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura) Ditte interessate al lavoro dei prigionieri. OTTOLENGHI Gustavo, La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945. SUGARCO EDIZIONI. MILANO. 1993 pag 239 8° presentazione, introduzione, note, fonti e appendici, bibliografia. Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura). [“”Numerosissime, nell’ambito dell’enorme macchina industriale tedesca dell’epoca, furono le ditte, le imprese, le industrie e le fabbriche che si servirono della «mano d’opera coatta» che veniva fornita loro dal RSHA. Un elenco, senz’altro incompleto, ma purtuttavia già ampiamente indicativo, di tali ditte sarà oggetto di nostra prossima pubblicazione (137). Accanto alle ditte che sfruttavano tale mano d’opera (i cui dirigenti, pertanto, non potevano «non sapere» di qual provenienza tale mano d’opera fosse, avuto riguardo al fatto che veniva pagata con salari irrisori rispetto agli altri lavoratori dipendenti; e che detta «mano d’opera» era in condizioni fisiche miserevoli e sempre più scadenti; e che infine, troppo spesso si verificavano decessi fra questi lavoratori, subito sostituiti con altri nelle stesse condizioni miserande) ce ne erano altre – di proprietà esclusiva delle SS – create al solo scopo dello sfruttamento dei prigionieri sino al loro annientamento (es. la DAW: Deutsche Ausruestungswerke; la DEST: Deutsche Erdung Steinsche Lebensmittel GmbH). Inoltre ci furono ditte che furono prevalentemente impegnate nella produzione di strumenti letali per i prigionieri, quali la DEGESCH (Deutsche Geselleschaft fuer Schaedlingsbekaempfung) e la TOPK und SOEHNE di Erfurt (14, 178). Altre ditte (come, ad es., la ZINK di Nuernberg) sfruttarono invece, a livello industriale, i resti umani loro inviati dai VL (129), mentre altre ancora si servirono di detenuti nei KL e nei VL come cavie umane per la sperimentazione dell’eventuale dannosità sull’uomo dei propri nuovi prodotti – per lo più medicinali ed alimentari – prima di immetterli in commercio (come, ad es., la ditta BAYER e tutte quelle facenti capo a Wilhelm Keppler). A questo proposito si ricorda che i VL in cui venivano condotti tali esperimenti furono Treblinka, Majdanek ed Auschwitz III: in questi stessi VL venivano effettuati, dai medici SS), anche altre sperimentazioni su uomini, donne e bambini atte a trovare un sistema «pratico e rapido» per la «Endloesung» del problema ebraico. Altre ditte si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione del sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi; e financo nel commercio della carne dei cadaveri a scopo alimentare”” (pag 30-31) [(14) J. Billig, ‘Les camps de concentration dans l’économie du Reich hitlérien’, Paris, 1973; (129) B. Muller-Hill, Murderous Science: Elimination by Scientifc Selection of Jews, Gypsies and others in Germany 1933-1945, Oxford Press, London, 1988; (137) G. Ottolenghi, ‘La manodopera comoda, 1939-1945’ (in corso di pubblicazione); (134) F. Nirenstein, ‘Documents’, BBC, London, 1960; (178) Yad Vashem, International Historical Conferences, First 1970; Second 1974; Third 1977; Fourth 1980, Jerusalem] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GERN-197″
“OTTOLINI Angelo”,”Leonida Bissolati.”,”””Rimasto orfano di padre in tenerissima età, fu adottato da Stefano Bissolati, il quale lo crebbe nell’ambiente austero della famiglia informandone l’ animo giovanetto agli studi liberali, agli ideali di redenzione e di elevazione spirituale. Per capire come Bissolati abbia disposato il socialismo e l’ amor di patria bisogna ricordare l’ influsso che su di lui hanno direttamente esercitato i genitori, il positivismo allora imperante di Roberto Ardigò e le teorie repubblicane del Carducci. La madre, donna dedita agli studi positivi, traduttrice di un opuscolo di Bakunin “”Dio e lo stato””, l’ avviò per prima alla serena concezione naturalistica della vita e all’ ateismo; il padre concrose a radicargli nell’animo giovinetto lo spirito pagano e a infondergli l’ amore per gli umili e per la patria. Stefano Bissolati, sacerdote fino al 1859, aveva fatto del pulpito una tribuna di propaganda per infondere nei cittadini il senso del dolore verso la patria oppressa (…). Lasciava poi l’ abito talare ed esplicava la sua attività in altro campo (…)””. (pag 4-5) “”Nel 1892 egli con Turati, Prampolini e Costa fonda il Partito Socialista dei lavoratori italiani, collabora alla rivista di Turati ‘Cuore e critica’, trasformata poi in ‘Critica Sociale’ e dirige per un anno la ‘Lotta di classe’. Vengono in seguito i tempi di lotta.”” (pag 8)”,”MITS-306″
“OTTONE Piero”,”Gli industriali si confessano. Congiuntura recessione rilancio.”,”Piero OTTONE è nato a Genova nel 1924. Si è laureato in legge. E’ giornalista al Corriere della Sera.”,”ITAE-040″
“OTTONE Piero”,”La nuova Russia. L’ ultimo reportage da Leningrado alla Siberia: la Russia delle riforme e delle aspirazioni borghesi.”,”””R.W. Campbell paragona lo Stato sovietico a un animale preistorico e domanda: “”Sarà il dinosauro capace di adattarsi?””. Zbigniev Brzezinski afferma che si è formata una rottura fra la struttura politica e società reale, come al tempo degli zar, determinando una classica situazione prerivoluzionaria. Michel Garder annuncia “”l’ agonia del regime nella Russia sovietica””, e stabilisce addirittura la data del funerale, entro il 1970″”. (pag 24)”,”RUSU-156″
“OTTONE Piero”,”Il gioco dei potenti.”,”OTTONE P. nato a Genova nel 1924, giornalista, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha scritto vari libri.”,”ITAE-241″
“OTTONE Piero”,”La Guerra della Rosa.”,”OTTONE Piero “”Quella di Berlusconi doveva essere, tutto sommato, un Blitzkrieg, una guerra lampo. Doveva svolgersi rapidamente, a partire da quei primi giorni di dicembre del 1989, non appena il patto segreto con i Formenton diventava palese. Bisognava esautorare al più presto il consiglio di amministrazione della Mondadori; bisognava cacciare Carlo Caracciolo, senza tanti complimenti, dal suo ufficio di presidente, anche se il mite Confalonieri continuava a ripetere, nel frattempo, frasi suadenti, (…) con Caracciolo e con Scalfari sarebbe stato tentato un accordo, si trattava di uomini di mondo (…). E De Benedetti? Di De Benedetti si pensava che fosse ancora più realista degli altri due; per di più si riteneva che fosse di carattere impaziente e volubile, e si sarebbe stancato presto della battaglia intorno alla Mondadori””. (pag 175)”,”EDIx-114″
“OTTONE Piero”,”Italia mia.”,”Piero Ottone nato a Genova nel 1924, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha pubblicato una quindicina di volumi tra cui ‘La guerra della Rosa’ (1990). Due pagine dedicate a Paride Batini (pag 25 e 113-114) (aneddoto del carciofo) Asse Cuccia-Romiti (e Cefis) Asse Fanfani-Cefis Asse Craxi-Berlusconi Aneddoto di Gianni Agnelli su auto Fiat e Italia e Germania (pag 75) Roma Ladrona. “”Temo che sia sempre stato così, in Italia: perché una buona classe dirigente a livello nazionale non c’è mai stata. Me ne accorsi quando ero ancora ragazzo;: avevamo a Genova (era fascista) un segretario federale, di nome Molfino, intelligente e in gamba, che si era messo in luce nonostante la giovane età: una specie di ‘enfant prodige’. Fece rapidamente carriera, fu chiamato a Roma, con alti incarichi. E in breve tempo sparì. Gli addetti ai lavori, a Genova, scuotevano la testa: “”Roma l’ha rovinato””. E a questo punto sarebbe giusto chiedersi quanto grande sia il male provocato dalla scelta di Roma quale capitale d’Italia. Molto prima di Umberto Bossi, inventore della Lega, se ne erano accorti gli amici dell”Espresso’, che definirono Roma città infetta, città ladrona. C’è ancora salvezza? C’è una via di uscita? Chi sa: forse l’Italia è un paese da cancellare”” (pag 188)”,”EDIx-161″
“OTTONE Piero”,”Le regole del gioco.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924, è stato giornalista e scrittore. “”Il peggior male nazionale è la fuga dalle decisioni: la mancanza del coraggio di assumere la propria responsabilità”” (pag 190) Paura: Rosellina Balbi ha scritto un saggio intitolato ‘Madre Paura’. (pag 185).”,”ECOA-023″
“OTTONE Piero”,”Giornale di bordo.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924. Giornalista e direttore di giornali (Secolo XIX e Corsera) ha rappresentato la proprietà in ‘Repubblica’. Ha pubblicato molti libri tra cui ‘La scienza della miseria spiegata al popolo’ (1980). “”Ho già detto che dobbiamo stare attenti a non cadere in un pessimismo da terza età, a non vedere tutto nero per il semplice fatto che non abbiamo più vent’nni, e che abbiamo giocato i nostri giuochi. Ma due fatti mi sembrano irrefutabili. Il primo è che il mondo è entrato in un periodo di crescenti difficoltà economiche, e dopo i progressi e dopo il benessere degli ultimi trent’anni è destinato a scivolare verso un periodo critico. Nella peggiore delle ipotesi, conosceremo a poco a poco una depressione paragonabile a quella cominciata nel 1929. Ma anche se saremo più fortunati, è comunque prevedibile che gli anni Ottanta saranno anni di difficile assestamento. La prospettiva è poco allegra per chi, avendo più di cinquant’anni, rischia di emergere dalla crisi quando sarà buono soltanto per un’onorata pensione. Il secondo fatto riguardo più direttamente l’Italia. Mi sembra altrettanto irrefutabile che il nostro sistema politico, imperniato su due partiti di massa, il democristiano e il comunista, non corrispondono più allo stato reale della società italiana”” (pag 202-203)”,”EDIx-225″
“OTTONE Piero”,”Storia del giornalismo italiano. Preghiera o bordello. I protagonisti, i fatti e i retroscena, gli scandali e i segreti.”,”Gli inviati scomodi mandati molto lontano…in Cina… (pag 95-) Il successo di ‘Repubblica’ (pag 339). All’inizio il progetto era sbagliato. Poi prevalse l’istinto giornalistico del fondatore. Una battaglia civile. “”Cadeva così ogni velleità di fare il ‘Monde’ italiano. Perché il ‘Monde’ era una cosa tutta diversa: Il suo successo, il suo prestigio internazionale, il suo alto livello accesero in tanti giornalisti un desiderio di imitazione, come è nella tradizione italiana (Albertini aspirava a fare il ‘Times’, Frassati la ‘Frankfurter Zeitung’. (…)”” (pag 349)”,”EDIx-230″
“OTTONE Piero”,”Saremo colonia? O forse lo siamo già.”,”Inchiesta sul futuro delle aziende italiane e dell’economia italiana. Intervengono tra gli altri Gianni Agnelli, Giancarlo Cerutti, Sergio Cofferati, Nicola Costa, Gianfilippo Cuneo, Carlo De Benedetti, Leopoldo Pirelli, Cesare Romiti.”,”ITAE-001-FMP”
“OULIANOVA-ELIZAROVA A. KRUPSKAIA N. ULIANOVA M. CHELGUNOV V. SILVINE M. GOBOULEVA M. BOBOUCHKINE I. LALAIANTZ I. BABUSKIN I. KNIAZEV V. MICKIEWICZ S. GANCHINE A. KRJIJANOVSKI G. KRIANOVSKY G. ALEXEEV V. ESSEN M. LOUNATCHARSKI LUNACHARSKI ADORATSKI V. KARPINSKI V. LOSSEV V. STASSOVA H. SVERDLOVA K. VOROSCILOV K. GORKI M. KEDROV M. GOPNER S. BADAEV A. KOLAROV V. BONTCH-BRUEVICH BONTCH-BROUEVITCH V. SAMOILOV F. VASSILIEV V. AFANASSIEV M. MOLOTOV V. ORDJONILIDZE G. FOFANOVA M. PODVOISKI N. e altri”,”Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. I.”,”””Au printemps du 1911, après la prison et la déportation, j’arrivai à Paris. Quelques jours plus tard, je me rendis rue Marie-Rose, au numéro 4. C’était là que, dans un petit logement, vivait Vladimir Ilitch avec la fidèle compagne de sa vie et de sa lutte, Nadejda Konstantinovna Kroupskaïa, et la mère de celle-ci, Elizavéta Vassilievna. Le train de vie de cette petite famille était une énigme pour les petits bourgeois parisiens. Une modestie extrême et une proprété idéale. Une foule de visiteurs, et l’absence totale de bruit, de remue-ménage. Malgré ses petites dimensions, le logement ne paraissait pas exigu grâce à l’ordre parfait qui y régnait. Les simples lits de fer étaient garnis de couvre-lits d’un blanc de neige; sur les tables en bois blanc, del livres étaient disposés par petites piles régulières. Des livres en quantité. La cuisine, proprette et accueillante, servait de salle à manger et de salon. C’est là que me conduisit Nadejda Konstantinovna, qui m’avait ouvert la porte; elle était très heureuse de voir une bolchévique arrivée de Russie. Bientôt après Vladimir Ilitch rentra de la bibliothèque. Il me pressa de questions sur la Russie, en insistant sur la description minutieuse de chaque détail. Lénine avait un don inégalé de faire parler tout un chacun. C’est pourquoi, au bout de quelques minutes, sa simplicité et son ardent intérêt pour tout ce qui concernait la Russie, eurent raison de ma timidité et de ma confusion, parfaitement naturelles. Il me semblait que mes “”nouvelles”” de Pétesbourg étaient déjà périmées. Cependant, ce que je pus lui communiquer sur l’activité de l’organisation de Pétersbourg du parti aux années 1908-1909, intéressa vivement Vladimir Ilitch; bien plus, cette information l’émut même, bien qu’il fût mieux que nous tous renseigné sur les événements de Russie et sur l’activité des organisations du parti. Vladimir Ilitch voulait tout savoir, jusque dans les moindres détails, si ceux-ci aidaient à reconstituer le tableau de l’activité du parti, qui était particulièrement difficile, sous la féroce réaction stolypinienne. Il disait: “”Il n’y a pas de détails superflus, tous ont de l’importance””, et il me priait de ne rien omettre. Il écouta avec un grand intérêt ce que je lui dis de l’accueil fait à son livre ‘Matérialisme et empiriocriticisme’. Aujourd’hui, tout le monde connaît cet ouvrage de Lénine, des millions d’hommes l’étudient. Mais, à l’époque où le livre parut pour la première fois, il produisit sur les adversaires l’effet d’une bombe. Sa parution marqua le début d’une large pénétration des principes théoriques du marxisme dans les masses du parti”” [T. Lioudvinskaia, A Terioki et a Paris] [(in) ‘Lénine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials]”,”LENS-184″
“OVADIA Moni”,”Lavoratori di tutto il mondo, ridete. La rivoluzione umoristica del comunismo.”,”Moni Ovadia è nato in Bulgaria nel 1946 da una faniglia ebraica . Nel 1993 si è imposto al grande pubblico con Oylem Goylem. Ha pubblicato tra l’altro , Speriamo che tenga, L’ebreo che ride, Ballata di fine millennio, Vai a te stesso.”,”EBRx-054″
“OVADIA Moni”,”L’ebreo che ride. L’umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle.”,”Moni Ovadia è nato a Plovdiv, in Bulgaria, nel 1946 da una famiglia ebraica. Nel 1993 si impone al grande pubblico con ‘Oylern Goylem’, sorta di teatro musicale in forma di cabaret (…). “”Un altro evento storico influisce, a parere di alcuni studiosi, sull’aggregarsi delle comunità ebraiche dell’est-Europa e sulla loro consistenza numerica: la dissoluzione dell’impero dei Khazari. Di origine etnica incerta, forse turco-finnica, i Khazari, giunti verso la metà del VI secolo nelle steppe del Caucaso, vi fondarono un potente impero che si estendeva dal basso Volga al medio Dnepr comprendendo la Crimea con capitale Itil’ sul delta del Volga. Dediti al commercio, i Khazari godettero di grande fioritura economica grazie agli stretti rapporti con i Bizantini, con i quali frequentemente si allearono, arrivando anche ad imparentarsi con essi. Collocati in prossimità di due grandi imperi – come appunto quello bizantino e quello della potenza araba, entrambi sorretti culturalmente e spiritualmente da due religioni forti e monoteiste come il cristianesimo e l’islamismo – i Khazari sentirono il bisogno di emanciparsi da una «debole» fede animista e si rivolsero verso l’unica fede monoteista a portata di mano che non avrebbe potuto creare loro problemi di influenza egemonica: l’ebraismo. È documentato che verso la fine del 700, Re Bulan, 4.000 nobili della corte e una parte della popolazione si convertirono all’ebraismo. Una testimonianza di questo evento è il dialogo filosofico ‘Il Khazaro o il re dei Khazari’ di Guido Levita. Questa conversione non sortì, come d’abitudine in questi casi, devastanti effetti di intransigenza, perché i regnanti khazari mantennero nei confronti degli altri due monoteismi – così come verso l’antica fede animista – spirito di tolleranza e parità di diritti. Nel IX secolo, sotto i colpi prima dei magiari e poi dei russi, iniziò la loro decadenza, che doveva concludersi con la dissoluzione definitiva dell’impero khazaro nei primi due decenni del X secolo”” (pag 29)”,”EBRx-001-FMP”
“OVENDEN Michael W.”,”La vita nell’ universo. Discussione scientifica del problema.”,”OVENDEN Michael W. fa parte della Facoltà di Astronomia dell’ Università di Glasgow. “”E’ invece più probabile che la distinzione tra il vivente e l’ inanimato non sia netta, e che gli esseri viventi più semplici differiscano soltanto impercettibilmente dai più complicati oggetti inanimati””. (pag 66) “”Dobbiamo allora accettare la conclusione che l’ Universo stesso è destinato a decadere? A prima vista, si direbbe di sì, e una certa conferma a questo punto di vista è data dal fatto che in tutto l’ Universo sembra in corso un processo di espansione e di dispersione: quando osserviamo la luce dei remoti sistemi di stelle, troviamo che le righe spettrali a noi familiari sono sistematicamente spostate verso il rosso, e tanto maggiore è lo spostamento verso il rosso quanto maggiore è la distanza della galassia. L’ unica spiegazione che le nostre conoscenze di fisica possono dare a questo spostamento verso il rosso è il considerarlo effetto di una velocità di allontanamento””. (pag 115)”,”SCIx-167″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”Il risveglio dell’ economia cinese, la politica del decollo economico, l’emergere dei mercati di capitali, l’età dell’oro di Hong Kong e Guangdong, Hong Kong: la diplomazia della transizione, la trasformazione delle relazioni internazionali, gli USA e la Cina.”,”CINx-028″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”William H. Overholt, direttore della Bankers Trust Company a Hong Kong, consigliere politico di numerosi governi asiatici.”,”CINx-043-FL”
“OVERSTREET Gene D. WINDMILLER Marshall”,”Communism in India.”,” Il confronto tra le tesi di Lenin e quelle di M.N. Roy al Secondo Congresso dell’Internazionale comunista, 1920 “”At the Second Congress which met from July 19 to August 7, 1920, Roy and his wife, Evelyn, played a very active part. Roy was not the only Indian at the Congress, and in fact he represented Mexico, not India (29). Phillips was also there, listed in the official account under his alias, Frank Seaman. The Indian delegation consisted of Abani Mukherji and a man listed as Acharya, presumably M.P.T. Acharya. Mukherij had known Roy in Bengal in 1914 and had been sent to Japan at about the time that Roy made his first trip to Java (30). Acharya had left India in 1908 and had traveled in Europe and America. But of the Indians present at the Congress only Roy had a vote, accorded to him as head of the Mexican delegation. Evelyn Roy, Mukherji, and Acharya had only consultative votes. Both Roys (who used the name Allen at the Congress) served on the Colonial Commission, Roy representing Mexico, Evelyn representing British India (31). Lenin had already prepared and circulated his own formulation of policy on the colonial problem. But Roy, in his memoirs, stated that in their private conversation Lenin was so impressed with Roy’s point of view that he asked Roy to draft an alternative thesis for the Colonial Commission. He further states that Lenin presented Roy’s draft to the Commission with the declaration that prolonged discussion had made him doubtful of his own formulations (32). Whether or not it was at Lenin’s behest, Roy did write an alternative thesis and did submit it to the Congress. Because it embodied an entirely different evaluation of the revolutionary potential of the Indian middle class, Roy’s thesis differed fundamentally with Lenin’s. In the debates at the Congress, both theses were modified, and both were adopted. But even though word changes had softened the contradictions between the two documents, those contradictions remained leaving wide scope for conflicting interpretations in later years (33). Lenin’s Strategy for Colonial Areas. The main point of disagreement between Lenin and Roy is embodied in Paragraph 11 of Lenin’s preliminary draft: “”11. In respect to the more backward countries and nations with prevailing feudal or patriarchal and patriarchal-peasant relations, it is necessary to bear in mind especially: a) The necessity of all Communist parties to render assistance to the bourgeois-democratic liberation movement in such countries; especially does this duty fall upon the workers of such countries upon which the backward nations are colonially or financially dependent (34)””. Roy’s disagreement is described in a contemporary Russian newspaper account as follows: “”Comrade Roy arrives at the conclusion that it is necessary to eliminate from point 11 of the theses on the national problem the paragraph according to which Communist Parties must assist any bourgeois-democratic liberation movement in eastern countries. The Communist International should assist exclusively the institution and development of the Communist movement in India, and the Communist Party in India must devote itself exclusively to the organization of the broad popular masses for the struggles for the class interests of the latter”” (35)”” [Gene D. Overstreet Marshall Windmiller, Communism in India, Bombay, 1960] Libro introvabile: A.K. Hindi, M.N. Roy, the Man Who Looked Ahead, Modern Publishing House, 1938, Ahmedabad [Thursday, February 9, 2012 Rare book traced: M N Roy The man who looked ahead by A K Hindi Review article M.N.Roy , the man who looked ahead by A.K.Hindi may not be very attractive book today.But it created history in 1938 when it was published by the Modern Publishing house, Ahmedabad.The main reason was that Roy was mystery to many, especially when he newly entered congress politics with gandhi cap and khadi dress. The Faizpur congress session was about to commence and just on the eve of the session A.K.Hindi came out with this sensational book. Hindi himself was psuedonym.His real name was Tayab Shaik. Those days were full of British secret services sorrounding the followers of M N Roy. Tayab was close associate of M N Roy in Germany in the late 1929 who was sent to India to prepare ground for Roys entry. Tayab did that job ably. Only few people like J B H Wadia, V.B Karnik knew him. Tayab was an engineer and very intellegent person who helped Roy. J P Haithcox mentioned his role in his oxford publication: Nationalism and communism in India. Tayab was orator and good organiser. He helped Roy to build up radical wing within congress and later Radical democratic party. Gradually the importance was given to V B Karnik which made Tayab soar.He left the movement and disappeared to UK.He was not traced. This book of A K Hindi covers the life of Roy until he returns to India in 1930.Earlier life was narrated by Hindi in a racy style. I understand that much of it came from the first hand information from Roy to Tayab. Much of it appeared later in the memoirs of Roy. That is why no mention was made about the first wife of Roy and her role in Mexico, Europe, as well as in Russia. That was great defect in the memoirs, of course. A K Hindi wanted to publish second volume on Roy but he never wrote it. This is 1/8 crown size book of 242 pages.It is priced at one rupee and eight annas. Dasarathlal Thakar was the publisher.Champaklal Bhati was co publisher. This small book was published in three printing presses.This may be due to urgency and also may be they wish maintain secrecy about it. The book has 22 small chapters.Second volume is supposed to consist of 17 chapters. M N Roys picture with gandhi cap and Khadi dress was published. A K Hindi mentioned that Subhas chandra bose came from the village where Roy was born.It was wrong statement. Bose was born according to facts, in cuttack, Orissa. Those days were very antoganistic to Royists, and none of nationalist dailies, journals publish their news nor articles. Yet they attracted the attention of world and left forces in India. What happened to A K Hindi vis a via Tayab Shaik is yet to be traced. Persons like Sibnarayan ray made vain attempt in UK Anyhow the book has great historical value. This book of A K Hindi is not in libraries including Library of Congress. Innaiah Narisetti, http://zolaleila.blogspot.it/2012/02/rare-book-traced-m-n-roy-man-who-looked.html%5D”,”MASx-033″
“OVERTON Mark”,”Agricultural Revolution in England. The transformation of the agrarian economy 1500-1850.”,”Fondo Palumberi Elementi di dibattito storiografico sulle tesi di Marx sulle enclosures per disposizioni parlamentari causa della formazione del proletariato inglese. (v. indice nomi Marx)”,”UKIE-059″
“OVERY Richard a cura; contributi di Anthony BEST Margaret BYRON Kathleen BURK Richard CLUTTERBUCK Lesley FRANCE James GOW Michael HENDRIE Geoffrey JONES Ephraim KARSH Sarah STOCKWELL Richard VINEN Geoff A. WILSON”,”The Times Atlas of the 20th Century.”,”Contributi di Anthony BEST, Margaret BYRON, Kathleen BURK, Richard CLUTTERBUCK, Lesley FRANCE, James GOW, Michael HENDRIE, Geoffrey JONES, Ephraim KARSH, Sarah STOCKWELL, Richard VINEN, Geoff A. WILSON.”,”RAIx-003″
“OVERY Richard”,”Why the Allies won.”,”Richard OVERY è professor of modern history al King’ College di Londra e ha pubblicato varie opere sulla storia della seconda guerra mondiale.”,”QMIS-035″
“OVERY Richard J.”,”Crisi tra le due guerre mondiali 1919 – 1939.”,”Richard J. OVERY insegna Storia moderna nel King’s College dell’ Univ di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”RAIx-074″
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”””Il mancato impegno di forze più ingenti fin dal principio fu la rovina di Rommel, ma il margine di vantaggio a disposizione nel D-Day fu comunque molto più esiguo di quanto Montgomery avrebbe desiderato: una settimana più tardi riferì al feldmaresciallo Brooke, con insolita sincerità, che le sue forze avrebbero ben potuto essere sconfitte, nonostante tutti i vantaggi degli Alleati, se Rommel fosse stato in grado di scatenare forti attacchi, a partire da mezzogiorno, contro forze ancora disorganizzate sulle spiagge. Fortunatamente per gli Alleati i rinforzi di Rommel arrivarono in ordine sparso, carri armati senza il carburante, uomini senza i loro cavalli o camion””. (pag 240) “”Le modifiche si limitavano al minimo indispensabile; la pura e semplice produzione in massa garantiva i grandi numeri e una costruzione robusta. (…) Le fabbriche sovietiche si dimostrarono altrettanto orientate alla quantità e alla semplicità. (…) Mentre il resto dell’ economia rimaneva al punto critico raggiunto nel 1941, la produzione di ciascun operaio dell’ industria bellica sovietica raddoppiò o triplicò nel corso della guerra. (…) Le armi così prodotte apparivano di fattura rozza agli occhi degli occidentali, ma le finiture erano un lusso inutile. La produzione di massa, presa a prestito dalle procedure americane degli anni Venti, fu la chiave di volta del record produttivo sovietico negli anni della guerra.”” (pag 274-5-6) OVERY insegna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Crisi fra le due guerre mondiali, 1919-1939’ (1998) e ‘La Russia in guerra’.”,”QMIS-068″
“OVERY Richard”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”OVERY Richard insegna storia nell’Università di Exeter. Ha scritto pure ‘La Russia in guerra’ e ‘Interrogatori’, ‘La crisi fra le due guerre mondiali’ e ‘La strada della vittoria’.”,”QMIS-121″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”OVERY R. insegna storia moderna al King’s College di Londra ha scritto varie cose sul Terzo Reich e la seconda guerra mondiale.”,”QMIS-125″
“OVERY Richard”,”Interrogatori. Come gli alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri. “”D. Quindi lei direbbe che, quando ha invaso la Polonia, Hitler non si aspettava una dichiarazione di guerra dalle potenze occidentali? S. Secondo la mia opinione, era così. Ricordo che non considerava la guerra come inevitabile. Hitler – e, mi pare, anche Göring – diceva che l’Inghilterra avrebbe dichiarato guerra, ma solo formalmente, tanto per rispettare il suo trattato di alleanza (28). Ma poi gli inglesi avrebbero presto sistemato le cose politicamente e avrebbero ceduto di nuovo. La speranza che la dichiarazione fosse un mero gesto politico è stata abbandonata solo quando si è saputo che Churchill ricopriva una carica influente all’interno del gabinetto di Guerra britannico. Questo, si diceva, significava davvero guerra. Può essere stata questa la motivazione di fondo dell’offerta di pace di Hitler dopo la campagna polacca (29). Secondo un rapporto che ci era pervenuto poco tempo prima, un ufficiale dello stato maggiore britannico era andato in Polonia per valutarne la forza militare e si diceva che la sua relazione fosse stata molto negativa (30). Ci si aspettava che lo stato maggiore britannico si esprimesse con forza a sfavore della guerra, dato che la Polonia sarebbe crollata rapidamente. Per quello che ricordo, giravano voci che questo ufficiale stesse per presentare allo stato maggiore una raccomandazione in tal senso. Questo, di nuovo, ci ha fatto sperare che l’Inghilterra non avrebbe svolto una parte attiva nel conflitto”” (pag 269) (escussione di Albert Speer da parte di O. Hoeffding, 7 settembre 1945. Documento 9. “”La partita a scacchi della politica di potere”” di Hitler)”,”QMIS-159″
“OVERY Richard”,”Goering.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri.”,”GERN-160″
“OVERY Richard”,”Sull’orlo del precipizio. 1939. I dieci giorni che trascinarono il mondo in guerra.”,”””In Italia la conferma che la guerra non avrebbe coinvolto l’Italia sotto alcuna veste fu accolta con sollievo. Mussolini fu costretto a proibire una manifestazione per la pace in piazza Venezia, nel centro di Roma. “”Sono i soliti pacifondai”” si lamentò in quell’occasione (39). Il giurista antifascista Piero Calamandrei scrisse nel suo diario il 2 settembre: “”Si può continuare a vivere, si può continuare a passeggiare nei boschi, a dipingere, a dormire sul letto”” (40). Il giorno dopo Hitler inviò a Mussolini una lettera in cui lo ringraziava per il suo intervento e spiegava che non era possibile alcuna conferenza che sminuisse il “”tributo di sangue”” già pagato dai soldati tedeschi (41). Il 5 settembre la stampa italiana diffuse finalmente la notizia che Mussolini aveva tentato eroicamente di intervenire a favore della pace ma era stato bloccato dall’intransigenza di Londra. Ecco un titolo: ‘Il Duce ha tentato sino all’ultimo di salvare la pace europea”” (42). Non v’è alcun dubbio che la combinazione di interventismo di Mussolini, pacifismo di Bonnet e incertezza sulle misure costituzionali francesi possa aver contribuito ad aumentare la confusione di Halifax e Chamberlain, che alle prese con questi problemi persero più tempo di quanto meritassero”” (pag 88-89)”,”QMIS-160″
“OVERY Richard”,”Russia in Guerra, 1941-1945.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-018-FL”
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-030-FL”
“OVERY Richard”,”Sangue e rovine. La Grande guerra imperiale, 1931-1945.”,”Richard Overy, Professore onorario di Storia all’Università di Exeter, è uno degli storici inglesi più noti. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘La strada della vittoria’ (2002) e ‘Sull’orlo del precipizio’ (2009) La curva di apprendimento durante la guerra. “”L’espressione «curva di apprendimento» nacque contemporaneamente alla crisi del tempo di guerra, fu coniata la prima volta nel 1936 e applicata durante il conflitto alle valutazioni dello sviluppo produttivo della cantieristica americana. Seppure intesa come un mezzo per misurare la rapidità con cui dirigenti e forza lavoro apprendeVano come ridurre le ore impiegate a realizzare un’unità di produzione, essa appare altresì singolarmente appropriata come metafora del modo in cui durante la guerra le forze armate seppero migliorare la loro capacità di combattimento. La teoria postula due tipi di apprendimento: organizzativo e lavorativo. L’aspetto manageriale risolta di particolare importanza perché sono i dirigenti che possono introdurre innovazioni tecnologiche e tenere d’occhio i parametri di rendimento per capire dove è necessario porre dei rimedi; la forza lavoro, dal canto suo, si trova a doversi adattare a condizioni e attrezzature non familiari e imparare a padroneggiarle (192). Questo è esattamente ciò che fecero le forze armate durante la guerra, seppure non sempre in modo uniforme o con i migliori risultati. (…). La curva di apprendimento implica tuttavia un certo tempo, necessario per valutare i risultati, individuare i correttivi e addestrare la forza lavoro. Per gli Alleati, dopo i disastri iniziali, si rivelò cruciale disporre di tempo sufficiente per capire che cosa servisse per invertire le sorti del conflitto. Anche se tutti e tre i principali Alleati subirono all’inizio una serie di sconfitte, le potenze dell’Asse non furono mai in grado di rendere la loro potenza militare capace di imporre una rapida e decisiva sconfitta, come avevano fatto i tedeschi in Francia nel 1940. La Germania e l’Italia non potevano invadere le isole britanniche ed erano tenute a bada in Nordafrica; il Giappone non poteva invadere né gli Stati Uniti né la Gran Bretagna; l’Unione Sovietica, inoltre, si sarebbe rivelata un’entità geografica troppo smisurata per poterla inghiottire in un solo boccone. Gli stati dell’Asse avevano tutti più spazio che tempo, e fu proprio lo spazio a rallentare la loro avanzata e a fermarli nel 1942. Nello stesso anno, gli Alleati non erano certo prossimi a invadere il Giappone, la Germania o l’Italia, ma avevano ora dalla loro parte il tempo e la portata globale per capire come riorganizzare e migliorare la loro capacità militare, in modo da poter pensare all’invasione negli ultimi due anni di guerra. I loro establishment militari divennero ciò che il teorico dell’organizzazione Trent Hone ha descritto come «sistemi adattivi complessi», in cui era possibile elaborare la curva di apprendimento (193). Era altresì essenziale che le potenze alleate capissero quanto fosse necessario imparare a riformare e che potessero sviluppare in tal senso i necessari meccanismi istituzionali. Il processo di valutazione e approfondimento si rivelò fondamentale per la sopravvivenza sovietica dopo le catastrofiche perdite di materiali ed esseri umani nel 1941. L’anno seguente, lo stato maggiore dell’esercito inaugurò una revisione capillare di ciò che era andato storto e di ciò che si doveva imparare, attingendo sostanzialmente alla pratica tedesca. A questo seguirono miglioramenti di vasta portata nelle comunicazioni e nella raccolta di informazioni da parte dell’intelligence, insieme con una radicale riorganizzazione a livello sia operativo sia tattico delle forze corazzate, delle divisioni di fanteria e delle forze aeree (194). Gli effetti di quella trasformazione furono profondi, come avrebbero scoperto a loro spese i comandanti tedeschi. La potenza dell’esercito e della marina della Gran Bretagna migliorò con una sostanziale riforma organizzativa che portò allo sviluppo di un esercito in gran parte meccanizzato, di un’efficace forza aerea tattica (praticamente assente dopo il disastro di Dieppe. (…) Alle forze armate degli Stati Uniti non restava altro che iniziare a imparare. L’esercito e l’aviazione militare degli Stati Uniti di dimensioni esigue, tecnicamente arretrati e con servizi di intelligence di bassa qualità, affrontarono la formidabile impresa di trasformare una potenza bellica frettolosamente assemblata in un’organizzazione militare di professionisti”” (pag 683-684) [dal cap. V, ‘La guerra combattuta] [(192) Louis Yelle, ‘The learning curve: historical review and comprehensive survey’, in ‘Decision Science’, X, 1979, pp: 302-12; (193) Hone, ‘Learning War’, cit, p. 3; (194) Glantz, ‘Colossus Reborn’, cit., pp. 123-41]”,”QMIS-338″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”Richard Overy, insegna Storia moderna al King’s College di Londra. È autore di numerosi libri sul Terzo Reich e sulla Seconda guerra mondiale. La resistenza anti-tedesca. I partigiani russi e l’arruolamento forzato dei contadini “”Nell’agosto del 1942 Stalin convocò a Mosca i comandanti partigiani. Tenne loro una lezione sui doveri della loro professione: aggressione energica, azione costante e antifascismo vigile (52). Era facile avvolgere la vita del partigiano in un’aura romantica, e fu proprio quello che fece la propaganda sovietica. Perfino Hollywood si unì a quella campagna. ‘The North Star’, un film del 1943, era frutto di pura invenzione, pieno di eroici stereotipi che non avrebbero stonato sulle pagine della ‘Pravda’. In realtà i partigiani conducevano un’esistenza durissima. …. finire. (pag 158-161)”,”QMIS-054-FSD”
“OVERY Richard”,”The Battle.”,”Richard Overy è Professore di Storia moderna al King’s College di Londra. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”QMIS-080-FSD”
“OVIDIO”,”L’ arte di amare.”,”OVIDIO nacque a Sulmona nel 43 aC era l’ anno successivo alla morte di CESARE, lo stesso dell’ uccisione di CICERONE. OVIDIO non ha sperimentato i torbidi delle guerre civili, i suoi furono gli anni dell’ ordiner restaurato, della concordia delle classi arbitrata da AUGUSTO. L’ 8 dC un editto di AUGUSTO interrompeva all’improvviso il suo lavoro e OVIDIO veniva esiliato a Tomi, una cittadina sul Mar Nero, tra genti barbariche e in terre desolate. Il motivo del provvedimento è sconosciuto. Forse l’ Ars amatoria era contraria al programma moralizzatore di AUGUSTO? O il poeta era caduto in fallo per qualche motivo? “”Anche la chioma trascurata sta bene a molte; spesso mentre crederesti che una donna giaccia da ieri, s’è ripettinata or ora. (…) Oh quanto favorisce natura la vostra avvenenza, voi delle quali i difetti debbono essere compensati in molti modi! Noi siamo denudati con brutto effetto, e i capelli portati via dall’ età cadono come le fronde quando Borea le scuote via. La donna tinge la canizie con erbe germaniche, e coll’ arte si cerca un colore migliore del vero; la donna incede foltissima di capelli comprati, e al posto dei suoi ne fa suoi altri col denaro. E non è vergogna comprarli: palesemente li vediamo in vendita davanti agli occhi di Ercole (Musagete) e al coro delle Vergini (Muse). Che dire delle vesti? (…)”” (pag 127)”,”VARx-137″
“OVIDIO”,”Le metamorfosi.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea.”,”VARx-075-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume I.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-076-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume II.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-077-FL”
“OWEN Roger SUTCLIFFE Bob a cura”,”Studi sulla teoria dell’ imperialismo. Dall’analisi marxista alle questioni dell’ imperialismo contemporaneo.”,”Questo libro, che è il risultato di un seminario tenuto ad Oxford sulle ‘Teorie dell’ imperialismo’ di Tom KEMP (tradotto PBE), documenta la ripresa del dibattito su questo tema. La 1° grossa discussione si ebbe nei primi decenni del secolo (HOBSON, LENIN ecc.). La 2° iniziò negli anni 1950 e fu coincidente con la fine del colonialismo europeo. Dopo l’introduzione di Roger OWEN seguono i saggi: ‘La teoria marxista dell’ imperialismo’ di T. KEMP, , ‘Una critica delle teorie marsiste dell’imperialismo’ di M. BARRATT BROWN, ‘Crescita industriale e nascita dell’ imperialismo tedesco’ di H.H. WEHLER. Altri saggi di T. HODGKIN, R. ROBINSON, H. MAGDOFF, R. OWEN, P. PATNAIK, R.W. JOHNSON, J. STENGERS, A.S. KANYA-FORSTNER, D.C.M. PLATT, conclusioni di B. SUTCLIFFE.”,”TEOC-089″
“OWEN Robert”,”Per una nuova concezione della società. O saggi sul principio della formazione del carattere umano e E altri scritti.sull’applicazione pratica del principio.”,”Contiene gli scritti: -Per una nuova concezione della società (1913) -Osservazione sugli effetti del sistema industriale (1815) -Appelli (1815-1819) -Rapporto alla Contea di Lanark (1820) L’inglese Robert OWEN (1771-1858) è una delle figure più singolari del socialismo critico-utopistico. Divenuto da garzone di bottega fortunato uomo d’affari, oppose principi di radicale riforma sociale all’assetto borghese della rivoluzione industriale. I suoi esperimenti pratici, prima in UK poi in USA, fallirono, ma come scrisse MARX, attaccando tutte le basi della società esistente, O. fornì assieme a FOURIER e a SAINT-SIMON ‘elementi di grandissimo valore per illuminare gli operai’.”,”SOCU-035″
“OWEN Roberto PROUDHON P.G. LASSALLE Ferdinando, a cura di Gerolamo BOCCARDO”,”Il libro del nuovo mondo morale (Owen). Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria (Proudhon). Il signor Bastiat-Schulze di Delitzsch (Giuliano economico) ossia Capitale e Lavoro (Lassalle).”,”””I buoni abiti devono essere dati a tutti, ed i migliori non possono essere dati ad alcuno”” (Owen, pag 48) “”L’ effetto più rimarchevole della divisione del lavoro è la decadenza della letteratura”” (Proudhon, pag 206) “”Certo, disgraziatamente anche nelle classi inferiori c’è sempre ancora dell’ egoismo, molto di più di quello che ce ne dovrebbe essere; ma qui l’ egoismo, quando c’è, è il difetto degl’ individui, dei singoli, e non il difetto necessario della classe”” (Lassalle, pag 943)”,”SOCU-084″
“OWEN Robert”,”The Life of Robert Owen written by himself. With Selections from his Writings & Correspondence. Volume I. (1857)”,”aggiungere INFANZIA FORMAZIONE CARATTERE BAMBINI SCUOLA “”Human nature, its capacities and powers, is yet to be learned by the world. Its faculties are unknown, unappreciated, and therefore misdirected, and wasted lamentably in all manner of ways, to the grievous injury of all our race through every succeeding generation.”” (pag 140) Visita a Francoforte. “”I discovered that I had to oppose the educated prejudices and apparent interests of all parties, with the habits created by the irrational surroundings emanating in all countries from the error on which society from its commencement had been foudned and to this day constructed. My mission, then, was to bring forward the most important truths for man to know, and to bring tham forward in such manner as to create the least angry excitement practicable, and to make a lasting impression on the public mind, so as gradually to undermine all that a system grossly false in principle, repulsive in spirit, and evil in practice, had for so long a period established in all nations and among all people. My letters written from this city to my wife at this period, will explain the feelings with which I pursued the object which so deeplye engaged my thoughts.”” (pag 186)”,”SOCU-140″
“OWEN Robert”,”A Supplementary Appendix to the First Volume of The Life of Robert Owen. Voluma IA. (1858). Containing A Series of Reports, Addresses, Memorials & Other Documents, 1803-1820.”,”””The stupidity of forcing the working classes to be idle and to consume wealth, while more wealth is required which these forced-to-be-idle could, and if permitted would, easily produce, is equalled only by keeping persons idle, and distressing more or less who are engaged in manifacturing and commercial pursuits, for want of the pernicious; called precious, metals””. (pag XV) L’ ozio e il denaro. Il lavoro e la ricchezza. “”La stupidità di costringere la classe operaia ad essere oziosa e di consumare ricchezza, mentre più ricchezza sarebbe necessaria che questi, costretti-da-essere-inattivi potrebbero, e se gli fosse consentito, facilmente produrre, è pari solo a tenere delle persone inattive, e angosciate più o meno come coloro che sono impegnati in occupazioni manifatturiere e commerciali, per volere del perversi, chiamati preziosi, metalli.”” Robert Owen Robert Owen (14 May 1771, Newtown, Montgomeryshire, Wales – 17 November 1858) was a Welsh social reformer and one of the founders of socialism and the cooperative movement. Owen’s philosophy, which Karl Marx would later name utopian socialism, was derived from three fundamental pillars of his thought. First, he believed that no one was “”responsible for his will and his own actions”” because “”his whole character is formed independently of himself.”” Owen firmly believed that people were the product of their environment, which fueled his support for education and labour reform. His views made Owen a pioneer in the promotion of investment in human capital. Owen’s second pillar was his opposition to religion. Owen felt that all religions were “”based on the same absurd imagination”” which he said made mankind “”a weak, imbecile animal; a furious bigot and fanatic; or a miserable hypocrite.”” However, he did embrace Spiritualism towards the end of his life [1]. His third pillar said that he disliked the factory system, and supported the cottage system. During a visit to Glasgow he fell in love with Caroline Dale, the daughter of the New Lanark mill’s proprietor David Dale. Owen induced his partners to purchase New Lanark, and after his marriage with Caroline in September 1799, he set up home there. He was manager and part owner of the mills (January 1800). Encouraged by his great success in the management of cotton mills in Manchester, he hoped to conduct New Lanark on higher principles and focus less on commercial principles. The mill of New Lanark had been started in 1785 by Dale and Richard Arkwright. The water-power afforded by the falls of the Clyde made it a great attraction. About two thousand people had associations with the mills. Five hundred of them were children who were brought at the age of five or six from the poorhouses and charities of Edinburgh and Glasgow. The children had been well treated by Dale, but the general condition of the people was very unsatisfactory. Many of the workers were in the lowest levels of the population; theft, drunkenness, and other vices were common; education and sanitation were neglected; and most families lived in only one room. The respectable country people refused to submit to the long hours and demoralising drudgery of the mills. Many employers operated the truck system, whereby payment to the workers was made in part or totally by tokens. These tokens had no value outside the mill owner’s “”truck shop.”” The owners were able to supply shoddy goods to the truck shop and still charge top prices. A series of “”Truck Acts”” (1831-1887) stopped this abuse. The Acts made it an offence not to pay employees in common currency. Owen opened a store where the people could buy goods of sound quality at little more than cost, and he placed the sale of alcohol under strict supervision. He sold quality goods and passed on the savings from the bulk purchase of goods to the workers. These principles became the basis for the Co-operative shops in Britain that continue to trade today. His greatest success, however, was in the education of the young, to which he devoted special attention. He was the founder of infant schools in Great Britain, especially in Scotland. Though his reform ideas resemble European reform ideas of the time, he was likely not influenced by the overseas views; his ideas of the ideal education were his own. Though at first regarded with suspicion as a stranger, he soon won the confidence of his people. The mills continued to have great commercial success, but some of Owen’s schemes involved considerable expense, which displeased his partners. Tired at last of the restrictions imposed on him by men who wished to conduct the business on the ordinary principles, Owen, in 1813, arranged to have them bought out by new found investors. These, who included Jeremy Bentham and a well-known Quaker, William Allen, were content to accept just 5% return on their capital, allowing Owen a freer scope for his philanthropy. In the same year, Owen first authored several essays in which he expounded on the principles which underlay his education philosophy. Owen had originally been a follower of the classical liberal and utilitarian Jeremy Bentham. However, as time passed Owen became more and more socialist, whereas Bentham thought that free markets (in particular, the rights for workers to move and choose their employers) would free the workers from the excess power of the capitalists. From an early age, he had lost all belief in the prevailing forms of religion and had thought out a creed for himself, which he considered an entirely new and original discovery. The chief points in this philosophy were that man’s character is made not by him but for him; that it has been formed by circumstances over which he had no control; that he is not a proper subject either of praise or blame. These principles lead up to the practical conclusion that the great secret in the right formation of man’s character is to place him under the proper influences – physical, moral and social – from his earliest years. These principles – of the irresponsibility of man and of the effect of early influences – form the key to Owen’s whole system of education and social amelioration. They are embodied in his first work, A New View of Society, or Essays on the Principle of the Formation of the Human Character, the first of these essays (there are four in all) appearing in 1813. Owen’s new views theoretically belong to a very old system of philosophy, and his originality is to be found only in his benevolent application of them. Image:Robert Owen’s house, New Lanark.jpg Robert Owen’s house in New Lanark.For the next few years Owen’s work at New Lanark continued to have a national and even a European significance. His schemes for the education of his work-people attained to something like completion on the opening of the institution at New Lanark in 1816. He was a zealous supporter of the factory legislation resulting in the Factory Act of 1819, which, however, greatly disappointed him. He had interviews and communications with the leading members of government, including the premier, Lord Liverpool, and with many of the rulers and leading statesmen of Europe. New principles were also adopted by Robert Owen in raising the standard of goods produced. Above each machinist’s workplace, a cube with different coloured faces was installed. Depending on the quality of the work and the amount produced, a different colour was used. The worker then had some indication to others of his work’s quality. The employee had an interest in working to his best. Though not in itself a great incentive, the conditions at New Lanark for the workers and their families were idyllic for the time. New Lanark itself became a much frequented place of pilgrimage for social reformers, statesmen, and royal personages, including Nicholas, later emperor of Russia. According to the unanimous testimony of all who visited it, New Lanark appeared singularly good. The manners of the children, brought up under his system, were beautifully graceful, genial and unconstrained; health, plenty, and contentment prevailed; drunkenness was almost unknown, and illegitimacy was extremely rare. The relationship between Owen and his workers remained excellent, and all the operations of the mill proceeded with the utmost smoothness and regularity. The business was a great commercial success. [edit] Plans for alleviating poverty through Socialism (1817) Robert Owen is commemorated with this statue in Manchester.Hitherto Owen’s work had been that of a philanthropist. His first departure in socialism took place in 1817, and was embodied in a report communicated to the committee of the House of Commons on the Poor Law.”,”SOCU-141″
“OWEN Hugh G.”,”La Terra dinamica. Tettonica globale e stato interno.”,”Hugh G. Owen nato nel 1933, ha compiuto i suoi studi alla University of London ed è attualmente direttore del dipartimento di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Londra. Le sue ricerche sono culminate nell’Atlas of continental displacement, 200million years to the present, in cui i dati geologici e geofisici vengono confrontati sia con il modello di una Terra a dimensioni costanti che con quello di una Terra in espansione.”,”SCIx-094-FL”
“OWEN Thomas C.”,”Russian Corporate Capitalism from Peter the Great to Perestroika.”,”Preface, Introduction, Appendix: A. The Ruscorp Database, B. Basic Capital as an Indicator of Corporate Size, C. Tables, D. Figures, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-156-FL”
“OWEN Roger”,”Stato, potere e politica nella formazione del Medio Oriente moderno.”,”Roger Owen insegna Storia del Medio Oriente presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Harvard. Tra le sue opere ‘Lprd Cromer: Victorian Imperialist: Edwardiand Proconsul’, Oxford University Press; e con Sevket Pamuk, ‘A History of the Middle East Economic in the 20th Century’ (1999), ‘The Middle East in the World Economy, 1800-1914’ (1981). «Circa trent’anni fa si discusse molto sul fatto che la geologia dovesse soltanto osservare e teorizzare: e ricordo bene che qualcuno disse che di questo passo un uomo avrebbe tranquillamente potuto recarsi in una cava di ghiaia per contare i sassolini e descriverne i colori. Come è strano che non si riesca a capire che, per avere qualche utilità, l’osservazione deve essere favorevole o contraria ad alcune concezioni» (Charles Darwin a Henry Fawcett, 1861) (in apertura)”,”VIOx-229″
“OYZERMAN T.I. (OJZERMAN)”,”Formirovanie filosofii marksizma. (Formazione filosofica marxista)”,”(Formazione filosofica marxista)”,”MADS-556″
“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″